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DOSSIER “CINA”

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Report "Cina"

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Indice delle sezioni

Cina (23)


Indice degli articoli

Sezione principale: Cina

Licia maglietta e l'antica cina di matteo ricci ( da "Repubblica, La" del 24-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Bologna Minerbio Domani parte la nuova stagione Licia Maglietta e l'antica Cina di Matteo Ricci Un teatro che parla di differenza e diversità, ma che sa rivolgersi anche ai più piccoli: è la proposta del teatro Palazzo Minerva di Minerbio, che domani inaugura la sua dodicesima stagione, ancora curata da "Rosaspina. Un teatro" con l'anteprima nazionale di "Matteo Ricci.

Le ue premia la voce del dissenso cinese - alberto d'argenio ( da "Repubblica, La" del 24-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Asia che si apre oggi in Cina alla presenza dei leader dei due continenti. Ma le polemiche hanno investito la stessa all'Assemblea di Strasburgo, con i partiti della sinistra che non hanno appoggiato la scelta del giovane cinese incarcerato da più di un anno per le sue denunce delle violazioni dei diritti da parte delle autorità della Repubblica popolare.

La Fiat sente la crisi e si prepara alla bufera del 2009 Rinviato il progetto di sbarco negli Stati Uniti Prospettive incerte ma nessun taglio ai dividendi ( da "Unita, L'" del 24-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Alfa negli Usa posticipando la comunicazione degli obiettivi di vendita in Cina.Quando la crisi farà sentire i suoi effetti, ha spiegato l'amministratore delegato Sergio Marchionne, Fiat sarà pronta per affrontarla e il gruppo ha predisposto "piani organizzativi e operativi per far fronte ai diversi cali della domanda".

Commercio: sale il deficit con i Paesi extra Ue ( da "Unita, L'" del 24-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: salvo la Cina (-7,3%). Gli aumenti più significativi hanno riguardato altri Paesi europei (+31,1%), Paesi Opec (+22,8%), Paesi Efta (+14,5%) e Turchia (+13,9%). Le importazioni mostrano aumenti rilevanti dai paesi Opec (+47,5%), Mercosur (+32,1%), altri Paesi europei (+31,1%), Cina (+21,6%), Paesi Efta (+14,9%) e Usa (+14,

Un fondo sovrano per la Francia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Prima occasione questo fine settimana in Cina, ai margini del vertice Asia-Europa. A.Ger. www.elysee.fr L'intervento del presidente Sarkozy RETE PROTETTIVA Il Governo intende aiutare le aziende in difficoltà e quelle esposte al rischio di Opa ostili, "nell'interesse nazionale" "La dittatura dei mercati è finita".

L'Europarlamento sfida la Cina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: i rapporti con la Cina sono tra i singoli Stati e non vedo nessuna difficoltà nelle relazioni tra Italia e Cina". "Sono sicura che mio marito sarà molto felice quando verràa sapere del Premio", ha detto all'Ansa, Zeng Jinyan. "Spero che torni presto a casa", ha aggiunto, dicendosi preoccupata che la figlia, una bambina di pochi mesi,

Vertice europeo straordinario ( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Un ruolo chiave spetta alla Cina. "La Cina deve dare il suo contributo alla soluzione della crisi. Con questo spirito, oggi ho invitato il presidente Hu Jintao a partecipare al G- 8 dell'anno prossimo in Italia", ha detto Berlusconi. Che ha poi aggiunto: "A gennaio o febbraio, verrò nuovamente a Pechino per coordinare la partecipazione dei cinesi al vertice"

LE BATTAGLIE CONTRO IL REGIME ( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: diritti umani in Cina fornita al Parlamento europeo. In aprileè stato condannato a tre annie mezzo di carcere per "incitamento alla sovversione" Premio assegnato da 20 anni Il Premio Sakharov per la libertà di pensiero (dedicato al dissidente sovietico Andrej Sakharov) è assegnato ogni anno dal 1988 dall'Europarlamento come "riconoscimento per chi si è distinto nella lotta contro l'

C'è la firma, parte la sfida Expo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: poco prima di imbarcarsi per la Cina, ha firmato il tanto agognato Dpcm che disciplina la governance dell'evento. A confermarlo è palazzo Chigi, che non manca di precisare, vagamente infastidito dal richiamo ufficiale del Bie, come "la firma attui pienamente l'impegno preso con il Bureau di dare completezza all'organizzazione dell'Expo 2015 entro la fine del mese di ottobre"

Nickel, la discesa non si ferma ( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: si aggrappa alla Cina. "Se l'economia (di Pechino, ndr) continua a crescere dell'8-10%, allora la domanda del metallo risalirà". Una visione non condivisa dalla maggioranza degli analisti. Per alcuni, addirittura, "i prezzi degli ultimi due o tre anni non torneranno più", come spiega Carey Smith di Alto Capital.

Calano i prezzi australiani ( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Dietro il calo dei prezzi ci sono soprattutto le scelte commerciali della Cina. Il più importante compratore di lana australiana sta infatti rallentando le importazioni sulla scia di una crisi finanziaria che sta intaccando la corsa della produzione e dei consumi. Non a caso Pechino nell'ultimo trimestre ha registrato il tasso di crescita economica più basso degli ultimi cinque anni.

Religione, Asia il continente meno libero ( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: direttore di Asianews e da Joaquin Alliende, presidente di Acs internazionale. Secondo il dossier, giunto alla nona edizione, i primi 13 Paesi, teatri di violazioni alla libertà di culto, sono Arabia Saudita, Yemen, Iran, Turkmenistan, Pakistan, Cina, Bhutan, Myanmar, Laos e Corea del Nord, più Cubae Nigeria e Sudan.

L'isola che corre ( da "Avvenire" del 24-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: sinora, dalla Cina. Ma tutti spiegano che quella imboccata è la strada giusta. "La Cina è la terza economia del mondo ed è un partner commerciale fondamentale per Taiwan", dice Pin-Kung Chiang presidente della Straits Exchange Foundation, l'organismo para-governativo che cura i rapporti con Pechino.

Un incubatore di brevetti che rendono più facile la vita ( da "Avvenire" del 24-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: incalzata dalla capacità manifatturiera della Cina, cambia strada, puntando sull'innovazione e sull'eccellenza. In una Silicon Valley pronta a fare concorrenza a quella californiana. L'attenzione è sempre molto più ai componenti che alla creazione di prodotti finiti: un brand di successo tutto taiwanese, spiegano sotto voce, potrebbe spaventare gli investitori.

In gara per lo spazio non certo per i diritti umani ( da "Avvenire" del 24-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: CINA ANCHE L'INDIA SULLA STRADA PER LA LUNA In gara per lo spazio non certo per i diritti umani FRANCO GABICI S i allarga ancora il 'club dello spazio'. Dopo Stati Uniti ed ex Urss erano arrivati Cina e Giappone. Ora tocca al quinto membro. Chi pensa all'India come alla terra degli elefanti bianchi, delle tigri o soprattutto della grande e diffusa povertà sarà certo stupito di fronte

Taiwan, l'isola che corre tra tecnologia e l'ostico rapporto con la Cina ( da "Avvenire" del 24-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: PRIMA 24-10-2008 NEL GIORNALE Reportage Taiwan, l'isola che corre tra tecnologia e l'ostico rapporto con la Cina PAGINA 3.

PRIMA 24-10-2008 I SILENZI DEL MONDO "LIBERO" UN'IGNAVIA DI CUI SARÀ CHIESTO CONTO LUIGI GENINAZZI È... ( da "Avvenire" del 24-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: elenco figurano i Paesi comunisti (Cina, Corea del Nord, Cuba), gli Stati a regime dittatoriale come il Turkmenistan e Myanmar, ed un gran numero di Paesi islamici, a cominciare dall'Arabia Saudita dove ai non musulmani è proibito professare la propria fede anche in privato. Violenze e soprusi sono purtroppo cronaca quotidiana in Nigeria,

Libertà religiosa violata in 60 Paesi ( da "Avvenire" del 24-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Capitolo consistente quello della Cina. Dove il governo teme una saldatura tra il dissenso politico-sociale e i leader religiosi, con conseguenze destabilizzanti per la sopravvivenza del regime. Per questo motivo i ministri delle religioni permesse (buddhismo, taoismo, islam, cristianesimo cattolico e protestante) vengono sottoposti a pesantissimi controlli.

<I governi poco attenti società civile decisiva> ( da "Avvenire" del 24-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: bastato un protocollo economico con la Cina per far rientrare tutto". Con la crisi economica atteggiamenti di questo genere, è il timore del missionario, finiranno per prevalere. E questo di fronte a una situazione che come ha messo in luce Joaquín Alliende, presidente di ACS "purtroppo fa registrare un aggravarsi in numerose aree del mondo delle condizioni di vita dei credenti"

La libertà religiosa ( da "Avvenire" del 24-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina Corea del Nord Afghanistan Israele Iraq Kuwait Iran Tibet Algeria Pakistan Nepal Buthan Egitto Arabia Saudita Qatar India Messico Cuba Mauritania Bahrein Sudan Laos Vietnam Ciad E.A.U. Etiopia Oman Yemen Eritrea Gibuti Cambogia Filippine Brunei Liberia Costa d'Avorio Malesia Sri Lanka Nigeria GRAVI Bangladesh Somalia Malidive Uganda LIMITAZIONI Repubblica Centrafricana Burundi

I mercati ( da "Avvenire" del 24-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: ECONOMIA 24-10-2008 i mercati Wall Street in altalena non impedisce alle piazze europee di recuperare le perdite. Londra e Parigi in buon rialzo, Milano poco sotto Anche la Bielorussia chiede aiuto all'Fmi Berlusconi dalla Cina: serve un fondo di aiuto per l'economia a livello mondiale.

Borse in ripresa. Francia, un fondo dello Stato ( da "Avvenire" del 24-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: inizio della visita del presidente del Consiglio italiano in Cina per il settimo vertice Asem. "Soprattutto con questa crisi nei mercati finanziari globali del mondo ha detto Berlusconi a Wen Jiabao da parte di tutti i vari Paesi si sta ragionando sul fatto che forse è necessario un fondo, un istituto per il controllo continuativo della crisi economica mondiale ".


Articoli

Licia maglietta e l'antica cina di matteo ricci (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 24-10-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XIX - Bologna Minerbio Domani parte la nuova stagione Licia Maglietta e l'antica Cina di Matteo Ricci Un teatro che parla di differenza e diversità, ma che sa rivolgersi anche ai più piccoli: è la proposta del teatro Palazzo Minerva di Minerbio, che domani inaugura la sua dodicesima stagione, ancora curata da "Rosaspina. Un teatro" con l'anteprima nazionale di "Matteo Ricci. Un gesuita scienziato alla corte dei Ming", interpretato da Ruggero Cara. Lo spettacolo narra l'incontro del missionario Matteo Ricci con un paese misterioso (la Cina all'epoca dell'impero dei Ming), dove Ricci svolse una straordinaria attività di mediazione culturale tra Oriente e Occidente. Sarà poi la volta di "Vasta è la prigione" (il 6 novembre), una lettura scenica tratta dal romanzo di Assia Djebar, con l'attrice napoletana Licia Maglietta, che condurrà lo spettatore nella storia appassionata di una giovane donna algerina obbligata al matrimonio con un uomo che non ama. Un'altra storia al femminile, questa volta ambientata nel Sud Italia, è "Dissonorata. Un delitto d'onore in Calabria", in scena con la collaborazione della Provincia. Tra i titoli in stagione anche uno spettacolo di César Brie, e la possibilità di assistere al Duse ad "Amor de tango", attività e appuntamenti per ragazzi.

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Le ue premia la voce del dissenso cinese - alberto d'argenio (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 24-10-2008)

Argomenti: Cina

Le Ue premia la voce del dissenso cinese L'Europarlamento sceglie Hu Jia per il "Sakharov". Pechino protesta: "Un criminale" I vertici della sinistra si sono astenuti: avrebbero preferito l'assegnazione del riconoscimento alla Betancourt ALBERTO D'ARGENIO DAL NOSTRO INVIATO STRASBURGO - Il Parlamento europeo attribuisce il suo massimo riconoscimento per i diritti umani al dissidente cinese Hu Jia, e scoppia un nuovo caso diplomatico con Pechino dopo quelli che hanno segnato la vigilia delle Olimpiadi. Il tutto a poche ore dal summit Ue-Asia che si apre oggi in Cina alla presenza dei leader dei due continenti. Ma le polemiche hanno investito la stessa all'Assemblea di Strasburgo, con i partiti della sinistra che non hanno appoggiato la scelta del giovane cinese incarcerato da più di un anno per le sue denunce delle violazioni dei diritti da parte delle autorità della Repubblica popolare. Era nell'aria che l'assegnazione del "Premio Sakharov" - in passato attribuito a illustri personalità come Nelson Mandela - quest'anno avrebbe portato guai. La sola candidatura di Hu aveva scatenato una violenta offensiva da parte di Pechino, che sperava di dirottare il riconoscimento come già avvenuto con il premio Nobel per la pace, andato al finlandese Maathi Ahtisaari. Tanto che il 16 ottobre il plenipotenziario cinese presso l'Unione europea, l'ambasciatore Song Zhe, ha scritto una lettera minatoria al presidente dell'Europarlamento, il conservatore tedesco Hans Gert Poettering: "Se il Parlamento europeo dovesse concedere il premio al calunniatore Hu Jia - recitava la missiva di tre pagine - ferirebbe il nostro popolo. Spero sinceramente, signor presidente, che userà tutta la sua influenza indicando all'Europarlamento e al Partito popolare tedesco di non danneggiare i rapporti bilaterali che tra Ue e Cina". Un pressing ribadito ieri mattina poco prima dell'ufficializzazione del premio, quando Pechino ha definito Hu un "criminale", minacciando di nuovo conseguenze nei rapporti bilaterali con l'Europa. Ma puntuale, alle 11 di ieri mattina, Poettering ha annunciato alla plenaria di Strasburgo che la scelta era caduta su Hu Jia: "è un riconoscimento alla lotta per libertà dei difensori cinesi dei diritti dell'uomo", ha affermato solenne. Immediate le proteste del ministero degli Esteri cinese, che però si è affrettato a dire che il caso non avrebbe avuto ripercussioni sul vertice. In piena crisi finanziaria la Cina non se l'è sentita di alzare il livello dello scontro e ha accettato la batosta. E lo stesso premier italiano Silvio Berlusconi, proprio da Pechino, ha osservato che il caso "non avrà effetti negativi" sul summit, tra l'altro chiamato a coinvolgere l'Asia nella scommessa Ue di riscrivere le regole dei mercati mondiali. Ben diversa la reazione degli Usa, con il dipartimento di Stato che ha chiesto "l'immediata scarcerazione" di Hu, in prigione dalla primavera 2007 proprio dopo aver denunciato gli abusi delle autorità cinesi in una teleconferenza con l'Europarlamento. Circostanza che rende di ancor più difficile comprensione la spaccatura che si è registrata in seno alla stessa Assemblea Ue, dove al momento della votazione il Partito socialista europeo (Pse) - tra le cui fila siedono gli ex Ds - si è astenuto, così come i comunisti europei (Gue). I primi avevano candidato la franco-colombiana Ingrid Betancourt, mentre i secondi, su proposta di Vittorio Agnoletto, il Centro europeo per i diritti dei Rom. Ma alla fine ha vinto Hu, la cui candidatura era stata sostenuta dalla co-presidente dei Verdi a Strasburgo, Monica Frassoni, e appoggiata dal centro-destra europeo.

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La Fiat sente la crisi e si prepara alla bufera del 2009 Rinviato il progetto di sbarco negli Stati Uniti Prospettive incerte ma nessun taglio ai dividendi (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 24-10-2008)

Argomenti: Cina

La Fiat sente la crisi e si prepara alla bufera del 2009 Rinviato il progetto di sbarco negli Stati Uniti Prospettive incerte "ma nessun taglio ai dividendi" di Marco Ventimiglia/ Milano PROSPETTIVE INCERTE La Fiat, e non solo la Fiat, ha in fondo un unico, enorme problema; si chiama 2009 e a quanto pare non c'è modo di farlo sloggiare dal calendario... Proprio così, il cda del Lingotto, riunitosi in via eccezionale negli Stati Uniti, ha uffi- cializzato quel che in fondo, con i tempi che corrono, non è un mistero per nessuno: il 2009 sarà un anno incerto per Fiat. Ed ancora, le conseguenze della crisi finanziaria avranno impatti che renderanno difficile "delineare la curva della domanda" e causeranno il rinvio di alcuni obiettivi sui mercati esteri. Ma se entro fine anno la crisi rientrerà "i target fissati per il 2010 verranno confermati". Il board della Fiat si è ritrovato nella serata di mercoledì a Racine nel Wisconsin, presso la sede della Cnh, per approvare i dati del terzo trimestre 2008. L'occasione per fornire una serie di indicazioni, alcune delle quali parzialmente rassicuranti: a fronte di utili e ricavi in crescita in questo scorcio del 2008 per il prossimo anno, appunto, è "difficile" fare previsioni e per questo il Lingotto ha annunciato il rinvio dello sbarco dell'Alfa negli Usa posticipando la comunicazione degli obiettivi di vendita in Cina.Quando la crisi farà sentire i suoi effetti, ha spiegato l'amministratore delegato Sergio Marchionne, Fiat sarà pronta per affrontarla e il gruppo ha predisposto "piani organizzativi e operativi per far fronte ai diversi cali della domanda".In particolare, nello scenario peggiore Fiat prevede per il 2009 un margine operativo compreso tra 1,5 e 2,3 miliardi di euro e un utile netto tra 400 milioni e 1,2 miliardi, ma - ha rassicurato - non intende comunque tagliare il dividendo. Le prospettive incerte, comuni a tutto il comparto mondiale dell'automobile, hanno avuto riflessi in Borsa dove il titolo Fiat è stato pesante, ma con un recupero nell'ultima parte della giornata: dopo una sospensione per eccesso di ribasso in mattinata, la quotazione ha recuperato nella seconda parte chiudendo in calo dell'1,54% a 6,44 euro. Tornando ai dati nel terzo trimestre 2008 Fiat ha registrato il quindicesimo miglioramento consecutivo per quanto riguarda la redditività: il risultato della gestione ordinaria è cresciuto dell'8%, a 802 milioni di euro. L'utile netto è salito invece a 468 milioni, in crescita del 3,1%, mentre i ricavi sono stati pari a 14,29 miliardi, in crescita del 3,2%. L'indebitamento industriale netto è aumentato di 2,8 miliardi, fino a quota 3,3 miliardi.Nello stesso periodo Fiat Group Automobiles ha realizzato ricavi pari a 6,6 miliardi (+1,9%) con 516.700 veicoli consegnati (-4,8 per cento): la continua crescita dei volumi in Brasile (+10,2%) è stata più che compensata dalle minori consegne (-12%) che si sono verificate in Europa Occidentale.Per il resto del 2008, Fiat ha precisato di aspettarsi una chiusura "con volumi inferiori rispetto alle attese" in tutti i settori, con l'eccezione del business delle macchine per l'agricoltura, quello dove opera la controllata Cnh. Ciò nonostante, viene confermato "un risultato della gestione ordinaria del Gruppo per il 2008 posizionato nella fascia bassa del range, che è stato a suo tempo indicato in 3,4-3,6 miliardi". Durante una conference call, Marchionne ha spiegato che le attese sono per un mercato europeo in calo del 15%, mentre in Italia è attesa una flessione del 18%. L'amministratore delegato ha riferito che "le condizioni di mercato, la mancanza di fiducia da parte dei clienti e le incerte prospettive dell'economia rendono difficile delineare una curva della domanda per il 2009".

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Commercio: sale il deficit con i Paesi extra Ue (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 24-10-2008)

Argomenti: Cina

La bilancia commerciale con i Paesi extra Ue ha registrato, a settembre, un deficit di 3,274 miliardi (-2,105 nel 2007), portando il cumulato dei nove mesi a -19,757 miliardi (-13,194 miliardi nel 2007). Le esportazioni sono state pari a 12,330 miliardi, in crescita del 13,4% tendenziale, e le importazioni a 15,604, in aumento del 20,3%. Le esportazioni verso i paesi extra Ue segnano una crescita del 4,8% congiunturale, le importazioni registrano, a settembre, un calo dello 0,6%. Per le esportazioni si sono registrati aumenti tendenziali verso tutti i Paesi, salvo la Cina (-7,3%). Gli aumenti più significativi hanno riguardato altri Paesi europei (+31,1%), Paesi Opec (+22,8%), Paesi Efta (+14,5%) e Turchia (+13,9%). Le importazioni mostrano aumenti rilevanti dai paesi Opec (+47,5%), Mercosur (+32,1%), altri Paesi europei (+31,1%), Cina (+21,6%), Paesi Efta (+14,9%) e Usa (+14,2%); flessioni per Turchia (-1,7%) e Paesi Eda dellAsia (-0,3%). Il disavanzo relativo ai minerali energetici in 9 mesi è stato di 47,658 miliardi, al netto del quale la bilancia commerciale sarebbe stata positiva per 27,901 miliardi (21,929 nel 2007).

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Un fondo sovrano per la Francia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-24 - pag: 4 autore: Un fondo sovrano per la Francia Sarkozy: "Lo Stato deve avere gli strumenti per sostenere e difendere le imprese" PARIGI. Dal nostro corrispondente "La dittatura dei mercati è finita". Dopo aver lanciato a Strasburgo l'idea di un fondo sovrano a difesa degli interessi strategici dell'industria nazionale, in 48 ore Nicolas Sarkozy è passato ai fatti accompagnandoli con lo slogan di un nuovo paradigma, dove la politica riprende il suo posto nel governo dell'economia. La Francia, primo Paese dell'Unione europea, si doterà "entro la fine dell'anno" di un fondo pubblico d'intervento con una dotazione verosimilmente di 100 miliardi di euro attraverso il quale proteggere sia le imprese in difficoltà sia quelle esposte al rischio di Opa ostili da parte di investitori ancora ricchi, in questo momento di crisi, di liquidità. Come aveva fatto davanti all'Europarlamento, il presidente francese, che ieri parlava a un gruppo di imprenditori riuniti ad Annecy, nell'Alta Savoia, ha invitato i partner europei a dotarsi di un analogo strumento, capace di preservare gli interessi economici strategici di un Paese e di accompagnare la crescita delle aziende, piccole e medie imprese incluse. Il fondo sarà gestito dalla Caisse des DépÔts et Consignations (CdC), già braccio finanziario dello Stato francese, e come questa sarà sottoposto al controllo del Parlamento. Le risorse per le nuove responsabilità e per i nuovi bisogni saranno reperite sul mercato attraverso l'emissione di obbligazioni, un po' sul modello della Kreditanstalt fÜr Wiederaufbau (KfW) tedesca. Preparato dal consigliere speciale Henri Guaino - come quello di Tolone in cui aveva preso atto della gravità della crisi finanziaria il discorso di Sarkozy dà l'impronta della politica economica e industriale francese per i prossimi anni. Sollecitato dall'emergenza e da una recessione che per come si sta presentando rischia di essere più dura di quelle sperimentate negli ultimi anni, la nuova politica economica sarkoziana è un cocktail esplosivo di interventismo pubblico e tempistica decisionale. E il fondo sovrano à la franÇaise è solo una misura, anche se probabilmente la più importante e spettacolare, tra quelle presentate ieri. In soccorso alle aziende, molte delle quali in Francia già afflitte da problemi di tesoreria, il presidente ha annunciato il completo esonero della tassa "professionale", fino al 2010, per tutti i nuovi investimenti. Secondo molti si tratta dell'inizio della fine di un'imposta che rappresenta metà delle entrate fiscali degli enti locali e per la quale le associazioni imprenditoriali chiedono la completa abolizione da molti anni. Rappresenta una percentuale del valore aggiunto (differenza tra uscite e ricavi) ed è calcolata su immobili e macchinari, posseduti o in affitto, utilizzati per l'attività economica. Lo Stato francese si farà carico del mancato gettito per Regioni, Comuni e Province, attuali percettori della tassa. Il costo stimato, a pieno regime, sarà di un miliardo di euro all'anno. In questa fase, però, l'Etat non ha paura di lesinare aiuti. Sarkozy ha promesso per il periodo 2009-2011 investimenti diretti per 175 miliardi di euro: "L'investimento sarà la priorità di bilancio per i prossimi anni ", ha detto il capo di Stato francese citando "insegnamento superiore, ricerca, difesa, ma anche migliaia di chilometri di canali, ferrovie, di trasporti pubblici e le energie rinnovabili, nell'ambito della Grenelle ambientale". Senza dimenticare la recente scommessa sull'economia digitale, con la promessa di una rapida democratizzazione di Internet ad alta velocità, entro il 2010, per i francesi che ancora non ce l'hanno (circa 2 milioni). Sarkozy ha dispiegato ieri una creatività a 360Úinventando una figura del tutto inedita, quella del "mediatore del credito", che avrà il difficile compito di controllare i meccanismi di erogazione dei finanziamenti delle banche alle imprese. Per questo ruolo è stato scelto René Ricol, revisore e autore di un rapporto sulla crisi finanziaria consegnato agli inizi del mese di settembre all'Eliseo: "Lo Stato è venuto massicciamente in aiuto delle banche ha detto Sarkozy - faremo in modo che l'opinione pubblica diventi il giudice del loro operato. Quelli che non staranno al gioco (non presteranno i soldi alle aziende e alle famiglie, ndr) dovranno prendersi le loro responsabilità e prendersi le proprie responsabilità significa lasciare subito la banca". Il capo di Stato non ha lasciato cadere nemmeno il lato paneuropeo della sua foga interventista evocando nuovamente la necessità, per l'Europa, di dotarsi "di un vero governo dell'economia, del quale tra l'altro abbiamo appena sperimentato l'utilità". Di questo, però, come anche del fondo sovrano made in France, vorrà parlare a quattr'occhi con lui il leader Ue al momento più teso e sospettoso dopo la svolta politica di Sarkozy, il cancelliere tedesco Angela Merkel. Prima occasione questo fine settimana in Cina, ai margini del vertice Asia-Europa. A.Ger. www.elysee.fr L'intervento del presidente Sarkozy RETE PROTETTIVA Il Governo intende aiutare le aziende in difficoltà e quelle esposte al rischio di Opa ostili, "nell'interesse nazionale" "La dittatura dei mercati è finita". Nicolas Sarkozy durante il discorso agli imprenditori dell'Alta Savoia AFP.

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L'Europarlamento sfida la Cina (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-10-24 - pag: 14 autore: Diritti umani. La scelta alla vigilia del vertice Asem - Pechino: inaccettabile intromissione nei nostri affari L'Europarlamento sfida la Cina Il premio Sakharov per la libertà di pensiero assegnato al dissidente Hu Jia Luca Veronese Il Parlamento europeo ha assegnato al dissidente politico cinese Hu Jia il Premio Sakharov 2008 per la libertà di pensiero. La decisione ha provocato la dura reazione della Cina, alla vigilia del vertice Asem tra Asia e Europa che inizia oggi a Pechino. Hu Jia è in carcere dopo essere stato condannato, in primavera, a tre anni e mezzo "per incitamento alla sovversione dei poteri dello Stato". è stato arrestato lo scorso novembre subito dopo aver testimoniato sulla situazione cinese (in conference call) di fronte alla commissione sui Diritti umani del Parlamento europeo. Trentacinque anni, piccolo e magro, buddhista, figlio di intellettuali mandati nei campi di lavoro durante le purghe maoiste del 1957, Hu è stato tra i primi a denunciare lo scandalo dell'Henan, la provincia nella quale alla fine degli anni Novanta migliaia di contadini hanno contratto l'Aids attraverso trasfusioni di sangue infetto. Assieme alla moglie Zeng Jiayan, ha dato vita a un blog su internet, attraverso il quale ha attaccato più volte Pechino per la mancanza di democrazia e per la repressione delle libertà, di pensiero e religione. Nel 2004 è stato imprigionato per un mese mentre organizzava la commemorazione del massacro del 1989 di piazza Tiananmen. Tenuto sotto costante controllo dalla polizia, nel 2007 ha realizzato un documentario nel quale ha descritto l'ossessiva ingerenza nella sua vita privata da parte degli agenti. Hu era stato preso in considerazione anche per il Nobel 2008 per la Pace, poi assegnato al finlandese Martti Ahtisaari. Soffre di una forma cronica di epatite virale e - secondo gli amicile sue condizioni di salute si sono aggravate nelle ultime settimane, anche a causa del regime di lavori pesanti ai quali viene costretto in carcere. "Il Parlamento europeo, assegnando la ventesima edizione del Premio Sakharov a Hu Jia, ha voluto riconoscere in modo fermo e deciso la quotidiana lotta per libertà di tutti i difensori cinesi dei diritti dell'uomo", ha detto Hans-Gert PÖttering, presidente dell'Assemblea di Strasburgo. La stessa Commissione Ue- con gli Stati Uniti molto critica sull'arresto dell'attivista - ha accolto con favore il voto del Parlamento ( che pure era stato preceduto da qualche contrasto nella Conferenza dei presidenti dei gruppi, con il Pse e il Gue astenutisi dalla cosultazione). Pechino ha espresso "forte malcontento" per il riconoscimento assegnato a quello che viene considerato "un criminale ", con una decisione che rappresenta "un'interferenza nella sovranità giudiziaria della Cina e nei suoi affari interni". Anche se - come ha fatto sapere il ministero degli Esteri- "non ci saranno ripercussioni sullo svolgimento del vertice" di oggi. "Più che i rapporti con l'Unione europea, che non è ancora oggi capace di rapporti come un unicumha detto il premier italiano, Silvio Berlusconi - i rapporti con la Cina sono tra i singoli Stati e non vedo nessuna difficoltà nelle relazioni tra Italia e Cina". "Sono sicura che mio marito sarà molto felice quando verràa sapere del Premio", ha detto all'Ansa, Zeng Jinyan. "Spero che torni presto a casa", ha aggiunto, dicendosi preoccupata che la figlia, una bambina di pochi mesi, non riconosca il padre quando uscirà di prigione. luca.veronese@ilsole24ore.com REPRESSIONE L'attivista teneva un blog con la moglie: è stato condannato a più di tre anni di prigione per "incitamento alla sovversione".

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Vertice europeo straordinario (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-24 - pag: 5 autore: Vertice europeo straordinario Berlusconi: "Verificherò che le banche continuino a finanziare le Pmi" Luca Vinciguerra PECHINO. Dal nostro inviato Il G-20 che si svolgerà a Washington il 15 novembre verrà preparato da un vertice straordinario dei capi di Stato europei il 7 novembre a Bruxelles. Lo ha annunciato la presidenza francese della Ue. All'ordine del giorno della riunione informale la messa a punto di una linea comune sulle nuove regole per il funzionamento dei mercati finanziari. L'appuntamento di Washington sarà il primo tentativo di affidare a questa nuova istituzione internazionale, il G-20 (che riunisce gli otto Grandi e i maggiori Paesi emergenti) il compito di ridisegnare il governo dell'economia mondiale. Intanto si moltiplicano le occasioni di confronto a livello internazionale per definire meglio l'agenda di Washington. Oggi e domani è la volta del vertice dei capi di Stato e di Governo dell'Asem, il forum economico tra Asia e Unione Europea che si svolge a Pechino. La concertazione internazionale avrà un ruolo cruciale per evitare che la crisi finanziaria contagi l'economia reale, facendo sprofondare mezzo mondo in recessione. "Le Nazioni Unite- ha detto da Pechino il premier italiano Silvio Berlusconi - sono ormai incapaci di fronteggiare le emergenze. E anche le altre istituzioni internazionali, come la Banca mondiale, hanno fallito. Oggi l'unico soggetto in grado di controllare lo sviluppo dell'economia mondiale è un G-8 allargato, un G-Plus". Un ruolo chiave spetta alla Cina. "La Cina deve dare il suo contributo alla soluzione della crisi. Con questo spirito, oggi ho invitato il presidente Hu Jintao a partecipare al G- 8 dell'anno prossimo in Italia", ha detto Berlusconi. Che ha poi aggiunto: "A gennaio o febbraio, verrò nuovamente a Pechino per coordinare la partecipazione dei cinesi al vertice".Sulla stessa linghezza d'onda il presidente della Commissione Ue José Manuel Barroso: "Spero tanto - ha detto - che la Cina offra un contributo importante alla soluzione della crisi. è una grande occasione per mostrare senso di responsabilità". Intanto, l'allargamento del consesso dei grandi del mondo ha scatenato polemiche tra gli esclusi. La più inviperita è la Spagna, e ciò spiega la trasferta a sorpresa a Pechino di José Luis Zapatero. Il premier spagnolo èarrivato ieri in Cina ufficialmente per partecipare al vertice Asem, ma in realtà si sarebbe scomodato per esercitare pressioni su Cina, India e Giappone per inserire la Spagna nella riunione del G-20. Berlusconi è anche tornato sul tema delle turbolenze sui mercati. "Non sono preoccupato né come presidente del Consiglio, né come azionista di tre società quotate in Borsa ", ha detto. "Bisogna puntare su quei titoli, come Eni, che oggi hanno una valutazione di mercato inferiore al loro valore reale, che è correlato ai profitti e ai dividendi futuri. Io tengo le azioni in cassaforte perché continuo ad avere fiducia nelle mie aziende che fanno utili e distribuiscono dividendi", ha detto il premier in un incontro a porte chiuse con la comunità d'affari italiana in Cina. La serenità di Berlusconi, però, è subordinata a una condizione: che la crisi non contagi l'economia reale. "Questo - ha detto davanti a oltre 200 imprenditori- è il vero rischio. Ecco perché le banche devono continuare a fare il loro mestiere, mentre i Governi devono fare di tutto per sostenere la crescita del Pil. Appena tornerò in Italia parteciperò a una riunione con Confindustria, Confcommercio e Abi per assicurarmi che ognuno faccia la sua parte e che le banche non tirino il braccio indietro nel finanziare le aziende, soprattutto quelle piccole e medie". lucavin@attglobal.net LE REGOLE PER I MERCATI Summit dei capi di Stato e di Governo per cercare un'intesa sulla governance La Spagna vuole partecipare all'incontro di Washington Visita di Stato. Angela Merkel, a Pechino per il vertice Asem, con Wen Jiabao EPA.

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LE BATTAGLIE CONTRO IL REGIME (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-10-24 - pag: 14 autore: LE BATTAGLIE CONTRO IL REGIME Aids e democrazia Hu Jia, 35 anni ( nella foto mentre mostra ai giornalisti com'era trattatoin carcere), siè distinto per le campagne a favore dei diritti civili,dell'ambientee per il riconoscimento dell'emergenza Aids,negata dal regime. Già imprigionato nel febbraio di due anni fa, è stato nuovamente arrestato nel dicembre scorso,all'indomani della testimonianza sui diritti umani in Cina fornita al Parlamento europeo. In aprileè stato condannato a tre annie mezzo di carcere per "incitamento alla sovversione" Premio assegnato da 20 anni Il Premio Sakharov per la libertà di pensiero (dedicato al dissidente sovietico Andrej Sakharov) è assegnato ogni anno dal 1988 dall'Europarlamento come "riconoscimento per chi si è distinto nella lotta contro l'ingiustizia e l'oppressione in qualunque parte della Terra". I finalisti di quest'anno erano tre: oltre a Hu, Alexandr Kozulin, oppositore del regime bielorusso,e l'Abate Apollinaire Malu Malu, presidente della commissione elettorale indipendente della Repubblica democratica del Congo AP/LA PRESSE.

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C'è la firma, parte la sfida Expo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-10-24 - pag: 25 autore: Milano. Berlusconi mercoledì sera ha dato il via libera al decreto che istituisce la governance della società di gestione C'è la firma, parte la sfida Expo Il progetto sarà condiviso tra gli enti locali - Resta aperta la partita del Consiglio Marco Alfieri Finalmente la firma sul decreto Expo 2015. Dopo 7 mesi di litigi, è certamente una buona notizia. Silvio Berlusconi, mercoledì sera, poco prima di imbarcarsi per la Cina, ha firmato il tanto agognato Dpcm che disciplina la governance dell'evento. A confermarlo è palazzo Chigi, che non manca di precisare, vagamente infastidito dal richiamo ufficiale del Bie, come "la firma attui pienamente l'impegno preso con il Bureau di dare completezza all'organizzazione dell'Expo 2015 entro la fine del mese di ottobre". Ovviamente soddisfatta la trimurti lombarda. "Considero positivo che da un amministratore unico si sia arrivati a un assetto che, sulla carta, garantisce maggiore collegialità nelle scelte", spiega il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati. "Siamo felici che dopo un'attesa certamente lunga per chi ha continuato a portare avanti gli impegni presi in sede internazionale, il decreto è stato firmato", precisa il sindaco di Milano, Letizia Moratti. "Noi, d'altra parte, in Lombardia da tempo stiamo lavorando con grande concretezza e piena sintonia", conclude Roberto Formigoni. Ma vediamolo il Dpcm firmato. Come anticipato, sarà un cdaa 5 membri a guidare la SoGe, la società di gestione dell'evento. Socio di controllo è il Tesoro (gli altri azionisti sono Comune, Provincia, Regione e Camera di Commercio), ma le quote, da definire, si baseranno sul riparto delle risorse stanziate: 50% al Governo, 20% al Comune di Milano e un 10% ciascuno tra Regione, la Provincia e Cdc. Oltre a SoGe, che fungerà da soggetto aggiudicatore e stazione appaltante, ci sarà un commissario straordinario (Cosde), Letizia Moratti, che esercita poteri di impulso sugli interventi e funzioni di vigilanza oltre a presiedere il Coem, la commissione di coordinamento tecnico per l'attuazione delle opere connesse, in cui siederanno privati, enti locali e ministri. Infine, il decreto istituisce il Tavolo Lombardia sulle infrastrutture di area vasta presieduto dal Pirellone, già convocato per il 30 ottobre. La novità principale, oltre al Coem al posto del Cipem, è che il decreto prevede la facoltà di Formigoni, Penati e Moratti di individuare un esponente in cda. Dunque tutti e tre gli enti locali saranno rappresentati (gli altri 2 posti sono appannaggio del Tesoro). Il Dpcm non fissa invece i nomi del board, che resterà in carica per tre esercizi (ma è rieleggibile). Verranno scelti in seconda battuta, segno che la quadra politica sui nomi e sulle deleghe è ancora da trovare. Anche se la cinquina comincia a delinearsi. L'a.d. sarà il morattiano Paolo Glisenti. Il presidente potrebbe essere il numero uno di Assolombarda, Diana Bracco, espressa in quota Tesoro ma con il placet di CdC e Moratti. L'altro posto del Tesoro andrà ad un esponente leghista (Leonardo Carioni o il professore bocconiano Cristian Chizzoli). Quanto a Regione e Provincia: la prima punta(va) su Alberto Sciumè, ma la sua presenza in A2A e la necessità di optare, fa crescere le quotazioni di Paolo Alli; palazzo Isimbardi pensa invece ad una figura come Carlo Cerami, consigliere di fondazione Cariplo. Ad An, fuori dal cda, andrebbe la direzione generale infrastrutture. Ma il paradosso è che questo Dpcm ricalca la bozza più collegiale riscritta in estate da Calderoli, dopo la buriana sul precedente decreto "mostro giuridico", la levata di scudi contro l'impuntatura morattiana su Glisenti amministratore unico, lo stop del Tesoro sui soldi, la faticosa ricucitura Comune-Regione e la mediazione di Gianni Letta. Segno che la firma è slittata non tanto per fratture insanabili (la quadra sui nomi manca oggi come ieri) bensì perché il Governo lo ha giocato per mesi come arma di scambio su altre partite (da Cai al federalismo). Solo le ultime mosse antinordiste ( tagli a Malpensa e ripiano del comune di Catania), insieme all'ultimatum Bie, hanno spinto palazzo Chigi a concedere la carota del Dpcm. I prossimi passi? "Nel giro di un mese", precisa Moratti, "partirà la SoGe". "I tempi infatti sono stretti" e resta il nodo dei finanziamenti. I primi 133 milioni sul triennio 2009-2011 sono stati inseriti nel Dl che anticipa la finanziaria 2009, ma il grosso della quota di finanziamento statale prevista nel dossier di candidatura (1,4 miliardi) verrà spalmata tra il 2012 e 2015. Una cifra che, sommata agli 850 milioni in quota agli enti locali, agli 890 dei privati, ai 900 da ricavi generati da SoGe, fa i 4,1 miliardi di budget totale. Infine, come spiega il sottosegretario Roberto Castelli, "restano da reperire 1,7 miliardi pubblici sugli 11 totali necessari a finanziare le opere connesse ". Ma quel che preoccupa di più Castelli è il tempo di cantierizzazione: "Sulle sole opere essenziali, nessuna è già avviata e poche sono al progetto preliminare ". E il 2015 è dietro l'angolo. LA NOVITÁ Varato il Coem, comitato tecnico di consultazione sulle opere di area vasta Moratti: "Felice, ma i tempi per i cantieri sono stretti".

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Nickel, la discesa non si ferma (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2008-10-24 - pag: 48 autore: Non ferrosi. Mentre le aziende tagliano l'output, gli analisti prevedono listini in crisi per anni Nickel, la discesa non si ferma Il metallo tocca 9.105 $ la tonnellata, -80% da maggio 2007 Luca Davi Un mercato che sembra essere collassato. E che avrà bisogno di anni per tornare in equilibrio, almeno secondo gli analisti. Il nickel è tra i grandi malati del paniere metallifero del London Metal Exchange. Ieri al settlement della City ha sfondato il pavimento dei 10mila dollari, atterrando a 9.105 $ per tonnellata con un crollo del 12,5% rispetto al giorno prima. Un livello ben lontano dai 54.200 $ per tonn. raggiunto a maggio 2007, dietro i timori che le riserve non fossero sufficienti per sostenere una domanda in crescita. Da allora sono passati circa 17 mesi che si sono portati via più dell'83% delle quotazioni del metallo. Sul calo dei listini pesa la riduzione degli acquisti da parte dei produttori di acciaio inossidabile, che assorbono almeno il 60% del nickel prodotto ogni anno nel mondo. I picchi delle quotazioni, infatti, hanno spinto i produttori di inox a limitare progressivamente l'impiego di nickel, a vantaggio di leghe a maggior contenuto di altri metalli, come cromo e manganese. L'effetto? Oggi le riserve dell'Lme sfiorano le 55.470 tonnellate, il livello più alto da maggio 1999. A pagare le conseguenze di questo crollo oggi sono soprattutto le aziende che operano nel settore dell'estrazione e della lavorazione del nickel, alcune delle quali denunciano di essere cadute sotto il breakeven. "A questi prezzi, circa il 50%dell'industria del comparto sta perdendo denaro: non è una situazione sostenibile", dice Richard Knights, analista di Numis Securities. I segnali in arrivo dalle aziende vanno nella direzione dei tagli all'output così da arrestare la caduta dei prezzi. La canadese First Nickel Inc. in settimana ha sospeso la produzione nella miniera di Lockerby e ha tagliato 150 posti di lavoro. Il colosso minerario Bhp Billiton ha chiuso in estate per 4 mesi la sua fonderia di Kalgoorlie per riparazioni. La stessa Norilsk, il più grande produttore al mondo del metallo, ha interrotto le operazioni nella miniera di Cawse e gli impianti in Australia Occidentale, denunciando l'erosione dei margini. Una scelta analoga a quella di Xstrata, che ha bloccato i lavori nella miniera dominicana di Falconbridge. In questo contesto, c'è chi vuole comunque rimanere ottimista. Per farlo Stephen Barnett, presidente del Nickel Institute, si aggrappa alla Cina. "Se l'economia (di Pechino, ndr) continua a crescere dell'8-10%, allora la domanda del metallo risalirà". Una visione non condivisa dalla maggioranza degli analisti. Per alcuni, addirittura, "i prezzi degli ultimi due o tre anni non torneranno più", come spiega Carey Smith di Alto Capital. Per far risalire le quotazioni in una forchetta di prezzo giudicata equa ( compresa tra i 15mila e 18mila $/tonn.), aggiunge l'analista,il mercato impiegherà anni. Per il breve periodo, intanto, possono bastare le previsioni di Royal Bank of Scotland, il cui ufficio studi stima che la produzione di nickel nel 2008 scenda a 1.415 milioni di tonnellate contro i 1.434 milioni dello scorso anno. luca.davi@ilsole24ore.com PRODUZIONE IN FRENATA Da Norilsk a Xstrata, i big del comparto bloccano impianti e miniere per arginare il crollo delle quotazioni.

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Calano i prezzi australiani (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2008-10-24 - pag: 48 autore: Lana Calano i prezzi australiani La crisi non risparmia il mercato della lana. In Australia, il più grande produttore ed esportatore mondiale della fibra, i prezzi alle aste hanno registrato il più ampio calo settimanale degli ultimi cinque anni. L'indice Eastern questa settimana ha perso l'8,9%, atterrando ieri a 7,64 $ australiani (pari 5,08 $) per kilogrammo. Dietro il calo dei prezzi ci sono soprattutto le scelte commerciali della Cina. Il più importante compratore di lana australiana sta infatti rallentando le importazioni sulla scia di una crisi finanziaria che sta intaccando la corsa della produzione e dei consumi. Non a caso Pechino nell'ultimo trimestre ha registrato il tasso di crescita economica più basso degli ultimi cinque anni. Tra gli operatori, tuttavia, c'è chi crede a un rimbalzo delle quotazioni. "La frenata della lana – dice Kim Henderson, vicepresidente dell'Associazione dei produttori lanieri dell'Australia occidentale – è semplicemente una reazione alla crisi in atto, ma potremmo assistere a una correzione verso l'alto nel breve periodo".

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Religione, Asia il continente meno libero (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-10-24 - pag: 21 autore: RAPPORTO 2008 Religione, Asia il continente meno libero Sono l'Asia e la regione mediorientale le zone del mondo in cui sono più diffuse le violazioni alla libertà religiosa delle minoranze. è quanto emerge dal rapporto 2008 "La libertà religiosa nel mondo", realizzato dall'associazione "Aiuto alla chiesa che soffre" (Acs) e presentato ieri da padre Bernardo Cervellera, direttore di Asianews e da Joaquin Alliende, presidente di Acs internazionale. Secondo il dossier, giunto alla nona edizione, i primi 13 Paesi, teatri di violazioni alla libertà di culto, sono Arabia Saudita, Yemen, Iran, Turkmenistan, Pakistan, Cina, Bhutan, Myanmar, Laos e Corea del Nord, più Cubae Nigeria e Sudan.

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L'isola che corre (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 24-10-2008)

Argomenti: Cina

POLITICA 24-10-2008 il fatto Dopo l'elezione del presidente Ma, Taipei ha scelto una linea pragmatica con il grande vicino, mentre si accende la competizione commerciale da una parte quantità, dall'altra alta qualità "Ci vorrà tempo per sanare una ferita profonda" L'isola che corre Taiwan tra Cina e "strappo" nel segno della tecnologia DAL NOSTRO INVIATO A TAIPEI BARBARA UGLIETTI S arà che è un'isola. Ma Taiwan lì in mezzo sembra starci benissimo. Lì in mezzo: tra due mari, tra passato e futuro, tra Oriente e Occidente. Tra la spinta a essere pienamente indipendente e la forza di non esserlo. In questi mesi la piccola isola si sta affacciando con una sensibilità nervosa, quasi personale, a una prospettiva nuova: dopo l'elezione del presidente Ma Ying-jeou, entrato in carica a maggio, e il ritorno al potere del Kuomintang (Kmt), per otto anni all'opposizione, Taiwan è chiamata a fare i conti con se stessa e con il Gigante che ha di fronte: la Cina. Dopo anni di gelo, se non di scontro aperto, con quel vicino enorme e scomodo, le aperture "pragmatiche" di Ma hanno sistemato l'isola in un insolito punto di equilibrio, dentro una bolla di attesa in cui 23 milioni di abitanti, su 36mila chilometri quadrati, praticamente una volta e mezza la Sicilia, si stanno inventando, in senso molto letterale, il futuro. L'esercizio non è nuovo per la popolazione dell'isola. Già negli anni '50 (dopo l'arrivo, nel 1949, dei nazionalisti di Chang Kai Shek), la gente di Taiwan ha saputo sfruttare la sua attitudine alle scientifiche per trasformare un Paese sostanzialmente agricolo in un Paese leader mondiale nell'Hi- Tech. Un salto tecnologico, incoraggiato da precise politiche di Stato che, in pochi anni, ha prodotto uno sviluppo miracoloso, ben rappresentato lungo le strade di Taipei: palazzi nuovi e modernissimi, su cui svetta il 101, il secondo grattacielo più alto del mondo, e palazzine basse consumate dal tempo e dall'umidità. Una città antica e, insieme, giovanissima, da tutti i punti di vista: quello buono della sua esuberante vitalità, quello cattivo della sua confusione carica di smog. Ora la Repubblica di Cina (Roc) si prepara per un altro scarto. Pechino, diventata economicamente più aggressiva, fa sempre più paura: incoraggia strategie economiche spregiudicate e potenzialmente minacciose per Taiwan. La crisi finanziaria ha fatto il resto. Le scelte, per l'isola, erano due: confronto o cooperazione. Taipei, confermandosi nel ruolo di baluardo democratico e liberale nell'area Asia-Pacifico, ha scelto la seconda. "Pragmatismo", "distensione ", "investimenti" e "capitali" sono le parole che più circolano nei ministeri dell'isola. Il nuovo governo ha messo da parte le rivendicazioni politico-ideologiche del precedente e ha puntato diritto sulla vocazione più propria di Taiwan: fare. Nei mesi scorsi una serie di visite reciproche tra le autorità dei rispettivi Paesi hanno inaugurato il disgelo. Da luglio ci sono voli regolari tra le due sponde dello Stretto. Taiwan ha porto la mano. E si è messa a lavorare in silenzio. I mesi sono pochi: cinque, dall'inizio del cambiamento. Nessuno, sull'isola, nasconde un po' di delusione per le (insoddisfacenti) risposte arrivate, sinora, dalla Cina. Ma tutti spiegano che quella imboccata è la strada giusta. "La Cina è la terza economia del mondo ed è un partner commerciale fondamentale per Taiwan", dice Pin-Kung Chiang presidente della Straits Exchange Foundation, l'organismo para-governativo che cura i rapporti con Pechino. "Ed è anche il primo Paese che i taiwanesi vanno a visitare", aggiunge, riferendosi ai milioni di taiwanesi che si spostano per affari o per ritrovarsi con le famiglie rimaste là dopo il '49. "Se ci sono tensioni tra i due Paesi continua Chiang , tutto è più difficile. Nei passati otto anni, sotto il governo del Partito democratico, abbiamo assistito a una forte perdita economica, arrivando al livello più basso tra i Paesi in via di sviluppo asiatici. Questi anni ci sono costati tanto, davvero tanto. Adesso sentiamo il dovere di migliorare la nostra produttività per il benessere della nostra popolazione ". Il primo "ponte" tra i due Paesi è, significativamente, aereo. Da luglio sono iniziati voli diretti tra la Cina e Taiwan, dove ora possono arrivare fino a 3.000 turisti cinesi ogni giorno. Soddisfatti? "Non proprio: è ancora troppo poco spiega Chiang . Ma stiamo per avere un secondo round di colloqui per incrementare questi scambi aerei fino a farli diventare voli regolari, e con l'obiettivo di avere tratte più brevi e meno costose. Speriamo anche di riuscire a negoziare le spedizioni dirette tra i porti due Paesi. Passare per Okinawa costa moltissimo, e non solo in termini di tempo ". In realtà, da superare non c'è soltanto uno Stretto, ma anche una diffidenza lunga dieci anni: quelli di interruzione di ogni dialogo fra Pechino e Taipei. Anni che hanno lasciato un segno profondo. Chiedere anche ai ragazzi più giovani di Taiwan, siano essi simpatizzanti del del Kmt o del Partito democratico, come vanno i rapporti con i ragazzi cinesi che, per studio o per turismo, incontrano sull'isola, significa ricevere sempre e solo la stessa risposta: "Meglio che non si parli di politica". L'insofferenza ha contagiato anche la dimensione sportiva dei Giochi olimpici di Pechino, con quella disputa sul nome di Taiwan, non accettato dalla Cina, che ha lasciato un po' di amaro. Non tutti, a Taiwan, approvano la politica distensiva: gli ultimi sondaggi dicono che il il 52% della popolazione è favorevole a una linea più morbida. Ma questo significa che l'altra metà, o quasi, della popolazione non è contenta. Il "pragmatismo" di Ma sembra comunque convincere tutti quando si parla di affari. E il fatto che la Cina si stia arricchendo con tutto il peso della sua inesauribile forza-lavoro (spesso a scapito degli standard internazionali sui diritti) fa paura. Lo stesso, la piccola isola sa essere competitiva. "Del resto spiega York Y.C. Liao, segretario generale del ministero della Pianificazione economica e sviluppo noi e il nostro "grande fratello" abbiamo competenze diverse. La Cina, per precisa scelta strategica, sta cercando di produrre, o meglio: "assemblare", sempre di più e sempre più a basso prezzo. Taiwan, invece, ha deciso di puntare sulla ricerca, sulla specializzazione e sulla qualità di prodotti. In questo modo riusciamo a tenere il passo di questo Gigante non troppo "friendly". È una forma di cooperazione. E da qui, ci piacerebbe riuscire a diventare amici: è questa la nuova sfida che ci attende ". Risposte dalla controparte? "Non sono soddisfacenti. Non ancora dice York . In ogni caso, sappiamo che per ricucire una ferita tanto profonda occorre tempo". Taiwan sa aspettare. E intanto, lì in mezzo, corre veloce. A Taipei, sono in corso in questi giorni proteste contro gli accordi che permettono l'importazione di maggiori quantità di prodotti cinesi (Ap).

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Un incubatore di brevetti che rendono più facile la vita (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 24-10-2008)

Argomenti: Cina

POLITICA 24-10-2008 Un incubatore di brevetti che rendono più facile la vita DAL NOSTRO INVIATO A HSINCHU G ià arrivarci significa fare un viaggio nel tempo. Direzione: il futuro. Il treno che porta da Taipei, la capitale del Paese, a Hsinchu, la capitale della tecnologia, è un prodigio ad alta velocità costruito a tempo di record e che, a tempo di record, collega 12 città dell'isola, da nord a sud: 90 minuti per arrivare da Taipei a Kaohsiung, per un totale di 345 chilometri lungo tutta la costa occidentale. Mezz'ora e si arriva a Hsinchu, il cuore di un Paese che in fatto di compu-- ter, schermi, processori, nanotecnologie, semiconduttori, telefonini, fotocamere e videocamere detta legge al mondo interno. Il grafico sullo sviluppo industriale di Taiwan presenta una forbice impressionante: il settore agricolo, che negli anni Cinquanta costituiva la base dell'economia del Paese, è sceso all'1.45% del Pil, mentre i servizi, in sostanza l'Hi-Tech e l'Information Technology, sono balzati dal 50% al 71,05%. E se "Made in Taiwan" era sinonimo di prodotti di buon livello a basso costo, oggi l'isola, incalzata dalla capacità manifatturiera della Cina, cambia strada, puntando sull'innovazione e sull'eccellenza. In una Silicon Valley pronta a fare concorrenza a quella californiana. L'attenzione è sempre molto più ai componenti che alla creazione di prodotti finiti: un brand di successo tutto taiwanese, spiegano sotto voce, potrebbe spaventare gli investitori. Ma un esempio valga per tutti: la Acer, che con il suo Asus, piccolo pc portatile, ha spiazzato l'intero mercato dei notebook. Molta parte di quanto viene studiato, brevettato e inserito sui mercati internazionali viene "incubato" qui, all'Itri (Industrial technology research institute) di Hsinchu. Il centro, fondato nel 1973 e attualmente a partecipazione statale, "partorisce" circa 2.000 brevetti all'anno e offre prodotti, ricerche e consulenze a circa 30mila compagnie locali ogni anno. Un altro centro di attrazione per le imprese è il Science Park, sempre a Hsinchu, primo tra i 12 parchi tecnologici distribuiti nel Paese. Nato nel 1980, l'istituto si è concentrato sui semiconduttori e ospita 384 compagnie dell'Hi-Tech. Quanto ai prodotti che Taiwan sta preparando per il futuro, nello showroom dell'Itri c'è solo da scegliere. I "flexspeakers " per esempio, cartelloni parlanti che cambieranno il modo di fare pubblicità sulle nostre strade. Oppure le etichette intelligenti per i prodotti: la spesa al supermercato si farà mettendo tutto nel carrello e pagando a una cassa automatica. O ancora il "Microtube " un computer palmare (tutto Made in Taiwan) che racchiuderà in pochi centimetri tutte le funzioni di un normale desktop. E poi la "Micard": una card (simile a quelle che usiamo nei telefonini) con 2.000 giga di memoria e che avrà uno standard universale per tutti i prodotti di normale utilizzo (telefonino, pc, videocamera). A Hsinchu si pensa anche alla sicurezza e all'ambiente: lavorano a nuovi Led che consentono un risparmio energetico del 70%, e al "Reddex", materiale che resiste al fuoco anche per ore. E poi c'è tutto il filone dei bioma-- teriali, per riparare le articolazioni o per l'autodiagnosi di malattie come l'epatite o la Sars. Barbara Uglietti Gli investimenti mirati hanno trasformato un settore di prodotti medi a buon mercato in una Silicon Valley asiatica, dove si fa innovazione.

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In gara per lo spazio non certo per i diritti umani (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 24-10-2008)

Argomenti: Cina

POLITICA 24-10-2008 DOPO LA CINA ANCHE L'INDIA SULLA STRADA PER LA LUNA In gara per lo spazio non certo per i diritti umani FRANCO GABICI S i allarga ancora il 'club dello spazio'. Dopo Stati Uniti ed ex Urss erano arrivati Cina e Giappone. Ora tocca al quinto membro. Chi pensa all'India come alla terra degli elefanti bianchi, delle tigri o soprattutto della grande e diffusa povertà sarà certo stupito di fronte all'impresa che annovera questa nazione fra i conquistatori della Luna. Dalla base di Srihakot, nello Stato meridionale dell'Andra Pradesh, un razzo di 44 metri e del peso di 316 tonnellate interamente costruito nel Paese ha portato in orbita la sonda 'Chandrayaan 1' (Chandra significa 'Luna') che orbiterà attorno al nostro satellite per due anni, trasmettendo dati e immagini prima di rilasciare una sonda per analizzare la superficie. Il lancio è perfettamente riuscito e l'impresa è stata annunciata al mondo da Mylswamy Annadurai, direttore del progetto, con un linguaggio degno della patria del poeta Tagore: "Il nostro bambino è sulla strada della Luna". Erano presenti al grande evento più di mille scienziati, che nella sala di controllo hanno dato sfogo alla loro comprensibile gioia per la riuscita dell'esperimento, considerato un momento storico per un Paese che ha dato alla fisica ben due premi Nobel: C.V. Raman, il quale ha legato il suo nome a un famoso 'effetto' che si verifica nei fotoni, e S. Chandrasekhar, per studi sull'evoluzione stellare. Prima del lancio, gli stessi scienziati che hanno brindato al successo si erano recati a visitare un tempio induista per invocare l'aiuto divino. Fra qualche settimana, l'8 novembre, scenderà sul suolo lunare il Moon Impact Probe, un modulo che studierà le caratteristiche del terreno grazie a una decina di strumenti (cinque indiani, tre europei, due della Nasa e uno bulgaro) e sul quale è stata issata la bandiera indiana. Ma lo scopo principale della missione è la ricerca del cosiddetto 'elio-3', rarissimo sulla Terra e presente invece in maniera abbondante sulla Luna anche se non è facile estrarlo. L'attenzione verso questa varietà di elio è dovuta al fatto che 'elio-3' è considerato una importantissima fonte di energia per il futuro se utilizzato nella fusione nucleare. L'impresa rafforza ovviamente la posizione internazionale dell'India e la sonda che sta orbitando attorno alla Luna è il chiaro messaggio di un 'ci siamo anche noi' lanciato al mondo ma soprattutto alla vicina Cina, Paese che certo concede poca aria ai diritti umani ma in compenso ha grandi ambizioni spaziali. Le attenzioni degli indiani, infatti, sono rivolte a Pechino con l'intenzione di uguagliarla e superarla. Nel 2013 New Delhi ha in programma di mettere in orbita il primo astronauta, mentre nel 2020 un indiano andrà a calpestare le polveri lunari. Il tutto per una somma che molti avrebbero preferito venisse usata per aiutare gli indigenti. Il 42% della popolazione è infatti sotto la soglia della povertà, mentre 828 milioni di indiani vivono con meno di due dollari al giorno. E lungo le strade del Paese si dipana la carità che s'ispira a Madre Teresa, attenta più alle polveri di questo mondo che a quelle della Luna. La sonda indiana, rifacendo il verso a Tagore, può sì aver dato "il sorriso alla Luna piena", ma altri versi del poeta riconducono ad una triste realtà: "Calma, calma questo cuore agitato,/tu, notte tranquilla di luna piena./Troppe gravi preoccupazioni,/più e più volte/gravano sul mio cuore". Chissà se la tecnologia che fa da corona a questa impresa potrà in un futuro restituire alla Luna piena un vero sorriso.

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Taiwan, l'isola che corre tra tecnologia e l'ostico rapporto con la Cina (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 24-10-2008)

Argomenti: Cina

PRIMA 24-10-2008 NEL GIORNALE   Reportage Taiwan, l'isola che corre tra tecnologia e l'ostico rapporto con la Cina PAGINA 3.

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PRIMA 24-10-2008 I SILENZI DEL MONDO "LIBERO" UN'IGNAVIA DI CUI SARÀ CHIESTO CONTO LUIGI GENINAZZI È... (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 24-10-2008)

Argomenti: Cina

PRIMA 24-10-2008 I SILENZI DEL MONDO "LIBERO" UN'IGNAVIA DI CUI SARÀ CHIESTO CONTO LUIGI GENINAZZI È ormai un'emergenza a livello internazionale, anche se non riesce a fare notizia come l'allarme per i cambiamenti climatici o l'incubo della crisi finanziaria. Stiamo parlando del mancato rispetto della libertà religiosa in molte parti del mondo, un fenomeno sempre più grave che ha assunto dimensioni inquietanti. Le violenze degli ultimi mesi contro le comunità cristiane in India e in Iraq rappresentano soltanto la punta di un iceberg molto più vasto e profondo. La conferma ci viene dal Rapporto 2008 sulla libertà religiosa nel mondo, stilato dall'associazione 'Aiuto alla Chiesa che Soffre', presentato ieri a Roma ed in altre capitali europee. Dati e cifre impressionanti che riguardano oltre 60 Paesi nei quali il diritto alla libertà religiosa è negato o fortemente limitato. Nell'elenco figurano i Paesi comunisti (Cina, Corea del Nord, Cuba), gli Stati a regime dittatoriale come il Turkmenistan e Myanmar, ed un gran numero di Paesi islamici, a cominciare dall'Arabia Saudita dove ai non musulmani è proibito professare la propria fede anche in privato. Violenze e soprusi sono purtroppo cronaca quotidiana in Nigeria, Sudan, Eritrea. Ma il continente cui va il triste primato dell'intolleranza religiosa è l'Asia, con ben 25 Stati messi sotto accusa, in prima fila Pakistan e Indonesia dove alle limitazioni e alle repressioni di carattere legale (fino alla condanna a morte) s'aggiunge il clima di odio sociale nei riguardi delle altre fedi. Risulta evidente che l'esercizio concreto della libertà religiosa costituisce il test più significativo del grado di democrazia che vige in una nazione. E questo perché il diritto a professare la propria fede è il fondamento di ogni libertà. Riguarda la dignità dell'uomo in quanto tocca il suo rapporto con Dio, la sfera più intima della persona che qualsiasi potere o istituzione deve rispettare. "La libertà trova la sua piena cittadinanza nella religione", scriveva già Lattanzio all'indomani dell'Editto di Costantino. Un'affermazione che dopo quindici secoli mantiene tutta la sua straordinaria attualità. Là dove anche un solo credente viene perseguitato a causa della sua fede è l'intero sistema politico e sociale che risulta traballante. E quando non si tratta di episodi isolati ma di una persecuzione sistematica, come avviene in queste settimane contro le comunità cristiane nello Stato indiano dell'Orissa o nella regione di Mosul in Iraq, l'opinione pubblica internazionale non può far finta di niente. Quel che risulta insopportabile è la sostanziale impunità dei violenti fanatici che aggrediscono e uccidono gente inerme solo perché professa un'altra religione. L'Europa, culla della libertà, dovrebbe far sentire di più la sua voce, gridare il suo sdegno e la sua condanna ed esigere che si metta fine ad una simile barbarie. "Quando vedo la pulizia etnica in atto contro i cristiani del mio Paese mi sembra di leggere le cronache dei massacri subiti dagli armeni e dai caldei durante la Prima guerra mondiale", ha detto l'arcivescovo iracheno di Kirkuk, monsignor Louis Sako. Succede (è accaduto in questi giorni in Italia) che i crimini del passato vengano ancora affrontati nelle aule dei tribunali dove si chiede il risarcimento delle vittime. Forse varrebbe la pena usare la stessa energia e la stessa caparbietà nel riconoscere i crimini del presente, quelli che vengono compiuti ogni giorno contro le minoranze cristiane sparse per il mondo.

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Libertà religiosa violata in 60 Paesi (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 24-10-2008)

Argomenti: Cina

POLITICA 24-10-2008 la denuncia Recenti le esplosioni di intolleranza in India e Iraq, persistono quelle in numerose nazioni musulmane. Anche in Africa preoccupanti segnali da Etiopia ed Eritrea. Scontri tra gruppi etnici e terrorismo aggravano il fosco quadro mondiale Libertà religiosa violata in 60 Paesi Rapporto di Aiuto alla Chiesa che Soffre: diffusi leggi repressive, discriminazioni e attacchi DA ROMA GIOVANNI GRASSO S ono più di sessanta le nazioni finite nella lista nera dell'Acs (Aiuto alla Chiesa che Soffre) per gravi violazioni del diritto alla libertà religiosa dei propri cittadini. Leggi repressive, pratiche discriminatorie, violenze di gruppi di fanatici, tollerate se non addirittura incoraggiate dalle autorità, conflitti locali a connotati etnici disegnano un quadro mondiale davvero allarmante, di cui i massacri di cristiani in India o la repressione dei monaci tibetani da parte del governo di Pechino rappresentano, purtroppo, solo la punta dell'iceberg. La circostanziata denuncia della gravità della situazione mondiale è fotografata, come ogni anno, dall'ottava edizione del 'Rapporto 2008 sulla libertà religiosa nel mondo', che è stato presentato ieri a Roma e in contemporanea in Francia, Spagna e Germania ed è frutto di un intenso e approfondito lavoro di raccolta, scavo e verifica delle informazioni sui singoli Paesi. Dal rapporto emerge con drammatica chiarezza che a una parte consistente degli abitanti della Terra non è consentito praticare in pubblico o anche in privato il proprio credo, di manifestarlo, di diffonderlo o anche di cambiarlo senza incorrere in vere persecuzioni che mettono a rischio anche l'incolumità personale e della propria famiglia. Il denso volume (quasi 600 pagine di documenti da cui sono tratte le schede di queste due pagine), pur essendo promosso da un'organizzazione cattolica, prende in esame le violenze compiute contro i fedeli di tutte le religioni. La questione è esaminata sotto vari aspetto: dal punto di vista della legislazione vigente (che limita parzialmente o del tutto la libertà religiosa o che prevede discriminazioni per certe categorie di fedeli), dei comportamenti pratici di governi, autorità locali e forze di polizia, delle minacce che alla libertà di culto vengono portate dall'intolleranza di parte della popolazione o da gruppi terroristici organizzati verso le minoranze religiose. Grande imputata sembra essere l'Asia. È nel Continente più grande che, dalla regione mediorientale a quella dell'Oriente estremo, si concentrano per intensità e numero gli attentati più gravi alla libertà religiosa. Un capitolo consistente del dossier riguarda i Paesi che, in Asia come in Africa, hanno adottato la legge islamica come legge fondamentale dello Stato. Il caso dell'Arabia Saudita, moderata in politica estera quanto durissima nella politica interna, è particolarmente esemplare. Nella patria di Maomet- to, infatti, è impossibile qualsiasi pratica religiosa non musulmana, anche privata. E il possesso di simboli religiosi come un crocifisso o una Bibbia viene punito con durezza. Ai lavoratori stranieri presenti sul territorio arabo viene negata ogni tipo di assistenza religiosa, anche perché si proibisce l'ingresso di ministri di altri culti. Sul rispetto di queste regole vigila un'inflessibile polizia religiosa, spesso autrice di abusi, arresti sommari e torture. A farne le spese sono anche i musulmani non sunniti. In altri Paesi islamici, come l'Afghanistan o l'Iran, invece, sono tollerate forme più o meno pubbliche di altre confessioni (non tutte), ma è vietato il proselitismo, mentre i convertiti dall'Islam ad altre religioni vengono accusati di apostasia e rischiano la condanna a morte, spesso inflitta da persone del loro stesso ambito familiare. Particolarmente perseguitati sono in questi Paesi i culti islamici di minoranza, considerati non ortodossi. Segnali di involuzione in senso integralista arrivano dal Pakistan e dall'Indonesia e dall'Eritrea. Mentre nell'Iraq liberato da Saddam si stanno verificando deportazioni e trasferimenti coatti di famiglie cristiane, costrette ad abbandonare le proprie case. Non sono solo i Paesi di religione islamica a creare problemi alla libertà di religione. In India si stanno sviluppando forme di estremismo induista che sono sfociate in autentici pogrom anticristiani, tollerati dalle autorità locali, nonostante la condanna del governo centrale. Capitolo consistente quello della Cina. Dove il governo teme una saldatura tra il dissenso politico-sociale e i leader religiosi, con conseguenze destabilizzanti per la sopravvivenza del regime. Per questo motivo i ministri delle religioni permesse (buddhismo, taoismo, islam, cristianesimo cattolico e protestante) vengono sottoposti a pesantissimi controlli. Spesso è il governo di Pechino a nominare i vescovi, senza il consenso della Santa Sede. I vescovi e i sacerdoti cattolici o i pastori protestanti che non aderiscono alle direttive governative vengono arrestati e incarcerati. Di carattere politico ma a sfondo religioso anche la repressione del movimento autonomista tibetano, guidato dall'esilio dal Dalai Lama. Un'altra categoria, infine, riguarda nazioni come l'Etiopia o le Filippine in cui vige ufficialmente la laicità di Stato e la libertà religiosa ma nelle quali gli scontri tra gruppi etnici e religiosi (in queste nazioni non si contano le aggressioni islamiche contro i cristiani) impediscono nei fatti un libero esercizio del culto. L'Asia il continente in cui sono concentrate le maggiori restrizioni ai culti: dall'Arabia Saudita alla Cina Cielo cupo sopra una chiesa nigeriana: un'immagine che esprime la condizione di tante realtà cristiane, ma non solo, nei Paesi dove la libertà religiosa è messa in pericolo da norme statali o da azioni di singoli gruppi intolleranti. A essere colpite sono quasi sempre le minoranze, a qualunque fede appartengano (Reuters) I partecipanti alla presentazione del rapporto ACS (foto Gennari).

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<I governi poco attenti società civile decisiva> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 24-10-2008)

Argomenti: Cina

POLITICA 24-10-2008 LA FEDE NEGATA l'appello Joacquín Alliende, presidente di Aiuto alla Chiesa che Soffre: "Le condizioni di vita dei credenti si aggravano in numerose aree del mondo. La libertà religiosa test di democrazia" Padre Cervellera: i Paesi occidentali non fanno abbastanza, pesano invece le mobilitazioni popolari, che infastidiscono i regimi Camille Eid: a Baghdad un "trasferimento coatto, anticamera alla costruzione di nuovi ghetti". E la crisi economica peggiorerà le cose "I governi poco attenti società civile decisiva" DA ROMA L a crisi economica rischia di far prevalere nei governi occidentali la real politik rispetto alla difesa dei diritti umani nel mondo. L'allarme viene da padre Bernardo Cervellera, missionario del Pime e direttore dell'agenzia giornalistica AsiaNews. Cervellera, prendendo parte ieri alla presentazione del Rapporto 2008 sulla libertà religiosa nel mondo, curato dall'associazione 'Aiuto alla Chiesa che soffre', ha spiegato che "i governi dei Paesi democratici fanno troppo poco per difendere tale diritto. Guardate a cosa è successo con le Olimpiadi. La Francia di Sarkozy aveva minacciato il boicottaggio di fronte alla repressione dei monaci tibetani, poi è bastato un protocollo economico con la Cina per far rientrare tutto". Con la crisi economica atteggiamenti di questo genere, è il timore del missionario, finiranno per prevalere. E questo di fronte a una situazione che come ha messo in luce Joaquín Alliende, presidente di ACS "purtroppo fa registrare un aggravarsi in numerose aree del mondo delle condizioni di vita dei credenti". Eppure, mai come oggi, ha detto Alliende "l'esercizio concreto della libertà religiosa costituisce un test sul grado di libertà e giustizia, quindi sul reale tenore democratico, di una nazione". E non a caso, ha aggiunto padre Cervellera, dietro atteggiamenti di violenze e intolleranze religiose, "molto spesso si celano motivi politici". Come nel caso dell'India, "dove cui gruppi di potere vogliono mantenere in condizione di schiavitù gli appartenenti alle caste più basse per continuare a sfruttarli economicamente" o della Cina, dove il governo teme che "i leader religiosi possano guidare la protesta sociale " contro gli abusi del regime. Tuttavia, in quest'anno tragico per le persecuzioni a carattere religioso s'intravede anche una luce positiva: il ruolo crescente dell'opinione pubblica, che è scesa in piazza per protestare contro "una fiaccola olimpica che grondava di sangue tibetano" o contro la repressione dei monaci in Myanmar. Manifestazioni che hanno creato grande imbarazzo ai regimi, i quali hanno dovuto, loro malgrado, attenuare il livello e la portata delle repressioni. Il giornalista libanese Camille Eid ha poi parlato diffusamente dell'aggravarsi della situazione in Iraq per le confessioni non islamiche, nonostante le pressioni occidentali, denunciando un vero "trasferimento coatto" e una concentrazione in una zona di decine di famiglie cristiane, "anticamera della costruzione di nuovi ghetti". Sulla progressiva sparizione dei cristiani dal Medio Oriente, culla della loro religione, si è soffermato Marco Politi, vaticanista di Repubblica. Condividendo e apprezzando il lavoro dell'Acs, ha però chiesto di colmare una lacuna nel capitolo riguardante l'Italia, segnalando quei casi "di amministratori locali che si oppongono alla costruzione di moschee in Italia o di esponenti politici che compiono gravi gesti intimidatori, come quello di portare i maiali a urinare sui terreni destinati al culto per i cittadini islamici". Giovanni Grasso Una chiesa battista bruciata nella zona di Myanmar abitata dai Karen (Ap).

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La libertà religiosa (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 24-10-2008)

Argomenti: Cina

POLITICA 24-10-2008 La libertà religiosa Turkmenistan Azerbaigian Uzbekistan Bielorussia Libano Giordania Kazakistan Tagikistan Macedonia Turchia Grecia Marocco SSiirriiaa Cina Corea del Nord Afghanistan Israele Iraq Kuwait Iran Tibet Algeria Pakistan Nepal Buthan Egitto Arabia Saudita Qatar India Messico Cuba Mauritania Bahrein Sudan Laos Vietnam Ciad E.A.U. Etiopia Oman Yemen Eritrea Gibuti Cambogia Filippine Brunei Liberia Costa d'Avorio Malesia Sri Lanka Nigeria GRAVI Bangladesh Somalia Malidive Uganda LIMITAZIONI Repubblica Centrafricana Burundi Myanmar Indonesia LIMITAZIONI Comore Zimbabwe Bolivia Congo Repubblica del Congo VIOLENZE DA PARTE DELLE ISTITUZIONI VIOLENZE E INTOLLERANZE SOCIALI CONFLITTI LOCALI FONTE: Aiuto alla Chiesa che Soffre, Rapporto 2008.

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I mercati (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 24-10-2008)

Argomenti: Cina

ECONOMIA 24-10-2008 i mercati Wall Street in altalena non impedisce alle piazze europee di recuperare le perdite. Londra e Parigi in buon rialzo, Milano poco sotto Anche la Bielorussia chiede aiuto all'Fmi Berlusconi dalla Cina: serve un fondo di aiuto per l'economia a livello mondiale.

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Borse in ripresa. Francia, un fondo dello Stato (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 24-10-2008)

Argomenti: Cina

ECONOMIA 24-10-2008 LA BUFERA FINANZIARIA Borse in ripresa. Francia, un fondo dello Stato Sarkozy copia i Paesi arabi. Frattini: la soglia anti scalate c'è già. Il 7 novembre vertice Ue DA MILANO MARCO GIRARDO M entre le Borse a fatica hanno trovato in Europa la strada del rialzo, s'infittisce l'agenda internazionale per un percorso comune in grado di arginare la crisi finanziaria e impedire che gli effetti sull'economia reale si facciano pesanti. Proprio ieri, infatti, il rischio-Paese relativo ai mercati emergenti in base all'indice elaborato da JPMorgan Chase è volato ai massimi da sei anni dopo che la Bielorussia ha chiesto aiuto al Fondo Monetario, aggiungendosi a I- slanda, Pakistan, Ungheria e Ucraina. La Francia, dunque, in qualità di presidente di turno della Ue, ha annunciato per il 7 novembre un nuovo vertice dei leader europei a Bruxelles per preparare la riunione del G20 che si terrà il 15 novembre a Washington. Si dovrebbe invece tenere la prossima settimana, probabilmente martedì, un'altra riunione del Comitato per la stabilità finanziaria presieduto dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Il Tesoro, insieme a Bankitalia, Consob e Ania, dovrebbe valutare eventuali modifiche alla legge sull'Opa che potrebbero essere inserite nei decreti salva-banche, all'esame della Commissione finanze della Camera. Tra queste, in ogni caso, non ci sarà alcun tetto ai fondi sovrani. Il Governo, infatti, ha confermato che non predisporrà un intervento legislativo per fissare un tetto che inchiodi al cinque per cento la quota massima di investimenti in Italia dei fondi governativi a protezione delle imprese italiane, il cui valore di mercato è in questo momento decisamente al di sotto della realtà a causa della crisi finanziaria. "Non c'è bisogno di segnare una soglia ma c'è bisogno di avere un'azione trasparente ", ha spiegato ieri Franco Frattini. Il ministro degli Esteri è appena rientrato da una missione ad Abu Dhabi con la quale ha inaugurato l'attività del nuovo Comitato strategico per l'interesse nazionale nell'economia con il quale, in sostanza, il Governo diventerà l'interlocutore dei "fondi buoni" al posto delle merchant bank. "Non ci sono liste nere ha detto il ministro , certo ci sono dei fondi che sorgono come funghi e nessuno sa di chi si tratti, sui quali ci vuole un pò di cautela". Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha già annunciato invece la creazione di un fondo di intervento pubblico per venire a sostegno delle imprese "strategiche" che necessitino fondi propri. L'organismo "interverrà massicciamente ogni volta che un'impresa strategica avrà bisogno di fondi propri", ha precisato Sarkozy, senza per altro fornire dettagli sull'ammontare del fondo. La crisi economica mondiale è stata anche uno dei temi al centro dell'incontro tra il premier Silvio Berlusconi e il primo ministro cinese Wen Jiabao, all'inizio della visita del presidente del Consiglio italiano in Cina per il settimo vertice Asem. "Soprattutto con questa crisi nei mercati finanziari globali del mondo ha detto Berlusconi a Wen Jiabao da parte di tutti i vari Paesi si sta ragionando sul fatto che forse è necessario un fondo, un istituto per il controllo continuativo della crisi economica mondiale ". Sul fronte dei mercati, intanto, l'andamento irregolare di Wall Street (alla fine vicino a +2% il Dow Jones) ha per una volta evitato il peggio alle Borse europee, in una giornata che ha visto chiudere in forte ribasso le piazze di A- sia e Pacifico, spaventate dalle stime sulle esportazioni giapponesi inferiori alle attese degli analisti. Sui listini europei ha pesato nella prima parte della seduta il calo delle quotazioni delle materie prime, a differenza del greggio, salito alla vigilia del taglio alla produzione annunciato dall'Opec. La sfiducia è stata alimentata inoltre da una serie di dati macroeconomici, come le vendite al dettaglio e i sussidi di disoccupazione a settembre in Inghilterra, e la fiducia delle imprese in Francia. Dopo una seduta in altalena, Milano ieri è andato deserto il prestito di Bankitalia alle banche ha chiuso in lieve calo (-0,15%) mentre Londra (+1,16%) e Parigi (+0,38%) in rialzo. In passivo Francoforte -1,12%. Operatori al lavoro al New York Stock Exchange (AP Photo) Il presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy (Reuters).

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