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T ARTICOLI DEL 27-30 novembre 2008#TOP
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Articoli
Cina (44)
soru e la battaglia del cemento veltroni: resta a
guidare la sardegna - umberto rosso
( da "Repubblica,
La" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Per i cin cin del centrodestra. Che in fondo però ha poco fa festeggiare. «Siamo pronti al voto» annuncia il capogruppo del Pdl. Ma il candidato, dopo l´approdo di Beppe Pisanu alla guida dell´Antimafia, non ce l´hanno. Il centrosinistra invece sega il suo.
l'occidente
e l'afghanistan - guido rampoldi ( da "Repubblica, La"
del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: rassicurare sia le potenze che hanno vissuto lo sbarco della Nato in Asia centrale come una minacciosa invasione di campo (Iran, Russia, Cina), sia quelle che considerano l´Afghanistan un territorio vitale al proprio interesse strategico (innanzitutto Pakistan e India). Le speranze suscitate nel mondo dalla nuova presidenza americana lasciano qualche spazio ad un prudentissimo ottimismo.
guerra
dei "piccioli" nel clan madonia l'ira di lady mafia per il salario
minimo - alessandra ziniti ( da "Repubblica, La"
del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: da qualche anno come si evince da una conversazione tra Nino Rotolo e Antonino Cinà nella quale il "dottore" diceva che «non gli ha dato più niente a nessuno. E sua madre è disperata perché è dannata». Nessuna assistenza economica, dunque, da parte dell´organizzazione alle famiglie dei capimafia detenuti, arrivate persino a grossi contrasti interni per uno stipendio mensile da 1.
bloccato
un carico di giocattoli cinesi - gabriele isman
( da "Repubblica,
La" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: tutta merce confezionata in Cina con lo sfruttamento dei lavoratori. Il marchio Ce è previsto dalle normative comunitarie, ma nel paese del Sol Levante è utilizzato, con molta ambiguità, per indicare "China export", e le stesse autorità di Bruxelles sono dovute intervenire più volte per spiegare in modo autentico come distinguere il marchio originale da quello asiatico.
simboli
e colori, tutti i buddha del mondo - michela bompani
( da "Repubblica,
La" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: dalla Thailandia alla Cina, fino al Victoria & Albert Museum di Londra. Dal IV secolo d. C. ad oggi. Isolata in una spirale di nero, nell´allestimento, sta una delle opere più preziose: una delle prime "teste" di Buddha, del IV secolo d. C. Arriva dalla regione del Gandhara, tra il Pakistan e l´Afghanistan, proprio dove lavoravano i primi scultori,
sarkozy
incontra il dalai lama la cina annulla il vertice con la ue
( da "Repubblica,
La" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Dalai Lama la Cina annulla il vertice con la Ue BRUXELLES - La Cina ha deciso di rinviare il Vertice annuale con l´Unione europea, previsto lunedì prossimo a Lione, in Francia, in segno di protesta contro la visita del Dalai Lama in alcuni paesi europei, nell´ambito della quale è previsto un incontro tra la guida spirituale del Tibet e il presidente francese e di turno della Ue,
l'america
latina sfida gli usa nell'export verso la cina
( da "Repubblica,
La" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: export verso la Cina Il calo delle pressioni sui prezzi ha creato ampi spazi per agire sulla politica monetaria europea. Questi spazi verranno utilizzati visto il deteriorarsi delle stime economiche Il commercio fra la Cina e l´America latina sta crescendo a un ritmo tre volte più rapido rispetto agli scambi fra gli Stati Uniti e l´America latina.
il
grande vecchio della finanza che salvò reagan dall'inflazione - federico
rampini ( da "Repubblica, La"
del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: sostegno alla crescita nello stesso giorno in cui la Cina taglia i tassi d´interesse. In America il Tesoro e la Federal Reserve hanno messo in campo nuovi finanziamenti all´economia per un valore di 800 miliardi di dollari: stavolta quegli aiuti devono arrivare direttamente ai consumatori e alle piccole imprese, attraverso garanzie sui titoli debitori legati alle carte di credito,
Prime
proteste contro i licenziamenti ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: licenziati dalle fabbriche del Sud della Cina in seguito alla crisi economica hanno dato vita questa settimanaa proteste che in alcuni casi sono sfociate nella violenza.L'altro ieri centinaia di operai ( nella foto) hanno attaccato gli uffici dell'impresa che li ha licenziati e i poliziotti che li proteggevano a Dongguan, nel Guangdong,uno dei centri dell'industria manifatturiera cinese.
Cina,
colpo di scure sui tassi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Il gigante asiatico costretto ad abbandonare una politica monetaria graduale Cina, colpo di scure sui tassi La Banca centrale taglia di 108 punti base: non accadeva da 11 anni Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Preoccupata per la frenata della crescita economica, la Cina decide un maxitaglio del costo del denaro.
Sarkò
vede il Dalai Lama Pechino annulla il vertice
( da "Sole
24 Ore, Il" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: I summit Ue-Cina si svolgono ogni anno alternativamente nel Paese asiatico e in quello che assume al momento la presidenza dell'Unione europea: adesso è di turno la Francia. Questo incontro era importante perché doveva servire a tracciare linee di intervento comuni contro la crisi economico-finanziaria.
A
Prato la Cig non parla il cinese ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: una delle più dinamiche della Cina. Un'altra opzione strategica è il disimpegno dall'Italia e il contestuale investimento in Cina. «Qualche segnale debole - dice Giancarlo Maffei, assessore provinciale di Prato alle Relazioni internazionali dal 1999 al 2004 e oggi consulente che lavora con loro - inizia ad avvertirsi».
Imprese
divise sul dazio ai bulloni ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: introduzione di un dazio da applicare alle società che esportano dalla Cina alcuni tipi di viti e rondelle. Intanto martedì scorso i Paesi membri dell'Unione europea si sono riuniti a Bruxelles per esaminare i ricorsi che sono pervenuti dai vari Stati in merito all'adozione della decisione. L'incontro si è concluso in un nulla di fatto.
In
India importatori al collasso ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: milioni di tonnellate assorbite dalla Cina. «Circa il 30% degli importatori è già fallito», ha detto ieri il manager aggiungendo anche che gran parte dei trader colpiti dalla crisi erano nuovi operatori sprovvisti di un sufficiente supporto finanziario. Per Mardia le banche avrebbero tagliato i cordoni dei finanziamenti alle società alla luce del terremoto che sta colpendo i mercati,
Protocollo
anti-falsi con i cinesi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: in Cina, qualcosa c'è già – ammette Chen Fuli, direttore del Department of treaty & law del ministero del commercio cinese a Guangzhou (Canton) – nella nostra Fiera più grande, che nell'ultima edizione è stata spezzettata in tre diversi edifici, le violazioni riscontrate sono state circa 500.
Polonia,
Sarkozy vedrà il Dalai Lama E Pechino annulla il vertice con la Ue
( da "Avvenire"
del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: vedrà il Dalai Lama E Pechino annulla il vertice con la Ue S DA PARIGI DANIELE ZAPPALÀ i raffreddano di nuovo le relazioni fra Cina ed Unione europea. Pechino ha chiesto ieri il rinvio a tempo indeterminato del vertice previsto lunedì prossimo a Lione sul "partenariato strategico" sino-europeo: un appuntamento annuale a carattere perlopiù economico giunto all'undicesima edizione.
Cina,
la crisi accende il <disordine> sociale
( da "Avvenire"
del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: La Cina fa i conti con la crisi economica mondiale. Una crisi, che non contrastata, può avere effetti devastanti. Perché rischia di travolgere il "patto sociale" che è alla base della crescita della Cina: lo sviluppo vertiginoso come garanzia della stabilità sociale ed economica del Paese.
fare
affari con la cina - lorenzo zoppoli
( da "Repubblica,
La" del 28-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Pagina III - Napoli Il caso Fare affari con la Cina LORENZO ZOPPOLI Mentre nella bella sede di Città della scienza si svolgeva un importante incontro italo-cinese sui sistemi imprenditoriale e universitario, nell´Università di Roma tre era in atto un´inedita giornata di studi dedicata alla Cina e al diritto del lavoro.
preziosi,
condanna anche in appello ( da "Repubblica, La"
del 28-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: aveva condannato a quattro mesi Enrico Preziosi, il figlio Matteo, l´ex presidente del Venezia Franco Dal Cin, l´ex d.g. del Genoa Stefano Capozucca e l´ex d.g. del Venezia Pino Pagliara. Unico assolto Michele Dal Cin. I difensori di Enrico Preziosi hanno annunciato ricorso per Cassazione. Il pm aveva chiesto l´aumento della pena a otto mesi.
la
cina come l'uomo nel caleidoscopio di jia - davide ferrario
( da "Repubblica,
La" del 28-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Torino LA CINA COME L´UOMO NEL CALEIDOSCOPIO DI JIA DAVIDE FERRARIO La Cina non è un paese per vecchi; e Jia Zhang Ke non è un regista per spettatori insofferenti. Il suo è un cinema che gli asceti definiscono «rigoroso», qualcuno meno entusiasta semplicemente lento e monotono (lui è quello di Still Life, vincitore a Venezia nel 2006)
Ignorate
le richieste italiane ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 28-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Europa si presenterebbe sulla scena internazionale, a Stati Uniti, India o Cina con la forse di una posizione compatta immaginaria?». Qualora il vertice Ue fallisse, nessuno, afferma Dowgielewicz, potrà colpevolizzare la Polonia o chiunque perchè «dietro di noi si nascondono in molti e c'è troppa poca flessibilità dai paesi che vogliono l'accordo ».
Reach,
in arrivo le sanzioni ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 28-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: e prodotto in Europa con mille accortezze, viene venduto alla Cina, dalla quale torna in Europa senza alcun controllo come additivo nelle magliette indossate dai bambini. Sono questi alcuni dei prodotti che il regolamento europeo vuole mettere nel mirino. Per il settore auto non è possibile quantificare i costi che comporterà il Reach.
Pressing
francese sul clima ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 28-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Soprattutto se l'America di Obama, Russia, Cina e India dovessero seguire. Il che oggi, complice la crisi, è però meno sicuro di ieri. Annacquamento del piano e ridimensionamento delle sue ambizioni dovrebbe in teoria favorire la posizione dell'Italia che minaccia il veto se non verranno soddisfatte le sue richieste.
Inchieste.
( da "Sole
24 Ore, Il" del 28-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: e rischia la pena di morte In carcere l'uomo più ricco della Cina Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente S cattano le manette ai polsi dell'uomo più ricco della Cina. Huang Guangyu, il proprietario e fondatore di Gome Electricity Appliance, la principale catena cinese di elettrodomestici, è stato arrestato ieri dalla polizia di Pechino.
La
crisi congela le fusioni: 200 miliardi di deal fermi
( da "Sole
24 Ore, Il" del 28-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Il brusco calo della domanda in Cina, il più grande consumatore di materie prime, ha fatto scattare l'allarme tra i vertici di Bhp. I compratori, poi, si sarebbero dovuti sobbarcare 40 miliardi di debiti di Rio Tinto. Nel frattempo il valore dell'operazione si è più che dimezzato, piombando da 140 miliardi a 60.
Un
Paese indifeso contro gli estremisti
( da "Sole
24 Ore, Il" del 28-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Questa percezione la offre di più la Cina. Non solo perché i suoi numeri sono oggettivamente più grandi. Ma anche perché riesce a dare di sè un'idea di compattezza nazionale e omogeneità statuale che l'India democratica dove da più di 30 anni si cambia Governo ad ogni elezione, non riesce a offrire.
lotta,
insulti, mediazioni ma montano non è solo - mattia chiusano roma
( da "Repubblica,
La" del 29-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Bauer per Montano, Mazzoni per Tagliariol: uno in Cina, l´altro in Svizzera. Con una coda di polemiche anche per il maestro dello spadista, un tempo campione geniale e lunatico: il consiglio federale ha premiato di recente due tecnici, Giulio Tomassini (Vezzali, Granbassi) e Domenico Patti (cadetti e giovani).
tagliariol:
"un paese vecchio che umilia i giovani campioni" - emanuela audisio
roma ( da "Repubblica, La"
del 29-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: ora in Cina, perché dà fastidio. Bauer non è diplomatico, fa lavorare e vincere molto, non gli interessano i giochetti federali, ma i risultati. D´accordo, non dà molto ascolto a chi gli vuole imporre decisioni dall´alto. In Italia è stato l´unico a spingere forte su Tarantino, a costringerlo a lavorare tantissimo,
maxi
sequestro alla spezia oltre mille scarpe al cromo
( da "Repubblica,
La" del 29-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: oltre mille scarpe al cromo La fornitura era stata imbarcata in Cina ed era destinata a Vicenza Sequestrato nel porto della Spezia un carico di scarpe ed orecchini fortemente dannoso alla salute, proveniente dalla Cina e diretto al mercato italiano. Lo hanno scoperto i militari della Guardia di finanza insieme ai colleghi delle dogane che hanno intercettato in porto un carico di 1.
l'amico
di mosca torna da fidel - leonardo coen
( da "Repubblica,
La" del 29-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina. Il Bric. Possiamo dimostrare che i nostri progetti sono migliori e che si può far fronte comune negli investimenti". Cuba, in tutto ciò, è in prima fila. "Toda la prensa internacional habla del huracàn econòmico que azota el mundo", gli risponde Fidel, la crisi è come un uragano, assoggetta il mondo,
cina,
giustiziato lo scienziato accusato di spionaggio
( da "Repubblica,
La" del 29-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Uniti Cina, giustiziato lo scienziato accusato di spionaggio Pechino - Ieri mattina le autorità cinesi hanno giustiziato un biochimico accusato di essere una spia di Taiwan. L´esecuzione di Wo Weihan, cittadino cinese di 59 anni, è stata duramente criticata sia da Unione europea che dagli Stati Uniti, che avevano chiesto a Pechino di risparmiare la vita dello scienziato e uomo d´
LOTTA
ALL'AIDS CONTRO IL SILENZIO E L'INERZIA POLITICA
( da "Unita,
L'" del 29-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, India e Brasile, consentirebbe l'abbattimento dei costi delle terapie antiretrovirali anche del 90 per cento. Infine c'è l'altrettanto annosa questione dei fondi destinati alla cooperazione allo sviluppo. Secondo le ultime stime basterebbero 42 miliardi di dollari da qui al 2010 per garantire l'accesso universale alle cure antiretrovirali ma i Paesi ricchi fanno orecchie da
Arma
elettorale per i nazionalisti hindu
( da "Sole
24 Ore, Il" del 29-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: rivoltare la Cina maoista come un calzino riducendo solo al silenzio la Banda dei Quattro. Da Indira Gandhi in poi, tutti i primi ministri indiani hanno dovuto convincere e deludere il più grande elettorato del mondo. ugo.tramballi@ilsole24ore.com STRADA IN DISCESA L'opposizione userà il tema del radicalismo e della minaccia islamica per mettere alle corde il partito della Gandhi
BUSINESS
A RISCHIO ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 29-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Indocina e la Cina meridionale Le concentrazioni industriali Alcune lentezze di Bangkok svaniscono all'interno dei 37 parchi industriali sorti in tutto il Paese. Gestiti da colossi del real estate thailandese come Amatae Hemaraj ospitano gruppi grandi e piccoli, asiatici e occidentali: dalla giapponese Toyota alla britannica Triumph Motorcycles,
Milano-Hannover:
patto per l'India ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 29-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Dopo l'intesa in Cina, le due società hanno deciso di puntare sull'India. L'operazione prevede da parte di Fiera Milano un investimento di 1,5 milioni di euro, di cui 950mila euro impegnati immediatamente, il resto versato in cinque quote annuali in funzione dei risultati conseguiti.
Meno
caro l'acciaio di Baosteel ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 29-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: globale e dal forte rallentamento che stanno accusando in Cina settori chiave come quelli dell'edilizia e delle costruzioni. Per la società – di cui Deng Xiaoping favorì la nascita nel 1978 per contrastare la forza contrattuale del colosso giapponese Nippon Steel – l'anno prossimo rischia di essere il peggiore mai vissuto, con una previsione di flessioni nella produzione,
Torna
l'interesse verso l'uranio ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 29-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Strutture localizzate soprattutto in Cina, Corea del Sud, Giappone e Russia, mentre 60 nuovi impianti sono in programmazione nei prossimi 15 anni. Solo l'India intende attivare 20 nuovi reattori entro il 2023. Numeri che fanno intuire come la domanda di uranio sia destinata ad aumentare.
il
nuovo stile populista di giulio "descamisado" contro i poteri forti -
roberto mania ( da "Repubblica, La"
del 30-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, si sa. E allora, venerdì mattina, Giulio Tremonti, al suo terzo mandato ministeriale, cambia look, rompe gli indugi e, probabilmente, anche l´antica timidezza. Dopo la rapidissima approvazione del decreto anti-crisi, scende nella sala stampa di Palazzo Chigi e accanto al premier, lo stesso Silvio Berlusconi che prima delle foto ufficiali si cura di sistemare alla giusta lunghezza
la
leggenda vera dei mercanti di capelli - paolo rumiz
( da "Repubblica,
La" del 30-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: la manodopera sottopagata non stava in Cina ma in patria. Erano le donne e i bambini della Maira che sgobbavano sulla materia prima. Franco Baudino, cultore di storia locale, se le ricorda ancora la mamma e la nonna che lo cercavano da tutte le parti per chiamarlo a "s´ciarpir", districare quei peli infernali sporchi e pressati nei sacchi dopo mesi di raccolta.
marconigomma,
altri sei avvisi - luigi spezia ( da "Repubblica, La"
del 30-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: una società con sede in Cina. Per ora, però, la Procura non rileva elementi per delineare una «provata causalità», dopo che ha anche comparato il modo di operare della Arnaud con quello di altre società che trattano prodotti analoghi. Sull´uso in generale del polimero in questione, comunque, per gli inquirenti non si configura una situazione di pericolo.
suoni,
colori e performance vernissage di compleanno - miriam cristaldi
( da "Repubblica,
La" del 30-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: linguaggi con paesi emergenti come la Cina. Mai come oggi, infatti, questo paese del Sol Levante ha guadagnato così ampi spazi nelle esposizioni internazionali del mondo intero. Sono di fatto trascorsi tre decenni da quando Renata Ramondo Leopizzi, la capostipite, ha aperto (in sordina) la galleria d´arte Ellequadro in Via Assarotti, fruibile come luogo d´incontro e diffusione dell´
una
passione di famiglia da picasso a henry moore - bettina bush
( da "Repubblica,
La" del 30-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: in Cina, a Shanghai, portato da Tiziana Leopizzi, e naturalmente da Renata, che nonostante gli anni non si tira indietro davanti a niente, ricordando che per loro il tempo non esiste, o meglio esiste soprattutto il presente con la sua arte, come per confermare le parole di Picasso: "se un´opera d´arte non vive sempre nel presente non è interessante"
Paura
amianto al liceo di Cine- città, domani l'ispezione
( da "Unita,
L'" del 30-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
Paura amianto
al liceo di Cine- città, domani l'ispezione Il pavimento della biblioteca si
sgretola; dalla scuola: «Non vogliamo che ci scappi il morto» SEGUE A P
<Afsaneh
è un'adultera: a morte per lapidazione>
( da "Avvenire"
del 30-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: dati che collocano comunque Teheran con Cina e Arabia Saudita fra i primi tre "Stati Caino" del mondo. Una pratica contraria al diritto umanitario, ma che nasconde aspetti di crudeltà forse ancora più agghiaccianti della lapidazione: solo dall'ottobre scorso sarebbe proibita l'esecuzione di minori colpevoli di reati di droga mentre sarebbe mantenuta per i colpevoli di omicidio.
( da "Repubblica,
La" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 17 - Interni Soru e la
battaglia del cemento Veltroni: resta a guidare la Sardegna Dopo le dimissioni di
martedì, bagarre nel centrosinistra. L´area di Cabras vuol impedire il
mandato-bis del governatore UMBERTO ROSSO DAL NOSTRO INVIATO CAGLIARI - Ancora
brindano, nel centrodestra. Calici colmi (quasi) di cannonau e bicchieri di
mirto. Che regalo, come piovute dal cielo le dimissioni di Renato Soru
pugnalato da metà del Pd sardo. Il day after è, se possibile, peggio della
notte del golpe quando le urla fra il presidente e il capo della commissione
ambiente Pirisi, deciso a votar contro la nuova legge urbanistica, rintronavano
per tutto il palazzo della Regione. Volano gli stracci fra lealisti e ribelli
della (ex) giunta guidata dal patron di Tiscali. Veleno puro. Lo schema, che
circola in queste ore nei due opposti quartier generali, è questo qui. Soru rotola
dalla poltrona per aver protetto e difeso mare, coste, calette bianche
dell´isola, punito dai ras del cemento attraverso le talpe annidate nella
stessa maggioranza. Macchè. Soru ha calcolato tutto, ha cercato il pretesto per
far platealmente saltare il tavolo, spiazzare gli avversari interni e indossare
i panni della vittima della congiura della casta. Così, quella di Maurizio
Migliavacca, spedito da Walter Veltroni a Cagliari, dove incontra nel
pomeriggio il presidente dimissionario, appare allo stato dell´arte una
missione impossibile. I margini per ricucire sono strettissimi, le elezioni
anticipate a febbraio sembrano dietro l´angolo. Beppe Fioroni, il capo
dell´organizzazione al Nazareno, spiega che si lavora ad una ricomposizione
delle ferite. Ma Antonello Soro, il capogruppo del Pd alla Camera, grande
sponsor del capo della giunta sarda, ammette: si cammina su un filo
sottilissimo. «Se ad un certo punto ti viene impedito di andare avanti sulla
strada della coerenza, beh, fai benissimo a dimetterti. Al suo posto, avrei
fatto la stessa cosa. Sarà, ma mi ricorda tanto la vicenda del ministro
Fiorentino Sullo, impallinato perché voleva la legge sui suoli». Ma lui,
l´imprenditore che ha fatto sognare la sua terra staccando il biglietto di
ritorno Milano-Cagliari, il Berlusca del centrosinistra, che fa? Ci ripensa,
resta, torna in sella entro i trenta fatidici giorni? Il presidente
dimissionario ne ha parlato ieri al telefono, a lungo, con i suoi amici
politici che a Roma fanno il tifo per lui. Con Veltroni, tanto per cominciare,
che lo ha voluto prima al Lingotto (era, quello, il congresso dei Ds, nel
2000), e poi candidato in Sardegna. «Vai avanti», lo ha incoraggiato il leader
del partito. Con Soru a spiegare che, nonostante quelli che considera dei veri e
proprio agguati, non ha alcuna intenzione di mollare la politica.
L´appuntamento però è per il prossimo turno, sarà di nuovo in campo per la
corsa a governatore, però ora troppo profonde sono le ferite per ripartire,
rimettere insieme i cocci della giunta. Ampia e articolata la pattuglia dei
contras. Con una regìa, attribuita ad Antonello Cabras, senatore pd ed ex
segretario regionale del partito, poltrona soffiata a Soru nelle primarie ma
poi abbandonata proprio in polemica con l´editore dell´Unità. Da quel momento,
un duello senza esclusioni di colpi. Nel mirino, il presidente-Mugabe, il
decisionista che salta partiti e segreterie. Con l´ambizione, per niente
velata, di mandare all´aria un eventuale secondo mandato. Occasione che, adesso
che la giunta è caduta, gli amici di Cabras non hanno intenzione di lasciarsi
sfuggire. Ai ribelli ds si sono uniti anche alcuni consiglieri ex Margherita,
socialisti, un esponente dipietrista. E il cartello lo ha messo in minoranza,
nella nottata dei lunghi coltelli. Per i cin cin del
centrodestra. Che in fondo però ha poco fa festeggiare. «Siamo pronti al voto»
annuncia il capogruppo del Pdl. Ma il candidato, dopo l´approdo di Beppe Pisanu
alla guida dell´Antimafia, non ce l´hanno. Il centrosinistra invece sega il
suo. Paradossi sardi. Dove quello che fu il laboratorio della politica
nazionale, oggi s´avvita e s´incarta.
( da "Repubblica,
La" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 38 - Commenti L´occidente e
l´afghanistan GUIDO RAMPOLDI Anche se non leggono gli editoriali del New York
Times il mullah Omar e i suoi soci di al-Qaeda devono aver intuito che l´insistenza
di molti europei sulla necessità di negoziare un armistizio con i Taliban
rivela un´ansia di disimpegnarsi da un conflitto considerato ormai troppo
rischioso, se non già perso («Temiamo che alcuni membri della Nato - ha scritto
la settimana scorsa il giornale americano ? siano così smaniosi di ritirare le
truppe che vorrebbero svendere il futuro dell´Afghanistan»). Ma per buona
fortuna delle ragazze afgane, le cui speranze minime sarebbero sacrificate sul
tavolo negoziale, ai Taliban quel commercio non sembra interessare. Ai loro
occhi gli occidentali somigliano a «quei malati che nel delirio fanno cose
strane e buffe: una volta proclamano la nostra sconfitta e un´altra parlano di
negoziati e di riconciliazione, una volta accusano i nostri vicini (il
Pakistan) di interferire negli affari interni dell´Afghanistan e un´altra
tengono riunioni congiunte con quelli» (così al Emarah, l´Emirato, sito
ufficiale di Mullah Omar). Va da sé che con un nemico così frastornato e
incoerente non si tratta; piuttosto, lo si combatte fino alla sua ineluttabile
capitolazione. Tanto più se quello ammette, nello stile esplicito inaugurato
dal comando britannico, che «la vittoria militare è impossibile». E´
impossibile anche ai Taliban. Ma nei conflitti asimmetrici il concetto di
?vittoria´ è relativo. Nello scontro con un esercito regolare, una guerriglia
vince se riesce ad evitare la sconfitta fin quando il costo umano ed economico
non induca il nemico a cedere. E questo risultato non è più precluso ai
Taliban, come confermano sia lo scoramento che ormai pervade il campo
occidentale, sia i segnali che arrivano dal terreno. In questo autunno per la
prima volta la guerriglia è riuscita a minacciare la strada del Kyber pass, la
principale e di fatto quasi unica via di approvvigionamento logistico dei
contingenti Nato. E nell´anno che sta per concludersi le perdite subite dalle
truppe occidentali sono state le più alte dal loro arrivo in Afghanistan. A
queste avversità europei e americani rispondono in vario modo. Alcuni confidano
nel negoziato con «i Taliban moderati» apparsi in sogno anche al nostro
ministro della Difesa, altri nell´arrivo di altri 20mila soldati promesso da
Obama; non molti, infine, cercano di dare un contenuto coerente al
Comprehensive approach, Approccio globale, il nuovo metodo. Prevede che gli
occidentali non confidino più unicamente nello strumento militare, ma
organizzino un complesso di interventi diplomatici, politici e umanitari. Nelle
parole del nuovo capo delle Forze armate statunitensi, il generale David
Petraeus, «l´antiterrorismo è la parte minore, il resto sono consigli tribali,
programmi di sviluppo, sforzi di riconciliazione con quella parte dei Taliban
che non sono il nucleo duro, e lavoro diplomatico con i Paesi vicini». La
teoria è saggia e sia pure con molto ritardo, accoglie molte tra le proposte
avanzate da alcuni europei, inclusi gli italiani. Ma quando si passa alla
progettazione pratica, ciascuna di quelle formule si complica. ?Lavoro
diplomatico´, per esempio. Grossomodo vuol dire: coinvolgere e rassicurare sia le potenze che hanno vissuto lo sbarco della Nato
in Asia centrale come una minacciosa invasione di campo (Iran, Russia, Cina), sia quelle che considerano l´Afghanistan un territorio vitale
al proprio interesse strategico (innanzitutto Pakistan e India). Le speranze
suscitate nel mondo dalla nuova presidenza americana lasciano qualche spazio ad
un prudentissimo ottimismo. E i Taliban a Kabul non li vuole nessuno. Ma
a tanti, a troppi, non dispiace affatto che la Nato continui a sanguinare in
Afghanistan, di modo che si penta amaramente di essersi estroflessa al di fuori
dei confini europei e abbandoni per sempre la velleità di rappresentare
un´alleanza a dimensione globale. Avviare verso una qualche stabilità una
regione da secoli tra le più caotiche, ora per giunta attraversata dalle rotte
del petrolio, può apparire perfino più agevole che isolare e dividere la
guerriglia. Il generale Petraeus ripete di confidare nella «riconciliazione»,
formula pudica che alle orecchie della casta guerriera afgana suona come la
promessa di una generosa campagna-acquisti: si tratterebbe di acquisire settori
periferici della guerriglia. Il metodo è già stato sperimentato con successo
apparente dai non pochi contingenti Nato che da tempo, e con la massima
discrezione, pagano in dollari o in aiuti la neutralità di tribù e di
comandanti un tempo nemici. Ma le controindicazioni sono enormi. I codici
militari afgani considerano del tutto normale il tradimento della parola data:
insomma la «riconciliazione» è revocabile e il «riconciliato» può spararti
nella schiena, se si convince che gli conviene tornare dai Taliban. Inoltre il
messaggio inviato alla popolazione è pessimo, giacchè i «riconciliati»
ottengono dalla Nato non solo il perdono per i crimini passati, ma di fatto
anche l´autorizzazione a continuare a vessare gli inermi. Infine muoversi nel
sensibilissimo reticolo delle relazioni tribali è assai pericoloso, come
ricorda il generale Mc Kiernan, comandante Usa in Afghanistan: «Per ogni tribù
o clan che avvantaggi, c´è una tribù o un clan che stai svantaggiando. E loro
lo sanno, mentre tu forse lo ignori». Ma soprattutto, resta indeterminato come
il Comprehensive approach intenda risolvere le questioni cruciali che da anni
dividono gli occidentali. Questi danno vita a due missioni parallele ?
l´americana Enduring freedom e l´Isaf a guida Nato ? difformi per finalità e
per metodi. Anche a causa di tale sdoppiamento il tasso di litigiosità è alto.
I comandi americano e britannico sono da tempo ai ferri corti. Secondo gli
americani la Nato non ha denti, secondo gli europei gli americani non hanno
cervello. Gli americani, perfino quando operano sotto comando Nato, si
attengono a regole d´ingaggio proprie: per esempio, possono richiedere
l´intervento dell´aviazione anche se può provocare vittime tra la popolazione
afgana. A sua volta la missione a guida Nato è una babele di 41 contingenti,
parecchi dei quali si sottraggono all´impiego in zone pericolose in virtù di 70
caveat, o deroghe ad hoc. Così gli uni consegnano villaggi e tribù ai Taliban
con bombardamenti scriteriati, gli altri con la loro volontà di evitare rischi.
Gli americani sono divisi perfino al loro interno, con risultati paradossali.
Cinque mesi fa un fiduciario della Casa Bianca girava l´Europa lamentando che
la Nato rifiutasse di sradicare i campi di papavero da oppio; negli stessi
giorni corrispondenze apparse sulla stampa americana raccontavano della cura
che mettono i soldati statunitensi nell´evitare di danneggiare le coltivazioni
di papavero per non suscitare rivolte contadine. Sradicare, ignorare? Se ne
discute da anni senza gran costrutto. Incapaci di sanare le proprie divisioni
interne, gli occidentali riusciranno a dividere il nucleo duro dei Taliban? Per
quanto i sauditi si stiano applicando, è molto dubbio che riescano. Al momento
pare altrettanto improbabile, ma in futuro non impossibile, che siano i Taliban
ad attrarre parte dello schieramento nemico, e cioè quel segmento dell´Alleanza
del nord già ora disponibile a sganciarsi dagli occidentali per negoziare con
il mullah Omar una sorta di patto afgano. Propone quella trattativa il tagico
Rabbani, che all´inizio degli anni Novanta, quando era presidente della
Repubblica, accolse in Afghanistan gli arabi oggi con al Qaeda. Ex mujahid al
tempo della guerra santa contro l´Armata rossa, Rabbani ricorda bene come finì,
nel 1991, il regime filo-sovietico: si squagliò quando una parte del suo
esercito, fiutato il vento, si accordò in segreto con la guerriglia. La storia
non si ripeterà, ma quanto più gli occidentali tradiranno il loro scoramento,
tanto più gli alleati afgani della Nato si chiederanno se convenga restare
dalla parte di chi ormai cerca soltanto una formula dignitosa per
disimpegnarsi. Non meno autolesionista sarebbe per gli occidentali illudersi
che basti aumentare le truppe per prevalere sul caos afgano. Servono soluzioni
innovative, molto innovative. Senza le quali, prendiamone finalmente atto,
l´Occidente è destinato ad una clamorosa disfatta.
( da "Repubblica,
La" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina V - Palermo Le disposizioni I
contrasti tra Mariangela Di Trapani con il cognato per lo stipendio mensile
versato dalla cassa di famiglia Guerra dei "piccioli" nel clan
Madonia l´ira di Lady Mafia per il salario minimo La donna al gestore del bar
Sofia Qui Aldo deve pagare ogni cosa ALESSANDRA ZINITI Lamentavano di fare la
fame ma avrebbero un patrimonio occulto di centinaia di milioni di euro, solo
in parte individuati dagli investigatori a caccia dei patrimoni dei boss. Con
tutti gli uomini del clan in carcere, a parte Aldo, la famiglia Madonia negli
ultimi anni non sarebbe stata trattata "a dovere" nella distribuzione
dei proventi illeciti di Cosa nostra, a cominciare dalle estorsioni,
assolutamente a tappeto nel territorio di Resuttana-San Lorenzo. Uno schiaffo
non da poco per un clan antesignano nella gestione del
"libro-mastro", come quello che nei primi anni Novanta rivelò la
prima mappa del pizzo a Palermo e portò all´omicidio di Libero Grassi, l´unico
che aveva osato dire no. Nell´operazione Rebus che due giorni fa ha portato al
fermo di cinque persone, tra cui Aldo Madonia e Mariangela Di Trapani, moglie
di Salvino Madonia (indicata come una vera e propria donna-boss), i magistrati
hanno disposto il sequestro di beni per quindici milioni di euro, tra cui il
bar Sofia. Ma delle presunte "difficoltà economiche del clan" i
vertici di Cosa nostra erano al corrente già da qualche
anno come si evince da una conversazione tra Nino Rotolo e Antonino Cinà nella
quale il "dottore" diceva che «non gli ha dato più niente a nessuno.
E sua madre è disperata perché è dannata». Nessuna assistenza economica,
dunque, da parte dell´organizzazione alle famiglie dei capimafia detenuti,
arrivate persino a grossi contrasti interni per uno stipendio mensile da 1.700
euro. Ma Rotolo non credeva affatto a questa improvvisa povertà e a Cinà
diceva: «Nino, vedi che qua si parla di centinaia di miliardi. Non ci credere a
queste balle». Messi al sicuro e probabilmente a lungo indisponibili vista la
pressione degli investigatori i beni di famiglia, la cassa "continua"
del clan Madonia andava avanti con la gestione di alcune attività. Come ad
esempio il bar Sofia, di fronte all´ospedale, ora finito sotto sequestro, che -
secondo gli inquirenti - avrebbe cambiato tutta una serie di gestori, tutti
naturalmente ritenuti prestanome del clan. Il bar, per la verità, almeno stando
alle lamentele di Mariangela Di Trapani con il marito Salvino, non è che
rendesse poi tanto. Durante la gestione di Giampaolo Campo, ad esempio, la Di
Trapani pretendeva un incasso di seicento euro a settimana. «Vado là e gli
faccio una discussione, li caccio via», diceva al marito preoccupato pure che i
gestori lucrassero sul reale volume d´affari del bar. Che il bar Sofia sia di
Salvino Madonia lo conferma un´altra intercettazione nella quale Mariangela, in
quel periodo ai ferri corti con il cognato, ordina al gestore di non offrire
nulla ad Aldo. «Non è che tu ci dici, tieni, mangia, non deve esistere, pure un
euro, perché quello a me pure le medicine mi fa pagare». La Di Trapani, così
come gli altri fermati dell´operazione Rebus, sarà interrogata oggi dal gip
Fabio Licata che dovrà decidere se tramutare in arresti i fermi disposti dalla
Dda.
( da "Repubblica,
La" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina VI - Palermo Bloccato un
carico di giocattoli cinesi Sotto sequestro al porto un tir con 20 mila
articoli destinati a 8 negozi I prodotti privi del marchio Ce La Finanza: merce
che può risultare pericolosa GABRIELE ISMAN Un camion zeppo di luci natalizie,
giocattoli, addobbi tutti made in China: alcuni avevano il marchio Ce, comunità
europea, contraffatto, mentre alcuni erano del tutto privi del contrassegno
obbligatorio per legge. I 21.580 articoli natalizi sono così stati sequestrati
e sono scattate anche le denunce. è successo lunedì mattina al porto: la
Guardia di finanza, assieme a funzionari dell´Agenzia delle dogane, ha
perquisito l´autoarticolato appena sbarcato da Napoli. Sul mezzo vi erano i
21.580 articoli, che erano destinati a otto cinesi titolari di vari negozi a
Palermo. I cittadini asiatici sono stati denunciati per le lucine, i
giocattoli, gli apparecchi elettronici, gli addobbi natalizi: tutta merce confezionata in Cina con lo
sfruttamento dei lavoratori. Il marchio Ce è previsto dalle normative
comunitarie, ma nel paese del Sol Levante è utilizzato, con molta ambiguità,
per indicare "China export", e le stesse autorità di Bruxelles sono
dovute intervenire più volte per spiegare in modo autentico come distinguere il
marchio originale da quello asiatico. Una vera guerra commerciale
combattuta a colpi di contrassegni. A insospettire i finanzieri lunedì scorso
al porto è stato l´atteggiamento dell´autista italiano, che è apparso molto
nervoso prima ancora che avesse inizio la perquisizione del suo autoarticolato.
A quel punto gli accertamenti si sono fatti più stringenti: mentre i finanzieri
controllavano la merce, l´autista non ha potuto dimostrare né che il marchio Ce
- per quelli articoli che lo presentavano, seppur contraffatto - fosse
autentico né la documentazione contabile-amministrativa per garantire che la
merce non fosse illegalmente importata. Per l´autista è stato impossibile anche
dimostrare il rispetto dei diritti doganali sul carico che aveva trasportato da
Napoli a Palermo. E così è scattato il sequestro: nell´autoarticolato vi erano
anche apparecchiature informatiche e piccoli elettrodomestici, oltre a
giocattoli che, presumibilmente, dovevano arricchire gli scaffali dei negozi
degli otto denunciati per il Natale: merce venduta a basso costo perché molto
ridotto è il prezzo della manodopera in Cina con lo
stravolgimento delle regole della concorrenza. Senza dimenticare i rischi per i
componenti poco affidabili che spesso vengono utilizzati per questo tipo di
apparecchiature. I commercianti e l´autista sono stati segnalati alla Procura
per commercio di beni con falsa marchiatura Ce e per l´ipotesi di contrabbando.
«Con l´avvicinarsi del Natale questi arrivi aumentano. Accade ogni anno - dice
il generale Carlo Ricozzi, comandante provinciale della Guardia di finanza - e
anche per questo, con l´avvicinarsi delle feste, la nostra vigilanza si fa più
stringente e pervasiva anche al porto. Non vi sono soltanto illeciti di natura
fiscale, ma anche, nel caso dei giocattoli privi del marchio Ce, di reali
pericoli per la salute dei bambini. Un altro bene da tutelare».
( da "Repubblica,
La" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XVIII - Genova Il
"risvegliato" Simboli e colori, tutti i Buddha del mondo A Palazzo
Ducale prima esposizione mai organizzata in Italia sull´origine e la
codificazione della immagine della divinità Sculture, dipinti, documenti, libri
in rame ma pure installazioni e video dal mondo Un eccezionale documento
filmato sulla distruzione delle statue di Bamyan MICHELA BOMPANI
L´intercultura, venti secoli fa. Per dare un´immagine al Buddha, nel I secolo
dopo Cristo, una gruppo di scultori afghani di origine ellenistica riprese
l´immagine del dio Apollo. Gli occhi allungati, i capelli raccolti all´apice
della testa, i panneggi, le proporzioni perfette: le conoscenze tecniche e un
modello iconografico della formidabile scuola di scultura occidentale
sbalzarono uno dei cardini della cultura orientale. è "Imago Buddha"
a rivelare tutto questo, la prima mostra mai organizzata in Italia,
sull´origine, la trasformazione e la codificazione dell´immagine del Buddha. A
Palazzo Ducale, nella Loggia degli Abati, aprirà sabato alle 17.30 (ingresso
gratuito, fino al 18 gennaio 2009). Organizzata e curata dal Celso, istituto di
Studi orientali - Dipartimento di studi asiatici di Genova, diretto da Alberto
De Simone ed Emanuela Patella, con la Fondazione per la Cultura presieduta da
Luca Borzani, "Imago Buddha" raccoglie sculture, dipinti, documenti,
libri in rame, ma anche video e installazioni provenienti da musei, centri di
studio e collezioni private di tutto il mondo, dall´Afghanistan al Pakistan, dalla Thailandia alla Cina, fino al
Victoria & Albert Museum di Londra. Dal IV secolo d. C. ad oggi. Isolata in
una spirale di nero, nell´allestimento, sta una delle opere più preziose: una
delle prime "teste" di Buddha, del IV secolo d. C. Arriva dalla
regione del Gandhara, tra il Pakistan e l´Afghanistan, proprio dove lavoravano
i primi scultori, discendenti di alcuni coloni ellenistici, che si
occuparono di dare forma antropomorfa al concetto di Buddha, la potenzialità.
E´ ancora un ibrido, molto vicina all´iconografia di Apollo, sulla testa - in
pietra coperta di stucco e colorata, proprio come accadeva alle sculture ellenistiche
- porta i capelli raccolti. «I monaci avevano i capelli rasati e nessuno aveva
i capelli lunghi - spiega Alberto De Simone - allora lentamente quella che era
una caratteristica del dio greco diventò uno dei simboli di Buddha, la
protuberanza cranica, indizio di illuminazione». Così come le tre pieghe sul
collo, le orecchie dai lobi lunghissimi, e il terzo occhio al centro della
fronte. «Queste caratteristiche però appartengono alla codificazione finale
dell´immagine di Buddha, che si conclude intorno alla metà del IV secolo -
spiega ancora De Simone - all´origine, intorno al I secolo a. C. si lavorò
dapprima ad una rappresentazione aniconica, attraverso simboli, come la ruota,
le impronte dei piedi vuote, il fiore di loto. Solo dal I secolo d. C. fu
incaricato questo gruppo di eccellenti scultori, di origine ellenistica, di
occuparsi di trovare un corpo per rappresentare Buddha». In un ulteriore
passaggio, proprio all´inizio del quarto secolo d. C., si cominciano a
codificare le posture e i gesti simbolici come l´atteggiamento delle mani o del
corpo, tessendo un complesso canone di simboli che, da allora, non cambierà mai
più. Nella seconda sala, si trova un documento eccezionale: il filmato, girato
da un giornalista afghano travestito da talebano, della distruzione dei grandi
Buddha di Bamyan, nel 2001. Lancinante la perdita delle grandi sculture, ancor
più perché proprio a Bamyan - una grande oasi alla fine della via della Seta -
nacque l´immagine di Buddha definitivamente codificata. Una sala è dedicata ad
un giardino Zen, dove si può sostare: «E´ anch´esso una rappresentazione del
Buddha - indica De Simone - soltanto il linguaggio è differente. I più bei
giardini zen del mondo, come il Koto-in giapponese, risalgono al XVI secolo: fa
parte della meditazione dei monaci, occuparsi del giardino». Dalla prossima
settimana, il Celso ha organizzato un fitto calendario di attività collaterali
alla mostra, dai seminari ai laboratori. «Genova, in questo periodo, ha tre
occasioni reali, e non appiattite dall´omologazione, per misurarsi con alcune
radici culturali dell´Oriente - spiega Luca Borzani - questa mostra indica un
importante percorso scaturito dal meticciato culturale, tra mondo ellenistico e
orientale».
( da "Repubblica,
La" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 23 - Esteri Bruxelles
Sarkozy incontra il Dalai Lama la Cina annulla il
vertice con la Ue BRUXELLES - La Cina ha deciso di
rinviare il Vertice annuale con l´Unione europea, previsto lunedì prossimo a
Lione, in Francia, in segno di protesta contro la visita del Dalai Lama in
alcuni paesi europei, nell´ambito della quale è previsto un incontro tra la
guida spirituale del Tibet e il presidente francese e di turno della Ue,
Nicolas Sarkozy. «Il presidente è libero di decidere la sua propria agenda», ha
replicato il portavoce di Sarkozy, Luc Chatel. Il nuovo caso diplomatico tra
l´Europa e la Cina si aggiunge alle polemiche estive
sulla proposta di boicottaggio della cerimonia di apertura delle Olimpiadi, che
era stata sostenuta dalla Francia per protestare contro la repressione cinese
in Tibet. Lo schiaffo di Pechino è stato preceduto da diverse messe in guardia,
l´ultima delle quali il 20 novembre scorso.
( da "Repubblica,
La" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 33 - Economia Global market
L´America Latina sfida gli Usa nell´export verso la Cina Il calo delle pressioni sui prezzi ha creato ampi spazi per
agire sulla politica monetaria europea. Questi spazi verranno utilizzati visto
il deteriorarsi delle stime economiche Il commercio fra la Cina e l´America latina sta crescendo a un ritmo tre volte più rapido
rispetto agli scambi fra gli Stati Uniti e l´America latina. Il dato,
emerso durante il vertice dell´Apec (associazione Asia-Pacifico) che si è tenuto
a Lima in Perù, rivela che la Repubblica Popolare continua a rafforzare la sua
influenza economica e finanziaria in aree che un tempo erano saldamente
egemonizzate dagli Stati Uniti. Il commercio estero degli Stati Uniti con
l´insieme dei paesi latinoamericani ha raggiunto un valore di 488,8 miliardi di
dollari nei primi nove mesi del
( da "Repubblica,
La" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 13 - Esteri Il grande vecchio
della finanza che salvò Reagan dall´inflazione A 81 anni chiamato per
"fornire idee fresche" è consigliere di Obama da più di un anno,
quando la vittoria pareva impossibile Lasciata la banca centrale prese le
distanze dal suo successore, Alan Greenspan FEDERICO RAMPINI Un grande vecchio
per un giovane presidente. L´anti-Greenspan viene richiamato in trincea a
riparare i guasti della malafinanza. Il fondatore della Trilaterale torna in
servizio attivo per curare le ferite nella credibilità dell´establishment
americano. Gigante non solo metaforicamente (è alto due metri), Paul Volcker
ieri è entrato a far parte del Dream Team economico di Obama. In un crescendo
di decisionismo - tre conferenze stampa sull´economia in tre giorni - il
neopresidente ha completato una squadra di consiglieri economici eccezionale.
Il padre nobile è proprio Volcker: 81 anni contro i 47 di Timothy Geithner, il
futuro segretario al Tesoro. Come Geithner, è alla banca centrale che Volcker
si conquistò i suoi galloni. Fu nominato al vertice della Federal Reserve dal
presidente democratico Jimmy Carter il 6 agosto
( da "Sole
24 Ore, Il" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data:
2008-11-27 - pag: 11 autore: Prime proteste contro i licenziamenti Migliaia di
operai licenziati dalle fabbriche del Sud della Cina in seguito alla crisi economica hanno dato vita questa
settimanaa proteste che in alcuni casi sono sfociate nella violenza.L'altro
ieri centinaia di operai ( nella foto) hanno attaccato gli uffici dell'impresa
che li ha licenziati e i poliziotti che li proteggevano a Dongguan, nel
Guangdong,uno dei centri dell'industria manifatturiera cinese.
( da "Sole
24 Ore, Il" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data:
2008-11-27 - pag: 11 autore: Misure anticrisi. Il gigante
asiatico costretto ad abbandonare una politica monetaria graduale Cina, colpo di scure sui tassi La Banca centrale taglia di 108 punti
base: non accadeva da 11 anni Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro
corrispondente Preoccupata per la frenata della crescita economica, la Cina decide un maxitaglio del costo del denaro. Ieri sera,
subito dopo la chiusura dei mercati, la People's Bank of China ha annunciato
una riduzione dei tassi d'interesse di 108 punti base. A partire da oggi, il
tasso di riferimento a un anno sui prestiti bancari scende dal 6,66 al 5,58 per
cento, mentre quello sui depositi cala dal 3,6 al 2,52 per cento.
Contestualmente, la banca centrale cinese ha ridotto di 100 punti base la
riserva obbligatoria per le grandi banche di Stato, e di 200 punti base quella
per tutti gli altri istituti di credito. è la quarta volta nel giro di soli due
mesi che Pechino allenta i cordoni del credito. Rispettando una tradizione
ormai consolidata, la Pboc non si è mossa come fanno solitamente le altre
banche centrali lavorando sul quarto di punto, ma sui 27 punti base. è questa
l'unità di misura utilizzata da Pechino per rivedere al rialzo o al ribasso i
tassi d'interesse. Il 27 moltiplicato per 4 fa 108, cioè l'ammontare totale dei
punti base in meno che, da oggi, i cinesi pagheranno sui prestiti accesi presso
le banche e riceveranno come remunerazione dei loro conto correnti. Insomma,
questa volta a differenza del passato, i timonieri della moneta cinese hanno
deciso di non usare le mezze misure. Era dall'ottobre del
( da "Sole
24 Ore, Il" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data:
2008-11-27 - pag: 11 autore: Il Governo cinese cancella il summit di lunedì
prossimo con la Ue Sarkò vede il Dalai Lama Pechino annulla il vertice PARIGI
Quando in agosto, proprio durante i Giochi Olimpici, il Dalai Lama venne in
visita in Francia, fu un vero tormentone: Nicolas Sarkozy lo incontrerà o no?
Alla fine il presidente francese si astenne e mandò la sposa Carla Bruni ad
abbracciare il capo spirituale dei tibetani. Il prossimo 6 dicembre, invece,
Sarkozy ha deciso di incontrare il Dalai Lama, in Polonia. E la reazione dei
cinesi non si è fatta attendere. Ieri hanno annullato un vertice con l'Unione
europea, previsto lunedì prossimo a Lione. Praticamente all'ultimo momento. Il vertice
è stato ufficialmente rinviato, anche se nessuna data è stata specificata. I summit Ue-Cina si svolgono ogni anno
alternativamente nel Paese asiatico e in quello che assume al momento la
presidenza dell'Unione europea: adesso è di turno la Francia. Questo incontro
era importante perché doveva servire a tracciare linee di intervento comuni
contro la crisi economico-finanziaria. Secondo fonti dell'Unione
europea, i cinesi hanno evocato «incontri fra il Dalai Lama e dirigenti
europei» per giustificare l'annullamento ma è chiaro che gli occhi di Pechino
sono puntati solo su Sarkozy. Fonti vicine al presidente francese hanno
espresso un forte rammarico per quanto avvenuto, sottolineando il «bisogno di
dialogo» in questa fase di crisi economica e finanziaria. «Non è una decisione
che aiuti in questo senso - hanno continuato le stesse fonti - e che permetta
di migliorare la nostra cooperazione con Pechino ». «La palla ora è nel campo
della Cina. Per noi, comunque, - ha precisato un portavoce
della presidenza francese della Ue - la porta resta aperta ». L'incontro fra
Sarkozy e il Dalai Lama è previsto ai margini di una riunione di Premi Nobel
(il capo tibetano lo ottenne nel 1989), che si terrà a Danzica, in Polonia. Il
Dalai Lama, poi, si recherà in altri Paesi europei e il 4 dicembre parlerà
dinanzi al Parlamento europeo. Ieri l'eurodeputato verde Daniel Cohn Bendit ha
sottolineato che «la reazione cinese è la dimostrazione che tutta la strategia
della Ue di mettersi in ginocchio di fronte ai cinesi durate i Giochi olimpici
è fallita». Nel settembre 2007 un incontro fra il cancelliere tedesco Angela
Merkel e il capo tibetano provocò per qualche mese un raffreddamento delle
relazioni fra Berlino e Pechino. Nello scorso maggio il primo ministro
britannico Gordon Brown si incontrò con il Dalai Lama, ma ufficialmente le
discussioni riguardarono temi religiosi e non provocarono le ire dei cinesi.
Sarkozy, invece, era «sotto osservazione » dalla primavera. Aveva minacciato di
boicottare la cerimonia di apertura delle Olimpiadi se non fosse ripreso il
dialogo fra il regime comunista e il Dalai Lama. Che in effetti ricominciò, ma
senza portare praticamente a nulla. Poi, in agosto, il Dalai Lama venne in
Francia e, dopo lunghi tentennamenti, Sarkozy decise di non vederlo. Pochi mesi
dopo, invece, ci ha ripensato. L. Me. POLEMICA Il presidente francese
incontrerà il 6 dicembre il leader spirituale del Tibet Da Parigi la replica:
«La porta resta aperta»
( da "Sole
24 Ore, Il" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E
IMPRESE data: 2008-11-27 - pag: 22 autore: INCHIESTA Dove la crisi stravolge le
relazioni industriali A Prato la Cig non parla il cinese Nel polo toscano 3.500
imprese asiatiche ma solo gli italiani sono in cassa integrazione Paolo Bricco
PRATO. Dal nostro inviato Mistero. Cinquemila persone in cassa integrazione.
Nessuna che lavori in imprese cinesi. A Prato, soltanto le aziende italiane
hanno formulato le richieste di Cig. «Non una pratica - dice Manuele Marigolli,
segretario della Camera del lavoro, indicando i faldoni sulla sua scrivania - è
stata presentata dalle aziende fondate dagli immigrati. Non so cosa pensare».
Esci dal sindacato, prendi la macchina e vai nel macrolotto, l'area
industriale. è la pausa pranzo, ma i cinesi continuano a caricare e a scaricare
camioncini con targhe italiane e straniere. Alcuni, stravolti, dormono su balle
di tessuti. Oggi, in un tessile italiano ormai malconcio e ben lontano dai
fasti che negli anni Settanta ne fecero uno dei miti fondativi della retorica
dei distretti, la Cig, con la sua doppia natura di benefica compensazione del
reddito ma anche di annuncio di crisi spesso irreversibili, riguarda 2.500
esuberi di aziende artigiane. Se ne contano altri
( da "Sole
24 Ore, Il" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E
IMPRESE data: 2008-11-27 - pag: 24 autore: Importazioni. Allo studio un
sovrapprezzo europeo su viterie e rondelle asiatiche Imprese divise sul dazio
ai bulloni Isabella Della Valle Malumori nel settore della bulloneria. Il
motivo? La decisione che dovrà essere presa in sede comunitaria se approvare l'introduzione di un dazio da applicare alle società che esportano
dalla Cina alcuni tipi di viti e rondelle. Intanto martedì scorso i Paesi
membri dell'Unione europea si sono riuniti a Bruxelles per esaminare i ricorsi
che sono pervenuti dai vari Stati in merito all'adozione della decisione.
L'incontro si è concluso in un nulla di fatto. è tutto rimandato al 3
dicembre. I riflettori sono puntati sulle viti a rondelle perché tali articoli,
realizzati secondo le normative di riferimento europee (Uni, Din e Afnor), sono
ormai poco prodotti in Europa a causa sia dei costi troppo elevati, sia della
capacità produttiva insufficiente per soddisfare la domanda. Meglio importare
dalla Cina. L'obiettivo formale dell'introduzione del
dazio, invece, è preservare la concorrenza nell'ambito del mercato europeo. Ma
il criterio utilizzato per fissare l'eventuale applicazione del dazio (dal 63%
fino all'87,3%, nominativo per produttore), richiesto tra l'altro da due Spa
italiane, la A.Agrati e la Fontana Luigi, è quello di riferimento del mercato
indiano, perché la Cina non viene considerata
un'economia di mercato. In particolare, sono stati presi a riferimento i prezzi
di due società indiane, la Pooja Forge Ltd (con la quale la Fontana Spa, una
delle due aziende leader di settore sul mercato italiano, ha una joint venture)
e Mohindra Fasteners Ltd. Entrambe producono prevalentemente viti speciali per
l'industria dell'auto. E ora qualche cifra. In Italia il settore della
bulloneria conta 20mila addetti per un valore complessivo della produzione pari
a 820 milioni. Gran parte di questi valori vengono raggiunti realizzando pezzi
speciali per il segmento del primo impianto automobilistico e dell'industria
del bianco (elettrodomestici), a discapito della produzione di viteria
normalizzata, ormai considerata poco remunerativa. Il mercato domestico della
gamma alta della bulloneria è controllato praticamente da due gruppi industriali:
Luigi Fontana Spa e Agrati Spa. Alla Fontana fanno capo circa 400 milioni della
produzione, circa 250 milioni all'Agrati, mentre i rimanenti 170 sono
riconducibili a produttori indipendenti. La possibile introduzione del dazio ha
fatto saltare sulla sedia gli adetti ai lavori non solo in Italia, ma anche
negli altri Paesi europei. In sostanza quello che viene contestato è un
eventuale aggravio sul mercato interno, in un momento di forte crisi a livello
europeo. Si aggiungerebbero altre spese, è il timore, facendo lievitare i costi
in modo esponenziale in un periodo di deflazione (il settore dell'acciaio sta
accusando un calo compreso tra il 20-30%). Ma non è solo questo che preoccupa
gli operatori italiani ed europei. Ci sono anche delle questioni intestine al
settore. In sintesi, se il provvedimento dovesse andare in porto, la
Commissione europea, al termine dell'indagine formale non renderebbe
applicabile il dazio, nei confronti di due società europee presenti in Cina con unità produttive: una di queste è la Yantai Agrati,
l'altra è la Celo Suzhou Precision Fasteners. In questo modo Agrati (Italia ) e
Celo (Spagna) avrebbero un oggettivo vantaggio sul mercato domestico proprio
perché, se queste potessero esportare in Europa, a loro non verrebbe applicato
alcun tipo di dazio. Per la famiglia Fontana, invece, la regola del dazio vale,
ma controllando attraverso numerose società del settore quasi il 50% del
mercato italiano, sarebbe comunque il principale interlocutore dei distributori
e utilizzatori finali italiani ed europei. A questo punto il mercato della
bulloneria passerebbe direttamente nelle mani delle due famiglie italiane. Una
situazione di dupolio che a molti evidentemente non piace. IL RISCHIO
OLIGOPOLIO Dal provvedimento, chiesto anche dai produttori italiani, verrebbero
escluse le sole produzioni fatte in Cina dalla Agrati
e dalla spagnola Celo
( da "Sole
24 Ore, Il" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE
PRIME data: 2008-11-27 - pag: 48 autore: Non ferrosi «In India importatori al
collasso» Il credit crunch starebbe stritolando gli importatori indiani di metalli
industriali. E circa il 30% di essi sarebbe già fallito dopo aver registrato
ampie perdite legate al vertiginoso calo dei prezzi degli ultimi mesi. A dirlo
è Surendra Mardia, il presidente del Bombay Metal Exchange, la Borsa metalli
del Paese indiano. Secondo il manager, gli operatori che hanno prenotato
carichi di metalli, anticipando anche il 10-30 per cento del prezzo concordato,
ora si trovano costretti a non prendere in consegna gli ordini, rifiutando il
ritiro in porto. L'abbandono delle partite prenotate toccherebbe soprattutto il
rame, il cui consumo da parte dell'India tocca ogni anno 600mila tonn., quasi
il 3% della produzione mondiale, un ottavo dei 4,8 milioni
di tonnellate assorbite dalla Cina. «Circa il 30% degli
importatori è già fallito», ha detto ieri il manager aggiungendo anche che gran
parte dei trader colpiti dalla crisi erano nuovi operatori sprovvisti di un
sufficiente supporto finanziario. Per Mardia le banche avrebbero tagliato i
cordoni dei finanziamenti alle società alla luce del terremoto che sta colpendo
i mercati, e questo avrebbe spinto molti operatori sull'orlo della
bancarotta. Una condizione che ora si sta ripercuotendo sugli utilizzatori, già
da tempo obbligati a ridimensionare la produzione di manufatti per la carenza
di materia prima. L. D.
( da "Sole
24 Ore, Il" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE
MERCATI I data: 2008-11-27 - pag: 26 autore: A Milano scambio di buone prassi
nel negoziato bilaterale Eu–China Ipr2 Protocollo anti-falsi con i cinesi Rita
Fatiguso MILANO Rubinetti, pompe idrauliche, lampade, pelouche, tazzine di
caffè, vernici: nulla sfugge ai contraffattori fieristici. Ma i produttori
cinesi – spesso sotto accusa – adesso tastano il terreno per raggiungere
accordi di collaborazione con gli enti francesi, tedeschi, italiani. Obiettivo,
protocolli bilaterali contro le violazioni dei diritti di proprietà che hanno
come teatro le esposizioni fieristiche. Terreno ideale il negoziato
sino-europeo, Eu-China Ipr2 (partito nel 2007, si concluderà nel 2011) che ha
appena fatto tappa a Milano. Un anno fa l'Ufi, l'Unione mondiale delle Fiere,
ha raccomandato di attrezzarsi contro i falsi. La contrattazione in clima di
legalità è un obiettivo per tutti. Dopo Parigi, Hannover e Berlino, il concetto
viene ribadito dai cinesi anche a Milano. Italiani e cinesi iniziano a
scambiarsi, intanto, buone prassi. «In effetti, in Cina, qualcosa c'è già – ammette Chen Fuli, direttore del Department
of treaty & law del ministero del commercio cinese a Guangzhou (Canton) –
nella nostra Fiera più grande, che nell'ultima edizione è stata spezzettata in
tre diversi edifici, le violazioni riscontrate sono state circa
( da "Avvenire"
del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
MONDO 27-11-2008 torna il gelo diplomatico
Polonia, Sarkozy vedrà il Dalai Lama E Pechino annulla il
vertice con la Ue S DA PARIGI DANIELE ZAPPALÀ i raffreddano di nuovo le
relazioni fra Cina ed Unione europea. Pechino ha chiesto ieri il rinvio a tempo
indeterminato del vertice previsto lunedì prossimo a Lione sul
"partenariato strategico" sino-europeo: un appuntamento annuale a
carattere perlopiù economico giunto all'undicesima edizione. Ancora una
volta, è la questione tibetana a fungere da pomo della discordia. Per spiegare
la repentina marcia indietro, le autorità cinesi hanno evocato la tournée
europea del Dalai Lama nelle prossime settimane. Fra le varie tappe previste
dal leader spirituale, oltre a una visita al Parlamento di Strasburgo, ci sarà
in particolare un incontro col presidente francese Nicolas Sarkozy il 6
dicembre nella città portuale polacca di Gdansk, a margine delle celebrazioni
del 25esimo anniversario del premio Nobel assegnato a Lech Walesa. È
soprattutto questo appuntamento a scatenare di nuovo le rappresaglie di Pechino.
Al timone del Consiglio europeo fino al 31 dicembre, Sarkozy era già stato il
bersaglio di pressioni cinesi in occasione delle manifestazioni di marzo in
Tibet e poi alla vigilia delle Olimpiadi, quando il capo dell'Eliseo aveva
condizionato la propria presenza alla cerimonia di apertura dei Giochi
chiedendo la ripresa del dialogo fra Pechino e il governo tibetano in esilio.
Nel corso dell'anno, il passaggio della fiaccola olimpica in Europa e la visita
di agosto in Francia del Dalai Lama avevano rappresentato altrettanti momenti
di tensione fra Pechino e l'Unione europea. Fonti dell'Eliseo hanno fatto
valere ieri che Sarkozy s'intratterrà a Gdansk con diversi premi Nobel e che
incontrerà il Dalai Lama solo «in qualità di capo spirituale». L'Unione europea
«prende atto e si rammarica di questa decisione della Cina»,
si è appreso da un altro comunicato. Bruxelles «si era fissata obiettivi
ambiziosi » in occasione del vertice di Lione. Salta l'appuntamento già fissato
a Lione sul partenariato Bruxelles rammaricata Nicolas Sarkozy (Epa)
( da "Avvenire"
del 27-11-2008)
Argomenti: Cina
MONDO 27-11-2008 lo scontro
Crollano le esportazioni e «la fabbrica del pianeta» adesso si scopre più
vulnerabile È a rischio il «patto» che ha governato il Paese per anni: sviluppo
in cambio di stabilità ECONOMIA GLOBALE Cina, la crisi
accende il «disordine» sociale Violenze nel Sud dopo l'ondata di licenziamenti.
La locomotiva rallenta DI LUCA MIELE P er un po' i leader cinesi hanno cullato
l'illusione che la valanga potesse solo sfiorarli. Che la malattia che ha
contagiato l'Occidente, il focolaio divampato negli Stati Uniti che si è propagato
a velocità impensabili a tutte le latitudini, potesse essere roba da nazioni
"vecchie". Che insomma le giovani rampanti economie le potenze del
domani potessero avere gli anticorpi necessari per guardare da un'isola sicura
gli altri annegare. Illusione caduta. La Cina fa i conti con la crisi economica mondiale. Una crisi, che non
contrastata, può avere effetti devastanti. Perché rischia di travolgere il
"patto sociale" che è alla base della crescita della Cina: lo sviluppo vertiginoso come garanzia della stabilità sociale
ed economica del Paese. Con la locomotiva che ora rallenta, e i mercati
mondiali in depressione, la conflittualità sociale rischia di esplodere. E i
dati non lasciano dubbi: la locomotiva sta rallentando. La crescita economica
della Cina ha subito un forte rallentamento nel terzo
trimestre del 2008, scendendo al 9,9 per cento dall' 11,9 del 2007. Le
prospettive per il 2009 sono di un ulteriore calo che porterà il tasso al 7,5
per cento, secondo le previsioni della Banca Mondiale. Uno scenario da incubo
per Pechino che deve fare i conti con una bolla già scoppiata. Perché investe
la "fabbrica del pianeta". Migliaia di operai licenziati dalle
fabbriche del sud della Cina hanno dato vita a
proteste che in alcuni casi sono sfociate nella violenza. Nel tentativo di
contenere le conseguenze del crollo delle esportazioni di manufatti, che negli
anni passati hanno innescato un boom senza precedenti dell'economia, le
autorità hanno varato all'inizio di novembre un pacchetto di interventi di
sostegno alla domanda interna di quasi 600 miliardi di dollari mentre la Banca
del Popolo della Cina, la banca centrale, ha abbassato
per quattro volte l'ultima delle quali proprio ieri i tassi d'interesse sui prestiti
e sui depositi. Due giorni fa centinaia di operai hanno attaccato gli uffici
dell'impresa che li ha licenziati e i poliziotti che li proteggevano a
Dongguan, uno dei centri dell'industria manifatturiera cinese. La Kaida Toys
Corporation ha annunciato all'inizio della settimana il licenziamento di 328
operai, sugli 8000 che occupa, e ha anticipato altri licenziamenti per le
prossime settimane. I lavoratori, hanno riferito testimoni, si sono dati alla
violenza bruciando auto e motociclette dei mille poliziotti che si erano
schierati a difesa degli uffici della Kaida, che erano stati messi sotto
assedio. La polizia ha reagito e almeno cinque operai sono stati feriti. Ai
licenziati è stata offerta una liquidazione pari ad un mese di salario, cioè
poco più di cento euro. In ottobre, un'analoga protesta si era verificata in
un'altra fabbrica di giocattoli sempre a Dongguan, che si trova nella provincia
del Guangdong. Una clamorosa protesta degli operai licenziati si è verificata
anche nella vicina provincia del Jiangxi, dove 300 operai hanno bloccato la
strada davanti ad una fabbrica di compressori a Jingdezhen. Un altro sintomo
della gravità della crisi in Cina è costituito dalle
proteste dei tassisti contro il rialzo dei prezzi del carburante e contro la diffusione
di mezzi alternativi e più economici di trasporto che si sono verificati nelle
metropoli di Chongqing e Guangzhou. L'atteggiamento della autorità cinesi è
ondeggiante: da un lato hanno promesso di attestarsi su una linea «morbida» ,
dall'altro il governo stesso ha allertato la polizia: la crisi non giustifichi
disordini. Da parte sua la leadership cinese non cambia strategia. Per battere
la crisi la parola d'ordine è penetrare e "colonizzare" i mercati.
Con due scopi: saziare la fame di materie prime della locomotiva e conquistare
sempre nuovi sbocchi per le merci cinesi. Il recente viaggio di Hu Jintao in
America latina e l'accordo per i gestire porti greci sono solo l'ultima
conferma. La rivolta a Dongguan nel Guangdong: almeno 500 persone hanno
«assaltato» una fabbrica di giocattoli dopo la raffica di licenziamenti (Ap)
L'edificio della Banca centrale cinese a Pechino (Ap)
( da "Repubblica,
La" del 28-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina III -
Napoli Il caso Fare affari con la Cina LORENZO
ZOPPOLI Mentre nella bella sede di Città della scienza si svolgeva un
importante incontro italo-cinese sui sistemi imprenditoriale e universitario,
nell´Università di Roma tre era in atto un´inedita giornata di studi dedicata
alla Cina e al diritto del lavoro. SEGUE A P
( da "Repubblica,
La" del 28-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XVII - Genova Il processo
Preziosi, condanna anche in appello La terza Sezione della Corte di Appello di
Genova ha confermato la sentenza con cui il Tribunale di Genova, il 2 marzo
2007, aveva condannato a quattro mesi Enrico Preziosi, il
figlio Matteo, l´ex presidente del Venezia Franco Dal Cin, l´ex d.g. del Genoa
Stefano Capozucca e l´ex d.g. del Venezia Pino Pagliara. Unico assolto Michele
Dal Cin. I difensori di Enrico Preziosi hanno annunciato ricorso per
Cassazione. Il pm aveva chiesto l´aumento della pena a otto mesi.
( da "Repubblica,
La" del 28-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XVIII - Torino
LA CINA COME L´UOMO NEL CALEIDOSCOPIO DI JIA DAVIDE FERRARIO La Cina non è un paese per vecchi; e Jia Zhang Ke non è un regista per
spettatori insofferenti. Il suo è un cinema che gli asceti definiscono
«rigoroso», qualcuno meno entusiasta semplicemente lento e monotono (lui è
quello di Still Life, vincitore a Venezia nel 2006). Eppure, ogni volta
che vedo un suo film, ho la netta sensazione che siamo di fronte al cinema più
moderno del mondo, nello stesso modo in cui la Cina
sembra rappresentare il futuro. Er Shi Si Cheng Ji (Città 24) è una cosa
difficile da definire. Appena gli appiccichi un termine, ti viene in mente che
è vero anche il contrario. è quasi un documentario, ma ingloba anche pezzi di
finzione dichiarata (ancorché filmata come un documentario). Sembra
terribilmente freddo e intellettuale, ma poi si accende in vampate sentimentali
e in dirette citazioni dalle poesie di Yeats. Visivamente, fa della prospettiva
geometrica la sua fede, ma improvvisamente ti gratifica di inquadrature
visionarie (la rollerskater che gira in tondo sulla terrazza mentre il traffico
della tangenziale le scorre accanto è un´immagine da urlo). Jia riesce a fare
un film che è proprio come il soggetto che vuole descrivere: la Cina sospesa tra passato e futuro, fotografata nel suo
viluppo inestricabile di contraddizioni e convivenze. Metafora chiarissima di
tutto questo, la grande fabbrica «420» di ChengDu, che viene dismessa dal
centro città per essere rimpiazzata da un gigantesco quartiere fatto di centri
commerciali e alberghi a cinque stelle. In mezzo ci stanno esseri umani sospesi
tra un passato fatto di orgoglio o di fallimenti e un futuro che, nella sua
incertezza, non sai se definire pieno di promesse o di minacce. E a quel punto
ti coglie il dubbio che non è della Cina che stiamo
parlando, ma della condizione umana tout court.
( da "Sole
24 Ore, Il" del 28-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E
IMPRESE data: 2008-11-28 - pag: 25 autore: Il negoziatore polacco Dowgielewicz:
lavoriamo con Roma «Ignorate le richieste italiane» BRUXELLES. Dal nostro
inviato «Siamo sorpresi che non siano state prese in considerazione le ragioni
dell'Italia nella richiesta di deroghe». Mikolaj Dowgielewicz, il ministro
polacco degli Affari europei, che è il negoziatore di Varsavia sul pacchetto
clima, non nasconde la sua perplessità sull'atteggiamento della presidenza
francese. Che sta cercando di accontentare le richieste di tutti, anche se non
(o non ancora) quelle polacche. Ma non quelle italiane. Perchè? Il ministro è
cauto però non nasconde il sospetto che forse si vuole isolare l'Italia in una
partita, dice, troppo precipitosa. «Il pacchetto è complesso, davvero ci si può
illudere di lanciare una nuova rivoluzione industriale in soli 10 mesi di
negoziati?». Polonia e Italia, spiega in un incontro con i giornalisti a
Bruxelles, lavorano insieme per capire quali saranno le conseguenze concrete, i
costi, del pacchetto, il cui «destino dipende dall'incontro di Danzica del 6
dicembre, se i problemi non saranno risolti non ci sarà soluzione». Quindi la
Polonia e i paesi della coalizione dell'Est metteranno il veto come minaccia
l'Italia? «Al vertice si deciderà per consenso. Anche senza mettere il veto, se
alcuni paesi non daranno l'assenso, non si potrà adottare una decisione». In
ogni caso, aggiunge, «è escluso lo scenario in cui un paese o più siano messi
in minoranza, perchèin questo caso con quale credibilità l'Europa
si presenterebbe sulla scena internazionale, a Stati Uniti, India o Cina con la forse di una posizione compatta immaginaria?». Qualora il
vertice Ue fallisse, nessuno, afferma Dowgielewicz, potrà colpevolizzare la
Polonia o chiunque perchè «dietro di noi si nascondono in molti e c'è troppa
poca flessibilità dai paesi che vogliono l'accordo ». E cita scandinavi,
Olanda, Gran Bretagna e Germania. Poi spiega che le richieste di Polonia e
paesi dell'Est sono chiare: per limitare i danni del pacchetto sulle nostre
economie, ci vuole un diverso sistema di aste per il Co2 nei paesi con uno
speciale energy-mix (monodipendenza dal carbone per Varsavia, n.d.r.). Bisogna
imporre controlli per evitare la volatilità del prezzi. E infine redistribuire
le quote di C02 a favore dei paesi meno ricchi. A.C.
( da "Sole
24 Ore, Il" del 28-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E
IMPRESE data: 2008-11-28 - pag: 25 autore: Il Governo sta per emanare le
penalità per le aziende che non si adeguano Reach, in arrivo le sanzioni Jacopo
Giliberto MILANO. è questione di giorni, forse di ore. Il Governo sta per
approvare il decreto – già preparato dagli esperti – sulle sanzioni da
assegnare a chi non adempie gli obblighi del regolamento europeo Reach sui
composti chimici usati dall'industria. Non si tratta di sanzioni penali (come
quelle introdotte da Germania, Inghilterra o altri Paesi europei) ma solamente
economiche. Né è possibile anticiparne i dettagli prima che il Governo italiano
abbia approvato in via definitiva l'entità di queste sanzioni. Basti sapere che
la multa prevista per le aziende che lavorano prodotti chimici privi di
autorizzazione o di registrazione europea dovrebbe essere compresa tra il
minimo di 20mila fino alla sanzione massima di 120mila euro, secondo la gravità
della violazione. Costeranno anche le ispezioni di controllo, dal minimo di
2.686 euro per la visita di due ispettori. Sono questi alcuni degli elementi
sviluppati ieri a Milano durante un incontro promosso dall'Anfia
(l'associazione dei produttori di automobili) in collaborazione con la rappresentanza
milanese della Commissione europea. Il regolamento Reach entrerà in vigore
lunedì con le pre-registrazioni dei prodotti che possono essere nocivi per la
salute o l'ambiente,ma anche dei prodotti che ne contengono. In gennaio finirà
il periodo transitorio. Il segmento dell'auto è coinvolto dal regolamento
europeo perché utilizza la chimica. Basta pensare ai poliuretani, cioè le
"gommepiume" che imbottiscono i sedili, o alle vernici, o ancora alle
gomme stireniche, butileniche o fluorurate delle guarnizioni del motore. Ma un
caso è indicativo fra tutti. Gli pneumatici. «Le mescole di oggi contengono
idrocarburi policiclici aromatici, e fra qualche anno queste gomme spariranno
dal mercato europeo tranne che per i veicoli storici», ricorda Pietro Pistolese
del ministero della Sanità. Basta poco per essere coinvolti dal regolamento
Reach. Anche un supermercato può avere adempimenti. Ci sono anche casi assurdi,
come il nonilfenolo che, sottoposto alla ConvenzioneOnu di Rotterdam sui
composti pericolosi, e prodotto in Europa con mille
accortezze, viene venduto alla Cina, dalla quale torna in Europa
senza alcun controllo come additivo nelle magliette indossate dai bambini. Sono
questi alcuni dei prodotti che il regolamento europeo vuole mettere nel mirino.
Per il settore auto non è possibile quantificare i costi che comporterà il
Reach. «Siamo e continueremo a essere impegnati- osserva Eugenio
Razelli, presidente dell'Anfia – nel dedicarvi tempo e risorse, come già
abbiamo fatto in termini di consulenza e formazione da un anno a questa parte,
in modo da dare una risposta concreta e rassicurante ai dubbi e alle difficoltà
che i cambiamenti imposti dal nuovo sistema portano con sé. Questo specialmente
per le realtà aziendali medio-piccole». Ma le aziende devono capire che la
normativa coinvolge l'intera struttura aziendale, e non solamente i soliti
addetti alla sicurezza. «Il Reach può fermare di colpo approvvigionamenti,
produzioni, relazioni tra fornitori e clienti. Entra nel rischio d'impresa
–osserva Anna Bortoluzzi, una delle più accreditate analiste del settore – e il
rischio d'impresa è competenza dell'imprenditore. Bene ha fatto per esempio la
Ferrari a coinvolgere anche l'amministratore delegato in prima persona: ma
quante altre aziende dell'auto e della fornitura sono così accorte come la
Ferrari?» jacopo.giliberto@ilsole24ore.com COINVOLTA LA FILIERA Il regolamento
europeo sulla chimica interessa tutti i settori a valle. L'Anfia (auto):
«Impegnati per informare anche le piccole imprese»
( da "Sole
24 Ore, Il" del 28-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE
data: 2008-11-28 - pag: 25 autore: Ambiente. La trattativa sul piano Ue alla
stretta finale - Con la presidenza ceca confronto più difficile Pressing
francese sul clima Sarkozy vuole chiudere entro dicembre - Spunta il vertice di
fine anno Adriana Cerretelli BRUXELLES. Dal nostro inviato Il negoziato sul
pacchetto clima-energia sta arrivando alla stretta finale, meglio al suo
momento della verità, anche se continua a non essere chiaro se alla fine il
grande mercanteggiamento in corso si concluderà davvero con un accordo. La
presidenza francese dell'Unione vuole assolutamente chiudere entro dicembre,
tanto che già si ipotizza, qualora fallisse quello dell'11-12 dicembre a
Bruxelles, un secondo vertice europeo per il 28 dicembre. Il tempo stringe, le
scadenza incalzano: settimana prossima si riuniranno a Bruxelles i 27 ministri
dell'Ambiente per fare il punto sulla trattativa, poi il
( da "Sole
24 Ore, Il" del 28-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E
MERCATI data: 2008-11-28 - pag: 42 autore: Inchieste. Huang Guangyu è accusato
di «crimini economici» e rischia la pena di morte In
carcere l'uomo più ricco della Cina Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal
nostro corrispondente S cattano le manette ai polsi dell'uomo più ricco della Cina. Huang Guangyu, il proprietario e fondatore di Gome Electricity Appliance,
la principale catena cinese di elettrodomestici, è stato arrestato ieri dalla
polizia di Pechino. Il tycoon era ricercato da giorni. Sulla sua testa
pesa un'accusa vaga e generica, ma assai pesante per il diritto penale cinese:
«Crimini economici». E, molto probabilmente, anche un'altra più specifica e
altrettanto grave, poiché spesso conduce i colpevoli al patibolo: corruzione di
pubblico ufficiale. Huang Guangyu sarebbe stato protagonista, insieme a suo
fratello Huang Junqin, di una girandola impressionante di operazioni «truccate
» sui titoli di diverse società quotate in Borsa di cui è azionista. Trentanove
anni, originario del Guangdong,proveniente da una famiglia poverissima, la
parabola imprenditoriale di Huang Guangyu inizia alla fine degli anni '80
quando, ancora adolescente, emigra a Pechino con il fagotto sulle spalle. Nella
capitale inizia a lavorare come commesso in un negozio di elettrodomestici. Ma
al giovane non piace prendere ordini. Così, giusto il tempo di racimolare
30mila yuan (che nella Cina di allora erano una
discreta sommetta), e si mette in proprio. è l'embrione della Gome Electricity
Appliance, il gigante cinese del bianco e del bruno che oggi conta 1.300 punti
vendita in 300 città, impiega 300mila dipendenti e sviluppa un giro d'affari di
oltre6 miliardi di dollari. Ma per spiccare il salto nel Gotha della ricchezza
cinese, Huang Guangyu deve andare oltre l'elettrodomestico. Deve diversificare
il business, deve reinvestire i profitti generati dai suoi negozi in attività a
ben più alto rendimento. E in quegli anni in Cina c'è
un solo settore che garantisce ritorni elevati e sicuri (previa, ovviamente,
copertura politica): l'immobiliare.Non c'è tycoon che sia riuscito scalare le
tante, troppe classifiche dei magnati con gli occhi a mandorla che non si sia
cimentato con il mattone. Per salire al primo posto nel ranking compilato da
Hurun China (che gli ha attribuito un patrimonio personale di 6,3 miliardi di
dollari), e al secondo nella graduatoria di Forbes China (che ha stimato i suoi
total assets a 2,7 miliardi di dollari), Huang Guangyu percorre la stessa
strada. Ma, come molti altri avidi parvenu che nel recente passato sono finiti
dalle copertine dei magazine alla polvere delle galere, ha giocato sporco. Il
che, con l'aria che tira a Pechino di questi tempi, potrebbe costargli caro.
Per molto meno, solo qualche settimana fa, quattro ex dirigenti di due banche
di Stato sono stati condannati a morte. lucavin@attglobal.net
( da "Sole
24 Ore, Il" del 28-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E
MERCATI data: 2008-11-28 - pag: 43 autore: M&A. Recessione e caduta dei
listini bloccano un mercato da 1.700 miliardi di dollari La crisi congela le
fusioni: 200 miliardi di deal fermi Da Rio Tinto a Bell Canada fallite molte
acquisizioni Simone Filippetti Quando fu annunciato, più di un anno fa, il
matrimonio tra Bhp-Billiton, la più grande compagnia mineraria al mondo, e Rio
Tinto avrebbe battuto ogni record: l'unione da 147 miliardi di dollari delle
due compagnie era destinata a diventare la più grande operazione di M&A mai
fatta. Adesso, in meno di una settimana, non solo Rio Tinto non sarà più
comprata, ma anche un'altra maxi-operazione,quella su Bell Canada, si è arenata
e su un'altra ancora, l'affondo di Panasonic su Sanyo, sta per essere issata
bandiera bianca. Il mercato dell'M&A, dopo il boom del 2006-2007 (quando arrivò
a 1.700 miliardi di dollari di controvalore), si sta avvitando: oltre 200
miliardi di deal sono andati in fumo con gli stop degli ultimi giorni. Crack
finanziari, credito congelato, crolli di Borsa e recessione stanno bloccando,
una a una, tutte i più grandi buy-out attesi: oltre al dossier Rio Tinto, sono
finiti nel cassetto anche la megaacquisizione di Bell Canada (Bce), la più
grande compagnia telefonica del Paese. A rischio è anche l'unione nell'hi-tech
tra Panasonic e Sanyo. Il dietrofront più clamoroso è stato quello di Bhp: dopo
un anno di serrato corteggiamento, la società ha rinunciato all'acquisizione,
chiamando in causa la continua discesa della Borsa e delle materie prime. Il brusco calo della domanda in Cina, il più
grande consumatore di materie prime, ha fatto scattare l'allarme tra i vertici
di Bhp. I compratori, poi, si sarebbero dovuti sobbarcare 40 miliardi di debiti
di Rio Tinto. Nel frattempo il valore dell'operazione si è più che dimezzato,
piombando da 140 miliardi a 60. Saltata la fusione, Bhp potrebbe mettere
nel mirino alcune parti di Rio Tinto: d'altronde la società ha bisogno di fare
cassa per ridurre l'indebitamento e rimborsare 8,9 miliardi di finanziamenti,
che scadono il prossimo anno. Per questo Bhp sarebbe molto in-teressata a puntare
ad alcuni asset di Rio Tinto, soprattutto nel rame, uranio e carbone da
metal-lurgia: nel mirino ci sarebbe la controllata Rio Escondida. L'operazione
Rio Tinto era carta conto carta e si è arenata per i crolli di Borsa che hanno
deprezzato i titoli. Molto più emblematico è lo stop all'acquisizione di Bell
Canada perché è la dimostrazione dell'impossibilità, nel mercato attuale, di
strutturare acquisizioni a levae finanziamenti di grandi dimensioni e la
difficoltà dei fondi di private equity. Lo scorso luglio, dopo mesi di
trattative, il tandem di fondi Madison e Providence, affiancati dal fondo
pensione degli insegnanti dell'Ontario, avevano finalmente trovato un accordo
per rilevare Bce, in quella che era destinata a diventare la seconda più grande
acquisizione a leva di sempre alle spalle del takeover sulla compagnia
energetica Txu da parte di Kkr. I due big del private equity erano disposti a
mettere sul piatto 35 miliardi di dollari per un'operazione che ne valeva
complessivamente 52. Ma Bce ha fatto marcia indietro perchè il debito di cui
verrebbe caricata, in questo contesto economico, sarebbe insostenibile. A
mandare all'aria la creazione di un colosso nell'elettronica di consumo in
Giappone potrebbe essere invece Goldman Sachs: la banca d'affari americana che
detiene il 47% del produttore di hi-tech Sanyo, ha rifiutato l'offerta di
Panasonic perché inferiore ai prezzi di Borsa della controllata. Se così
facesse Goldman sarebbe infatti costretta a iscrivere una minusvalenza in
bilancio. Dissapori tra i soci sono anche la causa dello stallo sulla proprietà
di Chrysler: l'anno scorso il fondo Cerberus aveva acquisito l'80% della casa
automobilistica americana dalla Daimler per 7 miliardi. Ora le trattative per
rilevare la quota residua sono in stallo: ma non è colpa della finanza, in
questo caso. Cerberus accusa Daimler di aver gonfiato le cifre dei ricavi.
( da "Sole
24 Ore, Il" del 28-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO
PIANO data: 2008-11-28 - pag: 10 autore: DALLA PRIMA Un Paese indifeso contro
gli estremisti è stato un catastrofico fallimento dei servizi di sicurezza
indiani in un Paese che tuttavia non è forse difendibile. La notizia peggiore
per l'India non è la mediocrità dei suoi poliziotti ma l'impossibilità
strutturale di difendersi da queste forme di terrorismo. Posto che si tratti di
estremismo islamico e non di altro - le prime bombe del
( da "Repubblica,
La" del 29-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 54 - Sport Lotta, insulti,
mediazioni ma Montano non è solo Anche lo spadista si ribella. Bauer:
"Pronto ad allenare Aldo" Il presidente Scarso: "Mai più con
noi" E il livornese litiga con l´ex ct Magro MATTIA CHIUSANO ROMA veleni
su veleni. Atleti in fuga, dirigenti furibondi, scambi di accuse degne di un
duello rusticano. Gli umori della scherma, all´ennesima potenza. Ad Andrea
Magro, ormai ex ct della sciabola, che di Montano dice «nel cantiere di
famiglia sta imparando cosa significa lavorare, ora deve imparare a rispettare
gli altri», il campione olimpico di Atene risponde durissimo: «Se io devo
imparare a lavorare, sarebbe meglio che cominciasse anche lui: magari
nell´azienda del padre della moglie. Così capirà cosa significa». Ma Montano
non è solo. L´aveva fatto capire Valentina Vezzali, icona del fioretto, che il
suo non ero lo sfogo di un ragazzo esigente, viziato, di un volto da reality. Un
problema serio esiste, reclama attenzione dietro alle critiche durissime del
livornese, a quella minaccia di gareggiare a Londra per un altro paese. Ed ecco
Matteo Tagliariol, oro nella spada a Pechino, schierarsi con Montano,
condividere la stessa perdita del maestro, una figura chiave sulla pedana. Bauer per Montano, Mazzoni per Tagliariol: uno in Cina, l´altro in Svizzera. Con una coda di polemiche anche per il
maestro dello spadista, un tempo campione geniale e lunatico: il consiglio
federale ha premiato di recente due tecnici, Giulio Tomassini (Vezzali,
Granbassi) e Domenico Patti (cadetti e giovani). L´esclusione di
Mazzoni, che ha riportato in Italia un oro che mancava dal 1960, è stato
l´ultimo atto di una separazione che ha spinto il maestro a scegliere la
Svizzera. Anche se il presidente federale Giorgio Scarso minimizza: «Non vorrei
che questa scelta fosse letta come una dimenticanza o una punizione per essere
andato all´estero. Ci saranno altre occasioni per premiarlo». Il caso Montano
intanto è diventato globale, tra la Francia e la Cina,
le due «patrie» del maestro Bauer, El Salvador dove si trova Scarso, ed un
punto imprecisato del mondo dove anche ieri è stato fatto un passettino in
avanti nella pratica per il nuovo passaporto di Montano. Il mago francese della
sciabola annuncia: «Sono disposto ad allenare Aldo, una persona eccezionale».
Ad una sola condizione: «Lui deve venire a Pechino, perché ho un contratto di
quattro anni con la federazione cinese. Deve essere lui a convincere la federazione».
Bella sfida, visti i rapporti. Bauer, di suo, smorza le polemiche: «Non sono
affatto arrabbiato con la federazione. Anzi, sono rimasto in buoni rapporti.
Certo, il sistema di lavoro italiano continuo a non capirlo. Le società sono
troppo forti». Se Montano valutava in un 5% le possibilità di un ritorno di
Bauer, il presidente federale Giorgio Scarso è categorico: «Le possibilità sono
pari a zero, il francese si può dimenticare uno stipendio da 100mila euro. Non
strapaghiamo un tecnico per abbandonare gli altri, per decidere vita e morte
dei maestri. A noi interessa il futuro, lavorare con tecnici che costruiscano
il domani». Muro contro muro? Scarso, paradossalmente, è convinto che Montano
sia andato meglio senza Bauer: «Negli ultimi due anni ha vinto quanto non aveva
mai vinto prima, se avesse piazzato quella stoccata allo spagnolo avrebbe vinto
anche a Pechino. Se Bauer è grande, Montano è grandissimo». Il presidente tende
la mano: «Io sono per il dialogo, per venire incontro alle esigenze di tutti. Con
Montano non c´è rottura». Ma per il momento Aldo ha altri progetti, e Bauer ne
fa parte, eccome.
( da "Repubblica,
La" del 29-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 54 - Sport Vado in Svizzera
Ridatemi il tecnico L´impresa di Pechino Tagliariol: "Un Paese vecchio che
umilia i giovani campioni" Ha ragione Aldo: pure io posso andarmene
Fuggono i ricercatori perché le strutture non ci sono. Noi dello sport
chiediamo poco Non hanno saputo trattenere il mio allenatore, Mazzoni I
senatori azzurri vogliono lavorare poco E´ l´Italia delpostofisso EMANUELA
AUDISIO ROMA Tagliarol, solidarizza con Montano che vuole lasciare
l´Italia?«Certo che sì. Anzi la lascio anch´io. Mio padre è cittadino svizzero,
ci metto un attimo a trovare più rispetto e assistenza. Com´è che noi atleti
non contiamo mai niente? Nessuno prende mai in considerazione la nostra parola.
Con tutto il rispetto, sono il campione olimpico della spada». Con tutto il
rispetto cos´è: una fuga dei corpi dopo quella dei cervelli? «E´ che l´Italia è
un paese vecchio che umilia i giovani. Dove chi vuole lavorare di più e meglio viene
messo in disparte, preso in giro per le sue pretese, ridicolizzato nel suo ego.
Capisco che fuggano i ricercatori, i fisici nucleari, perché nel paese non ci
sono strutture, ma noi sportivi chiediamo poco, solo di poterci allenare con
chi ci valorizza. Io ho vinto dopo 48 anni un oro nella spada che mancava dal
´60, grazie al mio maestro Angelo Mazzoni che ora è ct della Svizzera perché la
federazione gli ha negato ogni riconoscimento». Mazzoni voleva più soldi?
«Pochi in più. Veniva pagato a gettone. Mettiamo che prendesse 5, la Svizzera
ha offerto 10, lui alla federazione ne chiedeva 7. Si sarebbe accontentato di
un apprezzamento morale, ma gli hanno detto no, in Italia chi vince va punito.
Qui non si apprezzano i meriti, ma la vecchia tradizione conservatrice. Va
avanti chi non cambia le cose, non chi guarda al futuro. Lo sport dovrebbe
essere diverso: agile, moderno, senza burocrazia». Invece? «Invece come dice
Aldo Montano non vogliono Christian Bauer, l´ex ct della sciabola azzurra, ora in Cina, perché dà fastidio. Bauer non è diplomatico, fa lavorare e
vincere molto, non gli interessano i giochetti federali, ma i risultati.
D´accordo, non dà molto ascolto a chi gli vuole imporre decisioni dall´alto. In
Italia è stato l´unico a spingere forte su Tarantino, a costringerlo a lavorare
tantissimo, perché capiva che quell´atleta, aveva talento, ma anche
bisogno di una scossa. Chi fa opposizione a Bauer e a Mazzoni è la vecchia
guardia, sono i senatori della scherma azzurra che vorrebbero allenarsi poco e
non mettersi in gioco. L´Italia è così, vuole il posto fisso, senza dare prove
di meritarlo». Faccia esempi. «Mazzoni mi faceva lavorare 6 ore al giorno, gli
altri 3. Pure Bauer non scherza, in quantità e qualità. Mazzoni e il mio
preparatore atletico Terry Rossini sono stati capaci di darmi stimoli e
motivazioni, di rimediare ai miei errori tecnici e fisici. In più io mi sono
divertito come un pazzo. La ripetitività non paga, annoia e basta. Angelo mi ha
fornito delle soluzioni negli assalti, senza i quali non avrei vinto a Pechino,
la prova è che io prima avevo sempre patito i francesi, e Rossini mi ha dato
potenza, senza farmi perdere agilità. La medaglia d´oro la devo anche a loro,
con i quali sono andato ad allenarmi di nascosto, tra la pause del lavoro
federale. Segno che noi giovani non siamo lazzaroni, vogliamo solo non perdere
tempo». Però l´Italia della scherma ha sempre vinto con i giovani. «Sì. Abbiamo
portato gloria e ori. Irrobustiamo una tradizione vincente, ma siamo
considerati mezzi, non protagonisti. Invece se i ragazzi vanno in pedana è
perché vedono me, Aldo, Valentina, Margherita, non per qualche degnissima muffa
del passato. Contano i campioni di ieri, e quelli di oggi no? La Francia che
come noi ha una grande tradizione nella scherma dà ascolto ai suoi atleti, io
sono più rispettato lì che qui. Ho anche cambiato società dalla società del
Giardino di Milano a Legnano, perché pur avendo tre ori olimpici su quattro mi
è stato detto che intendevano tagliare noi atleti. Eppure noi non costiamo
tanto». Per questo ha partecipato a La Talpa? «Per soldi sì. E perché dopo
un´olimpiade un campione può anche distrarsi un po´. C´è un tempo per tutto, ma
ho già ripreso ad allenarmi. Lo spettacolo a tempo pieno non fa per me. Voglio
impegnarmi nello sport, basta subire senza fiatare». E ora guiderà la rivolta
degli atleti. «Sì, visto che a minacciare si ottiene attenzione. Appoggio
Montano, non è un pazzo egoista. E se lo è lui, lo siamo tutti. L´11 dicembre a
Ravenna farò una conferenza-stampa dove chiederò che la federazione ci dia
ascolto. E faccia rientrare i nostri bravi tecnici emigrati all´estero. Io sono
abbastanza nazionalista. E aggiungo che sono stato l´ultimo a sapere che il mio
coach, Angelo Mazzoni, andava via. Tanto non ha fatto pressioni su di me. L´ho
dovuto mettere alle strette, lui lo sa che io sono emotivo, che sarei piombato
nel buio, e ha fatto tutto per nascondermelo. Però è ora che la mia spada torni
in azione. Moschettieri d´Italia unitevi».
( da "Repubblica,
La" del 29-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XVII - Genova La Finanza è
intervenuta in porto: "Pericolose per la salute" Maxi sequestro alla
Spezia oltre mille scarpe al cromo La fornitura era stata
imbarcata in Cina ed era destinata a Vicenza Sequestrato nel porto della Spezia un
carico di scarpe ed orecchini fortemente dannoso alla salute, proveniente dalla
Cina e diretto al mercato italiano. Lo hanno scoperto i militari
della Guardia di finanza insieme ai colleghi delle dogane che hanno
intercettato in porto un carico di 1.200 scarpe da uomo, che nella
sottosuola avevano una concentrazione di ossidante superiore di 4 volte il
massimo consentito dalla legge e dunque pericolosa. «E´ noto - spiega in un
comunicato il colonnello Antonio D´Agostino, comandante provinciale delle
fiamme gialle - che ormai il cromo viene impiegato normalmente per accelerare
il processo di concia delle pelli. Ma se non viene utilizzato con i dovuti
accorgimenti, può ossidarsi e subire una mutazione in cromo esavalente,
sostanza altamente nociva per la salute e che penetra nell´organismo umano al
semplice contatto con la pelle». La fornitura era stata imbarcata nel porto di
Nigbo in Cina ed era diretta ad un imprenditore
italiano che ha sede a Vicenza. Un secondo sequestro riguarda invece una
partita di 1.788 orecchini, che presentavano una concentrazione di nickel in quantità
superiore (0,11% contro la soglia massima dello 0,05%) a quanto previsto dalla
normativa comunitaria e avrebbero potuto sviluppare allergie in persone
sensibili a questo tipo di metalli. L´ordinativo era partito da Shanghai ed era
diretto ad un imprenditore cinese operante in provincia di Bologna. Entrambi
gli imprenditori dovranno quindi rispondere di adulterazione in modo pericoloso
alla salute di prodotti destinati al commercio. Le pene previste vanno da uno a
cinque anni di reclusione. Sempre le fiamme gialle spezzine insieme agli uomini
delle dogane avevano sequestrato in porto nei mesi scorsi un carico di borse da
donna contaminate da cromo esavalente, impiegato per accelerare la concia delle
pelli ma che diventa cancerogeno a contatto con la pelle quando usato in
quantità elevata. In questo periodo, in tutti i porti liguri e in particolare
in quello di Genova e della Spezia, è massima allerta per tutti i reparti della
guardia di finanza. L´avvicinarsi del Natale coincide infatti con l´arrivo dal
mercato della contraffazione cinese di una enorme quantità di merce destinata
al mercato del regalo, quindi dei bambini in primis. Diventa così ancora più
alto il rischio di immissione sul territorio italiano di prodotti realizzati
con materiali scadenti se non addirittura tossici, come era stato il caso di
centinaia di migliaia di bambole di marca negli scorsi anni. I controlli dei
container si fanno quindi sempre più intensi sia in arrivo in porto sia nei
depositi di destinazione.
( da "Repubblica,
La" del 29-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 19 - Esteri L´amico di Mosca
torna da Fidel Medvedev all´Avana incontra Castro: insieme per uscire dalla
crisi Nuovi crediti e accordi economici con la Russia che cancella anche i
"vecchi" debiti Il Cremlino vuole piazzare un colpo asimmetrico al
scudo antimissili Usa in Europa LEONARDO COEN DAL NOSTRO L´AVANA - E´ un bel
mattino dalla luce abbagliante, come solo ai Caraibi di questa stagione. In una
delle sue residenze, non lontano dal mare, dove Fidel Castro consuma la sua
lentissima convalescenza, tutto è pronto per l´incontro. Il Comandante attende
curioso Dmitri Medvedev, a lui gli basta un solo sguardo per capire di che
pasta sono fatti i suoi interlocutori. E´ sempre stato un grande psicologo,
Fidel. Se il corpo ha tradito l´ottantaduenne Comandante, se le operazioni
chirurgiche di due anni fa lo hanno costretto ad abbandonare il potere e ad
affidarlo a Raul, il cervello no, quello è sempre vigilissimo: come testimonia
la sua indefessa attività pubblicistica. E l´influenza che continua ad
esercitare sul Paese. L´appuntamento è per le dieci e trenta. Fidel ama la
puntualità. Sa che la notte è stata lunga per l´ospite russo. Prima la visita
alla nuova cattedrale ortodossa dell´Icona della Madonna di Kazan, con il pope
Vladimir Kljun ad attendere gli illustri ospiti davanti all´altare: Medvedev ha
portato in dono un´icona della Signora di Vladimir poi ha acceso una candela,
imitato da Raul. Il pope e l´arcivescovo della chiesa ortodossa russa Kirill
Gundjaev hanno spiegato come è stato costruito il tempio, a due passi dal
famoso bar Hernanos, dinanzi al molo Luz. Poi, un lungo giro per le strade
dell´Habana Vieja, la Vecchia Avana, lungo i "sentieri" percorsi da
Hemingway (dalla Floridita alla Bodeguita del Medio). Raul gli avrà mostrato
anche il Tropicana. Ieri mattina, i sorrisi di tutti erano molto aperti. Tanto
che lo stesso Raul annunciava con palese soddisfazione: "La visita del
presidente Medvedev è stata magnifica. Andremo a trovare Fidel".
Apparentemente, un fuoriprogramma. Dicono, infatti, che l´incontro tra Fidel
Castro e il presidente russo non fosse previsto. Dicono che sia stato il
Cremlino a far pressioni perché il "padre" della rivoluzione cubana
lo ricevesse come era successo dieci giorni fa, il 18 novembre, con il
presidente cinese Hu Jintao, anche lui in visita a Cuba. Dicono pure che il
giovane Medvedev fosse emozionato, perché un colloquio, sia pure informale, con
un personaggio come Fidel Castro, "è come incontrarsi con la Storia".
E poi, erano otto anni che un presidente russo non s´incontrava con Castro. L´8
settembre del 2000, nell´ufficio di rappresentanza russa dell´Onu ci fu un
rendez-vous tra Fidel e Putin. Castro lo invitò a venire all´Avana. La visita
si svolse dal 14 al 17 dicembre: furono firmati 6 documenti e la dichiarazione
conclusiva in cui si ribadiva la fedeltà ai principi dell´Onu e si manifestava la
mutua soddisfazione sul livello raggiunto dal reciproco dialogo politico. Ma
tutto cambiò pochi mesi dopo. Nell´ottobre del 2001 il Cremlino decise
unilateralmente di chiudere il centro di ascolto spionistico di Lourdes, nei
dintorni dell´Avana. Una scelta che Castro condannò pesantemente, definendola
"inammissibile", anche perché il lucroso contratto d´affitto non era
stato annullato da nessuno (oltre 200 milioni di dollari l´anno che i russi
pagavano in legname, carburanti, armi, pezzi di ricambio per l´esercito
cubano). Castro riteneva che Mosca fosse finita sotto l´influenza di Washington
e che avesse rinunciato al retaggio della "guerra fredda". Ma ora, la
visita culmina in un contesto di tensioni crescenti tra Usa e Russia. Per via
dello scudo antimissili che gli Stati Uniti vogliono dispiegare in Polonia e
Repubblica Ceca. E per le minacce di ritorsione russa: missili nell´enclave di
Kaliningrad, lanci (anche ieri) di nuovi razzi intercontinentali, alleanze
strategiche coi "nemici" dell´America. Col nuovo presidente russo che
arriva a Cuba e dichiara: "Siamo tornati in America Latina. Siamo tornati
soprattutto a Cuba", la vecchia alleata. Da quell´ottobre del 2001, molto
è mutato. Le relazioni tra i due Paesi sono migliorate, soprattutto da quando
Putin denunciò la politica "unilaterale" statunitense e il progetto
dello scudo antimissile in Polonia e Repubblica Ceca. Le visite di alto livello
si sono moltiplicate. Negli ultimi tre mesi, il potente vicepremier Igor Secin
è stato tre volte a Cuba per perfezionare accordi sull´esplorazione petrolifera
al largo delle coste cubane; per sviluppare insieme lo sfruttamento del nickel,
principale risorsa dell´export cubano; e per modernizzare la flotta aerea
dell´Avana. Più linee di credito, finanziamenti, ristrutturazioni del debito
accumulato dopo il crollo dell´Urss. Quello "sovietico" è stato ormai
accantonato. Così, quando alle 10 e
( da "Repubblica,
La" del 29-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 19 - Esteri Proteste di Usa
e Stati Uniti Cina, giustiziato
lo scienziato accusato di spionaggio Pechino - Ieri mattina le autorità cinesi
hanno giustiziato un biochimico accusato di essere una spia di Taiwan.
L´esecuzione di Wo Weihan, cittadino cinese di 59 anni, è stata duramente
criticata sia da Unione europea che dagli Stati Uniti, che avevano chiesto a
Pechino di risparmiare la vita dello scienziato e uomo d´affari. La
morte di Wo è stata confermata dalla figlia, Ran Chen, cittadina austriaca sposata
a un americano che da quando lunedì era arrivata a Pechino aveva cercato
inutilmente, attraverso più canali diplomatici, di salvare la vita del padre,
ucciso con un colpo di pistola. «Mio padre è stato giustiziato e con lui la
nostra speranza nel sistema giudiziario cinese», ha detto Chen. Wo era stato
arrestato nel gennaio del 2005 con l´accusa di aver passato ai servizi segreti
di Taipei informazioni militari. Il biochimico, che ha sempre proclamato la sua
innocenza, era stato condannato a morte nel maggio del 2007 per diffusione di
segreti di Stato dopo un processo farsa.
( da "Unita,
L'" del 29-11-2008)
Argomenti: Cina
LOTTA ALL'AIDS CONTRO IL SILENZIO E
L'INERZIA POLITICA Il messaggio principale dovrebbe essere: «Non esistono
gruppi sociali a rischio ma comportamenti a rischio!». No, non voglio darmi
alla pubblicità progresso. È solo un modo per denunciare l'assenza, ormai da
anni, di campagne di sensibilizzazione e informazione su una malattia che è
tutt'altro che debellata. Ha solo cambiato faccia dopo la diffusione delle
terapie che, nei Paesi ricchi, consentono di aumentare la speranza di vita
delle persone sieropositive. In Italia le donne e gli uomini Hiv+ si stima
siano oggi tra i 120 e i 150mila, di cui 24 mila in Aids conclamato. La buona
notizia è che mentre nel 1995 vi furono più di 4.500 morti, dal 1997 ad oggi si
è registrata una progressiva riduzione dei decessi, fino alla stima per il 2007
di circa 200 morti. La cattiva notizia è che più si riesce a prolungare la vita
delle persone che contraggono il virus (dato positivo), più aumenta il
serbatoio di infezione (dato negativo) e quindi più necessaria risulta un'opera
di prevenzione seria e capillare. In realtà, dopo anni di campagne stampa e tv,
sul nostro Paese è calato il silenzio. Andrebbero invece riprogrammati dei
messaggi calibrati in base ai differenti segmenti di popolazione. Adolescenti,
omosessuali, lavoratrici del sesso ma anche stranieri, impiegati e pensionati:
la prevenzione andrebbe declinata secondo le abitudini, le pratiche e i codici
di comportamento di ciascuno. Paradossalmente nei Paesi africani, dove si
concentra il 67% dei 33 milioni di sieropositivi del mondo, le campagne di
sensibilizzazione sono più diffuse che da noi ma mancano le cure. A causa delle
regole internazionali sui brevetti imposte dalle multinazionali di settore, i
prezzi dei farmaci di marca si mantengono infatti su livelli insostenibili per
le casse dei Paesi poveri o di quelli in via di sviluppo. Contemporaneamente le
stesse regole ostacolano pesantemente lo sviluppo di un mercato internazionale
di farmaci generici (ovvero fuori brevetto) che, grazie a Paesi come Malesia, Cina, India e Brasile, consentirebbe l'abbattimento dei costi delle
terapie antiretrovirali anche del 90 per cento. Infine c'è l'altrettanto annosa
questione dei fondi destinati alla cooperazione allo sviluppo. Secondo le
ultime stime basterebbero 42 miliardi di dollari da qui al 2010 per garantire
l'accesso universale alle cure antiretrovirali ma i Paesi ricchi fanno orecchie
da mercante e nel 2007 hanno addirittura tagliato dell'8,4 per cento
l'ammontare degli aiuti pubblici destinati alla lotta alla povertà e alle crisi
sanitarie. L'Italia riesce a fare ovviamente peggio di tutti. Con la
finanziaria 2009 il budget della nostra cooperazione toccherà il suo punto di
minimo storico, ossia lo 0,09% del Pil, conquistandosi la maglia nera assoluta
tra i Paesi donatori.
( da "Sole
24 Ore, Il" del 29-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data:
2008-11-29 - pag: 13 autore: L'impatto sul voto di primavera Arma elettorale
per i nazionalisti hindu Ugo Tramballi I 25 punti del "Vision Document
2004" sono ancora tutti attuali e in gran parte da raggiungere. Ora il Bjp
potrà aggiungere al suo prossimo programma elettorale temi nuovi, attuali e
storicamente nelle sue corde di partito nazionalista e dichiaratamente
induista: la minaccia islamica, l'aggressione straniera, la scarsa preparazione
delle forze di sicurezza indiane. Cessato di sparare a Nariman Point,
incomincia la campagna elettorale. E da campo di battaglia Mumbai si trasforma
in grande piazza dei comizi. Si vota a scadenza naturale della Lok Sabha, il
Parlamento, fra aprile e maggio, giusto prima dell'arrivo dei monsoni. è quasi
sempre così. E come sempre sarà uno spettacolo di democrazia, il più grande
spettacolo di democrazia al mondo: circa 700 milioni di elettori - l'affluenza
è sempre alta che raggiungeranno i seggi sotto casa e quelli remoti, alcuni
letteralmente a dorso d'elefante. L'operazione è complessa, non si svolge in un
solo giorno ma in diversi appuntamenti regionali nello spazio di un mese. Per
concludere le prime elezioni del 1951 ci vollero 90 giorni. Cinque anni fa il
Bjp di Atal Bihari Vajpayee perse e il Congress di Sonia Gandhi vinse. Fu una
sorpresa.L'economia correva, il Bharatiya Janata Party si era liberato dello
sciovinismo hinduista che aveva generato quella forza politica ed era stato
capace di essere un partito di destra liberale. I 25 punti, sintesi del
programma elettorale di allora, erano tutti - tranne uno- dedicati all'economia
e allo sviluppo. Le riforme iniziate dal Congress con Manmohan Singh,
all'inizio degli anni '90, prima ministro delle Finanze e poi premier, erano
state mantenute e velocizzate. Si erano visti i risultati. «Abbiamo costruito
più autostrade noi in 5 anni che il Congress in 50» diceva il partito. Vero.
Invece vinse Sonia Gandhi col suo richiamo sociale: rifiutò di diventare primo
ministro, passò la poltrona a Manmohan Singh e le riforme continuarono come
prima. Un po' più lentamente, in verità, per ridurne l'impatto sociale. Ma la
crescita indiana non si è mai fermata fino alla crisi globale di quest'anno. La
necessità delle riforme economiche come l'arsenale nucleare indiano sono
bipartisan. Chiunque vinca le persegue. I segnali delle elezioni locali negli
Stati non sono chiari: fino ad ora non indicano un partito in forte ascesa.
Molto tuttavia lascia credere che nella primavera del 2009 torni a vincere il
Bjp. Pereché c'è la crisi globale che non aiuta nessun partito di Governo al
mondo; e perché ora c'è anche l'assalto di Mumbai. L.K. Advani, il vecchio
leader del Bjp, ha già accusato l'esecutivo di non aver armato i servizi di
sicurezza in modo appropriato. Ma il Bjp avrebbe probabilmente vinto comunque e
se accadrà sarà per un'altra ragione, comunque diversa dalla crisi mondiale e
dal terrorismo. Perché dal
( da "Sole
24 Ore, Il" del 29-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data:
2008-11-29 - pag: 12 autore: BUSINESS A RISCHIO Una fase difficile
L'instabilità politica rischia di creare seri problemi all'economia della
Thailandiae di frenare gli investimenti stranieri nel Paese. Che può offrire
diversi incentivi alle imprese straniere: manodopera di buona qualità; una
tassazione in calo; e accordi attraversoi quali avere accesso a un mercato che
comprende l'Indocina e la Cina meridionale
Le concentrazioni industriali Alcune lentezze di Bangkok svaniscono all'interno
dei 37 parchi industriali sorti in tutto il Paese. Gestiti da colossi del real
estate thailandese come Amatae Hemaraj ospitano gruppi grandi e piccoli,
asiatici e occidentali: dalla giapponese Toyota alla britannica Triumph
Motorcycles, dall'italiana Danieli all'americana Western Digital I
settori trainanti Automotive e agroalimentare sono i settori principali dello sviluppo
thailandese degli ultimi anni. Nel 2007 sono state prodotte in Thailandia più
di un milione di auto. Gli addetti del settore- che vale il 12% del Pil
nazionale- sono 300mila trai grandi gruppi e i fornitori. Negli stabilimenti
thailandesi verranno realizzate le auto ecologiche di Honda, Suzuki, Nissan,
Toyota, Mitsubishi, Volkswagen e Tata I partner internazionali I primi
investitori nel Paese sono i giapponesi con 21,2 miliardi di dollari tra il
2002 e il 2007; seguono Ue (6,4); Usa (6,3) e Taiwan (2,6 miliardi).
L'interscambio tra Italiae Thailandia nel 2007 è stato di 811 milioni di euro,
in crescita dell'1,48%sul 2006
( da "Sole
24 Ore, Il" del 29-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E
IMPRESE data: 2008-11-29 - pag: 30 autore: Fiere. Si rinsalda la collaborazione
Milano-Hannover: patto per l'India Beda Romano HANNOVER. Dal nostro inviato Il legame
Italia-Germania è fatto di tanti piccoli tasselli. Ieri a Hannover, se ne è
aggiunto un altro: Fiera Milano e Deutsche Messe, proprietaria del quartiere
fieristico della capitale della Bassa Sassonia, hanno firmato un nuovo accordo
di collaborazione sui mercati emergenti. Dopo l'intesa in Cina, le due società hanno deciso di puntare sull'India. L'operazione
prevede da parte di Fiera Milano un investimento di 1,5 milioni di euro, di cui
950mila euro impegnati immediatamente, il resto versato in cinque quote annuali
in funzione dei risultati conseguiti. Il nuovo accordo tra Milano e
Hannover rientra nel quadro della joint venture nata all'inizio dell'anno tra
le due società fieristiche. «Attraverso HM Global Germany, società di cui siamo
soci di Hannover al 49%, acquisiamo ora una base operativa a Mumbai e
diventiamo organizzatori di mostre B2B in India», ha spiegato ieri a Hannover
Claudio Artusi, l'amministratore di Fiera Milano. Negli ultimi mesi HM Global
Germany ha già permesso alle due società di collaborare nel settore fieristico
in Cina. Deutsche Messe e Fiera Milano sono tra i
maggiori protagonisti mondiali nel settore fieristico internazionale. Con
l'accordo presentato a inizio anno stanno dando vita a un nuovo progetto: là
dove è possibile le due società europee, normalmente concorrenti, vogliono
affrontare insieme i grandi mercati emergenti. In India la joint venture vuole
organizzare fiere soprattutto nei settori industriale, tecnologico e turistico.
Da un punto di vista tecnico, l'operazione prevede che le attività della
Hannover Fairs India, già presente sul mercato locale con un portafoglio di
cinque mostre professionali, confluiscano in HM Global Germany. Artusi ieri ha
spiegato che l'accordo in Cina ha permesso
l'organizzazione in pochi mesi di sei fiere a Shanghai, con grande successo. Né
la crisi economica né il recente attentato terroristico a Mumbai sono motivi
per girare le spalle all'India, o più in generale ai mercati emergenti: ormai
Fiera Milano e Deutsche Messe stanno pensando di lanciarsi insieme anche in
Russia e Brasile. «Ci sarà inevitabilmente un processo di ristrutturazione
dell'offerta fieristica – ha detto Artusi –.Il momento difficile per l'economia
deve spingerci a rafforzarci». Ha aggiunto dal canto suo, Andreas Gruchow,
membro del consiglio di gestione di Deutsche Messe, che in Russia i due partner
hanno già contatti a livello locale. Gruchow ha poi colto l'occasione per
mettere l'accento sul fatto che Fiera Milano e Deutsche Messe hanno
"mentalità" molto simili: «Non ci sono barriere culturali e ci
capiamo subito ». Proprio la firma dell'intesa sul mercato indiano ha coinciso
nel municipio di Hannover con la quarta edizione di una giornata dedicata
all'Italia: il «Giorno Italiano». LA STRATEGIA La joint venture organizzerà
mostre in campo turistico, tecnologico e industriale per cogliere le
opportunità offerte dai nuovi mercati
( da "Sole
24 Ore, Il" del 29-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE
PRIME data: 2008-11-29 - pag: 48 autore: Siderurgia. Rispetto ai massimi
dell'estate scorsa, la flessione dei listini per gennaio è del 44% Meno caro
l'acciaio di Baosteel La diminuzione dei costi però farà da freno al calo degli
utili Roberto Capezzuoli Il colosso siderurgico cinese Baosteel, pochi giorni
dopo aver annunciato una riduzione dei prezzi per metà dicembre, ha deciso ieri
che alcuni dei suoi prodotti saranno ribassati anche in gennaio. Un effetto
imposto dalla crisi finanziaria globale e dal forte
rallentamento che stanno accusando in Cina settori
chiave come quelli dell'edilizia e delle costruzioni. Per la società – di cui
Deng Xiaoping favorì la nascita nel 1978 per contrastare la forza contrattuale
del colosso giapponese Nippon Steel – l'anno prossimo rischia di essere il
peggiore mai vissuto, con una previsione di flessioni nella produzione,
nelle vendite e nei profitti. La caduta non sarà immediata. Il gruppo infatti
sottolinea che stanno calando sensibilmente anche i costi, per cui in gennaio
gli utili non soffriranno del taglio nei listini. Però il trimestre in corso
potrebbe chiudersi in rosso, rendendo urgente l'adozione di misure protettive.
Tra queste, il ridimensionamento del piano di investimenti, anche se non è
previsto che ciò influisca sull'espansione da 60 miliardi di yuan (6,9 miliardi
di euro) avviata nel Guangdong. Baosteel, che occupa il quinto posto nel
ranking mondiale dell'acciaio, rappresenta un punto di riferimento per la
siderurgia cinese e le sue mosse sui listini hanno già guidato tuti i prezzi
verso il basso. I laminati a caldo che usciranno dalle acciaierie del gruppo
caleranno in gennaio al minimo biennale di 3.242 yuan per tonnellata, il 44% in
meno rispetto ai livelli record del settembre scorso. E i laminati a freddo
rimarranno alla cifra fissata per dicembre, 3.626 yuan, in discesa del 44,2%
rispetto ai recenti picchi di 6.496 yuan per tonnellata. Le mosse cinesi
trovano riscontri negli altri big asiatici: negli ultimi giorni si è allineata
anche la coreana Hyundai, annunciando una correzione dell'11%, il secondo calo
dei prezzi in un mese. VERSO UN 2009 DIFFICILE Il gruppo cinese teme che il
prossimo anno sarà il peggiore mai vissuto e imporrà una riduzione del piano di
investimenti
( da "Sole
24 Ore, Il" del 29-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME
data: 2008-11-29 - pag: 48 autore: Metalli strategici. Russia e Kazakhstan
aumenteranno l'output nel 2009 Torna l'interesse verso l'uranio Luca Davi
Qualcosa si muove, sul mercato dell'uranio. Perchè se è vero che nelle scorse
settimane il raffreddamento del barile aveva fatto crollare la richiesta di
ossido d'uranio (la cosiddetta yellowcake utilizzata dalle centrali nucleari),
è anche vero che oggi le quotazioni sembrano dare segnali di ripresa, benchè
timida. I prezzi spot questa settimana viaggiavano sul livello di 55 dollari/
libbra, dopo essere crollati il 21 ottobre a 44 $, il minimo da maggio 2006. La
fiducia degli operatori, a dispetto della crisi finanziaria che si sta
abbattendo sull'economia reale, è riposta nelle utilities, comparto toccato per
ora solo indirettamente dal credit crunch. «La stretta creditizia non avrà
grosso impatto sui progetti di nuove centrali – spiega Steve Kidd, direttore
Strategia e ricerca presso la World Nuclear Association (Wna) – semplicemente
perchè le utilities sono finanziariamente solide e in grado di fare affidamento
sulle proprie casse per sviluppare gli studi già avviati». Secondo la Wna, sono
35 i reattori oggi in costruzione nel mondo. Strutture
localizzate soprattutto in Cina, Corea del Sud, Giappone e Russia,
mentre 60 nuovi impianti sono in programmazione nei prossimi 15 anni. Solo
l'India intende attivare 20 nuovi reattori entro il 2023. Numeri che fanno
intuire come la domanda di uranio sia destinata ad aumentare. Anche per
questo gli ana-listi confidano in una crescita delle quotazioni sia nel breve
come nel lungo periodo, quando in cui i prezzi dovrebbero stabilizzarsi attorno
ai 70$/lb. Che le prospettive, per il mercato, stiano cambiando si capisce
anche dalla strategia adottata da Kazakhstan e Russia. I due Paesi, che insieme
controllano circa un quarto delle risorse mondiali di uranio, nel 2009
aumenteranno l'output. Kazatomprom, la società nucleare kazaka, intende
accrescere la produzione dalle attuali
( da "Repubblica,
La" del 30-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 11 - Economia Maniche di
camicia e addio cerimoniale Il nuovo stile populista di Giulio
"descamisado" contro i poteri forti Il ministro lancia la sua sfida
dirigista a fianco della gente e contro i signori del credito e delle tariffe
ROBERTO MANIA ROMA - Come un italiano medio nel suo ufficio open space o nel
suo capannone nel profondo nord est o, ancora, seduto in poltrona nel suo
tinello davanti alla televisione. Ormai Giulio Tremonti, ricco e sofisticato
commercialista di Sondrio, non lascia più nulla al caso. Perché per rassicurare
un popolo bisogna farne parte o, almeno, immedesimarcisi. Lui come gli altri,
come la gente, vittima dei cattivi del mondo, gli speculatori, soprattutto di
Wall Street, con i loro complici mercatisti che si annidano dovunque, fino in Cina, si sa. E allora, venerdì mattina, Giulio Tremonti, al suo terzo
mandato ministeriale, cambia look, rompe gli indugi e, probabilmente, anche
l´antica timidezza. Dopo la rapidissima approvazione del decreto anti-crisi,
scende nella sala stampa di Palazzo Chigi e accanto al premier, lo stesso
Silvio Berlusconi che prima delle foto ufficiali si cura di sistemare alla
giusta lunghezza il polsino che fuoriesce dalla giacca del collega
straniero di turno, compie la svolta: resta in maniche di camicia, cravatta blu
intorno a un colletto classico non button down, quello piace a Veltroni e
piaceva all´upper class liberal di Manhattan. Via la giacca, proprio come un
italiano medio. Un uomo della strada, di Main Street. Descamisado. Rompe un
cliché, e fa venire in mente, mutatis mutandi, Bettino Craxi con la sua
canottiera fradicia di sudore al congresso del Psi del ´91 a Bari. Ma a Palazzo
Chigi un ministro dell´Economia in maniche di camicia non si era ancora visto,
non certo Carlo Azeglio Ciampi o Tommaso Padoa-Schioppa. Ma nemmeno Guido Carli
o Giovanni Goria, per andare nei ricordi della prima Repubblica. Come se i
numeri richiedessero di per sé austerità, formalità, distacco. Giulio Tremonti,
però, ha rotto il rigido cerimoniale. Quasi un sacrilegio, da chi è passato
dalla rivolta anti-statale contenuta nel suo "Lo Stato criminogeno"
per approdare all´anti-mercatismo ed esaltare l´interventismo statale; da chi
cavalcò, con Francia e Germania, l´attacco al rigido patto del 3% (ai tempi
della Commissione di Romano Prodi) e ora giudica «demenziale» pensare di
scavalcarlo come però consentirebbe Bruxelles. Quello da Palazzo Chigi, sia
chiaro, era anche un messaggio politico. Meglio lanciarlo descamisado. Perché
Tremonti continua a essere Robin Hood nel «tempo del ferro», come ha scritto,
dove «low cost può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la spesa di
tutti i giorni». Dunque lui sta dalla parte della gente, contro i petrolieri e
i banchieri; e contro quelli che vivono di tariffe, autostradali e elettriche.
Contro un pezzo dell´establishment mercatista che avrebbe strizzato l´occhio
alla sinistra, e che è un nemico del popolo, come sanno tutti i populisti,
vecchi e nuovi. Tremonti, poi, sta dalla parte dei valori: identità, famiglia,
autorità, ordine, responsabilità, federalismo. Da qui è breve il passo che
porta a chiedere alle banche sottocapitalizzate di riconoscersi in un
"codice etico" per poter essere sostenute dalla sottoscrizione
statale dei loro bond. «Quanto guadagniamo per finanziare questi strumenti - ha
detto il superministro dell´Economia - lo impegniamo per causali sociali a
partire dai mutui». Come Robin Hood: si prende da una parte e si dà all´altra,
anche con un po´ di rassicurante paternalismo. E si dirige quel che resta del
mercato. Fissando i tetti dei tassi dei mutui immobiliari, ma pure delle
tariffe elettriche, riducendo il ruolo delle Authority che - si sa - erano nate
proprio mentre lo Stato si ritirava dall´economia. Una ricetta semplice, netta,
dalla parte della gente, come già la Robin Hood tax che doveva finanziare la "social
card". Così viene in mente una tesi dell´economista Rudiger Dornbush,
riportata da Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, nel loro ultimo pamphlet
decisamente anti-tremontiano, per quanto il ministro non sia mai citato: «I
problemi difficili - diceva l´economista tedesco - hanno soluzioni facili.
Peccato siano quasi sempre sbagliate». Chissà.
( da "Repubblica,
La" del 30-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 34 - Cultura La leggenda
vera dei mercanti di capelli Trecce preziose i luoghi Elva, un piccolo paese
del Piemonte vicino al confine francese, ha rappresentato per un secolo e mezzo
il baricentro del commercio internazionale di chiome naturali Oggi il
"Museo di pels" racconta quel passato non troppo lontano in cui le
ciocche femminili, raccolte tra Veneto e Friuli, erano più costose dell´oro
PAOLO RUMIZ Elva (Cuneo) C hissà dove sono finiti i capelli della nonna. Non ho
mai smesso di pensarci, da quando lei m´ha raccontato quel pezzo della sua
storia, tanto tempo fa. Aveva dodici anni, era la fine dell´Ottocento e i
"piemontesi" erano arrivati in Friuli. Un mattino d´inverno bussarono
al suo portone, le misero un panno sulle spalle e glieli tagliarono. Tutti.
Pagarono, poi se ne andarono tra mille moine, e lei rimase davanti allo
specchio con una zazzera biondo-cenere lunga appena tre dita. La nonna aveva un
buon carattere - si chiamava pure Serena - ma quando si vide pianse e rifiutò
di uscir di casa. I capelli non li aveva mai toccati dalla nascita: le erano
cresciuti più di un metro e la treccia sciolta arrivava alle ginocchia. Il
fatto è che i "Cjavelars" - così li chiamavano in Friuli - pagavano
bene, e sua madre era contenta dell´affare. Con quei soldi comprò a Serena i
primi orecchini, gli stessi che avrebbe portato per tutta la vita. Forse ce ne
siamo dimenticati, ma alla fine dell´Ottocento gli emigranti eravamo noi,
fratelli d´Italia, e a portare il "velo" eran le donne di casa
nostra. In campagna correvano tempi talebani, i capelli di femmina erano
tentazione diabolica e stavano sigillati al riparo dal sole. Per questo e non
per altro si conservavano lucenti come quelli delle iraniane sotto il chador, o
la lunga chioma sotto il turbante dei sikh, gli immigrati indiani venuti a
mungere le mucche d´Italia. «Capelli», a quei tempi, faceva sempre rima con
«belli», come nella canzone della ragazza sorpresa «con i suoi amatori» e
spedita a far la «monachella» da mamma e papà. «Giovanotti piangete piangete /
han tagliato i miei lunghi capelli / eran biondi eran ricci eran belli /
giovanotti piangete con me», versi scolpiti nella storia d´Italia, ma elusivi:
non dicono che le chiome delle novizie se le vendeva il monastero. «I capelli
moderni non valgono niente», rideva Serena guardando le scarmigliate ragazze
dei tempi nuovi; ed era come se giudicasse un´epoca. Troppo stress, troppe
intemperie su quelle teste, diceva, e sull´argomento mostrava di sapere il
fatto suo. Nel Novecento era emigrata anche lei, in Argentina, lì aveva sposato
un muratore del suo paese e la vita le era cambiata in meglio: ma ai lucenti
capelli dell´età perduta pensava sempre. Non si dava pace. Era convinta che sua
madre fosse stata in combutta con i "piemontesi" armati di forbici.
Briganti dovevano essere, ripeteva, e dovevano anche saperci fare con le donne,
se erano capaci di farsi consegnare il capitale che avevano in testa. «Figlio
di un cjavelar», si dice tuttora tra Codroipo, San Daniele e Tolmezzo, per
insultare qualcuno con l´attribuzione di una paternità incerta. Chi mai li avrà
avuti, pensavo ascoltando la mia vecchia. Un magistrato parruccone della Corte
di Londra? Una "mademoiselle" francese? La moglie di un rabbino
chassid in un villaggio della Polonia orientale? Che strada aveva fatto quella
treccia di un metro e oggi in quale soffitta giaceva dimenticata? Ma
soprattutto, mi chiedevo, perché i raccoglitori di capelli venivano dal
Piemonte? Per anni mi sono posto la stessa domanda, fino a quando amici cuneesi
mi hanno avvertito che in una sperduta valle ai confini della Francia era stato
aperto un museo unico al mondo: il museo dei capelli. Elva si chiamava il
paese, e per un secolo e mezzo era stato il baricentro internazionale del commercio
di capelli. Questo fino a quarant´anni fa, quando iniziò l´era del sintetico.
Forse lì, agli antipodi delle Alpi orientali, avrei trovato la risposta
all´interrogativo della nonna. Elva ti lascia senza fiato, da qualsiasi parte
la raggiungi. Dal basso devi affrontare una vertiginosa strada a tornanti con
pochi parapetti e tanti strapiombi. Dall´alto passi per uno sterrato il Colle
di Sampéyre, dove il Monviso sovraccarico di neve "tramonta" oltre il
crinale con la Varaita, e ai piedi del viaggiatore si spalanca un anfiteatro in
pieno sole, una brughiera tibetana che precipita tra fischi di marmotte verso i
primi boschi e un balcone di praterie sull´orlo della forra chiamata Val Maira.
Su quei pascoli con vista, sistemati in faccia ai pilastri delle Alpi Marittime
e alle radure di Castelmagno, si dispiega una via lattea di ventotto borgate e
quasi altrettanti campanili. Il pianeta Elva è lì, lontano da tutto. Il regno
incantato de "lhi pelassiers". «Aspetti che vado a prendere le
chiavi», fa il cuoco della locanda occitana "San Pancrazio", Edo
Lorìa, cui è affidata la custodia del "Museo di pels". Non passa
molta gente a Elva, l´arrivo di visitatori fuori stagione è un evento, e si
apre apposta per loro. Il museo sta in una casa ottocentesca di pietra e legno
di larice aggrappata al pendio; la chiamano Casa della Meridiana per via
dell´orologio solare sul muro maestro. «Allora il tempo non era stato ancora
unificato e ogni villaggio aveva il suo mezzogiorno», fa notare il geometra
Sergio Maffioli, saluzzese, che ha eseguito il restauro dell´edificio; e con lo
sguardo accarezza la sua Roncisvalle alpina, luogo-rifugio di valdesi,
occitani, ebrei sefarditi e cavalieri della civiltà cortese. Terra, anche, di
leggendarie figure femminili, come la bella Mireille amata dal poeta Mistral, o
Griselda, la pastora divenuta principessa dopo aver superato mille crudelissime
prove di fedeltà. La porta in abete si apre cigolando e il signor Raina Pietro,
classe 1870, della borgata Chiosso Superiore, compare nel buio del seminterrato
sullo sfondo di una foto ingiallita dal tempo. Baffi, giacca e cravatta,
orologio a taschino con catena d´argento, si appoggia sul gomito destro a una
stufetta in maiolica, e con la mano destra solleva un campione di capelli
ondulati divisi per trecce e annodati assieme dalla parte della radice. Lo
sguardo è serio, sabaudo, quasi militare; la mano ha il palmo verso l´alto e le
dita sono aperte con una finta noncuranza che tradisce l´orgoglio di una
professione e la fierezza di un benessere conquistato con ingegno e fatica.
Accanto alla foto, i ferri del mestiere: i pettini per districare, gli spuntoni
per cardare, i catini per la lavatura, lo zaino-armadietto da portare sulla
schiena, con gli oggetti "galeotti" per incantare le femmine e convincerle
al fatal baratto: merletti, gioie, pizzi e foulard. Fischia un po´ di vento tra
la stalla e il fienile, la Casa della Meridiana è piena di spifferi e sussurri
che arrivano dal profondo del tempo, le voci dei trapassati che «copavan lo pel
de las femna per far de perrucas». «Ah se mi faceva pena tagliare le trecce
alle belle ragazze!», ricorda l´elvese Daniele Mattalia, classe
( da "Repubblica,
La" del 30-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina VI - Bologna MarconiGomma, altri
sei avvisi Nel mirino il fornitore del polimero e le tre società di Righetti
Sotto inchiesta il direttore dell´azienda di Sasso Marconi Luciano Cardin LUIGI
SPEZIA Salgono a otto gli indagati nell´inchiesta della Procura sull´esplosione
alla MarconiGomma, nella quale, il 17 novembre, sono morti due dipendenti
dell´azienda di Sasso Marconi, l´operaio indiano Ramjas Yadav e il
vicedirettore Fabio Costanzi. I sei nuovi iscritti dal pubblico ministero Marco
Mescolini sono in realtà due persone fisiche e quattro società. Le persone sono
il direttore dello stabilimento dove si è verificato l´incidente, Luciano
Cardin e il rappresentante legale della società che ha fornito la sostanza
usata quel giorno, la Arnaud, multinazionale con sede a Parigi che si occupa
della distribuzione in Europa del polimero utilizzato per la creazione della
miscela poi esplosa. I due nuovi iscritti si vanno ad aggiungere ai nomi di
Jader Righetti, il titolare della MarconiGomma e di Tiziano Boselli,
responsabile della sicurezza dell´azienda. Ma l´altra novità è rappresentata
dal fatto che sono indagate anche quattro società in quanto tali, avendo
personalità giuridica. Si tratta della Arnaud e delle tre società che
compongono l´arcipelago MarconiGomma, vale a dire MarconiGomma Group e le due
controllate Marconi Rubber, che si occupa della produzione vera e propria e
Marconi Special Compounds, dove si effettuano le prove e le sperimentazioni di
nuovi prodotti derivati dalla gomma. L´iscrizione delle quattro società, in
quanto persone giuridiche, si basa sulla legge 123 del 2007 che ha esteso il
decreto legislativo 231/01 (sulle responsabilità amministrative dell´ente) ai
reati di omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime - reati propri
di questa inchiesta - derivanti da violazioni di norme per la prevenzione di
infortuni sul lavoro o relative alla tutela e protezione dell´igiene e della
salute sul lavoro. Anche l´iscrizione dei nuovi nomi rappresenta un atto di
garanzia in attesa dell´esame irripetibile sul miscelatore esploso, in
programma per venerdì prossimo. Le iscrizioni permetteranno agli indagati di
nominare propri consulenti che potranno affiancare i periti del Pm, che sono
l´ingegner Massimo Bardazza e il chimico Onelio Morselli, gli stessi che
lavorano insieme anche per l´incendio di Palazzo Albergati. Particolare
attenzione è rivolta da parte della Procura alla scheda di sicurezza, allegata
(come prescrive una normativa europea) al polimero chiamato fluoroelastomero
utilizzato per la mescola esplosa. Tale scheda ha lo scopo di fornire tutte le
procedure corrette per l´utilizzo della sostanza in completa sicurezza ed è
stata compilata dalla società di distribuzione del prodotto, la multinazionale
Arnaud. Il polimero era accompagnato anche dalla scheda tecnica, che ne descrive
nei dettagli la composizione ed è a carico del produttore, una
società con sede in Cina. Per ora, però, la Procura non rileva elementi per delineare una
«provata causalità», dopo che ha anche comparato il modo di operare della Arnaud
con quello di altre società che trattano prodotti analoghi. Sull´uso in
generale del polimero in questione, comunque, per gli inquirenti non si
configura una situazione di pericolo. Sulla scheda tecnica non sono
state registrate anomalie: il prodotto utilizzato corrispondeva esattamente a
quello che era descritto nel documento. Il problema vero, invece, sarà quello
di stabilire se la scheda di sicurezza preparata dalla Arnaud che riguarda il
fluoroelastomero è completa e informa su tutti i possibili rischi.
( da "Repubblica,
La" del 30-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XXIV - Genova Suoni, colori
e performance vernissage di compleanno L´evento Trent´anni di attività e un
archivio unico al mondo di 150.000 autori MIRIAM CRISTALDI Colpi di colore,
performance, luci e suoni, una festa dal pomeriggio a notte a Palazzo Ducale
per i trent´anni di attività di Ellequadro, dentro e fuori la galleria d´arte.
Quadri e sculture, installazioni e musica, a confermare i diversi linguaggi
espressivi che hanno trovato ospitalità negli anni (con un´originale
"palestra" dedicata agli esordienti, ai neofiti e ai "dilettanti"
accanto agli artisti affermati), di cui tra gli altri è esempio Giua,
l´artista-cantante ligure che ha preso parte all´ultimo Festival di Sanremo tra
i finalisti, che ha esordito nell´arte proprio con Ellequadro. Un´attività che,
man mano il tempo passa, si delinea sempre più frenetica ed al contempo diretta
verso lidi sempre più lontani con aperture di dialogo atte a scambiare
esperienze, tradizioni, linguaggi con paesi emergenti come
la Cina. Mai come oggi, infatti, questo paese del Sol Levante ha
guadagnato così ampi spazi nelle esposizioni internazionali del mondo intero.
Sono di fatto trascorsi tre decenni da quando Renata Ramondo Leopizzi, la
capostipite, ha aperto (in sordina) la galleria d´arte Ellequadro in Via
Assarotti, fruibile come luogo d´incontro e diffusione dell´arte e della
cultura. Nel 1988 Renata inizia un faticosissimo e importante lavoro di
archiviazione che dà origine a Ellequadro Documenti (1993), un mastodontico
archivio in continuo aggiornamento che oggi conta più di 150.000 nomi di
artisti di tutto il mondo: con il segreto desiderio che venga in futuro
collocato in uno spazio pubblico dedicato a Maria Fulvia Leopizzi Per la serata
dedicata al trentennale, dalle 18 un insolito, colorito appunto e affollato
vernissage con opere di Giovanni Albanese, Pablo Atchugarry, Sabato Angiero,
Claudia Ballesio,, Niccolò Calvi, Nado Canuti, Lucilla Catania, Mirta Carroli,
Tommaso Cascella, Antonia Ciampi, Franco De Courten, Enzo Esposito, Ileana
Florescu, Raimondo Galeano, Giuseppe Gallo, Gianna Giannakoulas, Giorgio Gatto,
Giua, Carlo Lorenzetti, Luisa Mazza, Andreina Parodi, Oliviero Rainaldi, Marco
Nereo Rotelli, Tang Jue - a significare la nuova "frontiera" aperta
sulla Cina - e Silvano Zanchi.
( da "Repubblica,
La" del 30-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XXV - Genova La storia Una passione
di famiglia da Picasso a Henry Moore BETTINA BUSH Nel ?78 Renata Ramondo
Leopizzi, avvocato in una famiglia di avvocati, ha pensato che nella sua vita
mancava qualcosa, e decide di dedicarsi alla sua vera grande passione, l´arte
contemporanea, aprendo una galleria d´arte a Genova, in via Assarotti, la
Ellequadro, che sta per Leopizzi al quadrato. Si specializza subito in
scultura, design e in opere su carta. Sceglie la scultura perchè nasce dal
territorio, e il segno su carta perché è un messaggio immediato, che non ha
ripensamenti. Ben presto comincia a collaborare con i teatri genovesi, con lo
Stabile, con il Teatro dell´Opera, e con le istituzioni. Poi cambia sede, si
sposta in vico Falamonica, ed è la volta di un´importante mostra, quella del grande
Fausto Melotti, artista eclettico, che giocava con la musica, la scultura e la
poesia, più alla ricerca di una modulazione che di una modellazione, ed è stato
un esempio per le scelte degli artisti successivi. Sono seguiti tra gli altri,
Mario Merz, Tom Wessellmann, Carlo Lorenzetti, Tommaso Cascella, Pablo
Atchugarry . Nel ?79 anche Maria Fulvia Leopizzi, figlia di Renata, dopo aver
appreso di avere davanti soli pochi mesi di vita, a soli 33 anni, decide di
lasciare il suo lavoro di avvocato, per dedicarsi, anche lei, a quella che
amava veramente, l´arte, e apre, sempre in via Assarotti, la Galleria dei
Grandi Maestri. è la volta di altri grandi nomi, di Afro, Picasso, Henry Moore.
E i pochi mesi di vita alla fine sono diventati 17 anni vissuti intensamente,
un po´ da avvocato, ma anche soprattutto vicino all´arte e alla creatività, che
per Maria Fulvia hanno rappresentato uno strumento per una vita migliore.
Intanto Renata Leopizzi, spinta dalla voglia di sapere di più sulla vita degli
artisti che esponeva e incontrava, si dedica ad un grande lavoro di ricerca e
di archiviazione e nel ?93 nasce Ellequadrodocumenti che conta piu di 150 mila
artisti di tutto il mondo. Nel 2005 è la volta di Ellequadro Events, fortemente
voluta da Tiziana Leopizzi, architetto, l´altra figlia di Renata, che oltre a
scoprire tutto quello che sta succedendo nel mondo dell´arte contemporanea,
vuol diffondere l´arte che si sviluppa nel nostro paese oltre i confini, con il
progetto Artour-o, un premio che riconosce l´apporto artistico, sia pubblico
che privato, per chi ha lasciato un segno sul territorio nel quale ha lavorato.
Così sono stati premiati artisti, galleristi, collezionisti e rappresentanti
delle istituzioni, da Giorgio Marconi ad Alessandra Grimaldi e Giuseppe Pericu,
solo per citarne alcuni. Sono ormai passati una trentina di anni, la Ellequadro
è dal
( da "Unita,
L'" del 30-11-2008)
Argomenti: Cina
Paura amianto
al liceo di Cine- città, domani l'ispezione Il pavimento della biblioteca si
sgretola; dalla scuola: «Non vogliamo che ci scappi il morto» SEGUE A P
( da "Avvenire"
del 30-11-2008)
Argomenti: Cina
MONDO 30-11-2008 «Afsaneh è un'adultera:
a morte per lapidazione» In Iran sono già oltre 200 le esecuzioni nel 2008 DI
LUCA GERONICO S arà lapidata a Shiraz, l'antica capitale della Persia: così
almeno ha stabilito la Corte suprema iraniana rendendo esecutiva la sentenza
dell'aprile scorso contro Afsaneh R., una donna originaria della città
nell'Iran meridionale, riconosciuta colpevole dell'omicidio del marito ucciso
con la complicità dell'amante Reza. Quest'ultimo è stato condannato a 15 anni
di reclusione e 100 frustate per "rapporti sessuali illegali", vale a
dire al di fuori del matrimonio. A salvare l'uomo dalla lapidazione il fatto
che non è sposato, mentre l'aggravante per la donna, secondo il diritto
iraniano, è proprio la sua condizione di adultera. Comunque su Afsaneh grava pure
una seconda condanna capitale, questa per omicidio. La notizia, sfidando la
censura sulle condanne a morte imposta dal regime lo scorso 14 settembre, è
stata pubblicata ieri dal quotidiano riformista Etemad Melli. Il giornale
precisa come il via libera della Corte suprema risalga al 4 agosto scorso, ma
non fornisce alcuna spiegazione sui quasi quattro mesi intercorsi per renderla
pubblica. Un delitto contro il diritto di famiglia islamico punito in Iran con
il più disumano dei supplizi: la sentenza è eseguita dal pubblico e la legge
iraniana precisa addirittura che la morte deve avvenire lentamente, usando
pietre piccole in modo da non provocare il decesso immediato. Gli uomini,
stabilisce il diritto iraniano, devono essere interrati fino alla vita, le donne
fino alle spalle. Il condannato che riesca a divincolarsi e fuggire è graziato.
La pratica del rajm ( lapidazione) è ufficialmente sospesa dal luglio 2002
quando l'ayatollah Mahmoud Hashemi-Shahroudi, capo dell'apparato giudiziario,
chiese una moratoria della pratica, ma secondo alcune associazioni umanitarie
in questi sei anni sono avvenuti almeno tre casi di lapidazione. Una di queste
esecuzioni, avvenuta lo scorso anno nella provincia di Qazvin, è stata infatti
riconosciuta ufficialmente. La sospensione di queste esecuzioni, spiegano le
associazioni degli avvocati iraniani, non può essere garantita ma dipende
dall'interpretazione del singolo giudice. La sentenza di Shiraz serve comunque
a confermare che per il diritto iraniano la pena di morte per lapidazione è
sempre in vigore nei casi di adulterio. Oltre ad Afsaneh rivelano gli attivisti
per i diritti umani sarebbero almeno otto uomini e una donna attualmente in
attesa di esecuzione per lapidazione. Solo una parte, per quanto
raccapricciante, del ricorso indiscriminato e massiccio alla pena di morte da
parte del regime degli ayatollah. Nonostante le continue campagne
internazionali di denuncia e gli appelli all'Onu perché venga nominato un
inviato speciale per monitorare la situazione, nei primi nove mesi del 2008 si
contano 228 esecuzioni capitali comprese le dieci impiccagioni avvenute nel
carcere di Evin mercoledì scorso. Nell'intero 2007 ne sono state denunciate
335. Una tendenza in continua crescita se nel 2006 se ne sono registrate