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DOSSIER “CINA”

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Report "Cina"

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Indice delle sezioni

Cina (17)


Indice degli articoli

Sezione principale: Cina

La Cina rallenta : ora cresce al 9% ( da "Finanza e Mercati" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina "rallenta": ora cresce al 9% da Finanza&Mercati del 21-10-2008 L'economia cinese rallenta, ma continua a volare. Nel terzo trimestre dell'anno, la crescita del Pil è stata pari al 9% annuo, contro il 10,1% registrato nei tre mesi precedenti.

Nugnes si dimette, il riesame lo libera - dario del porto ( da "Repubblica, La" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: dalla ex Jugoslavia, dalla Cina". Carlo Lamura, capogruppo di An in Comune, ha preparato un'interrogazione al sindaco chiedendo che sia "l'esercito a presidiare la discarica", che i "rom siano trasferiti in un posto più idoneo" e che "venga eliminato immediatamente il pericolo per gli alunni della scuola elementare".

Brevi, schede e richiami 7 ( da "Repubblica, La" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina attraverso gli occhi dei cappuccini", documenti, diari, lettere e immagini. Museo dei Beni Culturali Cappuccini, in viale IV Novembre 5, Passo S. Caterina Fieschi. Orari martedì domenica 14.30-18. Fino al 30 novembre. VIOLABOX Continua sino all'8 novembre la mostra del pittore Sergio Leta con l'esibizione "Controra"

Tremonti: torna l'industria ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: "Chi ci dice che India e Cina sottoscriverebbero le nuove regole? ". Ecco il dilemma. Che ne contiene un altro. A che punto della sua evoluzione (o involuzione) è la crisi finanziaria? Tutti allargano le braccia. Con qualche avvertenza per l'uso. Tremonti: "In politica chi sta con le banche perde.

La siderurgia è a impatto limitato ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, India, Russia). E, dopo le grandi ristrutturazioni degli anni 90, ritiene di aver già dato molto. Secondo stime Onu riportate dall'associazione,dal 1990 a oggi l'industria siderurgica ha ridotto le sue emissioni di CO2 del 29%, poco più di quanto chiede Bruxelles entro il 2020 (taglio del 21%).

Frattini: è escluso l'invio di altri soldati ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: con la partecipazione della Cina, alleato dei pakistani, dell'Arabia Saudita e degli Emirati Arabi: l'obiettivo diplomatico più ambizioso è coinvolgere anche l'India, storico nemico del Pakistan. L'Italia cerca di inserirsi in questo quadro contando sull'autorevolezza conquistata con la missione Isaf, dove sono impiegati 2.

Il confine sottile dei fondi sovrani ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Libia, Cina, Russia, Singapore. Hanno, in genere, pura finalità speculativa – anche se certe performance con gli acquisti 2007 di quote di grandi banche Usa farebbero pensare il contrario – anche se alcune iniziative come quella libica su UniCredit portano " capitali di stabilizzazione".

MERCATI IN ITALIA ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Ortofrutticoli Ortaggi Agli secchi Cina prima cart. 10 kg 2,00-2,50-2,30; Francia in trecce 3,80-4,50-4,20; sacchi 5 kg 2,50-3,00-3,75; Spagna in conf. 2,60-3,00-2,85; Veneto in trecce 3,00-3,50-3,30; in grappoli 3,00-3,30-3,20; basilico p.v.n. in pad. 3,00-3,70-3,40; batate patate dolci Lazio seconda in casse 0,70-0,85-0,75;

Sull'espansione Usa resta il nodo del debito ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: potrebbe porre condizionamenti governativi e politici sulla libertà d'azione di Guarguaglini su altri mercati (in Cina, ad esempio). La nuova dimensione geopo-litica di Finmeccanica porta a chiedersi inoltre se la societào il Governo abbiano dato a Washington garanzie per proteggere il gruppo da eventuali scalate da fondi sovrani arabi, da Mubadala alla Libia.

Borse metalli, lo specchio della crisi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: metalli che ne era conseguita appariva più che bilanciata dalla crescita in Cina e nei Paesi emergenti. Con il diffondersi della crisi delle costruzioni è poi intervenuta, soprattutto in Occidente, quella del settore automobilistico, che colpisce anche le grandi industrie giapponesi e coreane, che, dopo essere cresciute esportando gran parte della loro produzione di autoveicoli,

Alleanze per i legali italiani ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: oltre che in Gran Bretagna e in Cina, saremo presto presenti negli Emirati". L'incontro tra le due realtà professionali ha avuto anche l'obiettivo di allargare le rispettive aree di competenza e far lievitare le dimensioni dello studio. "Aumentare il fatturato senza stravolgere l'equilibrio interno –

Rallenta l'economia cinese ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina inizia a temere un atterraggio duro dell'economia. Avanti di questo passo e con una recessione mondiale in arrivo, l'anno prossimo la crescita si fermerà all' 8 per cento.Un'enormità per qualsiasi altro Paese, ma appena sufficiente per un Governo che ogni anno deve creare qualche decina di milioni di nuovi posti di lavoro per mantenere pace e stabilità sociale.

Cina e "dragoni" asiatici in frenata ora l'emergenza è il rischio-paese - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Economia Dopo la crisi finanziaria e gli effetti sull'economia reale, si apre un nuovo fronte Cina e "dragoni" asiatici in frenata ora l'emergenza è il rischio-Paese FEDERICO RAMPINI Ci sarà una terza fase della crisi, e da dove verrà? La prima ondata ha sconquassato il settore bancario innescando la precipitosa escalation di salvataggi pubblici.

Frattini in Pakistan: <Non si tratta con i terroristi> ( da "Avvenire" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: dovrebbe essere a livello dei ministri degli Esteri e coinvolgere Pakistan, Afghanistan, Cina, Emirati, Arabia saudita e India. Visita lampo del ministro degli Esteri a Islamabad: "Un errore il tentativo di legittimare politicamente i guerriglieri" Il ministro Frattini con il collega Qureishi (Reuters).

Questi i contenuti-chiave e i punti più controversi ( da "Avvenire" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: gli Usa lo hanno rifiutato, Cina e India ne sono esentate. Il "balletto di cifre" . I costi per l'Italia del "pacchetto clima", così com'è difeso dalla Commissione, variano da 8 a 18 miliardi l'anno secondo le valutazioni. Per il governo, che basa i suoi calcoli su stime della Commissione, si tratta di 181.

Misure sul clima L'Italia rilancia: <Modifiche o salta> ( da "Avvenire" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: esigendo che fino a quando Cina e India non accetteranno forti limiti anti-Co2, le industrie europee ad alto consumo di energia (acciaio, cemento, chimica di base, alluminio) godano di esenzioni speciali. Il ministro Prestigiacomo: "Nessuna intesa entro dicembre se non verrà rivisto il pacchetto" Il commissario Ue Dimas: "Non ci saranno rinvii" Il commissario europeo per l'

<Ricomincio dal mondo> ( da "Famiglia Cristiana" del 21-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina, l'India, i Paesi del Golfo, la Turchia, il Brasile, la Russia. In particolare la Cina, con il potere economico e gli interessi che ha in Africa deve assumersi nuove responsabilità che peraltro sembra intenzionata ad assumersi. È successo così anche per la missione in Libano, quando Pechino decise di inviare un suo piccolo contingente di caschi blu"


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La Cina rallenta : ora cresce al 9% (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 21-10-2008)

Argomenti: Cina

La Cina "rallenta": ora cresce al 9% da Finanza&Mercati del 21-10-2008 L'economia cinese rallenta, ma continua a volare. Nel terzo trimestre dell'anno, la crescita del Pil è stata pari al 9% annuo, contro il 10,1% registrato nei tre mesi precedenti. Nonostante si tratti di un tasso che la maggior parte delle economie mondiali si sognano, le autorità di Pechino non stanno sottovalutando la lieve frenata degli ultimi mesi. Il Partito comunista sta riflettendo sull'opportunità di una riforma agraria che aumenti i diritti dei contadini sulle terre che coltivano. Non solo. Dopo gli enormi investimenti stanziati per preparare l'evento olimpico dello scorso agosto - alcune stime indipendenti parlano di una cifra compresa tra 20 e 40 miliardi di dollari - da Pechino hanno già annunciato un aumento degli investimenti in infrastrutture. Inoltre, è allo studio un pacchetto di sgravi fiscali finalizzato a stimolare l'export. Un intervento, quest'ultimo, che denota le attuali difficoltà degli esportatori cinesi. Dopo aver invaso il mondo con le loro merci, a causa del calo della domanda globale, nonché della graduale rivalutazione dello yuan, l'attività del settore è in calo: da un anno all'altro, il suo contributo alla crescita è dimezzato. Ugualmente in crisi appare il settore immobiliare. Secondo le stime della Xinhua News Agency, nei primi otto mesi dell'anno, il volume delle case vendute è crollato del 55% rispetto al medesimo periodo del 2007. È allora una certezza che il governo metterà mano al portafogli per arginare le difficoltà. Anche perché, le risorse non mancano - le riserve ufficiali di valuta estera ammontano a 1.900 miliari di dollari - e l'inflazione, visto il calo delle quotazioni delle commodity, non è più un problema.

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Nugnes si dimette, il riesame lo libera - dario del porto (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 21-10-2008)

Argomenti: Cina

Pagina II - Napoli La protesta L'inchiesta Il Consiglio giudiziario Scampia I manifestanti di Marano e Chiaiano sfilano davanti alla questura Noviello e Sirleo hanno inviato le loro osservazioni sul caso Le ragioni della resa dell'esponente Pd spiegate in una lettera inviata al sindaco Iervolino Nugnes si dimette, il Riesame lo libera Un sito abusivo a trenta metri da una scuola I giudici: ma l'ex assessore lasci Pianura. Domiciliari a Nonno I comitati: "Schedateci tutti" Strappo in Procura via alle audizioni di Lepore e 2 pm All'origine del disaccordo le valutazioni sulle posizioni di Pansa e Catenacci I due sostituti non avevano firmato la richiesta di rinvio a giudizio in una indagine sui rifiuti DARIO DEL PORTO Discarica, ancora proteste. Oggi alle 17 alcuni cittadini di Marano e Chiaiano formeranno un presidio permanente di fronte alla questura in via Medina per protestare contro l'intervento delle forze di polizia nei confronti di chi si è opposto alla nuova discarica. I manifestanti chiederanno con slogan e cartelli che gli vengano prese le impronte digitali. La richiesta segue, raccontano i componenti del comitato, i fatti dei giorni scorsi, che hanno visto molti dei loro compagni convocati in questura e schedati con impronte e foto segnaletiche "senza che venisse loro contestato alcun reato". "Ora schedateci tutti", dicono dal comitato, "se pensano di intimidirci sbagliano di grosso. Chiaiano resiste. La Campania libera resiste". Un comunicato del presidio permanente parla di "comportamenti intimidatori verso chi si oppone alla mega-discarica", culminati in "una serie di incredibili inviti a comparire" che ha costretto gli abitanti di Chiaiano a farsi accompagnare in questura da sabato scorso da un collegio di legali. "Si sono anche registrati casi di schedatura illegale - dicono i manifestanti - perciò abbiamo deciso di risparmiargli lo stillicidio e di andare direttamente a consegnare le nostre impronte digitali come delegazione simbolo della gente di Chiaiano e Marano e come simbolo dello stato della democrazia in Italia. Che sulla cosiddetta emergenza rifiuti significa sequestro da 15 anni delle decisioni pubbliche e leggi speciali per chi protesta dopo il decreto-legge di Berlusconi". Gli abitanti di Chiaiano fanno riferimento ai fatti del 23 maggio scorso che definiscono "un attacco nei confronti di cittadini inermi. Contiamo 21 denunciati, 2 processi in corso, uno in appello, due inchieste e un avviso di garanzia per il soft walking sulla Salerno-Reggio Calabria". Una discarica a trenta metri dalla scuola elementare "Ilaria Alpi", una scuola che non ha un nome qualunque. L'istituto è intitolato alla giornalista che indagava sul traffico internazionale di rifiuti tossici nei paesi poveri dell'Africa. Ma questa volta siamo a Napoli, quartiere Scampia. Tra le sostanze nocive sversate di fronte alla scuola ci sono lastre di amianto, grossi sacchi di plastica con sacchetti di carbonato di potassio, 20 bidoni metallici con la scritta "arsenico trissido made in China" e grosse balle di indumenti e stracci, che spesso servono per smaltire i liquidi tossici (una volta incendiati si volatilizzano nell'aria). E non c'è solo la discarica. A un centinaio di metri, all'altezza dello svincolo che unisce l'Asse Mediano con via della Resistenza c'è anche la più grande baraccopoli di nomadi della città, circondata da colline stratificate di rifiuti. La discarica abusiva è presidiata da cinque giorni da otto agenti della polizia municipale e i bidoni di rifiuti sono circondati da una vistosa rete di plastica rossa. "Non siamo lo sversatoio di Napoli - insorgono, però, i residenti - ci sono bidoni che vengono dalla Polonia, dalla ex Jugoslavia, dalla Cina". Carlo Lamura, capogruppo di An in Comune, ha preparato un'interrogazione al sindaco chiedendo che sia "l'esercito a presidiare la discarica", che i "rom siano trasferiti in un posto più idoneo" e che "venga eliminato immediatamente il pericolo per gli alunni della scuola elementare". (cri. z.) La lettera è scritta a mano, due cartelle e mezza indirizzate al sindaco Rosa Russo Iervolino: "Cara Rosetta", scrive Giorgio Nugnes, nella missiva con la quale l'esponente del Pd coinvolto nelle indagini sulla rivolta contro la discarica di Pianura comunica al sindaco le proprie dimissioni dall'incarico di assessore. Nugnes aveva inviato la comunicazione a Palazzo San Giacomo venerdì scorso, chiedendo di renderla pubblica solo ieri, al termine dell'udienza che si è celebrata davanti al Tribunale del Riesame e si è conclusa in serata con i ritorno in libertà di Nugnes dopo quasi tre settimane di arresti domiciliari. All'ormai ex assessore (assistito dagli avvocati Nello Palumbo e Paolo De Angelis) è stato però applicato il divieto di soggiorno a Pianura. "A questo punto meglio i domiciliari", avrebbe commentato. Lascia il carcere l'altro politico indagato, il consigliere comunale di An, Marco Nonno, difeso dagli avvocati Sergio Rastrelli e Giovanni Belleré, che va agli arresti domiciliari. L'ordinanza sembra mantenere in piedi l'impianto accusatorio, optando per misure cautelari più lievi. Nella lettera di dimissioni, Nugnes ringrazia Iervolino per "le attestazioni pubbliche di stima riguardo alla dolorosa vicenda - si legge - che mi vede ingiustamente coinvolto. Ho appreso con grande piacere dalla stampa che mi hai sostanzialmente confermato la fiducia mantenendomi nell'incarico di assessore sia pure, come è naturale, senza deleghe". Quindi aggiunge di aver voluto rassegnare il mandato per togliere il sindaco "da qualsiasi disagio, evitando che la mia assurda vicenda possa ulteriormente riverberarsi sul sereno, corretto ed efficiente funzionamento dell'attività amministrativa". "Apprezzo la sua sensibilità e lo ringrazio per il lavoro svolto", è lo stringato commento del sindaco. All'udienza di ieri il pm Antonio Ardituro aveva depositato nuovi atti principalmente sulla posizione di Marco Nonno, considerato dalla Procura "il regista della rivolta": le dichiarazioni di un pentito di Bagnoli su una presunta vicinanza del consigliere comunale di An alle cosche "vincenti" di Pianura, e un verbale del consigliere regionale di An, Pietro Diodato, sentito come teste in Procura sabato scorso. Diodato ha parlato dei rapporti fra Nonno e Leopoldo Carandente, imprenditore latitante nell'ambito di questa indagine e in passato coinvolto in un'inchiesta per camorra. Diodato ha riferito inoltre l'episodio di una manifestazione organizzata a febbraio contro la discarica di Pianura. Sul palco accanto a Nonno, ha sostenuto, c'erano Carandente e altri personaggi del quartiere poco raccomandabili vedendo i quali l'ex questore, all'epoca consigliere comunale del Pdl, Franco Malvano avrebbe commentato, secondo la versione di Diodato: "Che ci fanno quelli là sopra"?. L'avvocato Sergio Rastrelli, che difende Nonno insieme a Giovanni Belleré, parla di "integrazioni di pura suggestione processuale. Dichiarazioni generiche e calunniose, prive di riscontri investigativi". Alla fine di luglio non avevano firmato la richiesta di rinvio a giudizio dell'inchiesta sui presunti illeciti nella gestione della crisi rifiuti perché in disaccordo con la scelta del procuratore capo, Giandomenico Lepore, di stralciare dal capitolo principale le posizioni del prefetto Alessandro Pansa, dell'ex commissario straordinario Corrado Catenacci e di altri quattro indagati. Ora i pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo hanno inviato al consiglio giudiziario e al Csm le proprie osservazioni sul caso. La questione è stata discussa ieri dell'organo locale di autogoverno dei magistrati che in serata ha deciso di disporre l'audizione dei tre protagonisti della vicenda. Il calendario sarà fissato nei prossimi giorni, quando sarà depositato anche il verbale della riunione che si è svolta ieri a Palazzo di Giustizia. Il consiglio giudiziario ha ritenuto necessario procedere alle audizioni allo scopo di valutare in maniera approfondita le diverse posizioni che si sono delineate due mesi e mezzo fa. Secondo i due sostituti, nel disporre lo stralcio il procuratore avrebbe, nella sostanza anche se non nella forma, adottato un provvedimento di revoca del fascicolo assegnato ai pm Noviello e Sirleo in regime di co-delega. Nella impostazione di Lepore, al contrario, il provvedimento non può, né nella forma né nella sostanza, essere considerato come una revoca e neanche come una avocazione. Sul piano tecnico, il nodo investe le nuove norme sull'organizzazione delle Procure, che assegnano al capo dell'ufficio poteri ben più ampi rispetto al passato e accentuano il rapporto gerarchico tra il procuratore e i sostituti. Prerogative ulteriormente rafforzate dalle disposizioni contenute nel decreto (poi convertito in legge) sui rifiuti varato dal governo Berlusconi che ha attribuito al procuratore di Napoli la titolarità dei fascicoli istruiti in tutta la regione per fatti legati alla gestione dell'emergenza. Ma al di là dei profili giuridici e ordinamentali della questione, appare evidente che lo strappo consumato alla fine di luglio non è stato ancora ricucito. Ora bisognerà vedere se ed in che misura la verifica avviata dal consiglio giudiziario porterà a una ricomposizione dei rapporti fra Lepore e i suoi sostituti, peraltro sempre improntati alla reciproca collaborazione prima e anche dopo le frizioni registrate la scorsa estate. Il 31 luglio scorso, la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di 25 imputati, fra i quali l'ex subcommissario Marta Di Gennaro e l'amministratore di Fibe, Massimo Malvagna, per i quali è in corso l'udienza preliminare davanti al gup Raffaele Piccirillo, venne firmata dal solo procuratore aggiunto Aldo De Chiara, espressamente delegato al compimento di questo atto dal procuratore capo. Lepore aveva ritenuto di approfondire ulteriormente le posizioni degli indagati che, a differenza dei protagonisti del troncone principale, non erano stati raggiunti nel maggio scorso dall'ordinanza di arresti domiciliari firmata dal gip Rosanna Saraceno ed erano venuti a conoscenza degli atti dell'inchiesta solo al momento della chiusura. I pm Noviello e Sirleo, non condividendo questa impostazione, scelsero di non sottoscrivere le conclusioni dell'inchiesta. Nonostante la divergenza Lepore (che nel maggio scorso aveva esonerato per sei mesi i due pm da alcuni turni per consentire loro di portare a compimento le più importanti indagini sui rifiuti) ha comunque incaricato i suoi sostituti di rappresentare l'accusa in udienza, incarico che i due pm stanno portando avanti e li ha visti discutere il 10 ottobre scorso con la requisitoria pronunciata davanti al gup Piccirillo. Noviello e Sirleo stanno anche conducendo altre inchieste sulla crisi rifiuti, compresa quella per la quale, alcuni giorni or sono, è stato notificato un nuovo avviso di garanzia al governatore Antonio Bassolino. (d.d.p.).

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Brevi, schede e richiami 7 (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 21-10-2008)

Argomenti: Cina

Visite guidate PALAZZO DUCALE Aperture e visite guidate alla Torre Grimaldina e alle carceri. Ingresso intero 4 euro, ridotto 3 euro; con visita guidata intero 5 euro, ridotto 4.50 euro, scuole 4 euro; con attività didattica 6.50 euro Orario: da martedì a domenica 10-13, 15-18. Piazza Matteotti. GALLERIA SPINOLA Sino al 26 ottobre è possibile salire a bordo della barca a vela "La Spina", voluta nel 1929 da Franco Spinola, il generoso donatore del palazzo di Pellicceria oggi Galleria Nazionale. La barca è visitabile allo Yacht Club Italiano in orario 10-12 e 14-17. Prenotazioni al numero 3493301940. Incontri DIRITTI CIVILI Tavola rotonda "Ecco Omo", confronto sui temi dell'uguaglianza e dei diritti civili di gay, lesbiche e transessuali per la presentazione del libro di Franco Grillini "Ecce Omo. 25 anni di rivoluzione gentile" (Rizzoli). Intervengono con l'autore Andrea Ranieri, Maria Rosa Zerega, Fabio Morchio, Marina Dondero, Giorgio Devoto. Modera Donatella Alfonso. Ore 18 al Forum Fnac, via XX Settembre 46 r. A COMPAGNA Conferenza di Gabriella Airaldi dal titolo "Benedetto Zaccaria. Ammiraglio, corsaro e mercante genovese del medioevo", alle 17 alla Sala Conferenze dell'Istituto di Storia Patria. Palazzo Ducale, atrio cortile maggiore. fairtrade Doppio appuntamento con Pino Petruzzelli, attore e autore, alla Libreria Feltrinelli: alle ore 18 in "Fairtrade", reading a cura di Arci Liguria, Petruzzelli legge Specchi di Eduardo Galeano (Sperling & Kupfer); a seguire, Petruzzelli presenta il suo ultimo libro "Non chiamarmi Zingaro" (Chiarelettere). Introducono Franco Zunino, assessore all'Ambiente della Regione Liguria, e Walter Massa, presidente di Arci Liguria.Via XX Settembre 231 r. Arte MUSEO CAPPUCCINI In mostra "Il lungo viaggio. La Cina attraverso gli occhi dei cappuccini", documenti, diari, lettere e immagini. Museo dei Beni Culturali Cappuccini, in viale IV Novembre 5, Passo S. Caterina Fieschi. Orari martedì domenica 14.30-18. Fino al 30 novembre. VIOLABOX Continua sino all'8 novembre la mostra del pittore Sergio Leta con l'esibizione "Controra", via Trebisonda 56 c. Orari da martedì a sabato 15.30-19.30. OPEN LAB Marco Garello espone le sue sculture da parete "Vibrazioni" OpenLab in Compagnia Unica. Via S. Vincenzo 102/104 r. Orario da mercoledì a sabato 15.30 19.30, fino al 25 ottobre. FOYER DELLA CORTE Nel foyer del teatro della Corte sono esposti una quarantina di disegni dedicati al teatro visto da Franco Balan: l'artista valdostano autore delle illustrazioni che nella brochure dello Stabile accompagnano quest'anno i singoli spettacoli proposti in cartellone. Resterà aperta per tutto il mese di ottobre. ARTRÈ GALLERY Mostra di Davide Dall'Osso "Duende" sino al 15 novembre Orari: martedì - sabato 15.30-19.30. Piazza delle Vigne 28 r. WOLFSONIANA Prorogata sino al 2 novembre "Antonia Campi. Ceramica e design" una selezione delle opere realizzate dall'artista per la Società Ceramica Italiana di Laveno a partire dal 1949. Via Serra Groppallo 4, ore 10-19. IL POLIEDRO "Dal Verismo all'Informale in Liguria" prosegue sino al 19 novembre. Via Vincenzo Ricci 3/1.Orari: lunedì -sabato 15.30-19.30. TEATRI STORICI Mostra itinerante sui teatri storici in Liguria "E lucevan le stelle" a La Spezia. Centro Allende, viale Mazzini 2, fino al 28 ottobre. Note e sapori ESTRELLA Concerto del cantante, ballerino e coreografo cubano Seo Fernadez che presenta l'album "Atacando" e il suo ultimo singolo di grande successo "Remena". Animazione dei Latin Stars di Milano e con il dj Maurizio Gomez. Inizio ore 22.30 in piazzale Masiq, Terminal Traghetti EL CAFÈ LATINO Notte in pista con i brani lanciati alla consolle da dj Julian e l'animazione danzante firmata dal nuovo staff di ballerini. Via di Santa Zita 12 b. BELLAVITA CAFÈ Serata "Dinner Music": alle 21 cena, dalle 23 animazione. La selezione dei vini sarà a cura di Max Benetti. Via Carducci 3 r. LA BERLOCCA Dalle 20 degustazione gratuita del vino "I 3 Monelli di Nonno Bacci". Via Macelli di Soziglia 45 r. MARTEDÌ DIVINO Appuntamento alle 18 con le degustazioni di Pinot Nero Poggiobello. I calici saranno accompagnati da una minicena a base di stuzzichini. Via Carducci 3r LA SCALETTA A Pegli parte l'operazione 10 x 1, ovvero con dieci pranzi a prezzo fisso in omaggio una cena al sabato sera. Aperto tutti i giorni, a pranzo e a cena. Via Scriba 3 n. VENTO ARIEL Menù a base di totanetti di lampara di Camogli, pescato di fronte alle acque della località del Levante genovese. prenotazione al numero 0185 771080. Calata Porto 1, Camogli.

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Tremonti: torna l'industria (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-21 - pag: 4 autore: Tremonti: torna l'industria "Le tensioni riportano alla mano pubblica" - Niente deroghe a Maastricht Mariano Maugeri MILANO "Il paradosso dell'euro",l'ultimo libro di Lorenzo Bini Smaghi, è un po' come il french paradox studiato dai clinici di mezzo mondo: a un'alimentazione molto ricca di cibi grassi corrisponde un tasso di malattie coronariche nella media degli altri Paesi. Tutto merito del vino rosso. Per l'euro è un po' lo stesso: deprecata da una parte consistente degli europei, regge tra qualche scricchiolio l'economia dell'Unione mentre implode il sistema finanziario più potente del mondo, quello americano. Stavolta lo steteoscopio stava nelle orecchie giuste: Bini Smaghi, componente italiano della Bce,Mario Monti, "economista errante", come si è definito,ed ex commissario alla concorrenza dell'Unione Europea, il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, che stavolta invece di Karl Marx ha citato per ben due volte Stalin. A provocare Dario Di Vico, vicedirettore del Corriere della Sera.L'elenco dei paradossi comincia a sintetizzarlo Mario Monti, con un incipit che fa correre qualche brivido: "L'integrazione europea e la globalizzazione sono fenomeni reversibili". Al quale segue un'opinione spassionata che probabilmente chiosa il discorso di Silvio Berlusconi alla Casa Bianca di una settimana fa: "Certo che George W. Bush entrerà nella storia, ma per un disastro che sollecita pietà". L'ultima sull'euro l'ex commissario Monti non se la fa scappare: "La moneta unica ha disinnescato i meccanismi inflattivi dell'economia italiana ". Fosse solo questo, sarebbe un risultato non disprezzabile. Purtroppo, gli fa eco Tremonti, il change over ha distrutto "la capacità di calcolo" degli italiani. Si poteva arginare questo shock con la banconota da un euro - "esattamente come il dollaro americano " - proposta ripetutamente dal ministro dell'Economia in quegli anni. Così non è stato. E i ragionamenti sull'impatto della moneta unica appaiono quisquilie rispetto al colossale swap di queste settimane – sono parole di Tremonti –"che ha trasformato il debito privato in debito pubblico". Sugli scenari che si tratteggiano in questi giorni, il ministro ha un'idea precisa: "Torneremo alla mano pubblica e allo Stato nazione, la manifattura e l'agricoltura". Forse è un segno di quella tendenza culturale che Tremonti registra anche in Europa, e cioè "la prevalenza dell'empirismo ai danni delle visioni dogmatiche ".E a proposito di chiavi di lettura empiriche, Tremonti dice subito la sua: "Non ci vuole una nuova Bretton Woods, piuttosto qualcosa che assomigli il più possibile alla pace di We-stfalia ". Quella firmata dopo la guerra dei Trent'anni, grazie alla quale gli Stati si riconobbero in quanto tali, indipendentemente dai loro sovrani. E alla parola sovranità scatta il riflesso condizionato di altre superpotenze contemporanee, i fondi (sovrani)."Ma che c'entrano con il mercato?". Di sicuro non si torna indietro: "Né sul patto di stabilità né su Maastrich. Anche se nella città olandese – ironizza il ministro –fu ucciso d'Artagnan". Bini Smaghi racconta degli Usa, "che invece di affrontare i nodi strutturali della crisi hanno spinto i cittadini a indebitarsi": la crisi dei subprime nasce così. Adesso, non c'è che aspettarsi che le banche tornino a fare il loro mestiere. Bretton Woods? C'è un problemino, dice il banchiere europeo. "Chi ci dice che India e Cina sottoscriverebbero le nuove regole? ". Ecco il dilemma. Che ne contiene un altro. A che punto della sua evoluzione (o involuzione) è la crisi finanziaria? Tutti allargano le braccia. Con qualche avvertenza per l'uso. Tremonti: "In politica chi sta con le banche perde. L'ho ripetuto anche qualche giorno fa a Bruxelles. Lo Stato ci sta solo per tutelare i risparmiatori e le imprese. Nessun lucido esercizio di dominio luciferino della politica". Monti, riferendosi soprattutto all'Italia: "Stiamo attenti a non gettare il bambino delle riforme strutturali con l'acqua sporca della finanza cattiva ". Di nuovo il ministro: "Basilea 2 era come la corazzata Potemkin: tutte le banche fallite erano in regola con le regole". Insomma, è un fiorire di paradossi, inviti a sedersi attorno a tavoli pacificatori declinati dalle nuove superpotenze, corazzate bancarie di cartapesta. Nessuno sa se insieme ai paradossi dell'euro sopravviverà, causa regimi dietetici decisamente più morigerati, lo stesso french paradox. Il che è tutto dire. MARIO MONTI "L'integrazione europea e la globalizzazione sono fenomeni reversibili. L'euro ha disinnescato i meccanismi inflattivi dell'Italia" TAM TAM Il paradosso dell'euro. Da destra, Giulio Tremonti, Dario Di Vico (vicedirettore del Corriere della Sera) e Mario Monti alla presentazione del libro di Lorenzo Bini Smaghi (a sinistra), "Il paradosso dell'euro".

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La siderurgia è a impatto limitato (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-21 - pag: 2 autore: Industria. Pasini (Federacciai): abbiamo già tagliato le emissioni del 29% La siderurgia è a impatto limitato ROMA Quello dell'industria siderurgica è un osservatorio unico sulla grande diatriba ItaliaUe. Quelli dell'acciaio sono da sempre tra gli industriali più esposti, in termini di costi, alle conseguenze dell'applicazione del pacchetto 20- 20-20. E, insieme ai colleghi europei, tedeschi in testa, costituiscono anche una delle lobby più influenti negli uffici della Commissione Ue. Fino, talvolta, a rappresentare interessi molto specifici, difficilmente conciliabili con un'ottica trasversale,a tutto campo, delle associazioni nazionali d'impresa. Capita così che l'industria siderurgica sostenga un'opzione – quella della gratuità all'80%delle quote di CO2 fino alla sottoscrizione di un accordo globale – che non si addice in pieno ad altri grandi comparti industriali. Questa opzione inserita nella proposta della Commissione europea si applicherebbe alle "industrie energivore in concorrenza ", definizione di difficile estensione a grandi settori differenti dalla siderurgia. Al di là di questa opzione in campo, resta il giudizio molto drastico della Federacciai, l'associazione dei produttori italiani di acciaio, sebbene il suo presidente Giuseppe Pasini voglia attendere notizie certe e novità sul confronto ItaliaUe prima di emettere sentenze. "Non è il momento di un commento conclusivo – dice Pasini –. Di certo non è un mistero per chi segue questi temi che l'industria dell'acciaio si sia mossa per prima sottolineando rischi e sovraccosti di questo pacchetto". "è naturale dunque – aggiunge Pasini – che si guardi con favore alla posizione assunta dal presidente del Consiglio. Siamo tra i settori più esposti, per il pagamento di quote di CO2 che dovremmo sostenere e per i costi che i produttori di energia elettrica potrebbero decidere di scaricare su grandi consumatori come la nostra industria. Ma non demordiamo – dice – vediamo che cosa il Governo riesce a portare a casa, poi ne riparliamo". Federacciai teme la concorrenza sempre più sfrenata di competitor aggressivi i cui Paesi dovessero decidere di non aggregarsi al grande accordo (Stati Uniti, Cina, India, Russia). E, dopo le grandi ristrutturazioni degli anni 90, ritiene di aver già dato molto. Secondo stime Onu riportate dall'associazione,dal 1990 a oggi l'industria siderurgica ha ridotto le sue emissioni di CO2 del 29%, poco più di quanto chiede Bruxelles entro il 2020 (taglio del 21%). C.Fo. LA PROPOSTA Le aziende a elevato consumo di energia chiedono una moratoria di garanzia in attesa dell'accordo globale.

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Frattini: è escluso l'invio di altri soldati (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-10-21 - pag: 17 autore: Frattini: è escluso l'invio di altri soldati Carlo Marroni ISLAMABAD. Dal nostro inviato Una conferenza internazionale di stabilizzazione per salvare l'Afghanistan dai talebani - con i quali si può "parlare" ma senza legittimarli - e il Pakistan dal caos. L'Italia, prossimo presidente del G8, vuole avviare, accanto alla presenza militare, un processo politico per stabilizzare l'area. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, è sbarcato ieri a Islamabad per incontrare il nuovo presidente, Asif Ali Zardari, alle prese con una situazione interna drammatica, sia politica che economica, in un quadro di crescente influenza talebana, e con un rapporto sempre più difficile con gli Usa. Frattini ha proposto alla dirigenza del Paese un vertice il prossimo anno a margine del G8 che veda al centro Pakistan e Afghanistan (dove nel frattempo si terranno le elezioni) con la partecipazione della Cina, alleato dei pakistani, dell'Arabia Saudita e degli Emirati Arabi: l'obiettivo diplomatico più ambizioso è coinvolgere anche l'India, storico nemico del Pakistan. L'Italia cerca di inserirsi in questo quadro contando sull'autorevolezza conquistata con la missione Isaf, dove sono impiegati 2.400 militari, concentrati nella provincia di Herat, area dove si stanno intensificando gli attacchi dei talebani (gli ultimi nel fine settimana). L'escalation delle violenze, in ogni caso, non indurrà il Governo a un surge: Frattini ha escluso un aumento del numero dei militari, mentre ha confermato sia un incremento dei mezzi (a partire da quattro Tornado) sia l'impegno sul fronte della cooperazione. Sulla stessa linea il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che, dopo aver incontrato al Pentagono il segretario alla Difesa americano, Robert Gates, ha sottolineato che non c'è "una specifica richiesta di una maggiore presenza per l'Italia ". Si andrÁ invece- ha aggiunto- nella direzione di "un maggiore utilizzo dei nostri soldati giÁ sul territorio". C'è poi il dialogo con i talebani avviato dal Governo afghano: "Il colloqui non devono portare a un loro legittimazione ha avvertito Frattini - sarebbe un errore grave. Va bene tendere aperto un canale, come fa l'Egitto con Hamas, ma senza avviare un vero negoziato". L'Italia, quindi, manifesta la volontà di rafforzare la tenuta del Pakistan, anche con aiuti economici: Frattini - che ha incontrato il presidente, il premier e il ministro degli Esteri ha annunciato che il debito di 100 milioni di euro sarà di fatto cancellato,con l'impegno da parte di Islamabad di acquistare dall'Italia forniture nel campo della Difesa. carlo.marroni@ilsole24ore.com PRUDENZA NEL DIALOGO Da Islamabad il ministro degli Esteri invita alla cautela: sì ai colloqui, purché non portino a legittimare i terroristi.

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Il confine sottile dei fondi sovrani (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-10-21 - pag: 18 autore: ... TRA MERCATO E POLITICA Il confine sottile dei fondi sovrani "I fondi sovrani vanno bene ma cosa c'entrano con il mercato?".La domanda –retorica,perché contiene in sé la risposta: "nulla" – è del ministro Giulio Tremonti. E arriva a ventiquattro ore dall'annuncio del suo collega degli Esteri,Franco Frattini, di attribuire una sorta di "bollino blu" ai fondi sovrani graditi. Difficile che si possa arrivare a norme difensive efficienti in caso di fondi sovrani: sono un centauro (metà finanza, metà Governo) e se usati in modo aggressivo e spregiudicato possono fare più danni di una guerra. Dire fondi sovrani significa Paesi Arabi, Libia, Cina, Russia, Singapore. Hanno, in genere, pura finalità speculativa – anche se certe performance con gli acquisti 2007 di quote di grandi banche Usa farebbero pensare il contrario – anche se alcune iniziative come quella libica su UniCredit portano " capitali di stabilizzazione". Gradite o no, è difficile stare a regole di mercato per discriminare iniziativa da iniziativa: non è il mercato l'arena dove affrontare questi soggetti ambivalenti. è, probabilmente, solo quella politica, magari definendo i settori strategici da difendere, in ogni caso, sia da fondi sovrani, sia da altri soggetti.

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MERCATI IN ITALIA (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2008-10-21 - pag: 26 autore: MERCATI IN ITALIA A MILANO Caseari Rilevazione settimanale della Camera di Commercio di Milano del 20 ottobre 2008.(Prezzi medi statistici riferiti alla situazione di mercato accertata nella settimana precedente). Franco partenza, pagamento in contanti, Iva esclusa, à al kg. Burro e crema di latte Burro 1,60; prodotto con crema di latte sottoposta a centrif. e pastorizzazioneregolam. CEnÚ 1234/072,55; dicentrifuga2,70; zangolatodicremefresche per la burrificazione 1,40; crema di latte (40% sost. grassa) 1,22; siero latte screm. (c/scotta) 1000 kg 2,50-4,50; latticello (uso zootecnico) 1000 kg 1,50-2,50. Formaggi Franco caseificio o magazzino stagionatura, merce nuda, contenuto di grassi secondo la prescrizione di legge, pagamento in contanti, Iva esclusa, al kg. N.B. - Le forme o le confezioni dei prodotti di origine e tipici devono recare impresso il marchio dei rispettivi Consorzi di Tutela. Parmigiano reggiano frazione di partita: stagionatura 24 mesi e oltre 8,05-8,55; stagionatura 18 mesi e oltre 7,75-8,20; stagionatura 12 mesi e oltre 7,20 7,60; Grana Padano stagionatura 15 mesi e oltre 6,25-6,70; stagionatura 9 mesi e oltre 5,80- 6,15; con bollo provv. 60/90 gg f.sale 5,05-5,30; Provolone Valpadana fino a tre mesi di stagionatura 5,05-5,15; oltre tre mesi 5,25-5,45; Pecorino romano oltre cinque mesi stagionatura 6,10-6,30; Asiago I scelta d'allevo mezzano 60/90 gg. 5,65-5,90; pressato a latte intero 4,50-4,85; Gorgonzola fresco 3,45-3,60; maturo I scelta 4,50-4,85; Italico fresco 4,30-4,35; maturo 4,90-5,05; Taleggio fresco da salare 4,15-4,30; fresco fuori sale 4,35-4,50; maturo 4,80-5,05; Quartirolo lombardo 4,50-4,60; Crescenza matura 4,35-4,45; Mozzarella di latte vaccino conf. (125 gr. circa) 4,70-4,80; Mascarpone 4,00 4,10. Suini Rilevazione settimanale del 20 ottobre 08 a cura della Camera di Commercio di Milano (prezzi riferiti alla situazione media di mercato accertata nella settimana precedente). Suini:d'allevamento ( f.co allevamento,dall'allevamento al commercianteo all'ingrassatore)lattonzoli locali fino a 15 kg 3,070; di 25 kg 2,230; magroncelli locali 30 kg 2,120; 40 kg 1,930; magroni locali 50 kg 1,840; 65 kg 1,680; 80 kg 1,530; 100 kg 1,510. Capi da macelleria a peso vivo (f.co partenza): capi magri 90/115 kg. 1,610; peso morto (f.co macello - esclusi oneri e macellazione): capi magri eviscerati con frattaglie e testa, da 70 a 95 kg 1,830. Capi da macello a peso vivo (f.co peso partenza): capi da 115 kg 1,505; 130 kg 1,515; 144 kg 1,525; 156 kg 1,603; 176 kg 1,603; oltre 176 kg 1,520; a peso morto (f.co macello esclusi oneri e macellazione) 95 kg 1,790; 109 kg 1,830; 120 kg 1,840; 131 kg 1,950; 150 kg 1,950; oltre 150 kg 1,810; scrofe da macello a peso vivo (franco peso partenza): I cat. 0,880; II cat. 0,780. Tagli e carni suine fresche Rilevazione settimanale del 20 ottobre 2008 della Camera di Commercio di Milano ( prezzi riferiti alla situazione media di mercato accertata nella settimana precedente). Da macellatore a industriale trasformatore - Iva esclusa. Tagli di suino nazionale (da macellatore a industriale trasformatore, Iva escl.): coscia fresca per crudo refilata 9/11 kg (peso medio 10)* 2,73; 11/14,5 kg (peso medio 12)* 3,13; per prod. tipica (senza piede) 10/12 kg (peso medio 11)* 3,58; 12/14,8 kg (peso medio 13)* 3,99; spalla fresca disossata e sgrassata da 5,5 kg. e oltre 3,11; carrè intero con coppa 4,10; senza coppa 4,50; gola intera con cotenna e magro 1,72; lardello con cotenna da lavorazione 1,50; pancetta fresca squadrata 4/5 kg 3,03; pancettone con bronza 7,5/9,5 kg 1,79; coppa fresca refilata da 2,7 kg e oltre 3,69; lardo fresco 3 cm + 1,70; 4 cm e oltre 2,35; trito di banco 3,62. (* F -0%). Grasso da fusione ( da macellatore a raccoglitore e/o utilizzatore finale- franco partenza - Iva esclusa): destinato esclusivamente ad uso alimentare à per tonn. 351,00; ossi suini freschi 10,00. Strutto: (destinato esclusivamente ad uso alimentare) grezzo - acidità max. 0,75% (in cisterna) per tonn. 811,00; strutto raffinato e deodorato- acidità 0,10% (in cisterna) 1041,00; raffinato in cartoni da 25 kg 1171,00; raffinato in pacchetti e/o vaschette fino a 1 kg 1821,00. Bovini, equini da macello Rilevazione settimanale del 20 ottobre 2008 a cura della Camera di Commercio di Milano. (Prezzi riferiti alla situazione media di mercato accertata nella settimana precedente). Prezzi a peso vivo, pagamento contanti Iva esclusa, f.co allevamento, il kg. Vitelloni maschi inferiori ai 24 mesi razze da carne pregiate extra 2,45 2,70; razze da carne di I 2,20-2,30; razza frisona o altre di I 1,50-1,65; di II 1,40-1,45; vitelloni femmine inferiori ai 24 mesi razze da carne pregiate extra 2,85-3,05; razze da carne I 2,55-2,65; razza frisona o altre di I 1,55-1,60; di II 1,40-1,45; tori razze da carne di I 0,75-1,05; razza frisona o altre di I 0,70-0,75; vacche razze da carne di I 1,25-1,35; razza frisona o altre di I 1,15-1,25; di II qualità 0,90-1,05; di III 0,70-0,85; vitelli razze da carne pregiate extra 3,20-3,35; razza frisona o altre di I 2,25-2,50; di II 1,80-1,90. Puledri di I 2,25-2,35; cavalli di I 1,70-2,00; vitelli da ingrasso (baliotti) 45/55 kg: frisona f/m 1,05-1,20; incrocio f/m 2,95-3,20; incrocio pie blu belga f/m 4,20-4,55. Carni bovine e ovine Rilevazione settimanale del 20 ottobre 2008 a cura della Camera di Commercio di Milano. (Prezzi riferiti alla situazione media di mercato accertata nella settimana precedente). Dal macellatore o grossista al dettagliante o industria, carne macellata a norma Cee, f.co partenza. Pagamento contanti, Iva esclusa, il kg. (I prezzi minimi si riferiscono a merce di importazione, mentre i massimi al prodotto nazionale). Bovino adulto (classificazione CE - SEUROP Reg. 1208/81) (I prezzi minimi si riferiscono a merce di importazione, i massimi ai prod. nazionali). Categoria A, vitelloni maschi inferiori ai 24 mesi, mezzene s/rene classe E 4,00-4,55; classe U 3,60-4,25; classe R 3,30-3,65; classe O 2,80-3,05; posteriore s/rene taglio pistola classe E 6,20-6,70; classe U 5,30-6,20; classe R 4,30-4,80; classe O 3,85-3,95; anteriore c/pancia classe E 2,55-2,75; classe U 2,45-2,60; classe R 2,25-2,40; classe O 2,05-2,20. Categoria E, Vitelloni femmine inferiori ai 24 mesi, mezzene s/rene classe E 5,45-5,75; classe U 4,50-5,35; classe R 3,95-4,50; classe O 2,75-2,95; posteriore s/rene taglio pistola classe E 8,25-8,65; classe U 6,65-7,80; classe R 6,10-6,80; classe O 5,05-5,50; anteriore c/pancia classe E 2,30-2,55; classeU 2,05-2,30; classe R 2,00-2,15; classe O 1,80-1,95. Vacche categoria D mezzene s/ rene classe R 2,55-2,70; classe O 2,35-2,55; classe P 1,85-2,20; posteriore s/rene taglio pistola classe R 3,65-4,20; classe O 3,35-3,65; classe P 2,45-3,00; anteriore c/pancia classe R 1,80-1,90; classe O 1,70-1,80; classe P 1,50-1,70. Vitelli (in mezzene o carcasse) razze da carni pregiate qual. extra 5,65-6,15; altre razze da carne di I 4,55-4,95; altre razze di II 3,15-3,65; selle (posteriori di vitello) razze da carni pregiate extra 7,30-8,00; razze da carne di I 6,30-6,70; altre razze di II 4,90-5,70; busti (anteriori di vitello) razze da carne pregiate extra 2,85-3,20; razze da carne di I 2,60-2,95; altre razze di II 2,35-2,70; carne bovina anteriore denervata, disossata e mondata per l'industria 2,55-2,75. Puledri mezzene s/rene 3,90-4,25. Cavalli mezzene s/rene 3,10-3,70. Ovini adulti 2,60-2,90. Agnelli fino a 8 kg. 7,70-8,00; oltre 8 kg. 7,20-7,60. Agnelloni età inf. a 1 da 8 a 12 kg 5,50-5,80; da 12 a 14 kg. 5,00-5,50; da 14 a 16 kg. 4,90-5,00; Capretti di I 7,80-8,20. F.co macelleria o f.co industria di macellazione e/o lavorazione a raccoglitore e/o utilizzatore finale, Iva escl., rilevazione mensile del 1 settembre 2008. Prezzi medi di mercato: Grasso bovino fresco prov. da macelleria non quot. per tonn.; prov. da industria di macellazione e/o lavorazione non quot.; ossi bovini freschi prov. da industria di macellazione e/o lavorazione (esclusi i crani) non quot. Ortofrutticoli Ortaggi Agli secchi Cina prima cart. 10 kg 2,00-2,50-2,30; Francia in trecce 3,80-4,50-4,20; sacchi 5 kg 2,50-3,00-3,75; Spagna in conf. 2,60-3,00-2,85; Veneto in trecce 3,00-3,50-3,30; in grappoli 3,00-3,30-3,20; basilico p.v.n. in pad. 3,00-3,70-3,40; batate patate dolci Lazio seconda in casse 0,70-0,85-0,75; bietole da costa p. v.n. prima in pad. 0,60-0,70-0,65; da erbucce erbette loc. in mazzi 0,95-1,05-1,00; p.v.n. seconda doppio 0,70-0,80-0,75; broccoletti Puglia prima in casse 0,80-1,10-1,00; filmati 1,10-1,20-1,15; carciofi senza spine mammole 7,5/9 0,50-0,60-0,55; carote Abruzzo prima conf. 1 kg 0,55-0,60-0,58; p.v.n. in casse 0,50-0,55-0,53; cavolfiori coronati Francia prima pz. 8 0,70-0,80-0,75; Germania 0,65-0,75-0,70; p.v.n. 0,60-0,80-0,70; verdi 0,80-1,00-0,90; romanesco Francia 0,90-1,00-0,95; cavoli verza p. v.n. in casse 0,40-0,45-0,43; cavolini di Bruxelles Olanda in cestelli 2,60-3,00-2,80; Cetrioli p.v.n. in pad. 0,70-0,80-0,75; seconda doppio 0,50-0,55-0,53; cicoria bianca lunga p.v.n. seconda in pad. 0,60-0,70-0,65; Veneto prima 0,90-1,00-0,95; Catalogna p.v.n. doppio 0,50-0,80-0,70; Puntarelle Puglia 0,80-1,30-1,00; Witloof Olanda in conf. 1,90-2,00-1,95; cime di rapa p.v.n. seconda in mazzi 0,90-1,00-0,95; cipolle bianche Puglia prima in pad. 0,65-0,75-0,70; p.v.n. seconda sacchi 10 kg 0,65-0,75-0,69; novelle con gambo prima in mazzi 1,20-1,40-1,30; dorate Germania seconda sacchi 10 kg 0,25-0,28-0,26; Olanda 0,25-0,29-0,27; sacchi 5 kg 0,26-0,30-0,28; p.v.n. 0,27-0,32-0,30; rosse Olanda sacchi 10 kg 0,75-0,78-0,77; p.v.n. sacchi 10 kg. 0,75-0,80-0,78; fagioli freschi borlotti da sgrano rampicanti Piemonte prima casse 1,80-2,00-1,90; p.v.n. seconda 1,30-1,50-1,40; fagiolini boby medi p.v.n. prima in casse 1,30-1,50-1,40; molto fini rac a mano 2,20-3,00-2,50; Meraviglia Venezia gialli p.v.n. in casse 2,50-3,00-2,80; verdi 1,80-2,00-1,90; finocchi p.v.n. prima pz 10 in pad. 0,80-1,00-0,95; seconda 0,50-0,60-0,56; funghi pleurotus coltivati p.v.n. prima in pad. 1,65-1,75-1,70; porcini Romania 15,00-17,00-16,00; seconda 10,00-12,00-11,00; prataioli coltivati p.v.n. prima in conf. 1,80-1,95-1,85; indivia riccia lavorata p.v.n. pz.8 in pad. 0,70-1,20-1,00; scarola lavorata prima 0,80-1,20-1,00; lattuga cappuccio prima pz 6 0,80-0,90-0,85; gentile prima pz 8 0,60-0,80-0,70; iceberg Olanda pz 10 0,90-1,50-1,00; romana p.v.n. pezzi 8 in pad. 0,50-0,80-0,70; melanzane lunghe p.v.n. doppio 0,60-0,70-0,65; seconda 0,35-0,45-0,40; ovali prima in pad. 0,70-0,80-0,75; Sicilia 1,00-1,20-1,10; Spagna prima doppio 0,80-0,90-0,85; violette p.v.n. in pad. 0,70-0,80-0,75; meloni gialli Sicilia gr. 1250/1600 0,50-0,65-0,60; patate comuni E.R. seconda sacchi 5 kg 0,35-0,45-0,40; conf. 2 kg. 0,45-0,55-0,50; Francia sacchi 5 kg 0,30-0,37-0,34; Germania sacchi 10 kg 0,25-0,30-0,28; Olanda 0,30-0,35-0,33; p.v.n. sacchi 5 kg 0,32-0,37-0,35; peperoncini rossi piccanti Campania seconda in casse 1,20-1,30-1,25; verdi 1,00-1,10-1,05; peperoni corno di bue Lazio prima in casse 0,80-1,00-0,90; gialli lunghi p.v.v. doppio 0,80-1,00-0,90; in pad. 1,00-1,30-1,10; quadrati Spagna doppio 0,80-0,90-0,85; rossi lunghi p.v.n. doppio 0,80-1,00-0,90; in pad. 1,00-1,30-1,10; quadrati Spagna doppio 0,80-0,90-0,85; verdi p.v.n. 0,70-0,80-0,75; pomodorini cherry rossi medio seconda cestelli 1,20-1,50-1,40; piccolo p.v.n. prima 2,45-2,55-2,50; in pad. 2,60-3,00-2,70; pomidoro allungato verde p.v.n. prima doppio 1,20-1,30-1,25; cuore di bue in pad. 1,60-2,30-2,18; seconda 1,00-1,50-1,30; tondi lisci prima 0,80-1,20-1,00; Spagna doppio 1,00-1,20-1,10; rossi a grappolo Olanda 1,60-1,80-1,70; p.v.n. 1,50-1,80-1,70; tondo piccolo sardo Puglia prima in casse 1,80- 2,00-1,90; porri Belgio prima doppio 0,78 0,85-0,80; Olanda in sacchi 0,80-0,90-0,85; Veneto doppio 0,80-1,00-0,90; prezzemolo p.v.n. in casse 1,10-1,30-1,20; radicchio rossodi di Verona Veneto prima in pad. 1,20-1,30-1,25; lungo precoce 1,80-2,50-2,20; tondo p.v.n. seconda in pad. 0,75-0,90-0,80; Veneto prima 1,00-1,20-1,10; rape rosse Piemonte seconda in casse 0,60-0,70-0,65; ravanelli Lazio in mazzi 0,20-0,24-0,23; rosmarino p.v.n. 1,70-1,90-1,80; ruchetta domestica p. v.n. prima in pad. 2,00-2,50-2,30; selvatica 3,00-3,50-3,20; salvia seconda 2,30 2,50-2,40; scalogno Francia prima in conf. 1,85-2,05-1,95; sedano bianco da costa Piemonte prima in pad. 0,90-1,00-0,95; verde da aroma p.v.n. 0,60-0,70-0,65; spinaci ricci in casse 1,20-1,40-1,30; seconda 0,80-1,00-0,90; zucche Delica p.v.n. prima in pad. 0,60-0,70-0,65; seconda in bins 0,50-0,60-0,55; zucchine verdi scure p.v.n. prima 14/21 in pad. 0,70-0,80-0,75; seconda 0,50-0,60-0,55; 21/28 doppio 0,25-0,35-0,30. Frutta fresca Actinidia cartone rinfusa N.Zelanda prima 100/110 1,95-2,10-2,00; 110/120 2,15-2,25-2,20; 120/130 2,25-2,40-2,30; 130/140 2,50-2,50-2,46; p.v.n. prima 100/110 1,15-1,25-1,20; 110/120 1,30-1,40-1,37; 120/130 1,40-1,70-1,50; ananas altri marchi Gold Costarica pz 7 0,75-0,90-0,80; Del Monte gold ripe 1,05-1,20-1,10; avocados Sudafrica pz 12 2,00-2,25-2,15; banane altri marchi America Centrale 0,75-0,83-0,79; Chiquita 0,95-1,03-0,98; cachi Campania prima 80/85 in pad. 0,80-1,00-0,90; 85/90 1,05-1,20-1,15; E.R. 75/80 0,80-1,00-0,93; 80/85 1,15-1,30-1,20; 85/90 1,45-1,70-1,50; cachi mela Spagna 90/95 1,25-1,40-1,30; cachi vaniglia Campania 70/ 75 doppio 0,60-0,80-0,70; castagne comuni p.v.n. 60/65 sacchi 5 kg. 3,30-3,70-3,50;70/75 2,70-3,20-2,95;80/85 2,20-2,60-2,40;fichi d'india bastardoni Sicilia pz grossa in pad. 1,50-2,00-1,70; pz media 1,10-1,40-1,20; piccola in cestelli 0,55-0,70-0,60; in pad. 0,75-0,90-0,83; fragole grosse Olanda in conf. 5,00-5,30-5,15; Veneto 3,50-5,00-4,00; manghi Brasile via mare 1,75-2,20-2,00; mele Fuji E.R. prima 80/85 in pad. 1,35-1,42-1,40; T.A.A. 80/85 1,25-1,30-1,28; 85/90 1,30-1,40-1,35; Golden Delicious E.R. 70/80 in casse 0,65-0,80-0,73; T.A.A. 70/80 in casse 0,90-1,00-0,95; 80/85 in pad. 1,10-1,15-1,13; 85/90 1,15-1,25-1,20; Veneto 85/90 in pad. 0,90-1,05-1,00; Dop Val di Non 75/80 in pad. 1,15-1,20-1,18; 80/85 1,25-1,30-1,28; 85/90 1,30-1,35-1,33; Granny Smith T.A.A. prima 80/85 in pad. 1,15-1,25-1,20; Veneto 85/90 1,00-1,10-1,03; Renetta Canada Dop Val di Non 85/90 in pad. 1,40-1,45-1,43; 90/95 1,40-1,50-1,43; Royal Gala E.R. 60/70 0,75-0,85-0,80; T.A.A. 70/80 casse 0,85-1,00-0,90; 80/85 in pad. 1,18-1,25-1,20; 85/90 1,20-1,30-1,27; Veneto 80/85 0,90-1,10-1,00; Stark Delicious E.R. 70/80 in casse 0,65-0,80-0,75; T.A.A. 70/80 in casse 1,00-1,05-1,03; 80/85 in pad. 1,15-1,25-1,20; 85/90 1,20-1,30-1,27; melograni Spagna 90/100 in pad. 1,70-2,20-1,90; papaia Brasile via aerea 2,60-3,20-2,85; pere Abate Fetel E.R. 65/70 in pad. 1,20-1,30-1,25; 70/75 1,35-1,45-1,40; 75/80 1,45-1,55-1,48; Kaiser E.R. prima 70/75 in pad. 1,35-1,42-1,40; 75/80 in pad. 1,40-1,45-1,42; Max Red Bartlett 65/70 0,98-1,10-1,00; 70/75 1,25-1,30-1,28; 75/80 1,40-1,50-1,46; Williams E.R. prima 65/70 in pad. 0,88-0,95-0,90; 70/75 1,10-1,20-1,15; 75/80 1,25-1,35-1,30; pesche noci nettarine pasta gialla Sicilia prima 73/80 0,70-0,90-0,85; 80/90 1,00-1,10-1,03; pesche pasta gialla Sicilia prima 67/73 0,60-0,75-0,70; 73/80 0,80-0,95-0,85; 80/90 0,95-1,10-1,00; seconda 73/80 0,50-0,60-0,55; percoche Spagna prima 80/90 1,20-1,30-1,27; susine Angeleno p.v.n. prima 50/55 in cestelli 1,00-1,40-1,20; Big Egg Piemonte prima 45/50 in cestelli 0,80-1,00-0,90; President p. v.n. prima 45/50 in cestelli 0,80-1,00-0,90; Santa Clara Piemonte prima 40/45 rinfusa 0,65-0,80-0,76; uva bianca Italia Puglia prima 1,10-1,50-1,30; seconda 0,65-0,95-0,80; Sicilia prima 1,10-1,60-1,25; seconda 0,70-1,00-0,85; Pizzutello Puglia prima 1,40-1,70-1,55; seconda 1,00-1,20-1,03; Regina Puglia prima 1,20-1,35-1,28; seconda 0,70-1,00-0,85; nera Palieri Puglia prima 1,00-1,20-1,07; Rosada Red Globe Puglia prima 1,00-1,10-1,05; seconda 0,70-0,80-0,76; Sicilia prima 1,00-1,30-1,18; seconda 0,80-0,90-0,83. Droghe- erbe aromatiche Rilevazione mensile del 7 ottobre 2008 a cura della Camera di Commercio di Milano (prezzi riferiti alla situazione media di mercato accertata nel mese precedente). Dall'importatore all'industriale trasformatore.F.co Milano,peso netto. Iva esclusa. Cannella Ceylon: Regina N. 0000 6,90-11,90 il kg; Quillings (rottami) 3,70-5,70; chiodi di garofano 4,10-7,15; pimento Giamaica 4,05-6,55; fiori macis 7,35-9,35; noci moscate 80/85 (calibrati) in sacchi da kg 70 circa 7,20-10,80; a, b, c, d (assortite) in sacchi da kg 70 circa 7,00-9,00; macinate 4,60-5,85; pepe bianco 3,15-4,05 al kg.; nero Brasile f.a.q. 2,25-3,15; nero Asia 2,40-3,25; nero Tellicherry extra bold 2,70-3,70; pepe verde disidratato 6,00-7,25; pepe rosa disidratato 11,00-14,50; vaniglia Bourbon 16/18 35,00-60,00. Piante aromatiche (secondo provenienza e qualità) aglio in polvere 1,60-2,20 al kg.; in scaglie 2,05-2,15; anice verde semi 2,50-4,00; basilico foglie 1,20-1,90; cipolle in polvere 1,55-3,15; in scaglie 2,60-3,85; coriandoli semi 1,00 1,80; curcuma polvere 1,25 1,80; curry polvere 1,65 2,10; erba cipollina 6,00 8,50; finocchio semi 1,80 2,50; ginepro bacche 1,50 5,50; kummel semi (carvi) 1,60-2,40; lauro foglie 2,80-3,20; maggiorana foglie 1,90-2,90; origano foglie 2,10 3,85; papavero semi blu 3,00 3,50; paprica dolce/ forte 2,95-5,10; peperoncino rosso cm 1/3 5,80-6,80; cm 4/8 2,85-4,05; in polvere 2,20-3,05; frantumato 2,80-3,75; prezzemolo foglie 2,50 4,80; rosmarino foglie 1,10-2,00; salvia foglie 1,90-4,30; timo foglie 1,90-2,60; zafferano in fili 1450-1750.

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Sull'espansione Usa resta il nodo del debito (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-10-21 - pag: 41 autore: ANALISI Sull'espansione Usa resta il nodo del debito di Gianni Dragoni C on l'acquisizione della statunitense Drs Technologies, del costo di circa 3,4 miliardi di euro, compresa l'assunzione dell'indebitamento netto, sale a 7,4 miliardi il costo della campagna acquisti condotta da Finmeccanica a partire dal 2002. Attraverso questo shopping Pier Francesco Guarguaglini, alla guida della società dell'aerospazio e difesa controllata dallo Stato dal 24 aprile 2002, ha rimodellato il profilo del gruppo, che si è rafforzato nell'elicotteristica, nell'aeronautica e nell'elettronica per la difesa. Abbandonata la politica delle joint venture paritetiche, ha puntato sulla crescita nei mercati della Gran Bretagna e Stati Uniti. Quest'ultimo è il più importante nel mondo per i produttori di armi e diventerà il secondo "mercato domestico " di Finmeccanica, con un'incidenza del 23%sui ricavi ( 29% l'Italia). La campagna acquisti ha dato una spinta alle affermazioni e alla riconoscibilità internazionali, come ai ricavi, che erano di 7.811 milioni di euro nel consolidato 2002 e salgono a 15.731 milioni secondo i dati pro forma al 31 dicembre 2007, che tengono conto dei 2.302 milioni in euro di Drs. Secondo il prospetto dell'aumento di capitale di Finmeccanica, l'utile netto di competenza nel 2007, inclusa Drs e fatte le opportune "rettifiche pro forma ", sarebbe di 529 milioni, anziché di 484 milioni come nel bilancio storico. I conti pro forma del primo semestre 2008 vedono un utile netto di competenza di 312 milioni, compresa Drs, anziché i 278 dichiarati dalla semestrale Finmeccanica "stand alone". Queste cifre rivelano che per ora il rendimento dell'operazione Usa è piuttosto basso: l'incremento dell'utile netto pro forma è appena il 2,8% rispetto al nuovo capitale che viene richiesto agli azionisti, pari a 1.223 milioni. è vero che nelle acquisizioni, tanto più nella difesa, occorre pazientare diversi anni prima di misurare i benefici. Guarguaglini fa una stima di "5-600 milioni di dollari in più di ricavi tra 4-5 anni". Tuttavia è in questa direzione che il lavoro cui è chiamata la gestione di Finmeccanica sarà particolarmente impegnativo. Gli azionisti già soffrono per il calo delle quotazioni rispetto all'asticella fissata dall'Iri nella maxi-offerta terminata il 2 giugno 2000: vendute a 1,5 euro, che corrispondono a 30 euro in seguito al raggruppamento del 2005, le azioni quotavano venerdì scorso 12,685 euro, cioè il 57,7% in meno. Rispetto al prezzo del giorno della nomina di Guarguaglini (19,14 euro il 24 aprile 2002), la flessione è del 33,7 per cento. A questi tonfi ha contribuito lo tsunami finanziario delle ultime settimane. Tuttavia, dal giorno in cui il progetto di acquisizione di Drs è stato anticipato dal "Wall Street Journal", l'8 maggio scorso, il titolo Finmeccanica è sceso da 21,55 a 12,685 euro del 17 ottobre, con una perdita del 41,14%, superiore al calo degli indici Mibtel o S&P Mib (-36,5%). Il condirettore generale di Finmeccanica, Alessandro Pansa, ha detto ieri che "nel 2009 ci sarà una riduzione dell'utile netto per azione, ma non sarà superiore al 9-10%". Il costo dell'acquisizione Drs avrà anche un impatto significativo sull'indebitamento. Secondo Pansa a fine 2008 sono previsti "debiti finanziari netti post aumento di capitale tra 3,3 e 3,5 miliardi, a fronte di un patrimonio netto tra 6,3 e 6,6 miliardi ". A fine 2007 i debiti finanziari (1.158 milioni) incidevano per il 21% sul patrimonio, ora la quota salirà al 52% circa. Il prospetto dell'aumento avverte, tra i fattori di rischio, che "la previsione dell'incremento dell'indebitamento netto complessivo del gruppo, conseguente all'acquisizione di Drs, ha determinato il collocamento di Finmeccanica in credit watch negativo per l'abbassamento del credit rating da parte di Moody's e Standard & Poor's. (...) Il credit rating del gruppo potrebbe subire un abbassamento anche in caso di esito positivo dell'aumento di capitale". Se questo accadrà, il costo del debito potrebbe salire. Infine, sul piano strategico e industriale,l'importante acquisizione crea un baricentro per l'elettronica della difesa negli Stati Uniti, dove il peso (e la qualità) delle attività sarà molto più forte che in Italia. Se questo è positivo data la rilevanza del mercato Usa, potrebbe porre condizionamenti governativi e politici sulla libertà d'azione di Guarguaglini su altri mercati (in Cina, ad esempio). La nuova dimensione geopo-litica di Finmeccanica porta a chiedersi inoltre se la societào il Governo abbiano dato a Washington garanzie per proteggere il gruppo da eventuali scalate da fondi sovrani arabi, da Mubadala alla Libia. IL QUADRO DELLE STIME Il piano strategico dovrebbe portare in quattro-cinque anni a 5-600 milioni di ricavi in più.

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Borse metalli, lo specchio della crisi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2008-10-21 - pag: 48 autore: Scenari. Pesano i timori di recessione ma in futuro i ribassi potrebbero finire Borse metalli, lo specchio della crisi Gianni Mattarelli MILANO Tra giovedì e venerdì scorso i prezzi dei metalli al London Metal Exchange (Lme) hanno segnato i nuovi minimi degli ultimi anni, con quotazioni a tre mesi di 4.545 $ per il rame, 2.115 per l'alluminio, 1.164 per lo zinco, 1.335 per il piombo e 10.200 $ per il nickel. I prezzi si sono poi ripresi in chiusura di settimana, sulla scia del generale recupero delle borse azionarie. è tuttavia difficile immaginare che la ripresa possa continuare ancora per molto, perché la recente brusca caduta dei valori dei metalli industriali è dovuta all'improvviso peggioramento del panorama economico mondiale. Tra i dati che più hanno colpito gli operatori nei giorni scorsi ci sono il più forte declino mensile dal 1974 della produzione industriale americana, mentresono ai minimi da 18 anni negli Usa sia l'attività manifatturiera dei principali Stati che la vendita di autocarri. La crisi del settore costruzioni, che dura da oltre un anno, non aveva causato grosse ripercussioni sull'Lme, perché sembrava confinata agli Stati Uniti e la riduzione dei consumi di metalli che ne era conseguita appariva più che bilanciata dalla crescita in Cina e nei Paesi emergenti. Con il diffondersi della crisi delle costruzioni è poi intervenuta, soprattutto in Occidente, quella del settore automobilistico, che colpisce anche le grandi industrie giapponesi e coreane, che, dopo essere cresciute esportando gran parte della loro produzione di autoveicoli, devono ora ridurre le vendite per il calo della richiesta in Europa e negli Stati Uniti, con conseguenze negative sul consumo di metalli. A spingere all'ingiù i prezzi dell'Lme è il progressivo aumento dei timori di una imminente recessione mondiale. Ovvero, come sempre accade in casi analoghi, le quotazioni stanno anticipando lo svilupparsi di una situazione fondamentale negativa oggi prevista da molti osservatori. Il fenomeno riguarda tutte le materie prime, come risulta dall'indicatore Reuters-Jefferies Crb ( che segue i 19 prodotti di base più trattati negli Stati Uniti tra energia, metalli e agricoltura), sceso ai minimi dal settembre 2004. Le borse metalli riflettono perciò le deboli prospettive economiche, anche se sul medioperiodo dovrebbero apparire fattori di sostegno e freni a eccessivi ribassi, perché, a esclusione dell'alluminio, per tutti i metalli esistono problemi ad aumentare la produzione. Per il metallo guida, il rame, esiste, per esempio, una cronica difficoltà a raggiungere ogni anno gli obiettivi di produzione. A parte le situazioni di sciopero, che si ripetono periodicamente in molti Paesi produttori, e la vulnerabilità degli impianti a interruzioni di produzione, c'è ora la virtuale impossibilità ad aprire nuovi giacimenti, perché ai livelli di prezzo attuali non risulterebbero convenienti l'estrazione e la raffinazione, mentre si va riducendo il contenuto di metallo nei minerali.

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Alleanze per i legali italiani (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: NORME E TRIBUTI PROFESSIONISTI data: 2008-10-21 - pag: 39 autore: Avvocati. Le strategie degli studi nella competizione per la conquista del mercato internazionale Alleanze per i legali italiani Intese mirate con partner locali per espandersi oltreconfine Marco Bellinazzo MILANO Internazionalizzazione coniugata attraverso alleanze mirate con studi locali. Tutela del brand e del "patronimico" giocata sul piano della professionalità e della creatività giuridica. Sviluppo coltivato conservando quelle dimensioni ottimali – dalle piccole boutique del diritto alle strutture di media grandezza – che permettono di mietere profitti con un buon rapporto tra fatturato e numero dei partner. Esclusi dalla classifica delle 50 law firm più innovative – pubblicata la scorsa settimana dal Financial Times (si veda l'articolo riportato sotto ) – gli avvocati italiani difendono il loro prestigio e la propria capacità di stare sul mercato in modo concorrenziale affermando queste parole d'ordine. "Si può andare all'estero seguendo molte strade – spiega Francesco Gianni, tra i fondatori di Gianni–OrigoniGrippo –. Noi abbiamo scelto di restare italiani e seguire all'estero i nostri clienti legandoci a studi locali accuratamente selezionati. Una strategia che ci consente di abbassare i costi tenendo sempre alta la qualità dei servizi". L'internazionalizzazione, per Gianni, non è appannaggio esclusivo delle firm anglosassoni che hanno arruolato migliaia di avvocati e aperto sedi in tutto il mondo, facendo fruttare la pervasività del common law che rappresenta l'architrave di interi rami dell'ordinamento giuridico mondiale, dal diritto marittimo a quello degli appalti. "Quello che conta non è la dimensione super degli studi", aggiunge Gianni. "Va sfatato questo pregiudizio. Gli studi in testa alle graduatorie di redditività sono quelli Usa che dispongono di 200-300 professionisti iper-specializzati. è l'affidabilità degli avvocati e il portafoglio clienti a determinare gli utili". Una strategia, quella dell'autonomia e delle alleanze con network di partner stranieri, perseguita anche dallo studio legaletributario Pirola-Pennuto-Zei che si è di recente integrato con Agnoli-Bernardi. "Da rafforzare però con propri uffici da aprire dove è più assidua l'attività dei nostri clienti", spiega l'avvocato Maurizio Bernardi. "Per questo, oltre che in Gran Bretagna e in Cina, saremo presto presenti negli Emirati". L'incontro tra le due realtà professionali ha avuto anche l'obiettivo di allargare le rispettive aree di competenza e far lievitare le dimensioni dello studio. "Aumentare il fatturato senza stravolgere l'equilibrio interno – chiarisce Bernardi – serve per poter disporre di maggiori risorse da investire nell'innovazione". C'è da dire, in effetti, che prima che la dimensione, a incidere sulla vocazione prevalentemente domestica degli studi tricolori sono altri fattori: da quello "culturale" all'estensione del mercato di riferimento. "Si pensi a quanto capitalizza la Borsa italiana rispetto a quelle degli altri Paesi europei o a Wall Street", esemplifica Andrea Carta Mantiglia, partner di Bonelli- Erede-Pappalardo. Eppure questo non implica per forza di cose la nostra sudditanza rispetto alle law firm inglesi o americane. "Ci confrontiamo spesso con queste realtà sul piano giuridico e senza timori reverenziali.Anzi –sottolinea Carta Mantiglia – talvolta siamo noi a creare nuovi strumenti che poi si diffondono nelle altre giurisdizioni. Si deve per esempio a Bonelli-Erede-Pappalardo l'invenzione delle "azioni sviluppo" e del cosiddetto leveraged buy out con doppio veicolo sperimentato per la prima volta nell'operazione Seat". Chi invece ha optato da sempre per l'internazionalizzazione con ramificazioni dirette in tutti i Paesi è Baker & McKenzie, in Italia dal 1962 con una propria articolazione e oggi al tredicesimo posto della classifica del Financial Times. Alberto Semeria, managing partner delle sedi italiane illustra così i vantaggi di questa po-litica: "La nostra è una struttura sostanzialmente unitaria caratterizzata da un forte accentramento che ci permette di condividere in tempo reale sia la piattaforma informatica sia le best practice amministrative e giuridiche messe a punto nell'ambito del gruppo. Noi ci sentiamo avvocati italiani pur partecipando a quella tradizione dell'associazionismo anglosassone che privilegia una visione internazionale e dinamica della professione". LE ALTRE OPZIONI La tutela del brand passa da professionalità e creatività giuridica Il rapporto fatturato- soci cerca dimensioni ottimali.

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Rallenta l'economia cinese (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-21 - pag: 11 autore: Rallenta l'economia cinese Nel terzo trimestre crescita (9%) al ritmo più basso da cinque anni Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente La locomotiva cinese rallenta la corsa. Nel terzo trimestre del 2008, il Pil è cresciuto del 9% su base annua. Si tratta del tasso di sviluppo più basso registrato negli ultimi cinque anni: era dal secondo trimestre del 2003, quando il Paese era in ginocchio per la Sars, che la congiuntura non si espandeva a un ritmo così contenuto. Nel terzo trimestre 2008, il Paese ha vissuto un evento unico nella sua storia, le Olimpiadi. Un evento che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, ha finito per avere un impatto netto negativo sull'economia.I problemi legati all'inquinamento e alla sicurezza, uniti alle necessità logistiche, hanno costretto il Governo a ridurre i trasporti e a chiudere migliaia di fabbriche intorno alla capitale per diverse settimane. E questo ha pesato sul Pil. Di quanto? Difficile dirlo:l'unica certezza è la frenata del principale motore dell'economia, cioè della produzione industriale ( contribuisce per circa il 50% alla formazione del Pil), che tra luglio e settembre è cresciuta del 13%, contro il 16% registrato nei due trimestri precedenti. Effetto Olimpiadi, ma anche effetto recessione globale. Negli ultimi mesi, la produzione industriale ha continuato a frenare ( 11,4% a settembre, il tasso di crescita più basso degli ultimi sei anni) anche a causa della debolezza della domanda mondiale, che ha iniziato a comprimere il portafoglio ordini delle aziende cinesi. Il risultato è che le esportazioni di prodotti a basso valore aggiunto hanno già cominciato a segnare il passo, mentre quelle capital intensive hanno tenuto, come dimostra il surplus commerciale registrato sempre a settembre. Un record che, con ogni probabilità, resterà per sempre fissato nella storia economica del Paese, poiché nei prossimi mesi la crisi finanziaria e la conseguente stagnazione si faranno sentire sempre di più anche sulla bilancia commerciale. Pechino può consolarsi con la domanda interna, che finora non ha risentito del deterioramento dell'economia globalee ha mantenuto un tasso di espansione robusto. Le vendite al dettaglio sono cresciute per tre mesi consecutivi di oltre il 23 per cento. E anche gli investimenti fissi hanno continuato a lievitare a un ritmo sostenuto (in particolare nel settore agricolo). "Guardando al futuro della domanda domestica, l'unico elemento di rischio è rappresentato dal mattone, visto che nei primi otto mesi dell'anno le vendite immobiliari sono diminuite del 12,7% in valore, mentre i prezzi stanno scendendo nella maggior parte delle città ", avverte Qu Hongbin, economista di Hsbc. In questo quadro, la Cina inizia a temere un atterraggio duro dell'economia. Avanti di questo passo e con una recessione mondiale in arrivo, l'anno prossimo la crescita si fermerà all' 8 per cento.Un'enormità per qualsiasi altro Paese, ma appena sufficiente per un Governo che ogni anno deve creare qualche decina di milioni di nuovi posti di lavoro per mantenere pace e stabilità sociale. Ecco perché Pechino sta pensando di passare subito al contrattacco. In una riunione tenutasi lo scorso fine settimana, il Consiglio di Stato ha deciso di intervenire al più presto sui tre fronti a rischio: la riduzione della crescita, la frenata dei profitti aziendali e la caduta dei prezzi degli asset (oltre al mattone, anche la Borsa). Oggi la Cina è il Paese che dispone del più ampio margine di manovra per tentare di contrastare la stagnazione. Pechino può varare un piano di investimenti pubblici destinati a infrastrutture, agricoltura, energia, perché ha un debito pubblico molto contenuto rispetto alle nazioni industrializzate. E può agire anche sul piano monetario, perché l'inflazione, dopo i forti rialzi messi a segno tra fine 2007 e il primo semestre 2008, ora è tornata sotto controllo, come dimostra la crescita del 4,6% su base annuale, registrata a settembre dall'indice dei prezzi al consumo. è solo questione di settimane, se non di giorni, e il Governo cinese passerà all'azione. lucavin@attglobal.net BOOMERANG OLIMPICO Produzione industriale penalizzata anche dalla chiusura di molte fabbriche durante i Giochi per ridurre l'inquinamento.

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Cina e "dragoni" asiatici in frenata ora l'emergenza è il rischio-paese - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 21-10-2008)

Argomenti: Cina

Economia Dopo la crisi finanziaria e gli effetti sull'economia reale, si apre un nuovo fronte Cina e "dragoni" asiatici in frenata ora l'emergenza è il rischio-Paese FEDERICO RAMPINI Ci sarà una terza fase della crisi, e da dove verrà? La prima ondata ha sconquassato il settore bancario innescando la precipitosa escalation di salvataggi pubblici. La seconda è la recessione che deprime l'economia reale. Il terzo capitolo potrebbe aprirsi all'insegna del rischio-paese. E stavolta gli anelli deboli del sistema sono le nazioni emergenti, l'ultimo motore ancora acceso della crescita globale. Il governo di Pechino ha rivisto al ribasso le sue stime di crescita: dopo l'11,7% di aumento del Pil nel 2007, la Cina rallenta al 9%. E' il prezzo inevitabile per il calo dei consumi in Europa, negli Stati Uniti e in Giappone, le tre aree colpite dalla recessione che sono anche i tre sbocchi più importanti delle esportazioni made in China. Fin qui il danno appare contenuto: in qualunque altra parte del mondo un aumento del 9% del Pil si chiama boom. Ma un taglio netto del 2,7% alla crescita non è indolore. In una nazione di 1,3 miliardi di abitanti, dove in media 15 milioni di contadini abbandonano le campagne ogni anno per cercare lavoro in città, la stabilità sociale esige un ritmo di sviluppo molto sostenuto. Già adesso nella regione meridionale del Guangdong l'industria tessile è in gravi difficoltà, i licenziamenti di massa si moltiplicano, scatenando proteste violente. Per sua fortuna la Repubblica Popolare fronteggia questa crisi con una solidità finanziaria notevole. Le riserve valutarie della banca centrale di Pechino sfiorano il livello record di duemila miliardi di dollari. A differenza delle famiglie americane, quelle cinesi non sono affatto indebitate, al contrario custodiscono un immenso giacimento di risparmio: il 40% del loro reddito. Tuttavia qualche punto debole c'è, nei settori contagiati dallo stesso morbo dell'Occidente: nelle grandi città come Pechino e Shanghai si sgonfia la bolla speculativa del mercato immobiliare; il colosso finanziario Citic (controllato dallo Stato) ha dovuto rivelare un buco di bilancio di 1,9 miliardi di dollari in seguito ad azzardate speculazioni sull'euro. Proprio mentre il governo italiano si preoccupa di erigere barriere contro eventuali incursioni ostili dei fondi sovrani stranieri, a Pechino la tendenza è di segno opposto. Le holding di Stato si sono pentite per essere venute in soccorso alle banche occidentali mesi fa, acquistando partecipazioni azionarie il cui valore si è assottigliato. Ora la priorità per il fondo sovrano cinese diventa un'altra: è un'arma da tenere in riserva per sostenere l'economia nazionale, se l'impatto della crisi dovesse peggiorare. Altre nazioni emergenti affrontano la tempesta senza l'arsenale finanziario della Cina. Il Pakistan - un paese cruciale per ragioni geostrategiche - è sull'orlo dell'insolvenza e può essere costretto a chiedere l'aiuto dell'Fmi. In Corea la moneta nazionale precipita. Il governo di Seul ha dovuto imitare europei e americani varando un piano di aiuti di Stato alle banche. Nona potenza industriale del pianeta, la Corea è colpita due volte: non solo dal calo delle esportazioni, ma anche dalla deflazione mondiale delle materie prime e dei noli marittimi, essendo un big dell'acciaio e della cantieristica navale. In India la banca centrale ha tagliato nuovamente i tassi per cercare di sostenere la domanda interna. La gravità della situazione ha indotto Cina, Giappone e i "dragoni" del sudest asiatico (Asean) a mettere da parte diffidenze e rivalità per organizzare un fondo comune sovranazionale destinato ai salvataggi bancari. Il rischio-paese lambisce anche l'Europa. La bancarotta virtuale della piccola Islanda finora è stata oggetto di curiosità ironiche: salvo che in Inghilterra, dove diverse tesorerie municipali, e perfino gli amministratori delle polizie di contea, avevano affidato la loro liquidità a banche islandesi online che offrivano tassi d'interesse appetitosi. Ora lo spettro dell'insolvenza di interi Stati sovrani si estende verso paesi meno piccoli, come l'Ucraina. Non sono al riparo alcuni membri dell'Unione europea. L'Ungheria è in serie difficoltà, anche perché in anni più felici una parte della sua popolazione fu convinta a sottoscrivere mutui-casa in franchi svizzeri, il cui rimborso rincara di giorno in giorno. La Danimarca e la Polonia improvvisamente vogliono bruciare le tappe per l'ingresso nell'euro, l'unico scudo che può proteggerle da crisi di sfiducia, fughe di capitali ed emorragìe nella bilancia dei pagamenti. L'Unione europea e l'America hanno cercato di tappare le falle più vistose della crisi con dei rimedi estremi. Ora i costi di quelle terapie mettono a nudo nuovi punti deboli nel sistema globale. La corsa a rassicurare i mercati e a ricostruire la fiducia dei risparmiatori con dei vasti ombrelli di garanzia statale, rivela che la "coperta" è troppo corta. Non tutti i ministri del Tesoro del pianeta hanno gli stessi mezzi. Nella gara a chi si protegge di più dalle insolvenze bancarie, qualcuno resta staccato dal branco di testa. Sono passati appena undici anni da quando le insolvenze sovrane fecero crollare come birilli i dragoni del sudest asiatico, e dieci anni dalla bancarotta della Russia. Nel momento in cui l'economia di mercato cerca rifugio sotto l'abbraccio accogliente dei governi, c'è chi si ricorda che anche gli Stati possono fallire.

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Frattini in Pakistan: <Non si tratta con i terroristi> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 21-10-2008)

Argomenti: Cina

MONDO 21-10-2008 Frattini in Pakistan: "Non si tratta con i terroristi" DA ISLAMABAD I n un Afghanistan che continua a bruciare per le violenze terroristiche, la via maestra per domare il caos non passa né per la legittimazione politica dei taleban né attraverso un aumento delle truppe sul terreno, bensì per lo sradicamento di "povertà e disperazione ", due dei combustibili più pericolosi dell'estremismo fondamentalista. Dalla sua missione lampo e a sorpresa in Pakistan di ieri, Franco Frattini è tornato a Roma con questa convinzione. Il titolare della Farnesina, da Abu Dhabi, è volato nella capitale pachistana per portare il sostegno dell'Italia al processo di riforme democratiche avviato dal presidente Asif Ali Zardari e dal premier Yusuf Raza Gilan. La stabilizzazione del Pakistan e dell'intera regione è strettamente legata alla traballante situazione nel confinante Afghanistan, dove ormai anche il contingente italiano oltre 2400 uomini tra Kabul e Herat è quasi quotidianamente bersagliato dalla minaccia fondamentalista. Contrariamente alle aperture del presidente Hamid Karzai e del segretario americano alla Difesa Robert Gates, il capo della diplomazia italiana è stato categorico nel bollare come "un errore" il tentativo di "legittimare politicamente " i taleban. Con i terroristi "non si tratta", hanno scandito all'unisono Frattini e il collega pachistano Makhdum Qureishi. Certo, ha ipotizzato il titolare della Farnesina, una strada percorribile potrebbe essere quella di intavolare con i taleban colloqui indiretti, come l'Egitto sta facendo con Hamas, "ma non bisogna farne degli attori legittimi del dialogo politico". Tanto più che i tentativi di dialogo portati avanti da Karzai non hanno prodotto finora "grandi risultati". Insistendo sulla necessità di una risposta non solo militare, sulla scia del summit Nato di Bucarest, Frattini ha sottolineato come l'unica "strategia vincente" sia quella di debellare "povertà ed estremismo": "Il nostro obiettivo politico ha detto il capo della diplomazia italiana escludendo un aumento del contingente italiano è che la popolazione locale sradichi dal suo interno estremismo e terrorismo". Con il "sostegno", certo, della comunità internazionale, che tra i suoi compiti principali ha innanzitutto quello di aiutare il Paese a risorgere con la costruzione di infrastrutture e la creazione di nuovi posti di lavoro. Anche a causa dell'escalation di attentati delle scorse settimane intanto, alla "Jirga" di pacificazione con i leader tribali afghani che si terrà ad Islamabad i prossimi 26 e 27 ottobre i taleban non sono stati invitati. Mentre Roma, ha spiegato Frattini ai suoi interlocutori, sta lavorando per organizzare una conferenza internazionale per la stabilizzazione della regione durante la prossima presidenza del G8. La conferenza, nel 2009, dovrebbe essere a livello dei ministri degli Esteri e coinvolgere Pakistan, Afghanistan, Cina, Emirati, Arabia saudita e India. Visita lampo del ministro degli Esteri a Islamabad: "Un errore il tentativo di legittimare politicamente i guerriglieri" Il ministro Frattini con il collega Qureishi (Reuters).

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Questi i contenuti-chiave e i punti più controversi (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 21-10-2008)

Argomenti: Cina

MONDO 21-10-2008 LA SCHEDA Questi i contenuti-chiave e i punti più controversi Una "piattaforma" varata nel 2007 Il "pacchetto clima" dell'Ue è stato varato nel marzo 2007 nelle sue linee generali. Gli obiettivi sono: 20% in meno di gas a effetto serra, fonti rinnovabili fino al 20% della produzione di energia, efficienza energetica in aumento del 20%, con l'ambizione di andare oltre l'accordo di Kyoto che è in vigore dal 2005 per ridurre entro il 2013 le emissioni di un 2% rispetto al 1990: l'Ue lo applica, gli Usa lo hanno rifiutato, Cina e India ne sono esentate. Il "balletto di cifre" . I costi per l'Italia del "pacchetto clima", così com'è difeso dalla Commissione, variano da 8 a 18 miliardi l'anno secondo le valutazioni. Per il governo, che basa i suoi calcoli su stime della Commissione, si tratta di 181.5 miliardi in dieci anni, alla media di circa 18 miliardi l'anno, qualcosa come l'1,14% del Pil. Il commissario europeo all'Ambiente Stavros Dimas parla invece di costi tra 9,5 e 12,3 miliardi l'anno, con un'incidenza sul Pil dallo 0,51% allo 0,66%. Ancora più bassa la stima degli ambientalisti di Lagambiente: non più di 8 miliardi l'anno. La maggioranza richiesta. In casi come quello del "pacchetto clima" dell'Ue, le decisioni vanno prese all'unanimità dei Ventisette. Sulla base di proposte della Commissione europea, passano dai ministri a un vertice dei leader dell'Ue, in dicembre, e richiedono poi l'approvazione dell'Europarlamento. Se l'Assemblea di Strasburgo non è d'accordo con i governi, il provvedimento inizia una spola tra Europarlamento e Consiglio secondo una procedura detta di "codecisione". La "clausola di revisione" . È uno strumento che può essere chiamato in causa per aggirare un disaccordo e rinviare la decisione senza dirlo. Dal punto di vista formale, il provvedimento viene accettato, ma ci si impegna a modificarne i termini dopo un certo periodo. Se la scadenza è lontana, le misure vengono gradualmente applicate e la revisione avrà effetti minori. Se invece la scadenza è vicina come quella proposta ieri dall'Italia le misure rimangono di fatto sulla carta per qualche mese in attesa di rinegoziare certe parti del provvedimento contestato. ( F.Ser).

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Misure sul clima L'Italia rilancia: <Modifiche o salta> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 21-10-2008)

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MONDO 21-10-2008 braccio di ferro La titolare italiana dell'Ambiente, non isolata, frena sulla firma di un documento E accenna anche alla possibilità di introdurre la "clausola di revisione" che consente di negoziare tutto nel 2009. Chiesti in particolare alcuni cambiamenti per ridurre i costi di misure troppo onerose BAGARRE IN EUROPA Sintonia sugli obiettivi da raggiungere entro il 2020: ridurre del 20% le emissioni, aumentare di altrettanto l'efficienza energetica e la quota di energie alternative Ma è scontro sui metodi Misure sul clima L'Italia rilancia: "Modifiche o salta" DA LUSSEMBURGO FRANCO SERRA C osì com'è, il pacchettoclima dell'Ue non passa l'esame dei Ventisette, e al di là delle rituali dichiarazioni di buona volontà lo hanno constatato ieri i ministri dell'Ambiente. Rimane l'obiettivo di varare le misure al prossimo vertice dei leader, l'11 e 12 dicembre, ma la decisione va presa all'unanimità e nella riunione di ieri a Lussemburgo il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, più esplicita di altri ma non isolata, ha chiarito che "se non c'è soluzione entro dicembre si andrà al rinvio ". Magari con una "clausola di revisione" che consenta di rinegoziare già l'anno prossimo un accordo che per pura forma potrebbe essere annunciata a dicembre. La soluzione da trovare riguarda le modifiche che I- talia, Polonia, la stessa Germania e altri Paesi tra cui la Repubblica Ceca e i baltici, chiedono per ridurre i costi di un pacchetto che, varato a grandi linee oltre un anno fa, appare troppo oneroso per economie che hanno un piede nella recessione. Non vengono contestati gli obiettivi da raggiungere entro il 2020: ridurre del 20% le emissioni a effetto serra, aumentare di altrettanto l'efficienza energetica e la quota di energie alternative. Ma per non ostacolare l'industria, un gruppo di Paesi esige modifiche al progetto iniziale. "Puntiamo a concludere entro fine anno dice il ministro francese dell'Ambiente Jean-Louis Borloo a nome della presidenza dell'Ue e tenendo conto dei problemi dei singoli Paesi: abbiamo ancora un mese e mezzo per risolverli e trovare un accordo". Sei o sette settimane non sono molte, ma questa è la speranza dichiarata nel recente vertice europeo, in cui è stato però sottolineato che la decisione dovrà essere unanime e tener conto le obiezioni dei vari governi. Prestigiacomo ha ricordato che si tratta di soddisfare "almeno una decina di Paesi per modificare il pacchetto alla luce dell'analisi costi-benefici". Arrivando a Lussemburgo, il ministro ha accennato a chiedere una "clausola di revisione" da far scattare già l'anno prossimo dopo un'esauriente valutazione dei costi. Qualche ora dopo, la responsabile dell'Ambiente ha assicurato di "non aver mai fatto richiesta formale di una clausola di revisione 2009": ha aggiunto però che "sarà necessaria una nuova valutazione a seconda dell'esito della conferenza internazionale Onu sul clima a Copenhagen nel dicembre 2009". Formalizzata o meno, resta dunque attuale u- na clausola di revisione che scatti l'anno prossimo. Nel frattempo a meno di serie modifiche il pacchetto rimarrà nel limbo, senza entrare realmente in applicazione. Una delle modifiche chieste dall'Italia e altri Paesi punta a evitare che l'industria elettrica debba pagare in pieno dal 2013 in poi i "permessi di emissione" di Co2. Richieste che trovano un appoggio indiretto nella Germania. Anche Berlino chiede modifiche, esigendo che fino a quando Cina e India non accetteranno forti limiti anti-Co2, le industrie europee ad alto consumo di energia (acciaio, cemento, chimica di base, alluminio) godano di esenzioni speciali. Il ministro Prestigiacomo: "Nessuna intesa entro dicembre se non verrà rivisto il pacchetto" Il commissario Ue Dimas: "Non ci saranno rinvii" Il commissario europeo per l'Ambiente, il greco Stavros Dimas, con il ministro Stefania Prestigiacomo (Epa).

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<Ricomincio dal mondo> (sezione: Cina)

( da "Famiglia Cristiana" del 21-10-2008)

Argomenti: Cina

Di Francesco Anfossi e Luciano Scalettari ESCLUSIVO L'AFRICA, L'EUROPA, LA CRISI DEI MERCATI: PARLA ROMANO PRODI "RICOMINCIO DAL MONDO" Nella prima intervista da quando ha lasciato Palazzo Chigi l'ex premier ci parla del suo nuovo incarico per le Nazioni Unite. Ma si toglie anche qualche sassolino... Versione integrale dell'intervista che sul cartaceo, per mancanza di spazio, è riportata solo parzialmente. Prende dalla scrivania l'agenda Moleskine e comincia a leggere il diario del suo ultimo viaggio, quello in Iran, dove ha rivisto molti "vecchi amici" come Kofi Annan e numerosi rappresentanti dell'oligarchia persiana, a cominciare da Khatami. "Tanti colloqui di oltre un'ora in cui si parla con franchezza anche se con tanta retorica", ha annotato. L'andamento di un titolo durante la crisi dei mercati (foto AP/La Presse). Per la sua prima intervista da quando non è più presidente del Consiglio (con un'unica condizione, non parlare della situazione politica interna italiana) ha scelto il suo ufficio nel cuore di Bologna, in via Santo Stefano, il suo "buen retiro" dove ha amici e affetti. Ma Romano Prodi "a casa sua" ci sta poco, la sua "sesta vita" professionale (dopo l'Università, L'Iri, il Governo, la Commissione europea, il nuovo Governo) prevede il mondo: nell'agenda dei prossimi giorni ci sono la Francia e il Sudafrica e poi ancora New York, Palazzo di Vetro. "All'Onu dovremmo iniziare la stesura del rapporto sull'organizzazione delle missioni di peacekeeping in Africa. Una missione importante e delicatissima il cui successo dipenderà molto anche dal ruolo che avrà in futuro l'Unione africana, l'omologa dell'Unione europea". Chi decide le operazioni di pace in Africa? "Le Nazioni Unite, questo è un punto fermo. Quel ruolo sarà la stella polare nella stesura del mio rapporto". Eppure le missioni di peacekeeping in Africa sono rare e difficoltose. "Dobbiamo partire da un fatto: ormai nessun Paese dell'Occidente, diciamo nessun Paese ricco, manda più truppe in Africa, a meno che non vi sia un motivo di diretto interesse". Dunque a mantenere la pace in Africa dovranno essere gli africani... "Per questo occorre che la responsabilità di queste missioni sia assunta non dai singoli Stati ma dall'Africa nel suo complesso, ovvero dall'Unione africana, una struttura giovane, che deve crescere e rafforzarsi. Anche per le missioni di pace. La via l'abbiamo indicata quando ero alla Presidenza della Commissione europea, affidando per la prima volta all'Unione Africana sostanziose risorse per il peacekeeping: una mossa che è stata ritenuta allora azzardata e di cui oggi sono tutti contenti. Ripeto la frase che usai a Bruxelles: "L'Africa è sulle spalle dell'Europa, abbiamo un obbligo molto importante, morale, storico e politico. Tra Europa e Africa c'è un rapporto di amore e odio, dovuto al passato coloniale che dobbiamo trasformare in un rapporto del tutto positivo e nuovo"". L'Unione africana è una struttura molto fragile, sarà adeguata a un compito fondamentale per il Continente? "L'Unione Africana è piena di difficoltà e contraddizioni, è strutturata in una serie di organismi e commissioni con carenze burocratico-amministrative, ma esiste. I suoi leader sono di altissimo livello, a cominciare dal presidente Jean Ping, questo africano con gli occhi a mandorla così penetranti, che ha intelligenza e sensibilità politica da vendere. Ma l'Unione africana deve avere il ruolo di garante, indispensabile per rappresentare la molteplicità degli Stati Africani". Il ministro dell'economia Giulio Tremonti (foto AP/La Presse). È vero che per fermare il genocidio in Ruanda sarebbero bastati mille caschi blu? "Pare di sì. La riuscita degli interventi di pacificazione dipende infatti dai tempi con cui i caschi blu vengono inviati. Se si mandano subito ne bastano pochi. Per questo il problema è come riuscire ad essere rapidi ed efficienti in caso di crisi. Attualmente l'organizzazione delle missioni in Africa è quasi inesistente ed è un miracolo che si sia potuto fare quello che si è fatto". Che significa riorganizzare le operazioni di peacekeeping? "Significa rivedere organizzazione, addestramento, logistica, trasporti, rapporti con le istituzioni regionali, mezzi. E anche stipendi, che sono molto bassi attualmente, e a volte vengono versati con ritardi drammatici o non sono affatto pagati. Bisogna avere anche un'unica catena di comando: nelle missioni di pace organizzate durante il mio Governo, in Albania e in Libano, c'era una struttura di comando lineare sostenuta da un accordo politico ferreo, come quello tra me, Chirac e Kofi Annan per il Libano. In quei frangenti bisogna decidere in fretta, perché il tempo è vitale. Al momento giusto, con un via, devono partire all'istante soldati, navi, aerei, truppe e mezzi di supporto". L'Italia è molto stimata per le sue missioni di peacekeeping in tutto il mondo, al punto che c'è chi dice che ci ha fatto dimenticare la brutta immagine che aveva alla fine della Seconda guerra mondiale... "Questo è vero e dipende da due motivi. Innanzi tutto perché le truppe italiane hanno una struttura seria e ben addestrata. In secondo luogo perché hanno sviluppato al massimo questa doppia faccia militare e di assistenza alla popolazione. Corrisponde a una frase pronunciata nel 1956 dall'allora segretario generale dell'Onu, lo svedese Dag Hammarskjöld: "Il mantenimento della pace non è una lavoro da soldato ma solo un soldato lo può fare"". Come mai l'Africa in questi decenni non è cresciuta com'è accaduto invece ad altri Paesi, come India e Cina? "Questo dipende dalla frammentazione del Continente in tanti Stati. La loro piccolezza e la mancanza di quella che gli inglesi chiamano governance, che potremmo tradurre con buon governo. Quello che mi angoscia è che la crisi economica internazionale frenerà anche quel poco sviluppo cui abbiamo assistito in questi anni. Abbiamo segnali ben precisi: stanno calando gli investimenti dall'estero e c'è un calo delle esportazioni. La sfida diventa quindi ancora più difficile. L'Unione africana deve poter godere di nuovi mezzi e di nuovo credito. Ed è chiaro che Gli Stati Uniti, il Giappone e l'Unione europea non sono sufficienti. Il nostro compito è portare a bordo anche le altre potenze: la Cina, l'India, i Paesi del Golfo, la Turchia, il Brasile, la Russia. In particolare la Cina, con il potere economico e gli interessi che ha in Africa deve assumersi nuove responsabilità che peraltro sembra intenzionata ad assumersi. È successo così anche per la missione in Libano, quando Pechino decise di inviare un suo piccolo contingente di caschi blu". Le relazioni fra Cina e Africa stanno diventando una questione cruciale. La presenza cinese è dirompente. C'è chi ne è molto preoccupato, perché la strategia è puramente di scambio, commerciale. "Ho fatto questa domanda a tutti i leader africani. La risposta è interessante. Per l'Europa l'attivismo cinese può diventare un problema, ma è anche vero che la Cina è l'unica che sull'Africa fa una politica continentale, con una visione complessiva. Fa i propri interessi, è chiaro, ma ha avviato un processo concorrenziale, che vorremmo fosse fatto proprio anche da altri, nell'interesse dell'Africa". La Cina, però, non si pone alcun problema sulla questione dei diritti umani, del buon governo, di fare affari con dittatori o di vendere armi... "Vi sembra che gli Stati europei se li siano posti davvero questi problemi? Perché li dovremmo porre solo alla Cina? Così replicano i presidenti africani. La Cina deve porsi in modo serio anche la responsabilità di sostenere e finanziare l'Unione Africana. A fianco del potere deve esserci anche la responsabilità. Teniamo conto che c'è un fatto senza precedenti nella storia: è la prima volta che un Paese esporta in modo massiccio e simultaneo capitali, uomini e tecnologie. Verso un intero Continente". Cosa comporta, secondo lei? "Tra due o tre anni la Cina sarà il primo partner economico e commerciale dell'Africa. E con questo dovremo fare i conti. Entro il 2010, massimo 2011 supereranno l'Europa. Già ora sono il primo compratore del petrolio angolano e sudanese". Il ministro Tremonti dice che la crescita cinese assomiglia in modo preoccupante alla Germania del dopo Weimar. Fra 40 anni ? scrive nel suo libro La paura e la speranza ? potrebbe dichiararci guerra... "Io penso che ci sia necessità di un progressivo coinvolgimento della Cina nelle relazioni internazionali. Se Tremonti pensa che l'alternativa sia fare guerra alla Cina, la faccia. Credo che abbiamo impostazioni diverse. Negli ultimi mesi del mio Governo, ho chiesto a Bush, a Putin, ai principali leader dei Paesi avanzati come vedevano il rapporto con la Cina fra vent'anni. Nessuno mi ha ovviamente potuto dare una risposta. Io dico che dobbiamo preparare un mondo multipolare, dove tutti stiano alle regole e rispettino gli accordi internazionali. Dobbiamo operare perché la Cina sia inserita nel tessuto e nella rete di questi rapporti internazionali. Se mi è permessa una battuta, piuttosto, ricordo che Tremonti aveva previsto che la nostra grande crisi sarebbe venuta da India e Cina. Invece è venuta da Wall Street. Dovrebbe rifletterci. Semmai la Cina sta aiutando ad arginare la crisi degli Stati Uniti". Si parla molto di Obiettivi del Millennio e della necessità di riequilibrare le disparità fra Paesi ricchi e poveri. Qual è la strada praticabile? "Bisogna, intanto, parlarne con coerenza. Insistiamo molto sul riequilibrio, ma appena due Paesi come Cina e India riescono a risalire la china con le proprie forze urliamo contro i pericoli della loro crescita. Piuttosto, dobbiamo creare le condizioni perché, domani, le grandi potenze ? Stati Uniti, Europa, Russia, Cina, India ? possano avere relazioni equilibrate. Per dieci anni ha dominato l'idea di un mondo unipolare, in cui un Paese è in grado di comandare da solo. La guerra in Iraq l'ha cancellata, e non solo perché quella guerra non è stata vinta, ma anche perché nel frattempo c'è stata la crescita della Cina e un atteggiamento più assertivo della Russia e una nuova presenza indiana. Adesso viviamo in un mondo dove c'è una potenza superiore alle altre, gli Stati Uniti, ma non è certamente l'unica. Viviamo in una realtà internazionale che va gestita". Significa forse un ritorno a una sorta di Congresso di Vienna? "Può darsi. Penso sia positivo che ci si renda conto che il mondo è sempre più multipolare, e questo richiede maggiore sforzo di accordi e di mediazioni a livello internazionale". Nel suo nuovo ruolo gli Stati Uniti, l'Unione Europea, la Cina, la Russia, saranno i primi interlocutori per mettere insieme risorse e mezzi per creare la struttura del peacekeeping. Quale sarà la strategia? "Quand'ero presidente dell'Unione europea, ho lavorato molto per rafforzare il multilateralismo. Lo stesso deve accadere per la struttura di mantenimento della pace: con nuovi accordi per il versante economico e logistico, e con il rafforzamento del ruolo dell'Onu per la parte politica". In Africa, i più recenti conflitti sono stati risolti mettendo semplicemente insieme al potere i contendenti. Così è avvenuto, ad esempio, in Kenya e in Zimbabwe. Poi le missioni dei caschi blu devono tenere insieme le situazioni di estrema tensione che queste soluzioni creano. Che ne pensa? "Il fatto è che, spesso, è l'unica possibilità. Queste soluzioni, però, possono essere efficaci solo grazie a mediazioni forti e autorevoli, come sta avvenendo con Kofi Annan e Mbeki, in Kenya e in Zimbabwe. Non è cosa da poco. Quello che manca è proprio un'adeguata struttura di peacekeeping anche per accompagnare l'applicazione degli accordi che nascono da queste difficili mediazioni. E non intendo solo i soldi e i soldati: il peacekeeping si fa anche con i militari, ma il ruolo di prevenzione e di dialogo lo fanno i diplomatici e la politica internazionale, che è parte integrante del peacekeeping. Oggi, ad esempio, è molto preoccupante la situazione del Congo orientale che rischia di diventare esplosiva. Ma le strutture adeguate per intervenire in fretta non ci sono". Finché la trattativa sul conflitto somalo è stata guidata dall'Italia si sono ottenuti risultati. Quando è passata in mano ad altri, si è di nuovo inceppato il processo di pace. È d'accordo? "Gli uomini che l'Italia aveva messo in campo conoscevano probabilmente molto meglio degli altri la realtà e la situazione somala". Che relazione vede fra la Corte penale internazionale e il peacekeeping? "Mi sono trovato ad assistere a un interessantissimo dibattito sull'eterno dilemma fra giustizia legale e riconciliazione. I leader africani presenti erano quasi tutti schierati per la riconciliazione. È giusto che chi commette delitti venga punito, ma c'è il rischio che questo porti al riaccendersi del conflitto. Il primo nostro obiettivo è sostenere la pacificazione e la riconciliazione. Il fare giustizia non deve far dimenticare che ci sono popolazioni esposte alle conseguenze di eventuali nuove tensioni. E il loro diritto alla vita viene prima. Fatta salva l'autonomia doverosa della Corte penale internazionale, il quando e il come usarla deve tenere conto di questi aspetti". Che ne pensa del modo con cui l'Europa ha gestito la crisi? L'Unione e i suoi governi hanno dimostrato rapidità di decisione, affiatamento e soluzioni più convincenti degli Stati Uniti nel salvataggio della struttura finanziaria ed economica... "Penso quello che ho sempre detto. L'Europa reagirà al processo di scollamento, soprattutto dopo i referendum francesi, irlandesi e olandesi, solo in conseguenza di una grande crisi, quando la paura fa novanta. Di fronte a questo egoismo sfaccettato soltanto le bastonate, purtroppo, potranno riportare l'Europa sui binari giusti. E mi sembra che quello che sta avvenendo in questi giorni confermi queste previsioni". Tra l'altro i Governi hanno abbandonato il liberismo senza regole, il laissez-fare, per tornare a una regolamentazione del mercato e a un intervento diretto pubblico, con politiche di deficit spending, come le definiva il grande economista Keynes... "Qui siamo alla tragicommedia. Quando parlavo della necessità di regolamentare l'economia, quando dicevo che Keynes non era morto, venivo tacciato con disprezzo di essere "quello dell'Iri". Oggi sono tutti keynesiani e tutti vogliono statalizzare le imprese... In realtà l'economia trova le sue fondamenta nel mercato, ma ha bisogno di severi strumenti di regolamentazione e sorveglianza. Strumenti che non possono non essere nelle mani dell'autorità politica, nazionale e sovranazionale. Eppure per anni mi sono dovuto sorbire le prediche di coloro che sostenevano che la mano invisibile dei mercati era sufficiente a risolvere ogni problema. In questi giorni mi sto godendo un sacco di soddisfazioni sul piano intellettuale: si è scoperto che occorre anche la mano ben visibile dello Stato. Mi hanno attaccato perché venivo dall'Iri e oggi gli stessi propongono rimedi che assomigliano più alla vecchia pianificazione sovietica che all'Iri". Si parla di una nuova Bretton Woods, la Conferenza che regolamentò i mercati fissando i rapporti di cambio tra i Paesi Occidentali, in cui il dollaro (agganciato all'oro) era la moneta regina... "Sì, sono favorevole, anche se non si possono sapere gli esiti di una conferenza del genere prima della sua conclusione. Ma se si fa una nuova Bretton Woods dobbiamo rivedere i rapporti di forza tra il dollaro e le altre monete, a cominciare dall'euro. Non siamo ancora all'utopia di Keynes della moneta unica mondiale, ma è certo che la nuova Bretton Woods per essere efficace dovrà stabilire un nuovo ordine economico mondiale. E in ogni modo non si potrà non tener conto dell'esistenza dell'euro e dei grandi cambiamenti dell'economia mondiale". Eppure in Italia c'è che dice che si stava meglio con la lira, che in una fase simile si sarebbe potuto facilmente svalutare facilitando le esportazioni. "A parte il fatto che si creerebbe una situazione di insolvenza tragica e di impoverimento generale con tassi d'interesse alle stelle e fughe di capitali, mi viene in mente le frase che mi disse il Presidente cinese ai tempi in cui l'euro ? quando la Repubblica popolare cinese vi aveva investito parte delle sue riserve ? si era un po' deprezzato. Mi disse che seguendo il mio suggerimento di investire in euro non aveva fatto un buon affare, ma che avrebbe continuato a comprare euro, sia perché si sarebbe rivalutato (come poi avvenne), sia perché ? soprattutto ? l'euro per la Cina costituiva una grande novità politica, di differenziazione dallo strapotere del dollaro, uno strumento di multipolarità. Ecco perché l'euro è così importante per il futuro di tutti noi. Quando penso a quelli che vogliono il ritorno alla lira..." Oggi si parla con sempre più insistenza di rivedere i vincoli-capestro di Maastricht, anche per via dell'aumento di spesa pubblica necessaria al salvataggio delle banche... "Quando diedi la famosa intervista a Le Monde dicendo che come tutte le cose rigide il Patto di stabilità era stupido, sono stato letteralmente massacrato. Anche allora, ai tempi in cui Monti ed io lavoravamo per rendere il Patto più intelligente, scrissi che solo una crisi ci avrebbe permesso di andare avanti. Ma c'è un'altra cosa..." E cioè? "È chiaro che il Patto di stabilità avrebbe dovuto essere accompagnato da una maggiore autorità in campo di politica economica a livello europeo. Accanto ad ogni banca centrale c'è in ogni Paese un ministero dell'Economia che prende decisioni di politica economica. La Banca centrale europea (Bce) ha accanto gli innumerevoli ministri dell'Economia che prendono decisioni solo all'unanimità e quindi non hanno quasi nessuna possibilità di decidere. Il problema della Bce è la sua solitudine. A fianco della politica monetaria deve esserci sempre una politica economica". Che ne pensa della politica italiana sull'immigrazione? "L'Italia vuole gli immigrati di notte, per fare i turni in fabbrica, ma non i loro bambini di giorno. Vuole le badanti, ma solo quando badano. Poi devono scomparire".

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