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T ARTICOLI DEL 28-30 ottobre 2008#TOP
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Articoli
Cina (65)
le nuove regole per un'economia in crisi - marcello de
cecco ( da "Repubblica, La"
del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: la Cina, il Giappone, l´India hanno un interesse minore a mantenere in funzione l´assetto finanziario attuale Si dovrà stabilire un nuovo quadro di riferimento entro il quale collocare i rapporti tra le grandi monete, come il dollaro, l´euro, lo yen lo yuan, la rupia Le nuove regole per un´economia in crisi Dopo la guerra l´
per
lingerie e costumi da mare promesse di business in cina
( da "Repubblica,
La" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: presentato lunedì Per lingerie e costumi da mare promesse di business in Cina Il Piemonte punta sul mercato cinese della lingerie e della moda mare, che ha registrato a partire dal 2004 tassi di crescita del 18% all´anno e ha superato nel 2007 i sette miliardi. L´indagine di mercato sul settore in Cina, realizzata su incarico dell´Ice dalla società di marketing cinese Jlj Group,
non
più turisti in vacanza ma fruitori di un'esperienza - daniele pitteri
( da "Repubblica,
La" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e Francia), ma che vedono gli stessi italiani preferire sempre più le vacanze all´estero, tanto da conquistare, con cifre da primato (il doppio in termini percentuali sul totale della popolazione) la vetta di questa speciale classifica. Ma queste stesse dinamiche hanno determinato anche il passaggio da un mercato turistico di massa (
genova,
appello al governo "task force sui porti in crisi" - massimo minella
( da "Repubblica,
La" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: sta progettando un collegamento ferroviario che attraverso la Russia possa arrivare fino in Cina in quindici giorni. E la nave? «Io preferisco vedere questa possibilità come una risorsa - dice Merlo - A mio avviso un servizio di questo tipo ridurrà il feederaggio e farà crescere i porti di destinazione finale, come quello di Genova.
razeto&casareto,
affari in mare serrature "griffate" per la nautica - bettina bush
( da "Repubblica,
La" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina...» I paesi concorrenti più insidiosi? «Quelli del Nord Europa, la Scandinavia e la Germania. La Cina invece è forte nella produzione di serrature per le case, mentre i nostri prodotti si differenziano ancora per la qualità. Mi raccontava un Costa, Piero, che un paio di anni fa era salito a bordo dell´Eugenio Costa,
sudan,
strage di lavoratori cinesi i ribelli del darfur uccidono 5 ostaggi - cristina
nadotti ( da "Repubblica, La"
del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Il consorzio produce oltre 300 mila barili di petrolio al giorno e la Cina è il maggior investitore straniero in Sudan. Il ministero degli Esteri sudanese ha sostenuto che in principio i rapitori avevano chiesto che la Cnpc lasciasse l´area e interrompesse lo sfruttamento delle risorse petrolifere della zona, e in seguito somme di danaro, fino a un milione di dollari.
Brembo
sale al 100% sulle due ruote di Kbx
( da "Finanza
e Mercati" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: 2% sulle vendite di Brembo, ma se si considera che la Cina consolida solo a partire da maggio e l'India non è ancora in bilancio le potenzialità sono davvero elevate. «La nostra strategia di contenimento della crisi che ha travolto il settore auto passa proprio per l'espansione nei Paesi dell'area Bric».
Fiere,
doppietta in Cina per la jv Milano-Hannover
( da "Finanza
e Mercati" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: doppietta in Cina per la jv Milano-Hannover da Finanza&Mercati del 28-10-2008 Fiera Milano e la Fiera di Hannover accelerano sul mercato fieristico cinese. Ieri, infatti, sono state inaugurate a Shanghai PTC Asia e CeMat, due delle manifestazioni fieristiche più importanti tra quelle nel portafoglio della joint venture espositiva tra Milano e Hannover.
Cina,
arrestati e detenuti nelle celle segrete
( da "Unita,
L'" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, arrestati e detenuti nelle celle segrete PECHINO A Pechino esistono almeno quattro prigioni segrete, camuffate da alberghi. In quegli edifici vengono rinchiusi coloro che dalla provincia vengono nella capitale e si recano alla Corte suprema di giustizia per presentare petizioni e chiedere il risarcimento di qualche torto subito.
L'Asia
scopre le sue debolezze e aspetta le risposte della Cina
( da "Sole
24 Ore, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: scopre le sue debolezze e aspetta le risposte della Cina di Alessandro Merli L' ondata di vendite che si è abbattuta ieri sulle Borse asiatiche dà la misura della nuova paura che attanaglia i mercati finanziari, quella della recessione globale. Il circolo vizioso che da tempo si temeva - quello della crisi finanziaria che provoca un aggravamento delle condizioni dell'economia reale,
Mosca
apre a Pechino le riserve di greggio
( da "Sole
24 Ore, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Sarà inoltre siglato un accordo che aprirà alla Cina l'accesso a 300 milioni di tonnellate di petrolio russo per i prossimi 20 anni,pari al 4%dei suoi consumi annuali.Come parte dell'intesa,le imprese russe avranno prestiti per 20-25 miliardi di dollari. REUTERS
G-8
da allargare a Cina e India ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Fra cinque anni avremo infatti la Cina come primo paese per valore assoluto del Pil seguita da Stati Uniti Giappone Russia, India Brasile Corea . E, a seguire, uno dei quattro principali paesi europei. Non si può continuare a dire: decidiamo in seno al G8 e poi invitiamo Cina e India, cioè due paesi che pesano per un terzo dell'economia mondiale.
Brembo
cresce nel mercato indiano ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: dopo la Cina, la propria strategia di sviluppo sui mercati asiatici che, anche in questa difficile congiuntura internazionale, riteniamo continueranno a crescere e ad assicurare la sostenibilità del business. Kbx, in particolare grazie al knowhow di Brembo, è leader indiscusso del mercato indiano con una quota di oltre il 50% del segmento moto con cilindrata a partire da 125 cc»
Fortescue
userà le ferrovie Bhp e Rio ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: primo carico di minerali ferrosi spedito in Cina ha smentito voci di presunte difficoltà: nelle ultime otto settimane del 2007-2008 Twiggy ha spedito 1,66 milioni di tonn. di materie prime, intascando 200 milioni $ australiani. La decisione positiva del Tesoriere federale non avvantaggia solo Fortescue, ormai divenuto uno degli attori principali nel mercato australiano del ferro,
L'Asia
scopre le debolezze ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: integrazione della Cina e della regione con il resto del mondo, ha visto il suo valore dimezzarsi in due mesi. Intanto lo yen ha guadagnato il 25% in tre mesi ed è ai livelli più alti sul dollaro da 13 anni, tanto da meritarsi la preoccupazione del G-7, che ieri ha diffuso un comunicato ad hoc per lamentarne l'«eccessiva volatilità».
Barriere
che cadono, barriere che tornano ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: che ne pensano Cina e Giappone, non è dato di sapere). Ma quel che è già realtà è l'accelerazione impressa dai Paesi asiatici ai loro accordi bilaterali di libero scambio (vedi articolo e intervista qui a lato). Una sorta di investimento sul futuro, da anni auspicato dalle multinazionali e da chi è andato a investire in quest'area,
L'Asia
si rifugia nel free trade ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Intesa tra Cina e Singapore Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro inviato In un ottobre nero per l'Asia, investita in pieno da una crisi finanziaria che non ha provocato, lo sprazzo di luce viene da una accelerazione degli accordi di libero scambio o partnership economica che, sia pure nel quadro generale di delusione per lo stallo dei negoziati Wto,
Pechino
stimola l'economia con i treni ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
E la Cina
investe: 231 miliardi di euro per limitare l'impatto della crisi globale. Nei
prossimi tre anni i soldi verranno utilizzati per costruire
In
Africa il rischio schiva i subprime
( da "Sole
24 Ore, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: inesauribile richiesta di materie prime africane da parte di Cina e India. Di questi rischi e di come farvi fronte si parlerà il 12 novembre a Tunisi: in quella data i ministri delle Finanze dei Paesi africani si riuniranno sotto l'egida della Banca Africana di Sviluppo e dell'Unione Africana. Obiettivo: definire una strategia per minimizzare gli effetti della crisi.
Il
check-up diventa globale ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: in particolare Cina, India, ma anche Thailandia, Filippine, Singapore. «C'è alle porte –dice Zey –un periodo di crescita del turismo medicale, alimentato sia dall'industria del turismo che da quella sanitaria. Si viaggerà sempre di più per farsi curare con procedure d'eccellenza, in Paesi in cui è possibile anche fare degenze simili a una vacanza.
AZIENDE
IN CAMPO ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Stati Uniti e Cina. «La scelta di investire sull'interporto continua è assolutamente coerente con questa filosofia di fondo. Il terminal di Nola è un'ottima opzione sia per i traffici su territorio nazionale, sia per quelli con l'estero». Un anno fa Tin ha impiegato un milione per potenziare il proprio gate multifunzionale nel porto di Napoli.
del
mondo - franco marcoaldi ( da "Repubblica, La"
del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Tra Tibet e Cina, mistica di un triplice delitto (pagg. 406, euro 18, Baldini Castoldi Dalai), che prende per l´appunto avvio dall´uccisione di un lama e due monaci, avvenuta a Dharamsala (residenza indiana in esilio del Dalai Lama) il 4 febbraio 1997. Che l´episodio, dai vertiginosi rimandi storico-politici e teologico-mondani,
Dall'ascolto
della Parola l'amore per il prossimo
( da "Avvenire"
del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Un pensiero speciale va ai vescovi della Cina continentale, che non hanno potuto essere rappresentati in questa assemblea sinodale. Desidero farmi qui interprete, e renderne grazie a Dio, del loro amore per Cristo, della loro comunione con la Chiesa universale e della loro fedeltà al Successore dell'apostolo Pietro.
l'evento
( da "Avvenire"
del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: domenica nella Basilica di San Pietro, l'itinerario apertosi il 5 ottobre in San Paolo fuori le Mura su «La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa». Nell'omelia Ratzinger ha ringraziato i 253 Padri sinodali e ha dedicato un «pensiero speciale» ai vescovi della Cina continentale, ai quali è stato impedito di partecipare
La
battaglia dell'ambiente ( da "Famiglia Cristiana"
del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e India. E ripetiamo anche che in mancanza di tale impegno non si avrà alcun effetto sul clima (perché Usa e Cina da soli compenserebbero abbondantemente le riduzioni di emissioni europee) e i costi che caricheremmo sul nostro sistema economico renderebbero le nostre produzioni meno competitive rispetto a quelle di Paesi che inquinano di più e che non accettano i tagli dei gas
Dal
governo più poteri agli sceriffi dell'Isvap
( da "Finanza
e Mercati" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Il testo che introduce una serie di modifiche al Codice Civile e al Testo Unico sull'intermediazione finanziaria snellisce gli adempimenti relativi alla gestione e alle dichiarazioni che devono essere prodotte dagli organi societari. S. Cin.
Intel:
Investimenti non rallenteranno ( da "Finanza e Mercati"
del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Andremo avanti in tutti i nostri progetti in Cina e altrove», ha detto. Il motivo delle dichiarazioni di Otellini, vista la sua visita in Cina, va individuato nel colossale progetto che riguarda proprio l'ex Celeste Impero. E, secondo il chief executive, Intel andrà avanti con la realizzazione del nuovo stabilimento (costo complessivo dell'opera 2,
Wal-Mart
ridisegna il business sui mercati emergenti
( da "Finanza
e Mercati" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: indomani di quello in cui Wal-Mart precisava che rallenterà le aperture di nuovi negozi in Usa, focalizzandosi sul miglioramento di quelli esistenti per aumentare i ricavi. Negli ultimi cinque anni, Wal-Mart ha investito il 67% dei capitali destinati all'estero nei mercati maturi. Nei prossimi cinque, invece, punterà su Messico, Cina e Brasile.
Incarico
da 4 mln al gruppo Arcese ( da "Finanza e Mercati"
del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: internazionalizzazione e sulla diversificazione degli investimenti a garanzia dei posti di lavoro, della crescita del gruppo, del rispetto dell'ambiente e della sicurezza stradale». Il gruppo Arcese ha appena aperto nuove sedi in Messico, Turchia e Cina e punta nei prossimi tre anni ad aumentare il fatturato del 15 per cento.
il
dilemma ambiente-sviluppo - joaquín navarro-valls
( da "Repubblica,
La" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: ma soprattutto Cina e India in grande espansione economica. La seconda riguarda, invece, la crisi congiunturale che sta attraversando il pianeta, la quale ha cambiato le prospettive generose verso l´ambiente di molti dei firmatari. Tra le nazioni che hanno cambiato idea su Kyoto vi è adesso anche l´Italia.
le
tessere-sconto e le brioches di maria stella - raffaella paisio
( da "Repubblica,
La" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Non servono a nulla: il cine è già ridotto il lunedì e noi a musei e teatri andiamo già gratis. Le biblioteche poi, sono da sempre pubbliche. Ci dà cose che abbiamo già. Sa cosa? Gliele rendiamo: democratico dissenso". " Pensate a studiare Agostino per mercoledì, grazie".
in
riva al po il "bivacco urbano" di pak che non riesce a perdersi nelle
vie di torino ( da "Repubblica, La"
del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: nato in Cina nel �77, artista concettuale, performer e scrittore che vive tra Hong Kong e New York, ha realizzato un modulo abitativo essenziale in cui si è stabilito tra Gran Madre e Po, interagendo con i passanti. «Questa è una scatola nella quale registrare la mia vita e i miei pensieri durante il soggiorno a Torino dal 12 ottobre al 2 novembre -
sepe,
missione di pace "un centro per le religioni" - conchita sannino
( da "Repubblica,
La" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: A febbraio si parte con il seminario internazionale sulla figura di Matteo Ripa, napoletano, studioso e sacerdote che visse in Cina nel Seicento e al suo ritorno a Napoli fondò il nucleo di quello che sarebbe diventato l´attuale Istituto universitario Orientale. Nel 2010 l´incontro annuale metterà l´accento sulle chiese dei paesi mediterranei; nel 2011 si parlerà di ebraismo;
mamma
zhang sul podio col pancione - luigi di fronzo
( da "Repubblica,
La" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Come spiega il boom della musica classica in Cina? «E´ una moda esplosa di recente, soprattutto fra i più giovani. Forse dipende dal potere politico che promuove la musica con un sistema molto efficiente di scuole pubbliche. In genere la musica è vista come un elemento di potenziale successo, a differenza dei paesi anglosassoni dove si studia anche solo per hobby.
lo
strano record d'italia sono più che in usa e cina - riccardo stagliano|
( da "Repubblica,
La" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Italia sono più che in Usa e Cina Da noi però c´è il problema del vandalismo, sconosciuto all´estero RICCARDO STAGLIANO| riccardo staglianò Quelli sociali da noi sono notoriamente bloccati, quelli veri macinano chilometri e chilometri (in altezza). L´Italia ha più ascensori di qualsiasi altro paese al mondo: 850 mila, contro i 700 mila americani e i 610 mila cinesi.
licenziata
per la rana - bolzano ( da "Repubblica, La"
del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: visto che si trova in Cina per approntare la nuova mostra. Secondo i vertici del museo, il motivo del licenziamento è stato uno sforamento del budget per la mostra d´esordio. «Tra arte e politica il rapporto non è mai stato facile, ma in Europa l´aria sta davvero cambiando», commenta Fabio Cavallucci, direttore della Galleria Civica di Trento.
Una
nuova geografia disegnata dalla crisi
( da "Sole
24 Ore, Il" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: espansione della Cina (da sola vale il 10% del Pil globale) e delle altre economie emergenti. Il secondo è che per molti di questi Paesi la crescita è stata trainata dalle esportazioni e dunque ha generato straordinari surplus di bilancia commerciale e accumuli di riserve, in gran parte confluite a finanziare il deficit di risparmio,
In
vendita 100 tonnellate di avorio Prima asta legale dopo dieci anni
( da "Sole
24 Ore, Il" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Washington sul Commercio internazionale delle specie a rischio di estinzione (Cites) ha autorizzato alla vendita quattro nazioni africane (Namibia, Botswana, Sudafrica e Zimbabwe), suscitando la reazione degli ambientalisti, che temono che mettere sul mercato una simile quantità di avorio legale faciliti anchei contrabbandieri. Cina e Giappone sono i due principali mercati per l'avorio.
Difendersi
dal social-capitalismo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: commerciale e delle riserve accumulate da Cina e in parte minore da India e da altri Paesi asiatici; r dai Paesi cosiddetti progrediti, a elevati consumi, verso i Paesi detentori di materie prime ( petrolio, gas e altre materie richieste dalle moderne tecnologie); t dalle classi "medie" verso le classi "alte" (fenomeno di concentrazione della ricchezza avvenuto in tutti i Paesi,
Costruzioni.
Cresme: investimenti in caduta del 4,4% nel 2008 Pag. 24 Tlc. Parla Galateri: Ecco
i progetti per la banda larga Pag. 25 Congiuntura. CsC Confindustria:
produzione deb ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Parla Galateri: «Ecco i progetti per la banda larga» Pag. 25 Congiuntura. CsC Confindustria: produzione debole in ottobre Pag. 27 Mercati globali. Storie di successo delle imprese italiane in Cina Pag. 28 www.ilsole24ore.com/economia Mercoledì 29 Ottobre 2008
L'Italia
ha fatto strada in Cina ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: riprende tutto lo spazio che le spetta al terzo forum delle storie di successo di imprese italiane in Cina organizzato dalla Fondazione Italia Cina con la collaborazione di Confindustria. Ospite,quest'anno,di Kilometro rosso, il Parco scientifico e tecnologico del Centro ricerche della Brembo a Stezzano (Bergamo). Le tempeste finanziarie restano, almeno per un attimo, fuori dalla porta.
Lontano
dal Paradiso ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: con Gong Li, Cina 1993 (170'). La drammatica storia della Cina nel 900 ripercorsa attraverso le vicende di due attori dell'Opera di Pechino. SKY CINEMA CLASSICS 21,00 Ziegfield Follies, di Vincente Minnelli, con Fred Astaire, Gene Kelly, Usa 1946 (110'). Tutto lo splendore dei grandi musical "targati" Mgm.
Berlino:
sei giorni per salvare il Pakistan
( da "Sole
24 Ore, Il" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Dopo aver bussato inutilmente alla porta di diversi " Stati amici" come Cina, Usa e Arabia Saudita, gli emissari del Governo pakistano si trovano da giorni a Dubai, dove, al riparo dal volatile clima politico domestico, starebbero trattando con i funzionari dell'Fmi un pacchetto di aiuti stimato tra i 5 e i 10 miliardi di dollari.
Bruxelles
aumenti gli aiuti ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: dovrebbe venire da nazioni come la Cina e i Paesi del Golfo, che hanno forti riserve valutarie: ma dall'Opec la risposta è «non contate su di noi». «Nella maggior parte dei casi siamo Paesi poveri», ha detto ieri il segretario generale del cartello, Abdallah al-Badri. Sarkozy condivide l'idea che siano necessari più aiuti per i Paesi membri: al prossimo vertice Ue del 7 novembre,
Potenze
regionali a fianco del Fondo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: e forse la Cina, se la necessità dovesse presentarsi in Asia. A fianco del Fondo monetario si sono schierate, o si schiereranno come finanziatori dei Paesi in crisi, le potenze regionali. Le crisi finanziarie internazionali sono anche punti di inflessione nei rapporti geopolitici e c'è anche questa motivazione dietro l'affiancamento del Fondo,
Crolla
la moneta in Corea del Sud ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Kwon è stato ambasciatore in Cina e afferma di avere rilanciato qualche anno fa la fondazione dei coreani all'estero prendendo come modello l'organizzazione dei cinesi d'oltremare: «Dopo Tienanmen, i capitali stranieri lasciarono la Cina, e allora Pechino decise di rivolgersi alla diaspora, convocando a Singapore la prima convention dei businessmen cinesi all'
Le
turbolenze limano le riserve valutarie globali
( da "Sole
24 Ore, Il" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Il record raggiunto il mese scorso dalla Cina a 1.905 miliardi potrebbe quindi essere l'ultimo: Pechino, anche ieri, è intervenuta attivamente sul mercato, ma non per frenare il rialzo dello yuan, come mesi scorsi, bensì per sostenerlo ed evitare un forte deprezzamento. Ha quindi dovuto vendere dollari - e forse anche euro - invece di valuta locale.
La
mappa sconvolta dalla crisi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: La Cina comunque nel 2008 continuerà a crescere oltre il 9% (l'Fmi prevede una crescita mondiale del 3,9% per il 2008). Ma il destino degli altri dipende da quanto abbiano utilizzato gli anni buoni per diversificare la produzione e per stabilizzare il quadro macroeconomico.
E
la crisi che affama il Sud è sparita dalla scena
( da "Avvenire"
del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: anche quelle di Paesi emergenti come la Cina che sta attuando forti restrizioni all'export». Un'analisi più incisiva è venuta da Stefano Boccaletti, docente di Economia agroalimentare alla Cattolica di Piacenza, il quale ha ricostruito l'andamento dei prezzi delle derrate alimentari, negando che esista un problema di approvvigionamento alimentare perché,
Med
di Mazara mira all'Aim ( da "Finanza e Mercati"
del 30-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Il consolidamento patrimoniale, oltre all'approdo al nuovo mercato finanziario, consentirà supportare il piano industriale per il prossimo triennio, che punta oltre all'ampliamento delle camere del Kempinski anche a un piano di marketing per promuovere flussi turistici da Cina, India, Russia e Paesi scandinavi.
Bernanke
impugna la scure I tassi Usa tornano all'11/9
( da "Finanza
e Mercati" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: 214 pagina 2] Tagli anche in Norvegia e Cina, in attesa di quelli del Giappone e della Bce. Lo yen in calo sull'euro, mantiene le posizioni sul $ Rispettando le attese del mercato, il presidente della Fed Ben Bernanke ha tagliato il target sui Fed funds di mezzo punto percentuale all'1%.
per
paulson si apre un nuovo fronte scatta l'emergenza-pignoramenti - federico
rampini ( da "Repubblica, La"
del 30-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e la Norvegia, la settimana prossima dovrebbe essere il turno della Bce. Nell´attesa di Francoforte, domani sarà forse il Giappone a operare a sua volta una riduzione, dallo 0,5% allo 0,25%. Ma la sindrome nipponica non è certo rassicurante: durante l´interminabile depressione degli anni Novanta la banca centrale di Tokyo mantenne a lungo il costo del denaro vicinissimo allo
i
tassi usa scendono all'1% la fed: "economia in frenata" - arturo
zampaglione ( da "Repubblica, La"
del 30-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Intanto anche la Cina ha ridotto ieri i suoi tassi dal 6,93 al 6,66%, mentre la Norvegia li ha portati al 4,75. Analoghe mosse sono attese venerdì da parte della banca centrale giapponese e poi all´inizio di novembre per la Bce e la Banca d´Inghilterra. Alla vigilia della decisione della Fed e incoraggiati dalla fiammata di martedì a Wall Street,
stazione,
blitz al supermercato cinese trovati 4 quintali di surgelati avariati - arianna
rotolo ( da "Repubblica, La"
del 30-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Ieri mattina, durante un´altra operazione mirata a fronteggiare la contraffazione, i funzionari dell´ufficio delle Dogane hanno un container proveniente dalla Cina che trasportava 3.600 paia di scarpe da tennis, tra le quale 2.340 con la griffe falsa.
mosse,
genio e creatività le strategie del cervello - erica manna
( da "Repubblica,
La" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Ma il gioco, nato tra India e Cina e introdotto in Europa intorno al 1100 dagli arabi, agisce direttamente sulla forma mentale di ciascuno. «Se il cervello fosse una stanza, quella del giocatore sarebbe molto più ordinata - chiarisce Sgrò - il pensiero, infatti, elabora facilmente strategie e tattiche».
l'architetto
che sogna di non far rimpiangere le case del centro storico - il servizio a
pagina v ( da "Repubblica, La"
del 30-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Pagina III - Bologna Cino Zucchi ha progettato la "Trilogia Navile" L´architetto che sogna di non far rimpiangere le case del centro storico Il servizio a pagina v SEGUE A PAGINA
navile,
250 milioni per cambiare lo skyline
( da "Repubblica,
La" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: architetto Cino Zucchi, un vero e proprio polo dell´architettura contemporanea a Bologna su una superficie di 130 mila metri quadrati, tra la stazione e il nuovo Comune. Abitazioni sull´area Carisbo e 240 posti in uno studentato nell´attigua porzione comunale, insieme a un nuovo poliambulatorio, scuole e 300 alloggi popolari.
"trilogia
navile", case e studentati - eleonora capelli
( da "Repubblica,
La" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cino Zucchi e dello studio di Colonia JSWD. Questi due studi, presenti con alcuni lavori sulla scena internazionale, si sono infatti aggiudicati il concorso indetto all´inizio dell´anno da Valdadige Costruzioni, un´azienda da 120 milioni di euro all´anno di fatturato che ha puntato sulla grande area dismessa vicina ai binari della ferrovia per costruire un intero quartiere di case,
"la
mia sfida in periferia per non rimpiangere il centro"
( da "Repubblica,
La" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: architetto Cino Zucchi, dopo i successi di Venezia, si cimenta con l´urbanistica bolognese "La mia sfida in periferia per non rimpiangere il centro" "Il rischio di Bologna è la pigrizia mentale un po´ come i nobili decaduti" «Bologna non ha un singolo monumento che la rappresenta, in particolare nell´architettura contemporanea.
LA
PAGA AGLI SCHIAVI CINESI ( da "Unita, L'"
del 30-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: avreste guadagnato di più restando in Cina». Mr Nget non l'ha presa sportivamente: ha soppresso il servizio di consegne e promosso una raccolta di firme per sostenere le sue ragioni. Indignati, in molti, hanno smesso di mangiare il suo famoso manzo alla Saigon grill. Dopo mesi di battaglie legali, la scorsa settimana un giudice federale ha condannato Mr Nget a pagare 4.
Rally
in Europa Wall Street frena ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 30-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Ha iniziato la Cina in mat-tinata, ha proseguito la Norvegia nel pomeriggio e in serata ha completato l'opera la Fed americana, che ha riportato i tassi a quell'1% da cui partì la "bolla" dei mutui. Questo è bastato a far rimbalzare le Borse di tutto il mondo.
Limiti
Ue per le etichette intelligenti ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 30-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e Corea del Sud, il cosiddetto sistema Rfid (Radio frequency identification) diventa sempre più presente anche in Europa, che si sta attrezzando per ridurre i rischi per la privacy. La commissione Ue sta, infatti, mettendo a punto un pacchetto di misure per limitare l'intrusività di questi nuovi strumenti.
La
crisi pesa su Indesit: giù fatturato e profitti
( da "Sole
24 Ore, Il" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: 40-50 milioni di meno rispetto al 2007 (chiuso con un Ebit a 190 milioni). Le difficoltà del mercato porteranno a un consolidamento a livello globale: già da alcuni mesi il gruppo ha allo studio partnership in Cina e Brasile che potrebbero anche sfociare in un'acquisizione. Presidente. Vittorio Merloni AGF
Gancia
ricomincia dall'aperitivo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 30-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: in particolare in Paesi come la Russia, la Cina, la Corea e gli Stati Uniti dove aumentano i consumi di spumante e di bevande a basso contenuto alcolico. Oggi i ricavi sono ottenuti per l'80% in Italia e per il 20% all'estero.Secondo il nuovo piano industriale, entro la fine del 2010 quest'ultimo dovrebbe pesare per il 40 per cento.
Il
tracollo del Congo ( da "AprileOnline.info"
del 30-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: accordo da 9 miliardi di dollari raggiunto dal governo con la Cina per la costruzione di infrastrutture in cambio dei diritti di sfruttamento delle risorse minerarie del paese. Le sue timide aperture delle ultime ore sono però la testimonianza del giro d'affari che più volte l'Onu ha denunciato, ma mai affrontato con decisione.
( da "Repubblica, La" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 40 - Cultura
Il piano L´ordine monetario I Paesi dell´Unione europea, la
Cina, il Giappone, l´India hanno un interesse minore a mantenere in
funzione l´assetto finanziario attuale Si dovrà stabilire un nuovo quadro di
riferimento entro il quale collocare i rapporti tra le grandi monete, come il
dollaro, l´euro, lo yen lo yuan, la rupia Le nuove regole per un´economia in
crisi Dopo la guerra l´Occidente creò un accordo finanziario come
risposta alle sue difficoltà. Oggi si rievoca quell´esperienza MARCELLO DE
CECCO Il sistema di Bretton Woods fu demolito da due importanti caratteristiche,
che gli erano proprie e che divennero sempre più tra loro incompatibili col
passar degli anni: la convertibilità delle monete a un tasso di cambio fisso e
la libertà concessa al paese "centro" (gli Stati Uniti) di
indebitarsi verso l´estero mediante creazione della propria moneta. La
convertibilità creò monete concorrenti col dollaro, come il marco tedesco. I
deficit esterni sempre maggiori degli Stati Uniti e la loro politica monetaria
espansiva minacciavano il cambio fisso del dollaro col marco e il prezzo fisso
dell´oro in dollari. E una massa sempre maggiore di capitali a breve termine
aveva cominciato a muoversi tra le varie monete, sfruttando i seppur ristretti
margini di fluttuazione concessi dal sistema. Questo metteva in difficoltà i
regolatori, governi e banche centrali, che dovevano contrastare l´azione di
agenti privati, arbitraggisti e speculatori, risorti dalle ceneri della crisi
prebellica e sempre più aggressivi. Alla fine a cedere furono i cambi fissi. Da
allora abbiamo un sistema a cambi flessibili, spesso deprecato ma comodo per
tutti i paesi perché allenta il vincolo esterno. Questo ha incentivato lo
sviluppo grandioso del mercato finanziario internazionale privato, che
certamente è il settore economico di massimo successo degli ultimi decenni, in
termini di fatturato e occupazione, con tassi di crescita che mettono in ombra
persino quelli dell´economia cinese. Al centro di tale sistema si è collocata
di nuovo Londra, come ai tempi della prima globalizzazione, quella che finì con
la crisi internazionale del 1931. Non è dunque strano che sia stata proprio
Londra la prima a soffrire, quando la crescita enorme della finanza
internazionale, priva di qualsiasi controllo per scelta consapevole delle
autorità di governo anglo americane, ha condotto alla crisi che attanaglia il
centro del sistema, il plesso finanziario Gran Bretagna-Stati Uniti ormai da
più di un anno. Per scongiurare il blocco delle transazioni che stava
conducendo al crollo delle principali strutture finanziarie inglesi, il governo
di quel paese, dopo un anno di esitanti e parziali interventi, di cui il più
emblematico è la nazionalizzazione della banca di credito immobiliare Northern
Rock, si è infine mosso con determinazione, entrando nel capitale delle
maggiori banche e offrendo la garanzia totale dei depositi sia privati che
interbancari della piazza di Londra. Misure entusiasticamente imitate dagli
altri maggiori paesi, persino dagli Stati Uniti, che avevano iniziato a
percorrere la strada del fondo statale in cui raccogliere enormi quantità di
titoli "tossici" comprati dalle banche e si sono convertiti
all´ingresso del governo nel capitale bancario. Sull´onda della popolarità
internazionale delle proprie misure, il governo inglese ha immediatamente
provveduto a presentare un dettagliato piano di riforma della architettura
finanziaria internazionale vigente. La Gran Bretagna ha compreso che senza una
"nuova Bretton Woods", come il Piano è stato enfaticamente
pubblicizzato, da sola non sarebbe mai riuscita a conservare a Londra la
centralità finanziaria che essa ha raggiunto negli ultimi decenni. ma il piano
inglese nulla o quasi dice sull´assetto futuro da dare al sistema monetario
internazionale. Sarebbe imbarazzante dovere occuparsi del dollaro e dell´euro,
sapendo che la sterlina, che col ruolo centrale di Londra ha ritrovato una sua
insperata rifioritura internazionale, è apparsa nella crisi una moneta troppo
"piccola" per reggere l´enorme massa finanziaria che opera a Londra.
Perciò nel piano inglese si parla dei difetti del sistema finanziario attuale e
si suggeriscono riforme istituzionali da apportare ad esso, con un Accordo, la
nuova Bretton Woods, da raggiungersi da parte dei maggiori paesi del mondo.
Sono riforme anche radicali, destinate a rendere trasparenti transazioni,
intermediari e mercati, facendo dissolvere la marcata opacità nella quale
attualmente operano. La regolamentazione delle società di valutazione (rating)
a livello europeo, la creazione di organismi di vigilanza speciale
transnazionale per controllare le trenta imprese finanziarie più grandi del
mondo, l´attribuzione al Fmi di funzioni di sorveglianza preventiva sul sistema
finanziario mondiale e di accertamento dei collegamenti tra ciclo finanziario
ed economia reale, sono alcuni suggerimenti che secondo il piano inglese,
dovrebbero garantire al riformato sistema di non portarsi da solo a una
situazione, come quella dell´ultimo anno, di blocco delle transazioni indotto
dalla mancanza di mutua fiducia da parte degli operatori. Il governo inglese
suggerisce anche di mettere al centro del sistema dei controlli quel Foro sulla
Stabilità Finanziaria, che lo stesso Gordon Brown, consigliato allora da Lord
Eatwell, riuscì a lanciare dopo la crisi asiatica di fine millennio. Come è
accaduto anche in precedenza (il caso di Bretton Woods è noto), gli inglesi
partono prima degli altri per salvare la centralità della loro piazza
finanziaria, prendendo misure drastiche a livello nazionale e cercando di farle
prendere anche a livello globale, dato che da soli non possono presumere di
riuscire nel proprio intento. Ma il loro piano, che certo costituisce la base
con la quale gli altri piani di riforma che certo fioriranno prima dell´appena
annunciata riunione del G8 allargato, deve vedersela con obiettivi diversi di
paesi e gruppi di paesi, come l´Unione europea, la Cina,
il Giappone, l´India, che hanno assai minore interesse a mantenere in funzione
l´assetto finanziario attuale e pensano, come ad esempio, hanno già dichiarato
Tremonti e Sarkozy, che la nuova Bretton Woods dovrà innanzitutto occuparsi di
definire l´ordine monetario internazionale futuro. Dovrà quindi stabilire un
nuovo quadro di riferimento entro il quale collocare i rapporti tra le grandi
monete, che esprimono grandi realtà economiche nazionali o regionali, come il
dollaro, l´euro, lo yen, lo yuan, la rupia. Il dollar standard attuale è
chiaramente in crisi, ed è opportuno che si trovi uno spazio internazionale
anche alle altre grandi monete. Questo può sembrare ai principali paesi assai
più importante della manutenzione straordinaria che gli inglesi, col loro
piano, suggeriscono di apportare alla finanza internazionale attuale, a
proposito del quale voci del governo americano hanno già fatto sapere che in
nessun caso sarà permesso che il sistema bancario americano sia governato dagli
stranieri. Se le misure, imitate da quelle inglesi, assunte dai paesi Ue e
dagli Usa avranno successo nello sbloccare i mercati, è molto probabile che la
sterlina non riesca a porsi più come piattaforma credibile per la gigantesca
piazza di Londra. Il governo inglese dovrebbe trarne allora le conseguenze e
decidere di aderire alla Unione monetaria europea. Se il vincitore delle
elezioni americane riesce a contornarsi di collaboratori capaci, credibili e
non compromessi con i disastri finanziari degli ultimi quindici anni, rischia
di verificarsi una ripetizione della Bretton Woods originaria. Gli inglesi
partono prima di tutti, gli europei si fanno convincere a dividersi da lusinghe
e blandizie anglosassoni e gli americani, magari con l´alleanza dei cinesi, che
dipendono ancora massicciamente dal mercato americano e di giapponesi e indiani
legati anche all´apparato strategico Usa, arrivano ad un nuovo accordo che
permetta al dollaro di restare al centro del sistema. La nuova Bretton Woods,
scampato magari per il momento il crollo della finanza internazionale,
nascerebbe allora con le stesse tare della prima, e la marcia verso il
disordine internazionale non si arresterebbe.
( da "Repubblica, La" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XII - Torino
Lo rivela uno studio di mercato che sarà presentato lunedì
Per lingerie e costumi da mare promesse di business in Cina Il Piemonte punta sul mercato cinese della lingerie e della moda
mare, che ha registrato a partire dal 2004 tassi di crescita del 18% all´anno e
ha superato nel 2007 i sette miliardi. L´indagine di mercato sul settore in Cina, realizzata su incarico dell´Ice dalla società di marketing
cinese Jlj Group, sarà illustrata il 3 novembre a Torino, in un incontro
organizzato con la collaborazione del Centro Estero per
l´Internazionalizzazione. L´evento, in cui si parlerà dei trend e delle
opportunità per i produttori italiani, fa parte del Progetto Interregionale
Lingerie ideato per la promozione dell´intimo e della moda mare italiani sui
mercati esteri, cui la Regione partecipa insieme all´Ice e a Toscana,
Basilicata, Emilia Romagna e Lombardia. L´Italia - secondo alcuni dato emersi
dallo studio - è ai primi posti tra gli esportatori di costumi da bagno, mentre
è solo al quattordicesimo per l´intimo maschile. la domanda è concentrata sul
segmento medio-basso con una forte attenzione sul fattore prezzo. Il prossimo
appuntamento in Piemonte organizzato nell´ambito del Progetto Interregionale
Lingerie - che ha già visto la realizzazione di sfilate di moda ai saloni
parigini Sil e Mode City in gennaio e a settembre - è fissato per il primo dicembre,
quando a Torino arriverà una delegazione di buyer russi selezionati dall´Ice
per i quali si organizzeranno incontri bilaterali con le imprese piemontesi.
( da "Repubblica, La" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina IX - Napoli
NON PIù TURISTI IN VACANZA MA FRUITORI DI UN´ESPERIENZA DANIELE PITTERI è bene iniziare
con una piccola premessa: ho apprezzato molto l´intervento di Valeria Valente
dalle pagine di questo giornale il 18 ottobre, in parte in risposta a uno del
sottoscritto di qualche giorno precedente (così come l´efficacissima lettera di
Lino Fiorito, sugli stessi argomenti). Ho trovato interessanti i toni e
condivisibili molte posizioni (certamente: tutti debbono fare la propria parte,
in primis i privati del settore; certamente: non spetta agli enti pubblici
produrre eventi, eppure, aggiungo io, da anni i nostri amministratori non fanno
altro che invocare il grande evento come panacea di tutti i mali). Tuttavia
Valeria Valente ribadisce l´importanza del turismo generalista, soprattutto
perché la ritiene una necessità vitale per Napoli, legando ad esso una dinamica
di massa che non ritiene che altri turismi possano determinare. Il problema,
però, è che il turismo generalista è morto da anni e fare leva su di esso
significa perseguire una strada senza uscita. è come resuscitare un morto, cosa
che, sappiamo, è riuscita soltanto una volta negli ultimi due millenni. Ma,
battute a parte, proviamo a fare un ragionamento un poco più articolato. Negli
ultimi due decenni il concetto di prodotto turistico è radicalmente mutato a
seguito di una radicale ridefinizione dei processi sociali, che hanno spostato
la centralità della vita umana dall´asse del lavoro all´asse del tempo libero.
Banalizzando (ma neppure tanto) è in pratica accaduto che, se fino a pochi anni
fa si diceva "sono architetto, ho l´hobby della vela", "sono
tornitore, ho l´hobby della pesca", mettendo in tal modo in primo in piano
il proprio lavoro come elemento dotatore di identità, oggi sempre più persone
dicono "sono velista, faccio l´architetto, sono pescatore, faccio il tornitore",
dando in tal modo un senso completamente diverso alla propria identità,
ancorandola a una passione e a un modo di essere e relegando in secondo piano
la sfera lavorativa, che diviene quasi lo strumento attraverso cui realizzare
la propria passione e renderla concreta. Dentro queste logiche hanno subito
forti mutamenti anche le dinamiche di consumo, per cui comperare delle merci o
dei servizi o dei prodotti culturali o legati al tempo libero è diventata
un´attività che non risponde al principio di necessità, ma ad un processo di
costruzione e rafforzamento identitario: compro, ad esempio, solo alimenti
compatibili col mio modo di essere "velista" o "pescatore"
e che per questo mi fanno bene. è evidente che a seguito di queste dinamiche si
modifica in profondità la natura stessa dei prodotti, che debbono imparare a
rispondere a esigenze varie avanzate dai consumatori, che tuttavia non si
configurano più come un corpo omogeneo, bensì come un insieme differenziato di
una moltitudine di individui, accomunati da alcuni tratti, ma profondamente
diversi per tutto quanto il resto. I prodotti turistici si inseriscono
completamente in queste dinamiche di consumo. Anzi, non è azzardato affermare
che il turismo è stato il primo settore in cui esse hanno iniziato a prevalere,
attraverso il compimento di quel processo che in tempi rapidissimi ha portato
dalla vacanza (intesa appunto come assenza, ossia sospensione dal lavoro) al
viaggio e al divertimento (quindi la scoperta di un luogo, ma anche la ricerca
di una dimensione ri-creativa interiore) e poi alla passione e all´esperienza
(quindi la voglia di soddisfare una necessità interiore e di viverla in maniera
totalizzante). Il risultato è che oggi non si consumano più destinazioni,
quindi località, ma si consumano appunto esperienze, le quali, per essere
realmente tali debbono rispondere a un´esigenza interiore dei consumatori,
quindi a una domanda profonda, che non può esaurirsi nella semplice offerta
strutturale o naturale. Queste dinamiche hanno defunto il mercato turistico
generalista, quello che punta cioè sulla logica delle destinazioni e sugli
asset arte e natura. è un mercato che di fatto non esiste più da nessuna parte,
tranne che in Italia, in particolare al sud, come confermano sconfortanti dati
degli ultimi anni, che vedono non solo flussi turistici imponenti spostarsi dal
nostro paese verso altre aree e nazioni (col risultato che ormai siamo
scivolati dal primo al quarto posto come meta turistica, superati da Usa, Cina e Francia), ma che vedono gli stessi italiani preferire sempre
più le vacanze all´estero, tanto da conquistare, con cifre da primato (il
doppio in termini percentuali sul totale della popolazione) la vetta di questa
speciale classifica. Ma queste stesse dinamiche hanno determinato anche il
passaggio da un mercato turistico di massa (in cui tutti comprano lo
stesso prodotto) a una massa di mercati turistici, in cui un insieme articolato
di offerte è in grado di rispondere alle esigenze diverse dei consumatori.
Tante nicchie che tuttavia possono convivere su uno stesso territorio. Ma,
anche, tante nicchie ciascuna delle quali può generare da sola masse critiche
considerevoli, poiché non bisogna pensare a esse come a un fenomeno elitario,
ma semplicemente come a un qualcosa di specifico e di definito. è su questa definizione
in grado di soddisfare la domanda di esperienze particolari che si possono
costruire prodotti turistici vincenti, in grado di essere specifici e di
generare numeri considerevoli. Questo, però, manca a Napoli e in generale alla
nostra regione, che continuano a puntare su se stesse come prodotto. Per
fortuna qualche esempio inizia a esistere anche qui: consiglio a tutti,
amministratori pubblici e operatori privati, di iniziare a studiare meglio
Pietrelcina città di Padre Pio, un prodotto "specifico" e di nicchia,
con numeri da capogiro.
( da "Repubblica, La" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XII - Genova
Genova, appello al governo "Task force sui porti in crisi" Merlo:
bene la riforma, ma non perdiamo di vista lo scenario MASSIMO MINELLA (segue
dalla prima di economia) Sull´esigenza di un unico binario di marcia fra
governo e commissioni parlamentari scommette soprattutto il presidente
dell´authority genovese Luigi Merlo. «L´obiettivo è uno solo, arrivare in tempi
brevi alla riforma per cui è necessario una sola linea d´azione - commenta
Merlo - Dobbiamo dare un quadro di certezza ai nostri operatori e al mondo del
lavoro». Non sfugge, però, al presidente dell´authority, che non può bastare
una legge, per quanto attesa e importante, a risolvere i problemi della
portualità. «I tempi della riforma vanno accelerati - spiega - Ma subito dopo
si metta in piedi una task force che sia in grado di esaminare e indicare
possibili soluzioni a una crisi internazionale che si annuncia pesantissima e
una rivoluzione del mercato che porterà a un´ulteriore concentrazione fra i
grandi gruppi armatoriali. Da qui, l´esigenza di una programmazione logistica e
territoriale a livello nazionale che può essere definita solo da un lavoro
congiunto fra porti e governo». Lo scenario sta effettivamente mutando a forte
velocità e quello che da sempre viene visto come un alleato, il treno, potrebbe
anche diventare un concorrente. La Francia, solo per fare un esempio, sta progettando un collegamento ferroviario che attraverso la
Russia possa arrivare fino in Cina in quindici giorni. E la nave?
«Io preferisco vedere questa possibilità come una risorsa - dice Merlo - A mio
avviso un servizio di questo tipo ridurrà il feederaggio e farà crescere i
porti di destinazione finale, come quello di Genova. Ma dobbiamo essere
attrezzati e studiare nuove alleanze, anche con i porti del Nord Europa».
Cautela, invece, sul fronte del lavoro. Ivano Bosco, segretario genovese della
Filt-Cgil, rimanda il commento alle segreterie nazionali che, per altro, nei
prossimi giorni saranno ricevute in Commissione Lavori Pubblici del Senato per
un´audizione. «Vogliamo capire meglio i contenuti e il peso di questa proposta
- spiega Bosco - A una prima lettura ci sono alcuni aspetti che per il lavoro
potrebbero essere fortemente penalizzanti. Il riferimento è ai passaggi sul
lavoro interinale che, in prospettiva, potrebbe addirittura sostituirsi alle
compagnie. Se così sarà, ovviamente la risposta dei lavoratori non si farà
certo mancare. Una penalizzazione di questo tipo non sarebbe accettabile». Gli
aspetti dell´interinale destano preoccupazione anche nel console della
compagnia "Pietro Chiesa" Tirreno Bianchi. «E´ un ragionamento
complicato che rischia di diventare complicato - spiega il console dei carbuné
genovesi - Bisogna quindi capire meglio di che cosa si tratta. Mi pare però
giusto sottolineare come un contributo di questo tipo possa però rivelarsi
molto utile in una fase politica in cui si sta discutendo della riforma,
soprattutto all´interno della Commissione Lavori Pubblici del Senato». Bianchi
però chiede tempi rapidi per l´approvazione della riforma, sottolineando anche
il difficile momento della portualità italiana e di quella genovese, in
particolare. «A Genova ho l´impressione che tutto taccia, che tutto stia fermo
- spiega - Che cosa significa? Che invece sotto sotto qualcosa si sta muovendo,
oppure che siamo davvero vicini a una situazione di paralisi? Comunque sia, non
possiamo più permetterci di aspettare oltre. La direttiva inviata dal ministro
Matteoli fissa dei termini molto chiari e indica la fine del 2008 come termine
ultimo per bandire la gara per la fornitura di lavoro temporaneo. Dovremmo
cominciare a discutere di questo, affrontando un problema per volta. Già i
risultati dei traffici sono particolarmente penalizzanti, non rinviamo ancora
decisioni tanto importanti».
( da "Repubblica, La" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XV - Genova Pietro
Razeto Il personaggio Dal 1920 l´azienda di Sori lavora in un settore di
nicchia molto competitivo, esportando in tutto il mondo Razeto&Casareto,
affari in mare serrature "griffate" per la nautica "Stati Uniti,
Brasile, Australia, Sud Africa, Cina, siamo presenti
in tutti i continenti" BETTINA BUSH (segue dalla prima di economia) Tempi
diversi rispetto ad oggi? «Lavoravano anche di notte. Usavano il trapano a
tutte le ore e spesso i vicini si lamentavano: impossibile dormire. Allora
passavano alla lima, meno rumorosa, ma i vicini tornavano, anche quella
disturbava: lavorare era una lotta. Le mogli aiutavano a confezionare i
prodotti. Se invece capitavano periodi di calma, perché succedeva anche quello,
tornavano al vecchio mestiere, sotto padrone, nella fonderia». Sembra
l´incontro perfetto, grande intesa nell´amicizia, e nel lavoro? «Quando Carlo,
Giovanni e Giovanni Battista erano tredicenni, erano già inseparabili. Allora
avevano la passione per le biciclette, si divertivano a comprare pezzi nuovi, a
smontarli e a rimontarli. Poi cercavano di rivenderle, ma i pezzi costavano più
di quello a cui riuscivano a vendere le biciclette. Era una perdita continua,
ma la motivazione per quel tipo di lavoro era notevole». E´ passato quasi un
secolo. Com´è cambiata la Razeto & Casareto? «Siamo arrivati alla terza
generazione, nel 2007 abbiamo fatturato quattro milioni e mezzo di euro,
abbiamo 40 dipendenti, facciamo più di 200 tipi di serrature, oltre ad altri
accessori di ferramenta per la nautica. Esportiamo all´estero circa il 45 per
cento di quello che produciamo». Soprattutto in quali paesi? «Negli Stati
Uniti, in Sud America, Brasile, Sud Africa, Australia, Nuova Zelanda, Cina...» I paesi concorrenti più insidiosi? «Quelli del Nord Europa,
la Scandinavia e la Germania. La Cina invece è
forte nella produzione di serrature per le case, mentre i nostri prodotti si
differenziano ancora per la qualità. Mi raccontava un Costa, Piero, che un paio
di anni fa era salito a bordo dell´Eugenio Costa, che si trovava in India
per esser demolita, dopo ben 45 anni di navigazione. Rimase sorpreso dal
perfetto funzionamento delle maniglie e delle serrature delle cabine. Allora ho
pensato: dobbiamo farle peggio, se no non lavoreremo più». Come si è sviluppato
il settore negli ultimi anni? «In passato lavoravamo soprattutto con i grandi
cantieri, tra i quali anche l´Ansaldo; abbiamo fatto transatlantici come il
Rex, il Giulio Cesare, il Cristoforo Colombo, l´Andrea Doria, il Michelangelo e
il Raffaello. Negli anni Sessanta abbiamo partecipato al primo Salone Nautico e
ci siamo dedicati sempre più alla nautica da diporto, che oggi costituisce il
50 per cento della nostra produzione». Rimpianti? «Oggi i clienti sono sempre
più spesso grossi gruppi, multinazionali e manca quel rapporto umano col
cliente che diventava scambio di opinioni sul prodotto, su come si poteva
migliorare. Serviva a loro e a noi. Una volta la barca da diporto era un
prodotto artigianale, oggi è un prodotto industriale». Che cosa vi rende
competitivi col resto del mondo? «Specializzazione e tecnologia. Ogni anno
acquistiamo nuove macchine e il nostro ultimo gioiello è una tornitrice a
controllo numerico che salda i perni delle serrature, costata più di 100 mila
euro, che spero durerà una decina di anni». Da sempre, Razeto & Casareto,
ossia due famiglie, a capo della stessa azienda. Mai divergenze? «La cosa in
cui crediamo di più è la coesione tra i soci e abbiamo anche la fortuna di
essere interscambiabili». Timori per il futuro? «La crisi dovrebbe colpire soprattutto
la piccola nautica e non i grossi cantieri, la navi da diporto. Nell´ultimo
decennio il settore è cresciuto dell´8-12 per cento. Speriamo continui così».
( da "Repubblica, La" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 18 - Esteri
Sudan, strage di lavoratori cinesi i ribelli del Darfur uccidono 5 ostaggi è
allarme nella zona dei pozzi petroliferi. Fuggiti altri due rapiti Pechino è il
maggior investitore straniero nel paese CRISTINA NADOTTI Un altro fronte di
conflitto si apre nel Sudan, dove nella zona petrolifera di Abyei i ribelli
alzano il tiro contro gli investitori stranieri. Ieri le autorità sudanesi
hanno fatto sapere che cinque dei nove lavoratori cinesi rapiti nella zona del
sud Kordofan, nel Sudan centrale, lo scorso 19 ottobre, sono stati uccisi.
L´esecuzione, perché di questo si tratta secondo il ministero degli Esteri
sudanese, «è stata compiuta seguendo le istruzioni del Jem, il Justice and
equality movement» il gruppo di ribelli del Darfur che sostiene di battersi per
una distribuzione più equa dei proventi del petrolio della zona. Secondo quanto
dichiarato dal portavoce del ministero, altri due lavoratori sono riusciti a
scappare e hanno riportato ferite lievi, mentre due degli ostaggi sono ancora
in mano ai ribelli. I due ostaggi feriti e i corpi dei cinque uccisi sono stati
trovati da uomini delle forze di sicurezza e dell´esercito sudanesi che
facevano ricerche nell´area in cui era avvenuto il rapimento. Nel corso
dell´anno, nella zona sono stati tre i sequestri di lavoratori del settore
petrolifero. La settimana scorsa il governo di Karthum aveva detto che le forze
di sicurezza avevano lanciato un´offensiva nel tentativo di liberare i
lavoratori cinesi, tre ingegneri e sei operai specializzati, e che i rapitori
erano stati circondati, ma il ministero ha smentito che ieri ci sia stata
un´azione di forza per liberare i sequestrati. I ribelli del Jem non hanno
confermato di aver avuto parte diretta né nel rapimento né nell´uccisione e
nella zona ci sono numerose gruppi armati che si ricollegano a diversi clan
locali. Chiunque ci sia dietro il rapimento e l´esecuzione, la vicenda dei
lavoratori cinesi conferma la pericolosità di una delle zone più instabili del
Sudan, quella di Abyei, da sempre contesa tra Sudan del nord e Sudan del sud. I
lavoratori erano dipendenti della Cnpc, China National Petroleum Corporation, che
è parte della Greater Nile Petroleum Operating Company, un consorzio che
include anche l´indiana Ongc, la malese Petronas e la sudanese Sudapet. Il consorzio produce oltre 300 mila barili di petrolio al giorno
e la Cina è il maggior investitore straniero in Sudan. Il ministero degli
Esteri sudanese ha sostenuto che in principio i rapitori avevano chiesto che la
Cnpc lasciasse l´area e interrompesse lo sfruttamento delle risorse petrolifere
della zona, e in seguito somme di danaro, fino a un milione di dollari.
( da "Finanza e Mercati" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Brembo sale al 100%
sulle due ruote di Kbx da Finanza&Mercati del 28-10-2008 Brembo accelera
sull'India. La società bergamasca leader nei sistemi frenanti ad alte
prestazioni ha raggiunto un accordo con Bosch per l'acquisto dell'altro 50%
dell'indiana Kbx Motorbike per 10,7 milioni di euro. «Kbx è stata costituita
nel febbraio 2006 attraverso una joint venture paritetica con Bosch - spiega a
F&M Umberto Simonelli, direttore business & development per l'Asia di
Brembo e ad di Kbx - Facendo valere l'opzione call di cui eravamo in possesso
siamo arrivati oggi a controllare il 100% del capitale, segnando un importante
passo nella nostra strategia di crescita in questo mercato». In India il
comparto delle due ruote è in forte crescita: nel 2008 sono state registrate
8,8 milioni di moto, di cui 1,5 milioni di potenza superiore ai 125 cc
(segmento di riferimento per Brembo) e nel 2009 ci si aspetta un ulteriore
aumento a doppia cifra fino a raggiungere i 9,5 milioni complessivi, 1,7
milioni di media e grossa cilindrata. «Dopo questa operazione che ci permette
di aggiungere al centro di progettazione anche uno stabilimento di
( da "Finanza e Mercati" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Fiere, doppietta in Cina per la jv Milano-Hannover da
Finanza&Mercati del 28-10-2008 Fiera Milano e la Fiera di Hannover
accelerano sul mercato fieristico cinese. Ieri, infatti, sono state inaugurate
a Shanghai PTC Asia e CeMat, due delle manifestazioni fieristiche più
importanti tra quelle nel portafoglio della joint venture espositiva tra Milano
e Hannover. CeMat si rivolge al comparto della logistica. PTC Asia si
occupa invece di oleoidraulica, pneumatica e componentistica. «In questo
momento difficile - ha commentato il presidente di Fiera Mi Michele Perini - a
Shanghai prende la sua rivincita l'economia reale, quella del fare, di cui
Fiera Milano è orgogliosa di essere portavoce».
( da "Unita, L'" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Cina, arrestati e detenuti nelle celle
segrete PECHINO A Pechino esistono almeno quattro prigioni segrete, camuffate
da alberghi. In quegli edifici vengono rinchiusi coloro che dalla provincia
vengono nella capitale e si recano alla Corte suprema di giustizia per
presentare petizioni e chiedere il risarcimento di qualche torto subito. Lo denuncia il professore di
diritto Zhu Ziyong, lo stesso che da alcuni mesi si batte per dare assistenza
legale alle vittime del latte contaminato con la melamina. Nella Repubblica
popolare cinese le petizioni sono legalmente ammesse e ufficialmente persino
incoraggiate. Ma poi di fatto vengono spesso contrastate e illegalmente
represse.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2008-10-28 - pag: 1 autore: IL CONTAGIO DEI MERCATI L'Asia
scopre le sue debolezze e aspetta le risposte della Cina di Alessandro Merli L' ondata di vendite che si è abbattuta ieri
sulle Borse asiatiche dà la misura della nuova paura che attanaglia i mercati
finanziari, quella della recessione globale. Il circolo vizioso che da tempo si
temeva - quello della crisi finanziaria che provoca un aggravamento delle
condizioni dell'economia reale, il quale a sua volta si ripercuote di
nuovo sulla finanza - si è messo in moto. L'Asia, oggi parte del problema, può
giocare però un ruolo decisivo nella sua soluzione. Continua u pagina
( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-28 - pag: 2 autore: Mosca apre a Pechino
le riserve di greggio Il premier cinese Wen Jiabao ( nella foto) incontrerà
oggi a Mosca il primo ministro russo Vladimir Putin per discutere,tra
l'altro,della crisi finanziaria. Sarà inoltre siglato un
accordo che aprirà alla Cina l'accesso a 300 milioni di tonnellate di petrolio russo per i
prossimi 20 anni,pari al 4%dei suoi consumi annuali.Come parte dell'intesa,le
imprese russe avranno prestiti per 20-25 miliardi di dollari. REUTERS
( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-28 - pag: 4 autore: VERSO LA NUOVA
BRETTON WOODS/ 1 Mario Baldassarri Popolo della libertà «G-8 da allargare a Cina e India» «La grave crisi finanziaria internazionale è in
realtà solo la punta dell'iceberg. Dietro ci sono squilibri dell'economia
mondiale, che sono molto più profondi e radicali e che oggi richiedono un
riassetto complessivo di governance». Il presidente della Commissione finanze
del Senato, Mario Baldassarri, motiva così la sua scelta di presentare, a nome
del Pdl, una mozione che impegna il Governo ad agire in sede internazionale per
promuovere una nuova Bretton Woods. A quali squilibri si riferisce? Da una
parte abbiamo gli Stati Uniti, che consumano più di quel che producono e hanno
un deficit estero pari al 7% del Pil da dieci anni.Dall'altra c'è la Cina, che invece consuma meno di quel che produce, ha un
enorme risparmio e fino ad ora con queste enormi disponibilità comprava il
debito americano. Poi, i cinesi si sono accorti che non bastava più comprare
titoli di stato americani e hanno cominciato a comprare pezzi di economia
reale. E adesso hanno in mano un fondo sovrano con il quale possono comprare in
giro per il mondo banche e imprese. E, per effetto della crisi finanziaria,
possono ottenerli a prezzi stracciati. Quindi, dietro alla crisi finanziaria
internazionale ci sono i global imbalances, come dicevano i vecchi documenti
del Fmi... Certo, ci sono gli squilibri globali dell'economia reale. La finanza
e la sua crescita smisurata è solo la conseguenza. La Cina,
ad esempio, è entrata nel Wto ma non è entrata nel sistema dei cambi e abbiamo
avuto un renminbi cinese che si è agganciato al dollaro per decisione politica
e si è preso il 50 per cento di svalutazione verso l'euro. L'Europa ha in tal
modo regalato il 50 per cento di dazi negativi alla Cina,
attraverso il super euro. Ma c'è un altro motivo che depone a favore di un
rapido cambiamento dell'ordine economico definito a Bretton Woods. Quale? Il G8
di cui noi parliamo ora fra tre o 5 anni, in base ai pesi economici, dovrebbe
essere ristrutturato. Fra cinque anni avremo infatti la Cina come primo paese per valore assoluto del Pil seguita da Stati
Uniti Giappone Russia, India Brasile Corea . E, a seguire, uno dei quattro
principali paesi europei. Non si può continuare a dire: decidiamo in seno al G8
e poi invitiamo Cina e India, cioè due paesi che pesano per un terzo dell'economia
mondiale. Serve un governo mondiale adeguato e condiviso. Dovrebbero cambiare
anche le istituzioni, oltre che la governance internazionale? Non serve
moltiplicare i centri di decisione istituzionali. Il problema di fondo è che
nel G8 non sono rappresentate tutte le economie più forti. Inoltre, ritengo che
l'Europa dovrebbe essere presente fra i grandi come Europa unita. Bisognerebbe
cioè cogliere l'occasione per un salto di qualità verso una sovranità politica
piena. In sostanza, abbiamo la moneta unica ma è più che mai necessario
costruire anche gli Stati Uniti d'Europa. R.Boc. «Una svalutazione competitiva
del 50% con la moneta cinese agganciata al dollaro» INFOPHOTO Mario Baldassarri
( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-10-28 - pag: 41 autore: Il gruppo
italiano ha acquisito da Bosh il 50% della joint venture Kbx per 10,7 milioni
Brembo cresce nel mercato indiano MILANO Il gruppo Brembo rafforza la propria
presenza in India. La società, attiva nel settore dei sistemi frenanti ad alte
prestazioni, ha annunciato di essere salita al 100% della joint venture Kbx
Motorbike Products Private, acquisendo la quota del 50% detenuta da Bosch Chassis
Systems India. L'ammontare dell'operazione, in base al contratto di joint
venture, è pari a 10,7 milioni di euro. «Questa acquisizione rappresenta un
importante passo nella crescita di Brembo in un mercato in forte espansione.
Proprio per questo motivo, Brembo continuerà a ricercare altre opportunità di
carattere produttivo anche in altri settori del proprio core business » ha
commentato il presidente di Brembo, Alberto Bombassei. La chiusura della
procedura di acquisizione è prevista entro la fine dell'anno. L'operazione
rientra nella strategia di rafforzamento del gruppo sui mercati internazionali,
ribadita a fine settembre dal presidente. In quest'ottica era stato deciso
l'acquistoil mese scorso del 50% di Bcbs (Brembo ceramic brake system), joint
venture nella produzione di freni a disco in ceramica detenuta pariteticamente
con Daimler, gruppo Mercedes. «Con l'acquisizione del 100 % di Kbx - prosegue
Bombassei- Brembo sta proseguendo, dopo la Cina, la propria strategia di sviluppo sui mercati asiatici che,
anche in questa difficile congiuntura internazionale, riteniamo continueranno a
crescere e ad assicurare la sostenibilità del business. Kbx, in particolare
grazie al knowhow di Brembo, è leader indiscusso del mercato indiano con una
quota di oltre il 50% del segmento moto con cilindrata a partire da 125 cc».
Kbx, che opera nello sviluppo e nella produzione di impianti frenanti nel
mercato indiano, era stata costituita nel febbraio 2006 come joint-venture
paritetica tra Brembo e Bosch. Per l'esercizio in corso le stime indicano per
la società indiana un fatturato di circa 1,050 miliardi di Rupie, pari a circa
17 milioni di euro. A livello di redditività le attese sono per un Ebit di
circa 93 milioni di Rupie, pari a 1,5 milioni di euro. Kbx, secondo quanto
precisato ieri in una nota, non ha debiti finanziari. La controllata del gruppo
Brembo in India conta attualmente oltre il 50% del mercato dei sistemi frenanti
a disco dei motoveicoli prodotti in India. Nel nuovo stabilimento nel distretto
dell'automotive dell'India, Pune, lavorano circa 220 persone. Brembo inoltre è
presente in India dal 2007 con un centro di progettazione a supporto delle
attività di Ricerca e Sviluppo del Gruppo. «Riteniamo che- aggiunge il
presidente del gruppo- il mercato Indiano continuerà a crescere anche nel
prossimo triennio, dopo che nel 2008 sono stati prodotti in totale 8 milioni di
scooter e motoveicoli». Ieri il titolo Brembo ha lasciato sul terreno il 6,03%
chiudendo a 5,265 euro. Da inizio anno il saldo per il gruppo di Stezzano, in
provincia di Bergamo, è negativo per il 52% circa. Mo.D. LA STRATEGIA
Bombassei: proseguiamo lo sviluppo nei Paesi del Far East che, grazie alla loro
crescita, assicurano la sostenibilità del business Il presidente. Alberto
Bombassei IMAGOECONOMICA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
MATERIE PRIME data: 2008-10-28 - pag: 47 autore: Minerarie. Il Tesoriere
federale obbliga i due colossi a condividere le reti Fortescue userà le
ferrovie Bhp e Rio Barbara Pezzotti SIDNEY L'ok definitivo è arrivato ieri. I
colossi minerari Rio Tintoe Bhp Billiton dovranno condividere le loro reti
ferroviarie con il rivale Fortescue. A stabilirlo è stato il Tesoriere
federale, Wayne Swan, che ha costretto ad aprire l'accesso delle infrastrutture
( Robe River e Hamersley per Rio e Goldsworthy per Bhp) ai piccoli produttori
attivi nella regione del Western Australia, ricca di giacimenti minerari, ma
povera di trasporti locali per i prossimi venti anni. A meno di improbabili
nuovi colpi di scena, si conclude così la pluriennale battaglia legale intrapresa
da Fortescue Metals nella lunga guerra per l'usodelle ferrovie di Pilbara.
L'Alta Corte australiana aveva in verità già respinto l'ultimo appello di Bhp
Billiton, secondo il quale l'apertura al pubblico delle sue linee ferroviarie
private di Mt Newman e di Goldsworthy avrebbe compromesso il lucroso processo
di produzione di minerali ferrosi del gigante minerario. In una dichiarazione,
l'organo giudiziario aveva respinto all'unanimità l'argomento di Bhp,
sostenendo che la richiesta di Fortescue di utilizzare le linee non avrebbe
potuto in alcun modo pregiudicare le attività di Bhp nell'area. E proprio un
mese fa il National Competition Council aveva espresso un mese fa una
raccomandazione favorevole all'utilizzo pubblico delle linee. L'allora piccola
Fortescue, capitanata dal miliardario Andrew "Twiggy" Forrest, aveva
chiesto per la prima volta accesso alle ferrovie di Bhp nel lontano 2004 per
sostenere la commercializzazione del suo progetto Mindy Mindy, avviato in joint
venture con Consolidated Minerals. Da allora Forrest ha costruito la sua
fortuna sulle attese generate dai suoi progetti a Pilbara. Finalmente, a maggio
di quest'anno il primo carico di minerali ferrosi spedito
in Cina ha smentito voci di presunte difficoltà: nelle ultime otto
settimane del 2007-2008 Twiggy ha spedito 1,66 milioni di tonn. di materie
prime, intascando 200 milioni $ australiani. La decisione positiva del
Tesoriere federale non avvantaggia solo Fortescue, ormai divenuto uno degli
attori principali nel mercato australiano del ferro, ma anche altre
compagnie che hanno interessi a Pilbara, come Atlas Iron e Brockman Resources.
Dal canto suo, Fortescue si è sempre dichiarata disponibile a rendere
accessibile a terzi le sue ferrovie e le infrastrutture portuali associate al
suo giacimento di minerali ferrosi a Cloud Break.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-28 - pag: 7 autore: DALLA PRIMA L'Asia
scopre le debolezze Per Paesi che hanno costruito la propria prosperità sulle
esportazioni, come quelli asiatici, un'economia mondiale in stallo è un colpo
durissimo.Due le prove più evidenti. La Borsa di Hong Kong, che è il metro
dell'integrazione della Cina e della
regione con il resto del mondo, ha visto il suo valore dimezzarsi in due mesi.
Intanto lo yen ha guadagnato il 25% in tre mesi ed è ai livelli più alti sul
dollaro da 13 anni, tanto da meritarsi la preoccupazione del G-7, che ieri ha
diffuso un comunicato ad hoc per lamentarne l'«eccessiva volatilità».Frase
in codice per dire che si è già apprezzato troppo, anche se non è chiaro se
alle parole seguiranno i fatti degli interventi. Con lo yen in rialzo così
forte, l'industria giapponese perde competitività e la Borsa di Tokyo lo
registra. Sono entrambe manifestazioni che il modello asiatico, con i
principali mercati d'esportazione in fase recessiva, mostra la corda.Il
problema è del Giappone, della Cina, della Corea (la
più instabile dal punto di vista finanziario), ma anche degli altri Paesi della
regione e, in realtà, di tutto il mondo degli emergenti che ha fatto
dell'export la chiave per spingere la crescita e accumulare ingenti riserve. Anche
se l'attenzione del G-7 si è concentrata sul Giappone, è dalla Cina che può venire l'azione decisiva. Le misure adottate
finora da Pechino non incoraggiano all'ottimismo. La modesta rivalutazione
dello yuan sul dollaro è stata pressoché bloccata e i rimborsi delle imposte
sull'export verranno aumentati: due segnali che il Governo cinese non intende
mollare il traino dell'export che finora ha funzionato così bene. Per
migliorare il benessere della popolazione, la Cina ha
bisogno però di reindirizzare le proprie risorse verso la domanda interna, con
un programmadi investimenti in infrastrutture e servizi sociali, che oggi
mancano quasi del tutto. Questo contribuirebbe a riequilibrare l'economia
mondiale, creando un potere d'acquisto in Cina che
possa essere soddisfatto dai produttori locali, ma anche dagli stranieri. C'è
poi la questione delle enormi riserve ufficiali, duemila miliardi di
dollari,che,canalizzate verso titoli del debito pubblico Usa, hanno contribuito
a comprimere i tassi d'interesse creando una delle condizioni per il disordine
finanziario attuale. La Cina ha dimensioni e risorse
tali da non poter più solo sfruttare l'espansione dei mercati altrui per
generare crescita e riserve, ma da doversi assumere le proprie responsabilità
nei confronti della comunità internazionale. Non è detto che possa bastare ai
cinesi, come sostiene Sebastian Mallaby ( Council on Foreign Relations),
scambiare un investimento delle proprie riserve nella ricapitalizzazione del
sistema finanziario occidentale con un ruolo più forte nel Fondo monetario. Ma
se ci sarà un nuova Bretton Woods, la Cina devrà stare
al centro e non ai margini del sistema,e l'incontro dei giorni scorsi a Pechino
con l'Europa ha dato un segnale in questo senso. Nella Bretton Woods originale,
ricorda Mallaby, la Gran Bretagna, vecchia potenza imperiale indebitata, aveva
bisogno dei capitali americani per garantire la stabilità monetaria del
dopoguerra, in cambio dell'ultima parola ceduta agli Usa nella definizione e
nella leadership del nuovo sistema. Nella nuova Bretton Woods, a Washington
potrebbe toccare il ruolo che fu di Londra e a Pechino quello americano.
Alessandro Merli
( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-10-28 - pag: 31 autore: M&M Barriere
che cadono, barriere che tornano di Sara Cristaldi el pieno del tornado
finanziario e in attesa della N nuova governance globale che ora tutti (almeno
a parole) dicono di volere, l'Asia tenta di mettersi al riparo e, cercando di
giocare sul tempo con risposte più veloci di quelle che non siano arrivate
sull'altra sponda del Pacifico, si muove su due fronti: provvedimenti tampone
coordinati per limitare le conseguenze dello shock creditizio sull'economia
reale dei vari Paesi dell'area, e accelerazione dei processi di integrazione
asiatica. Non manca chi vorrebbe buttare il cuore e i portafogli oltre l'ostacolo.
Come la Thailandia, attuale presidente dell'Asean (Associazione dei 10 Paesi
del Sud-Est del continente), che la scorsa settimana ha avanzato la proposta di
un Fondo monetario asiatico, un'istituzione finanziaria a metà strada tra l'Fmi
e la Banca mondiale. Il progetto forse non vedrà la luce (che
ne pensano Cina e Giappone, non è dato di sapere). Ma quel che è già realtà è
l'accelerazione impressa dai Paesi asiatici ai loro accordi bilaterali di
libero scambio (vedi articolo e intervista qui a lato). Una sorta di
investimento sul futuro, da anni auspicato dalle multinazionali e da chi è
andato a investire in quest'area, per fluidificare il flusso delle
esportazioni di Paesi che sulle vendite all'estero hanno costruito i loro
modelli di sviluppo. E le loro riserve di valuta estera. Ma c'è di più. A
partire dal Giappone, le imprese asiatiche (e non solo loro) hanno creato una
nuova catena di fornitori globale ( global supply chain) con epicentro nel
Sud-Est come nel Far East dell'area. Esempio tipico la Thailandia per l'auto,
da cui la definizione di "Detroit dell'Asia" conquistata dall'antico
Regno del Siam. La catena a questo punto va preservata e l'abbattimento
accelerato delle tariffe doganali è la strada per farlo e per tornare a essere
competitivi quando la crisi sarà superata. Questo almeno nei propositi. Resta
infatti in agguato il protezionismo che su altri continenti rischia di tornare
protagonista. E il cui contagio potrebbe rivelarsi più pericoloso e distruttivo
di quanto non sia stato in passato. Per tutti, a partire proprio da Usa ed
Europa. sara.cristaldi@ilsole24ore.com
( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-10-28 - pag: 31 autore: Oltre la crisi.
Raffica di accordi commerciali d'area - è invece stallo nelle trattative con
Usa e Unione europea L'Asia si rifugia nel free trade Tokyo stringe con l'Asean
e tratta con l'India - Intesa tra Cina e Singapore
Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro inviato In un ottobre nero per l'Asia,
investita in pieno da una crisi finanziaria che non ha provocato, lo sprazzo di
luce viene da una accelerazione degli accordi di libero scambio o partnership
economica che, sia pure nel quadro generale di delusione per lo stallo dei
negoziati Wto, segnala la prosecuzione di una prospettiva di maggiore
integrazione regionale, con potenziali riflessi importanti per le imprese
internazionali. Se, di fronte alla crisi, su un piano collettivo per ora non si
è andati oltre la volontà di accelerare la multilateralizzazione - in un fondo
anti-emergenze da 80 miliardi di dollari - degli accordi bilaterali di swap
valutario in corso, i negoziati sui Free trade agreements (Fta) hanno
registrato alcune svolte. Giovedì scorso il premier cinese Wen Jiabao e quello
di Singapore Lee Hsien Loong hanno firmato un Fta ( esteso a investimenti e
servizi) che, secondo lo stesso Lee, ha «implicazioni molto vaste». è una
intesa che spiana la strada a un accordo onnicomprensivo di libero scambio (
inclusi gli investimenti) nel 2010 tra Pechino e l'Asean, che sempre settimana
scorsa hanno tenuto a Nanning la quinta China-Asean Expo, con promesse di più
stretta collaborazione (anche se i cinesi non hanno fatto quella più attesa,
ossia di importare di più per alleviare l'impatto dello tsunami finanziario del
Sud- Est asiatico). Dal punto di vista di Singapore, che è in recessione, il
fatto che dal 2012 la Cina eliminerà le tariffe sul
97,1% sui suoi prodotti rilancia l'attrattiva della città-statoanche come
destinazione di investimenti delle imprese straniere interessate a farne la
base per la conquista del colosso continentale, che dovrà spingere sempre più
sulla domanda interna. A sua volta Pechino potrà alzare il suo profilo, con
l'apertura diretta ad esempio di ospedali e scuole, nel piccolo Paese che, se
pure rappresenta il baricentro della diaspora cinese, poggia su un delicato
equilibrio etnico. A Tokyo, intanto, è stato appena annunciato che dal primo
dicembre entrerà in vigore l'Fta tra il Giappone e l'Asean (almeno per quanto
riguarda il Giappone, perché alcuni Paesi ratificheranno solo nel 2009). «Un
evento molto importante – sottolinea Takuya Yamazaki, vicedirettore della
divisione Economic Partnership del Meti –. Le nostre imprese hanno costruito
una global supply chain con epicentro nel Sud-Est asiatico,che troverà vantaggi
essenziali nella eliminazione delle tariffe ».L'esempio classico è quello di
una impresa giapponese che invia componentistica per l'assemblaggio in
Thailandia e la vendita del prodotto finito in un altro Paese Asean. Durante la
visita a Tokyo del premier indiano Singh, è stato concordato di fare il
possibile per concludere un Fta entro fine anno. «Restano poche questioni in
sospeso – chiarisce Yamazaki –. Ad esempio farmaceutica e medicale: per noi è
difficile accedere alla richiesta di riconoscimento dei farmaci
generici».L'India dovrebbe firmare un Fta con l'Asean a metà dicembre, così come
faranno Australia e Nuova Zelanda. «I diversi negoziati bilaterali con l'Asean
dovrebbero, a partire dal 2010, confluire nel tentativo di creare un'area
regionale di libero scambio "Asean più 6", che noi sosteniamo come la
migliore soluzione», conclude Yamazaki. Per lui, come per i cinesi, l'ideale
sarebbe una ripresa del Doha Round,ma«nel frattempo non è possibile restare
fermi ». Tokyo ha anche annunciato gli accordi con Vietnam e Svizzera.
Quest'ultimo rappresenta la prima intesa di Tokyo con un Paese avanzato, mentre
analogamente qualche mese fa la Cina ha firmato con la
Nuova Zelanda. Spicca negativamente lo stallo degli Fta asiatici con Usa e Ue.
In estate è stata abbandonata formalmente l'idea di un Fta tra il Giappone e la
Ue, i cui negoziati con la Corea proseguono senza slanci. Del resto, l'Fta tra
Seul e gli Usa non è stato ancora ratificato a più di un anno e mezzo dalla
firma, e nel dibattito di metà ottobre con McCain è stato citato da Obama come
esempio squilibrato di impegno verso il libero mercato a svantaggio
dell'America e dei suoi lavoratori. stefano.carrer@ilsole24ore.com VANTAGGI PER
LE IMPRESE L'eliminazione delle tariffe agevolerà il funzionamento della
«global supply chain» costruita nel Sud-Est asiatico dalle aziende straniere
MULTILATERALISMO AL PALO Le molte intese bilaterali si concretizzano sullo
sfondo di negoziati Wto fermi Anche New Delhi tratta con il blocco
sud-orientale
( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-10-28 - pag: 31 autore: Pechino stimola
l'economia con i treni L'economia si stimola anche con le ferrovie. E la Cina investe: 231 miliardi di euro per limitare l'impatto della crisi
globale. Nei prossimi tre anni i soldi verranno utilizzati per costruire
( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-10-28 - pag: 33 autore: In Africa il
rischio schiva i subprime Marco Ferraro Sembra lontana, vista dalle capitali
africane, la crisi finanziaria nata negli Stati Uniti e propagatasi alle
maggiori economie mondiali. Almeno per il momento il continente non ha
sofferto, se non marginalmente, gli effetti della crisi. Secondo le stime
dell'Fmi, diffuse a ottobre, fino a settembre la crescita del Pil africano per
il 2009 era prevista al +6,7%. Adesso, tenuto conto del quadro determinatosi
nell'ultimo mese, è stata rivista al 5,9%. Una performance attesa di tutto
rispetto, in un mondo che si trova a fare i conti con la prospettiva di una
recessione globale. Una volta si diceva che se l'America starnutisce, il resto
del mondo si prende l'influenza. Eppure l'Africa in questo momento non sembra
sulla via di subire un contagio. Secondo la Banca Africana di Sviluppo, la ragione
viene dall'isolamento rispetto ai mercati finanziari globali in cui la finanza
africana è vissuta finora. I mercati finanziari del continente sono in genere
chiusi, con rigidi controlli sui movimenti di capitali all'estero e con limiti
alla proprietà straniera delle banche nazionali. Tutti elementi che hanno
impedito alle banche africane di essere coinvolte nel mercato dei mutui
subprime. Negli ultimi giorni la Banca Nazionale Sudafricana ha pubblicato il “
Rapporto sulla stabilità finanziaria”, confermando che nel Paese - la maggiore
piazza finanziaria del continente - il sistema bancario sembra solido. Nel
rapporto, divulgato il 23 ottobre, la Banca afferma che le istituzioni
finanziarie sudafricane hanno un esposizione molto limitata a titoli subprime.
La Nigeria, la seconda economia dell'Africa subsahariana, ha un sistema
bancario che ha attraversato negli ultimi anni una fase di consolidamento, con
24 banche ora attive rispetto alle circa 90 di pochi anni fa. In ottobre la
Federazione degli istituti di credito nigeriani ha comunicato che le banche del
Paese non sono al momento influenzate dalla crisi dei mercatifinanziari
statunitensi e europei, non avendo partecipato al mercato dei subprime. I
rischi per l'Africa non vanno ricercati nel sistema bancario, come ha indicato
il presidente della Banca Africana di Sviluppo, Donald Kaberuka: i Paesi
africani rischiano di essere danneggiati dalla contrazione della crescita
globale e dalla diminuzione della domanda di materie prime. I maggiori
produttori di petrolio, come l'Angola, la Nigeria, il Ciad e il Sudan, sono
esposti ai contraccolpi di una diminuzione della domanda mondiale. Per la
Repubblica Democratica del Congo e lo Zambia si prospettano tempi difficili se
la domanda di minerali come il rame e il ferro dovesse crollare. La maggior
parte degli esperti tuttavia ritiene che la diminuzione della domanda per i
beni di cui l'Africa è esportatrice sarebbe in ogni caso temporanea, data l'inesauribile richiesta di materie prime africane da parte di Cina e India. Di questi rischi e di come farvi fronte si parlerà il
12 novembre a Tunisi: in quella data i ministri delle Finanze dei Paesi
africani si riuniranno sotto l'egida della Banca Africana di Sviluppo e
dell'Unione Africana. Obiettivo: definire una strategia per minimizzare gli
effetti della crisi. marco.ferraro@live.it
( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
MONDO E MERCATI data: 2008-10-28 - pag: 34 autore: Il check-up diventa globale
Zey: «Il turismo medicale creerà il mercato mondiale della salute» Antonio Dini
è una rivoluzione silenziosa. Che cambia il volto non solo dei ser-vizi
sanitari, ma anche della ricerca medica e degli investimenti mondiali nelle
infrastrutture dedicate alla salute. Cambierà persino le strategie dei grandi
gruppi assicurativi oltre che dei pazienti, soprattutto in questo periodo di
crisi globale. E in prospettiva porrà anche problemi politici e sociali finora
inediti. Il turismo medicale, attivato dalla diminuzione dei costi del
trasporto aereo e dall'utilizzo di Internet per disintermediare le relazioni
fra pazienti e medici (ovunque siano nel mondo), cresce rapidamente. Secondo
Michael Zey, 54 anni, docente universitario negli Usa, consulente con la sua
società Expansionary Institute e autore tra gli altri libri di " Ageless
Nation", nel 2010 sarà unbusiness da 40 miliardi di dollari che muoverà
780 milioni di pazienti attraverso il mondo. I flussi vanno dai Paesi più
industrializzati agli emergenti, in particolare Cina, India, ma anche Thailandia, Filippine, Singapore. «C'è alle
porte –dice Zey –un periodo di crescita del turismo medicale, alimentato sia
dall'industria del turismo che da quella sanitaria. Si viaggerà sempre di più
per farsi curare con procedure d'eccellenza, in Paesi in cui è possibile anche
fare degenze simili a una vacanza. Spendendo una frazione del costo
pagato negli ospedali americani o europei, spinti anche dal bisogno di
contenere i costi in questa fase economica di crisi e favoriti dalla
diminuzione del carburante degli aerei, verso strutture certificate da soggetti
indipendenti come la Joint Commission International». Un americano già oggi
risparmia 80mila dollari se va a farsi fare un trapianto di fegato in Malaysia,
42mila se deve cambiare una valvola cardiaca e va a Cipro, 55mila per operarsi
di tumore a Istanbul. Oggi il problema è la mancanza di attenzione al fenomeno.
«La spesa sanitaria – commenta Zey – è un problema per il budget degli Usa come
dei Paesi europei. Ma ad esempio i candidati alla Casa Bianca non hanno nemmeno
sfiorato il tema del turismo medicale. è una ironia, perché i politici, che
spesso sono male informati, hanno negli anni spinto per una competizione
internazionale in tanti altri settori, avallando il modello dell'outsourcing
industriale e dei servizi, ma hanno tralasciato questo». L'evoluzione nei
prossimi anni sarà talmente profonda che, secondo Zey,anche continuare a chiamarlo
semplicemente " turismo medicale" diventerà riduttivo. «Solo che –
dice Zey – non c'è ancora un nome per descrivere questo outsourcing che sta
creando il primo, vero mercato globale della salute». C'è però un punto di
possibile crisi nel prossimo futuro. Se è vero che il turismo medicale ha il
vantaggio di alleggerire la pressione sui sistemi sanitari nazionali dei Paesi
occidentali e di democraticizzare le terapie d'avanguardia, a lungo fuori
portata per i meno abbienti delle società industrializzate, il rischio è quello
di scontri neanche troppo sotterranei fra soggetti diversi: «I dottori e gli
ospedali – osserva Zey – sentiranno la pressione della competizione dei prezzi
nel mercato globale della salute: chirurgia, anestesia, persino il costo di soggiorno
in ospedale. E alcune strutture nazionali si opporranno alla richiesta dei
pazienti e degli assicuratori per difendere la loro posizione centrale nei
sistemi sanitari nazionali. In dieci anni il turismo medicale diventerà un
problema molto rilevante per l'agenda dei politici». Però,uno degli effetti
della globalizzazione della sanità, con il conseguente spostamento dei flussi
di denaro, avrà anche un'altra conseguenza. Da un decennio la ricerca biomedica
trova sempre più spazio nell'agenda di molti Paesi emergenti. Adesso, verrà
alimentata con ancor più vigore dai proventi dell'industria del turismo
medicale. «E questi Paesi – dice Zey – saranno quelli che faranno le maggiori
innovazioni nel settore sia della ricerca che delle terapie medicali». Già oggi
un'azienda come TheraVitae, israelo-vietnamita, lavora su terapie con cellule
staminali per i malati di cuore, mentre a Chennai, in India, gli istituti di
ricerca medica indagano le terapie geniche, la ricerca sulle staminali, le
nanotecnologie, l'ingegnerizzazione dei tessuti, le cure per il diabete. Ma per
Zey non c'è rosa senza spine: «Rimane sempre aperto il tema della
responsabilità civile e penale di strutture e di medici che si trovano
dall'altra parte del mondo nel caso qualcosa vada male; senza contare che pur
di rimanere sul mercato, gli ospedali europei ed americani si attrezzeranno
sempre più con strumenti di telemedicina, magari dando in outsourcing proprio
agli asiatici lo svolgimento non solo delle analisi, ma anche di alcune
operazioni per le quali il costo di un chirurgo occidentale è troppo elevato e
che con i sistemi robotizzati possono essere fatte anche da migliaia di
chilometri di distanza». antonio.dini@ilsole24ore.com PRESSIONE COMPETITIVA
Attese dai Paesi emergenti le maggiori innovazioni nella ricerca e nelle
terapie Il calo dei prezzi del petrolio favorirà le trasferte Obiettivo salute.
Analisi cliniche all'Apollo Hospital di New Delhi. Nel 2010 la ricerca di cure
a basso costo interesserà 780 milioni di pazienti BLOOMBERG
( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: INTERPORTO DI NOLA data: 2008-10-28 - pag: 21 autore: AZIENDE IN CAMPO
TIN Gallozzi investe sull'intermodalità per sviluppare i traffici in Italia e
all'estero p Investire in intermodalità per chi è già un operatore del comparto
logistico significa, da un lato, allargare il proprio ventaglio di offerta di
servizi, dall'altro scommettere sull'espansione più coerente e, in prospettiva,
redditizia del business dei trasporti. Sta tutta qui la scelta di Agostino
Gallozzi, presidente dell'omonimo gruppo imprenditoriale di Salerno, che da due
anni è entrato con una quota del 30% nel capitale di Tin, società che gestisce
l'interporto di Nola, assumendone tra l'altro l'incarico di amministratore
delegato. Un'operazione che è partita dalla presa di coscienza di quanto di
buono si era, fino a quel momento, fatto nell'unico scalo intermodale di
rilevanza nazionale esistente al Sud. «Ho sempre guardato con grande interesse
- racconta Gallozzi alle iniziative intraprese dal cavaliere Gianni Punzo. In
particolare mi è subito piaciuta l'idea di creare a Nola, centro geografico
della Campania posto sui principali assi di collegamento con le altre regioni e
con gli hub marittimi del Sud, una piattaforma di interscambio tra trasporti su
gomma, ferro, aria e acqua. E così - prosegue Gallozzi - quando due anni fa mi
è stata proposta la partnership con Tin, non ho minimamente esitato». Il gruppo
Gallozzi dal 1952 è specializzato in trasporti via mare, movimentando
attraverso sigle specifiche passeggeri e merci. Il giro d'affari annuo delle 22
società facenti capo alla famiglia salernitana si attesta sui 75 milioni,
mentre i dipendenti diretti sono circa
( da "Repubblica, La" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 44 - Cultura
DEL MONDO Esce "Il demone e il Dalai lama" Un´inchiesta di Raimondo
bultrini un´ombra sul tetto C´è una divisione sotterranea e antica fra i
buddhisti che ancora oggi si traduce in sanguinose lotte fratricide FRANCO
MARCOALDI Il fondamentalismo islamico rappresenta da anni il principale
pericolo della convivenza planetaria. Del fondamentalismo induista si sente
parlare sempre più spesso, per via dei massacri perpetrati contro i cristiani.
Neppure ebraismo e cristianesimo possono dichiararsi indenni da febbri
integraliste, anche se ovviamente di tutt´altra natura. Sin qui, l´unica
religione che pareva non correre tale rischio era il buddhismo: ma si trattava
di wishful thinking. Ce lo dimostra Raimondo Bultrini nel suo libro Il demone e
il Dalai Lama. Tra Tibet e Cina, mistica di
un triplice delitto (pagg. 406, euro 18, Baldini Castoldi Dalai), che prende
per l´appunto avvio dall´uccisione di un lama e due monaci, avvenuta a
Dharamsala (residenza indiana in esilio del Dalai Lama) il 4 febbraio 1997. Che
l´episodio, dai vertiginosi rimandi storico-politici e teologico-mondani,
non sia stato casuale e circoscritto, è dimostrato dai paralleli accadimenti
incorsi in altre parti dell´Asia: nello Sri Lanka, il conflitto tra il governo
della maggioranza buddhista cingalese e la minoranza tamil (di religione
hindu), ha scatenato una guerra civile che ha già procurato settanta mila
morti; mentre nel distretto di Preah Vihear è sorta addirittura una lotta
fratricida armata tra i governi thai e cambogiano, entrambi di ispirazione
buddhista, per il controllo di un tempio di epoca khmer. Bultrini ricorda
questi episodi sin dalla prima pagina e si chiede: «Perché predicare e
dichiararsi seguaci di compassione e altruismo, se poi si fa uso delle armi e
della violenza per affermare le proprie ragioni?». E´ una domanda che vale
anche per le altre religioni, ma nel caso del buddhismo, sinonimo di dolcezza e
quiete, l´interrogativo è più bruciante. In particolare per chi, come l´autore,
simpatizza con questa nobilissima tradizione e con le sue pratiche tese a
liberare la mente dai fantasmi che la abitano. Altri fantasmi però, altri
spiriti, altri demoni incombono sul mondo buddhista, e segnatamente su quello
tibetano, che a dispetto delle crescenti simpatie raccolte in ogni angolo del
pianeta per i crimini patiti dall´imperialismo cinese, non appare affatto unito
nella sua sacrosanta battaglia, né tanto meno indenne da diatribe interne via
via più violente. E la chiave di volta per capire l´odio reciproco che sta
montando tra le opposte fazioni, è rappresentata proprio da una
«divinità-spirito-demone», che da secoli condiziona sotterraneamente la vita
religiosa e conseguentemente politica del Paese delle Nevi: Dorje Shugden. Ora,
tra le diverse tradizioni buddhiste, quella tibetana (innestatasi sul
precedente sciamanesimo bon) è circondata forse più di ogni altra dall´aura
della magia e del portentoso. Dunque, per cercare di penetrare in tale
misterioso universo, bisognerà abbandonare ogni iperrazionalismo, ogni ardore
antropocentrico, e provare a immaginare che sul tetto del mondo, nei suoi spazi
sublimi e infiniti, l´individuo è ridotto a uno shakespeariano «sogno di
un´ombra». Ecco perché Shugden - per alcuni un protettore, per altri il diavolo
- può condizionare così prepotentemente la vita collettiva e il destino di
ciascuno. Lo stesso Dalai Lama, un tempo suo fervente seguace, lo elesse
all´importantissimo rango di "vice" Oracolo di Stato. Successivamente
però, resosi conto del suo maligno influsso, ne rinnegò il valore, imponendo
severissime restrizioni al suo culto: in quanto protettore esclusivo della
tradizione Gelupa, Shugden alimentava settarismo e integralismo, impedendo il
dialogo con altre scuole e componenti della comunità religiosa tibetana. A
cominciare dalla tradizione dei Nymapa. Questa netta presa di posizione, che
incide tanto sul sedimentato mondo delle credenze popolari, quanto sulla
geografia del potere religioso, avrà conseguenze impensate. E aprirà una
stagione di lotta sempre più cruenta nel mondo tibetano: i seguaci di Shugden
insorgono contro il Dalai Lama, accusandolo di farsi bello nel mondo con parole
di ecumenismo e pace, mentre impedisce la libertà religiosa dei suoi stessi
fratelli. E nello stesso Occidente, fatto ben più sorprendente, si moltiplicano
le manifestazioni contro Sua Santità, alimentate da comunità a lui avverse che
godono di un crescente afflusso di denaro straniero. I toni si inaspriscono; la
violenza verbale, e non solo verbale, cresce. E in questo clima matura il
triplice omicidio di Dharamsala. Quanto alle autorità di Pechino, ovviamente,
gongolano. Dopo l´impropria investitura di un nuovo Panchen lama gradito al
Partito, spingono la seconda autorità religiosa tibetana a sponsorizzare in
modo sempre più stretto Shugden e i suoi adepti: la strategia di accerchiamento
del Dalai Lama può contare così su nuove, affilatissime armi. Insomma, una
vicenda le cui origini affondano in lontane e oscure diatribe mistiche, ha
finito per infiltrarsi pesantemente nella scabra e fangosa trama del potere
mondano. L´abilità di Bultrini consiste proprio nella capacità di tenere
assieme uniti e distinti due registri tanto diversi tra loro. E per riuscire in
tale intento, mette in campo una scrittura quanto mai variegata, nella quale si
combinano il racconto e le interviste (tra cui quelle, ripetute, al Dalai
Lama), pagine di saggismo storico e riflessioni autobiografiche sul mestiere
del reporter investigativo. Ma, al fondo, l´urgenza che motiva tale impervia
ricerca è una sola: quella di un amico del buddhismo tibetano che con immensa
preoccupazione vede svilupparsi, tra i fratelli di una stessa fede, un
conflitto che di primo acchito può risultare incomprensibile agli occhi di un
occidentale comune. «Ma proprio risalendo alle radici dell´odio che sta
lacerando profondamente la comunità tibetana dentro e fuori il Paese delle Nevi,
diventa evidente il paradosso che ha spinto e spinge gli eredi dei grandi
insegnamenti esoterici ad accelerare il proprio declino, forse la stessa
estinzione di una delle più antiche e straordinarie culture del pianeta».
( da "Avvenire" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
CHIESA 28-10-
( da "Avvenire" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
CHIESA 28-10-
( da "Famiglia Cristiana" del 28-10-2008)
Argomenti: Cina
di Guglielmo
Nardocci POLITICA IL MINISTRO PRESTIGIACOMO SPIEGA LA POSIZIONE ITALIANA LA
BATTAGLIA DELL?AMBIENTE È una questione ideologica: «Non si può sempre dire sì
alla lobby "verde"». E c'è dell'altro: «Il pacchetto europeo ci
penalizza. E senza l'ok di Usa e Cina non cambierà
nulla». «Il nostro Paese ha assunto una posizione che ritengo coraggiosa. Ha
deciso di infrangere quel cliché secondo il quale bisognava sempre e comunque
dire di sì a scelte dettate dalla forte lobby "verde" europea». Non
demorde il ministro dell?Ambiente Stefania Prestigiacomo in questa sua
battaglia contro le decisioni europee, sola contro tutti seppure da ultimo
confortata da pareri inaspettati di scienziati come Franco Prodi, fratello
dell?ex presidente del Consiglio: «Se si fosse parlato di contenuti in
discussione, sarebbe emerso chiaramente che la questione non era l?impegno per
il clima, ma specifiche condizioni di vantaggio o di svantaggio per i singoli
Paesi. Io credo che stiamo conducendo una battaglia culturale. Stiamo cioè
mettendo in discussione che sia titolata a parlare di ambiente solo un?area
politica ideologizzata. Noi pensiamo, invece, che l?ambiente sia di tutti e che
non vi siano "guru" infallibili. Intendiamo discutere, pretendiamo
spiegazioni chiare e trasparenti. Difendiamo, nell?ambito dell?impegno
internazionale che condividiamo, le ragioni e gli interessi dell?Italia». Foto
Ansa. È utile allargare il campo della polemica a questioni
politico-ideologiche? «In una recente conferenza internazionale ho sentito
autorevoli delegati che plaudivano alla drammatica crisi economica
internazionale, perché col tracollo delle imprese e della produzione ci sarebbero
state meno emissioni!». Dicono che senza americani e cinesi la lotta solitaria
della Ue sarà inutile... «Noi ripetiamo da mesi, anche se ad alcuni sembra
un?eresia, che lo sforzo europeo ha senso se sarà inserito in un impegno
globale nell?ambito del quale assumano analoghi impegni i grandi Paesi
inquinatori come Usa, Cina e India. E ripetiamo anche che in mancanza di tale impegno non
si avrà alcun effetto sul clima (perché Usa e Cina da soli compenserebbero
abbondantemente le riduzioni di emissioni europee) e i costi che caricheremmo
sul nostro sistema economico renderebbero le nostre produzioni meno competitive
rispetto a quelle di Paesi che inquinano di più e che non accettano i tagli dei
gas serra. La tendenza in questo campo a fare dichiarazioni di
principio, senza calcolare le conseguenze, è forte. Il precedente Governo, per
esempio, ha accettato il pacchetto clima-energia per il periodo 2013-2020 senza
avere un?idea dei costi, e in una situazione in cui l?Italia era già lontana
dal raggiungere gli obiettivi di Kyoto per gli anni 2008-2012. Però sono andati
tutti in Tv e sui giornali a dire che loro volevano salvare il Pianeta». Lei ha
ottenuto l?apertura di un tavolo tecnico. Quali sono i nodi centrali? «Ridotte
all?osso, le questioni in campo sono due, connesse fra loro. Quella dei costi
del pacchetto sui quali in due anni non è stata data alcuna informazione dalla
Ue. Quando finalmente in settembre sono usciti i numeri di uno studio della
Commissione, e noi abbiamo rilevato costi elevatissimi, ci hanno detto che i
loro numeri non erano veri. C?è poi il nodo dell?equità perché, come ha
ribadito Berlusconi, se l?Europa vuol fare il "Don Chisciotte" del
clima, lo faccia quantomeno ripartendo equamente i costi di questa battaglia
fra i suoi membri e non penalizzandone alcuni, come l?Italia, avvantaggiandone
altri». Fulvio Conti (Enel), il ministro Prestigiacomo e Paolo Scaroni (Eni)
(foto Ansa). Perché ci siamo ridotti all?ultimo momento, quando tutta l?Europa
sta ormai chiudendo l?accordo? «Il fatto è che una trattativa vera non c?è mai
stata, sono stati assunti impegni a scatola chiusa. C?è voluta tutta la
determinazione del nostro Governo perché si entrasse nel merito dei problemi.
Finalmente venerdì scorso la delegazione tecnica della Commissione ha ammesso
che il rapporto costi/Pil per l?Italia è superiore del 40 per cento rispetto
alla media europea e comunque superiore a quello francese, tedesco, inglese e
spagnolo. Insomma, il vero negoziato è cominciato solo adesso». Si è parlato
anche di furbetti dei vicini quartieri, per esempio i tedeschi, che sarebbero
avvantaggiati... «Anche i tedeschi hanno i loro problemi e hanno espresso con
decisione la loro richiesta di proteggere settori industriali che sono a
rischio di delocalizzazione. Ma, in generale, credo che in passato ci siano
stati Governi che hanno saputo orientare la definizione delle direttive verso
soluzioni meno gravose per le loro economie. Mentre il Governo Prodi non ha
fatto nulla per evitare condizioni pesantissime per il nostro Paese. Ma stiamo
rimediando».
( da "Finanza e Mercati" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Dal governo più
poteri agli sceriffi dell'Isvap da Finanza&Mercati del 29-10-2008 Più
poteri all'Isvap sulla regolarità delle operazioni finanziarie nel settore
assicurativo privato. La novità è contenuta in uno schema di decreto
legislativo che sarà esaminato venerdì prossimo dal Consiglio dei ministri
nell'ambito dell'operazione di restyling sui conti annuali e consolidati delle
banche, degli istituti finanziari e delle imprese assicurative. Il
provvedimento, messo a punto dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti,
allinea i sistemi di contabilità alle disposizioni Ue nel 2006 e attende il
sigillo finale di Palazzo Chigi. Tra le novità inserite in corso d'opera una
norma che amplia i poteri regolamentari di vigilanza attribuiti all'Isvap nel
settore assicurativo privato. L'Authority guidata da Giancarlo Giannini potrà,
infatti, chiedere informazioni integrative o più dettagliate alle società messe
sotto ispezione per «operazioni con parti correlate» anche quando queste riguardino
accordi «non risultanti dallo stato patrimoniale». Il testo
che introduce una serie di modifiche al Codice Civile e al Testo Unico
sull'intermediazione finanziaria snellisce gli adempimenti relativi alla
gestione e alle dichiarazioni che devono essere prodotte dagli organi
societari. S. Cin.
( da "Finanza e Mercati" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Intel: «Investimenti
non rallenteranno» da Finanza&Mercati del 29-10-2008 «È evidente che con il
numero di istituzioni finanziarie in crisi nel mondo - ha dichiarato ieri a
Pechino il chief executive di Intel Paul Otellini - ci sarà una riduzione della
loro capacità d'acquisto». Ma all'ammissione di un'inevitabile flessione delle
vendite per il colosso Usa dei chip, Otellini accompagna la rassicurazione
sugli investimenti nel mondo. «Andremo avanti in tutti i
nostri progetti in Cina e altrove», ha detto. Il motivo delle dichiarazioni di Otellini,
vista la sua visita in Cina, va individuato nel colossale progetto che riguarda proprio l'ex
Celeste Impero. E, secondo il chief executive, Intel andrà avanti con la
realizzazione del nuovo stabilimento (costo complessivo dell'opera 2,5
miliardi di dollari) nel Nord-Est del Paese, che inizierà l'attività produttiva
nel
( da "Finanza e Mercati" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Wal-Mart ridisegna
il business sui mercati emergenti da Finanza&Mercati del 29-10-2008
Wal-Mart sposta l'ago della bilancia verso i mercati emergenti. E si prepara a
dare una rinfrescata all'immagine dei punti vendita. L'annuncio di ieri del
leader mondiale della grande distribuzione arriva all'indomani
di quello in cui Wal-Mart precisava che rallenterà le aperture di nuovi negozi
in Usa, focalizzandosi sul miglioramento di quelli esistenti per aumentare i
ricavi. Negli ultimi cinque anni, Wal-Mart ha investito il 67% dei capitali
destinati all'estero nei mercati maturi. Nei prossimi cinque, invece, punterà
su Messico, Cina e Brasile.
( da "Finanza e Mercati" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Incarico da 4 mln al
gruppo Arcese da Finanza&Mercati del 29-10-2008 Nuovo prestigioso incarico per
il gruppo Arcese. Ideal Standard, realtà ai vertici mondiali nell'arredobagno,
ha infatti affidato in outsourcing ai leader europei delle spedizioni e della
logistica (fatturato aggregato 2007: 869 milioni di euro, +29% sul 2006), la
realizzazione del nuovo magazzino centrale per l'Italia. La commessa, del
valore di 4 milioni di euro circa, ha comportato la creazione del nuovo Centro
distributivo di Brescia, in cui solo per gli impianti fotovoltaici sono stati
impiegati 5 milioni di euro. «Nel nostro settore - spiega l'amministratore
unico Eleuterio Arcese - la dinamicità è tutto: o investiamo in modo continuo e
massiccio in strutture, mezzi e formazione del personale, e allora continueremo
ad avere successo; oppure siamo destinati a uscire dal mercato. Vie di mezzo
non ce ne sono. La strategia aziendale - ha aggiunto - in atto punta sul
rafforzamento del trasporto intermodale, sull'internazionalizzazione
e sulla diversificazione degli investimenti a garanzia dei posti di lavoro,
della crescita del gruppo, del rispetto dell'ambiente e della sicurezza
stradale». Il gruppo Arcese ha appena aperto nuove sedi in Messico, Turchia e Cina e punta nei prossimi tre anni ad aumentare il fatturato del 15
per cento.
( da "Repubblica, La" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 33 - Commenti
IL DILEMMA AMBIENTE-SVILUPPO JOAQUÍN NAVARRO-VALLS Negli ultimi decenni molto
della visione industriale è cambiato. Anche se non è sempre facile percepirne i
risvolti, le tendenze nel presente, e fare una valutazione chiara delle
prospettive future. Ottenere un valido giudizio in merito significa affrontare
difficoltà simili a quelle di chi vuole guardare una montagna quando ci cammina
sopra. Senza una debita distanza dagli interessi personali è difficile infatti
essere obiettivi. Ma qui non abbiamo alternative migliori. Le questioni
ambientali riguardano tutti, e sono ormai diventate un tutt´uno con la nostra
vita, con i criteri che guidano i nostri comportamenti. Mentre non è facile
trovare nei libri di economia di dieci o vent´anni fa parti dedicate
all´ecologia, oggi è impossibile farne a meno. La cosiddetta "economia
sostenibile", ovvero una produzione industriale compatibile con il
rispetto dell´ambiente, è al centro dei dibattiti economici di tutto il mondo.
In questa indissociabilità dell´etica ambientale dall´attività produttiva un
posto di grande rilievo hanno gli accordi internazionali. E non a caso. Pensare
di affrontare la questione ambientale in un solo paese sarebbe assurdo e
inutile. Molte iniziative sono state prese insieme concretamente dagli Stati in
questi anni. La più importante delle quali è stata certamente il Protocollo di
Kyoto. Il patto sottoscritto nella città giapponese l´11 dicembre del 1997 da
ben 160 paesi ha garantito di operare una riduzione delle emissioni di
materiali inquinanti del 5% in dieci anni. L´importanza ottenuta, non soltanto
reale ma anche simbolica, è stata l´adesione molto ampia a una concezione
dell´industria attenta all´ecologia. L´elemento vincolante è stata
l´introduzione autoimposta di alcuni criteri di produzione, i quali hanno
spinto a sostituire una tecnologia, vecchia e inquinante, con una nuova, più
onerosa e più ecologica. Naturalmente, il rapporto costi-benefici ha
avvantaggiato l´umanità, ma non i bilanci delle industrie. Per questa ragione
molti paesi non hanno aderito, mentre altri hanno deciso un´adesione solo
successivamente. Ben 40 nuovi paesi si sono aggiunti ai precedenti nel 2001
alla Conferenza di Marrakech, mentre altri importanti non hanno aderito per
nulla. La più sensazionale delle dissociazioni da Kyoto è stata, come è noto,
quella degli Stati Uniti, responsabili del 40% delle immissioni. Anche se, con
una certa titubanza, Clinton aveva aderito con timidezza, in seguito Bush ha
rinunciato definitivamente ad impegnarsi. La questione è riemersa ultimamente,
subendo un´evoluzione dovuta a due fattori principali. Il primo è l´aumento
della produzione industriale in paesi che non hanno sottoscritto gli accordi e
che un tempo non avevano un vero sviluppo industriale. Ciò riguarda la gran
parte degli Stati dell´Europa dell´Est, ma soprattutto Cina e India in grande espansione economica. La seconda riguarda,
invece, la crisi congiunturale che sta attraversando il pianeta, la quale ha
cambiato le prospettive generose verso l´ambiente di molti dei firmatari. Tra
le nazioni che hanno cambiato idea su Kyoto vi è adesso anche l´Italia.
Il governo ha annunciato nei giorni scorsi che si farà portavoce di
un´iniziativa di opposizione non tanto al carattere ambientale della politica
industriale, quanto al rigido e ferreo rispetto dei criteri estremi del
Protocollo. In effetti, sembra che con le previsioni che derivano dall´attuale
crisi economica sia molto difficile per l´Italia rimanere nei prossimi anni
all´interno dei parametri prefissati. A margine di questa difficile situazione
di emergenza complessiva del sistema conviene evitare di essere troppo
idealisti e troppo cinici insieme. Si tratta cioè di stabilire, come si fa
nella gestione delle emergenze, la scala delle giuste priorità. Se leggiamo, ad
esempio, le stime che l´Onu offre dello stato di salute dell´economia mondiale,
ci muoviamo a livelli bassissimi e non sembra assolutamente realistico
l´obiettivo ecologico richiesto da Kyoto. Senza entrare in un discorso tecnico,
è sufficiente constatare che per poter inquinare bisogna prima produrre. E
affinché la questione ecologica diventi un criterio etico fondamentale di una
seria e moderna politica industriale è necessario che vi sia un sovrabbondante
sviluppo. Altrimenti di cosa parliamo? Pensare l´industria e l´economia a
partire dall´ambiente sembra un paradosso molto simile a quello di chi è
convinto che per poter tenere incontaminato il mare sia necessario entrare
puliti nell´oceano. Oggi la priorità è un´altra, e riguarda l´economia. Dalla
ripresa dello sviluppo deriva infatti la salvezza di tantissime vite umane nel
mondo, e forse anche la salvezza ambientale del globo intero. Il rischio è
assistere all´espandersi esponenziale della povertà e della miseria
dappertutto, come fa un deserto quando c´è siccità. è ovvio che l´umanità non
potrà sopravvivere senza un ambiente tutelato e vivibile, ma a che cosa
servirebbe un pianeta incontaminato abitato solo da affamati o da pochi esseri
umani? La soluzione immediata deve dunque giungere attraverso accordi ecologici
di tipo internazionale, ma nei termini definiti da una moderna industrializzazione
e da un moderno progresso ecologico, e non da un´ecologia anti-industriale,
nemica della ricchezza e produttrice solo di miseria. A meno che non pensiamo
il mondo futuro come una civiltà caratterizzata dalla vita agreste, e
l´economia reale come la preistorica attività di raccolta dei prodotti naturali
di comunità di selvaggi che vivono non in città illuminate, ma in poco
confortevoli caverne di roccia.
( da "Repubblica, La" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina III - Torino
Le tessere-sconto e le brioches di Maria Stella RAFFAELLA PAISIO Giordano Bruno.
Lunedì 27. Pioviggina. L´autogestione è finita. Preside, vice, prof, studenti,
bidelli: tutti ai posti di combattimento. Campanella. Le porte si chiudono.
Corridoi deserti. Aule piene. Vado in terza. Filosofia. Eraclito, l´Oscuro.
Tutto scorre. Vero. Il divenire è la legge dell´universo: tutto si trasforma,
continuamente. Le penne appuntano veloci. Si bloccano. Fioccano domande.
Chiarimenti. Ancora domande. Tra i banchi scivolano discreti i giornali dei
giorni scorsi. La protesta continua, sotto la superficie. Le fotocopiatrici han
lavorato. Seconda ora: in quarta, test di filo: Stoici, Scettici, Epicurei.
Rumore dei cervelli all´opera. "Prof, è difficile!" Vero. Ma
fattibile: non mollate. Intervallo. Sala prof: tutto scorre pure qui. Giornali,
circolari. Tante. Terza ora. Ancora in quarta: storia. Illuminismo:
Montesquieu, teorico della separazione dei poteri. Esecutivo legislativo e
giudiziario, distinti e sovrani. Il padre del costituzionalismo. "Prof
ogni riferimento è puramente casuale?" "Sì". "Però
c´azzecca". "Eh sì, Montesquieu c´azzecca sempre". La mattina è
volata. Martedì 28. Agostrino e Kant. E a fine mattinata, volerò in Piazza
Vittorio a sentire la lectio magistralis di Vattimo. Buon umore. L´idea gira
anche a scuola. Chissà se i ragazzi alla fine verranno. Intanto sento aria di
lezioni dense ed iniziative sotterranee. In quarta, a fine ora, si radunano
attorno alla cattedra. "Prof, noi andiamo avanti, sa? Stiamo raccogliendo
le tessere". Quali tessere? "Dello studente, omaggio della Gelmini, a
inizio anno. Nominative. Per avere riduzioni al cinema il lunedì, a teatro, in
biblioteca, nei musei. Abbiamo controllato sul sito del Ministero. Non servono a nulla: il cine è già ridotto il lunedì e noi a
musei e teatri andiamo già gratis. Le biblioteche poi, sono da sempre
pubbliche. Ci dà cose che abbiamo già. Sa cosa? Gliele rendiamo: democratico
dissenso". " Pensate a studiare Agostino per mercoledì, grazie".
"Ci penseremo, e intanto raccogliamo le tessere. Siamo già a 300. Poi
faremo un bel pacco, una raccomandata al Ministero e via. Posta celere".
Perbacco. " Prof, qui è come con Luigi XIV. Gli dissero: il popolo ha
fame. Lui rispose: dategli le brioches". " Scusa, chi è che ha
fame?". " Il mondo della scuola, che soffre perchè molte cose non vanno".
" Ma le brioches?" " Prof, questa mattina è di legno. Sono le
tessere! Un dolcetto buttato lì. Doppioni inutili: rabboniscono senza incidere
sui problemi veri. Non nutrono né saziano. Che ne dice?". " Che non
studi storia: non era Luigi, era Maria Antonietta!" " Prof, le urge
un ripasso: non Antonietta, Stella: Maria Stella".
( da "Repubblica, La" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XII - Torino
L´arte/1 In riva al Po il "bivacco urbano" di Pak che non riesce a
perdersi nelle vie di Torino è IMPOSSIBILE PERDERSI A TORINO - città dalle
maglie ortogonali e ricca di punti di riferimento - secondo l´artista Pak
Sheung Chuen, vincitore del concorso indetto dal gruppo Diogene per la
realizzazione di una residenza, o meglio di un «bivacco urbano». Eppure si
intitola proprio Lost in Torino il lavoro realizzato nelle tre settimane trascorse
nella «green house» nei pressi del Po. Chuen, nato in Cina nel �77, artista concettuale, performer e scrittore che vive
tra Hong Kong e New York, ha realizzato un modulo abitativo essenziale in cui
si è stabilito tra Gran Madre e Po, interagendo con i passanti. «Questa è una
scatola nella quale registrare la mia vita e i miei pensieri durante il
soggiorno a Torino dal 12 ottobre al 2 novembre - scrive l´artista nel
testo di presentazione - La casa è costruita nel centro, a partire da essa ho
camminato ogni giorno in direzioni diverse, fino a toccare i confini della
città. Dopo una settimana ho scoperto al principale caratteristica di questa
città: è molto difficile perdersi a Torino». (m.pa.)
( da "Repubblica, La" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina IV - Napoli
Sepe, missione di pace "Un centro per le religioni" Il cardinale dialoga
in dialetto su Facebook Plauso all´iniziativa da parte degli intellettuali
musulmani CONCHITA SANNINO C´è il cardinale che si iscrive a Facebook e
dialoga, via web, con i "nuovi" duecento amici del network, che gli
scrivono in varie lingue, dal napoletano al latino. E c´è il cardinale che da
ieri apre materialmente un centro a Napoli per «la pace tra le religioni»:
l´acronimo è Cedirec, l´indirizzo piazza Miraglia 293, un "ufficio"
che non ha eguali in nessuna diocesi italiana. C´è la Chiesa che si fa
promotrice di dialogo nel Mediterraneo, esattamente un anno dopo la visita a
Napoli del Papa e del presidente Napolitano, che proprio al Plebiscito accese
le fiaccole della pace con i vari leader religiosi chiudendo il meeting per
l´ecumenismo. E poi c´è la Chiesa che continua a lavorare sulle ferite di ogni
giorno della metropoli logorata: dove spesso sembra già impossibile il dialogo
tra quartieri "alti" e "bassi". L´arcivescovo di Napoli
Crescenzio Sepe, e il suo esercito di pastori, religiose e volontari rilanciano
la "missione" di Napoli porto di pace e porta per le integrazioni.
Non è un caso che l´iniziativa scatti in occasione della presentazione di un
volume e di un video (gratuiti) che celebrano la tre giorni inaugurata da papa
Ratzinger a Napoli il 21 ottobre 2007. Il segno di una sfida cristiana, quindi
contro vento. Perché nel Paese in cui si espande il pericolo di erigere
steccati e i bambini rischiano di entrare in aule separate, «la Chiesa -
sottolinea Sepe - va controcorrente. Noi camminiamo lungo la strada che Cristo
ha segnato». Anche se la strada, talvolta, «deve attraversare la rete degli
internauti, i network, dove vanno i giovani. Per raggiungere anche le loro
voci, le loro ansie, le loro domande». Lo Spirito di Napoli. Il cardinale Sepe
lo aveva promesso un anno fa: la preghiera per la pace che nell´ottobre 2007,
grazie all´organizzazione della Comunità di Sant´Egidio, portò a Napoli tutti i
leader delle religioni del mondo, non sarebbe rimasta «una bella tre giorni e
basta». Così, esattamente 12 mesi dopo, l´arcivescovo apre il "Centro
diocesano per il dialogo fra le religioni e le culture", il Cedirec. Un
luogo di incontro e di studi, spalancato su ricchezze e conflitti del
Mediterraneo. «Vogliamo incarnare in una attività concreta e in una tessitura
costante - spiega Sepe - lo spirito di Napoli, quella risorsa immateriale che,
nel solco dell´esempio di Assisi, ha gettato le basi per scambi densi e
costanti tra Napoli e ortodossi, islam, ebrei». Il Cedirec ha sede in piazza
Miraglia 293, accanto alla chiesa di San Pietro a Maiella. Sarà diretto da una
commissione permanente presieduta dal cardinale Sepe e composta da monsignor
Gaetano Castello (decano della facoltà teologica), Adolfo Russo, Paolo
Gamberini, don Gino Battaglia (Comunità di Sant´Egidio), don Andrea Milano;
segretario generale sarà il professore Marco Rossi. L´iniziativa incassa subito
il plauso degli intellettuali musulmani. «Mancava nel Mezzogiorno - osserva
Ahmad Gianpiero Vincenzo, presidente dell´associazione Intellettuali musulmani
italiani e docente di Diritti confessionali alla Federico II - un punto di
riferimento cattolico per il dialogo. Adesso ci auguriamo che le istituzioni
raccolgano la nostra proposta di creare un Forum interreligioso permanente
riunendo le istituzioni delle maggiori confessioni, in modo da coordinare le
tante iniziative sul territorio e da permettere una maggiore diffusione dei
risultati positivi raggiunti». Il ponte tra culture. Nell´agenda del vescovo di
Napoli è già tracciato il percorso di scambi culturali per i prossimi 5 anni.
Occasioni, annota il cardinale, insieme con don Gennaro Matino, «che mi auguro
diverranno anche occasioni di valorizzazione della stratificazione culturale
della città». A febbraio si parte con il seminario internazionale
sulla figura di Matteo Ripa, napoletano, studioso e sacerdote che visse in Cina nel Seicento e al suo ritorno a Napoli fondò il nucleo di quello
che sarebbe diventato l´attuale Istituto universitario Orientale. Nel 2010
l´incontro annuale metterà l´accento sulle chiese dei paesi mediterranei; nel
2011 si parlerà di ebraismo; nel 2012 di islam; nel 2013 di buddismo.
«La Chiesa di Napoli - esorta il cardinale - diventa faro di dialogo e di pace,
anche nei momenti in cui sembra una metropoli senza pace». L´ultimo messaggio
su Facebook è di poche ore fa, scritto in latino. Il cardinale lo legge e
sorride affettuoso. «Ci sono più errori in questo messaggio...». Ma si capisce
che ne è felice. «Se la gente è su Facebook andiamo pure là. Mi scrivono anche in
inglese, ma il napoletano è sempre la lingua più usata e più bella».
( da "Repubblica, La" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XXI - Milano
Milano per me Mamma Zhang sul podio col pancione La giovane star cinese dirige
la Verdi incinta di sei mesi La trovo affascinante, sebbene sia così diversa
dal prototipo di città italiana che abbiamo in oriente; e la Scala è un mito
Allieva di Maazel, guida un folto gruppo di connazionali alla conquista delle
sale da concerto occidentali LUIGI DI FRONZO Cinese e donna sul podio di
un´orchestra. Ingredienti che fino a pochi anni fa avrebbero escluso qualsiasi
ingaggio con una compagine occidentale, ma invece per lei sembrano diventati la
chiave del successo. Lei è Xian Zhang, 35 anni, di Dandong, non lontano dal
confine coreano, al debutto domani sul podio della Verdi. Un debutto originale,
anche da un altro punto di vista, dato che Xian è al sesto mese di gravidanza.
Ma la musicista che fu scelta nel 2005 dal suo insegnante Lorin Maazel come
"direttore associato" della New York Philarmonic, non ha voluto
rinunciare agli ultimi impegni. Il suo generoso iperattivismo, dopo gli studi
fra il Conservatorio di Pechino e l´Università di Cincinnati, e i debutti con
la London Symphony nel 2005 e la Staatskapelle di Dresda nel 2008, non è che la
punta dell´iceberg di un fenomeno - l´ondata dei nuovi musicisti cinesi in
Occidente - che sta per toccare anche le nostre stagioni concertistiche. Come spiega il boom della musica classica in Cina? «E´ una moda esplosa di recente, soprattutto fra i più giovani.
Forse dipende dal potere politico che promuove la musica con un sistema molto
efficiente di scuole pubbliche. In genere la musica è vista come un elemento di
potenziale successo, a differenza dei paesi anglosassoni dove si studia anche
solo per hobby. Spesso sono i genitori a spingere il loro unico figlio a
praticarla, sull´esempio dei grandi musicisti emersi in questi anni come il
compositore Tan Dun che per anni ha insegnato al Conservatorio di Pechino e il
pianista Lang Lang». Proprio Lang Lang recentemente ha sottolineato che in Cina ci sono vari milioni di studenti solo di pianoforte.
«E´ vero, ma altrettanto si può dire per fiati e archi. E´ una spinta che viene
dal basso e sta portando ad una vera rivoluzione in termini di ascolto. Non
solo nelle grandi metropoli come Pechino, Hong-Kong e Shangai, ma anche nei
piccoli centri di provincia stanno sorgendo auditorium avveniristici. E i
biglietti dei concerti classici vanno sempre a ruba». Che cosa piace ai cinesi
della nostra musica classica? «In genere la melodia, soprattutto quella
dell´opera italiana - Verdi e Puccini su tutti - diventata popolarissima anche
grazie alla diffusione dei cd. C´è un pubblico femminile che ama molto l´opera
italiana e molte donne aspirano anche a diventare direttori d´orchestra, cosa
assai più facile lì che in occidente». Che immagine hanno i musicisti cinesi di
Milano? «Da Milano filtra soprattutto il ruolo mitico della Scala, proprio il
teatro dove qualche mese fa ho preparato l´orchestra nelle prove dell´opera
1984 di Maazel. Trovo che Milano sia una città affascinante, ma la sua immagine
cosmopolita è molto diversa dal prototipo della città italiana che abbiamo in
oriente». Cosa dirigerà alla Verdi? «Accompagnerò il cornista Radovan Vlatkovic
nel Concerto n.2 di Strauss e poi passerò alla suite di Daphnis et Chloé di
Ravel e al poema sinfonico La sirenetta di Zemlinsky».
( da "Repubblica, La" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 39 - Cronaca Ne
abbiamo 850 mila contro i 700 mila americani, grazie a un´eccellente produzione
industriale Dopo l´11 settembre ci fu la crisi, oggi superata perché si
costruiscono sempre più grattacieli Lo strano record d´Italia
sono più che in Usa e Cina Da noi però c´è il problema del vandalismo, sconosciuto
all´estero RICCARDO STAGLIANO| riccardo staglianò Quelli sociali da noi sono
notoriamente bloccati, quelli veri macinano chilometri e chilometri (in
altezza). L´Italia ha più ascensori di qualsiasi altro paese al mondo: 850
mila, contro i 700 mila americani e i 610 mila cinesi. Incredibile ma
vero. Perché abbiamo più palazzine e meno villette che nel resto d´Europa,
buone leggi contro le "barriere architettoniche" e una tradizione di
eccellenza nella componentistica. Oltre alla pigrizia nazionale che oggi li fa
montare anche nelle monofamiliari da due piani. Ma dappertutto scorrazzano un
sacco di gente. Otis, la più antica e grande produttrice, calcola di spostare
l´equivalente della popolazione mondiale ogni cinque giorni. C´è vita sul
pianeta elevator. Solo che nessun antropologo l´ha studiata abbastanza. Si
scopre così che al di là della dimensione ingegneristica, servono psicologia e
prossemica per capire le dinamiche che si producono all´interno della scatoletta
metallica da ottanta per centoventi centimetri, nella versione classica da
quattro persone, che ci fa la grazia di risparmiarci le scale. Il lifting alla
reputazione del lift l´ha iniziato il New Yorker qualche mese fa. Con un
articolo che avrebbe dovuto intitolarsi «tutto quello che avreste voluto sapere
sugli ascensori e non avete mai osato chiedere». Ma l´opera di canonizzazione
l´ha completata il mensile Monocle, la nuova Cassazione globale di cosa è di
tendenza. «Va su o giù?» si chiede in copertina il numero di settembre,
spiegando che «con grattacieli sempre più alti e un´architettura sempre più
complessa la loro domanda è in rialzo». «L´11 settembre sembrava aver segnato
la fine dei grattacieli, e quindi di un certo tipo di ascensori» conferma Luciano
Mozzato, amministratore delegato di Otis Italia «e invece è tutto ripartito e
adesso è una gara a chi li fa più alti. In Cina stanno
ultimando il grattacielo del Guanzhou Financial Center che monterà un ascensore
con una corsa di
( da "Repubblica, La" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 45 - Cultura
L´assessore perde voti e manda a casa la direttrice LICENZIATA PER LA RANA
BOLZANO Alla fine la rana crocifissa è costata il posto a Corinne Diserens, la
direttrice del Museion di Bolzano. Licenziata in tronco, travolta dalle
polemiche sull´opera di Martin Kippenberger che era stata definita blasfema dai
vertici della chiesa altoatesina arrivati a interessare perfino papa Ratzinger.
La rana crocifissa doveva essere il piatto forte della mostra di inaugurazione
della nuova sede del Museion, il museo d´arte contemporanea di Bolzano
realizzato dagli architetti Krueger, Schuberth e Vandreike di Berlino proprio
in mezzo al fiume Talvera, nel centro di Bolzano. Corinne Diserens, svizzera,
era stata chiamata a Bolzano per garantire un tocco di internazionalità e non
s´era lasciata sfuggire la possibilità di avere - tra le 200 opere della mostra
inaugurale - anche l´opera di Kippenberger: una rana verde con la lingua a
penzoloni e gli occhi strabuzzanti, con in una mano un boccale di birra e
nell´altra un uovo. Segni particolari: crocifissa proprio come Gesù Cristo. Fin
dal giorno dell´inaugurazione il mondo della politica altoatesina aveva puntato
il dito contro quell´opera blasfema, con tanto di «scomunica» del vescovo Egger
e del presidente della giunta provinciale, il potentissimo Luis Durnwalder che
con la sua Suedtiroler Volkspartei detiene la maggioranza assoluta. Ne
seguirono mesi di polemiche, con il presidente del Museion - l´imprenditore
Alois Lageder - a difendere l´operato del museo e la sua libertà d´espressione.
Ma gli strali della polemica sulla rana crocifissa, in realtà, erano solo
sopiti. Poi - e siamo a lunedì scorso - sono arrivate le elezioni provinciali e
la Volkspartei per la prima volta nella sua storia è scesa sotto il 50%. E il
suo assessore alla cultura, Sabine Kasslatter Mur, ha avuto un autentico
tracollo di preferenze fino a prenderne meno della metà di cinque anni fa.
Apriti cielo. Ieri il Cda del Museion si è riunito e ha deliberato la
risoluzione del contratto con la Diserens, con effetto immediato. Non hanno
nemmeno aspettato il suo ritorno, visto che si trova in Cina per approntare la nuova mostra. Secondo i vertici del museo, il
motivo del licenziamento è stato uno sforamento del budget per la mostra
d´esordio. «Tra arte e politica il rapporto non è mai stato facile, ma in
Europa l´aria sta davvero cambiando», commenta Fabio Cavallucci, direttore
della Galleria Civica di Trento. «Arrivare a lincenziare per una sola
opera è davvero incredibile: Corinne è una bravissima curatrice, forse ha
pagato la sua grande generosità».
( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2008-10-29 - pag: 1 autore: IL RUOLO DEGLI EMERGENTI Una
nuova geografia disegnata dalla crisi di Giorgio Barba Navaretti B ollettino di
guerra o quasi dai Paesi emergenti. La crescita cinese rallenta. I produttori
di petrolio e gas faticano a fronteggiare l'improvviso calo dei prezzi. La
borsa russa chiude i battenti a intermittenza. Il campanello alla porta del
Fondo monetario internazionale, arrugginito da anni di crescita globale,
riprende a suonare. La marea della crisi finanziaria, insomma, ha raggiunto le
coste lontane dei Paesi in rapido sviluppo. Le ultime locomotive con ancora un
po' di vapore rallentano: con quali implicazioni per la soluzione della crisi
stessa e soprattutto per le sue ricadute sull'economia reale? Giustamente la
settimana scorsa il Governatore Mario Draghi ha aperto la sua relazione al
Senato sulla crisi finanziaria ricordando come questa abbia origine «nei
cambiamenti strutturali che hanno caratterizzato negli ultimi anni l'economia
globale», nella straordinaria crescita dei Paesi emergenti accompagnata da
profondi squilibri macroeconomici, soprattutto «una cronica carenza di
risparmio, particolarmente negli Stati Uniti». Capire il ruolo di questi Paesi
nella nuova economia globale ci aiuta anche a far luce sugli effetti del loro
rallentamento. I punti essenziali sono tre. Il primo è il loro contributo alla
crescita. Se ancora nel 2007 il prodotto interno lordo reale mondiale è
cresciuto del 5%, questo è in gran parte riconducibile all'espansione
della Cina (da sola vale il 10% del Pil globale) e delle altre economie
emergenti. Il secondo è che per molti di questi Paesi la crescita è stata
trainata dalle esportazioni e dunque ha generato straordinari surplus di
bilancia commerciale e accumuli di riserve, in gran parte confluite a
finanziare il deficit di risparmio, soprattutto americano. A fine agosto
2008 il 46% dei titoli del Tesoro Usa detenuti da stranieri era nelle mani dei
Paesi emergenti: un controvalore di 541 miliardi di dollari per la sola Cina (307 per la Gran Bretagna e 41 per la Germania, per
avere un paragone). Il terzo punto è che la crescita delle economie in rapido
sviluppo ha permesso una ricomposizione geografica della produzione globale di
beni e servizi, con guadagni di efficienza per le imprese dei Paesi
industrializzati ed anche una riduzione dei prezzi per i consumatori. Continua
u pagina
( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
MONDO data: 2008-10-29 - pag: 17 autore: NAMIBIA In vendita 100 tonnellate di
avorio Prima asta legale dopo dieci anni Si è aperta ieri in Namibiadopo quasi
dieci anni di stop dovuto alle restrizioni imposte sul commercio di zanne di
elefante - la prima asta legale per la vendita di oltre cento tonnellate di
avorio, destinate a compratori cinesi e giapponesi. La Convenzione di Washington sul Commercio internazionale delle specie a rischio di
estinzione (Cites) ha autorizzato alla vendita quattro nazioni africane
(Namibia, Botswana, Sudafrica e Zimbabwe), suscitando la reazione degli
ambientalisti, che temono che mettere sul mercato una simile quantità di avorio
legale faciliti anchei contrabbandieri. Cina e Giappone
sono i due principali mercati per l'avorio.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-10-29 - pag: 19 autore: Turbolenze nel
libero mercato. La crescita dei Paesi emergenti Difendersi dal
social-capitalismo di Elio Borgonovi D a oltre un decennio molto denaro sta
cambiando di mano in tre direzioni: e da Occidente a Oriente, con l'enorme
surplus della bilancia commerciale e delle riserve
accumulate da Cina e in parte minore da India e da altri Paesi asiatici; r dai
Paesi cosiddetti progrediti, a elevati consumi, verso i Paesi detentori di
materie prime ( petrolio, gas e altre materie richieste dalle moderne
tecnologie); t dalle classi "medie" verso le classi "alte"
(fenomeno di concentrazione della ricchezza avvenuto in tutti i Paesi,
progrediti, emergenti e in forte sviluppo, non ancora sviluppati). La crisi
attuale ha accelerato enormemente questo passaggio. I rally dei prezzi delle
Borse e delle materie prime hanno colpito e colpiranno i risparmiatori
"reali", non i grandi speculatori. In questo clima stupisce il
comportamento di coloro che hanno osannato e sostenuto il modello del "mercato
libero" e il sistema attualmente in crisi. Basta leggere gli articoli e i
libri degli ultimi anni per scoprire che si tratta degli stessi paladini della
cultura del merito e che ora non dimostrano di avere quel "senso del
pudore" che consiglierebbe loro di tacere e di non scrivere di queste cose
per qualche tempo. E invece no, continuano imperterriti a spiegare che il
sistema era (ed è) giusto, ma è stata sbagliata l'applicazione (critiche al
mercato secondo il modello Usa). La crisi attuale non deve portare alla demonizzazione
del mercato, atteggiamento che non va certo riferito a chi cerca di porre il
funzionamento dello stesso a regole che tutelano l'interesse generale; chi oggi
difende il "modello di libero mercato" che si è imposto dopo il
periodo reaganiano assomiglia molto a coloro che ai tempi della caduta
dell'Unione Sovietica si affannavano a distinguere tra l'idea del
"socialismo", che era giusta, e l'applicazione sbagliata che ne
avevano fatto i Paesi comunisti o del "socialismo reale". Cosa
accadrà nel futuro non è prevedibile ma una cosa è certa: una massa enorme di
denaro e di ricchezza reale è oggi nelle mani di Paesi che non hanno sistemi di
democrazia di tipo liberal-democratico (Cina o Russia,
Paesi del Golfo e nei quali governano presidenti populisti e con poteri forti)
e nelle mani di gruppi di persone molto più interessate a usare il denaro per
imporre il proprio potere che non per innalzare la qualità di vita di milioni
di persone. Certamente anche questi Paesi o questi gruppi che aspirano a utilizzare
il potere del denaro e della ricchezza economica per imporre poteri di altro
tipo sono in parte colpiti dalla crisi finanziaria, dalla recessione e dalle
tendenze protezionistiche che si sono sprigionate e si rafforzeranno, ma ne
usciranno meno indeboliti di Usa ed Europa. E se saranno più forti, cercheranno
di imporre le loro regole, in parte note. Dalla contrapposizione tra sistemi
del "socialismo reale" e del "capitalismo liberista e
finanziario" si andrà verso Paesi del social- capitalismo nei quali i
fondi sovrani salveranno la finanza globale e l'arretramento delle libertà
umane, civili, politiche e della qualità di vita porterà a un nuovo equilibrio
da cui ripartire? Speriamo di no. è però prevedibile che in un primo periodo
possano esserci ripercussioni. Anzi, in parte sarà così. Allora prepariamoci a
essere un po' meno ricchi di beni materiali, di servizi e di beni di lusso e a
diventare più ricchi di valori, di libertà interiori e di volontà di essere e
non di apparire. FUTURE CONTRAPPOSIZIONI L'ingresso dei fondi sovrani nella
finanza ridisegna gli equilibri globali L'Occidente si misura con Stati di
nuova ricchezza ma autoritari
( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-10-29 - pag: 23 autore: Costruzioni. Cresme:
investimenti in caduta del 4,4% nel 2008 Pag. 24 Tlc. Parla
Galateri: «Ecco i progetti per la banda larga» Pag. 25 Congiuntura. CsC
Confindustria: produzione debole in ottobre Pag. 27 Mercati globali. Storie di
successo delle imprese italiane in Cina Pag. 28
www.ilsole24ore.com/economia Mercoledì 29 Ottobre 2008
( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2008-10-29 - pag: 28 autore:
Imprese globali. Le storie di successo delle nostre aziende presentate al Forum
della Fondazione presieduta da Romiti L'Italia ha fatto strada in Cina Tra i casi di eccellenza Brembo, Tesmec, Italcementi,
Iveco e Artemide Rita Fatiguso BERGAMO. Dal nostro inviato Camion e lettini per
bimbi, cemento e linee ad alta tensione, lampade di design, freni per auto e
seggiovie.L'economia reale si riprende tutto lo spazio che
le spetta al terzo forum delle storie di successo di imprese italiane in Cina organizzato dalla Fondazione Italia Cina con la collaborazione
di Confindustria. Ospite,quest'anno,di Kilometro rosso, il Parco scientifico e
tecnologico del Centro ricerche della Brembo a Stezzano (Bergamo). Le tempeste
finanziarie restano, almeno per un attimo, fuori dalla porta. «Ma il
ruolo della Cina, il più consistente creditore degli
Stati Uniti, in questo frangente può essere salvifico – ci tiene a precisare
Cesare Romiti, presidente della Fondazione Italia- Cina
– perché vuol dire che i due colossi possono trovare un accordo, una
soluzione». «In Cina si deve andare per restare, per
fare sinergie» gli fa eco Alberto Bombassei, presidente di Brembo, gruppo
leader mondiale nei sistemi frenanti e componentistica per auto, vicepresidente
di Confindustria. E aggiunge: «Dobbiamo saper cogliere le affinità e misurarci
con i cinesi, stabilendo buone relazioni. Noi siamo andati lì sulla scia delle
aziende automobilistiche e abbiamo visto giusto perché il mercato dell'auto
cinese in un decennio è diventato il terzo nel mondo». Luciano Bonetti,
presidente di Foppapedretti, articoli in legno per la casa e l'infanzia
sottolinea: «La fase più difficile è stata riuscire a introdurre standard di
qualità. Sembra un assurdo: a Nanchino la municipalità ci chiede consulenza
sulle condizioni di qualità per la tutela della sicurezza dei bambini. Una
grande responsabilità, per noi». Incalza Ambrogio Caccia Dominioni, a.d. di
Tesmec, azienda bergamasca che fattura il 95% all'estero: «La Cina è un grosso punto di riferimento. Nella tesatura delle
linee elettriche ad alta tensione siamo leader mondiali, negli Usa operiamo con
macchine di scavo per l'industria estrattiva. La richiesta continua di
altissima tecnologia ci ha sfidati, costringendoci a innovare. A febbraio siamo
dovuti intervenire lungo la costa, dove il 30% delle linee elettriche era
crollato a causa delle bufere di neve». Singolare la storia della Leitner di
Vipiteno che produce seggiovie, illustrata dal presidente, Michel Seeber,
mentre la prospettiva di Italcementi –_sottolinea il direttore generale
Giovanni Ferrario - «è stata quella di seguire il boom edilizio già da qualche
anno». Ma anche i più piccoli possono trovare una nicchia da occupare. «Dove?
Vicino Zuhai, una sorta di enclave nel Delta delle Perle- racconta Danilo
Falappa di Life tool technologies, una ditta marchigiana di prodotti
elettromedicali. Tutto il design è italiano. Risultato: il gruppo Merloni è
entrato nell'azienda con il 40%». «La nostra difficoltà è stata entrare e
vendere ciò che sappiamo fare, il design - è la premessa di Ernesto Gismondi,
l'inventore di Artemide - però a Hong Kong l'anno scorso c'erano 10mila
designer a scambiarsi idee, ansiosi di sapere tutto di noi. Così ci siamo
inventati un concorso aperto ai cinesi per vedere se riusciamo a farli produrre
per noi. E dopo Shanghai, stiamo aprendo un negozio a Pechino». Per Iveco parla
l'a.d. Paolo Monferino: «Il gruppo in Cina ha il 33%
del mercato, fatto di 1,3 milioni di camion. L'anno scorso ne abbiamo prodotti
94mila, l'anno prossimo saranno 120mila. Le risorse umane sono cruciali. Tra
Nanchino e Chonquing abbiamo selezionato cento laureati che hanno lavorato in
Italia, per dodici e 18 mesi. Ricordo una ragazza laureata in economia e
commercio, non sapeva l'inglese. L'abbiamo scartata. Piangeva a dirotto. Datemi
trenta giorni di tempo, rifatemi il colloquio, ha implorato. Trenta giorni
dopo, l'abbiamo assunta». Il presidente della Fondazione. Cesare Romiti, a
sinistra, insieme ad Alberto Bombassei, che guida la Brembo
( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: NORME E TRIBUTI GIUSTIZIA data: 2008-10-29 - pag: 39 autore: TV ACURADI
LUIGIPAINI Lontano dal Paradiso RAISAT CINEMA WORLD 21.00 Di Todd Haynes (Usa
2002), con Julianne Moore ( nella foto): una donna va contro la morale comune,
nell'America anni 50 Da non perdere La 7 14,00 Dietro la porta chiusa, di Fritz
Lang, con Joan Bennett, Usa 1948 (99'). Crede di aver sposato un uomo
dolcissimo, ma la realtà è molto, molto diversa. Lang, come suo costume,
inquieta nel profondo. SKY CINEMA MANIA 21,00 Addio mia concubina, di Chen
Kaige, con Gong Li, Cina 1993 (170').
La drammatica storia della Cina nel 900 ripercorsa attraverso
le vicende di due attori dell'Opera di Pechino. SKY CINEMA CLASSICS 21,00
Ziegfield Follies, di Vincente Minnelli, con Fred Astaire, Gene Kelly, Usa 1946
(110'). Tutto lo splendore dei grandi musical "targati" Mgm.
Attualità RAITRE 12,45 Le storie- Diario italiano. Tra processi spettacolo e
crimini da prima pagina, che cosa resta davvero della Giustizia? Ne parla con
Corrado Augias lo storico Adriano Prosperi. LA 7 20,30 Otto e mezzo. Chiesa e
Islam: intervengono il premio Nobel per la pace Shirin Ebadi e il padre gesuita
Samir Khalil Samir. RAIDUE 21,00 Voyager - Ai confini della conoscenza.
Ritratto di Nikola Tesla, uno degli scienziati più ingegnosi e allo stesso
tempo più enigmatici dello scorso secolo: un fisico, un filosofo, per alcuni un
mistico. Spettacolo RAITRE 15,55 Kramer contro Kramer, di Robert Benton, con
Dustin Hoffman, Meryl Streep, Usa 1979 (102'). Lui e lei, l'uno contro l'altra
in tribunale per arrivare al divorzio: a farne le spese è il figlio. ITALIA 1
21,10 Scary movie 4, di David Zucker, con Anna Faris, Usa 2006 (83'). Comicità
demenziale; chi è allergico alle parolacce stia lontano... LA 7 21,10 Grey owl,
di Richard Attenborough, con Pierce Brosnan, Usa 1999 (107'). In difesa della natura:
cacciatore professionista si converte all'amore per gli animali. STEEL 23,05 Il
mondo dei robot, di Michael Crichton, con Yul Brinner, Usa 1973 (90'). Nel
mondo del futuro i robot si ribellano. SKY CINEMA MANIA 23,55 Inland empire, di
David Lynch, con Laura Dern, Usa 2006 (172'). Negli abissi della mente in
compagnia di Lynch: inutile cercare una trama palusibile, l'importante è
lasciarsi andare alla forza (ipnotica) delle immagini.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-29 - pag: 9 autore: Islamabad. Rischio
default Berlino: sei giorni per salvare il Pakistan Marco Masciaga NEW DELHI Il
rapido aggravarsi della crisi valutaria pakistana è emerso ieri in tutta la sua
drammaticità quando, a poche ore da un nuovo downgrade del rating di Islamabad,
il ministro degli Esteri tedesco ha spiegato che restano pochi giorni per
scongiurare il default della repubblica islamica. Al termine di una visita
ufficiale in cui ha incontrato tra gli altri anche il neopresidente Asif Ali
Zardari, il capo della diplomazia di Berlino Frank-Walter Steinmeier ha chiesto
al Fondo monetario internazionale di estendere rapidamente una linea di credito
a Islamabad: «Muoversi tra sei mesi o tra sei settimane sarebbe inutile. è
necessario farlo entro i prossimi sei giorni», ha detto. Dopo
aver bussato inutilmente alla porta di diversi " Stati amici" come Cina, Usa e Arabia Saudita, gli emissari del Governo pakistano si
trovano da giorni a Dubai, dove, al riparo dal volatile clima politico
domestico, starebbero trattando con i funzionari dell'Fmi un pacchetto di aiuti
stimato tra i 5 e i 10 miliardi di dollari. L'obiettivo della comunità
internazionale è quello di salvare dalla bancarotta e da una nuova fase di
instabilità l'unica potenza atomica islamica del pianeta, nonché un Paese
strategico, forse più di ogni altro, nella guerra al terrorismo. Complice il
difficile momento attraversato dai mercati finanziari internazionali, anche i
più stretti alleati di Islamabad starebbero però aspettando l'intervento
dell'Fmi, con il relativo bagaglio di condizioni, prima di fornire il proprio
aiuto. A preoccupare sono soprattutto le riserve di valuta estera che nella
settimana conclusa lo scorso 18 ottobre hanno toccato i 7,32 miliardi di
dollari, il livello minimo da oltre sei anni, in calo di un miliardo rispetto
solo a 14 giorni prima. Di questa cifra, solo 4 miliardi sarebbero a
disposizione della Banca centrale, garantendo al massimo 6 settimane di
importazioni. Una volta risolta la questione degli approvvigionamenti di
combu-stibile e generi alimentari, di capitale importanza in un Paese dove
l'inflazione è al 25% e in cui circa un quarto della popolazione vive al di
sotto della soglia di povertà, il Governo dovrà trovare i fondi per ripagare
un'obbligazione da mezzo miliardo di dollari in scadenza a febbraio. Un
appuntamento atteso con crescente nervosismo dai mercati finanziari che, non a
caso, stanno penalizzando sia la rupia pakistana,che quest'anno ha perso il
24,5% del proprio valore, che il Karachi Stock Exchange, ai livelli minimi da
due anni a questa parte. Un quadro che deve il proprio rapido deterioramento
sia all'impennata dei prezzi di petrolio e beni alimentari di prima necessità
dei mesi scorsi, sia alla crescente difficoltà di accedere al credito delle
ultime settimane. Problemi che da ieri sono ancora più acuti a causa della
decisione di Moody's di abbassare da B2 a B3 il rating del Paese islamico,
mantenendo l'outlook negativo imposto lo scorso mese e lasciando la porta
aperta per ulteriori downgrading in attesa dell'atteso intervento dell'Fmi.
Un'ipotesi favorita da diversi Governi, ma che ieri è stata bocciata dal Wall
Street Journal che in un editoriale ha ammonito contro i rischi per la
stabilità del Paese che comporterebbero le ricette "a base di
austerità" prescritte dall'organismo internazionale. masciaga@gmail.com
L'ALLARME DI STEINMEIER Per il ministro degli Esteri tedesco la potenza atomica
islamica, strategica nella lotta al terrorismo, va verso la bancarotta
( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-29 - pag: 9 autore: Sarkozy propone 20
miliardi a sostegno degli Stati membri «Bruxelles aumenti gli aiuti» PARIGI La
débcle dei Paesi emergenti in serie difficoltà finanziarie va arginata. La
priorità del premier britannico Gordon Brown, che ieri ha affrontato la crisi
insieme a Nicolas Sarkozy a Parigi, «è fermare il contagio ad altri Paesi,
inclusa l'Europa dell'Est». Brown è convinto che serva una ricapitalizzazione
del Fondo monetario internazionale, e chiede che i 250 miliardi di dollari a
disposizione dell'Fmi vengano aumentati rapidamente. Il grosso delle risorse dovrebbe venire da nazioni come la Cina e i Paesi del
Golfo, che hanno forti riserve valutarie: ma dall'Opec la risposta è «non
contate su di noi». «Nella maggior parte dei casi siamo Paesi poveri», ha detto
ieri il segretario generale del cartello, Abdallah al-Badri. Sarkozy condivide
l'idea che siano necessari più aiuti per i Paesi membri: al prossimo vertice Ue
del 7 novembre, ha detto il presidente francese, «proporrò che la stessa
Unione europea, che dispone di 12 miliardi di euro a sostegno di un certo
numero di Paesi, salga almeno a 20 miliardi, in modo da aumentare la nostra
capacità di risposta alla crisi». Lo scopo del vertice del 7 novembre è trovare
una posizione comune europea in vista di quello che già viene chiamato Bretton
Woods 2, il summit del G-20 che studierà la possibilità di riformare il sistema
finanziario globale. I prestiti Ue di medio termine, secondo il regolamento
dell'Unione,sono a disposizione di Paesi fuori dall'area euro «che sperimentino
o siano seriamente minacciati da difficoltà nelle bilance dei pagamenti o nei
movimenti dei capitali».
( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
IN PRIMO PIANO data: 2008-10-29 - pag: 9 autore: ANALISI Potenze regionali a
fianco del Fondo di Alessandro Merli L a Banca centrale europea, e ora la
Commissione, per l'Ungheria. I Paesi scandinavi per l'Islanda. Il Giappone, e forse la Cina, se la necessità dovesse presentarsi in Asia. A fianco del Fondo
monetario si sono schierate, o si schiereranno come finanziatori dei Paesi in
crisi, le potenze regionali. Le crisi finanziarie internazionali sono anche
punti di inflessione nei rapporti geopolitici e c'è anche questa motivazione
dietro l'affiancamento del Fondo, nei pacchetti di prestiti alle
economie in difficoltà, da parte di Paesi che con il loro intervento aiutano i
vicini proteggendo allo stesso tempo i propri interessi, politici o economici.
La formula non è nuova, anzi rispolvera un modello adottato fin dallo scoppio
della prime crisi della storia finanziaria recente. Il Tesoro americano, non a
caso, fu il vero protagonista del salvataggio del Messico nel default del 1982,
la madre di tutte le crisi dei Paesi in via di sviluppo nell'ultimo quarto di
secolo. Progressivamente, il Fondo monetario ha assunto nei decenni un ruolo
sempre più centrale nella gestione delle crisi e nel finanziamento dei
salvataggi, per il suo know-how, ma anche spesso per l'indisponibilitàdi
risorse dei grandi Paesi industriali, a partire dagli Usa, alle prese con i
propri disavanzi. Lo scenario è cambiato dopo la crisi asiatica della fine
degli anni 90, quando l'Fmi ha perso credibilità per gli errori compiuti e i Paesi
sono divenuti sempre più riluttanti a servirsene, anche per evitare imposizioni
alla propria politica economica. L'abbondanza dei flussi di capitali privati
verso i Paesi emergenti negli ultimi dieci anni ha a sua volta contribuito a
marginalizzare il Fondo. Il quale ora torna al centro della scena, ma in una
prospettiva rovesciata: oggi è la stessa istituzione di Washington a non
disporre di tutte le risorse necessarie. Con 200 miliardi di dollari
disponibili per nuovi prestiti (più altri 50 dei cosiddetti sportelli Gab e
Nab), è attrezzato per far fronte ai problemi di un'Ucraina o di un'Islanda, e
probabilmente di molte altre economie minori, ma - come ha ammesso del resto
ieri lo stesso John Lipsky, vicedirettore del Fondo - non avrebbe i mezzi per assistere
contemporaneamente diversi grandi Paesi emergenti, come avvenne alla fine degli
anni 90. Consapevole della nuova situazione, nelle ultime settimane l'Fmi ha
predisposto due nuovi strumenti. Il primo è una procedura di emergenza che
consente una decisione del consiglio in 72 ore dalla richiesta e l'esborso
anticipato dei prestiti nel giro di dieci giorni: le condizioni riguardano la
politica macroeconomica, ma evitano di scendere in quella pletora di minuziose
prescrizioni che tanto avevano infastidito i Paesi nelle crisi precedenti e
alimentato le critiche all'Fmi. Il secondo verrà discusso stamattina a
Washington dal consiglio dell'organizzazione e riguarda la fornitura di
liquidità attraverso uno swap, per un periodo limitato, a Paesi che hanno le
carte in regola, hanno adottato le politiche giuste, ma sono stati comunque
investiti dall'impatto della crisi globale. Nessuno di questi due strumenti
risolve peraltro il problema dell'insufficienza delle risorse complessive a
disposizione: per questo continueremo ad assistere a pacchetti dove i prestiti
bilaterali hanno un ruolo importante e alla discussione di nuove idee, come
quella di Gordon Brown, su come accrescere il potenziale del Fondo. Ipotizzare
che la soluzione venga dal G-20 convocato a Washington il 15 novembre da un
presidente americano a fine mandato è però probabilmente ottimistico.
alessandro.merli@ilsole24ore.com DéJà-VU Il mondo riscopre la formula degli
interventi congiunti in favore dei Paesi vicini in difficoltà
( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-29 - pag: 10 autore: Crolla la moneta in Corea
del Sud In un anno il won ha perso metà del proprio valore contro lo yen
Stefano Carrer JEJU (Corea del Sud). Dal nostro inviato Un appello a tutti
coreani della diaspora: aprite conti in valuta forte presso banche coreane e
investite nella Borsa di Seul. A lanciarlo è stato la fondazione degli uomini
d'affari coreani all'estero, alla sua settima conferenza (World korean business
convention), in svolgimento nell'isola meridionale di Jeju. Se il recupero
dello yen minaccia l'economia giapponese, è il won troppo debole a mettere in
crisi quella coreana: la divergenza tra le due valute ha raggiunto ieri un
apice, con lo yen che ha toccato brevemente quota 16 won, il massimo da quasi
20 anni e il doppio rispetto agli 8 di un anno fa. La chiusura è poi avvenuta a
15,46, in parallelo a un indebolimento dello yen nei confronti di altre valute
connesso al rimbalzo della Borsa di Tokyo (+6,4%). Indebolimento che si è
approfondito in serata, fino a guidare la moneta giapponese al più robusto calo
(-6%) nei confronti dell'euro in una seduta e a perdere fino al 5% sul dollaro.
Anche il mercato azionario coreano ha chiuso in rialzo (+5,6%), ma solo in
seguito al massiccio intervento patriottico dei fondi pensione domestici. Il
taglio dei tassi di lunedì (di 75 punti base, al 4,25%) ha continuato a pesare
sul won, in calo fin verso 1,494 sul dollaro (minimo dal marzo 1998). «Penso
che a questo appello ci sarà una risposta forte da persone che hanno mantenuto
legami con la madrepatria: oltretutto, è nel loro interesse, visto che a questi
livelli comprare azioni coreane è conveniente. Sosterranno il Paese e faranno
soldi, come è successo nel '98, quando i capitali in arrivo dall'estero
superarono le disponibilità valutarie, ponendo le condizioni per l'inizio della
ripresa», afferma Kwon Byong Hyon, ex presidente della fondazione degli Hangang
(businessmen coreani all'estero), intervenuto alla convention di Jeju per
annunciare la richiesta patriottica di dollari e shopping in Borsa. L'isola,
famosa come meta per i viaggi di nozze, peraltro, sta beneficiando del trend
valutario: «Arrivano più giapponesi, perché a loro conviene, e più coreani,
perché andare all'estero costa troppo», dice Cha Woo Jin, direttore del Free
international city bureau (organismo di promozione dell'economia locale),
secondo cui la provincia autonoma di Jeju non ha interrotto i piani di
diversificazione dal turismo. Kwon è stato ambasciatore in Cina e afferma di avere rilanciato qualche anno fa la fondazione dei
coreani all'estero prendendo come modello l'organizzazione dei cinesi
d'oltremare: «Dopo Tienanmen, i capitali stranieri lasciarono la Cina, e allora Pechino decise di rivolgersi alla diaspora, convocando
a Singapore la prima convention dei businessmen cinesi all'estero. Ottenne
non solo investimenti, ma un rilancio proficuo dei rapporti economici nelle due
direzioni ». Un altro appello - in Parlamento a Seul - è stato lanciato dal
presidente Lee, per un supporto bipartisan ai piani di intervento del governo,
ma l'opposizione vorrebbe la testa del ministro delle Finanze Kan Man Soo,
accusato di aver gestito male la situazione fin da inizio anno, quando voleva
un indebolimento del won per agevolare gli esportatori. A caccia di dollari,
due banche coreane ieri hanno dovuto chiedere alla Federal Riserve l'accesso a
liquidità in dollari,beneficiando per la prima volta delle nuove misure
anti-crisi della Banca centrale americana. Asiana Airlines ha poi annunciato un
rosso da 50 miliardi di won nel trimestre perché deve pagare troppo il
carburante. Al contrario, la Honda è stata costretta a rivedere al ribasso le
stime sugli utili a causa del superyen. Il Governo giapponese- che ieri ha
vietato le vendite allo scoperto in Borsa - potrebbe essersi irritato per una
intervista rilasciata dal ministro francese dell'Economia: Cristine Lagarde ha
ammesso l'allarme lanciato lunedì dal G-7 sullo yen è stato richiesto da Tokyo
e che il G- 7 non ha nessuna intenzione di intervenire in modo coordinato sui
cambi. Il comunicato, insomma, costituirà in prospettiva l'alibi per un
possibile intervento di Tokyo, se lo yen dovesse ancora rafforzarsi.
stefano.carrer@ilsole24ore.com AP/LAPRESSE APPELLO PATRIOTTICO La lobby degli
imprenditori all'estero invita gli emigrati a investire sul listino coreano e a
depositare valuta forte nelle banche nazionali
( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-29 - pag: 10 autore: Le turbolenze limano
le riserve valutarie globali Riccardo Sorrentino Dopo una lunga corsa,
cominciano a calare. Le turbolenze sui mercati finanziari, la necessità, per i
Paesi che non hanno cambi fluttuanti, di mantenere il livello
"preferito" delle loro monete comincia a farsi sentire sul livello
delle riserve valutarie delle Banche centrali. Gli ultimi dati sono
significativi. A fine settembre, le riserve dei dodici maggiori Paesi sono
calate dell'1,2% rispetto ad agosto, e la tendenza è proseguita anche a
ottobre. Il record raggiunto il mese scorso dalla Cina a 1.905 miliardi potrebbe quindi essere l'ultimo: Pechino, anche
ieri, è intervenuta attivamente sul mercato, ma non per frenare il rialzo dello
yuan, come mesi scorsi, bensì per sostenerlo ed evitare un forte deprezzamento.
Ha quindi dovuto vendere dollari - e forse anche euro - invece di valuta
locale. è lo stesso copione seguito da altri Paesi. La Russia
soprattutto, terza al mondo per riserve va-lutarie, che ha dovuto acquistare
rubli ben prima delle turbolenze finanziarie di ottobre. La crisi georgiana
aveva già ridotto la fiducia degli investitori verso il Paese e la Banca
centrale ha dovuto attivarsi: i 582,2 miliardi di dollari di agosto si sono
ridotti a 541,7 miliardi a fine settembre ea 515,7 miliardi il 17 ottobre. Al
punto che la Standard & Poor's ha riaperto i riflettori sul Paese
declassandone le prospettive- l'outlook - a negative, da stabili. è la stessa
storia per molti Paesi asiatici. Il caso più eclatante è il Pakistan che ha
usato nel solo mese di settembre il 48,5% delle riserve disponibili a fine
dicembre 2007 e ha ora a disposizione 7,32 miliardi di dollari, dei quali solo
quattro miliardi nei bilanci della Banca centrale. L'elenco dei Paesi più
"spendaccioni" segue quello dei Paesi in difficoltà: la Corea del Sud
ha usato quest'anno il 13%del suo notevole patrimonio, mentre l'India ha dovuto
praticamente vendere, nel solo mese di ottobre, tutte le valute accumulate tra
l'inizio dell'anno e settembre. L'unico Paese che sembra dover aumentare il
proprio patrimonio - a parte Eurolandia, a causa però degli swap con la Fed,
provvisori - è il Giappone: con lo yen in forte rialzo, ogni suo eventuale
intervento sui mercati, annunciato dal G-7 lunedì, non potrebbe che far salire
il livello delle riserve. Tutte queste indicazioni vanno lette con un po' di
attenzione: i dati sono espressi in dollari e la valuta statunitense negli
ultimi tempi è fortemente salita, facendo svalutare le attività delle Banche
centrali denominate in altre valute, come euro, yen e sterline. è però molto
probabile- anche se mancano i dati - che le autorità monetarie stiano riducendo
la diversificazione fatta nei mesi scorsi: gli operatori del mercato valutario
hanno già segnalato vendite di euro e acquisti di dollari.
riccardo.sorrentino@ilsole24ore.com INTERVENTI NECESSARI A settembre le
disponibilità dei 12 maggiori Paesi sono scese dell'1,2% rispetto al mese
precedente In difficoltà la Russia
( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-29 - pag: 13 autore: DALLA PRIMA La mappa
sconvolta dalla crisi I Paesi emergenti non sono, infatti, solo grandi mercati.
Molti di loro sono oggi fondamentali luoghi di produzione, anche per le nostre
imprese. Se questo è il ruolo che queste economie hanno avuto fino ad ora, cosa
consegue al loro rallentamento? Non tutti i componenti del gruppo hanno le
stesse prospettive. La Cina comunque nel
2008 continuerà a crescere oltre il 9% (l'Fmi prevede una crescita mondiale del
3,9% per il 2008). Ma il destino degli altri dipende da quanto abbiano utilizzato
gli anni buoni per diversificare la produzione e per stabilizzare il quadro
macroeconomico. Oggi diversi Paesi godono di condizioni macroeconomiche
più equilibrate del decennio precedente. è il frutto buono delle ricette
dettate dal Washington Consensus, che in molti vorrebbero buttare fuori dalla
finestra: se Fmi e Banca mondiale non avessero predicato per decenni la
centralità della stabilità macroeconomica - anche se a volte con una buona dose
di miopia - oggi la crisi per questi Paesi potrebbe essere ben più grave. Gli
effetti peggiori, dunque, saranno su nazioni che continuano ad essere
specializzate nella produzione di materie prime ( Russia) o che hanno
finanziato la propria crescita con finanziamenti esteri, mantenendo un deficit
delle partite correnti (Ungheria). Luci e ombre sull'economia reale, ma cosa si
può dire per gli equilibri finanziari? Anche se continueranno ad affluire
risorse, i flussi di denaro dai Paesi emergenti si ridurranno. I debiti
pubblici e privati dei Paesi avanzati, che questi flussi hanno finanziato (e
preservato), non sono più sostenibili o comunque dovranno essere coperti in
modo crescente dal risparmio interno. L'impellenza di riequilibrare i conti
contrasta con le previsioni di aumento dell'indebitamento pubblico sia in
Europa che negli Stati Uniti, conseguenza degli interventi sui mercati
finanziari e del rallentamento dell'economia. Ci sarà, così, molto poco margine
per usare la leva fiscale per rilanciare la domanda. Infine, in questa fase in
cui è molto facile attribuire alla globalizzazione la colpa di quanto è
accaduto sui mercati finanziari, è opportuno ricordare che le economie reali
sono e rimangono profondamente integrate. La produzione di beni e servizi è
frammentata su più Paesi e diffusa su tutto il globo. La dispersione verticale
della produzione renderebbe estremamente costoso ritornare indietro dal
processo di integrazione, soprattutto reale, con le economie emergenti. Per
questi motivi, come ha ricordato ieri Alessandro Merli su questo giornale, la partita
sulle nuove regole per il governo dell'economia globale, iniziata con il
vertice Asia-Europa a Pechino e che continuerà con il G-20 convocato a metà
novembre negli Stati Uniti, non può prescindere dalle nazioni in rapido
sviluppo. Anzi è un'occasione importantissima per riavviare il processo di
dialogo globale ormai da tempo incagliato. In questo quadro è però importante
essere molto lucidi. Se la finanza ha bisogno di nuove regole, questa non può
diventare una giustificazione per retrocedere sulla strada dell'integrazione
dell'economia reale,soprattutto con i Paesi che oggi hanno il maggiore
potenziale di crescita futura. Giorgio Barba Navaretti barba@unimi.it
( da "Avvenire" del 29-10-2008)
Argomenti: Cina
POLITICA 29-10-2008
E la crisi che affama il Sud è sparita dalla scena Esperti riuniti all'Ispi.
Strategie diverse ma diagnosi condivisa: cresce il numero di chi non ha cibo a
sufficienza. L'Italia: serve cooperazione responsabile DA MILANO PAOLO VIANA D
ella crisi alimentare che ha sconvolto il mondo non si parla più perché non si
sa cosa dire. Il carocereali, la febbre dei futures, le jacquerie dei popoli affamati
si sono intrecciati con l'altalena delle Borse, l'incubo subprime, il ritorno
del salvagente di Stato. A distanza di alcuni mesi non solo è calato il
silenzio sull'emergenza alimentare, ma è diventato quasi impossibile
distinguere cause ed effetti. L'Istituto per gli studi di politica
internazionale ha provato a fare il punto su una crisi che, ha ricordato il
direttore Paolo Magri, «doveva proseguire fino al 2012 e invece è sparita
dall'attenzione collettiva». Tentativo generoso, anche se dagli esperti delle
organizzazioni internazionali convocati nella sede milanese dell'istituto non è
venuta una tesi univoca né una strategia condivisa. A partire da Roberto Pasca
di Magliano, docente di Economia politica alla Sapienza di Roma, il quale ha
proposto drastiche misure antiprotezionistiche per i Paesi sviluppati,
confidando che la 'nuova Bretton Woods' riesca laddove la Wto ha fallito: «Ci
si dovrebbe accordare su una riduzione percentuale media annua del sostegno
accordato alle produzioni nazionali», ha detto. L'economista ha puntato
l'indice sulla volatilità dei prezzi delle commodities, in sintonia con Luca
Alinovi, senior economist della Fao, secondo cui «gli 850milioni di affamati
sono diventati 923. il 14% della popolazione mondiale rischia di morire di fame
e la maggioranza di costoro vive in campagna. L'impoverimento delle popolazioni
rurali è connesso alla rapidità con cui cambiano i prezzi». Anche la Fao è alla
ricerca di una ricetta che spezzi il circolo perverso tra la domanda di
biocarburanti dei Paesi ricchi, quella di proteine animali da parte dei Paesi
emergenti, la speculazione finanziaria, i cambiamenti climatici, la riduzione
degli stock e le altre 'concause' riconosciute per quest'emergenza. Negli
ultimi anni, ha ricordato Luca Russo, analista di sicurezza alimentare della
Fao, il numero degli affamati africani è aumentato e solo nel Ghana gli
obiettivi del millennio saranno probabilmente raggiunti. Per Alinovi, se ne
esce con «un mix di politiche agricole focalizzate sui sostegni all'investimento.
Noi condanniamo invece le politiche distorsive del mercato, anche quelle di Paesi emergenti come la Cina che sta
attuando forti restrizioni all'export». Un'analisi più incisiva è venuta da
Stefano Boccaletti, docente di Economia agroalimentare alla Cattolica di
Piacenza, il quale ha ricostruito l'andamento dei prezzi delle derrate
alimentari, negando che esista un problema di approvvigionamento alimentare
perché, invece, «ne esiste uno di distribuzione». Anch'egli ha definito
'strutturale' la crisi alimentare, come Maria Teresa Gatti, responsabile
progetti dell'Avsi. Anch'egli ha sottolineato il ruolo della domanda di
biocarburanti, ma è parso molto meno convinto di Farida Bena, responsabile
dell'ufficio campagne internazionali di Oxfam Ucodep, un'ong che raccoglie
finanziamenti per organizzare campagne di sensibilizzazione, l'ultima delle
quali proprio su questa liaison dangereuse. Per Boccaletti contano, invece,
anche il clima e i futures, o l'incremento del Brent, che si è ripercosso sui
listini di fertilizzanti e agrofarmaci. A illustrare la strategia dei governi,
prima della tavola rotonda con i giornalisti Massimo Alberizzi ( Corriere della
Sera) e Irene Panozzo ( Lettera 22) è stato Paolo Campanili, capo ufficio della
Cooperazione economica e finanziaria multilaterale del ministero degli Esteri.
Riprendendo una proposta di Sarkozy, ha anticipato che il prossimo anno, sotto
la presidenza italiana del G8, il nostro Paese promuoverà la nascita di «una
global partnership a Roma nel polo delle nazioni unite ma che non coinciderà
con nessuna di queste istituzioni e sarà trasversale e inclusiva. Sempre nel
2009 si terrà un G8 dei ministri dell'Agricoltura. Presto, inoltre, partirà la
riforma della Fao, per modernizzarla: tra due settimane ci sarà conferenza
straordinaria. L'azione italiana nel periodo della presidenza del G8 sarà
ispirata da tre criteri fondamentali: le policies che proporremo saranno
fondate sulla sostenibilità; ciascun attore, nel mondo interconnesso e
interdipendente, dovrà assumersi la sua quota di responsabilità, seppur con le
dovute differenze tra Paesi avanzati e Paesi in via di sviluppo; ciascun attore
sarà tenuto a rendere conto degli impegni assunti». Parole impegnative, dal
momento che la crisi alimentare ha messo a nudo anche i limiti della
cooperazione internazionale. Campanili le concretizza così: «I Paesi che
beneficeranno degli aiuti ha detto dovrebbero accettare di sottoporsi a uno
screening analogo a quello dell'Ocse cui devono sottostare i Paesi donatori».
Nella speranza che basti a garantire che gli aiuti vadano davvero a segno.
( da "Finanza e Mercati" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina
Med di Mazara mira
all'Aim da Finanza&Mercati del 30-10-2008 La Sicilia punta all'Alternative
Investment market di Borsa Italiana (Aim). A sbarcare sul listino italiano, le
cui contrattazioni inizieranno entro la fine del 2008, sarà Mediterranea Spa,
la società del gruppo Sicily House proprietaria dell'hotel Giardino di
Costanza, gestito dalla catena internazionale Kempinski, di Mazara del Vallo
(Trapani). Proprio in questa direzione va l'aumento di capitale di 6,5 milioni
deliberato dall'assemblea strordinaria della società. «Crediamo nelle
opportunità che la nuova piazza finanziaria ci può offrire - puntualizza
Giovanni Savalle, presidente della società - nonostante la tempesta finanziaria
di questi giorni». Al momento la società, che in un decennio ha realizzato
investimenti per 40 milioni e che lavora all'apertura del primo campo da golf
in provincia di Trapani e di un secondo hotel Kempinski in Val di Noto, ha un
capitale di nove milioni. Il consolidamento patrimoniale,
oltre all'approdo al nuovo mercato finanziario, consentirà supportare il piano
industriale per il prossimo triennio, che punta oltre all'ampliamento delle
camere del Kempinski anche a un piano di marketing per promuovere flussi
turistici da Cina, India, Russia e Paesi scandinavi.
( da "Finanza e Mercati" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina
Bernanke impugna la scure
I tassi Usa tornano all'11/9 di Marco Frojo del 30-10-2008 da
Finanza&Mercati del 30-10-2008 [Nr. 214 pagina 2] Tagli
anche in Norvegia e Cina, in attesa di quelli del Giappone e della Bce. Lo yen in calo
sull'euro, mantiene le posizioni sul $ Rispettando le attese del mercato, il
presidente della Fed Ben Bernanke ha tagliato il target sui Fed funds di mezzo
punto percentuale all'1%. I tassi Usa sono così tornati ai livelli a cui
già li aveva portati Alan Greenspan per far fronte allo scoppio della bolla del
Nasdaq, all'attacco dell'11 settembre e agli scandali Enron e Worldcom. Livelli
che favorirono la creazione della bolla immobiliare, le cui devastanti
conseguenze sono una delle principali cause dell'attuale credit crunch. Questa
volta la Fed potrebbe spingersi addirittura più in là: il successore di colui
che mentre era in carica veniva chiamato il Maestro ha infatti aperto le porte
a un ulteriore taglio, che porterebbe il costo del denaro a livelli analoghi a
quelli del Giappone. Il Fo
( da "Repubblica, La" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 12 - Economia
Da Bernanke ribasso obbligato ma poco efficace. Nuova ondata di insolvenze sulle
carte di credito Per Paulson si apre un nuovo fronte scatta
l´emergenza-pignoramenti Si parla di altri 600 miliardi di dollari per
soccorrere le famiglie proprieta-rie di case FEDERICO RAMPINI DAL NOSTRO
INVIATO NEW YORK - Giù, sempre più giù il costo del denaro, ormai vicino allo
zero in America e in Giappone: si tenta ogni arma contro la recessione. Le
banche centrali del mondo intero hanno lanciato ieri un nuovo giro di tagli ai
tassi d´interesse, salutato con spumeggiante euforìa dalle Borse europee e
asiatiche, ma non a Wall Street. La Federal Reserve è scesa così in soli 14
mesi da un tasso direttivo del 5,25% fino a quota 1%, e ha lasciato intendere
molto esplicitamente che è pronta a ridurre ancora i rendimenti. Così il costo
del denaro negli Stati Uniti potrebbe calare fino a livelli mai visti da mezzo
secolo. Ma sotto lo zero i tassi non possono andare, e più ci si avvicina a
quella soglia più si assottiglia il margine di manovra. E´ una misura della
gravità della situazione, che il comunicato della Fed riassume su tre fronti:
ovunque si rivolga lo sguardo, in tutti i paesi industrializzati calano i
consumi, cala la produzione, calano le esportazioni. L´unica cosa che non
scende però sono gli interessi sui mutui-casa, inchiodati al 6,3% trentennale
negli Stati Uniti, e già questo è un segnale di allarme che mette in dubbio
l´efficacia reale della politica monetaria. Per contrastare la paura i
banchieri centrali si muovono all´unisono. Ieri con la Fed hanno ridotto i
tassi la Cina e la Norvegia, la settimana prossima dovrebbe essere il turno
della Bce. Nell´attesa di Francoforte, domani sarà forse il Giappone a operare
a sua volta una riduzione, dallo 0,5% allo 0,25%. Ma la sindrome nipponica non
è certo rassicurante: durante l´interminabile depressione degli anni Novanta la
banca centrale di Tokyo mantenne a lungo il costo del denaro vicinissimo allo
zero, senza tuttavia ottenere risultati apprezzabili. Quello spettro torna
d´attualità oggi, con i timori che l´America e l´Europa possano a loro volta
conoscere una recessione di durata "giapponese". Perciò un ex
banchiere centrale americano, Bob Mc Teer della Federal Reserve di Dallas, dà
un´interpretazione scettica e riduttiva del nuovo giro di tagli ai tassi: «Non
è utile e neanche necessario. Ma non farlo avrebbe gettato lo scompiglio sui
mercati, che ormai se lo aspettavano. Più che altro serve a tenere la pressione
alta sulla Bce perché riduca il costo del denaro anche lei». Gli stessi studi
della Fed indicano che la riduzione del costo del denaro impiega da un minimo
di sei mesi a un massimo di 18, prima di avere qualche effetto apprezzabile
sull´economia reale. Ed è quest´ultima, oggi, il vero centro di tutte le
preoccupazioni. A Washington è in cantiere un´ennesima manovra d´emergenza,
dopo i piani Paulson Uno (acquisto titoli tossici) e Paulson Due
(ricapitalizzazione e semi-nazionalizzazione delle banche). Stavolta si discute
di stanziare altri 600 miliardi di dollari per erogare garanzie dirette alle
famiglie proprietarie di case che rischiano il pignoramento per insolvenza. La
manovra aggiuntiva Paulson Tre, che a questo punto dovrà essere concordata con
lo staff del nuovo presidente eletto il 4 novembre, si presta a diverse
letture. Da una parte è un segnale del frenetico attivismo con cui l´America
tenta di risollevarsi da questa crisi: il conto finale cresce a dismisura per i
contribuenti, siamo ormai a un rapporto deficit-Pil che sfiora il 10%. D´altra
parte l´ennesima promessa di fondi pubblici � stavolta alle famiglie �
rivela che gli interventi precedenti hanno avuto una modestissima efficacia. E´
il caso dei 250 miliardi di dollari usati per ricapitalizzare le banche. Si
scopre che nessuna delle banche beneficiate sta usando quei fondi per lo scopo
a cui erano destinati, cioè il finanziamento dell´economia reale. I prestiti
languono, i banchieri si tengono ben stretti i capitali aggiuntivi offerti
dallo Stato. E´ in atto una forma di tesaurizzazione, perché le banche non si
fidano di erogare prestiti ai clienti: temono che sia in arrivo una nuova
ondata di insolvenze, per esempio sul fronte delle carte di credito. E´ un
timore fondato, perché in un anno già 700.000 americani hanno perso il posto di
lavoro, e per loro anche pagare la rata su un elettrodomestico diventa
proibitivo. Da ieri la lista dei licenziamenti si è allungata, con l´annuncio
di ristrutturazioni alla General Electric e alla Coca Cola. L´indice di fiducia
dei consumatori americani è precipitato al minimo storico mai raggiunto dalla
sua creazione: peggio che nel dicembre 1974 dopo il grande choc petrolifero.
Questi segnali di sofferenza dell´economia reale si moltiplicano da ogni
direzione. Le chiusure di 700 concessionari di automobili, i timori di crac che
investono gli shopping mall e certe catene di grande distribuzione, le voci di
bancarotta che circolano di nuovo riguardo i tre big dell´auto di Detroit
(General Motors, Ford e Chrysler). Proprio per venire in soccorso dell´auto la
Federal Reserve ha cominciato ieri a erogare finanziamenti diretti anche alle
filiali finanziarie di Gm e Ford, quelle società che gestiscono il credito
sugli acquisti raateali di vetture. Il Congresso riceve una richiesta
sconcertante e significativa: includere i colossi malati dell´automobile nella
categoria degli istituti di credito (visto che concedono prestiti rateali!) in
modo che possano essere anche loro ricapitalizzati e parzialmente
nazionalizzati dal Tesoro. La schiera dei candidati alla bancarotta ieri si è
allungata con gli Stati di New York e New Jersey: i due governatori hanno
invocato una manovra che estenda agli Stati il metodo salva-banche.
( da "Repubblica, La" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 12 - Economia
I tassi Usa scendono all´1% la Fed: "Economia in frenata" Volano le
Borse, l´Europa recupera 340 miliardi Al termine di una giornata di alti e
bassi Wall Street va in rosso: paura della recessione ARTURO ZAMPAGLIONE NEW
YORK - Per la seconda volta dall´inizio del mese la Federal Reserve ha ridotto
di mezzo punti i tassi di interesse per contrastare - ha spiegato ieri in un
comunicato - «il forte rallentamento dell´attività economica legato soprattutto
alla frenata dei consumi». I tassi sui Fed Funds, cioè sui prestiti
interbancari a breve, sono tornati così all´1%, cioè a quel livello bassissimo
degli anni 2003-04 che molti considerano l´origine dell´attuale tempesta
finanziaria per aver favorito un eccessivo indebitamento. La situazione di
adesso è però molto diversa da quella di quattro anni fa, quando
l´ex-presidente Alan Greenpsan diede un colpo di frusta a un economia un po´
pigra. Adesso il suo successore Ben Bernanke è alle prese con una recessione
che sarà lunga, profonda e globale. Negli Stati Uniti si prevede che i dati sul
Pil nel terzo trimestre siano negativi, che il tasso di disoccupazione superi
presto il 7% e che il caro-dollaro rallenti le esportazioni. La manovra della
Fed era scontata (qualcuno si augurava addirittura che il taglio fosse più
drastico) e si inserisce nel tentativo perseguito da tutte le autorità
monetarie di stimolare il credito e quindi la ripresa economica. La speranza
(che finora si è rivelata illusoria) è che le banche riprendano a prestare
soldi. Intanto anche la Cina ha ridotto
ieri i suoi tassi dal 6,93 al 6,66%, mentre la Norvegia li ha portati al 4,75.
Analoghe mosse sono attese venerdì da parte della banca centrale giapponese e
poi all´inizio di novembre per la Bce e la Banca d´Inghilterra. Alla vigilia
della decisione della Fed e incoraggiati dalla fiammata di martedì a Wall
Street, tutti i listini mondiali hanno registrato ieri forti rialzi:
Tokyo +7,74%, Parigi +9,26, Londra +8,05, Milano +8,48 . L´unica Borsa europea
in contendenza è stata Francoforte che ha perso lo 0,31% per il brusco
sgonfiamento del titolo Volkswagen. New York invece ha vissuto una giornata
schizofrenica, con alti e bassi: dopo essere salito di oltre 300 punti, il Dow
Jones ha chiuso con una perdita del 0,82% sulla scorta dei cupi scenari
disegnati dalla banca centrale. Gli analisti avvertono che questa fase di
brusche fluttuazioni continuerà a lungo: almeno fino a quando la situazione
finanziaria non si sarà stabilizzata. E a dispetto degli sforzi di governi e
banchieri centrali è ancora presto perché le acque possano calmarsi. La verità
è che ci sono decine di focolai di crisi che richiedono interventi urgenti e a
ripetizione, con costi ingenti che graveranno per anni. A Washington, intanto,
si parla con insistenza di un nuovo piano da 600 miliardi di dollari, in
aggiunta ai 700 miliardi del Tarp (la legge di salvataggio della finanza), per
garantire 3 milioni di mutui immobiliari a rischio insolvenza. Una delle
situazioni più critiche è quella dell´auto: non solo le vendite della General
Motors sono scese a ottobre dell´11%, rafforzando il primato mondiale della
Toyota, ma le tre Big di Detroit sono con l´acqua alla gola. Per affrontare le
difficoltà si ipotizza di trasformare la Gmac, la finanziaria di Gm e Cerberus,
in una banca, in modo che possa attingere ai fondi del Tarp.
( da "Repubblica, La" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina VI - Palermo
In via La Malfa il magazzino dei giocattoli. Bloccato un carico di scarpe
contraffatte Stazione, blitz al supermercato cinese trovati 4 quintali di surgelati
avariati ARIANNA ROTOLO Una maxi operazione effettuata dal Nucleo anti-frodi
della polizia municipale, su richiesta del comandante Nunzio Purpura, ha
portato al sequestro di 420 chili di prodotti surgelati e merci "made in
China" già pronti per essere destinati alla vendita. A finire nel mirino
degli agenti del Naf, un negozio di generi alimentari situato in via Antonio Di
Rudinì, nei pressi di via Lincoln, e un capannone di
( da "Repubblica, La" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XIII - Genova
Mosse, genio e creatività le strategie del cervello Oggi gli esperti si
incontrano a Palazzo Rosso con possibili sfide aperte a tutti Il gioco con le
pedine strumento di psicoterapia al Festival della Scienza campioni e studiosi
ERICA MANNA Portatevi dietro una scacchiera, oggi pomeriggio a Palazzo Rosso.
Non si sa mai che vi capiti di giocare con il Grande maestro internazionale
Igor Efimov o altri esperti di scacchi, e scoprire qualcosa di inaspettato sul
riquadro bianco e nero. Ma anche su voi stessi, e le vostre pulsioni più
nascoste. D´altronde, lo diceva anche Freud che la vita, come la psicoanalisi,
è come una partita a scacchi; puoi prevedere l´inizio e la fine, ma in mezzo
non c´è scienza che tenga: regna la creatività pura. Proprio mentre è in corso
il campionato mondiale di scacchi, alle
( da "Repubblica, La" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina
III - Bologna Cino Zucchi ha progettato la "Trilogia Navile"
L´architetto che sogna di non far rimpiangere le case del centro storico Il
servizio a pagina v SEGUE A PAGINA V
( da "Repubblica, La" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina III - Bologna
Case, studentati, uffici, torri da 13 piani e un grande parco nel progetto
dell´area dell´ex mercato ortofrutticolo. Cantieri in primavera Navile, 250
milioni per cambiare lo skyline Lo skyline a nord del centro di Bologna è
destinato a modificarsi profondamente grazie ad un complesso edilizio che
sorgerà nell´ex mercato ortofrutticolo disegnato dall´architetto
Cino Zucchi, un vero e proprio polo dell´architettura contemporanea a Bologna
su una superficie di 130 mila metri quadrati, tra la stazione e il nuovo
Comune. Abitazioni sull´area Carisbo e 240 posti in uno studentato nell´attigua
porzione comunale, insieme a un nuovo poliambulatorio, scuole e 300 alloggi
popolari. «Nasce un nuovo quartiere esemplare per la qualità
architettonica e l´efficienza energetica», commenta l´assessore all´Urbanistica
Virginio Merola. CAPELLI A PAGINA V
( da "Repubblica, La" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina VII - Bologna
"Trilogia Navile", case e studentati Nell´area dell´ex mercato
partono i cantieri per un´opera da 250 milioni L´intervento, su 30mila metri
quadrati, è della Valdadige Costruzioni ELEONORA CAPELLI Fino a settecento
nuovi appartamenti e un investimento di 250 milioni di euro per l´area dell´ex
mercato ortofrutticolo dove dalla primavera del 2009 cominceranno i lavori per
ridisegnare un intero comparto della città. Torri alte fino a tredici piani,
edifici «a corte» e citazioni dei portici bolognesi caratterizzeranno la parte
edilizia privata di quello che si candida a diventare il «polo» dell´architettura
contemporanea a Bologna, tra la nuova stazione che sarà firmata dal giapponese
Arata Isozaki e la sede unificata degli uffici comunali, progettata da Mario
Cucinella. Oggi nel comparto che aspetta una sistemazione dalla fine degli anni
�90, cioè dal trasferimento del mercato ortofrutticolo al Caab, si aggiungono
le firme del milanese Cino Zucchi e dello studio di Colonia
JSWD. Questi due studi, presenti con alcuni lavori sulla scena internazionale,
si sono infatti aggiudicati il concorso indetto all´inizio dell´anno da
Valdadige Costruzioni, un´azienda da 120 milioni di euro all´anno di fatturato
che ha puntato sulla grande area dismessa vicina ai binari della ferrovia per
costruire un intero quartiere di case, negozi e uffici. Acquistata dalla
Fondazione Carisbo per oltre 90 milioni di euro, oggi la zona offre ai
costruttori 30 mila metri quadri di superficie utile, che si affiancano a una
parte di proprietà comunale più o meno equivalente. Sui terreni di proprietà
comunale si costruirà in base al piano approvato dal Consiglio comunale nel
2006 che prevede di mettere in cantiere uno studentato da 240 posti, il nuovo
poliambulatorio che sostituirà quello di via Tiarini e via Montebello, un
complesso scolastico con scuola elementare, dell´infanzia e un asilo nido,
oltre alla parte di più faticosa realizzazione, gli appartamenti del così detto
«housing sociale», trecento nuove case popolari per cui la Regione in questi
giorni ha dato il via libera. E quindi in questo contesto che riunisce tante funzioni
diverse sull´enorme superficie di 130 mila metri quadri, di cui il 70%
destinati a residenza e il 13% a usi pubblici, che si inserisce l´intervento
denominato un po´ pomposamente «Trilogia Navile». Tre lotti chiamati
«navileuno», «naviledue» e «naviletre», i primi due a cura di Cino Zucchi con
destinazione prevalentemente residenziale e commerciale e l´ultimo, più a sud,
vicino alla ferrovia e al nuovo Comune, a firma JSWD con edifici a carattere
direzionale. Entrambe i progetti che hanno vinto il concorso a inviti hanno
preso come base stilistica il modello della torre: edifici alti fino a tredici
piani, una decina nel progetto di Zucchi e sette in quello dello studio JSWD,
che creano una serie di «contrappunti» o «accenti» rispetto alle costruzioni più
basse di tre o quattro piani, che disegnano a terra la forma dell´isolato. A
riunire tutta questa enorme nuova «citta nella città», dove potranno andare ad
abitare fino a 700 famiglie, lo spazio verde di un parco a nord dell´area,
collegato con un altro parco centrale da una «diagonale» di verde che fende e
collega i diversi punti dell´insediamento. I progetti, che sono stati scelti
dalla giuria proprio per «la forte originalità in sintonia con il contesto e la
tradizione edilizia bolognese», sono visibili fino al 29 novembre nell´Urban
Center all´ultimo livello di Sala Borsa, in piazza Nettuno. Insieme a quelli
che verranno realizzati, sono esposti sotto il titolo «Un concorso europeo per
un Bologna europea» anche gli altri tre che hanno partecipato, ad opera di
Carlo Ferrater, Biuro Projektow Lewicki Latak e Arteco+ Architetti associati».
«Questa è la dimostrazione che si può applicare la pratica dei concorsi di
architettura anche per gli investitori privati - ha commentato l´assessore
all´urbanistica Virginio Merola - nasce un nuovo quartiere che dal punto di
vista della qualità architettonica e del risparmio energetico sarà esemplare».
Certo, in questo contesto di case, uffici e negozi disegnati da architetti
importanti, con l´ambizione di realizzare case ad alta efficienza energetica,
tra i «giganti» di nuove costruzioni lussuose, il centro sociale XM24 rischia
di sembrare un «topolino» un po´ fuori posto. «Per il momento la loro presenza
non è incompatibile - dice il presidente del quartiere, Claudio Mazzanti - ma
si pone il tema dell´evoluzione dello spazio. Non si tratta di una presenza
abusiva, perché fu regolarizzata dalla giunta Guazzaloca, ma anche loro
dovranno cambiare modello di gestione oppure saltano».
( da "Repubblica, La" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina VII - Bologna
L´intervista L´architetto Cino Zucchi, dopo i successi di Venezia,
si cimenta con l´urbanistica bolognese "La mia sfida in periferia per non
rimpiangere il centro" "Il rischio di Bologna è la pigrizia mentale
un po´ come i nobili decaduti" «Bologna non ha un singolo monumento che la
rappresenta, in particolare nell´architettura contemporanea. La sua
caratteristica sono i portici, un elemento di tessuto della città, e per questo
è una grande lezione di urbanistica in sé. Per le periferie, invece, io non sto
né con Cervellati e i difensori dell´ortodossia, che hanno generato una certa
mediocrità, né con chi vuole grattacieli ovunque. Penso che la scommessa a
Bologna sia quella di mantenere l´alta qualità dell´ambiente urbano accogliendo
al suo interno le trasformazioni dei modi di vita contemporanei». Cino Zucchi è
uno dei pochi architetti ad aver colto la sfida di costruire in una città come
Venezia, dove le case disegnate da lui nell´area industriale dismessa dell´ex
Junghans vengono fotografate dagli studenti di architettura a bordo del
vaporetto che porta al Lido o all´Arsenale. A Bologna arriva per la prima volta
con il maxi-progetto «Trilogia Navile». Architetto Zucchi, cosa le piace di
Bologna? «Mi piace la natura collettiva della sua architettura, il portico è
l´elemento che per eccellenza unisce pubblico e privato. Quando la casa privata
tocca terra e trova il portico diventa una cosa di tutti, la strada del
passeggio della città». Nelle costruzioni moderne, nei quartieri residenziali,
questa tradizione si perde? «Oggi le villette residenziali sono caratterizzate
da recinzioni con il citofono e un cane che latra per allontanare il
visitatore, non sono previsti neppure i marciapiedi, altro che portico». Ma
come si fa a riprendere questa forma così tipica, come altre caratteristiche
della città storica, nell´architettura contemporanea? «Evitando assolutamente
l´effetto del «continuismo», cioè la tentazione di continuare a usare sempre le
stesse forme. Oggi potremmo facilmente costruire case in stile medievale, dalle
forme rassicuranti e conosciute, ma ci troveremmo a vivere in una cittadella
artificiale come quelle dedicate allo shopping». Quindi dobbiamo «rassegnarci»
a osare forme e materiali nuovi? «Spesso il mattone rosso a Bologna è come
l´intonaco giallo a Milano, serve a giustificare le peggiori «nefandezze»,
costruzioni banali o brutte che però si mascherano dietro una parvenza di
tradizione. L´identità non è nella ripresa della tradizione superata, ma nella
conoscenza del passato e nella sua rielaborazione in chiave moderna». Quindi?
«Nel progetto di «Trilogia Navile», ad esempio abbiamo scelto di conservare
l´uso del mattone ma trovare una nuova gamma di colori nelle sfumature del
grigio antracite o argilla che in città non esisteva. Ma come diceva
Apollinaire, le regole le può rompere solo chi le conosce». Qual è il rischio
di una città molto affezionata al suo centro storico come la nostra? «Le città
con un centro storico forte sono come nobili decaduti che hanno il nome del
casato nel cassetto e non si sentono in alcun modo in dovere di innovare. Il
rischio è la pigrizia mentale». Forse un eccesso di istinto conservatore,
oppure delusione di fronte ai prodotti della contemporaneità? «Penso che per la
città la presenza dell´urbanista Pierluigi Cervellati sia stata una fortuna, io
lo stimo molto, ma non bisogna generare «automatismi» nei comportamenti
progettuali: la via maestra è forse quella di valutare caso per caso,
conservando dove serve e trasformando dove l´evoluzione della struttura urbana
permette». (e. c.)
( da "Unita, L'" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina
LA PAGA AGLI SCHIAVI
CINESI Un dollaro e 60 all'ora. Era questa la paga dei 36 fattorini del
ristorante vietnamita Saigon Grill, ottimo cibo a prezzi modici, due filiali a
Manhattan. Gli addetti alle consegne a domicilio erano pagati 120 dollari per
75 ore di lavoro alla settimana, straordinari inclusi, per un minimo di 20
corse. Il salario minimo nella città di New York è 7 dollari e 25 centesimi, ma
scende a 4 dollari e 75 per i camerieri che ricevono la mancia (negli Usa la
parte più consistente del salario). Prima impauriti, poi determinati, i 36
lavoratori immigrati (alcuni irregolari) dalla regione cinese del Fujian, nel
2007 si sono convinti a fare causa al proprietario Simon Nget, rifugiato dalla
Cambogia in America nel 1981. E - cosa inusuale - hanno organizzato un
picchetto di fronte al locale con cartelli e striscioni, raccontando ai
passanti ed ai clienti le loro misere condizioni di lavoro. «Un dollaro e 60
all'ora vuol dire lavoro da schiavi in qualsiasi posto. Forse - è stato il
commento più frequente - avreste guadagnato di più restando
in Cina». Mr Nget non l'ha presa sportivamente: ha soppresso il servizio
di consegne e promosso una raccolta di firme per sostenere le sue ragioni.
Indignati, in molti, hanno smesso di mangiare il suo famoso manzo alla Saigon
grill. Dopo mesi di battaglie legali, la scorsa settimana un giudice federale
ha condannato Mr Nget a pagare 4.6 milioni di dollari come risarcimento
per i 36 lavoratori, constatando che sono state commesse sistematiche
violazioni alle normative sul salario minino e gli straordinari. Yu Guan Ke,
uno dei fattorini, è felice: con i 328mila dollari pagherà l'assicurazione sanitaria
alla sua famiglia. Poi malinconico aggiunge: «Siamo strati trattati davvero da
schiavi per troppo tempo». Josephine Lee, coordinatrice di una associazione per
gli immigrati, spiega che subito dopo la sentenza molti ristoranti hanno
cominciato a pagare più dignitosamente i loro lavoratori.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
IN PRIMO PIANO data: 2008-10-30 - pag: 2 autore: Rally in Europa Wall Street
frena Morya Longo Tutti si aspettavano forti tagli ai tassi d'interesse. E sono
arrivati. Ha iniziato la Cina in
mat-tinata, ha proseguito la Norvegia nel pomeriggio e in serata ha completato
l'opera la Fed americana, che ha riportato i tassi a quell'1% da cui partì la
"bolla" dei mutui. Questo è bastato a far rimbalzare le Borse di
tutto il mondo. Denaro più economico significa infatti credito più
facile, sostegno all'economia, ossigeno alle banche e alle imprese. Morale: se
in mattinata Tokyo aveva chiuso con un rimbalzo del 7,74%, nel pomeriggio
Londra ha recuperato l'8,05%, Parigi il 9,23% e Milano il 9,87%. Solo
Francoforte ha chiuso in calo (-0,31%), ma unicamente a causa della retromarcia
di Volkswagen: escludendo la casa automobilistica, il listino tedesco avrebbe
guadagnato il 12%. Discorso diverso per Wall Street: seguendo il motto «compra
sull'indiscrezione e vendi sulla notizia », la Borsa americana aveva guadagnato
il 10,8% già martedì. Ieri, quindi, ha accolto il taglio dei tassi con
un'altalena che ha portato l'indice S&P 500 più volte sopra e sotto la
parità. Solo dieci minuti prima della chiusura guadagnava quasi il 3%, ma alla
fine – cioè dieci minuti dopo – ha perso l'1,11%. Prima di addentrarsi nel
racconto di una giornata di festa (escludendo gli ultimi 10 minuti di Wall
Street), è bene fare una premessa: quello di ieri resta un rimbalzo dai minimi.
Poderoso, certo, ma pur sempre un rimbalzo. Nel mese di ottobre le Borse di
tutto il mondo avevano infatti "bruciato" circa 12mila miliardi di
dollari, per cui gli interventi della banche centrali hanno dato agli
investitori il pretesto per tornare a comprare. Non a caso a salire di più ieri
sono state le azioni maggiormente penalizzate nelle scorse settimane: le banche
(che in Europa hanno recuperato l'11,8%) e le società minerarie (in rialzo del
16%) che hanno beneficiato del rialzo delle materie prime: il Vecchio
continente ha così recuperato 340 miliardi di capitalizzazione. Il motivo
principale del rimbalzo, come detto, va cercato nei tagli dei tassi. Anche
perché gli economisti sono convinti che la stagione della politica monetaria
espansiva non sia finita qui. Già il 6 novembre la Banca centrale europea e la
Banca d'Inghilterra dovrebbero seguire le orme della Fed: la prima dovrebbe
abbassare i tassi di mezzo punto percentuale, la seconda forse addirittura di
un punto intero. Poi si parla di un possibile ribasso in Giappone. E infine il
mercato sconta almeno un altro taglio in America. Questo ha rincuorato gli
investitori, ma fino a un certo punto: a Wall Street ieri sera si iniziava a
prendere coscienza del fatto che anche questa mossa della Fed potrebbe non
essere sufficiente per evitare una pesante recessione. A ben guardare, però,
altre notizie hanno dato sollievo. Per esempio il fatto che,dopo l'intervento
della Federal Reserve avviato lunedì a sostegno del mercato delle commercial
paper, in America sono tornate le emissioni di queste speciali "carte commerciali".
Si tratta di strumenti di finanziamento a brevissima scadenza, utilizzati sia
dalle banche sia dalle imprese. La crisi del credito aveva reso molto difficili
le emissioni e, dunque, più arduo l'accesso al credito. Ma dopo l'intervento
della Fed, che ha avviato un piano per acquistare questi titoli, le emissioni
si sono ravvivate:lunedì e martedì le imprese americane hanno infatti raccolto
quasi 430 miliardi di dollari con questi strumenti. Un'altra boccata
d'ossigeno. E una notizia positiva è stata anche l'emissione obbligazionaria di
Hbos per 3 miliardi di euro: si tratta della seconda, dopo quella effettuata da
Barclays, garantita dallo Stato inglese. Il bond ha incontrato quindi una buona
domanda (4,5 miliardi) a bassi tassi d'interesse (20 centesimi sopra il tasso
swap): questo conferma che la garanzia pubblica sulle emissioni bancarie
rappresenta una strada utile per far ripartire i mercati. Insomma: di notizie
positive –in mezzo all'incubo della recessione – se ne vedono. E, a valutazioni
bassissime, gli investitori ne hanno approfittato per tornare a comprare. Con
una consapevolezza: che oggi è già un altro giorno. LA GIORNATA Il Vecchio
Continente recupera 340 miliardi di capitalizzazione Alta volatilità in Usa
Positivo il Nasdaq
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: NORME E TRIBUTI data: 2008-10-30 - pag: 39 autore: Nuove tecnologie.
In arrivo indicazioni sovranazionali Limiti Ue per le etichette intelligenti Le
etichette intelligenti nel mondo sono già due miliardi e tra dieci anni saranno
300 volte di più. Diffuso soprattutto in Usa, Giappone, Cina e Corea del
Sud, il cosiddetto sistema Rfid (Radio frequency identification) diventa sempre
più presente anche in Europa, che si sta attrezzando per ridurre i rischi per
la privacy. La commissione Ue sta, infatti, mettendo a punto un pacchetto di
misure per limitare l'intrusività di questi nuovi strumenti. L'antenna e
il microprocessore di cui sono dotate le etichette consente, infatti, di
marcare passo dopo passo il percorso degli oggetti su cui sono applicate. E
questo grazie ad appositi lettori che, a distanza, sono in grado di decifrare
le informazioni contenute nel microprocessore. In questo modo, ogni articolo di
consumo viene costantemente monitorato. Con evidenti vantaggi. Per esempio,
contro i furti. Ma con scenari ancora più incoraggianti, come l'ausilio per i
non vedenti,che potrebbero conoscere quali oggetti, dotati di etichette, li
circondano. O per la ricerca di animali, dato che i microchip possono essere
impiantati sotto la pelle (anche dell'uomo). Allo stesso tempo, però, i rischi
di un uso sconsiderato delle nuove tecnologie sono reali. In particolare, se
applicate ai beni di largo consumo. Come ben sanno i Garanti europei, che nel
2005 hanno adottato un documento in cui chiedevano un'adeguata informativa agli
utenti, misure di sicurezza idonee e la disattivazione automatica delle
etichette Rfid all'uscita degli esercizi commerciali. Indicazioni che la
Commissione Ue ha in parte ripreso nella raccomandazione che sta per emanare.
A. Che.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-10-30 - pag: 45 autore: Elettrodomestici.
Nei primi nove mesi vendite in flessione del 4% a 2,3 miliardi La crisi pesa su
Indesit: giù fatturato e profitti Utili a 59 milioni in calo del 12% Stop
temporaneo per la produzione Simone Filippetti MILANO Gli elettrodomestici sono
uno termometro per l'andamento dei consumi e il bilancio di Indesit fotografa
la crisi economica e finanziaria che sta scuotendo il mercato. La recessione ha
infatti pesato sui nove mesi del gruppo industriale di Fabriano: -4,3% il giro
d'affari a 2,38 miliardi di euro e -12,7% gli utili a 59,4 milioni. La
radiografia della crisi è ancora più netta nel terzo trimestre, chiuso al 30
settembre, in cui Indesit ha visto i ricavi calare del 9,1% (a 858,3 milioni) e
gli utili cadere di un quarto a 25,7 milioni (-24,7%). La Borsa non si è
lasciata spaventare dai numeri e anzi ieri il titolo è balzato del 3,38% (a
6,12 euro) anche perché il mercato aveva già scontato i risultati in calo
(Indesit ha perso oltre il 40% da inizio anno). Da qui alla fine dell'anno
l'azienda marchigiana di Vittorio Merloni (controllata al 38% tramite la
Fineldo) non vede rosa e ha confermato il «warning» sui risultati 2008 lanciato
la scorsa estate, quando già l'impennata del costo delle materie prime (quella
del «bianco» è un'industria ad alto consumo di elettricità e acciaio) aveva
messo sotto pressione i produttori di elettrodomestici. Ancora più difficile
fare previsioni sul 2009: al momento, ha spiegato l'amministratore delegato
Marco Milani, «siamo incapaci di finalizzare un budget» anche perché l'estrema
e parossistica volatilità delle materie prime ( con il petrolio che luglio ha
toccatoi 150 dollari al barile e ora è sceso sotto i 70 dollari) complica il
tutto. Di certo il mercato nei prossimi mesi sarà difficile e il gruppo ha
deciso di chiudere gli impianti per alcuni giorni: il rallentamento
dell'economia ha portato a un overstock di prodotti così, ha annunciato ieri
Milani durante una conference call con gli analisti, saranno fermate le
«fabbriche o almeno quasi tutte». Di fronte al calo dei consumi, che è più
forte in Russia e Paesi dell'Est mercati dove Indesit è entrata da alcuni anni
ormai,l'unica contromisura, ha proseguito Milani, è «ridurre la produzione per
arrivare a un appropriato livello di magazzino ». Scendendo in dettaglio nei
numeri del trimestre, il margine operativo lordo si è attestato a 81,7 milioni,
in calo del 18%. Sui conti da giugno a settembre ha pesato anche l'impatto del
super-euro (che solo di recente ha perso terreno nei confronti del dollaro ma
gli effetti si potranno apprezzare sul quarto trimestre): l'utile operativo ha
subìto una frenata del 22,4% a 49 milioni, ma è in rialzo del 17% a cambi
costanti. Al 30 settembre scorso, poi, la posizione finanziaria netta era in
rosso per 633,7 milioni, dai 604,7 di fine giugno. Merloni, il presidente del
gruppo marchigiano, non si nasconde e riconosce le difficoltà, ma ha anche
cercato di tranquillizzare il mercato sottolineando i punti di forza
dell'azienda. «Siamo di fronte a una crisi internazionale senza precedenti ma
l'andamento negativo dei mercati - ha assicurato - non ha intaccato i
fondamentali della Indesit che ha preservato la sua solidità e redditività».
Già a luglio il gruppo aveva rivisto al ribasso le guidance sull'intero anno,
parlando di un calo dei risultati tra il 10 e il 20% rispetto al 2007. E ieri
il gruppo ha di fatto confermato quelle stime, quantificandole però in numeri:
a fine dicembre Indesit si aspetta un fatturato di 3,2 miliardi e un risultato
operativo tra i 140 e i 150 milioni, 40-50 milioni di meno
rispetto al 2007 (chiuso con un Ebit a 190 milioni). Le difficoltà del mercato
porteranno a un consolidamento a livello globale: già da alcuni mesi il gruppo
ha allo studio partnership in Cina e Brasile che potrebbero anche
sfociare in un'acquisizione. Presidente. Vittorio Merloni AGF
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI data: 2008-10-30 - pag: 28 autore: Grandi
marchi. La gestione affidata a un top management esterno - A breve la
ricapitalizzazione Gancia ricomincia dall'aperitivo Il gruppo rivede la
strategia industriale e il riposizionamento Paolo Bricco MILANO Per il gruppo
Gancia, storico marchio dello spumante italiano, si profila un complesso
riposizionamento di mercato e una nuova strategia industriale. Ma anche un
riasetto finanziario che passa attraverso un accorciamento della catena di
controllo. I Gancia, che già in primavera hanno compiuto un passo indietro
nella gestione operativa del marchio storico di Canelli (Asti,) affidando le
deleghe ad un top management esterno, si apprestano a ricapitalizzare
l'azienda. La prossima assemblea, in programma il 10 novembre, porrà il sigillo
definitivo a una decisione che è già stata presa: la fusione fra la Gancia Spa,
la controllante che sparirà, e la Fratelli Gancia & C. Spa, la società
operativa. La famiglia piemontese apporterà una somma compresa fra otto e dieci
milioni di euro. «Fondidice il cinquantatreenne Paolo Fontana, amministratore
delegato dello storico gruppo - che serviranno a ridurre l'indebitamento e a
rinegoziare le posizioni con le banche». Con la fusione, inoltre, la holding
trasferirà alla Fratelli Gancia i marchi finora erano in capo ad essa. «Brand
storici e più recenti - garantisce Fontana - che però non saranno rivalutati
come valore di bilancio ». Una operazione obbligata: analizzando i conti, fra
il 2005 e il
( da "AprileOnline.info" del 30-10-2008)
Argomenti: Cina
Il tracollo del
Congo Alessandro Chiappetta, 30 ottobre 2008, 17:12 Esteri Quasi due milioni di
sfollati. La crisi congolese si allarga, ma soltanto adesso l'occidente sembra
accorgersene. I ribelli di Nkunda sono entrati a Goma e possono contare sull'appoggio
ruandese. Impotente l'Onu, in fuga le ong. Una storia di massacri e affari che
nasconde la spartizione delle risorse nell'area A Goma sta arrivando la
cavalleria. Giornalisti, aiuti umanitari, diplomatici. Il mondo si accorge
della crisi congolese mentre i ribelli di Laurent Nkunda avanzano verso la
città al confine orientale. Ma la situazione è al collasso da settimane, e il
dramma di milioni di sfollati è arrivato ormai al culmine. Oggi, militari
congolesi e truppe dell'Onu pattugliano le strade di Goma dopo che nella notte
diverse persone sono state uccise durante saccheggi di negozi e abitazioni. La
città, importante centro commerciale e capitale della regione del Nord-Kivu
(nord-ovest della Repubblica democratica del Congo) al confine col Rwanda, è
nel caos da ieri, sotto l'incalzare dell'offensiva dei ribelli capeggiati da
Laurent Nkunda, che sono arrivati alle porte della città prima di dichiarare
una inaspettata tregua unilaterale. Il leader dei ribelli ha assicurato che
"la missione delle Nazioni Unite (Monuc) non potrà impedirmi di
raggiungere Goma". Ma sono decine di migliaia gli sfollati in fuga verso
Goma, altri 40mila quelli andati a nord, verso il confine ugandese. "Nel
Nord Kivu migliaia di persone sono sfollate per la seconda, terza o perfino
quarta volta - ha dichiarato Julien Harris, Responsabile UNICEF per le
operazioni sul campo nell'est del Congo -. Per donne e bambini le conseguenze
sono devastanti. In tali condizioni, sono alti i rischi di epidemie di colera,
di morbillo e l'aumento dei casi di malnutrizione tra i bambini. Se non ci sarà
una sospensione dei combattimenti, la vita dei bambini e delle loro famiglie
sarà in grave pericolo". Già ad agosto l'Onu aveva stimato che gli
sfollati fossero 250mila. Oggi si parla di quasi due milioni di persone a
rischio. Gli uomini di Nkunda, congolese di etnia Tutsi, guidano da settimane
una nuova offensiva contro le Forze Armate congolesi, e hanno guadagnando
terreno negli ultimi giorni, mentre decine di migliaia di persone fuggivano
verso la città di Goma. Pian piano i ribelli hanno conquistato il parco
nazionale di Virunga e la base militare di Rumangabo, nei pressi del confine
con l'Uganda, costringendo le truppe governative alla ritirata. Impotente
l'Onu, che pure può contare su 17mila uomini della missione Monuc, che ha
inviato parte dei contingenti sul posto nelle ultime ore, e starebbe
considerando la possibilità di utilizzare elicotteri da assalto per costringere
i ribelli a fermare la propria avanzata, come successe lo scorso dicembre. Ufficialmente
il conflitto è fra i miliziani ribelli del Cndp, che affermano di agire per
difendere la comunità tutsi, e le forze governative congolesi, accusate di
collaborare coi miliziani hutu delle Forze democratiche per la liberazione del
Ruanda (Fdlr), presenti nel Nord Kivu dagli anni '90. E il Congo accusa il
Ruanda di armare i ribelli. La crisi ha in realtà radici lontane. La guerra in
Congo (1998-2003) con le sue tragiche conseguenze umanitarie ha ucciso, secondo
stime, circa 5,4 milioni di persone. E oggi si ripresenta drammaticamente. I
ribelli, che pure hanno firmato un'intesa lo scorso gennaio, sono coperti dal
governo ruandese, che non a caso si sta in questi giorni rifiutando di mediare.
Ma a sua volta il presidente ruandese Kagame può contare sull'ombrello della
protezione americana, e oggi parla di "conflitto che riguarda solo i
congolesi". Ecco svelato l'arcano. La guerra che spazza via le popolazioni
e sta costringendo al tracollo il Congo è in realtà il primo passo di una spartizione
territoriale che porterà, secondo gli analisti internazionali, addirittura a
riscrivere i confini dell'intera Africa centrale. Con una inevitabile e
scontata razzia di risorse, dal petrolio al coltan, dall'oro ai diamanti. Tra i
contenziosi c'è anche il disarmo delle migliaia di ex - ribelli Hutu
rifugiatisi nel vicino Congo all'indomani della fine del genocidio ruandese,
nel 1994, che pur previsto in un trattato di pace siglato anni fa a Roma, non è
mai stato realmente attuato. Nkunda si è detto pronto a colloqui diretti con il
governo di Kinshasa sulla sicurezza nella provincia orientale del Nord-Kivu, ma
solo per presentare le sue obiezioni riguardo all'accordo
da 9 miliardi di dollari raggiunto dal governo con la Cina per la
costruzione di infrastrutture in cambio dei diritti di sfruttamento delle
risorse minerarie del paese. Le sue timide aperture delle ultime ore sono però
la testimonianza del giro d'affari che più volte l'Onu ha denunciato, ma mai
affrontato con decisione. Nkunda ha anche rivelato di aver rifiutato
un'offerta da 2,5 milioni di dollari del governo per cessare le ostilità,
sottolineando di non poter abbandonare la sua missione di proteggere il popolo
congolese. Una volta riportata la pace in Congo, Nkunda si dice pronto a
collaborare con il governo, per riformare l'esercito nazionale che definisce
"feccia". Così l'impotenza regna sovrana, il governo congolese accusa
il Ruanda di sostenere Nkunda, mentre Kagame ha più volte minacciato di
invadere la parte orientale del Congo se il disarmo dei miliziani Hutu non
verrà attuato. Nel mezzo è stretta la popolazione, che secondo le accuse di
molte ong, alcune delle quali starebbero anche gradualmente lasciando la zona,
paga anche l'inefficienza della Monuc. L'organizzazione umanitaria Soccorso
cattolico ha infatti denunciato che i caschi blu impediscono a decine di
migliaia di persone, in fuga dai combattimenti, di entrare in città.