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DOSSIER “CINA”

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Report "Cina"

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Indice delle sezioni

Cina (46)


Indice degli articoli

Sezione principale: Cina

Generali vuole crescere in Russia e in Cina, sono ottimista sull'Italia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: PARLA ANTOINE BERNHEIM «Generali vuole crescere in Russia e in Cina, sono ottimista sull'Italia» (f. de b.) «Dans Balzac il y a tout aujourd'hui». Antoine Bernheim è convinto che nei romanzi del suo celebre concittadino ci sia tutta la crisi di oggi. E suggerisce di leggere César Birotteau, vittima della propria avidità.

Il prossimo anno altri 20-25 milioni di disoccupati ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: della Cina che arriverà al 15% su vari anni; e del Giappone che ha deciso interventi pari al 2-3% del prodotto interno lordo. E ha invitato i Governi a prendere misure «verdi» per favorire lo sviluppo di tecnologie e di comportamenti che aiutino a contrastare il riscaldamento climatico.

Pechino allenta il credito ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina. Ennesimo tentativo di rilanciare un'economia che nel 2009 crescerà «solo» a ritmi del 5-6% Pechino allenta il credito La Banca centrale taglia i tassi per la quinta volta in tre mesi Luca Vinciguerra PECHINO. Dal nostro corrispondente La frenata delle esportazioni, la caduta della produzione industriale e il malessere del mattone spingono la Cina a tagliare nuovamente il costo

Una bussola per destra e sinistra ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: pacchetti di stimolo fiscale pensati in Cina, Stati Uniti e Germania - salutati come contributi alla soluzione della crisi globale - hanno un forte connotato nazionalista. In tutti e tre i casi prevale l'investimento pubblico in infrastrutture- strade o edifici scolastici- con benefici quasi interamente interni e con effetti ipotetici e solo indiretti alla crescita degli altri Paesi.

Sfera di cristallo per i tassi di cambio ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina, con le sue cospicue riserve in valuta estera, ha quattrini come nessun altro da spendere in politiche macroeconomiche anticicliche. Ma i governanti cinesi sanno che il loro sistema bancario, controllato e represso, è vulnerabile mentre il Paese procede nella sua graduale liberalizzazione finanziaria,

La bolletta energetica spinge il deficit extra Ue ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e Giappone soffre la grave crisi dell'export – ha commentato il sottosegretario al Commercio estero, Adolfo Urso –. Per i 4 grandi Paesi esportatori è giunto forte l'impatto della recessione mondiale, e saranno sei mesi terribili, poi arriverà la primavera, e cioè la ripresa economica.

Il costo del salvagente di Pechino ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: è ammissibile che la Cina risparmi il 48% del suo Pil, contro il 14% degli Stati Uniti? I manuali di economia sostengono che le percentuali dovrebbero essere invertite: troppo esteso è ancora il differenziale di reddito. Eppure lo stile di vita degli Stati Uniti dipendeva da quello di una nazione lontana, incompresa e talvolta ostile.

La rivincita verde di Kawasaki ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: modello per uno sviluppo sostenibile: un esempio per la Cina e gli altri Paesi asiatici che prendono coscienza della necessità di una svolta nell'economia nel segno della compatibilità ambientale. Kawasaki era l'incongruo biglietto da visita di un Giappone che negli anni '60 anticipava un trend continentale con tassi di crescita spettacolari.

APPUNTAMENTO HI-TECH ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Sarà la vetrina delle tecnologie giapponesi per il risparmio dell'energia,con l'idea di favorirne il trasferimento verso altri Paesi. Sponsor 2009 sono i Governi di Cina, Corea del Sud e Vietnam. La fiera è aperta alle aziende internazionali interessate a portare tecnologie verdi nei Paesi asiatici Eco-sindaco. Takao Abe, 65 anni

Sarkozy a Lula: Brasile importante per la governance mondiale ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: inclusione di Cina,India e Brasile.è il messaggio che il presidente francese Nicolas Sarkozy ha portato al vertice Europa-Brasile che ieri lo ha visto protagonista, nel ruolo di presidente uscente della Ue, insieme con il collega brasiliano Inacio Lula da Silva (a destra con Sarkozy nella foto) e con Jose Manuel Barroso,

Iran, la stretta del regime mossa elettorale anti-moderati ( da "Avvenire" del 23-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: per i contrasti con Russia e Cina, per la difficile situazione regionale, per l'attesa delle mosse di Obama, e la crisi finanziaria mondiale Teheran sembra uscita dall'agenda politica e dai media. Secondo alcuni, l'atteggiamento spavaldo e aggressivo di Ahmadinejad ha funzionato e l'Iran ha già vinto la propria partita nucleare.

nella cuba comunista dove regna il fidelismo - l'avana ( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: quando il comunismo era già morto e sepolto in Russia e aveva cambiato faccia in Cina e in Vietnam, più di otto milioni di cubani (su undici che ne conta l´isola) hanno approvato un testo in cui si afferma che "il socialismo e il sistema politico e sociale rivoluzionario stabilito nella Costituzione sono irrevocabili" e che "Cuba non ritornerà mai al capitalismo".

nobel e scrittori sfidano la cina "liberate il dissidente lu xiaobo" - vincenzo nigro ( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: attivista dei diritti umani Nobel e scrittori sfidano la Cina "Liberate il dissidente Lu Xiaobo" L´arresto per aver promosso un appello in favore della libertà di opinione Berlino: "Obama sta cercando di risolvere un problema, va aiutato" VINCENZO NIGRO ROMA - Chi è disposto a prendersi i detenuti di Guantanamo per guadagnare punti con Barack Obama?

30 anni dopo la lezione di charta 77 - vaclav havel ( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina del 2008 non è la Cecoslovacchia del 1977. Per molti aspetti, è più libera e aperta di quanto non fosse il mio paese 30 anni fa. Eppure, da molti punti di vista la risposta delle autorità cinesi alla Carta 08 rispecchia la risposta del governo cecoslovacco alla Carta 77.

crisi e nuovo ordine mondiale le sfide del g8 italiano - ferdinando salleo ( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, l´India e i due maggiori Paesi dell´America Latina che escono dalla minorità, il Sudafrica e probabilmente un grande Paese arabo. Vischiosità della tradizione e disomogeneità dei candidati, difficoltà di scegliere i nuovi membri scontentando molti e timore dei nuovi equilibri nel gruppo allargato hanno fatto sinora rinviare la decisione mentre il collegamento con i nuovi protagonisti

l'ultima corsa allo shopping, le cerimonie religiose, il consueto pranzo in famiglia una settimana bianca, uno spettacolo o un incontro con l'arte che non va in vacanza ecco alcune ( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Si può scegliere una delle tante mostre aperte, oppure una giornata sugli sci. E ancora, i tanti spettacoli teatrali e musicali o l´ormai classico cinema natalizio, con i "cine-panettoni" ma non solo. L´importante è essere pronti per domattina: chi è in ritardo può rimediare con un ultimo assalto alle bancarelle.

non esiste buon "locale"... - giovanni del plato ( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: in Cina e potrà farlo con successo, se riuscirà a dare di sé una immagine fortemente attrattiva rispetto alle altre metropoli per le sue risorse, i suoi beni e le sue bellezze. A questo proposito, Prodi rivolgendosi a Flavio Delbono, candidato sindaco del Pd, ha chiesto quale sarà l´immagine con cui Bologna si presenterà in quella eccezionale esposizione mondiale delle tecnologie.

tre quintali di botti dalla cina al salento otto persone denunciate dalla finanza ( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina IV - Bari Il sequestro Tre quintali di botti dalla Cina al Salento otto persone denunciate dalla Finanza Manca una settimana a Capodanno, ma prima ancora che nasca come da tradizione Gesù bambino bande più o meno organizzate di spacciatori di fuochi sono già al lavoro per festeggiare in maniera esplosiva.

la febbre di charlot e la scommessa di stella - giorgia olivieri ( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cino Tortorella Al Lumière l´omaggio a Chaplin e il film che piace a Moretti. All´Uci di Casalecchio la proiezione inizia alle 11 Verranno riproposte le canzoni dell´ultimo Zecchino d´Oro. Alla Montagnola il 26 debutta "Racconto di Natale" GIORGIA OLIVIERI Come da tradizione, le festività natalizie rappresentano l´occasione migliore per molte famiglie per godersi un film al cinema.

- omar matti0li ( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cino Tortorella: durante la serata, in attesa della mezzanotte, verranno riproposte le canzoni dell´ultimo Zecchino d´Oro e una serie di canti natalizi, eseguiti dal Piccolo Coro Mariele Ventre diretto da Sabrina Simoni, insieme ai giovanissimi musicisti della JuniOrchestra dell´Accademia di Santa Cecilia diretti da Simone Genuini e a un ensemble di arpe formato dagli allievi del

La rinascita di un piccolo grande museo dedicato alla magia dell'arte orientale ( da "Unita, L'" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: dalla Cina vasi, un Buddha laccato e dorato di una certa solennità, un variopinto corteo funerario di statuette in ceramica della dinastia Ming dal XVII secolo. Questo e altro alberga nel Mnao, ovvero il Museo nazionale d'arte orientale, in via Merulana 248, nel palazzo che fu dei principi Brancaccio, poco più giù rispetto all'

cinquant'anni fa, castro e che guevara entravano all'avana. viaggio nell'isola che cerca una via per il futuro. dopo fidel - bernardo valli l'avana ( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: quando il comunismo era già morto e sepolto in Russia e aveva cambiato faccia in Cina e in Vietnam, più di otto milioni di cubani (su undici che ne conta l´isola) hanno approvato un testo in cui si afferma che "il socialismo e il sistema politico e sociale rivoluzionario stabilito nella Costituzione sono irrevocabili" e che "Cuba non ritornerà mai al capitalismo".

Putin avverte: basta gas a buon mercato Nasce l'<Opec> del metano ( da "Avvenire" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: PRIMA 24-12-2008 NEL GIORNALE Cina Lettera di Bertone ai novanta vescovi in comunione con Roma PAGINA 8 Politica Di Pietro: i magistrati indaghino pure su mio figlio PAGINA 10 Russia Putin avverte: basta gas a buon mercato Nasce l'«Opec» del metano PAGINA 28

Roma-Pechino, la <via stretta> ( da "Avvenire" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: attraverso di voi, a tutti gli abitanti della Cina che, con le prossime Olimpiadi, si preparano a vivere un evento di grande valore per l'intera umanità». Successivamente la Santa Sede ha cercato con trattative riservate di concordare con Pechino la presenza di vescovi cinesi al Sinodo celebrato a Roma in ottobre.

Bertone ai vescovi cinesi: fedeltà senza compromessi ( da "Avvenire" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Al proprio interno e con la Chiesa universale della Cina continentale ad assolvere «coraggiosamente » al loro «ufficio di Pastori», per promuovere la natura cattolica della Chiesa e per ottenere una più grande libertà di attività attraverso un dialogo diretto e rispettoso con le autorità civili.

Quella lettera firmata <Benedetto XVI> ( da "Avvenire" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Chiesa cattolica che è in Cina ha la missione non di cambiare la struttura o l'amministrazione dello Stato, bensì di annunziare agli uomini il Cristo». Sul piano propriamente ecclesiale, la «Lettera» papale certifica la realtà di una Chiesa in Cina, non più da distinguere tra «ufficiale» e «clandestina», visto che anche vescovi 'riconosciuti' da Pechino sono in comunione con Roma.

La diplomazia del panda per avvicinare Pechino a Taipei ( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: La diplomazia del panda per avvicinare Pechino a Taipei Una coppia di panda giganti (nella foto) come segno di distensione. I loro nomi, Tuan Tuan e Yuan Yuan, se pronunciati assieme significano «unione». Hanno quattro anni e sono stati donati dalla Cina a Taiwan a testimoniare il miglioramento delle relazioni tra i due Paesi. EPA

Il paradosso di Ben Bernanke ( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: hanno confermato che la Cina continua a investire in dollari. La costanza dell'azionista cinese sembra confortare il grande hedge fund guidato da Ben Bernanke e deciso a bilanciare l'attuale scarsità di credito privato con l'abbondante offerta di credito pubblico. «Non solo pilotando i tassi a breve, come da sempre fanno le banche centrali,

C rollano le Borse asiatiche, ( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: C rollano le Borse asiatiche, deluse dal prudente taglio dei tassi in Cina (Hong Kong -2,75%, Shanghai -4,55%). Negative anche le Borse europee, con l'eccezione di Londra (+0,16%), appesantite dall'allarme Usa sui dati economici del quarto trimestre: a Milano Mibtel-0,58%, S&P/MIB-0,42%; Francoforte -0,21%; Parigi-0,73%.

Marche, scarpe aggrappate al lusso ( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina la tendenza delle aziende è stata di puntare sui prodotti di nicchia e di fascia alta. Siamo stati bravi ad acquisire quote in Russia. I prossimi passi andranno verso Brasile e Cina. Ma bisogna muoversi insieme, creando sinergie. Per il momento però non conviene cercare nuovi mercati: i ritorni arriverebbero in ritardo e si rischierebbe di trascurare e perdere i clienti già

La speranza si chiama green economy ( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: nella lotta al clima- e perfino alla Cina, che non fa più mistero di temere l'effetto-serra e di scommettere sul ritorno economico delle nuove energie. Al che, i Paesi del mondo, dopo dieci anni di fallimenti, al vertice 2009 di Copenhagen avranno qualche chance in più di raggiungere un accordo sui tagli alle emissioni di CO2.

Milioni di posti di lavoro ( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Germania e Cina. Che diventano un milione se si aggiunge il solare per il riscaldamento dell'acqua». Imprimendo un forte impulso a eolico e solare, dice il diplomatico tedesco, in vent'anni potrebbero dare 8,5 milioni di posti di lavoro. Il segretario generale dell'Onu, Ban KiMoon, annuisce e applaude.

Il fondo Mandarin ha rilevato la Euticals ( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: mirano a espandersi in Cina, ha completato l'acquisizione di Euticals Spa, azienda attiva nel settore della produzione di intermedi per l'industria chimica- farmaceutica. L'obiettivo del fondo Mandarin, che ha già in portafoglio due partecipazioni in società italiane (Cifa e Gasket) è quello di procedere alla successiva acquisizione di alcuni attuali fornitori cinesi di Euticals,

Il dicembre nero è globale In Giappone crolla la produzione industriale ( da "Unita, L'" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: nel Regno Unito rischiano di chiudere grandi catene commerciali, Mosca svaluta il rublo e la Cina prepara una piano di sostegno ai consumi. Passata la festa, svanita l'illusione: il Natale con la sua lunga tradizione di consumi sfrenati non è bastato a risollevare le sorti dell'economia mondiale in piena recessione, nemmeno provvisoriamente.

Pechino spinge lo yuan per gli scambi in Asia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-12-27 - pag: 11 autore: Cina. Progetto per usare la moneta nei commerci con l'estero Pechino spinge lo yuan per gli scambi in Asia Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente La Cina schiaccia l'acceleratore sull'internazionalizzazione e la liberalizzazione del renminbi.

Venezia prepara il bollino per soggiorni a basso costo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: alla Fondazione Cini, alla Biennale stanno valutando se e come aderire all'iniziativa. Se, comunque, il potenziale turista è così programmato e sarà diligente potrà pagare nel periodo verde 21 euro per il biglietto da 48 ore dei trasporti pubblici contro i 26 attuali ed i 28 cui salirà se lo acquista normalmente alle biglietterie dopo l'

I noli si incagliano sui derivati ( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: rallentamento dei commerci mondiali con la Cina e inasprito dalla crisi finanziaria globale, che ha provocato una frenata dei consumi e un'improvvisa mancanza di fiducia tra banche. Poiché i trasporti internazionali via nave sono garantiti da lettere di credito, si è bloccato il sistema degli strumenti di garanzia che permettono di scambiare un carico tra soggetti da un parte all'

Nel 2008 l'export italiano cresce del 4% ( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: in Cina più della Gran Bretagna; in India abbiamo eguagliato la Francia. Il nostro export rappresenta nel panorama attuale l'unico raggio di luce nella tempesta finanziarià. Resta l'incognita 2009 – ha concluso il sottosegretario – la crisi colpirà inevitabilmente anche il commercio estero italiano,

Belluno rilancia sulla creatività ( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Concorrenti importanti come i giapponesi ma anche i coreani versano in gravissime difficoltà ed anche la Cina, che pure produce 2 miliardi di paia di occhiali, non se la passa benissimo, ma soprattutto non è competitiva con noi perché i prezzi sono in aumento ed è impossibile riprodurre quell'intreccio fra qualità, creatività e servizio che è il nostro segno distintivo ».

Se le scarpe sono di fossa ( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Mosca e Cina (l'ultimo negozio è di poche settimane fa). Quanto investa in reti commerciali Lattanzi non lo sa o non lo vuole sapere: «Di investimenti se ne deve preoccupare il mondo bancario- sentenzia - che da sempre sostiene la mia azienda al pari di un socio e anche oggi non mi sta facendo mancare il suo appoggio,

venti di guerra fra india e pakistan - francesca caferri ( da "Repubblica, La" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: sia gli Stati Uniti che la Cina si sono mobilitati per fermare l´escalation: «ci auguriamo che entrambi i Paesi evitino passi che possano aggravare la situazione», ha detto un portavoce americano. In realtà gli esperti ritengono che difficilmente la tensione sfocerà in guerra aperta, ma il rischio che una qualunque mossa faccia precipitare tutto resta.

l'industria mondiale è ferma da basf a fiat si chiude per crisi - ettore livini ( da "Repubblica, La" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Produzione a picco in Giappone e Cina Il dossier ETTORE LIVINI MILANO - Chiusa per un mese Mirafiori, assieme a quasi tutte le linee di produzione italiane della Fiat. Fermi dal 17 dicembre (per tre settimane) gli storici impianti della Volkswagen a Wolsburg. Giù la saracinesca per 500mila imprese in Gran Bretagna, spenti decine di altiforni dall´Asia agli Stati Uniti.

"ripartiamo da intercettazioni e giustizia" - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: ha aggiunto il premier rivolto a don Gelmini: «Cina, India, Giappone, Sud Africa, Egitto, Messico, Brasile, Canada, Stati Uniti» e i «paesi europei». Per concludere il tradizionale messaggio di ottimismo ai ragazzi della Comunità Incontro: «Dovete avere fiducia nel futuro, dovete avere speranza e volontà.

"nell'era di obama il mio eroe cerca pace" - silvia fumarola roma ( da "Repubblica, La" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Giappone e Cina perché c´è un limite di 18 anni, nel resto del mondo parliamo di eserciti fatti da bambini. Mi sembra importante che venga spiegato in un film». Sceneggiatore e produttore esecutivo di 24, Howard Gordon ha voluto che il film fosse girato in Sudafrica e non in California, com´era stato pianificato.

Il premier: mi aspetta un anno terribile ( da "Avvenire" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, India, Giappone, Sud Africa, Egitto, Messico, Brasile, Canada, Stati Uniti» e poi i «Paesi europei». Elezioni, G8, ma soprattutto riforme. E soprattutto Giustizia e intercettazioni. La Lega, questa volta, sembra evitare la polemica. «Le parole di Berlusconi sulla giustizia vanno benissimo: andrà a segno come sta andando a segno il federalismo con cui siamo già partiti.

Crolla l'industria giapponese ( da "Avvenire" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: mentre in Cina si fa più pressante l'allarme-crisi e Pechino si accinge a varare un nuovo pacchetto di aiuti alle famiglie per sostenere consumi ed economia. L'industria del Sol Levante è colpita dalla crisi più nera degli ultimi 50 anni, trascinata soprattutto dalla caduta verticale della domanda di automobili e di componenti elettroniche,


Articoli

Generali vuole crescere in Russia e in Cina, sono ottimista sull'Italia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2008-12-23 - pag: 1 autore: PARLA ANTOINE BERNHEIM «Generali vuole crescere in Russia e in Cina, sono ottimista sull'Italia» (f. de b.) «Dans Balzac il y a tout aujourd'hui». Antoine Bernheim è convinto che nei romanzi del suo celebre concittadino ci sia tutta la crisi di oggi. E suggerisce di leggere César Birotteau, vittima della propria avidità. Il presidente delle Generali ha sempre un'aria fintamente annoiata, tutto sembra essere già passato davanti ai suoi occhi azzurri, palline vivaci in un corpo all'apparenza immobile. Si destreggia abilmente tra ironia e sarcasmo; è presente e attento anche quando sembra, ma forse è un vezzo, del tutto assente; è francese con gli italiani e italiano con i suoi connazionali; appare più banchiere quando parla di assicurazioni e più assicuratore quando discetta di banche.Gioca con l'anagrafe fra narcisismo e vanità. A 84 anni non ha alcuna voglia di scrivere un libro di memorie perché sembra non averne abbastanza. Qualche volta fa finta di non capire. Continua u pagina 5 Presidente di Generali. Antoine Bernheim, 84 anni AP/LAPRESSE l'articolo prosegue in altra pagina

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Il prossimo anno altri 20-25 milioni di disoccupati (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-12-23 - pag: 8 autore: Ocse. Solo dal 2010 la ripresa mondiale Il prossimo anno altri 20-25 milioni di disoccupati Luca Veronese Venti, forse 25 milioni di disoccupati in più nel mondo in un anno. Quasi dieci milioni solo nei Paesi industrializzati. La crisi finanziaria ha contagiato da tempo l'economia reale e il mercato del lavoro, già oggi in difficoltà, verrà colpito con durezza nei prossimi mesi. Lo ha detto ieri a Parigi, Angel Gurria, segretario generale dell'Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Intervistato dalla radio francese Bfm, Gurria ha sostenuto ieri che «nel mondo da qui al 2010 andranno persi 20- 25 milioni di posti di lavoro» e che nella zona Ocse trenta economie avanzate che accettano i principi della democrazia e del libero mercato- «ci saranno dieci milioni di disoccupati in più». Un numero esorbitante: è come se l'intera popolazione del Belgio, bambini e anziani inclusi, perdesse l'occupazione nel giro di pochi mesi. «Il picco nella disoccupazione verrà toccato verso la fine del 2009, quando nel mondo i senza lavoro saranno 210 milioni», ha aggiunto il politico e diplomatico messicano. Secondo le previsioni dell'Ocse, «la recessione nelle economie avanzate è iniziata nel trimestre in corso e perdurerà almeno fino ai primi due trimestri del 2009, e in alcuni Paesi anche fino alla fine del prossimo anno». La ripresa inizierà alla fine del 2009 e solo nel 2010 si arriverà a una debole crescita», ha detto Gurria,confermando cosìle previsioni dell'ultimo economic outolook. «L'edilizia - ha aggiunto - sarà particolarmente colpita. I cantieri si sono fermati in modo brutale», colpendo in particolare la Spagna e l'Irlanda. Ma anche per l'information technology saranno mesi difficili: come si legge in uno studio della stessa Ocse,l'industria dei semiconduttori farà registrare un calo del 6% nel 2009. Gurria ha spronato i Paesi europei a «fare di più» di quanto finora annunciato per il rilancio delle loro economie, seguendo così l'esempio degli Stati Uniti che hanno previsto un piano d'emergenza pari al 5% del loro Pil; della Cina che arriverà al 15% su vari anni; e del Giappone che ha deciso interventi pari al 2-3% del prodotto interno lordo. E ha invitato i Governi a prendere misure «verdi» per favorire lo sviluppo di tecnologie e di comportamenti che aiutino a contrastare il riscaldamento climatico. «Tutte le grandi economie del mondo stanno facendo notevoli sforzi.L'Unione europea deve andare oltre le misure dell'1,4% del Pil che sono state annunciate», ha detto Gurria, ribadendo una posizione espressa più volte anche dai vertici del Fondo monetario internazionale. Ma come si è arrivati a questo punto? Da dove ha avuto inizio la crisi? Chi sono i responsabili del crack mondiale? Per Gurria «c'è stato il fallimento, davvero scandaloso delle regolee della supervisione», unito alla deficitaria gestione del rischio e alla discutibile governance delle imprese. La crisi andava inoltre affrontata dai Governi in maniera più tempestiva e con maggiore «cooperazione». luca.veronese@ilsole24ore.com MISURE INSUFFICIENTI Gurria: «Gli interventi dell'Europa non possono fermarsi all'1,4% del Pil, si devono allineare ai piani di Usa, Cina e Giappone» Segretario generale. Angel Gurria REUTERS

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Pechino allenta il credito (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-12-23 - pag: 9 autore: Cina. Ennesimo tentativo di rilanciare un'economia che nel 2009 crescerà «solo» a ritmi del 5-6% Pechino allenta il credito La Banca centrale taglia i tassi per la quinta volta in tre mesi Luca Vinciguerra PECHINO. Dal nostro corrispondente La frenata delle esportazioni, la caduta della produzione industriale e il malessere del mattone spingono la Cina a tagliare nuovamente il costo del denaro. Ieri sera, subito dopo la chiusura dei mercati, la People's Bank of China ha annunciato una riduzione dei tassi d'interesse di 27 punti base. Da oggi, il tasso di riferimento a un anno sui prestiti bancari scende dal 5,58 al 5,31 per cento, mentre quello sui depositi cala dal 2,52 al 2,25 per cento. La Banca centrale cinese ha anche abbassato di 50 punti base la riserva obbligatoria per le banche. è la quinta volta in tre mesi che Pechino allenta i cordoni del credito. «L'ennesimo taglio dei tassi dimostra che il Governo intende utilizzare tutte le armi a sua disposizione per sostenere l'economia nel 2009», dice il direttore di una banca internazionale a Shanghai. Un 2009 che non promette nulla di buono. Dopo i recenti dati sul commercio estero (a novembre le esportazioni hanno smesso di crescere per la prima volta negli ultimi sette anni), e sulla produzione industriale (il mese scorso ha registrato il tasso d'incremento più basso degli ultimi 14 anni), gli analisti hanno rivisto decisamente al ribasso le loro stime. Nel primo semestre dell'anno prossimo il Pil del Dragone dovrebbe espandersi a un tasso compreso tra il 5 e il 6 per cento. Per qualsiasi altro Paese del mondo sarebbe un ottimo risultato. Ma in Cina no. Per garantire la stabilità sociale, Pechino ha bisogno di grandi numeri. Per creare un numero di posti di lavoro sufficiente a mantenere la disoccupazione entro l'attuale 4,5%, l'economia nazionale deve espandersi a un ritmo dell'8% annuo. Per questo motivo, sebbene sulle prime la crisi finanziaria globale abbia avuto un impatto diretto limitato sulla Cina, il Governo ha reagito con grande prontezza. Sul fronte fiscale, lanciando un piano di stimolo all'economia del valore complessivo di 4mila miliardi di yuan (420 miliardi di euro). E su quello mone-tario, tagliando a più riprese il costo del denaro. La riduzione di ieri non sarà l'ultima. «Entro metà 2009, la banca centrale potrebbe ridurre il costo del denaro di altri 135 punti base», avverte Qing Wang, economista di Morgan Stanley. Da un lato,l'iniezione di liquidità dovrebbe servire a sostenere con mezzi finanziari freschi e a basso costo gli investimenti previsti dal maxi-piano di stimolo all'economia. Dall'altro, dovrebbe consentire al Governo di ridurre i tassi d'interesse sui titoli di Stato (l'anno prossimo, il Tesoro cinese dovrà emettere 600 miliardi di yuan di bond in più, circa 63 miliardi di euro, rispetto al previsto). Intanto, le cattive notizie sul fronte dell'economia continuano. Ieri,l'Ufficio amministrazione dei cambi ha annunciato che, per la prima volta dal dicembre 2003, le riserve valutarie sono scese, senza però fornire cifre a riguardo (a fine settembre, il "tesoretto" cinese in moneta pesante ammontava a oltre 1.900 miliardi di dollari). lucavin@attglobal.net A TUTTO CAMPO La mossa di ieri si aggiunge al piano di stimolo da 420 miliardi di euro Riserve valutarie in discesa: non accadeva dal 2003

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Una bussola per destra e sinistra (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-12-23 - pag: 12 autore: Una bussola per destra e sinistra ci Carlo Bastasin u Continua da pagina 1 P roprio perché nazionali, però, i poteri esecutivi non riescono a dare risposta a una crisi di dimensioni globali. Man mano che la funzione protettiva assorbe il centro dell'azione politica, le risposte inclinano anzi inevitabilmente verso il protezionismo, la politica si ridefinisce sulla base dei cosiddetti interessi nazionali e ciò rafforza ulteriormente l'autorità dei Governi. La mancanza di dibattito politico sulla natura della crisi e sul progetto per uscirne trafuga la distinzione tra giusto e sbagliato in un più semplice solco tra chi è dentro i confini nazionali e chi è fuori. Nei confronti dello Stato e dell'autorità nazionale, l'opinione pubblica sviluppa così "la volontaria sospensione dello scetticismo" che Coleridge giustificava solo di fronte a un'opera d'arte. La tentazione protezionistica è stata già negli ultimi 15 anni la risposta politica più frequente di fronte alla sfida della globalizzazione. Le ideologie si sono definite rispettivamente come forme di "protezionismo di parte": a destra in termini di protezione del capitale e di liberalizzazione del mercato del lavoro, e a sinistra al contrario con la protezione del lavoro e la liberalizzazione degli assetti di capitale. Un esempio di queste ore: se il Governo tedesco di centro-sinistra sta reagendo alla crisi garantendo prima di tutto i posti di lavoro, quello francese di destra ha stanziato 7,6 miliardi di euro per proteggere il capitale francese delle sue imprese. Nella crisi in corso il riflesso "di parte" protezionistico prevale su quello liberista. A Bruxelles il partito socialista ha attaccato il commissario McCreevy al Mercato interno per non aver regolato maggiormente i fondi privati, mentre i popolari hanno criticato il commissario Kroes all'Antitrust per l'opposizione agli aiuti pubblici a banche e imprese. In entrambi i casi c'è una forza centripeta che vuole ridurre le forze del mercato e le porosità dei confini. In un recente intervento a New York, l'ex commissario Ue Mario Monti si è riferito alla " distruzione creativa" di Schumpeter per criticare una reazione alla crisi che tende a limitare la "distruzione" di capitale e lavoro attraverso il mantenimento di ostacoli all'ingresso di nuovi attori sia nel mercato dei capitali, sia del lavoro e finendo così per limitare la parte "creativa" della crisi. Perfino i pacchetti di stimolo fiscale pensati in Cina, Stati Uniti e Germania - salutati come contributi alla soluzione della crisi globale - hanno un forte connotato nazionalista. In tutti e tre i casi prevale l'investimento pubblico in infrastrutture- strade o edifici scolastici- con benefici quasi interamente interni e con effetti ipotetici e solo indiretti alla crescita degli altri Paesi. L'eterogenesi del mercato non aiuta. A novembre i leader dei venti Paesi più ricchi, o emergenti di grandi dimensioni, si erano impegnati a «rinunciare ad alzare nuove barriere a investimenti e commercio» per almeno un anno e a rilanciare entro fine dicembre il Doha round. Dopo pochi giorni la Russia aveva aumentato le tariffe doganali sull'auto e l'India sull'acciaio. L'Argentina preme sui Paesi latini per aumentare del 5% le tariffe su tessile, pellami e legnami. La Cina ha ridotto l'Iva su interi settori per sussidiare l'export. Del Doha round si sono perdute le tracce. A una recente riunione del Consiglio per le relazioni italo-americane, l'economista Fred Bergsten ha osservato che finora tutte le misure intraprese sono «pienamente legali dal punto di vista della Wto», ma esistono ragioni speciali per cui la tendenza potrebbe rinforzarsi: la crisi finanziaria ha colpito duramente le riserve valutarie che i Paesi emergenti avevano accumulato per proteggersi dall'instabilità economica. Per ricostituire le riserve, Paesi come la Cina dovranno deprezzare il cambio e aumentare ulteriormente l'avanzo commerciale. Un processo inverso toccherà a Paesi in deficit come gli Stati Uniti che dovranno finanziare i deficit con alti tassi d'interesse e un tasso di cambio solido, ma facendolo aggraveranno il deficit commerciale. Questi due percorsi rafforzeranno le tentazioni protezionistiche in un'attività, il commercio globale, che soffre d'instabilità dinamica, cioè come una bicicletta è stabile solo se corre. Se si ferma cade. Poiché i tre motori politici globali, Stati Uniti, Cina e Germania, hanno più interesse degli altri a tenere aperti i canali commerciali, è giustificata l'attesa di un'iniziativa politica: un "Obama round" - sul modello non a caso di John F. Kennedy - che rafforzi le regole globali del libero commercio. Nel caso americano, il "round" dovrebbe essere affiancato da un rafforzamento della rete di sicurezza sociale, in stile europeo, che riduca nelle classi medie Usa la paura della globalizzazione. L'uso della politica ambientale come linguaggio del dialogo globale servirebbe a rendere evidenti le conseguenze comuni di politiche nazionali "inquinanti", cioè non cooperative. La prospettiva di un "Obama round" dovrebbe disperdere le nebbie in cui destra e sinistra si sono perse dall'inizio della crisi. In Europa, in particolare, il compito di ricostruire un progetto politico attorno all'apertura globale e alla sicurezza locale dovrebbe risultare attraente sia alla destra pro-mercato, sia alla sinistra sociale, senza bisogno di portare il capitalismo agli estremi del corporativismo o del comunismo. Ma proprio in Europa sembra invece che la proposta politica stia arretrando. In Germania la Grande coalizione, attesa a un difficile test elettorale nel settembre 2009, sembra paralizzata ed è riuscita a isolare il Paese dai partner europei. In Francia e in Italia il dibattito è inesistente perché i Governi finiscono per sovrapporsi allo Stato nell'assenza dell'opposizione. In Gran Bretagna le condizioni strutturali dell'economia sono talmente debilitate da richiedere una lunga ricostruzione anche dell'analisi politica della società. In tali condizioni il ritiro della politica nei confini nazionali impedisce che l'Europa contribuisca alla soluzione della crisi. Proprio quest'anno però, il 6-7 giugno, nell'Unione Europea si terranno le elezioni del Parlamento. Come mai il dibattito tra destra e sinistra sulla crisi del capitalismo non sta prendendo piede su scala continentale? Se si ha presente l'interpretazione di destra e sinistra come artefici del "protezionismo di parte" (a difesa rispettivamente del capitale o del lavoro), la diversità dei modelli sociali dei Paesi europei offre una spiegazione interessante. Ogni Paese si colloca su posizioni diverse rispetto alla protezione media che l'Unione Europea intende offrire al lavoro o al capitale. La Francia per esempio offre una protezione del lavoro maggiore rispetto a quella media europea, mentre la Gran Bretagna offre una protezione minore. Per questa ragione in Francia i partiti di sinistra erano contro la Costituzione europea e quelli di destra a favore, mentre in Gran Bretagna accadeva il contrario. Il risultato era che la destra francese era schierata con la sinistra britannica, mentre la sinistra francese votava come la destra britannica. Fino a che i modelli sociali saranno molto divergenti, sarà difficile identificare in Europa due fronti coerenti di sinistra e di destra attorno ai quali sviluppare un confronto parlamentare sul futuro del capitalismo europeo. Senza un dibattito pubblico europeo che esponga ai cittadini di tutti i Paesi le alternative su scala continentale, le opinioni pubbliche saranno legate a miopi interessi locali e a loro volta i Governi nazionali non hanno incentivo a sviluppare posizioni non nazionali, ma cooperative, quelle stesse che sono tanto necessarie a risolvere la crisi. Inevitabilmente i Governi preferiranno cedere alla trappola ingannevole e seducente del protezionismo nazionale a costo di danneggiare i propri cittadini e la credibilità della democrazia. carlo.bastasin@ilsole24ore.com LA TRAPPOLA-PROTEZIONISMO Finché i modelli sociali all'interno dei Paesi Ue saranno così divergenti, difficile costruire un vero confronto su scala globale MIOPI INTERESSI LOCALI Senza una discussione approfondita le opinioni pubbliche rischiano di accettare decisioni controproducenti

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Sfera di cristallo per i tassi di cambio (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-12-23 - pag: 13 autore: Politica monetaria / 1 Sfera di cristallo per i tassi di cambio Prosegue il trend di volatilità, ma differiscono le tendenze su breve e lungo termine di Kenneth Rogoff * I l 2008 è stato un anno di turbolenze eccezionali per i tassi di cambio. Che cosa ci porterà l'anno nuovo sul fronte valutario? L'unica certezza è che il trend attuale di volatilità estrema proseguirà, ma ci troviamo a uno strano snodo, dove le tendenze sul breve e sul lungo termine sembrano differire in modo considerevole. Sul breve periodo, lo yen e il dollaro continueranno a beneficiare della corsa alla sicurezza, ora che gli investitori, in preda al panico, cercano un rifugio sicuro. A rafforzare le due valute contribuiscono anche le altre Banche centrali, impegnate a tagliare progressivamente i tassi d'interesse fino a tendere allo zero, una politica anticipata da Giappone e Stati Uniti. E dunque, anche se Washington e Tokyo non alzeranno i tassi d'interesse nel prossimo futuro, l'abbassamento dei tassi negli altri Paesi renderà il dollaro e lo yen meno attraenti in termini relativi. I prezzi delle materie prime rimarranno bassi, trascinando giù le commodity currencies e rafforzando in particolare lo yen, considerando la dipendenza del Giappone dalle importazioni di materie prime. Normalmente, le tendenze sul breve e sul lungo periodo puntano nella stessa direzione. Numerose ricerche dimostrano che per le principali valute il tasso di cambio odierno rappresenta il miglior indicatore del tasso di cambio della settimana, del mese o addirittura dell'anno a venire. Ma il momento attuale è tutto fuorché normale. Il persistere della crisi finanziaria imprime una costante pressione al rialzo sul dollaro in virtù del suo status di rifugio sicuro. I prezzi delle materie prime persistono nella loro caduta libera. Ma la crisi finanziaria prima o poi finirà, e con lei la recessione globale. Né l'una né l'altra finiranno presto, badate bene, forse ci vorranno ancora sette o otto mesi, se non di più. Ma quando la crescita tornerà a normalizzarsi, le tendenze di quest'ultimo periodo che sono alla base del rialzo del dollaro e dello yen verranno meno. Forse gli investitori internazionali saranno grati agli Stati Uniti per le aggressive misure di stimolo messe in campo, a livello monetario e a livello di spesa pubblica, misure che avranno una brusca accelerata quando il presidente eletto Barack Obama entrerà in carica il 20 gennaio. Ma rimarrà la preoccupazione per quello che succederà quando arriverà il momento di pagare il conto. Molti mercati emergenti, inoltre, vorranno adottare politiche macroeconomiche anticicliche, ma la loro azione sarà ostacolata dai timori per le conseguenze di queste politiche sui bilanci pubblici e dalla paura di un'impennata dell'inflazione. In Europa, la politica di bilancio è vin-colata dal Trattato di Maastricht, e la politica monetaria della Bce è focalizzata unicamente sulla stabilità dei prezzi. Certo, la Cina, con le sue cospicue riserve in valuta estera, ha quattrini come nessun altro da spendere in politiche macroeconomiche anticicliche. Ma i governanti cinesi sanno che il loro sistema bancario, controllato e represso, è vulnerabile mentre il Paese procede nella sua graduale liberalizzazione finanziaria, e sanno che le riserve di valuta estera potrebbero servire per procedere a ricapitalizzazioni. Probabilmente, dunque, nessuna regione metterà in campo politiche espansive comparabili a quelle degli Stati Uniti. Per il momento, gli investitori di tutto il mondo sembrano non essere mai paghi di acquistare buoni del Tesoro americano, come dimostra il drastico calo dei tassi interesse sui titoli Usa a breve scadenza. Ma gran parte di questa domanda è trainata da paure di corto respiro, alimentate dalla crisi. Quando i mercati si normalizzeranno, sicuramente gli investitori si guarderanno intorno e si renderanno conto che gli Stati Uniti, per combattere il rallentamento dell'economia, hanno accresciuto enormemente il loro debito, nell'ordine di svariate migliaia di miliardi di dollari. Al contempo, la caduta dei prezzi (o "deflazione") a cui assistiamo oggi finirà con il mutarsi in inflazione quando la stabilità dei prezzi sconterà gli effetti di politiche monetarie aggressivamente espansive. In alcuni casi, i movimenti delle principali valute nell'anno trascorso possono essere interpretati come movimenti normalizzanti. In termini di parità di potere d'acquisto ( una misura approssimativa di quello che si può acquistare in termini di beni reali con le diverse valute), l'euro era grottescamente sopravvalutato quando era quotato a 1,60 dollari, mentre lo yen era grottescamente sottovalutato quando era quotato a 120 yen per dollaro. Le commodity currencies sono tornate a terra dopo i livelli stratosferici che avevano toccato. Gli allineamenti valutari dell'anno trascorso quindi non hanno fatto altro, in certa misura, che rimettere in equilibrio i livelli dei prezzi interni relativi e i tassi di cambio. Ora, però, probabilmente i tassi di cambio dei Paesi emergenti, e ancor di più le commodity currencies, hanno esagerato sull'altro versante, perdendo troppo valore. Sul lungo periodo, globalizzazione e convergenza economica si rimetteranno in moto e i mercati emergenti e le commodity currencies inevitabilmente si rafforzeranno. Al tempo stesso, la prospettiva di un aumento dell'inflazione e di un debito pubblico sempre più ingente in America finirà con il penalizzare il dollaro, e lo stesso farà il deficit commerciale degli States, ancora preoccupante. Anche lo yen, da parte sua, risentirà del costante aumento del debito pubblico in Giappone, già ora frai più alti del mondo.La persistente debolezza dell'economia nipponica finirà con il colpire lo yen. Se l'attuale costellazione di tassi di cambio rappresenta una rivalutazione eccessiva del dollaro e dello yen, in particolare rispetto alle valute dei mercati emergenti, quanto tempo impiegherà la situazione per tornare in equilibrio? Tutto dipende da quando finirà la crisi economica, e stimare la tempistica in questo caso è difficile quanto prevedere i tassi di cambio. Ma il momento arriverà. E vedrete che dollaro e yen rimbalzeranno come un boomerang. * Università di Harvard Copyright: Project Syndicate, 2008 (Traduzione di Fabio Galimberti) RIPERCUSSIONI Gli allineamenti valutari hanno rimesso in equilibrio i livelli dei prezzi interni, ora però le «commodity currencies» hanno perso troppo valore

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La bolletta energetica spinge il deficit extra Ue (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-12-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-23 - pag: 23 autore: Bilancia commerciale. Tra gennaio e novembre rilevato un disavanzo di 21,3 miliardi La bolletta energetica spinge il deficit extra Ue Giù le vendite in Russia e Usa Urso: ripresa in primavera Gianluca Schinaia MILANO Prosegue il trend negativo dell'export italiano. A novembre, secondo quanto ha reso noto ieri l'Istat, le esportazioni verso i Paesi extra Ue (pari al 39,9% del totale della bilancia commerciale) sono diminuite dell'8,8% su base annua mentre le importazioni sono calate del 3,6%. Ne è derivato un peggioramento significativo del deficit commerciale che ha toccato quota 1.234 milioni di euro, mentre a novembre del 2007 il disavanzo extra Ue si era fermato a quota 575 milioni. Nell'arco di 11 mesi le esportazioni registrano però un aumentato del 6,1% a fronte di una crescita dell'import pari al 10,5%. Tra gennaio e novembre l'interscambio commerciale è risultato negativo per 21.359 milioni di euro, ovvero il 52% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. A livello mensile le flessioni più elevate delle esportazioni hanno interessato un po' tutti i settori: prodotti petroliferi raffinati (-24,2%), mezzi di trasporto (-22,8%), prodotti in legno (-19,9%) minerali non metalliferi (-16,6%), prodotti in cuoio (-12,7%), mobili (-12,1%) e tessile- abbigliamento (-11,9%). Flessioni più contenute per apparecchi elettrici (-5,9%), macchine e apparecchi meccanici (-3,8%). L'unico settore in controtendenza sul fronte delle esportazioni extra Ue è risultato a novembre l'alimentare che ha fatto registrare un aumento pari all'1,1% (+7,6% tra gennaio e novembre). Per quanto riguarda i principali mercati di sbocco le flessioni più pesanti per il made in Italy sono state rilevate, sempre a novembre, per Turchia (-26,1%), Russia (-19%, Stati Uniti (-7,5%) e Giappone (-1,4%). «L'Italia come Germania, Cina e Giappone soffre la grave crisi dell'export – ha commentato il sottosegretario al Commercio estero, Adolfo Urso –. Per i 4 grandi Paesi esportatori è giunto forte l'impatto della recessione mondiale, e saranno sei mesi terribili, poi arriverà la primavera, e cioè la ripresa economica. Adesso però abbiamo imboccato il tunnel di una crisi molto dura». «I dati di novembre – ha proseguito Urso – confermano il rallentamento delle esportazioni italiane già evidenziato a ottobre. La flessione dell'8,8% dimostra il fatto che la crisi sia globale, perchè il made in Italy ha perso terreno anche nei Paesi che sinora avevano tenuto meglio come Russia, Turchia, Balcani e Mercosur». Assocamerestero sottolinea il fatto che mentre cresce il disavanzo energetico e sfiora i 57 miliardi di euro, alcune produzioni tipiche del made in Italy, nonostante i dati di novembre, continuino a presidiare i mercati extra-europei: la meccanica da sola rappresenta un quarto dell'export complessivo, con un surplus pari a 27,6 miliardi. Secondo il centro studi Cerm, la spiegazione della più forte caduta dell'export rispetto all'import potrebbe chiamare in causa lo storico deficit di competitività del Paese sui mercati internazionali, sia in termini di prezzo sia di varietà produttiva, che in questa fase di crisi di tutte le economie viene enfatizzato.

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Il costo del salvagente di Pechino (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-12-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-23 - pag: 29 autore: ANALISI Il costo del salvagente di Pechino di Romeo Orlandi * Q uante crisi dovranno passare prima che il risparmio dei contadini cinesi smetta di finanziare gli acquisti della middle class americana? Per non avere una risposta inutile, come un soffio nel vento, forse proprio la tempesta finanziaria può venire in soccorso. La sua brutalità solleva il velo di ipocrisia che rendeva i concetti imprecisi e le preoccupazioni diluite nel tempo. è ammissibile che la Cina risparmi il 48% del suo Pil, contro il 14% degli Stati Uniti? I manuali di economia sostengono che le percentuali dovrebbero essere invertite: troppo esteso è ancora il differenziale di reddito. Eppure lo stile di vita degli Stati Uniti dipendeva da quello di una nazione lontana, incompresa e talvolta ostile. Gli analisti erano concordi nel rilevare il doppio binario della crescita mondiale nell'euforia a cavallo del millennio: la produzione cinese e il consumo statunitense, il risparmio del Dragone e l'indebitamento a stelle e strisce. Per ironia della globalizzazione, la Cina era protagonista di entrambi i deficit Usa: da un lato godeva uno spettacolare attivo commerciale, con benevola complicità delle multinazionali Usa, dall'altro finanziava il deficit federale con l'acquisto di Treasury bond. Le stesse ingenti quantità di denaro sborsate per lo shopping erano poi utilizzate nel senso contrario per acquistare pezzi di Stati Uniti. Nonostante il suo ruolo, la Cina però non fa parte del G8, per distrazione dei componenti e forse anche per sua scelta. Senza di lei e senza gli altri giganti emergenti, i summit confinavano i loro esiti a una photo opportunity. I risultati di questo meccanismo poco lungimirante sono sotto i riflettori delle critiche. L'asprezza della crisi fa invocare un ruolo cinese, un suo maggiore coinvolgimento nel consesso finanziario internazionale. è un pentimento sincero o strumentale? In realtà la Cina è l'unico Paese in grado di intervenire: ha contemporaneamente forza po-litica, dimensioni economichee riserve da impiegare. Nelle sue casseforti sono depositati 2.000 miliardi di dollari; in una fase di credit crunch i suoi impieghi diventano fondamentali. Non a caso l'ansia sulle destinazioni ha dominato il recente vertice a Pechino del Sed, Strategic economic dialogue, tra Cina e Usa. Henry Paulson ha sorriso imbarazzato all'ironia dei suoi ospiti: stava ricevendo lezioni di capitalismo, bacchettate su come manovrare il timone economico senza incagliarsi nelle secche della recessione. Sembrava che a distanza di 30 anni dall'avvio delle riforme denghiste, le parti si fossero invertite, con nuove posizioni tra cattedra e banchi di scuola. Eppure non sarà indolore un nuovo scenario con la Cina che impugna la ciambella di salvataggio, per due motivi importanti. Il primo è la convinzione cinese che è statunitense la responsabilità della crisi, nata a Wall Street, non a Tiananmen. Dopo la rottura degli anelli deboli nella periferia dello scacchiere globalizzato, questa volta è il cuore ad aver ceduto. L'aiuto verrà dato solo se servirà alla Cina, in una competizione senza armi ma disinvolta e spietata. Pur nello scricchiolio della propria economia, il Regno di Mezzo è oggi in posizione di forza; la sua minaccia velata di deprezzare il suo renmimbi, innescando svalutazioni competitive, appare come un incubo per la Casa Bianca. La seconda preoccupazioneè più inquietante perché dimostra la drammaticità della crisi. La Cina non può improvvisamente assumere un ruolo di traino perché la sua crescita non è svincolata dal ciclo mondiale. Per chi produrre se i suoi clienti non comprano? Se l'export diventa asfittico, bisognerà saccheggiare l'arsenale keynesiano per sostenere la domanda. Di conseguenza lo stimulus package sarà rivolto al mercato interno, dove ha maggiori possibilità di essere efficace. Pechino ha compreso con realismo che il decoupling è un miraggio, anche se è chiamata a diventarne il regista. è cosciente che potrà al massimo limitare le perdite, ridurre l'aumento del Pil e avanzare non tanto per la sua crescita, ma per l'arretramento delle economie concorrenti. * Osservatorio Asia ANTIDOTI AL CREDIT CRUNCH Solo la Cina possiede contemporaneamente doti di forza politica, dimensioni economiche e riserve da impiegare Al timone. Il premier Wen Jiabao BLOOMBERG

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La rivincita verde di Kawasaki (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-12-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-23 - pag: 31 autore: La rivincita verde di Kawasaki Era la città più inquinata del Giappone, oggi è un hub globale di eco-tecnologie Stefano Carrer KAWASAKI. Dal nostro inviato Da simbolo massimo dell'inquinamento a hub globale di ecotecnologie e città-modello per uno sviluppo sostenibile: un esempio per la Cina e gli altri Paesi asiatici che prendono coscienza della necessità di una svolta nell'economia nel segno della compatibilità ambientale. Kawasaki era l'incongruo biglietto da visita di un Giappone che negli anni '60 anticipava un trend continentale con tassi di crescita spettacolari. «Altro che serenità rarefatta dei templi zen: il primo impatto con il Giappone era la visione da inferno dantesco di Kawasaki dai finestrini dell'aereo che atterrava allo scalo di Haneda – ricorda Henry Scott Stokes, il biografo di Yukio Mishima –. Chilometri e chilometri quadrati di ciminiere che vomitavano nell'aria i fumi tossici della petrolchimica e delle acciaierie, fino a rendere il cielo di un grigio uniforme e costante. Il mio predecessore all'ufficio di corrispondenza del Financial Times volle andarsene perché temeva conseguenze irreparabili sulla sua salute». Un milione e 390mila abitanti, Kawasaki sarebbe l'ottava città del Giappone, se non fosse di fatto un sobborgo di Tokyo, da cui dista solo 15 chilometri. è soprattutto grazie ai suoi ciclopici insediamenti industriali, su quadrati di terra strappata al mare, che il Giappone è diventato la seconda potenza economica mondiale. Nell'ultimo decennio un processo di de-industrializzazione c'è stato, ma molto più lento e meno radicale che in altri Paesi avanzati. Nelle aree dimesse delle acciaierie sono nate altre attività meno inquinanti, e la riconversione degli impianti attraverso tecnologie più rispettose dell'ambiente ha fatto molti passi avanti. A simboleggiarlo è la nuova centrale a ciclo combinato della Tepco, sorta accanto al vecchio impianto, il cui scheletro sta per essere abbattuto in questi giorni: non c'è pietà per i relitti di archeologia industriale, in un Paese che sta per radere al suolo anche un emblema di Tokyo come il teatro Kabuki della Ginza. «La Kawasaki Thermal Power Station era la più grande, quando aprì nel 1961 utilizzando il carbone – afferma il dirigente della utilità giapponese Fumio Miura –. Dal 1970 passammo alla nafta, e oggi la nuova struttura a ciclo combinato Macc, che riceve gas naturale liquefatto da tubazioni sotterranee, ha la più alta efficienza energetica del mondo». Dai piani alti dell'impianto lo spettacolo resta impressionante: da un lato dell'orizzonte la Tokyo Tower, dall'altro il grattacielo “landmark” di Yokohama e il monte Fuji non più oscurato dai fumi; davanti il quarto aeroporto del mondo e in mezzo i 25 chilometri di costa che restano il cuore industriale del Paese. Miura mostra i tecnici impegnati nei test per la terza unità di generazione, che entrerà in funzione a febbraio, ed elenca altri imminenti progetti della Tepco: «Dalla seconda metà del 2009 forniremo direttamente vapore alle aziende del circondario, mentre dal 2011 saranno attivate due megaimpianti per la produzione di energia solare». L'immagine-simbolo del cambiamento del ruolo di Kawasaki è la foto della stretta di mano tra il presidente cinese Hu Jintao e il sindaco Takao Abe, scattata nel maggio scorso all'interno di un moderno impianto di riciclaggio di materie plastiche: la Cina riconosce di dover seguire il modello Kawasaki, sia per combattere l'inquinamento, sia – in prospettiva più lunga – nell'indirizzarsi dalla pura manifattura verso un più variegato mix a valore aggiunto di industrie avanzate e parchi scientifici (la città ne ha tre). Non a caso l'ambasciata cinese (oltre a quelle sudcoreana e vietnamita) è sponsor di Eco-Tech Fair 2009 (17-18 febbraio 2009), fiera-vetrina di tecnologie ambientali. «Vorrei invitare anche aziende internazionali – dice il sindaco Abe –. Kawasaki vuole farsi promotrice nel mondo del trasferimento di tecnologie verdi, curando anche la tutela della proprietà intellettuale. La nostra fiera, nella quale organizzeremmo incontri business- to-business, sarebbe l'ideale anche per società straniere interessate a entrare nel mercato cinese e in altri Paesi che devono combattere l'inquinamento». Abe ha lanciato nel febbraio di quest'anno l'iniziativa “Carbon Challenge Eco Stategy”perché la città riduca ulteriormente le emissioni di Co2. L'avanguardia è lo “Zero emission industrial park” dove tutto viene riciclato e si utilizzano solo vetture a gas. Nel settore auto, il gruppo Daimler ha concentrato a Kawasaki la ricerca e sviluppo per veicoli commerciali ibridi, presso la controllata Mitsubishi Fuso. «Sembrava che i tedeschi avessero difficoltà con la Fuso, ma guardando al futuro hanno trovato la formula giusta», sottolinea Abe, al quale piacerebbe molto che dalla sua città venisse il contributo più ampio alla riduzione delle emissioni nocive nel settore dei trasporti: il camion ibrido di massa. stefano.carrer@ilsole24ore.com CORBIS Ieri e oggi. Kawasaki, inferno dantesco di inquinamento industriale ancora nel 2001 ( foto a sinistra), oggi è una eco-città (a destra, impianto "verde" Tepco)

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APPUNTAMENTO HI-TECH (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-12-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-23 - pag: 31 autore: APPUNTAMENTO HI-TECH Vetrina dell'eco-risparmio Dal 17 al 18 febbraio alla Todoroki Arena si terrà la Kawasaki International Eco-Tech Fair 2009. Sarà la vetrina delle tecnologie giapponesi per il risparmio dell'energia,con l'idea di favorirne il trasferimento verso altri Paesi. Sponsor 2009 sono i Governi di Cina, Corea del Sud e Vietnam. La fiera è aperta alle aziende internazionali interessate a portare tecnologie verdi nei Paesi asiatici Eco-sindaco. Takao Abe, 65 anni

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Sarkozy a Lula: Brasile importante per la governance mondiale (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-23 - pag: 32 autore: Sarkozy a Lula: «Brasile importante per la governance mondiale» Governance mondiale con l'inclusione di Cina,India e Brasile.è il messaggio che il presidente francese Nicolas Sarkozy ha portato al vertice Europa-Brasile che ieri lo ha visto protagonista, nel ruolo di presidente uscente della Ue, insieme con il collega brasiliano Inacio Lula da Silva (a destra con Sarkozy nella foto) e con Jose Manuel Barroso, presidente della Commissione Ue.All'ordine del giorno la ristrutturazione del Consiglio di sicurezza dell'Onu.Oggi Sarkozy firmerà importanti contratti in materia di energia e difesa. REUTERS/LAPRESSE

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Iran, la stretta del regime mossa elettorale anti-moderati (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 23-12-2008)

Argomenti: Cina

POLITICA 23-12-2008 CHIUSO IL CENTRO DEL NOBEL PER LA PACE SHIRIN EBADI Iran, la stretta del regime mossa elettorale anti-moderati RICCARDO REDAELLI T utto era pronto al Centro per la difesa dei diritti umani di Teheran per celebrare il 60° anniversario della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Ma il premio Nobel per la pace Shirin Ebadi che lo ha creato nel 2000 non si aspettava l'arrivo in massa di poliziotti e agenti della sicurezza, ospiti non invitati alla cerimonia. Essi hanno fatto sgomberare la sede e sospeso ogni attività dell'organizzazione, nonostante le proteste del personale e della stessa Ebadi. Nel 2003, la giurista iraniana, che da sempre lotta per i diritti civili nel Paese, aveva ricevuto a Oslo un po' a sorpresa il massimo riconoscimento. Proprio il Nobel le aveva permesso di battersi in modo più incisivo per ridurre l'arbitrio del potere giudiziario iraniano, nelle mani dei conservatori più radicali, e per difendere donne ripudiate, giovani, intellettuali e attivisti politici. Shirin Ebadi e il suo centro rappresentano quindi un vessillo per quanti a Teheran lottano per armonizzare legge religiosa islamica e libertà individuale, per ridurre le disparità fra uomini e donne, per far sì che il potere giudiziario si basi su norme certe e uniformi e non sulla prevaricazione e la violenza, come avviene ora. Nella confusione delle prime ricostruzioni, si fanno strada due possibili spiegazioni. Una prima, contingente, lega l'azione della magistratura alla rabbia dei conservatori per la recente risoluzione delle Nazioni Unite in cui si esprime «profonda preoccupazione» per la situazione dei diritti umani nel Paese. Il centro della Ebadi aveva in questi mesi fornito dati e materiale per la stesura del dossier, e sarebbe stata pertanto punita. Ma c'è anche chi legge l'evento come un chiaro avvertimento preelettorale. Il prossimo mese di giugno, infatti, gli iraniani voteranno per eleggere il nuovo presidente della Repubblica: dopo i quattro anni di governo dell'ultra-radicale Ahmadinejad, riformisti e pragmatici stanno cercando di proporre candidature autorevoli per tornare a controllare alla carica statale più alta, come avevano fatto durante gli otto anni di Mohammad Khatami (1997- 2005). L'attacco a un bersaglio simbolico farebbe parte di una strategia volta a condizionare gli attivisti liberali, a ridurre non solo all'impotenza, ma all'apatia, la società civile iraniana, il pilastro principale delle passate vittorie elettorali riformiste. Con un Paese spaventato, disilluso, concentrato sulla crisi economica e sul proprio privato, le fazioni più dogmatiche e radicali del regime beneficerebbero dell'astensionismo per vincere le elezioni, potendo contare sul loro zoccolo duro, minoritario in Iran tuttavia facilmente mobilitabile e ben protetto. In caso di un'alta partecipazione elettorale, gli ultraradicali di Ahmadinejad sarebbero al contrario in maggiori difficoltà. Certo, il clima che regna oggi a Teheran sembra plumbeo. E non aiuta i riformisti 'la scomparsa' dell'Iran dall'attenzione internazionale. Per anni, il Paese è stato al centro di formidabili pressioni: i dubbi sul programma nucleare e le risoluzioni Onu per arrivare a bloccarlo; le accuse mosse da Washington di cavalcare le violenze in Afghanistan e in Iraq e di sostenere gruppi islamici radicali; i paventati attacchi militari preventivi da parte di Usa e Israele. Poi per la crisi di credibilità dell'Amministrazione Bush, per i contrasti con Russia e Cina, per la difficile situazione regionale, per l'attesa delle mosse di Obama, e la crisi finanziaria mondiale Teheran sembra uscita dall'agenda politica e dai media. Secondo alcuni, l'atteggiamento spavaldo e aggressivo di Ahmadinejad ha funzionato e l'Iran ha già vinto la propria partita nucleare. Ma l'Iran, si sa, è imprevedibile per definizione. E la tracotanza dei radicali potrebbe rivelarsi controproducente in patria. La società civile potrà anche essere silenziosa, ma certo non è scomparsa.

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nella cuba comunista dove regna il fidelismo - l'avana (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 1 - Prima Pagina Nella Cuba comunista dove regna il fidelismo L´AVANA RIASSUMO le prime impressioni che mi investono sbarcando a Cuba, dove cinquant´anni fa è nata una rivoluzione sopravvissuta all´ecatombe del comunismo. Un angolo del mondo non paragonabile ad altri. Ma è ancora comunista quest´isola subtropicale, che ha ispirato, penso in egual misura, romanticismo e ripulsa? E che continua a sollecitare l´immaginazione, appunto romantica, nell´America latina? Mentre su una microscopica automobile sudcoreana risalivo la Rampa, il viale sul quale si affacciano ambiziosi edifici, ho posto la domanda alla donna seduta al mio fianco: una quasi cinquantenne con vecchie radici familiari alto borghesi, alle quali si sente legata, pur non essendo indifferente al carisma di Fidel, la cui ombra protettrice e ossessionante l´accompagna dalla nascita. La risposta è stata netta: «Noi non siamo comunisti, siamo fidelisti». Eppure sei anni fa, quando il comunismo era già morto e sepolto in Russia e aveva cambiato faccia in Cina e in Vietnam, più di otto milioni di cubani (su undici che ne conta l´isola) hanno approvato un testo in cui si afferma che "il socialismo e il sistema politico e sociale rivoluzionario stabilito nella Costituzione sono irrevocabili" e che "Cuba non ritornerà mai al capitalismo". ALLE PAGINE 29, 30 E 31

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nobel e scrittori sfidano la cina "liberate il dissidente lu xiaobo" - vincenzo nigro (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 14 - Esteri Da Eco alla Gordimer, in 150 firmano un appello al presidente Hu Jintao per l´attivista dei diritti umani Nobel e scrittori sfidano la Cina "Liberate il dissidente Lu Xiaobo" L´arresto per aver promosso un appello in favore della libertà di opinione Berlino: "Obama sta cercando di risolvere un problema, va aiutato" VINCENZO NIGRO ROMA - Chi è disposto a prendersi i detenuti di Guantanamo per guadagnare punti con Barack Obama? La nuova amministrazione americana non è ancora in servizio, ma su molti dossier i ministri di George Bush sono già al lavoro per preparare il terreno al nuovo presidente. Il primo fra tutti è il Segretario alla Difesa Robert Gates, che rimarrà al suo posto col nuovo governo democratico. Guantanamo dipende dal Pentagono, e Gates ha chiesto ai suoi uomini di preparare un piano per chiudere la prigione aperta dopo l´invasione dell´Afghanistan. Nel carcere i detenuti sono passati dai circa 800 del 2002 ai circa 250 di oggi: una cinquantina sarebbero addirittura innocenti per gli stessi accusatori americani, ma l´amministrazione non vuole restituirli ai loro paesi d´origine, in cui verrebbero quasi sicuramente messi a morte per accuse di terrorismo che non sono state prese in considerazione dagli Usa. Da qualche giorno qualcuno ha iniziato a rispondere positivamente agli americani. Per esempio il ministro degli Esteri del Portogallo Luis Amado ha annunciato pubblicamente di essere pronto ad accogliere qualcuno dei terroristi detenuti nella base dell´isola di Cuba. Ieri il Washington Post ha scritto che «oltre al Portogallo anche altri paesi europei sono pronti ad ospitare i detenuti quando Obama chiuderà il carcere». Il Post cita Karsten Voigt, il coordinatore dei rapporti Usa-Germania nel governo di Berlino, secondo cui «l´amministrazione di George Bush ha creato il problema Guantanamo, adesso Barack Obama tenta di risolverlo, e noi dobbiamo aiutarlo». Secondo la Frankfurter Allgemeine Zeitung il ministro degli Esteri, Frank-Walter Steinmeier avrebbe già impartito disposizioni per accogliere in Germania in particolare i 20 uiguri di origine cinese. La settimana scorsa Amado ha inviato una lettera ai suoi colleghi ministri degli Esteri europei per dire che «è arrivato il momento per la Ue di fare un passo avanti: dovremmo mandare un chiaro segnale della nostra disponibilità ad aiutare il governo Usa al riguardo, soprattutto in riferimento al riassetto dei detenuti». Per il momento il governo italiano è molto freddo: l´ambasciata a Washington non è stata coinvolta dal Dipartimento di stato, anche se l´ambasciatore Castellaneta ha immediatamente segnalato alla Farnesina che l´apertura del Portogallo avrebbe aperto un problema anche per Roma. «A noi nessuno ha chiesto nulla, e sappiamo già che il ministro Frattini ha mille perplessità su una vicenda del genere», dice un alto diplomatico che lavora col capo della Farnesina. Al ministero citano il caso dei terroristi palestinesi ospitati in Italia per chiudere la crisi della Basilica della Natività tra Israele e i palestinesi: «Ne stiamo pagando ancora il peso economico e di attenzione dei nostri servizi di sicurezza, così come per anni abbiamo pagato il prezzo per aver ospitato in Italia il curdo Ocalan». Frattini nelle discussioni con i suoi collaboratori ha fatto notare che in Italia mancano i tribunali speciali e la legislazione eccezionale che permetterebbe di mantenere in Italia dei presunti terroristi che non sono stati condannati da nessun tribunale riconosciuto da Roma. «Certo, prima o poi gli americani potrebbero chiedercelo», dice un ambasciatore, «ma davvero andarci a cercare una bomba terroristico-giudiziaria del genere è qualcosa che l´Italia non ha nessuna intenzione di fare, non vogliamo un caso Ocalan moltiplicato per dieci».

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30 anni dopo la lezione di charta 77 - vaclav havel (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)

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Pagina 14 - Esteri 30 ANNI DOPO LA LEZIONE DI CHARTA 77 VACLAV HAVEL Nel gennaio del 1977, un gruppo di cittadini cecoslovacchi, di cui ho avuto il privilegio di far parte, pubblicò la Carta 77. Con quel documento chiedevamo maggior rispetto dei diritti civili e politici da parte dello Stato ed esprimevamo la nostra convinzione che noi cittadini avessimo la responsabilità di lavorare insieme al governo per garantire, attraverso la nostra vigilanza, il rispetto dei diritti fondamentali. Con la pubblicazione della Carta 77, non volevamo creare un´organizzazione strutturata, ma, come scrissi allora, «una comunità libera, informale e aperta di individui di convinzioni, fedi e professioni diverse, uniti dalla volontà di lottare, individualmente e collettivamente, per il rispetto dei diritti civili e dei diritti umani nel nostro paese e in tutto il mondo». Oltre trent´anni dopo un gruppo di cittadini cinesi ha preso a modello il nostro modesto sforzo e ha diffuso un appello analogo - per i diritti umani, per il buongoverno e per il dovere dei cittadini di sorvegliare l´operato del loro governo - con l´obbiettivo di indurre il loro Stato a giocare secondo le regole di una società moderna e aperta. è un documento di grande importanza. Gli autori della Carta 08 chiedono la protezione dei diritti fondamentali, una maggiore indipendenza della magistratura e una democrazia legislativa. Ma non si fermano qui. Con gli anni ci siamo resi conto che una società libera e aperta non significa semplicemente difendere i diritti fondamentali. A questo scopo, i firmatari della Carta 08 chiedono anche, saggiamente, che si protegga l´ambiente. La Cina del 2008 non è la Cecoslovacchia del 1977. Per molti aspetti, è più libera e aperta di quanto non fosse il mio paese 30 anni fa. Eppure, da molti punti di vista la risposta delle autorità cinesi alla Carta 08 rispecchia la risposta del governo cecoslovacco alla Carta 77. Invece di rispondere alla nostra offerta di collaborazione con il dialogo e con il dibattito, il governo cecoslovacco scelse la repressione. Arrestò alcuni dei firmatari, ne interrogò e ne perseguitò altri e produsse disinformazione sul nostro movimento e sui suoi scopi. Anche il governo cinese ha respinto l´invito a discutere con i firmatari della Carta 08. Al contrario, ha arrestato due dei firmatari, Liu Xiabo e Zhang Zuhua. Poco dopo la pubblicazione della Carta 77, fui arrestato con l´accusa di aver commesso «reati gravi contro i principi fondamentali della Repubblica». Il timore è che Liu venga incolpato di un reato altrettanto arbitrario, «incitamento alla sovversione del potere dello Stato». Sono rattristato dalla piega che hanno preso gli eventi. Il governo cinese dovrebbe tenere a mente l´insegnamento di Carta 77, e cioè che campagne di intimidazione, propaganda e repressione non possono sostituire un dialogo ragionato. Solo il rilascio immediato e incondizionato di Liu Xiaobo potrà dimostrare che il governo di Pechino ha recepito questo insegnamento. (Copyright The Wall Street Journal/Dow Jones and Company. Traduzione di Fabio Galimberti)

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crisi e nuovo ordine mondiale le sfide del g8 italiano - ferdinando salleo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)

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Pagina 27 - Commenti Crisi e nuovo ordine mondiale Le sfide del g8 italiano FERDINANDO SALLEO Tra poco l´Italia assumerà la presidenza del G-8, il gruppo creato dalle grandi potenze industriali (nel G-7, prima dell´ingresso della Russia, si chiamavano "le maggiori democrazie") per concertarsi attorno ai problemi economici e politici del nostro tempo. La presidenza italiana del gruppo dovrà affrontare un compito difficile proprio nell´anno cruciale in cui la crisi finanziaria esplosa, la recessione che tutti temono mentre cercano di esorcizzarla e l´instabilità degli equilibri di sicurezza e dei rapporti di forza rimettono in discussione le basi in cui il gruppo trova la sua ragione. Il "patto di sindacato" del mondo, già ridotto negli ultimi anni a poco più dei riti della foto di gruppo, dovrà cambiare missione e passo politico perché rischia altrimenti di essere definitivamente condannato all´irrilevanza e scomparire, paradossalmente proprio quando si rafforza la consapevolezza della dimensione planetaria e dell´interdipendenza dei problemi politici ed economici dell´assetto multipolare ed è evidente la necessità della concertazione tra i principali attori della scena mondiale. Tra questi non possono mancare, come azionisti responsabili assieme a quelli tradizionali, le nuove potenze che prepotentemente emergono e sono causa di buona parte dei problemi e in prospettiva componenti importanti delle soluzioni possibili. Non è da oggi che si discute di includere nel G-8 la Cina, l´India e i due maggiori Paesi dell´America Latina che escono dalla minorità, il Sudafrica e probabilmente un grande Paese arabo. Vischiosità della tradizione e disomogeneità dei candidati, difficoltà di scegliere i nuovi membri scontentando molti e timore dei nuovi equilibri nel gruppo allargato hanno fatto sinora rinviare la decisione mentre il collegamento con i nuovi protagonisti e con le grandi regioni della povertà e dell´instabilità si risolvevano in una complessa ritualità di riunioni congiunte a margine del Gruppo. Quest´anno ha segnato però l´ora della verità perché le decisioni che incombono tenderanno altrimenti ad esser prese sulla spinta delle esigenze puntuali di ciascuno rinunciando alle sinergie possibili. Intanto, in attesa della presidenza Obama da cui ci si aspetta molto, la confusione dei vertici è aumentata da quando l´attivismo di Sarkozy ha fatto convocare a Washington un vertice del G-20 ? che si ripeterà a Londra in primavera ? riunendo un gruppo numeroso ed eterogeneo, ad altro destinato per mandato, livello e composizione, che ha potuto prendere nella capitale americana con una Casa Bianca agonizzante solo orientamenti generali rinviando sostanzialmente le decisioni e scatenando insieme la corsa a partecipare al consesso. Revisione dei meccanismi, trasparenza e garanzia della stabilità finanziaria mondiale, problemi del clima e dell´energia, proliferazione nucleare e instabilità sistemica delle terre disperate nell´immediato e, in una prospettiva strategica, la formazione di un consenso diffuso sulle regole della società internazionale: questi, i problemi che premono richiedendo una efficace concertazione tra i Paesi che hanno le maggiori responsabilità per popolazione e ricchezza, tradizione di cultura e stabilità politica, sistema economico aperto ed efficiente. In realtà, nella fragilità e nella paralisi delle Nazioni Unite, il Gruppo degli Otto è insufficiente per l´assenza costitutiva di molti protagonisti del mondo in cui viviamo, come quello dei Venti è ridondante ed eterogeneo per decidere efficacemente l´orientamento globale. Per una di quelle ironie di cui la storia si compiace, incombe sull´Italia un incubo che ci perseguita dalla nascita dello Stato unitario, quello dell´esclusione dai centri di decisione: dai vari "direttori" europei al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dai "gruppi di contatto" per i Balcani alla trattativa "5+1" (i Cinque più la Germania) con l´Iran che marcia verso la nuclearizzazione, il nostro Paese soffre della condizione ambigua di trovarsi alla cerniera tra le potenze che concorrono direttamente alle decisioni e quelle che influiscono solo ai margini. La battaglia naturale e giusta per essere tra i primi assorbe sovente le migliori energie della nostra diplomazia ed è fortemente condizionante per la politica estera, anche se da un cinquantennio l´appartenenza all´Alleanza Atlantica e più ancora all´Europa ci ha dato una maggiore capacità di risolvere il dettato dell´interesse nazionale in un contesto multilaterale di partecipazione efficace alle decisioni. La vigilia della presidenza italiana del G-8 suggerisce tre linee di orientamento. Anzitutto, rafforzare la capacità decisionale del Gruppo, non solo perché ne facciamo parte (e ne fa parte l´Unione Europea), ma perché il ruolo primario delle maggiori potenze come regolatore del sistema mondiale è sempre più evidente e largamente condiviso. In secondo luogo, dedicare ogni attenzione alla ridefinizione della missione del Gruppo, economica, finanziaria e politica, perché le nuove regole della società possono solo nascere dal consenso autorevole e diffuso. Infine, per rafforzare il G-8 è necessario includervi i Paesi che sono in grado, willing and able, di assumersi le responsabilità della stabilità del sistema. Allargamento non significa però annacquamento (e affievolimento del nostro ruolo) e meno ancora cedimento all´assemblearismo che l´eterogeneità porta automaticamente con sé. Il Gruppo dovrà quindi includere le maggiori potenze emergenti, mentre il G-20 ? che incombe con le sue ambizioni ? potrà assolvere la propria funzione tecnica. Non sarà compito facile per via delle contraddizioni che oppongono le ambizioni degli uni ai timori degli altri, per la novità del metodo, per i possibili contrasti tra il nostro patrimonio storico ? la democrazia, il pluralismo e le libertà, la prosperità coniugata con la giustizia sociale, la stabilità internazionale ? e differenti sistemi di valori e tradizioni. Premuta dal dovere delle circostanze ? come il Presidente del Consiglio ha ricordato alla Conferenza degli Ambasciatori ? l´Italia del 2009 si troverà a dover condurre dalla responsabilità della presidenza il difficile percorso della rifondazione del Gruppo delle maggiori potenze industriali. Da parte italiana si sono sin qui tenute aperte le opzioni ritenendo che un compromesso pragmatico sia migliore della contrapposizione frontale e ideologica. In questo complesso panorama, la ricchezza della tradizione italiana, ideale, politica e diplomatica, sarà il nostro titolo principale a rappresentare dalla presidenza la guida della difficile transizione orientando la varietà delle ipotesi presenti se sapremo essere propositivi e terremo a mente che, in ogni caso, un approccio evolutivo, necessariamente per fasi, sarà reso possibile solo dall´impostazione tempestiva e coerente del programma di riforma.

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l'ultima corsa allo shopping, le cerimonie religiose, il consueto pranzo in famiglia una settimana bianca, uno spettacolo o un incontro con l'arte che non va in vacanza ecco alcune (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XII - Torino L´ultima corsa allo shopping, le cerimonie religiose, il consueto pranzo in famiglia una settimana bianca, uno spettacolo o un incontro con l´arte che non va in vacanza ecco alcune idee per un lungo ponte alla ricerca di qualche momento di serenità Natale sinonimo di messa della vigilia e di religiosità, da vivere secondo la tradizione cattolica (e quindi «all´insegna della solidarietà», come auspica il cardinale Poletto) o secondo i dettami degli altri culti. O anche, sinonimo di cene e pranzi con i parenti e, soprattutto, di tempo libero. Come trascorrerlo? Si può scegliere una delle tante mostre aperte, oppure una giornata sugli sci. E ancora, i tanti spettacoli teatrali e musicali o l´ormai classico cinema natalizio, con i "cine-panettoni" ma non solo. L´importante è essere pronti per domattina: chi è in ritardo può rimediare con un ultimo assalto alle bancarelle.

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non esiste buon "locale"... - giovanni del plato (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)

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Pagina XIII - Bologna NON ESISTE BUON "LOCALE"... GIOVANNI DEL PLATO (segue dalla prima di cronaca) Ha sottolineato che la elezione di Barack Obama sta già anticipando un clima di dialogo con gli altri paesi del mondo, inclusi quelli emergenti. Questo richiamo al nuovo corso politico gli ha permesso di offrire alla platea un´analisi sulla necessità di una visione globale per capire la natura dei problemi locali nella loro molteplice concretezza, la cui complessità va colta se si vogliono dare risposte praticabili e risolutive. Altro che governo dell´esistente. Se manca una strategia internazionale non si è in grado di poter governare a livello locale, in particolare quando occorre rilanciare una capacità competitiva delle imprese e delle persone. La stessa Bologna può aspirare ad essere una realtà locale di migliore sviluppo economico, sociale e culturale, se sa aprirsi al mondo riuscendo a dare uno prospettiva europea e globale alle sue straordinarie e preziose peculiarità. Romano Prodi nel sottolineare i diversi settori della città su cui operare nel saper far sistema glocal, ha sottolineato l´importanza della presenza di Bologna al Expo di Shanghai nel 2010 che vedrà la presenza di milioni di persone da ogni parte del mondo. Bologna insieme a Milano e Venezia è stata chiamata a rappresentare il nostro paese in Cina e potrà farlo con successo, se riuscirà a dare di sé una immagine fortemente attrattiva rispetto alle altre metropoli per le sue risorse, i suoi beni e le sue bellezze. A questo proposito, Prodi rivolgendosi a Flavio Delbono, candidato sindaco del Pd, ha chiesto quale sarà l´immagine con cui Bologna si presenterà in quella eccezionale esposizione mondiale delle tecnologie. E´ chiaro che Bologna dovrà dimostrare di essere una città competitiva nel produrre e creare. Potrà farlo, se riuscirà ad eccellere nel campo dei saperi con l´Università più antica del mondo, dei prodotti con le imprese di alta tecnologia e delle bellezze con le sue storiche architetture e moderne arti.

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tre quintali di botti dalla cina al salento otto persone denunciate dalla finanza (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)

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Pagina IV - Bari Il sequestro Tre quintali di botti dalla Cina al Salento otto persone denunciate dalla Finanza Manca una settimana a Capodanno, ma prima ancora che nasca come da tradizione Gesù bambino bande più o meno organizzate di spacciatori di fuochi sono già al lavoro per festeggiare in maniera esplosiva. Lavorano anche le forze dell´ordine. Circa tre quintali di giochi pirotecnici, quelli di genere proibito, sono stati sequestrati a Lecce da militari del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza. Sequestri che negli ultimi tre mesi hanno raggiunto la quota ragguardevole di una tonnellata e mezzo di botti, mentre otto persone sono state denunciate. I controlli delle Fiamme gialle proseguiranno nei prossimi giorni da un capo all´altro del Salento. I botti, tutti di fabbricazione cinese, erano detenuti illegalmente da due persone deferite alla magistratura. In particolare, circa 300 chili di fuochi pirici sono stati trovati in un garage usato da un 43enne che abita nel centro di Novoli. I baschi verdi hanno poi controllato una Passat, guidata da un 30enne di Torchiarolo (Brindisi), dove hanno scoperto altri 8 chili e mezzo di fuochi pirici. Nei giorni scorsi grossi quantitativi di botti anche di genere pericoloso erano stati sequestrati a Bari in due distinte operazioni della polizia e della guardia di finanza.

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la febbre di charlot e la scommessa di stella - giorgia olivieri (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XX - Bologna Trasmissioni dall´Antoniano stasera e il 25 La febbre di Charlot e la scommessa di Stella Grande schermo In attesa di mezzanotte con Cino Tortorella Al Lumière l´omaggio a Chaplin e il film che piace a Moretti. All´Uci di Casalecchio la proiezione inizia alle 11 Verranno riproposte le canzoni dell´ultimo Zecchino d´Oro. Alla Montagnola il 26 debutta "Racconto di Natale" GIORGIA OLIVIERI Come da tradizione, le festività natalizie rappresentano l´occasione migliore per molte famiglie per godersi un film al cinema. Alcune sale bolognesi offrono per questi giorni di festa proposte interessanti che accontentano grandi e piccini. Oggi pomeriggio alle 15.30, all´Europa Cinema, in via Pietralata 55/A, sarà proiettato sul grande schermo, con sistema digitale ad alta definizione, l´allestimento de «Lo schiaccianoci» di Tchaikovskj, andato in scena al Mariinskij Theatre di San Pietroburgo. Quest´appuntamento rappresenta un´occasione ghiotta per chi volesse respirare le suggestioni di questo celeberrimo balletto che proprio al Teatro Mariinskij fu rappresentato per la prima volta nel 1892 (biglietti: intero 10 euro, ridotto 8 euro e ragazzi 5 euro). Chi non si accontenta del solito cinepanettone di Natale, in programmazione alla Sala Scorsese del Cinema Lumière (via Azzo Gardino 65), avrà l´occasione di vedere fino al 30 dicembre, solo in questa sala, «Stella», un piccolo film indipendente applaudito all´ultimo Festival di Venezia, distribuito in Italia dalla Sacher Film di Nanni Moretti. La regista Sylvie Verheyde racconta la storia delicata e intensa di Stella, che è la regista stessa, una ragazzina di undici anni nella Parigi degli anni Settanta, nel salto dal quartiere operaio in cui vive, figlia trascurata di una coppia di baristi belli e dannati, alla scuola prestigiosa cui è stata ammessa (biglietti: intero 7 euro, ridotto 5 euro). Grazie all´amicizia con Gladys, figlia di intellettuali di origine ebraica, Stella riuscirà a intravedere un suo futuro migliore. Sempre al Cinema Lumière, nella Sala Officinema/Mastroianni, nei pomeriggi di Natale e di Santo Stefano, alle 16, i genitori che hanno già portato i propri figli a vedere il campione d´incassi «Madagascar 2» e che li vogliono stupire con una proiezione lontana dalle classiche animazioni per bambini, non possono perdere «La febbre dell´oro» di Charlie Chaplin che interpreta Charlot, nell´ambito della rassegna «Cineclub per ragazzi». La pellicola del film è stata restaurata dalla Cineteca di Bologna e ci sarà la traduzione simultanea delle didascalie in inglese (biglietti: intero 6 euro, ridotto da 4.50 e 3 euro). In coda ad entrambe le proiezioni del film di Charlot, alle 17.45, si torna al presente con la visione del grande successo di questa stagione «Kung Fu Panda» al Cinema Antoniano, in via Guinizzelli 3, nella stessa rassegna per ragazzi (biglietti: intero 5 euro, ridotto 4 euro). Chi vuole evitare le code del pomeriggio e della sera ma non vuole rinunciare al film di Natale per tutta la famiglia, il 26 e il 28 dicembre e il 4 e il 6 di gennaio, potrà approfittare dello spettacolo mattutino alle 11 dell´Uci Cinemas Meridiana di Casalecchio di Reno (biglietto intero 8 euro). La matinée riguarda anche campioni d´incasso come «Madagascar 2» e il nuovo film di Aldo, Giovanni e Giacomo «Il Cosmo sul Comò».

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- omar matti0li (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)

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Pagina XXI - Bologna OMAR MATTI0LI Anche quest´anno come da tradizione, l´Antoniano di Bologna insieme a RaiUno propone due trasmissioni televisive natalizie per i più piccoli. La prima, intitolata «Aspettando il Natale», va in onda questa sera alle 23,15 su RaiUno, condotta da Lorena Bianchetti e Cino Tortorella: durante la serata, in attesa della mezzanotte, verranno riproposte le canzoni dell´ultimo Zecchino d´Oro e una serie di canti natalizi, eseguiti dal Piccolo Coro Mariele Ventre diretto da Sabrina Simoni, insieme ai giovanissimi musicisti della JuniOrchestra dell´Accademia di Santa Cecilia diretti da Simone Genuini e a un ensemble di arpe formato dagli allievi del Conservatorio Arrigo Boito di Parma, del Cepam di Reggio Emilia e della Scuola Arpeggi di Bologna. La seconda trasmissione, «Natale da favola», andrà in onda domani mattina, giorno di Natale, alle 9,45, sempre su RaiUno: Veronica Maya e Paolo Conticini, insieme a Cino Tortorella presenteranno una carrellata di ospiti, dal Mago Gentile al Mago Pecar, da Valter Brugiolo al gruppo Hip Hop di San Pietro in Casale, con concerto finale delle Verdi Note dell´Antoniano dirette da Stefano Nanni. Nel corso delle due trasmissioni, l´Antoniano presenta anche l´appuntamento il Fiore della Solidarietà, una raccolta di fondi per realizzare una scuola per bambini sordomuti in Kenia, a Malindi. Gli spettacoli natalizi per i più piccoli proseguono poi venerdì 26 dicembre alle 16,30 al Teatro Tenda della Montagnola, dove Agio e Ten Teatro presentano lo spettacolo «Il Canto di Natale», tratto dall´omonimo racconto di Charles Dickens, con repliche fino a domenica e anche l´1 gennaio.

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La rinascita di un piccolo grande museo dedicato alla magia dell'arte orientale (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 24-12-2008)

Argomenti: Cina

La rinascita di un piccolo grande museo dedicato alla magia dell'arte orientale Una collezione che parla la lingua delle grandi civiltà orientali, con raffinate raccolte di oggetti appartenenti a stili e culture diverse, si apre a un nuovo pubblico fatto di giovani e di immigrati asiatici. All'Esquilino, quartiere dove gli asiatici non fanno certo difetto di presenza, c'è una raccolta d'arte che non è conosciuta quanto merita. Né dai romani né dagli immigrati. Testimonianze di dinastie dal suono esotico come la dinastia persiana selgiuchide - che governò parte dell'Asia centrale dal XI al XIV secolo -, gioielli, coppe cesellate in argento, sigilli, bronzetti di animali mitici dall'Azerbaijan, dalla Cina vasi, un Buddha laccato e dorato di una certa solennità, un variopinto corteo funerario di statuette in ceramica della dinastia Ming dal XVII secolo. Questo e altro alberga nel Mnao, ovvero il Museo nazionale d'arte orientale, in via Merulana 248, nel palazzo che fu dei principi Brancaccio, poco più giù rispetto all'omonimo teatro. IL PATRIMONIO Queste sale spaziano dall'arte islamica - inclusa una modesta ma significativa figura di donna dipinta - alla pittura del Giappone passando per l'Iran, l'Afghanistan, il Tibet, l'India, qui si respira la vastità di un continente e l'intrecciarsi inestricabile di civiltà e religioni. Un universo carico di fascino, per un'istituzione creata dallo Stato nel 1957 nel nome del grande orientalista Giuseppe Tucci, che fino a poco tempo fa non riusciva a comunicare bene e con chiarezza i suoi tesori. Dichiarando un 12mila visitatori l'anno più 3.700 dalle attività didattiche, ora sta recuperando. Arrivata a ottobre, la nuova soprintendente Maria Amalia Mastelloni sta dando una robusta spolverata. Muovendosi su due fronti: ha cambiato o fatto mettere molte didascalie prima assenti, ridisegna il percorso espositivo e vuole allacciare un rapporto con il quartiere, con i suoi abitanti, romani d'origine e, soprattutto, asiatici. GLI SPAZI Partiamo dalle sale. «I pezzi esposti sono oltre un migliaio. L'allestimento era confuso, non si capiva, lo stiamo riorganizzando per aree geografiche e argomento», fa sapere. Il Mnao, rivendica con un certo orgoglio, «fuori dal Pakistan ha la collezione d'arte del Gandhara più importante al mondo perché non viene da una collezione ma da scavi italiani». Questa è una corrente figurativa davvero unica, maturata tra il I e il IV-V secolo dopo Cristo in una zona di frontiera - ora in Pakistan e parte dell'Afghanistan - per lo più buddista, di matrice indiana, con evidenti influenze ellenistiche mescolate ad altre iraniane e dall'Asia centrale. Un incredibile crocevia culturale e umano. «Che ci fa in mezzo a una delle due sale sul Gandhara una vetrina con antiche pitture dalla Cina e dalla Corea?», chiede la soprintendente. La coppia d'anatre dipinta nel XVII secolo è in effetti molto bella, ma lì non ci incastra nulla. «Stiamo rendendo il percorso più omogeneo e razionale. Ad esempio con didascalie in italiano e inglese». C'è poi il rapporto con il quartiere e la città: «Abbiamo già attività didattiche per le scuole, ma abbiamo preso i primi contatti con il Comune: voglio far conoscere queste culture a quanti, e penso ad esempio ai cinesi, vivono qui intorno all'Esquilino senza sapere la loro storia. Dobbiamo andare al di là degli stereotipi, il Museo d'arte orientale serve anche a questo». STEFANO MILIANI smiliani@unita.it

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cinquant'anni fa, castro e che guevara entravano all'avana. viaggio nell'isola che cerca una via per il futuro. dopo fidel - bernardo valli l'avana (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 29 - R2 Cinquant´anni fa, Castro e Che Guevara entravano all´Avana. Viaggio nell´isola che cerca una via per il futuro. Dopo Fidel BERNARDO VALLI L´AVANA Riassumo le prime impressioni che mi investono sbarcando a Cuba, dove cinquant´anni fa è nata una rivoluzione sopravvissuta all´ecatombe del comunismo. Un angolo del mondo non paragonabile ad altri. Ma è ancora comunista quest´isola subtropicale, che ha ispirato, penso in egual misura, romanticismo e ripulsa? E che continua a sollecitare l´immaginazione, appunto romantica, nell´America latina? Mentre su una microscopica automobile sudcoreana risalivo la Rampa, il viale sul quale si affacciano ambiziosi edifici, ho posto la domanda alla donna seduta al mio fianco: una quasi cinquantenne con vecchie radici familiari alto borghesi, alle quali si sente legata, pur non essendo indifferente al carisma di Fidel, la cui ombra protettrice e ossessionante l´accompagna dalla nascita. La risposta è stata netta: «Noi non siamo comunisti, siamo fidelisti». Eppure sei anni fa, quando il comunismo era già morto e sepolto in Russia e aveva cambiato faccia in Cina e in Vietnam, più di otto milioni di cubani (su undici che ne conta l´isola) hanno approvato un testo in cui si afferma che "il socialismo e il sistema politico e sociale rivoluzionario stabilito nella Costituzione sono irrevocabili" e che "Cuba non ritornerà mai al capitalismo". SEGUE NELLE PAGINE SUCCESSIVE SEGUE A PAGINA 30

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Putin avverte: basta gas a buon mercato Nasce l'<Opec> del metano (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 24-12-2008)

Argomenti: Cina

PRIMA 24-12-2008 NEL GIORNALE   Cina Lettera di Bertone ai novanta vescovi in comunione con Roma PAGINA 8   Politica Di Pietro: i magistrati indaghino pure su mio figlio PAGINA 10   Russia Putin avverte: basta gas a buon mercato Nasce l'«Opec» del metano PAGINA 28

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Roma-Pechino, la <via stretta> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 24-12-2008)

Argomenti: Cina

CHIESA 24-12-2008 Roma-Pechino, la «via stretta» I l dialogo tra Roma e Pechino era rimasto bloccato per cinque anni, dal 2000 al 2005 a causa di alcune canonizzazioni celebrate durante l'Anno giubilare, ed è timidamente ripreso proprio in occasione del cambio di pontificato da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI, quando ci sono stati contatti tra la parte cinese e la parte vaticana. Tali contatti non si sono più interrotti, nonostante la consacrazione episcopale illegittima nel 2006 di Giuseppe Ma Yinglin, tanto che agli inizi di novembre del 2007 il «viceministro degli esteri» vaticano Pietro Parolin si è recato a Pechino, mentre lo scorso 7 aprile una delegazione cinese ha avuto colloqui in Vaticano. A maggio poi il Vaticano ha ospitato un concerto della più importante orchestra cinese in onore e alla presenza di Benedetto XVI e a cui ha partecipato l'ambasciatore di Pechino presso il Quirinale. Un gesto promettente in vista delle Olimpiadi celebrate ad agosto a Pechino. Nell'occasione il Papa ha rivolto un saluto ai presenti in cui, tra l'altro, ha detto: «Questa sera, accogliendo voi, cari artisti cinesi, il Papa intende accogliere idealmente l'intero vostro popolo, con un pensiero speciale ai vostri concittadini che condividono la fede in Gesù e sono uniti con un particolare legame spirituale al Successore di Pietro. Il Requiem (di Mozart, ndr) è nato da questa fede, come preghiera al Dio giudice giusto e misericordioso, e proprio per questo tocca il cuore di tutti, proponendosi come espressione di un umanesimo universale. Infine, mentre ancora vi ringrazio per questo graditissimo omaggio, invio il mio saluto, attraverso di voi, a tutti gli abitanti della Cina che, con le prossime Olimpiadi, si preparano a vivere un evento di grande valore per l'intera umanità». Successivamente la Santa Sede ha cercato con trattative riservate di concordare con Pechino la presenza di vescovi cinesi al Sinodo celebrato a Roma in ottobre. Senza successo. La scorsa settimana poi si è svolta nella capitale cinese una commemorazione dei cinquanta anni delle prime consacrazioni di vescovi «autoeletti » e «autoordinati » che segnarono la nascita della comunità patriottica svincolata da Roma. Il fatto stesso che si sia celebrato un avvenimento del genere è già poco positivo. Senza contare che ad esso hanno partecipato anche 45 vescovi, la maggioranza dei quali in comunione con Roma. Era presente anche il vescovo illegittimo Ma, che ha preso la parola. Gianni Cardinale Passi in avanti e parziali retromarce: un percorso a ostacoli, quello delle relazioni tra Santa Sede e Cina. Frustrato il tentativo di avere i vescovi cinesi al Sinodo di ottobre. Eppure, durante il pontificato di Ratzinger, non sono mancati contatti, progressi e iniziative, in campo ecclesiale e culturale Il Sinodo dei vescovi dello scorso ottobre

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Bertone ai vescovi cinesi: fedeltà senza compromessi (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 24-12-2008)

Argomenti: Cina

CHIESA 24-12-2008 Bertone ai vescovi cinesi: fedeltà senza compromessi Lettera ai novanta presuli in comunione con il Papa CHIESA NEL MONDO DI GIANNI CARDINALE A d un anno dalla storica lettera di Benedetto XVI ai cattolici della Repubblica popolare cinese, un'altra missiva è partita dal Vaticano per l'ex Celeste Impero. Questa volta si tratta di un messaggio firmato dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, e i destinatari sono i vescovi considerati dalla Santa Sede in comunione con il successore di Pietro. La lettera è importante perché invita i presuli cinesi ad adempiere al loro dovere con coraggio, senza scendere a compromessi. Ma è di grande interesse perché per la prima volta la Santa Sede ha messo ufficialmente nero su bianco l'elenco dei presuli che sono in comunione con Roma. La lettera porta la data del 22 aprile scorso, ma la sua esistenza è stata resa nota venerdì scorso 19 dicembre dall'agenzia cattolica Ucanews con un dispaccio da Hong Kong. La sua diffusione, per ovvi motivi di discrezione avvenuta attraverso canali non ufficiali, è cominciata a maggio ed alcuni vescovi l'hanno ricevuta solo recentemente. Nel testo il cardinale Bertone ribadisce «fondamentali principii della dottrina cattolica», ricorda ai vescovi «il ruolo dell'episcopato» come comunione, afferma che il Papa invita tutti i vescovi Dal dialogo senza mediazioni «politiche», diretto e rispettoso con le autorità civili, alla necessità del «mandato apostolico» per le ordinazioni episcopali: nella lettera del segretario di Stato la «bussola» di una Chiesa che vuole crescere in libertà, «cattolicità», unità. Al proprio interno e con la Chiesa universale della Cina continentale ad assolvere «coraggiosamente » al loro «ufficio di Pastori», per promuovere la natura cattolica della Chiesa e per ottenere una più grande libertà di attività attraverso un dialogo diretto e rispettoso con le autorità civili. Nella lettera il segretario di Stato vaticano chiede anche ai vescovi di «agire insieme », per richiedere il diritto di incontrarsi come gruppo e di poter discutere liberamente. Nel rispettare i principi esposti dalla lettera di Benedetto XVI dello scorso anno, la nuova lettera firmata dal cardinal Bertone afferma che i vescovi possono scoprire un «corretto atteggiamento da adottare riguardo a quegli enti di cui si fa riferimento al paragrafo n. 7 del documento pontificio». Orbene, nel paragrafo appena citato si legge che la dichiarata finalità di alcuni organismi «di attuare 'i principi di indipendenza e autonomia, autogestione e amministrazione democratica della Chiesa' è inconciliabile con la dottrina cattolica, che fin dagli antichi Simboli di fede professa la Chiesa 'una, santa, cattolica e apostolica'». Nella lettera del cardinale Bertone si rammenta ai vescovi di essere «particolarmente attenti ad assicurare che le ordinazioni episcopali abbiano luogo solo con il mandato apostolico ». Questi, in base alla sintesi fornita da Ucanews, i contenuti della lettera di aprile, che non è stata ancora pubblicata da nessuna fonte ufficiosa od ufficiale della Santa Sede. Il messaggio che dal Vaticano arriva ai vescovi cinesi è quindi chiaro: cercare di interloquire singolarmente e per quanto possibile collegialmente direttamente con le autorità politiche senza passare per organismi intermedi; evitare quindi di ordinare vescovi dei candidati che non abbiano avuto il placet preventivo del Papa. Come dicevamo un aspetto molto interessante della lettera è anche il fatto che ne fa parte integrante la lista completa dei 90 vescovi destinatari. In questo modo per la prima volta la Santa Sede ha fatto conoscere ai cattolici cinesi i nomi dei vescovi che sono in comunione con Roma, e si tratta di un elenco che comprende vescovi Il cardinale Joseph Zen Ze-kiun, vescovo di Hong Kong appartenenti alla cosiddetta comunità clandestina non riconosciuta dalle autorità e presuli che fanno parte della cosiddetta comunità aperta che però sono stati riconosciuti da Roma prima o dopo la loro ordinazione (da notare che quattro dei 90 nel frattempo sono morti e ora quindi i presuli fedeli a Roma sono 86). L'elenco è stato diffuso in alcuni siti web cattolici cinesi e qualcuno si è preso la briga di fornire anche l'elenco dei, a dire il vero non molti (una mezza dozzina), vescovi che non vi sono compresi. Tra i compresi c'è il vescovo 'aperto' di Pechino Giuseppe Li Shan. Tra gli esclusi invece spicca il nome di Giuseppe Ma Yinglin, la cui ordinazione illecita del 2006 ha provocato l'ultimo grave momento di tensione pubblica tra Santa Sede e autorità comuniste. Sulla lettera del 22 aprile è intervenuto con un commento anche il cardinale di Hong Kong Joseph Zen Ze-kiun. Il porporato salesiano ad U- canews ha detto che la lettera è stata fatta per accompagnare quella del Papa «per incoraggiare i vescovi ad essere fermi sui principi ecclesiologici ». «Non è difficile ha aggiunto Zen immaginare quanto coraggio richieda, per esempio, non collaborare con le strutture menzionate dalla lettera del Papa come inaccettabili». Per il cardinale Zen non è poi male che la lettera e i suoi destinatari sia ora di pubblico dominio: così ora i vescovi dovranno mostrarsi ed agire in «coerenza con il loro status con la Santa Sede». Il cardinale Tarcisio Bertone

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Quella lettera firmata <Benedetto XVI> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 24-12-2008)

Argomenti: Cina

CHIESA 24-12-2008 Quella lettera firmata «Benedetto XVI» DI LORENZO FAZZINI U n messaggio basato sul binomio «verità e carità» in cui si riafferma la natura teologica e pastorale della Chiesa cattolica contro ogni interpretazione «politica» della realtà ecclesiale. Queste le caratteristiche della «Lettera » di Benedetto XVI ai «vescovi, ai presbiteri, alle persone consacrate e ai fedeli laici della Chiesa cattolica nella Repubblica Popolare Cinese» concernente «alcuni orientamenti in merito alla vita della Chiesa e all'opera di evangelizzazione in Cina» che il Vaticano ha re- so nota il 30 giugno 2007. Un documento atteso da tempo dalla comunità cattolica del grande Paese asiatico stimati in 12 milioni i fedeli e che ha fatto chiarezza rispetto alla politica religiosa di Pechino, impegnata nel mantenimento di una «chiesa nazionale» soggetta al Partito comunista e sganciata dalla Santa Sede. Nel documento Benedetto XVI offre anzitutto uno sguardo di «simpatia» verso la Cina e il suo popolo, che «si è anche proiettato verso il raggiungimento di significative mete di progresso economico-sociale, attirando l'interesse del mondo intero». Circa il rapporto tra Chiesa e Stato, Benedetto XVI rivolge un messaggio indiretto ai politici cinesi ricordando che «nel proprio campo, la comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l'una dall'altra» e smentisce ogni presunta pretesa «politica » del Vaticano: «La Chiesa cattolica che è in Cina ha la missione non di cambiare la struttura o l'amministrazione dello Stato, bensì di annunziare agli uomini il Cristo». Sul piano propriamente ecclesiale, la «Lettera» papale certifica la realtà di una Chiesa in Cina, non più da distinguere tra «ufficiale» e «clandestina», visto che anche vescovi 'riconosciuti' da Pechino sono in comunione con Roma. Il testo poi condanna senza mezzi termini l'Associazione patriottica dei cattolici cinesi, l'organismo, sotto il controllo del governo, per la gestione di una comunità cattolica senza legami con il Papa: la sua «dichiarata finalità di attuare i principi di indipendenza e autonomia, autogestione e amministrazione democratica della Chiesa, è inconciliabile con la dottrina cattolica». Un messaggio atteso da 12 milioni di cattolici. E non solo da loro. Nella missiva del 2007 il Papa spiegò che cosa significa essere Chiesa

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La diplomazia del panda per avvicinare Pechino a Taipei (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2008-12-24 - pag: 1 autore: La diplomazia del panda per avvicinare Pechino a Taipei Una coppia di panda giganti (nella foto) come segno di distensione. I loro nomi, Tuan Tuan e Yuan Yuan, se pronunciati assieme significano «unione». Hanno quattro anni e sono stati donati dalla Cina a Taiwan a testimoniare il miglioramento delle relazioni tra i due Paesi. EPA

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Il paradosso di Ben Bernanke (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-12-24 - pag: 8 autore: Il paradosso di Ben Bernanke Costretta a contrastare gli effetti di un indebitamento senza precedenti, la Banca centrale degli Stati Uniti sembra avere gettato a mare tutti i testi sacri per procedere con un'unica bussola, quella formulata dallo stesso Bernanke nel suo ormai famoso discorso del 2002 sulla deflazione. Da quel discorso deriva l'appellativo di helicopter Ben, pronto a fornire liquidità, paracadutandola se necessario. «Se cadiamo in una deflazione - diceva allora Bernanke sottoscrivendo in pieno la teoria di Milton Friedman sulla causa strettamente monetaria di deflazione e inflazione - possiamo trarre speranza dal fatto che la logica della tipografia si imporrà e che una quantità sufficiente di cartamoneta alla fine riuscirà sempre a invertire la spirale deflazionistica». Le mosse della Federal Reserve rispecchiano chiaramente questa filosofia. E da scuole prestigiose gli appelli ad accettare una certa inflazione, utile per ridurre il peso del debito, si moltiplicano. Ma si moltiplicano anche i timori sulla capacità americana, a mesi, di finanziare un debito pubblico crescente a remunerazione bassissima e in una valuta su cui grava l'ipoteca inflazionistica. Lo spartiacque è ormai chiaro: a un certo punto l'uso dei tassi zero e della tipografia necessario per combattere la deflazione e rilanciare l'economia indebolirà il dollaro e renderà ancor meno appetibili i titoli del Tesoro. A quel punto, rilanciare l'economia, o il dollaro? E i cinesi che sono i primi detentori di dollari, avranno resistito fino a quel momento senza vendere? «La Fed si è lanciata in questa vicenda con tutte le armi in batteria così come i neocon sono andati in Iraq pensando che fosse una grande idea sbarazzarsi di Saddam e senza pianificare una via d'uscita. Non appena ci sarà il primo segnale di inflazione - dice Marc Ostwald della casa di brokeraggio londinese Monument Security - i mercati cambieranno e diranno che si avvera quanto temuto. E allora?». Oggi Washington pensa ad aiutare l'economia a far fronte a un debito senza precedenti. La deflazione lo rende più gravoso ancora. Gli ultimi dati trimestrali della Fed sull'indebitamento del sistema America lo indicano a 52mila miliardi di dollari, pari al 364% per cento del Pil. Quest'ultimo, la ricchezza prodotta in un anno, sfiora i 14mila miliardi di dollari. Secondo altri calcoli, ufficiosi, siamo già vicini al 377% del Pil. Il debito pubblico è indicato ufficialmente al 41% del Pil ma questo perché i dati americani considerano solo i titoli del Tesoro posseduti dal pubblico, interno ed estero, e non quelli in carico al sistema pensionistico federale (Social security) e ad altri sottoscrittori pubblici (intragovernmental holdings), che detengono circa 4.300 dei 10.025 miliardi di debito federale, pari quindi in realtà al 72,5% del Pil. Questo inoltre non tiene conto delle ultime voci di spesa decise per far fronte alla crisi, e che hanno portato il tetto consentito al Tesoro a 11.300 miliardi, pari a un debito pubblico dell'81% del Pil. Il debito finanziario (tutto il settore del credito) è un terzo del totale cioè il 121% del Pil con una proporzione quasi doppia rispetto a 20 anni fa; quello delle imprese è al 77 per cento; quello delle famiglie al 98% del Pil e quello pubblico, come si è visto, viaggia veloce verso l'81% e oltre. Il debito privato è in calo ma quello pubblico è in forte espansione. Nel 2009 il Tesoro americano dovrà emettere titoli per non meno di 1.500-2.000 miliardi di dollari arrivando a un debito federale non lontano dal 100% del Pil. La Federal reserve è diventata il più grosso hedge fund mondiale, finanziato dal Tesoro, cioè dal contribuente americano. Il bilancio della Fed, impegnata a rastrellare titoli di dubbio valore, ad acquistare mutui cartolarizzati e altro, è passato dagli 800 miliardi di prima della crisi ai 2.200 attuali e i 3.000 miliardi di dollari non sono lontani. La monetizzazione del debito è ormai pratica corrente. Il costo del denaro è stato portato a zero la settimana scorsa. E due idee del tutto eterodosse da decenni nel mondo delle banche centrali, l'emissione di titoli in proprio e la sottoscrizione forzosa di titoli del Tesoro come avvenne in economia di guerra dal 1942 al 1951, sono state avanzate dallo stesso Bernanke. Per ora tutto è calmo. I futures indicano 3-5 anni di deflazione. Il rendimento dei T bond a 10 anni è dimezzato rispetto agli inizi di novembre. E i tassi sono scesi in tutto il mondo. L'idea che una moderate inflation sia benefica - un concetto che Paul Volcker ha sempre rifiutato poiché nessuno può garantire di riuscire a governarla mantenendola moderata - sta comunque emergendo con forza negli Stati Uniti. L'inflazione, come noto, riduce il debito reale. Gregory Mankiw e Kenneth Rogoff di Harvard, ex capo dei consiglieri economici di George Bush il primo, ed ex capo economista del Fondo monetario il secondo, auspicano una moderate inflation che alleggerirebbe il debito. E la chiedono anche Casey Mulligan della University of Chicago e David Henderson della Hoover institution. I dati di ottobre delle sottoscrizioni estere di titoli del Tesoro e titoli americani in genere, resi noti la settimana scorsa, hanno confermato che la Cina continua a investire in dollari. La costanza dell'azionista cinese sembra confortare il grande hedge fund guidato da Ben Bernanke e deciso a bilanciare l'attuale scarsità di credito privato con l'abbondante offerta di credito pubblico. «Non solo pilotando i tassi a breve, come da sempre fanno le banche centrali, ma anche quelli a lungo» osserva Axel Merk dei Merk mutual funds di Palo Alto. L'obiettivo è assicurare credito a costo basso. Ma se la Fed riesce a far sì che i mercati non tengano conto del rischio inflazione nel prezzo dei titoli, deve esserci una valvola di sfogo. E questa sarà il dollaro. «E un dollaro sensibilmente più basso - conclude Merk, che ha ingaggiato recentemente come consulente William Poole, il rispettato ex presidente della Fed di St. Louis - può essere esattamente quello che Bernanke ha in mente». Negli anni Trenta, un'altra epoca, si chiamavano svalutazioni competitive. mario.margiocco@ilsole24ore.com CIRCOLO VIZIOSO Le manovre per sostenere la crescita e contrastare la deflazione indeboliranno il dollaro. Il debito pubblico diventerà meno appetibile

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C rollano le Borse asiatiche, (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2008-12-24 - pag: 1 autore: C rollano le Borse asiatiche, deluse dal prudente taglio dei tassi in Cina (Hong Kong -2,75%, Shanghai -4,55%). Negative anche le Borse europee, con l'eccezione di Londra (+0,16%), appesantite dall'allarme Usa sui dati economici del quarto trimestre: a Milano Mibtel-0,58%, S&P/MIB-0,42%; Francoforte -0,21%; Parigi-0,73%. Wall Street in ribasso, penalizzata dai dati negativi sulle case Usa.

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Marche, scarpe aggrappate al lusso (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-24 - pag: 23 autore: I DISTRETTI DEL MADE IN ITALY Marche, scarpe aggrappate al lusso Dal 2000 al 2007 sono state chiuse 3mila imprese - Tiene soltanto l'alta gamma La crisi del Fermano-Maceratese Marika Gervasio MACERATA. Dal nostro inviato Più di 3.500 aziende con oltre 30mila addetti per un fatturato di oltre 2 miliardi di euro e l'80% della produzione esportato. Sono i numeri del distretto calzaturiero Fermano-Maceratese fatto da grandi aziende con marchi noti come Tod's, Cesare Paciotti e Fornarina, solo per citarne alcuni, ma anche da una moltitudine di aziende, grandi, medie e piccolissime, che, oltre alle scarpe, producono accessori – dalle suole alle tomaie ai tacchi – e che costituiscono lo scheletro portante del distretto. Un distretto – che si estende nelle Marche tra le province di Macerata e Ascoli Piceno – in sofferenza già da anni sul quale la crisi attuale sta cominciando a far sentire, pesanti, i suoi effetti. Soprattutto per le piccole imprese artigiane contoterziste strette tra la morsa della concorrenza sleale e del calo dei consumi. E con prospettive che per il 2009 gli operatori del settore definiscono nere. Dal 2000 al 2007 sono state chiuse circa 3mila imprese e persi 5mila addetti. Gli ordinativi segnano cali medi del 20-40% con punte del 60% e si registrano incrementi esponenziali della cassa integrazione ordinaria (+90,3% a ottobre) e straordinaria (+81,8%) «con procedure di mobilità sia per cessazione di attività sia per per riduzione del personale –spiega Domenico Ticà, segretario regionale FilteaCgil –. La disoccupazione ordinaria è cresciuta del 60,7% a ottobre il che significa che hanno sofferto soprattutto le piccole aziende che non hanno ammortizzatori sociali. Ma il peggio dobbiamo aspettarcelo tra febbraio e marzo prossimi ». è d'accordo Massimo Corvatta, segretario Femca-Cisl di Macerata: «Per ora è preoccupante la situazione delle imprese artigiane. La situazione di crisi si comincia far sentire ma le ripercussioni più pesanti arriveranno l'anno prossimo. Anni fa molte piccole aziende producevano conto terzi , ma avevano anche linee a marchio proprio che vendevano all'estero. Adesso il contoterzismo è aumentato, ma le prospettive sono preoccupanti: i fornitori non hanno ordini per la stagione estiva o stanno ricevendo disdette da aziende che si ritrovano con i magazzini pieni a causa del calo delle vendite». «Un pianto» è il commento alla situazione che arriva dal suolificio Del Papa, circa 16 addetti, di Monte San Giusto, in provincia di Macerata.«è fortunato –continuano dall'azienda – chi ha un calo del 10% delle commesse, ma c'è chi sta registrando anche il 60-70% in meno. Ci sono aziende che lavorano per un mese solo e poi si fermano». «è un disastro – gli fa eco il contoterzista Giuseppe Emiliozzi –. Ho dovuto mettere in cassa integrazione i miei dipendenti per tre mesi, da settembre a novembre. Questo mese abbiamo ricominciato a lavorare, ma non so dire se lavoreremo per la prossima stagione estiva. I consumi calano e noi ne facciamo le spese. Inoltre i laboratori clandestini ci hanno causato moltissimi danni. Da 15-16 addetti sono dovuto scendere a dieci. Non c'è futuro per noi». Un comparto, quello dei fornitori, dove in questo momento di difficoltà vince chi punta sulle licenze di grandi marchi, sulla qualità e sull'offerta di servizi, come sostiene Roberto Tulli dell'azienda Luna di Montegiorgio (Ascoli Piceno) – 200 dipendenti e tre stabilimenti – che, per sopravvivere si è trasformata da calzaturificio in fornitore lavorando per marchi noti e puntando sull'alto di gamma. «Quest'anno tutti i nostri clienti hanno tenuto bene – dice Tulli – ma sono molto preoccupato per il 2009». La ricetta per sopravvivere secondo Giuseppe Mazzarella, titolare del calzaturificio Mercury di Potenza Picena e presidente di Confartigianato Macerata, è riorganizzarsi e diversificare, «anche se non tutti, soprattutto i fornitori, possono farlo.Vendiamo il nostro marchio di scarpe Alex all'estero –racconta Mazzarella –. Nell'85 ho deciso di ridurre le dimensioni dell'azienda e portare il prodotto a un livello più alto, da boutique. Adesso ci sono 15 addetti e clienti in Russia, Giappone, Cina, Macao e Nuova Zelanda con il 99% del fatturato, che non supera il milione di euro per scelta aziendale, realizzato all'estero». Enrico Bracalente, amministratore unico di Nero Giardini di Monte San Pietrangeli (circa 200 milioni di euro previsti per il 2008) si sta preparando al 2009 ampliando la gamma dei prodotti, mantenendo prezzi stabili, aumentando la formazione al retail e cercando nuovi mercati: «apriremo in Germania e ci stiamo muovendo in Francia e Regno Unito oltre al Belgio e alla Spagna in cui siamo già presenti ». Nei momenti di crisi bisogna invece mantenere le proprie posizioni sui mercati già acquisiti, secondo Angelo Giannini dell'omonima azienda (70 dipendenti) di Monte Urano nel Fermano e vicepresidente Anci. «Il peggioramento è generale – afferma –. Con l'ingresso dei nuovi Paesi come la Cina la tendenza delle aziende è stata di puntare sui prodotti di nicchia e di fascia alta. Siamo stati bravi ad acquisire quote in Russia. I prossimi passi andranno verso Brasile e Cina. Ma bisogna muoversi insieme, creando sinergie. Per il momento però non conviene cercare nuovi mercati: i ritorni arriverebbero in ritardo e si rischierebbe di trascurare e perdere i clienti già acquisiti. Nel caso della mia azienda,stiamo puntando sul nostro marchio più classico, Donna Serena ( l'altro è Angelo Giannini, ndr), perché in momenti di crisi la gente preferisce spendereper acquistare prodotti di qualità che durino nel tempo. La nostra strategia comunque è mantenere le nostre posizioni sui mercati in cui già siamo. La crisi non è negativa, perché genera nuove opportunità. Ne è convinto Lino Fornara dell'azienda omonima (oltre 500 addetti e 170 milioni di fatturato nel 2007) di Civitanova Marche (nel Maceratese) famosa per il marchio Fornarina, e vicepresidente Anci. «In momenti di calo dei consumi è fondamentale stare accanto ai clienti – sostiene –, controllare come va il prodotto nei negozi e investire sull'innovazione di prodotto e dei processi di produzione, tagliando i costi superflui. All'uscita dal tunnel sopravviverà chi ha saputo riorganizzarsi e fare innovazione. La mia azienda segue molto il prodotto nei negozi. Abbiamo ridotto il tempo tra l'idea, la realizzazione e l'uscita sul mercato di un nuovo prodotto e ampliato la gamma delle collezioni. Aspettiamo di vedere come andrà Natale per capire come chiuderemo il 2008 ». marika.gervasio@ilsole24ore.com Seconda puntata di una serie La prima (dedicata allo spumante) è stata pubblicata ieri I TIMORI Subfornitori a secco di ordini per la stagione estiva In arrivo disdette da aziende con i magazzini pieni a causa del calo delle vendite IMAGOECONOMICA Disoccupati. Emorragia di posti di lavoro nel distretto marchigiano

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La speranza si chiama green economy (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-12-24 - pag: 13 autore: La speranza si chiama green economy Obama ha cambiato i giochi: potrebbe essere l'inizio della rivoluzione sostenibile di Marco Magrini N el deserto del New Mexico, non lontano dal pueblo indiano di Taos,c'è una specie di città nascosta. La chiamano Earthship, "navicella Terra": un centinaio di case che punteggiano a perdita d'occhio una distesa di arbusti, completamente scollegate dai servizi pubblici eppure energeticamente indipendenti.«Ognuna si produce l'elettricità, raccoglie l'acqua, regola la temperatura e gestisce gli scarichi da sola», racconta fiero Michael Reynolds, l'architetto ambientalista che, da fine anni 70, ha fatto crescere pian piano Earthship nel bel mezzo del nulla. Una sorta di utopico paradigma della sostenibilità, spuntato nel ventre del Paese più energivoro al mondo. Eppure, nel 2009 che va a incominciare, l'America - mille miglia lontana da quel modello - volgerà idealmente lo sguardo verso Earthship, per incamminarsi, anche solo un po', nella sua direzione. «I cambiamenti climatici e la nostra dipendenza dal petrolio d'importazione sono due problemi che,se lasciati ancora senza risposta, continuerannoa indebolire la nostra economia e a minacciare la sicurezza nazionale. Tutto questo cambierà. Con la mia presidenza, l'America guiderà la lotta ai cambiamenti climatici, rafforzando la nostra sicurezza e creando in questo modo milioni di nuovi posti di lavoro». Più chiaro di così, Barack Obama non poteva essere. D'improvviso, il 20 gennaio, gli Stati Uniti dismettono l'unilateralismo tranchant di Bush e si allineano all'Europa - sin qui la paladina, nella lotta al clima- e perfino alla Cina, che non fa più mistero di temere l'effetto-serra e di scommettere sul ritorno economico delle nuove energie. Al che, i Paesi del mondo, dopo dieci anni di fallimenti, al vertice 2009 di Copenhagen avranno qualche chance in più di raggiungere un accordo sui tagli alle emissioni di CO2. Ma quello sarà solo l'inizio. Tutto dipende dall'angolo di osservazione. E, al momento, si vede solo una salita, anche piuttosto impervia. Come dice qualcuno, c'è da "decarbonizzare"l'economia. Per transitare da un mondo dipendente da petrolio,gas e carbone-che all'atto della combustione producono anidride carbonica - a un mondo energeticamente più sostenibile, c'è da fare una vera rivoluzione.C'è da investire pesantemente sulle rinnovabili - sole, vento, maree, calore della Terra - ben sapendo che, col progresso scientifico e le economie di scala, ogni tecnologia sarà sempre più efficiente e meno costosa. «Il fotovoltaico è già abbastanza efficiente da risolvere il problema », assicura Jeremy Leggett, fondatore dell'inglese SolarCentury, incontrato al recente vertice climatico di Poznan. «Il silicio si fa dalla sabbia: con un piano coordinato a livello mondiale, potremmo coprire il Pianeta di pannelli solari ». Sì, ma bisogna anche investire nell'infrastruttura verde. Nuove soluzioni per il trasporto di massa. Nuovi edifici sostenibili. E soprattutto una nuova rete elettrica, resa intelligente dai microprocessori, capace di gestire la distribuzione della corrente in modo da compensare le oscillazioni delle rinnovabili ( di notte non c'è sole e anche il vento cala). «La soluzione sta in una nuova rete che combini la trasmissione di elettricità da distanze remote,per l'idroelettrico islandese o il futuribile solare del Sahara, con la gestione intelligente delle microproduzioni di energia su scala locale», osserva Antonella Battaglini del Potsdam Institute for Climate Research, inventrice di quest'idea, il Super-smart-grid, che ha già destato le attenzioni di Bruxelles. Ma l'efficienza è un capitolo a sé.Senza nessun bisogno di ritoccare gli stili di vita, il mondo ricco deve investire nelle tecnologie ( e nella cultura) dell'efficienza. Qui Obama, che guida il Paese più sprecone del mondo, parte fatalmente avvantaggiato. Ma è una soluzione universale. «Il solare sarà anche economicamente interessante, ma è l'efficienza che offre i ritorni maggiori», assicura Russel Mills della Dow Chemical, anche lui a Poznan per diffondere la buona novella. «Dalle soluzioni che abbiamo adottato per aumentare l'efficienza energetica, abbiamo risparmiato quattro volte più del previsto: 7 milioni di dollari. E abbiamo risparmiato 70 milioni di tonnella-te di CO2 all'atmosfera ». Da qui, discende un semplice insegnamento: si può consumare meglio. E riciclare di più. Il riciclo su scala industriale risparmia energia - e quindi anche denaro e CO2 - e dà lavoro a più braccia. Obama si dice certo che la sua svolta verde produrrà «milioni di posti di lavoro». La sua idea è quella di usare il pacchetto di stimoli all'economia - simile a quello previsto da tutti i Governi occidentali- per cogliere al tempo stesso l'occasione di "decarbonizzare" l'economia americana. A questa schematica roadmap verso l'economia verde o - a voler essere più pomposi verso una nuova rivoluzione industriale, ci permettiamo di aggiungere un quinto passaggio. Perché non cogliere un'altra occasionee ridurre un po' le inequitàdel Pianeta?Un trasferimento tecnologico verso i Paesi poveri sarà quasi certamente incluso nel Protocollo di Copenhagen. Ma grandi impianti nel deserto del Sahara, che mietono i fotoni solari e spediscono elettroni verso l'Europa, potrebbero portare ricchezza e occupazione anche a quelle latitudini. Così come grandi coltivazioni di piante che producono olio combustibile, come la jatropha (non commestibile, adatta ai climi tropicali), potrebbero portare soldi e lavoro proprio all'Africa che ne ha di meno. La strada è in salita, ma non siamo sul fondo della valle. In questi dieci anni di dibattito politico sul climate change, la scienza e la tecnologia - sospinte dai capitali privati e dagli incentivi pubblici - hanno già fatto passi da gigante. Per dirla con la battuta che dava il titolo al primo film di Massimo Troisi: «No, da zero no. Ricomincio da tre». In effetti, per capire il problema, bisogna dare un po' di numeri.Oggi,la concentrazione di CO2 nell'atmosfera è di 385 parti per milione (ppm). Secondo il consenso degli scienziati, non bisogna superare le 450 ppm se vogliamo evitare che la temperatura media cresca di oltre due gradi dall'era pre-industriale (è già salita di 0,7). Ma c'è chi dice che i due gradi sono già inevitabili e che dovremmo puntare a 350 ppm. L'Unione Europea s'è data un obiettivo di medio termine, il 2020, per avere il 20% di rinnovabili, un 20% di efficienza in più e un 20% di emissioni in meno. Ma intanto ci sono Stati membri, come l'Irlanda, che giurano di puntare al 40% di rinnovabili entro 12 anni. Obama, gettando il cuore oltre i suoi due possibili mandati presidenziali, proclama un taglio delle emissioni dell'80% entro il 2050. Peccato che si tratti di un bersaglio in movimento. Secondo le stime dell'Agenzia internazionale per l'energia, a metà secolo il mondo avrà bisogno di 14,3 milioni di tonnel-late di petrolio o equivalenti, contro gli attuali 11,7. «Il basso prezzo del petrolio- commenta il direttore Nobuo Tanaka - sta rallentando gli investimenti nei giacimenti petroliferi con il risultato che, quando i consumi riprenderanno a volare, avremo prezzi alle stelle e possibili problemi con gli approvvigionamenti ». Tanaka stesso, il guardiano degli interessi petroliferi dell'Occidente, chiede ai Governi di buttarsi sulle rinnovabili, in nome della sicurezza climatica ed energetica. Il guaio è che, col prezzo del barile precipitato a 40 dollari, sono rallentati anche gli investimenti sulle nuove energie. Siamo ancora solo all'inizio della salita ma, da quest'altezza, si possono già vedere i vantaggi in prospettiva: se Danimarca e Germania hanno le imprese leader nell'eolico e nel solare,è solo perché l'hanno deciso oltre dieci anni fa. L'ottimismo del fare sembra avere la meglio sul pessimismo del non-fare. Nel 2009, complice la redenzione del primo inquinatore del mondo, comincia- chissà quanto speditamente - il cammino planetario verso l'economia a bassa intensità di carbonio. L'utopia di Earthship resterà lì, nel deserto, a disegnare silenziosa i confini del possibile. Ci vorrà un po' di tempo.Ma è assai facile che verranno superati. marco.magrini@ilsole24ore.com Prima puntata di una serie L'INDUSTRIA Mills (Dow Chemical): con le soluzioni adottate abbiamo risparmiato 7 milioni di dollari e 70 milioni di tonnellate di CO2 nell'atmosfera GUIDA AL RISPARMIO BILANCIO 2008 E SCENARI 2009 Martedì 30 dicembre in regalo con Il Sole 24 Ore uno speciale di Plus24 con l'analisi di tutti gli strumenti per investire ILLUSTRAZIONE DI EMILIANO PONZI

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Milioni di posti di lavoro (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-12-24 - pag: 13 autore: Un new deal ecologista «Milioni di posti di lavoro» M a sarà possibile creare milioni di posti di lavoro investendo nelle energie rinnovabili? Le Nazioni Uniteassicuranodisì.Inunrecenterapporto sui green jobs pubblicato dall'Unep, il programma ambientale dell'Onu, i lavoratori "verdi" sarebbero già oltre due milioni nel mondo, inclusi gli agricoltori che coltivano le piante per i biocarburanti. Da qui al 2030, sostengono all'Unep, potranno diventare oltre venti milioni: 6,3 nel solare, 2 nell'eolico, 12 milioni e passa nei biofuel. «Uno dei modi più rapidi e costruttivi per rimettere in piedi i mercati e l'occupazione – osserva Achim Steiner, giovane e dinamico direttore esecutivo dell'Unep – è spendere il denaro previsto dai pacchetti di stimolo all'economia di diversi Paesi in progetti per l'efficienza energetica. Ci vogliono investimenti sull'infrastruttura energetica, sui contatori di elettricità intelligenti, sull'isolamento delle abitazioni e su apparecchi che consumano meno corrente». Vista dall'ottica del Palazzo di Vetro – o forse meglio dall'ottica di Nairobi, in Kenya, dove ha sede l'Unep – le opportunità sono per tutti. «L'energia rinnovabile, uno dei modi più rapidi per fornire l'energia a quei due miliardi di individui che non ce l'hanno – prosegue Steiner, incontrato al vertice climatico di Poznan –dà già lavoro a quasi mezzo milione di persone fra Danimarca e India, Germania e Cina. Che diventano un milione se si aggiunge il solare per il riscaldamento dell'acqua». Imprimendo un forte impulso a eolico e solare, dice il diplomatico tedesco, in vent'anni potrebbero dare 8,5 milioni di posti di lavoro. Il segretario generale dell'Onu, Ban KiMoon, annuisce e applaude. Lo scorso ottobre, l'Unep ha lanciato la sua iniziativa verde, battezzata Global green new deal: il nuovo patto globale per l'economia verde. E la cosa ha preso piede. «Abbiamo l'opportunità storica di trasformare in meglio le nostre società», ha dichiarato – sempre a Poznan – Guy Ryder,segretario generale dell'Ituc (International trade union confederation), la confederazione mondiale dei sindacati. «A maggior ragione in un periodo di crisi, il Green new deal potrà essere la base di una ripresa che generi occupazione contribuendo, al tempo stesso, a combattere i cambiamenti climatici». Se il presidente degli Stati Uniti,il segretario generale dell'Onu e perfino i sindacati sono d'accordo, l'economia sostenibile –e quindi verso i green jobs –sembrerebbe un destino ineluttabile. Aggiungiamo pure che anche la Cina è in sintonia e lo scenario è praticamente completo. «Dobbiamo ancora portare milioni di persone fuori dalla soglia della povertà – dice Su Wei, dell'Istituto nazionale per le risorse di Pechino – e lo faremo anche diventando leader nell'eolico e nel solare». Sarà perché l'atmosfera è la ricchezza più "globalizzata" che abbiamo, fatto sta che levie dei green jobs sono davvero infinite. «La deforestazione – dice Steiner a titolo d'esempio – pesa per circa il 20% sullo squilibrio dei gas-serra. Un investimento fra i 17 e i 33 miliardi di dollari potrebbe bastare a dimezzarla, offrendo al tempo stesso lavoro e salari a comunità rurali e a popoli indigeni». Però, se il Green new deal vuole vincere la sfida, dovrà riuscire a creare occupazione anche nel Nord ricco del mondo. M. Mag.

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Il fondo Mandarin ha rilevato la Euticals (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM ( VODAFONE ) data: 2008-12-24 - pag: 22 autore: Farmaci. Operazione da 70 milioni Il fondo Mandarin ha rilevato la Euticals Gianfranco Ursino Mandarin Capital Partners, il fondo di private equity italo-cinese specializzato in investimenti in aziende italiane che mirano a espandersi in Cina, ha completato l'acquisizione di Euticals Spa, azienda attiva nel settore della produzione di intermedi per l'industria chimica- farmaceutica. L'obiettivo del fondo Mandarin, che ha già in portafoglio due partecipazioni in società italiane (Cifa e Gasket) è quello di procedere alla successiva acquisizione di alcuni attuali fornitori cinesi di Euticals, per creare un polo con base in Italia, ma che abbia dimensioni tali da potersi confrontare con i concorrenti più accreditati in un settore in cui il sistema Italia riesce ancora ad essere molto competitivo. Con un fatturato di circa 50 milioni di euro e un ebitda (margine operativo lordo) di circa 10 milioni, l'azienda lodigiana della famiglia Carinelli, nata dalla recente fusione delle due partecipate Prochisa e Probiosint nella capogruppo, passa di mano per un controvalore di 70 milioni di euro. L'operazione è stata finanziata per 35 milioni di euro dai team di acquision finance di Interbanca e della Banca Popolare di Milano, mentre un'altra banca estera, Barclays, che si era dichiarata interessata a finanziare l'operazione, non ha poi potuto proseguire a causa delle avverse condizioni del mercato. L'advisor finanziario esclusivo dell'operazione è stata la Fineurop Soditic, guidata da Germano Palumbo, partner e responsabile dell'attività di M&A. Nella transazione la famiglia Carinelli è stata assistita dallo studio legale Alpeggiani, mentre l'advisor del fondo Mandarin è stato lo studio Hammond Rossotto, guidato da Claudio Elestici. Le banche sono state invece assistite dallo studio legale Lovell's. In un momento di mercato caratterizzato da una forte stretta creditizia è stato quindi possibile portare a termine con successo un'operazione di buyout, che vedrà il coinvolgimento dell'attuale management anche nel futuro assetto proprietario di Euticals. IL MERCATO La società di Lodi è specializzata nella realizzazione di prodotti intermedi con ricavi per 50 milioni

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Il dicembre nero è globale In Giappone crolla la produzione industriale (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 27-12-2008)

Argomenti: Cina

Il dicembre nero è globale In Giappone crolla la produzione industriale La recessione è sempre più globale: negli Usa diminuiscono i consumi natalizi, nel Regno Unito rischiano di chiudere grandi catene commerciali, Mosca svaluta il rublo e la Cina prepara una piano di sostegno ai consumi. Passata la festa, svanita l'illusione: il Natale con la sua lunga tradizione di consumi sfrenati non è bastato a risollevare le sorti dell'economia mondiale in piena recessione, nemmeno provvisoriamente. Il periodo più ricco dell'anno, quello compreso tra il primo novembre e il 24 dicembre, ha portato negli Stati Uniti un crollo delle vendite al dettaglio tra il 5,5% e l'8% rispetto al 2007. I commercianti proveranno a frenare la caduta con ribassi record - ieri i più importanti negozi di New York hanno aperto alle prime luci dell'alba con prezzi scontati fino al 75% - ma gli economisti frenano ogni speranza: il quarto trimestre 2008 segnerà un ulteriore deterioramento dei fondamentali Usa. Stesso scenario in Gran Bretagna, dove si attende il fallimento di alcune grandi catene commerciali: sono finiti in amministrazione controllata il music-store Zavvi con 3mila addetti, la rivendita di the e caffè Whittard, il gruppo d'abbigliamento Officers Club, mentre l'ultra centenario magazzino Woolworths (oltre 27mila dipendenti) rischia di chiudere a gennaio. I saldi fino al 90% che da ieri hanno richiamato migliaia di persone in Oxford Street, la centralissima via dello shopping londinese, confermano una situazione di crisi senza precedenti. All'indomani del crollo delle borse, molti hanno guardato con ottimismo all'Europa orientale, ma a pochi mesi di distanza anche quell'illusione è crollata. Ieri la banca centrale di Mosca ha svalutato il rublo per l'undicesima volta da metà novembre (adesso servono 41 monete russe per un euro) e si moltiplicano le voci di un imminente passaggio alla fluttuazione libera, che potrebbe scattare quando il saldo della bilancia commerciale passerà in negativo (complici i bassi prezzi del petrolio, prima voce nell'export russo, il segno meno è atteso nel primo trimestre 2009). Non solo: l'Ucraina è sul baratro del fallimento, l'Ungheria si è affidata a un prestito da 15,7 miliardi di dollari del Fmi, i Paesi baltici vedranno crollare il proprio Pil (la Lettonia di 10-13 punti percentuali, la Lituania di 5 e l'Estonia di 6-7). Nemmeno l'estremo Oriente si salva dal declino. Il Giappone ha registrato un crollo record della produzione industriale, scesa a novembre dell'8,1% rispetto al mese precedente (il più grande calo mai registrato nel Sol Levante dal 1953) e, secondo le stime del governo di Tokyo, il mese di dicembre segnerà un nuovo meno 8%. Intanto Pechino si appresta a varare un pacchetto di aiuti mirati soprattutto a rilanciare i consumi interni in modo da controbilanciare la frenata delle esportazioni. Nei primi undici mesi del 2008, ad esempio, l'utile netto delle società cinesi è cresciuto del 4,9% contro il 36,7% del 2007. LUIGINA VENTURELLI MILANO lventurelli@unita.it

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Pechino spinge lo yuan per gli scambi in Asia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-12-27 - pag: 11 autore: Cina. Progetto per usare la moneta nei commerci con l'estero Pechino spinge lo yuan per gli scambi in Asia Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente La Cina schiaccia l'acceleratore sull'internazionalizzazione e la liberalizzazione del renminbi. Il giorno di Natale, il Consiglio di Stato ha varato un progetto pilota che consentirà l'utilizzo dello yuan nelle transazioni commerciali internazionali. Il piano avrà un'applicazione regionale. Le aree geografiche coinvolte sono due. La prima è quella delle due ex colonie ritornate a fine anni 90 sotto l'egida cinese, Hong Kong e Macao: in futuro (non ci sono indicazioni sui tempi) gli scambi tra le due cittàStato e la madrepatria saranno regolati in yuan. La seconda è la macro- regione meridionale confinante con Vietnam, Laos, Thailandia e Birmania: gli scambi tra le province dello Yunnan e del Guangxi con i Paesi dell'Asean (una decina di Paesi nel Sudest asiatico), saranno effettuati nella moneta cinese. La decisione di Pechino avrà conseguenze molto importanti. La prima. Potrebbe servire a stabilizzare i corsi dello yuan. Quest'ultimo, di fatto, andrà a sostituire il dollaro nelle transazioni da e con la Cina delle due aree designate dal progetto. Giacché i prezzi dei beni e servizi resteranno denominati nella moneta americana, il rapporto di cambio tra quest'ultima e il renminbi non potrà avere eccessive oscillazioni. La seconda. Potrebbe aumentare gli scambi commerciali tra Pechino e le due aree coinvolte nel piano che oggi ammontano a circa 410 miliardi di dollari, oltre il 20% di tutto il commercio estero cinese. Il che, per quanto riguarda l'Asean (Hong Kong e Macao sono già integrate con la madrepatria), potrebbe avere delle implicazioni politiche rilevanti. Se la Cina riuscisse a coronare il suo vecchio progetto di imporre lo yuan in tutto il Sudest asiatico, infatti, il ruolo storico del Giappone nella regione sarebbe notevolmente ridimensionato. In passato, Tokio ha tentato più volte di promuovere lo yen come valuta di scambio regionale. Ma il progetto è puntualmente fallito; probabilmente, perché nel lungo termine la moneta giapponese si è rivelata troppo instabile. La terza. Potrebbe rappresentare una svolta nella Lunga Marcia dello yuan verso la piena convertibilità. Negli ultimi quattro anni, grazie al boom delle esportazioni, Pechino ha accumulato nei propri forzieri 1.900 miliardi di dollari di riserve valutarie. La forza economica e finanziaria acquisita dalla Cina sui mercati globali ha una conseguenza quasi obbligata: che lo yuan diventi un mezzo di regolamento degli scambi internazionali al pari del dollaro,dell'euro e dello yen.Questo "promozione" potrà avvenire, però, solo quando la moneta cinese sarà a tutti gli effetti negoziabile sul mercato dei cambi. E questo è il passo più difficile per Pechino. Nonostante la crescita economica degli ultimi anni, il sistema finanziario cinese è ancora fragile e vulnerabile. Inoltre, il controllo del cambio è un'arma preziosa per il Governo, perché consente di modulare la competitività del made in China sui mercati internazionali in funzione delle evoluzioni congiunturali. E questa, come dimostra il recente stop dell'apprezzamento del renminbi sul dollaro, è una prerogativa alla quale l'establishment cinese per ora non vuole (e forse non può) ancora rinunciare. ganawar@gmail.com LE TRANSAZIONI I tempi sono da definire, verranno coinvolte Hong Kong, Macao e i partner dell'Asean: il 20% dell'export del Paese

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Venezia prepara il bollino per soggiorni a basso costo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-12-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-27 - pag: 22 autore: Strategie di marketing. Prenotazioni online per tagliare le tariffe Venezia prepara il bollino per soggiorni a basso costo di Claudio Pasqualetto S embra impossibile eppure ci può essere una Venezia low cost. Nessuna illusione: prezzi stracciati non se ne vedono in giro, ma qualche euro si può sicuramente risparmiare a patto di seguire qualche regola ben precisa. Due gli elementi che hanno indotto gli operatori veneziani a lavorare di ingegno: la crisi degli arrivi dagli Usa, da dove giungono frotte di turisti disposti a spendere; ed il calo di arrivi e presenze nei primi dieci mesi dell'anno, rispettivamente del 3,2 e del 4,7%. C'era però un problema parallelo da affrontare: quello di una Venezia che giorno dopo giorno avverte la necessità assoluta di regolare i flussi turistici per non vedersi soffocata proprio dal suo principale fattore di benessere. Così in Comune hanno ideatoun sistema che si chiama Venice Connected. In Internet (www.veniceconnected.it' TARGET='_blank'>www.veniceconnected.it) già se ne possono capire le caratteristiche e magari è possibile anche calcolare il possibile risparmio se si ha intenzione di fare una vacanza nella città lagunare dal 1Úfebbraio in poi, quando questo innovativo sistema di pricing entrerà in vigore. Anche il sindaco Massimo Cacciari ci metterà la faccia per reclamizzarlo su Youtube, ma francamente l'impianto appare in partenza un po' macchinoso e forse, in definitiva, meno conveniente di quanto sarebbe legittimo aspettarsi. In ogni caso Venezia, un po' come le autostrade, avrà un calendario con i giorni rossi, quelli blu e quelli verdi. Nei rossi, quelli a più alto afflusso come Carnevale, i fine settimana, Capodanno ecc., i costi dei vari servizi aumentano per disincentivare le presenze; nei blu, a media presenza prevista, restano stabili; nei verdi, una sorta di bassa stagione, possono diminuire. Possono, a patto che il turista abbia in partenza le idee chiare su cosa vuol fare in città e prenoti con almeno 15 giorni di anticipo. Se rientra in questa categoria può andare a sfogliare il catalogo dell'offerta in Internet e mettere sul suo carrello virtuale quanto gli interessa. Potrà così trovare i biglietti per il vaporetto come quelli per l'ingresso nei musei comunali, il ticket per accedere al garage comunale e persino prenotare per le proprie necessità fisiologiche in uno dei confortevoli servizi pubblici o addirittura il matrimonio a tariffa agevolata. Altre istituzioni veneziane, dalle Gallerie dell'Accademia, alla Fondazione Cini, alla Biennale stanno valutando se e come aderire all'iniziativa. Se, comunque, il potenziale turista è così programmato e sarà diligente potrà pagare nel periodo verde 21 euro per il biglietto da 48 ore dei trasporti pubblici contro i 26 attuali ed i 28 cui salirà se lo acquista normalmente alle biglietterie dopo l'entrata in vigore di questo sistema; appena 1,20 euro si risparmiano sul parcheggio giornaliero dell'automobile, ma 300 euro possono essere tagliati se a Venezia si arriva per sposarsi: 1.500 anzichè 1.800 euro se non ci ci lascia travolgere dalla passione e si pianifica per tempo il grande passo. Una famiglia tipo di quattro persone in vacanza in città per una settimana può arrivare a risparmiare quasi un centinaio di euro, ma dovrà essere particolarmente virtuosa e "svizzera" nel rispetto di tempi ed impegni. Resta qualche scetticismo sulla rigidità dei meccanismi, sui tempi lunghi di prenotazione e sulla disponibilità degli ospiti a farsi ingabbiare per risparmiare quelli che in fondo sono pochi euro, ma dal 1Ú febbraio 2009 si passa alla verifica sul campo. Per chi ama invece la vacanza all'ultimo momento, quella più passionale e meno razionale, non resta che aprire come da tradizione il portafoglio ma si può comunque cercare un risparmio almeno nell'alloggio. Da qualche tempo, infatti, le tariffe degli alberghi veneziani sono tutt'altro che rigide. Dopo che tra affittacamere, B&B, residence ed hotel veri e propri in città si sono moltiplicati i posti letto è aumentata la concorrenza ed in certi periodi si può trovare una interessante, ovviamente per le tasche del turista, guerra dei prezzi last minute che coinvolge anche i più prestigiosi alberghi a 4 e 5 stelle. Infine, sempre in tema di prezzi, resta una consolazione per chi in qualche modo si sente cittadino del mondo: Venezia è forse la meno cara per aperitivo, pranzo e stuzzichini fra le città leader. Lo certifica una indagine svolta dal Cesdoc, il centro studi dei dottori commercialisti, in collaborazione con The wine accountant. Aperitivo e 'cicchetto', il tipico stuzzichino lagunare, costano a Venezia 6,77 euro, mentre per una consumazione analoga bisogna spendere dai 7,36 euro di Monaco di Baviera agli 8,50 di Londra. Anche sul conto per un pranzo nei locali di categoria media la città lagunare primeggia: 36 euro a fronte dei 39,75 di New York e dei 43,25 di Barcellona. Nei ristoranti al top fa meglio di Venezia solo Monaco di Baviera, con 63,52 euro contro 66,98, ma a Parigi servono almeno 77,25 euro eda New York non meno di 80,99. www.veniceconnected.it LA MOSSA DEL COMUNE Il sindaco Cacciari reclamizzerà su Youtube il nuovo sistema ideato dall'amministrazione per scaglionare i visitatori LE INIZIATIVE Previsti biglietti integrati musei-vaporetti Chi si sposerà nella città lagunare potrà risparmiare anche 300 euro

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I noli si incagliano sui derivati (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-27 - pag: 23 autore: Attività marittima. Numerosi armatori in difficoltà per la scadenza dei contratti future il cui valore reale è in caduta I noli si incagliano sui derivati Dal rallentamento degli scambi internazionali duro colpo al noleggio delle navi Raoul de Forcade GENOVA Noli marittimi ai minimi termini, un utilizzo dei derivati sui noli andato ben oltre il classico investimento per ridurre i profili di rischio e l'impossibilità di intravedere i limiti temporali della crisi economica globale pongono pesanti interrogativi, almeno per quanto riguarda i settori delle rinfuse secche (dry bulk) e dei container, sul futuro dell'armamento italiano. Il quale, comunque, esce da un lungo periodo, quasi cinque anni, di floridi guadagni, durante i quali le compagnie di navigazione hanno investito molto anche sul rinnovo della flotta. Una mossa certamente all'insegna della valorizzazione dell'impresa che, però, oggi rischia di trasformarsi in un boomerang, visto che le navi ordinate superano di gran lunga quelle di cui il mercato ha bisogno ( vedi pezzo a fianco). I conti sono presto fatti. Dal 2003, il mercato dei noli delle navi a carico secco è cresciuto senza soste fino a maggio-giugno di quest'anno. I numeri sono impressionanti e li chiarisce Giuseppe Scarrone, del dry bulk department della società di brokeraggio Banchero Costa: prendendo come punto di riferimento una capesize, cioè una portarinfuse da 170mila tonnellate di portata, si vede che il londinese Baltic Exchange Index, ossia l'indice di riferimento compilato ogni giorno da broker specializzati, è sceso da 20mila punti circa, segnati questa estate, ai 1.140 attuali (con addirittura 800 punti in ottobre). Questo significa che una capesize sulla rotta per il Far East, per la quale, a giugno, si pagava fino a 250mila dollari al giorno di nolo, oggi viene noleggiata a circa 12.500 dollari (e, in ottobre, è arrivata a scendere fino a 2mila dollari). Insomma, un vero crollo, dovuto a un rallentamento dei commerci mondiali con la Cina e inasprito dalla crisi finanziaria globale, che ha provocato una frenata dei consumi e un'improvvisa mancanza di fiducia tra banche. Poiché i trasporti internazionali via nave sono garantiti da lettere di credito, si è bloccato il sistema degli strumenti di garanzia che permettono di scambiare un carico tra soggetti da un parte all'altra del mondo. A soffrire della situazione, peraltro, non sono solo le rinfuse secche ma, proprio in virtù dello stop dei consumi, anche il settore container. Per il comparto, spiega Filippo Gallo, presidente di Federagenti, l'associazione che riunisce gli agenti marittimi, «la situazione è in drastico peggioramento, nonostante nell'ultimo periodo ci siano più carichi da trasportare, i noli sono sempre bassissimi. In import, dall'Oriente all'Italia, si paga dai 100 ai 150 dollari per un container da 20 piedi e il doppio per un 40 piedi. Mentre a febbraio, nel momento di massima crescita di quest'anno, i noli avevano raggiunto i 1.500 dollari per un 20 piedi. In export, invece, cioè dall'Italia all'Estremo Oriente e agli Usa, i due mercati di riferimento per le esportazioni, a febbraio i noli erano intorno ei 600-700 dollari a contenitore; oggi il nolo di un 20 piedi per gli Stati Uniti è 200 dollari. Mentre quello per un contenitore verso l'estremo Oriente, quindi Hong Kong o Shanghai, è negativo, cioè pari a zero:c'è solo il prezzo del bunker. E il periodo natalizio, che tutti aspettavamo con ansia perché solitamente è quello in cui il carico cresce, non ha portato benefici effettivi: la richiesta è sempre limitata e si prevede, visto che molte industrie italiane saranno chiuse fino al 12 gennaio, che i noli scendano ulteriormente. Un disastro: siamo arrivati a un minimo storico». Migliore la situazione per i noli delle petroliere. «A metà luglio, quando il petrolio era a 147 dollari il barile- spiega Ennio Palmesino, presidente della divisione tanker di Genoa Sea Brokersil Baltic Exchange per una petroliera Aframax da 100mila tonnellate segnava 2.350 punti, con un nolo di circa 55mila dollari al giorno. Oggi, con il petrolio a 47 dollari il barile, l'indice segna 1.300, e il nolo si aggira sui 35-37mila dollari al giorno. Bisogna dire, poi, che gli Usa, per la prima volta, stanno diminuendo la domanda di petrolio, mentre la Cina continuerà ad aumentare il consumo del 4% circa l'anno nel prossimo quinquennio. Quindi, per il 2009 è prevedibile un +1,8% del commercio di petrolio a fronte di un + 12% della flotta cisterniera. Questo potrebbe far scendere i noli. Noi speriamo in un aumento delle demolizioni ma non è detto ci sia». Altro punto dolente per l'armamento sono, in questo momento, gli Ffa: i derivati sui noli. Questi strumenti finanziari sono correlati al prezzo della materia di riferimento, che viene fissato con le tabelle del Baltic exchange ma, una volta giunti a scadenza, sono regolati solo su flussi di carta. Utilizzati spesso per l'hedging, cioè a copertura dei rischi del mercato fisico, i future sui noli hanno avuto largo utilizzo, nel momento di massima crescita del mercato. Con la crisi, però, c'è stato un forte scollamento tra il valore reale del nolo e quello indicato dagli Ffa. «Il problema sul cartaceo - spiega un broker, che non vuole essere nominato - è che quando, sull'onda del boom dello shipping, sono arrivati fondi comuni e operatori specializzati in derivati, il mercato è stato snaturato». Il risultato è che oggi ci sono problemi per le operazioni di settlement degli Ffa, complicate dal fatto che alcuni soggetti, un esempio sono i cinesi di Glory Wealth, non stanno pagando i corrispettivi per i derivati giunti a scadenza. Il che ha messo in difficoltà diversi armatori, tra cui alcune compagnie napoletane che avevano compiuto operazioni con Ffa e che si trovano, a loro volta, a dover pagare scadenze. Per ovviare alla situazione, il mese scorso si è tenuta una riunione a Londra, cui hanno partecipato circa 400 operatori occidentali dello shipping, tra i quali molti italiani. L'ipotesi era di avviare una grande operazione di netting, garante la clearing house norvegese Nos, per evitare ingenti spostamenti di denaro in un momento di difficoltà delle banche e degli operatori; e far sì che fra due controparti, in un'operazione sugli Ffa,si pagasse o ricevesse soltanto il netto. Il meeting, però, è stato un fallimento perché non si è trovata una soluzione comune. Dunque, per ora, a scongiurare fallimenti di armatori sono soprattutto i grandi guadagni accumulati nell'ultimo quinquennnio. raoul.deforcade@ilsole24ore.com LA CONGIUNTURA Per una portarinfuse a ottobre si pagano 10mila dollari mentre a giugno la quota giornaliera superava i 250mila dollari LA DOMANDA DI GREGGIO Sul mercato delle petroliere si punta alla domanda costante di petrolio della Cina per mantenere il trend

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Nel 2008 l'export italiano cresce del 4% (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-27 - pag: 22 autore: Commercio estero. Presentati i dati dell'Osservatorio economico del ministero dello Sviluppo Nel 2008 l'export italiano cresce del 4% MILANO Nonostante la crisi economica, e l'ultimo trimestre dell'anno in rosso, il made in Italy ha resistito e andrà a chiudere il 2008 con una crescita del 4%, in linea con l'andamento del commercio mondiale. Preservata la nostra quota del 3,6%, l'Italiasi conferma settimo Paese esportatore e sesto investitore al mondo con un importo di oltre 90 miliardi di dollari. «Il nostro Paese può farcela a superare la crisi internazionale e a cogliere, quando giungerà la ripresa, anche nuove opportunità di sviluppo –ha commentato ieri Adolfo Urso, sottosegretario allo Sviluppo economico con delega al commercio estero, presentando i dati dello studio predisposto dall'Osservatorio economico del ministero dello Sviluppo economico sull'andamento del commercio estero italiano –. L'Italia in Europa possiede ilsistema produttivo più equilibrato e quindi consolidato». «Il made in Italy è secondo nel settore industriale, dopo la Germania, secondo nel settore agricolo, dopo la Francia, secondo nel settore turistico, dopo la Spagna –ha sottolineato Urso –. Nel complesso siamo il Paese più solido nell'economia realee con il sistema produttivo più internazionalizzato ». Nei primi 10 mesi dell'anno l'export italiano è cresciuto di 12,9 miliardi, segnando un significativo incremento del 4,3%, restando secondo solo alla Germania. Nel 2008 il surplus mani-fatturiero italiano con l'estero ha raggiunto un nuovo record storico di 61,4 miliardi di euro polverizzando il precedente record di 55,2 miliardi risalente al 1997. La crescita del surplus manifatturiero ha quasi completamente compensato l'esplosione della bolletta energetica permettendo all'Italia di limitare il suo deficit commerciale complessivo, che resta di gran lunga inferiore a quelli di Francia, Spagna e Regno Unito. Nel periodo gennaio-agosto 2008, pur gravato da una bolletta energetica più onerosa di quella di altri Paesi, il deficit commerciale con l'estero dell'Italia è risultato molto contenuto (-7,3 miliardi di euro) rispetto a quelli di Francia (-44,2 miliardi), Spagna (-65,1 miliardi) e Gran Bretagna (-82,2 miliardi). «Dopo la Germania - prosegue Urso- l'Italia è ormai il maggiore esportatore europeo verso i Paesi extra Ue. Esportiamo in Russia quasi come Francia e Gran Bretagna insieme; verso il Medio Oriente più di Francia e Spagna insieme; in Brasile più di Gran Bretagna e Spagna insieme; in Cina più della Gran Bretagna; in India abbiamo eguagliato la Francia. Il nostro export rappresenta nel panorama attuale l'unico raggio di luce nella tempesta finanziarià. Resta l'incognita 2009 – ha concluso il sottosegretario – la crisi colpirà inevitabilmente anche il commercio estero italiano, almeno fino alla metà del 2009, ma rispetto alla crisi che vivemmo dopo gli attentati alle Torri Gemelle di New York del 2001, il sistema produttivo italiano ha subito una profonda trasformazione e si è notevolmente internazionalizzato. Per questo, nonostante tutto, il made in Italy resta la nostra arma vincente per conquistare i mercati internazionali, a partire da quelli emergenti, laddove la crisi si sentirà meno: Russia e Est Europa (area Balcani), sponda sud del Mediterraneo e Paesi del Golfo e Medio Oriente». Questi i maggiori settori manifatturieri in surplus, in miliardi di euro, con l'estero nei primi 10 mesi del 2008: tessile-abbigliamento (8,5 miliardi), cuoiocalzature (5,6), mobile (6,1), macchine e apparecchi meccanici (41,5), prodotti minerali non metalliferi (5), articoli in plastica e gomma (4,7 miliardi). R.E. www.mincomes.it Il sito ufficiale del Commercio estero CONFRONTO CON I PAESI UE Il deficit commerciale del nostro Paese (7,3 miliardi) è molto contenuto rispetto a Francia (44), Spagna (65) e Gran Bretagna (82 miliardi) IMAGOECONOMICA Adolfo Urso. Sottosegretario allo Sviluppo Economico

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Belluno rilancia sulla creatività (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-27 - pag: 24 autore: I DISTRETTI DEL MADE IN ITALY Le strategie del polo dell'occhialeria Belluno rilancia sulla creatività Gli imprenditori: la crisi c'è, ma le aziende sono sane e strutturate Claudio Pasqualetto BELLUNO Sarà che da queste parti a stringere i denti sono abituati da sempre, ma quella crisi mondiale che ha toccato anche il settore dell'occhialeria non ha messo in ginocchio né il Cadore né l'Agordino, le tradizionali patrie dell'occhiale made in Italy. Negli ultimi mesi gli addetti sono calati del 4,6%, la cassa integrazione interessa poco più del 3% degli occupati ma tutti concordano, sindacato compreso, che la situazione va guardata con attenzione ma non è drammatica. I tagli hanno riguardato i contratti a tempo determinato – in molti casi non rinnovati – ed il lavoro interinale, molto ridimensionamento. «Se prima Luxottica era costretta ad andare a cercare fra Romania e Bulgaria nuovi lavoratori - dice Giuseppe Colferai, responsabile del settore per la Cgil bellunese - oggi si accontenta di quanto offre il mercato locale. Questo è un distretto un po' anomalo, ci sono aziende importanti ma non c'è la Fiat, è un distretto che è sempre stato in grado di trovare al suo interno gli ammortizzatori giusti per le situazioni di difficoltà». Un distretto che è cambiato negli ultimi anni, ma più per organizzazione del lavoro che per tagli profondi. Bastano due dati per avere la percezione di quanto è accaduto. Nel 1997 nel bellunese erano attive nel segmento dell'occhialeria 920 aziende con 12.700 addetti; a fine 2007 le aziende erano scese a 482, ma gli addetti erano saliti a 12.806. Il dato di settembre conferma lasostanziale tenuta dell'occupazione, stabile a 12.400 adetti. La lettura non è difficile: il distretto si è strutturato, si è consolidato; sono scomparse molte di quelle aziende piccole e piccolissime che lavoravano come terziste pure; le grandi aziende in molti casi hanno riportato al loro interno parte della produzione che affidavano fuori; sono rimaste e si sono rafforzate imprese che operano in particolari processi o nella componentistica e nei servizi; hanno imboccato nicchie vincenti quelle aziende medie ma anche piccole che comunque avevano scelto per tempo la strada dell'innovazione, andando alla conquista di mercati esteri. «Stiamo subendo una crisi che non ci appartiene - sottolinea Renato Sopracolle, referente del Distretto dell'occhialeria - e proprio perché non ci appartiene è difficile trovare la soluzione immediata. Oggi siamo un po' in trincea, controlliamo quanto ci accade attorno, difendiamo il nostro posizionamento ed il nostro know how, cerchiamo di lavorare suimargini e sui costi per ridurre l'impatto negativo del momento. è una crisi che non tocca i nostri punti di forza che sono un saper fare unico al mondo, l'attenzione maniacale ai materiali, al design, alla creatività, a tutto quanto concorre a quel made in Italy che per il nostro occhiale è l'arma vincente». Non troppo dissimile è l'opinione di Paolo Cannici, titolare della Sover e vicepresidente di Anfao, l'associazione nazionale dei produttori: «Nicchie e qualità ci consentono di guardare avanti con fiducia anche se il nostro primo mercato, gli Usa, è quello da cui è partita questa crisi. Negli anni grandi distretti che producevano occhiali, come quelli francesi e tedeschi, sono stati costretti alla chiusura. Concorrenti importanti come i giapponesi ma anche i coreani versano in gravissime difficoltà ed anche la Cina, che pure produce 2 miliardi di paia di occhiali, non se la passa benissimo, ma soprattutto non è competitiva con noi perché i prezzi sono in aumento ed è impossibile riprodurre quell'intreccio fra qualità, creatività e servizio che è il nostro segno distintivo ». «Che i mercati oggi traballino è comprensibile – conclude Cannici –,ma noi ragionevolmente possiamo nutrire ancora una certa fiducia nel futuro». Fiducia sostenuta dal fatto che comunque tutte le grandi griffes mondiali scelgono per l'occhialeria il prodotto bellunese, ma anche dalla ripresa di un prodotto house, non firmato ma garantito dall'origine, che trova consensi soprattutto fra gli ottici ed i negozi indipendenti e che può vantare un ottimo rapporto fra qualità e prezzo. Ed a dare un cauto ottimismo al distretto ci sono anche i successi di mercato, nonostante tutto, di alcune singole linee e di alcune aziende, come la Marchon (si veda articolo a fianco), che hanno già superato il periodo critico perché probabilmente avevano portato nel loro sistema aziendale gli anticorpi giusti per tempo. Se c'è una vera preoccupazione – dicono sia gli imprenditori che il sindacato –riguarda il capitale umano: ci sono sempre meno giovani disposti a vedere nell'occhialeria il loro futuro professionale ed è su questo che bisogna lavorare. Magari, come ha appena fatto Confindustria Belluno per celebrare i 130 dell'occhialeria bellunese, chiamando i ragazzi a collaborare con le imprese già a livello di scuole superiori con progetti veri che spaziano dai materiali, al design, al marketing. Terza puntata di una serie La prima (spumante) è stata pubblicata martedì 23 dicembre; la seconda (calzature del Fermano-Maceratese) mercoledì 24 IL COMPARTO Nel 1997 le società erano 920 con 12.700 addetti, oggi le imprese sono 482 ma i lavoratori sono 12.400 In calo gli interinali Precisione. Una fase della lavorazione degli occhiali IMAGOECONOMICA

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Se le scarpe sono di fossa (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: STILI E TENDENZE data: 2008-12-27 - pag: 25 autore: Silvano Lattanzi Se le scarpe sono di fossa di Ilaria Vesentini L e "scarpe di fossa" firmate da Silvano Lattanzi si preparano a conquistare il Far Est. «Il mio nome è garanzia di un prodotto artigianale di lusso e di altissima qualità che dura una vita. Non serve il marchio "made in Italy" sulle mie scarpe così come Hermes non ha bisogno del made in France sulle proprie creazioni». Un motto, quello del "padre padrone" - come ama definirsi il fondatore della casa calzaturiera Zintala Srl di Casette d'Ete, nel cuore del distretto calzaturiero fermàno- ancora più vero per la sua ultima trovata: le calzature invecchiate, come il più noto formaggio romagnolo, sotto terra, per "stagionare" naturalmente il pellame e conferirgli sfumature di colore e resistenza uniche. «Una goliardata con gli amici che sta però riscuotendo molto interesse tra la clientela », commenta Lattanzi spiegando la genesi del bizzarro procedimento avviato quattro anni fa e che ha permesso finora il dissotterramento e la successiva ri-lavorazione di una cinquantina di paia di calzature, le ultime pronte a debuttare sul mercato a 7mila euro. «A contatto con questa terra leopardiana di creta e argilla - precisa il "calzolaio", classe 1950, a 11 anni già avviato al mestiere dai genitori - le scarpe prendono dei colori meravigliosi. Le dissotterriamo un po' alla volta, e continueremo a farlo fino a febbraio, perché vanno lavorate finché sono bagnate. Le rifacciamo da zero, scucendole e ricucendole a mano a misura del cliente». Un cliente che sempre meno frequentemente è il vip da carta patinata e sempre più spesso è «un cultore di prodotti unici, un personaggio strano e riservato che apprezza l'immagine esclusiva dell'azienda », ammette Lattanzi, che da oltre un anno guida gli Industriali di Fermo ma che dichiara anche di non «c'entrare nulla con l'industria calzaturiera e i suoi trend», essendosi ritagliato una nicchia di altissima gamma che di anno in anno si conferma redditizia pur con numeri stabili, al punto da scartare a priori ipotesi di crescita dimensionale. Con una produzione massima di 5mila pezzi l'anno, lavorati a mano dai 25 collaboratori ( tra cui i due figli) e che in nove casi su dieci sono calzati da piedi stranieri,Lattanzi fattura 5 milioni di euro l'anno. «Stanno però crescendo - precisa - gli acquirenti italiani che, a dispetto della crisi, iniziano ad apprezzare la qualità di scarpe uniche in grado di durare 30 anni. E stanno vendendo molto bene le boutique che ho iniziato a inaugurare nel 2008 all'interno di alberghi di lusso a Manila, Kuala Lumpur, Mumbai e Dubai», aggiunge. Otto le boutique già aperte e altre cinque sono in arrivo, sempre tra Estremo e Medio Oriente. Le nuove capitali del lusso si affiancano alla presenza della griffe fermana in negozi esclusivi a Roma, Milano, New York, Tokio, Mosca e Cina (l'ultimo negozio è di poche settimane fa). Quanto investa in reti commerciali Lattanzi non lo sa o non lo vuole sapere: «Di investimenti se ne deve preoccupare il mondo bancario- sentenzia - che da sempre sostiene la mia azienda al pari di un socio e anche oggi non mi sta facendo mancare il suo appoggio, anzi». A Lattanzi preoccupano invece i pellami di altissima qualità fatti arrivare da Gran Bretagna, Germania, Francia («le pelli italiane sono leziose, quelle delle nostre calzature devono invece essere robuste, perché una scarpa comincia ad andare veramente dopo 10-15 anni», precisa) e l'impeccabile lavorazione tradizionale a mano, dai 60 giorni di asciugatura naturale alle 250 fasi di processo. «Noi non facciamo qualità da quando la qualità è di moda, ma da sempre. Non ammetto difetti nelle mie scarpe - conclude l'imprenditore - e in ogni angolo del laboratorio tengo appesi i pezzi sostituiti perché siano di monito ai lavoratori: le scarpe di Silvano Lattanzi devono essere perfette».

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venti di guerra fra india e pakistan - francesca caferri (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 27-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 11 - Esteri Venti di guerra fra India e Pakistan Truppe di Islamabad al confine. Delhi convoca i generali. Gli Usa: "Fermatevi" Sospese le licenze ai militari, migliaia di uomini lasciano la frontiera afgana per raggiungere il Kashmir FRANCESCA CAFERRI Avrebbero dovuto essere giornate di festa in India: una serie di allineamenti astrologici favorevoli avevano spinto migliaia di coppie a fissare per queste ore la loro cerimonia di nozze, ma i venti di guerra in arrivo dal confine con il Pakistan hanno turbato la festa e messo l´intero Paese in stato d´allerta. A poco meno di un mese dagli attacchi di Mumbai, che hanno provocato la morte di più di 170 persone e per i quali l´India punta il dito contro il Pakistan, la tensione fra i due Paesi è arrivata al livello massimo. Ieri in poche ore i due governi hanno annunciato in un crescendo di botta e risposta provvedimenti ostili l´uno nei confronti dell´altro. A iniziare la partita è stato il Pakistan: con una nota ufficiale i vertici dell´esercito hanno reso noto di aver sospeso tutte le licenze ai militari e di aver messo in stato d´allerta l´aviazione contro possibili incursioni nemiche. Contemporaneamente è stato annunciato lo spostamento di migliaia di militari dalle zone calde dal confine con l´Afghanistan - dove erano impegnati in un´offensiva contro i sostenitori dei Taliban e di Al Qaeda - verso altre aree considerate in questa fase «prioritarie» per la sicurezza nazionale. Dai quartieri generali dell´esercito di Rawalpindi non sono arrivati altri dettagli, ma non serviva dire altro per indovinare che i soldati si stanno dirigendo verso la frontiera con l´India. In serata i media pachistani hanno annunciato movimenti di truppe nell´area di Lahore, punto di transito obbligato per raggiungere il Kashmir, la regione contesa dove i due Paesi hanno combattuto tre guerre dall´indipendenza del 1947. L´annuncio di movimenti da parte delle truppe pachistane è arrivato nelle stesse ore in cui il governo indiano metteva in guardia i suoi cittadini dal recarsi o restare nel Paese vicino. Delhi ha motivato la misura con la crescente tensione fra i due Paesi: nei giorni scorsi un gruppo di cittadini indiani sono stati arrestati dopo l´esplosione di alcune bombe nelle città pachistane di Lahore e di Muntar. Nella capitale indiana, il primo ministro Mohammed Singh ha convocato i generali dell´esercito per discutere della situazione con il Pakistan. Sul fronte internazionale, sia gli Stati Uniti che la Cina si sono mobilitati per fermare l´escalation: «ci auguriamo che entrambi i Paesi evitino passi che possano aggravare la situazione», ha detto un portavoce americano. In realtà gli esperti ritengono che difficilmente la tensione sfocerà in guerra aperta, ma il rischio che una qualunque mossa faccia precipitare tutto resta. Nei giorni scorsi si era diffusa la voce che gli indiani stessero preparando attacchi mirati contro campi di addestramento di militanti estremisti in Pakistan, come risposta agli attacchi di Mumbai. Ieri il capo dell´esercito pachistano, generale Kayani, ha messo in guardia i vicini: ogni incursione «provocherebbe una risposta entro pochi minuti», ha detto.

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l'industria mondiale è ferma da basf a fiat si chiude per crisi - ettore livini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 27-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 3 - Economia L´industria mondiale è ferma da Basf a Fiat si chiude per crisi Riapertura solo a gennaio. Produzione a picco in Giappone e Cina Il dossier ETTORE LIVINI MILANO - Chiusa per un mese Mirafiori, assieme a quasi tutte le linee di produzione italiane della Fiat. Fermi dal 17 dicembre (per tre settimane) gli storici impianti della Volkswagen a Wolsburg. Giù la saracinesca per 500mila imprese in Gran Bretagna, spenti decine di altiforni dall´Asia agli Stati Uniti. Deserti dal 29 dicembre al 2 gennaio � è la prima volta nella storia dell´azienda � gli uffici della Cisco, regina un po´ decaduta dell´hi-tech statunitense. L´industria mondiale festeggia il Natale 2008, obtorto collo, in un modo del tutto originale: chiudendo per crisi. L´onda lunga dei subprime, dopo aver travolto la finanza, ha iniziato già da qualche mese a far sentire i suoi morsi sull´economia reale: è spuntato il segno meno davanti ai Pil d´Italia (-0,5% nel terzo trimestre), Usa (-0,6%) e Giappone (-1,8%), sono andati in fumo milioni di posti di lavoro �533mila solo in novembre negli Usa � e la produzione industriale (ieri Tokio ha annunciato un crollo storico dell´8,1%) è in secca frenata a tutte le latitudini. Una doccia fredda che ha costretto le imprese � reduci da sette anni di boom quasi ininterrotto � alla più drastica delle decisioni: fermare i loro impianti per non inondare il mercato di beni che ormai non compra più nessuno. Dall´Italia � dove malgrado il +4% dell´export 2008 hanno chiuso i cancelli anche Piaggio, Indesit, Beretta e Lucchini � fino alla Cina, la contabilità della crisi non risparmia nessuno. La vittima più illustre e trasversale è l´industria dell´auto. Lo stop del Lingotto � con 50mila dipendenti in cassa integrazione � ha congelato anche il lavoro di 200 mila persone nelle aziende dell´indotto, chiuse temporaneamente per recessione. Dopo il crollo di vendite negli Usa (-34% a novembre), Gm, Ford e Chrysler hanno fermato la produzione in 59 fabbriche per smaltire l´invenduto parcheggiato nei piazzali. Stop anche alle linee di Mercedes (cinque settimane), Renault e Peugeot e in alcuni impianti Toyota mentre Hyundai e Kia hanno ridotto a 4 ore i turni di lavoro giornalieri. La russa Autovaz invece ha deciso di lasciare in ferie i suoi operai fino a fine gennaio. In panne sono anche chimica e acciaio: la tedesca Basf ha chiuso per qualche settimana 80 delle sue industrie, l´americana Dow Chemical 180. Oltreatlantico sono spente già da qualche giorno tre linee di produzione siderurgica di Us Steel, come in Europa è successo all´altoforno di Piombino e a molti laminatoi della Arcelor-Mittal e della Thyssen Krupp. La coreana Posco ha tagliato la produzione per la prima volta in 40 anni di vita mentre la cinese Baosteel, astro emergente dell´acciaio mondiale, ha chiesto al governo di comprare il suo invenduto per evitare la chiusura degli impianti. La crisi, in effetti, non risparmia nemmeno Pechino: la produzione industriale è cresciuta a novembre "solo" del 5,4% contro il + 17% di inizio anno, l´export è calato per la prima volta dal 2001 e l´esecutivo starebbe preparando un piano di aiuti alle famiglie per provare a rilanciare i consumi. Il vento freddo della recessione ha messo in ginocchio anche le ex-locomotive del boom degli ultimi anni: la taiwanese Cpc (petrolio) ha bloccato per 4 settimane la sua principale raffineria causa crollo della domanda. Per la stessa ragione la Rio Tinto � dopo tre anni d´oro grazie alla corsa delle materie prime � ha spedito una lettera ai dipendenti delle sue 11 miniere di ferro in Australia annunciando lo stop per due settimane all´estrazione.

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"ripartiamo da intercettazioni e giustizia" - gianluca luzi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 27-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 8 - Interni "Ripartiamo da intercettazioni e giustizia" Berlusconi annuncia le riforme del 2009 e assicura: "Mi sento un diciottenne" La Bongiorno insiste: non si vieti l´uso degli ascolti per i reati contro la pubblica amministrazione GIANLUCA LUZI ROMA - «Per quanto mi riguarda è un anno terribile quello che ho davanti per il governo del Paese: dovremo fare le riforme a cominciare da quelle delle intercettazioni e della giustizia che ci occuperanno molto». In una telefonata da Milano a don Gelmini, Berlusconi «sereno e ottimista» conferma la priorità del governo a partire dal primo consiglio dei ministri del nuovo anno. Incassato il via libera della Lega sulla Giustizia e sicuro che «con i due gruppi parlamentari che abbiamo vinceremo qualsiasi battaglia», Berlusconi - che si abbassa sempre di più l´età biologica: «Sto benissimo, come un ragazzo di diciotto anni» - deve però affrontare le perplessità che affiorano per l´intenzione di vietare le intercettazioni sui reati nella Pubblica amministrazione. L´avvocato Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia della Camera, sostiene che è «importante trovare dei paletti per limitare il ricorso alle intercettazioni» che però «devono restare possibili per i reati gravi e i reati contro la pubblica amministrazione». E un possibile interlocutore, anche se dell´opposizione come l´Udc, mette in guardia con Vietti da «annunci estemporanei e forzature parlamentari». Mentre il Pd sfida il premier: «Perchè non partiamo dalle proposte concrete avanzate dal Pd? - dice il portavoce Orlando - Sono proposte fatte nell´interesse di tutti i cittadini, senza violare la privacy e solo all´interno delle esigenze processuali». Dalla Lega nessuna obiezione al presidente del consiglio che evidentemente ha rassicurato i lumbard sul federalismo ed ha accantonato il progetto di presidenzialismo lanciato nella conferenza stampa della settimana scorsa: «Le parole di Berlusconi sulla giustizia - afferma infatti il ministro Calderoli - vanno benissimo: andrà a segno come sta andando a segno il federalismo con cui siamo già partiti». Nella telefonata Berlusconi ha parlato anche delle elezioni della prossima primavera. «Ci sarà da fare la campagna elettorale per le amministrative, molto importanti, di giugno. Insieme alle importantissime elezioni europee». E per la Sardegna il Cavaliere ha annunciato che «stasera cercherò Maurizio Gasparri, perchè dobbiamo trovare l´accordo sul candidato da proporre ai sardi». Ma l´incarico di cui Berlusconi è più orgoglioso è quello di presidente di turno del G8. «Mi trovo per la terza volta ad essere presidente del G8 e del G14, - si vanta il premier - ed è un record assoluto perchè Kohl e Mitterand furono presidenti per due volte. Pensa che viaggi dovrò fare», ha aggiunto il premier rivolto a don Gelmini: «Cina, India, Giappone, Sud Africa, Egitto, Messico, Brasile, Canada, Stati Uniti» e i «paesi europei». Per concludere il tradizionale messaggio di ottimismo ai ragazzi della Comunità Incontro: «Dovete avere fiducia nel futuro, dovete avere speranza e volontà. Con l´impegno e la capacità di fissarsi un traguardo, facendo i sacrifici necessari, non si può sbagliare».

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"nell'era di obama il mio eroe cerca pace" - silvia fumarola roma (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 27-12-2008)

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Pagina 39 - Spettacoli Figlio d´arte Kiefer Sutherland racconta come cambia il personaggio della serie fenomeno su Fox e parla di "Redemption", il film che fa da ponte tra la sesta e la settima stagione in onda in Italia a settembre "Nell´era di Obama il mio eroe cerca pace" SILVIA FUMAROLA ROMA è la serie che ha rivoluzionato la fiction televisiva, costruendo in tempo reale il racconto, scandendo l´azione in 24 ore (per gli attori vietato ingrassare dimagrire o cambiare colore dei capelli); ha anticipato i tempi, insediando alla Casa Bianca un presidente nero; ha spiegato al mondo come si combatte la guerra al terrorismo, facendo della suspense l´ingrediente principale del plot. Non si contano sparatorie, arresti, torture efferate, lanci da elicotteri, fughe, atterraggi, decolli, esplosioni, inseguimenti, trappole col gas. Ma Jack Bauer, l´eroe di 24, la serie cult della Fox, ha sette vite come i gatti, e come il suo interprete Kiefer Sutherland, uscito indenne da un periodo nero in cui si era rifugiato nell´alcol. Attore di talento, figlio d´arte, è stato arrestato perché guidava ubriaco, ha scontato la sua pena ed è tornato sul set. In America 24: Redemption, il film tv girato in Africa che fa da ponte fra la sesta e la settima stagione (Sutherland è candidato ai Golden Globe come miglior attore), fa già discutere. In Italia andrà in onda a settembre, ma guardando il film si capisce che il clima è cambiato, gli americani sono stanchi del conflitto in Iraq e della violenza; dopo l´elezione di Barack Obama anche 24 è cambiato, Jack Bauer in cerca di redenzione ha riscoperto l´umanità. In un mondo sconvolto dalle torture di Guantanamo il patriottico agente, spietato all´occorrenza, è impegnato in una missione umanitaria per salvare gli orfani di una scuola nella piccola nazione africana di fantasia, Sangala sull´orlo del genodicio (gli autori si sono ispirati alla tragedia del Ruanda). Mentre Bauer aiuta i bambini, a Washington s´insedia alla Casa Bianca un presidente donna, Allison Taylor (Cherry Jones). Fenomeno della tv americana la serie della Fox è stata al centro del dibattito politico sull´uso della tortura. «Uno degli aspetti interessanti della fiction» spiega Kiefer Sutherland «è che è stata "politicizzata" da un sacco di gente. I Clinton e la Streisand a sinistra, McCain e molti altri a destra. Il film è imparziale, le persone possono vederci quello che vogliono, interpretarlo come credono. Jack Bauer è un personaggio apolitico infatti combatte qualunque potere politico si trova di fronte. Di certo nella quinta serie è successo così. Quando il film è uscito gli Stati Uniti si trovavano di fronte alla minaccia del terrorismo, non era mai accaduto prima, ed è stato fenomenale in quel contesto. Ma riguardo alla tortura voglio ricordare alla gente che è solo un telefilm e usiamo la tortura come espediente drammatico per mostrare la gravità della situazione. Sono casi estremi. Non stiamo cercando di giustificare in nessun modo quello che è successo. Sono situazioni straordinarie create dall´immaginazione dei nostri autori. La serie non ha mai voluto fare previsioni o dare giudizi su quello che è giusto o sbagliato». Però 24 ha anticipato i tempi col presidente nero, forse in parte ha anche spianato la strada alla vittoria di Obama. «Io penso che Barack Obama abbia aiutato se stesso a vincere le elezioni. Ora abbiamo un presidente donna nel film e prima abbiamo avuto un afroamericano alla Casa Bianca. Quando ti siedi con gli altri e ti metti a discutere di una storia, o a pensare a una trama, tutto quello che devi fare è leggere i giornali e guardarti intorno. Non è difficile da pensare - ed è sotto gli occhi di tutti - che sessi diversi e razze diverse s´identificano con gli Stati Uniti». Redemption racconta di un popolo innocente, quello africano, che viene sterminato. «Gli sceneggiatori hanno sviluppato un tema di cui ero a conoscenza» continua l´attore «ma certo non a questi livelli, sapevo che in Africa i bambini sono usati come soldati ma non conoscevo le dimensioni del fenomeno e che un quarto degli eserciti del mondo sono composti da soldati che hanno meno di quindici anni. Se togliamo l´esercito americano, quello europeo, Giappone e Cina perché c´è un limite di 18 anni, nel resto del mondo parliamo di eserciti fatti da bambini. Mi sembra importante che venga spiegato in un film». Sceneggiatore e produttore esecutivo di 24, Howard Gordon ha voluto che il film fosse girato in Sudafrica e non in California, com´era stato pianificato. «La verità dei luoghi e delle facce, in una storia come quella che raccontiamo, è fondamentale. Redemption descrive uno stato e un uomo, Bauer, in cerca di redenzione. E di riscatto. Bauer parte per ritrovare se stesso, il Ctu è stato chiuso, è diventato un ricercato. Più che una trama gialla il film è un western, Kiefer è un attore sensibile, un uomo forte e fragile allo stesso tempo, ha saputo leggere tra le righe della sceneggiatura». Adesso, la serie che ha messo al centro dei suoi episodi la guerra al terrorismo con i suoi eccessi, da un lato, e la pericolosità dei pregiudizi, dall´altro, percorre un´altra strada, quella della solidarietà. Ma, dice Gordon, l´elezione di Barack Obama, c´entra relativamente. «Non cambiamo perché Obama è stato eletto, lui rappresenta sicuramente un´opportunità di cambiamento. è diverso il nostro modo di raccontare un eroe perché il mondo intorno a noi è cambiato, e continuerà a cambiare».

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Il premier: mi aspetta un anno terribile (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 27-12-2008)

Argomenti: Cina

CRONACA 27-12-2008 LA POLITICA E IL FUTURO Il calendario 2009 del presidente del consiglio è denso di appuntamenti Per la terza volta guiderà il G8 e il G14 Intanto il Carroccio evita la polemica Il premier: mi aspetta un anno terribile Berlusconi preoccupato: c'è il governo del Paese in un momento difficile, ci sono tante riforme da fare, al primo posto quelle della giustizia e delle intercettazioni DA ROMA MASSIMO CHIARI « Q uello che ho davanti è un anno terribile». Silvio Berlusconi, collegato telefonicamente con la Comunità Incontro, non nasconde i timori per il 2009. «C'è il governo del Paese in un momento difficile spiega il premier - e ci sono tante riforme, a cominciare da quelle delle intercettazioni e della giustizia che ci occuperanno molto...». U- na pausa leggera e poi ecco riaffacciarsi la solita fiducia: «Abbiamo però due gruppi parlamentari che garantiscono di poter fare qualunque battaglia e di portare a casa la vittoria. Quindi, sono assolutamente sereno». Il calendario del premier è denso di appuntamenti. Nel 2009 va avanti «abbiamo anche le elezioni: ci sarà da fare la campagna elettorale per le amministrative, molto importanti, di giugno, insieme alle importantissime elezioni europee». E poi «oltre a tutto questo mi trovo poi, per la terza volta, ed è un record assoluto perchè Kohl e Mitterand furono presidenti per due volte, ad essere presidente del G8 e del G14. Pensa che viaggi dovrò fare...». Il Cavaliere cita «Cina, India, Giappone, Sud Africa, Egitto, Messico, Brasile, Canada, Stati Uniti» e poi i «Paesi europei». Elezioni, G8, ma soprattutto riforme. E soprattutto Giustizia e intercettazioni. La Lega, questa volta, sembra evitare la polemica. «Le parole di Berlusconi sulla giustizia vanno benissimo: andrà a segno come sta andando a segno il federalismo con cui siamo già partiti...», ricorda il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli. Ora l'interrogativo è soprattutto uno: riforme con il concorso dell'opposizione? Gianfranco Rotondi non ha dubbi e lo dice: «Oggi più che mai è opportuno far rimanere aperto il dialogo sulle riforme come la giustizia, che non deve essere vista come il tentativo di delegittimazione della magistratura. Ci deve essere, invece, la volontà a riformare nel concreto il sistema giudiziario e farlo possibilmente con l'opposizione non giustizialista e confrontandoci con le toghe non politicizzate ». L'idea di governo e maggioranza è sempre la stessa: staccare il Pd dal-- l'Italia dei Valori. «Esistono momenti politici in cui il 'ma anche' veltroniano non è in alcun modo utilizzabile. Ora, infatti, nell'anno che si apre, il Pd sarà chiamato a una scelta chiara, senza ambiguità», dice Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia, che aggiunge: «Da una parte c'è il dialogo con la maggioranza per le riforme (dal federalismo alla giustizia, dall'economia ad altre possibili riforme istituzionali), dall'altra c'è il permanere dell'alleanza-sudditanza rispetto al signor Di Pietro, che è invece esclusivamente interessato ad avvelenare i pozzi per impedire qualunque confronto costruttivo. Cosa farà Veltroni? E cosa faranno gli altri protagonisti del Pd?». Il Pdl vuole il confronto con il Pd, ma vuole anche riformare la Giustizia e Giulia Bongiorno, presidente della commissione alla Camera, insiste: «Credo che sia importante trovare dei paletti per limitare il ricorso alle intercettazioni», che però «devono restare possibili per i reati gravi e i reati contro la pubblica amministrazione». Intanto anche l'Udc si dice pronta al dialogo: «Le riforme avverte Michele Vietti sono un tema decisivo su cui si misurerà nei prossimi mesi la capacità di questo governo: ci auguriamo voglia farle con il contributo dell'opposizione e non ricorrendo ad annunci estemporanei o a forzature parlamentari». Il premier Silvio Berlusconi (Fotogramma)

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Crolla l'industria giapponese (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 27-12-2008)

Argomenti: Cina

ECONOMIA 27-12-2008 Crolla l'industria giapponese DA MILANO l Giappone scopre una recessione ben più severa del previsto, mentre in Cina si fa più pressante l'allarme-crisi e Pechino si accinge a varare un nuovo pacchetto di aiuti alle famiglie per sostenere consumi ed economia. L'industria del Sol Levante è colpita dalla crisi più nera degli ultimi 50 anni, trascinata soprattutto dalla caduta verticale della domanda di automobili e di componenti elettroniche, specie sul mercato americano: la produzione industriale ha registrato a novembre un crollo-record dell'8,1%, il ribasso mensile più marcato I degli ultimi 55 anni. La crisi mondiale ha gelato l'export, principale motore dell'economia nipponica, e il repentino peggioramento della congiuntura internazionale ha travolto l'industria tanto che, su base annua, la produzione è precipitata del 16,2%. Il tonfo della produzione era atteso dopo l'annuncio che in novembre le esportazioni nipponiche avevano subito una contrazione-record del 26,7% su tutto l'anno. Ma gli economisti si aspettavano per la produzione industriale una flessione intorno al 6,8%, mentre il governo, ancora più ottimisticamente, prevedeva La crisi mondiale morde anche l'aggressiva economia cinese e Pechino si appresta a varare un pacchetto di aiuti mirati soprattutto a rilanciare i consumi interni in modo da controbilanciare la frenata delle esportazioni. L'annuncio potrebbe arrivare già mercoledì prossimo o al più tardi all'inizio di gennaio. L'economia cinese ha marciato negli ultimi anni con un ritmo di crescita a due cifre, ma ora rischia di archiviare la crescita più lenta da circa vent'anni. Un rapporto dell'ufficio di statistica ha evidenziato un crollo dei profitti aziendali: nei primi undici mesi del 2008, l'utile netto delle società cinesi è cresciuto di appena il 4,9% contro il +36,7% del 2007. Produzione industriale -8,1%, mai così male da 55 anni. La Cina prepara le sue misure anti-crisi un -6,4%.

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