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T ARTICOLI DEL 21 ottobre 2008 #TOP
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Articoli
Cina (17)
La Cina rallenta : ora cresce al 9%
( da "Finanza
e Mercati" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina
"rallenta": ora cresce al 9% da Finanza&Mercati del 21-10-
Nugnes
si dimette, il riesame lo libera - dario del porto
( da "Repubblica,
La" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: dalla ex Jugoslavia, dalla Cina". Carlo Lamura, capogruppo di An in Comune, ha preparato un'interrogazione al sindaco chiedendo che sia "l'esercito a presidiare la discarica", che i "rom siano trasferiti in un posto più idoneo" e che "venga eliminato immediatamente il pericolo per gli alunni della scuola elementare".
Brevi,
schede e richiami 7 ( da "Repubblica, La"
del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: La Cina attraverso gli occhi dei cappuccini", documenti, diari, lettere e immagini. Museo dei Beni Culturali Cappuccini, in viale IV Novembre 5, Passo S. Caterina Fieschi. Orari martedì domenica 14.30-18. Fino al 30 novembre. VIOLABOX Continua sino all'8 novembre la mostra del pittore Sergio Leta con l'esibizione "Controra"
Tremonti:
torna l'industria ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: "Chi ci dice che India e Cina sottoscriverebbero le nuove regole? ". Ecco il dilemma. Che ne contiene un altro. A che punto della sua evoluzione (o involuzione) è la crisi finanziaria? Tutti allargano le braccia. Con qualche avvertenza per l'uso. Tremonti: "In politica chi sta con le banche perde.
La
siderurgia è a impatto limitato ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina, India,
Russia). E, dopo le grandi ristrutturazioni degli anni 90, ritiene di aver già
dato molto. Secondo stime Onu riportate dall'associazione,dal
Frattini:
è escluso l'invio di altri soldati
( da "Sole
24 Ore, Il" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: con la partecipazione della Cina, alleato dei pakistani, dell'Arabia Saudita e degli Emirati Arabi: l'obiettivo diplomatico più ambizioso è coinvolgere anche l'India, storico nemico del Pakistan. L'Italia cerca di inserirsi in questo quadro contando sull'autorevolezza conquistata con la missione Isaf, dove sono impiegati 2.
Il
confine sottile dei fondi sovrani
( da "Sole
24 Ore, Il" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Libia, Cina, Russia, Singapore. Hanno, in genere, pura finalità speculativa – anche se certe performance con gli acquisti 2007 di quote di grandi banche Usa farebbero pensare il contrario – anche se alcune iniziative come quella libica su UniCredit portano " capitali di stabilizzazione".
MERCATI
IN ITALIA ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
Ortofrutticoli
Ortaggi Agli secchi Cina prima cart.
Sull'espansione
Usa resta il nodo del debito ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: potrebbe porre condizionamenti governativi e politici sulla libertà d'azione di Guarguaglini su altri mercati (in Cina, ad esempio). La nuova dimensione geopo-litica di Finmeccanica porta a chiedersi inoltre se la societào il Governo abbiano dato a Washington garanzie per proteggere il gruppo da eventuali scalate da fondi sovrani arabi, da Mubadala alla Libia.
Borse
metalli, lo specchio della crisi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: metalli che ne era conseguita appariva più che bilanciata dalla crescita in Cina e nei Paesi emergenti. Con il diffondersi della crisi delle costruzioni è poi intervenuta, soprattutto in Occidente, quella del settore automobilistico, che colpisce anche le grandi industrie giapponesi e coreane, che, dopo essere cresciute esportando gran parte della loro produzione di autoveicoli,
Alleanze
per i legali italiani ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: oltre che in Gran Bretagna e in Cina, saremo presto presenti negli Emirati". L'incontro tra le due realtà professionali ha avuto anche l'obiettivo di allargare le rispettive aree di competenza e far lievitare le dimensioni dello studio. "Aumentare il fatturato senza stravolgere l'equilibrio interno –
Rallenta
l'economia cinese ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: la Cina inizia a temere un atterraggio duro dell'economia. Avanti di questo passo e con una recessione mondiale in arrivo, l'anno prossimo la crescita si fermerà all' 8 per cento.Un'enormità per qualsiasi altro Paese, ma appena sufficiente per un Governo che ogni anno deve creare qualche decina di milioni di nuovi posti di lavoro per mantenere pace e stabilità sociale.
Cina
e "dragoni" asiatici in frenata ora l'emergenza è il rischio-paese -
federico rampini ( da "Repubblica, La"
del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Economia Dopo la crisi finanziaria e gli effetti sull'economia reale, si apre un nuovo fronte Cina e "dragoni" asiatici in frenata ora l'emergenza è il rischio-Paese FEDERICO RAMPINI Ci sarà una terza fase della crisi, e da dove verrà? La prima ondata ha sconquassato il settore bancario innescando la precipitosa escalation di salvataggi pubblici.
Frattini
in Pakistan: <Non si tratta con i terroristi>
( da "Avvenire"
del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: dovrebbe essere a livello dei ministri degli Esteri e coinvolgere Pakistan, Afghanistan, Cina, Emirati, Arabia saudita e India. Visita lampo del ministro degli Esteri a Islamabad: "Un errore il tentativo di legittimare politicamente i guerriglieri" Il ministro Frattini con il collega Qureishi (Reuters).
Questi
i contenuti-chiave e i punti più controversi
( da "Avvenire"
del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
gli Usa lo
hanno rifiutato, Cina e India ne sono esentate. Il "balletto di
cifre" . I costi per l'Italia del "pacchetto clima", così com'è
difeso dalla Commissione, variano da
Misure
sul clima L'Italia rilancia: <Modifiche o salta>
( da "Avvenire"
del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: esigendo che fino a quando Cina e India non accetteranno forti limiti anti-Co2, le industrie europee ad alto consumo di energia (acciaio, cemento, chimica di base, alluminio) godano di esenzioni speciali. Il ministro Prestigiacomo: "Nessuna intesa entro dicembre se non verrà rivisto il pacchetto" Il commissario Ue Dimas: "Non ci saranno rinvii" Il commissario europeo per l'
<Ricomincio
dal mondo> ( da "Famiglia Cristiana"
del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: la Cina, l'India, i Paesi del Golfo, la Turchia, il Brasile, la Russia. In particolare la Cina, con il potere economico e gli interessi che ha in Africa deve assumersi nuove responsabilità che peraltro sembra intenzionata ad assumersi. È successo così anche per la missione in Libano, quando Pechino decise di inviare un suo piccolo contingente di caschi blu"
( da "Finanza e Mercati" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
La
Cina "rallenta": ora cresce
al 9% da Finanza&Mercati del 21-10-
( da "Repubblica, La" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina II - Napoli
La protesta L'inchiesta Il Consiglio giudiziario Scampia I manifestanti di
Marano e Chiaiano sfilano davanti alla questura Noviello e Sirleo hanno inviato
le loro osservazioni sul caso Le ragioni della resa dell'esponente Pd spiegate
in una lettera inviata al sindaco Iervolino Nugnes si dimette, il Riesame lo
libera Un sito abusivo a trenta metri da una scuola I giudici: ma l'ex
assessore lasci Pianura. Domiciliari a Nonno I comitati: "Schedateci
tutti" Strappo in Procura via alle audizioni di Lepore e 2 pm All'origine
del disaccordo le valutazioni sulle posizioni di Pansa e Catenacci I due
sostituti non avevano firmato la richiesta di rinvio a giudizio in una indagine
sui rifiuti DARIO DEL PORTO Discarica, ancora proteste. Oggi alle 17 alcuni
cittadini di Marano e Chiaiano formeranno un presidio permanente di fronte alla
questura in via Medina per protestare contro l'intervento delle forze di
polizia nei confronti di chi si è opposto alla nuova discarica. I manifestanti
chiederanno con slogan e cartelli che gli vengano prese le impronte digitali.
La richiesta segue, raccontano i componenti del comitato, i fatti dei giorni scorsi,
che hanno visto molti dei loro compagni convocati in questura e schedati con
impronte e foto segnaletiche "senza che venisse loro contestato alcun
reato". "Ora schedateci tutti", dicono dal comitato, "se
pensano di intimidirci sbagliano di grosso. Chiaiano resiste. La Campania
libera resiste". Un comunicato del presidio permanente parla di
"comportamenti intimidatori verso chi si oppone alla mega-discarica",
culminati in "una serie di incredibili inviti a comparire" che ha costretto
gli abitanti di Chiaiano a farsi accompagnare in questura da sabato scorso da
un collegio di legali. "Si sono anche registrati casi di schedatura
illegale - dicono i manifestanti - perciò abbiamo deciso di risparmiargli lo
stillicidio e di andare direttamente a consegnare le nostre impronte digitali
come delegazione simbolo della gente di Chiaiano e Marano e come simbolo dello
stato della democrazia in Italia. Che sulla cosiddetta emergenza rifiuti
significa sequestro da 15 anni delle decisioni pubbliche e leggi speciali per chi
protesta dopo il decreto-legge di Berlusconi". Gli abitanti di Chiaiano
fanno riferimento ai fatti del 23 maggio scorso che definiscono "un
attacco nei confronti di cittadini inermi. Contiamo 21 denunciati, 2 processi
in corso, uno in appello, due inchieste e un avviso di garanzia per il soft
walking sulla Salerno-Reggio Calabria". Una discarica a trenta metri dalla
scuola elementare "Ilaria Alpi", una scuola che non ha un nome
qualunque. L'istituto è intitolato alla giornalista che indagava sul traffico
internazionale di rifiuti tossici nei paesi poveri dell'Africa. Ma questa volta
siamo a Napoli, quartiere Scampia. Tra le sostanze nocive sversate di fronte
alla scuola ci sono lastre di amianto, grossi sacchi di plastica con sacchetti
di carbonato di potassio, 20 bidoni metallici con la scritta "arsenico
trissido made in China" e grosse balle di indumenti e stracci, che spesso
servono per smaltire i liquidi tossici (una volta incendiati si volatilizzano
nell'aria). E non c'è solo la discarica. A un centinaio di metri, all'altezza
dello svincolo che unisce l'Asse Mediano con via della Resistenza c'è anche la
più grande baraccopoli di nomadi della città, circondata da colline
stratificate di rifiuti. La discarica abusiva è presidiata da cinque giorni da
otto agenti della polizia municipale e i bidoni di rifiuti sono circondati da
una vistosa rete di plastica rossa. "Non siamo lo sversatoio di Napoli -
insorgono, però, i residenti - ci sono bidoni che vengono dalla Polonia, dalla ex Jugoslavia, dalla Cina". Carlo
Lamura, capogruppo di An in Comune, ha preparato un'interrogazione al sindaco
chiedendo che sia "l'esercito a presidiare la discarica", che i
"rom siano trasferiti in un posto più idoneo" e che "venga
eliminato immediatamente il pericolo per gli alunni della scuola
elementare". (cri. z.) La lettera è scritta a mano, due cartelle e
mezza indirizzate al sindaco Rosa Russo Iervolino: "Cara Rosetta",
scrive Giorgio Nugnes, nella missiva con la quale l'esponente del Pd coinvolto
nelle indagini sulla rivolta contro la discarica di Pianura comunica al sindaco
le proprie dimissioni dall'incarico di assessore. Nugnes aveva inviato la
comunicazione a Palazzo San Giacomo venerdì scorso, chiedendo di renderla
pubblica solo ieri, al termine dell'udienza che si è celebrata davanti al
Tribunale del Riesame e si è conclusa in serata con i ritorno in libertà di
Nugnes dopo quasi tre settimane di arresti domiciliari. All'ormai ex assessore
(assistito dagli avvocati Nello Palumbo e Paolo De Angelis) è stato però
applicato il divieto di soggiorno a Pianura. "A questo punto meglio i
domiciliari", avrebbe commentato. Lascia il carcere l'altro politico
indagato, il consigliere comunale di An, Marco Nonno, difeso dagli avvocati
Sergio Rastrelli e Giovanni Belleré, che va agli arresti domiciliari.
L'ordinanza sembra mantenere in piedi l'impianto accusatorio, optando per
misure cautelari più lievi. Nella lettera di dimissioni, Nugnes ringrazia
Iervolino per "le attestazioni pubbliche di stima riguardo alla dolorosa
vicenda - si legge - che mi vede ingiustamente coinvolto. Ho appreso con grande
piacere dalla stampa che mi hai sostanzialmente confermato la fiducia
mantenendomi nell'incarico di assessore sia pure, come è naturale, senza
deleghe". Quindi aggiunge di aver voluto rassegnare il mandato per
togliere il sindaco "da qualsiasi disagio, evitando che la mia assurda
vicenda possa ulteriormente riverberarsi sul sereno, corretto ed efficiente
funzionamento dell'attività amministrativa". "Apprezzo la sua
sensibilità e lo ringrazio per il lavoro svolto", è lo stringato commento
del sindaco. All'udienza di ieri il pm Antonio Ardituro aveva depositato nuovi
atti principalmente sulla posizione di Marco Nonno, considerato dalla Procura
"il regista della rivolta": le dichiarazioni di un pentito di Bagnoli
su una presunta vicinanza del consigliere comunale di An alle cosche
"vincenti" di Pianura, e un verbale del consigliere regionale di An,
Pietro Diodato, sentito come teste in Procura sabato scorso. Diodato ha parlato
dei rapporti fra Nonno e Leopoldo Carandente, imprenditore latitante
nell'ambito di questa indagine e in passato coinvolto in un'inchiesta per
camorra. Diodato ha riferito inoltre l'episodio di una manifestazione
organizzata a febbraio contro la discarica di Pianura. Sul palco accanto a
Nonno, ha sostenuto, c'erano Carandente e altri personaggi del quartiere poco
raccomandabili vedendo i quali l'ex questore, all'epoca consigliere comunale
del Pdl, Franco Malvano avrebbe commentato, secondo la versione di Diodato:
"Che ci fanno quelli là sopra"?. L'avvocato Sergio Rastrelli, che
difende Nonno insieme a Giovanni Belleré, parla di "integrazioni di pura
suggestione processuale. Dichiarazioni generiche e calunniose, prive di
riscontri investigativi". Alla fine di luglio non avevano firmato la
richiesta di rinvio a giudizio dell'inchiesta sui presunti illeciti nella
gestione della crisi rifiuti perché in disaccordo con la scelta del procuratore
capo, Giandomenico Lepore, di stralciare dal capitolo principale le posizioni
del prefetto Alessandro Pansa, dell'ex commissario straordinario Corrado
Catenacci e di altri quattro indagati. Ora i pm Giuseppe Noviello e Paolo
Sirleo hanno inviato al consiglio giudiziario e al Csm le proprie osservazioni
sul caso. La questione è stata discussa ieri dell'organo locale di autogoverno
dei magistrati che in serata ha deciso di disporre l'audizione dei tre
protagonisti della vicenda. Il calendario sarà fissato nei prossimi giorni,
quando sarà depositato anche il verbale della riunione che si è svolta ieri a
Palazzo di Giustizia. Il consiglio giudiziario ha ritenuto necessario procedere
alle audizioni allo scopo di valutare in maniera approfondita le diverse
posizioni che si sono delineate due mesi e mezzo fa. Secondo i due sostituti,
nel disporre lo stralcio il procuratore avrebbe, nella sostanza anche se non
nella forma, adottato un provvedimento di revoca del fascicolo assegnato ai pm
Noviello e Sirleo in regime di co-delega. Nella impostazione di Lepore, al
contrario, il provvedimento non può, né nella forma né nella sostanza, essere
considerato come una revoca e neanche come una avocazione. Sul piano tecnico,
il nodo investe le nuove norme sull'organizzazione delle Procure, che assegnano
al capo dell'ufficio poteri ben più ampi rispetto al passato e accentuano il
rapporto gerarchico tra il procuratore e i sostituti. Prerogative ulteriormente
rafforzate dalle disposizioni contenute nel decreto (poi convertito in legge)
sui rifiuti varato dal governo Berlusconi che ha attribuito al procuratore di
Napoli la titolarità dei fascicoli istruiti in tutta la regione per fatti
legati alla gestione dell'emergenza. Ma al di là dei profili giuridici e
ordinamentali della questione, appare evidente che lo strappo consumato alla
fine di luglio non è stato ancora ricucito. Ora bisognerà vedere se ed in che
misura la verifica avviata dal consiglio giudiziario porterà a una
ricomposizione dei rapporti fra Lepore e i suoi sostituti, peraltro sempre
improntati alla reciproca collaborazione prima e anche dopo le frizioni registrate
la scorsa estate. Il 31 luglio scorso, la richiesta di rinvio a giudizio nei
confronti di 25 imputati, fra i quali l'ex subcommissario Marta Di Gennaro e
l'amministratore di Fibe, Massimo Malvagna, per i quali è in corso l'udienza
preliminare davanti al gup Raffaele Piccirillo, venne firmata dal solo
procuratore aggiunto Aldo De Chiara, espressamente delegato al compimento di
questo atto dal procuratore capo. Lepore aveva ritenuto di approfondire
ulteriormente le posizioni degli indagati che, a differenza dei protagonisti
del troncone principale, non erano stati raggiunti nel maggio scorso
dall'ordinanza di arresti domiciliari firmata dal gip Rosanna Saraceno ed erano
venuti a conoscenza degli atti dell'inchiesta solo al momento della chiusura. I
pm Noviello e Sirleo, non condividendo questa impostazione, scelsero di non
sottoscrivere le conclusioni dell'inchiesta. Nonostante la divergenza Lepore
(che nel maggio scorso aveva esonerato per sei mesi i due pm da alcuni turni
per consentire loro di portare a compimento le più importanti indagini sui
rifiuti) ha comunque incaricato i suoi sostituti di rappresentare l'accusa in
udienza, incarico che i due pm stanno portando avanti e li ha visti discutere
il 10 ottobre scorso con la requisitoria pronunciata davanti al gup Piccirillo.
Noviello e Sirleo stanno anche conducendo altre inchieste sulla crisi rifiuti,
compresa quella per la quale, alcuni giorni or sono, è stato notificato un
nuovo avviso di garanzia al governatore Antonio Bassolino. (d.d.p.).
( da "Repubblica, La" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
Visite guidate
PALAZZO DUCALE Aperture e visite guidate alla Torre Grimaldina e alle carceri. Ingresso
intero 4 euro, ridotto 3 euro; con visita guidata intero 5 euro, ridotto 4.50
euro, scuole 4 euro; con attività didattica 6.50 euro Orario: da martedì a
domenica 10-13, 15-18. Piazza Matteotti. GALLERIA SPINOLA Sino al 26 ottobre è
possibile salire a bordo della barca a vela "La Spina", voluta nel
1929 da Franco Spinola, il generoso donatore del palazzo di Pellicceria oggi
Galleria Nazionale. La barca è visitabile allo Yacht Club Italiano in orario
10-12 e 14-17. Prenotazioni al numero 3493301940. Incontri DIRITTI CIVILI
Tavola rotonda "Ecco Omo", confronto sui temi dell'uguaglianza e dei
diritti civili di gay, lesbiche e transessuali per la presentazione del libro
di Franco Grillini "Ecce Omo. 25 anni di rivoluzione gentile" (Rizzoli).
Intervengono con l'autore Andrea Ranieri, Maria Rosa Zerega, Fabio Morchio,
Marina Dondero, Giorgio Devoto. Modera Donatella Alfonso. Ore 18 al Forum Fnac,
via XX Settembre 46 r. A COMPAGNA Conferenza di Gabriella Airaldi dal titolo
"Benedetto Zaccaria. Ammiraglio, corsaro e mercante genovese del
medioevo", alle 17 alla Sala Conferenze dell'Istituto di Storia Patria.
Palazzo Ducale, atrio cortile maggiore. fairtrade Doppio appuntamento con Pino
Petruzzelli, attore e autore, alla Libreria Feltrinelli: alle ore
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-21 - pag: 4 autore: Tremonti: torna
l'industria "Le tensioni riportano alla mano pubblica" - Niente
deroghe a Maastricht Mariano Maugeri MILANO "Il paradosso
dell'euro",l'ultimo libro di Lorenzo Bini Smaghi, è un po' come il french
paradox studiato dai clinici di mezzo mondo: a un'alimentazione molto ricca di
cibi grassi corrisponde un tasso di malattie coronariche nella media degli
altri Paesi. Tutto merito del vino rosso. Per l'euro è un po' lo stesso:
deprecata da una parte consistente degli europei, regge tra qualche
scricchiolio l'economia dell'Unione mentre implode il sistema finanziario più
potente del mondo, quello americano. Stavolta lo steteoscopio stava nelle
orecchie giuste: Bini Smaghi, componente italiano della Bce,Mario Monti,
"economista errante", come si è definito,ed ex commissario alla
concorrenza dell'Unione Europea, il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti,
che stavolta invece di Karl Marx ha citato per ben due volte Stalin. A
provocare Dario Di Vico, vicedirettore del Corriere della Sera.L'elenco dei
paradossi comincia a sintetizzarlo Mario Monti, con un incipit che fa correre
qualche brivido: "L'integrazione europea e la globalizzazione sono
fenomeni reversibili". Al quale segue un'opinione spassionata che
probabilmente chiosa il discorso di Silvio Berlusconi alla Casa Bianca di una
settimana fa: "Certo che George W. Bush entrerà nella storia, ma per un
disastro che sollecita pietà". L'ultima sull'euro l'ex commissario Monti
non se la fa scappare: "La moneta unica ha disinnescato i meccanismi
inflattivi dell'economia italiana ". Fosse solo questo, sarebbe un
risultato non disprezzabile. Purtroppo, gli fa eco Tremonti, il change over ha
distrutto "la capacità di calcolo" degli italiani. Si poteva arginare
questo shock con la banconota da un euro - "esattamente come il dollaro
americano " - proposta ripetutamente dal ministro dell'Economia in quegli
anni. Così non è stato. E i ragionamenti sull'impatto della moneta unica
appaiono quisquilie rispetto al colossale swap di queste settimane – sono
parole di Tremonti –"che ha trasformato il debito privato in debito
pubblico". Sugli scenari che si tratteggiano in questi giorni, il ministro
ha un'idea precisa: "Torneremo alla mano pubblica e allo Stato nazione, la
manifattura e l'agricoltura". Forse è un segno di quella tendenza
culturale che Tremonti registra anche in Europa, e cioè "la prevalenza
dell'empirismo ai danni delle visioni dogmatiche ".E a proposito di chiavi
di lettura empiriche, Tremonti dice subito la sua: "Non ci vuole una nuova
Bretton Woods, piuttosto qualcosa che assomigli il più possibile alla pace di
We-stfalia ". Quella firmata dopo la guerra dei Trent'anni, grazie alla
quale gli Stati si riconobbero in quanto tali, indipendentemente dai loro
sovrani. E alla parola sovranità scatta il riflesso condizionato di altre
superpotenze contemporanee, i fondi (sovrani)."Ma che c'entrano con il
mercato?". Di sicuro non si torna indietro: "Né sul patto di stabilità
né su Maastrich. Anche se nella città olandese – ironizza il ministro –fu
ucciso d'Artagnan". Bini Smaghi racconta degli Usa, "che invece di
affrontare i nodi strutturali della crisi hanno spinto i cittadini a
indebitarsi": la crisi dei subprime nasce così. Adesso, non c'è che
aspettarsi che le banche tornino a fare il loro mestiere. Bretton Woods? C'è un
problemino, dice il banchiere europeo. "Chi ci dice
che India e Cina sottoscriverebbero le nuove regole? ". Ecco il dilemma. Che
ne contiene un altro. A che punto della sua evoluzione (o involuzione) è la
crisi finanziaria? Tutti allargano le braccia. Con qualche avvertenza per
l'uso. Tremonti: "In politica chi sta con le banche perde. L'ho
ripetuto anche qualche giorno fa a Bruxelles. Lo Stato ci sta solo per tutelare
i risparmiatori e le imprese. Nessun lucido esercizio di dominio luciferino
della politica". Monti, riferendosi soprattutto all'Italia: "Stiamo
attenti a non gettare il bambino delle riforme strutturali con l'acqua sporca
della finanza cattiva ". Di nuovo il ministro: "Basilea 2 era come la
corazzata Potemkin: tutte le banche fallite erano in regola con le
regole". Insomma, è un fiorire di paradossi, inviti a sedersi attorno a
tavoli pacificatori declinati dalle nuove superpotenze, corazzate bancarie di
cartapesta. Nessuno sa se insieme ai paradossi dell'euro sopravviverà, causa
regimi dietetici decisamente più morigerati, lo stesso french paradox. Il che è
tutto dire. MARIO MONTI "L'integrazione europea e la globalizzazione sono
fenomeni reversibili. L'euro ha disinnescato i meccanismi inflattivi
dell'Italia" TAM TAM Il paradosso dell'euro. Da destra, Giulio Tremonti,
Dario Di Vico (vicedirettore del Corriere della Sera) e Mario Monti alla
presentazione del libro di Lorenzo Bini Smaghi (a sinistra), "Il paradosso
dell'euro".
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
IN PRIMO PIANO data: 2008-10-21 - pag: 2 autore: Industria. Pasini
(Federacciai): abbiamo già tagliato le emissioni del 29% La siderurgia è a
impatto limitato ROMA Quello dell'industria siderurgica è un osservatorio unico
sulla grande diatriba ItaliaUe. Quelli dell'acciaio sono da sempre tra gli
industriali più esposti, in termini di costi, alle conseguenze
dell'applicazione del pacchetto 20- 20-20. E, insieme ai colleghi europei,
tedeschi in testa, costituiscono anche una delle lobby più influenti negli
uffici della Commissione Ue. Fino, talvolta, a rappresentare interessi molto
specifici, difficilmente conciliabili con un'ottica trasversale,a tutto campo,
delle associazioni nazionali d'impresa. Capita così che l'industria siderurgica
sostenga un'opzione – quella della gratuità all'80%delle quote di CO2 fino alla
sottoscrizione di un accordo globale – che non si addice in pieno ad altri
grandi comparti industriali. Questa opzione inserita nella proposta della
Commissione europea si applicherebbe alle "industrie energivore in
concorrenza ", definizione di difficile estensione a grandi settori
differenti dalla siderurgia. Al di là di questa opzione in campo, resta il
giudizio molto drastico della Federacciai, l'associazione dei produttori italiani
di acciaio, sebbene il suo presidente Giuseppe Pasini voglia attendere notizie
certe e novità sul confronto ItaliaUe prima di emettere sentenze. "Non è
il momento di un commento conclusivo – dice Pasini –. Di certo non è un mistero
per chi segue questi temi che l'industria dell'acciaio si sia mossa per prima
sottolineando rischi e sovraccosti di questo pacchetto". "è naturale
dunque – aggiunge Pasini – che si guardi con favore alla posizione assunta dal
presidente del Consiglio. Siamo tra i settori più esposti, per il pagamento di
quote di CO2 che dovremmo sostenere e per i costi che i produttori di energia
elettrica potrebbero decidere di scaricare su grandi consumatori come la nostra
industria. Ma non demordiamo – dice – vediamo che cosa il Governo riesce a portare
a casa, poi ne riparliamo". Federacciai teme la concorrenza sempre più
sfrenata di competitor aggressivi i cui Paesi dovessero decidere di non
aggregarsi al grande accordo (Stati Uniti, Cina, India,
Russia). E, dopo le grandi ristrutturazioni degli anni 90, ritiene di aver già
dato molto. Secondo stime Onu riportate dall'associazione,dal
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2008-10-21 - pag: 17 autore: Frattini: è escluso l'invio
di altri soldati Carlo Marroni ISLAMABAD. Dal nostro inviato Una conferenza
internazionale di stabilizzazione per salvare l'Afghanistan dai talebani - con
i quali si può "parlare" ma senza legittimarli - e il Pakistan dal
caos. L'Italia, prossimo presidente del G8, vuole avviare, accanto alla
presenza militare, un processo politico per stabilizzare l'area. Il ministro
degli Esteri, Franco Frattini, è sbarcato ieri a Islamabad per incontrare il
nuovo presidente, Asif Ali Zardari, alle prese con una situazione interna
drammatica, sia politica che economica, in un quadro di crescente influenza
talebana, e con un rapporto sempre più difficile con gli Usa. Frattini ha
proposto alla dirigenza del Paese un vertice il prossimo anno a margine del G8
che veda al centro Pakistan e Afghanistan (dove nel frattempo si terranno le
elezioni) con la partecipazione della Cina, alleato dei pakistani, dell'Arabia Saudita e degli Emirati
Arabi: l'obiettivo diplomatico più ambizioso è coinvolgere anche l'India,
storico nemico del Pakistan. L'Italia cerca di inserirsi in questo quadro
contando sull'autorevolezza conquistata con la missione Isaf, dove sono
impiegati 2.400 militari, concentrati nella provincia di Herat, area
dove si stanno intensificando gli attacchi dei talebani (gli ultimi nel fine
settimana). L'escalation delle violenze, in ogni caso, non indurrà il Governo a
un surge: Frattini ha escluso un aumento del numero dei militari, mentre ha
confermato sia un incremento dei mezzi (a partire da quattro Tornado) sia
l'impegno sul fronte della cooperazione. Sulla stessa linea il ministro della
Difesa, Ignazio La Russa, che, dopo aver incontrato al Pentagono il segretario
alla Difesa americano, Robert Gates, ha sottolineato che non c'è "una
specifica richiesta di una maggiore presenza per l'Italia ". Si andrÁ
invece- ha aggiunto- nella direzione di "un maggiore utilizzo dei nostri soldati
giÁ sul territorio". C'è poi il dialogo con i talebani avviato dal Governo
afghano: "Il colloqui non devono portare a un loro legittimazione ha
avvertito Frattini - sarebbe un errore grave. Va bene tendere aperto un canale,
come fa l'Egitto con Hamas, ma senza avviare un vero negoziato". L'Italia,
quindi, manifesta la volontà di rafforzare la tenuta del Pakistan, anche con
aiuti economici: Frattini - che ha incontrato il presidente, il premier e il
ministro degli Esteri ha annunciato che il debito di 100 milioni di euro sarà
di fatto cancellato,con l'impegno da parte di Islamabad di acquistare
dall'Italia forniture nel campo della Difesa. carlo.marroni@ilsole24ore.com
PRUDENZA NEL DIALOGO Da Islamabad il ministro degli Esteri invita alla cautela:
sì ai colloqui, purché non portino a legittimare i terroristi.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-10-21 - pag: 18 autore: ... TRA MERCATO E
POLITICA Il confine sottile dei fondi sovrani "I fondi sovrani vanno bene
ma cosa c'entrano con il mercato?".La domanda –retorica,perché contiene in
sé la risposta: "nulla" – è del ministro Giulio Tremonti. E arriva a
ventiquattro ore dall'annuncio del suo collega degli Esteri,Franco Frattini, di
attribuire una sorta di "bollino blu" ai fondi sovrani graditi.
Difficile che si possa arrivare a norme difensive efficienti in caso di fondi
sovrani: sono un centauro (metà finanza, metà Governo) e se usati in modo
aggressivo e spregiudicato possono fare più danni di una guerra. Dire fondi
sovrani significa Paesi Arabi, Libia, Cina, Russia, Singapore. Hanno, in genere, pura finalità speculativa
– anche se certe performance con gli acquisti 2007 di quote di grandi banche
Usa farebbero pensare il contrario – anche se alcune iniziative come quella
libica su UniCredit portano " capitali di stabilizzazione".
Gradite o no, è difficile stare a regole di mercato per discriminare iniziativa
da iniziativa: non è il mercato l'arena dove affrontare questi soggetti
ambivalenti. è, probabilmente, solo quella politica, magari definendo i settori
strategici da difendere, in ogni caso, sia da fondi sovrani, sia da altri
soggetti.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2008-10-21 - pag: 26 autore:
MERCATI IN ITALIA A MILANO Caseari Rilevazione settimanale della Camera di
Commercio di Milano del 20 ottobre 2008.(Prezzi medi statistici riferiti alla
situazione di mercato accertata nella settimana precedente). Franco partenza, pagamento
in contanti, Iva esclusa, à al kg. Burro e crema di latte Burro 1,60; prodotto
con crema di latte sottoposta a centrif. e pastorizzazioneregolam. CEnÚ
1234/072,55; dicentrifuga2,70; zangolatodicremefresche per la burrificazione
1,40; crema di latte (40% sost. grassa) 1,22; siero latte screm. (c/scotta)
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-10-21 - pag: 41 autore: ANALISI
Sull'espansione Usa resta il nodo del debito di Gianni Dragoni C on
l'acquisizione della statunitense Drs Technologies, del costo di circa 3,4
miliardi di euro, compresa l'assunzione dell'indebitamento netto, sale a 7,4
miliardi il costo della campagna acquisti condotta da Finmeccanica a partire
dal 2002. Attraverso questo shopping Pier Francesco Guarguaglini, alla guida
della società dell'aerospazio e difesa controllata dallo Stato dal 24 aprile
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
MATERIE PRIME data: 2008-10-21 - pag: 48 autore: Scenari. Pesano i timori di
recessione ma in futuro i ribassi potrebbero finire Borse metalli, lo specchio
della crisi Gianni Mattarelli MILANO Tra giovedì e venerdì scorso i prezzi dei
metalli al London Metal Exchange (Lme) hanno segnato i nuovi minimi degli
ultimi anni, con quotazioni a tre mesi di 4.545 $ per il rame, 2.115 per
l'alluminio, 1.164 per lo zinco, 1.335 per il piombo e 10.200 $ per il nickel.
I prezzi si sono poi ripresi in chiusura di settimana, sulla scia del generale
recupero delle borse azionarie. è tuttavia difficile immaginare che la ripresa
possa continuare ancora per molto, perché la recente brusca caduta dei valori
dei metalli industriali è dovuta all'improvviso peggioramento del panorama
economico mondiale. Tra i dati che più hanno colpito gli operatori nei giorni
scorsi ci sono il più forte declino mensile dal 1974 della produzione
industriale americana, mentresono ai minimi da 18 anni negli Usa sia l'attività
manifatturiera dei principali Stati che la vendita di autocarri. La crisi del
settore costruzioni, che dura da oltre un anno, non aveva causato grosse
ripercussioni sull'Lme, perché sembrava confinata agli Stati Uniti e la
riduzione dei consumi di metalli che ne era conseguita
appariva più che bilanciata dalla crescita in Cina e nei Paesi
emergenti. Con il diffondersi della crisi delle costruzioni è poi intervenuta,
soprattutto in Occidente, quella del settore automobilistico, che colpisce
anche le grandi industrie giapponesi e coreane, che, dopo essere cresciute
esportando gran parte della loro produzione di autoveicoli, devono ora
ridurre le vendite per il calo della richiesta in Europa e negli Stati Uniti,
con conseguenze negative sul consumo di metalli. A spingere all'ingiù i prezzi
dell'Lme è il progressivo aumento dei timori di una imminente recessione
mondiale. Ovvero, come sempre accade in casi analoghi, le quotazioni stanno
anticipando lo svilupparsi di una situazione fondamentale negativa oggi
prevista da molti osservatori. Il fenomeno riguarda tutte le materie prime,
come risulta dall'indicatore Reuters-Jefferies Crb ( che segue i 19 prodotti di
base più trattati negli Stati Uniti tra energia, metalli e agricoltura), sceso
ai minimi dal settembre 2004. Le borse metalli riflettono perciò le deboli
prospettive economiche, anche se sul medioperiodo dovrebbero apparire fattori
di sostegno e freni a eccessivi ribassi, perché, a esclusione dell'alluminio,
per tutti i metalli esistono problemi ad aumentare la produzione. Per il
metallo guida, il rame, esiste, per esempio, una cronica difficoltà a
raggiungere ogni anno gli obiettivi di produzione. A parte le situazioni di
sciopero, che si ripetono periodicamente in molti Paesi produttori, e la
vulnerabilità degli impianti a interruzioni di produzione, c'è ora la virtuale
impossibilità ad aprire nuovi giacimenti, perché ai livelli di prezzo attuali
non risulterebbero convenienti l'estrazione e la raffinazione, mentre si va
riducendo il contenuto di metallo nei minerali.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
NORME E TRIBUTI PROFESSIONISTI data: 2008-10-21 - pag: 39 autore: Avvocati. Le
strategie degli studi nella competizione per la conquista del mercato
internazionale Alleanze per i legali italiani Intese mirate con partner locali
per espandersi oltreconfine Marco Bellinazzo MILANO Internazionalizzazione
coniugata attraverso alleanze mirate con studi locali. Tutela del brand e del
"patronimico" giocata sul piano della professionalità e della
creatività giuridica. Sviluppo coltivato conservando quelle dimensioni ottimali
– dalle piccole boutique del diritto alle strutture di media grandezza – che
permettono di mietere profitti con un buon rapporto tra fatturato e numero dei
partner. Esclusi dalla classifica delle 50 law firm più innovative – pubblicata
la scorsa settimana dal Financial Times (si veda l'articolo riportato sotto ) –
gli avvocati italiani difendono il loro prestigio e la propria capacità di
stare sul mercato in modo concorrenziale affermando queste parole d'ordine.
"Si può andare all'estero seguendo molte strade – spiega Francesco Gianni,
tra i fondatori di Gianni–OrigoniGrippo –. Noi abbiamo scelto di restare
italiani e seguire all'estero i nostri clienti legandoci a studi locali
accuratamente selezionati. Una strategia che ci consente di abbassare i costi
tenendo sempre alta la qualità dei servizi". L'internazionalizzazione, per
Gianni, non è appannaggio esclusivo delle firm anglosassoni che hanno arruolato
migliaia di avvocati e aperto sedi in tutto il mondo, facendo fruttare la pervasività
del common law che rappresenta l'architrave di interi rami dell'ordinamento
giuridico mondiale, dal diritto marittimo a quello degli appalti. "Quello
che conta non è la dimensione super degli studi", aggiunge Gianni.
"Va sfatato questo pregiudizio. Gli studi in testa alle graduatorie di
redditività sono quelli Usa che dispongono di 200-300 professionisti
iper-specializzati. è l'affidabilità degli avvocati e il portafoglio clienti a
determinare gli utili". Una strategia, quella dell'autonomia e delle alleanze
con network di partner stranieri, perseguita anche dallo studio
legaletributario Pirola-Pennuto-Zei che si è di recente integrato con
Agnoli-Bernardi. "Da rafforzare però con propri uffici da aprire dove è
più assidua l'attività dei nostri clienti", spiega l'avvocato Maurizio
Bernardi. "Per questo, oltre che in Gran Bretagna e in
Cina, saremo presto presenti negli Emirati". L'incontro tra le
due realtà professionali ha avuto anche l'obiettivo di allargare le rispettive
aree di competenza e far lievitare le dimensioni dello studio. "Aumentare
il fatturato senza stravolgere l'equilibrio interno – chiarisce Bernardi
– serve per poter disporre di maggiori risorse da investire
nell'innovazione". C'è da dire, in effetti, che prima che la dimensione, a
incidere sulla vocazione prevalentemente domestica degli studi tricolori sono
altri fattori: da quello "culturale" all'estensione del mercato di
riferimento. "Si pensi a quanto capitalizza la Borsa italiana rispetto a
quelle degli altri Paesi europei o a Wall Street", esemplifica Andrea
Carta Mantiglia, partner di Bonelli- Erede-Pappalardo. Eppure questo non
implica per forza di cose la nostra sudditanza rispetto alle law firm inglesi o
americane. "Ci confrontiamo spesso con queste realtà sul piano giuridico e
senza timori reverenziali.Anzi –sottolinea Carta Mantiglia – talvolta siamo noi
a creare nuovi strumenti che poi si diffondono nelle altre giurisdizioni. Si
deve per esempio a Bonelli-Erede-Pappalardo l'invenzione delle "azioni
sviluppo" e del cosiddetto leveraged buy out con doppio veicolo
sperimentato per la prima volta nell'operazione Seat". Chi invece ha
optato da sempre per l'internazionalizzazione con ramificazioni dirette in
tutti i Paesi è Baker & McKenzie, in Italia dal 1962 con una propria articolazione
e oggi al tredicesimo posto della classifica del Financial Times. Alberto
Semeria, managing partner delle sedi italiane illustra così i vantaggi di
questa po-litica: "La nostra è una struttura sostanzialmente unitaria
caratterizzata da un forte accentramento che ci permette di condividere in
tempo reale sia la piattaforma informatica sia le best practice amministrative
e giuridiche messe a punto nell'ambito del gruppo. Noi ci sentiamo avvocati
italiani pur partecipando a quella tradizione dell'associazionismo anglosassone
che privilegia una visione internazionale e dinamica della professione".
LE ALTRE OPZIONI La tutela del brand passa da professionalità e creatività
giuridica Il rapporto fatturato- soci cerca dimensioni ottimali.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-21 - pag: 11 autore: Rallenta l'economia
cinese Nel terzo trimestre crescita (9%) al ritmo più basso da cinque anni Luca
Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente La locomotiva cinese rallenta
la corsa. Nel terzo trimestre del 2008, il Pil è cresciuto del 9% su base
annua. Si tratta del tasso di sviluppo più basso registrato negli ultimi cinque
anni: era dal secondo trimestre del 2003, quando il Paese era in ginocchio per
la Sars, che la congiuntura non si espandeva a un ritmo così contenuto. Nel
terzo trimestre 2008, il Paese ha vissuto un evento unico nella sua storia, le
Olimpiadi. Un evento che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, ha
finito per avere un impatto netto negativo sull'economia.I problemi legati
all'inquinamento e alla sicurezza, uniti alle necessità logistiche, hanno
costretto il Governo a ridurre i trasporti e a chiudere migliaia di fabbriche
intorno alla capitale per diverse settimane. E questo ha pesato sul Pil. Di
quanto? Difficile dirlo:l'unica certezza è la frenata del principale motore
dell'economia, cioè della produzione industriale ( contribuisce per circa il
50% alla formazione del Pil), che tra luglio e settembre è cresciuta del 13%,
contro il 16% registrato nei due trimestri precedenti. Effetto Olimpiadi, ma
anche effetto recessione globale. Negli ultimi mesi, la produzione industriale
ha continuato a frenare ( 11,4% a settembre, il tasso di crescita più basso
degli ultimi sei anni) anche a causa della debolezza della domanda mondiale,
che ha iniziato a comprimere il portafoglio ordini delle aziende cinesi. Il
risultato è che le esportazioni di prodotti a basso valore aggiunto hanno già
cominciato a segnare il passo, mentre quelle capital intensive hanno tenuto,
come dimostra il surplus commerciale registrato sempre a settembre. Un record
che, con ogni probabilità, resterà per sempre fissato nella storia economica
del Paese, poiché nei prossimi mesi la crisi finanziaria e la conseguente
stagnazione si faranno sentire sempre di più anche sulla bilancia commerciale.
Pechino può consolarsi con la domanda interna, che finora non ha risentito del
deterioramento dell'economia globalee ha mantenuto un tasso di espansione
robusto. Le vendite al dettaglio sono cresciute per tre mesi consecutivi di
oltre il 23 per cento. E anche gli investimenti fissi hanno continuato a
lievitare a un ritmo sostenuto (in particolare nel settore agricolo).
"Guardando al futuro della domanda domestica, l'unico elemento di rischio
è rappresentato dal mattone, visto che nei primi otto mesi dell'anno le vendite
immobiliari sono diminuite del 12,7% in valore, mentre i prezzi stanno
scendendo nella maggior parte delle città ", avverte Qu Hongbin,
economista di Hsbc. In questo quadro, la Cina inizia a temere un atterraggio duro dell'economia. Avanti di
questo passo e con una recessione mondiale in arrivo, l'anno prossimo la
crescita si fermerà all' 8 per cento.Un'enormità per qualsiasi altro Paese, ma
appena sufficiente per un Governo che ogni anno deve creare qualche decina di
milioni di nuovi posti di lavoro per mantenere pace e stabilità sociale.
Ecco perché Pechino sta pensando di passare subito al contrattacco. In una
riunione tenutasi lo scorso fine settimana, il Consiglio di Stato ha deciso di
intervenire al più presto sui tre fronti a rischio: la riduzione della
crescita, la frenata dei profitti aziendali e la caduta dei prezzi degli asset
(oltre al mattone, anche la Borsa). Oggi la Cina è il
Paese che dispone del più ampio margine di manovra per tentare di contrastare
la stagnazione. Pechino può varare un piano di investimenti pubblici destinati
a infrastrutture, agricoltura, energia, perché ha un debito pubblico molto
contenuto rispetto alle nazioni industrializzate. E può agire anche sul piano
monetario, perché l'inflazione, dopo i forti rialzi messi a segno tra fine 2007
e il primo semestre 2008, ora è tornata sotto controllo, come dimostra la
crescita del 4,6% su base annuale, registrata a settembre dall'indice dei
prezzi al consumo. è solo questione di settimane, se non di giorni, e il Governo
cinese passerà all'azione. lucavin@attglobal.net BOOMERANG OLIMPICO Produzione
industriale penalizzata anche dalla chiusura di molte fabbriche durante i
Giochi per ridurre l'inquinamento.
( da "Repubblica, La" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
Economia
Dopo la crisi finanziaria e gli effetti sull'economia reale, si apre un nuovo
fronte Cina e "dragoni" asiatici in
frenata ora l'emergenza è il rischio-Paese FEDERICO RAMPINI Ci sarà una terza
fase della crisi, e da dove verrà? La prima ondata ha sconquassato il settore
bancario innescando la precipitosa escalation di salvataggi pubblici. La seconda è la recessione che
deprime l'economia reale. Il terzo capitolo potrebbe aprirsi all'insegna del
rischio-paese. E stavolta gli anelli deboli del sistema sono le nazioni
emergenti, l'ultimo motore ancora acceso della crescita globale. Il governo di
Pechino ha rivisto al ribasso le sue stime di crescita: dopo l'11,7% di aumento
del Pil nel 2007, la Cina rallenta al 9%. E' il prezzo
inevitabile per il calo dei consumi in Europa, negli Stati Uniti e in Giappone,
le tre aree colpite dalla recessione che sono anche i tre sbocchi più
importanti delle esportazioni made in China. Fin qui il danno appare contenuto:
in qualunque altra parte del mondo un aumento del 9% del Pil si chiama boom. Ma
un taglio netto del 2,7% alla crescita non è indolore. In una nazione di 1,3
miliardi di abitanti, dove in media 15 milioni di contadini abbandonano le
campagne ogni anno per cercare lavoro in città, la stabilità sociale esige un
ritmo di sviluppo molto sostenuto. Già adesso nella regione meridionale del
Guangdong l'industria tessile è in gravi difficoltà, i licenziamenti di massa
si moltiplicano, scatenando proteste violente. Per sua fortuna la Repubblica
Popolare fronteggia questa crisi con una solidità finanziaria notevole. Le
riserve valutarie della banca centrale di Pechino sfiorano il livello record di
duemila miliardi di dollari. A differenza delle famiglie americane, quelle
cinesi non sono affatto indebitate, al contrario custodiscono un immenso
giacimento di risparmio: il 40% del loro reddito. Tuttavia qualche punto debole
c'è, nei settori contagiati dallo stesso morbo dell'Occidente: nelle grandi
città come Pechino e Shanghai si sgonfia la bolla speculativa del mercato
immobiliare; il colosso finanziario Citic (controllato dallo Stato) ha dovuto
rivelare un buco di bilancio di 1,9 miliardi di dollari in seguito ad azzardate
speculazioni sull'euro. Proprio mentre il governo italiano si preoccupa di
erigere barriere contro eventuali incursioni ostili dei fondi sovrani
stranieri, a Pechino la tendenza è di segno opposto. Le holding di Stato si
sono pentite per essere venute in soccorso alle banche occidentali mesi fa,
acquistando partecipazioni azionarie il cui valore si è assottigliato. Ora la
priorità per il fondo sovrano cinese diventa un'altra: è un'arma da tenere in
riserva per sostenere l'economia nazionale, se l'impatto della crisi dovesse
peggiorare. Altre nazioni emergenti affrontano la tempesta senza l'arsenale
finanziario della Cina. Il Pakistan - un paese
cruciale per ragioni geostrategiche - è sull'orlo dell'insolvenza e può essere
costretto a chiedere l'aiuto dell'Fmi. In Corea la moneta nazionale precipita.
Il governo di Seul ha dovuto imitare europei e americani varando un piano di
aiuti di Stato alle banche. Nona potenza industriale del pianeta, la Corea è
colpita due volte: non solo dal calo delle esportazioni, ma anche dalla
deflazione mondiale delle materie prime e dei noli marittimi, essendo un big
dell'acciaio e della cantieristica navale. In India la banca centrale ha
tagliato nuovamente i tassi per cercare di sostenere la domanda interna. La
gravità della situazione ha indotto Cina, Giappone e i
"dragoni" del sudest asiatico (Asean) a mettere da parte diffidenze e
rivalità per organizzare un fondo comune sovranazionale destinato ai salvataggi
bancari. Il rischio-paese lambisce anche l'Europa. La bancarotta virtuale della
piccola Islanda finora è stata oggetto di curiosità ironiche: salvo che in
Inghilterra, dove diverse tesorerie municipali, e perfino gli amministratori
delle polizie di contea, avevano affidato la loro liquidità a banche islandesi
online che offrivano tassi d'interesse appetitosi. Ora lo spettro
dell'insolvenza di interi Stati sovrani si estende verso paesi meno piccoli,
come l'Ucraina. Non sono al riparo alcuni membri dell'Unione europea.
L'Ungheria è in serie difficoltà, anche perché in anni più felici una parte
della sua popolazione fu convinta a sottoscrivere mutui-casa in franchi
svizzeri, il cui rimborso rincara di giorno in giorno. La Danimarca e la
Polonia improvvisamente vogliono bruciare le tappe per l'ingresso nell'euro,
l'unico scudo che può proteggerle da crisi di sfiducia, fughe di capitali ed
emorragìe nella bilancia dei pagamenti. L'Unione europea e l'America hanno
cercato di tappare le falle più vistose della crisi con dei rimedi estremi. Ora
i costi di quelle terapie mettono a nudo nuovi punti deboli nel sistema
globale. La corsa a rassicurare i mercati e a ricostruire la fiducia dei
risparmiatori con dei vasti ombrelli di garanzia statale, rivela che la "coperta"
è troppo corta. Non tutti i ministri del Tesoro del pianeta hanno gli stessi
mezzi. Nella gara a chi si protegge di più dalle insolvenze bancarie, qualcuno
resta staccato dal branco di testa. Sono passati appena undici anni da quando
le insolvenze sovrane fecero crollare come birilli i dragoni del sudest
asiatico, e dieci anni dalla bancarotta della Russia. Nel momento in cui
l'economia di mercato cerca rifugio sotto l'abbraccio accogliente dei governi,
c'è chi si ricorda che anche gli Stati possono fallire.
( da "Avvenire" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
MONDO 21-10-2008
Frattini in Pakistan: "Non si tratta con i terroristi" DA ISLAMABAD I
n un Afghanistan che continua a bruciare per le violenze terroristiche, la via
maestra per domare il caos non passa né per la legittimazione politica dei
taleban né attraverso un aumento delle truppe sul terreno, bensì per lo
sradicamento di "povertà e disperazione ", due dei combustibili più
pericolosi dell'estremismo fondamentalista. Dalla sua missione lampo e a
sorpresa in Pakistan di ieri, Franco Frattini è tornato a Roma con questa
convinzione. Il titolare della Farnesina, da Abu Dhabi, è volato nella capitale
pachistana per portare il sostegno dell'Italia al processo di riforme
democratiche avviato dal presidente Asif Ali Zardari e dal premier Yusuf Raza
Gilan. La stabilizzazione del Pakistan e dell'intera regione è strettamente
legata alla traballante situazione nel confinante Afghanistan, dove ormai anche
il contingente italiano oltre 2400 uomini tra Kabul e Herat è quasi
quotidianamente bersagliato dalla minaccia fondamentalista. Contrariamente alle
aperture del presidente Hamid Karzai e del segretario americano alla Difesa
Robert Gates, il capo della diplomazia italiana è stato categorico nel bollare
come "un errore" il tentativo di "legittimare politicamente
" i taleban. Con i terroristi "non si tratta", hanno scandito
all'unisono Frattini e il collega pachistano Makhdum Qureishi. Certo, ha
ipotizzato il titolare della Farnesina, una strada percorribile potrebbe essere
quella di intavolare con i taleban colloqui indiretti, come l'Egitto sta
facendo con Hamas, "ma non bisogna farne degli attori legittimi del
dialogo politico". Tanto più che i tentativi di dialogo portati avanti da
Karzai non hanno prodotto finora "grandi risultati". Insistendo sulla
necessità di una risposta non solo militare, sulla scia del summit Nato di
Bucarest, Frattini ha sottolineato come l'unica "strategia vincente"
sia quella di debellare "povertà ed estremismo": "Il nostro
obiettivo politico ha detto il capo della diplomazia italiana escludendo un
aumento del contingente italiano è che la popolazione locale sradichi dal suo
interno estremismo e terrorismo". Con il "sostegno", certo,
della comunità internazionale, che tra i suoi compiti principali ha
innanzitutto quello di aiutare il Paese a risorgere con la costruzione di
infrastrutture e la creazione di nuovi posti di lavoro. Anche a causa
dell'escalation di attentati delle scorse settimane intanto, alla
"Jirga" di pacificazione con i leader tribali afghani che si terrà ad
Islamabad i prossimi 26 e 27 ottobre i taleban non sono stati invitati. Mentre
Roma, ha spiegato Frattini ai suoi interlocutori, sta lavorando per organizzare
una conferenza internazionale per la stabilizzazione della regione durante la
prossima presidenza del G8. La conferenza, nel 2009, dovrebbe
essere a livello dei ministri degli Esteri e coinvolgere Pakistan, Afghanistan,
Cina, Emirati, Arabia saudita e India. Visita lampo del ministro
degli Esteri a Islamabad: "Un errore il tentativo di legittimare
politicamente i guerriglieri" Il ministro Frattini con il collega Qureishi
(Reuters).
( da "Avvenire" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
MONDO 21-10-2008 LA
SCHEDA Questi i contenuti-chiave e i punti più controversi Una
"piattaforma" varata nel 2007 Il "pacchetto clima" dell'Ue
è stato varato nel marzo 2007 nelle sue linee generali. Gli obiettivi sono: 20%
in meno di gas a effetto serra, fonti rinnovabili fino al 20% della produzione
di energia, efficienza energetica in aumento del 20%, con l'ambizione di andare
oltre l'accordo di Kyoto che è in vigore dal 2005 per ridurre entro il 2013 le
emissioni di un 2% rispetto al 1990: l'Ue lo applica, gli
Usa lo hanno rifiutato, Cina e India ne sono esentate. Il "balletto di cifre" . I
costi per l'Italia del "pacchetto clima", così com'è difeso dalla
Commissione, variano da
( da "Avvenire" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
MONDO 21-10-2008
braccio di ferro La titolare italiana dell'Ambiente, non isolata, frena sulla
firma di un documento E accenna anche alla possibilità di introdurre la
"clausola di revisione" che consente di negoziare tutto nel 2009.
Chiesti in particolare alcuni cambiamenti per ridurre i costi di misure troppo
onerose BAGARRE IN EUROPA Sintonia sugli obiettivi da raggiungere entro il
2020: ridurre del 20% le emissioni, aumentare di altrettanto l'efficienza
energetica e la quota di energie alternative Ma è scontro sui metodi Misure sul
clima L'Italia rilancia: "Modifiche o salta" DA LUSSEMBURGO FRANCO
SERRA C osì com'è, il pacchettoclima dell'Ue non passa l'esame dei Ventisette,
e al di là delle rituali dichiarazioni di buona volontà lo hanno constatato
ieri i ministri dell'Ambiente. Rimane l'obiettivo di varare le misure al
prossimo vertice dei leader, l'11 e 12 dicembre, ma la decisione va presa
all'unanimità e nella riunione di ieri a Lussemburgo il ministro dell'Ambiente
Stefania Prestigiacomo, più esplicita di altri ma non isolata, ha chiarito che
"se non c'è soluzione entro dicembre si andrà al rinvio ". Magari con
una "clausola di revisione" che consenta di rinegoziare già l'anno
prossimo un accordo che per pura forma potrebbe essere annunciata a dicembre.
La soluzione da trovare riguarda le modifiche che I- talia, Polonia, la stessa
Germania e altri Paesi tra cui la Repubblica Ceca e i baltici, chiedono per
ridurre i costi di un pacchetto che, varato a grandi linee oltre un anno fa,
appare troppo oneroso per economie che hanno un piede nella recessione. Non
vengono contestati gli obiettivi da raggiungere entro il 2020: ridurre del 20%
le emissioni a effetto serra, aumentare di altrettanto l'efficienza energetica
e la quota di energie alternative. Ma per non ostacolare l'industria, un gruppo
di Paesi esige modifiche al progetto iniziale. "Puntiamo a concludere
entro fine anno dice il ministro francese dell'Ambiente Jean-Louis Borloo a nome
della presidenza dell'Ue e tenendo conto dei problemi dei singoli Paesi:
abbiamo ancora un mese e mezzo per risolverli e trovare un accordo". Sei o
sette settimane non sono molte, ma questa è la speranza dichiarata nel recente
vertice europeo, in cui è stato però sottolineato che la decisione dovrà essere
unanime e tener conto le obiezioni dei vari governi. Prestigiacomo ha ricordato
che si tratta di soddisfare "almeno una decina di Paesi per modificare il
pacchetto alla luce dell'analisi costi-benefici". Arrivando a Lussemburgo,
il ministro ha accennato a chiedere una "clausola di revisione" da
far scattare già l'anno prossimo dopo un'esauriente valutazione dei costi.
Qualche ora dopo, la responsabile dell'Ambiente ha assicurato di "non aver
mai fatto richiesta formale di una clausola di revisione 2009": ha
aggiunto però che "sarà necessaria una nuova valutazione a seconda
dell'esito della conferenza internazionale Onu sul clima a Copenhagen nel
dicembre 2009". Formalizzata o meno, resta dunque attuale u- na clausola
di revisione che scatti l'anno prossimo. Nel frattempo a meno di serie
modifiche il pacchetto rimarrà nel limbo, senza entrare realmente in
applicazione. Una delle modifiche chieste dall'Italia e altri Paesi punta a
evitare che l'industria elettrica debba pagare in pieno dal
( da "Famiglia Cristiana" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina
Di Francesco Anfossi
e Luciano Scalettari ESCLUSIVO L'AFRICA, L'EUROPA, LA CRISI DEI MERCATI: PARLA
ROMANO PRODI "RICOMINCIO DAL MONDO" Nella prima intervista da quando
ha lasciato Palazzo Chigi l'ex premier ci parla del suo nuovo incarico per le
Nazioni Unite. Ma si toglie anche qualche sassolino... Versione integrale
dell'intervista che sul cartaceo, per mancanza di spazio, è riportata solo
parzialmente. Prende dalla scrivania l'agenda Moleskine e comincia a leggere il
diario del suo ultimo viaggio, quello in Iran, dove ha rivisto molti
"vecchi amici" come Kofi Annan e numerosi rappresentanti
dell'oligarchia persiana, a cominciare da Khatami. "Tanti colloqui di
oltre un'ora in cui si parla con franchezza anche se con tanta retorica",
ha annotato. L'andamento di un titolo durante la crisi dei mercati (foto AP/La
Presse). Per la sua prima intervista da quando non è più presidente del
Consiglio (con un'unica condizione, non parlare della situazione politica
interna italiana) ha scelto il suo ufficio nel cuore di Bologna, in via Santo
Stefano, il suo "buen retiro" dove ha amici e affetti. Ma Romano
Prodi "a casa sua" ci sta poco, la sua "sesta vita"
professionale (dopo l'Università, L'Iri, il Governo, la Commissione europea, il
nuovo Governo) prevede il mondo: nell'agenda dei prossimi giorni ci sono la
Francia e il Sudafrica e poi ancora New York, Palazzo di Vetro. "All'Onu
dovremmo iniziare la stesura del rapporto sull'organizzazione delle missioni di
peacekeeping in Africa. Una missione importante e delicatissima il cui successo
dipenderà molto anche dal ruolo che avrà in futuro l'Unione africana, l'omologa
dell'Unione europea". Chi decide le operazioni di pace in Africa? "Le
Nazioni Unite, questo è un punto fermo. Quel ruolo sarà la stella polare nella
stesura del mio rapporto". Eppure le missioni di peacekeeping in Africa
sono rare e difficoltose. "Dobbiamo partire da un fatto: ormai nessun
Paese dell'Occidente, diciamo nessun Paese ricco, manda più truppe in Africa, a
meno che non vi sia un motivo di diretto interesse". Dunque a mantenere la
pace in Africa dovranno essere gli africani... "Per questo occorre che la
responsabilità di queste missioni sia assunta non dai singoli Stati ma
dall'Africa nel suo complesso, ovvero dall'Unione africana, una struttura
giovane, che deve crescere e rafforzarsi. Anche per le missioni di pace. La via
l'abbiamo indicata quando ero alla Presidenza della Commissione europea,
affidando per la prima volta all'Unione Africana sostanziose risorse per il
peacekeeping: una mossa che è stata ritenuta allora azzardata e di cui oggi
sono tutti contenti. Ripeto la frase che usai a Bruxelles: "L'Africa è
sulle spalle dell'Europa, abbiamo un obbligo molto importante, morale, storico
e politico. Tra Europa e Africa c'è un rapporto di amore e odio, dovuto al
passato coloniale che dobbiamo trasformare in un rapporto del tutto positivo e
nuovo"". L'Unione africana è una struttura molto fragile, sarà
adeguata a un compito fondamentale per il Continente? "L'Unione Africana è
piena di difficoltà e contraddizioni, è strutturata in una serie di organismi e
commissioni con carenze burocratico-amministrative, ma esiste. I suoi leader
sono di altissimo livello, a cominciare dal presidente Jean Ping, questo
africano con gli occhi a mandorla così penetranti, che ha intelligenza e
sensibilità politica da vendere. Ma l'Unione africana deve avere il ruolo di
garante, indispensabile per rappresentare la molteplicità degli Stati
Africani". Il ministro dell'economia Giulio Tremonti (foto AP/La Presse).
È vero che per fermare il genocidio in Ruanda sarebbero bastati mille caschi
blu? "Pare di sì. La riuscita degli interventi di pacificazione dipende
infatti dai tempi con cui i caschi blu vengono inviati. Se si mandano subito ne
bastano pochi. Per questo il problema è come riuscire ad essere rapidi ed
efficienti in caso di crisi. Attualmente l'organizzazione delle missioni in
Africa è quasi inesistente ed è un miracolo che si sia potuto fare quello che
si è fatto". Che significa riorganizzare le operazioni di peacekeeping?
"Significa rivedere organizzazione, addestramento, logistica, trasporti,
rapporti con le istituzioni regionali, mezzi. E anche stipendi, che sono molto
bassi attualmente, e a volte vengono versati con ritardi drammatici o non sono
affatto pagati. Bisogna avere anche un'unica catena di comando: nelle missioni
di pace organizzate durante il mio Governo, in Albania e in Libano, c'era una
struttura di comando lineare sostenuta da un accordo politico ferreo, come
quello tra me, Chirac e Kofi Annan per il Libano. In quei frangenti bisogna
decidere in fretta, perché il tempo è vitale. Al momento giusto, con un via,
devono partire all'istante soldati, navi, aerei, truppe e mezzi di
supporto". L'Italia è molto stimata per le sue missioni di peacekeeping in
tutto il mondo, al punto che c'è chi dice che ci ha fatto dimenticare la brutta
immagine che aveva alla fine della Seconda guerra mondiale... "Questo è
vero e dipende da due motivi. Innanzi tutto perché le truppe italiane hanno una
struttura seria e ben addestrata. In secondo luogo perché hanno sviluppato al
massimo questa doppia faccia militare e di assistenza alla popolazione.
Corrisponde a una frase pronunciata nel 1956 dall'allora segretario generale
dell'Onu, lo svedese Dag Hammarskjöld: "Il mantenimento della pace non è
una lavoro da soldato ma solo un soldato lo può fare"". Come mai
l'Africa in questi decenni non è cresciuta com'è accaduto invece ad altri
Paesi, come India e Cina? "Questo dipende dalla
frammentazione del Continente in tanti Stati. La loro piccolezza e la mancanza
di quella che gli inglesi chiamano governance, che potremmo tradurre con buon
governo. Quello che mi angoscia è che la crisi economica internazionale frenerà
anche quel poco sviluppo cui abbiamo assistito in questi anni. Abbiamo segnali
ben precisi: stanno calando gli investimenti dall'estero e c'è un calo delle
esportazioni. La sfida diventa quindi ancora più difficile. L'Unione africana
deve poter godere di nuovi mezzi e di nuovo credito. Ed è chiaro che Gli Stati
Uniti, il Giappone e l'Unione europea non sono sufficienti. Il nostro compito è
portare a bordo anche le altre potenze: la Cina, l'India, i Paesi del Golfo, la Turchia, il Brasile, la Russia.
In particolare la Cina, con il potere economico e gli interessi che ha in Africa deve
assumersi nuove responsabilità che peraltro sembra intenzionata ad assumersi. È
successo così anche per la missione in Libano, quando Pechino decise di inviare
un suo piccolo contingente di caschi blu". Le relazioni fra Cina e Africa stanno diventando una questione cruciale. La
presenza cinese è dirompente. C'è chi ne è molto preoccupato, perché la
strategia è puramente di scambio, commerciale. "Ho fatto questa domanda a
tutti i leader africani. La risposta è interessante. Per l'Europa l'attivismo
cinese può diventare un problema, ma è anche vero che la Cina
è l'unica che sull'Africa fa una politica continentale, con una visione
complessiva. Fa i propri interessi, è chiaro, ma ha avviato un processo
concorrenziale, che vorremmo fosse fatto proprio anche da altri, nell'interesse
dell'Africa". La Cina, però, non si pone alcun
problema sulla questione dei diritti umani, del buon governo, di fare affari
con dittatori o di vendere armi... "Vi sembra che gli Stati europei se li
siano posti davvero questi problemi? Perché li dovremmo porre solo alla Cina? Così replicano i presidenti africani. La Cina deve porsi in modo serio anche la responsabilità di
sostenere e finanziare l'Unione Africana. A fianco del potere deve esserci
anche la responsabilità. Teniamo conto che c'è un fatto senza precedenti nella
storia: è la prima volta che un Paese esporta in modo massiccio e simultaneo
capitali, uomini e tecnologie. Verso un intero Continente". Cosa comporta,
secondo lei? "Tra due o tre anni la Cina sarà il
primo partner economico e commerciale dell'Africa. E con questo dovremo fare i
conti. Entro il 2010, massimo 2011 supereranno l'Europa. Già ora sono il primo
compratore del petrolio angolano e sudanese". Il ministro Tremonti dice
che la crescita cinese assomiglia in modo preoccupante alla Germania del dopo
Weimar. Fra 40 anni ? scrive nel suo libro La paura e la speranza ? potrebbe
dichiararci guerra... "Io penso che ci sia necessità di un progressivo
coinvolgimento della Cina nelle relazioni internazionali.
Se Tremonti pensa che l'alternativa sia fare guerra alla Cina,
la faccia. Credo che abbiamo impostazioni diverse. Negli ultimi mesi del mio
Governo, ho chiesto a Bush, a Putin, ai principali leader dei Paesi avanzati
come vedevano il rapporto con la Cina fra vent'anni.
Nessuno mi ha ovviamente potuto dare una risposta. Io dico che dobbiamo
preparare un mondo multipolare, dove tutti stiano alle regole e rispettino gli
accordi internazionali. Dobbiamo operare perché la Cina
sia inserita nel tessuto e nella rete di questi rapporti internazionali. Se mi
è permessa una battuta, piuttosto, ricordo che Tremonti aveva previsto che la
nostra grande crisi sarebbe venuta da India e Cina.
Invece è venuta da Wall Street. Dovrebbe rifletterci. Semmai la Cina sta aiutando ad arginare la crisi degli Stati
Uniti". Si parla molto di Obiettivi del Millennio e della necessità di
riequilibrare le disparità fra Paesi ricchi e poveri. Qual è la strada
praticabile? "Bisogna, intanto, parlarne con coerenza. Insistiamo molto
sul riequilibrio, ma appena due Paesi come Cina e
India riescono a risalire la china con le proprie forze urliamo contro i
pericoli della loro crescita. Piuttosto, dobbiamo creare le condizioni perché,
domani, le grandi potenze ? Stati Uniti, Europa, Russia, Cina,
India ? possano avere relazioni equilibrate. Per dieci anni ha dominato l'idea
di un mondo unipolare, in cui un Paese è in grado di comandare da solo. La
guerra in Iraq l'ha cancellata, e non solo perché quella guerra non è stata
vinta, ma anche perché nel frattempo c'è stata la crescita della Cina e un atteggiamento più assertivo della Russia e una
nuova presenza indiana. Adesso viviamo in un mondo dove c'è una potenza
superiore alle altre, gli Stati Uniti, ma non è certamente l'unica. Viviamo in
una realtà internazionale che va gestita". Significa forse un ritorno a
una sorta di Congresso di Vienna? "Può darsi. Penso sia positivo che ci si
renda conto che il mondo è sempre più multipolare, e questo richiede maggiore
sforzo di accordi e di mediazioni a livello internazionale". Nel suo nuovo
ruolo gli Stati Uniti, l'Unione Europea, la Cina, la
Russia, saranno i primi interlocutori per mettere insieme risorse e mezzi per
creare la struttura del peacekeeping. Quale sarà la strategia? "Quand'ero
presidente dell'Unione europea, ho lavorato molto per rafforzare il
multilateralismo. Lo stesso deve accadere per la struttura di mantenimento
della pace: con nuovi accordi per il versante economico e logistico, e con il
rafforzamento del ruolo dell'Onu per la parte politica". In Africa, i più
recenti conflitti sono stati risolti mettendo semplicemente insieme al potere i
contendenti. Così è avvenuto, ad esempio, in Kenya e in Zimbabwe. Poi le
missioni dei caschi blu devono tenere insieme le situazioni di estrema tensione
che queste soluzioni creano. Che ne pensa? "Il fatto è che, spesso, è
l'unica possibilità. Queste soluzioni, però, possono essere efficaci solo
grazie a mediazioni forti e autorevoli, come sta avvenendo con Kofi Annan e
Mbeki, in Kenya e in Zimbabwe. Non è cosa da poco. Quello che manca è proprio
un'adeguata struttura di peacekeeping anche per accompagnare l'applicazione
degli accordi che nascono da queste difficili mediazioni. E non intendo solo i
soldi e i soldati: il peacekeeping si fa anche con i militari, ma il ruolo di
prevenzione e di dialogo lo fanno i diplomatici e la politica internazionale,
che è parte integrante del peacekeeping. Oggi, ad esempio, è molto preoccupante
la situazione del Congo orientale che rischia di diventare esplosiva. Ma le
strutture adeguate per intervenire in fretta non ci sono". Finché la
trattativa sul conflitto somalo è stata guidata dall'Italia si sono ottenuti
risultati. Quando è passata in mano ad altri, si è di nuovo inceppato il
processo di pace. È d'accordo? "Gli uomini che l'Italia aveva messo in
campo conoscevano probabilmente molto meglio degli altri la realtà e la
situazione somala". Che relazione vede fra la Corte penale internazionale
e il peacekeeping? "Mi sono trovato ad assistere a un interessantissimo
dibattito sull'eterno dilemma fra giustizia legale e riconciliazione. I leader
africani presenti erano quasi tutti schierati per la riconciliazione. È giusto
che chi commette delitti venga punito, ma c'è il rischio che questo porti al
riaccendersi del conflitto. Il primo nostro obiettivo è sostenere la
pacificazione e la riconciliazione. Il fare giustizia non deve far dimenticare
che ci sono popolazioni esposte alle conseguenze di eventuali nuove tensioni. E
il loro diritto alla vita viene prima. Fatta salva l'autonomia doverosa della
Corte penale internazionale, il quando e il come usarla deve tenere conto di
questi aspetti". Che ne pensa del modo con cui l'Europa ha gestito la
crisi? L'Unione e i suoi governi hanno dimostrato rapidità di decisione,
affiatamento e soluzioni più convincenti degli Stati Uniti nel salvataggio
della struttura finanziaria ed economica... "Penso quello che ho sempre
detto. L'Europa reagirà al processo di scollamento, soprattutto dopo i
referendum francesi, irlandesi e olandesi, solo in conseguenza di una grande
crisi, quando la paura fa novanta. Di fronte a questo egoismo sfaccettato
soltanto le bastonate, purtroppo, potranno riportare l'Europa sui binari
giusti. E mi sembra che quello che sta avvenendo in questi giorni confermi
queste previsioni". Tra l'altro i Governi hanno abbandonato il liberismo
senza regole, il laissez-fare, per tornare a una regolamentazione del mercato e
a un intervento diretto pubblico, con politiche di deficit spending, come le
definiva il grande economista Keynes... "Qui siamo alla tragicommedia.
Quando parlavo della necessità di regolamentare l'economia, quando dicevo che
Keynes non era morto, venivo tacciato con disprezzo di essere "quello
dell'Iri". Oggi sono tutti keynesiani e tutti vogliono statalizzare le
imprese... In realtà l'economia trova le sue fondamenta nel mercato, ma ha
bisogno di severi strumenti di regolamentazione e sorveglianza. Strumenti che
non possono non essere nelle mani dell'autorità politica, nazionale e
sovranazionale. Eppure per anni mi sono dovuto sorbire le prediche di coloro
che sostenevano che la mano invisibile dei mercati era sufficiente a risolvere
ogni problema. In questi giorni mi sto godendo un sacco di soddisfazioni sul
piano intellettuale: si è scoperto che occorre anche la mano ben visibile dello
Stato. Mi hanno attaccato perché venivo dall'Iri e oggi gli stessi propongono
rimedi che assomigliano più alla vecchia pianificazione sovietica che
all'Iri". Si parla di una nuova Bretton Woods, la Conferenza che regolamentò
i mercati fissando i rapporti di cambio tra i Paesi Occidentali, in cui il
dollaro (agganciato all'oro) era la moneta regina... "Sì, sono favorevole,
anche se non si possono sapere gli esiti di una conferenza del genere prima
della sua conclusione. Ma se si fa una nuova Bretton Woods dobbiamo rivedere i
rapporti di forza tra il dollaro e le altre monete, a cominciare dall'euro. Non
siamo ancora all'utopia di Keynes della moneta unica mondiale, ma è certo che
la nuova Bretton Woods per essere efficace dovrà stabilire un nuovo ordine
economico mondiale. E in ogni modo non si potrà non tener conto dell'esistenza
dell'euro e dei grandi cambiamenti dell'economia mondiale". Eppure in
Italia c'è che dice che si stava meglio con la lira, che in una fase simile si
sarebbe potuto facilmente svalutare facilitando le esportazioni. "A parte
il fatto che si creerebbe una situazione di insolvenza tragica e di
impoverimento generale con tassi d'interesse alle stelle e fughe di capitali,
mi viene in mente le frase che mi disse il Presidente cinese ai tempi in cui
l'euro ? quando la Repubblica popolare cinese vi aveva investito parte delle
sue riserve ? si era un po' deprezzato. Mi disse che seguendo il mio
suggerimento di investire in euro non aveva fatto un buon affare, ma che
avrebbe continuato a comprare euro, sia perché si sarebbe rivalutato (come poi
avvenne), sia perché ? soprattutto ? l'euro per la Cina
costituiva una grande novità politica, di differenziazione dallo strapotere del
dollaro, uno strumento di multipolarità. Ecco perché l'euro è così importante
per il futuro di tutti noi. Quando penso a quelli che vogliono il ritorno alla
lira..." Oggi si parla con sempre più insistenza di rivedere i
vincoli-capestro di Maastricht, anche per via dell'aumento di spesa pubblica
necessaria al salvataggio delle banche... "Quando diedi la famosa
intervista a Le Monde dicendo che come tutte le cose rigide il Patto di
stabilità era stupido, sono stato letteralmente massacrato. Anche allora, ai
tempi in cui Monti ed io lavoravamo per rendere il Patto più intelligente,
scrissi che solo una crisi ci avrebbe permesso di andare avanti. Ma c'è
un'altra cosa..." E cioè? "È chiaro che il Patto di stabilità avrebbe
dovuto essere accompagnato da una maggiore autorità in campo di politica
economica a livello europeo. Accanto ad ogni banca centrale c'è in ogni Paese
un ministero dell'Economia che prende decisioni di politica economica. La Banca
centrale europea (Bce) ha accanto gli innumerevoli ministri dell'Economia che
prendono decisioni solo all'unanimità e quindi non hanno quasi nessuna
possibilità di decidere. Il problema della Bce è la sua solitudine. A fianco
della politica monetaria deve esserci sempre una politica economica". Che
ne pensa della politica italiana sull'immigrazione? "L'Italia vuole gli
immigrati di notte, per fare i turni in fabbrica, ma non i loro bambini di
giorno. Vuole le badanti, ma solo quando badano. Poi devono scomparire".