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T ARTICOLI DEL 22-31 gennaio 2009#TOP
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Articoli
Cina (122)
come sarà il futuro di barack - (segue dalla prima
pagina) ( da "Repubblica, La"
del 22-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Arrivati alla Cina, alla Russia o al mondo arabo irritato dal silenzio di Obama su Gaza, i caveat non giungono più sotto forma di blande frecciate, ma come colpi di mortaio. Direte: Obama comprende certo meglio di ogni altro quanto sia complesso il mondo. Credo che sia vero, ed è la nostra grande speranza.
iuc,
perno del polo della conoscenza - sara strippoli
( da "Repubblica,
La" del 22-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: inseriscono Paesi come India e Cina in questa riflessione globale sulla necessità di sicurezza di Internet, come libertà e sicurezza si possano coniugare. I quarantaquattro fortunati che frequentano il master biennale di Scienze comparate in legge, economia e finanza - una selezione su 121 domande arrivate - avranno possibilità di vivere e studiare a Torino grazie ad una borsa di studio.
L'arte
si mette in mostra Dalle avanguardie alla pop art
( da "Unita,
L'" del 22-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: rappresenti ora una realtà assai più vivace e interessante della Cina». In giro per la città Molte anche le iniziative fuori fiera. Il MAMbo apre oggi al pubblico l'attesa antologica di Giorgio Morandi (fino al 13/04), già allestita al Metropolitan di New York. Il Museo Morandi ospita invece l'esposizione dedicata a due maestri della fotografia, i coniugi Bernd e Hilla Becher (fino al 19/
quelle
figurine che raccontano la storia
( da "Repubblica,
La" del 22-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Genova Da Speggiorin e Cini fino a Skuhravy e Aguilera., un viaggio tra i personaggi che hanno lasciato un segno Quelle figurine che raccontano la storia L´album delle figurine Panini come bussola per attraversare, senza perdersi, il mare dei ricordi. Quasi mezzo secolo di mezzibusti (salvo alcune, encomiabili, eccezioni di immagini in movimento)
"dopo
la forza, l'intelligenza con obama il potere cambia" - alix van buren
( da "Repubblica,
La" del 22-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: America si misura alla pari in primo luogo con l´Europa, il Giappone, la Cina. Ma oltre le armi e l´economia, c´è una terza fascia di rapporti transnazionali dove la moltiplicazione dei poteri avviene in uno stato caotico: pandemie, ong, questioni climatiche, tutto ciò impone una collaborazione globale. è la nuova la sfida.
in
cinese censurato il discorso di barack via i riferimenti a comunismo e dissenso
( da "Repubblica,
La" del 22-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: La Tv di Stato cinese non ha trasmesso in diretta il discorso di Obama come ha invece fatto la Phoenix Tv, una stazione privata di Hong Kong che si riceve nella Cina del sud. Il testo completo del discorso del neo presidente è stato invece pubblicato senza censure sul sito web del quotidiano China Daily, ma senza traduzione in cinese.
Ultimissima
chiamata per la Cgil ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 22-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: persino dalla Cina. Martedì il Governo francese ha varato un piano da 6 miliardi. E noi? Noi dobbiamo preoccuparci del fatto che gli interventi nel settore di altri governi, penso in particolare a quello francese e tedesco ma presto anche all'America di Obama, finiranno per creare gravi distorsioni alla concorrenza e un danno indiretto e serio per noi se resteremo fermi.
Londra
rimpiange le sue fabbriche ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 22-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cosa accade oggi se Cina o India devono aggiornare le loro infrastrutture? Parlano con Bombardier, Siemens, Alstom. L'idea che il manifatturiero non sia più meritevole in un'economia sviluppata è ancora più insostenibile se si guarda alla Germania o all'Italia del Nord».
China
trader award premia il made in Italy innovativo
( da "Sole
24 Ore, Il" del 22-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: nello sviluppo di relazioni commerciali con Hong Kong e la Cina. Il forte segnale emerso dalla scelta dei tre finalisti è stato quello di voler premiare l'innovazione coltivata di pari passo con il rispetto dell'eco-sostenibilità. Il primo premio è infatti andato a BP SEC srl, azienda che offre una vasta gamma di servizi specialistici per l'impresa e per la pubblica amministrazione,
La
concia alla svolta ecologica ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 22-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: del territorio un know how che ha spinto Paesi come la Cina a chiedere collaborazione per il problema delle emissioni e dello smaltimento dei fanghi. La prossima mossa del distretto toscano riguarda la depurazione delle acque, e rappresenta un ulteriore investimento di 161 milioni. Il progetto, contenuto nell'accordo di programma sottoscritto da Regione, ministero dell'Ambiente,
I
Pm: 16 mesi a Stefano Tanzi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 22-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Poiché Stefano era in partenza per la Cina, ad aprire il conto a Lugano andò Testa, «al quale mi fu detto di riconoscere 100mila dollari per il lavoro che aveva svolto per l'acquisto dell'aeroplano». Ma chi era il padrone del vapore a Collecchio, gli chiede il suo difensore? E qui Tanzi-figlio si lascia andare a una serie di giudizi in parte inediti sul padre.
Camerun,
chiudono gli ultimi cinema <Hanno debiti per migliaia di euro>
( da "Avvenire"
del 22-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: ovvero della Cine News Distribution, i cui pagamenti in sospeso sono stimati a 40milioni di franchi Cfa, che equivalgono a 61mila euro. La mancanza di investimenti, la competizione con la televisione e con i Dvd contraffatti, sono considerate le cause principali dei problemi dei cinema del Paese africano.
Il
Report 2009 dei rischi globali : in testa c'è la Cina
( da "Finanza
e Mercati" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
in testa c'è
la Cina da Finanza&Mercati del 23-01-
Latte
contaminato in Cina due condanne a morte
( da "Unita,
L'" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Latte contaminato in Cina due condanne a morte Due condanne a morte e 12 ergastoli: è la sentenza del tribunale «popolare» di Shijiazhuang, capitale della provincia di Hebei, nel nord della Cina per lo scandalo del latte alla melanina. Gli imputati erano 21 e tra questi c'erano anche quattro top manager del colosso caseario cinese Sanlu,
Geithner:
la Cina manipola lo yuan ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: la Cina manipola lo yuan L'amministrazione Obama adotta la linea dura con Pechino sul cambio Marco Valsania NEW YORK Il nuovo Segretario al Tesoro americano, Tim Geithner, ha lanciato un avvertimento alla Cina: l'amministrazione di Barack Obama è convinta che Pechino «manipoli» il valore dello yuan danneggiando gli Stati Uniti.
Se
i Treasury perdono appeal ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: visto che il probabile segretario al Tesoro americano ha accusato la Cina di manipolare il cambio con il dollaro. E siccome la Cina è tra i maggiori detentori del debito Usa, c'è il rischio che la Banca del Popolo cinese si metta a vendere Treasury. Spiegazione plausibile, se non fosse che anche i rendimenti dell'area euro sono saliti: 20 centesimi per i Bund e 43 per i Btp.
Due
condanne a morte per il latte alla melamina
( da "Sole
24 Ore, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: La Cina usa il pugno duro contro i responsabili della scandalo del latte alla melamina che, lo scorso autunno, aveva causato la morte di sei neonati e l'avvelenamento di altri 300mila bambini in tutto il Paese. La sentenza è stata emessa ieri mattina da un tribunale di Shijiazhuang, la capitale della provincia di Hebei,
Per
la Cina crescita a una cifra ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: 8% Per la Cina crescita a una cifra Governo in difficoltà nel gestire occupazione e tensioni sociali Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Nel quarto trimestre del 2008, il prodotto interno lordo della Cina ha registrato un incremento del 6,8% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Asia,
il grande gelo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Ieri è stato il turno di Cina, Giappone e Corea del Sud. Il brusco calo della domanda estera, causa recessione mondiale, non poteva non avere impatto dirompente su economie la cui produzione dipende fino al 40% dal settore manifatturiero, come nel caso cinese e di altri grandi esportatori asiatici.
Dogana
di Gioia Tauro, la malavita alza il tiro
( da "Sole
24 Ore, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: A cominciare da quelle che partono dalla Cina. è chiaro che i traffici internazionali illeciti debbono continuare a essere una riserva vitale per le casse delle 'ndrine. La dogana e la Guardia di finanza sono obiettivi più di quanto si possa immaginare. La banca dati gestita dall'Ufficio repressione frodi, ad esempio, è in grado di garantire la tracciabilità di ogni movimento.
Wti
( da "Sole
24 Ore, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: FIBRE In discesa le semine di cotone in Cina La crisi del tessile colpisce anche gli agricoltori cinesi, intenzionati a ridurre del 21% , a 4,7 milioni di ettari, l'area seminata a cotone. La locale Associazione cotoniera lamenta chei costi sono in salita mentre i prezzi calano: a New York il future sulla fibra ha perso il 28% in un anno.
Acciaio,
la prima frenata dal 1998 ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Merito
soprattutto della Cina, primo produttore e consumatore di acciaio al mondo: i
colossi siderurgici di Pechino hanno sfornato 502 mln tonn., il 2,6% in più
rispetto al
L'Opec
fa i conti con la crisi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: strategiche di Usa e Cina. Anche il quadro per le qualità sweet (a basso tenore di zolfo) si è modificato radicalmente: Forties è oramai in sconto di "soli" 20 cents rispetto al Brent, e Gullfaks vanta un premio di 4 $/bbl. Ieri pomeriggio però l'ordine di Bp e Koch di rilasciare 3 superpetroliere Vlcc di stoccaggio galleggiante potrebbe mettere sul mercato 12 carichi di Forties,
cina,
a morte i produttori del latte contaminato - giampaolo cadalanu
( da "Repubblica,
La" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Esteri Cina, a morte i produttori del latte contaminato Due condanne capitali e due ergastoli: avevano perso la vita sei bambini GIAMPAOLO CADALANU Due condanne capitali, almeno un ergastolo, una lunga serie di condanne al carcere: la giustizia cinese ha voluto chiudere con mano pesante il caso del latte adulterato alla melamina.
la
crisi si abbatte sull'asia il pil cinese frena al 6,8% - federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: la Cina prenda misure più drastiche per l´economia Prime proteste e rivolte nelle aree dove ci sono stati i maggiori licenziamenti FEDERICO RAMPINI dal nostro corrispondente PECHINO - Una frenata brutale dimezza la crescita cinese. Nell´ultimo trimestre del 2008 l´aumento del Pil nella Repubblica Popolare è stato del 6,
Casa
Bianca. Obama: no alla tortura e alle prigioni segrete
( da "AmericaOggi
Online" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: che Washington ritiene a rischio di persecuzioni in Cina. Sempre il ministro della Giustizia, Eric Holder, sarà il responsabile di una revisione dei metodi d'interrogatorio d'ora in poi ammessi per l'antiterrorismo. Uno degli ordini esecutivi firmati da Obama è categorico in questo senso nel disporre che il punto di riferimento sia ora per tutti lo U.
Tragedia
a Chinatown. Veicolo sale sul marciapiede e uccide due bimbi
( da "AmericaOggi
Online" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: investiti e uccisi da un furgone e un terzo è rimasto ferito gravemente nella Cina town di Manhattan. E' accaduto intorno alle 11 del mattino sulla strada East Broadway. La scolaresca aveva appena lasciato la biblioteca e si stava recando al "Daycare Center" di Market Street. Secondo le informazioni apprese dalla polizia , Hayley di 4 anni, residente a Manhattan, è morto sul colpo.
Sull'Iran
il dilemma del <contatto ravvicinato>
( da "Avvenire"
del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Così facendo l'A- merica potrebbe chiedere a Russia e Cina di sostenere misure dure anti-Iran se Teheran dovesse uscire dalle regole stabilite nelle trattative. Allo stesso tempo disinnescherebbe i timori israeliani e sauditi. Sul tavolo del presidente e dei suoi collaboratori vi sono diverse opzioni.
Imprese
responsabili, Italia davanti a tutti Un podio <certificato>
( da "Avvenire"
del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: giganti come India e Cina. Dietro, a distanze siderali, i Paesi europei coi quali ci confrontiamo. In cosa deteniamo questo primato? Nella certificazione sociale delle imprese, la Sa8000, lo standard internazionale introdotto poco più di dieci anni fa (vedi box) e ormai affermatosi come riferimento per le imprese che intendono essere riconosciute come socialmente responsabili.
Ciao
Mara ( da "AprileOnline.info"
del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Marcello Cini, Famiano Crucianelli, Sandro del Fattore, Francesco Forgione, Aldo Garzia, Filippo Maone, Nicola Manca, Danielle Mazzonis, Roberto Musacchio, Daniela Reggiani, Valentino Parlato, Luciano Pettinari, Rossana Rossanda, Paola Scarnati, Gino Scicchitano, Massimo Serafini, Marina Turi, Carla Ronga, Vincenzo Vita
se
rompono cina e usa - pechino ( da "Repubblica, La"
del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Pagina 1 - Prima Pagina SE ROMPONO CINA E USA PECHINO L´Amministrazione Obama esordisce attaccando la Cina, e in un lampo i mercati sono costretti a porsi una domanda terribile: cosa accadrebbe se Pechino reagisse smettendo di finanziare il debito pubblico americano? SEGUE A PAGINA 23
la
profezia di galbraith - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: incrociato con i capitali veri o virtuali della finanza mondiale, hanno trasformato la Cina, l´India, parte dell´America latina e dell´Europa Orientale. Questo movimento tellurico si è prodotto in concomitanza col venir meno della capacità egemonica americana, sia sul piano economico-monetario che militare, e all´affievolirsi della cooperazione internazionale.
fabbrica
chiusa, altri 100 a casa ( da "Repubblica, La"
del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e in India, chiedono di non essere immediatamente licenziati, di avere la cassa integrazione straordinaria e che allo stabilimento venga trovata un´altra destinazione purché industriale. Corteo per il lavoro, sempre ieri mattina, anche a Arezzo dove più di mille lavoratori Eutelia si sono ritrovati da tutta Italia per cercare di impedire che duemila di loro corrano il rischio
piombino,
la caporetto dell'industria - ilaria ciuti
( da "Repubblica,
La" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
maggior parte
dei dipendenti sono donne Fatale la concorrenza di India e Cina Ad Arezzo
corteo di dipendenti arrivati da tutta Italia per impedire che duemila di loro
perdano l´impiego Piombino, la Caporetto dell´industria Capitola anche la Cst,
in
il
bronzo della tenace federica da mazara al podio di pechino - fabio tartamella
( da "Repubblica,
La" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Niente distrazioni, però, in Cina. «La sera, alle undici, dovevamo essere già in camera e i tecnici erano molto severi». Ma il tennis tavolo è una passione irresistibile. «Solo due anni fa, in un torneo a cui ho preso parte in Giordania, ho capito di essere competitiva a livello europeo.
cifra
record: sul web un miliardo di utenti
( da "Repubblica,
La" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Secondo un rapporto della società comScore, gli utenti regolari del web hanno tagliato questo traguardo lo scorso dicembre, anche se altri calcoli offrono cifre più alte. In testa ai navigatori la Cina, seguita dagli Usa. L´Italia è dodicesima.
obama
in pressing sul congresso - arturo zampaglione
( da "Repubblica,
La" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: rispondendo in forma scritta alla domanda del senato chiamato a ratificare la sua nomina, che nei cambi yuan-dollaro la Cina aveva tenuto un comportamento scorretto per promuovere le sue esportazioni. E facendo capire che la nuova Casa Bianca sarebbe stata più inflessibile di quella di George W. Bush, Geithner ha provocato una risposta irritata dei suoi colleghi di Pechino.
si
rompe il patto tacito tra usa e cina timori di ritorsione sui bond americani -
(segue dalla prima pagina) dal nostro corrispondente
( da "Repubblica,
La" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Economia Si rompe il patto tacito tra Usa e Cina timori di ritorsione sui Bond americani Geithner andrà incontro a un boom del debito pubblico per contrastare la crisi Pechino è uno dei più grandi investitori in titoli del Tesoro statunitense (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) DAL NOSTRO CORRISPONDENTE federico rampini Lo spettro di una frattura nel legame finanziario sino-
aiutò
- luciano canfora ( da "Repubblica, La"
del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: militare sovietica l´Urss entrò in collisione: Jugoslavia prima, Cina poi. è dunque, forse, l´incapacità della dirigenza staliniana (ma anche kruscioviana e poi brezneviana) ad ammettere la possibilità stessa di un policentrismo dell´area socialista la causa principale di questa vicenda e, alla fine, del crollo stesso dell´Urss.
Sullo
yuan accuse infondate ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: lo yuan torna a turbare le relazioni tra Cina e Stati Uniti. «Il presidente Obama, sulla base delle conclusioni di molti economisti, ritiene che la Cina stia manipolando la sua moneta» aveva detto giovedì il Segretario al Tesoro Usa, Timothy Geithner. «La Cina non ha mai effettuato alcuna cosiddetta manipolazione dello yuan per trarre vantaggio negli scambi internazionali.
Il
grido di dolore delle Pmi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: dopo la sconsiderata apertura del laWto alla Cina senza regole e/o reciprocità.Dall'analisi dei dati forniti si deduce inequivocabilmente che per le aziende manifatturiere (operanti nel rispetto delle leggi) non esiste possibilità alcuna di sopravvivenza e sviluppo. Da qui la folle corsa agli investimenti finanziarie immobiliari che hanno condotto all'attuale grave crisi mondiale (
Il
fronte valutario ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: dove il disavanzo commerciale verso la Cina ha cominciato rapidamente a ridursi, ma resta enorme.E dove c'è un certo disincanto nei confronti della capacità del Fondo monetario o del G-7/G-20 di sospingere i cinesi con le buone sulla strada della rivalutazione. Resta da dimostrare che la linea più ferma adottata da Washington ottenga qualche risultato a Pechino,
Le
lattine ridotte di Pepsi e Coca-cola
( da "Sole
24 Ore, Il" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
alluminio con
i quali vende in Cina. Una scelta che cambia poco la grandezza della lattina,
da
A
rilento le trattative per il 2009
( da "Sole
24 Ore, Il" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: dovuto in parte ai più bassi costi di trasporto dall'Australia alla Cina. Nel 2009 Rio ha dato il via ai primi colloqui con la siderurgica Baosteel la scorsa settimana, ma entrambi i lati del tavolo sembrano intenzionati a far durare le trattative ancora a lungo. La controparte cinese cerca uno sconto sui prezzi dell'anno scorso e uno stesso trattamento per i carichi,
Debutta
il cinese tra gli scritti della maturità
( da "Sole
24 Ore, Il" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: come alla Fondazione Italia-Cina di Milano che domani – in occasione del Capodanno cinese – presenterà al Consolato cinese il progetto Uni-Italia per gli scambi tra atenei dei due Paesi. L'annuncio sul web Il ministro Mariastella Gelmini ha scelto di utilizzare il canale aperto nelle scorse settimane su «YouTube» ( www.
Congo,
nuovi scenari con l'arrivo della Cina
( da "Avvenire"
del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: ARRESTO DI NKUNDA E LA GUERRA IN KIVU Congo, nuovi scenari con l'arrivo della Cina GIULIO ALBANESE C on l'arresto del famigerato 'signore della guerra' Laurent Nkunda, avvenuta giovedì sera, si potrebbe avere una svolta nel conflitto congolese scoppiato il 28 agosto scorso nella tormentata regione del Kivu Settentrionale.
L'emergenza
cibo al G8 agricolo in Italia ( da "Avvenire"
del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, India, Messico Sud Africa), più l'Egitto e gli esponenti dei maggiori organismi, dalla Fao al Pam, dall'Ifad alla Banca Mondiale e all'apposita 'task force' nominata un anno fa dal segretario dell'Onu, Ban Ki Moon. Si lavorerà sulle ultime esperienze acquisite, tenendo presente che oggi la situazione dei prezzi delle materie prime agricole «
Cina
anni '40, la Chiesa vittima dei diktat di Mao
( da "Avvenire"
del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: AGORÀ 24-01-2009 Storia Cina anni '40, la Chiesa vittima dei diktat di Mao PAGINA 27
Chiesa
in Cina, i <peccati> di Mao
( da "Avvenire"
del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: che aprono uno squarcio interessante e drammatico sulla realtà del maoismo in Cina, a lungo taciuta o mitizzata dagli intellettuali di casa nostra. «Questo volume (come già tre anni fa Il libro rosso dei martiri cinesi), offre un quadro storicamente fon- classici dell'ideologia maoista, della sua affermazione in Cina e degli effetti devastanti che essa provocò sulla società cinese.
federalismo
e contratti due scatole vuote - eugenio scalfari
( da "Repubblica,
La" del 25-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e le altre potenze emergenti, si stagliano per quanto riguarda l´Italia alcuni problemi specifici con caratteristiche proprie ai quali il calendario politico ha impresso nei giorni scorsi una forte accelerazione: il federalismo fiscale, la riforma contrattuale, i provvedimenti anticrisi, la ricerca delle risorse necessarie per farvi fronte e gli strumenti più appropriati da
l'america
della crisi e lo specchio buio del '29 - federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 25-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Stavolta è l´Asia - Cina in testa - a svolgere il ruolo di banchiere planetario. I titoli del debito pubblico americano vengono acquistati dalle banche centrali di Pechino e Tokyo. La Repubblica popolare cinese ha accumulato attivi commerciali verso il resto del mondo.
sono
cinquemila senza china town ( da "Repubblica, La"
del 25-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: nel Sud-est della Cina. Il 37% di loro lavora nella ristorazione , il 20% nel commercio. La maggior parte (58%) non si riconosce in nessuna religione. Il 31% è buddhista e l´8% ha aderito a una religione cristiana (a Torino esistono due chiese pentecostali e una congregazione di testimoni di Geova).
capodanno
cinese in nome del bufalo "festa al lingotto, poi un anno faticoso" -
fabiola palmeri ( da "Repubblica, La"
del 25-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: importante festività annuale della Cina e di molte popolazioni orientali. Pur non trovandoci nella terra di Mezzo, la Comunità Cinese di Torino e del Piemonte non rinuncia di certo a festeggiare e da oggi fino alla fine della prossima settimana, propone cene dedicate e tradizioni famigliari che culmineranno domenica prossima, 1 febbraio con una festa-spettacolo organizzata al Lingotto.
da
torino l'offensiva mondiale contro i nuovi pirati del mare - lorenza pleuteri
( da "Repubblica,
La" del 25-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Tocca le coste della Cina orientale, lo stretto di Malacca, Singapore». I primi raid in mare sono Sirius cominciati nella seconda metà degli anni Novanta. Da allora è stata una escalation. «I dati attuali testimoniano che si assiste a una emergenza e che lo scenario previsto per il futuro non è confortante.
ecco
"amita della giungla" figlia di torino e nanchino - mario serenellini
( da "Repubblica,
La" del 25-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Torino-Nanchino: da una parte Làstrego & Testa Multimedia (reduce dalle illustrazioni della Genesi di Fruttero ex Lucentini), dall´altra lo Studio cinese Blue Dolphin. Per la prima volta, come spiegano Cristina e Francesco (ovvero Làstrego & Testa), una produzione di cartoons occidentale s´è rivolta ai cinesi «non con una semplice richiesta di manodopera qualificata a basso
lang
e harding, estasi pianificata tra youtube e discipline orientali - nicola
gallino ( da "Repubblica, La"
del 25-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Icona globale prêt-à-porter, consolle da estasi pianificate, il prodigio venuto dalla Cina sta al pianoforte come la playstation al vecchio pallone di cuoio. Occhio però a non liquidarlo come tecnologia perfetta e sentimenti di plastica, come macchina da note dalle emozioni rinchiuse dietro due fessure ridenti e impenetrabili.
Dalla
Cina all'Italia gli addobbi dei baby schiavi
( da "Avvenire"
del 25-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: 2009 Dalla Cina all'Italia gli addobbi dei baby schiavi DI MAURO ZUCCARI A un mese dalle celebrazioni natalizie emerge una realtà raggelante. Gran parte dei palloncini e delle ghirlande con cui sono stati preparati gli addobbi sono sporche di sangue. È la denuncia lanciata qualche giorno fa da Toni Brandi, responsabile della Laogai Research Foundation italiana.
Mosher:
i gruppi pro-choice adesso avranno più potere
( da "Avvenire"
del 25-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: sempre in Cina, è stato alla base della decisione di George W. Bush di sospendere il finanziamento di queste organizzazioni che Obama ha ora ripristinato. Professor Mosher, come valuta la decisione di Obama? Una premessa: nel 1958 venne pubblicato un romanzo, «The Ugly A- merican », poi diventato un film nel 1963 ( «Missione in Oriente»
Brasile.
Muore la top model Mariana. Le erano stati amputati mani e piedi
( da "AmericaOggi
Online" del 25-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: stata Miss Bikini internazionale in Cina e nel 2007 era arrivata quarta al concorso Miss Mondo Brasile, conquistando lo stesso posto anche nell'edizione dell'anno scorso. Il 2 gennaio era stata ricoverata con sintomi di infezione urinaria, febbre e forti dolori, dolori che aveva avvertito fin da dicembre, quando dopo una visita medica le erano stati diagnosticati calcoli renali.
La
Cina teme l'incognita Barack Obama
( da "AmericaOggi
Online" del 25-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: La Cina teme l'incognita Barack Obama 25-01-2009 PECHINO. La Cina teme l'incognita Barack Obama. Le crescenti preoccupazioni di Pechino per una svolta negativa nei rapporti con gli Stati Uniti dopo l'insediamento del nuovo presidente, sono stati espressi dal ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi al segretario di Stato Usa,
sacconi:
"epifani sarà sconfitto la sua battaglia è ideologica" - roberto
mania ( da "Repubblica, La"
del 26-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: alla Cina, alla Russia» Le sembrano tutti modelli di democrazia? «No, però è così. Per questo dico che non c´è tempo per le decisioni assembleari, tanto più per le relazioni industriali». Che fretta c´era di sottoscrivere un´intesa che lega i salari alla produttività quando esplode la cassa integrazione?
ecco
il piano ue per il dopo-kyoto - alberto d'argenio
( da "Repubblica,
La" del 26-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: questa volta cercando di coinvolgere i grandi inquinatori a prendere impegni vincolanti sui tagli alle emissioni di CO2: Usa, Cina, India e gli altri paesi emergenti. L´offerta europea conferma che in caso di accordo mondiale i 27 alzeranno il loro obiettivo di tagli per il prossimo decennio dal 20 al 30%, in barba alle richieste del governo italiano di stralciare questa promessa.
Se
l'Europa trovasse una svolta comune
( da "Sole
24 Ore, Il" del 26-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: cominciando dalla Cina. A questo servono i cambi di governo in democrazia: a correggere gli errori, senza indulgenze. Il vuoto di democrazia pesa invece sull'Europa. Legittimamente nessun governo nazionale si sente artefice della crisi, ognuno può fingersi vittima compiaciuta parlando allo specchio della propria opinione pubblica.
Quando
il libro non ha prezzo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 26-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: la 26ª edizione della Scuola Librai Umberto ed Elisabetta Mauri (alla Fondazione Cini di Venezia, da domani fino a venerdì). Perché se il tema generale sarà quello dell'assortimento – e lo indagheranno bene i librai che partecipano alle lezioni di perfezionamento, con dibattito pubblico il 29 con i " big"della nostra editoria –
Cindia
cerca regole ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 26-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: il programma Fox Pro rappresentava il 65 per cento dei data base installati in Cina, senza che la Microsoft avesse venduto nel Paese una copia ufficiale. La pirateria, ha però permesso alla Cina di sviluppare capacità tecnologiche considerevoli nello sviluppo del software: come ricorda un detto tradizionale cinese "rubare un libro è un crimine elegante".
Carmen
danza con Schubert ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 26-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: assuefatti anche se la Cina ci pare vicina. Quanto agli archetipi dell'Eros avvinto a Thanatos, della donna sensuale e libera di preferire la morte a un amore incatenante, e del seduttore impenitente: il coreografo Thierry Malandain, alla testa del Ballet Biarritz, fa di tutto per scompaginarli, per offrirceli su di un piatto scenico dai colori spiazzanti e dagli effetti a sorpresa.
La
fame oltre i vertici mondiali ( da "AprileOnline.info"
del 26-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: 6% in tutti gli altri a eccezione di Cina, Brasile e India". Il responsabile senegalese ha indicato che "la contrazione dei prezzi agricoli" osservata negli ultimi mesi "e l'incertezza finanziaria rischiano di rallentare gli investimenti degli agricoltori e provocare una forte riduzione della produzione nel 2009 e 2010".
McDonald's
sente la recessione, con una trimestrale segnata da vendite in frenata (per il
... ( da "Finanza e Mercati"
del 27-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Il numero uno mondiale della ristorazione veloce ha citato un rallentamento del business soprattutto in Germania e Cina per motivare il deludente progresso delle vendite. Gli utili del trimestre si sono attestati a 985,3 milioni di dollari (e 87 centesimi per azione), in calo del 23% rispetto agli 1,27 miliardi (e 87 centesimi) di un anno prima.
Il
minor gettito fiscale produce ingiustizie
( da "Sole
24 Ore, Il" del 27-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: La Cina non sa come cambiare il proprio modello di sviluppo per sostituire domanda interna a vendite all'estero, e nel frattempo continua a sussidiare le sue esportazioni; in Europa i Paesi vanno in ordine sparso, mentre l'economia reale regredisce in maniera preoccupante: il crollo della produzione industriale di 7,
Per
McDonald's l'Italia è al top ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 27-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: dopo Russia e Cina arriva il Big Mac tricolore. E prima della Spagna. «Promettiamo aggiunge Masi - di mantenere l'ottimo rapporto qualità-prezzo, che in un periodo come questo fa comodo alle famiglie italiane ». Peraltro, la catena americana del fast food intende sfruttare fino in fondo la carenza di competitor, oggi limitata a Burger King con 49 ristoranti e Rosso Pomodoro con 32.
Prezzi
agganciati ai dati cinesi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 27-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: le prospettive economiche della Cina, primo utilizzatore mondiale di metalli, son diventate più che mai il fattore determinante nella direzione dei prezzi. C'è un fermento di iniziative in Cina che lascia sperare che la fase depressa sia giunta al fondo. è stato deciso, per esempio, un piano di aiuti all'industria automobilistica locale,
Il
commercio Usa cambia rotta ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 27-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Brasile e Messico offrono spiragli rivelatori delle strategie in gioco. Dossier Cina La Cina rimane il capitolo più delicato nei rapporti con i Paesi asiatici, dove gli Stati Uniti vantano oltre 300 miliardi di dollari in investimenti diretti e un deficit nei primi undici mesi 2008 vicino ai 350 miliardi.
Decollano
gli scambi fra l'India e l'Africa
( da "Sole
24 Ore, Il" del 27-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: India in diretta concorrenza con la Cina (che ha raggiunto il traguardo dei 100 miliardi di dollari annui di scambi) su altre piazze continentali, come l'Angola. E le riserve di uranio di Niger, Namibia e Sudafrica non sono destinate a passare inosservate, ora che il programma nucleare indiano è stato sdoganato a livello internazionale.
Emergenti
ancora in corsa, parola di Jim ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 27-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: India e Cina) cercano di porre un argine al virus. Sopravviveranno allo shock? E l'eventuale rientro di questi moderni traini dell'economia globale nei ranghi di Paesi inesorabilmente in sviluppo cosa comporterebbe per quanti negli ultimi dieci anni si sono avvantaggiati della loro crescita impetuosa?
IDEE
DIVERSE IN SQUADRA ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 27-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: è un'oppositrice del libero scambio e in tempi di disoccupazione in aumento farà sentire la propria voce AP Tim Geithner Segretario al Tesoro L'accusatore Nei confronti della Cina Geithner, 48 anni, ha lanciato l'accusa di manipolare il cambio dello yuan per favorire l'export:quello con Pechino è il capitolo più delicato AP
La
questione dell'energia e la scelta nucleare
( da "AprileOnline.info"
del 27-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: ma anche dalla Cina. Si va dai parchi eolici ai pannelli fotovoltaici, al ricorso al solare termodinamico collegato con l'immagazzinamento del calore ad alta temperatura in serbatoi salini ad alta capacità termica, ai progetti per la produzione di idrogeno con l'impiego del sole, del vento e la utilizzazione di questo con le celle a combustibile e nei motori,
Obama,
la rivoluzione permanente ( da "AprileOnline.info"
del 27-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e India in particolare. Questa volta però gli Stati Uniti promettono di fare la loro parte e di non ostacolare gli sforzi internazionali (come hanno fatto fin dal 2001 quando George Bush rifiutò di ratificare il protocollo di Kyoto). I movimenti sismici di questa appena avviata rivoluzione permanente promettono di riverberarsi anche al di là della diretta azione di governo.
Mosca
studia nuovi prestiti alle banche
( da "Sole
24 Ore, Il" del 28-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: ma restano le quarte al mondo dopo quelle di Cina, Giappone ed Eurozona. La Banca centrale prevede che nel primo trimestre la quota dei prestiti in sofferenza del sistema bancario salirà al 4-4,5 per cento. Le banche hanno più volte chiesto al Governo iniezioni dirette nel loro capitale per migliorare i requisiti patrimoniali.
Giappone
debole, il paradosso dello yen forte
( da "Sole
24 Ore, Il" del 28-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: amministrazione Obama ha subito segnalato di volere dalla Cina un'ulteriore rivalutazione dello yuan. Improbabile che in queste circostanze accetti interventi nel senso opposto da parte giapponese. Non per la prima volta, Tokyo si confronta con il fatto di non essere più il solo gigante asiatico sui mercati globali e deve fare i conti con Pechino e la sua interazione con Washington,
Tassi
ai minimi per i BoT-rifugio ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 28-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: dalle festività in Cina e dunque da una domanda cinese con il freno tirato. Oggi il Tesoro italiano torna alla carica con due BTp indicizzati all'inflazione. Il problema di un eccesso di offerta rispetto alla domanda tuttavia resta il tema dominante: le aste dei titoli di Stato a brevissimo termine possono contare sulle tesorerie degli istituti finanziari e delle banche centrali.
sant'ambrogio,
si parte a giugno simini: anche l'isola pedonale - zita dazzi
( da "Repubblica,
La" del 28-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cini Boeri, architetto, del comitato contro il parcheggio, è indignata: «Non c´è niente che possa convincerci sull´utilità di questo progetto, uno scempio in un luogo storico che andrebbe tutelato e valorizzato, invece che trattato come un´area qualsiasi solo per fini speculativi».
Brevetti,
l'Italia recupera ma resta ancora lenta
( da "Avvenire"
del 28-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: più la Cina). Tutto ciò emerge dallo studio dell'Osservatorio Unioncamere su brevetti e marchi, sulla base dei dati pubblicati dall'organismo di registrazione europeo (Epo). Dal rapporto emerge inoltre che l'Italia presenta un «elevato livello di brevettazione in settori 'più maturi'», come ad esempio nella meccanica,
Obama
chiama Medvedev: <Mettiamo fine alle divisioni>
( da "Avvenire"
del 28-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: un altro Paese del famigerato "asse del male" relegato al di fuori di ogni circolo diplomatico da George W. Bush. Clinton ha chiesto inoltre un «completo dialogo» con la Cina, promettendo di fare meglio di Bush, che ha «focalizzato i contatti con Pechino solo su temi economici». Hillary Clinton apre a Cina e Corea del Nord (Reuters)
L'
esperienza/ 2 ( da "Avvenire"
del 28-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: La sconfitta della Fiat nei confronti della Cina? «Bisognerebbe uniformare le leggi risponde Guglielmi . Non è accettabile che si emettano giudizi difformi, soprattutto da parte del nostro governo dovrebbe esserci una feroce difesa della nostra cultura». (E.Cav.)
davos,
la cina di wen sfida obama - davos
( da "Repubblica,
La" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Pagina 1 - Prima Pagina Il personaggio Davos, la Cina di Wen sfida Obama DAVOS In un silenzio contrito i Vip del capitalismo mondiale hanno ascoltato la dura requisitoria dei leader cinese e russo contro le colpe del capitalismo occidentale e i disastri che la nostra malafinanza infligge al mondo intero.
il
vero volto - bologna ( da "Repubblica, La"
del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: India alla Cina darsi la morte per colpire un nemico, immolandosi con lui o facendogli ricadere addosso la colpa della propria morte, è una scelta messa a disposizione per secoli da culture diverse. Attribuirla solo al fanatismo islamico è riduttivo. Tra l´altro, almeno fino all´11 settembre 2001, gli attentatori suicidi di fede islamica erano solo la metà del totale.
quando
un giornalista "inchiodò" il presidente - (segue dalla prima pagina)
natalia aspesi ( da "Repubblica, La"
del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: la riapertura dei rapporti con la Cina, sino alla incancellabile vergogna del Watergate. Frost-Sheen che vola in prima classe e vive alla grande, vuole quell´intervista a tutti i costi per risollevare la sua carriera languente, Nixon-Langella, vita solitaria, noiosa e carica di risentimento in una rosea villotta a San Clemente, avido di denaro,
vecchio
cinema di francesca una storia lunga cento anni - ivan mocciaro
( da "Repubblica,
La" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: cine-teatro inaugurandolo nel 1931 col nome di Cinema Di Francesca. Un vera e propria attività pionieristica la sua: finalmente il cinema arrivava a Cefalù con il suo magico mondo di dive del muto, di "telefoni bianchi", di storie sentimentali degli anni Trenta, di film storico-patriottici preceduti dai film-giornale dell´
bottiglieri
vara in cina una nave bulkcarrier
( da "Repubblica,
La" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Pagina IV - Napoli Trasporti Bottiglieri vara in Cina una nave bulkcarrier Sabato 24 gennaio, presso lo stabilimento del cantiere cinese New Jiangsu Yangzijiang, Giuseppe Bottiglieri (presidente e ceo della Giuseppe Bottiglieri Shipping Company Spa) ha varato la prima bulkcarrier Post Panamax (foto sopra) da 92.
il
regista nakagawa al future film festival
( da "Repubblica,
La" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: 30), una vicenda di fantasmi ambientata in Cina durante il secondo conflitto mondiale, per proseguire con «The Ghost of Kasane Swamp» (Lumière, ore 17.30), primo film in cui Nakagawa si confronta con una storia di spettri, e poi con l´opera sperimentale «Black Cat Mansion» (Lumière, ore 22).
La
Vale Grande ACCUSATA ( da "Unita, L'"
del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: di questo metallo grezzo verso Cina, Europa e Usa, privando il Brasile di ogni valore aggiunto legato alla lavorazione del minerale. In Brasile restano solo le siderurgiche alimentate col carbone che ha distrutto la foresta vergine, ora sostituita dalle monocolture di eucalipto per la produzione di carbone, creando quello che è chiamato deserto verde.
le
emozioni equestri di apassionata lo show con i cavalli come star - sara
chiappori ( da "Repubblica, La"
del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: passando dalla Cina e dall´India, attraversando l´Europa dai freddi paesaggi nordici allo scintillio parigino del Moulin Rouge e arrivando in America per incursioni a ritmo di samba in Brasile e numeri da rodeo negli States, lo spettacolo promette ogni sorta di mirabolante prestazione umana e animale.
L'economia
mondiale va a rotoli: 50 milioni rischiano il posto
( da "Unita,
L'" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Revisioni pesanti anche per India e Cina, le cui crescite frenano bruscamente: +5,1% (-1,2%)pe l'India, +6,7% (-1,8%) per la Cina. Gli strascichi della crisi saranno difficili da recuperare, anche perchè, ricorda il Fmi, il deficit è destinato a esplodere. LAURA MATTEUCCI MILANO lmatteucci@unita.
"non
rifugiatevi nel protezionismo" a davos la sfida della cina a obama -
(segue dalla prima pagina) dal nostro inviato
( da "Repubblica,
La" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: a Davos la sfida della Cina a Obama Wen Jiabao: tempesta perfetta sull´economia, colpa degli Usa E al forum Putin dà lezioni su "etica del management e trasparenza" (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) DAL NOSTRO INVIATO federico rampini Assenti gli esponenti dell´Amministrazione Obama � trattenuti a Washington per i piani d´emergenza antirecessione ï¿
l'onu:
50 milioni di disoccupati in più - arturo zampaglione
( da "Repubblica,
La" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Pesanti revisioni al ribasso anche per India e Cina, per effetto della ridotta domanda del loro export: la loro crescita sarà limitata quest´anno rispettivamente a +5,1% e +6,7. «Anche il deficit pubblico è destinato a esplodere per via delle manovre di stabilizzazione», aggiunge Olivier Blanchard, capo economista dell´organismo di Washington.
Reti
di trasporto transeuropee. ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina 67
miliardi, l'India oltre
La
Ue propone un mercato globale delle emissioni
( da "Sole
24 Ore, Il" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, India, Brasile, Messico - saranno a un certo punto in grado di "pagare da sole" per le misure contro il cambiamento climatico, senza dipendere più dalle sovvenzioni degli altri Paesi industrializzati. LO SFORZO FINANZIARIO Dal 2020 i Paesi ricchi dovranno stanziare 175 miliardi all'anno per contenere l'aumento delle temperature
Nuovo
Pignone più forte in Cina ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina» Vinta la gara da 370 milioni di dollari per il prolungamento del gasdotto Ovest-Est Cesare Peruzzi FIRENZE Il Nuovo Pignone vince la gara per il prolungamento del più grande gasdotto del mondo, dalla Siberia alla costa orientale della Cina: turbine e compressori per 370 milioni di dollari, a cui nel prossimo futuro potrebbero aggiungersi altre commesse per le tratte secondarie.
St
aumenta il rosso e vara 4.500 tagli
( da "Sole
24 Ore, Il" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Pesano le prospettive 2009: «Nel primo trimestre anche la Cina è un disastro – ha detto Bozotti – e non è possibile formulare stime precise a causa della mancanza di visibilità». L'obiettivo per il 1Ú trimestre è un fatturato di 1,5-1,85 miliardi e un margine lordo al 25% (- 10% per il basso livello di produzione).
Le
Cassandre Roach e Roubini adesso sono i guru più ascoltati
( da "Sole
24 Ore, Il" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: che anche Paesi emergenti come Cina, India, Brasile, Russia stanno nettamente rallentando, dunque il segno negativo di Usa ed Europa trova ora poche barriere. Quest'anno molti ascoltano con attenzione Roach, anche se tra i partecipanti c'è chi spera che questa volta le Cassandre vittoriose almeno un poco si sbaglino.
La
Cina a Obama: collaboriamo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: ha negato i gravi problemi che stanno colpendo la Cina, («le nostre fabbriche stanno soffrendo e gli impianti sono sottoutilizzati, lo Stato farà un piano per sostenere e rafforzare l'assistenza sanitaria e la previdenza sociale ») «ma resta imperativo» per Cina e Stati Uniti d'America intensificare la cooperazione », perché mantenere relazioni positive tra loro «non è solo nell'
Il
segretario di Stato Bertone: da Ratzinger parole chiare
( da "Avvenire"
del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Bertone ha ricordato la lettera ai cattolici in Cina. E in questo senso va letto anche il motu proprio Summorum Pontificum, che concede più ampia facoltà di utilizzare la liturgia latina pre-riforma liturgica. Infine il gesto verso i lefebvriani, parte di una vicenda che Bertone ha seguito da vicino già da segretario della Congregazione per la dottrina della fede.
Merkel-Wen:
no al protezionismo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 30-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: ma la Cina non può essere ritenuta responsabile di questa situazione». Il primo ministro cinese ha poi sottolineato che il cambio del renminbi è «flessibile». La presa di posizione, particolarmente chiara, è giunta dopo che la settimana scorsa il nuovo Segretario al Tesoro americano Tim Geithner ha accusato il regime cinese di «
Allarme
profitti per Nippon Steel ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 30-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: attendono che una scossa possa arrivare dalla riuscita del piano di stimolo da 590 miliardi $ approntato dalla Cina,l'unico Paese che oggi sembra in grado di rilanciare gli investimenti. Una ripresa che, se ci sarà, arriverà quanto meno alla fine del primo trimestre, nel quale, secondo le stime, gli ordini globali saranno risultati in calo almeno del 30% rispetto a un anno prima.
tutto
il mondo nella valle dei templi torna la "sagra del mandorlo in
fiore" - maria cristina castellucci
( da "Repubblica,
La" del 30-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Uniti e della Cina, della Turchia e dell´Ecuador. A loro è dedicato il "Festival internazionale del folclore" che si svolge al Palacongressi e quest´anno viene inaugurato il 3 febbraio alle 18 con la tradizionale accensione del "Tripode dell´amicizia" al Tempio della concordia (spettacoli a partire da giovedì alle 16) per concludersi domenica 8 febbraio con un grande spettacolo nell´
problemi
e soluzioni per le nuove metropoli
( da "Repubblica,
La" del 30-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina) Lee Schipper (Usa) George Kunihiro (Giappone) Eduardo de Oliveira (Portogallo) Denise DeLuca (Usa) Reena Tiwari (Australia) Jaime Ler ner (Gran Bretagna) Alexandros Tombazis (Grecia) Intervengono Crisi energetica Inquinamento Trasporti Servizi Pressione sociale Qualità della vita Violenza i punti critici il modello cinese Nella foto,
il
nuovo numero della rivista ( da "Repubblica, La"
del 30-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: a confronto con Antonio Di Pietro e Paolo Flores d´Arcais, lancia per le prossime elezioni europee "il partito dei senza partito". Della questione morale tratta un´altra tavola rotonda che qui in parte anticipiamo. Tito Boeri e Massimo Roccella affrontano il tema del lavoro precario. Federico Rampini fa il punto sul dissenso in Cina.
Traguardi
spaziali ( da "Avvenire"
del 30-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: E se la Cina si prenderà una pausa momentanea nei lanci con astronauti (ma inizierà a preparare gli appuntamenti del 2010 e ha in programma già per quest'anno una serie di lanci di satelliti), l'India si gode il primato della sua prima sonda lunare e pensa a realizzare una navicella con astronauti da lanciare attorno al 2015,
Tremonti:
<Non servono più capitali ma più regole>
( da "Avvenire"
del 30-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Mentre dopo la critica rivolta martedì agli Usa da parte di Russia e Cina, ieri l'India ha deplorato il neo-protezionismo occidentale. Kamal Nath, ministro del Commercio indiano, ha segnalato «il crescente impiego di misure anti-dumping in Occidente». Se le cose non cambieranno «l'India sarà costretta a fare protezionismo a sua volta ha minacciato Nath e non sarà un bene per nessuno».
Obama,
primi segnali all'Iran ( da "Avvenire"
del 30-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Mercoledì a Francoforte i direttori politici dei ministeri degli Esteri dei cinque più uno (Germania, Francia, Gran Bretagna, Russia, Cina e Usa) si incontreranno per riprendere il discorso sul nucleare iraniano. Sarà il primo meeting dall'elezione di Obama. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama mentre firma un «executive order» (Ap)
Il
Vaticano mette Galileo in Dvd ( da "Avvenire"
del 30-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: e per illustrare le idee cattoliche in Cina padre Matteo Ricci prese i «Dialoghi» del pisano... Il Vaticano mette Galileo in Dvd DA ROMA LUIGI DELL'AGLIO C on un superconvegno internazionale di altissimo livello scientifico e storico dal 26 al 30 maggio a Firenze, dove saranno mostrati e studiati nuovi significativi documenti (tra cui 7 lettere venute alla luce recentemente all'
merkel
attacca l'egemonia usa e rilancia il modello europeo - (segue dalla prima
pagina) dal nostro inviato ( da "Repubblica, La"
del 31-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: dove siedono anche Cina India e Brasile) non resti un club di ministri economici ma sia allargato ai capi di Stato e di governo, superando definitivamente il G-8. Invita gli americani a «trasferire una parte della propria sovranità economica a istituzioni sovranazionali, proprio come abbiamo fatto noi con l´Unione europea».
al
cineporto gli invisibili del cinema - clara caroli
( da "Repubblica,
La" del 31-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: rilancio attraverso il cine-turismo». La Unistudio di Silvio Pederzoli ha preso casa al Cineporto sull´onda di un incremento di business che in queste giornate di crisi fa gridare al miracolo. «In due anni abbiamo raddoppiato il fatturato (4 milioni di euro nel 2008, ndr) - dice Mario Mondin - ed esteso l´attività creando un consorzio con i produttori esecutivi Fargo Film e Barbablù»
Eco,
l'oggi dei libri Uscirà a primavera un testo scritto da lui e J.C. Carrière
( da "Unita,
L'" del 31-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: alla Fondazione Cini di Venezia, di fronte a una numerosa platea di librai. Anzi, la crème dei librai italiani, convenuti in Laguna per la ventiseiesima edizione della Scuola per Librai Umberto ed Elisabetta Mauri. Un programma ricco di incontri, coronato proprio dall'intervento di Eco, che è partito dalla scrittura cuneiforme incisa nelle tavolette di argilla per arrivare,
Disgelo
e affari tra Europa e Cina Wen Jiabao non va in Italia e Francia
( da "Unita,
L'" del 31-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Disgelo e affari tra Europa e Cina Wen Jiabao non va in Italia e Francia Prove di collaborazione tra economie, in diversa misura, in crisi. Per ora programmato per aprile un nuovo forum per il commercio. Firmati accordi su istruzione, foreste, energia e proprietà intellettuale.
Appello
di Bill Gates: i Governi non taglino gli aiuti allo sviluppo
( da "Sole
24 Ore, Il" del 31-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: «Un milione di bambini muore ogni anno di malaria e la crisi finanziaria non provocherà nulla di peggiore, la nostra Fondazione non cambia le sue priorità», ha aggiunto. L'appello lo ha rivolto non solo ai Paesi sviluppati, ma anche ai grandi Paesi emergenti, a cominciare dalla Cina. AFP
Nel
solco della tradizione ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 31-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Ora abbiamo 150
negozi ( di cui
Stati
Uniti spiazzati dal ritorno del <nemico> di Oriente
( da "Avvenire"
del 31-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Obama e la Clinton concordano sul fatto che i colloqui a sei ( le due Coree, Giappone, Usa, Russia e Cina) siano da portare avanti. E che l'accordo con la Nord Corea debba andare oltre la rinuncia al nucleare. Nulla di più della posizione della vecchia Amministrazione. La retorica di Pyongyang è un messaggio agli Stati Uniti. Un modo per attirare l'attenzione di Obama.
I
rapporti tra le due Coree ( da "Avvenire"
del 31-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: 2009 I rapporti tra le due Coree 1953 2003 C- INA Un armistizio siglato da Corea del Nord, Cina e Nazioni Unite chiude tre anni di ostilità. Il 38° parallelo resta la linea di demarcazione È realizzata una zona economica speciale vicino al confine demilitarizzato. Si lavora per il ripristino dei collegamenti ferroviari tra i due Paesi.
Disgelo
nei rapporti tra Cina e Bruxelles
( da "Avvenire"
del 31-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: 2009 Disgelo nei rapporti tra Cina e Bruxelles BRUXELLES. Il partenariato strategico fra Ue e Cina ritrova nuovo slancio, sull'onda della necessità di dare una risposta comune alla crisi economica globale. Con la visita alla Commissione Ue del premier cinese Wen Jiabao viene archiviato il raffreddamento dei rapporti, culminato nell'annullamento da parte di Pechino del vertice Ue-
Fortis:
<Meno export, l'Italia paga la crisi degli altri>
( da "Avvenire"
del 31-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Opec o la Cina, oggi anch'essi in crisi. C'è da aspettare che chi ha scatenato la crisi indichi vie d'uscita. Paesi come Usa e Cina devono rivedere il loro modo di rapportarsi. E la via delle misure statali? Non mi faccio illusioni sui roboanti piani nazionali che servono a ravvivare un po' l'economia ma non rappresentano la soluzione e soprattutto non incidono a fondo nella realtà.
Giappone
in crisi profonda ( da "Avvenire"
del 31-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e India. Tuttavia, e lo conferma il Rapporto sull'economia mondiale 2009 presentato mercoledì scorso dal Fondo monetario internazionale, saranno loro a salvare l'economia globale dalla crescita zero. Uniche tra le grandi economie a mantenere nelle previsioni un tasso superiore al 5%, i colossi asiatici (6,
( da "Repubblica, La" del 22-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 29 - Commenti
COME SARà IL FUTURO DI BARACK (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) L´ex presidente Barack
Obama, i capelli bianchi dopo i traumatici ultimi mesi del suo secondo mandato,
osservava, stretto tra il suo predecessore repubblicano, George W Bush, e il
suo successore, Kitty McFarlane. L´insolita temperatura di questo 20 gennaio
2025 è imputabile, a detta di molti, agli effetti del riscaldamento globale cha
l´amministrazione Obama ha tentato invano di frenare. Nel discorso inaugurale,
tenuto parte in inglese e parte in spagnolo, il presidente Evangelista ha reso
omaggio alla partnership strategica sino-americana, denominata colloquialmente
G2. Tante parole sono state spese per collocare lo "storico" (che
termine frustro!) inauguration day di Obama nel lungo arco della storia
americana, ma sarebbe opportuno vedere questo insediamento anche nella prospettiva
di un probabile futuro. Stando alle più recenti previsioni del National
Intelligence Council americano, "nel 2025, il sistema internazionale sarà
globale e multipolare e il divario tra nazioni sviluppate e in via di sviluppo
in termini di potere nazionale continuerà a ridursi". Non è necessario a
questo fine un declino americano, è sufficiente che prosegua l´ascesa degli
altri paesi. C´era un tono quasi di melanconica sfida nello slogan di Obama:
«Restiamo la nazione più prospera e più potente del pianeta».
"Restiamo�. " In un discorso molto valido, ma privo del tanto
decantato splendore lincolniano, il presidente Obama ha parlato al suo paese e
al mondo. Sono convinto che con il primo uditorio abbia centrato l´obiettivo
sotto il profilo retorico e che possa centrarlo anche nella pratica, ma quanto
al secondo pubblico, ne sono meno certo. In realtà esiste una tensione poco
rilevata tra il modo in cui Obama si rivolge all´America e il modo in cui deve
necessariamente rivolgersi al mondo. Il grande tema che ha improntato tutta la
sua vita fino ad oggi - incluse le sue letture preferite, il suo libro migliore
(Dreams from My Father) e il miglior discorso pronunciato finora (quello di
Filadelfia sulla "razza") - è l´obiettivo di fondere molteplici
identità in un´America che sia infine in armonia con se stessa. Obama non solo
incarna l´apoteosi del sogno americano, ma si presenta consapevolmente come
tale. Non si limita a promettere di trascendere, infine, la contraddizione tra
libertà e schiavitù che è alla base degli Stati Uniti, ma anche di preparare
l´America ad un nuovo ordine fatto di diversità etnica. La sua incantevole
famiglia più prossima, costituita da Michelle e dalle bambine sorridenti �
scusatemi, ma devo per un momento cedere all´entusiasmo � già incarna il
primo obiettivo. Un giorno sì e uno no vedremo qualche foto della famiglia nera
alla casa Bianca. La sua famiglia estesa, dalla diversità pressoché
enciclopedica, in cui stando alle cronache si parla indonesiano, francese,
cantonese, tedesco, ebraico, Swahili, Luo e Igbo, rappresenta il secondo
obiettivo. Abile cesellatore, Obama sa trovare le parole giuste per evocare
questa fusione americana della molteplicità in unicità. Con il tempo credo che
da questo "noi" più inglobante possano scaturire nuove importanti
energie umane tra le componenti meno privilegiate della società americana. «Il
nostro retaggio composito è una forza, non una debolezza», ha detto Obama, ed
egli può renderlo tale. Anche se è in primo luogo colpa delle follie della finanza
americana, sia privata che pubblica, se ci troviamo in questo pasticcio,
l´America probabilmente è in posizione migliore di gran parte dei paesi europei
per venirne fuori. Magari non vi sembrerà giusto, ma chi ha mai detto che la
vita è giusta? Inoltre Obama può usare questa crisi come opportunità per
attuare investimenti capaci di trasformare il settore energetico, l´istruzione
e le infrastrutture. Rifare l´America? Yes, he can. Lui può farcela. Nel futuro
non c´è nulla di certo, eccetto la morte e le tasse, ma Obama ha un´ottima
opportunità, soprattutto se gli verrà conferito un secondo mandato. Ma ce la
farà a rifare il mondo sotto la nuova leadership americana? Su questo sono più
scettico. Le cose senza dubbio andranno meglio rispetto agli ultimo otto anni.
Non ci vuole molto. (Oltre ad assistere all´uscita di scena di Bush, è stata
una gioia francamente un po´ maligna vedere martedì finalmente smascherata la
vera natura di dottor Stranamore del vice presidente Dick Cheney, in sedia a
rotelle). Obama ha toccato molti tasti facendo ascoltare al mondo le note che
vuol sentire da Washington, e lo ha fatto con la sua caratteristica grazia. Ha
parlato di umiltà e ritegno. Ha indicato alcune priorità: combattere la
proliferazione nucleare e il cambiamento climatico, contribuire maggiormente
allo sviluppo delle "nazioni povere". Ha fatto un´offerta speciale al
"mondo musulmano": una nuova via da percorrere "bastata
sull´interesse e il rispetto reciproci". Il passaggio chiave è stato: «E
così a tutti i popoli e i governi che ci guardano oggi, dalle più grandi
capitali al piccolo villaggio dove è nato mio padre: sappiate che l´America è
amica di ogni nazione e di ogni uomo, donna e bambino che sia alla ricerca di
un futuro di pace e dignità e che noi siamo pronti ad aprire la strada ancora
una volta». Splendido, ma il tranello è alla fine. L´America sarà anche pronta
"ancora una volta" a fare da guida, ma se il mondo non è più pronto a
seguirla? E se il mondo crede che l´America negli ultimi otto anni ha perso gran
parte del diritto morale di ergersi a guida, non ha più il potere di un tempo e
che in ogni caso la tendenza è verso un sistema globale multipolare, come
predice lo stesso National Intelligence Council di Washington? Mi ha stupito la
quantità di "se" e "ma" presenti persino nei consueti
messaggi rivolti al nuovo presidente dai leader mondiali. La tedesca Angela
Merkel ha porto affettuose e cristiane congratulazioni, ma ha aggiunto che
«nessun paese, da solo, può risolvere i problemi del mondo». Nicolas Sarkozy ha
detto: «Siamo ansiosi che Obama si metta al lavoro in modo da poter cambiare il
mondo assieme a lui». (Vedete, la Francia è di nuovo pronta a fare da guida). Arrivati alla Cina, alla Russia o al mondo arabo
irritato dal silenzio di Obama su Gaza, i caveat non giungono più sotto forma
di blande frecciate, ma come colpi di mortaio. Direte: Obama comprende certo
meglio di ogni altro quanto sia complesso il mondo. Credo che sia vero, ed è la
nostra grande speranza. Al contempo la storia che Obama vuole raccontare
agli americani esige di dar nuovo lustro al tradizionale concetto
dell´eccezionalità della missione e della leadership americana. Il patriottismo
americano, legato a questa idea di missione di guida, è il collante con cui
Obama unirà la sua nazione sempre più eterogenea. Più sono le differenze, più
colla ci vuole. E non è solo strumentale. A quanto mi è dato di giudicare,
Obama crede per primo in questa storia e questa missione. Il suo straordinario
percorso individuale non è forse dimostrazione che la storia è vera e la
missione è giusta? Esiste quindi una tensione tra la visione rediviva della
leadership americana nel mondo, stile Kennedy, che Obama proclama al suo paese
e ciò che il resto del mondo vuole ascoltare o sarà pronto ad accettare. Si
tratta di una tensione, ripeto, non di una vera e propria contraddizione. Come
gestire questa tensione sarà una delle molte complesse sfide che attendono
questo ancor giovane maestro di complessità. www.timothygartonash.com
Traduzione di Emilia Benghi
( da "Repubblica, La" del 22-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina VI - Torino
Iuc, perno del polo della conoscenza La Compagnia di San Paolo garantirà i
fondi anche nel 2009 Gli studenti ospitati nella case dell´ex Villaggio
Olimpico. E il presidente Rodotà fa una lezione su Internet SARA STRIPPOLI
(segue dalla prima di cronaca) Sono le vittime da tempo del Grande Fratello
informatico. Si parla anche di quanto ha contato la rete nella costruzione
della candidatura e la vittoria di Barack Obama, di come i social network come
Facebook o Youtube stiano contribuendo a modificare profondamente la società,
la qualità e la natura dei rapporti fra le persone. Potrebbe essere Londra ed
invece è Torino. Siamo nelle stanze appena ristrutturate di un bel palazzo di
piazza Paleocapa 2, sede della Iuc, International University College of Turin,
scuola di alta specializzazione dove quarantaquattro studenti di diciotto
diverse nazionalità (possono accedere soltanto laureati con 110 e lode)
sviscerano da tutte le possibili prospettive il tema della globalizzazione in
campo giuridico ed economico. Hanno nomi come Mohammed Kerouich, Wu Chin, Giulia
Massobrio da Torino, Alvaro Bonilla da Lima, hanno età che oscillano fra i 23 e
i 30 anni e raccontano con entusiasmo la loro esperienza di vita torinese, se
hanno trovato casa nel vecchio villaggio olimpico o hanno scelto di condividere
un alloggio con un loro compagno di corso. A Rodotà, che da un mese è
subentrato a Franzo Grande Stevens come presidente dello Iuc, fanno mille
domande: vogliono sapere se l´approccio allo studio della rete è più filosofico
o giuridico, come si inseriscono Paesi come India e Cina in questa riflessione globale sulla necessità di sicurezza di
Internet, come libertà e sicurezza si possano coniugare. I quarantaquattro
fortunati che frequentano il master biennale di Scienze comparate in legge,
economia e finanza - una selezione su 121 domande arrivate - avranno
possibilità di vivere e studiare a Torino grazie ad una borsa di studio.
L´ha ottenuta l´80 per cento di loro, mentre per chi non ha problemi economici
il costo annuale di partecipazione è di 9 mila euro. Il primo anno le lezioni
si svolgono tutte nelle aule torinesi, mentre l´anno prossimo si sposteranno in
una delle venti università gemellate con lo Iuc nei cinque continenti. I 200
mila euro stanziati dalla Regione per sostenere il progetto sono tutti
destinati ad essere riconvertiti in borse di studio, riservati a ragazzi anche
provenienti da aree del mondo disagiate come il Perù o il Mali. Gli altri
finanziamenti arrivano dalla Compagnia di San Paolo, 1 milione 250 mila euro,
il Consiglio nazionale del Notariato, 1 milione, la Camera di Commercio 60
mila. Un´esperienza cominciata con una posizione di grande diffidenza da parte
dell´Università di Torino, in seguito superata da un accordo con il rettore
Pellizzetti che prevede di riservare una quota di partecipazione ai migliori
studenti che escono dalle facoltà torinesi. Fra i docenti, oltre al
coordinatore Ugo Mattei, docente alla facoltà di giurisprudenza di Torino e fra
i più noti autori di diritto in Italia, Guido Calabresi, preside della
prestigiosa Yale Law School, Duncan Kennedy di Harvard, Gustavo Zagrebelski, a
capo del comitato scientifico in cui è presente anche Amartya Sen. Nel suo
ruolo di neo presidente, ieri Stefano Rodotà e Ugo Mattei hanno incontrato il
presidente della Compagnia di San Paolo Angelo Benessia, con il quale si è
discusso del futuro dei finanziamenti e delle chances di sopravvivenza del
Collegio in periodo di crisi e di tagli (900 mila euro la richiesta della Iuc
alla Compagnia nel bilancio 2009). «Un incontro positivo, è importante che si comprenda
come un progetto come questo ha bisogno di continuità», ha commentato al
termine Rodotà. Dal sindaco, che presto andrà anche lui nelle aule di piazza
Paleocapa nei panni di professore, rassicurazioni sull´attenzione della Città e
il consiglio di mantenere buoni rapporti con il rettore dell´Università Ezio
Pellizzetti.
( da "Unita, L'" del 22-01-2009)
Argomenti: Cina
L'arte si mette in
mostra Dalle avanguardie alla pop art Al via la 33ª edizione di «Arte fiera art
first», la mostra mercato di arte moderna e contemporanea che riunirà da domani
a lunedì nei nuovi padiglioni della Fiera di Bologna gallerie italiane e
straniere. Dopo il tracollo del mercato finanziario una domanda ricorre nelle
fiere internazionali e alle aste dedicate all'arte moderna e contemporanea: il
boom di questi ultimi anni è stato una «bolla»? Un test importante per
analizzare le logiche del mercato dell'arte e azzardare qualche previsione
verrà agli esperti dall'andamento della 33ª edizione di «Arte Fiera Art First»,
primo appuntamento fieristico del nuovo anno, che nel
( da "Repubblica, La" del 22-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XIV - Genova Da Speggiorin e Cini fino a Skuhravy e Aguilera., un
viaggio tra i personaggi che hanno lasciato un segno Quelle figurine che
raccontano la storia L´album delle figurine Panini come bussola per attraversare,
senza perdersi, il mare dei ricordi. Quasi mezzo secolo di mezzibusti (salvo
alcune, encomiabili, eccezioni di immagini in movimento) scandagliato da
Gessi Adamoli, giornalista di Repubblica e confesso collezionista, alla ricerca
di volti e nomi che hanno fatto la storia, anche quella minuscola, del Genoa.
Perché si fa presto a scegliere il faccione di Tomas Skuhravy o gli occhietti
maligni di Pato Aguilera. Vallo a raccontare ai più piccoli che, all´inizio
degli anni Settanta, si stravedeva per Walter Speggiorin e Sergio Cini, autori
di due memorabili reti con cui il Grifone battè in trasferta, rispettivamente,
Savona e Anconitana. Era l´anno della prima retrocessione in serie C. E, tra i
pali, c´era quell´Antonio Lonardi in grado di dividersi tra il calcio e la
pittura, privilegiando, per fortuna, la prima attività. Le immagini della sua
mostra, che i compagni furono costretti a visitare, ne è una testimonianza
inconfutabile. Così come si potrebbe scommettere che la tradizione orale abbia
tramandato versioni più o meno romanzesche del colpo di testa di Pruzzo che, il
13 marzo 1977, regalò al Genoa il derby e alla Samp l´inferno della B e che
invece qualcuno si dimentichi di quel Giorgio "Custer" Garbarini,
genoano di nascita e blucerchiato per necessità che si ritrovò al centro di uno
dei più clamorosi cambi di casacca della storia e finì per diventare la
bandiera del Grifone. In copertina spicca anche il profilo sofferto di Mario
Faccenda, quello che segnò a Napoli a cinque minuti dalla fine dell´ultima
partita del campionato 1981/82 il gol che salvò il Genoa. Si disse allora, con
incomprensibile malignità, che il portiere avversario Castellini e l´intera
difesa azzurra non lo avessero ostacolato a dovere. Allettati, magari, dalla
prospettiva di far retrocedere il Milan. I protagonisti del viaggio attraverso
le figurine parlano e, nei loro racconti così come in tutto il libro "Le
mie figurine rossoblù", non si fa fatica a intravedere la nostalgia per il
calcio di una volta. Anche se i tifosi genoani, inguaribili romantici, oggi
sorridono pensando al futuro. (alberto puppo)
( da "Repubblica, La" del 22-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 9 - Esteri
"Dopo la forza, l´intelligenza con Obama il potere cambia" Joseph
Nye: "Smart, non soft, saprà usare anche le armi" Le reazioni
"L´interesse verso la cultura e i valori americani non è perduto, potrà cooptare
alleati" "Dovrà rafforzare la presenza militare statunitense in
Afghanistan" ALIX VAN BUREN Ad ascoltare il professore Joseph Nye, che ha
coniato l´espressione Soft Power (il potere dolce, persuasivo, seducente)
contrapposto all´Hard Power (lo strapotere delle armi, la coercizione negli
affari internazionali) dal discorso di Barack Obama, letto in controluce, si
affaccia una terza possibilità: lo Smart Power, il potere intelligente,
premessa indispensabile a una leadership brillante. Professore, com´è il
"potere intelligente"? «Ha innanzitutto l´aspetto di Obama, il primo
presidente afroamericano degli Stati Uniti; è già un ottimo capitale per
restaurare agli occhi del mondo il fascino del Sogno americano». E poi? «è
l´unione di due forme di potere, dolce e forte, in una strategia vincente. S´è
sentito quando Obama ha coniugato il monito ai terroristi che "l´America
vi sconfiggerà", e l´assicurazione che "tenderà la mano a chi
scioglierà il pugno". In quelle due righe è condensata la nuova politica estera:
la potenza delle armi appaiata alla forza degli ideali». Quanto pesa l´eredità
dell´amministrazione Bush? «George W Bush ha inflitto danni notevoli. Però,
stando ai sondaggi d´opinione, l´interesse verso la cultura e i valori
americani non è perduto. Questo agevola l´impresa di cooptare alleati e
avversari con gli strumenti del potere dolce. Aggiunga l´ottimismo, palpabile
in queste ore, e ne ricava uno scenario positivo». Basta uno stato d´animo a
sanare una crisi? «L´ottimismo è un potente sostegno. Garantisce a Obama una
"luna di miele" prolungata; gli permette di gettare un ponte agli
avversari, di allargare la coalizione in America e all´estero. La crisi stessa
gli offre l´occasione d´intervenire con nuovi strumenti. Del resto, è in tempi
di crisi che emergono i grandi leader». Obama sceglie la persuasione anche per
trattare con il mondo musulmano? «Deve farlo, non soltanto perché l´America è
impegnata in guerra in Afghanistan, in Iraq, ma anche perché gli attentati di
al-Qaeda avevano introdotto una visione angusta, distorta dell´Islam. Il
presidente traccia un nuovo percorso. Ma ancora una volta deve investire nel
potere soft». In che modo? «Chiudendo il supercarcere di Guantanamo,
riaffermando l´adesione alla Convenzione di Ginevra, affrontando la questione
del riscaldamento globale. Però, rafforzerà anche la presenza militare in
Afghanistan, nonostante sia chiaro che il primato delle armi oggi può poco nei
conflitti asimmetrici». Professore, se il potere forte si misura anche con gli
indici economici, ne consegue che lo stato dell´economia americana, la
debolezza del dollaro, dettano un percorso obbligato: multipolare, soft, come
dice lei? «Proprio così: nella sfera economica l´America si
misura alla pari in primo luogo con l´Europa, il Giappone, la Cina. Ma oltre le armi e l´economia, c´è una terza fascia di rapporti
transnazionali dove la moltiplicazione dei poteri avviene in uno stato caotico:
pandemie, ong, questioni climatiche, tutto ciò impone una collaborazione
globale. è la nuova la sfida. Per affrontarla serve, appunto, un potere
intelligente». SEGUE A PAGINA 5
( da "Repubblica, La" del 22-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 9 - Esteri
Pechino In cinese censurato il discorso di Barack via i riferimenti a comunismo
e dissenso PECHINO - Il discorso inaugurale di Barack Obama nella versione in
cinese, è stato censurato in due punti da alcuni dei principali portali
Internet: le frasi coperte con un "bip" dal regime cinese sono quelle
nelle quali il nuovo presidente americano si è riferito alla sconfitta di
«fascismo e comunismo», e quella dove vengono criticati i dittatori che
sopprimono il dissenso. «Ricordiamoci - ha affermato Obama - che le precedenti
generazioni hanno sconfitto il fascismo e il comunismo non usando solo i
missili e i carri armati, ma solide alleanze e perduranti convinzioni». La Tv di Stato cinese non ha trasmesso in diretta il discorso di
Obama come ha invece fatto la Phoenix Tv, una stazione privata di Hong Kong che
si riceve nella Cina del sud. Il testo completo del discorso del neo presidente è
stato invece pubblicato senza censure sul sito web del quotidiano China Daily,
ma senza traduzione in cinese.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
IN PRIMO PIANO data: 2009-01-22 - pag: 3 autore: «Ultimissima chiamata per la
Cgil» Aiuti all'auto? A indotto e meccanica, non solo alla Fiat - Difendo
Malpensa ma esco da Cai «S a che cosa ho pensato? Che mi piacerebbe che anche
da noi un giorno si potesse apprezzare questo tipo di orgoglio nazionale, che
anche l'Italia si trasformasse, e ne abbiamo le capacità, in una terra dei
progetti senza confini, magari anche per un immigrato, come lo è in fondo
Obama. Allora potremmo dire che la nostra cultura, compresa quella d'impresa,
ha avuto il pieno successo che merita...». Presidente, torniamo in Italia.
Preoccupata? Molto, la recessione è più dura del previsto. La produzione
industriale scende del 13%, il prodotto interno lordo del due. I dati su ordini
e fatturato negativi. Noi stimiamo che ci saranno, nei prossimi mesi, almeno
600mila disoccupati in più. Io penso che si possa uscire da questa crisi, ma sa
che cosa rischiamo veramente? Posso immaginarlo, ma lo dica lei. Di affrontare
l'inverno della recessione con un vestito troppo leggero. La politica economica
è in mezzo al guado, da una parte la necessità del sostegno ai consumi e alle
imprese, dall'altrala preoccupazione, sacrosanta, di mantenere il rigore sui
conti pubblici. Noi diamo atto al Governo di aver fatto scelte corrette, e
nella giusta direzione, con la blindatura dei conti e la manovra finanziaria
triennale. Ma ora il quadro è drammaticamente cambiato. Non possiamo più
consolarci dicendo che gli altri stanno peggio. Vogliamo guardare agli altri?
Bene. Rispetto ai 73 miliardi di euro messi in campo dalla Germania per
stimolare l'economia, ai 41 della Spagna, ai 26 della Francia e ai 24 del Regno
Unito, i nostri 5 sono pochi. Sì, ma bisogna aggiungere, a quella somma, gli
investimenti nelle opere pubbliche, gli 8 miliardi annunciati per il nuovo
fondo di garanzia per gli ammortizzatori sociali. L'operazione di utilizzo e di
riorientamento del Fondo Sociale Europeo, anche per sostegno al reddito di chi
perde il posto di lavoro, è interessante. Il problema è la dimensione delle
risorse disponibili e la tempestività del loro utilizzo. La crisi morde adesso,
la gente perde il posto ora e non può aspettare. Le Regioni facciano fino in
fondo il loro dovere ma il Governo sia pronto a stanziare nuovi fondi qualora
fosse necessario. Questa è una priorità assoluta. Ma dove trovarli tutti questi
fondi aggiuntivi con un deficit che viaggia verso il 3,8% e il debito che
cresce? Tremonti non ha torto. Riconosco a Tremonti molti meriti, ma bisogna
cambiare passo. Subito. E come? Ci vuole coraggio. Osare di più e varare un
piano straordinario a sostegno degli ammortizzatori sociali, delle
infrastrutture e degli investimenti. Dobbiamo anche rimodulare i fondi
strutturali su queste tre priorità, ma poiché abbiamo un debito pubblico
eccessivo, è urgente fare quelle riforme sempre rinviate. Come la riforma delle
pensioni, l'abolizione delle Province e la ripresa del progetto di
liberalizzazioni, specie nei servizi locali, di cui non parla più nessuno. E vi
sono le condizioni politiche per una mossa così impegnativa? Certo sono
consapevole che ciò ha un costo politico molto alto. Ma sarei tentata di
rispondere: se non ora quando? La maggioranza è forte, l'opposizione potrebbe
cogliere l'occasione per uscire dall'angolo. L'economia non è meno importante
della giustizia e qui ci piacerebbe vedere una forte collaborazione tra le
forze politiche e non l'ennesima e dannosa occasione di scontro. Il quadro non
è del tutto negativo, però. I consumi tengono. Molti settori resistono ed
esportano. Appunto per questo un intervento d'urgenza più ampio nell'economia,
con riforme di struttura profonde, non è più rinviabile. Per aiutare chi è in
difficoltà e consentire a chi va bene, e sono ancora tanti, di continuare a
esportare, ad assumeree creare reddito. Dobbiamo pensare a una gigantesca
operazione di fiducia, un progetto sul quale far convergere tutte le forze
vitali del Paese, un patto generazionale che guardi a giovani, precari e
famiglie a basso reddito, assicuri più competitività alle imprese e il rilancio
dello sviluppo del Mezzogiorno. L'auto e la meccanica soffrono più degli altri.
Il settore automobilistico è aiutato da tutti, persino
dalla Cina. Martedì il Governo francese ha varato un piano da 6 miliardi. E
noi? Noi dobbiamo preoccuparci del fatto che gli interventi nel settore di
altri governi, penso in particolare a quello francese e tedesco ma presto anche
all'America di Obama, finiranno per creare gravi distorsioni alla concorrenza e
un danno indiretto e serio per noi se resteremo fermi. Dunque, va
sostenuta la Fiat? Diciamo più correttamente che va aiutata l'intera filiera a
partire dalle piccole imprese dell'indotto che oggi soffrono molto. La Fiat
occupa in Italia 60mila addetti, con l'indotto si arriva a un milione. Sì a
incentivi che siano indirizzati all'efficienza energetica, alla mobilità
ecologicamente compatibile, al rinnovamento dei prodotti. Forse possiamo
aggiornare il vecchio adagio, peraltro d'importazione americana, che diceva
"ciò che fa bene alla Fiat fa bene all'Italia"? Possiamo aggiornarlo
così, se vuole: "Quello che fa bene all'intero settore automobilistico e
della meccanica fa bene al Paese". Ma non c'è solo l'auto. E bisogna, a
differenza di altre occasioni, avere un'attenzione maggiore per la piccola
impresa di tutti i settori produttivi. Quali altri strumenti? Riduzioni
d'orario? Orari ridotti possono essere già realizzati facendo ricorso alla
cassa integrazione ordinaria o ai contratti di solidarietà. Ma vi sono anche
altri strumenti. Le rigidità in questa situazione non servono, si spezzano
nella disoccupazione. Dove è
profondalaculturadellavoroèpiùstret-toilrapportotraimprenditorielavorato-rieinsiemesitrovanosoluzioniinnovati-vepersalvarel'occ
pazioneeilpatrimonio professionale. Oggi è in programma un incontro fra Governo
e parti sociali sul nuovo modello contrattuale. A che punto siamo? è un
incontro chiesto anche da noi per affrontare la crisi e, nello stesso tempo,
rilanciare la competitività e la crescita nel nostro Paese. Parleremo anche di
assetti contrattuali. Di un sistema di relazioni sindacali che sostenga il
reddito dei lavoratori, aumenti la produttività, dia regole certe e affermi una
cultura della condivisione superando la logica del conflitto. Una priorità per
tutti. Non solo nostra. La novità importantissima è che tutte le associazioni
d'impresa, compreso auspicabilmente il pubblico impiego, convergono su un
documento quadro che fissa per tutti i lavoratori le stesse condizioni di base.
La crisi si è aggravata e dobbiamo trovare nuove convergenze. Non possiamo più
perdere tempo. Gli altri sindacati stanno mostrando realismo e senso di
responsabilità. Ultima chiamata per la Cgil? Ultimissima. E se si trovasse
un'intesa? Si aprirebbe una nuova stagione. Positiva. Per la prima volta, dopo
il '93, vi sarebbe un accordo generale a difesa di salari e produttività. Mi
auguro che Epifani non guardi ad altri obiettivi, come le elezioni europee.
Infrastrutture: come cambiare passo? In una fase come questa le infrastrutture
possono giocare un ruolo determinante per il rilancio economico. è necessario
stanziare per quest'anno un volume di spesa superiore a quella programmata (che
per il 2009 è esigua) per finanziare prioritariamente i grandi lavori già in
corso e le opere minori, comprese le manutenzioni straordinarie oggi bloccate
dal patto di stabilità interno. Bisogna utilizzare anche strumenti eccezionali
per sbloccare i processi decisionali e realizzativi delle opere. è
inaccettabile bloccare investimenti privati e pubblici pronti a partire per
veti strumentali e privi di motivazione. L'Expo 2015, una grande occasione, che
rischiamo di sprecare? Un'opportunità irripetibile per rinnovare anche la
dotazione infrastrutturale di Milano e della Lombardia, per valorizzare le
nostre eccellenze nazionali e dare una straordinaria vetrina al nostro turismo,
settore strategico che resiste e bene alla crisi. Si è perso troppo tempo. Vi
sono degli impegni internazionali da rispettare. Che cosa fare per le piccole
imprese, che patiscono la crisi più delle grandi? Le piccole imprese hanno uno
straordinario ruolo sociale oltre che economico. Non possiamo lasciarle sole e
dobbiamo dare loro segnali di fiducia. Siamo convinti che si debbano studiare
misure per il loro rafforzamento patrimoniale. Ad esempio prevedere sgravi
fiscali per chi fa apporti di capitale o reinveste gli utili o per chi si
aggrega. E poi ci sono gli arretrati nei pagamenti della pubblica
amministrazione con ritardi che arrivano ai due anni. Ho trovato sinceramente
inaccettabile l'ipotesi di accelerare i pagamenti a fronte di sconti sui
corrispettivi. Ma è positivo, anche se va migliorato, il sistema individuato
con la certificazione regionale e la possibilità di scontare i crediti con gli
istituti bancari. Il credito è più caro e più raro? Gli ultimi dati disponibili
segnalano un calo a novembre dei crediti all'industria dell'1,4 per cento. In
dicembre, secondo l'indagine Bankitalia-Sole 24 Ore, il 40,6% degli
imprenditori ha visto peggiorare le condizioni di accesso al credito. Certo
nuove linee di credito non se ne aprono. Stiamo lavorando con le banche per
superare le attuali criticità e per mettere a disposizione delle piccole
imprese nuovi strumenti di supporto. Lei aveva difeso le ragioni di Malpensa.
E, ora, dopo il varo della nuova Alitalia, le proteste del Nord hanno ancora
senso? Continuo a difendere le ragioni di Malpensa. Anche se le colpe non sono
tutte di Alitalia. E lei fa parte della cordata Cai... Ho più volte ribadito i
motivi della mia adesione alla cordata.Adesso l'operazione si è conclusa. Il
mio compito, quindi, si è esaurito. Perciò, esco da Cai. (f. de b.) I PIANI
ANTI-RECESSIONE «La Germania ha messo in campo 73 miliardi, la Spagna 41, la
Francia 26 e 24 il Regno Unito. Noi solo 5: sono davvero pochi» FONDO SOCIALE
EUROPEO «Il suo riorientamento verso chi perde il posto di lavoro è
interessante. Le Regioni devono fare il loro dovere fino in fondo» GIUSTIZIA
«Non è meno importante dell'economia. Vorremmo vedere forte collaborazione tra
le forze politiche non l'ennesimo scontro» Emma Marcegaglia. Presidente di
Confindustria DISEGNO DI DARIUSH RADPOUR
( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-01-22 - pag: 11 autore: Gran Bretagna. Il settore
manifatturiero è stato ridimensionato a un decimo dell'economia nazionale e ha
perso un milione di posti in 12 anni Londra rimpiange le sue fabbriche La crisi
del credito mette in discussione un modello sbilanciato sui servizi finanziari
Leonardo Maisano LONDRA. Dal nostro corrispondente Che cosa esporta
l'Inghilterra? Bisogna fermarsi a ragionare prima di riuscire a ricordare tre
prodotti inglesi che oggi abbiano successo nel mondo. L'associazione mentale
fra l'Inghilterra e la City, ovvero la sovrapposizione fra uno Stato e la sua
economia di punta (i servizi finanziari), annichilisce la memoria e confonde la
storia. Divora il mito. La Mini? è tedesca. La Jaguar? è indiana. Le scarpe
Church's? Italiane. Le porcellane Wedgwood?Prossimamente americane. Simboli del
made in Britain si sono stemperati in un ventennio di trasformazioni al ritmo
di un solo mantra: seppellire la società industriale sotto l'opulenza garantita
da quella dei servizi in un mondo globale. Londra si lecca le ferite aperte da
una crisi senza uguali e pensa ai danni prossimi venturi, scandagliando i
guasti di un sistema squilibrato. Ora che i servizi, almeno quelli finanziari,
boccheggiano, torna alla memoria il destino della gloriosa industria nazionale
manifatturiera. Ha ragione, forse, l'Economist quando sostiene che la
distinzione fra settori «è ormai solo un retaggio degli uffici di statistica.
L'unica differenza che conta è fra lavori ad alto contenuto specialistico e
non». Può anche darsi. Eppure, si esemplifica, a queste latitudini circolano
troppi master in economia e molto pochi in ingegneria. Fra il 1970 e il 1995 la
quota di oxfordiani che sceglievano di dedicarsi all'insegnamento è passata dal
10 al 3 per cento. S'è moltiplicato il numero di chi, invece,ha lasciato
l'augusta educazione Oxbridge per darsi al diritto, alla finanza, alla
consulenza. «Per i giovani in questi anni- dicono con rammarico a Eef,
l'associazione delle imprese manifatturiere britanniche - il credo è stata solo
la City». Troppa carta e poco acciaio, si potrebbe continuare con estreme
banalizzazioni. O meglio, il luccichio dell'oro è stato capace di dissolvere
molte aspirazioni intellettuali, annichilire la creatività imprenditoriale,
flettere anche i valori della morale. La realtà del dibattito che oggi
attraversa l'Inghilterra è quella di un mondo squilibrato, dove l'industria
manifatturiera è la Cenerentola di un pianeta accecato dagli artifici della
finanza. Più che negli Usa, più che altrove nel mondo. A scuotere il suo
Paese,a costringerlo a un'autoanalisi dolorosa, è un signore che rifiuta
interviste e luci della ribalta. Sir John Rose, Ceo di Rolls Royce (motori per
aerei) ha fatto chiasso nella City con un lungo articolo pubblicato sul
Financial Times molte settimane prima dell'esplosione del credit crunch. Si è
ripetuto a novembre, con un intervento alla conferenza annuale della
Confederazione dell'industria britannica ( Cbi). Sir John rivendica per
l'industria manifatturiera quel ruolo che la società dei servizi ha fagocitato.
«Il nostro errore - ha scritto il Ceo di Rolls Royce- è stato affidarsi
all'errata convinzione che il Regno Unito avrebbe condotto il mondo sviluppato
in qualche luogo chiamato società post-industriale. Il primo passo è ora
smettere di credere che il settore manifatturiero sia una reliquia del passato.
La nostra base industriale ci ha garantito grande influenza nel mondo. Cosa accade oggi se Cina o India
devono aggiornare le loro infrastrutture? Parlano con Bombardier, Siemens,
Alstom. L'idea che il manifatturiero non sia più meritevole in un'economia
sviluppata è ancora più insostenibile se si guarda alla Germania o all'Italia
del Nord». Appassionato nella difesa di se stesso,del leader,cioè,di
un'azienda di altissima qualità. Appassionato, soprattutto, nella difesa di un
mondo che non tutti credono sia così in crisi. «Siamo i sesti produttori sul
pianeta», precisa Charles Goodhart,esperto di mercati finanziari, alla London
School of Economics. «Non solo - aggiunge Richard Lambert ex direttore del
Financial Times e oggi direttore generale di Cbi, spesso accusato di aver
difeso la terziarizzazione estrema dell'economia britannica - ma abbiamo
settori di punta. Lei si domanda che cosa esportiamo? Farmaci, difesa,
meccanica per aerei. La nostra industria manifatturiera occupa tre milioni di
persone ». Abbastanza, ma pur sempre un milione in meno di dodici anni fa e non
solo per la delocalizzazione delle imprese low tech, né per l'emancipazione dei
processi produttivi. Oggi il manifatturiero, nonostante i primati nel tasso di
crescita degli ultimi anni, rappresenta poco più di un decimo dell'economia
nazionale, appena più dei soli servizi finanziari (circa il 9%). E questo al
netto della recessione che lo sta travolgendo. «Guardi l'industria
automobilistica. è modernissima - continua Lambert - e non accetto l'obiezione
dichi la liquida perché non è inglese. Minie Nissan sono storie di successo.
Non torneremo ai campioni nazionali. Averli abbandonati è stato un grande
vantaggio per l'economia del Paese». Nessuno osa sventolare la bandiera di un
autarchico nazionalismo, nemmeno Will Hutton, vice presidente della Work
Foundation e commentatore molto critico dell'indirizzo assunto dal Paese
nell'ultimo decennio: «Denunciare la scarsa attenzione allo sviluppo delle
nostre imprese non significa battersi per la creazione e la tutela di campioni
nazionali. è stata una marcia a senso unico interamente diretta e concentrata
sui servizi finanziari». Oggi solo un terzo delle imprese manifatturiere
britanniche è di proprietà inglese. Epifenomeno, quando erano rose e fiori.
Molto meno oggi quando il credit crunch trita tutto, rievoca i fantasmi del
protezionismo, fa ripensare a scelte che si perdono nella stagione thatcheriana
. In realtà per sir John il problema è un altro: «Il successo nasce dalla
concentrazione di attività a valore aggiunto. Il Regno Unito ha poche società
che hanno il proprio brand, che sono titolari della proprietà intellettuale,
che hanno il controllo della distribuzione». Basterà il credit crunch per
invertire il corso di un'economia squilibrata o ha ragione ancora l'Economist,
quando sostiene che è un discettare sbagliato essendo la divisione fra i
settori produttivi appena più di una scorciatoia statistica? Carsten Sorensen,
docente alla London School of Economics e studioso di innovazione, sta con il
settimanale inglese: «Non va invertito nessun corso. Qualsiasi idea di tornare
a modelli passati è semplicemente impossibile. L'errore peggiore, oggi, sarebbe
penalizzare l'industria dei servizi per via della stretta. Bisognerebbe
ricordarsi che il morbo della mucca pazza non ci ha reso tutti vegetariani. è
un'industria che va sviluppata e aggiornata e questo, per me, significa
coinvolgere il consumatore nelle scelte del produttore». Si disegna la
mutazione del con-cetto stesso di manifatturiero, incatenato a una percezione
antica. L'università di Cambridge scardina il luogo comune quando uno dei suoi
maggiori ricercatori, Finbarr Livesey, sostiene che «oggi le imprese
manifatturiere inventano, innovano, producono manager, e garantiscono servizi.
Quella che un tempo era solo produzione oggi è produzione, ricerca, servizi».
L'azienda globale, quindi, che con il brand e la proprietà intellettuale contribuisce
a consolidare il ruolo del Paese che rappresenta. Come dice sir John, ma come
osano pochi altri in Inghilterra. Meglio, osavano. Accadeva finoa ieri. Oggi è
il Governo Brown che fa sue le ansie per liberare un mondo strangolato dalla
crisi. Lo Stato torna vicino all'economia e non solo perché l'emergenza
costringe Londra a nazionalizzare, di fatto, le banche. Lo teorizza, seppure
con garbo, Peter Mandelson, ministro delle Attività produttive: «Ci vuole un
nuovo attivismo industriale nel Governo per aiutare il mercato a produrre
migliori risultati economici sul lungo periodo. Per sviluppare le capacità, le
infrastrutture, l'innovazione necessaria a un'industria manifatturiera di primo
livello in una nuova economia mista». E tanto basta per salutare l'epoca di un
infinito mondo di carta sbocciato nel Regno Unito oltre ogni previsione e
volontà. Quello che verrà ha i connotati di una parete ripida, un muro di
abitudini da superare nella consapevolezza che per andare avanti ci vuole il
coraggio di guardarsi anche indietro. VOCE CRITICA Per l'amministratore
delegato di Rolls Royce bisogna «smettere di pensare che l'industria sia ormai
una reliquia del passato»
( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-01-22 - pag: 19 autore: China trader award
premia il made in Italy innovativo Rita Fatiguso MILANO Sono stati assegnati
ieri a Palazzo Mezzanotte, i premi della sesta edizione del China Trader Award,
l'evento organizzato ogni anno da Cathay Pacific Airways per premiare le
imprese italiane che si sono distinte nello sviluppo di
relazioni commerciali con Hong Kong e la Cina. Il forte
segnale emerso dalla scelta dei tre finalisti è stato quello di voler premiare
l'innovazione coltivata di pari passo con il rispetto dell'eco-sostenibilità.
Il primo premio è infatti andato a BP SEC srl, azienda che offre una vasta
gamma di servizi specialistici per l'impresa e per la pubblica amministrazione,
vantando un'esperienza di primo piano sul mercato cinese. BP SEC ha lanciato
nel corso dello scorso anno il progetto Domus Italia che ha come finalità la
creazione di una realtà organizzativa in grado di supportare l'export dei
prodotti italiani in territorio cinese. Alla seconda classificata, Moa Srl,
sono state riconosciute grande ambizione e creatività combinate con il
desiderio di esportare in Cina il knowhow italiano di
sensibilità progettuale ed estetica nell'ambito dell'architettura e della
pianificazione urbana. Medaglia di bronzo per Faam Group di Federico Vitali,
presidente di Confindustria Marche che produce batterie e veicoli ecologici e
vanta un business già consolidato nel mercato cinese nel quale si è insediata
con strategie sempre attente al rispetto della variabile ambientale. Alle tre
aziende che si sono aggiudicate i China Trader Award si è aggiunto vincitore
del Premio Speciale Hong Kong Trader Award: Giorgetti Srl. Ma il fiore
all'occhiello dell'edizione 2008 del China Trader Award è il Premio
all'Imprenditoria Femminile, assegnato a Imelde Bronzieri, fondatrice de I
Pinco Pallino, azienda leader nel settore del lusso per bambini creato nel 1980
con Stefano Cavalleri in forte espansione in Asia.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-01-22 - pag: 22 autore: DISTRETTI In
Toscana programma da 161 milioni per il trattamento delle acque La concia alla
svolta ecologica Cesare Peruzzi PISA. Dal nostro inviato I conciatori del
distretto di Santa Croce sull'Arno e Ponte a Egola,in provincia di
Pisa,ripartono dall'ambiente. Negli ultimi trent'anni, su questo fronte sono
stati investiti nell'area più di 1,4 miliardi di euro, tra opere pubbliche,
interventi privati e costi di gestione dei tre depuratori in funzione (Aquarno,
Ponte a Cappiano e Ponte a Egola). Uno sforzo che ha prodotto maggiore
efficienza e aria più respirabile. Oltre a consegnare alle 350 concerie del territorio un know how che ha spinto Paesi come la Cina a chiedere collaborazione per il problema delle emissioni e
dello smaltimento dei fanghi. La prossima mossa del distretto toscano riguarda
la depurazione delle acque, e rappresenta un ulteriore investimento di 161
milioni. Il progetto, contenuto nell'accordo di programma sottoscritto da
Regione, ministero dell'Ambiente, Autorità di bacino dell'Arno, Ato2,
Enti locali, dall'Associazione conciatori di S. Croce e dal Consorzio
conciatori di Ponte a Egola, prevede la riorganizzazione e l'accorpamento del
servizio di depurazione delle acque per usi civili che riguarda 400mila
abitanti (22 milioni di metri cubi all'anno) e per utilizzo industriale del
distretto ( 6 milioni di metri cubi). Verranno dismessi 47 piccoli impianti di
depurazione. Il depuratore Aquarno, a S.Croce, sarà potenziato e passerà
dall'attuale capacità di 1,8 milioni di abitanti equivalenti a 3,2 milioni, in
pratica diventerà il più grande d'Italia. Nel comune di S.Miniato avrà un
gemello di poco più piccolo, Cuoiodepur, da 3milioni di abitanti equivalenti.
L'investimento complessivo, appunto 161 milioni entro il 2015, sarà sia
pubblico (76 milioni) che privato (21 milioni). E anche il servizio idrico
integrato farà la sua parte (64 milioni). Nascerà un'unica società di gestione
dei depuratori, in mano ai conciatori (ma con presenza pubblica in consiglio
d'amministrazione) che smetteranno di attingere acqua dalle falde e
utilizzeranno quella proveniente dal ciclo di depurazione. Sono previsti
effetti positivi sulle bollette dei cittadini, che oggi pagano 0,70 euro a
metro cubo d'acqua consumato e in prospettiva pagheranno meno della metà; e
anche sui conti delle aziende, il cui costo di depurazione è attualmente tra 10
e 15 euro a metro cubo, per una spesa complessiva di distretto che supera i 40
milioni, pari al 3% del costo di produzione. «L'aspetto economico è importante,
ma il valore strategico del progetto sta nella prospettiva di avere standard
ambientali in linea con le indicazioni europee», spiega Damiano Ciurli,
direttore del Consorzio conciatori di Ponte a Egola. «Stiamo affrontando una
crisi di mercato difficile che mediamente ha fatto registrare nel 2008 un calo
del giro d'affari di distretto intorno al 15%- aggiunge - . Poter ridurre i
costi fissi, dunque, è positivo. Determinante, però, sarà il fatto di avere le
condizioni per svilupparsi ancora sul territorio, qui dove abbiamo know how e
manodopera qualificata, dove sono le nostre radici. Ecco perché la certezza di
mantenere standard ambientali elevati è strategica». Tra S.Croce e Ponte a
Egola viene prodotto il 95% del cuoio da scarpe del Paese e il 35% della pelle
per calzature e abbigliamento. Le concerie sono 350 (un numero analogo di
aziende ruota nell'indotto), con 8mila addetti e 2 miliardi di giro d'affari,
per più del 50% realizzato sui mercati internazionali. «Il calo della domanda
era iniziato nella seconda metà del 2007: la crisi della finanza internazionale
ha solo accelerato il fenomeno sottolinea Piero Maccanti,direttore
dell'Associazione conciatori di S. Croce- . Senza questo progetto saremmo a
rischio, e non tanto per la flessione del mercato, che pure si fa sentire e che
contrastiamo con la flessibilità e l'efficienza, ma perché sul tema della
depurazione delle acque l'Unione europea ha ridotto i parametri». Dopo quattro
anni di stop, per le resistenze di chi non vorrebbe
( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
FINANZA E MERCATI data: 2009-01-22 - pag: 43 autore: Crack Parmalat. La
richiesta di pena in Svizzera per il caso Eliair I Pm: «16 mesi a Stefano
Tanzi» Giuseppe Oddo BELLINZONA. Dal nostro inviato Stefano Tanzi respinge ogni
addebito al processo in corso in Svizzera, a Bellinzona, che lo vede imputato
di truffa, riciclaggio e amministrazione infedele ai danni di Eliair, la
società che gestiva gli aerei della vecchia Parmalat. Il figlio dell'ex patron
della Parmalat ha contestato di aver avuto alcun ruolo nelle trattative che
portarono la Bombardier a riconoscere nel
( da "Avvenire" del 22-01-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 22-01-2009
Camerun, chiudono gli ultimi cinema «Hanno debiti per migliaia di euro»
YAOUNDE. L'ultimo cinema del Camerun ha chiuso le porte al pubblico per
mancanza di fondi. Il quotidiano di proprietà dello Stato, 'Cameroon Tribune'
(Ct), ha reso noto che il cinema Le Wouri, situato nel distretto centrale di
Akwa, capitale commerciale del Paese, ha chiuso lunedì. Il cinema Abbia, nella
capitale Yaounde, ha invece smesso di accogliere il pubblico lo scorso 10
gennaio. Il Ct ha riportato che il cinema Wouri ha accumulato molti arretrati
nel pagamento dell'affitto. Sia il cinema appena chiuso che quello della
capitale sono di proprietà dello stessa società, ovvero
della Cine News Distribution, i cui pagamenti in sospeso sono stimati a
40milioni di franchi Cfa, che equivalgono a 61mila euro. La mancanza di
investimenti, la competizione con la televisione e con i Dvd contraffatti, sono
considerate le cause principali dei problemi dei cinema del Paese africano.
( da "Finanza e Mercati" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Report 2009 dei
«rischi globali»: in testa c'è la Cina da
Finanza&Mercati del 23-01-
( da "Unita, L'" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Latte
contaminato in Cina due condanne a morte Due condanne
a morte e 12 ergastoli: è la sentenza del tribunale «popolare» di Shijiazhuang,
capitale della provincia di Hebei, nel nord della Cina per lo
scandalo del latte alla melanina. Gli imputati erano 21 e tra questi c'erano anche
quattro top manager del colosso caseario cinese Sanlu, al centro della truffa alimentare
che ha portato alla morte 6 neonati e a gravi malattie delle ossa e
dell'apparato urinario per altri 296 bambini. Ma non è ai manager che sono
state comminate le pene più severe. Tian Wenhua, ex presidente e general
manager della Sanlu, donna tra le più potenti della Cina,
è stata condannata all'ergastolo. A essere mandati a morte sono Zhang Yujun e
Geng Jinping. Il primo per aver messo in piedi l'affare gestendo il laboratorio
per la produzione della polvere tossica, il secondo per averla venduta alla
Sanlu.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-01-23 - pag: 8 autore: Washington. La commissione
del Senato dopo due giorni di audizioni ha approvato la nomina del ministro del
Tesoro Geithner: la Cina manipola lo
yuan L'amministrazione Obama adotta la linea dura con Pechino sul cambio Marco
Valsania NEW YORK Il nuovo Segretario al Tesoro americano, Tim Geithner, ha
lanciato un avvertimento alla Cina: l'amministrazione di Barack
Obama è convinta che Pechino «manipoli» il valore dello yuan danneggiando gli
Stati Uniti. Geithner, che ha anche riaffermato la necessità di un
dollaro forte, ha affidato la sua presa di posizione a un documento di cento
pagine, redatto per rispondere alle domande sulla crisi economica e i piani per
affrontarla rivolte dai senatori della commissione Finanze. La commissione ha
ieri approvato la sua nomina con una maggioranza di 18 voti contro cinque,
spianando la strada a una conferma finale la prossima settimana da parte
dell'intero Senato. Le dichiarazioni del neoministro hanno rappresentato un
inasprimento dei toni nei confronti della Cina. Il suo
predecessore al Tesoro Henry Paulson aveva evitato di accusare Pechino di
mantenere artificialmente bassa la divisa. Lo stesso Geithner, però, non ha
minacciato grandi guerre commerciali. «Confortati dalle conclusioni di un ampio
ventaglio di economisti - ha fatto sapere - crediamo che la Cina
stia manipolando la divisa». Ma Obama «userà aggressivamente tutte le vie
diplomatiche a sua disposizione per promuovere un cambiamento». Geithner ha
aggiunto che la missione più urgente, finché recessione e tempeste finanziarie
perdurano, non riguarda le valute. Piuttosto sono in gioco gli stimoli alla
crescita globale, negli Stati Uniti come in Cina.
Quello di Geithner è stato un invito a consolidare partnership anti-crisi:
«Dobbiamo convincere la Cina- ha detto il ministro -
ad adottare un pacchetto di stimolo più aggressivo». E altrettanto devono fare
altri Paesi: altrimenti, ha ammonito, «avremo una frenata nella domanda globale
che aggraverà la crisi». I piani di stimolo americani, forse 850 miliardi di
dollari, sono oggetto di negoziati tra Casa Bianca e Congresso, compresa
l'opposizione repubblicana che ha messo in guardia da eccessi di spesa. Il
pacchetto - che comprende crediti per i lavoratori, fondi per l'assistenza
sanitaria ai disoccupati e investimenti in infrastrutture- ha cominciato ieria
essere esaminato in commissione alla Camera. In discussione sono anche riforme
del salvataggio delle banche, tra cui la nascita d'una banca pubblica per
assorbire asset tossici. Geithner ha indicato di non avere in programma la
richiesta di ulteriori risorse per il Tarp, il fondo da 700 miliardi di dollari
usato per ricapitalizzare le banche. Obama ha ereditato 350 miliardi del Tarp.
Il ministro non ha tuttavia escluso di dover chiedere al Congresso nuovi
stanziamenti. La gravità della crisi, però, ha continuato a manifestarsi nei
dati: le nuove costruzioni sono scese del 15,5% in dicembre, mentre le
richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono salite di 62mila a
589mila. La paura ha stretto nuovamente d'assedio i mercati finanziari. A Wall
Street, con numerose banche in calo,l'indice Dow Jones ha ceduto l' 1,28%, il
Nasdaq il 2,76% e lo Standard& Poor's
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-01-23 - pag: 8 autore: RENDIMENTI IN SALITA Se i
Treasury perdono appeal S trano vedere Wall Street che scende e i rendimenti
dei Treasury decennali salire al 2,6 per cento. Per lo meno è strano nei
momenti di crisi, poiché l'avversione al rischio di solito spinge gli
investitori nel "porto sicuro" dei titoli di Stato. Così è stato da
oltre un anno. Ma nelle ultime cinque sedute la tendenza s'è
invertita:l'S&P ha perso il 3% e il decennale Usa ha guadagnato 40
centesimi. Colpa di Tim Geithner, ha spiegato qualcuno, visto
che il probabile segretario al Tesoro americano ha accusato la Cina di manipolare il cambio con il dollaro. E siccome la Cina è tra i maggiori detentori del debito Usa, c'è il rischio che la
Banca del Popolo cinese si metta a vendere Treasury. Spiegazione plausibile, se
non fosse che anche i rendimenti dell'area euro sono saliti: 20 centesimi per i
Bund e 43 per i Btp. Così bisogna trovare altre giustificazioni. Forse
quella che, con tutti i salvataggi bancari, il debito dei Paesi sovrani rischia
di esplodere e i titoli di Stato non sono poi così sicuri. (W.R.)
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-01-23 - pag: 11 autore: Pechino. Sei morti e 300mila
bambini contaminati Due condanne a morte per il latte alla melamina SHANGHAI.
Dal nostro corrispondente Due condanne a morte e due ergastoli. La Cina usa il pugno duro contro i responsabili della scandalo del latte
alla melamina che, lo scorso autunno, aveva causato la morte di sei neonati e
l'avvelenamento di altri 300mila bambini in tutto il Paese. La sentenza è stata
emessa ieri mattina da un tribunale di Shijiazhuang, la capitale della
provincia di Hebei, a Sud di Pechino, dove è stata orchestrata la frode
alimentare. Nonostante la richiesta di perdono lanciata qualche settimana fa
dagli accusati, i giudici non hanno avuto pietà. E hanno condannato alla pena
capitale Zhang Yujun e Geng Jinping, le due persone che hanno materialmente
messo in atto la contraffazione. Dall'ottobre del 2007 all'agosto del 2008,
Zhang e Geng hanno prodotto oltre mille tonnellate di proteine in polvere
contenenti melamina, che hanno poi rivenduto ai grossisti di latte dell'Hebei
realizzando notevoli guadagni. In certi casi, la carica tossica del prodotto
finale è stata aumentata attraverso l'aggiunta di ulteriore melamina da parte
degli stessi grossisti. Il latte veniva trattato con la melamina - un composto
azotato tossico - perché raggiungesse il contenuto proteico minimo richiesto
dalla legge. Ventuno gli imputati e almeno venti le società coinvolte nello
scandalo. Tra gli acquirenti (consapevoli della frode) del latte alla melamina
figurava anche la Sanlu, una delle principali aziende casearie cinesi. Per
questo motivo, Tian Wenhua, una signora di sessantasei anni all'epoca dei fatti
presidente della Sanlu, è stata condannata all'ergastolo insieme a un altro
imputato. Un'altra ventina di persone coinvolte a diverso titolo nella vicenda sono
state condannate a pene minori. La Sanlu dovrà pagare una multa pari a 5,6
milioni di euro. Dopo lo scandalo il Governo ha fatto sapere di aver
«introdotto regole più severe» e di aver preso «molte altre misure per
rafforzare i controlli» di tutto il comparto alimentare. Lo scandalo del latte
alla melamina è esploso in settembre dopo una denuncia della Fonterra, impresa
neozelandese socia della Sanlu. Il Governo di Pechinoè stato accusato di aver
imposto il silenzio sulla vicenda e di aver agito in ritardo per evitare
problemi durante le Olimpiadi dello scorso agosto. Come accaduto altre volte in
passato in casi di alta corruzione, Pechino, con la sentenza di Shijiazhuang,
manda un messaggio chiaro al Paese: il Governo che non è mai stato disposto a tollerare
chi ruba dalle casse dell'Erario,sarà intransigente anche con chi mette a
rischio la salute e l'ordine pubblico. Tanto più oggi che, di fronte alla crisi
economica, il Paese deve già fronteggiare l'emergenza sociale della
disoccupazione. L.Vin. PENE ESEMPLARI Al patibolo il produttore e il
distributore dell'alimento contraffatto, ergastolo per Tian Wenhua, ex
presidente del colosso alimentare Sanlu
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-01-23 - pag: 11 autore: La crisi in Asia. L'anno
scorso il Pil è salito «solo» del 9%- Sul dato pesa l'ultimo trimestre: 6,8% Per la Cina crescita a una cifra Governo in difficoltà nel gestire
occupazione e tensioni sociali Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro
corrispondente Nel quarto trimestre del 2008, il prodotto interno lordo della Cina ha registrato un incremento del 6,8% rispetto allo stesso
periodo dell'anno precedente. Lo ha annunciato ieri l'Ufficio statistico
di Pechino, precisando che con la performance congiun-turale dell'ultimo
trimestre, il tasso di crescita dell'intero 2008 si attesta al 9 per cento.
Qualsiasi Paese al mondo, soprattutto di questi tempi, farebbe i salti di
gioia. Ma la Cina, Paese dei grandi numeri, ha bisogno
di grandi numeri per proseguire il processo di modernizzazione e, soprattutto
per mantenere la pace sociale. Ecco perché un tasso di crescita annuale ridimensionato
a una sola cifra (non accadeva dal 2001) è una circostanza che aumenta
lepreoccupazioni della nomenklatura pechinese. Ma il problema non è il 9% del
2008. Il problema è quel 6,8% registrato nell'ultimo scorcio dell'anno,che
offre una fosca proiezione su come andrà il
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-01-23 - pag: 14 autore: ... CONTRAZIONE DELL'EXPORT Asia,
il grande gelo D a ll'Asia, giorno dopo giorno, arrivano i numeri delle vittime
della grande gelata dell'export e della conseguente contrazione della crescita
di Paesi che, solo pochi mesi fa, erano il motore a pieni giri dell'area più
dinamica del mondo. Ieri è stato il turno di Cina, Giappone e Corea del Sud. Il brusco calo della domanda estera,
causa recessione mondiale, non poteva non avere impatto dirompente su economie
la cui produzione dipende fino al 40% dal settore manifatturiero, come nel caso
cinese e di altri grandi esportatori asiatici.Per avere un'idea, il
triplo rispetto all'attuale 13% degli Usa e molto più anche del picco del 28%
registrato dagli stessi Stati Uniti nel 1953. Ora c'è solo da augurarsi che le
misure di sostegno alla domanda interna, varate a tempo di record in quasi
tutta l'Asia, producano nel tempo più breve benefici effetti per il rilancio
dei commerci mondiali. A partire dalla Cina. Perché,
se si ferma definitivamente la locomotiva Asia, nessuno oggi può prevedere quanto
durerà la grande gelata globale. E quanto il protezionismo tornerà a farla da
padrone.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-01-23 - pag: 21 autore: Dogana di Gioia Tauro, la
malavita alza il tiro Roberto Galullo REGGIO CALABRIA. Dal nostro inviato
Dell'agguato rimangono i fori nella portiera della sua macchina,sequestrata
dall'Autorità giudiziaria. Fernando (omettiamo, per rispetto, il cognome),
addetto al servizio repressione frodi della Dogana di Gioia Tauro, il 23
dicembre stava lasciando il porto sotto l'occhio vigile delle telecamere che
hanno ripreso la gragnuola di proiettili che l'ha investita. Il funzionario,
illeso, è andato in ferie, mentre la Procura di Palmi indaga sull'attentato che
non doveva uccidere ma lasciare il primo, visibile avvertimento. Del secondo
avvertimento si è avuto notizia ieri dalla stessa Agenzia delle Dogane che –
come è accaduto con il primo incidente –ha condannato l'intimidazione rivolta a
un altro funzionario dell'Ufficio antifrode dell'area portuale calabrese.
Proiettili in busta chiusa e un esplicito riferimento al primo attentato. E a
questo punto, ieri, è scattata anche la solidarietà del sottosegretario alle
Finanze, con delega alle Dogane, Alberto Giorgietti. Una coincidenza è una
coincidenza – diceva Agatha Christie – due coincidenze sono un indizio, tre
assomigliano a una prova. Per l'Agenzia delle Dogane, però, c'è già la prova
che le attività di prevenzione e repressione degli uffici doganali, contro i
traffici illeciti, danno fastidio. Del resto il Porto di Gioia Tauro,con 3,2
milioni di teu movimentati ogni anno, è un boccone prelibato per le cosche, che
non concepiscono di perdere il controllo – anche con complicità interne più
volte svelate dalle indagini – sul narcotraffico, merce contraffatta e ogni
sorta di contrabbando, ripreso in grande stile. «Il clima nell'Ufficio dogane
di Gioia – ricorda Vincenzo Patricelli, coordinatore di Flp Finanze, che per
primo ha acceso i riflettori sulla vicenda – è cambiato da un po' di tempo,
grazie al direttore Damiano Sposato. Per anni sono state troppe le chiacchiere
che giravano su alcuni funzionari, poi trasferiti. Spero che l'opera di pulizia
sia terminata. Questo opera di rinnovamento dà fastidio alla criminalità
organizzata». La sensazione, non solo di Patricelli, è che le 'ndrine – a
partire dalle famiglie Molè e Piromalli, vive e vegete nonostante i duri colpi
subiti dalla magistratura e dalle forze dell'ordine – abbiano perso alcuni
punti di riferimento in uno snodo vitale. Nel triennio 2006-
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
SYSTEM data: 2009-01-23 - pag: 34 autore: Wti BREVI Dai mercati MINERARIE Da
Vale più nickel ma meno ferro La mineraria brasiliana Vale l'anno scorso ha
visto calare dello 0,5% l'output di minerale di ferro, a 301,7 milioni di
tonn., manel 4Ú trimestre la flessione è del 21%. Nel 2008 è stata record la
produzione di nickel (oltre 275mila tonn., +11,1%) e anche quella di bauxite,
allumina, rame, carbone, cobalto, oro e palladio. FERTILIZZANTI La canadese
Potash raddoppia gli utili Potash, gruppo canadese leader per capitalizzazione
tra i big dei fertilizzanti, nel 4Útrimestre haottenuto utili netti per 788
milioni di $, contro 376,8 mln nello stesso periodo 2007. Le vendite
(principalmente di sali di potassio) sono salite del 31%, a 1,87 miliardi di $.
FIBRE In discesa le semine di cotone in Cina La crisi del tessile colpisce anche gli agricoltori cinesi,
intenzionati a ridurre del 21% , a 4,7 milioni di ettari, l'area seminata a
cotone. La locale Associazione cotoniera lamenta chei costi sono in salita
mentre i prezzi calano: a New York il future sulla fibra ha perso il 28% in un
anno.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-01-23 - pag: 34 autore: Siderurgia. Nel 2008 la
produzione totale cala dell'1,2% - L'Italia cede il 3,4% Acciaio, la prima
frenata dal 1998 Luca Davi Un comparto che, come un'auto da corsa senza più benzina,
sta perdendo lo slancio accumulato negli anni precedenti. Ecco il mercato
dell'acciaio nel 2008. Un mercato che, complice la crisi della domanda che sta
attanagliando i colossi siderurgici mondiali, ha perso l'1,2% dell'output
rispetto all'anno precedente ed è passato così da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-01-23 - pag: 34 autore: Petrolio. I buoni margini di
raffinazione non escludono la necessità di nuovi tagli L'Opec fa i conti con la
crisi Negli Usa aumentano le scorte e rallentano le lavorazioni Stefano Dotti
jr ROMA La crisi non colpisce solo il sistema finanziario e industriale. Anche
l'Opec deve fare i conti con la terribile congiuntura economica. E li deve fare
non solo in termini di produzione di petrolio, che probabilmente dovrà ancora
essere tagliata nella riunione di marzo, ma deve soprattutto adeguare mentalità
e aspettative alle mutate condizioni. Solo alla fine dell'estate, i 100 dollari
al barile venivano definiti il "giusto prezzo", 70 $ assolutamente
inadeguati e insufficienti per gestire i budget già definiti per il 2009. Ora
anche i "falchi" venezuelani vogliono conformare l'offerta alla
domanda. Nel momento in cui il Brent si sta stabilizzando fra 40 e 50
$/bbl,chiedono l'aiuto dei produttori non- Opec, temendo che la frenata dei
consumi non sia gestibile dai soli produttori del Cartello. Soprattutto si
rendono conto che sono necessari prezzi bassi dell'energia per rivitalizzare i
consumi, aiutare l'economia e mantenere la competitività rispetto alle fonti
alternative, che nei momenti dei 147 $, la scorsa estate, hanno ricevuto enorme
impulso e sono ancora al centro dei piani dell'Amministrazione Obama. Il
cammino rimane quindi lungo e faticoso. Sicuramente il sistema bancario
gravemente ferito e le nuove regole che si impongono nella gestione dei mercati
a termine dell'energia non forniranno supporto finanziario per una speculazione
che in maniera così massiccia ha influenzato fino a ieri la salita dei prezzi.
Nell'immediato, l'istantanea del mercato mostra margini di lavorazione floridi,
differenziali in forte ascesa e una domanda che si può definire buona rispetto
all'offerta. Come si era scritto la scorsa settimana, oltre ai tagli Opec, una
parte dell'offerta è "nascosta" dagli stoccaggi (a terra e
galleggianti) suggeriti dal forte contango ( cioè da prezzi per consegna futura
più alti rispetto allo spot). E nelle ultime settimane si sono registrati forti
acquisti per le scorte strategiche di Usa e Cina. Anche il quadro per le qualità sweet (a basso tenore di zolfo)
si è modificato radicalmente: Forties è oramai in sconto di "soli" 20
cents rispetto al Brent, e Gullfaks vanta un premio di 4 $/bbl. Ieri pomeriggio
però l'ordine di Bp e Koch di rilasciare 3 superpetroliere Vlcc di stoccaggio
galleggiante potrebbe mettere sul mercato 12 carichi di Forties, con
immaginabili conseguenze. Per il sour ( con grado dizolfo più elevato), la
rivalutazione del riferimento Brent dated penalizza l'Ural, sceso a 1,20 $/bbl
di sconto. Il quadro va mitigato nel medio periodo con le manutenzioni
primaverili, con il rilascio, prima o poi, delle quantità stoccate e
soprattutto con la misura istantanea dei consumi, che potrebbe riservare ancora
sorprese. Per ricordarcelo, sono venute ieri sera le statistiche settimanali
Usa: per il Dipartimento dell'Energia le scorte di greggio sono salite di 6,1
milioni di barili, quelle di benzina di 6,5 e i distillati di 0,8 milioni. Ma
soprattutto rallentano ancora le lavorazioni, solo l'83% della capacità. E sale
il greggio Wti stoccato a Cushing, al record di 33,2 milioni di barili,
anticamera di una nuova flessione del Wti. Al Nymex il future per consegna
marzo ha chiuso stabile a 43,67$/bbl, mentre il Brent a Londra ha recuperato
qualcosa, terminando a 45,79 dollari.
( da "Repubblica, La" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 16 - Esteri Cina, a morte i produttori del latte contaminato Due condanne
capitali e due ergastoli: avevano perso la vita sei bambini GIAMPAOLO CADALANU
Due condanne capitali, almeno un ergastolo, una lunga serie di condanne al
carcere: la giustizia cinese ha voluto chiudere con mano pesante il caso del
latte adulterato alla melamina. Bisognava dare un segnale esplicito dopo
la morte per blocco renale di sei bambini (ma forse di più) e dopo che altri
trecentomila si sono ammalati dopo aver bevuto l´alimento contraffatto
dell´azienda Sanlu. A subire la pena più severa sarà Zhang Yujun, produttore
della micidiale sostanza, che veniva aggiunta al latte per far risultare un
altissimo contenuto proteico. L´altro condannato a morte è Geng Jinping, che
aveva venduto alla Sanlu latte già adulterato. C´è poi un terzo manager la cui
condanna al patibolo è stata sospesa e con tutta probabilità verrà commutata in
carcere a vita, così come all´ergastolo è stata condannata Tian Wenhua,
imprenditrice ed ex-presidente della Sanlu. Condanne palesemente "esemplari",
che si affiancano ad altre minori per i manager meno coinvolti. La colpa è
«aver messo a repentaglio la sicurezza pubblica». Ma quello che nelle sentenze
non si legge è che lo scandalo ha scosso nel profondo i meccanismi del
commercio alimentare, colonna dell´export cinese. Il 2008 sarà ricordato come
annus orribilis per i produttori, visto che per la prima volta, dopo le notizie
sul latte contaminato, il valore delle esportazioni è crollato dell´11 per
cento. E palesemente Pechino ha preteso massima severità, poiché non è disposta
in questa fase a rimettere in discussione l´impostazione produttiva del Paese.
Meno importante, nonostante tutto, appare l´esigenza di accontentare l´opinione
pubblica interna, pur molto sollecitata dallo scandalo. è vero che le famiglie
dei bambini ammalati hanno rifiutato in massa il risarcimento della Sanlu.
Anche se le cure per i danni renali, non coperte dal sistema sanitario
nazionale, sono molto costose, ma alla fine una sola famiglia ha accettato di
ritirare la denuncia in cambio dell´indennizzo proposto, circa 22 mila euro.
«Una morte per una morte!», gridava davanti al Palazzo di giustizia la nonna di
una bimba uccisa dalla metilamina. Per di più il governo cinese ha allestito un
piano di risarcimenti, ma la Sanlu è finita in bancarotta e i pagamenti sono a
rischio. Nessun familiare dei bambini colpiti ha potuto assistere al
dibattimento nel tribunale di Shijiazhuang, né tanto meno testimoniare. «Ci
hanno lasciato fuori, al freddo. E quando i media sono venuti a intervistarci,
la polizia li ha spinti via», ha raccontato ad Al Jazeera Li Jing Lin, legale
delle vittime.
( da "Repubblica, La" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 22 - Economia
La crisi si abbatte sull´Asia il Pil cinese frena al 6,8% Tokyo, export a
picco. Usa: Pechino manipola lo yuan Il Tesoro americano: la
Cina prenda misure più drastiche per l´economia Prime proteste e
rivolte nelle aree dove ci sono stati i maggiori licenziamenti FEDERICO RAMPINI
dal nostro corrispondente PECHINO - Una frenata brutale dimezza la crescita
cinese. Nell´ultimo trimestre del 2008 l´aumento del Pil nella Repubblica
Popolare è stato del 6,8%, un risultato molto inferiore alle attese e in
pesante perdita di velocità sull´anno precedente. E proprio mentre la caduta
delle esportazioni colpisce duramente la Cina,
l´Amministrazione Obama apre un delicato contenzioso con Pechino sul commercio
bilaterale. Il neosegretario al Tesoro Timothy Geithner, nel giorno stesso in
cui la sua nomina è stata confermata al Senato di Washington, ha lanciato un
duro avvertimento alla superpotenza asiatica. «Il presidente Obama - ha dichiarato
Geithner - sulla base delle conclusioni di un ampio fronte di esperti, ritiene
che la Cina sta manipolando la sua moneta». L´accusa
non è nuova e ha solide basi. Lo yuan cinese (o renminbi) non è pienamente
convertibile. La sua parità di cambio con le altre monete è pilotata dalla
banca centrale di Pechino anziché essere lasciata alle forze della domanda e
dell´offerta. Da tempo i governi e gli esperti occidentali ritengono che lo
yuan sarebbe più forte se il suo valore fosse stabilito dal mercato. Un tasso
di cambio artificialmente basso contribuisce a rendere più competitive le
esportazioni made in China, abbassandone i prezzi espressi in dollari o in
euro. E´ la prima volta però che quest´accusa viene rivolta in modo esplicito
da un segretario del Tesoro in carica a Washington. L´uso di quella
terminologia - "manipolazione del cambio" - apre infatti la
possibilità di ritorsioni protezioniste, dazi doganali o contingenti contro il
made in China. Da tempo il Congresso Usa ha tentato di varare misure difensive
per ridurre l´immenso deficit commerciale con la Cina,
chiedendo al Tesoro di accertare che vi è concorrenza sleale attraverso la
manipolazione competitiva del cambio. Tutti i predecessori di Geithner sotto
l´Amministrazione Bush - Paul O´Neill, John Snow, Henry Paulson - si erano
sempre rifiutati di pronunciare le parole "manipolazione del cambio",
per scongiurare un braccio di ferro commerciale. Ora si avverano i timori che i
leader cinesi avevano durante la campagna elettorale: un presidente democratico,
vicino ai sindacati e ai settori industriali più colpiti dalla concorrenza
cinese, sarà un interlocutore molto più duro. Per adesso tuttavia Geithner ha
voluto precisare che la priorità non sono le ritorsioni contro il made in
China. Le accuse sul cambio devono servire a mettere sotto pressione il governo
di Wen Jiabao, perché la Repubblica Popolare aumenti i suoi consumi interni e
le sue importazioni, aiutando così l´America a uscire dalla crisi. «L´obiettivo
immediato - ha detto il segretario al Tesoro - è convincere la Cina a prender misure più aggressive di sostegno alla
crescita». Che sia necessario un robusto sostegno alla ripresa cinese, lo hanno
dimostrato con evidenza ieri gli stessi dati diffusi dall´Ufficio nazionale
statistico di Pechino. L´aumento del Pil del 6,8% nel quarto trimestre del 2008
riduce a metà la velocità di crescita rispetto all´anno precedente, quando il
Pil era aumentato del 13%. Il rallentamento è repentino. Per l´intero 2008 il
tasso di crescita si attesta al 9%. E´ la prima volta che scende sotto le due
cifre dal 2002. E´ realistico che quest´anno il tasso di crescita possa calare
sotto il 7%, una soglia che il governo considera critica per la stabilità
sociale. Negli ultimi decenni il mercato del lavoro cinese ha dovuto assorbire
in media 15 milioni di contadini emigrati ogni anno dalle campagne per trovare
lavoro nelle fabbriche, più 6 milioni di giovani che annualmente concludono gli
studi con un diploma o una laurea. Un elevato ritmo di crescita è
indispensabile per assorbire una forza lavoro di queste dimensioni. Il calo
dell´export negli ultimi mesi ha già provocato licenziamenti di massa. Le zone
dove la crisi è più acuta, come la regione industrializzata del Guangdong, sono
il teatro di proteste e rivolte violente. La situazione potrebbe precipitare
ulteriormente dopo la fine delle vacanze del Capodanno lunare (ai primi di
febbraio), quando molti lavoratori migranti tornando in città troveranno le
fabbriche chiuse per bancarotta. Il governo cinese ha annunciato quattro mesi
fa una prima manovra di investimenti statali da 580 miliardi per rilanciare la
crescita. Ieri è stato pubblicizzato un altro piano di spese sociali, 120
miliardi di dollari per allargare l´assistenza sanitaria all´intera
popolazione. Intanto il premier Wen Jiabao è di partenza per una tournée in
Europa. Interverrà al World Economic Forum di Davos per convincere i partner
occidentali che Pechino fa la sua parte nel rilancio della crescita mondiale.
Le difficoltà cinesi affondano tutte le economie dell´Estremo Oriente. Il
Giappone ha subìto un crollo storico delle sue esportazioni: meno 35% a
dicembre, dopo una perdita del 26% a novembre. In Corea del Sud il Pil ha perso
il 5,6% nell´ultimo trimestre del 2008. Anche a Singapore ormai è recessione,
con il Pil che potrebbe scendere del 5% quest´anno.
( da "AmericaOggi Online" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Casa Bianca. Obama:
no alla tortura e alle prigioni segrete di Cristiano Del Riccio 23-01-2009
WASHINGTON. Guantanamo chiusa entro un anno. Stop ai processi militari. Niente
metodi d'interrogatorio che assomiglino a torture e niente più prigioni segrete
della Cia. Riesame della posizione di tutti i detenuti della guerra al
terrorismo, ma con il Pentagono non più protagonista. E' la raffica di
decisioni con cui Barack Obama, al secondo giorno pieno di lavoro come
presidente degli Stati Uniti, ha cominciato a prendere a colpi di piccone
l'eredità di George W.Bush. "Rispetteremo la regola che dice che noi non
torturiamo", ha detto Obama nello Studio Ovale, firmando tre ordini
esecutivi che rappresentano una svolta nella lotta al terrorismo dell' America.
"Intendiamo vincere questa battaglia - ha detto Obama - ma la vinceremo
con i nostri mezzi". Cioé nel rispetto della Costituzione, dei vincoli
imposti dalla Convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra e su valori e
ideali "che risalgono all'epoca dei nostri padri fondatori". Per il
nuovo presidente è stato il momento di mantenere, con la massima enfasi, la
promessa elettorale di chiudere la pagina delle misure eccezionali per la lotta
al terrorismo aperta dalla Casa Bianca di Bush dopo l'11 settembre 2001. Circondato
da un gruppo di militari in pensione che per anni si sono battuti contro i
metodi duri d'interrogatorio, Obama ha messo la firma su tre documenti di poche
pagine ciascuno che aprono un nuovo capitolo nella guerra al terrorismo. La
prigione di Guantanamo dovrà essere chiusa non oltre il 22 gennaio 2010 e nel
frattempo una task force si metterà lavoro per studiare le alternative e
rivedere, una per una, le posizioni dei circa 250 detenuti che vi si trovano
tuttora. Un passo significativo è stata la decisione di Obama di affidare la
guida della task force al ministro della Giustizia, togliendo così ai militari
del Pentagono il controllo che hanno avuto in questi anni sul programma di
detenzione. Un compito importante, nel gruppo di lavoro, l'avrà il nuovo
segretario di Stato Hillary Clinton, alla quale il presidente ha ordinato di
"avviare rapidamente negoziati e sforzi diplomatici con governi
stranieri" per individuare paesi disponibili a ospitare detenuti che oggi
si trovano nella base militare a Cuba. Fonti dell'amministrazione Obama hanno
ribadito che gli Usa continueranno a opporsi, in ogni caso, alla richiesta di
Pechino di avere indietro una quindicina di detenuti cinesi musulmani di etnia
uigura che si trovano a Guantanamo, che Washington ritiene
a rischio di persecuzioni in Cina. Sempre il ministro della
Giustizia, Eric Holder, sarà il responsabile di una revisione dei metodi
d'interrogatorio d'ora in poi ammessi per l'antiterrorismo. Uno degli ordini
esecutivi firmati da Obama è categorico in questo senso nel disporre che il
punto di riferimento sia ora per tutti lo U.S.Army Field Manual', il
manuale dell'Esercito messo a punto dopo lo scandalo di Abu Ghraib che tiene
conto tra l'altro dei limiti previsti dalle leggi internazionali. Il presidente
ha cancellato con un colpo di penna un ordine esecutivo di Bush del 20 luglio
2007, che aveva permesso alla Cia di aggirare i limiti previsti dal manuale
dell'esercito e ha ordinato all'agenzia di intelligence di ritenere decadute
tutte le direttive ricevute tra l'11 settembre 2001 e il 20 gennaio 2009 che
siano "in contrasto con questo ordine". Obama ha indicato
esplicitamente che la Cia deve chiudere centri di detenzione clandestina, se
ancora ne ha in giro per il mondo. Metodi di interrogatorio come il
waterboarding' (annegamento simulato), peraltro già abbandonati, non saranno
più ammissibili. "Ci adegueremo a tutte le sue indicazioni", ha detto
il direttore della Cia, Michael Hayden, che sta per lasciare il posto a Leon
Panetta. Ma gli ordini esecutivi aprono un cammino, piuttosto che concluderlo.
Il capo del Pentagono, Robert Gates, ha ribadito che sarà "una sfida"
trovare alternative alle detenzioni a Guantanamo. Sui metodi di interrogatorio
resta la necessità, ribadita dal presidente, di garantire alla Cia e all'Fbi di
poter agire in modo efficace e proteggere il paese, senza violare il diritto
internazionale. Ed è tutto aperto il capitolo della scelta su quali procedure
giudiziarie seguire per processare personaggi come Khalid Sheikh Mohammed, lo stratega
reo confesso dell'11 settembre, ora che i processi militari sono sospesi.
( da "AmericaOggi Online" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
Tragedia a
Chinatown. Veicolo sale sul marciapiede e uccide due bimbi 23-01-2009 Due
bambini sono stati ieri investiti e uccisi da un furgone e
un terzo è rimasto ferito gravemente nella Cina town di Manhattan.
E' accaduto intorno alle 11 del mattino sulla strada East Broadway. La
scolaresca aveva appena lasciato la biblioteca e si stava recando al
"Daycare Center" di Market Street. Secondo le informazioni apprese
dalla polizia , Hayley di 4 anni, residente a Manhattan, è morto sul colpo.
Diego Martinez, di 3 anni, anche lui di Manhattan è morto successivamente in
ospedale. Diverse sono le versioni del racconto sull'incidente. Secondo alcuni,
l'autista pare abbia lasciato il furgone acceso e incustodito e questo si
sarebbe mosso investendo I due piccoli. Un'altra ipotesi, quella più
accreditata, è che il veicolo abbia fatto retromarcia senza badare troppo ai
pedoni Al Bellevue Hospital sono stati ricoverati anche altri 14 bambini che
hanno subito lesioni minori.. All'uscita da scuola nel pomeriggio, i genitori
dei bambini non coinvolti nella tragedia e gli insegnanti sono rimasti
scioccati per quanto accaduto. La giornata che era iniziata con una breve gita
in biblioteca ad ascoltare la lettura di una fiaba, si è tramutata in tragedia
sotto gli occhi di tutti in un quartiere della città noto per essere molto
trafficato e pericoloso per i pedoni. L'autista del furgone è ora sotto
interrogatorio dalla polizia. La scena dell'incidente è rimasta ieri per diverse
ore affollata da ambulanze e altri veicoli d'emergenza. Il presidente del
Borough di Manhattan, Scott Stringer ha detto che l'area è sempre congestionata
a causa del traffico di tir e furgoni, e la cosa destava preoccupazione già da
diversi mesi. Nella stessa area il prossimo lunedì sono in programma i
festeggiamenti per il Capodanno cinese.
( da "Avvenire" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 23-01-
( da "Avvenire" del 23-01-2009)
Argomenti: Cina
ECONOMIA 23-01-2009
il primato Guidiamo la graduatoria delle aziende «etiche» staccando di gran
lunga le altre nazioni europee. Nel determinare i numeri italiani a pesare è
almeno in parte l'azione di Regioni o Comuni che hanno inserito il requisito
della certificazione nei criteri d'aggiudicazione degli appalti ETICA E
PROFITTO Imprese responsabili, Italia davanti a tutti Un podio «certificato» DI
ANDREA DI TURI I talia davanti a tutti, e di gran lunga. Addirittura doppiati,
anzi triplati, giganti come India e Cina. Dietro, a distanze siderali, i Paesi europei coi quali ci
confrontiamo. In cosa deteniamo questo primato? Nella certificazione sociale
delle imprese, la Sa8000, lo standard internazionale introdotto poco più di
dieci anni fa (vedi box) e ormai affermatosi come riferimento per le imprese
che intendono essere riconosciute come socialmente responsabili.
Imprese, cioè, che adottano una gestione attenta e rispettosa dei diritti dei
lavoratori, dei diritti umani, della tutela dei minori, della salute e
sicurezza negli ambienti di lavoro. Che hanno come obiettivo non solo fare
profitto, legittimamente, ma anche il modo con cui il profitto si consegue. Non
siamo soliti celebrare in Italia le nostre eccellenze, ma in questo caso è la
stessa forza dei numeri che quasi impone di farlo. Gli ultimi dati resi noti
dal Social accountability international, l'ente che definisce lo standard
Sa8000, dicono che le certificazioni sociali ottenute in Italia sono ben oltre
le 800, il 46% di quelle mondiali. India e Cina
insieme non arrivano ai due terzi delle certificazioni italiane. Se poi si
vuole restare in Europa, il primo Paese dopo l'Italia è la Spagna, che però
registra solamente 20 certificazioni sociali, quaranta volte meno che da noi.
Quali posso essere le ragioni di questa superiorità italiana? «Non esiste una spiegazione
teorica dice l'ingegner Luca Valli, direttore del Cise, azienda speciale della
Camera di commercio di Forlì accreditata come certificatore Sa8000, che ha
seguito oltre 200 organizzazioni anche perché i numeri sono ancora troppo
bassi». In effetti le imprese certificate nel mondo sono meno di 1.800 e i
lavoratori interessati non arrivano a 1 milione, di cui 150mila in Italia. Nel
determinare i numeri italiani a pesare è almeno in parte «l'azione di soggetti
pubblici spiega Valli come le Regioni o i Comuni che hanno avviato politiche
d'incentivazione, ad esempio inserendo il requisito della certificazione Sa8000
nei criteri d'aggiudicazione degli appalti. Ma anche soggetti para-pubblici
come le Asl, nei cui bandi la Sa8000 figura come requisito». Una larga fetta
delle imprese italiane certificate sono appunto cooperative sociali, che
proprio con gli enti pubblici lavorano prevalentemente. Un altro settore che
mostra interesse per la Sa8000 è il trasporto pubblico, poi i servizi, le
società di consulenza. All'interno del panorama nazionale a detenere la
leadership è la Regione Toscana, con quasi 300 imprese certificate, una
Commisione etica regionale avviata nel 2003 e un progetto operativo dal 2001,
Fabrica ethica, che ha mietuto successi a livello europeo. «Dal 2002, i bandi
per i contributi diretti agli investimenti delle imprese dice Giuseppina De
Lorenzo, settore Politiche per l'innovazione e il trasferimento tecnologico
della Regione Toscana, responsabile dell'area per la responsabilità sociale d'impresa
prevedono punteggi più alti in graduatoria per le imprese certificate Sa8000 e
per quelle che pubblicano il bilancio sociale». E i riscontri che arrivano
dalle imprese dicono che «l'aver ottenuto la certificazione sottolinea De
Lorenzo ha impattato positivamente sugli ambienti di lavoro, il clima
aziendale, la motivazione». Dato che la Sa8000 riguarda soprattutto i diritti
del lavoro, il pensiero corre alle organizzazioni sindacali, che però non
sempre o in modo coordinato sono sembrate mostrare attenzione ai temi della
responsabilità sociale. Ma ci sono anche voci come quella di Giuseppe Gallo,
segretario nazionale di Fiba-Cisl (sindacato del settore credito e
assicurazioni), che da anni combatte sul fronte della responsabilità sociale:
«Tutto ciò che misura in modo indipendente e autorevole dice Gallo il grado di
equità, di giustizia sociale nel mondo del lavoro è per noi uno stimolo
importante ». Nel nostro Paese il 46% dei riconoscimenti «Sa8000» che accertano
una gestione rispettosa dei lavoratori, dei diritti umani, della tutela dei
minori e della salute negli ambienti di lavoro
( da "AprileOnline.info" del 23-01-2009)
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Ciao Mara , 23 gennaio
2009, 16:20 Lutto I vecchi amici, compagni del Manifesto e del Pdup, si
stringono a Lucio Magri nel dolore per l'immatura e ingiusta perdita di Mara
Delfina Bonada, Luca Cafiero, Luciana Castellina, Marcello
Cini, Famiano Crucianelli, Sandro del Fattore, Francesco Forgione, Aldo Garzia,
Filippo Maone, Nicola Manca, Danielle Mazzonis, Roberto Musacchio, Daniela
Reggiani, Valentino Parlato, Luciano Pettinari, Rossana Rossanda, Paola
Scarnati, Gino Scicchitano, Massimo Serafini, Marina Turi, Carla Ronga,
Vincenzo Vita
( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)
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Pagina
1 - Prima Pagina SE ROMPONO CINA E USA PECHINO L´Amministrazione Obama
esordisce attaccando la Cina, e in un lampo
i mercati sono costretti a porsi una domanda terribile: cosa accadrebbe se
Pechino reagisse smettendo di finanziare il debito pubblico americano? SEGUE A
PAGINA 23
( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)
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Pagina 33 - Commenti
LA PROFEZIA DI GALBRAITH (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Non essendo in grado di
procedere per equazioni, teoremi o modelli matematici mi rivolgo alla storia
politico-economica, anche se John Kenneth Galbraith affermava non esservi
«campi dell´attività umana in cui la storia conta così poco come nel mondo
della finanza». Chissà, quindi, come giudicherebbe il disastro odierno quel
gigante del pensiero economico, scomparso nel 2006, all´età di 91 anni? Certo,
malgrado l´apparente scetticismo sulle virtù terapeutiche dell´esperienza
storica, egli si sforzò fino all´ultimo a riproporla ai suoi lettori, tanto che
dopo il crollo dell´ottobre 1987, quando la caduta verticale di tutte le borse
mondiali fece temere un altro ´29, scrisse un sulfureo saggio, "Breve storia
dell´euforia finanziaria" (ed. Rizzoli), nel quale, ricorrendo alla
psicologia degli speculatori, dei banchieri e del popolo degli investitori più
che alla scienza economica, tracciava un quadro impietoso delle ricorrenti
crisi. I crac � ribadì � si assomigliano tutti, da quelli del XVII secolo
scaturiti dalla folle speculazione sui bulbi dei tulipani, che travolse
l´Olanda nel 1637, via via fino alla crisi del ´29 e alle più recenti
speculazioni della nuova ingegneria finanziaria, i junk bond (titoli-spazzatura)
i leveraged buyout (acquisizioni finanziate con indebitamento) i futures
(contratti a termine su indici di borsa) i program trading che hanno sostituito
l´"intelligenza" del computer a quella umana, emettendo automatici
ordini di vendita. La ripresa, dopo il crollo del 1987 e lo sfacelo delle casse
di risparmio, consolidò la falsa idea che la nuova finanza e l´esperienza
acquisita dalle banche centrali avessero consolidato un margine di sicurezza
tale da ridurre le eventuali crisi a semplici «fasi di aggiustamento». Questa
non era l´opinione di Galbraith e di altri economisti, Appunto Galbraith,
concludendo il su ricordato saggio, scrive: «Quando avverrà il nuovo grande
episodio speculativo, e in quale campo si manifesterà: immobili, mercato mobiliare,
arte, automobili antiche? A queste domande non vi è risposta; nessuno la sa. E
chiunque pretenda di darla non sa di non sapere. Ma una cosa è certa: ci sarà
un altro di questi episodi e altri ancora. Gli sciocchi presto o tardi vengono
separati dal loro denaro». Una previsione che non deriva da un pessimismo
epocale ma da un giudizio critico sul ripetersi impressionante di
caratteristiche fondamentali presenti in tutte le crisi: «Il mondo della
finanza continua, instancabile, ad acclamare l´invenzione della ruota, spesso
in una versione un po´ più instabile. Ogni innovazione finanziaria implica la
creazione di debito... In tutte le crisi vi è del debito che, in un modo o
nell´altro, diventa pericolosamente sproporzionato ai mezzi di pagamento
esistenti». Non mi sembra vi siano dubbi che anche questa volta la crisi,
originata nel settore dei mutui immobiliari, concessi senza garanzie e poi
trasformati in titoli rifilati ai risparmiatori ignari, grazie a promesse di
rendimento inconsistenti, presenti, pari pari, caratteristiche analoghe a tutti
i casi precedenti. Inoltre, se su di essa si è innestato con generale angoscia
quel credit crunch (crollo del credito) che ha destabilizzato le banche, la
ragione sta nel fatto che la diffidenza reciproca non era immotivata. Tutti i
manager sapevano che, con la scusa di ripartire il rischio, ognuno di loro
aveva infilato mondezza travestita nei tanti fondi, obbligazioni, certificati e
altra carta più o meno sporca, che avevano allegramente scambiato, venduto,
depositato or qui or là, fino al giorno precedente. Tanto da non arrivare più
ad averne un quadro preciso. Così (cito dal blog dell´economista Michele
Boldrin dell´Università St. Louis del Missouri) «nessuno vuol dar prestiti a
nessuno, per paura di fallimenti. Poiché nessuno fa prestiti a nessuno e tutti
capiscono che senza prestiti l´economia non va avanti, tutti hanno cominciato,
razionalmente, a prevedere una forte recessione. Forte recessione vuol dire
disoccupazione, salari che si riducono, gente che non può più pagare i mutui,
quindi più perdite per le banche, quindi meno credito, quindi più imprese che
falliscono e più disoccupazione, eccetera... Questo spiega la caduta
vertiginosa dei valori delle azioni di tutte le imprese, anche di quelle che
con le banche, i mutui e l´edilizia non hanno niente a che fare... Un fatto
reale relativamente piccolo (-500 miliardi in valori azionari) ed una serie di
segnali credibili e pessimistici da parte delle autorità politiche e monetarie,
hanno convinto tutti a gettare al vento le aspettative ottimistiche e ad
assumere quelle super pessimistiche, portando l´economia su un nuovo sentiero
di equilibrio, un sentiero da depressione». Mi permetto di suggerire qualche
altra riflessione di carattere politico più generale sul perché questa volta
abbia fatto presa la paura del ´29 anche se i dati sono assai meno catastrofici
di quelli della Grande depressione, quando il Dow Jones scese dell´85% e la
disoccupazione americana colpì il 25% della popolazione. Oggi la preoccupazione
diffusa che la situazione sia andata fuori controllo e che nessuno sia in grado
di proporre una ricetta di risanamento, genera il timore di un peggio, prossimo
venturo, dove i risparmi accumulati rischiano di andar dispersi e le speranze
delle nuove generazioni annullate per chi sa quanto tempo. In quest´epoca sta
venendo meno una certezza che da qualche decennio, almeno dal decollo della
globalizzazione, ha sostenuto anche psicologicamente i processi di sviluppo. E,
cioè, che per assicurarne il decorso, non fosse necessario un processo di
accumulazione ma bastassero grandi finanziamenti in larga misura derivanti
dagli attivi dei tanti strumenti virtuali inventati dall´ingegneria
finanziaria. Il punto di partenza può essere individuato nella decisione di
Nixon nel
( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina III - Firenze
A Venturina addio alla Cst, le grandi acciaierie chiedono la cassa
integrazione, sciopero a Eutelia perché non licenzi Fabbrica chiusa, altri
( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina V - Firenze
La crisi Le lavoratrici L´Eutelia Nella fabbrica di circuiti stampati la maggior parte dei dipendenti sono donne Fatale la concorrenza di
India e Cina Ad Arezzo corteo di dipendenti arrivati da tutta Italia per
impedire che duemila di loro perdano l´impiego Piombino, la Caporetto
dell´industria Capitola anche la Cst, in
( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XXII - Palermo
Costretta dalla nascita su di una sedia a rotelle ha vinto a Pechino nel tennis
tavolo Il bronzo della tenace Federica da Mazara al podio di Pechino "Il
mio obiettivo sono le Paraolimpiadi di Londra nel 2010 studiare, viaggiare e
una famiglia con tanti bambini" FABIO TARTAMELLA Per raccontare la storia
di una medaglia d´argento vinta alle ultime Paraolimpiadi di Pechino, si può
anche partire da una mano che cerca un´altra mano e la sfiora. Nel frattempo,
Federica Cudia spingeva la sedia a rotelle su cui è costretta da quando è nata,
scegliendo così di essere accompagnata dall´amore del suo fidanzato Antonino
("L´ho conosciuto in chat - racconta - e che paura la prima volta che sono
uscita con lui: la mamma non smetteva mai di farmi raccomandazioni"). Ma
la storia degli atleti diversamente abili è innanzitutto la storia di atleti.
Punto e basta. Senza aggiunte. E di persone che vivono le loro pulsioni in
maniera assolutamente regolare. Sarebbe quasi inutile ricordarlo: invece,
forse, non lo è. «Anche se adesso, in Italia, siamo messi abbastanza bene. Ho
girato diversi paesi e da noi la cultura del rispetto per i disabili è ben più
radicata che in altre parti del mondo». Sarà. Intanto, però, vale la pena
raccontare di questa diciannovenne di Mazara del Vallo, che ha scoperto sette
anni fa che il tennis tavolo poteva essere la strada giusta, il modo per girare
il mondo, giocare, essere orgogliosa di sé. «A Pechino, sono stata sfortunata
nel sorteggio del torneo individuale ma mi sono ampiamente rifatta nella
competizione a squadre. Che felicità salire sul podio! E con le compagne di
squadra, poi, c´è vera amicizia. In semifinale, battere la Gran Bretagna è
stato abbastanza semplice. Poi, in finale, contro le cinesi, perdere era
inevitabile». Niente distrazioni, però, in Cina. «La sera, alle undici, dovevamo essere già in camera e i
tecnici erano molto severi». Ma il tennis tavolo è una passione irresistibile.
«Solo due anni fa, in un torneo a cui ho preso parte in Giordania, ho capito di
essere competitiva a livello europeo. è stata una scoperta importante,
che ho condiviso con i miei genitori. A loro, devo molto: il loro supporto è
stato fondamentale, soprattutto per una persona che si trova nelle mie
condizioni». Dai capelli a caschetto, spunta spesso un sorriso furbo e solare.
«L´università? Per ora non ci penso, anche perché i test di ammissione alla
facoltà di servizi sociali, che avrei frequentato, erano fissati proprio
durante la mia permanenza a Pechino. è fuori di dubbio che nei prossimi anni la
mia vita sarà legata a questo sport e sono disposta a fare tutti i sacrifici
necessari per emergere il più possibile. I miei obiettivi? I prossimi
campionati Europei di Genova, i Mondiali in Corea del Sud del 2010 e,
naturalmente, le Paraolimpiadi di Londra del 2012. Lì, punterò a una medaglia
tutta mia». Emerge, lieve, la naturale fierezza. Tipica di chi pratica uno
sport individuale. Un orgoglio che non le fa distogliere lo sguardo dal
fidanzato e non sottrae i progetti per la sua vita futura, lontano dal tavolo
da gioco. «Nei miei pensieri c´è una famiglia: con diversi figli».
( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 37 - Esteri
Il caso Cifra record: sul web un miliardo di utenti WASHINGTON - Un miliardo di
persone nel mondo si incontra in rete. Secondo un rapporto
della società comScore, gli utenti regolari del web hanno tagliato questo
traguardo lo scorso dicembre, anche se altri calcoli offrono cifre più alte. In
testa ai navigatori la Cina, seguita dagli Usa. L´Italia è dodicesima.
( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 22 - Economia
Obama in pressing sul Congresso "Crisi senza precedenti, ok al piano entro
febbraio". Pechino: non manipoliamo lo yuan Tre direttrici per le misure del
governo. Le Borse partono male, poi limitano i danni ARTURO ZAMPAGLIONE NEW
YORK - Entro la metà di febbraio, cioè in tempi record, il Congresso varerà il
piano da 825 miliardi di dollari per il rilancio dell´economia americana. «A
dispetto delle divergenze che ancora esistono, siamo tutti convinti che occorra
fare presto per affrontare questa crisi che non ha precedenti», ha confermato
Barack Obama durante il primo incontro alla Casa Bianca con i leader
parlamentari democratici e repubblicani, in cui ha anche delineato una
«strategia in tre punti» per affrontare la Grande Recessione. Ma al di là delle
promesse dei due schieramenti e delle speranze di Obama, appare sempre più
chiaro che l´economia darà filo da torcere al nuovo presidente e sarà il suo vero
banco di prova. Wall Street non dà cenni di ripresa. Anzi, le notizie a raffica
sugli utili trimestrali deludenti (come alla General Electric), sui
licenziamenti in massa (Microsoft) e sui buchi nascosti nei bilanci delle
banche (Merrill Lynch-Bank of America) accentuano le preoccupazioni.
All´apertura il Dow Jones ha continuato la discesa. E anche se alla fine è
riuscito a contenere le perdite (-0,6%), ha contagiato i listini europei.
Milano è scesa del 0,48, Londra del 0,40, Francoforte del 0,96, Parigi del
0,71. A Tokyo era andata anche peggio: -3,8. Intanto, mentre il «dream team» di
Obama non ha ancora preso in mano tutte le leve del potere (la ratifica di Tim
Geithner come ministro del Tesoro avverrà la settimana prossima), affiorano
polemiche attorno al Tarp, il programma di salvataggio finanziario, e si
profilano i primi scontri a livello internazionale. «Il governo cinese non ha
mai manipolato i corsi valutari per trarne vantaggi commerciali», ha tuonato il
ministero del commercio di Pechino, rispondendo alle «critiche infondate» -
così le ha chiamate - di Geithner. Giovedì l´uomo-chiave di Obama sul fronte
economico aveva denunciato, rispondendo in forma scritta
alla domanda del senato chiamato a ratificare la sua nomina, che nei cambi
yuan-dollaro la Cina aveva tenuto un comportamento scorretto per promuovere le sue
esportazioni. E facendo capire che la nuova Casa Bianca sarebbe stata più
inflessibile di quella di George W. Bush, Geithner ha provocato una risposta
irritata dei suoi colleghi di Pechino. Le polemiche sui 700 miliardi
stanziati dal Tarp erano cominciate non appena il predecessore di Geithner al
tesoro, Henry Paulson, avviò il programma di salvataggio di banche e
finanziarie. Il Congresso aveva criticato l´assenza di controlli e l´uso spesso
discutibile dei fondi pubblici. E ieri, durante l´incontro bipartisan, Obama ha
fatto un riferimento a quel milione di dollari speso da John Thain,
l´ex-presidente della Merrill Lynch appena licenziato dalla Bank of America,
per ristrutturare il suo ufficio e il suo bagno. «L´assenza di controlli e
trasparenza non è più tollerabile», ha detto Obama, promettendo maggiore
severità. Il neopresidente ha spiegato anche che la sua manovra economica non
si baserà solo sugli investimenti alle infrastrutture e ai tagli fiscali, ma
anche su due altri capitoli - la riforma delle norme che regolano i mercati
azionari e un programma per migliorare la stabilità finanziaria. In attesa che
la Casa Bianca e il Tesoro delineino le proposte in questi settori, il Congresso
punta ad approvare il pacchetto di stimolo entro la metà di febbraio. I
repubblicani assicurano che collaboreranno, ma vogliono anche sfruttare
l´occasione a fini politici. «Nel pacchetto ci sono misure che non c´entrano
niente con l´aiuto all´occupazione, come i contributi per i sistemi di
contraccezione», ha notato con un sorriso ironico il capogruppo repubblicano
alla Camera, John Boehner, dopo l´incontro con Obama.
( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 23 - Economia Si rompe il patto tacito tra Usa e Cina timori di ritorsione sui Bond americani Geithner andrà incontro
a un boom del debito pubblico per contrastare la crisi Pechino è uno dei più
grandi investitori in titoli del Tesoro statunitense (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA)
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE federico rampini Lo spettro di una frattura nel
legame finanziario sino-americano - «Chimerica» come l´ha battezzata lo
storico dell´economia Nial Ferguson - ieri ha fatto capolino sul mercato più
liquido del pianeta, quello dove si scambiano i Buoni del Tesoro emessi a
Washington. I rischi di una tensione commerciale Usa-Cina
hanno fatto tremare i Treasury Bonds trentennali, uno dei titoli considerati
più sicuri e tradizionalmente un bene-rifugio per gli investitori. I T-Bonds
trentennali hanno subìto vendite che hanno portato a un rialzo dei rendimenti,
fino a sfiorare il 3,30% proprio giovedì sera, non appena il Senato americano
ha diffuso il testo dell´audizione del neosegretario al Tesoro Tim Geithner. Lì
figura l´accusa alla Cina di «manipolare la propria valuta».
E´ un´accusa forte, che nessun segretario al Tesoro dell´Amministrazione Bush
aveva mai voluto formulare apertamente. Può aprire la strada a ritorsioni
commerciali contro il made in China. Quello che ha spaventato i mercati, è
l´eventualità che in una escalation protezionista Pechino possa usare l´arma
finanziaria, riducendo i suoi acquisti di buoni del Tesoro americani. Con 2.000
miliardi di dollari di riserve ufficiali, la Repubblica Popolare è uno dei più
importanti investitori in T-Bonds. L´ultimo decennio di crescita dell´economia
mondiale si è retto sulla complementarietà fra Stati Uniti e Repubblica
Popolare: all´alto debito dei consumatori americani faceva da corrispettivo
l´alto risparmio delle famiglie cinesi; i disavanzi commerciali Usa che
andavano a gonfiare le riserve valutarie di Pechino venivano «riciclati»
regolarmente dai banchieri cinesi con la sottoscrizione dei titoli pubblici
americani. A sua volta la Cina aveva un tornaconto
evidente. Facendo credito agli Stati Uniti alimentava la domanda per le sue
esportazioni. Quel sistema si è parzialmente già inceppato: la recessione è il
modo fisiologico e brutale con cui l´economia americana sta riducendo al tempo
stesso consumi, importazioni e debiti delle famiglie. Ma alla riduzione del
debito privato si accompagna un boom del debito pubblico, tanto più rapido
quanto più sarà ampia la manovra di investimenti statali varata da Obama per
contrastare la recessione. Washington continuerà per molti anni ad aver bisogno
di finanziatori esteri per il suo debito federale in forte crescita. Guai se la
più grande nazione asiatica dovesse disertare le aste dei T-Bonds. E non è solo
la possibile reazione della Cina a spaventare, ma la
dimensione stessa del fabbisogno statale americano. Per effetto dei piani di
salvataggio delle banche (700 miliardi) e di rilancio della crescita (825
miliardi) già approvati, tenuto conto inoltre dei titoli in scadenza e di un
disavanzo che già viaggia oltre l´8% del Pil, quest´anno il Tesoro americano
dovrà emettere almeno 2.000 miliardi di nuovi T-Bonds, su un mercato che
attualmente ha un volume complessivo di 5.800 miliardi. Un afflusso così
consistente di nuove emissioni può mettere a dura prova l´appetito degli
investitori, che finora nelle fasi di «fuga dal rischio» avevano assorbito
voracemente i buoni del Tesoro facendone scendere i rendimenti (sotto lo zero
per le scadenze più brevi). Che cosa può avere indotto Geithner a rischiare un
braccio di ferro col suo più importante creditore straniero? Il neosegretario al
Tesoro non è uno sprovveduto: ha già lavorato come alto funzionario di quel
Dipartimento sotto l´Amministrazione Clinton, è stato al Fondo monetario
internazionale, da ultimo ha guidato la Federal Reserve Bank di New York, la
più importante filiale operativa della banca centrale. Se in questa fase
Geithner pensa di poter alzare la voce con i cinesi, è perché una vera crisi di
sfiducia verso i T-Bonds americani ancora non è alle porte. I mercati al
momento non hanno alternative più sicure, se si eccettua un investimento poco
liquido come l´oro. Ieri la Gran Bretagna è entrata ufficialmente in
recessione, spingendo la sterlina ai minimi storici verso il dollaro. L´euro a
( da "Repubblica, La" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 44 - Cultura
AIUTò un saggio su come nacque lo stato ebraico israele e stalin L´Urss sostenne
l´istituzione Poi le cose cambiarono I perché li spiega lo storico Leonid
Mlecin. Anticipiamo la prefazione di Luciano Canfora LUCIANO CANFORA
Anticipiamo parte della prefazione di a Perché Stalin creò Israele di Leonid
Mlecin (Sandro Teti editore, pagg. 352, euro 17) Il Bund, movimento
socialdemocratico ebraico, il Posdr, partito operaio socialdemocratico russo di
Plechanov e Lenin, e il movimento sionista nacquero quasi contemporaneamente,
nel biennio 1897-98. Le relazioni tra Bund e movimento sionista furono, dal
principio, molto tese e non meno lo furono quelle tra Bund e socialdemocrazia
russa e, più in generale tra Bund e l´Internazionale. Il movimento socialista,
Lenin non meno degli altri leader, faceva propria la posizione "assimilazionista"
che era stata già messa in atto dalla Rivoluzione francese e trovava
contraddittoria, rispetto all´obiettivo del socialismo internazionalista, la
scelta "nazionale" dei socialisti del Bund. Ad alcuni però, pur tra
le asprezze polemiche, non sfuggiva la peculiarità della situazione degli ebrei
e, in particolare, degli operai ebrei. (...) Queste sono le premesse remote di
una vicenda che non si è per nulla esaurita. (...) Essa però ha il suo momento
culminante nella scelta sovietica, nel biennio 1944-46, di impegnarsi a fondo
per la nascita dello Stato di Israele. (...) Nonostante sia usuale l´accusa di
strumentalismo e di Realpolitik nei confronti della politica estera sovietica,
sta di fatto che la scelta culminata nel voto sovietico a favore della Risoluzione
181 dell´Assemblea generale dell´Onu, il 26 novembre 1947, che stabiliva la
divisione in due della Palestina e la creazione dello Stato di Israele,
rappresenta un esito del tutto coerente con le premesse poste quasi tre anni
prima alla conferenza sindacale mondiale di Londra, nel febbraio 1945. Qui la
delegazione sovietica approvò una risoluzione molto impegnativa e dal contenuto
inequivocabile che sollecitava in due direzioni: proteggere gli ebrei contro
l´oppressione e la discriminazione in qualunque paese; dare al popolo ebraico
la possibilità di costituire un "focolare nazionale" in Palestina
(promessa di Balfour dopo il primo conflitto mondiale rimasta disattesa). La
doppiezza c´era in quel momento da parte sovietica. Essa penalizzava gli arabi
e in particolare i partiti comunisti dell´area (quello palestinese in
particolare) ai quali veniva fatto intendere � per esempio dal console
sovietico a Beirut, Ruben Agronov � che il governo sovietico non intendeva,
con ciò, esprimersi a favore della creazione di uno Stato ebraico in Palestina.
I contraccolpi di tale doppiezza furono ben presto percepiti sul versante del
prestigio sovietico nel mondo arabo. Non va dimenticato che nel 1954, quando
salirono al potere in Egitto i colonnelli e si affermò il "nasserismo",
comunque il partito comunista egiziano fu decimato e messo fuori legge. Pur
mentre la lotta tra potenze portava l´Egitto a un riavvicinamento con l´Urss,
l´ostilità araba verso Mosca per la scelta del novembre ´47 perdurava immutata,
poiché sarebbe stata decisiva per la nascita di Israele. Si ebbero,
all´Assemblea generale dell´Onu, trentatré voti a favore, tredici contro e
dieci astensioni. Con l´Urss votarono Ucraina, Bielorussia, Polonia e
Cecoslovacchia. Se questi cinque voti fossero passati nel campo dei contrari o
degli astenuti, ci sarebbe stato un risultato di parità: ventotto contro
ventotto. E la risoluzione per la nascita di Israele sarebbe stata respinta. Si
può aggiungere che la Jugoslavia già in rotta di collisione (non ancora palese)
con Stalin, si collocò tra gli astenuti. Appena tre giorni dopo il voto alle
Nazioni Unite, esplosero gli scontri in Palestina miranti a impedire
l´applicazione della risoluzione relativa alla spartizione della regione. Gli
Stati arabi inoltre, sostenuti vigorosamente dall´Inghilterra, opposero un
rifiuto netto all´attuazione della Risoluzione 181 e diedero di fatto inizio
alle ostilità. Gli Usa furono per non breve tempo in una situazione di paralisi
e di incertezza. è fuor di dubbio che proprio le reticenze e incertezze
statunitensi di quei mesi diedero ai sovietici la possibilità di inserire un
forte elemento di contraddizione tra il movimento sionista e l´alleato
"naturale", gli Usa. Esiste un allarmato rapporto del gennaio 1948 di
George Kennan, il teorico della dottrina del "containment" nei
confronti dell´Urss, rivolto a spiegare a Truman il rischio della situazione.
«Se il piano di spartizione dovrà essere applicato con la forza � spiega
Kennan al presidente � l´Urss avrà tutto da guadagnare perché troverà, in
tale situazione il pretesto per poter partecipare al "mantenimento
dell´ordine" in Palestina. E se le truppe sovietiche entreranno in
Palestina per consentire l´attuazione della spartizione, gli agenti comunisti
troveranno una base eccellente per estendere le loro attività sovversive,
svolgere la loro propaganda, tentare di abbattere gli attuali governi arabi e
di installare anche lì delle "democrazie popolari". Forze sovietiche
in Palestina sarebbero una minaccia diretta per le nostre posizioni in Grecia,
Turchia, Iran, una minaccia a lungo termine per tutto il Mediterraneo». Kennan
prosegue denunciando che l´Urss sta già fornendo armi agli ebrei ma anche ad
alcuni tra gli arabi. Nei primi mesi del ´48 gli Usa fanno marcia indietro.
Addirittura il 19 marzo Warren Austin, delegato all´Onu, propone di sospendere
l´applicazione della Risoluzione 181. (...) Il 23 marzo Gromyko, al Consiglio
di sicurezza, denuncia le manovre dilatorie degli Usa miranti a creare una
"tutela Onu" sulla Palestina. Ed è la fermezza sovietica all´Onu che
porta alla formazione dello Stato ebraico. Nella seduta del 14 maggio ´48 al
Consiglio di sicurezza Gromyko respinge tutte le proposte alternative o
dilatorie. Scriverà Abba Eban nella sua autobiografia: «L´Urss era la sola
potenza mondiale che sostenesse la nostra causa». La vicenda successiva, quella
che Rucker definisce del "secondo stalinismo" vede raffreddarsi
progressivamente il rapporto Urss-Israele, sebbene vada pure ricordato che solo
l´invio massiccio di armi cecoslovacche, voluto da Stalin, consentì al neonato
Stato di Israele di sconfiggere l´attacco concentrico di Egitto e Giordania
(armati dagli inglesi) nella prima guerra arabo-israeliana, quella appunto del
1948. Le cause del progressivo capovolgimento di posizione furono molteplici:
la rottura con Tito e l´ossessione staliniana di vedersi affermare posizioni
analoghe, di autonomia rispetto all´Urss, nei vertici delle altre democrazie
popolari: vertici che, specie in Cecoslovacchia erano in larga parte rappresentati
da comunisti di origine ebraica; il forte antisemitismo residuale tuttora
allignante sia in Russia che in Ucraina e Polonia; la convinzione che a lungo
andare la politica di emigrazione dall´Est Europa in Israele (inizialmente
favorita molto intensamente da Stalin) portasse a un danno per gli Stati
socialisti "europei". Le tappe della crescente ostilità antiebraica
nell´ultimo periodo staliniano sono ben note: dalla vicenda dello "Stato
ebraico in Crimea" al mostruoso processo ai medici accusati di aver
assassinato �danov. (...) Al di là delle oscillazioni tattiche (...), una
considerazione si può formulare di fronte al fenomeno più rilevante: quello
dell´appoggio netto dell´Urss staliniana alla nascita di Israele-Paese
"socialista" nel bel mezzo di monarchie feudali � e del successivo
distacco. Anche con altri paesi socialisti affermatisi fuori della stretta
azione politico-militare sovietica l´Urss entrò in
collisione: Jugoslavia prima, Cina poi. è dunque, forse,
l´incapacità della dirigenza staliniana (ma anche kruscioviana e poi
brezneviana) ad ammettere la possibilità stessa di un policentrismo dell´area
socialista la causa principale di questa vicenda e, alla fine, del crollo
stesso dell´Urss.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-01-24 - pag: 6 autore: Tensione Usa-Cina. Il Governo di Pechino ribatte seccamente all'attacco
di Geithner sulla «manipolazione» della moneta «Sullo yuan accuse infondate»
Dopo l'approccio distensivo di Paulson si riaccende lo scontro sul dossier
valutario Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Dopo due anni di
tregua, lo yuan torna a turbare le relazioni tra Cina e Stati Uniti. «Il presidente Obama, sulla base delle
conclusioni di molti economisti, ritiene che la Cina stia
manipolando la sua moneta» aveva detto giovedì il Segretario al Tesoro Usa,
Timothy Geithner. «La Cina non ha mai effettuato alcuna cosiddetta manipolazione dello yuan
per trarre vantaggio negli scambi internazionali. Sono accuse infondate
che servono solo a sostenere il protezionismo degli Stati Uniti e non aiutano
la soluzione del problema» ha replicato ieri in tarda serata il ministero del
Commercio di Pechino in una nota spedita alle agenzie di stampa. Le parole di
Geithner e la dura reazione del Governo cinese mettono subito le relazioni tra
Pechino e l'amministrazione Obama su un terreno sdrucciolevole. «L'accusa di
manipolazione è un fatto grave, poiché finora nessuno negli Stati Uniti aveva
mai puntato il dito in modo tanto diretto contro la Cina
» ha commentato Tao Xie, docente di relazioni internazionali alla Beijing
Foreign Studies University. In realtà, la questione del "giusto
valore" dello yuan è una vecchia diatriba che avvelena i rapporti
sino-americani. Solo che non se parlava più da tempo. Nei suoi due anni e mezzo
trascorsi alla guida del Tesoro Usa, Henry Paulson aveva adottato una linea di
confronto aperto con la Cina, che si era concretizzata
nel cosiddetto "Dialogo Strategico",un incontro programmato due volte
l'anno tra i responsabili economico- finanziari dei due Paesi per discutere i
contenziosi aperti. In questo quadro, grazie anche a una lenta ma costante
rivalutazione della moneta cinese sul dollaro, il dossier del renminbi era
stato riposto nel cassetto. Ma ora che l'amico americano di Pechino è uscito di
scena, le cose sono improvvisamente cambiate. E le parole di Geithner rischiano
di riaprire subito un nuovo braccio di ferro economico-commerciale tra Pechino
e Washington. Un fatto è certo: la polemica innescata dal Segretario al Tesoro
avrà un seguito. La Cina non ha mai gradito interferenze
nelle proprie questioni sovrane. E ora, alla luce del disastro finanziario
causato dalle politiche allegre americane, non è disposta ad accettare lezioni
di economia dagli Usa. La questione va chiarita al più presto. Se le accuse di
manipolazioni dello yuan fossero provate Washington potrebbe anche decidere di
varare ritorsioni commerciali come del resto chiedono da tempo molti esponenti
Democratici del Congresso. La Cina, principale
detentrice mondiale di titoli del Tesoro Usa, potrebbe controbattere minacciando
gli Stati Uniti sul fronte del debito. Insomma, le prime mosse
dell'amministrazione Obama sul fronte cinese rischiano di riportare alta
tensione nelle relazioni economico-commerciali tra le due superpotenze. A
questo punto, per evitare rischiose escalation, servirebbe una marcia indietro
di Washington: viste le fosche previsioni dell'export cinese nel 2009, infatti,
sembra del tutto improbabile che Pechino abbia margini di manovra per
rivalutare lo yuan. LO SCENARIO La Casa Bianca potrebbe decidere delle
ritorsioni commerciali, rischiando però la reazione cinese sul fronte del
debito americano
( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-01-24 - pag: 8 autore: Il grido di
dolore delle Pmi Mi permetto di inviare alcuni dati consuntivi relativi a
piccole aziende italiane di cui sono amministratore. La redditività aziendale è
crollata a partire dal 2001 per diversi fattori (indipendenti dalla gestione),
elencati in ordine di importanza: effettivo incremento delle imposte e
incidenza delle indeducibilità fiscali; costi delle energie (+40% dal 2003 al
2008 per elettricitàe metano); costo del lavoro (e riduzione da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-01-24 - pag: 8 autore: DALLA PRIMA Il
fronte valutario Pechino ha risposto fra l'altro bloccando, da luglio in poi,
il lento apprezzamento dello yuan contro il dollaro avviato nell'estate del
2005,e anzi,lasciandolo svalutare brevemente a novembre (mentre la valuta
cinese ha continuato ad apprezzarsi contro le altre principali monete), una
mossa che ha creato irritazione negli Usa, dove il
disavanzo commerciale verso la Cina ha cominciato rapidamente a
ridursi, ma resta enorme.E dove c'è un certo disincanto nei confronti della
capacità del Fondo monetario o del G-7/G-20 di sospingere i cinesi con le buone
sulla strada della rivalutazione. Resta da dimostrare che la linea più ferma
adottata da Washington ottenga qualche risultato a Pechino, che in
passato si è sempre irrigidita a ogni tentativo di interferenza da parte
americana. E soprattutto che la nuova amministrazione abbia il potere negoziale
di dettare i tempi della manovra sul cambio a un Paese che è pur sempre il
secondo detentore di titoli del Tesoro Usa (dopo il Giappone), in particolare
ora che le loro emissioni dovranno aumentare enormemente per finanziare gli
interventi pubblici nella finanza e l'economia. Forse non a caso Geithner ha
poi moderato il tono, precisando di voler valutare «come e quando sollevare la
questione in modo da ottenere più benefici che danni ». Intanto, però, la
questione è sul tavolo di una discussione sui cambi che ha diversi interlocutori
a disagio: il Giappone, che soffre sulla carne delle sue esportazioni la forte
rivalutazione dello yen (ai massimi degli ultimi 14 anni sul dollaro); la Gran
Bretagna, che viceversa teme che la caduta della sterlina si trasformi in una
rotta (mentre gli europei ne paventano le ripercussioni in termini di
concorrenza da oltre Manica); la Russia, dove il crollo del rublo, piùo meno
gestito e legato a quello del petrolio, è visto come un vulnus al machismo
valutario che si accompagna alla politica di potenza del regime putiniano. Il
potenziale per una fase di grande instabilità delle valute, anche senza
interventi verbali dei nuovi inquilini di Washington,c'è tutto. Alessandro
Merli alessandro.merli@ilsole24ore.com
( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-01-24 - pag: 29 autore: 000 Le lattine ridotte
di Pepsi e Coca-cola D opo avere annunciato nel mese di ottobre il piano di
riduzione del personale di 3.300 unità, il gruppo PepsiCo ha deciso di seguire
la rivale Coca-Cola anche nel taglio delle dimensioni delle lattine. Il
produttore di soft-drink si appresta infatti a ridurre del 7% il volume dei
contenitori in alluminio con i quali vende in Cina. Una scelta che cambia poco la grandezza della lattina, da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-01-24 - pag: 34 autore: Minerale di ferro.
L'australiana Fortescue resta nel ruolo di osservatore A rilento le trattative
per il 2009 Barbara Pezzotti SYDNEY Fortescue Minerals fa un passo
indietro.L'auto-proclamatasi «nuova forza nei metalli ferrosi » ha declinato
l'invito della China Iron and Steel Association a partecipare ai nuovi
negoziati sui prezzi benchmark del 2009 insieme alle rivali Vale, Rio Tinto e
Bhp Billiton. La società capeggiata da Andrei "Twiggy" Forrest ha preferito
il ruolo di osservatore, almeno per quest'anno. Una decisione prudente, visto
che a Fortescue, produttore tutto sommato ancora piccolo e concentrato solo sul
mercato cinese, manca ancora la leva negoziale dei suoi concorrenti più grandi.
Sarebbe stato d'altronde improbabile che Vale, Rio e Bhp accettassero un punto
di riferimento fissato da un produttore minore, in un momento delicato in cui i
prezzi dei minerali ferrosi sono destinati in ogni modo a scendere, per la
prima volta dal
( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
NORME PROFESSIONISTI data: 2009-01-24 - pag: 25 autore: Scuola. Il ministro
comunica le materie da «YouTube» Debutta il cinese tra gli scritti della
maturità Latino per gli studenti dei licei classici Laura Cavestri Luigi
Illiano ROMA Doppia novità per l'esame di Stato 2009: l'annuncio delle materie
fornito su «YouTube» direttamente dal ministro dell'Istruzione,Mariastella
Gelmini, e il debutto del cinese tra gli scritti del liceo linguistico. Spazio
al cinese Latino al liceo classico,matematica allo scientifico, economia
aziendale per gli iscritti alla ragioneria, tecnologia delle costruzioni per
chi frequenta l'istituto per geometri, poi via via tutte le altre discipline
decise per gli oltre 800 indirizzi della scuola superiore italiana. Ma è il debutto
del cinese – tra le opzioni della seconda prova scritta per i licei linguistici
– la vera novità della maturità 2009, sebbene, negli anni passati, erano stati
proposti compiti in lingua russa, ebraica e araba. Difficile, tuttavia, censire
studenti e laureati italiani in lingua cinese. Tra i quattro atenei italiani
che hanno facoltà e corsi di lingua – Venezia, Milano, Roma e Napoli – si
calcolano non superino i 5mila. Nel database di Almalaurea – consorzio pubblico
a cui aderiscono 52 università italiane – su oltre un milione di curricula di
laureati solo 1257 dichiarano di conoscere«almeno bene»il cinese. E i licei
(non solo linguistici) si stanno attrezzando: a Roma i classici Catullo,
Montale e Mamiani hanno attivato corsi opzionali, mentre al liceo lingustico
Manzoni di Milano è già seconda lingua nelle prime classi. «Saranno 54
(distribuiti in due sezioni) su 250 "matricole" –spiega il preside,
Giuseppe Polistena –i ragazzi che da settembre studieranno cinese.Circa 160
quelli che lo fanno già. E da quest'estate partirannoi primi soggiorni studio
all'università di Shangai». «è essenziale partire presto a studiare una lingua
che impone grande memoria e la capacità di mettersi nei panni di una cultura
alternativa – ha spiegato Claudia Ambrosini, docente dicinese al Manzoni –. I
numeri ancora molto ridotti non dovebbero creare problemi agli organici delle
commissioni ». Ma si moltiplicano anche i corsi "extra-accademici",
come alla Fondazione Italia-Cina di Milano che domani
– in occasione del Capodanno cinese – presenterà al Consolato cinese il
progetto Uni-Italia per gli scambi tra atenei dei due Paesi. L'annuncio sul web
Il ministro Mariastella Gelmini ha scelto di utilizzare il canale aperto nelle
scorse settimane su «YouTube» ( www.youtube. it/mariastellagelmini) anche per
aprire un dibattito con gli studenti sulla terza prova della maturità: «Mi
piacerebbe che in un futuro molto vicino la terza prova fosse valutata con
criteri particolarmente oggettivi, sulla falsariga dei test internazionali ». Il
ministro ha spiegato il suo punto di vista: «Credo che uno dei problemi, forse
delle debolezze, della nostra maturità sia che un compito può essere valutato
in maniera molto diversa a seconda delle commissioni. Abbiamo la necessità di
uniformare gli standard qualitativi dentro il nostro sistema scolastico. E
allora si potrebbe pensare a un sistema simile alla terza prova fatta
quest'anno nella scuola media, con il test Invalsi (Istituto nazionale per la
valutazione del sistema dell'istruzione, ndr). Su questo mi piacerebbe
conoscere la vostra opinione», ha concluso, rivolgendosi ai ragazzi.
L'appuntamento per la maturità scatterà il 25 giugno, quando 500mila studenti
si misureranno con la prima prova scritta di italiano, uguale per tutti. Ad
attenderli ci saranno le commissioni miste costituite per metà da professori
esterni (come il presidente) e per l'altro 50% da insegnanti interni. Da
quest'anno, inoltre, sarà decisivo il voto in condotta: il 5 determinerà la non
ammissione. Tornando alla seconda prova scritta, pedagogia attende gli studenti
del liceo pedagogico mentre all'artistico dovranno cimentarsi con «elementi di
architettura ». Per gli istituti tecnici e professionali il secondo scritto
sarà informatica generale e applicazioni gestionali per tecnici commerciali per
programmatori, lingua straniera per periti aziendali e corrispondenti in lingue
estere. Per il settore artistico ( licei e istituti d'arte) la materia ha
carattere progettuale e laboratoriale. L'elenco completo delle materie è
consultabile sul sito del Sole 24 Ore e su www. istruzione.it GLI ALTRI
ISTITUTI Allo scientifico la seconda prova sarà di matematica Per i ragionieri
verifica su economia aziendale Costruzioni per i geometri
( da "Avvenire" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
POLITICA 24-01-
( da "Avvenire" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
ECONOMIA 24-01-
( da "Avvenire" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
AGORÀ 24-01-2009
Storia Cina anni '40, la Chiesa vittima dei
diktat di Mao PAGINA 27
( da "Avvenire" del 24-01-2009)
Argomenti: Cina
AGORÀ 24-01-2009
LIBRI storia In un saggio l'epopea dei missionari del Pime nel Henan durante la
convulsa affermazione del comunismo Chiesa in Cina, i
«peccati» di Mao DI GEROLAMO FAZZINI U na pagina cruciale e drammatica della
storia cinese del secolo scorso. Sono gli anni tra il 1938 e il 1954, compresi
tra l'invasione giapponese e, dopo l'instaurazione della Repubblica popolare (1949),
l'avvio della politica religiosa maoista che ha condizionato (e ancora
condiziona) la vicenda dei cattolici in Cina. A questa
convulsa e interessante fase storica padre Angelo Lazzarotto missionario del
Pime e sinologo, trevigiano d'origine, per anni attivo a Hong Kong ha dedicato
un approfondito studio. Padre Lazzarotto, oltre cinquecento pagine alle vicende
di un pugno di missionari del Pime in Cina, in un arco
di tempo assai breve. Qual è l'interesse di un libro del genere, al di là degli
specialisti? «Penso che valga quanto afferma monsignor Claudio Celli
nell'introduzione: 'L'arco di tempo non è molto lungo ma riveste da un punto di
vista politico ed ecclesiale un profondo interesse'. Attraverso le vicende dei
padri del Pime nel Henan, ho infatti ricostruito il contesto storico della Cina di allora, spiegando da un lato il travaglio politico
che ha portato all'instaurazione del comunismo e alla nascita della Repubblica
popolare, e dall'altro la maturazione della politica religiosa del regime di Mao
Zedong, che ha creato, nel contesto della legislazione socialista, le strutture
di controllo i cui effetti gravano a tutt'oggi sulla vita della Chiesa cinese».
Per capire la situazione della Chiesa cinese attuale occorre risalire a mezzo
secolo fa? «Se ancora oggi abbiamo due comunità cattoliche, una 'ufficiale' e
l'altra 'clandestina', è perché a partire dall'inizio degli anni Cinquanta i
fedeli sono stati costretti a schierarsi: o accettare come buone le promesse di
libertà fatte dal godato verno, o guardare alle decisioni concrete delle
autorità, opponendosi a quanto risultava contrario ai legittimi diritti dei
credenti. Il dramma nasceva dal fatto che non è mai stato concesso alcuno
spazio per un libero dibattito fra i credenti: ognuno doveva fare personalmente
le proprie scelte». Che la situazione fosse estremamente confusa lo conferma la
diversità di strategie 'missionarie' adottate dalle varie Chiese cristiane.
«Davanti al consolidamento del regime maoista, in Vaticano, come presso le
maggiori Chiese protestanti, prevalse la speranza che sarebbero arrivati tempi
migliori. Il fatto che il Pime abbia destinato alle missioni della Cina un nutrito gruppo di giovani alla fine del 1947 è
significativo di un atteggiamento non pregiudizialmente negativo. In quel
contesto, la documentazione da me raccolta evidenzia il travaglio dei
missionari e delle comunità cattoliche di fronte al progressivo affermarsi del
comunismo nella sua cruda realtà» Il volume presenta una serie di testimonianze
dirette e di documenti che aprono uno squarcio interessante
e drammatico sulla realtà del maoismo in Cina, a lungo
taciuta o mitizzata dagli intellettuali di casa nostra. «Questo volume (come
già tre anni fa Il libro rosso dei martiri cinesi), offre un quadro
storicamente fon- classici dell'ideologia maoista, della sua affermazione in Cina e degli effetti devastanti che essa provocò sulla società
cinese. Effetti che gli stessi dirigenti cinesi riconosco come tali.
Credo che questa rilettura storica sia un'urgente necessità anche per sfatare
alcuni stereotipi sul maoismo come 'comunismo dal volto umano' a lungo
circolati in Occidente, Italia compresa». La lettera di Benedetto XVI ai
cattolici cinesi (giugno 2007) ricorda che «la clandestinità non rientra nella
normalità della vita della Chiesa». Qualche commentatore vi ha letto un
apprezzamento del Pontefice per chi, nonostante le difficoltà, sa collaborare
con il regime; questo avviene in particolare nelle comunità 'ufficiali'. Che ne
pensa? «Non pochi hanno criticato l'atteggiamento fermo dei missionari
stranieri, attribuendo la loro espulsione dalla Cina a
un'opposizione al regime. Anche di recente non sono mancate riserve da parte di
chi auspica una revisione critica del giudizio da parte della Chiesa sulla
scelta, fatta tanti anni fa da esponenti delle comunità cattoliche cinesi, di
collaborare con il regime e l'Associazione patriottica. Tanto più che il Papa,
nell'estendere un invito a quattro vescovi della Cina
continentale per il Sinodo del 2005, vi incluse qualcuno che appariva
compromesso con la politica governativa». Lei è d'accordo? «È mia ferma
convinzione che, se oggi la grande maggioranza dei presuli cinesi possono
dichiararsi in comunione con la Santa Sede, questo si deve anzitutto alla
fermezza espressa fin dall'inizio da quanti seppero pagare di persona, anche
con il carcere, la loro fedeltà alla Chiesa. Paradossalmente, sono stati
proprio gli eccessi del maoismo, che nelle persecuzioni della Rivoluzione
culturale non risparmiò neanche quanti avevano sinceramente collaborato con
esso, ad aprire gli occhi dei più sugli obiettivi ultimi del regime». Oggi, in Cina, la situazione è in veloce mutamento. «La grande sfida
per la Chiesa non è più la dottrina marxista, ma il materialismo pratico
portato dalla nuova cultura del denaro. Per questo è indispensabile che i
pastori, nelle sincera volontà di collaborare alla costruzione di una 'società
armoniosa', sappiano ancora esprimere la stessa fermezza a difesa dei
fondamentali principi cristiani». Ancora oggi le difficoltà dei cristiani, come
la divisione tra comunità «ufficiali» e «clandestine», derivano dalle prime
decisioni del regime, che imposero ai credenti scelte inammissibili Padre
Gaetano Pollio, arcivescovo di Kaifeng, con un gruppo di alunne cattoliche
( da "Repubblica, La" del 25-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 1 - Prima Pagina
FEDERALISMO E CONTRATTI DUE SCATOLE VUOTE EUGENIO SCALFARI Siamo ormai entrati
in piena recessione economica e i nodi stanno venendo al pettine tutti insieme,
ma la vera ondata di piena arriverà tra marzo e maggio come tutte le previsioni
annunciano. Intanto non cessano e anzi aumentano le turbolenze provenienti
dalla crisi finanziaria e bancaria. Si pensava e si sperava che questo secondo
fronte si fosse placato, invece non è così. Dopo la Banca di Scozia la tempesta
ha ripreso la sua virulenza sulle «majors» americane: la Bank of America, la
JpMorgan-Chase, la City-Group. L´industria automobilistica dal canto suo non si
regge più sulle sue gambe e interventi pubblici sono dovunque invocati e in
molti paesi hanno già avuto attuazione. In questo quadro recessivo mondiale che
ormai comprende anche la Cina e le altre potenze emergenti, si stagliano per quanto riguarda
l´Italia alcuni problemi specifici con caratteristiche proprie ai quali il
calendario politico ha impresso nei giorni scorsi una forte accelerazione: il
federalismo fiscale, la riforma contrattuale, i provvedimenti anticrisi, la
ricerca delle risorse necessarie per farvi fronte e gli strumenti più
appropriati da usare. Di questi problemi intendo oggi occuparmi ma non
voglio esimermi da un cenno preliminare che riguarda le prime iniziative del
nuovo presidente degli Stati Uniti. Ha preso tempo fino a febbraio per
presentare un piano anticrisi di 825 miliardi di dollari cui seguiranno � ha
annunciato � altri stanziamenti con l´obiettivo di creare nuovi posti di
lavoro e un consistente sostegno dei redditi falcidiati dalla crisi. Nel
frattempo ha marcato con provvedimenti immediati una profonda discontinuità
rispetto alla politica del suo predecessore. SEGUE A PAGINA 23
( da "Repubblica, La" del 25-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 32 - Cultura
L´America della crisi e lo specchio buio del ´29 Anniversari scomodi
l´attualità Il peggior risultato della Borsa di Wall Street nel giorno di un
giuramento presidenziale? Con Barack Obama questa settimana Il secondo peggior
risultato? Con Herbert Hoover, esattamente otto decenni fa è solo l´ultima di troppe
somiglianze... Gli anni Venti furono un´epoca di eccessi e di follie. Nel suo
celebre saggio sulle cause della Grande Depressione, l´economista John Kenneth
Galbraith stilò un elenco che suona terribilmente attuale. "Per prima cosa
- scrisse - i ricchi sono troppo ricchi" FEDERICO RAMPINI «La peggiore
performance dell´indice Dow Jones durante un Inauguration Day, da quando
quell´indice fu creato 124 anni fa». Con una punta di sgomento il Washington
Post commentava così l´accoglienza riservata dalla Borsa a Barack Obama martedì
scorso. Il presagio diventa sinistro quando si scopre a chi spetta la seconda
peggiore performance della storia: fu il calo del Dow Jones che salutò il 4
marzo 1929 l´Inauguration Day di Herbert Hoover. Cioè il presidente che nell´autunno
dello stesso anno sarebbe stato uno spettatore impotente di fronte al crac di
Wall Street e all´inizio della Grande Depressione. Per chi crede ai segni del
destino e ai ricorsi storici la coincidenza è funesta. Quanto dell´esperienza
del 1929 rischia davvero di ripetersi ottant´anni dopo? Per capire cosa si è
guastato nell´economia globale nel Ventunesimo secolo, rivisitare la più grave
crisi del Novecento a caccia di analogie è un esercizio rivelatore. Obama e
Hoover sono ai due poli opposti nella storia degli Stati Uniti. Da una parte il
giovane afroamericano portatore di una potente ventata di speranza nel
cambiamento. Dall´altra un repubblicano conservatore e ultraliberista che con
il suo dogmatico laissez-faire contribuì ad aggravare la crisi. Profondamente
diverso è anche il contesto economico dell´insediamento. All´Inauguration Day
di Obama l´America è arrivata avendo già alle spalle un anno di recessione,
stremata e angosciata, consapevole delle terribili difficoltà che il
neopresidente deve affrontare per rilanciare la crescita. Al contrario, Hoover
ottant´anni fa a quest´epoca (quando mancano mesi al crollo autunnale) assapora
gli ultimi fasti di un´epoca beata. All´inizio del �29 gli americani - con
rare eccezioni di lucidità - sono ignari del disastro che incombe su di loro. è
il culmine, il botto finale, nella folle e spensierata Età del Jazz: il periodo
eccitante iniziato subito dopo la conclusione della Prima guerra mondiale.
Un´epoca di cui oggi si ricordano soprattutto gli eccessi, ma che incarna anche
un´energia modernista, creativa, trasgressiva. Le innovazioni tecnologiche come
l´automobile e l´aeroplano, la radio e il telefono, si diffondono rapidamente.
Il fiorire dell´Art Déco dà a New York e Chicago alcuni dei più bei grattacieli
della storia. Nelle grandi metropoli la cultura tollerante migliora la vita
delle minoranze, dai neri agli omosessuali. Le donne - almeno nei ceti
benestanti - assaporano un assaggio della rivoluzione sessuale. Fino
all´autunno del crac, l´atmosfera in America è elettrizzante. Lo specchio
fedele di quell´euforia è l´industria dello spettacolo. A Broadway regna con
successo il musical Ziegfield Follies. Sull´altra costa la Metro Goldwyn Mayer
lancia The Hollywood Revue of 1929, un kolossal-varietà con Joan Crawford e la
prima versione del brano Singin´in the Rain. Nelle librerie trionfano i romanzi
popolari di Horatio Alger, scomparso un ventennio prima: è un Dickens in
versione ottimista, il cantore dell´American Dream, prolifico autore di dozzine
di libri la cui trama è sempre la stessa, storie di giovani poveri che
attraverso il sacrificio e la forza di volontà conquistano la sicurezza della
middle class. Per l´élite colta invece quel sogno americano ha il suo
interprete raffinato in Francis Scott Fitzgerald. L´autore più rappresentativo
dell´Età del Jazz è sedotto dal mondo dei milionari, i suoi romanzi sono
l´apoteosi di una fase di opulenza, il ritratto acuto del nuovo establishment
capitalistico. Fra tutti spicca Il Grande Gatsby, personaggio circondato da
un´aureola di seduzione e di mistero, il cui arricchimento troppo veloce
ricorda le parabole effimere dei giovani banchieri d´affari nella New York del
terzo millennio. Fitzgerald prova amore-odio per quella società del denaro,
descrive i suoi fasti e ne coglie il decadimento morale. Nella tragedia finale
del Grande Gatsby si congiungono i due elementi del sogno americano degli anni
Venti: la fuga in avanti per emulare i costumi edonistici della élite dorata, e
il presentimento di un disastro imminente: «Aveva fatto molta strada per
giungere a questo prato azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così
vicino da non poter più sfuggire. Non sapeva che il sogno era già alle sue
spalle, in quella vasta oscurità dietro la città dove i campi oscuri della
repubblica si stendevano nella notte. Gatsby credeva nella luce verde, il
futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C´è sfuggito
allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le
braccia� e una bella mattina�». Non è solo una ricchezza di carta, quella
che regge il sistema fino alla vigilia del crac. Dietro il miracolo economico
dell´America emergente c´è un modello avanzato, un´idea democratica del diritto
universale al benessere. Detroit nel 1929 supera d´un balzo la soglia di
produzione di cinque milioni di autovetture: dopo la Grande Depressione
bisognerà aspettare il 1953 per tornare a quel livello. Henry Ford ha una
visione sociale lungimirante, crea la prima industria di massa fondata su alti salari.
Un principio del fordismo è che l´operaio deve poter comprare la stessa auto
che produce. Ma nel frattempo la General Motors fonda la prima "banca
dell´automobile", la Gm Acceptance Corporation, diffonde gli acquisti
rateali e il germe dell´indebitamento dei consumatori. Il diritto di ogni
famiglia americana ad avere l´auto e il frigorifero, la radio e il fonografo
prefigura quello che ottant´anni dopo sarà il meccanismo infernale del mutuo
subprime: la promessa della casa per tutti, l´illusione di una Bengodi
immobiliare fondata sui debiti. Quando Hoover pronuncia il suo discorso
d´insediamento, i più avvertiti hanno già smesso di credere a una prosperità
senza fine. Il finanziere newyorchese Bernard Baruch scrive: «Acquistare a
rate, puntando sulla propria capacità futura di ripagare una vita migliore, può
essere saggio ma può anche essere spinto all´esagerazione. Abbiamo raggiunto
l´esagerazione». Joseph Kennedy, padre del futuro presidente, prima dell´estate
vende tutto il suo portafoglio di azioni e tiene la ricchezza parcheggiata in
liquidità. John Kenneth Galbraith individuerà nel saggio Il grande crollo le
cause strutturali del crac. Quell´elenco è terribilmente attuale. «Primo: una
distribuzione del reddito squilibrata. Nel 1929 i ricchi lo sono troppo. Il
cinque per cento della popolazione con i redditi più alti controlla un terzo
della ricchezza nazionale». Al secondo posto Galbraith mette l´eccessivo
indebitamento delle grandi holding finanziarie, che crea il rischio di una
brusca e distruttiva inversione dell´effetto-leva: è la liquidazione
precipitosa di tutti gli attivi, che scatta quando le società sono costrette a
rientrare dai loro debiti. è lo stesso meccanismo che dal 2007 a oggi alimenta
la spirale delle crisi bancarie. Nel ricostruire le cause del crollo di
ottant´anni fa Galbraith si sofferma su un precedente sconcertante. A metà
degli anni Venti l´America aveva già subìto un assaggio micidiale degli eccessi
speculativi, con la bolla immobiliare della Florida, una pazza corsa all´acquisto
di terreni conclusa in un crollo dei prezzi. Un incidente non abbastanza
traumatico, però, da "vaccinare" gli investitori in Borsa. Una
sequenza simile accade ottant´anni dopo: la bolla della New Economy e il
tracollo del Nasdaq (marzo 2000) in pochi anni sono cancellati da un´amnesia
collettiva, la lezione è inutile. Inutili anche gli scandali Enron, Worldcom,
Parmalat. Gli anni Venti sono memorabili per la sregolatezza dei mercati in
preda all´aggiotaggio. «Un gruppo d´investitori dotati di capitali sufficienti
- racconta lo storico Eric Rauchway della University of California - poteva
creare un "pool" con lo scopo esplicito di manipolare un titolo in
Borsa. Succedeva di continuo ed era perfettamente legale. Il Wall Street
Journal riportava informazioni quotidiane sulle manovre di questi fondi».
Ottant´anni dopo il bubbone della malafinanza avrà le apparenze più sofisticate
dei derivati, titoli-spezzatino, credit default swaps e altri titoli tossici.
Il quadro non è migliorato: il dilagare dei conflitti d´interessi, le
complicità fra banche d´investimento e agenzie di rating, la latitanza dei
controlli, la passività degli organi di vigilanza. In comune gli anni dorati
hanno il mood, quell´atmosfera che per Galbraith ebbe un ruolo decisivo negli
anni Venti: «Ben più importante dei tassi d´interessi o del credito facile, è
il clima psicologico. La speculazione su una dimensione così vasta richiede un
diffuso sentimento di fiducia e di ottimismo, la convinzione che anche le
persone normali siano destinate a diventare ricche». Un´altra causa profonda
del 1929 è negli squilibri internazionali. La Prima guerra mondiale ha lasciato
l´Europa stremata dai debiti. Anche i vincitori come Inghilterra e Francia
vivono di prestiti americani. Le condizioni della pace peggiorano il dissesto.
L´economista britannico John Maynard Keynes è l´autore di un´implacabile
requisitoria contro le clausole finanziarie del Trattato di Versailles. Le
riparazioni di guerra impongono alla Germania oneri spaventosi, che
travolgeranno la fragile democrazia della Repubblica di Weimar. In un mondo di
debitori, l´America degli anni Venti è il banchiere universale, l´unico che
finanzia le altre nazioni. Ma è un´America che sta già scegliendo la via del
protezionismo, pratica alte barriere tariffarie. I suoi debitori sono stretti
in una morsa: non possono venderle le merci essenziali per ripagare montagne di
cambiali. Quando i flussi di finanziamenti americani s´interrompono, il mondo
intero sprofonda di colpo nella recessione. Otto decenni dopo le parti sono
cambiate, i ruoli invertiti, e ci sono protagonisti nuovi. Gli squilibri sono
altrettanto massicci. Stavolta è l´Asia - Cina in testa - a svolgere il ruolo di banchiere planetario. I titoli
del debito pubblico americano vengono acquistati dalle banche centrali di
Pechino e Tokyo. La Repubblica popolare cinese ha accumulato attivi commerciali
verso il resto del mondo. Ma i suoi abitanti non consumano abbastanza, è
difficile per l´America restituire i debiti esportando ai cinesi. La crescita mondiale
nel primo scorcio del Ventunesimo secolo è stata consentita dalla simbiosi
della coppia sino-americana, Chimerica. Il giacimento di risparmio cinese ha
consentito alle famiglie americane di vivere al di sopra dei propri mezzi. Il
consumismo americano ha alimentato il boom cinese. Anche se l´incidente che ha
portato alla recessione globale è accaduto in Occidente, con il crollo del
castello di carte dei mutui subprime, sullo sfondo c´è l´immensità degli
squilibri fra le due sponde del Pacifico. La crescita non ripartirà senza un
aggiustamento dei rispettivi ruoli dentro il binomio Chimerica. E se per la
presidenza Obama vale il precedente del New Deal, è anche all´interno della
società americana che ci sarà un cambiamento di ruoli e di prospettive. Eric
Rauchway ricorda: «Tra i lasciti profondi della Grande Depressione e dell´epoca
rooseveltiana ci fu questo: il ceto medio americano imparò a riconoscersi
nell´insicurezza dei tanti meno fortunati, anziché identificarsi nella
minoranza dei privilegiati».
( da "Repubblica, La" del 25-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina VIII - Torino
Numeri Sono cinquemila senza China Town Circa 4081 cinesi vivono a Torino,
ovvero il 57% di tutti i cinesi del Piemonte. I ristoranti cinesi a Torino sono
411, nel 2001 erano 135. La maggior parte dei cinesi di Torino proviene dallo
Zhejiang, nel Sud-est della Cina. Il 37% di
loro lavora nella ristorazione , il 20% nel commercio. La maggior parte (58%)
non si riconosce in nessuna religione. Il 31% è buddhista e l´8% ha aderito a
una religione cristiana (a Torino esistono due chiese pentecostali e una congregazione
di testimoni di Geova).
( da "Repubblica, La" del 25-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina VIII - Torino
La curiosità La comunità, sempre più in crescita, dà il via a una settimana di
cerimonie tradizionali Capodanno cinese in nome del Bufalo "Festa al
Lingotto, poi un anno faticoso" Piero Ling: "Potrà essere un periodo
molto produttivo a condizione di impegnarsi" FABIOLA PALMERI La Luna di
lunedì 26 gennaio segna l´inizio del Nuovo Anno Cinese, la più importante festività annuale della Cina e di molte
popolazioni orientali. Pur non trovandoci nella terra di Mezzo, la Comunità
Cinese di Torino e del Piemonte non rinuncia di certo a festeggiare e da oggi
fino alla fine della prossima settimana, propone cene dedicate e tradizioni
famigliari che culmineranno domenica prossima, 1 febbraio con una
festa-spettacolo organizzata al Lingotto. «Entriamo nell´Anno del Bufalo
- dice Piero Ling famoso ristoratore tori-cinese dello Zheng Yang ? un animale
che in Cina viene spesso rappresentato mentre tira
l´aratro e che è associato alla fatica e alla responsabilità. E´ un animale che
non demorde mai e mi pare un segno giusto e augurale per la situazione che
tutti noi ci troviamo ad affrontare in questo 2009». Guardando l´oroscopo si
scopre che il Bufalo ci spingerà a sforzi costanti, al coraggio e alla tenacia.
Sarà un anno dedicato al lavoro, alla responsabilità, a tutto ciò che è
tradizione e spirito di conservazione. Si tratta di un anno che può rivelarsi
assai produttivo, a condizione di mantenere alto il proprio impegno, di essere
rigorosi, metodici ed organizzati. Anche lo Zodiaco cinese pare proprio essere
in linea con la situazione economica italiana e mondiale. Dei circa 5000 cinesi
del Piemonte la maggior parte abita, studia e lavora a Torino. Differentemente
da Milano, nella nostra città non esiste una China Town, ovvero una
concentrazione in un´unica zona della città e sono quindi molti i quartieri,
fra cui Porta Palazzo, Borgo Dora, Aurora, Borgo San Paolo e San Salvario in
cui risiedono famiglie cinesi. La comunità del Piemonte cresce e cambiano anche
le sue caratteristiche. I primi residenti lavoravano principalmente nella
ristorazione, ed anche se oggi sono moltissimi i ristoranti del territorio le
nuove generazioni si stanno aprendo a nuovi settori. Il più trendy del momento
è quello dei negozi di parrucchieri gestiti da giovani cinesi, per lo più
ragazzi dai 18 ai 30 anni che stanno conquistando i favori di una clientela
sorprendentemente eterogenea: giovanissimi, donne, uomini, anziani. In Via
Vanchiglia 16 il negozio F.J.X. ad esempio è gestito da un ragazzo di Shanghai
e dai 4 aiutanti, due ragazze e due ragazzi dalle capigliature degne di un
manga nipponico. Dall´apertura ad oggi F.J.X. ha visto crescere costantemente
il numero di clienti che hanno definitivamente messo da parte varie prevenzioni
iniziali, circa la qualità dei prodotti usati, la capacità di comunicazione e
altro. Le carte vincenti? Certamente un´apertura continuata, la velocità
d´esecuzione, i prezzi competitivi, tagli e colorazioni d´ottimo livello
( da "Repubblica, La" del 25-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XI - Torino
Da Torino l´offensiva mondiale contro i nuovi pirati del mare Summit all´Unicri
con militari, esperti e 007 Calvani: "Lo scambio di informazioni chiave di
volta per sconfiggerli" LORENZA PLEUTERI Come e più che in un adrenalinico
romanzo, in un film d´azione con effetti spettacolari, in una fiction da prima
serata. Mercoledì a Torino sbarcheranno rappresentanti Nato e diplomatici di
mezzo mondo, capi di intelligence straniere e dirigenti di agenzie
internazionali, vertici di compagnie marittime e di colossi assicurativi, 007
pubblici e privati, ammiragli, militari, esperti. L´United nations
interregional crime and justice research institute dell´Onu - l´Unicri, il
braccio delle Nazioni unite che da una decina d´anni ha il quartier generale in
viale Maestri del Lavoro - ha convocato alla Fondazione Crt di via XX settembre
decine di nomi di primissimo piano. Per parlare di pirateria marittima e di
azioni di contrasto agli arrembaggi degli ipertecnologici corsari d´inizio
millennio. Un business in espansione, un crimine globale. Una piaga con enormi
contraccolpi economici e finanziari e la necessità di coordinare prevenzione e
risposte efficaci e su scala transnazionale. Qualche numero, per dare l´idea.
«Nei primi nove mesi del 2008 - ricordano i promotori del meeting mondiale - si
sono verificati 199 episodi di pirateria marittima, 60 solo nel golfo somalo di
Aden. L´epicentro è attorno al Corno d´Africa, ma il fenomeno è diffuso su
scala globale. Tocca le coste della Cina orientale, lo stretto di Malacca, Singapore». I primi raid in
mare sono Sirius cominciati nella seconda metà degli anni Novanta. Da allora è
stata una escalation. «I dati attuali testimoniano che si assiste a una
emergenza e che lo scenario previsto per il futuro non è confortante. In
tempi di crisi economica e nell´ipotesi di una enorme scarsità di offerta
energetica, sarebbero devastati nuovo attacchi come quelli contro la Sirius
star, la superpetroliera saudita sequestra il 15 novembre, liberata dai
bucanieri somali dopo il pagamento di un ingente riscatto. Il blocco di grandi
quantità di greggio, di questi tempi, potrebbe mettere in ginocchio città ed
economie». I noleggiatori di navi sono costretti a seguire rotte più sicure,
più lunghe e più costose. Salgono le spese. Le compagnie assicurative alzano a
dismisura i premi. «Lo scambio di informazioni e di esperienze tra i vari Paesi
- argomenta il "padrone di casa" del convegno, il direttore Unicri
Sandro Calvani - sarà la chiave di volta per risolvere questa piaga. L´incontro
torinese, prima tappa di un progetto mirato dell´Onu, rappresenterà un
riferimento di valore assoluto nell´ottica di un nuovo approccio ad alleanze
tra pubblico e privato. Riunire attorno allo stesso tavolo entità come la nato,
aziende e specialisti produrrà risultati tangibili. E noi delle Nazioni unite
ci facciamo promotori di questo nuovo modo di gestire crisi e politica».
( da "Repubblica, La" del 25-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XVII - Torino
Il cartoon Ecco "Amita della giungla" figlia di Torino e Nanchino
Prodotto dai subalpini Lastrego & Testa e dal cinese Blue Dolphin va in onda
da oggi nella domenica di Rai3 MARIO SERENELLINI Anche la Rai ha le sue fiabe,
sballottate tra perpetui tormentoni di poteri piccoli piccoli e grandi
interessi. E le fiabe Rai possono persino essere oggetti marziani, sospensioni
d´altri mondi sulle più deprimenti calamità nazionali. Su Raitre parte oggi la
serie animata di Làstrego & Testa Amita della giungla, 26 puntate di 7
minuti, ogni domenica all´interno di è domenica papà!. è una fiaba d´oggi e di
sempre: ma a livello produttivo è una novità planetaria. è il primo gemellaggio
via cartoon Italia-Cina, Torino-Nanchino: da una parte Làstrego & Testa Multimedia
(reduce dalle illustrazioni della Genesi di Fruttero ex Lucentini), dall´altra
lo Studio cinese Blue Dolphin. Per la prima volta, come spiegano Cristina e
Francesco (ovvero Làstrego & Testa), una produzione di cartoons occidentale
s´è rivolta ai cinesi «non con una semplice richiesta di manodopera qualificata
a basso costo, ma cercando una vera collaborazione, tra culture lontane,
in una storia e un modo di raccontare». In Amita della giungla (che ha già un
sito, http://www. amitadellagiungla. com/, dove i bambini possono giocare,
scaricare immagini da colorare e ritagliare e conoscere i personaggi), nominato
al Cartoons on the Bay 2008 per le serie tv infanzia, protagonista è una
vegetazione fantastica, popolata di animali amici, in un´era in cui uomini e no
sanno ancora comunicare tra loro. Amita danza, canta e gioca con gli amici,
l´orso dormiglione, l´elefante saggio, l´elefantino timido e Giùnk, bambino che
s´annida su un albero preistorico, insieme alla fedele scimmietta Apù. «Le
storie - spiegano gli autori torinesi - sono nate dallo studio delle tradizioni
dell´antico Oriente e dai nostri viaggi in Cina:
uniscono alla saggezza degli antichi proverbi una morale contemporanea, basata
sull´altruismo, la comprensione, la solidarietà. Alla fine d´ogni avventura,
Aruka, la saggia tartaruga, recita un proverbio che chiarisce il senso di
quanto accaduto».
( da "Repubblica, La" del 25-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 26 - Cronaca
la sinfonica Così lontani, così vicini: i due giovani talenti insieme sul palco
in un´avventura stimolante Lang e Harding, estasi pianificata tra YouTube e
discipline orientali è l´ennesima reincarnazione di quella classica che si
sforza di parlare a platee più ampie NICOLA GALLINO Se volete capire come sta
cambiando la musica classica non perdetevi sabato 9 maggio 2009 alle 20.30 il
concerto della Royal Concertgebouw Orchestra di Amsterdam con Daniel Harding
sul podio e Lang Lang al pianoforte. Il Beckham della bacchetta e il Giovanni
Allevi dagli occhi a mandorla. La classica che non ha paura di essere normale e
assomigliare al resto del mondo anche quando è serissima e gioca a fare la
superstar. In programma il Concerto n. 2 in fa minore di Fryderyk Chopin, che
Lang ha da poco anche inciso assieme al gemello in mi minore, e la turgida
Sinfonia n. 2 di Johannes Brahms. Fenomeno commerciale, fenomeno mediatico,
fenomeno e basta, del ventiseienne Lang Lang si è detto di tutto. Icona globale prêt-à-porter, consolle da estasi pianificate, il
prodigio venuto dalla Cina sta al pianoforte come la playstation al vecchio pallone di
cuoio. Occhio però a non liquidarlo come tecnologia perfetta e sentimenti di
plastica, come macchina da note dalle emozioni rinchiuse dietro due fessure
ridenti e impenetrabili. Troppo semplice. Con lui tutti i tradizionali
stereotipi sui musicisti orientali impattano clamorosamente. Lang rappresenta
sul serio qualcosa di nuovo e trasversale, più sottile e complesso. Forse
inquietante. Innanzitutto materializza nell´immaginario della musica globale la
voglia di nuova Cina, di nuovi Orienti. Altro che il
virtuoso occhialuto e compassato, magari con la riga da una parte, che suona
s´inchina e se ne va. Il suo sito è cool. Da dj, con tanto di "join the
experience", di canale YouTube, di avatar e il tocco fetish delle sue
sneakers griffate nere e oro in vendita. Carico di sponsor più di un pallone
d´oro, blockbuster da alta classifica, la sua incisione del Primo e Quarto
concerto di Beethoven con l´Orchestre de Paris diretta da Christoph Eschenbach
ha stracciato le chart di classica su Billboard. E per arrivare in testa come
Nuovo Artista si è battuto faccia a faccia con le più note popstar. La sua
agenda rimbalza dal recital tenuto in Central Park con uno Steinway rosso, poi
messo all´asta a favore dei terremotati del Sichuan, allo spot per la United
Airlines registrato assieme al grande collega jazz Herbie Hancock, con il quale
ha anche suonato in tv davanti a quarantacinque milioni di spettatori. Nulla
rispetto ai quasi cinque miliardi che a luglio 2008 l´hanno visto - un
puntolino nello stadio - suonare per la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di
Pechino. Poi che Lang sia esploso per germinazione spontanea o sia stato
plasmato a tavolino dai geni del marketing d´Oltreoceano in fondo non importa.
è l´ennesima reincarnazione di quella musica classica che si sforza di parlare
a platee più ampie, di quel borderline colto che non ha paura di sporcarsi le
mani con i linguaggi di massa e lo showbiz. Come i Pavarotti e Bocelli, con cui
naturalmente si è esibito. La novità è che questa volta il vento viene da Est:
ma attenzione a gridare alla melassa globale. Un suo concerto è un´avventura
non soltanto sonora ma anche cinetica, sensoriale, dove l´Oriente vero e
interiore c´è. Ed è inconfondibile. Guardatelo come attacca, ad esempio, una
delle ultime sonate di Schubert. Per l´intero primo tempo indugia. Ci gira
attorno, si bilancia sulle braccia come un atleta di arti marziali che studia
l´avversario prima di sferrare la prima mossa. A un certo punto parte. Mena
fendenti, accarezza, sfarina le note come se volesse liberarsi di sabbia dai
polpastrelli. E quando una mano resta sola a suonare anche per un secondo,
l´altra si libra nell´aria perdendosi in uno strano tai-chi che disegna stormi
di gru in volo verso lontananze immaginarie. Poi magari si butta in un allegro
tempestoso contro cui infierisce con l´allegra crudeltà di dita che ora pinzano
i tasti come bacchette di bambù, ora li affettano come coltelli. Pescate a caso
su uno dei video con cui gira su You Tube. Sono quasi mille. L´incontro con
Daniel Harding è un´avventura stimolante. Così lontani, così vicini al tempo
stesso. Il trentatreenne direttore inglese in un´intervista ha detto: «Mi piace
ascoltare Frank Sinatra o Britney Spears e molte altre cose. Ogni musica ha il
suo scopo e dunque scegliere che cosa ascoltare dipende dalla voglia che si ha:
a volte vuoi essere coinvolto in qualche cosa di impegnativo, altre volte ti va
di rilassarti». Come lo scorso anno, quando ha accettato con entusiasmo di
interpretare la parte del direttore d´orchestra nel film Lezione Ventuno di
Alessandro Baricco. Davvero i piccoli Schroeder pazzi solo per Beethoven oggi
non abitano più qui.
( da "Avvenire" del 25-01-2009)
Argomenti: Cina
CRONACA 25-01-2009 Dalla Cina all'Italia gli addobbi dei baby schiavi DI MAURO ZUCCARI A un mese
dalle celebrazioni natalizie emerge una realtà raggelante. Gran parte dei
palloncini e delle ghirlande con cui sono stati preparati gli addobbi sono
sporche di sangue. È la denuncia lanciata qualche giorno fa da Toni Brandi,
responsabile della Laogai Research Foundation italiana. «Molti addobbi
natalizi esportati dalla Cina in Europa, quindi anche
in Italia ha detto in un'intervista sono prodotti all'interno dei
"laogai", campi di lavoro dove uomini e donne sono imprigionati,
spesso a causa della loro fede religiosa o delle loro idee». Non c'è che dire;
un senso dell'ironia quasi diabolico: ornamenti che celebrano la nascita di
Nostro Signore prodotti da chi proprio per la sua fede cristiana è perseguitato
e venduti ai cristiani d'occidente, felici di addobbare le loro case con
orpelli sfavillanti, economici ma anche potenzialmente nocivi, a quanto
sottolinea Brandi. «Secondo un'indagine condotta dalla nostra fondazione spiega
luminarie e gemme di cristallo importate con il marchio Zhuhai Chili Electronic
in Italia, Belgio, Francia e Stati Uniti provengono dal centro di detenzione di
Zongba, nella città di Qingzhen. Spesso risultano pericolosi per chi li
acquista». Quanto poi sia disumano il trattamento subì- to da questi schiavi
del XXI secolo è testimoniato dai sopravvissuti fuggiti all'estero. Il sito
della Fondazione, www.laogai.it è pieno di questi racconti; prigionieri
costretti a lavorare fino a 16 ore al giorno, torture continue, detenuti
costretti a torturare i loro compagni come segno della loro "redenzione".
Anche il Comitato dell'Onu contro la tortura ha recentemente pubblicato un
rapporto in cui denuncia l'alto numero di vittime causato da questi
trattamenti. «Tutto ciò però non porta ad alcun cambiamento spiega Brandi noi
pubblichiamo un quaderno in cui denunciamo l'esistenza di 1422 lager che sono
anche imprese produttrici. Le convenzioni internazionali contro il lavoro
forzato e contro il lavoro minorile sono sistematicamente violate, senza che le
autorità, italiane ed europee, facciano nulla; anche le convenzioni contro la
tortura e per i diritti civili, firmate dalla Cina,
sono calpestate. A livello delle forze sociali non si registra una
mobilitazione; in Usa i Sindacati ed il Congresso, invece, ci hanno aiutato. Il
Parlamento italiano ha approvato tre risoluzioni contro i "laogai"
l'anno scorso, ma non si è fatto nulla di concreto; due progetti di legge
giacciono alle Camere da circa 4 anni». Toni Brandi fornisce alcuni nomi di
queste aziende - lager: la Shayang Xinsheng Brickyard ha dietro di sé la
Shayang Fanjiatai Prison; tramite altre imprese sembra abbia esportato luci di
Natale in Usa.; la Zhongba Farm di Qingzhen nasconde la Zhongba Rtl, una
prigione dove si producono anche le gemme di cristallo esportate dalla Zhuhai
Chili; nella prigione "Shangai Women's Rtl" si producono giocattoli
esportati anche in Italia. È difficile avere i nomi delle aziende esportatrici;
il regime li copre con il segreto. Brandi aggiunge che le importazioni dalla Cina sono ora in forte calo, sia a causa della crisi che
degli scandali creati dai prodotti nocivi. la denuncia Realizzati da
prigionieri sottoposti a torture, ghirlande e nastri per le feste esportati
anche nel nostro Paese
( da "Avvenire" del 25-01-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 25-01-2009
l'intervista Mosher: i gruppi pro-choice adesso avranno più potere DI LORENZO FAZZINI
L a decisione con cui Obama ha ripristinato i fondi per le organizzazioni
pro-abortiste è «un esempio dell'imperialismo americano. La maggior parte dei
Paesi del mondo vieta l'aborto: così facendo, Obama viola anche i principi di
tutte le religioni». Non usa mezzi termini Steve W. Mosher, presidente del
Population Research Institute per bocciare l'annunciata mossa del neo-inquilino
alla Casa Bianca sulla diffusione dello stile "prochoice" nel mondo.
Il direttore dell'Istituto di ricerca sulla popolazione, che ha sede in
Virginia, è un'autorità in materia demografica: è stato infatti il primo
giornalista nel mondo, all'inizio degli Anni '80, a documentare le atrocità
commesse dal regime cinese nell'applicazione della «politica del figlio unico »
e un suo dettagliato rapporto sul coinvolgimento diretto dell'Unfpa e dell'Ippf
nella pratica degli aborti e delle sterilizzazioni forzate, sempre in Cina, è stato alla base della decisione di George W. Bush di
sospendere il finanziamento di queste organizzazioni che Obama ha ora
ripristinato. Professor Mosher, come valuta la decisione di Obama? Una
premessa: nel 1958 venne pubblicato un romanzo, «The Ugly A- merican », poi
diventato un film nel 1963 ( «Missione in Oriente» ) con Marlon Brando.
I "cattivi" del libro erano gli americani arroganti e ignoranti che
lavoravano all'estero infischiandosene dei valori locali. Questa frase,
l'«americano cattivo», è diventato un modo di dire e indica l'americano
maleducato che viaggia all'estero. Obama sembra determinato a mettere in
circolazione una falange di «americani cattivi » in tutto il mondo. Vuole
finanziare, usando i dollari delle tasse di tutti gli americani, le
organizzazioni internazionali che violando la santità della vita
volontariamente infrangono le leggi della maggior parte degli Stati nel mondo,
per non parlare dei valori di base di tutte le religioni mondiali. A quali
principi era ispirata la norma anti-aborto approvata da Reagan nel 1984?
L'idea-guida era questa: l'aborto è sempre e ovunque un evento controverso. La
maggior parte degli americani fanno obiezione al fatto che le loro tasse
vengano usate a questo scopo. La maggior parte degli Stati del mondo, poi,
hanno molte restrizioni in tema di aborto, per non parlare di quelli che lo
vietano del tutto. Queste organizzazioni americane che spingono perché
all'estero si tengano interruzioni di gravidanza offrono una cattiva immagine
del nostro Paese alle donne povere dei Paesi del Terzo mondo. Chi beneficerà e
chi subirà il cambio di indirizzo politico? I primi beneficiari saranno i
pro-aborto dell'International Planned Parenthood Federation (Ippf):
promuoveranno l'aborto dove è legale, faranno lobby per la sua legalizzazione
dove non è ancora ammesso, e realizzeranno quanti più aborti possibili sfidando
le leggi locali. Ad oggi 130 Paesi nel mondo vietano l'aborto o lo ammettono
solo in circostanze estreme. Diversi Stati latino-americani, ad esempio,
sanciscono che la vita inizia al concepimento e proteggono il bambino non nato.
La Ippf e le agenzie simili, sfidando la sovranità nazionale degli Stati,
vogliono cambiare tutto questo. Denigrano il bambino non nato come qualcosa di
«non umano», cercano di privarlo della protezione della legge e al tempo stesso
realizzano migliaia di aborti illegali: questo non è imperialismo culturale? Il
responsabile del Population Research Institute: «Scelta imperialista L'Ippf
farà lobby per legalizzare l'aborto nei Paesi dove è vietato» Steve W. Mosher
( da "AmericaOggi Online" del 25-01-2009)
Argomenti: Cina
Brasile. Muore la
top model Mariana. Le erano stati amputati mani e piedi 25-01-2009 SAN PAOLO.
Una diagnosi fatta in ritardo, qualche giorno in ospedale, mani e piedi
amputati, poi la morte: é la tragica vicenda di Mariana Bridi Da Silva, la
ventenne splendida modella brasiliana, di origine italiana, deceduta ieri
nell'ospedale dove era ricoverata da diversi giorni. Il caso ha commosso il
Paese: la top model è deceduta all'Ospedale Dorio Silva di Serra, Stato di
Spirito Santo, verso le 2:30 (ora locale) e fin dal primo mattino i media
online e i notiziari tv hanno reso noto che la ragazza non ce l'ha fatta, pubblicando
le immagini della bellissima Mariana in costume da bagno al mare o mentre sfila
sulle passerelle dell'alta moda. Mariana si è aggravata nel corso della notte:
le sue condizioni sono passate da "gravi" a "molto gravi",
ha spiegato la segretaria alla Salute dello Stato brasiliano, mentre i medici
dell'ospedale dove era ricoverata hanno confermato l'aggravamento delle
condizioni, ricordando che non avevano avuto altra scelta che amputare prima le
mani, quindi i piedi, "perché l'ossigeno non arrivava alle estremità. Era
stata sottoposta a emodialisi e nelle ultime ore per respirare aveva avuto
bisogno dell'assistenza delle macchine", hanno precisato. Il fidanzato di
Mariana, Thiago Siomes, ha negato che la sua compagna avesse fatto uso di
droghe: "Non prendeva pasticche e non faceva diete. Era semplicemente un
essere umano malato", ha tagliato corto. Mariana aveva iniziato la
carriera come modella a 14 anni, era stata Miss Bikini
internazionale in Cina e nel 2007 era arrivata quarta al concorso Miss Mondo Brasile,
conquistando lo stesso posto anche nell'edizione dell'anno scorso. Il 2 gennaio
era stata ricoverata con sintomi di infezione urinaria, febbre e forti dolori,
dolori che aveva avvertito fin da dicembre, quando dopo una visita medica le
erano stati diagnosticati calcoli renali. Il quadro clinico, che
inizialmente sembrava semplice, è andato progressivamente peggiorando e quando
i medici hanno individuato un'infezione causata da un raro batterio, lo
Pseudomonas Aeroginosa, la ragazza era già stata colpita da setticemia. Era
stato quindi necessario amputare, dopo l'accertamento della necrosi agli arti.
I medici erano stati costretti anche a rimuovere alcune parti dello stomaco.
Secondo un medico brasiliano esperto in infezioni, Caio Rosenthal, citato dalla
stampa locale, è poco comune che i casi di infezione per questo tipo di batteri
possano portare all'amputazione. "Mariana stava soffrendo molto, ha
lottato con forza per la vita. In questi momenti, il Signore ci da
conforto", ha commentato il padre della ragazza, Agnaldo Bridi. La
famiglia ha detto di attendere una grande quantità di persone ai funerali, in
programma oggi.
( da "AmericaOggi Online" del 25-01-2009)
Argomenti: Cina
La
Cina teme l'incognita Barack Obama
25-01-2009 PECHINO. La Cina teme
l'incognita Barack Obama. Le crescenti preoccupazioni di Pechino per una svolta
negativa nei rapporti con gli Stati Uniti dopo l'insediamento del nuovo
presidente, sono stati espressi dal ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi al
segretario di Stato Usa, Hillary Clinton. In una conversazione telefonica venerdì notte,
riferisce l'agenzia Nuova Cina, Yang ha chiesto alla
Clinton di gestire con cautela "le differenze" e le tematiche
"delicate" che potrebbero danneggiare le relazioni tra i due Paesi.
Il ministro ha sottolineato che i rapporti tra Cina e
Usa "sono una delle più importanti relazioni bilaterali del mondo" ed
aggiunto che Pechino "è pronta a lavorare con Washington per guardare
costantemente alle relazioni bilaterali in una prospettiva strategica di lungo
termine". Yang non ha indicato quali siano i temi "delicati", ma
per la Cina riveste grande importanza la questione di
Taiwan, l'isola di fatto indipendente sulla quale rivendica la sovranità. Gli
Stati Uniti riconoscono la Repubblica Popolare come "unica" Cina ma mantengono stretti rapporti commerciali e militari
con Taiwan, alla quale hanno venduto alla fine del 2008 una partita di armi
sofisticate del valore di 6,5 miliardi di dollari. Una compravendita gestita
dall'ex presidente George W. Bush ma approvata da Obama. Secondo gli esperti
cinesi e quelli di Taiwan, il nuovo presidente Usa potrebbe appoggiare con
maggior decisione del suo predecessore le richieste di Taiwan di partecipare in
modo autonomo alle organizzazioni internazionali, ma non dovrebbe discostarsi
molto dalla politica del suo predecessore. Altri temi che preoccupano Pechino
sono la tradizionale 'insistenza' dei presidenti democratici sui diritti umani
e la vicinanza di molti leader del partito del presidente, come la presidente
del Congresso Nancy Pelosi, al Dalai Lama, il leader tibetano in esilio considerato
un secessionista da Pechino. Al momento la questione più calda è quella del
commercio, dopo che il nuovo segretario al Tesoro Timothy Geithner ha accusato
Pechino di "manipolare" il valore della sua moneta, lo yuan,
tenendolo artificialmente basso per favorire le sue esportazioni. Il ministero
del Commercio cinese, in una breve nota diffusa la venerdì notte, ha ribattuto
affermando che il governo di Pechino "non ha mai usato la cosidetta
manipolazione della valuta". Cao Honghui, uno studioso dell'Accademia
delle Scienze Sociali (Cass, il centro studi del Partito Comunista), ritiene
che le affermazioni di Geithner "segnalino senza dubbio una più forte
frizione tra i due Paesi sulle questioni del commercio e delle valute".
Zuo Xiaolei, analista cinese della Galaxy Securities, aggiunge che "la
nuova amministrazione Obama si trova di fronte a gravi perdite di posti di
lavoro e alla recessione, e i democratici hanno una tendenza al protezionismo
commerciale". Il surplus commerciale della Cina
con gli Usa è cresciuto del 4,6 per cento nel 2008 toccando i 170,85 miliardi
di dollari ma il ritmo della crescita è stato di 8,6 punti percentuali
inferiore a quello dell'anno precedente.
( da "Repubblica, La" del 26-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 9 - Economia
No a nuovi negoziati Il Pd è imploso Sacconi: "Epifani sarà sconfitto la
sua battaglia è ideologica" Il ministro annuncia il pacchetto anti-crisi
entro 10 giorni è difficile che possa riaprirsi la trattativa per modificare
l´intesa in maniera sostanziale Non ha compiuto una scelta definitiva e così
sono emerse tre posizioni diverse ROBERTO MANIA ROMA - Ministro Sacconi, quali
conseguenze avrà un accordo sulle regole dei contratti senza la Cgil? «Quando
nel 1984 la Cgil non aderì all´accordo di San Valentino si pensò che avrebbe
cercato nella contrattazione quello che la scala mobile non garantiva più. Ma
non accadde. Credo che si ripeterà la stessa situazione: le posizioni della
Cgil non sono destinate ad avere consenso». Maurizio Sacconi è il ministro del
Lavoro, esponente di spicco di quella pattuglia di socialisti che ha trovato
una nuova casa politica in Forza Italia. E´ stato tra i più convinti
sostenitori del nuovo patto con la Cisl, la Uil e la Confindustria. Dice che i
lavoratori potranno guadagnare di più, perché il salario sarà legato alla
produttività o ai risultati dell´azienda, e che «la svolta culturale sia così
profonda da non lasciare spazio alle resistenze legate a un vecchio approccio
ideologico». Dunque - spiega - «è difficile che si possa riaprire il negoziato
per modificare l´intesa in maniera sostanziale». Eppure il presidente Ciampi ha
detto a Repubblica che nel �93 "sarebbe stato semplicemente
impensabile" un´intesa senza Cgil. Lei crede di aver fatto tutto il
possibile per evitare la rottura? «Questo è stato un negoziato assolutamente
diretto tra le parti. Sono state le parti a volerlo proprio per evitare che la
presenza del governo rendesse più difficile l´accordo con la Cgil, ben
conoscendo la diffidenza di questo sindacato verso un governo considerato
"non amico". Ma le posizioni sono rimaste radicalmente distanti. E´
riemersa nella Cgil una vecchia diffidenza ideologica verso tutto ciò che
appare compromissione con il "padrone" secondo una visione classista.
Dal �97, quando la Commissione Giugni suggerì di cambiare il modello del
�93, la Cgil ha scelto la linea di Bertoldo che potendo scegliere su quale
albero essere impiccato, non l´ha mai trovato». La Cgil, invece, accusa il suo
governo di aver ricercato la divisione. «Il governo ha fatto un passo indietro.
Tant´è che nostro più importante contributo, cioè la detassazione del salario
di produttività, è stato approvato prima dell´intesa. Lo abbiamo fatto per
incentivare l´accordo senza interferire nella trattativa». Pensa che la Cgil
aderirà in un secondo momento? «Credo che la Cgil soffra di un blocco
ideologico. E´ prigioniera di uno schema nel quale il salario ha esclusivamente
una funzione di solidarietà mentre lo ha in minima parte. Ma è un blocco
ideologico che pesa, soprattutto in una fase post-ideologica che vuol dire
anche passare dal conflitto distribuitivo a una distribuzione della ricchezza
attraverso la partecipazione. I lavoratori devono poter accedere a una parte
degli utili di impresa e non condividere solo gli aspetti negativi della vita
di impresa». E favorevole al referendum sull´accordo? «In generale credo che si
debbano superare tutte le forme di democrazia diretta. Ormai ci confrontiamo
con paesi che hanno processi decisionali velocissimi, penso al Brasile, alla Cina, alla Russia» Le sembrano tutti modelli di democrazia? «No, però
è così. Per questo dico che non c´è tempo per le decisioni assembleari, tanto
più per le relazioni industriali». Che fretta c´era di sottoscrivere un´intesa
che lega i salari alla produttività quando esplode la cassa integrazione?
«E´ proprio in una fase come questa che occorre condividere la fatica per
uscire dalla crisi per poi condividere i risultati quando arriveranno». Come
vede la discussione nel Pd sull´accordo separato? «Di fronte a questa vicenda
il Pd è imploso perché non ha compiuto una scelta definitiva. Sono emerse tre
posizioni: quella di D´Alema, molto tradizionale tentata da un rapporto
privilegiato con il sindacato dichiaratamente politicizzato e che corrisponde
all´idea di un Pd collocato nettamente a sinistra; quella di Enrico Letta, più
esplicitamente orientato al rapporto sia con i sindacati sia con le imprese;
quella di Veltroni che nel più classico «ma anchismo» sta con la Cgil ma anche
con la Cisl e la Uil senza escludere il rapporto con la Confindustria». Ha
detto che questa è un´epoca nella quale si deve decidere in fretta. Bene: avete
annunciato più soldi per gli ammortizzatori e l´estensione della cassa
integrazione. Per ora solo parole. Quando i fatti? «Entro dieci giorni quel
pacchetto sarà operativo». Come pensate di superare i dubbi delle Regioni
nell´usare gli 8 miliardi, in buona parte del Fondo sociale europeo, per la
cassa integrazione? «C´era diffidenza perché si temeva una centralizzazione
nella gestione della crisi. Non sarà così. Noi daremo alle Regioni il miliardo
di euro già stanziato per gli ammortizzatori con la manovra economica e in
cambio chiediamo alle Regioni stesse di mettere in gioco e riorientare le loro
risorse e quelle del Fondo sociale. Ma soprattutto di assumere loro la guida
dei negoziati, per fare da filtro alle richieste di ammortizzatori in modo da
evitare ogni ingiustificato rattrappimento strutturale della base produttivo, e
per legare il sostegno al reddito ai processi di formazione». Qualche mese fa
lei disse «basta aiuti alla Fiat». Berlusconi ha però annunciato che il governo
interverrà a sostegno dell´auto. Come ha preso questa sconfessione?
«Giustamente il presidente Berlusconi ha annunciato un tavolo sull´auto alla
luce dell´andamento del settore. Ha annunciato un tavolo, e non provvedimenti
per adesso. Si vedrà. Di certo non si farà una manovra di bilancio aggiuntiva
per l´auto».
( da "Repubblica, La" del 26-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 18 - Esteri
Ecco il piano Ue per il dopo-Kyoto Tagli alle emissioni di CO2 e una
"green economy" per i Paesi poveri ALBERTO D´ARGENIO BRUXELLES - è
nell´America di Barack Obama che l´Europa cerca un alleato per trascinare il
mondo nella terza rivoluzione industriale, quella dell´economia a basse
emissioni di anidride carbonica. E per farlo il Vecchio Continente si dice
pronto a mettere mano al portafoglio: entro il 2020 le nazioni industrializzate
potrebbe «auto-tassarsi» per dare al resto del globo 30 miliardi all´anno da
investire in energia pulita. Soldi da usare anche per bloccare la
deforestazione tropicale entro 20 anni. La proposta Ue in vista del delicato
vertice Onu di Copenhagen - in calendario a dicembre - è ambiziosa e ignora
alcune richieste avanzate nei mesi scorsi dal governo Berlusconi. Nel documento
che la Commissione Ue approverà mercoledì (dovrà poi venire confermato dai
governi dei 27) si parte da quello che è ormai il dogma della comunità
scientifica: per salvare il mondo da sconvolgimenti climatici e cataclismi è
necessario limitare l´innalzamento della temperatura globale a 2 gradi rispetto
all´era preindustriale (soglia che a questi ritmi sarà superata nel 2050). Per
questo lo scorso dicembre, dopo anni di duri negoziati, l´Europa si è dotata di
una strategia per limitare le emissioni di CO2 del 20% entro il 2020, seguito
unilaterale al Protocollo di Kyoto i cui effetti scadono nel 2012. Forte di
questo impegno, l´Unione si presenta nella veste di leader mondiale nel
negoziato Onu chiamato a dare seguito a Kyoto, questa volta
cercando di coinvolgere i grandi inquinatori a prendere impegni vincolanti sui
tagli alle emissioni di CO2: Usa, Cina, India e gli
altri paesi emergenti. L´offerta europea conferma che in caso di accordo
mondiale i 27 alzeranno il loro obiettivo di tagli per il prossimo decennio dal
20 al 30%, in barba alle richieste del governo italiano di stralciare questa
promessa. Uno scatto, comunque, che arriverà solo se le altre economie
industrializzate faranno uno sforzo paragonabile al nostro e se i principali
paesi in via di sviluppo (India, Cina, Brasile e
Sudafrica, per citarne alcuni), «limiteranno la crescita delle loro emissioni
dal 15 al 30% rispetto al trend attuale». A queste economie si chiede anche di
dimezzare la deforestazione tropicale entro il 2020 e di bloccarla entro il
2030. Sforzi che richiederanno «molti soldi». E proprio i meccanismi su come
finanziare la nuova Kyoto per i più poveri occupano buona parte delle 15 pagine
della proposta negoziale Ue: i 27 raccomandano di portare gli investimenti
globali nella green economy a 175 miliardi di euro all´anno nel 2020 (la metà
da reperire nei paesi in via di sviluppo), di cui 30 miliardi destinati ad
aiutare le nazioni più povere. Tra le fonti possibili di finanziamento c´è
anche l´introduzione di un balzello per ogni tonnellata di C02 emessa dai paesi
sviluppati, una vera e propria tassa che nel tempo crescerebbe da uno a tre
euro con un reddito iniziale di 13 miliardi nel 2013 per arrivare ai 28
miliardi nel 2020. «Con l´arrivo di Obama gli Stati Uniti hanno fatto del
cambiamento climatico una priorità», scrive Bruxelles indicando la necessità di
siglare "un partenariato" con Washington e la creazione di «un
mercato del CO2 transatlantico». E già in settimana gli emissari di Bruxelles
saranno Oltreoceano per mostrare il piano Ue agli uomini di Obama. Si punta
dunque sull´appoggio americano per convincere i paesi in via di sviluppo ad
accettare target vincolanti nel taglio delle CO2 (se non faranno nulla saranno
in grado di «annullare» tutti gli sforzi delle nazioni industrializzate): in
caso di fallimento allora saranno proprio i più poveri a subire gli effetti del
cambiamento climatico e a pagare per rimediare al disastro.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
PRIMA data: 2009-01-25 - pag: 1 autore: STRATEGIE DI RILANCIO Se l'Europa
trovasse una svolta comune di Carlo Bastasin L e democrazie non sono
in-dulgenti con se stesse. E infatti Barack Obama non sta dimostrando
compiacimento nei confronti del proprio Paese. «Dobbiamo rifare l'America », ha
affermato nel discorso inaugurale. Ha denunciato avidità e irresponsabilità
degli individui, ha evocato fallimenti e «l'inverno profondo»,e chiamato un
nuovo spirito di servizio e di regolazione pubblica. Per reagire alla crisi
cambierà il piano di salvataggio delle banche e con il più vasto appoggio nel
Congresso varerà un pacchetto di stimolo fiscale in buona parte orientato, come
ha spiegato ieri, a migliorare la produttività del Paese nel lungo termine. Sa
che gli Stati Uniti non potranno uscire da soli dalla crisi e ha portato alla
luce il problema della cooperazione globale, cominciando
dalla Cina. A questo servono i cambi di governo in democrazia: a correggere
gli errori, senza indulgenze. Il vuoto di democrazia pesa invece sull'Europa.
Legittimamente nessun governo nazionale si sente artefice della crisi, ognuno
può fingersi vittima compiaciuta parlando allo specchio della propria opinione
pubblica. Ma l'irresponsabilità politica induce solo a scansare le soluzioni
costose, finendo per danneggiare se stessi. Mentre Obama pone le basi di
un'uscita costruttiva dalla catastrofe che in gran parte gli Stati Uniti hanno
provocato, l'Europa sta indebolendo le proprie fondamenta. Il Patto di
stabilità e crescita e il Mercato unico, i due pilastri della cooperazione
economica europea, sono infatti a rischio. Il rilancio della domanda aggregata
nell'Unione europea è stato affidato a un Piano di rilancio che prevede azioni
coordinate di stimolo pari all'1,6% del Pil e un impegno al rafforzamento della
competitività e della tecnologia con effetti non solo temporanei. Ma come
emerge dai bilanci 2009, il Piano resta inattuato. Non solo in Italia, dove il
sostegno netto, tra aiuti alle famiglie e prelievi sulle imprese, è sostanzialmente
nullo, ma anche nei Paesi con minori vincoli di bilancio. La mancanza di
coordinamento e di iniziativa politica ha fatto prevalere un atteggiamento
passivo: ogni Paese reagisce alla crisi, caso per caso, una volta che i sintomi
si manifestano. Continua u pagina 9 l'articolo prosegue in altra pagina
( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
LETTURE data: 2009-01-25 - pag: 25 autore: Ex Libris Quando il libro non ha
prezzo di Stefano Salis S arà più che mai interessante per gli allievi, e per
chi si interessa di fenomeni editoriali, la 26ª edizione della Scuola Librai
Umberto ed Elisabetta Mauri (alla Fondazione Cini di Venezia, da domani fino a
venerdì). Perché se il tema generale sarà quello dell'assortimento – e lo
indagheranno bene i librai che partecipano alle lezioni di perfezionamento, con
dibattito pubblico il 29 con i " big"della nostra editoria –, è la
tavola rotonda di venerdì 30 a portare finalmente un contributo originale e (si
spera) documentato sull'evoluzione del mercato librario inglese (subito dopo
gran finale con Umberto Eco che si intrattiene«Sulla labilità dei supporti»).
Perché è interessante la faccenda inglese? Per un motivo semplice. Il prezzo
dei libri, in Inghilterra, non è più fissato dall'editore, ma solo
suggerito,dopo di che il libraiosi regola a suo piacimento e stabilisce il suo
prezzo a seconda del mercato, delle copie che pensa di vendere, del numero di
lettori che spera di attirare in libreria. E dire che il Net Book Agreement (
Nba)era stato un'istituzione gloriosa e seguita in tutto il mondo. Editori e
librai si impegnavano a rispettare il prezzo imposto: il libraio che avesse
praticato degli sconti non sarebbe più stato rifornito dall'editore. Stiamo
parlando di una pratica entrata in vigore il 1 ºgennaio 1900 e caduta, sotto i
colpi del "libero mercato", nel 1997, dopo varie traversie e giudizi
dell'attività che vigila sulla concorrenza. L'effetto della fine di
quest'accordo è stato, da una parte, l'ingresso di una catena come Borders nel
mercato inglese, mentre dall'altro resta da capire se il prezzo medio dei libri
sia aumentato e se la stessa produzione libraria e la competitivitàtra editori
ne abbiano tratto giovamento. Di certo i librai indipendenti si sono trovati a
mal partito: ma questo,forse,è dovuto non solo alla fine del Nba. I
rappresentanti di Random House, Marsh Agency, Daunt Books e Profile, a Venezia,
dovrebbero fornirci lumi. Per quanto un'interessante relazione è già
disponibile sul sito dell'Office of Fair Trading che indaga proprio su questi
temi ( risale a febbraio 2008: la potete trovatre all'indirizzo www.oft.gov.
uk/advice_and_resources/publications/ reports/Economicresearch/ oft981).
Intanto la rivista «The Bookseller » (mai lodata abbastanza per la sua
qualità...) dà i numeri sulla situazione attuale inglese. Il 2008 è stato un
anno difficile e il 2009 è un salto nel buio. Rispetto al 2007 il mercato
britannico ha registrato un –0,4%sul vendutoe –1,5%a valore (mentre
Waterstone's, per il solo periodo natalizio, ha accusato un –4% tondo). Il
mercato è sempre diviso fra pochi gruppi: il primo editore è Hachette (15,9%),
seguito da Random House (14,8%), quindi Penguin e HarperCollins. E mentre sono
cresciuti tutti gli editori universitari (ottima la performance di John Wiley,
che scalza Simon & Schuster dalla top ten editoria-le), tracollano gli
editori d'arte: Thames &Hudson (–11,4%),Carlton Books (–6,3%), Phaidon
(–11,5%). Persino Taschen segna il passo (–3,5%). Alla Scuola Mauri di Venezia
un confronto con gli operatori inglesi, dieci anni dopo la liberalizzazione
( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E SOCIETA data: 2009-01-25 - pag: 26 autore: Miliardi di imprese
Cindia cerca regole Lo sviluppo dei due giganti asiatici è stato favorito da
assetti istituzionali dubbi e pirateria tecnologica. è ora di cambiare di
Giorgio Barba Navaretti P erché la Cina costruisce una
città in un baleno e l'India no? Pudong, il distretto dei grattacieli
mozzafiato di Shanghai, nel 1990 era terra agricola. Oggi ci sono più
grattacieli che a Manhattan, alcuni, pietre miliari dell'architettura
contemporanea. A Mumbai nel ricco quartiere del Cuffe Parade, un agglomerato di
baracche di pescatori, il Machimaar Village da sempre contende il terreno a
ville e grattacieli. Da un lato il movimento rapido e inesorabile. Dall'altro
la palude dell'immobilità. Una buona immagine per capire le fondamentali
differenze tra i modelli di sviluppo dei due giganti emergenti, che sono
l'esempio più lampante di come sia possibile riuscire a crescere a tassi vicini
al 10 per cento con strategie completamente diverse. La negazione, insomma,
dell'ipotesi che esista un'unica ricetta virtuosa di politica economica.
Eppure, per quanto passi per strade diversissime, c'è però un percorso che
unisce la storia recente di questi due paesi: il difficile emergere del diritto
di proprietà. Gli efficaci aneddoti di 2.4 miliardi di imprenditori, il libro
di Tarun Khanna, professore indiano alla Harvard Business School, appena
pubblicato da Francesco Brioschi, ci aiutano a svolgere l'intricata matassa. I
grattacieli di Pudong non sarebbero mai sorti senza la volontà ferrea di uno
Stato a cui nessuno era in grado di opporsi, che ha costruito un sistema di
incentivi in grado di attrarre miliardie miliardi di dollari di capitali
stranieri per costruire il business district di Shanghai. Un episodio di
economia di mercato, ma governata da un superimprenditore- regolatore dal polso
fermissimo e fondata su diritti di proprietà molto incerti. Espropri
inesorabili e impossibili da contestare, indennizzi proporzionati al potere
dell'espropriato. La letteratura dice che un chiaro diritto di proprietà sia il
fondamento di qualsiasi sano processo di sviluppo economico. Eppure la Cina, la sua crescita travolgente l'ha fondata
sull'ambiguità di un diritto di cui lo stato può disporre a piacimento:
renderlo inviolabile o cancellarlo con un soffio. L'opposto in India. I
pescatori di Machimaar non hanno alcun titolo di proprietà sulle proprie
baracche. Ma un insieme infinito di poteri locali e statali in contraddizione
tra loro, l'ossatura della democrazia del sub- continente, rende
paradossalmente i pescatori inamovibili e assolutamente incerto l'esito di
qualunque controversia sui diritti di proprietà. Vale di più il diritto non
codificato dei pescatori di Machimaar o i certificati dei proprietari dei
terreni? E l'India ci porta forse a concludere che la tutela delle minoranze o
addirittura la democrazia siano un ostacolo allo sviluppo? Certo no, vista la
crescita di questo Paese. Anche qui, come vedremo, l'ambiguità del diritto ha
aiutato molto. Torniamo alla Cina. Un altro esempio
lampante di come e quanto l'incertezza dei diritti di proprietà – in questo
caso intellettuale – abbia aiutato il Paese è il caso della Microsoft. Per
tutti glianni 90 la società di software americana ha tentato con scarsissimo
successo di entrare sul mercato cinese. Il governo cinese era ambiguo e ostile,
negando alla Microsoft l'accesso a commesse ufficiali e impedendo qualsiasi
misura per difenderla dalla pirateria dilagante. A metà degli anni Novanta , il programma Fox Pro rappresentava il 65 per cento dei data base
installati in Cina, senza che la Microsoft avesse venduto nel Paese una copia
ufficiale. La pirateria, ha però permesso alla Cina di sviluppare
capacità tecnologiche considerevoli nello sviluppo del software: come ricorda
un detto tradizionale cinese "rubare un libro è un crimine elegante".
E anche per la Microsoft in fondo questo non era così grave. Bill Gates, in
un'intervista del 1996 dichiara: «Anche se in Cina
ogni anno si vendono tre milioni di computer, la gente non paga per il
software. Un giorno però lo farà. E finché lo ruberanno, voglio che rubino il
nostro ». Perché mai? Perché in questo modo i sistemi operativi di Microsoft
diventano lo standard in un mercato in crescita colossale. E il tempo ha dato
ragione a Gates e anche alla Cina. A un certo punto, a
poco a poco, la casa di Redmond è riuscita a fare degli accordi con il governo
e a ottenere licenze protette per distribuire il proprio software, ma in cambio
di cosa? La cessione alla Cina di uno dei segreti
industriali più fondamentali e meglio custoditi nel nostro tempo: il codice
sorgente di Windows. Insomma l'incertezza dei diritti di proprietà
intellettuale ha permesso la prima fase di sviluppo dell'industria del software
in Cina. Ma solo un rovesciamento di strategia e
infine le garanzie da parte del Governo cinese di una tutela effettiva ha
permesso un rafforzamento degli accordi e l'accesso a tecnologie ancora più
avanzate. In India, la situazione è opposta, per certi versi più simile alla
nostra. La capacità di fare impresa degli indiani si è sviluppata proprio
cercando di aggirare le inefficienze e l'invadenza dello Stato, non sotto la
sua leadership. E allo stesso tempo attività multinazionali sono riuscite a
penetrare il mercato indiano, fornendo soluzioni alternative e nuove opzioni in
un Paese afflitto da regole e vincoli senza senso. Ad esempio la tedesca Metro,
con il suo sistema di distribuzione cash and carry all'ingrosso permette oggi
ai dettaglianti indiani di rifornirsi in modo efficiente e a buon prezzo
aggirando gli infiniti ostacoli e la burocrazia di un settore altamente
regolato. Ma anche qui, ancora una volta, oltre un certo grado di sviluppo,
l'ambiguità e l'inefficienza dello Stato diventa un ostacolo allo sviluppo.
Certamente le riforme economiche di apertura al mercato che l'India ha avviato
a partire dagli anni Novanta hanno aiutato molto il settore privato a
rafforzarsi e a crescere. Insomma, l'esperienza di questi due grandi giganti ci
aiuta a capire come spesso sia possibile muovere i primi passi dello sviluppo
con leggi e sistemi istituzionali assolutamente arbitrari e non definiti. Ma
come l'ulteriore transizione verso un'economia moderna necessiti invece di
regole certe e chiare. barba@unimi.it 1 Tarun Khanna, «2.4 miliardi di
imprenditori: Cina e India nel nostro futuro»,
Francesco Brioschi Editore, Milano, pagg. 380, Á 25,00. ILLUSTRAZIONE DI
DOMENICO ROSA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MUSICA data: 2009-01-25 - pag: 33 autore: Cremona Carmen danza con
Schubert di Marinella Guatterini armen e Don Giovanni sono giunti spavaldamente
a braccetto dal Paese Basco C francese, per aprire la ricca rassegna "La
Danza", al Teatro Ponchielli. Approdata alla ventunesima edizione, e
spavalda anch'essa per come riesce a tenere a bada i tagli abbattutesi sulla
sua oculata gestione, la vetrina cremonese offre sino ad aprile linguaggi
contemporanei e classici, con uno sguardo curioso all'Opera di Pechino,
ricchezza codificata cui non siamo assuefatti anche se la Cina ci pare vicina. Quanto agli archetipi dell'Eros avvinto a
Thanatos, della donna sensuale e libera di preferire la morte a un amore
incatenante, e del seduttore impenitente: il coreografo Thierry Malandain, alla
testa del Ballet Biarritz, fa di tutto per scompaginarli, per offrirceli su di
un piatto scenico dai colori spiazzanti e dagli effetti a sorpresa.
Anzitutto sottrae Carmen e la sua tragedia alla musica di Bizet, quella che più
le sta appiccicata addosso e al colore rosso, simbolo delle passioni turgide,
per legarla al quartetto romantico La fanciulla e la morte di Schubert e
immergerla in un giallo spesso abbacinante, diffuso anche nei pannelli delle
scene e contrastato dal nero dei costumi di altri quindici interpreti. Indi,
incastra tre prestati Don Giovanni intercambiabili, in marsina, in una serie di
strutture mobili che diventano sgabelli, triangoli, tavoli attorno ai quali
guizzano le conquiste del "catalogo" libertino e infine morse per un
inevitabile sprofondamento negli Inferi. Qui la musica di Gluck offre al
coreografo molte più chance dinamiche ed espressive rispetto a Schubert. Se
infatti, in teoria, l'accostamento tra Carmen e La fanciulla e la morte
funziona, visto che la sfrontata sigaraia incontra il pugnale di Don José, in
scena s'infrange. La musica romantica impone alla vicenda tempi dilatati, con
danze di gruppo riempitive e banali e un conseguente, smorzato impatto sia con
gli emozionanti "passi a due" d'amore, senz'altro le zone più
inventive nella danza di Malandain, a metà tra KyliÁn e Mats Ek, sia con i
tentativi ironici, come la comparsa di un buffo toro dal costume sfrangiato,
che spalleggia il torero Escamillo. Per il ritmo incalzante degli incontri, le
fascinose apparizioni (Elvira, il Commendatore), la fiammeggiante scena finale
delle Furie, il balletto Don Giovanni (ovvero La Seduzione, del 2005) batte
Carmen, risalente al 1996. E ha in più un magniloquente, anche se confuso,
sentore da "opera-ballet", che non stona. 1 «Carmen» , «Don Giovanni»
Malandain Ballet Biarritz, Teatro Ponchielli Cremona, qui «La Danza» continua
con l'Opera di Pechino, 22 febbraio.
( da "AprileOnline.info" del 26-01-2009)
Argomenti: Cina
La fame oltre i
vertici mondiali Frida Roy, 26 gennaio 2009, 14:54 Crisi alimentare Ci
riprovano almeno una volta l'anno e questa volta i 95 paesi dell'Onu si sono
dati appuntamento a Madrid. Ma dei 22 miliardi stanziati l'anno scorso come
spesa "mecessaria", finora ne sono arrivati solo due Concretizzare
gli impegni assunti nel vertice della Fao sulla crisi alimentare tenutosi lo
scorso giugno a Roma: è questo l'obiettivo dei rappresentanti di 95 paesi
riuniti in una due giorni a Madrid per una conferenza dell'Onu al cui atto
finale parteciperanno anche il premier spagnolo José Luis Zapatero e il
segretario generale del'Onu Ban Ki-moon. L'Italia sarà rappresentata dal
sottosegretario agli Esteri Vincenzo Scotti, che domani interverrà anche come
rappresentante della presidenza di turno del G8. La riunione dovrebbe
concludersi con l'approvazione di una "dichiarazione di Madrid" che
preveda le azioni concrete per attuare gli impegni sottoscritti a Roma, in
particolare la riduzione alla metà entro il 2015 delle persone che soffrono la
fame nel mondo. E la Fao è impaziente: "Speriamo che gli obiettivi
indicati da Zapatero al vertice di Roma si traducano in fondi reali per aiutare
i produttori poveri", ha detto il direttore generale della Fao Jacques
Diouf in un'intervista a 'El Pais', "dei 22 miliardi necessari ne sono
arrivati solo 2 per aiuti alimentari, non alla produzione: Spagna e Italia sono
i paesi che stanno rispettando meglio gli impegni". La nuova segretaria di
Stato americana Hillary Clinton è intervenuta alla riunione con un messaggio in
videoconferenza in cui ha proposto un "nuovo partenariato" fra
donanti, paesi poveri, agenzie Onu e Ong: "L'insicurezza alimentare e i
prezzi elevati minacciano la prosperità e la sicurezza di molti paesi in via di
sviluppo", ha detto Clinton, che ha ricordato come la lotta contro la fame
è una "priorità assoluta" dell'amministrazione Obama. "Ci
impegnamo a sviluppare un nuovo partenariato con i paesi donatori, i paesi in
via di sviluppo, le agenzie Onu e le Ong, il settore privato e tutti gli altri,
per coordinare meglio le politiche per arrivare agli 'Obiettivi del
millennio'", ha aggiunto l'ex first lady spiegando che Washington intende
agire affinché i paesi poveri "possano investire nella produzione di
alimenti" e abbiano accesso alle derrate "a prezzi accessibili".
Ma il traguardo resta lontano: "I prezzi delle materie prime sono calati,
ma restano il 18% più alti che nel 2006", ha detto Diouf, "la cosa
più importante è che la produzione agricola è aumentata del 9% nei paesi
ricchi, ma è calata dell'1,6% in tutti gli altri a
eccezione di Cina, Brasile e India". Il responsabile senegalese ha indicato
che "la contrazione dei prezzi agricoli" osservata negli ultimi mesi
"e l'incertezza finanziaria rischiano di rallentare gli investimenti degli
agricoltori e provocare una forte riduzione della produzione nel 2009 e
2010". Diouf ha ricordato che l'anno scorso il numero delle persone
che soffrono la fame nel mondo ha superato il miliardo e che le attuali riserve
alimentari sono "le seconde più basse negli ultimi 30 anni".. Così
come avvenne l'anno scorso e nel 2007 con la crescita fuori controllo dei
prezzi alimentari, anche il calo attuale sta colpendo le regioni più povere
come l'Africa, dove i piccoli produttori hanno bisogno di un prezzo minimo
perché le loro piantagioni siano redditizie. Un rapporto dell'istituto Chatham
House di Londra pubblicato nei giorni scorsi avverte del rischio di una nuova drammatica
escalation dei prezzi una volta superata la crisi economica e suggerisce la
creazione di un'Agenzia internazionale dell'alimentazione per gestire le
riserve alimentari globali ed evitare gravi fluttuazioni dei prezzi. la
proposta potrebbe avere una sua validità, peccato che nel rapporto, intitolato
"L'alimentazione di 9 miliardi: sicurezza alimentare globale nel XXI
secolo", Chatham House sostenga che per rispondere alla domanda crescente
la produzione agricola dovrebbe crescere del 50% entro il 2030. Una tesi che fa
sorgere qualche dubbio sulle reali intenzioni dell'istituto, che potrebbe
ofrrire una base teorica ai sostenitori degli ogm. a quel che risulta infatti
da innumerevoli altri studi internaizonali, fra questi molti della Fao, non è
la produzione alimentare mondiale la causa della crisi alimentare, bensì la
distribuzione del cibo.
( da "Finanza e Mercati" del 27-01-2009)
Argomenti: Cina
McDonald's sente la
recessione, con una trimestrale segnata da vendite in frenata (per il ... da
Finanza&Mercati del 27-01-2009 McDonald's sente la recessione, con una trimestrale
segnata da vendite in frenata (per il rallentamento registrato in dicembre in
Europa e Asia), ma i profitti dell'ultimo periodo 2008 sono stati comunque
migliori delle stime. McDonald's ha chiuso dicembre con un progresso delle
vendite a livello globale del 5,8% (quando in novembre e ottobre la crescita
era stata rispettivamente del 7,7 e dell'8,2%). Il numero
uno mondiale della ristorazione veloce ha citato un rallentamento del business
soprattutto in Germania e Cina per motivare il deludente progresso
delle vendite. Gli utili del trimestre si sono attestati a 985,3 milioni di
dollari (e 87 centesimi per azione), in calo del 23% rispetto agli 1,27
miliardi (e 87 centesimi) di un anno prima.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-01-27 - pag: 11 autore: Finanza
pubblica. Nell'emergenza con un progetto Il minor gettito fiscale produce
ingiustizie di Vincenzo Visco * N elle scorse settimane buona parte dei
commentatori riteneva che, per quanto riguarda la crisi economica, " il
peggio fosse passato", e solo alcuni economisti continuavano a sostenere
che "il peggio doveva ancora arrivare". La recrudescenza della crisi
nel settore finanziario conferma le aspettative peggiori: il 2009 sarà pessimo,
e non è chiaro quando si potrà toccare il fondo per poi provare a risalire la
china. Ancora pochi giorni fa io stesso ritenevo che una riduzione del Pil del
2% fosse il limite massimo di una forchetta ipotizzabile. Oggi esso appare come
una valutazione non solo condivisa ma con ogni probabilità prudente: la crisi
attuale infatti è stata finora caratterizzata da un'accelerazione continua e
progressiva che lascia sconcertati osservatori ed esperti e rende evidente
l'insufficienza della risposta dei Governi e i rischi crescenti che si corrono.
Negli Stati Uniti si sono persi tre mesi per il sovrapporsi del cambio di
governo alla crisi, e il dibattito sulla linea da seguire è ancora in corso. La Cina non sa come cambiare il proprio modello di sviluppo per
sostituire domanda interna a vendite all'estero, e nel frattempo continua a
sussidiare le sue esportazioni; in Europa i Paesi vanno in ordine sparso,
mentre l'economia reale regredisce in maniera preoccupante: il crollo della
produzione industriale di 7,7 punti in un solo anno richiama alla
memoria la riduzione di 15,6 punti verificatasi nel ben più lungo periodo 1929-1932.
In sostanza manca una risposta globale a una crisi globale; e non è solo
questione di coordinamento: sarebbe necessaria in realtà una azione congiunta,
collettiva, multilaterale, di cui mancano le premesse politiche oggettive. Su
questo punto non si può dare torto a Giulio Tremonti. Tuttavia le difficoltà
evidenti e ineludibili del momento non possono rappresentare un alibi per
evitare interventi anche a livello nazionale, per quanto possibile. La
situazione italiana è particolarmente delicata, come è noto. Il livello del
nostro debito pubblico sconsiglia manovre espansive incisive, ed evidenzia la
nostra incapacità nel portare a termine il processo di risanamento della
finanza pubblica negli ultimi 15 anni. Il debito, ritornato nel 2007 al 104% del
Pil (dopo essere risalito al 106% nel 2005), si avvia a recuperare quota 110, e
le preoccupazioni per il collocamento degli oltre 300 miliardi di euro di
titoli pubblici italiani in scadenza nel 2009 vengono ulteriormente enfatizzate
dalla pressione sui mercati di migliaia di miliardi di dollari (ed euro) di
emissioni aggiuntive da parte dei Governi che cercano di fare fronte alla
crisi. Tuttavia non è possibile assistere a quanto sta avvenendo senza cercare
qualche soluzione praticabile anche nella situazione data. Vi sono interventi
urgenti che già sono, o diventeranno indispensabili, pena il ridimensionamento
strutturale dell'economia italiana: si pensi solo al settore dell'auto e
dell'indotto. Al tempo stesso l'emergenza sociale sarà presto evidente. Si dice
e si spera che la nostra struttura produttiva polverizzata in piccole e micro
imprese possa attenuare in parte l'impatto della recessione, e si evidenzia il
ridotto coinvolgimento delle nostre banche nel crollo della finanza globale, ma
c'è poco da rallegrarsi, sia perché questi dati sono in realtà una conferma dei
ritardi del nostro Paese, sia perché oltre all'aumento esponenziale della cassa
integrazione, in maniera silenziosa, fuori dai riflettori e senza clamore,
decine di migliaia di lavoratori precari non si vedonorinnovare i contratti in
scadenza e perdono dall'oggi al domani la loro fonte di sostentamento. In poche
settimane possono diventare centinaia di migliaia. Si tratta per lo più di
lavoratori privi di rappresentanza e quindi di " voce", di cui
nessuno sembra occuparsi. Aumenta il numero di famiglie con serie difficoltà
economiche e che sperimentano condizioni di povertà. Se non è possibile
aumentare ulteriormente il disavanzo del bilancio, non dovrebbe escludersi la
possibilità di coprire i maggiori esborsi necessari, sia varando dei programmi
realistici di riduzione della spesa (compresa quella previdenzia-le), sia
revocando misure fiscali assunte recentemente e non necessarie, sia affrontando
con coraggio il fenomeno di un crollo di gettito che va ben oltre quanto
giustificato dal pur pessimo andamento dell'economia: a consuntivo 2008 si
verificherà che tutte le principali imposte (Iva sugli scambi interni, accise,
incassi da autoliquidazione Irpef, Ires e Irap) presenteranno incassi nominali
inferiori al 2007. Solo l'Irpef sul lavoro dipendente presenterà un andamento
positivo che compenserà in parte il crollo; ma per il 2009 è facile prevedere
almeno 20 miliardi di gettito in meno. In sostanza in Italia stiamo affrontando
(?) la crisi in modo sperequato e ingiu-sto: i costi si stanno scaricando
finora solo sui lavoratori dipendenti, soprattutto precari, sia attraverso la
perdita del lavoro, sia attraverso la crescita della pressione fiscale
relativa. Qualcosa quindi bisognerà fare, a meno che non si ritenga normale che
in questo Paese gli unici impegnati a preoccuparsi della povera gente debbano
essere esclusivamente i parroci, i vescovi e i cardinali. * Viceministro alle
Finanze del Governo Prodi TEMPESTIVITà Occorrono programmi realistici di taglio
della spesa e la revoca delle misure tributarie adottate di recente ma non
necessarie ECONOMIA E SOCIETà I costi si stanno scaricando su salariati e
precari Il sistema produttivo polverizzato conferma la dimensione dei nostri
ritardi
( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-01-27 - pag: 18 autore: Ristorazione. Nel 2008
ricavi +12% Per McDonald's l'Italia è al top Emanuele Scarci MILANO Centoventi
nuovi ristoranti in tre anni che si aggiungeranno ai 381 operanti e nel 2011
McDonald's Italia sfonderà la soglia psicologica del miliardo di fatturato.
«Con la crisi attuale siamo più prudenti – sostiene Roberto Masi, direttore
generale di McDonald's Development Italy – ma riteniamo di poter mantenere i
nostri programmi di sviluppo. I risultati ottenuti negli ultimi anni sono il
frutto di un'attenta strategia di riposizionamento che ha avvicinato
l'hamburger alla cultura alimentare italiana ». Difatti tra il 2002 e il 2005
Big Mac ha vissuto in Italia una crisi profonda (tanto da metterne in dubbio la
permanenza) legata soprattutto a un stile alimentare forse troppo americano,
condito da una percezione di junk food e da un livello qualitativo delle
materie prime non adeguato proprio mentre negli Usa i "ciccioni"
intentavano causa per i presunti danni provocati dall'eccesso di grassi. Il
management italiano ha contrattaccato puntando molto sull'affidabilità dei
fornitori e sulla freschezza delle materie prime adoperate, arricchendo e
"italianizzando" il menu, per esempio, con le insalate caprese e di
tonno e la frutta fresca. Inoltre, attraverso due operazioni di cobranding è
stato lanciato, prima, il pane ciabatta con hamburgher e una fetta di
parmigiano reggiano, che verrà esportato in Francia e Spagna, e, ora, due tipi
di panini con hamburger e speck Igp dell'Alto Adige fornito dalla società
Recla. Finora in Italia sono stati venduti 3,4 milioni di panini al parmigiano
con 55 tonnellate di formaggio ma l'obiettivo è di raddoppiare i volumi venduti
all'estero. Insomma il successo del cibo low cost è legato sia al prezzo (con
poco meno di 6 euro si può avere un menu completo) sia all'introduzione di
prodotti tipici locali. La rimonta dell'hamburger tricolore è stata scandita da
una performance economica di tutto rispetto: nel 2008 il fatturato è salito a
762 milioni, in crescita del 12,4% rispetto al precedente esercizio (+6,1% a
rete commerciale costante). E dopo il +9,1% del 2007 e il +10,7% del 2006.
Quest'anno gli investimenti, tra ristrutturazioni e interventi vari,
raggiungeranno quota 75 milioni (70 nel 2008). I dati di McDonald's Corporation
(si veda Il Sole 24 Ore del 25 gennaio) evidenziano invece vendite in crescita
moderata rispetto all'Italia: sono aumentate del 3,2% a 23,5 miliardi di
dollari, con utili di 4,3 miliardi. Quest'anno in Europa verranno aperti 240
ristoranti, di cui una quarantina in Italia. I risultati, ma soprattutto le
potenzialità di sviluppo, hanno proiettato McDonald's Italia tra i Paesi Top 5,
quelli a maggiore crescita. Precisamente dopo Russia e Cina arriva il Big Mac tricolore. E prima della Spagna. «Promettiamo
aggiunge Masi - di mantenere l'ottimo rapporto qualità-prezzo, che in un
periodo come questo fa comodo alle famiglie italiane ». Peraltro, la catena
americana del fast food intende sfruttare fino in fondo la carenza di
competitor, oggi limitata a Burger King con 49 ristoranti e Rosso Pomodoro con
32. e.scarci@ilsole24ore.com SCELTE STRATEGICHE Anche per sfruttare lo
scarso numero di competitor faranno ingresso nei menù prodotti tipici italiani
come parmigiano e speck
( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-01-27 - pag: 36 autore: Metalli non ferrosi.
Gli unici indicatori economici relativamente positivi vengono da Pechino Prezzi
agganciati ai dati cinesi Sul breve termine però molto dipenderà dai tagli
produttivi Gianni Mattarelli MILANO I dati macro-economici usciti nelle ultime due
settimane hanno un po' frenato quegli spunti rialzisti sui prezzi dei metalli
che avevano caratterizzato l'inizio dell'anno. Dapprima la pubblicazione da
parte dell'Ocse degli indicatori guida di novembre, che sono risultati in
ulteriore rapida caduta, sino a portarsi al più basso livello dal
1975.Trattandosi del principale riferimentoper l'andamento della futura
produzione industriale, e quindi del consumo dei metalli, la loro influenza sui
prezzi è stata negativa, anche se ieri il London Metal Exchange ha visto un
netto recupero. La scorsa settimana l'attenzione degli operatori si è poi
portata sulla diffusione delle previsioni ufficiali del Pil cinese, che sono
risultate in linea con le aspettative di alcuni, ma in genere migliori delle
attese degli analisti. Con i Paesi industrializzati in recessione e con quelli
cosiddetti in via di sviluppo con crescite inferiori a quelle degli anni
scorsi, le prospettive economiche della Cina, primo utilizzatore mondiale di metalli, son diventate più che
mai il fattore determinante nella direzione dei prezzi. C'è un fermento di
iniziative in Cina che lascia sperare che la fase depressa sia giunta al fondo. è
stato deciso, per esempio, un piano di aiuti all'industria automobilistica
locale, che è la seconda al mondo, mentre la vendita di autoveicoli è
prevista crescere del 5% quest'anno,dopo gli ultimi mesi con segno negativo nel
2008, che aveva tuttavia chiuso con una media a +6,7%. Ieri intanto sono
iniziati i festeggiamenti del Nuovo anno lunare, con celebrazioni che dureranno
almeno una settimana. Con i cinesi assenti dal mercato, in teoria non
dovrebbero verificarsi grossi movimenti nei prossimi giorni. Le notizie
economiche provenienti dalla Cina restano le uniche
relativamente positive e di sostegno ai prezzi, anche se i commenti giornalieri
degli analisti da ogni parte del mondo non si azzardano a prevedere vicine
riprese delle quotazioni. Tra i meno pessimisti c'è la Macquarie Research,
centro studi della grande banca australiana Macquarie, che nel rivedere le proprie
previsioni di prezzo fatte nel novembre scorso, pur ribassando le attese per
rame e alluminio, ha confermato quelle di piombo, zinco e nickel, lasciando
invariate tutte quelle per il 2010 e il 2011. Secondo la banca è improbabile
che la domanda al consumo recuperisignificativamente sino a metà anno, mentre
appare più plausibile per la ripresa il periodo tra fine 2009 e inizio 2010.
Anche Macquarie vede un potenziale di crescita della richiesta cinese, mentre a
decidere della direzione dei prezzi sul breve termine dovrebbe essere il volume
dei tagli di produzione messi in atto nel frattempo. La produzione industriale,
indicatore a cui la domanda di metalli è più correlata, è vista globalmente a
-1,6% nel 2009 e +4,4% nel 2010, dopo il provvisorio +2,8% del 2008. OTTIMISMO
AUSTRALIANO La Macquarie Research ha rivisto al ribasso le stime su rame e
alluminio ma non esclude un rialzo dei consumi per fine 2009
( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-01-27 - pag: 21 autore: Focus. Attesa una
svolta in senso multilaterale - Pugno di ferro a tutela degli interessi americani,
ma anche attenzione ad ambiente e sviluppo Il commercio Usa cambia rotta Cina, Nafta e Sudamerica i dossier più urgenti - Le imprese
premono per accordi con i Bric Marco Valsania NEW YORK Accordi commerciali sì,
ma sotto nuove bandiere, quelle del "fair trade". O, quantomeno, di
un'agenda sull'interscambio aperta a preoccupazioni ambientali, del lavoro e
dello sviluppo quando si tratta dei rapporti con Paesi e grandi aree emergenti
sul palcoscenico globale, dalla Cina al Brasile.
L'agenda delle relazioni economiche con i partner internazionali, per Barack
Obama, è una delle più complesse. Oscurata dall'emergenza della crisi, la
strategia del neopresidente è ancora alla ricerca di un'identità.Ma sembra
pronta a dar vita a svolte significative rispetto all'era di George W. Bush:
l'enfasi su intese bilaterali, che per scelta o per necessità aveva
caratterizzato l'amministrazione precedente, dovrebbe lasciar spazio a spinte
verso intese più ampie, segno di prese di distanze dall'unilateralismo a vantaggio
di approcci multilaterali. E un dialogo serrato, grazie a questo accento sulla
diplomazia, dovrebbe scattare con Paesi africani e latino-americani. Obama,
però, è pronto anche ad atteggiamenti più intransigenti, per difendere
interessi domestici danneggiati: la Cina è finita nel
mirino perchè continua a scavare forti passivi nella bilancia commerciale
americana. Dentro la stessa amministrazione trapelano posizioni contrastanti:
Il Trade representative,l'incaricato delle trattative commerciale ed ex-sindaco
di Dallas Ron Kirk, è un convinto liberista; il ministro del Lavoro Hilda Solis
una scettica del free trade. La US Chamber of Commerce, a nome delle imprese,
preme su Obama affinchè proceda sulla strada di continue intese, tra cui nuovi
patti sugli investimenti con Cina, India, Brasilee
Russia. Accordi bilaterali sull'interscambio già firmati, con Corea del Sud,
Colombiae Panama, non sono stati tuttavia ratificati dal Congresso e sono
ostaggio di crescenti resistenze. Nel caso della Colombia, i sindacati
protestano contro violazioni dei diritti civili e a Seul è rimproverata
un'eccessiva chiusura dei propri mercati. Durante la campagna elettorale Obama
si è espresso contro tutti e tre i patti. Cina, Brasile e
Messico offrono spiragli rivelatori delle strategie in gioco. Dossier Cina La Cina rimane il capitolo più delicato nei rapporti con i Paesi
asiatici, dove gli Stati Uniti vantano oltre 300 miliardi di dollari in
investimenti diretti e un deficit nei primi undici mesi 2008 vicino ai 350
miliardi. E a Pechino Obama ha spedito un avvertimento: il segretario al
Tesoro Tim Geithner ha accusato apertamente il Paese, con il suo yuan
sottovalutato, di manipolare la valuta per favorire le esportazioni. E ha detto
che gli Usa useranno «aggressive azioni diplomatiche» per convincere Pechino a
desistere. L'amministrazione potrebbe mantenere in vita il dialogo strategico
tra i due Paesi inaugurato da Bush, ma c'è grande attesa per il prossimo
rapporto del Tesoro sui cambi a primavera. Finora la Casa Bianca ha evitato di
definire la Cina come manipolatore di va-luta, un
passo che imporrebbe al Tesoro immediate trattative per correggere la
distorsione. Ritardi africani Un altro confronto con la Cina
potrebbe delinearsi sull'Africa: Pechino ha stretto crescenti rapporti con il
continente negli ultimi anni; gli Stati Uniti hanno investimenti diretti poco
superiori al miliardo e un deficit 2008 fino a novembre pari a 81 miliardi. Ma
Obama potrebbe far leva sulla propria popolarità di primo presidente
afroamericano, oltre che di alfiere di un soft power diplomatico, nel far
avanzare le relazioni. Il Governo sudafricano ha indicato di sperare in un
rilancio dei negoziati con la Southern African Customs Union, interrotti dal
2006. L'African Growth and Opportunity Act ha già offerto a 40 Paesi
subsahariani miglior accesso al mercato Usa. Da risolvere restano però tensioni
sul fronte agricolo. Obama ha inoltre promesso di raddoppiare i fondi per
l'assistenza all'estero, che beneficerebbero l'Africa, a 50 miliardi entro
quattro anni. Le due facce del Sudamerica Anche con l'America latina, con 62
miliardi di dollari in investimenti diretti e un passivo commerciale di 22
miliardi nei primi undici mesi dell'anno scorso, le sfide non tarderanno. Obama
eredita il naufragio del progetto di passate amministrazioni statunitensi di
raggiungere un accordo di libero commercio che coprisse le Americhe da un
estremo all'altro. Al di là di Panama e Colombia, Obama ha oggi in gioco la
promessa elettorale di rinegoziare anche il principale accordo di libero
commercio nella regione, quello che ha creato il mercato unico nord-americano
Nafta con Messico e Canada. Durante le prime telefonate con il presidente
messicano Felipe Calderon l'ipotesi di ritocchi al Nafta, se non di una
riapertura delle trattative, è stata presa in considerazione. La Casa Bianca ha
proposto la convocazione di un gruppo di consulenza sui rapporti tra i due
Paesi, che dovrebbe occuparsi di infrastrutture, energia e interscambio. Obama
potrebbe invece avere rapporti più facili con altri paesi dell'area, a
cominciare dal colosso brasiliano: simbolo dello spostamento a sinistra di
numerose capitali, il Governo di Lula ha avuto relazioni fredde con Bush. Nuove
aperture potrebbero riguardare, in particolare, il capitolo dell'energia e
dell'etanolo, di cui Brasilia è grande produttore ma la cui esportazione negli
Stati Uniti è stata ostacolata da misure volte a proteggere i produttori
domestici. A scaldare le relazioni economiche con la regione potrebbe inoltre
contribuire una decisione eminentemente politica: passi di disgelo tra Stati
Uniti e Cuba. marco.valsania@ilsole24ore.com AGENDA COMPLESSA La popolarità del
primo presidente afro-americano agevolerà le relazioni con il Continente nero
Rapporti più facili col Brasile
( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
MONDO E MERCATI data: 2009-01-27 - pag: 21 autore: Alleanze. Si amplia un
mercato che soffre meno per la crisi e offre buoni margini di crescita
Decollano gli scambi fra l'India e l'Africa Marco Masciaga NEW DELHI Mentre
numerose imprese esportatrici indiane stanno soffrendo per la recessione in
Europa e Stati Uniti, alla Escorts, una società specializzata nella produzione
di trattori, gli affari non sono mai andati così bene. Non più tardi di un mese
fa la casa di Faridabad ha siglato un contratto da 10 milioni di dollari con
uno dei suoi clienti esteri. Un risultato reso possibile da una scelta
strategica che in questa fase di rallentamento dell'economia mondiale si sta
rivelando vincente: la Escorts ha scelto di puntare sull'Africa, un continente
che oggi vale il 40% delle sue esportazioni. In cambio si è trovata tra le mani
un mercato che, almeno per il momento, sembra soffrire meno di altri della
crisi e per il futuro sembra promettere robusti margini di crescita. «Siamo
presenti in 16 Paesi africani – spiega il responsabile per l'export Rajiv Kumar
– la concorrenza dei produttori cinesie dell'usato proveniente dall'Europa è
forte, ma siamo fiduciosi. E nel giro di pochi mesi apriremo uno stabilimento
in Ghana ». Una scommessa simile a quella vinta della Kirloskar Brothers,
azienda di Pune specializzata in pompe idrauliche che, spiega il suo
vicepresidente LH Dabi, «da 20 anni investe sul mercato africano e oggi ha
uffici commerciali a Dakar, Il Cairo e Nairobi e uno stabilimento a
Johannesburg ». Dietro il successo africano di queste società non c'è solo il
relativo isolamento dei mercati meno sviluppati dalle turbolenze dell'economia
mondiale, ma anche una buona dose di volontà politica. «Negli ultimi anni –
spiega Sheila Sudhakaran, responsabile dell'Africa desk della Federation of
Indian Chambers of Commerce and Industry – abbiamo iniziato a guardare con
occhi nuovi all'Africa, un continente verso il quale abbiamo legami storici e
culturali, come quelli instauratisi all'epoca della decolonizzazione, ma con
cui i rapporti commerciali sono sempre stati modesti». Per contribuire al
rafforzamento dei legami lo scorso aprile New Delhi ha raddoppiato a 5,4
miliardi di dollari per i prossimi cinque anni le linee di credito offerte ai
Paesi africani per incoraggiarli a investire in tecnologia indiana, in
particolare in settori fortemente legati allo sviluppo, come la meccanizzazione
agricola e le infrastrutture. E pochi giorni fa, in occasione dell'India-Africa
partnership summit, il Governo indiano si è dato l'obiettivo di triplicare gli
scambi commerciali con l'Africa a 100 miliardi di dollari all'anno entro 2014.
Complesse le ragioni dietro il rinnovato interesse dell'esecutivo di New Delhi.
L'11% delle importazioni indiane di petrolio provengono già dall'Africa, in
particolare dalla Nigeria. Ma il bisogno crescente di idrocarburi e la volontà
di diversificare le fonti di approvvigionamento mettono l'India
in diretta concorrenza con la Cina (che ha raggiunto il traguardo
dei 100 miliardi di dollari annui di scambi) su altre piazze continentali, come
l'Angola. E le riserve di uranio di Niger, Namibia e Sudafrica non sono
destinate a passare inosservate, ora che il programma nucleare indiano è stato
sdoganato a livello internazionale. è in questa chiave che il
rafforzamento dei legami commerciali e l'apertura di linee di credito
privilegiate tramite l'Exim Bank of India sembrano avere finalità non solo
commerciali: come quelle di assicurare approvvigionamenti di materie prime,
controbilanciare la presenza cinese in Africa e, non ultimo, raccogliere
consensi in sede Onu per ottenere un giorno l'allargamento del Consiglio di
sicurezza a New Delhi. masciaga@gmail.com GLI OBIETTIVI Dietro il rinnovato
interesse del Governo di New Delhi anche il bisogno crescente di idrocarburi e
di uranio per il programma nucleare
( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
MONDO E MERCATI data: 2009-01-27 - pag: 21 autore: M&M Emergenti ancora in
corsa, parola di Jim di Sara Cristaldi I l contagio non risparmia nessuno. Più
veloce del previsto. La crisi travolge giorno dopo giorno anche i Paesi
emergenti con il crollo dell'export, la chiusura di aziende e licenziamenti di
massa. I giganti Bric (Brasile, Russia, India e Cina) cercano di porre un argine al virus. Sopravviveranno allo
shock? E l'eventuale rientro di questi moderni traini dell'economia globale nei
ranghi di Paesi inesorabilmente in sviluppo cosa comporterebbe per quanti negli
ultimi dieci anni si sono avvantaggiati della loro crescita impetuosa?
C'è chi è pessimista. Alcuni, negli Usa come in Europa, lo sono fin troppo,
quasi animati da un sentimento di rivalsa verso questi "usurpatori"
di leadership economica quanto politica. Ma c'è anche chi, oltre la tempesta di
questi mesi, guarda meno emotivamente alla situazione. «Perché sarebbe
sbagliato cancellare i Bric». Così il Financial Times titolava a inizio gennaio
un'analisi di Jim O'Neill, capo delle ricerche economiche globali di Goldman
Sachse inventore sette anni fa di un acronimo di grande successo: i Bric
appunto, le economie che oggi valgono il 15% circa del Pil mondiale. In
sostanza, è la risposta, nel 2009 l'unica fonte di domanda interna in crescita
saranno proprio i giganti emergenti, con un'accelerazione nel 2010: un +7%,
corroborato dalle ingenti misure di sostegno cinesi, contro il solo +1,2% delle
economie avanzate. Di più, nei prossimi tre anni la crescita della domanda
globale sarà trainata ancora una volta dalle quattro economie Bric. E alla fine
del decennio il loro peso sul Pil mondiale dovrebbe arrivare al 20%.
Fantaeconomia? Sette anni fa non erano in molti a scommettere sulla
"marcia vittoriosa" della banda dei quattro. Oggi può risultare ancor
più difficile. Reali però sono il cammino fin qui percorso, i risultati in
termini di nuovo benessere raggiunti almeno da una parte dei miliardi di
persone che popolano i Bric, come anche l'interconnessione promossa dalla
globalizzazione. Ecco perché non si possono "cancellare" i nuovi
protagonisti. E perché è anzi venuta l'ora di dare loro de jure uno status di
decision maker internazionale. De facto l'anno già conquistato. La prima mossa alla
nuova amministrazione Usa, come spieghiamo in questa pagina.
sara.cristaldi@ilsole24ore.com
( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-01-27 - pag: 21 autore: IDEE DIVERSE IN
SQUADRA AP Ron Kirk Trade representative Il liberista Ex sindaco di Dallas, 55
anni, Ron Kirk è l'incaricato delle trattative commerciali del Governo di
Obama. Viene considerato un liberista convinto HildaSolis Segretario al Lavoro
La scettica Hilda Solis, 52 anni, è un'oppositrice del
libero scambio e in tempi di disoccupazione in aumento farà sentire la propria
voce AP Tim Geithner Segretario al Tesoro L'accusatore Nei confronti della Cina Geithner, 48 anni, ha lanciato l'accusa di manipolare il cambio
dello yuan per favorire l'export:quello con Pechino è il capitolo più delicato
AP
( da "AprileOnline.info" del 27-01-2009)
Argomenti: Cina
La questione
dell'energia e la scelta nucleare Comitato Si alle energie alternative No al
nucleare, 27 gennaio 2009, 10:45 Il Documento Fin dai primi giorni di governo,
il presidente Berlusconi ha annunciato la decisione di procedere in tempi
rapidi alla realizzazione di un programma nucleare. Sinora questa posizione è
stata contrastata con poco vigore e un po' di supponenza e frattanto
l'esecutivo procede negli adempimenti preliminari per la realizzazione del
programma nucleare annunciato. Ci sembra dunque tempo di affrontare con
chiarezza nel merito queste motivazioni Fin dai primi giorni di governo, il
presidente Berlusconi ha annunciato la decisione di procedere in tempi rapidi
alla realizzazione di un programma nucleare, per porre rimedio al danno che il
referendum effettuato all'indomani dell'incidente di Chernobyl - governato
dall'emotività strumentalizzata dagli ecologisti - ha apportato alle famiglie e
alle imprese italiane. Questa posizione era stata espressa da tempo e si basa
sull'affermazione che quella scelta "sciagurata" ha condannato
l'Italia - unico tra i paesi industrialmente avanzati - ad una massiccia
dipendenza dalle importazioni di petrolio e di gas, privando il Paese di una
fonte energetica abbondante, pulita e a basso costo. Ma, al di là della
enunciazione del premier e dei suoi ministri, va detto che questa posizione, da
alcuni anni a questa parte, è divenuta un "recitativo" sempre più
insistito nella informazione giornalistica a proposito di energia, tanto da
essere ormai considerata vera. Al contrario, si tratta di affermazioni che la
documentazione internazionale - ampiamente disponibile - semplicemente
smentisce. Sinora la posizione del governo è stata contrastata con poco vigore
e un po' di supponenza e frattanto il governo procede negli adempimenti
preliminari per la realizzazione del programma nucleare annunciato. Ci sembra
dunque tempo di affrontare con chiarezza nel merito queste motivazioni. La
situazione è oggi più difficile di come si presentava all'epoca del referendum
dell'87: il cambiamento climatico in atto richiede di procedere in tempi rapidi
ad una drastica riduzione dell'impiego di combustibili fossili e questo richiede
anche la geopolitica sanguinosa del petrolio e la crescita accelerata della
domanda di energia da parte dei Paesi in rapido sviluppo economico. Ma la
condizione attuale dell'energia nucleare - dal punto di vista della
disponibilità del combustibile, dei problemi di impatto sanitario ed
ambientale, del costo di produzione del ciclo nucleare (dall'estrazione del
minerale, alla produzione di energia elettrica, al trattamento del combustibile
irraggiato e allo smantellamento degli impianti), dei rischi di proliferazione
militare e del terrorismo - questa situazione indica che al ricorso all'energia
nucleare sia da preferirsi l'impiego ed il potenziamento delle nuove fonti
energetiche, pulite e rinnovabili, e soprattutto le concrete possibilità di uso
più efficiente dell'energia, ma anche di vero e proprio risparmio energetico.
E' questa, nei fatti, la scelta effettuata da tutti i paesi più
industrializzati. La propaganda governativa e dei mass media e l'assenza di
un'opinione pubblica autonoma e informata possono giocare un ruolo
determinante, dato che le forme odierne del discorso scientifico e pubblico non
sono all'altezza di simili valutazioni. Così, per scelta politica, si possono
sottostimare volutamente i pericoli nucleari mettendo in ombra rimedi a portata
di mano. E così, nell'opinione pubblica, la paura del declino e della rinuncia
ai consumi mette in secondo piano rischi imponderabili, che riguardano però
tempi remoti o basse probabilità di occorrenza: la questione della sicurezza,
infatti, può arrivare ad essere rimossa se non si mettono in evidenza
contemporaneamente alternative non pericolose, plausibili, realizzabili già
oggi, che prefigurano una organizzazione sociale desiderabile. Proprio per
questo l'accesso e la completezza dell'informazione diventano indispensabili
all'esercizio della democrazia. Innanzi tutto, qualche parola sull'
"originalità" della scelta italiana, guidata dall'emotività. In
realtà la vicenda nucleare italiana si è giocata ben prima, all'inizio degli
anni '60, quando l'Italia - viva ancora la tradizione della scuola di fisica
nucleare di Roma, la tradizione di Fermi - aveva tutte le carte per giocare, un
ruolo di punta nel settore dell'energia nucleare, a partire dalle tre centrali
di Trino, Latina e Garigliano (realizzate da imprese elettriche private, prima
della nazionalizzazione dell'energia elettrica). Ma, allora, il grande Paese
amico ed alleato mal digeriva concorrenti nei settori tecnologici avanzati, in
particolare per le sue imprese elettromeccaniche nucleari, General Electric,
Westinghouse, e nel settore delle grandi macchine calcolatrici. Nel momento in
cui si permette la nascita del primo governo di centro-sinistra, una clausola
non scritta chiude l'avventura nucleare italiana: l'Italia diverrà paese grande
raffinatore di petrolio riducendo la sua iniziativa in tutti gli altri settori
energetici, geotermia, idroelettricità e, appunto, energia nucleare. Nel
settore dei calcolatori, la Olivetti viene ceduta alla General Electric e
diviene Ol-Ge. Verso la metà degli anni '70, si profilano negli Usa difficoltà
per l'elettromeccanica nucleare: le popolazioni richiedono per i reattori
standard di radioprotezione e sicurezza sempre più elevati, che fanno lievitare
il costo del kWh. A partire dal 1978 (ben prima di Chernobyl!) e sino ad oggi,
le imprese elettriche Usa non ordinano più nessun nuovo impianto nucleare. Ma
immediata è la solidarietà italiana nei confronti delle elettromeccaniche Usa
rimaste senza commesse in patria: parte così il nuovo programma del ministro Donat
Cattin per 10.000 MW ed il cantiere di Montalto di Castro. L'incidente di
Chernobyl porta al blocco di nuovi reattori in tutti i paesi dell'OCSE, escluso
il Giappone. Escono dal nucleare Svezia, Spagna e Austria ed anche la Germania
mette a punto la sua exit strategie. La Francia, allentata la spinta strategica
della force de frappe, chiude la sua filiera originale dei reattori veloci e
non ordina più nuovi reattori. Se tutti abbandonano la realizzazione di nuovi
reattori, che fa l'Italia? Già chiuse (e avviate ad una improbabile prospettiva
di smantellamento) le tre centrali degli anni '60, chiusa la centrale di Caorso
nell'attesa di sottoporla ai miglioramenti suggeriti dall'incidente di Three
Miles Island, c'è in atto soltanto il cantiere di Montalto di Castro. Lo chiude
il governo De Mita nel 1990: che senso avrebbe, per un solo reattore, dotarsi
dei costosi, impopolari e rischiosi servizi del ciclo del combustibile? Ma,
come si vede, il governo De Mita fa né più né meno di quello che stanno facendo
gli altri. Ma veniamo alle altre affermazioni infondate. L'energia nucleare non
è abbondante. Ricordiamo innanzi tutto che l'energia elettrica costituisce meno
del 20% degli usi finali di energia, mentre il restante (più dell'80%) è
costituito da carburanti per i trasporti e calore per riscaldamento e processi
industriali. Se anche avessimo "nuclearizzato" tutta la produzione di
elettricità, avremmo affrontato solo una parte assai limitata del problema
energetico! L'energia nucleare fornisce oggi al fabbisogno mondiale di energia
elettrica un modesto contributo inferiore al 16%, contro il 66% fornito dai
combustibili fossili, e, secondo la stima dell'Agenzia Onu per l'Energia
Atomica, a questo ritmo, c'è uranio fissile - cioè l'isotopo 235 che è presente
nell'uranio naturale, costituito soprattutto dall'isotopo 238, nella
concentrazione dello 0,7% - solo per 50 anni, che potranno allungarsi a 70 per
ulteriori stime. Se dunque volessimo fare dell'energia nucleare una vaga
alternativa ai combustibili fossili, per esempio dimezzando il contributo di
questi, ne avremmo per una ventina di anni: cioè ci scanneremmo per l'uranio
come ci scanniamo per il petrolio. Quanto all'Italia, le tracce di uranio in
Liguria, in Lombardia e in Trentino non configurano certo una qualche parvenza
di autonomia nella disponibilità del combustibile. Certo, si potrebbe passare
all'uso dell'uranio 238, molto più abbondante in natura, ma, per ciò, si
dovrebbe passare attraverso la produzione di Plutonio, secondo la linea
intrapresa dai Francesi con i reattori veloci. Si tratta di una tecnologia ad
alto rischio (proliferazione nucleare e salute: un milionesimo di grammo la
dose letale per inalazione). Finita la motivazione della force de frappe, la
Francia ha abbandonato questa filiera. L'energia nucleare non è pulita. Come ci
ricorda - ancora nel 2007 con la Pubblicazione 103 - l'ICRP, l'Agenzia
Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Ionizzanti, dosi comunque
piccole di radiazioni, aggiungendosi al fondo naturale di radioattività,
possono causare eventi sanitari gravi ai lavoratori e alle popolazioni, nel
funzionamento "normale" degli impianti e, ovviamente, nel caso di
incidenti. Fuor da ipocrisie, la definizione ICRP di Dose Limite di radiazioni
ai lavoratori degli impianti e alle popolazioni ivi residenti non significa
dose al di sotto della quale non c'è rischio, ma quella dose "alla quale
sono associati effetti somatici (tumori, leucemie) o effetti genetici, che si
considerano accettabili a fronte dei benefici economici associati a siffatte
attività con radiazioni". Deriva da ciò la complessità degli impianti e
delle stesse procedure operative e ciò incide fortemente sul costo del kwh .
Oltre al rilascio di radiazioni nel funzionamento "normale" degli
impianti, c'è poi il problema dello smaltimento delle scorie, tuttora materia
di ricerca fondamentale: l'obiettivo finale è quello dello stoccaggio in
formazioni geologiche appropriate, caratterizzate da bassissima permeabilità e
situate in zone geologicamente stabili. Dopo il fallimento - con la vicenda di
Carlsbed nel New Mexico - della prospettiva di poter utilizzare strutture
rocciose saline, sono in fase di studio altri tipi di formazioni geologiche.
L'attenzione rivolta alle formazioni saline poggiava sulla valutazione che in tali
strutture non potesse esserci circolazione di acqua. E l'assenza di acqua
appare una necessità dal punto di vista della integrità della tenuta di
contenitori che dovrebbero sfidare durate di tempi enormemente lunghi. A
Carlsbed, nel corso dello scavo, ci si è trovati invece in presenza di grandi
quantità di acqua. E' appena il caso di ricordare che di rocce saline si
trattava anche nel caso del sito di Scanzano. Le scorie ad alta attività sono
state destinate dagli USA nelle Yucca Mountains, ma l'attivazione del sito
delle Yucca Mountains sta subendo dei ritardi in quanto si sono trovate
evidenze dell'esistenza di sismicità in epoche geologiche passate. L'Agenzia
nazionale francese per la gestione dei rifiuti nucleari (Andra) avvia ora un
laboratorio sotterraneo alla profondità di 490 metri a Bure (Meuse). Altri modi
di gestione dei rifiuti (trasmutazione o stoccaggio in superficie) sono
tutt'ora allo studio e si è dunque lontani dalla possibilità di indicare una
tecnologia provata standard in base alla quale determinare la sua incidenza sul
costo del Kwh. E' superfluo aggiungere che un impianto solare o eolico, a fine
ciclo, lascerebbe residui che si possono smaltire in una normale discarica
controllata. Un altro aspetto critico, generalmente sottaciuto, è la grande
quantità di acqua richiesta da una centrale nucleare per il raffreddamento di
alcune sue parti. Anche in condizioni di normalità, le elevatissime temperature
raggiunte nel nocciolo richiedono grande asporto di calore e consumi di acqua
nettamente maggiori rispetto alle centrali alimentate da combustibili fossili.
Per Berlusconi e Scaiola tutte queste problematiche non appaiono, almeno
pubblicamente, seriamente valutate: non ci si preoccupa delle oltre 150
tonnellate di scorie annue che verranno prodotte dal nuovo programma nucleare e
che andranno ad aggiungersi alla "montagna" di rifiuti nucleari
tuttora in attesa di sistemazione: 100.000 m3 (dati Sogin, Conferenza Stato
Regioni 2001), di cui parte rilevante dovrebbe provenire dallo smantellamento
delle centrali nucleari dismesse. Ma quale è il costo del kWh nucleare? I
problemi relativi al trattamento delle scorie o allo smantellamento degli
impianti al termine della loro vita introducono molta incertezza nei metodi
usuali di calcolo, che si fanno per qualsiasi fonte di energia. Se, in
particolare, una sistemazione affidabile dei rifiuti radioattivi pone tuttora
problemi complessi di ricerca, non solo dal punto di vista geologico, ma anche
dal punto di vista della fisica, in assenza cioè di una procedura standard,
come si può stimare un costo per questa procedura? Si aggiunge a questo
l'aumento incessante del costo dell'uranio: di oltre nove volte dal 1999 al
2007, come afferma l'A.D. di Enel, Fulvio Conti, dinanzi alla Commissione
Attività Produttive della Camera il 5/12/07. E si aggiunge, a differenza delle
altre fonti energetiche, l'incertezza sui tempi di realizzazione degli impianti
che implica ulteriore differimento nella remunerazione degli ingenti capitali
investiti. E' questo il caso, ad esempio, il caso del reattore in costruzione
in Finlandia, che ha già registrato un ritardo di quasi tre anni con un
extracosto già valutato ad oltre due miliardi di euro. Quanti poi hanno
avanzato proiezioni di costo del Kwh nucleare (per es. EIA/DOE: "Annual
Energy Outlook 2004 and Projections to 2025"; MIT, 2003; ed altri), che
tengono conto di tutti gli elementi sopra citati ed anche delle caratteristiche
dei reattori di nuova concezione, pervengono comunque a stime dell'ordine dei
0,06-0,07 €/Kwh, cui vanno aggiunte le sovvenzioni statali previste negli Stati
Uniti anche da recenti iniziative di Bush (2005). Stime dunque, decisamente più
elevate del costo del kWh a gas o a olio combustibile, ma anche prodotto con il
vento! E quanto al costo del kWh elettrico prodotto in Italia, gravemente
penalizzato dalla mancata scelta nucleare, vale la pena qui di citare - sempre
per misurare la realtà dell'informazione insistita - l'Indagine conoscitiva del
2006 della Commissione Attività produttive della Camera (Presid. On. Tabacci),
da cui apprendemmo che sin dal settembre del 2005, per quanto riguarda
l'Italia," il prezzo medio è sensibilmente minore rispetto a quello delle
altre borse, con la sola eccezione della Spagna." Deriva da ciò
"l'inversione di tendenza che spesso negli ultimi mesi ha caratterizzato i
flussi di energia tranfrontalieri, con abituali esportazioni dall'Italia verso
la Francia." La questione del prezzo dell'energia in Italia, in
particolare dell'energia elettrica, e della destinazione speculativa delle
importazioni di gas è parte essenziale della questione. Generazione quarta o...
terza o... più probabilmente rivisitazione della seconda? I problemi citati
sono alla base della situazione attuale di crisi drastica del settore nei paesi
più avanzati, che pure avevano perseguito con decisione nel passato questa
produzione di energia. Nasce da qui il progetto di ricerca guidato dagli Stati
Uniti "Generation IV" con l'obiettivo di mettere a punto un nuovo
tipo di reattore e di ciclo del combustibile nucleare in modo da conseguire un
grado migliore di sicurezza, tale da superare la indisponibilità dell'opinione
pubblica per un rilancio del nucleare dopo lo stallo del 1978 e, soprattutto, a
seguito degli incidenti di Three Miles Island e di Chernobyl e per migliorare
la competitività economica in modo da superare la indisponibilità delle imprese
elettriche. Nel 2000 Generation IV è divenuto un consorzio di paesi guidato
dagli Stati Uniti, cui recentemente si è aggiunta anche l'Italia, finalizzato
allo studio di reattori di nuova concezione tali, appunto, di fornire risposte
risolutive sul piano dei costi, della sicurezza, dell'uso ottimale dell'uranio
e della riduzione delle scorie. La ricerca è indirizzata ad un ampio spettro di
tecnologie. In particolare, la più parte dei progetti perseguiti riguarda
reattori che utilizzano, come la filiera perseguita in passato dai francesi,
l'uranio 238, ben più abbondante in natura dell'uranio 235. Si tratta tuttavia
di passare, come abbiamo già ricordato, attraverso la produzione di Plutonio,
materiale fortemente tossico e ingrediente principale per le Bombe. Si
presentano problemi difficili e il rischio di proliferazione sarebbe
ulteriormente aumentato. Se i problemi citati potranno essere superati,
Generation IV prevede la messa a punto di un prototipo di nuovo reattore non
prima del 2025 ma l'eventuale funzionamento di nuove filiere atomiche andrebbe
a regime in tempi assai lontani per ridurre l'emergenza planetaria dovuta ai
cambiamenti climatici già in corso. Con l'allontanarsi nel tempo della
disponibilità commerciale (2040) dei reattori di IV generazione, è invalso da
qualche tempo l'uso di denominare di III generazione i reattori usuali cui sono
stati apportati alcuni miglioramenti derivanti soprattutto dall'esperienza
dell'incidente di Three Miles Island. Questi miglioramenti, pure significativi,
non rappresentano tuttavia un salto di qualità per la tecnologia nucleare,
soprattutto dal punto di vista della sicurezza. Dire, in particolare, che
questi reattori incorporano tecnologie di sicurezza intrinseca non risponde a
verità. Dal punto di vista, poi, della riduzione delle emissioni di CO2 , il
numero di centrali sufficienti a coprire una quota significativa della nuova
domanda di energia elettrica e a sostituire gli impianti alimentati da fonti
fossili sarebbe così elevato (alcune migliaia) da costituire una follia, in
quanto aumenterebbe la probabilità di incidente catastrofico e drammatizzerebbe
a dismisura il problema delle scorie accumulate. Anche se si assumesse come
obiettivo quello dichiarato da Berlusconi e cioè il raddoppio nel mondo entro
il 2030 delle centrali nucleari esistenti, rimpiazzando anche quelle che
andranno a fine vita nei prossimi 20 anni, l'effetto sulle emissioni globali
comporterebbe solo una riduzione del 5%. Va da sé poi che le risorse di uranio
al mondo non sarebbero sufficienti per aumentare cospicuamente la capacità
installata. Ma, in questa prospettiva di scarsa disponibilità dell'uranio, è
evidente che, per l'Italia, con il Governo Berlusconi ci si sta avventurando
con i reattori di III generazione ad adottare per un periodo che non può essere
superiore a qualche decennio una tecnologia costosa e pericolosa, che non porta
con sé effetti decisivi sul cambiamento climatico. Stando alle dichiarazioni
vaghe del ministro per lo sviluppo economico - che dichiara di non credere alla
IV generazione ("aspetteremmo il 2100") - il governo italiano
promuoverebbe a caro prezzo un programma arretrato e intrinsecamente insicuro
di centrali "tradizionali". "Non esiste oggi ciclo del
combustibile nucleare che non sia intrinsecamente proliferante". A questa
conclusione giunse nel 1980 la Conferenza INFCE (International Nuclear Fuel
Cycle Evaluation) promossa dalle Nazioni Unite e tutti i paesi che si sono dotati
della bomba (India, Israele, Pakistan, Brasile, Nord Corea,...), lo hanno fatto
passando ufficialmente sotto l'egida dell'uso pacifico dell'energia nucleare.
La sottrazione e l'impiego di materiali radioattivi appare poi una possibile
risorsa del terrorismo. Nello scenario mondiale il terrorismo globale è una
minaccia attualissima. Gli impianti nucleari, se da una parte possono diventare
obiettivi sensibili per i terroristi, dall'altra producono scorie dal cui
trattamento non solo viene estratto il plutonio, materia prima per la
costruzione di armi a testata nucleare, ma anche tutto quell'inventario di
materiali radioattivi che possono rappresentare, in mano al terrorismo, gravi
minacce. Allora? Che cosa fare? La strada su cui procedere è quella a cui ci
impegna la strategia decisa in sede europea: entro il 2020, realizzare il 20%
di risparmio energetico e il 20% di fonti rinnovabili. Si tratta di obiettivi,
dal punto di vista quantitativo, assai più rilevanti del programma nucleare del
Governo: questo dovrebbe coprire, infatti, il 25% dei consumi elettrici, che
sono meno di un terzo dei consumi complessivi. Con gli impegni europei, si
tratta invece, come si è detto, di sostituire - tra risparmio e fonti
rinnovabili - il 40% dei consumi complessivi. In questa sede non entriamo nel
dettaglio delle tecnologie per l'uso più efficiente dell'energia e per
l'impiego delle fonti pulite, alternative ai combustibili fossili. Basterà qui
osservare come l'obiettivo definito dall'Unione Europeo poggia la sua coerenza
sul decollo accelerato di queste tecnologie che si registra ormai in molti
Paesi e che è nei programmi annunciati da Obama, ma anche
dalla Cina. Si va dai parchi eolici ai pannelli fotovoltaici, al ricorso al
solare termodinamico collegato con l'immagazzinamento del calore ad alta
temperatura in serbatoi salini ad alta capacità termica, ai progetti per la
produzione di idrogeno con l'impiego del sole, del vento e la utilizzazione di
questo con le celle a combustibile e nei motori,alla pluralità degli
interventi che si possono realizzare nel comparto dell'edilizia, agli
interventi di adeguamento delle reti di trasporto per servire persone e merci
con sistemi e tecnologie a minore impatto ambientale. Non si tratta dunque
soltanto di produzioni materiali, seppure altamente tecnologiche, come i
veicoli ibridi e elettrici alimentati da nuovi carburanti e da celle a
combustibile, o le microcentrali eoliche o solari per fornire idrogeno, ma
anche di sistemi operativi e informatici ad altissima sofisticazione, dedicati
alla riduzione del traffico, alla gestione del car sharing e car pooling , alla
riorganizzazione dei sistemi di trasporto nella produzione e
commercializzazione delle merci per risparmiare mobilità. Mentre per alcuni
settori - cogenerazione, calore solare, elettricità dal vento, processi di
gassificazione di biomasse - si tratta di tecnologie già decisamente
competitive, in altri settori l'Unione Europea sostiene la ricerca per ridurre
i costi dei materiali, aumentare i rendimenti, rendere più affidabili le
tecnologie, ad esempio per l'inserimento dell'elettricità prodotta dalle fonti
intermittenti (sole, vento) nelle reti. Si tratta di prospettive velleitarie?
Non sembra, se consideriamo la crescita accelerata di questi settori in
Germania, Spagna, Danimarca, ma anche in Giappone. E, quanto agli Stati Uniti,
lo studio di fattibilità di Zweibel, Mason e Fthenakis (cfr. "Le
Scienze", marzo 2008), tre fra i massimi esperti di energia solare e fonti
rinnovabili, prevede entro il 2050 la fornitura del 69% dell'elettricità e del
35% della sua energia totale (inclusi i trasporti, quindi) per mezzo di soli
impianti solari, a prezzi paragonabili a quelli attuali.. Su questa strada può
anche decollare una prospettiva industriale di qualità. Le linee che i Paesi europei
hanno inteso delineare varando, alla fine del 2007, un "Piano strategico
per le tecnologie energetiche", il SET-Plan, vengono individuate non solo
come risposta alle sfide dell'energia e del clima, ma come opportunità di
rilancio dell'industria europea, in particolare nel settore delle rinnovabili.
Tali tendenze risultano ulteriormente rafforzate dai dati più recenti
sull'espansione del mercato mondiale delle rinnovabili. Nei paesi europei in
cui la produzione di tecnologie solari e eoliche si è andata consolidando, la
dinamica espansiva dell'occupazione e del fatturato è emersa in tutta evidenza
nel periodo 2000-2005, spesso in contrapposizione alla contrazione
dell'attività produttiva che ha diffusamente investito il comparto
manifatturiero. Da questo contesto l'Italia sembra tuttavia distaccarsi,
manifestando un'evidente debolezza competitiva rispetto alle performance
europee e presentando, almeno per ora, deboli presupposti per la costruzione di
una nuova capacità competitiva in quest'ambito. Ma se in Italia, sotto
l'impulso della crescita della domanda interna privata e pubblica di impianti
ad esempio ad energia solare, si creasse una filiera industriale locale, si
avrebbero ricadute positive sia sul versante economico che in termini di
occupazione. Trattandosi di un settore relativamente nuovo, esiste ancora
l'occasione, unica, di creare un indotto non solo di piccole e medie imprese ma
anche di grandi imprese, capaci di competere sul versante tecnologico grazie
alla ricerca e che pertanto possano crescere significativamente. Si tratta però
di una finestra di opportunità limitata nel tempo. Da un punto di vista
strategico è essenziale, per il nostro Paese, investire nella produzione dei
sistemi e non solo nella fornitura di servizi e nella compravendita di energia.
Oggi invece la maggior parte dei progetti in corso di realizzazione - con
l'eccezione della Puglia di Vendola - appare tutto sommato modesta. Per
l'industria italiana questa è un'opportunità da non mancare. Richiede che si
effettuino investimenti significativi in ricerca e sviluppo e che si attivino
centri di trasferimento di tecnologie, per cercare di recuperare gli errori
fatti alla fine degli anni '80, quando di fatto sono state dismesse le attività
nel fotovoltaico. Occorre trovare e stimolare imprenditori, gruppi industriali
e finanziari che siano disposti ad investire in attività produttive a lungo
termine, piuttosto che limitarsi a capitalizzare sugli incentivi del conto
energia! Ma occorre anche una politica degli incentivi - per sostenere la
domanda dei nuovi impianti - che sia caratterizzata dalla certezza nel tempo,
al contrario di ciò che è avvenuto anche recentemente in Italia: è questa
politica di sostegno finanziario, consapevole e mirata, che ha fatto della
Germania, della Spagna o della Danimarca i paesi leader nello scenario europeo.
Dobbiamo invece rilevare come, anche a fronte di leggi positive, un notevole
ostacolo allo sviluppo delle energie alternative (e all'economia del Paese)
venga dai monopoli energetici Enel ed Eni, che, pur detenendo, appunto, il
monopolio delle reti di distribuzione dell'energia elettrica (TERNA) e del gas
(SNAM), di fatto rendono difficoltoso sia l'allacciamento rapido dei nuovi
impianti alla rete nazionale elettrica, sia lo sviluppo dei piccoli e medi
impianti di cogenerazione a livello aziendale e comunale, che potrebbero
aumentare l'efficienza termica del metano impiegato. Si tratta di una scelta
alternativa a quella nucleare: non potrebbe essere infatti ripartito su due
fronti l'impegno finanziario e lo sforzo di ricerca, ingegnerizzazione e
innovazione richiesti. La stessa Commissione Energia del Parlamento europeo,
bocciando l'11 settembre 2008 un emendamento che proponeva l'equiparazione del
nucleare alle fonti rinnovabili, ha fatto chiarezza sulla gerarchia degli
indirizzi suggeriti e sugli obiettivi da perseguire. Per l'Italia non si tratta
dunque di scegliere tra la prospettiva del Governo e i sogni degli ecologisti,
ma di scegliere tra i reattori e la strategia che ha scelto l'Europa. Chiediamoci
che cosa renda possibile che, mentre l' Unione Europea indica nell'efficienza,
nella riduzione dei consumi e nella rapida diffusione delle energie rinnovabili
la barra delle politiche energetiche e il presidente americano Obama indica
questa opzione anche come strategia per il rilancio dell'economia e
dell'occupazione, noi dobbiamo assistere agli sgrammaticati proclami nucleari
di una classe politica che appare almeno superficiale ed incompetente. E'
comprensibile che i paesi che hanno impianti nucleari si trovino in difficoltà
nel momento in cui devono sostituire reattori ormai da dismettere e che dunque
annuncino la ordinazione di qualche impianto nucleare. Non è il caso
dell'Italia: "non si risolve il problema energetico partendo da zero con
una tecnologia superata" - commenta Pistorio. Quindi un Paese come il
nostro, che deve ripartire da zero, si troverebbe a mettere in campo
ingentissime risorse, in gran parte pubbliche, per una tecnologia di
irrilevante efficacia climatica, che usa una fonte in via di esaurimento a
costi crescenti, disponibile, come si è visto, per pochissime decine di anni e
con lasciti per millenni di scorie altamente radioattive. Meglio farebbe,
invece, l'Italia a seguire l'esempio di quei Paesi - Germania, Spagna,
Danimarca - che stanno affermandosi come leader nel settore delle energie
pulite, con straordinari effetti dal punto di vista dell'innovazione
tecnologica, dell'occupazione e della disponibilità sicura dell'energia. Per
contro, della prospettiva nucleare va valutato, come si è visto, l'impatto
sanitario associato al funzionamento "normale", il rischio potenziale
associato alla sicurezza degli impianti, il lascito disastroso alle future
generazioni, i problemi di un sistema ad alta intensità di capitale, ma anche e
soprattutto l'effetto di interdizione sullo sviluppo e sulla necessaria
diffusione delle fonti rinnovabili. Ma allora quali sono le motivazioni
"vere" di Berlusconi? Se possiamo concedere al ministro Scaiola il
beneficio di una irresponsabile ignoranza, è difficile immaginare mosse
ingenue, non orientate da una finalità, da parte del Presidente del consiglio,
a partire dalla sua acuta lettura di ciò che può trovare consenso nell'opinione
pubblica. Lasciamo ad altre competenze questa lettura, limitandoci a poche
considerazioni. A ben vedere - nella situazione di generale disinformazione
tecnico-scientifica dell'opinione pubblica e man mano che si cancella il
ricordo dell'informazione che fornì il movimento antinucleare allorchè, con
l'incidente di Chernobyl, era vivo l'interesse sui reattori - sostituire alla
caldaia termoelettrica la caldaia nucleare purchè si tengano lontani gli
scenari di privazioni attribuiti agli ecologisti, appare non straordinariamente
preoccupante: ne fa fede il mutato atteggiamento dell'opinione pubblica nei
confronti di un programma nucleare, almeno fino a quando non si abbia qualche
sospetto che il proprio territorio possa essere candidato ad ospitare il
reattore. Alcuni settori dell'impianto produttivo del Paese si considerano
meglio predisposti alla prospettiva nucleare, tradizionale nella impostazione e
nella remunerazione dei poteri rispetto ad un progetto profondamente
alternativo come quello del risparmio e delle energie rinnovabili, che potrebbe
rispondere sì ad una domanda sociale, ma prefigura il rischio di un mercato
innovativo: richiede dunque di impegnarsi in ricerca e sviluppo e sollecita dal
sistema delle imprese maggiore reattività e responsabilità sociale. Si tratta
di una politica industriale articolata e fortemente innovativa, che però il
Governo o la Confindustria non hanno all'ordine del giorno, non avendo compreso
che le sfide del cambiamento climatico non si affrontano senza l'accelerazione
del cambiamento tecnologico. Così il nostro"gap" potrà solo aumentare,
rendendoci debitori nei confronti di altri paesi per ricerca, brevetti,
tecnologie e prodotti. Chi non avrà investito in R&S e nelle nuove
tecnologie, si troverà, con ogni probabilità, ad incentivare, pagandone i
relativi costi, come già succede oggi, l'energia da fonti rinnovabili e allo
stesso tempo ad importare la relativa tecnologia dai paesi leader. Nonché a
pagare il conto, piuttosto salato, del mancato rispetto degli impegni assunti a
livello internazionale per la riduzione della CO2 . Ma, nel quadro della realtà
attuale della informazione e della cultura dominante in Confindustria, la
scelta nucleare consente a Berlusconi di estorcere allo Stato un fiume di
denaro di finanziamenti pubblici con cui realizzare comitati di esperti e
aggregazioni di imprese e, magari, accordi internazionali, per far partire
l'iniziativa nucleare. Se poi l'iniziativa si dovesse fermare, si farà sempre
in tempo a dire che i nemici del progresso, i "comunisti", la hanno
fatta fallire. Ancora una volta questo Paese assisterà al fallimento di un
settore industriale truccato, con stipendi da capogiro ed intrecci con la
politica, senza che mai nessuno sia chiamato a rispondere di un esito nullo.
Altra è invece la prospettiva per la quale ci sentiamo impegnati. Essa risponde
alla necessità, per garantire la nostra stessa sopravvivenza, di prodotti
innovativi a basso impatto ambientale e ad elevata "desiderabilità
sociale", per mantenere viva una prospettiva democratica di sviluppo della
civiltà. Ma questa prospettiva fatica ad assumere la necessaria priorità nella
consapevolezza dell'opinione pubblica, ad accreditarsi come alternativa
desiderabile. Non ci si chiede se questo passaggio debba avvenire con
un'urgenza tale da evitare i disastri ambientali, economici, politici ed umani
dovuti all'insostenibilità e alla devastazione dell'attuale modello di
sviluppo. Ma c'è il tempo per realizzare l'alternativa? Tecnologie per l'uso
più efficiente dell'energia e per l'impiego delle fonti pulite e rinnovabili:
si tratta di tecnologie in gran parte mature, anche dal punto di vista dei
costi. La loro adozione suggerirà anche sfide agli architetti e agli urbanisti,
ma anche ai progettisti di veicoli o, più in generale, di sistemi elettronici
di automazione e controllo e così via, per adeguare le caratteristiche del
sistema utente alle caratteristiche delle nuove fonti di energia. E questo
Comitato intende lavorare per la messa a punto di una proposta di piano
energetico in linea con l'Europa e in particolare con i paesi più impegnati nei
settori delle energie rinnovabili e del risparmio energetico. E tuttavia una
domanda si impone, a conclusione di queste note. Il passaggio da un sistema
energetico basato su fonti concentrate sul territorio, come le grandi centrali
termoelettriche, e su imponenti reti di distribuzione per le quali il controllo
è rigidamente centralizzato, ad un sistema energetico basato su fonti diffuse
sul territorio potrà avere una valenza importante anche dal punto di vista
della democratizzazione dell'energia. Con le energie naturali il bilancio
energetico e gli impatti ambientali acquistano trasparenza sul territorio e la
gestione del bene comune energia, da trasferire alle future generazioni,
diventa fonte di partecipazione, occasione di studio e ricerca, garanzia di
occupazione e di lavoro stabile e qualificato. Ma si tratta di un cambiamento
profondo dal punto di vista ingegneristico, finanziario, amministrativo,
organizzativo. I cambiamenti climatici, il profilarsi di un limite drammatico
nella disponibilità del petrolio o del gas concedono i tempi necessari per
questo cambiamento? E' dunque urgente aprire una riflessione - non ideologica,
ma concretissima - sull'uso dell'energia, sul modello di consumi e produzioni
che esportiamo nel mondo: i nostri consumi di energia sono tutti ugualmente
necessari? Insomma, non basta sostituire il tipo di fiamma che brucia sotto la
pentola, ma andiamo a vedere anche che cosa cuoce dentro la pentola. Saremmo
disposti ad aprire un conflitto con le generazioni future pur di non affrontare
i cambiamenti per una inevitabile transizione verso un modello energetico a
minor spreco e a basso impatto ambientale, tanto diverso dal presente quanto
necessario per il futuro? E potrà essere utile proporre questo dibattito
proprio mentre altri pensano che la crisi delle economie possa essere risolta
con la parola d'ordine di rilanciare i consumi.
( da "AprileOnline.info" del 27-01-2009)
Argomenti: Cina
Obama, la
rivoluzione permanente Stefano Rizzo, 27 gennaio 2009, 15:58 Approfondimento
L'aveva detto durante tutto il corso della lunghissima transizione: la gravità
dei problemi e della crisi economica richiede che l'amministrazione "atterri
correndo", inizi cioè a lavorare fin dal primo giorno Obama ha mantenuto
la promessa. Per la verità non solo lui: anche il Senato sta procedendo con
insolita celerità alla conferma dei ministri designati. Al momento, tra i posti
chiave, mancano all'appello soltanto il ministro del tesoro Timothy Geithner,
che è incorso in aspre critiche per il fatto di "avere dimenticato"
di pagare parte delle tasse, e il ministro della giustizia Eric Holder che è
stato criticato per il ruolo da lui svolto in una controversa grazia concessa a
suo tempo da Bill Clinton. E' comunque certo che entrambi saranno confermati
nel corso della settimana. Obama nel frattempo ha nominato una serie di
influenti consiglieri personali alla Casa bianca (e che quindi non hanno
bisogno di conferma), che costituiranno il trait d'union con i vari ministeri.
Lawrence Summers per l'economia; Tom Daschle che, oltre ad essere ministro
della salute, avrà un ufficio nella West Wing, dal quale dovrà studiare la
riforma del sistema sanitario; Carol Brower, coordinatrice di tutte le
politiche ambientali ed energetiche (che riguardano più ministeri); John
Brennan consigliere per la sicurezza interna, che affiancherà il consigliere
per la sicurezza nazionale Jim Jones e il capo della CIA Leon Panetta. Oltre a
questi Obama ha nominato due suoi inviati speciali per due caldissime aree:
George Mitchell, autorevole ex capogruppo del Senato e mediatore della pace in
Irlanda del Nord, per il Medioriente; e Richard Holbrooke, grande conoscitore
di Foggy Bottom (la conca della nebbia: il ministero degli esteri) per
l'Afghanistan e il Pakistan. Nel corso della prima settimana di presidenza
Obama ha preso alcuni provvedimenti di sostanza e ha fissato alcune non meno
importanti nuove regole del gioco. Le regole del gioco: l'invito a tutto il suo
staff a "peccare sul lato della trasparenza", piuttosto che su quello
della segretezza, rendendo pubblici sul sito della Casa bianca tutti gli atti e
le deliberazioni; la revoca di un ordine presidenziale di Bush che avrebbe consentito
a "passati presidenti e vicepresidenti" di mantenere la segretezza
sulle carte della loro amministrazione; il blocco - di fatto una riduzione --
degli stipendi dei membri dello staff presidenziale a 100.000 dollari l'anno
(76.000 euro), blocco che ha già spinto il Congresso a proporre analoghe misure
di austerità sugli stipendi dei parlamentari (peraltro già molto più bassi di
quelli europei, e italiani in particolare); regole più severe per i lobbisti
con l'obbiettivo di porre fine alla scandalosa pratica della "revolving
door" (la porta girevole), per cui uomini politici vanno e vengono tra
società di lobby e incarichi di governo. Obama ha stabilità che chiunque lasci
la sua amministrazione non potrà svolgere attività di "lobbying" fino
alla fine della sua presidenza e non potrà fare parte dell'amministrazione se
nei due anni precedenti ha avuto un incarico di lobbista. Le misure sostanziali
sono già molte e costituiscono tutte innovazioni drastiche rispetto
all'amministrazione Bush: il blocco dei processi di Guantanamo e l'annuncio
della chiusura del carcere "entro un anno" (ma probabilmente prima);
il divieto di tortura da parte della CIA e l'obbligo per tutti, agenzie di
spionaggio e forze armate, di attenersi alle norme dell'esercito che la vietano
e di rispettare le Convenzioni di Ginevra sulla protezione dei prigionieri di
guerra; l'accelerazione del ritiro delle truppe dall'Iraq, che dovrà essere
completato entro 16 mesi; la ripresa dei finanziamenti federali alla ricerca
sulle cellule staminali embrionali, che erano stati bloccati per motivi
ideologici da Bush, e che hanno coinciso con l'autorizzazione da parte della
FDA (l'organo di controllo sui farmaci) al primo test clinico mondiale per
verificarne l'efficacia nella cura di gravi malattie; l'autorizzazione (anche
questa negata dall'amministrazione Bush) a finanziare le ONG internazionali che
nella lotta contro la pandemia dell'AIDS in Africa praticano anche, in casi
estremi, l'aborto terapeutico. Ancora e di maggiore sostanza: la presentazione
al Congresso del massiccio piano di ben 825 milioni di dollari per il sostegno
dei redditi medio-bassi e il rilancio dell'economia, piano che è stato
giudicato da alcuni (il premio Nobel Paul Krugman) insufficiente, ma che in
ogni caso non ha paragone con i ben più modesti interventi adottati in Europa e
in particolare in Italia. Infine è di ieri l'annuncio e di un vasto piano
decennale di interventi in campo energetico e di protezione dell'ambiente, che
prevede lo sviluppo delle fonti alternative, l'indipendenza energetica, la
riduzione dei consumi per abitazioni, uffici pubblici, automobili. Il piano
prevede anche la stipula di nuovi accordi con gli altri "grandi
inquinatori" del pianeta per la riduzione delle emissioni, Cina e India in particolare. Questa volta però gli Stati Uniti
promettono di fare la loro parte e di non ostacolare gli sforzi internazionali
(come hanno fatto fin dal 2001 quando George Bush rifiutò di ratificare il
protocollo di Kyoto). I movimenti sismici di questa appena avviata rivoluzione
permanente promettono di riverberarsi anche al di là della diretta azione di
governo. Ci sono già due segnali che vanno in questa direzione e che
rivelano il cambiamento di clima culturale e sociale in atto. Il primo segnale
è una ricerca appena pubblicata di due studiosi della Vanderbilt University e
della San Diego University, che hanno analizzato il rendimento scolastico degli
studenti afroamericani dopo la vittoria di Obama nelle primarie e soprattutto
dopo la sua elezione. Dai dati risulta che lo storico divario tra studenti
bianchi e neri (a vantaggio dei bianchi) si è nelle ultime settimane
praticamente annullato. La ragione? Il "modello di ruolo"
rappresentato da Obama sta aiutando gli studenti neri a superare l'ansietà e le
difficoltà psicologiche legate agli stereotipi di razza e alla discriminazione,
che numerosi studi precedenti avevano messo in luce. I ragazzi neri si sentono
oggi più sicuri di se stessi, sono più concentrati e ottengono migliori
risultati. In futuro probabilmente questi stessi ragazzi avranno lavori
migliori e conteranno sempre di più, come il loro "modello di ruolo".
La seconda piccola notizia testimonia la ripresa di quel clima di tolleranza e
curiosità nei confronti della diversità cui ha fatto riferimento Obama nel suo
discorso inaugurale. Tutti conoscono, almeno di nome, la città di Nashville, la
capitale del Tennessee e della musica country, una città e uno stato che hanno
lunghe tradizioni conservatrici e anche razziste. La settimana scorsa la
popolazione di Nashville ha respinto una proposta di legge che avrebbe reso
obbligatorio l'uso dell'inglese nei rapporti con gli uffici pubblici. Cosa
significa? Significa che da ora in poi i numerosi immigrati ispanici che ancora
non hanno dimestichezza con la lingua inglese potranno usare lo spagnolo quando
riempiono un modulo o parlano con un impiegato comunale. Un gesto di tolleranza
dettato anche dal buon senso perché quegli immigrati sono e vengono visti come
una risorsa, che porta lavoro e ricchezza alla città. La rivoluzione continua.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-01-28 - pag: 10 autore: RUSSIA Mosca studia nuovi
prestiti alle banche La Russia sta studiando un nuovo pacchetto salvabanche da
900 miliardi di rubli (circa 21 miliardi di euro). Lo riferiscono fonti
governative citate dalle agenzie Bloomberg e Reuters. Il grosso del finanziamento,
500 miliardi di rubli, andrà alla Sberbank, il principale istituto di credito
del Paese, controllato dallo Stato. Il Governo guidato da Vladimir Putin ha già
iniettato oltre 150 miliardi di euro nel sistema finanziario e nell'economia
alla fine dello scorso anno, attingendo anche al fondo che gestisce i proventi
petroliferi. Il Governo intende aiutare anche Vtb, la seconda banca pubblica
russa, con un intervento da 200 miliardi di rubli (4,6 miliardi di euro).
L'operazione potrebbe avvenire attraverso l'erogazione di prestiti sindacati.
Anche in Russia, gli istituti di credito sono in difficoltà a causa del
prosciugamento del credito sui mercati internazionali. Vtp ha chiuso il terzo
trimestre del 2008 con una perdita di 275 milioni di euro; Sberbank ha
registrato un utile di circa 530 milioni di euro, ma con ogni probabilità
finirà sotto pressione quest'anno a causa di nuove svalutazioni e
accantonamenti. Negli ultimi cinque mesi le riserve valutarie della Banca
centrale russa sono diminuite di un terzo e oggi sono scese sotto quota 400
miliardi di dollari, ma restano le quarte al mondo dopo
quelle di Cina, Giappone ed Eurozona. La Banca centrale prevede che nel primo
trimestre la quota dei prestiti in sofferenza del sistema bancario salirà al 4-4,5
per cento. Le banche hanno più volte chiesto al Governo iniezioni dirette nel
loro capitale per migliorare i requisiti patrimoniali.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-01-28 - pag: 12 autore: MERCATI E
MERCANTI ... Giappone debole, il paradosso dello yen forte L' economia britannica
va a pezzi e la sterlina va a picco. L'economia giapponese è in recessione
prolungata e lo yen è in un trend rialzista che dura da oltre un anno e mezzo.
La settimana scorsa la valuta nipponica ha toccato i massimi sul dollaro dal
1995, il suo apprezzamento sull'euro dalla metà dell'anno scorso è stato ancora
più netto. Ci sono due spiegazioni tecniche e una geopo-litica per il mistero
della forza dello yen, che comincia a preoccupare Tokyo per i suoi pesanti
effetti sull'export. La prima di queste ragioni è che gli invesitori
individuali giapponesi hanno rimpatriato, dopo l'inizio della crisi,molti dei
fondi investiti all'estero alla ricerca di rendimenti che una politica
monetaria con i tassi da tempo inchiodati attorno allo zero non poteva garantire
in patria. Avendo constatato fra l'altro che il sistema bancario di casa, pur
non immune dalla crisi (nota bene: il Giappone ha adottato in anticipo sugli
altri Paesi le regole di Basilea 2), appariva assai più solido di quello
altrui, il rimpatrio ha accelerato. Tuttavia, le famiglie del Sol Levante hanno
tuttora, secondo gli ultimi dati della Banca centrale, 64mila miliardi di yen
in posizioni "corte" sulla valuta nazionale. è stata la chiusura di
queste posizioni a sostenere lo yen e potrebbe continuare a farlo anche nei
prossimi mesi. I giapponesi, ma non solo (e questa è la seconda spiegazione
tecnica), avevano puntato sui carry trade, indebitandosi in yen per investire
in valute a più alto rendimento, molte di esse legate all'andamento delle
materie prime, come quelle di Australia e Nuova Zelanda. Anche la chiusura di
queste posizioni, metà delle quali ancora in essere, dovrebbe essere un altro
fattore di supporto alla valuta nipponica per qualche tempo. La fine del boom
delle commodities e l'allinearsi di altre banche centrali alla politica
giapponese diinteressi zero o quasi hanno ridotto l'attrattiva delle
alternative, contribuendo alle due spinte di cui si è detto. Siammo arrivati al
punto (quota 85 sul dollaro) in cui Tokyo comincia ad agitarsi per interventi
che convincano i mercati a invertire la tendenza. I giapponesi erano persino
riusciti a far inserire nell'ultimo comunicato del G-7 a ottobre una frase in
cui si stigmatizzava l'eccessiva volatilità dello yen. Tuttavia, non solo la
volatilità è calata, ma siamo entrati in uno scenario geopolitico nuovo, in cui
l'amministrazione Obama ha subito segnalato di volere dalla
Cina un'ulteriore rivalutazione dello yuan. Improbabile che in queste
circostanze accetti interventi nel senso opposto da parte giapponese. Non per
la prima volta, Tokyo si confronta con il fatto di non essere più il solo
gigante asiatico sui mercati globali e deve fare i conti con Pechino e la sua
interazione con Washington, per la quale la Cina
è oggi il riferimento preminente. www.ilsole24ore.com/economia Online «Mercati
e mercanti» di Alessandro Merli di Alessandro Merli
( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-01-28 - pag: 7 autore: Tassi ai minimi per i
BoT-rifugio Rendimenti all'1,29% netto - Collocati 14,5 miliardi di titoli sui 26
richiesti Isabella Bufacchi ROMA Poco più dell'1%: per la precisione, l'1,29
per cento. è questo il minimo storico toccato dal rendimento netto dei BoT a
sei mesi collocati ieri in asta per 10 miliardi di euro. Il tasso ridotto
all'osso,pari all'1,484 lordo composto, non ha scoraggiato la domanda
soprattutto di natura istituzionale, delle tesorerie delle banche, insaziabile
quando si tratta di preservare il capitale e parcheggiare la liquidità. Scarso
invece l'interesse dei risparmiatori. Gli ordini per i Buoni semestrali e
flessibili (119 giorni) e i CTz offerti ieri hanno superato complessivamente i
26 miliardi contro i 10,45 miliardi di BoT in scadenza e i 14,5 assegnati nelle
tre emissioni. Sulla scia dei T-bill americani, che più platealmente hanno segnato
rendimenti persino negativi, anche i titoli di Stato italiani a brevissimo
termine restano un ambìto parcheggio per la liquidità, costi quel che costi: il
rendimento dei due BoT in offerta ieri ha registrato 27 centesimi in più contro
il tasso Eonia (la media dei tassi overnight nella zona dell'euro), più stretto
dei 30 centesimi dell'ultima asta. Anche l'agenzia del debito francese ha
sfruttato la situazione, lo scorso lunedì, con quattro aste di BTF a 13, 16, 24
e 34 settimane: ne sono stati collocati per 8,5 miliardi «a carissimo prezzo
per gli investitori» ma intanto la richiesta ha toccato i 20 miliardi. Il fatto
che la liquidità non badi a spese pur di approdare in lidi sicuri trova
conferma nell'elevato e anomalo ammontare dei depositi delle banche presso la
Bce, che nei dati resi noti ieri sono risultati superiori ai 200 miliardi di
euro (a un tasso di remunerazione dell' 1%, inferiore di 100 centesimi rispetto
alle operazioni di rifinanziamento principale al 2 per cento). «Dopo la
decisione della Bce di ampliare il corridoio dal 21 gennaio, per le tesorerie è
relativamente conveniente comprare carta monetaria », ha commentato ieri Luca
Cazzulani, strategist di Unicredit group. A coronare l'esito delle aste di ieri
del Tesoro è stato il buon andamento sul mercato secondario dei BTp, in termini
di spread rispetto ai rendimenti dei Bund decennali: il differenziale tra
rischio-Italia e rischioGermania si è ridotto tornando a quota 157 centesimi
contro il picchi recenti sopra 170. Si è ristretto anche il gap tra i titoli
tedeschi e quelli greci, tornando sotto la soglia dei 300 centesimi. E sono
andate bene ieri stesso le aste dei titoli di Stato olandesi scadenza 2011,
2013 e 2015, in offerta per 2 miliardi. Sulle scadenza a due anni, tra l'altro,
su scala globale ha pesato l'asta record da 40 miliardi di dollari dei
Tresuries americani: in una settimana contrassegnata dalle
festività in Cina e dunque da una domanda cinese con il freno tirato. Oggi il
Tesoro italiano torna alla carica con due BTp indicizzati all'inflazione. Il
problema di un eccesso di offerta rispetto alla domanda tuttavia resta il tema
dominante: le aste dei titoli di Stato a brevissimo termine possono contare
sulle tesorerie degli istituti finanziari e delle banche centrali. Per
contro i bond governativi a medio-lungo termine devono affrontare più di una
sfida: il numero crescente di emissioni di obbligazioni bancarie a tre e cinque
anni con garanzia pubblica, gli importi rivisti al rialzo dei piani governativi
di sostegno all'economia e delle emissioni nette di titoli del debito pubblico
in Eurolandia. isabella.bufacchi@ilsole24ore.com LA PROVA DEL MERCATO Le
emissioni a breve possono contare sugli acquisti delle tesorerie, ma per i
buoni governativi a lunga scadenza l'offerta supera la domanda
( da "Repubblica, La" del 28-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina VIII - Milano
Oggi vertice a Roma Sant´Ambrogio, si parte a giugno Simini: anche l´isola
pedonale Moratti: nell´Expo i privati con lo Stato "I residenti che si
oppongono si rassegnino, al quartiere servono posti auto" ZITA DAZZI
Comincerà in ritardo, ma comincerà. A nulla sono valsi gli appelli dei
residenti illustri del quartiere, gli stop della Sovrintendenza, le richieste
di accertamenti. Entro giugno il cantiere per il parcheggio sotterraneo in
piazza Sant´Ambrogio partirà. La notizia è arrivata ieri mattina, durante un
sopralluogo dei consiglieri comunali delle commissioni Infrastrutture e
Mobilità. A comunicarlo è stato Renzo Valtorta, della Direzione specialistica
Parcheggi e responsabile del procedimento. L´assessore ai Lavori pubblici Bruno
Simini conferma: «è tutto pronto. Il progetto, che ho ereditato e sul quale non
mi metto a sindacare, è finalmente libero da ostacoli. I residenti che si
oppongono si rassegnino. Ma sono pronto a discutere la pedonalizzazione
dell´intera piazza, con accesso riservato ai residenti e ai clienti
dell´autosilo». Una proposta, questa dell´isola pedonale, che non placa le
proteste. Cini Boeri, architetto, del comitato contro il
parcheggio, è indignata: «Non c´è niente che possa convincerci sull´utilità di
questo progetto, uno scempio in un luogo storico che andrebbe tutelato e
valorizzato, invece che trattato come un´area qualsiasi solo per fini
speculativi». Il cantiere durerà due anni. Il nuovo progetto prevede un
piano interrato in più, rispetto ai quattro precedentemente in programma, con
la realizzazione di circa 200 posti auto a rotazione e 320 box per residenti.
Il progetto sarà presentato al consiglio di Zona 1, nella seduta in programma
stasera. L´assessore Simini aggiunge: «Questo quartiere ha bisogno di posti
auto, abbiamo già una lista enorme di prenotazioni. Chi non lo chiede e
manifesta contro è probabilmente perché ha il box condominiale. E quella
lettera spedita al cardinale e al sindaco, molti l´hanno firmata senza nemmeno
essere informati». Accuse che il comitato respinge con stizza: «Che
atteggiamento arrogante», commenta la Boeri, che si chiede come mai l´abate di
Sant´Ambrogio non abbia speso nemmeno una parola contro il progetto. Simini ha
la sua interpretazione: «Monsignor De Scalzi è d´accordo con me. Meglio fare i
lavori, piuttosto che lasciare ancora la piazza in quelle condizioni». La
consigliere Pd di Zona 1, Francesca Castelbarco accusa: «Per noi resta un
parcheggio inutile e un pericolo per le strutture della basilica. I prezzi dei
box sono arrivati a 100mila euro». Su proposta del capogruppo dei Verdi,
Maurizio Baruffi, tutti i consiglieri comunali della commissione (compreso il
presidente Vincenzo Giudice, Pdl) chiedono un organismo di controllo sulla
trasparenza i lavori che partiranno a giugno «data l´unicità di questo
parcheggio, accanto a monumenti così importanti». Ma Simini replica: «Non ce
n´è bisogno, abbiamo vinto il premio Onu per la trasparenza. è una richiesta
fuori luogo». Giornata romana di incontri a Palazzo Chigi per il sindaco
Letizia Moratti e il governatore Roberto Formigoni sul tema Expo 2015. Dopo
l´ennesima fumata nera sulla nomina di Paolo Glisenti ad amministratore
delegato di Expo 2015 spa. In programma, un vertice con il premier Silvio
Berlusconi, che però ieri è rimasto bloccato a Milano da un raffreddore, e i
ministri economici. Di sicuro sarà presente il sottosegretario Gianni Letta.
«Le questioni vanno risolte rapidamente. Ne parleremo con Berlusconi» - ha
assicurato ieri Formigoni. Il sindaco, invece ha assicurato che «gli annunciati
finanziamenti privati non sostituiranno comunque quelli pubblici dello Stato».
Nel pomeriggio, la Moratti e il ministro allo Sviluppo Economico Claudio
Scajola firmeranno un accordo un accordo tra la società che organizzerà
l´esposizione, il governo e l´istituto per il commercio estero.
( da "Avvenire" del 28-01-2009)
Argomenti: Cina
POLITICA 28-01-2009
Brevetti, l'Italia recupera ma resta ancora lenta ROMA. In Italia abbiamo
ricominciato a 'inventare', ma gli 'Archimede' di casa nostra non sono ancora
tornati ai tempi d'oro dell'ingegno italico. Le domande di brevetto, nel
decennio 1999-2006, sono state infatti 27.616, con un incremento annuo del
4,9%. In ripresa, dunque. Ma non abbastanza per colmare il gap strutturale che
ci separa dagli altri Paesi più industrializzati del Pianeta. Quanto a
brevetti, il Belpaese resta lontano dai numeri di Usa, Giappone e Germania, piazzandosi
soltanto al sesto posto tra i paesi appartenenti al G9 (il G8 Russia compresa, più la Cina). Tutto ciò emerge dallo studio dell'Osservatorio Unioncamere su
brevetti e marchi, sulla base dei dati pubblicati dall'organismo di
registrazione europeo (Epo). Dal rapporto emerge inoltre che l'Italia presenta
un «elevato livello di brevettazione in settori 'più maturi'», come ad esempio
nella meccanica, rispetto ai settori a forte innovazione tecnologica,
come la chimica, l'elettronica e l'informatica. A livello geografico, è
prevedibilmente il Nord a fare la parte del leone con l'82% dei brevetti
italiani, il centro si attesta sul 13,4% ed il Sud appena al 3,2%. Dall'analisi
di Unioncamere spiccano alcune aziende italiane (tra cui St Microeletronics,
Pirelli, Telecom, Fiat, Ausimout, Sigma Tau) che nel periodo in esame hanno
depositato il maggior numero di brevetti (l'11,4% del totale Epo). Per quanto
concerne i marchi invece, l'Italia si colloca in quarta posizione tra i Paesi
appartenenti al G9, rispettivamente dietro a Usa, Germania e Gran Bretagna,
davanti però al Giappone e alla Francia, con un orientamento in prima battuta
su prodotti di largo consumo: occhiali dispositivi elettronici, estintori.
Anche in questo comparto è il Nord-Ovest a farla da padrone (40,7%), seguito da
Nord-Est (34,5%), Centro (19,2) e Sud- Isole(5,6%). «L'obiettivo che
l'Unioncamere si è posta con i Rapporti sui brevetti e marchi è quello di
offrire un contributo di conoscenza importante sul posizionamento tecnologico
dell'Italia rispetto agli altri Paesi», ha affermato Claudio Gagliardi
(Direttore Centro Studi Unioncamere), ribadendo la necessità di «creare tavoli
di raccordo con il concorso delle Camere di commercio nei vari territori in
modo da fare sistema» e diffondere la cultura dell'innovazione tra le imprese.
Raoul Bianchini
( da "Avvenire" del 28-01-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 28-01-2009 LA
NUOVA CASA BIANCA Giro di consultazioni per la Clinton: disponibilità a
dialogare direttamente con la Corea del Nord Obama chiama Medvedev: «Mettiamo
fine alle divisioni» Hillary: «È stata offerta un'opportunità all'Iran» Che
risponde con freddezza: «Aspettiamo cambiamenti concreti dal nuovo leader» DA
NEW YORK ELENA MOLINARI D isgelo con Mosca, "mano tesa" all'Iran (ma
che potrebbe trasformarsi in pugno), apertura a contatti diretti con la Corea
del Nord e dialogo a tutto tondo con la Cina.
L'amministrazione Obama muove i primi passi in politica estera all'insegna di
un cauto cambio di direzione rispetto alla diplomazia di George W. Bush. Se
siano gesti distensivi o vere svolte è ancora però presto per dirlo. In una
telefonata con Dmitrij Medvedev, lunedì sera, Barack Obama ha infatti
concordato con il presidente russo di cercare di porre fine al recente
«allontanamento nei rapporti» tra i due Paesi. Lo ha rivelato ieri la Casa Bianca,
senza però entrare nel merito della posizione di O- bama sullo scudo
missilistico Usa installato in Paesi dell'ex sfera d'influenza sovietica, che è
stato, insieme all'invasione russa della Georgia, un duro punto di attrito fra
Mosca e Washington. Obama e Medvedev hanno però mostrato la rispettiva buona
volontà di «creare una seria agenda per lo sviluppo delle relazioni
reciproche», e hanno definito l'insediamento del nuovo inquilino alla Casa
Bianca «una opportunità unica per creare un tipo di relazioni fondamentalmente
diverso tra i due Paesi», sempre stando alla Casa Bianca. I due si potrebbero
presto anche trovare faccia a faccia a Londra. Il ministro degli Esteri russo
Sergei Lavrov ha infatti sottolineato che i due presidenti si troveranno
all'inizio di aprile al G-20 e che non è da escludere in tale occasione un
incontro bilaterale. La rinnovata cordialità fra Usa e Russia ha suscitato la
reazione soddisfatta del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che ha
detto di seguire «con grande attenzione gli sviluppi del dialogo nella scia di
quello spirito di costruttiva collaborazione avviato nel 2002 al Vertice
Nato-Russia di Pratica di Mare ». A vedere la presa di potere di Obama in
chiave di una «nuova opportunità» è anche il suo segretario di Stato. Hillary
Clinton, nella sua prima conferenza stampa, si riferiva però ai rapporti con
l'Iran, che a suo dire ora ha l'occasione di «manifestare buona volontà nella
ricerca di nuove relazioni diplomatiche». Riferendosi ad un'espressione usata
dallo stesso O- bama, la Clinton ha però aggiunto che «se la mano diventi o
meno un pugno, dipende solo da loro». E se il Pentagono ribadisce che
l'«opzione militare» resta comunque sul tavolo, l'invito-minaccia è stato
rispedito apparentemente al mittente da Teheran. «Aspettiamo cambiamenti
concreti dal nuovo presidente americano », ha detto il portavoce del gover- no
iraniano, Ghlamhossein Elham, riferendosi anche all'annuncio del nuovo
ambasciatore Usa alle Nazioni Unite, Susan Rice di voler avviare una diplomazia
diretta con la Repubblica islamica. Teheran dunque «aspetterà» per vedere se
questi cambiamenti avverranno o meno, e li commenterà a tempo debito», ha
aggiunto Elham. La Clinton non sta perdendo invece tempo con atteggiamenti
attendisti e si è buttata in un vortice di telefonate intercontinentali. Agli
alleati ha parlato della disponibilità Usa a dialogare direttamente anche con
la Corea del Nord, un altro Paese del famigerato "asse
del male" relegato al di fuori di ogni circolo diplomatico da George W.
Bush. Clinton ha chiesto inoltre un «completo dialogo» con la Cina, promettendo di fare meglio di Bush, che ha «focalizzato i
contatti con Pechino solo su temi economici». Hillary Clinton apre a Cina e Corea del Nord (Reuters)
( da "Avvenire" del 28-01-2009)
Argomenti: Cina
E' LAVORO 28-01-2009
L' esperienza/ 2 GUGLIELMI (INDICAM) «La lotta alla contraffazione si può vincere
con la cultura» L a contraffazione è un fenomeno ormai esteso, che tocca anche
l'illuminotecnica. «Le aziende spiega Carlo Guglielmi, amministratore delegato
di Fontana Arte e presidente Indicam, l'organizzazione che contrasta la
contraffazione dovrebbero avere al loro interno delle figure con conoscenza
delle normative e del diritto nella proprietà intellettuale legati al design.
La differenza tra copia e contraffazione è molto sottile, ambedue provengono da
una pessima cultura. È una forma di spregio nei confronti della proprietà
intellettuale». Se invece l'imitazione significa peggiorare un prodotto a danno
del cliente, ciò è inaccettabile e scorretto: «Spesso la gente è spinta
all'acquisto sull'onda del sentimento economico, per poi trovarsi tra le mani
un prodotto che in poco tempo si guasta. Il mondo della contraffazione non è
riconducibile solo al sistema industriale cinese, il settore dell'arredamento e
dell'illuminazione vedono come protagonista una consistente parte delle aziende
produttrici italiane attraverso forme di scorrettezza intellettuale e
industriale, che vanno dalla contraffazione alla copia , dall'imitazione alla
copia servile e così via, accoppiando spessissimo a quest'attività quella della
vendita e della distribuzione senza fattura», sottolinea con veemenza
Guglielmi. «Purtroppo prosegue nelle aziende esiste una cultura generalizzata,
che affronta tardivamente e non preventivamente questo fenomeno. Esistono poche
aziende che si possono permettere una struttura ad hoc ». Il deposito marchi
normalmente è affidato a qualche studio esterno d'avvocati che, a volte, non
sono specializzati nella lotta alla contraffazione. «ll nostro marchio sostiene
è depositato in tutto il mondo, come i brevetti. In azienda abbiamo un ufficio
che, oltre a seguire i marchi di sicurezza, che attestano la conformità dei
prodotti elettrici, e quelli di qualità, segue anche i brevetti. Si tratta di
personale con competenza tecnica e non giuridica, perché questa parte è
affidata a uno studio esterno di prestigio e specializzato». La sconfitta della Fiat nei confronti della Cina? «Bisognerebbe uniformare le leggi risponde Guglielmi . Non è
accettabile che si emettano giudizi difformi, soprattutto da parte del nostro
governo dovrebbe esserci una feroce difesa della nostra cultura». (E.Cav.)
( da "Repubblica, La" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
1 - Prima Pagina Il personaggio Davos, la Cina di Wen sfida
Obama DAVOS In un silenzio contrito i Vip del capitalismo mondiale hanno
ascoltato la dura requisitoria dei leader cinese e russo contro le colpe del
capitalismo occidentale e i disastri che la nostra malafinanza infligge al
mondo intero.
SEGUE A PAGINA 23
( da "Repubblica, La" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 37 - Cultura IL
VERO VOLTO patologia sociale o atto di libertà? Uno studio di marzio barbagli
perché l´occidente l´ha condannato del suicidio Sessantadue italiani su cento
lo ritengono moralmente sbagliato. Intanto le morti calano dove il disagio
trova risposte Dopo secoli di colpevolizzazione oggi a prevalere è il
sentimento della pietà Per la Chiesa il caso Englaro è l´ultima trincea di una
resistenza ormai sconfitta BOLOGNA Ian Palach. Sansone. Giuda. Mohamed Atta.
Catone. Sylvia Plath. Anna Karenina. Adolf Hitler. Piergiorgio Welby. Forse
esistono tante ragioni per Congedarsi dal mondo (Il Mulino, pagg. 526, 32 euro)
quanti sono gli individui, storici o immaginari, che hanno scelto di farlo per
libera scelta e di propria mano. Tracciare un "sistema del suicidio"
sembra uno sforzo impervio quanto analizzare i motivi stessi della vita e della
morte. Tuttavia Marzio Barbagli, sociologo all´Università di Bologna, studioso
della criminalità e dei comportamenti devianti, della famiglia e
dell´omosessualità, con questo denso volume su cui ha speso otto anni di
lavoro, non è il primo ad aver tentato l´impresa. Prima di lui il padre della
sociologia classica, émile Durkheim, dalle cui conclusioni - anzi, contro di
esse - Barbagli sviluppa la sua tesi: solo quando, dopo secoli di ferocissima
repressione, il "delitto di Satana" è stato laicizzato e
naturalizzato, è stato possibile conoscerne il vero volto, che non è solo
quello della disperazione privata e della disgregazione, ma anche quello di una
prerogativa umana; ed anche, in anni recenti, sconfiggerne le manifestazioni
più oscure e patologiche. Per la Chiesa il suicidio è peccato; per Durkheim,
patologia sociale: non è la stessa condanna in due forme diverse, professore?
«Ma il suicidio non è solo una patologia sociale, come non è solo una patologia
clinica. In certi casi è anche la consapevole rivendicazione di una libertà
fondamentale dell´individuo, il diritto di decidere della propria vita, di
fronte alla quale anche la morale cristiana ha dovuto cedere terreno». La Chiesa
è tuttora severa con chi rivendica quel diritto: Piergiorgio Welby non ha
potuto avere esequie religiose. «Il dibattito odierno sul diritto al rifiuto
delle cure è niente rispetto a ciò che fu nel passato la repressione del
suicidio. Dopo iniziali incertezze, da Sant´Agostino in poi la Chiesa considerò
la morte autoinflitta come un delitto più orrendo dell´omicidio, un peccato
irredimibile e contagioso. Chi si indigna oggi per i toni di alcuni vescovi non
sa che ferocia raggiunsero per secoli le sanzioni inferte ai corpi dei suicidi
e ai loro familiari. Quei toni e quelle minacce oggi non hanno più corso, la
Chiesa e i suoi ministri sono più comprensivi verso i suicidi, nei singoli casi
e anche nella dottrina; il suicidio resta un peccato, ma il Catechismo stesso
prevede attenuanti e non esclude più la speranza nel perdono». Cosa ha prodotto
questa indulgenza, o resa? «Per essere efficace, il sistema repressivo della
Chiesa non poteva basarsi solo sulle minacce ultraterrene; aveva bisogno del
potere temporale, le cui leggi erano ugualmente severe. Ma nel Seicento la
rivoluzione scientista cominciò a erodere le basi morali di quella severità:
prima con le teorie degli "umori" e della "melancolia", poi
con lo studio delle passioni e della mente, il suicidio è stato sottratto alla
sfera del peccato e trasferito in quella della malattia. Da frutto della
disperazione, cioè della perdita di Dio, il suicidio è diventato un fenomeno
appartenente alla natura, da curare, non più da reprimere. Svuotato dalla colpa
e privo di deterrenza punitiva, il sistema di valori costruito dalla Chiesa è
crollato». A giudicare dalle polemiche sul caso Englaro e sul testamento
biologico, non sembra. «è l´ultima trincea di una resistenza sconfitta. A
differenza di molti colleghi, vedo in queste reazioni della Chiesa la difesa
disperata di una forza non più egemone ma soccombente. La Chiesa presidia
sempre più a fatica una posizione che i suoi stessi sacerdoti non riescono più
ad applicare integralmente». Svanita da tempo la repressione, solo ora però,
col testamento biologico, il suicidio entra nella legislazione come diritto
positivo. «La Costituzione garantisce già il diritto a rifiutare le cure. Ma
quel che conta è che le novità legislative affondano in un contesto morale che
da molto tempo è profondamente mutato. Ufficializzano una rivoluzione già
avvenuta. Dopo secoli di feroce condanna, oggi verso un suicida non si prova
altro che commozione». Anche Marx ha sbagliato: per lui il suicidio era un
effetto dell´alienazione capitalista. «Le spiegazioni del suicidio elaborate
dai grandi pensatori dell´Ottocento non sono sbagliate: sono insufficienti. Per
Durkheim ci si uccideva in conseguenza di un turbamento profondo della coesione
o delle norme sociali: in molte situazioni è ancora vero, prenda l´ondata di
suicidi nei paesi post-sovietici. Ma accade anche in società perfettamente
stabili e regolate. Marx ignorava che la crescita impetuosa del fenomeno
precede di almeno un secolo la rivoluzione industriale, ed è spiegabile proprio
con l´alleggerirsi della repressione morale e penale del suicidio». Tre
capitoli del suo libro tracciano la storia, ben diversa, del suicidio in
Oriente. Cosa ci svela il confronto? «Quel che avviene in società dove la
repressione religiosa del suicidio non è intervenuta. Nell´Occidente pagano
alcune forme di suicidio erano tollerate e perfino onorate: quello della donna
violentata, del condottiero sconfitto, la vendetta morale per un torto
ricevuto. Il cristianesimo ha spazzato via questa cultura, mentre in Oriente è
rimasta radicata». I kamikaze infatti vengono dall´Oriente. Siamo all´ultima
tipologia di suicidio: l´arma del più debole contro i suoi nemici. «L´attentato
suicida ha radici anche nella cultura giudaico-cristiana: Agostino si trovò
assai in difficoltà alle prese con Sansone. Ma è vero che in Occidente il
suicidio aggressivo è pressoché sconosciuto. Invece dall´India
alla Cina darsi la morte per colpire un nemico, immolandosi con lui o
facendogli ricadere addosso la colpa della propria morte, è una scelta messa a
disposizione per secoli da culture diverse. Attribuirla solo al fanatismo
islamico è riduttivo. Tra l´altro, almeno fino all´11 settembre 2001, gli
attentatori suicidi di fede islamica erano solo la metà del totale.
Certo, è l´arma del debole, e in questo è tecnicamente efficiente ed economica.
Ma se non c´è un retroterra culturale, i kamikaze non si reclutano». Un alto
tasso di morti volontarie non è segno di disgregazione sociale? Nella sua
Bologna papa Wojtyla accomunò i suicidi ai divorzi e agli aborti come
"stigmate di morte". «Ci si toglie la vita per essere meno infelici.
è una scelta che può indicare disperazione, ma anche liberazione da un vincolo
doloroso. Del resto, quando il divorzio era proibito le famiglie non erano per
questo meno disgregate». Se dalla crescita dei suicidi non si deduce la crisi
sociale, è spesso vero l´inverso. Cosa dobbiamo aspettarci da questo 2009 di
recessione mondiale? «Come accadde nel ´29, forse un´impennata nel numero dei
suicidi. Di un paio di casi clamorosi la stampa s´è già occupata. Ma non credo
che la crisi riuscirà a invertire la tendenza, stabile da qualche decennio,
alla forte diminuzione dei suicidi in Occidente. Una tendenza iniziata proprio
là dove tre secoli prima partì quella contraria: nei ceti più istruiti, nei
contesti urbani. In Italia il tasso di suicidi tra laureati si è dimezzato in
vent´anni, a Milano e Torino stessa cosa. Qui si vede come Durkheim sbaglia:
non viviamo in società più coese di prima, eppure ci si uccide sempre meno». I
veri motivi? «La terapia del dolore ha tolto di mezzo molti stati di
disperazione. La medicalizzazione del disagio psicologico anche. Chi soffre di
depressione o di disturbi mentali, oggi sa che queste sono malattie e non
colpe, sa che può curarsi, che non è obbligato a sopportare fino al limite
estremo». Dove le scomuniche del prete hanno fallito, le cure del dottore hanno
successo? «Sessantadue italiani su cento ritengono ancora moralmente sbagliato
il suicidio. In Svezia già solo il 29%. Intanto i suicidi calano là dove il
disagio trova risposte e non punizioni. Credo significhi quello che dice lei».
( da "Repubblica, La" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 40 -
Spettacoli In Italia il 6 febbraio "Frost/Nixon", il film di Ron
Howard che racconta la celebre intervista tv durante la quale, nell´estate del
1977 davanti a 45 milioni di americani attoniti, Nixon ammise lo scandalo
Watergate Quando un giornalista "inchiodò" il presidente Il film, 5
candidature agli Oscar, nato da un testo teatrale di Peter Morgan, è
interpretato da Frank Langella e Michael Sheen C´era l´orgoglio del mestiere,
rispetto della verità, dei diritti e dei doveri di ciascuno, impegno alla
sincerità (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) NATALIA ASPESI Sul suo ruolo dominante nei
rapporti tra informazione e potere, tra potere e popolo, tra verità e
manipolazione, tra libertà e asservimento. Il film, cinque candidature agli
Oscar, diretto da Ron Howard, nasce da un testo teatrale di Peter Morgan,
autore geniale nel raccontare figure complesse come Elisabetta II (The Queen) o
Idi Amin Dada (L´ultimo re di Scozia) e ha come protagonisti gli stessi attori
della messa in scena londinese, Frank Langella e Michael Sheen (il Tony Blair
di The Queen) nel ruolo di David Frost; oggi settantenne baronetto
mondanissimo, ai tempi del duello con Nixon Frost era un giovane dandy inglese
rubacuori diventato un intrattenitore televisivo. Il film racconta come riuscì
dove i grandi giornalisti erano falliti: stanare l´ex presidente dal suo
superbo isolamento dopo tre anni di silenzio, convincerlo ad affrontare un
colloquio televisivo in quattro puntate su tutto il suo operato presidenziale,
dai suoi successi, come la fine della guerra in Vietnam, la distensione
nucleare con l´Unione Sovietica, la riapertura dei rapporti
con la Cina, sino alla incancellabile vergogna del Watergate. Frost-Sheen
che vola in prima classe e vive alla grande, vuole quell´intervista a tutti i
costi per risollevare la sua carriera languente, Nixon-Langella, vita
solitaria, noiosa e carica di risentimento in una rosea villotta a San
Clemente, avido di denaro, accetta perché gli offrono 600 mila dollari
(che tra l´altro Frost non era riuscito a raccogliere) e perché spera in una
riabilitazione e pensa che quel damerino con i mocassini italiani e pieno di
attricette non può essere un pericolo. Deciso l´incontro vediamo come allora ci
si preparava a un´intervista importante: mesi di lavoro, équipe agguerrite,
ricerche, detective, massima documentazione, accordi preliminari sui temi da
affrontare, voglia di reciproco scontro, certezza che uno solo sarà il
vincitore. Nelle prime tre puntate del duello che riproduce esattamente parole
e circostanze di quello reale, Langella è il Nixon intelligentissimo, astuto,
insinuante, ironico, cupo, furente, prolisso, che schiaccia l´incerto e
soggiogato Frost. Ma nella quarta, il Frost di Sheen parte all´attacco e
accusa: quelli dell´ex presidente non erano stati semplici errori ma veri e
propri illeciti, abusi di potere, addirittura crimini per i quali avrebbe
dovuto chiedere scusa al Paese. E a quel punto, inchiodato ai suoi fantasmi,
liberato dalle sue menzogne, precipitando nel suo noto autolesionismo, il Nixon
di Langella cede, pronunciando il vero mea culpa della registrazione
televisiva: «Sì, ho commesso errori, orribili errori, di sicuro indegni di un
Presidente� ho un profondo rammarico� nessuno può sapere cosa voglia dire
dimettersi dalla presidenza� Mi sono rovinato da solo�». Che tempi, per i
giornalisti, per la televisione, per i politici, persino per i presidenti,
rispetto all´oggi, anche là, negli Stati Uniti dello scontro Frost/Nixon.
Orgoglio del mestiere, rispetto della verità, del popolo, dei diritti e dei
doveri dell´altro, impegno a non rifiutare nessuna domanda per quanto scomoda,
a scegliere la sincerità. Oggi dai nostri telegiornali il giornalista è
scomparso, di lui resta solo un microfono messo sotto il naso di una serie di
portavoci di solito bruttissimi (tranne le signore, pure loro però prive di
sale) che cantilenano furbetti sempre le stesse cose che infatti nessuno
ascolta più. L´abitudine all´ammucchiata dei talk show fa degli eventi delle
paludi che non conducono mai alla rivelazione, all´emozione. Nei rari casi di
conferenze stampa le risposte non c´entrano con la domanda e durano ore, se
qualcuno osa dire ma veramente non è proprio così, in quanto comunista viene
svillaneggiato, oppure l´intervistato se ne va indignato, ma anche
l´opposizione, sempre più esangue avendo poco da dire, non spinge ad eroismi
giornalistici. Sul quotidiano inglese Telegraph, Peter Morgan candidato
all´Oscar per la sceneggiatura, ha scritto che il suo non doveva essere un film
politico. Ma lo è diventato con l´arrivo alla Casa Bianca di Obama, che con la
sua carica di esplosiva novità e di euforica riconciliazione, potrebbe
consentire a Bush e ai suoi accoliti «di scivolare via in un pensionamento
confortevole senza dover dar conto del loro operato». Ma rispetto alle
responsabilità di Nixon, quelle di Bush, scrive Morgan, sono molto più gravi. E
malgrado la fretta di dimenticare il trauma degli ultimi otto anni, il film
Frost/Nixon «deve ricordarci che non dobbiamo aver fretta di perdonare».
( da "Repubblica, La" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XI - Palermo
La licenza fu rilevata nel 1909 da un fotografo simpatizzante del movimento
anarchico Vecchio cinema Di Francesca una storia lunga cento anni La gente
aveva paura di entrare in un luogo buio e il fondatore invitava i passanti
concedendo loro i biglietti gratuiti IVAN MOCCIARO ompie cento anni il cinema
Di Francesca di Cefalù. Era il 1909, infatti, quando la sala ottenne la
licenza, un documento che ne fa uno dei cinema più antichi d´Italia ancora in
attività. Un secolo di storia ed emozioni che adesso rivive tra cineprese,
vecchi proiettori, locandine d´epoca e manifesti esposti per l´occasione: oggi
alle 17,30, infatti, cominceranno le iniziative di celebrazione del centenario
con la proiezione del video dal titolo "Un sogno lungo 100 anni" a
cura di Angela e Caterina Di Francesca e del film "A ciascuno il suo"
di Elio Petri, girato a Cefalù. Il volo pindarico dei ricordi e delle storie
riporta agli anni del cinema del nitrato d´argento, alle vecchie pellicole ben
più fascinose del digitale e del magnetico che raccontano una memoria da Nuovo
cinema Paradiso, di una sala fumosa, di un pubblico rumoroso, di code al
botteghino per commuoversi con i divi dell´epoca. La storia della sala Di
Francesca ricalca quella del cinema e della società italiana e siciliana degli
ultimi cento anni: è un importante archivio, frutto dell´attività e
dell´appassionata inclinazione al collezionismo di Salvatore Di Francesca e dei
suoi eredi, costituito da materiali cinematografici di grande valore storico e
culturale. è attraverso il racconto di Angela Diana e Caterina Di Francesca
nipoti del fondatore Salvatore, che è possibile ricostruire i cento anni della
sala, diventata patrimonio culturale della cittadina normanna, e non solo, sede
di rassegne teatrali e cinematografiche di spessore che hanno visto la
partecipazione di registi come Elio Petri, Nanni Loy Damiano Damiani, Peppuccio
Tornatore, Pasquale Scimeca, Marco Bellocchio. Si deve a Salvatore Di
Francesca, nato il 27 ottobre 1883 e morto il 23 aprile 1967, fotografo di
professione e frequentatore dei circoli anarchici, la nascita della prima sala
cinematografica del comprensorio. Per lui, fermo sostenitore della libertà
dell´individuo, il cinema era veicolo fondamentale di indipendenza ed espressione
sociale. "Don Totò", come era noto a Cefalù, nel 1909 rileva la
licenza da un certo Salvatore Piraro, un ex emigrato negli Stati Uniti che tre
anni prima aveva aperto una piccola sala in via Corte. «Mio nonno - raccontano
Angela e Caterina - dopo aver rilevato la licenza decise di spostare le
proiezioni in alcuni locali in affitto di via Umberto I, quello che oggi è
conosciuto come cinema Excelsior. Gli esordi non furono facili. La gente era
diffidente e addirittura timorosa di entrare nella "misteriosa" sala
buia, e lui si adoperava a chiamare i passanti per convincerli ad entrare,
anche gratuitamente». Nel 1919 nonno Totò decise di prendere in gestione anche
il teatro comunale di via Spinuzza, oggi intitolato a "Salvatore Cicero"
proponendo al pubblico teatro e avanspettacolo. Negli stessi anni, considerato
che d´estate Cefalù era frequentata da molti turisti, aprì un´arena per la
proiezione di film nello stabilimento balneare "Diana". Nel 1928, la
svolta: Salvatore Di Francesca acquista dei magazzini in corso Ruggero, la
strada principale di Cefalù, e vi costruisce il "suo" cine-teatro inaugurandolo nel 1931 col nome di Cinema Di
Francesca. Un vera e propria attività pionieristica la sua: finalmente il
cinema arrivava a Cefalù con il suo magico mondo di dive del muto, di
"telefoni bianchi", di storie sentimentali degli anni Trenta, di film
storico-patriottici preceduti dai film-giornale dell´Istituto Luce.
Siamo nel 1943 quando gli americani sbarcati in Sicilia requisiscono il locale
per utilizzarlo a fini logistici-militari, e l´autopiano che con i suoi rulli
sonori spesso suonato dal vivo da un certo Giosuè Giordano che accompagnava i
film muti, viene sequestrato e portato in contrada Mazzaforno, dove si trovava
il quartier generale degli Alleati che lo utilizzano per allietare le serate
delle truppe. Ma sono gli anni Cinquanta quelli d´oro sia come sala
cinematografica sia come teatro, dato che il Di Francesca ospita compagnie
siciliane come quelle di Angelo Musco e Rosina Anselmi. Un vero e proprio boom
tanto che a Cefalù vengono aperte altre due sale cinematografiche: la
"Sala parrocchiale Pulvirenti", gestita da Salvatore Liberto, e il
teatro Comunale gestito da Salvatore Mendola. Nel 1954 il Di Francesca si
adegua alle nuove tecnologie dotandosi di uno schermo per il cinemascope. Negli
anni Settanta la sala e l´intera struttura viene restaurata e da quel momento
sino agli anni Novanta il cinema ospita prestigiose rassegne teatrali e
cinematografiche. In occasione dei vari film girati a Cefalù al Di Francesca
vengono proiettati i "giornalieri" di "Nuovo cinema
Paradiso" di Giuseppe Tornatore, "A ciascuno il suo" di Elio
Petri, "Mario il Mago" di Klaus Maria Brandauer, e l´ultimo, nel
2006, de "Il regista di matrimoni" di Marco Bellocchio. Nel corso
degli anni è una sfilata di registi, sceneggiatori e attori passati da Cefalù,
quali Damiano Damiani, Giuliano Montaldo, Mauro Bolognini, Brandauer, Marco
Bellocchio, Ugo Pirro, Leopoldo Trieste, Martine Brochard, Edwige Fenech e
Alfredo Pea,(questi ultimi a Cefalù hanno presentato la "prima" della
commedia sexy "L´insegnante" girata appunto nella cittadina
normanna), Nanni Loy, Franco Nero, i maestri Stelvio Cipriani e Roberto
Pregadio. Il cinema Di Francesca ha anche accolto le prime prove cinematografiche
del regista Pasquale Scimeca. Ora gestito dalle figlie di Giuseppe Di
Francesca, Angela e Caterina, è uno dei pochi locali rimasti in attività fin
dalla sua fondazione, gestiti sempre dalla stessa famiglia. Una famiglia che
ama definirsi di "cinematografari".
( da "Repubblica, La" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
IV - Napoli Trasporti Bottiglieri vara in Cina una nave
bulkcarrier Sabato 24 gennaio, presso lo stabilimento del cantiere cinese New
Jiangsu Yangzijiang, Giuseppe Bottiglieri (presidente e ceo della Giuseppe
Bottiglieri Shipping Company Spa) ha varato la prima bulkcarrier Post Panamax
(foto sopra) da 92.500
tonnellate di portata, commissionata due anni fa in Cina.
Alla cerimonia erano presenti Ren Yuanlin, presidente del cantiere, Liu Pin,
segretario del Partito comunista cinese della provincia di Jiangsu, e Mariella
Bottiglieri, amministratore delegato della società napoletana, in veste di
madrina. Dal prossimo maggio fino al 2011 alla flotta si aggiungeranno altre
nove unità gemelle. La M/N "Peppino Bottiglieri", destinata alle
grandi rotte internazionali per la movimentazione di carichi di minerali, carbone
e grano, entrerà puntualmente in esercizio a maggio 2009.
( da "Repubblica, La" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XI - Bologna
Lumière Il regista Nakagawa al Future Film Festival Più ludico l´appuntamento
al Mambo, con un aperitivo "animato" dalle 18 alle 22 accompagnato da
proiezioni non stop Sarà il regista giapponese Nobuo Nakagawa, il protagonista
di oggi del Future Film Festival, l´evento dedicato al cinema d´animazione e
agli effetti digitali. E poco importa che Nobuo Nakagawa sia scomparso nel
1984, dal momento che il filmaker nipponico nella sua lunga e prolifica
carriera, dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta, ha lasciato una traccia
indelebile nel genere fantastico in generale e nell´horror in particolare. A
introdurci alla sua poetica sarà oggi «Kenpei To Yurei» (Lumière, ore 10.30), una vicenda di fantasmi ambientata in Cina durante il secondo conflitto mondiale, per proseguire con «The
Ghost of Kasane Swamp» (Lumière, ore 17.30), primo film in cui Nakagawa si
confronta con una storia di spettri, e poi con l´opera sperimentale «Black Cat
Mansion» (Lumière, ore 22). Di Ub Iwerks, figura geniale dell´animazione,
a cui il festival dedica un´importante retrospettiva, si vedranno «La diabolica
invenzione: trailer, documentari e effetti speciali» (Lumière, ore 20) e «The
Reluctant Dragon di A. L. Werker», (Lumiére, ore 12), film del 1941 fortemente
rappresentativo del versatile talento di Iwerks che qui mescola scene in
live-action e cortometraggi animati. Più ludico l´appuntamento al Mambo, con un
aperitivo «animato» dalle 18 alle 22 accompagnato da proiezioni non stop del
meglio dei cortometraggi del Future Film Festival (ingresso libero), mentre,
tra le anteprime del giorno si segnalano «From Inside», lungometraggio di John
Bergin, (Odeon, ore 20), vincitore del primo premio al festival di Sitges e
«Underworld: La ribellione dei Lycans» (Europa Cinema, ore 22), terzo capitolo
della faida tra vampiri e licantropi firmato da Patrick Tatopoulos. Sconti per
i lettori di La Repubblica (info pag. XVIII). (em.gi.)
( da "Unita, L'" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
La Vale Grande
ACCUSATA Dai popoli del Parà e del Maranhão arriva la denuncia del silenzioso e
continuo saccheggio della propria terra. La seconda più grande multinazione
mineraria del mondo, la Vale, estrae qui il ferro più puro del mondo. Ogni
giorno 12 treni da 330 vagoni del treno più lungo del mondo espropriano la
ricchezza di questa terra esportando il 95% di questo
metallo grezzo verso Cina, Europa e Usa, privando il Brasile di ogni valore aggiunto
legato alla lavorazione del minerale. In Brasile restano solo le siderurgiche
alimentate col carbone che ha distrutto la foresta vergine, ora sostituita
dalle monocolture di eucalipto per la produzione di carbone, creando quello che
è chiamato deserto verde. Tale monocultura geneticamente modificata
impoverisce la terra lasciando profonde radici che la rendono inutilizzabile
per una qualsiasi altra coltura. Ad Açailândia 12 forni lavorano 365 giorni
l'anno consumando ciascuno l'equivalente di 15 camion di carbone al giorno e
producendo così una cappa di fumo sulle aree abitate. Padre Dario Bossi,
comboniano tra i promotori della campagna (www.justicanostrilhos.org), denuncia
che, oltre al problema ambientale, «una persona al mese viene uccisa dalla ferrovia,
la compagnia ha in corso 8.000 cause di lavoro, nonostante il 60% del lavoro
venga subappaltato a condizioni degradanti». La rete internazionale di sostegno
alla campagna sta già lavorando col Mozambico per prevenire il ripetersi di
quanto avvenuto in Amazzonia poiché la Vale ha appena acquistastato nello stato
africano la più grande miniera di carbone del sud del mondo. Inoltre a Belem,
le popolazioni che condividono gli effetti devastanti della Vale, tra le quali
quelle del Brasile, Perù, Nuova Caledonia e Indonesia, si stanno scambiando
strategie di resitenza e cambiamendo.
( da "Repubblica, La" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XVIII -
Milano Le emozioni equestri di Apassionata lo show con i cavalli come star Al
Palasharp trentanove destrieri si lanciano in salti sfrenati, danze e
acrobazie, guidati dai migliori fantini del mondo SARA CHIAPPORI Eleganza,
potenza e virtuosismo. Corrono, danzano, saltano, si lanciano in numeri
mozzafiato. Artisti? Si, ma non umani. Perché le prime e vere star di
Apassionata sono i cavalli. Robusti Andalusi, possenti Lusitani dalla folta criniera,
aristocratici Arabi dall´andatura piena di grazia, agilissimi Frisoni e Pony
Shetland piccoli quanto sorprendentemente forti. Dopo il successo di Hommage e
Four Seasons, il mastodontico caravanserraglio di Apassionata, produzione
tedesca che sta conquistando l´Europa a suon di spettacoli che celebrano le
meraviglie delle performance equestri in tutte le declinazioni possibili, torna
a Milano con il nuovo show, Grand Voyage (da domani al Palasharp). Concepito
come un viaggio intorno al mondo da Oriente a Occidente, passando
dalla Cina e dall´India, attraversando l´Europa dai freddi paesaggi nordici
allo scintillio parigino del Moulin Rouge e arrivando in America per incursioni
a ritmo di samba in Brasile e numeri da rodeo negli States, lo spettacolo promette
ogni sorta di mirabolante prestazione umana e animale. Al fianco dei
trentanove esemplari quadrupedi impegnati nello show ci sono infatti fantini,
addestratori, cavalieri, acrobati circensi e campioni mondiali di diverse
discipline: lo specialista nell´arte della Garrocha spagnola Sebastian
Fernandes che si esibisce con la disinvoltura di un ballerino di flamenco, il
maestro dell´Alta Scuola Portoghese Luis ValenÇa, il virtuoso della frusta
lunga Black Leo, l´étoile del dressage Sylvie Willms, la medaglia d´oro Styrmir
Arnason, giusto per fare qualche nome. Con i loro destrieri sembrano affrontare
l´impossibile: galoppate sfrenate, numeri di free style, evoluzioni tra sfere
infuocate, esibizioni con arco e frecce, danze tra centinaia di stelle che si
illuminano. Il tutto accompagnato da una colonna sonora dove spicca la voce del
soprano islandese Arndis Halla e da una serie di effetti speciali ma non
troppo: giochi di luce, ambientazioni sottomarine, suggestioni intorno ai
quattro elementi primordiali, fuoco, terra, aria e acqua. Nello spirito di uno
spettacolo pensato per un grande pubblico in cerca di intrattenimento e di una
buona dose di adrenalina, Grand Voyage è possente anche nei numeri. Circa un
centinaio gli artisti e i tecnici coinvolti, 90 tonnellate di sabbia per
coprire la pista, più di due tonnellate di paglia, 7 rimorchi per il trasporto
dei cavalli e 7 camion per l´impiantistica e l´attrezzatura tecnica, quasi 600
metri quadrati di sipario (abbastanza per avvolgere la Porta di Brandeburgo,
tanto per capirsi), 10 tonnellate di letame prodotte alla settimana. Gli
animalisti in vena di polemiche possono stare tranquilli: non solo un
veterinario segue ogni tappa della tournée europea controllando quotidianamente
lo stato di salute dei coccolatissimi cavalli, ma le scuderie dove riposano
sono comode come camere d´albergo e sono pure riscaldate.
( da "Unita, L'" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
L'economia mondiale
va a rotoli: 50 milioni rischiano il posto Circa 200 milioni di lavoratori in
più in condizioni di estrema povertà, altri 50 milioni di senza lavoro, 1,4 miliardi
lavorano ma non possono mantenersi. Il Fmi rivede le stime del pil: mondo
+0,5%, Italia -2,1%. Drammatico aumento del numero dei senza lavoro, dei
lavoratori poveri e di quelli che hanno un lavoro vulnerabile: questa è la
previsione dell'Ilo (l'organizzazione del lavoro dell'Onu) per il 2009, nel suo
rapporto annuale. Il numero dei disoccupati a livello mondiale quest'anno
potrebbe aumentare, rispetto al 2007, di una cifra compresa tra i 18 e i 30
milioni e, se la situazione continuasse a peggiorare, questo numero potrebbe
superare i 50 milioni (tasso di disoccupazione al 7,1%). Oltre 200 milioni di
lavoratori (+10% sul 2007), soprattutto nei paesi in via di sviluppo,
potrebbero trovarsi in condizioni di estrema povertà. E il numero dei
lavoratori poveri, quelli che non guadagnano abbastanza per mantenersi perchè
non superano la soglia di povertà dei 2 dollari al giorno, «potrebbe aumentare
fino a raggiungere a 1,4 miliardi, che equivale al 45% del totale degli
occupati». Il rapporto, che ricorda «il messaggio è realista, non allarmista»,
dipinge uno scenario difficile anche per chi ha posti di lavoro vulnerabili
(senza reti di sicurezza), che potrebbero superare la metà del totale degli
occupati, arrivando al 53%. I dati del rapporto segnalano poi che se nel 2008 a
registrare i tassi di disoccupazione più alti sono stati sempre il Nord Africa
(10,3) e il Medio Oriente (9,4), l'aumento più significativo è stato rilevato
nell'Unione Europea e nelle economie sviluppate (dal 5,7% al 6,4%): in queste
due aree, infatti, lo scorso anno sono andati persi 900mila posti. E il numero
dei disoccupati è aumentato di 3,5 milioni in un anno, per raggiungere 32,3
milioni nel 2008. L'ITALIA E IL MONDO Ai dati drammatici sulla cassa
integrazione si aggiunge l'allarme di Confindustria, che parla di 250mila posti
a rischio (dei 600mila totali) nel settore delle infrastrutture e
dell'edilizia, se non verranno stanziati fondi pubblici per 7-8 miliardi nei
prossimi sei mesi. Del resto, il Fondo Monetario Internazionale ribadisce che
«l'economia mondiale sta attraversando la peggior crisi del dopoguerra». Il pil
globale nel 2009 crescerà appena dello 0,5% secondo le ultime stime, il tasso
più basso da 60 anni. Ma all'Italia andrà molto peggio: -2,1% nel 2009 e -0,1%
nel 2010. Tra le maggiori economie, il pil Usa scenderà dell'1,6% quest'anno
per poi guadagnare l'1,6% il prossimo, l'eurozona scenderà del 2% nel 2009 e
risalirà dello 0,2% nel 2010, la Germania perderà il 2,5% prima di recuperare
lo 0,1%, la Francia scenderà dell'1,9% e poi rimbalzerà dello 0,7%. La Gran
Bretagna sarà il peggiore tra i Paesi del G7 quest'anno con -2,8%. Tra le
economie emergenti precipita la Russia: pil a -0,7% quest'anno con un taglio
del 4,2% rispetto a novembre. Revisioni pesanti anche per
India e Cina, le cui crescite frenano bruscamente: +5,1% (-1,2%)pe l'India,
+6,7% (-1,8%) per la Cina. Gli strascichi della crisi saranno difficili da recuperare,
anche perchè, ricorda il Fmi, il deficit è destinato a esplodere. LAURA
MATTEUCCI MILANO lmatteucci@unita.it
( da "Repubblica, La" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 22 - Economia
"Non rifugiatevi nel protezionismo" a Davos la
sfida della Cina a Obama Wen Jiabao: tempesta perfetta sull´economia, colpa degli
Usa E al forum Putin dà lezioni su "etica del management e
trasparenza" (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) DAL NOSTRO INVIATO federico
rampini Assenti gli esponenti dell´Amministrazione Obama � trattenuti a
Washington per i piani d´emergenza antirecessione � il summit
dell´establishment globale è stato aperto d´imperio da Wen Jiabao e Vladimir
Putin. Nessuno dei due ha fatto degli sconti all´Occidente. Il premier cinese
ha avuto parole severe contro «l´eccessiva espansione delle istituzioni
finanziarie, il fallimento di chi doveva regolare i mercati, il prevalere della
finanza sull´economia reale». Una frecciata particolare Wen l´ha scagliata
contro l´America, le sue «politiche macroeconomiche sbagliate» che hanno
provocato «insufficienza di risparmio e gravi squilibri mondiali». Putin ha
rincarato la dose, sfoderando il suo sarcasmo feroce: «Un anno fa qui a Davos i
leader americani continuavano a rassicurarci sulla stabilità del loro sistema.
Oggi la maggior parte delle banche di Wall Street di fatto non esistono più, le
loro perdite in dodici mesi hanno cancellato gli utili di 25 anni. Non troveremo
la terapia giusta per uscirne, se non abbiamo chiare le cause di questa
tempesta perfetta». Il leader cinese era il più atteso al World Economic Forum,
per l´importanza della Repubblica Popolare nell´economia globale e per il ruolo
che potrebbe svolgere nel rilanciare la crescita mondiale. Wen non ha deluso.
Ha promesso che la Cina farà la sua parte, «da grande
attore responsabile», per aumentare i suoi consumi e quindi aiutare anche
l´Europa e gli Stati Uniti. Ma ha lanciato un avvertimento a Obama: guai se
sceglierà la strada del protezionismo. «A trent´anni dal riallacciamento dei
rapporti con l´America � ha detto il premier � la storia dimostra che la
cooperazione è benefica per ambedue i paesi, la contrapposizione è distruttiva
per tutti. Nell´interesse del mondo intero, è imperativo che affrontiamo questa
crisi insieme». A una settimana dall´uscita del neosegretario al Tesoro Usa,
Tim Geithner, che ha accusato Pechino di manipolare la sua valuta per agevolare
l´export made in China, Wen Jiabao ha usato il World Economic Forum per
lanciare un altolà. Nel suo discorso c´era un´allusione alla Grande Depressione
degli anni Trenta, che fu aggravata dalla spirale dei protezionismi
commerciali. Il premier cinese ha ammesso che la crisi sta colpendo il suo
paese con durezza. «Le esportazioni si riducono, molti settori industriali
soffrono eccessi di capacità produttiva, la disoccupazione è in crescita». Ha
riconosciuto che all´estero affiorano dubbi sulla capacità della Cina di continuare a crescere. Tuttavia ha confermato un
obiettivo ambizioso: una crescita dell´8% nel 2009. Un traguardo difficile,
visto che l´ultimo trimestre del 2008 si è chiuso con aumento del Pil del 6,8%
e gli indicatori puntano verso un ulteriore rallentamento. «Siamo fiduciosi �
ha detto Wen � perché i fondamentali della nostra economia sono sani. Le
finanze pubbliche sono in ordine, il risparmio privato raggiunge i 5.000
miliardi di euro, i nostri vantaggi strutturali rimangono: una vasta manodopera
qualificata e poco costosa, un buon sistema scolastico, infrastrutture moderne,
e una capacità collettiva di affrontare le avversità». Wen ha esposto il
massiccio piano di spesa pubblica (600 miliardi di dollari) varato per
stimolare la crescita: nuovi investimenti in infrastrutture e la costruzione di
uno Stato sociale che provveda ai cittadini una rete di sicurezza,
indispensabile perché i consumatori cinesi spendano di più. La messa in atto di
questo piano sarà un test cruciale per la Cina e per
il mondo. Se Pechino riuscirà a spendere presto e bene quelle risorse � come
in passato ha dimostrato di saper fare nel settore delle infrastrutture � ne
uscirà consolidato il suo modello di capitalismo autoritario. Altrimenti si
aprono scenari di instabilità sociale che possono indebolire il regime, ma
anche provocare contraccolpi per l´economia globale. Su quest´ultima Wen ha
spiegato le ricette cinesi: «Rilanciare il commercio multilaterale, la
liberalizzazione degli scambi e degli investimenti. Riformare le istituzioni
della governance come il Fondo monetario, che devono rappresentare meglio i
paesi emergenti». La Repubblica Popolare è pronta quindi ad assumersi più
responsabilità e un profilo da superpotenza nella cabina di regìa che dovrà
guidare il mondo fuori da questa crisi. «Noi � ha promesso Wen alla
ossequiente platea dei Vip � possiamo contribuire a ricostruire la fiducia
mondiale. Possiamo aumentare le nostre importazioni, e investire di più nei
vostri paesi». Il tocco finale all´apertura del summit lo ha dato Putin che è salito
in cattedra per somministrare alla platea dei capitalisti occidentali le sue
considerazioni su "etica del management e trasparenza dei bilanci
societari": una beffa grottesca, ma ben meritata.
( da "Repubblica, La" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 22 - Economia
L´Onu: 50 milioni di disoccupati in più Fmi: crescita ai minimi dal ´45. E Fed stampa
carta moneta per lo sviluppo Il Fondo monetario prevede due anni di recessione
per l´Italia ARTURO ZAMPAGLIONE NEW YORK - «é la crisi peggiore degli ultimi 60
anni e prevediamo in pratica un arresto dell´economia mondiale», dice il Fondo
monetario internazionale, confermando nell´ultimo rapporto semestrale,
intitolato "World Economic Outlook", un rapido peggioramento della
situazione. Intanto l´Ilo (International labour organization), l´agenzia delle
Nazioni Unite che si occupa dei problemi del lavoro, avverte che a livello
mondiale 51 milioni di posti di lavoro rischiano di scomparire. Già prima degli
allarmi del Fmi e dell´Ilo nessuno si faceva illusioni sulla durata e la
profondità della crisi. Ma ora le prospettive appaiono ancora più nere perché,
come avvertono gli economisti del fondo, da un lato la crescita dei paesi
emergenti non basterà a riequilibrare le flessione di quelli industrializzati,
dall´altro «le misure di emergenza varate da molte capitali non hanno eliminato
le incertezze sulla solvibilità a lungo termine degli istituti finanziari».
Nell´edizione dell´"Outlook" dell´ottobre scorso il Fondo aveva
previsto un aumento della crescita economica mondiale nel 2009 del 2,2 per
cento. Ma è stato costretto a una drastica revisione al ribasso delle sue
stime: adesso parla di un modesto +0,5 per cento, cioè il livello più basso
dalla seconda guerra mondiale. Ha ridotto anche le previsioni sul pil (prodotto
interno lordo) per tutti i paesi. Quello dell´Italia scenderà nel 2009 del 2,1%
(prima si parlava di appena lo 0,6) e calerà dello 0,1 anche nel 2010: un
andamento più negativo che in tante altre nazioni. Sempre secondo le proiezioni
del Fmi, il pil americano avrà una flessione dell´1,6% quest´anno mentre
recupererà la stessa percentuale l´anno prossimo. L´Eurozona scenderà del 2%
nel 2009 e risalirà dello 0,2 nel 2010. Pesanti revisioni
al ribasso anche per India e Cina, per effetto della ridotta
domanda del loro export: la loro crescita sarà limitata quest´anno
rispettivamente a +5,1% e +6,7. «Anche il deficit pubblico è destinato a
esplodere per via delle manovre di stabilizzazione», aggiunge Olivier
Blanchard, capo economista dell´organismo di Washington. Da Ginevra,
invece, arriva il rapporto sui trends occupazionali dell´Ilo. L´agenzia dell´Onu
guidata da Juan Somavia disegna tre scenari possibili: nel peggiore di questi,
la disoccupazione a livello mondiale potrebbe raggiungere alla fine del 2009 il
7,1%, con 51 milioni di impieghi bruciati. Uno scenario più probabile vede
scomparire 30 milioni di posti di lavoro e un aumento dei disoccupati al 6,1%.
«Non c´è dubbio che stiamo attraversando una crisi che non si vedeva da molto
tempo», ha osservato Barack Obama dopo un incontro ieri mattina alla Casa
Bianca con un gruppo di celebri chief executive, da Eric Schmidt di Google a
Sam Palmisano della Ibm. «é stata una riunione melanconica - ha detto il
neopresidente - perché queste società e i loro lavoratori sono in mezzo alla
bufera. Ma abbiamo tutti fiducia sulla possibilità di rilanciare l´economia».
In attesa che si concretizzi una soluzione la Federal Reserve ieri ha lasciato
immutati i tassi di interesse a livello quasi-zero. Obama, da parte sua,
ritiene essenziale una rapida approvazione del maxi-piano da 825 miliardi di
dollari per ridurre le tasse e incentivare gli investimenti infrastrutturali.
Un piano in via di approvazione nonostante l´opposizione dei repubblicani.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-01-29 - pag: 2 autore: Reti di trasporto
transeuropee. Consensi da francesi e tedeschi alla proposta Costa, quella
bipartisan di Mauro e Pittella è a quota 250 firme Strasburgo riapre la partita
eurobond di Adriana Cerretelli E urobond per impedire che la realizzazione
delle reti di trasporto transeuropee finisca di fatto affossata dalla crisi
economica e finanziaria, proprio quando la loro accelerazione potrebbe invece
carburare la ripresa. L'idea non è nuova: il ministro dell'Economia Giulio
Tremonti l'ha difesa spesso all'Ecofin, finora senza molta fortuna per
l'insormontabile opposizione della Germania. Ora a raccoglierla è
l'Europarlamento, incalzato dal presidente della sua commissione Trasporti,
Paolo Costa. Che ha messo a punto uno schema d'azione concepito in modo da
esorcizzare i molti timori tedeschi. E che ha ottenuto il sostegno aperto della
collega francese Pervenche Beres, presidente della commissione Affari economici
e monetari. Il momento della verità arriverà l' 11 febbraio quando si voterà la
risoluzione sul piano europeo di rilancio economico da 200 miliardi. Se
passeranno i 4 emendamenti presentati da Costa per aprire la strada al lancio
degli eurobond, il segnale politico sarà eloquente. In linea del resto con
l'altra iniziativa partita in ottobre, su iniziativa di altri due eurodeputati
italiani, Mauro Mauro (Fi) e Gianni Pittella (Pd), per la raccolta di firme
sempre a favore degli eurobond. Finora ne sono state collezionate 250, due
terzi di quelle necessarie per mettere in campo il peso dell'Europarlamento. La
raccolta si dovrà chiudere entro fine febbraio. Il tedesco Martin Schultz,
leader del gruppo euro-socialista, si è già schierato esplicitamente a favore.
Il paradosso dell'Europa bloccata dal gioco incrociato dei veti interni non è
certo nuovo ma questa volta rischia di avere conseguenze pesantissime: perché
mai come oggi l'economia in recessione ha bisogno di stimoli immediati ed
efficaci e perché il resto del mondo si sta muovendo su questo fronte con
rapidità e decisione. L'America di Barak Obama ha mobilitato 45 miliardi di
euro di investimenti nelle infrastrutture di trasporto. La Cina 67 miliardi, l'India oltre 100. L'Europa invece per ora si
limita a... 500 milioni nel suo piano di rilancio da 200 miliardi. Il rischio
che oggi il finanziamento dei progetti si blocchi è tutt'altro che peregrino,
con Italia e Francia che hanno le mani legate l'una dall'iperdebito, l'altra dal
superdeficit. Con Spagna e Portogallo che con la crisi si sono
improvvisamente ritrovati "poveri". Con la Germania che si muove con
estrema cautela per non mettere troppo sotto stress le regole del patto di
stabilità, essenziali per salvaguardare stabilità e coesione dell'area euro. La
ricetta Costa parte, come altre che l'hanno preceduta, dall'idea che l'Unione
europea in quanto tale si faccia carico dell'emissione di prestiti in euro, in
breve si faccia collettivamente garante di un "debito sovrano europeo".
Mettendosi in competizione sui mercati internazionali con le emissioni in
dollari e yen. E spuntando così mediamente un costo per il servizio del debito
inferiore di almeno un punto percentuale all'attuale. La novità della proposta
sta nel fatto che la garanzia europea sarebbe temporanea, limitata per esempio
a 10 anni. Dopo di che il prestito verrebbe obbligatoriamente ripartito pro
quota e rimborsato per quanto gli compete da ogni Paese che vi abbia fatto
ricorso. Non solo. Il fondo sovrano europeo potrà essere utilizzato
esclusivamente per finanziare investimenti di interesse europeo, a condizione
che siano realizzati attraverso partnership tra capitali pubblici e privati.
Infine il ricorso agli eurobond potrebbe essere limitato a finanziare soltanto il
50% di ogni progetto. Lo schema, spiega Costa, sarebbe vantaggioso anche per la
Germania, che potrebbe strappare condizioni migliori nella raccolta dei
prestiti, vedrebbe garantito tanto il rispetto del patto di stabilità quanto la
responsabilità finanziaria dei paesi interessati, costretti comunque a muoversi
nella raccolta entro precisi paletti e condizioni. Tutti però in questo modo
contribuirebbero al rilanciodi un'economia europea più efficiente e competitiva
grazie a un sistema di infrastrutture di trasporto a dimensione continentale.
Già, ma chi oggi è pronto a investire nel privato? «La liquidità c'è ma è
terrorizzata. Il sistema bancario è bloccato perché tutti vogliono più garanzie
che in passato » risponde Costa. Convinto che i suoi eurobond possano diventare
il mezzo per superare la crisi di fiducia che paralizza l'economia europea. IL
MOMENTO DELLA VERITà L'11 febbraio al voto dell'assemblea europea quattro
emendamenti in linea con la strategia già indicata da Tremonti LA RICETTA
Prestito in euro con risparmi sugli interessi, garanzia europea limitata a 10
anni, investimenti in partnership tra pubblico e privato
( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-01-29 - pag: 11 autore: Bruxelles. Verso il vertice
di Copenaghen La Ue propone un mercato globale delle emissioni Enrico Brivio BRUXELLES.
Dal nostro inviato L'Unione europea punta con decisione a un patto globale per
contenere i cambiamenti climatici in prospettiva della Conferenza Onu che si
terrà a dicembre a Copenaghen. E prevede la necessità di un investimento
globale di 175 miliardi l'anno dal 2020 in poi per contenere l'aumento della
temperatura del pianeta al di sotto dei 2 gradi rispetto al periodo
preindustriale, evitando conseguenze pericolose. Il commissario Ue
all'Ambiente, Stavros Dimas, ha presentato ieri a Bruxelles la strategia
europea post-Kyoto sul clima, per il periodo seguente al 2012. L'obiettivo è di
arrivare a un consenso sul taglio del 30% delle emissioni di Co2 da parte dei
Paesi sviluppati entro il 2020, andando al di là del 20% che l'Unione europea
si è comunque unilateralmente impegnata a conseguire con il pacchetto di misure
approvate nel dicembre scorso. «è necessario un accordo globale stavolta » ha
affermato Dimas, spiegando di aver ottenuto dal neopresidente Barak Obama
assicurazioni sul pieno impegno degli Stati Uniti in tal senso. «è una grande
novità rispetto all'era Bush che minacciava il veto su questi temi», ha detto
il commissario, precisando tuttavia chela nuova amministrazione Usa
probabilmente non sarà in grado di presentarsi a Copenhagen con una Borsa dei
permessi di emissioni già operante, come quella europea. Le proposte della
Commissione prevedono entro il 2015 l'istituzione di un mercato di Co2 globale,
che copra tutti i Paesi dell'Ocse e lo sviluppo di fonti di finanziamento
innovative basate sulle emissioni dei Paesi e sulle loro capacità finanziarie.
Dimas ha però sottolineato che per arrivare a un accordo internazionale a
Copenaghen è essenziale che i Paesi ricchi garantiscano ai Paesi in via di
sviluppo i finanziamenti necessari. "No money, no deal" (niente patto
senza denaro), ha avvertito il commissario. Gli investimenti globali dovrebbero
aumentare progressivamente, culminando in 175 miliardi di euro aggiuntivi
l'anno nel 2020, al netto dei ritorni derivanti dal risparmio energetico o
dalle energie rinnovabili. Secondo la Commissione, una buona parte di questa
cifra, attorno ai 95 miliardi di euro, dovrà essere investita nei Paesi in via
di sviluppo. Il documento dell'Esecutivo Ue, tuttavia, non contiene più la
proposta (presente nelle bozze di lavoro precedenti) dell'impegno esplicito
europeo a finanziare con 30 miliardi di euro gli investimenti nei Paesi più
poveri. Dimas ha però sostenuto che i finanziamenti pubblici necessari potranno
essere ricavati da due diversi meccanismi, magari combinati insieme: un
contributo dei Paesi ricchi proporzionale al Pil pro-capite, e un prelievo
dagli introiti del commercio dei diritti di emissione. Il commissario ha anche
sottolineato come le economie emergenti - Cina, India,
Brasile, Messico - saranno a un certo punto in grado di "pagare da
sole" per le misure contro il cambiamento climatico, senza dipendere più
dalle sovvenzioni degli altri Paesi industrializzati. LO SFORZO FINANZIARIO Dal
2020 i Paesi ricchi dovranno stanziare 175 miliardi all'anno per contenere
l'aumento delle temperature
( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-01-29 - pag: 23 autore: INTERVISTA
Claudi Santiago Presidente e amministratore delegato Oil&Gas di General
Electric «Nuovo Pignone più forte in Cina» Vinta la gara da 370 milioni
di dollari per il prolungamento del gasdotto Ovest-Est Cesare Peruzzi FIRENZE
Il Nuovo Pignone vince la gara per il prolungamento del più grande gasdotto del
mondo, dalla Siberia alla costa orientale della Cina: turbine e
compressori per 370 milioni di dollari, a cui nel prossimo futuro potrebbero
aggiungersi altre commesse per le tratte secondarie. La crisi rallenta
ma non ferma gli investimenti dei Paesi produttori e delle compagnie
petrolifere internazionali, presenti nei giorni scorsi a Firenze al meeting
annuale della divisione Oil&Gas del gruppo General Electric, di cui Nuovo
Pignone è capofila. «Nel settore c'è la consapevolezza che la domanda di
idrocarburi è destinata a crescere», dice Claudi Santiago, 52 anni, presidente
e amministratore delegato di Ge Oil&Gas. Non concorda con la linea verde
annunciata dal neo presidente americano Barak Obama? Sono convinto che si debba
puntare sulla diversificazione delle fonti di energia, a cominciare dal
nucleare, ma ci vorranno anni e nel frattempo qualcuno deve assicurare la
crescita e il benessere del mondo. Senza petrolio e gas questo non sarà
possibile. Anzi, senza un sensibile incremento della capacità di estrazione di
idrocarburi rischiamo una nuova bolla speculativa sui prezzi del petrolio. Come
mai? Il barile a 150 dollari non aveva una logica di mercato, ma neppure adesso
che si aggira intorno ai 40 dollari. La verità è che nei prossimi dieci anni,
stimando una modesta crescita del fabbisogno globale di idrocarburi nell'ordine
dell'1% all'anno, serviranno almeno 48 milioni di barili al giorno in più
rispetto a oggi: l'equivalente di quattro volte le disponibilità dell'intera
Arabia Saudita. Altro che fine della dipendenza dal petrolio... Ma le riserve
mondiali non si stanno esaurendo? No, sta finendo l'era del petrolio facile,
quello che si poteva estrarre a costi relativamente bassi. Adesso dobbiamo
andare a prendere gli idrocarburi sul fondo del mare, come in Brasile dove
lavoriamo a 2.500 metri di profondità, oppure in Siberia con temperature
davvero molto basse. E i costi, come le difficoltà, aumentano. Le tecnologie e
il konow how messo a punto da Ge Oil&Gas, però, consentono lo sfruttamento
anche di questi giacimenti. La crisi e il crollo dei prezzi stanno bloccando i
progetti? No, nel 2008 sono stati investiti circa 400 miliardi di dollari a
livello globale su questo fronte. E il nostro portafoglio ordini per il 2009 è
salito a 7,9 miliardi di dollari. Il clima d'incertezza sui tempi della ripresa
e la flessione del prezzo delle materie prima possono rallentare alcuni
progetti, perché risultano meno convenienti, ma nessuno s'è fermato. Per
quest'anno il Nuovo Pignone prevede una crescita dell'8-10%rispetto ai 7,4
miliardi di ricavi del 2008. Quali sono i mercati più dinamici? Cina, India e Brasile. Ma anche Medio Oriente e Africa, un
continente in cui si stima che il 35% della futura energia deriverà dal gas. E
poi si sta aprendo l'Irak,dove già abbiamo una dotazione importante di
macchinari da rimettere a regime e dove stanno partendo programmi importanti.
Pensate di poter tornare anche in Iran, grazie al nuovo corso della politica
estera americana? Non abbiamo segnali in tal senso, ma siccome mi auguro che il
mondo vada nella direzione del dialogo e della pace, un pensierino lo faccio. A
sentire lei sembra che la green economy sia solo una bella utopia... Penso che
sia invece una bella prospettiva, ma realisticamente non per la mia
generazione. Occorre investire e lavorare per migliorare gli standard di
sfruttamento delle energie rinnovabili, ma nessuno s'illuda di alimentare una
centrale elettrica con il sole o con il vento. Almeno per ora. «Il petrolio
resterà strategico e la mia generazione non vedrà la green economy»
( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-01-29 - pag: 35 autore: Microchip. Il
passivo 2008 sale a 786 milioni $ per il forte calo della domanda St aumenta il
rosso e vara 4.500 tagli Andrea Malan PARIGI. Dal nostro inviato «La crisi è la
peggiore da quando esiste St: nel quarto trimestre il fatturato è crollato. Ma
l'azienda è solida, e contiamo di guadagnare quote di mercato come abbiamo
fatto nel 2008». Carlo Bozotti, presidente di StMicroelectronics, fa buon viso
a cattivo gioco. Il colosso italo-francese dei semiconduttori ha chiuso il 2008
con un passivo di 786 milioni di dollari (477 nel 2007) su ricavi in discesa da
10 a 9,84 miliardi; il quarto trimestre ha visto un calo delle vendite a 2,27
miliardi dai 2,74 dello stesso periodo 2007, mentre le perdite hanno raggiunto
i 366 milioni. I clienti di St – i produttori di automobili, computer e
telefonini – sono alle prese con un blocco della domanda finale e hanno
tagliato gli ordini di chip a St. Risultato: le fabbriche del gruppo utilizzano
metà della capacità produttiva, o anche meno. Per gli 8mila dipendenti italiani
(circa 4mila impegnati nella produzione) non è stato per ora necessario il
ricorso alla cassa integrazione, che Bozotti però non esclude nei prossimi
mesi. Al calo della domanda si è aggiunto l'impatto (310 milioni di dollari)
della svalutazione del dollaro, particolarmente pesante per un'azienda che
fattura nella valuta Usa ma ha gran parte dei costi in euro. La Borsa ha accoltoi
conti St con un calo del 3% a 4,18 euro. Pesano le prospettive 2009: «Nel primo
trimestre anche la Cina è un disastro – ha detto
Bozotti – e non è possibile formulare stime precise a causa della mancanza di
visibilità». L'obiettivo per il 1Ú trimestre è un fatturato di 1,5-1,85
miliardi e un margine lordo al 25% (- 10% per il basso livello di produzione).
Bozotti punta a tornare in nero nel 2010, e St ha avviato un drastico piano con
l'obiettivo di tagliare i costi di 700 milioni quest'anno. L'organico verrà
ridotto di circa 4.500 unità sulle 50mila di fine 2008, con tagli in Europa,
Stati Uniti, Africa e Asia. In Italia e Francia la riduzione d'organico sarà
complessivamente di 900 persone, con prepensionamenti e incentivi alle
dimissioni. A livello mondiale verranno chiusi 4 stabi-limenti, e gli
investimenti- già scesi a 1 miliardo di euro nel 2008 verranno dimezzati a 500
milioni. St ha registrato nel 4Ú trimestre una perdita straordinaria di 55
milioni di dollari per la «svalutazione di attività finanziarie», e St ha fatto
causa al Credit Suisse per «acquisti non autorizzati» di titoli CDO e titoli
credit linked. La posizione finanziaria è negativa per circa 550 milioni, ma
entro la fine del trimestre in corso ne arriveranno 700 pagati dalla Ericsson come
conguaglio sulla joint venture nelle comunicazioni wireless. Su questa joint
venture, di cui St ha il 50% delle azioni più una, l'azienda conta per
diventare leader nei chip per le comunicazioni mobili. IL PIANO DI RILANCIO
Bozotti: «Taglieremo i costi per 700 milioni e torneremo in pareggio nel 2010»
Causa a Crédit Suisse per le perdite sugli investimenti
( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-01-29 - pag: 7 autore: Le Cassandre Roach e
Roubini adesso sono i «guru» più ascoltati Due anni fa a Davos erano isolati,
l'anno scorso erano una minoranza, quest'anno sono protagonisti delle sessioni
di analisi economica del Forum. Le Cassandre, i pessimisti ad oltranza come i
veterani Usa Nouriel Roubini e Stephen Roach, questa volta hanno ottenuto un
posto d'onore. Loro, la crisi dura l'avevano prevista. Roach, economista di
Morgan Stanley ieri non ha attenuato per nulla le usuali tinte fosche, anzi.
«Nel 2009, per la prima volta dal 1945, l'economia mondiale sarà in recessione.
L'anno prossimo ci sarà una crescita mondiale, ma molti Paesi resteranno in
recessione. Per riavere una crescita sostenuta, ci vorranno tre-quattro anni».
Il fatto è, ha rimarcato Roach, che anche Paesi emergenti
come Cina, India, Brasile, Russia stanno nettamente rallentando, dunque il
segno negativo di Usa ed Europa trova ora poche barriere. Quest'anno molti
ascoltano con attenzione Roach, anche se tra i partecipanti c'è chi spera che
questa volta le Cassandre vittoriose almeno un poco si sbaglino.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-01-29 - pag: 7 autore: La Cina
a Obama: collaboriamo Dal premier Wen Jiabao un appello all'«aiuto reciproco»
contro l'emergenza Vittorio Da Rold DAVOS. Dal nostro inviato Cinesi e russi
seduti in prima fila alla sessione plenaria di apertura del 39ÚWorld Economic
Forum di Davos davanti alla platea dei 2.500 partecipanti in rappresentanza del
Gotha del capitalismo mondiale. Ed è apparso subito un segno dei tempi, nuovi,
che a inaugurare i lavori siano stati proprio il primo ministro del gigante del
comunismo asiatico, Wen Jiabao, e il premier del Paese erede dell'Unione
sovietica, Vladimir Putin, corsi (o meglio chiamati da Klaus Schwab, il
fondatore del Wef) in soccorso del mondo occidentale in preda alle convulsione
della più grave crisi dagli anni Trenta. «La Cina è
pronta a fare la sua parte e a collaborare con gli Stati Uniti, sebbene abbiano
finora condotto un'insostenibile modello di sviluppo che ha condotto
all'attuale crisi globale. Se collaboriamo saremo entrambi vincitori,
altrimenti perderemo tutti ». Queste le parole di apertura rivolte alla nuova
amministrazione Obama da Wen Jiabao in un discorso da vero leader mondiale
pronto a prendersi tutte le responsabilità. Una crisi che ha accelerato i tempi
di un tendenza che stava ridisegnando da anni i nuovi equilibri mondiali a
sfavore dell'America. «Il difficile inverno finirà e la primavera è dietro l'angolo.
Rafforziamo la fiducia e lavoriamo tutti insieme per portare al mondo una nuova
fase di crescita economica », ha proseguito il premier cinese, affermando che
la Cina non si sottrarrà agli impegni ed «è pronta a
lavorare con gli altri membri della comunità internazionale per mantenere la
stabilità finanziaria mondiale, promuovere la crescita e combattere i rischi
globali». Secondo il primo ministro di Pechino, sorridente e a volte quasi
ironico nel rispondere alle domande da lui stesso sollecitate, «bisogna
ritrovare un equilibrio tra chi risparmia e chi consuma, tra i Paesi
manifatturieri e quelli finanziari, ecco la chiave della soluzione del
problema». Certo Wen Jiabao non ha negato i gravi problemi
che stanno colpendo la Cina, («le nostre fabbriche stanno soffrendo e gli impianti sono
sottoutilizzati, lo Stato farà un piano per sostenere e rafforzare l'assistenza
sanitaria e la previdenza sociale ») «ma resta imperativo» per Cina e Stati Uniti d'America intensificare la cooperazione », perché
mantenere relazioni positive tra loro «non è solo nell'interesse di
questi due Paesi ma anche di tutto il mondo». Il messaggio che Wen Jiabao ha
voluto lanciare alla nuova amministrazione americana di Barack Obama sembra non
avere incertezze interpretative e va diretto allo scopo. Certo non c'è stato
nessuna risposta diretta né indiretta alla pressante richiesta di rivalutare lo
yen lanciata la settimana scorsa dal segretario al Tesoro americano, Timothy
Geithner, su suggerimento del direttore del National Economic Council Lawrence
Summers, vero artefice della politica economica americana e vecchio
frequentatore di Davos ( quest'anno assente giustificato perché occupato a
preparare i dettagli del maxi-piano da 826 miliardi di stimoli). Ma nessuno che
conosce la prudenza e la diplomazia cinese si aspettava una risposta su un tema
così delicato in un momento così particolare dell'economia mondiale.
L'importante è«non ricorrere a barriere protezionistiche, sarebbe un sistema
certo per prolungare la crisi», ha detto Wen Jiabao, che ha aggiunto di essere
fiducioso perché i cinesi hanno 46mila miliardi di yuan di risparmi e da inizio
anno i consumi interni sono cresciuti del 21%rispetto allo stesso periodo
dell'anno precedente. Wen ha lanciato, infine, un appello per la «costituzione
di un nuovo ordine economico mondiale» e ha chiesto ai Paesi ricchi di
«assumersi le proprie responsabilità» aiutando le nazioni più povere ad
affrontare la crisi. «Dobbiamo non solo prendere misure efficaci per superare
le difficoltà attuali, ma anche agire affinché sia costituito un nuovo ordine
economico mondiale che sia giusto, solido e stabile», ha concluso Wen tra gli
applausi, sinceri, dei 2.500 delegati del World Economic Forum. Di questi tempi
un ventata di ottimismo orientale fa bene anche ai frequentatori della
"Montagna incantata" di Davos. vittorio.darold@ilsole24ore.com
( da "Avvenire" del 29-01-2009)
Argomenti: Cina
CHIESA 29-01-2009 Il
segretario di Stato Bertone: da Ratzinger parole chiare DA ROMA GIANNI
SANTAMARIA « P enso che non sia giusto, che non sia bene, giudicare
continuamente l'operato del Papa». E l'accusa di aver «contaminato la Chiesa
con questo atto mi sembra che sia veramente abnorme». L'atto è la revoca della
scomunica al vescovo lefebvriano Williamson e la replica del Segretario di
Stato cardinale Tarcisio Bertone va «anche a un rabbino che è nostro amico,
David Rosen», il quale «nella sua vita ha incontrato il Papa e più di metà dei
cardinali del mondo, e si fregia giustamente di un'onorificenza pontificia». Il
porporato, rispondendo ad alcune domande al termine della sua conferenza per i
60 anni del Circolo di Roma, cerca di mettere la parola fine alla polemica, ma
non esita a dire la sua sul baccano suscitato dal fatto che uno dei vescovi
destinatari del provvedimento papale avesse di recente negato le camere a gas
in un'intervista. «Episodio dolorosissimo che ha turbato il Papa, la Chiesa,
tutti, ma che non deve essere enfatizzato più di quanto valga in se stesso,
perché le chiarificazioni sono state nette, precise e concrete da parte di
tutti livelli di autorità della Chiesa cattolica». Da ultime, ieri, le dichiarazioni
del Papa che «sono chiarissime, quindi non ci dovrebbe essere più nessuna
polemica », ha detto Bertone prima della conferenza. Per Bertone «l'intralcio
al processo di riavvicinamento » prodotto dalle parole di Williamson «è un
fatto certamente anomalo, improvviso e inaspettato, però non poteva fermare il
processo di remissione della scomunica». Un avvenimento che il principale
collaboratore di Benedetto XVI ha inserito nell'alveo della tensione all'unità
che caratterizza il Pontificato. Lo ha fatto nella conferenza Le linee portati
del magistero di Papa Benedetto XVI, tenuta davanti a numerosi ambasciatori,
aderenti al Circolo, nato nel 1949 per promuovere la testimonianza cristiana in
chiave ecumenica, al cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, a uno dei
promotori del sodalizio Giulio Andreotti e all'attuale presidente Agostino
Borromeo. Questi ha introdotto la serata nella suggestiva sala del Palazzo
diaconale di Santa Maria in Cosmedin, affidata al Circolo da Paolo VI, che ne
era stato anche lui tra i promotori. In un luogo, dove ha ricordato Bertone,
hanno parlato Alcide De Gasperi, Kondrad Adenauer e Robert Schumann, il
porporato ha delineato le assi di una «grandiosa opera in costruzione». Che ha
le sue basi nella fedeltà al Concilio. Ribadita già il giorno dopo l'elezione.
Un'«affermazione categorica cui il Papa è rimasto perfettamente coerente» e che
«sgombra il campo da sospetti e critiche che sono emersi anche in questi
giorni». Preoccupazione somma «incessante tensione» l'ha definita Bertone di
papa Ratzinger è la riconciliazione, sia dentro la Chiesa cattolica, sia nel
dialogo ecumenico. «Tutti riconoscono che il livello di dialogo
interconfessionale è stato portato dal Papa ad alto livello, a profondità
teologica». Così come è accaduto con i 'fratelli maggiori', già da quando era
cardinale. E lo dicono «i pensatori ebrei più acuti e meno condizionati». La
mano del Papa si tende a tutte le situazioni dove c'è, o può nascere,
divisione. Bertone ha ricordato la lettera ai cattolici in Cina. E in questo senso va letto anche il motu proprio Summorum
Pontificum, che concede più ampia facoltà di utilizzare la liturgia latina
pre-riforma liturgica. Infine il gesto verso i lefebvriani, parte di una
vicenda che Bertone ha seguito da vicino già da segretario della Congregazione
per la dottrina della fede. Una tensione che Ratzinger ha portato anche
nel dialogo con gli altri cristiani, nel dialogo interculturale e
interreligioso. Che va condotto senza cedimenti al sincretismo. Poi Bertone si
è soffermato sul rapporto tra fede e ragione. Sul dialogo con i giovani, ai
quali va detto che essere cristiani non è aderire a dei «no», ma a un «sì» di
speranza. Che è Cristo. Oggi gli si dedicano libri intrisi di «antiche teorie
esoteriche» ed è per questo che Benedetto XVI non si stanca di volerlo fare
conoscere nella sua verità. Nell'ampio discorso il segretario di Stato ha
offerto, dunque, molti spunti sulla novità portata dal Papa tedesco, in
continuità con il predecessore polacco. E poi viaggi pastorali, discorsi al
corpo diplomatico, messaggi per la pace, i seguitissimi post-Angelus, diventati
veri e propri appelli, così come lo sarà l'attesa enciclica sociale che «è
quasi alle porte», ha detto il porporato, pur senza annunciare date. Il
cardinale, intervenendo al «Circolo di Roma», ha riletto le vicende di questi
giorni. Le dichiarazioni di Williamson? «Episodio dolorosissimo che ha turbato
il Papa. Ma le sue dichiarazioni dovrebbero chiudere ogni polemica»
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-01-30 - pag: 10 autore: Germania. I leader dei due
maggiori esportatori al mondo lanciano un appello contro le barriere
commerciali Merkel-Wen: no al protezionismo Beda Romano FRANCOFORTE. Dal nostro
corrispondente Il primo ministro cinese, Wen Jiabao. ha respinto ieri con forza
le accuse americane di manipolare il cambio, in un momento in cui crescono in
un'economia mondiale in recessione i rischi di guerre valutarie. Nel contempo,
Wen ha colto l'occasione di una visita a Berlino per unirsi al cancelliere
Angela Merkel e lanciare un appello contro il protezionismo che in Germania è
visto sempre più spesso come una seria minaccia. «Vista la situazione economica
ha detto Wen in una conferenza stampa nella capitale tedesca crediamo che il
cambio debba essere mantenuto a un livello ragionevole ed equilibrato. Le
fluttuazioni dei cambi sono state come delle montagne russe, ma la Cina non può essere ritenuta responsabile di questa situazione». Il
primo ministro cinese ha poi sottolineato che il cambio del renminbi è
«flessibile». La presa di posizione, particolarmente chiara, è giunta dopo che
la settimana scorsa il nuovo Segretario al Tesoro americano Tim Geithner ha
accusato il regime cinese di «manipolare i cambi», suscitando numerose
reazioni a Pechino (si veda Il Sole 24 Ore del 23 gennaio). Dal 2005, il
renminbi è legato a un paniere di valute e da allora si è rivalutato di circa
il 20% contro il dollaro, ha aggiunto Wen. Dopo essere stato a Davos a metà
settimana, il premier cinese ha in programma una serie di tappe europee. Ieri
Berlino, poi Bruxelles, Madrid e Londra. In un comunicato il primo ministro Wen
e il cancelliere Merkel si sono impegnati a una maggiore collaborazione in un
momento di grave crisi dell'economia mondiale. I due più importanti esportatori
al mondo si sono anche espressi contro il protezionismo economico «in qualsiasi
forma». In Germania la questione è sentita, tanto più che l'economia è
dipendente dall'export. Il quotidiano Handelsblatt, vicino agli ambienti
economici, spiegava due giorni fa che «il protezionismo è in marcia in tutto il
mondo». Citava recenti misure protezionistiche in Malesia, Indonesia, India,
Ucraina, Brasile o anche Ecuador. Il direttore generale dell'associazione
imprenditoriale Bdi, Werner Schnappauf, ha detto di temere «una fatale spirale
negativa». Intanto, ieri il premier Wene la signora Merkel hanno assistito alla
firma di numerosi accordi commerciali, tra i quali intese fra ThyssenKrupp e la
Shanghai Maglev Transportation Development in campo ferroviario e fra Daimler e
Beiqi Foton nel settore dei mezzi pesanti. Nei primi 11 mesi del 2008, l'export
tedesco verso la Cina è salito del 14,3% a 31,3
miliardi di euro,mentre l'import di beni cinesi in Germania è aumentato del
5,6% a 54,3 miliardi. La Merkel ha trascorso quasi l'intera giornata di ieri
con il suo ospite cinese, a conferma del tentativo tedesco di migliorare i
rapporti con Pechino dopo che il cancelliere ha ricevuto nei mesi scorsi il
Dalai Lama, grande oppositore del regime cinese, suscitando le critiche
dell'establishment politico del Paese asiatico. La visita sembra avere risolto
le tensioni che invece permangono per le stesse ragioni con la Francia, tanto
che Wen nel suo tour europeo non si fermerà a Parigi.
beda.romano@ilsole24ore.com L'ORA DEL DISGELO Il vertice di ieri segna una
distensione con la Cina dopo le tensioni seguite
all'incontro tra il Dalai Lama e il cancelliere AFP Simboli. Il premier tedesco
davanti all'ideogramma del Paese di Mezzo
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-01-30 - pag: 48 autore: Siderurgia. Il
colosso teme perdite per 430 milioni di euro nel primo trimestre Allarme
profitti per Nippon Steel Luca Davi La frenata della domanda di acciaio
costringe Nippon Steel a rivedere al ribasso le stime dei profitti. Il secondo
maggior produttore siderurgico al mondo ha tagliato di oltre un terzo le sue
previsioni per l'anno fiscale che finirà a marzo. I profitti ante-imposte
scenderanno a 360 miliardi di yen (circa 3 miliardi di euro), il 36% in meno
rispetto a un anno prima. Una cifra ampiamente al di sotto di un consensus
fissato a 512,3 miliardi di yen. In vista ci sono perdite per 50,4 miliardi di
yen (430 milioni di euro, riferiti al periodo gennaio- marzo 2009), in quello
che sarà il primo "rosso" da quando, nel 2006, il gruppo pubblica i
dati trimestrali. Nel prossimo trimestre l'output stesso è destinato a scendere
del 60% rispetto a un anno prima. «La produzione ha raggiunto un livello shock,
senza precedenti nella nostra storia», ha detto Kiichiroh Masuda, vice
presidente esecutivo del colosso giapponese. Nel contempo però il gigante
dell'acciaio intende sfruttare il momento borsistico favorevole e ha annunciato
l'intenzione di acquisire fino al 5,9% della brasiliana Usiminas (oggi in mano
a Vale) e il 15% di un laminatoio a freddo progettato dalla sud-coreana Posco
in Vietnam. La singhiozzante domanda sta in verità mettendo a dura prova
l'intero mercato siderurgico mondiale. Us Steel, ad esempio, sta operando al
50% della sua capacità produttiva. Ak Steel prevede che il primo trimestre
dell'anno si chiuda in negativo. Anche la già citata Posco, il quarto gigante
siderurgico mondiale, soffre i contraccolpi della recessione mondiale: nel 2009
le sue vendite potrebbero infatti scendere anche del 12%, mentre l'altra
coreana Hyundai Steel ha messo in conto una flessione degli ordini anche del 26
per cento. Gli analisti ora si attendono che una scossa
possa arrivare dalla riuscita del piano di stimolo da 590 miliardi $ approntato
dalla Cina,l'unico Paese che oggi sembra in grado di rilanciare gli
investimenti. Una ripresa che, se ci sarà, arriverà quanto meno alla fine del
primo trimestre, nel quale, secondo le stime, gli ordini globali saranno
risultati in calo almeno del 30% rispetto a un anno prima.
( da "Repubblica, La" del 30-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XXII -
Palermo Il festival Tutto il mondo nella Valle dei templi torna la "Sagra
del mandorlo in fiore" Ad Agrigento s´inaugura oggi la manifestazione che richiama
artisti folk dall´Africa dall´America e dall´Asia MARIA CRISTINA CASTELLUCCI
INIZIERà questo pomeriggio l´edizione numero nove del festival "I bambini
del mondo", sorta di anteprima della tradizionale "Sagra del mandorlo
in fiore" che fino all´8 febbraio animerà le strade e le piazze di
Agrigento. Un´anteprima che coinvolge i più piccoli in balli e sfilate, proprio
come gli adulti che, a partire da domenica mattina, si esibiranno tutti i
giorni per gli abitanti di Agrigento e le migliaia di turisti che giungono qui
per questo anticipo di primavera che si ripete da una sessantina d´anni. Nata
come "Sagra di primavera" in quel di Naro, un paesino a pochi
chilometri da Agrigento (dove il 9 febbraio, alle 10, si svolgerà una
rievocazione proprio di questa storica festa), la sagra si è presto spostata
nel capoluogo, che offriva uno scenario indiscutibilmente suggestivo, con i
tanti mandorli nella Valle dei templi che proprio in questo periodo si caricano
di fiori delicati. Per diversi anni mantenne tuttavia una dimensione
squisitamente siciliana, fino a quando, nel 1954, vennero invitati i primi
gruppi folcloristici stranieri. Da allora, la presenza di artisti folk da ogni
parte del mondo è diventata la caratteristica distintiva di questa
manifestazione: basta così andare ad Agrigento per vedere da vicino i balli
tradizionali del Togo e del Marocco, degli Stati Uniti e
della Cina, della Turchia e dell´Ecuador. A loro è dedicato il
"Festival internazionale del folclore" che si svolge al Palacongressi
e quest´anno viene inaugurato il 3 febbraio alle 18 con la tradizionale
accensione del "Tripode dell´amicizia" al Tempio della concordia
(spettacoli a partire da giovedì alle 16) per concludersi domenica 8 febbraio
con un grande spettacolo nell´incantata cornice della Valle dei templi
(ore 14). Fra gli appuntamenti più seguiti, l´affollata fiaccolata
dell´amicizia, mercoledì 4 alle 17. Tutto il programma si può consultare sul
sito della manifestazione, www.mandorloinfiore.net, e da quest´anno c´è pure
l´immancabile gruppo su Facebook, che conta già qualche centinaio di iscritti.
E non mancano le iniziative collaterali, dall´elezione di Miss Primavera a un
inedito «doposagra» in musica, giovedì, venerdì e sabato, a cura dei dj
Riccardo Gaz e Andrea Cassaro, nonché un gemellaggio con le ben note mele
trentine Marlene. Rimanendo in tema di cibo, c´è da segnalare
"Mandorlara" l´iniziativa dei ristoratori locali aderenti
all´Associazione ristoratori Agrigento, che partecipano per la quarta volta
alla sagra proponendo menù completi da cinque portate, tutti diversi fra loro e
completi di vino, con una quantità di piatti che prevedono l´uso della
mandorla, al prezzo speciale di 25 euro. La sagra unificando, per così dire, il
centro città e la Valle dei templi attraverso le sfilate e le esibizioni che
coinvolgono tutte le zone di Agrigento, è eccellente occasione per visitare
l´una e l´altra zona, dal duomo di San Gerlando fino al Tempio della concordia
e al bel giardino della Kolymbetra.
( da "Repubblica, La" del 30-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 33 - Cronaca
Problemi e soluzioni per le nuove metropoli Gary Lawrence (Usa) Zheng Shiling (Cina) Lee Schipper (Usa) George Kunihiro (Giappone) Eduardo de
Oliveira (Portogallo) Denise DeLuca (Usa) Reena Tiwari (Australia) Jaime Ler
ner (Gran Bretagna) Alexandros Tombazis (Grecia) Intervengono Crisi energetica
Inquinamento Trasporti Servizi Pressione sociale Qualità della vita Violenza i
punti critici il modello cinese Nella foto, una visione panoramica di
Shanghai dopo le trasformazioni degli ultimi anni: la costruzione di numerosi
altissimi edifici ha cambiato lo skyline della città. Nel 2007 i grattacieli
hanno raggiunto il numero di 13.114: di questi 777 superano i 100 metri di
altezza. è in costruzione un super grattacielo di 632 metri che sarà il più
alto dell´Asia. Sullo sfondo, il distretto finanziario di Pudong, sottoposto
negli ultimi anni a una profonda revisione urbanistica che prevede la
costruzione di altissimi grattacieli simbolo dello sviluppo economico cinese
( da "Repubblica, La" del 30-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 49 - Cultura
Il nuovo numero della rivista OGGI in edicola il nuovo numero della rivista
Micromega. In apertura, una tavola rotonda nella quale Andrea Camilleri, a confronto con Antonio Di Pietro e Paolo Flores d´Arcais, lancia
per le prossime elezioni europee "il partito dei senza partito".
Della questione morale tratta un´altra tavola rotonda che qui in parte
anticipiamo. Tito Boeri e Massimo Roccella affrontano il tema del lavoro
precario. Federico Rampini fa il punto sul dissenso in Cina.
( da "Avvenire" del 30-01-2009)
Argomenti: Cina
POLITICA 30-01-2009 SCIENZA
E TECNOLOGIA il fatto L'Amministrazione Obama eredita e rilancia i progetti di
Bush. Russia, Giappone ed Europa aumentano il loro protagonismo. Viaggio tra
pianeti e satelliti che saranno gli obiettivi delle esplorazioni 2009 Traguardi
spaziali Entro l'anno completata la Stazione Continua la «lunamania» Le dieci
missioni dello «space shuttle» in programma permetteranno di ultimare la più
grande struttura spaziale mai realizzata Grande come un campo di calcio,
ospiterà equipaggi fino al 2020 DI ANTONIO LO CAMPO C' era anche il nuovo
'camioncino lunare' della Nasa alla parata di Washington, pochi giorni fa, per
l'insediamento di Obama. Una conferma indiretta che l'ente spaziale americano
torna nuovamente a considerare la Luna una meta strategica delle esplorazioni
spaziali, a quarant'anni dallo sbarco di Apollo 11 sulla superficie del nostro
satellite. Il 2009 si annuncia come l'anno del rilancio spaziale. Da parte
statunitense è atteso il primo viaggio di prova del nuovo razzo Ares 1, che nei
prossimi anni lancerà la nuova navicella Orion destinata inzialmente a portare
gli astronauti sulla Stazione spaziale internazionale (ISS) e in seguito
agganciata a un modulo di sbarco l'uomo sulla Luna. Sempre per gli USA, come
per le 16 nazioni che partecipano al programma del-- l'ISS, questo è l'anno in
cui la base verrà finalmente abitata in permanenza da sei astronauti, il doppio
rispetto alla 'capienza' attuale. Ma quest'anno saranno molto attivi nello
spazio anche europei e giapponesi. Il 'Programma Constellation', avviato dalla
Nasa nel 2004, procede a passo spedito. È nato dopo l'annuncio della 'Nuova
Visione per l'Esplorazione Spaziale', lanciata da Bush cinque anni fa, che
dovrebbe essere ereditata dall'Amministrazione Obama, il quale punta su un
forte rilancio in vari settori della ricerca scientifica e tecnologica,
esplorazione spaziale compresa. Il nuovo 'Lunar Rover', guidato dall'astronauta
Michael Gerhnardt durante la parata di Washington, è solo uno dei componenti
della futura esplorazione selenica che la Nasa intende portare avanti, con la
prospettiva di costruire una base scientifica permanente capace di ospitare gli
astronauti che diventeranno i primi 'coloni' del satellite. Continua, insomma,
quella che è stata definita «lunamania» e che investe molti Paesi. Il raddoppio
degli astronauti Per quanto riguarda la Stazione spaziale, le cinque missioni
delle space shuttle in programma per quest'anno, e le successive quattro del
2010, dovranno completare la più grande struttura mai realizzata: estesa come
un campo da calcio (compresi tralicci di supporto, pannelli solari, ecc), dalla
prossima estate diventerà pienamente operativa e in grado di ospitare equipaggi
di varie nazioni fino al 2020. Il raddoppio della sua capienza abitativa (6
astronauti anziché 3 com'è accaduto finora) permetterà di portare avanti a
tempo pieno il lavoro scientifico in orbita, fino ad oggi in parte trascurato
perché le energie dei tre a bordo sono molto assorbite per garantire il
funzionamento e la manutenzione della struttura. Grazie al 'raddoppio',
garantiscono i responsabili del programma, sarà possibile ottenere importanti
risultati per la realizzazione di nuovi prodotti in condizioni di relativa
assenza di gravità, come farmaci, materiali super-resistenti, nuove leghe, oltre
allo studio sempre più accurato del fisico di uomini e donne per preparare le
future missioni sulla Luna e i viaggi verso Marte. La missioni degli shuttle in
programma sono ancora dieci compresa quella di riparazione del telescopio
Hubble; la prossima, della navetta Discovery, partirà il 12 febbraio, col
compito di aggiungere nuove componenti al grande mosaico della stazione
spaziale. Poi, dal 2010, ne è previsto il 'pensionamento'; ma prima che tutte e
tre le navette della flotta Nasa diventino pregiati pezzi da museo (in questa
direzione già si sarebbero prenotate alcune istituzioni americane), c'è uno
studio affidato ad un team di esperti per prolungarne il programma. I risultati
arriveranno nei prossimi mesi, ma è certo che se gli shuttle verranno messi a
terra nel 2010, la Nasa per cinque anni non potrà disporre di una navicella per
inviare nello spazio i propri astronauti. Il primo volo con astronauti della
nuova 'Orion' è infatti previsto per il 2015. Pur con tutta l'affidabilità
delle capsule russe Sojuz, una sola navicella non sembra sufficiente per cinque
anni a garantire le missioni alla stazione spaziale, a maggior ragione quando,
dal 2010, la base sarà del tutto operativa. Ecco perchè negli USA c'è molta
attesa per il primo lancio di prova dell'esile razzo 'Ares 1-X', in programma
per il prossimo 9 luglio da Cape Canaveral. È questo infatti il razzo che dovrà
lanciare la 'Orion': non si tratterà più di 'aerei spaziali' come lo shuttle,
ma di capsule come le vecchie e gloriose Apollo, più capienti e dotate di nuovi
e sofisticati apparati tecnologici per la guida, la navigazione, e la sicurezza
degli astronauti. I programmi dei concorrenti Molto attivi anche gli altri
Paesi. La Russia aumenterà il numero di lanci per la stazione spaziale, tra le
Sojuz e gli invii di navicelle-cargo automatiche 'Progress' verso la stazione
spaziale, e avrà come di consueto dei propri cosmonauti sia sulla stazione
spaziale, sia a bordo delle Sojuz. E se la Cina si prenderà una pausa momentanea nei lanci con astronauti (ma
inizierà a preparare gli appuntamenti del 2010 e ha in programma già per
quest'anno una serie di lanci di satelliti), l'India si gode il primato della
sua prima sonda lunare e pensa a realizzare una navicella con astronauti da
lanciare attorno al 2015, mentre il Giappone lancerà il suo primo 'cargo
automatico' verso la stazione spaziale, e progetta anch'esso una propria
'autonomia spaziale abitata', per portare astronauti nipponici in orbita entro
il 2020. L' Europa va in controtendenza, e anziché puntare sulle capsule, da
quest'anno torna a progettare una navetta spaziale e ha già avviato il
programma ExoMars per l'invio di un rover su Marte. Proseguiranno poi i lanci
di satelliti del razzo Ariane 5 e si attende il primo viaggio del nuovo razzo
'Vega', nato da un'idea tutta italiana. Ma l'Europa continuerà ad essere
protagonista dello scenario spaziale con i numerosi programmi dell'Agenzia
Spaziale Europea; oltre alle importanti missioni di satelliti scientifici,
presenterà quest'anno un nuovo gruppo di astronauti, compreso un italiano (o
un'italiana?). A questo proposito, per dicembre spicca la missione shuttle che
vedrà protagonista in particolare l'Italia e la nostra industria: lo shuttle
porterà sulla stazione il 'Nodo-3', ultima sezione di interconnessione tra vari
elementi della struttura orbitante, sopra il quale vi sarà la 'Space Cupola',
una sorta di 'postazione belvedere dello spazio', attorniata da finestrini con
vetri super-resistenti per osservare ad occhio nudo le operazioni esterne alla
stazione, o per effettuare osservazioni astronomiche. La sonda giapponese
Selene in orbita lunare. Nel corso di quest'anno torneranno sul satellite gli
americani con la sonda LRO, ma di recente vi sono andati anche europei, cinesi
e indiani. Quarant'anni fa, con la missione Apollo 11, il primo sbarco di un
uomo A sinistra, il telescopio spaziale Hubble, realizzato in collaborazione
tra Nasa ed Ente spaziale europeo. In maggio partirà la prossima missione per
la sua riparazione. A destra, un giapponese e sei americani compongono
l'equipaggio del prossimo shuttle, in partenza il 12 febbraio da Cape
Canaveral, la storica base spaziale in Florida.
( da "Avvenire" del 30-01-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 30-01-2009 i
leader a Davos Tremonti: «Non servono più capitali ma più regole» DA MILANO
PIETRO SACCÒ U na finanza più regolata, un bond unico per le nazioni dell'euro,
una tassa "negativa" per aiutare l'Africa. Agli economisti e politici
di tutto il mondo arrivati a Davos per il World Economic Forum, Giulio Tremonti
ha illustrato la ricetta anticrisi che l'Italia, da presidente del G8, proporrà
alle nazioni industrializzate. Convinto che al sistema economico mondiale
sconvolto dalla crisi serva «più regolamentazione per uscire da questa anarchia
finanziaria» e «non più capitali» il ministro dell'Economia italiano ha
rilanciato l'idea del "legal standard", un quadro di norme condiviso
che regoli l'intero settore finanziario e capitalistico mondiale. Tremonti ha
poi ritirato fuori due sue vecchie proposte. Gli «union-bond», che
sostituirebbero i titoli di Stato emessi dai diversi governi europei (così da
unificare i costi di indebitamento degli Stati), e la cosiddetta de-tax (o
a-tax): una tassazione negativa volontaria sui consumi. «Ad esempio spiega
Tremonti una parte dell'Iva che paghiamo nei negozi potrebbe essere
volontariamente destinata ad aiuti all'Africa». Sceso dal palco, il ministro ha
poi pensato di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Il piano anticrisi
italiano, ha chiarito ai giornalisti, vale 40 miliardi di euro «se si sommano i
vari interventi». Una somma rilevante, ad esempio «equivalente agli 80 miliardi
tedeschi, il cui importo reale è molto inferiore a quello nominale» perché
comprendono garanzie di Stato che non richiedono spesa pubblica. È troppo poco,
ha risposto sempre da Davos Emma Marcegaglia: il presidente di Confindustria ha
chiesto «interventi per altri 7-8 miliardi». Sulle previsioni diffuse mercoledì
dal Fondo monetario internazionale, che indicano un Pil italiano in contrazione
del 2,1% nel 2009, Tremonti ha detto che per lui contano i numeri della
Commissione europea (che hanno indicato -2%), e che comunque pensare troppo ai
decimali «non è intelligente». Il ministro non crede tanto nel piano anticrisi
di Obama quanto «nel valore simbolico e politico» del nuovo presidente della
Casa Bianca, mentre sulla creazione della bad bank che compri gli asset tossici
il ministro italiano dice che «si può fare ma non a pagamento», però sarebbe
meglio «congelare quegli asset» per mezzo secolo, con una «segregazione che dia
trasparenza senza costare ai cittadini». Ma il momento più intenso del secondo
giorno del vertice di Davos è stato l'intervento di Jamie Dimon, amministratore
delegato di Jp Morgan, che ha strappato ripetuti applausi alla platea chiedendo
ai politici statunitensi di «parlare meno della dannata nazionalizzazione delle
banche» e di «darsi una mossa» con un piano definito e credibile contro la
crisi. L'Opec ha scelto la platea svizzera per annunciare di essere pronta a
nuovi sostanziosi tagli alla produzione del greggio (anche di 4,2 milioni di
barili ha detto il segretario del cartello Abdullah al-Badri) per riportare il
petrolio a 60-80 dollari dai 40 attuali. Un barile attorno ai 50 dollari, ha
concluso al-Badri, non sarebbe sufficiente a garantire gli investimenti
necessari. Mentre dopo la critica rivolta martedì agli Usa
da parte di Russia e Cina, ieri l'India ha deplorato il neo-protezionismo occidentale.
Kamal Nath, ministro del Commercio indiano, ha segnalato «il crescente impiego
di misure anti-dumping in Occidente». Se le cose non cambieranno «l'India sarà
costretta a fare protezionismo a sua volta ha minacciato Nath e non sarà un
bene per nessuno». Illustrata la ricetta italiana per il G8. Ma la
Marcegaglia: «Occorrono altri 8 miliardi» L'Opec verso un nuovo maxi-taglio
della produzione Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti al World Economic
Forum di Davos (Reuters)
( da "Avvenire" del 30-01-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 30-01-2009 Washington
Prove di disgelo Ma la Casa Bianca avverte: useremo tutti gli strumenti Il
ministro Mottaki: «Collaboreremo» Obama, primi segnali all'Iran DI ALBERTO
SIMONI A rriva in serata la smentita del Dipartimento di Stato. Non c'è nessuna
lettera per gli iraniani, spiega Robert Wood, portavoce di Hillary Clinton. Per
tutto il giorno aveva tenuto banco l'indiscrezione del The Guardian che
raccontava di come i collaboratori di Obama e soprattutto la Clinton stessero
scrivendo una lettera da inviare agli i- raniani. Al Dipartimento di Stato il
nuovo staff sta rivedendo le politiche sull'Iran. «Un sacco di idee stanno
circolando ha detto Wood . Ma fino a quando questa revisione non sarà stata
completata, non saremo in grado di tracciare il percorso che seguiremo nei
confronti dell'Iran». Nessuna lettera quindi. Le soluzioni sono molteplici. Il
portavoce di O- bama ieri sera ha ribadito che «l'America mantiene aperte tutte
le opzioni sull'Iran», anche l'uso della forza. Anche se i segnali di un
cambiamento di rotta rispetto all'intransigenza di Bush si scorgono. Lunedì
Susan Rice, ambasciatrice Usa all'O- nu, aveva aperto all'ipotesi di contatti
diretti sul nucleare. La Casa Bianca ieri ha aggiunto però che «non è chiaro
con chi l'America andrà a parlare», visti i molti centri di potere a Teheran.
Gibbs ha elencato anche i vari nodi: «Un programma nucleare illegale, la
sponsorizzazione del terrorismo e le minacce di pace in Israele sono solo
alcuni dei temi che il presidente ritiene che la leadership iraniana debba
affrontare». L'ipotesi di dialogo comunque regge e la disponibilità è stata
percepita dagli iraniani. Ieri da Davos, il ministro degli Esteri della
Repubblica islamica Manouchechr Mottaki ha detto che «se l'Amministrazione
Obama cambia po-- litica, non a parole ma nella pratica, troverà certamente
nella regione una atteggiamento di cooperazione. E l'Iran non è escluso da
questo generale atteggiamento nella regione». Per Mottaki il cambio di
direzione significa che il ritiro Usa dovrebbe riguardare non solo l'I- raq ma
anche l'Afghanistan. La svolta è stata salutata positivamente anche da Mohammed
el-Baradei. Il direttore dell'Aiea (Agenzia internazionale per l'energia
atomica) ha dichiarato di ritenere il dialogo diretto fra Usa e Iran l'unica
via per risolvere la disputa nucleare. Mercoledì a
Francoforte i direttori politici dei ministeri degli Esteri dei cinque più uno
(Germania, Francia, Gran Bretagna, Russia, Cina e Usa) si
incontreranno per riprendere il discorso sul nucleare iraniano. Sarà il primo
meeting dall'elezione di Obama. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama
mentre firma un «executive order» (Ap)
( da "Avvenire" del 30-01-2009)
Argomenti: Cina
AGORÀ 30-01-2009
SCIENZA E CULTURA Presentato il convegno che ricorderà a Firenze il 400° dello
scienziato: saranno pubblicati gli atti del processo e altri inediti, ma invece
di una statua la Santa Sede promuoverà un master in astronomia in Africa
Ravasi: la Chiesa faccia autocritica ma non scordi che l'errore fu
«soggettivo»; Copernico era ancora un'ipotesi e per
illustrare le idee cattoliche in Cina padre Matteo
Ricci prese i «Dialoghi» del pisano... Il Vaticano mette Galileo in Dvd DA ROMA
LUIGI DELL'AGLIO C on un superconvegno internazionale di altissimo livello
scientifico e storico dal 26 al 30 maggio a Firenze, dove saranno mostrati e
studiati nuovi significativi documenti (tra cui 7 lettere venute alla luce
recentemente all'Università Gregoriana), «sarà onorata la figura di
Galileo, geniale innovatore e figlio della Chiesa». Così annuncia la nota
vaticana che accompagna una conferenza stampa di presentazione, tenuta ieri
nella Sala Stampa vaticana di fronte a un'affollatissima platea di giornalisti.
Sul «caso Galileo» la Chiesa deve fare autocritica senza reticenze ha detto
monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura
ma contestualizzando rigorosamente l'errore «soggettivo» compiuto da coloro che
giudicarono lo scienziato, il quale «ebbe molto a soffrirne». La rivoluzione
copernicana infatti «non era stata ancora definitivamente provata», né è
dettaglio senza valore aggiunge Ravasi il fatto che, pochi mesi dopo la
condanna, a Matteo Ricci fu consigliato di portare in Cina
per illustrare il pensiero cattolicoromano fra l'altro proprio i dialoghi
scritti da Galileo. Così alla fine di marzo, annuncia ancora Ravasi, verranno
resi noti in un volume tutti gli atti della Commissione sul caso Galileo,
istituita nel 1981 da Giovanni Paolo II. E il prelato propone anche un Dvd che
riprenda tutto il materiale sulla vicenda. Il convegno di Firenze dal titolo
«Il caso Galileo. Una rilettura storica, filosofica, teologica» e organizzato
dall'Istituto Stensen sotto la direzione del gesuita padre Ennio Brovedani con
altre 8 iniziative e manifestazioni (di cui si riferisce qui sotto) sono il
contributo di approfondimento che la Chiesa intende dare all'«Anno
dell'Astronomia » appena cominciato. Roma ha sempre avuto una speciale
attenzione per la scienza che studia i corpi celesti: «Il cielo è metafora
della trascendenza di Dio, è il simbolo capitale per le religioni, lo zenit, la
tenda che protegge il beduino nel deserto. La parola 'cielo' è nominata 458 volte
nell'Antico e 284 nel Nuovo Testamento », osserva monsignor Ravasi. Ma aggiunge
che l'aspirazione a guardare in alto si accompagna alla convinzione che Dio non
sta solo nei cieli: «I cieli e la Terra non possono contenerti e neanche questo
tempio», dice Salomone. I Papi hanno presto dato impulso all'astronomia,
coltivando anche personalmente l'interesse per questa scienza. L'astronomia
entrò a far parte degli studi ecclesiastici con Gerberto d'Aurillac, Silvestro
II, intorno all'anno Mille. Seguono Gregorio XIII, promotore della riforma del
calendario, e san Pio X che sapeva fabbricare orologi solari. Benedetto XVI ha
fatto notare recentemente che la stessa piazza San Pietro è una meridiana. Poi
c'è la Specola Vaticana e il papa ha ricordato «la passione e la fede di non
pochi scienziati, i quali sulle orme di Galileo non rinunciano né alla ragione
né alla fede e le valorizzano entrambe fino in fondo, nella loro reciproca
fecondità. In lingua swahili si usa un'immagine molto efficace, per descrivere
lo stretto vincolo Cielo- Terra: «Dobbiamo agganciare una stella all'aratro».
«Ma siamo tutti nati astronomi», interviene Josè Gabriel Funes, direttore della
Specola Vaticana (che sta conducendo indagini d'avanguardia alla ricerca di
pianeti fuori del sistema solare; tutti gli uomini hanno il diritto di
osservare il cielo stellato e di provare l'indescrivibile emozione di questo
spettacolo. Peccato che ormai, in larga parte del mondo, non è più possibile a
causa del pesante inquinamento luminoso: «Mi rivolgo ai mass media perché
aiutino gli astronomi nella battaglia per conservare l'oscurità notturna dei
cieli», ai appella il professor Funes. Nicola Cabibbo, presidente della
Pontificia Accademia delle Scienze, s'associa all'allarme e auspica che anche
in Europa, come negli Usa, si introducano sistemi di illuminazione pubblica
rivolti verso il basso (per proteggere le persone) e non verso l'alto.
L'istituzione che presiede ha dedicato memorabili sessioni alla ricerca
astronomica, lungo la strada aperta 4 secoli fa da Galileo, il quale con il suo
cannocchiale rileva Cabibbo ha rivoluzionato la scienza. Con lui si passa
dall'astronomia geometrica, teorica (quella di Tolomeo e in fondo di Copernico)
all'astronomia fisica, quella dei corpi celesti in movimento. Quando il genio
pisano scopre i satelliti di Giove, si accorge che si muovono a forte velocità
e per lui è un fenomeno sorprendente. La novità assoluta delle scoperte
galileiane (il cannocchia-- le, la Luna con le sue montagne come una «seconda
Terra», le macchie solari, i satelliti di Giove) viene messa in luce anche da
Paolo Rossi, professore emerito di Storia della Scienza all'Università di
Firenze e membro dell'Accademia dei Lincei: «Galileo è il primo uomo di scienza
che usa uno strumento per conoscere le verità celesti ». Lui annunciò che le
stelle sono enormemente più numerose di quelle che si vedono a occhio nudo. E i
suoi avversari tentavano di contestare le sue scoperte: «Se mette insieme due
lenti, si spiega benissimo che veda raddoppiato il numero delle stelle»... Per
onorare Galileo era stata progettata anche una statua in Vaticano, ora nella
fase di bozzetto; ma si è pensato che sia meglio investire le risorse messe a
disposizione dallo sponsor realizzando in Africa un istituto per master in
scienza, filosofia e teologia. Anche questo significa «guardare lontano». La
statua di Galileo agli Uffizi a Firenze. Qui sopra: la presentazione vaticana
dell'anno galileiano
( da "Repubblica, La" del 31-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 6 - Economia
Gli squilibri Economia sociale L´allarme Individualismo Anche il premier Brown
chiede una nuova finanza globale Merkel attacca l´egemonia Usa e rilancia il
modello europeo "Basta speculazione americana, serve un´Onu
economica" Gli squilibri mondiali sono stati provocati da chi ha vissuto a
al di sopra dei propri mezzi Se c´è un sistema che ha mostrato la sua validità
universale è l´economia sociale di mercato Andrà realizzato un sistema di
allarme sui rischi in ogni angolo dell´economia globale Non è il momento per
misure individuali contro la crisi finanziaria globale E´ l´ora di agire
insieme La cancelliera "promuove" la Casa Bianca per l´apertura sul
protocollo di Kyoto (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) DAL NOSTRO INVIATO federico
rampini Il cancelliere tedesco non delude le attese, rivendica con orgoglio le
ragioni di una diversità, lancia una dura requisitoria sulle colpe degli Stati
Uniti. Davanti ai Vip del capitalismo mondiale, Angela Merkel ricorda con
puntiglio che questa crisi è stata scatenata da «una speculazione
irresponsabile, in particolare americana», parla di «fallimento dei mercati».
La figlia di un pastore luterano intreccia l´economia e l´etica, accusa «gli
squilibri mondiali provocati da coloro che hanno vissuto a lungo al di sopra
dei propri mezzi». C´è un tono di rivalsa nelle sue parole, l´insofferenza di
chi per anni ha subìto l´egemonia della cultura liberista angloamericana. E´ la
rivincita di un Paese che fino a pochi anni fa era sulla difensiva perché
troppo poco flessibile, poco de-regolato; e ancora adesso si sente rimproverare
una manovra di rilancio poco generosa. A Davos la Merkel abbandona il profilo
basso, detta una visione ambiziosa. La battezza «una Carta del nuovo ordine
globale». Se c´è un sistema che ha mostrato la sua validità universale, secondo
il cancelliere è proprio «l´economia sociale di mercato» costruita dalla
Germania. Un modello in cui «lo Stato è il guardiano delle regole, la libertà
delle imprese conosce dei limiti quando può nuocere all´interesse generale, gli
eccessi dei mercati vanno prevenuti». Dal pulpito la Merkel assegna i voti alle
prime mosse di Obama. Buona la sua disponibilità a seguire l´esempio europeo su
Kyoto. Pericolosi invece i cedimenti protezionisti. «Sono preoccupata quando
vedo i massicci aiuti di Stato all´industria automobilistica americana. Questo
è protezionismo». Lancia l´idea di un Consiglio economico delle Nazioni Unite,
sul modello del Consiglio di sicurezza, per affrontare in una cornice
istituzionale rappresentativa l´emergenza economica del pianeta. Nel frattempo
propone che il G-20 (dove siedono anche Cina India e Brasile) non resti un club di ministri economici ma sia
allargato ai capi di Stato e di governo, superando definitivamente il G-8.
Invita gli americani a «trasferire una parte della propria sovranità economica
a istituzioni sovranazionali, proprio come abbiamo fatto noi con l´Unione
europea». Anche sulla dimensione delle manovre pubbliche per rilanciare
la crescita, la Merkel mette in guardia Obama, e con la stessa occasione le
altre capitali europee. Il cancelliere rivendica la giustezza del Patto di stabilità,
esorta l´America a prendere esempio dal rigore fiscale germanico. «Occorre
fissare dei limiti al nuovo indebitamento degli Stati. I deficit aggiuntivi
vanno accompagnati da precisi piani di ripagamento e di rientro. Guai se si
torna a vivere al di sopra dei propri mezzi, è proprio questa l´origine della
crisi attuale». Il tempismo della Merkel in teoria è perfetto. Davos celebra il
ritorno dello Stato-protettore, implorato dagli stessi banchieri e top manager
che disprezzavano il «modello sociale europeo» fino a un anno fa. I primi passi
di Obama ripudiano trent´anni di neoliberismo e preannunciano un poderoso
ritorno della mano pubblica nei mercati. Il premier cinese Wen Jiabao è venuto
a spiegare al World Economic Forum che Pechino vuole costruire un Welfare State
d´ispirazione europea. Eppure non c´è una vera atmosfera di revival
dell´Europa. A Berlino un partner di governo della Merkel ha definito i
banchieri, tedeschi inclusi, «gangster e nemici della democrazia»: certi
istituti di Francoforte hanno fatto incetta di titoli tossici quanto i loro
concorrenti di Londra e Wall Street. La stessa Merkel pone dei limiti al suo
europeismo. Non vuole sentir parlare di programmi di spesa pubblica a livello
dell´Unione. Né di emissioni di Eurobond per alleviare le difficoltà
finanziarie dell´Italia e della Grecia. Gordon Brown dà man forte alla Merkel,
a Davos invoca una «una rivoluzione condivisa per creare una nuova architettura
della finanza globale». Annuncia che al G-20 di Londra, il 2 aprile, proporrà
strumenti di supervisione sopranazionale dei mercati finanziari, e un «sistema
di allarme sui rischi in ogni angolo dell´economia globale». Ma il premier
britannico parla con inquietudine del rischio di un «protezionismo
finanziario». Londra è precipitata nel girone dei paesi dalla solvibilità
fragile, insieme con i Pigs mediterranei. Il timore di Brown è fondato.
L´ulteriore indebitamento dell´America di Obama - per le manovre di spesa
varate in questi giorni - provocherà un´alluvione di titoli pubblici sui
mercati. Con la sua moneta universale e il mercato di titoli del Tesoro più
liquido del mondo, Washington può spiazzare tutti i concorrenti. Renderà ancora
più difficile il finanziamento dei deficit dei paesi più fragili. La rivincita
del modello europeo è uno slogan avvincente, per ora la preoccupazione concreta
sono le spinte centrifughe dei mercati finanziari. Giocano a dividere l´Europa
germanica dalla periferia instabile.
( da "Repubblica, La" del 31-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina IX - Torino
Al Cineporto gli invisibili del cinema Della Casa: "Non produciamo
cultura, creiamo occupazione" Nel 2008 sono stati impiegati nelle
produzioni locali quasi diecimila fra tecnici e attori Nella cittadella di via
Cagliari i tanti che lavorano dietro la macchina da presa a Torino CLARA CAROLI
L´elegia risorgimentale Noi credevamo di Mario Martone, La solitudine dei
numeri primi che Paolo Giordano ha sceneggiato a quattro mani con il regista
Saverio Costanzo, il controverso film di Renato De Maria su Prima Linea, il
docu-thriller di Antonello Grimaldi sul mostro di Firenze per Fox Crime. Questi
i set in arrivo nelle prossime settimane sotto la Mole. Il cinema a Torino è
vivo e sta bene. Ma allora sarà vero l´adagio un po´ sacrilego che la crisi gli
giova? Parrebbe di sì. «Aderiamo alla manifestazione del 14 febbraio contro i
tagli alla cultura; ma noi non produciamo cultura, produciamo occupazione -
dice il presidente di FilmCommission Steve Della Casa, che chiude il 2008 con
43 produzioni sul territorio, quasi 10mila impiegati tra tecnici, attori e
comparse, e oltre 25 milioni di euro investiti in Piemonte. «Il Cineporto in
questi giorni funziona a pieno regime - aggiunge - speriamo di mantenere questo
ritmo per i prossimi sei mesi. L´industria sotto la Mole è un comparto che
segna numeri importanti e non chiede aiuti di stato». In questi otto anni,
FilmCommission ha realizzato una rete di professionalità e servizi -
macchinisti, sarte, scenografi, costumisti, autisti, runner
(autisti/trovarobe), addetti al catering, alla sicurezza e ai casting - che
creano, con gli hotel e le location, un indotto sul quale conta l´economia
regionale. Una macchina organizzativa, insomma, che facilita il lavoro delle
produzioni offrendo logistica e manodopera locale, favorendo opportunità di
occupazione. L´obiettivo è stato raggiunto nel 2008. Molte produzioni, a
cominciare dalla Indigo Film di Nicola Giuliano - produttore del Divo di
Sorrentino - si sono completamente affidate a troupe tecniche torinesi. «è la
prova - conferma Della Casa - che abbiamo coltivato delle professionalità».
Venire a girare a Torino è comodo e costa poco. «Offriamo facilitazioni che
altrove non sono scontate», spiega il direttore di Fc, Davide Bracco, che ieri
ha riunito al Cineporto i lavoratori «invisibili» del cinema: quelli che
montano i «dolly», danno da mangiare alle troupe, fanno posteggiare i Tir nelle
isole pedonali, mettono a disposizione di registi e scenografi ville, palazzi,
appartamenti o casali. Lavoratori autonomi, precari per natura, senza i quali
non si farebbero i film. Carlo Frattini fa un lavoro da Vacanze romane,
scarrozza le attrici: «In dieci anni di esperienza come autista ho imparato la
discrezione, a stare al mio posto». Davide Marcone è elettricista: «Dobbiamo
realizzare tutti i desideri del direttore della fotografia. Ho iniziato con le
soap opera, Centovetrine e Vivere, una catena di montaggio dove impari la
velocità di esecuzione». Tutto deve funzionare, per far funzionare il set.
Telavin Plaku garantisce alle produzioni parcheggi e sicurezza. Luca Ferrero
Merlin offre (anzi affitta) una villa d´epoca alla Crocetta, Andrea Scaglione
mette a disposizione una macchina da presa in alta definizione. «Noi portiamo
cestini sul set - spiega Gina Allegretti del catering "Vassoio
volante" - Il cinema copre circa il 15 per cento del nostro fatturato». Ed
è invece del 40 per cento la percentuale che il Residence Cristina - dove ha
alloggiato la troupe e sono state girate alcune scene della fiction tv Il bene
e il male - incassa dalle produzioni. «Dopo il cono d´ombra del post-Olimpiadi
- racconta Matteo Dell´Amico - Un rilancio attraverso il
cine-turismo». La Unistudio di Silvio Pederzoli ha preso casa al Cineporto
sull´onda di un incremento di business che in queste giornate di crisi fa
gridare al miracolo. «In due anni abbiamo raddoppiato il fatturato (4 milioni
di euro nel 2008, ndr) - dice Mario Mondin - ed esteso l´attività creando un
consorzio con i produttori esecutivi Fargo Film e Barbablù». Secondo il
segretario dell´Agis Roberto Morano, sono circa 150 le aziende che operano nel
settore audiovisivo. «Bisogna attirare altri investimenti, coinvolgere altre
società» - ha sollecitato ieri il vicesindaco Tom Dealessandri. Il prossimo 9
febbraio al Festival di Berlino, FilmCommission presenterà ufficialmente il
Fip, Film Investment Piedmont, il fondo da 12 milioni di euro per la produzione
internazionale di lungometraggi, stanziati dalla Regione e dalla americana
Endgame. Buone notizie anche dal Virtual & Reality Multimediapark: «Siamo
finalmente in pareggio - rassicura il presidente Sergio Toffetti - Nel giro di
un paio di mesi il Parco sarà in grado di lavorare per il cinema a pieno
ritmo».
( da "Unita, L'" del 31-01-2009)
Argomenti: Cina
Eco, l'oggi dei
libri Uscirà a primavera un testo scritto da lui e J.C. Carrière Un libro a
difesa dei libri: lo ha scritto Umberto Eco insieme con Jean-Claude Carrière,
intellettuale francese originale ed eterodosso, già sceneggiatore di molti film
del regista spagnolo Luis Buñuel. Il volume, che si intitolerà Non sperate di
sbarazzarvi dei libri, uscirà da Bompiani in primavera, in occasione della
Fiera del Libro, e sarà una sorta di conversazione tra i due autori che, la scorsa
estate, hanno passato alcune settimane insieme a discutere del futuro del
libro, della lettura e dei valori culturali veicolati dalla civiltà della
parola scritta. E nell'epoca del multimediale, di internet e degli e-book,
l'illustre semiologo ci invita a deporre i facili entusiasmi per la tecnologia,
più labile - a suo parere - dei tradizionali volumi di carta. Sulla labilità
dei supporti è stato il titolo della dotta ma come al solito vivace
dissertazione con cui Eco ha tenuto banco, ieri mattina, alla
Fondazione Cini di Venezia, di fronte a una numerosa platea di librai. Anzi, la
crème dei librai italiani, convenuti in Laguna per la ventiseiesima edizione
della Scuola per Librai Umberto ed Elisabetta Mauri. Un programma ricco di
incontri, coronato proprio dall'intervento di Eco, che è partito dalla
scrittura cuneiforme incisa nelle tavolette di argilla per arrivare,
attraverso papiri e pergamene, al libro e ai suoi nipotini: videoscrittura,
cd-rom, chiavette usb, volumi elettronici. «Si dice che la vita media di un
libro di carta sia di circa 70 anni - ha detto - e in effetti alcuni volumi
prodotti negli anni '40 e '50 del '900 si sbriciolano sotto le nostre mani.
Eppure ci sono anche libri del primo '800 ancora in ottime condizioni». Ma più
che interrogarsi sui modi con cui preservare i libri cartacei dalla
polverizzazione, Eco ha preferito metterci una pulce nell'orecchio
sull'affidabilità dei nuovi supporti. ROBERTO CARNERO
( da "Unita, L'" del 31-01-2009)
Argomenti: Cina
Disgelo
e affari tra Europa e Cina Wen Jiabao non
va in Italia e Francia Prove di collaborazione tra economie, in diversa misura,
in crisi. Per ora programmato per aprile un nuovo forum per il commercio.
Firmati accordi su istruzione, foreste, energia e proprietà intellettuale. MARCO MONGIELLO BRUXELLES economia@unita.it
( da "Sole 24 Ore, Il" del 31-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-01-31 - pag: 3 autore: Appello di Bill
Gates: i Governi non taglino gli aiuti allo sviluppo Bill Gates è un
frequentatore di lunga data del Forum, ma quest'anno è presente per la prima
volta con la moglie (insieme nella foto) come co-presidente della Bille Melinda
Gates Foundation. Il fondatore di Microsoft ha infatti lasciato le redini del
gigante dell'informatica e spende molto più tempo per la filantropia. Ai
partecipanti al Forum ha chiesto di «mantenere gli impegni finanziari per gli
aiuti allo sviluppo dei Paesi poveri, nonostante le difficoltà dovute alla
crisi». La Gates Foundation è impegnata in progetti di assistenza sanitaria e
di sviluppo nel Sud del mondo. «Un milione di bambini muore
ogni anno di malaria e la crisi finanziaria non provocherà nulla di peggiore,
la nostra Fondazione non cambia le sue priorità», ha aggiunto. L'appello lo ha
rivolto non solo ai Paesi sviluppati, ma anche ai grandi Paesi emergenti, a
cominciare dalla Cina. AFP
( da "Sole 24 Ore, Il" del 31-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: STILE E TENDENZE data: 2009-01-31 - pag: 30 autore: Abbigliamento da uomo
Nel solco della tradizione Canali, più negozi e una nuova sede a Milano Piani
confermati nonostante la congiuntura di Cristina Jucker S arà un biglietto da
visita, molto particolare. A giugno Canali inaugura la nuova sede di Milano,
1.700 metri quadrati sul Naviglio, nell'ex area della Richard Ginori, dove
saranno concentrati gli show room. «è un modo per razionalizzare il nostro
approccio commerciale soprattutto con il mercato italiano » spiega Elisabetta
Canali, responsabile della comunicazione e figlia dell'amministratore delegato,
Eugenio Canali. Ma è anche un segno della volontà dell'azienda di Sovico ( 30
chilometri da Milano) di mantenere fermo il piano di investimenti previsto,
nonostante la crisi. Lo conferma Stefano Canali, direttore generale e fratello
di Elisabetta: «Alla fine del 2008 abbiamo aperto sei nuove boutique nel mondo
e altre dieci sono previste entro giugno. Ora abbiamo 150
negozi ( di cui 50 in Cina) e sette sono di nostra proprietà, cinque negli Stati Uniti e
due a Milano». Il 2008 si è chiuso con un fatturato di 190 milioni (+3% circa),
con oltre il 75% di export (gli Usa sono il primo mercato, seguiti da Italia e
Russia). E quest'anno che cosa vi aspettate? «è difficile fare
previsioni – risponde Stefano – ma posso dire che il fatto di essere un'azienda
di famiglia ben patrimonializzata ci consente in questo momento di non dare
troppo peso ai risultati e non modificare nè gli investimenti nè le condizioni
commerciali». Nessun taglio ai listini, quindi, «anche a costo di rinunciare a
qualche vendita », e saldi ridotti ai minimi: «Nei nostri negozi negli Stati
Uniti abbiamo offerto sconti massimi del 30%. è una forma di rispetto per i
clienti e un investimento per il futuro». Guarda al futuro anche la decisione
di rafforzare la struttura manageriale a fianco della famiglia, «con un
processo di acquisizione di competenze dall'esterno ». I dipendenti oggi sono
1.700, dei quali 1.350 operai che lavorano nei sette centri produttivi del
gruppo (due vicino a Milano, tre nelle Marche e due in Abruzzo). Il passaggio
generazionale in Canali,che quest'anno compie 75 anni di vita, è già avvenuto
(«è stata un'operazione molto attenta, molto studiata» ricorda Elisabetta) e
oggi gli otto giovani della terza generazione lavorano tutti in azienda. Dei
tre fratelli della generazione precedente è rimasto solo Eugenio,
l'amministratore delegato, 77 anni appena compiuti. Ma la tradizione non
cambia. Canali resta un brand con un solo prodotto (abbigliamento per uomo),
una sola etichetta e nessuna seconda linea. Tutto fatto in Italia, con oltre il
90% di tessuti biellesi (per la collezione invernale qualcosa arriva dalla Gran
Bretagna). Italiani sono anche gli accessori. «Finora questa nostra strategia
ha pagato» assicura il direttore generale. Qualcosa forse cambierà nelle
licenze, oggi solo per calze e gemelli. «Siamo interessati a valutare anche
altre categorie di prodotti – dice Elisabetta – come occhiali e intimo». Su un
altro fronte, invece, Canali ha scelto di offrire un'opportunità a due suoi
fornitori. «Abbiamo acquisito una partecipazione di minoranza in due aziende,
Datafashion , una software house attiva nel settore moda, e Morgan Tecnica,
società che progetta e produce macchinari e software per il tessile
abbigliamento. Sono dei giovani imprenditori – spiega Stefano Canali – a cui
abbiamo voluto fornire un aiuto per crescere». cristina.jucker@ilsole24ore.com
Il cliente più famoso. Barack Obama ha acquistato abiti Canali a Chicago UNA
LUNGA STORIA Canali festeggia quest'anno 75 anni; nel 2008 i ricavi sono
cresciuti del 3% a 190 milioni e il 75% della produzione è stato esportato. A
fianco, due look dell'autunno-inverno 2009-2010
( da "Avvenire" del 31-01-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 31-01-2009
Washington Il Dipartimento di Stato parla di «inutile retorica» e «di mossa che
non aiuta». Ma all'America manca ancora una politica per affrontare il nodo del
regno eremita Stati Uniti spiazzati dal ritorno del «nemico» di Oriente DI
ALBERTO SIMONI U na mossa che certo non aiuta, ma che non fermerà Washington
dal perseguire la sua politica. Che è ancora in fase di studio. Il Dipartimento
di Stato non si scompone, cerca di smorzare ogni timore e afferma che «la Nord
Corea è una nostra priorità» . In una nota, il portavoce Robert Wood ha detto
che «questo tipo di retorica non aiuta ma non fermerà l'America dal continuare
gli sforzi per ottenere la denuclearizzazione della penisola coreana attraverso
la struttura colloqui a sei» . Wood ha ripetuto quello che Hillary Clinton
aveva detto tre giorni prima: i colloqui a sei sono «essenziali». Non solo per
affrontare il nodo atomico, ma anche per parlare di altre questioni legate
all'agenda nordcoreana. Ma al Dipartimento di Stato c'è il cartello di lavori
in corso. Wood ha spiegato che la politica verso la Nord Corea è in via di
definizione. Stessa frase, più o meno, che aveva pronunciato giovedì sull'Iran.
Ma se i nuovi leader di Washington speravano che Pyongyang tenesse un basso
profilo per qualche mese, giusto il tempo di elaborare una strategia
complessiva, lo strappo di ieri costringe l'America quantomeno a riportare
precipitosamente in alto sulla scala delle priorità il dossier nordcoreano
finora sepolto sotto la crisi economica e il conflitto mediorientale. Di fatto
l'America è rimasta spiazzata dal ritorno sulle scena del numero tre dei Paesi
della vecchia "Asse del Male" di Bush. Obama e la
Clinton concordano sul fatto che i colloqui a sei ( le due Coree, Giappone,
Usa, Russia e Cina) siano da portare avanti. E che l'accordo con la Nord Corea
debba andare oltre la rinuncia al nucleare. Nulla di più della posizione della
vecchia Amministrazione. La retorica di Pyongyang è un messaggio agli Stati
Uniti. Un modo per attirare l'attenzione di Obama. Bush e la Rice hanno
tenuto congelato il dossier nordcoreano per mesi dopo aver ottenuto l'accordo
traballante e quasi ormai smentito sullo smantellamento del programma nucleare.
La sparata nordcoreana accende anche i riflettori su un aspetto poco
considerato: ovvero la potenziale instabilità e imprevedibilità, già testata in
passato, di Pyongyang. Con tutti i rischi connessi a questi schizofrenici
atteggiamenti. Nei giorni scorsi Kim Jongil si era detto pronto a impegnarsi
per la denuclearizzazione della Penisola e aveva anche salutato positivamente
l'avvento di Obama alla Casa Bianca. Wood aveva replicato definendo «positivi»
i commenti di Kim. Ma avvertendo allo stesso tempo che la Nord Corea già tre
anni fa aveva raggiunto un accordo per lo smantellamento del suo programma
nucleare e che poi nell'ottobre del 2006 aveva tenuto un test atomico. Altro
elemento di instabilità la drammatica situazione umanitaria ed economica in cui
versa il regno eremita. Nicholas Eberstadt, analista dell'American Enterprise
Institute di Washington, ha sottolineato che l'Amministrazione Obama dovrebbe
essere pronta ad affrontare ogni scenario in Corea del Nord e pensare in
anticipo a cosa potrebbe accadere a Pyongyang. Malgrado Washington punti a
riprendere i colloqui a sei, c'è la consapevolezza che Kim Jong-il ha nelle
barre di plutonio da "riprocessare" e nelle potenziali 4- 5 bombe
atomiche, l'unica carta da giocare per estorcere qualcosa alla comunità
internazionale e agli Usa. Difficile rinunci a questo potere ricattatorio.
Altra carta in mano a Pyongyang per tenere alta la tensione potrebbe essere
quella di sfruttare i missili a corto raggio sviluppati nell'ultimo decennio e
spararli nelle acque occidentali contese con Seul. Secondo Masao Okonogi
dell'Università di Keio di Tokyo i nordcoreani «sanno che un'azione militare
peggiorerebbe la situazione» . Tuttavia se O- bama persistesse nell'ignorare
Pyongyang, la situazione potrebbe imboccare una strada pericolosa. L'economia e
la crisi mediorientale hanno schiacciato ogni altro fronte. La Clinton vuole,
per ora, riprendere i colloqui a sei
( da "Avvenire" del 31-01-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 31-01-2009 I rapporti tra le due Coree 1953 2003 C- INA Un armistizio
siglato da Corea del Nord, Cina e Nazioni Unite chiude tre anni
di ostilità. Il 38° parallelo resta la linea di demarcazione È realizzata una
zona economica speciale vicino al confine demilitarizzato. Si lavora per il
ripristino dei collegamenti ferroviari tra i due Paesi. Il processo di
riavvicinamento è interrotto a causa del test nucleare sotterraneo effettuato
il 9 ottobre da Pyongyang COREA DEL NORD 1971/ 1973 Kumgang M- ar del G-
iappone PYONGYANG Nord e Sud si accordano per collaborare in vista di una
futura riunificazione, ma il Sud dichiara di volere ottenere un'adesione
separata all'Onu P'anmujom 2007 Kaesong 38° Parallelo SEUL 1988/ 1991 Dopo anni
di negoziati, Pyongyang accetta un accordo per lo smantellamento del programma
nucleare. Vengono riaperti i collegamenti ferroviari Le due Coree firmano un
accordo di riconciliazione, ottengono una ammissione separata all'Onu e si
accordano per la denuclearizzazione della penisola M- ar Giallo COREA DEL SUD
2008 A novembre la Corea nel Nord chiude l'unico collegamento ferroviario con
il Sud e rafforza i controlli al confine 1998/ N 2000 Il presidente sudcoreano
avvia una nuova politica basata sulla separazione tra cooperazione politica e
commerciale. 2009 200 km Ieri la Corea del Nord annunciato di voler annullare
gli accordi raggiunti con Seul Nel 2000 il primo summit
( da "Avvenire" del 31-01-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 31-01-2009 Disgelo nei rapporti tra Cina e Bruxelles
BRUXELLES. Il partenariato strategico fra Ue e Cina ritrova nuovo
slancio, sull'onda della necessità di dare una risposta comune alla crisi
economica globale. Con la visita alla Commissione Ue del premier cinese Wen
Jiabao viene archiviato il raffreddamento dei rapporti, culminato
nell'annullamento da parte di Pechino del vertice Ue-Cina,
previsto per dicembre 2008, a causa dell'incontro fra l'allora presidente di
turno dell'Ue Nicolas Sarkozy e il Dalai Lama. A segnare il disgelo delle
relazioni bilaterali, in occasione della sua visita, a quasi cinque anni di
distanza dall'ultima, l'annuncio che a breve si terrà il vertice bilaterale Ue-Cina. La presidenza di turno ceca ha fatto sapere che la
riunione si terrà a Praga, dopo l'incontro del G20, previsto a Londra il 2
aprile. Si tratta di un primo segnale concreto al quale si aggiunge la
decisione, presa sempre nei colloqui di ieri, di convocare per aprile il gruppo
di lavoro ad alto livello sui temi economici e commerciali. Wen, accompagnato
da una nutrita delegazione di ministri, impegnata da giorni in una missione che
li ha già portati a Davos e a Berlino per proseguire fino a Madrid e a Londra,
ha anche firmato nove accordi con l'Ue su vari argomenti quali la
deforestazione illegale, l'aviazione civile, l'istruzione, ma anche su materie
che, in passato, hanno creato qualche incomprensione fra Ue e Pechino, come
quella della proprietà intellettuale. «Siamo qui per portare ai governi e ai
popoli europei la fiducia, la speranza e la forza. Finchè la Cina
e l'Ue lavoreranno mano nella mano saremo in grado di superare la crisi e i
tempi duri», ha affermato Wen. «L'Ue e la Cina non
possono che beneficiare da un rafforzamento della loro cooperazione», ha
sottolineato il presidente della Commissione Ue Barroso. Visita del premier Wen
alla Commissione europea Chiuse le polemiche sul Tibet, previsto un vertice
bilaterale dopo il G20 di aprile Wen Jiabao con Barroso (Ap)
( da "Avvenire" del 31-01-2009)
Argomenti: Cina
ECONOMIA 31-01-2009
l'intervista Per l'economista della Cattolica subiamo il crollo degli ordini
dai Paesi di riferimento del made in Italy Fortis: «Meno export, l'Italia paga
la crisi degli altri» DA MILANO GIUSEPPE MATARAZZO « L' talia sarà colpita
dalla recessione non tanto a livello di consumi interni ma a livello di
commercio estero. Come la Germania, l'Italia soffrirà di una diminuzione delle
esportazioni. Il problema non è la competitività delle nostre imprese, ma la
crisi dei consumi e degli investimenti della maggior parte degli altri Paesi.
L'Italia la sta subendo questa crisi». A dipingere la situazione del nostro
Paese è l'economista Marco Fortis, professore di Economia industriale
all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e studioso attento del Made
in Italy, dai distretti produttivi alle piccole e medie imprese. Professore,
cos'è, una crisi di riflesso? In qualche modo possiamo sintetizzare così. Perché
l'I- talia subisce i riflessi di una crisi scatenata da Paesi che hanno
scassato le loro economie con la corsa dei debiti e dei mutui immobiliari, come
Stati Uniti , Gran Bretagna, Spagna e Irlanda. Ci troviamo infatti davanti a
due tipi di recessione: quella che ha toccato proprio questi Paesi che per anni
sono stati portati a modello e che hanno fondato invece le loro economie sui
debiti e oggi scontano il crollo dei consumi interni. E c'è poi la recessione
di Paesi come I- talia e Germania che pagano la crisi delle esportazioni, -5,8%
noi e -6,8% i tedeschi. In questo contesto come legge i dati Istat sul crollo
dell'occupazione nella grande industria e il boom della Cassa integrazione? Che
siamo di fronte a uno scenario generalizzato molto negativo e che ci ha colti
impreparati: perché è la prima volta che ci troviamo in una crisi scatenata dal
debito. Sarà un 2009 difficile. In tutto il mondo. Ci sono colossi
dell'industria di tutti i settori che hanno annunciato migliaia di
licenziamenti. Aziende in forte difficoltà che generano un meccanismo a catena
dalle grandi industrie alle piccole imprese dell'indotto. Aziende che pagano il
crollo della domanda di beni durevoli. Se aggiungiamo che l'edilizia è
praticamente ferma e il calo delle esportazioni, il quadro è piuttosto
complesso. È la crisi del made in Italy? È un momento non facile. Proprio
perché parliamo di imprese i cui ordini, per il 20, 30 e in alcuni casi il 50%
arrivano dall'estero. Non possono non accusare il colpo. Si è rotto il sistema.
Quali sono le soluzioni? Non c'è molto da fare. L'Italia sta meno peggio di
altri Paesi ma non può far molto per sostenere il proprio Pil, considerati i
vincoli di bilancio e soprattutto che la nostra ripresa dipende molto proprio
dagli altri. I cali di fatturato sul fronte dell'export non credo potranno
essere compensati, nel breve periodo, neppure da esportazioni verso altri
grandi mercati come la Russia, i Paesi Opec o la Cina, oggi anch'essi in crisi. C'è da aspettare che chi ha scatenato
la crisi indichi vie d'uscita. Paesi come Usa e Cina devono
rivedere il loro modo di rapportarsi. E la via delle misure statali? Non mi
faccio illusioni sui roboanti piani nazionali che servono a ravvivare un po'
l'economia ma non rappresentano la soluzione e soprattutto non incidono a fondo
nella realtà. Pensiamo al Piano di Obama da 800 miliardi: il 60% è
rivolto a contenere l'impatto della crisi ma non aiuta a far crescere il
sistema. Lo stesso per gli interventi sulle infrastrutture: possono portare
qualche beneficio alla nostra economia, ma non di più. Mentre interventi sui
consumi sono poco utili, considerato che le famiglie, anche se possono
spendere, hanno oggi la tendenza a risparmiare. Cosa dovrebbe fare allora il
nostro Governo? Su cosa puntare? È essenziale che le poche risorse che il
nostro Paese può mobilitare vadano indirizzate al rafforzamento degli
ammortizzatori sociali come la cassa integrazione e sostegni ai precari. È
fondamentale tenere il capitale umano delle imprese del made in Italy con 3
milioni di addetti dalla moda al design, dalla meccanica agli alimentari.
Bisogna risparmiare quante più risorse e saperle utilizzare al meglio per
affrontare quella che mi sembra una vera traversata nel deserto.
( da "Avvenire" del 31-01-2009)
Argomenti: Cina
ECONOMIA 31-01-2009
Giappone in crisi profonda Produzione giù del 9,6%, valanga di licenziamenti DA
BANGKOK STEFANO VECCHIA S egnali contrastanti dall'Asia, dove il Giappone
affonda in una crisi senza precedenti, confermata dal calo della produzione
industriale del 9,6% a dicembre. Per l'immediato futuro, i dati segnalano
ulteriore contrazioni: del 9,1% della produzione complessiva a gennaio e di un
ulteriore 4,7% del solo settore manifatturiero, secondo i dati ufficiali. Il
rafforzamento dello yen e il crollo dell'export stanno avendo ripercussioni
gravi sulle maggiori imprese nipponiche. Toyota prevede un rosso di esercizio
di 3,5 miliardi di euro per l'anno fiscale che si chiuderà il 31 marzo,
superiore del 40% a quello annunciato solo un mese fa. Pesante contrazione di
utili e ricavi anche per Honda Motors (-90%), ma la lista delle aziende che
segnalano dati da vera crisi, a partire da stime al ribasso delle vendite ad
esuberi di personale, si va allungando, con Sony e Toshiba che parlano ormai
apertamente di perdite nette. I tagli di personale annunciati da Hitachi (7.000
entro marzo) e Nec (20mila) indicano non solo le difficoltà reali dei giganti
dell'elettronica, ma confermano i dati preocupanti sulla disoccupazione,
cresciuta del 16% in un anno, con una brusca accelerazione nell'ultimo
trimestre del 2008. Al momento, l'entità del fenomeno si è diluito nell'ampia
area di lavoro informale e parttime, ma i dati pubblicati dalle grande aziende
mostrano una reale crisi occupazionale. Disoccupazione e contrazione di alcuni
settori produttivi non sono estranei agli altri colossi dell'Asia, Cina e India. Tuttavia, e lo conferma il Rapporto sull'economia
mondiale 2009 presentato mercoledì scorso dal Fondo monetario internazionale,
saranno loro a salvare l'economia globale dalla crescita zero. Uniche tra le
grandi economie a mantenere nelle previsioni un tasso superiore al 5%, i
colossi asiatici (6,7% di crescita prevista la Cina
e