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T ARTICOLI DEL 25-26 ottobre 2008#TOP
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Articoli
Cina (20)
Berlusconi dalla Cina: "Mai detto né pensato che
la Polizia debba entrare nelle scuole"
( da "AmericaOggi
Online" del 25-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: che parla dalla Cina dove è arrivato per il settimo summit euro-asiatico Asem - finiscono anche studenti e rettori delle Università italiane in rivolta. "Protestano? Ma se per l'Università addirittura ancora non è stato fatto niente...", osserva incredulo. "Se qualcuno va in piazza è perché gli piace andare in piazza - aggiunge polemico -
Nuovo
tonfo a Wall Street ( da "AmericaOggi Online"
del 25-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: incertezze attese in Cina sulla scia del rallentamento dell'economia globale. Lo scenario cupo, amplificato dalla stretta generale sul credito, si sta tra l'altro traducendo in un'apprensione crescente per la tenuta delle grandi aziende europee. Crescono a nuovi record, infatti, i credit default swap, gli strumenti cioé a copertura del rischio insolvenza delle grandi emissioni aziendali.
Crisi
Mutui. Vertice del G20 il 15 novembre a Washington
( da "AmericaOggi
Online" del 25-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Corea del Sud, Messico, Russia, Arabia Saudita, Sudafrica, Turchia, Regno Unito, Stati Uniti - più l'Unione Europea. Saranno inoltre presenti i responsabili di quattro istituzioni: il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, le Nazioni Unite e il Forum di Stabilità Finanziaria (
Auto,
Europa in emergenza ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 25-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: mentre in Cina e nei Paesi dell'Est si è registrata una contrazione rispettivamente del 4 e del 2% (sui nove mesi le vendite di Peugeot CitroËn in Cina sono calate del 6%). Streiff ha inoltre preannunciato una revisione del piano di taglio ai costi. Presentato dal manager l'anno scorso, prevedeva una riduzione del 30% per arrivare entro il 2010 ad un margine operativo del 5,
Abuso
di fiducia ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 25-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: che manca di unità e di nerbo politico, né la Cina, che per quanto in crescita strepitosa è pur sempre una potenza povera. Dunque, ci sarà un compromesso, e toccherà al G-20 di metà novembre delinearne la strada. Resta da governare la recessione innescata dal falò finanziario. Sulla medicina, non sono d'accordo con lei.
Tod's
rafforza il network Nuove boutique in India
( da "Sole
24 Ore, Il" del 25-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
29 dei quali
in Giappone e
L'Asia
crea un fondo da 80 miliardi di dollari
( da "Sole
24 Ore, Il" del 25-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Salvagente per Cina, Giappone, Corea e Paesi Asean L'Asia crea un fondo da 80 miliardi di dollari Luca Vinciguerra PECHINO. Dal nostro inviato L'Asia tenta una reazione congiunta contro la crisi finanziaria. Ieri, mentre le Borse d'Oriente si sgretolavano nuovamente sotto i colpi della valanga ribassista, i Governi dei Paesi membri del cosiddetto "
Casi
d'eccellenza ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 25-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: gran parte dei 3 miliardi di fatturato viene realizzato proprio in Cina, vendendo i divani ai nuovi ricchi cinesi e dei Paesi dell'Est,a partire dalla Russia. Per Hansa-Tmp (9 milioni di fatturato) la strada del successo è stata quella di incrociare produzione e commercializzazione: Wolfgang Fleischfresser e i suoi soci progettano componenti idraulici e producono pompe e motori,
Attenzione
al nazionalismo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 25-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: La Cina ha riserve per 1.800 miliardi di euro, l'Europa per 170. Che cosa potremmo mai fare di fronte a una tale potenza di fuoco?". Piacciono, invece, l'attivismo e la leadership mostrati sul fronte europeo e internazionale: "La formula dell'Eurogruppo dei capi di Stato e di Governo, al quale è stata associata la Gran Bretagna,
Le
mani sulle foreste: arriva lo stop della Ue
( da "Avvenire"
del 25-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: con la Cina in testa, il più grande importatore mondiale, insieme alla Russia che, secondo l'ultima indagine del Wwf, solo nel 2006 avrebbe importato 10,4 milioni di metri cubici di materiale 'sospetto'. Sarebbe la Finlandia, però, la porta verso l'Europa: è qui che il legno tagliato fraudolentemente diventerebbe polpa e carta per raggiunge tutti gli angoli del continente.
Diritti
umani in Cina la Ue fa la mossa giusta
( da "Avvenire"
del 25-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: 2008 IL PREMIO SAKHAROV AL DISSIDENTE HU Diritti umani in Cina la Ue fa la mossa giusta BERNARDO CERVELLERA I l Premio Sakharov che il Parlamento europeo ha deciso di consegnare all'attivista cristiano Hu Jia ( attualmente nelle prigioni di Pechino) ha un valore altissimo. Anzitutto, per la stessa personalità del vincitore.
Europa
e Asia insieme contro la crisi ( da "Avvenire"
del 25-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: asiatico segna il riavvicinamento tra Cina e Giappone a 30 anni dal sofferto trattato di pace. I contributi per gli 80 miliardi contributi saranno dati per l' 80% da Cina, Corea e Giappone, per il restante 20% dai paesi Asean. Inoltre, in attesa dell'incontro di metà dicembre a Fukuoka, le banche centrali dei vari paesi asiatici si incontreranno per decidere le misure da prendere.
Aria,
acqua e cibo: la Cina avvelenata Dietro il boom un disastro ambientale
( da "Unita,
L'" del 25-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Così le mille Qingtongxia di Cina continuano a dare il loro contributo alla distruzione ambientale, nel momento stesso in cui il piano quinquennale 2006-2010 fissa l'obiettivo di ridurre del 10% le emissioni di gas nocivi. Cibo contaminato. Aria irrespirabile. Acqua imbevibile.
Parla
Carlo Petrini, presidente di Slow Food e promotore della fondazione Terra Madre
rete mondiale dei produttori primari
( da "Unita,
L'" del 25-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: ingresso dei grandi giganti India e Cina nel mondo del consumo, soprattutto del grano, ha portato a una crescita dei prezzi... "Certo la domanda che aumenta provoca degli scossoni. Però io penso che il disastro maggiore l'ha creato la speculazione. Questa finanza canaglia, dopo aver speculato sulle case della povera gente e sul petrolio,
Fabbriche
chiuse bufera sul lavoro Gran Bretagna: pil negativo. Renault blocca la
produzione Chrysler licenzia un quarto dei suoi "colletti bianchi"
Berlusconi esclude la rottamazi ( da "Unita, L'"
del 25-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Dopo il sostegno alle banche - dicono gli industriali - serve una forte alimentazione di carattere finanziario alle imprese piccole, medie e grandi". Obiettivo, evitare che si fermi l'economia reale. Come? Dalla Cina è arrivata una prima, indiretta, risposta da Berlusconi che ha negato il ricorso alla rottamazione auto. Smentendo Scajola.
I
dieci paesi del sudest asiatico riuniti per un fondo di 80 miliardi di dollari
( da "AmericaOggi
Online" del 26-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Corea del Sud - si sono accordati per creare un fondo di 80 miliardi di dollari che servirà a proteggere il sistema del credito regionale. La misura è la più importante di un pacchetto di impegni presi dai paesi asiatici presenti al settimo vertice Asem, che vede riuniti 45 capi di governo dei due "vecchi continenti"
Il
panico ora si chiama recessione. Economia/Il calendario della crisi globale non
si è fermato ( da "AmericaOggi Online"
del 26-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Il mondo delle grandi potenze asiatiche (Cina, Giappone e Corea del Sud) che, riunite a Pechino per il vertice dell'Asean in un clima da incubo dopo che la piazza di Tokio era precipitata di quasi dieci punti in una sola seduta, hanno deciso l'istituzione di un fondo da 80 miliardi di dollari per cercare di proteggere se stesse dalla crisi.
Borse,
la cina attacca: "più controlli" - vittoria puledda
( da "Repubblica,
La" del 26-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: la Cina attacca: "Più controlli" Berlusconi: l'Fmi ha fallito. Barroso: confermati gli impegni sul clima Il summit Sarkozy: al vertice del G20 saranno prese "decisioni concrete, non si può solo parlare" E anche Bush ora chiede maggiore cooperazione: la crisi ha assunto dimensioni globali VITTORIA PULEDDA MILANO - Asia ed Europa unite contro la crisi finanziaria,
E
i fisici della sapienza scesero in trincea "così la ricerca fa crac"
- beppe sebaste ( da "Repubblica, La"
del 26-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: L'India e la Cina lo fanno, in futuro la scienza sarà cinese e indiana". Nicola Cabibbo, già presidente dell'Istituto di fisica nucleare, ora alla guida della Pontificia accademia delle scienze, non nasconde i suoi timori: "Siamo molto preoccupati di fronte a questi tagli indiscriminati.
"la
camorra è nell'alta moda" cento centrali del falso a napoli - antonio
corbo ( da "Repubblica, La"
del 26-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Napoli-Cina, che rapporto? "I cinesi comprano come me a Milano. In otto giorni il prodotto è in Cina, dopo 15 giorni in Italia già realizzato. Ma è scadente. Si riconosce. Gli italiani lavorano meglio. Non possiamo fare le confezioni, Fay e scarpe Hogan perché costerebbero troppo qui, sono articoli solo per i cinesi".
( da "AmericaOggi Online" del 25-10-2008)
Argomenti: Cina
24-10-2008 PECHINO.
Mentre in Italia la protesta degli studenti monta come un fiume in piena, da
Pechino Silvio Berlusconi prova ad arginare: "Mai detto né pensato che la
Polizia debba entrare nelle scuole". Ma non è un dietrofront, quello del premier,
che anzi ancora una volta punta il dito contro i mezzi di informazione, rei di
descrivere l'inesistente. Nessuna marcia indietro, dunque, perché esiste il
"dovere" del governo di tutelare il "diritto essenziale di
andare a scuola da parte di chi non vuole protestare". Nel mirino del
premier - che parla dalla Cina dove è
arrivato per il settimo summit euro-asiatico Asem - finiscono anche studenti e
rettori delle Università italiane in rivolta. "Protestano? Ma se per
l'Università addirittura ancora non è stato fatto niente...", osserva
incredulo. "Se qualcuno va in piazza è perché gli piace andare in piazza -
aggiunge polemico - A qualcuno piace la musica, a qualcuno piace
manifestare... Noi, in realtà, per ora abbiamo solo detto che ci saranno 5.500
corsi di laurea, qualcuno addirittura con uno studente solo". Ieri il
premier ha ammorbidito i toni. "Volete manifestare in piazza? Siete i
benvenuti, ma almeno non sparate bufale sul numero dei partecipanti, di solito
moltiplicato per 25". Berlusconi poi non dice più che le occupazioni non
saranno tollerate. Afferma invece di avere in mente "spiritosi"
metodi di "convincimento". "Se ci sarà chi vorrà occupare a
prescindere - prova a sorridere - con opportune azioni di convincimento, e ne
ho in mente qualcuna molto spiritosa, bisognerà garantire agli altri che
vogliono imparare la possibilità di non essere disturbati da costoro".
Quali possano essere questi metodi, il premier non vuole svelarlo. "Non lo
dico, altrimenti farei i titoli". Ancora all'attacco, invece, dei mezzi di
informazione con l'accusa di non essere obiettivi. "Accade di frequente,
anzi molto spesso che io non riesca a riconoscermi nelle situazioni che ho
vissuto da protagonista. Posso perciò parlare di un divorzio tra la realtà di
quanto da me vissuto e la realtà che raccontano i giornali". Così è stato
ieri, afferma, di fronte alla lettura dei quotidiani. "I titoli che ho
letto venendo qui, che parlano di Polizia nelle scuole, non sono condivisibili,
sono un divorzio dalla realtà - segna con la matita blu il premier - Io non ho
mai detto né pensato che la polizia debba entrare nelle scuole. Ho detto invece
che chi vuole è liberissimo di manifestare e protestare ma non può imporre a
chi non è della sua idea di rinunciare ad un suo diritto essenziale".
"Ho detto soltanto - precisa ancora Berlusconi - che lo Stato non è più
legittimato ad essere Stato, se non garantisce ai cittadini i propri diritti. E
io sento questo come un preciso dovere del governo. Con tutta la preoccupazione
e la necessaria 'leggerezza' che il caso richiede, non possiamo non intervenire
e sottrarci così al nostro dovere". Assolutamente "pretestuose"
sono quindi le polemiche da parte della sinistra "che ha preso la scuola a
pretesto per fare qualcosa che andasse contro al governo" e "protesta
oggi contro il maestro unico nello stesso modo in cui fece una battaglia quando
si introdusse la pluralità degli insegnanti". Quanto alle divisioni degli
avversari politici, il premier glissa. "Le cose sono lì - afferma -
Lasciamo a chi non ha incarichi di dare valutazioni. Noi vediamo quello che
succede, quando ci toccano reagiamo, ma non possiamo addossarci il diritto o la
responsabilità di tranciare giudizi o fare fotografie della situazione interna
alla sinistra. In casa d'altri io non sono mai entrato".
( da "AmericaOggi Online" del 25-10-2008)
Argomenti: Cina
23-10-2008 MILANO. Nuovo
crollo delle Borse di tutto il mondo, euro ai minimi da 20 mesi sul dollaro e
petrolio in brusca frenata. Lo spettro della recessione torna ad agitare i
mercati, pronti ora a calcolare e ricalcolare l'impatto della difficile
congiuntura economica atteso anche sugli utili aziendali, con massicce vendite
sull'azionario. Dopo un tonfo del 6,79% a Tokyo nel mattino, i listini europei
hanno mandato in fumo altri 270 miliardi di euro di capitalizzazione. E non è
andata a Wall Street che spinta al ribasso dai pessimi risultati di colossi
come Boeing, At&T, Merck ed Alcoa, ha chiuso in pesante rosso con il Dow
Jones che ha ceduto il 5,7%. Situazione in peggiora- mento anche in Sud
America, con l'Argentina è travolta da una crisi finanziaria che rievoca lo
spettro del default di sette anni fa. A rimarcare la gravità della situazione è
intervenuto ieri, tra gli altri, il governatore della Banca d'Inghilterra,
Mervyn King, sottolineando che il Paese probabilmente già si trova in
recessione. Per l'agenzia di valutazione Standard & Poor's anche Eurolandia
si trova in tali condizioni, visto che tutti i segnali parlano di una
contrazione economica dei Quindici che dal secondo trimestre si è trascinata
anche nel terzo. L'euro é sceso fino a 1,2743 dollari, toccando nuovi minimi
dall'aprile 2004, sulle attese che la Banca centrale europea taglierà i tassi
per reagire alla frenata dell'economia. Sulla Borsa di Madrid (-8,16%) il
contraccolpo è stato poi amplificato dalla crisi della Borsa argentina, dopo
che il presidente Cristina Fernandez de Kirchner ha annunciato un progetto di
legge per nazionalizzare il sistema dei fondi pensione privati innescando già
ieri un crollo della Borsa superiore al 10,99% (attorno alle 19 cede il 16,3%)
e apprensioni per un possibile nuovo default del Paese. A livello delle singole
aziende quotate, la situazione di incertezza nel Regno Unito ha innescato
vendite soprattutto sui bancari, con Royal Bank of Scotland in calo dell'11%,
Barclays del 6% e Prudential del 4,7%. Giù del 9% Bhp Billiton, dopo che il
colosso minerario ha parlato di persistenti incertezze
attese in Cina sulla scia del rallentamento dell'economia globale. Lo scenario
cupo, amplificato dalla stretta generale sul credito, si sta tra l'altro
traducendo in un'apprensione crescente per la tenuta delle grandi aziende
europee. Crescono a nuovi record, infatti, i credit default swap, gli strumenti
cioé a copertura del rischio insolvenza delle grandi emissioni aziendali.
Secondo i dati rilevati da JpMorgan Chase i contratti sul Markit iTraxx
Crossover Index delle 50 società a maggior rischio per i bond ad alto
rendimento hanno guadagnato 20 punti base a quota 790, dopo aver aperto ai
livelli record i 795. Anche Wall Street ha fatto i conti con la prospettiva di
una dura recessione, che sta mandando a picco soprattutto le quotazioni delle
materie prime e con il petrolio sceso a 67,5 dollari. Hanno perso così terreno
titoli come Exxon Mobil (-3,48 dollari a 68,02) o ConocoPhillips (-7,7% a 49,79
dollari), nonostante un utile trimestrale al di sopra delle attese.
Freeport-McMoRan ha ceduto invece il 9,9% anch'essa sul calo delle commodity.
Fra i tecnologici, vistoso il ribasso di SanDisk, che rotola, -4,33 dollari a
10,43. Il colosso sudcoreano Samsung ha infatti ritirato l'offerta da 26 dollari
per azione sul conto del maggiore produttore di memory card utilizzate nelle
camere digitali. Ed è crollato anche l'assicuratore sanitario Coventry Health
(-13,04 dollari a 15,46) dopo un utile trimestrale fortemente inferiore alle
attese.
( da "AmericaOggi Online" del 25-10-2008)
Argomenti: Cina
Di Crstiano Del
Riccio 23-10-2008 WASHINGTON. Nel giorno che ha visto un'altra caduta a picco
di Wall Street (Dow Jones ha perso il 5,69%, assestandosi a 8.519,21), gli
Stati Uniti hanno annunciato che il vertice mondiale per discutere la crisi
economica si terrà il 15 novembre nell'area di Washington con il formato del
G-20 con l'obiettivo di "esaminare i progressi fatti per fronteggiare
l'attuale crisi finanziaria" nonché per "approfondire una
comprensione comune delle sue cause". Il vertice è stato voluto con forza
da alcuni Paesi europei e la Casa Bianca, dopo qualche resistenza, ha accettato
l'idea anche se la riunione cadrà quando l'America avrà già un presidente
eletto, fatto destinato a condizionare l'operato del presidente George W. Bush
che, formalmente, sarà al timone ancora fino al 20 gennaio. La Casa Bianca non
ha saputo dire ieri, se al vertice prenderà parte anche il presidente eletto.
"Sono cose che ancora non sappiamo, non possiamo prendere decisioni per
altre persone - ha detto ieri il portavoce di Bush, Tony Fratto - È certo che
ogni input e idea del presidente eletto, in vista del vertice, sarà più che
benvenuta". I due candidati alla presidenza - Barack Obama e John McCain -
hanno espresso entrambi il loro sostegno alla iniziativa del vertice mondiale.
La Casa Bianca ha spiegato ieri il criterio seguito per gli inviti. Alcuni
paesi, come la Spagna, hanno già protestato con vigore per un meccanismo che la
esclude. "Abbiamo deciso di seguire un modello già esistente, quello del
G20, sorto dopo la crisi economica del 1999 - ha spiegato ieri Tony Fratto - È
un modello che include anche importanti Paesi emergenti e quindi ci sembra
adatto per una crisi che ha implicazioni globali". "Posso pensare
almeno una mezza dozzina di Paesi importanti che non figurano nel G20 e che
avrebbero sicuramente ogni ragione per partecipare al summit sulla base della
importanza della loro economia - ha detto il portavoce della Casa Bianca - ma
dovevamo tracciare una linea da qualche parte: un numero troppo alto di paesi
avrebbe rischiato di rendere difficile trovare una intesa". L'invito per
il summit è stato inviato a 19 paesi - Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Corea
del Sud, Messico, Russia, Arabia Saudita, Sudafrica, Turchia, Regno Unito,
Stati Uniti - più l'Unione Europea. Saranno inoltre presenti i responsabili di
quattro istituzioni: il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, le
Nazioni Unite e il Forum di Stabilità Finanziaria (che è guidato da
Mario Draghi). Il portavoce Fratto, durante un briefing al Foreign Press Center
di Washington, ha elogiato il "notevole" lavoro fatto da Draghi alla
guida del Forum per individuare "di iniziative volte a migliorare il
funzionamento dei mercati" e a rafforzarne la stabilità, sottolineando che
avrà un ruolo nelle discussioni previste nei prossimi mesi per trovare le
risposte da dare "per evitare che possa ripetersi un'altra crisi
finanziaria". Gli Stati Uniti considerano il vertice di metà novembre solo
il primo di una serie di incontri internazionali che cercheranno di individuare
le iniziative necessarie per restituire fiducia e stabilità ai mercati. Il
formato delle riunioni successive sarà deciso in futuro. Gli Stati Uniti sono
preoccupati per le "tendenze protezioniste" che sono emerse negli ultimi
tempi e intendono usare il vertice del 15 novembre per pigiare a fondo sul
pedale della libertà di commercio e di liberalizzazione degli investimenti. La
Casa Bianca appare meno entusiasta degli europei sul progetto già annunciato di
"riscrivere gli accordi di Bretton Woods" o "il libro delle
regole". "Gli accordi di Bretton Woods, nella forma originale, si
sono evoluti e modificati da tempo - ha sottolineato Fratto, che ha un passato
da economista - Per quanto riguarda l'idea di "riscrivere il libro"
delle regole, ma esiste veramente questo manuale? Io non l'ho mai trovato, in
tanti anni, e la materia un po'la conosco". Circa l'agenda del vertice,
con i francesi desiderosi di discutere temi scomodì per gli Usa come le riforme
delle norme sugli hedge funds o sui santuari bancari, la Casa Bianca ha detto
che si tratta di una "agenda aperta": "Ognuno potrà portare gli
argomenti e le idee che ritiene più importanti".
( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-25 - pag: 4 autore: Auto, Europa in
emergenza Peugeot taglia la produzione, Renault ferma le linee per due
settimane Attilio Geroni PARIGI. Dal nostro corrispondente è stata la giornata
nera dell'auto francese, come altre coinvolta dai contraccolpi economici della
crisi finanziaria. Sospensione della produzione per alleggerire gli stock in
presenza di un drastico calo della domanda, revisioni al ribasso degli utili,
prospettive fosche. Il gruppo Psa Peugeot CitroËn, secondo in Europa dietro
Volkswagen, ha cambiato in corsa praticamente tutti i suoi obiettivi.
"Abbiamo reagito rapidamente a questo collasso del mercato - ha detto in
un comunicato l'amministratore delegato Christian Streiff - poiché è vitale
posizionarsi correttamente per affrontare il 2009". Mentre in Svezia,
Volvo (-14,25% in Borsa) ha registrato nel terzo trimestre del 2008 risultati
in deciso calo, l'utile netto è sceso del 36,5% a 2 miliardi di corone svedesi
(circa 201,2 milioni di euro), ed ha rivisto al ribasso le stime di crescita
del mercato europeo dei veicoli pesanti. Tornando a Peugeot, che ieri ha
incassato da S&P la revisione dell'outlook a negativo da positivo, con il
rating confermato a BBB+ per il lungo periodo, è scivolata dell'1,51%. Il
gruppo, peraltro,da qui alla fine dell'anno prevede una produzione del 30%
inferiore rispetto alle stime originarie, il che implicherà giorni di cassa
integrazione in quasi tutti gli impianti europei del gruppo. Rivista al ribasso
anche la previsione del margine operativo: sarà intorno all'1,3% e non più del
3,5%. Correzione in negativo anche per le vendite, per le quali si attende a
livello mondiale un calo del 3,5% a fronte di una stima di crescita del 5%.
Quanto al 2009, Streiff ha sottolineato che è ancora presto per fornire
indicazioni attendibili rinviando tutti all'appuntamento con i risultati
annuali, che saranno pubblicati in febbraio. Il gruppo prevede per il mercato
automobilistico nel suo complesso un calo compreso tra il 10 e il 12%l'anno
prossimo in Europa. Notizie dello stesso tenore sono arrivate anche da Renault,
che è scesa del 12,55% sulla scia anche del downgrade di S&P: il giudizio
sul merito di credito è sceso a BBB da BBB+. La casa automobilistica ieri ha
confermato le indiscrezioni del Figaro sulla chiusura per una o due settimane,
a partire dalla prossima, degli impianti in Francia. Come per i colleghi di
Peugeot CitroËn comincia per loro la cassa integrazione, definita in Francia
secondo il termine di chÔmage tecnique, disoccupazione tecnica o parziale, che
permette ad un'azienda di mantenere ilivellioccupazionali riducendo
temporaneamente gli orari di tutti o parte dei dipendenti. Il dispositivo è in
parte finanziato dallo Stato. Peugeot ha rivelato ieri un altro punto debole
dell'industria dell'auto per i prossimi mesi e cioè il forte rallentamento che
si sta già registrando nelle economie emergenti. Negli ultimi anni erano state
proprio Cina, India, Russia e Brasile a compensare il
ristagno delle vendite nei mercati maturi dell'Europa o del Nordamerica. In
frenata, nel terzo trimestre, vi sono però proprio Russia, Brasile e Argentina,
hanno detto i manager del colosso francese, mentre in Cina e nei Paesi dell'Est si è registrata una contrazione
rispettivamente del 4 e del 2% (sui nove mesi le vendite di Peugeot CitroËn in Cina sono calate del 6%). Streiff ha inoltre preannunciato una
revisione del piano di taglio ai costi. Presentato dal manager l'anno scorso,
prevedeva una riduzione del 30% per arrivare entro il 2010 ad un margine
operativo del 5,5%. I sindacati temono che l'annuncio di queste prime
sospensioni della produzione possa preludere a riduzioni vere e proprie degli
organici. L'impatto sociale sarebbe molto forte. Per numero di
occupati,l'industria dell'auto francese è la seconda in Europa dopo quella
tedesca. Dà lavoro, direttamente o indirettamente, a circa il 10% della
popolazione attiva occupando in tutto due milioni e mezzo di addetti. Per il
momento Nicolas Sarkozy non ha annunciato alcuna misura di sostegno ad hoc per
il settore, ma non è escluso che nei prossimi giorni possa essere presentato un
piano. Al momento le priorità sono trasversali: dopo aver ricapitalizzato gli istituti
di credito e impostato uno schema di garanzie per permettere loro di
rifinanziarsi sul mercato interbancario, le autorità francesi stanno facendo di
tutto affinché la liquidità torni in circolo nel sistema economico (imprese e
famiglie). DALLA FRANCIA ALLA SVEZIA Il gruppo Psa ridurrà l'output del 30% e
con la concorrente nazionale è nel mirino delle società di rating Crolla
l'utile netto Volvo.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-10-25 - pag: 16 autore: Abuso di
fiducia Questa crisi è stata provocata da un aumento sfrenato del credito
(quindi della moneta), e cioè dall'abbattimento dei tassi d'interesse. Ora
assistiamo a un copione che si poteva evitare, con il restringimento del
credito, la diminuzione degli utili delle imprese e le spinte deflazionistiche.
Tutto ciò non deve essere contrastato. Non si deve perpetuare quella folle
politica dell'abbondanza di credito, che sarebbe altrimenti pagata a un prezzo
ancora maggiore in futuro. Non si devono incoraggiare i consumi, altrimenti si
prolungherà la crisi e la si acutizzerà. Solo aumentando il risparmio i tassi
d'interesse potranno stabilizzarsi su valori naturalmente "bassi" e
permettere la ripresa. Massimo Bassetti I l sugo degli accordi di Bretton Woods
fu di stabilire che il dollaro sarebbe stato la pietra angolare di un sistema
di liberi scambi. Gli Stati Uniti avrebbero avuto –e hanno avuto – il
privilegio di battere moneta e di signoraggio. Fino a un certo punto – agosto
1971 – quella moneta ebbe un rapporto fisso con l'oro. Dopo, il suo valore
visse sulla fiducia internazionale. Gli americani ne hanno abusato; e non
intendono pagare il conto fino in fondo. Il nocciolo della questione ora è
questo: gli Stati Uniti si sono dimostrati infidi. Ma non c'è nessuno che abbia
la forza per prenderne il posto. Non l'Europa, che manca di
unità e di nerbo politico, né la Cina, che per
quanto in crescita strepitosa è pur sempre una potenza povera. Dunque, ci sarà
un compromesso, e toccherà al G-20 di metà novembre delinearne la strada. Resta
da governare la recessione innescata dal falò finanziario. Sulla medicina, non
sono d'accordo con lei. Di risparmio si può anche morire, e la
recessione può diventare Depressione, più o meno larga e lunga nel tempo.
Bisogna guarire dall'infarto del credito. In fretta: in modo che le imprese
seguitino a produrre e le famiglie a consumare. Speriamo. - Morti sul lavoro è
un Paese davvero strano il nostro: ogni giorno, mediamente, tre lavoratori non
fanno più ritorno a casa, perché muoiono sul posto di lavoro, spesso per la
mancanza delle minime norme di sicurezza, ma nessuno fa nulla di concreto per
far sì che questa situazione cambi. In compenso, però, si fanno tante parole.
Marco Bazzoni email Auto blu e ricercatori Un auto blu con il relativo autista
costa sicuramente più di un ricercatore universitario. Ma per semplicità
equipariamo i costi. Che osa significherebbe togliere le auto blu e aumentare i
ricercatori? Semplice, un futuro per il nostro Paese in un ambiente pulito.
Solo l'Italia dello spreco si può permettere migliaia di autisti nelle piazzea
fare niente mentre aspettano ministri, sottosegretari, onorevoli, portaborse,
persone al soldo della politica con relative auto pagate con le nostre tasse e
non soggette a nessun controllo, mentre i laboratori di ricerca necessari per
lo sviluppo e il futuro dell'Italia sono vuoti o non esistono nemmeno. Agostino
De Zulian Varese Rimborsi di Stato Prima di parlare di aiuti di Stato rivolti
ad affrontare la crisi economica che incomincia a farsi sentire, è stato
giustamente osservato che lo Stato deve provvedere a pagare i propri fornitori
alle scadenze pattuite, rinunciando a rinvii sine die. Ma le inadempienze
finanziarie dello Stato sono anche altre. Lo Stato deve rimborsare i crediti
fiscali delle aziende scaduti da tempo, e disincagliare quelli che giacciono
presso le Commissioni Provinciali delle Finanze in attesa di giudizio. Bruno
Mardegan email.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-10-25 - pag: 41 autore: Lusso. Il gruppo
rilancia gli investimenti: aperture a Nuova Delhi, Bangalore e Mumbai Tod's
rafforza il network Nuove boutique in India Diego Della Valle: "è uno dei
Paesi su cui puntiamo per lo sviluppo" Giulia Crivelli MILANO Solo la Cina,per ora,è riuscita a oscurare l'India in fatto di
crescita del Pil e rapidità di sviluppo urbano, industriale e tecnologico. Ma è
comunque sui due giganti asiatici che le aziende europee – in particolare
quelle della moda e del lusso – devono investire, sforzandosi di pensare sempre
a medio-lungo termine, senza farsi travolgere dal difficile momento dei mercati
finanziari (Borsa indiana compresa). è la strategia scelta dal gruppo Tod's,
che giovedì seraha festeggiato all'Emporio Mall di New Delhi la recente
apertura di tre boutique in India (oltre a New Delhi, Bangalore e Mumbai), in
cui sono in vendita le collezioni complete di scarpe, borse, articoli di
piccola pelletteria e altri accessori, da uomo e da donna, del marchio
principale del gruppo guidato da Diego Della Valle (in portafoglio ci sono
anche Hogan, Fay, e Roger Vivier). "Tra i Paesi emergenti l'India è uno di
quelli che si sta sviluppando più velocemente nel settore del lusso – ha spiegato
a Mumbai Diego Della Valle, presidente del gruppo Tod's –, per tanto è uno dei
Paesi su cui puntare per la nostra strategia di crescita. Crediamo che, visto
il gusto raffinato della clientela indiana, i nostri prodotti saranno
apprezzati e richiesti". Lo sviluppo retail è strategico per il gruppo
Tod's,anche nei mercati più maturi, come quello europeo e italiano. In via
Montenapoleone, a Milano, è stato appena riaperto il flagship store Hogan ( con
metratura raddoppiata) e martedì 28 ottobre verrà inaugurato a Roma il primo
monomarca Fay. Nel 2008 la rete distributiva globale del gruppo ha continuato a
crescere: in Europa i Dos (Directly owned stores, negozi di proprietà) sono
oggi 36, cui se ne aggiungono
( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-25 - pag: 7 autore: Salvagente
per Cina, Giappone, Corea e Paesi Asean L'Asia crea un fondo da 80 miliardi
di dollari Luca Vinciguerra PECHINO. Dal nostro inviato L'Asia tenta una
reazione congiunta contro la crisi finanziaria. Ieri, mentre le Borse d'Oriente
si sgretolavano nuovamente sotto i colpi della valanga ribassista, i Governi
dei Paesi membri del cosiddetto "Asean +3" (l'Associazione che
raggruppa le nazioni del Sudest asiatico più Cina,
Giappone e Corea) hanno deciso di costituire un fondo da 80 miliardi di dollari
per ammortizzare gli eventuali contraccolpi della crisi finanziaria internazionale
sulle economie del continente. I membri dell'Asean hanno annunciato la
creazione di un paracadute anticrisi al termine di una riunione straordinaria
indetta ieri mattina poco prima dell'apertura dei lavori di un altro vertice:
l'Asem, il tavolo di confronto tra 27 nazioni dell'Unione Europea e 16 Paesi
asiatici, che è cominciato a Pechino. Con la montagna d'insolvenze che rischia
di soffocare la finanza mondiale, un fondo da 80 miliardi di dollari forse non
è una gran cosa. Ma quello che conta è il segnale:l'Asia,che dopo essere stata
solo lambita dal ciclone dei mutui subprime partito da Wall Street ora sta
assistendo impotente al tracollo delle Borse, non intende muoversi in ordine
sparso, come accadde dieci anni fa, ma vuole opporre un fronte comune alla
crisi finanziaria. Con questo spirito, i capi di Stato di Cina,
Giappone e Corea del Sud hanno deciso di convocare un vertice a tre che si
svolgerà ai primi di dicembre a Fukuoka. Nonostante le difficoltà del momento,
che all'improvviso hanno riportato Tigri e Dragoni del Far East ai tempi bui
della crisi del 1998, al vertice Asem i leader asiatici hanno lanciato un
messaggio incoraggiante alle loro controparti europee. "Nonostante il
crollo della Borsa, l'economia giapponese non naviga in cattive acque", ha
detto il primo ministro nipponico, Taro Aso. "Sebbene la crisi finanziaria
mondiale abbia notevolmente accresciuto le incertezze e i fattori d'instabilità
nello sviluppo economico del nostro Paese, i fondamentali dell'economia cinese
non sono cambiati", gli ha fatto eco il presidente cinese Hu Jintao. Ma
dietro le parole rassicuranti dei leader asiatici si cela una nuova
consapevolezza: il tracollo dei mercati internazionali avrà ripercussioni
pesanti sull'economia. è solo questione di tempo, e il calo dei consumi negli
Stati Uniti, in Europa, in Giappone e in Sud America si farà sentire sulle
esportazioni del Far East. Con tutto ciò che ne consegue: chiusura di
fabbriche, bancarotte, disoccupazione. Fu proprio questo circolo vizioso (ma
l'origine era diversa) a fare esplodere l'Indonesia dieci anni fa. Ecco perché
oggi in Asia non c'è capo di Stato che non sia preoccupato per il potenziale
impatto economico e sociale della crisi finanziaria. E l'Europa? Ieri, a
Pechino, per i leader del Vecchio Continente è stato il giorno del disincanto.
Le parole sì rassicuranti, ma pronunciate senza troppo convinzione dai grandi
dell'Asia, proprio mentre le Borse del Continente s'inabissavano, hanno tolto
all'Europa una falsa certezza: che le economie dei Paesi emergenti, cresciute
in modo forsennato negli ultimi anni, potessero fare da salvagente alla
congiuntura mondiale. Una congiuntura che "sta molto male", ha
ammesso Nicolas Sarkozy, presente al vertice Asem nel doppio ruolo di
presidente di turno dell'Unione Europea e di capo di Stato francese. Per questo
motivo, i due continenti devono costituire un "fronte comune di iniziative
" in vista della riunione del G-
( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIE E IMPRESE data: 2008-10-25 - pag: 21 autore: Casi
d'eccellenza. Il Maglificio Alessandra, il gruppo Mancini Imas, la Cornelio
Cappellini, l'Hansa-Tmp e l'Hotel Royal Terme Aziende leader senza aiuti
pubblici BOLOGNA Dal nostro inviato Tutto da soli, senza aiuti pubblici, senza
poter contare sull'Ice o sugli altri enti che devonosostenere l'internazionalizzazione.
A guardare i loro bilanci, il fatturato all'estero è almeno la metà del giro
d'affari.Sono in cinque sul palco: piccoli imprenditori dei settori tipici del
made in Italy, che raccontano la loro storia e che alla fine si sono meritati
la maglietta della "nazionale export" azzurra (con il numero 10).
Casi emblematici del titolo del convegno della Piccola industria di
Confindustria, che si è aperto ieri a Bologna: "(Ri)Nati per
esportare". è stato l'export la carta vincente di quest'ultimo periodo, in
un'Italia dove la domanda interna è ferma da tempo. A rompere il ghiaccio è
Alessandra Pegorer, fondatrice del Maglificio Alessandra di Treviso. Tutto
prodotto in Italia e venduto per il 40% all'estero (4 milioni di fatturato).
"Credevo di essere un esempio virtuoso, ora mi sto ricredendo ", dice
la Pegorer. L'Irap, osserva, penalizza chi ha più occupati, la Ue non ha
sufficientemente tutelato le imprese dalla contraffazione, l'Ice organizza le
missioni all'estero durante le campagne vendita o mentre ci sono le sfilate
delle collezioni. La Pegorer ha partecipato a una missione, anni fa: "Ho
visitato una fabbrica di cioccolatini e una di mattoni di vetro".
Nonostante ciò, esporta in Giappone, Taiwan, Russia, Paesi Arabi, mercati che
hanno sostituito gli Usa, dopo la crisi del 2001. Ma ora si prospetta un altro
rischio: "Non trovo modelliste". E forse dovrà delocalizzare la
produzione, "stravolgendo il prodotto". Si organizza la formazione in
proprio Mario Mancini, numero uno del Gruppo Mancini Imas, che produce impianti
per la lavorazione e trasformazione delle carni. La sede della capogruppo è ad
Ascoli Piceno. Ma altri stabilimenti sono in Colombia e in Romania. Per entrare
nel mercato romeno, Mancini ci ha messo quattro anni. "Dovevo superare la
loro diffidenza. Hanno come riferimento i tedeschi ", racconta. Oggi ha 14
contratti. La carta vincente? Portare i clienti a vedere, in Italia, gli
stabilimenti, facendo visitare anche gli impianti realizzati dieci anni fa, a
riprova dell'affidabilità del prodotto. Soggiorni che hanno avuto un costo
consistente ma su cui, racconta Mancini, non ha potuto usufruire di nessun
beneficio fiscale. Dalle carni ai divani: difficile innovare su un prodotto
come gli imbottiti. Ma alla Cornelio Cappellini ci sono riusciti. Negli anni
90, racconta Franco Cornelio, figlio del fondatore,l'azienda vendeva
soprattutto negli Stati Uniti. Poi il crollo, per l'invasione dei mobili
cinesi. "Abbiamo deciso di cambiare del tutto il prodotto, legandolo alla
moda e puntando sul lusso". Ora gran parte dei 3
miliardi di fatturato viene realizzato proprio in Cina, vendendo i
divani ai nuovi ricchi cinesi e dei Paesi dell'Est,a partire dalla Russia. Per
Hansa-Tmp (9 milioni di fatturato) la strada del successo è stata quella di
incrociare produzione e commercializzazione: Wolfgang Fleischfresser e i suoi
soci progettano componenti idraulici e producono pompe e motori, sempre
nel settore idraulico. Acquistano l'80%dei componenti da piccole e medie
imprese ( il 20% è produzione autonoma) che lavorano soprattutto in
Emilia-Romagna e non hanno la forza di andare all'estero da sole, vendendo
oltreconfine, nel Centro Europa e in Nord America. Giuseppe Costanzo, numero
uno di Hotel Royal Terme, proprietario di alcuni alberghi ad Ischia, è riuscito
a sfidare i tedeschi e i loro tour operator, imponendosi in Germania, con una
sua società, la IschiaTourist GmbH.L'idea forte è stata un'organizzazione che
cura il turista da casa all'albergo e viceversa. Solo una volta si è rivolto
alla sede regionale dell'Enit per una campagna promozionale in Germania:
"Pensavamo a Trapattoni, Sophia Loren. Ci proponevano i politici locali:
abbiamo lasciato perdere". N.P.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-25 - pag: 8 autore: Parigi. A colloquio
con l'economista Baverez "Attenzione al nazionalismo" Attilio Geroni
PARIGI. Dal nostro corrispondente Il ritorno (in forze) dello Stato francese
nell'economia è una sorpresa soltanto per chi non si ricorda che cosa andava
predicando Nicolas Sarkozy in campagna elettorale, nella primavera del 2006, e
quanto aveva fatto vedere in qualità di ministro delle Finanze ancora un paio
d'anni prima. Già allora non era solo l'uomo che invocava la detassazione degli
straordinari per smantellare le 35 ore. Diceva che bisognava proteggere la
Francia dagli eccessi della globalizzazione e che l'Europa doveva dotarsi di una
politica industriale coerente per combattere il dumping economico, fiscale e
ambientale delle grandi economie emergenti. Pilotava da Bercy, e in aperta
polemica con la Commissione Ue, il salvataggio di Alstom. "Una certa
musica protezionista e dirigista- ammette Nicolas Baverez, 47 anni, economista
e storico, appartenente alla cerchia ristretta dei consiglieri informali del
presidente - la si poteva già ascoltare in alcuni suoi discorsi elettorali, ma
la parte più importante del suo programma, e dell'avvio delle riforme,era
animata da una volontà politica liberale, con la quale ha voluto ricostituire
un'offerta produttiva. La crisi finanziaria, e ora quella economica, hanno
completamente rimescolato le carte. Sarebbe stato irresponsabile non cambiare strategia".
Assoluzione con formula piena, dunque, per la svolta statalista, dopo aver
promesso un mondo in cui chi lavorava di più avrebbe automaticamente guadagnato
di più? No, nessuna assoluzione piena da parte di Baverez, ma nemmeno condanne.
Solo alcuni importanti distinguo che permettono di cogliere il meglio (e il
peggio) del nuovo paradigma economico di Sarkozy. Le riserve più forti le
esprime sulla creazione del fondo sovrano per evitare che le aziende
strategiche finiscano in mani indesiderate: "Visto che per il momento è
l'iniziativa di un solo Paese, rischia di essere una semplice misura
protezionistica. E dal protezionismo al nazionalismo economico il passo è
breve. Poi, per dotarsi di un vero fondo sovrano servono eccedenze: di
bilancio, di surplus commerciale e/o abbondanti riserve valutarie. La Cina ha riserve per 1.800 miliardi di euro, l'Europa per 170. Che
cosa potremmo mai fare di fronte a una tale potenza di fuoco?". Piacciono,
invece, l'attivismo e la leadership mostrati sul fronte europeo e
internazionale: "La formula dell'Eurogruppo dei capi di Stato e di
Governo, al quale è stata associata la Gran Bretagna, è stata non solo
un'idea originale, brillante, ma anche efficace". Nel nuovo mondo in cui
gli eccessi della finanza rischiano di contagiare la credibilità stessa del
capitalismo, un'azione come quella intrapresa giovedì dal capo di Stato è
comunque meglio di qualsiasi inerzia. E la mescolanza di generi, tanto cara a
Sarkozy, aiuta Baverez a discernere gli ingredienti della ricetta economica
enunciata: "è un misto tra de Gaulle, Keynes, e Roosvelt. Il primo, per
l'idea di un'economia diretta da uno Stato che investe nei settori strategici.
Keynes, per il modo in cui viene mobilizzata la spesa pubblica. Infine il New
Deal, dove la politica torna a regolare un mercato ormai incapace di
funzionare". attilio.geroni@ilsole24ore.com IL MONITO "Se il fondo
sovrano resta un'iniziativa solo francese si rischia il protezionismo E il
passo verso lo statalismo economico è breve" Nicolas Baverez ha 47 anni
REA.
( da "Avvenire" del 25-10-2008)
Argomenti: Cina
POLITICA 25-10-2008 Le
mani sulle foreste: arriva lo stop della Ue DI ELENA L. PASQUINI L a foresta
ferita, preziosi ecosistemi minacciati, il riscaldamento del globo, popolazioni
indigene in pericolo, violenza e guerra: può esservi tutto questo dietro
mobili, pavimenti in parquet, oggetti di uso quotidiano. Soprattutto, può
esservi il commercio illegale del legno, un commercio spietato che "in
termini di vite distrutte produce un danno probabilmente superiore a quello del
mercato della droga ed incide sull'esistenza di un quarto della popolazione del
mondo", secondo il dipartimento per lo Sviluppo internazionale della Gran
Bretagna. Se il 30% delle terre emerse è coperto da foreste, ogni anno ne
vengono distrutti circa 13 milioni di ettari. "Quando scompare una foresta,
scompare anche un microambiente vegetale e animale, con conseguenze disastrose
e irreversibili. Queste preziose risorse svolgono inoltre un ruolo fondamentale
nel controllo del cambiamento climatico" , ha detto il commissario per
l'Ambiente Stavros Dimas, presentando le proposte della Commissione europea per
arginare il fenomeno del commercio illegale di legame. "È indispensabile
inviare un messaggio fermo ai fornitori che sottolinei la completa
indisponibilità del mercato comunitario verso qualunque tipo di legname e
prodotto derivato di provenienza illecita ", ovvero ottenuto in violazione
delle leggi nazionali, sfruttando oltre i limiti consentiti le foreste,
tagliando alberi protetti o in aree vincolate. Nel 2005, 512 milioni di metri
cubici di legno sono stati scambiati sul mercato Ue, di cui 142 milioni
importati. Difficile valutare la percen- tuale di legname illecito: intorno al
19%, secondo stime comunitarie. Un mercato che garantisce alti profitti, legato
a doppio filo alle organizzazioni criminali di mezzo mondo. "In alcune
aree siamo arrivati a un livello tale da minare lo Stato, i principi
democratici ed i diritti umani, seriamente violati in molte regioni quando le
popolazioni indigene tentano di resistere agli interessi delle aziende",
sottolinea l'Europa. In Brasile, l'emergenza Amazzonia non cessa. Sebbene il
taglio venga oggi consentito solo in alcune aree e, dal 2003, il commercio del
mogano sia bandito ufficialmente, secondo i dati raccolti dalla Commissione
d'inchiesta del Parlamento brasiliano, ancora recentemente l'80% del legame
prodotto nel Paese era di origine illegale. "Continua lungo la frontiera
l'aggressione delle compagnie peruviane, in una zona che è l'ultimo rifugio per
molte tribù. Vediamo i tronchi trasportati lungo il fiume", ha denunciato
Marcio Meira, a capo dell'agenzia governativa per gli affari indigeni. In
Colombia, la percentuale del commercio illegale va dall'80 al 90%, legname
contrabbandato, di nuovo, in Brasile e poi in Perù. In Paraguay, recenti
immagini satellitari hanno documentato lo scempio che alcune imprese brasiliane
hanno fatto della foresta abitata dagli Ayoreo-Totobiegosode, gli unici
indigeni che non hanno contatti con l'esterno al di fuori dell'Amazzonia. Ma
non c'è solo il Sudamerica. In Africa dalla Costa d'Avorio al bacino del Congo
il commercio del legno contribuisce a sostenere i conflitti che insanguinano il
continente e fornisce il denaro con cui si finanzia la guerra. Ed è con le armi
che si controllano, di nuovo, le foreste. Una spirale devastante che ha
costretto l'Onu, nel
( da "Avvenire" del 25-10-2008)
Argomenti: Cina
POLITICA 25-10-2008 IL PREMIO SAKHAROV AL DISSIDENTE HU Diritti umani in Cina la Ue fa la mossa giusta BERNARDO CERVELLERA I l Premio Sakharov
che il Parlamento europeo ha deciso di consegnare all'attivista cristiano Hu
Jia ( attualmente nelle prigioni di Pechino) ha un valore altissimo. Anzitutto,
per la stessa personalità del vincitore. Hu è noto per la sua lotta a
favore dei malati di Aids ( il cui numero in Cina è
"un segreto di Stato" ), ma soprattutto perché egli è divenuto una
sorta di punto di riferimento della dissidenza non violenta: quando era libero,
ha raccolto documentazione, messo in contatto contadini espropriati di terre
con avvocati volenterosi; ha inviato ai media internazionali e alle ambasciate
materiale sulle violazioni dei diritti umani commesse dal Partito comunista; e,
più recentemente, ha difeso i cittadini di Pechino le cui case sono state
espropriate per preparare le Olimpiadi. Hu è divenuto il tessitore di una rete
che abbraccia tutte le situazioni di ingiustizia e di impegno democratico in Cina, sfidando il potere che invece tenta di reprimere e
soffocare ogni rivolta e ogni critica a livello locale, prima che si diffondano
a livello nazionale. Da tempo controllato dalla polizia giorno e notte, è stato
arrestato nel dicembre 2007 e condannato in aprile a 3 anni e mezzo di
prigione, per "attività sovversiva" . Sua moglie Zeng Jinyan e la
loro figlia di pochi mesi sono agli arresti domiciliari, spesso impossibilitate
anche a fare una passeggiata o la spesa. Agli occhi di Pechino Hu è "un
criminale" e per questo ha fatto di tutto perché non venisse insignito del
Premio Nobel per la Pace ( cui era candidato), minacciando poi l'Unione europea
di "pesanti conseguenze" se gli avesse conferito il Premio Sakharov.
Il governo di Pechino ha affermato che l'onorificenza è "un'offesa al
popolo cinese" . I maggiori dissidenti, da Bao Tong a Gao Yaojie, hanno
salutato l'attribuzione come "un forte incoraggiamento a chiunque lotti
per la libertà e i diritti umani in Cina" . Il
valore del Premio sta anche nel fatto che è forse la prima volta che l'Unione
europea dà un segno di apprezzamento a un dissidente della quarta generazione,
quella del boom economico cinese. Dopo il massacro di Tiananmen e l'embargo
sulle armi tecnologiche, l'Europa ha infatti posto i diritti umani all'ultimo
posto nell'agenda dei rapporti con il gigante asiatico, divenuto un partner
commerciale troppo importante. Per questo, a differenza degli Stati Uniti, non
ha mai chiesto, se non in modo generico, maggiore democrazia e libertà per gli
attivisti cinesi. La quarta generazione della dissidenza usa Internet, cerca le
vie legali per combattere le ingiustizie, unisce rivendicazioni a impegno
culturale e riflessione, scoprendo la fede cristiana come fondamento delle
proprie rivendicazioni. Proprio ciò di cui Pechino ha paura: che si saldi un
unico movimento di dissidenza e che esso si unisca ai movimenti religiosi. Ma
senza dialogo con questi movimenti, in Cina c'è il
rischio di un'implosione e di una guerra civile, che possono distruggere la
forza economica acquisita. Appoggiare la dissidenza e valorizzarla come
interlocutore del regime è una scelta lungimirante in funzione della stabilità
del Paese. Non è un caso che il Premio sia stato dato ad Hu Jia proprio alla
vigilia dell'incontro Europa- Asia a Pechino, dove circa 50 capi di governo
dell'Europa e del continente asiatico prima fra tutti la Cina
discutono di interventi per salvare il sistema finanziario mondiale. Forse
l'Europa ha scoperto che difendere i diritti umani stabilizza l'economia prima
e meglio di qualunque operazione di credito.
( da "Avvenire" del 25-10-2008)
Argomenti: Cina
ECONOMIA 25-10-2008
Europa e Asia insieme contro la crisi DA BANGKOK STEFANO VECCHIA I n una giornata
che ha visto le borse asiatiche scendere drasticamente, nel vertice Asem (
Asia- Europe Meeting) che oggi chiuderà i lavori a Pechino, alcuni tra i
maggiori Paesi del continente asiatico hanno raggiunto un obiettivo ritenuto
essenziale nell'attuale congiuntura. Ai margini dell'incontro dei 43 paesi
Asem, i capi di stato e di governo di Cina, Corea del
Sud, Giappone e i dieci membri dell'Associazione delle Nazioni del Sud- Est (
tra cui Indonesia, Singapore Thailandia e Filippine) hanno concretizzato il
progetto elaborato lo scorso maggio di un fondo anticrisi di 80 miliardi di
dollari. Una boccata d'ossigeno per una parte del continente, ma
complessivamente un forte senso di urgenza ha ispirato gli incontri di ieri a
Pechino. Il presidente della Commissione europea, Barroso, ha espresso
chiaramente il pensiero dei partecipanti: "Una crisi come quella in corso
richiede un livello senza precedenti di coordinamento. Semplicemente, o
restiamo a galla insieme o affondiamo insieme" . Per rendere efficaci interventi
proposti o in via di definizione, come sottolineato sia dal presidente francese
Sarkozy, sia dal portavoce del ministero degli Esteri cinese, occorre procedere
con una riforma delle strutture finanziarie globali, in previsione di ulteriori
contraccolpi sulle economie asiatiche previsti nei prossimi mesi. "Non
possiamo pensare che tutto ciò venga superato presto ha detto il
vicegovernatore della Banca di Cina, Zhu Min,
commentando i lavori del Vertice è fondamentale per i paesi asiatici impedire
che la crisi bancaria diventi una crisi valutaria. Quello in arrivo sarà un
inverno lungo e rigido" . Il fondo asiatico segna il
riavvicinamento tra Cina e Giappone a 30 anni dal sofferto trattato di pace. I contributi
per gli 80 miliardi contributi saranno dati per l' 80% da Cina, Corea e Giappone, per il restante 20% dai paesi Asean. Inoltre,
in attesa dell'incontro di metà dicembre a Fukuoka, le banche centrali dei vari
paesi asiatici si incontreranno per decidere le misure da prendere.
( da "Unita, L'" del 25-10-2008)
Argomenti: Cina
Lo scandalo del
latte alla melamina mette in evidenza gli squilibri che accompagnano la
crescita economica cinese. Lo sviluppo si accompagna a livelli eccessivi di
inquinamento atmosferico e idrico. Il governo tenta di correre ai ripari Prima
arrivò il dentifricio al dietilene. A ruota seguì il giocattolo dipinto con
vernice al piombo. Poi vennero i frutti di mare "rinfrescati" con i
coloranti e i mangimi per animali contenenti acido cianurico. Infine negli
armadi delle case cinesi trovò posto l'ultima creatura della catena di
adulterazioni nazionali: il latte in polvere alla melamina. Erano appena
terminate le Olimpiadi. Non si era spenta l'eco delle fanfare inneggianti al
formidabile spettacolo di potenza organizzativa esibito in agosto. Dissonanti
rispetto agli squilli della propaganda, affioravano voci di denuncia e
protesta, che la macchina del potere non riusciva più a soffocare. Quattro
bambini erano morti per avere bevuto quel latte avvelenato, 50mila venivano
curati per lesioni renali. L'allarme straripava oltre confine, seguendo le
rotte dei collegamenti commerciali, ed arrivava fino in Italia. I controlli,
estesi oltre l'ambito dei prodotti contenenti latte in polvere, hanno portato
al sequestro di quintali di confezioni di cibo mal conservato. Le autorità
della Repubblica popolare oscillano tra la tentazione di nascondere la povere
sotto il tappeto, e la consapevolezza che urge correre ai ripari. Se non per
tutelare la salute dei concittadini, almeno per evitare che esploda il
malcontento, o che siano messi a repentaglio i rapporti con il resto del mondo
e la stessa crescita economica del Paese. Un nuovo disegno di legge prevede
norme più severe sui controlli di qualità delle merci. Ma il problema non sta
nelle leggi, piuttosto nella loro applicazione. Il funzionamento degli apparati
amministrativi cinesi, dice Jorgen Schlundt, dell'Organizzazione mondiale della
sanità, è minato dalla "disgiunzione" e comunicazione difettosa fra
ministeri, enti e vari organismi statali sparsi sul territorio. Quello che il
centro decide, viene eluso o disapplicato in periferia. Quando Pechino nel 2005
varò un piano per tagliare drasticamente i consumi d'energia, a Qingtongxia, il
governo regionale trovò subito il modo di esentarne la fabbrica locale
d'alluminio, cioè la maggiore fonte di reddito ma anche di inquinamento in loco.
Così le mille Qingtongxia di Cina continuano a
dare il loro contributo alla distruzione ambientale, nel momento stesso in cui
il piano quinquennale 2006-2010 fissa l'obiettivo di ridurre del 10% le
emissioni di gas nocivi. Cibo contaminato. Aria irrespirabile. Acqua
imbevibile. A Shanghai, dieci giorni fa hanno bloccato l'erogazione
idrica in migliaia di case. Dai rubinetti usciva un odore nauseabondo. La causa
non è chiara. Ma a molti è venuto in mente che parte della metropoli viene
rifornita dal lago Taihu, che l'anno scorso fu invaso dalle alghe, segno
esteriore d'una inarrestabile contaminazione provocata dagli scarichi
industriali. E mentre l'inquinamento idrico interessa ormai il settanta per
cento del territorio, nel nord del Paese avanza il deserto. I cambiamenti
climatici riducono le piogge. I corsi d'acqua si prosciugano. Le falde
acquifere vengono svuotate per l'eccessivo prelievo dai pozzi. Richard Evans,
geologo che lavora in Cina da vent'anni: "Se non
prendono provvedimenti, il nord fra 30 anni non avrà più acqua". Gabriel
Bertinetto gbertinetto@unita.it.
( da "Unita, L'" del 25-10-2008)
Argomenti: Cina
Parla Carlo Petrini,
presidente di "Slow Food" e promotore della fondazione "Terra
Madre" rete mondiale dei produttori primari "Esiste un rapporto
vitale tra cibo, agricoltura, lotta per fermare il cambiamento climatico,
salute e anche paesaggio - afferma Carlo Petrini, fondatore e presidente di
Slow Food, in questi giorni impegnato nella gestione del Salone del Gusto di
Torino - Queste cose sono interconnesse, e chiunque veda nel cibo solo
l'elemento ludico, da crapula, e non capisce che invece il cibo ha un valore
molto più importante per la nostra identità e per il rispetto che abbiamo
dell'ambiente, fa un grandissimo errore. Poiché chi ci garantisce il cibo sono
le comunità di contadini, pescatori, trasformatori, nomadi, che sul pianeta
sono forse di più della metà dei viventi...". Quelle che la fondazione
Terra Madre rappresenta... "Terra Madre ha messo in connessione da diversi
anni, attraverso una moltitudine di reti, un'umanità strategica, importante.
Perché io sono personalmente convinto che la Terza rivoluzione industriale avrà
una grande artefice...". La Terza rivoluzione industriale? "La Prima
rivoluzione industriale è stata quella del vapore, poi c'è stata quella
dell'energia elettrica. Tutte e due erano sostenute dai prodotti fossili. La
terza deve basarsi sulle energie rinnovabili, pulite, che garantiscano la
sostenibilità dell'ambiente e degli ecosistemi... E i contadini, su questo
fronte, nelle loro fattorie, nei loro villaggi, anche in Paesi poveri, hanno
l'opportunità di farla decollare questa rivoluzione. Perché crea energia e crea
economia nelle aziende. E dico di più: poiché l'agricoltura è l'unica attività
umana che si basa sulla fotosintesi, sull'energia del sole, sono già in armonia
con la Terza rivoluzione...". Per alcuni la grande rivoluzione sarà quella
degli ogm... "E dicono anche la bugia che risolverà la fame nel mondo. In
realtà la proprietà di questi semi brevettati, è in mano a quattro
multinazionali. Questa non è libertà. Non capisco perché bisogna raccontare le
bugie su un sistema agricolo che favorisce un'agricoltura intensiva, che
consuma molta acqua e che inquina i campi dei vicini. Il mondo lo salva la
biodiversità e quindi una moltitudine di persone che anche con un'economia di
sussistenza hanno i piedi per terra e sono molto più reali che non tante
operazioni in mano alle multinazionali del cibo e dei fertilizzanti". L'ingresso dei grandi giganti India e Cina nel mondo del
consumo, soprattutto del grano, ha portato a una crescita dei prezzi...
"Certo la domanda che aumenta provoca degli scossoni. Però io penso che il
disastro maggiore l'ha creato la speculazione. Questa finanza canaglia, dopo
aver speculato sulle case della povera gente e sul petrolio, ha dato
l'ultimo colpo di coda sulle derrate alimentari. Così facendo ha fatto
aumentare di quasi cento milioni i nuovi affamati, ha creato una sconquasso in
50 Paesi del mondo, assolutamente insensibile al grande problema della fame e
della sostenibilità ambientale. Così oggi noi con grande amarezza e
indignazione guardiamo al fatto che i malnutriti sulla terra, che secondo un
programma Fao dovevano diminuire in dieci anni del 50% (cioè passare da 850 milioni
a 400 milioni), sono rimasti gli stessi: perché i Paesi ricchi non sono
riusciti a finanziare con 300 miliardi di dollari spalmati su dieci anni le
agricolture povere del Sud del Mondo. Poi, però, in 15 giorni, per salvare un
sistema bancario che è stato infettato da quella finanza, le stesse comunità
politiche sono riuscite a trovare 2mila miliardi di dollari, e non basteranno
perché dovranno mettercene altri. Questa è una vergogna".
( da "Unita, L'" del 25-10-2008)
Argomenti: Cina
One dell'auto Non si
salva nessuno. Paesi in crisi, banche da ricapitalizzare, industrie senza
ordini. Grandi e piccoli, senza eccezione. E la fine del tunnel ancora non si
vede. L'Ocse, l'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, nel
pieno dell'ennesimo venerdì nero per Borse e mercati ha (ri)lanciato l'allarme.
"Il rischio - ha detto Klaus Schmidt-Hebbel, il capo economista - è di una
recessione ampia e prolungata. L'attuale gelata dei mercati finanziari e del
credito potrebbe richiedere più tempo per rientrare, con ricadute più gravi su
consumi, produzione e occupazione". Le conferme sono arrivate subito. La
Gran Bretagna ha ufficialmente annunciato di essere avviata sulla strada della
recessione. Nel terzo trimestre ha registrato una contrazione del prodotto
interno lordo dello 0,5%. È la prima volta dal 1992. Nei prossimi giorni
toccherà agli altri Paesi del G7 comunicare l'andamento del Pil. E non si
attendono sorprese positive. Basta guardare le decisioni di ieri di diversi
grandi gruppi industriali per accantonare le speranze. Il gigante dell'acciaio
ArcelorMittal, che lavora soprattutto per l'industria automobilistica, ha
deciso di chiudere temporaneamente diversi altiforni in Francia, Belgio e
Germania. Nel periodo di interruzione della produzione i dipendenti verranno
messi in cassa integrazione. Per quanto, non è stato definito. Di certo c'è che
la Renault ha annunciato lo stop di diversi impianti in Francia per una o due
settimane, mentre la produzione verrà sospesa "per alcuni giorni"
anche all'estero. Il mercato dell'auto affonda e per evitare il tracollo
bisogna produrre meno vetture. Così, come già ha deciso di fare la Fiat, anche
Peugeot-Citroen farà ricorso, da qui a fine anno, alla cassa integrazione nella
quasi totalità delle fabbriche europee. Obiettivo, ridurre la produzione del
30%. Mentre Ford Aquitaine France chiuderà fino al 5 gennaio. Più drastiche le
misure adottate da Volvo. Oltre ai 1.400 tagli già decisi, sopprimerà altri 850
posti. Va male anche per Daimler, il gruppo che controlla Mercedes e Smart, che
ha rivisto al ribasso le stime di crescita. Mentre in Usa la partecipata
Chrysler ha deciso di tagliare il 25% degli impiegati. Una crisi che non
risparmia nessuno e che ha spinto Confindustria a bussare alle porte del
Palazzo. "Dopo il sostegno alle banche - dicono gli
industriali - serve una forte alimentazione di carattere finanziario alle
imprese piccole, medie e grandi". Obiettivo, evitare che si fermi
l'economia reale. Come? Dalla Cina è arrivata una prima, indiretta,
risposta da Berlusconi che ha negato il ricorso alla rottamazione auto.
Smentendo Scajola.
( da "AmericaOggi Online" del 26-10-2008)
Argomenti: Cina
25-10-2008 PECHINO.
Tra la dichiarata volontà di una risposta forte e coordinata e la tentazione
sotterranea di tornare all'isolazionismo, l'Asia ha cominciato a muoversi ieri
per riprendere in mano una situazione che rischia di scappare di mano. I dieci
paesi del sudest asiatico riuniti nell'Asean e i tre 'grandi' dell'Asia
orientale - Giappone, Cina, Corea del Sud - si sono accordati per creare un fondo di 80
miliardi di dollari che servirà a proteggere il sistema del credito regionale.
La misura è la più importante di un pacchetto di impegni presi dai paesi
asiatici presenti al settimo vertice Asem, che vede riuniti 45 capi di governo
dei due "vecchi continenti" a Pechino. La prima riunione del
vertice, tenutasi ieri nella sala dell'assemblea del popolo su piazza
Tiananmen, ha coinciso con l' ennesimo venerdì nero delle Borse, che ha visto
Tokyo crollare del 9% e Seul del 10%, con tutte le altre piazze in forte
perdita a conclusione di un mese di cali paurosi. E' stato concordato che Cina, Corea e Giappone copriranno l'80% del fondo, mentre il
restante 20% sarà a carico dei più deboli paesi dell'Asean. Inoltre, entro la
fine di novembre si riuniranno i banchieri centrali dei 13 partecipanti all'
iniziativa. A metà dicembre, un vertice straordinario Cina-Corea-Giappone
si terrà a Fukuoka su proposta del nuovo primo ministro giapponese Taro Aso.
Gli ospiti cinesi, il presidente Hu Jintao ed il primo ministro Wen Jiabao,
hanno teso a sottolineare nei loro interenti che l'economia cinese è
"sana" ma che è seriamente minacciata dalle conseguenze dello
"tsunami finanziario". "La crisi - ha detto Hu Jintao nella
cerimonia di apertura - ha chiaramente aggravato le incertezze ed i fattori di
instabilità nello sviluppo economico cinese". "La crescita economica
del nostro paese - ha proseguito - si trova di fronte a vari problemi e
sfide... Per l' economia cinese mantenersi in salute è un importante contributo
alla stabilità economica e allo sviluppo". In precedenza, era stato Wen,
che è anche una specie di "superministro" dell'economia, a
sottolineare che la crisi "si è costantemente allargata e diffusa" e
rappresenta "un serio pericolo per la crescita economica globale". La
principale Borsa della Cina, quella di Shanghai, ha
cominciato ad essere dominata dall'"orso" ribassista fin dall'inizio
del 2008, prima che la crisi facesse la sua comparsa sugli altri mercati. Lo
yuan non è liberamente convertibile sul mercato e gli operatori stranieri hanno
accesso solo ad una parte limitata del mercato. La crisi della principale Borsa
cinese è stata attribuita dagli economisti a fattori interni. Il campanello
dell'allarme è scattato pochi giorni fa, quando i dati del terzo trimestre
dell'Ufficio centrale di statistica di Pechino hanno indicato che il tasso di
crescita è sceso al 9% rispetto all'11,9% del
( da "AmericaOggi Online" del 26-10-2008)
Argomenti: Cina
Di Pino Agnetti 25-10-2008
Paul Krugman, lo studioso americano neo Premio Nobel per l'economia, ha detto
di recente che l'importante è far capire alla gente che "le cose e il
mondo sono molto più complicate di come a volte vengono presentate". Detto
fatto. Ci eravamo tutti illusi che, una volta "messo a nudo il re"
(cioè i "signori" della speculazione e della finanza cosiddetta
creativa), varato miriadi di salvataggi multimiliardari di banche e convocato
un numero record di G8, G14 e G20, il peggio fosse in qualche modo alle spalle.
O, almeno, prossimo a stemperarsi permettendoci, se non altro, di tornare a
respirare e a riordinare un poco le idee. Invece no. Invece, non siamo neanche
alla fine del principio. Come, con sinistra quanto jettatoria assonanza di
calendario, la giornata di ieri si è incaricata di mandare a dire alle diverse
opinione pubbliche del pianeta e ai loro rispettivi governi. Cosa c'entri il
calendario è presto detto. Fu infatti il 24 ottobre del '29 la vera data del
"Great Crash" del 1929, quando gli impiegati della Borsa cominciarono
a fare la fila per gettarsi giù dalle finestre dei grattacieli di Wall Stret. E
il 24 ottobre appena trascorso, pur avendoci risparmiato un'analoga ecatombe di
brokers, sarà ricordato appunto come il giorno in cui il mondo del XXI secolo
entrò ufficialmente in recessione. Attenzione al soggetto usato: il mondo. E
non solo la patria di quei gran manigoldi di venditori di mutui subprime, stock
options e bonus (e chi più ne ha più ne metta) da cui è partito il contagio
globale delle Borse. Ma il mondo dei produttori di petrolio mediorientali, che
per bocca del presidente dell'Opec, l'algerino Chakib Khelil, ha deciso di
tagliare la produzione di un milione e mezzo di barili nel tentativo di frenare
la caduta verticale del prezzo del greggio sceso sotto i 62 dollari. Il mondo delle grandi potenze asiatiche (Cina, Giappone e Corea del Sud) che, riunite a Pechino per il vertice
dell'Asean in un clima da incubo dopo che la piazza di Tokio era precipitata di
quasi dieci punti in una sola seduta, hanno deciso l'istituzione di un fondo da
80 miliardi di dollari per cercare di proteggere se stesse dalla crisi.
Il mondo (pardon l'impero) di Zar Putin, che si sussurra stia valutando
l'ipotesi di dirottare un po' di carri armati dalla Cecenia e dalla povera
Georgia e di spedirli a chiudere a tempo indeterminato la Borsa di Mosca in
rovinosa quanto inarrestabile caduta libera. Infine, e qui le notizie si fanno
particolarmente dure anche per noi europei, il mondo affacciato su entrambe le
sponde un tempo gloriose e vincenti della Manica. Con la Gran Bretagna
costretta ad annunciare ufficialmente di avere ormai imboccato, ed è la prima
volta dal 1991, la strada della recessione. Seguita all'istante dalla Francia
della Renault e di PSA (l'altro grande gruppo automobilistico transalpino che
riunisce Peugeot e Citroen) impegnate a diramare macabri bollettini in cui si
parla di chiusure più o meno totali degli stabilimenti per almeno un paio di
settimane e di massicci tagli alla produzione. Lo spettro della recessione fin
qui solo evocato, dunque, si è già materializzato. Ed ora è lui a seminare il
panico fra i mercati finanziari e a costringere gli analisti ad ammettere che
liberarcene non sarà né facile, né breve. Tanto per dire, il Fmi stima che la crescita
negativa in Germania e Italia durerà due anni. Due anni, cioè, di impoverimento
crescente delle famiglie, di calo dei consumi e di crescita della
disoccupazione nel cuore stesso dell'Eurozona. Qualcosa, dunque, va ripensata
in fretta anche a casa nostra senza stare ad attendere i G8 o i G20 prossimi
venturi. E neppure il resto d'Europa. Bruciando tutti sul tempo, Nicolas
Sarkozy ha annunciato l'istituzione entro fine anno di un fondo sovrano "à
la française" a sostegno dell'economia reale. L'iniziativa è senza
precedenti. Ma, dopo quest'altro stramaledetto "venerdì 24" in cui il
nero spettro della recessione si è bevuto tutto d'un fiato il 10 per cento dei
listini mondiali, non è più parlando solo di nuove regole e di ritorni al
capitalismo etico che si può pensare di rimanere a galla.
( da "Repubblica, La" del 26-10-2008)
Argomenti: Cina
Economia Borse, la Cina attacca: "Più controlli" Berlusconi: l'Fmi ha fallito.
Barroso: confermati gli impegni sul clima Il summit Sarkozy: al vertice del G20
saranno prese "decisioni concrete, non si può solo parlare" E anche
Bush ora chiede maggiore cooperazione: la crisi ha assunto dimensioni globali
VITTORIA PULEDDA MILANO - Asia ed Europa unite contro la crisi finanziaria,
decise a mettere insieme le forze per evitare che il contagio si ripercuota
troppo duramente sull'economia reale e, soprattutto, convinte che al vertice di
Washington di metà novembre verranno prese misure concrete, in grado di
"restaurare la fiducia, stabilizzare i mercati e promuovere la
crescita". E' con questo messaggio e con l'approvazione di tre documenti -
sulla crisi, sullo sviluppo e sul clima - che si è concluso il vertice Asem
(tra l'Asia e l'Europa, appunto). Un vertice che ha visto prese di posizioni
importanti a favore dei diritti umani (compreso un duro richiamo al regime
militare birmano e la preoccupazione per il programma nucleare iraniano) ma che
ha messo al centro dei due giorni di colloqui ovviamente la crisi finanziaria.
"Abbiamo bisogno di regole più severe per assicurare la stabilità",
ha dichiarato a conclusione dei lavori l'ospite di casa, il leader cinese Wen
Jiabao, aggiungendo che il suo paese andrà all'incontro di Washington con un
atteggiamento "pragmatico e costruttivo", perché bisogna fare di
tutto per evitare che il contagio dell'economia virtuale si propaghi a quella
reale: "La Cina - ha aggiunto - è favorevole a maggiori
controlli sul funzionamento del sistema finanziario internazionale". E se
il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, ha sottolineato
che "la crisi finanziaria non è una ragione né deve diventare una scusa
per abbandonare l'impegno nella lotta al cambiamento climatico",
aggiungendo anzi che un accordo globale sui mutamenti climatici è realizzabile
entro la fine del 2009, per tutti l'imperativo è stato fronteggiare, con ancora
maggiore cooperazione, i rischi della crisi. Barroso ha significativamente
sottolineato: "Sta emergendo un consenso che renderà possibile arrivare a
Washington a prendere decisioni concrete e importanti". Altrettanto
esplicito e propositivo è stato il presidente di turno dell'Ue, Nicolas
Sarkozy, secondo cui nel vertice del G20 verranno prese "decisioni
concrete" e, auspicabilmente, "risolutive", anche perché sono
tutti d'accordo che non ci si possa riunire "solo per parlare".
Dunque, come era stato ricordato il giorno prima, bisogna intraprendere una
riforma reale del sistema internazionale monetario e finanziario. Ma la
necessità di riscrivere le norme, condivisa da tutti, secondo il presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi non va affidata al Fondo Monetario né alle altre
autorità monetarie. "Tutti ritengono che le autorità monetarie attuali
abbiano completamente fallito e le agenzie di rating pure" ha detto a
Pechino. Rilanciando, invece, il G20 come sede più opportuna per il nuovo
sistema di regole: "Da parte di tutti, Sarkozy in testa, si è chiesto che
il G20 diventi organismo di governance dell'economia mondiale", ha
spiegato. Aggiungendo che nei prossimi giorni si incontrerà con il presidente
francese: "Abbiamo preparato una serie di possibili interventi dei
governi" per evitare l'arretramento dell'economia, ed ha chiosato che
questi interventi potrebbero riguardare anche "il non arretramento delle
banche per quanto riguarda le loro linee di credito" e forse anche misure
che non facciano allontanare "troppo i prezzi di Borsa dalle loro aziende".
"Maggiore cooperazione mondiale e un accordo comune sui principi su cui si
stabiliranno nuove regole" è stato auspicato anche dal presidente George
Bush, nel suo consueto discorso radiofonico. Riferendosi al prossimo
appuntamento del G20, Bush ha ricordato che "questa crisi è globale e
affrontarla richiede una maggiore cooperazione internazionale", per cui
"accordarsi su un pacchetto comune di principio comuni sarà un passo
necessario per prevenire simili crisi in futuro: sarebbe grave - ha concluso -
che ci fosse un atteggiamento protezionista".
( da "Repubblica, La" del 26-10-2008)
Argomenti: Cina
Cronaca E i fisici
della Sapienza scesero in trincea "Così la ricerca fa crac" Nella
scuola di Fermi l'epicentro della protesta "Con questo governo oggi
Einstein sarebbe un precario o un fannullone" "Qui non si investe
più, i giovani fuggono, in futuro la scienza sarà indiana e cinese" BEPPE
SEBASTE ROMA - Nel moltiplicarsi delle occupazioni, la didattica delle
università non si è affatto bloccata. Al contrario si è trasferita nella città,
fuori dagli steccati accademici. è pubblica, come il sapere che si vuole
difendere. A Roma, come in altre città d'Italia, è in corso un grande
democratico festival culturale, e le piazze sono teatro di lezioni en plein
air. Una delle più emozionanti è stata sicuramente quella dei fisici della
Sapienza, in piazza Montecitorio: un migliaio di studenti ad ascoltare la bella
lezione del professor Giovanni Jona-Lasinio, studioso di fisica delle
particelle, che con l'altro grande fisico italiano Nicola Cabibbo, pioniere
nello studio dei quark e Nobel mancato. Segue la lezione di un altro grande
fisico, Giorgio Parisi, docente di Calcolo delle probabilità. Parisi affascina
percorrendo la maturazione delle idee di Einstein tra quantistica e relatività,
ma entusiasma dichiarando che oggi, con questo governo, "Einstein sarebbe
un precario, magari un fannullone che si sollazza nell'elaborare teorie invece
di lavorare". E invita gli studenti a "resistere a questo governo di
barbari che sta distruggendo la nazione, e misconosce la Costituzione sulla
promozione della ricerca scientifica, la libertà d'insegnamento e il diritto al
lavoro". La protesta è contro un economicismo miope che non sa valutare
gli investimenti a lunga scadenza, e con essi l'educazione e la ricerca; una
sorta di "guerra contro l'intelligenza", una politica ispirata dal
misconoscimento verso ciò che a torto è giudicato improduttivo, come
l'educazione e la cultura. "Costringere i giovani che studiano con
passione a cercare lavoro all'estero significa per l'Italia negarsi il
futuro", dice Parisi. La facoltà di Fisica della Sapienza è un
osservatorio privilegiato. Durante l'occupazione si è svolto il convegno
internazionale su Edoardo Amaldi nel centenario della nascita. Amaldi, già del
gruppo di via Panisperna, fondatore della fisica del dopoguerra, dell'Istituto
nazionale di fisica nucleare e tra i primi direttori del Cern di Ginevra, è un
po' il maestro di tutti. All'apertura della conferenza gli studenti hanno letto
un documento in inglese dove si ricorda come Amaldi avesse sempre insistito nel
considerare la ricerca un investimento pubblico necessario, non un onere:
poiché senza ricerca non vi sarebbe sviluppo alcuno. Lo ricorda Carlo
Bernardini, ex direttore del dipartimento di Fisica del Cnr, che con gli altri
colleghi è stato commosso dalla pacatezza di quel testo. "è evidente -
dice - che tagliare i fondi, aumentare le tasse, annientare l'università
pubblica vuol dire uccidere la civiltà. Gli economisti che hanno ispirato il
governo non capiscono che per un'università di qualità serve investire sulla
ricerca. L'India e la Cina lo fanno, in
futuro la scienza sarà cinese e indiana". Nicola Cabibbo, già presidente
dell'Istituto di fisica nucleare, ora alla guida della Pontificia accademia
delle scienze, non nasconde i suoi timori: "Siamo molto preoccupati di
fronte a questi tagli indiscriminati. Tutti gli istituti di fisica sono
minacciati, pur producendo eccellenze a livello mondiale. Il dipartimento della
Sapienza è di altissimo valore, gli studenti lo sanno, e da questa
consapevolezza nasce la protesta, totalmente condivisibile". Studenti e
docenti hanno in cantiere altre lezioni esterne e oggi un incontro con i
bambini delle elementari, una sorta di didattica ludica della fisica con
esperimenti sull'elettromagnetismo e sul pendolo, seguita da una discussione sul
decreto Gelmini. "La cultura è una sola", dice Gianluca Trentadue,
docente di Fisica teorica all'università di Parma, da molti anni collaboratore
coi colleghi romani al Cern di Ginevra, alla realizzazione del nuovo grande
acceleratore appena inaugurato alla presenza di tutti i ministri i cui governi
partecipano alla ricerca, tranne il ministro Gelmini. "Colpire con tagli e
disprezzo una parte di essa, vuol dire colpire tutta la cultura. Già oggi
spendiamo in ricerca meno della metà di altri paesi europei. Tagliare ancora i
fondi significa azzerare la presenza italiana in tanti laboratori
internazionali".
( da "Repubblica, La" del 26-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina VIII - Napoli
"La camorra è nell'alta moda" cento centrali del falso a Napoli I
segreti di un nuovo business. "Siamo più forti dei cinesi" Visita ad uno
show room clandestino sulla scia dei mercanti senegalesi Borse, scarpe cinture.
Come riconoscere i prodotti originali delle griffe ANTONIO CORBO Per entrare in
una centrale clandestina del falso bastano una domanda e una sigaretta.
"Scusa, sei senegalese?" e lui si ferma, con un velo di diffidenza.
Stazione centrale, le 10. Rifiuta un mezzo toscano, accetta una Marlboro. Ora
si fida, ha capito che non avrà grane, parla in italiano, viene da Roma e va a
Bari, vende borse contraffatte, cinture, portafogli. Come migliaia di
senegalesi in Italia. E quasi tutti passano per Napoli. Ha 32 anni, tace sul
nome, "mi chiamano Omar". Seguendo Omar si arriva in un edificio
della zona, difficile da ricordare la traversa, ma lui la conosce bene.
"Siamo venuti anche noi a comprare qualcosa", strano, si fida anche
una delle vedette. Forse perché conosce Omar. Un finto muro in piastrelle
bianche. Si spinge al centro, è una porta girevole. è l'unica scena di
illegalità esibita. Sembra persino eccessiva la prudenza. Si entra in una sala
illuminata al neon: uno show room, scaffali con borse Vuitton, Prada, Burberry,
cinture, giacconi Fay e scarpe, Hogan. Il capo è sui quaranta, moro di lampada,
camicia bianca, Rolex. "Originale?" si sorprende. "Originale,
non tratto orologi". Un tipo sveglio. "Io so che lei è un
giornalista, le dico tutto, non ho paura, se lei fa passare questo messaggio:
qui si lavora per sopravvivere, mica milioni di euro, qui non c'è camorra. Da
noi, no". è passato qualche giorno da un blitz della Mobile che dimostra
il contrario. L'operazione, diretta da Vittorio Pisani, ha interrotto un
summit. Tema: il falso nell'alta moda. Le indagini, coordinate dal pm Sergio
Amato, indicano una tendenza. I Casalesi sparano, uccidono, terrorizzano. La
camorra urbana punta sul basso profilo d'allarme. Le contraffazioni, quindi.
"La camorra nel settore moda non investe un euro. Cura l'intermediazione
tra le piccole fabbriche e i posti come questo". Uno show room. "Io
lo chiamo deposito. Io sto fuori dai clan. Non pretendo niente e non rispondo a
nessuno. Bisogna volare basso e non farsi notare. Il pericolo non è solo la
giustizia. Il mio impiegato è stato dentro, ha avuto il 416 semplice,
associazione per delinquere, ma non mafiosa, quindi? Cerchiamo il quieto
vivere, meglio che droga o altro". Si rimetto insieme informazioni,
frammenti di confidenze, frasi e sillabe monche, gesti: ne viene fuori il
racconto di un business tutto in nero. Un'altra faccia della Napoli precaria,
nascosta, nel complesso milionaria. "Posti come questi a Napoli sono
almeno cento. Io vado a Milano e compro il prototipo. Il prodotto originale.
Via Montenapoleone o via della Spiga. A Milano esce prima, anche prima che su
Internet. Capisco quello che può tirare e lo porto a Napoli. Poi decido di
affidarlo alle fabbriche. Le borse ad Arzano, gli stivali per donna a Grumo
Nevano, cinture e portafogli a Casandrino dove sanno fare anche le fibbie,
scarpe ad Aversa. Lavorano alcuni anche su ordine di ditte importanti con
prodotti originali. Gli italiani se sono bravi artigiani prendono da