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DOSSIER “CINA”

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T ARTICOLI DEL  28-30 ottobre 2008#TOP



Report "Cina"

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Indice delle sezioni

Cina (65)


Indice degli articoli

Sezione principale: Cina

le nuove regole per un'economia in crisi - marcello de cecco ( da "Repubblica, La" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina, il Giappone, l´India hanno un interesse minore a mantenere in funzione l´assetto finanziario attuale Si dovrà stabilire un nuovo quadro di riferimento entro il quale collocare i rapporti tra le grandi monete, come il dollaro, l´euro, lo yen lo yuan, la rupia Le nuove regole per un´economia in crisi Dopo la guerra l´

per lingerie e costumi da mare promesse di business in cina ( da "Repubblica, La" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: presentato lunedì Per lingerie e costumi da mare promesse di business in Cina Il Piemonte punta sul mercato cinese della lingerie e della moda mare, che ha registrato a partire dal 2004 tassi di crescita del 18% all´anno e ha superato nel 2007 i sette miliardi. L´indagine di mercato sul settore in Cina, realizzata su incarico dell´Ice dalla società di marketing cinese Jlj Group,

non più turisti in vacanza ma fruitori di un'esperienza - daniele pitteri ( da "Repubblica, La" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e Francia), ma che vedono gli stessi italiani preferire sempre più le vacanze all´estero, tanto da conquistare, con cifre da primato (il doppio in termini percentuali sul totale della popolazione) la vetta di questa speciale classifica. Ma queste stesse dinamiche hanno determinato anche il passaggio da un mercato turistico di massa (

genova, appello al governo "task force sui porti in crisi" - massimo minella ( da "Repubblica, La" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: sta progettando un collegamento ferroviario che attraverso la Russia possa arrivare fino in Cina in quindici giorni. E la nave? «Io preferisco vedere questa possibilità come una risorsa - dice Merlo - A mio avviso un servizio di questo tipo ridurrà il feederaggio e farà crescere i porti di destinazione finale, come quello di Genova.

razeto&casareto, affari in mare serrature "griffate" per la nautica - bettina bush ( da "Repubblica, La" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina...» I paesi concorrenti più insidiosi? «Quelli del Nord Europa, la Scandinavia e la Germania. La Cina invece è forte nella produzione di serrature per le case, mentre i nostri prodotti si differenziano ancora per la qualità. Mi raccontava un Costa, Piero, che un paio di anni fa era salito a bordo dell´Eugenio Costa,

sudan, strage di lavoratori cinesi i ribelli del darfur uccidono 5 ostaggi - cristina nadotti ( da "Repubblica, La" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Il consorzio produce oltre 300 mila barili di petrolio al giorno e la Cina è il maggior investitore straniero in Sudan. Il ministero degli Esteri sudanese ha sostenuto che in principio i rapitori avevano chiesto che la Cnpc lasciasse l´area e interrompesse lo sfruttamento delle risorse petrolifere della zona, e in seguito somme di danaro, fino a un milione di dollari.

Brembo sale al 100% sulle due ruote di Kbx ( da "Finanza e Mercati" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: 2% sulle vendite di Brembo, ma se si considera che la Cina consolida solo a partire da maggio e l'India non è ancora in bilancio le potenzialità sono davvero elevate. «La nostra strategia di contenimento della crisi che ha travolto il settore auto passa proprio per l'espansione nei Paesi dell'area Bric».

Fiere, doppietta in Cina per la jv Milano-Hannover ( da "Finanza e Mercati" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: doppietta in Cina per la jv Milano-Hannover da Finanza&Mercati del 28-10-2008 Fiera Milano e la Fiera di Hannover accelerano sul mercato fieristico cinese. Ieri, infatti, sono state inaugurate a Shanghai PTC Asia e CeMat, due delle manifestazioni fieristiche più importanti tra quelle nel portafoglio della joint venture espositiva tra Milano e Hannover.

Cina, arrestati e detenuti nelle celle segrete ( da "Unita, L'" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, arrestati e detenuti nelle celle segrete PECHINO A Pechino esistono almeno quattro prigioni segrete, camuffate da alberghi. In quegli edifici vengono rinchiusi coloro che dalla provincia vengono nella capitale e si recano alla Corte suprema di giustizia per presentare petizioni e chiedere il risarcimento di qualche torto subito.

L'Asia scopre le sue debolezze e aspetta le risposte della Cina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: scopre le sue debolezze e aspetta le risposte della Cina di Alessandro Merli L' ondata di vendite che si è abbattuta ieri sulle Borse asiatiche dà la misura della nuova paura che attanaglia i mercati finanziari, quella della recessione globale. Il circolo vizioso che da tempo si temeva - quello della crisi finanziaria che provoca un aggravamento delle condizioni dell'economia reale,

Mosca apre a Pechino le riserve di greggio ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Sarà inoltre siglato un accordo che aprirà alla Cina l'accesso a 300 milioni di tonnellate di petrolio russo per i prossimi 20 anni,pari al 4%dei suoi consumi annuali.Come parte dell'intesa,le imprese russe avranno prestiti per 20-25 miliardi di dollari. REUTERS

G-8 da allargare a Cina e India ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Fra cinque anni avremo infatti la Cina come primo paese per valore assoluto del Pil seguita da Stati Uniti Giappone Russia, India Brasile Corea . E, a seguire, uno dei quattro principali paesi europei. Non si può continuare a dire: decidiamo in seno al G8 e poi invitiamo Cina e India, cioè due paesi che pesano per un terzo dell'economia mondiale.

Brembo cresce nel mercato indiano ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: dopo la Cina, la propria strategia di sviluppo sui mercati asiatici che, anche in questa difficile congiuntura internazionale, riteniamo continueranno a crescere e ad assicurare la sostenibilità del business. Kbx, in particolare grazie al knowhow di Brembo, è leader indiscusso del mercato indiano con una quota di oltre il 50% del segmento moto con cilindrata a partire da 125 cc»

Fortescue userà le ferrovie Bhp e Rio ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: primo carico di minerali ferrosi spedito in Cina ha smentito voci di presunte difficoltà: nelle ultime otto settimane del 2007-2008 Twiggy ha spedito 1,66 milioni di tonn. di materie prime, intascando 200 milioni $ australiani. La decisione positiva del Tesoriere federale non avvantaggia solo Fortescue, ormai divenuto uno degli attori principali nel mercato australiano del ferro,

L'Asia scopre le debolezze ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: integrazione della Cina e della regione con il resto del mondo, ha visto il suo valore dimezzarsi in due mesi. Intanto lo yen ha guadagnato il 25% in tre mesi ed è ai livelli più alti sul dollaro da 13 anni, tanto da meritarsi la preoccupazione del G-7, che ieri ha diffuso un comunicato ad hoc per lamentarne l'«eccessiva volatilità».

Barriere che cadono, barriere che tornano ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: che ne pensano Cina e Giappone, non è dato di sapere). Ma quel che è già realtà è l'accelerazione impressa dai Paesi asiatici ai loro accordi bilaterali di libero scambio (vedi articolo e intervista qui a lato). Una sorta di investimento sul futuro, da anni auspicato dalle multinazionali e da chi è andato a investire in quest'area,

L'Asia si rifugia nel free trade ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Intesa tra Cina e Singapore Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro inviato In un ottobre nero per l'Asia, investita in pieno da una crisi finanziaria che non ha provocato, lo sprazzo di luce viene da una accelerazione degli accordi di libero scambio o partnership economica che, sia pure nel quadro generale di delusione per lo stallo dei negoziati Wto,

Pechino stimola l'economia con i treni ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: E la Cina investe: 231 miliardi di euro per limitare l'impatto della crisi globale. Nei prossimi tre anni i soldi verranno utilizzati per costruire 3.800 chilometri di strada ferrata nella provincia orientale dello Shandong, oltre a quattro nuove linee nella regione autonoma dello Xinjiang Uygur, a Ovest.

In Africa il rischio schiva i subprime ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: inesauribile richiesta di materie prime africane da parte di Cina e India. Di questi rischi e di come farvi fronte si parlerà il 12 novembre a Tunisi: in quella data i ministri delle Finanze dei Paesi africani si riuniranno sotto l'egida della Banca Africana di Sviluppo e dell'Unione Africana. Obiettivo: definire una strategia per minimizzare gli effetti della crisi.

Il check-up diventa globale ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: in particolare Cina, India, ma anche Thailandia, Filippine, Singapore. «C'è alle porte –dice Zey –un periodo di crescita del turismo medicale, alimentato sia dall'industria del turismo che da quella sanitaria. Si viaggerà sempre di più per farsi curare con procedure d'eccellenza, in Paesi in cui è possibile anche fare degenze simili a una vacanza.

AZIENDE IN CAMPO ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Stati Uniti e Cina. «La scelta di investire sull'interporto continua è assolutamente coerente con questa filosofia di fondo. Il terminal di Nola è un'ottima opzione sia per i traffici su territorio nazionale, sia per quelli con l'estero». Un anno fa Tin ha impiegato un milione per potenziare il proprio gate multifunzionale nel porto di Napoli.

del mondo - franco marcoaldi ( da "Repubblica, La" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Tra Tibet e Cina, mistica di un triplice delitto (pagg. 406, euro 18, Baldini Castoldi Dalai), che prende per l´appunto avvio dall´uccisione di un lama e due monaci, avvenuta a Dharamsala (residenza indiana in esilio del Dalai Lama) il 4 febbraio 1997. Che l´episodio, dai vertiginosi rimandi storico-politici e teologico-mondani,

Dall'ascolto della Parola l'amore per il prossimo ( da "Avvenire" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Un pensiero speciale va ai vescovi della Cina continentale, che non hanno potuto essere rappresentati in questa assemblea sinodale. Desidero farmi qui interprete, e renderne grazie a Dio, del loro amore per Cristo, della loro comunione con la Chiesa universale e della loro fedeltà al Successore dell'apostolo Pietro.

l'evento ( da "Avvenire" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: domenica nella Basilica di San Pietro, l'itinerario apertosi il 5 ottobre in San Paolo fuori le Mura su «La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa». Nell'omelia Ratzinger ha ringraziato i 253 Padri sinodali e ha dedicato un «pensiero speciale» ai vescovi della Cina continentale, ai quali è stato impedito di partecipare

La battaglia dell'ambiente ( da "Famiglia Cristiana" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e India. E ripetiamo anche che in mancanza di tale impegno non si avrà alcun effetto sul clima (perché Usa e Cina da soli compenserebbero abbondantemente le riduzioni di emissioni europee) e i costi che caricheremmo sul nostro sistema economico renderebbero le nostre produzioni meno competitive rispetto a quelle di Paesi che inquinano di più e che non accettano i tagli dei gas

Dal governo più poteri agli sceriffi dell'Isvap ( da "Finanza e Mercati" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Il testo che introduce una serie di modifiche al Codice Civile e al Testo Unico sull'intermediazione finanziaria snellisce gli adempimenti relativi alla gestione e alle dichiarazioni che devono essere prodotte dagli organi societari. S. Cin.

Intel: Investimenti non rallenteranno ( da "Finanza e Mercati" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Andremo avanti in tutti i nostri progetti in Cina e altrove», ha detto. Il motivo delle dichiarazioni di Otellini, vista la sua visita in Cina, va individuato nel colossale progetto che riguarda proprio l'ex Celeste Impero. E, secondo il chief executive, Intel andrà avanti con la realizzazione del nuovo stabilimento (costo complessivo dell'opera 2,

Wal-Mart ridisegna il business sui mercati emergenti ( da "Finanza e Mercati" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: indomani di quello in cui Wal-Mart precisava che rallenterà le aperture di nuovi negozi in Usa, focalizzandosi sul miglioramento di quelli esistenti per aumentare i ricavi. Negli ultimi cinque anni, Wal-Mart ha investito il 67% dei capitali destinati all'estero nei mercati maturi. Nei prossimi cinque, invece, punterà su Messico, Cina e Brasile.

Incarico da 4 mln al gruppo Arcese ( da "Finanza e Mercati" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: internazionalizzazione e sulla diversificazione degli investimenti a garanzia dei posti di lavoro, della crescita del gruppo, del rispetto dell'ambiente e della sicurezza stradale». Il gruppo Arcese ha appena aperto nuove sedi in Messico, Turchia e Cina e punta nei prossimi tre anni ad aumentare il fatturato del 15 per cento.

il dilemma ambiente-sviluppo - joaquín navarro-valls ( da "Repubblica, La" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: ma soprattutto Cina e India in grande espansione economica. La seconda riguarda, invece, la crisi congiunturale che sta attraversando il pianeta, la quale ha cambiato le prospettive generose verso l´ambiente di molti dei firmatari. Tra le nazioni che hanno cambiato idea su Kyoto vi è adesso anche l´Italia.

le tessere-sconto e le brioches di maria stella - raffaella paisio ( da "Repubblica, La" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Non servono a nulla: il cine è già ridotto il lunedì e noi a musei e teatri andiamo già gratis. Le biblioteche poi, sono da sempre pubbliche. Ci dà cose che abbiamo già. Sa cosa? Gliele rendiamo: democratico dissenso". " Pensate a studiare Agostino per mercoledì, grazie".

in riva al po il "bivacco urbano" di pak che non riesce a perdersi nelle vie di torino ( da "Repubblica, La" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: nato in Cina nel �77, artista concettuale, performer e scrittore che vive tra Hong Kong e New York, ha realizzato un modulo abitativo essenziale in cui si è stabilito tra Gran Madre e Po, interagendo con i passanti. «Questa è una scatola nella quale registrare la mia vita e i miei pensieri durante il soggiorno a Torino dal 12 ottobre al 2 novembre -

sepe, missione di pace "un centro per le religioni" - conchita sannino ( da "Repubblica, La" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: A febbraio si parte con il seminario internazionale sulla figura di Matteo Ripa, napoletano, studioso e sacerdote che visse in Cina nel Seicento e al suo ritorno a Napoli fondò il nucleo di quello che sarebbe diventato l´attuale Istituto universitario Orientale. Nel 2010 l´incontro annuale metterà l´accento sulle chiese dei paesi mediterranei; nel 2011 si parlerà di ebraismo;

mamma zhang sul podio col pancione - luigi di fronzo ( da "Repubblica, La" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Come spiega il boom della musica classica in Cina? «E´ una moda esplosa di recente, soprattutto fra i più giovani. Forse dipende dal potere politico che promuove la musica con un sistema molto efficiente di scuole pubbliche. In genere la musica è vista come un elemento di potenziale successo, a differenza dei paesi anglosassoni dove si studia anche solo per hobby.

lo strano record d'italia sono più che in usa e cina - riccardo stagliano| ( da "Repubblica, La" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Italia sono più che in Usa e Cina Da noi però c´è il problema del vandalismo, sconosciuto all´estero RICCARDO STAGLIANO| riccardo staglianò Quelli sociali da noi sono notoriamente bloccati, quelli veri macinano chilometri e chilometri (in altezza). L´Italia ha più ascensori di qualsiasi altro paese al mondo: 850 mila, contro i 700 mila americani e i 610 mila cinesi.

licenziata per la rana - bolzano ( da "Repubblica, La" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: visto che si trova in Cina per approntare la nuova mostra. Secondo i vertici del museo, il motivo del licenziamento è stato uno sforamento del budget per la mostra d´esordio. «Tra arte e politica il rapporto non è mai stato facile, ma in Europa l´aria sta davvero cambiando», commenta Fabio Cavallucci, direttore della Galleria Civica di Trento.

Una nuova geografia disegnata dalla crisi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: espansione della Cina (da sola vale il 10% del Pil globale) e delle altre economie emergenti. Il secondo è che per molti di questi Paesi la crescita è stata trainata dalle esportazioni e dunque ha generato straordinari surplus di bilancia commerciale e accumuli di riserve, in gran parte confluite a finanziare il deficit di risparmio,

In vendita 100 tonnellate di avorio Prima asta legale dopo dieci anni ( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Washington sul Commercio internazionale delle specie a rischio di estinzione (Cites) ha autorizzato alla vendita quattro nazioni africane (Namibia, Botswana, Sudafrica e Zimbabwe), suscitando la reazione degli ambientalisti, che temono che mettere sul mercato una simile quantità di avorio legale faciliti anchei contrabbandieri. Cina e Giappone sono i due principali mercati per l'avorio.

Difendersi dal social-capitalismo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: commerciale e delle riserve accumulate da Cina e in parte minore da India e da altri Paesi asiatici; r dai Paesi cosiddetti progrediti, a elevati consumi, verso i Paesi detentori di materie prime ( petrolio, gas e altre materie richieste dalle moderne tecnologie); t dalle classi "medie" verso le classi "alte" (fenomeno di concentrazione della ricchezza avvenuto in tutti i Paesi,

Costruzioni. Cresme: investimenti in caduta del 4,4% nel 2008 Pag. 24 Tlc. Parla Galateri: Ecco i progetti per la banda larga Pag. 25 Congiuntura. CsC Confindustria: produzione deb ( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Parla Galateri: «Ecco i progetti per la banda larga» Pag. 25 Congiuntura. CsC Confindustria: produzione debole in ottobre Pag. 27 Mercati globali. Storie di successo delle imprese italiane in Cina Pag. 28 www.ilsole24ore.com/economia Mercoledì 29 Ottobre 2008

L'Italia ha fatto strada in Cina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: riprende tutto lo spazio che le spetta al terzo forum delle storie di successo di imprese italiane in Cina organizzato dalla Fondazione Italia Cina con la collaborazione di Confindustria. Ospite,quest'anno,di Kilometro rosso, il Parco scientifico e tecnologico del Centro ricerche della Brembo a Stezzano (Bergamo). Le tempeste finanziarie restano, almeno per un attimo, fuori dalla porta.

Lontano dal Paradiso ( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: con Gong Li, Cina 1993 (170'). La drammatica storia della Cina nel 900 ripercorsa attraverso le vicende di due attori dell'Opera di Pechino. SKY CINEMA CLASSICS 21,00 Ziegfield Follies, di Vincente Minnelli, con Fred Astaire, Gene Kelly, Usa 1946 (110'). Tutto lo splendore dei grandi musical "targati" Mgm.

Berlino: sei giorni per salvare il Pakistan ( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Dopo aver bussato inutilmente alla porta di diversi " Stati amici" come Cina, Usa e Arabia Saudita, gli emissari del Governo pakistano si trovano da giorni a Dubai, dove, al riparo dal volatile clima politico domestico, starebbero trattando con i funzionari dell'Fmi un pacchetto di aiuti stimato tra i 5 e i 10 miliardi di dollari.

Bruxelles aumenti gli aiuti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: dovrebbe venire da nazioni come la Cina e i Paesi del Golfo, che hanno forti riserve valutarie: ma dall'Opec la risposta è «non contate su di noi». «Nella maggior parte dei casi siamo Paesi poveri», ha detto ieri il segretario generale del cartello, Abdallah al-Badri. Sarkozy condivide l'idea che siano necessari più aiuti per i Paesi membri: al prossimo vertice Ue del 7 novembre,

Potenze regionali a fianco del Fondo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: e forse la Cina, se la necessità dovesse presentarsi in Asia. A fianco del Fondo monetario si sono schierate, o si schiereranno come finanziatori dei Paesi in crisi, le potenze regionali. Le crisi finanziarie internazionali sono anche punti di inflessione nei rapporti geopolitici e c'è anche questa motivazione dietro l'affiancamento del Fondo,

Crolla la moneta in Corea del Sud ( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Kwon è stato ambasciatore in Cina e afferma di avere rilanciato qualche anno fa la fondazione dei coreani all'estero prendendo come modello l'organizzazione dei cinesi d'oltremare: «Dopo Tienanmen, i capitali stranieri lasciarono la Cina, e allora Pechino decise di rivolgersi alla diaspora, convocando a Singapore la prima convention dei businessmen cinesi all'

Le turbolenze limano le riserve valutarie globali ( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Il record raggiunto il mese scorso dalla Cina a 1.905 miliardi potrebbe quindi essere l'ultimo: Pechino, anche ieri, è intervenuta attivamente sul mercato, ma non per frenare il rialzo dello yuan, come mesi scorsi, bensì per sostenerlo ed evitare un forte deprezzamento. Ha quindi dovuto vendere dollari - e forse anche euro - invece di valuta locale.

La mappa sconvolta dalla crisi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina comunque nel 2008 continuerà a crescere oltre il 9% (l'Fmi prevede una crescita mondiale del 3,9% per il 2008). Ma il destino degli altri dipende da quanto abbiano utilizzato gli anni buoni per diversificare la produzione e per stabilizzare il quadro macroeconomico.

E la crisi che affama il Sud è sparita dalla scena ( da "Avvenire" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: anche quelle di Paesi emergenti come la Cina che sta attuando forti restrizioni all'export». Un'analisi più incisiva è venuta da Stefano Boccaletti, docente di Economia agroalimentare alla Cattolica di Piacenza, il quale ha ricostruito l'andamento dei prezzi delle derrate alimentari, negando che esista un problema di approvvigionamento alimentare perché,

Med di Mazara mira all'Aim ( da "Finanza e Mercati" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Il consolidamento patrimoniale, oltre all'approdo al nuovo mercato finanziario, consentirà supportare il piano industriale per il prossimo triennio, che punta oltre all'ampliamento delle camere del Kempinski anche a un piano di marketing per promuovere flussi turistici da Cina, India, Russia e Paesi scandinavi.

Bernanke impugna la scure I tassi Usa tornano all'11/9 ( da "Finanza e Mercati" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: 214 pagina 2] Tagli anche in Norvegia e Cina, in attesa di quelli del Giappone e della Bce. Lo yen in calo sull'euro, mantiene le posizioni sul $ Rispettando le attese del mercato, il presidente della Fed Ben Bernanke ha tagliato il target sui Fed funds di mezzo punto percentuale all'1%.

per paulson si apre un nuovo fronte scatta l'emergenza-pignoramenti - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e la Norvegia, la settimana prossima dovrebbe essere il turno della Bce. Nell´attesa di Francoforte, domani sarà forse il Giappone a operare a sua volta una riduzione, dallo 0,5% allo 0,25%. Ma la sindrome nipponica non è certo rassicurante: durante l´interminabile depressione degli anni Novanta la banca centrale di Tokyo mantenne a lungo il costo del denaro vicinissimo allo

i tassi usa scendono all'1% la fed: "economia in frenata" - arturo zampaglione ( da "Repubblica, La" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Intanto anche la Cina ha ridotto ieri i suoi tassi dal 6,93 al 6,66%, mentre la Norvegia li ha portati al 4,75. Analoghe mosse sono attese venerdì da parte della banca centrale giapponese e poi all´inizio di novembre per la Bce e la Banca d´Inghilterra. Alla vigilia della decisione della Fed e incoraggiati dalla fiammata di martedì a Wall Street,

stazione, blitz al supermercato cinese trovati 4 quintali di surgelati avariati - arianna rotolo ( da "Repubblica, La" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Ieri mattina, durante un´altra operazione mirata a fronteggiare la contraffazione, i funzionari dell´ufficio delle Dogane hanno un container proveniente dalla Cina che trasportava 3.600 paia di scarpe da tennis, tra le quale 2.340 con la griffe falsa.

mosse, genio e creatività le strategie del cervello - erica manna ( da "Repubblica, La" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Ma il gioco, nato tra India e Cina e introdotto in Europa intorno al 1100 dagli arabi, agisce direttamente sulla forma mentale di ciascuno. «Se il cervello fosse una stanza, quella del giocatore sarebbe molto più ordinata - chiarisce Sgrò - il pensiero, infatti, elabora facilmente strategie e tattiche».

l'architetto che sogna di non far rimpiangere le case del centro storico - il servizio a pagina v ( da "Repubblica, La" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina III - Bologna Cino Zucchi ha progettato la "Trilogia Navile" L´architetto che sogna di non far rimpiangere le case del centro storico Il servizio a pagina v SEGUE A PAGINA

navile, 250 milioni per cambiare lo skyline ( da "Repubblica, La" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: architetto Cino Zucchi, un vero e proprio polo dell´architettura contemporanea a Bologna su una superficie di 130 mila metri quadrati, tra la stazione e il nuovo Comune. Abitazioni sull´area Carisbo e 240 posti in uno studentato nell´attigua porzione comunale, insieme a un nuovo poliambulatorio, scuole e 300 alloggi popolari.

"trilogia navile", case e studentati - eleonora capelli ( da "Repubblica, La" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cino Zucchi e dello studio di Colonia JSWD. Questi due studi, presenti con alcuni lavori sulla scena internazionale, si sono infatti aggiudicati il concorso indetto all´inizio dell´anno da Valdadige Costruzioni, un´azienda da 120 milioni di euro all´anno di fatturato che ha puntato sulla grande area dismessa vicina ai binari della ferrovia per costruire un intero quartiere di case,

"la mia sfida in periferia per non rimpiangere il centro" ( da "Repubblica, La" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: architetto Cino Zucchi, dopo i successi di Venezia, si cimenta con l´urbanistica bolognese "La mia sfida in periferia per non rimpiangere il centro" "Il rischio di Bologna è la pigrizia mentale un po´ come i nobili decaduti" «Bologna non ha un singolo monumento che la rappresenta, in particolare nell´architettura contemporanea.

LA PAGA AGLI SCHIAVI CINESI ( da "Unita, L'" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: avreste guadagnato di più restando in Cina». Mr Nget non l'ha presa sportivamente: ha soppresso il servizio di consegne e promosso una raccolta di firme per sostenere le sue ragioni. Indignati, in molti, hanno smesso di mangiare il suo famoso manzo alla Saigon grill. Dopo mesi di battaglie legali, la scorsa settimana un giudice federale ha condannato Mr Nget a pagare 4.

Rally in Europa Wall Street frena ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Ha iniziato la Cina in mat-tinata, ha proseguito la Norvegia nel pomeriggio e in serata ha completato l'opera la Fed americana, che ha riportato i tassi a quell'1% da cui partì la "bolla" dei mutui. Questo è bastato a far rimbalzare le Borse di tutto il mondo.

Limiti Ue per le etichette intelligenti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e Corea del Sud, il cosiddetto sistema Rfid (Radio frequency identification) diventa sempre più presente anche in Europa, che si sta attrezzando per ridurre i rischi per la privacy. La commissione Ue sta, infatti, mettendo a punto un pacchetto di misure per limitare l'intrusività di questi nuovi strumenti.

La crisi pesa su Indesit: giù fatturato e profitti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: 40-50 milioni di meno rispetto al 2007 (chiuso con un Ebit a 190 milioni). Le difficoltà del mercato porteranno a un consolidamento a livello globale: già da alcuni mesi il gruppo ha allo studio partnership in Cina e Brasile che potrebbero anche sfociare in un'acquisizione. Presidente. Vittorio Merloni AGF

Gancia ricomincia dall'aperitivo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: in particolare in Paesi come la Russia, la Cina, la Corea e gli Stati Uniti dove aumentano i consumi di spumante e di bevande a basso contenuto alcolico. Oggi i ricavi sono ottenuti per l'80% in Italia e per il 20% all'estero.Secondo il nuovo piano industriale, entro la fine del 2010 quest'ultimo dovrebbe pesare per il 40 per cento.

Il tracollo del Congo ( da "AprileOnline.info" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: accordo da 9 miliardi di dollari raggiunto dal governo con la Cina per la costruzione di infrastrutture in cambio dei diritti di sfruttamento delle risorse minerarie del paese. Le sue timide aperture delle ultime ore sono però la testimonianza del giro d'affari che più volte l'Onu ha denunciato, ma mai affrontato con decisione.


Articoli

le nuove regole per un'economia in crisi - marcello de cecco (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 28-10-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 40 - Cultura Il piano L´ordine monetario I Paesi dell´Unione europea, la Cina, il Giappone, l´India hanno un interesse minore a mantenere in funzione l´assetto finanziario attuale Si dovrà stabilire un nuovo quadro di riferimento entro il quale collocare i rapporti tra le grandi monete, come il dollaro, l´euro, lo yen lo yuan, la rupia Le nuove regole per un´economia in crisi Dopo la guerra l´Occidente creò un accordo finanziario come risposta alle sue difficoltà. Oggi si rievoca quell´esperienza MARCELLO DE CECCO Il sistema di Bretton Woods fu demolito da due importanti caratteristiche, che gli erano proprie e che divennero sempre più tra loro incompatibili col passar degli anni: la convertibilità delle monete a un tasso di cambio fisso e la libertà concessa al paese "centro" (gli Stati Uniti) di indebitarsi verso l´estero mediante creazione della propria moneta. La convertibilità creò monete concorrenti col dollaro, come il marco tedesco. I deficit esterni sempre maggiori degli Stati Uniti e la loro politica monetaria espansiva minacciavano il cambio fisso del dollaro col marco e il prezzo fisso dell´oro in dollari. E una massa sempre maggiore di capitali a breve termine aveva cominciato a muoversi tra le varie monete, sfruttando i seppur ristretti margini di fluttuazione concessi dal sistema. Questo metteva in difficoltà i regolatori, governi e banche centrali, che dovevano contrastare l´azione di agenti privati, arbitraggisti e speculatori, risorti dalle ceneri della crisi prebellica e sempre più aggressivi. Alla fine a cedere furono i cambi fissi. Da allora abbiamo un sistema a cambi flessibili, spesso deprecato ma comodo per tutti i paesi perché allenta il vincolo esterno. Questo ha incentivato lo sviluppo grandioso del mercato finanziario internazionale privato, che certamente è il settore economico di massimo successo degli ultimi decenni, in termini di fatturato e occupazione, con tassi di crescita che mettono in ombra persino quelli dell´economia cinese. Al centro di tale sistema si è collocata di nuovo Londra, come ai tempi della prima globalizzazione, quella che finì con la crisi internazionale del 1931. Non è dunque strano che sia stata proprio Londra la prima a soffrire, quando la crescita enorme della finanza internazionale, priva di qualsiasi controllo per scelta consapevole delle autorità di governo anglo americane, ha condotto alla crisi che attanaglia il centro del sistema, il plesso finanziario Gran Bretagna-Stati Uniti ormai da più di un anno. Per scongiurare il blocco delle transazioni che stava conducendo al crollo delle principali strutture finanziarie inglesi, il governo di quel paese, dopo un anno di esitanti e parziali interventi, di cui il più emblematico è la nazionalizzazione della banca di credito immobiliare Northern Rock, si è infine mosso con determinazione, entrando nel capitale delle maggiori banche e offrendo la garanzia totale dei depositi sia privati che interbancari della piazza di Londra. Misure entusiasticamente imitate dagli altri maggiori paesi, persino dagli Stati Uniti, che avevano iniziato a percorrere la strada del fondo statale in cui raccogliere enormi quantità di titoli "tossici" comprati dalle banche e si sono convertiti all´ingresso del governo nel capitale bancario. Sull´onda della popolarità internazionale delle proprie misure, il governo inglese ha immediatamente provveduto a presentare un dettagliato piano di riforma della architettura finanziaria internazionale vigente. La Gran Bretagna ha compreso che senza una "nuova Bretton Woods", come il Piano è stato enfaticamente pubblicizzato, da sola non sarebbe mai riuscita a conservare a Londra la centralità finanziaria che essa ha raggiunto negli ultimi decenni. ma il piano inglese nulla o quasi dice sull´assetto futuro da dare al sistema monetario internazionale. Sarebbe imbarazzante dovere occuparsi del dollaro e dell´euro, sapendo che la sterlina, che col ruolo centrale di Londra ha ritrovato una sua insperata rifioritura internazionale, è apparsa nella crisi una moneta troppo "piccola" per reggere l´enorme massa finanziaria che opera a Londra. Perciò nel piano inglese si parla dei difetti del sistema finanziario attuale e si suggeriscono riforme istituzionali da apportare ad esso, con un Accordo, la nuova Bretton Woods, da raggiungersi da parte dei maggiori paesi del mondo. Sono riforme anche radicali, destinate a rendere trasparenti transazioni, intermediari e mercati, facendo dissolvere la marcata opacità nella quale attualmente operano. La regolamentazione delle società di valutazione (rating) a livello europeo, la creazione di organismi di vigilanza speciale transnazionale per controllare le trenta imprese finanziarie più grandi del mondo, l´attribuzione al Fmi di funzioni di sorveglianza preventiva sul sistema finanziario mondiale e di accertamento dei collegamenti tra ciclo finanziario ed economia reale, sono alcuni suggerimenti che secondo il piano inglese, dovrebbero garantire al riformato sistema di non portarsi da solo a una situazione, come quella dell´ultimo anno, di blocco delle transazioni indotto dalla mancanza di mutua fiducia da parte degli operatori. Il governo inglese suggerisce anche di mettere al centro del sistema dei controlli quel Foro sulla Stabilità Finanziaria, che lo stesso Gordon Brown, consigliato allora da Lord Eatwell, riuscì a lanciare dopo la crisi asiatica di fine millennio. Come è accaduto anche in precedenza (il caso di Bretton Woods è noto), gli inglesi partono prima degli altri per salvare la centralità della loro piazza finanziaria, prendendo misure drastiche a livello nazionale e cercando di farle prendere anche a livello globale, dato che da soli non possono presumere di riuscire nel proprio intento. Ma il loro piano, che certo costituisce la base con la quale gli altri piani di riforma che certo fioriranno prima dell´appena annunciata riunione del G8 allargato, deve vedersela con obiettivi diversi di paesi e gruppi di paesi, come l´Unione europea, la Cina, il Giappone, l´India, che hanno assai minore interesse a mantenere in funzione l´assetto finanziario attuale e pensano, come ad esempio, hanno già dichiarato Tremonti e Sarkozy, che la nuova Bretton Woods dovrà innanzitutto occuparsi di definire l´ordine monetario internazionale futuro. Dovrà quindi stabilire un nuovo quadro di riferimento entro il quale collocare i rapporti tra le grandi monete, che esprimono grandi realtà economiche nazionali o regionali, come il dollaro, l´euro, lo yen, lo yuan, la rupia. Il dollar standard attuale è chiaramente in crisi, ed è opportuno che si trovi uno spazio internazionale anche alle altre grandi monete. Questo può sembrare ai principali paesi assai più importante della manutenzione straordinaria che gli inglesi, col loro piano, suggeriscono di apportare alla finanza internazionale attuale, a proposito del quale voci del governo americano hanno già fatto sapere che in nessun caso sarà permesso che il sistema bancario americano sia governato dagli stranieri. Se le misure, imitate da quelle inglesi, assunte dai paesi Ue e dagli Usa avranno successo nello sbloccare i mercati, è molto probabile che la sterlina non riesca a porsi più come piattaforma credibile per la gigantesca piazza di Londra. Il governo inglese dovrebbe trarne allora le conseguenze e decidere di aderire alla Unione monetaria europea. Se il vincitore delle elezioni americane riesce a contornarsi di collaboratori capaci, credibili e non compromessi con i disastri finanziari degli ultimi quindici anni, rischia di verificarsi una ripetizione della Bretton Woods originaria. Gli inglesi partono prima di tutti, gli europei si fanno convincere a dividersi da lusinghe e blandizie anglosassoni e gli americani, magari con l´alleanza dei cinesi, che dipendono ancora massicciamente dal mercato americano e di giapponesi e indiani legati anche all´apparato strategico Usa, arrivano ad un nuovo accordo che permetta al dollaro di restare al centro del sistema. La nuova Bretton Woods, scampato magari per il momento il crollo della finanza internazionale, nascerebbe allora con le stesse tare della prima, e la marcia verso il disordine internazionale non si arresterebbe.

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per lingerie e costumi da mare promesse di business in cina (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 28-10-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XII - Torino Lo rivela uno studio di mercato che sarà presentato lunedì Per lingerie e costumi da mare promesse di business in Cina Il Piemonte punta sul mercato cinese della lingerie e della moda mare, che ha registrato a partire dal 2004 tassi di crescita del 18% all´anno e ha superato nel 2007 i sette miliardi. L´indagine di mercato sul settore in Cina, realizzata su incarico dell´Ice dalla società di marketing cinese Jlj Group, sarà illustrata il 3 novembre a Torino, in un incontro organizzato con la collaborazione del Centro Estero per l´Internazionalizzazione. L´evento, in cui si parlerà dei trend e delle opportunità per i produttori italiani, fa parte del Progetto Interregionale Lingerie ideato per la promozione dell´intimo e della moda mare italiani sui mercati esteri, cui la Regione partecipa insieme all´Ice e a Toscana, Basilicata, Emilia Romagna e Lombardia. L´Italia - secondo alcuni dato emersi dallo studio - è ai primi posti tra gli esportatori di costumi da bagno, mentre è solo al quattordicesimo per l´intimo maschile. la domanda è concentrata sul segmento medio-basso con una forte attenzione sul fattore prezzo. Il prossimo appuntamento in Piemonte organizzato nell´ambito del Progetto Interregionale Lingerie - che ha già visto la realizzazione di sfilate di moda ai saloni parigini Sil e Mode City in gennaio e a settembre - è fissato per il primo dicembre, quando a Torino arriverà una delegazione di buyer russi selezionati dall´Ice per i quali si organizzeranno incontri bilaterali con le imprese piemontesi.

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non più turisti in vacanza ma fruitori di un'esperienza - daniele pitteri (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 28-10-2008)

Argomenti: Cina

Pagina IX - Napoli NON PIù TURISTI IN VACANZA MA FRUITORI DI UN´ESPERIENZA DANIELE PITTERI è bene iniziare con una piccola premessa: ho apprezzato molto l´intervento di Valeria Valente dalle pagine di questo giornale il 18 ottobre, in parte in risposta a uno del sottoscritto di qualche giorno precedente (così come l´efficacissima lettera di Lino Fiorito, sugli stessi argomenti). Ho trovato interessanti i toni e condivisibili molte posizioni (certamente: tutti debbono fare la propria parte, in primis i privati del settore; certamente: non spetta agli enti pubblici produrre eventi, eppure, aggiungo io, da anni i nostri amministratori non fanno altro che invocare il grande evento come panacea di tutti i mali). Tuttavia Valeria Valente ribadisce l´importanza del turismo generalista, soprattutto perché la ritiene una necessità vitale per Napoli, legando ad esso una dinamica di massa che non ritiene che altri turismi possano determinare. Il problema, però, è che il turismo generalista è morto da anni e fare leva su di esso significa perseguire una strada senza uscita. è come resuscitare un morto, cosa che, sappiamo, è riuscita soltanto una volta negli ultimi due millenni. Ma, battute a parte, proviamo a fare un ragionamento un poco più articolato. Negli ultimi due decenni il concetto di prodotto turistico è radicalmente mutato a seguito di una radicale ridefinizione dei processi sociali, che hanno spostato la centralità della vita umana dall´asse del lavoro all´asse del tempo libero. Banalizzando (ma neppure tanto) è in pratica accaduto che, se fino a pochi anni fa si diceva "sono architetto, ho l´hobby della vela", "sono tornitore, ho l´hobby della pesca", mettendo in tal modo in primo in piano il proprio lavoro come elemento dotatore di identità, oggi sempre più persone dicono "sono velista, faccio l´architetto, sono pescatore, faccio il tornitore", dando in tal modo un senso completamente diverso alla propria identità, ancorandola a una passione e a un modo di essere e relegando in secondo piano la sfera lavorativa, che diviene quasi lo strumento attraverso cui realizzare la propria passione e renderla concreta. Dentro queste logiche hanno subito forti mutamenti anche le dinamiche di consumo, per cui comperare delle merci o dei servizi o dei prodotti culturali o legati al tempo libero è diventata un´attività che non risponde al principio di necessità, ma ad un processo di costruzione e rafforzamento identitario: compro, ad esempio, solo alimenti compatibili col mio modo di essere "velista" o "pescatore" e che per questo mi fanno bene. è evidente che a seguito di queste dinamiche si modifica in profondità la natura stessa dei prodotti, che debbono imparare a rispondere a esigenze varie avanzate dai consumatori, che tuttavia non si configurano più come un corpo omogeneo, bensì come un insieme differenziato di una moltitudine di individui, accomunati da alcuni tratti, ma profondamente diversi per tutto quanto il resto. I prodotti turistici si inseriscono completamente in queste dinamiche di consumo. Anzi, non è azzardato affermare che il turismo è stato il primo settore in cui esse hanno iniziato a prevalere, attraverso il compimento di quel processo che in tempi rapidissimi ha portato dalla vacanza (intesa appunto come assenza, ossia sospensione dal lavoro) al viaggio e al divertimento (quindi la scoperta di un luogo, ma anche la ricerca di una dimensione ri-creativa interiore) e poi alla passione e all´esperienza (quindi la voglia di soddisfare una necessità interiore e di viverla in maniera totalizzante). Il risultato è che oggi non si consumano più destinazioni, quindi località, ma si consumano appunto esperienze, le quali, per essere realmente tali debbono rispondere a un´esigenza interiore dei consumatori, quindi a una domanda profonda, che non può esaurirsi nella semplice offerta strutturale o naturale. Queste dinamiche hanno defunto il mercato turistico generalista, quello che punta cioè sulla logica delle destinazioni e sugli asset arte e natura. è un mercato che di fatto non esiste più da nessuna parte, tranne che in Italia, in particolare al sud, come confermano sconfortanti dati degli ultimi anni, che vedono non solo flussi turistici imponenti spostarsi dal nostro paese verso altre aree e nazioni (col risultato che ormai siamo scivolati dal primo al quarto posto come meta turistica, superati da Usa, Cina e Francia), ma che vedono gli stessi italiani preferire sempre più le vacanze all´estero, tanto da conquistare, con cifre da primato (il doppio in termini percentuali sul totale della popolazione) la vetta di questa speciale classifica. Ma queste stesse dinamiche hanno determinato anche il passaggio da un mercato turistico di massa (in cui tutti comprano lo stesso prodotto) a una massa di mercati turistici, in cui un insieme articolato di offerte è in grado di rispondere alle esigenze diverse dei consumatori. Tante nicchie che tuttavia possono convivere su uno stesso territorio. Ma, anche, tante nicchie ciascuna delle quali può generare da sola masse critiche considerevoli, poiché non bisogna pensare a esse come a un fenomeno elitario, ma semplicemente come a un qualcosa di specifico e di definito. è su questa definizione in grado di soddisfare la domanda di esperienze particolari che si possono costruire prodotti turistici vincenti, in grado di essere specifici e di generare numeri considerevoli. Questo, però, manca a Napoli e in generale alla nostra regione, che continuano a puntare su se stesse come prodotto. Per fortuna qualche esempio inizia a esistere anche qui: consiglio a tutti, amministratori pubblici e operatori privati, di iniziare a studiare meglio Pietrelcina città di Padre Pio, un prodotto "specifico" e di nicchia, con numeri da capogiro.

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genova, appello al governo "task force sui porti in crisi" - massimo minella (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 28-10-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XII - Genova Genova, appello al governo "Task force sui porti in crisi" Merlo: bene la riforma, ma non perdiamo di vista lo scenario MASSIMO MINELLA (segue dalla prima di economia) Sull´esigenza di un unico binario di marcia fra governo e commissioni parlamentari scommette soprattutto il presidente dell´authority genovese Luigi Merlo. «L´obiettivo è uno solo, arrivare in tempi brevi alla riforma per cui è necessario una sola linea d´azione - commenta Merlo - Dobbiamo dare un quadro di certezza ai nostri operatori e al mondo del lavoro». Non sfugge, però, al presidente dell´authority, che non può bastare una legge, per quanto attesa e importante, a risolvere i problemi della portualità. «I tempi della riforma vanno accelerati - spiega - Ma subito dopo si metta in piedi una task force che sia in grado di esaminare e indicare possibili soluzioni a una crisi internazionale che si annuncia pesantissima e una rivoluzione del mercato che porterà a un´ulteriore concentrazione fra i grandi gruppi armatoriali. Da qui, l´esigenza di una programmazione logistica e territoriale a livello nazionale che può essere definita solo da un lavoro congiunto fra porti e governo». Lo scenario sta effettivamente mutando a forte velocità e quello che da sempre viene visto come un alleato, il treno, potrebbe anche diventare un concorrente. La Francia, solo per fare un esempio, sta progettando un collegamento ferroviario che attraverso la Russia possa arrivare fino in Cina in quindici giorni. E la nave? «Io preferisco vedere questa possibilità come una risorsa - dice Merlo - A mio avviso un servizio di questo tipo ridurrà il feederaggio e farà crescere i porti di destinazione finale, come quello di Genova. Ma dobbiamo essere attrezzati e studiare nuove alleanze, anche con i porti del Nord Europa». Cautela, invece, sul fronte del lavoro. Ivano Bosco, segretario genovese della Filt-Cgil, rimanda il commento alle segreterie nazionali che, per altro, nei prossimi giorni saranno ricevute in Commissione Lavori Pubblici del Senato per un´audizione. «Vogliamo capire meglio i contenuti e il peso di questa proposta - spiega Bosco - A una prima lettura ci sono alcuni aspetti che per il lavoro potrebbero essere fortemente penalizzanti. Il riferimento è ai passaggi sul lavoro interinale che, in prospettiva, potrebbe addirittura sostituirsi alle compagnie. Se così sarà, ovviamente la risposta dei lavoratori non si farà certo mancare. Una penalizzazione di questo tipo non sarebbe accettabile». Gli aspetti dell´interinale destano preoccupazione anche nel console della compagnia "Pietro Chiesa" Tirreno Bianchi. «E´ un ragionamento complicato che rischia di diventare complicato - spiega il console dei carbuné genovesi - Bisogna quindi capire meglio di che cosa si tratta. Mi pare però giusto sottolineare come un contributo di questo tipo possa però rivelarsi molto utile in una fase politica in cui si sta discutendo della riforma, soprattutto all´interno della Commissione Lavori Pubblici del Senato». Bianchi però chiede tempi rapidi per l´approvazione della riforma, sottolineando anche il difficile momento della portualità italiana e di quella genovese, in particolare. «A Genova ho l´impressione che tutto taccia, che tutto stia fermo - spiega - Che cosa significa? Che invece sotto sotto qualcosa si sta muovendo, oppure che siamo davvero vicini a una situazione di paralisi? Comunque sia, non possiamo più permetterci di aspettare oltre. La direttiva inviata dal ministro Matteoli fissa dei termini molto chiari e indica la fine del 2008 come termine ultimo per bandire la gara per la fornitura di lavoro temporaneo. Dovremmo cominciare a discutere di questo, affrontando un problema per volta. Già i risultati dei traffici sono particolarmente penalizzanti, non rinviamo ancora decisioni tanto importanti».

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razeto&casareto, affari in mare serrature "griffate" per la nautica - bettina bush (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 28-10-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XV - Genova Pietro Razeto Il personaggio Dal 1920 l´azienda di Sori lavora in un settore di nicchia molto competitivo, esportando in tutto il mondo Razeto&Casareto, affari in mare serrature "griffate" per la nautica "Stati Uniti, Brasile, Australia, Sud Africa, Cina, siamo presenti in tutti i continenti" BETTINA BUSH (segue dalla prima di economia) Tempi diversi rispetto ad oggi? «Lavoravano anche di notte. Usavano il trapano a tutte le ore e spesso i vicini si lamentavano: impossibile dormire. Allora passavano alla lima, meno rumorosa, ma i vicini tornavano, anche quella disturbava: lavorare era una lotta. Le mogli aiutavano a confezionare i prodotti. Se invece capitavano periodi di calma, perché succedeva anche quello, tornavano al vecchio mestiere, sotto padrone, nella fonderia». Sembra l´incontro perfetto, grande intesa nell´amicizia, e nel lavoro? «Quando Carlo, Giovanni e Giovanni Battista erano tredicenni, erano già inseparabili. Allora avevano la passione per le biciclette, si divertivano a comprare pezzi nuovi, a smontarli e a rimontarli. Poi cercavano di rivenderle, ma i pezzi costavano più di quello a cui riuscivano a vendere le biciclette. Era una perdita continua, ma la motivazione per quel tipo di lavoro era notevole». E´ passato quasi un secolo. Com´è cambiata la Razeto & Casareto? «Siamo arrivati alla terza generazione, nel 2007 abbiamo fatturato quattro milioni e mezzo di euro, abbiamo 40 dipendenti, facciamo più di 200 tipi di serrature, oltre ad altri accessori di ferramenta per la nautica. Esportiamo all´estero circa il 45 per cento di quello che produciamo». Soprattutto in quali paesi? «Negli Stati Uniti, in Sud America, Brasile, Sud Africa, Australia, Nuova Zelanda, Cina...» I paesi concorrenti più insidiosi? «Quelli del Nord Europa, la Scandinavia e la Germania. La Cina invece è forte nella produzione di serrature per le case, mentre i nostri prodotti si differenziano ancora per la qualità. Mi raccontava un Costa, Piero, che un paio di anni fa era salito a bordo dell´Eugenio Costa, che si trovava in India per esser demolita, dopo ben 45 anni di navigazione. Rimase sorpreso dal perfetto funzionamento delle maniglie e delle serrature delle cabine. Allora ho pensato: dobbiamo farle peggio, se no non lavoreremo più». Come si è sviluppato il settore negli ultimi anni? «In passato lavoravamo soprattutto con i grandi cantieri, tra i quali anche l´Ansaldo; abbiamo fatto transatlantici come il Rex, il Giulio Cesare, il Cristoforo Colombo, l´Andrea Doria, il Michelangelo e il Raffaello. Negli anni Sessanta abbiamo partecipato al primo Salone Nautico e ci siamo dedicati sempre più alla nautica da diporto, che oggi costituisce il 50 per cento della nostra produzione». Rimpianti? «Oggi i clienti sono sempre più spesso grossi gruppi, multinazionali e manca quel rapporto umano col cliente che diventava scambio di opinioni sul prodotto, su come si poteva migliorare. Serviva a loro e a noi. Una volta la barca da diporto era un prodotto artigianale, oggi è un prodotto industriale». Che cosa vi rende competitivi col resto del mondo? «Specializzazione e tecnologia. Ogni anno acquistiamo nuove macchine e il nostro ultimo gioiello è una tornitrice a controllo numerico che salda i perni delle serrature, costata più di 100 mila euro, che spero durerà una decina di anni». Da sempre, Razeto & Casareto, ossia due famiglie, a capo della stessa azienda. Mai divergenze? «La cosa in cui crediamo di più è la coesione tra i soci e abbiamo anche la fortuna di essere interscambiabili». Timori per il futuro? «La crisi dovrebbe colpire soprattutto la piccola nautica e non i grossi cantieri, la navi da diporto. Nell´ultimo decennio il settore è cresciuto dell´8-12 per cento. Speriamo continui così».

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sudan, strage di lavoratori cinesi i ribelli del darfur uccidono 5 ostaggi - cristina nadotti (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 28-10-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 18 - Esteri Sudan, strage di lavoratori cinesi i ribelli del Darfur uccidono 5 ostaggi è allarme nella zona dei pozzi petroliferi. Fuggiti altri due rapiti Pechino è il maggior investitore straniero nel paese CRISTINA NADOTTI Un altro fronte di conflitto si apre nel Sudan, dove nella zona petrolifera di Abyei i ribelli alzano il tiro contro gli investitori stranieri. Ieri le autorità sudanesi hanno fatto sapere che cinque dei nove lavoratori cinesi rapiti nella zona del sud Kordofan, nel Sudan centrale, lo scorso 19 ottobre, sono stati uccisi. L´esecuzione, perché di questo si tratta secondo il ministero degli Esteri sudanese, «è stata compiuta seguendo le istruzioni del Jem, il Justice and equality movement» il gruppo di ribelli del Darfur che sostiene di battersi per una distribuzione più equa dei proventi del petrolio della zona. Secondo quanto dichiarato dal portavoce del ministero, altri due lavoratori sono riusciti a scappare e hanno riportato ferite lievi, mentre due degli ostaggi sono ancora in mano ai ribelli. I due ostaggi feriti e i corpi dei cinque uccisi sono stati trovati da uomini delle forze di sicurezza e dell´esercito sudanesi che facevano ricerche nell´area in cui era avvenuto il rapimento. Nel corso dell´anno, nella zona sono stati tre i sequestri di lavoratori del settore petrolifero. La settimana scorsa il governo di Karthum aveva detto che le forze di sicurezza avevano lanciato un´offensiva nel tentativo di liberare i lavoratori cinesi, tre ingegneri e sei operai specializzati, e che i rapitori erano stati circondati, ma il ministero ha smentito che ieri ci sia stata un´azione di forza per liberare i sequestrati. I ribelli del Jem non hanno confermato di aver avuto parte diretta né nel rapimento né nell´uccisione e nella zona ci sono numerose gruppi armati che si ricollegano a diversi clan locali. Chiunque ci sia dietro il rapimento e l´esecuzione, la vicenda dei lavoratori cinesi conferma la pericolosità di una delle zone più instabili del Sudan, quella di Abyei, da sempre contesa tra Sudan del nord e Sudan del sud. I lavoratori erano dipendenti della Cnpc, China National Petroleum Corporation, che è parte della Greater Nile Petroleum Operating Company, un consorzio che include anche l´indiana Ongc, la malese Petronas e la sudanese Sudapet. Il consorzio produce oltre 300 mila barili di petrolio al giorno e la Cina è il maggior investitore straniero in Sudan. Il ministero degli Esteri sudanese ha sostenuto che in principio i rapitori avevano chiesto che la Cnpc lasciasse l´area e interrompesse lo sfruttamento delle risorse petrolifere della zona, e in seguito somme di danaro, fino a un milione di dollari.

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Brembo sale al 100% sulle due ruote di Kbx (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 28-10-2008)

Argomenti: Cina

Brembo sale al 100% sulle due ruote di Kbx da Finanza&Mercati del 28-10-2008 Brembo accelera sull'India. La società bergamasca leader nei sistemi frenanti ad alte prestazioni ha raggiunto un accordo con Bosch per l'acquisto dell'altro 50% dell'indiana Kbx Motorbike per 10,7 milioni di euro. «Kbx è stata costituita nel febbraio 2006 attraverso una joint venture paritetica con Bosch - spiega a F&M Umberto Simonelli, direttore business & development per l'Asia di Brembo e ad di Kbx - Facendo valere l'opzione call di cui eravamo in possesso siamo arrivati oggi a controllare il 100% del capitale, segnando un importante passo nella nostra strategia di crescita in questo mercato». In India il comparto delle due ruote è in forte crescita: nel 2008 sono state registrate 8,8 milioni di moto, di cui 1,5 milioni di potenza superiore ai 125 cc (segmento di riferimento per Brembo) e nel 2009 ci si aspetta un ulteriore aumento a doppia cifra fino a raggiungere i 9,5 milioni complessivi, 1,7 milioni di media e grossa cilindrata. «Dopo questa operazione che ci permette di aggiungere al centro di progettazione anche uno stabilimento di 5.000 metri quadrati (con opzione di raddoppio) a Pune, nel cuore del distretto dell'auto, dove sono pronti a sbarcare a breve anche Mercedes e Volkswagen - continua - continueremo a cercare altre opportunità di carattere produttivo anche in altri settori del nostro core business (auto e veicoli commerciali, ndr)». In base all'ultima semestrale l'Asia pesa per il 4,2% sulle vendite di Brembo, ma se si considera che la Cina consolida solo a partire da maggio e l'India non è ancora in bilancio le potenzialità sono davvero elevate. «La nostra strategia di contenimento della crisi che ha travolto il settore auto passa proprio per l'espansione nei Paesi dell'area Bric». C.P.

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Fiere, doppietta in Cina per la jv Milano-Hannover (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 28-10-2008)

Argomenti: Cina

Fiere, doppietta in Cina per la jv Milano-Hannover da Finanza&Mercati del 28-10-2008 Fiera Milano e la Fiera di Hannover accelerano sul mercato fieristico cinese. Ieri, infatti, sono state inaugurate a Shanghai PTC Asia e CeMat, due delle manifestazioni fieristiche più importanti tra quelle nel portafoglio della joint venture espositiva tra Milano e Hannover. CeMat si rivolge al comparto della logistica. PTC Asia si occupa invece di oleoidraulica, pneumatica e componentistica. «In questo momento difficile - ha commentato il presidente di Fiera Mi Michele Perini - a Shanghai prende la sua rivincita l'economia reale, quella del fare, di cui Fiera Milano è orgogliosa di essere portavoce».

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Cina, arrestati e detenuti nelle celle segrete (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 28-10-2008)

Argomenti: Cina

Cina, arrestati e detenuti nelle celle segrete PECHINO A Pechino esistono almeno quattro prigioni segrete, camuffate da alberghi. In quegli edifici vengono rinchiusi coloro che dalla provincia vengono nella capitale e si recano alla Corte suprema di giustizia per presentare petizioni e chiedere il risarcimento di qualche torto subito. Lo denuncia il professore di diritto Zhu Ziyong, lo stesso che da alcuni mesi si batte per dare assistenza legale alle vittime del latte contaminato con la melamina. Nella Repubblica popolare cinese le petizioni sono legalmente ammesse e ufficialmente persino incoraggiate. Ma poi di fatto vengono spesso contrastate e illegalmente represse.

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L'Asia scopre le sue debolezze e aspetta le risposte della Cina (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2008-10-28 - pag: 1 autore: IL CONTAGIO DEI MERCATI L'Asia scopre le sue debolezze e aspetta le risposte della Cina di Alessandro Merli L' ondata di vendite che si è abbattuta ieri sulle Borse asiatiche dà la misura della nuova paura che attanaglia i mercati finanziari, quella della recessione globale. Il circolo vizioso che da tempo si temeva - quello della crisi finanziaria che provoca un aggravamento delle condizioni dell'economia reale, il quale a sua volta si ripercuote di nuovo sulla finanza - si è messo in moto. L'Asia, oggi parte del problema, può giocare però un ruolo decisivo nella sua soluzione. Continua u pagina 7 l'articolo prosegue in altra pagina

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Mosca apre a Pechino le riserve di greggio (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-28 - pag: 2 autore: Mosca apre a Pechino le riserve di greggio Il premier cinese Wen Jiabao ( nella foto) incontrerà oggi a Mosca il primo ministro russo Vladimir Putin per discutere,tra l'altro,della crisi finanziaria. Sarà inoltre siglato un accordo che aprirà alla Cina l'accesso a 300 milioni di tonnellate di petrolio russo per i prossimi 20 anni,pari al 4%dei suoi consumi annuali.Come parte dell'intesa,le imprese russe avranno prestiti per 20-25 miliardi di dollari. REUTERS

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G-8 da allargare a Cina e India (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-28 - pag: 4 autore: VERSO LA NUOVA BRETTON WOODS/ 1 Mario Baldassarri Popolo della libertà «G-8 da allargare a Cina e India» «La grave crisi finanziaria internazionale è in realtà solo la punta dell'iceberg. Dietro ci sono squilibri dell'economia mondiale, che sono molto più profondi e radicali e che oggi richiedono un riassetto complessivo di governance». Il presidente della Commissione finanze del Senato, Mario Baldassarri, motiva così la sua scelta di presentare, a nome del Pdl, una mozione che impegna il Governo ad agire in sede internazionale per promuovere una nuova Bretton Woods. A quali squilibri si riferisce? Da una parte abbiamo gli Stati Uniti, che consumano più di quel che producono e hanno un deficit estero pari al 7% del Pil da dieci anni.Dall'altra c'è la Cina, che invece consuma meno di quel che produce, ha un enorme risparmio e fino ad ora con queste enormi disponibilità comprava il debito americano. Poi, i cinesi si sono accorti che non bastava più comprare titoli di stato americani e hanno cominciato a comprare pezzi di economia reale. E adesso hanno in mano un fondo sovrano con il quale possono comprare in giro per il mondo banche e imprese. E, per effetto della crisi finanziaria, possono ottenerli a prezzi stracciati. Quindi, dietro alla crisi finanziaria internazionale ci sono i global imbalances, come dicevano i vecchi documenti del Fmi... Certo, ci sono gli squilibri globali dell'economia reale. La finanza e la sua crescita smisurata è solo la conseguenza. La Cina, ad esempio, è entrata nel Wto ma non è entrata nel sistema dei cambi e abbiamo avuto un renminbi cinese che si è agganciato al dollaro per decisione politica e si è preso il 50 per cento di svalutazione verso l'euro. L'Europa ha in tal modo regalato il 50 per cento di dazi negativi alla Cina, attraverso il super euro. Ma c'è un altro motivo che depone a favore di un rapido cambiamento dell'ordine economico definito a Bretton Woods. Quale? Il G8 di cui noi parliamo ora fra tre o 5 anni, in base ai pesi economici, dovrebbe essere ristrutturato. Fra cinque anni avremo infatti la Cina come primo paese per valore assoluto del Pil seguita da Stati Uniti Giappone Russia, India Brasile Corea . E, a seguire, uno dei quattro principali paesi europei. Non si può continuare a dire: decidiamo in seno al G8 e poi invitiamo Cina e India, cioè due paesi che pesano per un terzo dell'economia mondiale. Serve un governo mondiale adeguato e condiviso. Dovrebbero cambiare anche le istituzioni, oltre che la governance internazionale? Non serve moltiplicare i centri di decisione istituzionali. Il problema di fondo è che nel G8 non sono rappresentate tutte le economie più forti. Inoltre, ritengo che l'Europa dovrebbe essere presente fra i grandi come Europa unita. Bisognerebbe cioè cogliere l'occasione per un salto di qualità verso una sovranità politica piena. In sostanza, abbiamo la moneta unica ma è più che mai necessario costruire anche gli Stati Uniti d'Europa. R.Boc. «Una svalutazione competitiva del 50% con la moneta cinese agganciata al dollaro» INFOPHOTO Mario Baldassarri

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Brembo cresce nel mercato indiano (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-10-28 - pag: 41 autore: Il gruppo italiano ha acquisito da Bosh il 50% della joint venture Kbx per 10,7 milioni Brembo cresce nel mercato indiano MILANO Il gruppo Brembo rafforza la propria presenza in India. La società, attiva nel settore dei sistemi frenanti ad alte prestazioni, ha annunciato di essere salita al 100% della joint venture Kbx Motorbike Products Private, acquisendo la quota del 50% detenuta da Bosch Chassis Systems India. L'ammontare dell'operazione, in base al contratto di joint venture, è pari a 10,7 milioni di euro. «Questa acquisizione rappresenta un importante passo nella crescita di Brembo in un mercato in forte espansione. Proprio per questo motivo, Brembo continuerà a ricercare altre opportunità di carattere produttivo anche in altri settori del proprio core business » ha commentato il presidente di Brembo, Alberto Bombassei. La chiusura della procedura di acquisizione è prevista entro la fine dell'anno. L'operazione rientra nella strategia di rafforzamento del gruppo sui mercati internazionali, ribadita a fine settembre dal presidente. In quest'ottica era stato deciso l'acquistoil mese scorso del 50% di Bcbs (Brembo ceramic brake system), joint venture nella produzione di freni a disco in ceramica detenuta pariteticamente con Daimler, gruppo Mercedes. «Con l'acquisizione del 100 % di Kbx - prosegue Bombassei- Brembo sta proseguendo, dopo la Cina, la propria strategia di sviluppo sui mercati asiatici che, anche in questa difficile congiuntura internazionale, riteniamo continueranno a crescere e ad assicurare la sostenibilità del business. Kbx, in particolare grazie al knowhow di Brembo, è leader indiscusso del mercato indiano con una quota di oltre il 50% del segmento moto con cilindrata a partire da 125 cc». Kbx, che opera nello sviluppo e nella produzione di impianti frenanti nel mercato indiano, era stata costituita nel febbraio 2006 come joint-venture paritetica tra Brembo e Bosch. Per l'esercizio in corso le stime indicano per la società indiana un fatturato di circa 1,050 miliardi di Rupie, pari a circa 17 milioni di euro. A livello di redditività le attese sono per un Ebit di circa 93 milioni di Rupie, pari a 1,5 milioni di euro. Kbx, secondo quanto precisato ieri in una nota, non ha debiti finanziari. La controllata del gruppo Brembo in India conta attualmente oltre il 50% del mercato dei sistemi frenanti a disco dei motoveicoli prodotti in India. Nel nuovo stabilimento nel distretto dell'automotive dell'India, Pune, lavorano circa 220 persone. Brembo inoltre è presente in India dal 2007 con un centro di progettazione a supporto delle attività di Ricerca e Sviluppo del Gruppo. «Riteniamo che- aggiunge il presidente del gruppo- il mercato Indiano continuerà a crescere anche nel prossimo triennio, dopo che nel 2008 sono stati prodotti in totale 8 milioni di scooter e motoveicoli». Ieri il titolo Brembo ha lasciato sul terreno il 6,03% chiudendo a 5,265 euro. Da inizio anno il saldo per il gruppo di Stezzano, in provincia di Bergamo, è negativo per il 52% circa. Mo.D. LA STRATEGIA Bombassei: proseguiamo lo sviluppo nei Paesi del Far East che, grazie alla loro crescita, assicurano la sostenibilità del business Il presidente. Alberto Bombassei IMAGOECONOMICA

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Fortescue userà le ferrovie Bhp e Rio (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2008-10-28 - pag: 47 autore: Minerarie. Il Tesoriere federale obbliga i due colossi a condividere le reti Fortescue userà le ferrovie Bhp e Rio Barbara Pezzotti SIDNEY L'ok definitivo è arrivato ieri. I colossi minerari Rio Tintoe Bhp Billiton dovranno condividere le loro reti ferroviarie con il rivale Fortescue. A stabilirlo è stato il Tesoriere federale, Wayne Swan, che ha costretto ad aprire l'accesso delle infrastrutture ( Robe River e Hamersley per Rio e Goldsworthy per Bhp) ai piccoli produttori attivi nella regione del Western Australia, ricca di giacimenti minerari, ma povera di trasporti locali per i prossimi venti anni. A meno di improbabili nuovi colpi di scena, si conclude così la pluriennale battaglia legale intrapresa da Fortescue Metals nella lunga guerra per l'usodelle ferrovie di Pilbara. L'Alta Corte australiana aveva in verità già respinto l'ultimo appello di Bhp Billiton, secondo il quale l'apertura al pubblico delle sue linee ferroviarie private di Mt Newman e di Goldsworthy avrebbe compromesso il lucroso processo di produzione di minerali ferrosi del gigante minerario. In una dichiarazione, l'organo giudiziario aveva respinto all'unanimità l'argomento di Bhp, sostenendo che la richiesta di Fortescue di utilizzare le linee non avrebbe potuto in alcun modo pregiudicare le attività di Bhp nell'area. E proprio un mese fa il National Competition Council aveva espresso un mese fa una raccomandazione favorevole all'utilizzo pubblico delle linee. L'allora piccola Fortescue, capitanata dal miliardario Andrew "Twiggy" Forrest, aveva chiesto per la prima volta accesso alle ferrovie di Bhp nel lontano 2004 per sostenere la commercializzazione del suo progetto Mindy Mindy, avviato in joint venture con Consolidated Minerals. Da allora Forrest ha costruito la sua fortuna sulle attese generate dai suoi progetti a Pilbara. Finalmente, a maggio di quest'anno il primo carico di minerali ferrosi spedito in Cina ha smentito voci di presunte difficoltà: nelle ultime otto settimane del 2007-2008 Twiggy ha spedito 1,66 milioni di tonn. di materie prime, intascando 200 milioni $ australiani. La decisione positiva del Tesoriere federale non avvantaggia solo Fortescue, ormai divenuto uno degli attori principali nel mercato australiano del ferro, ma anche altre compagnie che hanno interessi a Pilbara, come Atlas Iron e Brockman Resources. Dal canto suo, Fortescue si è sempre dichiarata disponibile a rendere accessibile a terzi le sue ferrovie e le infrastrutture portuali associate al suo giacimento di minerali ferrosi a Cloud Break.

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L'Asia scopre le debolezze (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-28 - pag: 7 autore: DALLA PRIMA L'Asia scopre le debolezze Per Paesi che hanno costruito la propria prosperità sulle esportazioni, come quelli asiatici, un'economia mondiale in stallo è un colpo durissimo.Due le prove più evidenti. La Borsa di Hong Kong, che è il metro dell'integrazione della Cina e della regione con il resto del mondo, ha visto il suo valore dimezzarsi in due mesi. Intanto lo yen ha guadagnato il 25% in tre mesi ed è ai livelli più alti sul dollaro da 13 anni, tanto da meritarsi la preoccupazione del G-7, che ieri ha diffuso un comunicato ad hoc per lamentarne l'«eccessiva volatilità».Frase in codice per dire che si è già apprezzato troppo, anche se non è chiaro se alle parole seguiranno i fatti degli interventi. Con lo yen in rialzo così forte, l'industria giapponese perde competitività e la Borsa di Tokyo lo registra. Sono entrambe manifestazioni che il modello asiatico, con i principali mercati d'esportazione in fase recessiva, mostra la corda.Il problema è del Giappone, della Cina, della Corea (la più instabile dal punto di vista finanziario), ma anche degli altri Paesi della regione e, in realtà, di tutto il mondo degli emergenti che ha fatto dell'export la chiave per spingere la crescita e accumulare ingenti riserve. Anche se l'attenzione del G-7 si è concentrata sul Giappone, è dalla Cina che può venire l'azione decisiva. Le misure adottate finora da Pechino non incoraggiano all'ottimismo. La modesta rivalutazione dello yuan sul dollaro è stata pressoché bloccata e i rimborsi delle imposte sull'export verranno aumentati: due segnali che il Governo cinese non intende mollare il traino dell'export che finora ha funzionato così bene. Per migliorare il benessere della popolazione, la Cina ha bisogno però di reindirizzare le proprie risorse verso la domanda interna, con un programmadi investimenti in infrastrutture e servizi sociali, che oggi mancano quasi del tutto. Questo contribuirebbe a riequilibrare l'economia mondiale, creando un potere d'acquisto in Cina che possa essere soddisfatto dai produttori locali, ma anche dagli stranieri. C'è poi la questione delle enormi riserve ufficiali, duemila miliardi di dollari,che,canalizzate verso titoli del debito pubblico Usa, hanno contribuito a comprimere i tassi d'interesse creando una delle condizioni per il disordine finanziario attuale. La Cina ha dimensioni e risorse tali da non poter più solo sfruttare l'espansione dei mercati altrui per generare crescita e riserve, ma da doversi assumere le proprie responsabilità nei confronti della comunità internazionale. Non è detto che possa bastare ai cinesi, come sostiene Sebastian Mallaby ( Council on Foreign Relations), scambiare un investimento delle proprie riserve nella ricapitalizzazione del sistema finanziario occidentale con un ruolo più forte nel Fondo monetario. Ma se ci sarà un nuova Bretton Woods, la Cina devrà stare al centro e non ai margini del sistema,e l'incontro dei giorni scorsi a Pechino con l'Europa ha dato un segnale in questo senso. Nella Bretton Woods originale, ricorda Mallaby, la Gran Bretagna, vecchia potenza imperiale indebitata, aveva bisogno dei capitali americani per garantire la stabilità monetaria del dopoguerra, in cambio dell'ultima parola ceduta agli Usa nella definizione e nella leadership del nuovo sistema. Nella nuova Bretton Woods, a Washington potrebbe toccare il ruolo che fu di Londra e a Pechino quello americano. Alessandro Merli

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Barriere che cadono, barriere che tornano (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-10-28 - pag: 31 autore: M&M Barriere che cadono, barriere che tornano di Sara Cristaldi el pieno del tornado finanziario e in attesa della N nuova governance globale che ora tutti (almeno a parole) dicono di volere, l'Asia tenta di mettersi al riparo e, cercando di giocare sul tempo con risposte più veloci di quelle che non siano arrivate sull'altra sponda del Pacifico, si muove su due fronti: provvedimenti tampone coordinati per limitare le conseguenze dello shock creditizio sull'economia reale dei vari Paesi dell'area, e accelerazione dei processi di integrazione asiatica. Non manca chi vorrebbe buttare il cuore e i portafogli oltre l'ostacolo. Come la Thailandia, attuale presidente dell'Asean (Associazione dei 10 Paesi del Sud-Est del continente), che la scorsa settimana ha avanzato la proposta di un Fondo monetario asiatico, un'istituzione finanziaria a metà strada tra l'Fmi e la Banca mondiale. Il progetto forse non vedrà la luce (che ne pensano Cina e Giappone, non è dato di sapere). Ma quel che è già realtà è l'accelerazione impressa dai Paesi asiatici ai loro accordi bilaterali di libero scambio (vedi articolo e intervista qui a lato). Una sorta di investimento sul futuro, da anni auspicato dalle multinazionali e da chi è andato a investire in quest'area, per fluidificare il flusso delle esportazioni di Paesi che sulle vendite all'estero hanno costruito i loro modelli di sviluppo. E le loro riserve di valuta estera. Ma c'è di più. A partire dal Giappone, le imprese asiatiche (e non solo loro) hanno creato una nuova catena di fornitori globale ( global supply chain) con epicentro nel Sud-Est come nel Far East dell'area. Esempio tipico la Thailandia per l'auto, da cui la definizione di "Detroit dell'Asia" conquistata dall'antico Regno del Siam. La catena a questo punto va preservata e l'abbattimento accelerato delle tariffe doganali è la strada per farlo e per tornare a essere competitivi quando la crisi sarà superata. Questo almeno nei propositi. Resta infatti in agguato il protezionismo che su altri continenti rischia di tornare protagonista. E il cui contagio potrebbe rivelarsi più pericoloso e distruttivo di quanto non sia stato in passato. Per tutti, a partire proprio da Usa ed Europa. sara.cristaldi@ilsole24ore.com

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L'Asia si rifugia nel free trade (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-10-28 - pag: 31 autore: Oltre la crisi. Raffica di accordi commerciali d'area - è invece stallo nelle trattative con Usa e Unione europea L'Asia si rifugia nel free trade Tokyo stringe con l'Asean e tratta con l'India - Intesa tra Cina e Singapore Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro inviato In un ottobre nero per l'Asia, investita in pieno da una crisi finanziaria che non ha provocato, lo sprazzo di luce viene da una accelerazione degli accordi di libero scambio o partnership economica che, sia pure nel quadro generale di delusione per lo stallo dei negoziati Wto, segnala la prosecuzione di una prospettiva di maggiore integrazione regionale, con potenziali riflessi importanti per le imprese internazionali. Se, di fronte alla crisi, su un piano collettivo per ora non si è andati oltre la volontà di accelerare la multilateralizzazione - in un fondo anti-emergenze da 80 miliardi di dollari - degli accordi bilaterali di swap valutario in corso, i negoziati sui Free trade agreements (Fta) hanno registrato alcune svolte. Giovedì scorso il premier cinese Wen Jiabao e quello di Singapore Lee Hsien Loong hanno firmato un Fta ( esteso a investimenti e servizi) che, secondo lo stesso Lee, ha «implicazioni molto vaste». è una intesa che spiana la strada a un accordo onnicomprensivo di libero scambio ( inclusi gli investimenti) nel 2010 tra Pechino e l'Asean, che sempre settimana scorsa hanno tenuto a Nanning la quinta China-Asean Expo, con promesse di più stretta collaborazione (anche se i cinesi non hanno fatto quella più attesa, ossia di importare di più per alleviare l'impatto dello tsunami finanziario del Sud- Est asiatico). Dal punto di vista di Singapore, che è in recessione, il fatto che dal 2012 la Cina eliminerà le tariffe sul 97,1% sui suoi prodotti rilancia l'attrattiva della città-statoanche come destinazione di investimenti delle imprese straniere interessate a farne la base per la conquista del colosso continentale, che dovrà spingere sempre più sulla domanda interna. A sua volta Pechino potrà alzare il suo profilo, con l'apertura diretta ad esempio di ospedali e scuole, nel piccolo Paese che, se pure rappresenta il baricentro della diaspora cinese, poggia su un delicato equilibrio etnico. A Tokyo, intanto, è stato appena annunciato che dal primo dicembre entrerà in vigore l'Fta tra il Giappone e l'Asean (almeno per quanto riguarda il Giappone, perché alcuni Paesi ratificheranno solo nel 2009). «Un evento molto importante – sottolinea Takuya Yamazaki, vicedirettore della divisione Economic Partnership del Meti –. Le nostre imprese hanno costruito una global supply chain con epicentro nel Sud-Est asiatico,che troverà vantaggi essenziali nella eliminazione delle tariffe ».L'esempio classico è quello di una impresa giapponese che invia componentistica per l'assemblaggio in Thailandia e la vendita del prodotto finito in un altro Paese Asean. Durante la visita a Tokyo del premier indiano Singh, è stato concordato di fare il possibile per concludere un Fta entro fine anno. «Restano poche questioni in sospeso – chiarisce Yamazaki –. Ad esempio farmaceutica e medicale: per noi è difficile accedere alla richiesta di riconoscimento dei farmaci generici».L'India dovrebbe firmare un Fta con l'Asean a metà dicembre, così come faranno Australia e Nuova Zelanda. «I diversi negoziati bilaterali con l'Asean dovrebbero, a partire dal 2010, confluire nel tentativo di creare un'area regionale di libero scambio "Asean più 6", che noi sosteniamo come la migliore soluzione», conclude Yamazaki. Per lui, come per i cinesi, l'ideale sarebbe una ripresa del Doha Round,ma«nel frattempo non è possibile restare fermi ». Tokyo ha anche annunciato gli accordi con Vietnam e Svizzera. Quest'ultimo rappresenta la prima intesa di Tokyo con un Paese avanzato, mentre analogamente qualche mese fa la Cina ha firmato con la Nuova Zelanda. Spicca negativamente lo stallo degli Fta asiatici con Usa e Ue. In estate è stata abbandonata formalmente l'idea di un Fta tra il Giappone e la Ue, i cui negoziati con la Corea proseguono senza slanci. Del resto, l'Fta tra Seul e gli Usa non è stato ancora ratificato a più di un anno e mezzo dalla firma, e nel dibattito di metà ottobre con McCain è stato citato da Obama come esempio squilibrato di impegno verso il libero mercato a svantaggio dell'America e dei suoi lavoratori. stefano.carrer@ilsole24ore.com VANTAGGI PER LE IMPRESE L'eliminazione delle tariffe agevolerà il funzionamento della «global supply chain» costruita nel Sud-Est asiatico dalle aziende straniere MULTILATERALISMO AL PALO Le molte intese bilaterali si concretizzano sullo sfondo di negoziati Wto fermi Anche New Delhi tratta con il blocco sud-orientale

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Pechino stimola l'economia con i treni (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-10-28 - pag: 31 autore: Pechino stimola l'economia con i treni L'economia si stimola anche con le ferrovie. E la Cina investe: 231 miliardi di euro per limitare l'impatto della crisi globale. Nei prossimi tre anni i soldi verranno utilizzati per costruire 3.800 chilometri di strada ferrata nella provincia orientale dello Shandong, oltre a quattro nuove linee nella regione autonoma dello Xinjiang Uygur, a Ovest. I lavori (nella foto, operai all'opera su una tratta ad alta velocità) includono linee sia ad alta velocità sia ad alta capacità. EPA

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In Africa il rischio schiva i subprime (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-10-28 - pag: 33 autore: In Africa il rischio schiva i subprime Marco Ferraro Sembra lontana, vista dalle capitali africane, la crisi finanziaria nata negli Stati Uniti e propagatasi alle maggiori economie mondiali. Almeno per il momento il continente non ha sofferto, se non marginalmente, gli effetti della crisi. Secondo le stime dell'Fmi, diffuse a ottobre, fino a settembre la crescita del Pil africano per il 2009 era prevista al +6,7%. Adesso, tenuto conto del quadro determinatosi nell'ultimo mese, è stata rivista al 5,9%. Una performance attesa di tutto rispetto, in un mondo che si trova a fare i conti con la prospettiva di una recessione globale. Una volta si diceva che se l'America starnutisce, il resto del mondo si prende l'influenza. Eppure l'Africa in questo momento non sembra sulla via di subire un contagio. Secondo la Banca Africana di Sviluppo, la ragione viene dall'isolamento rispetto ai mercati finanziari globali in cui la finanza africana è vissuta finora. I mercati finanziari del continente sono in genere chiusi, con rigidi controlli sui movimenti di capitali all'estero e con limiti alla proprietà straniera delle banche nazionali. Tutti elementi che hanno impedito alle banche africane di essere coinvolte nel mercato dei mutui subprime. Negli ultimi giorni la Banca Nazionale Sudafricana ha pubblicato il “ Rapporto sulla stabilità finanziaria”, confermando che nel Paese - la maggiore piazza finanziaria del continente - il sistema bancario sembra solido. Nel rapporto, divulgato il 23 ottobre, la Banca afferma che le istituzioni finanziarie sudafricane hanno un esposizione molto limitata a titoli subprime. La Nigeria, la seconda economia dell'Africa subsahariana, ha un sistema bancario che ha attraversato negli ultimi anni una fase di consolidamento, con 24 banche ora attive rispetto alle circa 90 di pochi anni fa. In ottobre la Federazione degli istituti di credito nigeriani ha comunicato che le banche del Paese non sono al momento influenzate dalla crisi dei mercatifinanziari statunitensi e europei, non avendo partecipato al mercato dei subprime. I rischi per l'Africa non vanno ricercati nel sistema bancario, come ha indicato il presidente della Banca Africana di Sviluppo, Donald Kaberuka: i Paesi africani rischiano di essere danneggiati dalla contrazione della crescita globale e dalla diminuzione della domanda di materie prime. I maggiori produttori di petrolio, come l'Angola, la Nigeria, il Ciad e il Sudan, sono esposti ai contraccolpi di una diminuzione della domanda mondiale. Per la Repubblica Democratica del Congo e lo Zambia si prospettano tempi difficili se la domanda di minerali come il rame e il ferro dovesse crollare. La maggior parte degli esperti tuttavia ritiene che la diminuzione della domanda per i beni di cui l'Africa è esportatrice sarebbe in ogni caso temporanea, data l'inesauribile richiesta di materie prime africane da parte di Cina e India. Di questi rischi e di come farvi fronte si parlerà il 12 novembre a Tunisi: in quella data i ministri delle Finanze dei Paesi africani si riuniranno sotto l'egida della Banca Africana di Sviluppo e dell'Unione Africana. Obiettivo: definire una strategia per minimizzare gli effetti della crisi. marco.ferraro@live.it

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Il check-up diventa globale (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-10-28 - pag: 34 autore: Il check-up diventa globale Zey: «Il turismo medicale creerà il mercato mondiale della salute» Antonio Dini è una rivoluzione silenziosa. Che cambia il volto non solo dei ser-vizi sanitari, ma anche della ricerca medica e degli investimenti mondiali nelle infrastrutture dedicate alla salute. Cambierà persino le strategie dei grandi gruppi assicurativi oltre che dei pazienti, soprattutto in questo periodo di crisi globale. E in prospettiva porrà anche problemi politici e sociali finora inediti. Il turismo medicale, attivato dalla diminuzione dei costi del trasporto aereo e dall'utilizzo di Internet per disintermediare le relazioni fra pazienti e medici (ovunque siano nel mondo), cresce rapidamente. Secondo Michael Zey, 54 anni, docente universitario negli Usa, consulente con la sua società Expansionary Institute e autore tra gli altri libri di " Ageless Nation", nel 2010 sarà unbusiness da 40 miliardi di dollari che muoverà 780 milioni di pazienti attraverso il mondo. I flussi vanno dai Paesi più industrializzati agli emergenti, in particolare Cina, India, ma anche Thailandia, Filippine, Singapore. «C'è alle porte –dice Zey –un periodo di crescita del turismo medicale, alimentato sia dall'industria del turismo che da quella sanitaria. Si viaggerà sempre di più per farsi curare con procedure d'eccellenza, in Paesi in cui è possibile anche fare degenze simili a una vacanza. Spendendo una frazione del costo pagato negli ospedali americani o europei, spinti anche dal bisogno di contenere i costi in questa fase economica di crisi e favoriti dalla diminuzione del carburante degli aerei, verso strutture certificate da soggetti indipendenti come la Joint Commission International». Un americano già oggi risparmia 80mila dollari se va a farsi fare un trapianto di fegato in Malaysia, 42mila se deve cambiare una valvola cardiaca e va a Cipro, 55mila per operarsi di tumore a Istanbul. Oggi il problema è la mancanza di attenzione al fenomeno. «La spesa sanitaria – commenta Zey – è un problema per il budget degli Usa come dei Paesi europei. Ma ad esempio i candidati alla Casa Bianca non hanno nemmeno sfiorato il tema del turismo medicale. è una ironia, perché i politici, che spesso sono male informati, hanno negli anni spinto per una competizione internazionale in tanti altri settori, avallando il modello dell'outsourcing industriale e dei servizi, ma hanno tralasciato questo». L'evoluzione nei prossimi anni sarà talmente profonda che, secondo Zey,anche continuare a chiamarlo semplicemente " turismo medicale" diventerà riduttivo. «Solo che – dice Zey – non c'è ancora un nome per descrivere questo outsourcing che sta creando il primo, vero mercato globale della salute». C'è però un punto di possibile crisi nel prossimo futuro. Se è vero che il turismo medicale ha il vantaggio di alleggerire la pressione sui sistemi sanitari nazionali dei Paesi occidentali e di democraticizzare le terapie d'avanguardia, a lungo fuori portata per i meno abbienti delle società industrializzate, il rischio è quello di scontri neanche troppo sotterranei fra soggetti diversi: «I dottori e gli ospedali – osserva Zey – sentiranno la pressione della competizione dei prezzi nel mercato globale della salute: chirurgia, anestesia, persino il costo di soggiorno in ospedale. E alcune strutture nazionali si opporranno alla richiesta dei pazienti e degli assicuratori per difendere la loro posizione centrale nei sistemi sanitari nazionali. In dieci anni il turismo medicale diventerà un problema molto rilevante per l'agenda dei politici». Però,uno degli effetti della globalizzazione della sanità, con il conseguente spostamento dei flussi di denaro, avrà anche un'altra conseguenza. Da un decennio la ricerca biomedica trova sempre più spazio nell'agenda di molti Paesi emergenti. Adesso, verrà alimentata con ancor più vigore dai proventi dell'industria del turismo medicale. «E questi Paesi – dice Zey – saranno quelli che faranno le maggiori innovazioni nel settore sia della ricerca che delle terapie medicali». Già oggi un'azienda come TheraVitae, israelo-vietnamita, lavora su terapie con cellule staminali per i malati di cuore, mentre a Chennai, in India, gli istituti di ricerca medica indagano le terapie geniche, la ricerca sulle staminali, le nanotecnologie, l'ingegnerizzazione dei tessuti, le cure per il diabete. Ma per Zey non c'è rosa senza spine: «Rimane sempre aperto il tema della responsabilità civile e penale di strutture e di medici che si trovano dall'altra parte del mondo nel caso qualcosa vada male; senza contare che pur di rimanere sul mercato, gli ospedali europei ed americani si attrezzeranno sempre più con strumenti di telemedicina, magari dando in outsourcing proprio agli asiatici lo svolgimento non solo delle analisi, ma anche di alcune operazioni per le quali il costo di un chirurgo occidentale è troppo elevato e che con i sistemi robotizzati possono essere fatte anche da migliaia di chilometri di distanza». antonio.dini@ilsole24ore.com PRESSIONE COMPETITIVA Attese dai Paesi emergenti le maggiori innovazioni nella ricerca e nelle terapie Il calo dei prezzi del petrolio favorirà le trasferte Obiettivo salute. Analisi cliniche all'Apollo Hospital di New Delhi. Nel 2010 la ricerca di cure a basso costo interesserà 780 milioni di pazienti BLOOMBERG

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AZIENDE IN CAMPO (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: INTERPORTO DI NOLA data: 2008-10-28 - pag: 21 autore: AZIENDE IN CAMPO TIN Gallozzi investe sull'intermodalità per sviluppare i traffici in Italia e all'estero p Investire in intermodalità per chi è già un operatore del comparto logistico significa, da un lato, allargare il proprio ventaglio di offerta di servizi, dall'altro scommettere sull'espansione più coerente e, in prospettiva, redditizia del business dei trasporti. Sta tutta qui la scelta di Agostino Gallozzi, presidente dell'omonimo gruppo imprenditoriale di Salerno, che da due anni è entrato con una quota del 30% nel capitale di Tin, società che gestisce l'interporto di Nola, assumendone tra l'altro l'incarico di amministratore delegato. Un'operazione che è partita dalla presa di coscienza di quanto di buono si era, fino a quel momento, fatto nell'unico scalo intermodale di rilevanza nazionale esistente al Sud. «Ho sempre guardato con grande interesse - racconta Gallozzi alle iniziative intraprese dal cavaliere Gianni Punzo. In particolare mi è subito piaciuta l'idea di creare a Nola, centro geografico della Campania posto sui principali assi di collegamento con le altre regioni e con gli hub marittimi del Sud, una piattaforma di interscambio tra trasporti su gomma, ferro, aria e acqua. E così - prosegue Gallozzi - quando due anni fa mi è stata proposta la partnership con Tin, non ho minimamente esitato». Il gruppo Gallozzi dal 1952 è specializzato in trasporti via mare, movimentando attraverso sigle specifiche passeggeri e merci. Il giro d'affari annuo delle 22 società facenti capo alla famiglia salernitana si attesta sui 75 milioni, mentre i dipendenti diretti sono circa 300. L'internazionalizzazione è una filosofia di vita per i Gallozzi: non è un caso se il gruppo, oltre alle sedi di Salerno, Milano e Nola, ha posizionato propri avamposti in Inghilterra, Germania, Stati Uniti e Cina. «La scelta di investire sull'interporto continua è assolutamente coerente con questa filosofia di fondo. Il terminal di Nola è un'ottima opzione sia per i traffici su territorio nazionale, sia per quelli con l'estero». Un anno fa Tin ha impiegato un milione per potenziare il proprio gate multifunzionale nel porto di Napoli. «Abbiamo acquistato spiega Gallozzi apparecchiature moderne che ci consentono di migliorare i tempi e l'efficienza della movimentazione delle merci». Il futuro passa invece per l'incremento dell'utilizzo dei collegamenti su ferro e la riduzione dei trasporti su gomma. «Movimentare la merce via camion - dice Gallozzi - è la cosa più semplice e ovvia. Far crescere il vettore ferroviario, però, consentirebbe di ottimizzare i costi e ridurre le emissioni di sostanze inquinanti». Il problema è che la "strada" che porta dall'attuale sistema caratterizzato da una netta prevalenza della gomma al potenziamento dei trasporti su ferro è tutt'altro che agevole. «L'Italia - ammonisce Gallozzi ha gap infrastrutturali terribili che, ovviamente, si accentuano ancora di più al Mezzogiorno. Si parla di carenza di autostrade ma anche la rete ferroviaria non riesce a soddisfare in pieno le aspettative degli imprenditori che investono su questo vettore». La situazione potrebbe però migliorare con l'espansione dell'alta velocità. «Le nuove linee - dice Gallozzi dovrebbero consentire il decongestionamento dei vecchi tracciati ferroviari che potrebbero diventare appannaggio del trasporto merci».

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del mondo - franco marcoaldi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 28-10-2008)

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Pagina 44 - Cultura DEL MONDO Esce "Il demone e il Dalai lama" Un´inchiesta di Raimondo bultrini un´ombra sul tetto C´è una divisione sotterranea e antica fra i buddhisti che ancora oggi si traduce in sanguinose lotte fratricide FRANCO MARCOALDI Il fondamentalismo islamico rappresenta da anni il principale pericolo della convivenza planetaria. Del fondamentalismo induista si sente parlare sempre più spesso, per via dei massacri perpetrati contro i cristiani. Neppure ebraismo e cristianesimo possono dichiararsi indenni da febbri integraliste, anche se ovviamente di tutt´altra natura. Sin qui, l´unica religione che pareva non correre tale rischio era il buddhismo: ma si trattava di wishful thinking. Ce lo dimostra Raimondo Bultrini nel suo libro Il demone e il Dalai Lama. Tra Tibet e Cina, mistica di un triplice delitto (pagg. 406, euro 18, Baldini Castoldi Dalai), che prende per l´appunto avvio dall´uccisione di un lama e due monaci, avvenuta a Dharamsala (residenza indiana in esilio del Dalai Lama) il 4 febbraio 1997. Che l´episodio, dai vertiginosi rimandi storico-politici e teologico-mondani, non sia stato casuale e circoscritto, è dimostrato dai paralleli accadimenti incorsi in altre parti dell´Asia: nello Sri Lanka, il conflitto tra il governo della maggioranza buddhista cingalese e la minoranza tamil (di religione hindu), ha scatenato una guerra civile che ha già procurato settanta mila morti; mentre nel distretto di Preah Vihear è sorta addirittura una lotta fratricida armata tra i governi thai e cambogiano, entrambi di ispirazione buddhista, per il controllo di un tempio di epoca khmer. Bultrini ricorda questi episodi sin dalla prima pagina e si chiede: «Perché predicare e dichiararsi seguaci di compassione e altruismo, se poi si fa uso delle armi e della violenza per affermare le proprie ragioni?». E´ una domanda che vale anche per le altre religioni, ma nel caso del buddhismo, sinonimo di dolcezza e quiete, l´interrogativo è più bruciante. In particolare per chi, come l´autore, simpatizza con questa nobilissima tradizione e con le sue pratiche tese a liberare la mente dai fantasmi che la abitano. Altri fantasmi però, altri spiriti, altri demoni incombono sul mondo buddhista, e segnatamente su quello tibetano, che a dispetto delle crescenti simpatie raccolte in ogni angolo del pianeta per i crimini patiti dall´imperialismo cinese, non appare affatto unito nella sua sacrosanta battaglia, né tanto meno indenne da diatribe interne via via più violente. E la chiave di volta per capire l´odio reciproco che sta montando tra le opposte fazioni, è rappresentata proprio da una «divinità-spirito-demone», che da secoli condiziona sotterraneamente la vita religiosa e conseguentemente politica del Paese delle Nevi: Dorje Shugden. Ora, tra le diverse tradizioni buddhiste, quella tibetana (innestatasi sul precedente sciamanesimo bon) è circondata forse più di ogni altra dall´aura della magia e del portentoso. Dunque, per cercare di penetrare in tale misterioso universo, bisognerà abbandonare ogni iperrazionalismo, ogni ardore antropocentrico, e provare a immaginare che sul tetto del mondo, nei suoi spazi sublimi e infiniti, l´individuo è ridotto a uno shakespeariano «sogno di un´ombra». Ecco perché Shugden - per alcuni un protettore, per altri il diavolo - può condizionare così prepotentemente la vita collettiva e il destino di ciascuno. Lo stesso Dalai Lama, un tempo suo fervente seguace, lo elesse all´importantissimo rango di "vice" Oracolo di Stato. Successivamente però, resosi conto del suo maligno influsso, ne rinnegò il valore, imponendo severissime restrizioni al suo culto: in quanto protettore esclusivo della tradizione Gelupa, Shugden alimentava settarismo e integralismo, impedendo il dialogo con altre scuole e componenti della comunità religiosa tibetana. A cominciare dalla tradizione dei Nymapa. Questa netta presa di posizione, che incide tanto sul sedimentato mondo delle credenze popolari, quanto sulla geografia del potere religioso, avrà conseguenze impensate. E aprirà una stagione di lotta sempre più cruenta nel mondo tibetano: i seguaci di Shugden insorgono contro il Dalai Lama, accusandolo di farsi bello nel mondo con parole di ecumenismo e pace, mentre impedisce la libertà religiosa dei suoi stessi fratelli. E nello stesso Occidente, fatto ben più sorprendente, si moltiplicano le manifestazioni contro Sua Santità, alimentate da comunità a lui avverse che godono di un crescente afflusso di denaro straniero. I toni si inaspriscono; la violenza verbale, e non solo verbale, cresce. E in questo clima matura il triplice omicidio di Dharamsala. Quanto alle autorità di Pechino, ovviamente, gongolano. Dopo l´impropria investitura di un nuovo Panchen lama gradito al Partito, spingono la seconda autorità religiosa tibetana a sponsorizzare in modo sempre più stretto Shugden e i suoi adepti: la strategia di accerchiamento del Dalai Lama può contare così su nuove, affilatissime armi. Insomma, una vicenda le cui origini affondano in lontane e oscure diatribe mistiche, ha finito per infiltrarsi pesantemente nella scabra e fangosa trama del potere mondano. L´abilità di Bultrini consiste proprio nella capacità di tenere assieme uniti e distinti due registri tanto diversi tra loro. E per riuscire in tale intento, mette in campo una scrittura quanto mai variegata, nella quale si combinano il racconto e le interviste (tra cui quelle, ripetute, al Dalai Lama), pagine di saggismo storico e riflessioni autobiografiche sul mestiere del reporter investigativo. Ma, al fondo, l´urgenza che motiva tale impervia ricerca è una sola: quella di un amico del buddhismo tibetano che con immensa preoccupazione vede svilupparsi, tra i fratelli di una stessa fede, un conflitto che di primo acchito può risultare incomprensibile agli occhi di un occidentale comune. «Ma proprio risalendo alle radici dell´odio che sta lacerando profondamente la comunità tibetana dentro e fuori il Paese delle Nevi, diventa evidente il paradosso che ha spinto e spinge gli eredi dei grandi insegnamenti esoterici ad accelerare il proprio declino, forse la stessa estinzione di una delle più antiche e straordinarie culture del pianeta».

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Dall'ascolto della Parola l'amore per il prossimo (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 28-10-2008)

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CHIESA 28-10-2008 l'omelia Domenica in San Pietro il Papa ha presieduto la Messa conclusiva della XII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi annunciando la visita in Camerun in occasione dell'Assise sinodale per l'Africa e in Angola nel 500° di evangelizzazione del Paese Dall'ascolto della Parola l'amore per il prossimo Benedetto XVI: nutrirsi di Scrittura per rendere efficace l'annuncio agli uomini d'oggi Pubblichiamo l'omelia pronunciata da Benedetto XVI durante l'Eucaristia per la chiusura della XII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi. F ratelli nell'episcopato e nel sacerdozio, cari fratelli e sorelle! La Parola del Signore, risuonata poc'anzi nel Vangelo, ci ha ricordato che nell'amore si riassume tutta la Legge divina. L'evangelista Matteo racconta che i farisei, dopo che Gesù ebbe risposto ai sadducei chiudendo loro la bocca, si riunirono per metterlo alla prova (cfr 22,34-35). U- no di questi, un dottore della legge, gli chiese: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?» ( v. 36). La domanda lascia trasparire la preoccupazione, presente nell'antica tradizione giudaica, di trovare un principio unificatore delle varie formulazioni della volontà di Dio. Era domanda non facile, considerato che nella Legge di Mosè sono contemplati ben 613 precetti e divieti. Come discernere, tra tutti questi, il più grande? Ma Gesù non ha nessuna esitazione, e risponde prontamente: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento » ( vv. 37- 38). Nella sua risposta, Gesù cita lo Shemà, la preghiera che il pio israelita recita più volte al giorno, soprattutto al mattino e alla sera ( cfr Dt 6,4- 9; 11,13- 21; Nm 15,37- 41): la proclamazione dell'amore integro e totale dovuto a Dio, come unico Signore. L'accento è posto sulla totalità di questa dedizione a Dio, elencando le tre facoltà che definiscono l'uomo nelle sue strutture psicologiche profonde: cuore, anima e mente. Il termine mente, diánoia, contiene l'elemento razionale. Dio non è soltanto oggetto dell'amore, dell'impegno, della volontà e del sentimento, ma anche dell'intelletto, che pertanto non va escluso da questo ambito. Poi, però, Gesù aggiunge qualcosa che, in verità, non era stato richiesto dal dottore della legge: «Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo pros- simo come te stesso» ( v. 39). L'aspetto sorprendente della risposta di Gesù consiste nel fatto che egli stabilisce una relazione di somiglianza tra il primo e il secondo comandamento, definito anche questa volta con una formula biblica desunta dal codice levitico di santità ( cfr Lv 19,18). Ed ecco quindi che nella conclusione del brano i due comandamenti vengono associati nel ruolo di principio cardine sul quale poggia l'intera Rivelazione biblica: «Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i profeti» ( v. 40). L a pagina evangelica sulla quale stiamo meditando pone in luce che essere discepoli di Cristo è mettere in pratica i suoi insegnamenti, che si riassumono nel primo e più grande comandamento della Legge divina, il comandamento dell'amore. Anche la prima Lettura, tratta dal libro dell'Esodo, insiste sul dovere dell'amore; un amore testimoniato concretamente nei rapporti tra le persone: devono essere rapporti di rispetto, di collaborazione, di aiuto generoso. Il prossimo da amare è anche il forestiero, l'orfano, la vedova e l'indigente, quei cittadini cioè che non hanno alcun «difensore » . L'autore sacro scende a dettagli particolareggiati, come nel caso dell'oggetto dato in pegno da uno di questi poveri ( cfr Es 20,25- 26). In tal caso è Dio stesso a farsi garante della situazione di questo prossimo. N ella seconda Lettura possiamo vedere una concreta applicazione del sommo comandamento dell'amore in una delle prime comunità cristiane. San Paolo scrive ai Tessalonicesi, lasciando loro capire che, pur avendoli conosciuti da poco, li apprezza e li porta con affetto nel cuore. Per questo egli li addita come un «modello per tutti i credenti della Macedonia e dell'Acaia» ( 1 Ts 1,6- 7). Non mancano certo debolezze e difficoltà in quella comunità fondata di recente, ma è l'amore che tutto supera, tutto rinnova, tutto vince: l'amore di chi, consapevole dei propri limiti, segue docilmente le parole di Cristo, divino Maestro, trasmesse attraverso un suo fedele discepolo. «Voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore scrive san Paolo avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove» . «Per mezzo vostro prosegue l'Apostolo la parola del Signore risuona non soltanto in Macedonia e in Acaia, ma la vostra fede si è diffusa dappertutto» ( 1 Ts 1,6.8). L'insegnamento che traiamo dall'esperienza dei Tessalonicesi, esperienza che in verità accomuna ogni autentica comunità cristiana, è che l'amore per il prossimo nasce dall'ascolto docile della Parola divina. Quanto è importante allora ascoltare la Parola e incarnarla nell'esistenza personale e comunitaria! I n questa celebrazione eucaristica, che chiude i lavori sinodali, avvertiamo in maniera singolare il legame che esiste tra l'ascolto amorevole di Dio e il servizio disinteressato verso i fratelli. Quante volte, nei giorni scorsi, abbiamo sentito esperienze e riflessioni che evidenziano il bisogno oggi emergente di un ascolto più intimo di Dio, di una conoscenza più vera della sua parola di salvezza; di una condivisione più sincera della fede che alla mensa della parola divina si alimenta costantemente! Cari e venerati fratelli, grazie per il contributo che ciascuno di voi ha offerto all'approfondimento del tema del Sinodo: « La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa ». Tutti vi saluto con affetto. Un saluto speciale rivolgo ai signori cardinali presidenti delegati del Sinodo e al segretario generale, che ringrazio per la loro costante dedizione. Saluto voi, cari fratelli e sorelle, che siete venuti da ogni continente recando la vostra arricchente esperienza. Tornando a casa, trasmettete a tutti il saluto affettuoso del vescovo di Roma. Saluto i delegati fraterni, gli esperti, gli uditori e gli invitati speciali: i membri della segreteria generale del Sinodo, quanti si sono occupati dei rapporti con la stampa. Un pensiero speciale va ai vescovi della Cina continentale, che non hanno potuto essere rappresentati in questa assemblea sinodale. Desidero farmi qui interprete, e renderne grazie a Dio, del loro amore per Cristo, della loro comunione con la Chiesa universale e della loro fedeltà al Successore dell'apostolo Pietro. Essi sono presenti nella nostra preghiera, insieme con tutti i fedeli che sono affidati alle loro cure pastorali. Chiediamo al «Pastore supremo del gregge» ( 1 Pt 5, 4) di dare ad essi gioia, forza e zelo apostolico per guidare con sapienza e con lungimiranza la comunità cattolica in Cina, a tutti noi tanta cara. N oi tutti, che abbiamo preso parte ai lavori sinodali, portiamo con noi la rinnovata consapevolezza che compito prioritario della Chiesa, all'inizio di questo nuovo millennio, è innanzitutto nutrirsi della Parola di Dio, per rendere efficace l'impegno della nuova evangelizzazione. Occorre ora che questa esperienza ecclesiale sia recata in ogni comunità; è necessario che si comprenda la necessità di tradurre in gesti di amore la parola ascoltata, perché solo così diviene credibile l'annuncio del Vangelo, nonostante le umane fragilità che segnano le persone. Ciò richiede in primo luogo una conoscenza più intima di Cristo ed un ascolto sempre docile della sua parola. I n quest'Anno Paolino, facendo nostre le parole dell'apostolo: « guai a me se non predicassi il Vangelo » ( 1 Cor 9,16), auspico di cuore che in ogni comunità si avverta con più salda convinzione quest'anelito di Paolo come vocazione al servizio del Vangelo per il mondo. Ricordavo all'inizio dei lavori sinodali l'appello di Gesù: «la messe è molta» ( Mt 9,37), appello a cui non dobbiamo mai stancarci di rispondere malgrado le difficoltà che possiamo incontrare. Tanta gente è alla ricerca, talora persino senza rendersene conto, dell'incontro con Cristo e col suo Vangelo; tanti hanno bisogno di ritrovare in Lui il senso della loro vita. Dare chiara e condivisa testimonianza di una vita secondo la Parola di Dio, attestata da Gesù, diventa pertanto indispensabile criterio di verifica della missione della Chiesa. L a letture che la liturgia offre oggi alla nostra meditazione ci ricordano che la pienezza della Legge, come di tutte le Scritture divine, è l'amore. Chi dunque crede di aver compreso le Scritture, o almeno una qualsiasi parte di esse, senza impegnarsi a costruire, median- te la loro intelligenza, il duplice amore di Dio e del prossimo, dimostra in realtà di essere ancora lontano dall'averne colto il senso profondo. Ma come mettere in pratica questo comandamento, come vivere l'amore di Dio e dei fratelli senza un contatto vivo e intenso con le Sacre Scritture? Il Concilio Vaticano II afferma essere « necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla Sacra Scrittura » ( Cost. Dei Verbum, 22), perché le persone, incontrando la verità, possano crescere nell'amore autentico. Si tratta di un requisito oggi indispensabile per l'evangelizzazione. E poiché non di rado l'incontro con la Scrittura rischia di non essere «un fatto» di Chiesa, ma esposto al soggettivismo e all'arbitrarietà, diventa indispensabile una promozione pastorale robusta e credibile della conoscenza della Sacra Scrittura, per annunciare, celebrare e vivere la Parola nella comunità cristiana, dialogando con le culture del nostro tempo, mettendosi al servizio della verità e non delle ideologie correnti e incrementando il dialogo che Dio vuole avere con tutti gli uomini ( cfr ibid., 21). A questo scopo va curata in modo speciale la preparazione dei pastori, preposti poi alla necessaria azione di diffondere la pratica biblica con opportuni sussidi. Vanno incoraggiati gli sforzi in atto per suscitare il movimento biblico tra i laici, la formazione degli animatori dei gruppi, con particolare attenzione ai giovani. È da sostenere lo sforzo di far conoscere la fede attraverso la Parola di Dio anche a chi è «lontano » e specialmente a quanti sono in sincera ricerca del senso della vita. M olte altre riflessioni vorrei aggiungere, ma mi limito infine a sottolineare che il luogo privilegiato in cui risuona la Parola di Dio, che edifica la Chiesa, è senza dubbio la liturgia. In essa appare che la Bibbia è il libro di un popolo e per un popolo; un'eredità, un testamento consegnato a lettori, perché attualizzino nella loro vita la storia di salvezza testimoniata nello scritto. Vi è pertanto un rapporto di reciproca vitale appartenenza tra popolo e Libro: la Bibbia rimane un Libro vivo con il popolo che lo legge; il popolo non sussiste senza il Libro, perché in esso trova la sua ragion d'essere, la sua vocazione, la sua identità. Questa mutua appartenenza fra popolo e Sacra Scrittura è celebrata in ogni assemblea liturgica, la quale, grazie allo Spirito Santo, ascolta Cristo, poiché è Lui che parla quando nella Chiesa si legge la Scrittura e si accoglie l'alleanza che Dio rinnova con il suo popolo. Scrittura e liturgia convergono, dunque, nell'unico fine di portare il popolo al dialogo con il Signore. La Parola uscita dalla bocca di Dio e testimoniata nelle Scritture torna a Lui in forma di risposta orante del popolo ( cfr Is 55,10- 11). C ari fratelli e sorelle, preghiamo perché dal rinnovato ascolto della Parola di Dio, sotto l'azione dello Spirito Santo, possa sgorgare un autentico rinnovamento nella Chiesa universale, ed in ogni comunità cristiana. Affidiamo i frutti di questa Assemblea sinodale alla materna intercessione della Vergine Maria. A Lei affido anche la II Assemblea speciale del Sinodo per l'Africa, che si svolgerà a Roma nell'ottobre del prossimo anno. È mia intenzione recarmi nel marzo prossimo in Camerun per consegnare ai rappresentanti delle Conferenze episcopali dell'Africa l'Instrumentum laboris di tale Assemblea sinodale. Di lì proseguirò, a Dio piacendo, per l'Angola, per celebrare solennemente il 500° anniversario di evangelizzazione del Paese. Maria Santissima, che ha offerto la sua vita come «serva del Signore» , perché tutto si compisse in conformità ai divini voleri ( cfr Lc 1,38) e che ha esortato a fare tutto ciò che Gesù avrebbe detto ( cfr Gv 2,5), ci insegni a riconoscere nella nostra vita il primato della Parola che sola ci può dare salvezza. E così sia! Benedetto XVI «Il prossimo da amare è anche il forestiero, l'orfano, la vedova e l'indigente, quei cittadini cioè che non hanno alcun difensore». Secondo l'autore sacro «è Dio stesso a farsi garante della situazione di questo prossimo» «Indispensabile una promozione pastorale robusta e credibile della conoscenza della Sacra Scrittura, per annunciare, celebrare e vivere la Parola mettendosi al servizio della verità e non delle ideologie» «È da sostenere lo sforzo di far conoscere la fede attraverso la Parola anche a chi è lontano» «Scrittura e liturgia convergono nell'unico fine di portare il popolo al dialogo con il Signore» «Un pensiero speciale ai vescovi della Cina continentale. Desidero farmi interprete e renderne grazie, del loro amore per Cristo, della loro comunione con la Chiesa universale e della loro fedeltà al successore dell'apostolo Pietro» Un momento dell'Eucaristia presieduta domenica scorsa da Benedetto XVI nella Basilica Vaticana per la chiusura della XII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi (foto Cristian Gennari)

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l'evento (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 28-10-2008)

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CHIESA 28-10-2008 l'evento Un solenne rito in più lingue ha suggellato, domenica nella Basilica di San Pietro, l'itinerario apertosi il 5 ottobre in San Paolo fuori le Mura su «La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa». Nell'omelia Ratzinger ha ringraziato i 253 Padri sinodali e ha dedicato un «pensiero speciale» ai vescovi della Cina continentale, ai quali è stato impedito di partecipare

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La battaglia dell'ambiente (sezione: Cina)

( da "Famiglia Cristiana" del 28-10-2008)

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di Guglielmo Nardocci POLITICA IL MINISTRO PRESTIGIACOMO SPIEGA LA POSIZIONE ITALIANA LA BATTAGLIA DELL?AMBIENTE È una questione ideologica: «Non si può sempre dire sì alla lobby "verde"». E c'è dell'altro: «Il pacchetto europeo ci penalizza. E senza l'ok di Usa e Cina non cambierà nulla». «Il nostro Paese ha assunto una posizione che ritengo coraggiosa. Ha deciso di infrangere quel cliché secondo il quale bisognava sempre e comunque dire di sì a scelte dettate dalla forte lobby "verde" europea». Non demorde il ministro dell?Ambiente Stefania Prestigiacomo in questa sua battaglia contro le decisioni europee, sola contro tutti seppure da ultimo confortata da pareri inaspettati di scienziati come Franco Prodi, fratello dell?ex presidente del Consiglio: «Se si fosse parlato di contenuti in discussione, sarebbe emerso chiaramente che la questione non era l?impegno per il clima, ma specifiche condizioni di vantaggio o di svantaggio per i singoli Paesi. Io credo che stiamo conducendo una battaglia culturale. Stiamo cioè mettendo in discussione che sia titolata a parlare di ambiente solo un?area politica ideologizzata. Noi pensiamo, invece, che l?ambiente sia di tutti e che non vi siano "guru" infallibili. Intendiamo discutere, pretendiamo spiegazioni chiare e trasparenti. Difendiamo, nell?ambito dell?impegno internazionale che condividiamo, le ragioni e gli interessi dell?Italia». Foto Ansa. È utile allargare il campo della polemica a questioni politico-ideologiche? «In una recente conferenza internazionale ho sentito autorevoli delegati che plaudivano alla drammatica crisi economica internazionale, perché col tracollo delle imprese e della produzione ci sarebbero state meno emissioni!». Dicono che senza americani e cinesi la lotta solitaria della Ue sarà inutile... «Noi ripetiamo da mesi, anche se ad alcuni sembra un?eresia, che lo sforzo europeo ha senso se sarà inserito in un impegno globale nell?ambito del quale assumano analoghi impegni i grandi Paesi inquinatori come Usa, Cina e India. E ripetiamo anche che in mancanza di tale impegno non si avrà alcun effetto sul clima (perché Usa e Cina da soli compenserebbero abbondantemente le riduzioni di emissioni europee) e i costi che caricheremmo sul nostro sistema economico renderebbero le nostre produzioni meno competitive rispetto a quelle di Paesi che inquinano di più e che non accettano i tagli dei gas serra. La tendenza in questo campo a fare dichiarazioni di principio, senza calcolare le conseguenze, è forte. Il precedente Governo, per esempio, ha accettato il pacchetto clima-energia per il periodo 2013-2020 senza avere un?idea dei costi, e in una situazione in cui l?Italia era già lontana dal raggiungere gli obiettivi di Kyoto per gli anni 2008-2012. Però sono andati tutti in Tv e sui giornali a dire che loro volevano salvare il Pianeta». Lei ha ottenuto l?apertura di un tavolo tecnico. Quali sono i nodi centrali? «Ridotte all?osso, le questioni in campo sono due, connesse fra loro. Quella dei costi del pacchetto sui quali in due anni non è stata data alcuna informazione dalla Ue. Quando finalmente in settembre sono usciti i numeri di uno studio della Commissione, e noi abbiamo rilevato costi elevatissimi, ci hanno detto che i loro numeri non erano veri. C?è poi il nodo dell?equità perché, come ha ribadito Berlusconi, se l?Europa vuol fare il "Don Chisciotte" del clima, lo faccia quantomeno ripartendo equamente i costi di questa battaglia fra i suoi membri e non penalizzandone alcuni, come l?Italia, avvantaggiandone altri». Fulvio Conti (Enel), il ministro Prestigiacomo e Paolo Scaroni (Eni) (foto Ansa). Perché ci siamo ridotti all?ultimo momento, quando tutta l?Europa sta ormai chiudendo l?accordo? «Il fatto è che una trattativa vera non c?è mai stata, sono stati assunti impegni a scatola chiusa. C?è voluta tutta la determinazione del nostro Governo perché si entrasse nel merito dei problemi. Finalmente venerdì scorso la delegazione tecnica della Commissione ha ammesso che il rapporto costi/Pil per l?Italia è superiore del 40 per cento rispetto alla media europea e comunque superiore a quello francese, tedesco, inglese e spagnolo. Insomma, il vero negoziato è cominciato solo adesso». Si è parlato anche di furbetti dei vicini quartieri, per esempio i tedeschi, che sarebbero avvantaggiati... «Anche i tedeschi hanno i loro problemi e hanno espresso con decisione la loro richiesta di proteggere settori industriali che sono a rischio di delocalizzazione. Ma, in generale, credo che in passato ci siano stati Governi che hanno saputo orientare la definizione delle direttive verso soluzioni meno gravose per le loro economie. Mentre il Governo Prodi non ha fatto nulla per evitare condizioni pesantissime per il nostro Paese. Ma stiamo rimediando».

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Dal governo più poteri agli sceriffi dell'Isvap (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 29-10-2008)

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Dal governo più poteri agli sceriffi dell'Isvap da Finanza&Mercati del 29-10-2008 Più poteri all'Isvap sulla regolarità delle operazioni finanziarie nel settore assicurativo privato. La novità è contenuta in uno schema di decreto legislativo che sarà esaminato venerdì prossimo dal Consiglio dei ministri nell'ambito dell'operazione di restyling sui conti annuali e consolidati delle banche, degli istituti finanziari e delle imprese assicurative. Il provvedimento, messo a punto dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, allinea i sistemi di contabilità alle disposizioni Ue nel 2006 e attende il sigillo finale di Palazzo Chigi. Tra le novità inserite in corso d'opera una norma che amplia i poteri regolamentari di vigilanza attribuiti all'Isvap nel settore assicurativo privato. L'Authority guidata da Giancarlo Giannini potrà, infatti, chiedere informazioni integrative o più dettagliate alle società messe sotto ispezione per «operazioni con parti correlate» anche quando queste riguardino accordi «non risultanti dallo stato patrimoniale». Il testo che introduce una serie di modifiche al Codice Civile e al Testo Unico sull'intermediazione finanziaria snellisce gli adempimenti relativi alla gestione e alle dichiarazioni che devono essere prodotte dagli organi societari. S. Cin.

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Intel: Investimenti non rallenteranno (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 29-10-2008)

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Intel: «Investimenti non rallenteranno» da Finanza&Mercati del 29-10-2008 «È evidente che con il numero di istituzioni finanziarie in crisi nel mondo - ha dichiarato ieri a Pechino il chief executive di Intel Paul Otellini - ci sarà una riduzione della loro capacità d'acquisto». Ma all'ammissione di un'inevitabile flessione delle vendite per il colosso Usa dei chip, Otellini accompagna la rassicurazione sugli investimenti nel mondo. «Andremo avanti in tutti i nostri progetti in Cina e altrove», ha detto. Il motivo delle dichiarazioni di Otellini, vista la sua visita in Cina, va individuato nel colossale progetto che riguarda proprio l'ex Celeste Impero. E, secondo il chief executive, Intel andrà avanti con la realizzazione del nuovo stabilimento (costo complessivo dell'opera 2,5 miliardi di dollari) nel Nord-Est del Paese, che inizierà l'attività produttiva nel 2010. L'azienda di Santa Clara, che ha chiuso il terzo trimestre con utili in crescita del 12%, punta a reagire alla crisi soprattutto lavorando sulla riduzione dei costi. Anche per questo recentemente Intel ha dichiarato che i suoi investimenti alla fine del 2008 saranno «leggermente» ridotti, da 5,2 a cinque miliardi di dollari. In ogni caso la soluzione della crisi, per Otellini, è molto semplice, e passa per maggiori investimenti da parte delle istituzioni finanziarie proprio in tecnologia.

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Wal-Mart ridisegna il business sui mercati emergenti (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 29-10-2008)

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Wal-Mart ridisegna il business sui mercati emergenti da Finanza&Mercati del 29-10-2008 Wal-Mart sposta l'ago della bilancia verso i mercati emergenti. E si prepara a dare una rinfrescata all'immagine dei punti vendita. L'annuncio di ieri del leader mondiale della grande distribuzione arriva all'indomani di quello in cui Wal-Mart precisava che rallenterà le aperture di nuovi negozi in Usa, focalizzandosi sul miglioramento di quelli esistenti per aumentare i ricavi. Negli ultimi cinque anni, Wal-Mart ha investito il 67% dei capitali destinati all'estero nei mercati maturi. Nei prossimi cinque, invece, punterà su Messico, Cina e Brasile.

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Incarico da 4 mln al gruppo Arcese (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 29-10-2008)

Argomenti: Cina

Incarico da 4 mln al gruppo Arcese da Finanza&Mercati del 29-10-2008 Nuovo prestigioso incarico per il gruppo Arcese. Ideal Standard, realtà ai vertici mondiali nell'arredobagno, ha infatti affidato in outsourcing ai leader europei delle spedizioni e della logistica (fatturato aggregato 2007: 869 milioni di euro, +29% sul 2006), la realizzazione del nuovo magazzino centrale per l'Italia. La commessa, del valore di 4 milioni di euro circa, ha comportato la creazione del nuovo Centro distributivo di Brescia, in cui solo per gli impianti fotovoltaici sono stati impiegati 5 milioni di euro. «Nel nostro settore - spiega l'amministratore unico Eleuterio Arcese - la dinamicità è tutto: o investiamo in modo continuo e massiccio in strutture, mezzi e formazione del personale, e allora continueremo ad avere successo; oppure siamo destinati a uscire dal mercato. Vie di mezzo non ce ne sono. La strategia aziendale - ha aggiunto - in atto punta sul rafforzamento del trasporto intermodale, sull'internazionalizzazione e sulla diversificazione degli investimenti a garanzia dei posti di lavoro, della crescita del gruppo, del rispetto dell'ambiente e della sicurezza stradale». Il gruppo Arcese ha appena aperto nuove sedi in Messico, Turchia e Cina e punta nei prossimi tre anni ad aumentare il fatturato del 15 per cento.

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il dilemma ambiente-sviluppo - joaquín navarro-valls (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 29-10-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 33 - Commenti IL DILEMMA AMBIENTE-SVILUPPO JOAQUÍN NAVARRO-VALLS Negli ultimi decenni molto della visione industriale è cambiato. Anche se non è sempre facile percepirne i risvolti, le tendenze nel presente, e fare una valutazione chiara delle prospettive future. Ottenere un valido giudizio in merito significa affrontare difficoltà simili a quelle di chi vuole guardare una montagna quando ci cammina sopra. Senza una debita distanza dagli interessi personali è difficile infatti essere obiettivi. Ma qui non abbiamo alternative migliori. Le questioni ambientali riguardano tutti, e sono ormai diventate un tutt´uno con la nostra vita, con i criteri che guidano i nostri comportamenti. Mentre non è facile trovare nei libri di economia di dieci o vent´anni fa parti dedicate all´ecologia, oggi è impossibile farne a meno. La cosiddetta "economia sostenibile", ovvero una produzione industriale compatibile con il rispetto dell´ambiente, è al centro dei dibattiti economici di tutto il mondo. In questa indissociabilità dell´etica ambientale dall´attività produttiva un posto di grande rilievo hanno gli accordi internazionali. E non a caso. Pensare di affrontare la questione ambientale in un solo paese sarebbe assurdo e inutile. Molte iniziative sono state prese insieme concretamente dagli Stati in questi anni. La più importante delle quali è stata certamente il Protocollo di Kyoto. Il patto sottoscritto nella città giapponese l´11 dicembre del 1997 da ben 160 paesi ha garantito di operare una riduzione delle emissioni di materiali inquinanti del 5% in dieci anni. L´importanza ottenuta, non soltanto reale ma anche simbolica, è stata l´adesione molto ampia a una concezione dell´industria attenta all´ecologia. L´elemento vincolante è stata l´introduzione autoimposta di alcuni criteri di produzione, i quali hanno spinto a sostituire una tecnologia, vecchia e inquinante, con una nuova, più onerosa e più ecologica. Naturalmente, il rapporto costi-benefici ha avvantaggiato l´umanità, ma non i bilanci delle industrie. Per questa ragione molti paesi non hanno aderito, mentre altri hanno deciso un´adesione solo successivamente. Ben 40 nuovi paesi si sono aggiunti ai precedenti nel 2001 alla Conferenza di Marrakech, mentre altri importanti non hanno aderito per nulla. La più sensazionale delle dissociazioni da Kyoto è stata, come è noto, quella degli Stati Uniti, responsabili del 40% delle immissioni. Anche se, con una certa titubanza, Clinton aveva aderito con timidezza, in seguito Bush ha rinunciato definitivamente ad impegnarsi. La questione è riemersa ultimamente, subendo un´evoluzione dovuta a due fattori principali. Il primo è l´aumento della produzione industriale in paesi che non hanno sottoscritto gli accordi e che un tempo non avevano un vero sviluppo industriale. Ciò riguarda la gran parte degli Stati dell´Europa dell´Est, ma soprattutto Cina e India in grande espansione economica. La seconda riguarda, invece, la crisi congiunturale che sta attraversando il pianeta, la quale ha cambiato le prospettive generose verso l´ambiente di molti dei firmatari. Tra le nazioni che hanno cambiato idea su Kyoto vi è adesso anche l´Italia. Il governo ha annunciato nei giorni scorsi che si farà portavoce di un´iniziativa di opposizione non tanto al carattere ambientale della politica industriale, quanto al rigido e ferreo rispetto dei criteri estremi del Protocollo. In effetti, sembra che con le previsioni che derivano dall´attuale crisi economica sia molto difficile per l´Italia rimanere nei prossimi anni all´interno dei parametri prefissati. A margine di questa difficile situazione di emergenza complessiva del sistema conviene evitare di essere troppo idealisti e troppo cinici insieme. Si tratta cioè di stabilire, come si fa nella gestione delle emergenze, la scala delle giuste priorità. Se leggiamo, ad esempio, le stime che l´Onu offre dello stato di salute dell´economia mondiale, ci muoviamo a livelli bassissimi e non sembra assolutamente realistico l´obiettivo ecologico richiesto da Kyoto. Senza entrare in un discorso tecnico, è sufficiente constatare che per poter inquinare bisogna prima produrre. E affinché la questione ecologica diventi un criterio etico fondamentale di una seria e moderna politica industriale è necessario che vi sia un sovrabbondante sviluppo. Altrimenti di cosa parliamo? Pensare l´industria e l´economia a partire dall´ambiente sembra un paradosso molto simile a quello di chi è convinto che per poter tenere incontaminato il mare sia necessario entrare puliti nell´oceano. Oggi la priorità è un´altra, e riguarda l´economia. Dalla ripresa dello sviluppo deriva infatti la salvezza di tantissime vite umane nel mondo, e forse anche la salvezza ambientale del globo intero. Il rischio è assistere all´espandersi esponenziale della povertà e della miseria dappertutto, come fa un deserto quando c´è siccità. è ovvio che l´umanità non potrà sopravvivere senza un ambiente tutelato e vivibile, ma a che cosa servirebbe un pianeta incontaminato abitato solo da affamati o da pochi esseri umani? La soluzione immediata deve dunque giungere attraverso accordi ecologici di tipo internazionale, ma nei termini definiti da una moderna industrializzazione e da un moderno progresso ecologico, e non da un´ecologia anti-industriale, nemica della ricchezza e produttrice solo di miseria. A meno che non pensiamo il mondo futuro come una civiltà caratterizzata dalla vita agreste, e l´economia reale come la preistorica attività di raccolta dei prodotti naturali di comunità di selvaggi che vivono non in città illuminate, ma in poco confortevoli caverne di roccia.

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le tessere-sconto e le brioches di maria stella - raffaella paisio (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 29-10-2008)

Argomenti: Cina

Pagina III - Torino Le tessere-sconto e le brioches di Maria Stella RAFFAELLA PAISIO Giordano Bruno. Lunedì 27. Pioviggina. L´autogestione è finita. Preside, vice, prof, studenti, bidelli: tutti ai posti di combattimento. Campanella. Le porte si chiudono. Corridoi deserti. Aule piene. Vado in terza. Filosofia. Eraclito, l´Oscuro. Tutto scorre. Vero. Il divenire è la legge dell´universo: tutto si trasforma, continuamente. Le penne appuntano veloci. Si bloccano. Fioccano domande. Chiarimenti. Ancora domande. Tra i banchi scivolano discreti i giornali dei giorni scorsi. La protesta continua, sotto la superficie. Le fotocopiatrici han lavorato. Seconda ora: in quarta, test di filo: Stoici, Scettici, Epicurei. Rumore dei cervelli all´opera. "Prof, è difficile!" Vero. Ma fattibile: non mollate. Intervallo. Sala prof: tutto scorre pure qui. Giornali, circolari. Tante. Terza ora. Ancora in quarta: storia. Illuminismo: Montesquieu, teorico della separazione dei poteri. Esecutivo legislativo e giudiziario, distinti e sovrani. Il padre del costituzionalismo. "Prof ogni riferimento è puramente casuale?" "Sì". "Però c´azzecca". "Eh sì, Montesquieu c´azzecca sempre". La mattina è volata. Martedì 28. Agostrino e Kant. E a fine mattinata, volerò in Piazza Vittorio a sentire la lectio magistralis di Vattimo. Buon umore. L´idea gira anche a scuola. Chissà se i ragazzi alla fine verranno. Intanto sento aria di lezioni dense ed iniziative sotterranee. In quarta, a fine ora, si radunano attorno alla cattedra. "Prof, noi andiamo avanti, sa? Stiamo raccogliendo le tessere". Quali tessere? "Dello studente, omaggio della Gelmini, a inizio anno. Nominative. Per avere riduzioni al cinema il lunedì, a teatro, in biblioteca, nei musei. Abbiamo controllato sul sito del Ministero. Non servono a nulla: il cine è già ridotto il lunedì e noi a musei e teatri andiamo già gratis. Le biblioteche poi, sono da sempre pubbliche. Ci dà cose che abbiamo già. Sa cosa? Gliele rendiamo: democratico dissenso". " Pensate a studiare Agostino per mercoledì, grazie". "Ci penseremo, e intanto raccogliamo le tessere. Siamo già a 300. Poi faremo un bel pacco, una raccomandata al Ministero e via. Posta celere". Perbacco. " Prof, qui è come con Luigi XIV. Gli dissero: il popolo ha fame. Lui rispose: dategli le brioches". " Scusa, chi è che ha fame?". " Il mondo della scuola, che soffre perchè molte cose non vanno". " Ma le brioches?" " Prof, questa mattina è di legno. Sono le tessere! Un dolcetto buttato lì. Doppioni inutili: rabboniscono senza incidere sui problemi veri. Non nutrono né saziano. Che ne dice?". " Che non studi storia: non era Luigi, era Maria Antonietta!" " Prof, le urge un ripasso: non Antonietta, Stella: Maria Stella".

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in riva al po il "bivacco urbano" di pak che non riesce a perdersi nelle vie di torino (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 29-10-2008)

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Pagina XII - Torino L´arte/1 In riva al Po il "bivacco urbano" di Pak che non riesce a perdersi nelle vie di Torino è IMPOSSIBILE PERDERSI A TORINO - città dalle maglie ortogonali e ricca di punti di riferimento - secondo l´artista Pak Sheung Chuen, vincitore del concorso indetto dal gruppo Diogene per la realizzazione di una residenza, o meglio di un «bivacco urbano». Eppure si intitola proprio Lost in Torino il lavoro realizzato nelle tre settimane trascorse nella «green house» nei pressi del Po. Chuen, nato in Cina nel �77, artista concettuale, performer e scrittore che vive tra Hong Kong e New York, ha realizzato un modulo abitativo essenziale in cui si è stabilito tra Gran Madre e Po, interagendo con i passanti. «Questa è una scatola nella quale registrare la mia vita e i miei pensieri durante il soggiorno a Torino dal 12 ottobre al 2 novembre - scrive l´artista nel testo di presentazione - La casa è costruita nel centro, a partire da essa ho camminato ogni giorno in direzioni diverse, fino a toccare i confini della città. Dopo una settimana ho scoperto al principale caratteristica di questa città: è molto difficile perdersi a Torino». (m.pa.)

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sepe, missione di pace "un centro per le religioni" - conchita sannino (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 29-10-2008)

Argomenti: Cina

Pagina IV - Napoli Sepe, missione di pace "Un centro per le religioni" Il cardinale dialoga in dialetto su Facebook Plauso all´iniziativa da parte degli intellettuali musulmani CONCHITA SANNINO C´è il cardinale che si iscrive a Facebook e dialoga, via web, con i "nuovi" duecento amici del network, che gli scrivono in varie lingue, dal napoletano al latino. E c´è il cardinale che da ieri apre materialmente un centro a Napoli per «la pace tra le religioni»: l´acronimo è Cedirec, l´indirizzo piazza Miraglia 293, un "ufficio" che non ha eguali in nessuna diocesi italiana. C´è la Chiesa che si fa promotrice di dialogo nel Mediterraneo, esattamente un anno dopo la visita a Napoli del Papa e del presidente Napolitano, che proprio al Plebiscito accese le fiaccole della pace con i vari leader religiosi chiudendo il meeting per l´ecumenismo. E poi c´è la Chiesa che continua a lavorare sulle ferite di ogni giorno della metropoli logorata: dove spesso sembra già impossibile il dialogo tra quartieri "alti" e "bassi". L´arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe, e il suo esercito di pastori, religiose e volontari rilanciano la "missione" di Napoli porto di pace e porta per le integrazioni. Non è un caso che l´iniziativa scatti in occasione della presentazione di un volume e di un video (gratuiti) che celebrano la tre giorni inaugurata da papa Ratzinger a Napoli il 21 ottobre 2007. Il segno di una sfida cristiana, quindi contro vento. Perché nel Paese in cui si espande il pericolo di erigere steccati e i bambini rischiano di entrare in aule separate, «la Chiesa - sottolinea Sepe - va controcorrente. Noi camminiamo lungo la strada che Cristo ha segnato». Anche se la strada, talvolta, «deve attraversare la rete degli internauti, i network, dove vanno i giovani. Per raggiungere anche le loro voci, le loro ansie, le loro domande». Lo Spirito di Napoli. Il cardinale Sepe lo aveva promesso un anno fa: la preghiera per la pace che nell´ottobre 2007, grazie all´organizzazione della Comunità di Sant´Egidio, portò a Napoli tutti i leader delle religioni del mondo, non sarebbe rimasta «una bella tre giorni e basta». Così, esattamente 12 mesi dopo, l´arcivescovo apre il "Centro diocesano per il dialogo fra le religioni e le culture", il Cedirec. Un luogo di incontro e di studi, spalancato su ricchezze e conflitti del Mediterraneo. «Vogliamo incarnare in una attività concreta e in una tessitura costante - spiega Sepe - lo spirito di Napoli, quella risorsa immateriale che, nel solco dell´esempio di Assisi, ha gettato le basi per scambi densi e costanti tra Napoli e ortodossi, islam, ebrei». Il Cedirec ha sede in piazza Miraglia 293, accanto alla chiesa di San Pietro a Maiella. Sarà diretto da una commissione permanente presieduta dal cardinale Sepe e composta da monsignor Gaetano Castello (decano della facoltà teologica), Adolfo Russo, Paolo Gamberini, don Gino Battaglia (Comunità di Sant´Egidio), don Andrea Milano; segretario generale sarà il professore Marco Rossi. L´iniziativa incassa subito il plauso degli intellettuali musulmani. «Mancava nel Mezzogiorno - osserva Ahmad Gianpiero Vincenzo, presidente dell´associazione Intellettuali musulmani italiani e docente di Diritti confessionali alla Federico II - un punto di riferimento cattolico per il dialogo. Adesso ci auguriamo che le istituzioni raccolgano la nostra proposta di creare un Forum interreligioso permanente riunendo le istituzioni delle maggiori confessioni, in modo da coordinare le tante iniziative sul territorio e da permettere una maggiore diffusione dei risultati positivi raggiunti». Il ponte tra culture. Nell´agenda del vescovo di Napoli è già tracciato il percorso di scambi culturali per i prossimi 5 anni. Occasioni, annota il cardinale, insieme con don Gennaro Matino, «che mi auguro diverranno anche occasioni di valorizzazione della stratificazione culturale della città». A febbraio si parte con il seminario internazionale sulla figura di Matteo Ripa, napoletano, studioso e sacerdote che visse in Cina nel Seicento e al suo ritorno a Napoli fondò il nucleo di quello che sarebbe diventato l´attuale Istituto universitario Orientale. Nel 2010 l´incontro annuale metterà l´accento sulle chiese dei paesi mediterranei; nel 2011 si parlerà di ebraismo; nel 2012 di islam; nel 2013 di buddismo. «La Chiesa di Napoli - esorta il cardinale - diventa faro di dialogo e di pace, anche nei momenti in cui sembra una metropoli senza pace». L´ultimo messaggio su Facebook è di poche ore fa, scritto in latino. Il cardinale lo legge e sorride affettuoso. «Ci sono più errori in questo messaggio...». Ma si capisce che ne è felice. «Se la gente è su Facebook andiamo pure là. Mi scrivono anche in inglese, ma il napoletano è sempre la lingua più usata e più bella».

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mamma zhang sul podio col pancione - luigi di fronzo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 29-10-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XXI - Milano Milano per me Mamma Zhang sul podio col pancione La giovane star cinese dirige la Verdi incinta di sei mesi La trovo affascinante, sebbene sia così diversa dal prototipo di città italiana che abbiamo in oriente; e la Scala è un mito Allieva di Maazel, guida un folto gruppo di connazionali alla conquista delle sale da concerto occidentali LUIGI DI FRONZO Cinese e donna sul podio di un´orchestra. Ingredienti che fino a pochi anni fa avrebbero escluso qualsiasi ingaggio con una compagine occidentale, ma invece per lei sembrano diventati la chiave del successo. Lei è Xian Zhang, 35 anni, di Dandong, non lontano dal confine coreano, al debutto domani sul podio della Verdi. Un debutto originale, anche da un altro punto di vista, dato che Xian è al sesto mese di gravidanza. Ma la musicista che fu scelta nel 2005 dal suo insegnante Lorin Maazel come "direttore associato" della New York Philarmonic, non ha voluto rinunciare agli ultimi impegni. Il suo generoso iperattivismo, dopo gli studi fra il Conservatorio di Pechino e l´Università di Cincinnati, e i debutti con la London Symphony nel 2005 e la Staatskapelle di Dresda nel 2008, non è che la punta dell´iceberg di un fenomeno - l´ondata dei nuovi musicisti cinesi in Occidente - che sta per toccare anche le nostre stagioni concertistiche. Come spiega il boom della musica classica in Cina? «E´ una moda esplosa di recente, soprattutto fra i più giovani. Forse dipende dal potere politico che promuove la musica con un sistema molto efficiente di scuole pubbliche. In genere la musica è vista come un elemento di potenziale successo, a differenza dei paesi anglosassoni dove si studia anche solo per hobby. Spesso sono i genitori a spingere il loro unico figlio a praticarla, sull´esempio dei grandi musicisti emersi in questi anni come il compositore Tan Dun che per anni ha insegnato al Conservatorio di Pechino e il pianista Lang Lang». Proprio Lang Lang recentemente ha sottolineato che in Cina ci sono vari milioni di studenti solo di pianoforte. «E´ vero, ma altrettanto si può dire per fiati e archi. E´ una spinta che viene dal basso e sta portando ad una vera rivoluzione in termini di ascolto. Non solo nelle grandi metropoli come Pechino, Hong-Kong e Shangai, ma anche nei piccoli centri di provincia stanno sorgendo auditorium avveniristici. E i biglietti dei concerti classici vanno sempre a ruba». Che cosa piace ai cinesi della nostra musica classica? «In genere la melodia, soprattutto quella dell´opera italiana - Verdi e Puccini su tutti - diventata popolarissima anche grazie alla diffusione dei cd. C´è un pubblico femminile che ama molto l´opera italiana e molte donne aspirano anche a diventare direttori d´orchestra, cosa assai più facile lì che in occidente». Che immagine hanno i musicisti cinesi di Milano? «Da Milano filtra soprattutto il ruolo mitico della Scala, proprio il teatro dove qualche mese fa ho preparato l´orchestra nelle prove dell´opera 1984 di Maazel. Trovo che Milano sia una città affascinante, ma la sua immagine cosmopolita è molto diversa dal prototipo della città italiana che abbiamo in oriente». Cosa dirigerà alla Verdi? «Accompagnerò il cornista Radovan Vlatkovic nel Concerto n.2 di Strauss e poi passerò alla suite di Daphnis et Chloé di Ravel e al poema sinfonico La sirenetta di Zemlinsky».

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lo strano record d'italia sono più che in usa e cina - riccardo stagliano| (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 29-10-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 39 - Cronaca Ne abbiamo 850 mila contro i 700 mila americani, grazie a un´eccellente produzione industriale Dopo l´11 settembre ci fu la crisi, oggi superata perché si costruiscono sempre più grattacieli Lo strano record d´Italia sono più che in Usa e Cina Da noi però c´è il problema del vandalismo, sconosciuto all´estero RICCARDO STAGLIANO| riccardo staglianò Quelli sociali da noi sono notoriamente bloccati, quelli veri macinano chilometri e chilometri (in altezza). L´Italia ha più ascensori di qualsiasi altro paese al mondo: 850 mila, contro i 700 mila americani e i 610 mila cinesi. Incredibile ma vero. Perché abbiamo più palazzine e meno villette che nel resto d´Europa, buone leggi contro le "barriere architettoniche" e una tradizione di eccellenza nella componentistica. Oltre alla pigrizia nazionale che oggi li fa montare anche nelle monofamiliari da due piani. Ma dappertutto scorrazzano un sacco di gente. Otis, la più antica e grande produttrice, calcola di spostare l´equivalente della popolazione mondiale ogni cinque giorni. C´è vita sul pianeta elevator. Solo che nessun antropologo l´ha studiata abbastanza. Si scopre così che al di là della dimensione ingegneristica, servono psicologia e prossemica per capire le dinamiche che si producono all´interno della scatoletta metallica da ottanta per centoventi centimetri, nella versione classica da quattro persone, che ci fa la grazia di risparmiarci le scale. Il lifting alla reputazione del lift l´ha iniziato il New Yorker qualche mese fa. Con un articolo che avrebbe dovuto intitolarsi «tutto quello che avreste voluto sapere sugli ascensori e non avete mai osato chiedere». Ma l´opera di canonizzazione l´ha completata il mensile Monocle, la nuova Cassazione globale di cosa è di tendenza. «Va su o giù?» si chiede in copertina il numero di settembre, spiegando che «con grattacieli sempre più alti e un´architettura sempre più complessa la loro domanda è in rialzo». «L´11 settembre sembrava aver segnato la fine dei grattacieli, e quindi di un certo tipo di ascensori» conferma Luciano Mozzato, amministratore delegato di Otis Italia «e invece è tutto ripartito e adesso è una gara a chi li fa più alti. In Cina stanno ultimando il grattacielo del Guanzhou Financial Center che monterà un ascensore con una corsa di 432 metri su 103 piani che sale e scende a 6-7 metri al secondo». Da noi le 20-25 mila nuove unità all´anno sono scese, negli ultimi due, sulle 18 mila. Il fatturato però continua a crescere e il primato mondiale regge. C´è tutto un gergo e una scala di valori da imparare. La velocità, ad esempio. I 17 metri al secondo (56 chilometri all´ora) di quello della Taipei 101 Tower non sembrerebbero giustificare il record di più rapido del mondo. E invece l´accelerazione è tale che le cabine sono pressurizzate per evitare danni agli orecchi. La media italiana è di 0,6-1 metri (contro i 3-4 statunitensi). L´altra variabile è l´altezza degli edifici da servire. Nel 2009 sarà terminato il primatista Burj Dubai: 160 piani per 720 metri. Serviranno le sky lobby, campi base intermedi, dal momento che l´elevazione critica per un singolo ascensore è di 350 metri. Da noi il problema non si pone. Sovrintende la competizione tra produttori - Otis, Schindler, ThyssenKrupp, Kone e Mitsubishi nel gruppo di testa internazionale - il motto olimpico: "Citius, altius, fortius". La forza qui è la garante della sicurezza. L´ascensore è progettato in eccesso. Le funi d´acciaio che lo tengono sospeso sono 6 od 8. Ognuna in grado da sola di sostenere l´intero peso della cabina a pieno carico. Anzi, il 25% di più. Aggiungete poi il "cavo governatore" che si accorge quando l´ascensore scende a una velocità un quarto maggiore del normale e attiva i freni. Quando Elisha Graves Otis lo "inventa" nel 1854 in verità perfeziona l´idea del montacarichi aggiungendogli proprio il dispositivo di arresto. Eppure per anni il terrore di sfidare il vuoto in una scatola semovente non passa. Nei loro Studi sull´isteria Breuer e Freud narrano di una paziente che sprofonda nella spirale dei sensi di colpa per aver fatto scendere dal quarto piano dei bambini con quel pericoloso attrezzo. La verità, oggi, è che gli ascensori sono molto sicuri. Dieci volte più delle scale mobili, calcolano gli studi di settore. E per Otis la probabilità di farsi male corrisponde a un incidente su 60 milioni di passeggeri. Negli Usa vi muoiono in media 26 persone all´anno, perlopiù addetti alla manutenzione. In auto lo stesso bollettino si registra ogni cinque ore. Il malessere però rimane. «Non so quantificarlo» ammette Mozzato «ma la claustrofobia è un problema per molte più persone di quanto si pensi. Di qui la tendenza a ingrandire le cabine, passando da 4 a 6 persone. E poi usare colori chiari, una luce diffusa e lo specchio, che allarga gli spazi e offre una distrazione». La disposizione degli esseri umani negli ascensori ricorda quella degli atomi nelle molecole. Sembra caotica ma segue logiche ferree e prova ad avvicinare troppo protoni ed elettroni e sono guai. Così, con tre passeggeri due gravitano verso gli angoli posteriori e il terzo davanti, nel centro. Se entra il quarto il triangolo isoscele si riorganizza, spostando i due davanti verso gli angoli. John Fruin, autorità mondiale del settore, ha creato una nomenclatura per le varie posizioni. Si va dalla "zona contatto" quando a disposizione c´è un´area inferiore a 0,27 metri quadrati a quella di "confort personale", quasi 1 metro quadro. E gli esperti di prossemica hanno fissato sotto i 45 centimetri la "distanza intima", quella in cui si sentono odori e calore del vicino. Dal metallo alla carne. Tra le fantasie sessuali questa location è dappertutto un sempreverde. In Italia vengono fuori anche altre pulsioni. «Una nostra specialità sono gli atti vandalici» constata l´amministratore di Otis, che fatica a spiegarlo ai suoi colleghi stranieri, «quasi inesistenti negli altri paesi». Abbiamo anche il record di chi proprio ci tiene a vergare con le chiavi un suo pensierino sul mondo. Sudore, sesso, sangue. La mini-arena metallica diventa teatro di un omicidio in "Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio", piccolo romanzo cult di Amara Lakhous. Ci hanno fatto fuori un tipaccio, "il Gladiatore", e tutti sospettano l´islamico del palazzo. Molta vita, immagini e metafore si consumano nel marchingegno meccanico. Se non si riesce a spiegare/vendere un´idea in pochi secondi, dicono i venture capitalist, vuol dire che l´idea non è buona. "Elevator pitch", lo chiamano, "discorso (nel tempo di una salita) in ascensore".

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licenziata per la rana - bolzano (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 29-10-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 45 - Cultura L´assessore perde voti e manda a casa la direttrice LICENZIATA PER LA RANA BOLZANO Alla fine la rana crocifissa è costata il posto a Corinne Diserens, la direttrice del Museion di Bolzano. Licenziata in tronco, travolta dalle polemiche sull´opera di Martin Kippenberger che era stata definita blasfema dai vertici della chiesa altoatesina arrivati a interessare perfino papa Ratzinger. La rana crocifissa doveva essere il piatto forte della mostra di inaugurazione della nuova sede del Museion, il museo d´arte contemporanea di Bolzano realizzato dagli architetti Krueger, Schuberth e Vandreike di Berlino proprio in mezzo al fiume Talvera, nel centro di Bolzano. Corinne Diserens, svizzera, era stata chiamata a Bolzano per garantire un tocco di internazionalità e non s´era lasciata sfuggire la possibilità di avere - tra le 200 opere della mostra inaugurale - anche l´opera di Kippenberger: una rana verde con la lingua a penzoloni e gli occhi strabuzzanti, con in una mano un boccale di birra e nell´altra un uovo. Segni particolari: crocifissa proprio come Gesù Cristo. Fin dal giorno dell´inaugurazione il mondo della politica altoatesina aveva puntato il dito contro quell´opera blasfema, con tanto di «scomunica» del vescovo Egger e del presidente della giunta provinciale, il potentissimo Luis Durnwalder che con la sua Suedtiroler Volkspartei detiene la maggioranza assoluta. Ne seguirono mesi di polemiche, con il presidente del Museion - l´imprenditore Alois Lageder - a difendere l´operato del museo e la sua libertà d´espressione. Ma gli strali della polemica sulla rana crocifissa, in realtà, erano solo sopiti. Poi - e siamo a lunedì scorso - sono arrivate le elezioni provinciali e la Volkspartei per la prima volta nella sua storia è scesa sotto il 50%. E il suo assessore alla cultura, Sabine Kasslatter Mur, ha avuto un autentico tracollo di preferenze fino a prenderne meno della metà di cinque anni fa. Apriti cielo. Ieri il Cda del Museion si è riunito e ha deliberato la risoluzione del contratto con la Diserens, con effetto immediato. Non hanno nemmeno aspettato il suo ritorno, visto che si trova in Cina per approntare la nuova mostra. Secondo i vertici del museo, il motivo del licenziamento è stato uno sforamento del budget per la mostra d´esordio. «Tra arte e politica il rapporto non è mai stato facile, ma in Europa l´aria sta davvero cambiando», commenta Fabio Cavallucci, direttore della Galleria Civica di Trento. «Arrivare a lincenziare per una sola opera è davvero incredibile: Corinne è una bravissima curatrice, forse ha pagato la sua grande generosità».

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Una nuova geografia disegnata dalla crisi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2008-10-29 - pag: 1 autore: IL RUOLO DEGLI EMERGENTI Una nuova geografia disegnata dalla crisi di Giorgio Barba Navaretti B ollettino di guerra o quasi dai Paesi emergenti. La crescita cinese rallenta. I produttori di petrolio e gas faticano a fronteggiare l'improvviso calo dei prezzi. La borsa russa chiude i battenti a intermittenza. Il campanello alla porta del Fondo monetario internazionale, arrugginito da anni di crescita globale, riprende a suonare. La marea della crisi finanziaria, insomma, ha raggiunto le coste lontane dei Paesi in rapido sviluppo. Le ultime locomotive con ancora un po' di vapore rallentano: con quali implicazioni per la soluzione della crisi stessa e soprattutto per le sue ricadute sull'economia reale? Giustamente la settimana scorsa il Governatore Mario Draghi ha aperto la sua relazione al Senato sulla crisi finanziaria ricordando come questa abbia origine «nei cambiamenti strutturali che hanno caratterizzato negli ultimi anni l'economia globale», nella straordinaria crescita dei Paesi emergenti accompagnata da profondi squilibri macroeconomici, soprattutto «una cronica carenza di risparmio, particolarmente negli Stati Uniti». Capire il ruolo di questi Paesi nella nuova economia globale ci aiuta anche a far luce sugli effetti del loro rallentamento. I punti essenziali sono tre. Il primo è il loro contributo alla crescita. Se ancora nel 2007 il prodotto interno lordo reale mondiale è cresciuto del 5%, questo è in gran parte riconducibile all'espansione della Cina (da sola vale il 10% del Pil globale) e delle altre economie emergenti. Il secondo è che per molti di questi Paesi la crescita è stata trainata dalle esportazioni e dunque ha generato straordinari surplus di bilancia commerciale e accumuli di riserve, in gran parte confluite a finanziare il deficit di risparmio, soprattutto americano. A fine agosto 2008 il 46% dei titoli del Tesoro Usa detenuti da stranieri era nelle mani dei Paesi emergenti: un controvalore di 541 miliardi di dollari per la sola Cina (307 per la Gran Bretagna e 41 per la Germania, per avere un paragone). Il terzo punto è che la crescita delle economie in rapido sviluppo ha permesso una ricomposizione geografica della produzione globale di beni e servizi, con guadagni di efficienza per le imprese dei Paesi industrializzati ed anche una riduzione dei prezzi per i consumatori. Continua u pagina 13 l'articolo prosegue in altra pagina

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In vendita 100 tonnellate di avorio Prima asta legale dopo dieci anni (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-10-29 - pag: 17 autore: NAMIBIA In vendita 100 tonnellate di avorio Prima asta legale dopo dieci anni Si è aperta ieri in Namibiadopo quasi dieci anni di stop dovuto alle restrizioni imposte sul commercio di zanne di elefante - la prima asta legale per la vendita di oltre cento tonnellate di avorio, destinate a compratori cinesi e giapponesi. La Convenzione di Washington sul Commercio internazionale delle specie a rischio di estinzione (Cites) ha autorizzato alla vendita quattro nazioni africane (Namibia, Botswana, Sudafrica e Zimbabwe), suscitando la reazione degli ambientalisti, che temono che mettere sul mercato una simile quantità di avorio legale faciliti anchei contrabbandieri. Cina e Giappone sono i due principali mercati per l'avorio.

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Difendersi dal social-capitalismo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-10-29 - pag: 19 autore: Turbolenze nel libero mercato. La crescita dei Paesi emergenti Difendersi dal social-capitalismo di Elio Borgonovi D a oltre un decennio molto denaro sta cambiando di mano in tre direzioni: e da Occidente a Oriente, con l'enorme surplus della bilancia commerciale e delle riserve accumulate da Cina e in parte minore da India e da altri Paesi asiatici; r dai Paesi cosiddetti progrediti, a elevati consumi, verso i Paesi detentori di materie prime ( petrolio, gas e altre materie richieste dalle moderne tecnologie); t dalle classi "medie" verso le classi "alte" (fenomeno di concentrazione della ricchezza avvenuto in tutti i Paesi, progrediti, emergenti e in forte sviluppo, non ancora sviluppati). La crisi attuale ha accelerato enormemente questo passaggio. I rally dei prezzi delle Borse e delle materie prime hanno colpito e colpiranno i risparmiatori "reali", non i grandi speculatori. In questo clima stupisce il comportamento di coloro che hanno osannato e sostenuto il modello del "mercato libero" e il sistema attualmente in crisi. Basta leggere gli articoli e i libri degli ultimi anni per scoprire che si tratta degli stessi paladini della cultura del merito e che ora non dimostrano di avere quel "senso del pudore" che consiglierebbe loro di tacere e di non scrivere di queste cose per qualche tempo. E invece no, continuano imperterriti a spiegare che il sistema era (ed è) giusto, ma è stata sbagliata l'applicazione (critiche al mercato secondo il modello Usa). La crisi attuale non deve portare alla demonizzazione del mercato, atteggiamento che non va certo riferito a chi cerca di porre il funzionamento dello stesso a regole che tutelano l'interesse generale; chi oggi difende il "modello di libero mercato" che si è imposto dopo il periodo reaganiano assomiglia molto a coloro che ai tempi della caduta dell'Unione Sovietica si affannavano a distinguere tra l'idea del "socialismo", che era giusta, e l'applicazione sbagliata che ne avevano fatto i Paesi comunisti o del "socialismo reale". Cosa accadrà nel futuro non è prevedibile ma una cosa è certa: una massa enorme di denaro e di ricchezza reale è oggi nelle mani di Paesi che non hanno sistemi di democrazia di tipo liberal-democratico (Cina o Russia, Paesi del Golfo e nei quali governano presidenti populisti e con poteri forti) e nelle mani di gruppi di persone molto più interessate a usare il denaro per imporre il proprio potere che non per innalzare la qualità di vita di milioni di persone. Certamente anche questi Paesi o questi gruppi che aspirano a utilizzare il potere del denaro e della ricchezza economica per imporre poteri di altro tipo sono in parte colpiti dalla crisi finanziaria, dalla recessione e dalle tendenze protezionistiche che si sono sprigionate e si rafforzeranno, ma ne usciranno meno indeboliti di Usa ed Europa. E se saranno più forti, cercheranno di imporre le loro regole, in parte note. Dalla contrapposizione tra sistemi del "socialismo reale" e del "capitalismo liberista e finanziario" si andrà verso Paesi del social- capitalismo nei quali i fondi sovrani salveranno la finanza globale e l'arretramento delle libertà umane, civili, politiche e della qualità di vita porterà a un nuovo equilibrio da cui ripartire? Speriamo di no. è però prevedibile che in un primo periodo possano esserci ripercussioni. Anzi, in parte sarà così. Allora prepariamoci a essere un po' meno ricchi di beni materiali, di servizi e di beni di lusso e a diventare più ricchi di valori, di libertà interiori e di volontà di essere e non di apparire. FUTURE CONTRAPPOSIZIONI L'ingresso dei fondi sovrani nella finanza ridisegna gli equilibri globali L'Occidente si misura con Stati di nuova ricchezza ma autoritari

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Costruzioni. Cresme: investimenti in caduta del 4,4% nel 2008 Pag. 24 Tlc. Parla Galateri: Ecco i progetti per la banda larga Pag. 25 Congiuntura. CsC Confindustria: produzione deb (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-10-29 - pag: 23 autore: Costruzioni. Cresme: investimenti in caduta del 4,4% nel 2008 Pag. 24 Tlc. Parla Galateri: «Ecco i progetti per la banda larga» Pag. 25 Congiuntura. CsC Confindustria: produzione debole in ottobre Pag. 27 Mercati globali. Storie di successo delle imprese italiane in Cina Pag. 28 www.ilsole24ore.com/economia Mercoledì 29 Ottobre 2008

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L'Italia ha fatto strada in Cina (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2008-10-29 - pag: 28 autore: Imprese globali. Le storie di successo delle nostre aziende presentate al Forum della Fondazione presieduta da Romiti L'Italia ha fatto strada in Cina Tra i casi di eccellenza Brembo, Tesmec, Italcementi, Iveco e Artemide Rita Fatiguso BERGAMO. Dal nostro inviato Camion e lettini per bimbi, cemento e linee ad alta tensione, lampade di design, freni per auto e seggiovie.L'economia reale si riprende tutto lo spazio che le spetta al terzo forum delle storie di successo di imprese italiane in Cina organizzato dalla Fondazione Italia Cina con la collaborazione di Confindustria. Ospite,quest'anno,di Kilometro rosso, il Parco scientifico e tecnologico del Centro ricerche della Brembo a Stezzano (Bergamo). Le tempeste finanziarie restano, almeno per un attimo, fuori dalla porta. «Ma il ruolo della Cina, il più consistente creditore degli Stati Uniti, in questo frangente può essere salvifico – ci tiene a precisare Cesare Romiti, presidente della Fondazione Italia- Cina – perché vuol dire che i due colossi possono trovare un accordo, una soluzione». «In Cina si deve andare per restare, per fare sinergie» gli fa eco Alberto Bombassei, presidente di Brembo, gruppo leader mondiale nei sistemi frenanti e componentistica per auto, vicepresidente di Confindustria. E aggiunge: «Dobbiamo saper cogliere le affinità e misurarci con i cinesi, stabilendo buone relazioni. Noi siamo andati lì sulla scia delle aziende automobilistiche e abbiamo visto giusto perché il mercato dell'auto cinese in un decennio è diventato il terzo nel mondo». Luciano Bonetti, presidente di Foppapedretti, articoli in legno per la casa e l'infanzia sottolinea: «La fase più difficile è stata riuscire a introdurre standard di qualità. Sembra un assurdo: a Nanchino la municipalità ci chiede consulenza sulle condizioni di qualità per la tutela della sicurezza dei bambini. Una grande responsabilità, per noi». Incalza Ambrogio Caccia Dominioni, a.d. di Tesmec, azienda bergamasca che fattura il 95% all'estero: «La Cina è un grosso punto di riferimento. Nella tesatura delle linee elettriche ad alta tensione siamo leader mondiali, negli Usa operiamo con macchine di scavo per l'industria estrattiva. La richiesta continua di altissima tecnologia ci ha sfidati, costringendoci a innovare. A febbraio siamo dovuti intervenire lungo la costa, dove il 30% delle linee elettriche era crollato a causa delle bufere di neve». Singolare la storia della Leitner di Vipiteno che produce seggiovie, illustrata dal presidente, Michel Seeber, mentre la prospettiva di Italcementi –_sottolinea il direttore generale Giovanni Ferrario - «è stata quella di seguire il boom edilizio già da qualche anno». Ma anche i più piccoli possono trovare una nicchia da occupare. «Dove? Vicino Zuhai, una sorta di enclave nel Delta delle Perle- racconta Danilo Falappa di Life tool technologies, una ditta marchigiana di prodotti elettromedicali. Tutto il design è italiano. Risultato: il gruppo Merloni è entrato nell'azienda con il 40%». «La nostra difficoltà è stata entrare e vendere ciò che sappiamo fare, il design - è la premessa di Ernesto Gismondi, l'inventore di Artemide - però a Hong Kong l'anno scorso c'erano 10mila designer a scambiarsi idee, ansiosi di sapere tutto di noi. Così ci siamo inventati un concorso aperto ai cinesi per vedere se riusciamo a farli produrre per noi. E dopo Shanghai, stiamo aprendo un negozio a Pechino». Per Iveco parla l'a.d. Paolo Monferino: «Il gruppo in Cina ha il 33% del mercato, fatto di 1,3 milioni di camion. L'anno scorso ne abbiamo prodotti 94mila, l'anno prossimo saranno 120mila. Le risorse umane sono cruciali. Tra Nanchino e Chonquing abbiamo selezionato cento laureati che hanno lavorato in Italia, per dodici e 18 mesi. Ricordo una ragazza laureata in economia e commercio, non sapeva l'inglese. L'abbiamo scartata. Piangeva a dirotto. Datemi trenta giorni di tempo, rifatemi il colloquio, ha implorato. Trenta giorni dopo, l'abbiamo assunta». Il presidente della Fondazione. Cesare Romiti, a sinistra, insieme ad Alberto Bombassei, che guida la Brembo

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Lontano dal Paradiso (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: NORME E TRIBUTI GIUSTIZIA data: 2008-10-29 - pag: 39 autore: TV ACURADI LUIGIPAINI Lontano dal Paradiso RAISAT CINEMA WORLD 21.00 Di Todd Haynes (Usa 2002), con Julianne Moore ( nella foto): una donna va contro la morale comune, nell'America anni 50 Da non perdere La 7 14,00 Dietro la porta chiusa, di Fritz Lang, con Joan Bennett, Usa 1948 (99'). Crede di aver sposato un uomo dolcissimo, ma la realtà è molto, molto diversa. Lang, come suo costume, inquieta nel profondo. SKY CINEMA MANIA 21,00 Addio mia concubina, di Chen Kaige, con Gong Li, Cina 1993 (170'). La drammatica storia della Cina nel 900 ripercorsa attraverso le vicende di due attori dell'Opera di Pechino. SKY CINEMA CLASSICS 21,00 Ziegfield Follies, di Vincente Minnelli, con Fred Astaire, Gene Kelly, Usa 1946 (110'). Tutto lo splendore dei grandi musical "targati" Mgm. Attualità RAITRE 12,45 Le storie- Diario italiano. Tra processi spettacolo e crimini da prima pagina, che cosa resta davvero della Giustizia? Ne parla con Corrado Augias lo storico Adriano Prosperi. LA 7 20,30 Otto e mezzo. Chiesa e Islam: intervengono il premio Nobel per la pace Shirin Ebadi e il padre gesuita Samir Khalil Samir. RAIDUE 21,00 Voyager - Ai confini della conoscenza. Ritratto di Nikola Tesla, uno degli scienziati più ingegnosi e allo stesso tempo più enigmatici dello scorso secolo: un fisico, un filosofo, per alcuni un mistico. Spettacolo RAITRE 15,55 Kramer contro Kramer, di Robert Benton, con Dustin Hoffman, Meryl Streep, Usa 1979 (102'). Lui e lei, l'uno contro l'altra in tribunale per arrivare al divorzio: a farne le spese è il figlio. ITALIA 1 21,10 Scary movie 4, di David Zucker, con Anna Faris, Usa 2006 (83'). Comicità demenziale; chi è allergico alle parolacce stia lontano... LA 7 21,10 Grey owl, di Richard Attenborough, con Pierce Brosnan, Usa 1999 (107'). In difesa della natura: cacciatore professionista si converte all'amore per gli animali. STEEL 23,05 Il mondo dei robot, di Michael Crichton, con Yul Brinner, Usa 1973 (90'). Nel mondo del futuro i robot si ribellano. SKY CINEMA MANIA 23,55 Inland empire, di David Lynch, con Laura Dern, Usa 2006 (172'). Negli abissi della mente in compagnia di Lynch: inutile cercare una trama palusibile, l'importante è lasciarsi andare alla forza (ipnotica) delle immagini.

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Berlino: sei giorni per salvare il Pakistan (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-29 - pag: 9 autore: Islamabad. Rischio default Berlino: sei giorni per salvare il Pakistan Marco Masciaga NEW DELHI Il rapido aggravarsi della crisi valutaria pakistana è emerso ieri in tutta la sua drammaticità quando, a poche ore da un nuovo downgrade del rating di Islamabad, il ministro degli Esteri tedesco ha spiegato che restano pochi giorni per scongiurare il default della repubblica islamica. Al termine di una visita ufficiale in cui ha incontrato tra gli altri anche il neopresidente Asif Ali Zardari, il capo della diplomazia di Berlino Frank-Walter Steinmeier ha chiesto al Fondo monetario internazionale di estendere rapidamente una linea di credito a Islamabad: «Muoversi tra sei mesi o tra sei settimane sarebbe inutile. è necessario farlo entro i prossimi sei giorni», ha detto. Dopo aver bussato inutilmente alla porta di diversi " Stati amici" come Cina, Usa e Arabia Saudita, gli emissari del Governo pakistano si trovano da giorni a Dubai, dove, al riparo dal volatile clima politico domestico, starebbero trattando con i funzionari dell'Fmi un pacchetto di aiuti stimato tra i 5 e i 10 miliardi di dollari. L'obiettivo della comunità internazionale è quello di salvare dalla bancarotta e da una nuova fase di instabilità l'unica potenza atomica islamica del pianeta, nonché un Paese strategico, forse più di ogni altro, nella guerra al terrorismo. Complice il difficile momento attraversato dai mercati finanziari internazionali, anche i più stretti alleati di Islamabad starebbero però aspettando l'intervento dell'Fmi, con il relativo bagaglio di condizioni, prima di fornire il proprio aiuto. A preoccupare sono soprattutto le riserve di valuta estera che nella settimana conclusa lo scorso 18 ottobre hanno toccato i 7,32 miliardi di dollari, il livello minimo da oltre sei anni, in calo di un miliardo rispetto solo a 14 giorni prima. Di questa cifra, solo 4 miliardi sarebbero a disposizione della Banca centrale, garantendo al massimo 6 settimane di importazioni. Una volta risolta la questione degli approvvigionamenti di combu-stibile e generi alimentari, di capitale importanza in un Paese dove l'inflazione è al 25% e in cui circa un quarto della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, il Governo dovrà trovare i fondi per ripagare un'obbligazione da mezzo miliardo di dollari in scadenza a febbraio. Un appuntamento atteso con crescente nervosismo dai mercati finanziari che, non a caso, stanno penalizzando sia la rupia pakistana,che quest'anno ha perso il 24,5% del proprio valore, che il Karachi Stock Exchange, ai livelli minimi da due anni a questa parte. Un quadro che deve il proprio rapido deterioramento sia all'impennata dei prezzi di petrolio e beni alimentari di prima necessità dei mesi scorsi, sia alla crescente difficoltà di accedere al credito delle ultime settimane. Problemi che da ieri sono ancora più acuti a causa della decisione di Moody's di abbassare da B2 a B3 il rating del Paese islamico, mantenendo l'outlook negativo imposto lo scorso mese e lasciando la porta aperta per ulteriori downgrading in attesa dell'atteso intervento dell'Fmi. Un'ipotesi favorita da diversi Governi, ma che ieri è stata bocciata dal Wall Street Journal che in un editoriale ha ammonito contro i rischi per la stabilità del Paese che comporterebbero le ricette "a base di austerità" prescritte dall'organismo internazionale. masciaga@gmail.com L'ALLARME DI STEINMEIER Per il ministro degli Esteri tedesco la potenza atomica islamica, strategica nella lotta al terrorismo, va verso la bancarotta

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Bruxelles aumenti gli aiuti (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-29 - pag: 9 autore: Sarkozy propone 20 miliardi a sostegno degli Stati membri «Bruxelles aumenti gli aiuti» PARIGI La débcle dei Paesi emergenti in serie difficoltà finanziarie va arginata. La priorità del premier britannico Gordon Brown, che ieri ha affrontato la crisi insieme a Nicolas Sarkozy a Parigi, «è fermare il contagio ad altri Paesi, inclusa l'Europa dell'Est». Brown è convinto che serva una ricapitalizzazione del Fondo monetario internazionale, e chiede che i 250 miliardi di dollari a disposizione dell'Fmi vengano aumentati rapidamente. Il grosso delle risorse dovrebbe venire da nazioni come la Cina e i Paesi del Golfo, che hanno forti riserve valutarie: ma dall'Opec la risposta è «non contate su di noi». «Nella maggior parte dei casi siamo Paesi poveri», ha detto ieri il segretario generale del cartello, Abdallah al-Badri. Sarkozy condivide l'idea che siano necessari più aiuti per i Paesi membri: al prossimo vertice Ue del 7 novembre, ha detto il presidente francese, «proporrò che la stessa Unione europea, che dispone di 12 miliardi di euro a sostegno di un certo numero di Paesi, salga almeno a 20 miliardi, in modo da aumentare la nostra capacità di risposta alla crisi». Lo scopo del vertice del 7 novembre è trovare una posizione comune europea in vista di quello che già viene chiamato Bretton Woods 2, il summit del G-20 che studierà la possibilità di riformare il sistema finanziario globale. I prestiti Ue di medio termine, secondo il regolamento dell'Unione,sono a disposizione di Paesi fuori dall'area euro «che sperimentino o siano seriamente minacciati da difficoltà nelle bilance dei pagamenti o nei movimenti dei capitali».

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Potenze regionali a fianco del Fondo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-29 - pag: 9 autore: ANALISI Potenze regionali a fianco del Fondo di Alessandro Merli L a Banca centrale europea, e ora la Commissione, per l'Ungheria. I Paesi scandinavi per l'Islanda. Il Giappone, e forse la Cina, se la necessità dovesse presentarsi in Asia. A fianco del Fondo monetario si sono schierate, o si schiereranno come finanziatori dei Paesi in crisi, le potenze regionali. Le crisi finanziarie internazionali sono anche punti di inflessione nei rapporti geopolitici e c'è anche questa motivazione dietro l'affiancamento del Fondo, nei pacchetti di prestiti alle economie in difficoltà, da parte di Paesi che con il loro intervento aiutano i vicini proteggendo allo stesso tempo i propri interessi, politici o economici. La formula non è nuova, anzi rispolvera un modello adottato fin dallo scoppio della prime crisi della storia finanziaria recente. Il Tesoro americano, non a caso, fu il vero protagonista del salvataggio del Messico nel default del 1982, la madre di tutte le crisi dei Paesi in via di sviluppo nell'ultimo quarto di secolo. Progressivamente, il Fondo monetario ha assunto nei decenni un ruolo sempre più centrale nella gestione delle crisi e nel finanziamento dei salvataggi, per il suo know-how, ma anche spesso per l'indisponibilitàdi risorse dei grandi Paesi industriali, a partire dagli Usa, alle prese con i propri disavanzi. Lo scenario è cambiato dopo la crisi asiatica della fine degli anni 90, quando l'Fmi ha perso credibilità per gli errori compiuti e i Paesi sono divenuti sempre più riluttanti a servirsene, anche per evitare imposizioni alla propria politica economica. L'abbondanza dei flussi di capitali privati verso i Paesi emergenti negli ultimi dieci anni ha a sua volta contribuito a marginalizzare il Fondo. Il quale ora torna al centro della scena, ma in una prospettiva rovesciata: oggi è la stessa istituzione di Washington a non disporre di tutte le risorse necessarie. Con 200 miliardi di dollari disponibili per nuovi prestiti (più altri 50 dei cosiddetti sportelli Gab e Nab), è attrezzato per far fronte ai problemi di un'Ucraina o di un'Islanda, e probabilmente di molte altre economie minori, ma - come ha ammesso del resto ieri lo stesso John Lipsky, vicedirettore del Fondo - non avrebbe i mezzi per assistere contemporaneamente diversi grandi Paesi emergenti, come avvenne alla fine degli anni 90. Consapevole della nuova situazione, nelle ultime settimane l'Fmi ha predisposto due nuovi strumenti. Il primo è una procedura di emergenza che consente una decisione del consiglio in 72 ore dalla richiesta e l'esborso anticipato dei prestiti nel giro di dieci giorni: le condizioni riguardano la politica macroeconomica, ma evitano di scendere in quella pletora di minuziose prescrizioni che tanto avevano infastidito i Paesi nelle crisi precedenti e alimentato le critiche all'Fmi. Il secondo verrà discusso stamattina a Washington dal consiglio dell'organizzazione e riguarda la fornitura di liquidità attraverso uno swap, per un periodo limitato, a Paesi che hanno le carte in regola, hanno adottato le politiche giuste, ma sono stati comunque investiti dall'impatto della crisi globale. Nessuno di questi due strumenti risolve peraltro il problema dell'insufficienza delle risorse complessive a disposizione: per questo continueremo ad assistere a pacchetti dove i prestiti bilaterali hanno un ruolo importante e alla discussione di nuove idee, come quella di Gordon Brown, su come accrescere il potenziale del Fondo. Ipotizzare che la soluzione venga dal G-20 convocato a Washington il 15 novembre da un presidente americano a fine mandato è però probabilmente ottimistico. alessandro.merli@ilsole24ore.com DéJà-VU Il mondo riscopre la formula degli interventi congiunti in favore dei Paesi vicini in difficoltà

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Crolla la moneta in Corea del Sud (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-29 - pag: 10 autore: Crolla la moneta in Corea del Sud In un anno il won ha perso metà del proprio valore contro lo yen Stefano Carrer JEJU (Corea del Sud). Dal nostro inviato Un appello a tutti coreani della diaspora: aprite conti in valuta forte presso banche coreane e investite nella Borsa di Seul. A lanciarlo è stato la fondazione degli uomini d'affari coreani all'estero, alla sua settima conferenza (World korean business convention), in svolgimento nell'isola meridionale di Jeju. Se il recupero dello yen minaccia l'economia giapponese, è il won troppo debole a mettere in crisi quella coreana: la divergenza tra le due valute ha raggiunto ieri un apice, con lo yen che ha toccato brevemente quota 16 won, il massimo da quasi 20 anni e il doppio rispetto agli 8 di un anno fa. La chiusura è poi avvenuta a 15,46, in parallelo a un indebolimento dello yen nei confronti di altre valute connesso al rimbalzo della Borsa di Tokyo (+6,4%). Indebolimento che si è approfondito in serata, fino a guidare la moneta giapponese al più robusto calo (-6%) nei confronti dell'euro in una seduta e a perdere fino al 5% sul dollaro. Anche il mercato azionario coreano ha chiuso in rialzo (+5,6%), ma solo in seguito al massiccio intervento patriottico dei fondi pensione domestici. Il taglio dei tassi di lunedì (di 75 punti base, al 4,25%) ha continuato a pesare sul won, in calo fin verso 1,494 sul dollaro (minimo dal marzo 1998). «Penso che a questo appello ci sarà una risposta forte da persone che hanno mantenuto legami con la madrepatria: oltretutto, è nel loro interesse, visto che a questi livelli comprare azioni coreane è conveniente. Sosterranno il Paese e faranno soldi, come è successo nel '98, quando i capitali in arrivo dall'estero superarono le disponibilità valutarie, ponendo le condizioni per l'inizio della ripresa», afferma Kwon Byong Hyon, ex presidente della fondazione degli Hangang (businessmen coreani all'estero), intervenuto alla convention di Jeju per annunciare la richiesta patriottica di dollari e shopping in Borsa. L'isola, famosa come meta per i viaggi di nozze, peraltro, sta beneficiando del trend valutario: «Arrivano più giapponesi, perché a loro conviene, e più coreani, perché andare all'estero costa troppo», dice Cha Woo Jin, direttore del Free international city bureau (organismo di promozione dell'economia locale), secondo cui la provincia autonoma di Jeju non ha interrotto i piani di diversificazione dal turismo. Kwon è stato ambasciatore in Cina e afferma di avere rilanciato qualche anno fa la fondazione dei coreani all'estero prendendo come modello l'organizzazione dei cinesi d'oltremare: «Dopo Tienanmen, i capitali stranieri lasciarono la Cina, e allora Pechino decise di rivolgersi alla diaspora, convocando a Singapore la prima convention dei businessmen cinesi all'estero. Ottenne non solo investimenti, ma un rilancio proficuo dei rapporti economici nelle due direzioni ». Un altro appello - in Parlamento a Seul - è stato lanciato dal presidente Lee, per un supporto bipartisan ai piani di intervento del governo, ma l'opposizione vorrebbe la testa del ministro delle Finanze Kan Man Soo, accusato di aver gestito male la situazione fin da inizio anno, quando voleva un indebolimento del won per agevolare gli esportatori. A caccia di dollari, due banche coreane ieri hanno dovuto chiedere alla Federal Riserve l'accesso a liquidità in dollari,beneficiando per la prima volta delle nuove misure anti-crisi della Banca centrale americana. Asiana Airlines ha poi annunciato un rosso da 50 miliardi di won nel trimestre perché deve pagare troppo il carburante. Al contrario, la Honda è stata costretta a rivedere al ribasso le stime sugli utili a causa del superyen. Il Governo giapponese- che ieri ha vietato le vendite allo scoperto in Borsa - potrebbe essersi irritato per una intervista rilasciata dal ministro francese dell'Economia: Cristine Lagarde ha ammesso l'allarme lanciato lunedì dal G-7 sullo yen è stato richiesto da Tokyo e che il G- 7 non ha nessuna intenzione di intervenire in modo coordinato sui cambi. Il comunicato, insomma, costituirà in prospettiva l'alibi per un possibile intervento di Tokyo, se lo yen dovesse ancora rafforzarsi. stefano.carrer@ilsole24ore.com AP/LAPRESSE APPELLO PATRIOTTICO La lobby degli imprenditori all'estero invita gli emigrati a investire sul listino coreano e a depositare valuta forte nelle banche nazionali

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Le turbolenze limano le riserve valutarie globali (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-29 - pag: 10 autore: Le turbolenze limano le riserve valutarie globali Riccardo Sorrentino Dopo una lunga corsa, cominciano a calare. Le turbolenze sui mercati finanziari, la necessità, per i Paesi che non hanno cambi fluttuanti, di mantenere il livello "preferito" delle loro monete comincia a farsi sentire sul livello delle riserve valutarie delle Banche centrali. Gli ultimi dati sono significativi. A fine settembre, le riserve dei dodici maggiori Paesi sono calate dell'1,2% rispetto ad agosto, e la tendenza è proseguita anche a ottobre. Il record raggiunto il mese scorso dalla Cina a 1.905 miliardi potrebbe quindi essere l'ultimo: Pechino, anche ieri, è intervenuta attivamente sul mercato, ma non per frenare il rialzo dello yuan, come mesi scorsi, bensì per sostenerlo ed evitare un forte deprezzamento. Ha quindi dovuto vendere dollari - e forse anche euro - invece di valuta locale. è lo stesso copione seguito da altri Paesi. La Russia soprattutto, terza al mondo per riserve va-lutarie, che ha dovuto acquistare rubli ben prima delle turbolenze finanziarie di ottobre. La crisi georgiana aveva già ridotto la fiducia degli investitori verso il Paese e la Banca centrale ha dovuto attivarsi: i 582,2 miliardi di dollari di agosto si sono ridotti a 541,7 miliardi a fine settembre ea 515,7 miliardi il 17 ottobre. Al punto che la Standard & Poor's ha riaperto i riflettori sul Paese declassandone le prospettive- l'outlook - a negative, da stabili. è la stessa storia per molti Paesi asiatici. Il caso più eclatante è il Pakistan che ha usato nel solo mese di settembre il 48,5% delle riserve disponibili a fine dicembre 2007 e ha ora a disposizione 7,32 miliardi di dollari, dei quali solo quattro miliardi nei bilanci della Banca centrale. L'elenco dei Paesi più "spendaccioni" segue quello dei Paesi in difficoltà: la Corea del Sud ha usato quest'anno il 13%del suo notevole patrimonio, mentre l'India ha dovuto praticamente vendere, nel solo mese di ottobre, tutte le valute accumulate tra l'inizio dell'anno e settembre. L'unico Paese che sembra dover aumentare il proprio patrimonio - a parte Eurolandia, a causa però degli swap con la Fed, provvisori - è il Giappone: con lo yen in forte rialzo, ogni suo eventuale intervento sui mercati, annunciato dal G-7 lunedì, non potrebbe che far salire il livello delle riserve. Tutte queste indicazioni vanno lette con un po' di attenzione: i dati sono espressi in dollari e la valuta statunitense negli ultimi tempi è fortemente salita, facendo svalutare le attività delle Banche centrali denominate in altre valute, come euro, yen e sterline. è però molto probabile- anche se mancano i dati - che le autorità monetarie stiano riducendo la diversificazione fatta nei mesi scorsi: gli operatori del mercato valutario hanno già segnalato vendite di euro e acquisti di dollari. riccardo.sorrentino@ilsole24ore.com INTERVENTI NECESSARI A settembre le disponibilità dei 12 maggiori Paesi sono scese dell'1,2% rispetto al mese precedente In difficoltà la Russia

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La mappa sconvolta dalla crisi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-29 - pag: 13 autore: DALLA PRIMA La mappa sconvolta dalla crisi I Paesi emergenti non sono, infatti, solo grandi mercati. Molti di loro sono oggi fondamentali luoghi di produzione, anche per le nostre imprese. Se questo è il ruolo che queste economie hanno avuto fino ad ora, cosa consegue al loro rallentamento? Non tutti i componenti del gruppo hanno le stesse prospettive. La Cina comunque nel 2008 continuerà a crescere oltre il 9% (l'Fmi prevede una crescita mondiale del 3,9% per il 2008). Ma il destino degli altri dipende da quanto abbiano utilizzato gli anni buoni per diversificare la produzione e per stabilizzare il quadro macroeconomico. Oggi diversi Paesi godono di condizioni macroeconomiche più equilibrate del decennio precedente. è il frutto buono delle ricette dettate dal Washington Consensus, che in molti vorrebbero buttare fuori dalla finestra: se Fmi e Banca mondiale non avessero predicato per decenni la centralità della stabilità macroeconomica - anche se a volte con una buona dose di miopia - oggi la crisi per questi Paesi potrebbe essere ben più grave. Gli effetti peggiori, dunque, saranno su nazioni che continuano ad essere specializzate nella produzione di materie prime ( Russia) o che hanno finanziato la propria crescita con finanziamenti esteri, mantenendo un deficit delle partite correnti (Ungheria). Luci e ombre sull'economia reale, ma cosa si può dire per gli equilibri finanziari? Anche se continueranno ad affluire risorse, i flussi di denaro dai Paesi emergenti si ridurranno. I debiti pubblici e privati dei Paesi avanzati, che questi flussi hanno finanziato (e preservato), non sono più sostenibili o comunque dovranno essere coperti in modo crescente dal risparmio interno. L'impellenza di riequilibrare i conti contrasta con le previsioni di aumento dell'indebitamento pubblico sia in Europa che negli Stati Uniti, conseguenza degli interventi sui mercati finanziari e del rallentamento dell'economia. Ci sarà, così, molto poco margine per usare la leva fiscale per rilanciare la domanda. Infine, in questa fase in cui è molto facile attribuire alla globalizzazione la colpa di quanto è accaduto sui mercati finanziari, è opportuno ricordare che le economie reali sono e rimangono profondamente integrate. La produzione di beni e servizi è frammentata su più Paesi e diffusa su tutto il globo. La dispersione verticale della produzione renderebbe estremamente costoso ritornare indietro dal processo di integrazione, soprattutto reale, con le economie emergenti. Per questi motivi, come ha ricordato ieri Alessandro Merli su questo giornale, la partita sulle nuove regole per il governo dell'economia globale, iniziata con il vertice Asia-Europa a Pechino e che continuerà con il G-20 convocato a metà novembre negli Stati Uniti, non può prescindere dalle nazioni in rapido sviluppo. Anzi è un'occasione importantissima per riavviare il processo di dialogo globale ormai da tempo incagliato. In questo quadro è però importante essere molto lucidi. Se la finanza ha bisogno di nuove regole, questa non può diventare una giustificazione per retrocedere sulla strada dell'integrazione dell'economia reale,soprattutto con i Paesi che oggi hanno il maggiore potenziale di crescita futura. Giorgio Barba Navaretti barba@unimi.it

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E la crisi che affama il Sud è sparita dalla scena (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 29-10-2008)

Argomenti: Cina

POLITICA 29-10-2008 E la crisi che affama il Sud è sparita dalla scena Esperti riuniti all'Ispi. Strategie diverse ma diagnosi condivisa: cresce il numero di chi non ha cibo a sufficienza. L'Italia: serve cooperazione responsabile DA MILANO PAOLO VIANA D ella crisi alimentare che ha sconvolto il mondo non si parla più perché non si sa cosa dire. Il carocereali, la febbre dei futures, le jacquerie dei popoli affamati si sono intrecciati con l'altalena delle Borse, l'incubo subprime, il ritorno del salvagente di Stato. A distanza di alcuni mesi non solo è calato il silenzio sull'emergenza alimentare, ma è diventato quasi impossibile distinguere cause ed effetti. L'Istituto per gli studi di politica internazionale ha provato a fare il punto su una crisi che, ha ricordato il direttore Paolo Magri, «doveva proseguire fino al 2012 e invece è sparita dall'attenzione collettiva». Tentativo generoso, anche se dagli esperti delle organizzazioni internazionali convocati nella sede milanese dell'istituto non è venuta una tesi univoca né una strategia condivisa. A partire da Roberto Pasca di Magliano, docente di Economia politica alla Sapienza di Roma, il quale ha proposto drastiche misure antiprotezionistiche per i Paesi sviluppati, confidando che la 'nuova Bretton Woods' riesca laddove la Wto ha fallito: «Ci si dovrebbe accordare su una riduzione percentuale media annua del sostegno accordato alle produzioni nazionali», ha detto. L'economista ha puntato l'indice sulla volatilità dei prezzi delle commodities, in sintonia con Luca Alinovi, senior economist della Fao, secondo cui «gli 850milioni di affamati sono diventati 923. il 14% della popolazione mondiale rischia di morire di fame e la maggioranza di costoro vive in campagna. L'impoverimento delle popolazioni rurali è connesso alla rapidità con cui cambiano i prezzi». Anche la Fao è alla ricerca di una ricetta che spezzi il circolo perverso tra la domanda di biocarburanti dei Paesi ricchi, quella di proteine animali da parte dei Paesi emergenti, la speculazione finanziaria, i cambiamenti climatici, la riduzione degli stock e le altre 'concause' riconosciute per quest'emergenza. Negli ultimi anni, ha ricordato Luca Russo, analista di sicurezza alimentare della Fao, il numero degli affamati africani è aumentato e solo nel Ghana gli obiettivi del millennio saranno probabilmente raggiunti. Per Alinovi, se ne esce con «un mix di politiche agricole focalizzate sui sostegni all'investimento. Noi condanniamo invece le politiche distorsive del mercato, anche quelle di Paesi emergenti come la Cina che sta attuando forti restrizioni all'export». Un'analisi più incisiva è venuta da Stefano Boccaletti, docente di Economia agroalimentare alla Cattolica di Piacenza, il quale ha ricostruito l'andamento dei prezzi delle derrate alimentari, negando che esista un problema di approvvigionamento alimentare perché, invece, «ne esiste uno di distribuzione». Anch'egli ha definito 'strutturale' la crisi alimentare, come Maria Teresa Gatti, responsabile progetti dell'Avsi. Anch'egli ha sottolineato il ruolo della domanda di biocarburanti, ma è parso molto meno convinto di Farida Bena, responsabile dell'ufficio campagne internazionali di Oxfam Ucodep, un'ong che raccoglie finanziamenti per organizzare campagne di sensibilizzazione, l'ultima delle quali proprio su questa liaison dangereuse. Per Boccaletti contano, invece, anche il clima e i futures, o l'incremento del Brent, che si è ripercosso sui listini di fertilizzanti e agrofarmaci. A illustrare la strategia dei governi, prima della tavola rotonda con i giornalisti Massimo Alberizzi ( Corriere della Sera) e Irene Panozzo ( Lettera 22) è stato Paolo Campanili, capo ufficio della Cooperazione economica e finanziaria multilaterale del ministero degli Esteri. Riprendendo una proposta di Sarkozy, ha anticipato che il prossimo anno, sotto la presidenza italiana del G8, il nostro Paese promuoverà la nascita di «una global partnership a Roma nel polo delle nazioni unite ma che non coinciderà con nessuna di queste istituzioni e sarà trasversale e inclusiva. Sempre nel 2009 si terrà un G8 dei ministri dell'Agricoltura. Presto, inoltre, partirà la riforma della Fao, per modernizzarla: tra due settimane ci sarà conferenza straordinaria. L'azione italiana nel periodo della presidenza del G8 sarà ispirata da tre criteri fondamentali: le policies che proporremo saranno fondate sulla sostenibilità; ciascun attore, nel mondo interconnesso e interdipendente, dovrà assumersi la sua quota di responsabilità, seppur con le dovute differenze tra Paesi avanzati e Paesi in via di sviluppo; ciascun attore sarà tenuto a rendere conto degli impegni assunti». Parole impegnative, dal momento che la crisi alimentare ha messo a nudo anche i limiti della cooperazione internazionale. Campanili le concretizza così: «I Paesi che beneficeranno degli aiuti ha detto dovrebbero accettare di sottoporsi a uno screening analogo a quello dell'Ocse cui devono sottostare i Paesi donatori». Nella speranza che basti a garantire che gli aiuti vadano davvero a segno.

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Med di Mazara mira all'Aim (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 30-10-2008)

Argomenti: Cina

Med di Mazara mira all'Aim da Finanza&Mercati del 30-10-2008 La Sicilia punta all'Alternative Investment market di Borsa Italiana (Aim). A sbarcare sul listino italiano, le cui contrattazioni inizieranno entro la fine del 2008, sarà Mediterranea Spa, la società del gruppo Sicily House proprietaria dell'hotel Giardino di Costanza, gestito dalla catena internazionale Kempinski, di Mazara del Vallo (Trapani). Proprio in questa direzione va l'aumento di capitale di 6,5 milioni deliberato dall'assemblea strordinaria della società. «Crediamo nelle opportunità che la nuova piazza finanziaria ci può offrire - puntualizza Giovanni Savalle, presidente della società - nonostante la tempesta finanziaria di questi giorni». Al momento la società, che in un decennio ha realizzato investimenti per 40 milioni e che lavora all'apertura del primo campo da golf in provincia di Trapani e di un secondo hotel Kempinski in Val di Noto, ha un capitale di nove milioni. Il consolidamento patrimoniale, oltre all'approdo al nuovo mercato finanziario, consentirà supportare il piano industriale per il prossimo triennio, che punta oltre all'ampliamento delle camere del Kempinski anche a un piano di marketing per promuovere flussi turistici da Cina, India, Russia e Paesi scandinavi.

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Bernanke impugna la scure I tassi Usa tornano all'11/9 (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 30-10-2008)

Argomenti: Cina

Bernanke impugna la scure I tassi Usa tornano all'11/9 di Marco Frojo del 30-10-2008 da Finanza&Mercati del 30-10-2008 [Nr. 214 pagina 2] Tagli anche in Norvegia e Cina, in attesa di quelli del Giappone e della Bce. Lo yen in calo sull'euro, mantiene le posizioni sul $ Rispettando le attese del mercato, il presidente della Fed Ben Bernanke ha tagliato il target sui Fed funds di mezzo punto percentuale all'1%. I tassi Usa sono così tornati ai livelli a cui già li aveva portati Alan Greenspan per far fronte allo scoppio della bolla del Nasdaq, all'attacco dell'11 settembre e agli scandali Enron e Worldcom. Livelli che favorirono la creazione della bolla immobiliare, le cui devastanti conseguenze sono una delle principali cause dell'attuale credit crunch. Questa volta la Fed potrebbe spingersi addirittura più in là: il successore di colui che mentre era in carica veniva chiamato il Maestro ha infatti aperto le porte a un ulteriore taglio, che porterebbe il costo del denaro a livelli analoghi a quelli del Giappone. Il Fomc ha preso la decisione all'unanimità; Wall Street, che subito l'annuncio sembrava incerta sulla direzione da prendere, ha successivamente fatto segnare una forte volatilità chiudendo infine in leggero ribasso. Nella giornata di ieri la Fed non è stato l'unico istituto centrale a muovere le proprie leve. La Norvegia ha tagliato i tassi di interesse di mezzo punto portandoli al 4,75%, mentre la Banca centrale della Cina li ha ridotti di 27 punti base portando il tasso di riferimento sui prestiti al 6,66% (quello sui depositi è invece sceso al 3,60%). Si tratta del terzo taglio nell'arco di un mese. La Bank of Japan, infine, potrebbe abbassare i tassi dallo 0,5% allo 0,25 già domani. Sul fronte valutario sono proseguite le forti oscillazioni dello yen, che ieri ha perso quasi il 2% nei confronti dell'euro, ma ha tenuto i guadagni messi a segno il giorno prima nei confronti del dollaro. Gli operatori temono però che la valuta giapponese possa tornare velocemente ad apprezzarsi sulla spinta degli acquisti degli investitori che stanno smontando le operazioni di carry trade ormai diventate troppo pericolose proprio a causa dell'estrema volatilità delle valute. Sul fronte europeo la Bce ha assegnato 92,13 miliardi di dollari in asta a sette giorni al tasso fisso dell'1,91%, soddisfacendo così tutte le richieste giunte. In Europa che attende un nuovo taglio dei tassi a inizio novembre è intanto proseguito il calo dei tassi interbancari: l'Euribor a tre mesi è arrivato al 4,83%, posizionandosi sui minimi dallo scorso 22 aprile e mettendo a segno il quattordicesimo ribasso consecutivo; quello a un mese è sceso al 4,50 e quello a una settimana al 3,90.

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per paulson si apre un nuovo fronte scatta l'emergenza-pignoramenti - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 30-10-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 12 - Economia Da Bernanke ribasso obbligato ma poco efficace. Nuova ondata di insolvenze sulle carte di credito Per Paulson si apre un nuovo fronte scatta l´emergenza-pignoramenti Si parla di altri 600 miliardi di dollari per soccorrere le famiglie proprieta-rie di case FEDERICO RAMPINI DAL NOSTRO INVIATO NEW YORK - Giù, sempre più giù il costo del denaro, ormai vicino allo zero in America e in Giappone: si tenta ogni arma contro la recessione. Le banche centrali del mondo intero hanno lanciato ieri un nuovo giro di tagli ai tassi d´interesse, salutato con spumeggiante euforìa dalle Borse europee e asiatiche, ma non a Wall Street. La Federal Reserve è scesa così in soli 14 mesi da un tasso direttivo del 5,25% fino a quota 1%, e ha lasciato intendere molto esplicitamente che è pronta a ridurre ancora i rendimenti. Così il costo del denaro negli Stati Uniti potrebbe calare fino a livelli mai visti da mezzo secolo. Ma sotto lo zero i tassi non possono andare, e più ci si avvicina a quella soglia più si assottiglia il margine di manovra. E´ una misura della gravità della situazione, che il comunicato della Fed riassume su tre fronti: ovunque si rivolga lo sguardo, in tutti i paesi industrializzati calano i consumi, cala la produzione, calano le esportazioni. L´unica cosa che non scende però sono gli interessi sui mutui-casa, inchiodati al 6,3% trentennale negli Stati Uniti, e già questo è un segnale di allarme che mette in dubbio l´efficacia reale della politica monetaria. Per contrastare la paura i banchieri centrali si muovono all´unisono. Ieri con la Fed hanno ridotto i tassi la Cina e la Norvegia, la settimana prossima dovrebbe essere il turno della Bce. Nell´attesa di Francoforte, domani sarà forse il Giappone a operare a sua volta una riduzione, dallo 0,5% allo 0,25%. Ma la sindrome nipponica non è certo rassicurante: durante l´interminabile depressione degli anni Novanta la banca centrale di Tokyo mantenne a lungo il costo del denaro vicinissimo allo zero, senza tuttavia ottenere risultati apprezzabili. Quello spettro torna d´attualità oggi, con i timori che l´America e l´Europa possano a loro volta conoscere una recessione di durata "giapponese". Perciò un ex banchiere centrale americano, Bob Mc Teer della Federal Reserve di Dallas, dà un´interpretazione scettica e riduttiva del nuovo giro di tagli ai tassi: «Non è utile e neanche necessario. Ma non farlo avrebbe gettato lo scompiglio sui mercati, che ormai se lo aspettavano. Più che altro serve a tenere la pressione alta sulla Bce perché riduca il costo del denaro anche lei». Gli stessi studi della Fed indicano che la riduzione del costo del denaro impiega da un minimo di sei mesi a un massimo di 18, prima di avere qualche effetto apprezzabile sull´economia reale. Ed è quest´ultima, oggi, il vero centro di tutte le preoccupazioni. A Washington è in cantiere un´ennesima manovra d´emergenza, dopo i piani Paulson Uno (acquisto titoli tossici) e Paulson Due (ricapitalizzazione e semi-nazionalizzazione delle banche). Stavolta si discute di stanziare altri 600 miliardi di dollari per erogare garanzie dirette alle famiglie proprietarie di case che rischiano il pignoramento per insolvenza. La manovra aggiuntiva Paulson Tre, che a questo punto dovrà essere concordata con lo staff del nuovo presidente eletto il 4 novembre, si presta a diverse letture. Da una parte è un segnale del frenetico attivismo con cui l´America tenta di risollevarsi da questa crisi: il conto finale cresce a dismisura per i contribuenti, siamo ormai a un rapporto deficit-Pil che sfiora il 10%. D´altra parte l´ennesima promessa di fondi pubblici � stavolta alle famiglie � rivela che gli interventi precedenti hanno avuto una modestissima efficacia. E´ il caso dei 250 miliardi di dollari usati per ricapitalizzare le banche. Si scopre che nessuna delle banche beneficiate sta usando quei fondi per lo scopo a cui erano destinati, cioè il finanziamento dell´economia reale. I prestiti languono, i banchieri si tengono ben stretti i capitali aggiuntivi offerti dallo Stato. E´ in atto una forma di tesaurizzazione, perché le banche non si fidano di erogare prestiti ai clienti: temono che sia in arrivo una nuova ondata di insolvenze, per esempio sul fronte delle carte di credito. E´ un timore fondato, perché in un anno già 700.000 americani hanno perso il posto di lavoro, e per loro anche pagare la rata su un elettrodomestico diventa proibitivo. Da ieri la lista dei licenziamenti si è allungata, con l´annuncio di ristrutturazioni alla General Electric e alla Coca Cola. L´indice di fiducia dei consumatori americani è precipitato al minimo storico mai raggiunto dalla sua creazione: peggio che nel dicembre 1974 dopo il grande choc petrolifero. Questi segnali di sofferenza dell´economia reale si moltiplicano da ogni direzione. Le chiusure di 700 concessionari di automobili, i timori di crac che investono gli shopping mall e certe catene di grande distribuzione, le voci di bancarotta che circolano di nuovo riguardo i tre big dell´auto di Detroit (General Motors, Ford e Chrysler). Proprio per venire in soccorso dell´auto la Federal Reserve ha cominciato ieri a erogare finanziamenti diretti anche alle filiali finanziarie di Gm e Ford, quelle società che gestiscono il credito sugli acquisti raateali di vetture. Il Congresso riceve una richiesta sconcertante e significativa: includere i colossi malati dell´automobile nella categoria degli istituti di credito (visto che concedono prestiti rateali!) in modo che possano essere anche loro ricapitalizzati e parzialmente nazionalizzati dal Tesoro. La schiera dei candidati alla bancarotta ieri si è allungata con gli Stati di New York e New Jersey: i due governatori hanno invocato una manovra che estenda agli Stati il metodo salva-banche.

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i tassi usa scendono all'1% la fed: "economia in frenata" - arturo zampaglione (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 30-10-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 12 - Economia I tassi Usa scendono all´1% la Fed: "Economia in frenata" Volano le Borse, l´Europa recupera 340 miliardi Al termine di una giornata di alti e bassi Wall Street va in rosso: paura della recessione ARTURO ZAMPAGLIONE NEW YORK - Per la seconda volta dall´inizio del mese la Federal Reserve ha ridotto di mezzo punti i tassi di interesse per contrastare - ha spiegato ieri in un comunicato - «il forte rallentamento dell´attività economica legato soprattutto alla frenata dei consumi». I tassi sui Fed Funds, cioè sui prestiti interbancari a breve, sono tornati così all´1%, cioè a quel livello bassissimo degli anni 2003-04 che molti considerano l´origine dell´attuale tempesta finanziaria per aver favorito un eccessivo indebitamento. La situazione di adesso è però molto diversa da quella di quattro anni fa, quando l´ex-presidente Alan Greenpsan diede un colpo di frusta a un economia un po´ pigra. Adesso il suo successore Ben Bernanke è alle prese con una recessione che sarà lunga, profonda e globale. Negli Stati Uniti si prevede che i dati sul Pil nel terzo trimestre siano negativi, che il tasso di disoccupazione superi presto il 7% e che il caro-dollaro rallenti le esportazioni. La manovra della Fed era scontata (qualcuno si augurava addirittura che il taglio fosse più drastico) e si inserisce nel tentativo perseguito da tutte le autorità monetarie di stimolare il credito e quindi la ripresa economica. La speranza (che finora si è rivelata illusoria) è che le banche riprendano a prestare soldi. Intanto anche la Cina ha ridotto ieri i suoi tassi dal 6,93 al 6,66%, mentre la Norvegia li ha portati al 4,75. Analoghe mosse sono attese venerdì da parte della banca centrale giapponese e poi all´inizio di novembre per la Bce e la Banca d´Inghilterra. Alla vigilia della decisione della Fed e incoraggiati dalla fiammata di martedì a Wall Street, tutti i listini mondiali hanno registrato ieri forti rialzi: Tokyo +7,74%, Parigi +9,26, Londra +8,05, Milano +8,48 . L´unica Borsa europea in contendenza è stata Francoforte che ha perso lo 0,31% per il brusco sgonfiamento del titolo Volkswagen. New York invece ha vissuto una giornata schizofrenica, con alti e bassi: dopo essere salito di oltre 300 punti, il Dow Jones ha chiuso con una perdita del 0,82% sulla scorta dei cupi scenari disegnati dalla banca centrale. Gli analisti avvertono che questa fase di brusche fluttuazioni continuerà a lungo: almeno fino a quando la situazione finanziaria non si sarà stabilizzata. E a dispetto degli sforzi di governi e banchieri centrali è ancora presto perché le acque possano calmarsi. La verità è che ci sono decine di focolai di crisi che richiedono interventi urgenti e a ripetizione, con costi ingenti che graveranno per anni. A Washington, intanto, si parla con insistenza di un nuovo piano da 600 miliardi di dollari, in aggiunta ai 700 miliardi del Tarp (la legge di salvataggio della finanza), per garantire 3 milioni di mutui immobiliari a rischio insolvenza. Una delle situazioni più critiche è quella dell´auto: non solo le vendite della General Motors sono scese a ottobre dell´11%, rafforzando il primato mondiale della Toyota, ma le tre Big di Detroit sono con l´acqua alla gola. Per affrontare le difficoltà si ipotizza di trasformare la Gmac, la finanziaria di Gm e Cerberus, in una banca, in modo che possa attingere ai fondi del Tarp.

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stazione, blitz al supermercato cinese trovati 4 quintali di surgelati avariati - arianna rotolo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 30-10-2008)

Argomenti: Cina

Pagina VI - Palermo In via La Malfa il magazzino dei giocattoli. Bloccato un carico di scarpe contraffatte Stazione, blitz al supermercato cinese trovati 4 quintali di surgelati avariati ARIANNA ROTOLO Una maxi operazione effettuata dal Nucleo anti-frodi della polizia municipale, su richiesta del comandante Nunzio Purpura, ha portato al sequestro di 420 chili di prodotti surgelati e merci "made in China" già pronti per essere destinati alla vendita. A finire nel mirino degli agenti del Naf, un negozio di generi alimentari situato in via Antonio Di Rudinì, nei pressi di via Lincoln, e un capannone di 1.200 metri quadri in via Ugo La Malfa, utilizzato come deposito. Secondo quanto emerso da un primo esame della filiera di provenienza, i prodotti surgelati acquistati a Prato da una ditta di import-export, venivano trasportati in città su furgoni privi di celle frigorifere interrompendo così la catena del freddo. Sui banchi c´era di tutto: vongole, granchi, uova di seppia, carne di manzo, montone, cervo, alghe secche, pane cotto a vapore (con scadenza alterata), 200 uova di anatra, fave, alimenti esotici, lumache e infine il "tofu", un derivato del latte di soia che ha dato il nome all´operazione del maxi sequestro. Il valore della merce ammonta a circa 10 mila euro. Tra i surgelati, sono state rinvenute anche 24 sim card Tim intestate a cittadini rumeni residente a Ladispoli. Le indagini degli investigatori, ancora alle prime battute, tendono ad accertare eventuali furti d´identità a danno di utenti ignari. A seguito del sequestro, eseguito su disposizione del magistrato Cristina Von Borries, nei confronti del titolare dell´esercizio commerciale, X. Z. un cinese di 31 anni, è scattata la denuncia per frode in commercio e sofisticazione alimentare. «Stiamo valutando la posizione di quei commercianti che avrebbero dovuto ricevere la merce - ha spiegato il comandante della polizia municipale Nunzio Purpura - e le nostre indagini potrebbero spostarsi su Prato». E sottolinea: «Al momento, nessun esercente palermitano risulta coinvolto nell´indagine». Tra i prodotti sequestrati nel deposito di via Ugo La Malfa destinatati a finire sulle bancarelle dei mercati rionali allestiti per l´1 e il 2 novembre, numerosi giocattoli e pelouche, oltre che ombrelli, casalinghi, batterie mini stilo, luminarie e lampade a basso consumo energetico. La merce riportava il marchio Ce contraffatto. «Consiglio ai genitori di non acquistare questo tipo di giocattoli - ha aggiunto Purpura - Si tratta di merce a bassissimo costo che può risultare pericolosa per i bambini». Denunciata l´intestataria del magazzino, C. S. H., cinese di 46 anni. Nei prossimi giorni la polizia municipale darà il via al censimento della comunità cinese. Ieri mattina, durante un´altra operazione mirata a fronteggiare la contraffazione, i funzionari dell´ufficio delle Dogane hanno un container proveniente dalla Cina che trasportava 3.600 paia di scarpe da tennis, tra le quale 2.340 con la griffe falsa.

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mosse, genio e creatività le strategie del cervello - erica manna (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 30-10-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XIII - Genova Mosse, genio e creatività le strategie del cervello Oggi gli esperti si incontrano a Palazzo Rosso con possibili sfide aperte a tutti Il gioco con le pedine strumento di psicoterapia al Festival della Scienza campioni e studiosi ERICA MANNA Portatevi dietro una scacchiera, oggi pomeriggio a Palazzo Rosso. Non si sa mai che vi capiti di giocare con il Grande maestro internazionale Igor Efimov o altri esperti di scacchi, e scoprire qualcosa di inaspettato sul riquadro bianco e nero. Ma anche su voi stessi, e le vostre pulsioni più nascoste. D´altronde, lo diceva anche Freud che la vita, come la psicoanalisi, è come una partita a scacchi; puoi prevedere l´inizio e la fine, ma in mezzo non c´è scienza che tenga: regna la creatività pura. Proprio mentre è in corso il campionato mondiale di scacchi, alle 15 a Palazzo Rosso, nell´ambito del Festival della Scienza, andrà in scena l´incontro "Giocando con i re. Diversità a confronto: bambini, uomini e donne che giocano a scacchi". Ovvero, una discussione con lo psicologo Giuseppe Sgrò, autore di una ricerca sperimentale sui legami tra personalità e stile di gioco dei Maestri di scacchi, il Grande maestro georgiano Igor Efimov, Marco Antonelli, coautore di un lavoro sull´identificazione delle aree celebrali interessate nel gioco degli scacchi, e Augusto Caruso, Maestro dell´Accademia internazionale di scacchi di Perugia. Dimenticatevi fredde simulazioni al computer, formule matematiche e mosse prevedibili: gli scacchi sono «il confine tra il razionale e l´irrazionale, e se l´inizio e la fine di una partita sono teorizzabili, nella parte centrale come trovarsi in mezzo al mare: è creatività pura. Ed è lì che interviene la personalità». Parola di Giuseppe Sgrò, che nel suo studio commissionato da Liliana Bal Filoramo dell´Università di Torino (il primo al mondo di questo tipo) su giocatori di alto livello nei tornei internazionali, dimostra come l´indole influenzi lo stile di gioco. E si spinge oltre: «La scacchiera è un mezzo per sublimare l´aggressività - spiega Sgrò - e anche il conflitto edipico in ognuno di noi. Il re, infatti, rappresenta il padre e tutta la partita è una lotta per ucciderlo e affermarsi. Quando si perde, si è invece annientati da lui. Ma è un bene, perché l´onnipotenza non dilaghi. Pensiamo al grande campione Bobby Fischer: aveva un problema con le figure autoritarie, e la sua è stata una vita di liti, rotture, sfide. Genio e sregolatezza, insomma. Come quando a Belgrado, in piena guerra fredda, decise di giocare nonostante il divieto del Congresso americano». Sappiano gli appassionati del genere, quindi, che il giocatore di scacchi «è narcisista, molto coscienzioso, aperto mentalmente alla cultura e portato verso l´astrattezza. E controlla molto bene le sue emozioni», dice lo psicologo. Queste scoperte permetteranno alle generazioni future di allenarsi meglio, attraverso la previsione delle mosse dalla personalità dell´avversario. Ma non solo: «Già ora gli scacchi vengono usati a livello terapeutico, su adolescenti con problemi emotivi ma anche su pazienti con patologie psichiatriche. Giocare in gruppo sulla scacchiera aiuta a liberarsi dall´ansia». Scacco-terapia, dunque. Ma il gioco, nato tra India e Cina e introdotto in Europa intorno al 1100 dagli arabi, agisce direttamente sulla forma mentale di ciascuno. «Se il cervello fosse una stanza, quella del giocatore sarebbe molto più ordinata - chiarisce Sgrò - il pensiero, infatti, elabora facilmente strategie e tattiche». Per questo, la Federazione italiana scacchi ha siglato un protocollo di intesa con il ministero dell´Istruzione per insegnare a giocare nelle scuole: «Aiuta la concentrazione, a sviluppare la logica e ad accettare la sconfitta», racconta Roberto Mogranzini, fondatore dell´Accademia internazionale di scacchi a Perugia. Quanto all´eterna lotta uomo-macchina, Giuseppe Sgrò vi sorprenderà: «Non è la scienza che si applica agli scacchi, sono gli scacchi che hanno aiutato la scienza. All´inizio del �900, quando si riusciva a programmare un calcolatore e a farlo giocare a scacchi, voleva dire che funzionava. E oggi, il computer ha sì potenza di calcolo, ma non fantasia. Quando si hanno tante scelte buone a disposizione, infatti, interviene la personalità, e fa la differenza. Insomma, la macchina è perfetta. Ma non quanto l´uomo».

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l'architetto che sogna di non far rimpiangere le case del centro storico - il servizio a pagina v (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 30-10-2008)

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Pagina III - Bologna Cino Zucchi ha progettato la "Trilogia Navile" L´architetto che sogna di non far rimpiangere le case del centro storico Il servizio a pagina v SEGUE A PAGINA V

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navile, 250 milioni per cambiare lo skyline (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 30-10-2008)

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Pagina III - Bologna Case, studentati, uffici, torri da 13 piani e un grande parco nel progetto dell´area dell´ex mercato ortofrutticolo. Cantieri in primavera Navile, 250 milioni per cambiare lo skyline Lo skyline a nord del centro di Bologna è destinato a modificarsi profondamente grazie ad un complesso edilizio che sorgerà nell´ex mercato ortofrutticolo disegnato dall´architetto Cino Zucchi, un vero e proprio polo dell´architettura contemporanea a Bologna su una superficie di 130 mila metri quadrati, tra la stazione e il nuovo Comune. Abitazioni sull´area Carisbo e 240 posti in uno studentato nell´attigua porzione comunale, insieme a un nuovo poliambulatorio, scuole e 300 alloggi popolari. «Nasce un nuovo quartiere esemplare per la qualità architettonica e l´efficienza energetica», commenta l´assessore all´Urbanistica Virginio Merola. CAPELLI A PAGINA V

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"trilogia navile", case e studentati - eleonora capelli (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 30-10-2008)

Argomenti: Cina

Pagina VII - Bologna "Trilogia Navile", case e studentati Nell´area dell´ex mercato partono i cantieri per un´opera da 250 milioni L´intervento, su 30mila metri quadrati, è della Valdadige Costruzioni ELEONORA CAPELLI Fino a settecento nuovi appartamenti e un investimento di 250 milioni di euro per l´area dell´ex mercato ortofrutticolo dove dalla primavera del 2009 cominceranno i lavori per ridisegnare un intero comparto della città. Torri alte fino a tredici piani, edifici «a corte» e citazioni dei portici bolognesi caratterizzeranno la parte edilizia privata di quello che si candida a diventare il «polo» dell´architettura contemporanea a Bologna, tra la nuova stazione che sarà firmata dal giapponese Arata Isozaki e la sede unificata degli uffici comunali, progettata da Mario Cucinella. Oggi nel comparto che aspetta una sistemazione dalla fine degli anni �90, cioè dal trasferimento del mercato ortofrutticolo al Caab, si aggiungono le firme del milanese Cino Zucchi e dello studio di Colonia JSWD. Questi due studi, presenti con alcuni lavori sulla scena internazionale, si sono infatti aggiudicati il concorso indetto all´inizio dell´anno da Valdadige Costruzioni, un´azienda da 120 milioni di euro all´anno di fatturato che ha puntato sulla grande area dismessa vicina ai binari della ferrovia per costruire un intero quartiere di case, negozi e uffici. Acquistata dalla Fondazione Carisbo per oltre 90 milioni di euro, oggi la zona offre ai costruttori 30 mila metri quadri di superficie utile, che si affiancano a una parte di proprietà comunale più o meno equivalente. Sui terreni di proprietà comunale si costruirà in base al piano approvato dal Consiglio comunale nel 2006 che prevede di mettere in cantiere uno studentato da 240 posti, il nuovo poliambulatorio che sostituirà quello di via Tiarini e via Montebello, un complesso scolastico con scuola elementare, dell´infanzia e un asilo nido, oltre alla parte di più faticosa realizzazione, gli appartamenti del così detto «housing sociale», trecento nuove case popolari per cui la Regione in questi giorni ha dato il via libera. E quindi in questo contesto che riunisce tante funzioni diverse sull´enorme superficie di 130 mila metri quadri, di cui il 70% destinati a residenza e il 13% a usi pubblici, che si inserisce l´intervento denominato un po´ pomposamente «Trilogia Navile». Tre lotti chiamati «navileuno», «naviledue» e «naviletre», i primi due a cura di Cino Zucchi con destinazione prevalentemente residenziale e commerciale e l´ultimo, più a sud, vicino alla ferrovia e al nuovo Comune, a firma JSWD con edifici a carattere direzionale. Entrambe i progetti che hanno vinto il concorso a inviti hanno preso come base stilistica il modello della torre: edifici alti fino a tredici piani, una decina nel progetto di Zucchi e sette in quello dello studio JSWD, che creano una serie di «contrappunti» o «accenti» rispetto alle costruzioni più basse di tre o quattro piani, che disegnano a terra la forma dell´isolato. A riunire tutta questa enorme nuova «citta nella città», dove potranno andare ad abitare fino a 700 famiglie, lo spazio verde di un parco a nord dell´area, collegato con un altro parco centrale da una «diagonale» di verde che fende e collega i diversi punti dell´insediamento. I progetti, che sono stati scelti dalla giuria proprio per «la forte originalità in sintonia con il contesto e la tradizione edilizia bolognese», sono visibili fino al 29 novembre nell´Urban Center all´ultimo livello di Sala Borsa, in piazza Nettuno. Insieme a quelli che verranno realizzati, sono esposti sotto il titolo «Un concorso europeo per un Bologna europea» anche gli altri tre che hanno partecipato, ad opera di Carlo Ferrater, Biuro Projektow Lewicki Latak e Arteco+ Architetti associati». «Questa è la dimostrazione che si può applicare la pratica dei concorsi di architettura anche per gli investitori privati - ha commentato l´assessore all´urbanistica Virginio Merola - nasce un nuovo quartiere che dal punto di vista della qualità architettonica e del risparmio energetico sarà esemplare». Certo, in questo contesto di case, uffici e negozi disegnati da architetti importanti, con l´ambizione di realizzare case ad alta efficienza energetica, tra i «giganti» di nuove costruzioni lussuose, il centro sociale XM24 rischia di sembrare un «topolino» un po´ fuori posto. «Per il momento la loro presenza non è incompatibile - dice il presidente del quartiere, Claudio Mazzanti - ma si pone il tema dell´evoluzione dello spazio. Non si tratta di una presenza abusiva, perché fu regolarizzata dalla giunta Guazzaloca, ma anche loro dovranno cambiare modello di gestione oppure saltano».

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"la mia sfida in periferia per non rimpiangere il centro" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 30-10-2008)

Argomenti: Cina

Pagina VII - Bologna L´intervista L´architetto Cino Zucchi, dopo i successi di Venezia, si cimenta con l´urbanistica bolognese "La mia sfida in periferia per non rimpiangere il centro" "Il rischio di Bologna è la pigrizia mentale un po´ come i nobili decaduti" «Bologna non ha un singolo monumento che la rappresenta, in particolare nell´architettura contemporanea. La sua caratteristica sono i portici, un elemento di tessuto della città, e per questo è una grande lezione di urbanistica in sé. Per le periferie, invece, io non sto né con Cervellati e i difensori dell´ortodossia, che hanno generato una certa mediocrità, né con chi vuole grattacieli ovunque. Penso che la scommessa a Bologna sia quella di mantenere l´alta qualità dell´ambiente urbano accogliendo al suo interno le trasformazioni dei modi di vita contemporanei». Cino Zucchi è uno dei pochi architetti ad aver colto la sfida di costruire in una città come Venezia, dove le case disegnate da lui nell´area industriale dismessa dell´ex Junghans vengono fotografate dagli studenti di architettura a bordo del vaporetto che porta al Lido o all´Arsenale. A Bologna arriva per la prima volta con il maxi-progetto «Trilogia Navile». Architetto Zucchi, cosa le piace di Bologna? «Mi piace la natura collettiva della sua architettura, il portico è l´elemento che per eccellenza unisce pubblico e privato. Quando la casa privata tocca terra e trova il portico diventa una cosa di tutti, la strada del passeggio della città». Nelle costruzioni moderne, nei quartieri residenziali, questa tradizione si perde? «Oggi le villette residenziali sono caratterizzate da recinzioni con il citofono e un cane che latra per allontanare il visitatore, non sono previsti neppure i marciapiedi, altro che portico». Ma come si fa a riprendere questa forma così tipica, come altre caratteristiche della città storica, nell´architettura contemporanea? «Evitando assolutamente l´effetto del «continuismo», cioè la tentazione di continuare a usare sempre le stesse forme. Oggi potremmo facilmente costruire case in stile medievale, dalle forme rassicuranti e conosciute, ma ci troveremmo a vivere in una cittadella artificiale come quelle dedicate allo shopping». Quindi dobbiamo «rassegnarci» a osare forme e materiali nuovi? «Spesso il mattone rosso a Bologna è come l´intonaco giallo a Milano, serve a giustificare le peggiori «nefandezze», costruzioni banali o brutte che però si mascherano dietro una parvenza di tradizione. L´identità non è nella ripresa della tradizione superata, ma nella conoscenza del passato e nella sua rielaborazione in chiave moderna». Quindi? «Nel progetto di «Trilogia Navile», ad esempio abbiamo scelto di conservare l´uso del mattone ma trovare una nuova gamma di colori nelle sfumature del grigio antracite o argilla che in città non esisteva. Ma come diceva Apollinaire, le regole le può rompere solo chi le conosce». Qual è il rischio di una città molto affezionata al suo centro storico come la nostra? «Le città con un centro storico forte sono come nobili decaduti che hanno il nome del casato nel cassetto e non si sentono in alcun modo in dovere di innovare. Il rischio è la pigrizia mentale». Forse un eccesso di istinto conservatore, oppure delusione di fronte ai prodotti della contemporaneità? «Penso che per la città la presenza dell´urbanista Pierluigi Cervellati sia stata una fortuna, io lo stimo molto, ma non bisogna generare «automatismi» nei comportamenti progettuali: la via maestra è forse quella di valutare caso per caso, conservando dove serve e trasformando dove l´evoluzione della struttura urbana permette». (e. c.)

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LA PAGA AGLI SCHIAVI CINESI (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 30-10-2008)

Argomenti: Cina

LA PAGA AGLI SCHIAVI CINESI Un dollaro e 60 all'ora. Era questa la paga dei 36 fattorini del ristorante vietnamita Saigon Grill, ottimo cibo a prezzi modici, due filiali a Manhattan. Gli addetti alle consegne a domicilio erano pagati 120 dollari per 75 ore di lavoro alla settimana, straordinari inclusi, per un minimo di 20 corse. Il salario minimo nella città di New York è 7 dollari e 25 centesimi, ma scende a 4 dollari e 75 per i camerieri che ricevono la mancia (negli Usa la parte più consistente del salario). Prima impauriti, poi determinati, i 36 lavoratori immigrati (alcuni irregolari) dalla regione cinese del Fujian, nel 2007 si sono convinti a fare causa al proprietario Simon Nget, rifugiato dalla Cambogia in America nel 1981. E - cosa inusuale - hanno organizzato un picchetto di fronte al locale con cartelli e striscioni, raccontando ai passanti ed ai clienti le loro misere condizioni di lavoro. «Un dollaro e 60 all'ora vuol dire lavoro da schiavi in qualsiasi posto. Forse - è stato il commento più frequente - avreste guadagnato di più restando in Cina». Mr Nget non l'ha presa sportivamente: ha soppresso il servizio di consegne e promosso una raccolta di firme per sostenere le sue ragioni. Indignati, in molti, hanno smesso di mangiare il suo famoso manzo alla Saigon grill. Dopo mesi di battaglie legali, la scorsa settimana un giudice federale ha condannato Mr Nget a pagare 4.6 milioni di dollari come risarcimento per i 36 lavoratori, constatando che sono state commesse sistematiche violazioni alle normative sul salario minino e gli straordinari. Yu Guan Ke, uno dei fattorini, è felice: con i 328mila dollari pagherà l'assicurazione sanitaria alla sua famiglia. Poi malinconico aggiunge: «Siamo strati trattati davvero da schiavi per troppo tempo». Josephine Lee, coordinatrice di una associazione per gli immigrati, spiega che subito dopo la sentenza molti ristoranti hanno cominciato a pagare più dignitosamente i loro lavoratori.

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Rally in Europa Wall Street frena (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-30 - pag: 2 autore: Rally in Europa Wall Street frena Morya Longo Tutti si aspettavano forti tagli ai tassi d'interesse. E sono arrivati. Ha iniziato la Cina in mat-tinata, ha proseguito la Norvegia nel pomeriggio e in serata ha completato l'opera la Fed americana, che ha riportato i tassi a quell'1% da cui partì la "bolla" dei mutui. Questo è bastato a far rimbalzare le Borse di tutto il mondo. Denaro più economico significa infatti credito più facile, sostegno all'economia, ossigeno alle banche e alle imprese. Morale: se in mattinata Tokyo aveva chiuso con un rimbalzo del 7,74%, nel pomeriggio Londra ha recuperato l'8,05%, Parigi il 9,23% e Milano il 9,87%. Solo Francoforte ha chiuso in calo (-0,31%), ma unicamente a causa della retromarcia di Volkswagen: escludendo la casa automobilistica, il listino tedesco avrebbe guadagnato il 12%. Discorso diverso per Wall Street: seguendo il motto «compra sull'indiscrezione e vendi sulla notizia », la Borsa americana aveva guadagnato il 10,8% già martedì. Ieri, quindi, ha accolto il taglio dei tassi con un'altalena che ha portato l'indice S&P 500 più volte sopra e sotto la parità. Solo dieci minuti prima della chiusura guadagnava quasi il 3%, ma alla fine – cioè dieci minuti dopo – ha perso l'1,11%. Prima di addentrarsi nel racconto di una giornata di festa (escludendo gli ultimi 10 minuti di Wall Street), è bene fare una premessa: quello di ieri resta un rimbalzo dai minimi. Poderoso, certo, ma pur sempre un rimbalzo. Nel mese di ottobre le Borse di tutto il mondo avevano infatti "bruciato" circa 12mila miliardi di dollari, per cui gli interventi della banche centrali hanno dato agli investitori il pretesto per tornare a comprare. Non a caso a salire di più ieri sono state le azioni maggiormente penalizzate nelle scorse settimane: le banche (che in Europa hanno recuperato l'11,8%) e le società minerarie (in rialzo del 16%) che hanno beneficiato del rialzo delle materie prime: il Vecchio continente ha così recuperato 340 miliardi di capitalizzazione. Il motivo principale del rimbalzo, come detto, va cercato nei tagli dei tassi. Anche perché gli economisti sono convinti che la stagione della politica monetaria espansiva non sia finita qui. Già il 6 novembre la Banca centrale europea e la Banca d'Inghilterra dovrebbero seguire le orme della Fed: la prima dovrebbe abbassare i tassi di mezzo punto percentuale, la seconda forse addirittura di un punto intero. Poi si parla di un possibile ribasso in Giappone. E infine il mercato sconta almeno un altro taglio in America. Questo ha rincuorato gli investitori, ma fino a un certo punto: a Wall Street ieri sera si iniziava a prendere coscienza del fatto che anche questa mossa della Fed potrebbe non essere sufficiente per evitare una pesante recessione. A ben guardare, però, altre notizie hanno dato sollievo. Per esempio il fatto che,dopo l'intervento della Federal Reserve avviato lunedì a sostegno del mercato delle commercial paper, in America sono tornate le emissioni di queste speciali "carte commerciali". Si tratta di strumenti di finanziamento a brevissima scadenza, utilizzati sia dalle banche sia dalle imprese. La crisi del credito aveva reso molto difficili le emissioni e, dunque, più arduo l'accesso al credito. Ma dopo l'intervento della Fed, che ha avviato un piano per acquistare questi titoli, le emissioni si sono ravvivate:lunedì e martedì le imprese americane hanno infatti raccolto quasi 430 miliardi di dollari con questi strumenti. Un'altra boccata d'ossigeno. E una notizia positiva è stata anche l'emissione obbligazionaria di Hbos per 3 miliardi di euro: si tratta della seconda, dopo quella effettuata da Barclays, garantita dallo Stato inglese. Il bond ha incontrato quindi una buona domanda (4,5 miliardi) a bassi tassi d'interesse (20 centesimi sopra il tasso swap): questo conferma che la garanzia pubblica sulle emissioni bancarie rappresenta una strada utile per far ripartire i mercati. Insomma: di notizie positive –in mezzo all'incubo della recessione – se ne vedono. E, a valutazioni bassissime, gli investitori ne hanno approfittato per tornare a comprare. Con una consapevolezza: che oggi è già un altro giorno. LA GIORNATA Il Vecchio Continente recupera 340 miliardi di capitalizzazione Alta volatilità in Usa Positivo il Nasdaq

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Limiti Ue per le etichette intelligenti (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: NORME E TRIBUTI data: 2008-10-30 - pag: 39 autore: Nuove tecnologie. In arrivo indicazioni sovranazionali Limiti Ue per le etichette intelligenti Le etichette intelligenti nel mondo sono già due miliardi e tra dieci anni saranno 300 volte di più. Diffuso soprattutto in Usa, Giappone, Cina e Corea del Sud, il cosiddetto sistema Rfid (Radio frequency identification) diventa sempre più presente anche in Europa, che si sta attrezzando per ridurre i rischi per la privacy. La commissione Ue sta, infatti, mettendo a punto un pacchetto di misure per limitare l'intrusività di questi nuovi strumenti. L'antenna e il microprocessore di cui sono dotate le etichette consente, infatti, di marcare passo dopo passo il percorso degli oggetti su cui sono applicate. E questo grazie ad appositi lettori che, a distanza, sono in grado di decifrare le informazioni contenute nel microprocessore. In questo modo, ogni articolo di consumo viene costantemente monitorato. Con evidenti vantaggi. Per esempio, contro i furti. Ma con scenari ancora più incoraggianti, come l'ausilio per i non vedenti,che potrebbero conoscere quali oggetti, dotati di etichette, li circondano. O per la ricerca di animali, dato che i microchip possono essere impiantati sotto la pelle (anche dell'uomo). Allo stesso tempo, però, i rischi di un uso sconsiderato delle nuove tecnologie sono reali. In particolare, se applicate ai beni di largo consumo. Come ben sanno i Garanti europei, che nel 2005 hanno adottato un documento in cui chiedevano un'adeguata informativa agli utenti, misure di sicurezza idonee e la disattivazione automatica delle etichette Rfid all'uscita degli esercizi commerciali. Indicazioni che la Commissione Ue ha in parte ripreso nella raccomandazione che sta per emanare. A. Che.

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La crisi pesa su Indesit: giù fatturato e profitti (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-10-30 - pag: 45 autore: Elettrodomestici. Nei primi nove mesi vendite in flessione del 4% a 2,3 miliardi La crisi pesa su Indesit: giù fatturato e profitti Utili a 59 milioni in calo del 12% Stop temporaneo per la produzione Simone Filippetti MILANO Gli elettrodomestici sono uno termometro per l'andamento dei consumi e il bilancio di Indesit fotografa la crisi economica e finanziaria che sta scuotendo il mercato. La recessione ha infatti pesato sui nove mesi del gruppo industriale di Fabriano: -4,3% il giro d'affari a 2,38 miliardi di euro e -12,7% gli utili a 59,4 milioni. La radiografia della crisi è ancora più netta nel terzo trimestre, chiuso al 30 settembre, in cui Indesit ha visto i ricavi calare del 9,1% (a 858,3 milioni) e gli utili cadere di un quarto a 25,7 milioni (-24,7%). La Borsa non si è lasciata spaventare dai numeri e anzi ieri il titolo è balzato del 3,38% (a 6,12 euro) anche perché il mercato aveva già scontato i risultati in calo (Indesit ha perso oltre il 40% da inizio anno). Da qui alla fine dell'anno l'azienda marchigiana di Vittorio Merloni (controllata al 38% tramite la Fineldo) non vede rosa e ha confermato il «warning» sui risultati 2008 lanciato la scorsa estate, quando già l'impennata del costo delle materie prime (quella del «bianco» è un'industria ad alto consumo di elettricità e acciaio) aveva messo sotto pressione i produttori di elettrodomestici. Ancora più difficile fare previsioni sul 2009: al momento, ha spiegato l'amministratore delegato Marco Milani, «siamo incapaci di finalizzare un budget» anche perché l'estrema e parossistica volatilità delle materie prime ( con il petrolio che luglio ha toccatoi 150 dollari al barile e ora è sceso sotto i 70 dollari) complica il tutto. Di certo il mercato nei prossimi mesi sarà difficile e il gruppo ha deciso di chiudere gli impianti per alcuni giorni: il rallentamento dell'economia ha portato a un overstock di prodotti così, ha annunciato ieri Milani durante una conference call con gli analisti, saranno fermate le «fabbriche o almeno quasi tutte». Di fronte al calo dei consumi, che è più forte in Russia e Paesi dell'Est mercati dove Indesit è entrata da alcuni anni ormai,l'unica contromisura, ha proseguito Milani, è «ridurre la produzione per arrivare a un appropriato livello di magazzino ». Scendendo in dettaglio nei numeri del trimestre, il margine operativo lordo si è attestato a 81,7 milioni, in calo del 18%. Sui conti da giugno a settembre ha pesato anche l'impatto del super-euro (che solo di recente ha perso terreno nei confronti del dollaro ma gli effetti si potranno apprezzare sul quarto trimestre): l'utile operativo ha subìto una frenata del 22,4% a 49 milioni, ma è in rialzo del 17% a cambi costanti. Al 30 settembre scorso, poi, la posizione finanziaria netta era in rosso per 633,7 milioni, dai 604,7 di fine giugno. Merloni, il presidente del gruppo marchigiano, non si nasconde e riconosce le difficoltà, ma ha anche cercato di tranquillizzare il mercato sottolineando i punti di forza dell'azienda. «Siamo di fronte a una crisi internazionale senza precedenti ma l'andamento negativo dei mercati - ha assicurato - non ha intaccato i fondamentali della Indesit che ha preservato la sua solidità e redditività». Già a luglio il gruppo aveva rivisto al ribasso le guidance sull'intero anno, parlando di un calo dei risultati tra il 10 e il 20% rispetto al 2007. E ieri il gruppo ha di fatto confermato quelle stime, quantificandole però in numeri: a fine dicembre Indesit si aspetta un fatturato di 3,2 miliardi e un risultato operativo tra i 140 e i 150 milioni, 40-50 milioni di meno rispetto al 2007 (chiuso con un Ebit a 190 milioni). Le difficoltà del mercato porteranno a un consolidamento a livello globale: già da alcuni mesi il gruppo ha allo studio partnership in Cina e Brasile che potrebbero anche sfociare in un'acquisizione. Presidente. Vittorio Merloni AGF

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Gancia ricomincia dall'aperitivo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI data: 2008-10-30 - pag: 28 autore: Grandi marchi. La gestione affidata a un top management esterno - A breve la ricapitalizzazione Gancia ricomincia dall'aperitivo Il gruppo rivede la strategia industriale e il riposizionamento Paolo Bricco MILANO Per il gruppo Gancia, storico marchio dello spumante italiano, si profila un complesso riposizionamento di mercato e una nuova strategia industriale. Ma anche un riasetto finanziario che passa attraverso un accorciamento della catena di controllo. I Gancia, che già in primavera hanno compiuto un passo indietro nella gestione operativa del marchio storico di Canelli (Asti,) affidando le deleghe ad un top management esterno, si apprestano a ricapitalizzare l'azienda. La prossima assemblea, in programma il 10 novembre, porrà il sigillo definitivo a una decisione che è già stata presa: la fusione fra la Gancia Spa, la controllante che sparirà, e la Fratelli Gancia & C. Spa, la società operativa. La famiglia piemontese apporterà una somma compresa fra otto e dieci milioni di euro. «Fondidice il cinquantatreenne Paolo Fontana, amministratore delegato dello storico gruppo - che serviranno a ridurre l'indebitamento e a rinegoziare le posizioni con le banche». Con la fusione, inoltre, la holding trasferirà alla Fratelli Gancia i marchi finora erano in capo ad essa. «Brand storici e più recenti - garantisce Fontana - che però non saranno rivalutati come valore di bilancio ». Una operazione obbligata: analizzando i conti, fra il 2005 e il 2007, a fronte di ricavi aumentati da 99 a 109 milioni di euro, le perdite di esercizio sono salite dai 941mila euro a quasi 6 milioni. Il patrimonio netto ha sperimentato una significativa erosione: dagli oltre 26,7 milioni di tre anni fa ai 17,9 milioni euro dell'esercizio scorso. Il Roe è passato da -3,5% del 2005 a -33,4% del 2007. «Oggi il debito verso le banche- dice l'amministratore delegato-viaggia intorno ai 40-45 milioni. A inizio anno era sopra i 50 milioni. Attualmente i nostri debiti sono per un terzo a medio lungo termine e per due terzi a breve. L'obiettivo è invertire le quote, trasformando in maggioritaria quella a medio lungo termine. In un contesto finanziario complesso, il rapporto con le nostre banche di riferimento, Intesa Sanpaolo e Unicredit, è buono». Fontana, ultima esperienza in Demolli Industria Cartaria, in aprile ha ottenuto poteri di ordinaria e di straordinaria amministrazione. La famiglia Gancia svolge ormai il ruolo di semplice azionista: i tre membri della quinta generazione (Lamberto, Massimiliano e Edoardo) non hanno più deleghe. In questi mesi, Fontana ha cambiato tutta la prima linea aziendale: sono nuovi i capi della finanza, del commerciale e del marketing, della produzione,dell'information technology, della logistica e degli acquisti. La sistemazione del capitolo finanziario, però, è solo una delle parti di un problema che passa necessariamente attraverso un diverso modello di business. «Negli ultimi tre anni - chiarisce Fontana - lo sviluppo di attività nel settore vino ha portato a risultati non coerenti con i programmi». Il vino attualmente pesa per un 10% del fatturato di Gancia; il 45% è garantito dagli spumantie il restante 45% dalla distribuzione di marchi di altri gruppi (per esempio, Macallan per il whiskey, Sauza per la tequila, Larios per il gin e Remy Martin per il cognac). «Quella del vino sembra una quota bassa - annota Fontana- ma non lo è. Negli ultimi anni, per svilupparla, è stata investita una cifra stimabile fra i cinque e i dieci milioni. Ma, soprattutto, sono state orientate a questa attività molte energie aziendali, in particolare commerciali e organizzative». Adesso per Gancia si profila una svolta. «Da un lato pensiamo - annuncia l'amministratore delegato - di uscire dal settore dei vini, o almeno di riposizionarci drasticamente. Dall'altro vogliamo concentrarci sul nostro core business, gli spumanti. E, allo stesso tempo, dedicare più attenzione agli aperitivi. Anche perché spumanti e aperitivi sono sinergici». L'obiettivo è crescere sui mercati stranieri, in particolare in Paesi come la Russia, la Cina, la Corea e gli Stati Uniti dove aumentano i consumi di spumante e di bevande a basso contenuto alcolico. Oggi i ricavi sono ottenuti per l'80% in Italia e per il 20% all'estero.Secondo il nuovo piano industriale, entro la fine del 2010 quest'ultimo dovrebbe pesare per il 40 per cento. «Nei primi nove mesi dell'anno - dice Fontana-l'estero è incrementato del 25 per cento». Il progetto di rilancio di Gancia passa per il brand altrui, ma anche per il proprio. Se il portafoglio dei marchi di altri prodotti distribuiti dalla società piemontese è in via di rimodulazione, Gancia ha invece pensato di modernizzare il suo rivisitando, con la collaborazione della agenzia milanese Rba, quello degli anni Cinquanta. «La crisi finanziaria e quella dei consumi - conclude Fontana - rendono tutto più complicato. Ma questa azienda ha la tradizione e l'innovazione di prodotto per fare di nuovo bene. Anche per questo la famiglia Gancia ci crede e ha deciso di apportare nuovi capitali». L'OBIETTIVO L'azienda di Canelli (Asti) si focalizzerà sul core business degli spumanti e dei drink innovativi

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Il tracollo del Congo (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 30-10-2008)

Argomenti: Cina

Il tracollo del Congo Alessandro Chiappetta, 30 ottobre 2008, 17:12 Esteri Quasi due milioni di sfollati. La crisi congolese si allarga, ma soltanto adesso l'occidente sembra accorgersene. I ribelli di Nkunda sono entrati a Goma e possono contare sull'appoggio ruandese. Impotente l'Onu, in fuga le ong. Una storia di massacri e affari che nasconde la spartizione delle risorse nell'area A Goma sta arrivando la cavalleria. Giornalisti, aiuti umanitari, diplomatici. Il mondo si accorge della crisi congolese mentre i ribelli di Laurent Nkunda avanzano verso la città al confine orientale. Ma la situazione è al collasso da settimane, e il dramma di milioni di sfollati è arrivato ormai al culmine. Oggi, militari congolesi e truppe dell'Onu pattugliano le strade di Goma dopo che nella notte diverse persone sono state uccise durante saccheggi di negozi e abitazioni. La città, importante centro commerciale e capitale della regione del Nord-Kivu (nord-ovest della Repubblica democratica del Congo) al confine col Rwanda, è nel caos da ieri, sotto l'incalzare dell'offensiva dei ribelli capeggiati da Laurent Nkunda, che sono arrivati alle porte della città prima di dichiarare una inaspettata tregua unilaterale. Il leader dei ribelli ha assicurato che "la missione delle Nazioni Unite (Monuc) non potrà impedirmi di raggiungere Goma". Ma sono decine di migliaia gli sfollati in fuga verso Goma, altri 40mila quelli andati a nord, verso il confine ugandese. "Nel Nord Kivu migliaia di persone sono sfollate per la seconda, terza o perfino quarta volta - ha dichiarato Julien Harris, Responsabile UNICEF per le operazioni sul campo nell'est del Congo -. Per donne e bambini le conseguenze sono devastanti. In tali condizioni, sono alti i rischi di epidemie di colera, di morbillo e l'aumento dei casi di malnutrizione tra i bambini. Se non ci sarà una sospensione dei combattimenti, la vita dei bambini e delle loro famiglie sarà in grave pericolo". Già ad agosto l'Onu aveva stimato che gli sfollati fossero 250mila. Oggi si parla di quasi due milioni di persone a rischio. Gli uomini di Nkunda, congolese di etnia Tutsi, guidano da settimane una nuova offensiva contro le Forze Armate congolesi, e hanno guadagnando terreno negli ultimi giorni, mentre decine di migliaia di persone fuggivano verso la città di Goma. Pian piano i ribelli hanno conquistato il parco nazionale di Virunga e la base militare di Rumangabo, nei pressi del confine con l'Uganda, costringendo le truppe governative alla ritirata. Impotente l'Onu, che pure può contare su 17mila uomini della missione Monuc, che ha inviato parte dei contingenti sul posto nelle ultime ore, e starebbe considerando la possibilità di utilizzare elicotteri da assalto per costringere i ribelli a fermare la propria avanzata, come successe lo scorso dicembre. Ufficialmente il conflitto è fra i miliziani ribelli del Cndp, che affermano di agire per difendere la comunità tutsi, e le forze governative congolesi, accusate di collaborare coi miliziani hutu delle Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (Fdlr), presenti nel Nord Kivu dagli anni '90. E il Congo accusa il Ruanda di armare i ribelli. La crisi ha in realtà radici lontane. La guerra in Congo (1998-2003) con le sue tragiche conseguenze umanitarie ha ucciso, secondo stime, circa 5,4 milioni di persone. E oggi si ripresenta drammaticamente. I ribelli, che pure hanno firmato un'intesa lo scorso gennaio, sono coperti dal governo ruandese, che non a caso si sta in questi giorni rifiutando di mediare. Ma a sua volta il presidente ruandese Kagame può contare sull'ombrello della protezione americana, e oggi parla di "conflitto che riguarda solo i congolesi". Ecco svelato l'arcano. La guerra che spazza via le popolazioni e sta costringendo al tracollo il Congo è in realtà il primo passo di una spartizione territoriale che porterà, secondo gli analisti internazionali, addirittura a riscrivere i confini dell'intera Africa centrale. Con una inevitabile e scontata razzia di risorse, dal petrolio al coltan, dall'oro ai diamanti. Tra i contenziosi c'è anche il disarmo delle migliaia di ex - ribelli Hutu rifugiatisi nel vicino Congo all'indomani della fine del genocidio ruandese, nel 1994, che pur previsto in un trattato di pace siglato anni fa a Roma, non è mai stato realmente attuato. Nkunda si è detto pronto a colloqui diretti con il governo di Kinshasa sulla sicurezza nella provincia orientale del Nord-Kivu, ma solo per presentare le sue obiezioni riguardo all'accordo da 9 miliardi di dollari raggiunto dal governo con la Cina per la costruzione di infrastrutture in cambio dei diritti di sfruttamento delle risorse minerarie del paese. Le sue timide aperture delle ultime ore sono però la testimonianza del giro d'affari che più volte l'Onu ha denunciato, ma mai affrontato con decisione. Nkunda ha anche rivelato di aver rifiutato un'offerta da 2,5 milioni di dollari del governo per cessare le ostilità, sottolineando di non poter abbandonare la sua missione di proteggere il popolo congolese. Una volta riportata la pace in Congo, Nkunda si dice pronto a collaborare con il governo, per riformare l'esercito nazionale che definisce "feccia". Così l'impotenza regna sovrana, il governo congolese accusa il Ruanda di sostenere Nkunda, mentre Kagame ha più volte minacciato di invadere la parte orientale del Congo se il disarmo dei miliziani Hutu non verrà attuato. Nel mezzo è stretta la popolazione, che secondo le accuse di molte ong, alcune delle quali starebbero anche gradualmente lasciando la zona, paga anche l'inefficienza della Monuc. L'organizzazione umanitaria Soccorso cattolico ha infatti denunciato che i caschi blu impediscono a decine di migliaia di persone, in fuga dai combattimenti, di entrare in città.

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