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DOSSIER “CINA”

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T ARTICOLI DEL  27-30 novembre 2008#TOP



Report "Cina"

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Indice delle sezioni

Cina (44)


Indice degli articoli

Sezione principale: Cina

soru e la battaglia del cemento veltroni: resta a guidare la sardegna - umberto rosso ( da "Repubblica, La" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Per i cin cin del centrodestra. Che in fondo però ha poco fa festeggiare. «Siamo pronti al voto» annuncia il capogruppo del Pdl. Ma il candidato, dopo l´approdo di Beppe Pisanu alla guida dell´Antimafia, non ce l´hanno. Il centrosinistra invece sega il suo.

l'occidente e l'afghanistan - guido rampoldi ( da "Repubblica, La" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: rassicurare sia le potenze che hanno vissuto lo sbarco della Nato in Asia centrale come una minacciosa invasione di campo (Iran, Russia, Cina), sia quelle che considerano l´Afghanistan un territorio vitale al proprio interesse strategico (innanzitutto Pakistan e India). Le speranze suscitate nel mondo dalla nuova presidenza americana lasciano qualche spazio ad un prudentissimo ottimismo.

guerra dei "piccioli" nel clan madonia l'ira di lady mafia per il salario minimo - alessandra ziniti ( da "Repubblica, La" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: da qualche anno come si evince da una conversazione tra Nino Rotolo e Antonino Cinà nella quale il "dottore" diceva che «non gli ha dato più niente a nessuno. E sua madre è disperata perché è dannata». Nessuna assistenza economica, dunque, da parte dell´organizzazione alle famiglie dei capimafia detenuti, arrivate persino a grossi contrasti interni per uno stipendio mensile da 1.

bloccato un carico di giocattoli cinesi - gabriele isman ( da "Repubblica, La" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: tutta merce confezionata in Cina con lo sfruttamento dei lavoratori. Il marchio Ce è previsto dalle normative comunitarie, ma nel paese del Sol Levante è utilizzato, con molta ambiguità, per indicare "China export", e le stesse autorità di Bruxelles sono dovute intervenire più volte per spiegare in modo autentico come distinguere il marchio originale da quello asiatico.

simboli e colori, tutti i buddha del mondo - michela bompani ( da "Repubblica, La" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: dalla Thailandia alla Cina, fino al Victoria & Albert Museum di Londra. Dal IV secolo d. C. ad oggi. Isolata in una spirale di nero, nell´allestimento, sta una delle opere più preziose: una delle prime "teste" di Buddha, del IV secolo d. C. Arriva dalla regione del Gandhara, tra il Pakistan e l´Afghanistan, proprio dove lavoravano i primi scultori,

sarkozy incontra il dalai lama la cina annulla il vertice con la ue ( da "Repubblica, La" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Dalai Lama la Cina annulla il vertice con la Ue BRUXELLES - La Cina ha deciso di rinviare il Vertice annuale con l´Unione europea, previsto lunedì prossimo a Lione, in Francia, in segno di protesta contro la visita del Dalai Lama in alcuni paesi europei, nell´ambito della quale è previsto un incontro tra la guida spirituale del Tibet e il presidente francese e di turno della Ue,

l'america latina sfida gli usa nell'export verso la cina ( da "Repubblica, La" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: export verso la Cina Il calo delle pressioni sui prezzi ha creato ampi spazi per agire sulla politica monetaria europea. Questi spazi verranno utilizzati visto il deteriorarsi delle stime economiche Il commercio fra la Cina e l´America latina sta crescendo a un ritmo tre volte più rapido rispetto agli scambi fra gli Stati Uniti e l´America latina.

il grande vecchio della finanza che salvò reagan dall'inflazione - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: sostegno alla crescita nello stesso giorno in cui la Cina taglia i tassi d´interesse. In America il Tesoro e la Federal Reserve hanno messo in campo nuovi finanziamenti all´economia per un valore di 800 miliardi di dollari: stavolta quegli aiuti devono arrivare direttamente ai consumatori e alle piccole imprese, attraverso garanzie sui titoli debitori legati alle carte di credito,

Prime proteste contro i licenziamenti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: licenziati dalle fabbriche del Sud della Cina in seguito alla crisi economica hanno dato vita questa settimanaa proteste che in alcuni casi sono sfociate nella violenza.L'altro ieri centinaia di operai ( nella foto) hanno attaccato gli uffici dell'impresa che li ha licenziati e i poliziotti che li proteggevano a Dongguan, nel Guangdong,uno dei centri dell'industria manifatturiera cinese.

Cina, colpo di scure sui tassi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Il gigante asiatico costretto ad abbandonare una politica monetaria graduale Cina, colpo di scure sui tassi La Banca centrale taglia di 108 punti base: non accadeva da 11 anni Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Preoccupata per la frenata della crescita economica, la Cina decide un maxitaglio del costo del denaro.

Sarkò vede il Dalai Lama Pechino annulla il vertice ( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: I summit Ue-Cina si svolgono ogni anno alternativamente nel Paese asiatico e in quello che assume al momento la presidenza dell'Unione europea: adesso è di turno la Francia. Questo incontro era importante perché doveva servire a tracciare linee di intervento comuni contro la crisi economico-finanziaria.

A Prato la Cig non parla il cinese ( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: una delle più dinamiche della Cina. Un'altra opzione strategica è il disimpegno dall'Italia e il contestuale investimento in Cina. «Qualche segnale debole - dice Giancarlo Maffei, assessore provinciale di Prato alle Relazioni internazionali dal 1999 al 2004 e oggi consulente che lavora con loro - inizia ad avvertirsi».

Imprese divise sul dazio ai bulloni ( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: introduzione di un dazio da applicare alle società che esportano dalla Cina alcuni tipi di viti e rondelle. Intanto martedì scorso i Paesi membri dell'Unione europea si sono riuniti a Bruxelles per esaminare i ricorsi che sono pervenuti dai vari Stati in merito all'adozione della decisione. L'incontro si è concluso in un nulla di fatto.

In India importatori al collasso ( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: milioni di tonnellate assorbite dalla Cina. «Circa il 30% degli importatori è già fallito», ha detto ieri il manager aggiungendo anche che gran parte dei trader colpiti dalla crisi erano nuovi operatori sprovvisti di un sufficiente supporto finanziario. Per Mardia le banche avrebbero tagliato i cordoni dei finanziamenti alle società alla luce del terremoto che sta colpendo i mercati,

Protocollo anti-falsi con i cinesi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: in Cina, qualcosa c'è già – ammette Chen Fuli, direttore del Department of treaty & law del ministero del commercio cinese a Guangzhou (Canton) – nella nostra Fiera più grande, che nell'ultima edizione è stata spezzettata in tre diversi edifici, le violazioni riscontrate sono state circa 500.

Polonia, Sarkozy vedrà il Dalai Lama E Pechino annulla il vertice con la Ue ( da "Avvenire" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: vedrà il Dalai Lama E Pechino annulla il vertice con la Ue S DA PARIGI DANIELE ZAPPALÀ i raffreddano di nuovo le relazioni fra Cina ed Unione europea. Pechino ha chiesto ieri il rinvio a tempo indeterminato del vertice previsto lunedì prossimo a Lione sul "partenariato strategico" sino-europeo: un appuntamento annuale a carattere perlopiù economico giunto all'undicesima edizione.

Cina, la crisi accende il <disordine> sociale ( da "Avvenire" del 27-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina fa i conti con la crisi economica mondiale. Una crisi, che non contrastata, può avere effetti devastanti. Perché rischia di travolgere il "patto sociale" che è alla base della crescita della Cina: lo sviluppo vertiginoso come garanzia della stabilità sociale ed economica del Paese.

fare affari con la cina - lorenzo zoppoli ( da "Repubblica, La" del 28-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina III - Napoli Il caso Fare affari con la Cina LORENZO ZOPPOLI Mentre nella bella sede di Città della scienza si svolgeva un importante incontro italo-cinese sui sistemi imprenditoriale e universitario, nell´Università di Roma tre era in atto un´inedita giornata di studi dedicata alla Cina e al diritto del lavoro.

preziosi, condanna anche in appello ( da "Repubblica, La" del 28-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: aveva condannato a quattro mesi Enrico Preziosi, il figlio Matteo, l´ex presidente del Venezia Franco Dal Cin, l´ex d.g. del Genoa Stefano Capozucca e l´ex d.g. del Venezia Pino Pagliara. Unico assolto Michele Dal Cin. I difensori di Enrico Preziosi hanno annunciato ricorso per Cassazione. Il pm aveva chiesto l´aumento della pena a otto mesi.

la cina come l'uomo nel caleidoscopio di jia - davide ferrario ( da "Repubblica, La" del 28-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Torino LA CINA COME L´UOMO NEL CALEIDOSCOPIO DI JIA DAVIDE FERRARIO La Cina non è un paese per vecchi; e Jia Zhang Ke non è un regista per spettatori insofferenti. Il suo è un cinema che gli asceti definiscono «rigoroso», qualcuno meno entusiasta semplicemente lento e monotono (lui è quello di Still Life, vincitore a Venezia nel 2006)

Ignorate le richieste italiane ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Europa si presenterebbe sulla scena internazionale, a Stati Uniti, India o Cina con la forse di una posizione compatta immaginaria?». Qualora il vertice Ue fallisse, nessuno, afferma Dowgielewicz, potrà colpevolizzare la Polonia o chiunque perchè «dietro di noi si nascondono in molti e c'è troppa poca flessibilità dai paesi che vogliono l'accordo ».

Reach, in arrivo le sanzioni ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: e prodotto in Europa con mille accortezze, viene venduto alla Cina, dalla quale torna in Europa senza alcun controllo come additivo nelle magliette indossate dai bambini. Sono questi alcuni dei prodotti che il regolamento europeo vuole mettere nel mirino. Per il settore auto non è possibile quantificare i costi che comporterà il Reach.

Pressing francese sul clima ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Soprattutto se l'America di Obama, Russia, Cina e India dovessero seguire. Il che oggi, complice la crisi, è però meno sicuro di ieri. Annacquamento del piano e ridimensionamento delle sue ambizioni dovrebbe in teoria favorire la posizione dell'Italia che minaccia il veto se non verranno soddisfatte le sue richieste.

Inchieste. ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: e rischia la pena di morte In carcere l'uomo più ricco della Cina Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente S cattano le manette ai polsi dell'uomo più ricco della Cina. Huang Guangyu, il proprietario e fondatore di Gome Electricity Appliance, la principale catena cinese di elettrodomestici, è stato arrestato ieri dalla polizia di Pechino.

La crisi congela le fusioni: 200 miliardi di deal fermi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Il brusco calo della domanda in Cina, il più grande consumatore di materie prime, ha fatto scattare l'allarme tra i vertici di Bhp. I compratori, poi, si sarebbero dovuti sobbarcare 40 miliardi di debiti di Rio Tinto. Nel frattempo il valore dell'operazione si è più che dimezzato, piombando da 140 miliardi a 60.

Un Paese indifeso contro gli estremisti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Questa percezione la offre di più la Cina. Non solo perché i suoi numeri sono oggettivamente più grandi. Ma anche perché riesce a dare di sè un'idea di compattezza nazionale e omogeneità statuale che l'India democratica dove da più di 30 anni si cambia Governo ad ogni elezione, non riesce a offrire.

lotta, insulti, mediazioni ma montano non è solo - mattia chiusano roma ( da "Repubblica, La" del 29-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Bauer per Montano, Mazzoni per Tagliariol: uno in Cina, l´altro in Svizzera. Con una coda di polemiche anche per il maestro dello spadista, un tempo campione geniale e lunatico: il consiglio federale ha premiato di recente due tecnici, Giulio Tomassini (Vezzali, Granbassi) e Domenico Patti (cadetti e giovani).

tagliariol: "un paese vecchio che umilia i giovani campioni" - emanuela audisio roma ( da "Repubblica, La" del 29-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: ora in Cina, perché dà fastidio. Bauer non è diplomatico, fa lavorare e vincere molto, non gli interessano i giochetti federali, ma i risultati. D´accordo, non dà molto ascolto a chi gli vuole imporre decisioni dall´alto. In Italia è stato l´unico a spingere forte su Tarantino, a costringerlo a lavorare tantissimo,

maxi sequestro alla spezia oltre mille scarpe al cromo ( da "Repubblica, La" del 29-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: oltre mille scarpe al cromo La fornitura era stata imbarcata in Cina ed era destinata a Vicenza Sequestrato nel porto della Spezia un carico di scarpe ed orecchini fortemente dannoso alla salute, proveniente dalla Cina e diretto al mercato italiano. Lo hanno scoperto i militari della Guardia di finanza insieme ai colleghi delle dogane che hanno intercettato in porto un carico di 1.

l'amico di mosca torna da fidel - leonardo coen ( da "Repubblica, La" del 29-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina. Il Bric. Possiamo dimostrare che i nostri progetti sono migliori e che si può far fronte comune negli investimenti". Cuba, in tutto ciò, è in prima fila. "Toda la prensa internacional habla del huracàn econòmico que azota el mundo", gli risponde Fidel, la crisi è come un uragano, assoggetta il mondo,

cina, giustiziato lo scienziato accusato di spionaggio ( da "Repubblica, La" del 29-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Uniti Cina, giustiziato lo scienziato accusato di spionaggio Pechino - Ieri mattina le autorità cinesi hanno giustiziato un biochimico accusato di essere una spia di Taiwan. L´esecuzione di Wo Weihan, cittadino cinese di 59 anni, è stata duramente criticata sia da Unione europea che dagli Stati Uniti, che avevano chiesto a Pechino di risparmiare la vita dello scienziato e uomo d´

LOTTA ALL'AIDS CONTRO IL SILENZIO E L'INERZIA POLITICA ( da "Unita, L'" del 29-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, India e Brasile, consentirebbe l'abbattimento dei costi delle terapie antiretrovirali anche del 90 per cento. Infine c'è l'altrettanto annosa questione dei fondi destinati alla cooperazione allo sviluppo. Secondo le ultime stime basterebbero 42 miliardi di dollari da qui al 2010 per garantire l'accesso universale alle cure antiretrovirali ma i Paesi ricchi fanno orecchie da

Arma elettorale per i nazionalisti hindu ( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: rivoltare la Cina maoista come un calzino riducendo solo al silenzio la Banda dei Quattro. Da Indira Gandhi in poi, tutti i primi ministri indiani hanno dovuto convincere e deludere il più grande elettorato del mondo. ugo.tramballi@ilsole24ore.com STRADA IN DISCESA L'opposizione userà il tema del radicalismo e della minaccia islamica per mettere alle corde il partito della Gandhi

BUSINESS A RISCHIO ( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Indocina e la Cina meridionale Le concentrazioni industriali Alcune lentezze di Bangkok svaniscono all'interno dei 37 parchi industriali sorti in tutto il Paese. Gestiti da colossi del real estate thailandese come Amatae Hemaraj ospitano gruppi grandi e piccoli, asiatici e occidentali: dalla giapponese Toyota alla britannica Triumph Motorcycles,

Milano-Hannover: patto per l'India ( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Dopo l'intesa in Cina, le due società hanno deciso di puntare sull'India. L'operazione prevede da parte di Fiera Milano un investimento di 1,5 milioni di euro, di cui 950mila euro impegnati immediatamente, il resto versato in cinque quote annuali in funzione dei risultati conseguiti.

Meno caro l'acciaio di Baosteel ( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: globale e dal forte rallentamento che stanno accusando in Cina settori chiave come quelli dell'edilizia e delle costruzioni. Per la società – di cui Deng Xiaoping favorì la nascita nel 1978 per contrastare la forza contrattuale del colosso giapponese Nippon Steel – l'anno prossimo rischia di essere il peggiore mai vissuto, con una previsione di flessioni nella produzione,

Torna l'interesse verso l'uranio ( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Strutture localizzate soprattutto in Cina, Corea del Sud, Giappone e Russia, mentre 60 nuovi impianti sono in programmazione nei prossimi 15 anni. Solo l'India intende attivare 20 nuovi reattori entro il 2023. Numeri che fanno intuire come la domanda di uranio sia destinata ad aumentare.

il nuovo stile populista di giulio "descamisado" contro i poteri forti - roberto mania ( da "Repubblica, La" del 30-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, si sa. E allora, venerdì mattina, Giulio Tremonti, al suo terzo mandato ministeriale, cambia look, rompe gli indugi e, probabilmente, anche l´antica timidezza. Dopo la rapidissima approvazione del decreto anti-crisi, scende nella sala stampa di Palazzo Chigi e accanto al premier, lo stesso Silvio Berlusconi che prima delle foto ufficiali si cura di sistemare alla giusta lunghezza

la leggenda vera dei mercanti di capelli - paolo rumiz ( da "Repubblica, La" del 30-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: la manodopera sottopagata non stava in Cina ma in patria. Erano le donne e i bambini della Maira che sgobbavano sulla materia prima. Franco Baudino, cultore di storia locale, se le ricorda ancora la mamma e la nonna che lo cercavano da tutte le parti per chiamarlo a "s´ciarpir", districare quei peli infernali sporchi e pressati nei sacchi dopo mesi di raccolta.

marconigomma, altri sei avvisi - luigi spezia ( da "Repubblica, La" del 30-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: una società con sede in Cina. Per ora, però, la Procura non rileva elementi per delineare una «provata causalità», dopo che ha anche comparato il modo di operare della Arnaud con quello di altre società che trattano prodotti analoghi. Sull´uso in generale del polimero in questione, comunque, per gli inquirenti non si configura una situazione di pericolo.

suoni, colori e performance vernissage di compleanno - miriam cristaldi ( da "Repubblica, La" del 30-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: linguaggi con paesi emergenti come la Cina. Mai come oggi, infatti, questo paese del Sol Levante ha guadagnato così ampi spazi nelle esposizioni internazionali del mondo intero. Sono di fatto trascorsi tre decenni da quando Renata Ramondo Leopizzi, la capostipite, ha aperto (in sordina) la galleria d´arte Ellequadro in Via Assarotti, fruibile come luogo d´incontro e diffusione dell´

una passione di famiglia da picasso a henry moore - bettina bush ( da "Repubblica, La" del 30-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: in Cina, a Shanghai, portato da Tiziana Leopizzi, e naturalmente da Renata, che nonostante gli anni non si tira indietro davanti a niente, ricordando che per loro il tempo non esiste, o meglio esiste soprattutto il presente con la sua arte, come per confermare le parole di Picasso: "se un´opera d´arte non vive sempre nel presente non è interessante"

Paura amianto al liceo di Cine- città, domani l'ispezione ( da "Unita, L'" del 30-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Paura amianto al liceo di Cine- città, domani l'ispezione Il pavimento della biblioteca si sgretola; dalla scuola: «Non vogliamo che ci scappi il morto» SEGUE A PAGINA 53

<Afsaneh è un'adultera: a morte per lapidazione> ( da "Avvenire" del 30-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: dati che collocano comunque Teheran con Cina e Arabia Saudita fra i primi tre "Stati Caino" del mondo. Una pratica contraria al diritto umanitario, ma che nasconde aspetti di crudeltà forse ancora più agghiaccianti della lapidazione: solo dall'ottobre scorso sarebbe proibita l'esecuzione di minori colpevoli di reati di droga mentre sarebbe mantenuta per i colpevoli di omicidio.


Articoli

soru e la battaglia del cemento veltroni: resta a guidare la sardegna - umberto rosso (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 27-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 17 - Interni Soru e la battaglia del cemento Veltroni: resta a guidare la Sardegna Dopo le dimissioni di martedì, bagarre nel centrosinistra. L´area di Cabras vuol impedire il mandato-bis del governatore UMBERTO ROSSO DAL NOSTRO INVIATO CAGLIARI - Ancora brindano, nel centrodestra. Calici colmi (quasi) di cannonau e bicchieri di mirto. Che regalo, come piovute dal cielo le dimissioni di Renato Soru pugnalato da metà del Pd sardo. Il day after è, se possibile, peggio della notte del golpe quando le urla fra il presidente e il capo della commissione ambiente Pirisi, deciso a votar contro la nuova legge urbanistica, rintronavano per tutto il palazzo della Regione. Volano gli stracci fra lealisti e ribelli della (ex) giunta guidata dal patron di Tiscali. Veleno puro. Lo schema, che circola in queste ore nei due opposti quartier generali, è questo qui. Soru rotola dalla poltrona per aver protetto e difeso mare, coste, calette bianche dell´isola, punito dai ras del cemento attraverso le talpe annidate nella stessa maggioranza. Macchè. Soru ha calcolato tutto, ha cercato il pretesto per far platealmente saltare il tavolo, spiazzare gli avversari interni e indossare i panni della vittima della congiura della casta. Così, quella di Maurizio Migliavacca, spedito da Walter Veltroni a Cagliari, dove incontra nel pomeriggio il presidente dimissionario, appare allo stato dell´arte una missione impossibile. I margini per ricucire sono strettissimi, le elezioni anticipate a febbraio sembrano dietro l´angolo. Beppe Fioroni, il capo dell´organizzazione al Nazareno, spiega che si lavora ad una ricomposizione delle ferite. Ma Antonello Soro, il capogruppo del Pd alla Camera, grande sponsor del capo della giunta sarda, ammette: si cammina su un filo sottilissimo. «Se ad un certo punto ti viene impedito di andare avanti sulla strada della coerenza, beh, fai benissimo a dimetterti. Al suo posto, avrei fatto la stessa cosa. Sarà, ma mi ricorda tanto la vicenda del ministro Fiorentino Sullo, impallinato perché voleva la legge sui suoli». Ma lui, l´imprenditore che ha fatto sognare la sua terra staccando il biglietto di ritorno Milano-Cagliari, il Berlusca del centrosinistra, che fa? Ci ripensa, resta, torna in sella entro i trenta fatidici giorni? Il presidente dimissionario ne ha parlato ieri al telefono, a lungo, con i suoi amici politici che a Roma fanno il tifo per lui. Con Veltroni, tanto per cominciare, che lo ha voluto prima al Lingotto (era, quello, il congresso dei Ds, nel 2000), e poi candidato in Sardegna. «Vai avanti», lo ha incoraggiato il leader del partito. Con Soru a spiegare che, nonostante quelli che considera dei veri e proprio agguati, non ha alcuna intenzione di mollare la politica. L´appuntamento però è per il prossimo turno, sarà di nuovo in campo per la corsa a governatore, però ora troppo profonde sono le ferite per ripartire, rimettere insieme i cocci della giunta. Ampia e articolata la pattuglia dei contras. Con una regìa, attribuita ad Antonello Cabras, senatore pd ed ex segretario regionale del partito, poltrona soffiata a Soru nelle primarie ma poi abbandonata proprio in polemica con l´editore dell´Unità. Da quel momento, un duello senza esclusioni di colpi. Nel mirino, il presidente-Mugabe, il decisionista che salta partiti e segreterie. Con l´ambizione, per niente velata, di mandare all´aria un eventuale secondo mandato. Occasione che, adesso che la giunta è caduta, gli amici di Cabras non hanno intenzione di lasciarsi sfuggire. Ai ribelli ds si sono uniti anche alcuni consiglieri ex Margherita, socialisti, un esponente dipietrista. E il cartello lo ha messo in minoranza, nella nottata dei lunghi coltelli. Per i cin cin del centrodestra. Che in fondo però ha poco fa festeggiare. «Siamo pronti al voto» annuncia il capogruppo del Pdl. Ma il candidato, dopo l´approdo di Beppe Pisanu alla guida dell´Antimafia, non ce l´hanno. Il centrosinistra invece sega il suo. Paradossi sardi. Dove quello che fu il laboratorio della politica nazionale, oggi s´avvita e s´incarta.

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l'occidente e l'afghanistan - guido rampoldi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 27-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 38 - Commenti L´occidente e l´afghanistan GUIDO RAMPOLDI Anche se non leggono gli editoriali del New York Times il mullah Omar e i suoi soci di al-Qaeda devono aver intuito che l´insistenza di molti europei sulla necessità di negoziare un armistizio con i Taliban rivela un´ansia di disimpegnarsi da un conflitto considerato ormai troppo rischioso, se non già perso («Temiamo che alcuni membri della Nato - ha scritto la settimana scorsa il giornale americano ? siano così smaniosi di ritirare le truppe che vorrebbero svendere il futuro dell´Afghanistan»). Ma per buona fortuna delle ragazze afgane, le cui speranze minime sarebbero sacrificate sul tavolo negoziale, ai Taliban quel commercio non sembra interessare. Ai loro occhi gli occidentali somigliano a «quei malati che nel delirio fanno cose strane e buffe: una volta proclamano la nostra sconfitta e un´altra parlano di negoziati e di riconciliazione, una volta accusano i nostri vicini (il Pakistan) di interferire negli affari interni dell´Afghanistan e un´altra tengono riunioni congiunte con quelli» (così al Emarah, l´Emirato, sito ufficiale di Mullah Omar). Va da sé che con un nemico così frastornato e incoerente non si tratta; piuttosto, lo si combatte fino alla sua ineluttabile capitolazione. Tanto più se quello ammette, nello stile esplicito inaugurato dal comando britannico, che «la vittoria militare è impossibile». E´ impossibile anche ai Taliban. Ma nei conflitti asimmetrici il concetto di ?vittoria´ è relativo. Nello scontro con un esercito regolare, una guerriglia vince se riesce ad evitare la sconfitta fin quando il costo umano ed economico non induca il nemico a cedere. E questo risultato non è più precluso ai Taliban, come confermano sia lo scoramento che ormai pervade il campo occidentale, sia i segnali che arrivano dal terreno. In questo autunno per la prima volta la guerriglia è riuscita a minacciare la strada del Kyber pass, la principale e di fatto quasi unica via di approvvigionamento logistico dei contingenti Nato. E nell´anno che sta per concludersi le perdite subite dalle truppe occidentali sono state le più alte dal loro arrivo in Afghanistan. A queste avversità europei e americani rispondono in vario modo. Alcuni confidano nel negoziato con «i Taliban moderati» apparsi in sogno anche al nostro ministro della Difesa, altri nell´arrivo di altri 20mila soldati promesso da Obama; non molti, infine, cercano di dare un contenuto coerente al Comprehensive approach, Approccio globale, il nuovo metodo. Prevede che gli occidentali non confidino più unicamente nello strumento militare, ma organizzino un complesso di interventi diplomatici, politici e umanitari. Nelle parole del nuovo capo delle Forze armate statunitensi, il generale David Petraeus, «l´antiterrorismo è la parte minore, il resto sono consigli tribali, programmi di sviluppo, sforzi di riconciliazione con quella parte dei Taliban che non sono il nucleo duro, e lavoro diplomatico con i Paesi vicini». La teoria è saggia e sia pure con molto ritardo, accoglie molte tra le proposte avanzate da alcuni europei, inclusi gli italiani. Ma quando si passa alla progettazione pratica, ciascuna di quelle formule si complica. ?Lavoro diplomatico´, per esempio. Grossomodo vuol dire: coinvolgere e rassicurare sia le potenze che hanno vissuto lo sbarco della Nato in Asia centrale come una minacciosa invasione di campo (Iran, Russia, Cina), sia quelle che considerano l´Afghanistan un territorio vitale al proprio interesse strategico (innanzitutto Pakistan e India). Le speranze suscitate nel mondo dalla nuova presidenza americana lasciano qualche spazio ad un prudentissimo ottimismo. E i Taliban a Kabul non li vuole nessuno. Ma a tanti, a troppi, non dispiace affatto che la Nato continui a sanguinare in Afghanistan, di modo che si penta amaramente di essersi estroflessa al di fuori dei confini europei e abbandoni per sempre la velleità di rappresentare un´alleanza a dimensione globale. Avviare verso una qualche stabilità una regione da secoli tra le più caotiche, ora per giunta attraversata dalle rotte del petrolio, può apparire perfino più agevole che isolare e dividere la guerriglia. Il generale Petraeus ripete di confidare nella «riconciliazione», formula pudica che alle orecchie della casta guerriera afgana suona come la promessa di una generosa campagna-acquisti: si tratterebbe di acquisire settori periferici della guerriglia. Il metodo è già stato sperimentato con successo apparente dai non pochi contingenti Nato che da tempo, e con la massima discrezione, pagano in dollari o in aiuti la neutralità di tribù e di comandanti un tempo nemici. Ma le controindicazioni sono enormi. I codici militari afgani considerano del tutto normale il tradimento della parola data: insomma la «riconciliazione» è revocabile e il «riconciliato» può spararti nella schiena, se si convince che gli conviene tornare dai Taliban. Inoltre il messaggio inviato alla popolazione è pessimo, giacchè i «riconciliati» ottengono dalla Nato non solo il perdono per i crimini passati, ma di fatto anche l´autorizzazione a continuare a vessare gli inermi. Infine muoversi nel sensibilissimo reticolo delle relazioni tribali è assai pericoloso, come ricorda il generale Mc Kiernan, comandante Usa in Afghanistan: «Per ogni tribù o clan che avvantaggi, c´è una tribù o un clan che stai svantaggiando. E loro lo sanno, mentre tu forse lo ignori». Ma soprattutto, resta indeterminato come il Comprehensive approach intenda risolvere le questioni cruciali che da anni dividono gli occidentali. Questi danno vita a due missioni parallele ? l´americana Enduring freedom e l´Isaf a guida Nato ? difformi per finalità e per metodi. Anche a causa di tale sdoppiamento il tasso di litigiosità è alto. I comandi americano e britannico sono da tempo ai ferri corti. Secondo gli americani la Nato non ha denti, secondo gli europei gli americani non hanno cervello. Gli americani, perfino quando operano sotto comando Nato, si attengono a regole d´ingaggio proprie: per esempio, possono richiedere l´intervento dell´aviazione anche se può provocare vittime tra la popolazione afgana. A sua volta la missione a guida Nato è una babele di 41 contingenti, parecchi dei quali si sottraggono all´impiego in zone pericolose in virtù di 70 caveat, o deroghe ad hoc. Così gli uni consegnano villaggi e tribù ai Taliban con bombardamenti scriteriati, gli altri con la loro volontà di evitare rischi. Gli americani sono divisi perfino al loro interno, con risultati paradossali. Cinque mesi fa un fiduciario della Casa Bianca girava l´Europa lamentando che la Nato rifiutasse di sradicare i campi di papavero da oppio; negli stessi giorni corrispondenze apparse sulla stampa americana raccontavano della cura che mettono i soldati statunitensi nell´evitare di danneggiare le coltivazioni di papavero per non suscitare rivolte contadine. Sradicare, ignorare? Se ne discute da anni senza gran costrutto. Incapaci di sanare le proprie divisioni interne, gli occidentali riusciranno a dividere il nucleo duro dei Taliban? Per quanto i sauditi si stiano applicando, è molto dubbio che riescano. Al momento pare altrettanto improbabile, ma in futuro non impossibile, che siano i Taliban ad attrarre parte dello schieramento nemico, e cioè quel segmento dell´Alleanza del nord già ora disponibile a sganciarsi dagli occidentali per negoziare con il mullah Omar una sorta di patto afgano. Propone quella trattativa il tagico Rabbani, che all´inizio degli anni Novanta, quando era presidente della Repubblica, accolse in Afghanistan gli arabi oggi con al Qaeda. Ex mujahid al tempo della guerra santa contro l´Armata rossa, Rabbani ricorda bene come finì, nel 1991, il regime filo-sovietico: si squagliò quando una parte del suo esercito, fiutato il vento, si accordò in segreto con la guerriglia. La storia non si ripeterà, ma quanto più gli occidentali tradiranno il loro scoramento, tanto più gli alleati afgani della Nato si chiederanno se convenga restare dalla parte di chi ormai cerca soltanto una formula dignitosa per disimpegnarsi. Non meno autolesionista sarebbe per gli occidentali illudersi che basti aumentare le truppe per prevalere sul caos afgano. Servono soluzioni innovative, molto innovative. Senza le quali, prendiamone finalmente atto, l´Occidente è destinato ad una clamorosa disfatta.

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guerra dei "piccioli" nel clan madonia l'ira di lady mafia per il salario minimo - alessandra ziniti (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 27-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina V - Palermo Le disposizioni I contrasti tra Mariangela Di Trapani con il cognato per lo stipendio mensile versato dalla cassa di famiglia Guerra dei "piccioli" nel clan Madonia l´ira di Lady Mafia per il salario minimo La donna al gestore del bar Sofia Qui Aldo deve pagare ogni cosa ALESSANDRA ZINITI Lamentavano di fare la fame ma avrebbero un patrimonio occulto di centinaia di milioni di euro, solo in parte individuati dagli investigatori a caccia dei patrimoni dei boss. Con tutti gli uomini del clan in carcere, a parte Aldo, la famiglia Madonia negli ultimi anni non sarebbe stata trattata "a dovere" nella distribuzione dei proventi illeciti di Cosa nostra, a cominciare dalle estorsioni, assolutamente a tappeto nel territorio di Resuttana-San Lorenzo. Uno schiaffo non da poco per un clan antesignano nella gestione del "libro-mastro", come quello che nei primi anni Novanta rivelò la prima mappa del pizzo a Palermo e portò all´omicidio di Libero Grassi, l´unico che aveva osato dire no. Nell´operazione Rebus che due giorni fa ha portato al fermo di cinque persone, tra cui Aldo Madonia e Mariangela Di Trapani, moglie di Salvino Madonia (indicata come una vera e propria donna-boss), i magistrati hanno disposto il sequestro di beni per quindici milioni di euro, tra cui il bar Sofia. Ma delle presunte "difficoltà economiche del clan" i vertici di Cosa nostra erano al corrente già da qualche anno come si evince da una conversazione tra Nino Rotolo e Antonino Cinà nella quale il "dottore" diceva che «non gli ha dato più niente a nessuno. E sua madre è disperata perché è dannata». Nessuna assistenza economica, dunque, da parte dell´organizzazione alle famiglie dei capimafia detenuti, arrivate persino a grossi contrasti interni per uno stipendio mensile da 1.700 euro. Ma Rotolo non credeva affatto a questa improvvisa povertà e a Cinà diceva: «Nino, vedi che qua si parla di centinaia di miliardi. Non ci credere a queste balle». Messi al sicuro e probabilmente a lungo indisponibili vista la pressione degli investigatori i beni di famiglia, la cassa "continua" del clan Madonia andava avanti con la gestione di alcune attività. Come ad esempio il bar Sofia, di fronte all´ospedale, ora finito sotto sequestro, che - secondo gli inquirenti - avrebbe cambiato tutta una serie di gestori, tutti naturalmente ritenuti prestanome del clan. Il bar, per la verità, almeno stando alle lamentele di Mariangela Di Trapani con il marito Salvino, non è che rendesse poi tanto. Durante la gestione di Giampaolo Campo, ad esempio, la Di Trapani pretendeva un incasso di seicento euro a settimana. «Vado là e gli faccio una discussione, li caccio via», diceva al marito preoccupato pure che i gestori lucrassero sul reale volume d´affari del bar. Che il bar Sofia sia di Salvino Madonia lo conferma un´altra intercettazione nella quale Mariangela, in quel periodo ai ferri corti con il cognato, ordina al gestore di non offrire nulla ad Aldo. «Non è che tu ci dici, tieni, mangia, non deve esistere, pure un euro, perché quello a me pure le medicine mi fa pagare». La Di Trapani, così come gli altri fermati dell´operazione Rebus, sarà interrogata oggi dal gip Fabio Licata che dovrà decidere se tramutare in arresti i fermi disposti dalla Dda.

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bloccato un carico di giocattoli cinesi - gabriele isman (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 27-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina VI - Palermo Bloccato un carico di giocattoli cinesi Sotto sequestro al porto un tir con 20 mila articoli destinati a 8 negozi I prodotti privi del marchio Ce La Finanza: merce che può risultare pericolosa GABRIELE ISMAN Un camion zeppo di luci natalizie, giocattoli, addobbi tutti made in China: alcuni avevano il marchio Ce, comunità europea, contraffatto, mentre alcuni erano del tutto privi del contrassegno obbligatorio per legge. I 21.580 articoli natalizi sono così stati sequestrati e sono scattate anche le denunce. è successo lunedì mattina al porto: la Guardia di finanza, assieme a funzionari dell´Agenzia delle dogane, ha perquisito l´autoarticolato appena sbarcato da Napoli. Sul mezzo vi erano i 21.580 articoli, che erano destinati a otto cinesi titolari di vari negozi a Palermo. I cittadini asiatici sono stati denunciati per le lucine, i giocattoli, gli apparecchi elettronici, gli addobbi natalizi: tutta merce confezionata in Cina con lo sfruttamento dei lavoratori. Il marchio Ce è previsto dalle normative comunitarie, ma nel paese del Sol Levante è utilizzato, con molta ambiguità, per indicare "China export", e le stesse autorità di Bruxelles sono dovute intervenire più volte per spiegare in modo autentico come distinguere il marchio originale da quello asiatico. Una vera guerra commerciale combattuta a colpi di contrassegni. A insospettire i finanzieri lunedì scorso al porto è stato l´atteggiamento dell´autista italiano, che è apparso molto nervoso prima ancora che avesse inizio la perquisizione del suo autoarticolato. A quel punto gli accertamenti si sono fatti più stringenti: mentre i finanzieri controllavano la merce, l´autista non ha potuto dimostrare né che il marchio Ce - per quelli articoli che lo presentavano, seppur contraffatto - fosse autentico né la documentazione contabile-amministrativa per garantire che la merce non fosse illegalmente importata. Per l´autista è stato impossibile anche dimostrare il rispetto dei diritti doganali sul carico che aveva trasportato da Napoli a Palermo. E così è scattato il sequestro: nell´autoarticolato vi erano anche apparecchiature informatiche e piccoli elettrodomestici, oltre a giocattoli che, presumibilmente, dovevano arricchire gli scaffali dei negozi degli otto denunciati per il Natale: merce venduta a basso costo perché molto ridotto è il prezzo della manodopera in Cina con lo stravolgimento delle regole della concorrenza. Senza dimenticare i rischi per i componenti poco affidabili che spesso vengono utilizzati per questo tipo di apparecchiature. I commercianti e l´autista sono stati segnalati alla Procura per commercio di beni con falsa marchiatura Ce e per l´ipotesi di contrabbando. «Con l´avvicinarsi del Natale questi arrivi aumentano. Accade ogni anno - dice il generale Carlo Ricozzi, comandante provinciale della Guardia di finanza - e anche per questo, con l´avvicinarsi delle feste, la nostra vigilanza si fa più stringente e pervasiva anche al porto. Non vi sono soltanto illeciti di natura fiscale, ma anche, nel caso dei giocattoli privi del marchio Ce, di reali pericoli per la salute dei bambini. Un altro bene da tutelare».

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simboli e colori, tutti i buddha del mondo - michela bompani (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 27-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XVIII - Genova Il "risvegliato" Simboli e colori, tutti i Buddha del mondo A Palazzo Ducale prima esposizione mai organizzata in Italia sull´origine e la codificazione della immagine della divinità Sculture, dipinti, documenti, libri in rame ma pure installazioni e video dal mondo Un eccezionale documento filmato sulla distruzione delle statue di Bamyan MICHELA BOMPANI L´intercultura, venti secoli fa. Per dare un´immagine al Buddha, nel I secolo dopo Cristo, una gruppo di scultori afghani di origine ellenistica riprese l´immagine del dio Apollo. Gli occhi allungati, i capelli raccolti all´apice della testa, i panneggi, le proporzioni perfette: le conoscenze tecniche e un modello iconografico della formidabile scuola di scultura occidentale sbalzarono uno dei cardini della cultura orientale. è "Imago Buddha" a rivelare tutto questo, la prima mostra mai organizzata in Italia, sull´origine, la trasformazione e la codificazione dell´immagine del Buddha. A Palazzo Ducale, nella Loggia degli Abati, aprirà sabato alle 17.30 (ingresso gratuito, fino al 18 gennaio 2009). Organizzata e curata dal Celso, istituto di Studi orientali - Dipartimento di studi asiatici di Genova, diretto da Alberto De Simone ed Emanuela Patella, con la Fondazione per la Cultura presieduta da Luca Borzani, "Imago Buddha" raccoglie sculture, dipinti, documenti, libri in rame, ma anche video e installazioni provenienti da musei, centri di studio e collezioni private di tutto il mondo, dall´Afghanistan al Pakistan, dalla Thailandia alla Cina, fino al Victoria & Albert Museum di Londra. Dal IV secolo d. C. ad oggi. Isolata in una spirale di nero, nell´allestimento, sta una delle opere più preziose: una delle prime "teste" di Buddha, del IV secolo d. C. Arriva dalla regione del Gandhara, tra il Pakistan e l´Afghanistan, proprio dove lavoravano i primi scultori, discendenti di alcuni coloni ellenistici, che si occuparono di dare forma antropomorfa al concetto di Buddha, la potenzialità. E´ ancora un ibrido, molto vicina all´iconografia di Apollo, sulla testa - in pietra coperta di stucco e colorata, proprio come accadeva alle sculture ellenistiche - porta i capelli raccolti. «I monaci avevano i capelli rasati e nessuno aveva i capelli lunghi - spiega Alberto De Simone - allora lentamente quella che era una caratteristica del dio greco diventò uno dei simboli di Buddha, la protuberanza cranica, indizio di illuminazione». Così come le tre pieghe sul collo, le orecchie dai lobi lunghissimi, e il terzo occhio al centro della fronte. «Queste caratteristiche però appartengono alla codificazione finale dell´immagine di Buddha, che si conclude intorno alla metà del IV secolo - spiega ancora De Simone - all´origine, intorno al I secolo a. C. si lavorò dapprima ad una rappresentazione aniconica, attraverso simboli, come la ruota, le impronte dei piedi vuote, il fiore di loto. Solo dal I secolo d. C. fu incaricato questo gruppo di eccellenti scultori, di origine ellenistica, di occuparsi di trovare un corpo per rappresentare Buddha». In un ulteriore passaggio, proprio all´inizio del quarto secolo d. C., si cominciano a codificare le posture e i gesti simbolici come l´atteggiamento delle mani o del corpo, tessendo un complesso canone di simboli che, da allora, non cambierà mai più. Nella seconda sala, si trova un documento eccezionale: il filmato, girato da un giornalista afghano travestito da talebano, della distruzione dei grandi Buddha di Bamyan, nel 2001. Lancinante la perdita delle grandi sculture, ancor più perché proprio a Bamyan - una grande oasi alla fine della via della Seta - nacque l´immagine di Buddha definitivamente codificata. Una sala è dedicata ad un giardino Zen, dove si può sostare: «E´ anch´esso una rappresentazione del Buddha - indica De Simone - soltanto il linguaggio è differente. I più bei giardini zen del mondo, come il Koto-in giapponese, risalgono al XVI secolo: fa parte della meditazione dei monaci, occuparsi del giardino». Dalla prossima settimana, il Celso ha organizzato un fitto calendario di attività collaterali alla mostra, dai seminari ai laboratori. «Genova, in questo periodo, ha tre occasioni reali, e non appiattite dall´omologazione, per misurarsi con alcune radici culturali dell´Oriente - spiega Luca Borzani - questa mostra indica un importante percorso scaturito dal meticciato culturale, tra mondo ellenistico e orientale».

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sarkozy incontra il dalai lama la cina annulla il vertice con la ue (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 27-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 23 - Esteri Bruxelles Sarkozy incontra il Dalai Lama la Cina annulla il vertice con la Ue BRUXELLES - La Cina ha deciso di rinviare il Vertice annuale con l´Unione europea, previsto lunedì prossimo a Lione, in Francia, in segno di protesta contro la visita del Dalai Lama in alcuni paesi europei, nell´ambito della quale è previsto un incontro tra la guida spirituale del Tibet e il presidente francese e di turno della Ue, Nicolas Sarkozy. «Il presidente è libero di decidere la sua propria agenda», ha replicato il portavoce di Sarkozy, Luc Chatel. Il nuovo caso diplomatico tra l´Europa e la Cina si aggiunge alle polemiche estive sulla proposta di boicottaggio della cerimonia di apertura delle Olimpiadi, che era stata sostenuta dalla Francia per protestare contro la repressione cinese in Tibet. Lo schiaffo di Pechino è stato preceduto da diverse messe in guardia, l´ultima delle quali il 20 novembre scorso.

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l'america latina sfida gli usa nell'export verso la cina (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 27-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 33 - Economia Global market L´America Latina sfida gli Usa nell´export verso la Cina Il calo delle pressioni sui prezzi ha creato ampi spazi per agire sulla politica monetaria europea. Questi spazi verranno utilizzati visto il deteriorarsi delle stime economiche Il commercio fra la Cina e l´America latina sta crescendo a un ritmo tre volte più rapido rispetto agli scambi fra gli Stati Uniti e l´America latina. Il dato, emerso durante il vertice dell´Apec (associazione Asia-Pacifico) che si è tenuto a Lima in Perù, rivela che la Repubblica Popolare continua a rafforzare la sua influenza economica e finanziaria in aree che un tempo erano saldamente egemonizzate dagli Stati Uniti. Il commercio estero degli Stati Uniti con l´insieme dei paesi latinoamericani ha raggiunto un valore di 488,8 miliardi di dollari nei primi nove mesi del 2008, in aumento del 19% sullo stesso periodo dell´anno precedente. Gli scambi tra la Cina e l´America latina hanno raggiunto i 111,5 miliardi da gennaio a settembre, segnando un aumento del 52% sullo stesso periodo 2007. La Repubblica Popolare è ormai il secondo sbocco commerciale per le esportazioni dei paesi latinoamericani. Mentre l´anno scorso l´export dall´America latina verso gli Stati Uniti è cresciuto del 4,2%, quello verso la Cina è aumentato del 49,3%. I legami tra Pechino e i paesi dell´America latina sono destinati a rafforzarsi anche per effetto di una serie di trattati bilaterali di liberoscambio: l´ultimo esempio è quello firmato con il Perù proprio in occasione del vertice Apec, mentre altri accordi analoghi sono in dirittura d´arrivo tra Pechino, la Colombia, il Costarica. L´accordo Pechino-Lima ha abbattuto del 90% i dazi sulle importazioni di prodotti made in China in Perù. E´ il secondo trattato di questo genere, dopo quello che i cinesi firmarono con il Cile nel 2005. Federico Rampini [La frenata spagnola In fondo, non era il gran miracolo che si pensava. Il sistema finanziario spagnolo, presentato appena poche settimane fa dal premier José Luis RodrÍguez Zapatero come «il più solido della comunità internazionale», retrocede clamorosamente in «serie B» nel ranking fissato da Standard&Poor´s. Nell´ultimo anno, la capitalizzazione borsistica delle sei maggiori banche si è praticamente dimezzata, compresa quella dei due colossi Santander (-47,85 per cento) e Bbva (-53,68 per cento). Dalla prima linea, dove si mantengono a questo punto solo le banche francesi, gli spagnoli slittano al secondo livello, insieme a Italia e Germania. Il motivo? «La banca spagnola è vulnerabile agli ultimi indicatori macroeconomici che riflettono una forte caduta del mercato immobiliare, una contrazione della liquidità e il suo contagio ad altre aree di affari», spiega il rapporto di S&P. Tra gli elementi di fragilità del sistema spagnolo, il calo significativo dei consumi privati e degli investimenti, mentre la disoccupazione è tornata a livelli simili a quelli di 15 anni fa. Per il 2009, S&P prevede un calo del Pil dello 0,9 per cento.] Alessandro Oppes

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il grande vecchio della finanza che salvò reagan dall'inflazione - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 27-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 13 - Esteri Il grande vecchio della finanza che salvò Reagan dall´inflazione A 81 anni chiamato per "fornire idee fresche" è consigliere di Obama da più di un anno, quando la vittoria pareva impossibile Lasciata la banca centrale prese le distanze dal suo successore, Alan Greenspan FEDERICO RAMPINI Un grande vecchio per un giovane presidente. L´anti-Greenspan viene richiamato in trincea a riparare i guasti della malafinanza. Il fondatore della Trilaterale torna in servizio attivo per curare le ferite nella credibilità dell´establishment americano. Gigante non solo metaforicamente (è alto due metri), Paul Volcker ieri è entrato a far parte del Dream Team economico di Obama. In un crescendo di decisionismo - tre conferenze stampa sull´economia in tre giorni - il neopresidente ha completato una squadra di consiglieri economici eccezionale. Il padre nobile è proprio Volcker: 81 anni contro i 47 di Timothy Geithner, il futuro segretario al Tesoro. Come Geithner, è alla banca centrale che Volcker si conquistò i suoi galloni. Fu nominato al vertice della Federal Reserve dal presidente democratico Jimmy Carter il 6 agosto 1979, in una fase drammatica: lo choc energetico aveva scatenato l´inflazione a due cifre. A Volcker riuscì il miracolo. Da un massimo del 13,5% nel 1981, riportò l´indice dei prezzi al consumo al 3,2% in soli due anni. Un capolavoro che gli valse la fama del falco, perché ottenuto al prezzo di una riduzione della base monetaria che probabilmente contribuì a innescare una recessione. In seguito però l´approvazione per Volcker è stata unanime. è ricordato come un uomo dai nervi saldi quanto i suoi principi. Non si lasciò incantare dalla "economia-Vudù", la teoria dell´offerta usata da Ronald Reagan per giustificare sgravi fiscali che avrebbero dovuto auto-finanziarsi col rilancio della crescita (e sprofondarono il bilancio pubblico nei deficit). In tempi non sospetti Volcker prese le distanze dal suo spregiudicato successore al timone della Fed, Alan Greenspan, la cui politica monetaria lassista ha contribuito a creare almeno due bolle speculative: quella della New Economy alla fine degli anni Novanta (scoppiata nel marzo 2000) e quella ancor più micidiale dei mutui subprime. Vicino al partito democratico ma non particolarmente entusiasta dell´era clintoniana (si è schierato con Obama fin dal gennaio 2008, quando ancora Hillary era superfavorita), Volcker ha sempre nutrito scetticismo nei confronti dell´idea che i mercati possano autoregolarsi. Ha unito la sua voce a quella di Warren Buffett per denunciare la piaga dei derivati e le falle pericolose negli strumenti di vigilanza. Obama, nell´annunciare l´incarico a Volcker, ha dichiarato di volere «voci nuove e aria fresca per alimentare il nostro modo di pensare». Voce nuova a 81 anni? In un certo senso sì, visto che Volcker è stato all´opposizione per molto tempo rispetto al "Washington consensus", quel pensiero unico che ha lasciato briglia sciolta ai Padroni dell´Universo: i top manager delle banche d´investimento. è indicativo il ruolo che Volcker avrà nella nuova Amministrazione. Per lui è stato creato un organismo nuovo, un comitato di saggi sulla «stabilizzazione dei mercati finanziari e l´uscita dalla recessione». C´è un solo precedente, ma in campo strategico-militare: all´apice della guerra fredda il presidente Dwight Eisenhower nel 1956 sentì il bisogno di reagire alla sfida sovietica dotandosi di un comitato speciale di esperti per elaborare scenari e strategie, by-passando la burocrazia del Pentagono e del Dipartimento di Stato. Il ruolo inedito di Volcker è una conferma che Obama è consapevole della estrema gravità della crisi, e vuole un forum sganciato da ogni responsabilità operativa, all´interno del quale Volcker dovrà allevare voci dissenzienti, economisti dalle idee anticonformiste. è anche in quella sede che potranno nascere i piani per una Bretton Woods 2, la nuova architettura della governance globale, con regole e controlli all´altezza dei tremendi rischi sistemici messi in luce da questa crisi. Al primo posto in questa agenda figura la riscrittura dei poteri di vigilanza e di sanzione, per restituire allo Stato un controllo sulla finanza impazzita. Il completamento della formidabile squadra economica di Obama si accompagna ad altri segnali di una risposta più forte alla crisi. Si delinea una sorta di concertazione globale. L´Unione europea mette in cantiere la sua manovra di sostegno alla crescita nello stesso giorno in cui la Cina taglia i tassi d´interesse. In America il Tesoro e la Federal Reserve hanno messo in campo nuovi finanziamenti all´economia per un valore di 800 miliardi di dollari: stavolta quegli aiuti devono arrivare direttamente ai consumatori e alle piccole imprese, attraverso garanzie sui titoli debitori legati alle carte di credito, agli acquisti rateali di automobili, ai mutui. Con quest´ultima iniezione di fondi si calcola che le garanzie pubbliche totali offerte dagli Stati Uniti direttamente e indirettamente raggiungono i 7.000 miliardi di dollari, metà del Pil americano. Se oggi è la deflazione a dominare, un giorno tutto questo stampar moneta e creare liquidità finirà per resuscitare robuste pressioni inflazionistiche. Quel giorno sarà tanto più utile avere Volcker al proprio fianco.

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Prime proteste contro i licenziamenti (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-11-27 - pag: 11 autore: Prime proteste contro i licenziamenti Migliaia di operai licenziati dalle fabbriche del Sud della Cina in seguito alla crisi economica hanno dato vita questa settimanaa proteste che in alcuni casi sono sfociate nella violenza.L'altro ieri centinaia di operai ( nella foto) hanno attaccato gli uffici dell'impresa che li ha licenziati e i poliziotti che li proteggevano a Dongguan, nel Guangdong,uno dei centri dell'industria manifatturiera cinese. REUTERS

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Cina, colpo di scure sui tassi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-11-27 - pag: 11 autore: Misure anticrisi. Il gigante asiatico costretto ad abbandonare una politica monetaria graduale Cina, colpo di scure sui tassi La Banca centrale taglia di 108 punti base: non accadeva da 11 anni Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Preoccupata per la frenata della crescita economica, la Cina decide un maxitaglio del costo del denaro. Ieri sera, subito dopo la chiusura dei mercati, la People's Bank of China ha annunciato una riduzione dei tassi d'interesse di 108 punti base. A partire da oggi, il tasso di riferimento a un anno sui prestiti bancari scende dal 6,66 al 5,58 per cento, mentre quello sui depositi cala dal 3,6 al 2,52 per cento. Contestualmente, la banca centrale cinese ha ridotto di 100 punti base la riserva obbligatoria per le grandi banche di Stato, e di 200 punti base quella per tutti gli altri istituti di credito. è la quarta volta nel giro di soli due mesi che Pechino allenta i cordoni del credito. Rispettando una tradizione ormai consolidata, la Pboc non si è mossa come fanno solitamente le altre banche centrali lavorando sul quarto di punto, ma sui 27 punti base. è questa l'unità di misura utilizzata da Pechino per rivedere al rialzo o al ribasso i tassi d'interesse. Il 27 moltiplicato per 4 fa 108, cioè l'ammontare totale dei punti base in meno che, da oggi, i cinesi pagheranno sui prestiti accesi presso le banche e riceveranno come remunerazione dei loro conto correnti. Insomma, questa volta a differenza del passato, i timonieri della moneta cinese hanno deciso di non usare le mezze misure. Era dall'ottobre del 1997, in piena crisi asiatica, che la Pboc non operava una riduzione tanto consistente dei tassi d'interesse. Il violento colpo di scure assestato dalla Pboc al costo del denaro ha colto di sorpresa l'intera comunità finanziaria. Sebbene gli analisti si attendessero un ulteriore rilassamento della politica monetaria prima della fine dell'anno, nessuno immaginava che Pechino si muovesse tanto rapidamente. Ma, soprattutto, nessuno prevedeva che si muovesse in modo tanto aggressivo. La determinazione con cui la Pboc ha allentato i cordoni del credito dimostra che il Governo cinese è sempre più preoccupato per le sorti dell'economia che, complice la crisi internazionale, sembra entrata in una fase di lento, ma progressivo, rallentamento. La reattività della banca centrale si spiega anche con altri motivi. Il primo. Se fino a qualche settimana fa il futuro della congiuntura globale era incerto, oggi almeno c'è una certezza: nel 2009 i grandi del mondo scivoleranno in recessione. «Con questa prospettiva davanti, la Pboc ha scelto di abbandonare il suo tradizionale approccio graduale a favore di una politica monetaria aggressiva» spiega Qing Wang, economista di Morgan Stanley. Il secondo. Due settimane fa, Pechino ha varato un piano di stimolo all'economia da 4mila miliardi di yuan. Ora una robusta iniezione di liquidità nel sistema contribuirà a metterlo in atto tramite due canali: riducendo il costo dell'indebitamento di chi deve investire o di chi rischia l'insolvenza (in particolare, i gruppi immobiliari); e scoraggiando il risparmio a favore dei consumi. Il terzo. La riduzione del costo del denaro consentirà al Governo di ridurre i tassi d'interesse sui titoli di Stato. Il che di questi tempi non guasta, visto e considerato che, per finanziare la maxi-manovra fiscale di sostegno all'economia, l'anno prossimo Pechino dovrà emettere 600 miliardi di yuan di titoli di Stato in più rispetto al previsto. Per questi stessi motivi, se il quadro generale non subirà drastici mutamenti, gli economisti sono pronti a scommettere che nei prossimi mesi la Pboc tornerà nuovamente all'attacco sul fronte dei tassi. lucavin@attglobal.net MOSSA AGGRESSIVA Il costo del denaro scende dal 6,66% al 5,58% Autorità preoccupate soprattutto per la frenata delle commesse dall'estero

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Sarkò vede il Dalai Lama Pechino annulla il vertice (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-11-27 - pag: 11 autore: Il Governo cinese cancella il summit di lunedì prossimo con la Ue Sarkò vede il Dalai Lama Pechino annulla il vertice PARIGI Quando in agosto, proprio durante i Giochi Olimpici, il Dalai Lama venne in visita in Francia, fu un vero tormentone: Nicolas Sarkozy lo incontrerà o no? Alla fine il presidente francese si astenne e mandò la sposa Carla Bruni ad abbracciare il capo spirituale dei tibetani. Il prossimo 6 dicembre, invece, Sarkozy ha deciso di incontrare il Dalai Lama, in Polonia. E la reazione dei cinesi non si è fatta attendere. Ieri hanno annullato un vertice con l'Unione europea, previsto lunedì prossimo a Lione. Praticamente all'ultimo momento. Il vertice è stato ufficialmente rinviato, anche se nessuna data è stata specificata. I summit Ue-Cina si svolgono ogni anno alternativamente nel Paese asiatico e in quello che assume al momento la presidenza dell'Unione europea: adesso è di turno la Francia. Questo incontro era importante perché doveva servire a tracciare linee di intervento comuni contro la crisi economico-finanziaria. Secondo fonti dell'Unione europea, i cinesi hanno evocato «incontri fra il Dalai Lama e dirigenti europei» per giustificare l'annullamento ma è chiaro che gli occhi di Pechino sono puntati solo su Sarkozy. Fonti vicine al presidente francese hanno espresso un forte rammarico per quanto avvenuto, sottolineando il «bisogno di dialogo» in questa fase di crisi economica e finanziaria. «Non è una decisione che aiuti in questo senso - hanno continuato le stesse fonti - e che permetta di migliorare la nostra cooperazione con Pechino ». «La palla ora è nel campo della Cina. Per noi, comunque, - ha precisato un portavoce della presidenza francese della Ue - la porta resta aperta ». L'incontro fra Sarkozy e il Dalai Lama è previsto ai margini di una riunione di Premi Nobel (il capo tibetano lo ottenne nel 1989), che si terrà a Danzica, in Polonia. Il Dalai Lama, poi, si recherà in altri Paesi europei e il 4 dicembre parlerà dinanzi al Parlamento europeo. Ieri l'eurodeputato verde Daniel Cohn Bendit ha sottolineato che «la reazione cinese è la dimostrazione che tutta la strategia della Ue di mettersi in ginocchio di fronte ai cinesi durate i Giochi olimpici è fallita». Nel settembre 2007 un incontro fra il cancelliere tedesco Angela Merkel e il capo tibetano provocò per qualche mese un raffreddamento delle relazioni fra Berlino e Pechino. Nello scorso maggio il primo ministro britannico Gordon Brown si incontrò con il Dalai Lama, ma ufficialmente le discussioni riguardarono temi religiosi e non provocarono le ire dei cinesi. Sarkozy, invece, era «sotto osservazione » dalla primavera. Aveva minacciato di boicottare la cerimonia di apertura delle Olimpiadi se non fosse ripreso il dialogo fra il regime comunista e il Dalai Lama. Che in effetti ricominciò, ma senza portare praticamente a nulla. Poi, in agosto, il Dalai Lama venne in Francia e, dopo lunghi tentennamenti, Sarkozy decise di non vederlo. Pochi mesi dopo, invece, ci ha ripensato. L. Me. POLEMICA Il presidente francese incontrerà il 6 dicembre il leader spirituale del Tibet Da Parigi la replica: «La porta resta aperta»

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A Prato la Cig non parla il cinese (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-11-27 - pag: 22 autore: INCHIESTA Dove la crisi stravolge le relazioni industriali A Prato la Cig non parla il cinese Nel polo toscano 3.500 imprese asiatiche ma solo gli italiani sono in cassa integrazione Paolo Bricco PRATO. Dal nostro inviato Mistero. Cinquemila persone in cassa integrazione. Nessuna che lavori in imprese cinesi. A Prato, soltanto le aziende italiane hanno formulato le richieste di Cig. «Non una pratica - dice Manuele Marigolli, segretario della Camera del lavoro, indicando i faldoni sulla sua scrivania - è stata presentata dalle aziende fondate dagli immigrati. Non so cosa pensare». Esci dal sindacato, prendi la macchina e vai nel macrolotto, l'area industriale. è la pausa pranzo, ma i cinesi continuano a caricare e a scaricare camioncini con targhe italiane e straniere. Alcuni, stravolti, dormono su balle di tessuti. Oggi, in un tessile italiano ormai malconcio e ben lontano dai fasti che negli anni Settanta ne fecero uno dei miti fondativi della retorica dei distretti, la Cig, con la sua doppia natura di benefica compensazione del reddito ma anche di annuncio di crisi spesso irreversibili, riguarda 2.500 esuberi di aziende artigiane. Se ne contano altri 2.000 in società con più di 15 dipendenti. Nelle imprese industriali 500 lavoratori sono finiti in Cigs,la straordinaria usata quando l'azienda è in difficoltà strutturale. «In un contesto tanto complicato – osserva Marigolli – è difficile che le aziende cinesi, specializzate nel prontomoda, non stiano soffrendo. Non una, però, ha fatto ricorso ai normali ammortizzatori sociali ». Le relazioni industriali classiche, dunque, paiono non appartenere alla dimensione culturale e psicologica delle 3.500 imprese cinesi che hanno costruito negli ultimi 20 anni una sorta di distretto parallelo a quello tradizionale pratese.«Non sono stupito –sottolinea Romeo Orlandi, il vicepresidente dell'Osservatorio Asia – , perché in loro prevale il senso della gerarchia e manca la contrapposizione fra l'individuo e la comunità, che in questo caso si realizza nell'azienda».Il sindacato, che nella cultura occidentaleè a seconda delle occasioni portatore di una regolazione o di una accentuazione del conflitto, è percepito come un corpo estraneo. «è così – conferma il segretario della Camera del lavoro – abbiamo provato a diffondere volantini e ad appiccicare messaggi nella loro lingua sui tazebao di Via Pistoiese, ma nessuno ci ha mai chiamati. Anche se questo fatto della Cig è davvero particolare ».Come fanno ad affrontare la crisi? «Sembra quasi la riproposizione, nel mondo del lavoro, del ritornello: ma, i cinesi, dove li seppelliscono i loro morti? Che fanno al posto della Cig?- si chiede il Marigolli, che con la sua ironia e i suoi baffi sembra uscito dalla vicina Casa del Popolo di Vergaio, luogo di culto dello spirito alla Benigni - . Probabilmente taglieranno i part-time, usati spesso oltre i limiti della legalità, e il lavoro nero». Non a caso, avverte un esponente delle forze dell'ordine,è di nuovo ripartito il flusso di immigrati illegali che da Prato si spostano verso San Giuseppe Vesuviano e Carpi. Cercare di capire con razionalità il mistero della Cig scomparsa non è semplice, in una provincia di Prato le cui ore di cassa integrazione sono passate dal 7% del totale toscano nel 2005 all'11,5% nel 2007. E non c'è soltanto il fenomeno culturale. «Le aziende cinesi - afferma Lorenzo Zanni, economista dell'Università di Siena - si trovano in difficoltà, ma per posizionamento strategico e per struttura finanziaria sono arrivate più preparate alla crisi di quelle italiane». Da sempre gli imprenditori cinesi vanno poco in banca: secondo una recente analisi di Zanni, su 50 cinesi solo uno lo fa. Due terzi si finanziano con soldi di amici e di familiari. Gli altri con risparmi propri. «In tempi di restrizione del credito- nota l'economista-questa apparente arcaicità li protegge». Per Zanni, i cinesi hanno manifestato fra il 2003 e il 2005 una migliore capacità di tenuta: i ricavi sono rimasti stabili per il 62% e sono scesi solo per il 32%; per gli italiani sono risultati costanti per il 29,3%, ma sono diminuiti per il 55 per cento. «Sono stati anni fondamentali - afferma Zanni - : da un lato si è verificata una maggiore emersione del distretto parallelo dei cinesi, che è iniziato a venire gradualmente alla luce per quanto ancora oggi i suoi contorni siano sfuggenti, dall'altro in quello italiano è proseguita la selezione ». Secondo l'ultimo rapporto dell'Asel commissionato dalla Provincia il 95% delle assunzioni cinesi ha riguardato contratti a tempo indeterminato e la quasi totalità delle cessazioni è dovuta a dimissioni. La sede locale di Confindustria in una nota ha però ricordato come «solo il 7% dei "pregiati" contratti a tempo indeterminato delle aziende cinesi supera i due anni; il 46% dura meno di sei mesi; il 68% meno di un anno ». Non si stupisce Annalisa Nocentini, segretaria della Uil di Prato: «Gli assunti a tempo indeterminato firmano le dimissioni senza battere ciglio. Resta un altro mondo, per le relazioni industriali. Tuttavia, si sta notando una timida inversione di tendenza: nell'ultimo mese sei cinesi si sono rivolti a noi per tutelare i loro diritti». Ma Cig o non Cig, permane il mistero di come reagiscano alla pressione del mercato. «Il nostro- dice Matteo, cinese di 29 anni che dal 1999 al 2005 ha collaborato con la Cisl - è un popolo di imprenditori che non ha vergogna di chiudere se le cose non vanno bene». Il 70% proviene dalla regione di Wenzhou, una delle più dinamiche della Cina. Un'altra opzione strategica è il disimpegno dall'Italia e il contestuale investimento in Cina. «Qualche segnale debole - dice Giancarlo Maffei, assessore provinciale di Prato alle Relazioni internazionali dal 1999 al 2004 e oggi consulente che lavora con loro - inizia ad avvertirsi». Come nel caso dell'azienda di famiglia di Alessandro, cinese di 22 anni fidanzato con una coetanea italiana che con cadenza toscana ti spiega: «In Italia c'è recessione, in Cina uno sviluppo impressionante. A Prato come fassonisti riforniamo il programmato del prontomoda. Nella provincia di Jilin vogliamo investire nel business dell'acqua minerale: dalla sorgente alla bottiglia». Va anche considerato un preciso fattore geo-politico: la Cina dal 2000 ha invaso i mercati internazionali con i suoi prodotti a basso costo. «Allora- dice Elena Granata, ricercatrice del Politecnico di Milano - le società cinesi in Italia hanno subito l'urto della madrepatria. Le aziende deboli sono morte. Chi è sopravvissuta si muove con meno affanno nella crisi odierna. E, con la plasticità strategica che le connota, le aziende pratesi possono anche decidere di tornare in Cina». Diaspora o non diaspora, qui a Prato non tira una bella aria. Sui cinesi, si sta giocando una partita politica. «Il sindaco Marco Romagnoli - dice un esponente del Partito democratico toscano- non verrà ricandidato alle elezioni di primavera». Fra i molti motivi,l'accusa strisciante di non avere saputo gestire il crescente malcontento dei concittadini verso i cinesi, non trovando un punto di equilibrio fra la volontà di integrazione fatta di convegni e iniziative culturali e il pugno duro delle task force coordinate dall'assessore alla sicurezza urbana Aldo Milone, un passato nell'Antiterrorismo e nel Sisde. Il fastidio lo senti nei bar, sui taxi, nei ristoranti. è appena stato chiuso su Facebook il blog «Via i cinesi da Prato»: erano 44 gli iscritti al gruppo di discussione «Noi di Prato odiamo i cinesi e ne siamo autorizzati» e 528 quelli a «Non sono razzista... ma loro sono cinesi». «è successo adesso dicono alla Camera del lavoro che c'è instabilità economica. Quindici anni fa sarebbe stato inconcepibile ». Il Caf della Cgil ha analizzato i 730 dei dipendenti del tessile: il loro reddito nominale medio nel 2007 è sceso del 2 per cento. «Non era mai accaduto », assicura Massimiliano Brezzo, segretario in Toscana della Filtea Cgil. Da un lato ecco una comunità misteriosa con la tendenza a vivere di regole proprie. Dall'altro c'è l'impoverimento che rende tutto più confuso: stati d'animo, percezione della realtà, senso delle cose. «Nel 1990 – ricorda Matteo- io e i miei sette cugini, tutti bambini cinesi fra gli 8e i 13 anni, passammo il capodanno in giro per la città. Due famiglie pratesi, senza nemmeno conoscerci, ci invitarono in casa e ci diedero il panettone da mangiare e le bibite da bere. Oggi credo che non accadrebbe più ». AI LIMITI DELLA LEGALITà Marigolli (Cgil): «è un mistero come non ricorrano agli ammortizzatori sociali, probabilmente tagliano part-time e lavoro nero» Interlocutori. A sinistra, il sindacalista Manuele Marigolli, segretario della Camera del lavoro di Prato, che da un lato segue molte crisi aziendali del tessile e dall'altro cerca di creare un contatto con i lavoratori delle imprese cinesi, la cui cultura è però molto lontana dalle relazioni industriali occidentali. Sotto, Lorenzo Zanni, docente di Economia aziendale all'Università di Siena, autore di paper sia sul distretto pratese sia sul cosiddetto «distretto parallelo» dei cinesi. EMBLEMA

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Imprese divise sul dazio ai bulloni (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-11-27 - pag: 24 autore: Importazioni. Allo studio un sovrapprezzo europeo su viterie e rondelle asiatiche Imprese divise sul dazio ai bulloni Isabella Della Valle Malumori nel settore della bulloneria. Il motivo? La decisione che dovrà essere presa in sede comunitaria se approvare l'introduzione di un dazio da applicare alle società che esportano dalla Cina alcuni tipi di viti e rondelle. Intanto martedì scorso i Paesi membri dell'Unione europea si sono riuniti a Bruxelles per esaminare i ricorsi che sono pervenuti dai vari Stati in merito all'adozione della decisione. L'incontro si è concluso in un nulla di fatto. è tutto rimandato al 3 dicembre. I riflettori sono puntati sulle viti a rondelle perché tali articoli, realizzati secondo le normative di riferimento europee (Uni, Din e Afnor), sono ormai poco prodotti in Europa a causa sia dei costi troppo elevati, sia della capacità produttiva insufficiente per soddisfare la domanda. Meglio importare dalla Cina. L'obiettivo formale dell'introduzione del dazio, invece, è preservare la concorrenza nell'ambito del mercato europeo. Ma il criterio utilizzato per fissare l'eventuale applicazione del dazio (dal 63% fino all'87,3%, nominativo per produttore), richiesto tra l'altro da due Spa italiane, la A.Agrati e la Fontana Luigi, è quello di riferimento del mercato indiano, perché la Cina non viene considerata un'economia di mercato. In particolare, sono stati presi a riferimento i prezzi di due società indiane, la Pooja Forge Ltd (con la quale la Fontana Spa, una delle due aziende leader di settore sul mercato italiano, ha una joint venture) e Mohindra Fasteners Ltd. Entrambe producono prevalentemente viti speciali per l'industria dell'auto. E ora qualche cifra. In Italia il settore della bulloneria conta 20mila addetti per un valore complessivo della produzione pari a 820 milioni. Gran parte di questi valori vengono raggiunti realizzando pezzi speciali per il segmento del primo impianto automobilistico e dell'industria del bianco (elettrodomestici), a discapito della produzione di viteria normalizzata, ormai considerata poco remunerativa. Il mercato domestico della gamma alta della bulloneria è controllato praticamente da due gruppi industriali: Luigi Fontana Spa e Agrati Spa. Alla Fontana fanno capo circa 400 milioni della produzione, circa 250 milioni all'Agrati, mentre i rimanenti 170 sono riconducibili a produttori indipendenti. La possibile introduzione del dazio ha fatto saltare sulla sedia gli adetti ai lavori non solo in Italia, ma anche negli altri Paesi europei. In sostanza quello che viene contestato è un eventuale aggravio sul mercato interno, in un momento di forte crisi a livello europeo. Si aggiungerebbero altre spese, è il timore, facendo lievitare i costi in modo esponenziale in un periodo di deflazione (il settore dell'acciaio sta accusando un calo compreso tra il 20-30%). Ma non è solo questo che preoccupa gli operatori italiani ed europei. Ci sono anche delle questioni intestine al settore. In sintesi, se il provvedimento dovesse andare in porto, la Commissione europea, al termine dell'indagine formale non renderebbe applicabile il dazio, nei confronti di due società europee presenti in Cina con unità produttive: una di queste è la Yantai Agrati, l'altra è la Celo Suzhou Precision Fasteners. In questo modo Agrati (Italia ) e Celo (Spagna) avrebbero un oggettivo vantaggio sul mercato domestico proprio perché, se queste potessero esportare in Europa, a loro non verrebbe applicato alcun tipo di dazio. Per la famiglia Fontana, invece, la regola del dazio vale, ma controllando attraverso numerose società del settore quasi il 50% del mercato italiano, sarebbe comunque il principale interlocutore dei distributori e utilizzatori finali italiani ed europei. A questo punto il mercato della bulloneria passerebbe direttamente nelle mani delle due famiglie italiane. Una situazione di dupolio che a molti evidentemente non piace. IL RISCHIO OLIGOPOLIO Dal provvedimento, chiesto anche dai produttori italiani, verrebbero escluse le sole produzioni fatte in Cina dalla Agrati e dalla spagnola Celo

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In India importatori al collasso (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2008-11-27 - pag: 48 autore: Non ferrosi «In India importatori al collasso» Il credit crunch starebbe stritolando gli importatori indiani di metalli industriali. E circa il 30% di essi sarebbe già fallito dopo aver registrato ampie perdite legate al vertiginoso calo dei prezzi degli ultimi mesi. A dirlo è Surendra Mardia, il presidente del Bombay Metal Exchange, la Borsa metalli del Paese indiano. Secondo il manager, gli operatori che hanno prenotato carichi di metalli, anticipando anche il 10-30 per cento del prezzo concordato, ora si trovano costretti a non prendere in consegna gli ordini, rifiutando il ritiro in porto. L'abbandono delle partite prenotate toccherebbe soprattutto il rame, il cui consumo da parte dell'India tocca ogni anno 600mila tonn., quasi il 3% della produzione mondiale, un ottavo dei 4,8 milioni di tonnellate assorbite dalla Cina. «Circa il 30% degli importatori è già fallito», ha detto ieri il manager aggiungendo anche che gran parte dei trader colpiti dalla crisi erano nuovi operatori sprovvisti di un sufficiente supporto finanziario. Per Mardia le banche avrebbero tagliato i cordoni dei finanziamenti alle società alla luce del terremoto che sta colpendo i mercati, e questo avrebbe spinto molti operatori sull'orlo della bancarotta. Una condizione che ora si sta ripercuotendo sugli utilizzatori, già da tempo obbligati a ridimensionare la produzione di manufatti per la carenza di materia prima. L. D.

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Protocollo anti-falsi con i cinesi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI I data: 2008-11-27 - pag: 26 autore: A Milano scambio di buone prassi nel negoziato bilaterale Eu–China Ipr2 Protocollo anti-falsi con i cinesi Rita Fatiguso MILANO Rubinetti, pompe idrauliche, lampade, pelouche, tazzine di caffè, vernici: nulla sfugge ai contraffattori fieristici. Ma i produttori cinesi – spesso sotto accusa – adesso tastano il terreno per raggiungere accordi di collaborazione con gli enti francesi, tedeschi, italiani. Obiettivo, protocolli bilaterali contro le violazioni dei diritti di proprietà che hanno come teatro le esposizioni fieristiche. Terreno ideale il negoziato sino-europeo, Eu-China Ipr2 (partito nel 2007, si concluderà nel 2011) che ha appena fatto tappa a Milano. Un anno fa l'Ufi, l'Unione mondiale delle Fiere, ha raccomandato di attrezzarsi contro i falsi. La contrattazione in clima di legalità è un obiettivo per tutti. Dopo Parigi, Hannover e Berlino, il concetto viene ribadito dai cinesi anche a Milano. Italiani e cinesi iniziano a scambiarsi, intanto, buone prassi. «In effetti, in Cina, qualcosa c'è già – ammette Chen Fuli, direttore del Department of treaty & law del ministero del commercio cinese a Guangzhou (Canton) – nella nostra Fiera più grande, che nell'ultima edizione è stata spezzettata in tre diversi edifici, le violazioni riscontrate sono state circa 500. In discesa, segno che la pressione dei controlli aumenta ». Aggiunge Zhang Jianqing, portavoce della Fiera: «La nostra storia è giovane, dal 1992 lottiamo per la difesa dei marchi in Fiera adesso, però, ci serve più formazione culturale, l'educazione al rispetto dei diritti di proprietà intellettuale». Milano, Bologna, Rimini, Verona sono le principali esposizioni fieristiche ad essersi dotate di un sistema di autotutela dal fenomeno delle copie. Con un regolamento sottoscritto volontariamente dagli espositori, forniscono un meccanismo interno alla Fiera che permette tutele simili alla "descrizione" del bene e all'inibitoria civile, nonché misure parallele di carattere penale. Alessandro Angeleri, capitano della Guardia di Finanza competente sul Polo di Milano- Rho, guida il gruppo che ha compiti di lotta alla contraffazione marchi: «La contraffazione è concorrenza sleale – afferma – e noi difendiamo il consumatore e la salute pubblica. Prima le minimoto del 2005, quest'anno i termosifoni all'amianto. In Fiera si violano brevetti e non marchi come succede, ad esempio, nel tessile. Il che rende tutto più difficile, anche da parte dei soggetti lesi». Nel 2006, a Rho, su 39 fiere, 6 sono state oggetto di attività della Finanza, 26 denunce; nel 20,7 su 38 fiere 5 sequestri e 12 denunce. Oggi, nel 2008, su 45 fiere 6 interventi con 29 soggetti denunciati penalmente. Coinvolte, soprattutto, Eicma, Mipel, Micam, Expo-comfort (organizzato da Anima) e Macef. «Il fenomeno è rimasto contenuto, ma un monitoraggio è necessario - dice Giovanni Casucci, responsabile dei servizi anticontraffazione dell'Ente Fiera Milano. Di grande aiuto il pool di studi legali e le associazioni di categoria ». «Metodo esportato da noi, con successo- conferma Alessandro Cobelli- responsabile per Verona Fiere. Volontà contrattuale delle parti, in primo piano dieci esperti. La decisione del panel, se disattesa, diventa reato, con immediata chiusura dello stand». rita.fatiguso@ilsole24ore.com

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Polonia, Sarkozy vedrà il Dalai Lama E Pechino annulla il vertice con la Ue (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 27-11-2008)

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MONDO 27-11-2008 torna il gelo diplomatico Polonia, Sarkozy vedrà il Dalai Lama E Pechino annulla il vertice con la Ue S DA PARIGI DANIELE ZAPPALÀ i raffreddano di nuovo le relazioni fra Cina ed Unione europea. Pechino ha chiesto ieri il rinvio a tempo indeterminato del vertice previsto lunedì prossimo a Lione sul "partenariato strategico" sino-europeo: un appuntamento annuale a carattere perlopiù economico giunto all'undicesima edizione. Ancora una volta, è la questione tibetana a fungere da pomo della discordia. Per spiegare la repentina marcia indietro, le autorità cinesi hanno evocato la tournée europea del Dalai Lama nelle prossime settimane. Fra le varie tappe previste dal leader spirituale, oltre a una visita al Parlamento di Strasburgo, ci sarà in particolare un incontro col presidente francese Nicolas Sarkozy il 6 dicembre nella città portuale polacca di Gdansk, a margine delle celebrazioni del 25esimo anniversario del premio Nobel assegnato a Lech Walesa. È soprattutto questo appuntamento a scatenare di nuovo le rappresaglie di Pechino. Al timone del Consiglio europeo fino al 31 dicembre, Sarkozy era già stato il bersaglio di pressioni cinesi in occasione delle manifestazioni di marzo in Tibet e poi alla vigilia delle Olimpiadi, quando il capo dell'Eliseo aveva condizionato la propria presenza alla cerimonia di apertura dei Giochi chiedendo la ripresa del dialogo fra Pechino e il governo tibetano in esilio. Nel corso dell'anno, il passaggio della fiaccola olimpica in Europa e la visita di agosto in Francia del Dalai Lama avevano rappresentato altrettanti momenti di tensione fra Pechino e l'Unione europea. Fonti dell'Eliseo hanno fatto valere ieri che Sarkozy s'intratterrà a Gdansk con diversi premi Nobel e che incontrerà il Dalai Lama solo «in qualità di capo spirituale». L'Unione europea «prende atto e si rammarica di questa decisione della Cina», si è appreso da un altro comunicato. Bruxelles «si era fissata obiettivi ambiziosi » in occasione del vertice di Lione. Salta l'appuntamento già fissato a Lione sul partenariato Bruxelles rammaricata Nicolas Sarkozy (Epa)

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Cina, la crisi accende il <disordine> sociale (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 27-11-2008)

Argomenti: Cina

MONDO 27-11-2008 lo scontro Crollano le esportazioni e «la fabbrica del pianeta» adesso si scopre più vulnerabile È a rischio il «patto» che ha governato il Paese per anni: sviluppo in cambio di stabilità ECONOMIA GLOBALE Cina, la crisi accende il «disordine» sociale Violenze nel Sud dopo l'ondata di licenziamenti. La locomotiva rallenta DI LUCA MIELE P er un po' i leader cinesi hanno cullato l'illusione che la valanga potesse solo sfiorarli. Che la malattia che ha contagiato l'Occidente, il focolaio divampato negli Stati Uniti che si è propagato a velocità impensabili a tutte le latitudini, potesse essere roba da nazioni "vecchie". Che insomma le giovani rampanti economie le potenze del domani potessero avere gli anticorpi necessari per guardare da un'isola sicura gli altri annegare. Illusione caduta. La Cina fa i conti con la crisi economica mondiale. Una crisi, che non contrastata, può avere effetti devastanti. Perché rischia di travolgere il "patto sociale" che è alla base della crescita della Cina: lo sviluppo vertiginoso come garanzia della stabilità sociale ed economica del Paese. Con la locomotiva che ora rallenta, e i mercati mondiali in depressione, la conflittualità sociale rischia di esplodere. E i dati non lasciano dubbi: la locomotiva sta rallentando. La crescita economica della Cina ha subito un forte rallentamento nel terzo trimestre del 2008, scendendo al 9,9 per cento dall' 11,9 del 2007. Le prospettive per il 2009 sono di un ulteriore calo che porterà il tasso al 7,5 per cento, secondo le previsioni della Banca Mondiale. Uno scenario da incubo per Pechino che deve fare i conti con una bolla già scoppiata. Perché investe la "fabbrica del pianeta". Migliaia di operai licenziati dalle fabbriche del sud della Cina hanno dato vita a proteste che in alcuni casi sono sfociate nella violenza. Nel tentativo di contenere le conseguenze del crollo delle esportazioni di manufatti, che negli anni passati hanno innescato un boom senza precedenti dell'economia, le autorità hanno varato all'inizio di novembre un pacchetto di interventi di sostegno alla domanda interna di quasi 600 miliardi di dollari mentre la Banca del Popolo della Cina, la banca centrale, ha abbassato per quattro volte l'ultima delle quali proprio ieri i tassi d'interesse sui prestiti e sui depositi. Due giorni fa centinaia di operai hanno attaccato gli uffici dell'impresa che li ha licenziati e i poliziotti che li proteggevano a Dongguan, uno dei centri dell'industria manifatturiera cinese. La Kaida Toys Corporation ha annunciato all'inizio della settimana il licenziamento di 328 operai, sugli 8000 che occupa, e ha anticipato altri licenziamenti per le prossime settimane. I lavoratori, hanno riferito testimoni, si sono dati alla violenza bruciando auto e motociclette dei mille poliziotti che si erano schierati a difesa degli uffici della Kaida, che erano stati messi sotto assedio. La polizia ha reagito e almeno cinque operai sono stati feriti. Ai licenziati è stata offerta una liquidazione pari ad un mese di salario, cioè poco più di cento euro. In ottobre, un'analoga protesta si era verificata in un'altra fabbrica di giocattoli sempre a Dongguan, che si trova nella provincia del Guangdong. Una clamorosa protesta degli operai licenziati si è verificata anche nella vicina provincia del Jiangxi, dove 300 operai hanno bloccato la strada davanti ad una fabbrica di compressori a Jingdezhen. Un altro sintomo della gravità della crisi in Cina è costituito dalle proteste dei tassisti contro il rialzo dei prezzi del carburante e contro la diffusione di mezzi alternativi e più economici di trasporto che si sono verificati nelle metropoli di Chongqing e Guangzhou. L'atteggiamento della autorità cinesi è ondeggiante: da un lato hanno promesso di attestarsi su una linea «morbida» , dall'altro il governo stesso ha allertato la polizia: la crisi non giustifichi disordini. Da parte sua la leadership cinese non cambia strategia. Per battere la crisi la parola d'ordine è penetrare e "colonizzare" i mercati. Con due scopi: saziare la fame di materie prime della locomotiva e conquistare sempre nuovi sbocchi per le merci cinesi. Il recente viaggio di Hu Jintao in America latina e l'accordo per i gestire porti greci sono solo l'ultima conferma. La rivolta a Dongguan nel Guangdong: almeno 500 persone hanno «assaltato» una fabbrica di giocattoli dopo la raffica di licenziamenti (Ap) L'edificio della Banca centrale cinese a Pechino (Ap)

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fare affari con la cina - lorenzo zoppoli (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 28-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina III - Napoli Il caso Fare affari con la Cina LORENZO ZOPPOLI Mentre nella bella sede di Città della scienza si svolgeva un importante incontro italo-cinese sui sistemi imprenditoriale e universitario, nell´Università di Roma tre era in atto un´inedita giornata di studi dedicata alla Cina e al diritto del lavoro. SEGUE A PAGINA XIII

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preziosi, condanna anche in appello (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 28-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XVII - Genova Il processo Preziosi, condanna anche in appello La terza Sezione della Corte di Appello di Genova ha confermato la sentenza con cui il Tribunale di Genova, il 2 marzo 2007, aveva condannato a quattro mesi Enrico Preziosi, il figlio Matteo, l´ex presidente del Venezia Franco Dal Cin, l´ex d.g. del Genoa Stefano Capozucca e l´ex d.g. del Venezia Pino Pagliara. Unico assolto Michele Dal Cin. I difensori di Enrico Preziosi hanno annunciato ricorso per Cassazione. Il pm aveva chiesto l´aumento della pena a otto mesi.

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la cina come l'uomo nel caleidoscopio di jia - davide ferrario (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 28-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XVIII - Torino LA CINA COME L´UOMO NEL CALEIDOSCOPIO DI JIA DAVIDE FERRARIO La Cina non è un paese per vecchi; e Jia Zhang Ke non è un regista per spettatori insofferenti. Il suo è un cinema che gli asceti definiscono «rigoroso», qualcuno meno entusiasta semplicemente lento e monotono (lui è quello di Still Life, vincitore a Venezia nel 2006). Eppure, ogni volta che vedo un suo film, ho la netta sensazione che siamo di fronte al cinema più moderno del mondo, nello stesso modo in cui la Cina sembra rappresentare il futuro. Er Shi Si Cheng Ji (Città 24) è una cosa difficile da definire. Appena gli appiccichi un termine, ti viene in mente che è vero anche il contrario. è quasi un documentario, ma ingloba anche pezzi di finzione dichiarata (ancorché filmata come un documentario). Sembra terribilmente freddo e intellettuale, ma poi si accende in vampate sentimentali e in dirette citazioni dalle poesie di Yeats. Visivamente, fa della prospettiva geometrica la sua fede, ma improvvisamente ti gratifica di inquadrature visionarie (la rollerskater che gira in tondo sulla terrazza mentre il traffico della tangenziale le scorre accanto è un´immagine da urlo). Jia riesce a fare un film che è proprio come il soggetto che vuole descrivere: la Cina sospesa tra passato e futuro, fotografata nel suo viluppo inestricabile di contraddizioni e convivenze. Metafora chiarissima di tutto questo, la grande fabbrica «420» di ChengDu, che viene dismessa dal centro città per essere rimpiazzata da un gigantesco quartiere fatto di centri commerciali e alberghi a cinque stelle. In mezzo ci stanno esseri umani sospesi tra un passato fatto di orgoglio o di fallimenti e un futuro che, nella sua incertezza, non sai se definire pieno di promesse o di minacce. E a quel punto ti coglie il dubbio che non è della Cina che stiamo parlando, ma della condizione umana tout court.

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Ignorate le richieste italiane (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-11-28 - pag: 25 autore: Il negoziatore polacco Dowgielewicz: lavoriamo con Roma «Ignorate le richieste italiane» BRUXELLES. Dal nostro inviato «Siamo sorpresi che non siano state prese in considerazione le ragioni dell'Italia nella richiesta di deroghe». Mikolaj Dowgielewicz, il ministro polacco degli Affari europei, che è il negoziatore di Varsavia sul pacchetto clima, non nasconde la sua perplessità sull'atteggiamento della presidenza francese. Che sta cercando di accontentare le richieste di tutti, anche se non (o non ancora) quelle polacche. Ma non quelle italiane. Perchè? Il ministro è cauto però non nasconde il sospetto che forse si vuole isolare l'Italia in una partita, dice, troppo precipitosa. «Il pacchetto è complesso, davvero ci si può illudere di lanciare una nuova rivoluzione industriale in soli 10 mesi di negoziati?». Polonia e Italia, spiega in un incontro con i giornalisti a Bruxelles, lavorano insieme per capire quali saranno le conseguenze concrete, i costi, del pacchetto, il cui «destino dipende dall'incontro di Danzica del 6 dicembre, se i problemi non saranno risolti non ci sarà soluzione». Quindi la Polonia e i paesi della coalizione dell'Est metteranno il veto come minaccia l'Italia? «Al vertice si deciderà per consenso. Anche senza mettere il veto, se alcuni paesi non daranno l'assenso, non si potrà adottare una decisione». In ogni caso, aggiunge, «è escluso lo scenario in cui un paese o più siano messi in minoranza, perchèin questo caso con quale credibilità l'Europa si presenterebbe sulla scena internazionale, a Stati Uniti, India o Cina con la forse di una posizione compatta immaginaria?». Qualora il vertice Ue fallisse, nessuno, afferma Dowgielewicz, potrà colpevolizzare la Polonia o chiunque perchè «dietro di noi si nascondono in molti e c'è troppa poca flessibilità dai paesi che vogliono l'accordo ». E cita scandinavi, Olanda, Gran Bretagna e Germania. Poi spiega che le richieste di Polonia e paesi dell'Est sono chiare: per limitare i danni del pacchetto sulle nostre economie, ci vuole un diverso sistema di aste per il Co2 nei paesi con uno speciale energy-mix (monodipendenza dal carbone per Varsavia, n.d.r.). Bisogna imporre controlli per evitare la volatilità del prezzi. E infine redistribuire le quote di C02 a favore dei paesi meno ricchi. A.C.

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Reach, in arrivo le sanzioni (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-11-28 - pag: 25 autore: Il Governo sta per emanare le penalità per le aziende che non si adeguano Reach, in arrivo le sanzioni Jacopo Giliberto MILANO. è questione di giorni, forse di ore. Il Governo sta per approvare il decreto – già preparato dagli esperti – sulle sanzioni da assegnare a chi non adempie gli obblighi del regolamento europeo Reach sui composti chimici usati dall'industria. Non si tratta di sanzioni penali (come quelle introdotte da Germania, Inghilterra o altri Paesi europei) ma solamente economiche. Né è possibile anticiparne i dettagli prima che il Governo italiano abbia approvato in via definitiva l'entità di queste sanzioni. Basti sapere che la multa prevista per le aziende che lavorano prodotti chimici privi di autorizzazione o di registrazione europea dovrebbe essere compresa tra il minimo di 20mila fino alla sanzione massima di 120mila euro, secondo la gravità della violazione. Costeranno anche le ispezioni di controllo, dal minimo di 2.686 euro per la visita di due ispettori. Sono questi alcuni degli elementi sviluppati ieri a Milano durante un incontro promosso dall'Anfia (l'associazione dei produttori di automobili) in collaborazione con la rappresentanza milanese della Commissione europea. Il regolamento Reach entrerà in vigore lunedì con le pre-registrazioni dei prodotti che possono essere nocivi per la salute o l'ambiente,ma anche dei prodotti che ne contengono. In gennaio finirà il periodo transitorio. Il segmento dell'auto è coinvolto dal regolamento europeo perché utilizza la chimica. Basta pensare ai poliuretani, cioè le "gommepiume" che imbottiscono i sedili, o alle vernici, o ancora alle gomme stireniche, butileniche o fluorurate delle guarnizioni del motore. Ma un caso è indicativo fra tutti. Gli pneumatici. «Le mescole di oggi contengono idrocarburi policiclici aromatici, e fra qualche anno queste gomme spariranno dal mercato europeo tranne che per i veicoli storici», ricorda Pietro Pistolese del ministero della Sanità. Basta poco per essere coinvolti dal regolamento Reach. Anche un supermercato può avere adempimenti. Ci sono anche casi assurdi, come il nonilfenolo che, sottoposto alla ConvenzioneOnu di Rotterdam sui composti pericolosi, e prodotto in Europa con mille accortezze, viene venduto alla Cina, dalla quale torna in Europa senza alcun controllo come additivo nelle magliette indossate dai bambini. Sono questi alcuni dei prodotti che il regolamento europeo vuole mettere nel mirino. Per il settore auto non è possibile quantificare i costi che comporterà il Reach. «Siamo e continueremo a essere impegnati- osserva Eugenio Razelli, presidente dell'Anfia – nel dedicarvi tempo e risorse, come già abbiamo fatto in termini di consulenza e formazione da un anno a questa parte, in modo da dare una risposta concreta e rassicurante ai dubbi e alle difficoltà che i cambiamenti imposti dal nuovo sistema portano con sé. Questo specialmente per le realtà aziendali medio-piccole». Ma le aziende devono capire che la normativa coinvolge l'intera struttura aziendale, e non solamente i soliti addetti alla sicurezza. «Il Reach può fermare di colpo approvvigionamenti, produzioni, relazioni tra fornitori e clienti. Entra nel rischio d'impresa –osserva Anna Bortoluzzi, una delle più accreditate analiste del settore – e il rischio d'impresa è competenza dell'imprenditore. Bene ha fatto per esempio la Ferrari a coinvolgere anche l'amministratore delegato in prima persona: ma quante altre aziende dell'auto e della fornitura sono così accorte come la Ferrari?» jacopo.giliberto@ilsole24ore.com COINVOLTA LA FILIERA Il regolamento europeo sulla chimica interessa tutti i settori a valle. L'Anfia (auto): «Impegnati per informare anche le piccole imprese»

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Pressing francese sul clima (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-11-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-11-28 - pag: 25 autore: Ambiente. La trattativa sul piano Ue alla stretta finale - Con la presidenza ceca confronto più difficile Pressing francese sul clima Sarkozy vuole chiudere entro dicembre - Spunta il vertice di fine anno Adriana Cerretelli BRUXELLES. Dal nostro inviato Il negoziato sul pacchetto clima-energia sta arrivando alla stretta finale, meglio al suo momento della verità, anche se continua a non essere chiaro se alla fine il grande mercanteggiamento in corso si concluderà davvero con un accordo. La presidenza francese dell'Unione vuole assolutamente chiudere entro dicembre, tanto che già si ipotizza, qualora fallisse quello dell'11-12 dicembre a Bruxelles, un secondo vertice europeo per il 28 dicembre. Il tempo stringe, le scadenza incalzano: settimana prossima si riuniranno a Bruxelles i 27 ministri dell'Ambiente per fare il punto sulla trattativa, poi il 6 a Danzica il presidente francese Nicolas Sarkozy incontrerà i 9 paesi della coalizione dell'Est, capeggiata dalla Polonia, per cercare di vincerne le fortissime resistenze a un'intesa che,così come è,è giudicata inaccettabile per le prospettive di sviluppo delle rispettive economie, visti i costi proibitivi che la sfida ambientale imporrebbe ai rispettivi sistemi socio-economici. Obiezioni analoghe anche se niente affatto identiche a quelle dell'Italia. Poi l'8 a Bruxelles saranno i ministri degli Esteri Ue a tirare le conclusioni in vista del vertice dell'11-12. E comunque il 9, per non lasciar nulla di intentato, il cancelliere tedesco Angela Merkel volerà a Varsavia. Il pressing, insomma, si fa soffocante anche perchè i fautori dell'accordo temono che, se non si concluderà entro fine anno, con il passaggio della presidenza dell'Unione alla Repubblica Ceca a partire dal 1 gennaio, il negoziato si arenerà, visto il conclamato scetticismo di Praga sull'argomento.Dunque la partita per la riduzione entro il 2020 del 20% delle emissione di Co2, anche grazie al contributo del 20% delle rinnovabili e all'aumento del 20% dell'efficienza energetica, resta aperta. «Il successo non è garantito, siamo lontani da un'intesa esattamente come lo eravamo al vertice Ue di ottobre. è difficile capire come mai i paesi più ricchi che vogliono l'accordo non si muovano di un pollice» ha avvertito ieri a Bruxelles il ministro polacco degli Affari europei Mikolaj Dowgielewicz. (vedi sotto). La Francia, che grazie al nucleare nell'operazione ha poco da perdere e molto da guadagnare, sta provando di tutto per arrivare a un compromesso, annacquando le proposte della Commissione Ue. Gli scandinavi, insieme a inglese e olandesi, stanno dalla sua parte. Come ufficialmente anche la Germania, anche se dietro la crociata ambientalista della Merkel, che ne è stata l'iniziatrice, ci sono molte ambiguità visti gli interessi confliggenti della sua industria. «La francese Edf sarà il primo beneficiario del piano in Europa. Se i permessi di emissione di Co2 verranno tutti messi all'asta nel 2013 come auspica Bruxelles, Edf potrà incassare fino a 50 miliardi di euro, il che significa che Parigi potrà comprarsi tutti i gruppi tedeschi » ha avvertito ieri Jurgen Grossmann, l'ad del gruppo tedesco Rwe, attaccando la politica del suo Governo, la rinuncia al nucleare, gli enormi investimenti necessari, per esempio, per trasportare l'elettricità ricavata dalle energie rinnovabili come l'eolica. Con le elezioni vicine e gran parte dell'industria sul piede di guerra, la Merkel gioca dunque la partita a carte coperte.D'altra parte recessione e crisi finanziaria, che sta ridimensionando ovunque i programmi di investimento, hanno spento molti entusiasmi. Anche se la promessa della terza rivoluzione industriale, dell'economia a basso CO2, resta per molti un traguardo irrinunciabile. Soprattutto se l'America di Obama, Russia, Cina e India dovessero seguire. Il che oggi, complice la crisi, è però meno sicuro di ieri. Annacquamento del piano e ridimensionamento delle sue ambizioni dovrebbe in teoria favorire la posizione dell'Italia che minaccia il veto se non verranno soddisfatte le sue richieste. LE ALLEANZE Gli scandinavi insieme a inglesi e olandesi stanno con Parigi, più complessa la posizione della Germania Ministro. Stefania Prestigiacomo EMBLEMA

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Inchieste. (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-11-28 - pag: 42 autore: Inchieste. Huang Guangyu è accusato di «crimini economici» e rischia la pena di morte In carcere l'uomo più ricco della Cina Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente S cattano le manette ai polsi dell'uomo più ricco della Cina. Huang Guangyu, il proprietario e fondatore di Gome Electricity Appliance, la principale catena cinese di elettrodomestici, è stato arrestato ieri dalla polizia di Pechino. Il tycoon era ricercato da giorni. Sulla sua testa pesa un'accusa vaga e generica, ma assai pesante per il diritto penale cinese: «Crimini economici». E, molto probabilmente, anche un'altra più specifica e altrettanto grave, poiché spesso conduce i colpevoli al patibolo: corruzione di pubblico ufficiale. Huang Guangyu sarebbe stato protagonista, insieme a suo fratello Huang Junqin, di una girandola impressionante di operazioni «truccate » sui titoli di diverse società quotate in Borsa di cui è azionista. Trentanove anni, originario del Guangdong,proveniente da una famiglia poverissima, la parabola imprenditoriale di Huang Guangyu inizia alla fine degli anni '80 quando, ancora adolescente, emigra a Pechino con il fagotto sulle spalle. Nella capitale inizia a lavorare come commesso in un negozio di elettrodomestici. Ma al giovane non piace prendere ordini. Così, giusto il tempo di racimolare 30mila yuan (che nella Cina di allora erano una discreta sommetta), e si mette in proprio. è l'embrione della Gome Electricity Appliance, il gigante cinese del bianco e del bruno che oggi conta 1.300 punti vendita in 300 città, impiega 300mila dipendenti e sviluppa un giro d'affari di oltre6 miliardi di dollari. Ma per spiccare il salto nel Gotha della ricchezza cinese, Huang Guangyu deve andare oltre l'elettrodomestico. Deve diversificare il business, deve reinvestire i profitti generati dai suoi negozi in attività a ben più alto rendimento. E in quegli anni in Cina c'è un solo settore che garantisce ritorni elevati e sicuri (previa, ovviamente, copertura politica): l'immobiliare.Non c'è tycoon che sia riuscito scalare le tante, troppe classifiche dei magnati con gli occhi a mandorla che non si sia cimentato con il mattone. Per salire al primo posto nel ranking compilato da Hurun China (che gli ha attribuito un patrimonio personale di 6,3 miliardi di dollari), e al secondo nella graduatoria di Forbes China (che ha stimato i suoi total assets a 2,7 miliardi di dollari), Huang Guangyu percorre la stessa strada. Ma, come molti altri avidi parvenu che nel recente passato sono finiti dalle copertine dei magazine alla polvere delle galere, ha giocato sporco. Il che, con l'aria che tira a Pechino di questi tempi, potrebbe costargli caro. Per molto meno, solo qualche settimana fa, quattro ex dirigenti di due banche di Stato sono stati condannati a morte. lucavin@attglobal.net

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La crisi congela le fusioni: 200 miliardi di deal fermi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-11-28 - pag: 43 autore: M&A. Recessione e caduta dei listini bloccano un mercato da 1.700 miliardi di dollari La crisi congela le fusioni: 200 miliardi di deal fermi Da Rio Tinto a Bell Canada fallite molte acquisizioni Simone Filippetti Quando fu annunciato, più di un anno fa, il matrimonio tra Bhp-Billiton, la più grande compagnia mineraria al mondo, e Rio Tinto avrebbe battuto ogni record: l'unione da 147 miliardi di dollari delle due compagnie era destinata a diventare la più grande operazione di M&A mai fatta. Adesso, in meno di una settimana, non solo Rio Tinto non sarà più comprata, ma anche un'altra maxi-operazione,quella su Bell Canada, si è arenata e su un'altra ancora, l'affondo di Panasonic su Sanyo, sta per essere issata bandiera bianca. Il mercato dell'M&A, dopo il boom del 2006-2007 (quando arrivò a 1.700 miliardi di dollari di controvalore), si sta avvitando: oltre 200 miliardi di deal sono andati in fumo con gli stop degli ultimi giorni. Crack finanziari, credito congelato, crolli di Borsa e recessione stanno bloccando, una a una, tutte i più grandi buy-out attesi: oltre al dossier Rio Tinto, sono finiti nel cassetto anche la megaacquisizione di Bell Canada (Bce), la più grande compagnia telefonica del Paese. A rischio è anche l'unione nell'hi-tech tra Panasonic e Sanyo. Il dietrofront più clamoroso è stato quello di Bhp: dopo un anno di serrato corteggiamento, la società ha rinunciato all'acquisizione, chiamando in causa la continua discesa della Borsa e delle materie prime. Il brusco calo della domanda in Cina, il più grande consumatore di materie prime, ha fatto scattare l'allarme tra i vertici di Bhp. I compratori, poi, si sarebbero dovuti sobbarcare 40 miliardi di debiti di Rio Tinto. Nel frattempo il valore dell'operazione si è più che dimezzato, piombando da 140 miliardi a 60. Saltata la fusione, Bhp potrebbe mettere nel mirino alcune parti di Rio Tinto: d'altronde la società ha bisogno di fare cassa per ridurre l'indebitamento e rimborsare 8,9 miliardi di finanziamenti, che scadono il prossimo anno. Per questo Bhp sarebbe molto in-teressata a puntare ad alcuni asset di Rio Tinto, soprattutto nel rame, uranio e carbone da metal-lurgia: nel mirino ci sarebbe la controllata Rio Escondida. L'operazione Rio Tinto era carta conto carta e si è arenata per i crolli di Borsa che hanno deprezzato i titoli. Molto più emblematico è lo stop all'acquisizione di Bell Canada perché è la dimostrazione dell'impossibilità, nel mercato attuale, di strutturare acquisizioni a levae finanziamenti di grandi dimensioni e la difficoltà dei fondi di private equity. Lo scorso luglio, dopo mesi di trattative, il tandem di fondi Madison e Providence, affiancati dal fondo pensione degli insegnanti dell'Ontario, avevano finalmente trovato un accordo per rilevare Bce, in quella che era destinata a diventare la seconda più grande acquisizione a leva di sempre alle spalle del takeover sulla compagnia energetica Txu da parte di Kkr. I due big del private equity erano disposti a mettere sul piatto 35 miliardi di dollari per un'operazione che ne valeva complessivamente 52. Ma Bce ha fatto marcia indietro perchè il debito di cui verrebbe caricata, in questo contesto economico, sarebbe insostenibile. A mandare all'aria la creazione di un colosso nell'elettronica di consumo in Giappone potrebbe essere invece Goldman Sachs: la banca d'affari americana che detiene il 47% del produttore di hi-tech Sanyo, ha rifiutato l'offerta di Panasonic perché inferiore ai prezzi di Borsa della controllata. Se così facesse Goldman sarebbe infatti costretta a iscrivere una minusvalenza in bilancio. Dissapori tra i soci sono anche la causa dello stallo sulla proprietà di Chrysler: l'anno scorso il fondo Cerberus aveva acquisito l'80% della casa automobilistica americana dalla Daimler per 7 miliardi. Ora le trattative per rilevare la quota residua sono in stallo: ma non è colpa della finanza, in questo caso. Cerberus accusa Daimler di aver gonfiato le cifre dei ricavi.

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Un Paese indifeso contro gli estremisti (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-11-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-11-28 - pag: 10 autore: DALLA PRIMA Un Paese indifeso contro gli estremisti è stato un catastrofico fallimento dei servizi di sicurezza indiani in un Paese che tuttavia non è forse difendibile. La notizia peggiore per l'India non è la mediocrità dei suoi poliziotti ma l'impossibilità strutturale di difendersi da queste forme di terrorismo. Posto che si tratti di estremismo islamico e non di altro - le prime bombe del 1992 in quella che allora si chiamava ancora Bombay, erano più mafiose che islamiche - l'India non può proteggersi dalla sua stessa tragedia irrisolta. Si parla di al-Qaida ed è possibile che i terroristi di Mumbai ne fossero una cellula locale. Ma se per complessità e organizzazione questo è stato un attentato paragonabile a quello delle torri gemelle di New York, non è stato necessario organizzare un complotto internazionale né arruolare uomini venuti da lontano. L'India è un santuario ideale per queste forme di terrorismo religioso: ci sono regioni, città, quartieri, slums, dal Nord al Sud del Paese, dove i musulmani sono maggioranza o affollata minoranza. Di tutti i luoghi dell'India dove fedi, etnie e lingue si intrecciano, Mumbai ne è il più caotico esempio. è miracoloso che alQaida non avesse usato prima l'India, con metodicità irachena, come suo campo di battaglia per scatenare un gigantesco massacro fra 900 milioni di hindu e 200 di musulmani. Tirando nel conflitto anche i 160 milioni di musulmani del Pakistan. Da oltre 61 anni, dalla mezzanotte del 15 agosto 1947 quando sono nati incominciando subito a odiarsi, indiani e pakistani vivono nel rancore. Hanno già combattuto tre guerre tradizionali e alcune scaramucce importanti sulla linea di demarcazione nel Kashmir. Organizzandosi nel frattempo per avere anche un arsenale di testate nucleari e missili appropriati per trasportarle e col raggio d'azione sufficiente per colpirsi. Che nell'azione di Mumbai siano coinvolti apparati deviati o meno dello Stato pakistano, semplici combattenti individuali o nessuno, le instabilità di un Paese fatalmente si riverberano sulla condizione dell'altro: come la psiche intrecciata di due gemelli. Il Pakistan è una nazione ancora irrisolta, in cerca del significato dell'essere dichiaratamente il Paese dei musulmani (con questo pretesto il laico Ali Jinnah l'aveva imposto agli inglesi). L'India ha avuto leader migliori ma, ancora, l'unità nella diversità sulla quale il Mahatma Gandhi e Jawaharlal Nehru l'hanno costruita, è una formula più facile da affermare che da realizzare. Quando il chief minister, il premier locale del Gujarat è uno dei promotori dei notevoli investimenti internazionali nel suo Stato ma non può venire in Europa perché riconosciuto come uno degli istigatori di un pogrom che è costata la vita di centinaia di musulmani, c'è qualcosa che non funziona. E se poi il Gujarat, oltre a essere uno dei gioielli delle riforme economiche è anche lo Stato dove il Mahatma è nato e ha iniziato il suo insegnamento di tolleranza, allora il problema indiano è serio. L'imperfezione di quella doppia nascita a ferragosto di 61 anni fa resta sotto traccia. Continua a fare dell'India un luogo instabile e compromette perfino i notevoli risultati di uno sviluppo economico che è riuscito ad abbattere i tassi di povertà ma non a dare una sensazione di forza. Questa percezione la offre di più la Cina. Non solo perché i suoi numeri sono oggettivamente più grandi. Ma anche perché riesce a dare di sè un'idea di compattezza nazionale e omogeneità statuale che l'India democratica dove da più di 30 anni si cambia Governo ad ogni elezione, non riesce a offrire. Ugo Tramballi

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lotta, insulti, mediazioni ma montano non è solo - mattia chiusano roma (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 29-11-2008)

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Pagina 54 - Sport Lotta, insulti, mediazioni ma Montano non è solo Anche lo spadista si ribella. Bauer: "Pronto ad allenare Aldo" Il presidente Scarso: "Mai più con noi" E il livornese litiga con l´ex ct Magro MATTIA CHIUSANO ROMA veleni su veleni. Atleti in fuga, dirigenti furibondi, scambi di accuse degne di un duello rusticano. Gli umori della scherma, all´ennesima potenza. Ad Andrea Magro, ormai ex ct della sciabola, che di Montano dice «nel cantiere di famiglia sta imparando cosa significa lavorare, ora deve imparare a rispettare gli altri», il campione olimpico di Atene risponde durissimo: «Se io devo imparare a lavorare, sarebbe meglio che cominciasse anche lui: magari nell´azienda del padre della moglie. Così capirà cosa significa». Ma Montano non è solo. L´aveva fatto capire Valentina Vezzali, icona del fioretto, che il suo non ero lo sfogo di un ragazzo esigente, viziato, di un volto da reality. Un problema serio esiste, reclama attenzione dietro alle critiche durissime del livornese, a quella minaccia di gareggiare a Londra per un altro paese. Ed ecco Matteo Tagliariol, oro nella spada a Pechino, schierarsi con Montano, condividere la stessa perdita del maestro, una figura chiave sulla pedana. Bauer per Montano, Mazzoni per Tagliariol: uno in Cina, l´altro in Svizzera. Con una coda di polemiche anche per il maestro dello spadista, un tempo campione geniale e lunatico: il consiglio federale ha premiato di recente due tecnici, Giulio Tomassini (Vezzali, Granbassi) e Domenico Patti (cadetti e giovani). L´esclusione di Mazzoni, che ha riportato in Italia un oro che mancava dal 1960, è stato l´ultimo atto di una separazione che ha spinto il maestro a scegliere la Svizzera. Anche se il presidente federale Giorgio Scarso minimizza: «Non vorrei che questa scelta fosse letta come una dimenticanza o una punizione per essere andato all´estero. Ci saranno altre occasioni per premiarlo». Il caso Montano intanto è diventato globale, tra la Francia e la Cina, le due «patrie» del maestro Bauer, El Salvador dove si trova Scarso, ed un punto imprecisato del mondo dove anche ieri è stato fatto un passettino in avanti nella pratica per il nuovo passaporto di Montano. Il mago francese della sciabola annuncia: «Sono disposto ad allenare Aldo, una persona eccezionale». Ad una sola condizione: «Lui deve venire a Pechino, perché ho un contratto di quattro anni con la federazione cinese. Deve essere lui a convincere la federazione». Bella sfida, visti i rapporti. Bauer, di suo, smorza le polemiche: «Non sono affatto arrabbiato con la federazione. Anzi, sono rimasto in buoni rapporti. Certo, il sistema di lavoro italiano continuo a non capirlo. Le società sono troppo forti». Se Montano valutava in un 5% le possibilità di un ritorno di Bauer, il presidente federale Giorgio Scarso è categorico: «Le possibilità sono pari a zero, il francese si può dimenticare uno stipendio da 100mila euro. Non strapaghiamo un tecnico per abbandonare gli altri, per decidere vita e morte dei maestri. A noi interessa il futuro, lavorare con tecnici che costruiscano il domani». Muro contro muro? Scarso, paradossalmente, è convinto che Montano sia andato meglio senza Bauer: «Negli ultimi due anni ha vinto quanto non aveva mai vinto prima, se avesse piazzato quella stoccata allo spagnolo avrebbe vinto anche a Pechino. Se Bauer è grande, Montano è grandissimo». Il presidente tende la mano: «Io sono per il dialogo, per venire incontro alle esigenze di tutti. Con Montano non c´è rottura». Ma per il momento Aldo ha altri progetti, e Bauer ne fa parte, eccome.

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tagliariol: "un paese vecchio che umilia i giovani campioni" - emanuela audisio roma (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 29-11-2008)

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Pagina 54 - Sport Vado in Svizzera Ridatemi il tecnico L´impresa di Pechino Tagliariol: "Un Paese vecchio che umilia i giovani campioni" Ha ragione Aldo: pure io posso andarmene Fuggono i ricercatori perché le strutture non ci sono. Noi dello sport chiediamo poco Non hanno saputo trattenere il mio allenatore, Mazzoni I senatori azzurri vogliono lavorare poco E´ l´Italia delpostofisso EMANUELA AUDISIO ROMA Tagliarol, solidarizza con Montano che vuole lasciare l´Italia?«Certo che sì. Anzi la lascio anch´io. Mio padre è cittadino svizzero, ci metto un attimo a trovare più rispetto e assistenza. Com´è che noi atleti non contiamo mai niente? Nessuno prende mai in considerazione la nostra parola. Con tutto il rispetto, sono il campione olimpico della spada». Con tutto il rispetto cos´è: una fuga dei corpi dopo quella dei cervelli? «E´ che l´Italia è un paese vecchio che umilia i giovani. Dove chi vuole lavorare di più e meglio viene messo in disparte, preso in giro per le sue pretese, ridicolizzato nel suo ego. Capisco che fuggano i ricercatori, i fisici nucleari, perché nel paese non ci sono strutture, ma noi sportivi chiediamo poco, solo di poterci allenare con chi ci valorizza. Io ho vinto dopo 48 anni un oro nella spada che mancava dal ´60, grazie al mio maestro Angelo Mazzoni che ora è ct della Svizzera perché la federazione gli ha negato ogni riconoscimento». Mazzoni voleva più soldi? «Pochi in più. Veniva pagato a gettone. Mettiamo che prendesse 5, la Svizzera ha offerto 10, lui alla federazione ne chiedeva 7. Si sarebbe accontentato di un apprezzamento morale, ma gli hanno detto no, in Italia chi vince va punito. Qui non si apprezzano i meriti, ma la vecchia tradizione conservatrice. Va avanti chi non cambia le cose, non chi guarda al futuro. Lo sport dovrebbe essere diverso: agile, moderno, senza burocrazia». Invece? «Invece come dice Aldo Montano non vogliono Christian Bauer, l´ex ct della sciabola azzurra, ora in Cina, perché dà fastidio. Bauer non è diplomatico, fa lavorare e vincere molto, non gli interessano i giochetti federali, ma i risultati. D´accordo, non dà molto ascolto a chi gli vuole imporre decisioni dall´alto. In Italia è stato l´unico a spingere forte su Tarantino, a costringerlo a lavorare tantissimo, perché capiva che quell´atleta, aveva talento, ma anche bisogno di una scossa. Chi fa opposizione a Bauer e a Mazzoni è la vecchia guardia, sono i senatori della scherma azzurra che vorrebbero allenarsi poco e non mettersi in gioco. L´Italia è così, vuole il posto fisso, senza dare prove di meritarlo». Faccia esempi. «Mazzoni mi faceva lavorare 6 ore al giorno, gli altri 3. Pure Bauer non scherza, in quantità e qualità. Mazzoni e il mio preparatore atletico Terry Rossini sono stati capaci di darmi stimoli e motivazioni, di rimediare ai miei errori tecnici e fisici. In più io mi sono divertito come un pazzo. La ripetitività non paga, annoia e basta. Angelo mi ha fornito delle soluzioni negli assalti, senza i quali non avrei vinto a Pechino, la prova è che io prima avevo sempre patito i francesi, e Rossini mi ha dato potenza, senza farmi perdere agilità. La medaglia d´oro la devo anche a loro, con i quali sono andato ad allenarmi di nascosto, tra la pause del lavoro federale. Segno che noi giovani non siamo lazzaroni, vogliamo solo non perdere tempo». Però l´Italia della scherma ha sempre vinto con i giovani. «Sì. Abbiamo portato gloria e ori. Irrobustiamo una tradizione vincente, ma siamo considerati mezzi, non protagonisti. Invece se i ragazzi vanno in pedana è perché vedono me, Aldo, Valentina, Margherita, non per qualche degnissima muffa del passato. Contano i campioni di ieri, e quelli di oggi no? La Francia che come noi ha una grande tradizione nella scherma dà ascolto ai suoi atleti, io sono più rispettato lì che qui. Ho anche cambiato società dalla società del Giardino di Milano a Legnano, perché pur avendo tre ori olimpici su quattro mi è stato detto che intendevano tagliare noi atleti. Eppure noi non costiamo tanto». Per questo ha partecipato a La Talpa? «Per soldi sì. E perché dopo un´olimpiade un campione può anche distrarsi un po´. C´è un tempo per tutto, ma ho già ripreso ad allenarmi. Lo spettacolo a tempo pieno non fa per me. Voglio impegnarmi nello sport, basta subire senza fiatare». E ora guiderà la rivolta degli atleti. «Sì, visto che a minacciare si ottiene attenzione. Appoggio Montano, non è un pazzo egoista. E se lo è lui, lo siamo tutti. L´11 dicembre a Ravenna farò una conferenza-stampa dove chiederò che la federazione ci dia ascolto. E faccia rientrare i nostri bravi tecnici emigrati all´estero. Io sono abbastanza nazionalista. E aggiungo che sono stato l´ultimo a sapere che il mio coach, Angelo Mazzoni, andava via. Tanto non ha fatto pressioni su di me. L´ho dovuto mettere alle strette, lui lo sa che io sono emotivo, che sarei piombato nel buio, e ha fatto tutto per nascondermelo. Però è ora che la mia spada torni in azione. Moschettieri d´Italia unitevi».

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maxi sequestro alla spezia oltre mille scarpe al cromo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 29-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XVII - Genova La Finanza è intervenuta in porto: "Pericolose per la salute" Maxi sequestro alla Spezia oltre mille scarpe al cromo La fornitura era stata imbarcata in Cina ed era destinata a Vicenza Sequestrato nel porto della Spezia un carico di scarpe ed orecchini fortemente dannoso alla salute, proveniente dalla Cina e diretto al mercato italiano. Lo hanno scoperto i militari della Guardia di finanza insieme ai colleghi delle dogane che hanno intercettato in porto un carico di 1.200 scarpe da uomo, che nella sottosuola avevano una concentrazione di ossidante superiore di 4 volte il massimo consentito dalla legge e dunque pericolosa. «E´ noto - spiega in un comunicato il colonnello Antonio D´Agostino, comandante provinciale delle fiamme gialle - che ormai il cromo viene impiegato normalmente per accelerare il processo di concia delle pelli. Ma se non viene utilizzato con i dovuti accorgimenti, può ossidarsi e subire una mutazione in cromo esavalente, sostanza altamente nociva per la salute e che penetra nell´organismo umano al semplice contatto con la pelle». La fornitura era stata imbarcata nel porto di Nigbo in Cina ed era diretta ad un imprenditore italiano che ha sede a Vicenza. Un secondo sequestro riguarda invece una partita di 1.788 orecchini, che presentavano una concentrazione di nickel in quantità superiore (0,11% contro la soglia massima dello 0,05%) a quanto previsto dalla normativa comunitaria e avrebbero potuto sviluppare allergie in persone sensibili a questo tipo di metalli. L´ordinativo era partito da Shanghai ed era diretto ad un imprenditore cinese operante in provincia di Bologna. Entrambi gli imprenditori dovranno quindi rispondere di adulterazione in modo pericoloso alla salute di prodotti destinati al commercio. Le pene previste vanno da uno a cinque anni di reclusione. Sempre le fiamme gialle spezzine insieme agli uomini delle dogane avevano sequestrato in porto nei mesi scorsi un carico di borse da donna contaminate da cromo esavalente, impiegato per accelerare la concia delle pelli ma che diventa cancerogeno a contatto con la pelle quando usato in quantità elevata. In questo periodo, in tutti i porti liguri e in particolare in quello di Genova e della Spezia, è massima allerta per tutti i reparti della guardia di finanza. L´avvicinarsi del Natale coincide infatti con l´arrivo dal mercato della contraffazione cinese di una enorme quantità di merce destinata al mercato del regalo, quindi dei bambini in primis. Diventa così ancora più alto il rischio di immissione sul territorio italiano di prodotti realizzati con materiali scadenti se non addirittura tossici, come era stato il caso di centinaia di migliaia di bambole di marca negli scorsi anni. I controlli dei container si fanno quindi sempre più intensi sia in arrivo in porto sia nei depositi di destinazione.

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l'amico di mosca torna da fidel - leonardo coen (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 29-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 19 - Esteri L´amico di Mosca torna da Fidel Medvedev all´Avana incontra Castro: insieme per uscire dalla crisi Nuovi crediti e accordi economici con la Russia che cancella anche i "vecchi" debiti Il Cremlino vuole piazzare un colpo asimmetrico al scudo antimissili Usa in Europa LEONARDO COEN DAL NOSTRO L´AVANA - E´ un bel mattino dalla luce abbagliante, come solo ai Caraibi di questa stagione. In una delle sue residenze, non lontano dal mare, dove Fidel Castro consuma la sua lentissima convalescenza, tutto è pronto per l´incontro. Il Comandante attende curioso Dmitri Medvedev, a lui gli basta un solo sguardo per capire di che pasta sono fatti i suoi interlocutori. E´ sempre stato un grande psicologo, Fidel. Se il corpo ha tradito l´ottantaduenne Comandante, se le operazioni chirurgiche di due anni fa lo hanno costretto ad abbandonare il potere e ad affidarlo a Raul, il cervello no, quello è sempre vigilissimo: come testimonia la sua indefessa attività pubblicistica. E l´influenza che continua ad esercitare sul Paese. L´appuntamento è per le dieci e trenta. Fidel ama la puntualità. Sa che la notte è stata lunga per l´ospite russo. Prima la visita alla nuova cattedrale ortodossa dell´Icona della Madonna di Kazan, con il pope Vladimir Kljun ad attendere gli illustri ospiti davanti all´altare: Medvedev ha portato in dono un´icona della Signora di Vladimir poi ha acceso una candela, imitato da Raul. Il pope e l´arcivescovo della chiesa ortodossa russa Kirill Gundjaev hanno spiegato come è stato costruito il tempio, a due passi dal famoso bar Hernanos, dinanzi al molo Luz. Poi, un lungo giro per le strade dell´Habana Vieja, la Vecchia Avana, lungo i "sentieri" percorsi da Hemingway (dalla Floridita alla Bodeguita del Medio). Raul gli avrà mostrato anche il Tropicana. Ieri mattina, i sorrisi di tutti erano molto aperti. Tanto che lo stesso Raul annunciava con palese soddisfazione: "La visita del presidente Medvedev è stata magnifica. Andremo a trovare Fidel". Apparentemente, un fuoriprogramma. Dicono, infatti, che l´incontro tra Fidel Castro e il presidente russo non fosse previsto. Dicono che sia stato il Cremlino a far pressioni perché il "padre" della rivoluzione cubana lo ricevesse come era successo dieci giorni fa, il 18 novembre, con il presidente cinese Hu Jintao, anche lui in visita a Cuba. Dicono pure che il giovane Medvedev fosse emozionato, perché un colloquio, sia pure informale, con un personaggio come Fidel Castro, "è come incontrarsi con la Storia". E poi, erano otto anni che un presidente russo non s´incontrava con Castro. L´8 settembre del 2000, nell´ufficio di rappresentanza russa dell´Onu ci fu un rendez-vous tra Fidel e Putin. Castro lo invitò a venire all´Avana. La visita si svolse dal 14 al 17 dicembre: furono firmati 6 documenti e la dichiarazione conclusiva in cui si ribadiva la fedeltà ai principi dell´Onu e si manifestava la mutua soddisfazione sul livello raggiunto dal reciproco dialogo politico. Ma tutto cambiò pochi mesi dopo. Nell´ottobre del 2001 il Cremlino decise unilateralmente di chiudere il centro di ascolto spionistico di Lourdes, nei dintorni dell´Avana. Una scelta che Castro condannò pesantemente, definendola "inammissibile", anche perché il lucroso contratto d´affitto non era stato annullato da nessuno (oltre 200 milioni di dollari l´anno che i russi pagavano in legname, carburanti, armi, pezzi di ricambio per l´esercito cubano). Castro riteneva che Mosca fosse finita sotto l´influenza di Washington e che avesse rinunciato al retaggio della "guerra fredda". Ma ora, la visita culmina in un contesto di tensioni crescenti tra Usa e Russia. Per via dello scudo antimissili che gli Stati Uniti vogliono dispiegare in Polonia e Repubblica Ceca. E per le minacce di ritorsione russa: missili nell´enclave di Kaliningrad, lanci (anche ieri) di nuovi razzi intercontinentali, alleanze strategiche coi "nemici" dell´America. Col nuovo presidente russo che arriva a Cuba e dichiara: "Siamo tornati in America Latina. Siamo tornati soprattutto a Cuba", la vecchia alleata. Da quell´ottobre del 2001, molto è mutato. Le relazioni tra i due Paesi sono migliorate, soprattutto da quando Putin denunciò la politica "unilaterale" statunitense e il progetto dello scudo antimissile in Polonia e Repubblica Ceca. Le visite di alto livello si sono moltiplicate. Negli ultimi tre mesi, il potente vicepremier Igor Secin è stato tre volte a Cuba per perfezionare accordi sull´esplorazione petrolifera al largo delle coste cubane; per sviluppare insieme lo sfruttamento del nickel, principale risorsa dell´export cubano; e per modernizzare la flotta aerea dell´Avana. Più linee di credito, finanziamenti, ristrutturazioni del debito accumulato dopo il crollo dell´Urss. Quello "sovietico" è stato ormai accantonato. Così, quando alle 10 e 30 in punto i due si ritrovano faccia a faccia, il giovane Dmitri e il grande vecchio Fidel, è di questo che discutono. Mosca ha offerto la cooperazione "umanitaria", economica, energetica e tecnico-militare, "che non è rivolta contro Paesi terzi", precisa Medvedev. "Viviamo in un mondo sempre più competitivo. Ci sono altri pesi che stanno determinando l´economia globale: Brasile, Russia, India, Cina. Il Bric. Possiamo dimostrare che i nostri progetti sono migliori e che si può far fronte comune negli investimenti". Cuba, in tutto ciò, è in prima fila. "Toda la prensa internacional habla del huracàn econòmico que azota el mundo", gli risponde Fidel, la crisi è come un uragano, assoggetta il mondo, "molti lo presentano come un fenomeno nuovo, ma noi non ne siamo stati sorpresi, lo avevamo previsto". La "cooperazione" può contrastarla efficacemente. E Mosca, aggiunge il capo del Cremlino, ha chiesto agli Stati Uniti di porre fine al vergognoso embargo che dura dal 1962. Vedremo se Obama ci ascolterà. Fidel e Raul, sanno benissimo che è rinato come eventuale "colpo asimmetrico" allo scudo antimissili. La notizia che Cuba possa ospitare una base per i bombardieri strategici Tupolev 160 e Tupolev 95 ha innervosito Washington, "va oltre il limite dell´ammissibilità per gli Usa", ha detto al Congresso il generale Norton Schwarz, candidato a divenire il capo dell´aeronautica statunitense. Insomma, un ritorno al passato? "No, un ritorno al futuro". Quello immediato è fissato stamani: alle 8 cominciano le celebrazioni per la beatificazione di José Olallo Valdès, la prima mai fatta a Cuba. La tv cubana darà in differita, ma nell´ora di maggior audience, la cronaca dell´evento.

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cina, giustiziato lo scienziato accusato di spionaggio (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 29-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 19 - Esteri Proteste di Usa e Stati Uniti Cina, giustiziato lo scienziato accusato di spionaggio Pechino - Ieri mattina le autorità cinesi hanno giustiziato un biochimico accusato di essere una spia di Taiwan. L´esecuzione di Wo Weihan, cittadino cinese di 59 anni, è stata duramente criticata sia da Unione europea che dagli Stati Uniti, che avevano chiesto a Pechino di risparmiare la vita dello scienziato e uomo d´affari. La morte di Wo è stata confermata dalla figlia, Ran Chen, cittadina austriaca sposata a un americano che da quando lunedì era arrivata a Pechino aveva cercato inutilmente, attraverso più canali diplomatici, di salvare la vita del padre, ucciso con un colpo di pistola. «Mio padre è stato giustiziato e con lui la nostra speranza nel sistema giudiziario cinese», ha detto Chen. Wo era stato arrestato nel gennaio del 2005 con l´accusa di aver passato ai servizi segreti di Taipei informazioni militari. Il biochimico, che ha sempre proclamato la sua innocenza, era stato condannato a morte nel maggio del 2007 per diffusione di segreti di Stato dopo un processo farsa.

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LOTTA ALL'AIDS CONTRO IL SILENZIO E L'INERZIA POLITICA (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 29-11-2008)

Argomenti: Cina

LOTTA ALL'AIDS CONTRO IL SILENZIO E L'INERZIA POLITICA Il messaggio principale dovrebbe essere: «Non esistono gruppi sociali a rischio ma comportamenti a rischio!». No, non voglio darmi alla pubblicità progresso. È solo un modo per denunciare l'assenza, ormai da anni, di campagne di sensibilizzazione e informazione su una malattia che è tutt'altro che debellata. Ha solo cambiato faccia dopo la diffusione delle terapie che, nei Paesi ricchi, consentono di aumentare la speranza di vita delle persone sieropositive. In Italia le donne e gli uomini Hiv+ si stima siano oggi tra i 120 e i 150mila, di cui 24 mila in Aids conclamato. La buona notizia è che mentre nel 1995 vi furono più di 4.500 morti, dal 1997 ad oggi si è registrata una progressiva riduzione dei decessi, fino alla stima per il 2007 di circa 200 morti. La cattiva notizia è che più si riesce a prolungare la vita delle persone che contraggono il virus (dato positivo), più aumenta il serbatoio di infezione (dato negativo) e quindi più necessaria risulta un'opera di prevenzione seria e capillare. In realtà, dopo anni di campagne stampa e tv, sul nostro Paese è calato il silenzio. Andrebbero invece riprogrammati dei messaggi calibrati in base ai differenti segmenti di popolazione. Adolescenti, omosessuali, lavoratrici del sesso ma anche stranieri, impiegati e pensionati: la prevenzione andrebbe declinata secondo le abitudini, le pratiche e i codici di comportamento di ciascuno. Paradossalmente nei Paesi africani, dove si concentra il 67% dei 33 milioni di sieropositivi del mondo, le campagne di sensibilizzazione sono più diffuse che da noi ma mancano le cure. A causa delle regole internazionali sui brevetti imposte dalle multinazionali di settore, i prezzi dei farmaci di marca si mantengono infatti su livelli insostenibili per le casse dei Paesi poveri o di quelli in via di sviluppo. Contemporaneamente le stesse regole ostacolano pesantemente lo sviluppo di un mercato internazionale di farmaci generici (ovvero fuori brevetto) che, grazie a Paesi come Malesia, Cina, India e Brasile, consentirebbe l'abbattimento dei costi delle terapie antiretrovirali anche del 90 per cento. Infine c'è l'altrettanto annosa questione dei fondi destinati alla cooperazione allo sviluppo. Secondo le ultime stime basterebbero 42 miliardi di dollari da qui al 2010 per garantire l'accesso universale alle cure antiretrovirali ma i Paesi ricchi fanno orecchie da mercante e nel 2007 hanno addirittura tagliato dell'8,4 per cento l'ammontare degli aiuti pubblici destinati alla lotta alla povertà e alle crisi sanitarie. L'Italia riesce a fare ovviamente peggio di tutti. Con la finanziaria 2009 il budget della nostra cooperazione toccherà il suo punto di minimo storico, ossia lo 0,09% del Pil, conquistandosi la maglia nera assoluta tra i Paesi donatori.

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Arma elettorale per i nazionalisti hindu (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-11-29 - pag: 13 autore: L'impatto sul voto di primavera Arma elettorale per i nazionalisti hindu Ugo Tramballi I 25 punti del "Vision Document 2004" sono ancora tutti attuali e in gran parte da raggiungere. Ora il Bjp potrà aggiungere al suo prossimo programma elettorale temi nuovi, attuali e storicamente nelle sue corde di partito nazionalista e dichiaratamente induista: la minaccia islamica, l'aggressione straniera, la scarsa preparazione delle forze di sicurezza indiane. Cessato di sparare a Nariman Point, incomincia la campagna elettorale. E da campo di battaglia Mumbai si trasforma in grande piazza dei comizi. Si vota a scadenza naturale della Lok Sabha, il Parlamento, fra aprile e maggio, giusto prima dell'arrivo dei monsoni. è quasi sempre così. E come sempre sarà uno spettacolo di democrazia, il più grande spettacolo di democrazia al mondo: circa 700 milioni di elettori - l'affluenza è sempre alta che raggiungeranno i seggi sotto casa e quelli remoti, alcuni letteralmente a dorso d'elefante. L'operazione è complessa, non si svolge in un solo giorno ma in diversi appuntamenti regionali nello spazio di un mese. Per concludere le prime elezioni del 1951 ci vollero 90 giorni. Cinque anni fa il Bjp di Atal Bihari Vajpayee perse e il Congress di Sonia Gandhi vinse. Fu una sorpresa.L'economia correva, il Bharatiya Janata Party si era liberato dello sciovinismo hinduista che aveva generato quella forza politica ed era stato capace di essere un partito di destra liberale. I 25 punti, sintesi del programma elettorale di allora, erano tutti - tranne uno- dedicati all'economia e allo sviluppo. Le riforme iniziate dal Congress con Manmohan Singh, all'inizio degli anni '90, prima ministro delle Finanze e poi premier, erano state mantenute e velocizzate. Si erano visti i risultati. «Abbiamo costruito più autostrade noi in 5 anni che il Congress in 50» diceva il partito. Vero. Invece vinse Sonia Gandhi col suo richiamo sociale: rifiutò di diventare primo ministro, passò la poltrona a Manmohan Singh e le riforme continuarono come prima. Un po' più lentamente, in verità, per ridurne l'impatto sociale. Ma la crescita indiana non si è mai fermata fino alla crisi globale di quest'anno. La necessità delle riforme economiche come l'arsenale nucleare indiano sono bipartisan. Chiunque vinca le persegue. I segnali delle elezioni locali negli Stati non sono chiari: fino ad ora non indicano un partito in forte ascesa. Molto tuttavia lascia credere che nella primavera del 2009 torni a vincere il Bjp. Pereché c'è la crisi globale che non aiuta nessun partito di Governo al mondo; e perché ora c'è anche l'assalto di Mumbai. L.K. Advani, il vecchio leader del Bjp, ha già accusato l'esecutivo di non aver armato i servizi di sicurezza in modo appropriato. Ma il Bjp avrebbe probabilmente vinto comunque e se accadrà sarà per un'altra ragione, comunque diversa dalla crisi mondiale e dal terrorismo. Perché dal 1975 in India il partito di Governo non riesce a riconfermarsi per un secondo mandato. Qualsiasi cosa faccia, comunque amministri, dall'epoca d'oro di Indira Gandhi perde. I 700 milioni di elettori, gli abitanti delle metropoli caotiche e dinamiche; quelli degli slum come Dharavi a Mumbai che è la più grande bidonville d'Asia ma anche il più grande centro di produzione del pellame del continente; i contadini dei 500mila villaggi indiani; le caste più alte, le sotto-caste e gli uomini senza una casta. Tutti, alla fine, votano. E non c'è Governo che riesca in soli cinque anni a soddisfare la domanda di strade, ponti, pozzi d'acqua, ospedali, scuole di una società che è democratica anche quando è affamata. Deng Xiaoping riuscì a rivoltare la Cina maoista come un calzino riducendo solo al silenzio la Banda dei Quattro. Da Indira Gandhi in poi, tutti i primi ministri indiani hanno dovuto convincere e deludere il più grande elettorato del mondo. ugo.tramballi@ilsole24ore.com STRADA IN DISCESA L'opposizione userà il tema del radicalismo e della minaccia islamica per mettere alle corde il partito della Gandhi

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BUSINESS A RISCHIO (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-11-29 - pag: 12 autore: BUSINESS A RISCHIO Una fase difficile L'instabilità politica rischia di creare seri problemi all'economia della Thailandiae di frenare gli investimenti stranieri nel Paese. Che può offrire diversi incentivi alle imprese straniere: manodopera di buona qualità; una tassazione in calo; e accordi attraversoi quali avere accesso a un mercato che comprende l'Indocina e la Cina meridionale Le concentrazioni industriali Alcune lentezze di Bangkok svaniscono all'interno dei 37 parchi industriali sorti in tutto il Paese. Gestiti da colossi del real estate thailandese come Amatae Hemaraj ospitano gruppi grandi e piccoli, asiatici e occidentali: dalla giapponese Toyota alla britannica Triumph Motorcycles, dall'italiana Danieli all'americana Western Digital I settori trainanti Automotive e agroalimentare sono i settori principali dello sviluppo thailandese degli ultimi anni. Nel 2007 sono state prodotte in Thailandia più di un milione di auto. Gli addetti del settore- che vale il 12% del Pil nazionale- sono 300mila trai grandi gruppi e i fornitori. Negli stabilimenti thailandesi verranno realizzate le auto ecologiche di Honda, Suzuki, Nissan, Toyota, Mitsubishi, Volkswagen e Tata I partner internazionali I primi investitori nel Paese sono i giapponesi con 21,2 miliardi di dollari tra il 2002 e il 2007; seguono Ue (6,4); Usa (6,3) e Taiwan (2,6 miliardi). L'interscambio tra Italiae Thailandia nel 2007 è stato di 811 milioni di euro, in crescita dell'1,48%sul 2006

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Milano-Hannover: patto per l'India (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-11-29 - pag: 30 autore: Fiere. Si rinsalda la collaborazione Milano-Hannover: patto per l'India Beda Romano HANNOVER. Dal nostro inviato Il legame Italia-Germania è fatto di tanti piccoli tasselli. Ieri a Hannover, se ne è aggiunto un altro: Fiera Milano e Deutsche Messe, proprietaria del quartiere fieristico della capitale della Bassa Sassonia, hanno firmato un nuovo accordo di collaborazione sui mercati emergenti. Dopo l'intesa in Cina, le due società hanno deciso di puntare sull'India. L'operazione prevede da parte di Fiera Milano un investimento di 1,5 milioni di euro, di cui 950mila euro impegnati immediatamente, il resto versato in cinque quote annuali in funzione dei risultati conseguiti. Il nuovo accordo tra Milano e Hannover rientra nel quadro della joint venture nata all'inizio dell'anno tra le due società fieristiche. «Attraverso HM Global Germany, società di cui siamo soci di Hannover al 49%, acquisiamo ora una base operativa a Mumbai e diventiamo organizzatori di mostre B2B in India», ha spiegato ieri a Hannover Claudio Artusi, l'amministratore di Fiera Milano. Negli ultimi mesi HM Global Germany ha già permesso alle due società di collaborare nel settore fieristico in Cina. Deutsche Messe e Fiera Milano sono tra i maggiori protagonisti mondiali nel settore fieristico internazionale. Con l'accordo presentato a inizio anno stanno dando vita a un nuovo progetto: là dove è possibile le due società europee, normalmente concorrenti, vogliono affrontare insieme i grandi mercati emergenti. In India la joint venture vuole organizzare fiere soprattutto nei settori industriale, tecnologico e turistico. Da un punto di vista tecnico, l'operazione prevede che le attività della Hannover Fairs India, già presente sul mercato locale con un portafoglio di cinque mostre professionali, confluiscano in HM Global Germany. Artusi ieri ha spiegato che l'accordo in Cina ha permesso l'organizzazione in pochi mesi di sei fiere a Shanghai, con grande successo. Né la crisi economica né il recente attentato terroristico a Mumbai sono motivi per girare le spalle all'India, o più in generale ai mercati emergenti: ormai Fiera Milano e Deutsche Messe stanno pensando di lanciarsi insieme anche in Russia e Brasile. «Ci sarà inevitabilmente un processo di ristrutturazione dell'offerta fieristica – ha detto Artusi –.Il momento difficile per l'economia deve spingerci a rafforzarci». Ha aggiunto dal canto suo, Andreas Gruchow, membro del consiglio di gestione di Deutsche Messe, che in Russia i due partner hanno già contatti a livello locale. Gruchow ha poi colto l'occasione per mettere l'accento sul fatto che Fiera Milano e Deutsche Messe hanno "mentalità" molto simili: «Non ci sono barriere culturali e ci capiamo subito ». Proprio la firma dell'intesa sul mercato indiano ha coinciso nel municipio di Hannover con la quarta edizione di una giornata dedicata all'Italia: il «Giorno Italiano». LA STRATEGIA La joint venture organizzerà mostre in campo turistico, tecnologico e industriale per cogliere le opportunità offerte dai nuovi mercati

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Meno caro l'acciaio di Baosteel (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2008-11-29 - pag: 48 autore: Siderurgia. Rispetto ai massimi dell'estate scorsa, la flessione dei listini per gennaio è del 44% Meno caro l'acciaio di Baosteel La diminuzione dei costi però farà da freno al calo degli utili Roberto Capezzuoli Il colosso siderurgico cinese Baosteel, pochi giorni dopo aver annunciato una riduzione dei prezzi per metà dicembre, ha deciso ieri che alcuni dei suoi prodotti saranno ribassati anche in gennaio. Un effetto imposto dalla crisi finanziaria globale e dal forte rallentamento che stanno accusando in Cina settori chiave come quelli dell'edilizia e delle costruzioni. Per la società – di cui Deng Xiaoping favorì la nascita nel 1978 per contrastare la forza contrattuale del colosso giapponese Nippon Steel – l'anno prossimo rischia di essere il peggiore mai vissuto, con una previsione di flessioni nella produzione, nelle vendite e nei profitti. La caduta non sarà immediata. Il gruppo infatti sottolinea che stanno calando sensibilmente anche i costi, per cui in gennaio gli utili non soffriranno del taglio nei listini. Però il trimestre in corso potrebbe chiudersi in rosso, rendendo urgente l'adozione di misure protettive. Tra queste, il ridimensionamento del piano di investimenti, anche se non è previsto che ciò influisca sull'espansione da 60 miliardi di yuan (6,9 miliardi di euro) avviata nel Guangdong. Baosteel, che occupa il quinto posto nel ranking mondiale dell'acciaio, rappresenta un punto di riferimento per la siderurgia cinese e le sue mosse sui listini hanno già guidato tuti i prezzi verso il basso. I laminati a caldo che usciranno dalle acciaierie del gruppo caleranno in gennaio al minimo biennale di 3.242 yuan per tonnellata, il 44% in meno rispetto ai livelli record del settembre scorso. E i laminati a freddo rimarranno alla cifra fissata per dicembre, 3.626 yuan, in discesa del 44,2% rispetto ai recenti picchi di 6.496 yuan per tonnellata. Le mosse cinesi trovano riscontri negli altri big asiatici: negli ultimi giorni si è allineata anche la coreana Hyundai, annunciando una correzione dell'11%, il secondo calo dei prezzi in un mese. VERSO UN 2009 DIFFICILE Il gruppo cinese teme che il prossimo anno sarà il peggiore mai vissuto e imporrà una riduzione del piano di investimenti

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Torna l'interesse verso l'uranio (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2008-11-29 - pag: 48 autore: Metalli strategici. Russia e Kazakhstan aumenteranno l'output nel 2009 Torna l'interesse verso l'uranio Luca Davi Qualcosa si muove, sul mercato dell'uranio. Perchè se è vero che nelle scorse settimane il raffreddamento del barile aveva fatto crollare la richiesta di ossido d'uranio (la cosiddetta yellowcake utilizzata dalle centrali nucleari), è anche vero che oggi le quotazioni sembrano dare segnali di ripresa, benchè timida. I prezzi spot questa settimana viaggiavano sul livello di 55 dollari/ libbra, dopo essere crollati il 21 ottobre a 44 $, il minimo da maggio 2006. La fiducia degli operatori, a dispetto della crisi finanziaria che si sta abbattendo sull'economia reale, è riposta nelle utilities, comparto toccato per ora solo indirettamente dal credit crunch. «La stretta creditizia non avrà grosso impatto sui progetti di nuove centrali – spiega Steve Kidd, direttore Strategia e ricerca presso la World Nuclear Association (Wna) – semplicemente perchè le utilities sono finanziariamente solide e in grado di fare affidamento sulle proprie casse per sviluppare gli studi già avviati». Secondo la Wna, sono 35 i reattori oggi in costruzione nel mondo. Strutture localizzate soprattutto in Cina, Corea del Sud, Giappone e Russia, mentre 60 nuovi impianti sono in programmazione nei prossimi 15 anni. Solo l'India intende attivare 20 nuovi reattori entro il 2023. Numeri che fanno intuire come la domanda di uranio sia destinata ad aumentare. Anche per questo gli ana-listi confidano in una crescita delle quotazioni sia nel breve come nel lungo periodo, quando in cui i prezzi dovrebbero stabilizzarsi attorno ai 70$/lb. Che le prospettive, per il mercato, stiano cambiando si capisce anche dalla strategia adottata da Kazakhstan e Russia. I due Paesi, che insieme controllano circa un quarto delle risorse mondiali di uranio, nel 2009 aumenteranno l'output. Kazatomprom, la società nucleare kazaka, intende accrescere la produzione dalle attuali 8.600 a 12mila tonn. D'altra parte la mineraria russa Atomredmetzoloto vuole passare da 3.880 a 4.300 tonn. Cifre che, se considerate insieme, valgono più della produzione annuale massima ( paria 13mila tonn.) mai raggiunta dall'Unione Sovietica. luca.davi@ilsole24ore.com

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il nuovo stile populista di giulio "descamisado" contro i poteri forti - roberto mania (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 30-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 11 - Economia Maniche di camicia e addio cerimoniale Il nuovo stile populista di Giulio "descamisado" contro i poteri forti Il ministro lancia la sua sfida dirigista a fianco della gente e contro i signori del credito e delle tariffe ROBERTO MANIA ROMA - Come un italiano medio nel suo ufficio open space o nel suo capannone nel profondo nord est o, ancora, seduto in poltrona nel suo tinello davanti alla televisione. Ormai Giulio Tremonti, ricco e sofisticato commercialista di Sondrio, non lascia più nulla al caso. Perché per rassicurare un popolo bisogna farne parte o, almeno, immedesimarcisi. Lui come gli altri, come la gente, vittima dei cattivi del mondo, gli speculatori, soprattutto di Wall Street, con i loro complici mercatisti che si annidano dovunque, fino in Cina, si sa. E allora, venerdì mattina, Giulio Tremonti, al suo terzo mandato ministeriale, cambia look, rompe gli indugi e, probabilmente, anche l´antica timidezza. Dopo la rapidissima approvazione del decreto anti-crisi, scende nella sala stampa di Palazzo Chigi e accanto al premier, lo stesso Silvio Berlusconi che prima delle foto ufficiali si cura di sistemare alla giusta lunghezza il polsino che fuoriesce dalla giacca del collega straniero di turno, compie la svolta: resta in maniche di camicia, cravatta blu intorno a un colletto classico non button down, quello piace a Veltroni e piaceva all´upper class liberal di Manhattan. Via la giacca, proprio come un italiano medio. Un uomo della strada, di Main Street. Descamisado. Rompe un cliché, e fa venire in mente, mutatis mutandi, Bettino Craxi con la sua canottiera fradicia di sudore al congresso del Psi del ´91 a Bari. Ma a Palazzo Chigi un ministro dell´Economia in maniche di camicia non si era ancora visto, non certo Carlo Azeglio Ciampi o Tommaso Padoa-Schioppa. Ma nemmeno Guido Carli o Giovanni Goria, per andare nei ricordi della prima Repubblica. Come se i numeri richiedessero di per sé austerità, formalità, distacco. Giulio Tremonti, però, ha rotto il rigido cerimoniale. Quasi un sacrilegio, da chi è passato dalla rivolta anti-statale contenuta nel suo "Lo Stato criminogeno" per approdare all´anti-mercatismo ed esaltare l´interventismo statale; da chi cavalcò, con Francia e Germania, l´attacco al rigido patto del 3% (ai tempi della Commissione di Romano Prodi) e ora giudica «demenziale» pensare di scavalcarlo come però consentirebbe Bruxelles. Quello da Palazzo Chigi, sia chiaro, era anche un messaggio politico. Meglio lanciarlo descamisado. Perché Tremonti continua a essere Robin Hood nel «tempo del ferro», come ha scritto, dove «low cost può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la spesa di tutti i giorni». Dunque lui sta dalla parte della gente, contro i petrolieri e i banchieri; e contro quelli che vivono di tariffe, autostradali e elettriche. Contro un pezzo dell´establishment mercatista che avrebbe strizzato l´occhio alla sinistra, e che è un nemico del popolo, come sanno tutti i populisti, vecchi e nuovi. Tremonti, poi, sta dalla parte dei valori: identità, famiglia, autorità, ordine, responsabilità, federalismo. Da qui è breve il passo che porta a chiedere alle banche sottocapitalizzate di riconoscersi in un "codice etico" per poter essere sostenute dalla sottoscrizione statale dei loro bond. «Quanto guadagniamo per finanziare questi strumenti - ha detto il superministro dell´Economia - lo impegniamo per causali sociali a partire dai mutui». Come Robin Hood: si prende da una parte e si dà all´altra, anche con un po´ di rassicurante paternalismo. E si dirige quel che resta del mercato. Fissando i tetti dei tassi dei mutui immobiliari, ma pure delle tariffe elettriche, riducendo il ruolo delle Authority che - si sa - erano nate proprio mentre lo Stato si ritirava dall´economia. Una ricetta semplice, netta, dalla parte della gente, come già la Robin Hood tax che doveva finanziare la "social card". Così viene in mente una tesi dell´economista Rudiger Dornbush, riportata da Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, nel loro ultimo pamphlet decisamente anti-tremontiano, per quanto il ministro non sia mai citato: «I problemi difficili - diceva l´economista tedesco - hanno soluzioni facili. Peccato siano quasi sempre sbagliate». Chissà.

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la leggenda vera dei mercanti di capelli - paolo rumiz (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 30-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 34 - Cultura La leggenda vera dei mercanti di capelli Trecce preziose i luoghi Elva, un piccolo paese del Piemonte vicino al confine francese, ha rappresentato per un secolo e mezzo il baricentro del commercio internazionale di chiome naturali Oggi il "Museo di pels" racconta quel passato non troppo lontano in cui le ciocche femminili, raccolte tra Veneto e Friuli, erano più costose dell´oro PAOLO RUMIZ Elva (Cuneo) C hissà dove sono finiti i capelli della nonna. Non ho mai smesso di pensarci, da quando lei m´ha raccontato quel pezzo della sua storia, tanto tempo fa. Aveva dodici anni, era la fine dell´Ottocento e i "piemontesi" erano arrivati in Friuli. Un mattino d´inverno bussarono al suo portone, le misero un panno sulle spalle e glieli tagliarono. Tutti. Pagarono, poi se ne andarono tra mille moine, e lei rimase davanti allo specchio con una zazzera biondo-cenere lunga appena tre dita. La nonna aveva un buon carattere - si chiamava pure Serena - ma quando si vide pianse e rifiutò di uscir di casa. I capelli non li aveva mai toccati dalla nascita: le erano cresciuti più di un metro e la treccia sciolta arrivava alle ginocchia. Il fatto è che i "Cjavelars" - così li chiamavano in Friuli - pagavano bene, e sua madre era contenta dell´affare. Con quei soldi comprò a Serena i primi orecchini, gli stessi che avrebbe portato per tutta la vita. Forse ce ne siamo dimenticati, ma alla fine dell´Ottocento gli emigranti eravamo noi, fratelli d´Italia, e a portare il "velo" eran le donne di casa nostra. In campagna correvano tempi talebani, i capelli di femmina erano tentazione diabolica e stavano sigillati al riparo dal sole. Per questo e non per altro si conservavano lucenti come quelli delle iraniane sotto il chador, o la lunga chioma sotto il turbante dei sikh, gli immigrati indiani venuti a mungere le mucche d´Italia. «Capelli», a quei tempi, faceva sempre rima con «belli», come nella canzone della ragazza sorpresa «con i suoi amatori» e spedita a far la «monachella» da mamma e papà. «Giovanotti piangete piangete / han tagliato i miei lunghi capelli / eran biondi eran ricci eran belli / giovanotti piangete con me», versi scolpiti nella storia d´Italia, ma elusivi: non dicono che le chiome delle novizie se le vendeva il monastero. «I capelli moderni non valgono niente», rideva Serena guardando le scarmigliate ragazze dei tempi nuovi; ed era come se giudicasse un´epoca. Troppo stress, troppe intemperie su quelle teste, diceva, e sull´argomento mostrava di sapere il fatto suo. Nel Novecento era emigrata anche lei, in Argentina, lì aveva sposato un muratore del suo paese e la vita le era cambiata in meglio: ma ai lucenti capelli dell´età perduta pensava sempre. Non si dava pace. Era convinta che sua madre fosse stata in combutta con i "piemontesi" armati di forbici. Briganti dovevano essere, ripeteva, e dovevano anche saperci fare con le donne, se erano capaci di farsi consegnare il capitale che avevano in testa. «Figlio di un cjavelar», si dice tuttora tra Codroipo, San Daniele e Tolmezzo, per insultare qualcuno con l´attribuzione di una paternità incerta. Chi mai li avrà avuti, pensavo ascoltando la mia vecchia. Un magistrato parruccone della Corte di Londra? Una "mademoiselle" francese? La moglie di un rabbino chassid in un villaggio della Polonia orientale? Che strada aveva fatto quella treccia di un metro e oggi in quale soffitta giaceva dimenticata? Ma soprattutto, mi chiedevo, perché i raccoglitori di capelli venivano dal Piemonte? Per anni mi sono posto la stessa domanda, fino a quando amici cuneesi mi hanno avvertito che in una sperduta valle ai confini della Francia era stato aperto un museo unico al mondo: il museo dei capelli. Elva si chiamava il paese, e per un secolo e mezzo era stato il baricentro internazionale del commercio di capelli. Questo fino a quarant´anni fa, quando iniziò l´era del sintetico. Forse lì, agli antipodi delle Alpi orientali, avrei trovato la risposta all´interrogativo della nonna. Elva ti lascia senza fiato, da qualsiasi parte la raggiungi. Dal basso devi affrontare una vertiginosa strada a tornanti con pochi parapetti e tanti strapiombi. Dall´alto passi per uno sterrato il Colle di Sampéyre, dove il Monviso sovraccarico di neve "tramonta" oltre il crinale con la Varaita, e ai piedi del viaggiatore si spalanca un anfiteatro in pieno sole, una brughiera tibetana che precipita tra fischi di marmotte verso i primi boschi e un balcone di praterie sull´orlo della forra chiamata Val Maira. Su quei pascoli con vista, sistemati in faccia ai pilastri delle Alpi Marittime e alle radure di Castelmagno, si dispiega una via lattea di ventotto borgate e quasi altrettanti campanili. Il pianeta Elva è lì, lontano da tutto. Il regno incantato de "lhi pelassiers". «Aspetti che vado a prendere le chiavi», fa il cuoco della locanda occitana "San Pancrazio", Edo Lorìa, cui è affidata la custodia del "Museo di pels". Non passa molta gente a Elva, l´arrivo di visitatori fuori stagione è un evento, e si apre apposta per loro. Il museo sta in una casa ottocentesca di pietra e legno di larice aggrappata al pendio; la chiamano Casa della Meridiana per via dell´orologio solare sul muro maestro. «Allora il tempo non era stato ancora unificato e ogni villaggio aveva il suo mezzogiorno», fa notare il geometra Sergio Maffioli, saluzzese, che ha eseguito il restauro dell´edificio; e con lo sguardo accarezza la sua Roncisvalle alpina, luogo-rifugio di valdesi, occitani, ebrei sefarditi e cavalieri della civiltà cortese. Terra, anche, di leggendarie figure femminili, come la bella Mireille amata dal poeta Mistral, o Griselda, la pastora divenuta principessa dopo aver superato mille crudelissime prove di fedeltà. La porta in abete si apre cigolando e il signor Raina Pietro, classe 1870, della borgata Chiosso Superiore, compare nel buio del seminterrato sullo sfondo di una foto ingiallita dal tempo. Baffi, giacca e cravatta, orologio a taschino con catena d´argento, si appoggia sul gomito destro a una stufetta in maiolica, e con la mano destra solleva un campione di capelli ondulati divisi per trecce e annodati assieme dalla parte della radice. Lo sguardo è serio, sabaudo, quasi militare; la mano ha il palmo verso l´alto e le dita sono aperte con una finta noncuranza che tradisce l´orgoglio di una professione e la fierezza di un benessere conquistato con ingegno e fatica. Accanto alla foto, i ferri del mestiere: i pettini per districare, gli spuntoni per cardare, i catini per la lavatura, lo zaino-armadietto da portare sulla schiena, con gli oggetti "galeotti" per incantare le femmine e convincerle al fatal baratto: merletti, gioie, pizzi e foulard. Fischia un po´ di vento tra la stalla e il fienile, la Casa della Meridiana è piena di spifferi e sussurri che arrivano dal profondo del tempo, le voci dei trapassati che «copavan lo pel de las femna per far de perrucas». «Ah se mi faceva pena tagliare le trecce alle belle ragazze!», ricorda l´elvese Daniele Mattalia, classe 1897, in una testimonianza di trent´anni fa raccolta tra i documenti del museo. «Il nostro problema - spiegò il cacciatore di chiome a Ines Cavalcanti, studiosa di cose occitane - era di lasciare sulla testa delle ragazze solo più una corona di capelli. Le ragazze di dieci, dodici anni piangevano? ma le madri avevano bisogno di soldi e ci facilitavano il lavoro. Quante trecce ho tagliato a Udine! Pagavamo cinque o dieci lire per treccia, ma le lire di allora valevano più dei biglietti da mille di adesso». Ora tutto comincia a quadrare col racconto della nonna. Il miglior bacino di raccolta della merce era lì, tra Veneto e Friuli. In montagna, dove la miseria era nera e i prezzi d´acquisto migliori. Lì andavano i piemontesi, e lì le chiome erano anche più belle, perché il freddo e il parroco - tosti entrambi - obbligavano le ragazze a tenerle impacchettate nei fazzoletti, nascoste alla luce e agli occhi degli uomini. In Meridione i "pelassiers" non ci andavano nemmeno: i capelli delle "terrone" erano troppo setolosi per il mercato del Nord Europa; buoni al massimo per riempir cuscini. Friuli e il Veneto avevano anche altri vantaggi: tante osterie per mangiare e buoni fienili per dormire. I raccoglitori di capelli non stavano mica in albergo. Viaggiavano in abiti di velluto, che si stropicciavano meno, e dopo cena chiedevano ospitalità ai contadini. Il loro materasso era il "paiòn", e loro si infilavano vestiti in un sacco che portavano sempre con sé e li aiutava a non sporcarsi troppo. Pare che tutto sia cominciato per caso, alla fine del Settecento. La leggenda dice che due elvesi andarono a Parigi portandosi dietro i capelli delle sorelle e fecero una tale fortuna che tutto il paese si decise a seguirli. La montagna italiana era fatta così, si inventava i mestieri più incredibili per far fruttare le stagioni morte. L´industriosità montanara era nomade e figlia dell´inverno. Ogni valle aveva i suoi mestieri, garantisce Fredo Valla, scrittore, regista e romantico conoscitore del mondo occitano attorno al Monviso. Nella Maira erano acciugai, bottai, sellai o suonatori di ghironda. In Varaita carbonai, ombrellari, arrotini; e molti finirono tassisti a Marsiglia. Val Chisone sfornava maitre d´hotel; quelli della Valle Stura sapevano far ballare le marmotte. I biellesi della Valle Cervo costruivano cattedrali e imbastivano cappelli di coniglio per gli ebrei ortodossi. Da quando scoprì l´affare delle parrucche, Elva ebbe due raccolti l´anno: quello del fieno e quello dei capelli. Il secondo era un safari in piena regola. Gli uomini partivano alla fine di agosto, dopo la fienagione, erano almeno cinquecento, e nella stagione fredda si sparpagliavano in mezza Italia per la seconda falciatura. E così a Elva da settembre alla fine di aprile restavano solo le donne. I maschi tornavano entro il 12 maggio, festa del patrono Pancrazio e giorno del mercato dei capelli. Arrivavano carichi come muli. Uno non ci pensa, ma i capelli pesano come piombo. Un sacco arrivava fino a cinquanta chili ed era così prezioso che i piemontesi viaggiavano nel terrore di essere derubati. Per questo si spostavano insieme, e di notte si facevano turni di vedetta. «Quando restauro vecchie case quassù, trovo spesso capelli dimenticati negli interstizi dei muri», racconta il Maffioli. «Valevano così tanto che le donne li nascondevano, attorcigliati e legati come mazzetti di banconote». Persino l´oro costava meno: con dieci chili ben trattati di capelli potevi comprarti un appartamento. Il tipo biondo-cenere, come quelli della nonna, valeva ancora di più, perché poteva essere imbiancato e venduto ai lord inglesi per le loro parrucche da cerimonia. Così crebbero fortune favolose: come quella di Jean Pierre Isaia che aveva uffici a Londra, Parigi, New York e Buenos Aires, e un atelier con centocinquanta dipendenti in Piemonte. Mezza Elva lavorava per lui a domicilio, per la prima raffinazione del prodotto. Le guerre commerciali e le invidie tra famiglie erano spietate. Si narra che un elvese, incontrato a Londra un concorrente della sua valle, gli abbia fatto una gran festa solo per ubriacarlo e sottrargli il portafoglio-clienti. Fu come rubare un hard disc con la memoria aziendale: spionaggio in piena regola. La torta da conquistare era succulenta, se si pensa che ancora negli anni Sessanta, nonostante il mercato in esaurimento, i registri delle esportazioni segnavano cifre ragguardevoli. Quello della famiglia Bruna annota un incasso di lire 20.245.142 nel 1966, quando un buon stipendio mensile si aggirava sulle sessantamila. Strepitosi i biglietti da visita multilingui nella bacheca del museo. «CESARE RAINA, Human Hair Merchants, import-export». Oppure: «Maison JEAN P. ISAIA, importation exportation-en-gros». La sperduta Elva era la capitale di una rete ramificatissima. Ma con una differenza rispetto a oggi: la manodopera sottopagata non stava in Cina ma in patria. Erano le donne e i bambini della Maira che sgobbavano sulla materia prima. Franco Baudino, cultore di storia locale, se le ricorda ancora la mamma e la nonna che lo cercavano da tutte le parti per chiamarlo a "s´ciarpir", districare quei peli infernali sporchi e pressati nei sacchi dopo mesi di raccolta. Ciocche, trecce, boccoli, ricci, toupé, chiome da pettinare, lavare, selezionare, dividere, distendere, allineare uno per uno. Un incubo. «Ma per carità! - sbotta Baudino - per me era come andare in prima linea? Appena potevo scappavo nel bosco con gli sci», ride, e gesticola così forte che il cane Lessi si mette ad abbaiare davanti alla rimessa dello spartineve, verso le Alpi Marittime coperte da un gelido strato di nubi. Erano duemilacinquecento gli elvesi fino agli anni Cinquanta, quando la montagna non era ancora un parco-giochi e produceva fior di intellettuali e capitani d´industria. La pianura era terzo mondo al confronto: terra deprivata di nebbia, mezzadria e sfruttamento. Le scuole erano piene di bambini, e i preti non bastavano a dir messa in tutte le borgate. Oggi - mi dice il sindaco Laura Jacopo - a scuola c´è sola una bambina, gli abitanti sono meno di cinquecento e le mucche sono diventate più numerose degli uomini: settecentocinquanta. Le marmotte, non se ne parla: migliaia. Il resto se l´è portato il vento.

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marconigomma, altri sei avvisi - luigi spezia (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 30-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina VI - Bologna MarconiGomma, altri sei avvisi Nel mirino il fornitore del polimero e le tre società di Righetti Sotto inchiesta il direttore dell´azienda di Sasso Marconi Luciano Cardin LUIGI SPEZIA Salgono a otto gli indagati nell´inchiesta della Procura sull´esplosione alla MarconiGomma, nella quale, il 17 novembre, sono morti due dipendenti dell´azienda di Sasso Marconi, l´operaio indiano Ramjas Yadav e il vicedirettore Fabio Costanzi. I sei nuovi iscritti dal pubblico ministero Marco Mescolini sono in realtà due persone fisiche e quattro società. Le persone sono il direttore dello stabilimento dove si è verificato l´incidente, Luciano Cardin e il rappresentante legale della società che ha fornito la sostanza usata quel giorno, la Arnaud, multinazionale con sede a Parigi che si occupa della distribuzione in Europa del polimero utilizzato per la creazione della miscela poi esplosa. I due nuovi iscritti si vanno ad aggiungere ai nomi di Jader Righetti, il titolare della MarconiGomma e di Tiziano Boselli, responsabile della sicurezza dell´azienda. Ma l´altra novità è rappresentata dal fatto che sono indagate anche quattro società in quanto tali, avendo personalità giuridica. Si tratta della Arnaud e delle tre società che compongono l´arcipelago MarconiGomma, vale a dire MarconiGomma Group e le due controllate Marconi Rubber, che si occupa della produzione vera e propria e Marconi Special Compounds, dove si effettuano le prove e le sperimentazioni di nuovi prodotti derivati dalla gomma. L´iscrizione delle quattro società, in quanto persone giuridiche, si basa sulla legge 123 del 2007 che ha esteso il decreto legislativo 231/01 (sulle responsabilità amministrative dell´ente) ai reati di omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime - reati propri di questa inchiesta - derivanti da violazioni di norme per la prevenzione di infortuni sul lavoro o relative alla tutela e protezione dell´igiene e della salute sul lavoro. Anche l´iscrizione dei nuovi nomi rappresenta un atto di garanzia in attesa dell´esame irripetibile sul miscelatore esploso, in programma per venerdì prossimo. Le iscrizioni permetteranno agli indagati di nominare propri consulenti che potranno affiancare i periti del Pm, che sono l´ingegner Massimo Bardazza e il chimico Onelio Morselli, gli stessi che lavorano insieme anche per l´incendio di Palazzo Albergati. Particolare attenzione è rivolta da parte della Procura alla scheda di sicurezza, allegata (come prescrive una normativa europea) al polimero chiamato fluoroelastomero utilizzato per la mescola esplosa. Tale scheda ha lo scopo di fornire tutte le procedure corrette per l´utilizzo della sostanza in completa sicurezza ed è stata compilata dalla società di distribuzione del prodotto, la multinazionale Arnaud. Il polimero era accompagnato anche dalla scheda tecnica, che ne descrive nei dettagli la composizione ed è a carico del produttore, una società con sede in Cina. Per ora, però, la Procura non rileva elementi per delineare una «provata causalità», dopo che ha anche comparato il modo di operare della Arnaud con quello di altre società che trattano prodotti analoghi. Sull´uso in generale del polimero in questione, comunque, per gli inquirenti non si configura una situazione di pericolo. Sulla scheda tecnica non sono state registrate anomalie: il prodotto utilizzato corrispondeva esattamente a quello che era descritto nel documento. Il problema vero, invece, sarà quello di stabilire se la scheda di sicurezza preparata dalla Arnaud che riguarda il fluoroelastomero è completa e informa su tutti i possibili rischi.

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suoni, colori e performance vernissage di compleanno - miriam cristaldi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 30-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XXIV - Genova Suoni, colori e performance vernissage di compleanno L´evento Trent´anni di attività e un archivio unico al mondo di 150.000 autori MIRIAM CRISTALDI Colpi di colore, performance, luci e suoni, una festa dal pomeriggio a notte a Palazzo Ducale per i trent´anni di attività di Ellequadro, dentro e fuori la galleria d´arte. Quadri e sculture, installazioni e musica, a confermare i diversi linguaggi espressivi che hanno trovato ospitalità negli anni (con un´originale "palestra" dedicata agli esordienti, ai neofiti e ai "dilettanti" accanto agli artisti affermati), di cui tra gli altri è esempio Giua, l´artista-cantante ligure che ha preso parte all´ultimo Festival di Sanremo tra i finalisti, che ha esordito nell´arte proprio con Ellequadro. Un´attività che, man mano il tempo passa, si delinea sempre più frenetica ed al contempo diretta verso lidi sempre più lontani con aperture di dialogo atte a scambiare esperienze, tradizioni, linguaggi con paesi emergenti come la Cina. Mai come oggi, infatti, questo paese del Sol Levante ha guadagnato così ampi spazi nelle esposizioni internazionali del mondo intero. Sono di fatto trascorsi tre decenni da quando Renata Ramondo Leopizzi, la capostipite, ha aperto (in sordina) la galleria d´arte Ellequadro in Via Assarotti, fruibile come luogo d´incontro e diffusione dell´arte e della cultura. Nel 1988 Renata inizia un faticosissimo e importante lavoro di archiviazione che dà origine a Ellequadro Documenti (1993), un mastodontico archivio in continuo aggiornamento che oggi conta più di 150.000 nomi di artisti di tutto il mondo: con il segreto desiderio che venga in futuro collocato in uno spazio pubblico dedicato a Maria Fulvia Leopizzi Per la serata dedicata al trentennale, dalle 18 un insolito, colorito appunto e affollato vernissage con opere di Giovanni Albanese, Pablo Atchugarry, Sabato Angiero, Claudia Ballesio,, Niccolò Calvi, Nado Canuti, Lucilla Catania, Mirta Carroli, Tommaso Cascella, Antonia Ciampi, Franco De Courten, Enzo Esposito, Ileana Florescu, Raimondo Galeano, Giuseppe Gallo, Gianna Giannakoulas, Giorgio Gatto, Giua, Carlo Lorenzetti, Luisa Mazza, Andreina Parodi, Oliviero Rainaldi, Marco Nereo Rotelli, Tang Jue - a significare la nuova "frontiera" aperta sulla Cina - e Silvano Zanchi.

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una passione di famiglia da picasso a henry moore - bettina bush (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 30-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XXV - Genova La storia Una passione di famiglia da Picasso a Henry Moore BETTINA BUSH Nel ?78 Renata Ramondo Leopizzi, avvocato in una famiglia di avvocati, ha pensato che nella sua vita mancava qualcosa, e decide di dedicarsi alla sua vera grande passione, l´arte contemporanea, aprendo una galleria d´arte a Genova, in via Assarotti, la Ellequadro, che sta per Leopizzi al quadrato. Si specializza subito in scultura, design e in opere su carta. Sceglie la scultura perchè nasce dal territorio, e il segno su carta perché è un messaggio immediato, che non ha ripensamenti. Ben presto comincia a collaborare con i teatri genovesi, con lo Stabile, con il Teatro dell´Opera, e con le istituzioni. Poi cambia sede, si sposta in vico Falamonica, ed è la volta di un´importante mostra, quella del grande Fausto Melotti, artista eclettico, che giocava con la musica, la scultura e la poesia, più alla ricerca di una modulazione che di una modellazione, ed è stato un esempio per le scelte degli artisti successivi. Sono seguiti tra gli altri, Mario Merz, Tom Wessellmann, Carlo Lorenzetti, Tommaso Cascella, Pablo Atchugarry . Nel ?79 anche Maria Fulvia Leopizzi, figlia di Renata, dopo aver appreso di avere davanti soli pochi mesi di vita, a soli 33 anni, decide di lasciare il suo lavoro di avvocato, per dedicarsi, anche lei, a quella che amava veramente, l´arte, e apre, sempre in via Assarotti, la Galleria dei Grandi Maestri. è la volta di altri grandi nomi, di Afro, Picasso, Henry Moore. E i pochi mesi di vita alla fine sono diventati 17 anni vissuti intensamente, un po´ da avvocato, ma anche soprattutto vicino all´arte e alla creatività, che per Maria Fulvia hanno rappresentato uno strumento per una vita migliore. Intanto Renata Leopizzi, spinta dalla voglia di sapere di più sulla vita degli artisti che esponeva e incontrava, si dedica ad un grande lavoro di ricerca e di archiviazione e nel ?93 nasce Ellequadrodocumenti che conta piu di 150 mila artisti di tutto il mondo. Nel 2005 è la volta di Ellequadro Events, fortemente voluta da Tiziana Leopizzi, architetto, l´altra figlia di Renata, che oltre a scoprire tutto quello che sta succedendo nel mondo dell´arte contemporanea, vuol diffondere l´arte che si sviluppa nel nostro paese oltre i confini, con il progetto Artour-o, un premio che riconosce l´apporto artistico, sia pubblico che privato, per chi ha lasciato un segno sul territorio nel quale ha lavorato. Così sono stati premiati artisti, galleristi, collezionisti e rappresentanti delle istituzioni, da Giorgio Marconi ad Alessandra Grimaldi e Giuseppe Pericu, solo per citarne alcuni. Sono ormai passati una trentina di anni, la Ellequadro è dal 2006 a Palazzo Ducale, nel cuore di Genova, Artour-o è andato a Firenze, ma anche all´estero, in Cina, a Shanghai, portato da Tiziana Leopizzi, e naturalmente da Renata, che nonostante gli anni non si tira indietro davanti a niente, ricordando che per loro il tempo non esiste, o meglio esiste soprattutto il presente con la sua arte, come per confermare le parole di Picasso: "se un´opera d´arte non vive sempre nel presente non è interessante", e le opere e gli artisti che le Leopizzi hanno diffuso in tutti questi anni, hanno indubbiamente lasciato un segno.

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Paura amianto al liceo di Cine- città, domani l'ispezione (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 30-11-2008)

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Paura amianto al liceo di Cine- città, domani l'ispezione Il pavimento della biblioteca si sgretola; dalla scuola: «Non vogliamo che ci scappi il morto» SEGUE A PAGINA 53

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<Afsaneh è un'adultera: a morte per lapidazione> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 30-11-2008)

Argomenti: Cina

MONDO 30-11-2008 «Afsaneh è un'adultera: a morte per lapidazione» In Iran sono già oltre 200 le esecuzioni nel 2008 DI LUCA GERONICO S arà lapidata a Shiraz, l'antica capitale della Persia: così almeno ha stabilito la Corte suprema iraniana rendendo esecutiva la sentenza dell'aprile scorso contro Afsaneh R., una donna originaria della città nell'Iran meridionale, riconosciuta colpevole dell'omicidio del marito ucciso con la complicità dell'amante Reza. Quest'ultimo è stato condannato a 15 anni di reclusione e 100 frustate per "rapporti sessuali illegali", vale a dire al di fuori del matrimonio. A salvare l'uomo dalla lapidazione il fatto che non è sposato, mentre l'aggravante per la donna, secondo il diritto iraniano, è proprio la sua condizione di adultera. Comunque su Afsaneh grava pure una seconda condanna capitale, questa per omicidio. La notizia, sfidando la censura sulle condanne a morte imposta dal regime lo scorso 14 settembre, è stata pubblicata ieri dal quotidiano riformista Etemad Melli. Il giornale precisa come il via libera della Corte suprema risalga al 4 agosto scorso, ma non fornisce alcuna spiegazione sui quasi quattro mesi intercorsi per renderla pubblica. Un delitto contro il diritto di famiglia islamico punito in Iran con il più disumano dei supplizi: la sentenza è eseguita dal pubblico e la legge iraniana precisa addirittura che la morte deve avvenire lentamente, usando pietre piccole in modo da non provocare il decesso immediato. Gli uomini, stabilisce il diritto iraniano, devono essere interrati fino alla vita, le donne fino alle spalle. Il condannato che riesca a divincolarsi e fuggire è graziato. La pratica del rajm ( lapidazione) è ufficialmente sospesa dal luglio 2002 quando l'ayatollah Mahmoud Hashemi-Shahroudi, capo dell'apparato giudiziario, chiese una moratoria della pratica, ma secondo alcune associazioni umanitarie in questi sei anni sono avvenuti almeno tre casi di lapidazione. Una di queste esecuzioni, avvenuta lo scorso anno nella provincia di Qazvin, è stata infatti riconosciuta ufficialmente. La sospensione di queste esecuzioni, spiegano le associazioni degli avvocati iraniani, non può essere garantita ma dipende dall'interpretazione del singolo giudice. La sentenza di Shiraz serve comunque a confermare che per il diritto iraniano la pena di morte per lapidazione è sempre in vigore nei casi di adulterio. Oltre ad Afsaneh rivelano gli attivisti per i diritti umani sarebbero almeno otto uomini e una donna attualmente in attesa di esecuzione per lapidazione. Solo una parte, per quanto raccapricciante, del ricorso indiscriminato e massiccio alla pena di morte da parte del regime degli ayatollah. Nonostante le continue campagne internazionali di denuncia e gli appelli all'Onu perché venga nominato un inviato speciale per monitorare la situazione, nei primi nove mesi del 2008 si contano 228 esecuzioni capitali comprese le dieci impiccagioni avvenute nel carcere di Evin mercoledì scorso. Nell'intero 2007 ne sono state denunciate 335. Una tendenza in continua crescita se nel 2006 se ne sono registrate 215. In assenza di dati ufficiali delle autorità iraniane in molti stimano che il fenomeno reale abbia dimensioni molto maggiori: dati che collocano comunque Teheran con Cina e Arabia Saudita fra i primi tre "Stati Caino" del mondo. Una pratica contraria al diritto umanitario, ma che nasconde aspetti di crudeltà forse ancora più agghiaccianti della lapidazione: solo dall'ottobre scorso sarebbe proibita l'esecuzione di minori colpevoli di reati di droga mentre sarebbe mantenuta per i colpevoli di omicidio. Il vice procuratore di Stato, Hossein Zabhi, ha riferito che sono 120 i minori che rischiano la messa a morte mentre nei primi sei mesi di quest'anno 34 minori sono stati uccisi dal boia, altri 29 sono stati graziati. La donna originaria di Shiraz è stata condannata per l'omicidio del marito compiuto con l'aiuto dell'amante. All'uomo 15 anni di cella e 100 frustate

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