HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli www.mauronovelli.it
|
DOSSIER “CINA” |
|
|
|
T ARTICOLI DEL 20-23 novembre 2008 #TOP
·
Articoli
Cina (61)
in mostra gli ultimi dinosauri: belli ed evoluti -
bianca de fazio ( da "Repubblica, La"
del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: tra i maggiori paleontologi del mondo Fossili ritrovati in Cina e provenienti dal Museo di storia naturale di Pechino BIANCA DE FAZIO Stavolta si viaggia indietro nel tempo. A ritroso, accompagnati dalla scienza, fino ai dinosauri. Con i paleontologi, per scoprire che quegli animali potevano essere piccoli e coccoloni, e morbidi come peluche.
tibet
- raimondo bultrini dharamsala ( da "Repubblica, La"
del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Ma l´attenzione nervosa con cui la Cina assiste a questo meeting internazionale di delegati tibetani (tre inviati dell´agenzia Xinhua hanno chiesto per la prima volta un accredito ufficiale) è già per loro un segno che la decisione del Dalai Lama di convocarli qui ha colpito il gigante rosso in un punto sensibile.
quattro
ruote "solari" per salvare opel e la basf ferma 80 stabilimenti -
andrea tarquini ( da "Repubblica, La"
del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: E per ventimila lavoratori qualificati in Germania, Belgio, Usa e Cina, e le loro famiglie, tra ferie forzate e orario corto si annuncia un Natale nero. L´offerta di Solarworld, oltre ad aver incassato un immediato rifiuto da Gm, è accolta con grande scetticismo dai mercati, e il titolo dell´azienda con sede a Bonn ha perso ieri il 15%.
"auto,
aiuti per tutti o per nessuno" - salvatore tropea
( da "Repubblica,
La" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: industria automobilistica della Cina per dire un paese dove si teme che la crescita del settore possa essere nel 2008 del 5% contro il 22 del 2007. «La situazione è veramente grave e ci auguriamo che il governo possa introdurre politiche per sostenere la domanda», ha detto ieri a Bloomberg News, Zeng Qinghong direttore generale di Guangzhou Automobile Group partner di Toyota e Honda.
Piano
Ue da 130 miliardi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: sono stati lanciati in Cina ( le case costruttrici chiedono sconti fiscali sulla benzina e incentivi per l'innovazione) e India. Altri potranno seguire. E se alla fine troveranno riscontri positivi come è probabile, visti gli orientamenti della futura Amministrazione Obama, l'Europa a sua volta non potrà sottrarsi, pena una perdita di competitività globale che non può permettersi.
Pechino
congela i salari ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: frustrazione: in Cina di rivolte come quella di Wudu ne scoppiano diverse decine di migliaia ogni anno. Ma ora, se l'economia cinese dovesse rallentare troppo la sua corsa (una crescita annua del Prodotto interno lordo inferiore al 7% per il Paese sarebbe l'equivalente di una recessione in una nazione industrializzata),
Hu
a Cuba incontra Fidel e Raul Castro, poi parte per il Perù
( da "Sole
24 Ore, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: poi parte per il Perù Il presidente della Cina Hu Jintao ha concluso ieri la sua visita ufficiale a Cuba: al colloquio riservato con Fidel Castro («è ancora energico» ha commentato il leader cinese) ha affiancato diversi incontri con il presidente Raul Castro, sfociati nella sottoscrizione di accordi economici.
Pressing
dell'Fmi: la Cina ci dia più fondi
( da "Sole
24 Ore, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: istituzione a caccia di risorse per i Paesi in difficoltà Pressing dell'Fmi: la Cina ci dia più fondi MILANO Il consiglio del Fondo monetario era riunito ieri sera a tarda ora per l'approvazione di un prestito da 2 miliardi di dollari all'Islanda, decisione che allungherebbe la lista dei Paesi costretti dalla recente crisi globale a rivolgersi all'istituzione di Washington.
Roma-Londra,
tra G-8 e G-20 più sinergia che competizione
( da "Sole
24 Ore, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: sapere di volere riservare uno spazio maggiore al prossimo vertice ai cosiddetti "outreach" associando alle economie emergenti ( Cina, India, Sud Africa, Messico e Brasile) anche l'Egitto, primo Paese arabo e musulmano ammesso nel "club". La gravità della situazione economica internazionale consiglierebbe un'integrazione tra i due formati G8 e G20 anziché una sterile competizione.
Dalla
Ue non accetteremo altri oneri per l'industria
( da "Sole
24 Ore, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina. Se ciò non accadrà il "pacchetto 20-20-20" avrà un valore simbolico per il clima e metterà fuori mercato molte produzioni europee, favorendo al contempo i concorrenti extra-europei. L'onorevole Rutelli propone un'alleanza del Governo e del Parlamento con l'industria per un robusto programma ambientale da far confluire all'
I
gestori temono la deflazione ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Quanto alla Cina, ormai nonè un mistero che stia rallentando, come rileva l'85% degli intervistati, ma la grande economia asiatica resta un punto di riferimento e il 6% dei gestori resta sovrappeso in titoli cinesi rispetto a una posizione neutrale ancora tre mesi fa.
Basf,
via al piano anti-crisi: si fermano 80 impianti
( da "Sole
24 Ore, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: La misura annunciata ieri dovrebbe riguardare prevalentemente impianti localizzati in Germania, Belgio, Usa e Cina. Con un comunicato, la società ha infatti spiegato che è necessario evitare un rischio di sovraproduzione praticamente per tutte le sue tipologie di prodotti, che spaziano dai fertilizzanti, alle vernici, ai prodotti di base per la cosmesi o l'elettronica.
Al
rallentatore l'export cinese ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: PRODOTTI IN LEGNO Al rallentatore l'export cinese In Cina il commercio di prodotti a base legno sta facendo registrare una forte diminuzione, che i dati forniti dalla International Tropical Timber Organization attribuiscono al rallentamento dell'economia negli Stati Uniti, che ha provocato un brusco calo degli acquisti «made in China».
ERNESTO
PISONI ( da "Avvenire"
del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: obbedienza lo volle in Cina - Hangzhong, da cui fu espulso nel 1953: da allora servì la Chiesa in Hong Kong con diversi incarichi pastorali nelle parrocchie e nelle scuole diocesane. Tentò negli anni 1986-89 d'iniziare un nuovo lavoro missionario a Taiwan. Lascia un meraviglioso esempio di fedeltà alla vocazione e di sentita passione per le anime che lo hanno avvicinato.
Dall'India
alla Spagna, compagnie in stallo ( da "Avvenire"
del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Anche nelle economie rampanti di Cina e India. Pechino ha tre compagnie di bandiera: China Eastern, China Southern e Air China. Nel quarto trimestre di quest'anno la prima ha perso 2,3 miliardi di yuan, la seconda 810 milioni, la terza altri due miliardi. L'aumento del prezzo del greggio e una crescita dei passeggeri limitata al 2,4% (contro il +14% previsto dal governo)
La
lunga marcia dei diritti umani ( da "Avvenire"
del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: la Cina prima di tutto, ma l'India e nuovi paesi, il potere dell'unica superpotenza viene delimitato, come ha mostrato la presidenza Bush, espressione di una volontà imperiale sconfitta e limitata. Il paradosso del nostro secolo è quello di un mondo di soggetti, più consapevoli, più portatori di un senso dei loro diritti,
A
Timisoara l'italiano via etere ( da "Avvenire"
del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: un segno di centralità della lingua di Dante in una vasta area che si stende verso Est fino alla Cina». Guardando a oriente, infatti, Albania, Grecia, Turchia, Serbia, Romania, Russia, Iran, Egitto e Cina offrono tutte, con le aree madrelingua di Slovenia e Croazia, una ricca programmazione in italiano sia diretta al pubblico locale che soprattutto indirizzata al nostro Paese.
Il
derby d'Italia della solidarietà ( da "Avvenire"
del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina in cui vive Li Xue Ye (11 anni), una ragazzina che ogni giorno indossa la maglia del-- l'Inter e che non sogna Beckham come qualche sua coetanea indiana, ma un futuro nella nazionale cinese. Uno degli ultimi progetti di Inter Campus è appena partito in Paraguay e tra i suoi responsabili c'è Julio Gonzalez (l'ex attaccante del Vicenza che tre anni fa perse un braccio in un incidente
Un
New Deal per l'America. Casa Bianca/Affrontare la crisi economica primo
obiettivo di Obama ( da "AmericaOggi Online"
del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: importanza del ruolo del governo nella ripresa economica lo ha annunciato anche la Cina. Il governo cinese ha detto che per stimolare l'economia vareranno un piano di spesa pubblica di 568 miliardi di dollari. Che cosa faranno con questa ingente somma? Costruiranno autostrade, aeroporti, ferrovie ed altre opere pubbliche per il popolo cinese.
Ridateci
l'Iri senza panettoni ( da "AprileOnline.info"
del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: La Cina ha mobilitato quasi 600 miliardi di dollari solo per le infrastrutture e le opere pubbliche. I paesi dell'Unione Europea hanno previsto ben 2 mila miliardi di euro (in parte già utilizzati da Francia, Gran Bretagna, Germania, Olanda e Belgio) per impedire il crack degli istituti di credito del vecchio continente e la polverizzazione dei risparmi.
"crisi
e crimine, è il declino americano" - pietro del re
( da "Repubblica,
La" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: assieme a Cina e India, una potenza geostrategica di massima importanza. E un non meglio definito paese dell´Est europeo potrebbe finire tra le grinfie della criminalità organizzata. Questo, in breve, è quanto emerge da un rapporto dei servizi segreti statunitensi che delinea gli scenari globali previsti nei prossimi anni.
la
caduta dell'impero il mondo visto da hong kong - timothy garton ash
( da "Repubblica,
La" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Il ministro delle finanze indiano è soddisfatto: è tempo di G20, non più di G8" "Si rafforza il potere della Cina, mentre si indebolisce quello degli Stati Uniti" TIMOTHY GARTON ASH I canguri, leggo sul South China Morning Post, in origine provenivano dalla Cina. La fonte è l´australiano Centro di Eccellenza per la Genomica dei Canguri, quindi sarà vero.
2009,
IN CINA LIBERA EDITORIA? ( da "Unita, L'"
del 21-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
dove,
come, quando: istruzioni per l'uso - luca iaccarino
( da "Repubblica,
La" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: interno del Museo del Cine) e il British Renaissance; «Spazio Torino»; «Eventi speciali», cioè i restauri de La classe operaia va in paradiso e Diario di un maestro e il doc Franco Cristaldi e il suo cinema Paradiso. [I cataloghi] Il generale è quotato a 15 euro, British Renaissance di Martini e Jean-Pierre Melville di Gervasini e Martini entrambi a 12,
case
fantasma, maxitruffa da 20 milioni - federica angeli rory cappelli
( da "Repubblica,
La" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: causa della nota propensione della Cina a falsificare qualsiasi prodotto di produzione occidentale» non è stato provato il dolo - cioè la volontà dell´acquirente di rivendere a terzi le scarpe contraffatte - «al di là di ogni ragionevole dubbio». Chi acquista su internet su siti cinesi che vendono a prezzi "impossibili", però, oltre a rischiare processi lunghi e dispendiosi con l´
balafon
nel nome di makeba pellicole d'africa in concorso
( da "Repubblica,
La" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: La prima serata si chiude alle 22 con "Cine Tapuia" di Rosemberg Cariry. I film sono in lingua originale con sottotitoli in italiano. La rassegna, quest´anno dedicata alla cantante da poco scomparsa Miriam Makeba, termina il 28 novembre con i premi ai migliori lungometraggi e cortometraggi, al migliore attore e alla migliore attrice protagonisti,
genoa-venezia,
processo bis a palazzo per un giorno il patron rivive l'incubo - massimo
calandri ( da "Repubblica, La"
del 21-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Michele e Franco Dal Cin. Vale la pena di ricordare che la pena - siano 4 oppure 8 mesi di reclusione - è comunque largamente coperta dall´indulto. In tre pagine Alberto Lari aveva motivato la sua richiesta di punizione. Concentrandosi prima sulla assoluzione di Michele Dal Cin, e sostenendo che Cascini non aveva sufficientemente valutato alcune prove portate dall´
La
crescita asiatica frenerà di un punto
( da "Sole
24 Ore, Il" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Penso alla Cina, al Vietnam o alla Cambogia. Questi Paesi soffriranno probabilmente meno », continua Lee. Il rallentamento asiatico ha una doppia faccia. Da un lato i Paesi emergenti soffrono della frenata della domanda internazionale. Dall'altro, devono ridurre gli investimenti sulla scia di un calo delle esportazioni.
Giappone,
export in rosso ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Il calo della domanda da Cina e Usa manda in deficit la bilancia commerciale Giappone, export in rosso Flessione del 7,7% in ottobre, la più forte degli ultimi sette anni Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro inviato Se il commercio internazionale giapponese è uno dei migliori barometri dell'andamento delle economie regionali, allora anche in Asia il tempo volge al brutto:
È
finita l'architettura drogata ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: All'architetto milanese Cino Zucchi, 53 anni, autore delle riqualificazioni dell'ex Junghans di Venezia e del Portello di Milano, abbiamo chiesto una valutazione sul pensiero di Salingaros e sull'irritazione sempre più diffusa verso l'architetto che, facendo leva sul marketing, replica i progetti un po' ovunque.
Bologna
cerca la terapia anticrisi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Anzi ieri mattina il prof è partito per la Cina, vuol portare Pechino nel peacekeeping in Africa. «Vasto programma », direbbe il generale De Gaulle. Eppure oggi chi arriva a Bologna si trova davanti una città sfilacciata. Quel grande «compromesso socialdemocratico» di cui parla Edmondo Berselli, tenuto insieme dal partitone rosso, dall'imprenditoria diffusa e dalla cooperazione,
Il
gruppo Indesit non è in vendita ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: La Cina può attendere mentre ora, con la crisi dei mercati, la priorità è mantenere le proprie posizioni forti in Europa. Cercare nuove frontiere, dice Milani, «era un obiettivo valido fino a due mesi fa. Ora, con questo andamento dei mercati, siamo sempre favorevoli alla crescita altrove, ma la domanda giusta da porsi,
Auto
in crisi, cade l'alluminio ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Le forniture mensili della Cina, in particolare, sono calate del 4,3% a 1,1 milioni di tonnellate. Le quotazioni del metallo hanno raggiunto oramai livelli così bassi che proprio in Cina, il maggior produttore e consumatore mondiale di alluminio, si è deciso di agire sulla leva dei costi per salvare la galassia (e i posti di lavoro) delle fonderie nazionali.
Nuova
griffe per Romeo Gigli ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: ma anche nei mercati emergenti come India e Cina. «Anche il Medio Oriente è un mercato interessante –spiega Vautrin – e speriamo che regga la crisi economica e finanziaria mondiale. Sappiamo che sono tempi difficili. Infatti, ci muoveremo più lentamente negli Stati Uniti, visti i problemi che sta attraversando il Paese».
Corsa
a ostacoli per il Reach ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: la Cina o l'India. Del resto si tratta di un regolamento che non è possibile posticipare, con un valore vincolate e per quello che ci riguarda stiamo facendo il possibile perché le nostre imprese concludano nel modo corretto la fase di preregistrazione, anche se siamo agli sgoccioli e c'è bisogno di accelerare i processi».
La
campionaria delle emozioni ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: attività di organizzazione fieristica in Cina, India, Brasile e Russia, accompagnando le imprese italiane in questi difficili quanto fondamentali mercati. Le prospettive delle fiere italiane, da Milano in giù, passano attraverso la piena accettazione di questa nuova sfida. Quella di una fiera che risalga la catena del valore accompagnando l'impresa lungo tutto il processo produttivo.
"è
un business antico che ha saputo riciclarsi" - meo ponte
( da "Repubblica,
La" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: ungheresi e cinesi dato che la Cina è uno dei più grandi produttori di sigarette al mondo. E occorre ricordare il danno creato non solo all´Italia ma all´intera Unione Europea dato che dell´imposta sulla sigarette l´Iva va al nostro paese ma il restante 50 per cento per sigaretta finisce nelle casse dell´Unione Europea».
genoa-venezia
sentenza rinviata ( da "Repubblica, La"
del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: ex presidente del Venezia Francesco Dal Cin, agli ex dg del Genoa Stefano Capozucca e del Venezia Pino Pagliara. Il pm ha ribadito la richiesta di aumento delle pene per tutti a 8 mesi di reclusione contro i 4 inflitti dal tribunale nel primo grado di giudizio. Lari ha contestato la linea del collegio di difensori di Preziosi che ha sostenuto la "legittima difesa"
l'onorario
dell'architetto concordato con il cliente - maurizio bologni
( da "Repubblica,
La" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: avvocato Cino Benelli, si era vista recapitare un decreto ingiuntivo che imponeva di versare più di 50.000 euro come onorario ad un architetto a cui la stessa ditta aveva affidato un incarico. La ditta era ricorsa al Tar lamentando di non aver ricevuto preventivamente alcun progetto di notula da parte del professionista,
il
rebus della mezzanotte in piazza - gianni valentino
( da "Repubblica,
La" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
Se a meno di
50 giorni dal
la
felicità per friscia? una donna androide - adriana falsone
( da "Repubblica,
La" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: fianco di Olivia Magnani e diretto da Beppe Cino. «Sono contento del ruolo - racconta Friscia - perché la commedia sembra scritta per me. E poi dopo anni di recitazione sul palco, da solo, mi ritrovo a lavorare con una bella compagnia». Al suo fianco, sul palcoscenico dello Spicuzza, ci sarà una splendida Daniela Fazzolari, nota al grande pubblico come l´Anita Ferri della soap opera "
-
(segue dalla copertina) federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Dalla Cina all´Europa A Pechino la crescita del Pil rallenta, nel Guangdong fallite 30mila aziende In Giappone le esportazioni sono già crollate negli ultimi mesi Per evitare il disastro le grandi catene hanno anticipato le campagne-sconto (SEGUE DALLA COPERTINA) FEDERICO RAMPINI I notiziari che arrivano dal fronte della grande distribuzione Usa sono allarmanti.
tra
una settimana negli usa scatta il week end destinato alla caccia ai regali. da
qui si capirà come sarà il natale. di tutti - autore1
( da "Repubblica,
La" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Il recente benessere conquistato da centinaia di milioni di persone in Cina, India, Vietnam, Brasile, si agganciava all´inesauribile sete di importazioni dell´America. Ma adesso il vento è cambiato davvero: neppure l´ultima offerta di un maxischermo tv ultrapiatto scontatissimo a 900 dollari riesce ad attirare i clienti da Best Buy, la catena di supermercati elettronici americani.
Ue,
sviluppo e incentivi le nuove parole d'ordine
( da "Sole
24 Ore, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e India, la sfiducia erode domanda e investimenti. Il settore dell'auto (12 milioni di occupati e 5% del Pil nella Ue) ha le spalle al muro:chiusure,settimane di lavoro sempre più corte, dipendenti a casa. La chimica non è ancora nell'occhio dello stesso ciclone ma le mega-chiusure annunciate dal colosso Basf ne appaiono l'
Torna
di moda la corsa alla luna ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: ci sono la Cina, la concorrente più agguerrita, il Giappone, l'India e l'Europa. E poi c'è Google, che ha offerto 30 milioni di dollari al primo gruppo privato che riuscirà a far allunare un robot entro il 31 dicembre 2012. Il suo obiettivo è diverso dagli altri: vogliono dei video da mettere su internet.
Sovrani
non solo nella finanza ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Edè anche vero che talvolta - come insegna il caso della Cina in Costarica, obbligata a riconoscere il Governo di Pechino in cambio di ricche elargizioni - i fondi sovrani esercitano anche un ruolo politico dove sono presenti,ma ciò vale per i Paesipiccoli e non certo per gli Usa e per l'Europa, le due aree dove gli Swf investono maggiormente.
I
Casalesi sulla ruota di Bucarest ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: la Cina dei falsi e del traffico dei rifiuti, la Svizzera per il riciclaggio in banca del denaro sporco, Olanda e Belgio per lo snodo del narcotraffico europeo, persino la Scozia dove ad Aberdeen la famiglia camorristica La Torre di Mondragone si è arricchita anche girando con i propri prodotti le fiere enogastronomiche europee,
Più
ferro dalla Fortescue alla Cina ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Sydney del gruppo di Andrew Forrest Più ferro dalla Fortescue alla Cina Con la rapida discesa dei prezzi del minerale di ferro, Andrew "Twiggy" Forrest ha dovuto abbandonare il podio di businessman più ricco d'Australia. La sua Fortescue, terzo esportatore del settore alle spalle di Rio Tinto e Bhp Billiton, ha accusato il peso della recessione, come tutti gli altri gruppi minerari,
Resistere
al protezionismo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Giappone e dal rallentamento della Cina, trovano spazio solo gli sherpa che lavorano agli accordi bilaterali. Tra questi, il più rilevante, non ancora definito, ma prefigurato come possibile dallo stesso presidente Hu Jintao, è quello tra Cina e Perù. Il presidente peruviano Garcia ha parlato di un interscambio commerciale che potrebbe raggiungere i 20miliardi di dollari entro il 2015.
Non
rallenta la domanda di vino in Cina
( da "Sole
24 Ore, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: in dieci anni, il mercato del vino in Cina è cambiato radicalmente. Oggi, il Dragone è il paese con il più alto tasso di crescita dei consumi al mondo. Secondo fonti domestiche, entro il 2011 la Cina diventerà l'ottavo mercato vinicolo mondiale con un consumo complessivo di un miliardo di bottiglie l'anno.
A
Geithner il dopo-Paulson ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Thailandia, Cina e Giappone, seguendo il padre Peter, dipendente dell'Agenzia americana per lo sviluppo internazionale e poi della Ford Foundation come esperto di Asia. Agli inizi Geithner ha lavorato per la Kissinger Associates, a Washington: «Si muoveva con molta discrezione, senza la minima invadenza;
BP
Solar, un investimento sicuro nell'energia pulita
( da "Sole
24 Ore, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: India e Cina. Sul mercato da più di 30 anni, la divisione Solar della BP ha realizzato installazioni in 160 Paesi per oltre 700 MW. BP Solar è impegnata anche nei paesi del terzo mondo, dove ha fornito corrente elettrica a interi villaggi, alimentato sistemi di pompaggio per l'irrigazione, nonchè realizzato impianti fotovoltaici per sistemi di telecomunicazione.
<Il
mondo del 2025 non parlerà americano>
( da "Avvenire"
del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Russia, India e Brasile beneficeranno dall'aumento del prezzo dell'energia (gas e petrolio) e delle commodity. Ma è su Cina e Russia che la comunità d'intelligence Usa focalizza le attenzioni. Acquisterà forza Mosca, senza tuttavia scacciare le zone d'ombra.
Washington
( da "Avvenire"
del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: MONDO 22-11-2008 Washington La supremazia statunitense non è più una certezza Lo dice un rapporto dell'intelligence americana che prevede che nel 2025 vivremo in un mondo multipolare con diversi centri di potere come Cina e Russia. E la crisi del dollaro influenzerà la politica estera
Muravchik:
il potere degli Usa non si basa solo sui soldi
( da "Avvenire"
del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: la Cina è un focolaio di contraddizioni; la Russia viaggia sempre sul filo del collasso a livello politico e sociale e persino l'Europa fatica a integrare gli immigrati nel suo tessuto sociale. Anche l'America ha i suoi bei grattacapi... Sì ma qui non succedono scossoni, rovesciamenti, non ci sono inversioni brusche di rotta.
Amico
padano per Colaninno ( da "Finanza e Mercati"
del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Piaggio come noi è uno dei gruppi industriali maggiormente presenti nel Far East, in particolare in Cina e India - sottolinea - E poi provi a domandarsi cosa dovrebbe fare un gruppo come la Yamaha se volesse sbarcare in Europa...». Passare attraverso Piaggio? «Beh mi sembra molto più semplice. Senza contare che le due ruote in questo momento hanno molto più appeal dell'auto».
L'India
è in orbita La rupia va a terra ( da "Finanza e Mercati"
del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: (Brasile, Russia, India e Cina), hanno guidato la squadra degli Emergenti, che vedono così il loro ruolo politico economico rafforzato dalla considerazione che il G20 è diventato il nuovo organo consultivo a livello globale, e di fatto ha sancito la fine del G8 che ha esaurito così la sua ragion d'essere.
le
bugie nel palazzo, le risse nel cortile - eugenio scalfari
( da "Repubblica,
La" del 23-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: emergenti come la Cina, l´India, il Brasile, ha avuto un solo risultato storico: ha gettato le basi di una inevitabile redistribuzione del potere mondiale. Anche in termini istituzionali. La prima conseguenza concreta sarà infatti una redistribuzione già allo studio delle quote di partecipazione dei paesi emergenti al Fondo monetario internazionale e agli altri analoghi organismi.
bergonzoni,
il morbo di cronac e l'energia d'arte - paola naldi
( da "Repubblica,
La" del 23-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: che ha sede in via Castiglione 26 ed ha in Khadija Madda la nuova presidentessa, introdurrà i corsi di lingua (inglese, spagnolo, arabo, ebraico) e i numerosi incontri e seminari su diversi argomenti: storia della Cina, diritto islamico, teatro virtuale, arte antica e contemporanea, psicologia, religioni, politica scuola. Info: 0516339078.
Vince
il Dalai Lama Sul Tibet passa la linea del dialogo con Pechino
( da "Unita,
L'" del 23-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: autonomia dalla Cina, non l'indipendenza. Ma se il negoziato non darà frutti, «considereremo altre ozpioni». Per ora i tibetani restano fedeli alla linea «mediana» fissata dal loro leader spirituale, il Dalai Lama. Continueranno a lottare per l'autonomia dalla Cina, senza cedere alle lusinghe di una fuga in avanti verso la secessione.
<G8
dell'ambiente a Siracusa> ( da "Avvenire"
del 23-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Prestigiacomo a proposito del G8 che si terrà a fine aprile a Siracusa - ma anche quelli di Paesi come India, Cina, Brasile, Messico, Sudafrica, Australia, Indonesia, Corea del Sud, che saranno coprotagonisti dello sviluppo di domani. La Sicilia sarà al centro del dibattito mondiale su temi che riguarderanno innanzitutto anche le fonti rinnovabili oltre ai cambiamenti climatici».
( da "Repubblica, La" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XI - Napoli I
laboratori Gli orari A Città della Scienza, da domani al 30 novembre,
l´iniziativa dedicata alle creature preistoriche La sorpresa: quegli animali
scomparsi potevano essere anche piccoli, ed erano genitori premurosi In mostra
gli ultimi dinosauri: belli ed evoluti Tra gli ospiti Mark Norell, tra i maggiori paleontologi del mondo Fossili ritrovati in Cina e provenienti dal Museo di storia naturale di Pechino BIANCA DE
FAZIO Stavolta si viaggia indietro nel tempo. A ritroso, accompagnati dalla scienza,
fino ai dinosauri. Con i paleontologi, per scoprire che quegli animali potevano
essere piccoli e coccoloni, e morbidi come peluche. Dopo averli
immaginati grandi e mostruosi, duri e inafferrabili, li scopriamo amorevoli coi
loro piccoli e coperti di piume colorate. è il bello della scienza, che sa
sorprendere anche quando sembra tutto scontato. E il bello della scienza ce lo
racconta, come ogni anno, "Futuro Remoto", la mostra che sarà
inaugurata domani pomeriggio e che terrà aperti i suoi battenti sino al 30
novembre, a Città della Scienza. Dove trovano momentanea ospitalità i più
sorprendenti dinosauri scovati recentemente in Cina,
scheletri e fossili che hanno messo i paleontologi dinanzi ad una realtà che
non s´aspettavano, costringendoli a rivedere le loro convinzioni su questi
animali preistorici. Si voleva che fossero enormi, lenti e mostruosi, qualcuno
già sospettava che potessero essere agili e intelligenti. «Ora sappiamo -
spiegano gli organizzatori di Futuro Remoto - che erano anche piccoli, belli,
coperti di piume, genitori premurosi e capaci, oltre che di covare le uova, di
comportamenti straordinariamente evoluti». Ora sappiamo anche che erano coperti
di piume. Un particolare, questo, che ha rafforzato le teorie secondo le quali
gli uccelli sono figli dei dinosauri. O almeno di alcuni: dei più piccoli, in
particolare, che hanno gradualmente visto le loro zampe anteriori trasformarsi
in ali. Che interessi o meno la storia evolutiva dei dinosauri, che se ne
apprezzi o meno la grande capacità di adattarsi al contesto, la mostra di Città
della Scienza porta in Italia una serie di esemplari e di fossili (quasi tutti
ritrovati in Cina) che per la prima volta ci permette
di cogliere la grande varietà di dinosauri che popolavano il pianeta. Ecco il
"mamenchisaurus", un gigantesco erbivoro (
( da "Repubblica, La" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 41 - Esteri Il
Dalai Lama ha convocato 500 delegati E per una volta anche i delusi non lo
contestano Tibet Al raduno degli esuli sognando la libertà Un meeting per
sentire l´opinione dei fedeli sul futuro Con un obiettivo: l´indipendenza
RAIMONDO BULTRINI DHARAMSALA I cinquecento delegati tibetani giunti a
Dharamsala da tutto il mondo sciamano lungo le stradine perennemente sconnesse
e polverose del villaggio indiano di Mcleod Ganji come ragazzini in libera
uscita. Girano mostrando orgogliosi i vistosi distintivi verdi rilasciati dal
loro governo in esilio in occasione dello speciale Meeting richiesto dal Dalai
Lama per sentire l´opinione dei suoi fedeli e sudditi sul "che fare"
nel futuro del Paese delle Nevi. Gesticolano animosamente, continuando per
strada e nelle sale da tè gremite di pellegrini occidentali la discussione già
portata avanti per ore e ore dentro una stanza chiusa, quasi che davvero
qualcosa di decisivo stia per accadere in questi giorni. A galvanizzarli non è
soltanto l´idea di essere qui per rispondere a una chiamata del loro leader.
Molti infatti lo contestano apertamente, quantomeno per quanto riguarda la sua
ventennale politica della cosiddetta Via di Mezzo, ovvero l´autonomia anziché
la totale indipendenza. Ma da quando il Dalai Lama ha ammesso in Ottobre che le
sue buone intenzioni verso I cinesi non hanno portato da nessuna parte, è come
se il fronte degli esuli, e anche quello dei tibetani all´interno del paese
occupato, si fosse improvvisamente liberato da un peso. Avalokitesvara, il Dio
della Compassione incarnato nel loro leader, non li vincola piu´ all´obbedienza
a una linea di condotta, non li divide più in "autonomisti" e
"indipendentisti". Qui a Dharamsala i due gruppi non si guardano più
in cagnesco come accadeva fino a poche settimane fa, quasi che gli uni
("quelli della Via di Mezzo") fossero i depositari della linea di
fedeltà al capo e gli altri i nemici, i sabotatori. Perfino Jamyang Norbu, lo
scrittore residente a New York e diventato il portabandiera degli
indipendentisti, si aggira sorridente in città stringendo decine di mani che in
passato forse lo avrebbero perfino picchiato. Ora ci sono invece solo tibetani
senza un Paese accomunati dalla voglia di fare qualcosa insieme, uniti contro
il nemico comune. Difficile dire cosa fare (qualcuno ha proposto perfino
sabotaggi, altri un boicottaggio dell´Internet cinese, ma sono piccole
minoranze) perché davvero poco può essere fatto per riconquistare il regno
perduto 60 anni fa. Ma l´attenzione nervosa con cui la Cina assiste a questo meeting internazionale di delegati tibetani
(tre inviati dell´agenzia Xinhua hanno chiesto per la prima volta un accredito
ufficiale) è già per loro un segno che la decisione del Dalai Lama di
convocarli qui ha colpito il gigante rosso in un punto sensibile. Nonostante
le dichiarazioni con le quali Pechino ha detto di non attribuire alcun valore a
questo assembramento di esuli «che non rappresenta minimamente I tibetani»,
tutti i 500 delegati sanno che cosa teme davvero il regime comunista: «I cinesi
ora cominceranno a rendersi conto - spiega Tenzin Sangpo, rappresentante giunto
dall´Italia - che la linea morbida della trattativa a tutti i costi mantenuta
per tanti anni da Sua Santità potrebbe anche cambiare. Non si trasformerà certo
in una lotta violenta, perché non è nella nostra natura, ma certamente d´ora in
poi il nemico dovrà confrontarsi con tutte le anime del popolo tibetano». Gli
organizzatori del meeting, tra i quali il Parlamento e il governo in esilio del
Kashag, hanno anche sollecitato alla vigilia dell´incontro una sorta di
consultazione segreta tra la popolazione residente nelle regioni sotto il
controllo di Pechino. Su 17mila risposte ottenute per lettera e e-mail,
ottomila hanno detto di voler seguire qualunque decisione prenderà il Dalai
Lama, ma ben 5000 hanno esplicitamente scritto di volere l´indipendenza. E che
a Dharamsala l´uso della parola indipendenza non faccia ormai più paura è
risultato chiaro in tutte le discussioni avvenute a porte chiuse nelle stanze
dei 16 gruppi di lavoro messi insieme con un´estrazione a sorte. Anche ministri
e parlamentari esuli in carica hanno esposto apertamente il loro pensiero
nonostante l´adesione formale alla linea della Via di mezzo del loro governo e
del Dalai Lama. «Questo non vuol dire che d´ora in poi abbandoneremo la
richiesta dell´autonomia - ci ha detto anonimamente uno di loro -ma di certo
non si potrà più fare l´equazione indipendenza uguale violenza. Ci sono molti
modi pacifici per combattere il gigante cinese. E noi li tenteremo tutti».
( da "Repubblica, La" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 6 - Economia Solarworld
offre 1 miliardo di euro a Gm per rilevare gli stabilimenti europei e produrre
una nuova macchina Quattro ruote "solari" per salvare Opel e la Basf
ferma 80 stabilimenti Il progetto tedesco è di svincolare l´azienda dal destino
della casa madre Usa ANDREA TARQUINI dal nostro corrispondente BERLINO - Colpo
di scena nel dramma della Opel, la controllata tedesca di General Motors
trascinata nel baratro dalla casa madre americana. Solarworld, un big
dell´energia solare made in Germany, ha offerto di rilevare Opel per un
miliardo di euro per trasformarla nel primo produttore mondiale di auto a
energia solare. Ma a due condizioni: che l´investimento venga rimborsato e che
Opel si sganci da Gm. Il colosso americano ha subito respinto l´offerta.
Intanto Opel si prepara a tagliare la produzione di almeno il 10% e a
introdurre la settimana lavorativa corta di sole 30 ore in tutti gli impianti.
Il commissario europeo all´Industria, Guenther Verheugen, ha definito Opel un
caso speciale per cui aiuti pubblici sono ammissibili perché la crisi non nasce
in Europa ma dalla casa madre americana. Esplode nel frattempo la crisi di
Basf, il gigante chimico multicomparto tedesco impegnato in massa nella
produzione dell´indotto: fermerà la produzione in ottanta impianti in tutto il
mondo, costringendo ventimila operai alle vacanze forzate o all´orario corto;
progetta il taglio di almeno mille posti di lavoro, e della produzione in altri
cento impianti sparsi per il pianeta. Il colosso chimico è stato duramente
colpito dal crollo delle vendite di auto e quindi degli ordinativi
dell´industria automobilistica. Fornisce catalizzatori al gruppo Volkswagen, e
prodotti speciali ad altri costruttori europei e persino ai coreani di Hyundai.
La produzione, nei piani di Basf, va ridotta di una cifra tra il 12 e il 19%. E per ventimila lavoratori qualificati in Germania, Belgio, Usa e
Cina, e le loro famiglie, tra ferie forzate e orario corto si
annuncia un Natale nero. L´offerta di Solarworld, oltre ad aver incassato un
immediato rifiuto da Gm, è accolta con grande scetticismo dai mercati, e il
titolo dell´azienda con sede a Bonn ha perso ieri il 15%. «Ma la nostra
è un´offerta serissima», ha detto il numero uno di Solarworld, Frank Asbech,
«altrimenti non ci saremmo fatti avanti. Conoscete la storia di Davide e Golia?
Essere giganti o piccoli non conta». Opel non ha voluto commentare la proposta,
e il governo tedesco ha detto che tutto dipende dalla risposta di Gm, che
appunto è stata negativa. «E´ uno scherzo, la fattibilità è nulla», commenta
Stefan Bratzel, esperto del comparto auto. E secondo Christoph Stuermer, di Ihs
Global Insight, «è un´offerta ridicola». Eppure, vista la gravità della
situazione di Opel, ogni possibile via d´uscita accende speranze nel clima di
timore del peggio che regna qui per una delle più antiche aziende tedesche. Il
lato allettante della proposta (visto che le auto ecologiche sono priorità
strategica tedesca) è l´idea di rivoluzionare Opel trasformandola appunto in
primo produttore in serie mondiale di auto mosse dall´energia solare.
Solarworld assicura di poter mettere a disposizione il 25% della somma in
contanti e il resto come prestiti e garanzie, ma chiede la restituzione
compensativa. L´azienda di Bonn, che ha un fatturato di appena 689 milioni di euro,
si dice pronta a rilevare i quattro impianti Opel in Germania e il suo
modernissimo centro studi e ricerca tecnologica. Opel è comunque alle strette.
Ha quantificato in circa 1,8 miliardi di dollari la sua richiesta di aiuti
sotto forma di garanzie governative, la casa madre Gm ha deciso di ridurre gli
stipendi dei suoi manager tedeschi. Il gabinetto Merkel ha promesso una
risposta entro Natale. Il governo dello Stato dell´Assia, dove sorge la
città-fabbrica di Ruesselsheim, il più importante impianto Opel, ha detto sì
alla concessione di sue garanzie per 500 milioni.
( da "Repubblica, La" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 6 - Economia
"Auto, aiuti per tutti o per nessuno" L´appello di Marchionne. Anche
le case cinesi chiedono l´appoggio dello Stato SALVATORE TROPEA TORINO - «Aiuti
per tutti o per nessuno». Sergio Marchionne va al bersaglio grosso e rilancia
la richiesta di sostegni all´industria dell´auto, insistendo sulla necessità di
evitare che questi creino disparità o qualche interferenza «che modificherebbe
l´equilibrio industriale dei mercati, una cosa che Fiat non può accettare». Lo
ha fatto ieri, ennesima giornata di passione per tutte le società dell´auto sui
mercati borsistici con la Fiat che perdendo un 5,5% ha chiuso a 4,98 euro, un
soglia che la ricaccia indietro fino all´aprile del 2005 quando lui e i manager
del Lingotto comprarono azioni per oltre un milione di euro. Intanto, anche la
Toyota sta correndo ai ripari e, a sorpresa, l´industria cinese dell´auto è
entrata tra i "postulanti" di soccorsi. L´ad del Lingotto ha
puntualizzato la natura degli aiuti rispondendo a Berlusconi che continua per
ora ad escludere sostegni al settore e replicando ai tedeschi con riferimento
al caso Opel. «Al presidente del Consiglio non ho chiesto assolutamente niente
e non credo sarebbe opportuno farlo. Bisogna vedere in modo molto preciso quali
saranno le proposte e da dove vengono per poi decidere cosa fare. La Fiat in
questo momento non ha bisogno dello stesso tipo di appoggio degli americani. Ma
è auspicabile che non si crei un dislivello tra America e Europa. Posso capire
il discorso di Foster all´Opel, ma se dovesse intervenire qualcuno per dare un
sostegno a questa azienda in Europa allora sarebbe del tutto impossibile
escludere gli altri produttori. Che poi la Fiat ne abbia bisogno o meno è un
altro discorso. E comunque se i sostegni dovessero arrivare sarebbero
apprezzati». Marchionne ha ricordato come le differenze tra i mercati siano
sottili e come ciò imponga di non creare protezioni a livello nazionale che
abbiano impatto sul mercato europeo. Un riferimento esplicito alla posizione
della signora Merkel a proposito della quale ha osservato che è necessario
capire bene che cosa vogliono i tedeschi, anche perché «se si comincia a
interferire sul mercato libero in questo momento si finirà col turbarlo». Su
questo c´è il rifiuto della Fiat che distingue tra interventi a pioggia, sui
quali c´è il no della Ue, e aiuti appunto discriminatori in una guerra che
ormai ha più fronti a livello mondiale. Ieri infatti anche il numero uno Toyota
ha annunciato che a Natale resteranno ferme le officine in Usa e Canada. Un sos
è stato lanciato anche dall´industria automobilistica della
Cina per dire un paese dove si teme che la crescita del settore possa
essere nel 2008 del 5% contro il 22 del 2007. «La situazione è veramente grave
e ci auguriamo che il governo possa introdurre politiche per sostenere la
domanda», ha detto ieri a Bloomberg News, Zeng Qinghong direttore generale di
Guangzhou Automobile Group partner di Toyota e Honda. «Le case auto
cinesi necessitano davvero di aiuti governativi per sopravvivere alla bufera» gli
ha fatto eco l´analista Zhang Xin, aggiungendo che le aziende «devono fare la
voce grossa presso il governo di Pechino». Mentre non si fa mistero degli
effetti che la caduta del mercato cinese potrebbero avere sui produttori
occidentali.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-11-20 - pag: 2 autore: Piano Ue da 130 miliardi
Nel pacchetto anticrisi Bruxelles pensa anche a misure per l'auto Adriana
Cerretelli BRUXELLES. Dal nostro inviato Un piano europeo di stimoli
all'economia da 130 miliardi di euro: questa, secondo il ministro tedesco
dell'Economia Michael Glos, la dimensione del pacchetto anti-recessione che la
Commissione Ue presenterà mercoledì prossimo. Anche se il suo portavoce non
conferma: «Non è ancora stata presa una decisione politica definitiva né sulla
taglia né sugli orientamenti ». La cifra non nasce a caso: corrisponde all'1%
del Pil di ciascun Stato membro dell'Unione. Già, perché l'essenziale dello
sforzo europeo sarà comunque di matrice nazionale. Il bilancio Ue ha infatti
margini di manovra molto ridotti, tanto è vero che si parla di un riorientamento
rapido dei fondi strutturali Ue con semplificazione delle procedure di
utilizzo, accompagnato da un maggior ricorso ai prestiti Bei, con possibile
aumento dei plafond e del capitale. E poco altro. Bruxelles, insomma, si
limiterà a un'azione di coordinamento dando una serie di orientamenti ai
Governi per assicurare che tutti gli interventi vadano nella buona direzione,
siano strutturali, quindi dagli effetti durevoli nel tempo e non abbiano
conseguenza collaterali negative sui partner. Non è escluso però che la
proposta finale della Commissione possa andare oltre l'1% per arrivare magari
all'1,5% del Pil. Di recente il direttore generale del Fmi ha del resto evocato
la necessità di uno sforzo doppio, intorno al 2% del Pil, per rilanciare la
crescita europea. La Germania comunque ha già messo le mani avanti: il suo
piano, appena varato, di stimoli da 32 miliardi in due anni andrà messo nel
conto. In breve, nessuno sforzo aggiuntivo rispetto agli altri, nessuno si
illuda su una deriva tedesca solidale verso i partner più in difficoltà. Il
pacchetto anti-recessione finirà sul tavolo del vertice dei 27 capi di Governo
dell'Unione, in programma l'11 e 12 dicembre a Bruxelles. Come del resto
l'emergenza auto.Lo ha detto ieri il ministro francese per gli Affari europei
Jean-Pierre Joyuet, presidente di turno della Ue, in margine al dibattito
europarlamentare sulla crisi del settore. Che il problema meriti attenzione e
coordinamento al massimo livello non c'è dubbio. La presunta
"eccezionalità del caso Opel" si sta infatti allargando a macchia
d'olio in Europa se è vero che ieri l'industria britannica ha ufficialmente
chiesto al Governo di poter attingere ai fondi per il salvataggio delle banche
per sfuggire a sua volta alla crisi finanziaria. E se è vero che Michael Glos
ha scritto a Neelie Kroes, il commissario Ue alla Concorrenza, invocando
flessibilità nell'applicazione delle regole sugli aiuti di Stato all'auto. Sul
settore che in Europa produce il 5% del Pil e occupa complessivamente 12
milioni di persone oggi non si addensano solo le nubi della recessione con la
frenata (-14%) della domanda interna. C'è il crollo dei mercati esteri, Russia
in testa. E c'è soprattutto in giro per il mondo la corsa agli aiuti pubblici.
Anche se ancora non si sa che fine farà la loro richiesta, i tre colossi
dell'auto Usa invocano un puntello da 25 miliardi di dollari per evitare il
collasso. Analoghi appelli ieri sono stati lanciati in Cina ( le case costruttrici chiedono sconti fiscali sulla benzina e
incentivi per l'innovazione) e India. Altri potranno seguire. E se alla fine
troveranno riscontri positivi come è probabile, visti gli orientamenti della
futura Amministrazione Obama, l'Europa a sua volta non potrà sottrarsi, pena
una perdita di competitività globale che non può permettersi. Eventuali
ricorsi anti-Usa (e simili) al Wto richiederebbero tempi lunghi: non sarebbero
la risposta giusta quando la recessione incalza. Salvo sorprese la variabile
auto comparirà nel piano di rilancio economico di mercoledì. Come? Per ora si
pensa esclusivamente ad aiuti «mirati e temporanei » che l'aiutino a inseguire
efficienza energetica e tecnologie sempre più pulite. Oltre a misure a sostegno
della domanda: incentivi fiscali e aiuti alla rottamazione. Di una revisione
del codice degli aiuti di Stato in senso più flessibile, come è già avvenuto
per il settore finanziario, per ora la Kroes non vuole sentire nemmeno parlare.
C'è però da chiedersi fino a quando potrà opporre un no, soprattutto ora che la
Germania è partita alla carica con una richiesta formale scritta.
adriana.cerretelli@ilsole24ore.com FLESSIBILITà Il ministro tedesco Glos scrive
alla Kroes per chiedere regole meno rigide nella valutazione dei sussidi di
Stato Ruolo chiave. Il cancelliere tedesco Angela Merkel e il ministro dell'Economia
Michael Glos. Berlino è chiamata a giocare un ruolo di primo piano nella messa
a punto del programma di sostegno europeo
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2008-11-20 - pag: 7 autore: La grande crisi. Primo passo
per affrontare l'emergenza economica che minaccia le imprese Pechino congela i
salari Si moltiplicano le rivolte popolari e gli interventi della polizia Luca
Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Il rallentamento della crescita
economica inizia a creare qualche problema di stabilità nella società cinese.
Negli ultimi giorni la cittadina di Wudu - un piccolo centro del Gansu situato
nella regione di Longnan, un'area colpita duramente dal terremoto del maggio
scorso- è stata messa a ferro e fuoco da circa 2mila dimostranti che, tra
lunedì e martedì, sono scesi in piazza a più riprese. La folla inferocita ha incendiato
auto della polizia e ha occupato la sede del Governo locale saccheggiandone gli
uffici. Per sedare la rivolta, le autorità provinciali del Gansu hanno
richiesto l'intervento dei reparti speciali antisommossa, hanno chiuso le vie
principali della città e imposto il coprifuoco. A incendiare Wudu è stata la
decisione del Governo locale di spostare la sede di alcuni uffici pubblici in
una cittadina a pochi chilometri di distanza. La furiosa reazione popolare
sembra quindi smisurata. Ma in un'area povera e sottosviluppata come Longnan, e
per di più gravemente sconvolta dal terremoto (in tutta la Contea il sisma ha
lasciato quasi 2 milioni di persone sen-za tetto), anche la perdita di qualche
centinaio di posti lavoro può trasformarsi in un dramma, perché chi viene
licenziato non ha alternative occupazionali. Rabbia, disperazione, frustrazione: in Cina di rivolte come quella di Wudu
ne scoppiano diverse decine di migliaia ogni anno. Ma ora, se l'economia cinese
dovesse rallentare troppo la sua corsa (una crescita annua del Prodotto interno
lordo inferiore al 7% per il Paese sarebbe l'equivalente di una recessione in
una nazione industrializzata), il malessere sociale potrebbe
pericolosamente lievitare. Il monito pronunciato ieri, subito dopo che le forze
dell'ordine avevano sedato i tumulti di Wudu, dal ministro della Pubblica
Sicurezza, Meng Jianzhu, racchiude tutta l'inquietudinedi Pechino. «La polizia
deve essere consapevole della nuova sfida imposta dalla crisi finanziaria
globale ed essere pronta a fare del suo meglio per garantire la stabilità
sociale», ha detto Meng senza tanti giri di parole. Un'inquietudine che assume
anche caratteri contraddittori e si traduce in scelte politiche ambigue. Come,
per esempio, la circolare inviata nei giorni scorsi dal ministero del Lavoro
cinese alle Province e alle grandi città del Paese, con la quale è stato
imposto il congelamento dei salari minimi. Nel merito il provvedimento del
Governo è indiscutibile. è solo una questione di tempo, infatti, e la crisi
internazionale inizierà a farsi sentire anche oltre la Grande Muraglia. A
soffrire di più saranno le piccole e medie imprese cinesi operanti nei settori
labour intensive. Decine di migliaia di queste aziende, che per anni hanno
prodotto grossi volumi, utilizzando manodopera a basso costo e accontentandosi
di margini di profitto ridotti all'osso, rischiano di trovarsi condannate a
morte dalla contrazione della domanda globale. In questa situazione incerta e
volatile (soprattutto per le imprese export oriented che si ritrovano già a
fare i conti con la crisi), è evidente che anche un modesto aumento dei salari
potrebbe mettere alle corde un gran numero di società che già devono combattere
quotidianamente con il crollo delle commesse, la rivalutazione dello yuan e la
mancanza di credito bancario. Ecco perché Pechino, nonostante l'inflazione
continuia marciare a tassi sostenuti (4% a ottobre, ma nei primi mesi dell'anno
era stata anche il doppio), ha deciso di imporre uno stop temporaneo agli
aumenti salariali. Ma nella forma il provvedimento sembra dimenticarsi del
piano di stimolo all'economia varato solo una decina di giorni fa dal Governo.
Tra le tante altre cose, infatti, la maxi-manovra di politica fiscale da 4mila
miliardi di yuan prevede esplicitamente l'aumento salari minimi. Un aumento che
Pechino non ha quantificato (al pari di quasi tutti gli altri interventi
contenuti nel piano di stimolo), e che rientra in una serie di misure a
sostegno delle categorie a basso reddito. L'obiettivo della leadership cinese è
incrementare il reddito disponibile e la capacità di spesa di quella parte
della popolazione finora ignorata dallo sviluppo economico, in modo da
spingerla a consumare di più. Ma, a giudicare dalla circolare che congela i
salari, per molti cinesi l'accesso al mercato dei consumi è rinviato a tempi
migliori. Fino a nuovo ordine, il salario minimo degli operai di Pechino
resterà bloccato a 800 yuan al mese, mentre la paga base mensile delle
maestranze di Shanghai non potrà superare 960 yuan. lucavin@attglobal.net
DISORDINI A WUDU Nel villaggio, già colpito dal terremoto, gli abitanti sono
scesi in piazza e hanno preso d'assalto la sede dell'amministrazione
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2008-11-20 - pag: 7 autore: Hu a Cuba incontra Fidel e
Raul Castro, poi parte per il Perù Il presidente della Cina Hu Jintao ha concluso ieri la sua visita ufficiale a Cuba: al
colloquio riservato con Fidel Castro («è ancora energico» ha commentato il
leader cinese) ha affiancato diversi incontri con il presidente Raul Castro,
sfociati nella sottoscrizione di accordi economici. La missione di Hu (
nella foto durante un discorso in una scuola), che è partito poi dall'Avana
verso Lima per un vertice internazionale, è una delle iniziative lanciate da
Pechino in America Latina, dove la Cina sta
rafforzando la propria presenza economica e commerciale. AP/LA PRESSE
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2008-11-20 - pag: 7 autore: L'istituzione
a caccia di risorse per i Paesi in difficoltà Pressing dell'Fmi: la Cina ci dia più fondi MILANO Il consiglio del Fondo monetario era
riunito ieri sera a tarda ora per l'approvazione di un prestito da 2 miliardi
di dollari all'Islanda, decisione che allungherebbe la lista dei Paesi
costretti dalla recente crisi globale a rivolgersi all'istituzione di
Washington. Ma che ripropone anche il problema dell'insufficienza delle risorse
dell'Fmi nel caso diverse economie di grandi dimensioni avessero bisogno della
sua assistenza. La Cina, con i suoi 2mila miliardi di
riserve ufficiali, resta il principale candidato a fornireall'Fmi eventuali
fondi supplementari da prestare ai Paesi in crisi: contatti informali con
Pechino sarebbero in corso, secondo fonti mone-tarie, ma per ora non c'è alcun
impegno delle autorità cinesi, le quali punterebbero a un aumento del peso
della Cina all'interno dell'Fmi, al di là di quanto
già concordato con la recente revisione delle quote. Una delle soluzioni allo
studio potrebbe essere un prestito di Pechino all'Fmi, in caso sorga la
necessità di soccorrere altri Paesi, con una formula simile a quella adottata
per il Giappone, che la settimana scorsa ha annunciato di voler mettere a
disposizione 100 miliardi di dollari. Lo stesso primo ministro giapponese, Taro
Aso, al vertice del G-20 di Washington dello scorso fine settimana, ha
sollecitato la Cina a imitare Tokyo: diversi
osservatori non escludono che l'iniziativa nipponica sia stata dettata anche
dalla volontà di non perdere terreno rispetto a Pechino in materia di influenza
nelle istituzioni multilaterali e in genere sulla scena economica globale.
L'Fmi ha già oggi due accordi di prestito da attivare all'occorrenza con gruppi
di Paesi membri, tra cui le maggiori economie industriali e l'Arabia Saudita,
per un importo complessivo di circa 50 miliardi di dollari. Il direttore
dell'Fmi, Dominique Strauss-Kahn, ha rilevato nei giorni scorsi che, se dovessero
bussare alla porta dell'organizzazione altri Paesi (di maggiori dimensioni,
come per esempio la Turchia, rispetto a quelli che hanno ricevuto prestiti
finora, cioè Ungheria, Ucraina, Pakistan, Serbia e Seychelles), potrebbe
esserci bisogno di altri 100 miliardi di dollari, oltre a quelli offerti da
Tokyo. Tra l'altro, l'Fmi ha creato di recente un nuovo sportello cui
potrebbero accedere Paesi colpiti dalla crisi, ma che già hanno politiche
economiche corrette e qualcuno ha sottolineato che fra questi potrebbero
figurare grandi economie emergenti, che richiederebbero prestiti al di là delle
risorse attuali del Fondo. Strauss-Kahn tra l'altro ha dichiarato ieri a Parigi
di non ritenere che la crisi sia avviata alla conclusione, anche se c'è qualche
miglioramento delle condizioni sul mercato interbancario, e ha sollecitato
nuovamente i Governi ad adottare misure di stimolo fiscale alla crescita. A.Me.
L'ESEMPIO DEL GIAPPONE Il modello da seguire potrebbe essere quello di Tokyo,
disponibile a concedere un prestito di 100 miliardi al Fondo
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-11-20 - pag: 17 autore: Governance
internazionale. Il tandem delle presidenze Roma-Londra, tra G-8 e G-20 più
sinergia che competizione ROMA. Il ministro britannico per lo Sviluppo e il
Commercio, Gareth Thomas, getta acqua sul fuoco. «Nel 2009 non ci sarà nessuna
competizione tra Italia e Regno Unito – dice prima di immergersi in una
riunione della Fao a Roma – nessuna sostituzione del G8 a presidenza italiana
con il G20 inglese. I formati non sono affatto in competizione tra di loro e il
ruolo dell'Italia sarà fondamentale per l'avanzamento di tre dossier: crisi
finanziaria, cambiamenti climatici, sviluppo». Il ministro Thomas (che ha
incontrato anche il sottosegretario allo Sviluppo economico Adolfo Urso sul
Doha round) è molto più diplomatico di quel collaboratore del premier inglese,
Gordon Brown che a Washington, pochi giorni fa, aveva sentenziato: «il 2009
sarà l'anno del G20, il G8 è ormai troppo piccolo per occuparsi di tematiche
che riguardano il futuro dell'economia mondiale ». Thomas precisa, tuttavia,
che «il G8 non può certo dirsi morto, ha ancora un suo ruolo da giocare ma è
evidente che non può più agire in maniera slegata rispetto agli altri grandi
attori dell'economia mondiale». Chi ha assistito agli ultimi incontri tra il
premier italiano, Silvio Berlusconi e quello inglese, Gordon Brown, è pronto a
giurare che, nonostante la "chimica" personale tra i due non si
ancora al livello raggiunto con Tony Blair, (ricevuto ieri a Palazzo Chigi da
Berlusconi con tutti gli onori nella sua veste di inviato speciale per il Medio
Oriente) il rapporto è solido e sono da escludere "sgambetti"
reciproci. Un vantaggio, almeno dal punto di vista temporale, lo ha però Brown
che presiederà il prossimo G20 alla fine di aprile mentre Berlusconi dovrà
attendere il mese di giugno per mettere intorno allo stesso tavolo gli altri
sette leader mondiali. Ma Berlusconi, pur intendendo salvare il "nocciolo
duro" del formato G8, ha già fatto sapere di volere
riservare uno spazio maggiore al prossimo vertice ai cosiddetti
"outreach" associando alle economie emergenti ( Cina, India, Sud Africa, Messico e Brasile) anche l'Egitto, primo
Paese arabo e musulmano ammesso nel "club". La gravità della
situazione economica internazionale consiglierebbe un'integrazione tra i due
formati G8 e G20 anziché una sterile competizione. Del resto sono stati
proprio i momenti di crisi a dettare le regole dei summit e a fissare i posti a
tavola. Nell'estate del '75, per cercare di porre rimedio alle conseguenze
della crisi petrolifera il presidente francese, Valéry Giscard d'Estaing
propose di riunire nel castello di Rambouillet i capi di Stato o di Governo di
Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Giappone per un vertice informale ( al
quale fu invitata, dietro le insistenze di Sandro Pertini, presidente della
Camera, anche l'Italia con il premier Aldo Moro). Giscard non aveva fatto
nient'altro che promuovere al livello di capi di Stato o di Governo quel club
dei "librarians" ossia dei bibliotecari, i cinque ministri delle
Finanze di Stati Uniti, Francia, Germania, Regno Unito e Giappone che si
riunivano periodicamente, e a titolo informale, nella biblioteca della Federal
Reserve. Due di quei cinque ministri delle Finanze si chiamavano Giscard
d'Estaing e Helmut Schmidt e nel '74 sarebbero diventati rispettivamente
presidente francese e cancelliere tedesco. Anche il G20 promosso, con l'ultima
riunione di Washington, al rango di capi di Stato o di Governo è nato nel '99
dopo una serie di crisi finanziarie come foro per la concertazione tra i
ministri delle Finanze e i governatori delle banche centrali dei Paesi più
industrializzati e delle economie emergenti. Cambiare il "modello di
governace" è una priorità per il responsabile della Farnesina, Franco
Frattini, che ha presieduto ieri la prima riunione del Forum strategico di
analisi e previsione del ministero degli Esteri. Frattini pensa di tradurre
presto le riflessioni in azioni. «Già all'inizio della primavera – osserva
Frattini – dovremo lavorare su come armonizzare il G8 economico con il G20».
Ge. P. TRE DOSSIER Il ministro britannico Thomas Gareth: centrale il ruolo
italiano su crisi finanziaria, cambiamenti climatici e sviluppo
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-11-20 - pag: 24 autore: INTERVENTO Dalla
Ue non accetteremo altri oneri per l'industria di Andrea Ronchi* H o letto con
attenzione la lettera inviata dall'onorevole Rutellia questo giornale (si veda
Il Sole 24 Ore di ieri) in merito alla possibilità di collegare le misure da
adottare a livello nazionale in funzione anti-crisi al pacchetto europeo per il
clima e l'energia. Si tratta di un contributo utile e importante visto che la
trattativa europea sta ormai entrando nella fase decisiva e sarebbe quantomai
opportuno che, su un tema così strategico, vi possa essere una visione
condivisa da parte del Governo e dell'opposizione. L'azione che stiamo
svolgendo a difesa degli interessi italiani ne risulterebbe certamente
rafforzata. Devo peraltro rilevare che tale sostegno, tranne interventi isolati
di alcuni esponenti riformisti del Partito democratico, è clamorosamente
mancato. Partiamo da un presupposto. Come ho avuto occasione di affermare in
più occasioni ritengo che tanto la difesa dell'ambiente quanto la tutela degli
interessi italiani non possano essere relegati nelle categorie della destra o
della sinistra. Il Governo di cui ho l'onore di fare parte ritiene la difesa
dell'ambiente un dovere morale e politico e non ha alcuna intenzione di fare
passi indietro nella lotta al cambiamento climatico. Questo, però, non vuol
dire accettare supinamente un pacchetto "chiuso", negoziato da altri,
senza verificarne attentamente la ricaduta che esso avrebbe sul nostro sistema
industriale e sulle bollette dei nostri consumatori. I numeri parlano chiaro.
Se il cosiddetto "pacchetto 20-20-20" fosse applicato nella
formulazione attuale, il costo a carico dell'Italia sarebbe del 40% più alto di
quello medio europeo. Una penalizzazione ingiustificata e per noi
inaccettabile, anche alla luce della crisi economica che impone di distribuire
in maniera equa oneri e sacrifici e di spalmarli fra i vari Paesi europei. Non
è vero, come sostiene l'onorevole Rutelli, che l'Italia si sia mossa al di
fuori di una logica europea. è vero, invece, che il Governo ha ereditato dal precedente
Esecutivo un accordo del quale non erano stati calcolati adeguatamente i costi
e le ricadute dirette e indirette. A settembre, quando siamo partiti a
rappresentare in Europa queste preoccupazioni, eravamo soli. Oggi non è più
così: le Confindustrie europee per la prima volta hanno firmato un documento
comune con il quale hanno fatto risuonare un allarme continentale e tutti i
principali organi di stampa hanno messo in rilievo i rischi del pacchetto per
il sistema industriale europeo. Siamo perfettamente consapevoli che le
politiche a favore dell'ambiente sono in cima alle priorità dell'Ue ma non
possiamo accettare l'impostazione secondo la quale discutere nel merito misure
che penalizzano alcuni Paesi e ne avvantaggiano altri possa essere considerato sconveniente
o drammatico. Ciò che l'Italia chiede è flessibilità ed equità. Ciò che
l'Italia non può accettare sono provvedimenti che scaricherebbero costi
insostenibili sul sistema produttivo e sulle famiglie italiane. Senza
dimenticare che il ruolo trainante che l'Europa sta cercando di ascriversi può
avere valore soltanto se verrà condiviso dai grandi produttori di Co2 come Usa,
India, Cina. Se ciò non accadrà il "pacchetto 20-20-20" avrà un
valore simbolico per il clima e metterà fuori mercato molte produzioni europee,
favorendo al contempo i concorrenti extra-europei. L'onorevole Rutelli propone
un'alleanza del Governo e del Parlamento con l'industria per un robusto
programma ambientale da far confluire all'interno del piano anticrisi.
Si tratta di un'indicazione senz'altro condivisibile e coerente con la volontà
dell'Esecutivo, come dimostrano le dichiarazioni rese due settimane fa dal
presidente del Consiglio che ha parlato di stanziamenti a favore dei mezzi meno
inquinanti. Senza dimenticare gli incentivi per chi investe in tecnologie
pulite che dovrebbero essere presto adottati a livello europeo. In questo
momento, però, è necessario focalizzare l'attenzione su un obiettivo immediato
come il pacchetto clima/energia. Nelle due settimane che mancano alla riunione
dei capi di Stato e di Governo di dicembre sarà necessario intensificare gli
sforzi per trovare un'intesa equa e sostenibile. Un obiettivo che è
nell'interesse di tutti perseguire in una cornice di realismo, buon senso e
concretezza e per il quale sarebbe fondamentale l'unità e la compattezza di
tutte le forze politiche italiane. * Ministro per le Politiche comunitarie IL
CONFRONTO POLITICO Sarebbe opportuno che l'opposizione condividesse la visione
espressa dall'Esecutivo su un tema così delicato LO SCENARIO UE Non ci stiamo
muovendo fuori da una logica europea, puntiamo su un'intesa equa e sostenibile
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-11-20 - pag: 38 autore: Mercati.
Sondaggio mensile condotto da Merrill Lynch tra 180 grandi fondi di
investimento mondiali I gestori temono la deflazione Non convincono le misure
anti-crisi prese da Governi e banche centrali Marco Niada LONDRA. Dal nostro
corrispondente La recessione è arrivata e le misure prese da Governi e Banche
centrali per fare fronte a una crisi economica che si aggrava non convincono il
mercato. I grandi investitori istituzionali infatti mantengono il beneficio del
dubbio sull'efficacia della terapia e si arroccano su investimenti difensivi. è
quanto è emerso ieri dal sondaggio mensile condotto da Merrill Lynch su 180
grandi fondi d'investimento mondiali per un totale di 536 miliardi di dollari
gestiti. Gli investitori temono prima di tutto che si vada verso un periodo di
crescita negativa e deflazione. Sul primo punto l'80% si è detto convinto che
il prossimo anno ci sarà una recessione (74% il mese scorso) e il 78% (era il
72%) che gli utili aziendali peggioreranno sensibilmente. Sul secondo ci
troviamo di fronte al peggiore verdetto da quando la banca d'affari americana
tiene delle statistiche in materia: nel 2001-3, quando imperavano i timori di
un calo dei prezzi era il 70% ad avere una visione pessimistica, mentre oggi la
proporzione ha toccato il massimo storico dell'87%. Nel caso della Gran
Bretagna i timori sono i più acuti: il 100% degli intervistati si attende
deflazione nel prossimo anno e hanno aumentato la proporzione di investimenti
detenuti in cash dal 10% al 30 percento. «Sono ormai tutti convinti che la
recessione è arrivata - ha detto Gary Baker, responsabile della strategia
azionaria Emea di Merrill Lynch - e ben il 40% pensa che le banche centrali, in
particolare in Europa, mantengano politiche monetarie troppo restrittive ».Ciò
fa sì che l'Europa si trovi in fondo alla lista delle regioni dove i gestori
intendono investire. Questi si attendono peraltro un ulteriore calo dell'euro,
considerano la sterlina ancora sopravvalutata malgrado un calo del 25% da
inizio anno e puntano su yen e dollaro. Ma mentre il primo è un tradizionale
barometro dell'avversione al rischio, la valuta Usa riflette la fiducia nei
confronti del potenziale dell'economia americana. Gli investitori ritengono
infatti che gli Stati Uniti siano il Paese dove le prospettive per i titoli
azionari siano «più favorevoli » e sono sovrapesati nel 36% dei casi sui titoli
americani. Quanto alla Cina, ormai nonè
un mistero che stia rallentando, come rileva l'85% degli intervistati, ma la
grande economia asiatica resta un punto di riferimento e il 6% dei gestori
resta sovrappeso in titoli cinesi rispetto a una posizione neutrale ancora tre
mesi fa. Un altro record negativo del sondaggio si desume dallo
spostamento in massa degli investitori su titoli difensivi per fare fronte a
una volatilità senza precedenti. Continua la fuga dai titoli finanziari come
bancari e assicurativi e da quelli ciclici come materie prime (il petrolio tiene
ancora) e chimica a vantaggio di titoli anti-ciclici come bevande, alimentari,
farmaceutici e utilities. La cautela regna sovrana. LE STRATEGIE Gli
istituzionali puntano su yen e dollaro e preferiscono investire in titoli
anti-ciclici come farmaceutici e utilities
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
FINANZA E MERCATI data: 2008-11-20 - pag: 43 autore: Chimica. La produzione
sarà sospesa almeno fino a gennaio - Nessun taglio in Italia Basf, via al piano
anti-crisi: si fermano 80 impianti Le misure adottate riguardano 20mila addetti
Balduino Ceppetelli MILANO Il gruppo tedesco Basf, leader mondiale della
chimica per fatturato, ha lanciato ieri un allarme utili per il 2008 e ha
annunciato la chiusura temporanea di 80 impianti e il taglio della produzione
in 100 impianti a livello globale, a causa di un «massiccio » calo della
domanda. Immediata la reazione alla Borsa di Francoforte, dove ieri il titolo
Basf è crollato fino a un minimo di 20,54 euro per poi recuperare qualche punto
e chiudere a quota 21,96, il 13,65% in meno rispetto alla seduta precedente. Il
colosso chimico lamenta la frenata della domanda soprattutto da parte del
settore auto e ha fatto sapere che quest'anno l'Ebit – l'utile prima degli
oneri straordinari, degli interessi e delle tasse – non riuscirà a confermarsi
ai livelli raggiunti l'anno scorso a 7,6 miliardi di euro, e che sarà difficile
prevedere l'evoluzione del business durante il 2009. è la seconda volta in due
mesi che il gruppo decide di ridurre la produzione. La
misura annunciata ieri dovrebbe riguardare prevalentemente impianti localizzati
in Germania, Belgio, Usa e Cina. Con un comunicato, la società
ha infatti spiegato che è necessario evitare un rischio di sovraproduzione
praticamente per tutte le sue tipologie di prodotti, che spaziano dai
fertilizzanti, alle vernici, ai prodotti di base per la cosmesi o
l'elettronica. «Basf si prepara a tempi difficili», ha dichiarato in una
nota il ceo della società Jurgen Hambrecht. La società chimica intende quindi
prendere misure drastiche per far fronte al calo della domanda. Per questa
ragione fermerà 80 stabilimenti nel mondo e ridurrà la produzione in altri 100
almeno fino a gennaio. I lavoratori toccati dal piano di ristrutturazione
saranno circa 20mila, di questi cinquemila solo nella sede principale del
gruppo a Ludwigshafen dove saranno utilizzati strumenti come il part time e
altre forme di flessibilità. Nessuna misura restrittiva dell'attività è invece
prevista in Italia, dove il gruppo opera con cinque società (che danno lavoro a
circa 1.400 addetti) attive nei settori dei prodotti chimici, vernici,
poliuretani, prodotti per l'agricoltura, lastre di polistirene estruso,
prodotti di nobilitazione, prodotti chimici per l'edilizia, catalizzatori e
metalli preziosi per catalizzatori con impianti, uffici, laboratori applicativi,
stazioni sperimentali e centri di ricerca. L'Italia è il terzo mercatoa livello
mondiale per la società che l'anno scorso ha qui realizzato un fatturato di 3,6
miliardi di cui 1,9 miliardi attraverso società con sede sul territorio
nazionale. «Basf- ha proseguito Hambrecht - si focalizzerà ancora più
attentamente sui costi e su un ancora più deciso controllo del budget, e
sfrutterà le possibilità offerte dalla crisi. Procederemo –ha infine aggiunto –
con l'acquisizione e l'integrazione di Ciba», la società svizzera su cui Basf
qualche mese fa aveva lanciato un'Opa da 3,8 miliardi di euro (si veda «Il
Sole-24Ore» del 16 settembre).
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2008-11-20 - pag: 44 autore: PRODOTTI
IN LEGNO Al rallentatore l'export cinese In Cina il commercio
di prodotti a base legno sta facendo registrare una forte diminuzione, che i
dati forniti dalla International Tropical Timber Organization attribuiscono al
rallentamento dell'economia negli Stati Uniti, che ha provocato un brusco calo
degli acquisti «made in China». Nei primi otto mesi del 2008 le
esportazioni di pannelli compensati cinesi sono diminuite del 14%, a 5,25
milioni di metri cubi, mentre l'export cinese di mobili in legno verso gli Usa
è risultato superiore in volume, ma è calato del 3% in valore, per un totale di
1,922 miliardi di dollari nei primi otto mesi del 2008. Stando alle statistiche
dell'Agenzia cinese delle Dogane, in agosto le esportazioni di pannelli
compensati hanno subito pesanti cali soprattutto verso Usa (-29%) e Giappone
(-15%). Le esportazioni di Medium density fibreboard dalla provincia del
Guangdong sono a loro volta crollate del 48%. Anche il quadro del commercio
russo-cinese si presenta con tratti negativi. Le importazioni di legname dalla
Russia transitate dal porto di Manzhouli sono scese del 30% in volume, a 6
milioni di
( da "Avvenire" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
CRONACA 20-11-2008 Il
vescovo e il presbiterio della diocesi di Novara annunciano la morte del
sacerdote don LUIGI PRADA PARROCO EMERITO DEL VILLAGGIO SISMA IN VILLADOSSOLA
Riconoscenti per il suo ministero pastorale svolto nelle parrocchie di Cressa,
Cameri e per quasi quarant'anni nella parrocchia del Villaggio Sisma, pregano
il Signore, datore di ogni bene, che gli conceda la luce e la pace nella
comunione eterna con il Padre. La liturgia esequiale sarà celebrata nella
chiesa parrocchiale di Villadossola venerdì 21 novembre alle ore 10. La salma
verrà tumulata nel cimitero di Domodossola. NOVARA, 20 novembre 2008 S.E.
monsignor Vincenzo Manzella, vescovo di Caltagirone, in comunione di preghiera
con il presbiterio, la comunità cristiana di San Michele di Ganzaria e i parenti,
grati al Signore per l'illuminato ed esemplare ministero pastorale svolto,
annunciano il ritorno al Padre e raccomandano alla preghiera di quanti lo
conobbero monsignor GIUSEPPE ORRIGO PRELATO DI ONORE DI SUA SANTITÀ GIÀ
CAPPELANO MILITARE CAPO DELLE FF. AA. E DELLA POLIZIA DI STATO DI ANNI 90 DI
CUI 66 DI SACERDOZIO e invitano alle celebrazioni esequiali nella parrocchia
SS. Crocifisso dei Miracoli di Catania alle ore 12 di giovedì 20 novembre. CALT
( da "Avvenire" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
ECONOMIA 20-11-2008
Dall'India alla Spagna, compagnie in stallo DA MILANO PIETRO SACCÒ S paccone
come al solito, due settimane fa Michael O'Leary, l'irlandese che con Ryanair
ha creato il mercato dei voli low-cost, ha detto di sperare in una «bella,
profonda e sanguinosa recessione». La crisi economica, nei ragionamenti del
manager irlandese, farà pulizia nel mercato dei cieli europei. Costringerà a
chiudere le compagnie improduttive e manterrà in vita quelle solide. O'- Leary
è sicuro che la sua Ryanair, nonostante il crollo degli utili registrato nel
quarto trimestre, sarà tra i supersti- ti. Altri vettori sono già precipitati.
Esattamente 25 nella prima metà di quest'anno, dicono dalla Iata,
l'associazione internazionale che raggruppa 260 compagnie. Il numero uno di
British Airways, Martin Broughton ha previsto altre 30 bancarotte entro la fine
dell'anno. Un'ecatombe mai vista nella storia dell'aviazione civile: nel
semestre che ha seguito l'11 settembre 2001 i vettori falliti erano stati solo
8. Le previsioni della Iata indicano per il settore una perdita totale da 5,2
miliardi di dollari quest'anno, e un rosso da 4,1 miliardi per il
( da "Avvenire" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
AGORÀ 20-11-2008
IDEE. Dai totalitarismi al ritorno dell'individuo con la globalizzazione. E mentre
gli Stati perdono potere, le masse diventano più consapevoli La lunga marcia
dei diritti umani DI ANDREA RICCARDI L a storia dal 1948 al 1989 (e anche dopo)
sta a mostrare la scarsa rilevanza delle azioni di monitoraggio dei diritti
umani. Per il Trattato di Helsinki, firmato da paesi comunisti che erano
intenzionati a non rispettarlo per quanto riguardava i diritti umani, c'è da
riferire però l'autorevole parere di Karol Wojtyla, allora arcivescovo di
Cracovia, il futuro Giovanni Paolo II, il quale parlava del potere comunista
come la negazione di ogni diritto, ma affermava il valore di un riferimento ai
diritti umani e alla libertà, dell'Accordo di Helsinki, accettato anche dai
paesi dell'Est. Del resto, in Cecoslovacchia, il movimento libertario di Havel
nacque proprio dal riferimento ai diritti umani. La cultura e le proclamazioni
dei diritti umani, universalmente accettate, sono un punto di forza per chi
lotta contro ogni potere illiberale. Non posso poi non accennare a un altro
grande cambiamento nel Novecento per quanto riguarda il potere e i diritti.
Alludo al processo di decolonizzazione che, dal dopoguerra, con l'indipendenza
delle Filippine, dell'India, del Pakistan, di Sri Lanka, dell'Indonesia sale
inarrestabile: ha una vera primavera negli anni Sessanta sino alla fine delle
ultime colonie portoghesi nel 1975, dopo la caduta di Salazar. Il mondo delle
colonie era quello di sudditi, talvolta titolari di diritto in senso molto
relativo de facto e de iure, oppure di sudditi a cui i diritti erano denegati.
Gli zoo umani, che furono realizzati all'Exposition coloniale di Parigi nel
1931 (in quei luoghi dove oggi la Francia ha aperto la Cité dell'emigration con
significativa evoluzione) ci dicono il livello in cui fosse tenuto il suddito
coloniale. Le teorie della differenza razziale, ampiamente praticate, facevano
il resto. Mi tornano alla mente le pagine sul colonialismo di Simone Weil,
scritte durante la guerra e l'occupazione nazista della Francia: «La natura
dell'hitlerismo consiste proprio nell'applicazione, da parte della Germania,
dei metodi della conquista e della dominazione coloniali al continente europeo,
e più in generale ai paesi di razza bianca». L'esaltazione terzomondista della
liberazione dal colonialismo è ormai fuori moda; ma non si può dimenticare come
la nascita dei nuovi poteri postcoloniali, con tanti nuovi Stati, abbia fatto
uscire milioni di sudditi dalla loro condizione per farne dei cittadini. Certo
lo storico sa i limiti profondi delle politiche dei governi postcoloniali, angustiati
dalle difficoltà, dall'antioccidentalismo, dalla corruzione, facili a
calpestare i diritti dei loro cittadini con politiche non democratiche. La
notevole eccezione della fedeltà democratica dell'India, tanto complessa e
abitata, è già di per sé un grande evento. La realtà è che l'onda lunga del
dopoguerra, dalla fine degli anni Quaranta agli anni Settanta, ha portato alla
nascita di nuovi poteri statuali, dislocati nel Sud e nell'Est del mondo, tra
popoli che si sentivano spesso entusiasticamente cittadini di nuove realtà. La
positività di questo sviluppo si è vista negli anni Novanta, quando si sono
verificate importanti transizioni alla democrazia in molti paesi africani o
decisivi sviluppi, non solo politici ma anche economici, in Asia. La fine della
guerra fredda nel 1989 aveva aperto a una grande speranza di pace universale.
Tale speranza è appassita in pochi anni: terrorismo e nuove deflagrazioni per
lo più percepite come incontrollate e oscure hanno funestato gli scenari
mondiali. In realtà però le guerre non sono aumentate rispetto al tempo della
guerra fredda. Gli uomini e le donne sentono il proprio valore individuale.
Contano e si sentono titolari di diritti, anche quando possono esercitarli
relativamente o per niente. Per questo la demografia, a lungo trascurata o
considerata funzionale solo per formare eserciti, occupa di nuovo il primo
piano nella considerazione della storia e del futuro. Oggi la forza politica e
economica si collega anche a quella demografica. Tra il 1980 e il 2000 è avvenuta
una rivoluzione culturale: il tasso di alfabetizzazione degli adulti ha
compiuto un incredibile balzo in avanti. L'atteggiamento dell'alfabetizzato di
fronte al proprio destino è diverso da quello del non alfabetizzato. Questa
rivoluzione mentale rende le donne e gli uomini consapevoli del valore della
propria vita. In questo senso, proprio con l'89 e con l'affermazione della
globalizzazione, gli individui e le comunità hanno reinvestito sull'identità
nazionale, ma anche su quella religiosa e di civiltà. Del resto un mondo
globalizzato non si risolve nel cosmopolitismo, che riguarda piuttosto la gente
elitaria di Davos e i loro amici, ma nella rifondazione di tante comunità,
talvolta in modo antagonistico, se non conflittuale. Oggi gli Stati e le nazioni
esistono. Non sono morti nella glaciazione sovietica. Risorgono in un mondo
globalizzato. Qual è lo spazio di esercizio oggi del potere, pur
democraticamente condiviso? La recente crisi economica rivela il limitato
potere degli Stati europei e dell'Unione Europea di intervenire e di garantire
i sistemi bancari e finanziari. Il volto del potere, in un mondo globalizzato,
è sempre meno quello degli Stati. D'altra parte, con l'emersione degli altri, la Cina prima di tutto, ma l'India e nuovi paesi, il potere dell'unica
superpotenza viene delimitato, come ha mostrato la presidenza Bush, espressione
di una volontà imperiale sconfitta e limitata. Il paradosso del nostro secolo è
quello di un mondo di soggetti, più consapevoli, più portatori di un senso dei loro
diritti, a fronte di un potere che è sempre meno monopolio degli Stati,
condiviso, velato, transnazionale. Folle consapevoli non troveranno più il
potere negli antichi palazzi dei governi? Sarà la delusione di tanti titolari
consapevoli di diritti di fronte ad un potere opaco o oscuro con cui non
possono parlare, dislocato lontano dalle antiche sedi? Con chi parleranno e con
chi discuteranno dei loro diritti? Nazioni e popoli vogliono salvare la loro
identità. Ma con chi si misureranno se il potere è sempre più occulto? Le
manifestazioni del 1989 per il crollo del Muro di Berlino. A destra, Benedetto
XV
( da "Avvenire" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
AGORÀ 20-11-2008
mass media Da oggi al 23 novembre raduno delle radio estere che continuano a
trasmettere nel nostro idioma A Timisoara l'italiano via etere DI LUIGI COBISI
S arà Timisoara, in Romania, la «capitale dell'italiano»; o, per lo meno, da
oggi al 23 novembre e per quanto riguarda le lingue dell'etere. La scelta
dell'italiano in programmi radiofonici internazionali è infatti l'oggetto del
VII Forum Italradio, ospitato appunto dall'U- niversità Vest di Timisoara. Una
scelta a ragion veduta, come sottolinea l'italianista Viorica Balteanu: riunire
in Romania i redattori di trasmissioni italiane nel mondo è «un segno di centralità della lingua di Dante in una vasta area
che si stende verso Est fino alla Cina». Guardando a
oriente, infatti, Albania, Grecia, Turchia, Serbia, Romania, Russia, Iran,
Egitto e Cina offrono tutte, con le aree madrelingua di Slovenia e Croazia,
una ricca programmazione in italiano sia diretta al pubblico locale che
soprattutto indirizzata al nostro Paese. Si tratta di trasmissioni per
oltre 2500 minuti quotidiani di programmazione originale che tocca aspetti
dell'economia e della cultura e supera le barriere linguistiche verso Paesi di
cui in Italia non si sa ancora molto. La Romania, il Paese latino più a oriente
sulla carta geografica, usa l'italiano in radio da oltre cinquant'anni e oggi
diffonde tre programmi quotidiani di 30 minuti in onde corte. Per chi crede che
la radiofonia internazionale sia finita con la «guerra fredda» è una scoperta
singolare, ma per le migliaia di ascoltatori che seguono il settore non c'è di
che meravigliarsi. Il contatore del portale Italradio, specializzato
nell'informazione sul settore, segna diecimila contatti al giorno: «C'è un
bisogno di informazione sostiene il suo ideatore Paolo Morandotti che va al di
là della vecchia propaganda ideologica ». A Timisoara arriveranno giornalisti
da Romania, Slovenia, Ungheria, Turchia, Albania, Serbia e Russia, oltre ad
alcuni esperti italiani; lo scopo è scambiarsi opinioni e soprattutto testare
le capacità della lingua italiana di essere uno strumento autenticamente
internazionale. I Forum, iniziati nel 2000, attraverso il contatto diretto
danno una garanzia di libertà e di neutralità della lingua italiana nel mondo.
Forse per questo nemmeno la dissoluzione iugoslava ha soppresso il programma
italiano di Belgrado, diffuso ogni sera alle 19,30, né ha travolto le
trasmissioni di Radio Tirana che nell'ultimo anno sono raddoppiate, tanto meno
quelle della Voce della Russia che quest'anno oltre all'ora in onde corte ogni
sera ripete il suo programma in italiano una seconda volta su Internet e una
terza sull'onda media. Una bella differenza con le scelte di Rai e Radio
Svizzera di abbandonare le trasmissioni per l'estero, ritenute superate. Eppure
nel testo della convenzione con la Presidenza del Consiglio del 26 luglio 2007
la Rai si era impegnata a «verificare le potenzialità di arricchimento
dell'offerta e la diffusione nell'area del Mediterraneo e dei Balcani». Un
recente seminario voluto dalla Comunità radiotelevisiva italofona a Tirana ha
dimostrato tutte le potenzialità di una comunicazione radiofonica nell'Europa
Sud-Orientale. Purtroppo da un anno le 26 lingue utilizzate per l'estero dalla
Rai sono state chiuse e con esse le trasmissioni in onde corte. In questo
quadro resta preziosa l'opera della Radio Vaticana, che non ha mai abbandonato
le onde corte e le lingue di mezzo mondo le quali, insieme all'italiano,
rappresentano quella fonte di dialogo che già trent'anni fa Paolo VI vedeva
prendendo spunto proprio dalle onde radio «allargarsi in cerchi immensi».
( da "Avvenire" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
SPORT 20-11-2008 VERSO
INTER-JUVE Grande sfida in campo tra le due formazioni di Mourinho e Ranieri,
ma fuori anche i progetti di due gloriose società particolarmente attente al
sociale e disponibili a soccorrere i più piccoli Il derby d'Italia della
solidarietà Inter Campus Tutto un mondo in nerazzurro DA MILANO MASSIMILIANO
CASTELLANI S pesso i detrattori dell'Inter (dopo i tre scudetti di fila sono in
netto aumento) fanno notare che i nerazzurri non vincono la Coppa dei Campioni
dal lontano 1966 e sono 43 anni che non conquista il titolo mondiale per club.
Vero. Ma è anche vero che con Inter Campus, la società di Massimo Moratti dal
1997 meriterebbe una coppa Intercontinentale ad honorem a ogni fine stagione
per i risultati che ha conseguito in tutto il mondo su campi dove nessuno prima
aveva portato un pallone, e soprattutto la speranza. L'entusiasmo di patron
Moratti e di Massimo Moretti, curatore di Inter Campus, ha contagiato tutti: 11
anni fa, con un furgone e una muta di maglie, il primo gruppo di volontari è
partito. Destinazione: trasferte impossibili. Approdi in luoghi a volte
impervi, minati dalla guerra e dalla disperazione e in cui oggi quella bandiera
interista è diventata il simbolo di una pace spesso ritrovata. Quella che ora
si respira nella Sarajevo piena di cicatrici, dove tra i palazzi dilaniati dai
bombardamenti Faris si diverte a inseguire un pallone e lo stesso sogno di suo
fratello maggiore, «diventare un calciatore professionista». Faris è uno dei
10mila bambini (tra gli 8 e i 14 anni) sparsi in 19 nazioni nel mondo in cui
Inter Campus è attivo con i suoi 200 operatori a sostegno di progetti mirati,
in cui il calcio è parte integrante di un programma anche di educazione
scolastica. Nei campetti sterrati di Yaoundé (Camerun) dove gioca Fouda, 12
anni, portiere in erba dal fisico che ricorda il leggendario N'Kono, le partite
cominciano dopo la giornata trascorsa nelle aule messe in piedi con il
contributo dell'Inter. Giornate analoghe a quelle di Fouda le vivono altre
centinaia di ragazzini africani sparsi nei Campus nerazzurri dell'Uganda e
dell'Angola. Paesi in cui non è facile crescere e diventare adulti sotto la
minaccia costante di avversari che non fanno mai sconti: la fame e la guerra
assurda scatenata dal mondo adulto. Immagini che rimbalzano in continuazione
dalla tv nelle nostre case privilegiate, a riparo da certe piaghe alle quali il
calcio, con il suo linguaggio universale e i potenti mezzi finanziari a
disposizione, cerca di offrire un'opportunità a chi parte già svantaggiato nel
campionato degli ultimi. Quello che ha filmato in presa diretta il regista e
tifoso interista Gabriele Salvatores, insieme a Guido Lazzarini e Fabio
Scamoni, nel documentario Petites Historias das Crianças (presentato l'estate
scorsa al Festival del Cinema di Locarno) che ha ripercorso le tappe del
viaggio in- tercontinentale compiuto da Inter Campus. «Spesso diciamo che il
nostro futuro sono i bambini, mentre sarebbe più giusto dire che il futuro è
dei bambini; ma spetta a noi adulti dar loro la possibilità di realizzarlo e
fare in modo che i loro sogni si avverino. Qualcuno molto più in alto di noi
disse: "Non dateci pesci, ma insegnateci a pescare". È quello che
chiedono la maggior parte di questi bambini che abbiamo incontrato negli Inter
Campus ». I centri aumentano grazie al grande cuore di tutti i collaboratori
del club del presidente Moratti. «Tutte le persone coinvolte nel progetto si
sono prese dei rischi a livello personale: dobbiamo dire grazie a ragazzi che
fanno gli allenatori in Camerun per 50 euro al mese. Senza di loro non
esisterebbe Inter Campus ». Invece i progetti si moltiplicano. E quella magica
passione infantile che è il gioco del pallone non ha mai fatto spegnere il
sorriso nella favela brasiliana di Rio e lo ha riportato anche lì dove un
barbaro muro intende dividere bambini palestinesi da quelli israeliani. Inter
Campus lì con 400 bambini e 12 tecnici dal
( da "AmericaOggi Online" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Un New Deal per
l'America. Casa Bianca/Affrontare la crisi economica primo obiettivo di Obama
di Domenico Maceri* 19-11-2008 "Il mio primo obiettivo, quando entrerò in
carica, sarà affrontare la crisi economica". Ecco come Barack Obama,
neoeletto presidente degli Usa, ha sottolineato l'importanza di risolvere i
problemi economici che affliggono il Paese. Non sarà facile ma sembra che per
stimolare l'economia si punterà sugli investimenti nelle infrastrutture per la
costruzione di opere pubbliche. Si prevede un'infusione di fondi per la
costruzione di nuove strade, riparazioni di autostrade, miglioramenti ad
aeroporti, costruzione di nuove scuole, riparazione di ponti, e altre opere
pubbliche. Una specie di New Deal, un nuovo corso, un programma simile a quello
realizzato durante la Grande Depressione negli anni trenta oppure quelli del 1962
o 1976. Non si è ancora deciso nulla dato che Obama non è ancora presidente ma
si è parlato di una cifra di
( da "AprileOnline.info" del 20-11-2008)
Argomenti: Cina
Ridateci l'Iri senza
panettoni Leo Sansone, 20 novembre 2008, 14:27 Il punto Silvio Berlusconi
invita "alla fiducia e all'ottimismo" per superare la crisi economica
internazionale, ma la paura comincia a serpeggiare in Italia. L'ansia, al
contrario di quanto ha lamentato il presidente del Consiglio, non è creata e
moltiplicata dai giornali e dalle televisioni, in particolare dalla Rai, ma da
una realtà sociale sempre più in sofferenza. L'allarme scoppiato ai primi di
settembre negli Stati Uniti con il fallimento della Lehman Brothers, una delle
più grandi banche d'affari americane, si è moltiplicato in due mesi. All'inizio
in Italia erano soltanto i risparmiatori a chiedere con apprensione notizie
alle banche sui propri fondi d'investimento o sulle pensioni integrative. In
molti casi arrivavano notizie di perdite consistenti perché nel portafoglio si
scopriva la presenza di titoli della Lehman (reclamizzati come solidi fino a
pochi giorni prima del crack) o di cosiddette "obbligazioni tossiche"
(composte da "derivati" di mutui speculativi americani). Ora il
terremoto è passato dalla finanza all'economia reale. Crollano in Italia la
produzione e gli ordinativi industriali e rischiano di chiudere soprattutto le
medie e piccole imprese alle quali le banche hanno ridotto il credito.
Aumentano la cassa integrazione, gli esuberi e i licenziamenti. La crisi è così
forte che Maurizio Sacconi ha chiesto al collega Giulio Tremonti di aumentare
lo stanziamento di 600 milioni di euro per la cassa integrazione in deroga. Il
ministro del Lavoro sta insistendo da settimane, ma il collega dell'Economia
ancora non ha allargato i cordoni della borsa. Il governo Berlusconi finora ha
fatto molti annunci, ma ancora non ha preso alcun provvedimento "in favore
della famiglie e delle imprese". Berlusconi, fra l'altro, aveva ipotizzato
la detassazione delle tredicesime, grandi investimenti in opere pubbliche e
nella tutela dell'ambiente per far ripartire l'economia. Ma non si è visto
nulla. E il piano d'interventi slitta da una settimana all'altra. Gli 80
miliardi di euro di risorse da spendere sono rimasti un annuncio fatto dal
governo il 15 novembre. Il varo del piano è stato rinviato ancora una volta al
Consiglio dei ministri della prossima settimana. Gli altri paesi, invece, si
sono già mossi utilizzando imponenti capitali pubblici. Gli Stati Uniti hanno
stanziato 700 miliardi di dollari dei contribuenti, in parte già spesi, per
salvare le banche sull'orlo del fallimento. La Cina ha mobilitato quasi 600 miliardi di dollari solo per le
infrastrutture e le opere pubbliche. I paesi dell'Unione Europea hanno previsto
ben 2 mila miliardi di euro (in parte già utilizzati da Francia, Gran Bretagna,
Germania, Olanda e Belgio) per impedire il crack degli istituti di credito del
vecchio continente e la polverizzazione dei risparmi. In Italia, invece,
si rinvia. Eppure Tremonti da tempo ha lanciato l'allarme. "La crisi
economica in atto nel mondo e nell'Italia può aggravarsi", disse il 17
luglio illustrando alla Camera la manovra economica del governo. Mentre si
aggrava la crisi, che ora sta colpendo soprattutto i lavoratori in nero e i
precari, le fasce sociali più deboli e meno tutelate, ci sono solo ipotesi su
come usare gli 80 miliardi annunciati da Tremonti: potenziamento delle
autostrade e delle ferrovie, costruzione del Ponte sullo stretto di Messina,
lavori di risanamento ambientale, investimenti nella ricerca, parziale
detassazione dei redditi dei lavoratori e delle imprese (per i salari e le
pensioni è saltata la proposta di agire sulle tredicesime per mancanza di
fondi). La crisi mondiale è come una valanga. Prima si parlava di una ripresa
già nella seconda metà del 2009, invece ora il pessimismo cresce. Alcuni
economisti paventano addirittura una recessione seconda solo alla Grande
Depressione del 1929, un "tunnel buio" di tre anni. "Comprare è
più americano di pensare", diceva il pittore e regista statunitense Andy
Warhol. Ma sono proprio i consumi, il mito degli americani, che ora stanno
andando in tilt. Potrebbe anche peggiorare. Un nuovo terremoto adesso sta
arrivando dagli Usa con la crisi delle carte di credito; c'è l'insolvenza dei
clienti che non pagano i debiti contratti. Anche in questo caso sarebbero a
rischio somme enormi, per miliardi di dollari. Cosa fare? Il liberismo è stato
mollato dai suoi cantori, e in testa George W. Bush, si rivaluta l'intervento
dello Stato per salvare le banche. Barack Obama, suo successore alla Casa Bianca,
promette aiuti all'auto di Detroit quasi in coma. Addio al mercato! Avviene
negli Usa, in Europa e in Italia. Anche Tremonti, che ancora nel 2005 cantava
le lodi del libero mercato che crea concorrenza e ricchezza, ha cambiato musica
accusando di tutti i mali il "mercatismo". "Mercato quanto è
possibile, Stato quanto è necessario", ha annunciato il ministro a giugno,
quando la globalizzazione metteva alla corde molte imprese europee e già
s'intravedeva il pericolo della crisi dei mutui speculativi americani. Già,
l'intervento dello Stato. Ma quale Stato? Quello che salva le banche con il
denaro pubblico e non tutela i licenziati o chi perde la casa perché non riesce
a pagare il mutuo? Lo Stato che lascia affondare i giovani precari o gli
immigrati in nero? O quello che non sostiene il potere d'acquisto dei
lavoratori e dei pensionati? Quello che taglia gli ospedali, le scuole e la
ricerca? Lo Stato spot al servizio del più forte è una nuova versione di una
formula antica di sapore ottocentesco. E' fuori luogo ed ingiusto teorizzare il
liberismo quando le aziende macinano profitti e lo statalismo quando si
vogliono pubblicizzare le perdite. Manca uno Stato con una politica economica
di taglio sociale. Manca una politica industriale diretta allo sviluppo della
qualità, della tecnologia, dell'occupazione. Manca un soggetto in grado di
pensare e realizzare uno sviluppo economicamente ed ecologicamente sostenibile.
Manca una grande forza socialista alleata delle mille sinistre diverse e dei
cattolici riformisti. Ridateci l'Iri senza panettoni, tanto per cominciare.
( da "Repubblica, La" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 12 - Esteri
"Crisi e crimine, è il declino americano" L´allarme degli 007 Usa:
"Durerà 20 anni". Europa invasa dalle mafie PIETRO DEL RE Il declino
americano sarà più lungo del previsto. L´Indonesia diventerà, assieme a Cina e India, una potenza geostrategica di massima importanza. E un
non meglio definito paese dell´Est europeo potrebbe finire tra le grinfie della
criminalità organizzata. Questo, in breve, è quanto emerge da un rapporto dei
servizi segreti statunitensi che delinea gli scenari globali previsti nei
prossimi anni. Lo studio denominato "Global Trends 2025", reso
noto ieri a Washington, è stato messo a punto dal National intelligence
council, il centro di ricerca cui fanno capo le varie agenzie federali
americane. La precedente edizione, diffusa nel 2004, disegnava con altrettanta
verosimiglianza, gli scenari fino al 2020. Anzitutto, le questioni interne, che
gli analisti vaticinano nerissime. L´America, sostengono, va incontro a un
declino del proprio peso politico e a una restrizione di quello economico
nell´arco dei prossimi 20 anni. Secondo il rapporto, l´attuale crisi di Wall
Street è solo il segnale d´inizio di una riorganizzazione globale dell´economia
che avrà effetti sul dollaro, sul sistema finanziario americano e sul peso politico
di Washington nel mondo. Le previsioni indicano anche che l´importanza
geostrategica di Cina e India crescerà al punto da
porre queste due nazioni allo stesso livello degli Stati Uniti: tra breve,
saranno loro tre insieme a competere e a governare un mondo multipolare. Tra
gli stati in crescita ci sono quelli musulmani esterni al Medio Oriente, quali
la Turchia e, soprattutto, l´Indonesia. Che cosa succederà nel Vecchio
continente? Il pronostico più inquietante degli esperti della Cia riguarda
l´Europa orientale o centrale, dove entro il 2025 un paese potrebbe finire
sotto il controllo del crimine organizzato. Una mafia al potere che dalla
Russia, dicono gli 007 americani, si estenderà verso occidente. Quanto alla
Russia, il "Global Trends 2025" gli attribuisce un possibile aumento
delle ricchezze economiche come conseguenza del riscaldamento globale.
L´effetto serra potrebbe rendere più facile l´accesso alle aree per la
trivellazione petrolifera e di gas nel nord del paese. Ma la corruzione
potrebbe frenare la crescita di Mosca. Il rapporto mette in guardia sulla
possibilità che aumentino, entro il 2025, guerre legate a energia, cibo e
acqua. E vede l´Iran come un attore centrale nel nuovo ordine mondiale.
( da "Repubblica, La" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 12 - Esteri
LA CADUTA DELL´IMPERO il mondo visto da hong kong "Il ministro
delle finanze indiano è soddisfatto: è tempo di G20, non più di G8"
"Si rafforza il potere della Cina, mentre si
indebolisce quello degli Stati Uniti" TIMOTHY GARTON ASH I canguri, leggo
sul South China Morning Post, in origine provenivano dalla Cina. La fonte è l´australiano Centro di Eccellenza per la Genomica
dei Canguri, quindi sarà vero. E i Panda? Magari ci diranno che venivano
dalla Francia e i kiwi dal Costa Rica. Il tempo è fuor di sesto. I cieli sono
pieni di portenti. I titani della finanza di ieri sono ridotti in polvere, e la
General Motors mendica alla porta del governo. Il mondo cambia davanti ai
nostri occhi e qui a Hong Kong alcuni degli operatori commerciali più brillanti
del mondo zitti zitti prendono nota. Da questo straordinario punto d´incontro
tra oriente e occidente è subito evidente lo spostamento da ovest a est. Più
specificamente: il rafforzarsi del potere della Cina e
l´indebolirsi di quello americano. Navigando nell´arcipelago di grattacieli di
Hong Kong, collegati da passaggi pedonali sopraelevati, oggi si guarda con una
certa preoccupazione la Aig Tower, e forse con un po´ più di rispetto la sede
avveniristica in vetro scuro della Bank of China, progettata da I. M. Pei,
anche se la Hsbc di Norman Foster all´apparenza regge bene. Sul piccolo schermo
si alternano le immagini del campione di football americano diventato ministro
del Tesoro, Hank Paulson, che stranamente perde le staffe davanti alla
commissione del Congresso Usa nel momento in cui sembra che il suo piano di salvataggio
debba essere salvato, e le immagini del presidente cinese Hu Jintao che a capo
di una delegazione di 600 membri va tranquillo in Perù dove firmerà un accordo
commerciale bilaterale grazie al quale la Cina
potrebbe scavalcare gli Usa e diventare primo partner commerciale di quel Paese
dell´emisfero americano. Intervistato su un canale regionale, il ministro delle
Finanze indiano rileva con soddisfazione che il summit finanziario a Washington
è stato un G20, non semplicemente un G8. è così che dovrebbe essere, afferma, e
rimanere. L´ostentata modestia dello sviluppo («Una superpotenza? Chi, noi?»)
svanisce per un attimo nel momento in cui il capo del Consiglio di sorveglianza
del fondo sovrano China Investment Corporation, Jin Liqun, dichiara che i Paesi
sviluppati farebbero bene a cercare aiuto dai Paesi in via di sviluppo come la Cina, «con umiltà». Riferendosi alla richiesta di
un´ulteriore iniezione di capitale nel Fmi commenta: «Nessuno farà il vostro
gioco se volete che la Cina esborsi denaro nell´aggravarsi
della crisi finanziaria quando ci concedete ancora scarso potere di voto». Non
sarà che allo spostamento di potere si accompagni uno spostamento ideologico? è
palese che l´economia del libero mercato in stile americano vive delle difficoltà,
persino in una serra di scambi di libero mercato come Hong Kong, mentre il mix
cinese continentale costituito da un´economia di mercato più statalizzata, con
enorme accumulo di riserve cui attingere in una crisi di questa portata, sembra
passarsela assai meglio. Mi dicono che alcuni cinesi di Hong Kong la pensano
così, addirittura con un pizzico di orgoglio nazionale. Ma conoscono anche fin
troppo bene tutte le debolezze del sistema cinese attuale, vissute sulla pelle
dei loro amici e parenti sul continente - ovvero l´ineguaglianza, la
corruzione, l´insicurezza e, ebbene sì, l´inefficienza - per innamorarsi
dell´idea semplicistica di uno sfavillante modello cinese. In realtà la storia
che mi raccontano qui è assai più interessante e sottile. è la storia di un
grande dibattito di natura ben più pragmatica in corso in tutta la Cina, dibattito cui gli intellettuali e gli attivisti della
società civile cinese di Hong Kong possono partecipare e partecipano. Come può
combinare la società cinese l´efficienza dell´economia di mercato che attinge
ad uno spirito imprenditoriale indigeno comparabile a quello americano, con un
certo livello di equità, coesione sociale o addirittura "armonia"?
Dietro queste parole grosse, a tutto tondo, sta una realtà sociale spesso disperata
e instabile che vede i cittadini della Repubblica Popolare Cinese scendere
frequentemente in piazza per protestare - il ministero della Sicurezza pubblica
ha registrato circa 74.000 "episodi di massa" nel 2004 - e, come è
accaduto questa settimana nella provincia di Gansu, scontri con i reparti
antisommossa della polizia e atti di vandalismo contro gli edifici governativi.
Come risolvere il problema? Tutti i suggerimenti sono ben accetti. Beh, quasi
tutti. Senza dubbio il contesto ideologico resta importante. Il presidente Hu
non perseguirà il cosiddetto "capitalismo democratico", e il presto
ex presidente Bush non abbraccerà il "socialismo con caratteristiche
americane". Ma sotto le grandi etichette le realtà sono spesso sorprendenti.
Ad esempio agli occhi dei più gli Usa sono un Paese in cui l´intervento statale
è limitato mentre è massiccio in Cina. Ma secondo le
stime di Wang Shaoguang, accademico cinese di Hong Kong, in Cina
oggi i governi centrale e locale ridistribuiscono globalmente solo circa il 20%
del Pil. Negli Usa il dato è assi più elevato. La percentuale varia da uno
stato federale all´altro, ma il governo senza dubbio ridistribuisce di più
nell´America blu che nella Cina rossa. Quello che
conta davvero è quello che funziona. C´è chi estende questo complesso
pragmatismo anche al sistema politico. Non si tratta solo di democrazia o non
democrazia, bianco o nero. Esistono molte gamme di democrazia. Si fa
l´interessante ipotesi che il sistema usato a Hong Kong per eleggere il capo
dell´esecutivo, affidato a un comitato elettorale composto principalmente da
rappresentanti nominati dai cosiddetti collegi di categoria (vari settori
economici, gruppi religiosi, persino 20 membri in rappresentanza della Medicina
cinese) con il placet finale delle autorità cinesi, sia un modello cui la
leadership cinese guarda nel valutare come estendere la democrazia, per come la
intende, al proprio sistema. Se è vero, è affascinante e costituirebbe un
progresso. Ma ho ancora troppo impressa nella mente l´elezione presidenziale
americana per sposare la tesi che si tratti di democrazia. è vero, esistono
molte varianti tra la tirannia completa e la democrazia liberale, ma da qualche
parte esiste una demarcazione netta e non è difficile da trovare. Ecco il test:
se non si sa chi vincerà le elezioni probabilmente si è in democrazia. Non
eravamo certi che vincesse Obama, ricordate? Il successore di Hu non sarà
scelto dal popolo cinese. La differenza è netta e fondamentale. Ma quando si
passa al sistema socio-economico, ai complessi negoziati tra crescita, coesione
sociale e sostenibilità ambientale, o tra i ruoli del settore pubblico e
privato, allora credo che - all´interno dell´universo delle economie di mercato
- non esista più una linea di demarcazione netta, non esista più il bianco e
nero. Come la Cina continentale, Hong Kong e persino
Taiwan sono impregnate in un dibattito complesso e spesso indiretto su come
affrontare il problema nella società cinese, sarebbe del tutto sensato se i
policymaker cinesi si mettessero a tavolino con i leader di India o Brasile e
chiedessero: come fate voi laggiù? Ecco come facciamo noi. Rudyard Kipling, il
poeta dell´impero britannico che naturalmente visitò Hong Kong, scrisse una
famosa poesia, La ballata dell´est e dell´ovest: «Oh, l´est è est e l´ovest è
ovest, e mai i due si incontreranno». Non è più vero, se mai lo è stato. Si
incontrano e si mescolano continuamente. Kipling prosegue: «Non c´è est e non
c´è ovest? quando due uomini forti sono faccia a faccia». Oggi direi piuttosto:
non c´è est e non c´è ovest quando dei governi deboli cercano di soddisfare i
bisogni di popoli in perenne movimento su un pianeta surriscaldato.
(www.timothygartonash.com. Traduzione di Emilia Benghi)
( da "Unita, L'" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina
( da "Repubblica, La" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XVI - Torino
Dove, come, quando: istruzioni per l´uso Dalle sale alle biglietterie dagli
orari agli eventi speciali, un vademecum per vivere senza problemi i nove
emozionanti giorni della rassegna che si apre stasera con i big al Regio LUCA
IACCARINO «Signore e signori, dichiaro ufficialmente aperta la ventiseiesima
edizione del Torino Film Festival». Con la frase di rito principierà questa
sera l´incarnazione 2008 del fu Cinema Giovani, diretta per la seconda volta da
Nanni Moretti. Nove incredibili giorni per vivere il festival più centro-storico-centrico
di tutti (come non godersi la nuova via Lagrange?). Ed ecco dunque un vademecum
per non perdervi proprio il film che volevate tanto vedere perché siete nel
posto o all´ora o col biglietto sbagliati. [I tempi] S´inizia oggi, si termina
il 29. S´attacca alle 9.30, si finisce quando si finisce. E non distinguerete
più il sole e la luna (sarà questo il famoso Effetto notte?). [La cerimonia
d´apertura] è questa sera alle 20 al Regio. La proiezione inaugurale è W. di
Stone. I biglietti sono esauriti, mettetevi l´animo in pace. Buona notizia per
gli accreditati: dalle 19.15 apre una «Rush line» per entrar più veloci (e
lasciateli lavorare!...). [I luoghi] Passate le trasferte esotiche al Pathé e
le speranze sul Lux, le proiezioni sono all´Ambrosio, al Nazionale (new entry
del 2008), al Greenwich e al Massimo. Gli incontri, le conferenze stampa e
tutta la parte loisir - bar e ristorante - sono al Circolo dei Lettori, in via
Bogino 9 (dalle 9.30 alle 22.30). [I costi] Assistere a un solo spettacolo costa
7 euro (5 per Aiace, Fnac, Musei Torino Piemonte, universitari, over 60). Con 8
si possono vedere tutti i film dalle 9 alle 19. Abbonamenti: il 9-19 costa 30
euro, l´intero 75 euro che diventano 50 con le tessere nella parentesi
soprastante. I ticket si comprano alle casse e sul sito www. torinofilmfest.
org, fino a 24 ore prima della proiezione. [Le sezioni] «Torino 26» non è un
taxi ma il nome della sezione film in concorso. Cui si affiancano: «Fuori
concorso»; «Lo stato delle cose» (tema: la politica); «La zona», con omaggi a
Stephen Dwoskin, Ken Jacobs e Koji Oguri; «Internazionale. doc» (documentari);
«Italia. doc»; «Italiana. Corti»; «L´amore degli inizi», cioè gli esordi dei
maestri Bartolucci, Caligari, Del Monte, Tullio Giordana, Piscicelli, Virzì; le
tre retrospettive: Jean-Pierre Melville, Roman Polanski (cui è dedicata una
mostra all´interno del Museo del Cine) e il British
Renaissance; «Spazio Torino»; «Eventi speciali», cioè i restauri de La classe
operaia va in paradiso e Diario di un maestro e il doc Franco Cristaldi e il
suo cinema Paradiso. [I cataloghi] Il generale è quotato a 15 euro, British
Renaissance di Martini e Jean-Pierre Melville di Gervasini e Martini entrambi a
12, Roman Polanski di Francia di Celle 15. Tutti si comprano al Tff Store
in via Montebello, dalle 9 alle 23. [Nota bene] I film sono in versione
originale sottotitolati. Sono tutti vietati ai 18. Non perché hard o hot, ma
perché ai festival è così (questione di visti). [Info] Gli uffici temporanei
del Festival sono al palazzo della Rai. Informazioni e programma su www.
torinofilmfest. org
( da "Repubblica, La" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XIII - Roma
Aveva acquistato via internet sei paia di scarpe Nike a prezzi competitivi.
Assolto dopo quattro anni Case fantasma, maxitruffa da 20 milioni Quattrocento
le vittime del raggiro. Sigilli a due immobili in piazza Venezia Compra merce
cinese online, processato Uno studente d´ingegneria accusato di importazione di
prodotti falsi FEDERICA ANGELI RORY CAPPELLI Nella trappola messa in piedi da
un gruppo di truffatori sono caduti quattrocento risparmiatori in poco meno di
tre anni. Una stangata in piena regola che ha fruttato a una banda che
garantiva falsi investimenti nel settore immobiliare, venti milioni di euro. A
smascherare il raggiro è stato il nucleo speciale della polizia valutaria della
guardia di finanza, che ha smantellato un´organizzazione criminale con base a
Roma ma che operava in tutta Italia, composta da quindici persone. Dopo
l´adescamento delle vittime la tecnica, ormai collaudata, era sempre la stessa:
per carpire la fiducia dei risparmatori la banda erogava, poco dopo il primo
investimento, gli interessi maturati, fino a un massimo di 10.000 euro. Ma
questo era soltanto uno specchietto per le allodole che induceva il
risparmiatore ad investire sempre di più, fino a cifre da capogiro, in alcun
casi anche un milione di euro. Era questo il sistema col quale dal 2005 la gang
è riuscita a spillare denaro a risparmiatori che investivano i propri risparmi
in due società, la Cofim Ivest e la Cofim Solution, promettendo importanti
operazioni nel settore immobiliare. Il capo, Marco Piemonte, 44 anni romano,
ieri mattina all´alba è stato arrestato. Quattordici i denunciati per
associazione per delinquere, truffa aggravata, bancarotta fraudolenta e
riciclaggio. Sequestrati due immobili vicino a piazza Venezia. La finta
società, dopo anni di raggiri e di annunci apparsi su giornali, era diventata
molto popolare e per adescare nuove vittime si serviva ormai soltanto del
passaparola. Così l´amico dell´amico, trascinava nella trappola chiunque,
portando la propria esperienza personale e promettendo miracoli economici. I
nuovi truffati, a quel punto, stipulavano anche loro contratti di associazione
in partecipazione con le due società, allettati dalla promessa di tassi di
rendimento fino al 20% bimestrale del capitale investito. L´organizzazione
reclutava le sue vittime anche attraverso suggestivi meeting in locali del
centro storico. La recita era sempre la stessa alla quale partecipavano con
ruoli costruiti ad arte l´esperto giurista, il direttore di banca o il consulente
tributario. Per gli investigatori, coordinati dalla Procura, che hanno
esaminato 40 conti correnti, il giro d´affari sfiorava gli 80 milioni di euro.
Compra su internet e finisce sotto processo davanti al giudice monocratico
Franca Amadori. è successo a G. R., studente universitario di ingegneria
aerospaziale, che, allettato dai prezzi assolutamente competitivi di scarpe da
ginnastica Nike, ne ha acquistate 6 paia sul sito di una ditta cinese. Le
scarpe però erano dei falsi: un reato contemplato dall´articolo 474 del codice
penale, che punisce l´importazione di merce con marchio contraffatto con la
reclusione fino a 2 anni e una multa fino a 2.065 euro. L´acquisto era avvenuto
tramite versamento a mezzo "Western Union": su questi siti, infatti,
i compratori europei non possono acquistare direttamente con carta di credito,
come accade con gli acquirenti nordamericani. Arrivato alla dogana di Ciampino
il pacco ha insospettito i doganieri che, leggendo sulla scatola
"gymnastic shoes" hanno deciso di sequestrare la merce. E C. B. è
finito sotto inchiesta. Un processo durato quattro anni, costato dunque tempo e
denaro all´incauto compratore che è stato però assolto perché, come ha
argomentato nella sua sentenza il giudice Amadori, nonostante «l´acquisto su un
sito cinese dovrebbe suscitare un ragionevole sospetto nell´acquirente a causa della nota propensione della Cina a falsificare
qualsiasi prodotto di produzione occidentale» non è stato provato il dolo - cioè
la volontà dell´acquirente di rivendere a terzi le scarpe contraffatte - «al di
là di ogni ragionevole dubbio». Chi acquista su internet su siti cinesi che
vendono a prezzi "impossibili", però, oltre a rischiare processi
lunghi e dispendiosi con l´accusa di importazione di merce con marchio
contraffatto, rischia anche l´accusa di ricettazione: reato per il quale è
prevista una condanna da
( da "Repubblica, La" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XVII - Bari
Il festival Teatro Balafon nel nome di Makeba pellicole d´Africa in concorso
"Carne rossa carne nera" Boni e Prayer alla Vallisa Parte oggi la
18esima edizione del "Balafon festival", manifestazione di arte e
cultura africana e dei paesi della diaspora organizzata dall´associazione
"Comunità di corte Altini" e da Arci. Il cinema Armenise di Bari
ospita le proiezioni dei film a partire dalle 19: i primi due, firmati dal
regista Gavin Hood, sono "Un giorno nella vita di Josiah" e "The
storekeeper", entrambi fuori concorso. Seguono le due opere in concorso
"C´est dimanche" e "Mokili", di Samir Guesmi e Berni
Goldblat. La prima serata si chiude alle 22 con "Cine
Tapuia" di Rosemberg Cariry. I film sono in lingua originale con
sottotitoli in italiano. La rassegna, quest´anno dedicata alla cantante da poco
scomparsa Miriam Makeba, termina il 28 novembre con i premi ai migliori
lungometraggi e cortometraggi, al migliore attore e alla migliore attrice
protagonisti, ai migliori attori non protagonisti, alla migliore
fotografia e alla migliore colonna sonora. Info 080.528.33.61. (anna puricella)
Una storia che sfida i pregiudizi raccontata da due grandi attori di teatro,
Alessio Boni e Marcello Prayer. L´auditorium Vallisa di Bari ospita alle 21
"Carne rossa carne nera", spettacolo di Gianni Cascone. Il testo
dell´opera mette a confronto due mondi separati: un uomo si convince che il suo
destino sia amare una donna di colore, incontrata per caso in autobus e in
stazione. I due intrecciano una relazione che li porta a fare i conti con i
propri ostacoli mentali, ad affacciarsi su mondi fatti da un lato di bar
frequentati da extracomunitari, dall´altro di segreti minati da un malavitoso
che minaccia la coppia. La voce narrante è quella dell´uomo: occupa la scena
come un diario in presa diretta con il pubblico, che diventa testimone
dell´evolversi vertiginoso della vicenda. Musiche di Andrea Orsi per una
produzione Teatro del Banchero. La serata rientra nel cartellone de "Le
direzioni del racconto", rassegna del Centro Diaghilev. Info
333.126.04.25. (a.pur.)
( da "Repubblica, La" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XXI - Genova Oggi
il verdetto d´appello sulla combine che portò il Grifone in C. In primo grado
condanna a quattro mesi Genoa-Venezia, processo bis a Palazzo per un giorno il
patron rivive l´incubo Il pm Lari chiede per tutti e sei imputati la pena di
otto mesi MASSIMO CALANDRI ORA che anche l´ultimo biglietto di quella notte
dannata è stato venduto su E-Bay a qualche feticista del dolore altrui, la
storia sembrava finita. Lontana anni luce dalla memoria. Sepolta da tre
stagioni e passa di successi. Cancellata per sempre. Invece no. Stamani nel
tribunale del capoluogo ligure si torna a parlare di Genoa-Venezia, giugno
2005: la partita che doveva celebrare il ritorno in A del Grifone e invece
segnò l´alba di un´estate da dimenticare. L´estate della combine, della busta con
i duecentocinquantamila euro sequestrati a Pino Pagliara, delle intercettazioni
telefoniche, dei cortei cittadini, dei giudici federali e della condanna alla
retrocessione in terza divisione. Nel marzo dello scorso anno il processo
penale aveva portato a cinque condanne e una assoluzione. Ma il pubblico
ministero Alberto Lari si era appellato, ed è per questo che oggi davanti ai
giudici della prima sezione, presieduta da Caterina Fiumanò, si celebra il
secondo grado. La sentenza è attesa in giornata. Il pm chiede che tutti e sei
siano puniti con la pena che lui voleva fin dall´inizio. Otto mesi di galera.
Il doppio, rispetto a quanto aveva deciso il giudice Roberto Cascini. Lari
parteciperà personalmente al nuovo processo in qualità di sostituto procuratore
generale. Enrico Preziosi torna alla sbarra in compagnia del figlio Matteo, di
Stefano Capozucca, Giuseppe Pagliara, Michele e Franco Dal
Cin. Vale la pena di ricordare che la pena - siano 4 oppure 8 mesi di
reclusione - è comunque largamente coperta dall´indulto. In tre pagine Alberto
Lari aveva motivato la sua richiesta di punizione. Concentrandosi prima sulla
assoluzione di Michele Dal Cin, e sostenendo che Cascini non aveva
sufficientemente valutato alcune prove portate dall´accusa ed emerse
durante il dibattimento. Per il pm, Michele era perfettamente a conoscenza
dell´accordo illecito tra suo padre Franco ed il presidente del Genoa, che
aveva aderito e partecipato al progetto: informandosi con il padre e recandosi
a parlare allo stadio con Preziosi prima della partita, poi parlando con i
giocatori persino il giorno del match. Lari contestava anche la pena decisa da
Cascini. Non è proporzionata e congrua, ha insistito, è la metà di quella
prevista ed è sicuramente inferiore alla gravità del fatto contestato: «Si
trattava della partita decisiva per ottenere la promozione nel massimo
campionato di calcio professionistico». E il giudice doveva tenere conto della
notevole capacità a delinquere dimostrata dagli imputati («Contatti telefonici
continui, incontri, preparazione del reato con giocatori convinti a restare a
casa»), dell´intensità del dolo («In grado massimo») e del comportamento
successivo al reato («Nessun ravvedimento»).
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2008-11-21 - pag: 10 autore: Le stime del capo economista
dell'Asian Development Bank «La crescita asiatica frenerà di un punto» Beda
Romano FRANCOFORTE. Dal nostro corrispondente Anche l'Asia soffre.Il continente
che fino a qualche mese fa doveva salvare l'economia europea e proteggere la
zona euro dal rallentamento americano subisce anch'esso la frenata del commercio
internazionale. Certo, i Paesi emergenti continuano a crescere, ma devono fare
i conti con esportazioni e investimenti meno dinamici. Di passaggio ieri a
Francoforte, Jong-Wha Lee, capo economista della Banca asiatica di sviluppo,
preannuncia nuove revisioni al ribasso delle stime di crescita per l'Asia
orientale, escluso il Giappone: «La previsione per il 2009, attesa in dicembre,
è destinata a scendere di circa un punto percentuale» rispetto alla stima di
settembre del 7,2 per cento. La speranza di Lee - che ieri ha parlato al
Sole-24 Ore prima di partecipare oggi a un convegno - è che la continua
crescita dell'Asia possa evitare all'economia globale «una recessione lunga e
profonda ».Eppure,l'economista,studi a Harvard ed esperienza al Fondo monetario
internazionale, ammette che il rallentamento dei Paesi industriali sta già
pesando sulle esportazioni asiatiche. «Le economie più industrializzate -
spiega l'economista 48enne - come la Corea del Sud, Taiwan, Hong Kong o
Singapore, sono destinate ad avere maggiori difficoltà anche perché si sono
specializzate in beni di alta qualità, come quelli elettronici, meno richiesti,
o in settori dove ormai c'è una sovra-capacità, come la cantieristica navale».
«Viceversa, vi sono Paesi nella regione che hanno economie più diversificate o
produzioni di qualità più modesta e meno influenzate dalla domanda, come
l'abbigliamento. Penso alla Cina, al Vietnam o
alla Cambogia. Questi Paesi soffriranno probabilmente meno », continua Lee. Il
rallentamento asiatico ha una doppia faccia. Da un lato i Paesi emergenti
soffrono della frenata della domanda internazionale. Dall'altro, devono ridurre
gli investimenti sulla scia di un calo delle esportazioni. «I primi
tagli riguardano i beni durevoli e le macchine utensili», ammette Lee, proprio
quelli prodotti dalle imprese europee, e in particolare tedesche e italiane. «A
essere colpito in particolare è il settore delle costruzioni »,precisa ancora
l'economista, che sottolinea in questo contesto il tentativo di molti Paesi, a
cominciare dalla Cina, di rafforzare la domanda
interna con misure di stimolo fiscale. A Pechino, il Governo ha lanciato nelle
scorse settimane un piano da 460 miliardi di euro. Lee ricorda la crisi
finanziaria del 1997-1998 e nota quanto il continente sia cambiato da allora.
In questi ultimi dieci anni, il prodotto interno lordo pro capite è cresciuto
in media del 5,6% all'anno, mentre tra il 1990 e il 2007, 300 milioni di
persone sono usciti dalla povertà. Oggi, più di ieri, i consumi potranno
aiutare l'economia. beda.romano@ilsole24ore.com LE VITTIME I Paesi
specializzati nei prodotti di alta qualità sono i più penalizzati I primi tagli
agli investimenti in beni durevoli e macchinari Prudente. Jong-Wha Lee
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2008-11-21 - pag: 10 autore: Far East. Il calo della domanda da Cina e Usa manda in
deficit la bilancia commerciale Giappone, export in rosso Flessione del 7,7% in
ottobre, la più forte degli ultimi sette anni Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro
inviato Se il commercio internazionale giapponese è uno dei migliori barometri
dell'andamento delle economie regionali, allora anche in Asia il tempo volge al
brutto: per la prima volta dal 2002 sono calate le esportazioni del Sol
Levante verso il resto del continente, il segnale di come le turbolenze
finanziarie internazionali e il rallentamento dell'economia nei Paesi avanzati
stia provocando conseguenze negative sempre più evidenti anche in Asia. Nel
complesso, l'export giapponese ha registrato il peggiore calo da oltre sette
anni in ottobre: meno 7,7%, e meno 4% verso l'Asia. Visto che le importazioni
sono aumentate del 7,4%, la bilancia commerciale di Tokyo è finita in rosso per
63,9 miliardi di yen, una performance peggiore delle previsioni. Sono in
flessione le esportazioni verso la Cina (-0,9%): un
dato da mettere in relazione anche al crollo delle spedizioni di merci verso
gli Usa (-19%), date le triangolazioni produttive tra componentistica e
assemblaggio con destinazione dei prodotti finiti negli StatiUniti.Il calo
verso l'emporio dell'Asia, Hong Kong, risulta del 13,7 per cento. Rilevante anche
la diminuzione della capacità di assorbimento di prodotti made in Japan in
Europa occidentale: meno 17%, con un crollo di quasi il 22% a 52,5 miliardi di
yen dell'export verso l'Italia (che è invece riuscita a contenere nel 2,9% il
calo delle sue esportazioni verso Tokyo a 64,6 miliardi di yen). I dati
doganali rilasciati dal ministero delle Finanze hanno contribuito ieri a
spingere la Borsa in ribasso del 6,9 per cento: “copiando” il Dow Jones, il
Nikkei è finito sotto il livello di guardia degli 8mila punti. Un rafforzamento
dello yen, in parte già responsabile della performance deludente
dell'interscambio, ha penalizzato i titoli delle società esportatrici, mentre
le azioni delle banche sono state trascinate a picco dai venti di crisi di
fiducia in Citigroup. La Banca centrale annuncerà domani le ultime decisioni di
poli-tica monetaria: ha già tagliato i tassi dallo 0,5% allo 0,3% e ha dunque
minimi margini di manovra. Quindi domani non farà nulla: aspetterà le mosse
della Fed il mese prossimo per prendere in considerazione un'altra microscopica
limatura. Al premier Taro Aso gli ultimi giorni hanno portato solo difficoltà:
il secondo trimestre consecutivo di contrazione del Pil; un boicottaggio
parlamentare da parte dell'opposizione (che chiede elezioni anticipate);
critiche generalizzate ai piani di stimolo all'economia; imbarazzo
internazionale per le dimissioni forzate del capo dell'Aeronautica militare,
generale Toshio Tamogami, che ha scritto un saggio “negazionista” del
militarismo nipponico dell'anteguerra. Al senso di insicurezza economica da
ieri i giapponesi aggiungono la sensazione di non essere sufficientemente
protetti sul piano militare: in una esercitazione congiunta con le forze
americane al largo delle Hawaii a simulazione di un attacco nordocoreano, è
miseramente fallita la prova di intercettazione di un missile (costo del test:
55 milioni di dollari) da parte di una nave militare giapponese equipaggiata
con il sistema antibalistico Aegis. stefano.carrer@ilsole24ore.com
L'INTERSCAMBIO I flussi di merci verso Roma crollano del 22% mentre il made in
Italy resiste e fa registrare un calo limitato (-2,9%)
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-11-21 - pag: 17 autore: «è finita
l'architettura drogata» Zucchi: «Decisivo il committente, con la crisi certe
esasperazioni funzionano solo a Dubai» di Giorgio Santilli A ltolà alle
archistar in nome della tradizione e dell'identità storica. L'articolo di
Nikolas Salingaros ospitato dal Sole 24 Ore il 2 ottobre non ha tardato a
tradursi in gesti politici di quella parte del centro-destra che al
matematico-urbanista americano si ispira: le critiche alla Nuvola di
Massimiliano Fuksas, le correzioni imposte al progetto delle Torri dell'Eur di
Renzo Piano, la riproposizione dell'Arco di Libera all'Eur, la tutela del Foro
Italico sono battaglie partite dall'ala di An che si riconosce a Roma in Fabio
Rampelli e fatte proprie dal sindaco Gianni Alemanno. All'architetto
milanese Cino Zucchi, 53 anni, autore delle riqualificazioni dell'ex Junghans
di Venezia e del Portello di Milano, abbiamo chiesto una valutazione sul pensiero
di Salingaros e sull'irritazione sempre più diffusa verso l'architetto che,
facendo leva sul marketing, replica i progetti un po' ovunque. «Quello
di Salingaros - dice Zucchi - è un ragionamento semplificato e un po'
moralista: il mondo ha bisogno di simboli riconoscibili e l'archistar viene
spesso "usata" come figura ambivalente, da osannare come creatore e
da condannare come responsabile di tutti i mali. Ma l'architetto da solo non ha
il potere di fare e disfare la città, non è l'unico protagonista del gioco: ci
sono i committenti, i politici, gli urbanisti. Una delle prime cose che domando
al committente è: mi vede come un decoratore o un demiurgo? Sono per lei uno
"specialista dell'estetica" o un regista dell'intera operazione?
Questa ambivalenza è oggi insita nella figura dell'architetto; ma penso che la
risposta stia in un ragionevole punto medio, anche se non sempre il mondo ci
vede così. Cosa intende con questa via mediana? Non tutti i committenti oggi
cercano l'archistar e l'architettura spettacolare e un po' "drogata"
che abbiamo visto negli ultimi anni. Mi pare che si stia diffondendo in essi
una maggiore cultura e maggiore consapevolezza di ciò che realmente cercano.
Questo è un segnale positivo. Sono loro la via mediana, che è una via europea,
opposta a certi eccessi americani, a una certa architettura che oggi va bene
forse solo per la crescita sfrenata del Dubai. Mi faccia un esempio italiano di
questo nuovo committente. è stata appena inaugurata a Milano la nuova sede
della Bocconi, che considero nonostante gli attacchi di Adriano Celentano uno
dei pochi edifici della città di livello europeo. è un'ottima architettura
contemporanea,"dura" ma piena di invenzioni spaziali e di sensibilità
nei confronti del contesto urbano. Il concorso aveva selezionato non
un'archistar ma le Grafton architects, uno studio irlandese di poche persone e
di alta qualità progettuale, e il risultato finale attesta tutta la cura che il
committente ha posto nell'operazione. Questo è un caso isolato? Esempi di
committenti colti ce ne sono sempre più spesso in Italia e in Europa. Ennio
Brion per il progetto del Portello a Milano ha saputo scegliere senza
complessi. E in questo momento stiamo lavorando a un concorso ad inviti per gli
Headquarters della Swiss RE a Zurigo, la stessa che ha realizzato il
"cetriolone" di Norman Foster a Londra. La rosa degli architetti
invitati e degli " esperti" chiamati a giudicarli - Chipperfield,
Guyer, Krischanitz - attestano una precisa scelta che non considera il tema
progettuale adeguato all'architetturaspettacolo. Hanno mostrato una loro
tendenza, ed è una tendenza in fondo "europea", non in senso
protezionista, ma culturale. La fine dell'architettura drogata coincide con la
crisi finanziaria mondiale? Certamente questa crisi indurrà noi tutti, anche
nei comportamenti di ogni giorno, a praticare una maggiore austerità. Questo
vale anche per l'architettura. I committenti saranno indotti a guardare meglio
le esigenze che vogliono soddisfare. Naturalmente il mercato è segmentato, c'è
ancora una richiesta di "spettacolarità" a tutti i costi - come le
bionde appariscenti saranno sempre richieste da chi vuol fare colpo sugli amici
- ma c'è anche un'architettura più posata, concreta, che non deve sempre
ricorrere a effetti speciali e a costi astronomici; una certa reticenza
figurativa è una delle possibili forme dell'espressione.Semmai ilrischio è che
succeda sempre più spesso quel che accade a me con il progetto della Junghans
(edificio residenziale a Venezia, ndr), e cioé di dover riprodurre con piccole
variazioni un repertorio conosciuto e già entrato nel gusto, come ai cantanti
si richiede sempre di cantare il loro brano più noto. Committenti stranieri mi
chiedono di rifare a casa loro "quella cosa" che ho fatto a Venezia,
e mi fotografano vicino alla fontana della piazza storica della loro città per
dimostrare che ci sono stato davvero. è paradossale che Libeskind sia costretto
a citare il progetto del tiburio del Duomo di Milano di Leonardo da Vinci per
giustificare il suo grattacielo concavo di Citylife! Com'è la situazione
realeinItalia? Il fenomeno più interessante è la grande maturità professionale
e formale della generazione dei 35-40enni, che sono bravi e hanno già fatto
opere interessanti, stabilendo un contatto con il mondo immobiliare. Può fare
dei nomi? Penso a studi come Scandurra studio, Ian+, Metrogramma, Park, C+S,
Labics, Iotti+ Pavarani, Cristofani & Lelli, Botticini e De Appolonia,
Albori, 2a+p, Baukuh, Marazzi, If design e tanti altri, oltre ovviamente a nomi
già consolidati come Archea e 5+1AA. Se la condizione eclettica della nostra
cultura genera oggi un rischio, quello del "sushi bar", dove si
prelevano da Internet e si assemblano sul piatto immagini contradditorie,
secondo me l'Italia sta evolvendo verso una posizione più matura, erede di una
certa "complessità" nei rapporti con il fatto urbano e con le forme
stratificate dalla storia. Gio Ponti diceva che antico e moderno sono
contemporanei: la sua architettura non aveva niente dello schematismo un po'
moralista del funzionalismo nordico. Era gioiosa, solare,
"mediterranea", e sofisticata come d'altronde le architetture di
Albini, Mollino, Gardella, Libera che tutto il mondo ci invidia. Anche lei fa
un richiamo all'identità e alla tradizione? Il passo da fare non è tornare a
"essere italiani" in senso storicistico, quanto piuttosto riconoscere
la complessità della nostra cultura formale. Non si devono negare gli standard
europei e mondiali, perché non c'è dubbio che una delle sfide che abbiamo
davanti è quella dell'internazionalizzazione sempre più spinta. Ma un discorso
sull'identità che ritornae sulla tradizione non è stucchevole? Un'identità non
si inventa con un atto di volontà. Non è come quel politico che aveva coniato
per la sua campagna elettorale lo slogan " il lavoro rende liberi",
ignorando il fatto che fosse scritto sul cancello di Auschwitz, che ne aveva
per sempre modificato il senso; le forme e le parole portano scritto nel loro
corpo i sensi acquisiti nel tempo. Non esiste una trasmissione "automatica"
della tradizione. Diceva Paul Valéry: «Una tradizione esiste unicamente per
essere inconscia e non sopporta di essere interrotta. Una continuità
impercettibile è la sua essenza. "Riprendere, rinnovare una
tradizione" è espressione falsa ». E Ludwig Wittgenstein: «Chi non ha una
tradizione e vorrebbe averla è come un innamorato infelice». Però è vero che
nell'approccio contemporaneo l'architetto ha imparato a fare molto marketing,
anche per aumentare il business. A lei non è utile il successo? Preferisco un
successo che regga alla prova del tempo. Mi fa piacere che tanti, anche
dall'estero,vengano a visitareil Portello a Milano e la Junghans a Venezia, ma
il successo in quanto tale non mi interessa. Preferisco una bellezza che
resista negli anni, meno legata alle fluttuazioni della moda. L'architettura e
il disegno della città sono spesso fruiti in una condizione distratta ma non
per questo meno importante; una buona architettura è in fondo come una bella
canzone: una "matematica sentimentale". GLI ESEMPI VIRTUOSI «La nuova
sede della Bocconi dello studio Grafton coniuga estetica e funzionalità. In
Italia molti giovani interpretano la tradizione in senso moderno» Cino Zucchi,
53 anni, architetto. In alto la sua Junghans di Venezia; a sinistra,
l'ampliamento dell'Università Bocconi dello studio Grafton architects
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2008-11-21 - pag: 26 autore: INCHIESTA Tra
economia e politica il capoluogo emiliano ad una svolta Bologna cerca la
terapia anticrisi In vista delle elezioni di primavera industriali in campo: un
progetto, un consenso Marco Alfieri BOLOGNA. Dal nostro inviato Sarebbe una
nemesi feroce. «Nel '98 Romano Prodi cade a Palazzo Chigi; l'anno dopo la prima
città che crolla è proprio Bologna&». Un prodiano doc, intercettato tra via
Guerrazzi e Strada Maggiore, teme il replay. «Ricaduto Prodi a Roma, c'è il
rischio che dopo l'intermezzo cofferatiano, in primavera Bologna cada a destra
un'altra volta». Magari è solo cabala. In fondo il prodismo è sempre stato più
una proiezione nazionale e oggi il professore preferisce surfare su Bologna più
che coltivare revanche. Anche per rancori personali, intendiamoci, l'uomo è
tignoso.Ad esempio ha concesso l'endorsement per l'attuale vice presidente
della Regione, Flavio Delbono, favorito alle prossime primarie del Pd del 14
dicembre, ma nulla più. Anzi ieri mattina il prof è partito
per la Cina, vuol portare Pechino nel peacekeeping in Africa. «Vasto
programma », direbbe il generale De Gaulle. Eppure oggi chi arriva a Bologna si
trova davanti una città sfilacciata. Quel grande «compromesso
socialdemocratico» di cui parla Edmondo Berselli, tenuto insieme dal partitone
rosso, dall'imprenditoria diffusa e dalla cooperazione, sembra ormai al
tramonto. In fondo solo a Bologna la prosecuzione di viale De Gasperi diventa
viale Togliatti. Peccato però che il milieu toponomastico non basta più a
tenere insieme un quadro in frantumi. E di questo sfilacciamento se ne sono
accorti gli industriali locali che puntano a «ri-progettare la centralità di
Bologna », per usare il claim del presidente Gaetano Maccaferri. Lo stanno
facendo coinvolgendo tutto l'associazionismo economico cittadino (Camera di
Commercio, le due grandi fondazioni bancarie, Carisbo e Monte, e associazioni
di categoria) in un comitato di scopo. Obbiettivo: produrre un documento di lobbying
sui candidati al voto di primavera. Secondo Maccaferri, infatti, è in atto un
«lento declino della città». Dunque bisogna ripartire piantando alcuni paletti
strategici: Bologna «nodo di connessione nord- sud, logistico e
infrastrutturale». E Bologna capitale della «creatività in campo
imprenditoriale» (ci sono i laboratori di fisica, il Mambo, la cineteca, il
Dams e il sogno del "Tecnopolo" nella ex Manifattura tabacchi).
Insomma un protagonismo che segna l'uscita dal tradizionale quadro di mediazione
degli industriali bolognesi. Che poi è un altro segnale dell'indebolirsi del
modello emiliano. «Una lenta erosione che segna il travaso da una società
locale centrata su una politica condivisa capace di stabilizzare lo sviluppo
urbano industriale a una società più volatile», come spiega il sociologo Fausto
Anderlini. Bologna resta infatti una città con un pil pro capite (35mila
600euro) secondo solo a Milano. Però sono cresciute le diseguaglianze e,
spiegano alcuni studiosi come Francesco Ramella, «la composizione sociale si
sta lombardizzando. Si fa strada un certo tipo di senso comune più omogeneo al
resto del paese». In fondo il precedente di Giorgio Guazzaloca nel '99 fu
esattamente l'avvisaglia di questo scongelamento, al di là del suicidio di una sinistra
che si era massacrata. La crisi economica arriva in questo scenario. L'economia
bolognese non è ancora in recessione ma stagna. Secondo Unioncamere, tra
gennaio e giugno, è proseguito il trend di crescita del fatturato che aumenta
dell'1% sul 2007; perde leggermente slancio la componente conto terzi (+ 0,3).
Tendenzialmente in calo la domanda estera (- 5%), mentre gli investimenti
complessivi frenano lievemente (-0,2%) abbinandosi ad un aumento significativo
degli investimenti in macchinari e impianti il cui ritmo tendenziale di
crescita resta elevato (+46,3%). Nel frattempo, però, la Cassa integrazione,
primo semestre 2008 sul 2007, il semestre pre tsunami, è già cresciuta del 37%.
«Tutte le filiere industriali del territorio sono in sofferenza», spiega Cesare
Melloni, segretario della Camera del lavoro. Nella meccanica, «il 20% dei
lavoratori ha vincoli con le finanziarie sull'anticipo del quinto di
stipendio», incalza Bruno Papignani della Fiom. «Ma soprattutto ci sono 140
aziende metalmeccaniche in cassa, circa 6500 addetti». Inoltre, «registriamo 3
chiusure al giorno di microimprese artigiane tra indotto e subfornitura». Anche
nell'auto ci sono difficoltà: alla Lamborghini, alla Minarelli, alla Cesab.
Nelle moto alla Ducati. Nella moda è in grande crisi La Perla e Bruno Magli.
Tiene per ora il distretto del Packaging (Ima, Marchesini, GD): la caduta della
domanda arriverà a fine 2009. Non basta. Bologna sta subendo l'onda lunga della
globalizzazione in modo strutturale. Su 262 regioni europee censite
dall'Eurostat, l'Emilia Romagna è passata dal 17esimo a 41esimo posto
(2001-2007) nel redito pro capite a parità di salario. E dal 26 al 39esimo
sulla produttività. «Eppure - prosegue Melloni - la crisi non è ancora entrata
nel dibattito che porterà alla successione di Cofferati ». Il cui «autonomismo
nel rapporto con i partiti e, soprattutto, il sistema degli interessi ha creato
parecchi malumori in città», ragiona sempre Anderlini. «Inoltre ha tecnicizzato
le nomine nelle partecipate per tenere fuori il consociativismo politico ».
Apriti cielo. Hera, Atc, Interporto dove siamo noi in maggioranza vanno bene;
Fiera e Aeroporto, da quando comandate voi, perdono colpi. Eccolo il Cofferati
pensiero rivolto ai potentati. «Questo non significa non cercare accordi
(emblematico il sostegno a Fabio Roversi Monaco in Fiera), ma sempre da
posizioni di forza». Di qui le tante critiche al sindaco uscente. Alcune un po'
provinciali: come chi lo ha accusato di non essere andato allo stadio a
salutare la promozione del Bologna. Altre più pregnanti: il primo bando sul
people movers che dovrebbe collegare la stazione con il Marconi andato deserto;
o la delega alle Attività Produttive ceduta all'assessore al Commercio solo
qualche giorno fa. Per Piero Ignazi, neodirettore del Mulino, «Cofferati ha
governato in modo sussultorio ». Con scelte di grande rilevanza, «come la
questione della legalità: dal degrado del centro storico invaso da una densità
studentesca raddoppiata in vent'anni ( sono quasi 100mila), agli sgomberi degli
abusivi sul Reno. Ma, appunto, è stato rapsodico. Anche se la teoria del corpo
estraneo, della scarsa bolognesità alla radice del suo non ricandidarsi, mi
sembra una stupidata», precisa Ignazi. Il punto vero, è che la politica
bolognese, nelle sue diverse stratificazioni, «ha dimostrato di non gradire un
esperimento del genere ». Non a caso la tendenza a dar vita a una forma
'unionista' del Pd è fortissima, e ancor più si manifesterà dopo le primarie,
quando il candidato vincente oltre a Delbono corre l'assessore all'Urbanistica
Virginio Merola, il presidente del Consiglio provinciale Maurizio Cevenini e
Andrea Forlani dovrà negoziare. A destra, invece, correrà il mitico Guazzaloca
(sponsorizzato da Casini). Anche se il Pdl punterebbe su Roberto Tunioli, ad di
Datalogic. «Ma è chiaro che ci sarà una forte ripresa consociativa delle
'caste' societarie », prosegue Anderlini. Con grande scorno di Cofferati che
con tigna snob rivendica i progetti avviati dalla sua giunta: «il passante
autostradale; il casello alla fiera, la metropolitana, la stazione dell'alta
velocità e il people movers».E poi l'argine alzato contro i poteri forti
locali. Perché Bologna infondo vive di quelle dinamiche tipiche delle città di
provincia in cui tutti stanno dentro la grande mediazione, anche i potentati.
Dunque sul voto sono attendi-sti, segno che la partita è aperta.
Dall'highlander Fabio Roversi Monaco, presidente della Fondazione Carisbo e neo
capo della Fiera post Montezemolo , per cui è più potente di quando era
rettore. Il commercialista della Bologna che conta, Piero Gnudi, amico di Prodi
ma anche di Fini e Casini (è lui che ha portato Rolo Banca in Unicredit). La
Camera di Commercio di Bruno Filetti, ex Ascom, successore del potente
Giancarlo Sangalli oggi in parlamento. Passando per la galassia grande
industriale: i Maccaferri, i Cocchi, i Vacchi, i Marchesini, i Cazzola e
quell'Andrea Riffeser padrone del Carlino. Pure loro tutti attendisti. Non
bastasse, Bologna a primavera vivrà un'altra scadenza importante. Il rinnovo del
rettorato, dove per il dopo Calzolari c'è un affollamento di candidati, senza
che l'oligarchia accademica abbia grandi idee sul rapporto città-università.
Più frastagliata invece la potente galassia Coop. Anche se Unipol dopo la fine
dei sogni su Bnl e l'era Consorte non ha ancora una strategia di rilancio.
Forse un ulteriore segno di crisi di un modello che non si tiene più& LA
CARTA DELLA LOGISTICA Per frenare il lento declino che affligge la città
sarebbe opportuno trasformarla in un nodo di connessione nord-sud per le
infrastrutture
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-11-21 - pag: 42 autore: Elettrodomestici.
Il Ceo Milani: non è allo studio un'alleanza con la cinese Haier «Il gruppo
Indesit non è in vendita» L'accordo con la cinese Haier? «I rapporti sono
ottimi, li ho incontrati due volte nell'ultimo anno, ma nessuna partnership è
in vista». La famiglia Merloni cederà il controllo? «Non vi è alcuna
intenzione: non è all'ordine del giorno». La priorità attuale? «Mantenere le
posizioni forti con focus, nell'ordine, su Russia, Inghilterra, Italia e altri
Paesi come Polonia, Francia e Turchia dove stiamo andando molto bene». A
rispondere sui temi caldi per il gruppo Indesit Company di Vittorio Merloni,
nel mezzo della crisi dei mercati, è in un'intervista a Radiocor l'a.d. del
gruppo, Marco Milani, che conferma di aspettarsi a fine 2008 un fatturato
«inferiore a quello del 2007. La Cina può attendere
mentre ora, con la crisi dei mercati, la priorità è mantenere le proprie
posizioni forti in Europa. Cercare nuove frontiere, dice Milani, «era un
obiettivo valido fino a due mesi fa. Ora, con questo andamento dei mercati,
siamo sempre favorevoli alla crescita altrove, ma la domanda giusta da porsi,
in un momento in cui la vecchia Europa sta soffrendo, è se sia giusto
perseguire le esperienze fuori oppure sia preferibile mettere da parte per
qualche mese questo obiettivo e rimanere concentrati sui vecchi business: ci
stiamo riflettendo». Riguardo alle indiscrezioni di contatti con Haier per
giocare la carta cinese attraverso un'alleanza, Milani da una parte ribadisce
la volontà dell'azionista di non uscire dal business e dall'altra frena sulla
consistenza delle ipotesi di partnership. «A oggi – prosegue – non c'è alcuna
intenzione di cedere quote. La famiglia lo ha ribadito, vendere non è una
eventualità all'ordine del giorno». Con Haier, aggiunge l'a.d. «abbiamo
mantenuto una partnership in una loro produzione finoalla fine dell'anno
scorso. Era una partecipazione di carattere finanziario che poi abbiamo ceduto.
Con un occhio a fine 2008, Milani ricorda che «i target sono stati rivisti al
ribasso, come è già stato annunciato in occasione della presentazione dei conti
del terzo trimestre. Due sono le cause del calo previsto per il fatturato
rispetto a quello del 2007: l'andamento dei mercati negativo e la forza
dell'euro rispetto alla sterlina, che non si è ridotta neanche con la
rivalutazione del dollaro, visto che la Gran Bretagna per noi è un mercato
importante». LE STRATEGIE Il gruppo italiano punta a mantenere le posizioni
forti con focus, su Russia, Gran Bretagna, Italia e altri Paesi come Polonia e
Francia
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
MATERIE PRIME data: 2008-11-21 - pag: 48 autore: Metalli. Pechino prova a dare
fiato alle fonderie concedendo sconti del 10% sull'elettricità Auto in crisi,
cade l'alluminio Le quotazioni settlement scendono ai minimi da 40 mesi Luca
Davi La corsa al ribasso dell'alluminio non si ferma. Ieri, al settlement del
London Metal, l'alluminio è sceso a 1.751,5 $/tonn., in calo del 4% rispetto a
mercoledì. è il dato più basso dall'8 luglio 2005. Nel frattempo le riserve
hanno raggiunto quantitativi record: ieri gli stock dell'Lme hanno superato
1,72 milioni di tonnel-late, il livello più alto dal dicembre 1994. Il crollo
delle quotazioni è lo specchio della crisi che stanno attraversando i
principali utilizzatori del metallo, i produttori di automobili. Da General
Motors a Ford, per arrivare a Chrysler, i colossi americani sono appesi al filo
del piano di salvataggio da 25 miliardi $ che Washington sta elaborando. I
consistenti tagli alla produzione, intanto, hanno fatto crollare il portafoglio
ordini delle fonderie.L'effetto immediato è stato un giro di vite dell'output
di metallo, l'unico in grado di frenare il calo dei prezzi. Anche ieri,
l'indiana National Aluminium (Nalco) non ha escluso che ci possa essere una
flessione della produzione entro la fine del mese, annunciando contestualmente
un ritocco ai listini del 3,5%, il quarto in due mesi. Secondo l'Istituto
internazionale per l'alluminio, l'output mondiale di alluminio a ottobre ha
toccato 106.200 tonn. giornaliere, il dato più basso da marzo. Il calo è stato
pari a 2,5 punti percentuali rispetto a settembre, quando si ottenevano 108.900
tonn. al giorno. Le forniture mensili della Cina, in particolare, sono calate del 4,3% a 1,1 milioni di
tonnellate. Le quotazioni del metallo hanno raggiunto oramai livelli così bassi
che proprio in Cina, il maggior produttore e consumatore mondiale di alluminio, si è
deciso di agire sulla leva dei costi per salvare la galassia (e i posti di
lavoro) delle fonderie nazionali. Le società elettriche cinesi, in
particolare, stanno riducendo il prezzo delle forniture energetiche, la voce di
costo più rilevante per chi produce alluminio. Basti pensare che proprio i
produttori cinesi del metallo assorbono il 6% dell'elettricità generata nel
Paese. In alcune regioni gli sconti valgono il 10% delle quote normalmente
praticate. La soluzione sembra convincere il mercato: «I produttori non
penseranno più a frenare l'attività», assicura un manager di una grande società
metallurgica intervistato da Reuters. Certo, confermano gli analisti, è
difficile che si torni a pieno regime, almeno entro il primo trimestre del
prossimo anno, vista la scarsa domanda interna e gli alti costi di riavviamento
delle fonderie, molte delle quali hanno bloccato le linee sull'onda della crisi
delle ultime settimane. PRODUZIONE IN FRENATA Diminuiscono gli ordinativi e
l'output globale arretra a 106.200 tonn. in ottobre, in flessione del 2,5%
rispetto al mese precedente
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: STILI E TENDENZE data: 2008-11-21 - pag: 27 autore: Io ipse idem Nuova
griffe per Romeo Gigli di Marika Gervasio «D opo un momento di pausa ho deciso
che era il momento di ricominciare con un nuovo progetto». A parlare è Romeo
Gigli che ieri, nella sede operativa di via Lodovico il Moro, a Milano, ha
presentato il suo nuovo marchio, Io ipse idem, che esordirà sulle passerelle di
Parigi a gennaio con la collezione maschile e a marzo con quella femminile.
Protagonisti di questa sfida, assieme allo stilista e a sua moglie Lara Aragno,
i partner di Diwi Srl (la società a cui fa capo la nuova griffe):Catherine
Vautrin –una lunga esperienza in Louis Vuitton e poi, fino al 2007, nella
maison fiorentina Emilio Pucci – amministratore delegato di Io ipse idem;
Luciano Donatelli, ex top manager di Zegna e ora imprenditore con le aziende
Rpb e Novaseta, il quale darà alla nuova griffe il supporto industriale; e Michele
Denegri, amministratore delegato di Ip Investimenti e Partecipazioni, società
finanziatrice del progetto. Made in Italy al 100%, l'iniziativa avrà come
vetrina Parigi, scelta da Gigli per presentare in anteprima mondiale le
collezioni uomo e donna, ma anche per aprire uno spazio polifunzionale dove
ospitare la boutique, ma dove poter esporre anche i suoi lavori di design e di
ricerca. «In sei-sette mesi – racconta Gigli – ho realizzato una collezione
zero uomo e donna che mi ha permesso di tornare a sperimentare con le forme e i
materiali, cosa che, lavorando con le grandi aziende, è più difficile riuscire
a fare, perché è sempre tutto un po' omologato. Perché ho scelto Parigi? Perché
mi ha sempre dato molta libertà per presentare le mie collezioni». Il marchio
sarà distribuito, a livello globale, in Italia e nel resto d'Europa, ma anche nei mercati emergenti come India e Cina. «Anche il Medio Oriente è un mercato interessante –spiega
Vautrin – e speriamo che regga la crisi economica e finanziaria mondiale.
Sappiamo che sono tempi difficili. Infatti, ci muoveremo più lentamente negli
Stati Uniti, visti i problemi che sta attraversando il Paese». Sugli
obiettivi per il primo anno di vita della nuova griffe l'amministratore delegato
non si sbilancia «vista la situazione di incertezza generalizzata» dice. E
aggiunge: «Guardando a medio e lungo termine, ci vorranno dai tre ai cinque
anni prima che il progetto riesca ad autofinanziarsi».
marika.gervasio@ilsole24ore.com
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
IN PRIMO PIANO data: 2008-11-21 - pag: 8 autore: Corsa a ostacoli per il Reach
Le imprese hanno ancora dieci giorni per mettersi in regola Daniele Lepido
MILANO «Trasformare il Reach in una sfida positiva non solo per la chimica ma
anche per tutto il mondo dell'industria». è questo l'appello lanciato dal
presidente di Federchimica, Giorgio Squinzi, a dieci giorni dalla scadenza
delle pre-registrazioni della normativa europea che prevede la
"schedatura" delle sostanze. Scatterà infatti il 1Údicembre
l'adempimento del Registration, evaluation, authorisation of chemicals che
impone a produttori e importatori una gestione più complessa dei rischi che le
sostanze chimiche possono comportare. Il regolamento richiede la registrazione
di ogni sostanza attraverso la preparazione di un fascicolo tecnico che
contiene informazioni relative alle proprietà, agli usi e alle precauzioni per
l'impiego. Secondo Federchimica in Italia le imprese dovranno registrare 1.750
sostanze con costi per altri 2,2 miliardi nei prossimi undici anni. «Le piccole
e medie imprese si trovano a dover affrontare le difficoltà delle
pre-registrazioni – dice Armando Zingales, presidente del consiglio nazionale
dei chimici – e la stessa sostanza, per esempio, deve essere registrata più volte
perché bisogna esplicitare anche il fine del suo impiego. Per questo è
necessaria l'assistenza di un professionista del settore per aiutare le imprese
in questo iter». «Stiamo vivendo un momento complicato – rileva ancora Squinzi
– anche perché questa normativa vale solo per l'Europa e non per il resto del
mondo e quindi per Paesi-chiave dell'economia come gli Stati Uniti, la Cina o l'India. Del resto si tratta di un regolamento che non è
possibile posticipare, con un valore vincolate e per quello che ci riguarda
stiamo facendo il possibile perché le nostre imprese concludano nel modo
corretto la fase di preregistrazione, anche se siamo agli sgoccioli e c'è
bisogno di accelerare i processi». L'appello degli industriali chimici è
rivolto però anche alle autorità, da sensibilizzare su almeno due punti, come
spiega ancora Squinzi: «Da un lato chiediamo che la parte sanzionatoria non sia
particolarmente severa e soprattutto che non sia al di fuori di ogni logica.
Dall'altro che vengano sviluppati i meccanismi più opportuni ed efficaci per
evitare di far arrivare sul nostro mercato prodotti che, in forma camuffata,
contengono ancora quelle sostanze che da noi sono state vietate. E penso, per
esempio, a tessuti tinti in un certo modo o a coloranti aggiunti per gli
alimentari». La vera sfida è allora quella dell'innovazione per arrivare a
sviluppare sostanze sempre meno a rischio e sempre più compatibili con l'uomo e
l'ambiente. Un obiettivo che richiederà, all'industria intera, uno sforzo
notevole in termini di risorse ma che si potrà ripagare, secondo gli esperti,
già nel medio periodo. C'è poi l'ultimo sprone da darealle aziende e quelle che
si sono già pre-registrare sono quasi 2mila (si veda il Sole 24 Ore di ieri),
posizionando l'Italia al quinto posto nella classifica europea. E se gli
imprenditori sottolineano che il portale messoa punto dall'Agenzia europea per
le regolarizzazioni (www.helpdesk- reach.it) «sta mostrando problemi di
funzionamento», Federchimica e Assolombarda hanno creato una società ad hoc, il
Centro Reach Srl, per offrire consulenza sul tema.
daniele.lepido@ilsole24ore.com www.centroreach.it Il sito della società che
Federchimica e Assolombarda hanno dedicato al Reach LE POSIZIONI Squinzi
(Federchimica): «L'impegno è trasformare i vincoli in una sfida positiva» I
produttori: sanzioni leggere e più controlli all'estero
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYMBOLA data: 2008-11-21 - pag: 30 autore: Marketing. Il tempo
modifica l'idea di «fiera»: da vetrina di prodotti a maxi-evento di
comunicazione La campionaria delle emozioni I poli espositivi fungono da
cerniera tra il territorio e il mondo di Aldo Bonomi H o accompagnato
Fondazione Fiera Milano in road show di ascolto territoriale per comprendere i
mutamenti che attraversano il modello del capitalismo di territorio italiano. è
un viaggio che ci ha portato a ragionare nella fabbrica a cielo aperto della
Pedemontana Lombarda, tra le comunità operose del Triveneto, nei distretti del
piacere della Città Adriatica,nel Toscanashire dell'alta qualità e del buon
vivere, sino al Mezzogiorno della modernizzazione incompiuta e dei suoi
disomogenei alvei di sviluppo. Perché l'ascolto territoriale? Perché se è vero
che la capacità di interpretazione del cambiamento delle fiere è straordinaria,
in quanto molto spesso sono anticipatrici delle tendenze economiche in atto in
una filiera o in un sistema paese, non vuol dire che le fiere interiorizzino
tali cambiamenti nella loro attività più velocemente di altre imprese. Sarebbe
improbabile, del resto, e forse nemmeno auspicabile: le fiere, per loro natura,
hanno un comportamento adattivo rispetto ai mutamenti del mercato e delle
imprese, ponendosi come obiettivo quello di soddisfarne le esigenze
contingenti. Tutto questo trova conferme nella storia del settore fieristico
italiano. La prima fase di sviluppo delle fiere è infatti quella
industrialista, rappresentata al suo meglio dalla Fiera Campionaria di Milano,
cui prendeva parte la grande industria del paese. L'emersione dei distretti
produttivi e del capitalismo di territorio ha dato il là alle fiere di settore
e specializzate. Oggi si tratta invece di accompagnare il passaggio dalla fase
distrettuale a quella postfordista. Un passaggio difficile, in quanto non
cambia tanto il luogo o il settore da rappresentare, bensì il concetto stesso
di evento fieristico. Così se prima si rappresentavano le impresea seconda del
loro profilo produttivo e di categorie merceologiche affini, sempre più oggi si
creano eventi fieristici indirizzati a specifiche tipologie di consumo: non si
tratta più, in altre parole, di rappresentare settori, filiere e distretti, ma
di raccontare stili di vita attraverso le imprese e i prodotti. Si assiste poi
all'esplosione dei concetti di spazio e di tempo espositivo, con il Fuori
Salone, per citare un esempio noto, che spinge le imprese che partecipano al
Salone del Mobile a creare eventi di comunicazione fuori dai padiglioni della
fiera e dentro la città di Milano, ad ogni ora del giorno e della notte; se poi
vendere spazi espositivi rimane uno dei principali obiettivi di un ente o di un
evento fieristico, ma non è più l'unico. Sempre più emerge infatti l'obiettivo
di creare un evento che comunichi emozioni, distintività e innovazione
culturale. E sempre più le fiere assumono il ruolo di capitalisti delle reti,
autonomie funzionali che connettono il territorio al mondo. Anche attraverso accordi
come quello tra Fiera di Milano e Fiera di Hannover per sviluppare attività di organizzazione fieristica in Cina, India, Brasile e Russia, accompagnando le imprese italiane in
questi difficili quanto fondamentali mercati. Le prospettive delle fiere italiane,
da Milano in giù, passano attraverso la piena accettazione di questa nuova
sfida. Quella di una fiera che risalga la catena del valore accompagnando
l'impresa lungo tutto il processo produttivo. Una fiera che,
rapportandole all'utente-cliente, accompagni le imprese nel definire sé stesse
e i propri valori. Che le aiuti, attraverso una riflessione culturale e
tecnica, ad evolvere i processi produttivi e di comunicazione, compreso
l'approccio agli eventi fieristici stessi. Che faccia da vetrina alle idee
innovative e ai prototipi. Che ne faciliti la comprensione delle tendenze di
mercato e delle forze competitive che agiscono attorno all'impresa. In questo
continuo andare dai territori ai flussi, tuttavia, occorre stare attenti a non
perdere la propria ombra. Credo si debba lavorare quindi anche su quel
sincretico spazio che si crea in questo continuo andare. Symbola, con il suo
progetto di fiera che rappresenta e riflette della qualità italiana, è un utile
evento che ci insegna, per l'appunto, ad andare nel mondo portandoci dietro
l'ombra. Raccontando di come si può fare la globalizzazione partendo dal
locale, dalla sua storia, dalle sue tradizioni e dai suoi saperi. Contaminando
i saperi taciti e stratificati del territorio con il melting pot postfordista
della creatività messa al lavoro. E mettendo in connessione il piccolo e il
medio capitalismo di territorio con le reti della finanza, dell'energia, dei
saperi "alti" delle università e dei grandi centri di ricerca. Tutto
questo assume ancora più valore nel momento in cui Milano si appresta ad
ospitare l'Expo del 2015, che proprio in un evento globale metterà in scena il
tema più locale che c'è: quello dell'alimentazione. In questo senso, la nuova
Campionaria delle Qualità Italiane, che si terrà nel prossimo Maggio, potrà
essere l'occasione per cominciare a rappresentare la complessa filiera
territoriale del sistema agroalimentare italiano. Una filiera che tiene assieme
comunità, territorio e mondo. Di cui fanno parte i piccoli comuni dei prodotti
tipici e i trattori teleguidati che si stanno sperimentando in provincia di
Modena. Le città dell'olio e delle castagne e i grandi centri di ricerca che si
occupano di biotecnologie. Le filiere a "chilometro zero" della
Coldiretti e le reti globali di grandi marchi italiani come Barilla e Ferrero.
La Campionaria delle Qualità Italiane può diventare, sempre più, lo spazio di
rappresentazione di tutto questo. Facendo da porta sul mondo per i territori
della qualità alimentare e accompagnandoli nella modernizzazione della loro
identità. AUTONOMIE FUNZIONALI Le prospettive dei quartieri italiani, da Milano
in giù, passano attraverso la piena accettazione di questa sfida: essere
capitalisti delle reti Gli anni 50. Alla campionaria del '57 una folla di
visitatori si accalca davanti allo stand della Vitasol, specializzata in
prodotti e servizi per l'alimentazione zootecnica AGF
( da "Repubblica, La" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XIII - Torino
Il colonnello Cesario racconta le rotte dai paesi dell´Est "è un business
antico che ha saputo riciclarsi" In Ucraina un pacchetto costa 50
centesimi, il guadagno per l´organizzazione è del 100 per cento MEO PONTE
«Basta dare un´occhiata ai dati per capire: dal 2004 i sequestri di sigarette
contrabbandate, degli arresti delle persone coinvolte sono aumentati in modo
esponenziale» spiega il tenente colonnello Carmelo Cesario, comandante del
Gruppo della Guardia di Finanza di Torino. Che significa questo ritorno ad
un´attività criminale che sembrava essere caduta in disuso? «Credo che sia un
fenomeno addebitabile in parte alla congiuntura economica ma ancora di più alle
diverse imposizioni fiscali degli stati su certi tipi di beni. Nel caso delle
sigarette ad esempio il traffico illegale ha una direzione est-ovest. In
Ucraina un pacchetto di sigarette costa ad esempio cinquanta centesimi. In
Inghilterra, anche in seguito alla politica sanitaria che mira a ridurre il
consumo di tabacco per diminuire di conseguenze le spese per le malattie
tumorali, lo stesso pacchetto costa circa otto euro. E´ evidente che i
contrabbandieri di sigarette possono contare su un guadagno del cento per cento.
Naturalmente il discorso è più complesso: i contrabbandieri si riforniscono a
grandi duty free al confine tra Ungheria e Moldavia dove i controlli non sono
del tutto ferrei. Più quantità di merce si acquista e meno si paga. Il
contrabbando di sigarette quindi oggi, nonostante l´inasprimento delle pene che
nel 2001 di fatto lo ha equiparato al traffico di stupefacenti, è un modo
altamente redditizio per mantenere grandi organizzazioni criminali che poi
possono diversificare le loro attività». In che senso? «Nel senso che
contrabbandando sigarette ci deve dotare di magazzini, studiare vie di
traffico, avere un controllo ferreo del territorio dove poi smerciare il
prodotto. Un´organizzazione in grado di farlo può successivamente trattare il
traffico di droga, armi e persone. Tra gli arrestati di questa nostra ultima
indagini ci sono persone accusate di altri reati come lo sfruttamento della
prostituzione o la clonazione di carte di credito». Rispetto al passato com´è
cambiato il contrabbando di sigarette? «E´ diverso in modo fondamentale. Ormai
è monopolio di organizzazioni stranieri tranne che nella zona di Napoli.
Romeni, ungheresi e cinesi dato che la Cina è uno dei più grandi produttori di sigarette al mondo. E occorre
ricordare il danno creato non solo all´Italia ma all´intera Unione Europea dato
che dell´imposta sulla sigarette l´Iva va al nostro paese ma il restante 50 per
cento per sigaretta finisce nelle casse dell´Unione Europea».
( da "Repubblica, La" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XI - Genova
Il processo Genoa-Venezia sentenza rinviata Caso Genoa-Venezia, la sentenza
d´appello è rinviata a giovedì prossimo. La giornata di ieri è stata
caratterizzata dalla replica del pubblico ministero Alberto Lari, che, come
previsto, ha chiesto che vengano aumentate le pene inflitte in primo grado al
patron del Genoa Enrico Preziosi, all´ex presidente del
Venezia Francesco Dal Cin, agli ex dg del Genoa Stefano Capozucca e del Venezia
Pino Pagliara. Il pm ha ribadito la richiesta di aumento delle pene per tutti a
8 mesi di reclusione contro i 4 inflitti dal tribunale nel primo grado di
giudizio. Lari ha contestato la linea del collegio di difensori di Preziosi che
ha sostenuto la "legittima difesa" del patron del Genoa. Una
paura che l´avrebbe portato a pagare i 250 mila euro poi trovati dai
carabinieri nell´auto di Pagliara. L´avvocato Maurizio Mascia, uno dei difensori
di Preziosi, ha chiesto una rinnovazione parziale dell´istruttoria
dibattimentale, richiesta che è stata rigettata dal collegio d´appello che non
ha ravvisato la sussistenza delle condizioni relative alla riapertura del
dibattimento. Il processo, visto il protrarsi delle arringhe difensive, è stato
rinviato dalla corte d´Appello a giovedì prossimo quando, dopo una brevissima
replica, la corte si ritirerà in camera di consiglio per deliberare. (r. c.)
( da "Repubblica, La" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina III - Firenze
La sentenza L´onorario dell´architetto concordato con il cliente MAURIZIO
BOLOGNI Gli ordini professionali non potranno più limitarsi a validare col
timbro le parcelle dei loro associati in base alle pretese degli stessi
professionisti, ma prima di liquidare gli onorari dovranno confrontarsi con il
cliente a cui i denari vengono chiesti. Lo stabilisce un´ordinanza del Tar
chiamata a dirimere la controversia tra un´impresa di costruzioni e un
architetto che alla ditta aveva rimesso una parcella ritenuta eccessivamente
onerosa e non giustificata nonostante l´ordine professionale l´avesse resa
esigibile col suo sigillo. Il provvedimento giudiziario è rivoluzionario:
stabilisce in pratica che il cliente dovrà essere chiamato a «contrattare» la
parcella davanti all´ordine professionale, che è tenuto ad ascoltare anche le
ragioni dei clienti e verificare attentamente la congruità e la proporzionalità
degli importi richiesti in relazione alla consistenza degli incarichi. La ditta
di costruzioni, assistita dall´avvocato Cino Benelli, si
era vista recapitare un decreto ingiuntivo che imponeva di versare più di
50.000 euro come onorario ad un architetto a cui la stessa ditta aveva affidato
un incarico. La ditta era ricorsa al Tar lamentando di non aver ricevuto preventivamente
alcun progetto di notula da parte del professionista, di non aver potuto
partecipare al procedimento amministrativo attivato dall´ordine professionale e
soprattutto sosteneva che l´ordine non poteva limitarsi a richiamare la tariffa
vigente ma avrebbe dovuto formulare un ragionevole giudizio che tenesse conto,
in contraddittorio col cliente, dell´incarico effettivamente espletato dal
professionista. Il Tar ha accolto il ricorso.
( da "Repubblica, La" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XXI - Napoli
Il rebus della mezzanotte in piazza Saltato Arbore, spunta Teresa De Sio. A
Salerno Battiato e Pelù Solo ipotesi per il Capodanno al Plebiscito Zucchero
tra i candidati GIANNI VALENTINO Due star, un lui e una lei, sul palco del
Capodanno napoletano. Ecco la novità per dire addio al 2008 e accogliere l´anno
che verrà. Per la quattordicesima edizione consecutiva Napoli prepara il
concerto del 31 dicembre in piazza Plebiscito e le intenzioni non cambiano:
cercasi artista affermato, amato dalle famiglie, non indifferente ai giovani e,
condizione obbligatoria, che costi poco. Un nome nazionalpopolare, insomma.
Anzi: stavolta i nomi sono addirittura due. Uno maschile e uno femminile, ai
quali toccherà calamitare l´attenzione della platea prima e dopo lo scoccare
della mezzanotte. Sulla carta potrebbe anche essere una scelta ardua, da
risolvere comunque entro il 3 dicembre (in quella data sarà presentato il
calendario delle attività culturali natalizie), soprattutto perché le casse del
Comune non sono floridissime e bisogna badare a tenere in equilibrio il dogma
tradizione, i budget, gli eventuali flussi turistici e la gestione dello spazio
pubblico. Allora il mistero per l´evento di fine anno cresce ogni giorno di
più. Idem il toto-cantanti. Sul tavolo restano diverse ipotesi. Tra le
principali, Teresa De Sio in versione solista, visto che non è stato accettato
il progetto multiplo dei suoi "Riddim", che prevedeva la
partecipazione di Raiz, Roy Paci, Mau Mau e Ginevra Di Marco. Qualcosa in più
si saprà presumibilmente martedì, visto che lunedì mattina ci sarà un incontro
tra gli assessori al Turismo Valeria Valente, Claudio Velardi e Giovanna
Martano e il presidente dell´Ept Dario Scalabrini, dal quale dovrebbe venir
fuori il "duo" che intratterrà gli spettatori in piazza. All´inizio
si era pensato di scritturare Renzo Arbore e l´Orchestra italiana (l´artista è
in partenza per il Messico, dove a Guadalajara si esibirà per la Fiera del
libro su richiesta del ministero degli Esteri italiano), da sempre testimonial
delle sorti partenopee; poi il bluesman Zucchero, salvo ripensarci in virtù
delle ultime esperienze in tour, deludenti se non polemiche (non sono mai
mancati battibecchi con gli spettatori campani durante gli spettacoli). A
qualcuno era pure venuto in mente un "bis" di Massimo Ranieri - che
in quella piazza ha suonato appena due anni fa - mentre l´idea di dare il benvenuto
al 2009 con il canto in trio di Carmen Consoli, Giorgia e Marina Rei (si fece
una cosa del genere con Nino D´Angelo e le sue donne) non ha convinto fino in
fondo. Antonacci, Morandi e Tiziano Ferro, invece, sono stati accantonati per
cachet eccessivi. Tra le poche certezze, l´allestimento di un unico palco di
fronte Palazzo Reale, i fuochi d´artificio sul lungomare all´una di notte e
l´incendio con fumogeni di Castel dell´Ovo, più sostanzioso di quello prodotto
undici mesi fa. Se a meno di 50 giorni dal
( da "Repubblica, La" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XX - Palermo La
felicità per Friscia? Una donna androide Allo Spicuzza Debutta la commedia di
Gerardo Di Liberto con il caratterista Daniela Frezzolari e Vincenzo Crivello
ADRIANA FALSONE Equivoci, gag e risate. è la nuova commedia scritta da Gerardo
Di Liberto che debutta questa sera al teatro Spicuzza di via Don Orione e che
andrà in scena tutti i fine settimana fino al 14 dicembre. Il titolo è "Ti
regalo un clone" e l´attore palermitano Sergio Friscia interpreta Candido,
un uomo normale con una vita normale, tutto moglie e lavoro. Per il suo
trentaseiesimo compleanno, però, il protagonista riceve un inaspettato regalo:
il pacco, infatti, dono di un amico scienziato, contiene un bellissimo androide
donna, fonte di malintesi e sketch. Attore, caratterista e autore tra i più
poliedrici e amati del panorama nazionale, Sergio Friscia dopo il successo de
"Il capo dei capi" e di "Le Ali " di Andrea Porporati, sarà
al cinema come co-protagonista nel film "Maria Venera", al fianco di Olivia Magnani e diretto da Beppe Cino. «Sono contento
del ruolo - racconta Friscia - perché la commedia sembra scritta per me. E poi
dopo anni di recitazione sul palco, da solo, mi ritrovo a lavorare con una
bella compagnia». Al suo fianco, sul palcoscenico dello Spicuzza, ci sarà una
splendida Daniela Fazzolari, nota al grande pubblico come l´Anita Ferri della
soap opera "Centovetrine", e che recentemente, ha anche preso
parte all´ultimo film di Dario Argento "Giallo" e a quello di
Salvatore Romano "Liberarsi. Figli di una rivoluzione minore". «è la
prima volta che lavoro in Sicilia - rivela Daniela Fazzolari, che nella
commedia interpreta Simona, la moglie di Candido - ma spero di tornarci
presto». Sorpreso e incredulo per il bizzarro regalo, tanto originale quanto
gradito, Candido è consapevole che il dono non sarà altrettanto apprezzato da
sua moglie Simona, ma allo stesso tempo non ha alcuna intenzione di disfarsene.
Contribuisce alla rocambolesca climax di equivoci il figlio del portiere,
interpretato dal palermitano Vincenzo Crivello già interprete di alcuni film
interessanti come "Le buttane" di Aurelio Grimaldi e "Marianna
Ucrìa" di Roberto Faenza. Recentemente Crivello ha lavorato con Isotta
Tosu in "Il sangue dei vinti" e in questo momento è impegnato in un
ruolo «cattivissimo» in "Intelligence", la nuova serie di Valsecchi.
«Una volta entrato in casa - racconta Crivello - è difficile disfarsi del
figlio del portiere, disposto a tutto pur di raggranellare una buona mancia».
Chiudono il cast lo stesso Gerardo Di Liberto, Antonio Bonanno, Giuseppe
Grisafi, Simonetta Goezi e la giovanissima Stefania Scordio che ha sostituito
Carolina Marconi, assente sul palcoscenico dello Spicuzza per un improvviso
impegno internazionale. Da gennaio "Ti regalo un clone" inizierà la
tournée nazionale. Questa sera lo spettacolo inizia alle 21,1, domani alle
18,30. Nelle prossime settimane è previsto uno spettacolo anche il venerdì
sera. Costo del biglietto 15 euro, 12 ridotto. Per informazioni, prenotazioni e
prevendita: 091 6374626.
( da "Repubblica, La" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 38 - Cronaca
Il 28 novembre sarà il test decisivo per la crisi globale: quel giorno è il
Black Friday, il venerdì dopo il Giorno del ringraziamento, quando milioni di
americani si scatenano nello shopping per i regali. Se andrà male sarà un
dramma per tutti. Dalla Cina all´Europa A
Pechino la crescita del Pil rallenta, nel Guangdong fallite 30mila aziende In
Giappone le esportazioni sono già crollate negli ultimi mesi Per evitare il
disastro le grandi catene hanno anticipato le campagne-sconto (SEGUE DALLA
COPERTINA) FEDERICO RAMPINI I notiziari che arrivano dal fronte della grande
distribuzione Usa sono allarmanti. Su Internet imperversa una febbre di
ribassi mai vista in passato, nel disperato tentativo di risvegliare i
consumatori dal coma profondo. Il commercio elettronico è un indicatore
ipersensibile per la velocità con cui reagisce alla congiuntura. Esempio:
l´ultimo digital video recorder della Sony, lanciato sul mercato americano in
aprile a 1.200 dollari, oggi sul sito Dell. com è in offerta speciale a 899
dollari. E il sito Abe lo vende online a 750 dollari, più la consegna a
domicilio gratis. Nonostante questi supersaldi lanciati con largo anticipo
rispetto a Thanksgiving e Natale, il commercio elettronico langue: ancora un
anno fa cresceva a ritmi del 20%, ora è piatto come un mare in bonaccia. Ancora
peggio sta il commercio tradizionale. La catena d´ipermercati K-Mart ha
anticipato dal 2 novembre la campagna - saldi che di solito arrivava solo col
Black Friday: e quest´anno gli sconti sono folli, dell´ordine del 40% o
addirittura 50%. Eppure la gente non reagisce più. The Wall Street Journal
avverte che la sindrome paralizzante della deflazione si sta impadronendo della
psiche degli americani. Nell´attesa che i prezzi vadano ancora più giù, la
spesa si rinvia. Guardando al collasso di grandi magazzini e centri commerciali
il quotidiano conclude che i consumatori riscoprono la massima del film «War
Games» uscito durante la crisi economica del 1980: «L´unica mossa vincente è
non giocare». I sinistri tremori che precedono questo Natale 2008 hanno una
dimensione davvero globale. Lo confermano quelle multinazionali il cui mercato
non conosce confini. Come la Nokia: ogni quattro cellulari venduti sul pianeta
uno ha il marchio finlandese. Proprio la Nokia qualche giorno fa ha dovuto
avvertire le Borse che i suoi risultati risentiranno di «una stagione natalizia
depressa, a cui seguirà un 2009 di contrazione globale degli acquisti di
telefonini». Un messaggio identico gli analisti finanziari lo hanno ricevuto da
Vodafone: risultati di fine anno «inferiori alle previsioni», che erano già
pessimistiche. Dalla grande gelata dei consumi di fine anno pare che non si
salverà nessuno, neppure i super-ricchi e chi è abituato a produrre per loro. A
New York non è passato inosservato il flop delle tradizionali aste d´arte
autunnali. Sotheby´s e Christie´s hanno fatto i conti pochi giorni fa:
l´appuntamento stagionale per miliardari, collezionisti di quadri di
impressionisti e grandi autori contemporanei, si è chiuso con vendite
complessive di 729 milioni di dollari. E´ meno della metà di un anno fa, quando
le stesse aste fruttarono 1,6 miliardi. La ritirata dei ricchi è confermata
dalla holding svizzera Compagnie Financière Richemont che controlla marchi del
lusso come Cartier, Vacheron Constantin e Chloé. «Il 2008 era cominciato bene
per noi - ha dichiarato il suo direttore finanziario Richard Lepeu - ma con il
mese di ottobre l´atmosfera psicologica è cambiata drasticamente». Per anni il
resto del mondo ha stigmatizzato l´abitudine degli americani di vivere al di
sopra dei loro mezzi. All´origine di questa crisi c´è proprio l´accumularsi di
squilibri finanziari provocati da una montagna di debiti made in Usa. Adesso
però, se a Thanksgiving e a Natale il consumatore americano si decide
finalmente a stringere la cinghia, per l´Europa e l´Asia saranno dolori ancora
più acuti. Lo dimostra già il crollo delle esportazioni giapponesi verso il
resto del mondo, un segnale di quanto la recessione stia colpendo duramente
tutte le economie asiatiche. Il Giappone ha rivelato a sorpresa un deficit
commerciale con l´estero nel mese di ottobre, la bilancia commerciale di Tokyo
che è sprofondata in rosso per 63,9 miliardi di yen. E´ la prima volta da 28
anni. Crollano le esportazioni made in Japan verso l´Europa e gli Stati Uniti
ma c´è anche l´improvviso declino dello 0,9% dell´export nipponico verso la Cina, l´ultimo mercato che ancora «tirava». Perché nei vasi
comunicanti dell´economia globale il contagio depressivo è veloce. Ciascun
paese dove i consumi si afflosciano, «esporta recessione» perché compra meno
dal paese vicino. Attraverso questa cinghia di trasmissione la sindrome si
insinua anche dentro il gigante cinese, la nazione più popolosa del mondo,
l´unica locomotiva ancora in crescita. Per quanto corra la Repubblica Popolare,
i segnali di rallentamento sono inequivocabili. Gli automobilisti di Pechino,
Shanghai e Canton a ottobre hanno ridotto del 13% gli acquisti di benzina. La
Toyota ha annunciato che a fine 2008 le sue vendite di vetture in Cina saranno inferiori al previsto di centomila unità. Le
case automobilistiche cinesi, abituate ad aumenti delle vendite del 20% annuo,
ora elemosinano aiuti di Stato come Ford e General Motors. Ancora più pesante è
il ribasso nei consumi di gasolio per diesel - meno 46% - un segnale che i Tir
cinesi hanno meno lavoro del solito. Il numero uno della compagnia petrolifera
di Stato, Jiang Jiemin, ammette che «tutto è cambiato nell´arco di un mese». In
ottobre sono calati anche i consumi di corrente elettrica, ed è la prima volta
che questo accade in Cina dalla crisi asiatica del
1997. E´ emblematica la decisione di Pechino di varare una manovra di bilancio
da 586 miliardi di dollari, investimenti pubblici e trasferimenti alle
famiglie. La crescita del Pil cinese è rallentata da +11,7% l´anno scorso al 9%
dell´ultimo trimestre: sembra ancora uno sviluppo vigoroso, ma è dall´epidemia
della Sars nel 2003 che l´economia cinese non rallentava così. I dirigenti
comunisti sanno che se la crescita del Pil scende al 7% annuo è l´equivalente
di una recessione, perché non si creano posti di lavoro sufficienti ad
assorbire le nuove leve giovanili e gli immigrati dalle campagne. Le tensioni
sociali stanno già moltiplicandosi nel Guangdong. In questa regione meridionale
sono fallite 30.000 aziende tessili. La metà delle fabbriche di giocattoli
hanno chiuso i battenti e licenziato gli organici. Un Natale segnato dalla
ritirata dei consumatori americani è l´incubo delle economie asiatiche. A loro
volta le potenze emergenti sono costrette a tagliare gli acquisti. La grande
gelata si fa sentire in ogni angolo della terra: i paesi produttori di materie
prime si scoprono più poveri da quando i prezzi di minerali e metalli sono
crollati del 35%. L´atterraggio è brutale e nessuno si sente al riparo, lungo
un arco della crisi che ormai si estende dall´Angola all´Australia.
( da "Repubblica, La" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 37 - R2 Tra
una settimana negli Usa scatta il week end destinato alla caccia ai regali. Da
qui si capirà come sarà il Natale. Di tutti AUTORE1 federico rampini Gli operai
cinesi che lavorano nelle fabbriche di giocattoli. Gli ingegneri della Toyota a
Tokyo. I piccoli azionisti della Samsung a Seul. Per tutti l´ultima speranza si
chiama Black Friday: è il test decisivo per capire come sarà il Natale 2008 sul
fronte dei consumi, in America e quindi nel resto del mondo. Nonostante il nome
infausto, in passato il Black Friday era tutt´altro che un giorno nero.
Quest´anno cade il 28 novembre. E´ il venerdì subito dopo Thanksgiving Day,
quando nel lungo ponte festivo tradizionalmente le famiglie americane si
precipitano a fare spese. In passato Black Friday coincideva con un´orgia dei
consumi pre-natalizi: assalti di massa agli shopping mall, ingorghi nei paraggi
dei grandi magazzini, il rito godereccio è sempre stato onorato con entusiasmo.
Quest´anno invece i segnali premonitori indicano che sarà un venerdì veramente
nero, l´anticipazione di una stagione natalizia depressa, le cui sofferenze si
ripercuoteranno in ogni angolo dell´economia globale, dalla classe operaia del
Guangdong agli indici di disoccupazione in Italia o in Germania. Il verdetto
del consumatore americano è atteso con un´ansia comprensibile. Per anni è stato
lui (o lei) il motore infaticabile della crescita planetaria. Anche quando
l´economia europea era asfittica, si poteva sempre contare sugli Stati Uniti
per continuare a spendere. Il recente benessere conquistato
da centinaia di milioni di persone in Cina, India,
Vietnam, Brasile, si agganciava all´inesauribile sete di importazioni
dell´America. Ma adesso il vento è cambiato davvero: neppure l´ultima offerta
di un maxischermo tv ultrapiatto scontatissimo a 900 dollari riesce ad attirare
i clienti da Best Buy, la catena di supermercati elettronici americani.
Circuit City, il suo principale concorrente, è in liquidazione fallimentare da
alcune settimane. SEGUE NELLE P
( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-11-22 - pag: 5 autore: ANALISI Ue, sviluppo
e incentivi le nuove parole d'ordine di Adriana Cerretelli L a produzione di
auto in Gran Bretagna è crollata in ottobre del 25,1%, il dato peggiore dal
( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2008-11-22 - pag: 10 autore: PRESS CLUB ACURADI
ALESSANDROGIBERTI Torna di moda la corsa alla luna «Il destino ha voluto che il
primo uomo a esplorare in pace la luna riposerà in pace sulla luna per sempre».
Sarebbe stato questo l'incipit del discorso di Richard Nixon nel caso in cui
l'allunaggio dell'Apollo 11 fosse andato storto. Ma le cose andarono bene e
Armstrong, Aldrin e Collins tornarono a casa sani, salvi e con la storia in
tasca. Il mondo osservò con il fiato sospeso l'avvenimento e ne rimase
estasiato. Tutto il mondo, tranne una parte, quella con capitale Mosca. Oggi,
dopo quasi 40 anni, la sfida riparte. La luna ha ricominciato a esercitare il
suo fascino magnetico sull'uomo. Nuovi programmi sono stati lanciati; altri
sono in fase avanzata. I player, però, sono cambiati. Oltre agli Usa, ci sono la Cina, la concorrente più agguerrita, il Giappone, l'India e l'Europa.
E poi c'è Google, che ha offerto 30 milioni di dollari al primo gruppo privato
che riuscirà a far allunare un robot entro il 31 dicembre 2012. Il suo
obiettivo è diverso dagli altri: vogliono dei video da mettere su internet.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-11-22 - pag: 12 autore: Sovrani non
solo nella finanza di Franco Locatelli S iamo proprio sicuri che il principale punto
critico della presenza dei fondi sovrani (Swf) dei Paesi emergenti sia il
rischio che questi nuovi " Rothschild" mettano le mani sulle imprese
strategiche dell'Occidente? Se si considera che di solito i fondi sovrani fanno
investimenti di medio-lungo termine, assumono partecipazioni azionarie di
minoranza e spesso senza diritti di voto, ciò che rende problematici i rapporti
tra i nuovi signori della finanza, che sono anche la leva di Stati non sempre
democratici, e i Paesi dell'Occidente non sta esattamente qui. Più che quelle
finanziarie sono le implicazioni politiche della presenza dei fondi sovrani sui
mercati dell'Occidente che meritano di stare al centro dell'attenzione. Gli Swf
non sono solo ricchissimi intermediari finanziari di proprietà di Stati per lo
più arabi, asiatici e russi, ma sono il punto di snodo tra alta finanza e alta
politica. è da qui che bisogna partire per ragionare sui rischi e sulle
opportunità che essi comportano ed è esattamente questo che fa l'ultimo
rapporto dell'Osservatorio monetario dell'Università Cattolica di Milano che
sarà discusso lunedì pomeriggio all'ateneo di Largo Gemelli, e che sposta il
focus sugli aspetti meno esplorati dei fondi. è vero che i fondi sovrani,
soprattuttoi più grandi e con l'eccezione di quello norvegese, hanno ben poca
trasparenza. Edè anche vero che talvolta - come insegna il
caso della Cina in Costarica, obbligata a riconoscere il Governo di Pechino in
cambio di ricche elargizioni - i fondi sovrani esercitano anche un ruolo
politico dove sono presenti,ma ciò vale per i Paesipiccoli e non certo per gli
Usa e per l'Europa, le due aree dove gli Swf investono maggiormente.
Semmai fanno riflettere altri fatti: gli Usa hanno fatto fallire Lehman, ma
hanno nazionalizzato Fannie Mae e Freddie Mac perché in precedenza le autorità
cinesi li avevano messi in guardia contro le conseguenze del collasso dei due
giganti dei mutui, dei cui titoli le casse di Pechino erano piene. E, a
conferma del ruolo politico crescente della Cina, il
pressing di questi giorni dell'Fmi su Pechino per ricevere risorse per il
salvataggio dei Paesi in difficoltà conta più di qualunque discorso. Il
rapporto calcola che il 40% degli asset dei fondi sovrani è detenuto da
dollarpeggers, cioè da Paesi con valuta legata al dollaro, e giustamente si
pone la seguente domanda: che cosa succederebbe se, per ragioni più politiche
che finanziarie, gli Swf decidessero di disinvestire e di abbandonare
l'ancoraggio al dollaro? La divisa americana crollerebbe e i mercati verrebbero
sconvolti molto di più di quanto stia succedendo in questi mesi. Ma è probabile
che questo possa accadere? La risposta la dà un brillante saggio di Daniel
Drezner, docente di International politics alla Tufts University e autore di
All politics is global, secondo cui è improbabile che i fondi sovrani
sconvolgano i mercati finanziari dell'Occidente con le loro strategie di
investimento che, se mal congegnate, potrebbero suscitare un effetto boomerang.
Come dice Larry Summers, l'equilibrio del terrore finanziario nasce in larga
parte da qui: un generale disinvestimento non conviene a nessuno. Tuttavia,
avverte Drezner, la presenza di Swf in Occidente può presentare
controindicazioni politiche, perché può danneggiare la promozione della
democrazia e della cooperazione nella finanza globale, influire non solo sulla
politica dei Paesi minori ma sulla politica estera americana e aiutare i regimi
autoritari a restare in piedi prevenendo le crisi economiche. Le stesse
battaglie per la trasparenza dei fondi sovrani, pur importanti,«non possono
eliminare del tutto le preoccupazioni circa le possibilità e le intenzioni »
dei potenti soggetti in questione. Il che vuol dire che degli Swf vanno
considerati non solo i profili finanziari, ma anche quelli relativi alla
sicurezza internazionale, sapendo che la loro espansione solleva un rischio
politico con cui fare i conti ma che la risposta non può trovarsi nella deriva
protezionistica, che sarebbe un pericolo piuttosto che una soluzione ai
problemi sul tappeto. Per Drezner, l'ottica con cui guardare ai fondi va, in
sostanza, capovolta e deve puntare piuttosto a correggere gli squilibri
macroeconomici - a partire dalla carenza di risparmio, dagli eccessi dei
consumi e dallo spreco di energia degli Usache alimentano gli Swf. Ma il dubbio
resta: i fondi sovrani sono una patologia o l'inevitabile conseguenza
dell'affacciarsi sulla scena internazionale di nuovi popoli e nuovi Paesi? La
discussione è aperta, ma ciò che conta è saper cogliere tutte le
interconnessioni che il protagonismo dei fondi sovrani implica e che spinge a
modificare le regole del gioco. IL PESO DEL DRAGONE Il salvataggio di Fannie e
Freddie e il caso Costarica mettono in evidenza il crescente ruolo politico
degli investimenti della Cina
( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-11-22 - pag: 13 autore: I Casalesi sulla
«ruota» di Bucarest In Romania e all'Est investimenti concentrati nei giochi
online, casinò e lotterie Roberto Galullo CASAL DI PRINCIPE. Dal nostro inviato
I l nome della fabbrica di bottiglie in plastica per acque minerali: solo il
nome mancava per chiedere la collaborazione della magistratura spagnola e
tentare di sottrarre un gioiello al ricchissimo tesoro disseminato per il mondo
dal clan dei Casalesi. L'interrogatorio metteva di fronte un colletto bianco –
anzi bianchissimo – e un dirigente delle Forze dell'ordine che da una vita
spende la propria vita per dare la caccia alle famiglie Schiavone, Bidognetti,
Jovine, Russo, Diana, Zagaria e il resto del gotha di una struttura
verticistica e riservata, molto più simile a Cosanostra che non ai clan camorristici
napoletani, polverizzati, guasconi e appariscenti. «Quel nome – confida al Sole
24 Ore in una stanza d'albergo quel dirigente, che parla per la prima volta
solo con la promessa di non esistere agli occhi del mondo – non me lo ha fatto.
Sapeva che se me lo avesse detto sarebbe stato ucciso. Che quella fabbrica
fosse dei Casalesi lo sapeva solo lui, il contabile immacolato, e chi gli aveva
messo in mano la valigia con i soldi ». Il clan dei Casalesi che, con molte
probabilità, è proprietario dell'azienda spagnola di bottiglie in Pvc, è quello
che fa capo alla famiglia di Francesco Schiavone. Le Forze dell'ordine non si
arrenderanno e continueranno a stringere il cerchio intorno ai boss casalesi in
casa propria, dove i boss si sentono al sicuro («Quando dovevo uccidere
qualcuno – racconta al Sole 24 Ore un sicario del clan,ora collaboratore –mi
appostavo per settimane, mesi a casa sua e, come un cacciatore, aspettavo che
la preda arrivasse. Arrivava sempre.») ma è chiaro ormai che il business di Gomorra
è senza confini. Anzi: dopo aver bruciato la Campania e affumicato il
Centro-Nord, da anni i Casalesi inquinano mezzo mondo anche grazie ai lunghi
sonni d'investigatori e inquirenti (Dea americana a parte). La Penisola Iberica
è un terreno già seminato: si tratta solo di raccogliere e continuare a
seminare. Una messe garantita ogni anno: immobili, aziende agricole, alberghi,
ville, negozi di lusso e tanto traffico di droga. «I Casalesi –spiega senza
tanti giri di parole Lucio Di Pietro, memoria storica della lotta alla camorra
in Direzione nazionale antimafia e ora procuratore generale a Salerno –si
muovono secondo regole e schemi imprenditoriali. Non seguono il mercato: lo
anticipano e lo condizionano». «Lo spirito imprenditoriale dei Casalesi – conferma
il colonnello della Guardia di finanza Giuseppe Bottillo, per anni a capo del
Comando provinciale di Napoli –è stato ereditato da Antonio Bardellino e
dall'antica tradizione del contrabbando di sigarette ». è il mercato che li
spinse nell'Est ancora prima che crollasse il Muro di Berlino. «Prima degli
altri – continua Di Pietro – capirono che sarebbe crollato un mondo, ma sarebbe
rimasta in piedi una struttura di ex agenti segreti e di milioni di armi con
cui arricchirsi subito». Fu un'epoca d'oro: la vendita dei kalashnikov nella
metà del mondo in guerra era appannaggio dei Casalesi. Il filone d'oro è stato
prosciugato, anche se tracce di lanciagranate e lanciamissili nelle mani dei
clan, di tanto in tanto, carsicamente ritornano e preoccupano. Ma quanto ha
reso il business delle armi? «Una stima è impossibile – dice Di Pietro – ma
parliamo di centinaia di milioni e man mano che prosciugavano di armi una
nazione dell'Est Europa, passavano a quella vicina». Questa riserva di denaro
pronto da investire non è stata la sola cosa preziosa che l'ex blocco comunista
ha lasciato in eredità ai Casalesi: i contatti con gli ex agenti segreti e la
facilità con cui corrompevano e corrompono la burocrazia ha lasciato spalancate
le porte di Paesi come Ungheria, Polonia, ma soprattutto Romania: il nuovo
Eldorado dei Casalesi. La ruota della fortuna gira ora intorno al business dei
giochi d'azzardo online, casinò, poker, lotterie, scommesse e concorsi. Nei
Paesi dell'Est è più facile ottenere licenze per i server: poche domande,
guadagni assicurati e mazzette per molti. I Casalesi si arricchiscono dunque-
attraverso la proprietà diretta o intestata a prestanome locali - sulle puntate
che vengono effettuate (spesso illegalmente) da tutto il mondo nei server
registrati in Romania e nella rete dei Paesi dell'Est. Un business clone di
quello attivo in Campania e anche in altre parti d'Italia dove i clan hanno la
gestione diretta di decine di sale bingo, sale e concessioni per i giochi
d'abilità a distanza con vincite in denaro, nelle quali riescono anche a
violare la piattaforma dei Monopoli di Stato e puntare anche all'estero,
nonostante il continuo aggiornamento del software italiano. La Romania è nel
mirino degli investigatori anche perché i Casalesi hanno diverse fabbriche ( a partire
da quelle tessili)nell'area di Timisoara. Tre anni fa fu intercettato un rumeno
all'aeroporto di Milano Linate. Da alcuni " pizzini" che il boss
Francesco Schiavone, alias "Cicciarello", cugino di
"Sandokan", gli aveva affidato e che doveva consegnare a parenti e
sodali, si scoprì che il clan aveva fabbriche di scarpe. Ma seguendo poi quella
e altre tracce, gli investigatori scoprirono una rete di affari immobiliari
degli Schiavone e di Giuseppe Russo in Polonia e Francoforte, con ristoranti e
molte abitazioni di proprietà. La Romania non è solo poker online e fabbriche,
ma anche gigantesche aziende agricole nelle quali si produce il latte di bufala
campana: con quali garanzie? Si ha anche notizia di laboratori grafici
artigianali che producono etichette false per certificare come genuine e a
norma di legge le mozzarelle vendute poi in mezzo mondo. Non solo Francia,
insomma, dove Vincenzo Zagaria e Aldo De Simone (fratello del pentito Dario,
spietato killer), con la compiacenza d'imprese apparentemente pulite, fino a
pochi anni fa esportava enormi quantità contraffatte di derivati del latte e
burro chimico. Ma indagini in corso raccontano che quei traffici sono ripresi.
Passato prossimo o remoto degli affari dei Casalesi sono anche il Brasile di
Antonio Bardellino, ucciso nel luglio
( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2008-11-22 - pag: 44 autore: Società minerarie.
Netto recupero a Sydney del gruppo di Andrew Forrest Più
ferro dalla Fortescue alla Cina Con la rapida discesa dei
prezzi del minerale di ferro, Andrew "Twiggy" Forrest ha dovuto
abbandonare il podio di businessman più ricco d'Australia. La sua Fortescue,
terzo esportatore del settore alle spalle di Rio Tinto e Bhp Billiton, ha
accusato il peso della recessione, come tutti gli altri gruppi minerari,
ed è calata in due mesi da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2008-11-22 - pag: 11 autore: Il vertice di Lima. Summit
tra 21 capi di Stato dell'area Asia-Pacifico - Blindata la capitale «Resistere
al protezionismo» L'Apec: la risposta alla crisi è nel libero commercio e nella
Wto Roberto Da Rin LIMA. Dal nostro inviato Una città spettrale presidiata da
39mila poliziotti. Un'atmosfera surreale, niente traffico, misure di sicurezza
eccezionali. E poi la sospensione di ogni attività lavorativa e la
proclamazione di due giornate festive. è questo il primo decreto scelto dal
presidente peruviano Alan Garcia per facilitare i controlli antiterrorismo e
rendere sicuri i lavori del vertice Apec (Asia Pacific economic cooperation) in
corso a Lima oggi e domani. I leader dei 21 Paesi affacciati sul Pacifico che
generano il 55% del Pil mondiale e il 49% del commercio si riuniscono con un
solo obiettivo, identico a quello del G-20 e degli ultimi incontri
internazionali tra leader mondiali: la ricerca di soluzioni di politica economica
mirate a superare la crisi globale. Il primo segnale che arriva dall'Apec, alla
vigilia dei comunicati ufficiali è un «no al protezionismo », il primo punto su
cui i ministri degli Esteri dei 21 Paesi membri convergono senza alcuna
riserva. Il peruviano José Antonio Garcia ha dichiarato che nelle riunioni
preliminari «tutti i ministri degli Esteri presenti all'Apec concordano su un
punto chiave: la risposta alla crisi non può che arrivare dal libero commercio
e da un sistema mul-tilaterale che abbia la Wto come istituzione centrale». Una
risposta timida in un vertice che alcuni osservatori hanno definito «inutile»
proprio per il ruolo, o meglio il ruolo mancato, che verrà esercitato dagli
Stati Uniti, Paese generalmente leader nei forum Apec. Quella di George W. Bush
è l'ultima apparizione in America Latina e questo è il suo canto del cigno
all'Apec prima di lasciare la Casa Bianca, il 20 gennaio. Bush, in
un'intervista al quotidiano peruviano El Comercio, ha dichiarato che il vertice
dovrebbe replicare «i buoni propositi» del recente summit G-20 di Washington. E
ha specificato di aver preso la decisione di allargare il G-20 per consentire
ai Paesi in via sviluppo di sedere allo stesso tavolo di quelli
industrializzati e discutere insieme della crisi economica. Al di là delle
dichiarazioni, Bush non potrà che presenziare al vertice di Lima come un ospite
illustre non più investito di autorevolezza. E d'altra parte non sono ancora
ben definite le linee di politica commerciale del presidente eletto Barack
Obama. In un quadro di grande incertezza generata dalla crisi americana, dalla
recessione nell'Eurozona, dalle difficoltà congiunturali del Giappone e dal rallentamento della Cina, trovano
spazio solo gli sherpa che lavorano agli accordi bilaterali. Tra questi, il più
rilevante, non ancora definito, ma prefigurato come possibile dallo stesso
presidente Hu Jintao, è quello tra Cina e Perù. Il
presidente peruviano Garcia ha parlato di un interscambio commerciale che
potrebbe raggiungere i 20miliardi di dollari entro il 2015. Allo stesso
tempo, il Perù vuole migliorare le relazioni con la Russia, approfittando della
visita a Lima del presidente Dmitrij Medvedev, dopodomani. Alla vigilia del
vertice, ieri, Hu ha visto l'alto inviato di Taiwan, Lien Chan (ex presidente
dell'isola): si tratta dell'incontro all'estero di più alto livello dalla
seperazione del 1949. roberto.darin@ilsole24ore.com APERTURE Il presidente
cinese Hu Jintao ha visto l'inviato di Taiwan: è l'incontro di più alto livello
tra leader dei due Paesi dalla separazione del 1949 Misure di sicurezza. Un
blindato della polizia peruviana di guardia al palazzo presidenziale nel centro
di Lima AFP
( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: AGROINDUSTRIA MERCATI ITALIA data: 2008-11-22 - pag: 26 autore:
VinItaly. Il workshop di Shanghai Non rallenta la domanda di vino in Cina Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Ha
meno di quarant'anni, dispone di un reddito medio-alto, è curioso di
sperimentare gusti diversi, insegue gli status symbol. è questo il profilo
tipico del consumatore cinese di vino. Per convincerlo a bere sempre di più
italiano (anche qui i francesi la fanno da padrone), dopo dieci anni Vinitaly
China ha deciso di cambiare formato. «La formula del workshopdegustazione
funziona meglio rispetto alla fiera classica, perché in questo modo siamo
riusciti ad attirare operatori più qualificati», dice Camillo Cametti,
consigliere di Veronafiere, a Shanghai per la seconda e penultima tappa di
Vinitaly China (la manifestazione si chiude oggi a Macao). A giudicare dal
numero delle presenze e dall'entusiasmo degli esperti cinesi, in effetti, i
tempi in cui l'esposizione vinicola si svolgeva nei freddi saloni degli spazi
fieristici di Pechino e di Shanghai sembrano lontani anni luce. è diverso
l'ambiente ma, soprattutto, è diverso il pubblico. D'altronde, in dieci anni, il mercato del vino in Cina è cambiato
radicalmente. Oggi, il Dragone è il paese con il più alto tasso di crescita dei
consumi al mondo. Secondo fonti domestiche, entro il 2011 la Cina diventerà l'ottavo mercato vinicolo mondiale con un consumo
complessivo di un miliardo di bottiglie l'anno. Sono cifre da capogiro
di fronte alle quali i produttori stranieri, che oggi coprono solo il 6% della
domanda domestica, non possono restare indifferenti. «Certo, è un mercato
difficile da conquistare, ma dobbiamo crederci, esattamente come trent'anni fa
abbiamo creduto negli Stati Uniti», osserva il presidente dell'Unione Italiana
Vini, Andrea Sartori. Serviranno pazienza e strategie mirate, anche perché la
concorrenza straniera è assai agguerrita. «La Cina
vanta una tradizione culinaria antichissima, e i cinesi a tavola sono molto
conservatori. Per questo motivo, il nostro obiettivo sarà cercare di abbinare i
nostri vini ai piatti della cucina cinese. Dobbiamo puntare alla contaminazione
e non alla sostituzione », spiega Walter Brunello, presidente di Buonitalia. I
produttori italiani presenti a questa edizione sono convinti che valga la pena
di scommettere sulla Cina, anche se oggi per mettere
un piede su questo mercato bisogna sudare sette camicie. L'assenza di un gruppo
italiano della grande distribuzione (a differenza dei francesi e dei tedeschi,
che possono promuovere i loro prodotti tramite Carrefour e Metro) rende lo
sbarco oltre la Grande Muraglia ancora più arduo. «Vinitaly China è un'ottima
vetrina, ma poi sono gli imprenditori che devono conquistarsi il mercato-
afferma Sergio Cragnotti, ex proprietario della Cirio, a Shanghai in
rappresentanza della casa vinicola di famiglia Gli spazi indubbiamente ci sono.
Ho l'impressione che molti cinesi inizino a essere un po' stanchi del vino
francese e quindi siano pronti a sperimentare dell'altro».
lucavin@attglobal.net NUOVI PRIMATI Si stima che nel 2011 il Paese del Dragone
diventerà l'ottavo mercato vinicolo al mondo con un miliardo di bottiglie
( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM (B.A.G.) data: 2008-11-22 - pag: 6 autore: A Geithner il dopo-Paulson
Il numero uno della Federal Reserve di New York andrà al Tesoro Mario Platero
Luca Veronese NEW YORK Barack Obama ha scelto: sarà Timothy Geithner il
successore di Henry Paulson al Tesoro. Il presidente della Federal Reserve di
New York dovrà gestire la crisi finanziaria ed economica «più grave della
nostra vita»,come l'ha definita lo stesso Obama. Dovrà intervenire tra finanza
e industria, trovare soluzioni che soddisfino le banche, gli investitori, le
istituzioni internazionali, oltre che i cittadini che pagano le tasse, hanno
perso il lavoro e hanno un mutuo da pagare. Geithner è stato preferito a
Lawrence Summers, segretario al Tesoro di Bill Clinton. Al professore di
Harvard dovrebbe comunque toccare un ruolo di primo piano come consigliere
economico di Obama alla Casa Bianca. Un incarico che, secondo fonti vicine al
presidente eletto, potrebbe addirittura spianargli la strada verso la guida
della Federal Reserve al posto di Ben Bernanke, il cui mandato scade nel
gennaio 2010. Geithner, 47 anni, dal 2003 alla Federal Reserve di New York, la
più influente tra le dodici sedi regionali della banca centrale americana, è un
grande tecnocrate della politica e della finanza americana che negli anni ha
accresciuto la sua esperienza – sempre nelle istituzioni pubbliche – fino a
ritagliarsi un ruolo di grande negoziatore in tempi di crisi: al Governo o alla
Banca centrale, nei Paesi in via di sviluppo o a Wall Street - nei salvataggi
di Bear Stearns e nelle ultime ore di Lehman Brothers - la sua capacità e la
rete di contatti che ha saputo costruirsi sono state spesso decisive. Nato a
New York, ha studiato al Dartmouth College, nel New Hampshire, e alla Johns
Hopkins University di Baltimora concentrandosi sulla politica internazionale.
Ha passato parte della sua vita tra Africa, India, Thailandia,
Cina e Giappone, seguendo il padre Peter, dipendente dell'Agenzia
americana per lo sviluppo internazionale e poi della Ford Foundation come
esperto di Asia. Agli inizi Geithner ha lavorato per la Kissinger Associates, a
Washington: «Si muoveva con molta discrezione, senza la minima invadenza;
con diplomazia, senza mai sopraffare l'interlocutore», ha ricordato di recente
Henry Kissinger. Nel 1988 è passato al Tesoro, salendo tutte le posizioni fino
a diventare sottosegretario del Tesoro americano per gli affari internazionali,
e mantenendo l'incarico sia con Robert Rubin che con Lawrence Summers
nell'amministrazione di Bill Clinton. Ha chiuso negoziati di rilievo con il
Giappone e alla Wto. Dal dicembre del 2001, e per i due anni seguenti, è stato
invece impegnato con il Fondo monetario internazionale. Alla Federal Reserve è
stato chiamato da Pete Peterson, cofondatore di Blackstone. Da subito è entrato
nella cerchia dei protetti di Gerald Corrigan, allora capo della Fed di New
York, poi passato a Goldman Sachs. Tra i suoi maestri ci sono, di sicuro, gli
ex presidenti della Fed, Alan Greenspan e Paul Volcker; ma anche lo stesso
segretario attuale del Tesoro Henry Paulson. Tra i suoi sponsor c'è anche John
Thain, amministratore delegato di Merrill Lynch, già alla guida del New York
Stock Exchange. Nel passaggio di Bear Stearns a Jp Morgan, nel marzo scorso,
l'intervento di Geithner è stato decisivo: solo il prestito da 29 miliardi di
dollari, garantito dalla Fed di New York ha reso possibile l'operazione di
salvataggio. «Un finanziamento del tutto straordinario, senza precedenti e che
non si ripeterà mai più in futuro», come commentava allora Bernanke. Prima
della grande bufera di fine settembre, prima dei piani di aiuti e dei proclami
di intervento pubblico, Geithner si era fatto carico di 30 miliardi di dollari
di derivati, in gran parte obbligazioni legate a mutui subprime, guadagnandosi
non poche critiche per aver forzato, come prima di lui nessuno aveva mai fatto,
le regole sulle competenze e le funzioni di sostegno che spettano all'istituto
centrale. Nella lunga notte che ha portato al tracollo di Lehman Brothers è
stato Geithner a battersi fino all'ultimo per salvare il salvabile, per cercare
l'ennesima mediazione chiamando a raccolta i big di Wall Street: e forse
proprio in quella trattativa, nonostante il fallimento della storica banca
d'affari, si è guadagnato la stima e il rispetto di Barack Obama. Nel suo
curriculum c'è anche l'attenzione all'economia mondiale globalizzata: sua la
negoziazione per un pacchetto di aiuti da 100 miliardi di dollari per aiutare
Brasile, Corea del Sud e Thailandia. IL MEDIATORE Il presidente eletto sceglie
per l'incarico più importante il grande negoziatore dei salvataggi delle banche
di Wall Street Tecnocrate. Timothy Geithner, 47 anni, cresciuto nelle
istituzioni
( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FOTOVOLTAICO data: 2008-11-22 - pag: 29 autore: INFORMAZIONE
PUBBLICITARIA BP Solar, un investimento sicuro nell'energia pulita C on più di
2400 dipendenti, di cui circa
( da "Avvenire" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
MONDO 22-11-2008 GLI
SCENARI GLOBALI «Il mondo del 2025 non parlerà americano» Il petrolio
arretrerà, ma è in ritardo lo sviluppo di energie alternative DI ALBERTO SIMONI
U n mondo multipolare, la perdita d'influenza del dollaro, la fine della
dipendenza energetica dal petrolio, la crescita della Cina
come potenza economica e militare, un maggior rischio di conflitti e
l'appannamento di al-Qaeda presso le masse arabe. Senza contare che il numero
dei Paesi che avranno scarso accesso a cibo e acqua salirà da
( da "Avvenire" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
MONDO
22-11-2008 Washington La supremazia statunitense non è più una certezza Lo dice
un rapporto dell'intelligence americana che prevede che nel 2025 vivremo in un
mondo multipolare con diversi centri di potere come Cina e Russia. E la
crisi del dollaro influenzerà la politica estera
( da "Avvenire" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
MONDO 22-11-2008
Muravchik: il potere degli Usa non si basa solo sui soldi l'intervista Secondo
il politologo la forza della nazione resta ancorata ai suoi ideali e alla
capacità militare «Queste previsioni non possono essere del tutto credibili» «
M a come fanno a prevedere cosa accadrà nel 2025? Come fanno a sapere come sarà
il mondo fra due decenni?» Senior fellow all'American Enterprise Institute,
Joshua Muravchik fa parte di quel gruppo di pensatori che considera la
supremazia americana un dato di fatto. Quasi una certezza apodittica. E
avverte: «Il gruppo che ha redatto il Global Trends 2025 è lo stesso che ha
scritto la Nie (National Intelligence E- stimate, ndr) sostenendo che l'Iran
aveva abbandonato le pretese nucleari. Non mi pare segno di affidabilità visto
che l'Aiea qualche giorno fa ha detto il contrario». Professor, non si fida
proprio... Diciamo che questi esercizi li trovo buoni solo per l'umorismo. Non
negherà però che l'America un po'di forza e prestigio, almeno sotto il profilo finanziario,
l'ha smarrita... Indubbiamente. Ma non è solo lì che si misura la forza della
Nazione, la sua influenza. Il rapporto lega «il dollaro alla politica estera»
però... Allora, non so quanto la "moneta" influenzi le scelte sulla
politica internazionale. Ma lo ripeto, il potere americano si basa
essenzialmente su altri pilastri. E questi non li vedo intaccati. Né oggi, né
fra due decenni. Quali sono questi pilastri che garantiranno ancora la
supremazia Usa? Almeno tre: il potere americano è essenzialmente potere
militare, e questo difficilmente cambia. In secondo luogo, c'è l'ideale della
politica americana che ha dimostrato di essere sempre determinata quando si
tratta di parlare di democrazia e di diritti umani. In terzo luogo, l'appeal
che la cultura popolare U- sa continua ad avere presso le masse dei Paesi
stranieri. "Soft power" viene chiamato. Il fatto che nelle moschee
più radicali del mondo arabo ci sia ancora risentimento e rabbia ogni qualvolta
penetri qualcosa di americano la dice lunga sulla paura che la persuasione Usa
provoca in alcuni ambienti. Quindi non crede alla realizzazione di un mondo
multipolare? Non ho la sfera di cristallo. Ma non ce l'hanno nemmeno
all'Intelligence. Prendiamo i Paesi che si ritiene possano sfidare o pareggiare
l'influenza Usa. Si potrebbe fare un elenco delle ragioni che li portano ad
essere molto lontani da quel primato che la Nic invece attribuisce. L'India
soffre di questioni etniche non risolte; la Cina è un focolaio di contraddizioni; la Russia viaggia sempre sul
filo del collasso a livello politico e sociale e persino l'Europa fatica a
integrare gli immigrati nel suo tessuto sociale. Anche l'America ha i suoi bei
grattacapi... Sì ma qui non succedono scossoni, rovesciamenti, non ci sono
inversioni brusche di rotta. Gli Stati Uniti non conoscono le
"inversioni a U" Il Nic immagina che al-Qaeda andrà verso
l'autodistruzione perché non riesce ad attrarre le masse islamiche. Lei che
studia il mondo arabo crede almeno a questa previsione? Io so solo che oggi il
sostegno al network di Benladen nel mondo arabo è attorno al 10%. Ci sono Paesi
dove al-Qaeda ha il "gradimento" di 8 persone su 100; in altri questo
sale al 15%. Non è poco. Pensi che nel 1912 il Partito socialista Usa conquistò
il 6% alle presidenziali e si gridò al trionfo. A proposito di potere militare.
Come si muoverà Obama su questo terreno? È una persona intelligente. Ha già
capito che deve essere centrista. E la nomina di Hillary in fondo lo dimostra.
Alberto Simoni Joshua Muravchik invita a «pesare» le valutazioni espresse
nell'ultimo Rapporto del National Intelligence Council
( da "Finanza e Mercati" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
Amico padano per
Colaninno da Finanza&Mercati del 22-11-2008 Giorgio Girondi, il fondatore
della mantovana Ufi Filters che da tre giorni sta sorprendendo il mercato con
uno shopping che nel giro di pochi mesi (gli ultimi acquisti sono del 25 e del
26 settembre) lo ha portato a diventare il terzo azionista sia di Immsi sia di
Piaggio, non è uno sconosciuto per il patron della due aziende, Roberto
Colaninno. «Ci conosciamo da vent'anni, nel senso che siamo stati a lungo
concorrenti quando Colaninno, prima dell'Olivetti, era alla Fiam Filter»,
spiega Girondi a F&M. «Immsi è un ottimo investimento e credo che
attualmente sia al di sotto del 30% rispetto allo sconto holding - continua -
inoltre è molto interessante anche per l'operazione Alitalia. Senza contare i
progetti Is Molas e Pietra Ligure e il cantiere navale. Oltre ovviamente alla
Piaggio». Proprio la casa di Pontedera è uno dei clienti di Ufi. «Sì, ma non
pensi che abbia fatto quest'investimento per sedermi al tavolo e negoziare
condizioni migliori - dice - Piaggio per noi è un piccolissimo cliente, che
vale tra 300 e 500.000 euro l'anno». Quindi perché questa scommessa? «Piaggio come noi è uno dei gruppi industriali maggiormente
presenti nel Far East, in particolare in Cina e India - sottolinea
- E poi provi a domandarsi cosa dovrebbe fare un gruppo come la Yamaha se
volesse sbarcare in Europa...». Passare attraverso Piaggio? «Beh mi sembra
molto più semplice. Senza contare che le due ruote in questo momento hanno
molto più appeal dell'auto». Quindi sta scommettendo su un'Opa
giapponese su Piaggio? «Scommetto sulla buona gestione e su di un uomo in cui
credo». Sarà un investimento di lungo termine? «Per quel che si può prevedere,
sì». Pensa di salire ancora? «Sì, non mi sono dato delle soglie». Agli attuali
corsi di Borsa, le quote di Girondi in Immsi (3,185%) e Piaggio (2,431%)
valgono rispettivamente 11,457 e 6,886 milioni di euro. L'aggiornamento sulle
posizioni di Girondi, ha dato nuovo appeal ai titoli delle due società del
ragioniere di Mantova: Piaggio ha registrato un rialzo del 5,31% a 1,19 euro
(1,25 euro il massimo intraday), Immsi è migliorata del 3,02% a 0,63 euro (0,7
euro il picco di giornata). In aprile, all'epoca dell'ingresso di Girondi,
Pontedera quotava circa 1,7 euro, mentre il valore unitario dei titoli della
holding di Mantova era di circa 90 centesimi. Oltre ad aver fondato Ufi
Filters, Girondi siede nel cda di Efibanca e nell'advisory board del private
equity BlueGem Capital. Accanto all'ex ad di Piaggio e attuale guida di Cai,
Rocco Sabelli, ad Andrea Agnelli, Mario Greco ed Enrico Vitali, managing
partner dello studio Tremonti, Vitali, Romagnoli, Piccardi e associati.
( da "Finanza e Mercati" del 22-11-2008)
Argomenti: Cina
L'India è in orbita
La rupia va a terra da Finanza&Mercati del 22-11-2008 La considerazione
degli errori del passato commessi all'indomani della crisi del '29 ha visto
uniti i Governi presenti al G20, (in rappresentanza dell'85% del commercio
globale e dei 2/3 della popolazione mondiale), in un impegno fattivo per
ulteriori tagli dei tassi e nuovi stimoli fiscali per combattere la recessione
nei Paesi G7. I cosiddetti Paesi Bric, (Brasile, Russia,
India e Cina), hanno guidato la squadra degli Emergenti, che vedono così il
loro ruolo politico economico rafforzato dalla considerazione che il G20 è
diventato il nuovo organo consultivo a livello globale, e di fatto ha sancito
la fine del G8 che ha esaurito così la sua ragion d'essere. L'India in
particolare è arrivata all'incontro forte di due grandi successi sul piano
dell'immagine internazionale: l'allunaggio della sonda indiana che segna
l'apice del programma spaziale indiano avviato 45 anni fa e l'impegno nella
lotta alla pirateria somala, culminata poi con l'affondamento di una nave
pirata al largo delle coste dell'Oman, mentre sono ancora in corso le
trattative per il rilascio della superpetroliera saudita Sirius Star con un
carico di oltre 2 milioni di barili di greggio. Lo scopo della missione
spaziale, che fa dell'India il quarto Paese che può vantare un atterraggio
lunare dopo Stati Uniti, Urss e Unione Europea, è legato strettamente alla
politica energetica indiana. Infatti a fronte dell'ottenimento di una proroga
sull'eventuale adesione al Trattato di non Proliferazione nucleare, e ai
conseguenti accordi di cooperazione internazionale, è stato sviluppato un
progetto per il quale la sonda dovrà arrivare a valutare la consistenza e la
possibilità effettiva di estrazione dell'elio 3 dal territorio lunare: questo
isotopo rarissimo è necessario per la fusione nucleare «pulita» e il suo
reperimento potrebbe accelerare il processo di attivazione dei nuovi impianti
nucleari avanzati mitigando di fatto il fabbisogno energetico indiano,
strettamente dipendente a oggi dalle importazioni di greggio. Tra le rotte del
greggio proprio il Golfo di Aden è quella di vitale importanza per l'India, ma
anche quella maggiormente presa di mira dalle azioni dei pirati, quintuplicate
in un anno. I costi per gli armatori e delle polizze assicurative sono saliti
alle stelle mentre l'Indian Navy mostra i muscoli garantendo anche un servizio
di scorta a navi straniere come deterrente a nuove azioni in attesa che altri
navi da guerra russe e americane si uniscano allo sforzo militare impiegato. Ma
i brillanti successi ottenuti non distolgono l'attenzione del governo da una
situazione interna che sta subendo gli effetti dell'onda recessiva globale e che
condizionano il tentativo di colmare un gap verso il colosso cinese che si
amplifica sempre di più vanificando il «paradigma di Cindia», come traino del
continente asiatico. Con poco più del 10% delle riserve internazionali cinesi
l'India vede la sua crescita economica contrarsi quest'anno al 7% dal 9 nel
2007, ma soprattutto ampliarsi il deficit gemello, sia delle partite correnti
sia fiscale, e il mancato completamento del processo di deregolamentazione dei
prezzi interni, in primo luogo quelli energetici. Il merito di credito del
Paese è stato recentemente diminuito da BBB a BB rispetto alla singola A cinese
e la rupia indiana, peraltro non ancora pienamente convertibile, ha rotto la
soglia psicologica di 50 contro dollaro Usa perdendo oltre il 25% negli ultimi
6 mesi contrariamente allo yuan rembimbi rafforzato del 19%. L'andamento delle
Borse accomunano invece Cina ed India con perdite
sopra il 6% per i corsi azionari. Sul lato dell'inflazione dopo il record degli
ultimi 16 anni fatto segnare in agosto con un 12,91%, gli ultimi dati segnalano
una forte contrazione che ha riportato il dato medio annuo sotto la doppia
cifra con un 8,9 nella prima metà di novembre lasciando spazio alla banca
centrale per ulteriori tagli dei tassi. E se il sistema bancario, che resta
dominato dalle banche statali, ha visto un miglioramento della qualità
dell'attivo resta preoccupante il forte trend creditizio che aumenta i rischi
di insolvenza. Poi restano i problemi di sempre come le carenze
infrastrutturali e i numerosi conflitti interetnici. La coalizione di governo
della United Progressive Alliance (Upa), formata dall'Indian National Congress
(guidato da Sonia Gandhi) e dai comunisti del Left non è riuscita a calmierare
il livello dei dissidi interni che hanno provocato l'uscita dall'alleanza di
alcuni partiti minori, tuttavia la coalizione reggerà fino alle prossime
elezioni del maggio 2009. Intanto un'iniziativa del governo in carica è stata
lanciata giusto un anno fa: un mega piano di 450 miliardi di dollari in 5 anni di
investimenti dedicati alle infrastrutture del Paese messe a dura prova dalle
dinamiche demografiche e da uno sviluppo economico e territoriali disordinato.
Meno della metà del pacchetto sarà devoluto al settore energetico e il resto
alla rete di trasporti, soprattutto strade e ferrovie, che mostra livelli di
inefficienza pesanti rispetto ai concorrenti asiatici e necessita di un nuovo
processo di ammodernamento e di rilanciare il processo di privatizzazioni. Come
si può notare il quadro indiano resta contraddistinto da appuntamenti mancati,
un Paese che nonostante sia tra le prime 12 potenze industriali al mondo
contribuisce solo per l'1% al commercio mondiale. E che vede offuscato anche il
primato della tecnologia e di una Silicon Valley indiana patria della
delocalizzazione - la città di Bangalore - soffocata dai rifiuti tecnologici ,
domestici ed importati dagli Usa e messa a dura prova dal ridimensionamento dei
back office bancari e servizi finanziari in outsourcing a causa della crisi
subprime.
( da "Repubblica, La" del 23-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 19 - Commenti
Le bugie nel palazzo, le risse nel cortile EUGENIO SCALFARI (segue dalla prima
pagina) Me ne offre lo spunto la conversione del presidente del Consiglio dalla
strategia di aggressività nei confronti di chiunque metta in discussione le sue
decisioni ad un´improvvisa apertura verso i sindacati, verso il movimento degli
studenti e verso quei settori e quei ceti che, sotto l´impatto della crisi
economica, cominciano a risvegliarsi dall´ipnosi e a chiedere non più annunci
ma fatti concreti. Le aperture del presidente del Consiglio sono ancora molto
caute e contraddittorie, contrastano con la sua natura che lo spinge ad
occupare interamente la scena senza condividerla con nessuno, alleato o
avversario che sia. Ma la forza dei fatti e le necessità che ne derivano lo
inducono a tentare un percorso diverso. Fino a che punto diverso? L´esperienza
ci ha insegnato che le aperture berlusconiane hanno un arco di oscillazione
molto limitato. La sola opposizione accettabile è per lui un´opposizione al
guinzaglio che si accontenti di qualche briciola e di qualche pacca sulle
spalle, che rida alle sue barzellette, che si contenti di essere invitata a
cena e trattata con buone maniere. Carota sì, purché si intraveda che il
bastone è sempre lì, poggiato in un angolo a portata di mano. Certo se quella
parte di Italia che lo sente incompatibile si innamorasse improvvisamente di
lui le cose cambierebbero molto. Per ora l´innamoramento è avvenuto per pochi e
non sempre, anzi quasi mai, per conversione sulla via di Damasco ma piuttosto
con motivazioni di tornaconto personale. Non è questo che vuole il sire di
Arcore e di Palazzo Grazioli. Perciò quel momento magico tarda a venire. Per
fortuna, perché quello sì, sarebbe la fine della democrazia italiana. * * *
Intanto il Partito democratico versa in serie trambasce. Le lacerazioni interne
non sono una novità e del resto esistono in tutti i partiti e in tutto il
mondo. La sinistra però ne è affetta molto più della destra perché storicamente
la sua natura è ideologica. Infatti profonde lacerazioni vi sono nella Spd
tedesca, nel Partito socialista francese, tra i laburisti inglesi. E´ accaduto
perfino in Usa durante la campagna elettorale tra Obama e l´ala clintoniana del
partito. Qui da noi le lacerazioni del Pd viaggiavano sotto traccia fin da
quando Veltroni fu chiamato alla "leadership" nell´autunno del 2007
quando il governo Prodi e la legislatura erano oramai alla fine. La sua ascesa
alla segreteria fu voluta dai due gruppi dirigenti dei Ds e della Margherita,
cioè dall´Ulivo che si trasformò rapidamente in un partito nuovo e affrontò
pochi mesi dopo le elezioni politiche guidato dall´ex sindaco di Roma,
confermato nel ruolo di leader da tre milioni e mezzo di votanti alle primarie
del partito. Se miracolosamente avesse vinto le elezioni la compattezza del
nuovo partito sarebbe stata garantita dall´interesse di tutti cementato dal
potere e dall´assenza di contrasti politici. La cornice generale era infatti
interamente condivisa: un partito aperto e innovatore che aveva unificato il
riformismo laico e quello cristiano, uscito dalle ceneri dell´alleanza con la
sinistra estrema che aveva segato il governo Prodi. La sconfitta elettorale era
nel conto ma mancando il cemento del potere emersero le lacerazioni. Non c´era
un contrasto nella visione del bene comune e neppure dei mezzi da impiegare per
realizzare quell´obiettivo; c´era però materia per uno scontro di potere
all´interno del partito. Il Pd aveva difatti incassato un risultato elettorale
del 33 per cento dei voti espressi, un partito riformista che aveva ottenuto il
consenso di un terzo del corpo elettorale non si era mai visto nella storia
italiana, né in tempo di repubblica, né in tempo di monarchia. I contrasti
rimasero tuttavia sotto traccia, ma col passare dei mesi e con la stupefacente
luna di miele tra Berlusconi e la pubblica opinione, diventarono sempre più
evidenti, nacquero fondazioni che sotto l´apparenza culturale si atteggiavano a
vere e proprie correnti. In particolare quella guidata da D´Alema che si dette
addirittura un assetto territoriale. L´obiettivo sembrò esser quello di
logorare la leadership veltroniana anche a costo di danneggiare la compattezza
del partito ancora in fase organizzativa. Infine, proprio in queste ultime
settimane, arrivarono due mosse strategiche di Berlusconi: la rottura con la
Cgil e l´elezione del senatore Villari alla guida della Commissione di
vigilanza sulla Rai con i voti della destra e contro il candidato
dell´opposizione. Su questa micidiale doppietta lo scontro interno al Pd è
esploso in piena luce sotto l´antica e mai risolta rivalità tra Veltroni e
D´Alema. * * * Con tutto quello che sta accadendo nel mondo uno scontro di
cortile è quanto di più mediocre e provinciale si possa immaginare. Frustrante
per gli elettori e i simpatizzanti di un partito ancora allo stato nascente ma
con un seguito nient´affatto trascurabile come ha dimostrato qualche settimana
fa l´imponente raduno del Circo Massimo, poi il rilancio nei sondaggi che
vedono il Pd di nuovo al 32 per cento, poi la vittoria elettorale nella
provincia di Trento, infine l´inizio d´uno smottamento sociale del consenso
berlusconiano. D´Alema, nel suo ruolo di sfidante, nega sia pure a fior di
labbro che lo scontro vi sia, ma i fatti lo smentiscono. Parlano per lui i suoi
luogotenenti e i media da lui in qualche modo influenzati. L´attacco a Veltroni
è il punto di convergenza di tutte queste voci. Il testo che traccia con più
chiarezza quest´indirizzo politico lo si trova in un articolo di Galli Della
Loggia pubblicato di fondo sulla prima pagina del «Corriere della Sera» di
martedì scorso, quanto mai rivelatore. L´accusa a Veltroni è motivata dal suo
supposto appiattimento su Di Pietro che sarebbe incompatibile con la linea
riformista del Pd tradita dal segretario del partito. «Il riformismo ? scrive
l´autore ? ha avuto un rigoglioso sviluppo quando ha rifiutato il massimalismo
ed è stato invece condannato al declino quando si è confuso con esso».
Sbagliato in tutti e due questi assunti. Il riformismo italiano è sempre stato
minoritario e non ha mai raggiunto un terzo del corpo elettorale come è invece
avvenuto per il Pd. Quanto all´appiattimento su Di Pietro i fatti smentiscono
la tesi di Della Loggia: né la scelta di Orlando a candidato per la Vigilanza
Rai può essere considerata una prova a carico e basterebbe a dimostrarlo il
fatto che la scelta fu concordata anche con l´Udc di Casini che non può certo
essere definita come una formazione politica massimalista. Al contrario, la
corrente dalemiana, in mancanza di un vero dissenso politico cui appoggiarsi,
ha compiuto atti e pronunciato dichiarazioni di sistematica denigrazione ai
danni del leader del Pd, culminate nell´appoggio palese e ripetuto verso il
neoeletto alla Vigilanza Rai: esempio emblematico della strategia della destra
e della spregiudicatezza di una corrente interna del centrosinistra. Queste
risse di cortile sono deprimenti, specialmente in una fase di crisi mondiale
che vorrebbe un´opposizione compatta e responsabile, non distratta da beghe
interne e capace di offrire all´opinione pubblica risposte convincenti e di
formulare in Parlamento contributi per la soluzione dei problemi che incombono.
* * * Quei problemi non sono né potevano essere avviati a soluzione dal G20
svoltosi a Washington pochi giorni fa. Quel «meeting» al quale per la prima
volta hanno partecipato alcune delle potenze emergenti come
la Cina, l´India, il Brasile, ha avuto un solo risultato storico: ha
gettato le basi di una inevitabile redistribuzione del potere mondiale. Anche
in termini istituzionali. La prima conseguenza concreta sarà infatti una
redistribuzione già allo studio delle quote di partecipazione dei paesi
emergenti al Fondo monetario internazionale e agli altri analoghi organismi.
Al di là di questo, peraltro importantissimo, risultato nient´altro è stato né
poteva esser deciso in attesa che il nuovo presidente eletto sia insediato alla
Casa Bianca il 20 gennaio. Ma poiché la crisi non aspetta, l´Europa renderà
noto un documento programmatico mercoledì prossimo e il governo italiano dal
canto suo ne emetterà uno proprio il prossimo venerdì. Poiché sia l´uno sia
l´altro sono già conosciuti nelle loro grandi linee, vediamo di che si tratta.
* * * Il piano della Commissione europea mobilita 130 miliardi di euro per il
2009, dopo la ratifica dell´Ecofin. Una cifra rispettabile, destinata
interamente a costruzione di infrastrutture d´importanza europea e nazionale.
Rappresenta la sommatoria dell´1 per cento del Pil dei 27 paesi dell´Unione.
Ciascuno di essi mobiliterà risorse per eseguire le opere sul proprio
territorio previa notifica alla Commissione che dal canto suo erogherà a
supporto risorse proprie per integrare quelle stanziate dai singoli governi. Le
risorse della Commissione saranno tratte dal bilancio europeo e poiché il loro
ammontare eccederà rispetto alle disponibilità esistenti, i 27 paesi dovranno
accrescere di altrettanto le loro contribuzioni all´Unione. Si tratta dunque,
in larga misura, di una complessa partita di giro dall´Unione verso i paesi
membri e da questi verso l´Unione che, comunque, dovrà spostare i fondi da
alcuni capitoli di spesa ad altri capitoli. Si chiama
"raddrizzamento". Ovviamente anche il Parlamento di Strasburgo dovrà
dire la sua in proposito. Se volete il mio parere, definirei questo programma
le nozze coi fichi secchi, una mano dà, l´altra mano prende. In napoletano si
direbbe "facimmo ammuina". La Commissione ha anche stabilito che i
singoli paesi membri possano diminuire l´Iva (imposta sovranazionale) per
alleggerire i rispettivi pesi tributari. Infine ha messo su carta
l´autorizzazione a sforare la soglia del 3 per cento di deficit/Pil a
condizione che lo sforamento non sia superiore ai sedici mesi e non sia
maggiore dell´1 per cento. Questi due provvedimenti hanno una loro reale
sostanza e consentiranno politiche anticicliche. Secondo me avrebbero dovuto
essere adottati almeno sei mesi fa quando già era evidente l´arrivo della
tempesta e così pure la riduzione dei tassi d´interesse da parte della Banca
centrale europea, che ancora centellina i ribassi mentre le economie reali sono
sconvolte dalla depressione. * * * Gli 80 miliardi di euro di Tremonti, come
ormai hanno capito tutti, sono uno spottone mediatico. Anche lui come la
Commissione brussellese, sposta di qua e sposta di là, preleva risorse già
impegnate dall´anno scorso ma non spese, attiva opere pubbliche che avrebbero
dovuto essere eseguite dal 2001 o almeno dal giugno 2008 e che giacevano e
ancora giacciono nei rispettivi capitoli di copertura o nei fondi d´attesa
previsti dalle leggi di bilancio. Gli 80 miliardi dunque sono spese ritardate o
coperture destinate ad altri scopi che ora resteranno scoperti. Tanto per fare
un esempio: dieci miliardi erano destinati al Mezzogiorno, sono stati prelevati
e saranno usati per opere pubbliche in parte destinate al Mezzogiorno stesso.
Semplici movimenti contabili, quasi tutta aria fritta di scritture di giro per
ottenere ottimi effetti sui giornali e nei teleschermi. Perciò, cari lettori,
non fatevi ingannare dalle apparenze e dalle bugie. Di vero in quelle cifre ci
sono soltanto 16 miliardi per infrastrutture che il Cipe doveva indicare tre
giorni fa ma ha rinviato perché aspetta di conoscere l´ammuina di Bruxelles per
modellarvi sopra la propria Infine 4 o 5 miliardi per le famiglie, un miliardo
per rifinanziare la Cassa integrazione e dare qualche soldo ai precari
licenziati. Per le imprese l´Iva da versare al momento dell´incasso (e questo è
un buon provvedimento) e il rinvio degli acconti di fine anno. Nessuno sconto
sull´Irpef. Detassazione degli straordinari (non serve a niente perché in
recessione non ci sono straordinari). Nuovo patto con le banche per migliorare
i mutui a tasso fisso (il patto precedente tanto strombazzato non ha avuto
alcuno effetto). Sottoscrizione governativa di bond bancari per rafforzarne i patrimoni.
Chiedendo in contropartita aperture di credito alle piccole e medie imprese.
Questo è quanto. Tarallucci e vino. Infatti piovono critiche da Cgil Cisl e Uil
e, nientemeno, anche da Confindustria. Intanto il petrolio è sceso fino a 49
dollari al barile, il credito diminuisce, i canali interbancari restano
intasati, la Citigroup licenzia 52mila dipendenti, lunedì dovremo seguire con
estrema attenzione l´andamento di Wall Street, Detroit è un dramma, la Opel
tedesco-americana pure. A Torino la Fiat non ride. La ministra Carfagna ad
"Invasioni barbariche" (mai titolo le fu più adatto) si è paragonata
a Reagan ed anche a Obama. Berlusconi si è commosso perché Forza Italia è stata
sciolta per far nascere nel 2009 il nuovo Partito della Libertà. Lo scioglimento
è stato approvato con un dibattito di venti minuti. Berlusconi ha
nell´occasione rimproverato la Rai perché «parla solo di crisi e il mio
messaggio non riesce a passare». Questo è quanto ci passa il nostro convento.
Poiché non c´è di meglio accontentiamoci. Ma per quanto?
( da "Repubblica, La" del 23-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina IX - Bologna
Il personaggio L´attore-autore domani in cattedra Bergonzoni, il morbo di
cronac e l´energia d´arte PAOLA NALDI (segue dalla prima di cronaca) Alessandro
Bergonzoni nel suo monologo all´Arena del Sole proporrà Suggerimenti che
portano a ripensare all´arte, nella ricerca di un uomo diverso. «Oggi si fa
qualsiasi parodia, verso e satira, ma questo è antifantasia - spiega Bergonzoni
- . C´è il bisogno di cavalcare la notizia ma così si confonde il vero con le
verità. Invece bisogna imparare a perdersi per scoprire l´inesistenza, per
scoprire il senso di potenza e non del potere. Bisogna cercare le potenze
interiori, e l´energia d´arte non è un passatempo ma un modo di esistere». In
questa ricerca lo sguardo dell´artista si rivolge all´uomo nelle sue
potenzialità interiori, spesso inespresse o ignorate, in una pratica che si
basa sull´«invisibile», che si fonda su concetti che possono spaventare. «La
ricerca deve andare nell´enorme e non nelle norme, deve trovare il dubbio, la
parte sconvolgente, in una forma di amore per lo sconosciuto e per la
complessità. Voglio parlare di corpi e di anima ma non posso delegare solo alla
religione il potere di trattarne». Ricette per chi vuole cambiare e per chi si
vuole affidare alla potenza della fantasia. «Non capisco perché ci sia bisogno
di chimica per sballarsi - conclude - . Con la fantasia arrivi dove le
pasticche non ti portano, perché possiamo essere noi sostanza stupefacente e
non stupefatti. La fantasia può essere la TAC che fa scoprire di certi
programmi televisivi e certi giornali le metastasi culturali, i tumori
intellettuali». In questo modo l´Associazione, che ha sede
in via Castiglione 26 ed ha in Khadija Madda la nuova presidentessa, introdurrà
i corsi di lingua (inglese, spagnolo, arabo, ebraico) e i numerosi incontri e
seminari su diversi argomenti: storia della Cina, diritto
islamico, teatro virtuale, arte antica e contemporanea, psicologia, religioni,
politica scuola. Info: 0516339078.
( da "Unita, L'" del 23-11-2008)
Argomenti: Cina
Vince il Dalai Lama
Sul Tibet passa la linea del dialogo con Pechino L'assemblea degli esuli conferma
l'appoggio alla linea del Dalai Lama. L'obiettivo resta l'autonomia
dalla Cina, non l'indipendenza. Ma se il negoziato non darà frutti,
«considereremo altre ozpioni». Per ora i tibetani restano fedeli alla linea
«mediana» fissata dal loro leader spirituale, il Dalai Lama. Continueranno a
lottare per l'autonomia dalla Cina, senza cedere alle lusinghe di
una fuga in avanti verso la secessione. A questa conclusione sono
arrivati i seicento esuli dal Tibet, riuniti per sei giorni nella città indiana
di Dharamsala. Era stato lo stesso Dalai Lama a convocare questa sorta di
assemblea informale e a chiedere che venisse messa in discussione la strategia
da lui suggerita e praticata per anni ed anni. «Non ha dato frutti», ammetteva
l'anziano capo della nazione tibetana. «Ditemi cosa pensate si debba fare».
Alla discussione lui non ha partecipato per non influenzarne l'andamento. Alla
fine i presenti hanno riconfermato la piena fiducia nel loro leader e nella sua
proposta politica. Stavolta però, il mandato è a tempo. Non nei confronti della
sua persona, ma nei confronti della linea d'azione verso Pechino. «Se entro
breve non ci saranno progressi, prenderemo in considerazione altre opzioni,
compresa l'indipendenza», ha dichiarato il presidente del parlamento in esilio
Karma Choephel. NEGOZIATI SOSPESI Dunque, benché non abbiano avuto il
sopravvento, gli intransigenti hanno ottenuto che le loro istanze siano prese
in considerazione. Tanto più che, ha aggiunto Karma Choephel, almeno per ora
non saranno mandati altri negoziatori a Pechino, a meno che dalle autorità
centrali non arrivino chiare premilinari aperture. Sette round di colloqui fra
una delegazione tibetana e rappresentanti della Repubblica popolare non hanno
sinora prodotto alcun esito. Perciò, ha spiegato il presidente del parlamento,
«l'assemblea ha detto alla Kashag (il governo in esilio) che non ha senso
continuare il dialogo con Pechino». In sostanza i tibetani rilanciano la palla
nel campo avversario. Sta alla Cina fare un passo in
avanti se è interessata a tenere in piedi il fragile meccanismo di dialogo
esistente. È una scommessa basata sulla speranza in un miracolo, oppure hanno
qualche carta in mano che consente loro di alzare la posta? Il dubbio emerge da
uno scandalo spionistico che sta esplodendo a Pechino. Bi Hua, una dirigente
comunista con un ruolo di punta nella formulazione delle politiche sul Tibet, è
stata destituita dalla direzione dell'ufficio che si occupa dei rapporti con le
minoranze etniche. Il provvedimento è stato preso dopo la scoperta che dal suo
computer erano stati sottratti documenti riservati sulla trattativa con gli
inviati del Dalai Lama. Il sospetto, seppure non ufficialmente enunciato, è che
Bi Hua sia complice del furto. Il dossier trafugato sarebbe di estrema importanza.
Conteneva informazioni sulle concessioni che il governo cinese era disposto a
fare nel corso del negoziato e che non potevano per ora essere enunciate
apertamente. GA.B. ROMA gbertinetto@unita.it
( da "Avvenire" del 23-11-2008)
Argomenti: Cina
CRONACA 23-11-2008
«G8 dell'ambiente a Siracusa» CATANIA. «La riunione del G8 l'anno prossimo si
farà a Siracusa». Lo ha annunciato il ministro dell'Ambiente, Stefania
Prestigiacomo, venerdì a Catania per un convegno nell'ambito di Expobit. Le
nuove tecnologie per le fonti alternative e per il risparmio energetico
«saranno uno dei temi del G8, che vedrà riuniti i ministri dell'Ambiente degli
otto Paesi più industrializzati - ha spiegato la Prestigiacomo
a proposito del G8 che si terrà a fine aprile a Siracusa - ma anche quelli di
Paesi come India, Cina, Brasile, Messico, Sudafrica, Australia, Indonesia, Corea del
Sud, che saranno coprotagonisti dello sviluppo di domani. La Sicilia sarà al
centro del dibattito mondiale su temi che riguarderanno innanzitutto anche le
fonti rinnovabili oltre ai cambiamenti climatici».