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DOSSIER “CINA”

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T ARTICOLI DEL  22-31 gennaio 2009#TOP



Report "Cina"

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Indice delle sezioni

Cina (122)


Indice degli articoli

Sezione principale: Cina

come sarà il futuro di barack - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 22-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Arrivati alla Cina, alla Russia o al mondo arabo irritato dal silenzio di Obama su Gaza, i caveat non giungono più sotto forma di blande frecciate, ma come colpi di mortaio. Direte: Obama comprende certo meglio di ogni altro quanto sia complesso il mondo. Credo che sia vero, ed è la nostra grande speranza.

iuc, perno del polo della conoscenza - sara strippoli ( da "Repubblica, La" del 22-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: inseriscono Paesi come India e Cina in questa riflessione globale sulla necessità di sicurezza di Internet, come libertà e sicurezza si possano coniugare. I quarantaquattro fortunati che frequentano il master biennale di Scienze comparate in legge, economia e finanza - una selezione su 121 domande arrivate - avranno possibilità di vivere e studiare a Torino grazie ad una borsa di studio.

L'arte si mette in mostra Dalle avanguardie alla pop art ( da "Unita, L'" del 22-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: rappresenti ora una realtà assai più vivace e interessante della Cina». In giro per la città Molte anche le iniziative fuori fiera. Il MAMbo apre oggi al pubblico l'attesa antologica di Giorgio Morandi (fino al 13/04), già allestita al Metropolitan di New York. Il Museo Morandi ospita invece l'esposizione dedicata a due maestri della fotografia, i coniugi Bernd e Hilla Becher (fino al 19/

quelle figurine che raccontano la storia ( da "Repubblica, La" del 22-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Genova Da Speggiorin e Cini fino a Skuhravy e Aguilera., un viaggio tra i personaggi che hanno lasciato un segno Quelle figurine che raccontano la storia L´album delle figurine Panini come bussola per attraversare, senza perdersi, il mare dei ricordi. Quasi mezzo secolo di mezzibusti (salvo alcune, encomiabili, eccezioni di immagini in movimento)

"dopo la forza, l'intelligenza con obama il potere cambia" - alix van buren ( da "Repubblica, La" del 22-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: America si misura alla pari in primo luogo con l´Europa, il Giappone, la Cina. Ma oltre le armi e l´economia, c´è una terza fascia di rapporti transnazionali dove la moltiplicazione dei poteri avviene in uno stato caotico: pandemie, ong, questioni climatiche, tutto ciò impone una collaborazione globale. è la nuova la sfida.

in cinese censurato il discorso di barack via i riferimenti a comunismo e dissenso ( da "Repubblica, La" del 22-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Tv di Stato cinese non ha trasmesso in diretta il discorso di Obama come ha invece fatto la Phoenix Tv, una stazione privata di Hong Kong che si riceve nella Cina del sud. Il testo completo del discorso del neo presidente è stato invece pubblicato senza censure sul sito web del quotidiano China Daily, ma senza traduzione in cinese.

Ultimissima chiamata per la Cgil ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: persino dalla Cina. Martedì il Governo francese ha varato un piano da 6 miliardi. E noi? Noi dobbiamo preoccuparci del fatto che gli interventi nel settore di altri governi, penso in particolare a quello francese e tedesco ma presto anche all'America di Obama, finiranno per creare gravi distorsioni alla concorrenza e un danno indiretto e serio per noi se resteremo fermi.

Londra rimpiange le sue fabbriche ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cosa accade oggi se Cina o India devono aggiornare le loro infrastrutture? Parlano con Bombardier, Siemens, Alstom. L'idea che il manifatturiero non sia più meritevole in un'economia sviluppata è ancora più insostenibile se si guarda alla Germania o all'Italia del Nord».

China trader award premia il made in Italy innovativo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: nello sviluppo di relazioni commerciali con Hong Kong e la Cina. Il forte segnale emerso dalla scelta dei tre finalisti è stato quello di voler premiare l'innovazione coltivata di pari passo con il rispetto dell'eco-sostenibilità. Il primo premio è infatti andato a BP SEC srl, azienda che offre una vasta gamma di servizi specialistici per l'impresa e per la pubblica amministrazione,

La concia alla svolta ecologica ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: del territorio un know how che ha spinto Paesi come la Cina a chiedere collaborazione per il problema delle emissioni e dello smaltimento dei fanghi. La prossima mossa del distretto toscano riguarda la depurazione delle acque, e rappresenta un ulteriore investimento di 161 milioni. Il progetto, contenuto nell'accordo di programma sottoscritto da Regione, ministero dell'Ambiente,

I Pm: 16 mesi a Stefano Tanzi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Poiché Stefano era in partenza per la Cina, ad aprire il conto a Lugano andò Testa, «al quale mi fu detto di riconoscere 100mila dollari per il lavoro che aveva svolto per l'acquisto dell'aeroplano». Ma chi era il padrone del vapore a Collecchio, gli chiede il suo difensore? E qui Tanzi-figlio si lascia andare a una serie di giudizi in parte inediti sul padre.

Camerun, chiudono gli ultimi cinema <Hanno debiti per migliaia di euro> ( da "Avvenire" del 22-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ovvero della Cine News Distribution, i cui pagamenti in sospeso sono stimati a 40milioni di franchi Cfa, che equivalgono a 61mila euro. La mancanza di investimenti, la competizione con la televisione e con i Dvd contraffatti, sono considerate le cause principali dei problemi dei cinema del Paese africano.

Il Report 2009 dei rischi globali : in testa c'è la Cina ( da "Finanza e Mercati" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: in testa c'è la Cina da Finanza&Mercati del 23-01-2009 L'altro report che terrà banco a Davos sarà il Global Risk Report dove si dice che il 2009 sarà un anno «tetro» per la maggior parte delle economie mondiali: i mercati rimarranno volatili, la liquidità carente, la disoccupazione salirà con consumi e fiducia ai minimi storici.

Latte contaminato in Cina due condanne a morte ( da "Unita, L'" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Latte contaminato in Cina due condanne a morte Due condanne a morte e 12 ergastoli: è la sentenza del tribunale «popolare» di Shijiazhuang, capitale della provincia di Hebei, nel nord della Cina per lo scandalo del latte alla melanina. Gli imputati erano 21 e tra questi c'erano anche quattro top manager del colosso caseario cinese Sanlu,

Geithner: la Cina manipola lo yuan ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina manipola lo yuan L'amministrazione Obama adotta la linea dura con Pechino sul cambio Marco Valsania NEW YORK Il nuovo Segretario al Tesoro americano, Tim Geithner, ha lanciato un avvertimento alla Cina: l'amministrazione di Barack Obama è convinta che Pechino «manipoli» il valore dello yuan danneggiando gli Stati Uniti.

Se i Treasury perdono appeal ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: visto che il probabile segretario al Tesoro americano ha accusato la Cina di manipolare il cambio con il dollaro. E siccome la Cina è tra i maggiori detentori del debito Usa, c'è il rischio che la Banca del Popolo cinese si metta a vendere Treasury. Spiegazione plausibile, se non fosse che anche i rendimenti dell'area euro sono saliti: 20 centesimi per i Bund e 43 per i Btp.

Due condanne a morte per il latte alla melamina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina usa il pugno duro contro i responsabili della scandalo del latte alla melamina che, lo scorso autunno, aveva causato la morte di sei neonati e l'avvelenamento di altri 300mila bambini in tutto il Paese. La sentenza è stata emessa ieri mattina da un tribunale di Shijiazhuang, la capitale della provincia di Hebei,

Per la Cina crescita a una cifra ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 8% Per la Cina crescita a una cifra Governo in difficoltà nel gestire occupazione e tensioni sociali Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Nel quarto trimestre del 2008, il prodotto interno lordo della Cina ha registrato un incremento del 6,8% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Asia, il grande gelo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Ieri è stato il turno di Cina, Giappone e Corea del Sud. Il brusco calo della domanda estera, causa recessione mondiale, non poteva non avere impatto dirompente su economie la cui produzione dipende fino al 40% dal settore manifatturiero, come nel caso cinese e di altri grandi esportatori asiatici.

Dogana di Gioia Tauro, la malavita alza il tiro ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: A cominciare da quelle che partono dalla Cina. è chiaro che i traffici internazionali illeciti debbono continuare a essere una riserva vitale per le casse delle 'ndrine. La dogana e la Guardia di finanza sono obiettivi più di quanto si possa immaginare. La banca dati gestita dall'Ufficio repressione frodi, ad esempio, è in grado di garantire la tracciabilità di ogni movimento.

Wti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: FIBRE In discesa le semine di cotone in Cina La crisi del tessile colpisce anche gli agricoltori cinesi, intenzionati a ridurre del 21% , a 4,7 milioni di ettari, l'area seminata a cotone. La locale Associazione cotoniera lamenta chei costi sono in salita mentre i prezzi calano: a New York il future sulla fibra ha perso il 28% in un anno.

Acciaio, la prima frenata dal 1998 ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Merito soprattutto della Cina, primo produttore e consumatore di acciaio al mondo: i colossi siderurgici di Pechino hanno sfornato 502 mln tonn., il 2,6% in più rispetto al 2007. In positivo anche India (+3,7%) e Corea del Sud (+3,8%): lampi di luce in un panorama di cali generalizzati.

L'Opec fa i conti con la crisi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: strategiche di Usa e Cina. Anche il quadro per le qualità sweet (a basso tenore di zolfo) si è modificato radicalmente: Forties è oramai in sconto di "soli" 20 cents rispetto al Brent, e Gullfaks vanta un premio di 4 $/bbl. Ieri pomeriggio però l'ordine di Bp e Koch di rilasciare 3 superpetroliere Vlcc di stoccaggio galleggiante potrebbe mettere sul mercato 12 carichi di Forties,

cina, a morte i produttori del latte contaminato - giampaolo cadalanu ( da "Repubblica, La" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Esteri Cina, a morte i produttori del latte contaminato Due condanne capitali e due ergastoli: avevano perso la vita sei bambini GIAMPAOLO CADALANU Due condanne capitali, almeno un ergastolo, una lunga serie di condanne al carcere: la giustizia cinese ha voluto chiudere con mano pesante il caso del latte adulterato alla melamina.

la crisi si abbatte sull'asia il pil cinese frena al 6,8% - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina prenda misure più drastiche per l´economia Prime proteste e rivolte nelle aree dove ci sono stati i maggiori licenziamenti FEDERICO RAMPINI dal nostro corrispondente PECHINO - Una frenata brutale dimezza la crescita cinese. Nell´ultimo trimestre del 2008 l´aumento del Pil nella Repubblica Popolare è stato del 6,

Casa Bianca. Obama: no alla tortura e alle prigioni segrete ( da "AmericaOggi Online" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: che Washington ritiene a rischio di persecuzioni in Cina. Sempre il ministro della Giustizia, Eric Holder, sarà il responsabile di una revisione dei metodi d'interrogatorio d'ora in poi ammessi per l'antiterrorismo. Uno degli ordini esecutivi firmati da Obama è categorico in questo senso nel disporre che il punto di riferimento sia ora per tutti lo U.

Tragedia a Chinatown. Veicolo sale sul marciapiede e uccide due bimbi ( da "AmericaOggi Online" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: investiti e uccisi da un furgone e un terzo è rimasto ferito gravemente nella Cina town di Manhattan. E' accaduto intorno alle 11 del mattino sulla strada East Broadway. La scolaresca aveva appena lasciato la biblioteca e si stava recando al "Daycare Center" di Market Street. Secondo le informazioni apprese dalla polizia , Hayley di 4 anni, residente a Manhattan, è morto sul colpo.

Sull'Iran il dilemma del <contatto ravvicinato> ( da "Avvenire" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Così facendo l'A- merica potrebbe chiedere a Russia e Cina di sostenere misure dure anti-Iran se Teheran dovesse uscire dalle regole stabilite nelle trattative. Allo stesso tempo disinnescherebbe i timori israeliani e sauditi. Sul tavolo del presidente e dei suoi collaboratori vi sono diverse opzioni.

Imprese responsabili, Italia davanti a tutti Un podio <certificato> ( da "Avvenire" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: giganti come India e Cina. Dietro, a distanze siderali, i Paesi europei coi quali ci confrontiamo. In cosa deteniamo questo primato? Nella certificazione sociale delle imprese, la Sa8000, lo standard internazionale introdotto poco più di dieci anni fa (vedi box) e ormai affermatosi come riferimento per le imprese che intendono essere riconosciute come socialmente responsabili.

Ciao Mara ( da "AprileOnline.info" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Marcello Cini, Famiano Crucianelli, Sandro del Fattore, Francesco Forgione, Aldo Garzia, Filippo Maone, Nicola Manca, Danielle Mazzonis, Roberto Musacchio, Daniela Reggiani, Valentino Parlato, Luciano Pettinari, Rossana Rossanda, Paola Scarnati, Gino Scicchitano, Massimo Serafini, Marina Turi, Carla Ronga, Vincenzo Vita

se rompono cina e usa - pechino ( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina 1 - Prima Pagina SE ROMPONO CINA E USA PECHINO L´Amministrazione Obama esordisce attaccando la Cina, e in un lampo i mercati sono costretti a porsi una domanda terribile: cosa accadrebbe se Pechino reagisse smettendo di finanziare il debito pubblico americano? SEGUE A PAGINA 23

la profezia di galbraith - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: incrociato con i capitali veri o virtuali della finanza mondiale, hanno trasformato la Cina, l´India, parte dell´America latina e dell´Europa Orientale. Questo movimento tellurico si è prodotto in concomitanza col venir meno della capacità egemonica americana, sia sul piano economico-monetario che militare, e all´affievolirsi della cooperazione internazionale.

fabbrica chiusa, altri 100 a casa ( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e in India, chiedono di non essere immediatamente licenziati, di avere la cassa integrazione straordinaria e che allo stabilimento venga trovata un´altra destinazione purché industriale. Corteo per il lavoro, sempre ieri mattina, anche a Arezzo dove più di mille lavoratori Eutelia si sono ritrovati da tutta Italia per cercare di impedire che duemila di loro corrano il rischio

piombino, la caporetto dell'industria - ilaria ciuti ( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: maggior parte dei dipendenti sono donne Fatale la concorrenza di India e Cina Ad Arezzo corteo di dipendenti arrivati da tutta Italia per impedire che duemila di loro perdano l´impiego Piombino, la Caporetto dell´industria Capitola anche la Cst, in 97 a casa: "Dateci almeno la cassa integrazione" ILARIA CIUTI SCIOPERO, presidio di fronte ai cancelli della fabbrica, corteo in paese.

il bronzo della tenace federica da mazara al podio di pechino - fabio tartamella ( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Niente distrazioni, però, in Cina. «La sera, alle undici, dovevamo essere già in camera e i tecnici erano molto severi». Ma il tennis tavolo è una passione irresistibile. «Solo due anni fa, in un torneo a cui ho preso parte in Giordania, ho capito di essere competitiva a livello europeo.

cifra record: sul web un miliardo di utenti ( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Secondo un rapporto della società comScore, gli utenti regolari del web hanno tagliato questo traguardo lo scorso dicembre, anche se altri calcoli offrono cifre più alte. In testa ai navigatori la Cina, seguita dagli Usa. L´Italia è dodicesima.

obama in pressing sul congresso - arturo zampaglione ( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: rispondendo in forma scritta alla domanda del senato chiamato a ratificare la sua nomina, che nei cambi yuan-dollaro la Cina aveva tenuto un comportamento scorretto per promuovere le sue esportazioni. E facendo capire che la nuova Casa Bianca sarebbe stata più inflessibile di quella di George W. Bush, Geithner ha provocato una risposta irritata dei suoi colleghi di Pechino.

si rompe il patto tacito tra usa e cina timori di ritorsione sui bond americani - (segue dalla prima pagina) dal nostro corrispondente ( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Economia Si rompe il patto tacito tra Usa e Cina timori di ritorsione sui Bond americani Geithner andrà incontro a un boom del debito pubblico per contrastare la crisi Pechino è uno dei più grandi investitori in titoli del Tesoro statunitense (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) DAL NOSTRO CORRISPONDENTE federico rampini Lo spettro di una frattura nel legame finanziario sino-

aiutò - luciano canfora ( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: militare sovietica l´Urss entrò in collisione: Jugoslavia prima, Cina poi. è dunque, forse, l´incapacità della dirigenza staliniana (ma anche kruscioviana e poi brezneviana) ad ammettere la possibilità stessa di un policentrismo dell´area socialista la causa principale di questa vicenda e, alla fine, del crollo stesso dell´Urss.

Sullo yuan accuse infondate ( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: lo yuan torna a turbare le relazioni tra Cina e Stati Uniti. «Il presidente Obama, sulla base delle conclusioni di molti economisti, ritiene che la Cina stia manipolando la sua moneta» aveva detto giovedì il Segretario al Tesoro Usa, Timothy Geithner. «La Cina non ha mai effettuato alcuna cosiddetta manipolazione dello yuan per trarre vantaggio negli scambi internazionali.

Il grido di dolore delle Pmi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dopo la sconsiderata apertura del laWto alla Cina senza regole e/o reciprocità.Dall'analisi dei dati forniti si deduce inequivocabilmente che per le aziende manifatturiere (operanti nel rispetto delle leggi) non esiste possibilità alcuna di sopravvivenza e sviluppo. Da qui la folle corsa agli investimenti finanziarie immobiliari che hanno condotto all'attuale grave crisi mondiale (

Il fronte valutario ( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dove il disavanzo commerciale verso la Cina ha cominciato rapidamente a ridursi, ma resta enorme.E dove c'è un certo disincanto nei confronti della capacità del Fondo monetario o del G-7/G-20 di sospingere i cinesi con le buone sulla strada della rivalutazione. Resta da dimostrare che la linea più ferma adottata da Washington ottenga qualche risultato a Pechino,

Le lattine ridotte di Pepsi e Coca-cola ( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: alluminio con i quali vende in Cina. Una scelta che cambia poco la grandezza della lattina, da 355 a 330 millilitri, ma che dovrebbe consentire a PepsiCo di compensare la pressione sui margini.L'imbottigliamento e l'impacchettamento è infattilaprincipale voce di costo del gruppo che, con 185mila dipendenti sparsi per il mondo, ha un giro d'affari di circa 39 miliardi di dollari.

A rilento le trattative per il 2009 ( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dovuto in parte ai più bassi costi di trasporto dall'Australia alla Cina. Nel 2009 Rio ha dato il via ai primi colloqui con la siderurgica Baosteel la scorsa settimana, ma entrambi i lati del tavolo sembrano intenzionati a far durare le trattative ancora a lungo. La controparte cinese cerca uno sconto sui prezzi dell'anno scorso e uno stesso trattamento per i carichi,

Debutta il cinese tra gli scritti della maturità ( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: come alla Fondazione Italia-Cina di Milano che domani – in occasione del Capodanno cinese – presenterà al Consolato cinese il progetto Uni-Italia per gli scambi tra atenei dei due Paesi. L'annuncio sul web Il ministro Mariastella Gelmini ha scelto di utilizzare il canale aperto nelle scorse settimane su «YouTube» ( www.

Congo, nuovi scenari con l'arrivo della Cina ( da "Avvenire" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ARRESTO DI NKUNDA E LA GUERRA IN KIVU Congo, nuovi scenari con l'arrivo della Cina GIULIO ALBANESE C on l'arresto del famigerato 'signore della guerra' Laurent Nkunda, avvenuta giovedì sera, si potrebbe avere una svolta nel conflitto congolese scoppiato il 28 agosto scorso nella tormentata regione del Kivu Settentrionale.

L'emergenza cibo al G8 agricolo in Italia ( da "Avvenire" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, India, Messico Sud Africa), più l'Egitto e gli esponenti dei maggiori organismi, dalla Fao al Pam, dall'Ifad alla Banca Mondiale e all'apposita 'task force' nominata un anno fa dal segretario dell'Onu, Ban Ki Moon. Si lavorerà sulle ultime esperienze acquisite, tenendo presente che oggi la situazione dei prezzi delle materie prime agricole «

Cina anni '40, la Chiesa vittima dei diktat di Mao ( da "Avvenire" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: AGORÀ 24-01-2009 Storia Cina anni '40, la Chiesa vittima dei diktat di Mao PAGINA 27

Chiesa in Cina, i <peccati> di Mao ( da "Avvenire" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: che aprono uno squarcio interessante e drammatico sulla realtà del maoismo in Cina, a lungo taciuta o mitizzata dagli intellettuali di casa nostra. «Questo volume (come già tre anni fa Il libro rosso dei martiri cinesi), offre un quadro storicamente fon- classici dell'ideologia maoista, della sua affermazione in Cina e degli effetti devastanti che essa provocò sulla società cinese.

federalismo e contratti due scatole vuote - eugenio scalfari ( da "Repubblica, La" del 25-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e le altre potenze emergenti, si stagliano per quanto riguarda l´Italia alcuni problemi specifici con caratteristiche proprie ai quali il calendario politico ha impresso nei giorni scorsi una forte accelerazione: il federalismo fiscale, la riforma contrattuale, i provvedimenti anticrisi, la ricerca delle risorse necessarie per farvi fronte e gli strumenti più appropriati da

l'america della crisi e lo specchio buio del '29 - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 25-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Stavolta è l´Asia - Cina in testa - a svolgere il ruolo di banchiere planetario. I titoli del debito pubblico americano vengono acquistati dalle banche centrali di Pechino e Tokyo. La Repubblica popolare cinese ha accumulato attivi commerciali verso il resto del mondo.

sono cinquemila senza china town ( da "Repubblica, La" del 25-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: nel Sud-est della Cina. Il 37% di loro lavora nella ristorazione , il 20% nel commercio. La maggior parte (58%) non si riconosce in nessuna religione. Il 31% è buddhista e l´8% ha aderito a una religione cristiana (a Torino esistono due chiese pentecostali e una congregazione di testimoni di Geova).

capodanno cinese in nome del bufalo "festa al lingotto, poi un anno faticoso" - fabiola palmeri ( da "Repubblica, La" del 25-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: importante festività annuale della Cina e di molte popolazioni orientali. Pur non trovandoci nella terra di Mezzo, la Comunità Cinese di Torino e del Piemonte non rinuncia di certo a festeggiare e da oggi fino alla fine della prossima settimana, propone cene dedicate e tradizioni famigliari che culmineranno domenica prossima, 1 febbraio con una festa-spettacolo organizzata al Lingotto.

da torino l'offensiva mondiale contro i nuovi pirati del mare - lorenza pleuteri ( da "Repubblica, La" del 25-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Tocca le coste della Cina orientale, lo stretto di Malacca, Singapore». I primi raid in mare sono Sirius cominciati nella seconda metà degli anni Novanta. Da allora è stata una escalation. «I dati attuali testimoniano che si assiste a una emergenza e che lo scenario previsto per il futuro non è confortante.

ecco "amita della giungla" figlia di torino e nanchino - mario serenellini ( da "Repubblica, La" del 25-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Torino-Nanchino: da una parte Làstrego & Testa Multimedia (reduce dalle illustrazioni della Genesi di Fruttero ex Lucentini), dall´altra lo Studio cinese Blue Dolphin. Per la prima volta, come spiegano Cristina e Francesco (ovvero Làstrego & Testa), una produzione di cartoons occidentale s´è rivolta ai cinesi «non con una semplice richiesta di manodopera qualificata a basso

lang e harding, estasi pianificata tra youtube e discipline orientali - nicola gallino ( da "Repubblica, La" del 25-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Icona globale prêt-à-porter, consolle da estasi pianificate, il prodigio venuto dalla Cina sta al pianoforte come la playstation al vecchio pallone di cuoio. Occhio però a non liquidarlo come tecnologia perfetta e sentimenti di plastica, come macchina da note dalle emozioni rinchiuse dietro due fessure ridenti e impenetrabili.

Dalla Cina all'Italia gli addobbi dei baby schiavi ( da "Avvenire" del 25-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 2009 Dalla Cina all'Italia gli addobbi dei baby schiavi DI MAURO ZUCCARI A un mese dalle celebrazioni natalizie emerge una realtà raggelante. Gran parte dei palloncini e delle ghirlande con cui sono stati preparati gli addobbi sono sporche di sangue. È la denuncia lanciata qualche giorno fa da Toni Brandi, responsabile della Laogai Research Foundation italiana.

Mosher: i gruppi pro-choice adesso avranno più potere ( da "Avvenire" del 25-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: sempre in Cina, è stato alla base della decisione di George W. Bush di sospendere il finanziamento di queste organizzazioni che Obama ha ora ripristinato. Professor Mosher, come valuta la decisione di Obama? Una premessa: nel 1958 venne pubblicato un romanzo, «The Ugly A- merican », poi diventato un film nel 1963 ( «Missione in Oriente»

Brasile. Muore la top model Mariana. Le erano stati amputati mani e piedi ( da "AmericaOggi Online" del 25-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: stata Miss Bikini internazionale in Cina e nel 2007 era arrivata quarta al concorso Miss Mondo Brasile, conquistando lo stesso posto anche nell'edizione dell'anno scorso. Il 2 gennaio era stata ricoverata con sintomi di infezione urinaria, febbre e forti dolori, dolori che aveva avvertito fin da dicembre, quando dopo una visita medica le erano stati diagnosticati calcoli renali.

La Cina teme l'incognita Barack Obama ( da "AmericaOggi Online" del 25-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina teme l'incognita Barack Obama 25-01-2009 PECHINO. La Cina teme l'incognita Barack Obama. Le crescenti preoccupazioni di Pechino per una svolta negativa nei rapporti con gli Stati Uniti dopo l'insediamento del nuovo presidente, sono stati espressi dal ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi al segretario di Stato Usa,

sacconi: "epifani sarà sconfitto la sua battaglia è ideologica" - roberto mania ( da "Repubblica, La" del 26-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: alla Cina, alla Russia» Le sembrano tutti modelli di democrazia? «No, però è così. Per questo dico che non c´è tempo per le decisioni assembleari, tanto più per le relazioni industriali». Che fretta c´era di sottoscrivere un´intesa che lega i salari alla produttività quando esplode la cassa integrazione?

ecco il piano ue per il dopo-kyoto - alberto d'argenio ( da "Repubblica, La" del 26-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: questa volta cercando di coinvolgere i grandi inquinatori a prendere impegni vincolanti sui tagli alle emissioni di CO2: Usa, Cina, India e gli altri paesi emergenti. L´offerta europea conferma che in caso di accordo mondiale i 27 alzeranno il loro obiettivo di tagli per il prossimo decennio dal 20 al 30%, in barba alle richieste del governo italiano di stralciare questa promessa.

Se l'Europa trovasse una svolta comune ( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: cominciando dalla Cina. A questo servono i cambi di governo in democrazia: a correggere gli errori, senza indulgenze. Il vuoto di democrazia pesa invece sull'Europa. Legittimamente nessun governo nazionale si sente artefice della crisi, ognuno può fingersi vittima compiaciuta parlando allo specchio della propria opinione pubblica.

Quando il libro non ha prezzo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la 26ª edizione della Scuola Librai Umberto ed Elisabetta Mauri (alla Fondazione Cini di Venezia, da domani fino a venerdì). Perché se il tema generale sarà quello dell'assortimento – e lo indagheranno bene i librai che partecipano alle lezioni di perfezionamento, con dibattito pubblico il 29 con i " big"della nostra editoria –

Cindia cerca regole ( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: il programma Fox Pro rappresentava il 65 per cento dei data base installati in Cina, senza che la Microsoft avesse venduto nel Paese una copia ufficiale. La pirateria, ha però permesso alla Cina di sviluppare capacità tecnologiche considerevoli nello sviluppo del software: come ricorda un detto tradizionale cinese "rubare un libro è un crimine elegante".

Carmen danza con Schubert ( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: assuefatti anche se la Cina ci pare vicina. Quanto agli archetipi dell'Eros avvinto a Thanatos, della donna sensuale e libera di preferire la morte a un amore incatenante, e del seduttore impenitente: il coreografo Thierry Malandain, alla testa del Ballet Biarritz, fa di tutto per scompaginarli, per offrirceli su di un piatto scenico dai colori spiazzanti e dagli effetti a sorpresa.

La fame oltre i vertici mondiali ( da "AprileOnline.info" del 26-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 6% in tutti gli altri a eccezione di Cina, Brasile e India". Il responsabile senegalese ha indicato che "la contrazione dei prezzi agricoli" osservata negli ultimi mesi "e l'incertezza finanziaria rischiano di rallentare gli investimenti degli agricoltori e provocare una forte riduzione della produzione nel 2009 e 2010".

McDonald's sente la recessione, con una trimestrale segnata da vendite in frenata (per il ... ( da "Finanza e Mercati" del 27-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il numero uno mondiale della ristorazione veloce ha citato un rallentamento del business soprattutto in Germania e Cina per motivare il deludente progresso delle vendite. Gli utili del trimestre si sono attestati a 985,3 milioni di dollari (e 87 centesimi per azione), in calo del 23% rispetto agli 1,27 miliardi (e 87 centesimi) di un anno prima.

Il minor gettito fiscale produce ingiustizie ( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina non sa come cambiare il proprio modello di sviluppo per sostituire domanda interna a vendite all'estero, e nel frattempo continua a sussidiare le sue esportazioni; in Europa i Paesi vanno in ordine sparso, mentre l'economia reale regredisce in maniera preoccupante: il crollo della produzione industriale di 7,

Per McDonald's l'Italia è al top ( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dopo Russia e Cina arriva il Big Mac tricolore. E prima della Spagna. «Promettiamo aggiunge Masi - di mantenere l'ottimo rapporto qualità-prezzo, che in un periodo come questo fa comodo alle famiglie italiane ». Peraltro, la catena americana del fast food intende sfruttare fino in fondo la carenza di competitor, oggi limitata a Burger King con 49 ristoranti e Rosso Pomodoro con 32.

Prezzi agganciati ai dati cinesi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: le prospettive economiche della Cina, primo utilizzatore mondiale di metalli, son diventate più che mai il fattore determinante nella direzione dei prezzi. C'è un fermento di iniziative in Cina che lascia sperare che la fase depressa sia giunta al fondo. è stato deciso, per esempio, un piano di aiuti all'industria automobilistica locale,

Il commercio Usa cambia rotta ( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Brasile e Messico offrono spiragli rivelatori delle strategie in gioco. Dossier Cina La Cina rimane il capitolo più delicato nei rapporti con i Paesi asiatici, dove gli Stati Uniti vantano oltre 300 miliardi di dollari in investimenti diretti e un deficit nei primi undici mesi 2008 vicino ai 350 miliardi.

Decollano gli scambi fra l'India e l'Africa ( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: India in diretta concorrenza con la Cina (che ha raggiunto il traguardo dei 100 miliardi di dollari annui di scambi) su altre piazze continentali, come l'Angola. E le riserve di uranio di Niger, Namibia e Sudafrica non sono destinate a passare inosservate, ora che il programma nucleare indiano è stato sdoganato a livello internazionale.

Emergenti ancora in corsa, parola di Jim ( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: India e Cina) cercano di porre un argine al virus. Sopravviveranno allo shock? E l'eventuale rientro di questi moderni traini dell'economia globale nei ranghi di Paesi inesorabilmente in sviluppo cosa comporterebbe per quanti negli ultimi dieci anni si sono avvantaggiati della loro crescita impetuosa?

IDEE DIVERSE IN SQUADRA ( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: è un'oppositrice del libero scambio e in tempi di disoccupazione in aumento farà sentire la propria voce AP Tim Geithner Segretario al Tesoro L'accusatore Nei confronti della Cina Geithner, 48 anni, ha lanciato l'accusa di manipolare il cambio dello yuan per favorire l'export:quello con Pechino è il capitolo più delicato AP

La questione dell'energia e la scelta nucleare ( da "AprileOnline.info" del 27-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ma anche dalla Cina. Si va dai parchi eolici ai pannelli fotovoltaici, al ricorso al solare termodinamico collegato con l'immagazzinamento del calore ad alta temperatura in serbatoi salini ad alta capacità termica, ai progetti per la produzione di idrogeno con l'impiego del sole, del vento e la utilizzazione di questo con le celle a combustibile e nei motori,

Obama, la rivoluzione permanente ( da "AprileOnline.info" del 27-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e India in particolare. Questa volta però gli Stati Uniti promettono di fare la loro parte e di non ostacolare gli sforzi internazionali (come hanno fatto fin dal 2001 quando George Bush rifiutò di ratificare il protocollo di Kyoto). I movimenti sismici di questa appena avviata rivoluzione permanente promettono di riverberarsi anche al di là della diretta azione di governo.

Mosca studia nuovi prestiti alle banche ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ma restano le quarte al mondo dopo quelle di Cina, Giappone ed Eurozona. La Banca centrale prevede che nel primo trimestre la quota dei prestiti in sofferenza del sistema bancario salirà al 4-4,5 per cento. Le banche hanno più volte chiesto al Governo iniezioni dirette nel loro capitale per migliorare i requisiti patrimoniali.

Giappone debole, il paradosso dello yen forte ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: amministrazione Obama ha subito segnalato di volere dalla Cina un'ulteriore rivalutazione dello yuan. Improbabile che in queste circostanze accetti interventi nel senso opposto da parte giapponese. Non per la prima volta, Tokyo si confronta con il fatto di non essere più il solo gigante asiatico sui mercati globali e deve fare i conti con Pechino e la sua interazione con Washington,

Tassi ai minimi per i BoT-rifugio ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dalle festività in Cina e dunque da una domanda cinese con il freno tirato. Oggi il Tesoro italiano torna alla carica con due BTp indicizzati all'inflazione. Il problema di un eccesso di offerta rispetto alla domanda tuttavia resta il tema dominante: le aste dei titoli di Stato a brevissimo termine possono contare sulle tesorerie degli istituti finanziari e delle banche centrali.

sant'ambrogio, si parte a giugno simini: anche l'isola pedonale - zita dazzi ( da "Repubblica, La" del 28-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cini Boeri, architetto, del comitato contro il parcheggio, è indignata: «Non c´è niente che possa convincerci sull´utilità di questo progetto, uno scempio in un luogo storico che andrebbe tutelato e valorizzato, invece che trattato come un´area qualsiasi solo per fini speculativi».

Brevetti, l'Italia recupera ma resta ancora lenta ( da "Avvenire" del 28-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: più la Cina). Tutto ciò emerge dallo studio dell'Osservatorio Unioncamere su brevetti e marchi, sulla base dei dati pubblicati dall'organismo di registrazione europeo (Epo). Dal rapporto emerge inoltre che l'Italia presenta un «elevato livello di brevettazione in settori 'più maturi'», come ad esempio nella meccanica,

Obama chiama Medvedev: <Mettiamo fine alle divisioni> ( da "Avvenire" del 28-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: un altro Paese del famigerato "asse del male" relegato al di fuori di ogni circolo diplomatico da George W. Bush. Clinton ha chiesto inoltre un «completo dialogo» con la Cina, promettendo di fare meglio di Bush, che ha «focalizzato i contatti con Pechino solo su temi economici». Hillary Clinton apre a Cina e Corea del Nord (Reuters)

L' esperienza/ 2 ( da "Avvenire" del 28-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La sconfitta della Fiat nei confronti della Cina? «Bisognerebbe uniformare le leggi risponde Guglielmi . Non è accettabile che si emettano giudizi difformi, soprattutto da parte del nostro governo dovrebbe esserci una feroce difesa della nostra cultura». (E.Cav.)

davos, la cina di wen sfida obama - davos ( da "Repubblica, La" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina 1 - Prima Pagina Il personaggio Davos, la Cina di Wen sfida Obama DAVOS In un silenzio contrito i Vip del capitalismo mondiale hanno ascoltato la dura requisitoria dei leader cinese e russo contro le colpe del capitalismo occidentale e i disastri che la nostra malafinanza infligge al mondo intero.

il vero volto - bologna ( da "Repubblica, La" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: India alla Cina darsi la morte per colpire un nemico, immolandosi con lui o facendogli ricadere addosso la colpa della propria morte, è una scelta messa a disposizione per secoli da culture diverse. Attribuirla solo al fanatismo islamico è riduttivo. Tra l´altro, almeno fino all´11 settembre 2001, gli attentatori suicidi di fede islamica erano solo la metà del totale.

quando un giornalista "inchiodò" il presidente - (segue dalla prima pagina) natalia aspesi ( da "Repubblica, La" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la riapertura dei rapporti con la Cina, sino alla incancellabile vergogna del Watergate. Frost-Sheen che vola in prima classe e vive alla grande, vuole quell´intervista a tutti i costi per risollevare la sua carriera languente, Nixon-Langella, vita solitaria, noiosa e carica di risentimento in una rosea villotta a San Clemente, avido di denaro,

vecchio cinema di francesca una storia lunga cento anni - ivan mocciaro ( da "Repubblica, La" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: cine-teatro inaugurandolo nel 1931 col nome di Cinema Di Francesca. Un vera e propria attività pionieristica la sua: finalmente il cinema arrivava a Cefalù con il suo magico mondo di dive del muto, di "telefoni bianchi", di storie sentimentali degli anni Trenta, di film storico-patriottici preceduti dai film-giornale dell´

bottiglieri vara in cina una nave bulkcarrier ( da "Repubblica, La" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina IV - Napoli Trasporti Bottiglieri vara in Cina una nave bulkcarrier Sabato 24 gennaio, presso lo stabilimento del cantiere cinese New Jiangsu Yangzijiang, Giuseppe Bottiglieri (presidente e ceo della Giuseppe Bottiglieri Shipping Company Spa) ha varato la prima bulkcarrier Post Panamax (foto sopra) da 92.

il regista nakagawa al future film festival ( da "Repubblica, La" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 30), una vicenda di fantasmi ambientata in Cina durante il secondo conflitto mondiale, per proseguire con «The Ghost of Kasane Swamp» (Lumière, ore 17.30), primo film in cui Nakagawa si confronta con una storia di spettri, e poi con l´opera sperimentale «Black Cat Mansion» (Lumière, ore 22).

La Vale Grande ACCUSATA ( da "Unita, L'" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: di questo metallo grezzo verso Cina, Europa e Usa, privando il Brasile di ogni valore aggiunto legato alla lavorazione del minerale. In Brasile restano solo le siderurgiche alimentate col carbone che ha distrutto la foresta vergine, ora sostituita dalle monocolture di eucalipto per la produzione di carbone, creando quello che è chiamato deserto verde.

le emozioni equestri di apassionata lo show con i cavalli come star - sara chiappori ( da "Repubblica, La" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: passando dalla Cina e dall´India, attraversando l´Europa dai freddi paesaggi nordici allo scintillio parigino del Moulin Rouge e arrivando in America per incursioni a ritmo di samba in Brasile e numeri da rodeo negli States, lo spettacolo promette ogni sorta di mirabolante prestazione umana e animale.

L'economia mondiale va a rotoli: 50 milioni rischiano il posto ( da "Unita, L'" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Revisioni pesanti anche per India e Cina, le cui crescite frenano bruscamente: +5,1% (-1,2%)pe l'India, +6,7% (-1,8%) per la Cina. Gli strascichi della crisi saranno difficili da recuperare, anche perchè, ricorda il Fmi, il deficit è destinato a esplodere. LAURA MATTEUCCI MILANO lmatteucci@unita.

"non rifugiatevi nel protezionismo" a davos la sfida della cina a obama - (segue dalla prima pagina) dal nostro inviato ( da "Repubblica, La" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: a Davos la sfida della Cina a Obama Wen Jiabao: tempesta perfetta sull´economia, colpa degli Usa E al forum Putin dà lezioni su "etica del management e trasparenza" (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) DAL NOSTRO INVIATO federico rampini Assenti gli esponenti dell´Amministrazione Obama � trattenuti a Washington per i piani d´emergenza antirecessione ï¿

l'onu: 50 milioni di disoccupati in più - arturo zampaglione ( da "Repubblica, La" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Pesanti revisioni al ribasso anche per India e Cina, per effetto della ridotta domanda del loro export: la loro crescita sarà limitata quest´anno rispettivamente a +5,1% e +6,7. «Anche il deficit pubblico è destinato a esplodere per via delle manovre di stabilizzazione», aggiunge Olivier Blanchard, capo economista dell´organismo di Washington.

Reti di trasporto transeuropee. ( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina 67 miliardi, l'India oltre 100. L'Europa invece per ora si limita a... 500 milioni nel suo piano di rilancio da 200 miliardi. Il rischio che oggi il finanziamento dei progetti si blocchi è tutt'altro che peregrino, con Italia e Francia che hanno le mani legate l'una dall'iperdebito, l'altra dal superdeficit.

La Ue propone un mercato globale delle emissioni ( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, India, Brasile, Messico - saranno a un certo punto in grado di "pagare da sole" per le misure contro il cambiamento climatico, senza dipendere più dalle sovvenzioni degli altri Paesi industrializzati. LO SFORZO FINANZIARIO Dal 2020 i Paesi ricchi dovranno stanziare 175 miliardi all'anno per contenere l'aumento delle temperature

Nuovo Pignone più forte in Cina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina» Vinta la gara da 370 milioni di dollari per il prolungamento del gasdotto Ovest-Est Cesare Peruzzi FIRENZE Il Nuovo Pignone vince la gara per il prolungamento del più grande gasdotto del mondo, dalla Siberia alla costa orientale della Cina: turbine e compressori per 370 milioni di dollari, a cui nel prossimo futuro potrebbero aggiungersi altre commesse per le tratte secondarie.

St aumenta il rosso e vara 4.500 tagli ( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Pesano le prospettive 2009: «Nel primo trimestre anche la Cina è un disastro – ha detto Bozotti – e non è possibile formulare stime precise a causa della mancanza di visibilità». L'obiettivo per il 1Ú trimestre è un fatturato di 1,5-1,85 miliardi e un margine lordo al 25% (- 10% per il basso livello di produzione).

Le Cassandre Roach e Roubini adesso sono i guru più ascoltati ( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: che anche Paesi emergenti come Cina, India, Brasile, Russia stanno nettamente rallentando, dunque il segno negativo di Usa ed Europa trova ora poche barriere. Quest'anno molti ascoltano con attenzione Roach, anche se tra i partecipanti c'è chi spera che questa volta le Cassandre vittoriose almeno un poco si sbaglino.

La Cina a Obama: collaboriamo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ha negato i gravi problemi che stanno colpendo la Cina, («le nostre fabbriche stanno soffrendo e gli impianti sono sottoutilizzati, lo Stato farà un piano per sostenere e rafforzare l'assistenza sanitaria e la previdenza sociale ») «ma resta imperativo» per Cina e Stati Uniti d'America intensificare la cooperazione », perché mantenere relazioni positive tra loro «non è solo nell'

Il segretario di Stato Bertone: da Ratzinger parole chiare ( da "Avvenire" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Bertone ha ricordato la lettera ai cattolici in Cina. E in questo senso va letto anche il motu proprio Summorum Pontificum, che concede più ampia facoltà di utilizzare la liturgia latina pre-riforma liturgica. Infine il gesto verso i lefebvriani, parte di una vicenda che Bertone ha seguito da vicino già da segretario della Congregazione per la dottrina della fede.

Merkel-Wen: no al protezionismo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ma la Cina non può essere ritenuta responsabile di questa situazione». Il primo ministro cinese ha poi sottolineato che il cambio del renminbi è «flessibile». La presa di posizione, particolarmente chiara, è giunta dopo che la settimana scorsa il nuovo Segretario al Tesoro americano Tim Geithner ha accusato il regime cinese di «

Allarme profitti per Nippon Steel ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: attendono che una scossa possa arrivare dalla riuscita del piano di stimolo da 590 miliardi $ approntato dalla Cina,l'unico Paese che oggi sembra in grado di rilanciare gli investimenti. Una ripresa che, se ci sarà, arriverà quanto meno alla fine del primo trimestre, nel quale, secondo le stime, gli ordini globali saranno risultati in calo almeno del 30% rispetto a un anno prima.

tutto il mondo nella valle dei templi torna la "sagra del mandorlo in fiore" - maria cristina castellucci ( da "Repubblica, La" del 30-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Uniti e della Cina, della Turchia e dell´Ecuador. A loro è dedicato il "Festival internazionale del folclore" che si svolge al Palacongressi e quest´anno viene inaugurato il 3 febbraio alle 18 con la tradizionale accensione del "Tripode dell´amicizia" al Tempio della concordia (spettacoli a partire da giovedì alle 16) per concludersi domenica 8 febbraio con un grande spettacolo nell´

problemi e soluzioni per le nuove metropoli ( da "Repubblica, La" del 30-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina) Lee Schipper (Usa) George Kunihiro (Giappone) Eduardo de Oliveira (Portogallo) Denise DeLuca (Usa) Reena Tiwari (Australia) Jaime Ler ner (Gran Bretagna) Alexandros Tombazis (Grecia) Intervengono Crisi energetica Inquinamento Trasporti Servizi Pressione sociale Qualità della vita Violenza i punti critici il modello cinese Nella foto,

il nuovo numero della rivista ( da "Repubblica, La" del 30-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: a confronto con Antonio Di Pietro e Paolo Flores d´Arcais, lancia per le prossime elezioni europee "il partito dei senza partito". Della questione morale tratta un´altra tavola rotonda che qui in parte anticipiamo. Tito Boeri e Massimo Roccella affrontano il tema del lavoro precario. Federico Rampini fa il punto sul dissenso in Cina.

Traguardi spaziali ( da "Avvenire" del 30-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: E se la Cina si prenderà una pausa momentanea nei lanci con astronauti (ma inizierà a preparare gli appuntamenti del 2010 e ha in programma già per quest'anno una serie di lanci di satelliti), l'India si gode il primato della sua prima sonda lunare e pensa a realizzare una navicella con astronauti da lanciare attorno al 2015,

Tremonti: <Non servono più capitali ma più regole> ( da "Avvenire" del 30-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Mentre dopo la critica rivolta martedì agli Usa da parte di Russia e Cina, ieri l'India ha deplorato il neo-protezionismo occidentale. Kamal Nath, ministro del Commercio indiano, ha segnalato «il crescente impiego di misure anti-dumping in Occidente». Se le cose non cambieranno «l'India sarà costretta a fare protezionismo a sua volta ha minacciato Nath e non sarà un bene per nessuno».

Obama, primi segnali all'Iran ( da "Avvenire" del 30-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Mercoledì a Francoforte i direttori politici dei ministeri degli Esteri dei cinque più uno (Germania, Francia, Gran Bretagna, Russia, Cina e Usa) si incontreranno per riprendere il discorso sul nucleare iraniano. Sarà il primo meeting dall'elezione di Obama. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama mentre firma un «executive order» (Ap)

Il Vaticano mette Galileo in Dvd ( da "Avvenire" del 30-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: e per illustrare le idee cattoliche in Cina padre Matteo Ricci prese i «Dialoghi» del pisano... Il Vaticano mette Galileo in Dvd DA ROMA LUIGI DELL'AGLIO C on un superconvegno internazionale di altissimo livello scientifico e storico dal 26 al 30 maggio a Firenze, dove saranno mostrati e studiati nuovi significativi documenti (tra cui 7 lettere venute alla luce recentemente all'

merkel attacca l'egemonia usa e rilancia il modello europeo - (segue dalla prima pagina) dal nostro inviato ( da "Repubblica, La" del 31-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dove siedono anche Cina India e Brasile) non resti un club di ministri economici ma sia allargato ai capi di Stato e di governo, superando definitivamente il G-8. Invita gli americani a «trasferire una parte della propria sovranità economica a istituzioni sovranazionali, proprio come abbiamo fatto noi con l´Unione europea».

al cineporto gli invisibili del cinema - clara caroli ( da "Repubblica, La" del 31-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: rilancio attraverso il cine-turismo». La Unistudio di Silvio Pederzoli ha preso casa al Cineporto sull´onda di un incremento di business che in queste giornate di crisi fa gridare al miracolo. «In due anni abbiamo raddoppiato il fatturato (4 milioni di euro nel 2008, ndr) - dice Mario Mondin - ed esteso l´attività creando un consorzio con i produttori esecutivi Fargo Film e Barbablù»

Eco, l'oggi dei libri Uscirà a primavera un testo scritto da lui e J.C. Carrière ( da "Unita, L'" del 31-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: alla Fondazione Cini di Venezia, di fronte a una numerosa platea di librai. Anzi, la crème dei librai italiani, convenuti in Laguna per la ventiseiesima edizione della Scuola per Librai Umberto ed Elisabetta Mauri. Un programma ricco di incontri, coronato proprio dall'intervento di Eco, che è partito dalla scrittura cuneiforme incisa nelle tavolette di argilla per arrivare,

Disgelo e affari tra Europa e Cina Wen Jiabao non va in Italia e Francia ( da "Unita, L'" del 31-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Disgelo e affari tra Europa e Cina Wen Jiabao non va in Italia e Francia Prove di collaborazione tra economie, in diversa misura, in crisi. Per ora programmato per aprile un nuovo forum per il commercio. Firmati accordi su istruzione, foreste, energia e proprietà intellettuale.

Appello di Bill Gates: i Governi non taglino gli aiuti allo sviluppo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 31-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: «Un milione di bambini muore ogni anno di malaria e la crisi finanziaria non provocherà nulla di peggiore, la nostra Fondazione non cambia le sue priorità», ha aggiunto. L'appello lo ha rivolto non solo ai Paesi sviluppati, ma anche ai grandi Paesi emergenti, a cominciare dalla Cina. AFP

Nel solco della tradizione ( da "Sole 24 Ore, Il" del 31-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Ora abbiamo 150 negozi ( di cui 50 in Cina) e sette sono di nostra proprietà, cinque negli Stati Uniti e due a Milano». Il 2008 si è chiuso con un fatturato di 190 milioni (+3% circa), con oltre il 75% di export (gli Usa sono il primo mercato, seguiti da Italia e Russia). E quest'anno che cosa vi aspettate?

Stati Uniti spiazzati dal ritorno del <nemico> di Oriente ( da "Avvenire" del 31-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Obama e la Clinton concordano sul fatto che i colloqui a sei ( le due Coree, Giappone, Usa, Russia e Cina) siano da portare avanti. E che l'accordo con la Nord Corea debba andare oltre la rinuncia al nucleare. Nulla di più della posizione della vecchia Amministrazione. La retorica di Pyongyang è un messaggio agli Stati Uniti. Un modo per attirare l'attenzione di Obama.

I rapporti tra le due Coree ( da "Avvenire" del 31-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 2009 I rapporti tra le due Coree 1953 2003 C- INA Un armistizio siglato da Corea del Nord, Cina e Nazioni Unite chiude tre anni di ostilità. Il 38° parallelo resta la linea di demarcazione È realizzata una zona economica speciale vicino al confine demilitarizzato. Si lavora per il ripristino dei collegamenti ferroviari tra i due Paesi.

Disgelo nei rapporti tra Cina e Bruxelles ( da "Avvenire" del 31-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 2009 Disgelo nei rapporti tra Cina e Bruxelles BRUXELLES. Il partenariato strategico fra Ue e Cina ritrova nuovo slancio, sull'onda della necessità di dare una risposta comune alla crisi economica globale. Con la visita alla Commissione Ue del premier cinese Wen Jiabao viene archiviato il raffreddamento dei rapporti, culminato nell'annullamento da parte di Pechino del vertice Ue-

Fortis: <Meno export, l'Italia paga la crisi degli altri> ( da "Avvenire" del 31-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Opec o la Cina, oggi anch'essi in crisi. C'è da aspettare che chi ha scatenato la crisi indichi vie d'uscita. Paesi come Usa e Cina devono rivedere il loro modo di rapportarsi. E la via delle misure statali? Non mi faccio illusioni sui roboanti piani nazionali che servono a ravvivare un po' l'economia ma non rappresentano la soluzione e soprattutto non incidono a fondo nella realtà.

Giappone in crisi profonda ( da "Avvenire" del 31-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e India. Tuttavia, e lo conferma il Rapporto sull'economia mondiale 2009 presentato mercoledì scorso dal Fondo monetario internazionale, saranno loro a salvare l'economia globale dalla crescita zero. Uniche tra le grandi economie a mantenere nelle previsioni un tasso superiore al 5%, i colossi asiatici (6,


Articoli

come sarà il futuro di barack - (segue dalla prima pagina) (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 22-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 29 - Commenti COME SARà IL FUTURO DI BARACK (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) L´ex presidente Barack Obama, i capelli bianchi dopo i traumatici ultimi mesi del suo secondo mandato, osservava, stretto tra il suo predecessore repubblicano, George W Bush, e il suo successore, Kitty McFarlane. L´insolita temperatura di questo 20 gennaio 2025 è imputabile, a detta di molti, agli effetti del riscaldamento globale cha l´amministrazione Obama ha tentato invano di frenare. Nel discorso inaugurale, tenuto parte in inglese e parte in spagnolo, il presidente Evangelista ha reso omaggio alla partnership strategica sino-americana, denominata colloquialmente G2. Tante parole sono state spese per collocare lo "storico" (che termine frustro!) inauguration day di Obama nel lungo arco della storia americana, ma sarebbe opportuno vedere questo insediamento anche nella prospettiva di un probabile futuro. Stando alle più recenti previsioni del National Intelligence Council americano, "nel 2025, il sistema internazionale sarà globale e multipolare e il divario tra nazioni sviluppate e in via di sviluppo in termini di potere nazionale continuerà a ridursi". Non è necessario a questo fine un declino americano, è sufficiente che prosegua l´ascesa degli altri paesi. C´era un tono quasi di melanconica sfida nello slogan di Obama: «Restiamo la nazione più prospera e più potente del pianeta». "Restiamo�. " In un discorso molto valido, ma privo del tanto decantato splendore lincolniano, il presidente Obama ha parlato al suo paese e al mondo. Sono convinto che con il primo uditorio abbia centrato l´obiettivo sotto il profilo retorico e che possa centrarlo anche nella pratica, ma quanto al secondo pubblico, ne sono meno certo. In realtà esiste una tensione poco rilevata tra il modo in cui Obama si rivolge all´America e il modo in cui deve necessariamente rivolgersi al mondo. Il grande tema che ha improntato tutta la sua vita fino ad oggi - incluse le sue letture preferite, il suo libro migliore (Dreams from My Father) e il miglior discorso pronunciato finora (quello di Filadelfia sulla "razza") - è l´obiettivo di fondere molteplici identità in un´America che sia infine in armonia con se stessa. Obama non solo incarna l´apoteosi del sogno americano, ma si presenta consapevolmente come tale. Non si limita a promettere di trascendere, infine, la contraddizione tra libertà e schiavitù che è alla base degli Stati Uniti, ma anche di preparare l´America ad un nuovo ordine fatto di diversità etnica. La sua incantevole famiglia più prossima, costituita da Michelle e dalle bambine sorridenti � scusatemi, ma devo per un momento cedere all´entusiasmo � già incarna il primo obiettivo. Un giorno sì e uno no vedremo qualche foto della famiglia nera alla casa Bianca. La sua famiglia estesa, dalla diversità pressoché enciclopedica, in cui stando alle cronache si parla indonesiano, francese, cantonese, tedesco, ebraico, Swahili, Luo e Igbo, rappresenta il secondo obiettivo. Abile cesellatore, Obama sa trovare le parole giuste per evocare questa fusione americana della molteplicità in unicità. Con il tempo credo che da questo "noi" più inglobante possano scaturire nuove importanti energie umane tra le componenti meno privilegiate della società americana. «Il nostro retaggio composito è una forza, non una debolezza», ha detto Obama, ed egli può renderlo tale. Anche se è in primo luogo colpa delle follie della finanza americana, sia privata che pubblica, se ci troviamo in questo pasticcio, l´America probabilmente è in posizione migliore di gran parte dei paesi europei per venirne fuori. Magari non vi sembrerà giusto, ma chi ha mai detto che la vita è giusta? Inoltre Obama può usare questa crisi come opportunità per attuare investimenti capaci di trasformare il settore energetico, l´istruzione e le infrastrutture. Rifare l´America? Yes, he can. Lui può farcela. Nel futuro non c´è nulla di certo, eccetto la morte e le tasse, ma Obama ha un´ottima opportunità, soprattutto se gli verrà conferito un secondo mandato. Ma ce la farà a rifare il mondo sotto la nuova leadership americana? Su questo sono più scettico. Le cose senza dubbio andranno meglio rispetto agli ultimo otto anni. Non ci vuole molto. (Oltre ad assistere all´uscita di scena di Bush, è stata una gioia francamente un po´ maligna vedere martedì finalmente smascherata la vera natura di dottor Stranamore del vice presidente Dick Cheney, in sedia a rotelle). Obama ha toccato molti tasti facendo ascoltare al mondo le note che vuol sentire da Washington, e lo ha fatto con la sua caratteristica grazia. Ha parlato di umiltà e ritegno. Ha indicato alcune priorità: combattere la proliferazione nucleare e il cambiamento climatico, contribuire maggiormente allo sviluppo delle "nazioni povere". Ha fatto un´offerta speciale al "mondo musulmano": una nuova via da percorrere "bastata sull´interesse e il rispetto reciproci". Il passaggio chiave è stato: «E così a tutti i popoli e i governi che ci guardano oggi, dalle più grandi capitali al piccolo villaggio dove è nato mio padre: sappiate che l´America è amica di ogni nazione e di ogni uomo, donna e bambino che sia alla ricerca di un futuro di pace e dignità e che noi siamo pronti ad aprire la strada ancora una volta». Splendido, ma il tranello è alla fine. L´America sarà anche pronta "ancora una volta" a fare da guida, ma se il mondo non è più pronto a seguirla? E se il mondo crede che l´America negli ultimi otto anni ha perso gran parte del diritto morale di ergersi a guida, non ha più il potere di un tempo e che in ogni caso la tendenza è verso un sistema globale multipolare, come predice lo stesso National Intelligence Council di Washington? Mi ha stupito la quantità di "se" e "ma" presenti persino nei consueti messaggi rivolti al nuovo presidente dai leader mondiali. La tedesca Angela Merkel ha porto affettuose e cristiane congratulazioni, ma ha aggiunto che «nessun paese, da solo, può risolvere i problemi del mondo». Nicolas Sarkozy ha detto: «Siamo ansiosi che Obama si metta al lavoro in modo da poter cambiare il mondo assieme a lui». (Vedete, la Francia è di nuovo pronta a fare da guida). Arrivati alla Cina, alla Russia o al mondo arabo irritato dal silenzio di Obama su Gaza, i caveat non giungono più sotto forma di blande frecciate, ma come colpi di mortaio. Direte: Obama comprende certo meglio di ogni altro quanto sia complesso il mondo. Credo che sia vero, ed è la nostra grande speranza. Al contempo la storia che Obama vuole raccontare agli americani esige di dar nuovo lustro al tradizionale concetto dell´eccezionalità della missione e della leadership americana. Il patriottismo americano, legato a questa idea di missione di guida, è il collante con cui Obama unirà la sua nazione sempre più eterogenea. Più sono le differenze, più colla ci vuole. E non è solo strumentale. A quanto mi è dato di giudicare, Obama crede per primo in questa storia e questa missione. Il suo straordinario percorso individuale non è forse dimostrazione che la storia è vera e la missione è giusta? Esiste quindi una tensione tra la visione rediviva della leadership americana nel mondo, stile Kennedy, che Obama proclama al suo paese e ciò che il resto del mondo vuole ascoltare o sarà pronto ad accettare. Si tratta di una tensione, ripeto, non di una vera e propria contraddizione. Come gestire questa tensione sarà una delle molte complesse sfide che attendono questo ancor giovane maestro di complessità. www.timothygartonash.com Traduzione di Emilia Benghi

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iuc, perno del polo della conoscenza - sara strippoli (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 22-01-2009)

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Pagina VI - Torino Iuc, perno del polo della conoscenza La Compagnia di San Paolo garantirà i fondi anche nel 2009 Gli studenti ospitati nella case dell´ex Villaggio Olimpico. E il presidente Rodotà fa una lezione su Internet SARA STRIPPOLI (segue dalla prima di cronaca) Sono le vittime da tempo del Grande Fratello informatico. Si parla anche di quanto ha contato la rete nella costruzione della candidatura e la vittoria di Barack Obama, di come i social network come Facebook o Youtube stiano contribuendo a modificare profondamente la società, la qualità e la natura dei rapporti fra le persone. Potrebbe essere Londra ed invece è Torino. Siamo nelle stanze appena ristrutturate di un bel palazzo di piazza Paleocapa 2, sede della Iuc, International University College of Turin, scuola di alta specializzazione dove quarantaquattro studenti di diciotto diverse nazionalità (possono accedere soltanto laureati con 110 e lode) sviscerano da tutte le possibili prospettive il tema della globalizzazione in campo giuridico ed economico. Hanno nomi come Mohammed Kerouich, Wu Chin, Giulia Massobrio da Torino, Alvaro Bonilla da Lima, hanno età che oscillano fra i 23 e i 30 anni e raccontano con entusiasmo la loro esperienza di vita torinese, se hanno trovato casa nel vecchio villaggio olimpico o hanno scelto di condividere un alloggio con un loro compagno di corso. A Rodotà, che da un mese è subentrato a Franzo Grande Stevens come presidente dello Iuc, fanno mille domande: vogliono sapere se l´approccio allo studio della rete è più filosofico o giuridico, come si inseriscono Paesi come India e Cina in questa riflessione globale sulla necessità di sicurezza di Internet, come libertà e sicurezza si possano coniugare. I quarantaquattro fortunati che frequentano il master biennale di Scienze comparate in legge, economia e finanza - una selezione su 121 domande arrivate - avranno possibilità di vivere e studiare a Torino grazie ad una borsa di studio. L´ha ottenuta l´80 per cento di loro, mentre per chi non ha problemi economici il costo annuale di partecipazione è di 9 mila euro. Il primo anno le lezioni si svolgono tutte nelle aule torinesi, mentre l´anno prossimo si sposteranno in una delle venti università gemellate con lo Iuc nei cinque continenti. I 200 mila euro stanziati dalla Regione per sostenere il progetto sono tutti destinati ad essere riconvertiti in borse di studio, riservati a ragazzi anche provenienti da aree del mondo disagiate come il Perù o il Mali. Gli altri finanziamenti arrivano dalla Compagnia di San Paolo, 1 milione 250 mila euro, il Consiglio nazionale del Notariato, 1 milione, la Camera di Commercio 60 mila. Un´esperienza cominciata con una posizione di grande diffidenza da parte dell´Università di Torino, in seguito superata da un accordo con il rettore Pellizzetti che prevede di riservare una quota di partecipazione ai migliori studenti che escono dalle facoltà torinesi. Fra i docenti, oltre al coordinatore Ugo Mattei, docente alla facoltà di giurisprudenza di Torino e fra i più noti autori di diritto in Italia, Guido Calabresi, preside della prestigiosa Yale Law School, Duncan Kennedy di Harvard, Gustavo Zagrebelski, a capo del comitato scientifico in cui è presente anche Amartya Sen. Nel suo ruolo di neo presidente, ieri Stefano Rodotà e Ugo Mattei hanno incontrato il presidente della Compagnia di San Paolo Angelo Benessia, con il quale si è discusso del futuro dei finanziamenti e delle chances di sopravvivenza del Collegio in periodo di crisi e di tagli (900 mila euro la richiesta della Iuc alla Compagnia nel bilancio 2009). «Un incontro positivo, è importante che si comprenda come un progetto come questo ha bisogno di continuità», ha commentato al termine Rodotà. Dal sindaco, che presto andrà anche lui nelle aule di piazza Paleocapa nei panni di professore, rassicurazioni sull´attenzione della Città e il consiglio di mantenere buoni rapporti con il rettore dell´Università Ezio Pellizzetti.

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L'arte si mette in mostra Dalle avanguardie alla pop art (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 22-01-2009)

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L'arte si mette in mostra Dalle avanguardie alla pop art Al via la 33ª edizione di «Arte fiera art first», la mostra mercato di arte moderna e contemporanea che riunirà da domani a lunedì nei nuovi padiglioni della Fiera di Bologna gallerie italiane e straniere. Dopo il tracollo del mercato finanziario una domanda ricorre nelle fiere internazionali e alle aste dedicate all'arte moderna e contemporanea: il boom di questi ultimi anni è stato una «bolla»? Un test importante per analizzare le logiche del mercato dell'arte e azzardare qualche previsione verrà agli esperti dall'andamento della 33ª edizione di «Arte Fiera Art First», primo appuntamento fieristico del nuovo anno, che nel 2008 ha registrato 50mila visitatori. LA PIÙ ANTICA Aperta al pubblico da domani a lunedì, la manifestazione bolognese, diretta dal 2004 da Silvia Evangelisti, è la più antica e importante mostra mercato dedicata all'arte moderna e contemporanea in Italia, e uno dei principali appuntamenti europei. Come negli anni scorsi partecipano oltre 200 espositori (il 35% dall'estero) e tra questi 28 gallerie che non superano i 5 anni di attività scelte per la novità e la qualità degli artisti presentati. In questa difficile congiuntura, in cui i compratori cercano soprattutto nomi consolidati, la fiera di Bologna ha il vantaggio di poter spaziare dalle avanguardie storiche alla pop art, dall'arte povera ai rappresentanti della scena più contemporanea - tra gli italiani Bartolini, Beecroft e Vezzoli - fino ai giovani, con prezzi per questi ultimi spesso inferiori ai 5mila euro. Nel 2009 inoltre cade il centenario del Futurismo e perciò ci si aspetta di trovare molte opere del movimento. Nessuno ha voglia di fare pronostici, tuttavia Claudia Gian Ferrari, autorevole gallerista e storica dell'arte, che fa parte del comitato consultivo di Arte Fiera, si dichiara «cautamente ottimista». «Negli ultimi dieci anni - spiega - abbiamo assistito a un mutamento genetico del mercato dell'arte. Al collezionista si è sostituito un nuovo tipo di compratore, che non acquista per amore ma spinto dall'idea di investire in arte. Se la crisi avrà come conseguenza la sparizione di questi compratori sarà un bene. Si ridimensioneranno i prezzi, si guarderà alla qualità e si coltiveranno di più i rapporti umani tra il gallerista, il cliente-collezionista e l'artista. Tra le novità della fiera mi piace segnalare la partecipazione della galleria indiana The Guild. Credo infatti che l'India rappresenti ora una realtà assai più vivace e interessante della Cina». In giro per la città Molte anche le iniziative fuori fiera. Il MAMbo apre oggi al pubblico l'attesa antologica di Giorgio Morandi (fino al 13/04), già allestita al Metropolitan di New York. Il Museo Morandi ospita invece l'esposizione dedicata a due maestri della fotografia, i coniugi Bernd e Hilla Becher (fino al 19/04). Alla Pinacoteca Nazionale è ancora visitabile la mostra del pittore rinascimentale Amico Aspertini (fino al 26/01) e la Cineteca presenta, presso il Cinema Lumière (fino al 24/01), la rassegna «Film d'artista», dedicata al tema della «catastrofe», un modo per esorcizzare la crisi? FLAVIA MATITTI

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quelle figurine che raccontano la storia (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 22-01-2009)

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Pagina XIV - Genova Da Speggiorin e Cini fino a Skuhravy e Aguilera., un viaggio tra i personaggi che hanno lasciato un segno Quelle figurine che raccontano la storia L´album delle figurine Panini come bussola per attraversare, senza perdersi, il mare dei ricordi. Quasi mezzo secolo di mezzibusti (salvo alcune, encomiabili, eccezioni di immagini in movimento) scandagliato da Gessi Adamoli, giornalista di Repubblica e confesso collezionista, alla ricerca di volti e nomi che hanno fatto la storia, anche quella minuscola, del Genoa. Perché si fa presto a scegliere il faccione di Tomas Skuhravy o gli occhietti maligni di Pato Aguilera. Vallo a raccontare ai più piccoli che, all´inizio degli anni Settanta, si stravedeva per Walter Speggiorin e Sergio Cini, autori di due memorabili reti con cui il Grifone battè in trasferta, rispettivamente, Savona e Anconitana. Era l´anno della prima retrocessione in serie C. E, tra i pali, c´era quell´Antonio Lonardi in grado di dividersi tra il calcio e la pittura, privilegiando, per fortuna, la prima attività. Le immagini della sua mostra, che i compagni furono costretti a visitare, ne è una testimonianza inconfutabile. Così come si potrebbe scommettere che la tradizione orale abbia tramandato versioni più o meno romanzesche del colpo di testa di Pruzzo che, il 13 marzo 1977, regalò al Genoa il derby e alla Samp l´inferno della B e che invece qualcuno si dimentichi di quel Giorgio "Custer" Garbarini, genoano di nascita e blucerchiato per necessità che si ritrovò al centro di uno dei più clamorosi cambi di casacca della storia e finì per diventare la bandiera del Grifone. In copertina spicca anche il profilo sofferto di Mario Faccenda, quello che segnò a Napoli a cinque minuti dalla fine dell´ultima partita del campionato 1981/82 il gol che salvò il Genoa. Si disse allora, con incomprensibile malignità, che il portiere avversario Castellini e l´intera difesa azzurra non lo avessero ostacolato a dovere. Allettati, magari, dalla prospettiva di far retrocedere il Milan. I protagonisti del viaggio attraverso le figurine parlano e, nei loro racconti così come in tutto il libro "Le mie figurine rossoblù", non si fa fatica a intravedere la nostalgia per il calcio di una volta. Anche se i tifosi genoani, inguaribili romantici, oggi sorridono pensando al futuro. (alberto puppo)

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"dopo la forza, l'intelligenza con obama il potere cambia" - alix van buren (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 22-01-2009)

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Pagina 9 - Esteri "Dopo la forza, l´intelligenza con Obama il potere cambia" Joseph Nye: "Smart, non soft, saprà usare anche le armi" Le reazioni "L´interesse verso la cultura e i valori americani non è perduto, potrà cooptare alleati" "Dovrà rafforzare la presenza militare statunitense in Afghanistan" ALIX VAN BUREN Ad ascoltare il professore Joseph Nye, che ha coniato l´espressione Soft Power (il potere dolce, persuasivo, seducente) contrapposto all´Hard Power (lo strapotere delle armi, la coercizione negli affari internazionali) dal discorso di Barack Obama, letto in controluce, si affaccia una terza possibilità: lo Smart Power, il potere intelligente, premessa indispensabile a una leadership brillante. Professore, com´è il "potere intelligente"? «Ha innanzitutto l´aspetto di Obama, il primo presidente afroamericano degli Stati Uniti; è già un ottimo capitale per restaurare agli occhi del mondo il fascino del Sogno americano». E poi? «è l´unione di due forme di potere, dolce e forte, in una strategia vincente. S´è sentito quando Obama ha coniugato il monito ai terroristi che "l´America vi sconfiggerà", e l´assicurazione che "tenderà la mano a chi scioglierà il pugno". In quelle due righe è condensata la nuova politica estera: la potenza delle armi appaiata alla forza degli ideali». Quanto pesa l´eredità dell´amministrazione Bush? «George W Bush ha inflitto danni notevoli. Però, stando ai sondaggi d´opinione, l´interesse verso la cultura e i valori americani non è perduto. Questo agevola l´impresa di cooptare alleati e avversari con gli strumenti del potere dolce. Aggiunga l´ottimismo, palpabile in queste ore, e ne ricava uno scenario positivo». Basta uno stato d´animo a sanare una crisi? «L´ottimismo è un potente sostegno. Garantisce a Obama una "luna di miele" prolungata; gli permette di gettare un ponte agli avversari, di allargare la coalizione in America e all´estero. La crisi stessa gli offre l´occasione d´intervenire con nuovi strumenti. Del resto, è in tempi di crisi che emergono i grandi leader». Obama sceglie la persuasione anche per trattare con il mondo musulmano? «Deve farlo, non soltanto perché l´America è impegnata in guerra in Afghanistan, in Iraq, ma anche perché gli attentati di al-Qaeda avevano introdotto una visione angusta, distorta dell´Islam. Il presidente traccia un nuovo percorso. Ma ancora una volta deve investire nel potere soft». In che modo? «Chiudendo il supercarcere di Guantanamo, riaffermando l´adesione alla Convenzione di Ginevra, affrontando la questione del riscaldamento globale. Però, rafforzerà anche la presenza militare in Afghanistan, nonostante sia chiaro che il primato delle armi oggi può poco nei conflitti asimmetrici». Professore, se il potere forte si misura anche con gli indici economici, ne consegue che lo stato dell´economia americana, la debolezza del dollaro, dettano un percorso obbligato: multipolare, soft, come dice lei? «Proprio così: nella sfera economica l´America si misura alla pari in primo luogo con l´Europa, il Giappone, la Cina. Ma oltre le armi e l´economia, c´è una terza fascia di rapporti transnazionali dove la moltiplicazione dei poteri avviene in uno stato caotico: pandemie, ong, questioni climatiche, tutto ciò impone una collaborazione globale. è la nuova la sfida. Per affrontarla serve, appunto, un potere intelligente». SEGUE A PAGINA 5

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in cinese censurato il discorso di barack via i riferimenti a comunismo e dissenso (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 22-01-2009)

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Pagina 9 - Esteri Pechino In cinese censurato il discorso di Barack via i riferimenti a comunismo e dissenso PECHINO - Il discorso inaugurale di Barack Obama nella versione in cinese, è stato censurato in due punti da alcuni dei principali portali Internet: le frasi coperte con un "bip" dal regime cinese sono quelle nelle quali il nuovo presidente americano si è riferito alla sconfitta di «fascismo e comunismo», e quella dove vengono criticati i dittatori che sopprimono il dissenso. «Ricordiamoci - ha affermato Obama - che le precedenti generazioni hanno sconfitto il fascismo e il comunismo non usando solo i missili e i carri armati, ma solide alleanze e perduranti convinzioni». La Tv di Stato cinese non ha trasmesso in diretta il discorso di Obama come ha invece fatto la Phoenix Tv, una stazione privata di Hong Kong che si riceve nella Cina del sud. Il testo completo del discorso del neo presidente è stato invece pubblicato senza censure sul sito web del quotidiano China Daily, ma senza traduzione in cinese.

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Ultimissima chiamata per la Cgil (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-01-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-01-22 - pag: 3 autore: «Ultimissima chiamata per la Cgil» Aiuti all'auto? A indotto e meccanica, non solo alla Fiat - Difendo Malpensa ma esco da Cai «S a che cosa ho pensato? Che mi piacerebbe che anche da noi un giorno si potesse apprezzare questo tipo di orgoglio nazionale, che anche l'Italia si trasformasse, e ne abbiamo le capacità, in una terra dei progetti senza confini, magari anche per un immigrato, come lo è in fondo Obama. Allora potremmo dire che la nostra cultura, compresa quella d'impresa, ha avuto il pieno successo che merita...». Presidente, torniamo in Italia. Preoccupata? Molto, la recessione è più dura del previsto. La produzione industriale scende del 13%, il prodotto interno lordo del due. I dati su ordini e fatturato negativi. Noi stimiamo che ci saranno, nei prossimi mesi, almeno 600mila disoccupati in più. Io penso che si possa uscire da questa crisi, ma sa che cosa rischiamo veramente? Posso immaginarlo, ma lo dica lei. Di affrontare l'inverno della recessione con un vestito troppo leggero. La politica economica è in mezzo al guado, da una parte la necessità del sostegno ai consumi e alle imprese, dall'altrala preoccupazione, sacrosanta, di mantenere il rigore sui conti pubblici. Noi diamo atto al Governo di aver fatto scelte corrette, e nella giusta direzione, con la blindatura dei conti e la manovra finanziaria triennale. Ma ora il quadro è drammaticamente cambiato. Non possiamo più consolarci dicendo che gli altri stanno peggio. Vogliamo guardare agli altri? Bene. Rispetto ai 73 miliardi di euro messi in campo dalla Germania per stimolare l'economia, ai 41 della Spagna, ai 26 della Francia e ai 24 del Regno Unito, i nostri 5 sono pochi. Sì, ma bisogna aggiungere, a quella somma, gli investimenti nelle opere pubbliche, gli 8 miliardi annunciati per il nuovo fondo di garanzia per gli ammortizzatori sociali. L'operazione di utilizzo e di riorientamento del Fondo Sociale Europeo, anche per sostegno al reddito di chi perde il posto di lavoro, è interessante. Il problema è la dimensione delle risorse disponibili e la tempestività del loro utilizzo. La crisi morde adesso, la gente perde il posto ora e non può aspettare. Le Regioni facciano fino in fondo il loro dovere ma il Governo sia pronto a stanziare nuovi fondi qualora fosse necessario. Questa è una priorità assoluta. Ma dove trovarli tutti questi fondi aggiuntivi con un deficit che viaggia verso il 3,8% e il debito che cresce? Tremonti non ha torto. Riconosco a Tremonti molti meriti, ma bisogna cambiare passo. Subito. E come? Ci vuole coraggio. Osare di più e varare un piano straordinario a sostegno degli ammortizzatori sociali, delle infrastrutture e degli investimenti. Dobbiamo anche rimodulare i fondi strutturali su queste tre priorità, ma poiché abbiamo un debito pubblico eccessivo, è urgente fare quelle riforme sempre rinviate. Come la riforma delle pensioni, l'abolizione delle Province e la ripresa del progetto di liberalizzazioni, specie nei servizi locali, di cui non parla più nessuno. E vi sono le condizioni politiche per una mossa così impegnativa? Certo sono consapevole che ciò ha un costo politico molto alto. Ma sarei tentata di rispondere: se non ora quando? La maggioranza è forte, l'opposizione potrebbe cogliere l'occasione per uscire dall'angolo. L'economia non è meno importante della giustizia e qui ci piacerebbe vedere una forte collaborazione tra le forze politiche e non l'ennesima e dannosa occasione di scontro. Il quadro non è del tutto negativo, però. I consumi tengono. Molti settori resistono ed esportano. Appunto per questo un intervento d'urgenza più ampio nell'economia, con riforme di struttura profonde, non è più rinviabile. Per aiutare chi è in difficoltà e consentire a chi va bene, e sono ancora tanti, di continuare a esportare, ad assumeree creare reddito. Dobbiamo pensare a una gigantesca operazione di fiducia, un progetto sul quale far convergere tutte le forze vitali del Paese, un patto generazionale che guardi a giovani, precari e famiglie a basso reddito, assicuri più competitività alle imprese e il rilancio dello sviluppo del Mezzogiorno. L'auto e la meccanica soffrono più degli altri. Il settore automobilistico è aiutato da tutti, persino dalla Cina. Martedì il Governo francese ha varato un piano da 6 miliardi. E noi? Noi dobbiamo preoccuparci del fatto che gli interventi nel settore di altri governi, penso in particolare a quello francese e tedesco ma presto anche all'America di Obama, finiranno per creare gravi distorsioni alla concorrenza e un danno indiretto e serio per noi se resteremo fermi. Dunque, va sostenuta la Fiat? Diciamo più correttamente che va aiutata l'intera filiera a partire dalle piccole imprese dell'indotto che oggi soffrono molto. La Fiat occupa in Italia 60mila addetti, con l'indotto si arriva a un milione. Sì a incentivi che siano indirizzati all'efficienza energetica, alla mobilità ecologicamente compatibile, al rinnovamento dei prodotti. Forse possiamo aggiornare il vecchio adagio, peraltro d'importazione americana, che diceva "ciò che fa bene alla Fiat fa bene all'Italia"? Possiamo aggiornarlo così, se vuole: "Quello che fa bene all'intero settore automobilistico e della meccanica fa bene al Paese". Ma non c'è solo l'auto. E bisogna, a differenza di altre occasioni, avere un'attenzione maggiore per la piccola impresa di tutti i settori produttivi. Quali altri strumenti? Riduzioni d'orario? Orari ridotti possono essere già realizzati facendo ricorso alla cassa integrazione ordinaria o ai contratti di solidarietà. Ma vi sono anche altri strumenti. Le rigidità in questa situazione non servono, si spezzano nella disoccupazione. Dove è profondalaculturadellavoroèpiùstret-toilrapportotraimprenditorielavorato-rieinsiemesitrovanosoluzioniinnovati-vepersalvarel'occ pazioneeilpatrimonio professionale. Oggi è in programma un incontro fra Governo e parti sociali sul nuovo modello contrattuale. A che punto siamo? è un incontro chiesto anche da noi per affrontare la crisi e, nello stesso tempo, rilanciare la competitività e la crescita nel nostro Paese. Parleremo anche di assetti contrattuali. Di un sistema di relazioni sindacali che sostenga il reddito dei lavoratori, aumenti la produttività, dia regole certe e affermi una cultura della condivisione superando la logica del conflitto. Una priorità per tutti. Non solo nostra. La novità importantissima è che tutte le associazioni d'impresa, compreso auspicabilmente il pubblico impiego, convergono su un documento quadro che fissa per tutti i lavoratori le stesse condizioni di base. La crisi si è aggravata e dobbiamo trovare nuove convergenze. Non possiamo più perdere tempo. Gli altri sindacati stanno mostrando realismo e senso di responsabilità. Ultima chiamata per la Cgil? Ultimissima. E se si trovasse un'intesa? Si aprirebbe una nuova stagione. Positiva. Per la prima volta, dopo il '93, vi sarebbe un accordo generale a difesa di salari e produttività. Mi auguro che Epifani non guardi ad altri obiettivi, come le elezioni europee. Infrastrutture: come cambiare passo? In una fase come questa le infrastrutture possono giocare un ruolo determinante per il rilancio economico. è necessario stanziare per quest'anno un volume di spesa superiore a quella programmata (che per il 2009 è esigua) per finanziare prioritariamente i grandi lavori già in corso e le opere minori, comprese le manutenzioni straordinarie oggi bloccate dal patto di stabilità interno. Bisogna utilizzare anche strumenti eccezionali per sbloccare i processi decisionali e realizzativi delle opere. è inaccettabile bloccare investimenti privati e pubblici pronti a partire per veti strumentali e privi di motivazione. L'Expo 2015, una grande occasione, che rischiamo di sprecare? Un'opportunità irripetibile per rinnovare anche la dotazione infrastrutturale di Milano e della Lombardia, per valorizzare le nostre eccellenze nazionali e dare una straordinaria vetrina al nostro turismo, settore strategico che resiste e bene alla crisi. Si è perso troppo tempo. Vi sono degli impegni internazionali da rispettare. Che cosa fare per le piccole imprese, che patiscono la crisi più delle grandi? Le piccole imprese hanno uno straordinario ruolo sociale oltre che economico. Non possiamo lasciarle sole e dobbiamo dare loro segnali di fiducia. Siamo convinti che si debbano studiare misure per il loro rafforzamento patrimoniale. Ad esempio prevedere sgravi fiscali per chi fa apporti di capitale o reinveste gli utili o per chi si aggrega. E poi ci sono gli arretrati nei pagamenti della pubblica amministrazione con ritardi che arrivano ai due anni. Ho trovato sinceramente inaccettabile l'ipotesi di accelerare i pagamenti a fronte di sconti sui corrispettivi. Ma è positivo, anche se va migliorato, il sistema individuato con la certificazione regionale e la possibilità di scontare i crediti con gli istituti bancari. Il credito è più caro e più raro? Gli ultimi dati disponibili segnalano un calo a novembre dei crediti all'industria dell'1,4 per cento. In dicembre, secondo l'indagine Bankitalia-Sole 24 Ore, il 40,6% degli imprenditori ha visto peggiorare le condizioni di accesso al credito. Certo nuove linee di credito non se ne aprono. Stiamo lavorando con le banche per superare le attuali criticità e per mettere a disposizione delle piccole imprese nuovi strumenti di supporto. Lei aveva difeso le ragioni di Malpensa. E, ora, dopo il varo della nuova Alitalia, le proteste del Nord hanno ancora senso? Continuo a difendere le ragioni di Malpensa. Anche se le colpe non sono tutte di Alitalia. E lei fa parte della cordata Cai... Ho più volte ribadito i motivi della mia adesione alla cordata.Adesso l'operazione si è conclusa. Il mio compito, quindi, si è esaurito. Perciò, esco da Cai. (f. de b.) I PIANI ANTI-RECESSIONE «La Germania ha messo in campo 73 miliardi, la Spagna 41, la Francia 26 e 24 il Regno Unito. Noi solo 5: sono davvero pochi» FONDO SOCIALE EUROPEO «Il suo riorientamento verso chi perde il posto di lavoro è interessante. Le Regioni devono fare il loro dovere fino in fondo» GIUSTIZIA «Non è meno importante dell'economia. Vorremmo vedere forte collaborazione tra le forze politiche non l'ennesimo scontro» Emma Marcegaglia. Presidente di Confindustria DISEGNO DI DARIUSH RADPOUR

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Londra rimpiange le sue fabbriche (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-01-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-01-22 - pag: 11 autore: Gran Bretagna. Il settore manifatturiero è stato ridimensionato a un decimo dell'economia nazionale e ha perso un milione di posti in 12 anni Londra rimpiange le sue fabbriche La crisi del credito mette in discussione un modello sbilanciato sui servizi finanziari Leonardo Maisano LONDRA. Dal nostro corrispondente Che cosa esporta l'Inghilterra? Bisogna fermarsi a ragionare prima di riuscire a ricordare tre prodotti inglesi che oggi abbiano successo nel mondo. L'associazione mentale fra l'Inghilterra e la City, ovvero la sovrapposizione fra uno Stato e la sua economia di punta (i servizi finanziari), annichilisce la memoria e confonde la storia. Divora il mito. La Mini? è tedesca. La Jaguar? è indiana. Le scarpe Church's? Italiane. Le porcellane Wedgwood?Prossimamente americane. Simboli del made in Britain si sono stemperati in un ventennio di trasformazioni al ritmo di un solo mantra: seppellire la società industriale sotto l'opulenza garantita da quella dei servizi in un mondo globale. Londra si lecca le ferite aperte da una crisi senza uguali e pensa ai danni prossimi venturi, scandagliando i guasti di un sistema squilibrato. Ora che i servizi, almeno quelli finanziari, boccheggiano, torna alla memoria il destino della gloriosa industria nazionale manifatturiera. Ha ragione, forse, l'Economist quando sostiene che la distinzione fra settori «è ormai solo un retaggio degli uffici di statistica. L'unica differenza che conta è fra lavori ad alto contenuto specialistico e non». Può anche darsi. Eppure, si esemplifica, a queste latitudini circolano troppi master in economia e molto pochi in ingegneria. Fra il 1970 e il 1995 la quota di oxfordiani che sceglievano di dedicarsi all'insegnamento è passata dal 10 al 3 per cento. S'è moltiplicato il numero di chi, invece,ha lasciato l'augusta educazione Oxbridge per darsi al diritto, alla finanza, alla consulenza. «Per i giovani in questi anni- dicono con rammarico a Eef, l'associazione delle imprese manifatturiere britanniche - il credo è stata solo la City». Troppa carta e poco acciaio, si potrebbe continuare con estreme banalizzazioni. O meglio, il luccichio dell'oro è stato capace di dissolvere molte aspirazioni intellettuali, annichilire la creatività imprenditoriale, flettere anche i valori della morale. La realtà del dibattito che oggi attraversa l'Inghilterra è quella di un mondo squilibrato, dove l'industria manifatturiera è la Cenerentola di un pianeta accecato dagli artifici della finanza. Più che negli Usa, più che altrove nel mondo. A scuotere il suo Paese,a costringerlo a un'autoanalisi dolorosa, è un signore che rifiuta interviste e luci della ribalta. Sir John Rose, Ceo di Rolls Royce (motori per aerei) ha fatto chiasso nella City con un lungo articolo pubblicato sul Financial Times molte settimane prima dell'esplosione del credit crunch. Si è ripetuto a novembre, con un intervento alla conferenza annuale della Confederazione dell'industria britannica ( Cbi). Sir John rivendica per l'industria manifatturiera quel ruolo che la società dei servizi ha fagocitato. «Il nostro errore - ha scritto il Ceo di Rolls Royce- è stato affidarsi all'errata convinzione che il Regno Unito avrebbe condotto il mondo sviluppato in qualche luogo chiamato società post-industriale. Il primo passo è ora smettere di credere che il settore manifatturiero sia una reliquia del passato. La nostra base industriale ci ha garantito grande influenza nel mondo. Cosa accade oggi se Cina o India devono aggiornare le loro infrastrutture? Parlano con Bombardier, Siemens, Alstom. L'idea che il manifatturiero non sia più meritevole in un'economia sviluppata è ancora più insostenibile se si guarda alla Germania o all'Italia del Nord». Appassionato nella difesa di se stesso,del leader,cioè,di un'azienda di altissima qualità. Appassionato, soprattutto, nella difesa di un mondo che non tutti credono sia così in crisi. «Siamo i sesti produttori sul pianeta», precisa Charles Goodhart,esperto di mercati finanziari, alla London School of Economics. «Non solo - aggiunge Richard Lambert ex direttore del Financial Times e oggi direttore generale di Cbi, spesso accusato di aver difeso la terziarizzazione estrema dell'economia britannica - ma abbiamo settori di punta. Lei si domanda che cosa esportiamo? Farmaci, difesa, meccanica per aerei. La nostra industria manifatturiera occupa tre milioni di persone ». Abbastanza, ma pur sempre un milione in meno di dodici anni fa e non solo per la delocalizzazione delle imprese low tech, né per l'emancipazione dei processi produttivi. Oggi il manifatturiero, nonostante i primati nel tasso di crescita degli ultimi anni, rappresenta poco più di un decimo dell'economia nazionale, appena più dei soli servizi finanziari (circa il 9%). E questo al netto della recessione che lo sta travolgendo. «Guardi l'industria automobilistica. è modernissima - continua Lambert - e non accetto l'obiezione dichi la liquida perché non è inglese. Minie Nissan sono storie di successo. Non torneremo ai campioni nazionali. Averli abbandonati è stato un grande vantaggio per l'economia del Paese». Nessuno osa sventolare la bandiera di un autarchico nazionalismo, nemmeno Will Hutton, vice presidente della Work Foundation e commentatore molto critico dell'indirizzo assunto dal Paese nell'ultimo decennio: «Denunciare la scarsa attenzione allo sviluppo delle nostre imprese non significa battersi per la creazione e la tutela di campioni nazionali. è stata una marcia a senso unico interamente diretta e concentrata sui servizi finanziari». Oggi solo un terzo delle imprese manifatturiere britanniche è di proprietà inglese. Epifenomeno, quando erano rose e fiori. Molto meno oggi quando il credit crunch trita tutto, rievoca i fantasmi del protezionismo, fa ripensare a scelte che si perdono nella stagione thatcheriana . In realtà per sir John il problema è un altro: «Il successo nasce dalla concentrazione di attività a valore aggiunto. Il Regno Unito ha poche società che hanno il proprio brand, che sono titolari della proprietà intellettuale, che hanno il controllo della distribuzione». Basterà il credit crunch per invertire il corso di un'economia squilibrata o ha ragione ancora l'Economist, quando sostiene che è un discettare sbagliato essendo la divisione fra i settori produttivi appena più di una scorciatoia statistica? Carsten Sorensen, docente alla London School of Economics e studioso di innovazione, sta con il settimanale inglese: «Non va invertito nessun corso. Qualsiasi idea di tornare a modelli passati è semplicemente impossibile. L'errore peggiore, oggi, sarebbe penalizzare l'industria dei servizi per via della stretta. Bisognerebbe ricordarsi che il morbo della mucca pazza non ci ha reso tutti vegetariani. è un'industria che va sviluppata e aggiornata e questo, per me, significa coinvolgere il consumatore nelle scelte del produttore». Si disegna la mutazione del con-cetto stesso di manifatturiero, incatenato a una percezione antica. L'università di Cambridge scardina il luogo comune quando uno dei suoi maggiori ricercatori, Finbarr Livesey, sostiene che «oggi le imprese manifatturiere inventano, innovano, producono manager, e garantiscono servizi. Quella che un tempo era solo produzione oggi è produzione, ricerca, servizi». L'azienda globale, quindi, che con il brand e la proprietà intellettuale contribuisce a consolidare il ruolo del Paese che rappresenta. Come dice sir John, ma come osano pochi altri in Inghilterra. Meglio, osavano. Accadeva finoa ieri. Oggi è il Governo Brown che fa sue le ansie per liberare un mondo strangolato dalla crisi. Lo Stato torna vicino all'economia e non solo perché l'emergenza costringe Londra a nazionalizzare, di fatto, le banche. Lo teorizza, seppure con garbo, Peter Mandelson, ministro delle Attività produttive: «Ci vuole un nuovo attivismo industriale nel Governo per aiutare il mercato a produrre migliori risultati economici sul lungo periodo. Per sviluppare le capacità, le infrastrutture, l'innovazione necessaria a un'industria manifatturiera di primo livello in una nuova economia mista». E tanto basta per salutare l'epoca di un infinito mondo di carta sbocciato nel Regno Unito oltre ogni previsione e volontà. Quello che verrà ha i connotati di una parete ripida, un muro di abitudini da superare nella consapevolezza che per andare avanti ci vuole il coraggio di guardarsi anche indietro. VOCE CRITICA Per l'amministratore delegato di Rolls Royce bisogna «smettere di pensare che l'industria sia ormai una reliquia del passato»

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China trader award premia il made in Italy innovativo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-01-22 - pag: 19 autore: China trader award premia il made in Italy innovativo Rita Fatiguso MILANO Sono stati assegnati ieri a Palazzo Mezzanotte, i premi della sesta edizione del China Trader Award, l'evento organizzato ogni anno da Cathay Pacific Airways per premiare le imprese italiane che si sono distinte nello sviluppo di relazioni commerciali con Hong Kong e la Cina. Il forte segnale emerso dalla scelta dei tre finalisti è stato quello di voler premiare l'innovazione coltivata di pari passo con il rispetto dell'eco-sostenibilità. Il primo premio è infatti andato a BP SEC srl, azienda che offre una vasta gamma di servizi specialistici per l'impresa e per la pubblica amministrazione, vantando un'esperienza di primo piano sul mercato cinese. BP SEC ha lanciato nel corso dello scorso anno il progetto Domus Italia che ha come finalità la creazione di una realtà organizzativa in grado di supportare l'export dei prodotti italiani in territorio cinese. Alla seconda classificata, Moa Srl, sono state riconosciute grande ambizione e creatività combinate con il desiderio di esportare in Cina il knowhow italiano di sensibilità progettuale ed estetica nell'ambito dell'architettura e della pianificazione urbana. Medaglia di bronzo per Faam Group di Federico Vitali, presidente di Confindustria Marche che produce batterie e veicoli ecologici e vanta un business già consolidato nel mercato cinese nel quale si è insediata con strategie sempre attente al rispetto della variabile ambientale. Alle tre aziende che si sono aggiudicate i China Trader Award si è aggiunto vincitore del Premio Speciale Hong Kong Trader Award: Giorgetti Srl. Ma il fiore all'occhiello dell'edizione 2008 del China Trader Award è il Premio all'Imprenditoria Femminile, assegnato a Imelde Bronzieri, fondatrice de I Pinco Pallino, azienda leader nel settore del lusso per bambini creato nel 1980 con Stefano Cavalleri in forte espansione in Asia.

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La concia alla svolta ecologica (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-01-22 - pag: 22 autore: DISTRETTI In Toscana programma da 161 milioni per il trattamento delle acque La concia alla svolta ecologica Cesare Peruzzi PISA. Dal nostro inviato I conciatori del distretto di Santa Croce sull'Arno e Ponte a Egola,in provincia di Pisa,ripartono dall'ambiente. Negli ultimi trent'anni, su questo fronte sono stati investiti nell'area più di 1,4 miliardi di euro, tra opere pubbliche, interventi privati e costi di gestione dei tre depuratori in funzione (Aquarno, Ponte a Cappiano e Ponte a Egola). Uno sforzo che ha prodotto maggiore efficienza e aria più respirabile. Oltre a consegnare alle 350 concerie del territorio un know how che ha spinto Paesi come la Cina a chiedere collaborazione per il problema delle emissioni e dello smaltimento dei fanghi. La prossima mossa del distretto toscano riguarda la depurazione delle acque, e rappresenta un ulteriore investimento di 161 milioni. Il progetto, contenuto nell'accordo di programma sottoscritto da Regione, ministero dell'Ambiente, Autorità di bacino dell'Arno, Ato2, Enti locali, dall'Associazione conciatori di S. Croce e dal Consorzio conciatori di Ponte a Egola, prevede la riorganizzazione e l'accorpamento del servizio di depurazione delle acque per usi civili che riguarda 400mila abitanti (22 milioni di metri cubi all'anno) e per utilizzo industriale del distretto ( 6 milioni di metri cubi). Verranno dismessi 47 piccoli impianti di depurazione. Il depuratore Aquarno, a S.Croce, sarà potenziato e passerà dall'attuale capacità di 1,8 milioni di abitanti equivalenti a 3,2 milioni, in pratica diventerà il più grande d'Italia. Nel comune di S.Miniato avrà un gemello di poco più piccolo, Cuoiodepur, da 3milioni di abitanti equivalenti. L'investimento complessivo, appunto 161 milioni entro il 2015, sarà sia pubblico (76 milioni) che privato (21 milioni). E anche il servizio idrico integrato farà la sua parte (64 milioni). Nascerà un'unica società di gestione dei depuratori, in mano ai conciatori (ma con presenza pubblica in consiglio d'amministrazione) che smetteranno di attingere acqua dalle falde e utilizzeranno quella proveniente dal ciclo di depurazione. Sono previsti effetti positivi sulle bollette dei cittadini, che oggi pagano 0,70 euro a metro cubo d'acqua consumato e in prospettiva pagheranno meno della metà; e anche sui conti delle aziende, il cui costo di depurazione è attualmente tra 10 e 15 euro a metro cubo, per una spesa complessiva di distretto che supera i 40 milioni, pari al 3% del costo di produzione. «L'aspetto economico è importante, ma il valore strategico del progetto sta nella prospettiva di avere standard ambientali in linea con le indicazioni europee», spiega Damiano Ciurli, direttore del Consorzio conciatori di Ponte a Egola. «Stiamo affrontando una crisi di mercato difficile che mediamente ha fatto registrare nel 2008 un calo del giro d'affari di distretto intorno al 15%- aggiunge - . Poter ridurre i costi fissi, dunque, è positivo. Determinante, però, sarà il fatto di avere le condizioni per svilupparsi ancora sul territorio, qui dove abbiamo know how e manodopera qualificata, dove sono le nostre radici. Ecco perché la certezza di mantenere standard ambientali elevati è strategica». Tra S.Croce e Ponte a Egola viene prodotto il 95% del cuoio da scarpe del Paese e il 35% della pelle per calzature e abbigliamento. Le concerie sono 350 (un numero analogo di aziende ruota nell'indotto), con 8mila addetti e 2 miliardi di giro d'affari, per più del 50% realizzato sui mercati internazionali. «Il calo della domanda era iniziato nella seconda metà del 2007: la crisi della finanza internazionale ha solo accelerato il fenomeno sottolinea Piero Maccanti,direttore dell'Associazione conciatori di S. Croce- . Senza questo progetto saremmo a rischio, e non tanto per la flessione del mercato, che pure si fa sentire e che contrastiamo con la flessibilità e l'efficienza, ma perché sul tema della depurazione delle acque l'Unione europea ha ridotto i parametri». Dopo quattro anni di stop, per le resistenze di chi non vorrebbe 150 chilometri di condotti fognari, l'accordo di programma è andato in porto. Finita la sperimentazione, dunque, nei prossimi mesi partiranno le opere vere e proprie. In attesa della ripresa dei mercati, le concerie pensano a investire nell'ambiente. E d'intesa con la Regione Toscana puntano a ottenere la certificazione Emas per il distretto. IL PIANO La riorganizzazione del sistema di depurazione ha migliorato la produzione e la qualità dell'aria nella zona

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I Pm: 16 mesi a Stefano Tanzi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-01-22 - pag: 43 autore: Crack Parmalat. La richiesta di pena in Svizzera per il caso Eliair I Pm: «16 mesi a Stefano Tanzi» Giuseppe Oddo BELLINZONA. Dal nostro inviato Stefano Tanzi respinge ogni addebito al processo in corso in Svizzera, a Bellinzona, che lo vede imputato di truffa, riciclaggio e amministrazione infedele ai danni di Eliair, la società che gestiva gli aerei della vecchia Parmalat. Il figlio dell'ex patron della Parmalat ha contestato di aver avuto alcun ruolo nelle trattative che portarono la Bombardier a riconoscere nel 2001 a Eliair un risarcimento di 1,5 milioni di dollari per la fornitura del velivolo Global Express e di altri 252mila dollari per il cosiddetto fermo-aereo. Di quell'accordo Tanzi junior sarebbe stato messo a conoscenza solo a cose fatte. Egli non nega che il denaro fu fatto affluire su un conto cifrato della Bnp Paribas di Lugano che era stato acceso dall'ex pilota e direttore di Eliair Sandro Testa, ma di cui Stefano Tanzi era il reale beneficiario. Dichiara, però, di aver agito su indicazione del padre, che chiama in causa, spesso, con l'appellativo di Cavaliere. Fu Calisto a chiedergli di recarsi a Lugano per aprire il conto su cui avrebbe dovuto essere accreditato il denaro. Poiché Stefano era in partenza per la Cina, ad aprire il conto a Lugano andò Testa, «al quale mi fu detto di riconoscere 100mila dollari per il lavoro che aveva svolto per l'acquisto dell'aeroplano». Ma chi era il padrone del vapore a Collecchio, gli chiede il suo difensore? E qui Tanzi-figlio si lascia andare a una serie di giudizi in parte inediti sul padre. «Purtroppo –dice –avveniva spesso che vi fosse confusione tra le tasche di Calisto Tanzi e quelle della Parmalat. Calisto era un padre-padrone, una persona estremamente decisa che voleva che le sue decisioni fossero realizzate un momento prima che le pensasse. A Collecchio si diceva: non si muove foglia che Tonna e Calisto non voglia ( Fausto Tonna, ex direttore finanziario di Parmalat, era il braccio destro del Cavaliere, ndr) . Un ex manager Parmalat del Nicaragua mi ha raccontato che un giorno era stata messa in vendita un'azienda e che in un minuto ne è stato deciso l'acquisto al telefono con mio padre. Nel 1999-2000 abbiamo acquistato 27-28 aziende nel mondo, in media due al mese». Stefano ricorda un episodio che lo amareggiò. A quei tempi era alla guida del Parma Calcio. «Durante la campagna acquisti andai in Rai e a una domanda sulla possibile cessione di Crespo, argomento su cui m'ero consultato con mio padre, risposi che non lo avremmo venduto. Poi mentre ero in Australia ricevetti una telefonata da lui in cui mi comunicava di aver venduto Crespo alla Lazio per 100 miliardi di lire. Mio padre era inappellabile: quando decideva una cosa era quella. Era difficile per chiunque fosse accanto a lui anche obiettare qualcosa». Quali erano i vostri rapporti, interviene il presidente del collegio giudicante, Roy Gallé? «Prima provavo un senso di totale inadeguatezza, mi sentivo incapace di prendere il suo posto. Rileggere la storia alla luce di tutto quello che è successo mi ha fatto sentire tradito. Da una parte, era attaccato alla famiglia, esprimeva dei valori, fino al 2003 mi telefonava ogni mattina per sapere se ero andato a messa; dall'altra ha creato una situazione senza guardare in faccia a nessuno, anche se gli voglio bene e so che lo ha fatto in buona fede», conclude. La sentenza del Tribunale che era prevista per oggi è slittata a lunedì 26 gennaio. Il pm Pierluigi Pasi al termine della requisitoria ha chiesto 16 mesi di reclusione per Stefano Tanzi senza condizionale più una multa di 40mila franchi, la confisca di 774mila euro in Svizzera e di 364mila in Lussemburgo e 140mila franchi di spese processuali. Per Testa la pena richiesta è di 28 mesi con l'applicazione parziale della condizionale, più una sanzione di 30mila euro.

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Camerun, chiudono gli ultimi cinema <Hanno debiti per migliaia di euro> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 22-01-2009)

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MONDO 22-01-2009 Camerun, chiudono gli ultimi cinema «Hanno debiti per migliaia di euro» YAOUNDE. L'ultimo cinema del Camerun ha chiuso le porte al pubblico per mancanza di fondi. Il quotidiano di proprietà dello Stato, 'Cameroon Tribune' (Ct), ha reso noto che il cinema Le Wouri, situato nel distretto centrale di Akwa, capitale commerciale del Paese, ha chiuso lunedì. Il cinema Abbia, nella capitale Yaounde, ha invece smesso di accogliere il pubblico lo scorso 10 gennaio. Il Ct ha riportato che il cinema Wouri ha accumulato molti arretrati nel pagamento dell'affitto. Sia il cinema appena chiuso che quello della capitale sono di proprietà dello stessa società, ovvero della Cine News Distribution, i cui pagamenti in sospeso sono stimati a 40milioni di franchi Cfa, che equivalgono a 61mila euro. La mancanza di investimenti, la competizione con la televisione e con i Dvd contraffatti, sono considerate le cause principali dei problemi dei cinema del Paese africano.

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Il Report 2009 dei rischi globali : in testa c'è la Cina (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 23-01-2009)

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Il Report 2009 dei «rischi globali»: in testa c'è la Cina da Finanza&Mercati del 23-01-2009 L'altro report che terrà banco a Davos sarà il Global Risk Report dove si dice che il 2009 sarà un anno «tetro» per la maggior parte delle economie mondiali: i mercati rimarranno volatili, la liquidità carente, la disoccupazione salirà con consumi e fiducia ai minimi storici. Il rapporto mette in guardia i governi dagli effetti della crisi finanziaria e dai principali rischi che attraversa l'economia mondiale. Primo tra tutti, la minaccia della Cina, la cui economia, minata alle basi dalla recessione Usa, registrerà quest'anno una crescita del 6%, il livello più basso dal 1990, contro l'8% delle previsioni ufficiali. Un «hard landing» spiega il rapporto, che «stresserà il sistema finanziario e potrebbe generare tensioni sociali tra il paese asiatico».

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Latte contaminato in Cina due condanne a morte (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 23-01-2009)

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Latte contaminato in Cina due condanne a morte Due condanne a morte e 12 ergastoli: è la sentenza del tribunale «popolare» di Shijiazhuang, capitale della provincia di Hebei, nel nord della Cina per lo scandalo del latte alla melanina. Gli imputati erano 21 e tra questi c'erano anche quattro top manager del colosso caseario cinese Sanlu, al centro della truffa alimentare che ha portato alla morte 6 neonati e a gravi malattie delle ossa e dell'apparato urinario per altri 296 bambini. Ma non è ai manager che sono state comminate le pene più severe. Tian Wenhua, ex presidente e general manager della Sanlu, donna tra le più potenti della Cina, è stata condannata all'ergastolo. A essere mandati a morte sono Zhang Yujun e Geng Jinping. Il primo per aver messo in piedi l'affare gestendo il laboratorio per la produzione della polvere tossica, il secondo per averla venduta alla Sanlu.

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Geithner: la Cina manipola lo yuan (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-01-23 - pag: 8 autore: Washington. La commissione del Senato dopo due giorni di audizioni ha approvato la nomina del ministro del Tesoro Geithner: la Cina manipola lo yuan L'amministrazione Obama adotta la linea dura con Pechino sul cambio Marco Valsania NEW YORK Il nuovo Segretario al Tesoro americano, Tim Geithner, ha lanciato un avvertimento alla Cina: l'amministrazione di Barack Obama è convinta che Pechino «manipoli» il valore dello yuan danneggiando gli Stati Uniti. Geithner, che ha anche riaffermato la necessità di un dollaro forte, ha affidato la sua presa di posizione a un documento di cento pagine, redatto per rispondere alle domande sulla crisi economica e i piani per affrontarla rivolte dai senatori della commissione Finanze. La commissione ha ieri approvato la sua nomina con una maggioranza di 18 voti contro cinque, spianando la strada a una conferma finale la prossima settimana da parte dell'intero Senato. Le dichiarazioni del neoministro hanno rappresentato un inasprimento dei toni nei confronti della Cina. Il suo predecessore al Tesoro Henry Paulson aveva evitato di accusare Pechino di mantenere artificialmente bassa la divisa. Lo stesso Geithner, però, non ha minacciato grandi guerre commerciali. «Confortati dalle conclusioni di un ampio ventaglio di economisti - ha fatto sapere - crediamo che la Cina stia manipolando la divisa». Ma Obama «userà aggressivamente tutte le vie diplomatiche a sua disposizione per promuovere un cambiamento». Geithner ha aggiunto che la missione più urgente, finché recessione e tempeste finanziarie perdurano, non riguarda le valute. Piuttosto sono in gioco gli stimoli alla crescita globale, negli Stati Uniti come in Cina. Quello di Geithner è stato un invito a consolidare partnership anti-crisi: «Dobbiamo convincere la Cina- ha detto il ministro - ad adottare un pacchetto di stimolo più aggressivo». E altrettanto devono fare altri Paesi: altrimenti, ha ammonito, «avremo una frenata nella domanda globale che aggraverà la crisi». I piani di stimolo americani, forse 850 miliardi di dollari, sono oggetto di negoziati tra Casa Bianca e Congresso, compresa l'opposizione repubblicana che ha messo in guardia da eccessi di spesa. Il pacchetto - che comprende crediti per i lavoratori, fondi per l'assistenza sanitaria ai disoccupati e investimenti in infrastrutture- ha cominciato ieria essere esaminato in commissione alla Camera. In discussione sono anche riforme del salvataggio delle banche, tra cui la nascita d'una banca pubblica per assorbire asset tossici. Geithner ha indicato di non avere in programma la richiesta di ulteriori risorse per il Tarp, il fondo da 700 miliardi di dollari usato per ricapitalizzare le banche. Obama ha ereditato 350 miliardi del Tarp. Il ministro non ha tuttavia escluso di dover chiedere al Congresso nuovi stanziamenti. La gravità della crisi, però, ha continuato a manifestarsi nei dati: le nuove costruzioni sono scese del 15,5% in dicembre, mentre le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono salite di 62mila a 589mila. La paura ha stretto nuovamente d'assedio i mercati finanziari. A Wall Street, con numerose banche in calo,l'indice Dow Jones ha ceduto l' 1,28%, il Nasdaq il 2,76% e lo Standard& Poor's 500 l'1,52 per cento. Apagina 11 La Cina frena la crescita nel 2008 TENSIONI ALL'ORIZZONTE Il Governo eserciterà forti pressioni diplomatiche per eliminare le distorsioni che penalizzano gli Stati Uniti Wall Street ha perso l'1,52%

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Se i Treasury perdono appeal (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-01-23 - pag: 8 autore: RENDIMENTI IN SALITA Se i Treasury perdono appeal S trano vedere Wall Street che scende e i rendimenti dei Treasury decennali salire al 2,6 per cento. Per lo meno è strano nei momenti di crisi, poiché l'avversione al rischio di solito spinge gli investitori nel "porto sicuro" dei titoli di Stato. Così è stato da oltre un anno. Ma nelle ultime cinque sedute la tendenza s'è invertita:l'S&P ha perso il 3% e il decennale Usa ha guadagnato 40 centesimi. Colpa di Tim Geithner, ha spiegato qualcuno, visto che il probabile segretario al Tesoro americano ha accusato la Cina di manipolare il cambio con il dollaro. E siccome la Cina è tra i maggiori detentori del debito Usa, c'è il rischio che la Banca del Popolo cinese si metta a vendere Treasury. Spiegazione plausibile, se non fosse che anche i rendimenti dell'area euro sono saliti: 20 centesimi per i Bund e 43 per i Btp. Così bisogna trovare altre giustificazioni. Forse quella che, con tutti i salvataggi bancari, il debito dei Paesi sovrani rischia di esplodere e i titoli di Stato non sono poi così sicuri. (W.R.)

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Due condanne a morte per il latte alla melamina (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-01-23 - pag: 11 autore: Pechino. Sei morti e 300mila bambini contaminati Due condanne a morte per il latte alla melamina SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Due condanne a morte e due ergastoli. La Cina usa il pugno duro contro i responsabili della scandalo del latte alla melamina che, lo scorso autunno, aveva causato la morte di sei neonati e l'avvelenamento di altri 300mila bambini in tutto il Paese. La sentenza è stata emessa ieri mattina da un tribunale di Shijiazhuang, la capitale della provincia di Hebei, a Sud di Pechino, dove è stata orchestrata la frode alimentare. Nonostante la richiesta di perdono lanciata qualche settimana fa dagli accusati, i giudici non hanno avuto pietà. E hanno condannato alla pena capitale Zhang Yujun e Geng Jinping, le due persone che hanno materialmente messo in atto la contraffazione. Dall'ottobre del 2007 all'agosto del 2008, Zhang e Geng hanno prodotto oltre mille tonnellate di proteine in polvere contenenti melamina, che hanno poi rivenduto ai grossisti di latte dell'Hebei realizzando notevoli guadagni. In certi casi, la carica tossica del prodotto finale è stata aumentata attraverso l'aggiunta di ulteriore melamina da parte degli stessi grossisti. Il latte veniva trattato con la melamina - un composto azotato tossico - perché raggiungesse il contenuto proteico minimo richiesto dalla legge. Ventuno gli imputati e almeno venti le società coinvolte nello scandalo. Tra gli acquirenti (consapevoli della frode) del latte alla melamina figurava anche la Sanlu, una delle principali aziende casearie cinesi. Per questo motivo, Tian Wenhua, una signora di sessantasei anni all'epoca dei fatti presidente della Sanlu, è stata condannata all'ergastolo insieme a un altro imputato. Un'altra ventina di persone coinvolte a diverso titolo nella vicenda sono state condannate a pene minori. La Sanlu dovrà pagare una multa pari a 5,6 milioni di euro. Dopo lo scandalo il Governo ha fatto sapere di aver «introdotto regole più severe» e di aver preso «molte altre misure per rafforzare i controlli» di tutto il comparto alimentare. Lo scandalo del latte alla melamina è esploso in settembre dopo una denuncia della Fonterra, impresa neozelandese socia della Sanlu. Il Governo di Pechinoè stato accusato di aver imposto il silenzio sulla vicenda e di aver agito in ritardo per evitare problemi durante le Olimpiadi dello scorso agosto. Come accaduto altre volte in passato in casi di alta corruzione, Pechino, con la sentenza di Shijiazhuang, manda un messaggio chiaro al Paese: il Governo che non è mai stato disposto a tollerare chi ruba dalle casse dell'Erario,sarà intransigente anche con chi mette a rischio la salute e l'ordine pubblico. Tanto più oggi che, di fronte alla crisi economica, il Paese deve già fronteggiare l'emergenza sociale della disoccupazione. L.Vin. PENE ESEMPLARI Al patibolo il produttore e il distributore dell'alimento contraffatto, ergastolo per Tian Wenhua, ex presidente del colosso alimentare Sanlu

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Per la Cina crescita a una cifra (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-01-23 - pag: 11 autore: La crisi in Asia. L'anno scorso il Pil è salito «solo» del 9%- Sul dato pesa l'ultimo trimestre: 6,8% Per la Cina crescita a una cifra Governo in difficoltà nel gestire occupazione e tensioni sociali Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Nel quarto trimestre del 2008, il prodotto interno lordo della Cina ha registrato un incremento del 6,8% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Lo ha annunciato ieri l'Ufficio statistico di Pechino, precisando che con la performance congiun-turale dell'ultimo trimestre, il tasso di crescita dell'intero 2008 si attesta al 9 per cento. Qualsiasi Paese al mondo, soprattutto di questi tempi, farebbe i salti di gioia. Ma la Cina, Paese dei grandi numeri, ha bisogno di grandi numeri per proseguire il processo di modernizzazione e, soprattutto per mantenere la pace sociale. Ecco perché un tasso di crescita annuale ridimensionato a una sola cifra (non accadeva dal 2001) è una circostanza che aumenta lepreoccupazioni della nomenklatura pechinese. Ma il problema non è il 9% del 2008. Il problema è quel 6,8% registrato nell'ultimo scorcio dell'anno,che offre una fosca proiezione su come andrà il 2009. A vedere il futuro con gli occhi di oggi, grosso modo l'anno prossimo iltasso di crescita cinese si aggirerà intorno a questo valore, dicono le stime degli analisti. Troppo poco per un Paese che deve espandersi a un ritmo superiore al 7%annuo per garantire l'equilibro sul mercato del lavoro. Un mercato del lavoro messo in crisi negli ultimi mesi dalla serrata in massa delle fabbriche manifatturiere colpite dal crollo dell'export, per il quale a breve non s'intravvede nulla di buono. «Secondo i nostri calcoli, nel primo semestre del 2009, a fronte di 6 milioni di neolaureati che si metteranno a caccia del primo impiego, oltre 10 milioni di persone resteranno disoccupate », spiega Tao Wang, economista di Ubs Investment Research. Nella prima metà del 2009, l'evoluzione delle singole componenti dell'economia cinese non dovrebbe discostarsi da quello dell'ultimo scorcio dell'anno scorso. Le esportazioni continueranno a segnare il passo: i più pessimisti ritengono che nel 2009 potrebbero addirittura registrare una crescita zero. La produzione industriale, nonostante il modesto rimbalzino messo a segno a dicembre su novembre, continuerà a essere debole giacché le imprese continueranno a ridurre le scorte a seguito della gelata della domanda globale. I consumi privati cresceranno meno rispetto al 2008. Gli investimenti fissi freneranno ulteriormente la loro corsa, a causa non solo del clima negativo che aleggia sull'industria manifatturiera, ma anche in conseguenza del crescente malessere del settore immobiliare sul quale gravano molte incertezze. Ma lo scenario negativo del primo semestre potrebbe cambiare nella seconda parte dell'anno. Per allora, il maxi-piano di stimolo all'economia da 600 miliardi di dollari varato due mesi fa dal Governo, dovrebbe iniziare a dispiegare i suoi effetti sulla congiuntura: ieri Ma Jantang,capo dell'Ufficio statistico, ha spiegato che il Governo sta mettendo a punto un intervento da 124 miliardi di dollari, in tre anni, per riformare il sistema sanitario nazionale e spingere i consumi. Intanto, anche la raffica di riduzioni del costo del denaro operata dalla banca centrale dopo lo scoppio della crisi finanziaria (ne seguiranno senza dubbio altre, probabilmente anche a breve termine) dovrebbe migliorare la situazione sul fronte del credito. Tuttavia, è troppo presto per scommettere a colpo sicuro su una ripresa a cavallo dell'estate anche perché, com'è stato dimostrato dal repentino peggioramento congiunturale degli ultimi mesi, le sorti economiche della superpotenza cinese restano legate a doppio filo all'andamento del ciclo globale. Ignari della crisi, o spinti dalla crisi (gli operai licenziati che dalle aree industriali se ne tornano a casa senza biglietto di ritorno), da domani i cinesi vanno in vacanza. Dei guai prossimi venturi se ne riparlerà dopo il capodanno lunare. ganawar@gmail.com LE PREVISIONI Il piano di aiuti da 600 miliardi varato da Pechino (124 nel sistema sanitario) dovrebbe dare risultati nella seconda parte del 2009

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Asia, il grande gelo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-01-23 - pag: 14 autore: ... CONTRAZIONE DELL'EXPORT Asia, il grande gelo D a ll'Asia, giorno dopo giorno, arrivano i numeri delle vittime della grande gelata dell'export e della conseguente contrazione della crescita di Paesi che, solo pochi mesi fa, erano il motore a pieni giri dell'area più dinamica del mondo. Ieri è stato il turno di Cina, Giappone e Corea del Sud. Il brusco calo della domanda estera, causa recessione mondiale, non poteva non avere impatto dirompente su economie la cui produzione dipende fino al 40% dal settore manifatturiero, come nel caso cinese e di altri grandi esportatori asiatici.Per avere un'idea, il triplo rispetto all'attuale 13% degli Usa e molto più anche del picco del 28% registrato dagli stessi Stati Uniti nel 1953. Ora c'è solo da augurarsi che le misure di sostegno alla domanda interna, varate a tempo di record in quasi tutta l'Asia, producano nel tempo più breve benefici effetti per il rilancio dei commerci mondiali. A partire dalla Cina. Perché, se si ferma definitivamente la locomotiva Asia, nessuno oggi può prevedere quanto durerà la grande gelata globale. E quanto il protezionismo tornerà a farla da padrone.

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Dogana di Gioia Tauro, la malavita alza il tiro (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-01-23 - pag: 21 autore: Dogana di Gioia Tauro, la malavita alza il tiro Roberto Galullo REGGIO CALABRIA. Dal nostro inviato Dell'agguato rimangono i fori nella portiera della sua macchina,sequestrata dall'Autorità giudiziaria. Fernando (omettiamo, per rispetto, il cognome), addetto al servizio repressione frodi della Dogana di Gioia Tauro, il 23 dicembre stava lasciando il porto sotto l'occhio vigile delle telecamere che hanno ripreso la gragnuola di proiettili che l'ha investita. Il funzionario, illeso, è andato in ferie, mentre la Procura di Palmi indaga sull'attentato che non doveva uccidere ma lasciare il primo, visibile avvertimento. Del secondo avvertimento si è avuto notizia ieri dalla stessa Agenzia delle Dogane che – come è accaduto con il primo incidente –ha condannato l'intimidazione rivolta a un altro funzionario dell'Ufficio antifrode dell'area portuale calabrese. Proiettili in busta chiusa e un esplicito riferimento al primo attentato. E a questo punto, ieri, è scattata anche la solidarietà del sottosegretario alle Finanze, con delega alle Dogane, Alberto Giorgietti. Una coincidenza è una coincidenza – diceva Agatha Christie – due coincidenze sono un indizio, tre assomigliano a una prova. Per l'Agenzia delle Dogane, però, c'è già la prova che le attività di prevenzione e repressione degli uffici doganali, contro i traffici illeciti, danno fastidio. Del resto il Porto di Gioia Tauro,con 3,2 milioni di teu movimentati ogni anno, è un boccone prelibato per le cosche, che non concepiscono di perdere il controllo – anche con complicità interne più volte svelate dalle indagini – sul narcotraffico, merce contraffatta e ogni sorta di contrabbando, ripreso in grande stile. «Il clima nell'Ufficio dogane di Gioia – ricorda Vincenzo Patricelli, coordinatore di Flp Finanze, che per primo ha acceso i riflettori sulla vicenda – è cambiato da un po' di tempo, grazie al direttore Damiano Sposato. Per anni sono state troppe le chiacchiere che giravano su alcuni funzionari, poi trasferiti. Spero che l'opera di pulizia sia terminata. Questo opera di rinnovamento dà fastidio alla criminalità organizzata». La sensazione, non solo di Patricelli, è che le 'ndrine – a partire dalle famiglie Molè e Piromalli, vive e vegete nonostante i duri colpi subiti dalla magistratura e dalle forze dell'ordine – abbiano perso alcuni punti di riferimento in uno snodo vitale. Nel triennio 2006-2008 l'attività antifrode della dogana di Gioia Tauro ha consentito il sequestro di oltre 48 milioni di pezzi, senza contare il traffico illecito di rifiuti sventato. Il valore complessivo dei sequestri supera i 57 milioni, ai quali debbono aggiungersi i 2,7 evasi per sottofatturazione delle merci di contrabbando. Il punto più sensibile è la contraffazione, a maggior ragione dopo che la stretta sul Porto di Napoli ha dirottato su Gioia (e in seconda battuta su Genova e Livorno) le rotte internazionali. A cominciare da quelle che partono dalla Cina. è chiaro che i traffici internazionali illeciti debbono continuare a essere una riserva vitale per le casse delle 'ndrine. La dogana e la Guardia di finanza sono obiettivi più di quanto si possa immaginare. La banca dati gestita dall'Ufficio repressione frodi, ad esempio, è in grado di garantire la tracciabilità di ogni movimento. La scelta delle navi su cui effettuare i controlli avviene sulla base di un continuo monitoraggio che va dallo scalo di partenza, alle merci dichiarate, alle rotte seguite, alle deviazioni di viaggio compiuto e contempla persino la compagnia di assicurazione scelta. I controlli, in altre parole, non sono casuali ma voluti e mirati. Questo le cosche lo sanno. Per questo hanno paura. E sparano. robertogalullo.blog.ilsole24ore.com TRASPORTI NEL MIRINO Dopo l'attentato di fine dicembre, un altro funzionario fatto oggetto da un'intimidazione della 'ndrangheta

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Wti (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-01-23 - pag: 34 autore: Wti BREVI Dai mercati MINERARIE Da Vale più nickel ma meno ferro La mineraria brasiliana Vale l'anno scorso ha visto calare dello 0,5% l'output di minerale di ferro, a 301,7 milioni di tonn., manel 4Ú trimestre la flessione è del 21%. Nel 2008 è stata record la produzione di nickel (oltre 275mila tonn., +11,1%) e anche quella di bauxite, allumina, rame, carbone, cobalto, oro e palladio. FERTILIZZANTI La canadese Potash raddoppia gli utili Potash, gruppo canadese leader per capitalizzazione tra i big dei fertilizzanti, nel 4Útrimestre haottenuto utili netti per 788 milioni di $, contro 376,8 mln nello stesso periodo 2007. Le vendite (principalmente di sali di potassio) sono salite del 31%, a 1,87 miliardi di $. FIBRE In discesa le semine di cotone in Cina La crisi del tessile colpisce anche gli agricoltori cinesi, intenzionati a ridurre del 21% , a 4,7 milioni di ettari, l'area seminata a cotone. La locale Associazione cotoniera lamenta chei costi sono in salita mentre i prezzi calano: a New York il future sulla fibra ha perso il 28% in un anno.

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Acciaio, la prima frenata dal 1998 (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-01-23 - pag: 34 autore: Siderurgia. Nel 2008 la produzione totale cala dell'1,2% - L'Italia cede il 3,4% Acciaio, la prima frenata dal 1998 Luca Davi Un comparto che, come un'auto da corsa senza più benzina, sta perdendo lo slancio accumulato negli anni precedenti. Ecco il mercato dell'acciaio nel 2008. Un mercato che, complice la crisi della domanda che sta attanagliando i colossi siderurgici mondiali, ha perso l'1,2% dell'output rispetto all'anno precedente ed è passato così da 1,344 a 1,329 miliardi di tonnellate, facendo segnare il primo calo dal 1998. Dopo dieci anni di crescita ininterrotta, secondo i dati World Steel Association, la frenata della produzione mondiale si è in verità concentrata soprattutto nell'ultimo quadrimestre dell'anno. In dicembre, in particolare, è calata del 24,3% rispetto a un anno prima. E nulla lascia sperare che nel 2009 le cose possano migliorare: gli analisti di Macquarie Bank si attendono anzi per quest'anno una caduta dell'8,1% rispetto al 2008. «L'industria internazionale dell'acciaio sta soffrendo la peggiore crisi degli ultimi 80 anni», avverte Michael Broeker, dalla casa di brokeraggio Steubing, con sede a Francoforte. Che aggiunge: «Potremmo assistere a una graduale ripresa solo a partire dal secondo trimestre 2009». La frenata ha interessato praticamente tutti i maggiori produttori mondiali. Lo scorsoanno i 27 Paesi dell'Eurozona hanno registrato una produzione di 199 milioni di tonnellate, il 5,3% in meno sul 2007, con Germania ( 5,6%) e Francia (-7,1%) tra i più colpiti. In retromarcia anche l'Italia, che si conferma decima potenza siderurgica mondiale, grazie ai 30,5 mln tonn. del 2008 rispetto ai 31,5 del 2007, il 3,4% in meno. Peggio è andata agli Stati Uniti (-6,8%) e alla Russia (-5,4%), mentre va in controtendenza la produzione asiatica, che migliora dell'1,9%. Merito soprattutto della Cina, primo produttore e consumatore di acciaio al mondo: i colossi siderurgici di Pechino hanno sfornato 502 mln tonn., il 2,6% in più rispetto al 2007. In positivo anche India (+3,7%) e Corea del Sud (+3,8%): lampi di luce in un panorama di cali generalizzati.

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L'Opec fa i conti con la crisi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-01-23 - pag: 34 autore: Petrolio. I buoni margini di raffinazione non escludono la necessità di nuovi tagli L'Opec fa i conti con la crisi Negli Usa aumentano le scorte e rallentano le lavorazioni Stefano Dotti jr ROMA La crisi non colpisce solo il sistema finanziario e industriale. Anche l'Opec deve fare i conti con la terribile congiuntura economica. E li deve fare non solo in termini di produzione di petrolio, che probabilmente dovrà ancora essere tagliata nella riunione di marzo, ma deve soprattutto adeguare mentalità e aspettative alle mutate condizioni. Solo alla fine dell'estate, i 100 dollari al barile venivano definiti il "giusto prezzo", 70 $ assolutamente inadeguati e insufficienti per gestire i budget già definiti per il 2009. Ora anche i "falchi" venezuelani vogliono conformare l'offerta alla domanda. Nel momento in cui il Brent si sta stabilizzando fra 40 e 50 $/bbl,chiedono l'aiuto dei produttori non- Opec, temendo che la frenata dei consumi non sia gestibile dai soli produttori del Cartello. Soprattutto si rendono conto che sono necessari prezzi bassi dell'energia per rivitalizzare i consumi, aiutare l'economia e mantenere la competitività rispetto alle fonti alternative, che nei momenti dei 147 $, la scorsa estate, hanno ricevuto enorme impulso e sono ancora al centro dei piani dell'Amministrazione Obama. Il cammino rimane quindi lungo e faticoso. Sicuramente il sistema bancario gravemente ferito e le nuove regole che si impongono nella gestione dei mercati a termine dell'energia non forniranno supporto finanziario per una speculazione che in maniera così massiccia ha influenzato fino a ieri la salita dei prezzi. Nell'immediato, l'istantanea del mercato mostra margini di lavorazione floridi, differenziali in forte ascesa e una domanda che si può definire buona rispetto all'offerta. Come si era scritto la scorsa settimana, oltre ai tagli Opec, una parte dell'offerta è "nascosta" dagli stoccaggi (a terra e galleggianti) suggeriti dal forte contango ( cioè da prezzi per consegna futura più alti rispetto allo spot). E nelle ultime settimane si sono registrati forti acquisti per le scorte strategiche di Usa e Cina. Anche il quadro per le qualità sweet (a basso tenore di zolfo) si è modificato radicalmente: Forties è oramai in sconto di "soli" 20 cents rispetto al Brent, e Gullfaks vanta un premio di 4 $/bbl. Ieri pomeriggio però l'ordine di Bp e Koch di rilasciare 3 superpetroliere Vlcc di stoccaggio galleggiante potrebbe mettere sul mercato 12 carichi di Forties, con immaginabili conseguenze. Per il sour ( con grado dizolfo più elevato), la rivalutazione del riferimento Brent dated penalizza l'Ural, sceso a 1,20 $/bbl di sconto. Il quadro va mitigato nel medio periodo con le manutenzioni primaverili, con il rilascio, prima o poi, delle quantità stoccate e soprattutto con la misura istantanea dei consumi, che potrebbe riservare ancora sorprese. Per ricordarcelo, sono venute ieri sera le statistiche settimanali Usa: per il Dipartimento dell'Energia le scorte di greggio sono salite di 6,1 milioni di barili, quelle di benzina di 6,5 e i distillati di 0,8 milioni. Ma soprattutto rallentano ancora le lavorazioni, solo l'83% della capacità. E sale il greggio Wti stoccato a Cushing, al record di 33,2 milioni di barili, anticamera di una nuova flessione del Wti. Al Nymex il future per consegna marzo ha chiuso stabile a 43,67$/bbl, mentre il Brent a Londra ha recuperato qualcosa, terminando a 45,79 dollari.

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cina, a morte i produttori del latte contaminato - giampaolo cadalanu (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 23-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 16 - Esteri Cina, a morte i produttori del latte contaminato Due condanne capitali e due ergastoli: avevano perso la vita sei bambini GIAMPAOLO CADALANU Due condanne capitali, almeno un ergastolo, una lunga serie di condanne al carcere: la giustizia cinese ha voluto chiudere con mano pesante il caso del latte adulterato alla melamina. Bisognava dare un segnale esplicito dopo la morte per blocco renale di sei bambini (ma forse di più) e dopo che altri trecentomila si sono ammalati dopo aver bevuto l´alimento contraffatto dell´azienda Sanlu. A subire la pena più severa sarà Zhang Yujun, produttore della micidiale sostanza, che veniva aggiunta al latte per far risultare un altissimo contenuto proteico. L´altro condannato a morte è Geng Jinping, che aveva venduto alla Sanlu latte già adulterato. C´è poi un terzo manager la cui condanna al patibolo è stata sospesa e con tutta probabilità verrà commutata in carcere a vita, così come all´ergastolo è stata condannata Tian Wenhua, imprenditrice ed ex-presidente della Sanlu. Condanne palesemente "esemplari", che si affiancano ad altre minori per i manager meno coinvolti. La colpa è «aver messo a repentaglio la sicurezza pubblica». Ma quello che nelle sentenze non si legge è che lo scandalo ha scosso nel profondo i meccanismi del commercio alimentare, colonna dell´export cinese. Il 2008 sarà ricordato come annus orribilis per i produttori, visto che per la prima volta, dopo le notizie sul latte contaminato, il valore delle esportazioni è crollato dell´11 per cento. E palesemente Pechino ha preteso massima severità, poiché non è disposta in questa fase a rimettere in discussione l´impostazione produttiva del Paese. Meno importante, nonostante tutto, appare l´esigenza di accontentare l´opinione pubblica interna, pur molto sollecitata dallo scandalo. è vero che le famiglie dei bambini ammalati hanno rifiutato in massa il risarcimento della Sanlu. Anche se le cure per i danni renali, non coperte dal sistema sanitario nazionale, sono molto costose, ma alla fine una sola famiglia ha accettato di ritirare la denuncia in cambio dell´indennizzo proposto, circa 22 mila euro. «Una morte per una morte!», gridava davanti al Palazzo di giustizia la nonna di una bimba uccisa dalla metilamina. Per di più il governo cinese ha allestito un piano di risarcimenti, ma la Sanlu è finita in bancarotta e i pagamenti sono a rischio. Nessun familiare dei bambini colpiti ha potuto assistere al dibattimento nel tribunale di Shijiazhuang, né tanto meno testimoniare. «Ci hanno lasciato fuori, al freddo. E quando i media sono venuti a intervistarci, la polizia li ha spinti via», ha raccontato ad Al Jazeera Li Jing Lin, legale delle vittime.

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la crisi si abbatte sull'asia il pil cinese frena al 6,8% - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 23-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 22 - Economia La crisi si abbatte sull´Asia il Pil cinese frena al 6,8% Tokyo, export a picco. Usa: Pechino manipola lo yuan Il Tesoro americano: la Cina prenda misure più drastiche per l´economia Prime proteste e rivolte nelle aree dove ci sono stati i maggiori licenziamenti FEDERICO RAMPINI dal nostro corrispondente PECHINO - Una frenata brutale dimezza la crescita cinese. Nell´ultimo trimestre del 2008 l´aumento del Pil nella Repubblica Popolare è stato del 6,8%, un risultato molto inferiore alle attese e in pesante perdita di velocità sull´anno precedente. E proprio mentre la caduta delle esportazioni colpisce duramente la Cina, l´Amministrazione Obama apre un delicato contenzioso con Pechino sul commercio bilaterale. Il neosegretario al Tesoro Timothy Geithner, nel giorno stesso in cui la sua nomina è stata confermata al Senato di Washington, ha lanciato un duro avvertimento alla superpotenza asiatica. «Il presidente Obama - ha dichiarato Geithner - sulla base delle conclusioni di un ampio fronte di esperti, ritiene che la Cina sta manipolando la sua moneta». L´accusa non è nuova e ha solide basi. Lo yuan cinese (o renminbi) non è pienamente convertibile. La sua parità di cambio con le altre monete è pilotata dalla banca centrale di Pechino anziché essere lasciata alle forze della domanda e dell´offerta. Da tempo i governi e gli esperti occidentali ritengono che lo yuan sarebbe più forte se il suo valore fosse stabilito dal mercato. Un tasso di cambio artificialmente basso contribuisce a rendere più competitive le esportazioni made in China, abbassandone i prezzi espressi in dollari o in euro. E´ la prima volta però che quest´accusa viene rivolta in modo esplicito da un segretario del Tesoro in carica a Washington. L´uso di quella terminologia - "manipolazione del cambio" - apre infatti la possibilità di ritorsioni protezioniste, dazi doganali o contingenti contro il made in China. Da tempo il Congresso Usa ha tentato di varare misure difensive per ridurre l´immenso deficit commerciale con la Cina, chiedendo al Tesoro di accertare che vi è concorrenza sleale attraverso la manipolazione competitiva del cambio. Tutti i predecessori di Geithner sotto l´Amministrazione Bush - Paul O´Neill, John Snow, Henry Paulson - si erano sempre rifiutati di pronunciare le parole "manipolazione del cambio", per scongiurare un braccio di ferro commerciale. Ora si avverano i timori che i leader cinesi avevano durante la campagna elettorale: un presidente democratico, vicino ai sindacati e ai settori industriali più colpiti dalla concorrenza cinese, sarà un interlocutore molto più duro. Per adesso tuttavia Geithner ha voluto precisare che la priorità non sono le ritorsioni contro il made in China. Le accuse sul cambio devono servire a mettere sotto pressione il governo di Wen Jiabao, perché la Repubblica Popolare aumenti i suoi consumi interni e le sue importazioni, aiutando così l´America a uscire dalla crisi. «L´obiettivo immediato - ha detto il segretario al Tesoro - è convincere la Cina a prender misure più aggressive di sostegno alla crescita». Che sia necessario un robusto sostegno alla ripresa cinese, lo hanno dimostrato con evidenza ieri gli stessi dati diffusi dall´Ufficio nazionale statistico di Pechino. L´aumento del Pil del 6,8% nel quarto trimestre del 2008 riduce a metà la velocità di crescita rispetto all´anno precedente, quando il Pil era aumentato del 13%. Il rallentamento è repentino. Per l´intero 2008 il tasso di crescita si attesta al 9%. E´ la prima volta che scende sotto le due cifre dal 2002. E´ realistico che quest´anno il tasso di crescita possa calare sotto il 7%, una soglia che il governo considera critica per la stabilità sociale. Negli ultimi decenni il mercato del lavoro cinese ha dovuto assorbire in media 15 milioni di contadini emigrati ogni anno dalle campagne per trovare lavoro nelle fabbriche, più 6 milioni di giovani che annualmente concludono gli studi con un diploma o una laurea. Un elevato ritmo di crescita è indispensabile per assorbire una forza lavoro di queste dimensioni. Il calo dell´export negli ultimi mesi ha già provocato licenziamenti di massa. Le zone dove la crisi è più acuta, come la regione industrializzata del Guangdong, sono il teatro di proteste e rivolte violente. La situazione potrebbe precipitare ulteriormente dopo la fine delle vacanze del Capodanno lunare (ai primi di febbraio), quando molti lavoratori migranti tornando in città troveranno le fabbriche chiuse per bancarotta. Il governo cinese ha annunciato quattro mesi fa una prima manovra di investimenti statali da 580 miliardi per rilanciare la crescita. Ieri è stato pubblicizzato un altro piano di spese sociali, 120 miliardi di dollari per allargare l´assistenza sanitaria all´intera popolazione. Intanto il premier Wen Jiabao è di partenza per una tournée in Europa. Interverrà al World Economic Forum di Davos per convincere i partner occidentali che Pechino fa la sua parte nel rilancio della crescita mondiale. Le difficoltà cinesi affondano tutte le economie dell´Estremo Oriente. Il Giappone ha subìto un crollo storico delle sue esportazioni: meno 35% a dicembre, dopo una perdita del 26% a novembre. In Corea del Sud il Pil ha perso il 5,6% nell´ultimo trimestre del 2008. Anche a Singapore ormai è recessione, con il Pil che potrebbe scendere del 5% quest´anno.

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Casa Bianca. Obama: no alla tortura e alle prigioni segrete (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 23-01-2009)

Argomenti: Cina

Casa Bianca. Obama: no alla tortura e alle prigioni segrete di Cristiano Del Riccio 23-01-2009 WASHINGTON. Guantanamo chiusa entro un anno. Stop ai processi militari. Niente metodi d'interrogatorio che assomiglino a torture e niente più prigioni segrete della Cia. Riesame della posizione di tutti i detenuti della guerra al terrorismo, ma con il Pentagono non più protagonista. E' la raffica di decisioni con cui Barack Obama, al secondo giorno pieno di lavoro come presidente degli Stati Uniti, ha cominciato a prendere a colpi di piccone l'eredità di George W.Bush. "Rispetteremo la regola che dice che noi non torturiamo", ha detto Obama nello Studio Ovale, firmando tre ordini esecutivi che rappresentano una svolta nella lotta al terrorismo dell' America. "Intendiamo vincere questa battaglia - ha detto Obama - ma la vinceremo con i nostri mezzi". Cioé nel rispetto della Costituzione, dei vincoli imposti dalla Convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra e su valori e ideali "che risalgono all'epoca dei nostri padri fondatori". Per il nuovo presidente è stato il momento di mantenere, con la massima enfasi, la promessa elettorale di chiudere la pagina delle misure eccezionali per la lotta al terrorismo aperta dalla Casa Bianca di Bush dopo l'11 settembre 2001. Circondato da un gruppo di militari in pensione che per anni si sono battuti contro i metodi duri d'interrogatorio, Obama ha messo la firma su tre documenti di poche pagine ciascuno che aprono un nuovo capitolo nella guerra al terrorismo. La prigione di Guantanamo dovrà essere chiusa non oltre il 22 gennaio 2010 e nel frattempo una task force si metterà lavoro per studiare le alternative e rivedere, una per una, le posizioni dei circa 250 detenuti che vi si trovano tuttora. Un passo significativo è stata la decisione di Obama di affidare la guida della task force al ministro della Giustizia, togliendo così ai militari del Pentagono il controllo che hanno avuto in questi anni sul programma di detenzione. Un compito importante, nel gruppo di lavoro, l'avrà il nuovo segretario di Stato Hillary Clinton, alla quale il presidente ha ordinato di "avviare rapidamente negoziati e sforzi diplomatici con governi stranieri" per individuare paesi disponibili a ospitare detenuti che oggi si trovano nella base militare a Cuba. Fonti dell'amministrazione Obama hanno ribadito che gli Usa continueranno a opporsi, in ogni caso, alla richiesta di Pechino di avere indietro una quindicina di detenuti cinesi musulmani di etnia uigura che si trovano a Guantanamo, che Washington ritiene a rischio di persecuzioni in Cina. Sempre il ministro della Giustizia, Eric Holder, sarà il responsabile di una revisione dei metodi d'interrogatorio d'ora in poi ammessi per l'antiterrorismo. Uno degli ordini esecutivi firmati da Obama è categorico in questo senso nel disporre che il punto di riferimento sia ora per tutti lo U.S.Army Field Manual', il manuale dell'Esercito messo a punto dopo lo scandalo di Abu Ghraib che tiene conto tra l'altro dei limiti previsti dalle leggi internazionali. Il presidente ha cancellato con un colpo di penna un ordine esecutivo di Bush del 20 luglio 2007, che aveva permesso alla Cia di aggirare i limiti previsti dal manuale dell'esercito e ha ordinato all'agenzia di intelligence di ritenere decadute tutte le direttive ricevute tra l'11 settembre 2001 e il 20 gennaio 2009 che siano "in contrasto con questo ordine". Obama ha indicato esplicitamente che la Cia deve chiudere centri di detenzione clandestina, se ancora ne ha in giro per il mondo. Metodi di interrogatorio come il waterboarding' (annegamento simulato), peraltro già abbandonati, non saranno più ammissibili. "Ci adegueremo a tutte le sue indicazioni", ha detto il direttore della Cia, Michael Hayden, che sta per lasciare il posto a Leon Panetta. Ma gli ordini esecutivi aprono un cammino, piuttosto che concluderlo. Il capo del Pentagono, Robert Gates, ha ribadito che sarà "una sfida" trovare alternative alle detenzioni a Guantanamo. Sui metodi di interrogatorio resta la necessità, ribadita dal presidente, di garantire alla Cia e all'Fbi di poter agire in modo efficace e proteggere il paese, senza violare il diritto internazionale. Ed è tutto aperto il capitolo della scelta su quali procedure giudiziarie seguire per processare personaggi come Khalid Sheikh Mohammed, lo stratega reo confesso dell'11 settembre, ora che i processi militari sono sospesi.

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Tragedia a Chinatown. Veicolo sale sul marciapiede e uccide due bimbi (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 23-01-2009)

Argomenti: Cina

Tragedia a Chinatown. Veicolo sale sul marciapiede e uccide due bimbi 23-01-2009 Due bambini sono stati ieri investiti e uccisi da un furgone e un terzo è rimasto ferito gravemente nella Cina town di Manhattan. E' accaduto intorno alle 11 del mattino sulla strada East Broadway. La scolaresca aveva appena lasciato la biblioteca e si stava recando al "Daycare Center" di Market Street. Secondo le informazioni apprese dalla polizia , Hayley di 4 anni, residente a Manhattan, è morto sul colpo. Diego Martinez, di 3 anni, anche lui di Manhattan è morto successivamente in ospedale. Diverse sono le versioni del racconto sull'incidente. Secondo alcuni, l'autista pare abbia lasciato il furgone acceso e incustodito e questo si sarebbe mosso investendo I due piccoli. Un'altra ipotesi, quella più accreditata, è che il veicolo abbia fatto retromarcia senza badare troppo ai pedoni Al Bellevue Hospital sono stati ricoverati anche altri 14 bambini che hanno subito lesioni minori.. All'uscita da scuola nel pomeriggio, i genitori dei bambini non coinvolti nella tragedia e gli insegnanti sono rimasti scioccati per quanto accaduto. La giornata che era iniziata con una breve gita in biblioteca ad ascoltare la lettura di una fiaba, si è tramutata in tragedia sotto gli occhi di tutti in un quartiere della città noto per essere molto trafficato e pericoloso per i pedoni. L'autista del furgone è ora sotto interrogatorio dalla polizia. La scena dell'incidente è rimasta ieri per diverse ore affollata da ambulanze e altri veicoli d'emergenza. Il presidente del Borough di Manhattan, Scott Stringer ha detto che l'area è sempre congestionata a causa del traffico di tir e furgoni, e la cosa destava preoccupazione già da diversi mesi. Nella stessa area il prossimo lunedì sono in programma i festeggiamenti per il Capodanno cinese.

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Sull'Iran il dilemma del <contatto ravvicinato> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 23-01-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 23-01-2009 l'analisi Serve un nuovo approccio con Teheran, ma deve essere «duro» Sull'Iran il dilemma del «contatto ravvicinato» DI ALBERTO SIMONI L' Iran è la sfida più difficile per l'Amministrazione O- bama. Il presidente vorrebbe confrontarsi diplomaticamente con la Repubblica islamica. «Engagement» (l'approccio) è il termine tecnico. Il problema del presidente è fino a dove spingersi. L'Amministrazione Bush ha negoziato con il nemico storico nel 2001 (alla vigilia e durante il conflitto in Afghanistan) e poi ancora nel 2006 sull'Iraq. Erano questioni tanto concrete quanto di reciproco interesse. Impossibile è stato intendersi sui due temi scottanti: il sostegno iraniano al terrorismo e il nucleare. Su quest'ultimo punto negli ultimi sei anni, la comunità inter- nazionale, malgrado 3 risoluzioni e sanzioni Onu, non ha ottenuto nulla. L'Agenzia internazionale per l'energia atomica ha di recente dichiarato che l'Iran continua ad arricchire l'uranio. A Teheran, tuttavia, fra frasi bellicose anti-israeliane e l'indifferenza mostrata ai richiami delle Nazioni Unite, molti attendevano l'arrivo di Obama alla Casa Bianca. L'idea di un dialogo con il «Grande Satana» non è esclusa a priori. Anche se nelle sfere più alte, leggi l'ayatollah Ali Khamenei, «c'è il timore che un engagement indebolirebbe il regime», ha sostenuto Patrick Clawson analista del Washington Institute. Sul fronte americano un'apertura priva delle necessarie cautele potrebbe avere effetti indesiderati. La storia insegna che ogni qual volta Washington ha accennato al dialogo con Teheran, i risultati sono stati catastrofici. L'1 novembre del 1979 il consigliere per la Sicurezza nazionale Zbigniew Brzezinski incontrò il ministro degli E- steri iraniano ad Algeri. Il meeting fu un fiasco. Tre giorni dopo venne assaltata l'ambasciata Usa. Nel 1984 Bud McFarlane fu sorpreso a Teheran con una partita di armi. E fu lo scandalo Iran- Contra. Se le aspettative sull'engagement sono eccessive o irrealistiche le delusioni potrebbero essere cocenti. E le ripercussioni sul piano geopolitico peggiori. L'I- ran punta a giocare un ruolo di potenza regionale e il nucleare è funzionale allo scopo. Le sue ambizioni si scontrano con quelle dell'A- rabia Saudita. Washington ha storicamente legami solidissimi con i sauditi e un'apertura senza adeguati contrappesi a Teheran potrebbe creare squilibri e infastidire gli amici storici. Senza contare che gli altri Paesi del Golfo, dinanzi a un Iran atomico, potrebbero sentire urgente la necessità di dotarsi di armi. C'è poi il capitolo Israele. In Libano nel 2006 e nella recente guerra a Gaza, l'Iran ha combattuto per interposta persona la sfida con lo Stato ebraico. Un avvicinamento fra Usa e Teheran non sarebbe gradito a Gerusalemme. Soprattutto se in nome del dialogo, l'Amministrazione Obama dovesse ammettere qualche deroga alle capacità nucleari iraniane e accettare di fatto la convivenza con l'atomica di Teheran. Sempre Clawson ha ribadito che l'engagement è necessario, ma «deve essere duro». Senza precondizioni, senza cedimenti sui temi chiave: terrorismo e nucleare. Per essere efficace, l'impegno di Washington deve essere tuttavia credibile: togliere le sanzioni, garantire sostegno economico a un Paese con l'inflazione al 30% e la disoccupazione al 25%, assicurare la stabilità e la sicurezza all'Iran dovrebbero essere a detta di alcuni analisti vicini a Obama come Ken Pollack e Martin Indyk le fondamenta della nuova strategia. Così facendo l'A- merica potrebbe chiedere a Russia e Cina di sostenere misure dure anti-Iran se Teheran dovesse uscire dalle regole stabilite nelle trattative. Allo stesso tempo disinnescherebbe i timori israeliani e sauditi. Sul tavolo del presidente e dei suoi collaboratori vi sono diverse opzioni. Dopo cinque anni di politica «bastone e carota» di Bush, determinato a parole ma meno sui contenuti, per molti analisti Usa è però tempo di imprimere un cambio di rotta. E l'engagement è l'opzione più nuova e attraente. Il problema, per citare ancora Clawson, è «far sì che funzioni».

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Imprese responsabili, Italia davanti a tutti Un podio <certificato> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 23-01-2009)

Argomenti: Cina

ECONOMIA 23-01-2009 il primato Guidiamo la graduatoria delle aziende «etiche» staccando di gran lunga le altre nazioni europee. Nel determinare i numeri italiani a pesare è almeno in parte l'azione di Regioni o Comuni che hanno inserito il requisito della certificazione nei criteri d'aggiudicazione degli appalti ETICA E PROFITTO Imprese responsabili, Italia davanti a tutti Un podio «certificato» DI ANDREA DI TURI I talia davanti a tutti, e di gran lunga. Addirittura doppiati, anzi triplati, giganti come India e Cina. Dietro, a distanze siderali, i Paesi europei coi quali ci confrontiamo. In cosa deteniamo questo primato? Nella certificazione sociale delle imprese, la Sa8000, lo standard internazionale introdotto poco più di dieci anni fa (vedi box) e ormai affermatosi come riferimento per le imprese che intendono essere riconosciute come socialmente responsabili. Imprese, cioè, che adottano una gestione attenta e rispettosa dei diritti dei lavoratori, dei diritti umani, della tutela dei minori, della salute e sicurezza negli ambienti di lavoro. Che hanno come obiettivo non solo fare profitto, legittimamente, ma anche il modo con cui il profitto si consegue. Non siamo soliti celebrare in Italia le nostre eccellenze, ma in questo caso è la stessa forza dei numeri che quasi impone di farlo. Gli ultimi dati resi noti dal Social accountability international, l'ente che definisce lo standard Sa8000, dicono che le certificazioni sociali ottenute in Italia sono ben oltre le 800, il 46% di quelle mondiali. India e Cina insieme non arrivano ai due terzi delle certificazioni italiane. Se poi si vuole restare in Europa, il primo Paese dopo l'Italia è la Spagna, che però registra solamente 20 certificazioni sociali, quaranta volte meno che da noi. Quali posso essere le ragioni di questa superiorità italiana? «Non esiste una spiegazione teorica dice l'ingegner Luca Valli, direttore del Cise, azienda speciale della Camera di commercio di Forlì accreditata come certificatore Sa8000, che ha seguito oltre 200 organizzazioni anche perché i numeri sono ancora troppo bassi». In effetti le imprese certificate nel mondo sono meno di 1.800 e i lavoratori interessati non arrivano a 1 milione, di cui 150mila in Italia. Nel determinare i numeri italiani a pesare è almeno in parte «l'azione di soggetti pubblici spiega Valli come le Regioni o i Comuni che hanno avviato politiche d'incentivazione, ad esempio inserendo il requisito della certificazione Sa8000 nei criteri d'aggiudicazione degli appalti. Ma anche soggetti para-pubblici come le Asl, nei cui bandi la Sa8000 figura come requisito». Una larga fetta delle imprese italiane certificate sono appunto cooperative sociali, che proprio con gli enti pubblici lavorano prevalentemente. Un altro settore che mostra interesse per la Sa8000 è il trasporto pubblico, poi i servizi, le società di consulenza. All'interno del panorama nazionale a detenere la leadership è la Regione Toscana, con quasi 300 imprese certificate, una Commisione etica regionale avviata nel 2003 e un progetto operativo dal 2001, Fabrica ethica, che ha mietuto successi a livello europeo. «Dal 2002, i bandi per i contributi diretti agli investimenti delle imprese dice Giuseppina De Lorenzo, settore Politiche per l'innovazione e il trasferimento tecnologico della Regione Toscana, responsabile dell'area per la responsabilità sociale d'impresa prevedono punteggi più alti in graduatoria per le imprese certificate Sa8000 e per quelle che pubblicano il bilancio sociale». E i riscontri che arrivano dalle imprese dicono che «l'aver ottenuto la certificazione sottolinea De Lorenzo ha impattato positivamente sugli ambienti di lavoro, il clima aziendale, la motivazione». Dato che la Sa8000 riguarda soprattutto i diritti del lavoro, il pensiero corre alle organizzazioni sindacali, che però non sempre o in modo coordinato sono sembrate mostrare attenzione ai temi della responsabilità sociale. Ma ci sono anche voci come quella di Giuseppe Gallo, segretario nazionale di Fiba-Cisl (sindacato del settore credito e assicurazioni), che da anni combatte sul fronte della responsabilità sociale: «Tutto ciò che misura in modo indipendente e autorevole dice Gallo il grado di equità, di giustizia sociale nel mondo del lavoro è per noi uno stimolo importante ». Nel nostro Paese il 46% dei riconoscimenti «Sa8000» che accertano una gestione rispettosa dei lavoratori, dei diritti umani, della tutela dei minori e della salute negli ambienti di lavoro

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Ciao Mara (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 23-01-2009)

Argomenti: Cina

Ciao Mara , 23 gennaio 2009, 16:20 Lutto I vecchi amici, compagni del Manifesto e del Pdup, si stringono a Lucio Magri nel dolore per l'immatura e ingiusta perdita di Mara Delfina Bonada, Luca Cafiero, Luciana Castellina, Marcello Cini, Famiano Crucianelli, Sandro del Fattore, Francesco Forgione, Aldo Garzia, Filippo Maone, Nicola Manca, Danielle Mazzonis, Roberto Musacchio, Daniela Reggiani, Valentino Parlato, Luciano Pettinari, Rossana Rossanda, Paola Scarnati, Gino Scicchitano, Massimo Serafini, Marina Turi, Carla Ronga, Vincenzo Vita

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se rompono cina e usa - pechino (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 1 - Prima Pagina SE ROMPONO CINA E USA PECHINO L´Amministrazione Obama esordisce attaccando la Cina, e in un lampo i mercati sono costretti a porsi una domanda terribile: cosa accadrebbe se Pechino reagisse smettendo di finanziare il debito pubblico americano? SEGUE A PAGINA 23

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la profezia di galbraith - (segue dalla prima pagina) (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 33 - Commenti LA PROFEZIA DI GALBRAITH (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Non essendo in grado di procedere per equazioni, teoremi o modelli matematici mi rivolgo alla storia politico-economica, anche se John Kenneth Galbraith affermava non esservi «campi dell´attività umana in cui la storia conta così poco come nel mondo della finanza». Chissà, quindi, come giudicherebbe il disastro odierno quel gigante del pensiero economico, scomparso nel 2006, all´età di 91 anni? Certo, malgrado l´apparente scetticismo sulle virtù terapeutiche dell´esperienza storica, egli si sforzò fino all´ultimo a riproporla ai suoi lettori, tanto che dopo il crollo dell´ottobre 1987, quando la caduta verticale di tutte le borse mondiali fece temere un altro ´29, scrisse un sulfureo saggio, "Breve storia dell´euforia finanziaria" (ed. Rizzoli), nel quale, ricorrendo alla psicologia degli speculatori, dei banchieri e del popolo degli investitori più che alla scienza economica, tracciava un quadro impietoso delle ricorrenti crisi. I crac � ribadì � si assomigliano tutti, da quelli del XVII secolo scaturiti dalla folle speculazione sui bulbi dei tulipani, che travolse l´Olanda nel 1637, via via fino alla crisi del ´29 e alle più recenti speculazioni della nuova ingegneria finanziaria, i junk bond (titoli-spazzatura) i leveraged buyout (acquisizioni finanziate con indebitamento) i futures (contratti a termine su indici di borsa) i program trading che hanno sostituito l´"intelligenza" del computer a quella umana, emettendo automatici ordini di vendita. La ripresa, dopo il crollo del 1987 e lo sfacelo delle casse di risparmio, consolidò la falsa idea che la nuova finanza e l´esperienza acquisita dalle banche centrali avessero consolidato un margine di sicurezza tale da ridurre le eventuali crisi a semplici «fasi di aggiustamento». Questa non era l´opinione di Galbraith e di altri economisti, Appunto Galbraith, concludendo il su ricordato saggio, scrive: «Quando avverrà il nuovo grande episodio speculativo, e in quale campo si manifesterà: immobili, mercato mobiliare, arte, automobili antiche? A queste domande non vi è risposta; nessuno la sa. E chiunque pretenda di darla non sa di non sapere. Ma una cosa è certa: ci sarà un altro di questi episodi e altri ancora. Gli sciocchi presto o tardi vengono separati dal loro denaro». Una previsione che non deriva da un pessimismo epocale ma da un giudizio critico sul ripetersi impressionante di caratteristiche fondamentali presenti in tutte le crisi: «Il mondo della finanza continua, instancabile, ad acclamare l´invenzione della ruota, spesso in una versione un po´ più instabile. Ogni innovazione finanziaria implica la creazione di debito... In tutte le crisi vi è del debito che, in un modo o nell´altro, diventa pericolosamente sproporzionato ai mezzi di pagamento esistenti». Non mi sembra vi siano dubbi che anche questa volta la crisi, originata nel settore dei mutui immobiliari, concessi senza garanzie e poi trasformati in titoli rifilati ai risparmiatori ignari, grazie a promesse di rendimento inconsistenti, presenti, pari pari, caratteristiche analoghe a tutti i casi precedenti. Inoltre, se su di essa si è innestato con generale angoscia quel credit crunch (crollo del credito) che ha destabilizzato le banche, la ragione sta nel fatto che la diffidenza reciproca non era immotivata. Tutti i manager sapevano che, con la scusa di ripartire il rischio, ognuno di loro aveva infilato mondezza travestita nei tanti fondi, obbligazioni, certificati e altra carta più o meno sporca, che avevano allegramente scambiato, venduto, depositato or qui or là, fino al giorno precedente. Tanto da non arrivare più ad averne un quadro preciso. Così (cito dal blog dell´economista Michele Boldrin dell´Università St. Louis del Missouri) «nessuno vuol dar prestiti a nessuno, per paura di fallimenti. Poiché nessuno fa prestiti a nessuno e tutti capiscono che senza prestiti l´economia non va avanti, tutti hanno cominciato, razionalmente, a prevedere una forte recessione. Forte recessione vuol dire disoccupazione, salari che si riducono, gente che non può più pagare i mutui, quindi più perdite per le banche, quindi meno credito, quindi più imprese che falliscono e più disoccupazione, eccetera... Questo spiega la caduta vertiginosa dei valori delle azioni di tutte le imprese, anche di quelle che con le banche, i mutui e l´edilizia non hanno niente a che fare... Un fatto reale relativamente piccolo (-500 miliardi in valori azionari) ed una serie di segnali credibili e pessimistici da parte delle autorità politiche e monetarie, hanno convinto tutti a gettare al vento le aspettative ottimistiche e ad assumere quelle super pessimistiche, portando l´economia su un nuovo sentiero di equilibrio, un sentiero da depressione». Mi permetto di suggerire qualche altra riflessione di carattere politico più generale sul perché questa volta abbia fatto presa la paura del ´29 anche se i dati sono assai meno catastrofici di quelli della Grande depressione, quando il Dow Jones scese dell´85% e la disoccupazione americana colpì il 25% della popolazione. Oggi la preoccupazione diffusa che la situazione sia andata fuori controllo e che nessuno sia in grado di proporre una ricetta di risanamento, genera il timore di un peggio, prossimo venturo, dove i risparmi accumulati rischiano di andar dispersi e le speranze delle nuove generazioni annullate per chi sa quanto tempo. In quest´epoca sta venendo meno una certezza che da qualche decennio, almeno dal decollo della globalizzazione, ha sostenuto anche psicologicamente i processi di sviluppo. E, cioè, che per assicurarne il decorso, non fosse necessario un processo di accumulazione ma bastassero grandi finanziamenti in larga misura derivanti dagli attivi dei tanti strumenti virtuali inventati dall´ingegneria finanziaria. Il punto di partenza può essere individuato nella decisione di Nixon nel 1971, a conclusione di un periodo di fortissime tensioni sui cambi, di sospendere la convertibilità del dollaro in oro e il sistema dei cambi fissi su cui si basavano gli accordi di Bretton Woods. Il dollaro, da allora, da moneta garantita dal suo aggancio all´oro, si tramutò in fiat money, una moneta basata sulla "fiducia". Una fase che resse fino a quando la governance monetaria coincideva con le frontiere dell´Occidente (più il Giappone) e fino a quando il mondo libero delegò agli Stati Uniti il peso finanziario e la responsabilità strategica della sua difesa. Eventi epocali e non prevedibili mutarono il quadro. Il primo fu la caduta del muro di Berlino che portò con sé anche l´unificazione mondiale dei mercati, accompagnata dalla libera circolazione dei capitali e dalla stabilizzazione monetaria europea derivante dall´euro, mentre veniva meno l´imperativo rigido della difesa atlantica. Il secondo fattore imprevisto fu la rivoluzione informatica con la presa in carico di una informazione in tempo reale ad ogni angolo del globo. Il terzo fu la comparsa sul mercato mondiale del lavoro di masse sterminate di operai e tecnici a basso costo, un patrimonio reale che, incrociato con i capitali veri o virtuali della finanza mondiale, hanno trasformato la Cina, l´India, parte dell´America latina e dell´Europa Orientale. Questo movimento tellurico si è prodotto in concomitanza col venir meno della capacità egemonica americana, sia sul piano economico-monetario che militare, e all´affievolirsi della cooperazione internazionale. La governance che reggeva in un mondo più piccolo e dominato dal duopolio contrapposto Usa-Urss è saltata. Le contraddizioni irrisolte, sottostanti al grande decollo il cui valore reale non può però essere annullato dalla crisi, sono emerse assieme. Siamo all´assurdo che il gigante cinese, grazie al controllo autoritario sul consumo dei suoi concittadini, finanzia gli squilibri del gigante americano, i consumi americani, le allocazioni finanziarie folli delle banche d´investimento americane alla ricerca di extra profitti, di nuove fioriture di fiammeggianti bulbi di tulipani. Nello stesso tempo la Cina, che vanta il 12% del pil mondiale, ha solo il 4% delle quote del Fmi. Senza organismi rappresentativi dei nuovi rapporti di forza e senza misure vigorose che drenino la mondezza diffusa e dettino nuove regole di governance finanziaria la crisi non potrà essere smorzata. Solo il recupero di una grande politica, come ai tempi di Bretton Woods, può far tornare la fiducia nei cittadini e nei mercati. L´occasione forse è alle porte. Come scrive uno dei più acuti economisti italiani della nuova generazione, Gustavo Piga, ordinario a Tor Vergata (su «Formiche» nov. 2008): «Studi recenti argomentano come l´arrivo di Roosevelt al potere ebbe un significativo impatto, senza il quale il prodotto interno avrebbe continuato a declinare di un ulteriore 30%... Ci fu un cambio di "regime economico"... un ruolo fondamentale tuttavia fu esclusivamente svolto da Roosevelt nell´influenzare le aspettative degli operatori con i suoi famosi discorsi alla radio, impressionando i cittadini per la fermezza dei suoi piani di espansione via-reflazione. Nei primi 100 giorni di presidenza il mercato azionario crebbe del 66%». Obama come Roosevelt? è una previsione incerta ma la sola che allo stato delle cose permette di sperare.

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fabbrica chiusa, altri 100 a casa (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina III - Firenze A Venturina addio alla Cst, le grandi acciaierie chiedono la cassa integrazione, sciopero a Eutelia perché non licenzi Fabbrica chiusa, altri 100 a casa Da Firenze a Piombino, da Calenzano ad Arezzo ora la crisi morde Chiude un´altra fabbrica, la Cst di Venturina, e 100 lavoratori, per lo più donne, stanno per andare a casa. Ieri sciopero, presidio di fronte ai cancelli della fabbrica, corteo in paese. Per difendere una delle industrie di un territorio in piena crisi come l´area di Piombino dove aumenta il numero delle persone mandate in cassa integrazione alle acciaierie. Alla Cst, dove si producono circuiti stampati che ormai vengono comprati a molto meno in Cina e in India, chiedono di non essere immediatamente licenziati, di avere la cassa integrazione straordinaria e che allo stabilimento venga trovata un´altra destinazione purché industriale. Corteo per il lavoro, sempre ieri mattina, anche a Arezzo dove più di mille lavoratori Eutelia si sono ritrovati da tutta Italia per cercare di impedire che duemila di loro corrano il rischio di venire licenziati e che 500 possano essere messi immediatamente in mobilità, 150 dei quali tra Firenze e Calenzano. Al fianco dei lavoratori sono scese in piazza le istituzioni locali, mentre il prefetto di Arezzo ha promesso il suo interessamento. A PAGINA II

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piombino, la caporetto dell'industria - ilaria ciuti (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina V - Firenze La crisi Le lavoratrici L´Eutelia Nella fabbrica di circuiti stampati la maggior parte dei dipendenti sono donne Fatale la concorrenza di India e Cina Ad Arezzo corteo di dipendenti arrivati da tutta Italia per impedire che duemila di loro perdano l´impiego Piombino, la Caporetto dell´industria Capitola anche la Cst, in 97 a casa: "Dateci almeno la cassa integrazione" ILARIA CIUTI SCIOPERO, presidio di fronte ai cancelli della fabbrica, corteo in paese. Ieri i 97 lavoratori, o meglio lavoratrici perché sono quasi tutte donne, della Cst di Venturina che sta per essere chiusa hanno manifestato. Per difendere non solo il loro lavoro ma anche una delle industrie di un territorio in piena crisi come l´area di Piombino. Non chiedono che la Cst resti per forza attiva quando i circuiti stampati che produce vengono ormai comprati a molto meno in Cina e in India già da un po´ di mesi, figuriamoci ora con la crisi. Chiedono però di non essere immediatamente licenziati, di avere la cassa integrazione straordinaria e che allo stabilimento venga trovata un´altra destinazione, purché industriale. Corteo per il lavoro, sempre ieri, anche a Arezzo dove più di mille lavoratori Eutelia si sono ritrovati da tutta Italia per cercare di impedire che duemila di loro corrano il rischio di venire licenziati e che 500 possano essere messi immediatamente in mobilità, 150 dei quali tra Firenze e Calenzano. Al fianco dei lavoratori, le istituzioni locali, il prefetto di Arezzo ha promesso il suo interessamento. «Unico a non impegnarsi per fronteggiare la crisi, il governo che al massimo prende misure finanziarie senza voler rendersi conto che l´industria manifatturiera italiana rischia di uscire dimezzata dalla crisi», commenta, mentre partecipa alla manifestazione Cst, Silvia Velo, sindaca di Campiglia sul cui territorio è Venturina e deputata pd. Altro che cassa integrazione. Alla Cst le lettere di mobilità hanno già iniziato a arrivare ieri. I quasi cento dipendenti sono tutti giovani, due o tre hanno cinquant´anni, una vera eccezione. Sono quasi tutte donne. Un´eccezione anche quella in un territorio, come l´area di Piombino, interamente dedicato al siderurgia, lavoro duro e per maschi. Era l´unica occasione per trovare lavoro in fabbrica, operaie metalmeccaniche ma alle prese con circuiti stampati per i quali valgono più le mani piccole della forza. Ora invece davanti a loro ci sono solo paura, incertezza e rabbia. E´ un´azienda giovane, la Cst, come i suoi dipendenti. Era nata verso il 2000 con i contributi di Sviluppo Italia. E, come spiega Velo, ma anche Franco Ragnini della Fiom-Cgil di Livorno, la Cst aveva fatto le cose per bene, un bello stabilimento una buona tecnologia: per produrre circuiti che sarebbero poi stati usati perfino nello spazio ma che non sono difficili da farsi e dunque sottomessi alla concorrenza di altri paesi. Recentemente l´intera proprietà dell´azienda è passata al gruppo Lonati di Brescia che già aveva un pacchetto di azioni. I Lonati hanno chiuso recentemente la storica fabbrica fiorentina Matec, l´anno scorso, racconta Ragnini, lo stabilimento Cst di Frosinone, ora chiudono Venturina. Non ci sono più ordini, si giustificano. I sindacati confermano. «Ma Lonati ha già spedito le lettere di mobilità - protestano - Mentre chiediamo la cassa integrazione straordinaria, un sostegno al reddito dei lavoratori da parte dell´azienda e il suo impegno per la reindustrializzazione». Sul caso interviene anche il segretario toscano del Pd Manciulli: «La chiusura della Cst sarebbe un grave colpo per tutta la val di Cornia già fortemente provata della crisi delle acciaierie di Piombino». Appunto. Piombino è in questo momento la foto di quel rischio deindustrializzazione di cui parla Velo. Tanto più pericolosa la crisi attuale della siderurgia perché non si tratta di prodotti finiti per i quali in questo momento il mercato è saturo, ma di materiale che viene acquistato in vista di fare prodotti finiti per i quali evidentemente si pensa che in futuro non ci sarà richiesta. Una previsione di paralisi dell´economia. Alla Lucchini, appena rientrati dal cassa integrazione di Natale, 1.200 dei 2.200 lavoratori torneranno in cassa per l´intero febbraio e forse di più. Alla Dalmine da lunedì andranno in cassa integrazione per 10 o 13 settimane 115 dei 125 dipendenti. Alla Magona 200 dei 600 lavoratori, andati in cassa prima delle ferie, ci sono ancora. «E intanto - spiega Rognini - tutti i giorni arrivano richieste di cassa integrazione da parte dell´indotto». Il rischio adesso è che si allontanino da Piombino anche gli investimenti promessi. «Per ora sono stati rimessi in discussione», spiegano al sindacato. E non è una bella prospettiva, con i russi di Severstal che avevano previsto di portare la produzione di acciaio alla Lucchini da un milione e otto a tre milioni di tonnellate e per ora stanno ridiscutendo perfino sul nuovo treno di laminazione da fare per produrre le prime 800 mila tonnellate in più. Alla Magona invece Arcelor Mittal ha già investito 150 milioni per la nuova linea di zincatura, la numero 5, ma non la mette in funzione visto che delle quattro esistenti ne gira una sola e si fanno 400 mila tonnellate invece del milione possibile. «Basterebbe che Mittal spostasse qualche tonnellata di produzione in Italia invece di mandare tutto altrove», rimpiange Rognini. I tubi di acciaio zincati della Dalmine non sono più tanto richiesti, c´erano progetti di investimenti per prodotti diversi, è tutto fermo. Ora arriva anche il caso Cst, è la ciliegina sulla torta.

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il bronzo della tenace federica da mazara al podio di pechino - fabio tartamella (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XXII - Palermo Costretta dalla nascita su di una sedia a rotelle ha vinto a Pechino nel tennis tavolo Il bronzo della tenace Federica da Mazara al podio di Pechino "Il mio obiettivo sono le Paraolimpiadi di Londra nel 2010 studiare, viaggiare e una famiglia con tanti bambini" FABIO TARTAMELLA Per raccontare la storia di una medaglia d´argento vinta alle ultime Paraolimpiadi di Pechino, si può anche partire da una mano che cerca un´altra mano e la sfiora. Nel frattempo, Federica Cudia spingeva la sedia a rotelle su cui è costretta da quando è nata, scegliendo così di essere accompagnata dall´amore del suo fidanzato Antonino ("L´ho conosciuto in chat - racconta - e che paura la prima volta che sono uscita con lui: la mamma non smetteva mai di farmi raccomandazioni"). Ma la storia degli atleti diversamente abili è innanzitutto la storia di atleti. Punto e basta. Senza aggiunte. E di persone che vivono le loro pulsioni in maniera assolutamente regolare. Sarebbe quasi inutile ricordarlo: invece, forse, non lo è. «Anche se adesso, in Italia, siamo messi abbastanza bene. Ho girato diversi paesi e da noi la cultura del rispetto per i disabili è ben più radicata che in altre parti del mondo». Sarà. Intanto, però, vale la pena raccontare di questa diciannovenne di Mazara del Vallo, che ha scoperto sette anni fa che il tennis tavolo poteva essere la strada giusta, il modo per girare il mondo, giocare, essere orgogliosa di sé. «A Pechino, sono stata sfortunata nel sorteggio del torneo individuale ma mi sono ampiamente rifatta nella competizione a squadre. Che felicità salire sul podio! E con le compagne di squadra, poi, c´è vera amicizia. In semifinale, battere la Gran Bretagna è stato abbastanza semplice. Poi, in finale, contro le cinesi, perdere era inevitabile». Niente distrazioni, però, in Cina. «La sera, alle undici, dovevamo essere già in camera e i tecnici erano molto severi». Ma il tennis tavolo è una passione irresistibile. «Solo due anni fa, in un torneo a cui ho preso parte in Giordania, ho capito di essere competitiva a livello europeo. è stata una scoperta importante, che ho condiviso con i miei genitori. A loro, devo molto: il loro supporto è stato fondamentale, soprattutto per una persona che si trova nelle mie condizioni». Dai capelli a caschetto, spunta spesso un sorriso furbo e solare. «L´università? Per ora non ci penso, anche perché i test di ammissione alla facoltà di servizi sociali, che avrei frequentato, erano fissati proprio durante la mia permanenza a Pechino. è fuori di dubbio che nei prossimi anni la mia vita sarà legata a questo sport e sono disposta a fare tutti i sacrifici necessari per emergere il più possibile. I miei obiettivi? I prossimi campionati Europei di Genova, i Mondiali in Corea del Sud del 2010 e, naturalmente, le Paraolimpiadi di Londra del 2012. Lì, punterò a una medaglia tutta mia». Emerge, lieve, la naturale fierezza. Tipica di chi pratica uno sport individuale. Un orgoglio che non le fa distogliere lo sguardo dal fidanzato e non sottrae i progetti per la sua vita futura, lontano dal tavolo da gioco. «Nei miei pensieri c´è una famiglia: con diversi figli».

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cifra record: sul web un miliardo di utenti (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)

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Pagina 37 - Esteri Il caso Cifra record: sul web un miliardo di utenti WASHINGTON - Un miliardo di persone nel mondo si incontra in rete. Secondo un rapporto della società comScore, gli utenti regolari del web hanno tagliato questo traguardo lo scorso dicembre, anche se altri calcoli offrono cifre più alte. In testa ai navigatori la Cina, seguita dagli Usa. L´Italia è dodicesima.

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obama in pressing sul congresso - arturo zampaglione (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 22 - Economia Obama in pressing sul Congresso "Crisi senza precedenti, ok al piano entro febbraio". Pechino: non manipoliamo lo yuan Tre direttrici per le misure del governo. Le Borse partono male, poi limitano i danni ARTURO ZAMPAGLIONE NEW YORK - Entro la metà di febbraio, cioè in tempi record, il Congresso varerà il piano da 825 miliardi di dollari per il rilancio dell´economia americana. «A dispetto delle divergenze che ancora esistono, siamo tutti convinti che occorra fare presto per affrontare questa crisi che non ha precedenti», ha confermato Barack Obama durante il primo incontro alla Casa Bianca con i leader parlamentari democratici e repubblicani, in cui ha anche delineato una «strategia in tre punti» per affrontare la Grande Recessione. Ma al di là delle promesse dei due schieramenti e delle speranze di Obama, appare sempre più chiaro che l´economia darà filo da torcere al nuovo presidente e sarà il suo vero banco di prova. Wall Street non dà cenni di ripresa. Anzi, le notizie a raffica sugli utili trimestrali deludenti (come alla General Electric), sui licenziamenti in massa (Microsoft) e sui buchi nascosti nei bilanci delle banche (Merrill Lynch-Bank of America) accentuano le preoccupazioni. All´apertura il Dow Jones ha continuato la discesa. E anche se alla fine è riuscito a contenere le perdite (-0,6%), ha contagiato i listini europei. Milano è scesa del 0,48, Londra del 0,40, Francoforte del 0,96, Parigi del 0,71. A Tokyo era andata anche peggio: -3,8. Intanto, mentre il «dream team» di Obama non ha ancora preso in mano tutte le leve del potere (la ratifica di Tim Geithner come ministro del Tesoro avverrà la settimana prossima), affiorano polemiche attorno al Tarp, il programma di salvataggio finanziario, e si profilano i primi scontri a livello internazionale. «Il governo cinese non ha mai manipolato i corsi valutari per trarne vantaggi commerciali», ha tuonato il ministero del commercio di Pechino, rispondendo alle «critiche infondate» - così le ha chiamate - di Geithner. Giovedì l´uomo-chiave di Obama sul fronte economico aveva denunciato, rispondendo in forma scritta alla domanda del senato chiamato a ratificare la sua nomina, che nei cambi yuan-dollaro la Cina aveva tenuto un comportamento scorretto per promuovere le sue esportazioni. E facendo capire che la nuova Casa Bianca sarebbe stata più inflessibile di quella di George W. Bush, Geithner ha provocato una risposta irritata dei suoi colleghi di Pechino. Le polemiche sui 700 miliardi stanziati dal Tarp erano cominciate non appena il predecessore di Geithner al tesoro, Henry Paulson, avviò il programma di salvataggio di banche e finanziarie. Il Congresso aveva criticato l´assenza di controlli e l´uso spesso discutibile dei fondi pubblici. E ieri, durante l´incontro bipartisan, Obama ha fatto un riferimento a quel milione di dollari speso da John Thain, l´ex-presidente della Merrill Lynch appena licenziato dalla Bank of America, per ristrutturare il suo ufficio e il suo bagno. «L´assenza di controlli e trasparenza non è più tollerabile», ha detto Obama, promettendo maggiore severità. Il neopresidente ha spiegato anche che la sua manovra economica non si baserà solo sugli investimenti alle infrastrutture e ai tagli fiscali, ma anche su due altri capitoli - la riforma delle norme che regolano i mercati azionari e un programma per migliorare la stabilità finanziaria. In attesa che la Casa Bianca e il Tesoro delineino le proposte in questi settori, il Congresso punta ad approvare il pacchetto di stimolo entro la metà di febbraio. I repubblicani assicurano che collaboreranno, ma vogliono anche sfruttare l´occasione a fini politici. «Nel pacchetto ci sono misure che non c´entrano niente con l´aiuto all´occupazione, come i contributi per i sistemi di contraccezione», ha notato con un sorriso ironico il capogruppo repubblicano alla Camera, John Boehner, dopo l´incontro con Obama.

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si rompe il patto tacito tra usa e cina timori di ritorsione sui bond americani - (segue dalla prima pagina) dal nostro corrispondente (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 23 - Economia Si rompe il patto tacito tra Usa e Cina timori di ritorsione sui Bond americani Geithner andrà incontro a un boom del debito pubblico per contrastare la crisi Pechino è uno dei più grandi investitori in titoli del Tesoro statunitense (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) DAL NOSTRO CORRISPONDENTE federico rampini Lo spettro di una frattura nel legame finanziario sino-americano - «Chimerica» come l´ha battezzata lo storico dell´economia Nial Ferguson - ieri ha fatto capolino sul mercato più liquido del pianeta, quello dove si scambiano i Buoni del Tesoro emessi a Washington. I rischi di una tensione commerciale Usa-Cina hanno fatto tremare i Treasury Bonds trentennali, uno dei titoli considerati più sicuri e tradizionalmente un bene-rifugio per gli investitori. I T-Bonds trentennali hanno subìto vendite che hanno portato a un rialzo dei rendimenti, fino a sfiorare il 3,30% proprio giovedì sera, non appena il Senato americano ha diffuso il testo dell´audizione del neosegretario al Tesoro Tim Geithner. Lì figura l´accusa alla Cina di «manipolare la propria valuta». E´ un´accusa forte, che nessun segretario al Tesoro dell´Amministrazione Bush aveva mai voluto formulare apertamente. Può aprire la strada a ritorsioni commerciali contro il made in China. Quello che ha spaventato i mercati, è l´eventualità che in una escalation protezionista Pechino possa usare l´arma finanziaria, riducendo i suoi acquisti di buoni del Tesoro americani. Con 2.000 miliardi di dollari di riserve ufficiali, la Repubblica Popolare è uno dei più importanti investitori in T-Bonds. L´ultimo decennio di crescita dell´economia mondiale si è retto sulla complementarietà fra Stati Uniti e Repubblica Popolare: all´alto debito dei consumatori americani faceva da corrispettivo l´alto risparmio delle famiglie cinesi; i disavanzi commerciali Usa che andavano a gonfiare le riserve valutarie di Pechino venivano «riciclati» regolarmente dai banchieri cinesi con la sottoscrizione dei titoli pubblici americani. A sua volta la Cina aveva un tornaconto evidente. Facendo credito agli Stati Uniti alimentava la domanda per le sue esportazioni. Quel sistema si è parzialmente già inceppato: la recessione è il modo fisiologico e brutale con cui l´economia americana sta riducendo al tempo stesso consumi, importazioni e debiti delle famiglie. Ma alla riduzione del debito privato si accompagna un boom del debito pubblico, tanto più rapido quanto più sarà ampia la manovra di investimenti statali varata da Obama per contrastare la recessione. Washington continuerà per molti anni ad aver bisogno di finanziatori esteri per il suo debito federale in forte crescita. Guai se la più grande nazione asiatica dovesse disertare le aste dei T-Bonds. E non è solo la possibile reazione della Cina a spaventare, ma la dimensione stessa del fabbisogno statale americano. Per effetto dei piani di salvataggio delle banche (700 miliardi) e di rilancio della crescita (825 miliardi) già approvati, tenuto conto inoltre dei titoli in scadenza e di un disavanzo che già viaggia oltre l´8% del Pil, quest´anno il Tesoro americano dovrà emettere almeno 2.000 miliardi di nuovi T-Bonds, su un mercato che attualmente ha un volume complessivo di 5.800 miliardi. Un afflusso così consistente di nuove emissioni può mettere a dura prova l´appetito degli investitori, che finora nelle fasi di «fuga dal rischio» avevano assorbito voracemente i buoni del Tesoro facendone scendere i rendimenti (sotto lo zero per le scadenze più brevi). Che cosa può avere indotto Geithner a rischiare un braccio di ferro col suo più importante creditore straniero? Il neosegretario al Tesoro non è uno sprovveduto: ha già lavorato come alto funzionario di quel Dipartimento sotto l´Amministrazione Clinton, è stato al Fondo monetario internazionale, da ultimo ha guidato la Federal Reserve Bank di New York, la più importante filiale operativa della banca centrale. Se in questa fase Geithner pensa di poter alzare la voce con i cinesi, è perché una vera crisi di sfiducia verso i T-Bonds americani ancora non è alle porte. I mercati al momento non hanno alternative più sicure, se si eccettua un investimento poco liquido come l´oro. Ieri la Gran Bretagna è entrata ufficialmente in recessione, spingendo la sterlina ai minimi storici verso il dollaro. L´euro a 1,27 ha chiuso al più basso livello sul dollaro da sei settimane. In Europa le crisi bancarie, il degrado delle finanze pubbliche e i downgrading di alcuni paesi mediterranei hanno reso gli investitori più riottosi ad acquistare buoni del Tesoro dell´area Pigs (Italia Spagna Portogallo Grecia). Anche in Asia la congiuntura si sta deteriorando a una velocità impressionante, con la crescita cinese dimezzata rispetto a un anno fa (il Pil nell´ultimo trimestre è cresciuto del 6,8% contro il 13% nel 2007). In un quadro così desolante il dollaro è tornato al suo status di moneta-rifugio. Lo Ice Dollar Index, che misura il valore del dollaro verso un paniere di valute (euro, yen, sterlina, franco svizzero, corona svedese, dollaro canadese) ha guadagnato il 18% negli ultimi sei mesi. La vera fuga dai T-Bonds per ora è rinviata, in attesa che i mercati valutino più attentamente l´evoluzione del debito pubblico sotto l´Amministrazione Obama. Da Pechino intanto la reazione è sdegnata. «Non esistono le condizioni economiche per rivalutare il renminbi» ha dichiarato Hua Ercheng, chief economist alla China Construction Bank. Con l´export made in China in pesante caduta, e milioni di licenziamenti in arrivo nelle sue fabbriche, il governo cinese non è in vena di far concessioni a Washington.

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aiutò - luciano canfora (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 44 - Cultura AIUTò un saggio su come nacque lo stato ebraico israele e stalin L´Urss sostenne l´istituzione Poi le cose cambiarono I perché li spiega lo storico Leonid Mlecin. Anticipiamo la prefazione di Luciano Canfora LUCIANO CANFORA Anticipiamo parte della prefazione di a Perché Stalin creò Israele di Leonid Mlecin (Sandro Teti editore, pagg. 352, euro 17) Il Bund, movimento socialdemocratico ebraico, il Posdr, partito operaio socialdemocratico russo di Plechanov e Lenin, e il movimento sionista nacquero quasi contemporaneamente, nel biennio 1897-98. Le relazioni tra Bund e movimento sionista furono, dal principio, molto tese e non meno lo furono quelle tra Bund e socialdemocrazia russa e, più in generale tra Bund e l´Internazionale. Il movimento socialista, Lenin non meno degli altri leader, faceva propria la posizione "assimilazionista" che era stata già messa in atto dalla Rivoluzione francese e trovava contraddittoria, rispetto all´obiettivo del socialismo internazionalista, la scelta "nazionale" dei socialisti del Bund. Ad alcuni però, pur tra le asprezze polemiche, non sfuggiva la peculiarità della situazione degli ebrei e, in particolare, degli operai ebrei. (...) Queste sono le premesse remote di una vicenda che non si è per nulla esaurita. (...) Essa però ha il suo momento culminante nella scelta sovietica, nel biennio 1944-46, di impegnarsi a fondo per la nascita dello Stato di Israele. (...) Nonostante sia usuale l´accusa di strumentalismo e di Realpolitik nei confronti della politica estera sovietica, sta di fatto che la scelta culminata nel voto sovietico a favore della Risoluzione 181 dell´Assemblea generale dell´Onu, il 26 novembre 1947, che stabiliva la divisione in due della Palestina e la creazione dello Stato di Israele, rappresenta un esito del tutto coerente con le premesse poste quasi tre anni prima alla conferenza sindacale mondiale di Londra, nel febbraio 1945. Qui la delegazione sovietica approvò una risoluzione molto impegnativa e dal contenuto inequivocabile che sollecitava in due direzioni: proteggere gli ebrei contro l´oppressione e la discriminazione in qualunque paese; dare al popolo ebraico la possibilità di costituire un "focolare nazionale" in Palestina (promessa di Balfour dopo il primo conflitto mondiale rimasta disattesa). La doppiezza c´era in quel momento da parte sovietica. Essa penalizzava gli arabi e in particolare i partiti comunisti dell´area (quello palestinese in particolare) ai quali veniva fatto intendere � per esempio dal console sovietico a Beirut, Ruben Agronov � che il governo sovietico non intendeva, con ciò, esprimersi a favore della creazione di uno Stato ebraico in Palestina. I contraccolpi di tale doppiezza furono ben presto percepiti sul versante del prestigio sovietico nel mondo arabo. Non va dimenticato che nel 1954, quando salirono al potere in Egitto i colonnelli e si affermò il "nasserismo", comunque il partito comunista egiziano fu decimato e messo fuori legge. Pur mentre la lotta tra potenze portava l´Egitto a un riavvicinamento con l´Urss, l´ostilità araba verso Mosca per la scelta del novembre ´47 perdurava immutata, poiché sarebbe stata decisiva per la nascita di Israele. Si ebbero, all´Assemblea generale dell´Onu, trentatré voti a favore, tredici contro e dieci astensioni. Con l´Urss votarono Ucraina, Bielorussia, Polonia e Cecoslovacchia. Se questi cinque voti fossero passati nel campo dei contrari o degli astenuti, ci sarebbe stato un risultato di parità: ventotto contro ventotto. E la risoluzione per la nascita di Israele sarebbe stata respinta. Si può aggiungere che la Jugoslavia già in rotta di collisione (non ancora palese) con Stalin, si collocò tra gli astenuti. Appena tre giorni dopo il voto alle Nazioni Unite, esplosero gli scontri in Palestina miranti a impedire l´applicazione della risoluzione relativa alla spartizione della regione. Gli Stati arabi inoltre, sostenuti vigorosamente dall´Inghilterra, opposero un rifiuto netto all´attuazione della Risoluzione 181 e diedero di fatto inizio alle ostilità. Gli Usa furono per non breve tempo in una situazione di paralisi e di incertezza. è fuor di dubbio che proprio le reticenze e incertezze statunitensi di quei mesi diedero ai sovietici la possibilità di inserire un forte elemento di contraddizione tra il movimento sionista e l´alleato "naturale", gli Usa. Esiste un allarmato rapporto del gennaio 1948 di George Kennan, il teorico della dottrina del "containment" nei confronti dell´Urss, rivolto a spiegare a Truman il rischio della situazione. «Se il piano di spartizione dovrà essere applicato con la forza � spiega Kennan al presidente � l´Urss avrà tutto da guadagnare perché troverà, in tale situazione il pretesto per poter partecipare al "mantenimento dell´ordine" in Palestina. E se le truppe sovietiche entreranno in Palestina per consentire l´attuazione della spartizione, gli agenti comunisti troveranno una base eccellente per estendere le loro attività sovversive, svolgere la loro propaganda, tentare di abbattere gli attuali governi arabi e di installare anche lì delle "democrazie popolari". Forze sovietiche in Palestina sarebbero una minaccia diretta per le nostre posizioni in Grecia, Turchia, Iran, una minaccia a lungo termine per tutto il Mediterraneo». Kennan prosegue denunciando che l´Urss sta già fornendo armi agli ebrei ma anche ad alcuni tra gli arabi. Nei primi mesi del ´48 gli Usa fanno marcia indietro. Addirittura il 19 marzo Warren Austin, delegato all´Onu, propone di sospendere l´applicazione della Risoluzione 181. (...) Il 23 marzo Gromyko, al Consiglio di sicurezza, denuncia le manovre dilatorie degli Usa miranti a creare una "tutela Onu" sulla Palestina. Ed è la fermezza sovietica all´Onu che porta alla formazione dello Stato ebraico. Nella seduta del 14 maggio ´48 al Consiglio di sicurezza Gromyko respinge tutte le proposte alternative o dilatorie. Scriverà Abba Eban nella sua autobiografia: «L´Urss era la sola potenza mondiale che sostenesse la nostra causa». La vicenda successiva, quella che Rucker definisce del "secondo stalinismo" vede raffreddarsi progressivamente il rapporto Urss-Israele, sebbene vada pure ricordato che solo l´invio massiccio di armi cecoslovacche, voluto da Stalin, consentì al neonato Stato di Israele di sconfiggere l´attacco concentrico di Egitto e Giordania (armati dagli inglesi) nella prima guerra arabo-israeliana, quella appunto del 1948. Le cause del progressivo capovolgimento di posizione furono molteplici: la rottura con Tito e l´ossessione staliniana di vedersi affermare posizioni analoghe, di autonomia rispetto all´Urss, nei vertici delle altre democrazie popolari: vertici che, specie in Cecoslovacchia erano in larga parte rappresentati da comunisti di origine ebraica; il forte antisemitismo residuale tuttora allignante sia in Russia che in Ucraina e Polonia; la convinzione che a lungo andare la politica di emigrazione dall´Est Europa in Israele (inizialmente favorita molto intensamente da Stalin) portasse a un danno per gli Stati socialisti "europei". Le tappe della crescente ostilità antiebraica nell´ultimo periodo staliniano sono ben note: dalla vicenda dello "Stato ebraico in Crimea" al mostruoso processo ai medici accusati di aver assassinato �danov. (...) Al di là delle oscillazioni tattiche (...), una considerazione si può formulare di fronte al fenomeno più rilevante: quello dell´appoggio netto dell´Urss staliniana alla nascita di Israele-Paese "socialista" nel bel mezzo di monarchie feudali � e del successivo distacco. Anche con altri paesi socialisti affermatisi fuori della stretta azione politico-militare sovietica l´Urss entrò in collisione: Jugoslavia prima, Cina poi. è dunque, forse, l´incapacità della dirigenza staliniana (ma anche kruscioviana e poi brezneviana) ad ammettere la possibilità stessa di un policentrismo dell´area socialista la causa principale di questa vicenda e, alla fine, del crollo stesso dell´Urss.

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Sullo yuan accuse infondate (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-01-24 - pag: 6 autore: Tensione Usa-Cina. Il Governo di Pechino ribatte seccamente all'attacco di Geithner sulla «manipolazione» della moneta «Sullo yuan accuse infondate» Dopo l'approccio distensivo di Paulson si riaccende lo scontro sul dossier valutario Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Dopo due anni di tregua, lo yuan torna a turbare le relazioni tra Cina e Stati Uniti. «Il presidente Obama, sulla base delle conclusioni di molti economisti, ritiene che la Cina stia manipolando la sua moneta» aveva detto giovedì il Segretario al Tesoro Usa, Timothy Geithner. «La Cina non ha mai effettuato alcuna cosiddetta manipolazione dello yuan per trarre vantaggio negli scambi internazionali. Sono accuse infondate che servono solo a sostenere il protezionismo degli Stati Uniti e non aiutano la soluzione del problema» ha replicato ieri in tarda serata il ministero del Commercio di Pechino in una nota spedita alle agenzie di stampa. Le parole di Geithner e la dura reazione del Governo cinese mettono subito le relazioni tra Pechino e l'amministrazione Obama su un terreno sdrucciolevole. «L'accusa di manipolazione è un fatto grave, poiché finora nessuno negli Stati Uniti aveva mai puntato il dito in modo tanto diretto contro la Cina » ha commentato Tao Xie, docente di relazioni internazionali alla Beijing Foreign Studies University. In realtà, la questione del "giusto valore" dello yuan è una vecchia diatriba che avvelena i rapporti sino-americani. Solo che non se parlava più da tempo. Nei suoi due anni e mezzo trascorsi alla guida del Tesoro Usa, Henry Paulson aveva adottato una linea di confronto aperto con la Cina, che si era concretizzata nel cosiddetto "Dialogo Strategico",un incontro programmato due volte l'anno tra i responsabili economico- finanziari dei due Paesi per discutere i contenziosi aperti. In questo quadro, grazie anche a una lenta ma costante rivalutazione della moneta cinese sul dollaro, il dossier del renminbi era stato riposto nel cassetto. Ma ora che l'amico americano di Pechino è uscito di scena, le cose sono improvvisamente cambiate. E le parole di Geithner rischiano di riaprire subito un nuovo braccio di ferro economico-commerciale tra Pechino e Washington. Un fatto è certo: la polemica innescata dal Segretario al Tesoro avrà un seguito. La Cina non ha mai gradito interferenze nelle proprie questioni sovrane. E ora, alla luce del disastro finanziario causato dalle politiche allegre americane, non è disposta ad accettare lezioni di economia dagli Usa. La questione va chiarita al più presto. Se le accuse di manipolazioni dello yuan fossero provate Washington potrebbe anche decidere di varare ritorsioni commerciali come del resto chiedono da tempo molti esponenti Democratici del Congresso. La Cina, principale detentrice mondiale di titoli del Tesoro Usa, potrebbe controbattere minacciando gli Stati Uniti sul fronte del debito. Insomma, le prime mosse dell'amministrazione Obama sul fronte cinese rischiano di riportare alta tensione nelle relazioni economico-commerciali tra le due superpotenze. A questo punto, per evitare rischiose escalation, servirebbe una marcia indietro di Washington: viste le fosche previsioni dell'export cinese nel 2009, infatti, sembra del tutto improbabile che Pechino abbia margini di manovra per rivalutare lo yuan. LO SCENARIO La Casa Bianca potrebbe decidere delle ritorsioni commerciali, rischiando però la reazione cinese sul fronte del debito americano

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Il grido di dolore delle Pmi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-01-24 - pag: 8 autore: Il grido di dolore delle Pmi Mi permetto di inviare alcuni dati consuntivi relativi a piccole aziende italiane di cui sono amministratore. La redditività aziendale è crollata a partire dal 2001 per diversi fattori (indipendenti dalla gestione), elencati in ordine di importanza: effettivo incremento delle imposte e incidenza delle indeducibilità fiscali; costi delle energie (+40% dal 2003 al 2008 per elettricitàe metano); costo del lavoro (e riduzione da 40 a 37,5 ore settimanali); crisi generalizzata delle aziende manifatturiere che producono in Europa, soprattutto dopo la sconsiderata apertura del laWto alla Cina senza regole e/o reciprocità.Dall'analisi dei dati forniti si deduce inequivocabilmente che per le aziende manifatturiere (operanti nel rispetto delle leggi) non esiste possibilità alcuna di sopravvivenza e sviluppo. Da qui la folle corsa agli investimenti finanziarie immobiliari che hanno condotto all'attuale grave crisi mondiale (che, al solito, sarà pagata non dai responsabili e da coloro che ne hanno tratto vantaggi, ma principalmente da coloro che hanno un'attività produttiva in Italia,non delocalizzata). Conclusioni: non ci sono mai risorse per ridurre un'insopportabile gravame fiscale e normativo sulle piccole aziende, ci sono risorse illimitate per banche, assicurazioni, dipendenti ed enti pubblici e sprechi vari. Guido Zannini Presidente Zincometal Spa E cco riassunti (anche) i termini della "questione settentrionale", che la crisi finanziaria ed economica rischia ora di esasperare. Mettendo in moto, per di più, una catena di risentimento ulteriore sulla disparità di trattamento che lo Stato soccorritore riserverebbe a seconda delle dimensioni, e della conseguente influenza, di chi deve essere soccorso.Visti i tempi,l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è una guer-ra tra ricchi e poveri, una contrapposizione tra grandi e piccoli, il radicamento della percezione che lo Stato si fa patrigno. Per sgonfiare questo "fantoccio polemico", lo Stato deve mostrarsi capace di non trascurare la complessità del sistema produttivo italiano, che è anche la sua forza; e di suonare tutti i tasti per renderlo più competitivo: il fisco, certo, ma anche la burocrazia, le infrastrutture, le risorse immateriali. Potrebbe esserequestoilnostroNewDeal. • Allarme corruzione L'Italia occupa un posto ditutto riguardo nella classifica mondiale della corruzione. Siamo ai primi posti per livello di corruzione degli apparati pubblici, come nei peggiori regimi del Terzo mondo. Ma, seguendo le cronache attuali, sembra che alla corruzione non ci sia rimedio. L'unica differenza tra l'Italia e gli altri Paesi industrializzati è che, anche se corrotti, questi almeno hanno dei servizi pubblici efficienti. Quindi anche in Italia abbiamo qualche speranza... Alessandro Romeo e-mail Piccoli Comuni è diventato un ritornello ricorrente "l'abolizione delle Province"; personalmente credo che andrebbero aboliti solo quegli enti che non possono offrire ai cittadini i servizi necessari agli stessi nel modo più efficiente ed efficace possibile. Perché non si pensa di abolire quei Comuni al di sotto dei 5mila abitanti e, magari, vicini tra di loro, che sicuramente non riescono ad offrire autonomamente ed economicamente servizi quali quelli di nettezza urbana, polizia urbana, eccetera? Prova ne è che alcuni Comuni si sono dovuti consorziare per offrire tali servizi in maniera più economica. In alcune parti d'Italia basta passeggiare a piedi per dieci minuti per attraversare due o tre Comuni piccolissimi la cui esistenzaè finalizzata al mantenimento di un Consiglio comunale, di una Giunta e di alcuni impiegati. Tale proposta rientrerebbe sicuramente tra quelle riforme strutturali che assicurerebbero vantaggi economici anche alle generazioni future. Credo che manchi solo il coraggio per una tale riforma. Alfredo De Laurentis Modena

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Il fronte valutario (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-01-24 - pag: 8 autore: DALLA PRIMA Il fronte valutario Pechino ha risposto fra l'altro bloccando, da luglio in poi, il lento apprezzamento dello yuan contro il dollaro avviato nell'estate del 2005,e anzi,lasciandolo svalutare brevemente a novembre (mentre la valuta cinese ha continuato ad apprezzarsi contro le altre principali monete), una mossa che ha creato irritazione negli Usa, dove il disavanzo commerciale verso la Cina ha cominciato rapidamente a ridursi, ma resta enorme.E dove c'è un certo disincanto nei confronti della capacità del Fondo monetario o del G-7/G-20 di sospingere i cinesi con le buone sulla strada della rivalutazione. Resta da dimostrare che la linea più ferma adottata da Washington ottenga qualche risultato a Pechino, che in passato si è sempre irrigidita a ogni tentativo di interferenza da parte americana. E soprattutto che la nuova amministrazione abbia il potere negoziale di dettare i tempi della manovra sul cambio a un Paese che è pur sempre il secondo detentore di titoli del Tesoro Usa (dopo il Giappone), in particolare ora che le loro emissioni dovranno aumentare enormemente per finanziare gli interventi pubblici nella finanza e l'economia. Forse non a caso Geithner ha poi moderato il tono, precisando di voler valutare «come e quando sollevare la questione in modo da ottenere più benefici che danni ». Intanto, però, la questione è sul tavolo di una discussione sui cambi che ha diversi interlocutori a disagio: il Giappone, che soffre sulla carne delle sue esportazioni la forte rivalutazione dello yen (ai massimi degli ultimi 14 anni sul dollaro); la Gran Bretagna, che viceversa teme che la caduta della sterlina si trasformi in una rotta (mentre gli europei ne paventano le ripercussioni in termini di concorrenza da oltre Manica); la Russia, dove il crollo del rublo, piùo meno gestito e legato a quello del petrolio, è visto come un vulnus al machismo valutario che si accompagna alla politica di potenza del regime putiniano. Il potenziale per una fase di grande instabilità delle valute, anche senza interventi verbali dei nuovi inquilini di Washington,c'è tutto. Alessandro Merli alessandro.merli@ilsole24ore.com

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Le lattine ridotte di Pepsi e Coca-cola (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-01-24 - pag: 29 autore: 000 Le lattine ridotte di Pepsi e Coca-cola D opo avere annunciato nel mese di ottobre il piano di riduzione del personale di 3.300 unità, il gruppo PepsiCo ha deciso di seguire la rivale Coca-Cola anche nel taglio delle dimensioni delle lattine. Il produttore di soft-drink si appresta infatti a ridurre del 7% il volume dei contenitori in alluminio con i quali vende in Cina. Una scelta che cambia poco la grandezza della lattina, da 355 a 330 millilitri, ma che dovrebbe consentire a PepsiCo di compensare la pressione sui margini.L'imbottigliamento e l'impacchettamento è infattilaprincipale voce di costo del gruppo che, con 185mila dipendenti sparsi per il mondo, ha un giro d'affari di circa 39 miliardi di dollari. Il bilancio del 2007 si è chiuso con profitti per oltre 5,6 miliardi, ma i costi delle materie prime e il rallentamento dei consumi hanno toccato i margini del 2008. Il presidente Indra Nooyi ha già annunciato 1,2 miliardi di risparmi di costi in tre anni, ma per aiutare i margini non ha esitato ha utilizzare anche l'espediente delle lattine ridotte. (R.Fi.)

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A rilento le trattative per il 2009 (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-01-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-01-24 - pag: 34 autore: Minerale di ferro. L'australiana Fortescue resta nel ruolo di osservatore A rilento le trattative per il 2009 Barbara Pezzotti SYDNEY Fortescue Minerals fa un passo indietro.L'auto-proclamatasi «nuova forza nei metalli ferrosi » ha declinato l'invito della China Iron and Steel Association a partecipare ai nuovi negoziati sui prezzi benchmark del 2009 insieme alle rivali Vale, Rio Tinto e Bhp Billiton. La società capeggiata da Andrei "Twiggy" Forrest ha preferito il ruolo di osservatore, almeno per quest'anno. Una decisione prudente, visto che a Fortescue, produttore tutto sommato ancora piccolo e concentrato solo sul mercato cinese, manca ancora la leva negoziale dei suoi concorrenti più grandi. Sarebbe stato d'altronde improbabile che Vale, Rio e Bhp accettassero un punto di riferimento fissato da un produttore minore, in un momento delicato in cui i prezzi dei minerali ferrosi sono destinati in ogni modo a scendere, per la prima volta dal 2003. L'anno scorso Vale aveva accettato un aumento tra il 65% e il 71% a seconda della qualità del materiale consegnato. Rio Tinto e Bhp aveno tenuto duro fino a giugno e fissato un incremento dell'85%, dovuto in parte ai più bassi costi di trasporto dall'Australia alla Cina. Nel 2009 Rio ha dato il via ai primi colloqui con la siderurgica Baosteel la scorsa settimana, ma entrambi i lati del tavolo sembrano intenzionati a far durare le trattative ancora a lungo. La controparte cinese cerca uno sconto sui prezzi dell'anno scorso e uno stesso trattamento per i carichi, da qualunque parte arrivino. Secondo indiscrezioni, Baosteel vorrebbe fissare il benchmark ogni trimestre, piuttosto che rimanere legata per un anno intero. La completa perdita dei guadagni dell'anno scorso porterebbe a una riduzione dei prezzi pari al 45%. Questa è la percentuale prevista da Merrill Lynch, mentre altri analisti parlano di cadute dal 20 al 40%. E alcuni osservatori sono certi che il prezzo dei minerali ferrosi in pezzi ( lump) verrà particolarmente colpito dai tagli. «Ciò rifletterebbe la realtà di un mercato ingolfato di minerale e sostanzialmente debole per tutto il 2009», spiega Macquarie Equities, che prevede una discesa del 40% per il minerale in pezzi e del 30% per quello in polvere.

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Debutta il cinese tra gli scritti della maturità (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: NORME PROFESSIONISTI data: 2009-01-24 - pag: 25 autore: Scuola. Il ministro comunica le materie da «YouTube» Debutta il cinese tra gli scritti della maturità Latino per gli studenti dei licei classici Laura Cavestri Luigi Illiano ROMA Doppia novità per l'esame di Stato 2009: l'annuncio delle materie fornito su «YouTube» direttamente dal ministro dell'Istruzione,Mariastella Gelmini, e il debutto del cinese tra gli scritti del liceo linguistico. Spazio al cinese Latino al liceo classico,matematica allo scientifico, economia aziendale per gli iscritti alla ragioneria, tecnologia delle costruzioni per chi frequenta l'istituto per geometri, poi via via tutte le altre discipline decise per gli oltre 800 indirizzi della scuola superiore italiana. Ma è il debutto del cinese – tra le opzioni della seconda prova scritta per i licei linguistici – la vera novità della maturità 2009, sebbene, negli anni passati, erano stati proposti compiti in lingua russa, ebraica e araba. Difficile, tuttavia, censire studenti e laureati italiani in lingua cinese. Tra i quattro atenei italiani che hanno facoltà e corsi di lingua – Venezia, Milano, Roma e Napoli – si calcolano non superino i 5mila. Nel database di Almalaurea – consorzio pubblico a cui aderiscono 52 università italiane – su oltre un milione di curricula di laureati solo 1257 dichiarano di conoscere«almeno bene»il cinese. E i licei (non solo linguistici) si stanno attrezzando: a Roma i classici Catullo, Montale e Mamiani hanno attivato corsi opzionali, mentre al liceo lingustico Manzoni di Milano è già seconda lingua nelle prime classi. «Saranno 54 (distribuiti in due sezioni) su 250 "matricole" –spiega il preside, Giuseppe Polistena –i ragazzi che da settembre studieranno cinese.Circa 160 quelli che lo fanno già. E da quest'estate partirannoi primi soggiorni studio all'università di Shangai». «è essenziale partire presto a studiare una lingua che impone grande memoria e la capacità di mettersi nei panni di una cultura alternativa – ha spiegato Claudia Ambrosini, docente dicinese al Manzoni –. I numeri ancora molto ridotti non dovebbero creare problemi agli organici delle commissioni ». Ma si moltiplicano anche i corsi "extra-accademici", come alla Fondazione Italia-Cina di Milano che domani – in occasione del Capodanno cinese – presenterà al Consolato cinese il progetto Uni-Italia per gli scambi tra atenei dei due Paesi. L'annuncio sul web Il ministro Mariastella Gelmini ha scelto di utilizzare il canale aperto nelle scorse settimane su «YouTube» ( www.youtube. it/mariastellagelmini) anche per aprire un dibattito con gli studenti sulla terza prova della maturità: «Mi piacerebbe che in un futuro molto vicino la terza prova fosse valutata con criteri particolarmente oggettivi, sulla falsariga dei test internazionali ». Il ministro ha spiegato il suo punto di vista: «Credo che uno dei problemi, forse delle debolezze, della nostra maturità sia che un compito può essere valutato in maniera molto diversa a seconda delle commissioni. Abbiamo la necessità di uniformare gli standard qualitativi dentro il nostro sistema scolastico. E allora si potrebbe pensare a un sistema simile alla terza prova fatta quest'anno nella scuola media, con il test Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema dell'istruzione, ndr). Su questo mi piacerebbe conoscere la vostra opinione», ha concluso, rivolgendosi ai ragazzi. L'appuntamento per la maturità scatterà il 25 giugno, quando 500mila studenti si misureranno con la prima prova scritta di italiano, uguale per tutti. Ad attenderli ci saranno le commissioni miste costituite per metà da professori esterni (come il presidente) e per l'altro 50% da insegnanti interni. Da quest'anno, inoltre, sarà decisivo il voto in condotta: il 5 determinerà la non ammissione. Tornando alla seconda prova scritta, pedagogia attende gli studenti del liceo pedagogico mentre all'artistico dovranno cimentarsi con «elementi di architettura ». Per gli istituti tecnici e professionali il secondo scritto sarà informatica generale e applicazioni gestionali per tecnici commerciali per programmatori, lingua straniera per periti aziendali e corrispondenti in lingue estere. Per il settore artistico ( licei e istituti d'arte) la materia ha carattere progettuale e laboratoriale. L'elenco completo delle materie è consultabile sul sito del Sole 24 Ore e su www. istruzione.it GLI ALTRI ISTITUTI Allo scientifico la seconda prova sarà di matematica Per i ragionieri verifica su economia aziendale Costruzioni per i geometri

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Congo, nuovi scenari con l'arrivo della Cina (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 24-01-2009)

Argomenti: Cina

POLITICA 24-01-2009 L'ARRESTO DI NKUNDA E LA GUERRA IN KIVU Congo, nuovi scenari con l'arrivo della Cina GIULIO ALBANESE C on l'arresto del famigerato 'signore della guerra' Laurent Nkunda, avvenuta giovedì sera, si potrebbe avere una svolta nel conflitto congolese scoppiato il 28 agosto scorso nella tormentata regione del Kivu Settentrionale. Nkunda alla guida del Congresso nazionale per la difesa del popolo aveva lanciato la sfida al governo di Kinshasa con l'intento dichiarato di voler rovesciare il presidente Joseph Kabila. La situazione era precipitata al punto tale che nell'ottobre scorso il movimento di Nkunda un gruppo congolese d'estrazione banyamulenge, imparentato all'etnia tutsi presente sia in Ruanda che in Burundi aveva cinto d'assedio la città di Goma, costringendo i governativi a un'affannosa ritirata. Successivamente, l'intervento diplomatico dell'inviato speciale del segretario generale Onu, Obasanjo, cui si erano associate numerose cancellerie africane e occidentali, era riuscito a strappare un 'cessate il fuoco' e l'avvio di un negoziato tra le parti in Kenya. È poi seguito un periodo di stallo nelle trattative fin quando, un paio di settimane fa, si era diffusa la notizia che Nkunda, leader incontrastato del suo movimento, fosse stato destituito dal proprio incarico. Al suo posto un altro signore della guerra, il generale Bosco Ntaganda, il quale ha da subito fatto intendere di voler cessare le ostilità. A questo punto, a rigor di logica, con l'uscita di scena di Nkunda, la guerra civile congolese dovrebbe essere considerata conclusa. Viene però spontaneo chiedersi cosa sia effettivamente avvenuto dietro le quinte, non foss'altro perché Nkunda era di fatto sostenuto dal governo ruandese, bramoso di poter avere il pieno controllo dei territori sul versante orientale dell'ex Zaire, ricchi di immense risorse minerarie. A sbloccare la situazione è stata certamente la decisione comune, presa dai congolesi e dai ruandesi, di avviare nei giorni scorsi un'operazione militare contro i ribelli ruandesi, d'etnia hutu, nemici giurati di Kigali che in passato aveva accusato ripetutamente Kinshasa di sostenere e armare gli insorti, parte dei quali responsabili del genocidio del 1994. D'altronde Nkunda su cui pesa dal settembre 2005 un mandato d'arresto dell'alta corte militare congolese per disobbedienza e crimini di guerra era proprio stato finanziato e sostenuto dal Ruanda per contrastare quei ribelli hutu ma, non essendo più considerato necessario, ora è stato 'scaricato'. La società civile congolese comunque invita alla prudenza, in quanto la presenza dei militari ruandesi nell'ex Zaire rappresenta una pesante incognita. Molto dipenderà dalla durata della loro missione contro le milizie hutu, dato che il contributo dei 'governativi' congolesi, che dovrebbe rappresentare una garanzia per la stremata popolazione civile, non pare affatto certo. In sostanza, il rischio è che a pagare gli effetti di quest'operazione siano come sempre i civili. Da rilevare, infine, che, secondo fonti diplomatiche ben informate, l'entrata in campo di nuovi soggetti interessati allo sfruttamento delle ricchezze del Nord Kivu, Cina in primis, abbia giocato un ruolo non indifferente nell'arresto di Nkunda, avviando peraltro la cooperazione militare tra Kigali e Kinshasa. Sembra dunque profilarsi un nuovo corso politico nella Regione dei Grandi Laghi, con l'entrata in scena di Pechino che, con il suo pragmatismo, potrebbe ribaltare la geopolitica disegnata da Washington, mettendo in seria difficoltà l'amministrazione del neo presidente Obama.

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L'emergenza cibo al G8 agricolo in Italia (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 24-01-2009)

Argomenti: Cina

ECONOMIA 24-01-2009 L'emergenza cibo al G8 agricolo in Italia ROMA. È un G8 tutto dedicato all'agricoltura una delle prime novità della presidenza di turno italiana degli Otto Grandi del pianeta. Si terrà dal 18 al 20 aprile a Cison di Valmarino, in provincia di Treviso. Ha scelto una sede 'casalinga' Luca Zaia, il ministro leghista delle Politiche agricole, già presidente di quella stessa provincia. Nel presentarlo ieri nella sede della stampa estera, Zaia ha detto che sarà l'occasione per individuare una comune strategia per «fronteggiare le prossime spirali dei prezzi agricoli e le emergenze alimentari». La riunione sarà ovviamente riservata ai soli ministri del settore, ma sarà una vera anteprima di quello generale in programma a luglio fra i capi di Stato e di governo: al suo termine sarà prodotta infatti una dichiarazione che sarà portata alla riunione della Maddalena. Il ministro ha spiegato che dopo la risoluzione sulla sicurezza alimentare del G8 di Toyako, l'ultimo tenuto in Giappone a luglio 2008, «il governo italiano propone ora una riflessione ulteriore». Allo scopo, assieme agli 8 stati più industrializzati, l'incontro di Cison sarà allargato ai ministri del G5 (Brasile, Cina, India, Messico Sud Africa), più l'Egitto e gli esponenti dei maggiori organismi, dalla Fao al Pam, dall'Ifad alla Banca Mondiale e all'apposita 'task force' nominata un anno fa dal segretario dell'Onu, Ban Ki Moon. Si lavorerà sulle ultime esperienze acquisite, tenendo presente che oggi la situazione dei prezzi delle materie prime agricole «è sotto controllo ha spiegato Zaia , ma la spirale inflazionistica è sempre in agguato». Si discuterà anche delle misure per aiutare l'agricoltura dei Paesi poveri. «Dobbiamo recuperare il tempo perduto ha aggiunto Zaia dopo anni in cui i governi hanno compresso la produzione agricola». Col risultato che «oggi per ogni caloria consumata ne abbiamo 7 spese per il trasporto del cibo». Al termine della conferenza, Zaia ha poi confermato di stare lavorando «a un provvedimento che inasprirà le pene per i contraffattori agroalimentari», che sarà approvato «al più presto»; e ha detto, ma sul piano personale, di «non vedere perché non dobbiamo fare le nostre sperimentazioni sugli Ogm nei nostri territori», senza affidarsi solo a quelle altrui. Eugenio Fatigante Il ministro Zaia: nel nostro Paese in aprile si terrà il primo vertice tra i responsabili dell'agricoltura Luca Zaia

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Cina anni '40, la Chiesa vittima dei diktat di Mao (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 24-01-2009)

Argomenti: Cina

AGORÀ 24-01-2009   Storia Cina anni '40, la Chiesa vittima dei diktat di Mao PAGINA 27

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Chiesa in Cina, i <peccati> di Mao (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 24-01-2009)

Argomenti: Cina

AGORÀ 24-01-2009 LIBRI storia In un saggio l'epopea dei missionari del Pime nel Henan durante la convulsa affermazione del comunismo Chiesa in Cina, i «peccati» di Mao DI GEROLAMO FAZZINI U na pagina cruciale e drammatica della storia cinese del secolo scorso. Sono gli anni tra il 1938 e il 1954, compresi tra l'invasione giapponese e, dopo l'instaurazione della Repubblica popolare (1949), l'avvio della politica religiosa maoista che ha condizionato (e ancora condiziona) la vicenda dei cattolici in Cina. A questa convulsa e interessante fase storica padre Angelo Lazzarotto missionario del Pime e sinologo, trevigiano d'origine, per anni attivo a Hong Kong ha dedicato un approfondito studio. Padre Lazzarotto, oltre cinquecento pagine alle vicende di un pugno di missionari del Pime in Cina, in un arco di tempo assai breve. Qual è l'interesse di un libro del genere, al di là degli specialisti? «Penso che valga quanto afferma monsignor Claudio Celli nell'introduzione: 'L'arco di tempo non è molto lungo ma riveste da un punto di vista politico ed ecclesiale un profondo interesse'. Attraverso le vicende dei padri del Pime nel Henan, ho infatti ricostruito il contesto storico della Cina di allora, spiegando da un lato il travaglio politico che ha portato all'instaurazione del comunismo e alla nascita della Repubblica popolare, e dall'altro la maturazione della politica religiosa del regime di Mao Zedong, che ha creato, nel contesto della legislazione socialista, le strutture di controllo i cui effetti gravano a tutt'oggi sulla vita della Chiesa cinese». Per capire la situazione della Chiesa cinese attuale occorre risalire a mezzo secolo fa? «Se ancora oggi abbiamo due comunità cattoliche, una 'ufficiale' e l'altra 'clandestina', è perché a partire dall'inizio degli anni Cinquanta i fedeli sono stati costretti a schierarsi: o accettare come buone le promesse di libertà fatte dal godato verno, o guardare alle decisioni concrete delle autorità, opponendosi a quanto risultava contrario ai legittimi diritti dei credenti. Il dramma nasceva dal fatto che non è mai stato concesso alcuno spazio per un libero dibattito fra i credenti: ognuno doveva fare personalmente le proprie scelte». Che la situazione fosse estremamente confusa lo conferma la diversità di strategie 'missionarie' adottate dalle varie Chiese cristiane. «Davanti al consolidamento del regime maoista, in Vaticano, come presso le maggiori Chiese protestanti, prevalse la speranza che sarebbero arrivati tempi migliori. Il fatto che il Pime abbia destinato alle missioni della Cina un nutrito gruppo di giovani alla fine del 1947 è significativo di un atteggiamento non pregiudizialmente negativo. In quel contesto, la documentazione da me raccolta evidenzia il travaglio dei missionari e delle comunità cattoliche di fronte al progressivo affermarsi del comunismo nella sua cruda realtà» Il volume presenta una serie di testimonianze dirette e di documenti che aprono uno squarcio interessante e drammatico sulla realtà del maoismo in Cina, a lungo taciuta o mitizzata dagli intellettuali di casa nostra. «Questo volume (come già tre anni fa Il libro rosso dei martiri cinesi), offre un quadro storicamente fon- classici dell'ideologia maoista, della sua affermazione in Cina e degli effetti devastanti che essa provocò sulla società cinese. Effetti che gli stessi dirigenti cinesi riconosco come tali. Credo che questa rilettura storica sia un'urgente necessità anche per sfatare alcuni stereotipi sul maoismo come 'comunismo dal volto umano' a lungo circolati in Occidente, Italia compresa». La lettera di Benedetto XVI ai cattolici cinesi (giugno 2007) ricorda che «la clandestinità non rientra nella normalità della vita della Chiesa». Qualche commentatore vi ha letto un apprezzamento del Pontefice per chi, nonostante le difficoltà, sa collaborare con il regime; questo avviene in particolare nelle comunità 'ufficiali'. Che ne pensa? «Non pochi hanno criticato l'atteggiamento fermo dei missionari stranieri, attribuendo la loro espulsione dalla Cina a un'opposizione al regime. Anche di recente non sono mancate riserve da parte di chi auspica una revisione critica del giudizio da parte della Chiesa sulla scelta, fatta tanti anni fa da esponenti delle comunità cattoliche cinesi, di collaborare con il regime e l'Associazione patriottica. Tanto più che il Papa, nell'estendere un invito a quattro vescovi della Cina continentale per il Sinodo del 2005, vi incluse qualcuno che appariva compromesso con la politica governativa». Lei è d'accordo? «È mia ferma convinzione che, se oggi la grande maggioranza dei presuli cinesi possono dichiararsi in comunione con la Santa Sede, questo si deve anzitutto alla fermezza espressa fin dall'inizio da quanti seppero pagare di persona, anche con il carcere, la loro fedeltà alla Chiesa. Paradossalmente, sono stati proprio gli eccessi del maoismo, che nelle persecuzioni della Rivoluzione culturale non risparmiò neanche quanti avevano sinceramente collaborato con esso, ad aprire gli occhi dei più sugli obiettivi ultimi del regime». Oggi, in Cina, la situazione è in veloce mutamento. «La grande sfida per la Chiesa non è più la dottrina marxista, ma il materialismo pratico portato dalla nuova cultura del denaro. Per questo è indispensabile che i pastori, nelle sincera volontà di collaborare alla costruzione di una 'società armoniosa', sappiano ancora esprimere la stessa fermezza a difesa dei fondamentali principi cristiani». Ancora oggi le difficoltà dei cristiani, come la divisione tra comunità «ufficiali» e «clandestine», derivano dalle prime decisioni del regime, che imposero ai credenti scelte inammissibili Padre Gaetano Pollio, arcivescovo di Kaifeng, con un gruppo di alunne cattoliche

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federalismo e contratti due scatole vuote - eugenio scalfari (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 25-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 1 - Prima Pagina FEDERALISMO E CONTRATTI DUE SCATOLE VUOTE EUGENIO SCALFARI Siamo ormai entrati in piena recessione economica e i nodi stanno venendo al pettine tutti insieme, ma la vera ondata di piena arriverà tra marzo e maggio come tutte le previsioni annunciano. Intanto non cessano e anzi aumentano le turbolenze provenienti dalla crisi finanziaria e bancaria. Si pensava e si sperava che questo secondo fronte si fosse placato, invece non è così. Dopo la Banca di Scozia la tempesta ha ripreso la sua virulenza sulle «majors» americane: la Bank of America, la JpMorgan-Chase, la City-Group. L´industria automobilistica dal canto suo non si regge più sulle sue gambe e interventi pubblici sono dovunque invocati e in molti paesi hanno già avuto attuazione. In questo quadro recessivo mondiale che ormai comprende anche la Cina e le altre potenze emergenti, si stagliano per quanto riguarda l´Italia alcuni problemi specifici con caratteristiche proprie ai quali il calendario politico ha impresso nei giorni scorsi una forte accelerazione: il federalismo fiscale, la riforma contrattuale, i provvedimenti anticrisi, la ricerca delle risorse necessarie per farvi fronte e gli strumenti più appropriati da usare. Di questi problemi intendo oggi occuparmi ma non voglio esimermi da un cenno preliminare che riguarda le prime iniziative del nuovo presidente degli Stati Uniti. Ha preso tempo fino a febbraio per presentare un piano anticrisi di 825 miliardi di dollari cui seguiranno � ha annunciato � altri stanziamenti con l´obiettivo di creare nuovi posti di lavoro e un consistente sostegno dei redditi falcidiati dalla crisi. Nel frattempo ha marcato con provvedimenti immediati una profonda discontinuità rispetto alla politica del suo predecessore. SEGUE A PAGINA 23

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l'america della crisi e lo specchio buio del '29 - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 25-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 32 - Cultura L´America della crisi e lo specchio buio del ´29 Anniversari scomodi l´attualità Il peggior risultato della Borsa di Wall Street nel giorno di un giuramento presidenziale? Con Barack Obama questa settimana Il secondo peggior risultato? Con Herbert Hoover, esattamente otto decenni fa è solo l´ultima di troppe somiglianze... Gli anni Venti furono un´epoca di eccessi e di follie. Nel suo celebre saggio sulle cause della Grande Depressione, l´economista John Kenneth Galbraith stilò un elenco che suona terribilmente attuale. "Per prima cosa - scrisse - i ricchi sono troppo ricchi" FEDERICO RAMPINI «La peggiore performance dell´indice Dow Jones durante un Inauguration Day, da quando quell´indice fu creato 124 anni fa». Con una punta di sgomento il Washington Post commentava così l´accoglienza riservata dalla Borsa a Barack Obama martedì scorso. Il presagio diventa sinistro quando si scopre a chi spetta la seconda peggiore performance della storia: fu il calo del Dow Jones che salutò il 4 marzo 1929 l´Inauguration Day di Herbert Hoover. Cioè il presidente che nell´autunno dello stesso anno sarebbe stato uno spettatore impotente di fronte al crac di Wall Street e all´inizio della Grande Depressione. Per chi crede ai segni del destino e ai ricorsi storici la coincidenza è funesta. Quanto dell´esperienza del 1929 rischia davvero di ripetersi ottant´anni dopo? Per capire cosa si è guastato nell´economia globale nel Ventunesimo secolo, rivisitare la più grave crisi del Novecento a caccia di analogie è un esercizio rivelatore. Obama e Hoover sono ai due poli opposti nella storia degli Stati Uniti. Da una parte il giovane afroamericano portatore di una potente ventata di speranza nel cambiamento. Dall´altra un repubblicano conservatore e ultraliberista che con il suo dogmatico laissez-faire contribuì ad aggravare la crisi. Profondamente diverso è anche il contesto economico dell´insediamento. All´Inauguration Day di Obama l´America è arrivata avendo già alle spalle un anno di recessione, stremata e angosciata, consapevole delle terribili difficoltà che il neopresidente deve affrontare per rilanciare la crescita. Al contrario, Hoover ottant´anni fa a quest´epoca (quando mancano mesi al crollo autunnale) assapora gli ultimi fasti di un´epoca beata. All´inizio del �29 gli americani - con rare eccezioni di lucidità - sono ignari del disastro che incombe su di loro. è il culmine, il botto finale, nella folle e spensierata Età del Jazz: il periodo eccitante iniziato subito dopo la conclusione della Prima guerra mondiale. Un´epoca di cui oggi si ricordano soprattutto gli eccessi, ma che incarna anche un´energia modernista, creativa, trasgressiva. Le innovazioni tecnologiche come l´automobile e l´aeroplano, la radio e il telefono, si diffondono rapidamente. Il fiorire dell´Art Déco dà a New York e Chicago alcuni dei più bei grattacieli della storia. Nelle grandi metropoli la cultura tollerante migliora la vita delle minoranze, dai neri agli omosessuali. Le donne - almeno nei ceti benestanti - assaporano un assaggio della rivoluzione sessuale. Fino all´autunno del crac, l´atmosfera in America è elettrizzante. Lo specchio fedele di quell´euforia è l´industria dello spettacolo. A Broadway regna con successo il musical Ziegfield Follies. Sull´altra costa la Metro Goldwyn Mayer lancia The Hollywood Revue of 1929, un kolossal-varietà con Joan Crawford e la prima versione del brano Singin´in the Rain. Nelle librerie trionfano i romanzi popolari di Horatio Alger, scomparso un ventennio prima: è un Dickens in versione ottimista, il cantore dell´American Dream, prolifico autore di dozzine di libri la cui trama è sempre la stessa, storie di giovani poveri che attraverso il sacrificio e la forza di volontà conquistano la sicurezza della middle class. Per l´élite colta invece quel sogno americano ha il suo interprete raffinato in Francis Scott Fitzgerald. L´autore più rappresentativo dell´Età del Jazz è sedotto dal mondo dei milionari, i suoi romanzi sono l´apoteosi di una fase di opulenza, il ritratto acuto del nuovo establishment capitalistico. Fra tutti spicca Il Grande Gatsby, personaggio circondato da un´aureola di seduzione e di mistero, il cui arricchimento troppo veloce ricorda le parabole effimere dei giovani banchieri d´affari nella New York del terzo millennio. Fitzgerald prova amore-odio per quella società del denaro, descrive i suoi fasti e ne coglie il decadimento morale. Nella tragedia finale del Grande Gatsby si congiungono i due elementi del sogno americano degli anni Venti: la fuga in avanti per emulare i costumi edonistici della élite dorata, e il presentimento di un disastro imminente: «Aveva fatto molta strada per giungere a questo prato azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così vicino da non poter più sfuggire. Non sapeva che il sogno era già alle sue spalle, in quella vasta oscurità dietro la città dove i campi oscuri della repubblica si stendevano nella notte. Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C´è sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia� e una bella mattina�». Non è solo una ricchezza di carta, quella che regge il sistema fino alla vigilia del crac. Dietro il miracolo economico dell´America emergente c´è un modello avanzato, un´idea democratica del diritto universale al benessere. Detroit nel 1929 supera d´un balzo la soglia di produzione di cinque milioni di autovetture: dopo la Grande Depressione bisognerà aspettare il 1953 per tornare a quel livello. Henry Ford ha una visione sociale lungimirante, crea la prima industria di massa fondata su alti salari. Un principio del fordismo è che l´operaio deve poter comprare la stessa auto che produce. Ma nel frattempo la General Motors fonda la prima "banca dell´automobile", la Gm Acceptance Corporation, diffonde gli acquisti rateali e il germe dell´indebitamento dei consumatori. Il diritto di ogni famiglia americana ad avere l´auto e il frigorifero, la radio e il fonografo prefigura quello che ottant´anni dopo sarà il meccanismo infernale del mutuo subprime: la promessa della casa per tutti, l´illusione di una Bengodi immobiliare fondata sui debiti. Quando Hoover pronuncia il suo discorso d´insediamento, i più avvertiti hanno già smesso di credere a una prosperità senza fine. Il finanziere newyorchese Bernard Baruch scrive: «Acquistare a rate, puntando sulla propria capacità futura di ripagare una vita migliore, può essere saggio ma può anche essere spinto all´esagerazione. Abbiamo raggiunto l´esagerazione». Joseph Kennedy, padre del futuro presidente, prima dell´estate vende tutto il suo portafoglio di azioni e tiene la ricchezza parcheggiata in liquidità. John Kenneth Galbraith individuerà nel saggio Il grande crollo le cause strutturali del crac. Quell´elenco è terribilmente attuale. «Primo: una distribuzione del reddito squilibrata. Nel 1929 i ricchi lo sono troppo. Il cinque per cento della popolazione con i redditi più alti controlla un terzo della ricchezza nazionale». Al secondo posto Galbraith mette l´eccessivo indebitamento delle grandi holding finanziarie, che crea il rischio di una brusca e distruttiva inversione dell´effetto-leva: è la liquidazione precipitosa di tutti gli attivi, che scatta quando le società sono costrette a rientrare dai loro debiti. è lo stesso meccanismo che dal 2007 a oggi alimenta la spirale delle crisi bancarie. Nel ricostruire le cause del crollo di ottant´anni fa Galbraith si sofferma su un precedente sconcertante. A metà degli anni Venti l´America aveva già subìto un assaggio micidiale degli eccessi speculativi, con la bolla immobiliare della Florida, una pazza corsa all´acquisto di terreni conclusa in un crollo dei prezzi. Un incidente non abbastanza traumatico, però, da "vaccinare" gli investitori in Borsa. Una sequenza simile accade ottant´anni dopo: la bolla della New Economy e il tracollo del Nasdaq (marzo 2000) in pochi anni sono cancellati da un´amnesia collettiva, la lezione è inutile. Inutili anche gli scandali Enron, Worldcom, Parmalat. Gli anni Venti sono memorabili per la sregolatezza dei mercati in preda all´aggiotaggio. «Un gruppo d´investitori dotati di capitali sufficienti - racconta lo storico Eric Rauchway della University of California - poteva creare un "pool" con lo scopo esplicito di manipolare un titolo in Borsa. Succedeva di continuo ed era perfettamente legale. Il Wall Street Journal riportava informazioni quotidiane sulle manovre di questi fondi». Ottant´anni dopo il bubbone della malafinanza avrà le apparenze più sofisticate dei derivati, titoli-spezzatino, credit default swaps e altri titoli tossici. Il quadro non è migliorato: il dilagare dei conflitti d´interessi, le complicità fra banche d´investimento e agenzie di rating, la latitanza dei controlli, la passività degli organi di vigilanza. In comune gli anni dorati hanno il mood, quell´atmosfera che per Galbraith ebbe un ruolo decisivo negli anni Venti: «Ben più importante dei tassi d´interessi o del credito facile, è il clima psicologico. La speculazione su una dimensione così vasta richiede un diffuso sentimento di fiducia e di ottimismo, la convinzione che anche le persone normali siano destinate a diventare ricche». Un´altra causa profonda del 1929 è negli squilibri internazionali. La Prima guerra mondiale ha lasciato l´Europa stremata dai debiti. Anche i vincitori come Inghilterra e Francia vivono di prestiti americani. Le condizioni della pace peggiorano il dissesto. L´economista britannico John Maynard Keynes è l´autore di un´implacabile requisitoria contro le clausole finanziarie del Trattato di Versailles. Le riparazioni di guerra impongono alla Germania oneri spaventosi, che travolgeranno la fragile democrazia della Repubblica di Weimar. In un mondo di debitori, l´America degli anni Venti è il banchiere universale, l´unico che finanzia le altre nazioni. Ma è un´America che sta già scegliendo la via del protezionismo, pratica alte barriere tariffarie. I suoi debitori sono stretti in una morsa: non possono venderle le merci essenziali per ripagare montagne di cambiali. Quando i flussi di finanziamenti americani s´interrompono, il mondo intero sprofonda di colpo nella recessione. Otto decenni dopo le parti sono cambiate, i ruoli invertiti, e ci sono protagonisti nuovi. Gli squilibri sono altrettanto massicci. Stavolta è l´Asia - Cina in testa - a svolgere il ruolo di banchiere planetario. I titoli del debito pubblico americano vengono acquistati dalle banche centrali di Pechino e Tokyo. La Repubblica popolare cinese ha accumulato attivi commerciali verso il resto del mondo. Ma i suoi abitanti non consumano abbastanza, è difficile per l´America restituire i debiti esportando ai cinesi. La crescita mondiale nel primo scorcio del Ventunesimo secolo è stata consentita dalla simbiosi della coppia sino-americana, Chimerica. Il giacimento di risparmio cinese ha consentito alle famiglie americane di vivere al di sopra dei propri mezzi. Il consumismo americano ha alimentato il boom cinese. Anche se l´incidente che ha portato alla recessione globale è accaduto in Occidente, con il crollo del castello di carte dei mutui subprime, sullo sfondo c´è l´immensità degli squilibri fra le due sponde del Pacifico. La crescita non ripartirà senza un aggiustamento dei rispettivi ruoli dentro il binomio Chimerica. E se per la presidenza Obama vale il precedente del New Deal, è anche all´interno della società americana che ci sarà un cambiamento di ruoli e di prospettive. Eric Rauchway ricorda: «Tra i lasciti profondi della Grande Depressione e dell´epoca rooseveltiana ci fu questo: il ceto medio americano imparò a riconoscersi nell´insicurezza dei tanti meno fortunati, anziché identificarsi nella minoranza dei privilegiati».

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sono cinquemila senza china town (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 25-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina VIII - Torino Numeri Sono cinquemila senza China Town Circa 4081 cinesi vivono a Torino, ovvero il 57% di tutti i cinesi del Piemonte. I ristoranti cinesi a Torino sono 411, nel 2001 erano 135. La maggior parte dei cinesi di Torino proviene dallo Zhejiang, nel Sud-est della Cina. Il 37% di loro lavora nella ristorazione , il 20% nel commercio. La maggior parte (58%) non si riconosce in nessuna religione. Il 31% è buddhista e l´8% ha aderito a una religione cristiana (a Torino esistono due chiese pentecostali e una congregazione di testimoni di Geova).

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capodanno cinese in nome del bufalo "festa al lingotto, poi un anno faticoso" - fabiola palmeri (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 25-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina VIII - Torino La curiosità La comunità, sempre più in crescita, dà il via a una settimana di cerimonie tradizionali Capodanno cinese in nome del Bufalo "Festa al Lingotto, poi un anno faticoso" Piero Ling: "Potrà essere un periodo molto produttivo a condizione di impegnarsi" FABIOLA PALMERI La Luna di lunedì 26 gennaio segna l´inizio del Nuovo Anno Cinese, la più importante festività annuale della Cina e di molte popolazioni orientali. Pur non trovandoci nella terra di Mezzo, la Comunità Cinese di Torino e del Piemonte non rinuncia di certo a festeggiare e da oggi fino alla fine della prossima settimana, propone cene dedicate e tradizioni famigliari che culmineranno domenica prossima, 1 febbraio con una festa-spettacolo organizzata al Lingotto. «Entriamo nell´Anno del Bufalo - dice Piero Ling famoso ristoratore tori-cinese dello Zheng Yang ? un animale che in Cina viene spesso rappresentato mentre tira l´aratro e che è associato alla fatica e alla responsabilità. E´ un animale che non demorde mai e mi pare un segno giusto e augurale per la situazione che tutti noi ci troviamo ad affrontare in questo 2009». Guardando l´oroscopo si scopre che il Bufalo ci spingerà a sforzi costanti, al coraggio e alla tenacia. Sarà un anno dedicato al lavoro, alla responsabilità, a tutto ciò che è tradizione e spirito di conservazione. Si tratta di un anno che può rivelarsi assai produttivo, a condizione di mantenere alto il proprio impegno, di essere rigorosi, metodici ed organizzati. Anche lo Zodiaco cinese pare proprio essere in linea con la situazione economica italiana e mondiale. Dei circa 5000 cinesi del Piemonte la maggior parte abita, studia e lavora a Torino. Differentemente da Milano, nella nostra città non esiste una China Town, ovvero una concentrazione in un´unica zona della città e sono quindi molti i quartieri, fra cui Porta Palazzo, Borgo Dora, Aurora, Borgo San Paolo e San Salvario in cui risiedono famiglie cinesi. La comunità del Piemonte cresce e cambiano anche le sue caratteristiche. I primi residenti lavoravano principalmente nella ristorazione, ed anche se oggi sono moltissimi i ristoranti del territorio le nuove generazioni si stanno aprendo a nuovi settori. Il più trendy del momento è quello dei negozi di parrucchieri gestiti da giovani cinesi, per lo più ragazzi dai 18 ai 30 anni che stanno conquistando i favori di una clientela sorprendentemente eterogenea: giovanissimi, donne, uomini, anziani. In Via Vanchiglia 16 il negozio F.J.X. ad esempio è gestito da un ragazzo di Shanghai e dai 4 aiutanti, due ragazze e due ragazzi dalle capigliature degne di un manga nipponico. Dall´apertura ad oggi F.J.X. ha visto crescere costantemente il numero di clienti che hanno definitivamente messo da parte varie prevenzioni iniziali, circa la qualità dei prodotti usati, la capacità di comunicazione e altro. Le carte vincenti? Certamente un´apertura continuata, la velocità d´esecuzione, i prezzi competitivi, tagli e colorazioni d´ottimo livello

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da torino l'offensiva mondiale contro i nuovi pirati del mare - lorenza pleuteri (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 25-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XI - Torino Da Torino l´offensiva mondiale contro i nuovi pirati del mare Summit all´Unicri con militari, esperti e 007 Calvani: "Lo scambio di informazioni chiave di volta per sconfiggerli" LORENZA PLEUTERI Come e più che in un adrenalinico romanzo, in un film d´azione con effetti spettacolari, in una fiction da prima serata. Mercoledì a Torino sbarcheranno rappresentanti Nato e diplomatici di mezzo mondo, capi di intelligence straniere e dirigenti di agenzie internazionali, vertici di compagnie marittime e di colossi assicurativi, 007 pubblici e privati, ammiragli, militari, esperti. L´United nations interregional crime and justice research institute dell´Onu - l´Unicri, il braccio delle Nazioni unite che da una decina d´anni ha il quartier generale in viale Maestri del Lavoro - ha convocato alla Fondazione Crt di via XX settembre decine di nomi di primissimo piano. Per parlare di pirateria marittima e di azioni di contrasto agli arrembaggi degli ipertecnologici corsari d´inizio millennio. Un business in espansione, un crimine globale. Una piaga con enormi contraccolpi economici e finanziari e la necessità di coordinare prevenzione e risposte efficaci e su scala transnazionale. Qualche numero, per dare l´idea. «Nei primi nove mesi del 2008 - ricordano i promotori del meeting mondiale - si sono verificati 199 episodi di pirateria marittima, 60 solo nel golfo somalo di Aden. L´epicentro è attorno al Corno d´Africa, ma il fenomeno è diffuso su scala globale. Tocca le coste della Cina orientale, lo stretto di Malacca, Singapore». I primi raid in mare sono Sirius cominciati nella seconda metà degli anni Novanta. Da allora è stata una escalation. «I dati attuali testimoniano che si assiste a una emergenza e che lo scenario previsto per il futuro non è confortante. In tempi di crisi economica e nell´ipotesi di una enorme scarsità di offerta energetica, sarebbero devastati nuovo attacchi come quelli contro la Sirius star, la superpetroliera saudita sequestra il 15 novembre, liberata dai bucanieri somali dopo il pagamento di un ingente riscatto. Il blocco di grandi quantità di greggio, di questi tempi, potrebbe mettere in ginocchio città ed economie». I noleggiatori di navi sono costretti a seguire rotte più sicure, più lunghe e più costose. Salgono le spese. Le compagnie assicurative alzano a dismisura i premi. «Lo scambio di informazioni e di esperienze tra i vari Paesi - argomenta il "padrone di casa" del convegno, il direttore Unicri Sandro Calvani - sarà la chiave di volta per risolvere questa piaga. L´incontro torinese, prima tappa di un progetto mirato dell´Onu, rappresenterà un riferimento di valore assoluto nell´ottica di un nuovo approccio ad alleanze tra pubblico e privato. Riunire attorno allo stesso tavolo entità come la nato, aziende e specialisti produrrà risultati tangibili. E noi delle Nazioni unite ci facciamo promotori di questo nuovo modo di gestire crisi e politica».

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ecco "amita della giungla" figlia di torino e nanchino - mario serenellini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 25-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XVII - Torino Il cartoon Ecco "Amita della giungla" figlia di Torino e Nanchino Prodotto dai subalpini Lastrego & Testa e dal cinese Blue Dolphin va in onda da oggi nella domenica di Rai3 MARIO SERENELLINI Anche la Rai ha le sue fiabe, sballottate tra perpetui tormentoni di poteri piccoli piccoli e grandi interessi. E le fiabe Rai possono persino essere oggetti marziani, sospensioni d´altri mondi sulle più deprimenti calamità nazionali. Su Raitre parte oggi la serie animata di Làstrego & Testa Amita della giungla, 26 puntate di 7 minuti, ogni domenica all´interno di è domenica papà!. è una fiaba d´oggi e di sempre: ma a livello produttivo è una novità planetaria. è il primo gemellaggio via cartoon Italia-Cina, Torino-Nanchino: da una parte Làstrego & Testa Multimedia (reduce dalle illustrazioni della Genesi di Fruttero ex Lucentini), dall´altra lo Studio cinese Blue Dolphin. Per la prima volta, come spiegano Cristina e Francesco (ovvero Làstrego & Testa), una produzione di cartoons occidentale s´è rivolta ai cinesi «non con una semplice richiesta di manodopera qualificata a basso costo, ma cercando una vera collaborazione, tra culture lontane, in una storia e un modo di raccontare». In Amita della giungla (che ha già un sito, http://www. amitadellagiungla. com/, dove i bambini possono giocare, scaricare immagini da colorare e ritagliare e conoscere i personaggi), nominato al Cartoons on the Bay 2008 per le serie tv infanzia, protagonista è una vegetazione fantastica, popolata di animali amici, in un´era in cui uomini e no sanno ancora comunicare tra loro. Amita danza, canta e gioca con gli amici, l´orso dormiglione, l´elefante saggio, l´elefantino timido e Giùnk, bambino che s´annida su un albero preistorico, insieme alla fedele scimmietta Apù. «Le storie - spiegano gli autori torinesi - sono nate dallo studio delle tradizioni dell´antico Oriente e dai nostri viaggi in Cina: uniscono alla saggezza degli antichi proverbi una morale contemporanea, basata sull´altruismo, la comprensione, la solidarietà. Alla fine d´ogni avventura, Aruka, la saggia tartaruga, recita un proverbio che chiarisce il senso di quanto accaduto».

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lang e harding, estasi pianificata tra youtube e discipline orientali - nicola gallino (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 25-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 26 - Cronaca la sinfonica Così lontani, così vicini: i due giovani talenti insieme sul palco in un´avventura stimolante Lang e Harding, estasi pianificata tra YouTube e discipline orientali è l´ennesima reincarnazione di quella classica che si sforza di parlare a platee più ampie NICOLA GALLINO Se volete capire come sta cambiando la musica classica non perdetevi sabato 9 maggio 2009 alle 20.30 il concerto della Royal Concertgebouw Orchestra di Amsterdam con Daniel Harding sul podio e Lang Lang al pianoforte. Il Beckham della bacchetta e il Giovanni Allevi dagli occhi a mandorla. La classica che non ha paura di essere normale e assomigliare al resto del mondo anche quando è serissima e gioca a fare la superstar. In programma il Concerto n. 2 in fa minore di Fryderyk Chopin, che Lang ha da poco anche inciso assieme al gemello in mi minore, e la turgida Sinfonia n. 2 di Johannes Brahms. Fenomeno commerciale, fenomeno mediatico, fenomeno e basta, del ventiseienne Lang Lang si è detto di tutto. Icona globale prêt-à-porter, consolle da estasi pianificate, il prodigio venuto dalla Cina sta al pianoforte come la playstation al vecchio pallone di cuoio. Occhio però a non liquidarlo come tecnologia perfetta e sentimenti di plastica, come macchina da note dalle emozioni rinchiuse dietro due fessure ridenti e impenetrabili. Troppo semplice. Con lui tutti i tradizionali stereotipi sui musicisti orientali impattano clamorosamente. Lang rappresenta sul serio qualcosa di nuovo e trasversale, più sottile e complesso. Forse inquietante. Innanzitutto materializza nell´immaginario della musica globale la voglia di nuova Cina, di nuovi Orienti. Altro che il virtuoso occhialuto e compassato, magari con la riga da una parte, che suona s´inchina e se ne va. Il suo sito è cool. Da dj, con tanto di "join the experience", di canale YouTube, di avatar e il tocco fetish delle sue sneakers griffate nere e oro in vendita. Carico di sponsor più di un pallone d´oro, blockbuster da alta classifica, la sua incisione del Primo e Quarto concerto di Beethoven con l´Orchestre de Paris diretta da Christoph Eschenbach ha stracciato le chart di classica su Billboard. E per arrivare in testa come Nuovo Artista si è battuto faccia a faccia con le più note popstar. La sua agenda rimbalza dal recital tenuto in Central Park con uno Steinway rosso, poi messo all´asta a favore dei terremotati del Sichuan, allo spot per la United Airlines registrato assieme al grande collega jazz Herbie Hancock, con il quale ha anche suonato in tv davanti a quarantacinque milioni di spettatori. Nulla rispetto ai quasi cinque miliardi che a luglio 2008 l´hanno visto - un puntolino nello stadio - suonare per la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Pechino. Poi che Lang sia esploso per germinazione spontanea o sia stato plasmato a tavolino dai geni del marketing d´Oltreoceano in fondo non importa. è l´ennesima reincarnazione di quella musica classica che si sforza di parlare a platee più ampie, di quel borderline colto che non ha paura di sporcarsi le mani con i linguaggi di massa e lo showbiz. Come i Pavarotti e Bocelli, con cui naturalmente si è esibito. La novità è che questa volta il vento viene da Est: ma attenzione a gridare alla melassa globale. Un suo concerto è un´avventura non soltanto sonora ma anche cinetica, sensoriale, dove l´Oriente vero e interiore c´è. Ed è inconfondibile. Guardatelo come attacca, ad esempio, una delle ultime sonate di Schubert. Per l´intero primo tempo indugia. Ci gira attorno, si bilancia sulle braccia come un atleta di arti marziali che studia l´avversario prima di sferrare la prima mossa. A un certo punto parte. Mena fendenti, accarezza, sfarina le note come se volesse liberarsi di sabbia dai polpastrelli. E quando una mano resta sola a suonare anche per un secondo, l´altra si libra nell´aria perdendosi in uno strano tai-chi che disegna stormi di gru in volo verso lontananze immaginarie. Poi magari si butta in un allegro tempestoso contro cui infierisce con l´allegra crudeltà di dita che ora pinzano i tasti come bacchette di bambù, ora li affettano come coltelli. Pescate a caso su uno dei video con cui gira su You Tube. Sono quasi mille. L´incontro con Daniel Harding è un´avventura stimolante. Così lontani, così vicini al tempo stesso. Il trentatreenne direttore inglese in un´intervista ha detto: «Mi piace ascoltare Frank Sinatra o Britney Spears e molte altre cose. Ogni musica ha il suo scopo e dunque scegliere che cosa ascoltare dipende dalla voglia che si ha: a volte vuoi essere coinvolto in qualche cosa di impegnativo, altre volte ti va di rilassarti». Come lo scorso anno, quando ha accettato con entusiasmo di interpretare la parte del direttore d´orchestra nel film Lezione Ventuno di Alessandro Baricco. Davvero i piccoli Schroeder pazzi solo per Beethoven oggi non abitano più qui.

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Dalla Cina all'Italia gli addobbi dei baby schiavi (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 25-01-2009)

Argomenti: Cina

CRONACA 25-01-2009 Dalla Cina all'Italia gli addobbi dei baby schiavi DI MAURO ZUCCARI A un mese dalle celebrazioni natalizie emerge una realtà raggelante. Gran parte dei palloncini e delle ghirlande con cui sono stati preparati gli addobbi sono sporche di sangue. È la denuncia lanciata qualche giorno fa da Toni Brandi, responsabile della Laogai Research Foundation italiana. «Molti addobbi natalizi esportati dalla Cina in Europa, quindi anche in Italia ha detto in un'intervista sono prodotti all'interno dei "laogai", campi di lavoro dove uomini e donne sono imprigionati, spesso a causa della loro fede religiosa o delle loro idee». Non c'è che dire; un senso dell'ironia quasi diabolico: ornamenti che celebrano la nascita di Nostro Signore prodotti da chi proprio per la sua fede cristiana è perseguitato e venduti ai cristiani d'occidente, felici di addobbare le loro case con orpelli sfavillanti, economici ma anche potenzialmente nocivi, a quanto sottolinea Brandi. «Secondo un'indagine condotta dalla nostra fondazione spiega luminarie e gemme di cristallo importate con il marchio Zhuhai Chili Electronic in Italia, Belgio, Francia e Stati Uniti provengono dal centro di detenzione di Zongba, nella città di Qingzhen. Spesso risultano pericolosi per chi li acquista». Quanto poi sia disumano il trattamento subì- to da questi schiavi del XXI secolo è testimoniato dai sopravvissuti fuggiti all'estero. Il sito della Fondazione, www.laogai.it è pieno di questi racconti; prigionieri costretti a lavorare fino a 16 ore al giorno, torture continue, detenuti costretti a torturare i loro compagni come segno della loro "redenzione". Anche il Comitato dell'Onu contro la tortura ha recentemente pubblicato un rapporto in cui denuncia l'alto numero di vittime causato da questi trattamenti. «Tutto ciò però non porta ad alcun cambiamento spiega Brandi noi pubblichiamo un quaderno in cui denunciamo l'esistenza di 1422 lager che sono anche imprese produttrici. Le convenzioni internazionali contro il lavoro forzato e contro il lavoro minorile sono sistematicamente violate, senza che le autorità, italiane ed europee, facciano nulla; anche le convenzioni contro la tortura e per i diritti civili, firmate dalla Cina, sono calpestate. A livello delle forze sociali non si registra una mobilitazione; in Usa i Sindacati ed il Congresso, invece, ci hanno aiutato. Il Parlamento italiano ha approvato tre risoluzioni contro i "laogai" l'anno scorso, ma non si è fatto nulla di concreto; due progetti di legge giacciono alle Camere da circa 4 anni». Toni Brandi fornisce alcuni nomi di queste aziende - lager: la Shayang Xinsheng Brickyard ha dietro di sé la Shayang Fanjiatai Prison; tramite altre imprese sembra abbia esportato luci di Natale in Usa.; la Zhongba Farm di Qingzhen nasconde la Zhongba Rtl, una prigione dove si producono anche le gemme di cristallo esportate dalla Zhuhai Chili; nella prigione "Shangai Women's Rtl" si producono giocattoli esportati anche in Italia. È difficile avere i nomi delle aziende esportatrici; il regime li copre con il segreto. Brandi aggiunge che le importazioni dalla Cina sono ora in forte calo, sia a causa della crisi che degli scandali creati dai prodotti nocivi. la denuncia Realizzati da prigionieri sottoposti a torture, ghirlande e nastri per le feste esportati anche nel nostro Paese

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Mosher: i gruppi pro-choice adesso avranno più potere (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 25-01-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 25-01-2009 l'intervista Mosher: i gruppi pro-choice adesso avranno più potere DI LORENZO FAZZINI L a decisione con cui Obama ha ripristinato i fondi per le organizzazioni pro-abortiste è «un esempio dell'imperialismo americano. La maggior parte dei Paesi del mondo vieta l'aborto: così facendo, Obama viola anche i principi di tutte le religioni». Non usa mezzi termini Steve W. Mosher, presidente del Population Research Institute per bocciare l'annunciata mossa del neo-inquilino alla Casa Bianca sulla diffusione dello stile "prochoice" nel mondo. Il direttore dell'Istituto di ricerca sulla popolazione, che ha sede in Virginia, è un'autorità in materia demografica: è stato infatti il primo giornalista nel mondo, all'inizio degli Anni '80, a documentare le atrocità commesse dal regime cinese nell'applicazione della «politica del figlio unico » e un suo dettagliato rapporto sul coinvolgimento diretto dell'Unfpa e dell'Ippf nella pratica degli aborti e delle sterilizzazioni forzate, sempre in Cina, è stato alla base della decisione di George W. Bush di sospendere il finanziamento di queste organizzazioni che Obama ha ora ripristinato. Professor Mosher, come valuta la decisione di Obama? Una premessa: nel 1958 venne pubblicato un romanzo, «The Ugly A- merican », poi diventato un film nel 1963 ( «Missione in Oriente» ) con Marlon Brando. I "cattivi" del libro erano gli americani arroganti e ignoranti che lavoravano all'estero infischiandosene dei valori locali. Questa frase, l'«americano cattivo», è diventato un modo di dire e indica l'americano maleducato che viaggia all'estero. Obama sembra determinato a mettere in circolazione una falange di «americani cattivi » in tutto il mondo. Vuole finanziare, usando i dollari delle tasse di tutti gli americani, le organizzazioni internazionali che violando la santità della vita volontariamente infrangono le leggi della maggior parte degli Stati nel mondo, per non parlare dei valori di base di tutte le religioni mondiali. A quali principi era ispirata la norma anti-aborto approvata da Reagan nel 1984? L'idea-guida era questa: l'aborto è sempre e ovunque un evento controverso. La maggior parte degli americani fanno obiezione al fatto che le loro tasse vengano usate a questo scopo. La maggior parte degli Stati del mondo, poi, hanno molte restrizioni in tema di aborto, per non parlare di quelli che lo vietano del tutto. Queste organizzazioni americane che spingono perché all'estero si tengano interruzioni di gravidanza offrono una cattiva immagine del nostro Paese alle donne povere dei Paesi del Terzo mondo. Chi beneficerà e chi subirà il cambio di indirizzo politico? I primi beneficiari saranno i pro-aborto dell'International Planned Parenthood Federation (Ippf): promuoveranno l'aborto dove è legale, faranno lobby per la sua legalizzazione dove non è ancora ammesso, e realizzeranno quanti più aborti possibili sfidando le leggi locali. Ad oggi 130 Paesi nel mondo vietano l'aborto o lo ammettono solo in circostanze estreme. Diversi Stati latino-americani, ad esempio, sanciscono che la vita inizia al concepimento e proteggono il bambino non nato. La Ippf e le agenzie simili, sfidando la sovranità nazionale degli Stati, vogliono cambiare tutto questo. Denigrano il bambino non nato come qualcosa di «non umano», cercano di privarlo della protezione della legge e al tempo stesso realizzano migliaia di aborti illegali: questo non è imperialismo culturale? Il responsabile del Population Research Institute: «Scelta imperialista L'Ippf farà lobby per legalizzare l'aborto nei Paesi dove è vietato» Steve W. Mosher

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Brasile. Muore la top model Mariana. Le erano stati amputati mani e piedi (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 25-01-2009)

Argomenti: Cina

Brasile. Muore la top model Mariana. Le erano stati amputati mani e piedi 25-01-2009 SAN PAOLO. Una diagnosi fatta in ritardo, qualche giorno in ospedale, mani e piedi amputati, poi la morte: é la tragica vicenda di Mariana Bridi Da Silva, la ventenne splendida modella brasiliana, di origine italiana, deceduta ieri nell'ospedale dove era ricoverata da diversi giorni. Il caso ha commosso il Paese: la top model è deceduta all'Ospedale Dorio Silva di Serra, Stato di Spirito Santo, verso le 2:30 (ora locale) e fin dal primo mattino i media online e i notiziari tv hanno reso noto che la ragazza non ce l'ha fatta, pubblicando le immagini della bellissima Mariana in costume da bagno al mare o mentre sfila sulle passerelle dell'alta moda. Mariana si è aggravata nel corso della notte: le sue condizioni sono passate da "gravi" a "molto gravi", ha spiegato la segretaria alla Salute dello Stato brasiliano, mentre i medici dell'ospedale dove era ricoverata hanno confermato l'aggravamento delle condizioni, ricordando che non avevano avuto altra scelta che amputare prima le mani, quindi i piedi, "perché l'ossigeno non arrivava alle estremità. Era stata sottoposta a emodialisi e nelle ultime ore per respirare aveva avuto bisogno dell'assistenza delle macchine", hanno precisato. Il fidanzato di Mariana, Thiago Siomes, ha negato che la sua compagna avesse fatto uso di droghe: "Non prendeva pasticche e non faceva diete. Era semplicemente un essere umano malato", ha tagliato corto. Mariana aveva iniziato la carriera come modella a 14 anni, era stata Miss Bikini internazionale in Cina e nel 2007 era arrivata quarta al concorso Miss Mondo Brasile, conquistando lo stesso posto anche nell'edizione dell'anno scorso. Il 2 gennaio era stata ricoverata con sintomi di infezione urinaria, febbre e forti dolori, dolori che aveva avvertito fin da dicembre, quando dopo una visita medica le erano stati diagnosticati calcoli renali. Il quadro clinico, che inizialmente sembrava semplice, è andato progressivamente peggiorando e quando i medici hanno individuato un'infezione causata da un raro batterio, lo Pseudomonas Aeroginosa, la ragazza era già stata colpita da setticemia. Era stato quindi necessario amputare, dopo l'accertamento della necrosi agli arti. I medici erano stati costretti anche a rimuovere alcune parti dello stomaco. Secondo un medico brasiliano esperto in infezioni, Caio Rosenthal, citato dalla stampa locale, è poco comune che i casi di infezione per questo tipo di batteri possano portare all'amputazione. "Mariana stava soffrendo molto, ha lottato con forza per la vita. In questi momenti, il Signore ci da conforto", ha commentato il padre della ragazza, Agnaldo Bridi. La famiglia ha detto di attendere una grande quantità di persone ai funerali, in programma oggi.

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La Cina teme l'incognita Barack Obama (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 25-01-2009)

Argomenti: Cina

La Cina teme l'incognita Barack Obama 25-01-2009 PECHINO. La Cina teme l'incognita Barack Obama. Le crescenti preoccupazioni di Pechino per una svolta negativa nei rapporti con gli Stati Uniti dopo l'insediamento del nuovo presidente, sono stati espressi dal ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi al segretario di Stato Usa, Hillary Clinton. In una conversazione telefonica venerdì notte, riferisce l'agenzia Nuova Cina, Yang ha chiesto alla Clinton di gestire con cautela "le differenze" e le tematiche "delicate" che potrebbero danneggiare le relazioni tra i due Paesi. Il ministro ha sottolineato che i rapporti tra Cina e Usa "sono una delle più importanti relazioni bilaterali del mondo" ed aggiunto che Pechino "è pronta a lavorare con Washington per guardare costantemente alle relazioni bilaterali in una prospettiva strategica di lungo termine". Yang non ha indicato quali siano i temi "delicati", ma per la Cina riveste grande importanza la questione di Taiwan, l'isola di fatto indipendente sulla quale rivendica la sovranità. Gli Stati Uniti riconoscono la Repubblica Popolare come "unica" Cina ma mantengono stretti rapporti commerciali e militari con Taiwan, alla quale hanno venduto alla fine del 2008 una partita di armi sofisticate del valore di 6,5 miliardi di dollari. Una compravendita gestita dall'ex presidente George W. Bush ma approvata da Obama. Secondo gli esperti cinesi e quelli di Taiwan, il nuovo presidente Usa potrebbe appoggiare con maggior decisione del suo predecessore le richieste di Taiwan di partecipare in modo autonomo alle organizzazioni internazionali, ma non dovrebbe discostarsi molto dalla politica del suo predecessore. Altri temi che preoccupano Pechino sono la tradizionale 'insistenza' dei presidenti democratici sui diritti umani e la vicinanza di molti leader del partito del presidente, come la presidente del Congresso Nancy Pelosi, al Dalai Lama, il leader tibetano in esilio considerato un secessionista da Pechino. Al momento la questione più calda è quella del commercio, dopo che il nuovo segretario al Tesoro Timothy Geithner ha accusato Pechino di "manipolare" il valore della sua moneta, lo yuan, tenendolo artificialmente basso per favorire le sue esportazioni. Il ministero del Commercio cinese, in una breve nota diffusa la venerdì notte, ha ribattuto affermando che il governo di Pechino "non ha mai usato la cosidetta manipolazione della valuta". Cao Honghui, uno studioso dell'Accademia delle Scienze Sociali (Cass, il centro studi del Partito Comunista), ritiene che le affermazioni di Geithner "segnalino senza dubbio una più forte frizione tra i due Paesi sulle questioni del commercio e delle valute". Zuo Xiaolei, analista cinese della Galaxy Securities, aggiunge che "la nuova amministrazione Obama si trova di fronte a gravi perdite di posti di lavoro e alla recessione, e i democratici hanno una tendenza al protezionismo commerciale". Il surplus commerciale della Cina con gli Usa è cresciuto del 4,6 per cento nel 2008 toccando i 170,85 miliardi di dollari ma il ritmo della crescita è stato di 8,6 punti percentuali inferiore a quello dell'anno precedente.

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sacconi: "epifani sarà sconfitto la sua battaglia è ideologica" - roberto mania (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 26-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 9 - Economia No a nuovi negoziati Il Pd è imploso Sacconi: "Epifani sarà sconfitto la sua battaglia è ideologica" Il ministro annuncia il pacchetto anti-crisi entro 10 giorni è difficile che possa riaprirsi la trattativa per modificare l´intesa in maniera sostanziale Non ha compiuto una scelta definitiva e così sono emerse tre posizioni diverse ROBERTO MANIA ROMA - Ministro Sacconi, quali conseguenze avrà un accordo sulle regole dei contratti senza la Cgil? «Quando nel 1984 la Cgil non aderì all´accordo di San Valentino si pensò che avrebbe cercato nella contrattazione quello che la scala mobile non garantiva più. Ma non accadde. Credo che si ripeterà la stessa situazione: le posizioni della Cgil non sono destinate ad avere consenso». Maurizio Sacconi è il ministro del Lavoro, esponente di spicco di quella pattuglia di socialisti che ha trovato una nuova casa politica in Forza Italia. E´ stato tra i più convinti sostenitori del nuovo patto con la Cisl, la Uil e la Confindustria. Dice che i lavoratori potranno guadagnare di più, perché il salario sarà legato alla produttività o ai risultati dell´azienda, e che «la svolta culturale sia così profonda da non lasciare spazio alle resistenze legate a un vecchio approccio ideologico». Dunque - spiega - «è difficile che si possa riaprire il negoziato per modificare l´intesa in maniera sostanziale». Eppure il presidente Ciampi ha detto a Repubblica che nel �93 "sarebbe stato semplicemente impensabile" un´intesa senza Cgil. Lei crede di aver fatto tutto il possibile per evitare la rottura? «Questo è stato un negoziato assolutamente diretto tra le parti. Sono state le parti a volerlo proprio per evitare che la presenza del governo rendesse più difficile l´accordo con la Cgil, ben conoscendo la diffidenza di questo sindacato verso un governo considerato "non amico". Ma le posizioni sono rimaste radicalmente distanti. E´ riemersa nella Cgil una vecchia diffidenza ideologica verso tutto ciò che appare compromissione con il "padrone" secondo una visione classista. Dal �97, quando la Commissione Giugni suggerì di cambiare il modello del �93, la Cgil ha scelto la linea di Bertoldo che potendo scegliere su quale albero essere impiccato, non l´ha mai trovato». La Cgil, invece, accusa il suo governo di aver ricercato la divisione. «Il governo ha fatto un passo indietro. Tant´è che nostro più importante contributo, cioè la detassazione del salario di produttività, è stato approvato prima dell´intesa. Lo abbiamo fatto per incentivare l´accordo senza interferire nella trattativa». Pensa che la Cgil aderirà in un secondo momento? «Credo che la Cgil soffra di un blocco ideologico. E´ prigioniera di uno schema nel quale il salario ha esclusivamente una funzione di solidarietà mentre lo ha in minima parte. Ma è un blocco ideologico che pesa, soprattutto in una fase post-ideologica che vuol dire anche passare dal conflitto distribuitivo a una distribuzione della ricchezza attraverso la partecipazione. I lavoratori devono poter accedere a una parte degli utili di impresa e non condividere solo gli aspetti negativi della vita di impresa». E favorevole al referendum sull´accordo? «In generale credo che si debbano superare tutte le forme di democrazia diretta. Ormai ci confrontiamo con paesi che hanno processi decisionali velocissimi, penso al Brasile, alla Cina, alla Russia» Le sembrano tutti modelli di democrazia? «No, però è così. Per questo dico che non c´è tempo per le decisioni assembleari, tanto più per le relazioni industriali». Che fretta c´era di sottoscrivere un´intesa che lega i salari alla produttività quando esplode la cassa integrazione? «E´ proprio in una fase come questa che occorre condividere la fatica per uscire dalla crisi per poi condividere i risultati quando arriveranno». Come vede la discussione nel Pd sull´accordo separato? «Di fronte a questa vicenda il Pd è imploso perché non ha compiuto una scelta definitiva. Sono emerse tre posizioni: quella di D´Alema, molto tradizionale tentata da un rapporto privilegiato con il sindacato dichiaratamente politicizzato e che corrisponde all´idea di un Pd collocato nettamente a sinistra; quella di Enrico Letta, più esplicitamente orientato al rapporto sia con i sindacati sia con le imprese; quella di Veltroni che nel più classico «ma anchismo» sta con la Cgil ma anche con la Cisl e la Uil senza escludere il rapporto con la Confindustria». Ha detto che questa è un´epoca nella quale si deve decidere in fretta. Bene: avete annunciato più soldi per gli ammortizzatori e l´estensione della cassa integrazione. Per ora solo parole. Quando i fatti? «Entro dieci giorni quel pacchetto sarà operativo». Come pensate di superare i dubbi delle Regioni nell´usare gli 8 miliardi, in buona parte del Fondo sociale europeo, per la cassa integrazione? «C´era diffidenza perché si temeva una centralizzazione nella gestione della crisi. Non sarà così. Noi daremo alle Regioni il miliardo di euro già stanziato per gli ammortizzatori con la manovra economica e in cambio chiediamo alle Regioni stesse di mettere in gioco e riorientare le loro risorse e quelle del Fondo sociale. Ma soprattutto di assumere loro la guida dei negoziati, per fare da filtro alle richieste di ammortizzatori in modo da evitare ogni ingiustificato rattrappimento strutturale della base produttivo, e per legare il sostegno al reddito ai processi di formazione». Qualche mese fa lei disse «basta aiuti alla Fiat». Berlusconi ha però annunciato che il governo interverrà a sostegno dell´auto. Come ha preso questa sconfessione? «Giustamente il presidente Berlusconi ha annunciato un tavolo sull´auto alla luce dell´andamento del settore. Ha annunciato un tavolo, e non provvedimenti per adesso. Si vedrà. Di certo non si farà una manovra di bilancio aggiuntiva per l´auto».

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ecco il piano ue per il dopo-kyoto - alberto d'argenio (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 26-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 18 - Esteri Ecco il piano Ue per il dopo-Kyoto Tagli alle emissioni di CO2 e una "green economy" per i Paesi poveri ALBERTO D´ARGENIO BRUXELLES - è nell´America di Barack Obama che l´Europa cerca un alleato per trascinare il mondo nella terza rivoluzione industriale, quella dell´economia a basse emissioni di anidride carbonica. E per farlo il Vecchio Continente si dice pronto a mettere mano al portafoglio: entro il 2020 le nazioni industrializzate potrebbe «auto-tassarsi» per dare al resto del globo 30 miliardi all´anno da investire in energia pulita. Soldi da usare anche per bloccare la deforestazione tropicale entro 20 anni. La proposta Ue in vista del delicato vertice Onu di Copenhagen - in calendario a dicembre - è ambiziosa e ignora alcune richieste avanzate nei mesi scorsi dal governo Berlusconi. Nel documento che la Commissione Ue approverà mercoledì (dovrà poi venire confermato dai governi dei 27) si parte da quello che è ormai il dogma della comunità scientifica: per salvare il mondo da sconvolgimenti climatici e cataclismi è necessario limitare l´innalzamento della temperatura globale a 2 gradi rispetto all´era preindustriale (soglia che a questi ritmi sarà superata nel 2050). Per questo lo scorso dicembre, dopo anni di duri negoziati, l´Europa si è dotata di una strategia per limitare le emissioni di CO2 del 20% entro il 2020, seguito unilaterale al Protocollo di Kyoto i cui effetti scadono nel 2012. Forte di questo impegno, l´Unione si presenta nella veste di leader mondiale nel negoziato Onu chiamato a dare seguito a Kyoto, questa volta cercando di coinvolgere i grandi inquinatori a prendere impegni vincolanti sui tagli alle emissioni di CO2: Usa, Cina, India e gli altri paesi emergenti. L´offerta europea conferma che in caso di accordo mondiale i 27 alzeranno il loro obiettivo di tagli per il prossimo decennio dal 20 al 30%, in barba alle richieste del governo italiano di stralciare questa promessa. Uno scatto, comunque, che arriverà solo se le altre economie industrializzate faranno uno sforzo paragonabile al nostro e se i principali paesi in via di sviluppo (India, Cina, Brasile e Sudafrica, per citarne alcuni), «limiteranno la crescita delle loro emissioni dal 15 al 30% rispetto al trend attuale». A queste economie si chiede anche di dimezzare la deforestazione tropicale entro il 2020 e di bloccarla entro il 2030. Sforzi che richiederanno «molti soldi». E proprio i meccanismi su come finanziare la nuova Kyoto per i più poveri occupano buona parte delle 15 pagine della proposta negoziale Ue: i 27 raccomandano di portare gli investimenti globali nella green economy a 175 miliardi di euro all´anno nel 2020 (la metà da reperire nei paesi in via di sviluppo), di cui 30 miliardi destinati ad aiutare le nazioni più povere. Tra le fonti possibili di finanziamento c´è anche l´introduzione di un balzello per ogni tonnellata di C02 emessa dai paesi sviluppati, una vera e propria tassa che nel tempo crescerebbe da uno a tre euro con un reddito iniziale di 13 miliardi nel 2013 per arrivare ai 28 miliardi nel 2020. «Con l´arrivo di Obama gli Stati Uniti hanno fatto del cambiamento climatico una priorità», scrive Bruxelles indicando la necessità di siglare "un partenariato" con Washington e la creazione di «un mercato del CO2 transatlantico». E già in settimana gli emissari di Bruxelles saranno Oltreoceano per mostrare il piano Ue agli uomini di Obama. Si punta dunque sull´appoggio americano per convincere i paesi in via di sviluppo ad accettare target vincolanti nel taglio delle CO2 (se non faranno nulla saranno in grado di «annullare» tutti gli sforzi delle nazioni industrializzate): in caso di fallimento allora saranno proprio i più poveri a subire gli effetti del cambiamento climatico e a pagare per rimediare al disastro.

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Se l'Europa trovasse una svolta comune (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2009-01-25 - pag: 1 autore: STRATEGIE DI RILANCIO Se l'Europa trovasse una svolta comune di Carlo Bastasin L e democrazie non sono in-dulgenti con se stesse. E infatti Barack Obama non sta dimostrando compiacimento nei confronti del proprio Paese. «Dobbiamo rifare l'America », ha affermato nel discorso inaugurale. Ha denunciato avidità e irresponsabilità degli individui, ha evocato fallimenti e «l'inverno profondo»,e chiamato un nuovo spirito di servizio e di regolazione pubblica. Per reagire alla crisi cambierà il piano di salvataggio delle banche e con il più vasto appoggio nel Congresso varerà un pacchetto di stimolo fiscale in buona parte orientato, come ha spiegato ieri, a migliorare la produttività del Paese nel lungo termine. Sa che gli Stati Uniti non potranno uscire da soli dalla crisi e ha portato alla luce il problema della cooperazione globale, cominciando dalla Cina. A questo servono i cambi di governo in democrazia: a correggere gli errori, senza indulgenze. Il vuoto di democrazia pesa invece sull'Europa. Legittimamente nessun governo nazionale si sente artefice della crisi, ognuno può fingersi vittima compiaciuta parlando allo specchio della propria opinione pubblica. Ma l'irresponsabilità politica induce solo a scansare le soluzioni costose, finendo per danneggiare se stessi. Mentre Obama pone le basi di un'uscita costruttiva dalla catastrofe che in gran parte gli Stati Uniti hanno provocato, l'Europa sta indebolendo le proprie fondamenta. Il Patto di stabilità e crescita e il Mercato unico, i due pilastri della cooperazione economica europea, sono infatti a rischio. Il rilancio della domanda aggregata nell'Unione europea è stato affidato a un Piano di rilancio che prevede azioni coordinate di stimolo pari all'1,6% del Pil e un impegno al rafforzamento della competitività e della tecnologia con effetti non solo temporanei. Ma come emerge dai bilanci 2009, il Piano resta inattuato. Non solo in Italia, dove il sostegno netto, tra aiuti alle famiglie e prelievi sulle imprese, è sostanzialmente nullo, ma anche nei Paesi con minori vincoli di bilancio. La mancanza di coordinamento e di iniziativa politica ha fatto prevalere un atteggiamento passivo: ogni Paese reagisce alla crisi, caso per caso, una volta che i sintomi si manifestano. Continua u pagina 9 l'articolo prosegue in altra pagina

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Quando il libro non ha prezzo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: LETTURE data: 2009-01-25 - pag: 25 autore: Ex Libris Quando il libro non ha prezzo di Stefano Salis S arà più che mai interessante per gli allievi, e per chi si interessa di fenomeni editoriali, la 26ª edizione della Scuola Librai Umberto ed Elisabetta Mauri (alla Fondazione Cini di Venezia, da domani fino a venerdì). Perché se il tema generale sarà quello dell'assortimento – e lo indagheranno bene i librai che partecipano alle lezioni di perfezionamento, con dibattito pubblico il 29 con i " big"della nostra editoria –, è la tavola rotonda di venerdì 30 a portare finalmente un contributo originale e (si spera) documentato sull'evoluzione del mercato librario inglese (subito dopo gran finale con Umberto Eco che si intrattiene«Sulla labilità dei supporti»). Perché è interessante la faccenda inglese? Per un motivo semplice. Il prezzo dei libri, in Inghilterra, non è più fissato dall'editore, ma solo suggerito,dopo di che il libraiosi regola a suo piacimento e stabilisce il suo prezzo a seconda del mercato, delle copie che pensa di vendere, del numero di lettori che spera di attirare in libreria. E dire che il Net Book Agreement ( Nba)era stato un'istituzione gloriosa e seguita in tutto il mondo. Editori e librai si impegnavano a rispettare il prezzo imposto: il libraio che avesse praticato degli sconti non sarebbe più stato rifornito dall'editore. Stiamo parlando di una pratica entrata in vigore il 1 ºgennaio 1900 e caduta, sotto i colpi del "libero mercato", nel 1997, dopo varie traversie e giudizi dell'attività che vigila sulla concorrenza. L'effetto della fine di quest'accordo è stato, da una parte, l'ingresso di una catena come Borders nel mercato inglese, mentre dall'altro resta da capire se il prezzo medio dei libri sia aumentato e se la stessa produzione libraria e la competitivitàtra editori ne abbiano tratto giovamento. Di certo i librai indipendenti si sono trovati a mal partito: ma questo,forse,è dovuto non solo alla fine del Nba. I rappresentanti di Random House, Marsh Agency, Daunt Books e Profile, a Venezia, dovrebbero fornirci lumi. Per quanto un'interessante relazione è già disponibile sul sito dell'Office of Fair Trading che indaga proprio su questi temi ( risale a febbraio 2008: la potete trovatre all'indirizzo www.oft.gov. uk/advice_and_resources/publications/ reports/Economicresearch/ oft981). Intanto la rivista «The Bookseller » (mai lodata abbastanza per la sua qualità...) dà i numeri sulla situazione attuale inglese. Il 2008 è stato un anno difficile e il 2009 è un salto nel buio. Rispetto al 2007 il mercato britannico ha registrato un –0,4%sul vendutoe –1,5%a valore (mentre Waterstone's, per il solo periodo natalizio, ha accusato un –4% tondo). Il mercato è sempre diviso fra pochi gruppi: il primo editore è Hachette (15,9%), seguito da Random House (14,8%), quindi Penguin e HarperCollins. E mentre sono cresciuti tutti gli editori universitari (ottima la performance di John Wiley, che scalza Simon & Schuster dalla top ten editoria-le), tracollano gli editori d'arte: Thames &Hudson (–11,4%),Carlton Books (–6,3%), Phaidon (–11,5%). Persino Taschen segna il passo (–3,5%). Alla Scuola Mauri di Venezia un confronto con gli operatori inglesi, dieci anni dopo la liberalizzazione

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Cindia cerca regole (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E SOCIETA data: 2009-01-25 - pag: 26 autore: Miliardi di imprese Cindia cerca regole Lo sviluppo dei due giganti asiatici è stato favorito da assetti istituzionali dubbi e pirateria tecnologica. è ora di cambiare di Giorgio Barba Navaretti P erché la Cina costruisce una città in un baleno e l'India no? Pudong, il distretto dei grattacieli mozzafiato di Shanghai, nel 1990 era terra agricola. Oggi ci sono più grattacieli che a Manhattan, alcuni, pietre miliari dell'architettura contemporanea. A Mumbai nel ricco quartiere del Cuffe Parade, un agglomerato di baracche di pescatori, il Machimaar Village da sempre contende il terreno a ville e grattacieli. Da un lato il movimento rapido e inesorabile. Dall'altro la palude dell'immobilità. Una buona immagine per capire le fondamentali differenze tra i modelli di sviluppo dei due giganti emergenti, che sono l'esempio più lampante di come sia possibile riuscire a crescere a tassi vicini al 10 per cento con strategie completamente diverse. La negazione, insomma, dell'ipotesi che esista un'unica ricetta virtuosa di politica economica. Eppure, per quanto passi per strade diversissime, c'è però un percorso che unisce la storia recente di questi due paesi: il difficile emergere del diritto di proprietà. Gli efficaci aneddoti di 2.4 miliardi di imprenditori, il libro di Tarun Khanna, professore indiano alla Harvard Business School, appena pubblicato da Francesco Brioschi, ci aiutano a svolgere l'intricata matassa. I grattacieli di Pudong non sarebbero mai sorti senza la volontà ferrea di uno Stato a cui nessuno era in grado di opporsi, che ha costruito un sistema di incentivi in grado di attrarre miliardie miliardi di dollari di capitali stranieri per costruire il business district di Shanghai. Un episodio di economia di mercato, ma governata da un superimprenditore- regolatore dal polso fermissimo e fondata su diritti di proprietà molto incerti. Espropri inesorabili e impossibili da contestare, indennizzi proporzionati al potere dell'espropriato. La letteratura dice che un chiaro diritto di proprietà sia il fondamento di qualsiasi sano processo di sviluppo economico. Eppure la Cina, la sua crescita travolgente l'ha fondata sull'ambiguità di un diritto di cui lo stato può disporre a piacimento: renderlo inviolabile o cancellarlo con un soffio. L'opposto in India. I pescatori di Machimaar non hanno alcun titolo di proprietà sulle proprie baracche. Ma un insieme infinito di poteri locali e statali in contraddizione tra loro, l'ossatura della democrazia del sub- continente, rende paradossalmente i pescatori inamovibili e assolutamente incerto l'esito di qualunque controversia sui diritti di proprietà. Vale di più il diritto non codificato dei pescatori di Machimaar o i certificati dei proprietari dei terreni? E l'India ci porta forse a concludere che la tutela delle minoranze o addirittura la democrazia siano un ostacolo allo sviluppo? Certo no, vista la crescita di questo Paese. Anche qui, come vedremo, l'ambiguità del diritto ha aiutato molto. Torniamo alla Cina. Un altro esempio lampante di come e quanto l'incertezza dei diritti di proprietà – in questo caso intellettuale – abbia aiutato il Paese è il caso della Microsoft. Per tutti glianni 90 la società di software americana ha tentato con scarsissimo successo di entrare sul mercato cinese. Il governo cinese era ambiguo e ostile, negando alla Microsoft l'accesso a commesse ufficiali e impedendo qualsiasi misura per difenderla dalla pirateria dilagante. A metà degli anni Novanta , il programma Fox Pro rappresentava il 65 per cento dei data base installati in Cina, senza che la Microsoft avesse venduto nel Paese una copia ufficiale. La pirateria, ha però permesso alla Cina di sviluppare capacità tecnologiche considerevoli nello sviluppo del software: come ricorda un detto tradizionale cinese "rubare un libro è un crimine elegante". E anche per la Microsoft in fondo questo non era così grave. Bill Gates, in un'intervista del 1996 dichiara: «Anche se in Cina ogni anno si vendono tre milioni di computer, la gente non paga per il software. Un giorno però lo farà. E finché lo ruberanno, voglio che rubino il nostro ». Perché mai? Perché in questo modo i sistemi operativi di Microsoft diventano lo standard in un mercato in crescita colossale. E il tempo ha dato ragione a Gates e anche alla Cina. A un certo punto, a poco a poco, la casa di Redmond è riuscita a fare degli accordi con il governo e a ottenere licenze protette per distribuire il proprio software, ma in cambio di cosa? La cessione alla Cina di uno dei segreti industriali più fondamentali e meglio custoditi nel nostro tempo: il codice sorgente di Windows. Insomma l'incertezza dei diritti di proprietà intellettuale ha permesso la prima fase di sviluppo dell'industria del software in Cina. Ma solo un rovesciamento di strategia e infine le garanzie da parte del Governo cinese di una tutela effettiva ha permesso un rafforzamento degli accordi e l'accesso a tecnologie ancora più avanzate. In India, la situazione è opposta, per certi versi più simile alla nostra. La capacità di fare impresa degli indiani si è sviluppata proprio cercando di aggirare le inefficienze e l'invadenza dello Stato, non sotto la sua leadership. E allo stesso tempo attività multinazionali sono riuscite a penetrare il mercato indiano, fornendo soluzioni alternative e nuove opzioni in un Paese afflitto da regole e vincoli senza senso. Ad esempio la tedesca Metro, con il suo sistema di distribuzione cash and carry all'ingrosso permette oggi ai dettaglianti indiani di rifornirsi in modo efficiente e a buon prezzo aggirando gli infiniti ostacoli e la burocrazia di un settore altamente regolato. Ma anche qui, ancora una volta, oltre un certo grado di sviluppo, l'ambiguità e l'inefficienza dello Stato diventa un ostacolo allo sviluppo. Certamente le riforme economiche di apertura al mercato che l'India ha avviato a partire dagli anni Novanta hanno aiutato molto il settore privato a rafforzarsi e a crescere. Insomma, l'esperienza di questi due grandi giganti ci aiuta a capire come spesso sia possibile muovere i primi passi dello sviluppo con leggi e sistemi istituzionali assolutamente arbitrari e non definiti. Ma come l'ulteriore transizione verso un'economia moderna necessiti invece di regole certe e chiare. barba@unimi.it 1 Tarun Khanna, «2.4 miliardi di imprenditori: Cina e India nel nostro futuro», Francesco Brioschi Editore, Milano, pagg. 380, Á 25,00. ILLUSTRAZIONE DI DOMENICO ROSA

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Carmen danza con Schubert (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MUSICA data: 2009-01-25 - pag: 33 autore: Cremona Carmen danza con Schubert di Marinella Guatterini armen e Don Giovanni sono giunti spavaldamente a braccetto dal Paese Basco C francese, per aprire la ricca rassegna "La Danza", al Teatro Ponchielli. Approdata alla ventunesima edizione, e spavalda anch'essa per come riesce a tenere a bada i tagli abbattutesi sulla sua oculata gestione, la vetrina cremonese offre sino ad aprile linguaggi contemporanei e classici, con uno sguardo curioso all'Opera di Pechino, ricchezza codificata cui non siamo assuefatti anche se la Cina ci pare vicina. Quanto agli archetipi dell'Eros avvinto a Thanatos, della donna sensuale e libera di preferire la morte a un amore incatenante, e del seduttore impenitente: il coreografo Thierry Malandain, alla testa del Ballet Biarritz, fa di tutto per scompaginarli, per offrirceli su di un piatto scenico dai colori spiazzanti e dagli effetti a sorpresa. Anzitutto sottrae Carmen e la sua tragedia alla musica di Bizet, quella che più le sta appiccicata addosso e al colore rosso, simbolo delle passioni turgide, per legarla al quartetto romantico La fanciulla e la morte di Schubert e immergerla in un giallo spesso abbacinante, diffuso anche nei pannelli delle scene e contrastato dal nero dei costumi di altri quindici interpreti. Indi, incastra tre prestati Don Giovanni intercambiabili, in marsina, in una serie di strutture mobili che diventano sgabelli, triangoli, tavoli attorno ai quali guizzano le conquiste del "catalogo" libertino e infine morse per un inevitabile sprofondamento negli Inferi. Qui la musica di Gluck offre al coreografo molte più chance dinamiche ed espressive rispetto a Schubert. Se infatti, in teoria, l'accostamento tra Carmen e La fanciulla e la morte funziona, visto che la sfrontata sigaraia incontra il pugnale di Don José, in scena s'infrange. La musica romantica impone alla vicenda tempi dilatati, con danze di gruppo riempitive e banali e un conseguente, smorzato impatto sia con gli emozionanti "passi a due" d'amore, senz'altro le zone più inventive nella danza di Malandain, a metà tra KyliÁn e Mats Ek, sia con i tentativi ironici, come la comparsa di un buffo toro dal costume sfrangiato, che spalleggia il torero Escamillo. Per il ritmo incalzante degli incontri, le fascinose apparizioni (Elvira, il Commendatore), la fiammeggiante scena finale delle Furie, il balletto Don Giovanni (ovvero La Seduzione, del 2005) batte Carmen, risalente al 1996. E ha in più un magniloquente, anche se confuso, sentore da "opera-ballet", che non stona. 1 «Carmen» , «Don Giovanni» Malandain Ballet Biarritz, Teatro Ponchielli Cremona, qui «La Danza» continua con l'Opera di Pechino, 22 febbraio.

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La fame oltre i vertici mondiali (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 26-01-2009)

Argomenti: Cina

La fame oltre i vertici mondiali Frida Roy, 26 gennaio 2009, 14:54 Crisi alimentare Ci riprovano almeno una volta l'anno e questa volta i 95 paesi dell'Onu si sono dati appuntamento a Madrid. Ma dei 22 miliardi stanziati l'anno scorso come spesa "mecessaria", finora ne sono arrivati solo due Concretizzare gli impegni assunti nel vertice della Fao sulla crisi alimentare tenutosi lo scorso giugno a Roma: è questo l'obiettivo dei rappresentanti di 95 paesi riuniti in una due giorni a Madrid per una conferenza dell'Onu al cui atto finale parteciperanno anche il premier spagnolo José Luis Zapatero e il segretario generale del'Onu Ban Ki-moon. L'Italia sarà rappresentata dal sottosegretario agli Esteri Vincenzo Scotti, che domani interverrà anche come rappresentante della presidenza di turno del G8. La riunione dovrebbe concludersi con l'approvazione di una "dichiarazione di Madrid" che preveda le azioni concrete per attuare gli impegni sottoscritti a Roma, in particolare la riduzione alla metà entro il 2015 delle persone che soffrono la fame nel mondo. E la Fao è impaziente: "Speriamo che gli obiettivi indicati da Zapatero al vertice di Roma si traducano in fondi reali per aiutare i produttori poveri", ha detto il direttore generale della Fao Jacques Diouf in un'intervista a 'El Pais', "dei 22 miliardi necessari ne sono arrivati solo 2 per aiuti alimentari, non alla produzione: Spagna e Italia sono i paesi che stanno rispettando meglio gli impegni". La nuova segretaria di Stato americana Hillary Clinton è intervenuta alla riunione con un messaggio in videoconferenza in cui ha proposto un "nuovo partenariato" fra donanti, paesi poveri, agenzie Onu e Ong: "L'insicurezza alimentare e i prezzi elevati minacciano la prosperità e la sicurezza di molti paesi in via di sviluppo", ha detto Clinton, che ha ricordato come la lotta contro la fame è una "priorità assoluta" dell'amministrazione Obama. "Ci impegnamo a sviluppare un nuovo partenariato con i paesi donatori, i paesi in via di sviluppo, le agenzie Onu e le Ong, il settore privato e tutti gli altri, per coordinare meglio le politiche per arrivare agli 'Obiettivi del millennio'", ha aggiunto l'ex first lady spiegando che Washington intende agire affinché i paesi poveri "possano investire nella produzione di alimenti" e abbiano accesso alle derrate "a prezzi accessibili". Ma il traguardo resta lontano: "I prezzi delle materie prime sono calati, ma restano il 18% più alti che nel 2006", ha detto Diouf, "la cosa più importante è che la produzione agricola è aumentata del 9% nei paesi ricchi, ma è calata dell'1,6% in tutti gli altri a eccezione di Cina, Brasile e India". Il responsabile senegalese ha indicato che "la contrazione dei prezzi agricoli" osservata negli ultimi mesi "e l'incertezza finanziaria rischiano di rallentare gli investimenti degli agricoltori e provocare una forte riduzione della produzione nel 2009 e 2010". Diouf ha ricordato che l'anno scorso il numero delle persone che soffrono la fame nel mondo ha superato il miliardo e che le attuali riserve alimentari sono "le seconde più basse negli ultimi 30 anni".. Così come avvenne l'anno scorso e nel 2007 con la crescita fuori controllo dei prezzi alimentari, anche il calo attuale sta colpendo le regioni più povere come l'Africa, dove i piccoli produttori hanno bisogno di un prezzo minimo perché le loro piantagioni siano redditizie. Un rapporto dell'istituto Chatham House di Londra pubblicato nei giorni scorsi avverte del rischio di una nuova drammatica escalation dei prezzi una volta superata la crisi economica e suggerisce la creazione di un'Agenzia internazionale dell'alimentazione per gestire le riserve alimentari globali ed evitare gravi fluttuazioni dei prezzi. la proposta potrebbe avere una sua validità, peccato che nel rapporto, intitolato "L'alimentazione di 9 miliardi: sicurezza alimentare globale nel XXI secolo", Chatham House sostenga che per rispondere alla domanda crescente la produzione agricola dovrebbe crescere del 50% entro il 2030. Una tesi che fa sorgere qualche dubbio sulle reali intenzioni dell'istituto, che potrebbe ofrrire una base teorica ai sostenitori degli ogm. a quel che risulta infatti da innumerevoli altri studi internaizonali, fra questi molti della Fao, non è la produzione alimentare mondiale la causa della crisi alimentare, bensì la distribuzione del cibo.

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McDonald's sente la recessione, con una trimestrale segnata da vendite in frenata (per il ... (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 27-01-2009)

Argomenti: Cina

McDonald's sente la recessione, con una trimestrale segnata da vendite in frenata (per il ... da Finanza&Mercati del 27-01-2009 McDonald's sente la recessione, con una trimestrale segnata da vendite in frenata (per il rallentamento registrato in dicembre in Europa e Asia), ma i profitti dell'ultimo periodo 2008 sono stati comunque migliori delle stime. McDonald's ha chiuso dicembre con un progresso delle vendite a livello globale del 5,8% (quando in novembre e ottobre la crescita era stata rispettivamente del 7,7 e dell'8,2%). Il numero uno mondiale della ristorazione veloce ha citato un rallentamento del business soprattutto in Germania e Cina per motivare il deludente progresso delle vendite. Gli utili del trimestre si sono attestati a 985,3 milioni di dollari (e 87 centesimi per azione), in calo del 23% rispetto agli 1,27 miliardi (e 87 centesimi) di un anno prima.

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Il minor gettito fiscale produce ingiustizie (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-01-27 - pag: 11 autore: Finanza pubblica. Nell'emergenza con un progetto Il minor gettito fiscale produce ingiustizie di Vincenzo Visco * N elle scorse settimane buona parte dei commentatori riteneva che, per quanto riguarda la crisi economica, " il peggio fosse passato", e solo alcuni economisti continuavano a sostenere che "il peggio doveva ancora arrivare". La recrudescenza della crisi nel settore finanziario conferma le aspettative peggiori: il 2009 sarà pessimo, e non è chiaro quando si potrà toccare il fondo per poi provare a risalire la china. Ancora pochi giorni fa io stesso ritenevo che una riduzione del Pil del 2% fosse il limite massimo di una forchetta ipotizzabile. Oggi esso appare come una valutazione non solo condivisa ma con ogni probabilità prudente: la crisi attuale infatti è stata finora caratterizzata da un'accelerazione continua e progressiva che lascia sconcertati osservatori ed esperti e rende evidente l'insufficienza della risposta dei Governi e i rischi crescenti che si corrono. Negli Stati Uniti si sono persi tre mesi per il sovrapporsi del cambio di governo alla crisi, e il dibattito sulla linea da seguire è ancora in corso. La Cina non sa come cambiare il proprio modello di sviluppo per sostituire domanda interna a vendite all'estero, e nel frattempo continua a sussidiare le sue esportazioni; in Europa i Paesi vanno in ordine sparso, mentre l'economia reale regredisce in maniera preoccupante: il crollo della produzione industriale di 7,7 punti in un solo anno richiama alla memoria la riduzione di 15,6 punti verificatasi nel ben più lungo periodo 1929-1932. In sostanza manca una risposta globale a una crisi globale; e non è solo questione di coordinamento: sarebbe necessaria in realtà una azione congiunta, collettiva, multilaterale, di cui mancano le premesse politiche oggettive. Su questo punto non si può dare torto a Giulio Tremonti. Tuttavia le difficoltà evidenti e ineludibili del momento non possono rappresentare un alibi per evitare interventi anche a livello nazionale, per quanto possibile. La situazione italiana è particolarmente delicata, come è noto. Il livello del nostro debito pubblico sconsiglia manovre espansive incisive, ed evidenzia la nostra incapacità nel portare a termine il processo di risanamento della finanza pubblica negli ultimi 15 anni. Il debito, ritornato nel 2007 al 104% del Pil (dopo essere risalito al 106% nel 2005), si avvia a recuperare quota 110, e le preoccupazioni per il collocamento degli oltre 300 miliardi di euro di titoli pubblici italiani in scadenza nel 2009 vengono ulteriormente enfatizzate dalla pressione sui mercati di migliaia di miliardi di dollari (ed euro) di emissioni aggiuntive da parte dei Governi che cercano di fare fronte alla crisi. Tuttavia non è possibile assistere a quanto sta avvenendo senza cercare qualche soluzione praticabile anche nella situazione data. Vi sono interventi urgenti che già sono, o diventeranno indispensabili, pena il ridimensionamento strutturale dell'economia italiana: si pensi solo al settore dell'auto e dell'indotto. Al tempo stesso l'emergenza sociale sarà presto evidente. Si dice e si spera che la nostra struttura produttiva polverizzata in piccole e micro imprese possa attenuare in parte l'impatto della recessione, e si evidenzia il ridotto coinvolgimento delle nostre banche nel crollo della finanza globale, ma c'è poco da rallegrarsi, sia perché questi dati sono in realtà una conferma dei ritardi del nostro Paese, sia perché oltre all'aumento esponenziale della cassa integrazione, in maniera silenziosa, fuori dai riflettori e senza clamore, decine di migliaia di lavoratori precari non si vedonorinnovare i contratti in scadenza e perdono dall'oggi al domani la loro fonte di sostentamento. In poche settimane possono diventare centinaia di migliaia. Si tratta per lo più di lavoratori privi di rappresentanza e quindi di " voce", di cui nessuno sembra occuparsi. Aumenta il numero di famiglie con serie difficoltà economiche e che sperimentano condizioni di povertà. Se non è possibile aumentare ulteriormente il disavanzo del bilancio, non dovrebbe escludersi la possibilità di coprire i maggiori esborsi necessari, sia varando dei programmi realistici di riduzione della spesa (compresa quella previdenzia-le), sia revocando misure fiscali assunte recentemente e non necessarie, sia affrontando con coraggio il fenomeno di un crollo di gettito che va ben oltre quanto giustificato dal pur pessimo andamento dell'economia: a consuntivo 2008 si verificherà che tutte le principali imposte (Iva sugli scambi interni, accise, incassi da autoliquidazione Irpef, Ires e Irap) presenteranno incassi nominali inferiori al 2007. Solo l'Irpef sul lavoro dipendente presenterà un andamento positivo che compenserà in parte il crollo; ma per il 2009 è facile prevedere almeno 20 miliardi di gettito in meno. In sostanza in Italia stiamo affrontando (?) la crisi in modo sperequato e ingiu-sto: i costi si stanno scaricando finora solo sui lavoratori dipendenti, soprattutto precari, sia attraverso la perdita del lavoro, sia attraverso la crescita della pressione fiscale relativa. Qualcosa quindi bisognerà fare, a meno che non si ritenga normale che in questo Paese gli unici impegnati a preoccuparsi della povera gente debbano essere esclusivamente i parroci, i vescovi e i cardinali. * Viceministro alle Finanze del Governo Prodi TEMPESTIVITà Occorrono programmi realistici di taglio della spesa e la revoca delle misure tributarie adottate di recente ma non necessarie ECONOMIA E SOCIETà I costi si stanno scaricando su salariati e precari Il sistema produttivo polverizzato conferma la dimensione dei nostri ritardi

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Per McDonald's l'Italia è al top (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-01-27 - pag: 18 autore: Ristorazione. Nel 2008 ricavi +12% Per McDonald's l'Italia è al top Emanuele Scarci MILANO Centoventi nuovi ristoranti in tre anni che si aggiungeranno ai 381 operanti e nel 2011 McDonald's Italia sfonderà la soglia psicologica del miliardo di fatturato. «Con la crisi attuale siamo più prudenti – sostiene Roberto Masi, direttore generale di McDonald's Development Italy – ma riteniamo di poter mantenere i nostri programmi di sviluppo. I risultati ottenuti negli ultimi anni sono il frutto di un'attenta strategia di riposizionamento che ha avvicinato l'hamburger alla cultura alimentare italiana ». Difatti tra il 2002 e il 2005 Big Mac ha vissuto in Italia una crisi profonda (tanto da metterne in dubbio la permanenza) legata soprattutto a un stile alimentare forse troppo americano, condito da una percezione di junk food e da un livello qualitativo delle materie prime non adeguato proprio mentre negli Usa i "ciccioni" intentavano causa per i presunti danni provocati dall'eccesso di grassi. Il management italiano ha contrattaccato puntando molto sull'affidabilità dei fornitori e sulla freschezza delle materie prime adoperate, arricchendo e "italianizzando" il menu, per esempio, con le insalate caprese e di tonno e la frutta fresca. Inoltre, attraverso due operazioni di cobranding è stato lanciato, prima, il pane ciabatta con hamburgher e una fetta di parmigiano reggiano, che verrà esportato in Francia e Spagna, e, ora, due tipi di panini con hamburger e speck Igp dell'Alto Adige fornito dalla società Recla. Finora in Italia sono stati venduti 3,4 milioni di panini al parmigiano con 55 tonnellate di formaggio ma l'obiettivo è di raddoppiare i volumi venduti all'estero. Insomma il successo del cibo low cost è legato sia al prezzo (con poco meno di 6 euro si può avere un menu completo) sia all'introduzione di prodotti tipici locali. La rimonta dell'hamburger tricolore è stata scandita da una performance economica di tutto rispetto: nel 2008 il fatturato è salito a 762 milioni, in crescita del 12,4% rispetto al precedente esercizio (+6,1% a rete commerciale costante). E dopo il +9,1% del 2007 e il +10,7% del 2006. Quest'anno gli investimenti, tra ristrutturazioni e interventi vari, raggiungeranno quota 75 milioni (70 nel 2008). I dati di McDonald's Corporation (si veda Il Sole 24 Ore del 25 gennaio) evidenziano invece vendite in crescita moderata rispetto all'Italia: sono aumentate del 3,2% a 23,5 miliardi di dollari, con utili di 4,3 miliardi. Quest'anno in Europa verranno aperti 240 ristoranti, di cui una quarantina in Italia. I risultati, ma soprattutto le potenzialità di sviluppo, hanno proiettato McDonald's Italia tra i Paesi Top 5, quelli a maggiore crescita. Precisamente dopo Russia e Cina arriva il Big Mac tricolore. E prima della Spagna. «Promettiamo aggiunge Masi - di mantenere l'ottimo rapporto qualità-prezzo, che in un periodo come questo fa comodo alle famiglie italiane ». Peraltro, la catena americana del fast food intende sfruttare fino in fondo la carenza di competitor, oggi limitata a Burger King con 49 ristoranti e Rosso Pomodoro con 32. e.scarci@ilsole24ore.com SCELTE STRATEGICHE Anche per sfruttare lo scarso numero di competitor faranno ingresso nei menù prodotti tipici italiani come parmigiano e speck

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Prezzi agganciati ai dati cinesi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-01-27 - pag: 36 autore: Metalli non ferrosi. Gli unici indicatori economici relativamente positivi vengono da Pechino Prezzi agganciati ai dati cinesi Sul breve termine però molto dipenderà dai tagli produttivi Gianni Mattarelli MILANO I dati macro-economici usciti nelle ultime due settimane hanno un po' frenato quegli spunti rialzisti sui prezzi dei metalli che avevano caratterizzato l'inizio dell'anno. Dapprima la pubblicazione da parte dell'Ocse degli indicatori guida di novembre, che sono risultati in ulteriore rapida caduta, sino a portarsi al più basso livello dal 1975.Trattandosi del principale riferimentoper l'andamento della futura produzione industriale, e quindi del consumo dei metalli, la loro influenza sui prezzi è stata negativa, anche se ieri il London Metal Exchange ha visto un netto recupero. La scorsa settimana l'attenzione degli operatori si è poi portata sulla diffusione delle previsioni ufficiali del Pil cinese, che sono risultate in linea con le aspettative di alcuni, ma in genere migliori delle attese degli analisti. Con i Paesi industrializzati in recessione e con quelli cosiddetti in via di sviluppo con crescite inferiori a quelle degli anni scorsi, le prospettive economiche della Cina, primo utilizzatore mondiale di metalli, son diventate più che mai il fattore determinante nella direzione dei prezzi. C'è un fermento di iniziative in Cina che lascia sperare che la fase depressa sia giunta al fondo. è stato deciso, per esempio, un piano di aiuti all'industria automobilistica locale, che è la seconda al mondo, mentre la vendita di autoveicoli è prevista crescere del 5% quest'anno,dopo gli ultimi mesi con segno negativo nel 2008, che aveva tuttavia chiuso con una media a +6,7%. Ieri intanto sono iniziati i festeggiamenti del Nuovo anno lunare, con celebrazioni che dureranno almeno una settimana. Con i cinesi assenti dal mercato, in teoria non dovrebbero verificarsi grossi movimenti nei prossimi giorni. Le notizie economiche provenienti dalla Cina restano le uniche relativamente positive e di sostegno ai prezzi, anche se i commenti giornalieri degli analisti da ogni parte del mondo non si azzardano a prevedere vicine riprese delle quotazioni. Tra i meno pessimisti c'è la Macquarie Research, centro studi della grande banca australiana Macquarie, che nel rivedere le proprie previsioni di prezzo fatte nel novembre scorso, pur ribassando le attese per rame e alluminio, ha confermato quelle di piombo, zinco e nickel, lasciando invariate tutte quelle per il 2010 e il 2011. Secondo la banca è improbabile che la domanda al consumo recuperisignificativamente sino a metà anno, mentre appare più plausibile per la ripresa il periodo tra fine 2009 e inizio 2010. Anche Macquarie vede un potenziale di crescita della richiesta cinese, mentre a decidere della direzione dei prezzi sul breve termine dovrebbe essere il volume dei tagli di produzione messi in atto nel frattempo. La produzione industriale, indicatore a cui la domanda di metalli è più correlata, è vista globalmente a -1,6% nel 2009 e +4,4% nel 2010, dopo il provvisorio +2,8% del 2008. OTTIMISMO AUSTRALIANO La Macquarie Research ha rivisto al ribasso le stime su rame e alluminio ma non esclude un rialzo dei consumi per fine 2009

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Il commercio Usa cambia rotta (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-01-27 - pag: 21 autore: Focus. Attesa una svolta in senso multilaterale - Pugno di ferro a tutela degli interessi americani, ma anche attenzione ad ambiente e sviluppo Il commercio Usa cambia rotta Cina, Nafta e Sudamerica i dossier più urgenti - Le imprese premono per accordi con i Bric Marco Valsania NEW YORK Accordi commerciali sì, ma sotto nuove bandiere, quelle del "fair trade". O, quantomeno, di un'agenda sull'interscambio aperta a preoccupazioni ambientali, del lavoro e dello sviluppo quando si tratta dei rapporti con Paesi e grandi aree emergenti sul palcoscenico globale, dalla Cina al Brasile. L'agenda delle relazioni economiche con i partner internazionali, per Barack Obama, è una delle più complesse. Oscurata dall'emergenza della crisi, la strategia del neopresidente è ancora alla ricerca di un'identità.Ma sembra pronta a dar vita a svolte significative rispetto all'era di George W. Bush: l'enfasi su intese bilaterali, che per scelta o per necessità aveva caratterizzato l'amministrazione precedente, dovrebbe lasciar spazio a spinte verso intese più ampie, segno di prese di distanze dall'unilateralismo a vantaggio di approcci multilaterali. E un dialogo serrato, grazie a questo accento sulla diplomazia, dovrebbe scattare con Paesi africani e latino-americani. Obama, però, è pronto anche ad atteggiamenti più intransigenti, per difendere interessi domestici danneggiati: la Cina è finita nel mirino perchè continua a scavare forti passivi nella bilancia commerciale americana. Dentro la stessa amministrazione trapelano posizioni contrastanti: Il Trade representative,l'incaricato delle trattative commerciale ed ex-sindaco di Dallas Ron Kirk, è un convinto liberista; il ministro del Lavoro Hilda Solis una scettica del free trade. La US Chamber of Commerce, a nome delle imprese, preme su Obama affinchè proceda sulla strada di continue intese, tra cui nuovi patti sugli investimenti con Cina, India, Brasilee Russia. Accordi bilaterali sull'interscambio già firmati, con Corea del Sud, Colombiae Panama, non sono stati tuttavia ratificati dal Congresso e sono ostaggio di crescenti resistenze. Nel caso della Colombia, i sindacati protestano contro violazioni dei diritti civili e a Seul è rimproverata un'eccessiva chiusura dei propri mercati. Durante la campagna elettorale Obama si è espresso contro tutti e tre i patti. Cina, Brasile e Messico offrono spiragli rivelatori delle strategie in gioco. Dossier Cina La Cina rimane il capitolo più delicato nei rapporti con i Paesi asiatici, dove gli Stati Uniti vantano oltre 300 miliardi di dollari in investimenti diretti e un deficit nei primi undici mesi 2008 vicino ai 350 miliardi. E a Pechino Obama ha spedito un avvertimento: il segretario al Tesoro Tim Geithner ha accusato apertamente il Paese, con il suo yuan sottovalutato, di manipolare la valuta per favorire le esportazioni. E ha detto che gli Usa useranno «aggressive azioni diplomatiche» per convincere Pechino a desistere. L'amministrazione potrebbe mantenere in vita il dialogo strategico tra i due Paesi inaugurato da Bush, ma c'è grande attesa per il prossimo rapporto del Tesoro sui cambi a primavera. Finora la Casa Bianca ha evitato di definire la Cina come manipolatore di va-luta, un passo che imporrebbe al Tesoro immediate trattative per correggere la distorsione. Ritardi africani Un altro confronto con la Cina potrebbe delinearsi sull'Africa: Pechino ha stretto crescenti rapporti con il continente negli ultimi anni; gli Stati Uniti hanno investimenti diretti poco superiori al miliardo e un deficit 2008 fino a novembre pari a 81 miliardi. Ma Obama potrebbe far leva sulla propria popolarità di primo presidente afroamericano, oltre che di alfiere di un soft power diplomatico, nel far avanzare le relazioni. Il Governo sudafricano ha indicato di sperare in un rilancio dei negoziati con la Southern African Customs Union, interrotti dal 2006. L'African Growth and Opportunity Act ha già offerto a 40 Paesi subsahariani miglior accesso al mercato Usa. Da risolvere restano però tensioni sul fronte agricolo. Obama ha inoltre promesso di raddoppiare i fondi per l'assistenza all'estero, che beneficerebbero l'Africa, a 50 miliardi entro quattro anni. Le due facce del Sudamerica Anche con l'America latina, con 62 miliardi di dollari in investimenti diretti e un passivo commerciale di 22 miliardi nei primi undici mesi dell'anno scorso, le sfide non tarderanno. Obama eredita il naufragio del progetto di passate amministrazioni statunitensi di raggiungere un accordo di libero commercio che coprisse le Americhe da un estremo all'altro. Al di là di Panama e Colombia, Obama ha oggi in gioco la promessa elettorale di rinegoziare anche il principale accordo di libero commercio nella regione, quello che ha creato il mercato unico nord-americano Nafta con Messico e Canada. Durante le prime telefonate con il presidente messicano Felipe Calderon l'ipotesi di ritocchi al Nafta, se non di una riapertura delle trattative, è stata presa in considerazione. La Casa Bianca ha proposto la convocazione di un gruppo di consulenza sui rapporti tra i due Paesi, che dovrebbe occuparsi di infrastrutture, energia e interscambio. Obama potrebbe invece avere rapporti più facili con altri paesi dell'area, a cominciare dal colosso brasiliano: simbolo dello spostamento a sinistra di numerose capitali, il Governo di Lula ha avuto relazioni fredde con Bush. Nuove aperture potrebbero riguardare, in particolare, il capitolo dell'energia e dell'etanolo, di cui Brasilia è grande produttore ma la cui esportazione negli Stati Uniti è stata ostacolata da misure volte a proteggere i produttori domestici. A scaldare le relazioni economiche con la regione potrebbe inoltre contribuire una decisione eminentemente politica: passi di disgelo tra Stati Uniti e Cuba. marco.valsania@ilsole24ore.com AGENDA COMPLESSA La popolarità del primo presidente afro-americano agevolerà le relazioni con il Continente nero Rapporti più facili col Brasile

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Decollano gli scambi fra l'India e l'Africa (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-01-27 - pag: 21 autore: Alleanze. Si amplia un mercato che soffre meno per la crisi e offre buoni margini di crescita Decollano gli scambi fra l'India e l'Africa Marco Masciaga NEW DELHI Mentre numerose imprese esportatrici indiane stanno soffrendo per la recessione in Europa e Stati Uniti, alla Escorts, una società specializzata nella produzione di trattori, gli affari non sono mai andati così bene. Non più tardi di un mese fa la casa di Faridabad ha siglato un contratto da 10 milioni di dollari con uno dei suoi clienti esteri. Un risultato reso possibile da una scelta strategica che in questa fase di rallentamento dell'economia mondiale si sta rivelando vincente: la Escorts ha scelto di puntare sull'Africa, un continente che oggi vale il 40% delle sue esportazioni. In cambio si è trovata tra le mani un mercato che, almeno per il momento, sembra soffrire meno di altri della crisi e per il futuro sembra promettere robusti margini di crescita. «Siamo presenti in 16 Paesi africani – spiega il responsabile per l'export Rajiv Kumar – la concorrenza dei produttori cinesie dell'usato proveniente dall'Europa è forte, ma siamo fiduciosi. E nel giro di pochi mesi apriremo uno stabilimento in Ghana ». Una scommessa simile a quella vinta della Kirloskar Brothers, azienda di Pune specializzata in pompe idrauliche che, spiega il suo vicepresidente LH Dabi, «da 20 anni investe sul mercato africano e oggi ha uffici commerciali a Dakar, Il Cairo e Nairobi e uno stabilimento a Johannesburg ». Dietro il successo africano di queste società non c'è solo il relativo isolamento dei mercati meno sviluppati dalle turbolenze dell'economia mondiale, ma anche una buona dose di volontà politica. «Negli ultimi anni – spiega Sheila Sudhakaran, responsabile dell'Africa desk della Federation of Indian Chambers of Commerce and Industry – abbiamo iniziato a guardare con occhi nuovi all'Africa, un continente verso il quale abbiamo legami storici e culturali, come quelli instauratisi all'epoca della decolonizzazione, ma con cui i rapporti commerciali sono sempre stati modesti». Per contribuire al rafforzamento dei legami lo scorso aprile New Delhi ha raddoppiato a 5,4 miliardi di dollari per i prossimi cinque anni le linee di credito offerte ai Paesi africani per incoraggiarli a investire in tecnologia indiana, in particolare in settori fortemente legati allo sviluppo, come la meccanizzazione agricola e le infrastrutture. E pochi giorni fa, in occasione dell'India-Africa partnership summit, il Governo indiano si è dato l'obiettivo di triplicare gli scambi commerciali con l'Africa a 100 miliardi di dollari all'anno entro 2014. Complesse le ragioni dietro il rinnovato interesse dell'esecutivo di New Delhi. L'11% delle importazioni indiane di petrolio provengono già dall'Africa, in particolare dalla Nigeria. Ma il bisogno crescente di idrocarburi e la volontà di diversificare le fonti di approvvigionamento mettono l'India in diretta concorrenza con la Cina (che ha raggiunto il traguardo dei 100 miliardi di dollari annui di scambi) su altre piazze continentali, come l'Angola. E le riserve di uranio di Niger, Namibia e Sudafrica non sono destinate a passare inosservate, ora che il programma nucleare indiano è stato sdoganato a livello internazionale. è in questa chiave che il rafforzamento dei legami commerciali e l'apertura di linee di credito privilegiate tramite l'Exim Bank of India sembrano avere finalità non solo commerciali: come quelle di assicurare approvvigionamenti di materie prime, controbilanciare la presenza cinese in Africa e, non ultimo, raccogliere consensi in sede Onu per ottenere un giorno l'allargamento del Consiglio di sicurezza a New Delhi. masciaga@gmail.com GLI OBIETTIVI Dietro il rinnovato interesse del Governo di New Delhi anche il bisogno crescente di idrocarburi e di uranio per il programma nucleare

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Emergenti ancora in corsa, parola di Jim (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-01-27 - pag: 21 autore: M&M Emergenti ancora in corsa, parola di Jim di Sara Cristaldi I l contagio non risparmia nessuno. Più veloce del previsto. La crisi travolge giorno dopo giorno anche i Paesi emergenti con il crollo dell'export, la chiusura di aziende e licenziamenti di massa. I giganti Bric (Brasile, Russia, India e Cina) cercano di porre un argine al virus. Sopravviveranno allo shock? E l'eventuale rientro di questi moderni traini dell'economia globale nei ranghi di Paesi inesorabilmente in sviluppo cosa comporterebbe per quanti negli ultimi dieci anni si sono avvantaggiati della loro crescita impetuosa? C'è chi è pessimista. Alcuni, negli Usa come in Europa, lo sono fin troppo, quasi animati da un sentimento di rivalsa verso questi "usurpatori" di leadership economica quanto politica. Ma c'è anche chi, oltre la tempesta di questi mesi, guarda meno emotivamente alla situazione. «Perché sarebbe sbagliato cancellare i Bric». Così il Financial Times titolava a inizio gennaio un'analisi di Jim O'Neill, capo delle ricerche economiche globali di Goldman Sachse inventore sette anni fa di un acronimo di grande successo: i Bric appunto, le economie che oggi valgono il 15% circa del Pil mondiale. In sostanza, è la risposta, nel 2009 l'unica fonte di domanda interna in crescita saranno proprio i giganti emergenti, con un'accelerazione nel 2010: un +7%, corroborato dalle ingenti misure di sostegno cinesi, contro il solo +1,2% delle economie avanzate. Di più, nei prossimi tre anni la crescita della domanda globale sarà trainata ancora una volta dalle quattro economie Bric. E alla fine del decennio il loro peso sul Pil mondiale dovrebbe arrivare al 20%. Fantaeconomia? Sette anni fa non erano in molti a scommettere sulla "marcia vittoriosa" della banda dei quattro. Oggi può risultare ancor più difficile. Reali però sono il cammino fin qui percorso, i risultati in termini di nuovo benessere raggiunti almeno da una parte dei miliardi di persone che popolano i Bric, come anche l'interconnessione promossa dalla globalizzazione. Ecco perché non si possono "cancellare" i nuovi protagonisti. E perché è anzi venuta l'ora di dare loro de jure uno status di decision maker internazionale. De facto l'anno già conquistato. La prima mossa alla nuova amministrazione Usa, come spieghiamo in questa pagina. sara.cristaldi@ilsole24ore.com

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IDEE DIVERSE IN SQUADRA (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-01-27 - pag: 21 autore: IDEE DIVERSE IN SQUADRA AP Ron Kirk Trade representative Il liberista Ex sindaco di Dallas, 55 anni, Ron Kirk è l'incaricato delle trattative commerciali del Governo di Obama. Viene considerato un liberista convinto HildaSolis Segretario al Lavoro La scettica Hilda Solis, 52 anni, è un'oppositrice del libero scambio e in tempi di disoccupazione in aumento farà sentire la propria voce AP Tim Geithner Segretario al Tesoro L'accusatore Nei confronti della Cina Geithner, 48 anni, ha lanciato l'accusa di manipolare il cambio dello yuan per favorire l'export:quello con Pechino è il capitolo più delicato AP

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La questione dell'energia e la scelta nucleare (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 27-01-2009)

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La questione dell'energia e la scelta nucleare Comitato Si alle energie alternative No al nucleare, 27 gennaio 2009, 10:45 Il Documento Fin dai primi giorni di governo, il presidente Berlusconi ha annunciato la decisione di procedere in tempi rapidi alla realizzazione di un programma nucleare. Sinora questa posizione è stata contrastata con poco vigore e un po' di supponenza e frattanto l'esecutivo procede negli adempimenti preliminari per la realizzazione del programma nucleare annunciato. Ci sembra dunque tempo di affrontare con chiarezza nel merito queste motivazioni Fin dai primi giorni di governo, il presidente Berlusconi ha annunciato la decisione di procedere in tempi rapidi alla realizzazione di un programma nucleare, per porre rimedio al danno che il referendum effettuato all'indomani dell'incidente di Chernobyl - governato dall'emotività strumentalizzata dagli ecologisti - ha apportato alle famiglie e alle imprese italiane. Questa posizione era stata espressa da tempo e si basa sull'affermazione che quella scelta "sciagurata" ha condannato l'Italia - unico tra i paesi industrialmente avanzati - ad una massiccia dipendenza dalle importazioni di petrolio e di gas, privando il Paese di una fonte energetica abbondante, pulita e a basso costo. Ma, al di là della enunciazione del premier e dei suoi ministri, va detto che questa posizione, da alcuni anni a questa parte, è divenuta un "recitativo" sempre più insistito nella informazione giornalistica a proposito di energia, tanto da essere ormai considerata vera. Al contrario, si tratta di affermazioni che la documentazione internazionale - ampiamente disponibile - semplicemente smentisce. Sinora la posizione del governo è stata contrastata con poco vigore e un po' di supponenza e frattanto il governo procede negli adempimenti preliminari per la realizzazione del programma nucleare annunciato. Ci sembra dunque tempo di affrontare con chiarezza nel merito queste motivazioni. La situazione è oggi più difficile di come si presentava all'epoca del referendum dell'87: il cambiamento climatico in atto richiede di procedere in tempi rapidi ad una drastica riduzione dell'impiego di combustibili fossili e questo richiede anche la geopolitica sanguinosa del petrolio e la crescita accelerata della domanda di energia da parte dei Paesi in rapido sviluppo economico. Ma la condizione attuale dell'energia nucleare - dal punto di vista della disponibilità del combustibile, dei problemi di impatto sanitario ed ambientale, del costo di produzione del ciclo nucleare (dall'estrazione del minerale, alla produzione di energia elettrica, al trattamento del combustibile irraggiato e allo smantellamento degli impianti), dei rischi di proliferazione militare e del terrorismo - questa situazione indica che al ricorso all'energia nucleare sia da preferirsi l'impiego ed il potenziamento delle nuove fonti energetiche, pulite e rinnovabili, e soprattutto le concrete possibilità di uso più efficiente dell'energia, ma anche di vero e proprio risparmio energetico. E' questa, nei fatti, la scelta effettuata da tutti i paesi più industrializzati. La propaganda governativa e dei mass media e l'assenza di un'opinione pubblica autonoma e informata possono giocare un ruolo determinante, dato che le forme odierne del discorso scientifico e pubblico non sono all'altezza di simili valutazioni. Così, per scelta politica, si possono sottostimare volutamente i pericoli nucleari mettendo in ombra rimedi a portata di mano. E così, nell'opinione pubblica, la paura del declino e della rinuncia ai consumi mette in secondo piano rischi imponderabili, che riguardano però tempi remoti o basse probabilità di occorrenza: la questione della sicurezza, infatti, può arrivare ad essere rimossa se non si mettono in evidenza contemporaneamente alternative non pericolose, plausibili, realizzabili già oggi, che prefigurano una organizzazione sociale desiderabile. Proprio per questo l'accesso e la completezza dell'informazione diventano indispensabili all'esercizio della democrazia. Innanzi tutto, qualche parola sull' "originalità" della scelta italiana, guidata dall'emotività. In realtà la vicenda nucleare italiana si è giocata ben prima, all'inizio degli anni '60, quando l'Italia - viva ancora la tradizione della scuola di fisica nucleare di Roma, la tradizione di Fermi - aveva tutte le carte per giocare, un ruolo di punta nel settore dell'energia nucleare, a partire dalle tre centrali di Trino, Latina e Garigliano (realizzate da imprese elettriche private, prima della nazionalizzazione dell'energia elettrica). Ma, allora, il grande Paese amico ed alleato mal digeriva concorrenti nei settori tecnologici avanzati, in particolare per le sue imprese elettromeccaniche nucleari, General Electric, Westinghouse, e nel settore delle grandi macchine calcolatrici. Nel momento in cui si permette la nascita del primo governo di centro-sinistra, una clausola non scritta chiude l'avventura nucleare italiana: l'Italia diverrà paese grande raffinatore di petrolio riducendo la sua iniziativa in tutti gli altri settori energetici, geotermia, idroelettricità e, appunto, energia nucleare. Nel settore dei calcolatori, la Olivetti viene ceduta alla General Electric e diviene Ol-Ge. Verso la metà degli anni '70, si profilano negli Usa difficoltà per l'elettromeccanica nucleare: le popolazioni richiedono per i reattori standard di radioprotezione e sicurezza sempre più elevati, che fanno lievitare il costo del kWh. A partire dal 1978 (ben prima di Chernobyl!) e sino ad oggi, le imprese elettriche Usa non ordinano più nessun nuovo impianto nucleare. Ma immediata è la solidarietà italiana nei confronti delle elettromeccaniche Usa rimaste senza commesse in patria: parte così il nuovo programma del ministro Donat Cattin per 10.000 MW ed il cantiere di Montalto di Castro. L'incidente di Chernobyl porta al blocco di nuovi reattori in tutti i paesi dell'OCSE, escluso il Giappone. Escono dal nucleare Svezia, Spagna e Austria ed anche la Germania mette a punto la sua exit strategie. La Francia, allentata la spinta strategica della force de frappe, chiude la sua filiera originale dei reattori veloci e non ordina più nuovi reattori. Se tutti abbandonano la realizzazione di nuovi reattori, che fa l'Italia? Già chiuse (e avviate ad una improbabile prospettiva di smantellamento) le tre centrali degli anni '60, chiusa la centrale di Caorso nell'attesa di sottoporla ai miglioramenti suggeriti dall'incidente di Three Miles Island, c'è in atto soltanto il cantiere di Montalto di Castro. Lo chiude il governo De Mita nel 1990: che senso avrebbe, per un solo reattore, dotarsi dei costosi, impopolari e rischiosi servizi del ciclo del combustibile? Ma, come si vede, il governo De Mita fa né più né meno di quello che stanno facendo gli altri. Ma veniamo alle altre affermazioni infondate. L'energia nucleare non è abbondante. Ricordiamo innanzi tutto che l'energia elettrica costituisce meno del 20% degli usi finali di energia, mentre il restante (più dell'80%) è costituito da carburanti per i trasporti e calore per riscaldamento e processi industriali. Se anche avessimo "nuclearizzato" tutta la produzione di elettricità, avremmo affrontato solo una parte assai limitata del problema energetico! L'energia nucleare fornisce oggi al fabbisogno mondiale di energia elettrica un modesto contributo inferiore al 16%, contro il 66% fornito dai combustibili fossili, e, secondo la stima dell'Agenzia Onu per l'Energia Atomica, a questo ritmo, c'è uranio fissile - cioè l'isotopo 235 che è presente nell'uranio naturale, costituito soprattutto dall'isotopo 238, nella concentrazione dello 0,7% - solo per 50 anni, che potranno allungarsi a 70 per ulteriori stime. Se dunque volessimo fare dell'energia nucleare una vaga alternativa ai combustibili fossili, per esempio dimezzando il contributo di questi, ne avremmo per una ventina di anni: cioè ci scanneremmo per l'uranio come ci scanniamo per il petrolio. Quanto all'Italia, le tracce di uranio in Liguria, in Lombardia e in Trentino non configurano certo una qualche parvenza di autonomia nella disponibilità del combustibile. Certo, si potrebbe passare all'uso dell'uranio 238, molto più abbondante in natura, ma, per ciò, si dovrebbe passare attraverso la produzione di Plutonio, secondo la linea intrapresa dai Francesi con i reattori veloci. Si tratta di una tecnologia ad alto rischio (proliferazione nucleare e salute: un milionesimo di grammo la dose letale per inalazione). Finita la motivazione della force de frappe, la Francia ha abbandonato questa filiera. L'energia nucleare non è pulita. Come ci ricorda - ancora nel 2007 con la Pubblicazione 103 - l'ICRP, l'Agenzia Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Ionizzanti, dosi comunque piccole di radiazioni, aggiungendosi al fondo naturale di radioattività, possono causare eventi sanitari gravi ai lavoratori e alle popolazioni, nel funzionamento "normale" degli impianti e, ovviamente, nel caso di incidenti. Fuor da ipocrisie, la definizione ICRP di Dose Limite di radiazioni ai lavoratori degli impianti e alle popolazioni ivi residenti non significa dose al di sotto della quale non c'è rischio, ma quella dose "alla quale sono associati effetti somatici (tumori, leucemie) o effetti genetici, che si considerano accettabili a fronte dei benefici economici associati a siffatte attività con radiazioni". Deriva da ciò la complessità degli impianti e delle stesse procedure operative e ciò incide fortemente sul costo del kwh . Oltre al rilascio di radiazioni nel funzionamento "normale" degli impianti, c'è poi il problema dello smaltimento delle scorie, tuttora materia di ricerca fondamentale: l'obiettivo finale è quello dello stoccaggio in formazioni geologiche appropriate, caratterizzate da bassissima permeabilità e situate in zone geologicamente stabili. Dopo il fallimento - con la vicenda di Carlsbed nel New Mexico - della prospettiva di poter utilizzare strutture rocciose saline, sono in fase di studio altri tipi di formazioni geologiche. L'attenzione rivolta alle formazioni saline poggiava sulla valutazione che in tali strutture non potesse esserci circolazione di acqua. E l'assenza di acqua appare una necessità dal punto di vista della integrità della tenuta di contenitori che dovrebbero sfidare durate di tempi enormemente lunghi. A Carlsbed, nel corso dello scavo, ci si è trovati invece in presenza di grandi quantità di acqua. E' appena il caso di ricordare che di rocce saline si trattava anche nel caso del sito di Scanzano. Le scorie ad alta attività sono state destinate dagli USA nelle Yucca Mountains, ma l'attivazione del sito delle Yucca Mountains sta subendo dei ritardi in quanto si sono trovate evidenze dell'esistenza di sismicità in epoche geologiche passate. L'Agenzia nazionale francese per la gestione dei rifiuti nucleari (Andra) avvia ora un laboratorio sotterraneo alla profondità di 490 metri a Bure (Meuse). Altri modi di gestione dei rifiuti (trasmutazione o stoccaggio in superficie) sono tutt'ora allo studio e si è dunque lontani dalla possibilità di indicare una tecnologia provata standard in base alla quale determinare la sua incidenza sul costo del Kwh. E' superfluo aggiungere che un impianto solare o eolico, a fine ciclo, lascerebbe residui che si possono smaltire in una normale discarica controllata. Un altro aspetto critico, generalmente sottaciuto, è la grande quantità di acqua richiesta da una centrale nucleare per il raffreddamento di alcune sue parti. Anche in condizioni di normalità, le elevatissime temperature raggiunte nel nocciolo richiedono grande asporto di calore e consumi di acqua nettamente maggiori rispetto alle centrali alimentate da combustibili fossili. Per Berlusconi e Scaiola tutte queste problematiche non appaiono, almeno pubblicamente, seriamente valutate: non ci si preoccupa delle oltre 150 tonnellate di scorie annue che verranno prodotte dal nuovo programma nucleare e che andranno ad aggiungersi alla "montagna" di rifiuti nucleari tuttora in attesa di sistemazione: 100.000 m3 (dati Sogin, Conferenza Stato Regioni 2001), di cui parte rilevante dovrebbe provenire dallo smantellamento delle centrali nucleari dismesse. Ma quale è il costo del kWh nucleare? I problemi relativi al trattamento delle scorie o allo smantellamento degli impianti al termine della loro vita introducono molta incertezza nei metodi usuali di calcolo, che si fanno per qualsiasi fonte di energia. Se, in particolare, una sistemazione affidabile dei rifiuti radioattivi pone tuttora problemi complessi di ricerca, non solo dal punto di vista geologico, ma anche dal punto di vista della fisica, in assenza cioè di una procedura standard, come si può stimare un costo per questa procedura? Si aggiunge a questo l'aumento incessante del costo dell'uranio: di oltre nove volte dal 1999 al 2007, come afferma l'A.D. di Enel, Fulvio Conti, dinanzi alla Commissione Attività Produttive della Camera il 5/12/07. E si aggiunge, a differenza delle altre fonti energetiche, l'incertezza sui tempi di realizzazione degli impianti che implica ulteriore differimento nella remunerazione degli ingenti capitali investiti. E' questo il caso, ad esempio, il caso del reattore in costruzione in Finlandia, che ha già registrato un ritardo di quasi tre anni con un extracosto già valutato ad oltre due miliardi di euro. Quanti poi hanno avanzato proiezioni di costo del Kwh nucleare (per es. EIA/DOE: "Annual Energy Outlook 2004 and Projections to 2025"; MIT, 2003; ed altri), che tengono conto di tutti gli elementi sopra citati ed anche delle caratteristiche dei reattori di nuova concezione, pervengono comunque a stime dell'ordine dei 0,06-0,07 €/Kwh, cui vanno aggiunte le sovvenzioni statali previste negli Stati Uniti anche da recenti iniziative di Bush (2005). Stime dunque, decisamente più elevate del costo del kWh a gas o a olio combustibile, ma anche prodotto con il vento! E quanto al costo del kWh elettrico prodotto in Italia, gravemente penalizzato dalla mancata scelta nucleare, vale la pena qui di citare - sempre per misurare la realtà dell'informazione insistita - l'Indagine conoscitiva del 2006 della Commissione Attività produttive della Camera (Presid. On. Tabacci), da cui apprendemmo che sin dal settembre del 2005, per quanto riguarda l'Italia," il prezzo medio è sensibilmente minore rispetto a quello delle altre borse, con la sola eccezione della Spagna." Deriva da ciò "l'inversione di tendenza che spesso negli ultimi mesi ha caratterizzato i flussi di energia tranfrontalieri, con abituali esportazioni dall'Italia verso la Francia." La questione del prezzo dell'energia in Italia, in particolare dell'energia elettrica, e della destinazione speculativa delle importazioni di gas è parte essenziale della questione. Generazione quarta o... terza o... più probabilmente rivisitazione della seconda? I problemi citati sono alla base della situazione attuale di crisi drastica del settore nei paesi più avanzati, che pure avevano perseguito con decisione nel passato questa produzione di energia. Nasce da qui il progetto di ricerca guidato dagli Stati Uniti "Generation IV" con l'obiettivo di mettere a punto un nuovo tipo di reattore e di ciclo del combustibile nucleare in modo da conseguire un grado migliore di sicurezza, tale da superare la indisponibilità dell'opinione pubblica per un rilancio del nucleare dopo lo stallo del 1978 e, soprattutto, a seguito degli incidenti di Three Miles Island e di Chernobyl e per migliorare la competitività economica in modo da superare la indisponibilità delle imprese elettriche. Nel 2000 Generation IV è divenuto un consorzio di paesi guidato dagli Stati Uniti, cui recentemente si è aggiunta anche l'Italia, finalizzato allo studio di reattori di nuova concezione tali, appunto, di fornire risposte risolutive sul piano dei costi, della sicurezza, dell'uso ottimale dell'uranio e della riduzione delle scorie. La ricerca è indirizzata ad un ampio spettro di tecnologie. In particolare, la più parte dei progetti perseguiti riguarda reattori che utilizzano, come la filiera perseguita in passato dai francesi, l'uranio 238, ben più abbondante in natura dell'uranio 235. Si tratta tuttavia di passare, come abbiamo già ricordato, attraverso la produzione di Plutonio, materiale fortemente tossico e ingrediente principale per le Bombe. Si presentano problemi difficili e il rischio di proliferazione sarebbe ulteriormente aumentato. Se i problemi citati potranno essere superati, Generation IV prevede la messa a punto di un prototipo di nuovo reattore non prima del 2025 ma l'eventuale funzionamento di nuove filiere atomiche andrebbe a regime in tempi assai lontani per ridurre l'emergenza planetaria dovuta ai cambiamenti climatici già in corso. Con l'allontanarsi nel tempo della disponibilità commerciale (2040) dei reattori di IV generazione, è invalso da qualche tempo l'uso di denominare di III generazione i reattori usuali cui sono stati apportati alcuni miglioramenti derivanti soprattutto dall'esperienza dell'incidente di Three Miles Island. Questi miglioramenti, pure significativi, non rappresentano tuttavia un salto di qualità per la tecnologia nucleare, soprattutto dal punto di vista della sicurezza. Dire, in particolare, che questi reattori incorporano tecnologie di sicurezza intrinseca non risponde a verità. Dal punto di vista, poi, della riduzione delle emissioni di CO2 , il numero di centrali sufficienti a coprire una quota significativa della nuova domanda di energia elettrica e a sostituire gli impianti alimentati da fonti fossili sarebbe così elevato (alcune migliaia) da costituire una follia, in quanto aumenterebbe la probabilità di incidente catastrofico e drammatizzerebbe a dismisura il problema delle scorie accumulate. Anche se si assumesse come obiettivo quello dichiarato da Berlusconi e cioè il raddoppio nel mondo entro il 2030 delle centrali nucleari esistenti, rimpiazzando anche quelle che andranno a fine vita nei prossimi 20 anni, l'effetto sulle emissioni globali comporterebbe solo una riduzione del 5%. Va da sé poi che le risorse di uranio al mondo non sarebbero sufficienti per aumentare cospicuamente la capacità installata. Ma, in questa prospettiva di scarsa disponibilità dell'uranio, è evidente che, per l'Italia, con il Governo Berlusconi ci si sta avventurando con i reattori di III generazione ad adottare per un periodo che non può essere superiore a qualche decennio una tecnologia costosa e pericolosa, che non porta con sé effetti decisivi sul cambiamento climatico. Stando alle dichiarazioni vaghe del ministro per lo sviluppo economico - che dichiara di non credere alla IV generazione ("aspetteremmo il 2100") - il governo italiano promuoverebbe a caro prezzo un programma arretrato e intrinsecamente insicuro di centrali "tradizionali". "Non esiste oggi ciclo del combustibile nucleare che non sia intrinsecamente proliferante". A questa conclusione giunse nel 1980 la Conferenza INFCE (International Nuclear Fuel Cycle Evaluation) promossa dalle Nazioni Unite e tutti i paesi che si sono dotati della bomba (India, Israele, Pakistan, Brasile, Nord Corea,...), lo hanno fatto passando ufficialmente sotto l'egida dell'uso pacifico dell'energia nucleare. La sottrazione e l'impiego di materiali radioattivi appare poi una possibile risorsa del terrorismo. Nello scenario mondiale il terrorismo globale è una minaccia attualissima. Gli impianti nucleari, se da una parte possono diventare obiettivi sensibili per i terroristi, dall'altra producono scorie dal cui trattamento non solo viene estratto il plutonio, materia prima per la costruzione di armi a testata nucleare, ma anche tutto quell'inventario di materiali radioattivi che possono rappresentare, in mano al terrorismo, gravi minacce. Allora? Che cosa fare? La strada su cui procedere è quella a cui ci impegna la strategia decisa in sede europea: entro il 2020, realizzare il 20% di risparmio energetico e il 20% di fonti rinnovabili. Si tratta di obiettivi, dal punto di vista quantitativo, assai più rilevanti del programma nucleare del Governo: questo dovrebbe coprire, infatti, il 25% dei consumi elettrici, che sono meno di un terzo dei consumi complessivi. Con gli impegni europei, si tratta invece, come si è detto, di sostituire - tra risparmio e fonti rinnovabili - il 40% dei consumi complessivi. In questa sede non entriamo nel dettaglio delle tecnologie per l'uso più efficiente dell'energia e per l'impiego delle fonti pulite, alternative ai combustibili fossili. Basterà qui osservare come l'obiettivo definito dall'Unione Europeo poggia la sua coerenza sul decollo accelerato di queste tecnologie che si registra ormai in molti Paesi e che è nei programmi annunciati da Obama, ma anche dalla Cina. Si va dai parchi eolici ai pannelli fotovoltaici, al ricorso al solare termodinamico collegato con l'immagazzinamento del calore ad alta temperatura in serbatoi salini ad alta capacità termica, ai progetti per la produzione di idrogeno con l'impiego del sole, del vento e la utilizzazione di questo con le celle a combustibile e nei motori,alla pluralità degli interventi che si possono realizzare nel comparto dell'edilizia, agli interventi di adeguamento delle reti di trasporto per servire persone e merci con sistemi e tecnologie a minore impatto ambientale. Non si tratta dunque soltanto di produzioni materiali, seppure altamente tecnologiche, come i veicoli ibridi e elettrici alimentati da nuovi carburanti e da celle a combustibile, o le microcentrali eoliche o solari per fornire idrogeno, ma anche di sistemi operativi e informatici ad altissima sofisticazione, dedicati alla riduzione del traffico, alla gestione del car sharing e car pooling , alla riorganizzazione dei sistemi di trasporto nella produzione e commercializzazione delle merci per risparmiare mobilità. Mentre per alcuni settori - cogenerazione, calore solare, elettricità dal vento, processi di gassificazione di biomasse - si tratta di tecnologie già decisamente competitive, in altri settori l'Unione Europea sostiene la ricerca per ridurre i costi dei materiali, aumentare i rendimenti, rendere più affidabili le tecnologie, ad esempio per l'inserimento dell'elettricità prodotta dalle fonti intermittenti (sole, vento) nelle reti. Si tratta di prospettive velleitarie? Non sembra, se consideriamo la crescita accelerata di questi settori in Germania, Spagna, Danimarca, ma anche in Giappone. E, quanto agli Stati Uniti, lo studio di fattibilità di Zweibel, Mason e Fthenakis (cfr. "Le Scienze", marzo 2008), tre fra i massimi esperti di energia solare e fonti rinnovabili, prevede entro il 2050 la fornitura del 69% dell'elettricità e del 35% della sua energia totale (inclusi i trasporti, quindi) per mezzo di soli impianti solari, a prezzi paragonabili a quelli attuali.. Su questa strada può anche decollare una prospettiva industriale di qualità. Le linee che i Paesi europei hanno inteso delineare varando, alla fine del 2007, un "Piano strategico per le tecnologie energetiche", il SET-Plan, vengono individuate non solo come risposta alle sfide dell'energia e del clima, ma come opportunità di rilancio dell'industria europea, in particolare nel settore delle rinnovabili. Tali tendenze risultano ulteriormente rafforzate dai dati più recenti sull'espansione del mercato mondiale delle rinnovabili. Nei paesi europei in cui la produzione di tecnologie solari e eoliche si è andata consolidando, la dinamica espansiva dell'occupazione e del fatturato è emersa in tutta evidenza nel periodo 2000-2005, spesso in contrapposizione alla contrazione dell'attività produttiva che ha diffusamente investito il comparto manifatturiero. Da questo contesto l'Italia sembra tuttavia distaccarsi, manifestando un'evidente debolezza competitiva rispetto alle performance europee e presentando, almeno per ora, deboli presupposti per la costruzione di una nuova capacità competitiva in quest'ambito. Ma se in Italia, sotto l'impulso della crescita della domanda interna privata e pubblica di impianti ad esempio ad energia solare, si creasse una filiera industriale locale, si avrebbero ricadute positive sia sul versante economico che in termini di occupazione. Trattandosi di un settore relativamente nuovo, esiste ancora l'occasione, unica, di creare un indotto non solo di piccole e medie imprese ma anche di grandi imprese, capaci di competere sul versante tecnologico grazie alla ricerca e che pertanto possano crescere significativamente. Si tratta però di una finestra di opportunità limitata nel tempo. Da un punto di vista strategico è essenziale, per il nostro Paese, investire nella produzione dei sistemi e non solo nella fornitura di servizi e nella compravendita di energia. Oggi invece la maggior parte dei progetti in corso di realizzazione - con l'eccezione della Puglia di Vendola - appare tutto sommato modesta. Per l'industria italiana questa è un'opportunità da non mancare. Richiede che si effettuino investimenti significativi in ricerca e sviluppo e che si attivino centri di trasferimento di tecnologie, per cercare di recuperare gli errori fatti alla fine degli anni '80, quando di fatto sono state dismesse le attività nel fotovoltaico. Occorre trovare e stimolare imprenditori, gruppi industriali e finanziari che siano disposti ad investire in attività produttive a lungo termine, piuttosto che limitarsi a capitalizzare sugli incentivi del conto energia! Ma occorre anche una politica degli incentivi - per sostenere la domanda dei nuovi impianti - che sia caratterizzata dalla certezza nel tempo, al contrario di ciò che è avvenuto anche recentemente in Italia: è questa politica di sostegno finanziario, consapevole e mirata, che ha fatto della Germania, della Spagna o della Danimarca i paesi leader nello scenario europeo. Dobbiamo invece rilevare come, anche a fronte di leggi positive, un notevole ostacolo allo sviluppo delle energie alternative (e all'economia del Paese) venga dai monopoli energetici Enel ed Eni, che, pur detenendo, appunto, il monopolio delle reti di distribuzione dell'energia elettrica (TERNA) e del gas (SNAM), di fatto rendono difficoltoso sia l'allacciamento rapido dei nuovi impianti alla rete nazionale elettrica, sia lo sviluppo dei piccoli e medi impianti di cogenerazione a livello aziendale e comunale, che potrebbero aumentare l'efficienza termica del metano impiegato. Si tratta di una scelta alternativa a quella nucleare: non potrebbe essere infatti ripartito su due fronti l'impegno finanziario e lo sforzo di ricerca, ingegnerizzazione e innovazione richiesti. La stessa Commissione Energia del Parlamento europeo, bocciando l'11 settembre 2008 un emendamento che proponeva l'equiparazione del nucleare alle fonti rinnovabili, ha fatto chiarezza sulla gerarchia degli indirizzi suggeriti e sugli obiettivi da perseguire. Per l'Italia non si tratta dunque di scegliere tra la prospettiva del Governo e i sogni degli ecologisti, ma di scegliere tra i reattori e la strategia che ha scelto l'Europa. Chiediamoci che cosa renda possibile che, mentre l' Unione Europea indica nell'efficienza, nella riduzione dei consumi e nella rapida diffusione delle energie rinnovabili la barra delle politiche energetiche e il presidente americano Obama indica questa opzione anche come strategia per il rilancio dell'economia e dell'occupazione, noi dobbiamo assistere agli sgrammaticati proclami nucleari di una classe politica che appare almeno superficiale ed incompetente. E' comprensibile che i paesi che hanno impianti nucleari si trovino in difficoltà nel momento in cui devono sostituire reattori ormai da dismettere e che dunque annuncino la ordinazione di qualche impianto nucleare. Non è il caso dell'Italia: "non si risolve il problema energetico partendo da zero con una tecnologia superata" - commenta Pistorio. Quindi un Paese come il nostro, che deve ripartire da zero, si troverebbe a mettere in campo ingentissime risorse, in gran parte pubbliche, per una tecnologia di irrilevante efficacia climatica, che usa una fonte in via di esaurimento a costi crescenti, disponibile, come si è visto, per pochissime decine di anni e con lasciti per millenni di scorie altamente radioattive. Meglio farebbe, invece, l'Italia a seguire l'esempio di quei Paesi - Germania, Spagna, Danimarca - che stanno affermandosi come leader nel settore delle energie pulite, con straordinari effetti dal punto di vista dell'innovazione tecnologica, dell'occupazione e della disponibilità sicura dell'energia. Per contro, della prospettiva nucleare va valutato, come si è visto, l'impatto sanitario associato al funzionamento "normale", il rischio potenziale associato alla sicurezza degli impianti, il lascito disastroso alle future generazioni, i problemi di un sistema ad alta intensità di capitale, ma anche e soprattutto l'effetto di interdizione sullo sviluppo e sulla necessaria diffusione delle fonti rinnovabili. Ma allora quali sono le motivazioni "vere" di Berlusconi? Se possiamo concedere al ministro Scaiola il beneficio di una irresponsabile ignoranza, è difficile immaginare mosse ingenue, non orientate da una finalità, da parte del Presidente del consiglio, a partire dalla sua acuta lettura di ciò che può trovare consenso nell'opinione pubblica. Lasciamo ad altre competenze questa lettura, limitandoci a poche considerazioni. A ben vedere - nella situazione di generale disinformazione tecnico-scientifica dell'opinione pubblica e man mano che si cancella il ricordo dell'informazione che fornì il movimento antinucleare allorchè, con l'incidente di Chernobyl, era vivo l'interesse sui reattori - sostituire alla caldaia termoelettrica la caldaia nucleare purchè si tengano lontani gli scenari di privazioni attribuiti agli ecologisti, appare non straordinariamente preoccupante: ne fa fede il mutato atteggiamento dell'opinione pubblica nei confronti di un programma nucleare, almeno fino a quando non si abbia qualche sospetto che il proprio territorio possa essere candidato ad ospitare il reattore. Alcuni settori dell'impianto produttivo del Paese si considerano meglio predisposti alla prospettiva nucleare, tradizionale nella impostazione e nella remunerazione dei poteri rispetto ad un progetto profondamente alternativo come quello del risparmio e delle energie rinnovabili, che potrebbe rispondere sì ad una domanda sociale, ma prefigura il rischio di un mercato innovativo: richiede dunque di impegnarsi in ricerca e sviluppo e sollecita dal sistema delle imprese maggiore reattività e responsabilità sociale. Si tratta di una politica industriale articolata e fortemente innovativa, che però il Governo o la Confindustria non hanno all'ordine del giorno, non avendo compreso che le sfide del cambiamento climatico non si affrontano senza l'accelerazione del cambiamento tecnologico. Così il nostro"gap" potrà solo aumentare, rendendoci debitori nei confronti di altri paesi per ricerca, brevetti, tecnologie e prodotti. Chi non avrà investito in R&S e nelle nuove tecnologie, si troverà, con ogni probabilità, ad incentivare, pagandone i relativi costi, come già succede oggi, l'energia da fonti rinnovabili e allo stesso tempo ad importare la relativa tecnologia dai paesi leader. Nonché a pagare il conto, piuttosto salato, del mancato rispetto degli impegni assunti a livello internazionale per la riduzione della CO2 . Ma, nel quadro della realtà attuale della informazione e della cultura dominante in Confindustria, la scelta nucleare consente a Berlusconi di estorcere allo Stato un fiume di denaro di finanziamenti pubblici con cui realizzare comitati di esperti e aggregazioni di imprese e, magari, accordi internazionali, per far partire l'iniziativa nucleare. Se poi l'iniziativa si dovesse fermare, si farà sempre in tempo a dire che i nemici del progresso, i "comunisti", la hanno fatta fallire. Ancora una volta questo Paese assisterà al fallimento di un settore industriale truccato, con stipendi da capogiro ed intrecci con la politica, senza che mai nessuno sia chiamato a rispondere di un esito nullo. Altra è invece la prospettiva per la quale ci sentiamo impegnati. Essa risponde alla necessità, per garantire la nostra stessa sopravvivenza, di prodotti innovativi a basso impatto ambientale e ad elevata "desiderabilità sociale", per mantenere viva una prospettiva democratica di sviluppo della civiltà. Ma questa prospettiva fatica ad assumere la necessaria priorità nella consapevolezza dell'opinione pubblica, ad accreditarsi come alternativa desiderabile. Non ci si chiede se questo passaggio debba avvenire con un'urgenza tale da evitare i disastri ambientali, economici, politici ed umani dovuti all'insostenibilità e alla devastazione dell'attuale modello di sviluppo. Ma c'è il tempo per realizzare l'alternativa? Tecnologie per l'uso più efficiente dell'energia e per l'impiego delle fonti pulite e rinnovabili: si tratta di tecnologie in gran parte mature, anche dal punto di vista dei costi. La loro adozione suggerirà anche sfide agli architetti e agli urbanisti, ma anche ai progettisti di veicoli o, più in generale, di sistemi elettronici di automazione e controllo e così via, per adeguare le caratteristiche del sistema utente alle caratteristiche delle nuove fonti di energia. E questo Comitato intende lavorare per la messa a punto di una proposta di piano energetico in linea con l'Europa e in particolare con i paesi più impegnati nei settori delle energie rinnovabili e del risparmio energetico. E tuttavia una domanda si impone, a conclusione di queste note. Il passaggio da un sistema energetico basato su fonti concentrate sul territorio, come le grandi centrali termoelettriche, e su imponenti reti di distribuzione per le quali il controllo è rigidamente centralizzato, ad un sistema energetico basato su fonti diffuse sul territorio potrà avere una valenza importante anche dal punto di vista della democratizzazione dell'energia. Con le energie naturali il bilancio energetico e gli impatti ambientali acquistano trasparenza sul territorio e la gestione del bene comune energia, da trasferire alle future generazioni, diventa fonte di partecipazione, occasione di studio e ricerca, garanzia di occupazione e di lavoro stabile e qualificato. Ma si tratta di un cambiamento profondo dal punto di vista ingegneristico, finanziario, amministrativo, organizzativo. I cambiamenti climatici, il profilarsi di un limite drammatico nella disponibilità del petrolio o del gas concedono i tempi necessari per questo cambiamento? E' dunque urgente aprire una riflessione - non ideologica, ma concretissima - sull'uso dell'energia, sul modello di consumi e produzioni che esportiamo nel mondo: i nostri consumi di energia sono tutti ugualmente necessari? Insomma, non basta sostituire il tipo di fiamma che brucia sotto la pentola, ma andiamo a vedere anche che cosa cuoce dentro la pentola. Saremmo disposti ad aprire un conflitto con le generazioni future pur di non affrontare i cambiamenti per una inevitabile transizione verso un modello energetico a minor spreco e a basso impatto ambientale, tanto diverso dal presente quanto necessario per il futuro? E potrà essere utile proporre questo dibattito proprio mentre altri pensano che la crisi delle economie possa essere risolta con la parola d'ordine di rilanciare i consumi.

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Obama, la rivoluzione permanente (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 27-01-2009)

Argomenti: Cina

Obama, la rivoluzione permanente Stefano Rizzo, 27 gennaio 2009, 15:58 Approfondimento L'aveva detto durante tutto il corso della lunghissima transizione: la gravità dei problemi e della crisi economica richiede che l'amministrazione "atterri correndo", inizi cioè a lavorare fin dal primo giorno Obama ha mantenuto la promessa. Per la verità non solo lui: anche il Senato sta procedendo con insolita celerità alla conferma dei ministri designati. Al momento, tra i posti chiave, mancano all'appello soltanto il ministro del tesoro Timothy Geithner, che è incorso in aspre critiche per il fatto di "avere dimenticato" di pagare parte delle tasse, e il ministro della giustizia Eric Holder che è stato criticato per il ruolo da lui svolto in una controversa grazia concessa a suo tempo da Bill Clinton. E' comunque certo che entrambi saranno confermati nel corso della settimana. Obama nel frattempo ha nominato una serie di influenti consiglieri personali alla Casa bianca (e che quindi non hanno bisogno di conferma), che costituiranno il trait d'union con i vari ministeri. Lawrence Summers per l'economia; Tom Daschle che, oltre ad essere ministro della salute, avrà un ufficio nella West Wing, dal quale dovrà studiare la riforma del sistema sanitario; Carol Brower, coordinatrice di tutte le politiche ambientali ed energetiche (che riguardano più ministeri); John Brennan consigliere per la sicurezza interna, che affiancherà il consigliere per la sicurezza nazionale Jim Jones e il capo della CIA Leon Panetta. Oltre a questi Obama ha nominato due suoi inviati speciali per due caldissime aree: George Mitchell, autorevole ex capogruppo del Senato e mediatore della pace in Irlanda del Nord, per il Medioriente; e Richard Holbrooke, grande conoscitore di Foggy Bottom (la conca della nebbia: il ministero degli esteri) per l'Afghanistan e il Pakistan. Nel corso della prima settimana di presidenza Obama ha preso alcuni provvedimenti di sostanza e ha fissato alcune non meno importanti nuove regole del gioco. Le regole del gioco: l'invito a tutto il suo staff a "peccare sul lato della trasparenza", piuttosto che su quello della segretezza, rendendo pubblici sul sito della Casa bianca tutti gli atti e le deliberazioni; la revoca di un ordine presidenziale di Bush che avrebbe consentito a "passati presidenti e vicepresidenti" di mantenere la segretezza sulle carte della loro amministrazione; il blocco - di fatto una riduzione -- degli stipendi dei membri dello staff presidenziale a 100.000 dollari l'anno (76.000 euro), blocco che ha già spinto il Congresso a proporre analoghe misure di austerità sugli stipendi dei parlamentari (peraltro già molto più bassi di quelli europei, e italiani in particolare); regole più severe per i lobbisti con l'obbiettivo di porre fine alla scandalosa pratica della "revolving door" (la porta girevole), per cui uomini politici vanno e vengono tra società di lobby e incarichi di governo. Obama ha stabilità che chiunque lasci la sua amministrazione non potrà svolgere attività di "lobbying" fino alla fine della sua presidenza e non potrà fare parte dell'amministrazione se nei due anni precedenti ha avuto un incarico di lobbista. Le misure sostanziali sono già molte e costituiscono tutte innovazioni drastiche rispetto all'amministrazione Bush: il blocco dei processi di Guantanamo e l'annuncio della chiusura del carcere "entro un anno" (ma probabilmente prima); il divieto di tortura da parte della CIA e l'obbligo per tutti, agenzie di spionaggio e forze armate, di attenersi alle norme dell'esercito che la vietano e di rispettare le Convenzioni di Ginevra sulla protezione dei prigionieri di guerra; l'accelerazione del ritiro delle truppe dall'Iraq, che dovrà essere completato entro 16 mesi; la ripresa dei finanziamenti federali alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, che erano stati bloccati per motivi ideologici da Bush, e che hanno coinciso con l'autorizzazione da parte della FDA (l'organo di controllo sui farmaci) al primo test clinico mondiale per verificarne l'efficacia nella cura di gravi malattie; l'autorizzazione (anche questa negata dall'amministrazione Bush) a finanziare le ONG internazionali che nella lotta contro la pandemia dell'AIDS in Africa praticano anche, in casi estremi, l'aborto terapeutico. Ancora e di maggiore sostanza: la presentazione al Congresso del massiccio piano di ben 825 milioni di dollari per il sostegno dei redditi medio-bassi e il rilancio dell'economia, piano che è stato giudicato da alcuni (il premio Nobel Paul Krugman) insufficiente, ma che in ogni caso non ha paragone con i ben più modesti interventi adottati in Europa e in particolare in Italia. Infine è di ieri l'annuncio e di un vasto piano decennale di interventi in campo energetico e di protezione dell'ambiente, che prevede lo sviluppo delle fonti alternative, l'indipendenza energetica, la riduzione dei consumi per abitazioni, uffici pubblici, automobili. Il piano prevede anche la stipula di nuovi accordi con gli altri "grandi inquinatori" del pianeta per la riduzione delle emissioni, Cina e India in particolare. Questa volta però gli Stati Uniti promettono di fare la loro parte e di non ostacolare gli sforzi internazionali (come hanno fatto fin dal 2001 quando George Bush rifiutò di ratificare il protocollo di Kyoto). I movimenti sismici di questa appena avviata rivoluzione permanente promettono di riverberarsi anche al di là della diretta azione di governo. Ci sono già due segnali che vanno in questa direzione e che rivelano il cambiamento di clima culturale e sociale in atto. Il primo segnale è una ricerca appena pubblicata di due studiosi della Vanderbilt University e della San Diego University, che hanno analizzato il rendimento scolastico degli studenti afroamericani dopo la vittoria di Obama nelle primarie e soprattutto dopo la sua elezione. Dai dati risulta che lo storico divario tra studenti bianchi e neri (a vantaggio dei bianchi) si è nelle ultime settimane praticamente annullato. La ragione? Il "modello di ruolo" rappresentato da Obama sta aiutando gli studenti neri a superare l'ansietà e le difficoltà psicologiche legate agli stereotipi di razza e alla discriminazione, che numerosi studi precedenti avevano messo in luce. I ragazzi neri si sentono oggi più sicuri di se stessi, sono più concentrati e ottengono migliori risultati. In futuro probabilmente questi stessi ragazzi avranno lavori migliori e conteranno sempre di più, come il loro "modello di ruolo". La seconda piccola notizia testimonia la ripresa di quel clima di tolleranza e curiosità nei confronti della diversità cui ha fatto riferimento Obama nel suo discorso inaugurale. Tutti conoscono, almeno di nome, la città di Nashville, la capitale del Tennessee e della musica country, una città e uno stato che hanno lunghe tradizioni conservatrici e anche razziste. La settimana scorsa la popolazione di Nashville ha respinto una proposta di legge che avrebbe reso obbligatorio l'uso dell'inglese nei rapporti con gli uffici pubblici. Cosa significa? Significa che da ora in poi i numerosi immigrati ispanici che ancora non hanno dimestichezza con la lingua inglese potranno usare lo spagnolo quando riempiono un modulo o parlano con un impiegato comunale. Un gesto di tolleranza dettato anche dal buon senso perché quegli immigrati sono e vengono visti come una risorsa, che porta lavoro e ricchezza alla città. La rivoluzione continua.

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Mosca studia nuovi prestiti alle banche (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-01-28 - pag: 10 autore: RUSSIA Mosca studia nuovi prestiti alle banche La Russia sta studiando un nuovo pacchetto salvabanche da 900 miliardi di rubli (circa 21 miliardi di euro). Lo riferiscono fonti governative citate dalle agenzie Bloomberg e Reuters. Il grosso del finanziamento, 500 miliardi di rubli, andrà alla Sberbank, il principale istituto di credito del Paese, controllato dallo Stato. Il Governo guidato da Vladimir Putin ha già iniettato oltre 150 miliardi di euro nel sistema finanziario e nell'economia alla fine dello scorso anno, attingendo anche al fondo che gestisce i proventi petroliferi. Il Governo intende aiutare anche Vtb, la seconda banca pubblica russa, con un intervento da 200 miliardi di rubli (4,6 miliardi di euro). L'operazione potrebbe avvenire attraverso l'erogazione di prestiti sindacati. Anche in Russia, gli istituti di credito sono in difficoltà a causa del prosciugamento del credito sui mercati internazionali. Vtp ha chiuso il terzo trimestre del 2008 con una perdita di 275 milioni di euro; Sberbank ha registrato un utile di circa 530 milioni di euro, ma con ogni probabilità finirà sotto pressione quest'anno a causa di nuove svalutazioni e accantonamenti. Negli ultimi cinque mesi le riserve valutarie della Banca centrale russa sono diminuite di un terzo e oggi sono scese sotto quota 400 miliardi di dollari, ma restano le quarte al mondo dopo quelle di Cina, Giappone ed Eurozona. La Banca centrale prevede che nel primo trimestre la quota dei prestiti in sofferenza del sistema bancario salirà al 4-4,5 per cento. Le banche hanno più volte chiesto al Governo iniezioni dirette nel loro capitale per migliorare i requisiti patrimoniali.

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Giappone debole, il paradosso dello yen forte (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-01-28 - pag: 12 autore: MERCATI E MERCANTI ... Giappone debole, il paradosso dello yen forte L' economia britannica va a pezzi e la sterlina va a picco. L'economia giapponese è in recessione prolungata e lo yen è in un trend rialzista che dura da oltre un anno e mezzo. La settimana scorsa la valuta nipponica ha toccato i massimi sul dollaro dal 1995, il suo apprezzamento sull'euro dalla metà dell'anno scorso è stato ancora più netto. Ci sono due spiegazioni tecniche e una geopo-litica per il mistero della forza dello yen, che comincia a preoccupare Tokyo per i suoi pesanti effetti sull'export. La prima di queste ragioni è che gli invesitori individuali giapponesi hanno rimpatriato, dopo l'inizio della crisi,molti dei fondi investiti all'estero alla ricerca di rendimenti che una politica monetaria con i tassi da tempo inchiodati attorno allo zero non poteva garantire in patria. Avendo constatato fra l'altro che il sistema bancario di casa, pur non immune dalla crisi (nota bene: il Giappone ha adottato in anticipo sugli altri Paesi le regole di Basilea 2), appariva assai più solido di quello altrui, il rimpatrio ha accelerato. Tuttavia, le famiglie del Sol Levante hanno tuttora, secondo gli ultimi dati della Banca centrale, 64mila miliardi di yen in posizioni "corte" sulla valuta nazionale. è stata la chiusura di queste posizioni a sostenere lo yen e potrebbe continuare a farlo anche nei prossimi mesi. I giapponesi, ma non solo (e questa è la seconda spiegazione tecnica), avevano puntato sui carry trade, indebitandosi in yen per investire in valute a più alto rendimento, molte di esse legate all'andamento delle materie prime, come quelle di Australia e Nuova Zelanda. Anche la chiusura di queste posizioni, metà delle quali ancora in essere, dovrebbe essere un altro fattore di supporto alla valuta nipponica per qualche tempo. La fine del boom delle commodities e l'allinearsi di altre banche centrali alla politica giapponese diinteressi zero o quasi hanno ridotto l'attrattiva delle alternative, contribuendo alle due spinte di cui si è detto. Siammo arrivati al punto (quota 85 sul dollaro) in cui Tokyo comincia ad agitarsi per interventi che convincano i mercati a invertire la tendenza. I giapponesi erano persino riusciti a far inserire nell'ultimo comunicato del G-7 a ottobre una frase in cui si stigmatizzava l'eccessiva volatilità dello yen. Tuttavia, non solo la volatilità è calata, ma siamo entrati in uno scenario geopolitico nuovo, in cui l'amministrazione Obama ha subito segnalato di volere dalla Cina un'ulteriore rivalutazione dello yuan. Improbabile che in queste circostanze accetti interventi nel senso opposto da parte giapponese. Non per la prima volta, Tokyo si confronta con il fatto di non essere più il solo gigante asiatico sui mercati globali e deve fare i conti con Pechino e la sua interazione con Washington, per la quale la Cina è oggi il riferimento preminente. www.ilsole24ore.com/economia Online «Mercati e mercanti» di Alessandro Merli di Alessandro Merli

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Tassi ai minimi per i BoT-rifugio (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-01-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-01-28 - pag: 7 autore: Tassi ai minimi per i BoT-rifugio Rendimenti all'1,29% netto - Collocati 14,5 miliardi di titoli sui 26 richiesti Isabella Bufacchi ROMA Poco più dell'1%: per la precisione, l'1,29 per cento. è questo il minimo storico toccato dal rendimento netto dei BoT a sei mesi collocati ieri in asta per 10 miliardi di euro. Il tasso ridotto all'osso,pari all'1,484 lordo composto, non ha scoraggiato la domanda soprattutto di natura istituzionale, delle tesorerie delle banche, insaziabile quando si tratta di preservare il capitale e parcheggiare la liquidità. Scarso invece l'interesse dei risparmiatori. Gli ordini per i Buoni semestrali e flessibili (119 giorni) e i CTz offerti ieri hanno superato complessivamente i 26 miliardi contro i 10,45 miliardi di BoT in scadenza e i 14,5 assegnati nelle tre emissioni. Sulla scia dei T-bill americani, che più platealmente hanno segnato rendimenti persino negativi, anche i titoli di Stato italiani a brevissimo termine restano un ambìto parcheggio per la liquidità, costi quel che costi: il rendimento dei due BoT in offerta ieri ha registrato 27 centesimi in più contro il tasso Eonia (la media dei tassi overnight nella zona dell'euro), più stretto dei 30 centesimi dell'ultima asta. Anche l'agenzia del debito francese ha sfruttato la situazione, lo scorso lunedì, con quattro aste di BTF a 13, 16, 24 e 34 settimane: ne sono stati collocati per 8,5 miliardi «a carissimo prezzo per gli investitori» ma intanto la richiesta ha toccato i 20 miliardi. Il fatto che la liquidità non badi a spese pur di approdare in lidi sicuri trova conferma nell'elevato e anomalo ammontare dei depositi delle banche presso la Bce, che nei dati resi noti ieri sono risultati superiori ai 200 miliardi di euro (a un tasso di remunerazione dell' 1%, inferiore di 100 centesimi rispetto alle operazioni di rifinanziamento principale al 2 per cento). «Dopo la decisione della Bce di ampliare il corridoio dal 21 gennaio, per le tesorerie è relativamente conveniente comprare carta monetaria », ha commentato ieri Luca Cazzulani, strategist di Unicredit group. A coronare l'esito delle aste di ieri del Tesoro è stato il buon andamento sul mercato secondario dei BTp, in termini di spread rispetto ai rendimenti dei Bund decennali: il differenziale tra rischio-Italia e rischioGermania si è ridotto tornando a quota 157 centesimi contro il picchi recenti sopra 170. Si è ristretto anche il gap tra i titoli tedeschi e quelli greci, tornando sotto la soglia dei 300 centesimi. E sono andate bene ieri stesso le aste dei titoli di Stato olandesi scadenza 2011, 2013 e 2015, in offerta per 2 miliardi. Sulle scadenza a due anni, tra l'altro, su scala globale ha pesato l'asta record da 40 miliardi di dollari dei Tresuries americani: in una settimana contrassegnata dalle festività in Cina e dunque da una domanda cinese con il freno tirato. Oggi il Tesoro italiano torna alla carica con due BTp indicizzati all'inflazione. Il problema di un eccesso di offerta rispetto alla domanda tuttavia resta il tema dominante: le aste dei titoli di Stato a brevissimo termine possono contare sulle tesorerie degli istituti finanziari e delle banche centrali. Per contro i bond governativi a medio-lungo termine devono affrontare più di una sfida: il numero crescente di emissioni di obbligazioni bancarie a tre e cinque anni con garanzia pubblica, gli importi rivisti al rialzo dei piani governativi di sostegno all'economia e delle emissioni nette di titoli del debito pubblico in Eurolandia. isabella.bufacchi@ilsole24ore.com LA PROVA DEL MERCATO Le emissioni a breve possono contare sugli acquisti delle tesorerie, ma per i buoni governativi a lunga scadenza l'offerta supera la domanda

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sant'ambrogio, si parte a giugno simini: anche l'isola pedonale - zita dazzi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 28-01-2009)

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Pagina VIII - Milano Oggi vertice a Roma Sant´Ambrogio, si parte a giugno Simini: anche l´isola pedonale Moratti: nell´Expo i privati con lo Stato "I residenti che si oppongono si rassegnino, al quartiere servono posti auto" ZITA DAZZI Comincerà in ritardo, ma comincerà. A nulla sono valsi gli appelli dei residenti illustri del quartiere, gli stop della Sovrintendenza, le richieste di accertamenti. Entro giugno il cantiere per il parcheggio sotterraneo in piazza Sant´Ambrogio partirà. La notizia è arrivata ieri mattina, durante un sopralluogo dei consiglieri comunali delle commissioni Infrastrutture e Mobilità. A comunicarlo è stato Renzo Valtorta, della Direzione specialistica Parcheggi e responsabile del procedimento. L´assessore ai Lavori pubblici Bruno Simini conferma: «è tutto pronto. Il progetto, che ho ereditato e sul quale non mi metto a sindacare, è finalmente libero da ostacoli. I residenti che si oppongono si rassegnino. Ma sono pronto a discutere la pedonalizzazione dell´intera piazza, con accesso riservato ai residenti e ai clienti dell´autosilo». Una proposta, questa dell´isola pedonale, che non placa le proteste. Cini Boeri, architetto, del comitato contro il parcheggio, è indignata: «Non c´è niente che possa convincerci sull´utilità di questo progetto, uno scempio in un luogo storico che andrebbe tutelato e valorizzato, invece che trattato come un´area qualsiasi solo per fini speculativi». Il cantiere durerà due anni. Il nuovo progetto prevede un piano interrato in più, rispetto ai quattro precedentemente in programma, con la realizzazione di circa 200 posti auto a rotazione e 320 box per residenti. Il progetto sarà presentato al consiglio di Zona 1, nella seduta in programma stasera. L´assessore Simini aggiunge: «Questo quartiere ha bisogno di posti auto, abbiamo già una lista enorme di prenotazioni. Chi non lo chiede e manifesta contro è probabilmente perché ha il box condominiale. E quella lettera spedita al cardinale e al sindaco, molti l´hanno firmata senza nemmeno essere informati». Accuse che il comitato respinge con stizza: «Che atteggiamento arrogante», commenta la Boeri, che si chiede come mai l´abate di Sant´Ambrogio non abbia speso nemmeno una parola contro il progetto. Simini ha la sua interpretazione: «Monsignor De Scalzi è d´accordo con me. Meglio fare i lavori, piuttosto che lasciare ancora la piazza in quelle condizioni». La consigliere Pd di Zona 1, Francesca Castelbarco accusa: «Per noi resta un parcheggio inutile e un pericolo per le strutture della basilica. I prezzi dei box sono arrivati a 100mila euro». Su proposta del capogruppo dei Verdi, Maurizio Baruffi, tutti i consiglieri comunali della commissione (compreso il presidente Vincenzo Giudice, Pdl) chiedono un organismo di controllo sulla trasparenza i lavori che partiranno a giugno «data l´unicità di questo parcheggio, accanto a monumenti così importanti». Ma Simini replica: «Non ce n´è bisogno, abbiamo vinto il premio Onu per la trasparenza. è una richiesta fuori luogo». Giornata romana di incontri a Palazzo Chigi per il sindaco Letizia Moratti e il governatore Roberto Formigoni sul tema Expo 2015. Dopo l´ennesima fumata nera sulla nomina di Paolo Glisenti ad amministratore delegato di Expo 2015 spa. In programma, un vertice con il premier Silvio Berlusconi, che però ieri è rimasto bloccato a Milano da un raffreddore, e i ministri economici. Di sicuro sarà presente il sottosegretario Gianni Letta. «Le questioni vanno risolte rapidamente. Ne parleremo con Berlusconi» - ha assicurato ieri Formigoni. Il sindaco, invece ha assicurato che «gli annunciati finanziamenti privati non sostituiranno comunque quelli pubblici dello Stato». Nel pomeriggio, la Moratti e il ministro allo Sviluppo Economico Claudio Scajola firmeranno un accordo un accordo tra la società che organizzerà l´esposizione, il governo e l´istituto per il commercio estero.

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Brevetti, l'Italia recupera ma resta ancora lenta (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 28-01-2009)

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POLITICA 28-01-2009 Brevetti, l'Italia recupera ma resta ancora lenta ROMA. In Italia abbiamo ricominciato a 'inventare', ma gli 'Archimede' di casa nostra non sono ancora tornati ai tempi d'oro dell'ingegno italico. Le domande di brevetto, nel decennio 1999-2006, sono state infatti 27.616, con un incremento annuo del 4,9%. In ripresa, dunque. Ma non abbastanza per colmare il gap strutturale che ci separa dagli altri Paesi più industrializzati del Pianeta. Quanto a brevetti, il Belpaese resta lontano dai numeri di Usa, Giappone e Germania, piazzandosi soltanto al sesto posto tra i paesi appartenenti al G9 (il G8 Russia compresa, più la Cina). Tutto ciò emerge dallo studio dell'Osservatorio Unioncamere su brevetti e marchi, sulla base dei dati pubblicati dall'organismo di registrazione europeo (Epo). Dal rapporto emerge inoltre che l'Italia presenta un «elevato livello di brevettazione in settori 'più maturi'», come ad esempio nella meccanica, rispetto ai settori a forte innovazione tecnologica, come la chimica, l'elettronica e l'informatica. A livello geografico, è prevedibilmente il Nord a fare la parte del leone con l'82% dei brevetti italiani, il centro si attesta sul 13,4% ed il Sud appena al 3,2%. Dall'analisi di Unioncamere spiccano alcune aziende italiane (tra cui St Microeletronics, Pirelli, Telecom, Fiat, Ausimout, Sigma Tau) che nel periodo in esame hanno depositato il maggior numero di brevetti (l'11,4% del totale Epo). Per quanto concerne i marchi invece, l'Italia si colloca in quarta posizione tra i Paesi appartenenti al G9, rispettivamente dietro a Usa, Germania e Gran Bretagna, davanti però al Giappone e alla Francia, con un orientamento in prima battuta su prodotti di largo consumo: occhiali dispositivi elettronici, estintori. Anche in questo comparto è il Nord-Ovest a farla da padrone (40,7%), seguito da Nord-Est (34,5%), Centro (19,2) e Sud- Isole(5,6%). «L'obiettivo che l'Unioncamere si è posta con i Rapporti sui brevetti e marchi è quello di offrire un contributo di conoscenza importante sul posizionamento tecnologico dell'Italia rispetto agli altri Paesi», ha affermato Claudio Gagliardi (Direttore Centro Studi Unioncamere), ribadendo la necessità di «creare tavoli di raccordo con il concorso delle Camere di commercio nei vari territori in modo da fare sistema» e diffondere la cultura dell'innovazione tra le imprese. Raoul Bianchini

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Obama chiama Medvedev: <Mettiamo fine alle divisioni> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 28-01-2009)

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MONDO 28-01-2009 LA NUOVA CASA BIANCA Giro di consultazioni per la Clinton: disponibilità a dialogare direttamente con la Corea del Nord Obama chiama Medvedev: «Mettiamo fine alle divisioni» Hillary: «È stata offerta un'opportunità all'Iran» Che risponde con freddezza: «Aspettiamo cambiamenti concreti dal nuovo leader» DA NEW YORK ELENA MOLINARI D isgelo con Mosca, "mano tesa" all'Iran (ma che potrebbe trasformarsi in pugno), apertura a contatti diretti con la Corea del Nord e dialogo a tutto tondo con la Cina. L'amministrazione Obama muove i primi passi in politica estera all'insegna di un cauto cambio di direzione rispetto alla diplomazia di George W. Bush. Se siano gesti distensivi o vere svolte è ancora però presto per dirlo. In una telefonata con Dmitrij Medvedev, lunedì sera, Barack Obama ha infatti concordato con il presidente russo di cercare di porre fine al recente «allontanamento nei rapporti» tra i due Paesi. Lo ha rivelato ieri la Casa Bianca, senza però entrare nel merito della posizione di O- bama sullo scudo missilistico Usa installato in Paesi dell'ex sfera d'influenza sovietica, che è stato, insieme all'invasione russa della Georgia, un duro punto di attrito fra Mosca e Washington. Obama e Medvedev hanno però mostrato la rispettiva buona volontà di «creare una seria agenda per lo sviluppo delle relazioni reciproche», e hanno definito l'insediamento del nuovo inquilino alla Casa Bianca «una opportunità unica per creare un tipo di relazioni fondamentalmente diverso tra i due Paesi», sempre stando alla Casa Bianca. I due si potrebbero presto anche trovare faccia a faccia a Londra. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha infatti sottolineato che i due presidenti si troveranno all'inizio di aprile al G-20 e che non è da escludere in tale occasione un incontro bilaterale. La rinnovata cordialità fra Usa e Russia ha suscitato la reazione soddisfatta del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che ha detto di seguire «con grande attenzione gli sviluppi del dialogo nella scia di quello spirito di costruttiva collaborazione avviato nel 2002 al Vertice Nato-Russia di Pratica di Mare ». A vedere la presa di potere di Obama in chiave di una «nuova opportunità» è anche il suo segretario di Stato. Hillary Clinton, nella sua prima conferenza stampa, si riferiva però ai rapporti con l'Iran, che a suo dire ora ha l'occasione di «manifestare buona volontà nella ricerca di nuove relazioni diplomatiche». Riferendosi ad un'espressione usata dallo stesso O- bama, la Clinton ha però aggiunto che «se la mano diventi o meno un pugno, dipende solo da loro». E se il Pentagono ribadisce che l'«opzione militare» resta comunque sul tavolo, l'invito-minaccia è stato rispedito apparentemente al mittente da Teheran. «Aspettiamo cambiamenti concreti dal nuovo presidente americano », ha detto il portavoce del gover- no iraniano, Ghlamhossein Elham, riferendosi anche all'annuncio del nuovo ambasciatore Usa alle Nazioni Unite, Susan Rice di voler avviare una diplomazia diretta con la Repubblica islamica. Teheran dunque «aspetterà» per vedere se questi cambiamenti avverranno o meno, e li commenterà a tempo debito», ha aggiunto Elham. La Clinton non sta perdendo invece tempo con atteggiamenti attendisti e si è buttata in un vortice di telefonate intercontinentali. Agli alleati ha parlato della disponibilità Usa a dialogare direttamente anche con la Corea del Nord, un altro Paese del famigerato "asse del male" relegato al di fuori di ogni circolo diplomatico da George W. Bush. Clinton ha chiesto inoltre un «completo dialogo» con la Cina, promettendo di fare meglio di Bush, che ha «focalizzato i contatti con Pechino solo su temi economici». Hillary Clinton apre a Cina e Corea del Nord (Reuters)

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L' esperienza/ 2 (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 28-01-2009)

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E' LAVORO 28-01-2009 L' esperienza/ 2 GUGLIELMI (INDICAM) «La lotta alla contraffazione si può vincere con la cultura» L a contraffazione è un fenomeno ormai esteso, che tocca anche l'illuminotecnica. «Le aziende spiega Carlo Guglielmi, amministratore delegato di Fontana Arte e presidente Indicam, l'organizzazione che contrasta la contraffazione dovrebbero avere al loro interno delle figure con conoscenza delle normative e del diritto nella proprietà intellettuale legati al design. La differenza tra copia e contraffazione è molto sottile, ambedue provengono da una pessima cultura. È una forma di spregio nei confronti della proprietà intellettuale». Se invece l'imitazione significa peggiorare un prodotto a danno del cliente, ciò è inaccettabile e scorretto: «Spesso la gente è spinta all'acquisto sull'onda del sentimento economico, per poi trovarsi tra le mani un prodotto che in poco tempo si guasta. Il mondo della contraffazione non è riconducibile solo al sistema industriale cinese, il settore dell'arredamento e dell'illuminazione vedono come protagonista una consistente parte delle aziende produttrici italiane attraverso forme di scorrettezza intellettuale e industriale, che vanno dalla contraffazione alla copia , dall'imitazione alla copia servile e così via, accoppiando spessissimo a quest'attività quella della vendita e della distribuzione senza fattura», sottolinea con veemenza Guglielmi. «Purtroppo prosegue nelle aziende esiste una cultura generalizzata, che affronta tardivamente e non preventivamente questo fenomeno. Esistono poche aziende che si possono permettere una struttura ad hoc ». Il deposito marchi normalmente è affidato a qualche studio esterno d'avvocati che, a volte, non sono specializzati nella lotta alla contraffazione. «ll nostro marchio sostiene è depositato in tutto il mondo, come i brevetti. In azienda abbiamo un ufficio che, oltre a seguire i marchi di sicurezza, che attestano la conformità dei prodotti elettrici, e quelli di qualità, segue anche i brevetti. Si tratta di personale con competenza tecnica e non giuridica, perché questa parte è affidata a uno studio esterno di prestigio e specializzato». La sconfitta della Fiat nei confronti della Cina? «Bisognerebbe uniformare le leggi risponde Guglielmi . Non è accettabile che si emettano giudizi difformi, soprattutto da parte del nostro governo dovrebbe esserci una feroce difesa della nostra cultura». (E.Cav.)

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davos, la cina di wen sfida obama - davos (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 29-01-2009)

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Pagina 1 - Prima Pagina Il personaggio Davos, la Cina di Wen sfida Obama DAVOS In un silenzio contrito i Vip del capitalismo mondiale hanno ascoltato la dura requisitoria dei leader cinese e russo contro le colpe del capitalismo occidentale e i disastri che la nostra malafinanza infligge al mondo intero. SEGUE A PAGINA 23

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il vero volto - bologna (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 29-01-2009)

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Pagina 37 - Cultura IL VERO VOLTO patologia sociale o atto di libertà? Uno studio di marzio barbagli perché l´occidente l´ha condannato del suicidio Sessantadue italiani su cento lo ritengono moralmente sbagliato. Intanto le morti calano dove il disagio trova risposte Dopo secoli di colpevolizzazione oggi a prevalere è il sentimento della pietà Per la Chiesa il caso Englaro è l´ultima trincea di una resistenza ormai sconfitta BOLOGNA Ian Palach. Sansone. Giuda. Mohamed Atta. Catone. Sylvia Plath. Anna Karenina. Adolf Hitler. Piergiorgio Welby. Forse esistono tante ragioni per Congedarsi dal mondo (Il Mulino, pagg. 526, 32 euro) quanti sono gli individui, storici o immaginari, che hanno scelto di farlo per libera scelta e di propria mano. Tracciare un "sistema del suicidio" sembra uno sforzo impervio quanto analizzare i motivi stessi della vita e della morte. Tuttavia Marzio Barbagli, sociologo all´Università di Bologna, studioso della criminalità e dei comportamenti devianti, della famiglia e dell´omosessualità, con questo denso volume su cui ha speso otto anni di lavoro, non è il primo ad aver tentato l´impresa. Prima di lui il padre della sociologia classica, émile Durkheim, dalle cui conclusioni - anzi, contro di esse - Barbagli sviluppa la sua tesi: solo quando, dopo secoli di ferocissima repressione, il "delitto di Satana" è stato laicizzato e naturalizzato, è stato possibile conoscerne il vero volto, che non è solo quello della disperazione privata e della disgregazione, ma anche quello di una prerogativa umana; ed anche, in anni recenti, sconfiggerne le manifestazioni più oscure e patologiche. Per la Chiesa il suicidio è peccato; per Durkheim, patologia sociale: non è la stessa condanna in due forme diverse, professore? «Ma il suicidio non è solo una patologia sociale, come non è solo una patologia clinica. In certi casi è anche la consapevole rivendicazione di una libertà fondamentale dell´individuo, il diritto di decidere della propria vita, di fronte alla quale anche la morale cristiana ha dovuto cedere terreno». La Chiesa è tuttora severa con chi rivendica quel diritto: Piergiorgio Welby non ha potuto avere esequie religiose. «Il dibattito odierno sul diritto al rifiuto delle cure è niente rispetto a ciò che fu nel passato la repressione del suicidio. Dopo iniziali incertezze, da Sant´Agostino in poi la Chiesa considerò la morte autoinflitta come un delitto più orrendo dell´omicidio, un peccato irredimibile e contagioso. Chi si indigna oggi per i toni di alcuni vescovi non sa che ferocia raggiunsero per secoli le sanzioni inferte ai corpi dei suicidi e ai loro familiari. Quei toni e quelle minacce oggi non hanno più corso, la Chiesa e i suoi ministri sono più comprensivi verso i suicidi, nei singoli casi e anche nella dottrina; il suicidio resta un peccato, ma il Catechismo stesso prevede attenuanti e non esclude più la speranza nel perdono». Cosa ha prodotto questa indulgenza, o resa? «Per essere efficace, il sistema repressivo della Chiesa non poteva basarsi solo sulle minacce ultraterrene; aveva bisogno del potere temporale, le cui leggi erano ugualmente severe. Ma nel Seicento la rivoluzione scientista cominciò a erodere le basi morali di quella severità: prima con le teorie degli "umori" e della "melancolia", poi con lo studio delle passioni e della mente, il suicidio è stato sottratto alla sfera del peccato e trasferito in quella della malattia. Da frutto della disperazione, cioè della perdita di Dio, il suicidio è diventato un fenomeno appartenente alla natura, da curare, non più da reprimere. Svuotato dalla colpa e privo di deterrenza punitiva, il sistema di valori costruito dalla Chiesa è crollato». A giudicare dalle polemiche sul caso Englaro e sul testamento biologico, non sembra. «è l´ultima trincea di una resistenza sconfitta. A differenza di molti colleghi, vedo in queste reazioni della Chiesa la difesa disperata di una forza non più egemone ma soccombente. La Chiesa presidia sempre più a fatica una posizione che i suoi stessi sacerdoti non riescono più ad applicare integralmente». Svanita da tempo la repressione, solo ora però, col testamento biologico, il suicidio entra nella legislazione come diritto positivo. «La Costituzione garantisce già il diritto a rifiutare le cure. Ma quel che conta è che le novità legislative affondano in un contesto morale che da molto tempo è profondamente mutato. Ufficializzano una rivoluzione già avvenuta. Dopo secoli di feroce condanna, oggi verso un suicida non si prova altro che commozione». Anche Marx ha sbagliato: per lui il suicidio era un effetto dell´alienazione capitalista. «Le spiegazioni del suicidio elaborate dai grandi pensatori dell´Ottocento non sono sbagliate: sono insufficienti. Per Durkheim ci si uccideva in conseguenza di un turbamento profondo della coesione o delle norme sociali: in molte situazioni è ancora vero, prenda l´ondata di suicidi nei paesi post-sovietici. Ma accade anche in società perfettamente stabili e regolate. Marx ignorava che la crescita impetuosa del fenomeno precede di almeno un secolo la rivoluzione industriale, ed è spiegabile proprio con l´alleggerirsi della repressione morale e penale del suicidio». Tre capitoli del suo libro tracciano la storia, ben diversa, del suicidio in Oriente. Cosa ci svela il confronto? «Quel che avviene in società dove la repressione religiosa del suicidio non è intervenuta. Nell´Occidente pagano alcune forme di suicidio erano tollerate e perfino onorate: quello della donna violentata, del condottiero sconfitto, la vendetta morale per un torto ricevuto. Il cristianesimo ha spazzato via questa cultura, mentre in Oriente è rimasta radicata». I kamikaze infatti vengono dall´Oriente. Siamo all´ultima tipologia di suicidio: l´arma del più debole contro i suoi nemici. «L´attentato suicida ha radici anche nella cultura giudaico-cristiana: Agostino si trovò assai in difficoltà alle prese con Sansone. Ma è vero che in Occidente il suicidio aggressivo è pressoché sconosciuto. Invece dall´India alla Cina darsi la morte per colpire un nemico, immolandosi con lui o facendogli ricadere addosso la colpa della propria morte, è una scelta messa a disposizione per secoli da culture diverse. Attribuirla solo al fanatismo islamico è riduttivo. Tra l´altro, almeno fino all´11 settembre 2001, gli attentatori suicidi di fede islamica erano solo la metà del totale. Certo, è l´arma del debole, e in questo è tecnicamente efficiente ed economica. Ma se non c´è un retroterra culturale, i kamikaze non si reclutano». Un alto tasso di morti volontarie non è segno di disgregazione sociale? Nella sua Bologna papa Wojtyla accomunò i suicidi ai divorzi e agli aborti come "stigmate di morte". «Ci si toglie la vita per essere meno infelici. è una scelta che può indicare disperazione, ma anche liberazione da un vincolo doloroso. Del resto, quando il divorzio era proibito le famiglie non erano per questo meno disgregate». Se dalla crescita dei suicidi non si deduce la crisi sociale, è spesso vero l´inverso. Cosa dobbiamo aspettarci da questo 2009 di recessione mondiale? «Come accadde nel ´29, forse un´impennata nel numero dei suicidi. Di un paio di casi clamorosi la stampa s´è già occupata. Ma non credo che la crisi riuscirà a invertire la tendenza, stabile da qualche decennio, alla forte diminuzione dei suicidi in Occidente. Una tendenza iniziata proprio là dove tre secoli prima partì quella contraria: nei ceti più istruiti, nei contesti urbani. In Italia il tasso di suicidi tra laureati si è dimezzato in vent´anni, a Milano e Torino stessa cosa. Qui si vede come Durkheim sbaglia: non viviamo in società più coese di prima, eppure ci si uccide sempre meno». I veri motivi? «La terapia del dolore ha tolto di mezzo molti stati di disperazione. La medicalizzazione del disagio psicologico anche. Chi soffre di depressione o di disturbi mentali, oggi sa che queste sono malattie e non colpe, sa che può curarsi, che non è obbligato a sopportare fino al limite estremo». Dove le scomuniche del prete hanno fallito, le cure del dottore hanno successo? «Sessantadue italiani su cento ritengono ancora moralmente sbagliato il suicidio. In Svezia già solo il 29%. Intanto i suicidi calano là dove il disagio trova risposte e non punizioni. Credo significhi quello che dice lei».

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quando un giornalista "inchiodò" il presidente - (segue dalla prima pagina) natalia aspesi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 29-01-2009)

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Pagina 40 - Spettacoli In Italia il 6 febbraio "Frost/Nixon", il film di Ron Howard che racconta la celebre intervista tv durante la quale, nell´estate del 1977 davanti a 45 milioni di americani attoniti, Nixon ammise lo scandalo Watergate Quando un giornalista "inchiodò" il presidente Il film, 5 candidature agli Oscar, nato da un testo teatrale di Peter Morgan, è interpretato da Frank Langella e Michael Sheen C´era l´orgoglio del mestiere, rispetto della verità, dei diritti e dei doveri di ciascuno, impegno alla sincerità (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) NATALIA ASPESI Sul suo ruolo dominante nei rapporti tra informazione e potere, tra potere e popolo, tra verità e manipolazione, tra libertà e asservimento. Il film, cinque candidature agli Oscar, diretto da Ron Howard, nasce da un testo teatrale di Peter Morgan, autore geniale nel raccontare figure complesse come Elisabetta II (The Queen) o Idi Amin Dada (L´ultimo re di Scozia) e ha come protagonisti gli stessi attori della messa in scena londinese, Frank Langella e Michael Sheen (il Tony Blair di The Queen) nel ruolo di David Frost; oggi settantenne baronetto mondanissimo, ai tempi del duello con Nixon Frost era un giovane dandy inglese rubacuori diventato un intrattenitore televisivo. Il film racconta come riuscì dove i grandi giornalisti erano falliti: stanare l´ex presidente dal suo superbo isolamento dopo tre anni di silenzio, convincerlo ad affrontare un colloquio televisivo in quattro puntate su tutto il suo operato presidenziale, dai suoi successi, come la fine della guerra in Vietnam, la distensione nucleare con l´Unione Sovietica, la riapertura dei rapporti con la Cina, sino alla incancellabile vergogna del Watergate. Frost-Sheen che vola in prima classe e vive alla grande, vuole quell´intervista a tutti i costi per risollevare la sua carriera languente, Nixon-Langella, vita solitaria, noiosa e carica di risentimento in una rosea villotta a San Clemente, avido di denaro, accetta perché gli offrono 600 mila dollari (che tra l´altro Frost non era riuscito a raccogliere) e perché spera in una riabilitazione e pensa che quel damerino con i mocassini italiani e pieno di attricette non può essere un pericolo. Deciso l´incontro vediamo come allora ci si preparava a un´intervista importante: mesi di lavoro, équipe agguerrite, ricerche, detective, massima documentazione, accordi preliminari sui temi da affrontare, voglia di reciproco scontro, certezza che uno solo sarà il vincitore. Nelle prime tre puntate del duello che riproduce esattamente parole e circostanze di quello reale, Langella è il Nixon intelligentissimo, astuto, insinuante, ironico, cupo, furente, prolisso, che schiaccia l´incerto e soggiogato Frost. Ma nella quarta, il Frost di Sheen parte all´attacco e accusa: quelli dell´ex presidente non erano stati semplici errori ma veri e propri illeciti, abusi di potere, addirittura crimini per i quali avrebbe dovuto chiedere scusa al Paese. E a quel punto, inchiodato ai suoi fantasmi, liberato dalle sue menzogne, precipitando nel suo noto autolesionismo, il Nixon di Langella cede, pronunciando il vero mea culpa della registrazione televisiva: «Sì, ho commesso errori, orribili errori, di sicuro indegni di un Presidente� ho un profondo rammarico� nessuno può sapere cosa voglia dire dimettersi dalla presidenza� Mi sono rovinato da solo�». Che tempi, per i giornalisti, per la televisione, per i politici, persino per i presidenti, rispetto all´oggi, anche là, negli Stati Uniti dello scontro Frost/Nixon. Orgoglio del mestiere, rispetto della verità, del popolo, dei diritti e dei doveri dell´altro, impegno a non rifiutare nessuna domanda per quanto scomoda, a scegliere la sincerità. Oggi dai nostri telegiornali il giornalista è scomparso, di lui resta solo un microfono messo sotto il naso di una serie di portavoci di solito bruttissimi (tranne le signore, pure loro però prive di sale) che cantilenano furbetti sempre le stesse cose che infatti nessuno ascolta più. L´abitudine all´ammucchiata dei talk show fa degli eventi delle paludi che non conducono mai alla rivelazione, all´emozione. Nei rari casi di conferenze stampa le risposte non c´entrano con la domanda e durano ore, se qualcuno osa dire ma veramente non è proprio così, in quanto comunista viene svillaneggiato, oppure l´intervistato se ne va indignato, ma anche l´opposizione, sempre più esangue avendo poco da dire, non spinge ad eroismi giornalistici. Sul quotidiano inglese Telegraph, Peter Morgan candidato all´Oscar per la sceneggiatura, ha scritto che il suo non doveva essere un film politico. Ma lo è diventato con l´arrivo alla Casa Bianca di Obama, che con la sua carica di esplosiva novità e di euforica riconciliazione, potrebbe consentire a Bush e ai suoi accoliti «di scivolare via in un pensionamento confortevole senza dover dar conto del loro operato». Ma rispetto alle responsabilità di Nixon, quelle di Bush, scrive Morgan, sono molto più gravi. E malgrado la fretta di dimenticare il trauma degli ultimi otto anni, il film Frost/Nixon «deve ricordarci che non dobbiamo aver fretta di perdonare».

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vecchio cinema di francesca una storia lunga cento anni - ivan mocciaro (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 29-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XI - Palermo La licenza fu rilevata nel 1909 da un fotografo simpatizzante del movimento anarchico Vecchio cinema Di Francesca una storia lunga cento anni La gente aveva paura di entrare in un luogo buio e il fondatore invitava i passanti concedendo loro i biglietti gratuiti IVAN MOCCIARO ompie cento anni il cinema Di Francesca di Cefalù. Era il 1909, infatti, quando la sala ottenne la licenza, un documento che ne fa uno dei cinema più antichi d´Italia ancora in attività. Un secolo di storia ed emozioni che adesso rivive tra cineprese, vecchi proiettori, locandine d´epoca e manifesti esposti per l´occasione: oggi alle 17,30, infatti, cominceranno le iniziative di celebrazione del centenario con la proiezione del video dal titolo "Un sogno lungo 100 anni" a cura di Angela e Caterina Di Francesca e del film "A ciascuno il suo" di Elio Petri, girato a Cefalù. Il volo pindarico dei ricordi e delle storie riporta agli anni del cinema del nitrato d´argento, alle vecchie pellicole ben più fascinose del digitale e del magnetico che raccontano una memoria da Nuovo cinema Paradiso, di una sala fumosa, di un pubblico rumoroso, di code al botteghino per commuoversi con i divi dell´epoca. La storia della sala Di Francesca ricalca quella del cinema e della società italiana e siciliana degli ultimi cento anni: è un importante archivio, frutto dell´attività e dell´appassionata inclinazione al collezionismo di Salvatore Di Francesca e dei suoi eredi, costituito da materiali cinematografici di grande valore storico e culturale. è attraverso il racconto di Angela Diana e Caterina Di Francesca nipoti del fondatore Salvatore, che è possibile ricostruire i cento anni della sala, diventata patrimonio culturale della cittadina normanna, e non solo, sede di rassegne teatrali e cinematografiche di spessore che hanno visto la partecipazione di registi come Elio Petri, Nanni Loy Damiano Damiani, Peppuccio Tornatore, Pasquale Scimeca, Marco Bellocchio. Si deve a Salvatore Di Francesca, nato il 27 ottobre 1883 e morto il 23 aprile 1967, fotografo di professione e frequentatore dei circoli anarchici, la nascita della prima sala cinematografica del comprensorio. Per lui, fermo sostenitore della libertà dell´individuo, il cinema era veicolo fondamentale di indipendenza ed espressione sociale. "Don Totò", come era noto a Cefalù, nel 1909 rileva la licenza da un certo Salvatore Piraro, un ex emigrato negli Stati Uniti che tre anni prima aveva aperto una piccola sala in via Corte. «Mio nonno - raccontano Angela e Caterina - dopo aver rilevato la licenza decise di spostare le proiezioni in alcuni locali in affitto di via Umberto I, quello che oggi è conosciuto come cinema Excelsior. Gli esordi non furono facili. La gente era diffidente e addirittura timorosa di entrare nella "misteriosa" sala buia, e lui si adoperava a chiamare i passanti per convincerli ad entrare, anche gratuitamente». Nel 1919 nonno Totò decise di prendere in gestione anche il teatro comunale di via Spinuzza, oggi intitolato a "Salvatore Cicero" proponendo al pubblico teatro e avanspettacolo. Negli stessi anni, considerato che d´estate Cefalù era frequentata da molti turisti, aprì un´arena per la proiezione di film nello stabilimento balneare "Diana". Nel 1928, la svolta: Salvatore Di Francesca acquista dei magazzini in corso Ruggero, la strada principale di Cefalù, e vi costruisce il "suo" cine-teatro inaugurandolo nel 1931 col nome di Cinema Di Francesca. Un vera e propria attività pionieristica la sua: finalmente il cinema arrivava a Cefalù con il suo magico mondo di dive del muto, di "telefoni bianchi", di storie sentimentali degli anni Trenta, di film storico-patriottici preceduti dai film-giornale dell´Istituto Luce. Siamo nel 1943 quando gli americani sbarcati in Sicilia requisiscono il locale per utilizzarlo a fini logistici-militari, e l´autopiano che con i suoi rulli sonori spesso suonato dal vivo da un certo Giosuè Giordano che accompagnava i film muti, viene sequestrato e portato in contrada Mazzaforno, dove si trovava il quartier generale degli Alleati che lo utilizzano per allietare le serate delle truppe. Ma sono gli anni Cinquanta quelli d´oro sia come sala cinematografica sia come teatro, dato che il Di Francesca ospita compagnie siciliane come quelle di Angelo Musco e Rosina Anselmi. Un vero e proprio boom tanto che a Cefalù vengono aperte altre due sale cinematografiche: la "Sala parrocchiale Pulvirenti", gestita da Salvatore Liberto, e il teatro Comunale gestito da Salvatore Mendola. Nel 1954 il Di Francesca si adegua alle nuove tecnologie dotandosi di uno schermo per il cinemascope. Negli anni Settanta la sala e l´intera struttura viene restaurata e da quel momento sino agli anni Novanta il cinema ospita prestigiose rassegne teatrali e cinematografiche. In occasione dei vari film girati a Cefalù al Di Francesca vengono proiettati i "giornalieri" di "Nuovo cinema Paradiso" di Giuseppe Tornatore, "A ciascuno il suo" di Elio Petri, "Mario il Mago" di Klaus Maria Brandauer, e l´ultimo, nel 2006, de "Il regista di matrimoni" di Marco Bellocchio. Nel corso degli anni è una sfilata di registi, sceneggiatori e attori passati da Cefalù, quali Damiano Damiani, Giuliano Montaldo, Mauro Bolognini, Brandauer, Marco Bellocchio, Ugo Pirro, Leopoldo Trieste, Martine Brochard, Edwige Fenech e Alfredo Pea,(questi ultimi a Cefalù hanno presentato la "prima" della commedia sexy "L´insegnante" girata appunto nella cittadina normanna), Nanni Loy, Franco Nero, i maestri Stelvio Cipriani e Roberto Pregadio. Il cinema Di Francesca ha anche accolto le prime prove cinematografiche del regista Pasquale Scimeca. Ora gestito dalle figlie di Giuseppe Di Francesca, Angela e Caterina, è uno dei pochi locali rimasti in attività fin dalla sua fondazione, gestiti sempre dalla stessa famiglia. Una famiglia che ama definirsi di "cinematografari".

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bottiglieri vara in cina una nave bulkcarrier (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 29-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina IV - Napoli Trasporti Bottiglieri vara in Cina una nave bulkcarrier Sabato 24 gennaio, presso lo stabilimento del cantiere cinese New Jiangsu Yangzijiang, Giuseppe Bottiglieri (presidente e ceo della Giuseppe Bottiglieri Shipping Company Spa) ha varato la prima bulkcarrier Post Panamax (foto sopra) da 92.500 tonnellate di portata, commissionata due anni fa in Cina. Alla cerimonia erano presenti Ren Yuanlin, presidente del cantiere, Liu Pin, segretario del Partito comunista cinese della provincia di Jiangsu, e Mariella Bottiglieri, amministratore delegato della società napoletana, in veste di madrina. Dal prossimo maggio fino al 2011 alla flotta si aggiungeranno altre nove unità gemelle. La M/N "Peppino Bottiglieri", destinata alle grandi rotte internazionali per la movimentazione di carichi di minerali, carbone e grano, entrerà puntualmente in esercizio a maggio 2009.

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il regista nakagawa al future film festival (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 29-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XI - Bologna Lumière Il regista Nakagawa al Future Film Festival Più ludico l´appuntamento al Mambo, con un aperitivo "animato" dalle 18 alle 22 accompagnato da proiezioni non stop Sarà il regista giapponese Nobuo Nakagawa, il protagonista di oggi del Future Film Festival, l´evento dedicato al cinema d´animazione e agli effetti digitali. E poco importa che Nobuo Nakagawa sia scomparso nel 1984, dal momento che il filmaker nipponico nella sua lunga e prolifica carriera, dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta, ha lasciato una traccia indelebile nel genere fantastico in generale e nell´horror in particolare. A introdurci alla sua poetica sarà oggi «Kenpei To Yurei» (Lumière, ore 10.30), una vicenda di fantasmi ambientata in Cina durante il secondo conflitto mondiale, per proseguire con «The Ghost of Kasane Swamp» (Lumière, ore 17.30), primo film in cui Nakagawa si confronta con una storia di spettri, e poi con l´opera sperimentale «Black Cat Mansion» (Lumière, ore 22). Di Ub Iwerks, figura geniale dell´animazione, a cui il festival dedica un´importante retrospettiva, si vedranno «La diabolica invenzione: trailer, documentari e effetti speciali» (Lumière, ore 20) e «The Reluctant Dragon di A. L. Werker», (Lumiére, ore 12), film del 1941 fortemente rappresentativo del versatile talento di Iwerks che qui mescola scene in live-action e cortometraggi animati. Più ludico l´appuntamento al Mambo, con un aperitivo «animato» dalle 18 alle 22 accompagnato da proiezioni non stop del meglio dei cortometraggi del Future Film Festival (ingresso libero), mentre, tra le anteprime del giorno si segnalano «From Inside», lungometraggio di John Bergin, (Odeon, ore 20), vincitore del primo premio al festival di Sitges e «Underworld: La ribellione dei Lycans» (Europa Cinema, ore 22), terzo capitolo della faida tra vampiri e licantropi firmato da Patrick Tatopoulos. Sconti per i lettori di La Repubblica (info pag. XVIII). (em.gi.)

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La Vale Grande ACCUSATA (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 29-01-2009)

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La Vale Grande ACCUSATA Dai popoli del Parà e del Maranhão arriva la denuncia del silenzioso e continuo saccheggio della propria terra. La seconda più grande multinazione mineraria del mondo, la Vale, estrae qui il ferro più puro del mondo. Ogni giorno 12 treni da 330 vagoni del treno più lungo del mondo espropriano la ricchezza di questa terra esportando il 95% di questo metallo grezzo verso Cina, Europa e Usa, privando il Brasile di ogni valore aggiunto legato alla lavorazione del minerale. In Brasile restano solo le siderurgiche alimentate col carbone che ha distrutto la foresta vergine, ora sostituita dalle monocolture di eucalipto per la produzione di carbone, creando quello che è chiamato deserto verde. Tale monocultura geneticamente modificata impoverisce la terra lasciando profonde radici che la rendono inutilizzabile per una qualsiasi altra coltura. Ad Açailândia 12 forni lavorano 365 giorni l'anno consumando ciascuno l'equivalente di 15 camion di carbone al giorno e producendo così una cappa di fumo sulle aree abitate. Padre Dario Bossi, comboniano tra i promotori della campagna (www.justicanostrilhos.org), denuncia che, oltre al problema ambientale, «una persona al mese viene uccisa dalla ferrovia, la compagnia ha in corso 8.000 cause di lavoro, nonostante il 60% del lavoro venga subappaltato a condizioni degradanti». La rete internazionale di sostegno alla campagna sta già lavorando col Mozambico per prevenire il ripetersi di quanto avvenuto in Amazzonia poiché la Vale ha appena acquistastato nello stato africano la più grande miniera di carbone del sud del mondo. Inoltre a Belem, le popolazioni che condividono gli effetti devastanti della Vale, tra le quali quelle del Brasile, Perù, Nuova Caledonia e Indonesia, si stanno scambiando strategie di resitenza e cambiamendo.

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le emozioni equestri di apassionata lo show con i cavalli come star - sara chiappori (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 29-01-2009)

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Pagina XVIII - Milano Le emozioni equestri di Apassionata lo show con i cavalli come star Al Palasharp trentanove destrieri si lanciano in salti sfrenati, danze e acrobazie, guidati dai migliori fantini del mondo SARA CHIAPPORI Eleganza, potenza e virtuosismo. Corrono, danzano, saltano, si lanciano in numeri mozzafiato. Artisti? Si, ma non umani. Perché le prime e vere star di Apassionata sono i cavalli. Robusti Andalusi, possenti Lusitani dalla folta criniera, aristocratici Arabi dall´andatura piena di grazia, agilissimi Frisoni e Pony Shetland piccoli quanto sorprendentemente forti. Dopo il successo di Hommage e Four Seasons, il mastodontico caravanserraglio di Apassionata, produzione tedesca che sta conquistando l´Europa a suon di spettacoli che celebrano le meraviglie delle performance equestri in tutte le declinazioni possibili, torna a Milano con il nuovo show, Grand Voyage (da domani al Palasharp). Concepito come un viaggio intorno al mondo da Oriente a Occidente, passando dalla Cina e dall´India, attraversando l´Europa dai freddi paesaggi nordici allo scintillio parigino del Moulin Rouge e arrivando in America per incursioni a ritmo di samba in Brasile e numeri da rodeo negli States, lo spettacolo promette ogni sorta di mirabolante prestazione umana e animale. Al fianco dei trentanove esemplari quadrupedi impegnati nello show ci sono infatti fantini, addestratori, cavalieri, acrobati circensi e campioni mondiali di diverse discipline: lo specialista nell´arte della Garrocha spagnola Sebastian Fernandes che si esibisce con la disinvoltura di un ballerino di flamenco, il maestro dell´Alta Scuola Portoghese Luis ValenÇa, il virtuoso della frusta lunga Black Leo, l´étoile del dressage Sylvie Willms, la medaglia d´oro Styrmir Arnason, giusto per fare qualche nome. Con i loro destrieri sembrano affrontare l´impossibile: galoppate sfrenate, numeri di free style, evoluzioni tra sfere infuocate, esibizioni con arco e frecce, danze tra centinaia di stelle che si illuminano. Il tutto accompagnato da una colonna sonora dove spicca la voce del soprano islandese Arndis Halla e da una serie di effetti speciali ma non troppo: giochi di luce, ambientazioni sottomarine, suggestioni intorno ai quattro elementi primordiali, fuoco, terra, aria e acqua. Nello spirito di uno spettacolo pensato per un grande pubblico in cerca di intrattenimento e di una buona dose di adrenalina, Grand Voyage è possente anche nei numeri. Circa un centinaio gli artisti e i tecnici coinvolti, 90 tonnellate di sabbia per coprire la pista, più di due tonnellate di paglia, 7 rimorchi per il trasporto dei cavalli e 7 camion per l´impiantistica e l´attrezzatura tecnica, quasi 600 metri quadrati di sipario (abbastanza per avvolgere la Porta di Brandeburgo, tanto per capirsi), 10 tonnellate di letame prodotte alla settimana. Gli animalisti in vena di polemiche possono stare tranquilli: non solo un veterinario segue ogni tappa della tournée europea controllando quotidianamente lo stato di salute dei coccolatissimi cavalli, ma le scuderie dove riposano sono comode come camere d´albergo e sono pure riscaldate.

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L'economia mondiale va a rotoli: 50 milioni rischiano il posto (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 29-01-2009)

Argomenti: Cina

L'economia mondiale va a rotoli: 50 milioni rischiano il posto Circa 200 milioni di lavoratori in più in condizioni di estrema povertà, altri 50 milioni di senza lavoro, 1,4 miliardi lavorano ma non possono mantenersi. Il Fmi rivede le stime del pil: mondo +0,5%, Italia -2,1%. Drammatico aumento del numero dei senza lavoro, dei lavoratori poveri e di quelli che hanno un lavoro vulnerabile: questa è la previsione dell'Ilo (l'organizzazione del lavoro dell'Onu) per il 2009, nel suo rapporto annuale. Il numero dei disoccupati a livello mondiale quest'anno potrebbe aumentare, rispetto al 2007, di una cifra compresa tra i 18 e i 30 milioni e, se la situazione continuasse a peggiorare, questo numero potrebbe superare i 50 milioni (tasso di disoccupazione al 7,1%). Oltre 200 milioni di lavoratori (+10% sul 2007), soprattutto nei paesi in via di sviluppo, potrebbero trovarsi in condizioni di estrema povertà. E il numero dei lavoratori poveri, quelli che non guadagnano abbastanza per mantenersi perchè non superano la soglia di povertà dei 2 dollari al giorno, «potrebbe aumentare fino a raggiungere a 1,4 miliardi, che equivale al 45% del totale degli occupati». Il rapporto, che ricorda «il messaggio è realista, non allarmista», dipinge uno scenario difficile anche per chi ha posti di lavoro vulnerabili (senza reti di sicurezza), che potrebbero superare la metà del totale degli occupati, arrivando al 53%. I dati del rapporto segnalano poi che se nel 2008 a registrare i tassi di disoccupazione più alti sono stati sempre il Nord Africa (10,3) e il Medio Oriente (9,4), l'aumento più significativo è stato rilevato nell'Unione Europea e nelle economie sviluppate (dal 5,7% al 6,4%): in queste due aree, infatti, lo scorso anno sono andati persi 900mila posti. E il numero dei disoccupati è aumentato di 3,5 milioni in un anno, per raggiungere 32,3 milioni nel 2008. L'ITALIA E IL MONDO Ai dati drammatici sulla cassa integrazione si aggiunge l'allarme di Confindustria, che parla di 250mila posti a rischio (dei 600mila totali) nel settore delle infrastrutture e dell'edilizia, se non verranno stanziati fondi pubblici per 7-8 miliardi nei prossimi sei mesi. Del resto, il Fondo Monetario Internazionale ribadisce che «l'economia mondiale sta attraversando la peggior crisi del dopoguerra». Il pil globale nel 2009 crescerà appena dello 0,5% secondo le ultime stime, il tasso più basso da 60 anni. Ma all'Italia andrà molto peggio: -2,1% nel 2009 e -0,1% nel 2010. Tra le maggiori economie, il pil Usa scenderà dell'1,6% quest'anno per poi guadagnare l'1,6% il prossimo, l'eurozona scenderà del 2% nel 2009 e risalirà dello 0,2% nel 2010, la Germania perderà il 2,5% prima di recuperare lo 0,1%, la Francia scenderà dell'1,9% e poi rimbalzerà dello 0,7%. La Gran Bretagna sarà il peggiore tra i Paesi del G7 quest'anno con -2,8%. Tra le economie emergenti precipita la Russia: pil a -0,7% quest'anno con un taglio del 4,2% rispetto a novembre. Revisioni pesanti anche per India e Cina, le cui crescite frenano bruscamente: +5,1% (-1,2%)pe l'India, +6,7% (-1,8%) per la Cina. Gli strascichi della crisi saranno difficili da recuperare, anche perchè, ricorda il Fmi, il deficit è destinato a esplodere. LAURA MATTEUCCI MILANO lmatteucci@unita.it

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"non rifugiatevi nel protezionismo" a davos la sfida della cina a obama - (segue dalla prima pagina) dal nostro inviato (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 29-01-2009)

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Pagina 22 - Economia "Non rifugiatevi nel protezionismo" a Davos la sfida della Cina a Obama Wen Jiabao: tempesta perfetta sull´economia, colpa degli Usa E al forum Putin dà lezioni su "etica del management e trasparenza" (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) DAL NOSTRO INVIATO federico rampini Assenti gli esponenti dell´Amministrazione Obama � trattenuti a Washington per i piani d´emergenza antirecessione � il summit dell´establishment globale è stato aperto d´imperio da Wen Jiabao e Vladimir Putin. Nessuno dei due ha fatto degli sconti all´Occidente. Il premier cinese ha avuto parole severe contro «l´eccessiva espansione delle istituzioni finanziarie, il fallimento di chi doveva regolare i mercati, il prevalere della finanza sull´economia reale». Una frecciata particolare Wen l´ha scagliata contro l´America, le sue «politiche macroeconomiche sbagliate» che hanno provocato «insufficienza di risparmio e gravi squilibri mondiali». Putin ha rincarato la dose, sfoderando il suo sarcasmo feroce: «Un anno fa qui a Davos i leader americani continuavano a rassicurarci sulla stabilità del loro sistema. Oggi la maggior parte delle banche di Wall Street di fatto non esistono più, le loro perdite in dodici mesi hanno cancellato gli utili di 25 anni. Non troveremo la terapia giusta per uscirne, se non abbiamo chiare le cause di questa tempesta perfetta». Il leader cinese era il più atteso al World Economic Forum, per l´importanza della Repubblica Popolare nell´economia globale e per il ruolo che potrebbe svolgere nel rilanciare la crescita mondiale. Wen non ha deluso. Ha promesso che la Cina farà la sua parte, «da grande attore responsabile», per aumentare i suoi consumi e quindi aiutare anche l´Europa e gli Stati Uniti. Ma ha lanciato un avvertimento a Obama: guai se sceglierà la strada del protezionismo. «A trent´anni dal riallacciamento dei rapporti con l´America � ha detto il premier � la storia dimostra che la cooperazione è benefica per ambedue i paesi, la contrapposizione è distruttiva per tutti. Nell´interesse del mondo intero, è imperativo che affrontiamo questa crisi insieme». A una settimana dall´uscita del neosegretario al Tesoro Usa, Tim Geithner, che ha accusato Pechino di manipolare la sua valuta per agevolare l´export made in China, Wen Jiabao ha usato il World Economic Forum per lanciare un altolà. Nel suo discorso c´era un´allusione alla Grande Depressione degli anni Trenta, che fu aggravata dalla spirale dei protezionismi commerciali. Il premier cinese ha ammesso che la crisi sta colpendo il suo paese con durezza. «Le esportazioni si riducono, molti settori industriali soffrono eccessi di capacità produttiva, la disoccupazione è in crescita». Ha riconosciuto che all´estero affiorano dubbi sulla capacità della Cina di continuare a crescere. Tuttavia ha confermato un obiettivo ambizioso: una crescita dell´8% nel 2009. Un traguardo difficile, visto che l´ultimo trimestre del 2008 si è chiuso con aumento del Pil del 6,8% e gli indicatori puntano verso un ulteriore rallentamento. «Siamo fiduciosi � ha detto Wen � perché i fondamentali della nostra economia sono sani. Le finanze pubbliche sono in ordine, il risparmio privato raggiunge i 5.000 miliardi di euro, i nostri vantaggi strutturali rimangono: una vasta manodopera qualificata e poco costosa, un buon sistema scolastico, infrastrutture moderne, e una capacità collettiva di affrontare le avversità». Wen ha esposto il massiccio piano di spesa pubblica (600 miliardi di dollari) varato per stimolare la crescita: nuovi investimenti in infrastrutture e la costruzione di uno Stato sociale che provveda ai cittadini una rete di sicurezza, indispensabile perché i consumatori cinesi spendano di più. La messa in atto di questo piano sarà un test cruciale per la Cina e per il mondo. Se Pechino riuscirà a spendere presto e bene quelle risorse � come in passato ha dimostrato di saper fare nel settore delle infrastrutture � ne uscirà consolidato il suo modello di capitalismo autoritario. Altrimenti si aprono scenari di instabilità sociale che possono indebolire il regime, ma anche provocare contraccolpi per l´economia globale. Su quest´ultima Wen ha spiegato le ricette cinesi: «Rilanciare il commercio multilaterale, la liberalizzazione degli scambi e degli investimenti. Riformare le istituzioni della governance come il Fondo monetario, che devono rappresentare meglio i paesi emergenti». La Repubblica Popolare è pronta quindi ad assumersi più responsabilità e un profilo da superpotenza nella cabina di regìa che dovrà guidare il mondo fuori da questa crisi. «Noi � ha promesso Wen alla ossequiente platea dei Vip � possiamo contribuire a ricostruire la fiducia mondiale. Possiamo aumentare le nostre importazioni, e investire di più nei vostri paesi». Il tocco finale all´apertura del summit lo ha dato Putin che è salito in cattedra per somministrare alla platea dei capitalisti occidentali le sue considerazioni su "etica del management e trasparenza dei bilanci societari": una beffa grottesca, ma ben meritata.

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l'onu: 50 milioni di disoccupati in più - arturo zampaglione (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 29-01-2009)

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Pagina 22 - Economia L´Onu: 50 milioni di disoccupati in più Fmi: crescita ai minimi dal ´45. E Fed stampa carta moneta per lo sviluppo Il Fondo monetario prevede due anni di recessione per l´Italia ARTURO ZAMPAGLIONE NEW YORK - «é la crisi peggiore degli ultimi 60 anni e prevediamo in pratica un arresto dell´economia mondiale», dice il Fondo monetario internazionale, confermando nell´ultimo rapporto semestrale, intitolato "World Economic Outlook", un rapido peggioramento della situazione. Intanto l´Ilo (International labour organization), l´agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei problemi del lavoro, avverte che a livello mondiale 51 milioni di posti di lavoro rischiano di scomparire. Già prima degli allarmi del Fmi e dell´Ilo nessuno si faceva illusioni sulla durata e la profondità della crisi. Ma ora le prospettive appaiono ancora più nere perché, come avvertono gli economisti del fondo, da un lato la crescita dei paesi emergenti non basterà a riequilibrare le flessione di quelli industrializzati, dall´altro «le misure di emergenza varate da molte capitali non hanno eliminato le incertezze sulla solvibilità a lungo termine degli istituti finanziari». Nell´edizione dell´"Outlook" dell´ottobre scorso il Fondo aveva previsto un aumento della crescita economica mondiale nel 2009 del 2,2 per cento. Ma è stato costretto a una drastica revisione al ribasso delle sue stime: adesso parla di un modesto +0,5 per cento, cioè il livello più basso dalla seconda guerra mondiale. Ha ridotto anche le previsioni sul pil (prodotto interno lordo) per tutti i paesi. Quello dell´Italia scenderà nel 2009 del 2,1% (prima si parlava di appena lo 0,6) e calerà dello 0,1 anche nel 2010: un andamento più negativo che in tante altre nazioni. Sempre secondo le proiezioni del Fmi, il pil americano avrà una flessione dell´1,6% quest´anno mentre recupererà la stessa percentuale l´anno prossimo. L´Eurozona scenderà del 2% nel 2009 e risalirà dello 0,2 nel 2010. Pesanti revisioni al ribasso anche per India e Cina, per effetto della ridotta domanda del loro export: la loro crescita sarà limitata quest´anno rispettivamente a +5,1% e +6,7. «Anche il deficit pubblico è destinato a esplodere per via delle manovre di stabilizzazione», aggiunge Olivier Blanchard, capo economista dell´organismo di Washington. Da Ginevra, invece, arriva il rapporto sui trends occupazionali dell´Ilo. L´agenzia dell´Onu guidata da Juan Somavia disegna tre scenari possibili: nel peggiore di questi, la disoccupazione a livello mondiale potrebbe raggiungere alla fine del 2009 il 7,1%, con 51 milioni di impieghi bruciati. Uno scenario più probabile vede scomparire 30 milioni di posti di lavoro e un aumento dei disoccupati al 6,1%. «Non c´è dubbio che stiamo attraversando una crisi che non si vedeva da molto tempo», ha osservato Barack Obama dopo un incontro ieri mattina alla Casa Bianca con un gruppo di celebri chief executive, da Eric Schmidt di Google a Sam Palmisano della Ibm. «é stata una riunione melanconica - ha detto il neopresidente - perché queste società e i loro lavoratori sono in mezzo alla bufera. Ma abbiamo tutti fiducia sulla possibilità di rilanciare l´economia». In attesa che si concretizzi una soluzione la Federal Reserve ieri ha lasciato immutati i tassi di interesse a livello quasi-zero. Obama, da parte sua, ritiene essenziale una rapida approvazione del maxi-piano da 825 miliardi di dollari per ridurre le tasse e incentivare gli investimenti infrastrutturali. Un piano in via di approvazione nonostante l´opposizione dei repubblicani.

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Reti di trasporto transeuropee. (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-01-29 - pag: 2 autore: Reti di trasporto transeuropee. Consensi da francesi e tedeschi alla proposta Costa, quella bipartisan di Mauro e Pittella è a quota 250 firme Strasburgo riapre la partita eurobond di Adriana Cerretelli E urobond per impedire che la realizzazione delle reti di trasporto transeuropee finisca di fatto affossata dalla crisi economica e finanziaria, proprio quando la loro accelerazione potrebbe invece carburare la ripresa. L'idea non è nuova: il ministro dell'Economia Giulio Tremonti l'ha difesa spesso all'Ecofin, finora senza molta fortuna per l'insormontabile opposizione della Germania. Ora a raccoglierla è l'Europarlamento, incalzato dal presidente della sua commissione Trasporti, Paolo Costa. Che ha messo a punto uno schema d'azione concepito in modo da esorcizzare i molti timori tedeschi. E che ha ottenuto il sostegno aperto della collega francese Pervenche Beres, presidente della commissione Affari economici e monetari. Il momento della verità arriverà l' 11 febbraio quando si voterà la risoluzione sul piano europeo di rilancio economico da 200 miliardi. Se passeranno i 4 emendamenti presentati da Costa per aprire la strada al lancio degli eurobond, il segnale politico sarà eloquente. In linea del resto con l'altra iniziativa partita in ottobre, su iniziativa di altri due eurodeputati italiani, Mauro Mauro (Fi) e Gianni Pittella (Pd), per la raccolta di firme sempre a favore degli eurobond. Finora ne sono state collezionate 250, due terzi di quelle necessarie per mettere in campo il peso dell'Europarlamento. La raccolta si dovrà chiudere entro fine febbraio. Il tedesco Martin Schultz, leader del gruppo euro-socialista, si è già schierato esplicitamente a favore. Il paradosso dell'Europa bloccata dal gioco incrociato dei veti interni non è certo nuovo ma questa volta rischia di avere conseguenze pesantissime: perché mai come oggi l'economia in recessione ha bisogno di stimoli immediati ed efficaci e perché il resto del mondo si sta muovendo su questo fronte con rapidità e decisione. L'America di Barak Obama ha mobilitato 45 miliardi di euro di investimenti nelle infrastrutture di trasporto. La Cina 67 miliardi, l'India oltre 100. L'Europa invece per ora si limita a... 500 milioni nel suo piano di rilancio da 200 miliardi. Il rischio che oggi il finanziamento dei progetti si blocchi è tutt'altro che peregrino, con Italia e Francia che hanno le mani legate l'una dall'iperdebito, l'altra dal superdeficit. Con Spagna e Portogallo che con la crisi si sono improvvisamente ritrovati "poveri". Con la Germania che si muove con estrema cautela per non mettere troppo sotto stress le regole del patto di stabilità, essenziali per salvaguardare stabilità e coesione dell'area euro. La ricetta Costa parte, come altre che l'hanno preceduta, dall'idea che l'Unione europea in quanto tale si faccia carico dell'emissione di prestiti in euro, in breve si faccia collettivamente garante di un "debito sovrano europeo". Mettendosi in competizione sui mercati internazionali con le emissioni in dollari e yen. E spuntando così mediamente un costo per il servizio del debito inferiore di almeno un punto percentuale all'attuale. La novità della proposta sta nel fatto che la garanzia europea sarebbe temporanea, limitata per esempio a 10 anni. Dopo di che il prestito verrebbe obbligatoriamente ripartito pro quota e rimborsato per quanto gli compete da ogni Paese che vi abbia fatto ricorso. Non solo. Il fondo sovrano europeo potrà essere utilizzato esclusivamente per finanziare investimenti di interesse europeo, a condizione che siano realizzati attraverso partnership tra capitali pubblici e privati. Infine il ricorso agli eurobond potrebbe essere limitato a finanziare soltanto il 50% di ogni progetto. Lo schema, spiega Costa, sarebbe vantaggioso anche per la Germania, che potrebbe strappare condizioni migliori nella raccolta dei prestiti, vedrebbe garantito tanto il rispetto del patto di stabilità quanto la responsabilità finanziaria dei paesi interessati, costretti comunque a muoversi nella raccolta entro precisi paletti e condizioni. Tutti però in questo modo contribuirebbero al rilanciodi un'economia europea più efficiente e competitiva grazie a un sistema di infrastrutture di trasporto a dimensione continentale. Già, ma chi oggi è pronto a investire nel privato? «La liquidità c'è ma è terrorizzata. Il sistema bancario è bloccato perché tutti vogliono più garanzie che in passato » risponde Costa. Convinto che i suoi eurobond possano diventare il mezzo per superare la crisi di fiducia che paralizza l'economia europea. IL MOMENTO DELLA VERITà L'11 febbraio al voto dell'assemblea europea quattro emendamenti in linea con la strategia già indicata da Tremonti LA RICETTA Prestito in euro con risparmi sugli interessi, garanzia europea limitata a 10 anni, investimenti in partnership tra pubblico e privato

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La Ue propone un mercato globale delle emissioni (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-01-29 - pag: 11 autore: Bruxelles. Verso il vertice di Copenaghen La Ue propone un mercato globale delle emissioni Enrico Brivio BRUXELLES. Dal nostro inviato L'Unione europea punta con decisione a un patto globale per contenere i cambiamenti climatici in prospettiva della Conferenza Onu che si terrà a dicembre a Copenaghen. E prevede la necessità di un investimento globale di 175 miliardi l'anno dal 2020 in poi per contenere l'aumento della temperatura del pianeta al di sotto dei 2 gradi rispetto al periodo preindustriale, evitando conseguenze pericolose. Il commissario Ue all'Ambiente, Stavros Dimas, ha presentato ieri a Bruxelles la strategia europea post-Kyoto sul clima, per il periodo seguente al 2012. L'obiettivo è di arrivare a un consenso sul taglio del 30% delle emissioni di Co2 da parte dei Paesi sviluppati entro il 2020, andando al di là del 20% che l'Unione europea si è comunque unilateralmente impegnata a conseguire con il pacchetto di misure approvate nel dicembre scorso. «è necessario un accordo globale stavolta » ha affermato Dimas, spiegando di aver ottenuto dal neopresidente Barak Obama assicurazioni sul pieno impegno degli Stati Uniti in tal senso. «è una grande novità rispetto all'era Bush che minacciava il veto su questi temi», ha detto il commissario, precisando tuttavia chela nuova amministrazione Usa probabilmente non sarà in grado di presentarsi a Copenhagen con una Borsa dei permessi di emissioni già operante, come quella europea. Le proposte della Commissione prevedono entro il 2015 l'istituzione di un mercato di Co2 globale, che copra tutti i Paesi dell'Ocse e lo sviluppo di fonti di finanziamento innovative basate sulle emissioni dei Paesi e sulle loro capacità finanziarie. Dimas ha però sottolineato che per arrivare a un accordo internazionale a Copenaghen è essenziale che i Paesi ricchi garantiscano ai Paesi in via di sviluppo i finanziamenti necessari. "No money, no deal" (niente patto senza denaro), ha avvertito il commissario. Gli investimenti globali dovrebbero aumentare progressivamente, culminando in 175 miliardi di euro aggiuntivi l'anno nel 2020, al netto dei ritorni derivanti dal risparmio energetico o dalle energie rinnovabili. Secondo la Commissione, una buona parte di questa cifra, attorno ai 95 miliardi di euro, dovrà essere investita nei Paesi in via di sviluppo. Il documento dell'Esecutivo Ue, tuttavia, non contiene più la proposta (presente nelle bozze di lavoro precedenti) dell'impegno esplicito europeo a finanziare con 30 miliardi di euro gli investimenti nei Paesi più poveri. Dimas ha però sostenuto che i finanziamenti pubblici necessari potranno essere ricavati da due diversi meccanismi, magari combinati insieme: un contributo dei Paesi ricchi proporzionale al Pil pro-capite, e un prelievo dagli introiti del commercio dei diritti di emissione. Il commissario ha anche sottolineato come le economie emergenti - Cina, India, Brasile, Messico - saranno a un certo punto in grado di "pagare da sole" per le misure contro il cambiamento climatico, senza dipendere più dalle sovvenzioni degli altri Paesi industrializzati. LO SFORZO FINANZIARIO Dal 2020 i Paesi ricchi dovranno stanziare 175 miliardi all'anno per contenere l'aumento delle temperature

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Nuovo Pignone più forte in Cina (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-01-29 - pag: 23 autore: INTERVISTA Claudi Santiago Presidente e amministratore delegato Oil&Gas di General Electric «Nuovo Pignone più forte in Cina» Vinta la gara da 370 milioni di dollari per il prolungamento del gasdotto Ovest-Est Cesare Peruzzi FIRENZE Il Nuovo Pignone vince la gara per il prolungamento del più grande gasdotto del mondo, dalla Siberia alla costa orientale della Cina: turbine e compressori per 370 milioni di dollari, a cui nel prossimo futuro potrebbero aggiungersi altre commesse per le tratte secondarie. La crisi rallenta ma non ferma gli investimenti dei Paesi produttori e delle compagnie petrolifere internazionali, presenti nei giorni scorsi a Firenze al meeting annuale della divisione Oil&Gas del gruppo General Electric, di cui Nuovo Pignone è capofila. «Nel settore c'è la consapevolezza che la domanda di idrocarburi è destinata a crescere», dice Claudi Santiago, 52 anni, presidente e amministratore delegato di Ge Oil&Gas. Non concorda con la linea verde annunciata dal neo presidente americano Barak Obama? Sono convinto che si debba puntare sulla diversificazione delle fonti di energia, a cominciare dal nucleare, ma ci vorranno anni e nel frattempo qualcuno deve assicurare la crescita e il benessere del mondo. Senza petrolio e gas questo non sarà possibile. Anzi, senza un sensibile incremento della capacità di estrazione di idrocarburi rischiamo una nuova bolla speculativa sui prezzi del petrolio. Come mai? Il barile a 150 dollari non aveva una logica di mercato, ma neppure adesso che si aggira intorno ai 40 dollari. La verità è che nei prossimi dieci anni, stimando una modesta crescita del fabbisogno globale di idrocarburi nell'ordine dell'1% all'anno, serviranno almeno 48 milioni di barili al giorno in più rispetto a oggi: l'equivalente di quattro volte le disponibilità dell'intera Arabia Saudita. Altro che fine della dipendenza dal petrolio... Ma le riserve mondiali non si stanno esaurendo? No, sta finendo l'era del petrolio facile, quello che si poteva estrarre a costi relativamente bassi. Adesso dobbiamo andare a prendere gli idrocarburi sul fondo del mare, come in Brasile dove lavoriamo a 2.500 metri di profondità, oppure in Siberia con temperature davvero molto basse. E i costi, come le difficoltà, aumentano. Le tecnologie e il konow how messo a punto da Ge Oil&Gas, però, consentono lo sfruttamento anche di questi giacimenti. La crisi e il crollo dei prezzi stanno bloccando i progetti? No, nel 2008 sono stati investiti circa 400 miliardi di dollari a livello globale su questo fronte. E il nostro portafoglio ordini per il 2009 è salito a 7,9 miliardi di dollari. Il clima d'incertezza sui tempi della ripresa e la flessione del prezzo delle materie prima possono rallentare alcuni progetti, perché risultano meno convenienti, ma nessuno s'è fermato. Per quest'anno il Nuovo Pignone prevede una crescita dell'8-10%rispetto ai 7,4 miliardi di ricavi del 2008. Quali sono i mercati più dinamici? Cina, India e Brasile. Ma anche Medio Oriente e Africa, un continente in cui si stima che il 35% della futura energia deriverà dal gas. E poi si sta aprendo l'Irak,dove già abbiamo una dotazione importante di macchinari da rimettere a regime e dove stanno partendo programmi importanti. Pensate di poter tornare anche in Iran, grazie al nuovo corso della politica estera americana? Non abbiamo segnali in tal senso, ma siccome mi auguro che il mondo vada nella direzione del dialogo e della pace, un pensierino lo faccio. A sentire lei sembra che la green economy sia solo una bella utopia... Penso che sia invece una bella prospettiva, ma realisticamente non per la mia generazione. Occorre investire e lavorare per migliorare gli standard di sfruttamento delle energie rinnovabili, ma nessuno s'illuda di alimentare una centrale elettrica con il sole o con il vento. Almeno per ora. «Il petrolio resterà strategico e la mia generazione non vedrà la green economy»

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St aumenta il rosso e vara 4.500 tagli (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-01-29 - pag: 35 autore: Microchip. Il passivo 2008 sale a 786 milioni $ per il forte calo della domanda St aumenta il rosso e vara 4.500 tagli Andrea Malan PARIGI. Dal nostro inviato «La crisi è la peggiore da quando esiste St: nel quarto trimestre il fatturato è crollato. Ma l'azienda è solida, e contiamo di guadagnare quote di mercato come abbiamo fatto nel 2008». Carlo Bozotti, presidente di StMicroelectronics, fa buon viso a cattivo gioco. Il colosso italo-francese dei semiconduttori ha chiuso il 2008 con un passivo di 786 milioni di dollari (477 nel 2007) su ricavi in discesa da 10 a 9,84 miliardi; il quarto trimestre ha visto un calo delle vendite a 2,27 miliardi dai 2,74 dello stesso periodo 2007, mentre le perdite hanno raggiunto i 366 milioni. I clienti di St – i produttori di automobili, computer e telefonini – sono alle prese con un blocco della domanda finale e hanno tagliato gli ordini di chip a St. Risultato: le fabbriche del gruppo utilizzano metà della capacità produttiva, o anche meno. Per gli 8mila dipendenti italiani (circa 4mila impegnati nella produzione) non è stato per ora necessario il ricorso alla cassa integrazione, che Bozotti però non esclude nei prossimi mesi. Al calo della domanda si è aggiunto l'impatto (310 milioni di dollari) della svalutazione del dollaro, particolarmente pesante per un'azienda che fattura nella valuta Usa ma ha gran parte dei costi in euro. La Borsa ha accoltoi conti St con un calo del 3% a 4,18 euro. Pesano le prospettive 2009: «Nel primo trimestre anche la Cina è un disastro – ha detto Bozotti – e non è possibile formulare stime precise a causa della mancanza di visibilità». L'obiettivo per il 1Ú trimestre è un fatturato di 1,5-1,85 miliardi e un margine lordo al 25% (- 10% per il basso livello di produzione). Bozotti punta a tornare in nero nel 2010, e St ha avviato un drastico piano con l'obiettivo di tagliare i costi di 700 milioni quest'anno. L'organico verrà ridotto di circa 4.500 unità sulle 50mila di fine 2008, con tagli in Europa, Stati Uniti, Africa e Asia. In Italia e Francia la riduzione d'organico sarà complessivamente di 900 persone, con prepensionamenti e incentivi alle dimissioni. A livello mondiale verranno chiusi 4 stabi-limenti, e gli investimenti- già scesi a 1 miliardo di euro nel 2008 verranno dimezzati a 500 milioni. St ha registrato nel 4Ú trimestre una perdita straordinaria di 55 milioni di dollari per la «svalutazione di attività finanziarie», e St ha fatto causa al Credit Suisse per «acquisti non autorizzati» di titoli CDO e titoli credit linked. La posizione finanziaria è negativa per circa 550 milioni, ma entro la fine del trimestre in corso ne arriveranno 700 pagati dalla Ericsson come conguaglio sulla joint venture nelle comunicazioni wireless. Su questa joint venture, di cui St ha il 50% delle azioni più una, l'azienda conta per diventare leader nei chip per le comunicazioni mobili. IL PIANO DI RILANCIO Bozotti: «Taglieremo i costi per 700 milioni e torneremo in pareggio nel 2010» Causa a Crédit Suisse per le perdite sugli investimenti

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Le Cassandre Roach e Roubini adesso sono i guru più ascoltati (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-01-29 - pag: 7 autore: Le Cassandre Roach e Roubini adesso sono i «guru» più ascoltati Due anni fa a Davos erano isolati, l'anno scorso erano una minoranza, quest'anno sono protagonisti delle sessioni di analisi economica del Forum. Le Cassandre, i pessimisti ad oltranza come i veterani Usa Nouriel Roubini e Stephen Roach, questa volta hanno ottenuto un posto d'onore. Loro, la crisi dura l'avevano prevista. Roach, economista di Morgan Stanley ieri non ha attenuato per nulla le usuali tinte fosche, anzi. «Nel 2009, per la prima volta dal 1945, l'economia mondiale sarà in recessione. L'anno prossimo ci sarà una crescita mondiale, ma molti Paesi resteranno in recessione. Per riavere una crescita sostenuta, ci vorranno tre-quattro anni». Il fatto è, ha rimarcato Roach, che anche Paesi emergenti come Cina, India, Brasile, Russia stanno nettamente rallentando, dunque il segno negativo di Usa ed Europa trova ora poche barriere. Quest'anno molti ascoltano con attenzione Roach, anche se tra i partecipanti c'è chi spera che questa volta le Cassandre vittoriose almeno un poco si sbaglino.

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La Cina a Obama: collaboriamo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-01-29 - pag: 7 autore: La Cina a Obama: collaboriamo Dal premier Wen Jiabao un appello all'«aiuto reciproco» contro l'emergenza Vittorio Da Rold DAVOS. Dal nostro inviato Cinesi e russi seduti in prima fila alla sessione plenaria di apertura del 39ÚWorld Economic Forum di Davos davanti alla platea dei 2.500 partecipanti in rappresentanza del Gotha del capitalismo mondiale. Ed è apparso subito un segno dei tempi, nuovi, che a inaugurare i lavori siano stati proprio il primo ministro del gigante del comunismo asiatico, Wen Jiabao, e il premier del Paese erede dell'Unione sovietica, Vladimir Putin, corsi (o meglio chiamati da Klaus Schwab, il fondatore del Wef) in soccorso del mondo occidentale in preda alle convulsione della più grave crisi dagli anni Trenta. «La Cina è pronta a fare la sua parte e a collaborare con gli Stati Uniti, sebbene abbiano finora condotto un'insostenibile modello di sviluppo che ha condotto all'attuale crisi globale. Se collaboriamo saremo entrambi vincitori, altrimenti perderemo tutti ». Queste le parole di apertura rivolte alla nuova amministrazione Obama da Wen Jiabao in un discorso da vero leader mondiale pronto a prendersi tutte le responsabilità. Una crisi che ha accelerato i tempi di un tendenza che stava ridisegnando da anni i nuovi equilibri mondiali a sfavore dell'America. «Il difficile inverno finirà e la primavera è dietro l'angolo. Rafforziamo la fiducia e lavoriamo tutti insieme per portare al mondo una nuova fase di crescita economica », ha proseguito il premier cinese, affermando che la Cina non si sottrarrà agli impegni ed «è pronta a lavorare con gli altri membri della comunità internazionale per mantenere la stabilità finanziaria mondiale, promuovere la crescita e combattere i rischi globali». Secondo il primo ministro di Pechino, sorridente e a volte quasi ironico nel rispondere alle domande da lui stesso sollecitate, «bisogna ritrovare un equilibrio tra chi risparmia e chi consuma, tra i Paesi manifatturieri e quelli finanziari, ecco la chiave della soluzione del problema». Certo Wen Jiabao non ha negato i gravi problemi che stanno colpendo la Cina, («le nostre fabbriche stanno soffrendo e gli impianti sono sottoutilizzati, lo Stato farà un piano per sostenere e rafforzare l'assistenza sanitaria e la previdenza sociale ») «ma resta imperativo» per Cina e Stati Uniti d'America intensificare la cooperazione », perché mantenere relazioni positive tra loro «non è solo nell'interesse di questi due Paesi ma anche di tutto il mondo». Il messaggio che Wen Jiabao ha voluto lanciare alla nuova amministrazione americana di Barack Obama sembra non avere incertezze interpretative e va diretto allo scopo. Certo non c'è stato nessuna risposta diretta né indiretta alla pressante richiesta di rivalutare lo yen lanciata la settimana scorsa dal segretario al Tesoro americano, Timothy Geithner, su suggerimento del direttore del National Economic Council Lawrence Summers, vero artefice della politica economica americana e vecchio frequentatore di Davos ( quest'anno assente giustificato perché occupato a preparare i dettagli del maxi-piano da 826 miliardi di stimoli). Ma nessuno che conosce la prudenza e la diplomazia cinese si aspettava una risposta su un tema così delicato in un momento così particolare dell'economia mondiale. L'importante è«non ricorrere a barriere protezionistiche, sarebbe un sistema certo per prolungare la crisi», ha detto Wen Jiabao, che ha aggiunto di essere fiducioso perché i cinesi hanno 46mila miliardi di yuan di risparmi e da inizio anno i consumi interni sono cresciuti del 21%rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Wen ha lanciato, infine, un appello per la «costituzione di un nuovo ordine economico mondiale» e ha chiesto ai Paesi ricchi di «assumersi le proprie responsabilità» aiutando le nazioni più povere ad affrontare la crisi. «Dobbiamo non solo prendere misure efficaci per superare le difficoltà attuali, ma anche agire affinché sia costituito un nuovo ordine economico mondiale che sia giusto, solido e stabile», ha concluso Wen tra gli applausi, sinceri, dei 2.500 delegati del World Economic Forum. Di questi tempi un ventata di ottimismo orientale fa bene anche ai frequentatori della "Montagna incantata" di Davos. vittorio.darold@ilsole24ore.com

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Il segretario di Stato Bertone: da Ratzinger parole chiare (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 29-01-2009)

Argomenti: Cina

CHIESA 29-01-2009 Il segretario di Stato Bertone: da Ratzinger parole chiare DA ROMA GIANNI SANTAMARIA « P enso che non sia giusto, che non sia bene, giudicare continuamente l'operato del Papa». E l'accusa di aver «contaminato la Chiesa con questo atto mi sembra che sia veramente abnorme». L'atto è la revoca della scomunica al vescovo lefebvriano Williamson e la replica del Segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone va «anche a un rabbino che è nostro amico, David Rosen», il quale «nella sua vita ha incontrato il Papa e più di metà dei cardinali del mondo, e si fregia giustamente di un'onorificenza pontificia». Il porporato, rispondendo ad alcune domande al termine della sua conferenza per i 60 anni del Circolo di Roma, cerca di mettere la parola fine alla polemica, ma non esita a dire la sua sul baccano suscitato dal fatto che uno dei vescovi destinatari del provvedimento papale avesse di recente negato le camere a gas in un'intervista. «Episodio dolorosissimo che ha turbato il Papa, la Chiesa, tutti, ma che non deve essere enfatizzato più di quanto valga in se stesso, perché le chiarificazioni sono state nette, precise e concrete da parte di tutti livelli di autorità della Chiesa cattolica». Da ultime, ieri, le dichiarazioni del Papa che «sono chiarissime, quindi non ci dovrebbe essere più nessuna polemica », ha detto Bertone prima della conferenza. Per Bertone «l'intralcio al processo di riavvicinamento » prodotto dalle parole di Williamson «è un fatto certamente anomalo, improvviso e inaspettato, però non poteva fermare il processo di remissione della scomunica». Un avvenimento che il principale collaboratore di Benedetto XVI ha inserito nell'alveo della tensione all'unità che caratterizza il Pontificato. Lo ha fatto nella conferenza Le linee portati del magistero di Papa Benedetto XVI, tenuta davanti a numerosi ambasciatori, aderenti al Circolo, nato nel 1949 per promuovere la testimonianza cristiana in chiave ecumenica, al cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, a uno dei promotori del sodalizio Giulio Andreotti e all'attuale presidente Agostino Borromeo. Questi ha introdotto la serata nella suggestiva sala del Palazzo diaconale di Santa Maria in Cosmedin, affidata al Circolo da Paolo VI, che ne era stato anche lui tra i promotori. In un luogo, dove ha ricordato Bertone, hanno parlato Alcide De Gasperi, Kondrad Adenauer e Robert Schumann, il porporato ha delineato le assi di una «grandiosa opera in costruzione». Che ha le sue basi nella fedeltà al Concilio. Ribadita già il giorno dopo l'elezione. Un'«affermazione categorica cui il Papa è rimasto perfettamente coerente» e che «sgombra il campo da sospetti e critiche che sono emersi anche in questi giorni». Preoccupazione somma «incessante tensione» l'ha definita Bertone di papa Ratzinger è la riconciliazione, sia dentro la Chiesa cattolica, sia nel dialogo ecumenico. «Tutti riconoscono che il livello di dialogo interconfessionale è stato portato dal Papa ad alto livello, a profondità teologica». Così come è accaduto con i 'fratelli maggiori', già da quando era cardinale. E lo dicono «i pensatori ebrei più acuti e meno condizionati». La mano del Papa si tende a tutte le situazioni dove c'è, o può nascere, divisione. Bertone ha ricordato la lettera ai cattolici in Cina. E in questo senso va letto anche il motu proprio Summorum Pontificum, che concede più ampia facoltà di utilizzare la liturgia latina pre-riforma liturgica. Infine il gesto verso i lefebvriani, parte di una vicenda che Bertone ha seguito da vicino già da segretario della Congregazione per la dottrina della fede. Una tensione che Ratzinger ha portato anche nel dialogo con gli altri cristiani, nel dialogo interculturale e interreligioso. Che va condotto senza cedimenti al sincretismo. Poi Bertone si è soffermato sul rapporto tra fede e ragione. Sul dialogo con i giovani, ai quali va detto che essere cristiani non è aderire a dei «no», ma a un «sì» di speranza. Che è Cristo. Oggi gli si dedicano libri intrisi di «antiche teorie esoteriche» ed è per questo che Benedetto XVI non si stanca di volerlo fare conoscere nella sua verità. Nell'ampio discorso il segretario di Stato ha offerto, dunque, molti spunti sulla novità portata dal Papa tedesco, in continuità con il predecessore polacco. E poi viaggi pastorali, discorsi al corpo diplomatico, messaggi per la pace, i seguitissimi post-Angelus, diventati veri e propri appelli, così come lo sarà l'attesa enciclica sociale che «è quasi alle porte», ha detto il porporato, pur senza annunciare date. Il cardinale, intervenendo al «Circolo di Roma», ha riletto le vicende di questi giorni. Le dichiarazioni di Williamson? «Episodio dolorosissimo che ha turbato il Papa. Ma le sue dichiarazioni dovrebbero chiudere ogni polemica»

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Merkel-Wen: no al protezionismo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-01-30 - pag: 10 autore: Germania. I leader dei due maggiori esportatori al mondo lanciano un appello contro le barriere commerciali Merkel-Wen: no al protezionismo Beda Romano FRANCOFORTE. Dal nostro corrispondente Il primo ministro cinese, Wen Jiabao. ha respinto ieri con forza le accuse americane di manipolare il cambio, in un momento in cui crescono in un'economia mondiale in recessione i rischi di guerre valutarie. Nel contempo, Wen ha colto l'occasione di una visita a Berlino per unirsi al cancelliere Angela Merkel e lanciare un appello contro il protezionismo che in Germania è visto sempre più spesso come una seria minaccia. «Vista la situazione economica ha detto Wen in una conferenza stampa nella capitale tedesca crediamo che il cambio debba essere mantenuto a un livello ragionevole ed equilibrato. Le fluttuazioni dei cambi sono state come delle montagne russe, ma la Cina non può essere ritenuta responsabile di questa situazione». Il primo ministro cinese ha poi sottolineato che il cambio del renminbi è «flessibile». La presa di posizione, particolarmente chiara, è giunta dopo che la settimana scorsa il nuovo Segretario al Tesoro americano Tim Geithner ha accusato il regime cinese di «manipolare i cambi», suscitando numerose reazioni a Pechino (si veda Il Sole 24 Ore del 23 gennaio). Dal 2005, il renminbi è legato a un paniere di valute e da allora si è rivalutato di circa il 20% contro il dollaro, ha aggiunto Wen. Dopo essere stato a Davos a metà settimana, il premier cinese ha in programma una serie di tappe europee. Ieri Berlino, poi Bruxelles, Madrid e Londra. In un comunicato il primo ministro Wen e il cancelliere Merkel si sono impegnati a una maggiore collaborazione in un momento di grave crisi dell'economia mondiale. I due più importanti esportatori al mondo si sono anche espressi contro il protezionismo economico «in qualsiasi forma». In Germania la questione è sentita, tanto più che l'economia è dipendente dall'export. Il quotidiano Handelsblatt, vicino agli ambienti economici, spiegava due giorni fa che «il protezionismo è in marcia in tutto il mondo». Citava recenti misure protezionistiche in Malesia, Indonesia, India, Ucraina, Brasile o anche Ecuador. Il direttore generale dell'associazione imprenditoriale Bdi, Werner Schnappauf, ha detto di temere «una fatale spirale negativa». Intanto, ieri il premier Wene la signora Merkel hanno assistito alla firma di numerosi accordi commerciali, tra i quali intese fra ThyssenKrupp e la Shanghai Maglev Transportation Development in campo ferroviario e fra Daimler e Beiqi Foton nel settore dei mezzi pesanti. Nei primi 11 mesi del 2008, l'export tedesco verso la Cina è salito del 14,3% a 31,3 miliardi di euro,mentre l'import di beni cinesi in Germania è aumentato del 5,6% a 54,3 miliardi. La Merkel ha trascorso quasi l'intera giornata di ieri con il suo ospite cinese, a conferma del tentativo tedesco di migliorare i rapporti con Pechino dopo che il cancelliere ha ricevuto nei mesi scorsi il Dalai Lama, grande oppositore del regime cinese, suscitando le critiche dell'establishment politico del Paese asiatico. La visita sembra avere risolto le tensioni che invece permangono per le stesse ragioni con la Francia, tanto che Wen nel suo tour europeo non si fermerà a Parigi. beda.romano@ilsole24ore.com L'ORA DEL DISGELO Il vertice di ieri segna una distensione con la Cina dopo le tensioni seguite all'incontro tra il Dalai Lama e il cancelliere AFP Simboli. Il premier tedesco davanti all'ideogramma del Paese di Mezzo

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Allarme profitti per Nippon Steel (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-01-30 - pag: 48 autore: Siderurgia. Il colosso teme perdite per 430 milioni di euro nel primo trimestre Allarme profitti per Nippon Steel Luca Davi La frenata della domanda di acciaio costringe Nippon Steel a rivedere al ribasso le stime dei profitti. Il secondo maggior produttore siderurgico al mondo ha tagliato di oltre un terzo le sue previsioni per l'anno fiscale che finirà a marzo. I profitti ante-imposte scenderanno a 360 miliardi di yen (circa 3 miliardi di euro), il 36% in meno rispetto a un anno prima. Una cifra ampiamente al di sotto di un consensus fissato a 512,3 miliardi di yen. In vista ci sono perdite per 50,4 miliardi di yen (430 milioni di euro, riferiti al periodo gennaio- marzo 2009), in quello che sarà il primo "rosso" da quando, nel 2006, il gruppo pubblica i dati trimestrali. Nel prossimo trimestre l'output stesso è destinato a scendere del 60% rispetto a un anno prima. «La produzione ha raggiunto un livello shock, senza precedenti nella nostra storia», ha detto Kiichiroh Masuda, vice presidente esecutivo del colosso giapponese. Nel contempo però il gigante dell'acciaio intende sfruttare il momento borsistico favorevole e ha annunciato l'intenzione di acquisire fino al 5,9% della brasiliana Usiminas (oggi in mano a Vale) e il 15% di un laminatoio a freddo progettato dalla sud-coreana Posco in Vietnam. La singhiozzante domanda sta in verità mettendo a dura prova l'intero mercato siderurgico mondiale. Us Steel, ad esempio, sta operando al 50% della sua capacità produttiva. Ak Steel prevede che il primo trimestre dell'anno si chiuda in negativo. Anche la già citata Posco, il quarto gigante siderurgico mondiale, soffre i contraccolpi della recessione mondiale: nel 2009 le sue vendite potrebbero infatti scendere anche del 12%, mentre l'altra coreana Hyundai Steel ha messo in conto una flessione degli ordini anche del 26 per cento. Gli analisti ora si attendono che una scossa possa arrivare dalla riuscita del piano di stimolo da 590 miliardi $ approntato dalla Cina,l'unico Paese che oggi sembra in grado di rilanciare gli investimenti. Una ripresa che, se ci sarà, arriverà quanto meno alla fine del primo trimestre, nel quale, secondo le stime, gli ordini globali saranno risultati in calo almeno del 30% rispetto a un anno prima.

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tutto il mondo nella valle dei templi torna la "sagra del mandorlo in fiore" - maria cristina castellucci (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 30-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XXII - Palermo Il festival Tutto il mondo nella Valle dei templi torna la "Sagra del mandorlo in fiore" Ad Agrigento s´inaugura oggi la manifestazione che richiama artisti folk dall´Africa dall´America e dall´Asia MARIA CRISTINA CASTELLUCCI INIZIERà questo pomeriggio l´edizione numero nove del festival "I bambini del mondo", sorta di anteprima della tradizionale "Sagra del mandorlo in fiore" che fino all´8 febbraio animerà le strade e le piazze di Agrigento. Un´anteprima che coinvolge i più piccoli in balli e sfilate, proprio come gli adulti che, a partire da domenica mattina, si esibiranno tutti i giorni per gli abitanti di Agrigento e le migliaia di turisti che giungono qui per questo anticipo di primavera che si ripete da una sessantina d´anni. Nata come "Sagra di primavera" in quel di Naro, un paesino a pochi chilometri da Agrigento (dove il 9 febbraio, alle 10, si svolgerà una rievocazione proprio di questa storica festa), la sagra si è presto spostata nel capoluogo, che offriva uno scenario indiscutibilmente suggestivo, con i tanti mandorli nella Valle dei templi che proprio in questo periodo si caricano di fiori delicati. Per diversi anni mantenne tuttavia una dimensione squisitamente siciliana, fino a quando, nel 1954, vennero invitati i primi gruppi folcloristici stranieri. Da allora, la presenza di artisti folk da ogni parte del mondo è diventata la caratteristica distintiva di questa manifestazione: basta così andare ad Agrigento per vedere da vicino i balli tradizionali del Togo e del Marocco, degli Stati Uniti e della Cina, della Turchia e dell´Ecuador. A loro è dedicato il "Festival internazionale del folclore" che si svolge al Palacongressi e quest´anno viene inaugurato il 3 febbraio alle 18 con la tradizionale accensione del "Tripode dell´amicizia" al Tempio della concordia (spettacoli a partire da giovedì alle 16) per concludersi domenica 8 febbraio con un grande spettacolo nell´incantata cornice della Valle dei templi (ore 14). Fra gli appuntamenti più seguiti, l´affollata fiaccolata dell´amicizia, mercoledì 4 alle 17. Tutto il programma si può consultare sul sito della manifestazione, www.mandorloinfiore.net, e da quest´anno c´è pure l´immancabile gruppo su Facebook, che conta già qualche centinaio di iscritti. E non mancano le iniziative collaterali, dall´elezione di Miss Primavera a un inedito «doposagra» in musica, giovedì, venerdì e sabato, a cura dei dj Riccardo Gaz e Andrea Cassaro, nonché un gemellaggio con le ben note mele trentine Marlene. Rimanendo in tema di cibo, c´è da segnalare "Mandorlara" l´iniziativa dei ristoratori locali aderenti all´Associazione ristoratori Agrigento, che partecipano per la quarta volta alla sagra proponendo menù completi da cinque portate, tutti diversi fra loro e completi di vino, con una quantità di piatti che prevedono l´uso della mandorla, al prezzo speciale di 25 euro. La sagra unificando, per così dire, il centro città e la Valle dei templi attraverso le sfilate e le esibizioni che coinvolgono tutte le zone di Agrigento, è eccellente occasione per visitare l´una e l´altra zona, dal duomo di San Gerlando fino al Tempio della concordia e al bel giardino della Kolymbetra.

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problemi e soluzioni per le nuove metropoli (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 30-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 33 - Cronaca Problemi e soluzioni per le nuove metropoli Gary Lawrence (Usa) Zheng Shiling (Cina) Lee Schipper (Usa) George Kunihiro (Giappone) Eduardo de Oliveira (Portogallo) Denise DeLuca (Usa) Reena Tiwari (Australia) Jaime Ler ner (Gran Bretagna) Alexandros Tombazis (Grecia) Intervengono Crisi energetica Inquinamento Trasporti Servizi Pressione sociale Qualità della vita Violenza i punti critici il modello cinese Nella foto, una visione panoramica di Shanghai dopo le trasformazioni degli ultimi anni: la costruzione di numerosi altissimi edifici ha cambiato lo skyline della città. Nel 2007 i grattacieli hanno raggiunto il numero di 13.114: di questi 777 superano i 100 metri di altezza. è in costruzione un super grattacielo di 632 metri che sarà il più alto dell´Asia. Sullo sfondo, il distretto finanziario di Pudong, sottoposto negli ultimi anni a una profonda revisione urbanistica che prevede la costruzione di altissimi grattacieli simbolo dello sviluppo economico cinese

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il nuovo numero della rivista (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 30-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 49 - Cultura Il nuovo numero della rivista OGGI in edicola il nuovo numero della rivista Micromega. In apertura, una tavola rotonda nella quale Andrea Camilleri, a confronto con Antonio Di Pietro e Paolo Flores d´Arcais, lancia per le prossime elezioni europee "il partito dei senza partito". Della questione morale tratta un´altra tavola rotonda che qui in parte anticipiamo. Tito Boeri e Massimo Roccella affrontano il tema del lavoro precario. Federico Rampini fa il punto sul dissenso in Cina.

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Traguardi spaziali (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 30-01-2009)

Argomenti: Cina

POLITICA 30-01-2009 SCIENZA E TECNOLOGIA il fatto L'Amministrazione Obama eredita e rilancia i progetti di Bush. Russia, Giappone ed Europa aumentano il loro protagonismo. Viaggio tra pianeti e satelliti che saranno gli obiettivi delle esplorazioni 2009 Traguardi spaziali Entro l'anno completata la Stazione Continua la «lunamania» Le dieci missioni dello «space shuttle» in programma permetteranno di ultimare la più grande struttura spaziale mai realizzata Grande come un campo di calcio, ospiterà equipaggi fino al 2020 DI ANTONIO LO CAMPO C' era anche il nuovo 'camioncino lunare' della Nasa alla parata di Washington, pochi giorni fa, per l'insediamento di Obama. Una conferma indiretta che l'ente spaziale americano torna nuovamente a considerare la Luna una meta strategica delle esplorazioni spaziali, a quarant'anni dallo sbarco di Apollo 11 sulla superficie del nostro satellite. Il 2009 si annuncia come l'anno del rilancio spaziale. Da parte statunitense è atteso il primo viaggio di prova del nuovo razzo Ares 1, che nei prossimi anni lancerà la nuova navicella Orion destinata inzialmente a portare gli astronauti sulla Stazione spaziale internazionale (ISS) e in seguito agganciata a un modulo di sbarco l'uomo sulla Luna. Sempre per gli USA, come per le 16 nazioni che partecipano al programma del-- l'ISS, questo è l'anno in cui la base verrà finalmente abitata in permanenza da sei astronauti, il doppio rispetto alla 'capienza' attuale. Ma quest'anno saranno molto attivi nello spazio anche europei e giapponesi. Il 'Programma Constellation', avviato dalla Nasa nel 2004, procede a passo spedito. È nato dopo l'annuncio della 'Nuova Visione per l'Esplorazione Spaziale', lanciata da Bush cinque anni fa, che dovrebbe essere ereditata dall'Amministrazione Obama, il quale punta su un forte rilancio in vari settori della ricerca scientifica e tecnologica, esplorazione spaziale compresa. Il nuovo 'Lunar Rover', guidato dall'astronauta Michael Gerhnardt durante la parata di Washington, è solo uno dei componenti della futura esplorazione selenica che la Nasa intende portare avanti, con la prospettiva di costruire una base scientifica permanente capace di ospitare gli astronauti che diventeranno i primi 'coloni' del satellite. Continua, insomma, quella che è stata definita «lunamania» e che investe molti Paesi. Il raddoppio degli astronauti Per quanto riguarda la Stazione spaziale, le cinque missioni delle space shuttle in programma per quest'anno, e le successive quattro del 2010, dovranno completare la più grande struttura mai realizzata: estesa come un campo da calcio (compresi tralicci di supporto, pannelli solari, ecc), dalla prossima estate diventerà pienamente operativa e in grado di ospitare equipaggi di varie nazioni fino al 2020. Il raddoppio della sua capienza abitativa (6 astronauti anziché 3 com'è accaduto finora) permetterà di portare avanti a tempo pieno il lavoro scientifico in orbita, fino ad oggi in parte trascurato perché le energie dei tre a bordo sono molto assorbite per garantire il funzionamento e la manutenzione della struttura. Grazie al 'raddoppio', garantiscono i responsabili del programma, sarà possibile ottenere importanti risultati per la realizzazione di nuovi prodotti in condizioni di relativa assenza di gravità, come farmaci, materiali super-resistenti, nuove leghe, oltre allo studio sempre più accurato del fisico di uomini e donne per preparare le future missioni sulla Luna e i viaggi verso Marte. La missioni degli shuttle in programma sono ancora dieci compresa quella di riparazione del telescopio Hubble; la prossima, della navetta Discovery, partirà il 12 febbraio, col compito di aggiungere nuove componenti al grande mosaico della stazione spaziale. Poi, dal 2010, ne è previsto il 'pensionamento'; ma prima che tutte e tre le navette della flotta Nasa diventino pregiati pezzi da museo (in questa direzione già si sarebbero prenotate alcune istituzioni americane), c'è uno studio affidato ad un team di esperti per prolungarne il programma. I risultati arriveranno nei prossimi mesi, ma è certo che se gli shuttle verranno messi a terra nel 2010, la Nasa per cinque anni non potrà disporre di una navicella per inviare nello spazio i propri astronauti. Il primo volo con astronauti della nuova 'Orion' è infatti previsto per il 2015. Pur con tutta l'affidabilità delle capsule russe Sojuz, una sola navicella non sembra sufficiente per cinque anni a garantire le missioni alla stazione spaziale, a maggior ragione quando, dal 2010, la base sarà del tutto operativa. Ecco perchè negli USA c'è molta attesa per il primo lancio di prova dell'esile razzo 'Ares 1-X', in programma per il prossimo 9 luglio da Cape Canaveral. È questo infatti il razzo che dovrà lanciare la 'Orion': non si tratterà più di 'aerei spaziali' come lo shuttle, ma di capsule come le vecchie e gloriose Apollo, più capienti e dotate di nuovi e sofisticati apparati tecnologici per la guida, la navigazione, e la sicurezza degli astronauti. I programmi dei concorrenti Molto attivi anche gli altri Paesi. La Russia aumenterà il numero di lanci per la stazione spaziale, tra le Sojuz e gli invii di navicelle-cargo automatiche 'Progress' verso la stazione spaziale, e avrà come di consueto dei propri cosmonauti sia sulla stazione spaziale, sia a bordo delle Sojuz. E se la Cina si prenderà una pausa momentanea nei lanci con astronauti (ma inizierà a preparare gli appuntamenti del 2010 e ha in programma già per quest'anno una serie di lanci di satelliti), l'India si gode il primato della sua prima sonda lunare e pensa a realizzare una navicella con astronauti da lanciare attorno al 2015, mentre il Giappone lancerà il suo primo 'cargo automatico' verso la stazione spaziale, e progetta anch'esso una propria 'autonomia spaziale abitata', per portare astronauti nipponici in orbita entro il 2020. L' Europa va in controtendenza, e anziché puntare sulle capsule, da quest'anno torna a progettare una navetta spaziale e ha già avviato il programma ExoMars per l'invio di un rover su Marte. Proseguiranno poi i lanci di satelliti del razzo Ariane 5 e si attende il primo viaggio del nuovo razzo 'Vega', nato da un'idea tutta italiana. Ma l'Europa continuerà ad essere protagonista dello scenario spaziale con i numerosi programmi dell'Agenzia Spaziale Europea; oltre alle importanti missioni di satelliti scientifici, presenterà quest'anno un nuovo gruppo di astronauti, compreso un italiano (o un'italiana?). A questo proposito, per dicembre spicca la missione shuttle che vedrà protagonista in particolare l'Italia e la nostra industria: lo shuttle porterà sulla stazione il 'Nodo-3', ultima sezione di interconnessione tra vari elementi della struttura orbitante, sopra il quale vi sarà la 'Space Cupola', una sorta di 'postazione belvedere dello spazio', attorniata da finestrini con vetri super-resistenti per osservare ad occhio nudo le operazioni esterne alla stazione, o per effettuare osservazioni astronomiche. La sonda giapponese Selene in orbita lunare. Nel corso di quest'anno torneranno sul satellite gli americani con la sonda LRO, ma di recente vi sono andati anche europei, cinesi e indiani. Quarant'anni fa, con la missione Apollo 11, il primo sbarco di un uomo A sinistra, il telescopio spaziale Hubble, realizzato in collaborazione tra Nasa ed Ente spaziale europeo. In maggio partirà la prossima missione per la sua riparazione. A destra, un giapponese e sei americani compongono l'equipaggio del prossimo shuttle, in partenza il 12 febbraio da Cape Canaveral, la storica base spaziale in Florida.

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Tremonti: <Non servono più capitali ma più regole> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 30-01-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 30-01-2009 i leader a Davos Tremonti: «Non servono più capitali ma più regole» DA MILANO PIETRO SACCÒ U na finanza più regolata, un bond unico per le nazioni dell'euro, una tassa "negativa" per aiutare l'Africa. Agli economisti e politici di tutto il mondo arrivati a Davos per il World Economic Forum, Giulio Tremonti ha illustrato la ricetta anticrisi che l'Italia, da presidente del G8, proporrà alle nazioni industrializzate. Convinto che al sistema economico mondiale sconvolto dalla crisi serva «più regolamentazione per uscire da questa anarchia finanziaria» e «non più capitali» il ministro dell'Economia italiano ha rilanciato l'idea del "legal standard", un quadro di norme condiviso che regoli l'intero settore finanziario e capitalistico mondiale. Tremonti ha poi ritirato fuori due sue vecchie proposte. Gli «union-bond», che sostituirebbero i titoli di Stato emessi dai diversi governi europei (così da unificare i costi di indebitamento degli Stati), e la cosiddetta de-tax (o a-tax): una tassazione negativa volontaria sui consumi. «Ad esempio spiega Tremonti una parte dell'Iva che paghiamo nei negozi potrebbe essere volontariamente destinata ad aiuti all'Africa». Sceso dal palco, il ministro ha poi pensato di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Il piano anticrisi italiano, ha chiarito ai giornalisti, vale 40 miliardi di euro «se si sommano i vari interventi». Una somma rilevante, ad esempio «equivalente agli 80 miliardi tedeschi, il cui importo reale è molto inferiore a quello nominale» perché comprendono garanzie di Stato che non richiedono spesa pubblica. È troppo poco, ha risposto sempre da Davos Emma Marcegaglia: il presidente di Confindustria ha chiesto «interventi per altri 7-8 miliardi». Sulle previsioni diffuse mercoledì dal Fondo monetario internazionale, che indicano un Pil italiano in contrazione del 2,1% nel 2009, Tremonti ha detto che per lui contano i numeri della Commissione europea (che hanno indicato -2%), e che comunque pensare troppo ai decimali «non è intelligente». Il ministro non crede tanto nel piano anticrisi di Obama quanto «nel valore simbolico e politico» del nuovo presidente della Casa Bianca, mentre sulla creazione della bad bank che compri gli asset tossici il ministro italiano dice che «si può fare ma non a pagamento», però sarebbe meglio «congelare quegli asset» per mezzo secolo, con una «segregazione che dia trasparenza senza costare ai cittadini». Ma il momento più intenso del secondo giorno del vertice di Davos è stato l'intervento di Jamie Dimon, amministratore delegato di Jp Morgan, che ha strappato ripetuti applausi alla platea chiedendo ai politici statunitensi di «parlare meno della dannata nazionalizzazione delle banche» e di «darsi una mossa» con un piano definito e credibile contro la crisi. L'Opec ha scelto la platea svizzera per annunciare di essere pronta a nuovi sostanziosi tagli alla produzione del greggio (anche di 4,2 milioni di barili ha detto il segretario del cartello Abdullah al-Badri) per riportare il petrolio a 60-80 dollari dai 40 attuali. Un barile attorno ai 50 dollari, ha concluso al-Badri, non sarebbe sufficiente a garantire gli investimenti necessari. Mentre dopo la critica rivolta martedì agli Usa da parte di Russia e Cina, ieri l'India ha deplorato il neo-protezionismo occidentale. Kamal Nath, ministro del Commercio indiano, ha segnalato «il crescente impiego di misure anti-dumping in Occidente». Se le cose non cambieranno «l'India sarà costretta a fare protezionismo a sua volta ha minacciato Nath e non sarà un bene per nessuno». Illustrata la ricetta italiana per il G8. Ma la Marcegaglia: «Occorrono altri 8 miliardi» L'Opec verso un nuovo maxi-taglio della produzione Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti al World Economic Forum di Davos (Reuters)

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Obama, primi segnali all'Iran (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 30-01-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 30-01-2009 Washington Prove di disgelo Ma la Casa Bianca avverte: useremo tutti gli strumenti Il ministro Mottaki: «Collaboreremo» Obama, primi segnali all'Iran DI ALBERTO SIMONI A rriva in serata la smentita del Dipartimento di Stato. Non c'è nessuna lettera per gli iraniani, spiega Robert Wood, portavoce di Hillary Clinton. Per tutto il giorno aveva tenuto banco l'indiscrezione del The Guardian che raccontava di come i collaboratori di Obama e soprattutto la Clinton stessero scrivendo una lettera da inviare agli i- raniani. Al Dipartimento di Stato il nuovo staff sta rivedendo le politiche sull'Iran. «Un sacco di idee stanno circolando ha detto Wood . Ma fino a quando questa revisione non sarà stata completata, non saremo in grado di tracciare il percorso che seguiremo nei confronti dell'Iran». Nessuna lettera quindi. Le soluzioni sono molteplici. Il portavoce di O- bama ieri sera ha ribadito che «l'America mantiene aperte tutte le opzioni sull'Iran», anche l'uso della forza. Anche se i segnali di un cambiamento di rotta rispetto all'intransigenza di Bush si scorgono. Lunedì Susan Rice, ambasciatrice Usa all'O- nu, aveva aperto all'ipotesi di contatti diretti sul nucleare. La Casa Bianca ieri ha aggiunto però che «non è chiaro con chi l'America andrà a parlare», visti i molti centri di potere a Teheran. Gibbs ha elencato anche i vari nodi: «Un programma nucleare illegale, la sponsorizzazione del terrorismo e le minacce di pace in Israele sono solo alcuni dei temi che il presidente ritiene che la leadership iraniana debba affrontare». L'ipotesi di dialogo comunque regge e la disponibilità è stata percepita dagli iraniani. Ieri da Davos, il ministro degli Esteri della Repubblica islamica Manouchechr Mottaki ha detto che «se l'Amministrazione Obama cambia po-- litica, non a parole ma nella pratica, troverà certamente nella regione una atteggiamento di cooperazione. E l'Iran non è escluso da questo generale atteggiamento nella regione». Per Mottaki il cambio di direzione significa che il ritiro Usa dovrebbe riguardare non solo l'I- raq ma anche l'Afghanistan. La svolta è stata salutata positivamente anche da Mohammed el-Baradei. Il direttore dell'Aiea (Agenzia internazionale per l'energia atomica) ha dichiarato di ritenere il dialogo diretto fra Usa e Iran l'unica via per risolvere la disputa nucleare. Mercoledì a Francoforte i direttori politici dei ministeri degli Esteri dei cinque più uno (Germania, Francia, Gran Bretagna, Russia, Cina e Usa) si incontreranno per riprendere il discorso sul nucleare iraniano. Sarà il primo meeting dall'elezione di Obama. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama mentre firma un «executive order» (Ap)

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Il Vaticano mette Galileo in Dvd (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 30-01-2009)

Argomenti: Cina

AGORÀ 30-01-2009 SCIENZA E CULTURA Presentato il convegno che ricorderà a Firenze il 400° dello scienziato: saranno pubblicati gli atti del processo e altri inediti, ma invece di una statua la Santa Sede promuoverà un master in astronomia in Africa Ravasi: la Chiesa faccia autocritica ma non scordi che l'errore fu «soggettivo»; Copernico era ancora un'ipotesi e per illustrare le idee cattoliche in Cina padre Matteo Ricci prese i «Dialoghi» del pisano... Il Vaticano mette Galileo in Dvd DA ROMA LUIGI DELL'AGLIO C on un superconvegno internazionale di altissimo livello scientifico e storico dal 26 al 30 maggio a Firenze, dove saranno mostrati e studiati nuovi significativi documenti (tra cui 7 lettere venute alla luce recentemente all'Università Gregoriana), «sarà onorata la figura di Galileo, geniale innovatore e figlio della Chiesa». Così annuncia la nota vaticana che accompagna una conferenza stampa di presentazione, tenuta ieri nella Sala Stampa vaticana di fronte a un'affollatissima platea di giornalisti. Sul «caso Galileo» la Chiesa deve fare autocritica senza reticenze ha detto monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura ma contestualizzando rigorosamente l'errore «soggettivo» compiuto da coloro che giudicarono lo scienziato, il quale «ebbe molto a soffrirne». La rivoluzione copernicana infatti «non era stata ancora definitivamente provata», né è dettaglio senza valore aggiunge Ravasi il fatto che, pochi mesi dopo la condanna, a Matteo Ricci fu consigliato di portare in Cina per illustrare il pensiero cattolicoromano fra l'altro proprio i dialoghi scritti da Galileo. Così alla fine di marzo, annuncia ancora Ravasi, verranno resi noti in un volume tutti gli atti della Commissione sul caso Galileo, istituita nel 1981 da Giovanni Paolo II. E il prelato propone anche un Dvd che riprenda tutto il materiale sulla vicenda. Il convegno di Firenze dal titolo «Il caso Galileo. Una rilettura storica, filosofica, teologica» e organizzato dall'Istituto Stensen sotto la direzione del gesuita padre Ennio Brovedani con altre 8 iniziative e manifestazioni (di cui si riferisce qui sotto) sono il contributo di approfondimento che la Chiesa intende dare all'«Anno dell'Astronomia » appena cominciato. Roma ha sempre avuto una speciale attenzione per la scienza che studia i corpi celesti: «Il cielo è metafora della trascendenza di Dio, è il simbolo capitale per le religioni, lo zenit, la tenda che protegge il beduino nel deserto. La parola 'cielo' è nominata 458 volte nell'Antico e 284 nel Nuovo Testamento », osserva monsignor Ravasi. Ma aggiunge che l'aspirazione a guardare in alto si accompagna alla convinzione che Dio non sta solo nei cieli: «I cieli e la Terra non possono contenerti e neanche questo tempio», dice Salomone. I Papi hanno presto dato impulso all'astronomia, coltivando anche personalmente l'interesse per questa scienza. L'astronomia entrò a far parte degli studi ecclesiastici con Gerberto d'Aurillac, Silvestro II, intorno all'anno Mille. Seguono Gregorio XIII, promotore della riforma del calendario, e san Pio X che sapeva fabbricare orologi solari. Benedetto XVI ha fatto notare recentemente che la stessa piazza San Pietro è una meridiana. Poi c'è la Specola Vaticana e il papa ha ricordato «la passione e la fede di non pochi scienziati, i quali sulle orme di Galileo non rinunciano né alla ragione né alla fede e le valorizzano entrambe fino in fondo, nella loro reciproca fecondità. In lingua swahili si usa un'immagine molto efficace, per descrivere lo stretto vincolo Cielo- Terra: «Dobbiamo agganciare una stella all'aratro». «Ma siamo tutti nati astronomi», interviene Josè Gabriel Funes, direttore della Specola Vaticana (che sta conducendo indagini d'avanguardia alla ricerca di pianeti fuori del sistema solare; tutti gli uomini hanno il diritto di osservare il cielo stellato e di provare l'indescrivibile emozione di questo spettacolo. Peccato che ormai, in larga parte del mondo, non è più possibile a causa del pesante inquinamento luminoso: «Mi rivolgo ai mass media perché aiutino gli astronomi nella battaglia per conservare l'oscurità notturna dei cieli», ai appella il professor Funes. Nicola Cabibbo, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, s'associa all'allarme e auspica che anche in Europa, come negli Usa, si introducano sistemi di illuminazione pubblica rivolti verso il basso (per proteggere le persone) e non verso l'alto. L'istituzione che presiede ha dedicato memorabili sessioni alla ricerca astronomica, lungo la strada aperta 4 secoli fa da Galileo, il quale con il suo cannocchiale rileva Cabibbo ha rivoluzionato la scienza. Con lui si passa dall'astronomia geometrica, teorica (quella di Tolomeo e in fondo di Copernico) all'astronomia fisica, quella dei corpi celesti in movimento. Quando il genio pisano scopre i satelliti di Giove, si accorge che si muovono a forte velocità e per lui è un fenomeno sorprendente. La novità assoluta delle scoperte galileiane (il cannocchia-- le, la Luna con le sue montagne come una «seconda Terra», le macchie solari, i satelliti di Giove) viene messa in luce anche da Paolo Rossi, professore emerito di Storia della Scienza all'Università di Firenze e membro dell'Accademia dei Lincei: «Galileo è il primo uomo di scienza che usa uno strumento per conoscere le verità celesti ». Lui annunciò che le stelle sono enormemente più numerose di quelle che si vedono a occhio nudo. E i suoi avversari tentavano di contestare le sue scoperte: «Se mette insieme due lenti, si spiega benissimo che veda raddoppiato il numero delle stelle»... Per onorare Galileo era stata progettata anche una statua in Vaticano, ora nella fase di bozzetto; ma si è pensato che sia meglio investire le risorse messe a disposizione dallo sponsor realizzando in Africa un istituto per master in scienza, filosofia e teologia. Anche questo significa «guardare lontano». La statua di Galileo agli Uffizi a Firenze. Qui sopra: la presentazione vaticana dell'anno galileiano

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merkel attacca l'egemonia usa e rilancia il modello europeo - (segue dalla prima pagina) dal nostro inviato (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 31-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 6 - Economia Gli squilibri Economia sociale L´allarme Individualismo Anche il premier Brown chiede una nuova finanza globale Merkel attacca l´egemonia Usa e rilancia il modello europeo "Basta speculazione americana, serve un´Onu economica" Gli squilibri mondiali sono stati provocati da chi ha vissuto a al di sopra dei propri mezzi Se c´è un sistema che ha mostrato la sua validità universale è l´economia sociale di mercato Andrà realizzato un sistema di allarme sui rischi in ogni angolo dell´economia globale Non è il momento per misure individuali contro la crisi finanziaria globale E´ l´ora di agire insieme La cancelliera "promuove" la Casa Bianca per l´apertura sul protocollo di Kyoto (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) DAL NOSTRO INVIATO federico rampini Il cancelliere tedesco non delude le attese, rivendica con orgoglio le ragioni di una diversità, lancia una dura requisitoria sulle colpe degli Stati Uniti. Davanti ai Vip del capitalismo mondiale, Angela Merkel ricorda con puntiglio che questa crisi è stata scatenata da «una speculazione irresponsabile, in particolare americana», parla di «fallimento dei mercati». La figlia di un pastore luterano intreccia l´economia e l´etica, accusa «gli squilibri mondiali provocati da coloro che hanno vissuto a lungo al di sopra dei propri mezzi». C´è un tono di rivalsa nelle sue parole, l´insofferenza di chi per anni ha subìto l´egemonia della cultura liberista angloamericana. E´ la rivincita di un Paese che fino a pochi anni fa era sulla difensiva perché troppo poco flessibile, poco de-regolato; e ancora adesso si sente rimproverare una manovra di rilancio poco generosa. A Davos la Merkel abbandona il profilo basso, detta una visione ambiziosa. La battezza «una Carta del nuovo ordine globale». Se c´è un sistema che ha mostrato la sua validità universale, secondo il cancelliere è proprio «l´economia sociale di mercato» costruita dalla Germania. Un modello in cui «lo Stato è il guardiano delle regole, la libertà delle imprese conosce dei limiti quando può nuocere all´interesse generale, gli eccessi dei mercati vanno prevenuti». Dal pulpito la Merkel assegna i voti alle prime mosse di Obama. Buona la sua disponibilità a seguire l´esempio europeo su Kyoto. Pericolosi invece i cedimenti protezionisti. «Sono preoccupata quando vedo i massicci aiuti di Stato all´industria automobilistica americana. Questo è protezionismo». Lancia l´idea di un Consiglio economico delle Nazioni Unite, sul modello del Consiglio di sicurezza, per affrontare in una cornice istituzionale rappresentativa l´emergenza economica del pianeta. Nel frattempo propone che il G-20 (dove siedono anche Cina India e Brasile) non resti un club di ministri economici ma sia allargato ai capi di Stato e di governo, superando definitivamente il G-8. Invita gli americani a «trasferire una parte della propria sovranità economica a istituzioni sovranazionali, proprio come abbiamo fatto noi con l´Unione europea». Anche sulla dimensione delle manovre pubbliche per rilanciare la crescita, la Merkel mette in guardia Obama, e con la stessa occasione le altre capitali europee. Il cancelliere rivendica la giustezza del Patto di stabilità, esorta l´America a prendere esempio dal rigore fiscale germanico. «Occorre fissare dei limiti al nuovo indebitamento degli Stati. I deficit aggiuntivi vanno accompagnati da precisi piani di ripagamento e di rientro. Guai se si torna a vivere al di sopra dei propri mezzi, è proprio questa l´origine della crisi attuale». Il tempismo della Merkel in teoria è perfetto. Davos celebra il ritorno dello Stato-protettore, implorato dagli stessi banchieri e top manager che disprezzavano il «modello sociale europeo» fino a un anno fa. I primi passi di Obama ripudiano trent´anni di neoliberismo e preannunciano un poderoso ritorno della mano pubblica nei mercati. Il premier cinese Wen Jiabao è venuto a spiegare al World Economic Forum che Pechino vuole costruire un Welfare State d´ispirazione europea. Eppure non c´è una vera atmosfera di revival dell´Europa. A Berlino un partner di governo della Merkel ha definito i banchieri, tedeschi inclusi, «gangster e nemici della democrazia»: certi istituti di Francoforte hanno fatto incetta di titoli tossici quanto i loro concorrenti di Londra e Wall Street. La stessa Merkel pone dei limiti al suo europeismo. Non vuole sentir parlare di programmi di spesa pubblica a livello dell´Unione. Né di emissioni di Eurobond per alleviare le difficoltà finanziarie dell´Italia e della Grecia. Gordon Brown dà man forte alla Merkel, a Davos invoca una «una rivoluzione condivisa per creare una nuova architettura della finanza globale». Annuncia che al G-20 di Londra, il 2 aprile, proporrà strumenti di supervisione sopranazionale dei mercati finanziari, e un «sistema di allarme sui rischi in ogni angolo dell´economia globale». Ma il premier britannico parla con inquietudine del rischio di un «protezionismo finanziario». Londra è precipitata nel girone dei paesi dalla solvibilità fragile, insieme con i Pigs mediterranei. Il timore di Brown è fondato. L´ulteriore indebitamento dell´America di Obama - per le manovre di spesa varate in questi giorni - provocherà un´alluvione di titoli pubblici sui mercati. Con la sua moneta universale e il mercato di titoli del Tesoro più liquido del mondo, Washington può spiazzare tutti i concorrenti. Renderà ancora più difficile il finanziamento dei deficit dei paesi più fragili. La rivincita del modello europeo è uno slogan avvincente, per ora la preoccupazione concreta sono le spinte centrifughe dei mercati finanziari. Giocano a dividere l´Europa germanica dalla periferia instabile.

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al cineporto gli invisibili del cinema - clara caroli (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 31-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina IX - Torino Al Cineporto gli invisibili del cinema Della Casa: "Non produciamo cultura, creiamo occupazione" Nel 2008 sono stati impiegati nelle produzioni locali quasi diecimila fra tecnici e attori Nella cittadella di via Cagliari i tanti che lavorano dietro la macchina da presa a Torino CLARA CAROLI L´elegia risorgimentale Noi credevamo di Mario Martone, La solitudine dei numeri primi che Paolo Giordano ha sceneggiato a quattro mani con il regista Saverio Costanzo, il controverso film di Renato De Maria su Prima Linea, il docu-thriller di Antonello Grimaldi sul mostro di Firenze per Fox Crime. Questi i set in arrivo nelle prossime settimane sotto la Mole. Il cinema a Torino è vivo e sta bene. Ma allora sarà vero l´adagio un po´ sacrilego che la crisi gli giova? Parrebbe di sì. «Aderiamo alla manifestazione del 14 febbraio contro i tagli alla cultura; ma noi non produciamo cultura, produciamo occupazione - dice il presidente di FilmCommission Steve Della Casa, che chiude il 2008 con 43 produzioni sul territorio, quasi 10mila impiegati tra tecnici, attori e comparse, e oltre 25 milioni di euro investiti in Piemonte. «Il Cineporto in questi giorni funziona a pieno regime - aggiunge - speriamo di mantenere questo ritmo per i prossimi sei mesi. L´industria sotto la Mole è un comparto che segna numeri importanti e non chiede aiuti di stato». In questi otto anni, FilmCommission ha realizzato una rete di professionalità e servizi - macchinisti, sarte, scenografi, costumisti, autisti, runner (autisti/trovarobe), addetti al catering, alla sicurezza e ai casting - che creano, con gli hotel e le location, un indotto sul quale conta l´economia regionale. Una macchina organizzativa, insomma, che facilita il lavoro delle produzioni offrendo logistica e manodopera locale, favorendo opportunità di occupazione. L´obiettivo è stato raggiunto nel 2008. Molte produzioni, a cominciare dalla Indigo Film di Nicola Giuliano - produttore del Divo di Sorrentino - si sono completamente affidate a troupe tecniche torinesi. «è la prova - conferma Della Casa - che abbiamo coltivato delle professionalità». Venire a girare a Torino è comodo e costa poco. «Offriamo facilitazioni che altrove non sono scontate», spiega il direttore di Fc, Davide Bracco, che ieri ha riunito al Cineporto i lavoratori «invisibili» del cinema: quelli che montano i «dolly», danno da mangiare alle troupe, fanno posteggiare i Tir nelle isole pedonali, mettono a disposizione di registi e scenografi ville, palazzi, appartamenti o casali. Lavoratori autonomi, precari per natura, senza i quali non si farebbero i film. Carlo Frattini fa un lavoro da Vacanze romane, scarrozza le attrici: «In dieci anni di esperienza come autista ho imparato la discrezione, a stare al mio posto». Davide Marcone è elettricista: «Dobbiamo realizzare tutti i desideri del direttore della fotografia. Ho iniziato con le soap opera, Centovetrine e Vivere, una catena di montaggio dove impari la velocità di esecuzione». Tutto deve funzionare, per far funzionare il set. Telavin Plaku garantisce alle produzioni parcheggi e sicurezza. Luca Ferrero Merlin offre (anzi affitta) una villa d´epoca alla Crocetta, Andrea Scaglione mette a disposizione una macchina da presa in alta definizione. «Noi portiamo cestini sul set - spiega Gina Allegretti del catering "Vassoio volante" - Il cinema copre circa il 15 per cento del nostro fatturato». Ed è invece del 40 per cento la percentuale che il Residence Cristina - dove ha alloggiato la troupe e sono state girate alcune scene della fiction tv Il bene e il male - incassa dalle produzioni. «Dopo il cono d´ombra del post-Olimpiadi - racconta Matteo Dell´Amico - Un rilancio attraverso il cine-turismo». La Unistudio di Silvio Pederzoli ha preso casa al Cineporto sull´onda di un incremento di business che in queste giornate di crisi fa gridare al miracolo. «In due anni abbiamo raddoppiato il fatturato (4 milioni di euro nel 2008, ndr) - dice Mario Mondin - ed esteso l´attività creando un consorzio con i produttori esecutivi Fargo Film e Barbablù». Secondo il segretario dell´Agis Roberto Morano, sono circa 150 le aziende che operano nel settore audiovisivo. «Bisogna attirare altri investimenti, coinvolgere altre società» - ha sollecitato ieri il vicesindaco Tom Dealessandri. Il prossimo 9 febbraio al Festival di Berlino, FilmCommission presenterà ufficialmente il Fip, Film Investment Piedmont, il fondo da 12 milioni di euro per la produzione internazionale di lungometraggi, stanziati dalla Regione e dalla americana Endgame. Buone notizie anche dal Virtual & Reality Multimediapark: «Siamo finalmente in pareggio - rassicura il presidente Sergio Toffetti - Nel giro di un paio di mesi il Parco sarà in grado di lavorare per il cinema a pieno ritmo».

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Eco, l'oggi dei libri Uscirà a primavera un testo scritto da lui e J.C. Carrière (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 31-01-2009)

Argomenti: Cina

Eco, l'oggi dei libri Uscirà a primavera un testo scritto da lui e J.C. Carrière Un libro a difesa dei libri: lo ha scritto Umberto Eco insieme con Jean-Claude Carrière, intellettuale francese originale ed eterodosso, già sceneggiatore di molti film del regista spagnolo Luis Buñuel. Il volume, che si intitolerà Non sperate di sbarazzarvi dei libri, uscirà da Bompiani in primavera, in occasione della Fiera del Libro, e sarà una sorta di conversazione tra i due autori che, la scorsa estate, hanno passato alcune settimane insieme a discutere del futuro del libro, della lettura e dei valori culturali veicolati dalla civiltà della parola scritta. E nell'epoca del multimediale, di internet e degli e-book, l'illustre semiologo ci invita a deporre i facili entusiasmi per la tecnologia, più labile - a suo parere - dei tradizionali volumi di carta. Sulla labilità dei supporti è stato il titolo della dotta ma come al solito vivace dissertazione con cui Eco ha tenuto banco, ieri mattina, alla Fondazione Cini di Venezia, di fronte a una numerosa platea di librai. Anzi, la crème dei librai italiani, convenuti in Laguna per la ventiseiesima edizione della Scuola per Librai Umberto ed Elisabetta Mauri. Un programma ricco di incontri, coronato proprio dall'intervento di Eco, che è partito dalla scrittura cuneiforme incisa nelle tavolette di argilla per arrivare, attraverso papiri e pergamene, al libro e ai suoi nipotini: videoscrittura, cd-rom, chiavette usb, volumi elettronici. «Si dice che la vita media di un libro di carta sia di circa 70 anni - ha detto - e in effetti alcuni volumi prodotti negli anni '40 e '50 del '900 si sbriciolano sotto le nostre mani. Eppure ci sono anche libri del primo '800 ancora in ottime condizioni». Ma più che interrogarsi sui modi con cui preservare i libri cartacei dalla polverizzazione, Eco ha preferito metterci una pulce nell'orecchio sull'affidabilità dei nuovi supporti. ROBERTO CARNERO

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Disgelo e affari tra Europa e Cina Wen Jiabao non va in Italia e Francia (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 31-01-2009)

Argomenti: Cina

Disgelo e affari tra Europa e Cina Wen Jiabao non va in Italia e Francia Prove di collaborazione tra economie, in diversa misura, in crisi. Per ora programmato per aprile un nuovo forum per il commercio. Firmati accordi su istruzione, foreste, energia e proprietà intellettuale. MARCO MONGIELLO BRUXELLES economia@unita.it

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Appello di Bill Gates: i Governi non taglino gli aiuti allo sviluppo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 31-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-01-31 - pag: 3 autore: Appello di Bill Gates: i Governi non taglino gli aiuti allo sviluppo Bill Gates è un frequentatore di lunga data del Forum, ma quest'anno è presente per la prima volta con la moglie (insieme nella foto) come co-presidente della Bille Melinda Gates Foundation. Il fondatore di Microsoft ha infatti lasciato le redini del gigante dell'informatica e spende molto più tempo per la filantropia. Ai partecipanti al Forum ha chiesto di «mantenere gli impegni finanziari per gli aiuti allo sviluppo dei Paesi poveri, nonostante le difficoltà dovute alla crisi». La Gates Foundation è impegnata in progetti di assistenza sanitaria e di sviluppo nel Sud del mondo. «Un milione di bambini muore ogni anno di malaria e la crisi finanziaria non provocherà nulla di peggiore, la nostra Fondazione non cambia le sue priorità», ha aggiunto. L'appello lo ha rivolto non solo ai Paesi sviluppati, ma anche ai grandi Paesi emergenti, a cominciare dalla Cina. AFP

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Nel solco della tradizione (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 31-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: STILE E TENDENZE data: 2009-01-31 - pag: 30 autore: Abbigliamento da uomo Nel solco della tradizione Canali, più negozi e una nuova sede a Milano Piani confermati nonostante la congiuntura di Cristina Jucker S arà un biglietto da visita, molto particolare. A giugno Canali inaugura la nuova sede di Milano, 1.700 metri quadrati sul Naviglio, nell'ex area della Richard Ginori, dove saranno concentrati gli show room. «è un modo per razionalizzare il nostro approccio commerciale soprattutto con il mercato italiano » spiega Elisabetta Canali, responsabile della comunicazione e figlia dell'amministratore delegato, Eugenio Canali. Ma è anche un segno della volontà dell'azienda di Sovico ( 30 chilometri da Milano) di mantenere fermo il piano di investimenti previsto, nonostante la crisi. Lo conferma Stefano Canali, direttore generale e fratello di Elisabetta: «Alla fine del 2008 abbiamo aperto sei nuove boutique nel mondo e altre dieci sono previste entro giugno. Ora abbiamo 150 negozi ( di cui 50 in Cina) e sette sono di nostra proprietà, cinque negli Stati Uniti e due a Milano». Il 2008 si è chiuso con un fatturato di 190 milioni (+3% circa), con oltre il 75% di export (gli Usa sono il primo mercato, seguiti da Italia e Russia). E quest'anno che cosa vi aspettate? «è difficile fare previsioni – risponde Stefano – ma posso dire che il fatto di essere un'azienda di famiglia ben patrimonializzata ci consente in questo momento di non dare troppo peso ai risultati e non modificare nè gli investimenti nè le condizioni commerciali». Nessun taglio ai listini, quindi, «anche a costo di rinunciare a qualche vendita », e saldi ridotti ai minimi: «Nei nostri negozi negli Stati Uniti abbiamo offerto sconti massimi del 30%. è una forma di rispetto per i clienti e un investimento per il futuro». Guarda al futuro anche la decisione di rafforzare la struttura manageriale a fianco della famiglia, «con un processo di acquisizione di competenze dall'esterno ». I dipendenti oggi sono 1.700, dei quali 1.350 operai che lavorano nei sette centri produttivi del gruppo (due vicino a Milano, tre nelle Marche e due in Abruzzo). Il passaggio generazionale in Canali,che quest'anno compie 75 anni di vita, è già avvenuto («è stata un'operazione molto attenta, molto studiata» ricorda Elisabetta) e oggi gli otto giovani della terza generazione lavorano tutti in azienda. Dei tre fratelli della generazione precedente è rimasto solo Eugenio, l'amministratore delegato, 77 anni appena compiuti. Ma la tradizione non cambia. Canali resta un brand con un solo prodotto (abbigliamento per uomo), una sola etichetta e nessuna seconda linea. Tutto fatto in Italia, con oltre il 90% di tessuti biellesi (per la collezione invernale qualcosa arriva dalla Gran Bretagna). Italiani sono anche gli accessori. «Finora questa nostra strategia ha pagato» assicura il direttore generale. Qualcosa forse cambierà nelle licenze, oggi solo per calze e gemelli. «Siamo interessati a valutare anche altre categorie di prodotti – dice Elisabetta – come occhiali e intimo». Su un altro fronte, invece, Canali ha scelto di offrire un'opportunità a due suoi fornitori. «Abbiamo acquisito una partecipazione di minoranza in due aziende, Datafashion , una software house attiva nel settore moda, e Morgan Tecnica, società che progetta e produce macchinari e software per il tessile abbigliamento. Sono dei giovani imprenditori – spiega Stefano Canali – a cui abbiamo voluto fornire un aiuto per crescere». cristina.jucker@ilsole24ore.com Il cliente più famoso. Barack Obama ha acquistato abiti Canali a Chicago UNA LUNGA STORIA Canali festeggia quest'anno 75 anni; nel 2008 i ricavi sono cresciuti del 3% a 190 milioni e il 75% della produzione è stato esportato. A fianco, due look dell'autunno-inverno 2009-2010

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Stati Uniti spiazzati dal ritorno del <nemico> di Oriente (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 31-01-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 31-01-2009 Washington Il Dipartimento di Stato parla di «inutile retorica» e «di mossa che non aiuta». Ma all'America manca ancora una politica per affrontare il nodo del regno eremita Stati Uniti spiazzati dal ritorno del «nemico» di Oriente DI ALBERTO SIMONI U na mossa che certo non aiuta, ma che non fermerà Washington dal perseguire la sua politica. Che è ancora in fase di studio. Il Dipartimento di Stato non si scompone, cerca di smorzare ogni timore e afferma che «la Nord Corea è una nostra priorità» . In una nota, il portavoce Robert Wood ha detto che «questo tipo di retorica non aiuta ma non fermerà l'America dal continuare gli sforzi per ottenere la denuclearizzazione della penisola coreana attraverso la struttura colloqui a sei» . Wood ha ripetuto quello che Hillary Clinton aveva detto tre giorni prima: i colloqui a sei sono «essenziali». Non solo per affrontare il nodo atomico, ma anche per parlare di altre questioni legate all'agenda nordcoreana. Ma al Dipartimento di Stato c'è il cartello di lavori in corso. Wood ha spiegato che la politica verso la Nord Corea è in via di definizione. Stessa frase, più o meno, che aveva pronunciato giovedì sull'Iran. Ma se i nuovi leader di Washington speravano che Pyongyang tenesse un basso profilo per qualche mese, giusto il tempo di elaborare una strategia complessiva, lo strappo di ieri costringe l'America quantomeno a riportare precipitosamente in alto sulla scala delle priorità il dossier nordcoreano finora sepolto sotto la crisi economica e il conflitto mediorientale. Di fatto l'America è rimasta spiazzata dal ritorno sulle scena del numero tre dei Paesi della vecchia "Asse del Male" di Bush. Obama e la Clinton concordano sul fatto che i colloqui a sei ( le due Coree, Giappone, Usa, Russia e Cina) siano da portare avanti. E che l'accordo con la Nord Corea debba andare oltre la rinuncia al nucleare. Nulla di più della posizione della vecchia Amministrazione. La retorica di Pyongyang è un messaggio agli Stati Uniti. Un modo per attirare l'attenzione di Obama. Bush e la Rice hanno tenuto congelato il dossier nordcoreano per mesi dopo aver ottenuto l'accordo traballante e quasi ormai smentito sullo smantellamento del programma nucleare. La sparata nordcoreana accende anche i riflettori su un aspetto poco considerato: ovvero la potenziale instabilità e imprevedibilità, già testata in passato, di Pyongyang. Con tutti i rischi connessi a questi schizofrenici atteggiamenti. Nei giorni scorsi Kim Jongil si era detto pronto a impegnarsi per la denuclearizzazione della Penisola e aveva anche salutato positivamente l'avvento di Obama alla Casa Bianca. Wood aveva replicato definendo «positivi» i commenti di Kim. Ma avvertendo allo stesso tempo che la Nord Corea già tre anni fa aveva raggiunto un accordo per lo smantellamento del suo programma nucleare e che poi nell'ottobre del 2006 aveva tenuto un test atomico. Altro elemento di instabilità la drammatica situazione umanitaria ed economica in cui versa il regno eremita. Nicholas Eberstadt, analista dell'American Enterprise Institute di Washington, ha sottolineato che l'Amministrazione Obama dovrebbe essere pronta ad affrontare ogni scenario in Corea del Nord e pensare in anticipo a cosa potrebbe accadere a Pyongyang. Malgrado Washington punti a riprendere i colloqui a sei, c'è la consapevolezza che Kim Jong-il ha nelle barre di plutonio da "riprocessare" e nelle potenziali 4- 5 bombe atomiche, l'unica carta da giocare per estorcere qualcosa alla comunità internazionale e agli Usa. Difficile rinunci a questo potere ricattatorio. Altra carta in mano a Pyongyang per tenere alta la tensione potrebbe essere quella di sfruttare i missili a corto raggio sviluppati nell'ultimo decennio e spararli nelle acque occidentali contese con Seul. Secondo Masao Okonogi dell'Università di Keio di Tokyo i nordcoreani «sanno che un'azione militare peggiorerebbe la situazione» . Tuttavia se O- bama persistesse nell'ignorare Pyongyang, la situazione potrebbe imboccare una strada pericolosa. L'economia e la crisi mediorientale hanno schiacciato ogni altro fronte. La Clinton vuole, per ora, riprendere i colloqui a sei

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I rapporti tra le due Coree (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 31-01-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 31-01-2009 I rapporti tra le due Coree 1953 2003 C- INA Un armistizio siglato da Corea del Nord, Cina e Nazioni Unite chiude tre anni di ostilità. Il 38° parallelo resta la linea di demarcazione È realizzata una zona economica speciale vicino al confine demilitarizzato. Si lavora per il ripristino dei collegamenti ferroviari tra i due Paesi. Il processo di riavvicinamento è interrotto a causa del test nucleare sotterraneo effettuato il 9 ottobre da Pyongyang COREA DEL NORD 1971/ 1973 Kumgang M- ar del G- iappone PYONGYANG Nord e Sud si accordano per collaborare in vista di una futura riunificazione, ma il Sud dichiara di volere ottenere un'adesione separata all'Onu P'anmujom 2007 Kaesong 38° Parallelo SEUL 1988/ 1991 Dopo anni di negoziati, Pyongyang accetta un accordo per lo smantellamento del programma nucleare. Vengono riaperti i collegamenti ferroviari Le due Coree firmano un accordo di riconciliazione, ottengono una ammissione separata all'Onu e si accordano per la denuclearizzazione della penisola M- ar Giallo COREA DEL SUD 2008 A novembre la Corea nel Nord chiude l'unico collegamento ferroviario con il Sud e rafforza i controlli al confine 1998/ N 2000 Il presidente sudcoreano avvia una nuova politica basata sulla separazione tra cooperazione politica e commerciale. 2009 200 km Ieri la Corea del Nord annunciato di voler annullare gli accordi raggiunti con Seul Nel 2000 il primo summit

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Disgelo nei rapporti tra Cina e Bruxelles (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 31-01-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 31-01-2009 Disgelo nei rapporti tra Cina e Bruxelles BRUXELLES. Il partenariato strategico fra Ue e Cina ritrova nuovo slancio, sull'onda della necessità di dare una risposta comune alla crisi economica globale. Con la visita alla Commissione Ue del premier cinese Wen Jiabao viene archiviato il raffreddamento dei rapporti, culminato nell'annullamento da parte di Pechino del vertice Ue-Cina, previsto per dicembre 2008, a causa dell'incontro fra l'allora presidente di turno dell'Ue Nicolas Sarkozy e il Dalai Lama. A segnare il disgelo delle relazioni bilaterali, in occasione della sua visita, a quasi cinque anni di distanza dall'ultima, l'annuncio che a breve si terrà il vertice bilaterale Ue-Cina. La presidenza di turno ceca ha fatto sapere che la riunione si terrà a Praga, dopo l'incontro del G20, previsto a Londra il 2 aprile. Si tratta di un primo segnale concreto al quale si aggiunge la decisione, presa sempre nei colloqui di ieri, di convocare per aprile il gruppo di lavoro ad alto livello sui temi economici e commerciali. Wen, accompagnato da una nutrita delegazione di ministri, impegnata da giorni in una missione che li ha già portati a Davos e a Berlino per proseguire fino a Madrid e a Londra, ha anche firmato nove accordi con l'Ue su vari argomenti quali la deforestazione illegale, l'aviazione civile, l'istruzione, ma anche su materie che, in passato, hanno creato qualche incomprensione fra Ue e Pechino, come quella della proprietà intellettuale. «Siamo qui per portare ai governi e ai popoli europei la fiducia, la speranza e la forza. Finchè la Cina e l'Ue lavoreranno mano nella mano saremo in grado di superare la crisi e i tempi duri», ha affermato Wen. «L'Ue e la Cina non possono che beneficiare da un rafforzamento della loro cooperazione», ha sottolineato il presidente della Commissione Ue Barroso. Visita del premier Wen alla Commissione europea Chiuse le polemiche sul Tibet, previsto un vertice bilaterale dopo il G20 di aprile Wen Jiabao con Barroso (Ap)

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Fortis: <Meno export, l'Italia paga la crisi degli altri> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 31-01-2009)

Argomenti: Cina

ECONOMIA 31-01-2009 l'intervista Per l'economista della Cattolica subiamo il crollo degli ordini dai Paesi di riferimento del made in Italy Fortis: «Meno export, l'Italia paga la crisi degli altri» DA MILANO GIUSEPPE MATARAZZO « L' talia sarà colpita dalla recessione non tanto a livello di consumi interni ma a livello di commercio estero. Come la Germania, l'Italia soffrirà di una diminuzione delle esportazioni. Il problema non è la competitività delle nostre imprese, ma la crisi dei consumi e degli investimenti della maggior parte degli altri Paesi. L'Italia la sta subendo questa crisi». A dipingere la situazione del nostro Paese è l'economista Marco Fortis, professore di Economia industriale all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e studioso attento del Made in Italy, dai distretti produttivi alle piccole e medie imprese. Professore, cos'è, una crisi di riflesso? In qualche modo possiamo sintetizzare così. Perché l'I- talia subisce i riflessi di una crisi scatenata da Paesi che hanno scassato le loro economie con la corsa dei debiti e dei mutui immobiliari, come Stati Uniti , Gran Bretagna, Spagna e Irlanda. Ci troviamo infatti davanti a due tipi di recessione: quella che ha toccato proprio questi Paesi che per anni sono stati portati a modello e che hanno fondato invece le loro economie sui debiti e oggi scontano il crollo dei consumi interni. E c'è poi la recessione di Paesi come I- talia e Germania che pagano la crisi delle esportazioni, -5,8% noi e -6,8% i tedeschi. In questo contesto come legge i dati Istat sul crollo dell'occupazione nella grande industria e il boom della Cassa integrazione? Che siamo di fronte a uno scenario generalizzato molto negativo e che ci ha colti impreparati: perché è la prima volta che ci troviamo in una crisi scatenata dal debito. Sarà un 2009 difficile. In tutto il mondo. Ci sono colossi dell'industria di tutti i settori che hanno annunciato migliaia di licenziamenti. Aziende in forte difficoltà che generano un meccanismo a catena dalle grandi industrie alle piccole imprese dell'indotto. Aziende che pagano il crollo della domanda di beni durevoli. Se aggiungiamo che l'edilizia è praticamente ferma e il calo delle esportazioni, il quadro è piuttosto complesso. È la crisi del made in Italy? È un momento non facile. Proprio perché parliamo di imprese i cui ordini, per il 20, 30 e in alcuni casi il 50% arrivano dall'estero. Non possono non accusare il colpo. Si è rotto il sistema. Quali sono le soluzioni? Non c'è molto da fare. L'Italia sta meno peggio di altri Paesi ma non può far molto per sostenere il proprio Pil, considerati i vincoli di bilancio e soprattutto che la nostra ripresa dipende molto proprio dagli altri. I cali di fatturato sul fronte dell'export non credo potranno essere compensati, nel breve periodo, neppure da esportazioni verso altri grandi mercati come la Russia, i Paesi Opec o la Cina, oggi anch'essi in crisi. C'è da aspettare che chi ha scatenato la crisi indichi vie d'uscita. Paesi come Usa e Cina devono rivedere il loro modo di rapportarsi. E la via delle misure statali? Non mi faccio illusioni sui roboanti piani nazionali che servono a ravvivare un po' l'economia ma non rappresentano la soluzione e soprattutto non incidono a fondo nella realtà. Pensiamo al Piano di Obama da 800 miliardi: il 60% è rivolto a contenere l'impatto della crisi ma non aiuta a far crescere il sistema. Lo stesso per gli interventi sulle infrastrutture: possono portare qualche beneficio alla nostra economia, ma non di più. Mentre interventi sui consumi sono poco utili, considerato che le famiglie, anche se possono spendere, hanno oggi la tendenza a risparmiare. Cosa dovrebbe fare allora il nostro Governo? Su cosa puntare? È essenziale che le poche risorse che il nostro Paese può mobilitare vadano indirizzate al rafforzamento degli ammortizzatori sociali come la cassa integrazione e sostegni ai precari. È fondamentale tenere il capitale umano delle imprese del made in Italy con 3 milioni di addetti dalla moda al design, dalla meccanica agli alimentari. Bisogna risparmiare quante più risorse e saperle utilizzare al meglio per affrontare quella che mi sembra una vera traversata nel deserto.

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Giappone in crisi profonda (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 31-01-2009)

Argomenti: Cina

ECONOMIA 31-01-2009 Giappone in crisi profonda Produzione giù del 9,6%, valanga di licenziamenti DA BANGKOK STEFANO VECCHIA S egnali contrastanti dall'Asia, dove il Giappone affonda in una crisi senza precedenti, confermata dal calo della produzione industriale del 9,6% a dicembre. Per l'immediato futuro, i dati segnalano ulteriore contrazioni: del 9,1% della produzione complessiva a gennaio e di un ulteriore 4,7% del solo settore manifatturiero, secondo i dati ufficiali. Il rafforzamento dello yen e il crollo dell'export stanno avendo ripercussioni gravi sulle maggiori imprese nipponiche. Toyota prevede un rosso di esercizio di 3,5 miliardi di euro per l'anno fiscale che si chiuderà il 31 marzo, superiore del 40% a quello annunciato solo un mese fa. Pesante contrazione di utili e ricavi anche per Honda Motors (-90%), ma la lista delle aziende che segnalano dati da vera crisi, a partire da stime al ribasso delle vendite ad esuberi di personale, si va allungando, con Sony e Toshiba che parlano ormai apertamente di perdite nette. I tagli di personale annunciati da Hitachi (7.000 entro marzo) e Nec (20mila) indicano non solo le difficoltà reali dei giganti dell'elettronica, ma confermano i dati preocupanti sulla disoccupazione, cresciuta del 16% in un anno, con una brusca accelerazione nell'ultimo trimestre del 2008. Al momento, l'entità del fenomeno si è diluito nell'ampia area di lavoro informale e parttime, ma i dati pubblicati dalle grande aziende mostrano una reale crisi occupazionale. Disoccupazione e contrazione di alcuni settori produttivi non sono estranei agli altri colossi dell'Asia, Cina e India. Tuttavia, e lo conferma il Rapporto sull'economia mondiale 2009 presentato mercoledì scorso dal Fondo monetario internazionale, saranno loro a salvare l'economia globale dalla crescita zero. Uniche tra le grandi economie a mantenere nelle previsioni un tasso superiore al 5%, i colossi asiatici (6,7% di crescita prevista la Cina e 5,1 l'India) dovrebbero impedire uno scivolamento nella recessione dell'economia planetaria e essere capofila della ripresa nel 2010. Il recupero globale per il prossimo anno solare è posto dal Fmi attorno al 3%, ma per i due paesi interessati è indicata rispettivamente dell'8 e del 6,5%. Addirittura per l'India il ministero delle Finanze di Nuova Delhi prevede un balzo del 7% e oltre nell'anno fiscale 2009-2010). Inevitabilmente, proprio la crisi globale è al centro de breve tour europeo del primo ministro cinese Wen Jabao iniziato ieri a Bruxelles. L'utile Honda cala del 90%, Nec taglia 20mila posti, Hitachi 7mila. Il Fmi: nel 2009 saranno Cina e India a salvare l'economia globale

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