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DOSSIER “CINA”

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Report "Cina"

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Indice delle sezioni

Cina (61)


Indice degli articoli

Sezione principale: Cina

in mostra gli ultimi dinosauri: belli ed evoluti - bianca de fazio ( da "Repubblica, La" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: tra i maggiori paleontologi del mondo Fossili ritrovati in Cina e provenienti dal Museo di storia naturale di Pechino BIANCA DE FAZIO Stavolta si viaggia indietro nel tempo. A ritroso, accompagnati dalla scienza, fino ai dinosauri. Con i paleontologi, per scoprire che quegli animali potevano essere piccoli e coccoloni, e morbidi come peluche.

tibet - raimondo bultrini dharamsala ( da "Repubblica, La" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Ma l´attenzione nervosa con cui la Cina assiste a questo meeting internazionale di delegati tibetani (tre inviati dell´agenzia Xinhua hanno chiesto per la prima volta un accredito ufficiale) è già per loro un segno che la decisione del Dalai Lama di convocarli qui ha colpito il gigante rosso in un punto sensibile.

quattro ruote "solari" per salvare opel e la basf ferma 80 stabilimenti - andrea tarquini ( da "Repubblica, La" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: E per ventimila lavoratori qualificati in Germania, Belgio, Usa e Cina, e le loro famiglie, tra ferie forzate e orario corto si annuncia un Natale nero. L´offerta di Solarworld, oltre ad aver incassato un immediato rifiuto da Gm, è accolta con grande scetticismo dai mercati, e il titolo dell´azienda con sede a Bonn ha perso ieri il 15%.

"auto, aiuti per tutti o per nessuno" - salvatore tropea ( da "Repubblica, La" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: industria automobilistica della Cina per dire un paese dove si teme che la crescita del settore possa essere nel 2008 del 5% contro il 22 del 2007. «La situazione è veramente grave e ci auguriamo che il governo possa introdurre politiche per sostenere la domanda», ha detto ieri a Bloomberg News, Zeng Qinghong direttore generale di Guangzhou Automobile Group partner di Toyota e Honda.

Piano Ue da 130 miliardi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: sono stati lanciati in Cina ( le case costruttrici chiedono sconti fiscali sulla benzina e incentivi per l'innovazione) e India. Altri potranno seguire. E se alla fine troveranno riscontri positivi come è probabile, visti gli orientamenti della futura Amministrazione Obama, l'Europa a sua volta non potrà sottrarsi, pena una perdita di competitività globale che non può permettersi.

Pechino congela i salari ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: frustrazione: in Cina di rivolte come quella di Wudu ne scoppiano diverse decine di migliaia ogni anno. Ma ora, se l'economia cinese dovesse rallentare troppo la sua corsa (una crescita annua del Prodotto interno lordo inferiore al 7% per il Paese sarebbe l'equivalente di una recessione in una nazione industrializzata),

Hu a Cuba incontra Fidel e Raul Castro, poi parte per il Perù ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: poi parte per il Perù Il presidente della Cina Hu Jintao ha concluso ieri la sua visita ufficiale a Cuba: al colloquio riservato con Fidel Castro («è ancora energico» ha commentato il leader cinese) ha affiancato diversi incontri con il presidente Raul Castro, sfociati nella sottoscrizione di accordi economici.

Pressing dell'Fmi: la Cina ci dia più fondi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: istituzione a caccia di risorse per i Paesi in difficoltà Pressing dell'Fmi: la Cina ci dia più fondi MILANO Il consiglio del Fondo monetario era riunito ieri sera a tarda ora per l'approvazione di un prestito da 2 miliardi di dollari all'Islanda, decisione che allungherebbe la lista dei Paesi costretti dalla recente crisi globale a rivolgersi all'istituzione di Washington.

Roma-Londra, tra G-8 e G-20 più sinergia che competizione ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: sapere di volere riservare uno spazio maggiore al prossimo vertice ai cosiddetti "outreach" associando alle economie emergenti ( Cina, India, Sud Africa, Messico e Brasile) anche l'Egitto, primo Paese arabo e musulmano ammesso nel "club". La gravità della situazione economica internazionale consiglierebbe un'integrazione tra i due formati G8 e G20 anziché una sterile competizione.

Dalla Ue non accetteremo altri oneri per l'industria ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina. Se ciò non accadrà il "pacchetto 20-20-20" avrà un valore simbolico per il clima e metterà fuori mercato molte produzioni europee, favorendo al contempo i concorrenti extra-europei. L'onorevole Rutelli propone un'alleanza del Governo e del Parlamento con l'industria per un robusto programma ambientale da far confluire all'

I gestori temono la deflazione ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Quanto alla Cina, ormai nonè un mistero che stia rallentando, come rileva l'85% degli intervistati, ma la grande economia asiatica resta un punto di riferimento e il 6% dei gestori resta sovrappeso in titoli cinesi rispetto a una posizione neutrale ancora tre mesi fa.

Basf, via al piano anti-crisi: si fermano 80 impianti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: La misura annunciata ieri dovrebbe riguardare prevalentemente impianti localizzati in Germania, Belgio, Usa e Cina. Con un comunicato, la società ha infatti spiegato che è necessario evitare un rischio di sovraproduzione praticamente per tutte le sue tipologie di prodotti, che spaziano dai fertilizzanti, alle vernici, ai prodotti di base per la cosmesi o l'elettronica.

Al rallentatore l'export cinese ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: PRODOTTI IN LEGNO Al rallentatore l'export cinese In Cina il commercio di prodotti a base legno sta facendo registrare una forte diminuzione, che i dati forniti dalla International Tropical Timber Organization attribuiscono al rallentamento dell'economia negli Stati Uniti, che ha provocato un brusco calo degli acquisti «made in China».

ERNESTO PISONI ( da "Avvenire" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: obbedienza lo volle in Cina - Hangzhong, da cui fu espulso nel 1953: da allora servì la Chiesa in Hong Kong con diversi incarichi pastorali nelle parrocchie e nelle scuole diocesane. Tentò negli anni 1986-89 d'iniziare un nuovo lavoro missionario a Taiwan. Lascia un meraviglioso esempio di fedeltà alla vocazione e di sentita passione per le anime che lo hanno avvicinato.

Dall'India alla Spagna, compagnie in stallo ( da "Avvenire" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Anche nelle economie rampanti di Cina e India. Pechino ha tre compagnie di bandiera: China Eastern, China Southern e Air China. Nel quarto trimestre di quest'anno la prima ha perso 2,3 miliardi di yuan, la seconda 810 milioni, la terza altri due miliardi. L'aumento del prezzo del greggio e una crescita dei passeggeri limitata al 2,4% (contro il +14% previsto dal governo)

La lunga marcia dei diritti umani ( da "Avvenire" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina prima di tutto, ma l'India e nuovi paesi, il potere dell'unica superpotenza viene delimitato, come ha mostrato la presidenza Bush, espressione di una volontà imperiale sconfitta e limitata. Il paradosso del nostro secolo è quello di un mondo di soggetti, più consapevoli, più portatori di un senso dei loro diritti,

A Timisoara l'italiano via etere ( da "Avvenire" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: un segno di centralità della lingua di Dante in una vasta area che si stende verso Est fino alla Cina». Guardando a oriente, infatti, Albania, Grecia, Turchia, Serbia, Romania, Russia, Iran, Egitto e Cina offrono tutte, con le aree madrelingua di Slovenia e Croazia, una ricca programmazione in italiano sia diretta al pubblico locale che soprattutto indirizzata al nostro Paese.

Il derby d'Italia della solidarietà ( da "Avvenire" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina in cui vive Li Xue Ye (11 anni), una ragazzina che ogni giorno indossa la maglia del-- l'Inter e che non sogna Beckham come qualche sua coetanea indiana, ma un futuro nella nazionale cinese. Uno degli ultimi progetti di Inter Campus è appena partito in Paraguay e tra i suoi responsabili c'è Julio Gonzalez (l'ex attaccante del Vicenza che tre anni fa perse un braccio in un incidente

Un New Deal per l'America. Casa Bianca/Affrontare la crisi economica primo obiettivo di Obama ( da "AmericaOggi Online" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: importanza del ruolo del governo nella ripresa economica lo ha annunciato anche la Cina. Il governo cinese ha detto che per stimolare l'economia vareranno un piano di spesa pubblica di 568 miliardi di dollari. Che cosa faranno con questa ingente somma? Costruiranno autostrade, aeroporti, ferrovie ed altre opere pubbliche per il popolo cinese.

Ridateci l'Iri senza panettoni ( da "AprileOnline.info" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina ha mobilitato quasi 600 miliardi di dollari solo per le infrastrutture e le opere pubbliche. I paesi dell'Unione Europea hanno previsto ben 2 mila miliardi di euro (in parte già utilizzati da Francia, Gran Bretagna, Germania, Olanda e Belgio) per impedire il crack degli istituti di credito del vecchio continente e la polverizzazione dei risparmi.

"crisi e crimine, è il declino americano" - pietro del re ( da "Repubblica, La" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: assieme a Cina e India, una potenza geostrategica di massima importanza. E un non meglio definito paese dell´Est europeo potrebbe finire tra le grinfie della criminalità organizzata. Questo, in breve, è quanto emerge da un rapporto dei servizi segreti statunitensi che delinea gli scenari globali previsti nei prossimi anni.

la caduta dell'impero il mondo visto da hong kong - timothy garton ash ( da "Repubblica, La" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Il ministro delle finanze indiano è soddisfatto: è tempo di G20, non più di G8" "Si rafforza il potere della Cina, mentre si indebolisce quello degli Stati Uniti" TIMOTHY GARTON ASH I canguri, leggo sul South China Morning Post, in origine provenivano dalla Cina. La fonte è l´australiano Centro di Eccellenza per la Genomica dei Canguri, quindi sarà vero.

2009, IN CINA LIBERA EDITORIA? ( da "Unita, L'" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: 2009, IN CINA LIBERA EDITORIA? La Fiera del Libro di Francoforte brinda all'annuncio giuntole dalla Cina: in vista della partecipazione alla Buchmesse come ospite d'onore nel 2009 la Cina promette di privatizzare in modo massiccio l'industria del libro.

dove, come, quando: istruzioni per l'uso - luca iaccarino ( da "Repubblica, La" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: interno del Museo del Cine) e il British Renaissance; «Spazio Torino»; «Eventi speciali», cioè i restauri de La classe operaia va in paradiso e Diario di un maestro e il doc Franco Cristaldi e il suo cinema Paradiso. [I cataloghi] Il generale è quotato a 15 euro, British Renaissance di Martini e Jean-Pierre Melville di Gervasini e Martini entrambi a 12,

case fantasma, maxitruffa da 20 milioni - federica angeli rory cappelli ( da "Repubblica, La" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: causa della nota propensione della Cina a falsificare qualsiasi prodotto di produzione occidentale» non è stato provato il dolo - cioè la volontà dell´acquirente di rivendere a terzi le scarpe contraffatte - «al di là di ogni ragionevole dubbio». Chi acquista su internet su siti cinesi che vendono a prezzi "impossibili", però, oltre a rischiare processi lunghi e dispendiosi con l´

balafon nel nome di makeba pellicole d'africa in concorso ( da "Repubblica, La" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: La prima serata si chiude alle 22 con "Cine Tapuia" di Rosemberg Cariry. I film sono in lingua originale con sottotitoli in italiano. La rassegna, quest´anno dedicata alla cantante da poco scomparsa Miriam Makeba, termina il 28 novembre con i premi ai migliori lungometraggi e cortometraggi, al migliore attore e alla migliore attrice protagonisti,

genoa-venezia, processo bis a palazzo per un giorno il patron rivive l'incubo - massimo calandri ( da "Repubblica, La" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Michele e Franco Dal Cin. Vale la pena di ricordare che la pena - siano 4 oppure 8 mesi di reclusione - è comunque largamente coperta dall´indulto. In tre pagine Alberto Lari aveva motivato la sua richiesta di punizione. Concentrandosi prima sulla assoluzione di Michele Dal Cin, e sostenendo che Cascini non aveva sufficientemente valutato alcune prove portate dall´

La crescita asiatica frenerà di un punto ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Penso alla Cina, al Vietnam o alla Cambogia. Questi Paesi soffriranno probabilmente meno », continua Lee. Il rallentamento asiatico ha una doppia faccia. Da un lato i Paesi emergenti soffrono della frenata della domanda internazionale. Dall'altro, devono ridurre gli investimenti sulla scia di un calo delle esportazioni.

Giappone, export in rosso ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Il calo della domanda da Cina e Usa manda in deficit la bilancia commerciale Giappone, export in rosso Flessione del 7,7% in ottobre, la più forte degli ultimi sette anni Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro inviato Se il commercio internazionale giapponese è uno dei migliori barometri dell'andamento delle economie regionali, allora anche in Asia il tempo volge al brutto:

È finita l'architettura drogata ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: All'architetto milanese Cino Zucchi, 53 anni, autore delle riqualificazioni dell'ex Junghans di Venezia e del Portello di Milano, abbiamo chiesto una valutazione sul pensiero di Salingaros e sull'irritazione sempre più diffusa verso l'architetto che, facendo leva sul marketing, replica i progetti un po' ovunque.

Bologna cerca la terapia anticrisi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Anzi ieri mattina il prof è partito per la Cina, vuol portare Pechino nel peacekeeping in Africa. «Vasto programma », direbbe il generale De Gaulle. Eppure oggi chi arriva a Bologna si trova davanti una città sfilacciata. Quel grande «compromesso socialdemocratico» di cui parla Edmondo Berselli, tenuto insieme dal partitone rosso, dall'imprenditoria diffusa e dalla cooperazione,

Il gruppo Indesit non è in vendita ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina può attendere mentre ora, con la crisi dei mercati, la priorità è mantenere le proprie posizioni forti in Europa. Cercare nuove frontiere, dice Milani, «era un obiettivo valido fino a due mesi fa. Ora, con questo andamento dei mercati, siamo sempre favorevoli alla crescita altrove, ma la domanda giusta da porsi,

Auto in crisi, cade l'alluminio ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Le forniture mensili della Cina, in particolare, sono calate del 4,3% a 1,1 milioni di tonnellate. Le quotazioni del metallo hanno raggiunto oramai livelli così bassi che proprio in Cina, il maggior produttore e consumatore mondiale di alluminio, si è deciso di agire sulla leva dei costi per salvare la galassia (e i posti di lavoro) delle fonderie nazionali.

Nuova griffe per Romeo Gigli ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: ma anche nei mercati emergenti come India e Cina. «Anche il Medio Oriente è un mercato interessante –spiega Vautrin – e speriamo che regga la crisi economica e finanziaria mondiale. Sappiamo che sono tempi difficili. Infatti, ci muoveremo più lentamente negli Stati Uniti, visti i problemi che sta attraversando il Paese».

Corsa a ostacoli per il Reach ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina o l'India. Del resto si tratta di un regolamento che non è possibile posticipare, con un valore vincolate e per quello che ci riguarda stiamo facendo il possibile perché le nostre imprese concludano nel modo corretto la fase di preregistrazione, anche se siamo agli sgoccioli e c'è bisogno di accelerare i processi».

La campionaria delle emozioni ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: attività di organizzazione fieristica in Cina, India, Brasile e Russia, accompagnando le imprese italiane in questi difficili quanto fondamentali mercati. Le prospettive delle fiere italiane, da Milano in giù, passano attraverso la piena accettazione di questa nuova sfida. Quella di una fiera che risalga la catena del valore accompagnando l'impresa lungo tutto il processo produttivo.

"è un business antico che ha saputo riciclarsi" - meo ponte ( da "Repubblica, La" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: ungheresi e cinesi dato che la Cina è uno dei più grandi produttori di sigarette al mondo. E occorre ricordare il danno creato non solo all´Italia ma all´intera Unione Europea dato che dell´imposta sulla sigarette l´Iva va al nostro paese ma il restante 50 per cento per sigaretta finisce nelle casse dell´Unione Europea».

genoa-venezia sentenza rinviata ( da "Repubblica, La" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: ex presidente del Venezia Francesco Dal Cin, agli ex dg del Genoa Stefano Capozucca e del Venezia Pino Pagliara. Il pm ha ribadito la richiesta di aumento delle pene per tutti a 8 mesi di reclusione contro i 4 inflitti dal tribunale nel primo grado di giudizio. Lari ha contestato la linea del collegio di difensori di Preziosi che ha sostenuto la "legittima difesa"

l'onorario dell'architetto concordato con il cliente - maurizio bologni ( da "Repubblica, La" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: avvocato Cino Benelli, si era vista recapitare un decreto ingiuntivo che imponeva di versare più di 50.000 euro come onorario ad un architetto a cui la stessa ditta aveva affidato un incarico. La ditta era ricorsa al Tar lamentando di non aver ricevuto preventivamente alcun progetto di notula da parte del professionista,

il rebus della mezzanotte in piazza - gianni valentino ( da "Repubblica, La" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Se a meno di 50 giorni dal 2009 a Napoli regna il silenzio, Salerno ha già calato i suoi assi: sul palco di piazza Libertà si alterneranno il maestro Franco Battiato - prima di mezzanotte con le canzoni di "Fleurs 2" - e dopo il cin cin il rock di Piero Pelù. SEGUE A PAGINA

la felicità per friscia? una donna androide - adriana falsone ( da "Repubblica, La" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: fianco di Olivia Magnani e diretto da Beppe Cino. «Sono contento del ruolo - racconta Friscia - perché la commedia sembra scritta per me. E poi dopo anni di recitazione sul palco, da solo, mi ritrovo a lavorare con una bella compagnia». Al suo fianco, sul palcoscenico dello Spicuzza, ci sarà una splendida Daniela Fazzolari, nota al grande pubblico come l´Anita Ferri della soap opera "

- (segue dalla copertina) federico rampini ( da "Repubblica, La" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Dalla Cina all´Europa A Pechino la crescita del Pil rallenta, nel Guangdong fallite 30mila aziende In Giappone le esportazioni sono già crollate negli ultimi mesi Per evitare il disastro le grandi catene hanno anticipato le campagne-sconto (SEGUE DALLA COPERTINA) FEDERICO RAMPINI I notiziari che arrivano dal fronte della grande distribuzione Usa sono allarmanti.

tra una settimana negli usa scatta il week end destinato alla caccia ai regali. da qui si capirà come sarà il natale. di tutti - autore1 ( da "Repubblica, La" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Il recente benessere conquistato da centinaia di milioni di persone in Cina, India, Vietnam, Brasile, si agganciava all´inesauribile sete di importazioni dell´America. Ma adesso il vento è cambiato davvero: neppure l´ultima offerta di un maxischermo tv ultrapiatto scontatissimo a 900 dollari riesce ad attirare i clienti da Best Buy, la catena di supermercati elettronici americani.

Ue, sviluppo e incentivi le nuove parole d'ordine ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e India, la sfiducia erode domanda e investimenti. Il settore dell'auto (12 milioni di occupati e 5% del Pil nella Ue) ha le spalle al muro:chiusure,settimane di lavoro sempre più corte, dipendenti a casa. La chimica non è ancora nell'occhio dello stesso ciclone ma le mega-chiusure annunciate dal colosso Basf ne appaiono l'

Torna di moda la corsa alla luna ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: ci sono la Cina, la concorrente più agguerrita, il Giappone, l'India e l'Europa. E poi c'è Google, che ha offerto 30 milioni di dollari al primo gruppo privato che riuscirà a far allunare un robot entro il 31 dicembre 2012. Il suo obiettivo è diverso dagli altri: vogliono dei video da mettere su internet.

Sovrani non solo nella finanza ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Edè anche vero che talvolta - come insegna il caso della Cina in Costarica, obbligata a riconoscere il Governo di Pechino in cambio di ricche elargizioni - i fondi sovrani esercitano anche un ruolo politico dove sono presenti,ma ciò vale per i Paesipiccoli e non certo per gli Usa e per l'Europa, le due aree dove gli Swf investono maggiormente.

I Casalesi sulla ruota di Bucarest ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina dei falsi e del traffico dei rifiuti, la Svizzera per il riciclaggio in banca del denaro sporco, Olanda e Belgio per lo snodo del narcotraffico europeo, persino la Scozia dove ad Aberdeen la famiglia camorristica La Torre di Mondragone si è arricchita anche girando con i propri prodotti le fiere enogastronomiche europee,

Più ferro dalla Fortescue alla Cina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Sydney del gruppo di Andrew Forrest Più ferro dalla Fortescue alla Cina Con la rapida discesa dei prezzi del minerale di ferro, Andrew "Twiggy" Forrest ha dovuto abbandonare il podio di businessman più ricco d'Australia. La sua Fortescue, terzo esportatore del settore alle spalle di Rio Tinto e Bhp Billiton, ha accusato il peso della recessione, come tutti gli altri gruppi minerari,

Resistere al protezionismo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Giappone e dal rallentamento della Cina, trovano spazio solo gli sherpa che lavorano agli accordi bilaterali. Tra questi, il più rilevante, non ancora definito, ma prefigurato come possibile dallo stesso presidente Hu Jintao, è quello tra Cina e Perù. Il presidente peruviano Garcia ha parlato di un interscambio commerciale che potrebbe raggiungere i 20miliardi di dollari entro il 2015.

Non rallenta la domanda di vino in Cina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: in dieci anni, il mercato del vino in Cina è cambiato radicalmente. Oggi, il Dragone è il paese con il più alto tasso di crescita dei consumi al mondo. Secondo fonti domestiche, entro il 2011 la Cina diventerà l'ottavo mercato vinicolo mondiale con un consumo complessivo di un miliardo di bottiglie l'anno.

A Geithner il dopo-Paulson ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Thailandia, Cina e Giappone, seguendo il padre Peter, dipendente dell'Agenzia americana per lo sviluppo internazionale e poi della Ford Foundation come esperto di Asia. Agli inizi Geithner ha lavorato per la Kissinger Associates, a Washington: «Si muoveva con molta discrezione, senza la minima invadenza;

BP Solar, un investimento sicuro nell'energia pulita ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: India e Cina. Sul mercato da più di 30 anni, la divisione Solar della BP ha realizzato installazioni in 160 Paesi per oltre 700 MW. BP Solar è impegnata anche nei paesi del terzo mondo, dove ha fornito corrente elettrica a interi villaggi, alimentato sistemi di pompaggio per l'irrigazione, nonchè realizzato impianti fotovoltaici per sistemi di telecomunicazione.

<Il mondo del 2025 non parlerà americano> ( da "Avvenire" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Russia, India e Brasile beneficeranno dall'aumento del prezzo dell'energia (gas e petrolio) e delle commodity. Ma è su Cina e Russia che la comunità d'intelligence Usa focalizza le attenzioni. Acquisterà forza Mosca, senza tuttavia scacciare le zone d'ombra.

Washington ( da "Avvenire" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: MONDO 22-11-2008 Washington La supremazia statunitense non è più una certezza Lo dice un rapporto dell'intelligence americana che prevede che nel 2025 vivremo in un mondo multipolare con diversi centri di potere come Cina e Russia. E la crisi del dollaro influenzerà la politica estera

Muravchik: il potere degli Usa non si basa solo sui soldi ( da "Avvenire" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina è un focolaio di contraddizioni; la Russia viaggia sempre sul filo del collasso a livello politico e sociale e persino l'Europa fatica a integrare gli immigrati nel suo tessuto sociale. Anche l'America ha i suoi bei grattacapi... Sì ma qui non succedono scossoni, rovesciamenti, non ci sono inversioni brusche di rotta.

Amico padano per Colaninno ( da "Finanza e Mercati" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Piaggio come noi è uno dei gruppi industriali maggiormente presenti nel Far East, in particolare in Cina e India - sottolinea - E poi provi a domandarsi cosa dovrebbe fare un gruppo come la Yamaha se volesse sbarcare in Europa...». Passare attraverso Piaggio? «Beh mi sembra molto più semplice. Senza contare che le due ruote in questo momento hanno molto più appeal dell'auto».

L'India è in orbita La rupia va a terra ( da "Finanza e Mercati" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: (Brasile, Russia, India e Cina), hanno guidato la squadra degli Emergenti, che vedono così il loro ruolo politico economico rafforzato dalla considerazione che il G20 è diventato il nuovo organo consultivo a livello globale, e di fatto ha sancito la fine del G8 che ha esaurito così la sua ragion d'essere.

le bugie nel palazzo, le risse nel cortile - eugenio scalfari ( da "Repubblica, La" del 23-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: emergenti come la Cina, l´India, il Brasile, ha avuto un solo risultato storico: ha gettato le basi di una inevitabile redistribuzione del potere mondiale. Anche in termini istituzionali. La prima conseguenza concreta sarà infatti una redistribuzione già allo studio delle quote di partecipazione dei paesi emergenti al Fondo monetario internazionale e agli altri analoghi organismi.

bergonzoni, il morbo di cronac e l'energia d'arte - paola naldi ( da "Repubblica, La" del 23-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: che ha sede in via Castiglione 26 ed ha in Khadija Madda la nuova presidentessa, introdurrà i corsi di lingua (inglese, spagnolo, arabo, ebraico) e i numerosi incontri e seminari su diversi argomenti: storia della Cina, diritto islamico, teatro virtuale, arte antica e contemporanea, psicologia, religioni, politica scuola. Info: 0516339078.

Vince il Dalai Lama Sul Tibet passa la linea del dialogo con Pechino ( da "Unita, L'" del 23-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: autonomia dalla Cina, non l'indipendenza. Ma se il negoziato non darà frutti, «considereremo altre ozpioni». Per ora i tibetani restano fedeli alla linea «mediana» fissata dal loro leader spirituale, il Dalai Lama. Continueranno a lottare per l'autonomia dalla Cina, senza cedere alle lusinghe di una fuga in avanti verso la secessione.

<G8 dell'ambiente a Siracusa> ( da "Avvenire" del 23-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Prestigiacomo a proposito del G8 che si terrà a fine aprile a Siracusa - ma anche quelli di Paesi come India, Cina, Brasile, Messico, Sudafrica, Australia, Indonesia, Corea del Sud, che saranno coprotagonisti dello sviluppo di domani. La Sicilia sarà al centro del dibattito mondiale su temi che riguarderanno innanzitutto anche le fonti rinnovabili oltre ai cambiamenti climatici».


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in mostra gli ultimi dinosauri: belli ed evoluti - bianca de fazio (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 20-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XI - Napoli I laboratori Gli orari A Città della Scienza, da domani al 30 novembre, l´iniziativa dedicata alle creature preistoriche La sorpresa: quegli animali scomparsi potevano essere anche piccoli, ed erano genitori premurosi In mostra gli ultimi dinosauri: belli ed evoluti Tra gli ospiti Mark Norell, tra i maggiori paleontologi del mondo Fossili ritrovati in Cina e provenienti dal Museo di storia naturale di Pechino BIANCA DE FAZIO Stavolta si viaggia indietro nel tempo. A ritroso, accompagnati dalla scienza, fino ai dinosauri. Con i paleontologi, per scoprire che quegli animali potevano essere piccoli e coccoloni, e morbidi come peluche. Dopo averli immaginati grandi e mostruosi, duri e inafferrabili, li scopriamo amorevoli coi loro piccoli e coperti di piume colorate. è il bello della scienza, che sa sorprendere anche quando sembra tutto scontato. E il bello della scienza ce lo racconta, come ogni anno, "Futuro Remoto", la mostra che sarà inaugurata domani pomeriggio e che terrà aperti i suoi battenti sino al 30 novembre, a Città della Scienza. Dove trovano momentanea ospitalità i più sorprendenti dinosauri scovati recentemente in Cina, scheletri e fossili che hanno messo i paleontologi dinanzi ad una realtà che non s´aspettavano, costringendoli a rivedere le loro convinzioni su questi animali preistorici. Si voleva che fossero enormi, lenti e mostruosi, qualcuno già sospettava che potessero essere agili e intelligenti. «Ora sappiamo - spiegano gli organizzatori di Futuro Remoto - che erano anche piccoli, belli, coperti di piume, genitori premurosi e capaci, oltre che di covare le uova, di comportamenti straordinariamente evoluti». Ora sappiamo anche che erano coperti di piume. Un particolare, questo, che ha rafforzato le teorie secondo le quali gli uccelli sono figli dei dinosauri. O almeno di alcuni: dei più piccoli, in particolare, che hanno gradualmente visto le loro zampe anteriori trasformarsi in ali. Che interessi o meno la storia evolutiva dei dinosauri, che se ne apprezzi o meno la grande capacità di adattarsi al contesto, la mostra di Città della Scienza porta in Italia una serie di esemplari e di fossili (quasi tutti ritrovati in Cina) che per la prima volta ci permette di cogliere la grande varietà di dinosauri che popolavano il pianeta. Ecco il "mamenchisaurus", un gigantesco erbivoro (22 metri la sua lunghezza) che allungava il suo collo fino alle cime degli alberi più alti. Ecco il "microraptor gui", il più piccolo e micidiale dei predatori cinesi, che planava sulle sue prede utilizzando quattro ali ricoperte di piume. Ecco gli scheletri completi dei dinosauri cinesi del cretaceo e del giurassico: il "Tsintaosaurus", con un corno in testa, il "Tuojangosaurus", capace di spaventare i peggiori predatori grazie agli aculei che ne coprivano il corpo. Si tratta di ben pochi esempi, rispetto a quelli in mostra, portati qui dal Museo di storia naturale di Pechino. Accompagnati a Napoli direttamente dal direttore di quel museo, Quing-Jin Meng, che domani sarà anche presente all´inaugurazione della mostra. E con lui un altro ospite d´eccezione, Mark Norell, il direttore della divisione di Paleontologia del Museo di storia naturale di New York, forse il maggiore paleontologo dei nostri tempi; e proprio una conferenza di Norell (dal titolo "E impararono a volare") darà il via alla kermesse. Che, come ormai da tradizione, avrà al suo centro la mostra ed i dinosauri, ma sarà ricca di altri eventi che vanno dai laboratori scientifici per bambini e ragazzi ai "dino-quiz" per chi ne sa già abbastanza e vuole sfidare il resto del pubblico. Poi ci sono le conferenze. Ad esempio sulle dinamiche tra predatori e prede (non solo al tempo dei dinosauri), sulla longevità (gli uomini supereranno i dinosauri?), sulla criptozoologia (esistono ancora animali che si credevano estinti?), sui mutamenti ambientali e i nuovi scenari a dieci anni dal protocollo di Kyoto. La mostra sarà aperta dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17, il sabato e la domenica dalle 9 alle 21. Il programma completo degli eventi è su www.cittadellascienza.it.

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tibet - raimondo bultrini dharamsala (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 20-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 41 - Esteri Il Dalai Lama ha convocato 500 delegati E per una volta anche i delusi non lo contestano Tibet Al raduno degli esuli sognando la libertà Un meeting per sentire l´opinione dei fedeli sul futuro Con un obiettivo: l´indipendenza RAIMONDO BULTRINI DHARAMSALA I cinquecento delegati tibetani giunti a Dharamsala da tutto il mondo sciamano lungo le stradine perennemente sconnesse e polverose del villaggio indiano di Mcleod Ganji come ragazzini in libera uscita. Girano mostrando orgogliosi i vistosi distintivi verdi rilasciati dal loro governo in esilio in occasione dello speciale Meeting richiesto dal Dalai Lama per sentire l´opinione dei suoi fedeli e sudditi sul "che fare" nel futuro del Paese delle Nevi. Gesticolano animosamente, continuando per strada e nelle sale da tè gremite di pellegrini occidentali la discussione già portata avanti per ore e ore dentro una stanza chiusa, quasi che davvero qualcosa di decisivo stia per accadere in questi giorni. A galvanizzarli non è soltanto l´idea di essere qui per rispondere a una chiamata del loro leader. Molti infatti lo contestano apertamente, quantomeno per quanto riguarda la sua ventennale politica della cosiddetta Via di Mezzo, ovvero l´autonomia anziché la totale indipendenza. Ma da quando il Dalai Lama ha ammesso in Ottobre che le sue buone intenzioni verso I cinesi non hanno portato da nessuna parte, è come se il fronte degli esuli, e anche quello dei tibetani all´interno del paese occupato, si fosse improvvisamente liberato da un peso. Avalokitesvara, il Dio della Compassione incarnato nel loro leader, non li vincola piu´ all´obbedienza a una linea di condotta, non li divide più in "autonomisti" e "indipendentisti". Qui a Dharamsala i due gruppi non si guardano più in cagnesco come accadeva fino a poche settimane fa, quasi che gli uni ("quelli della Via di Mezzo") fossero i depositari della linea di fedeltà al capo e gli altri i nemici, i sabotatori. Perfino Jamyang Norbu, lo scrittore residente a New York e diventato il portabandiera degli indipendentisti, si aggira sorridente in città stringendo decine di mani che in passato forse lo avrebbero perfino picchiato. Ora ci sono invece solo tibetani senza un Paese accomunati dalla voglia di fare qualcosa insieme, uniti contro il nemico comune. Difficile dire cosa fare (qualcuno ha proposto perfino sabotaggi, altri un boicottaggio dell´Internet cinese, ma sono piccole minoranze) perché davvero poco può essere fatto per riconquistare il regno perduto 60 anni fa. Ma l´attenzione nervosa con cui la Cina assiste a questo meeting internazionale di delegati tibetani (tre inviati dell´agenzia Xinhua hanno chiesto per la prima volta un accredito ufficiale) è già per loro un segno che la decisione del Dalai Lama di convocarli qui ha colpito il gigante rosso in un punto sensibile. Nonostante le dichiarazioni con le quali Pechino ha detto di non attribuire alcun valore a questo assembramento di esuli «che non rappresenta minimamente I tibetani», tutti i 500 delegati sanno che cosa teme davvero il regime comunista: «I cinesi ora cominceranno a rendersi conto - spiega Tenzin Sangpo, rappresentante giunto dall´Italia - che la linea morbida della trattativa a tutti i costi mantenuta per tanti anni da Sua Santità potrebbe anche cambiare. Non si trasformerà certo in una lotta violenta, perché non è nella nostra natura, ma certamente d´ora in poi il nemico dovrà confrontarsi con tutte le anime del popolo tibetano». Gli organizzatori del meeting, tra i quali il Parlamento e il governo in esilio del Kashag, hanno anche sollecitato alla vigilia dell´incontro una sorta di consultazione segreta tra la popolazione residente nelle regioni sotto il controllo di Pechino. Su 17mila risposte ottenute per lettera e e-mail, ottomila hanno detto di voler seguire qualunque decisione prenderà il Dalai Lama, ma ben 5000 hanno esplicitamente scritto di volere l´indipendenza. E che a Dharamsala l´uso della parola indipendenza non faccia ormai più paura è risultato chiaro in tutte le discussioni avvenute a porte chiuse nelle stanze dei 16 gruppi di lavoro messi insieme con un´estrazione a sorte. Anche ministri e parlamentari esuli in carica hanno esposto apertamente il loro pensiero nonostante l´adesione formale alla linea della Via di mezzo del loro governo e del Dalai Lama. «Questo non vuol dire che d´ora in poi abbandoneremo la richiesta dell´autonomia - ci ha detto anonimamente uno di loro -ma di certo non si potrà più fare l´equazione indipendenza uguale violenza. Ci sono molti modi pacifici per combattere il gigante cinese. E noi li tenteremo tutti».

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quattro ruote "solari" per salvare opel e la basf ferma 80 stabilimenti - andrea tarquini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 20-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 6 - Economia Solarworld offre 1 miliardo di euro a Gm per rilevare gli stabilimenti europei e produrre una nuova macchina Quattro ruote "solari" per salvare Opel e la Basf ferma 80 stabilimenti Il progetto tedesco è di svincolare l´azienda dal destino della casa madre Usa ANDREA TARQUINI dal nostro corrispondente BERLINO - Colpo di scena nel dramma della Opel, la controllata tedesca di General Motors trascinata nel baratro dalla casa madre americana. Solarworld, un big dell´energia solare made in Germany, ha offerto di rilevare Opel per un miliardo di euro per trasformarla nel primo produttore mondiale di auto a energia solare. Ma a due condizioni: che l´investimento venga rimborsato e che Opel si sganci da Gm. Il colosso americano ha subito respinto l´offerta. Intanto Opel si prepara a tagliare la produzione di almeno il 10% e a introdurre la settimana lavorativa corta di sole 30 ore in tutti gli impianti. Il commissario europeo all´Industria, Guenther Verheugen, ha definito Opel un caso speciale per cui aiuti pubblici sono ammissibili perché la crisi non nasce in Europa ma dalla casa madre americana. Esplode nel frattempo la crisi di Basf, il gigante chimico multicomparto tedesco impegnato in massa nella produzione dell´indotto: fermerà la produzione in ottanta impianti in tutto il mondo, costringendo ventimila operai alle vacanze forzate o all´orario corto; progetta il taglio di almeno mille posti di lavoro, e della produzione in altri cento impianti sparsi per il pianeta. Il colosso chimico è stato duramente colpito dal crollo delle vendite di auto e quindi degli ordinativi dell´industria automobilistica. Fornisce catalizzatori al gruppo Volkswagen, e prodotti speciali ad altri costruttori europei e persino ai coreani di Hyundai. La produzione, nei piani di Basf, va ridotta di una cifra tra il 12 e il 19%. E per ventimila lavoratori qualificati in Germania, Belgio, Usa e Cina, e le loro famiglie, tra ferie forzate e orario corto si annuncia un Natale nero. L´offerta di Solarworld, oltre ad aver incassato un immediato rifiuto da Gm, è accolta con grande scetticismo dai mercati, e il titolo dell´azienda con sede a Bonn ha perso ieri il 15%. «Ma la nostra è un´offerta serissima», ha detto il numero uno di Solarworld, Frank Asbech, «altrimenti non ci saremmo fatti avanti. Conoscete la storia di Davide e Golia? Essere giganti o piccoli non conta». Opel non ha voluto commentare la proposta, e il governo tedesco ha detto che tutto dipende dalla risposta di Gm, che appunto è stata negativa. «E´ uno scherzo, la fattibilità è nulla», commenta Stefan Bratzel, esperto del comparto auto. E secondo Christoph Stuermer, di Ihs Global Insight, «è un´offerta ridicola». Eppure, vista la gravità della situazione di Opel, ogni possibile via d´uscita accende speranze nel clima di timore del peggio che regna qui per una delle più antiche aziende tedesche. Il lato allettante della proposta (visto che le auto ecologiche sono priorità strategica tedesca) è l´idea di rivoluzionare Opel trasformandola appunto in primo produttore in serie mondiale di auto mosse dall´energia solare. Solarworld assicura di poter mettere a disposizione il 25% della somma in contanti e il resto come prestiti e garanzie, ma chiede la restituzione compensativa. L´azienda di Bonn, che ha un fatturato di appena 689 milioni di euro, si dice pronta a rilevare i quattro impianti Opel in Germania e il suo modernissimo centro studi e ricerca tecnologica. Opel è comunque alle strette. Ha quantificato in circa 1,8 miliardi di dollari la sua richiesta di aiuti sotto forma di garanzie governative, la casa madre Gm ha deciso di ridurre gli stipendi dei suoi manager tedeschi. Il gabinetto Merkel ha promesso una risposta entro Natale. Il governo dello Stato dell´Assia, dove sorge la città-fabbrica di Ruesselsheim, il più importante impianto Opel, ha detto sì alla concessione di sue garanzie per 500 milioni.

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"auto, aiuti per tutti o per nessuno" - salvatore tropea (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 20-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 6 - Economia "Auto, aiuti per tutti o per nessuno" L´appello di Marchionne. Anche le case cinesi chiedono l´appoggio dello Stato SALVATORE TROPEA TORINO - «Aiuti per tutti o per nessuno». Sergio Marchionne va al bersaglio grosso e rilancia la richiesta di sostegni all´industria dell´auto, insistendo sulla necessità di evitare che questi creino disparità o qualche interferenza «che modificherebbe l´equilibrio industriale dei mercati, una cosa che Fiat non può accettare». Lo ha fatto ieri, ennesima giornata di passione per tutte le società dell´auto sui mercati borsistici con la Fiat che perdendo un 5,5% ha chiuso a 4,98 euro, un soglia che la ricaccia indietro fino all´aprile del 2005 quando lui e i manager del Lingotto comprarono azioni per oltre un milione di euro. Intanto, anche la Toyota sta correndo ai ripari e, a sorpresa, l´industria cinese dell´auto è entrata tra i "postulanti" di soccorsi. L´ad del Lingotto ha puntualizzato la natura degli aiuti rispondendo a Berlusconi che continua per ora ad escludere sostegni al settore e replicando ai tedeschi con riferimento al caso Opel. «Al presidente del Consiglio non ho chiesto assolutamente niente e non credo sarebbe opportuno farlo. Bisogna vedere in modo molto preciso quali saranno le proposte e da dove vengono per poi decidere cosa fare. La Fiat in questo momento non ha bisogno dello stesso tipo di appoggio degli americani. Ma è auspicabile che non si crei un dislivello tra America e Europa. Posso capire il discorso di Foster all´Opel, ma se dovesse intervenire qualcuno per dare un sostegno a questa azienda in Europa allora sarebbe del tutto impossibile escludere gli altri produttori. Che poi la Fiat ne abbia bisogno o meno è un altro discorso. E comunque se i sostegni dovessero arrivare sarebbero apprezzati». Marchionne ha ricordato come le differenze tra i mercati siano sottili e come ciò imponga di non creare protezioni a livello nazionale che abbiano impatto sul mercato europeo. Un riferimento esplicito alla posizione della signora Merkel a proposito della quale ha osservato che è necessario capire bene che cosa vogliono i tedeschi, anche perché «se si comincia a interferire sul mercato libero in questo momento si finirà col turbarlo». Su questo c´è il rifiuto della Fiat che distingue tra interventi a pioggia, sui quali c´è il no della Ue, e aiuti appunto discriminatori in una guerra che ormai ha più fronti a livello mondiale. Ieri infatti anche il numero uno Toyota ha annunciato che a Natale resteranno ferme le officine in Usa e Canada. Un sos è stato lanciato anche dall´industria automobilistica della Cina per dire un paese dove si teme che la crescita del settore possa essere nel 2008 del 5% contro il 22 del 2007. «La situazione è veramente grave e ci auguriamo che il governo possa introdurre politiche per sostenere la domanda», ha detto ieri a Bloomberg News, Zeng Qinghong direttore generale di Guangzhou Automobile Group partner di Toyota e Honda. «Le case auto cinesi necessitano davvero di aiuti governativi per sopravvivere alla bufera» gli ha fatto eco l´analista Zhang Xin, aggiungendo che le aziende «devono fare la voce grossa presso il governo di Pechino». Mentre non si fa mistero degli effetti che la caduta del mercato cinese potrebbero avere sui produttori occidentali.

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Piano Ue da 130 miliardi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-11-20 - pag: 2 autore: Piano Ue da 130 miliardi Nel pacchetto anticrisi Bruxelles pensa anche a misure per l'auto Adriana Cerretelli BRUXELLES. Dal nostro inviato Un piano europeo di stimoli all'economia da 130 miliardi di euro: questa, secondo il ministro tedesco dell'Economia Michael Glos, la dimensione del pacchetto anti-recessione che la Commissione Ue presenterà mercoledì prossimo. Anche se il suo portavoce non conferma: «Non è ancora stata presa una decisione politica definitiva né sulla taglia né sugli orientamenti ». La cifra non nasce a caso: corrisponde all'1% del Pil di ciascun Stato membro dell'Unione. Già, perché l'essenziale dello sforzo europeo sarà comunque di matrice nazionale. Il bilancio Ue ha infatti margini di manovra molto ridotti, tanto è vero che si parla di un riorientamento rapido dei fondi strutturali Ue con semplificazione delle procedure di utilizzo, accompagnato da un maggior ricorso ai prestiti Bei, con possibile aumento dei plafond e del capitale. E poco altro. Bruxelles, insomma, si limiterà a un'azione di coordinamento dando una serie di orientamenti ai Governi per assicurare che tutti gli interventi vadano nella buona direzione, siano strutturali, quindi dagli effetti durevoli nel tempo e non abbiano conseguenza collaterali negative sui partner. Non è escluso però che la proposta finale della Commissione possa andare oltre l'1% per arrivare magari all'1,5% del Pil. Di recente il direttore generale del Fmi ha del resto evocato la necessità di uno sforzo doppio, intorno al 2% del Pil, per rilanciare la crescita europea. La Germania comunque ha già messo le mani avanti: il suo piano, appena varato, di stimoli da 32 miliardi in due anni andrà messo nel conto. In breve, nessuno sforzo aggiuntivo rispetto agli altri, nessuno si illuda su una deriva tedesca solidale verso i partner più in difficoltà. Il pacchetto anti-recessione finirà sul tavolo del vertice dei 27 capi di Governo dell'Unione, in programma l'11 e 12 dicembre a Bruxelles. Come del resto l'emergenza auto.Lo ha detto ieri il ministro francese per gli Affari europei Jean-Pierre Joyuet, presidente di turno della Ue, in margine al dibattito europarlamentare sulla crisi del settore. Che il problema meriti attenzione e coordinamento al massimo livello non c'è dubbio. La presunta "eccezionalità del caso Opel" si sta infatti allargando a macchia d'olio in Europa se è vero che ieri l'industria britannica ha ufficialmente chiesto al Governo di poter attingere ai fondi per il salvataggio delle banche per sfuggire a sua volta alla crisi finanziaria. E se è vero che Michael Glos ha scritto a Neelie Kroes, il commissario Ue alla Concorrenza, invocando flessibilità nell'applicazione delle regole sugli aiuti di Stato all'auto. Sul settore che in Europa produce il 5% del Pil e occupa complessivamente 12 milioni di persone oggi non si addensano solo le nubi della recessione con la frenata (-14%) della domanda interna. C'è il crollo dei mercati esteri, Russia in testa. E c'è soprattutto in giro per il mondo la corsa agli aiuti pubblici. Anche se ancora non si sa che fine farà la loro richiesta, i tre colossi dell'auto Usa invocano un puntello da 25 miliardi di dollari per evitare il collasso. Analoghi appelli ieri sono stati lanciati in Cina ( le case costruttrici chiedono sconti fiscali sulla benzina e incentivi per l'innovazione) e India. Altri potranno seguire. E se alla fine troveranno riscontri positivi come è probabile, visti gli orientamenti della futura Amministrazione Obama, l'Europa a sua volta non potrà sottrarsi, pena una perdita di competitività globale che non può permettersi. Eventuali ricorsi anti-Usa (e simili) al Wto richiederebbero tempi lunghi: non sarebbero la risposta giusta quando la recessione incalza. Salvo sorprese la variabile auto comparirà nel piano di rilancio economico di mercoledì. Come? Per ora si pensa esclusivamente ad aiuti «mirati e temporanei » che l'aiutino a inseguire efficienza energetica e tecnologie sempre più pulite. Oltre a misure a sostegno della domanda: incentivi fiscali e aiuti alla rottamazione. Di una revisione del codice degli aiuti di Stato in senso più flessibile, come è già avvenuto per il settore finanziario, per ora la Kroes non vuole sentire nemmeno parlare. C'è però da chiedersi fino a quando potrà opporre un no, soprattutto ora che la Germania è partita alla carica con una richiesta formale scritta. adriana.cerretelli@ilsole24ore.com FLESSIBILITà Il ministro tedesco Glos scrive alla Kroes per chiedere regole meno rigide nella valutazione dei sussidi di Stato Ruolo chiave. Il cancelliere tedesco Angela Merkel e il ministro dell'Economia Michael Glos. Berlino è chiamata a giocare un ruolo di primo piano nella messa a punto del programma di sostegno europeo REUTERS

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Pechino congela i salari (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-11-20 - pag: 7 autore: La grande crisi. Primo passo per affrontare l'emergenza economica che minaccia le imprese Pechino congela i salari Si moltiplicano le rivolte popolari e gli interventi della polizia Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Il rallentamento della crescita economica inizia a creare qualche problema di stabilità nella società cinese. Negli ultimi giorni la cittadina di Wudu - un piccolo centro del Gansu situato nella regione di Longnan, un'area colpita duramente dal terremoto del maggio scorso- è stata messa a ferro e fuoco da circa 2mila dimostranti che, tra lunedì e martedì, sono scesi in piazza a più riprese. La folla inferocita ha incendiato auto della polizia e ha occupato la sede del Governo locale saccheggiandone gli uffici. Per sedare la rivolta, le autorità provinciali del Gansu hanno richiesto l'intervento dei reparti speciali antisommossa, hanno chiuso le vie principali della città e imposto il coprifuoco. A incendiare Wudu è stata la decisione del Governo locale di spostare la sede di alcuni uffici pubblici in una cittadina a pochi chilometri di distanza. La furiosa reazione popolare sembra quindi smisurata. Ma in un'area povera e sottosviluppata come Longnan, e per di più gravemente sconvolta dal terremoto (in tutta la Contea il sisma ha lasciato quasi 2 milioni di persone sen-za tetto), anche la perdita di qualche centinaio di posti lavoro può trasformarsi in un dramma, perché chi viene licenziato non ha alternative occupazionali. Rabbia, disperazione, frustrazione: in Cina di rivolte come quella di Wudu ne scoppiano diverse decine di migliaia ogni anno. Ma ora, se l'economia cinese dovesse rallentare troppo la sua corsa (una crescita annua del Prodotto interno lordo inferiore al 7% per il Paese sarebbe l'equivalente di una recessione in una nazione industrializzata), il malessere sociale potrebbe pericolosamente lievitare. Il monito pronunciato ieri, subito dopo che le forze dell'ordine avevano sedato i tumulti di Wudu, dal ministro della Pubblica Sicurezza, Meng Jianzhu, racchiude tutta l'inquietudinedi Pechino. «La polizia deve essere consapevole della nuova sfida imposta dalla crisi finanziaria globale ed essere pronta a fare del suo meglio per garantire la stabilità sociale», ha detto Meng senza tanti giri di parole. Un'inquietudine che assume anche caratteri contraddittori e si traduce in scelte politiche ambigue. Come, per esempio, la circolare inviata nei giorni scorsi dal ministero del Lavoro cinese alle Province e alle grandi città del Paese, con la quale è stato imposto il congelamento dei salari minimi. Nel merito il provvedimento del Governo è indiscutibile. è solo una questione di tempo, infatti, e la crisi internazionale inizierà a farsi sentire anche oltre la Grande Muraglia. A soffrire di più saranno le piccole e medie imprese cinesi operanti nei settori labour intensive. Decine di migliaia di queste aziende, che per anni hanno prodotto grossi volumi, utilizzando manodopera a basso costo e accontentandosi di margini di profitto ridotti all'osso, rischiano di trovarsi condannate a morte dalla contrazione della domanda globale. In questa situazione incerta e volatile (soprattutto per le imprese export oriented che si ritrovano già a fare i conti con la crisi), è evidente che anche un modesto aumento dei salari potrebbe mettere alle corde un gran numero di società che già devono combattere quotidianamente con il crollo delle commesse, la rivalutazione dello yuan e la mancanza di credito bancario. Ecco perché Pechino, nonostante l'inflazione continuia marciare a tassi sostenuti (4% a ottobre, ma nei primi mesi dell'anno era stata anche il doppio), ha deciso di imporre uno stop temporaneo agli aumenti salariali. Ma nella forma il provvedimento sembra dimenticarsi del piano di stimolo all'economia varato solo una decina di giorni fa dal Governo. Tra le tante altre cose, infatti, la maxi-manovra di politica fiscale da 4mila miliardi di yuan prevede esplicitamente l'aumento salari minimi. Un aumento che Pechino non ha quantificato (al pari di quasi tutti gli altri interventi contenuti nel piano di stimolo), e che rientra in una serie di misure a sostegno delle categorie a basso reddito. L'obiettivo della leadership cinese è incrementare il reddito disponibile e la capacità di spesa di quella parte della popolazione finora ignorata dallo sviluppo economico, in modo da spingerla a consumare di più. Ma, a giudicare dalla circolare che congela i salari, per molti cinesi l'accesso al mercato dei consumi è rinviato a tempi migliori. Fino a nuovo ordine, il salario minimo degli operai di Pechino resterà bloccato a 800 yuan al mese, mentre la paga base mensile delle maestranze di Shanghai non potrà superare 960 yuan. lucavin@attglobal.net DISORDINI A WUDU Nel villaggio, già colpito dal terremoto, gli abitanti sono scesi in piazza e hanno preso d'assalto la sede dell'amministrazione

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Hu a Cuba incontra Fidel e Raul Castro, poi parte per il Perù (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-11-20 - pag: 7 autore: Hu a Cuba incontra Fidel e Raul Castro, poi parte per il Perù Il presidente della Cina Hu Jintao ha concluso ieri la sua visita ufficiale a Cuba: al colloquio riservato con Fidel Castro («è ancora energico» ha commentato il leader cinese) ha affiancato diversi incontri con il presidente Raul Castro, sfociati nella sottoscrizione di accordi economici. La missione di Hu ( nella foto durante un discorso in una scuola), che è partito poi dall'Avana verso Lima per un vertice internazionale, è una delle iniziative lanciate da Pechino in America Latina, dove la Cina sta rafforzando la propria presenza economica e commerciale. AP/LA PRESSE

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Pressing dell'Fmi: la Cina ci dia più fondi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-11-20 - pag: 7 autore: L'istituzione a caccia di risorse per i Paesi in difficoltà Pressing dell'Fmi: la Cina ci dia più fondi MILANO Il consiglio del Fondo monetario era riunito ieri sera a tarda ora per l'approvazione di un prestito da 2 miliardi di dollari all'Islanda, decisione che allungherebbe la lista dei Paesi costretti dalla recente crisi globale a rivolgersi all'istituzione di Washington. Ma che ripropone anche il problema dell'insufficienza delle risorse dell'Fmi nel caso diverse economie di grandi dimensioni avessero bisogno della sua assistenza. La Cina, con i suoi 2mila miliardi di riserve ufficiali, resta il principale candidato a fornireall'Fmi eventuali fondi supplementari da prestare ai Paesi in crisi: contatti informali con Pechino sarebbero in corso, secondo fonti mone-tarie, ma per ora non c'è alcun impegno delle autorità cinesi, le quali punterebbero a un aumento del peso della Cina all'interno dell'Fmi, al di là di quanto già concordato con la recente revisione delle quote. Una delle soluzioni allo studio potrebbe essere un prestito di Pechino all'Fmi, in caso sorga la necessità di soccorrere altri Paesi, con una formula simile a quella adottata per il Giappone, che la settimana scorsa ha annunciato di voler mettere a disposizione 100 miliardi di dollari. Lo stesso primo ministro giapponese, Taro Aso, al vertice del G-20 di Washington dello scorso fine settimana, ha sollecitato la Cina a imitare Tokyo: diversi osservatori non escludono che l'iniziativa nipponica sia stata dettata anche dalla volontà di non perdere terreno rispetto a Pechino in materia di influenza nelle istituzioni multilaterali e in genere sulla scena economica globale. L'Fmi ha già oggi due accordi di prestito da attivare all'occorrenza con gruppi di Paesi membri, tra cui le maggiori economie industriali e l'Arabia Saudita, per un importo complessivo di circa 50 miliardi di dollari. Il direttore dell'Fmi, Dominique Strauss-Kahn, ha rilevato nei giorni scorsi che, se dovessero bussare alla porta dell'organizzazione altri Paesi (di maggiori dimensioni, come per esempio la Turchia, rispetto a quelli che hanno ricevuto prestiti finora, cioè Ungheria, Ucraina, Pakistan, Serbia e Seychelles), potrebbe esserci bisogno di altri 100 miliardi di dollari, oltre a quelli offerti da Tokyo. Tra l'altro, l'Fmi ha creato di recente un nuovo sportello cui potrebbero accedere Paesi colpiti dalla crisi, ma che già hanno politiche economiche corrette e qualcuno ha sottolineato che fra questi potrebbero figurare grandi economie emergenti, che richiederebbero prestiti al di là delle risorse attuali del Fondo. Strauss-Kahn tra l'altro ha dichiarato ieri a Parigi di non ritenere che la crisi sia avviata alla conclusione, anche se c'è qualche miglioramento delle condizioni sul mercato interbancario, e ha sollecitato nuovamente i Governi ad adottare misure di stimolo fiscale alla crescita. A.Me. L'ESEMPIO DEL GIAPPONE Il modello da seguire potrebbe essere quello di Tokyo, disponibile a concedere un prestito di 100 miliardi al Fondo

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Roma-Londra, tra G-8 e G-20 più sinergia che competizione (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-11-20 - pag: 17 autore: Governance internazionale. Il tandem delle presidenze Roma-Londra, tra G-8 e G-20 più sinergia che competizione ROMA. Il ministro britannico per lo Sviluppo e il Commercio, Gareth Thomas, getta acqua sul fuoco. «Nel 2009 non ci sarà nessuna competizione tra Italia e Regno Unito – dice prima di immergersi in una riunione della Fao a Roma – nessuna sostituzione del G8 a presidenza italiana con il G20 inglese. I formati non sono affatto in competizione tra di loro e il ruolo dell'Italia sarà fondamentale per l'avanzamento di tre dossier: crisi finanziaria, cambiamenti climatici, sviluppo». Il ministro Thomas (che ha incontrato anche il sottosegretario allo Sviluppo economico Adolfo Urso sul Doha round) è molto più diplomatico di quel collaboratore del premier inglese, Gordon Brown che a Washington, pochi giorni fa, aveva sentenziato: «il 2009 sarà l'anno del G20, il G8 è ormai troppo piccolo per occuparsi di tematiche che riguardano il futuro dell'economia mondiale ». Thomas precisa, tuttavia, che «il G8 non può certo dirsi morto, ha ancora un suo ruolo da giocare ma è evidente che non può più agire in maniera slegata rispetto agli altri grandi attori dell'economia mondiale». Chi ha assistito agli ultimi incontri tra il premier italiano, Silvio Berlusconi e quello inglese, Gordon Brown, è pronto a giurare che, nonostante la "chimica" personale tra i due non si ancora al livello raggiunto con Tony Blair, (ricevuto ieri a Palazzo Chigi da Berlusconi con tutti gli onori nella sua veste di inviato speciale per il Medio Oriente) il rapporto è solido e sono da escludere "sgambetti" reciproci. Un vantaggio, almeno dal punto di vista temporale, lo ha però Brown che presiederà il prossimo G20 alla fine di aprile mentre Berlusconi dovrà attendere il mese di giugno per mettere intorno allo stesso tavolo gli altri sette leader mondiali. Ma Berlusconi, pur intendendo salvare il "nocciolo duro" del formato G8, ha già fatto sapere di volere riservare uno spazio maggiore al prossimo vertice ai cosiddetti "outreach" associando alle economie emergenti ( Cina, India, Sud Africa, Messico e Brasile) anche l'Egitto, primo Paese arabo e musulmano ammesso nel "club". La gravità della situazione economica internazionale consiglierebbe un'integrazione tra i due formati G8 e G20 anziché una sterile competizione. Del resto sono stati proprio i momenti di crisi a dettare le regole dei summit e a fissare i posti a tavola. Nell'estate del '75, per cercare di porre rimedio alle conseguenze della crisi petrolifera il presidente francese, Valéry Giscard d'Estaing propose di riunire nel castello di Rambouillet i capi di Stato o di Governo di Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Giappone per un vertice informale ( al quale fu invitata, dietro le insistenze di Sandro Pertini, presidente della Camera, anche l'Italia con il premier Aldo Moro). Giscard non aveva fatto nient'altro che promuovere al livello di capi di Stato o di Governo quel club dei "librarians" ossia dei bibliotecari, i cinque ministri delle Finanze di Stati Uniti, Francia, Germania, Regno Unito e Giappone che si riunivano periodicamente, e a titolo informale, nella biblioteca della Federal Reserve. Due di quei cinque ministri delle Finanze si chiamavano Giscard d'Estaing e Helmut Schmidt e nel '74 sarebbero diventati rispettivamente presidente francese e cancelliere tedesco. Anche il G20 promosso, con l'ultima riunione di Washington, al rango di capi di Stato o di Governo è nato nel '99 dopo una serie di crisi finanziarie come foro per la concertazione tra i ministri delle Finanze e i governatori delle banche centrali dei Paesi più industrializzati e delle economie emergenti. Cambiare il "modello di governace" è una priorità per il responsabile della Farnesina, Franco Frattini, che ha presieduto ieri la prima riunione del Forum strategico di analisi e previsione del ministero degli Esteri. Frattini pensa di tradurre presto le riflessioni in azioni. «Già all'inizio della primavera – osserva Frattini – dovremo lavorare su come armonizzare il G8 economico con il G20». Ge. P. TRE DOSSIER Il ministro britannico Thomas Gareth: centrale il ruolo italiano su crisi finanziaria, cambiamenti climatici e sviluppo

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Dalla Ue non accetteremo altri oneri per l'industria (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-11-20 - pag: 24 autore: INTERVENTO Dalla Ue non accetteremo altri oneri per l'industria di Andrea Ronchi* H o letto con attenzione la lettera inviata dall'onorevole Rutellia questo giornale (si veda Il Sole 24 Ore di ieri) in merito alla possibilità di collegare le misure da adottare a livello nazionale in funzione anti-crisi al pacchetto europeo per il clima e l'energia. Si tratta di un contributo utile e importante visto che la trattativa europea sta ormai entrando nella fase decisiva e sarebbe quantomai opportuno che, su un tema così strategico, vi possa essere una visione condivisa da parte del Governo e dell'opposizione. L'azione che stiamo svolgendo a difesa degli interessi italiani ne risulterebbe certamente rafforzata. Devo peraltro rilevare che tale sostegno, tranne interventi isolati di alcuni esponenti riformisti del Partito democratico, è clamorosamente mancato. Partiamo da un presupposto. Come ho avuto occasione di affermare in più occasioni ritengo che tanto la difesa dell'ambiente quanto la tutela degli interessi italiani non possano essere relegati nelle categorie della destra o della sinistra. Il Governo di cui ho l'onore di fare parte ritiene la difesa dell'ambiente un dovere morale e politico e non ha alcuna intenzione di fare passi indietro nella lotta al cambiamento climatico. Questo, però, non vuol dire accettare supinamente un pacchetto "chiuso", negoziato da altri, senza verificarne attentamente la ricaduta che esso avrebbe sul nostro sistema industriale e sulle bollette dei nostri consumatori. I numeri parlano chiaro. Se il cosiddetto "pacchetto 20-20-20" fosse applicato nella formulazione attuale, il costo a carico dell'Italia sarebbe del 40% più alto di quello medio europeo. Una penalizzazione ingiustificata e per noi inaccettabile, anche alla luce della crisi economica che impone di distribuire in maniera equa oneri e sacrifici e di spalmarli fra i vari Paesi europei. Non è vero, come sostiene l'onorevole Rutelli, che l'Italia si sia mossa al di fuori di una logica europea. è vero, invece, che il Governo ha ereditato dal precedente Esecutivo un accordo del quale non erano stati calcolati adeguatamente i costi e le ricadute dirette e indirette. A settembre, quando siamo partiti a rappresentare in Europa queste preoccupazioni, eravamo soli. Oggi non è più così: le Confindustrie europee per la prima volta hanno firmato un documento comune con il quale hanno fatto risuonare un allarme continentale e tutti i principali organi di stampa hanno messo in rilievo i rischi del pacchetto per il sistema industriale europeo. Siamo perfettamente consapevoli che le politiche a favore dell'ambiente sono in cima alle priorità dell'Ue ma non possiamo accettare l'impostazione secondo la quale discutere nel merito misure che penalizzano alcuni Paesi e ne avvantaggiano altri possa essere considerato sconveniente o drammatico. Ciò che l'Italia chiede è flessibilità ed equità. Ciò che l'Italia non può accettare sono provvedimenti che scaricherebbero costi insostenibili sul sistema produttivo e sulle famiglie italiane. Senza dimenticare che il ruolo trainante che l'Europa sta cercando di ascriversi può avere valore soltanto se verrà condiviso dai grandi produttori di Co2 come Usa, India, Cina. Se ciò non accadrà il "pacchetto 20-20-20" avrà un valore simbolico per il clima e metterà fuori mercato molte produzioni europee, favorendo al contempo i concorrenti extra-europei. L'onorevole Rutelli propone un'alleanza del Governo e del Parlamento con l'industria per un robusto programma ambientale da far confluire all'interno del piano anticrisi. Si tratta di un'indicazione senz'altro condivisibile e coerente con la volontà dell'Esecutivo, come dimostrano le dichiarazioni rese due settimane fa dal presidente del Consiglio che ha parlato di stanziamenti a favore dei mezzi meno inquinanti. Senza dimenticare gli incentivi per chi investe in tecnologie pulite che dovrebbero essere presto adottati a livello europeo. In questo momento, però, è necessario focalizzare l'attenzione su un obiettivo immediato come il pacchetto clima/energia. Nelle due settimane che mancano alla riunione dei capi di Stato e di Governo di dicembre sarà necessario intensificare gli sforzi per trovare un'intesa equa e sostenibile. Un obiettivo che è nell'interesse di tutti perseguire in una cornice di realismo, buon senso e concretezza e per il quale sarebbe fondamentale l'unità e la compattezza di tutte le forze politiche italiane. * Ministro per le Politiche comunitarie IL CONFRONTO POLITICO Sarebbe opportuno che l'opposizione condividesse la visione espressa dall'Esecutivo su un tema così delicato LO SCENARIO UE Non ci stiamo muovendo fuori da una logica europea, puntiamo su un'intesa equa e sostenibile

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I gestori temono la deflazione (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-11-20 - pag: 38 autore: Mercati. Sondaggio mensile condotto da Merrill Lynch tra 180 grandi fondi di investimento mondiali I gestori temono la deflazione Non convincono le misure anti-crisi prese da Governi e banche centrali Marco Niada LONDRA. Dal nostro corrispondente La recessione è arrivata e le misure prese da Governi e Banche centrali per fare fronte a una crisi economica che si aggrava non convincono il mercato. I grandi investitori istituzionali infatti mantengono il beneficio del dubbio sull'efficacia della terapia e si arroccano su investimenti difensivi. è quanto è emerso ieri dal sondaggio mensile condotto da Merrill Lynch su 180 grandi fondi d'investimento mondiali per un totale di 536 miliardi di dollari gestiti. Gli investitori temono prima di tutto che si vada verso un periodo di crescita negativa e deflazione. Sul primo punto l'80% si è detto convinto che il prossimo anno ci sarà una recessione (74% il mese scorso) e il 78% (era il 72%) che gli utili aziendali peggioreranno sensibilmente. Sul secondo ci troviamo di fronte al peggiore verdetto da quando la banca d'affari americana tiene delle statistiche in materia: nel 2001-3, quando imperavano i timori di un calo dei prezzi era il 70% ad avere una visione pessimistica, mentre oggi la proporzione ha toccato il massimo storico dell'87%. Nel caso della Gran Bretagna i timori sono i più acuti: il 100% degli intervistati si attende deflazione nel prossimo anno e hanno aumentato la proporzione di investimenti detenuti in cash dal 10% al 30 percento. «Sono ormai tutti convinti che la recessione è arrivata - ha detto Gary Baker, responsabile della strategia azionaria Emea di Merrill Lynch - e ben il 40% pensa che le banche centrali, in particolare in Europa, mantengano politiche monetarie troppo restrittive ».Ciò fa sì che l'Europa si trovi in fondo alla lista delle regioni dove i gestori intendono investire. Questi si attendono peraltro un ulteriore calo dell'euro, considerano la sterlina ancora sopravvalutata malgrado un calo del 25% da inizio anno e puntano su yen e dollaro. Ma mentre il primo è un tradizionale barometro dell'avversione al rischio, la valuta Usa riflette la fiducia nei confronti del potenziale dell'economia americana. Gli investitori ritengono infatti che gli Stati Uniti siano il Paese dove le prospettive per i titoli azionari siano «più favorevoli » e sono sovrapesati nel 36% dei casi sui titoli americani. Quanto alla Cina, ormai nonè un mistero che stia rallentando, come rileva l'85% degli intervistati, ma la grande economia asiatica resta un punto di riferimento e il 6% dei gestori resta sovrappeso in titoli cinesi rispetto a una posizione neutrale ancora tre mesi fa. Un altro record negativo del sondaggio si desume dallo spostamento in massa degli investitori su titoli difensivi per fare fronte a una volatilità senza precedenti. Continua la fuga dai titoli finanziari come bancari e assicurativi e da quelli ciclici come materie prime (il petrolio tiene ancora) e chimica a vantaggio di titoli anti-ciclici come bevande, alimentari, farmaceutici e utilities. La cautela regna sovrana. LE STRATEGIE Gli istituzionali puntano su yen e dollaro e preferiscono investire in titoli anti-ciclici come farmaceutici e utilities

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Basf, via al piano anti-crisi: si fermano 80 impianti (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-11-20 - pag: 43 autore: Chimica. La produzione sarà sospesa almeno fino a gennaio - Nessun taglio in Italia Basf, via al piano anti-crisi: si fermano 80 impianti Le misure adottate riguardano 20mila addetti Balduino Ceppetelli MILANO Il gruppo tedesco Basf, leader mondiale della chimica per fatturato, ha lanciato ieri un allarme utili per il 2008 e ha annunciato la chiusura temporanea di 80 impianti e il taglio della produzione in 100 impianti a livello globale, a causa di un «massiccio » calo della domanda. Immediata la reazione alla Borsa di Francoforte, dove ieri il titolo Basf è crollato fino a un minimo di 20,54 euro per poi recuperare qualche punto e chiudere a quota 21,96, il 13,65% in meno rispetto alla seduta precedente. Il colosso chimico lamenta la frenata della domanda soprattutto da parte del settore auto e ha fatto sapere che quest'anno l'Ebit – l'utile prima degli oneri straordinari, degli interessi e delle tasse – non riuscirà a confermarsi ai livelli raggiunti l'anno scorso a 7,6 miliardi di euro, e che sarà difficile prevedere l'evoluzione del business durante il 2009. è la seconda volta in due mesi che il gruppo decide di ridurre la produzione. La misura annunciata ieri dovrebbe riguardare prevalentemente impianti localizzati in Germania, Belgio, Usa e Cina. Con un comunicato, la società ha infatti spiegato che è necessario evitare un rischio di sovraproduzione praticamente per tutte le sue tipologie di prodotti, che spaziano dai fertilizzanti, alle vernici, ai prodotti di base per la cosmesi o l'elettronica. «Basf si prepara a tempi difficili», ha dichiarato in una nota il ceo della società Jurgen Hambrecht. La società chimica intende quindi prendere misure drastiche per far fronte al calo della domanda. Per questa ragione fermerà 80 stabilimenti nel mondo e ridurrà la produzione in altri 100 almeno fino a gennaio. I lavoratori toccati dal piano di ristrutturazione saranno circa 20mila, di questi cinquemila solo nella sede principale del gruppo a Ludwigshafen dove saranno utilizzati strumenti come il part time e altre forme di flessibilità. Nessuna misura restrittiva dell'attività è invece prevista in Italia, dove il gruppo opera con cinque società (che danno lavoro a circa 1.400 addetti) attive nei settori dei prodotti chimici, vernici, poliuretani, prodotti per l'agricoltura, lastre di polistirene estruso, prodotti di nobilitazione, prodotti chimici per l'edilizia, catalizzatori e metalli preziosi per catalizzatori con impianti, uffici, laboratori applicativi, stazioni sperimentali e centri di ricerca. L'Italia è il terzo mercatoa livello mondiale per la società che l'anno scorso ha qui realizzato un fatturato di 3,6 miliardi di cui 1,9 miliardi attraverso società con sede sul territorio nazionale. «Basf- ha proseguito Hambrecht - si focalizzerà ancora più attentamente sui costi e su un ancora più deciso controllo del budget, e sfrutterà le possibilità offerte dalla crisi. Procederemo –ha infine aggiunto – con l'acquisizione e l'integrazione di Ciba», la società svizzera su cui Basf qualche mese fa aveva lanciato un'Opa da 3,8 miliardi di euro (si veda «Il Sole-24Ore» del 16 settembre).

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Al rallentatore l'export cinese (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2008-11-20 - pag: 44 autore: PRODOTTI IN LEGNO Al rallentatore l'export cinese In Cina il commercio di prodotti a base legno sta facendo registrare una forte diminuzione, che i dati forniti dalla International Tropical Timber Organization attribuiscono al rallentamento dell'economia negli Stati Uniti, che ha provocato un brusco calo degli acquisti «made in China». Nei primi otto mesi del 2008 le esportazioni di pannelli compensati cinesi sono diminuite del 14%, a 5,25 milioni di metri cubi, mentre l'export cinese di mobili in legno verso gli Usa è risultato superiore in volume, ma è calato del 3% in valore, per un totale di 1,922 miliardi di dollari nei primi otto mesi del 2008. Stando alle statistiche dell'Agenzia cinese delle Dogane, in agosto le esportazioni di pannelli compensati hanno subito pesanti cali soprattutto verso Usa (-29%) e Giappone (-15%). Le esportazioni di Medium density fibreboard dalla provincia del Guangdong sono a loro volta crollate del 48%. Anche il quadro del commercio russo-cinese si presenta con tratti negativi. Le importazioni di legname dalla Russia transitate dal porto di Manzhouli sono scese del 30% in volume, a 6 milioni di mc nei primi 9 mesi 2008. A. Bre.

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ERNESTO PISONI (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 20-11-2008)

Argomenti: Cina

CRONACA 20-11-2008 Il vescovo e il presbiterio della diocesi di Novara annunciano la morte del sacerdote don LUIGI PRADA PARROCO EMERITO DEL VILLAGGIO SISMA IN VILLADOSSOLA Riconoscenti per il suo ministero pastorale svolto nelle parrocchie di Cressa, Cameri e per quasi quarant'anni nella parrocchia del Villaggio Sisma, pregano il Signore, datore di ogni bene, che gli conceda la luce e la pace nella comunione eterna con il Padre. La liturgia esequiale sarà celebrata nella chiesa parrocchiale di Villadossola venerdì 21 novembre alle ore 10. La salma verrà tumulata nel cimitero di Domodossola. NOVARA, 20 novembre 2008 S.E. monsignor Vincenzo Manzella, vescovo di Caltagirone, in comunione di preghiera con il presbiterio, la comunità cristiana di San Michele di Ganzaria e i parenti, grati al Signore per l'illuminato ed esemplare ministero pastorale svolto, annunciano il ritorno al Padre e raccomandano alla preghiera di quanti lo conobbero monsignor GIUSEPPE ORRIGO PRELATO DI ONORE DI SUA SANTITÀ GIÀ CAPPELANO MILITARE CAPO DELLE FF. AA. E DELLA POLIZIA DI STATO DI ANNI 90 DI CUI 66 DI SACERDOZIO e invitano alle celebrazioni esequiali nella parrocchia SS. Crocifisso dei Miracoli di Catania alle ore 12 di giovedì 20 novembre. CALTAGIRONE, 20 novembre 2008 La parrocchia di S. Michele Arcangelo in Precotto partecipa commossa e riconoscente al dolore dei familiari e della parrocchia San Giuseppe di Cinisello Balsamo per la prematura morte di don LUIGI MASCHERONI COADIUTORE A PRECOTTO DAL 1966 AL 1984 Dedicò le primizie del suo sacerdozio all'educazione e alla crescita nella fede dei giovani e ragazzi dell'oratorio con costante disponibilità, presenza e sensibilità cristiana. MILANO, 20 novembre 2008 La facoltà Teologica di Sicilia, grata al Signore per il suo vigile e fedele servizio alla sapienza, accompagna con l'affetto e la preghiera nell'incontro con Cristo, parola del Padre SILVANA MANFREDI DOCENTE ORDINARIO DI ESEGESI, GIÀ VICE PRESIDE PALERMO, 20 novembre 2008 Il gruppo amici de «La nostra famiglia» ricorda il professor ANTONIO PASQUARELLI suo presidente per molti anni con grande riconoscenza stima e affetto. È vicina alla famiglia in questo momento di dolore. Rivolge al Signore e al beato Luigi Monza preghiere in suffragio. PONTE LAMBRO, 20 novembre 2008 Con profondo dolore il presidente monsignor Enrico Colombo, il consiglio di amministrazione, il direttore generale, gli ospiti e tutti i collaboratori della fondazione istituto Sacra Famiglia sono vicini al dolore dei familiari per la prematura scomparsa del dottor PINO DEMARCHI riconoscenti per la capacità e l'impegno da lui profusi in 37 anni di collaborazione con l'istituto. CESANO BOSCONE, 20 novembre 2008 Gesù Buon Pastore, ha chiamato al premio l'anima buona di padre PIETRO MARTINELLI DI ANNI 87 MISSIONARIO DEL PIME AD HONG KONG Nato a Palazzago (Bergamo), proveniva dal seminario diocesano di Bergamo. Aggregato all'Istituto nel 1944, l'obbedienza lo volle in Cina - Hangzhong, da cui fu espulso nel 1953: da allora servì la Chiesa in Hong Kong con diversi incarichi pastorali nelle parrocchie e nelle scuole diocesane. Tentò negli anni 1986-89 d'iniziare un nuovo lavoro missionario a Taiwan. Lascia un meraviglioso esempio di fedeltà alla vocazione e di sentita passione per le anime che lo hanno avvicinato. R.I.P. MILANO, 20 novembre 2008 XVI anniversario della morte di monsignor ERNESTO PISONI La fondazione don Carlo Gnocchi ricorderà il suo compianto presidente con una Messa di suffragio giovedì 20 novembre alle ore 10.30 nella chiesa dell'Irccs «S. Maria Nascente» in Milano, via Capecelatro 66. MILANO, 20 novembre 2008

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Dall'India alla Spagna, compagnie in stallo (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 20-11-2008)

Argomenti: Cina

ECONOMIA 20-11-2008 Dall'India alla Spagna, compagnie in stallo DA MILANO PIETRO SACCÒ S paccone come al solito, due settimane fa Michael O'Leary, l'irlandese che con Ryanair ha creato il mercato dei voli low-cost, ha detto di sperare in una «bella, profonda e sanguinosa recessione». La crisi economica, nei ragionamenti del manager irlandese, farà pulizia nel mercato dei cieli europei. Costringerà a chiudere le compagnie improduttive e manterrà in vita quelle solide. O'- Leary è sicuro che la sua Ryanair, nonostante il crollo degli utili registrato nel quarto trimestre, sarà tra i supersti- ti. Altri vettori sono già precipitati. Esattamente 25 nella prima metà di quest'anno, dicono dalla Iata, l'associazione internazionale che raggruppa 260 compagnie. Il numero uno di British Airways, Martin Broughton ha previsto altre 30 bancarotte entro la fine dell'anno. Un'ecatombe mai vista nella storia dell'aviazione civile: nel semestre che ha seguito l'11 settembre 2001 i vettori falliti erano stati solo 8. Le previsioni della Iata indicano per il settore una perdita totale da 5,2 miliardi di dollari quest'anno, e un rosso da 4,1 miliardi per il 2009. A scatenare la crisi è stata la volata del prezzo del petrolio nella prima parte dell'anno, poi il degenerare dell'economia mondiale nei mesi seguenti ha fatto il resto. In questo momento dovunque si guardi (America Latina a parte) si vedono vettori in difficoltà. Anche nelle economie rampanti di Cina e India. Pechino ha tre compagnie di bandiera: China Eastern, China Southern e Air China. Nel quarto trimestre di quest'anno la prima ha perso 2,3 miliardi di yuan, la seconda 810 milioni, la terza altri due miliardi. L'aumento del prezzo del greggio e una crescita dei passeggeri limitata al 2,4% (contro il +14% previsto dal governo) hanno mandato China Eastern e China Southern sull'orlo del fallimento. I due vettori si salveranno grazie ai soldi del piano anti-crisi presentato la settimana scorsa da Pechino: avranno ognuna 3 miliardi di yuan per rimettere in sesto i conti. In India i tre maggiori vettori privati Jet, SpiceJet e Indygo chiuderanno l'anno con 2 miliardi di dollari di perdite complessive, e ora stanno lottando per sopravvivere. Anche in questo caso il problema è il prezzo del carburante e il calo dei passeggeri. La quarta compagnia privata indiana, la Kingfisher fondata 3 anni fa dal miliardario dell'alcol Vijay Mallya, che ha battezzato il vettore con il nome della sua birra ha anch'essa conti pericolosi, e in questi giorni sta facendo pressione sul governo per avere l'autorizzazione a cedere il 25% delle sue azioni a una compagnia straniera. Dal Golfo Persico Fly Emirates ha presentato pochi giorni fa una trimestrale con utili in calo dell'88%. La Singapore Airlines ha visto un calo dei profitti del 36%. Gli Stati Uniti hanno assistito al fallimento di quattro aviolinee solo ad aprile. I cieli d'Europa non sono diversi. Hanno chiuso i battenti compagnie di medio-piccola dimensione come Xl, Zoom e, da ultima, la danese Sterling. Easyjet è in forte crisi, e vive anche una profonda lotta intestina dei vertici, con il fondatore Sir Stelios Haji-Ioannou che si è rifiutato di approvare le cifre sui risultati annuali in polemica con il resto del consiglio d'amministrazione. In I- talia non vola più la piccola Air Bee. Ma anche i colossi soffrono. La scandinava Sas ha presentato il 5 novembre la sua quarta perdita trimestrale consecutiva. Lufthansa, che stava per procedere con l'acquisizione ha deciso invece di sospendere tutto. E anche British, che invece era vicinissima alla fusione con Iberia, ha rimandato l'accordo a tempi migliori. Nel piccolo aeroporto inglese di Lasham riposano in attesa di conoscere il loro futuro 26 aerei appartenuti a compagnie fallite o costrette a lasciarli a terra a causa della crisi del settore

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La lunga marcia dei diritti umani (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 20-11-2008)

Argomenti: Cina

AGORÀ 20-11-2008 IDEE. Dai totalitarismi al ritorno dell'individuo con la globalizzazione. E mentre gli Stati perdono potere, le masse diventano più consapevoli La lunga marcia dei diritti umani DI ANDREA RICCARDI L a storia dal 1948 al 1989 (e anche dopo) sta a mostrare la scarsa rilevanza delle azioni di monitoraggio dei diritti umani. Per il Trattato di Helsinki, firmato da paesi comunisti che erano intenzionati a non rispettarlo per quanto riguardava i diritti umani, c'è da riferire però l'autorevole parere di Karol Wojtyla, allora arcivescovo di Cracovia, il futuro Giovanni Paolo II, il quale parlava del potere comunista come la negazione di ogni diritto, ma affermava il valore di un riferimento ai diritti umani e alla libertà, dell'Accordo di Helsinki, accettato anche dai paesi dell'Est. Del resto, in Cecoslovacchia, il movimento libertario di Havel nacque proprio dal riferimento ai diritti umani. La cultura e le proclamazioni dei diritti umani, universalmente accettate, sono un punto di forza per chi lotta contro ogni potere illiberale. Non posso poi non accennare a un altro grande cambiamento nel Novecento per quanto riguarda il potere e i diritti. Alludo al processo di decolonizzazione che, dal dopoguerra, con l'indipendenza delle Filippine, dell'India, del Pakistan, di Sri Lanka, dell'Indonesia sale inarrestabile: ha una vera primavera negli anni Sessanta sino alla fine delle ultime colonie portoghesi nel 1975, dopo la caduta di Salazar. Il mondo delle colonie era quello di sudditi, talvolta titolari di diritto in senso molto relativo de facto e de iure, oppure di sudditi a cui i diritti erano denegati. Gli zoo umani, che furono realizzati all'Exposition coloniale di Parigi nel 1931 (in quei luoghi dove oggi la Francia ha aperto la Cité dell'emigration con significativa evoluzione) ci dicono il livello in cui fosse tenuto il suddito coloniale. Le teorie della differenza razziale, ampiamente praticate, facevano il resto. Mi tornano alla mente le pagine sul colonialismo di Simone Weil, scritte durante la guerra e l'occupazione nazista della Francia: «La natura dell'hitlerismo consiste proprio nell'applicazione, da parte della Germania, dei metodi della conquista e della dominazione coloniali al continente europeo, e più in generale ai paesi di razza bianca». L'esaltazione terzomondista della liberazione dal colonialismo è ormai fuori moda; ma non si può dimenticare come la nascita dei nuovi poteri postcoloniali, con tanti nuovi Stati, abbia fatto uscire milioni di sudditi dalla loro condizione per farne dei cittadini. Certo lo storico sa i limiti profondi delle politiche dei governi postcoloniali, angustiati dalle difficoltà, dall'antioccidentalismo, dalla corruzione, facili a calpestare i diritti dei loro cittadini con politiche non democratiche. La notevole eccezione della fedeltà democratica dell'India, tanto complessa e abitata, è già di per sé un grande evento. La realtà è che l'onda lunga del dopoguerra, dalla fine degli anni Quaranta agli anni Settanta, ha portato alla nascita di nuovi poteri statuali, dislocati nel Sud e nell'Est del mondo, tra popoli che si sentivano spesso entusiasticamente cittadini di nuove realtà. La positività di questo sviluppo si è vista negli anni Novanta, quando si sono verificate importanti transizioni alla democrazia in molti paesi africani o decisivi sviluppi, non solo politici ma anche economici, in Asia. La fine della guerra fredda nel 1989 aveva aperto a una grande speranza di pace universale. Tale speranza è appassita in pochi anni: terrorismo e nuove deflagrazioni per lo più percepite come incontrollate e oscure hanno funestato gli scenari mondiali. In realtà però le guerre non sono aumentate rispetto al tempo della guerra fredda. Gli uomini e le donne sentono il proprio valore individuale. Contano e si sentono titolari di diritti, anche quando possono esercitarli relativamente o per niente. Per questo la demografia, a lungo trascurata o considerata funzionale solo per formare eserciti, occupa di nuovo il primo piano nella considerazione della storia e del futuro. Oggi la forza politica e economica si collega anche a quella demografica. Tra il 1980 e il 2000 è avvenuta una rivoluzione culturale: il tasso di alfabetizzazione degli adulti ha compiuto un incredibile balzo in avanti. L'atteggiamento dell'alfabetizzato di fronte al proprio destino è diverso da quello del non alfabetizzato. Questa rivoluzione mentale rende le donne e gli uomini consapevoli del valore della propria vita. In questo senso, proprio con l'89 e con l'affermazione della globalizzazione, gli individui e le comunità hanno reinvestito sull'identità nazionale, ma anche su quella religiosa e di civiltà. Del resto un mondo globalizzato non si risolve nel cosmopolitismo, che riguarda piuttosto la gente elitaria di Davos e i loro amici, ma nella rifondazione di tante comunità, talvolta in modo antagonistico, se non conflittuale. Oggi gli Stati e le nazioni esistono. Non sono morti nella glaciazione sovietica. Risorgono in un mondo globalizzato. Qual è lo spazio di esercizio oggi del potere, pur democraticamente condiviso? La recente crisi economica rivela il limitato potere degli Stati europei e dell'Unione Europea di intervenire e di garantire i sistemi bancari e finanziari. Il volto del potere, in un mondo globalizzato, è sempre meno quello degli Stati. D'altra parte, con l'emersione degli altri, la Cina prima di tutto, ma l'India e nuovi paesi, il potere dell'unica superpotenza viene delimitato, come ha mostrato la presidenza Bush, espressione di una volontà imperiale sconfitta e limitata. Il paradosso del nostro secolo è quello di un mondo di soggetti, più consapevoli, più portatori di un senso dei loro diritti, a fronte di un potere che è sempre meno monopolio degli Stati, condiviso, velato, transnazionale. Folle consapevoli non troveranno più il potere negli antichi palazzi dei governi? Sarà la delusione di tanti titolari consapevoli di diritti di fronte ad un potere opaco o oscuro con cui non possono parlare, dislocato lontano dalle antiche sedi? Con chi parleranno e con chi discuteranno dei loro diritti? Nazioni e popoli vogliono salvare la loro identità. Ma con chi si misureranno se il potere è sempre più occulto? Le manifestazioni del 1989 per il crollo del Muro di Berlino. A destra, Benedetto XV

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A Timisoara l'italiano via etere (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 20-11-2008)

Argomenti: Cina

AGORÀ 20-11-2008 mass media Da oggi al 23 novembre raduno delle radio estere che continuano a trasmettere nel nostro idioma A Timisoara l'italiano via etere DI LUIGI COBISI S arà Timisoara, in Romania, la «capitale dell'italiano»; o, per lo meno, da oggi al 23 novembre e per quanto riguarda le lingue dell'etere. La scelta dell'italiano in programmi radiofonici internazionali è infatti l'oggetto del VII Forum Italradio, ospitato appunto dall'U- niversità Vest di Timisoara. Una scelta a ragion veduta, come sottolinea l'italianista Viorica Balteanu: riunire in Romania i redattori di trasmissioni italiane nel mondo è «un segno di centralità della lingua di Dante in una vasta area che si stende verso Est fino alla Cina». Guardando a oriente, infatti, Albania, Grecia, Turchia, Serbia, Romania, Russia, Iran, Egitto e Cina offrono tutte, con le aree madrelingua di Slovenia e Croazia, una ricca programmazione in italiano sia diretta al pubblico locale che soprattutto indirizzata al nostro Paese. Si tratta di trasmissioni per oltre 2500 minuti quotidiani di programmazione originale che tocca aspetti dell'economia e della cultura e supera le barriere linguistiche verso Paesi di cui in Italia non si sa ancora molto. La Romania, il Paese latino più a oriente sulla carta geografica, usa l'italiano in radio da oltre cinquant'anni e oggi diffonde tre programmi quotidiani di 30 minuti in onde corte. Per chi crede che la radiofonia internazionale sia finita con la «guerra fredda» è una scoperta singolare, ma per le migliaia di ascoltatori che seguono il settore non c'è di che meravigliarsi. Il contatore del portale Italradio, specializzato nell'informazione sul settore, segna diecimila contatti al giorno: «C'è un bisogno di informazione sostiene il suo ideatore Paolo Morandotti che va al di là della vecchia propaganda ideologica ». A Timisoara arriveranno giornalisti da Romania, Slovenia, Ungheria, Turchia, Albania, Serbia e Russia, oltre ad alcuni esperti italiani; lo scopo è scambiarsi opinioni e soprattutto testare le capacità della lingua italiana di essere uno strumento autenticamente internazionale. I Forum, iniziati nel 2000, attraverso il contatto diretto danno una garanzia di libertà e di neutralità della lingua italiana nel mondo. Forse per questo nemmeno la dissoluzione iugoslava ha soppresso il programma italiano di Belgrado, diffuso ogni sera alle 19,30, né ha travolto le trasmissioni di Radio Tirana che nell'ultimo anno sono raddoppiate, tanto meno quelle della Voce della Russia che quest'anno oltre all'ora in onde corte ogni sera ripete il suo programma in italiano una seconda volta su Internet e una terza sull'onda media. Una bella differenza con le scelte di Rai e Radio Svizzera di abbandonare le trasmissioni per l'estero, ritenute superate. Eppure nel testo della convenzione con la Presidenza del Consiglio del 26 luglio 2007 la Rai si era impegnata a «verificare le potenzialità di arricchimento dell'offerta e la diffusione nell'area del Mediterraneo e dei Balcani». Un recente seminario voluto dalla Comunità radiotelevisiva italofona a Tirana ha dimostrato tutte le potenzialità di una comunicazione radiofonica nell'Europa Sud-Orientale. Purtroppo da un anno le 26 lingue utilizzate per l'estero dalla Rai sono state chiuse e con esse le trasmissioni in onde corte. In questo quadro resta preziosa l'opera della Radio Vaticana, che non ha mai abbandonato le onde corte e le lingue di mezzo mondo le quali, insieme all'italiano, rappresentano quella fonte di dialogo che già trent'anni fa Paolo VI vedeva prendendo spunto proprio dalle onde radio «allargarsi in cerchi immensi».

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Il derby d'Italia della solidarietà (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 20-11-2008)

Argomenti: Cina

SPORT 20-11-2008 VERSO INTER-JUVE Grande sfida in campo tra le due formazioni di Mourinho e Ranieri, ma fuori anche i progetti di due gloriose società particolarmente attente al sociale e disponibili a soccorrere i più piccoli Il derby d'Italia della solidarietà Inter Campus Tutto un mondo in nerazzurro DA MILANO MASSIMILIANO CASTELLANI S pesso i detrattori dell'Inter (dopo i tre scudetti di fila sono in netto aumento) fanno notare che i nerazzurri non vincono la Coppa dei Campioni dal lontano 1966 e sono 43 anni che non conquista il titolo mondiale per club. Vero. Ma è anche vero che con Inter Campus, la società di Massimo Moratti dal 1997 meriterebbe una coppa Intercontinentale ad honorem a ogni fine stagione per i risultati che ha conseguito in tutto il mondo su campi dove nessuno prima aveva portato un pallone, e soprattutto la speranza. L'entusiasmo di patron Moratti e di Massimo Moretti, curatore di Inter Campus, ha contagiato tutti: 11 anni fa, con un furgone e una muta di maglie, il primo gruppo di volontari è partito. Destinazione: trasferte impossibili. Approdi in luoghi a volte impervi, minati dalla guerra e dalla disperazione e in cui oggi quella bandiera interista è diventata il simbolo di una pace spesso ritrovata. Quella che ora si respira nella Sarajevo piena di cicatrici, dove tra i palazzi dilaniati dai bombardamenti Faris si diverte a inseguire un pallone e lo stesso sogno di suo fratello maggiore, «diventare un calciatore professionista». Faris è uno dei 10mila bambini (tra gli 8 e i 14 anni) sparsi in 19 nazioni nel mondo in cui Inter Campus è attivo con i suoi 200 operatori a sostegno di progetti mirati, in cui il calcio è parte integrante di un programma anche di educazione scolastica. Nei campetti sterrati di Yaoundé (Camerun) dove gioca Fouda, 12 anni, portiere in erba dal fisico che ricorda il leggendario N'Kono, le partite cominciano dopo la giornata trascorsa nelle aule messe in piedi con il contributo dell'Inter. Giornate analoghe a quelle di Fouda le vivono altre centinaia di ragazzini africani sparsi nei Campus nerazzurri dell'Uganda e dell'Angola. Paesi in cui non è facile crescere e diventare adulti sotto la minaccia costante di avversari che non fanno mai sconti: la fame e la guerra assurda scatenata dal mondo adulto. Immagini che rimbalzano in continuazione dalla tv nelle nostre case privilegiate, a riparo da certe piaghe alle quali il calcio, con il suo linguaggio universale e i potenti mezzi finanziari a disposizione, cerca di offrire un'opportunità a chi parte già svantaggiato nel campionato degli ultimi. Quello che ha filmato in presa diretta il regista e tifoso interista Gabriele Salvatores, insieme a Guido Lazzarini e Fabio Scamoni, nel documentario Petites Historias das Crianças (presentato l'estate scorsa al Festival del Cinema di Locarno) che ha ripercorso le tappe del viaggio in- tercontinentale compiuto da Inter Campus. «Spesso diciamo che il nostro futuro sono i bambini, mentre sarebbe più giusto dire che il futuro è dei bambini; ma spetta a noi adulti dar loro la possibilità di realizzarlo e fare in modo che i loro sogni si avverino. Qualcuno molto più in alto di noi disse: "Non dateci pesci, ma insegnateci a pescare". È quello che chiedono la maggior parte di questi bambini che abbiamo incontrato negli Inter Campus ». I centri aumentano grazie al grande cuore di tutti i collaboratori del club del presidente Moratti. «Tutte le persone coinvolte nel progetto si sono prese dei rischi a livello personale: dobbiamo dire grazie a ragazzi che fanno gli allenatori in Camerun per 50 euro al mese. Senza di loro non esisterebbe Inter Campus ». Invece i progetti si moltiplicano. E quella magica passione infantile che è il gioco del pallone non ha mai fatto spegnere il sorriso nella favela brasiliana di Rio e lo ha riportato anche lì dove un barbaro muro intende dividere bambini palestinesi da quelli israeliani. Inter Campus lì con 400 bambini e 12 tecnici dal 2000 ha inaugurato un «programma congiunto». Un'impresa olimpica, quanto quella Cina in cui vive Li Xue Ye (11 anni), una ragazzina che ogni giorno indossa la maglia del-- l'Inter e che non sogna Beckham come qualche sua coetanea indiana, ma un futuro nella nazionale cinese. Uno degli ultimi progetti di Inter Campus è appena partito in Paraguay e tra i suoi responsabili c'è Julio Gonzalez (l'ex attaccante del Vicenza che tre anni fa perse un braccio in un incidente stradale): «Con l'aiuto di Dio, vorrei che altri bambini del mio paese potessero un giorno provare quella stessa gioia che ho sentito io nel dedicare una parte importante della propria vita al calcio». Moratti «Dico grazie ai nostri tecnici che in Africa allenano e educano tanti bambini per soli 50 euro al mese» Dei bambini dell'Inter Campus in Libano (foto: Franco Origlia)

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Un New Deal per l'America. Casa Bianca/Affrontare la crisi economica primo obiettivo di Obama (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 20-11-2008)

Argomenti: Cina

Un New Deal per l'America. Casa Bianca/Affrontare la crisi economica primo obiettivo di Obama di Domenico Maceri* 19-11-2008 "Il mio primo obiettivo, quando entrerò in carica, sarà affrontare la crisi economica". Ecco come Barack Obama, neoeletto presidente degli Usa, ha sottolineato l'importanza di risolvere i problemi economici che affliggono il Paese. Non sarà facile ma sembra che per stimolare l'economia si punterà sugli investimenti nelle infrastrutture per la costruzione di opere pubbliche. Si prevede un'infusione di fondi per la costruzione di nuove strade, riparazioni di autostrade, miglioramenti ad aeroporti, costruzione di nuove scuole, riparazione di ponti, e altre opere pubbliche. Una specie di New Deal, un nuovo corso, un programma simile a quello realizzato durante la Grande Depressione negli anni trenta oppure quelli del 1962 o 1976. Non si è ancora deciso nulla dato che Obama non è ancora presidente ma si è parlato di una cifra di 60 a 100 miliardi di dollari per questi tipi di progetti. Non tutti sono d'accordo data la fretta di ottenere risultati rapidamente. Alcuni politologhi credono che investire su lavori pubblici non darà benefici tempestivi e sarebbe meglio dare soldi direttamente ai cittadini mediante ribassi di tasse. Con più soldi in tasca da spendere l'economia si riprenderebbe rapidamente. L'idea delle opere pubbliche prenderebbe tempo perché bisognerebbe determinare quali progetti iniziare. Ci sarebbe naturalmente la concorrenza fra gli Stati ed alcuni usufruirebbero più d'altri creando spese tipo pork barrel. Per queste ragioni il presidente Bush ha preferito mandare assegni direttamente ai cittadini la scorsa estate. Il piano però non ha funzionato. La crisi è molto più seria e l'idea delle spese su opere pubbliche sembra ricevere più consensi. Vi sono degli economisti che considerano le spese su opere pubbliche utili a lungo andare ma anche con benefici immediati. Si crede che i possibili investimenti ridurrebbero la disoccupazione e aiuterebbero coloro che sono stati colpiti direttamente o indirettamente dalla crisi dei mutui. L'effetto di un investimento di 75 miliardi di dollari potrebbe creare un milione di posti di lavoro. Ogni dollaro investito sulla infrastruttura aumenterebbe il Pil di 1,59 dollari. Per quanto riguarda i progetti da iniziare ce ne sono abbastanza. Quasi ogni Stato ha dovuto frenare con le spese pubbliche al livello regionale per il fatto della crisi economica. In California, specialmente, esistono progetti di trasporto che potrebbero iniziare quasi subito. In linee generali quelli che favoriscono investimenti in opere pubbliche si trovano alla sinistra politicamente. Quelli che si oppongono invece vogliono rallentare ed in certo senso sono contrari ad un governo che investe in grandi imprese vedendole come lavori di un governo socialista.La realtà è diversa dato che la spesa pubblica in lavori che recano benefici diretti al Paese non solo stimoleranno l'economia ma sono allo stesso tempo cose che si dovrebbero fare. Dopo anni di governi repubblicani che non hanno fatto altro che tagliare le tasse e creare deficit il nuovo governo deve risolvere questa crisi direttamente investendo i soldi della gente che in un modo o nell'altro recheranno benefici a tutti. Si tratta in fin dei conti di una questione filosofica. L'insistenza sull'iniziativa privata come soluzione a tutti i problemi si è rivelata una falsa promessa. Ecco come si spiega il ritorno del Partito Democratico al potere esecutivo e legislativo. Gli americani si sono resi conto che dopo avere scommesso sui Repubblicani e le loro idee di capitalismo sfrenato adesso è ora di sterzare a sinistra. Il governo non è più la fonte di tutti i mali. Infatti, il governo può essere la soluzione. L'importanza del ruolo del governo nella ripresa economica lo ha annunciato anche la Cina. Il governo cinese ha detto che per stimolare l'economia vareranno un piano di spesa pubblica di 568 miliardi di dollari. Che cosa faranno con questa ingente somma? Costruiranno autostrade, aeroporti, ferrovie ed altre opere pubbliche per il popolo cinese. La spesa non solo aiuterà la Cina ma stimolerà anche l'economia mondiale. Un modello che gli americani potrebbero seguire. *Docente di lingue all'Allan Hancock College, Santa Maria, California (dmaceri@gmail.com).

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Ridateci l'Iri senza panettoni (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 20-11-2008)

Argomenti: Cina

Ridateci l'Iri senza panettoni Leo Sansone, 20 novembre 2008, 14:27 Il punto Silvio Berlusconi invita "alla fiducia e all'ottimismo" per superare la crisi economica internazionale, ma la paura comincia a serpeggiare in Italia. L'ansia, al contrario di quanto ha lamentato il presidente del Consiglio, non è creata e moltiplicata dai giornali e dalle televisioni, in particolare dalla Rai, ma da una realtà sociale sempre più in sofferenza. L'allarme scoppiato ai primi di settembre negli Stati Uniti con il fallimento della Lehman Brothers, una delle più grandi banche d'affari americane, si è moltiplicato in due mesi. All'inizio in Italia erano soltanto i risparmiatori a chiedere con apprensione notizie alle banche sui propri fondi d'investimento o sulle pensioni integrative. In molti casi arrivavano notizie di perdite consistenti perché nel portafoglio si scopriva la presenza di titoli della Lehman (reclamizzati come solidi fino a pochi giorni prima del crack) o di cosiddette "obbligazioni tossiche" (composte da "derivati" di mutui speculativi americani). Ora il terremoto è passato dalla finanza all'economia reale. Crollano in Italia la produzione e gli ordinativi industriali e rischiano di chiudere soprattutto le medie e piccole imprese alle quali le banche hanno ridotto il credito. Aumentano la cassa integrazione, gli esuberi e i licenziamenti. La crisi è così forte che Maurizio Sacconi ha chiesto al collega Giulio Tremonti di aumentare lo stanziamento di 600 milioni di euro per la cassa integrazione in deroga. Il ministro del Lavoro sta insistendo da settimane, ma il collega dell'Economia ancora non ha allargato i cordoni della borsa. Il governo Berlusconi finora ha fatto molti annunci, ma ancora non ha preso alcun provvedimento "in favore della famiglie e delle imprese". Berlusconi, fra l'altro, aveva ipotizzato la detassazione delle tredicesime, grandi investimenti in opere pubbliche e nella tutela dell'ambiente per far ripartire l'economia. Ma non si è visto nulla. E il piano d'interventi slitta da una settimana all'altra. Gli 80 miliardi di euro di risorse da spendere sono rimasti un annuncio fatto dal governo il 15 novembre. Il varo del piano è stato rinviato ancora una volta al Consiglio dei ministri della prossima settimana. Gli altri paesi, invece, si sono già mossi utilizzando imponenti capitali pubblici. Gli Stati Uniti hanno stanziato 700 miliardi di dollari dei contribuenti, in parte già spesi, per salvare le banche sull'orlo del fallimento. La Cina ha mobilitato quasi 600 miliardi di dollari solo per le infrastrutture e le opere pubbliche. I paesi dell'Unione Europea hanno previsto ben 2 mila miliardi di euro (in parte già utilizzati da Francia, Gran Bretagna, Germania, Olanda e Belgio) per impedire il crack degli istituti di credito del vecchio continente e la polverizzazione dei risparmi. In Italia, invece, si rinvia. Eppure Tremonti da tempo ha lanciato l'allarme. "La crisi economica in atto nel mondo e nell'Italia può aggravarsi", disse il 17 luglio illustrando alla Camera la manovra economica del governo. Mentre si aggrava la crisi, che ora sta colpendo soprattutto i lavoratori in nero e i precari, le fasce sociali più deboli e meno tutelate, ci sono solo ipotesi su come usare gli 80 miliardi annunciati da Tremonti: potenziamento delle autostrade e delle ferrovie, costruzione del Ponte sullo stretto di Messina, lavori di risanamento ambientale, investimenti nella ricerca, parziale detassazione dei redditi dei lavoratori e delle imprese (per i salari e le pensioni è saltata la proposta di agire sulle tredicesime per mancanza di fondi). La crisi mondiale è come una valanga. Prima si parlava di una ripresa già nella seconda metà del 2009, invece ora il pessimismo cresce. Alcuni economisti paventano addirittura una recessione seconda solo alla Grande Depressione del 1929, un "tunnel buio" di tre anni. "Comprare è più americano di pensare", diceva il pittore e regista statunitense Andy Warhol. Ma sono proprio i consumi, il mito degli americani, che ora stanno andando in tilt. Potrebbe anche peggiorare. Un nuovo terremoto adesso sta arrivando dagli Usa con la crisi delle carte di credito; c'è l'insolvenza dei clienti che non pagano i debiti contratti. Anche in questo caso sarebbero a rischio somme enormi, per miliardi di dollari. Cosa fare? Il liberismo è stato mollato dai suoi cantori, e in testa George W. Bush, si rivaluta l'intervento dello Stato per salvare le banche. Barack Obama, suo successore alla Casa Bianca, promette aiuti all'auto di Detroit quasi in coma. Addio al mercato! Avviene negli Usa, in Europa e in Italia. Anche Tremonti, che ancora nel 2005 cantava le lodi del libero mercato che crea concorrenza e ricchezza, ha cambiato musica accusando di tutti i mali il "mercatismo". "Mercato quanto è possibile, Stato quanto è necessario", ha annunciato il ministro a giugno, quando la globalizzazione metteva alla corde molte imprese europee e già s'intravedeva il pericolo della crisi dei mutui speculativi americani. Già, l'intervento dello Stato. Ma quale Stato? Quello che salva le banche con il denaro pubblico e non tutela i licenziati o chi perde la casa perché non riesce a pagare il mutuo? Lo Stato che lascia affondare i giovani precari o gli immigrati in nero? O quello che non sostiene il potere d'acquisto dei lavoratori e dei pensionati? Quello che taglia gli ospedali, le scuole e la ricerca? Lo Stato spot al servizio del più forte è una nuova versione di una formula antica di sapore ottocentesco. E' fuori luogo ed ingiusto teorizzare il liberismo quando le aziende macinano profitti e lo statalismo quando si vogliono pubblicizzare le perdite. Manca uno Stato con una politica economica di taglio sociale. Manca una politica industriale diretta allo sviluppo della qualità, della tecnologia, dell'occupazione. Manca un soggetto in grado di pensare e realizzare uno sviluppo economicamente ed ecologicamente sostenibile. Manca una grande forza socialista alleata delle mille sinistre diverse e dei cattolici riformisti. Ridateci l'Iri senza panettoni, tanto per cominciare.

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"crisi e crimine, è il declino americano" - pietro del re (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 21-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 12 - Esteri "Crisi e crimine, è il declino americano" L´allarme degli 007 Usa: "Durerà 20 anni". Europa invasa dalle mafie PIETRO DEL RE Il declino americano sarà più lungo del previsto. L´Indonesia diventerà, assieme a Cina e India, una potenza geostrategica di massima importanza. E un non meglio definito paese dell´Est europeo potrebbe finire tra le grinfie della criminalità organizzata. Questo, in breve, è quanto emerge da un rapporto dei servizi segreti statunitensi che delinea gli scenari globali previsti nei prossimi anni. Lo studio denominato "Global Trends 2025", reso noto ieri a Washington, è stato messo a punto dal National intelligence council, il centro di ricerca cui fanno capo le varie agenzie federali americane. La precedente edizione, diffusa nel 2004, disegnava con altrettanta verosimiglianza, gli scenari fino al 2020. Anzitutto, le questioni interne, che gli analisti vaticinano nerissime. L´America, sostengono, va incontro a un declino del proprio peso politico e a una restrizione di quello economico nell´arco dei prossimi 20 anni. Secondo il rapporto, l´attuale crisi di Wall Street è solo il segnale d´inizio di una riorganizzazione globale dell´economia che avrà effetti sul dollaro, sul sistema finanziario americano e sul peso politico di Washington nel mondo. Le previsioni indicano anche che l´importanza geostrategica di Cina e India crescerà al punto da porre queste due nazioni allo stesso livello degli Stati Uniti: tra breve, saranno loro tre insieme a competere e a governare un mondo multipolare. Tra gli stati in crescita ci sono quelli musulmani esterni al Medio Oriente, quali la Turchia e, soprattutto, l´Indonesia. Che cosa succederà nel Vecchio continente? Il pronostico più inquietante degli esperti della Cia riguarda l´Europa orientale o centrale, dove entro il 2025 un paese potrebbe finire sotto il controllo del crimine organizzato. Una mafia al potere che dalla Russia, dicono gli 007 americani, si estenderà verso occidente. Quanto alla Russia, il "Global Trends 2025" gli attribuisce un possibile aumento delle ricchezze economiche come conseguenza del riscaldamento globale. L´effetto serra potrebbe rendere più facile l´accesso alle aree per la trivellazione petrolifera e di gas nel nord del paese. Ma la corruzione potrebbe frenare la crescita di Mosca. Il rapporto mette in guardia sulla possibilità che aumentino, entro il 2025, guerre legate a energia, cibo e acqua. E vede l´Iran come un attore centrale nel nuovo ordine mondiale.

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la caduta dell'impero il mondo visto da hong kong - timothy garton ash (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 21-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 12 - Esteri LA CADUTA DELL´IMPERO il mondo visto da hong kong "Il ministro delle finanze indiano è soddisfatto: è tempo di G20, non più di G8" "Si rafforza il potere della Cina, mentre si indebolisce quello degli Stati Uniti" TIMOTHY GARTON ASH I canguri, leggo sul South China Morning Post, in origine provenivano dalla Cina. La fonte è l´australiano Centro di Eccellenza per la Genomica dei Canguri, quindi sarà vero. E i Panda? Magari ci diranno che venivano dalla Francia e i kiwi dal Costa Rica. Il tempo è fuor di sesto. I cieli sono pieni di portenti. I titani della finanza di ieri sono ridotti in polvere, e la General Motors mendica alla porta del governo. Il mondo cambia davanti ai nostri occhi e qui a Hong Kong alcuni degli operatori commerciali più brillanti del mondo zitti zitti prendono nota. Da questo straordinario punto d´incontro tra oriente e occidente è subito evidente lo spostamento da ovest a est. Più specificamente: il rafforzarsi del potere della Cina e l´indebolirsi di quello americano. Navigando nell´arcipelago di grattacieli di Hong Kong, collegati da passaggi pedonali sopraelevati, oggi si guarda con una certa preoccupazione la Aig Tower, e forse con un po´ più di rispetto la sede avveniristica in vetro scuro della Bank of China, progettata da I. M. Pei, anche se la Hsbc di Norman Foster all´apparenza regge bene. Sul piccolo schermo si alternano le immagini del campione di football americano diventato ministro del Tesoro, Hank Paulson, che stranamente perde le staffe davanti alla commissione del Congresso Usa nel momento in cui sembra che il suo piano di salvataggio debba essere salvato, e le immagini del presidente cinese Hu Jintao che a capo di una delegazione di 600 membri va tranquillo in Perù dove firmerà un accordo commerciale bilaterale grazie al quale la Cina potrebbe scavalcare gli Usa e diventare primo partner commerciale di quel Paese dell´emisfero americano. Intervistato su un canale regionale, il ministro delle Finanze indiano rileva con soddisfazione che il summit finanziario a Washington è stato un G20, non semplicemente un G8. è così che dovrebbe essere, afferma, e rimanere. L´ostentata modestia dello sviluppo («Una superpotenza? Chi, noi?») svanisce per un attimo nel momento in cui il capo del Consiglio di sorveglianza del fondo sovrano China Investment Corporation, Jin Liqun, dichiara che i Paesi sviluppati farebbero bene a cercare aiuto dai Paesi in via di sviluppo come la Cina, «con umiltà». Riferendosi alla richiesta di un´ulteriore iniezione di capitale nel Fmi commenta: «Nessuno farà il vostro gioco se volete che la Cina esborsi denaro nell´aggravarsi della crisi finanziaria quando ci concedete ancora scarso potere di voto». Non sarà che allo spostamento di potere si accompagni uno spostamento ideologico? è palese che l´economia del libero mercato in stile americano vive delle difficoltà, persino in una serra di scambi di libero mercato come Hong Kong, mentre il mix cinese continentale costituito da un´economia di mercato più statalizzata, con enorme accumulo di riserve cui attingere in una crisi di questa portata, sembra passarsela assai meglio. Mi dicono che alcuni cinesi di Hong Kong la pensano così, addirittura con un pizzico di orgoglio nazionale. Ma conoscono anche fin troppo bene tutte le debolezze del sistema cinese attuale, vissute sulla pelle dei loro amici e parenti sul continente - ovvero l´ineguaglianza, la corruzione, l´insicurezza e, ebbene sì, l´inefficienza - per innamorarsi dell´idea semplicistica di uno sfavillante modello cinese. In realtà la storia che mi raccontano qui è assai più interessante e sottile. è la storia di un grande dibattito di natura ben più pragmatica in corso in tutta la Cina, dibattito cui gli intellettuali e gli attivisti della società civile cinese di Hong Kong possono partecipare e partecipano. Come può combinare la società cinese l´efficienza dell´economia di mercato che attinge ad uno spirito imprenditoriale indigeno comparabile a quello americano, con un certo livello di equità, coesione sociale o addirittura "armonia"? Dietro queste parole grosse, a tutto tondo, sta una realtà sociale spesso disperata e instabile che vede i cittadini della Repubblica Popolare Cinese scendere frequentemente in piazza per protestare - il ministero della Sicurezza pubblica ha registrato circa 74.000 "episodi di massa" nel 2004 - e, come è accaduto questa settimana nella provincia di Gansu, scontri con i reparti antisommossa della polizia e atti di vandalismo contro gli edifici governativi. Come risolvere il problema? Tutti i suggerimenti sono ben accetti. Beh, quasi tutti. Senza dubbio il contesto ideologico resta importante. Il presidente Hu non perseguirà il cosiddetto "capitalismo democratico", e il presto ex presidente Bush non abbraccerà il "socialismo con caratteristiche americane". Ma sotto le grandi etichette le realtà sono spesso sorprendenti. Ad esempio agli occhi dei più gli Usa sono un Paese in cui l´intervento statale è limitato mentre è massiccio in Cina. Ma secondo le stime di Wang Shaoguang, accademico cinese di Hong Kong, in Cina oggi i governi centrale e locale ridistribuiscono globalmente solo circa il 20% del Pil. Negli Usa il dato è assi più elevato. La percentuale varia da uno stato federale all´altro, ma il governo senza dubbio ridistribuisce di più nell´America blu che nella Cina rossa. Quello che conta davvero è quello che funziona. C´è chi estende questo complesso pragmatismo anche al sistema politico. Non si tratta solo di democrazia o non democrazia, bianco o nero. Esistono molte gamme di democrazia. Si fa l´interessante ipotesi che il sistema usato a Hong Kong per eleggere il capo dell´esecutivo, affidato a un comitato elettorale composto principalmente da rappresentanti nominati dai cosiddetti collegi di categoria (vari settori economici, gruppi religiosi, persino 20 membri in rappresentanza della Medicina cinese) con il placet finale delle autorità cinesi, sia un modello cui la leadership cinese guarda nel valutare come estendere la democrazia, per come la intende, al proprio sistema. Se è vero, è affascinante e costituirebbe un progresso. Ma ho ancora troppo impressa nella mente l´elezione presidenziale americana per sposare la tesi che si tratti di democrazia. è vero, esistono molte varianti tra la tirannia completa e la democrazia liberale, ma da qualche parte esiste una demarcazione netta e non è difficile da trovare. Ecco il test: se non si sa chi vincerà le elezioni probabilmente si è in democrazia. Non eravamo certi che vincesse Obama, ricordate? Il successore di Hu non sarà scelto dal popolo cinese. La differenza è netta e fondamentale. Ma quando si passa al sistema socio-economico, ai complessi negoziati tra crescita, coesione sociale e sostenibilità ambientale, o tra i ruoli del settore pubblico e privato, allora credo che - all´interno dell´universo delle economie di mercato - non esista più una linea di demarcazione netta, non esista più il bianco e nero. Come la Cina continentale, Hong Kong e persino Taiwan sono impregnate in un dibattito complesso e spesso indiretto su come affrontare il problema nella società cinese, sarebbe del tutto sensato se i policymaker cinesi si mettessero a tavolino con i leader di India o Brasile e chiedessero: come fate voi laggiù? Ecco come facciamo noi. Rudyard Kipling, il poeta dell´impero britannico che naturalmente visitò Hong Kong, scrisse una famosa poesia, La ballata dell´est e dell´ovest: «Oh, l´est è est e l´ovest è ovest, e mai i due si incontreranno». Non è più vero, se mai lo è stato. Si incontrano e si mescolano continuamente. Kipling prosegue: «Non c´è est e non c´è ovest? quando due uomini forti sono faccia a faccia». Oggi direi piuttosto: non c´è est e non c´è ovest quando dei governi deboli cercano di soddisfare i bisogni di popoli in perenne movimento su un pianeta surriscaldato. (www.timothygartonash.com. Traduzione di Emilia Benghi)

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2009, IN CINA LIBERA EDITORIA? (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 21-11-2008)

Argomenti: Cina

2009, IN CINA LIBERA EDITORIA? La Fiera del Libro di Francoforte brinda all'annuncio giuntole dalla Cina: in vista della partecipazione alla Buchmesse come ospite d'onore nel 2009 la Cina promette di privatizzare in modo massiccio l'industria del libro. In questo caso, privatizzazione non significa solo apertura alla libera concorrenza (com'è per i telefoni), ma - è auspicabile - apertura alla libera circolazione di «contenuti». Per la Cina, si dice, la Buchmesse 2009 sarà un equivalente delle Olimpiadi di Pechino: della mente, anziché dei corpi... Le Olimpiadi dell'estate scorsa, in verità, hanno avallato, col placito della comunità internazionale, una discreta dose di violazioni di diritti, e certificato una riscrittura fantasiosamente arbitraria del passato della Repubblica Popolare (vedi la scomparsa della Rivoluzione Culturale dallo show iniziale). Dunque, vedremo i fatti. Naturalmente, a una «Fiera», seppure con dna democratico come la Buchmesse (nata sulle ceneri del nazismo sconfitto) la questione «privatizzazione» interessa soprattutto in termini di mercato. Un mercato da capogiro: nel 2007 sono stati stampati 248.283 titoli, per 6.293.000.000 copie. Ma oggi le 568 case editrici del colosso asiatico sono, per titoli e numero di copie stampabili, sotto il rigido controllo statale e centrale. Sicché, almeno per ciò che concerne l'Italia, i veri affari finora sono avvenuti sul piano tipografico anziché editoriale: in Cina si stampa meglio e a minor prezzo. Leggere la top ten dei titoli tradotti in Cina nel 2007-2008 è, comunque, istruttivo: in testa due gigalibri, Codice da Vinci e Cacciatore di aquiloni, dietro, in mezzo alla manualistica (inglese e informatica...), Ventimila leghe sotto i mari e Lolita, Jane Eyre e Il vecchio e il mare. Verne, Nabokov, Bronte e Hemingway appartengono anche loro all'area-manuali? «Classici», cioè viatici indispensabili per chi si vuole occidentalizzare.

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dove, come, quando: istruzioni per l'uso - luca iaccarino (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 21-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XVI - Torino Dove, come, quando: istruzioni per l´uso Dalle sale alle biglietterie dagli orari agli eventi speciali, un vademecum per vivere senza problemi i nove emozionanti giorni della rassegna che si apre stasera con i big al Regio LUCA IACCARINO «Signore e signori, dichiaro ufficialmente aperta la ventiseiesima edizione del Torino Film Festival». Con la frase di rito principierà questa sera l´incarnazione 2008 del fu Cinema Giovani, diretta per la seconda volta da Nanni Moretti. Nove incredibili giorni per vivere il festival più centro-storico-centrico di tutti (come non godersi la nuova via Lagrange?). Ed ecco dunque un vademecum per non perdervi proprio il film che volevate tanto vedere perché siete nel posto o all´ora o col biglietto sbagliati. [I tempi] S´inizia oggi, si termina il 29. S´attacca alle 9.30, si finisce quando si finisce. E non distinguerete più il sole e la luna (sarà questo il famoso Effetto notte?). [La cerimonia d´apertura] è questa sera alle 20 al Regio. La proiezione inaugurale è W. di Stone. I biglietti sono esauriti, mettetevi l´animo in pace. Buona notizia per gli accreditati: dalle 19.15 apre una «Rush line» per entrar più veloci (e lasciateli lavorare!...). [I luoghi] Passate le trasferte esotiche al Pathé e le speranze sul Lux, le proiezioni sono all´Ambrosio, al Nazionale (new entry del 2008), al Greenwich e al Massimo. Gli incontri, le conferenze stampa e tutta la parte loisir - bar e ristorante - sono al Circolo dei Lettori, in via Bogino 9 (dalle 9.30 alle 22.30). [I costi] Assistere a un solo spettacolo costa 7 euro (5 per Aiace, Fnac, Musei Torino Piemonte, universitari, over 60). Con 8 si possono vedere tutti i film dalle 9 alle 19. Abbonamenti: il 9-19 costa 30 euro, l´intero 75 euro che diventano 50 con le tessere nella parentesi soprastante. I ticket si comprano alle casse e sul sito www. torinofilmfest. org, fino a 24 ore prima della proiezione. [Le sezioni] «Torino 26» non è un taxi ma il nome della sezione film in concorso. Cui si affiancano: «Fuori concorso»; «Lo stato delle cose» (tema: la politica); «La zona», con omaggi a Stephen Dwoskin, Ken Jacobs e Koji Oguri; «Internazionale. doc» (documentari); «Italia. doc»; «Italiana. Corti»; «L´amore degli inizi», cioè gli esordi dei maestri Bartolucci, Caligari, Del Monte, Tullio Giordana, Piscicelli, Virzì; le tre retrospettive: Jean-Pierre Melville, Roman Polanski (cui è dedicata una mostra all´interno del Museo del Cine) e il British Renaissance; «Spazio Torino»; «Eventi speciali», cioè i restauri de La classe operaia va in paradiso e Diario di un maestro e il doc Franco Cristaldi e il suo cinema Paradiso. [I cataloghi] Il generale è quotato a 15 euro, British Renaissance di Martini e Jean-Pierre Melville di Gervasini e Martini entrambi a 12, Roman Polanski di Francia di Celle 15. Tutti si comprano al Tff Store in via Montebello, dalle 9 alle 23. [Nota bene] I film sono in versione originale sottotitolati. Sono tutti vietati ai 18. Non perché hard o hot, ma perché ai festival è così (questione di visti). [Info] Gli uffici temporanei del Festival sono al palazzo della Rai. Informazioni e programma su www. torinofilmfest. org

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case fantasma, maxitruffa da 20 milioni - federica angeli rory cappelli (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 21-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XIII - Roma Aveva acquistato via internet sei paia di scarpe Nike a prezzi competitivi. Assolto dopo quattro anni Case fantasma, maxitruffa da 20 milioni Quattrocento le vittime del raggiro. Sigilli a due immobili in piazza Venezia Compra merce cinese online, processato Uno studente d´ingegneria accusato di importazione di prodotti falsi FEDERICA ANGELI RORY CAPPELLI Nella trappola messa in piedi da un gruppo di truffatori sono caduti quattrocento risparmiatori in poco meno di tre anni. Una stangata in piena regola che ha fruttato a una banda che garantiva falsi investimenti nel settore immobiliare, venti milioni di euro. A smascherare il raggiro è stato il nucleo speciale della polizia valutaria della guardia di finanza, che ha smantellato un´organizzazione criminale con base a Roma ma che operava in tutta Italia, composta da quindici persone. Dopo l´adescamento delle vittime la tecnica, ormai collaudata, era sempre la stessa: per carpire la fiducia dei risparmatori la banda erogava, poco dopo il primo investimento, gli interessi maturati, fino a un massimo di 10.000 euro. Ma questo era soltanto uno specchietto per le allodole che induceva il risparmiatore ad investire sempre di più, fino a cifre da capogiro, in alcun casi anche un milione di euro. Era questo il sistema col quale dal 2005 la gang è riuscita a spillare denaro a risparmiatori che investivano i propri risparmi in due società, la Cofim Ivest e la Cofim Solution, promettendo importanti operazioni nel settore immobiliare. Il capo, Marco Piemonte, 44 anni romano, ieri mattina all´alba è stato arrestato. Quattordici i denunciati per associazione per delinquere, truffa aggravata, bancarotta fraudolenta e riciclaggio. Sequestrati due immobili vicino a piazza Venezia. La finta società, dopo anni di raggiri e di annunci apparsi su giornali, era diventata molto popolare e per adescare nuove vittime si serviva ormai soltanto del passaparola. Così l´amico dell´amico, trascinava nella trappola chiunque, portando la propria esperienza personale e promettendo miracoli economici. I nuovi truffati, a quel punto, stipulavano anche loro contratti di associazione in partecipazione con le due società, allettati dalla promessa di tassi di rendimento fino al 20% bimestrale del capitale investito. L´organizzazione reclutava le sue vittime anche attraverso suggestivi meeting in locali del centro storico. La recita era sempre la stessa alla quale partecipavano con ruoli costruiti ad arte l´esperto giurista, il direttore di banca o il consulente tributario. Per gli investigatori, coordinati dalla Procura, che hanno esaminato 40 conti correnti, il giro d´affari sfiorava gli 80 milioni di euro. Compra su internet e finisce sotto processo davanti al giudice monocratico Franca Amadori. è successo a G. R., studente universitario di ingegneria aerospaziale, che, allettato dai prezzi assolutamente competitivi di scarpe da ginnastica Nike, ne ha acquistate 6 paia sul sito di una ditta cinese. Le scarpe però erano dei falsi: un reato contemplato dall´articolo 474 del codice penale, che punisce l´importazione di merce con marchio contraffatto con la reclusione fino a 2 anni e una multa fino a 2.065 euro. L´acquisto era avvenuto tramite versamento a mezzo "Western Union": su questi siti, infatti, i compratori europei non possono acquistare direttamente con carta di credito, come accade con gli acquirenti nordamericani. Arrivato alla dogana di Ciampino il pacco ha insospettito i doganieri che, leggendo sulla scatola "gymnastic shoes" hanno deciso di sequestrare la merce. E C. B. è finito sotto inchiesta. Un processo durato quattro anni, costato dunque tempo e denaro all´incauto compratore che è stato però assolto perché, come ha argomentato nella sua sentenza il giudice Amadori, nonostante «l´acquisto su un sito cinese dovrebbe suscitare un ragionevole sospetto nell´acquirente a causa della nota propensione della Cina a falsificare qualsiasi prodotto di produzione occidentale» non è stato provato il dolo - cioè la volontà dell´acquirente di rivendere a terzi le scarpe contraffatte - «al di là di ogni ragionevole dubbio». Chi acquista su internet su siti cinesi che vendono a prezzi "impossibili", però, oltre a rischiare processi lunghi e dispendiosi con l´accusa di importazione di merce con marchio contraffatto, rischia anche l´accusa di ricettazione: reato per il quale è prevista una condanna da 2 a 8 anni. La pubblicità di questi siti sta imperversando nelle caselle di posta elettronica di mezza Italia: strani personaggi inviano mail in cui consigliano al "caro amico", cioè chi riceve la mail, di approfittare delle incredibili offerte di società di Pechino, Shanghai o altre città della Cina. In un italiano maccheronico si elencano i prodotti in vendita, per esempio: «Principalmente il nostro products. such prodotti elettronici come fotocamere digitali, telefoni cellulari, TV LCD, Xbox, computer portatili, DV, MP4, GPS, e così abbiamo on. and motore also. All oggetti vengono consegnati con 12 mesi di interesse internazionale. Se avete bisogno di qualcosa nella nostra società, ti invitiamo a contattarci in qualsiasi momento, la nostra azienda vuole offrire il miglior prezzo e servizio perfetto per i nostri clienti». La tentazione è davvero grande: sono in vendita computer di marche come Apple, Sony, Dell, Hp, Acer, Toshiba, ma anche televisori, cellulari, videocamere e macchine fotografiche, persino strumenti musicali, motociclette e scooter a prezzi che spesso sono meno della metà del prezzo praticato in negozio. Quello della merce cinese contraffatta è un fenomeno che sta dilagando in maniera preoccupante: mercoledì notte all´aeroporto di Fiumicino e in un deposito clandestino la Guardia di Finanza ha sequestrato, per esempio, oltre 30mila giacconi contraffatti, per un valore complessivo di 4 milioni di euro. Il traffico, secondo le indagini, era gestito da un uomo di nazionalità cinese, titolare di alcune società con sede all´Esquilino.

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balafon nel nome di makeba pellicole d'africa in concorso (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 21-11-2008)

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Pagina XVII - Bari Il festival Teatro Balafon nel nome di Makeba pellicole d´Africa in concorso "Carne rossa carne nera" Boni e Prayer alla Vallisa Parte oggi la 18esima edizione del "Balafon festival", manifestazione di arte e cultura africana e dei paesi della diaspora organizzata dall´associazione "Comunità di corte Altini" e da Arci. Il cinema Armenise di Bari ospita le proiezioni dei film a partire dalle 19: i primi due, firmati dal regista Gavin Hood, sono "Un giorno nella vita di Josiah" e "The storekeeper", entrambi fuori concorso. Seguono le due opere in concorso "C´est dimanche" e "Mokili", di Samir Guesmi e Berni Goldblat. La prima serata si chiude alle 22 con "Cine Tapuia" di Rosemberg Cariry. I film sono in lingua originale con sottotitoli in italiano. La rassegna, quest´anno dedicata alla cantante da poco scomparsa Miriam Makeba, termina il 28 novembre con i premi ai migliori lungometraggi e cortometraggi, al migliore attore e alla migliore attrice protagonisti, ai migliori attori non protagonisti, alla migliore fotografia e alla migliore colonna sonora. Info 080.528.33.61. (anna puricella) Una storia che sfida i pregiudizi raccontata da due grandi attori di teatro, Alessio Boni e Marcello Prayer. L´auditorium Vallisa di Bari ospita alle 21 "Carne rossa carne nera", spettacolo di Gianni Cascone. Il testo dell´opera mette a confronto due mondi separati: un uomo si convince che il suo destino sia amare una donna di colore, incontrata per caso in autobus e in stazione. I due intrecciano una relazione che li porta a fare i conti con i propri ostacoli mentali, ad affacciarsi su mondi fatti da un lato di bar frequentati da extracomunitari, dall´altro di segreti minati da un malavitoso che minaccia la coppia. La voce narrante è quella dell´uomo: occupa la scena come un diario in presa diretta con il pubblico, che diventa testimone dell´evolversi vertiginoso della vicenda. Musiche di Andrea Orsi per una produzione Teatro del Banchero. La serata rientra nel cartellone de "Le direzioni del racconto", rassegna del Centro Diaghilev. Info 333.126.04.25. (a.pur.)

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genoa-venezia, processo bis a palazzo per un giorno il patron rivive l'incubo - massimo calandri (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 21-11-2008)

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Pagina XXI - Genova Oggi il verdetto d´appello sulla combine che portò il Grifone in C. In primo grado condanna a quattro mesi Genoa-Venezia, processo bis a Palazzo per un giorno il patron rivive l´incubo Il pm Lari chiede per tutti e sei imputati la pena di otto mesi MASSIMO CALANDRI ORA che anche l´ultimo biglietto di quella notte dannata è stato venduto su E-Bay a qualche feticista del dolore altrui, la storia sembrava finita. Lontana anni luce dalla memoria. Sepolta da tre stagioni e passa di successi. Cancellata per sempre. Invece no. Stamani nel tribunale del capoluogo ligure si torna a parlare di Genoa-Venezia, giugno 2005: la partita che doveva celebrare il ritorno in A del Grifone e invece segnò l´alba di un´estate da dimenticare. L´estate della combine, della busta con i duecentocinquantamila euro sequestrati a Pino Pagliara, delle intercettazioni telefoniche, dei cortei cittadini, dei giudici federali e della condanna alla retrocessione in terza divisione. Nel marzo dello scorso anno il processo penale aveva portato a cinque condanne e una assoluzione. Ma il pubblico ministero Alberto Lari si era appellato, ed è per questo che oggi davanti ai giudici della prima sezione, presieduta da Caterina Fiumanò, si celebra il secondo grado. La sentenza è attesa in giornata. Il pm chiede che tutti e sei siano puniti con la pena che lui voleva fin dall´inizio. Otto mesi di galera. Il doppio, rispetto a quanto aveva deciso il giudice Roberto Cascini. Lari parteciperà personalmente al nuovo processo in qualità di sostituto procuratore generale. Enrico Preziosi torna alla sbarra in compagnia del figlio Matteo, di Stefano Capozucca, Giuseppe Pagliara, Michele e Franco Dal Cin. Vale la pena di ricordare che la pena - siano 4 oppure 8 mesi di reclusione - è comunque largamente coperta dall´indulto. In tre pagine Alberto Lari aveva motivato la sua richiesta di punizione. Concentrandosi prima sulla assoluzione di Michele Dal Cin, e sostenendo che Cascini non aveva sufficientemente valutato alcune prove portate dall´accusa ed emerse durante il dibattimento. Per il pm, Michele era perfettamente a conoscenza dell´accordo illecito tra suo padre Franco ed il presidente del Genoa, che aveva aderito e partecipato al progetto: informandosi con il padre e recandosi a parlare allo stadio con Preziosi prima della partita, poi parlando con i giocatori persino il giorno del match. Lari contestava anche la pena decisa da Cascini. Non è proporzionata e congrua, ha insistito, è la metà di quella prevista ed è sicuramente inferiore alla gravità del fatto contestato: «Si trattava della partita decisiva per ottenere la promozione nel massimo campionato di calcio professionistico». E il giudice doveva tenere conto della notevole capacità a delinquere dimostrata dagli imputati («Contatti telefonici continui, incontri, preparazione del reato con giocatori convinti a restare a casa»), dell´intensità del dolo («In grado massimo») e del comportamento successivo al reato («Nessun ravvedimento»).

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La crescita asiatica frenerà di un punto (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-11-21 - pag: 10 autore: Le stime del capo economista dell'Asian Development Bank «La crescita asiatica frenerà di un punto» Beda Romano FRANCOFORTE. Dal nostro corrispondente Anche l'Asia soffre.Il continente che fino a qualche mese fa doveva salvare l'economia europea e proteggere la zona euro dal rallentamento americano subisce anch'esso la frenata del commercio internazionale. Certo, i Paesi emergenti continuano a crescere, ma devono fare i conti con esportazioni e investimenti meno dinamici. Di passaggio ieri a Francoforte, Jong-Wha Lee, capo economista della Banca asiatica di sviluppo, preannuncia nuove revisioni al ribasso delle stime di crescita per l'Asia orientale, escluso il Giappone: «La previsione per il 2009, attesa in dicembre, è destinata a scendere di circa un punto percentuale» rispetto alla stima di settembre del 7,2 per cento. La speranza di Lee - che ieri ha parlato al Sole-24 Ore prima di partecipare oggi a un convegno - è che la continua crescita dell'Asia possa evitare all'economia globale «una recessione lunga e profonda ».Eppure,l'economista,studi a Harvard ed esperienza al Fondo monetario internazionale, ammette che il rallentamento dei Paesi industriali sta già pesando sulle esportazioni asiatiche. «Le economie più industrializzate - spiega l'economista 48enne - come la Corea del Sud, Taiwan, Hong Kong o Singapore, sono destinate ad avere maggiori difficoltà anche perché si sono specializzate in beni di alta qualità, come quelli elettronici, meno richiesti, o in settori dove ormai c'è una sovra-capacità, come la cantieristica navale». «Viceversa, vi sono Paesi nella regione che hanno economie più diversificate o produzioni di qualità più modesta e meno influenzate dalla domanda, come l'abbigliamento. Penso alla Cina, al Vietnam o alla Cambogia. Questi Paesi soffriranno probabilmente meno », continua Lee. Il rallentamento asiatico ha una doppia faccia. Da un lato i Paesi emergenti soffrono della frenata della domanda internazionale. Dall'altro, devono ridurre gli investimenti sulla scia di un calo delle esportazioni. «I primi tagli riguardano i beni durevoli e le macchine utensili», ammette Lee, proprio quelli prodotti dalle imprese europee, e in particolare tedesche e italiane. «A essere colpito in particolare è il settore delle costruzioni »,precisa ancora l'economista, che sottolinea in questo contesto il tentativo di molti Paesi, a cominciare dalla Cina, di rafforzare la domanda interna con misure di stimolo fiscale. A Pechino, il Governo ha lanciato nelle scorse settimane un piano da 460 miliardi di euro. Lee ricorda la crisi finanziaria del 1997-1998 e nota quanto il continente sia cambiato da allora. In questi ultimi dieci anni, il prodotto interno lordo pro capite è cresciuto in media del 5,6% all'anno, mentre tra il 1990 e il 2007, 300 milioni di persone sono usciti dalla povertà. Oggi, più di ieri, i consumi potranno aiutare l'economia. beda.romano@ilsole24ore.com LE VITTIME I Paesi specializzati nei prodotti di alta qualità sono i più penalizzati I primi tagli agli investimenti in beni durevoli e macchinari Prudente. Jong-Wha Lee

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Giappone, export in rosso (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-11-21 - pag: 10 autore: Far East. Il calo della domanda da Cina e Usa manda in deficit la bilancia commerciale Giappone, export in rosso Flessione del 7,7% in ottobre, la più forte degli ultimi sette anni Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro inviato Se il commercio internazionale giapponese è uno dei migliori barometri dell'andamento delle economie regionali, allora anche in Asia il tempo volge al brutto: per la prima volta dal 2002 sono calate le esportazioni del Sol Levante verso il resto del continente, il segnale di come le turbolenze finanziarie internazionali e il rallentamento dell'economia nei Paesi avanzati stia provocando conseguenze negative sempre più evidenti anche in Asia. Nel complesso, l'export giapponese ha registrato il peggiore calo da oltre sette anni in ottobre: meno 7,7%, e meno 4% verso l'Asia. Visto che le importazioni sono aumentate del 7,4%, la bilancia commerciale di Tokyo è finita in rosso per 63,9 miliardi di yen, una performance peggiore delle previsioni. Sono in flessione le esportazioni verso la Cina (-0,9%): un dato da mettere in relazione anche al crollo delle spedizioni di merci verso gli Usa (-19%), date le triangolazioni produttive tra componentistica e assemblaggio con destinazione dei prodotti finiti negli StatiUniti.Il calo verso l'emporio dell'Asia, Hong Kong, risulta del 13,7 per cento. Rilevante anche la diminuzione della capacità di assorbimento di prodotti made in Japan in Europa occidentale: meno 17%, con un crollo di quasi il 22% a 52,5 miliardi di yen dell'export verso l'Italia (che è invece riuscita a contenere nel 2,9% il calo delle sue esportazioni verso Tokyo a 64,6 miliardi di yen). I dati doganali rilasciati dal ministero delle Finanze hanno contribuito ieri a spingere la Borsa in ribasso del 6,9 per cento: “copiando” il Dow Jones, il Nikkei è finito sotto il livello di guardia degli 8mila punti. Un rafforzamento dello yen, in parte già responsabile della performance deludente dell'interscambio, ha penalizzato i titoli delle società esportatrici, mentre le azioni delle banche sono state trascinate a picco dai venti di crisi di fiducia in Citigroup. La Banca centrale annuncerà domani le ultime decisioni di poli-tica monetaria: ha già tagliato i tassi dallo 0,5% allo 0,3% e ha dunque minimi margini di manovra. Quindi domani non farà nulla: aspetterà le mosse della Fed il mese prossimo per prendere in considerazione un'altra microscopica limatura. Al premier Taro Aso gli ultimi giorni hanno portato solo difficoltà: il secondo trimestre consecutivo di contrazione del Pil; un boicottaggio parlamentare da parte dell'opposizione (che chiede elezioni anticipate); critiche generalizzate ai piani di stimolo all'economia; imbarazzo internazionale per le dimissioni forzate del capo dell'Aeronautica militare, generale Toshio Tamogami, che ha scritto un saggio “negazionista” del militarismo nipponico dell'anteguerra. Al senso di insicurezza economica da ieri i giapponesi aggiungono la sensazione di non essere sufficientemente protetti sul piano militare: in una esercitazione congiunta con le forze americane al largo delle Hawaii a simulazione di un attacco nordocoreano, è miseramente fallita la prova di intercettazione di un missile (costo del test: 55 milioni di dollari) da parte di una nave militare giapponese equipaggiata con il sistema antibalistico Aegis. stefano.carrer@ilsole24ore.com L'INTERSCAMBIO I flussi di merci verso Roma crollano del 22% mentre il made in Italy resiste e fa registrare un calo limitato (-2,9%)

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È finita l'architettura drogata (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-11-21 - pag: 17 autore: «è finita l'architettura drogata» Zucchi: «Decisivo il committente, con la crisi certe esasperazioni funzionano solo a Dubai» di Giorgio Santilli A ltolà alle archistar in nome della tradizione e dell'identità storica. L'articolo di Nikolas Salingaros ospitato dal Sole 24 Ore il 2 ottobre non ha tardato a tradursi in gesti politici di quella parte del centro-destra che al matematico-urbanista americano si ispira: le critiche alla Nuvola di Massimiliano Fuksas, le correzioni imposte al progetto delle Torri dell'Eur di Renzo Piano, la riproposizione dell'Arco di Libera all'Eur, la tutela del Foro Italico sono battaglie partite dall'ala di An che si riconosce a Roma in Fabio Rampelli e fatte proprie dal sindaco Gianni Alemanno. All'architetto milanese Cino Zucchi, 53 anni, autore delle riqualificazioni dell'ex Junghans di Venezia e del Portello di Milano, abbiamo chiesto una valutazione sul pensiero di Salingaros e sull'irritazione sempre più diffusa verso l'architetto che, facendo leva sul marketing, replica i progetti un po' ovunque. «Quello di Salingaros - dice Zucchi - è un ragionamento semplificato e un po' moralista: il mondo ha bisogno di simboli riconoscibili e l'archistar viene spesso "usata" come figura ambivalente, da osannare come creatore e da condannare come responsabile di tutti i mali. Ma l'architetto da solo non ha il potere di fare e disfare la città, non è l'unico protagonista del gioco: ci sono i committenti, i politici, gli urbanisti. Una delle prime cose che domando al committente è: mi vede come un decoratore o un demiurgo? Sono per lei uno "specialista dell'estetica" o un regista dell'intera operazione? Questa ambivalenza è oggi insita nella figura dell'architetto; ma penso che la risposta stia in un ragionevole punto medio, anche se non sempre il mondo ci vede così. Cosa intende con questa via mediana? Non tutti i committenti oggi cercano l'archistar e l'architettura spettacolare e un po' "drogata" che abbiamo visto negli ultimi anni. Mi pare che si stia diffondendo in essi una maggiore cultura e maggiore consapevolezza di ciò che realmente cercano. Questo è un segnale positivo. Sono loro la via mediana, che è una via europea, opposta a certi eccessi americani, a una certa architettura che oggi va bene forse solo per la crescita sfrenata del Dubai. Mi faccia un esempio italiano di questo nuovo committente. è stata appena inaugurata a Milano la nuova sede della Bocconi, che considero nonostante gli attacchi di Adriano Celentano uno dei pochi edifici della città di livello europeo. è un'ottima architettura contemporanea,"dura" ma piena di invenzioni spaziali e di sensibilità nei confronti del contesto urbano. Il concorso aveva selezionato non un'archistar ma le Grafton architects, uno studio irlandese di poche persone e di alta qualità progettuale, e il risultato finale attesta tutta la cura che il committente ha posto nell'operazione. Questo è un caso isolato? Esempi di committenti colti ce ne sono sempre più spesso in Italia e in Europa. Ennio Brion per il progetto del Portello a Milano ha saputo scegliere senza complessi. E in questo momento stiamo lavorando a un concorso ad inviti per gli Headquarters della Swiss RE a Zurigo, la stessa che ha realizzato il "cetriolone" di Norman Foster a Londra. La rosa degli architetti invitati e degli " esperti" chiamati a giudicarli - Chipperfield, Guyer, Krischanitz - attestano una precisa scelta che non considera il tema progettuale adeguato all'architetturaspettacolo. Hanno mostrato una loro tendenza, ed è una tendenza in fondo "europea", non in senso protezionista, ma culturale. La fine dell'architettura drogata coincide con la crisi finanziaria mondiale? Certamente questa crisi indurrà noi tutti, anche nei comportamenti di ogni giorno, a praticare una maggiore austerità. Questo vale anche per l'architettura. I committenti saranno indotti a guardare meglio le esigenze che vogliono soddisfare. Naturalmente il mercato è segmentato, c'è ancora una richiesta di "spettacolarità" a tutti i costi - come le bionde appariscenti saranno sempre richieste da chi vuol fare colpo sugli amici - ma c'è anche un'architettura più posata, concreta, che non deve sempre ricorrere a effetti speciali e a costi astronomici; una certa reticenza figurativa è una delle possibili forme dell'espressione.Semmai ilrischio è che succeda sempre più spesso quel che accade a me con il progetto della Junghans (edificio residenziale a Venezia, ndr), e cioé di dover riprodurre con piccole variazioni un repertorio conosciuto e già entrato nel gusto, come ai cantanti si richiede sempre di cantare il loro brano più noto. Committenti stranieri mi chiedono di rifare a casa loro "quella cosa" che ho fatto a Venezia, e mi fotografano vicino alla fontana della piazza storica della loro città per dimostrare che ci sono stato davvero. è paradossale che Libeskind sia costretto a citare il progetto del tiburio del Duomo di Milano di Leonardo da Vinci per giustificare il suo grattacielo concavo di Citylife! Com'è la situazione realeinItalia? Il fenomeno più interessante è la grande maturità professionale e formale della generazione dei 35-40enni, che sono bravi e hanno già fatto opere interessanti, stabilendo un contatto con il mondo immobiliare. Può fare dei nomi? Penso a studi come Scandurra studio, Ian+, Metrogramma, Park, C+S, Labics, Iotti+ Pavarani, Cristofani & Lelli, Botticini e De Appolonia, Albori, 2a+p, Baukuh, Marazzi, If design e tanti altri, oltre ovviamente a nomi già consolidati come Archea e 5+1AA. Se la condizione eclettica della nostra cultura genera oggi un rischio, quello del "sushi bar", dove si prelevano da Internet e si assemblano sul piatto immagini contradditorie, secondo me l'Italia sta evolvendo verso una posizione più matura, erede di una certa "complessità" nei rapporti con il fatto urbano e con le forme stratificate dalla storia. Gio Ponti diceva che antico e moderno sono contemporanei: la sua architettura non aveva niente dello schematismo un po' moralista del funzionalismo nordico. Era gioiosa, solare, "mediterranea", e sofisticata come d'altronde le architetture di Albini, Mollino, Gardella, Libera che tutto il mondo ci invidia. Anche lei fa un richiamo all'identità e alla tradizione? Il passo da fare non è tornare a "essere italiani" in senso storicistico, quanto piuttosto riconoscere la complessità della nostra cultura formale. Non si devono negare gli standard europei e mondiali, perché non c'è dubbio che una delle sfide che abbiamo davanti è quella dell'internazionalizzazione sempre più spinta. Ma un discorso sull'identità che ritornae sulla tradizione non è stucchevole? Un'identità non si inventa con un atto di volontà. Non è come quel politico che aveva coniato per la sua campagna elettorale lo slogan " il lavoro rende liberi", ignorando il fatto che fosse scritto sul cancello di Auschwitz, che ne aveva per sempre modificato il senso; le forme e le parole portano scritto nel loro corpo i sensi acquisiti nel tempo. Non esiste una trasmissione "automatica" della tradizione. Diceva Paul Valéry: «Una tradizione esiste unicamente per essere inconscia e non sopporta di essere interrotta. Una continuità impercettibile è la sua essenza. "Riprendere, rinnovare una tradizione" è espressione falsa ». E Ludwig Wittgenstein: «Chi non ha una tradizione e vorrebbe averla è come un innamorato infelice». Però è vero che nell'approccio contemporaneo l'architetto ha imparato a fare molto marketing, anche per aumentare il business. A lei non è utile il successo? Preferisco un successo che regga alla prova del tempo. Mi fa piacere che tanti, anche dall'estero,vengano a visitareil Portello a Milano e la Junghans a Venezia, ma il successo in quanto tale non mi interessa. Preferisco una bellezza che resista negli anni, meno legata alle fluttuazioni della moda. L'architettura e il disegno della città sono spesso fruiti in una condizione distratta ma non per questo meno importante; una buona architettura è in fondo come una bella canzone: una "matematica sentimentale". GLI ESEMPI VIRTUOSI «La nuova sede della Bocconi dello studio Grafton coniuga estetica e funzionalità. In Italia molti giovani interpretano la tradizione in senso moderno» Cino Zucchi, 53 anni, architetto. In alto la sua Junghans di Venezia; a sinistra, l'ampliamento dell'Università Bocconi dello studio Grafton architects

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Bologna cerca la terapia anticrisi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-11-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2008-11-21 - pag: 26 autore: INCHIESTA Tra economia e politica il capoluogo emiliano ad una svolta Bologna cerca la terapia anticrisi In vista delle elezioni di primavera industriali in campo: un progetto, un consenso Marco Alfieri BOLOGNA. Dal nostro inviato Sarebbe una nemesi feroce. «Nel '98 Romano Prodi cade a Palazzo Chigi; l'anno dopo la prima città che crolla è proprio Bologna&». Un prodiano doc, intercettato tra via Guerrazzi e Strada Maggiore, teme il replay. «Ricaduto Prodi a Roma, c'è il rischio che dopo l'intermezzo cofferatiano, in primavera Bologna cada a destra un'altra volta». Magari è solo cabala. In fondo il prodismo è sempre stato più una proiezione nazionale e oggi il professore preferisce surfare su Bologna più che coltivare revanche. Anche per rancori personali, intendiamoci, l'uomo è tignoso.Ad esempio ha concesso l'endorsement per l'attuale vice presidente della Regione, Flavio Delbono, favorito alle prossime primarie del Pd del 14 dicembre, ma nulla più. Anzi ieri mattina il prof è partito per la Cina, vuol portare Pechino nel peacekeeping in Africa. «Vasto programma », direbbe il generale De Gaulle. Eppure oggi chi arriva a Bologna si trova davanti una città sfilacciata. Quel grande «compromesso socialdemocratico» di cui parla Edmondo Berselli, tenuto insieme dal partitone rosso, dall'imprenditoria diffusa e dalla cooperazione, sembra ormai al tramonto. In fondo solo a Bologna la prosecuzione di viale De Gasperi diventa viale Togliatti. Peccato però che il milieu toponomastico non basta più a tenere insieme un quadro in frantumi. E di questo sfilacciamento se ne sono accorti gli industriali locali che puntano a «ri-progettare la centralità di Bologna », per usare il claim del presidente Gaetano Maccaferri. Lo stanno facendo coinvolgendo tutto l'associazionismo economico cittadino (Camera di Commercio, le due grandi fondazioni bancarie, Carisbo e Monte, e associazioni di categoria) in un comitato di scopo. Obbiettivo: produrre un documento di lobbying sui candidati al voto di primavera. Secondo Maccaferri, infatti, è in atto un «lento declino della città». Dunque bisogna ripartire piantando alcuni paletti strategici: Bologna «nodo di connessione nord- sud, logistico e infrastrutturale». E Bologna capitale della «creatività in campo imprenditoriale» (ci sono i laboratori di fisica, il Mambo, la cineteca, il Dams e il sogno del "Tecnopolo" nella ex Manifattura tabacchi). Insomma un protagonismo che segna l'uscita dal tradizionale quadro di mediazione degli industriali bolognesi. Che poi è un altro segnale dell'indebolirsi del modello emiliano. «Una lenta erosione che segna il travaso da una società locale centrata su una politica condivisa capace di stabilizzare lo sviluppo urbano industriale a una società più volatile», come spiega il sociologo Fausto Anderlini. Bologna resta infatti una città con un pil pro capite (35mila 600euro) secondo solo a Milano. Però sono cresciute le diseguaglianze e, spiegano alcuni studiosi come Francesco Ramella, «la composizione sociale si sta lombardizzando. Si fa strada un certo tipo di senso comune più omogeneo al resto del paese». In fondo il precedente di Giorgio Guazzaloca nel '99 fu esattamente l'avvisaglia di questo scongelamento, al di là del suicidio di una sinistra che si era massacrata. La crisi economica arriva in questo scenario. L'economia bolognese non è ancora in recessione ma stagna. Secondo Unioncamere, tra gennaio e giugno, è proseguito il trend di crescita del fatturato che aumenta dell'1% sul 2007; perde leggermente slancio la componente conto terzi (+ 0,3). Tendenzialmente in calo la domanda estera (- 5%), mentre gli investimenti complessivi frenano lievemente (-0,2%) abbinandosi ad un aumento significativo degli investimenti in macchinari e impianti il cui ritmo tendenziale di crescita resta elevato (+46,3%). Nel frattempo, però, la Cassa integrazione, primo semestre 2008 sul 2007, il semestre pre tsunami, è già cresciuta del 37%. «Tutte le filiere industriali del territorio sono in sofferenza», spiega Cesare Melloni, segretario della Camera del lavoro. Nella meccanica, «il 20% dei lavoratori ha vincoli con le finanziarie sull'anticipo del quinto di stipendio», incalza Bruno Papignani della Fiom. «Ma soprattutto ci sono 140 aziende metalmeccaniche in cassa, circa 6500 addetti». Inoltre, «registriamo 3 chiusure al giorno di microimprese artigiane tra indotto e subfornitura». Anche nell'auto ci sono difficoltà: alla Lamborghini, alla Minarelli, alla Cesab. Nelle moto alla Ducati. Nella moda è in grande crisi La Perla e Bruno Magli. Tiene per ora il distretto del Packaging (Ima, Marchesini, GD): la caduta della domanda arriverà a fine 2009. Non basta. Bologna sta subendo l'onda lunga della globalizzazione in modo strutturale. Su 262 regioni europee censite dall'Eurostat, l'Emilia Romagna è passata dal 17esimo a 41esimo posto (2001-2007) nel redito pro capite a parità di salario. E dal 26 al 39esimo sulla produttività. «Eppure - prosegue Melloni - la crisi non è ancora entrata nel dibattito che porterà alla successione di Cofferati ». Il cui «autonomismo nel rapporto con i partiti e, soprattutto, il sistema degli interessi ha creato parecchi malumori in città», ragiona sempre Anderlini. «Inoltre ha tecnicizzato le nomine nelle partecipate per tenere fuori il consociativismo politico ». Apriti cielo. Hera, Atc, Interporto dove siamo noi in maggioranza vanno bene; Fiera e Aeroporto, da quando comandate voi, perdono colpi. Eccolo il Cofferati pensiero rivolto ai potentati. «Questo non significa non cercare accordi (emblematico il sostegno a Fabio Roversi Monaco in Fiera), ma sempre da posizioni di forza». Di qui le tante critiche al sindaco uscente. Alcune un po' provinciali: come chi lo ha accusato di non essere andato allo stadio a salutare la promozione del Bologna. Altre più pregnanti: il primo bando sul people movers che dovrebbe collegare la stazione con il Marconi andato deserto; o la delega alle Attività Produttive ceduta all'assessore al Commercio solo qualche giorno fa. Per Piero Ignazi, neodirettore del Mulino, «Cofferati ha governato in modo sussultorio ». Con scelte di grande rilevanza, «come la questione della legalità: dal degrado del centro storico invaso da una densità studentesca raddoppiata in vent'anni ( sono quasi 100mila), agli sgomberi degli abusivi sul Reno. Ma, appunto, è stato rapsodico. Anche se la teoria del corpo estraneo, della scarsa bolognesità alla radice del suo non ricandidarsi, mi sembra una stupidata», precisa Ignazi. Il punto vero, è che la politica bolognese, nelle sue diverse stratificazioni, «ha dimostrato di non gradire un esperimento del genere ». Non a caso la tendenza a dar vita a una forma 'unionista' del Pd è fortissima, e ancor più si manifesterà dopo le primarie, quando il candidato vincente oltre a Delbono corre l'assessore all'Urbanistica Virginio Merola, il presidente del Consiglio provinciale Maurizio Cevenini e Andrea Forlani dovrà negoziare. A destra, invece, correrà il mitico Guazzaloca (sponsorizzato da Casini). Anche se il Pdl punterebbe su Roberto Tunioli, ad di Datalogic. «Ma è chiaro che ci sarà una forte ripresa consociativa delle 'caste' societarie », prosegue Anderlini. Con grande scorno di Cofferati che con tigna snob rivendica i progetti avviati dalla sua giunta: «il passante autostradale; il casello alla fiera, la metropolitana, la stazione dell'alta velocità e il people movers».E poi l'argine alzato contro i poteri forti locali. Perché Bologna infondo vive di quelle dinamiche tipiche delle città di provincia in cui tutti stanno dentro la grande mediazione, anche i potentati. Dunque sul voto sono attendi-sti, segno che la partita è aperta. Dall'highlander Fabio Roversi Monaco, presidente della Fondazione Carisbo e neo capo della Fiera post Montezemolo , per cui è più potente di quando era rettore. Il commercialista della Bologna che conta, Piero Gnudi, amico di Prodi ma anche di Fini e Casini (è lui che ha portato Rolo Banca in Unicredit). La Camera di Commercio di Bruno Filetti, ex Ascom, successore del potente Giancarlo Sangalli oggi in parlamento. Passando per la galassia grande industriale: i Maccaferri, i Cocchi, i Vacchi, i Marchesini, i Cazzola e quell'Andrea Riffeser padrone del Carlino. Pure loro tutti attendisti. Non bastasse, Bologna a primavera vivrà un'altra scadenza importante. Il rinnovo del rettorato, dove per il dopo Calzolari c'è un affollamento di candidati, senza che l'oligarchia accademica abbia grandi idee sul rapporto città-università. Più frastagliata invece la potente galassia Coop. Anche se Unipol dopo la fine dei sogni su Bnl e l'era Consorte non ha ancora una strategia di rilancio. Forse un ulteriore segno di crisi di un modello che non si tiene più& LA CARTA DELLA LOGISTICA Per frenare il lento declino che affligge la città sarebbe opportuno trasformarla in un nodo di connessione nord-sud per le infrastrutture

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Il gruppo Indesit non è in vendita (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-11-21 - pag: 42 autore: Elettrodomestici. Il Ceo Milani: non è allo studio un'alleanza con la cinese Haier «Il gruppo Indesit non è in vendita» L'accordo con la cinese Haier? «I rapporti sono ottimi, li ho incontrati due volte nell'ultimo anno, ma nessuna partnership è in vista». La famiglia Merloni cederà il controllo? «Non vi è alcuna intenzione: non è all'ordine del giorno». La priorità attuale? «Mantenere le posizioni forti con focus, nell'ordine, su Russia, Inghilterra, Italia e altri Paesi come Polonia, Francia e Turchia dove stiamo andando molto bene». A rispondere sui temi caldi per il gruppo Indesit Company di Vittorio Merloni, nel mezzo della crisi dei mercati, è in un'intervista a Radiocor l'a.d. del gruppo, Marco Milani, che conferma di aspettarsi a fine 2008 un fatturato «inferiore a quello del 2007. La Cina può attendere mentre ora, con la crisi dei mercati, la priorità è mantenere le proprie posizioni forti in Europa. Cercare nuove frontiere, dice Milani, «era un obiettivo valido fino a due mesi fa. Ora, con questo andamento dei mercati, siamo sempre favorevoli alla crescita altrove, ma la domanda giusta da porsi, in un momento in cui la vecchia Europa sta soffrendo, è se sia giusto perseguire le esperienze fuori oppure sia preferibile mettere da parte per qualche mese questo obiettivo e rimanere concentrati sui vecchi business: ci stiamo riflettendo». Riguardo alle indiscrezioni di contatti con Haier per giocare la carta cinese attraverso un'alleanza, Milani da una parte ribadisce la volontà dell'azionista di non uscire dal business e dall'altra frena sulla consistenza delle ipotesi di partnership. «A oggi – prosegue – non c'è alcuna intenzione di cedere quote. La famiglia lo ha ribadito, vendere non è una eventualità all'ordine del giorno». Con Haier, aggiunge l'a.d. «abbiamo mantenuto una partnership in una loro produzione finoalla fine dell'anno scorso. Era una partecipazione di carattere finanziario che poi abbiamo ceduto. Con un occhio a fine 2008, Milani ricorda che «i target sono stati rivisti al ribasso, come è già stato annunciato in occasione della presentazione dei conti del terzo trimestre. Due sono le cause del calo previsto per il fatturato rispetto a quello del 2007: l'andamento dei mercati negativo e la forza dell'euro rispetto alla sterlina, che non si è ridotta neanche con la rivalutazione del dollaro, visto che la Gran Bretagna per noi è un mercato importante». LE STRATEGIE Il gruppo italiano punta a mantenere le posizioni forti con focus, su Russia, Gran Bretagna, Italia e altri Paesi come Polonia e Francia

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Auto in crisi, cade l'alluminio (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2008-11-21 - pag: 48 autore: Metalli. Pechino prova a dare fiato alle fonderie concedendo sconti del 10% sull'elettricità Auto in crisi, cade l'alluminio Le quotazioni settlement scendono ai minimi da 40 mesi Luca Davi La corsa al ribasso dell'alluminio non si ferma. Ieri, al settlement del London Metal, l'alluminio è sceso a 1.751,5 $/tonn., in calo del 4% rispetto a mercoledì. è il dato più basso dall'8 luglio 2005. Nel frattempo le riserve hanno raggiunto quantitativi record: ieri gli stock dell'Lme hanno superato 1,72 milioni di tonnel-late, il livello più alto dal dicembre 1994. Il crollo delle quotazioni è lo specchio della crisi che stanno attraversando i principali utilizzatori del metallo, i produttori di automobili. Da General Motors a Ford, per arrivare a Chrysler, i colossi americani sono appesi al filo del piano di salvataggio da 25 miliardi $ che Washington sta elaborando. I consistenti tagli alla produzione, intanto, hanno fatto crollare il portafoglio ordini delle fonderie.L'effetto immediato è stato un giro di vite dell'output di metallo, l'unico in grado di frenare il calo dei prezzi. Anche ieri, l'indiana National Aluminium (Nalco) non ha escluso che ci possa essere una flessione della produzione entro la fine del mese, annunciando contestualmente un ritocco ai listini del 3,5%, il quarto in due mesi. Secondo l'Istituto internazionale per l'alluminio, l'output mondiale di alluminio a ottobre ha toccato 106.200 tonn. giornaliere, il dato più basso da marzo. Il calo è stato pari a 2,5 punti percentuali rispetto a settembre, quando si ottenevano 108.900 tonn. al giorno. Le forniture mensili della Cina, in particolare, sono calate del 4,3% a 1,1 milioni di tonnellate. Le quotazioni del metallo hanno raggiunto oramai livelli così bassi che proprio in Cina, il maggior produttore e consumatore mondiale di alluminio, si è deciso di agire sulla leva dei costi per salvare la galassia (e i posti di lavoro) delle fonderie nazionali. Le società elettriche cinesi, in particolare, stanno riducendo il prezzo delle forniture energetiche, la voce di costo più rilevante per chi produce alluminio. Basti pensare che proprio i produttori cinesi del metallo assorbono il 6% dell'elettricità generata nel Paese. In alcune regioni gli sconti valgono il 10% delle quote normalmente praticate. La soluzione sembra convincere il mercato: «I produttori non penseranno più a frenare l'attività», assicura un manager di una grande società metallurgica intervistato da Reuters. Certo, confermano gli analisti, è difficile che si torni a pieno regime, almeno entro il primo trimestre del prossimo anno, vista la scarsa domanda interna e gli alti costi di riavviamento delle fonderie, molte delle quali hanno bloccato le linee sull'onda della crisi delle ultime settimane. PRODUZIONE IN FRENATA Diminuiscono gli ordinativi e l'output globale arretra a 106.200 tonn. in ottobre, in flessione del 2,5% rispetto al mese precedente

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Nuova griffe per Romeo Gigli (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: STILI E TENDENZE data: 2008-11-21 - pag: 27 autore: Io ipse idem Nuova griffe per Romeo Gigli di Marika Gervasio «D opo un momento di pausa ho deciso che era il momento di ricominciare con un nuovo progetto». A parlare è Romeo Gigli che ieri, nella sede operativa di via Lodovico il Moro, a Milano, ha presentato il suo nuovo marchio, Io ipse idem, che esordirà sulle passerelle di Parigi a gennaio con la collezione maschile e a marzo con quella femminile. Protagonisti di questa sfida, assieme allo stilista e a sua moglie Lara Aragno, i partner di Diwi Srl (la società a cui fa capo la nuova griffe):Catherine Vautrin –una lunga esperienza in Louis Vuitton e poi, fino al 2007, nella maison fiorentina Emilio Pucci – amministratore delegato di Io ipse idem; Luciano Donatelli, ex top manager di Zegna e ora imprenditore con le aziende Rpb e Novaseta, il quale darà alla nuova griffe il supporto industriale; e Michele Denegri, amministratore delegato di Ip Investimenti e Partecipazioni, società finanziatrice del progetto. Made in Italy al 100%, l'iniziativa avrà come vetrina Parigi, scelta da Gigli per presentare in anteprima mondiale le collezioni uomo e donna, ma anche per aprire uno spazio polifunzionale dove ospitare la boutique, ma dove poter esporre anche i suoi lavori di design e di ricerca. «In sei-sette mesi – racconta Gigli – ho realizzato una collezione zero uomo e donna che mi ha permesso di tornare a sperimentare con le forme e i materiali, cosa che, lavorando con le grandi aziende, è più difficile riuscire a fare, perché è sempre tutto un po' omologato. Perché ho scelto Parigi? Perché mi ha sempre dato molta libertà per presentare le mie collezioni». Il marchio sarà distribuito, a livello globale, in Italia e nel resto d'Europa, ma anche nei mercati emergenti come India e Cina. «Anche il Medio Oriente è un mercato interessante –spiega Vautrin – e speriamo che regga la crisi economica e finanziaria mondiale. Sappiamo che sono tempi difficili. Infatti, ci muoveremo più lentamente negli Stati Uniti, visti i problemi che sta attraversando il Paese». Sugli obiettivi per il primo anno di vita della nuova griffe l'amministratore delegato non si sbilancia «vista la situazione di incertezza generalizzata» dice. E aggiunge: «Guardando a medio e lungo termine, ci vorranno dai tre ai cinque anni prima che il progetto riesca ad autofinanziarsi». marika.gervasio@ilsole24ore.com

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Corsa a ostacoli per il Reach (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-11-21 - pag: 8 autore: Corsa a ostacoli per il Reach Le imprese hanno ancora dieci giorni per mettersi in regola Daniele Lepido MILANO «Trasformare il Reach in una sfida positiva non solo per la chimica ma anche per tutto il mondo dell'industria». è questo l'appello lanciato dal presidente di Federchimica, Giorgio Squinzi, a dieci giorni dalla scadenza delle pre-registrazioni della normativa europea che prevede la "schedatura" delle sostanze. Scatterà infatti il 1Údicembre l'adempimento del Registration, evaluation, authorisation of chemicals che impone a produttori e importatori una gestione più complessa dei rischi che le sostanze chimiche possono comportare. Il regolamento richiede la registrazione di ogni sostanza attraverso la preparazione di un fascicolo tecnico che contiene informazioni relative alle proprietà, agli usi e alle precauzioni per l'impiego. Secondo Federchimica in Italia le imprese dovranno registrare 1.750 sostanze con costi per altri 2,2 miliardi nei prossimi undici anni. «Le piccole e medie imprese si trovano a dover affrontare le difficoltà delle pre-registrazioni – dice Armando Zingales, presidente del consiglio nazionale dei chimici – e la stessa sostanza, per esempio, deve essere registrata più volte perché bisogna esplicitare anche il fine del suo impiego. Per questo è necessaria l'assistenza di un professionista del settore per aiutare le imprese in questo iter». «Stiamo vivendo un momento complicato – rileva ancora Squinzi – anche perché questa normativa vale solo per l'Europa e non per il resto del mondo e quindi per Paesi-chiave dell'economia come gli Stati Uniti, la Cina o l'India. Del resto si tratta di un regolamento che non è possibile posticipare, con un valore vincolate e per quello che ci riguarda stiamo facendo il possibile perché le nostre imprese concludano nel modo corretto la fase di preregistrazione, anche se siamo agli sgoccioli e c'è bisogno di accelerare i processi». L'appello degli industriali chimici è rivolto però anche alle autorità, da sensibilizzare su almeno due punti, come spiega ancora Squinzi: «Da un lato chiediamo che la parte sanzionatoria non sia particolarmente severa e soprattutto che non sia al di fuori di ogni logica. Dall'altro che vengano sviluppati i meccanismi più opportuni ed efficaci per evitare di far arrivare sul nostro mercato prodotti che, in forma camuffata, contengono ancora quelle sostanze che da noi sono state vietate. E penso, per esempio, a tessuti tinti in un certo modo o a coloranti aggiunti per gli alimentari». La vera sfida è allora quella dell'innovazione per arrivare a sviluppare sostanze sempre meno a rischio e sempre più compatibili con l'uomo e l'ambiente. Un obiettivo che richiederà, all'industria intera, uno sforzo notevole in termini di risorse ma che si potrà ripagare, secondo gli esperti, già nel medio periodo. C'è poi l'ultimo sprone da darealle aziende e quelle che si sono già pre-registrare sono quasi 2mila (si veda il Sole 24 Ore di ieri), posizionando l'Italia al quinto posto nella classifica europea. E se gli imprenditori sottolineano che il portale messoa punto dall'Agenzia europea per le regolarizzazioni (www.helpdesk- reach.it) «sta mostrando problemi di funzionamento», Federchimica e Assolombarda hanno creato una società ad hoc, il Centro Reach Srl, per offrire consulenza sul tema. daniele.lepido@ilsole24ore.com www.centroreach.it Il sito della società che Federchimica e Assolombarda hanno dedicato al Reach LE POSIZIONI Squinzi (Federchimica): «L'impegno è trasformare i vincoli in una sfida positiva» I produttori: sanzioni leggere e più controlli all'estero

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La campionaria delle emozioni (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYMBOLA data: 2008-11-21 - pag: 30 autore: Marketing. Il tempo modifica l'idea di «fiera»: da vetrina di prodotti a maxi-evento di comunicazione La campionaria delle emozioni I poli espositivi fungono da cerniera tra il territorio e il mondo di Aldo Bonomi H o accompagnato Fondazione Fiera Milano in road show di ascolto territoriale per comprendere i mutamenti che attraversano il modello del capitalismo di territorio italiano. è un viaggio che ci ha portato a ragionare nella fabbrica a cielo aperto della Pedemontana Lombarda, tra le comunità operose del Triveneto, nei distretti del piacere della Città Adriatica,nel Toscanashire dell'alta qualità e del buon vivere, sino al Mezzogiorno della modernizzazione incompiuta e dei suoi disomogenei alvei di sviluppo. Perché l'ascolto territoriale? Perché se è vero che la capacità di interpretazione del cambiamento delle fiere è straordinaria, in quanto molto spesso sono anticipatrici delle tendenze economiche in atto in una filiera o in un sistema paese, non vuol dire che le fiere interiorizzino tali cambiamenti nella loro attività più velocemente di altre imprese. Sarebbe improbabile, del resto, e forse nemmeno auspicabile: le fiere, per loro natura, hanno un comportamento adattivo rispetto ai mutamenti del mercato e delle imprese, ponendosi come obiettivo quello di soddisfarne le esigenze contingenti. Tutto questo trova conferme nella storia del settore fieristico italiano. La prima fase di sviluppo delle fiere è infatti quella industrialista, rappresentata al suo meglio dalla Fiera Campionaria di Milano, cui prendeva parte la grande industria del paese. L'emersione dei distretti produttivi e del capitalismo di territorio ha dato il là alle fiere di settore e specializzate. Oggi si tratta invece di accompagnare il passaggio dalla fase distrettuale a quella postfordista. Un passaggio difficile, in quanto non cambia tanto il luogo o il settore da rappresentare, bensì il concetto stesso di evento fieristico. Così se prima si rappresentavano le impresea seconda del loro profilo produttivo e di categorie merceologiche affini, sempre più oggi si creano eventi fieristici indirizzati a specifiche tipologie di consumo: non si tratta più, in altre parole, di rappresentare settori, filiere e distretti, ma di raccontare stili di vita attraverso le imprese e i prodotti. Si assiste poi all'esplosione dei concetti di spazio e di tempo espositivo, con il Fuori Salone, per citare un esempio noto, che spinge le imprese che partecipano al Salone del Mobile a creare eventi di comunicazione fuori dai padiglioni della fiera e dentro la città di Milano, ad ogni ora del giorno e della notte; se poi vendere spazi espositivi rimane uno dei principali obiettivi di un ente o di un evento fieristico, ma non è più l'unico. Sempre più emerge infatti l'obiettivo di creare un evento che comunichi emozioni, distintività e innovazione culturale. E sempre più le fiere assumono il ruolo di capitalisti delle reti, autonomie funzionali che connettono il territorio al mondo. Anche attraverso accordi come quello tra Fiera di Milano e Fiera di Hannover per sviluppare attività di organizzazione fieristica in Cina, India, Brasile e Russia, accompagnando le imprese italiane in questi difficili quanto fondamentali mercati. Le prospettive delle fiere italiane, da Milano in giù, passano attraverso la piena accettazione di questa nuova sfida. Quella di una fiera che risalga la catena del valore accompagnando l'impresa lungo tutto il processo produttivo. Una fiera che, rapportandole all'utente-cliente, accompagni le imprese nel definire sé stesse e i propri valori. Che le aiuti, attraverso una riflessione culturale e tecnica, ad evolvere i processi produttivi e di comunicazione, compreso l'approccio agli eventi fieristici stessi. Che faccia da vetrina alle idee innovative e ai prototipi. Che ne faciliti la comprensione delle tendenze di mercato e delle forze competitive che agiscono attorno all'impresa. In questo continuo andare dai territori ai flussi, tuttavia, occorre stare attenti a non perdere la propria ombra. Credo si debba lavorare quindi anche su quel sincretico spazio che si crea in questo continuo andare. Symbola, con il suo progetto di fiera che rappresenta e riflette della qualità italiana, è un utile evento che ci insegna, per l'appunto, ad andare nel mondo portandoci dietro l'ombra. Raccontando di come si può fare la globalizzazione partendo dal locale, dalla sua storia, dalle sue tradizioni e dai suoi saperi. Contaminando i saperi taciti e stratificati del territorio con il melting pot postfordista della creatività messa al lavoro. E mettendo in connessione il piccolo e il medio capitalismo di territorio con le reti della finanza, dell'energia, dei saperi "alti" delle università e dei grandi centri di ricerca. Tutto questo assume ancora più valore nel momento in cui Milano si appresta ad ospitare l'Expo del 2015, che proprio in un evento globale metterà in scena il tema più locale che c'è: quello dell'alimentazione. In questo senso, la nuova Campionaria delle Qualità Italiane, che si terrà nel prossimo Maggio, potrà essere l'occasione per cominciare a rappresentare la complessa filiera territoriale del sistema agroalimentare italiano. Una filiera che tiene assieme comunità, territorio e mondo. Di cui fanno parte i piccoli comuni dei prodotti tipici e i trattori teleguidati che si stanno sperimentando in provincia di Modena. Le città dell'olio e delle castagne e i grandi centri di ricerca che si occupano di biotecnologie. Le filiere a "chilometro zero" della Coldiretti e le reti globali di grandi marchi italiani come Barilla e Ferrero. La Campionaria delle Qualità Italiane può diventare, sempre più, lo spazio di rappresentazione di tutto questo. Facendo da porta sul mondo per i territori della qualità alimentare e accompagnandoli nella modernizzazione della loro identità. AUTONOMIE FUNZIONALI Le prospettive dei quartieri italiani, da Milano in giù, passano attraverso la piena accettazione di questa sfida: essere capitalisti delle reti Gli anni 50. Alla campionaria del '57 una folla di visitatori si accalca davanti allo stand della Vitasol, specializzata in prodotti e servizi per l'alimentazione zootecnica AGF

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"è un business antico che ha saputo riciclarsi" - meo ponte (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 22-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XIII - Torino Il colonnello Cesario racconta le rotte dai paesi dell´Est "è un business antico che ha saputo riciclarsi" In Ucraina un pacchetto costa 50 centesimi, il guadagno per l´organizzazione è del 100 per cento MEO PONTE «Basta dare un´occhiata ai dati per capire: dal 2004 i sequestri di sigarette contrabbandate, degli arresti delle persone coinvolte sono aumentati in modo esponenziale» spiega il tenente colonnello Carmelo Cesario, comandante del Gruppo della Guardia di Finanza di Torino. Che significa questo ritorno ad un´attività criminale che sembrava essere caduta in disuso? «Credo che sia un fenomeno addebitabile in parte alla congiuntura economica ma ancora di più alle diverse imposizioni fiscali degli stati su certi tipi di beni. Nel caso delle sigarette ad esempio il traffico illegale ha una direzione est-ovest. In Ucraina un pacchetto di sigarette costa ad esempio cinquanta centesimi. In Inghilterra, anche in seguito alla politica sanitaria che mira a ridurre il consumo di tabacco per diminuire di conseguenze le spese per le malattie tumorali, lo stesso pacchetto costa circa otto euro. E´ evidente che i contrabbandieri di sigarette possono contare su un guadagno del cento per cento. Naturalmente il discorso è più complesso: i contrabbandieri si riforniscono a grandi duty free al confine tra Ungheria e Moldavia dove i controlli non sono del tutto ferrei. Più quantità di merce si acquista e meno si paga. Il contrabbando di sigarette quindi oggi, nonostante l´inasprimento delle pene che nel 2001 di fatto lo ha equiparato al traffico di stupefacenti, è un modo altamente redditizio per mantenere grandi organizzazioni criminali che poi possono diversificare le loro attività». In che senso? «Nel senso che contrabbandando sigarette ci deve dotare di magazzini, studiare vie di traffico, avere un controllo ferreo del territorio dove poi smerciare il prodotto. Un´organizzazione in grado di farlo può successivamente trattare il traffico di droga, armi e persone. Tra gli arrestati di questa nostra ultima indagini ci sono persone accusate di altri reati come lo sfruttamento della prostituzione o la clonazione di carte di credito». Rispetto al passato com´è cambiato il contrabbando di sigarette? «E´ diverso in modo fondamentale. Ormai è monopolio di organizzazioni stranieri tranne che nella zona di Napoli. Romeni, ungheresi e cinesi dato che la Cina è uno dei più grandi produttori di sigarette al mondo. E occorre ricordare il danno creato non solo all´Italia ma all´intera Unione Europea dato che dell´imposta sulla sigarette l´Iva va al nostro paese ma il restante 50 per cento per sigaretta finisce nelle casse dell´Unione Europea».

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genoa-venezia sentenza rinviata (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 22-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XI - Genova Il processo Genoa-Venezia sentenza rinviata Caso Genoa-Venezia, la sentenza d´appello è rinviata a giovedì prossimo. La giornata di ieri è stata caratterizzata dalla replica del pubblico ministero Alberto Lari, che, come previsto, ha chiesto che vengano aumentate le pene inflitte in primo grado al patron del Genoa Enrico Preziosi, all´ex presidente del Venezia Francesco Dal Cin, agli ex dg del Genoa Stefano Capozucca e del Venezia Pino Pagliara. Il pm ha ribadito la richiesta di aumento delle pene per tutti a 8 mesi di reclusione contro i 4 inflitti dal tribunale nel primo grado di giudizio. Lari ha contestato la linea del collegio di difensori di Preziosi che ha sostenuto la "legittima difesa" del patron del Genoa. Una paura che l´avrebbe portato a pagare i 250 mila euro poi trovati dai carabinieri nell´auto di Pagliara. L´avvocato Maurizio Mascia, uno dei difensori di Preziosi, ha chiesto una rinnovazione parziale dell´istruttoria dibattimentale, richiesta che è stata rigettata dal collegio d´appello che non ha ravvisato la sussistenza delle condizioni relative alla riapertura del dibattimento. Il processo, visto il protrarsi delle arringhe difensive, è stato rinviato dalla corte d´Appello a giovedì prossimo quando, dopo una brevissima replica, la corte si ritirerà in camera di consiglio per deliberare. (r. c.)

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l'onorario dell'architetto concordato con il cliente - maurizio bologni (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 22-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina III - Firenze La sentenza L´onorario dell´architetto concordato con il cliente MAURIZIO BOLOGNI Gli ordini professionali non potranno più limitarsi a validare col timbro le parcelle dei loro associati in base alle pretese degli stessi professionisti, ma prima di liquidare gli onorari dovranno confrontarsi con il cliente a cui i denari vengono chiesti. Lo stabilisce un´ordinanza del Tar chiamata a dirimere la controversia tra un´impresa di costruzioni e un architetto che alla ditta aveva rimesso una parcella ritenuta eccessivamente onerosa e non giustificata nonostante l´ordine professionale l´avesse resa esigibile col suo sigillo. Il provvedimento giudiziario è rivoluzionario: stabilisce in pratica che il cliente dovrà essere chiamato a «contrattare» la parcella davanti all´ordine professionale, che è tenuto ad ascoltare anche le ragioni dei clienti e verificare attentamente la congruità e la proporzionalità degli importi richiesti in relazione alla consistenza degli incarichi. La ditta di costruzioni, assistita dall´avvocato Cino Benelli, si era vista recapitare un decreto ingiuntivo che imponeva di versare più di 50.000 euro come onorario ad un architetto a cui la stessa ditta aveva affidato un incarico. La ditta era ricorsa al Tar lamentando di non aver ricevuto preventivamente alcun progetto di notula da parte del professionista, di non aver potuto partecipare al procedimento amministrativo attivato dall´ordine professionale e soprattutto sosteneva che l´ordine non poteva limitarsi a richiamare la tariffa vigente ma avrebbe dovuto formulare un ragionevole giudizio che tenesse conto, in contraddittorio col cliente, dell´incarico effettivamente espletato dal professionista. Il Tar ha accolto il ricorso.

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il rebus della mezzanotte in piazza - gianni valentino (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 22-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XXI - Napoli Il rebus della mezzanotte in piazza Saltato Arbore, spunta Teresa De Sio. A Salerno Battiato e Pelù Solo ipotesi per il Capodanno al Plebiscito Zucchero tra i candidati GIANNI VALENTINO Due star, un lui e una lei, sul palco del Capodanno napoletano. Ecco la novità per dire addio al 2008 e accogliere l´anno che verrà. Per la quattordicesima edizione consecutiva Napoli prepara il concerto del 31 dicembre in piazza Plebiscito e le intenzioni non cambiano: cercasi artista affermato, amato dalle famiglie, non indifferente ai giovani e, condizione obbligatoria, che costi poco. Un nome nazionalpopolare, insomma. Anzi: stavolta i nomi sono addirittura due. Uno maschile e uno femminile, ai quali toccherà calamitare l´attenzione della platea prima e dopo lo scoccare della mezzanotte. Sulla carta potrebbe anche essere una scelta ardua, da risolvere comunque entro il 3 dicembre (in quella data sarà presentato il calendario delle attività culturali natalizie), soprattutto perché le casse del Comune non sono floridissime e bisogna badare a tenere in equilibrio il dogma tradizione, i budget, gli eventuali flussi turistici e la gestione dello spazio pubblico. Allora il mistero per l´evento di fine anno cresce ogni giorno di più. Idem il toto-cantanti. Sul tavolo restano diverse ipotesi. Tra le principali, Teresa De Sio in versione solista, visto che non è stato accettato il progetto multiplo dei suoi "Riddim", che prevedeva la partecipazione di Raiz, Roy Paci, Mau Mau e Ginevra Di Marco. Qualcosa in più si saprà presumibilmente martedì, visto che lunedì mattina ci sarà un incontro tra gli assessori al Turismo Valeria Valente, Claudio Velardi e Giovanna Martano e il presidente dell´Ept Dario Scalabrini, dal quale dovrebbe venir fuori il "duo" che intratterrà gli spettatori in piazza. All´inizio si era pensato di scritturare Renzo Arbore e l´Orchestra italiana (l´artista è in partenza per il Messico, dove a Guadalajara si esibirà per la Fiera del libro su richiesta del ministero degli Esteri italiano), da sempre testimonial delle sorti partenopee; poi il bluesman Zucchero, salvo ripensarci in virtù delle ultime esperienze in tour, deludenti se non polemiche (non sono mai mancati battibecchi con gli spettatori campani durante gli spettacoli). A qualcuno era pure venuto in mente un "bis" di Massimo Ranieri - che in quella piazza ha suonato appena due anni fa - mentre l´idea di dare il benvenuto al 2009 con il canto in trio di Carmen Consoli, Giorgia e Marina Rei (si fece una cosa del genere con Nino D´Angelo e le sue donne) non ha convinto fino in fondo. Antonacci, Morandi e Tiziano Ferro, invece, sono stati accantonati per cachet eccessivi. Tra le poche certezze, l´allestimento di un unico palco di fronte Palazzo Reale, i fuochi d´artificio sul lungomare all´una di notte e l´incendio con fumogeni di Castel dell´Ovo, più sostanzioso di quello prodotto undici mesi fa. Se a meno di 50 giorni dal 2009 a Napoli regna il silenzio, Salerno ha già calato i suoi assi: sul palco di piazza Libertà si alterneranno il maestro Franco Battiato - prima di mezzanotte con le canzoni di "Fleurs 2" - e dopo il cin cin il rock di Piero Pelù. SEGUE A PAGINA V

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la felicità per friscia? una donna androide - adriana falsone (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 22-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XX - Palermo La felicità per Friscia? Una donna androide Allo Spicuzza Debutta la commedia di Gerardo Di Liberto con il caratterista Daniela Frezzolari e Vincenzo Crivello ADRIANA FALSONE Equivoci, gag e risate. è la nuova commedia scritta da Gerardo Di Liberto che debutta questa sera al teatro Spicuzza di via Don Orione e che andrà in scena tutti i fine settimana fino al 14 dicembre. Il titolo è "Ti regalo un clone" e l´attore palermitano Sergio Friscia interpreta Candido, un uomo normale con una vita normale, tutto moglie e lavoro. Per il suo trentaseiesimo compleanno, però, il protagonista riceve un inaspettato regalo: il pacco, infatti, dono di un amico scienziato, contiene un bellissimo androide donna, fonte di malintesi e sketch. Attore, caratterista e autore tra i più poliedrici e amati del panorama nazionale, Sergio Friscia dopo il successo de "Il capo dei capi" e di "Le Ali " di Andrea Porporati, sarà al cinema come co-protagonista nel film "Maria Venera", al fianco di Olivia Magnani e diretto da Beppe Cino. «Sono contento del ruolo - racconta Friscia - perché la commedia sembra scritta per me. E poi dopo anni di recitazione sul palco, da solo, mi ritrovo a lavorare con una bella compagnia». Al suo fianco, sul palcoscenico dello Spicuzza, ci sarà una splendida Daniela Fazzolari, nota al grande pubblico come l´Anita Ferri della soap opera "Centovetrine", e che recentemente, ha anche preso parte all´ultimo film di Dario Argento "Giallo" e a quello di Salvatore Romano "Liberarsi. Figli di una rivoluzione minore". «è la prima volta che lavoro in Sicilia - rivela Daniela Fazzolari, che nella commedia interpreta Simona, la moglie di Candido - ma spero di tornarci presto». Sorpreso e incredulo per il bizzarro regalo, tanto originale quanto gradito, Candido è consapevole che il dono non sarà altrettanto apprezzato da sua moglie Simona, ma allo stesso tempo non ha alcuna intenzione di disfarsene. Contribuisce alla rocambolesca climax di equivoci il figlio del portiere, interpretato dal palermitano Vincenzo Crivello già interprete di alcuni film interessanti come "Le buttane" di Aurelio Grimaldi e "Marianna Ucrìa" di Roberto Faenza. Recentemente Crivello ha lavorato con Isotta Tosu in "Il sangue dei vinti" e in questo momento è impegnato in un ruolo «cattivissimo» in "Intelligence", la nuova serie di Valsecchi. «Una volta entrato in casa - racconta Crivello - è difficile disfarsi del figlio del portiere, disposto a tutto pur di raggranellare una buona mancia». Chiudono il cast lo stesso Gerardo Di Liberto, Antonio Bonanno, Giuseppe Grisafi, Simonetta Goezi e la giovanissima Stefania Scordio che ha sostituito Carolina Marconi, assente sul palcoscenico dello Spicuzza per un improvviso impegno internazionale. Da gennaio "Ti regalo un clone" inizierà la tournée nazionale. Questa sera lo spettacolo inizia alle 21,1, domani alle 18,30. Nelle prossime settimane è previsto uno spettacolo anche il venerdì sera. Costo del biglietto 15 euro, 12 ridotto. Per informazioni, prenotazioni e prevendita: 091 6374626.

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- (segue dalla copertina) federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 22-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 38 - Cronaca Il 28 novembre sarà il test decisivo per la crisi globale: quel giorno è il Black Friday, il venerdì dopo il Giorno del ringraziamento, quando milioni di americani si scatenano nello shopping per i regali. Se andrà male sarà un dramma per tutti. Dalla Cina all´Europa A Pechino la crescita del Pil rallenta, nel Guangdong fallite 30mila aziende In Giappone le esportazioni sono già crollate negli ultimi mesi Per evitare il disastro le grandi catene hanno anticipato le campagne-sconto (SEGUE DALLA COPERTINA) FEDERICO RAMPINI I notiziari che arrivano dal fronte della grande distribuzione Usa sono allarmanti. Su Internet imperversa una febbre di ribassi mai vista in passato, nel disperato tentativo di risvegliare i consumatori dal coma profondo. Il commercio elettronico è un indicatore ipersensibile per la velocità con cui reagisce alla congiuntura. Esempio: l´ultimo digital video recorder della Sony, lanciato sul mercato americano in aprile a 1.200 dollari, oggi sul sito Dell. com è in offerta speciale a 899 dollari. E il sito Abe lo vende online a 750 dollari, più la consegna a domicilio gratis. Nonostante questi supersaldi lanciati con largo anticipo rispetto a Thanksgiving e Natale, il commercio elettronico langue: ancora un anno fa cresceva a ritmi del 20%, ora è piatto come un mare in bonaccia. Ancora peggio sta il commercio tradizionale. La catena d´ipermercati K-Mart ha anticipato dal 2 novembre la campagna - saldi che di solito arrivava solo col Black Friday: e quest´anno gli sconti sono folli, dell´ordine del 40% o addirittura 50%. Eppure la gente non reagisce più. The Wall Street Journal avverte che la sindrome paralizzante della deflazione si sta impadronendo della psiche degli americani. Nell´attesa che i prezzi vadano ancora più giù, la spesa si rinvia. Guardando al collasso di grandi magazzini e centri commerciali il quotidiano conclude che i consumatori riscoprono la massima del film «War Games» uscito durante la crisi economica del 1980: «L´unica mossa vincente è non giocare». I sinistri tremori che precedono questo Natale 2008 hanno una dimensione davvero globale. Lo confermano quelle multinazionali il cui mercato non conosce confini. Come la Nokia: ogni quattro cellulari venduti sul pianeta uno ha il marchio finlandese. Proprio la Nokia qualche giorno fa ha dovuto avvertire le Borse che i suoi risultati risentiranno di «una stagione natalizia depressa, a cui seguirà un 2009 di contrazione globale degli acquisti di telefonini». Un messaggio identico gli analisti finanziari lo hanno ricevuto da Vodafone: risultati di fine anno «inferiori alle previsioni», che erano già pessimistiche. Dalla grande gelata dei consumi di fine anno pare che non si salverà nessuno, neppure i super-ricchi e chi è abituato a produrre per loro. A New York non è passato inosservato il flop delle tradizionali aste d´arte autunnali. Sotheby´s e Christie´s hanno fatto i conti pochi giorni fa: l´appuntamento stagionale per miliardari, collezionisti di quadri di impressionisti e grandi autori contemporanei, si è chiuso con vendite complessive di 729 milioni di dollari. E´ meno della metà di un anno fa, quando le stesse aste fruttarono 1,6 miliardi. La ritirata dei ricchi è confermata dalla holding svizzera Compagnie Financière Richemont che controlla marchi del lusso come Cartier, Vacheron Constantin e Chloé. «Il 2008 era cominciato bene per noi - ha dichiarato il suo direttore finanziario Richard Lepeu - ma con il mese di ottobre l´atmosfera psicologica è cambiata drasticamente». Per anni il resto del mondo ha stigmatizzato l´abitudine degli americani di vivere al di sopra dei loro mezzi. All´origine di questa crisi c´è proprio l´accumularsi di squilibri finanziari provocati da una montagna di debiti made in Usa. Adesso però, se a Thanksgiving e a Natale il consumatore americano si decide finalmente a stringere la cinghia, per l´Europa e l´Asia saranno dolori ancora più acuti. Lo dimostra già il crollo delle esportazioni giapponesi verso il resto del mondo, un segnale di quanto la recessione stia colpendo duramente tutte le economie asiatiche. Il Giappone ha rivelato a sorpresa un deficit commerciale con l´estero nel mese di ottobre, la bilancia commerciale di Tokyo che è sprofondata in rosso per 63,9 miliardi di yen. E´ la prima volta da 28 anni. Crollano le esportazioni made in Japan verso l´Europa e gli Stati Uniti ma c´è anche l´improvviso declino dello 0,9% dell´export nipponico verso la Cina, l´ultimo mercato che ancora «tirava». Perché nei vasi comunicanti dell´economia globale il contagio depressivo è veloce. Ciascun paese dove i consumi si afflosciano, «esporta recessione» perché compra meno dal paese vicino. Attraverso questa cinghia di trasmissione la sindrome si insinua anche dentro il gigante cinese, la nazione più popolosa del mondo, l´unica locomotiva ancora in crescita. Per quanto corra la Repubblica Popolare, i segnali di rallentamento sono inequivocabili. Gli automobilisti di Pechino, Shanghai e Canton a ottobre hanno ridotto del 13% gli acquisti di benzina. La Toyota ha annunciato che a fine 2008 le sue vendite di vetture in Cina saranno inferiori al previsto di centomila unità. Le case automobilistiche cinesi, abituate ad aumenti delle vendite del 20% annuo, ora elemosinano aiuti di Stato come Ford e General Motors. Ancora più pesante è il ribasso nei consumi di gasolio per diesel - meno 46% - un segnale che i Tir cinesi hanno meno lavoro del solito. Il numero uno della compagnia petrolifera di Stato, Jiang Jiemin, ammette che «tutto è cambiato nell´arco di un mese». In ottobre sono calati anche i consumi di corrente elettrica, ed è la prima volta che questo accade in Cina dalla crisi asiatica del 1997. E´ emblematica la decisione di Pechino di varare una manovra di bilancio da 586 miliardi di dollari, investimenti pubblici e trasferimenti alle famiglie. La crescita del Pil cinese è rallentata da +11,7% l´anno scorso al 9% dell´ultimo trimestre: sembra ancora uno sviluppo vigoroso, ma è dall´epidemia della Sars nel 2003 che l´economia cinese non rallentava così. I dirigenti comunisti sanno che se la crescita del Pil scende al 7% annuo è l´equivalente di una recessione, perché non si creano posti di lavoro sufficienti ad assorbire le nuove leve giovanili e gli immigrati dalle campagne. Le tensioni sociali stanno già moltiplicandosi nel Guangdong. In questa regione meridionale sono fallite 30.000 aziende tessili. La metà delle fabbriche di giocattoli hanno chiuso i battenti e licenziato gli organici. Un Natale segnato dalla ritirata dei consumatori americani è l´incubo delle economie asiatiche. A loro volta le potenze emergenti sono costrette a tagliare gli acquisti. La grande gelata si fa sentire in ogni angolo della terra: i paesi produttori di materie prime si scoprono più poveri da quando i prezzi di minerali e metalli sono crollati del 35%. L´atterraggio è brutale e nessuno si sente al riparo, lungo un arco della crisi che ormai si estende dall´Angola all´Australia.

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tra una settimana negli usa scatta il week end destinato alla caccia ai regali. da qui si capirà come sarà il natale. di tutti - autore1 (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 22-11-2008)

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Pagina 37 - R2 Tra una settimana negli Usa scatta il week end destinato alla caccia ai regali. Da qui si capirà come sarà il Natale. Di tutti AUTORE1 federico rampini Gli operai cinesi che lavorano nelle fabbriche di giocattoli. Gli ingegneri della Toyota a Tokyo. I piccoli azionisti della Samsung a Seul. Per tutti l´ultima speranza si chiama Black Friday: è il test decisivo per capire come sarà il Natale 2008 sul fronte dei consumi, in America e quindi nel resto del mondo. Nonostante il nome infausto, in passato il Black Friday era tutt´altro che un giorno nero. Quest´anno cade il 28 novembre. E´ il venerdì subito dopo Thanksgiving Day, quando nel lungo ponte festivo tradizionalmente le famiglie americane si precipitano a fare spese. In passato Black Friday coincideva con un´orgia dei consumi pre-natalizi: assalti di massa agli shopping mall, ingorghi nei paraggi dei grandi magazzini, il rito godereccio è sempre stato onorato con entusiasmo. Quest´anno invece i segnali premonitori indicano che sarà un venerdì veramente nero, l´anticipazione di una stagione natalizia depressa, le cui sofferenze si ripercuoteranno in ogni angolo dell´economia globale, dalla classe operaia del Guangdong agli indici di disoccupazione in Italia o in Germania. Il verdetto del consumatore americano è atteso con un´ansia comprensibile. Per anni è stato lui (o lei) il motore infaticabile della crescita planetaria. Anche quando l´economia europea era asfittica, si poteva sempre contare sugli Stati Uniti per continuare a spendere. Il recente benessere conquistato da centinaia di milioni di persone in Cina, India, Vietnam, Brasile, si agganciava all´inesauribile sete di importazioni dell´America. Ma adesso il vento è cambiato davvero: neppure l´ultima offerta di un maxischermo tv ultrapiatto scontatissimo a 900 dollari riesce ad attirare i clienti da Best Buy, la catena di supermercati elettronici americani. Circuit City, il suo principale concorrente, è in liquidazione fallimentare da alcune settimane. SEGUE NELLE PAGINE SUCCESSIVE CON UN ARTICOLO DI ENRICO FRANCESCHINI SEGUE A PAGINA 38

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Ue, sviluppo e incentivi le nuove parole d'ordine (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-11-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-11-22 - pag: 5 autore: ANALISI Ue, sviluppo e incentivi le nuove parole d'ordine di Adriana Cerretelli L a produzione di auto in Gran Bretagna è crollata in ottobre del 25,1%, il dato peggiore dal 1991. L'indice dell'attività manifatturiera e dei servizi nell'area euro è sceso a novembre per la sesta volta consecutiva al livello più basso dal 1998, da quando è stato creato. La perdita di occupazione è al massimo dal 2003. Sono solo alcune delle notizie di ieri e solo per l'Europa. Più che cronaca un calvario, un bollettino implacabile di record negativi che rendono ogni giorno più cupo il panorama. Dovunque. In Europa, negli Stati Uniti, Giappone, Cina e India, la sfiducia erode domanda e investimenti. Il settore dell'auto (12 milioni di occupati e 5% del Pil nella Ue) ha le spalle al muro:chiusure,settimane di lavoro sempre più corte, dipendenti a casa. La chimica non è ancora nell'occhio dello stesso ciclone ma le mega-chiusure annunciate dal colosso Basf ne appaiono l'avanguardia. La recessione morde e c'è chi teme si trasformi in depressione. L'industria in crisi, quando non sull'orlo della bancarotta, ovunque invoca aiuti dai Governi. Negli Stati Uniti i tre colossi dell'auto battono cassa per 25 miliardi di dollari. In Europa si invocano 40 miliardi di euro. Stessa musica in Cina e India. Lo spettro di una guerra dei sussidi aleggia, con il suo letale bagaglio di reazioni protezionistiche a catena. L'Europa trema. Con soli 10 anni di vita, il giovane club dell'euro sa di rischiare più degli altri. Sa soprattutto di non potersi permettere il lusso di fragilizzare moneta e mercato unico. Per questo dopo una lunga sventagliata di no irrevocabili a piani di rilancio, ora arriva il momento dei ripensamenti. E così il progetto degli eurobond di Giulio Tremonti trova un sostenitore "pentito" in JeanClaude Juncker, il presidente dell'Eurogruppo.Le vecchie parole d'ordine della disciplina e del rigore non scompaiono ma perdono voce, sostituite da quelle nuove e assordanti come espansione, stimoli fiscali, aiuti. C'è voluto il G-20, la sua ricetta interventista, per indurre l'Europa, meglio la Germania, a correggere il tiro. E indurre la Commissione Ue,guardiano istituzionale delle regole del Trattato e del Patto di stabilità, a lanciarsi nella presentazione, mercoledì prossimo, di un piano anti-recessione da 130 miliardi. Certi tabù sembrano caduti però la riconversione sembra più facile da dire che da fare. La battaglia in corso nella Commissione riflette quella che esploderà tra i Governi che quel piano dovranno poi approvare. Tre i punti di at-trito: aiuti di Stato, reperimento dei fondi,gestione del Patto di stabilità. Per Neelie Kroes,responsabile Ue alla Concorrenza, gli aiuti all'auto devono rispettare il codice attuale che li prevede per ricerca, formazione e ambiente perché la sua, a differenza di quella finanziaria, non è una crisi sistemica. Comprensibile la difesa del mercato interno dal rischio di guerre commerciali a colpi di sovvenzioni. Però l'ortodossia fa a pugni con la realtà: in attesa che gli aiuti ne rilancino la competitività a medio e lungo termine, senza interventi immediati l'auto europea potrebbe ritrovarsi spazzata via. E poi come spiegare ai disoccupati che per salvare le banche si possono modificare le regole ma per sostenere l'industria no? Davvero la crisi del manifatturiero non scatenerebbe devastanti effetti? A monte il problema è reperire i fondi.Il bilancio europeo ha margini ridotti. Finalmente il rifiuto tedesco di potenziare le risorse della Banca europea degli Investimenti sta venendo meno: da qui dovrebbe arrivare un po' di ossigeno. Il grosso però non potrà che venire dai bilanci nazionali. Con buona pace delle regole anti-deficit. Il problema è un altro: coordinamento degli interventi nazionali e spartizione degli oneri tra chi può fare di più e chi meno, quando la Germania, tra i pochi a poter fare di più per tutti, rifiuta il ruolo di grande pagatore. «Se non apriremo il rubinetto finanziario, apriremo la porta alla discesa agli inferi » avverte il tedesco Guenther Verheugen.Per non perdersi l'Europa oggi deve trovare il coraggio della flessibilità e della coesione. Non ha altra scelta. NIENTE INDUGI Permettere il crollo del settore manifatturiero potrebbe scatenare effetti devastanti

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Torna di moda la corsa alla luna (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-11-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-11-22 - pag: 10 autore: PRESS CLUB ACURADI ALESSANDROGIBERTI Torna di moda la corsa alla luna «Il destino ha voluto che il primo uomo a esplorare in pace la luna riposerà in pace sulla luna per sempre». Sarebbe stato questo l'incipit del discorso di Richard Nixon nel caso in cui l'allunaggio dell'Apollo 11 fosse andato storto. Ma le cose andarono bene e Armstrong, Aldrin e Collins tornarono a casa sani, salvi e con la storia in tasca. Il mondo osservò con il fiato sospeso l'avvenimento e ne rimase estasiato. Tutto il mondo, tranne una parte, quella con capitale Mosca. Oggi, dopo quasi 40 anni, la sfida riparte. La luna ha ricominciato a esercitare il suo fascino magnetico sull'uomo. Nuovi programmi sono stati lanciati; altri sono in fase avanzata. I player, però, sono cambiati. Oltre agli Usa, ci sono la Cina, la concorrente più agguerrita, il Giappone, l'India e l'Europa. E poi c'è Google, che ha offerto 30 milioni di dollari al primo gruppo privato che riuscirà a far allunare un robot entro il 31 dicembre 2012. Il suo obiettivo è diverso dagli altri: vogliono dei video da mettere su internet.

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Sovrani non solo nella finanza (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-11-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-11-22 - pag: 12 autore: Sovrani non solo nella finanza di Franco Locatelli S iamo proprio sicuri che il principale punto critico della presenza dei fondi sovrani (Swf) dei Paesi emergenti sia il rischio che questi nuovi " Rothschild" mettano le mani sulle imprese strategiche dell'Occidente? Se si considera che di solito i fondi sovrani fanno investimenti di medio-lungo termine, assumono partecipazioni azionarie di minoranza e spesso senza diritti di voto, ciò che rende problematici i rapporti tra i nuovi signori della finanza, che sono anche la leva di Stati non sempre democratici, e i Paesi dell'Occidente non sta esattamente qui. Più che quelle finanziarie sono le implicazioni politiche della presenza dei fondi sovrani sui mercati dell'Occidente che meritano di stare al centro dell'attenzione. Gli Swf non sono solo ricchissimi intermediari finanziari di proprietà di Stati per lo più arabi, asiatici e russi, ma sono il punto di snodo tra alta finanza e alta politica. è da qui che bisogna partire per ragionare sui rischi e sulle opportunità che essi comportano ed è esattamente questo che fa l'ultimo rapporto dell'Osservatorio monetario dell'Università Cattolica di Milano che sarà discusso lunedì pomeriggio all'ateneo di Largo Gemelli, e che sposta il focus sugli aspetti meno esplorati dei fondi. è vero che i fondi sovrani, soprattuttoi più grandi e con l'eccezione di quello norvegese, hanno ben poca trasparenza. Edè anche vero che talvolta - come insegna il caso della Cina in Costarica, obbligata a riconoscere il Governo di Pechino in cambio di ricche elargizioni - i fondi sovrani esercitano anche un ruolo politico dove sono presenti,ma ciò vale per i Paesipiccoli e non certo per gli Usa e per l'Europa, le due aree dove gli Swf investono maggiormente. Semmai fanno riflettere altri fatti: gli Usa hanno fatto fallire Lehman, ma hanno nazionalizzato Fannie Mae e Freddie Mac perché in precedenza le autorità cinesi li avevano messi in guardia contro le conseguenze del collasso dei due giganti dei mutui, dei cui titoli le casse di Pechino erano piene. E, a conferma del ruolo politico crescente della Cina, il pressing di questi giorni dell'Fmi su Pechino per ricevere risorse per il salvataggio dei Paesi in difficoltà conta più di qualunque discorso. Il rapporto calcola che il 40% degli asset dei fondi sovrani è detenuto da dollarpeggers, cioè da Paesi con valuta legata al dollaro, e giustamente si pone la seguente domanda: che cosa succederebbe se, per ragioni più politiche che finanziarie, gli Swf decidessero di disinvestire e di abbandonare l'ancoraggio al dollaro? La divisa americana crollerebbe e i mercati verrebbero sconvolti molto di più di quanto stia succedendo in questi mesi. Ma è probabile che questo possa accadere? La risposta la dà un brillante saggio di Daniel Drezner, docente di International politics alla Tufts University e autore di All politics is global, secondo cui è improbabile che i fondi sovrani sconvolgano i mercati finanziari dell'Occidente con le loro strategie di investimento che, se mal congegnate, potrebbero suscitare un effetto boomerang. Come dice Larry Summers, l'equilibrio del terrore finanziario nasce in larga parte da qui: un generale disinvestimento non conviene a nessuno. Tuttavia, avverte Drezner, la presenza di Swf in Occidente può presentare controindicazioni politiche, perché può danneggiare la promozione della democrazia e della cooperazione nella finanza globale, influire non solo sulla politica dei Paesi minori ma sulla politica estera americana e aiutare i regimi autoritari a restare in piedi prevenendo le crisi economiche. Le stesse battaglie per la trasparenza dei fondi sovrani, pur importanti,«non possono eliminare del tutto le preoccupazioni circa le possibilità e le intenzioni » dei potenti soggetti in questione. Il che vuol dire che degli Swf vanno considerati non solo i profili finanziari, ma anche quelli relativi alla sicurezza internazionale, sapendo che la loro espansione solleva un rischio politico con cui fare i conti ma che la risposta non può trovarsi nella deriva protezionistica, che sarebbe un pericolo piuttosto che una soluzione ai problemi sul tappeto. Per Drezner, l'ottica con cui guardare ai fondi va, in sostanza, capovolta e deve puntare piuttosto a correggere gli squilibri macroeconomici - a partire dalla carenza di risparmio, dagli eccessi dei consumi e dallo spreco di energia degli Usache alimentano gli Swf. Ma il dubbio resta: i fondi sovrani sono una patologia o l'inevitabile conseguenza dell'affacciarsi sulla scena internazionale di nuovi popoli e nuovi Paesi? La discussione è aperta, ma ciò che conta è saper cogliere tutte le interconnessioni che il protagonismo dei fondi sovrani implica e che spinge a modificare le regole del gioco. IL PESO DEL DRAGONE Il salvataggio di Fannie e Freddie e il caso Costarica mettono in evidenza il crescente ruolo politico degli investimenti della Cina

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I Casalesi sulla ruota di Bucarest (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-11-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-11-22 - pag: 13 autore: I Casalesi sulla «ruota» di Bucarest In Romania e all'Est investimenti concentrati nei giochi online, casinò e lotterie Roberto Galullo CASAL DI PRINCIPE. Dal nostro inviato I l nome della fabbrica di bottiglie in plastica per acque minerali: solo il nome mancava per chiedere la collaborazione della magistratura spagnola e tentare di sottrarre un gioiello al ricchissimo tesoro disseminato per il mondo dal clan dei Casalesi. L'interrogatorio metteva di fronte un colletto bianco – anzi bianchissimo – e un dirigente delle Forze dell'ordine che da una vita spende la propria vita per dare la caccia alle famiglie Schiavone, Bidognetti, Jovine, Russo, Diana, Zagaria e il resto del gotha di una struttura verticistica e riservata, molto più simile a Cosanostra che non ai clan camorristici napoletani, polverizzati, guasconi e appariscenti. «Quel nome – confida al Sole 24 Ore in una stanza d'albergo quel dirigente, che parla per la prima volta solo con la promessa di non esistere agli occhi del mondo – non me lo ha fatto. Sapeva che se me lo avesse detto sarebbe stato ucciso. Che quella fabbrica fosse dei Casalesi lo sapeva solo lui, il contabile immacolato, e chi gli aveva messo in mano la valigia con i soldi ». Il clan dei Casalesi che, con molte probabilità, è proprietario dell'azienda spagnola di bottiglie in Pvc, è quello che fa capo alla famiglia di Francesco Schiavone. Le Forze dell'ordine non si arrenderanno e continueranno a stringere il cerchio intorno ai boss casalesi in casa propria, dove i boss si sentono al sicuro («Quando dovevo uccidere qualcuno – racconta al Sole 24 Ore un sicario del clan,ora collaboratore –mi appostavo per settimane, mesi a casa sua e, come un cacciatore, aspettavo che la preda arrivasse. Arrivava sempre.») ma è chiaro ormai che il business di Gomorra è senza confini. Anzi: dopo aver bruciato la Campania e affumicato il Centro-Nord, da anni i Casalesi inquinano mezzo mondo anche grazie ai lunghi sonni d'investigatori e inquirenti (Dea americana a parte). La Penisola Iberica è un terreno già seminato: si tratta solo di raccogliere e continuare a seminare. Una messe garantita ogni anno: immobili, aziende agricole, alberghi, ville, negozi di lusso e tanto traffico di droga. «I Casalesi –spiega senza tanti giri di parole Lucio Di Pietro, memoria storica della lotta alla camorra in Direzione nazionale antimafia e ora procuratore generale a Salerno –si muovono secondo regole e schemi imprenditoriali. Non seguono il mercato: lo anticipano e lo condizionano». «Lo spirito imprenditoriale dei Casalesi – conferma il colonnello della Guardia di finanza Giuseppe Bottillo, per anni a capo del Comando provinciale di Napoli –è stato ereditato da Antonio Bardellino e dall'antica tradizione del contrabbando di sigarette ». è il mercato che li spinse nell'Est ancora prima che crollasse il Muro di Berlino. «Prima degli altri – continua Di Pietro – capirono che sarebbe crollato un mondo, ma sarebbe rimasta in piedi una struttura di ex agenti segreti e di milioni di armi con cui arricchirsi subito». Fu un'epoca d'oro: la vendita dei kalashnikov nella metà del mondo in guerra era appannaggio dei Casalesi. Il filone d'oro è stato prosciugato, anche se tracce di lanciagranate e lanciamissili nelle mani dei clan, di tanto in tanto, carsicamente ritornano e preoccupano. Ma quanto ha reso il business delle armi? «Una stima è impossibile – dice Di Pietro – ma parliamo di centinaia di milioni e man mano che prosciugavano di armi una nazione dell'Est Europa, passavano a quella vicina». Questa riserva di denaro pronto da investire non è stata la sola cosa preziosa che l'ex blocco comunista ha lasciato in eredità ai Casalesi: i contatti con gli ex agenti segreti e la facilità con cui corrompevano e corrompono la burocrazia ha lasciato spalancate le porte di Paesi come Ungheria, Polonia, ma soprattutto Romania: il nuovo Eldorado dei Casalesi. La ruota della fortuna gira ora intorno al business dei giochi d'azzardo online, casinò, poker, lotterie, scommesse e concorsi. Nei Paesi dell'Est è più facile ottenere licenze per i server: poche domande, guadagni assicurati e mazzette per molti. I Casalesi si arricchiscono dunque- attraverso la proprietà diretta o intestata a prestanome locali - sulle puntate che vengono effettuate (spesso illegalmente) da tutto il mondo nei server registrati in Romania e nella rete dei Paesi dell'Est. Un business clone di quello attivo in Campania e anche in altre parti d'Italia dove i clan hanno la gestione diretta di decine di sale bingo, sale e concessioni per i giochi d'abilità a distanza con vincite in denaro, nelle quali riescono anche a violare la piattaforma dei Monopoli di Stato e puntare anche all'estero, nonostante il continuo aggiornamento del software italiano. La Romania è nel mirino degli investigatori anche perché i Casalesi hanno diverse fabbriche ( a partire da quelle tessili)nell'area di Timisoara. Tre anni fa fu intercettato un rumeno all'aeroporto di Milano Linate. Da alcuni " pizzini" che il boss Francesco Schiavone, alias "Cicciarello", cugino di "Sandokan", gli aveva affidato e che doveva consegnare a parenti e sodali, si scoprì che il clan aveva fabbriche di scarpe. Ma seguendo poi quella e altre tracce, gli investigatori scoprirono una rete di affari immobiliari degli Schiavone e di Giuseppe Russo in Polonia e Francoforte, con ristoranti e molte abitazioni di proprietà. La Romania non è solo poker online e fabbriche, ma anche gigantesche aziende agricole nelle quali si produce il latte di bufala campana: con quali garanzie? Si ha anche notizia di laboratori grafici artigianali che producono etichette false per certificare come genuine e a norma di legge le mozzarelle vendute poi in mezzo mondo. Non solo Francia, insomma, dove Vincenzo Zagaria e Aldo De Simone (fratello del pentito Dario, spietato killer), con la compiacenza d'imprese apparentemente pulite, fino a pochi anni fa esportava enormi quantità contraffatte di derivati del latte e burro chimico. Ma indagini in corso raccontano che quei traffici sono ripresi. Passato prossimo o remoto degli affari dei Casalesi sono anche il Brasile di Antonio Bardellino, ucciso nel luglio 1988 a Rio de Janeiro e, dall'altra parte dell'Oceano, il Portogallo, dove nel 1991 fu ucciso Mario Jovine, presunto assassino dell'ex sodale Bardellino, che aveva casa a Burgos. Brasile, Portogallo, Francia, la Cina dei falsi e del traffico dei rifiuti, la Svizzera per il riciclaggio in banca del denaro sporco, Olanda e Belgio per lo snodo del narcotraffico europeo, persino la Scozia dove ad Aberdeen la famiglia camorristica La Torre di Mondragone si è arricchita anche girando con i propri prodotti le fiere enogastronomiche europee, sono solo realtà da consolidare.«L'insediamento dei Casalesi – spiega Di Pietro – crea delle comunità che portano capitali, creano lavoro e lavano denaro ». E gli affari-come per la 'ndrangheta –ruotano quasi sempre intorno a una pizza o una mozzarella, serviti nei ristoranti dei prestanome, immacolati solo per i clienti. I nuovi affari- agevolati da professionisti insospettabili- sono anche in Germania (dove le autorità si sono parzialmente svegliate solo dopo la stragedella 'ndrangheta a Duisburg). Qui i Casalesi, a partire dal clan Zagaria, prima infiltrano e poi rilevano imprese decotte o in crisi. Puntano in Borsa a Francoforte con coperture e prestanomi difficili da scoprire. In questo momento di recessione poi, è facile per i clan immettere liquidità: nelle crisi mondiali le mafie non conoscono mai crisi, semmai le benedicono.I capitali – per quanto ora aggrediti in Italia con continui sequestri e confische – sono di dimensioni impensabili. Nel triennio '98-2000, solo per citare un caso, la famiglia Bidognetti guadagnava dai traffici illeciti 25 milioni netti all'anno.Una montagna disoldi da gestire e investire senza confini. Ad esempio nella droga. Furbi e scaltri, i Casalesi sanno riconoscere lo strapotere della 'ndrangheta grazie all'asse con i narcos colombiani e così,senza disdegnare ricchi traffici con il Sudamerica dopo aver concordato il via libera delle 'ndrine, fanno rotta verso Nigeria e Albania, Paesi "veicolo" dall'Asia e dall'Africa ma anche produttori di nicchie ricercate e pregiatissime, a partire dalla cannabis. La capitale regionale dei traffici dei Casalesi è Castel Volturno dove – non a caso –il 18 settembre c'è stata una strage e dove è perenne lo scontro con la mafia nera che spesso non sta ai patti per la sua forza e per i terminali che, dalla capitale Lagos, si ramificano in tutto il mondo. Castel Volturno fa asse con Tirana, capitale dell'Albania, nazione nella quale è stata messa a punto una fertilizzazione in acqua della cannabis che rende oro ai trafficanti. I Casalesi la smistano in tutta Italia, a partire da Calabria e Sicilia dove sembra particolarmente apprezzata. L'asse con Tirana dove la corruzione è a livelli alti come a Lagos, vale anche per il traffico di donne da avviare alla prostituzione e di macchine rubate in tutta Europa. Sull'impero dei Casalesi, come su quello di Carlo V e su quello della 'ndrangheta, non tramonta mai il sole, anche se ancora, in qualche parte del mondo, qualcuno si sorprende che i clan campani erano pronti a investire nella ricostruzione dell'area del World Trade Center a New York: l'ombelico del mondo anche per Gomorra. roberto.galullo@ilsole24ore.com http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com NEW E OLD ECONOMY Fabbriche tessili, di scarpe, immobili, attività commerciali e aziende agricole restano fondamentali accanto ai nuovi business

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Più ferro dalla Fortescue alla Cina (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2008-11-22 - pag: 44 autore: Società minerarie. Netto recupero a Sydney del gruppo di Andrew Forrest Più ferro dalla Fortescue alla Cina Con la rapida discesa dei prezzi del minerale di ferro, Andrew "Twiggy" Forrest ha dovuto abbandonare il podio di businessman più ricco d'Australia. La sua Fortescue, terzo esportatore del settore alle spalle di Rio Tinto e Bhp Billiton, ha accusato il peso della recessione, come tutti gli altri gruppi minerari, ed è calata in due mesi da 7,15 a meno di 2 dollari australiani. Però ieri a Sydney la società di cui Forrest controlla il 36% ha visto le proprie azioni salire del 39,5% in un solo giorno, balzando da 1,29 a 1,80 A$. l merito è dei profitti dell'anno chiuso il 30 giugno, che si sono rivelati più cospicui del previsto: 950 milioni di A$. Ma il rialzo è legato soprattutto all'annuncio secondo cui cinque grandi società siderurgiche cinesi avrebbero aumentato di 3,5 milioni di tonn. le forniture di minerale di ferro coperte da accordi di lungo termine con Fortescue. Un risultato notevole, se si considera che big come la brasiliana Vale e le anglo-australiane Bhp e Rio hanno dovuto ridurre la produzione per non intasare i magazzini. Per Forrest è il terzo successo dell'anno. Il primo l'aveva raggiunto in maggio, rispettando il suo calendario, che prevedeva di iniziare in quel mese le consegne ai clienti cinesi del primo minerale estratto dai suoi nuovi giacimenti. Il secondo è più recente, e chiude la vicenda che ha visto Fortescue opposta ai big minerari, i quali volevano negare alla sua produzione l'accesso alle loro linee ferroviarie che collegano miniere e porti d'imbarco. La Corte di giustizia ha dato ragione a lui, che intanto aveva già provveduto a costruire una propria ferrovia. Ora per tutti i produttori di ferro si tratta di verificare come fissare i prezzi per il 2009. Bhp vorrebbe ancorarli a un indice variabile, un tentativo che ha già provocato rimostranze della Commissione Ue e mette quindi nuovi ostacoli sulla via del takeover ostile lanciato in febbraio da Bhp sull'arcirivale Rio Tinto.

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Resistere al protezionismo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-11-22 - pag: 11 autore: Il vertice di Lima. Summit tra 21 capi di Stato dell'area Asia-Pacifico - Blindata la capitale «Resistere al protezionismo» L'Apec: la risposta alla crisi è nel libero commercio e nella Wto Roberto Da Rin LIMA. Dal nostro inviato Una città spettrale presidiata da 39mila poliziotti. Un'atmosfera surreale, niente traffico, misure di sicurezza eccezionali. E poi la sospensione di ogni attività lavorativa e la proclamazione di due giornate festive. è questo il primo decreto scelto dal presidente peruviano Alan Garcia per facilitare i controlli antiterrorismo e rendere sicuri i lavori del vertice Apec (Asia Pacific economic cooperation) in corso a Lima oggi e domani. I leader dei 21 Paesi affacciati sul Pacifico che generano il 55% del Pil mondiale e il 49% del commercio si riuniscono con un solo obiettivo, identico a quello del G-20 e degli ultimi incontri internazionali tra leader mondiali: la ricerca di soluzioni di politica economica mirate a superare la crisi globale. Il primo segnale che arriva dall'Apec, alla vigilia dei comunicati ufficiali è un «no al protezionismo », il primo punto su cui i ministri degli Esteri dei 21 Paesi membri convergono senza alcuna riserva. Il peruviano José Antonio Garcia ha dichiarato che nelle riunioni preliminari «tutti i ministri degli Esteri presenti all'Apec concordano su un punto chiave: la risposta alla crisi non può che arrivare dal libero commercio e da un sistema mul-tilaterale che abbia la Wto come istituzione centrale». Una risposta timida in un vertice che alcuni osservatori hanno definito «inutile» proprio per il ruolo, o meglio il ruolo mancato, che verrà esercitato dagli Stati Uniti, Paese generalmente leader nei forum Apec. Quella di George W. Bush è l'ultima apparizione in America Latina e questo è il suo canto del cigno all'Apec prima di lasciare la Casa Bianca, il 20 gennaio. Bush, in un'intervista al quotidiano peruviano El Comercio, ha dichiarato che il vertice dovrebbe replicare «i buoni propositi» del recente summit G-20 di Washington. E ha specificato di aver preso la decisione di allargare il G-20 per consentire ai Paesi in via sviluppo di sedere allo stesso tavolo di quelli industrializzati e discutere insieme della crisi economica. Al di là delle dichiarazioni, Bush non potrà che presenziare al vertice di Lima come un ospite illustre non più investito di autorevolezza. E d'altra parte non sono ancora ben definite le linee di politica commerciale del presidente eletto Barack Obama. In un quadro di grande incertezza generata dalla crisi americana, dalla recessione nell'Eurozona, dalle difficoltà congiunturali del Giappone e dal rallentamento della Cina, trovano spazio solo gli sherpa che lavorano agli accordi bilaterali. Tra questi, il più rilevante, non ancora definito, ma prefigurato come possibile dallo stesso presidente Hu Jintao, è quello tra Cina e Perù. Il presidente peruviano Garcia ha parlato di un interscambio commerciale che potrebbe raggiungere i 20miliardi di dollari entro il 2015. Allo stesso tempo, il Perù vuole migliorare le relazioni con la Russia, approfittando della visita a Lima del presidente Dmitrij Medvedev, dopodomani. Alla vigilia del vertice, ieri, Hu ha visto l'alto inviato di Taiwan, Lien Chan (ex presidente dell'isola): si tratta dell'incontro all'estero di più alto livello dalla seperazione del 1949. roberto.darin@ilsole24ore.com APERTURE Il presidente cinese Hu Jintao ha visto l'inviato di Taiwan: è l'incontro di più alto livello tra leader dei due Paesi dalla separazione del 1949 Misure di sicurezza. Un blindato della polizia peruviana di guardia al palazzo presidenziale nel centro di Lima AFP

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Non rallenta la domanda di vino in Cina (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: AGROINDUSTRIA MERCATI ITALIA data: 2008-11-22 - pag: 26 autore: VinItaly. Il workshop di Shanghai Non rallenta la domanda di vino in Cina Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Ha meno di quarant'anni, dispone di un reddito medio-alto, è curioso di sperimentare gusti diversi, insegue gli status symbol. è questo il profilo tipico del consumatore cinese di vino. Per convincerlo a bere sempre di più italiano (anche qui i francesi la fanno da padrone), dopo dieci anni Vinitaly China ha deciso di cambiare formato. «La formula del workshopdegustazione funziona meglio rispetto alla fiera classica, perché in questo modo siamo riusciti ad attirare operatori più qualificati», dice Camillo Cametti, consigliere di Veronafiere, a Shanghai per la seconda e penultima tappa di Vinitaly China (la manifestazione si chiude oggi a Macao). A giudicare dal numero delle presenze e dall'entusiasmo degli esperti cinesi, in effetti, i tempi in cui l'esposizione vinicola si svolgeva nei freddi saloni degli spazi fieristici di Pechino e di Shanghai sembrano lontani anni luce. è diverso l'ambiente ma, soprattutto, è diverso il pubblico. D'altronde, in dieci anni, il mercato del vino in Cina è cambiato radicalmente. Oggi, il Dragone è il paese con il più alto tasso di crescita dei consumi al mondo. Secondo fonti domestiche, entro il 2011 la Cina diventerà l'ottavo mercato vinicolo mondiale con un consumo complessivo di un miliardo di bottiglie l'anno. Sono cifre da capogiro di fronte alle quali i produttori stranieri, che oggi coprono solo il 6% della domanda domestica, non possono restare indifferenti. «Certo, è un mercato difficile da conquistare, ma dobbiamo crederci, esattamente come trent'anni fa abbiamo creduto negli Stati Uniti», osserva il presidente dell'Unione Italiana Vini, Andrea Sartori. Serviranno pazienza e strategie mirate, anche perché la concorrenza straniera è assai agguerrita. «La Cina vanta una tradizione culinaria antichissima, e i cinesi a tavola sono molto conservatori. Per questo motivo, il nostro obiettivo sarà cercare di abbinare i nostri vini ai piatti della cucina cinese. Dobbiamo puntare alla contaminazione e non alla sostituzione », spiega Walter Brunello, presidente di Buonitalia. I produttori italiani presenti a questa edizione sono convinti che valga la pena di scommettere sulla Cina, anche se oggi per mettere un piede su questo mercato bisogna sudare sette camicie. L'assenza di un gruppo italiano della grande distribuzione (a differenza dei francesi e dei tedeschi, che possono promuovere i loro prodotti tramite Carrefour e Metro) rende lo sbarco oltre la Grande Muraglia ancora più arduo. «Vinitaly China è un'ottima vetrina, ma poi sono gli imprenditori che devono conquistarsi il mercato- afferma Sergio Cragnotti, ex proprietario della Cirio, a Shanghai in rappresentanza della casa vinicola di famiglia Gli spazi indubbiamente ci sono. Ho l'impressione che molti cinesi inizino a essere un po' stanchi del vino francese e quindi siano pronti a sperimentare dell'altro». lucavin@attglobal.net NUOVI PRIMATI Si stima che nel 2011 il Paese del Dragone diventerà l'ottavo mercato vinicolo al mondo con un miliardo di bottiglie

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A Geithner il dopo-Paulson (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM (B.A.G.) data: 2008-11-22 - pag: 6 autore: A Geithner il dopo-Paulson Il numero uno della Federal Reserve di New York andrà al Tesoro Mario Platero Luca Veronese NEW YORK Barack Obama ha scelto: sarà Timothy Geithner il successore di Henry Paulson al Tesoro. Il presidente della Federal Reserve di New York dovrà gestire la crisi finanziaria ed economica «più grave della nostra vita»,come l'ha definita lo stesso Obama. Dovrà intervenire tra finanza e industria, trovare soluzioni che soddisfino le banche, gli investitori, le istituzioni internazionali, oltre che i cittadini che pagano le tasse, hanno perso il lavoro e hanno un mutuo da pagare. Geithner è stato preferito a Lawrence Summers, segretario al Tesoro di Bill Clinton. Al professore di Harvard dovrebbe comunque toccare un ruolo di primo piano come consigliere economico di Obama alla Casa Bianca. Un incarico che, secondo fonti vicine al presidente eletto, potrebbe addirittura spianargli la strada verso la guida della Federal Reserve al posto di Ben Bernanke, il cui mandato scade nel gennaio 2010. Geithner, 47 anni, dal 2003 alla Federal Reserve di New York, la più influente tra le dodici sedi regionali della banca centrale americana, è un grande tecnocrate della politica e della finanza americana che negli anni ha accresciuto la sua esperienza – sempre nelle istituzioni pubbliche – fino a ritagliarsi un ruolo di grande negoziatore in tempi di crisi: al Governo o alla Banca centrale, nei Paesi in via di sviluppo o a Wall Street - nei salvataggi di Bear Stearns e nelle ultime ore di Lehman Brothers - la sua capacità e la rete di contatti che ha saputo costruirsi sono state spesso decisive. Nato a New York, ha studiato al Dartmouth College, nel New Hampshire, e alla Johns Hopkins University di Baltimora concentrandosi sulla politica internazionale. Ha passato parte della sua vita tra Africa, India, Thailandia, Cina e Giappone, seguendo il padre Peter, dipendente dell'Agenzia americana per lo sviluppo internazionale e poi della Ford Foundation come esperto di Asia. Agli inizi Geithner ha lavorato per la Kissinger Associates, a Washington: «Si muoveva con molta discrezione, senza la minima invadenza; con diplomazia, senza mai sopraffare l'interlocutore», ha ricordato di recente Henry Kissinger. Nel 1988 è passato al Tesoro, salendo tutte le posizioni fino a diventare sottosegretario del Tesoro americano per gli affari internazionali, e mantenendo l'incarico sia con Robert Rubin che con Lawrence Summers nell'amministrazione di Bill Clinton. Ha chiuso negoziati di rilievo con il Giappone e alla Wto. Dal dicembre del 2001, e per i due anni seguenti, è stato invece impegnato con il Fondo monetario internazionale. Alla Federal Reserve è stato chiamato da Pete Peterson, cofondatore di Blackstone. Da subito è entrato nella cerchia dei protetti di Gerald Corrigan, allora capo della Fed di New York, poi passato a Goldman Sachs. Tra i suoi maestri ci sono, di sicuro, gli ex presidenti della Fed, Alan Greenspan e Paul Volcker; ma anche lo stesso segretario attuale del Tesoro Henry Paulson. Tra i suoi sponsor c'è anche John Thain, amministratore delegato di Merrill Lynch, già alla guida del New York Stock Exchange. Nel passaggio di Bear Stearns a Jp Morgan, nel marzo scorso, l'intervento di Geithner è stato decisivo: solo il prestito da 29 miliardi di dollari, garantito dalla Fed di New York ha reso possibile l'operazione di salvataggio. «Un finanziamento del tutto straordinario, senza precedenti e che non si ripeterà mai più in futuro», come commentava allora Bernanke. Prima della grande bufera di fine settembre, prima dei piani di aiuti e dei proclami di intervento pubblico, Geithner si era fatto carico di 30 miliardi di dollari di derivati, in gran parte obbligazioni legate a mutui subprime, guadagnandosi non poche critiche per aver forzato, come prima di lui nessuno aveva mai fatto, le regole sulle competenze e le funzioni di sostegno che spettano all'istituto centrale. Nella lunga notte che ha portato al tracollo di Lehman Brothers è stato Geithner a battersi fino all'ultimo per salvare il salvabile, per cercare l'ennesima mediazione chiamando a raccolta i big di Wall Street: e forse proprio in quella trattativa, nonostante il fallimento della storica banca d'affari, si è guadagnato la stima e il rispetto di Barack Obama. Nel suo curriculum c'è anche l'attenzione all'economia mondiale globalizzata: sua la negoziazione per un pacchetto di aiuti da 100 miliardi di dollari per aiutare Brasile, Corea del Sud e Thailandia. IL MEDIATORE Il presidente eletto sceglie per l'incarico più importante il grande negoziatore dei salvataggi delle banche di Wall Street Tecnocrate. Timothy Geithner, 47 anni, cresciuto nelle istituzioni REUTERS

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BP Solar, un investimento sicuro nell'energia pulita (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FOTOVOLTAICO data: 2008-11-22 - pag: 29 autore: INFORMAZIONE PUBBLICITARIA BP Solar, un investimento sicuro nell'energia pulita C on più di 2400 dipendenti, di cui circa 600 in Europa, e oltre 1 miliardo di dollari di fatturato, BP Solar, parte di di BP Alternative Energy, la divisione dedicata alle energie rinnovabili che affianca il core business del gruppo BP legato al gas e al petrolio, è uno dei maggiori "player" del mercato del fotovoltaico a livello mondiale. L'azienda, che propone soluzioni innovative di impianti fotovoltaici "chiavi in mano", garantendone la qualità e la producibilità agli investitori e alle banche finanziatrici, vanta impianti produttivi in Spagna, USA, Australia, India e Cina. Sul mercato da più di 30 anni, la divisione Solar della BP ha realizzato installazioni in 160 Paesi per oltre 700 MW. BP Solar è impegnata anche nei paesi del terzo mondo, dove ha fornito corrente elettrica a interi villaggi, alimentato sistemi di pompaggio per l'irrigazione, nonchè realizzato impianti fotovoltaici per sistemi di telecomunicazione. L'azienda è una delle poche nel settore a essere integrata verticalmente, dalla produzione della cella (in silicio poli e monocristallino) all'impianto completo, fino alla sua manutenzione, il tutto per una vasta gamma di applicazioni nei settori residenziale, commerciale e industriale. Con una capacità produttiva globale di circa 300 MW, BP Solar ha l'obiettivo di raggiungere 1 GWdi produzione annua di pannelli entro il 2010. "L'Italia è per BP Solar uno degli otto mercati strategici a livello mondiale, dove si propone di applicare l'analogo approccio al mercato adottato in Germania e Spagna", spiega l'AD di BP Solar Italia Gianni Chianetta. BP Solar infatti realizzerà direttamente impianti chiavi in mano di grandi dimensioni, mentre si avvale già di partner selezionati e qualificati per realizzare impianti di piccole e medie dimensioni. A tal proposito, dopo il rinnovo della storica partnership con Solarex, di proprietà al 100% del Gruppo Ambrogio Moro, BP Solar ha di recente formalizzato un accordo con Meridionale Impianti, leader nell'installazione di impianti ad alta tecnologia. Importante, per lo sviluppo nel nostro Paese, la questione della bancabilità dei progetti fotovoltaici, fondamentale per gli investitori che chiedono un finanziamento e ancor più attuale in questo periodo di crisi congiunturale e di difficoltà nell'accesso al credito. A tal proposito dice Chianetta: "In BP Solar abbiamo studiato una soluzione di progetto e manutenzione che ci consente di offrire una garanzia non solo sui singoli componenti ma anche sulla performance e la producibilità dell'intero impianto, ottenendo un prodotto finanziario e finanziabile a tutti gli effetti. Le stesse banche così possono proporre ai loro clienti delle opportunità di investimento con un rendimento superiore a quello degli altri fondi, senza rischi." L'impianto fotovoltaico di Madridejos-Toledo, in Spagna: 20 ettari di superficie, una potenza di 8.8 MWp, una produzione annua attesa di 13,186,500 kWh (13,200 tonnellate di CO risparmiate ogni anno) 2

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<Il mondo del 2025 non parlerà americano> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 22-11-2008)

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MONDO 22-11-2008 GLI SCENARI GLOBALI «Il mondo del 2025 non parlerà americano» Il petrolio arretrerà, ma è in ritardo lo sviluppo di energie alternative DI ALBERTO SIMONI U n mondo multipolare, la perdita d'influenza del dollaro, la fine della dipendenza energetica dal petrolio, la crescita della Cina come potenza economica e militare, un maggior rischio di conflitti e l'appannamento di al-Qaeda presso le masse arabe. Senza contare che il numero dei Paesi che avranno scarso accesso a cibo e acqua salirà da 21 a 36 nel 2025 e coinvolgerà 1,4 miliardi di persone. Sono solo alcuni spunti, i più interessanti, del rapporto (Global Trends 2025) diffuso dal National Intelligence Council (Nic). Il direttore del Nic Thomas Fingar precisa che si tratta di scenari, di simulazioni e che «il rapporto non deve essere visto come una previsione». Nessuna sfera di cristallo, piuttosto spiegano i portavoce di Langley, uno «stimolo» per cercare di leggere i mutamenti dei prossimi anni le evoluzioni geopolitiche ed economiche del pianeta. Ma scorrendo le 120 pagine del Global Trends 2025 si deduce che il mondo non parlerà più solo americano. L'intelligence Usa prevede infatti una diminuzione del ruo- lo dell'America sullo scacchiere mondiale che va di pari passo con la lenta ma inesorabile perdita di peso del dollaro. La moneta Usa infatti cederà il suo status di leader sul mercato finanziario e nei caveau delle banche nazionali per trasformarsi in una sorta di «primus inter pares » fra diverse monete. La conseguenza di questa smarrita centralità, notano gli analisti dell'intelligence, sarà una politica estera differente. Il vicedirettore dell'intelligence Usa ha sottolineato che toccherà al mondo politico chiedersi «cosa fare, come agire per mantenere le cose sulla giusta traiettoria ». «I leader ha detto parlando al Washington Institute per il Medio Oriente possono plasmare gli eventi e il futuro è soggetto ad essere influenzato ». Restano però le previsioni, grigie, per i teorici della "primacy" (la supremazia) americana. Perché il mondo evolverà in un sistema multipolare con diversi centri decisionali e "l'E- st" sfiderà lo strapotere attuale "dell'Ovest". Cina, Russia, India e Brasile beneficeranno dall'aumento del prezzo dell'energia (gas e petrolio) e delle commodity. Ma è su Cina e Russia che la comunità d'intelligence Usa focalizza le attenzioni. Acquisterà forza Mosca, senza tuttavia scacciare le zone d'ombra. Perché se avrà accesso a sempre più campi petroliferi da sfruttare, il suo potenziale come potenza ritrovata rischia di subire rallentamenti per una serie di ragioni concrete: corruzione nei gangli del governo, criminalità e arretratezza nelle infrastrutture. Pechino da oltre un decennio è guardata con un misto di paura, apprensione e opportunità nelle stanze di Washington. Il Pentagono ne teme l'ascesa militare e un bilancio per la Difesa che Pechino maschera dietro numeri fittizi. Secondo le stime del Nic nel 2025 la Cina sarà la seconda economia mondiale e le sue forze armate giocheranno un ruolo cardine negli equilibri geostrategici. Al Pentagono addirittura circola un rapporto datato 2005 che indica nel 2025 (guarda caso lo stesso limite del rapporto di quest'anno) la parità strategica fra Usa e Cina. Ma se Pechino, e la sua vertiginosa ascesa al ritmo del 9% annuo di crescita (ora leggermente in calo complici i mercati in tumulto) non sono una sorpresa ciò che cambia nell'edizione 2008 rispetto a quella del 2004 è la questione energetica. Perché se la dipendenza dal petrolio entro il 2025 sarà ridotta, non significherà che l'America prevede l'intelligence sarà stata in grado di svoltare decisamente verso le fonti alternative. Il motivo sono i costi delle infrastrutture e i tempi per rimpiazzare raffinerie e oleodotti con altri tipi di impianti adatti alle nuove forme di energia. Il cambiamento comunque delle fonti di approvvigionamento e il progressivo distaccarsi dal petrolio, creerà un contraccolpo nel Golfo Persico. L'Arabia saudita dovrà cercare di contenere le spese per il mantenimento del suo apparato reale; e l'I- ran alle prese con il crollo del prezzo di gas e petrolio potrebbe rivedere «le sue politiche economiche populiste ». E magari il clero perderà la presa sulla popolazione. Resterà l'Africa la zona più vulnerabile sotto il profilo economico. Malgrado il Continente diventerà uno dei maggiori produttori di commodity, la popolazione non beneficerà dell'espansione. Anzi l'instabilità e governi corrotti continueranno a far da tiranni. Una situazione che non farà altro che aumentare il rischio di conflitti, non solo in Africa ma anche nel mondo. Una nota positiva l'intelligence la individua in al-Qaeda la cui influenza «sulla popolazione svanirà prima che la gente pensi». Colpa della sua severa ideologia e «degli obiettivi strategici irrealizzabili ». LE RISORSE Il numero dei Paesi che hanno scarso accesso ad acqua e cibo salirà nel 2025 a 36, rispetto ai ventuno di oggi. Saranno oltre 1,4 miliardi le persone a rischio fame TERRORISMO L'influenza di al-Qaeda svanirà prima di quanto si pensi. Colpa della sua ideologia, «degli obiettivi irrealizzabili» e «dell'incapacità di diventare un movimento di massa» GEOPOLITICA Gli analisti prevedono una crescita economica e militare della Cina Secondo le stime del National Intelligence Council nel 2025 Pechino guiderà la seconda economia mondiale e le sue forze armate avranno un ruolo cardine negli equilibri geostrategici L'ECONOMIA Il biglietto verde perderà il suo status di leader sul mercato finanziario per trasformarsi in una sorta di «primus inter pares» fra diverse monete La conseguenza di questa smarrita centralità, notano gli esperti di Langley, sarà giocoforza una politica estera differente

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Washington (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 22-11-2008)

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MONDO 22-11-2008 Washington La supremazia statunitense non è più una certezza Lo dice un rapporto dell'intelligence americana che prevede che nel 2025 vivremo in un mondo multipolare con diversi centri di potere come Cina e Russia. E la crisi del dollaro influenzerà la politica estera

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Muravchik: il potere degli Usa non si basa solo sui soldi (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 22-11-2008)

Argomenti: Cina

MONDO 22-11-2008 Muravchik: il potere degli Usa non si basa solo sui soldi l'intervista Secondo il politologo la forza della nazione resta ancorata ai suoi ideali e alla capacità militare «Queste previsioni non possono essere del tutto credibili» « M a come fanno a prevedere cosa accadrà nel 2025? Come fanno a sapere come sarà il mondo fra due decenni?» Senior fellow all'American Enterprise Institute, Joshua Muravchik fa parte di quel gruppo di pensatori che considera la supremazia americana un dato di fatto. Quasi una certezza apodittica. E avverte: «Il gruppo che ha redatto il Global Trends 2025 è lo stesso che ha scritto la Nie (National Intelligence E- stimate, ndr) sostenendo che l'Iran aveva abbandonato le pretese nucleari. Non mi pare segno di affidabilità visto che l'Aiea qualche giorno fa ha detto il contrario». Professor, non si fida proprio... Diciamo che questi esercizi li trovo buoni solo per l'umorismo. Non negherà però che l'America un po'di forza e prestigio, almeno sotto il profilo finanziario, l'ha smarrita... Indubbiamente. Ma non è solo lì che si misura la forza della Nazione, la sua influenza. Il rapporto lega «il dollaro alla politica estera» però... Allora, non so quanto la "moneta" influenzi le scelte sulla politica internazionale. Ma lo ripeto, il potere americano si basa essenzialmente su altri pilastri. E questi non li vedo intaccati. Né oggi, né fra due decenni. Quali sono questi pilastri che garantiranno ancora la supremazia Usa? Almeno tre: il potere americano è essenzialmente potere militare, e questo difficilmente cambia. In secondo luogo, c'è l'ideale della politica americana che ha dimostrato di essere sempre determinata quando si tratta di parlare di democrazia e di diritti umani. In terzo luogo, l'appeal che la cultura popolare U- sa continua ad avere presso le masse dei Paesi stranieri. "Soft power" viene chiamato. Il fatto che nelle moschee più radicali del mondo arabo ci sia ancora risentimento e rabbia ogni qualvolta penetri qualcosa di americano la dice lunga sulla paura che la persuasione Usa provoca in alcuni ambienti. Quindi non crede alla realizzazione di un mondo multipolare? Non ho la sfera di cristallo. Ma non ce l'hanno nemmeno all'Intelligence. Prendiamo i Paesi che si ritiene possano sfidare o pareggiare l'influenza Usa. Si potrebbe fare un elenco delle ragioni che li portano ad essere molto lontani da quel primato che la Nic invece attribuisce. L'India soffre di questioni etniche non risolte; la Cina è un focolaio di contraddizioni; la Russia viaggia sempre sul filo del collasso a livello politico e sociale e persino l'Europa fatica a integrare gli immigrati nel suo tessuto sociale. Anche l'America ha i suoi bei grattacapi... Sì ma qui non succedono scossoni, rovesciamenti, non ci sono inversioni brusche di rotta. Gli Stati Uniti non conoscono le "inversioni a U" Il Nic immagina che al-Qaeda andrà verso l'autodistruzione perché non riesce ad attrarre le masse islamiche. Lei che studia il mondo arabo crede almeno a questa previsione? Io so solo che oggi il sostegno al network di Benladen nel mondo arabo è attorno al 10%. Ci sono Paesi dove al-Qaeda ha il "gradimento" di 8 persone su 100; in altri questo sale al 15%. Non è poco. Pensi che nel 1912 il Partito socialista Usa conquistò il 6% alle presidenziali e si gridò al trionfo. A proposito di potere militare. Come si muoverà Obama su questo terreno? È una persona intelligente. Ha già capito che deve essere centrista. E la nomina di Hillary in fondo lo dimostra. Alberto Simoni Joshua Muravchik invita a «pesare» le valutazioni espresse nell'ultimo Rapporto del National Intelligence Council

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Amico padano per Colaninno (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 22-11-2008)

Argomenti: Cina

Amico padano per Colaninno da Finanza&Mercati del 22-11-2008 Giorgio Girondi, il fondatore della mantovana Ufi Filters che da tre giorni sta sorprendendo il mercato con uno shopping che nel giro di pochi mesi (gli ultimi acquisti sono del 25 e del 26 settembre) lo ha portato a diventare il terzo azionista sia di Immsi sia di Piaggio, non è uno sconosciuto per il patron della due aziende, Roberto Colaninno. «Ci conosciamo da vent'anni, nel senso che siamo stati a lungo concorrenti quando Colaninno, prima dell'Olivetti, era alla Fiam Filter», spiega Girondi a F&M. «Immsi è un ottimo investimento e credo che attualmente sia al di sotto del 30% rispetto allo sconto holding - continua - inoltre è molto interessante anche per l'operazione Alitalia. Senza contare i progetti Is Molas e Pietra Ligure e il cantiere navale. Oltre ovviamente alla Piaggio». Proprio la casa di Pontedera è uno dei clienti di Ufi. «Sì, ma non pensi che abbia fatto quest'investimento per sedermi al tavolo e negoziare condizioni migliori - dice - Piaggio per noi è un piccolissimo cliente, che vale tra 300 e 500.000 euro l'anno». Quindi perché questa scommessa? «Piaggio come noi è uno dei gruppi industriali maggiormente presenti nel Far East, in particolare in Cina e India - sottolinea - E poi provi a domandarsi cosa dovrebbe fare un gruppo come la Yamaha se volesse sbarcare in Europa...». Passare attraverso Piaggio? «Beh mi sembra molto più semplice. Senza contare che le due ruote in questo momento hanno molto più appeal dell'auto». Quindi sta scommettendo su un'Opa giapponese su Piaggio? «Scommetto sulla buona gestione e su di un uomo in cui credo». Sarà un investimento di lungo termine? «Per quel che si può prevedere, sì». Pensa di salire ancora? «Sì, non mi sono dato delle soglie». Agli attuali corsi di Borsa, le quote di Girondi in Immsi (3,185%) e Piaggio (2,431%) valgono rispettivamente 11,457 e 6,886 milioni di euro. L'aggiornamento sulle posizioni di Girondi, ha dato nuovo appeal ai titoli delle due società del ragioniere di Mantova: Piaggio ha registrato un rialzo del 5,31% a 1,19 euro (1,25 euro il massimo intraday), Immsi è migliorata del 3,02% a 0,63 euro (0,7 euro il picco di giornata). In aprile, all'epoca dell'ingresso di Girondi, Pontedera quotava circa 1,7 euro, mentre il valore unitario dei titoli della holding di Mantova era di circa 90 centesimi. Oltre ad aver fondato Ufi Filters, Girondi siede nel cda di Efibanca e nell'advisory board del private equity BlueGem Capital. Accanto all'ex ad di Piaggio e attuale guida di Cai, Rocco Sabelli, ad Andrea Agnelli, Mario Greco ed Enrico Vitali, managing partner dello studio Tremonti, Vitali, Romagnoli, Piccardi e associati.

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L'India è in orbita La rupia va a terra (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 22-11-2008)

Argomenti: Cina

L'India è in orbita La rupia va a terra da Finanza&Mercati del 22-11-2008 La considerazione degli errori del passato commessi all'indomani della crisi del '29 ha visto uniti i Governi presenti al G20, (in rappresentanza dell'85% del commercio globale e dei 2/3 della popolazione mondiale), in un impegno fattivo per ulteriori tagli dei tassi e nuovi stimoli fiscali per combattere la recessione nei Paesi G7. I cosiddetti Paesi Bric, (Brasile, Russia, India e Cina), hanno guidato la squadra degli Emergenti, che vedono così il loro ruolo politico economico rafforzato dalla considerazione che il G20 è diventato il nuovo organo consultivo a livello globale, e di fatto ha sancito la fine del G8 che ha esaurito così la sua ragion d'essere. L'India in particolare è arrivata all'incontro forte di due grandi successi sul piano dell'immagine internazionale: l'allunaggio della sonda indiana che segna l'apice del programma spaziale indiano avviato 45 anni fa e l'impegno nella lotta alla pirateria somala, culminata poi con l'affondamento di una nave pirata al largo delle coste dell'Oman, mentre sono ancora in corso le trattative per il rilascio della superpetroliera saudita Sirius Star con un carico di oltre 2 milioni di barili di greggio. Lo scopo della missione spaziale, che fa dell'India il quarto Paese che può vantare un atterraggio lunare dopo Stati Uniti, Urss e Unione Europea, è legato strettamente alla politica energetica indiana. Infatti a fronte dell'ottenimento di una proroga sull'eventuale adesione al Trattato di non Proliferazione nucleare, e ai conseguenti accordi di cooperazione internazionale, è stato sviluppato un progetto per il quale la sonda dovrà arrivare a valutare la consistenza e la possibilità effettiva di estrazione dell'elio 3 dal territorio lunare: questo isotopo rarissimo è necessario per la fusione nucleare «pulita» e il suo reperimento potrebbe accelerare il processo di attivazione dei nuovi impianti nucleari avanzati mitigando di fatto il fabbisogno energetico indiano, strettamente dipendente a oggi dalle importazioni di greggio. Tra le rotte del greggio proprio il Golfo di Aden è quella di vitale importanza per l'India, ma anche quella maggiormente presa di mira dalle azioni dei pirati, quintuplicate in un anno. I costi per gli armatori e delle polizze assicurative sono saliti alle stelle mentre l'Indian Navy mostra i muscoli garantendo anche un servizio di scorta a navi straniere come deterrente a nuove azioni in attesa che altri navi da guerra russe e americane si uniscano allo sforzo militare impiegato. Ma i brillanti successi ottenuti non distolgono l'attenzione del governo da una situazione interna che sta subendo gli effetti dell'onda recessiva globale e che condizionano il tentativo di colmare un gap verso il colosso cinese che si amplifica sempre di più vanificando il «paradigma di Cindia», come traino del continente asiatico. Con poco più del 10% delle riserve internazionali cinesi l'India vede la sua crescita economica contrarsi quest'anno al 7% dal 9 nel 2007, ma soprattutto ampliarsi il deficit gemello, sia delle partite correnti sia fiscale, e il mancato completamento del processo di deregolamentazione dei prezzi interni, in primo luogo quelli energetici. Il merito di credito del Paese è stato recentemente diminuito da BBB a BB rispetto alla singola A cinese e la rupia indiana, peraltro non ancora pienamente convertibile, ha rotto la soglia psicologica di 50 contro dollaro Usa perdendo oltre il 25% negli ultimi 6 mesi contrariamente allo yuan rembimbi rafforzato del 19%. L'andamento delle Borse accomunano invece Cina ed India con perdite sopra il 6% per i corsi azionari. Sul lato dell'inflazione dopo il record degli ultimi 16 anni fatto segnare in agosto con un 12,91%, gli ultimi dati segnalano una forte contrazione che ha riportato il dato medio annuo sotto la doppia cifra con un 8,9 nella prima metà di novembre lasciando spazio alla banca centrale per ulteriori tagli dei tassi. E se il sistema bancario, che resta dominato dalle banche statali, ha visto un miglioramento della qualità dell'attivo resta preoccupante il forte trend creditizio che aumenta i rischi di insolvenza. Poi restano i problemi di sempre come le carenze infrastrutturali e i numerosi conflitti interetnici. La coalizione di governo della United Progressive Alliance (Upa), formata dall'Indian National Congress (guidato da Sonia Gandhi) e dai comunisti del Left non è riuscita a calmierare il livello dei dissidi interni che hanno provocato l'uscita dall'alleanza di alcuni partiti minori, tuttavia la coalizione reggerà fino alle prossime elezioni del maggio 2009. Intanto un'iniziativa del governo in carica è stata lanciata giusto un anno fa: un mega piano di 450 miliardi di dollari in 5 anni di investimenti dedicati alle infrastrutture del Paese messe a dura prova dalle dinamiche demografiche e da uno sviluppo economico e territoriali disordinato. Meno della metà del pacchetto sarà devoluto al settore energetico e il resto alla rete di trasporti, soprattutto strade e ferrovie, che mostra livelli di inefficienza pesanti rispetto ai concorrenti asiatici e necessita di un nuovo processo di ammodernamento e di rilanciare il processo di privatizzazioni. Come si può notare il quadro indiano resta contraddistinto da appuntamenti mancati, un Paese che nonostante sia tra le prime 12 potenze industriali al mondo contribuisce solo per l'1% al commercio mondiale. E che vede offuscato anche il primato della tecnologia e di una Silicon Valley indiana patria della delocalizzazione - la città di Bangalore - soffocata dai rifiuti tecnologici , domestici ed importati dagli Usa e messa a dura prova dal ridimensionamento dei back office bancari e servizi finanziari in outsourcing a causa della crisi subprime.

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le bugie nel palazzo, le risse nel cortile - eugenio scalfari (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 23-11-2008)

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Pagina 19 - Commenti Le bugie nel palazzo, le risse nel cortile EUGENIO SCALFARI (segue dalla prima pagina) Me ne offre lo spunto la conversione del presidente del Consiglio dalla strategia di aggressività nei confronti di chiunque metta in discussione le sue decisioni ad un´improvvisa apertura verso i sindacati, verso il movimento degli studenti e verso quei settori e quei ceti che, sotto l´impatto della crisi economica, cominciano a risvegliarsi dall´ipnosi e a chiedere non più annunci ma fatti concreti. Le aperture del presidente del Consiglio sono ancora molto caute e contraddittorie, contrastano con la sua natura che lo spinge ad occupare interamente la scena senza condividerla con nessuno, alleato o avversario che sia. Ma la forza dei fatti e le necessità che ne derivano lo inducono a tentare un percorso diverso. Fino a che punto diverso? L´esperienza ci ha insegnato che le aperture berlusconiane hanno un arco di oscillazione molto limitato. La sola opposizione accettabile è per lui un´opposizione al guinzaglio che si accontenti di qualche briciola e di qualche pacca sulle spalle, che rida alle sue barzellette, che si contenti di essere invitata a cena e trattata con buone maniere. Carota sì, purché si intraveda che il bastone è sempre lì, poggiato in un angolo a portata di mano. Certo se quella parte di Italia che lo sente incompatibile si innamorasse improvvisamente di lui le cose cambierebbero molto. Per ora l´innamoramento è avvenuto per pochi e non sempre, anzi quasi mai, per conversione sulla via di Damasco ma piuttosto con motivazioni di tornaconto personale. Non è questo che vuole il sire di Arcore e di Palazzo Grazioli. Perciò quel momento magico tarda a venire. Per fortuna, perché quello sì, sarebbe la fine della democrazia italiana. * * * Intanto il Partito democratico versa in serie trambasce. Le lacerazioni interne non sono una novità e del resto esistono in tutti i partiti e in tutto il mondo. La sinistra però ne è affetta molto più della destra perché storicamente la sua natura è ideologica. Infatti profonde lacerazioni vi sono nella Spd tedesca, nel Partito socialista francese, tra i laburisti inglesi. E´ accaduto perfino in Usa durante la campagna elettorale tra Obama e l´ala clintoniana del partito. Qui da noi le lacerazioni del Pd viaggiavano sotto traccia fin da quando Veltroni fu chiamato alla "leadership" nell´autunno del 2007 quando il governo Prodi e la legislatura erano oramai alla fine. La sua ascesa alla segreteria fu voluta dai due gruppi dirigenti dei Ds e della Margherita, cioè dall´Ulivo che si trasformò rapidamente in un partito nuovo e affrontò pochi mesi dopo le elezioni politiche guidato dall´ex sindaco di Roma, confermato nel ruolo di leader da tre milioni e mezzo di votanti alle primarie del partito. Se miracolosamente avesse vinto le elezioni la compattezza del nuovo partito sarebbe stata garantita dall´interesse di tutti cementato dal potere e dall´assenza di contrasti politici. La cornice generale era infatti interamente condivisa: un partito aperto e innovatore che aveva unificato il riformismo laico e quello cristiano, uscito dalle ceneri dell´alleanza con la sinistra estrema che aveva segato il governo Prodi. La sconfitta elettorale era nel conto ma mancando il cemento del potere emersero le lacerazioni. Non c´era un contrasto nella visione del bene comune e neppure dei mezzi da impiegare per realizzare quell´obiettivo; c´era però materia per uno scontro di potere all´interno del partito. Il Pd aveva difatti incassato un risultato elettorale del 33 per cento dei voti espressi, un partito riformista che aveva ottenuto il consenso di un terzo del corpo elettorale non si era mai visto nella storia italiana, né in tempo di repubblica, né in tempo di monarchia. I contrasti rimasero tuttavia sotto traccia, ma col passare dei mesi e con la stupefacente luna di miele tra Berlusconi e la pubblica opinione, diventarono sempre più evidenti, nacquero fondazioni che sotto l´apparenza culturale si atteggiavano a vere e proprie correnti. In particolare quella guidata da D´Alema che si dette addirittura un assetto territoriale. L´obiettivo sembrò esser quello di logorare la leadership veltroniana anche a costo di danneggiare la compattezza del partito ancora in fase organizzativa. Infine, proprio in queste ultime settimane, arrivarono due mosse strategiche di Berlusconi: la rottura con la Cgil e l´elezione del senatore Villari alla guida della Commissione di vigilanza sulla Rai con i voti della destra e contro il candidato dell´opposizione. Su questa micidiale doppietta lo scontro interno al Pd è esploso in piena luce sotto l´antica e mai risolta rivalità tra Veltroni e D´Alema. * * * Con tutto quello che sta accadendo nel mondo uno scontro di cortile è quanto di più mediocre e provinciale si possa immaginare. Frustrante per gli elettori e i simpatizzanti di un partito ancora allo stato nascente ma con un seguito nient´affatto trascurabile come ha dimostrato qualche settimana fa l´imponente raduno del Circo Massimo, poi il rilancio nei sondaggi che vedono il Pd di nuovo al 32 per cento, poi la vittoria elettorale nella provincia di Trento, infine l´inizio d´uno smottamento sociale del consenso berlusconiano. D´Alema, nel suo ruolo di sfidante, nega sia pure a fior di labbro che lo scontro vi sia, ma i fatti lo smentiscono. Parlano per lui i suoi luogotenenti e i media da lui in qualche modo influenzati. L´attacco a Veltroni è il punto di convergenza di tutte queste voci. Il testo che traccia con più chiarezza quest´indirizzo politico lo si trova in un articolo di Galli Della Loggia pubblicato di fondo sulla prima pagina del «Corriere della Sera» di martedì scorso, quanto mai rivelatore. L´accusa a Veltroni è motivata dal suo supposto appiattimento su Di Pietro che sarebbe incompatibile con la linea riformista del Pd tradita dal segretario del partito. «Il riformismo ? scrive l´autore ? ha avuto un rigoglioso sviluppo quando ha rifiutato il massimalismo ed è stato invece condannato al declino quando si è confuso con esso». Sbagliato in tutti e due questi assunti. Il riformismo italiano è sempre stato minoritario e non ha mai raggiunto un terzo del corpo elettorale come è invece avvenuto per il Pd. Quanto all´appiattimento su Di Pietro i fatti smentiscono la tesi di Della Loggia: né la scelta di Orlando a candidato per la Vigilanza Rai può essere considerata una prova a carico e basterebbe a dimostrarlo il fatto che la scelta fu concordata anche con l´Udc di Casini che non può certo essere definita come una formazione politica massimalista. Al contrario, la corrente dalemiana, in mancanza di un vero dissenso politico cui appoggiarsi, ha compiuto atti e pronunciato dichiarazioni di sistematica denigrazione ai danni del leader del Pd, culminate nell´appoggio palese e ripetuto verso il neoeletto alla Vigilanza Rai: esempio emblematico della strategia della destra e della spregiudicatezza di una corrente interna del centrosinistra. Queste risse di cortile sono deprimenti, specialmente in una fase di crisi mondiale che vorrebbe un´opposizione compatta e responsabile, non distratta da beghe interne e capace di offrire all´opinione pubblica risposte convincenti e di formulare in Parlamento contributi per la soluzione dei problemi che incombono. * * * Quei problemi non sono né potevano essere avviati a soluzione dal G20 svoltosi a Washington pochi giorni fa. Quel «meeting» al quale per la prima volta hanno partecipato alcune delle potenze emergenti come la Cina, l´India, il Brasile, ha avuto un solo risultato storico: ha gettato le basi di una inevitabile redistribuzione del potere mondiale. Anche in termini istituzionali. La prima conseguenza concreta sarà infatti una redistribuzione già allo studio delle quote di partecipazione dei paesi emergenti al Fondo monetario internazionale e agli altri analoghi organismi. Al di là di questo, peraltro importantissimo, risultato nient´altro è stato né poteva esser deciso in attesa che il nuovo presidente eletto sia insediato alla Casa Bianca il 20 gennaio. Ma poiché la crisi non aspetta, l´Europa renderà noto un documento programmatico mercoledì prossimo e il governo italiano dal canto suo ne emetterà uno proprio il prossimo venerdì. Poiché sia l´uno sia l´altro sono già conosciuti nelle loro grandi linee, vediamo di che si tratta. * * * Il piano della Commissione europea mobilita 130 miliardi di euro per il 2009, dopo la ratifica dell´Ecofin. Una cifra rispettabile, destinata interamente a costruzione di infrastrutture d´importanza europea e nazionale. Rappresenta la sommatoria dell´1 per cento del Pil dei 27 paesi dell´Unione. Ciascuno di essi mobiliterà risorse per eseguire le opere sul proprio territorio previa notifica alla Commissione che dal canto suo erogherà a supporto risorse proprie per integrare quelle stanziate dai singoli governi. Le risorse della Commissione saranno tratte dal bilancio europeo e poiché il loro ammontare eccederà rispetto alle disponibilità esistenti, i 27 paesi dovranno accrescere di altrettanto le loro contribuzioni all´Unione. Si tratta dunque, in larga misura, di una complessa partita di giro dall´Unione verso i paesi membri e da questi verso l´Unione che, comunque, dovrà spostare i fondi da alcuni capitoli di spesa ad altri capitoli. Si chiama "raddrizzamento". Ovviamente anche il Parlamento di Strasburgo dovrà dire la sua in proposito. Se volete il mio parere, definirei questo programma le nozze coi fichi secchi, una mano dà, l´altra mano prende. In napoletano si direbbe "facimmo ammuina". La Commissione ha anche stabilito che i singoli paesi membri possano diminuire l´Iva (imposta sovranazionale) per alleggerire i rispettivi pesi tributari. Infine ha messo su carta l´autorizzazione a sforare la soglia del 3 per cento di deficit/Pil a condizione che lo sforamento non sia superiore ai sedici mesi e non sia maggiore dell´1 per cento. Questi due provvedimenti hanno una loro reale sostanza e consentiranno politiche anticicliche. Secondo me avrebbero dovuto essere adottati almeno sei mesi fa quando già era evidente l´arrivo della tempesta e così pure la riduzione dei tassi d´interesse da parte della Banca centrale europea, che ancora centellina i ribassi mentre le economie reali sono sconvolte dalla depressione. * * * Gli 80 miliardi di euro di Tremonti, come ormai hanno capito tutti, sono uno spottone mediatico. Anche lui come la Commissione brussellese, sposta di qua e sposta di là, preleva risorse già impegnate dall´anno scorso ma non spese, attiva opere pubbliche che avrebbero dovuto essere eseguite dal 2001 o almeno dal giugno 2008 e che giacevano e ancora giacciono nei rispettivi capitoli di copertura o nei fondi d´attesa previsti dalle leggi di bilancio. Gli 80 miliardi dunque sono spese ritardate o coperture destinate ad altri scopi che ora resteranno scoperti. Tanto per fare un esempio: dieci miliardi erano destinati al Mezzogiorno, sono stati prelevati e saranno usati per opere pubbliche in parte destinate al Mezzogiorno stesso. Semplici movimenti contabili, quasi tutta aria fritta di scritture di giro per ottenere ottimi effetti sui giornali e nei teleschermi. Perciò, cari lettori, non fatevi ingannare dalle apparenze e dalle bugie. Di vero in quelle cifre ci sono soltanto 16 miliardi per infrastrutture che il Cipe doveva indicare tre giorni fa ma ha rinviato perché aspetta di conoscere l´ammuina di Bruxelles per modellarvi sopra la propria Infine 4 o 5 miliardi per le famiglie, un miliardo per rifinanziare la Cassa integrazione e dare qualche soldo ai precari licenziati. Per le imprese l´Iva da versare al momento dell´incasso (e questo è un buon provvedimento) e il rinvio degli acconti di fine anno. Nessuno sconto sull´Irpef. Detassazione degli straordinari (non serve a niente perché in recessione non ci sono straordinari). Nuovo patto con le banche per migliorare i mutui a tasso fisso (il patto precedente tanto strombazzato non ha avuto alcuno effetto). Sottoscrizione governativa di bond bancari per rafforzarne i patrimoni. Chiedendo in contropartita aperture di credito alle piccole e medie imprese. Questo è quanto. Tarallucci e vino. Infatti piovono critiche da Cgil Cisl e Uil e, nientemeno, anche da Confindustria. Intanto il petrolio è sceso fino a 49 dollari al barile, il credito diminuisce, i canali interbancari restano intasati, la Citigroup licenzia 52mila dipendenti, lunedì dovremo seguire con estrema attenzione l´andamento di Wall Street, Detroit è un dramma, la Opel tedesco-americana pure. A Torino la Fiat non ride. La ministra Carfagna ad "Invasioni barbariche" (mai titolo le fu più adatto) si è paragonata a Reagan ed anche a Obama. Berlusconi si è commosso perché Forza Italia è stata sciolta per far nascere nel 2009 il nuovo Partito della Libertà. Lo scioglimento è stato approvato con un dibattito di venti minuti. Berlusconi ha nell´occasione rimproverato la Rai perché «parla solo di crisi e il mio messaggio non riesce a passare». Questo è quanto ci passa il nostro convento. Poiché non c´è di meglio accontentiamoci. Ma per quanto?

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bergonzoni, il morbo di cronac e l'energia d'arte - paola naldi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 23-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina IX - Bologna Il personaggio L´attore-autore domani in cattedra Bergonzoni, il morbo di cronac e l´energia d´arte PAOLA NALDI (segue dalla prima di cronaca) Alessandro Bergonzoni nel suo monologo all´Arena del Sole proporrà Suggerimenti che portano a ripensare all´arte, nella ricerca di un uomo diverso. «Oggi si fa qualsiasi parodia, verso e satira, ma questo è antifantasia - spiega Bergonzoni - . C´è il bisogno di cavalcare la notizia ma così si confonde il vero con le verità. Invece bisogna imparare a perdersi per scoprire l´inesistenza, per scoprire il senso di potenza e non del potere. Bisogna cercare le potenze interiori, e l´energia d´arte non è un passatempo ma un modo di esistere». In questa ricerca lo sguardo dell´artista si rivolge all´uomo nelle sue potenzialità interiori, spesso inespresse o ignorate, in una pratica che si basa sull´«invisibile», che si fonda su concetti che possono spaventare. «La ricerca deve andare nell´enorme e non nelle norme, deve trovare il dubbio, la parte sconvolgente, in una forma di amore per lo sconosciuto e per la complessità. Voglio parlare di corpi e di anima ma non posso delegare solo alla religione il potere di trattarne». Ricette per chi vuole cambiare e per chi si vuole affidare alla potenza della fantasia. «Non capisco perché ci sia bisogno di chimica per sballarsi - conclude - . Con la fantasia arrivi dove le pasticche non ti portano, perché possiamo essere noi sostanza stupefacente e non stupefatti. La fantasia può essere la TAC che fa scoprire di certi programmi televisivi e certi giornali le metastasi culturali, i tumori intellettuali». In questo modo l´Associazione, che ha sede in via Castiglione 26 ed ha in Khadija Madda la nuova presidentessa, introdurrà i corsi di lingua (inglese, spagnolo, arabo, ebraico) e i numerosi incontri e seminari su diversi argomenti: storia della Cina, diritto islamico, teatro virtuale, arte antica e contemporanea, psicologia, religioni, politica scuola. Info: 0516339078.

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Vince il Dalai Lama Sul Tibet passa la linea del dialogo con Pechino (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 23-11-2008)

Argomenti: Cina

Vince il Dalai Lama Sul Tibet passa la linea del dialogo con Pechino L'assemblea degli esuli conferma l'appoggio alla linea del Dalai Lama. L'obiettivo resta l'autonomia dalla Cina, non l'indipendenza. Ma se il negoziato non darà frutti, «considereremo altre ozpioni». Per ora i tibetani restano fedeli alla linea «mediana» fissata dal loro leader spirituale, il Dalai Lama. Continueranno a lottare per l'autonomia dalla Cina, senza cedere alle lusinghe di una fuga in avanti verso la secessione. A questa conclusione sono arrivati i seicento esuli dal Tibet, riuniti per sei giorni nella città indiana di Dharamsala. Era stato lo stesso Dalai Lama a convocare questa sorta di assemblea informale e a chiedere che venisse messa in discussione la strategia da lui suggerita e praticata per anni ed anni. «Non ha dato frutti», ammetteva l'anziano capo della nazione tibetana. «Ditemi cosa pensate si debba fare». Alla discussione lui non ha partecipato per non influenzarne l'andamento. Alla fine i presenti hanno riconfermato la piena fiducia nel loro leader e nella sua proposta politica. Stavolta però, il mandato è a tempo. Non nei confronti della sua persona, ma nei confronti della linea d'azione verso Pechino. «Se entro breve non ci saranno progressi, prenderemo in considerazione altre opzioni, compresa l'indipendenza», ha dichiarato il presidente del parlamento in esilio Karma Choephel. NEGOZIATI SOSPESI Dunque, benché non abbiano avuto il sopravvento, gli intransigenti hanno ottenuto che le loro istanze siano prese in considerazione. Tanto più che, ha aggiunto Karma Choephel, almeno per ora non saranno mandati altri negoziatori a Pechino, a meno che dalle autorità centrali non arrivino chiare premilinari aperture. Sette round di colloqui fra una delegazione tibetana e rappresentanti della Repubblica popolare non hanno sinora prodotto alcun esito. Perciò, ha spiegato il presidente del parlamento, «l'assemblea ha detto alla Kashag (il governo in esilio) che non ha senso continuare il dialogo con Pechino». In sostanza i tibetani rilanciano la palla nel campo avversario. Sta alla Cina fare un passo in avanti se è interessata a tenere in piedi il fragile meccanismo di dialogo esistente. È una scommessa basata sulla speranza in un miracolo, oppure hanno qualche carta in mano che consente loro di alzare la posta? Il dubbio emerge da uno scandalo spionistico che sta esplodendo a Pechino. Bi Hua, una dirigente comunista con un ruolo di punta nella formulazione delle politiche sul Tibet, è stata destituita dalla direzione dell'ufficio che si occupa dei rapporti con le minoranze etniche. Il provvedimento è stato preso dopo la scoperta che dal suo computer erano stati sottratti documenti riservati sulla trattativa con gli inviati del Dalai Lama. Il sospetto, seppure non ufficialmente enunciato, è che Bi Hua sia complice del furto. Il dossier trafugato sarebbe di estrema importanza. Conteneva informazioni sulle concessioni che il governo cinese era disposto a fare nel corso del negoziato e che non potevano per ora essere enunciate apertamente. GA.B. ROMA gbertinetto@unita.it

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<G8 dell'ambiente a Siracusa> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 23-11-2008)

Argomenti: Cina

CRONACA 23-11-2008 «G8 dell'ambiente a Siracusa» CATANIA. «La riunione del G8 l'anno prossimo si farà a Siracusa». Lo ha annunciato il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, venerdì a Catania per un convegno nell'ambito di Expobit. Le nuove tecnologie per le fonti alternative e per il risparmio energetico «saranno uno dei temi del G8, che vedrà riuniti i ministri dell'Ambiente degli otto Paesi più industrializzati - ha spiegato la Prestigiacomo a proposito del G8 che si terrà a fine aprile a Siracusa - ma anche quelli di Paesi come India, Cina, Brasile, Messico, Sudafrica, Australia, Indonesia, Corea del Sud, che saranno coprotagonisti dello sviluppo di domani. La Sicilia sarà al centro del dibattito mondiale su temi che riguarderanno innanzitutto anche le fonti rinnovabili oltre ai cambiamenti climatici».

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