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T ARTICOLI DEL 23-27 dicembre 2008#TOP
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Articoli
Cina (46)
Generali vuole crescere in Russia e in Cina, sono
ottimista sull'Italia ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: PARLA ANTOINE BERNHEIM «Generali vuole crescere in Russia e in Cina, sono ottimista sull'Italia» (f. de b.) «Dans Balzac il y a tout aujourd'hui». Antoine Bernheim è convinto che nei romanzi del suo celebre concittadino ci sia tutta la crisi di oggi. E suggerisce di leggere César Birotteau, vittima della propria avidità.
Il
prossimo anno altri 20-25 milioni di disoccupati
( da "Sole
24 Ore, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: della Cina che arriverà al 15% su vari anni; e del Giappone che ha deciso interventi pari al 2-3% del prodotto interno lordo. E ha invitato i Governi a prendere misure «verdi» per favorire lo sviluppo di tecnologie e di comportamenti che aiutino a contrastare il riscaldamento climatico.
Pechino
allenta il credito ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina. Ennesimo tentativo di rilanciare un'economia che nel 2009 crescerà «solo» a ritmi del 5-6% Pechino allenta il credito La Banca centrale taglia i tassi per la quinta volta in tre mesi Luca Vinciguerra PECHINO. Dal nostro corrispondente La frenata delle esportazioni, la caduta della produzione industriale e il malessere del mattone spingono la Cina a tagliare nuovamente il costo
Una
bussola per destra e sinistra ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: pacchetti di stimolo fiscale pensati in Cina, Stati Uniti e Germania - salutati come contributi alla soluzione della crisi globale - hanno un forte connotato nazionalista. In tutti e tre i casi prevale l'investimento pubblico in infrastrutture- strade o edifici scolastici- con benefici quasi interamente interni e con effetti ipotetici e solo indiretti alla crescita degli altri Paesi.
Sfera
di cristallo per i tassi di cambio
( da "Sole
24 Ore, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: la Cina, con le sue cospicue riserve in valuta estera, ha quattrini come nessun altro da spendere in politiche macroeconomiche anticicliche. Ma i governanti cinesi sanno che il loro sistema bancario, controllato e represso, è vulnerabile mentre il Paese procede nella sua graduale liberalizzazione finanziaria,
La
bolletta energetica spinge il deficit extra Ue
( da "Sole
24 Ore, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e Giappone soffre la grave crisi dell'export – ha commentato il sottosegretario al Commercio estero, Adolfo Urso –. Per i 4 grandi Paesi esportatori è giunto forte l'impatto della recessione mondiale, e saranno sei mesi terribili, poi arriverà la primavera, e cioè la ripresa economica.
Il
costo del salvagente di Pechino ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: è ammissibile che la Cina risparmi il 48% del suo Pil, contro il 14% degli Stati Uniti? I manuali di economia sostengono che le percentuali dovrebbero essere invertite: troppo esteso è ancora il differenziale di reddito. Eppure lo stile di vita degli Stati Uniti dipendeva da quello di una nazione lontana, incompresa e talvolta ostile.
La
rivincita verde di Kawasaki ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: modello per uno sviluppo sostenibile: un esempio per la Cina e gli altri Paesi asiatici che prendono coscienza della necessità di una svolta nell'economia nel segno della compatibilità ambientale. Kawasaki era l'incongruo biglietto da visita di un Giappone che negli anni '60 anticipava un trend continentale con tassi di crescita spettacolari.
APPUNTAMENTO
HI-TECH ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Sarà la vetrina delle tecnologie giapponesi per il risparmio dell'energia,con l'idea di favorirne il trasferimento verso altri Paesi. Sponsor 2009 sono i Governi di Cina, Corea del Sud e Vietnam. La fiera è aperta alle aziende internazionali interessate a portare tecnologie verdi nei Paesi asiatici Eco-sindaco. Takao Abe, 65 anni
Sarkozy
a Lula: Brasile importante per la governance mondiale
( da "Sole
24 Ore, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: inclusione di Cina,India e Brasile.è il messaggio che il presidente francese Nicolas Sarkozy ha portato al vertice Europa-Brasile che ieri lo ha visto protagonista, nel ruolo di presidente uscente della Ue, insieme con il collega brasiliano Inacio Lula da Silva (a destra con Sarkozy nella foto) e con Jose Manuel Barroso,
Iran,
la stretta del regime mossa elettorale anti-moderati
( da "Avvenire"
del 23-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: per i contrasti con Russia e Cina, per la difficile situazione regionale, per l'attesa delle mosse di Obama, e la crisi finanziaria mondiale Teheran sembra uscita dall'agenda politica e dai media. Secondo alcuni, l'atteggiamento spavaldo e aggressivo di Ahmadinejad ha funzionato e l'Iran ha già vinto la propria partita nucleare.
nella
cuba comunista dove regna il fidelismo - l'avana
( da "Repubblica,
La" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: quando il comunismo era già morto e sepolto in Russia e aveva cambiato faccia in Cina e in Vietnam, più di otto milioni di cubani (su undici che ne conta l´isola) hanno approvato un testo in cui si afferma che "il socialismo e il sistema politico e sociale rivoluzionario stabilito nella Costituzione sono irrevocabili" e che "Cuba non ritornerà mai al capitalismo".
nobel
e scrittori sfidano la cina "liberate il dissidente lu xiaobo" -
vincenzo nigro ( da "Repubblica, La"
del 24-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: attivista dei diritti umani Nobel e scrittori sfidano la Cina "Liberate il dissidente Lu Xiaobo" L´arresto per aver promosso un appello in favore della libertà di opinione Berlino: "Obama sta cercando di risolvere un problema, va aiutato" VINCENZO NIGRO ROMA - Chi è disposto a prendersi i detenuti di Guantanamo per guadagnare punti con Barack Obama?
30
anni dopo la lezione di charta 77 - vaclav havel
( da "Repubblica,
La" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: La Cina del 2008 non è la Cecoslovacchia del 1977. Per molti aspetti, è più libera e aperta di quanto non fosse il mio paese 30 anni fa. Eppure, da molti punti di vista la risposta delle autorità cinesi alla Carta 08 rispecchia la risposta del governo cecoslovacco alla Carta 77.
crisi
e nuovo ordine mondiale le sfide del g8 italiano - ferdinando salleo
( da "Repubblica,
La" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, l´India e i due maggiori Paesi dell´America Latina che escono dalla minorità, il Sudafrica e probabilmente un grande Paese arabo. Vischiosità della tradizione e disomogeneità dei candidati, difficoltà di scegliere i nuovi membri scontentando molti e timore dei nuovi equilibri nel gruppo allargato hanno fatto sinora rinviare la decisione mentre il collegamento con i nuovi protagonisti
l'ultima
corsa allo shopping, le cerimonie religiose, il consueto pranzo in famiglia una
settimana bianca, uno spettacolo o un incontro con l'arte che non va in vacanza
ecco alcune ( da "Repubblica, La"
del 24-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Si può scegliere una delle tante mostre aperte, oppure una giornata sugli sci. E ancora, i tanti spettacoli teatrali e musicali o l´ormai classico cinema natalizio, con i "cine-panettoni" ma non solo. L´importante è essere pronti per domattina: chi è in ritardo può rimediare con un ultimo assalto alle bancarelle.
non
esiste buon "locale"... - giovanni del plato
( da "Repubblica,
La" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: in Cina e potrà farlo con successo, se riuscirà a dare di sé una immagine fortemente attrattiva rispetto alle altre metropoli per le sue risorse, i suoi beni e le sue bellezze. A questo proposito, Prodi rivolgendosi a Flavio Delbono, candidato sindaco del Pd, ha chiesto quale sarà l´immagine con cui Bologna si presenterà in quella eccezionale esposizione mondiale delle tecnologie.
tre
quintali di botti dalla cina al salento otto persone denunciate dalla finanza
( da "Repubblica,
La" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Pagina IV - Bari Il sequestro Tre quintali di botti dalla Cina al Salento otto persone denunciate dalla Finanza Manca una settimana a Capodanno, ma prima ancora che nasca come da tradizione Gesù bambino bande più o meno organizzate di spacciatori di fuochi sono già al lavoro per festeggiare in maniera esplosiva.
la
febbre di charlot e la scommessa di stella - giorgia olivieri
( da "Repubblica,
La" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cino Tortorella Al Lumière l´omaggio a Chaplin e il film che piace a Moretti. All´Uci di Casalecchio la proiezione inizia alle 11 Verranno riproposte le canzoni dell´ultimo Zecchino d´Oro. Alla Montagnola il 26 debutta "Racconto di Natale" GIORGIA OLIVIERI Come da tradizione, le festività natalizie rappresentano l´occasione migliore per molte famiglie per godersi un film al cinema.
-
omar matti0li ( da "Repubblica, La"
del 24-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cino Tortorella: durante la serata, in attesa della mezzanotte, verranno riproposte le canzoni dell´ultimo Zecchino d´Oro e una serie di canti natalizi, eseguiti dal Piccolo Coro Mariele Ventre diretto da Sabrina Simoni, insieme ai giovanissimi musicisti della JuniOrchestra dell´Accademia di Santa Cecilia diretti da Simone Genuini e a un ensemble di arpe formato dagli allievi del
La
rinascita di un piccolo grande museo dedicato alla magia dell'arte orientale
( da "Unita,
L'" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: dalla Cina vasi, un Buddha laccato e dorato di una certa solennità, un variopinto corteo funerario di statuette in ceramica della dinastia Ming dal XVII secolo. Questo e altro alberga nel Mnao, ovvero il Museo nazionale d'arte orientale, in via Merulana 248, nel palazzo che fu dei principi Brancaccio, poco più giù rispetto all'
cinquant'anni
fa, castro e che guevara entravano all'avana. viaggio nell'isola che cerca una
via per il futuro. dopo fidel - bernardo valli l'avana
( da "Repubblica,
La" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: quando il comunismo era già morto e sepolto in Russia e aveva cambiato faccia in Cina e in Vietnam, più di otto milioni di cubani (su undici che ne conta l´isola) hanno approvato un testo in cui si afferma che "il socialismo e il sistema politico e sociale rivoluzionario stabilito nella Costituzione sono irrevocabili" e che "Cuba non ritornerà mai al capitalismo".
Putin
avverte: basta gas a buon mercato Nasce l'<Opec> del metano
( da "Avvenire"
del 24-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: PRIMA 24-12-2008 NEL GIORNALE Cina Lettera di Bertone ai novanta vescovi in comunione con Roma PAGINA 8 Politica Di Pietro: i magistrati indaghino pure su mio figlio PAGINA 10 Russia Putin avverte: basta gas a buon mercato Nasce l'«Opec» del metano PAGINA 28
Roma-Pechino,
la <via stretta> ( da "Avvenire"
del 24-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: attraverso di voi, a tutti gli abitanti della Cina che, con le prossime Olimpiadi, si preparano a vivere un evento di grande valore per l'intera umanità». Successivamente la Santa Sede ha cercato con trattative riservate di concordare con Pechino la presenza di vescovi cinesi al Sinodo celebrato a Roma in ottobre.
Bertone
ai vescovi cinesi: fedeltà senza compromessi
( da "Avvenire"
del 24-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Al proprio interno e con la Chiesa universale della Cina continentale ad assolvere «coraggiosamente » al loro «ufficio di Pastori», per promuovere la natura cattolica della Chiesa e per ottenere una più grande libertà di attività attraverso un dialogo diretto e rispettoso con le autorità civili.
Quella
lettera firmata <Benedetto XVI>
( da "Avvenire"
del 24-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Chiesa cattolica che è in Cina ha la missione non di cambiare la struttura o l'amministrazione dello Stato, bensì di annunziare agli uomini il Cristo». Sul piano propriamente ecclesiale, la «Lettera» papale certifica la realtà di una Chiesa in Cina, non più da distinguere tra «ufficiale» e «clandestina», visto che anche vescovi 'riconosciuti' da Pechino sono in comunione con Roma.
La
diplomazia del panda per avvicinare Pechino a Taipei
( da "Sole
24 Ore, Il" del 25-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: La diplomazia del panda per avvicinare Pechino a Taipei Una coppia di panda giganti (nella foto) come segno di distensione. I loro nomi, Tuan Tuan e Yuan Yuan, se pronunciati assieme significano «unione». Hanno quattro anni e sono stati donati dalla Cina a Taiwan a testimoniare il miglioramento delle relazioni tra i due Paesi. EPA
Il
paradosso di Ben Bernanke ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 25-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: hanno confermato che la Cina continua a investire in dollari. La costanza dell'azionista cinese sembra confortare il grande hedge fund guidato da Ben Bernanke e deciso a bilanciare l'attuale scarsità di credito privato con l'abbondante offerta di credito pubblico. «Non solo pilotando i tassi a breve, come da sempre fanno le banche centrali,
C
rollano le Borse asiatiche, ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 25-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: C rollano le Borse asiatiche, deluse dal prudente taglio dei tassi in Cina (Hong Kong -2,75%, Shanghai -4,55%). Negative anche le Borse europee, con l'eccezione di Londra (+0,16%), appesantite dall'allarme Usa sui dati economici del quarto trimestre: a Milano Mibtel-0,58%, S&P/MIB-0,42%; Francoforte -0,21%; Parigi-0,73%.
Marche,
scarpe aggrappate al lusso ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 25-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina la tendenza delle aziende è stata di puntare sui prodotti di nicchia e di fascia alta. Siamo stati bravi ad acquisire quote in Russia. I prossimi passi andranno verso Brasile e Cina. Ma bisogna muoversi insieme, creando sinergie. Per il momento però non conviene cercare nuovi mercati: i ritorni arriverebbero in ritardo e si rischierebbe di trascurare e perdere i clienti già
La
speranza si chiama green economy ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 25-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: nella lotta al clima- e perfino alla Cina, che non fa più mistero di temere l'effetto-serra e di scommettere sul ritorno economico delle nuove energie. Al che, i Paesi del mondo, dopo dieci anni di fallimenti, al vertice 2009 di Copenhagen avranno qualche chance in più di raggiungere un accordo sui tagli alle emissioni di CO2.
Milioni
di posti di lavoro ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 25-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Germania e Cina. Che diventano un milione se si aggiunge il solare per il riscaldamento dell'acqua». Imprimendo un forte impulso a eolico e solare, dice il diplomatico tedesco, in vent'anni potrebbero dare 8,5 milioni di posti di lavoro. Il segretario generale dell'Onu, Ban KiMoon, annuisce e applaude.
Il
fondo Mandarin ha rilevato la Euticals
( da "Sole
24 Ore, Il" del 25-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: mirano a espandersi in Cina, ha completato l'acquisizione di Euticals Spa, azienda attiva nel settore della produzione di intermedi per l'industria chimica- farmaceutica. L'obiettivo del fondo Mandarin, che ha già in portafoglio due partecipazioni in società italiane (Cifa e Gasket) è quello di procedere alla successiva acquisizione di alcuni attuali fornitori cinesi di Euticals,
Il
dicembre nero è globale In Giappone crolla la produzione industriale
( da "Unita,
L'" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: nel Regno Unito rischiano di chiudere grandi catene commerciali, Mosca svaluta il rublo e la Cina prepara una piano di sostegno ai consumi. Passata la festa, svanita l'illusione: il Natale con la sua lunga tradizione di consumi sfrenati non è bastato a risollevare le sorti dell'economia mondiale in piena recessione, nemmeno provvisoriamente.
Pechino
spinge lo yuan per gli scambi in Asia
( da "Sole
24 Ore, Il" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-12-27 - pag: 11 autore: Cina. Progetto per usare la moneta nei commerci con l'estero Pechino spinge lo yuan per gli scambi in Asia Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente La Cina schiaccia l'acceleratore sull'internazionalizzazione e la liberalizzazione del renminbi.
Venezia
prepara il bollino per soggiorni a basso costo
( da "Sole
24 Ore, Il" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: alla Fondazione Cini, alla Biennale stanno valutando se e come aderire all'iniziativa. Se, comunque, il potenziale turista è così programmato e sarà diligente potrà pagare nel periodo verde 21 euro per il biglietto da 48 ore dei trasporti pubblici contro i 26 attuali ed i 28 cui salirà se lo acquista normalmente alle biglietterie dopo l'
I
noli si incagliano sui derivati ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 27-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: rallentamento dei commerci mondiali con la Cina e inasprito dalla crisi finanziaria globale, che ha provocato una frenata dei consumi e un'improvvisa mancanza di fiducia tra banche. Poiché i trasporti internazionali via nave sono garantiti da lettere di credito, si è bloccato il sistema degli strumenti di garanzia che permettono di scambiare un carico tra soggetti da un parte all'
Nel
2008 l'export italiano cresce del 4%
( da "Sole
24 Ore, Il" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: in Cina più della Gran Bretagna; in India abbiamo eguagliato la Francia. Il nostro export rappresenta nel panorama attuale l'unico raggio di luce nella tempesta finanziarià. Resta l'incognita 2009 – ha concluso il sottosegretario – la crisi colpirà inevitabilmente anche il commercio estero italiano,
Belluno
rilancia sulla creatività ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 27-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Concorrenti importanti come i giapponesi ma anche i coreani versano in gravissime difficoltà ed anche la Cina, che pure produce 2 miliardi di paia di occhiali, non se la passa benissimo, ma soprattutto non è competitiva con noi perché i prezzi sono in aumento ed è impossibile riprodurre quell'intreccio fra qualità, creatività e servizio che è il nostro segno distintivo ».
Se
le scarpe sono di fossa ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 27-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Mosca e Cina (l'ultimo negozio è di poche settimane fa). Quanto investa in reti commerciali Lattanzi non lo sa o non lo vuole sapere: «Di investimenti se ne deve preoccupare il mondo bancario- sentenzia - che da sempre sostiene la mia azienda al pari di un socio e anche oggi non mi sta facendo mancare il suo appoggio,
venti
di guerra fra india e pakistan - francesca caferri
( da "Repubblica,
La" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: sia gli Stati Uniti che la Cina si sono mobilitati per fermare l´escalation: «ci auguriamo che entrambi i Paesi evitino passi che possano aggravare la situazione», ha detto un portavoce americano. In realtà gli esperti ritengono che difficilmente la tensione sfocerà in guerra aperta, ma il rischio che una qualunque mossa faccia precipitare tutto resta.
l'industria
mondiale è ferma da basf a fiat si chiude per crisi - ettore livini
( da "Repubblica,
La" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Produzione a picco in Giappone e Cina Il dossier ETTORE LIVINI MILANO - Chiusa per un mese Mirafiori, assieme a quasi tutte le linee di produzione italiane della Fiat. Fermi dal 17 dicembre (per tre settimane) gli storici impianti della Volkswagen a Wolsburg. Giù la saracinesca per 500mila imprese in Gran Bretagna, spenti decine di altiforni dall´Asia agli Stati Uniti.
"ripartiamo
da intercettazioni e giustizia" - gianluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: ha aggiunto il premier rivolto a don Gelmini: «Cina, India, Giappone, Sud Africa, Egitto, Messico, Brasile, Canada, Stati Uniti» e i «paesi europei». Per concludere il tradizionale messaggio di ottimismo ai ragazzi della Comunità Incontro: «Dovete avere fiducia nel futuro, dovete avere speranza e volontà.
"nell'era
di obama il mio eroe cerca pace" - silvia fumarola roma
( da "Repubblica,
La" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Giappone e Cina perché c´è un limite di 18 anni, nel resto del mondo parliamo di eserciti fatti da bambini. Mi sembra importante che venga spiegato in un film». Sceneggiatore e produttore esecutivo di 24, Howard Gordon ha voluto che il film fosse girato in Sudafrica e non in California, com´era stato pianificato.
Il
premier: mi aspetta un anno terribile
( da "Avvenire"
del 27-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, India, Giappone, Sud Africa, Egitto, Messico, Brasile, Canada, Stati Uniti» e poi i «Paesi europei». Elezioni, G8, ma soprattutto riforme. E soprattutto Giustizia e intercettazioni. La Lega, questa volta, sembra evitare la polemica. «Le parole di Berlusconi sulla giustizia vanno benissimo: andrà a segno come sta andando a segno il federalismo con cui siamo già partiti.
Crolla
l'industria giapponese ( da "Avvenire"
del 27-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: mentre in Cina si fa più pressante l'allarme-crisi e Pechino si accinge a varare un nuovo pacchetto di aiuti alle famiglie per sostenere consumi ed economia. L'industria del Sol Levante è colpita dalla crisi più nera degli ultimi 50 anni, trascinata soprattutto dalla caduta verticale della domanda di automobili e di componenti elettroniche,
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2008-12-23 - pag: 1 autore: PARLA
ANTOINE BERNHEIM «Generali vuole crescere in Russia e in Cina, sono ottimista sull'Italia» (f. de b.) «Dans Balzac il y a tout
aujourd'hui». Antoine Bernheim è convinto che nei romanzi del suo celebre
concittadino ci sia tutta la crisi di oggi. E suggerisce di leggere César
Birotteau, vittima della propria avidità. Il presidente delle Generali
ha sempre un'aria fintamente annoiata, tutto sembra essere già passato davanti
ai suoi occhi azzurri, palline vivaci in un corpo all'apparenza immobile. Si
destreggia abilmente tra ironia e sarcasmo; è presente e attento anche quando
sembra, ma forse è un vezzo, del tutto assente; è francese con gli italiani e
italiano con i suoi connazionali; appare più banchiere quando parla di
assicurazioni e più assicuratore quando discetta di banche.Gioca con l'anagrafe
fra narcisismo e vanità. A 84 anni non ha alcuna voglia di scrivere un libro di
memorie perché sembra non averne abbastanza. Qualche volta fa finta di non
capire. Continua u pagina 5 Presidente di Generali. Antoine Bernheim, 84 anni
AP/LAPRESSE l'articolo prosegue in altra pagina
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2008-12-23 - pag: 8 autore: Ocse. Solo dal 2010 la ripresa
mondiale Il prossimo anno altri 20-25 milioni di disoccupati Luca Veronese
Venti, forse 25 milioni di disoccupati in più nel mondo in un anno. Quasi dieci
milioni solo nei Paesi industrializzati. La crisi finanziaria ha contagiato da
tempo l'economia reale e il mercato del lavoro, già oggi in difficoltà, verrà
colpito con durezza nei prossimi mesi. Lo ha detto ieri a Parigi, Angel Gurria,
segretario generale dell'Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo
sviluppo economico. Intervistato dalla radio francese Bfm, Gurria ha sostenuto
ieri che «nel mondo da qui al 2010 andranno persi 20- 25 milioni di posti di
lavoro» e che nella zona Ocse trenta economie avanzate che accettano i principi
della democrazia e del libero mercato- «ci saranno dieci milioni di disoccupati
in più». Un numero esorbitante: è come se l'intera popolazione del Belgio,
bambini e anziani inclusi, perdesse l'occupazione nel giro di pochi mesi. «Il
picco nella disoccupazione verrà toccato verso la fine del 2009, quando nel
mondo i senza lavoro saranno 210 milioni», ha aggiunto il politico e
diplomatico messicano. Secondo le previsioni dell'Ocse, «la recessione nelle
economie avanzate è iniziata nel trimestre in corso e perdurerà almeno fino ai
primi due trimestri del 2009, e in alcuni Paesi anche fino alla fine del
prossimo anno». La ripresa inizierà alla fine del 2009 e solo nel 2010 si
arriverà a una debole crescita», ha detto Gurria,confermando cosìle previsioni
dell'ultimo economic outolook. «L'edilizia - ha aggiunto - sarà particolarmente
colpita. I cantieri si sono fermati in modo brutale», colpendo in particolare
la Spagna e l'Irlanda. Ma anche per l'information technology saranno mesi
difficili: come si legge in uno studio della stessa Ocse,l'industria dei
semiconduttori farà registrare un calo del 6% nel 2009. Gurria ha spronato i
Paesi europei a «fare di più» di quanto finora annunciato per il rilancio delle
loro economie, seguendo così l'esempio degli Stati Uniti che hanno previsto un
piano d'emergenza pari al 5% del loro Pil; della Cina che arriverà al 15% su vari anni; e del Giappone che ha deciso
interventi pari al 2-3% del prodotto interno lordo. E ha invitato i Governi a
prendere misure «verdi» per favorire lo sviluppo di tecnologie e di
comportamenti che aiutino a contrastare il riscaldamento climatico.
«Tutte le grandi economie del mondo stanno facendo notevoli sforzi.L'Unione
europea deve andare oltre le misure dell'1,4% del Pil che sono state
annunciate», ha detto Gurria, ribadendo una posizione espressa più volte anche
dai vertici del Fondo monetario internazionale. Ma come si è arrivati a questo
punto? Da dove ha avuto inizio la crisi? Chi sono i responsabili del crack
mondiale? Per Gurria «c'è stato il fallimento, davvero scandaloso delle regolee
della supervisione», unito alla deficitaria gestione del rischio e alla
discutibile governance delle imprese. La crisi andava inoltre affrontata dai
Governi in maniera più tempestiva e con maggiore «cooperazione».
luca.veronese@ilsole24ore.com MISURE INSUFFICIENTI Gurria: «Gli interventi
dell'Europa non possono fermarsi all'1,4% del Pil, si devono allineare ai piani
di Usa, Cina e Giappone» Segretario generale. Angel
Gurria REUTERS
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2008-12-23 - pag: 9 autore: Cina. Ennesimo
tentativo di rilanciare un'economia che nel 2009 crescerà «solo» a ritmi del
5-6% Pechino allenta il credito La Banca centrale taglia i tassi per la quinta
volta in tre mesi Luca Vinciguerra PECHINO. Dal nostro corrispondente La
frenata delle esportazioni, la caduta della produzione industriale e il
malessere del mattone spingono la Cina a tagliare
nuovamente il costo del denaro. Ieri sera, subito dopo la chiusura dei
mercati, la People's Bank of China ha annunciato una riduzione dei tassi
d'interesse di 27 punti base. Da oggi, il tasso di riferimento a un anno sui
prestiti bancari scende dal 5,58 al 5,31 per cento, mentre quello sui depositi
cala dal 2,52 al 2,25 per cento. La Banca centrale cinese ha anche abbassato di
50 punti base la riserva obbligatoria per le banche. è la quinta volta in tre
mesi che Pechino allenta i cordoni del credito. «L'ennesimo taglio dei tassi
dimostra che il Governo intende utilizzare tutte le armi a sua disposizione per
sostenere l'economia nel 2009», dice il direttore di una banca internazionale a
Shanghai. Un 2009 che non promette nulla di buono. Dopo i recenti dati sul
commercio estero (a novembre le esportazioni hanno smesso di crescere per la
prima volta negli ultimi sette anni), e sulla produzione industriale (il mese
scorso ha registrato il tasso d'incremento più basso degli ultimi 14 anni), gli
analisti hanno rivisto decisamente al ribasso le loro stime. Nel primo semestre
dell'anno prossimo il Pil del Dragone dovrebbe espandersi a un tasso compreso
tra il 5 e il 6 per cento. Per qualsiasi altro Paese del mondo sarebbe un
ottimo risultato. Ma in Cina no. Per garantire la
stabilità sociale, Pechino ha bisogno di grandi numeri. Per creare un numero di
posti di lavoro sufficiente a mantenere la disoccupazione entro l'attuale 4,5%,
l'economia nazionale deve espandersi a un ritmo dell'8% annuo. Per questo
motivo, sebbene sulle prime la crisi finanziaria globale abbia avuto un impatto
diretto limitato sulla Cina, il Governo ha reagito con
grande prontezza. Sul fronte fiscale, lanciando un piano di stimolo
all'economia del valore complessivo di 4mila miliardi di yuan (420 miliardi di
euro). E su quello mone-tario, tagliando a più riprese il costo del denaro. La
riduzione di ieri non sarà l'ultima. «Entro metà 2009, la banca centrale
potrebbe ridurre il costo del denaro di altri 135 punti base», avverte Qing
Wang, economista di Morgan Stanley. Da un lato,l'iniezione di liquidità
dovrebbe servire a sostenere con mezzi finanziari freschi e a basso costo gli
investimenti previsti dal maxi-piano di stimolo all'economia. Dall'altro,
dovrebbe consentire al Governo di ridurre i tassi d'interesse sui titoli di Stato
(l'anno prossimo, il Tesoro cinese dovrà emettere 600 miliardi di yuan di bond
in più, circa 63 miliardi di euro, rispetto al previsto). Intanto, le cattive
notizie sul fronte dell'economia continuano. Ieri,l'Ufficio amministrazione dei
cambi ha annunciato che, per la prima volta dal dicembre 2003, le riserve
valutarie sono scese, senza però fornire cifre a riguardo (a fine settembre, il
"tesoretto" cinese in moneta pesante ammontava a oltre 1.900 miliardi
di dollari). lucavin@attglobal.net A TUTTO CAMPO La mossa di ieri si aggiunge
al piano di stimolo da 420 miliardi di euro Riserve valutarie in discesa: non
accadeva dal 2003
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-12-23 - pag: 12 autore: Una bussola
per destra e sinistra ci Carlo Bastasin u Continua da pagina 1 P roprio perché
nazionali, però, i poteri esecutivi non riescono a dare risposta a una crisi di
dimensioni globali. Man mano che la funzione protettiva assorbe il centro
dell'azione politica, le risposte inclinano anzi inevitabilmente verso il
protezionismo, la politica si ridefinisce sulla base dei cosiddetti interessi
nazionali e ciò rafforza ulteriormente l'autorità dei Governi. La mancanza di
dibattito politico sulla natura della crisi e sul progetto per uscirne trafuga
la distinzione tra giusto e sbagliato in un più semplice solco tra chi è dentro
i confini nazionali e chi è fuori. Nei confronti dello Stato e dell'autorità
nazionale, l'opinione pubblica sviluppa così "la volontaria sospensione
dello scetticismo" che Coleridge giustificava solo di fronte a un'opera
d'arte. La tentazione protezionistica è stata già negli ultimi 15 anni la
risposta politica più frequente di fronte alla sfida della globalizzazione. Le
ideologie si sono definite rispettivamente come forme di "protezionismo di
parte": a destra in termini di protezione del capitale e di liberalizzazione
del mercato del lavoro, e a sinistra al contrario con la protezione del lavoro
e la liberalizzazione degli assetti di capitale. Un esempio di queste ore: se
il Governo tedesco di centro-sinistra sta reagendo alla crisi garantendo prima
di tutto i posti di lavoro, quello francese di destra ha stanziato 7,6 miliardi
di euro per proteggere il capitale francese delle sue imprese. Nella crisi in
corso il riflesso "di parte" protezionistico prevale su quello
liberista. A Bruxelles il partito socialista ha attaccato il commissario
McCreevy al Mercato interno per non aver regolato maggiormente i fondi privati,
mentre i popolari hanno criticato il commissario Kroes all'Antitrust per
l'opposizione agli aiuti pubblici a banche e imprese. In entrambi i casi c'è una
forza centripeta che vuole ridurre le forze del mercato e le porosità dei
confini. In un recente intervento a New York, l'ex commissario Ue Mario Monti
si è riferito alla " distruzione creativa" di Schumpeter per
criticare una reazione alla crisi che tende a limitare la
"distruzione" di capitale e lavoro attraverso il mantenimento di
ostacoli all'ingresso di nuovi attori sia nel mercato dei capitali, sia del
lavoro e finendo così per limitare la parte "creativa" della crisi.
Perfino i pacchetti di stimolo fiscale pensati in Cina, Stati Uniti e Germania - salutati come contributi alla
soluzione della crisi globale - hanno un forte connotato nazionalista. In tutti
e tre i casi prevale l'investimento pubblico in infrastrutture- strade o
edifici scolastici- con benefici quasi interamente interni e con effetti
ipotetici e solo indiretti alla crescita degli altri Paesi.
L'eterogenesi del mercato non aiuta. A novembre i leader dei venti Paesi più
ricchi, o emergenti di grandi dimensioni, si erano impegnati a «rinunciare ad
alzare nuove barriere a investimenti e commercio» per almeno un anno e a
rilanciare entro fine dicembre il Doha round. Dopo pochi giorni la Russia aveva
aumentato le tariffe doganali sull'auto e l'India sull'acciaio. L'Argentina
preme sui Paesi latini per aumentare del 5% le tariffe su tessile, pellami e
legnami. La Cina ha ridotto l'Iva su interi settori
per sussidiare l'export. Del Doha round si sono perdute le tracce. A una
recente riunione del Consiglio per le relazioni italo-americane, l'economista
Fred Bergsten ha osservato che finora tutte le misure intraprese sono
«pienamente legali dal punto di vista della Wto», ma esistono ragioni speciali
per cui la tendenza potrebbe rinforzarsi: la crisi finanziaria ha colpito
duramente le riserve valutarie che i Paesi emergenti avevano accumulato per
proteggersi dall'instabilità economica. Per ricostituire le riserve, Paesi come
la Cina dovranno deprezzare il cambio e aumentare
ulteriormente l'avanzo commerciale. Un processo inverso toccherà a Paesi in
deficit come gli Stati Uniti che dovranno finanziare i deficit con alti tassi
d'interesse e un tasso di cambio solido, ma facendolo aggraveranno il deficit
commerciale. Questi due percorsi rafforzeranno le tentazioni protezionistiche
in un'attività, il commercio globale, che soffre d'instabilità dinamica, cioè
come una bicicletta è stabile solo se corre. Se si ferma cade. Poiché i tre
motori politici globali, Stati Uniti, Cina e Germania,
hanno più interesse degli altri a tenere aperti i canali commerciali, è
giustificata l'attesa di un'iniziativa politica: un "Obama round" -
sul modello non a caso di John F. Kennedy - che rafforzi le regole globali del
libero commercio. Nel caso americano, il "round" dovrebbe essere
affiancato da un rafforzamento della rete di sicurezza sociale, in stile
europeo, che riduca nelle classi medie Usa la paura della globalizzazione.
L'uso della politica ambientale come linguaggio del dialogo globale servirebbe a
rendere evidenti le conseguenze comuni di politiche nazionali
"inquinanti", cioè non cooperative. La prospettiva di un "Obama
round" dovrebbe disperdere le nebbie in cui destra e sinistra si sono
perse dall'inizio della crisi. In Europa, in particolare, il compito di
ricostruire un progetto politico attorno all'apertura globale e alla sicurezza
locale dovrebbe risultare attraente sia alla destra pro-mercato, sia alla
sinistra sociale, senza bisogno di portare il capitalismo agli estremi del
corporativismo o del comunismo. Ma proprio in Europa sembra invece che la
proposta politica stia arretrando. In Germania la Grande coalizione, attesa a
un difficile test elettorale nel settembre 2009, sembra paralizzata ed è
riuscita a isolare il Paese dai partner europei. In Francia e in Italia il
dibattito è inesistente perché i Governi finiscono per sovrapporsi allo Stato
nell'assenza dell'opposizione. In Gran Bretagna le condizioni strutturali
dell'economia sono talmente debilitate da richiedere una lunga ricostruzione anche
dell'analisi politica della società. In tali condizioni il ritiro della
politica nei confini nazionali impedisce che l'Europa contribuisca alla
soluzione della crisi. Proprio quest'anno però, il 6-7 giugno, nell'Unione
Europea si terranno le elezioni del Parlamento. Come mai il dibattito tra
destra e sinistra sulla crisi del capitalismo non sta prendendo piede su scala
continentale? Se si ha presente l'interpretazione di destra e sinistra come
artefici del "protezionismo di parte" (a difesa rispettivamente del
capitale o del lavoro), la diversità dei modelli sociali dei Paesi europei
offre una spiegazione interessante. Ogni Paese si colloca su posizioni diverse
rispetto alla protezione media che l'Unione Europea intende offrire al lavoro o
al capitale. La Francia per esempio offre una protezione del lavoro maggiore
rispetto a quella media europea, mentre la Gran Bretagna offre una protezione
minore. Per questa ragione in Francia i partiti di sinistra erano contro la
Costituzione europea e quelli di destra a favore, mentre in Gran Bretagna
accadeva il contrario. Il risultato era che la destra francese era schierata
con la sinistra britannica, mentre la sinistra francese votava come la destra
britannica. Fino a che i modelli sociali saranno molto divergenti, sarà
difficile identificare in Europa due fronti coerenti di sinistra e di destra
attorno ai quali sviluppare un confronto parlamentare sul futuro del
capitalismo europeo. Senza un dibattito pubblico europeo che esponga ai
cittadini di tutti i Paesi le alternative su scala continentale, le opinioni
pubbliche saranno legate a miopi interessi locali e a loro volta i Governi
nazionali non hanno incentivo a sviluppare posizioni non nazionali, ma
cooperative, quelle stesse che sono tanto necessarie a risolvere la crisi.
Inevitabilmente i Governi preferiranno cedere alla trappola ingannevole e
seducente del protezionismo nazionale a costo di danneggiare i propri cittadini
e la credibilità della democrazia. carlo.bastasin@ilsole24ore.com LA
TRAPPOLA-PROTEZIONISMO Finché i modelli sociali all'interno dei Paesi Ue
saranno così divergenti, difficile costruire un vero confronto su scala globale
MIOPI INTERESSI LOCALI Senza una discussione approfondita le opinioni pubbliche
rischiano di accettare decisioni controproducenti
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-12-23 - pag: 13 autore: Politica monetaria / 1
Sfera di cristallo per i tassi di cambio Prosegue il trend di volatilità, ma
differiscono le tendenze su breve e lungo termine di Kenneth Rogoff * I l 2008
è stato un anno di turbolenze eccezionali per i tassi di cambio. Che cosa ci
porterà l'anno nuovo sul fronte valutario? L'unica certezza è che il trend
attuale di volatilità estrema proseguirà, ma ci troviamo a uno strano snodo,
dove le tendenze sul breve e sul lungo termine sembrano differire in modo
considerevole. Sul breve periodo, lo yen e il dollaro continueranno a
beneficiare della corsa alla sicurezza, ora che gli investitori, in preda al
panico, cercano un rifugio sicuro. A rafforzare le due valute contribuiscono
anche le altre Banche centrali, impegnate a tagliare progressivamente i tassi
d'interesse fino a tendere allo zero, una politica anticipata da Giappone e
Stati Uniti. E dunque, anche se Washington e Tokyo non alzeranno i tassi
d'interesse nel prossimo futuro, l'abbassamento dei tassi negli altri Paesi
renderà il dollaro e lo yen meno attraenti in termini relativi. I prezzi delle
materie prime rimarranno bassi, trascinando giù le commodity currencies e
rafforzando in particolare lo yen, considerando la dipendenza del Giappone
dalle importazioni di materie prime. Normalmente, le tendenze sul breve e sul
lungo periodo puntano nella stessa direzione. Numerose ricerche dimostrano che
per le principali valute il tasso di cambio odierno rappresenta il miglior indicatore
del tasso di cambio della settimana, del mese o addirittura dell'anno a venire.
Ma il momento attuale è tutto fuorché normale. Il persistere della crisi
finanziaria imprime una costante pressione al rialzo sul dollaro in virtù del
suo status di rifugio sicuro. I prezzi delle materie prime persistono nella
loro caduta libera. Ma la crisi finanziaria prima o poi finirà, e con lei la
recessione globale. Né l'una né l'altra finiranno presto, badate bene, forse ci
vorranno ancora sette o otto mesi, se non di più. Ma quando la crescita tornerà
a normalizzarsi, le tendenze di quest'ultimo periodo che sono alla base del
rialzo del dollaro e dello yen verranno meno. Forse gli investitori
internazionali saranno grati agli Stati Uniti per le aggressive misure di
stimolo messe in campo, a livello monetario e a livello di spesa pubblica,
misure che avranno una brusca accelerata quando il presidente eletto Barack
Obama entrerà in carica il 20 gennaio. Ma rimarrà la preoccupazione per quello
che succederà quando arriverà il momento di pagare il conto. Molti mercati
emergenti, inoltre, vorranno adottare politiche macroeconomiche anticicliche,
ma la loro azione sarà ostacolata dai timori per le conseguenze di queste
politiche sui bilanci pubblici e dalla paura di un'impennata dell'inflazione.
In Europa, la politica di bilancio è vin-colata dal Trattato di Maastricht, e
la politica monetaria della Bce è focalizzata unicamente sulla stabilità dei
prezzi. Certo, la Cina, con le sue
cospicue riserve in valuta estera, ha quattrini come nessun altro da spendere
in politiche macroeconomiche anticicliche. Ma i governanti cinesi sanno che il
loro sistema bancario, controllato e represso, è vulnerabile mentre il Paese
procede nella sua graduale liberalizzazione finanziaria, e sanno che le
riserve di valuta estera potrebbero servire per procedere a ricapitalizzazioni.
Probabilmente, dunque, nessuna regione metterà in campo politiche espansive
comparabili a quelle degli Stati Uniti. Per il momento, gli investitori di
tutto il mondo sembrano non essere mai paghi di acquistare buoni del Tesoro
americano, come dimostra il drastico calo dei tassi interesse sui titoli Usa a
breve scadenza. Ma gran parte di questa domanda è trainata da paure di corto
respiro, alimentate dalla crisi. Quando i mercati si normalizzeranno,
sicuramente gli investitori si guarderanno intorno e si renderanno conto che
gli Stati Uniti, per combattere il rallentamento dell'economia, hanno
accresciuto enormemente il loro debito, nell'ordine di svariate migliaia di miliardi
di dollari. Al contempo, la caduta dei prezzi (o "deflazione") a cui
assistiamo oggi finirà con il mutarsi in inflazione quando la stabilità dei
prezzi sconterà gli effetti di politiche monetarie aggressivamente espansive.
In alcuni casi, i movimenti delle principali valute nell'anno trascorso possono
essere interpretati come movimenti normalizzanti. In termini di parità di
potere d'acquisto ( una misura approssimativa di quello che si può acquistare
in termini di beni reali con le diverse valute), l'euro era grottescamente
sopravvalutato quando era quotato a 1,60 dollari, mentre lo yen era
grottescamente sottovalutato quando era quotato a 120 yen per dollaro. Le
commodity currencies sono tornate a terra dopo i livelli stratosferici che
avevano toccato. Gli allineamenti valutari dell'anno trascorso quindi non hanno
fatto altro, in certa misura, che rimettere in equilibrio i livelli dei prezzi
interni relativi e i tassi di cambio. Ora, però, probabilmente i tassi di
cambio dei Paesi emergenti, e ancor di più le commodity currencies, hanno
esagerato sull'altro versante, perdendo troppo valore. Sul lungo periodo,
globalizzazione e convergenza economica si rimetteranno in moto e i mercati
emergenti e le commodity currencies inevitabilmente si rafforzeranno. Al tempo
stesso, la prospettiva di un aumento dell'inflazione e di un debito pubblico
sempre più ingente in America finirà con il penalizzare il dollaro, e lo stesso
farà il deficit commerciale degli States, ancora preoccupante. Anche lo yen, da
parte sua, risentirà del costante aumento del debito pubblico in Giappone, già
ora frai più alti del mondo.La persistente debolezza dell'economia nipponica
finirà con il colpire lo yen. Se l'attuale costellazione di tassi di cambio
rappresenta una rivalutazione eccessiva del dollaro e dello yen, in particolare
rispetto alle valute dei mercati emergenti, quanto tempo impiegherà la
situazione per tornare in equilibrio? Tutto dipende da quando finirà la crisi
economica, e stimare la tempistica in questo caso è difficile quanto prevedere
i tassi di cambio. Ma il momento arriverà. E vedrete che dollaro e yen
rimbalzeranno come un boomerang. * Università di Harvard Copyright: Project
Syndicate, 2008 (Traduzione di Fabio Galimberti) RIPERCUSSIONI Gli allineamenti
valutari hanno rimesso in equilibrio i livelli dei prezzi interni, ora però le
«commodity currencies» hanno perso troppo valore
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-23 - pag: 23 autore: Bilancia
commerciale. Tra gennaio e novembre rilevato un disavanzo di 21,3 miliardi La
bolletta energetica spinge il deficit extra Ue Giù le vendite in Russia e Usa
Urso: ripresa in primavera Gianluca Schinaia MILANO Prosegue il trend negativo
dell'export italiano. A novembre, secondo quanto ha reso noto ieri l'Istat, le
esportazioni verso i Paesi extra Ue (pari al 39,9% del totale della bilancia
commerciale) sono diminuite dell'8,8% su base annua mentre le importazioni sono
calate del 3,6%. Ne è derivato un peggioramento significativo del deficit
commerciale che ha toccato quota 1.234 milioni di euro, mentre a novembre del 2007
il disavanzo extra Ue si era fermato a quota 575 milioni. Nell'arco di 11 mesi
le esportazioni registrano però un aumentato del 6,1% a fronte di una crescita
dell'import pari al 10,5%. Tra gennaio e novembre l'interscambio commerciale è
risultato negativo per 21.359 milioni di euro, ovvero il 52% in più rispetto
allo stesso periodo dell'anno precedente. A livello mensile le flessioni più
elevate delle esportazioni hanno interessato un po' tutti i settori: prodotti
petroliferi raffinati (-24,2%), mezzi di trasporto (-22,8%), prodotti in legno
(-19,9%) minerali non metalliferi (-16,6%), prodotti in cuoio (-12,7%), mobili
(-12,1%) e tessile- abbigliamento (-11,9%). Flessioni più contenute per
apparecchi elettrici (-5,9%), macchine e apparecchi meccanici (-3,8%). L'unico
settore in controtendenza sul fronte delle esportazioni extra Ue è risultato a
novembre l'alimentare che ha fatto registrare un aumento pari all'1,1% (+7,6%
tra gennaio e novembre). Per quanto riguarda i principali mercati di sbocco le
flessioni più pesanti per il made in Italy sono state rilevate, sempre a
novembre, per Turchia (-26,1%), Russia (-19%, Stati Uniti (-7,5%) e Giappone
(-1,4%). «L'Italia come Germania, Cina e Giappone soffre la grave
crisi dell'export – ha commentato il sottosegretario al Commercio estero,
Adolfo Urso –. Per i 4 grandi Paesi esportatori è giunto forte l'impatto della
recessione mondiale, e saranno sei mesi terribili, poi arriverà la primavera, e
cioè la ripresa economica. Adesso però abbiamo imboccato il tunnel di una
crisi molto dura». «I dati di novembre – ha proseguito Urso – confermano il
rallentamento delle esportazioni italiane già evidenziato a ottobre. La
flessione dell'8,8% dimostra il fatto che la crisi sia globale, perchè il made
in Italy ha perso terreno anche nei Paesi che sinora avevano tenuto meglio come
Russia, Turchia, Balcani e Mercosur». Assocamerestero sottolinea il fatto che
mentre cresce il disavanzo energetico e sfiora i 57 miliardi di euro, alcune
produzioni tipiche del made in Italy, nonostante i dati di novembre, continuino
a presidiare i mercati extra-europei: la meccanica da sola rappresenta un
quarto dell'export complessivo, con un surplus pari a 27,6 miliardi. Secondo il
centro studi Cerm, la spiegazione della più forte caduta dell'export rispetto
all'import potrebbe chiamare in causa lo storico deficit di competitività del
Paese sui mercati internazionali, sia in termini di prezzo sia di varietà
produttiva, che in questa fase di crisi di tutte le economie viene enfatizzato.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-23 - pag: 29 autore: ANALISI Il costo
del salvagente di Pechino di Romeo Orlandi * Q uante crisi dovranno passare
prima che il risparmio dei contadini cinesi smetta di finanziare gli acquisti
della middle class americana? Per non avere una risposta inutile, come un
soffio nel vento, forse proprio la tempesta finanziaria può venire in soccorso.
La sua brutalità solleva il velo di ipocrisia che rendeva i concetti imprecisi
e le preoccupazioni diluite nel tempo. è ammissibile che la
Cina risparmi il 48% del suo Pil, contro il 14% degli Stati Uniti? I
manuali di economia sostengono che le percentuali dovrebbero essere invertite:
troppo esteso è ancora il differenziale di reddito. Eppure lo stile di vita
degli Stati Uniti dipendeva da quello di una nazione lontana, incompresa e
talvolta ostile. Gli analisti erano concordi nel rilevare il doppio
binario della crescita mondiale nell'euforia a cavallo del millennio: la
produzione cinese e il consumo statunitense, il risparmio del Dragone e
l'indebitamento a stelle e strisce. Per ironia della globalizzazione, la Cina era protagonista di entrambi i deficit Usa: da un lato
godeva uno spettacolare attivo commerciale, con benevola complicità delle
multinazionali Usa, dall'altro finanziava il deficit federale con l'acquisto di
Treasury bond. Le stesse ingenti quantità di denaro sborsate per lo shopping
erano poi utilizzate nel senso contrario per acquistare pezzi di Stati Uniti.
Nonostante il suo ruolo, la Cina però non fa parte del
G8, per distrazione dei componenti e forse anche per sua scelta. Senza di lei e
senza gli altri giganti emergenti, i summit confinavano i loro esiti a una
photo opportunity. I risultati di questo meccanismo poco lungimirante sono
sotto i riflettori delle critiche. L'asprezza della crisi fa invocare un ruolo
cinese, un suo maggiore coinvolgimento nel consesso finanziario internazionale.
è un pentimento sincero o strumentale? In realtà la Cina
è l'unico Paese in grado di intervenire: ha contemporaneamente forza po-litica,
dimensioni economichee riserve da impiegare. Nelle sue casseforti sono
depositati 2.000 miliardi di dollari; in una fase di credit crunch i suoi
impieghi diventano fondamentali. Non a caso l'ansia sulle destinazioni ha
dominato il recente vertice a Pechino del Sed, Strategic economic dialogue, tra
Cina e Usa. Henry Paulson ha sorriso imbarazzato
all'ironia dei suoi ospiti: stava ricevendo lezioni di capitalismo, bacchettate
su come manovrare il timone economico senza incagliarsi nelle secche della
recessione. Sembrava che a distanza di 30 anni dall'avvio delle riforme
denghiste, le parti si fossero invertite, con nuove posizioni tra cattedra e
banchi di scuola. Eppure non sarà indolore un nuovo scenario con la Cina che impugna la ciambella di salvataggio, per due motivi
importanti. Il primo è la convinzione cinese che è statunitense la
responsabilità della crisi, nata a Wall Street, non a Tiananmen. Dopo la
rottura degli anelli deboli nella periferia dello scacchiere globalizzato,
questa volta è il cuore ad aver ceduto. L'aiuto verrà dato solo se servirà alla
Cina, in una competizione senza armi ma disinvolta e
spietata. Pur nello scricchiolio della propria economia, il Regno di Mezzo è
oggi in posizione di forza; la sua minaccia velata di deprezzare il suo
renmimbi, innescando svalutazioni competitive, appare come un incubo per la
Casa Bianca. La seconda preoccupazioneè più inquietante perché dimostra la
drammaticità della crisi. La Cina non può
improvvisamente assumere un ruolo di traino perché la sua crescita non è
svincolata dal ciclo mondiale. Per chi produrre se i suoi clienti non comprano?
Se l'export diventa asfittico, bisognerà saccheggiare l'arsenale keynesiano per
sostenere la domanda. Di conseguenza lo stimulus package sarà rivolto al
mercato interno, dove ha maggiori possibilità di essere efficace. Pechino ha
compreso con realismo che il decoupling è un miraggio, anche se è chiamata a
diventarne il regista. è cosciente che potrà al massimo limitare le perdite,
ridurre l'aumento del Pil e avanzare non tanto per la sua crescita, ma per
l'arretramento delle economie concorrenti. * Osservatorio Asia ANTIDOTI AL
CREDIT CRUNCH Solo la Cina possiede contemporaneamente
doti di forza politica, dimensioni economiche e riserve da impiegare Al timone.
Il premier Wen Jiabao BLOOMBERG
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-23 - pag: 31 autore: La rivincita verde
di Kawasaki Era la città più inquinata del Giappone, oggi è un hub globale di
eco-tecnologie Stefano Carrer KAWASAKI. Dal nostro inviato Da simbolo massimo
dell'inquinamento a hub globale di ecotecnologie e città-modello
per uno sviluppo sostenibile: un esempio per la Cina e gli altri
Paesi asiatici che prendono coscienza della necessità di una svolta
nell'economia nel segno della compatibilità ambientale. Kawasaki era
l'incongruo biglietto da visita di un Giappone che negli anni '60 anticipava un
trend continentale con tassi di crescita spettacolari. «Altro che
serenità rarefatta dei templi zen: il primo impatto con il Giappone era la
visione da inferno dantesco di Kawasaki dai finestrini dell'aereo che atterrava
allo scalo di Haneda – ricorda Henry Scott Stokes, il biografo di Yukio Mishima
–. Chilometri e chilometri quadrati di ciminiere che vomitavano nell'aria i
fumi tossici della petrolchimica e delle acciaierie, fino a rendere il cielo di
un grigio uniforme e costante. Il mio predecessore all'ufficio di corrispondenza
del Financial Times volle andarsene perché temeva conseguenze irreparabili
sulla sua salute». Un milione e 390mila abitanti, Kawasaki sarebbe l'ottava
città del Giappone, se non fosse di fatto un sobborgo di Tokyo, da cui dista
solo
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
MONDO E MERCATI data: 2008-12-23 - pag: 31 autore: APPUNTAMENTO HI-TECH Vetrina
dell'eco-risparmio Dal 17 al 18 febbraio alla Todoroki Arena si terrà la
Kawasaki International Eco-Tech Fair 2009. Sarà la vetrina
delle tecnologie giapponesi per il risparmio dell'energia,con l'idea di
favorirne il trasferimento verso altri Paesi. Sponsor 2009 sono i Governi di Cina, Corea del Sud e Vietnam. La fiera è aperta alle aziende
internazionali interessate a portare tecnologie verdi nei Paesi asiatici
Eco-sindaco. Takao Abe, 65 anni
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-23 - pag: 32 autore: Sarkozy a Lula:
«Brasile importante per la governance mondiale» Governance mondiale con l'inclusione di Cina,India e Brasile.è il messaggio
che il presidente francese Nicolas Sarkozy ha portato al vertice Europa-Brasile
che ieri lo ha visto protagonista, nel ruolo di presidente uscente della Ue,
insieme con il collega brasiliano Inacio Lula da Silva (a destra con Sarkozy
nella foto) e con Jose Manuel Barroso, presidente della Commissione
Ue.All'ordine del giorno la ristrutturazione del Consiglio di sicurezza
dell'Onu.Oggi Sarkozy firmerà importanti contratti in materia di energia e
difesa. REUTERS/LAPRESSE
( da "Avvenire" del 23-12-2008)
Argomenti: Cina
POLITICA 23-12-2008
CHIUSO IL CENTRO DEL NOBEL PER LA PACE SHIRIN EBADI Iran, la stretta del regime
mossa elettorale anti-moderati RICCARDO REDAELLI T utto era pronto al Centro
per la difesa dei diritti umani di Teheran per celebrare il 60° anniversario
della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Ma il premio Nobel per la
pace Shirin Ebadi che lo ha creato nel 2000 non si aspettava l'arrivo in massa
di poliziotti e agenti della sicurezza, ospiti non invitati alla cerimonia.
Essi hanno fatto sgomberare la sede e sospeso ogni attività
dell'organizzazione, nonostante le proteste del personale e della stessa Ebadi.
Nel 2003, la giurista iraniana, che da sempre lotta per i diritti civili nel
Paese, aveva ricevuto a Oslo un po' a sorpresa il massimo riconoscimento.
Proprio il Nobel le aveva permesso di battersi in modo più incisivo per ridurre
l'arbitrio del potere giudiziario iraniano, nelle mani dei conservatori più
radicali, e per difendere donne ripudiate, giovani, intellettuali e attivisti
politici. Shirin Ebadi e il suo centro rappresentano quindi un vessillo per
quanti a Teheran lottano per armonizzare legge religiosa islamica e libertà
individuale, per ridurre le disparità fra uomini e donne, per far sì che il
potere giudiziario si basi su norme certe e uniformi e non sulla prevaricazione
e la violenza, come avviene ora. Nella confusione delle prime ricostruzioni, si
fanno strada due possibili spiegazioni. Una prima, contingente, lega l'azione
della magistratura alla rabbia dei conservatori per la recente risoluzione
delle Nazioni Unite in cui si esprime «profonda preoccupazione» per la
situazione dei diritti umani nel Paese. Il centro della Ebadi aveva in questi
mesi fornito dati e materiale per la stesura del dossier, e sarebbe stata
pertanto punita. Ma c'è anche chi legge l'evento come un chiaro avvertimento
preelettorale. Il prossimo mese di giugno, infatti, gli iraniani voteranno per
eleggere il nuovo presidente della Repubblica: dopo i quattro anni di governo
dell'ultra-radicale Ahmadinejad, riformisti e pragmatici stanno cercando di
proporre candidature autorevoli per tornare a controllare alla carica statale
più alta, come avevano fatto durante gli otto anni di Mohammad Khatami (1997-
2005). L'attacco a un bersaglio simbolico farebbe parte di una strategia volta
a condizionare gli attivisti liberali, a ridurre non solo all'impotenza, ma
all'apatia, la società civile iraniana, il pilastro principale delle passate
vittorie elettorali riformiste. Con un Paese spaventato, disilluso, concentrato
sulla crisi economica e sul proprio privato, le fazioni più dogmatiche e
radicali del regime beneficerebbero dell'astensionismo per vincere le elezioni,
potendo contare sul loro zoccolo duro, minoritario in Iran tuttavia facilmente
mobilitabile e ben protetto. In caso di un'alta partecipazione elettorale, gli
ultraradicali di Ahmadinejad sarebbero al contrario in maggiori difficoltà.
Certo, il clima che regna oggi a Teheran sembra plumbeo. E non aiuta i
riformisti 'la scomparsa' dell'Iran dall'attenzione internazionale. Per anni,
il Paese è stato al centro di formidabili pressioni: i dubbi sul programma
nucleare e le risoluzioni Onu per arrivare a bloccarlo; le accuse mosse da
Washington di cavalcare le violenze in Afghanistan e in Iraq e di sostenere
gruppi islamici radicali; i paventati attacchi militari preventivi da parte di
Usa e Israele. Poi per la crisi di credibilità dell'Amministrazione Bush, per i contrasti con Russia e Cina, per la
difficile situazione regionale, per l'attesa delle mosse di Obama, e la crisi
finanziaria mondiale Teheran sembra uscita dall'agenda politica e dai media.
Secondo alcuni, l'atteggiamento spavaldo e aggressivo di Ahmadinejad ha funzionato
e l'Iran ha già vinto la propria partita nucleare. Ma l'Iran, si sa, è
imprevedibile per definizione. E la tracotanza dei radicali potrebbe rivelarsi
controproducente in patria. La società civile potrà anche essere silenziosa, ma
certo non è scomparsa.
( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 1 - Prima
Pagina Nella Cuba comunista dove regna il fidelismo L´AVANA RIASSUMO le prime
impressioni che mi investono sbarcando a Cuba, dove cinquant´anni fa è nata una
rivoluzione sopravvissuta all´ecatombe del comunismo. Un angolo del mondo non
paragonabile ad altri. Ma è ancora comunista quest´isola subtropicale, che ha
ispirato, penso in egual misura, romanticismo e ripulsa? E che continua a
sollecitare l´immaginazione, appunto romantica, nell´America latina? Mentre su
una microscopica automobile sudcoreana risalivo la Rampa, il viale sul quale si
affacciano ambiziosi edifici, ho posto la domanda alla donna seduta al mio
fianco: una quasi cinquantenne con vecchie radici familiari alto borghesi, alle
quali si sente legata, pur non essendo indifferente al carisma di Fidel, la cui
ombra protettrice e ossessionante l´accompagna dalla nascita. La risposta è
stata netta: «Noi non siamo comunisti, siamo fidelisti». Eppure sei anni fa, quando il comunismo era già morto e sepolto in Russia e aveva
cambiato faccia in Cina e in Vietnam, più di otto milioni di cubani (su undici che ne
conta l´isola) hanno approvato un testo in cui si afferma che "il
socialismo e il sistema politico e sociale rivoluzionario stabilito nella
Costituzione sono irrevocabili" e che "Cuba non ritornerà mai al
capitalismo". ALLE PAGINE 29, 30 E 31
( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 14 - Esteri Da
Eco alla Gordimer, in 150 firmano un appello al presidente Hu Jintao per l´attivista dei diritti umani Nobel e scrittori sfidano la Cina "Liberate il dissidente Lu Xiaobo" L´arresto per aver
promosso un appello in favore della libertà di opinione Berlino: "Obama
sta cercando di risolvere un problema, va aiutato" VINCENZO NIGRO ROMA -
Chi è disposto a prendersi i detenuti di Guantanamo per guadagnare punti con
Barack Obama? La nuova amministrazione americana non è ancora in
servizio, ma su molti dossier i ministri di George Bush sono già al lavoro per
preparare il terreno al nuovo presidente. Il primo fra tutti è il Segretario
alla Difesa Robert Gates, che rimarrà al suo posto col nuovo governo
democratico. Guantanamo dipende dal Pentagono, e Gates ha chiesto ai suoi
uomini di preparare un piano per chiudere la prigione aperta dopo l´invasione
dell´Afghanistan. Nel carcere i detenuti sono passati dai circa 800 del 2002 ai
circa 250 di oggi: una cinquantina sarebbero addirittura innocenti per gli
stessi accusatori americani, ma l´amministrazione non vuole restituirli ai loro
paesi d´origine, in cui verrebbero quasi sicuramente messi a morte per accuse
di terrorismo che non sono state prese in considerazione dagli Usa. Da qualche
giorno qualcuno ha iniziato a rispondere positivamente agli americani. Per
esempio il ministro degli Esteri del Portogallo Luis Amado ha annunciato
pubblicamente di essere pronto ad accogliere qualcuno dei terroristi detenuti
nella base dell´isola di Cuba. Ieri il Washington Post ha scritto che «oltre al
Portogallo anche altri paesi europei sono pronti ad ospitare i detenuti quando
Obama chiuderà il carcere». Il Post cita Karsten Voigt, il coordinatore dei
rapporti Usa-Germania nel governo di Berlino, secondo cui «l´amministrazione di
George Bush ha creato il problema Guantanamo, adesso Barack Obama tenta di
risolverlo, e noi dobbiamo aiutarlo». Secondo la Frankfurter Allgemeine Zeitung
il ministro degli Esteri, Frank-Walter Steinmeier avrebbe già impartito
disposizioni per accogliere in Germania in particolare i 20 uiguri di origine
cinese. La settimana scorsa Amado ha inviato una lettera ai suoi colleghi
ministri degli Esteri europei per dire che «è arrivato il momento per la Ue di
fare un passo avanti: dovremmo mandare un chiaro segnale della nostra
disponibilità ad aiutare il governo Usa al riguardo, soprattutto in riferimento
al riassetto dei detenuti». Per il momento il governo italiano è molto freddo:
l´ambasciata a Washington non è stata coinvolta dal Dipartimento di stato,
anche se l´ambasciatore Castellaneta ha immediatamente segnalato alla Farnesina
che l´apertura del Portogallo avrebbe aperto un problema anche per Roma. «A noi
nessuno ha chiesto nulla, e sappiamo già che il ministro Frattini ha mille
perplessità su una vicenda del genere», dice un alto diplomatico che lavora col
capo della Farnesina. Al ministero citano il caso dei terroristi palestinesi
ospitati in Italia per chiudere la crisi della Basilica della Natività tra
Israele e i palestinesi: «Ne stiamo pagando ancora il peso economico e di
attenzione dei nostri servizi di sicurezza, così come per anni abbiamo pagato
il prezzo per aver ospitato in Italia il curdo Ocalan». Frattini nelle
discussioni con i suoi collaboratori ha fatto notare che in Italia mancano i
tribunali speciali e la legislazione eccezionale che permetterebbe di mantenere
in Italia dei presunti terroristi che non sono stati condannati da nessun
tribunale riconosciuto da Roma. «Certo, prima o poi gli americani potrebbero
chiedercelo», dice un ambasciatore, «ma davvero andarci a cercare una bomba
terroristico-giudiziaria del genere è qualcosa che l´Italia non ha nessuna
intenzione di fare, non vogliamo un caso Ocalan moltiplicato per dieci».
( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 14 - Esteri
30 ANNI DOPO LA LEZIONE DI CHARTA 77 VACLAV HAVEL Nel gennaio del 1977, un
gruppo di cittadini cecoslovacchi, di cui ho avuto il privilegio di far parte,
pubblicò la Carta 77. Con quel documento chiedevamo maggior rispetto dei
diritti civili e politici da parte dello Stato ed esprimevamo la nostra
convinzione che noi cittadini avessimo la responsabilità di lavorare insieme al
governo per garantire, attraverso la nostra vigilanza, il rispetto dei diritti
fondamentali. Con la pubblicazione della Carta 77, non volevamo creare
un´organizzazione strutturata, ma, come scrissi allora, «una comunità libera,
informale e aperta di individui di convinzioni, fedi e professioni diverse,
uniti dalla volontà di lottare, individualmente e collettivamente, per il
rispetto dei diritti civili e dei diritti umani nel nostro paese e in tutto il
mondo». Oltre trent´anni dopo un gruppo di cittadini cinesi ha preso a modello
il nostro modesto sforzo e ha diffuso un appello analogo - per i diritti umani,
per il buongoverno e per il dovere dei cittadini di sorvegliare l´operato del
loro governo - con l´obbiettivo di indurre il loro Stato a giocare secondo le
regole di una società moderna e aperta. è un documento di grande importanza.
Gli autori della Carta 08 chiedono la protezione dei diritti fondamentali, una
maggiore indipendenza della magistratura e una democrazia legislativa. Ma non si
fermano qui. Con gli anni ci siamo resi conto che una società libera e aperta
non significa semplicemente difendere i diritti fondamentali. A questo scopo, i
firmatari della Carta 08 chiedono anche, saggiamente, che si protegga
l´ambiente. La Cina del 2008 non
è la Cecoslovacchia del 1977. Per molti aspetti, è più libera e aperta di
quanto non fosse il mio paese 30 anni fa. Eppure, da molti punti di vista la
risposta delle autorità cinesi alla Carta 08 rispecchia la risposta del governo
cecoslovacco alla Carta 77. Invece di rispondere alla nostra offerta di
collaborazione con il dialogo e con il dibattito, il governo cecoslovacco
scelse la repressione. Arrestò alcuni dei firmatari, ne interrogò e ne
perseguitò altri e produsse disinformazione sul nostro movimento e sui suoi
scopi. Anche il governo cinese ha respinto l´invito a discutere con i firmatari
della Carta 08. Al contrario, ha arrestato due dei firmatari, Liu Xiabo e Zhang
Zuhua. Poco dopo la pubblicazione della Carta 77, fui arrestato con l´accusa di
aver commesso «reati gravi contro i principi fondamentali della Repubblica». Il
timore è che Liu venga incolpato di un reato altrettanto arbitrario,
«incitamento alla sovversione del potere dello Stato». Sono rattristato dalla
piega che hanno preso gli eventi. Il governo cinese dovrebbe tenere a mente
l´insegnamento di Carta 77, e cioè che campagne di intimidazione, propaganda e
repressione non possono sostituire un dialogo ragionato. Solo il rilascio
immediato e incondizionato di Liu Xiaobo potrà dimostrare che il governo di
Pechino ha recepito questo insegnamento. (Copyright The Wall Street Journal/Dow
Jones and Company. Traduzione di Fabio Galimberti)
( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 27 - Commenti
Crisi e nuovo ordine mondiale Le sfide del g8 italiano FERDINANDO SALLEO Tra
poco l´Italia assumerà la presidenza del G-8, il gruppo creato dalle grandi
potenze industriali (nel G-7, prima dell´ingresso della Russia, si chiamavano
"le maggiori democrazie") per concertarsi attorno ai problemi
economici e politici del nostro tempo. La presidenza italiana del gruppo dovrà
affrontare un compito difficile proprio nell´anno cruciale in cui la crisi
finanziaria esplosa, la recessione che tutti temono mentre cercano di
esorcizzarla e l´instabilità degli equilibri di sicurezza e dei rapporti di
forza rimettono in discussione le basi in cui il gruppo trova la sua ragione.
Il "patto di sindacato" del mondo, già ridotto negli ultimi anni a
poco più dei riti della foto di gruppo, dovrà cambiare missione e passo
politico perché rischia altrimenti di essere definitivamente condannato
all´irrilevanza e scomparire, paradossalmente proprio quando si rafforza la
consapevolezza della dimensione planetaria e dell´interdipendenza dei problemi
politici ed economici dell´assetto multipolare ed è evidente la necessità della
concertazione tra i principali attori della scena mondiale. Tra questi non
possono mancare, come azionisti responsabili assieme a quelli tradizionali, le
nuove potenze che prepotentemente emergono e sono causa di buona parte dei
problemi e in prospettiva componenti importanti delle soluzioni possibili. Non
è da oggi che si discute di includere nel G-8 la Cina, l´India e i
due maggiori Paesi dell´America Latina che escono dalla minorità, il Sudafrica
e probabilmente un grande Paese arabo. Vischiosità della tradizione e disomogeneità
dei candidati, difficoltà di scegliere i nuovi membri scontentando molti e
timore dei nuovi equilibri nel gruppo allargato hanno fatto sinora rinviare la
decisione mentre il collegamento con i nuovi protagonisti e con le
grandi regioni della povertà e dell´instabilità si risolvevano in una complessa
ritualità di riunioni congiunte a margine del Gruppo. Quest´anno ha segnato
però l´ora della verità perché le decisioni che incombono tenderanno altrimenti
ad esser prese sulla spinta delle esigenze puntuali di ciascuno rinunciando
alle sinergie possibili. Intanto, in attesa della presidenza Obama da cui ci si
aspetta molto, la confusione dei vertici è aumentata da quando l´attivismo di
Sarkozy ha fatto convocare a Washington un vertice del G-20 ? che si ripeterà a
Londra in primavera ? riunendo un gruppo numeroso ed eterogeneo, ad altro
destinato per mandato, livello e composizione, che ha potuto prendere nella
capitale americana con una Casa Bianca agonizzante solo orientamenti generali
rinviando sostanzialmente le decisioni e scatenando insieme la corsa a
partecipare al consesso. Revisione dei meccanismi, trasparenza e garanzia della
stabilità finanziaria mondiale, problemi del clima e dell´energia,
proliferazione nucleare e instabilità sistemica delle terre disperate
nell´immediato e, in una prospettiva strategica, la formazione di un consenso
diffuso sulle regole della società internazionale: questi, i problemi che
premono richiedendo una efficace concertazione tra i Paesi che hanno le
maggiori responsabilità per popolazione e ricchezza, tradizione di cultura e
stabilità politica, sistema economico aperto ed efficiente. In realtà, nella
fragilità e nella paralisi delle Nazioni Unite, il Gruppo degli Otto è
insufficiente per l´assenza costitutiva di molti protagonisti del mondo in cui
viviamo, come quello dei Venti è ridondante ed eterogeneo per decidere
efficacemente l´orientamento globale. Per una di quelle ironie di cui la storia
si compiace, incombe sull´Italia un incubo che ci perseguita dalla nascita
dello Stato unitario, quello dell´esclusione dai centri di decisione: dai vari
"direttori" europei al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite,
dai "gruppi di contatto" per i Balcani alla trattativa
"5+1" (i Cinque più la Germania) con l´Iran che marcia verso la
nuclearizzazione, il nostro Paese soffre della condizione ambigua di trovarsi
alla cerniera tra le potenze che concorrono direttamente alle decisioni e
quelle che influiscono solo ai margini. La battaglia naturale e giusta per
essere tra i primi assorbe sovente le migliori energie della nostra diplomazia
ed è fortemente condizionante per la politica estera, anche se da un
cinquantennio l´appartenenza all´Alleanza Atlantica e più ancora all´Europa ci
ha dato una maggiore capacità di risolvere il dettato dell´interesse nazionale
in un contesto multilaterale di partecipazione efficace alle decisioni. La
vigilia della presidenza italiana del G-8 suggerisce tre linee di orientamento.
Anzitutto, rafforzare la capacità decisionale del Gruppo, non solo perché ne
facciamo parte (e ne fa parte l´Unione Europea), ma perché il ruolo primario
delle maggiori potenze come regolatore del sistema mondiale è sempre più
evidente e largamente condiviso. In secondo luogo, dedicare ogni attenzione
alla ridefinizione della missione del Gruppo, economica, finanziaria e
politica, perché le nuove regole della società possono solo nascere dal
consenso autorevole e diffuso. Infine, per rafforzare il G-8 è necessario
includervi i Paesi che sono in grado, willing and able, di assumersi le
responsabilità della stabilità del sistema. Allargamento non significa però
annacquamento (e affievolimento del nostro ruolo) e meno ancora cedimento
all´assemblearismo che l´eterogeneità porta automaticamente con sé. Il Gruppo
dovrà quindi includere le maggiori potenze emergenti, mentre il G-20 ? che
incombe con le sue ambizioni ? potrà assolvere la propria funzione tecnica. Non
sarà compito facile per via delle contraddizioni che oppongono le ambizioni
degli uni ai timori degli altri, per la novità del metodo, per i possibili
contrasti tra il nostro patrimonio storico ? la democrazia, il pluralismo e le
libertà, la prosperità coniugata con la giustizia sociale, la stabilità
internazionale ? e differenti sistemi di valori e tradizioni. Premuta dal
dovere delle circostanze ? come il Presidente del Consiglio ha ricordato alla
Conferenza degli Ambasciatori ? l´Italia del 2009 si troverà a dover condurre
dalla responsabilità della presidenza il difficile percorso della rifondazione
del Gruppo delle maggiori potenze industriali. Da parte italiana si sono sin
qui tenute aperte le opzioni ritenendo che un compromesso pragmatico sia
migliore della contrapposizione frontale e ideologica. In questo complesso
panorama, la ricchezza della tradizione italiana, ideale, politica e
diplomatica, sarà il nostro titolo principale a rappresentare dalla presidenza
la guida della difficile transizione orientando la varietà delle ipotesi
presenti se sapremo essere propositivi e terremo a mente che, in ogni caso, un
approccio evolutivo, necessariamente per fasi, sarà reso possibile solo
dall´impostazione tempestiva e coerente del programma di riforma.
( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XII - Torino
L´ultima corsa allo shopping, le cerimonie religiose, il consueto pranzo in
famiglia una settimana bianca, uno spettacolo o un incontro con l´arte che non
va in vacanza ecco alcune idee per un lungo ponte alla ricerca di qualche
momento di serenità Natale sinonimo di messa della vigilia e di religiosità, da
vivere secondo la tradizione cattolica (e quindi «all´insegna della
solidarietà», come auspica il cardinale Poletto) o secondo i dettami degli
altri culti. O anche, sinonimo di cene e pranzi con i parenti e, soprattutto,
di tempo libero. Come trascorrerlo? Si può scegliere una
delle tante mostre aperte, oppure una giornata sugli sci. E ancora, i tanti
spettacoli teatrali e musicali o l´ormai classico cinema natalizio, con i
"cine-panettoni" ma non solo. L´importante è essere pronti per domattina:
chi è in ritardo può rimediare con un ultimo assalto alle bancarelle.
( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XIII -
Bologna NON ESISTE BUON "LOCALE"... GIOVANNI DEL PLATO (segue dalla
prima di cronaca) Ha sottolineato che la elezione di Barack Obama sta già
anticipando un clima di dialogo con gli altri paesi del mondo, inclusi quelli
emergenti. Questo richiamo al nuovo corso politico gli ha permesso di offrire
alla platea un´analisi sulla necessità di una visione globale per capire la
natura dei problemi locali nella loro molteplice concretezza, la cui
complessità va colta se si vogliono dare risposte praticabili e risolutive.
Altro che governo dell´esistente. Se manca una strategia internazionale non si
è in grado di poter governare a livello locale, in particolare quando occorre
rilanciare una capacità competitiva delle imprese e delle persone. La stessa
Bologna può aspirare ad essere una realtà locale di migliore sviluppo
economico, sociale e culturale, se sa aprirsi al mondo riuscendo a dare uno
prospettiva europea e globale alle sue straordinarie e preziose peculiarità.
Romano Prodi nel sottolineare i diversi settori della città su cui operare nel
saper far sistema glocal, ha sottolineato l´importanza della presenza di
Bologna al Expo di Shanghai nel 2010 che vedrà la presenza di milioni di
persone da ogni parte del mondo. Bologna insieme a Milano e Venezia è stata
chiamata a rappresentare il nostro paese in Cina e potrà farlo con successo, se riuscirà a dare di sé una
immagine fortemente attrattiva rispetto alle altre metropoli per le sue
risorse, i suoi beni e le sue bellezze. A questo proposito, Prodi rivolgendosi
a Flavio Delbono, candidato sindaco del Pd, ha chiesto quale sarà l´immagine
con cui Bologna si presenterà in quella eccezionale esposizione mondiale delle
tecnologie. E´ chiaro che Bologna dovrà dimostrare di essere una città competitiva
nel produrre e creare. Potrà farlo, se riuscirà ad eccellere nel campo dei
saperi con l´Università più antica del mondo, dei prodotti con le imprese di
alta tecnologia e delle bellezze con le sue storiche architetture e moderne
arti.
( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina
IV - Bari Il sequestro Tre quintali di botti dalla Cina al Salento
otto persone denunciate dalla Finanza Manca una settimana a Capodanno, ma prima
ancora che nasca come da tradizione Gesù bambino bande più o meno organizzate
di spacciatori di fuochi sono già al lavoro per festeggiare in maniera
esplosiva.
Lavorano anche le forze dell´ordine. Circa tre quintali di giochi pirotecnici,
quelli di genere proibito, sono stati sequestrati a Lecce da militari del
nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza. Sequestri che negli
ultimi tre mesi hanno raggiunto la quota ragguardevole di una tonnellata e
mezzo di botti, mentre otto persone sono state denunciate. I controlli delle
Fiamme gialle proseguiranno nei prossimi giorni da un capo all´altro del
Salento. I botti, tutti di fabbricazione cinese, erano detenuti illegalmente da
due persone deferite alla magistratura. In particolare, circa 300 chili di
fuochi pirici sono stati trovati in un garage usato da un 43enne che abita nel
centro di Novoli. I baschi verdi hanno poi controllato una Passat, guidata da
un 30enne di Torchiarolo (Brindisi), dove hanno scoperto altri 8 chili e mezzo
di fuochi pirici. Nei giorni scorsi grossi quantitativi di botti anche di
genere pericoloso erano stati sequestrati a Bari in due distinte operazioni
della polizia e della guardia di finanza.
( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XX - Bologna Trasmissioni
dall´Antoniano stasera e il 25 La febbre di Charlot e la scommessa di Stella
Grande schermo In attesa di mezzanotte con Cino Tortorella
Al Lumière l´omaggio a Chaplin e il film che piace a Moretti. All´Uci di
Casalecchio la proiezione inizia alle 11 Verranno riproposte le canzoni
dell´ultimo Zecchino d´Oro. Alla Montagnola il 26 debutta "Racconto di
Natale" GIORGIA OLIVIERI Come da tradizione, le festività natalizie
rappresentano l´occasione migliore per molte famiglie per godersi un film al cinema.
Alcune sale bolognesi offrono per questi giorni di festa proposte interessanti
che accontentano grandi e piccini. Oggi pomeriggio alle 15.30, all´Europa
Cinema, in via Pietralata 55/A, sarà proiettato sul grande schermo, con sistema
digitale ad alta definizione, l´allestimento de «Lo schiaccianoci» di
Tchaikovskj, andato in scena al Mariinskij Theatre di San Pietroburgo.
Quest´appuntamento rappresenta un´occasione ghiotta per chi volesse respirare
le suggestioni di questo celeberrimo balletto che proprio al Teatro Mariinskij
fu rappresentato per la prima volta nel 1892 (biglietti: intero 10 euro,
ridotto 8 euro e ragazzi 5 euro). Chi non si accontenta del solito
cinepanettone di Natale, in programmazione alla Sala Scorsese del Cinema
Lumière (via Azzo Gardino 65), avrà l´occasione di vedere fino al 30 dicembre,
solo in questa sala, «Stella», un piccolo film indipendente applaudito
all´ultimo Festival di Venezia, distribuito in Italia dalla Sacher Film di
Nanni Moretti. La regista Sylvie Verheyde racconta la storia delicata e intensa
di Stella, che è la regista stessa, una ragazzina di undici anni nella Parigi
degli anni Settanta, nel salto dal quartiere operaio in cui vive, figlia
trascurata di una coppia di baristi belli e dannati, alla scuola prestigiosa
cui è stata ammessa (biglietti: intero 7 euro, ridotto 5 euro). Grazie
all´amicizia con Gladys, figlia di intellettuali di origine ebraica, Stella
riuscirà a intravedere un suo futuro migliore. Sempre al Cinema Lumière, nella
Sala Officinema/Mastroianni, nei pomeriggi di Natale e di Santo Stefano, alle
16, i genitori che hanno già portato i propri figli a vedere il campione
d´incassi «Madagascar 2» e che li vogliono stupire con una proiezione lontana
dalle classiche animazioni per bambini, non possono perdere «La febbre
dell´oro» di Charlie Chaplin che interpreta Charlot, nell´ambito della rassegna
«Cineclub per ragazzi». La pellicola del film è stata restaurata dalla Cineteca
di Bologna e ci sarà la traduzione simultanea delle didascalie in inglese (biglietti:
intero 6 euro, ridotto da 4.50 e 3 euro). In coda ad entrambe le proiezioni del
film di Charlot, alle 17.45, si torna al presente con la visione del grande
successo di questa stagione «Kung Fu Panda» al Cinema Antoniano, in via
Guinizzelli 3, nella stessa rassegna per ragazzi (biglietti: intero 5 euro,
ridotto 4 euro). Chi vuole evitare le code del pomeriggio e della sera ma non
vuole rinunciare al film di Natale per tutta la famiglia, il 26 e il 28
dicembre e il 4 e il 6 di gennaio, potrà approfittare dello spettacolo
mattutino alle 11 dell´Uci Cinemas Meridiana di Casalecchio di Reno (biglietto
intero 8 euro). La matinée riguarda anche campioni d´incasso come «Madagascar
2» e il nuovo film di Aldo, Giovanni e Giacomo «Il Cosmo sul Comò».
( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XXI - Bologna
OMAR MATTI0LI Anche quest´anno come da tradizione, l´Antoniano di Bologna
insieme a RaiUno propone due trasmissioni televisive natalizie per i più
piccoli. La prima, intitolata «Aspettando il Natale», va in onda questa sera
alle 23,15 su RaiUno, condotta da Lorena Bianchetti e Cino
Tortorella: durante la serata, in attesa della mezzanotte, verranno riproposte
le canzoni dell´ultimo Zecchino d´Oro e una serie di canti natalizi, eseguiti
dal Piccolo Coro Mariele Ventre diretto da Sabrina Simoni, insieme ai
giovanissimi musicisti della JuniOrchestra dell´Accademia di Santa Cecilia
diretti da Simone Genuini e a un ensemble di arpe formato dagli allievi del
Conservatorio Arrigo Boito di Parma, del Cepam di Reggio Emilia e della Scuola
Arpeggi di Bologna. La seconda trasmissione, «Natale da favola», andrà in onda
domani mattina, giorno di Natale, alle 9,45, sempre su RaiUno: Veronica Maya e
Paolo Conticini, insieme a Cino Tortorella presenteranno una carrellata di
ospiti, dal Mago Gentile al Mago Pecar, da Valter Brugiolo al gruppo Hip Hop di
San Pietro in Casale, con concerto finale delle Verdi Note dell´Antoniano
dirette da Stefano Nanni. Nel corso delle due trasmissioni, l´Antoniano
presenta anche l´appuntamento il Fiore della Solidarietà, una raccolta di fondi
per realizzare una scuola per bambini sordomuti in Kenia, a Malindi. Gli
spettacoli natalizi per i più piccoli proseguono poi venerdì 26 dicembre alle
16,30 al Teatro Tenda della Montagnola, dove Agio e Ten Teatro presentano lo
spettacolo «Il Canto di Natale», tratto dall´omonimo racconto di Charles
Dickens, con repliche fino a domenica e anche l´1 gennaio.
( da "Unita, L'" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina
La rinascita di un piccolo
grande museo dedicato alla magia dell'arte orientale Una collezione che parla
la lingua delle grandi civiltà orientali, con raffinate raccolte di oggetti
appartenenti a stili e culture diverse, si apre a un nuovo pubblico fatto di
giovani e di immigrati asiatici. All'Esquilino, quartiere dove gli asiatici non
fanno certo difetto di presenza, c'è una raccolta d'arte che non è conosciuta
quanto merita. Né dai romani né dagli immigrati. Testimonianze di dinastie dal
suono esotico come la dinastia persiana selgiuchide - che governò parte
dell'Asia centrale dal XI al XIV secolo -, gioielli, coppe cesellate in
argento, sigilli, bronzetti di animali mitici dall'Azerbaijan, dalla Cina vasi, un Buddha laccato e dorato di una certa solennità, un
variopinto corteo funerario di statuette in ceramica della dinastia Ming dal
XVII secolo. Questo e altro alberga nel Mnao, ovvero il Museo nazionale d'arte
orientale, in via Merulana 248, nel palazzo che fu dei principi Brancaccio,
poco più giù rispetto all'omonimo teatro. IL PATRIMONIO Queste sale
spaziano dall'arte islamica - inclusa una modesta ma significativa figura di
donna dipinta - alla pittura del Giappone passando per l'Iran, l'Afghanistan,
il Tibet, l'India, qui si respira la vastità di un continente e l'intrecciarsi
inestricabile di civiltà e religioni. Un universo carico di fascino, per
un'istituzione creata dallo Stato nel 1957 nel nome del grande orientalista
Giuseppe Tucci, che fino a poco tempo fa non riusciva a comunicare bene e con
chiarezza i suoi tesori. Dichiarando un 12mila visitatori l'anno più 3.700
dalle attività didattiche, ora sta recuperando. Arrivata a ottobre, la nuova
soprintendente Maria Amalia Mastelloni sta dando una robusta spolverata.
Muovendosi su due fronti: ha cambiato o fatto mettere molte didascalie prima
assenti, ridisegna il percorso espositivo e vuole allacciare un rapporto con il
quartiere, con i suoi abitanti, romani d'origine e, soprattutto, asiatici. GLI
SPAZI Partiamo dalle sale. «I pezzi esposti sono oltre un migliaio. L'allestimento
era confuso, non si capiva, lo stiamo riorganizzando per aree geografiche e
argomento», fa sapere. Il Mnao, rivendica con un certo orgoglio, «fuori dal
Pakistan ha la collezione d'arte del Gandhara più importante al mondo perché
non viene da una collezione ma da scavi italiani». Questa è una corrente
figurativa davvero unica, maturata tra il I e il IV-V secolo dopo Cristo in una
zona di frontiera - ora in Pakistan e parte dell'Afghanistan - per lo più
buddista, di matrice indiana, con evidenti influenze ellenistiche mescolate ad
altre iraniane e dall'Asia centrale. Un incredibile crocevia culturale e umano.
«Che ci fa in mezzo a una delle due sale sul Gandhara una vetrina con antiche
pitture dalla Cina e dalla Corea?», chiede la
soprintendente. La coppia d'anatre dipinta nel XVII secolo è in effetti molto
bella, ma lì non ci incastra nulla. «Stiamo rendendo il percorso più omogeneo e
razionale. Ad esempio con didascalie in italiano e inglese». C'è poi il
rapporto con il quartiere e la città: «Abbiamo già attività didattiche per le
scuole, ma abbiamo preso i primi contatti con il Comune: voglio far conoscere
queste culture a quanti, e penso ad esempio ai cinesi, vivono qui intorno
all'Esquilino senza sapere la loro storia. Dobbiamo andare al di là degli
stereotipi, il Museo d'arte orientale serve anche a questo». STEFANO MILIANI
smiliani@unita.it
( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 29 - R2
Cinquant´anni fa, Castro e Che Guevara entravano all´Avana. Viaggio nell´isola
che cerca una via per il futuro. Dopo Fidel BERNARDO VALLI L´AVANA Riassumo le
prime impressioni che mi investono sbarcando a Cuba, dove cinquant´anni fa è
nata una rivoluzione sopravvissuta all´ecatombe del comunismo. Un angolo del
mondo non paragonabile ad altri. Ma è ancora comunista quest´isola
subtropicale, che ha ispirato, penso in egual misura, romanticismo e ripulsa? E
che continua a sollecitare l´immaginazione, appunto romantica, nell´America
latina? Mentre su una microscopica automobile sudcoreana risalivo la Rampa, il
viale sul quale si affacciano ambiziosi edifici, ho posto la domanda alla donna
seduta al mio fianco: una quasi cinquantenne con vecchie radici familiari alto
borghesi, alle quali si sente legata, pur non essendo indifferente al carisma
di Fidel, la cui ombra protettrice e ossessionante l´accompagna dalla nascita.
La risposta è stata netta: «Noi non siamo comunisti, siamo fidelisti». Eppure
sei anni fa, quando il comunismo era già morto e sepolto in
Russia e aveva cambiato faccia in Cina e in Vietnam,
più di otto milioni di cubani (su undici che ne conta l´isola) hanno approvato
un testo in cui si afferma che "il socialismo e il sistema politico e
sociale rivoluzionario stabilito nella Costituzione sono irrevocabili" e
che "Cuba non ritornerà mai al capitalismo". SEGUE NELLE
PAGINE SUCCESSIVE SEGUE A PAGINA 30
( da "Avvenire" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina
PRIMA 24-12-2008 NEL
GIORNALE Cina Lettera di Bertone ai novanta
vescovi in comunione con Roma PAGINA 8 Politica Di Pietro: i magistrati
indaghino pure su mio figlio PAGINA 10 Russia Putin avverte: basta gas a
buon mercato Nasce l'«Opec» del metano PAGINA 28
( da "Avvenire" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina
CHIESA 24-12-2008
Roma-Pechino, la «via stretta» I l dialogo tra Roma e Pechino era rimasto
bloccato per cinque anni, dal 2000 al
( da "Avvenire" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina
CHIESA 24-12-2008
Bertone ai vescovi cinesi: fedeltà senza compromessi Lettera ai novanta presuli
in comunione con il Papa CHIESA NEL MONDO DI GIANNI CARDINALE A d un anno dalla
storica lettera di Benedetto XVI ai cattolici della Repubblica popolare cinese,
un'altra missiva è partita dal Vaticano per l'ex Celeste Impero. Questa volta
si tratta di un messaggio firmato dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di
Stato vaticano, e i destinatari sono i vescovi considerati dalla Santa Sede in
comunione con il successore di Pietro. La lettera è importante perché invita i
presuli cinesi ad adempiere al loro dovere con coraggio, senza scendere a
compromessi. Ma è di grande interesse perché per la prima volta la Santa Sede
ha messo ufficialmente nero su bianco l'elenco dei presuli che sono in
comunione con Roma. La lettera porta la data del 22 aprile scorso, ma la sua esistenza
è stata resa nota venerdì scorso 19 dicembre dall'agenzia cattolica Ucanews con
un dispaccio da Hong Kong. La sua diffusione, per ovvi motivi di discrezione
avvenuta attraverso canali non ufficiali, è cominciata a maggio ed alcuni
vescovi l'hanno ricevuta solo recentemente. Nel testo il cardinale Bertone
ribadisce «fondamentali principii della dottrina cattolica», ricorda ai vescovi
«il ruolo dell'episcopato» come comunione, afferma che il Papa invita tutti i
vescovi Dal dialogo senza mediazioni «politiche», diretto e rispettoso con le
autorità civili, alla necessità del «mandato apostolico» per le ordinazioni
episcopali: nella lettera del segretario di Stato la «bussola» di una Chiesa
che vuole crescere in libertà, «cattolicità», unità. Al
proprio interno e con la Chiesa universale della Cina continentale
ad assolvere «coraggiosamente » al loro «ufficio di Pastori», per promuovere la
natura cattolica della Chiesa e per ottenere una più grande libertà di attività
attraverso un dialogo diretto e rispettoso con le autorità civili. Nella
lettera il segretario di Stato vaticano chiede anche ai vescovi di «agire
insieme », per richiedere il diritto di incontrarsi come gruppo e di poter
discutere liberamente. Nel rispettare i principi esposti dalla lettera di Benedetto
XVI dello scorso anno, la nuova lettera firmata dal cardinal Bertone afferma
che i vescovi possono scoprire un «corretto atteggiamento da adottare riguardo
a quegli enti di cui si fa riferimento al paragrafo n. 7 del documento
pontificio». Orbene, nel paragrafo appena citato si legge che la dichiarata
finalità di alcuni organismi «di attuare 'i principi di indipendenza e
autonomia, autogestione e amministrazione democratica della Chiesa' è
inconciliabile con la dottrina cattolica, che fin dagli antichi Simboli di fede
professa la Chiesa 'una, santa, cattolica e apostolica'». Nella lettera del
cardinale Bertone si rammenta ai vescovi di essere «particolarmente attenti ad
assicurare che le ordinazioni episcopali abbiano luogo solo con il mandato apostolico
». Questi, in base alla sintesi fornita da Ucanews, i contenuti della lettera
di aprile, che non è stata ancora pubblicata da nessuna fonte ufficiosa od
ufficiale della Santa Sede. Il messaggio che dal Vaticano arriva ai vescovi
cinesi è quindi chiaro: cercare di interloquire singolarmente e per quanto
possibile collegialmente direttamente con le autorità politiche senza passare
per organismi intermedi; evitare quindi di ordinare vescovi dei candidati che
non abbiano avuto il placet preventivo del Papa. Come dicevamo un aspetto molto
interessante della lettera è anche il fatto che ne fa parte integrante la lista
completa dei 90 vescovi destinatari. In questo modo per la prima volta la Santa
Sede ha fatto conoscere ai cattolici cinesi i nomi dei vescovi che sono in
comunione con Roma, e si tratta di un elenco che comprende vescovi Il cardinale
Joseph Zen Ze-kiun, vescovo di Hong Kong appartenenti alla cosiddetta comunità
clandestina non riconosciuta dalle autorità e presuli che fanno parte della
cosiddetta comunità aperta che però sono stati riconosciuti da Roma prima o
dopo la loro ordinazione (da notare che quattro dei 90 nel frattempo sono morti
e ora quindi i presuli fedeli a Roma sono 86). L'elenco è stato diffuso in
alcuni siti web cattolici cinesi e qualcuno si è preso la briga di fornire
anche l'elenco dei, a dire il vero non molti (una mezza dozzina), vescovi che
non vi sono compresi. Tra i compresi c'è il vescovo 'aperto' di Pechino
Giuseppe Li Shan. Tra gli esclusi invece spicca il nome di Giuseppe Ma Yinglin,
la cui ordinazione illecita del
( da "Avvenire" del 24-12-2008)
Argomenti: Cina
CHIESA 24-12-2008
Quella lettera firmata «Benedetto XVI» DI LORENZO FAZZINI U n messaggio basato
sul binomio «verità e carità» in cui si riafferma la natura teologica e
pastorale della Chiesa cattolica contro ogni interpretazione «politica» della
realtà ecclesiale. Queste le caratteristiche della «Lettera » di Benedetto XVI
ai «vescovi, ai presbiteri, alle persone consacrate e ai fedeli laici della
Chiesa cattolica nella Repubblica Popolare Cinese» concernente «alcuni
orientamenti in merito alla vita della Chiesa e all'opera di evangelizzazione
in Cina» che il Vaticano ha re- so nota il 30 giugno
2007. Un documento atteso da tempo dalla comunità cattolica del grande Paese
asiatico stimati in 12 milioni i fedeli e che ha fatto chiarezza rispetto alla
politica religiosa di Pechino, impegnata nel mantenimento di una «chiesa
nazionale» soggetta al Partito comunista e sganciata dalla Santa Sede. Nel
documento Benedetto XVI offre anzitutto uno sguardo di «simpatia» verso la Cina e il suo popolo, che «si è anche proiettato verso il
raggiungimento di significative mete di progresso economico-sociale, attirando
l'interesse del mondo intero». Circa il rapporto tra Chiesa e Stato, Benedetto
XVI rivolge un messaggio indiretto ai politici cinesi ricordando che «nel proprio
campo, la comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l'una
dall'altra» e smentisce ogni presunta pretesa «politica » del Vaticano: «La Chiesa cattolica che è in Cina ha la
missione non di cambiare la struttura o l'amministrazione dello Stato, bensì di
annunziare agli uomini il Cristo». Sul piano propriamente ecclesiale, la
«Lettera» papale certifica la realtà di una Chiesa in Cina, non più da
distinguere tra «ufficiale» e «clandestina», visto che anche vescovi
'riconosciuti' da Pechino sono in comunione con Roma. Il testo poi
condanna senza mezzi termini l'Associazione patriottica dei cattolici cinesi,
l'organismo, sotto il controllo del governo, per la gestione di una comunità
cattolica senza legami con il Papa: la sua «dichiarata finalità di attuare i
principi di indipendenza e autonomia, autogestione e amministrazione
democratica della Chiesa, è inconciliabile con la dottrina cattolica». Un
messaggio atteso da 12 milioni di cattolici. E non solo da loro. Nella missiva
del 2007 il Papa spiegò che cosa significa essere Chiesa
( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
PRIMA data: 2008-12-24 - pag: 1 autore: La diplomazia del
panda per avvicinare Pechino a Taipei Una coppia di panda giganti (nella foto)
come segno di distensione. I loro nomi, Tuan Tuan e Yuan Yuan, se pronunciati
assieme significano «unione». Hanno quattro anni e sono stati donati dalla Cina a Taiwan a testimoniare il miglioramento delle relazioni tra i
due Paesi. EPA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2008-12-24 - pag: 8 autore: Il paradosso di Ben Bernanke
Costretta a contrastare gli effetti di un indebitamento senza precedenti, la
Banca centrale degli Stati Uniti sembra avere gettato a mare tutti i testi
sacri per procedere con un'unica bussola, quella formulata dallo stesso
Bernanke nel suo ormai famoso discorso del 2002 sulla deflazione. Da quel
discorso deriva l'appellativo di helicopter Ben, pronto a fornire liquidità,
paracadutandola se necessario. «Se cadiamo in una deflazione - diceva allora
Bernanke sottoscrivendo in pieno la teoria di Milton Friedman sulla causa
strettamente monetaria di deflazione e inflazione - possiamo trarre speranza
dal fatto che la logica della tipografia si imporrà e che una quantità
sufficiente di cartamoneta alla fine riuscirà sempre a invertire la spirale
deflazionistica». Le mosse della Federal Reserve rispecchiano chiaramente
questa filosofia. E da scuole prestigiose gli appelli ad accettare una certa
inflazione, utile per ridurre il peso del debito, si moltiplicano. Ma si
moltiplicano anche i timori sulla capacità americana, a mesi, di finanziare un
debito pubblico crescente a remunerazione bassissima e in una valuta su cui
grava l'ipoteca inflazionistica. Lo spartiacque è ormai chiaro: a un certo
punto l'uso dei tassi zero e della tipografia necessario per combattere la
deflazione e rilanciare l'economia indebolirà il dollaro e renderà ancor meno
appetibili i titoli del Tesoro. A quel punto, rilanciare l'economia, o il
dollaro? E i cinesi che sono i primi detentori di dollari, avranno resistito
fino a quel momento senza vendere? «La Fed si è lanciata in questa vicenda con
tutte le armi in batteria così come i neocon sono andati in Iraq pensando che
fosse una grande idea sbarazzarsi di Saddam e senza pianificare una via
d'uscita. Non appena ci sarà il primo segnale di inflazione - dice Marc Ostwald
della casa di brokeraggio londinese Monument Security - i mercati cambieranno e
diranno che si avvera quanto temuto. E allora?». Oggi Washington pensa ad
aiutare l'economia a far fronte a un debito senza precedenti. La deflazione lo
rende più gravoso ancora. Gli ultimi dati trimestrali della Fed
sull'indebitamento del sistema America lo indicano a 52mila miliardi di
dollari, pari al 364% per cento del Pil. Quest'ultimo, la ricchezza prodotta in
un anno, sfiora i 14mila miliardi di dollari. Secondo altri calcoli, ufficiosi,
siamo già vicini al 377% del Pil. Il debito pubblico è indicato ufficialmente
al 41% del Pil ma questo perché i dati americani considerano solo i titoli del
Tesoro posseduti dal pubblico, interno ed estero, e non quelli in carico al
sistema pensionistico federale (Social security) e ad altri sottoscrittori
pubblici (intragovernmental holdings), che detengono circa 4.300 dei 10.025
miliardi di debito federale, pari quindi in realtà al 72,5% del Pil. Questo
inoltre non tiene conto delle ultime voci di spesa decise per far fronte alla
crisi, e che hanno portato il tetto consentito al Tesoro a 11.300 miliardi,
pari a un debito pubblico dell'81% del Pil. Il debito finanziario (tutto il
settore del credito) è un terzo del totale cioè il 121% del Pil con una
proporzione quasi doppia rispetto a 20 anni fa; quello delle imprese è al 77 per
cento; quello delle famiglie al 98% del Pil e quello pubblico, come si è visto,
viaggia veloce verso l'81% e oltre. Il debito privato è in calo ma quello
pubblico è in forte espansione. Nel 2009 il Tesoro americano dovrà emettere
titoli per non meno di 1.500-2.000 miliardi di dollari arrivando a un debito
federale non lontano dal 100% del Pil. La Federal reserve è diventata il più
grosso hedge fund mondiale, finanziato dal Tesoro, cioè dal contribuente
americano. Il bilancio della Fed, impegnata a rastrellare titoli di dubbio
valore, ad acquistare mutui cartolarizzati e altro, è passato dagli 800
miliardi di prima della crisi ai 2.200 attuali e i 3.000 miliardi di dollari
non sono lontani. La monetizzazione del debito è ormai pratica corrente. Il
costo del denaro è stato portato a zero la settimana scorsa. E due idee del
tutto eterodosse da decenni nel mondo delle banche centrali, l'emissione di
titoli in proprio e la sottoscrizione forzosa di titoli del Tesoro come avvenne
in economia di guerra dal 1942 al 1951, sono state avanzate dallo stesso
Bernanke. Per ora tutto è calmo. I futures indicano 3-5 anni di deflazione. Il
rendimento dei T bond a 10 anni è dimezzato rispetto agli inizi di novembre. E
i tassi sono scesi in tutto il mondo. L'idea che una moderate inflation sia
benefica - un concetto che Paul Volcker ha sempre rifiutato poiché nessuno può
garantire di riuscire a governarla mantenendola moderata - sta comunque
emergendo con forza negli Stati Uniti. L'inflazione, come noto, riduce il
debito reale. Gregory Mankiw e Kenneth Rogoff di Harvard, ex capo dei
consiglieri economici di George Bush il primo, ed ex capo economista del Fondo
monetario il secondo, auspicano una moderate inflation che alleggerirebbe il
debito. E la chiedono anche Casey Mulligan della University of Chicago e David
Henderson della Hoover institution. I dati di ottobre delle sottoscrizioni
estere di titoli del Tesoro e titoli americani in genere, resi noti la
settimana scorsa, hanno confermato che la Cina continua a investire in dollari. La costanza dell'azionista
cinese sembra confortare il grande hedge fund guidato da Ben Bernanke e deciso
a bilanciare l'attuale scarsità di credito privato con l'abbondante offerta di
credito pubblico. «Non solo pilotando i tassi a breve, come da sempre fanno le
banche centrali, ma anche quelli a lungo» osserva Axel Merk dei Merk
mutual funds di Palo Alto. L'obiettivo è assicurare credito a costo basso. Ma
se la Fed riesce a far sì che i mercati non tengano conto del rischio
inflazione nel prezzo dei titoli, deve esserci una valvola di sfogo. E questa
sarà il dollaro. «E un dollaro sensibilmente più basso - conclude Merk, che ha
ingaggiato recentemente come consulente William Poole, il rispettato ex
presidente della Fed di St. Louis - può essere esattamente quello che Bernanke
ha in mente». Negli anni Trenta, un'altra epoca, si chiamavano svalutazioni
competitive. mario.margiocco@ilsole24ore.com CIRCOLO VIZIOSO Le manovre per
sostenere la crescita e contrastare la deflazione indeboliranno il dollaro. Il
debito pubblico diventerà meno appetibile
( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2008-12-24 - pag: 1 autore: C rollano
le Borse asiatiche, deluse dal prudente taglio dei tassi in Cina (Hong Kong -2,75%, Shanghai -4,55%). Negative anche le Borse
europee, con l'eccezione di Londra (+0,16%), appesantite dall'allarme Usa sui
dati economici del quarto trimestre: a Milano Mibtel-0,58%, S&P/MIB-0,42%;
Francoforte -0,21%; Parigi-0,73%. Wall Street in ribasso, penalizzata
dai dati negativi sulle case Usa.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-24 - pag: 23 autore: I DISTRETTI DEL MADE
IN ITALY Marche, scarpe aggrappate al lusso Dal 2000 al 2007 sono state chiuse
3mila imprese - Tiene soltanto l'alta gamma La crisi del Fermano-Maceratese
Marika Gervasio MACERATA. Dal nostro inviato Più di 3.500 aziende con oltre
30mila addetti per un fatturato di oltre 2 miliardi di euro e l'80% della
produzione esportato. Sono i numeri del distretto calzaturiero
Fermano-Maceratese fatto da grandi aziende con marchi noti come Tod's, Cesare
Paciotti e Fornarina, solo per citarne alcuni, ma anche da una moltitudine di
aziende, grandi, medie e piccolissime, che, oltre alle scarpe, producono
accessori – dalle suole alle tomaie ai tacchi – e che costituiscono lo
scheletro portante del distretto. Un distretto – che si estende nelle Marche
tra le province di Macerata e Ascoli Piceno – in sofferenza già da anni sul
quale la crisi attuale sta cominciando a far sentire, pesanti, i suoi effetti.
Soprattutto per le piccole imprese artigiane contoterziste strette tra la morsa
della concorrenza sleale e del calo dei consumi. E con prospettive che per il
2009 gli operatori del settore definiscono nere. Dal 2000 al 2007 sono state
chiuse circa 3mila imprese e persi 5mila addetti. Gli ordinativi segnano cali
medi del 20-40% con punte del 60% e si registrano incrementi esponenziali della
cassa integrazione ordinaria (+90,3% a ottobre) e straordinaria (+81,8%) «con
procedure di mobilità sia per cessazione di attività sia per per riduzione del
personale –spiega Domenico Ticà, segretario regionale FilteaCgil –. La disoccupazione
ordinaria è cresciuta del 60,7% a ottobre il che significa che hanno sofferto
soprattutto le piccole aziende che non hanno ammortizzatori sociali. Ma il
peggio dobbiamo aspettarcelo tra febbraio e marzo prossimi ». è d'accordo
Massimo Corvatta, segretario Fe
( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-12-24 - pag: 13 autore: La speranza si
chiama green economy Obama ha cambiato i giochi: potrebbe essere l'inizio della
rivoluzione sostenibile di Marco Magrini N el deserto del New Mexico, non
lontano dal pueblo indiano di Taos,c'è una specie di città nascosta. La
chiamano Earthship, "navicella Terra": un centinaio di case che
punteggiano a perdita d'occhio una distesa di arbusti, completamente scollegate
dai servizi pubblici eppure energeticamente indipendenti.«Ognuna si produce
l'elettricità, raccoglie l'acqua, regola la temperatura e gestisce gli scarichi
da sola», racconta fiero Michael Reynolds, l'architetto ambientalista che, da
fine anni
( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-12-24 - pag: 13 autore: Un new deal
ecologista «Milioni di posti di lavoro» M a sarà possibile creare milioni di posti
di lavoro investendo nelle energie rinnovabili? Le Nazioni
Uniteassicuranodisì.Inunrecenterapporto sui green jobs pubblicato dall'Unep, il
programma ambientale dell'Onu, i lavoratori "verdi" sarebbero già
oltre due milioni nel mondo, inclusi gli agricoltori che coltivano le piante
per i biocarburanti. Da qui al 2030, sostengono all'Unep, potranno diventare
oltre venti milioni: 6,3 nel solare, 2 nell'eolico, 12 milioni e passa nei
biofuel. «Uno dei modi più rapidi e costruttivi per rimettere in piedi i mercati
e l'occupazione – osserva Achim Steiner, giovane e dinamico direttore esecutivo
dell'Unep – è spendere il denaro previsto dai pacchetti di stimolo all'economia
di diversi Paesi in progetti per l'efficienza energetica. Ci vogliono
investimenti sull'infrastruttura energetica, sui contatori di elettricità
intelligenti, sull'isolamento delle abitazioni e su apparecchi che consumano
meno corrente». Vista dall'ottica del Palazzo di Vetro – o forse meglio
dall'ottica di Nairobi, in Kenya, dove ha sede l'Unep – le opportunità sono per
tutti. «L'energia rinnovabile, uno dei modi più rapidi per fornire l'energia a
quei due miliardi di individui che non ce l'hanno – prosegue Steiner,
incontrato al vertice climatico di Poznan –dà già lavoro a quasi mezzo milione di
persone fra Danimarca e India, Germania e Cina. Che diventano un milione se si aggiunge il solare per il
riscaldamento dell'acqua». Imprimendo un forte impulso a eolico e solare, dice
il diplomatico tedesco, in vent'anni potrebbero dare 8,5 milioni di posti di
lavoro. Il segretario generale dell'Onu, Ban KiMoon, annuisce e applaude.
Lo scorso ottobre, l'Unep ha lanciato la sua iniziativa verde, battezzata
Global green new deal: il nuovo patto globale per l'economia verde. E la cosa
ha preso piede. «Abbiamo l'opportunità storica di trasformare in meglio le
nostre società», ha dichiarato – sempre a Poznan – Guy Ryder,segretario
generale dell'Ituc (International trade union confederation), la confederazione
mondiale dei sindacati. «A maggior ragione in un periodo di crisi, il Green new
deal potrà essere la base di una ripresa che generi occupazione contribuendo,
al tempo stesso, a combattere i cambiamenti climatici». Se il presidente degli
Stati Uniti,il segretario generale dell'Onu e perfino i sindacati sono
d'accordo, l'economia sostenibile –e quindi verso i green jobs –sembrerebbe un
destino ineluttabile. Aggiungiamo pure che anche la Cina
è in sintonia e lo scenario è praticamente completo. «Dobbiamo ancora portare
milioni di persone fuori dalla soglia della povertà – dice Su Wei,
dell'Istituto nazionale per le risorse di Pechino – e lo faremo anche
diventando leader nell'eolico e nel solare». Sarà perché l'atmosfera è la
ricchezza più "globalizzata" che abbiamo, fatto sta che levie dei
green jobs sono davvero infinite. «La deforestazione – dice Steiner a titolo
d'esempio – pesa per circa il 20% sullo squilibrio dei gas-serra. Un
investimento fra i 17 e i 33 miliardi di dollari potrebbe bastare a dimezzarla,
offrendo al tempo stesso lavoro e salari a comunità rurali e a popoli
indigeni». Però, se il Green new deal vuole vincere la sfida, dovrà riuscire a
creare occupazione anche nel Nord ricco del mondo. M. Mag.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM ( VODAFONE ) data: 2008-12-24 - pag: 22 autore: Farmaci.
Operazione da 70 milioni Il fondo Mandarin ha rilevato la Euticals Gianfranco Ursino
Mandarin Capital Partners, il fondo di private equity italo-cinese
specializzato in investimenti in aziende italiane che mirano
a espandersi in Cina, ha completato l'acquisizione di Euticals Spa, azienda attiva
nel settore della produzione di intermedi per l'industria chimica-
farmaceutica. L'obiettivo del fondo Mandarin, che ha già in portafoglio due
partecipazioni in società italiane (Cifa e Gasket) è quello di procedere alla
successiva acquisizione di alcuni attuali fornitori cinesi di Euticals,
per creare un polo con base in Italia, ma che abbia dimensioni tali da potersi
confrontare con i concorrenti più accreditati in un settore in cui il sistema
Italia riesce ancora ad essere molto competitivo. Con un fatturato di circa 50
milioni di euro e un ebitda (margine operativo lordo) di circa 10 milioni,
l'azienda lodigiana della famiglia Carinelli, nata dalla recente fusione delle
due partecipate Prochisa e Probiosint nella capogruppo, passa di mano per un
controvalore di 70 milioni di euro. L'operazione è stata finanziata per 35
milioni di euro dai team di acquision finance di Interbanca e della Banca
Popolare di Milano, mentre un'altra banca estera, Barclays, che si era
dichiarata interessata a finanziare l'operazione, non ha poi potuto proseguire
a causa delle avverse condizioni del mercato. L'advisor finanziario esclusivo
dell'operazione è stata la Fineurop Soditic, guidata da Germano Palumbo,
partner e responsabile dell'attività di M&A. Nella transazione la famiglia
Carinelli è stata assistita dallo studio legale Alpeggiani, mentre l'advisor
del fondo Mandarin è stato lo studio Hammond Rossotto, guidato da Claudio
Elestici. Le banche sono state invece assistite dallo studio legale Lovell's.
In un momento di mercato caratterizzato da una forte stretta creditizia è stato
quindi possibile portare a termine con successo un'operazione di buyout, che
vedrà il coinvolgimento dell'attuale management anche nel futuro assetto
proprietario di Euticals. IL MERCATO La società di Lodi è specializzata nella
realizzazione di prodotti intermedi con ricavi per 50 milioni
( da "Unita, L'" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina
Il dicembre nero è
globale In Giappone crolla la produzione industriale La recessione è sempre più
globale: negli Usa diminuiscono i consumi natalizi, nel
Regno Unito rischiano di chiudere grandi catene commerciali, Mosca svaluta il
rublo e la Cina prepara una piano di sostegno ai consumi. Passata la festa,
svanita l'illusione: il Natale con la sua lunga tradizione di consumi sfrenati
non è bastato a risollevare le sorti dell'economia mondiale in piena
recessione, nemmeno provvisoriamente. Il periodo più ricco dell'anno,
quello compreso tra il primo novembre e il 24 dicembre, ha portato negli Stati
Uniti un crollo delle vendite al dettaglio tra il 5,5% e l'8% rispetto al 2007.
I commercianti proveranno a frenare la caduta con ribassi record - ieri i più
importanti negozi di New York hanno aperto alle prime luci dell'alba con prezzi
scontati fino al 75% - ma gli economisti frenano ogni speranza: il quarto
trimestre 2008 segnerà un ulteriore deterioramento dei fondamentali Usa. Stesso
scenario in Gran Bretagna, dove si attende il fallimento di alcune grandi
catene commerciali: sono finiti in amministrazione controllata il music-store
Zavvi con 3mila addetti, la rivendita di the e caffè Whittard, il gruppo
d'abbigliamento Officers Club, mentre l'ultra centenario magazzino Woolworths
(oltre 27mila dipendenti) rischia di chiudere a gennaio. I saldi fino al 90%
che da ieri hanno richiamato migliaia di persone in Oxford Street, la
centralissima via dello shopping londinese, confermano una situazione di crisi
senza precedenti. All'indomani del crollo delle borse, molti hanno guardato con
ottimismo all'Europa orientale, ma a pochi mesi di distanza anche
quell'illusione è crollata. Ieri la banca centrale di Mosca ha svalutato il
rublo per l'undicesima volta da metà novembre (adesso servono 41 monete russe
per un euro) e si moltiplicano le voci di un imminente passaggio alla
fluttuazione libera, che potrebbe scattare quando il saldo della bilancia
commerciale passerà in negativo (complici i bassi prezzi del petrolio, prima
voce nell'export russo, il segno meno è atteso nel primo trimestre 2009). Non
solo: l'Ucraina è sul baratro del fallimento, l'Ungheria si è affidata a un
prestito da 15,7 miliardi di dollari del Fmi, i Paesi baltici vedranno crollare
il proprio Pil (la Lettonia di 10-13 punti percentuali, la Lituania di 5 e
l'Estonia di 6-7). Nemmeno l'estremo Oriente si salva dal declino. Il Giappone
ha registrato un crollo record della produzione industriale, scesa a novembre
dell'8,1% rispetto al mese precedente (il più grande calo mai registrato nel
Sol Levante dal 1953) e, secondo le stime del governo di Tokyo, il mese di
dicembre segnerà un nuovo meno 8%. Intanto Pechino si appresta a varare un
pacchetto di aiuti mirati soprattutto a rilanciare i consumi interni in modo da
controbilanciare la frenata delle esportazioni. Nei primi undici mesi del 2008,
ad esempio, l'utile netto delle società cinesi è cresciuto del 4,9% contro il
36,7% del 2007. LUIGINA VENTURELLI MILANO lventurelli@unita.it
( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-12-27 - pag: 11 autore: Cina. Progetto per
usare la moneta nei commerci con l'estero Pechino spinge lo yuan per gli scambi
in Asia Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente La Cina schiaccia
l'acceleratore sull'internazionalizzazione e la liberalizzazione del renminbi. Il giorno di Natale, il Consiglio
di Stato ha varato un progetto pilota che consentirà l'utilizzo dello yuan
nelle transazioni commerciali internazionali. Il piano avrà un'applicazione
regionale. Le aree geografiche coinvolte sono due. La prima è quella delle due
ex colonie ritornate a fine anni 90 sotto l'egida cinese, Hong Kong e Macao: in
futuro (non ci sono indicazioni sui tempi) gli scambi tra le due cittàStato e
la madrepatria saranno regolati in yuan. La seconda è la macro- regione
meridionale confinante con Vietnam, Laos, Thailandia e Birmania: gli scambi tra
le province dello Yunnan e del Guangxi con i Paesi dell'Asean (una decina di
Paesi nel Sudest asiatico), saranno effettuati nella moneta cinese. La
decisione di Pechino avrà conseguenze molto importanti. La prima. Potrebbe
servire a stabilizzare i corsi dello yuan. Quest'ultimo, di fatto, andrà a
sostituire il dollaro nelle transazioni da e con la Cina
delle due aree designate dal progetto. Giacché i prezzi dei beni e servizi
resteranno denominati nella moneta americana, il rapporto di cambio tra
quest'ultima e il renminbi non potrà avere eccessive oscillazioni. La seconda.
Potrebbe aumentare gli scambi commerciali tra Pechino e le due aree coinvolte
nel piano che oggi ammontano a circa 410 miliardi di dollari, oltre il 20% di
tutto il commercio estero cinese. Il che, per quanto riguarda l'Asean (Hong
Kong e Macao sono già integrate con la madrepatria), potrebbe avere delle
implicazioni politiche rilevanti. Se la Cina riuscisse
a coronare il suo vecchio progetto di imporre lo yuan in tutto il Sudest
asiatico, infatti, il ruolo storico del Giappone nella regione sarebbe
notevolmente ridimensionato. In passato, Tokio ha tentato più volte di
promuovere lo yen come valuta di scambio regionale. Ma il progetto è
puntualmente fallito; probabilmente, perché nel lungo termine la moneta
giapponese si è rivelata troppo instabile. La terza. Potrebbe rappresentare una
svolta nella Lunga Marcia dello yuan verso la piena convertibilità. Negli
ultimi quattro anni, grazie al boom delle esportazioni, Pechino ha accumulato
nei propri forzieri 1.900 miliardi di dollari di riserve valutarie. La forza
economica e finanziaria acquisita dalla Cina sui
mercati globali ha una conseguenza quasi obbligata: che lo yuan diventi un mezzo
di regolamento degli scambi internazionali al pari del dollaro,dell'euro e
dello yen.Questo "promozione" potrà avvenire, però, solo quando la
moneta cinese sarà a tutti gli effetti negoziabile sul mercato dei cambi. E
questo è il passo più difficile per Pechino. Nonostante la crescita economica
degli ultimi anni, il sistema finanziario cinese è ancora fragile e
vulnerabile. Inoltre, il controllo del cambio è un'arma preziosa per il
Governo, perché consente di modulare la competitività del made in China sui
mercati internazionali in funzione delle evoluzioni congiunturali. E questa,
come dimostra il recente stop dell'apprezzamento del renminbi sul dollaro, è
una prerogativa alla quale l'establishment cinese per ora non vuole (e forse
non può) ancora rinunciare. ganawar@gmail.com LE TRANSAZIONI I tempi sono da
definire, verranno coinvolte Hong Kong, Macao e i partner dell'Asean: il 20%
dell'export del Paese
( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-27 - pag: 22 autore: Strategie di
marketing. Prenotazioni online per tagliare le tariffe Venezia prepara il
bollino per soggiorni a basso costo di Claudio Pasqualetto S embra impossibile
eppure ci può essere una Venezia low cost. Nessuna illusione: prezzi stracciati
non se ne vedono in giro, ma qualche euro si può sicuramente risparmiare a
patto di seguire qualche regola ben precisa. Due gli elementi che hanno indotto
gli operatori veneziani a lavorare di ingegno: la crisi degli arrivi dagli Usa,
da dove giungono frotte di turisti disposti a spendere; ed il calo di arrivi e
presenze nei primi dieci mesi dell'anno, rispettivamente del 3,2 e del 4,7%.
C'era però un problema parallelo da affrontare: quello di una Venezia che
giorno dopo giorno avverte la necessità assoluta di regolare i flussi turistici
per non vedersi soffocata proprio dal suo principale fattore di benessere. Così
in Comune hanno ideatoun sistema che si chiama Venice Connected. In Internet
(www.veniceconnected.it' TARGET='_blank'>www.veniceconnected.it) già se ne
possono capire le caratteristiche e magari è possibile anche calcolare il possibile
risparmio se si ha intenzione di fare una vacanza nella città lagunare dal
1Úfebbraio in poi, quando questo innovativo sistema di pricing entrerà in
vigore. Anche il sindaco Massimo Cacciari ci metterà la faccia per
reclamizzarlo su Youtube, ma francamente l'impianto appare in partenza un po'
macchinoso e forse, in definitiva, meno conveniente di quanto sarebbe legittimo
aspettarsi. In ogni caso Venezia, un po' come le autostrade, avrà un calendario
con i giorni rossi, quelli blu e quelli verdi. Nei rossi, quelli a più alto
afflusso come Carnevale, i fine settimana, Capodanno ecc., i costi dei vari
servizi aumentano per disincentivare le presenze; nei blu, a media presenza
prevista, restano stabili; nei verdi, una sorta di bassa stagione, possono
diminuire. Possono, a patto che il turista abbia in partenza le idee chiare su
cosa vuol fare in città e prenoti con almeno 15 giorni di anticipo. Se rientra
in questa categoria può andare a sfogliare il catalogo dell'offerta in Internet
e mettere sul suo carrello virtuale quanto gli interessa. Potrà così trovare i
biglietti per il vaporetto come quelli per l'ingresso nei musei comunali, il
ticket per accedere al garage comunale e persino prenotare per le proprie
necessità fisiologiche in uno dei confortevoli servizi pubblici o addirittura
il matrimonio a tariffa agevolata. Altre istituzioni veneziane, dalle Gallerie
dell'Accademia, alla Fondazione Cini, alla Biennale stanno
valutando se e come aderire all'iniziativa. Se, comunque, il potenziale turista
è così programmato e sarà diligente potrà pagare nel periodo verde 21 euro per
il biglietto da 48 ore dei trasporti pubblici contro i 26 attuali ed i 28 cui
salirà se lo acquista normalmente alle biglietterie dopo l'entrata in
vigore di questo sistema; appena 1,20 euro si risparmiano sul parcheggio
giornaliero dell'automobile, ma 300 euro possono essere tagliati se a Venezia
si arriva per sposarsi: 1.500 anzichè 1.800 euro se non ci ci lascia travolgere
dalla passione e si pianifica per tempo il grande passo. Una famiglia tipo di
quattro persone in vacanza in città per una settimana può arrivare a
risparmiare quasi un centinaio di euro, ma dovrà essere particolarmente
virtuosa e "svizzera" nel rispetto di tempi ed impegni. Resta qualche
scetticismo sulla rigidità dei meccanismi, sui tempi lunghi di prenotazione e
sulla disponibilità degli ospiti a farsi ingabbiare per risparmiare quelli che
in fondo sono pochi euro, ma dal 1Ú febbraio 2009 si passa alla verifica sul
campo. Per chi ama invece la vacanza all'ultimo momento, quella più passionale
e meno razionale, non resta che aprire come da tradizione il portafoglio ma si
può comunque cercare un risparmio almeno nell'alloggio. Da qualche tempo,
infatti, le tariffe degli alberghi veneziani sono tutt'altro che rigide. Dopo che
tra affittacamere, B&B, residence ed hotel veri e propri in città si sono
moltiplicati i posti letto è aumentata la concorrenza ed in certi periodi si
può trovare una interessante, ovviamente per le tasche del turista, guerra dei
prezzi last minute che coinvolge anche i più prestigiosi alberghi a 4 e 5
stelle. Infine, sempre in tema di prezzi, resta una consolazione per chi in
qualche modo si sente cittadino del mondo: Venezia è forse la meno cara per
aperitivo, pranzo e stuzzichini fra le città leader. Lo certifica una indagine
svolta dal Cesdoc, il centro studi dei dottori commercialisti, in
collaborazione con The wine accountant. Aperitivo e 'cicchetto', il tipico
stuzzichino lagunare, costano a Venezia 6,77 euro, mentre per una consumazione
analoga bisogna spendere dai 7,36 euro di Monaco di Baviera agli 8,50 di
Londra. Anche sul conto per un pranzo nei locali di categoria media la città
lagunare primeggia: 36 euro a fronte dei 39,75 di New York e dei 43,25 di
Barcellona. Nei ristoranti al top fa meglio di Venezia solo Monaco di Baviera,
con 63,52 euro contro 66,98, ma a Parigi servono almeno 77,25 euro eda New York
non meno di 80,99. www.veniceconnected.it LA MOSSA DEL COMUNE Il sindaco
Cacciari reclamizzerà su Youtube il nuovo sistema ideato dall'amministrazione
per scaglionare i visitatori LE INIZIATIVE Previsti biglietti integrati
musei-vaporetti Chi si sposerà nella città lagunare potrà risparmiare anche 300
euro
( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-27 - pag: 23 autore: Attività
marittima. Numerosi armatori in difficoltà per la scadenza dei contratti future
il cui valore reale è in caduta I noli si incagliano sui derivati Dal
rallentamento degli scambi internazionali duro colpo al noleggio delle navi
Raoul de Forcade GENOVA Noli marittimi ai minimi termini, un utilizzo dei
derivati sui noli andato ben oltre il classico investimento per ridurre i
profili di rischio e l'impossibilità di intravedere i limiti temporali della
crisi economica globale pongono pesanti interrogativi, almeno per quanto
riguarda i settori delle rinfuse secche (dry bulk) e dei container, sul futuro
dell'armamento italiano. Il quale, comunque, esce da un lungo periodo, quasi
cinque anni, di floridi guadagni, durante i quali le compagnie di navigazione
hanno investito molto anche sul rinnovo della flotta. Una mossa certamente
all'insegna della valorizzazione dell'impresa che, però, oggi rischia di
trasformarsi in un boomerang, visto che le navi ordinate superano di gran lunga
quelle di cui il mercato ha bisogno ( vedi pezzo a fianco). I conti sono presto
fatti. Dal 2003, il mercato dei noli delle navi a carico secco è cresciuto
senza soste fino a maggio-giugno di quest'anno. I numeri sono impressionanti e
li chiarisce Giuseppe Scarrone, del dry bulk department della società di
brokeraggio Banchero Costa: prendendo come punto di riferimento una capesize,
cioè una portarinfuse da 170mila tonnellate di portata, si vede che il
londinese Baltic Exchange Index, ossia l'indice di riferimento compilato ogni
giorno da broker specializzati, è sceso da 20mila punti circa, segnati questa
estate, ai 1.140 attuali (con addirittura 800 punti in ottobre). Questo
significa che una capesize sulla rotta per il Far East, per la quale, a giugno,
si pagava fino a 250mila dollari al giorno di nolo, oggi viene noleggiata a
circa 12.500 dollari (e, in ottobre, è arrivata a scendere fino a 2mila
dollari). Insomma, un vero crollo, dovuto a un rallentamento
dei commerci mondiali con la Cina e inasprito dalla crisi
finanziaria globale, che ha provocato una frenata dei consumi e un'improvvisa
mancanza di fiducia tra banche. Poiché i trasporti internazionali via nave sono
garantiti da lettere di credito, si è bloccato il sistema degli strumenti di
garanzia che permettono di scambiare un carico tra soggetti da un parte all'altra
del mondo. A soffrire della situazione, peraltro, non sono solo le rinfuse
secche ma, proprio in virtù dello stop dei consumi, anche il settore container.
Per il comparto, spiega Filippo Gallo, presidente di Federagenti,
l'associazione che riunisce gli agenti marittimi, «la situazione è in drastico
peggioramento, nonostante nell'ultimo periodo ci siano più carichi da
trasportare, i noli sono sempre bassissimi. In import, dall'Oriente all'Italia,
si paga dai 100 ai 150 dollari per un container da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-27 - pag: 22 autore: Commercio
estero. Presentati i dati dell'Osservatorio economico del ministero dello
Sviluppo Nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-27 - pag: 24 autore: I DISTRETTI DEL
MADE IN ITALY Le strategie del polo dell'occhialeria Belluno rilancia sulla
creatività Gli imprenditori: la crisi c'è, ma le aziende sono sane e
strutturate Claudio Pasqualetto BELLUNO Sarà che da queste parti a stringere i
denti sono abituati da sempre, ma quella crisi mondiale che ha toccato anche il
settore dell'occhialeria non ha messo in ginocchio né il Cadore né l'Agordino,
le tradizionali patrie dell'occhiale made in Italy. Negli ultimi mesi gli
addetti sono calati del 4,6%, la cassa integrazione interessa poco più del 3%
degli occupati ma tutti concordano, sindacato compreso, che la situazione va
guardata con attenzione ma non è drammatica. I tagli hanno riguardato i
contratti a tempo determinato – in molti casi non rinnovati – ed il lavoro
interinale, molto ridimensionamento. «Se prima Luxottica era costretta ad
andare a cercare fra Romania e Bulgaria nuovi lavoratori - dice Giuseppe
Colferai, responsabile del settore per la Cgil bellunese - oggi si accontenta
di quanto offre il mercato locale. Questo è un distretto un po' anomalo, ci
sono aziende importanti ma non c'è la Fiat, è un distretto che è sempre stato
in grado di trovare al suo interno gli ammortizzatori giusti per le situazioni
di difficoltà». Un distretto che è cambiato negli ultimi anni, ma più per
organizzazione del lavoro che per tagli profondi. Bastano due dati per avere la
percezione di quanto è accaduto. Nel 1997 nel bellunese erano attive nel
segmento dell'occhialeria 920 aziende con 12.700 addetti; a fine 2007 le
aziende erano scese a 482, ma gli addetti erano saliti a 12.806. Il dato di settembre
conferma lasostanziale tenuta dell'occupazione, stabile a 12.400 adetti. La
lettura non è difficile: il distretto si è strutturato, si è consolidato; sono
scomparse molte di quelle aziende piccole e piccolissime che lavoravano come
terziste pure; le grandi aziende in molti casi hanno riportato al loro interno
parte della produzione che affidavano fuori; sono rimaste e si sono rafforzate
imprese che operano in particolari processi o nella componentistica e nei
servizi; hanno imboccato nicchie vincenti quelle aziende medie ma anche piccole
che comunque avevano scelto per tempo la strada dell'innovazione, andando alla
conquista di mercati esteri. «Stiamo subendo una crisi che non ci appartiene -
sottolinea Renato Sopracolle, referente del Distretto dell'occhialeria - e
proprio perché non ci appartiene è difficile trovare la soluzione immediata.
Oggi siamo un po' in trincea, controlliamo quanto ci accade attorno, difendiamo
il nostro posizionamento ed il nostro know how, cerchiamo di lavorare
suimargini e sui costi per ridurre l'impatto negativo del momento. è una crisi
che non tocca i nostri punti di forza che sono un saper fare unico al mondo,
l'attenzione maniacale ai materiali, al design, alla creatività, a tutto quanto
concorre a quel made in Italy che per il nostro occhiale è l'arma vincente».
Non troppo dissimile è l'opinione di Paolo Cannici, titolare della Sover e
vicepresidente di Anfao, l'associazione nazionale dei produttori: «Nicchie e
qualità ci consentono di guardare avanti con fiducia anche se il nostro primo
mercato, gli Usa, è quello da cui è partita questa crisi. Negli anni grandi
distretti che producevano occhiali, come quelli francesi e tedeschi, sono stati
costretti alla chiusura. Concorrenti importanti come i
giapponesi ma anche i coreani versano in gravissime difficoltà ed anche la Cina, che pure produce 2 miliardi di paia di occhiali, non se la
passa benissimo, ma soprattutto non è competitiva con noi perché i prezzi sono
in aumento ed è impossibile riprodurre quell'intreccio fra qualità, creatività
e servizio che è il nostro segno distintivo ». «Che i mercati oggi
traballino è comprensibile – conclude Cannici –,ma noi ragionevolmente possiamo
nutrire ancora una certa fiducia nel futuro». Fiducia sostenuta dal fatto che
comunque tutte le grandi griffes mondiali scelgono per l'occhialeria il
prodotto bellunese, ma anche dalla ripresa di un prodotto house, non firmato ma
garantito dall'origine, che trova consensi soprattutto fra gli ottici ed i
negozi indipendenti e che può vantare un ottimo rapporto fra qualità e prezzo.
Ed a dare un cauto ottimismo al distretto ci sono anche i successi di mercato,
nonostante tutto, di alcune singole linee e di alcune aziende, come la Marchon
(si veda articolo a fianco), che hanno già superato il periodo critico perché
probabilmente avevano portato nel loro sistema aziendale gli anticorpi giusti
per tempo. Se c'è una vera preoccupazione – dicono sia gli imprenditori che il
sindacato –riguarda il capitale umano: ci sono sempre meno giovani disposti a
vedere nell'occhialeria il loro futuro professionale ed è su questo che bisogna
lavorare. Magari, come ha appena fatto Confindustria Belluno per celebrare i
130 dell'occhialeria bellunese, chiamando i ragazzi a collaborare con le
imprese già a livello di scuole superiori con progetti veri che spaziano dai
materiali, al design, al marketing. Terza puntata di una serie La prima
(spumante) è stata pubblicata martedì 23 dicembre; la seconda (calzature del
Fermano-Maceratese) mercoledì 24 IL COMPARTO Nel 1997 le società erano 920 con
12.700 addetti, oggi le imprese sono 482 ma i lavoratori sono
( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: STILI E TENDENZE data: 2008-12-27 - pag: 25 autore: Silvano Lattanzi
Se le scarpe sono di fossa di Ilaria Vesentini L e "scarpe di fossa" firmate
da Silvano Lattanzi si preparano a conquistare il Far Est. «Il mio nome è
garanzia di un prodotto artigianale di lusso e di altissima qualità che dura
una vita. Non serve il marchio "made in Italy" sulle mie scarpe così
come Hermes non ha bisogno del made in France sulle proprie creazioni». Un
motto, quello del "padre padrone" - come ama definirsi il fondatore
della casa calzaturiera Zintala Srl di Casette d'Ete, nel cuore del distretto
calzaturiero fermàno- ancora più vero per la sua ultima trovata: le calzature
invecchiate, come il più noto formaggio romagnolo, sotto terra, per
"stagionare" naturalmente il pellame e conferirgli sfumature di
colore e resistenza uniche. «Una goliardata con gli amici che sta però
riscuotendo molto interesse tra la clientela », commenta Lattanzi spiegando la
genesi del bizzarro procedimento avviato quattro anni fa e che ha permesso
finora il dissotterramento e la successiva ri-lavorazione di una cinquantina di
paia di calzature, le ultime pronte a debuttare sul mercato a 7mila euro. «A
contatto con questa terra leopardiana di creta e argilla - precisa il
"calzolaio", classe
( da "Repubblica, La" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 11 - Esteri
Venti di guerra fra India e Pakistan Truppe di Islamabad al confine. Delhi
convoca i generali. Gli Usa: "Fermatevi" Sospese le licenze ai
militari, migliaia di uomini lasciano la frontiera afgana per raggiungere il
Kashmir FRANCESCA CAFERRI Avrebbero dovuto essere giornate di festa in India:
una serie di allineamenti astrologici favorevoli avevano spinto migliaia di coppie
a fissare per queste ore la loro cerimonia di nozze, ma i venti di guerra in
arrivo dal confine con il Pakistan hanno turbato la festa e messo l´intero
Paese in stato d´allerta. A poco meno di un mese dagli attacchi di Mumbai, che
hanno provocato la morte di più di 170 persone e per i quali l´India punta il
dito contro il Pakistan, la tensione fra i due Paesi è arrivata al livello
massimo. Ieri in poche ore i due governi hanno annunciato in un crescendo di
botta e risposta provvedimenti ostili l´uno nei confronti dell´altro. A
iniziare la partita è stato il Pakistan: con una nota ufficiale i vertici
dell´esercito hanno reso noto di aver sospeso tutte le licenze ai militari e di
aver messo in stato d´allerta l´aviazione contro possibili incursioni nemiche.
Contemporaneamente è stato annunciato lo spostamento di migliaia di militari
dalle zone calde dal confine con l´Afghanistan - dove erano impegnati in
un´offensiva contro i sostenitori dei Taliban e di Al Qaeda - verso altre aree
considerate in questa fase «prioritarie» per la sicurezza nazionale. Dai
quartieri generali dell´esercito di Rawalpindi non sono arrivati altri
dettagli, ma non serviva dire altro per indovinare che i soldati si stanno
dirigendo verso la frontiera con l´India. In serata i media pachistani hanno
annunciato movimenti di truppe nell´area di Lahore, punto di transito obbligato
per raggiungere il Kashmir, la regione contesa dove i due Paesi hanno
combattuto tre guerre dall´indipendenza del 1947. L´annuncio di movimenti da
parte delle truppe pachistane è arrivato nelle stesse ore in cui il governo
indiano metteva in guardia i suoi cittadini dal recarsi o restare nel Paese
vicino. Delhi ha motivato la misura con la crescente tensione fra i due Paesi:
nei giorni scorsi un gruppo di cittadini indiani sono stati arrestati dopo
l´esplosione di alcune bombe nelle città pachistane di Lahore e di Muntar.
Nella capitale indiana, il primo ministro Mohammed Singh ha convocato i
generali dell´esercito per discutere della situazione con il Pakistan. Sul
fronte internazionale, sia gli Stati Uniti che la Cina si sono mobilitati per fermare l´escalation: «ci auguriamo che
entrambi i Paesi evitino passi che possano aggravare la situazione», ha detto
un portavoce americano. In realtà gli esperti ritengono che difficilmente la
tensione sfocerà in guerra aperta, ma il rischio che una qualunque mossa faccia
precipitare tutto resta. Nei giorni scorsi si era diffusa la voce che
gli indiani stessero preparando attacchi mirati contro campi di addestramento
di militanti estremisti in Pakistan, come risposta agli attacchi di Mumbai.
Ieri il capo dell´esercito pachistano, generale Kayani, ha messo in guardia i
vicini: ogni incursione «provocherebbe una risposta entro pochi minuti», ha
detto.
( da "Repubblica, La" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 3 - Economia L´industria
mondiale è ferma da Basf a Fiat si chiude per crisi Riapertura solo a gennaio. Produzione a picco in Giappone e Cina Il dossier
ETTORE LIVINI MILANO - Chiusa per un mese Mirafiori, assieme a quasi tutte le
linee di produzione italiane della Fiat. Fermi dal 17 dicembre (per tre
settimane) gli storici impianti della Volkswagen a Wolsburg. Giù la saracinesca
per 500mila imprese in Gran Bretagna, spenti decine di altiforni dall´Asia agli
Stati Uniti. Deserti dal 29 dicembre al 2 gennaio � è la prima volta
nella storia dell´azienda � gli uffici della Cisco, regina un po´ decaduta
dell´hi-tech statunitense. L´industria mondiale festeggia il Natale 2008,
obtorto collo, in un modo del tutto originale: chiudendo per crisi. L´onda
lunga dei subprime, dopo aver travolto la finanza, ha iniziato già da qualche
mese a far sentire i suoi morsi sull´economia reale: è spuntato il segno meno
davanti ai Pil d´Italia (-0,5% nel terzo trimestre), Usa (-0,6%) e Giappone
(-1,8%), sono andati in fumo milioni di posti di lavoro �533mila solo in
novembre negli Usa � e la produzione industriale (ieri Tokio ha annunciato un
crollo storico dell´8,1%) è in secca frenata a tutte le latitudini. Una doccia
fredda che ha costretto le imprese � reduci da sette anni di boom quasi
ininterrotto � alla più drastica delle decisioni: fermare i loro impianti per
non inondare il mercato di beni che ormai non compra più nessuno. Dall´Italia
� dove malgrado il +4% dell´export 2008 hanno chiuso i cancelli anche
Piaggio, Indesit, Beretta e Lucchini � fino alla Cina,
la contabilità della crisi non risparmia nessuno. La vittima più illustre e
trasversale è l´industria dell´auto. Lo stop del Lingotto � con 50mila
dipendenti in cassa integrazione � ha congelato anche il lavoro di 200 mila
persone nelle aziende dell´indotto, chiuse temporaneamente per recessione. Dopo
il crollo di vendite negli Usa (-34% a novembre), Gm, Ford e Chrysler hanno
fermato la produzione in 59 fabbriche per smaltire l´invenduto parcheggiato nei
piazzali. Stop anche alle linee di Mercedes (cinque settimane), Renault e
Peugeot e in alcuni impianti Toyota mentre Hyundai e Kia hanno ridotto a 4 ore
i turni di lavoro giornalieri. La russa Autovaz invece ha deciso di lasciare in
ferie i suoi operai fino a fine gennaio. In panne sono anche chimica e acciaio:
la tedesca Basf ha chiuso per qualche settimana 80 delle sue industrie,
l´americana Dow Chemical 180. Oltreatlantico sono spente già da qualche giorno
tre linee di produzione siderurgica di Us Steel, come in Europa è successo
all´altoforno di Piombino e a molti laminatoi della Arcelor-Mittal e della
Thyssen Krupp. La coreana Posco ha tagliato la produzione per la prima volta in
40 anni di vita mentre la cinese Baosteel, astro emergente dell´acciaio
mondiale, ha chiesto al governo di comprare il suo invenduto per evitare la
chiusura degli impianti. La crisi, in effetti, non risparmia nemmeno Pechino:
la produzione industriale è cresciuta a novembre "solo" del 5,4%
contro il + 17% di inizio anno, l´export è calato per la prima volta dal 2001 e
l´esecutivo starebbe preparando un piano di aiuti alle famiglie per provare a
rilanciare i consumi. Il vento freddo della recessione ha messo in ginocchio
anche le ex-locomotive del boom degli ultimi anni: la taiwanese Cpc (petrolio)
ha bloccato per 4 settimane la sua principale raffineria causa crollo della
domanda. Per la stessa ragione la Rio Tinto � dopo tre anni d´oro grazie alla
corsa delle materie prime � ha spedito una lettera ai dipendenti delle sue 11
miniere di ferro in Australia annunciando lo stop per due settimane
all´estrazione.
( da "Repubblica, La" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 8 - Interni
"Ripartiamo da intercettazioni e giustizia" Berlusconi annuncia le
riforme del 2009 e assicura: "Mi sento un diciottenne" La Bongiorno
insiste: non si vieti l´uso degli ascolti per i reati contro la pubblica
amministrazione GIANLUCA LUZI ROMA - «Per quanto mi riguarda è un anno
terribile quello che ho davanti per il governo del Paese: dovremo fare le
riforme a cominciare da quelle delle intercettazioni e della giustizia che ci
occuperanno molto». In una telefonata da Milano a don Gelmini, Berlusconi
«sereno e ottimista» conferma la priorità del governo a partire dal primo
consiglio dei ministri del nuovo anno. Incassato il via libera della Lega sulla
Giustizia e sicuro che «con i due gruppi parlamentari che abbiamo vinceremo
qualsiasi battaglia», Berlusconi - che si abbassa sempre di più l´età
biologica: «Sto benissimo, come un ragazzo di diciotto anni» - deve però
affrontare le perplessità che affiorano per l´intenzione di vietare le
intercettazioni sui reati nella Pubblica amministrazione. L´avvocato Giulia
Bongiorno, presidente della commissione Giustizia della Camera, sostiene che è
«importante trovare dei paletti per limitare il ricorso alle intercettazioni»
che però «devono restare possibili per i reati gravi e i reati contro la
pubblica amministrazione». E un possibile interlocutore, anche se
dell´opposizione come l´Udc, mette in guardia con Vietti da «annunci
estemporanei e forzature parlamentari». Mentre il Pd sfida il premier: «Perchè
non partiamo dalle proposte concrete avanzate dal Pd? - dice il portavoce
Orlando - Sono proposte fatte nell´interesse di tutti i cittadini, senza
violare la privacy e solo all´interno delle esigenze processuali». Dalla Lega
nessuna obiezione al presidente del consiglio che evidentemente ha rassicurato
i lumbard sul federalismo ed ha accantonato il progetto di presidenzialismo
lanciato nella conferenza stampa della settimana scorsa: «Le parole di
Berlusconi sulla giustizia - afferma infatti il ministro Calderoli - vanno
benissimo: andrà a segno come sta andando a segno il federalismo con cui siamo
già partiti». Nella telefonata Berlusconi ha parlato anche delle elezioni della
prossima primavera. «Ci sarà da fare la campagna elettorale per le
amministrative, molto importanti, di giugno. Insieme alle importantissime
elezioni europee». E per la Sardegna il Cavaliere ha annunciato che «stasera
cercherò Maurizio Gasparri, perchè dobbiamo trovare l´accordo sul candidato da
proporre ai sardi». Ma l´incarico di cui Berlusconi è più orgoglioso è quello
di presidente di turno del G8. «Mi trovo per la terza volta ad essere
presidente del G8 e del G14, - si vanta il premier - ed è un record assoluto
perchè Kohl e Mitterand furono presidenti per due volte. Pensa che viaggi dovrò
fare», ha aggiunto il premier rivolto a don Gelmini: «Cina, India, Giappone, Sud Africa, Egitto, Messico, Brasile, Canada,
Stati Uniti» e i «paesi europei». Per concludere il tradizionale messaggio di
ottimismo ai ragazzi della Comunità Incontro: «Dovete avere fiducia nel futuro,
dovete avere speranza e volontà. Con l´impegno e la capacità di fissarsi
un traguardo, facendo i sacrifici necessari, non si può sbagliare».
( da "Repubblica, La" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 39 -
Spettacoli Figlio d´arte Kiefer Sutherland racconta come cambia il personaggio
della serie fenomeno su Fox e parla di "Redemption", il film che fa
da ponte tra la sesta e la settima stagione in onda in Italia a settembre
"Nell´era di Obama il mio eroe cerca pace" SILVIA FUMAROLA ROMA è la
serie che ha rivoluzionato la fiction televisiva, costruendo in tempo reale il
racconto, scandendo l´azione in 24 ore (per gli attori vietato ingrassare
dimagrire o cambiare colore dei capelli); ha anticipato i tempi, insediando
alla Casa Bianca un presidente nero; ha spiegato al mondo come si combatte la
guerra al terrorismo, facendo della suspense l´ingrediente principale del plot.
Non si contano sparatorie, arresti, torture efferate, lanci da elicotteri,
fughe, atterraggi, decolli, esplosioni, inseguimenti, trappole col gas. Ma Jack
Bauer, l´eroe di 24, la serie cult della Fox, ha sette vite come i gatti, e come
il suo interprete Kiefer Sutherland, uscito indenne da un periodo nero in cui
si era rifugiato nell´alcol. Attore di talento, figlio d´arte, è stato
arrestato perché guidava ubriaco, ha scontato la sua pena ed è tornato sul set.
In America 24: Redemption, il film tv girato in Africa che fa da ponte fra la
sesta e la settima stagione (Sutherland è candidato ai Golden Globe come
miglior attore), fa già discutere. In Italia andrà in onda a settembre, ma
guardando il film si capisce che il clima è cambiato, gli americani sono
stanchi del conflitto in Iraq e della violenza; dopo l´elezione di Barack Obama
anche 24 è cambiato, Jack Bauer in cerca di redenzione ha riscoperto l´umanità.
In un mondo sconvolto dalle torture di Guantanamo il patriottico agente, spietato
all´occorrenza, è impegnato in una missione umanitaria per salvare gli orfani
di una scuola nella piccola nazione africana di fantasia, Sangala sull´orlo del
genodicio (gli autori si sono ispirati alla tragedia del Ruanda). Mentre Bauer
aiuta i bambini, a Washington s´insedia alla Casa Bianca un presidente donna,
Allison Taylor (Cherry Jones). Fenomeno della tv americana la serie della Fox è
stata al centro del dibattito politico sull´uso della tortura. «Uno degli
aspetti interessanti della fiction» spiega Kiefer Sutherland «è che è stata
"politicizzata" da un sacco di gente. I Clinton e la Streisand a
sinistra, McCain e molti altri a destra. Il film è imparziale, le persone
possono vederci quello che vogliono, interpretarlo come credono. Jack Bauer è
un personaggio apolitico infatti combatte qualunque potere politico si trova di
fronte. Di certo nella quinta serie è successo così. Quando il film è uscito
gli Stati Uniti si trovavano di fronte alla minaccia del terrorismo, non era
mai accaduto prima, ed è stato fenomenale in quel contesto. Ma riguardo alla
tortura voglio ricordare alla gente che è solo un telefilm e usiamo la tortura
come espediente drammatico per mostrare la gravità della situazione. Sono casi
estremi. Non stiamo cercando di giustificare in nessun modo quello che è
successo. Sono situazioni straordinarie create dall´immaginazione dei nostri
autori. La serie non ha mai voluto fare previsioni o dare giudizi su quello che
è giusto o sbagliato». Però
( da "Avvenire" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina
CRONACA 27-12-2008
LA POLITICA E IL FUTURO Il calendario 2009 del presidente del consiglio è denso
di appuntamenti Per la terza volta guiderà il G8 e il G14 Intanto il Carroccio
evita la polemica Il premier: mi aspetta un anno terribile Berlusconi
preoccupato: c'è il governo del Paese in un momento difficile, ci sono tante
riforme da fare, al primo posto quelle della giustizia e delle intercettazioni
DA ROMA MASSIMO CHIARI « Q uello che ho davanti è un anno terribile». Silvio
Berlusconi, collegato telefonicamente con la Comunità Incontro, non nasconde i
timori per il 2009. «C'è il governo del Paese in un momento difficile spiega il
premier - e ci sono tante riforme, a cominciare da quelle delle intercettazioni
e della giustizia che ci occuperanno molto...». U- na pausa leggera e poi ecco
riaffacciarsi la solita fiducia: «Abbiamo però due gruppi parlamentari che
garantiscono di poter fare qualunque battaglia e di portare a casa la vittoria.
Quindi, sono assolutamente sereno». Il calendario del premier è denso di
appuntamenti. Nel 2009 va avanti «abbiamo anche le elezioni: ci sarà da fare la
campagna elettorale per le amministrative, molto importanti, di giugno, insieme
alle importantissime elezioni europee». E poi «oltre a tutto questo mi trovo
poi, per la terza volta, ed è un record assoluto perchè Kohl e Mitterand furono
presidenti per due volte, ad essere presidente del G8 e del G14. Pensa che viaggi
dovrò fare...». Il Cavaliere cita «Cina, India, Giappone, Sud Africa,
Egitto, Messico, Brasile, Canada, Stati Uniti» e poi i «Paesi europei».
Elezioni, G8, ma soprattutto riforme. E soprattutto Giustizia e
intercettazioni. La Lega, questa volta, sembra evitare la polemica. «Le parole
di Berlusconi sulla giustizia vanno benissimo: andrà a segno come sta andando a
segno il federalismo con cui siamo già partiti...», ricorda il ministro
per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli. Ora l'interrogativo è
soprattutto uno: riforme con il concorso dell'opposizione? Gianfranco Rotondi
non ha dubbi e lo dice: «Oggi più che mai è opportuno far rimanere aperto il
dialogo sulle riforme come la giustizia, che non deve essere vista come il
tentativo di delegittimazione della magistratura. Ci deve essere, invece, la
volontà a riformare nel concreto il sistema giudiziario e farlo possibilmente
con l'opposizione non giustizialista e confrontandoci con le toghe non
politicizzate ». L'idea di governo e maggioranza è sempre la stessa: staccare
il Pd dal-- l'Italia dei Valori. «Esistono momenti politici in cui il 'ma
anche' veltroniano non è in alcun modo utilizzabile. Ora, infatti, nell'anno
che si apre, il Pd sarà chiamato a una scelta chiara, senza ambiguità», dice
Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia, che aggiunge: «Da una parte c'è
il dialogo con la maggioranza per le riforme (dal federalismo alla giustizia,
dall'economia ad altre possibili riforme istituzionali), dall'altra c'è il
permanere dell'alleanza-sudditanza rispetto al signor Di Pietro, che è invece
esclusivamente interessato ad avvelenare i pozzi per impedire qualunque
confronto costruttivo. Cosa farà Veltroni? E cosa faranno gli altri
protagonisti del Pd?». Il Pdl vuole il confronto con il Pd, ma vuole anche
riformare la Giustizia e Giulia Bongiorno, presidente della commissione alla
Camera, insiste: «Credo che sia importante trovare dei paletti per limitare il
ricorso alle intercettazioni», che però «devono restare possibili per i reati
gravi e i reati contro la pubblica amministrazione». Intanto anche l'Udc si
dice pronta al dialogo: «Le riforme avverte Michele Vietti sono un tema
decisivo su cui si misurerà nei prossimi mesi la capacità di questo governo: ci
auguriamo voglia farle con il contributo dell'opposizione e non ricorrendo ad
annunci estemporanei o a forzature parlamentari». Il premier Silvio Berlusconi
(Fotogramma)
( da "Avvenire" del 27-12-2008)
Argomenti: Cina
ECONOMIA 27-12-2008
Crolla l'industria giapponese DA MILANO l Giappone scopre una recessione ben
più severa del previsto, mentre in Cina si fa più pressante l'allarme-crisi e Pechino si accinge a varare
un nuovo pacchetto di aiuti alle famiglie per sostenere consumi ed economia.
L'industria del Sol Levante è colpita dalla crisi più nera degli ultimi 50
anni, trascinata soprattutto dalla caduta verticale della domanda di automobili
e di componenti elettroniche, specie sul mercato americano: la
produzione industriale ha registrato a novembre un crollo-record dell'8,1%, il
ribasso mensile più marcato I degli ultimi 55 anni. La crisi mondiale ha gelato
l'export, principale motore dell'economia nipponica, e il repentino
peggioramento della congiuntura internazionale ha travolto l'industria tanto
che, su base annua, la produzione è precipitata del 16,2%. Il tonfo della
produzione era atteso dopo l'annuncio che in novembre le esportazioni
nipponiche avevano subito una contrazione-record del 26,7% su tutto l'anno. Ma
gli economisti si aspettavano per la produzione industriale una flessione
intorno al 6,8%, mentre il governo, ancora più ottimisticamente, prevedeva La
crisi mondiale morde anche l'aggressiva economia cinese e Pechino si appresta a
varare un pacchetto di aiuti mirati soprattutto a rilanciare i consumi interni
in modo da controbilanciare la frenata delle esportazioni. L'annuncio potrebbe
arrivare già mercoledì prossimo o al più tardi all'inizio di gennaio.
L'economia cinese ha marciato negli ultimi anni con un ritmo di crescita a due
cifre, ma ora rischia di archiviare la crescita più lenta da circa vent'anni.
Un rapporto dell'ufficio di statistica ha evidenziato un crollo dei profitti
aziendali: nei primi undici mesi del