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T ARTICOLI DEL 27 ottobre 2008#TOP
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Articoli
Cina (9)
ma il premier teme il calo di consensi "walter
cavalca la crisi e la scuola" - claudio tito
( da "Repubblica,
La" del 27-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: L´agenda internazionale del prossimo anno che prevede missioni in Giappone, Vietnam, Corea del Sud, Cina e India nei primi mesi del 2009. «Poi torno qui a Roma - ha allargato le braccia dinanzi a tutti i suoi interlocutori - e devo assistere a questa vecchia politica».
un
bel tocco di stile il resto è tecnologia - daniele p. m. pellegrini pilsen
( da "Repubblica,
La" del 27-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: India e Cina, ndr)». Con questi obiettivi, una Octavia "giusta" è lo strumento migliore per sviluppare il prestigio dove è già conosciuta e promuovere il marchio dove si parte da zero, come per esempio in estremo oriente in concorrenza con i fortissimi giapponesi, puntando su un prodotto di qualità che si è definitivamente scrollato di dosso qualsiasi riferimento al low-
addio
al tesoro bianco ora è un pezzo da museo - jenner meletti demonte (cuneo)
( da "Repubblica,
La" del 27-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: viene lavorata in parte a Prato e poi spedita in Cina per il prodotto finale. E così può capitare che la giacca che indossiamo, prima di arrivare sulle nostre spalle, abbia percorso decine di migliaia di chilometri. Quando si usavano la lana italiana, o altre fibre come la canapa, la filiera tessile nasceva e si chiudeva localmente».
tassi,
la fed prepara un maxi-taglio - barbara ardu
( da "Repubblica,
La" del 27-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: mentre il premier cinese Wen Jiabao ha dichiarato che sarà utilizzato «ogni mezzo» per difendere la Cina, annunciando un intervento consistente del governo nell´economia. In soccorso dell´Ucraina è accorso intanto il Fondo monetario internazionale che ieri ha accordato un prestito di 16,5 miliardi di dollari al Paese in crisi di liquidità. Soccorsi all´economia reale.
Sui
banchi della Mazzini a lezione di uguaglianza e di rispetto delle culture Altro
che classi differenziate: nella media statale, a due passi dal Colosseo,
l'istruzione è intermun ( da "Unita, L'"
del 27-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: è arrivata dalla Cina direttamente in prima media lo scorso anno. «L'ho conosciuta appena arrivata nella nuova classe. Mai detto nulla, mai spiccicato una parola, non conoscevo neanche la sua voce... Da quel momento e per tutte le quattro settimane a seguire ho tormentato Manu, che continuò a non dire nulla.
Capitale
di rischio: Scajola accelera il piano di rilancio
( da "Sole
24 Ore, Il" del 27-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: al suo ritorno dal viaggio in Cina, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, «si incontrerà con l'Abi e con il mondo dell'impresa per mettere a punto iniziative affinché non ci sia ristrettezza nel credito». Intanto il ministero per lo Sviluppo economico ha stanziato 600 milioni di euro finalizzati a «fondi di garanzia specifici per le piccole imprese,
Decisioni
italo-cinesi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 27-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: attuale classe dirigente cinese non manca certo una visione equilibrata dei problemi della Cina e del mondo. Se le riforme cinesi non procedono con passo più spedito, non è perché la Cina sia oggi dominata da una banda di cariatidi, ma perché i suoi problemi da risolvere sono enormi. 1 «Due anni in Cina», a cura di Maria Weber, Etas, Milano, pagg.
La
vera ripresa? Tra il 2010 e il 2012
( da "Sole
24 Ore, Il" del 27-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: La Cina, dopo aver spinto molto sull'acceleratore prima delle Olimpiadi, ora rallenta. Non era così all'epoca delle nostre recessioni del '91 e dell'82, quando l'Europa stava meglio. Ora, nel mondo siamo tutti nella stessa barca. Professor Gordon, quando prevede la ripresa?
Il
contagio del grande importatore ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 27-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina). Ma il decoupling, la teoria secondo cui il resto del mondo e gli emergenti stessi avrebbero potuto svezzarsi dalla dipendenza dall'economia americana non ha avuto, come molti remake cinematografici, lo stesso successo dell'originale. Gli Stati Uniti sono nel pieno di una brusca frenata, i loro mercati finanziari sono implosi e quasi tutti gli altri Paesi li hanno accompagnati
( da "Repubblica, La" del 27-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 3 - Interni
BREVIARIO Il Cavaliere ne ha parlato con Tremonti chiedendogli uno sforzo per
aumentare il potere d´acquisto Ma il premier teme il calo di consensi "Walter
cavalca la crisi e la scuola" Il Cavaliere e i sondaggi in flessione: ora
agiamo sui redditi CLAUDIO TITO ROMA - «Gliel´hanno detto a Veltroni che nelle
banche ci sono i risparmi degli italiani? Gliel´hanno detto che io sto facendo
esattamente quello che fanno in tutti gli altri paesi? Gliel´hanno detto che se
il governo non difende gli istituti di credito crolla l´intero sistema? Ma si
rende conto di dire delle cose assurde?». Quando ha letto la sintesi del
comizio del segretario Pd al Circo Massimo, Silvio Berlusconi si trovava ad
Astana, la capitale del Kazakhstan. La sosta tecnica di sabato notte al rientro
da Pechino si era trasformata in una breve visita ufficiale con tanto di cena
formale con il presidente kazako Nazarbayev. Lo scalo allora gli ha consentito
di ricevere tutti i fax e le "brutte notizie" da Roma. Le parole del
leader Pd gli hanno mandato di traverso la cena. In particolare gli attacchi
sulla situazione economica e sulla crisi dei mutui. Allora, con lo staff che lo
accompagnava sul velivolo dell´Aeronautica militare, non ha fatto niente per
nascondere la rabbia. «Non possiamo lasciare che tutto passi senza una
risposta. Domani parlo io». E già, perché l´attenzione di Palazzo Chigi su quel
versante è altissima. Il presidente del Consiglio monitorizza gli umori della
gente con continui sondaggi ed è convinto che l´"emergenza
portafoglio" sia l´unico fronte che può incrinare la cosiddetta "luna
di miele". Quella sintonia con gli elettori che gli ha permesso fino ad
ora di incassare indici di popolarità piuttosto alti. Eppure, la bufera
finanziaria qualcosa ha cambiato nell´umore degli italiani. «I sondaggi che
cita Veltroni sono del tutto falsi - ripete ai suoi -. Quel calo del 18% non
esiste». Ma anche a Via del Plebiscito temono che il combinato disposto tra la
"protesta scolastica" e le difficoltà economiche possano invertire il
trend. Qualche preoccupazione, del resto, l´ha provocata anche l´ultimo
sondaggio di Mannheimer che segnala una certa flessione. A Via del Plebiscito
non è ancora suonato l´allarme rosso, ma è la prima apprensione che si
manifesta da maggio. Non è un caso che ieri sera, il premier abbia parlato
proprio dei sondaggi con il ministro dell´Economia, Giulio Tremonti. E non è
nemmeno un caso se, pur sbattendo la porta in faccia all´opposizione, l´abbia
tenuta ben aperta nei confronti del sindacato. Anche della Cgil. Berlusconi
vuole infatti evitare che il Pd diventi il portabandiera delle famiglie in
difficoltà, il portavoce di chi non arriva alla quarta settimana. Sta quindi
cercando di capire con Tremonti se sia in qualche modo realizzabile la proposta
formulata un paio di settimane fa dalla Confcommercio: detassare le
tredicesime. Un´ipotesi complicatissima per il Tesoro, ma il presidente del
consiglio sta insistendo per una misura che tocchi almeno i redditi più bassi.
Anche perché una manovra in questo senso, a suo giudizio, piazzerebbe il Pdl
con il vento in poppa nella campagna elettorale per le prossime europee di
maggio. O almeno renderebbe stabile la tendenza a non trasferire verso il Pd il
voto dei "delusi" dal governo. «Altro che difendere le banche - si è
allora sfogato ieri anche sull´aereo in volo da Astana - io difendo i soldi
degli italiani. So bene che la situazione è quella che è, ma facciamo tutto il possibile».
Così ai ministri che ha sentito per concordare l´affondo di ieri pomeriggio, ha
di nuovo ribadito che un dialogo con il centrosinistra allo stato è
impossibile. «Quello - si è ancora lamentato di Veltroni - mi accusa di guidare
il Paese come un consiglio di amministrazione, ma non sa di cosa parla. Io
concordo sempre tutto con ciascun alleato». Ma il suo vero chiodo fisso sembra
soprattutto Antonio Di Pietro. «Mi chiedo? Dopo tutto quello che gli ha
combinato, come fa Veltroni a manifestare con quello lì? A cosa gli serve
tornare insieme all´Italia dei Valori? A cosa gli serve usare quel
linguaggio?». A suo giudizio, infatti, l´ex pm resta «il vero problema del
riformismo italiano». Senza contare che l´abbraccio tra "Walter e
Tonino" può risultare fatale per quanto riguarda la Rai. In questo clima,
il premier scommette ben poco sull´accordo per eleggere il nuovo presidente
della commissione di Vigilanza. «A meno che il Pd non si decida a ragionare».
Della manifestazione del Circo Massimo, poi, ha parlato pure con il ministro
dell´Interno, Roberto Maroni. Ha preso atto che tutto si è svolto pacificamente
ammettendo che sotto il profilo della partecipazione «a Veltroni non è andata
male». Ma fin dalla scorsa settimana il Cavaliere era certo che la piazza
sarebbe stata riempita e che non si sarebbe trattato di un flop. Pure il
titolare del Viminale, però, gli ha confermato i dati forniti dalla questura:
«ad ascoltare il leader democratico non c´erano più di 300 mila persone». Con i
"fedelissimi", poi, è tornato a ricordare gli incontri avuti a
Pechino. I contatti con i leader di tutto il mondo. I colloqui con il governo
del Kazakhstan dove l´Italia ha «interessi enormi» a cominciare dall´Eni e da
Unicredit. L´agenda internazionale del prossimo anno che prevede
missioni in Giappone, Vietnam, Corea del Sud, Cina e India nei
primi mesi del 2009. «Poi torno qui a Roma - ha allargato le braccia dinanzi a
tutti i suoi interlocutori - e devo assistere a questa vecchia politica».
( da "Repubblica, La" del 27-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 41 -
Automotori Nuovo 1400 da 122 Cv Un bel tocco di stile il resto è tecnologia
DANIELE P. M. PELLEGRINI PILSEN Da queste parti, celebri soprattutto per la
produzione di birra, l´Octavia è "la macchina", quella che da oltre
50 anni è un riferimento e che a tutt´oggi dà il senso della continuità dell´industria
automobilistica ceca. Tuttavia alla Skoda non si accontentano dei successi
presenti e si sforzano di vedere le cose in un altro modo, guardando più
lontano: alla maturità di un´immagine di marca tutt´altro che omogenea nella
stessa Europa e alle sfide dei mercati emergenti. «L´Octavia è il pane e il
burro della nostra azienda», sottolinea Horst Muehl (membro del board e
responsabile del prodotto e della logistica) ricordando i 2 milioni di
esemplari venduti dall´inizio dell´era Volkswagen e la produzione attuale di
350.000 esemplari l´anno, «il marchio crescerà e questo modello è il
testimonial di uno sviluppo che ci ha portato ad essere presenti in 100
mercati, con siti produttivi in 6 nazioni (oltre alla Repubblica Ceca,
Slovacchia, Ucraina, Russia, India e Cina, ndr)». Con questi obiettivi, una Octavia "giusta" è
lo strumento migliore per sviluppare il prestigio dove è già conosciuta e
promuovere il marchio dove si parte da zero, come per esempio in estremo
oriente in concorrenza con i fortissimi giapponesi, puntando su un prodotto di
qualità che si è definitivamente scrollato di dosso qualsiasi riferimento al
low-cost. In questa strategia, Skoda ha una sponda potentissima
nell´appartenenza al gruppo Volkswagen e con questo l´accesso a tutte le
migliori tecnologie e sinergie. Dato che nel quadro complessivo un tocco di
stile non guasta, il restyling della carrozzeria si è preoccupato di
migliorare, pur nei canoni tradizionali, il volto e lo sguardo di una berlina e
di una station wagon che non brillavano per personalità. Ne è uscito un look
più importante nella parte anteriore (con qualche riferimento alla ammiraglia
Superb) e una cura dei particolari che migliora la sensazione complessiva di
qualità. Il resto è affidato alla innovazione tecnologica espressa dai nuovi
equipaggiamenti e dalle innovazioni nei motori, che si allineano alla attuale
generazione Volkswagen. La novità più importante riguarda il 1400 TSI, turbo a
iniezione diretta, che con i suoi 122 Cv si pone nel cuore della gamma a
benzina, fra il "vecchio" 1600 da 105 Cv e il potente 1800 TSI che di
cavalli ne ha 160. La gamma diesel invece rimane quella attuale, composta dal
1900 TDI da 105 Cv e dal 2000 TDI da 140. Un ulteriore salto di qualità della
Octavia viene anche dalla disponibilità di ben due cambi automatici-sequenziali
del tipo DSG a doppia frizione: a sette marce per i motori a benzina e a sei
marce per i diesel. Il risultato finale è una gamma articolata che, dopo la
commercializzazione a fine gennaio, si amplierà ulteriormente con le versioni
4x4, la crossover Scout e le sportive RS (con il 2000 TSI da 200 Cv o il diesel
da 170). Ci sarà anche una versione
( da "Repubblica, La" del 27-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 29 - Cronaca
La crisi crescente del prodotto italiano si sta perdendo l´intera filiera del mestiere
Addio al tesoro bianco ora è un pezzo da museo In val Stura e altre aree del
paese i consorzi provano a rianimare il mercato Solo l´ 1 % viene utilizzato
nelle produzioni: ha fibre troppo grosse e vale poco JENNER MELETTI DEMONTE
(CUNEO) dal nostro inviato La valle Stura è in un altro mondo. Profumo di legna
dai camini accesi, belati di pecore sui prati ormai grigi. «In questi giorni
d´autunno, fino a trent´anni fa, c´era lana di pecora dappertutto. Mucchi
davanti alle case, in attesa della lavatura. Dentro la casa, per la cardatura.
E poi si sentiva il rumore dei telai per la tessitura, e andava avanti per
tutto l´inverno. Era il nostro tesoro, la lana». Stefano Martini, del consorzio
l´Escaroun (per la tutela della pecora sambucana) è un uomo rassegnato.
«Adesso, se vuole vedere la lana e i telai, deve venire al nostro museo della
pastorizia, su a Pontebernardo. Le pecore ci sono ancora, e abbiamo pure
recuperato la razza sambucana che rischiava l´estinzione. Ma la lana non vale
più niente, nemmeno il costo della tosatura. E pensare che da noi, fino alla
fine degli anni �70, tutti si vestivano di lana: dal berretto alle calze,
dalla canottiera al maglione. Si dormiva sul materasso di lana e sotto una
coperta di lana. Poi è arrivata la civiltà: tutti in pianura per lavorare alla
Michelin, per poter comprare il maglione in terital e il materasso di
gommapiuma». I pastori dell´Abruzzo per secoli hanno portato la loro lana a
Roma tornando con le bisacce piene d´oro. «Adesso - dice Antonio Brignone, tecnico
agrario della comunità montana valle Stura - la tosatura di una pecora costa
2,5 euro e la lana che si raccoglie - un chilo e mezzo per animale - in teoria
viene pagata 0,35 euro al chilo. In teoria, perché i commercianti non passano
quasi più e allora la lana viene messa da parte o buttata via. Un anziano mi
raccontava che, per pagare il tosatore, nel dopoguerra bastava la lana della
coda della pecora. Adesso ci vorrebbero quasi cinque pecore per pagare la
tosatura di una sola. Tutto questo è assurdo, anche perché gli animali vanno
tosati comunque. Il vello si riempie di sporcizia. Se non viene tagliata, la
lana cade a chiazze. Si devono pagare i tosatori per poi buttare via la lana o
mandarla, pagando, in discarica». Un materasso di lana era il pezzo più
prezioso, nella dote di una sposa. Il cappotto di lana era un segnale preciso:
chi lo portava, annunciava a tutti di essere benestante. Ora la lana è un
rifiuto. «Ed è pure - dice Giampiero Maracchi, direttore dell´istituto di
biometeorologia del Cnr - un rifiuto speciale, che andrebbe portato in
discarica. Chi lo fa paga un prezzo molto alto, perché la lana viene
considerata come un rifiuto ospedaliero o l´amianto. Per questo tanti pastori
seppelliscono la lana prodotta o la bruciano». In Italia ci sono ancora otto -
nove milioni di pecore, che producono (ultimi dati Istat del 2004) 93 mila
quintali di «lana sucida», ancora da lavare. «Il 95% di questa lana - dice il
professor Maracchi - finisce in discarica o viene buttata. Il rimanente 5%
viene usato in edilizia, come isolante termico, o da qualche artigiano, che la
infeltrisce per farne borsette o cappellini. La lana, ancora oggi, potrebbe
essere una risorsa importante. Vestendosi con abiti più pesanti, si potrebbe
abbassare di 2 gradi il riscaldamento delle abitazioni durante l´inverno: in
questo modo avremmo già raggiunto il 20% del risparmio energetico previsto dal
trattato di Kyoto». Certo, i vestiti di lana erano davvero più «pesanti». «Un
capo di abbigliamento dei nostri nonni pesava in media
( da "Repubblica, La" del 27-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 9 - Economia
Tassi, la Fed prepara un maxi-taglio Wall Street teme il crollo degli hedge
fund. Tokyo salva le banche I mercati BARBARA ARDU BARBARA ARDù ROMA - Tagli,
aiuti e crolli. Questi ultimi da scongiurare. Sono le tre parole chiave con cui
si apre la settimana dei mercati. Tagli alla produzione di petrolio e ai tassi
di interesse Usa. Aiuti alle banche e agli Stati in difficoltà. I primi
elargiti dai governi, i secondi dal Fondo monetario internazionale. E crolli,
quelli delle Borse che nessuno vorrebbe vedere, ma che fino a venerdì erano lì
a testimoniare che il mercato è fuori controllo e che l´economia, quella
statunitense in particolare, sta andando dritta verso la recessione. è per
questo che l´Opec, dopo aver tagliato venerdì la produzione di greggio di 1,5
milioni di barili al giorno in una riunione straordinaria a Vienna, potrebbe
fare altrettanto nelle prossime settimane. Il taglio di venerdì infatti per ora
sembra stato inutile: le quotazione dell´oro nero hanno continuato a scendere,
a conferma che l´economia è ferma. è stato il rappresentante iraniano all´Opec
Mohammad Ali Khatibi, a dichiarare in una intervista tv una possibile nuova stretta
alla produzione se la dinamica dei prezzi non cambierà in tempi brevi. è dato
per certo invece il taglio dei tassi Usa mercoledì. Taglio in qualche modo
"annunciato" perché già l´8 ottobre, quando i tassi furono portati
all´1,5 per cento, la Fed aveva fatto intendere che se non fosse bastato, ci
sarebbe stato un nuovo intervento. L´unico dubbio che rimane è l´entità della
sforbiciata. Si fa strada l´ipotesi di un maxi-taglio nell´ordine di 75 punti
base. Ma così facendo la Fed e il governo si giocherebbero tutto in un solo
giorno, trovandosi poi con armi spuntate se l´economia non reagisse. Governi e
Fondo monetario continuano intanto a puntellare banche e Stati in difficoltà.
Dopo aver soccorso Fortis, Dexia ed Ing l´esecutivo belga si appresta a intervenire
anche per il salvataggio di Kbc, la più grande società di servizi finanziari
del Paese. In ballo c´è l´ipotesi di una ricapitalizzazione del gruppo pari a
3,5 miliardi di euro. La società, ha dichiarato il segretario di Stato alle
Finanze, Clerfayt, non sarebbe però sull´orlo della bancarotta, ma solo a corto
di liquidità. E non va meglio in Asia: per fronteggiare la crisi il Giappone
sta preparando un fondo da 10 trilioni di Yen, circa 80 miliardi di euro, mentre il premier cinese Wen Jiabao ha dichiarato che sarà
utilizzato «ogni mezzo» per difendere la Cina, annunciando
un intervento consistente del governo nell´economia. In soccorso dell´Ucraina è
accorso intanto il Fondo monetario internazionale che ieri ha accordato un
prestito di 16,5 miliardi di dollari al Paese in crisi di liquidità. Soccorsi
all´economia reale. Sul settore finanziario invece gli Usa iniziano a
temere forti perdite anche per gli hedge fund, i fondi speculativi che
complessivamente controllano attività per 2.000 miliardi di dollari a livello
globale. Le autorità federali stanno avviando indagini su larga scala in un
settore non regolamentato e che potrebbe aggravare la crisi finanziaria. Non
solo. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la Federal Reserve
avrebbe chiesto chiarimenti sulla propria esposizione anche a colossi come
Citadel Investment Group e Santaki Advisors, affiliata della Private Equity
Bain Capital.
( da "Unita, L'" del 27-10-2008)
Argomenti: Cina
Sui banchi della «Mazzini»
a lezione di uguaglianza e di rispetto delle culture Altro che classi
differenziate: nella media statale, a due passi dal Colosseo, l'istruzione è
«intermunda». E funziona... Manuela è in biblioteca con tutta la classe. Sta
catalogando sul computer tutti i libri della scuola. Legge i titoli ad alta
voce senza fare alcun errore grammaticale o fonetico. La prof all'improvviso la
interrompe perché è l'ora di Lettere. E solo allora, guardandola in faccia,
scopriamo che è una alunna con cittadinanza straniera. «Scuola intermunda,
scuola di solidarietà», c'è scritto accanto al portone di via delle Carine a
Roma. Non è un'istruzione futuribile, ma una realtà già presente nei territori.
E la media statale sperimentale «Giuseppe Mazzini», a due passi dal Colosseo,
ne è una testimonianza. Manuela, alias Yao Yao, è arrivata
dalla Cina direttamente in prima media lo scorso anno. «L'ho conosciuta
appena arrivata nella nuova classe. Mai detto nulla, mai spiccicato una parola,
non conoscevo neanche la sua voce... Da quel momento e per tutte le quattro
settimane a seguire ho tormentato Manu, che continuò a non dire nulla.
Le ho parlato della tv, degli animali, della musica e di tutto quello che mi
veniva in mente» racconta Gilda, una sua compagna, nella brochure che raccoglie
i pensieri dei bambini della prima classe sul mondo. Poi all'improvviso, dopo
settimane di tortura verbale, Manu finalmente le ha risposto per la prima
volta: «Vuoi stare zitta?». Le prof di Matematica e Lettere, Rosanna Iuliano e
Daniela Laliscia, mostrano con orgoglio questo scritto. Che conclude così: «Ci
rimasi di sasso e ancora adesso ci rimango di sasso solo a pensarci. Da quel
giorno Manu ha parlato con tutti, con le professoresse, con i compagni, con
chiunque volesse ascoltarla. Manu è bravissima in arte e matematica, discipline
in cui è avanti rispetto a noi di anni luce. È una delle mie migliori amiche,
ed io le voglio bene anche se viene da una cultura diversa dalla mia». La
ragazzina cinese è oggi una delle più brave della classe, non ha più bisogno
dei corsi di alfabetizzazione e neppure di quelli di comprensione dell'italiano
come lingua di studio. «Anzi - sottolinea Laliscia - si prodiga nell'aiutare i
compagni che restano indietro». I progetti Altro che classi differenziate per
bambini stranieri, come vuole la Lega sostenuta dalla Gelmini. «Non capisco
l'utilità di mettere stranieri con altri stranieri», dice Arianna replicando ad
Antonio che invece si è appena detto a favore dell'allontanamento degli
stranieri dal gruppo-classe se nella scuola non c'è per loro assistenza. La
«Mazzini» affronta tutti i temi di attualità con cartelloni didattici, così
ieri la riflessione dei ragazzi si è concentrata sulla mozione della Lega
approvata dal Parlamento. Per il preside Antonio Giordani «l'italiano s'impara
integrandosi nel paese». E la sua scuola di passi in tal senso ne ha fatti
molti, fin dal 1983 con la sperimentazione rivolta agli alunni non udenti poi
estesa all'immigrazione. L'uguaglianza e il rispetto delle culture diverse sono
infatti di «casa» alla «Mazzini», anche oggi che la sperimentazione
multiculturale non ha più risorse, fondi tagliati dalla Finanziaria
Padoa-Schioppa. Prova ne sono i tanti progetti messi in campo: dai corsi di
alfabetizzazione in classe per i 32 ragazzi stranieri ai corsi di italiano come
lingua dello studio. E non finisce qui: la scuola stampa anche un giornalino:
«Il paiolo ribollente» e cura il telegiornale-mondo, in collaborazione col Cies
di Roma, organizzazione finalizzata all'educazione allo sviluppo e all'intercultura.
MARISTELLA IERVASI
( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
IN PRIMO PIANO data: 2008-10-26 - pag: 3 autore: Capitale di rischio: Scajola
accelera il piano di rilancio Emilio Bonicelli BOLOGNA «Il governo è all'opera
affinché la crisi finanziaria non si tramuti in una grave crisi dell'economia
reale». è questa la rassicurazione che viene dal ministro per lo Sviluppo
economico, Claudio Scajola, in collegamento con gli imprenditori riuniti a
Bologna in occasione del decimo Forum Piccola Industria. Una rassicurazione
accompagnata dal racconto di quanto si è fatto e di quello che è in programma
nei prossimi giorni. Ci sono stati «interventi immediati per garantire la
sopravvivenza delle banche» a tutela sia dei risparmiatori che delle aziende.
Ora, entro la prossima settimana, al suo ritorno dal
viaggio in Cina, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, «si incontrerà
con l'Abi e con il mondo dell'impresa per mettere a punto iniziative affinché
non ci sia ristrettezza nel credito». Intanto il ministero per lo Sviluppo
economico ha stanziato 600 milioni di euro finalizzati a «fondi di garanzia
specifici per le piccole imprese, a sostegno del capitale di rischio».
Quest'ultima iniziativa è, secondo il ministro, una «risposta importante», in
favore di quei settori che «potrebbero risentire di più della ristrettezza del
credito e che invece devono essere aiutati, perché la piccola e media impresaè
l'ossatura vitale dell'economia italiana». Forte anche l'impegno per sostenere
le imprese italiane che vanno all'estero,a iniziare da un dato «molto
positivo». Nei primi nove mesi di quest'anno le esportazioni verso i Paesi
extra Ue sono aumentate dell'8,3%,segno di un'internazionalizzazione avvenuta
«investendo nell'innovazione di prodotto». Il modo in cui si fa promozione
dell'export è però del tutto inadeguato. Scajola lo descrive con parole
impietose: «Troppe missioni all'estero, tante volte sporadiche, di enti
diversi, Regioni, Camere di commercio, Comuni, anche di ministeri diversi »,
iniziative «non sufficientemente organizzate» e quindi che «non consentono di
rientrare dagli alti costi e dalle notevoli risorse impiegate» grazie agli
accordi commerciali raggiunti. Per questo è necessaria una «riorganizzazione
del sistema ». Su questo fronte, spiega il ministro, «siamo a buon punto nella
realizzazione della Cabina di regia per il sistema Italia
all'estero».L'obiettivo è un punto di riferimento dove «programmare un percorso
ragionato di accompagnamento delle nostre imprese» verso i mercati più
interessanti. In vista anche una riforma di Sace ed Ice. Purtroppo, aggiunge Scajola,
alle buona performance delle nostre aziende all'estero fa da contrappunto il
«fardello enorme » dei 60 miliardi di bolletta energetica. Un costo che deriva
da «scelte miopi del passato» il cui effetto è che ora, per la produzione di
energia elettrica, dipendiamo per l'85% dall'estero. Il risparmio energetico
sarà uno dei criteri a cui guardare per nuovi incentivi. Venerdì Berlusconi
aveva escluso nuove rottamazioni per l'auto; anche se ieri, in serata, da Santa
Margherita Ligure, Scajola ha spiegato che fra le ipotesi ci sono quelle di
«aiutare il settore degli elettrodomestici e la rottamazione delle auto e delle
moto, confermando gli incentivi che ci sono anche per il 2009». Il Forum
Piccola Industria di Bologna è stato introdotto dall'intervento di Antonella
Mansi, presidente di Confindustria Toscana, che ricorda come gli effetti della
crisi finanziaria si facciano già sentire sul sistema produttivo perché «le
imprese oggi non vendono». Da qui la richiesta formulata da Gaetano Maccaferri,
presidente di Unindustria Bologna, perché il Governo metta a punto «un
pacchetto di interventi straordinari dedicati specificamente alle piccole
imprese» che «non possono essere lasciate sole». Al Forum partecipa anche il
ministro per la Pubblica amministrazione e l'Innovazione, Renato Brunetta, ( si
veda altro articolo a pagina 21) accolto con un lunghissimo e caloroso applauso
mentre racconta la sua battagliaper alleviare i fardelli caricati dalla
Pubblica amministrazione sulle spalle delle imprese. è una lotta contro una
creatura mostruosa e opaca «creata dalla cattiva politica e dal cattivo
sindacato». La prima arma in mano a Brunetta è la «trasparenza », dando voce ai
cittadini, che da gennaio potranno dare subito un giudizio su ogni transazione
con la Pa, e obbligando ogni ufficio a indicare «cosa fa, come lo fa, con
quante persone e in quanto tempo lo fa». MINISTRO DELLO SVILUPPO «I 600 milioni
individuati per supportare le Pmi sono una risposta positiva. Va riformato il
sistema-export» INNOVAZIONE NELLA PA Lungo applauso della platea a Brunetta:
«La lotta alle inefficienze inizia dalla trasparenza verso i cittadini»
( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E SOCIETA data: 2008-10-26 - pag: 39 autore: Rapporti
commerciali Decisioni italo-cinesi Dall'esperienza di Maria Weber all'Istituto
di cultura di Pechino una serie di consigli utili per aziende e operatori che
vogliono fare affari con l'economia più dinamica del mondo di Francesco Daveri
ue anni in Cina come osservatrice privilegiata del
NuovoMondo di cui tutti parlano con un misto di curiosità e paura. D Due anni
di contributi raccolti da «Economia & Management»,la rivista della Scuola
di Direzione Aziendale della Bocconi, per spiegare concretamente agli
imprenditori italiani come fare affari in Cina. Ecco
in poche parole il contributo del libro scritto da tante mani e messo insieme
da Maria Weber, la docente della Bocconi che ha svolto per due anni il ruolo di
Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura a Pechino. Per fare affari in Cina, bisogna prima di tutto capire i cinesi, spiega la
Weber, che hanno abitudini e ritualità anche nel modo di fare business
differenti dalle nostre. Il decalogo del successo negli affari in Cina comprende come elementi essenziali doti come la
pazienza, il rispetto della gerarchia e dei ruoli, la capacità di ascoltare e
quella di creareesfruttareleguanxi, cioèlacomplessare-tedirelazioniinterpersonaliintessutadaici-nesinelcorsodeisecolietuttoraindispensa-bileperrealizzareunatrattat
vadisuccesso. Questoperchél'arte del negoziato in Cinaè
influenzata notevolmente dall'etica confuciana, che attribuisce una grande importanza
alla tradizione. Accade invece che le aziende occidentali – per ottenere il
massimo risultato con poco sforzo – mandino, almeno alle prime riunioni,
giovani manager privi di reale potere decisionale. è una decisione che i cinesi
trovano incomprensibile. La lista delle incomprensioni tra popoli differenti
che devono imparare a commerciare tra loro è lunga, a cominciare dalla tendenza
a gesticolare nel parlare, tutta italiana e poco cinese. In ogni caso,
l'assenza dei capi dell'azienda nelle prime fasi del negoziato è vista come un
segnale di scarsa educazione, se non di disinteresse. Un'importante conseguenza
della pervasività e della potenza della cultura confuciana nel dare luogo a
strutture gerarchiche è che né i lavoratori né gli studenti cinesi sono portati
a cercare una soluzione autonoma ai problemi. Spesso preferiscono seguire le
procedure ed evitano di assumersi responsabilità. Queste abitudini sono state
certo rinforzate dai tanti anni di mortificazione dell'iniziativa individuale
sotto il regime maoista: un'influenza che il processo di internazionalizzazione
non è ancora riuscito a scalfire. Tra le cose da tenere presente quando si
pensa all'eredità confuciana c'è però anche che gli studenti cinesi non vanno a
casa a piangere dalla mamma (o dal papà ministro), lamentandosi del preteso
trattamento iniquo ricevuto dai docenti in sede di esame. è anche per questo
che le scuole, le università e le business school cinesi stanno scalando a
grandi passi le classifiche mondiali. Poi, per fare business in Cina, come per ogni altro paese lontano, bisogna conoscere
aspetti operativi che sono cruciali nel momento in cui si voglia avviare
un'attività, dalla localizzazione degli stabilimenti ai trasporti, dal ruolo
dell'innovazione al posizionamento dei marchi. Tutti aspetti ai quali lo studio
dei processi di internazionalizzazione dedica poca attenzione. Gli operatori
economici italiani presenti nel Paese hanno invece imparato sulla loro pelle
che le opportunità della Cina non sono certo facili da
cogliere. Come esposto nell'articolo di Andrea Paciaroni e Marco
Sampietro,l'avviodi uno stabilimento produttivo in Cina
è pieno di difficoltà. E nel suo articolo Sara Vettori ricorda che il trasporto
può arrivare ad incidere fino al 16%, cioè circail quadruplo dell'incidenza
media che si osserva in Europa, anche a causa delle deliberate strategie di Go
West policy, cioè lo spostamento degli investimenti esteri verso le province
meno sviluppate per colmare il divario con la zona costiera che il governo
cinese persegue. Se un'azienda è obbligata dal governo ad insediarsi lontano
dal centro del paese, è inevitabile che salgano i suoi costi di trasporto. Ma
forse i temi di maggiore interesse per il made in Italy sono quelli affrontati
da Stefania Saviolo e Luana Carcano sulle difficoltà dell'attuazione di
strategie di posizionamento dei marchi di lusso. Il fatto è che anche i nostri
campioni del Made in Italy, quando sono andati in Cina,
si sono trovati a dover ricominciare quasi da zero, investendo un notevole
ammontare di risorse per acquisire notorietà e immagine di marca: come se
stessero lanciando nuovi prodotti. Tra le sfide future, i punti interrogativi
più importanti riguardano le nuove linee politiche delineate dal governo
cinese. In questo ambito, acquistano particolare rilevanza le politiche di
carattere energetico e ambientale e il processo di ringiovanimento della classe
dirigente cinese. Le necessità di garantire l'approvvigionamento energetico per
lo sviluppo dell'economia sono spesso in contrasto con le esigenze di
salvaguardia ambientale sentite con maggiore intensità al crescere del reddito
pro-capite. Proprio questo spinge il governo cinese a ricercare fuori (ad
esempio, in Africa e in America Latina) fonti energetiche alternative senza
andare tanto per il sottile quando si tratta di finanziare regimi come quello
sudanese. Dopo tutto, vale sempre il detto di Mao: «Non importa di che colore è
il gatto, l'importante è che acchiappi il topo». Come altrove nel mondo, la
prospettiva del ringiovanimento della classe dirigente viene salutata come
un'occasione per l'accelerazione delle riforme in corso, a cominciare da quelle
tendenti ad introdurre maggiori libertà politiche ed "elementi di
democrazia" in un sistema che è rimasto autoritario nonostante la
liberalizzazione economica. Forse a torto. La recente intervista esclusiva del
premier Weng Jiabao a «Newsweek International» evidenzia chiaramente che all'attuale classe dirigente cinese non manca certo una visione
equilibrata dei problemi della Cina e del mondo. Se le riforme
cinesi non procedono con passo più spedito, non è perché la Cina sia oggi dominata da una banda di cariatidi, ma perché i suoi
problemi da risolvere sono enormi. 1 «Due anni in Cina», a cura di
Maria Weber, Etas, Milano, pagg. 226, Á 19,00. Il confucianesimo e il
senso della gerarchia informano ancora i valori di fondo. Fallisce chi non ne
tiene conto
( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: APPROFONDIMENTI data: 2008-10-26 - pag: 17 autore: INTERVISTA Robert
J. Gordon Esperto di cicli economici «La vera ripresa? Tra il 2010 e il 2012»
di Mario Margiocco «S arà un trionfo per Keynes. Con una bella ondata di spesa
pubblica ». Robert J. Gordon ama descriversi come un fotografo che pretende di
fare l'economista. Il suo ufficio alla Northwestern University di Evanston,
poco a nord di Chicago, più spazioso del solito, indice di seniority e
prestigio, è tappezzato con foto scattate ai quattro angoli della Terra.
Specialista in analisi della produttività, 68 anni, Gordon è uno degli
accademici più interessanti e vivaci per capire una fase così drammatica
dell'economia americana e internazionale. Nei suoi scritti ha spesso
confrontato Stati Uniti ed Europa. Associato al National bureau of economic
research (Nber),l'organismo che "certifica"le recessioni, da esperto
di cicli produttivi Gordon insiste su un fatto: è la prima volta da 75 anni che
il mondo intero ha un ciclo sincronizzato, tutti nella stessa barca allo stesso
tempo, e recessivo. Ma l'America sarà la prima a uscirne. Nel campus di
Evanston della Northwestern, pilastro dell'eccellenza accademica a Ovest del
Lago Michigan insieme all'università di Chicago e a quella statale
dell'Illinois, Gordon tratteggia per il Sole 24 Ore lo scenario economico che
la nuova amministrazione dovrà affrontare. Quanto durerà la recessione Usa?
Siamo già in recessione, qualche cifra arriverà dal Nber nei prossimi giorni,
anche se penso che, per dichiararla ufficialmente, si aspetterà la fine della
campagna elettorale. Comunque, poiché l'occupazione scende dal dicembre 2007,
entro fine anno al massimo saremo senza dubbio in recessione. Sarà peggio del
'91, una crisi a sua volta più pesante di quella del 2001. E il nuovo Governo
si insedierà a gennaio proprio quando l'effetto moltiplicatore dello shock si
sarà trasmesso chiaramente dalla finanza all'economia reale. Per questo
agiranno subito. E in modo massiccio. Per tornare a una crescita robusta appena
possibile. Ma non sarà semplice. E che cosa farà la Casa Bianca? Metterà mano
alla borsa e spenderà molto. Un presidente democratico, prevedo, con un
Congresso fortemente democratico, come sicuro, non avrà in pratica opposizione.
Gli Stati Uniti, con un debito pari a circa il 40% del Pil, si possono
permettere un balzo del deficit. Non abbiamo Maastricht. Poi Obama e il
Congresso vorranno rilanciare bene l'economia, anche per dimostrare le colpe dell'amministrazione
Bush e per assicurarsi la vittoria del 2012 e una lunga stagione democratica
anche oltre. Ma ce la faranno? Se, come credo, vincerà Obama, assisteremo a un
crescendo di dichiarazioni, analisi e ricostruzioni sul New Deal, per dire che
allora, alla fine, non fu fatto abbastanza. Ci sarà un vantaggio
"storico" in tutto questo, che finalmente la verità verrà chiarita
per tutti. Le misure di F.D. Roosevelt non furono sufficienti. Certo, vi furono
molte iniziative e riforme, alcune ben vive ancora oggi, ma la spesa non fu mai
adeguata a una politica di pieno impiego. Solo dopo l'occupazione nazista in
Francia, nel giugno del '40, la spesa venne lanciata. Il tasso trimestrale di
crescita più forte, pari al 18,1% su base annua come abbiamo ricostruito (i
dati ufficiali partono solo dal 1947), si registrò alla vigilia di Pearl
Harbour. C'era un esercito da costruire, il Pentagono da edificare e gli
inglesi da rifornire. E solo così, con la spesa pubblica massiccia che prima
era mancata, il New Deal mantenne le promesse. Siamo oggi nella Grande
Depressione? No, siamo nella Piccola Depressione, ma la spesa sarà subito
grande. Una scossa. E gli Stati Uniti usciranno per primi dalla recessione,
perché hanno un budget unico. L'Europa è troppo frammentata per poter dare –
anche se si allentassero i vincoli di Maastricht – una scossa di tale portata.
E l'Asia? Per la prima volta dagli anni 30 i cicli sono sincronizzati. La
recessione è globale e colpisce anche l'Asia. La Cina, dopo aver spinto molto sull'acceleratore prima delle Olimpiadi,
ora rallenta. Non era così all'epoca delle nostre recessioni del '91 e dell'82,
quando l'Europa stava meglio. Ora, nel mondo siamo tutti nella stessa barca.
Professor Gordon, quando prevede la ripresa? Ci vorrà tempo. Per ora
abbiamo incassato lo scoppio della bolla dell'edilizia residenziale privata. Il
contraccolpo per l'edilizia commerciale (uffici, shopping center, hotel,
depositi e altro) deve ancora farsi sentire. Siamo in un ciclo di smaltimento
di eccessi, dal debito all'edilizia. A Chicago, Donald Trump si ritrova con un
grattacielo mezzo vuoto. E il nuovo grattacielo di Calatrava, sul lungolago,
dovrà attendere la prossima ripresa economica. Non prevedo grandi progetti
privati per dieci anni. Non dimentichiamo che dal '29 al '50 la skyline delle
grandi città americane rimase immu-tata, con l'Empire State Building di New
York come unica eccezione. Questo dà la misura di quanto la nuova
amministrazione spingerà subito molto sull'acceleratore della spesa: per
spezzare un clima negativo. Comunque, prendendo come metro la necessità di
smaltire l'eccesso edilizio, credo che una vera ripresa ci potrà essere non
prima del 2010 e non oltre il 2012. E come verrà utilizzato il deficit?
Incentivi,opere pubbliche di vario genere e finalmente l'avvio di un'autentica
riforma sanitaria. A quel punto, come reagirà il dollaro? Non importa molto. Se
scende, esportiamo di più. E, poi, è evidente che è sempre richiesto sui
mercati internazionali. mario.margiocco@ilsole24ore.com I GRATTACIELI DESERTI
DI CHICAGO «Quello di Donald Trump è mezzo vuoto e Calatrava è fermo sul
lungolago» Accademico. Robert J. Gordon, economista della Northwestern
University di Evanston
( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: APPROFONDIMENTI data: 2008-10-26 - pag: 18 autore: Il contagio del
grande importatore L'Europa e i Paesi emergenti cercano un segnale Usa - E
intanto riparte il dollaro di Alessandro Merli C' era una volta il decoupling.
Si fosse trattato di un film, gli strilli delle locandine avrebbero recitato
"dagli stessi autori dei Bric", dalla fortunata sigla escogitata
dalla banca d'investimento Goldman Sachs per i quattro più grandi Paesi
emergenti (Brasile, Russia, India, Cina). Ma il decoupling, la teoria
secondo cui il resto del mondo e gli emergenti stessi avrebbero potuto
svezzarsi dalla dipendenza dall'economia americana non ha avuto, come molti
remake cinematografici, lo stesso successo dell'originale. Gli Stati Uniti sono
nel pieno di una brusca frenata, i loro mercati finanziari sono implosi e quasi
tutti gli altri Paesi li hanno accompagnati nel precipizio, in qualche
caso sopravanzandoli nella caduta. Questa settimana, la Gran Bretagna, le cui
difficoltà hanno molte somiglianze con quelle americane, dalla bolla del
settore immobiliare all'eccesso di sofisticazione della finanza, è stato il
primo dei grandi Paesi industriali ad ammettere ufficialmente di essere entrato
in recessione, per bocca del governatore della Banca d'Inghilterra, Mervyn
King. Secondo le ultime previsioni del Fondo monetario, pubblicate ai primi di
ottobre, ma formulate a settembre prima che la crisi finanziaria si aggravasse
ulteriormente, a cavallo fra il 2008 e il 2009 si troveranno nella stessa
situazione di crescita zero o sotto lo zero tutti gli altri Paesi del G-7, con
la possibile eccezione del Canada. Scavando fra le radici più profonde della
crisi, del resto, si trovano quegli squilibri globali che da anni venivano
definiti insostenibili e che alla fine hanno dimostrato di esserlo. Cioè, i
rapporti sbilanciati fra gli Stati Uniti e gli altri Paesi. Nel primo caso il
divario fra risparmi e investimenti generava l'enorme deficit delle partite
correnti. Viceversa nel resto del mondo, ma in particolare l'Asia, quella
sovrabbondanza di risparmio ben individuata dal presidente della Federal
Reserve, Ben Bernanke, fin dal 2005, ancora prima di assumere l'incarico, finiva
per esser canalizzata verso il finanziamento del debito americano e quindi per
contribuire in modo decisivo a comprimere i tassi d'interesse.Aiutando a
generare tuttigli eccessi di leva finanziaria e di indebitamento che si stanno
correggendo ora in modo violento e che continueremo a pagare per anni. La crisi
americana si è diffusa al resto del mondo in cerchi concentrici, partendo da
quei sistemi finanziari e quelle economie più strettamente interconnessi agli
Stati Uniti. Anzi tuttol'Europa,che per molto tempo,ancora dopo l'ultima estate
quando l'orizzonte si stava facendo veramente nero, vedeva i suoi politici
sostenere che la crisi era "made in America" e che da noi era
diverso. Salvo poi scoprire che c'erano le banche e altre istituzioni finanziarie
europee fra i più grossi acquirenti delle "scorie tossiche" generate
dalla nuova finanza. E che il sistema finanziario aveva bisogno della stessa
terapia d'urto invocata per quello americano. Semmai il merito europeo è
stato,sotto l'impulsodel primo ministro britannico Gordon Brown, quello di aver
capito prima degli americani che c'era bisogno di una soluzione
onnicomprensiva, che "blindasse" il sistema per questa fase di
panico, e non di una serie di interventi ad hoc che non servivano ad arginare
la prossima falla. è stato nella finanza e nel credito il primo impatto della
crisi "made in America"sull'Europa, ma le ripercussioni sull'economia
reale non hanno tardato a farsi sentire. Sui Paesi emergenti, la crisi è
esplosa a scoppio ritardato: quasi sorpresi dal fatto di non esserne per un
volta l'origine o le prime vittime, come di tutte le grandi crisi finanziarie
internazionali dell'ultimo quarto di secolo, i Governi dei Paesi emergenti
hanno pensato, ancor più a lungo degli europei, che forse stavolta potevano
schivarla. L'illusione siè dissolta presto in Russia, costretta a ripetute
chiusure della Borse e investita dal collasso del rublo, ma ben presto la
stessa amara consapevolezza si è diffusa agli altri. Le ultime due settimane
hanno registrato un balzo del rischio-Paese, ben più che raddoppiato, i crolli
delle Borse, la picchiata delle valute contro il dollaro, tanto da indurre
diverse banche centrali, dal Brasile al Messico, a interventi di sostegno dopo
anni in cui, invece, si comprava il dollaro debole. Negli ultimi anni, molti di
questi Paesi hanno lavorato duramente per ridurre le vulnerabilità messe a nudo
dalle crisi precedenti. E infatti l'onda d'urto della crisi ha investito più
pesantemente quelli che continuavano a contare sugli afflussi di capitali
esteri, dall'Islanda all'Ungheria ai Baltici. Sono questi i primi a essersi
dovuti rivolgere al Fondo monetario, a questo punto non più per evitare la
crisi, ma per tamponare il tracollo. Al contagio per via finanziaria si sommano
i fattori reali: un modello basato per molti di questi Paesi sull'aumento
continuo delle esportazioni, soprattutto verso gli Stati Uniti, «l'importatore
di ultima istanza dell'economia mondiale », non può non ritrovarsi in
sofferenza quando gli Usa accusano una brusca contrazione dei consumi. Il
crollo delle materie prime, a partire dal petrolio, dopo l'impennata degli anni
scorsi,ne è il sintomo più evidente e forse il singolo fattore di freno più
importante per molti Paesi emergenti. è dubbio che un grande mercato interno,
come quello di Cina e Brasile, basti a compensare del
tutto le perdite accusate su quelli esteri. Nella direzione opposta, è
probabile che l'Europa occidentale subisca l'impatto dei problemi, per esempio,
nell'Europa centrale e orientale, che ne erano divenuti mercati d'elezione per
l'export. Toccherà tuttavia ai Paesi emergenti fornire quasi tutto quel poco di
crescita che l'economia mondiale riuscirà a ottenere l'anno prossimo,visto che
il contributo delle grandi economie industriali risulterà pressoché azzerato.
In tutto questo, non può stupire la rivalutazione del dollaro, nonostante la
crisi sia nata in America e abbia avuto qui le sue manifestazioni più
clamorose. La valuta Usa resta un bene rifugio in tempi di netta avversione al
rischio, soprattutto quando le altre economie mostrano di non essere in grado
di far meglio, o senza, l'economia americana. Come le Borse aspettano spesso
l'imbeccata da Wall Street, anche al resto dell'economia mondiale toccherà
probabilmente attendere dagli Stati Uniti il primo segno dell'uscita dalla
recessione globale. alessandro.merli@ilsole24ore.com IL PARADOSSO VALUTARIO Il
biglietto verde mette in difficoltà i Paesi meno strutturati