HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli www.mauronovelli.it
|
DOSSIER “CINA” |
|
T ARTICOLI DEL 20 ottobre 2008 #TOP
·
Articoli
Cina (23)
Stefano zaino shanghai
( da "Repubblica,
La" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Le Ferrari sono state annichilite, la Cina non è più una maledizione, il capolinea dei sogni, ma il definitivo trampolino per planare nella storia, il più giovane campione del mondo nel grande libro della Formula Uno. Shanghai ora è una parola che suona bene nelle orecchie di Hamilton.
I
misteri del re delle mail spazzatura - jaime d'alessandro
( da "Repubblica,
La" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e gli Stati Uniti. In base ai dati raccolti dalla Sophos, azienda specializzata negli anti virus, ormai il 90 percento delle mail indesiderate a livello mondiale provengono da pc del genere. E non è facile rintracciare i responsabili perché queste reti di computer, chiamate comunemente botnet, si attivano per pochi secondi e scompaiono dal Web dopo aver inviato il loro carico
Ma
lewis parla già da re "non finirà come un anno fa" - paolo rossi
shanghai ( da "Repubblica, La"
del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: L'accoglienza in Cina com'era stata, nel paddock? "Normale, come al solito". Sa cosa aveva detto Briatore di lei? Un gran giocatore che fa azioni spettacolari ma senza i gol. "Ripeto, nulla sapevo e nulla m'importa". E del sorpasso di Massa a Raikkonen? "Inevitabile".
Hamilton
e i fantasmi del passato il mondiale può perderlo solo lui - (segue dalla prima
di sport) dal nostro inviato ( da "Repubblica, La"
del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: fantasmi del passato il Mondiale può perderlo solo lui McLaren super in Cina: all'ultimo gp con lo stesso vantaggio del 2007 (SEGUE DALLA PRIMA DI SPORT) DAL NOSTRO INVIATO stefano zaino L'inglese che arriva a San Paolo con sette punti di vantaggio su Raikkonen e dilapida tutto. Il destino a volte è curioso, certi corsi e ricorsi sono sconcertanti: Hamilton saltella sul podio cinese,
Dalle
gomme al ritmo gara, la ferrari non c'è - shanghai
( da "Repubblica,
La" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Domenicali osserva: "Le gomme qui in Cina erano le stesse della Germania. Ma potrebbe non essere sufficiente come spiegazione". Si cercano altre cause per la sconfitta, i tecnici Ferrari sono al lavoro, forse non è giusto dare tutta la colpa agli pneumatici, magari c'è di più e conviene scoprirlo in fretta.
Il
ragazzo che portò la luce nel Malawi
( da "Unita,
L'" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: uscito claudicante da 35 anni di dittatura del feroce Kamuzu Banda e con una democrazia ancora in erba. Per di più, per scelte politiche legate alla Guerra Fredda, fino a pochi mesi fa, il Malawi era uno dei pochi paesi del continente a non avere relazioni commerciali con la Cina ma solo con Taiwan. segue a pagina 10.
Un
futuro affollato per la Luna Dopo la Cina ora ci vuole andare l'India
( da "Unita,
L'" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: come la Cina, vuole mostrare di esserci. Anche nello spazio. Anche sulla Luna. Perché - come la Cina - attraverso le missioni nello spazio vuole proporsi sempre più come potenza emergente sulla Terra. E non si tratta di una mera volontà di intenti. Nel 2011 o al più tardi nel 2012 partirà verso la Luna un altro razzo indiano,
Il
reddito pro capite è di 170 dollari
( da "Unita,
L'" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, dopo che il Malawi aveva commerciato per 40 anni solo con Taiwan. Ma per i 14milioni di abitanti, l'economia reale è ancora ancorata nel passato, con un reddito pro-capite che non supera i 170 dollari. Oltre la metà della popolazione si trova sotto la soglia di povertà assoluta (dati Onu), mentre al Malawi spetta il primato di paese con la più alta incidenza di malati di Aids
Gelmini,
Bondi, Prestigiacomo: quando i ministri fanno harakiri
( da "Unita,
L'" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: quando a sfilarsi da Kyoto sono stati Paesi come Stati Uniti, India e Cina". Tutto questo è un autogol strepitoso e inquietante. Un ministro che in fondo dice che, vista l'aria generale, meglio non preoccuparsi troppo dell'Ambiente, e aggiunge di non essere in grado di arrivare in tempo per rispettare i parametri del pacchetto-clima.
Vertice
mondiale sulla crisi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: 8 allargato a Cina e India "in tempi brevi" Vertice mondiale sulla crisi Salvataggi: in Germania le più alte emissioni di titoli di Stato Un vertice degli 8 Grandi, allargato a Cina e India e ad altre economie chiave, si terrà in tempi brevi (forse entro novembre) negli Stati Uniti per affrontare la crisi finanziaria globale.
Bush:
un summit per dare risposte ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: convocato un G8 a livello di capi di Stato e di Governo allargato a Cina, India e Brasile per discutere di riforme sistemiche: "Ospiterò questo incontro in tempi brevi- ha detto Bush- saranno rappresentati sia i Paesi sviluppati che gli emergenti. E insieme lavoreremo per modernizzare i sistemi finanziari dei nostri Paesi, per essere certi che una crisi come questa non si presenti più".
CINA/2
( da "Sole
24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-10-19 - pag: 8 autore: CINA/2 Accordo sul nucleare con il Pakistan La Cina contribuirà alla costruzione di due nuove centrali nucleari in Pakistan, Paese dotato di un arsenale nucleare. Lo lo ha reso noto il ministro degli Esteri di Islamabad, Shah Mahmood Qureshi.
CINA/1
( da "Sole
24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: CINA/1 Latte alla melamina, mea culpa del premier In un'intervista alla rivista Science, il premier cinese Wen Jiabao ha ammesso che il suo Governo è in parte responsabile per lo scandalo del latte alla melamina e ha espresso "grande dispiacere" per l'emergenza che ha causato la morte di quattro bambini e malori a circa 54mila minori.
Conti:
L'Europa non può fare da sola ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: che consentono di offrire soluzioni a nazioni quali la Cina. "Investimenti in questi Paesi generano riduzioni molto superiori che in Europa e le prossime politiche dovrebbero mantenere o rafforzare simili meccanismi – afferma. – Non dare rilevanza a queste possibilità mi pare una scelta miope".
Atenei
aperti a studenti cinesi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Lanciato a Pechino il progetto di Italia-Cina Atenei aperti a studenti cinesi MILANO. è stato lanciato ufficialmente venerdì a Pechino il progetto UnItalia di collaborazione fra istituzioni universitarie italiane e cinesi, creato dalla Fondazione Italia- Cina, presieduta da Cesare Romiti, e già presentato mercoledì alla Farnesina.
Clima,
sul pacchetto Ue l'Italia chiede un anno
( da "Sole
24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e Stati Uniti, i grandi emettitori di anidride carbonica e i grandi spreconi di energia. La posizione italiana ha già diversi alleati. Lo stesso Paese che aveva proposto il pacchetto 20-20-20, la Germania, è diviso. Ma la posizione dubbiosa dell'Italia trova anche alleati insospettabili anche dentro la Commissione europea di Bruxelles.
I
settori sotto esame ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Sono Russia,Cina,Australia i Paesi dove l'alimentare made in Italy piace di più, oltre agli Usa. Negli Stati Uniti il rafforzamento del dollaro rispetto all'euro non è stato penalizzante come ci si attendeva: "Ciò che abbiamo perso in quantità è stato recuperato in valuta".
MACCHINE
UTENSILI ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, India, Russia, Brasile, Medio Oriente. La sostanziale stasi del mercato interno (nel 2008 dovrebbe essere +4,4, mentre nel 2007 era stata del 22,4%) è la cartina di tornasole delle difficoltà delle industrie italiane: la crisi finanziaria, la mancanza di fiducia inducono a stare fermi e non fare investimenti.
Fotomodellini
di Las Vegas ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Barbieri compie il primo di tantissimi viaggi in Cina, in epoca non sospetta, non facile, quando bisognava aver messo un po' più a fuoco la situazione per capire che l'orizzonte del futuro era là, in Oriente, in quelle città in crescita vertiginosa. In quelle metropoli che parlavano soprattutto di noi, dell'Europa, e di quello che non riuscivamo più essere per mancanza di spazio,
L'ora
del nuovo multilateralismo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Dovremmo prendere in considerazione un nuovo Gruppo-guida che includa Brasile, Cina, India, Messico, Russia, Arabia Saudita, Sudafrica e gli attuali membri del G-7, con incontri periodici e un continuo dialogo formale e informale. Ma non dovrà semplicemente sostituire il G-7 con un nuovo G-14 fisso: sarebbe solo un utilizzo ribattezzato dei vecchi metodi.
Birmania,
le mie prigioni ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: che anticipò di un anno la strage di piazza Tienanmen, in Cina – la studiosa decide di raccogliere l'eredità di suo padre, il generale che firmò l'indipendenza della Birmania, e di entrare in politica. "Non è cambiato niente dal mio rilascio– dice a Clements nella sua casa di Rangoon –
Chi
vigila sui principi contabili ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Sudafrica, Australia, Giappone e Cina) in base al loro background tecnico-professionale. Il presidente è, dal 1Úgennaio 2001, sir David Tweedie. Tra i Paesi extra Ue che hanno adottato i principi Ias/Ifrs emessi dallo Iasb ci sono Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Corea, Brasile, Canada, India e Cina.
La
ministra "climalterata"
( da "AprileOnline.info"
del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: di aspettare America e Cina pur di non agire. Si riaffaccia concretamente l'idea dell'Europa a due velocità: quella avanzata di coloro che vogliono procedere subito con la decisione unilaterale e vincolante di ridurre, entro il 2020, le emissioni climalteranti del 20% e quella arretrata, guidata da Berlusconi che considera una sciagura che l'Europa proceda da sola e pensa che l'
( da "Repubblica, La" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Sport STEFANO ZAINO
SHANGHAI dal nostro inviato Lo sguardo al cielo sul podio. Spiega, Hamilton:
"Dio oggi era al mio fianco, come sempre". Mistico. Forse ne ha
bisogno. Un'arma in più per esorcizzare certi fantasmi, scacciare i sortilegi,
eliminare tutti gli incubi. La prima impresa è riuscita: cancellare la sindrome
cinese. Quella che ti fa buttare via un Mondiale già vinto, che ti fa
impantanare nella ghiaia, che non ti permette di arrivare al traguardo, primo
atto del grande suicidio iridato, lo champagne di nuovo in frigorifero, mentre
sul podio più alto di Shanghai festeggia Raikkonen. Che disastro quel giorno,
dodici mesi fa. Ieri lo champagne ha potuto sgorgare a fiumi. Le Ferrari sono state annichilite, la Cina non è più una
maledizione, il capolinea dei sogni, ma il definitivo trampolino per planare
nella storia, il più giovane campione del mondo nel grande libro della Formula
Uno. Shanghai ora è una parola che suona bene nelle orecchie di Hamilton.
Ma i fantasmi non sono finiti, ce n'è un altro e si chiama Brasile, l'altro
capitolo dell'harakiri. SEGUE A PAGINA VIII DI SPORT.
( da "Repubblica, La" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Cronaca Si chiama
Lance Atkinson e ha 26 anni: un terzo dei messaggi indesiderati che riceviamo
sono opera sua Ricercato a livello internazionale il pirata informatico era già
stato multato per oltre 2 milioni di dollari I misteri del re delle mail
spazzatura L'hacker ha inviato ben 10 miliardi di messaggi non voluti al giorno
JAIME D'ALESSANDRO Alla fine lo hanno individuato, rintracciandolo pochi giorni
fa a Pelican Waters nel Queensland, zona nord ovest dell'Australia. Si tratta
di Lance Atkinson, di appena 26 anni e originario della Nuova Zelanda. Stando
alla Federal Trade Commission statunitense sarebbe il più pericoloso pirata
informatico in circolazione, capace di inviare ben 10 miliardi di mail
indesiderate al giorno. Il che significa 115 mila e 741 messaggi al secondo.
Tanti, anzi tantissimi. E ora una società di ricerca che da anni analizza il
fenomeno, la SpamHaus, sostiene che da Atkinson proveniva un terzo di tutte le
mail spazzatura in circolazione su Internet. In pratica aveva messo in piedi il
sistema di messaggi spazzatura più vasto mai apparso sul World Wide Web. Adesso
lo stanno cercando un po' tutti, dalla polizia federale australiana al Federal
Bureau of Investigation americano, fino al Dipartimento degli Affari Interni
neozelandese. Ma, secondo quanto riportato dal The Sydney Morning Herald, Lance
Atkinson sarebbe scappato senza lasciare tracce fin da giovedì scorso. In
realtà per la Federal Trade Commission è una vecchia conoscenza. Già nel 2005,
quando aveva solo 23 anni, gli era stata appioppata una multa da due milioni e
200 mila dollari mai pagata per aver dato vita un altro sistema simile da dove
partivano milioni e milioni di mail che pubblicizzavano prodotti di
erboristeria. Alla multa della Federal Trade Commission vanno aggiunti i 176
mila dollari americani richiesti dal Dipartimento degli Affari Interni
neozelandese per aver inondato le caselle di posta dei suoi compatrioti con due
milioni di messaggi al giorno. Parecchi in un Paese abitato da quattro milioni
e mezzo di persone. Questa volta però Atkinson ha superato se stesso. Il tutto
grazie a una rete di computer zombie, controllati a distanza all'insaputa dei
legittimi proprietari, che contava circa 35 mila unità sparse fra la Nuova
Zelanda, l'India, la Cina e gli Stati Uniti. In base ai dati raccolti dalla Sophos,
azienda specializzata negli anti virus, ormai il 90 percento delle mail
indesiderate a livello mondiale provengono da pc del genere. E non è facile
rintracciare i responsabili perché queste reti di computer, chiamate
comunemente botnet, si attivano per pochi secondi e scompaiono dal Web dopo
aver inviato il loro carico di messaggi di posta elettronica. Grazie a
una rete così ramificata, infrangendo una discreta quantità di leggi iniziando
dal Can-Spam Act approvato negli Stati Uniti nel 2003 proprio per contrastare
il fenomeno dei messaggi spazzatura, Lance avrebbe incassato diversi milioni di
dollari derivanti dalle commissioni sulla vendita della merce pubblicizzata
dalle sue mail. I messaggi di posta infatti riportavano l'indirizzo web di
alcuni siti ospitati su server cinesi dove si potevano acquistare i prodotti di
erboristeria. Che poi venivano spediti in realtà dall'India, mentre società
cipriote e georgiane incassavano i soldi. O almeno è questa la ricostruzione
fatta dalla Federal Trade Commission. Atkinson avrebbe operato insieme a
un'altra persona, il texano Jody Smith. Di lui si sa poco o nulla, se non che
la polizia americana lo sta cercando. Nel frattempo i beni dell'HerbalKing
group, così è stato ribattezzato il formidabile duo dello spam, sono stati
congelati.
( da "Repubblica, La" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Sport Gioco di
squadra Campione se evita gli errori dell'anno scorso: "Ormai ho imparato
la lezione" Ma Lewis parla già da re "Non finirà come un anno
fa" Il gioco di squadra non mi scandalizza Inevitabile che Felipe abbia
sorpassato Kimi, se Kovalainen mi fosse stato davanti avremmo fatto lo stesso
PAOLO ROSSI SHANGHAI dal nostro inviato Per dirla con Briatore, adesso Hamilton
è nella classica posizione dell'attaccante solo davanti alla porta: deve solo
mettere la palla dentro. Lewis, ha vissuto il gp che tutti i piloti vorrebbero
avere in carriera. "Sarebbe facile ora dire che è stata una vittoria
scontata". Diciamolo: lo ammettono anche alla Ferrari. "Beh, è andata
liscia in partenza alla prima curva. Una delle mie migliori partenze, ho fatto
pochi errori e ho dovuto solo mantenere la concentrazione". Perché Ron
Dennis le ha chiesto di fare attenzione, via radio? "è stato difficile
mantenere la concentrazione. Dopo il secondo pit-stop eravamo abbastanza sicuri
della vittoria". Si è preso la rivincita su tutto quel che hanno detto di
lei dopo il Giappone. "Ho trascorso la settimana senza leggere di Formula
Uno sui giornali né guardare i servizi televisivi. Questo mi ha consentito di
evitare distrazioni e di risparmiare energie. E poi ho fatto altro". Può
dirci cosa? "Sono stato con la mia famiglia". L'accoglienza
in Cina com'era stata, nel paddock? "Normale, come al solito".
Sa cosa aveva detto Briatore di lei? Un gran giocatore che fa azioni
spettacolari ma senza i gol. "Ripeto, nulla sapevo e nulla
m'importa". E del sorpasso di Massa a Raikkonen? "Inevitabile".
Però gli ordini di scuderia sono vietati, lei adesso avrebbe potuto avere nove
punti di vantaggio. "Non ho molto da dire. Sono un team e, dal mio punto
di vista, hanno fatto quello che avrebbe fatto Kovalainen con me se mi fosse
stato davanti. Giocano insieme, hanno fatto un buon lavoro". Ed ora?
"Un altro passo verso il sogno, mio e della squadra alla quale va sempre
il mio ringraziamento di cuore. Ho sette punti di vantaggio e manca una sola
gara: i numeri dicono che le cose stanno andando come lo scorso anno".
Però poi l'anno scorso il finale non è stato felice, per lei. "Stavolta la
situazione è molto diversa". Ha lo stesso vantaggio del 2007 su Raikkonen.
Ron Dennis ha detto di non essere superstizioso. "Abbiamo le possibilità
di fare un gran lavoro". Che cosa si aspetta? "Che questi due
ragazzi, Felipe e Kimi, spingano l'acceleratore al massimo". E lei? Darà
battaglia o cambierà approccio? "Ho già detto di aver capito la lezione
dell'anno scorso". Ed infatti sempre Ron Dennis ha anticipato l'intenzione
di lasciare la doppietta alla Ferrari, naturalmente in cambio del Mondiale.
"Dobbiamo portare a termine la gara, so che prepareremo bene la macchina.
Finora tutto è andato al meglio e quindi non vediamo perché debba andare male.
Faremo sicuramente del nostro meglio. E speriamo che Dio sia con noi, come lo è
stato questa settimana".
( da "Repubblica, La" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Sport Hamilton e i fantasmi del passato il Mondiale può perderlo solo lui McLaren
super in Cina: all'ultimo gp con lo stesso vantaggio del 2007 (SEGUE DALLA
PRIMA DI SPORT) DAL NOSTRO INVIATO stefano zaino L'inglese che arriva a San
Paolo con sette punti di vantaggio su Raikkonen e dilapida tutto. Il destino a
volte è curioso, certi corsi e ricorsi sono sconcertanti: Hamilton saltella sul
podio cinese, parla di Dio e subito gli fanno notare che il vantaggio
all'ultima gara è lo stesso, di sette punti sempre si tratta, cambia solo
l'avversario, tuta rossa ma Massa di cognome, un pilota che ha pure lo scomodo
vantaggio di correre in casa. Basta di nuovo un quinto posto (e non un settimo
come nel 2007), un piccolo sforzo, ma la paura di vincere, il braccino che
prende il tennista ma pure il pilota di Formula 1 potrebbe di nuovo segnare la
differenza in negativo. Hai voglia di dire che la scaramanzia non esiste, al
pensiero trema tutta l'Inghilterra e non solo la McLaren, allo stesso modo in
cui ci si aggrappa la Ferrari. Lo spontaneo Domenicali, il capo di Maranello,
non riesce a fingere: "M'immagino un Hamilton teso, con tanta pressione
addosso. Sa di avere il titolo in mano, lo sente ad un passo e comincia ad aver
paura. Mentre Massa non ha nulla da perdere, vince e compie il miracolo".
Quando sei disperato, è chiaro, ti attacchi a tutto e la Ferrari non si
vergogna, tanto più che Hamilton ha già imboccato una volta quel tunnel e
potrebbe ricascarci. Solo che questa volta non pare averne alcuna intenzione.
"Il mio stato d'animo rispetto a dodici mesi fa è completamente diverso.
Nel 2007 arrivavo in Brasile come un pugile suonato, reduce dalla tremenda
botta rimediata in Cina, ora invece mi sento carico, sicuro
di me, convinto delle mie capacità e della forza della mia macchina. Sono
reduce da una grande vittoria, il mio morale è a mille". In più c'è pure
l'esperienza, perché chi si è già scottato una volta, al fuoco fa più
attenzione. Sentire Dennis, il boss McLaren, per credere: "La Ferrari in
Brasile faccia pure la sua doppietta, non c'interessa nulla. Stavolta noi
pensiamo solo al Mondiale. Hamilton deve fare quattro punti, li porterà a
casa". I fantasmi ci sono, ma il pilota inglese, almeno a parole, ha
trovato il modo di combatterli. Resta da vedere come si comporterà nel momento
che conta, quando la resa dei conti sarà arrivata, il Mondiale snocciolerà i
suoi ultimi giri. Il fattore campo avrà certamente un suo peso, ma il
sentimentale Hamilton ha un antidoto anche per questo: "Massa avrà tanti
tifosi, è un pilota leale, se li merita, ma io avrò la mia famiglia. Mi è
sempre stata vicino, vale più di qualsiasi altra cosa". Non bastasse, ecco
un altro aiuto. L'Hamilton politicamente corretto non si fa mai mancare le
iperboli: "Ho un team fenomenale, lavora tutto per me, farebbe andare
forte chiunque. Qui mi ha fatto sentire a mio agio sin dall'inizio, mi ha
lasciato tranquillo, rilassato, l'ideale per uno che è vicino al suo primo
titolo mondiale. Capiterà così anche in Brasile". Insomma la storia fu
scritta e per lui, dopo un anno di veleni per la spy story e la guerra con
Alonso, fu molto amara, ma c'è sempre il tempo di riscriverla, come un
consumato revisionista. L'incubo Brasile aleggia ancora sulla sua testa, ma
Hamilton non vede l'ora di buttarlo dalla finestra. "La Ferrari è forte,
in Brasile potrebbe andare più veloce di noi, ma io per la prima volta potrei
decidere di accontentarmi". La posta in palio è troppo alta. Il suo idolo
Alì sul ring amava vincere per kappao, anche a lui piace un sacco. Ma le
classifiche si fanno con i punti. Se l'arbitro ti alza il braccio, è fatta. Il
Mondiale è tuo. Ventiquattro anni a gennaio. Il più precoce trionfatore di
sempre.
( da "Repubblica, La" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Sport Dalle gomme al
ritmo gara, la Ferrari non c'è Massa spera ancora: "Ho sbagliato due rigori,
ora devo segnare sempre" Raikkonen: "Normale aver rallentato per far
passare il mio compagno Questo voleva la mia squadra" SHANGHAI dal nostro
inviato Un'immagine calcistica per far capire quanto la situazione si sia
complicata. Massa il brasiliano s'immagina nella finale della Coppa del Mondo.
"Ho già sbagliato due rigori, i miei avversari hanno segnato. Ora io devo
battere il terzo, non posso più fallire. E devo far gol anche nel quarto e nel
quinto. Ma non basta ancora: bisogna pure sperare che il mio rivale li spedisca
tutti fuori". Già, il quadro, conseguenza diretta del disastro Ferrari di
ieri, è tremendo. Massa si aggrappa al miracolo, al suo Brasile, alla spinta
dei propri tifosi. Massa è deluso. Sperava di giocarsi meglio le proprie chance.
"Abbiamo faticato tutto il weekend, non siamo mai riusciti a trovare il
giusto bilanciamento della vettura. A volte c'era sottosterzo, in altre
sovrasterzo. E poi il grip, le gomme non avevano aderenza, scivolavo da tutte
le parti. E ancora la velocità: eravamo lenti, impossibile reggere il ritmo di
Hamilton, l'unica cosa era limitare i danni. Portiamo a casa ottimi punti per
il titolo costruttori, io e Raikkonen siamo finiti sul podio, di più non si
poteva fare". Quello di Hamilton è stato un dominio assoluto. Solo una
volta in questa stagione si era vista la Ferrari così in difficoltà, il 20
luglio ad Hockenheim, guardacaso la domenica dell'ultima vittoria dell'inglese
della McLaren. Domenicali osserva: "Le gomme qui in Cina erano le stesse della Germania. Ma potrebbe non essere
sufficiente come spiegazione". Si cercano altre cause per la sconfitta, i
tecnici Ferrari sono al lavoro, forse non è giusto dare tutta la colpa agli
pneumatici, magari c'è di più e conviene scoprirlo in fretta. Domenicali
non vuole sentire parlare di resa: "Noi lotteremo sino all'ultimo metro,
non molliamo. Siamo in testa alla classifica costruttori e intanto cerchiamo di
portarci a casa quel titolo. Anche sui piloti però nutriamo delle speranze.
Vogliamo mettere Massa nelle condizioni di vincere la gara, Raikkonen può
finire secondo, a quel punto faremo i conti. E se l'impresa non sarà bastata,
ci complimenteremo con Hamilton". Guai ad alzare bandiera bianca. Massa,
pensando al tifo che troverà in Brasile, è il paladino di questa parola
d'ordine. "I miei sono sostenitori speciali, possono darti una spinta
enorme. Negli ultimi due anni ad Interlagos avevo la macchina più veloce e in
entrambe le occasioni avrei potuto vincere facilmente. E' la prima volta che un
brasiliano si gioca un titolo iridato a San Paolo e già la cosa mi riempie
d'orgoglio. Non dovessi farcela, mi resterà la soddisfazione di averci
provato". Dovrà chiedere aiuto a Raikkonen, che ieri, nell'ordine di
scuderia, ha assolto in pieno il suo compito. Qualcuno per quel finto sorpasso
al giro 49 si è scandalizzato, Domenicali ha subito ricordato il precedente
McLaren di quest'anno, proprio ad Hockenheim. "Kovalainen fece passare
Hamilton ed era giusto. Lui aveva più probabilità di vincere la gara. Lo stesso
discorso vale per Massa. Lui è ancora in corsa, Raikkonen no. In uno sport di
squadra esistono i giochi di squadra". Inutile essere ipocriti. Lo
sostiene anche Raikkonen: "Sapevo ciò che il team voleva da me, è normale
aver rallentato di 2 secondi al giro per aspettare Massa. Nel mio Mondiale quel
sorpasso non cambiava nulla". La beffa è che potrebbe non servire a
niente. (s. z.).
( da "Unita, L'" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Leonardo Sacchetti
Per gli abitanti di Kasungu, nell'area tribale Mastala del Malawi, il
"figlio del vento" non è certo il soprannome del velocista Usa Carl Lewis.
No, nel villaggio africano di Kasungu, quando si parla del "figlio del
vento" si parla solo di William Kankwamba. Il Malawi è uno degli stati più
poveri dell'Africa, uscito claudicante da 35 anni di
dittatura del feroce Kamuzu Banda e con una democrazia ancora in erba. Per di
più, per scelte politiche legate alla Guerra Fredda, fino a pochi mesi fa, il
Malawi era uno dei pochi paesi del continente a non avere relazioni commerciali
con la Cina ma solo con Taiwan. segue a pagina 10.
( da "Unita, L'" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Di Pietro Greco
Verso la fine dello scorso mese di settembre il taikonauta Zhai Zhigang è stato
il primo cinese a effettuare una passeggiata nello spazio. Nel 2003 la Cina è stato il terzo paese, dopo l'Unione Sovietica (e la
sua erede, la Federazione russa) e gli Stati Uniti d'America ad aver inviato
autonomamente un proprio astronauta nello spazio. E ora nei progetti di Pechino
c'è la Luna. Queste la tappe, a grandi linee: allunaggio di un'astronave cinese
senza uomini a bordo entro il 2012; missione di andata e di ritorno (con
prelievo di campioni) di un'astronave senza uomini a bordo entro il 2015;
sbarco sulla Luna di astronauti cinesi forse entro il 2017; inizio
dell'estrazione mineraria di elio-3 (un isotopo dell'elio indispensabile per la
fusione nucleare sicura e poco costosa) dalla superficie lunare entro il 2024.
La fonte energetica potrebbe rivelarsi utile anche per la stazione orbitale che
la Cina vuole collocare nello spazio. Una stazione
orbitale cui sembra interessata anche la Nasa americana, dopo i recenti attriti
politici tra Washington e Mosca che mettono perlomeno a rischio la
collaborazione tra le due storiche superpotenze dello spazio (quando lo shuttle
sarà mandato in pensione, gli astronauti americani si ritroveranno nei prossimi
anni, a poter viaggiare nello spazio solo a bordo di astronavi russe). La corsa
alla Luna - oltre agli Stati Uniti, che contano di ritornare con propri uomini
sul satellite naturale della terra entro il 2020 e oltre alla Russia, che conta
di arrivarci per la prima volta addirittura nel 2015 - ha dunque un altro
protagonista. Ma non è il solo. Anche l'India ha un suo programma lunare. Tra
mercoledì e domenica prossima, infatti dall'isola di Sriharikota, nel Golfo del
Bengala, verrà lanciato in orbita Chandrayaan-1 (che in sanscrito significa
"lunanave- 1"). Il razzo realizzerà la prima "missione
lunare" indiana, andando a posizionarsi in orbita intorno al satellite
naturale, dove orbiterà per almeno due anni, mappando la superficie lunare e
rilevando gli effetti di un oggetto ad alto impatto che si prenderà cura di spedire
dall'alto contro la roccia del nostro satellite. Anche l'India non è un nuovo
arrivato nello spazio. Anzi il suo sistema satellitare "remote
sensing" con sette satelliti correlati tra loro è già il più grande al
mondo e il suo sistema di 11 satelliti per comunicazione è il più grande
dell'Asia. Ma, come nota la rivista Nature in un suo recente reportage, il
lancio dello Chandrayaan-1 verso la Luna indica che anche l'altro grande paese
asiatico ha grandi ambizioni spaziali. Legati non solo a progetti che - come le
comunicazioni e il "remote sensing" hanno immediate ricadute
economiche - ma anche a missioni di prospettiva, scientifica, tecnologica e -
per così dire - astro politica. L'India, come la Cina, vuole mostrare di esserci. Anche nello spazio. Anche sulla Luna.
Perché - come la Cina - attraverso le missioni nello spazio vuole proporsi sempre più
come potenza emergente sulla Terra. E non si tratta di una mera volontà di
intenti. Nel 2011 o al più tardi nel 2012 partirà verso la Luna un altro razzo
indiano, che porterà con sé Chandrayaan-2, un satellite costruito in
compartecipazione con la Russia che ha il medesimo obiettivo dei cinesi:
trovare i siti dove si nasconde l'elio-3. Nel 2014 spedirà un satellite,
Aditya, verso il Sole e nel
( da "Unita, L'" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Provate a cercare su
Internet notizie sul Malawi e scoprirete un'enormità di pagine web. Le prime 30
pagine sono tutte relative a notizie riguardanti la cantante Madonna e la volta
che adottò, extralegalmente, un bambino in questo paese africano. Per il resto:
poca roba. La Repubblica del Malawi si trova affacciato sull'omonimo lago,
stretta tra il Mozambico, la Tanzania e lo Zambia. Retta col pugno di ferro,
dal 1963 al '97, dal presidente vitalizio Kamusu Banda, questa repubblica sta
tentando di approdare alla democrazia dopo tre tornate elettorali condizionate
da brogli e scontri fratricidi. L'attuale presidente, Bingu wa Mutharika, si
trova a gestire le enormi ricchezze naturali del Paese (tabacco, cotone,
zucchero, tè), tra cui le miniere di uranio e di altri materiali utili per la
costruzione di microchip. E lui ad aver aperto le porte dell'economia nazionale
alla Cina, dopo che il Malawi aveva commerciato per 40 anni solo con
Taiwan. Ma per i 14milioni di abitanti, l'economia reale è ancora ancorata nel
passato, con un reddito pro-capite che non supera i 170 dollari. Oltre la metà
della popolazione si trova sotto la soglia di povertà assoluta (dati Onu),
mentre al Malawi spetta il primato di paese con la più alta incidenza di malati
di Aids dell'Africa (14,2% secondo i dati di qualche anno fa). La
scheda.
( da "Unita, L'" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
I ministri si fanno
del male, sono in opposizione con i loro ministeri, smontano anziché costruire,
finiscono in vortici negativi da cui non sanno esattamente come si fa a uscire.
Negli ultimi giorni il governo Berlusconi può vantare una serie di autogol
abbastanza rilevanti, e piuttosto curiosi. Il primo fra tutti è quello di
Mariastella Gelmini, ministro della Pubblica Istruzione. Non è tanto la
protesta degli studenti in tutta Italia il punto, quanto il fatto che la sua
riforma va a tagliare, ridimensionare e sminuire l'importanza proprio della
scuola. Un tempo nelle vecchie logiche democristiane, anche i ministri peggiori
si inventavano qualcosa per dimostrare che i loro ministeri erano importanti,
che tutto doveva essere in espansione (anche quando non poteva esserlo), che se
c'erano tagli, questi tagli venivano compensati da altro. Ma ora tutto è
cambiato. Sembrano, più che dei ministri, dei commissari liquidatori. Gelmini
ha dato il meglio si sé con tutta una serie di tagli che riducono anche il suo
ruolo, e che dimostrano quanto poco importi a questo governo di scuola e
istruzione: adozione del maestro unico, la revoca del tempo pieno, il taglio
agli organici e agli orari di lezione, il blocco del turnover, la chiusura dei
plessi scolastici nei piccoli centri. Soprattutto la chiusura dei plessi e i
tagli a orari e agli organici sono un ridimensionamento che un tempo un
ministro, per il proprio ministero, non avrebbe mai accettato. E il caso della
Gelmini non è isolato. Venerdì Stefania Prestigiacomo, ministro dell'Ambiente,
ha rilasciato un'intervista dal Corriere della sera che sembrava abbastanza
surreale. Di fronte alle critiche di Stavros Dimas, il ministro per l'Ambiente
europeo, che ha ritenuto inattendibili le stime delle ricadute economiche sulle
industrie italiane del "Pacchetto clima energia" proposto dalla
Commissione europea, Stefania Prestigiacomo non ha esitato ad ammettere una
sorta di impossibilità a fare il proprio mestiere di ministro dell'Ambiente e
ha detto: "le stime presentate dal nostro Paese non sono
"pessimistiche" bensì "le più realiste". Non ce la facciamo
ad arrivare in tempo per il pacchetto clima". Aggiungendo poi che comunque:
"Non ha senso che ci si faccia carico noi dell'inquinamento del mondo, quando a sfilarsi da Kyoto sono stati Paesi come Stati Uniti,
India e Cina". Tutto questo è un autogol strepitoso e inquietante. Un
ministro che in fondo dice che, vista l'aria generale, meglio non preoccuparsi
troppo dell'Ambiente, e aggiunge di non essere in grado di arrivare in tempo
per rispettare i parametri del pacchetto-clima. Ovvero, siamo pronti a
fallire nei nostri obiettivi, certo, ma non è colpa nostra. Perché è colpa, a
quanto si può capire, del solito ministro predecessore Alfonso Pecoraro Scanio.
Nell'elenco degli autogol in soli due giorni, c'è anche un terzo caso, quello
del ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi, che non trova di meglio che dare
sferzate a iniziative culturali, celebri, consolidate, e famose nel mondo. Un
caso per tutti quello del Maggio Musicale Fiorentino. Due giorni fa Bondi
interviene a un convegno sulla "Cultura e il Made in Italy". E a
proposito dei tagli che la finanziaria impone agli enti lirici, se ne esce con
una frase bizzarra: "In Italia nella musica abbiamo due punte di
eccellenza, il teatro alla Scala di Milano e l'orchestra sinfonica Santa
Cecilia di Roma. Ebbene concentriamo il grosso delle risorse su di loro.
Possibile che lo Stato debba ripianare sempre i loro debiti? Cambiamo sistema:
concentriamo il grosso delle risorse su Roma e Milano. Se poi altre importanti
città d'Italia vogliono un loro teatro d'Opera, allora il Comune o la Regione
dimostrino il loro amore per il teatro, ne facciano un vanto per la loro città
e facciano dunque uno sforzo conseguente, perché, secondo me, lo Stato potrà
pure fare la sua parte, ma non è giusto che paghi sempre tutto". L'attacco
indiretto di Bondi a una celebre istituzione musicale, conosciuta in tutto il
mondo, ha qualcosa di autenticamente autolesionista. Le proteste a Firenze si
sono fatte sentire, ma il problema serio è che queste parole suonano più come
un attacco al comune di Firenze, che è di centro-sinistra (contro Roma e Milano
che non lo sono), piuttosto che una vera preoccupazione per i bilanci del
Maggio Musicale Fiorentino. E ancora una volta un ministro è pronto a
rinunciare e a dichiarare una incapacità del proprio dicastero: che sia di
bilancio, che sia tempo perso, che sia di cecità ideologica, poco importa. Importa
che i tre ministri del governo Berlusconi hanno fatto, e stanno facendo
harakiri come se non fossero i veri responsabili dei loro ministeri. Ma
soprattutto dimostrando uno zelo autentico nell'osservare, come sentinelle
impaurite, regole e tagli di Giulio Tremonti.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
PRIMA data: 2008-10-19 - pag: 1 autore: Dopo le richieste europee via libera di
Bush al summit del G-8 allargato a Cina e India "in tempi brevi" Vertice mondiale sulla crisi
Salvataggi: in Germania le più alte emissioni di titoli di Stato Un vertice
degli 8 Grandi, allargato a Cina e India e ad altre economie
chiave, si terrà in tempi brevi (forse entro novembre) negli Stati Uniti per
affrontare la crisi finanziaria globale. George W. Bush, accogliendo le
richieste di Nicolas Sarkozy a nome degli altri leader europei, lo ha
annunciato ieri a Camp David, in occasione del vertice Usa-Ue. Intanto in
Europa i piani governativi per i salvataggi delle banche e delle imprese
coinvolte nella crisi finanziaria avranno effetti sui conti pubblici. Il debito
di molti Paesi è destinato a crescere; l'Italia nell'area euro è il Paese meno
coinvolto. Si calcola in particolare che la Germania nel 2009 dovrà di molto
incrementare l'emissione di titoli di Stato, togliendo lo storico primato
dell'Italia come maggiore emittente. Servizi u pagine 3-5 Accordo
transatlantico. Il presidente americano George W.Bush accoglie a Camp David
Nicolas Sarkozy, presidente di turno del Consiglio Ue, e Manuel Barroso,
presidente della Commissione Ue REUTERS GLOBAL VIEW. è l'ora di un vero
multilateralismo Robert Zoellick u pagina
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-19 - pag: 5 autore: LA GRANDE CRISI
AMERICA ED EUROPA A CONFRONTO Bush: un summit per dare risposte Al vertice
Usa-Ue la Casa Bianca accoglie la richiesta di Sarkozy e Barroso Mario Platero
NEW YORK. Dal nostro corrispondente Dalla teoria alla pratica: dopo
innumerevoli polemiche e congetture su come riorganizzare la governance
finanziaria mondiale, George W. Bush per gli Stati Uniti e Nicolas Sarkozy e
Manuel Barroso, per l'Unione Europea, hanno fatto ieri a Camp David il primo
passo verso una Bretton Woods II. E hanno raggiunto un'intesa:in tempi
brevi,forse entro novembre, quasi certamente a New York, forse alle Nazioni
Unite, sarà convocato un G8 a livello di capi di Stato e di
Governo allargato a Cina, India e Brasile per discutere di riforme sistemiche:
"Ospiterò questo incontro in tempi brevi- ha detto Bush- saranno
rappresentati sia i Paesi sviluppati che gli emergenti. E insieme lavoreremo
per modernizzare i sistemi finanziari dei nostri Paesi, per essere certi che
una crisi come questa non si presenti più". "La crisi è
iniziata a New York, bisogna trovare una soluzione a New York. Insieme dobbiamo
ricostruire un capitalismo che sia più rispettoso dell'uomo, del Pianeta, delle
generazioni future - ha aggiunto Sarkozy - E chiudere con un capitalismo
ossessionato dai guadagni a breve. Abbiamo una crisi globale, troviamo una
risposta globale". Se gli europei mettono l'accento sul multilateralismo e
sulla risposta "globale",Bush ha messo l'accento sulle riforme nei
singoli Paesi. Un esempio delle differenze che ci sono ancora fra Europa e
Stati Uniti e di come alcune proposte europee restino inaccettabili per Stati
Uniti e Giappone. Il primo ministro britannico Gordon Brown, ad esempio, chiede
un approccio drastico alle sfide aperte dalla paralisi delle banche e dei
mercati. Ha proposto una riforma del sistema capitalistico mondiale attraverso
la creazione di nuovi meccanismi per controllare le posizioni delle prime
trenta banche mondiali. Vuole maggiore trasparenza e controllo per il mercato
dei derivati, legare le remunerazioni dei manager ai risultati di lungo
termine, un'esperienza nella gestione del rischio per i consiglieri di
amministrazione di importanti gruppi. Auspica sistemi per proteggere la
liquidità delle banche e moderare allo stesso tempo la formazione di bolle
speculative. Una serie di proposte molto tecniche e concrete, dunque. Alcune,
ad esempio quelle per i controlli dei compensi, coincidono con richieste
analoghe già imposte dal Tesoro americano. Altre restano controverse. Tanto più
che Sarkozy, latore delle proposte di Brown nella discussione di ieri, si è
spinto persino più in là: ha chiesto di discutere l'idea di un nuovo sistema
sistema valutario e di riformare le agenzie per la valutazione del credito. Del
resto il punto centrale degli accordi di Bretton Woods, stabilì la parità del
dollaro in un sistema a cambi fissi che resse fino al 1971, quando si passò a
un sistema di cambi flessibili. Quelle europee di ieri sono dunque proposte
rivoluzionarie, accolte per ora con molta prudenza a Washington. Per il diverso
approccio al capitalismo sulle due sponde dell'Atlantico. Ma anche perché Bush
sarà in uscita il 20 gennaio e già il 4 novembre conosceremo il nome del
prossimo Presidente. Bush sa di non potersi impegnare più di tanto. L'obiettivo
è quello di finalizzare gli accordi entro giugno quando, al prossimo G8,
ospitato dall'Italia si lancerà il "Nuovo Ordine". Se Usa e Ue hanno
raggiunto un'intesa, quella per il vertice, è stato l'Onu ad offrirsi come
"padrino" dell'iniziativa: "Tenere il vertice alle Nazioni
Unite, simbolo del multilateralismo, presta legittimità internazionale" ha
detto il Segretario Generale Ban Ki-moon. Ma le posizioni, come si è detto, per
ora restano lontane sul piano della sostanza. L'America rifiuta l'idea di
meccanismi che finirebbero per controllare anche le banche americane. Anche
perché, sia questa Amministrazione che quella entrante, si confronteranno con
un'opinione pubblica istintivamente sospettosa del multilateralismo e dell'Onu
in particolare. mario.platero@ilsole24ore.com AFP Incontro a Camp David. George
W. Bush (a sinistra) accoglie il presidente francese Nicolas Sarkozy nella sua
residenza in Maryland per discutere della crisi finanziaria internazionale.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-10-19 - pag: 8 autore: CINA/2 Accordo sul
nucleare con il Pakistan La Cina contribuirà
alla costruzione di due nuove centrali nucleari in Pakistan, Paese dotato di un
arsenale nucleare. Lo lo ha reso noto il ministro degli Esteri di Islamabad,
Shah Mahmood Qureshi. L'intesa rientra nei dodici accordi sottoscritti tra i due Paesi
durante la visita a Pechino del presidente pakistano Asif Ali Zardari,
conclusasi giovedì. Zardari si recherà in Cina
"ogni tre mesi, per promuovere l'integrazione economica tra i due
Paesi", ha riferito Qureshi, annunciando che le compagnie cinesi hanno
promesso investimenti per un miliardo di dollari in Pakistan entro giugno.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2008-10-19 - pag: 8 autore: CINA/1
Latte alla melamina, mea culpa del premier In un'intervista alla rivista
Science, il premier cinese Wen Jiabao ha ammesso che il suo Governo è in parte
responsabile per lo scandalo del latte alla melamina e ha espresso "grande
dispiacere" per l'emergenza che ha causato la morte di quattro bambini e
malori a circa 54mila minori. "Benché i problemi riguardino le
aziende, anche il Governoè responsabile", ha detto, promettendo controlli
più severi. Diverse aziende cinesi sono accusate di aver aggiunto melamina,
sostanza usata anche per produrre plastica e pitture, per far sì che il latte
impoverito dai processi industriali risultasse ricco di proteine ai controlli
di qualità.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-10-19 - pag: 20 autore: L'amministratore
delegato Enel parla di emissioni con gli esperti di Harvard Conti:
"L'Europa non può fare da sola" Marco Valsania NEW YORK.
L'amministratore delegato di Enel Fulvio Conti è a Boston per partecipare al
Comitato consultivo sul programma di economia dell'ambiente dell'Università di
Harvard, con cui l'azienda ha avviato un collaborazione donando cinque milioni
di dollari. E da qui, da questo ascoltato centro di sviluppo di
"policy", Conti interviene nel teso dibattito sulle politiche per ridurre
l'effetto serra, sul superamento del Protocollo di Kyoto e sul controverso
pacchetto 20-20-20 dell'Unione europea. Per il progetto europeo, il suo appello
è di una minore rigidità, di tenere in considerazione l'impatto sui singoli
Paesi per evitare che sia sproporzionato. "Credo che sia corretto
l'invitodel Governo italiano a riconsiderare gli obiettivi dati nel pacchetto
", dice. "L'Europa da sola non può risolvere problemi globali ";
gli interventi devono coinvolgere "altre parti del mondo ". E in Italia
"siamo già particolarmente efficienti ", ulteriori sforzi "hanno
un costo marginale molto più alto e un impatto sulla competitività del sistema
italiano". In termini di allocazione di emissioni tra i singoli Paesi,
inoltre, "ha valso il peso politico ". Queste distorsioni, che
rischiano di essere perpetuate dal pacchetto, "vanno curate, di là dal
costo economico stimato". Conti,per combattere l'effetto serra come
problema globale, ha a cuore strategie di trasferimento tecnologico, anche con
Paesi non europei dove la battaglia alle emissioni dell'effetto serra può
essere molto efficace: strumenti quali il Clean development mechanism e la
joint implementation, che consentono di offrire soluzioni a
nazioni quali la Cina. "Investimenti in questi Paesi generano riduzioni molto
superiori che in Europa e le prossime politiche dovrebbero mantenere o
rafforzare simili meccanismi – afferma. – Non dare rilevanza a queste
possibilità mi pare una scelta miope". Ma per farlo dobbiamo avere
un ritorno economico, ottenere crediti che possiamo utilizzare a fronte di
emissioni pur ridotte in Europa. A Harvard l'amministratore delegato dell'Enel
ha avuto modo di confrontarsi ad ampio raggio con esperti di politiche
climatiche e ambientali in un momento particolare. "Si va verso la
definizione del post-Kyoto", ricorda, affrontando la sfida del
coinvolgimento di paesi quali Stati Uniti, Brasile, Cina
e India, "estremamente importante se vogliamo avere economie carbon
free". Gli Stati Uniti, inoltre, sono alla vigilia di elezioni
presidenziali nelle quali "entrambi i candidati si sono espressi a favore
della lotta al cambiamento climatico". Tra gli aspetti discussi, c'è stata
la possibilità per gli Usa di adottare misure quali un sistema di "cap and
trade" delle emissioni. Più in generale, è stato affrontato il nodo della
necessità di "sistemi trasparenti di gestione e allocazione degli impegni
tra singoli settori e Paesi". Per l'Italia, Conti insiste anche
sull'importanza di muoversi verso un nuovo mix energetico. Un mix che sappia
far leva sul carbone e nucleare. "Insistiamo su questo per superare la
fragilità del sistema energetico nazionale – conferma – che è sbilanciato sulla
produzione di energia dal gas. Altri Paesi hanno mix più equilibrati e meno
costosi ". Il carbone oggi vuole dire innovazione, "carbone pulito
sul quale l'Enel sta lavorando con impegni finanziari e tecnologici non
indifferenti ". è possibile, assicura, "arrivare a impianti a carbone
senza emissioni nel 2020 o 2030". mvalsania@ilsole24ore.us DISTORSIONI La
proposta di Bruxelles ha effetti sulla competitività "Meglio la
collaborazione tra Paesi e il trasferimento delle tecnologie".
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-10-19 - pag: 20 autore: Formazione. Lanciato a Pechino il progetto di Italia-Cina Atenei aperti a studenti cinesi MILANO. è stato lanciato
ufficialmente venerdì a Pechino il progetto UnItalia di collaborazione fra
istituzioni universitarie italiane e cinesi, creato dalla Fondazione Italia- Cina, presieduta da Cesare Romiti, e già presentato mercoledì alla
Farnesina. Alla fiera dell'educazione di Pechino, il China Education
Expo, aperta nella capitale cinese, hanno partecipato 18 università italiane,
sotto la bandiera di UnItalia, il cui compito è quello di fornire
"supporto e promozione al sistema universitario italiano all'estero,
proprio a partire dalla Cina" come ha detto
Alberto Ortolani, il direttore del progetto e della Fondazione Italia-Cina. Dal febbraio di questo anno 13 università hanno
aderito al progetto: Politecnico di Torino, Politecnico di Milano, Università
degli studi di Torino, Università degli studi di Milano, Università Bocconi,
Università Cattolica del Sacro Cuore, Alma Mater Studiorum Università di
Bologna, Scuola superiore degli studi universitari e di perfezionamento
Sant'Anna di Pisa, Università degli studi di Firenze, Università degli studi di
Perugia, Università per stranieri di Siena, Università La Sapienza di Roma,
Università degli studi Tor Vergata, Università degli studi di Roma Tre,
Università della Calabria. L'obiettivo è reclutare eccellenze cinesi da formare
negli atenei del nostro Paese e da inserire poi presso le nostre aziende, in
Italia o in Cina. Lo scambio sarà favorito
dall'erogazione di borse di studio, finanziate dalla Fondazione Cariplo, per un
totale di 1.360 mensilità, i cui destinatari saranno selezionati dalle università
cinesi. Proprio la Fondazione Cariplo ha investito nel progetto UnItalia 2
miliardi di euro, poiché "oggi che il mondo è globalizzato le persone non
sono più solo italiane, ma bisogna superare i confini per aprirsi al
mondo" nelle parole del vicepresidente della Fondazione, Mariella Enoc.
"è un grosso salto di qualità nell'offerta universitaria a studenti cinesi
- ha detto l'ambasciatore Riccardo Sessa –, l'Italia sta recuperando posizioni
che le spettano di diritto per la propria storia nei confronti della Cina". I numeri forniti dall'ambasciata d'Italia a
Pechino evidenziano un cambiamento: nel 2003 gli studenti cinesi immatricolati
nel nostro Paese erano 104, nel 2006 sono diventati mille e lo scorso anno
1800. Attualmente si trovano nel nostro Paese 5mila studenti cinesi. INFOPHOTO
Il presidente. Cesare Romiti.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-10-19 - pag: 20 autore: Ambiente. Domani
la Prestigiacono al Consiglio dei ministri di Lussemburgo Clima, sul pacchetto Ue
l'Italia chiede un anno Serve più tempo per verificare il rapporto tra costi e
benefici Jacopo Giliberto MILANO Servirà un anno per fare i conti sul pacchetto
europeo "clima- energia" e verificarne la validità. è la proposta
italiana che domani e martedì sarà dibattuta al Lussemburgo dal Consiglio
europeo dei ministri dell'Ambiente. Per l'Italia, Stefania Prestigiacomo. Visti
i dubbi italiani, nei giorni scorsi era stato deciso di dare ai Paesi europei
ancora un paio di mesi, sino a fine anno, per studiare gli impatti economici
del pacchetto; ma l'Italia ha qualcosa da aggiungere: facciamo una verifica
continua, in divenire, dei costi e soprattutto dell'efficacia della proposta
europea –questa la posizione italiana – adeguandola e piegandola a mano a mano
che ci saranno novità e risultati. Il pacchetto "clima-energia",
detto anche 20-20-20 perché prevede entro il 2020 una riduzione del 20% delle
emissioni di anidride carbonica, un ricorso del 20% alle fonti rinnovabili di
energia e un aumento del 20%dell'efficienza energetica (più il 10% di uso di
biocarburanti),è ritenuto dall'Italia troppo vincolante e pesante: stando ai
dati diffusi poche settimane fa (e soltanto su insistenza italiana) dalla
Commissione di Bruxelles, i sovraccosti sarebbero pesantissimi. Più di 18
miliardi di euro l'anno per la sola Italia, esclusi i sovraccosti indotti. Che
cosa dirà domani e martedì Prestigiacomo ai suoi colleghi ministri? Dirà che la
cosa più importante è verificare l'efficacia del pacchetto 20-20-
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-10-19 - pag: 19 autore: I settori sotto
esame ALIMENTARE è considerato un settore anticiclico, ma nel 2009 anche
l'alimentare non sfuggirà alla recessione: secondo le previsioni la produzione
avrà un segnale negativo,-0,5% a parità di giornate lavorate, contro un +0,5
previsto per il 2008.A tenere è solo l'export, anche se in misura ridotta
rispetto a quest'anno: +6% in valuta e +2% in quantità, contro rispettivamente
un +10% e +3% del 2008. Crescerà di poco, quindi il fatturato: 120 miliardi di
euro è la stima 2008, 122 è la previsione 2009 (gli addetti diretti sono
400mila, quelli indiretti altri 200mila). "Il mercato interno è in forti
difficoltà. La grande distribuzione rappresenta ormai l'80%e c'è una forte
pressione sulle imprese per vendere in promozione. Ormai le promozioni
rappresentano il 45% della produzione, a volte le aziende vendono anche
sottocosto.I margini quest'anno sono stati ridotti anche del 30 per
cento", dice Daniele Rossi, direttore di Federalimentare. A soffrire di
più sonoi prodotti freschi da banco, dai prosciutti ai formaggi. Il parmigiano
reggiano ha chiesto lo stato di crisi. Nell'export i prodotti che funzionano
meglio sonoi vini, i dolci, i cereali. Bene gli insaccati, specialmente i
salami e c'è stata una forte crescita dell'olio.Sono
Russia,Cina,Australia i Paesi dove l'alimentare made in Italy piace di più,
oltre agli Usa. Negli Stati Uniti il rafforzamento del dollaro rispetto
all'euro non è stato penalizzante come ci si attendeva: "Ciò che abbiamo
perso in quantità è stato recuperato in valuta". IMAGOECONOMICA.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-10-19 - pag: 19 autore: MACCHINE UTENSILI
Continua a crescere. E questo è già positivo, in un Paese dove il Pil 2009 è
previsto con il segno meno. Il settore delle macchine utensili il prossimo anno
dovrebbe aumentare la produzione dell'1,4%,risultatodi un +2,1 dell'export e di
un +0,5%sul mercato interno, nonostante il terzo trimestre abbia avuto un calo
degli ordini del 17,4 per cento. Sono dati ben più magri rispetto ad una
produzione di +5,3 nel 2008 e che era aumentata del 16,6 nel 2007. "Due
anni fa abbiamo avuto un andamento record. Mantenere un trend positivo anche in
questa fase recessiva per noi è comunque soddisfacente", dice Giancarlo
Losma,presidente dell'Ucimu, l'associazione dei costruttoriitaliani di macchine
utensili, il cuore della metalmeccanica italiana (30mila addetti, 6,1 miliardi
di fatturato). A tirare è soprattutto l'export:non l'Europa o gli Usa, spiega
il presidente, ma i mercati emergenti, Cina, India,
Russia, Brasile, Medio Oriente. La sostanziale stasi del mercato interno (nel
2008 dovrebbe essere +4,4, mentre nel 2007 era stata del 22,4%) è la cartina di
tornasole delle difficoltà delle industrie italiane: la crisi finanziaria, la
mancanza di fiducia inducono a stare fermi e non fare investimenti.
Bisognerebbe intervenire: e Losma sollecita ammortamenti liberi per gli
acquisti di macchinari ad alta tecnologia e un fondo per incentivare la
formazione dei manager che si occupano di internazionalizzazione.
IMAGOECONOMICA.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ARTE data: 2008-10-19 - pag: 51 autore: Obiettivo ambiguo
Fotomodellini di Las Vegas di Laura Leonelli incerta e per questo ci assomiglia
la città fotografata è da Olivo Barbieri, una città vista dall'alto, fuori
fuoco, se non per una piccola porzione di fotogramma perfidamente
riconoscibile. E dopo Roma, Shanghai e Siviglia è incerta e bella anche Las
Vegas, protagonista della mostra "Site specific. Las Vegas 05",
esposta, tanto per rendere confusi anche i riferimenti geografici, a San
Francisco, nel Museo di Arte Moderna, fino al 4 gennaio. Una città che si può
spostare, senza radici nè fondamenta,come fosse un'istallazione temporanea,
quasi un modellino che riduce, comprime e soffoca ogni slancio di autenticità.
Barbieri ha scelto di osservare questa miniatura, anche in formato film
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI data: 2008-10-19 - pag: 10 autore: GLOBAL VIEW ORGANISMI
STRATEGICI Il G-7 non basta più, serve un Gruppo-guida che includa anche i
Paesi emergenti e sia in grado di affrontare gli eventi, soprattutto
anticipandoli L'ora del nuovo multilateralismo S ettembre e ottobre si rivelano
i mesi più duri di un anno difficile: il caos sui mercati finanziari, creditizi
e immobiliari; la volatilità dei prezzi alimentari ed energetici e il loro
impatto su povertà e malnutrizione; l'ansia per la crescita economica globale.
Gli eventi più recenti potrebbero rappresentare una svolta critica per molti
Paesi in via di sviluppo e, come sempre, sono quelli più poveri ad essere i più
esposti. Dappertutto si levano voci contro il libero mercato e critiche agli
errori delle istituzioni governative. Una cosa è certa: non si può far tornare
indietro l'orologio della globalizzazione. Ma dobbiamo imparare le lezioni del
passato per costruire un futuro migliore, e ora il nostro imperativo è
modernizzare il multilateralismo e i mercati per un'economia che cambia. Oggi
la globalizzazione e i mercati rispecchiano gli enormi cambiamenti
nell'informatica, nei flussi commerciali e finanziari, nella mobilità del
lavoro, nell'interconnessione globale e nell'emergere di nuove forze
competitive. Nuovi poteri economici sono in ascesa e diventano protagonisti del
sistema globale e chiedono di avere sempre più voce in capitolo. I mercati
finanziari e gli imprenditori continueranno a essere i motori principali della
crescita e dello sviluppo globali. Ma la finanza dei Paesi più sviluppati, in
particolare degli Stati Uniti, ha mostrato evidenti debolezze e ha subìto
enormi perdite. L'architettura internazionale disegnata per affrontare questi
eventi sta scricchiolando. Il nuovo multilateralismo, per adattarsi ai tempi
che stiamo vivendo, dovrà essere una rete flessibile, non una struttura fissa.
Dovrà far rendere al massimo le potenzialità delle interconnessioni e delle
istituzioni, pubbliche e private, ed essere orientato a una soluzione
pragmatica dei problemi che rafforzi la cultura della cooperazione. Questo
nuovo multilateralismo deve forgiare un senso di responsabilità condivisa per
dare solidità alla politica economica globale e deve coinvolgere i protagonisti
dell'economia. Dobbiamo ridefinire il multilateralismo economico nel senso più
globale, oltre i temi tradizionali della finanza e degli investimenti. Oggi
l'energia, i cambiamenti climatici, la stabilizzazione di nuovi Paesi, fragili
e nati da conflitti, sono anche questioni economiche di fondo. Fanno già parte
dell'agenda internazionale sulla sicurezza e l'ambiente, devono entrare anche
in quella del multilateralismo economico. Il nuovo multilateralismo si baserà
sulle leadership nazionali e la cooperazione. Ma il G-7 non è più sufficiente,
serve un nuovo tipo di Gruppo, con un nucleo di ministri finanziari che si
assumano le responsabilità di anticipare i temi chiave, condividere le
informazioni, valutare gli interessi comuni, mobilitare gli sforzi per la soluzione
dei problemi, superare le divergenze. Dovremmo prendere in
considerazione un nuovo Gruppo-guida che includa Brasile, Cina, India, Messico, Russia, Arabia Saudita, Sudafrica e gli attuali
membri del G-7, con incontri periodici e un continuo dialogo formale e
informale. Ma non dovrà semplicemente sostituire il G-7 con un nuovo G-14
fisso: sarebbe solo un utilizzo ribattezzato dei vecchi metodi. Il nuovo
Gruppo sarà in continua evoluzione per adattarsi agli eventi, ma soprattutto
dovrà cercare che i problemi globali non siano più o meno rattoppati dopo che
diventano evidenti, ma anticipati. Il Gruppo- guida dovrà continuare a lavorare
tramite istituzioni internazionali ben definite, ma in questo modo potranno
essere meglio affrontate insieme le questioni sovranazionali. Così come la
crisi finanziaria è diventata internazionale a causa delle interconnessioni,
così anche le riforme dovranno essere multilaterali, attraverso il Final
Stability Forum allargato,l'Fmi e il Gruppo- guida, in modo che le questioni legate
alla supervisione finanziaria siano trattate in un contesto multilaterale
sempre più largo. La nuova rete multilaterale dovrà anche collegare i temi
dell'energia e del clima. I mercati energetici internazionali ora sono molto
disordinati: c'è bisogno di una rete globale di scambio tra i grandi produttori
e consumatori di energia. Potrebbe emergere un interesse comune alla gestione
di una fascia di prezzi che cerchi di conciliare i vari interessi in una
transizione verso strategie di sviluppo a uso meno intenso di combustibili
fossili, una gamma più ampia di offerta, una maggiore sicurezza internazionale.
I nuovi strumenti potranno anche portare a un accordo sui cambiamenti
climatici. Sono necessari nuovi meccanismi per la riforestazione e contro la deforestazione,
lo sviluppo e la rapida diffusione di nuove tecnologie, il supporto finanziario
ai Paesi poveri, i nuovi mercati delle emissioni. Il Gruppo-guida dovrà
contribuire a queste iniziative su energia e ambiente, collaborando con l'Onu
nella stesura e l'attuazione di un nuovo trattato sul clima. Affrontare la
crisi economica sarà una delle maggiori responsabilità del prossimo Presidente
americano. Ma non è un compito che riguardi solo gli Stati Uniti. Il
multilateralismo è un mezzo per risolvere i problemi con i Paesi intorno a un
tavolo per discutere insieme azioni costruttive. Il destino ora ci offre
un'opportunità sotto forma di necessità: la modernizzazione del
multilateralismo e dei mercati. di Robert Zoellick PRESIDENTE DELLA BANCA
MONDIALE.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: CULTURA E CIVILTA data: 2008-10-19 - pag: 49 autore: Storie di donne /
1 Birmania, le mie prigioni Chi è il simbolo della lotta non violenta per i
diritti umani? Cosa diceva alla sua gente prima di essere nuovamente
incarcerata? Un libro-intervista ad Aung San Suu Kyi di Lara Ricci Q ual è il
pensiero di Aung San Suu Kyi, caparbia figlia di un generale ucciso divenuta il
simbolo della lotta non violenta per la democrazia? Cosa diceva alle persone
che, sfidando la repressione, continuavano a radunarsi davanti alla sua casa
per sentirla parlare oltre le sbarre? E dove trova la forza per resistere agli
arresti domiciliari, cui è stataconfinata per la maggior parte degli ultimi
diciannove anni? La mia Birmania, in arrivo nei prossimi giorni in Italia, è un
incontro con una don-na straordinaria per semplicità, forza e lucidità. Un capo
di governo regolarmente eletto e mai insediatosi che continua a combattere per
portare la democrazia promessa. Alan Clements, giornalista, primo monaco
buddista americano, testimone dei massacri compiuti dalla giunta militare
birmana all'inizio degli anni Novanta, le ha posto tutte le domande che
potremmo volerle fare (e anche di più). Le hai poi raccolte in un libro che è
la trascrizione fedele di colloqui avvenuti tra l'ottobre 1995 e il giugno del
1996. Allora Aung San Suu Kyi era stata rilasciata da quattro mesi dopo i sei
anni di prigionia che hanno seguito la plebiscitaria vincita delle elezioni da
parte del suo partito e la successiva repressione ordinata dalla dittatura al
potere dal 1962 che, in una mossa politica mai chiarita, aveva deciso di
riaprire le urne. In quei mesi Aung San Suu Kyi –laureata in lettere a Oxford,
sposata con un compagno di università britannico, 43 anni, due figli e una vita
passata all'estero – era a Rangoon per assistere la madre malata. Diciotto
giorni dopo una carneficina di pacifici dimostranti passata alla storia come il
massacro dell'8-8-88(otto agosto 1988) –che anticipò di un
anno la strage di piazza Tienanmen, in Cina – la studiosa
decide di raccogliere l'eredità di suo padre, il generale che firmò l'indipendenza
della Birmania, e di entrare in politica. "Non è cambiato niente dal mio
rilascio– dice a Clements nella sua casa di Rangoon –. Il mondo deve
sapere che siamo ancora prigionieri del nostro stesso Paese". Pur
essendo"figlia dell'esercito"e pur ritenendo le forze armate
necessarie a proteggere uno Stato, Aung San Suu Kyi ha sempre rifiutato di
ricorrere alla violenza: "Se il movimento democratico dovesse affermarsi
con la forza delle armi la gente continuerebbe a pensare che alla fine vince
sempre il più forte, e questo non favorirebbe la democrazia". E ancora:
"Se si vuole cambiare un sistema in cui la forza è lecita, allora bisogna
mostrare che il lecito è forza". Non violenza, però, significa azione, non
passività, non accettazione supina, continua a ripetere. "Il buddismo
impegnato è compassione attiva, non si tratta di starsene seduti dicendo
"soffro per loro"", spiega parlando della sua religione.
"Il karma è azione. In ogni momento sei tu a creare il tuo karma". "Ho
speranza perché mi impegno". Aung San Suu Kyi è uno dei massimi esempi del
potere degli inermi, per dirla con VÁclav Havel. Quando parla le sue frasi sono
semplici, mai dogmatiche, ma la sua saggezza è limata da una continua
riflessione. Sa che sta parlando a tutti, anche agli analfabeti, anche ai suoi
nemici. "Ai militari vorrei chiedere: "Perché siete tanto arrabbiati
con noi?"". "In questo Paese c'è bisogno di fare molte domande.
E di darsi anche delle risposte, da mettere in pratica. Dopo tutto Buddha non
accettava lo status quo senza metterlo in dubbio ". "Sono consapevole
di avere meno paura di molti altri birmani. Penso dipenda dal fatto che sono
vissuta in società libere per gran parte della vita, e che quindi il timore
verso l'autorità non è diventato un'abitudine"."Tutti qui in Birmania
vogliono sicurezza e libertà. Libertà dal bisogno e dalla paura, libertà di
poter seguire le proprie inclinazioni. La libertà vera non può esistere senza
sicurezza". "Oggi c'è molta mancanza di fiducia,a questo si collega
la paura. La mancanza di fiduciaè un autentico male sociale". è molto
difficile denunciare i soprusi senza far temere a uno dei più numerosi eserciti
del mondo in proporzione alla popolazione che se si farà da parte non andrà
incontro alla vendetta popolare. Aung San Suu Kyi incoraggia la gente a
concentrarsi sui fatti più che sugli individui. "Deve esserci una
differenza tra assassino e omicidio,bisogna riuscire a vedere oltre il
soggetto". è contraria a personalizzare la politica e quando accusa il
regime non fa nomi. "Concentrarsi sugli individui è una forma di politica
molto bassa". Ma riconciliare un Paese implica anche riconoscere la
verità, le sofferenze delle vittime: "devono avere la soddisfazione di
sapere che non hanno sofferto inutilmente". "Mia madre non mi insegnò
mai a odiare nemmeno gli assassini di mio padre". E quando si tratta di
prendere le distanze, in aiuto viene anche la sua famosa ironia: "Ricordo
una volta, ai primi tempi del regime, uno di loro disse: "Oh, quella gente
che chiede i diritti umani, che cosa pretenderà poi, i campi per
nudisti?"". Il programma di Anug San Suu Kyi per una Birmania
democratica è molto semplice: leggi da far rispettare, sicurezza, istruzione,
favorire le condizioni per alleggerire la mente e il corpo. Suu, come la chiamano
i suoi amici, affida alla fine del libro un appello: "Non dovete
dimenticare che il popolo birmano vuole la democrazia. Qualunque cosa dicano le
autorità, è un fatto che la gente vuole la democrazia e non un regime
autoritario che la priva anche dei diritti umani più basilari. Il mondo
dovrebbe fare tutto il possibile per introdurre il sistema politico voluto
dalla maggioranza dei cittadini birmanie per il quale tantissime persone hanno
sa-crificato se stesse. La Birmania dovrebbe essere aiutata nel momento del bisogno.
E un giorno auspichiamo di essere noi stessi nella condizione di poter aiutare
gli altri". Il mondo, per ora, non è stato capace di fare molto per la
Birmania. Solo inondare il suo leader eletto di premi, dal Nobel per la pace
del 1991 alla Medaglia presidenziale per la libertà nel 2000,
"rinfrescata" con quella d'oro del Congresso nel 2008, due massime
onorificenze civili americane. La repressione è divenuta più dura, Suu nel '99
non ha potuto neppure assistere il marito morente né consolare i suoi figli. Le
proteste pacifiche scoppiate tra il 19 agosto e l'ottobre 2007, definite la
"rivoluzione zafferano" per l'ampiapartecipazione dei monaci, e
ancora una volta duramente represse, confermano la tenace resistenza del Paese
alla dittatura. Allora Aung San Suu Kyi è potuta compa-rire, per un istante, al
cancello della sua casa. è stata la prima volta dal 2003. Piangeva chinando il
capo in segno di rispetto verso i monaci. In agosto ha rifiutato un incontro
autorizzato dal regime con l'inviato Onu Ibrahim Gabari, probabilmente in segno
di protesta. Ora raramente vede qualcuno, fatta eccezione per l'avvocato e il
medico, che il 14 settembre le ha dovuto fare una flebo per fare fronte a una
grave malnutrizione. Una settimana fa l'ultimo appello del suo partito contro
la sua detenzione. 1 Aung San Suu Kyi con Alan Clements, "La mia
Birmania", trad. Alessandra Petrella, Corbaccio, Milano, pagg. 380, 18,60.
In libreria dal 23 ottobre. Il 28 ottobre Clements sarà a Roma al Teatro
Flaiano con Emma Bonino. Con straordinaria semplicità e lucidità racconta
perché lotta e perché ha preferito l'arresto all'esilio Oltre le sbarre. Aung
San Suu Kyi nel 1998, circondata dai membri del suo partito, parla alla folla
riunitasi attorno alla sua abitazione. Poco dopo questi scatti di Gianni Pignat
gli avventori furono dispersi e malmenati dall'esercito e i rullini (tranne
questo) sequestrati.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: APPROFONDIMENTI data: 2008-10-19 - pag: 16 autore: Chi vigila sui
principi contabili è la sigla corrispondente a Securities and exchange commission
ed è la commissione statunitense di vigilanza sui mercati finanziari.è
un'agenzia indipendente del Governo statunitense, istituita nel 1934 per
vigilare sul mercato dei capitali e sugli abusi di posizione dominante negli
anni immediatamente successivi alla Grande depressione del 1929. La Sec è
composta da cinque commissari, nominati dal presidente degli Stati Uniti, di
cui mai più di tre possono appartenere allo stesso partito (attualmente sono
tre repubblicani e due democratici). La Sec ha anche poteri ispettivi e può
intraprendere azioni legali sia nei confronti di singoli che di imprese per
frode, falsi informazioni sociali, insider trading o violazioni delle leggi
sulla sicurezza. Il sito web è: www.sec.gov Sta per Financial accounting standard
board, cioè l'organismo tecnico che fa capo alla Financial accounting
foundation,l'omologa statunitense dello Iasc. Istituito nel
( da "AprileOnline.info" del 20-10-2008)
Argomenti: Cina
Massimo Serafini, 20
ottobre 2008, 19:51 Politica Si riaffaccia concretamente l'idea dell'Europa a
due velocità: quella avanzata di coloro che vogliono procedere subito con la
decisione unilaterale e vincolante di ridurre, entro il 2020, le emissioni
climalteranti del 20% e quella arretrata, guidata da Berlusconi, che considera
una sciagura che l'Europa proceda da sola e pensa che l'ambiente sia solo un
costo "Fermiamo ogni decisione sul clima per un anno", è stata la
richiesta di Berlusconi all'Europa. Respinta con decisione dal commissario
all'ambiente Dimas, la peggior ministra dell'ambiente che mai questo paese
abbia mai avuto, ha minacciato nuovamente a nome di un improbabile armata
brancaleone di paesi di dissociarsi e di porre il veto. Prima hanno falsato i
conti poi da irresponsabili chiedono di aspettare America e
Cina pur di non agire. Si riaffaccia concretamente l'idea dell'Europa
a due velocità: quella avanzata di coloro che vogliono procedere subito con la
decisione unilaterale e vincolante di ridurre, entro il 2020, le emissioni
climalteranti del 20% e quella arretrata, guidata da Berlusconi che considera
una sciagura che l'Europa proceda da sola e pensa che l'ambiente sia
solo un costo. Il mandante di questa sciagurata posizione è la Confindustria, a
cui evidentemente la cura di genere non ha giovato né al suo rinnovamento né al
suo coraggio, ma solo ad una desolante continuità nel pensare che solo
tagliando i costi del lavoro e dell'ambiente è possibile competere sui mercati
globali Dietro la disputa sul prezzo delle "tre venti", che ha
contrapposto numerosi ministri italiani al commissario all'ambiente Dimas, c'è
questa sostanza. Giustamente Dimas fa notare al nostro governo che l'Italia è
un paese ricco di sole e vento e quindi non dovrebbe protestare, ma essere
contento che la direttiva europea sul clima obblighi i suoi stati membri ad
aumentare del 20% nei prossimi dodici anni la produzione di elettricità e
calore da queste fonti. Dovrebbe addirittura gioire che la direttiva obblighi
gli stati membri , sempre nei prossimi 12 anni, a migliorare la propria
efficienza del 20%. Quale straordinaria occasione, ci ricorda, per mettere a
lavorare tante donne ed uomini ad eliminare gli sprechi energetici rendendo
superfluo il 20% dell'energia che oggi ci è invece necessaria per illuminare,
riscaldare e rinfrescare. Ed infine spingere il sistema produttivo ad
anticipare quello del resto del mondo a liberarsi del carbonio, sapendo che i
cambiamenti climatici imporranno a tutti questa scelta , non è solo un costo,
ma un investimento che darà grandi vantaggi nel futuro. La stessa critica
all'unilateralismo europeo, in nome della quale si chiede di rinviare le
decisioni di un anno, non tiene conto della drammatica accelerazione avuta dal
cambio di clima e dei ritardi invece con cui la politica lo affronta. Solo una
scelta unilaterale praticata può rompere l'immobilismo che ha causato il
fallimento di Kyoto, e costruire le condizioni per un accordo globale e
vincolante il prossimo anno a Copenaghen, a cui è altrettanto decisivo che gli
Usa siano rappresentati da Obama. Questi argomenti non hanno convinto né gli
industriali né il loro "governo amico" i nostri
"dinosauri". Per loro incentivare il fotovoltaico è un costo, meglio
usare quelle risorse per il nucleare; stimolare con incentivi la popolazione a
consumare meno energia solo soldi buttati e profitti in meno per Enel ed Eni,
tanto che nelle scorse settimane hanno bocciato un emendamento dell'opposizione
che prolungava di qualche anno la deduzione del 55% delle spese per riqualificare
energeticamente la propria abitazione. Stanno trascinando il paese verso una
crisi rovinosa, ben più grave di quella in cui l'hanno sospinta la crisi
finanziaria e la recessione. Bisogna fermarli. Serve che all'Europa arrivi un
segnale che c'è un'altra Italia che non vuole né sconti né moratorie, ma al
contrario essere una protagonista delle tre venti su minori emissioni con
maggiore efficienza e rinnovabili. Le opposizioni, quelle in parlamento e
quelle che hanno sfilato l'11 ottobre si uniscano e diano questo segnale.