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DOSSIER “CINA”

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Report "Cina"

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Indice delle sezioni

Cina (23)


Indice degli articoli

Sezione principale: Cina

Stefano zaino shanghai ( da "Repubblica, La" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Le Ferrari sono state annichilite, la Cina non è più una maledizione, il capolinea dei sogni, ma il definitivo trampolino per planare nella storia, il più giovane campione del mondo nel grande libro della Formula Uno. Shanghai ora è una parola che suona bene nelle orecchie di Hamilton.

I misteri del re delle mail spazzatura - jaime d'alessandro ( da "Repubblica, La" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e gli Stati Uniti. In base ai dati raccolti dalla Sophos, azienda specializzata negli anti virus, ormai il 90 percento delle mail indesiderate a livello mondiale provengono da pc del genere. E non è facile rintracciare i responsabili perché queste reti di computer, chiamate comunemente botnet, si attivano per pochi secondi e scompaiono dal Web dopo aver inviato il loro carico

Ma lewis parla già da re "non finirà come un anno fa" - paolo rossi shanghai ( da "Repubblica, La" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: L'accoglienza in Cina com'era stata, nel paddock? "Normale, come al solito". Sa cosa aveva detto Briatore di lei? Un gran giocatore che fa azioni spettacolari ma senza i gol. "Ripeto, nulla sapevo e nulla m'importa". E del sorpasso di Massa a Raikkonen? "Inevitabile".

Hamilton e i fantasmi del passato il mondiale può perderlo solo lui - (segue dalla prima di sport) dal nostro inviato ( da "Repubblica, La" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: fantasmi del passato il Mondiale può perderlo solo lui McLaren super in Cina: all'ultimo gp con lo stesso vantaggio del 2007 (SEGUE DALLA PRIMA DI SPORT) DAL NOSTRO INVIATO stefano zaino L'inglese che arriva a San Paolo con sette punti di vantaggio su Raikkonen e dilapida tutto. Il destino a volte è curioso, certi corsi e ricorsi sono sconcertanti: Hamilton saltella sul podio cinese,

Dalle gomme al ritmo gara, la ferrari non c'è - shanghai ( da "Repubblica, La" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Domenicali osserva: "Le gomme qui in Cina erano le stesse della Germania. Ma potrebbe non essere sufficiente come spiegazione". Si cercano altre cause per la sconfitta, i tecnici Ferrari sono al lavoro, forse non è giusto dare tutta la colpa agli pneumatici, magari c'è di più e conviene scoprirlo in fretta.

Il ragazzo che portò la luce nel Malawi ( da "Unita, L'" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: uscito claudicante da 35 anni di dittatura del feroce Kamuzu Banda e con una democrazia ancora in erba. Per di più, per scelte politiche legate alla Guerra Fredda, fino a pochi mesi fa, il Malawi era uno dei pochi paesi del continente a non avere relazioni commerciali con la Cina ma solo con Taiwan. segue a pagina 10.

Un futuro affollato per la Luna Dopo la Cina ora ci vuole andare l'India ( da "Unita, L'" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: come la Cina, vuole mostrare di esserci. Anche nello spazio. Anche sulla Luna. Perché - come la Cina - attraverso le missioni nello spazio vuole proporsi sempre più come potenza emergente sulla Terra. E non si tratta di una mera volontà di intenti. Nel 2011 o al più tardi nel 2012 partirà verso la Luna un altro razzo indiano,

Il reddito pro capite è di 170 dollari ( da "Unita, L'" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, dopo che il Malawi aveva commerciato per 40 anni solo con Taiwan. Ma per i 14milioni di abitanti, l'economia reale è ancora ancorata nel passato, con un reddito pro-capite che non supera i 170 dollari. Oltre la metà della popolazione si trova sotto la soglia di povertà assoluta (dati Onu), mentre al Malawi spetta il primato di paese con la più alta incidenza di malati di Aids

Gelmini, Bondi, Prestigiacomo: quando i ministri fanno harakiri ( da "Unita, L'" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: quando a sfilarsi da Kyoto sono stati Paesi come Stati Uniti, India e Cina". Tutto questo è un autogol strepitoso e inquietante. Un ministro che in fondo dice che, vista l'aria generale, meglio non preoccuparsi troppo dell'Ambiente, e aggiunge di non essere in grado di arrivare in tempo per rispettare i parametri del pacchetto-clima.

Vertice mondiale sulla crisi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: 8 allargato a Cina e India "in tempi brevi" Vertice mondiale sulla crisi Salvataggi: in Germania le più alte emissioni di titoli di Stato Un vertice degli 8 Grandi, allargato a Cina e India e ad altre economie chiave, si terrà in tempi brevi (forse entro novembre) negli Stati Uniti per affrontare la crisi finanziaria globale.

Bush: un summit per dare risposte ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: convocato un G8 a livello di capi di Stato e di Governo allargato a Cina, India e Brasile per discutere di riforme sistemiche: "Ospiterò questo incontro in tempi brevi- ha detto Bush- saranno rappresentati sia i Paesi sviluppati che gli emergenti. E insieme lavoreremo per modernizzare i sistemi finanziari dei nostri Paesi, per essere certi che una crisi come questa non si presenti più".

CINA/2 ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-10-19 - pag: 8 autore: CINA/2 Accordo sul nucleare con il Pakistan La Cina contribuirà alla costruzione di due nuove centrali nucleari in Pakistan, Paese dotato di un arsenale nucleare. Lo lo ha reso noto il ministro degli Esteri di Islamabad, Shah Mahmood Qureshi.

CINA/1 ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: CINA/1 Latte alla melamina, mea culpa del premier In un'intervista alla rivista Science, il premier cinese Wen Jiabao ha ammesso che il suo Governo è in parte responsabile per lo scandalo del latte alla melamina e ha espresso "grande dispiacere" per l'emergenza che ha causato la morte di quattro bambini e malori a circa 54mila minori.

Conti: L'Europa non può fare da sola ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: che consentono di offrire soluzioni a nazioni quali la Cina. "Investimenti in questi Paesi generano riduzioni molto superiori che in Europa e le prossime politiche dovrebbero mantenere o rafforzare simili meccanismi – afferma. – Non dare rilevanza a queste possibilità mi pare una scelta miope".

Atenei aperti a studenti cinesi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Lanciato a Pechino il progetto di Italia-Cina Atenei aperti a studenti cinesi MILANO. è stato lanciato ufficialmente venerdì a Pechino il progetto UnItalia di collaborazione fra istituzioni universitarie italiane e cinesi, creato dalla Fondazione Italia- Cina, presieduta da Cesare Romiti, e già presentato mercoledì alla Farnesina.

Clima, sul pacchetto Ue l'Italia chiede un anno ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e Stati Uniti, i grandi emettitori di anidride carbonica e i grandi spreconi di energia. La posizione italiana ha già diversi alleati. Lo stesso Paese che aveva proposto il pacchetto 20-20-20, la Germania, è diviso. Ma la posizione dubbiosa dell'Italia trova anche alleati insospettabili anche dentro la Commissione europea di Bruxelles.

I settori sotto esame ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Sono Russia,Cina,Australia i Paesi dove l'alimentare made in Italy piace di più, oltre agli Usa. Negli Stati Uniti il rafforzamento del dollaro rispetto all'euro non è stato penalizzante come ci si attendeva: "Ciò che abbiamo perso in quantità è stato recuperato in valuta".

MACCHINE UTENSILI ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, India, Russia, Brasile, Medio Oriente. La sostanziale stasi del mercato interno (nel 2008 dovrebbe essere +4,4, mentre nel 2007 era stata del 22,4%) è la cartina di tornasole delle difficoltà delle industrie italiane: la crisi finanziaria, la mancanza di fiducia inducono a stare fermi e non fare investimenti.

Fotomodellini di Las Vegas ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Barbieri compie il primo di tantissimi viaggi in Cina, in epoca non sospetta, non facile, quando bisognava aver messo un po' più a fuoco la situazione per capire che l'orizzonte del futuro era là, in Oriente, in quelle città in crescita vertiginosa. In quelle metropoli che parlavano soprattutto di noi, dell'Europa, e di quello che non riuscivamo più essere per mancanza di spazio,

L'ora del nuovo multilateralismo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Dovremmo prendere in considerazione un nuovo Gruppo-guida che includa Brasile, Cina, India, Messico, Russia, Arabia Saudita, Sudafrica e gli attuali membri del G-7, con incontri periodici e un continuo dialogo formale e informale. Ma non dovrà semplicemente sostituire il G-7 con un nuovo G-14 fisso: sarebbe solo un utilizzo ribattezzato dei vecchi metodi.

Birmania, le mie prigioni ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: che anticipò di un anno la strage di piazza Tienanmen, in Cina – la studiosa decide di raccogliere l'eredità di suo padre, il generale che firmò l'indipendenza della Birmania, e di entrare in politica. "Non è cambiato niente dal mio rilascio– dice a Clements nella sua casa di Rangoon –

Chi vigila sui principi contabili ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Sudafrica, Australia, Giappone e Cina) in base al loro background tecnico-professionale. Il presidente è, dal 1Úgennaio 2001, sir David Tweedie. Tra i Paesi extra Ue che hanno adottato i principi Ias/Ifrs emessi dallo Iasb ci sono Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Corea, Brasile, Canada, India e Cina.

La ministra "climalterata" ( da "AprileOnline.info" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: di aspettare America e Cina pur di non agire. Si riaffaccia concretamente l'idea dell'Europa a due velocità: quella avanzata di coloro che vogliono procedere subito con la decisione unilaterale e vincolante di ridurre, entro il 2020, le emissioni climalteranti del 20% e quella arretrata, guidata da Berlusconi che considera una sciagura che l'Europa proceda da sola e pensa che l'


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Stefano zaino shanghai (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 20-10-2008)

Argomenti: Cina

Sport STEFANO ZAINO SHANGHAI dal nostro inviato Lo sguardo al cielo sul podio. Spiega, Hamilton: "Dio oggi era al mio fianco, come sempre". Mistico. Forse ne ha bisogno. Un'arma in più per esorcizzare certi fantasmi, scacciare i sortilegi, eliminare tutti gli incubi. La prima impresa è riuscita: cancellare la sindrome cinese. Quella che ti fa buttare via un Mondiale già vinto, che ti fa impantanare nella ghiaia, che non ti permette di arrivare al traguardo, primo atto del grande suicidio iridato, lo champagne di nuovo in frigorifero, mentre sul podio più alto di Shanghai festeggia Raikkonen. Che disastro quel giorno, dodici mesi fa. Ieri lo champagne ha potuto sgorgare a fiumi. Le Ferrari sono state annichilite, la Cina non è più una maledizione, il capolinea dei sogni, ma il definitivo trampolino per planare nella storia, il più giovane campione del mondo nel grande libro della Formula Uno. Shanghai ora è una parola che suona bene nelle orecchie di Hamilton. Ma i fantasmi non sono finiti, ce n'è un altro e si chiama Brasile, l'altro capitolo dell'harakiri. SEGUE A PAGINA VIII DI SPORT.

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I misteri del re delle mail spazzatura - jaime d'alessandro (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 20-10-2008)

Argomenti: Cina

Cronaca Si chiama Lance Atkinson e ha 26 anni: un terzo dei messaggi indesiderati che riceviamo sono opera sua Ricercato a livello internazionale il pirata informatico era già stato multato per oltre 2 milioni di dollari I misteri del re delle mail spazzatura L'hacker ha inviato ben 10 miliardi di messaggi non voluti al giorno JAIME D'ALESSANDRO Alla fine lo hanno individuato, rintracciandolo pochi giorni fa a Pelican Waters nel Queensland, zona nord ovest dell'Australia. Si tratta di Lance Atkinson, di appena 26 anni e originario della Nuova Zelanda. Stando alla Federal Trade Commission statunitense sarebbe il più pericoloso pirata informatico in circolazione, capace di inviare ben 10 miliardi di mail indesiderate al giorno. Il che significa 115 mila e 741 messaggi al secondo. Tanti, anzi tantissimi. E ora una società di ricerca che da anni analizza il fenomeno, la SpamHaus, sostiene che da Atkinson proveniva un terzo di tutte le mail spazzatura in circolazione su Internet. In pratica aveva messo in piedi il sistema di messaggi spazzatura più vasto mai apparso sul World Wide Web. Adesso lo stanno cercando un po' tutti, dalla polizia federale australiana al Federal Bureau of Investigation americano, fino al Dipartimento degli Affari Interni neozelandese. Ma, secondo quanto riportato dal The Sydney Morning Herald, Lance Atkinson sarebbe scappato senza lasciare tracce fin da giovedì scorso. In realtà per la Federal Trade Commission è una vecchia conoscenza. Già nel 2005, quando aveva solo 23 anni, gli era stata appioppata una multa da due milioni e 200 mila dollari mai pagata per aver dato vita un altro sistema simile da dove partivano milioni e milioni di mail che pubblicizzavano prodotti di erboristeria. Alla multa della Federal Trade Commission vanno aggiunti i 176 mila dollari americani richiesti dal Dipartimento degli Affari Interni neozelandese per aver inondato le caselle di posta dei suoi compatrioti con due milioni di messaggi al giorno. Parecchi in un Paese abitato da quattro milioni e mezzo di persone. Questa volta però Atkinson ha superato se stesso. Il tutto grazie a una rete di computer zombie, controllati a distanza all'insaputa dei legittimi proprietari, che contava circa 35 mila unità sparse fra la Nuova Zelanda, l'India, la Cina e gli Stati Uniti. In base ai dati raccolti dalla Sophos, azienda specializzata negli anti virus, ormai il 90 percento delle mail indesiderate a livello mondiale provengono da pc del genere. E non è facile rintracciare i responsabili perché queste reti di computer, chiamate comunemente botnet, si attivano per pochi secondi e scompaiono dal Web dopo aver inviato il loro carico di messaggi di posta elettronica. Grazie a una rete così ramificata, infrangendo una discreta quantità di leggi iniziando dal Can-Spam Act approvato negli Stati Uniti nel 2003 proprio per contrastare il fenomeno dei messaggi spazzatura, Lance avrebbe incassato diversi milioni di dollari derivanti dalle commissioni sulla vendita della merce pubblicizzata dalle sue mail. I messaggi di posta infatti riportavano l'indirizzo web di alcuni siti ospitati su server cinesi dove si potevano acquistare i prodotti di erboristeria. Che poi venivano spediti in realtà dall'India, mentre società cipriote e georgiane incassavano i soldi. O almeno è questa la ricostruzione fatta dalla Federal Trade Commission. Atkinson avrebbe operato insieme a un'altra persona, il texano Jody Smith. Di lui si sa poco o nulla, se non che la polizia americana lo sta cercando. Nel frattempo i beni dell'HerbalKing group, così è stato ribattezzato il formidabile duo dello spam, sono stati congelati.

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Ma lewis parla già da re "non finirà come un anno fa" - paolo rossi shanghai (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 20-10-2008)

Argomenti: Cina

Sport Gioco di squadra Campione se evita gli errori dell'anno scorso: "Ormai ho imparato la lezione" Ma Lewis parla già da re "Non finirà come un anno fa" Il gioco di squadra non mi scandalizza Inevitabile che Felipe abbia sorpassato Kimi, se Kovalainen mi fosse stato davanti avremmo fatto lo stesso PAOLO ROSSI SHANGHAI dal nostro inviato Per dirla con Briatore, adesso Hamilton è nella classica posizione dell'attaccante solo davanti alla porta: deve solo mettere la palla dentro. Lewis, ha vissuto il gp che tutti i piloti vorrebbero avere in carriera. "Sarebbe facile ora dire che è stata una vittoria scontata". Diciamolo: lo ammettono anche alla Ferrari. "Beh, è andata liscia in partenza alla prima curva. Una delle mie migliori partenze, ho fatto pochi errori e ho dovuto solo mantenere la concentrazione". Perché Ron Dennis le ha chiesto di fare attenzione, via radio? "è stato difficile mantenere la concentrazione. Dopo il secondo pit-stop eravamo abbastanza sicuri della vittoria". Si è preso la rivincita su tutto quel che hanno detto di lei dopo il Giappone. "Ho trascorso la settimana senza leggere di Formula Uno sui giornali né guardare i servizi televisivi. Questo mi ha consentito di evitare distrazioni e di risparmiare energie. E poi ho fatto altro". Può dirci cosa? "Sono stato con la mia famiglia". L'accoglienza in Cina com'era stata, nel paddock? "Normale, come al solito". Sa cosa aveva detto Briatore di lei? Un gran giocatore che fa azioni spettacolari ma senza i gol. "Ripeto, nulla sapevo e nulla m'importa". E del sorpasso di Massa a Raikkonen? "Inevitabile". Però gli ordini di scuderia sono vietati, lei adesso avrebbe potuto avere nove punti di vantaggio. "Non ho molto da dire. Sono un team e, dal mio punto di vista, hanno fatto quello che avrebbe fatto Kovalainen con me se mi fosse stato davanti. Giocano insieme, hanno fatto un buon lavoro". Ed ora? "Un altro passo verso il sogno, mio e della squadra alla quale va sempre il mio ringraziamento di cuore. Ho sette punti di vantaggio e manca una sola gara: i numeri dicono che le cose stanno andando come lo scorso anno". Però poi l'anno scorso il finale non è stato felice, per lei. "Stavolta la situazione è molto diversa". Ha lo stesso vantaggio del 2007 su Raikkonen. Ron Dennis ha detto di non essere superstizioso. "Abbiamo le possibilità di fare un gran lavoro". Che cosa si aspetta? "Che questi due ragazzi, Felipe e Kimi, spingano l'acceleratore al massimo". E lei? Darà battaglia o cambierà approccio? "Ho già detto di aver capito la lezione dell'anno scorso". Ed infatti sempre Ron Dennis ha anticipato l'intenzione di lasciare la doppietta alla Ferrari, naturalmente in cambio del Mondiale. "Dobbiamo portare a termine la gara, so che prepareremo bene la macchina. Finora tutto è andato al meglio e quindi non vediamo perché debba andare male. Faremo sicuramente del nostro meglio. E speriamo che Dio sia con noi, come lo è stato questa settimana".

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Hamilton e i fantasmi del passato il mondiale può perderlo solo lui - (segue dalla prima di sport) dal nostro inviato (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 20-10-2008)

Argomenti: Cina

Sport Hamilton e i fantasmi del passato il Mondiale può perderlo solo lui McLaren super in Cina: all'ultimo gp con lo stesso vantaggio del 2007 (SEGUE DALLA PRIMA DI SPORT) DAL NOSTRO INVIATO stefano zaino L'inglese che arriva a San Paolo con sette punti di vantaggio su Raikkonen e dilapida tutto. Il destino a volte è curioso, certi corsi e ricorsi sono sconcertanti: Hamilton saltella sul podio cinese, parla di Dio e subito gli fanno notare che il vantaggio all'ultima gara è lo stesso, di sette punti sempre si tratta, cambia solo l'avversario, tuta rossa ma Massa di cognome, un pilota che ha pure lo scomodo vantaggio di correre in casa. Basta di nuovo un quinto posto (e non un settimo come nel 2007), un piccolo sforzo, ma la paura di vincere, il braccino che prende il tennista ma pure il pilota di Formula 1 potrebbe di nuovo segnare la differenza in negativo. Hai voglia di dire che la scaramanzia non esiste, al pensiero trema tutta l'Inghilterra e non solo la McLaren, allo stesso modo in cui ci si aggrappa la Ferrari. Lo spontaneo Domenicali, il capo di Maranello, non riesce a fingere: "M'immagino un Hamilton teso, con tanta pressione addosso. Sa di avere il titolo in mano, lo sente ad un passo e comincia ad aver paura. Mentre Massa non ha nulla da perdere, vince e compie il miracolo". Quando sei disperato, è chiaro, ti attacchi a tutto e la Ferrari non si vergogna, tanto più che Hamilton ha già imboccato una volta quel tunnel e potrebbe ricascarci. Solo che questa volta non pare averne alcuna intenzione. "Il mio stato d'animo rispetto a dodici mesi fa è completamente diverso. Nel 2007 arrivavo in Brasile come un pugile suonato, reduce dalla tremenda botta rimediata in Cina, ora invece mi sento carico, sicuro di me, convinto delle mie capacità e della forza della mia macchina. Sono reduce da una grande vittoria, il mio morale è a mille". In più c'è pure l'esperienza, perché chi si è già scottato una volta, al fuoco fa più attenzione. Sentire Dennis, il boss McLaren, per credere: "La Ferrari in Brasile faccia pure la sua doppietta, non c'interessa nulla. Stavolta noi pensiamo solo al Mondiale. Hamilton deve fare quattro punti, li porterà a casa". I fantasmi ci sono, ma il pilota inglese, almeno a parole, ha trovato il modo di combatterli. Resta da vedere come si comporterà nel momento che conta, quando la resa dei conti sarà arrivata, il Mondiale snocciolerà i suoi ultimi giri. Il fattore campo avrà certamente un suo peso, ma il sentimentale Hamilton ha un antidoto anche per questo: "Massa avrà tanti tifosi, è un pilota leale, se li merita, ma io avrò la mia famiglia. Mi è sempre stata vicino, vale più di qualsiasi altra cosa". Non bastasse, ecco un altro aiuto. L'Hamilton politicamente corretto non si fa mai mancare le iperboli: "Ho un team fenomenale, lavora tutto per me, farebbe andare forte chiunque. Qui mi ha fatto sentire a mio agio sin dall'inizio, mi ha lasciato tranquillo, rilassato, l'ideale per uno che è vicino al suo primo titolo mondiale. Capiterà così anche in Brasile". Insomma la storia fu scritta e per lui, dopo un anno di veleni per la spy story e la guerra con Alonso, fu molto amara, ma c'è sempre il tempo di riscriverla, come un consumato revisionista. L'incubo Brasile aleggia ancora sulla sua testa, ma Hamilton non vede l'ora di buttarlo dalla finestra. "La Ferrari è forte, in Brasile potrebbe andare più veloce di noi, ma io per la prima volta potrei decidere di accontentarmi". La posta in palio è troppo alta. Il suo idolo Alì sul ring amava vincere per kappao, anche a lui piace un sacco. Ma le classifiche si fanno con i punti. Se l'arbitro ti alza il braccio, è fatta. Il Mondiale è tuo. Ventiquattro anni a gennaio. Il più precoce trionfatore di sempre.

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Dalle gomme al ritmo gara, la ferrari non c'è - shanghai (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 20-10-2008)

Argomenti: Cina

Sport Dalle gomme al ritmo gara, la Ferrari non c'è Massa spera ancora: "Ho sbagliato due rigori, ora devo segnare sempre" Raikkonen: "Normale aver rallentato per far passare il mio compagno Questo voleva la mia squadra" SHANGHAI dal nostro inviato Un'immagine calcistica per far capire quanto la situazione si sia complicata. Massa il brasiliano s'immagina nella finale della Coppa del Mondo. "Ho già sbagliato due rigori, i miei avversari hanno segnato. Ora io devo battere il terzo, non posso più fallire. E devo far gol anche nel quarto e nel quinto. Ma non basta ancora: bisogna pure sperare che il mio rivale li spedisca tutti fuori". Già, il quadro, conseguenza diretta del disastro Ferrari di ieri, è tremendo. Massa si aggrappa al miracolo, al suo Brasile, alla spinta dei propri tifosi. Massa è deluso. Sperava di giocarsi meglio le proprie chance. "Abbiamo faticato tutto il weekend, non siamo mai riusciti a trovare il giusto bilanciamento della vettura. A volte c'era sottosterzo, in altre sovrasterzo. E poi il grip, le gomme non avevano aderenza, scivolavo da tutte le parti. E ancora la velocità: eravamo lenti, impossibile reggere il ritmo di Hamilton, l'unica cosa era limitare i danni. Portiamo a casa ottimi punti per il titolo costruttori, io e Raikkonen siamo finiti sul podio, di più non si poteva fare". Quello di Hamilton è stato un dominio assoluto. Solo una volta in questa stagione si era vista la Ferrari così in difficoltà, il 20 luglio ad Hockenheim, guardacaso la domenica dell'ultima vittoria dell'inglese della McLaren. Domenicali osserva: "Le gomme qui in Cina erano le stesse della Germania. Ma potrebbe non essere sufficiente come spiegazione". Si cercano altre cause per la sconfitta, i tecnici Ferrari sono al lavoro, forse non è giusto dare tutta la colpa agli pneumatici, magari c'è di più e conviene scoprirlo in fretta. Domenicali non vuole sentire parlare di resa: "Noi lotteremo sino all'ultimo metro, non molliamo. Siamo in testa alla classifica costruttori e intanto cerchiamo di portarci a casa quel titolo. Anche sui piloti però nutriamo delle speranze. Vogliamo mettere Massa nelle condizioni di vincere la gara, Raikkonen può finire secondo, a quel punto faremo i conti. E se l'impresa non sarà bastata, ci complimenteremo con Hamilton". Guai ad alzare bandiera bianca. Massa, pensando al tifo che troverà in Brasile, è il paladino di questa parola d'ordine. "I miei sono sostenitori speciali, possono darti una spinta enorme. Negli ultimi due anni ad Interlagos avevo la macchina più veloce e in entrambe le occasioni avrei potuto vincere facilmente. E' la prima volta che un brasiliano si gioca un titolo iridato a San Paolo e già la cosa mi riempie d'orgoglio. Non dovessi farcela, mi resterà la soddisfazione di averci provato". Dovrà chiedere aiuto a Raikkonen, che ieri, nell'ordine di scuderia, ha assolto in pieno il suo compito. Qualcuno per quel finto sorpasso al giro 49 si è scandalizzato, Domenicali ha subito ricordato il precedente McLaren di quest'anno, proprio ad Hockenheim. "Kovalainen fece passare Hamilton ed era giusto. Lui aveva più probabilità di vincere la gara. Lo stesso discorso vale per Massa. Lui è ancora in corsa, Raikkonen no. In uno sport di squadra esistono i giochi di squadra". Inutile essere ipocriti. Lo sostiene anche Raikkonen: "Sapevo ciò che il team voleva da me, è normale aver rallentato di 2 secondi al giro per aspettare Massa. Nel mio Mondiale quel sorpasso non cambiava nulla". La beffa è che potrebbe non servire a niente. (s. z.).

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Il ragazzo che portò la luce nel Malawi (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 20-10-2008)

Argomenti: Cina

Leonardo Sacchetti Per gli abitanti di Kasungu, nell'area tribale Mastala del Malawi, il "figlio del vento" non è certo il soprannome del velocista Usa Carl Lewis. No, nel villaggio africano di Kasungu, quando si parla del "figlio del vento" si parla solo di William Kankwamba. Il Malawi è uno degli stati più poveri dell'Africa, uscito claudicante da 35 anni di dittatura del feroce Kamuzu Banda e con una democrazia ancora in erba. Per di più, per scelte politiche legate alla Guerra Fredda, fino a pochi mesi fa, il Malawi era uno dei pochi paesi del continente a non avere relazioni commerciali con la Cina ma solo con Taiwan. segue a pagina 10.

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Un futuro affollato per la Luna Dopo la Cina ora ci vuole andare l'India (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 20-10-2008)

Argomenti: Cina

Di Pietro Greco Verso la fine dello scorso mese di settembre il taikonauta Zhai Zhigang è stato il primo cinese a effettuare una passeggiata nello spazio. Nel 2003 la Cina è stato il terzo paese, dopo l'Unione Sovietica (e la sua erede, la Federazione russa) e gli Stati Uniti d'America ad aver inviato autonomamente un proprio astronauta nello spazio. E ora nei progetti di Pechino c'è la Luna. Queste la tappe, a grandi linee: allunaggio di un'astronave cinese senza uomini a bordo entro il 2012; missione di andata e di ritorno (con prelievo di campioni) di un'astronave senza uomini a bordo entro il 2015; sbarco sulla Luna di astronauti cinesi forse entro il 2017; inizio dell'estrazione mineraria di elio-3 (un isotopo dell'elio indispensabile per la fusione nucleare sicura e poco costosa) dalla superficie lunare entro il 2024. La fonte energetica potrebbe rivelarsi utile anche per la stazione orbitale che la Cina vuole collocare nello spazio. Una stazione orbitale cui sembra interessata anche la Nasa americana, dopo i recenti attriti politici tra Washington e Mosca che mettono perlomeno a rischio la collaborazione tra le due storiche superpotenze dello spazio (quando lo shuttle sarà mandato in pensione, gli astronauti americani si ritroveranno nei prossimi anni, a poter viaggiare nello spazio solo a bordo di astronavi russe). La corsa alla Luna - oltre agli Stati Uniti, che contano di ritornare con propri uomini sul satellite naturale della terra entro il 2020 e oltre alla Russia, che conta di arrivarci per la prima volta addirittura nel 2015 - ha dunque un altro protagonista. Ma non è il solo. Anche l'India ha un suo programma lunare. Tra mercoledì e domenica prossima, infatti dall'isola di Sriharikota, nel Golfo del Bengala, verrà lanciato in orbita Chandrayaan-1 (che in sanscrito significa "lunanave- 1"). Il razzo realizzerà la prima "missione lunare" indiana, andando a posizionarsi in orbita intorno al satellite naturale, dove orbiterà per almeno due anni, mappando la superficie lunare e rilevando gli effetti di un oggetto ad alto impatto che si prenderà cura di spedire dall'alto contro la roccia del nostro satellite. Anche l'India non è un nuovo arrivato nello spazio. Anzi il suo sistema satellitare "remote sensing" con sette satelliti correlati tra loro è già il più grande al mondo e il suo sistema di 11 satelliti per comunicazione è il più grande dell'Asia. Ma, come nota la rivista Nature in un suo recente reportage, il lancio dello Chandrayaan-1 verso la Luna indica che anche l'altro grande paese asiatico ha grandi ambizioni spaziali. Legati non solo a progetti che - come le comunicazioni e il "remote sensing" hanno immediate ricadute economiche - ma anche a missioni di prospettiva, scientifica, tecnologica e - per così dire - astro politica. L'India, come la Cina, vuole mostrare di esserci. Anche nello spazio. Anche sulla Luna. Perché - come la Cina - attraverso le missioni nello spazio vuole proporsi sempre più come potenza emergente sulla Terra. E non si tratta di una mera volontà di intenti. Nel 2011 o al più tardi nel 2012 partirà verso la Luna un altro razzo indiano, che porterà con sé Chandrayaan-2, un satellite costruito in compartecipazione con la Russia che ha il medesimo obiettivo dei cinesi: trovare i siti dove si nasconde l'elio-3. Nel 2014 spedirà un satellite, Aditya, verso il Sole e nel 2015 l'India realizzerà la sua prima missione marziana. Naturalmente senza uomini a bordo. Ma New Delhi non esclude di portare a termine una missione lunare con uomini a bordo. Magari in collaborazione con la Russia o con gli stati Uniti. In fondo nel settembre 2007 il direttore dell'americana Nasa, Michael Griffin, e il leader dei programmi spaziali indiani, Pallava Bagla, hanno dichiarato: "India e Stati Uniti non sono in gara per andare verso la Luna. Potrebbero andarvi insieme". Presto la Luna diventerà un luogo affollato. Da qui a venti anni potrebbe essere ripopolato da ospiti americani, russi, cinesi, indiani, europei e anche giapponesi e coreani. Il che dimostra come e quanto la Terra è cambiata. Il mondo della ricerca scientifica e delle frontiere tecnologiche è sempre più un mondo multipolare. È una grande opportunità per il nostro vecchio pianeta, se la sapremo cogliere.

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Il reddito pro capite è di 170 dollari (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 20-10-2008)

Argomenti: Cina

Provate a cercare su Internet notizie sul Malawi e scoprirete un'enormità di pagine web. Le prime 30 pagine sono tutte relative a notizie riguardanti la cantante Madonna e la volta che adottò, extralegalmente, un bambino in questo paese africano. Per il resto: poca roba. La Repubblica del Malawi si trova affacciato sull'omonimo lago, stretta tra il Mozambico, la Tanzania e lo Zambia. Retta col pugno di ferro, dal 1963 al '97, dal presidente vitalizio Kamusu Banda, questa repubblica sta tentando di approdare alla democrazia dopo tre tornate elettorali condizionate da brogli e scontri fratricidi. L'attuale presidente, Bingu wa Mutharika, si trova a gestire le enormi ricchezze naturali del Paese (tabacco, cotone, zucchero, tè), tra cui le miniere di uranio e di altri materiali utili per la costruzione di microchip. E lui ad aver aperto le porte dell'economia nazionale alla Cina, dopo che il Malawi aveva commerciato per 40 anni solo con Taiwan. Ma per i 14milioni di abitanti, l'economia reale è ancora ancorata nel passato, con un reddito pro-capite che non supera i 170 dollari. Oltre la metà della popolazione si trova sotto la soglia di povertà assoluta (dati Onu), mentre al Malawi spetta il primato di paese con la più alta incidenza di malati di Aids dell'Africa (14,2% secondo i dati di qualche anno fa). La scheda.

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Gelmini, Bondi, Prestigiacomo: quando i ministri fanno harakiri (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 20-10-2008)

Argomenti: Cina

I ministri si fanno del male, sono in opposizione con i loro ministeri, smontano anziché costruire, finiscono in vortici negativi da cui non sanno esattamente come si fa a uscire. Negli ultimi giorni il governo Berlusconi può vantare una serie di autogol abbastanza rilevanti, e piuttosto curiosi. Il primo fra tutti è quello di Mariastella Gelmini, ministro della Pubblica Istruzione. Non è tanto la protesta degli studenti in tutta Italia il punto, quanto il fatto che la sua riforma va a tagliare, ridimensionare e sminuire l'importanza proprio della scuola. Un tempo nelle vecchie logiche democristiane, anche i ministri peggiori si inventavano qualcosa per dimostrare che i loro ministeri erano importanti, che tutto doveva essere in espansione (anche quando non poteva esserlo), che se c'erano tagli, questi tagli venivano compensati da altro. Ma ora tutto è cambiato. Sembrano, più che dei ministri, dei commissari liquidatori. Gelmini ha dato il meglio si sé con tutta una serie di tagli che riducono anche il suo ruolo, e che dimostrano quanto poco importi a questo governo di scuola e istruzione: adozione del maestro unico, la revoca del tempo pieno, il taglio agli organici e agli orari di lezione, il blocco del turnover, la chiusura dei plessi scolastici nei piccoli centri. Soprattutto la chiusura dei plessi e i tagli a orari e agli organici sono un ridimensionamento che un tempo un ministro, per il proprio ministero, non avrebbe mai accettato. E il caso della Gelmini non è isolato. Venerdì Stefania Prestigiacomo, ministro dell'Ambiente, ha rilasciato un'intervista dal Corriere della sera che sembrava abbastanza surreale. Di fronte alle critiche di Stavros Dimas, il ministro per l'Ambiente europeo, che ha ritenuto inattendibili le stime delle ricadute economiche sulle industrie italiane del "Pacchetto clima energia" proposto dalla Commissione europea, Stefania Prestigiacomo non ha esitato ad ammettere una sorta di impossibilità a fare il proprio mestiere di ministro dell'Ambiente e ha detto: "le stime presentate dal nostro Paese non sono "pessimistiche" bensì "le più realiste". Non ce la facciamo ad arrivare in tempo per il pacchetto clima". Aggiungendo poi che comunque: "Non ha senso che ci si faccia carico noi dell'inquinamento del mondo, quando a sfilarsi da Kyoto sono stati Paesi come Stati Uniti, India e Cina". Tutto questo è un autogol strepitoso e inquietante. Un ministro che in fondo dice che, vista l'aria generale, meglio non preoccuparsi troppo dell'Ambiente, e aggiunge di non essere in grado di arrivare in tempo per rispettare i parametri del pacchetto-clima. Ovvero, siamo pronti a fallire nei nostri obiettivi, certo, ma non è colpa nostra. Perché è colpa, a quanto si può capire, del solito ministro predecessore Alfonso Pecoraro Scanio. Nell'elenco degli autogol in soli due giorni, c'è anche un terzo caso, quello del ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi, che non trova di meglio che dare sferzate a iniziative culturali, celebri, consolidate, e famose nel mondo. Un caso per tutti quello del Maggio Musicale Fiorentino. Due giorni fa Bondi interviene a un convegno sulla "Cultura e il Made in Italy". E a proposito dei tagli che la finanziaria impone agli enti lirici, se ne esce con una frase bizzarra: "In Italia nella musica abbiamo due punte di eccellenza, il teatro alla Scala di Milano e l'orchestra sinfonica Santa Cecilia di Roma. Ebbene concentriamo il grosso delle risorse su di loro. Possibile che lo Stato debba ripianare sempre i loro debiti? Cambiamo sistema: concentriamo il grosso delle risorse su Roma e Milano. Se poi altre importanti città d'Italia vogliono un loro teatro d'Opera, allora il Comune o la Regione dimostrino il loro amore per il teatro, ne facciano un vanto per la loro città e facciano dunque uno sforzo conseguente, perché, secondo me, lo Stato potrà pure fare la sua parte, ma non è giusto che paghi sempre tutto". L'attacco indiretto di Bondi a una celebre istituzione musicale, conosciuta in tutto il mondo, ha qualcosa di autenticamente autolesionista. Le proteste a Firenze si sono fatte sentire, ma il problema serio è che queste parole suonano più come un attacco al comune di Firenze, che è di centro-sinistra (contro Roma e Milano che non lo sono), piuttosto che una vera preoccupazione per i bilanci del Maggio Musicale Fiorentino. E ancora una volta un ministro è pronto a rinunciare e a dichiarare una incapacità del proprio dicastero: che sia di bilancio, che sia tempo perso, che sia di cecità ideologica, poco importa. Importa che i tre ministri del governo Berlusconi hanno fatto, e stanno facendo harakiri come se non fossero i veri responsabili dei loro ministeri. Ma soprattutto dimostrando uno zelo autentico nell'osservare, come sentinelle impaurite, regole e tagli di Giulio Tremonti.

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Vertice mondiale sulla crisi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2008-10-19 - pag: 1 autore: Dopo le richieste europee via libera di Bush al summit del G-8 allargato a Cina e India "in tempi brevi" Vertice mondiale sulla crisi Salvataggi: in Germania le più alte emissioni di titoli di Stato Un vertice degli 8 Grandi, allargato a Cina e India e ad altre economie chiave, si terrà in tempi brevi (forse entro novembre) negli Stati Uniti per affrontare la crisi finanziaria globale. George W. Bush, accogliendo le richieste di Nicolas Sarkozy a nome degli altri leader europei, lo ha annunciato ieri a Camp David, in occasione del vertice Usa-Ue. Intanto in Europa i piani governativi per i salvataggi delle banche e delle imprese coinvolte nella crisi finanziaria avranno effetti sui conti pubblici. Il debito di molti Paesi è destinato a crescere; l'Italia nell'area euro è il Paese meno coinvolto. Si calcola in particolare che la Germania nel 2009 dovrà di molto incrementare l'emissione di titoli di Stato, togliendo lo storico primato dell'Italia come maggiore emittente. Servizi u pagine 3-5 Accordo transatlantico. Il presidente americano George W.Bush accoglie a Camp David Nicolas Sarkozy, presidente di turno del Consiglio Ue, e Manuel Barroso, presidente della Commissione Ue REUTERS GLOBAL VIEW. è l'ora di un vero multilateralismo Robert Zoellick u pagina 10 l'articolo prosegue in altra pagina.

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Bush: un summit per dare risposte (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-19 - pag: 5 autore: LA GRANDE CRISI AMERICA ED EUROPA A CONFRONTO Bush: un summit per dare risposte Al vertice Usa-Ue la Casa Bianca accoglie la richiesta di Sarkozy e Barroso Mario Platero NEW YORK. Dal nostro corrispondente Dalla teoria alla pratica: dopo innumerevoli polemiche e congetture su come riorganizzare la governance finanziaria mondiale, George W. Bush per gli Stati Uniti e Nicolas Sarkozy e Manuel Barroso, per l'Unione Europea, hanno fatto ieri a Camp David il primo passo verso una Bretton Woods II. E hanno raggiunto un'intesa:in tempi brevi,forse entro novembre, quasi certamente a New York, forse alle Nazioni Unite, sarà convocato un G8 a livello di capi di Stato e di Governo allargato a Cina, India e Brasile per discutere di riforme sistemiche: "Ospiterò questo incontro in tempi brevi- ha detto Bush- saranno rappresentati sia i Paesi sviluppati che gli emergenti. E insieme lavoreremo per modernizzare i sistemi finanziari dei nostri Paesi, per essere certi che una crisi come questa non si presenti più". "La crisi è iniziata a New York, bisogna trovare una soluzione a New York. Insieme dobbiamo ricostruire un capitalismo che sia più rispettoso dell'uomo, del Pianeta, delle generazioni future - ha aggiunto Sarkozy - E chiudere con un capitalismo ossessionato dai guadagni a breve. Abbiamo una crisi globale, troviamo una risposta globale". Se gli europei mettono l'accento sul multilateralismo e sulla risposta "globale",Bush ha messo l'accento sulle riforme nei singoli Paesi. Un esempio delle differenze che ci sono ancora fra Europa e Stati Uniti e di come alcune proposte europee restino inaccettabili per Stati Uniti e Giappone. Il primo ministro britannico Gordon Brown, ad esempio, chiede un approccio drastico alle sfide aperte dalla paralisi delle banche e dei mercati. Ha proposto una riforma del sistema capitalistico mondiale attraverso la creazione di nuovi meccanismi per controllare le posizioni delle prime trenta banche mondiali. Vuole maggiore trasparenza e controllo per il mercato dei derivati, legare le remunerazioni dei manager ai risultati di lungo termine, un'esperienza nella gestione del rischio per i consiglieri di amministrazione di importanti gruppi. Auspica sistemi per proteggere la liquidità delle banche e moderare allo stesso tempo la formazione di bolle speculative. Una serie di proposte molto tecniche e concrete, dunque. Alcune, ad esempio quelle per i controlli dei compensi, coincidono con richieste analoghe già imposte dal Tesoro americano. Altre restano controverse. Tanto più che Sarkozy, latore delle proposte di Brown nella discussione di ieri, si è spinto persino più in là: ha chiesto di discutere l'idea di un nuovo sistema sistema valutario e di riformare le agenzie per la valutazione del credito. Del resto il punto centrale degli accordi di Bretton Woods, stabilì la parità del dollaro in un sistema a cambi fissi che resse fino al 1971, quando si passò a un sistema di cambi flessibili. Quelle europee di ieri sono dunque proposte rivoluzionarie, accolte per ora con molta prudenza a Washington. Per il diverso approccio al capitalismo sulle due sponde dell'Atlantico. Ma anche perché Bush sarà in uscita il 20 gennaio e già il 4 novembre conosceremo il nome del prossimo Presidente. Bush sa di non potersi impegnare più di tanto. L'obiettivo è quello di finalizzare gli accordi entro giugno quando, al prossimo G8, ospitato dall'Italia si lancerà il "Nuovo Ordine". Se Usa e Ue hanno raggiunto un'intesa, quella per il vertice, è stato l'Onu ad offrirsi come "padrino" dell'iniziativa: "Tenere il vertice alle Nazioni Unite, simbolo del multilateralismo, presta legittimità internazionale" ha detto il Segretario Generale Ban Ki-moon. Ma le posizioni, come si è detto, per ora restano lontane sul piano della sostanza. L'America rifiuta l'idea di meccanismi che finirebbero per controllare anche le banche americane. Anche perché, sia questa Amministrazione che quella entrante, si confronteranno con un'opinione pubblica istintivamente sospettosa del multilateralismo e dell'Onu in particolare. mario.platero@ilsole24ore.com AFP Incontro a Camp David. George W. Bush (a sinistra) accoglie il presidente francese Nicolas Sarkozy nella sua residenza in Maryland per discutere della crisi finanziaria internazionale.

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CINA/2 (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-10-19 - pag: 8 autore: CINA/2 Accordo sul nucleare con il Pakistan La Cina contribuirà alla costruzione di due nuove centrali nucleari in Pakistan, Paese dotato di un arsenale nucleare. Lo lo ha reso noto il ministro degli Esteri di Islamabad, Shah Mahmood Qureshi. L'intesa rientra nei dodici accordi sottoscritti tra i due Paesi durante la visita a Pechino del presidente pakistano Asif Ali Zardari, conclusasi giovedì. Zardari si recherà in Cina "ogni tre mesi, per promuovere l'integrazione economica tra i due Paesi", ha riferito Qureshi, annunciando che le compagnie cinesi hanno promesso investimenti per un miliardo di dollari in Pakistan entro giugno.

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CINA/1 (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-10-19 - pag: 8 autore: CINA/1 Latte alla melamina, mea culpa del premier In un'intervista alla rivista Science, il premier cinese Wen Jiabao ha ammesso che il suo Governo è in parte responsabile per lo scandalo del latte alla melamina e ha espresso "grande dispiacere" per l'emergenza che ha causato la morte di quattro bambini e malori a circa 54mila minori. "Benché i problemi riguardino le aziende, anche il Governoè responsabile", ha detto, promettendo controlli più severi. Diverse aziende cinesi sono accusate di aver aggiunto melamina, sostanza usata anche per produrre plastica e pitture, per far sì che il latte impoverito dai processi industriali risultasse ricco di proteine ai controlli di qualità.

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Conti: L'Europa non può fare da sola (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-10-19 - pag: 20 autore: L'amministratore delegato Enel parla di emissioni con gli esperti di Harvard Conti: "L'Europa non può fare da sola" Marco Valsania NEW YORK. L'amministratore delegato di Enel Fulvio Conti è a Boston per partecipare al Comitato consultivo sul programma di economia dell'ambiente dell'Università di Harvard, con cui l'azienda ha avviato un collaborazione donando cinque milioni di dollari. E da qui, da questo ascoltato centro di sviluppo di "policy", Conti interviene nel teso dibattito sulle politiche per ridurre l'effetto serra, sul superamento del Protocollo di Kyoto e sul controverso pacchetto 20-20-20 dell'Unione europea. Per il progetto europeo, il suo appello è di una minore rigidità, di tenere in considerazione l'impatto sui singoli Paesi per evitare che sia sproporzionato. "Credo che sia corretto l'invitodel Governo italiano a riconsiderare gli obiettivi dati nel pacchetto ", dice. "L'Europa da sola non può risolvere problemi globali "; gli interventi devono coinvolgere "altre parti del mondo ". E in Italia "siamo già particolarmente efficienti ", ulteriori sforzi "hanno un costo marginale molto più alto e un impatto sulla competitività del sistema italiano". In termini di allocazione di emissioni tra i singoli Paesi, inoltre, "ha valso il peso politico ". Queste distorsioni, che rischiano di essere perpetuate dal pacchetto, "vanno curate, di là dal costo economico stimato". Conti,per combattere l'effetto serra come problema globale, ha a cuore strategie di trasferimento tecnologico, anche con Paesi non europei dove la battaglia alle emissioni dell'effetto serra può essere molto efficace: strumenti quali il Clean development mechanism e la joint implementation, che consentono di offrire soluzioni a nazioni quali la Cina. "Investimenti in questi Paesi generano riduzioni molto superiori che in Europa e le prossime politiche dovrebbero mantenere o rafforzare simili meccanismi – afferma. – Non dare rilevanza a queste possibilità mi pare una scelta miope". Ma per farlo dobbiamo avere un ritorno economico, ottenere crediti che possiamo utilizzare a fronte di emissioni pur ridotte in Europa. A Harvard l'amministratore delegato dell'Enel ha avuto modo di confrontarsi ad ampio raggio con esperti di politiche climatiche e ambientali in un momento particolare. "Si va verso la definizione del post-Kyoto", ricorda, affrontando la sfida del coinvolgimento di paesi quali Stati Uniti, Brasile, Cina e India, "estremamente importante se vogliamo avere economie carbon free". Gli Stati Uniti, inoltre, sono alla vigilia di elezioni presidenziali nelle quali "entrambi i candidati si sono espressi a favore della lotta al cambiamento climatico". Tra gli aspetti discussi, c'è stata la possibilità per gli Usa di adottare misure quali un sistema di "cap and trade" delle emissioni. Più in generale, è stato affrontato il nodo della necessità di "sistemi trasparenti di gestione e allocazione degli impegni tra singoli settori e Paesi". Per l'Italia, Conti insiste anche sull'importanza di muoversi verso un nuovo mix energetico. Un mix che sappia far leva sul carbone e nucleare. "Insistiamo su questo per superare la fragilità del sistema energetico nazionale – conferma – che è sbilanciato sulla produzione di energia dal gas. Altri Paesi hanno mix più equilibrati e meno costosi ". Il carbone oggi vuole dire innovazione, "carbone pulito sul quale l'Enel sta lavorando con impegni finanziari e tecnologici non indifferenti ". è possibile, assicura, "arrivare a impianti a carbone senza emissioni nel 2020 o 2030". mvalsania@ilsole24ore.us DISTORSIONI La proposta di Bruxelles ha effetti sulla competitività "Meglio la collaborazione tra Paesi e il trasferimento delle tecnologie".

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Atenei aperti a studenti cinesi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-10-19 - pag: 20 autore: Formazione. Lanciato a Pechino il progetto di Italia-Cina Atenei aperti a studenti cinesi MILANO. è stato lanciato ufficialmente venerdì a Pechino il progetto UnItalia di collaborazione fra istituzioni universitarie italiane e cinesi, creato dalla Fondazione Italia- Cina, presieduta da Cesare Romiti, e già presentato mercoledì alla Farnesina. Alla fiera dell'educazione di Pechino, il China Education Expo, aperta nella capitale cinese, hanno partecipato 18 università italiane, sotto la bandiera di UnItalia, il cui compito è quello di fornire "supporto e promozione al sistema universitario italiano all'estero, proprio a partire dalla Cina" come ha detto Alberto Ortolani, il direttore del progetto e della Fondazione Italia-Cina. Dal febbraio di questo anno 13 università hanno aderito al progetto: Politecnico di Torino, Politecnico di Milano, Università degli studi di Torino, Università degli studi di Milano, Università Bocconi, Università Cattolica del Sacro Cuore, Alma Mater Studiorum Università di Bologna, Scuola superiore degli studi universitari e di perfezionamento Sant'Anna di Pisa, Università degli studi di Firenze, Università degli studi di Perugia, Università per stranieri di Siena, Università La Sapienza di Roma, Università degli studi Tor Vergata, Università degli studi di Roma Tre, Università della Calabria. L'obiettivo è reclutare eccellenze cinesi da formare negli atenei del nostro Paese e da inserire poi presso le nostre aziende, in Italia o in Cina. Lo scambio sarà favorito dall'erogazione di borse di studio, finanziate dalla Fondazione Cariplo, per un totale di 1.360 mensilità, i cui destinatari saranno selezionati dalle università cinesi. Proprio la Fondazione Cariplo ha investito nel progetto UnItalia 2 miliardi di euro, poiché "oggi che il mondo è globalizzato le persone non sono più solo italiane, ma bisogna superare i confini per aprirsi al mondo" nelle parole del vicepresidente della Fondazione, Mariella Enoc. "è un grosso salto di qualità nell'offerta universitaria a studenti cinesi - ha detto l'ambasciatore Riccardo Sessa –, l'Italia sta recuperando posizioni che le spettano di diritto per la propria storia nei confronti della Cina". I numeri forniti dall'ambasciata d'Italia a Pechino evidenziano un cambiamento: nel 2003 gli studenti cinesi immatricolati nel nostro Paese erano 104, nel 2006 sono diventati mille e lo scorso anno 1800. Attualmente si trovano nel nostro Paese 5mila studenti cinesi. INFOPHOTO Il presidente. Cesare Romiti.

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Clima, sul pacchetto Ue l'Italia chiede un anno (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-10-19 - pag: 20 autore: Ambiente. Domani la Prestigiacono al Consiglio dei ministri di Lussemburgo Clima, sul pacchetto Ue l'Italia chiede un anno Serve più tempo per verificare il rapporto tra costi e benefici Jacopo Giliberto MILANO Servirà un anno per fare i conti sul pacchetto europeo "clima- energia" e verificarne la validità. è la proposta italiana che domani e martedì sarà dibattuta al Lussemburgo dal Consiglio europeo dei ministri dell'Ambiente. Per l'Italia, Stefania Prestigiacomo. Visti i dubbi italiani, nei giorni scorsi era stato deciso di dare ai Paesi europei ancora un paio di mesi, sino a fine anno, per studiare gli impatti economici del pacchetto; ma l'Italia ha qualcosa da aggiungere: facciamo una verifica continua, in divenire, dei costi e soprattutto dell'efficacia della proposta europea –questa la posizione italiana – adeguandola e piegandola a mano a mano che ci saranno novità e risultati. Il pacchetto "clima-energia", detto anche 20-20-20 perché prevede entro il 2020 una riduzione del 20% delle emissioni di anidride carbonica, un ricorso del 20% alle fonti rinnovabili di energia e un aumento del 20%dell'efficienza energetica (più il 10% di uso di biocarburanti),è ritenuto dall'Italia troppo vincolante e pesante: stando ai dati diffusi poche settimane fa (e soltanto su insistenza italiana) dalla Commissione di Bruxelles, i sovraccosti sarebbero pesantissimi. Più di 18 miliardi di euro l'anno per la sola Italia, esclusi i sovraccosti indotti. Che cosa dirà domani e martedì Prestigiacomo ai suoi colleghi ministri? Dirà che la cosa più importante è verificare l'efficacia del pacchetto 20-20-20. L'Italia è dispostissima a fare sacrifici, anche importanti, se ciò servirà a difendere il clima del mondo. Ma bisogna evitare un collasso economico europeo senza che ci sia alcun beneficio ambientale. C'è tempo fino a dicembre per verificare meglio cifre e costi, in modo da adottare il pacchetto entro la fine dell'anno. è la cosiddetta clausola di revisione imposta dall'Italia nei giorni scorsi: senza questo primo cenno di flessibilità, l'Italia avrebbe posto un veto insuperabile al pacchetto 20-20-20 che avrebbe messo in difficoltà l'immagine della presidenza francese di turno della Ue ( presidenza che scade a fine anno) e del Parlamento europeo uscente (le elezioni in primavera), i quali vogliono chiudere i loro mandati con una vittoria politica. L'Italia vuole di più. L'analisi costi-efficacia del pacchetto Ue "non può essere conclusa in modo definitivo entro la fine del 2008 – afferma l'Italia – e sarà necessario assicurare un'analisi costi- efficacia su un arco di tempo non inferiore a 12-15 mesi". L'Italia sta proponendo che l'intero pacchetto 20-20-20 sia flessibile nel tempo. Adeguandolo a mano a mano che se ne vedranno i risultati. Per esempio, un cambiamento incoraggiante sarebbe se al pacchetto europeo si avvicinassero (ipotesi per ora remota) India, Cina e Stati Uniti, i grandi emettitori di anidride carbonica e i grandi spreconi di energia. La posizione italiana ha già diversi alleati. Lo stesso Paese che aveva proposto il pacchetto 20-20-20, la Germania, è diviso. Ma la posizione dubbiosa dell'Italia trova anche alleati insospettabili anche dentro la Commissione europea di Bruxelles. Se il commissario all'Ambiente, il greco Stavros Dimas, contesta la posizione italiana, la commissaria alla Concorrenza, l'olandese Neelie Kroes, ha chiesto un confronto interno fra i commissari per verificare la veridicità dei dati diffusi da Bruxelles e i rischi di mazzate alla competività dell'Europa. http://ec.europa.eu/environment/ climat/home_en.htm Il programma della Commissione Ue sulla difesa del clima.

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I settori sotto esame (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-10-19 - pag: 19 autore: I settori sotto esame ALIMENTARE è considerato un settore anticiclico, ma nel 2009 anche l'alimentare non sfuggirà alla recessione: secondo le previsioni la produzione avrà un segnale negativo,-0,5% a parità di giornate lavorate, contro un +0,5 previsto per il 2008.A tenere è solo l'export, anche se in misura ridotta rispetto a quest'anno: +6% in valuta e +2% in quantità, contro rispettivamente un +10% e +3% del 2008. Crescerà di poco, quindi il fatturato: 120 miliardi di euro è la stima 2008, 122 è la previsione 2009 (gli addetti diretti sono 400mila, quelli indiretti altri 200mila). "Il mercato interno è in forti difficoltà. La grande distribuzione rappresenta ormai l'80%e c'è una forte pressione sulle imprese per vendere in promozione. Ormai le promozioni rappresentano il 45% della produzione, a volte le aziende vendono anche sottocosto.I margini quest'anno sono stati ridotti anche del 30 per cento", dice Daniele Rossi, direttore di Federalimentare. A soffrire di più sonoi prodotti freschi da banco, dai prosciutti ai formaggi. Il parmigiano reggiano ha chiesto lo stato di crisi. Nell'export i prodotti che funzionano meglio sonoi vini, i dolci, i cereali. Bene gli insaccati, specialmente i salami e c'è stata una forte crescita dell'olio.Sono Russia,Cina,Australia i Paesi dove l'alimentare made in Italy piace di più, oltre agli Usa. Negli Stati Uniti il rafforzamento del dollaro rispetto all'euro non è stato penalizzante come ci si attendeva: "Ciò che abbiamo perso in quantità è stato recuperato in valuta". IMAGOECONOMICA.

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MACCHINE UTENSILI (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-10-19 - pag: 19 autore: MACCHINE UTENSILI Continua a crescere. E questo è già positivo, in un Paese dove il Pil 2009 è previsto con il segno meno. Il settore delle macchine utensili il prossimo anno dovrebbe aumentare la produzione dell'1,4%,risultatodi un +2,1 dell'export e di un +0,5%sul mercato interno, nonostante il terzo trimestre abbia avuto un calo degli ordini del 17,4 per cento. Sono dati ben più magri rispetto ad una produzione di +5,3 nel 2008 e che era aumentata del 16,6 nel 2007. "Due anni fa abbiamo avuto un andamento record. Mantenere un trend positivo anche in questa fase recessiva per noi è comunque soddisfacente", dice Giancarlo Losma,presidente dell'Ucimu, l'associazione dei costruttoriitaliani di macchine utensili, il cuore della metalmeccanica italiana (30mila addetti, 6,1 miliardi di fatturato). A tirare è soprattutto l'export:non l'Europa o gli Usa, spiega il presidente, ma i mercati emergenti, Cina, India, Russia, Brasile, Medio Oriente. La sostanziale stasi del mercato interno (nel 2008 dovrebbe essere +4,4, mentre nel 2007 era stata del 22,4%) è la cartina di tornasole delle difficoltà delle industrie italiane: la crisi finanziaria, la mancanza di fiducia inducono a stare fermi e non fare investimenti. Bisognerebbe intervenire: e Losma sollecita ammortamenti liberi per gli acquisti di macchinari ad alta tecnologia e un fondo per incentivare la formazione dei manager che si occupano di internazionalizzazione. IMAGOECONOMICA.

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Fotomodellini di Las Vegas (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ARTE data: 2008-10-19 - pag: 51 autore: Obiettivo ambiguo Fotomodellini di Las Vegas di Laura Leonelli incerta e per questo ci assomiglia la città fotografata è da Olivo Barbieri, una città vista dall'alto, fuori fuoco, se non per una piccola porzione di fotogramma perfidamente riconoscibile. E dopo Roma, Shanghai e Siviglia è incerta e bella anche Las Vegas, protagonista della mostra "Site specific. Las Vegas 05", esposta, tanto per rendere confusi anche i riferimenti geografici, a San Francisco, nel Museo di Arte Moderna, fino al 4 gennaio. Una città che si può spostare, senza radici nè fondamenta,come fosse un'istallazione temporanea, quasi un modellino che riduce, comprime e soffoca ogni slancio di autenticità. Barbieri ha scelto di osservare questa miniatura, anche in formato film 35 mm, dall'alto, in volo, una decisione presa all'indomani dell'11 settembre, "quando – racconta il fotografo – volare non era più un gesto di libertà, ma quasi di disobbedienza civile ". Come era stato, anni prima, nel 1978 all'inizio della carriera di questo straordinario autore, la scelta di fotografare di notte. Altra disobbedienza stilistica. Altra inversione ottica. Altro spostamento di visuale per guardare meglio, per essere più vicini ai movimenti in corso. Dieci anni dopo, nel 1989, Barbieri compie il primo di tantissimi viaggi in Cina, in epoca non sospetta, non facile, quando bisognava aver messo un po' più a fuoco la situazione per capire che l'orizzonte del futuro era là, in Oriente, in quelle città in crescita vertiginosa. In quelle metropoli che parlavano soprattutto di noi, dell'Europa, e di quello che non riuscivamo più essere per mancanza di spazio, di riserve energetiche e storiche. E allora ecco che Pechino, Hong Kong, Shanghai, Tokyo, Osaka nelle immagini pirotecniche di Barbieri sono diventate delle vere città da esportazione, in movimento dal Vecchio Mondo a quello nuovo. Uno slittamento spettacolare, una deriva di continenti che ha frantumato lo "specifico" di ogni paesaggio, trasformandolo in una realtà complessa, ancora difficile da capire e da ridurre in solo scatto. Barbieri, disubbidendo di nuovo alle regole terrestri e territoriali della fotografia, ha preso le distanze, ha preso un aereo e ha ripreso dall'alto. E per rimettere ogni dato in ordine, per recuperare tutto quello che aveva visto in questi anni, Olivo ha scelto Las Vegas, una città giovanissima per i canoni occidentali, un po' luna park,un po' museo,tra una Torre Eiffel e le Piramidi. 1 "Olivo Barbieri. Site specific. Las Vegas 05", San Francisco, The Museum of Modern Art, fino al4 gennaio 2009. Gli scatti "deformati" di Olivo Barbieri presi sorvolando la capitale del divertimento negli Stati Uniti Dall'alto. Una foto di Olivo Barbieri esposta a S. Francisco.

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L'ora del nuovo multilateralismo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI data: 2008-10-19 - pag: 10 autore: GLOBAL VIEW ORGANISMI STRATEGICI Il G-7 non basta più, serve un Gruppo-guida che includa anche i Paesi emergenti e sia in grado di affrontare gli eventi, soprattutto anticipandoli L'ora del nuovo multilateralismo S ettembre e ottobre si rivelano i mesi più duri di un anno difficile: il caos sui mercati finanziari, creditizi e immobiliari; la volatilità dei prezzi alimentari ed energetici e il loro impatto su povertà e malnutrizione; l'ansia per la crescita economica globale. Gli eventi più recenti potrebbero rappresentare una svolta critica per molti Paesi in via di sviluppo e, come sempre, sono quelli più poveri ad essere i più esposti. Dappertutto si levano voci contro il libero mercato e critiche agli errori delle istituzioni governative. Una cosa è certa: non si può far tornare indietro l'orologio della globalizzazione. Ma dobbiamo imparare le lezioni del passato per costruire un futuro migliore, e ora il nostro imperativo è modernizzare il multilateralismo e i mercati per un'economia che cambia. Oggi la globalizzazione e i mercati rispecchiano gli enormi cambiamenti nell'informatica, nei flussi commerciali e finanziari, nella mobilità del lavoro, nell'interconnessione globale e nell'emergere di nuove forze competitive. Nuovi poteri economici sono in ascesa e diventano protagonisti del sistema globale e chiedono di avere sempre più voce in capitolo. I mercati finanziari e gli imprenditori continueranno a essere i motori principali della crescita e dello sviluppo globali. Ma la finanza dei Paesi più sviluppati, in particolare degli Stati Uniti, ha mostrato evidenti debolezze e ha subìto enormi perdite. L'architettura internazionale disegnata per affrontare questi eventi sta scricchiolando. Il nuovo multilateralismo, per adattarsi ai tempi che stiamo vivendo, dovrà essere una rete flessibile, non una struttura fissa. Dovrà far rendere al massimo le potenzialità delle interconnessioni e delle istituzioni, pubbliche e private, ed essere orientato a una soluzione pragmatica dei problemi che rafforzi la cultura della cooperazione. Questo nuovo multilateralismo deve forgiare un senso di responsabilità condivisa per dare solidità alla politica economica globale e deve coinvolgere i protagonisti dell'economia. Dobbiamo ridefinire il multilateralismo economico nel senso più globale, oltre i temi tradizionali della finanza e degli investimenti. Oggi l'energia, i cambiamenti climatici, la stabilizzazione di nuovi Paesi, fragili e nati da conflitti, sono anche questioni economiche di fondo. Fanno già parte dell'agenda internazionale sulla sicurezza e l'ambiente, devono entrare anche in quella del multilateralismo economico. Il nuovo multilateralismo si baserà sulle leadership nazionali e la cooperazione. Ma il G-7 non è più sufficiente, serve un nuovo tipo di Gruppo, con un nucleo di ministri finanziari che si assumano le responsabilità di anticipare i temi chiave, condividere le informazioni, valutare gli interessi comuni, mobilitare gli sforzi per la soluzione dei problemi, superare le divergenze. Dovremmo prendere in considerazione un nuovo Gruppo-guida che includa Brasile, Cina, India, Messico, Russia, Arabia Saudita, Sudafrica e gli attuali membri del G-7, con incontri periodici e un continuo dialogo formale e informale. Ma non dovrà semplicemente sostituire il G-7 con un nuovo G-14 fisso: sarebbe solo un utilizzo ribattezzato dei vecchi metodi. Il nuovo Gruppo sarà in continua evoluzione per adattarsi agli eventi, ma soprattutto dovrà cercare che i problemi globali non siano più o meno rattoppati dopo che diventano evidenti, ma anticipati. Il Gruppo- guida dovrà continuare a lavorare tramite istituzioni internazionali ben definite, ma in questo modo potranno essere meglio affrontate insieme le questioni sovranazionali. Così come la crisi finanziaria è diventata internazionale a causa delle interconnessioni, così anche le riforme dovranno essere multilaterali, attraverso il Final Stability Forum allargato,l'Fmi e il Gruppo- guida, in modo che le questioni legate alla supervisione finanziaria siano trattate in un contesto multilaterale sempre più largo. La nuova rete multilaterale dovrà anche collegare i temi dell'energia e del clima. I mercati energetici internazionali ora sono molto disordinati: c'è bisogno di una rete globale di scambio tra i grandi produttori e consumatori di energia. Potrebbe emergere un interesse comune alla gestione di una fascia di prezzi che cerchi di conciliare i vari interessi in una transizione verso strategie di sviluppo a uso meno intenso di combustibili fossili, una gamma più ampia di offerta, una maggiore sicurezza internazionale. I nuovi strumenti potranno anche portare a un accordo sui cambiamenti climatici. Sono necessari nuovi meccanismi per la riforestazione e contro la deforestazione, lo sviluppo e la rapida diffusione di nuove tecnologie, il supporto finanziario ai Paesi poveri, i nuovi mercati delle emissioni. Il Gruppo-guida dovrà contribuire a queste iniziative su energia e ambiente, collaborando con l'Onu nella stesura e l'attuazione di un nuovo trattato sul clima. Affrontare la crisi economica sarà una delle maggiori responsabilità del prossimo Presidente americano. Ma non è un compito che riguardi solo gli Stati Uniti. Il multilateralismo è un mezzo per risolvere i problemi con i Paesi intorno a un tavolo per discutere insieme azioni costruttive. Il destino ora ci offre un'opportunità sotto forma di necessità: la modernizzazione del multilateralismo e dei mercati. di Robert Zoellick PRESIDENTE DELLA BANCA MONDIALE.

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Birmania, le mie prigioni (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: CULTURA E CIVILTA data: 2008-10-19 - pag: 49 autore: Storie di donne / 1 Birmania, le mie prigioni Chi è il simbolo della lotta non violenta per i diritti umani? Cosa diceva alla sua gente prima di essere nuovamente incarcerata? Un libro-intervista ad Aung San Suu Kyi di Lara Ricci Q ual è il pensiero di Aung San Suu Kyi, caparbia figlia di un generale ucciso divenuta il simbolo della lotta non violenta per la democrazia? Cosa diceva alle persone che, sfidando la repressione, continuavano a radunarsi davanti alla sua casa per sentirla parlare oltre le sbarre? E dove trova la forza per resistere agli arresti domiciliari, cui è stataconfinata per la maggior parte degli ultimi diciannove anni? La mia Birmania, in arrivo nei prossimi giorni in Italia, è un incontro con una don-na straordinaria per semplicità, forza e lucidità. Un capo di governo regolarmente eletto e mai insediatosi che continua a combattere per portare la democrazia promessa. Alan Clements, giornalista, primo monaco buddista americano, testimone dei massacri compiuti dalla giunta militare birmana all'inizio degli anni Novanta, le ha posto tutte le domande che potremmo volerle fare (e anche di più). Le hai poi raccolte in un libro che è la trascrizione fedele di colloqui avvenuti tra l'ottobre 1995 e il giugno del 1996. Allora Aung San Suu Kyi era stata rilasciata da quattro mesi dopo i sei anni di prigionia che hanno seguito la plebiscitaria vincita delle elezioni da parte del suo partito e la successiva repressione ordinata dalla dittatura al potere dal 1962 che, in una mossa politica mai chiarita, aveva deciso di riaprire le urne. In quei mesi Aung San Suu Kyi –laureata in lettere a Oxford, sposata con un compagno di università britannico, 43 anni, due figli e una vita passata all'estero – era a Rangoon per assistere la madre malata. Diciotto giorni dopo una carneficina di pacifici dimostranti passata alla storia come il massacro dell'8-8-88(otto agosto 1988) –che anticipò di un anno la strage di piazza Tienanmen, in Cina – la studiosa decide di raccogliere l'eredità di suo padre, il generale che firmò l'indipendenza della Birmania, e di entrare in politica. "Non è cambiato niente dal mio rilascio– dice a Clements nella sua casa di Rangoon –. Il mondo deve sapere che siamo ancora prigionieri del nostro stesso Paese". Pur essendo"figlia dell'esercito"e pur ritenendo le forze armate necessarie a proteggere uno Stato, Aung San Suu Kyi ha sempre rifiutato di ricorrere alla violenza: "Se il movimento democratico dovesse affermarsi con la forza delle armi la gente continuerebbe a pensare che alla fine vince sempre il più forte, e questo non favorirebbe la democrazia". E ancora: "Se si vuole cambiare un sistema in cui la forza è lecita, allora bisogna mostrare che il lecito è forza". Non violenza, però, significa azione, non passività, non accettazione supina, continua a ripetere. "Il buddismo impegnato è compassione attiva, non si tratta di starsene seduti dicendo "soffro per loro"", spiega parlando della sua religione. "Il karma è azione. In ogni momento sei tu a creare il tuo karma". "Ho speranza perché mi impegno". Aung San Suu Kyi è uno dei massimi esempi del potere degli inermi, per dirla con VÁclav Havel. Quando parla le sue frasi sono semplici, mai dogmatiche, ma la sua saggezza è limata da una continua riflessione. Sa che sta parlando a tutti, anche agli analfabeti, anche ai suoi nemici. "Ai militari vorrei chiedere: "Perché siete tanto arrabbiati con noi?"". "In questo Paese c'è bisogno di fare molte domande. E di darsi anche delle risposte, da mettere in pratica. Dopo tutto Buddha non accettava lo status quo senza metterlo in dubbio ". "Sono consapevole di avere meno paura di molti altri birmani. Penso dipenda dal fatto che sono vissuta in società libere per gran parte della vita, e che quindi il timore verso l'autorità non è diventato un'abitudine"."Tutti qui in Birmania vogliono sicurezza e libertà. Libertà dal bisogno e dalla paura, libertà di poter seguire le proprie inclinazioni. La libertà vera non può esistere senza sicurezza". "Oggi c'è molta mancanza di fiducia,a questo si collega la paura. La mancanza di fiduciaè un autentico male sociale". è molto difficile denunciare i soprusi senza far temere a uno dei più numerosi eserciti del mondo in proporzione alla popolazione che se si farà da parte non andrà incontro alla vendetta popolare. Aung San Suu Kyi incoraggia la gente a concentrarsi sui fatti più che sugli individui. "Deve esserci una differenza tra assassino e omicidio,bisogna riuscire a vedere oltre il soggetto". è contraria a personalizzare la politica e quando accusa il regime non fa nomi. "Concentrarsi sugli individui è una forma di politica molto bassa". Ma riconciliare un Paese implica anche riconoscere la verità, le sofferenze delle vittime: "devono avere la soddisfazione di sapere che non hanno sofferto inutilmente". "Mia madre non mi insegnò mai a odiare nemmeno gli assassini di mio padre". E quando si tratta di prendere le distanze, in aiuto viene anche la sua famosa ironia: "Ricordo una volta, ai primi tempi del regime, uno di loro disse: "Oh, quella gente che chiede i diritti umani, che cosa pretenderà poi, i campi per nudisti?"". Il programma di Anug San Suu Kyi per una Birmania democratica è molto semplice: leggi da far rispettare, sicurezza, istruzione, favorire le condizioni per alleggerire la mente e il corpo. Suu, come la chiamano i suoi amici, affida alla fine del libro un appello: "Non dovete dimenticare che il popolo birmano vuole la democrazia. Qualunque cosa dicano le autorità, è un fatto che la gente vuole la democrazia e non un regime autoritario che la priva anche dei diritti umani più basilari. Il mondo dovrebbe fare tutto il possibile per introdurre il sistema politico voluto dalla maggioranza dei cittadini birmanie per il quale tantissime persone hanno sa-crificato se stesse. La Birmania dovrebbe essere aiutata nel momento del bisogno. E un giorno auspichiamo di essere noi stessi nella condizione di poter aiutare gli altri". Il mondo, per ora, non è stato capace di fare molto per la Birmania. Solo inondare il suo leader eletto di premi, dal Nobel per la pace del 1991 alla Medaglia presidenziale per la libertà nel 2000, "rinfrescata" con quella d'oro del Congresso nel 2008, due massime onorificenze civili americane. La repressione è divenuta più dura, Suu nel '99 non ha potuto neppure assistere il marito morente né consolare i suoi figli. Le proteste pacifiche scoppiate tra il 19 agosto e l'ottobre 2007, definite la "rivoluzione zafferano" per l'ampiapartecipazione dei monaci, e ancora una volta duramente represse, confermano la tenace resistenza del Paese alla dittatura. Allora Aung San Suu Kyi è potuta compa-rire, per un istante, al cancello della sua casa. è stata la prima volta dal 2003. Piangeva chinando il capo in segno di rispetto verso i monaci. In agosto ha rifiutato un incontro autorizzato dal regime con l'inviato Onu Ibrahim Gabari, probabilmente in segno di protesta. Ora raramente vede qualcuno, fatta eccezione per l'avvocato e il medico, che il 14 settembre le ha dovuto fare una flebo per fare fronte a una grave malnutrizione. Una settimana fa l'ultimo appello del suo partito contro la sua detenzione. 1 Aung San Suu Kyi con Alan Clements, "La mia Birmania", trad. Alessandra Petrella, Corbaccio, Milano, pagg. 380, 18,60. In libreria dal 23 ottobre. Il 28 ottobre Clements sarà a Roma al Teatro Flaiano con Emma Bonino. Con straordinaria semplicità e lucidità racconta perché lotta e perché ha preferito l'arresto all'esilio Oltre le sbarre. Aung San Suu Kyi nel 1998, circondata dai membri del suo partito, parla alla folla riunitasi attorno alla sua abitazione. Poco dopo questi scatti di Gianni Pignat gli avventori furono dispersi e malmenati dall'esercito e i rullini (tranne questo) sequestrati.

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Chi vigila sui principi contabili (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: APPROFONDIMENTI data: 2008-10-19 - pag: 16 autore: Chi vigila sui principi contabili è la sigla corrispondente a Securities and exchange commission ed è la commissione statunitense di vigilanza sui mercati finanziari.è un'agenzia indipendente del Governo statunitense, istituita nel 1934 per vigilare sul mercato dei capitali e sugli abusi di posizione dominante negli anni immediatamente successivi alla Grande depressione del 1929. La Sec è composta da cinque commissari, nominati dal presidente degli Stati Uniti, di cui mai più di tre possono appartenere allo stesso partito (attualmente sono tre repubblicani e due democratici). La Sec ha anche poteri ispettivi e può intraprendere azioni legali sia nei confronti di singoli che di imprese per frode, falsi informazioni sociali, insider trading o violazioni delle leggi sulla sicurezza. Il sito web è: www.sec.gov Sta per Financial accounting standard board, cioè l'organismo tecnico che fa capo alla Financial accounting foundation,l'omologa statunitense dello Iasc. Istituito nel 1972, ha da allora il compito primario –conferitodalla Sec –di sviluppare gli Us Gaap (Generally accepted accounting principles), cioè i principi contabili statunitensi. Il suo compito non è solo redigere ex novo standard contabilio "ristrutturare" gli esistenti, ma anche promuoverne la diffusione nella società. è composto da cinque membri, eletti per cinque anni. Il presidente è Robert H. Herz. Il Fasb ha da anni in corso con lo Iasb un processo di avvicinamento contabile e di convergenza per uniformare i principie favorire la comparabilità dei bilanci tra le due sponde dell'Oceano. Il sito web è: www.fasb.org L'International accounting standard board– è stato istituito nel 2001 ed è l'organismo tecnico che fa capo alla fondazione di diritto privato Iasc. Ha il compito di elaborare e redigere il set di standard contabili internazionali che sono poi stati adottati dalla Commissione europea e recepiti nei singoli Stati Ue. I suoi 14 componenti (di cui 12 full time) sono espressione di otto diversi Paesi (Usa, Regno Unito, Francia, Svezia, Sudafrica, Australia, Giappone e Cina) in base al loro background tecnico-professionale. Il presidente è, dal 1Úgennaio 2001, sir David Tweedie. Tra i Paesi extra Ue che hanno adottato i principi Ias/Ifrs emessi dallo Iasb ci sono Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Corea, Brasile, Canada, India e Cina. Il sito web è: www.Iasb.org La Commissione europea è l'organismo che avvia il processo di omologazione dei principi contabili internazionali Ias/Ifrs all'interno dell'area comunitaria. Vi interviene attraverso due organismi di supporto. L'Efrag (European financial reporting advisory group)è l'organismo tecnico che "dialoga"con lo Iasb in fase di elaborazione degli standarde che è tenuto a un parere "competente" sulla coerenza dei principi ai regolamenti comunitari. è composto da 14 membri.L'Arc (Accounting regulatory committee)è l'organismo "politico" che interviene a monitorare la congruità degli standard con la struttura normativa comuniaria. I membri italiani sono Bankitalia, Consob, Tesoro e Isvap. Il sito Efrag è www.efrag.org.L'Arc non ha sito autonomo, ma informazioni sono reperibili nelle pagine del commissario al Mercato interno (www. ec.europa.eu/internal_market) L'Organismo italiano di contabilità)nasce dall'esigenza,avvertita dalle principali parti private e pubbliche italiane, di costituire uno standard setter nazionale dotato di ampia rappresentatività e capace di esprimere le istanze nazionali in materia contabile. è stato istituito a Roma nel 2001. I soci sono: Assirevi, Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, Abi, Andaf, Ania, Assilea, Assonime, Confagricoltura, Confapi, Confcommercio e Confindustria. Ha lo scopo di predisporre i principi contabili per le aziende non profit e le amministrazioni pubbliche, nazionali e locali. Coordinandosi con gli altri standard setter europei, fornisce il supporto tecnico per l'applicazione in Italia dei principi contabili internazionali e le direttive contabili. Il sito web è: www.fondazioneoic.it SEC Securities and exchange commission FASB Financial accounting standard board IASB International accounting standard board COMM. UE Commissione europea OIC Organismo italiano di contabilità.

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La ministra "climalterata" (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 20-10-2008)

Argomenti: Cina

Massimo Serafini, 20 ottobre 2008, 19:51 Politica Si riaffaccia concretamente l'idea dell'Europa a due velocità: quella avanzata di coloro che vogliono procedere subito con la decisione unilaterale e vincolante di ridurre, entro il 2020, le emissioni climalteranti del 20% e quella arretrata, guidata da Berlusconi, che considera una sciagura che l'Europa proceda da sola e pensa che l'ambiente sia solo un costo "Fermiamo ogni decisione sul clima per un anno", è stata la richiesta di Berlusconi all'Europa. Respinta con decisione dal commissario all'ambiente Dimas, la peggior ministra dell'ambiente che mai questo paese abbia mai avuto, ha minacciato nuovamente a nome di un improbabile armata brancaleone di paesi di dissociarsi e di porre il veto. Prima hanno falsato i conti poi da irresponsabili chiedono di aspettare America e Cina pur di non agire. Si riaffaccia concretamente l'idea dell'Europa a due velocità: quella avanzata di coloro che vogliono procedere subito con la decisione unilaterale e vincolante di ridurre, entro il 2020, le emissioni climalteranti del 20% e quella arretrata, guidata da Berlusconi che considera una sciagura che l'Europa proceda da sola e pensa che l'ambiente sia solo un costo. Il mandante di questa sciagurata posizione è la Confindustria, a cui evidentemente la cura di genere non ha giovato né al suo rinnovamento né al suo coraggio, ma solo ad una desolante continuità nel pensare che solo tagliando i costi del lavoro e dell'ambiente è possibile competere sui mercati globali Dietro la disputa sul prezzo delle "tre venti", che ha contrapposto numerosi ministri italiani al commissario all'ambiente Dimas, c'è questa sostanza. Giustamente Dimas fa notare al nostro governo che l'Italia è un paese ricco di sole e vento e quindi non dovrebbe protestare, ma essere contento che la direttiva europea sul clima obblighi i suoi stati membri ad aumentare del 20% nei prossimi dodici anni la produzione di elettricità e calore da queste fonti. Dovrebbe addirittura gioire che la direttiva obblighi gli stati membri , sempre nei prossimi 12 anni, a migliorare la propria efficienza del 20%. Quale straordinaria occasione, ci ricorda, per mettere a lavorare tante donne ed uomini ad eliminare gli sprechi energetici rendendo superfluo il 20% dell'energia che oggi ci è invece necessaria per illuminare, riscaldare e rinfrescare. Ed infine spingere il sistema produttivo ad anticipare quello del resto del mondo a liberarsi del carbonio, sapendo che i cambiamenti climatici imporranno a tutti questa scelta , non è solo un costo, ma un investimento che darà grandi vantaggi nel futuro. La stessa critica all'unilateralismo europeo, in nome della quale si chiede di rinviare le decisioni di un anno, non tiene conto della drammatica accelerazione avuta dal cambio di clima e dei ritardi invece con cui la politica lo affronta. Solo una scelta unilaterale praticata può rompere l'immobilismo che ha causato il fallimento di Kyoto, e costruire le condizioni per un accordo globale e vincolante il prossimo anno a Copenaghen, a cui è altrettanto decisivo che gli Usa siano rappresentati da Obama. Questi argomenti non hanno convinto né gli industriali né il loro "governo amico" i nostri "dinosauri". Per loro incentivare il fotovoltaico è un costo, meglio usare quelle risorse per il nucleare; stimolare con incentivi la popolazione a consumare meno energia solo soldi buttati e profitti in meno per Enel ed Eni, tanto che nelle scorse settimane hanno bocciato un emendamento dell'opposizione che prolungava di qualche anno la deduzione del 55% delle spese per riqualificare energeticamente la propria abitazione. Stanno trascinando il paese verso una crisi rovinosa, ben più grave di quella in cui l'hanno sospinta la crisi finanziaria e la recessione. Bisogna fermarli. Serve che all'Europa arrivi un segnale che c'è un'altra Italia che non vuole né sconti né moratorie, ma al contrario essere una protagonista delle tre venti su minori emissioni con maggiore efficienza e rinnovabili. Le opposizioni, quelle in parlamento e quelle che hanno sfilato l'11 ottobre si uniscano e diano questo segnale.

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