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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “CINA” |
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T ARTICOLI DEL 2-4 aprile 2009 #TOP
Mentre
Chrysler tratta con Fiat, e Gm considera sempre più seriamente la bancarotta
controllata ... ( da "Finanza e Mercati"
del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
In miniera
Tutto chiarito nel minerario cino-australiano? Non proprio. Rio Tinto, che ha
scelto la partnership alla pechinese con Chinalco (19,5 miliardi di dollari sul
piatto), nonostante l'iniziale apertura non può scommettere sul via libera da
parte delle protezionistiche autorità di Sydney.
Mentre
Chrysler tratta con Fiat, e Gm considera sempre più seriamente la bancarotta
controllata .... ( da "Finanza e Mercati"
del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
In miniera
Tutto chiarito nel minerario cino-australiano? Non proprio. Rio Tinto, che ha
scelto la partnership alla pechinese con Chinalco (19,5 miliardi di dollari sul
piatto), nonostante l'iniziale apertura non può scommettere sul via libera da
parte delle protezionistiche autorità di Sydney.
obama
per il disarmo atomico chiede l'aiuto di russia e cina - (segue dalla prima
pagina) dal nostro inviato ( da "Repubblica, La"
del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
aiuto di
Russia e Cina E dopo una giornata di vertici il presidente Usa regala un iPod
alla Regina La diplomazia A questo punto, più che discutere su chi sia
colpevole della crisi economica globale preferisco cercare di risolvere il
problema, guardare avanti e non indietro Il lancio del nuovo missile da parte
della Corea del Nord,
dalla
cina agli usa, valzer delle debolezze così i grandi cercano la ricetta della
ripresa - andrea bonanni ( da "Repubblica, La"
del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Economia
Tutti i paesi del G20 si siedono al tavolo di Londra con problemi e obiettivi
diversi Dalla Cina agli Usa, valzer delle debolezze così i Grandi cercano la
ricetta della ripresa Scontro sulle colpe e sugli assetti di potere che
usciranno alla fine della recessione ANDREA BONANNI DAL NOSTRO INVIATO LONDRA -
Non sarà un summit facile. Lo ha detto a chiare lettere Nicholas Sarkozy.
Solo
il pharma salva M&A e banche Usa
( da "Finanza
e Mercati" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
il 49% reca
infatti la bandiera americana (era il 31% un anno fa), anche a causa del calo
delle operazioni straordinarie in Asia: di recente, la Cina ha bloccato alcune
operazioni di rilievo, fra cui, la più nota, è stata quella tentata da
Coca-Cola sulla Huiyuan, azienda quotata che produce succhi di frutta.
quel
solco tra usa e europa - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
i conti con
il peso crescente della Cina; perfino l´Europa è ben più riottosa del previsto.
Obama credeva di avere fatto abbastanza per soddisfare il Vecchio continente.
Una settimana fa il suo segretario al Tesoro annunciava una riforma drastica
dei controlli sui mercati finanziari: hedge fund e derivati finiranno sotto la
stessa vigilanza che disciplina le banche tradizionali.
Bobò,
dal manicomio di Aversa ai palcoscenici di tutto il mondo
( da "Unita,
L'" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
cin
cin"! È il suo modo di affrontare la vita». Degli anni trascorsi ad Aversa
però Bobò non fa mai cenno. È una ferita che si porta dentro, un dolore
silenzioso, come quello che custodisce chi è stato tanti anni in un lager.
L'INCONTRO «Noi due ci siamo conosciuti proprio nel manicomio di Aversa -
racconta ancora Delbono -
QUESTO
LICEO È POCO SCIENTIFICO ( da "Unita, L'"
del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
dalla Svezia
alla Cina. In Italia, invece, il governo Berlusconi in assoluta controtendenza
taglia i fondi e persino gli orari alla scuola. E riduce il budget delle
università e della ricerca. La seconda domanda è conseguenza della prima. Il
liceo scientifico ha un ruolo importante nel panorama della scuola media
superiore italiana: è il più frequentato.
La
rivolta anticrisi riporterà in scena estremisti e xenofobi
( da "Unita,
L'" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Ma Obama in
Europa non incontra solo l'Europa, ma incontra anche l'India, il Brasile, la
Cina. Mi riferisco al G-20, divenuto più importante del G-8....». Cosa
significa questo? «C'è stata una accettazione da parte dell'Occidente che il
mondo non gli appartiene più. Obama non trova solo una Europa disunita, trova
anche una Europa "diminuita".
Obama
con Hu, niente dazi con Medvedev più disarmo
( da "Unita,
L'" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Andrà in Cina
nella seconda metà dell'anno, dopo che sarà stato formato e reso operativo un
«gruppo di dialogo strategico ed economico» al massimo livello. Per gli Stati
Uniti ne faranno parte la segretaria di Stato Hillary Clinton e il responsabile
del Tesoro Tim Geithner.
A
margine degli incontri ufficiali, si intrecciano i giochi delle diplomazie. Il
premier cinese ... ( da "Unita, L'"
del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
A margine
degli incontri ufficiali, si intrecciano i giochi delle diplomazie. Il premier
cinese Hu Jintao ha invitato in Cina il presidente Usa Obama. La visita che
potrebbe avvenire già nella seconda parte dell'anno. Riprendendo anche il tema
dei diritti umani.
Obama
ha visto il russo Medvedev, e ha confermato l'avvio dei negoziati per il
rinnovo del trat... ( da "Unita, L'"
del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Andrà in Cina
nella seconda metà dell'anno, dopo che sarà stato formato e reso operativo un
«gruppo di dialogo strategico ed economico» al massimo livello. Per gli Stati
Uniti ne faranno parte la segretaria di Stato Hillary Clinton e il responsabile
del Tesoro Tim Geithner.
la
piazza dove è nato il sandwich - carla incorvaia
( da "Repubblica,
La" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Proveniente
da una regione del Sud della Cina, Hong Fu è in dolce attesa: «Mio marito
lavora a Milano in questo momento - dice - ma il nostro bimbo nascerà qui. Mi
piace molto Palermo, per questo l´ho scelta come città in cui vivere e far
crescere mio figlio». Ettore Nania, 55 anni, è il parrucchiere della piazza.
valanga
toscana al vinitaly con 807 etichette selezionate - mara amorevoli
( da "Repubblica,
La" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
mentre
crescono i consumi in Cina e negli Emirati arabi. Con segnali di ottimismo tra
i produttori che sperano di veder arrivare gli operatori americani, mentre
dalla Regione annunciano che sono in crescita le richieste per rinnovare i
vigneti. Un dato positivo, che indica che ancora si investe e si crede nel
settore.
trofeo
dell'accademia e reali di spagna la toscana diventa capitale della vela -
franco vannini ( da "Repubblica, La"
del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina, Emirati
Arabi, Francia, Giappone, Gran Bretagna, India, Libia, Portogallo e Serbia. Dal
23 aprile al 3 maggio Livorno sarà la capitale della vela. Dice l´assessore al
turismo del comune di Livorno Piero Santini: «Saranno impegnate migliaia di
persone, un´occasione unica per il rilancio economico,
parco
delle stelle sacrati e savic in missione a siena
( da "Repubblica,
La" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
nella
candidatura dell´Italia ai Mondiali di basket 2014, contro Spagna e Cina, la
Fortitudo era già stata invitata a presentare il suo progetto dalla commissione
Fiba, guidata dal segretario emerito Boris Stankovic, e formata da Predrag
Bogosavliev, responsabile eventi, e Markus Studer, responsabile dell´ufficio
operativo.
vasco
e caparezza star del 1 maggio - pietro d'ottavio
( da "Repubblica,
La" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
azienda che
gestisce le Metropolitane di Roma: «I tempi tecnici per valutare qualunque
richiesta di riprese sono di circa due settimane. Inoltre il giorno indicato,
il 4 aprile, c´è la manifestazione nazionale della Cgil, circostanza che
rendono difficili attività cine televisive all´interno della Metro. Abbiamo
quindi proposto di spostare il giorno».
Francia-Cina.
Tibet addio. Parigi si riallea con Pechino
( da "AmericaOggi
Online" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Francia-Cina.
Tibet addio. Parigi si riallea con Pechino 02-04-2009 PARIGI. Il Tibet? La
Francia, dopo mesi di gelo con Pechino per aver dato udienza al Dalai Lama, ha
fatto sapere ieri come la pensa: "Fa parte integrante del territorio
cinese". Rapporti subito più caldi, fin da ieri sera, quindi.
Guarda
oltre l'Europa. I vertici con Jintao e Medvedev rivelano le priorità di Obama
( da "AmericaOggi
Online" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina, con
la sua economia che "già mostra timidi segnali di ripresa" e con i
suoi fondi sovrani che sono i maggiori acquirenti di titoli di stato Usa, è di
fatto il principale finanziatore del piano di stimolo varato dalla Casa Bianca
per superare la crisi, e tiene in mano le sorti del dollaro.
Asse
franco-tedesco al G-20 ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Italia Mario
Draghi ha ricordato che le raccomandazioni anti-crisi del Financial Stability
Forum si applicano anche a banche e hedge fund. Servizi u pagine 2, 3 e
Le
aperture di Obama ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Le aperture
di Obama di Mario Platero N e l suo debutto ufficiale sulla scena globale, il
presidente Usa Barack Obama si è smarcato abilmente dalle polemiche con
l'Europa sulle misure anticrisi e ha avviato un importante dialogo con i leader
della Russia (sul disarmo) e della Cina (sugli equilibri politici ed
economici). Servizio u pagina
L'eterna
partita Usa-Europa ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Dal nostro
inviato E uropa contro Stati Uniti, Cina e Russia anche: non fosse per l'eterna
sintonia con l'Inghilterra di Gordon Brown e la fresca solidarietà del Giappone
di Taro Aso, l'America di Barack Obama rischierebbe davvero di ritrovarsi sola
e accerchiata al suo debutto sulla scena globale del G-20.
Stretta
sui mercati finanziari ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
premier
giapponese Taro Aso e dalla Cina, ma incontrando le resistenze europee. Ieri,
la Merkel ha ammesso che il piano Usa è «particolarmente significativo, ma
anche noi abbiamo fatto la nostra parte». Anche su questo tema, Obama ha
espresso pragmatismo, riconoscendo che l'Europa ha per esempio maggiori
ammortizzatori sociali, ma ha chiesto che «ciascun Paese faccia i suoi sforzi,
Stretta
di mano. ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Il Sole-24
Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-02 - pag: 5 autore: Stretta di mano.
Obama con il presidente cinese Hu Jintao e Hillary Clinton nella residenza
dell'ambasciatore americano a Londra. Stati Uniti e Cina hanno inaugurato ieri
un nuovo «dialogo strategico» REUTERS
Obama
e Medvedev: una nuova era ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Con la Cina
«dialogo strategico» Mario Platero LONDRA. Dal nostro inviato Era l'evento più
atteso di questo storico G-20 di Londra: il debutto del presidente americano
Barack Obama sulla scena mondiale. Un debutto non facile, anche per l'attacco
inatteso di Nicolas Sarkozoy su questioni di lana caprina relative al G-20.
Tibet,
Sarkozy fa la pace con Hu Jintao ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
necessario
per facilitare i rapporti tra Francia e Cina nel corso del summit del G-20:
Nicolas Sarkozy e Hu Jintao, i due presidenti, si sono seduti uno accanto
all'altro alla cena di Buckingham Palace. E oggi si riparleranno. è da qualche
settimana che il Quai d'Orsay ha ripreso la strada dei rapporti concilianti con
la Cina.
Pechino
sempre più protagonista ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
attivismo
della Cina sul palcoscenico globale è sempre più frenetico. La Cina che si
presenta oggi al Vertice del G-20 non è la stessa che, solo cinque mesi fa,
partecipò al summit di Washington. è una Cina più forte. Soprattutto sul piano
politico. Il gran numero di accordi economici e di intese di cooperazione
siglato negli ultimi tempi da Pechino in giro per il pianeta,
Quel
filo sottile tra diplomazia e vita privata
( da "Sole
24 Ore, Il" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
irruzionedella
Cina, in un sistema diventato globale, e la crisi finanziaria partita dagli
Stati Uniti. Significativo in questa prospettiva il ricordo del vertice del '99
che celebrava i cinquant'anni della Nato con gli ex membri del Patto di
Varsavia, in cui D'Alema commentò scherzando: «In questa sala gli ex comunisti
sono quasi la maggioranza »
Un
viaggio di ritorno nel futuro dell'industria
( da "Sole
24 Ore, Il" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la propria sede
nella diffusa metropoli lombarda e le sue articolazioni in Romania e negli Usa,
in India, in Cina e in Vietnam. Fabbrica-mondo, insomma. La riprova sta nei
numeri. Da alcuni anni Mediobanca e Unioncamere censiscono un robusto gruppo di
4mila medie imprese indu-striali, che hanno fatturati dai 13 ai 290 milioni di
euro e contano in libro paga da
Senza
nuove regole sarà caos ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Per Usa e
Cina l'ora di nuove regole globali») avevo già messo l'accento sulla assoluta
necessità che si ponga rimedio alla situazione di disequilibrio macroeconomico
che è fra le cause della crisi in corso. Abbiamo oggi un sistema che è capace
di costringere al riequilibrio le economie piccole che registrano disavanzi
della bilancia dei pagamenti.
Alleanza
europea, obiettivo la Cina ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
PROMOZIONE
TURISTICA Alleanza europea, obiettivo la Cina L a promozione sui mercati
turistici esteri ha prodotto risultati limitati. Le indagini internazionali
ricordano puntualmente che la Penisola resta la meta più ambita, ma finora i
grandi flussi turistici hanno premiato altre destinazioni, tra cui Francia e
Spagna.
Promozione
comune con Francia e Spagna ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Quanto ai
mercati, all'inizio verranno privilegiati Cina, India, Russia, Brasile,
Argentina e Messico. «Per un cinese che viaggia in Europa – ha aggiunto al
Brambilla –, i confini frai nostri Paesi sono relativi. Dobbiamo presentarci
insieme su quei mercati e giocare sulle nostre complementarietà».
Stati
Uniti primi per import E al secondo posto c'è l'Italia
( da "Sole
24 Ore, Il" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Anche la Cina
ha saldo negativo - Tra gli esportatori Tokyo batte Corea e Germania Stati
Uniti primi per import E al secondo posto c'è l'Italia Andrea Malan «La
Francia, che ha inventato l'automobile, è diventata nel 2008 un Paese
importatore..». L'affermazione di Luc Chatel,sottosegretario all'Industria nel
Governo francese,
Parole
d'ordine. ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
stanno
progettando in Cina, in un territorio limitato e già troppo costruito come
quello italiano. La parola d'ordine è "sostituzione edilizia".
Interventi di demolizione e ricostruzione, riqualificazione delle aree
dismesse, mirate a mettere a sistema un tessuto urbano spesso cresciuto in modo
«spontaneo», come sottolinea Cino Zucchi,
Crisi
economica
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina stabili
e durature. Carico di nubi è rimasto invece il rapporto con l'Unione europea.
Durante una conferenza stampa assieme al premier britannico, Gordon Brown, il
presidente statunitense, dopo aver invitato gli altri Paesi a fare fronte
comune e ad agire con urgenza contro la crisi globale, ha detto di essere
«assolutamente fiducioso che il G20 rifletterà un enorme consenso»
Disgelo
fra Francia e Cina dopo lo scontro sul Tibet
( da "Avvenire"
del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
2009 Disgelo
fra Francia e Cina dopo lo scontro sul Tibet PARIGI. Il Tibet? La Francia, dopo
mesi di gelo con Pechino per aver dato udienza al Dalai Lama, ha fatto sapere
come la pensa: «Fa parte integrante del territorio cinese». Era da qualche
settimana che il Quai d'Orsay aveva ripreso la strada «maestra» dei rapporti
concilianti con la Cina.
Consiglio
per i diritti umani, svolta Usa:
Argomenti: Cina
Abstract:
dalla Cina al
Sudan, l'hanno fatta franca. Gli Stati Uniti hanno annunciato la loro
candidatura a fianco di Belgio e Norvegia alle elezioni del 15 maggio quando
verranno decisi tre seggi occidentali dei 47 del Consiglio. La Nuova Zelanda,
che aveva deciso di entrare in pista, si è fatta da parte per garantire a
Washington una elezione non contestata.
Con
Hu spunta il tabù diritti umani ( da "Avvenire"
del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
lasciare che
le tensioni sui diritti umani intralcino altri punti di cooperazione», ieri
Stati Uniti e Cina hanno concordato fare ripartire almeno «la discussione sui
diritti umani» il prima possibile. Durante l'incontro l'inquilino della Casa
Bianca ha quindi accettato l'invito a recarsi in visita a Pechino nella seconda
metà del 2009 (il presidente George W.
Organi
umani in vendita, la moderna schiavitù
( da "Avvenire"
del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
turpe
compravendita illegale di organi umani che va crescendo nel mondo (se fino a
qualche anno fa Cina e India erano i centri principali di questa 'linea
commerciale', ora l'offerta si è molto ampliata, coinvolgendo Filippine,
Brasile, Sud Africa e diversi Paesi dell'Europa dell'Est), si stanno facendo
sempre più pressanti le nobili richieste affinché tale mercato venga
legalizzato.
Ambiente,
torna il fronte negazionista ( da "AprileOnline.info"
del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Basti pensare
che la Cina è il secondo più grande investitore in energie rinnovabili ed è il
maggior produttore di energie rinnovabili. L'industria dell'energia rinnovabile
sarà il settore cruciale per uscire dalla crisi e creare posti di lavoro. Se
l'Italia perde questa occasione, le perdite economiche e sociali per il paese
saranno incalcolabili.
Crisi
della mondializzazione? ( da "AprileOnline.info"
del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
India e
Cina), che sono stati la principale destinazione del flusso di Ide negli ultimi
anni, una significativa inversione di tendenza, dovuta alla ridotta
disponibilità di capitali a livello mondiale. Secondo alcuni la fase della
mondializzazione, caratterizzata da scambi intercontinentali, sta lasciando il
campo ad una fase di regionalizzazione,
La
favola del G20 ( da "AprileOnline.info"
del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
ascesa di
nuove potenze come la Cina, le cui banche sono oggi le prime per
capitalizzazione, o l'India, che si è comprata la più grande acciaieria europea
l'Arcelor, o il Brasile che ha bloccato i negoziati dell'Organizzazione
Mondiale del Commercio. Il primo incontro del G20 risaliva al periodo appena
successivo alle crisi finanziare del mondo asiatico.
DIRETTIVA
ANTI DISCRIMINAZIONE Il Parlamento europeo con 363 sì, 226 no e 64 astensioni
... ( da "Unita, L'"
del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
NUOVA TENSIONE
CINA-VATICANO La Santa Sede torna ad alzare la voce con Pechino dopo l'arresto
del vescovo cinese Giulio Jia Zhuigo della diocesi di Zhengding. «Situazioni di
questo genere - afferma una nota il Vaticano - creano ostacoli al clima di
dialogo».
obama:
"il mondo è cambiato supereremo la crisi tutti insieme" - (segue
dalla prima pagina) dalnostro inviato
( da "Repubblica,
La" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
ma ha
lasciato la parola a chi era arrivato dalla Cina, dall´Australia o dall´India.
E alla fine la gran parte dei 500 giornalisti, molti dei quali non lo avevano
mai visto, non hanno resistito e gli hanno fatto un lungo applauso, cosa che
non si è mai vista ad una conferenza stampa. Obama è uscito vincitore da questo
G20, che alla vigilia sembrava tutto in salita per lui,
Contro
la crisi 5mila miliardi Mai più paradisi fiscali
( da "Unita,
L'" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina
appare sempre più come un attore fondamentale per l'uscita dalla crisi, tanto
da relativizzare i G8 ai quali non ha accesso: sta ritrovando vigore nella
crescita (+6,3 previsto per il 2009) e nella domanda interna. La prima verifica
di quanto messo ieri in cantiere si farà nel prossimo settembre: un altro G20,
Per
Angela Merkel si tratta di un compromesso molto positivo, quasi storico, in
grado di rende... ( da "Unita, L'"
del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina
appare sempre più come un attore fondamentale per l'uscita dalla crisi, tanto
da relativizzare i G8 ai quali non ha accesso: sta ritrovando vigore nella
crescita (+6,3 previsto per il 2009) e nella domanda interna. La prima verifica
di quanto messo ieri in cantiere si farà nel prossimo settembre: un altro G20,
sulla
valuta globale altolà alla cina ( da "Repubblica, La"
del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Pagina 3 -
Economia Sulla valuta globale altolà alla Cina Il dollaro rimane una moneta di
riserva. E´ accantonata, almeno per adesso, l´idea cinese di una «valuta
globale» che sostituisca il biglietto verde come strumento di riserva. Obama è
contrario, anche se pare che il Fondo monetario voglia studiare la questione.
una
piccola bretton woods - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
seppellisce
definitivamente il G8 mettendo la Cina al centro di qualsiasi futuro equilibrio
mondiale. Perfino Berlusconi, che riesce a farsi fotografare tra il presidente
russo e quello americano, può dichiararsi soddisfatto. Ma la vera rivelazione
di questo vertice è la ritrovata leadership dell´America di Obama.
Linea
dura sui paradisi fiscali ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
quelle della
Cina molto meno. Lo status di Hong Kong e Macao è il motivo dell'irrigidimento
cinese qui a Londra. C'è stato uno scontro fra Nicolas Sarkozy e il leader
cinese Hu Jintao dietro l'unica, vera incertezza del vertice. Per tutta la
giornata, infatti, non si era capito se la lista dei paradisi fiscali sarebbe
stata diffusa insieme al comunicato finale.
Obama:
dal summit una svolta storica ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
ispirato e
galvanizzato dal successo del suo ruolo di mediazione fra Cina e Francia sulla
questione dei paradisi fiscali, ha definito l'esito di questo G-20 di Londra. è
stato lui del resto ha sbloccare l'impasse tra Francia e Cina su uno dei punti
centrali, la questione della lista dei paradisi fiscali. La Cina si era
impuntata.
Berlusconi:
l'America ci porti fuori dal tunnel
( da "Sole
24 Ore, Il" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
perché Paesi
come Cina e India non avrebbero le risorse per intervenire a differenza dei
Paesi occidentali». Sia Berlusconi che Tremonti tengono comunque a precisare
che questo impegno sociale non nasconde nessuna intenzione di sforare i conti
pubblici. Quanto all'Italia, saranno sufficienti i 9 miliardi di euro per gli
ammortizzatori sociali che si vanno ad aggiungere agli altri 12.
Dai
Grandi assegno di 1.100 miliardi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
firmato per
100 miliardi di dollari e una cifra analoga ha promesso l'Unione europea,
mentre la Cina è interessata ad acquistare obbligazioni emesse dal Fondo
monetario (per 40 miliardi di dollari, ha detto il premier britannico Gordon
Brown, ma dalle autorità di Pechino per ora non c'è conferma) e all'Arabia
saudita sarebbe stata chiesta una cifra vicina ai 50 miliardi di dollari.
Cina:
Sarkozy non vedrà più il Dalai Lama
( da "Sole
24 Ore, Il" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-03 - pag: 4 autore: L'ELISEO SMENTISCE
Cina: «Sarkozy non vedrà più il Dalai Lama» Prime incomprensioni tra Cina e
Francia dopo la pace raggiunta sul Tibet. Secondo il ministero degli Esteri di Pechino,
l'accordo prevede il divieto per le autorità francesi di incontrare il Dalai
Lama.
Un
successo oltre le previsioni ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
tra Francia e
Cina, per la prima volta convinta da Obama ad ac-cettare le norme Ocse
anti-centri offshore nonostante da sempre Pechino rifiuti di attenersi alle
regole di organizzazioni internazionali di cui non è parte. Pace apparente
anche tra gli Stati Uniti da una parte, Cina e Russia dall'altra, anche se
Dmitry Medvedev ieri non ha rinunciato,
Digitale
a costo zero per la ripresa ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la domanda
ancora insoddisfatta ( persino in Paesi emergenti come India e Cina) per
servizi internet e reti mobili a banda larga, meno costose da diffondere di
quelle fisse. Un'allocazione rapida di nuove frequenze pregiate ( quali quelle
risparmiate dal passaggio alla Tv digitale) potrebbe quindi indurre un circolo
virtuoso.
Ora
l'Europa deve scommettere sul wireless
( da "Sole
24 Ore, Il" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Dall'Europa
agli Usa, dalla Cina all'India. «Il punto chiave è che esiste un nuovo mercato,
e grande. Come vent'anni fa spiega Sentinelli - Allora era la voce. Ora è
internet. E nel passaggio dal fisso al mobile c'è il premio di mobilità. Il
cliente è disposto a pagarlo.
Fondi
sovrani libici per le maxi-opere ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
già in campo,
accanto anche alla Cina, alla Turchia, che ingaggiano una serrata competizione
sui prezzi. micaela.cappellini@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA GLI
ACCORDI I capitali africani potrebbero investire nel progetto del Terzo valico
Tripoli apre una zona franca per le imprese italiane
Una
regia unica per l'export ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Ieri la
Fondazione Italia Cina e la Camera di commercio italo-cinese hanno annunciato
di aver raggiunto un accordo per completare la loro integrazione, un'operazione
che allargherà la base dei soci a 380 membri. «I rapporti tra i due Paesi sono
ottimi», dice il presidente della Fondazione Cesare Romiti che tuttavia
sottolinea con amarezza come l'
Shanghai
2010, vetrina d'Italia ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
tra Italia e
Cina». Dal 2004 ad oggi, cioè da quando la Cina è entrata nel Wto, i rapporti
economici con l'Italia sono costantemente cresciuti, con l'eccezione degli
ultimi mesi, a causa della recessione mondiale. Da allora ad oggi, ha detto la
Marcegaglia, quasi 2mila imprese italiane hanno lavorato con il Celeste Impero.
Pechino
blocca l'alleanza Bank of China-Rothschild
( da "Sole
24 Ore, Il" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la Cina
rinuncia a entrare in uno degli storici salotti buoni della finanza mondiale.
Ieri, le autorità di controllo Pechino hanno bocciato l'acquisizione del 20% di
La Compagnie Financiere Edmond de Rothschild da parte di Bank of China. Lo
scorso settembre, le due società avevano siglato un accordo con cui il colosso
creditizio cinese s'
L'Italia
esporta anche enoteche ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Dopo la Cina
si va a Malta L'Italia esporta anche enoteche L'Italia ora esporta anche
enoteche. O almeno ci prova, come dimostra di volere fare l'Enoteca Italiana di
Siena, l'unico ente che dal 1933 è abilitato con Dpr a svolgere tale attività
sotto il controllo del ministero delle Politiche agricole.
Bank
of China rinuncia a Rothschild ( da "Finanza e Mercati"
del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Shanghai
Securities News la Cina estenderà da tre a cinque anni il periodo di lock-up
imposto agli investitori stranieri nelle banche commerciali del Paese. Bank of
China, istituto a controllo statale, lo scorso settembre aveva raggiunto
l'accordo per rilevare il 20% del capitale del business in private banking e
asset management della famiglia Rothschild con un investimento di 2,
Lo
Stoxx600 recupera 167 miliardi ( da "Finanza e Mercati"
del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
output
manifatturiero della Cina ha ripreso a crescere per la prima volta in sei mesi;
i prezzi delle case nel Regno Unito si sono risvegliati per la prima volta
dall'ottobre 2007; gli ordini delle industrie americane sono aumentati per la
prima volta da sette mesi. Una serie di scosse che, assieme, ha dato ai mercati
la sensazione di aver passato il punto di minimo macroeconomico,
parigi
non sostiene il tibet libero ( da "Repubblica, La"
del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Pagina 20 -
Esteri Francia Parigi non sostiene il Tibet libero PECHINO - Il riavvicinamento
diplomatico fra Parigi e Pechino si basa su un accordo che prevede il divieto
per le autorità francesi di incontrare il Dalai Lama. Secondo la Cina, la
Francia «si è impegnata a non sostenere l´indipendenza del Tibet in nessuna
forma».
vescovo
sequestrato il vaticano protesta ( da "Repubblica, La"
del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Pagina 20 -
Esteri Cina Vescovo sequestrato il Vaticano protesta PECHINO - Un vescovo
sotterraneo di Zhengding, monsignor Giulio Jia Zhiguo, è stato, prelevato dalla
polizia e portato in un luogo sconosciuto. La Santa Sede ha denunciato la
repressione delle autorità cinesi contro la Chiesa cattolica.
-
(segue dalla copertina) roberto saviano
( da "Repubblica,
La" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
lungo le
grandi strade della Siberia dove assaltavano i convogli provenienti dalla Cina
e dall´India. I tatuaggi quindi erano un modo per non farsi assalire da
"colleghi", e un modo muto per rendersi fratelli. Quando si diffuse
il Cristianesimo, il tatuaggio criminale siberiano adottò i simboli della nuova
religione: gli Efei si confondevano così con i pellegrini, che erano poveri e,
Il
G20 di Obama: un punto di svolta per fronteggiare la crisi
( da "AmericaOggi
Online" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
con
l'emergere di nuovi paesi, come Cina e India, che rappresentano miliardi di
persone. La immensa popolarità di Obama, in questo suo primo viaggio europeo da
presidente, resta immutata. Alla fine della conferenza stampa, il presidente
americano è stato salutato da un caloroso applauso dalla platea dei media
internazionali.
Corea,
la Casa Bianca: pronti a risposta severa
( da "Avvenire"
del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La stessa
amministrazione Obama prende atto che altri partner del dialogo a Sei (composto
da Stati Uniti, Cina, Giappone, Russia e le due Coree) sono contrari al lancio
del missile-satellite, ma anche che c'è realisticamente «la generale
aspettativa che le attività di lancio andranno avanti. La Corea del Nord,
intanto, ha avviato il rifornimento del missile-satellite.
Xinjiang:
non lo pagano, si fa esplodere ( da "Avvenire"
del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Nuova
Cina", l'uomo era un cinese originario della provincia del Sichuan e
l'attentato non sembra aver nulla a che fare con le rivendicazioni della
minoranza degli uighuri. Il suicida aveva 42 anni, si chiamava Han Wushun, e
chiedeva che gli venissero pagati gli stipendi arretrati dalla compagnia
Xinjiang Beixin Road and Bridge Construction.
Lavoro
e famiglia, il lato sociale del vertice
( da "Avvenire"
del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina e
l'India non avrebbero mai la possibilità di sopperire a stipendi e salari dei
posti di lavoro che si potranno perdere » si è giustificato il presidente del
Consiglio. Si è ottenuto, però, quel paragrafo sulla «dimensione umana della
crisi», in cui i governi promettono: «Svilupperemo un mercato del lavoro giusto
e sostenibile a livello familiare sia per gli uomini che per le
La Santa Sede: Abstract: 2009 La Santa Sede: «Un ostacolo l'arresto in Cina del vescovo Jia» DI LUCA GERONICO S econda riunione in Vaticano della Commissione per la Chiesa in Cina. Un appuntamento ufficiale che serve a fare un bilancio a quasi due anni dalla Lettera pastorale di Benedetto XVI ai cristiani in Cina per un bilancio certo non ancora positivo.>
Argomenti: Cina
Addio
ai paradisi fiscali, più fondi contro la crisi
( da "Avvenire" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
si deve al
presidente Usa la mediazione fra Francia e Cina sui paradisi fiscali». «Ero
giunto al G20 di Londra per ascoltare, imparare e fornire leadership americana:
penso di avere centrato l'obiettivo», ha ag- giunto il presidente americano.
Quindi ha lodato il «coordinamento storico, inimmaginabile 10 o 20 anni fa» che
ha unito «Paesi molto diversi come Stati Uniti,
Il
vertice delle buone intenzioni ( da "AprileOnline.info"
del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina,
India, Brasile, Sud Africa - che dalla ripresa economica di Europa e America si
aspettano il rilancio delle proprie esportazioni. Gli altri 180 circa paesi del
pianeta, per lo più poveri e poverissimi, non rappresentati a questa riunione
dei 20 più ricchi, hanno ricevuto la promessa che gli imponenti nuovi fondi
messi a disposizione del Fondo monetario internazionale (
Riformismo
e unità ( da "AprileOnline.info"
del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
essendo
stato più volte in Cina durante il suo sottosegretariato - non si può e non si
deve dimenticare che questo effetto positivo, verificatosi soprattutto per le
popolazioni costiere della Cina, è stato assolutamente ininfluente sulle
condizioni delle popolazioni interne, che continuano a vivere in stato di
grande povertà.
Il
convitato di pietra ( da "AprileOnline.info"
del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina e
Russia) per uscire dalla sempre più limacciosa palude afgano-pachistana? Il
punto critico è che le strategie sul campo continueranno a restare
prevalentemente militari (utilizzo di tattiche aeree e di bombardamenti con
conseguenti massacri di civili) e la commistione militare continuerà a
riguardare anche gran parte degli aiuti civili (
La
mia ricetta per la rivoluzione verde
( da "Finanza e Mercati" del
04-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
quindi di
Paesi non solo come Cina e India, ma anche come Brasile, Indonesia e Messico,
da principio esclusi dal Protocollo di Kyoto e che invece ora devono assumere
delle responsabilità nell'interesse di tutti. Se i mutamenti climatici
proseguiranno al ritmo attuale avranno un costo economico che il Rapporto Stern
ha quantificato nel 5% del Pil mondiale.
lecce,
costa gavras star del cine festival
( da "Repubblica, La" del
04-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Costa
Gavras star del cine festival In programma le anteprime di "Sbirri"
con Raoul Bova e "Focaccia blues" E alla fine arriva il maestro.
Costantin Costa Gavras -nel cui nome il festival del cinema di Lecce ha
tracciato una settimana d´indagine filmografica intorno all´Europa - sarà nella
sala 2 del cityplex Santalucia per partecipare a un convegno dedicato al suo
cinema.
venti
di guerra in oriente pyongyang sfida il mondo "oggi lanciamo il
missile" - federico rampini ( da "Repubblica, La"
del 04-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina:
unico alleato-protettore della Corea del Nord, Pechino ha teoricamente
un´influenza notevole perché dalle sue forniture di energia e altri prodotti
dipende la sopravvivenza della dittatura rossa nel piccolo paese confinante.
Già nell´ultima fase della presidenza Bush gli americani si erano rassegnati a
chiedere un coinvolgimento sempre più forte della diplomazia cinese per
-
(segue dalla copertina) marek halter
( da "Repubblica, La" del
04-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Tutta la
mia famiglia è stata sterminata», dice l´uomo dai capelli cinerei. «Allah ha
salvato solo il mio fratello minore. Era in Francia durante i bombardamenti�
tutta la mia famiglia�» dice con voce rassegnata. Attorno a noi si forma un
capannello di persone. Un altro uomo, più giovane, allontana il mio
interlocutore.
L'Ocsesalva
Macao e Hong Kong ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 04-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Hong Kong
e Macao fanno parte della Cina che ha numerosi accordi di scambio di
informazioni e rispetta gli standard internazionali. Hong Kong e Macao hanno
annunciato qualche giorno fa che si conformeranno agli standard internazionali.
Si può pensare che la Cina veglierà affinché questi ultimi tengano fede alle
loro promesse».
I
bambini dei radioattivi anni 60 ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 04-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Francia e
Cina). La potenza totale sprigionata dai numerosissimi lancitest negli anni è
stata equivalente a 440 milioni di tonnellate di tritolo, pari a 22.500 volte
la potenza delle due bombe di Hiroshima e Nagasaki. Il risultato purtroppoè
questo. Ma c'è di peggio: con l'affacciarsi di nuovi attori - alcuni per ora
solo teorici -
La
Russia punta sulle armi strategiche
( da "Sole 24 Ore, Il" del
04-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
sono
superiori anchei bilanci della Cina, e dei Paesi della Nato che ha un
potenziale militare 5/6 volte superiore a quello russo». Secondo Litovkin, gli
arsenali missilistici nucleari russi sono sufficienti a costituire un
deterrente, mentre la flotta dei sottomarini nucleari, 14 di cui 10 abbastanza
vecchi, non può essere una minaccia per gli Usa che ne hanno due volte tanti.
gli
economisti si dividono sul g20 "misure reali". "no, è
scenografia" - giorgio lonardi
( da "Repubblica, La" del
04-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Paesi che
risparmiano troppo come la Cina». Ecco perché, secondo Roach, il G20 conta
poco, al contrario del G2 formato da Usa e Cina, cioè «dal maggiore consumatore
e dal maggiore produttore del mondo». Il giudizio di Roach non è piaciuto a
Norbert Walter, capo economista di Deutsche Bank per cui «il vero G2 è quello
formato da Usa ed Europa in materia di definizione delle regole»
cina,
primo scandalo finanziario la polizia perquisisce la citic - federico rampini
( da "Repubblica, La" del
04-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
le perdite
sui derivati e le inchieste per falso in bilancio e frode Cina, primo scandalo
finanziario la polizia perquisisce la Citic FEDERICO RAMPINI dal nostro
corrispondente PECHINO - E´ il primo scandalo serio che colpisce una delle
grandi istituzioni finanziarie cinesi dall´inizio di questa crisi. La polizia
di Hong Kong ieri ha perquisito per ore gli uffici di Citic Pacific,
Primi
segnali di ripresa per l'economia cinese
( da "Sole 24 Ore, Il" del
04-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
quando la
grande crisi in arrivo da Wall Street non aveva ancora contagiato la Cina. La
ripresa è dunque dietro l'angolo? Probabilmente, anche se, è bene precisarlo,
il dato annunciato ieri da Pechino va preso con le molle. Il Pmi, infatti, è un
indicatore sintetico ampio e complesso perché compendia l'andamento della
produzione industriale, della domanda domestica, delle scorte,
Se
Pyongyang lancerà il missile dura reazione
( da "Sole 24 Ore, Il" del
04-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la Cina e
il Giappone) sul disarmo, ha detto Bosworth durante una conferenza stampa.
«Questo resta il nostro obiettivo a lungo termine e desidereremmo tornare a
questo obiettivo entro un termine il più ragionevole possibile » ha aggiunto.
La Corea del Nord sostiene che il lancio mira a inviare in orbita un satellite
ed è parte del suo programma spaziale.
Impegno
da coordinare ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 04-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
e
ricostruendo la domanda globale attraverso un credibile accordo tra Cina,
Europa e America. Ma non si può negare la forza dell'impegno dei governi a
Londra per i Paesi poveri o emergenti che nasce dal rafforzamento delle
istituzioni finanziarie multilaterali. Forse allora davvero la crisi ci sta
insegnando a essere meno egoisti e autodistruttivi?
L'ottimismo
degli emergenti ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 04-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Dalla
Cina, il direttore dell'Ufficio nazionale di statistica, Ma Jiantang, ha
affermato che «l'economia si sta probabilmente riscaldando ». I più cauti
potrebbero sostenere che l'ottimismo cinese è semplicemente ilriflesso di un
Paese che non conosce il problema degli asset tossici: secondo la Banca
asiatica di sviluppo (Adb)
Danone,
la formula della longevità ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 04-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
vicepresidente
di Danone: «Un mese fa abbiamo parlato del debutto in Cina delle nostre
attività nei prodotti freschi. Mi ha ascoltato con grande interesse e ha fatto
un sacco di domande, ha voluto sapere tutto. Poi ha detto: "Bene, bene,
bisogna che vada in Cina, ma non quest'anno che non ho tempo,il prossimo".
I
giovani commercialisti: la burocrazia ci ostacola
( da "Sole 24 Ore, Il" del
04-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
in Cina,
all'interno dell'Italian center, di proprietà di Tshang, che tra le cariche ha
anche quella di presidente dell'Agenzia per la Cina. «Tschang ci ha chiesto una
mano - racconta - per seguire le aziende che si rivolgevano a lui per aprire
attività in Cina o fare acquisti spot o cercare fornitori».
i
vecchi fantasmi dell'alleanza - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica, La" del
04-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Ossia
quando il mondo multipolare oggi in gestazione comincerà precisarsi. Con la
Cina, l´India, il Brasile sempre più presenti sulla ribalta. La Nato si dovrà
adeguare. E noi potremo liberamente giudicarla, come oggi, per quel che fa non
per quel che è.
Ora
l'Europa litiga sulla lista. Dopo la decisione unanime del G20 di lanciare la
battaglia con... ( da "Unita, L'"
del 04-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
esempio è
la Cina, che non compare con Hong Kong. Ma non sono da meno gli Stati Uniti,
che hanno il Delaware e il nevada al loro interno. Si sa che la Cina, dopo un
lungo negoziato a Londra è riuscita a ottenere l'esclusione. In Europa protesta
anche la Svizzera, che aveva iniziato un difficile negoziato per allentare il
suo segreto bancario e oggi si ritrova nella lista incriminata.
PAROLE
SOSPESE NEL NULLA L'innominabile di Beckett in mano ai Marcido Marcidorjs
diventa una ricerca espressionista
( da "Unita, L'" del
04-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
quella
inventata dal talento visionario di Daniela Dal Cin. E i cinque appesi alle
croci in questa specie di cimitero espressionista portano una tuta di colori
diversi, enormi scarpe nere da clown e soprattutto maschere grottesche e quasi
animalesche che ricoprono interamente i loro volti, con grandi, sporgenti occhi
a palla destinati a rimanere eternamente spalancati - si direbbe -
Androidi
in pedana La ginnastica e l'arte ai tempi dei robot Con gli Europei in corso a
Milano riflettori accesi sugli atleti costretti a evocare sempre più spesso
Blade Runner per ( da "Unita, L'"
del 04-04-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina ha
messo alla sbarra bimbe in forte odore di infanzia. Pollicine meccaniche, di
poco superiori al metro. Uguali, seriali, elettroniche. Vanessa Ferrari, lo
scricciolo d'oro, ci ha sbattuto la zampina contro queste robottine
impeccabili. Un tendine d'Achille stirato ed è stata débacle.
Corea,
oggi in orbita il missile-spia La Casa Bianca insiste:
Argomenti: Cina
Abstract:
avrebbe
registrato il disappunto della Cina, «l'alleato» più vicino a Pyongyang,
contraria all'applicazione di altre sanzioni o all'inasprimento delle attuali
contro il regime comunista. Per il premier giapponese Taro Aso e il presidente
sudcoreano Lee Myungbak il satellite può essere mandato in orbita già oggi,
condizioni meteo permettendo.
Austria,
Belgio, Lussemburgo: i
Argomenti: Cina
Abstract:
legati
alla Cina) o il Delaware e il Nevada, stati americani con politiche fiscali
ultraleggere. In effetti «non fa piacere trovarsi in quella lista» ha ammesso
il collega belga Didier Reynders. È più che altro una questione di tatto. I tre
paradisi fiscali europei si sarebbero aspettati un atteggiamento più
comprensivo,
( da "Finanza e Mercati" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Mentre Chrysler
tratta con Fiat, e Gm considera sempre più seriamente la bancarotta controllata
... di Redazione del 02-04-2009 da Finanza&Mercati del 02-04-2009 [Nr. 62
pagina 23] Mentre Chrysler tratta con Fiat, e Gm considera sempre più
seriamente la bancarotta controllata (con la benedizione del presidente Barack
Obama), intanto l'auto Usa deve fare i conti con le vendite. Che in marzo hanno
segnato ancora una frenata del 45% per Gm. Leggermente meglio hanno fatto le
altre due big di Detroit, Ford e Chrysler, calando, rispettivamente, del 41% e
del 30. Ma i dati sono stati disastrosi per tutti i player del settore. Anche
il leader mondiale Toyota ha dovuto incassare un calo del 39% (poco migliore,
il 36%, la flessione dell'altra big nipponica Honda). Sul listino, ieri, sono
state montagne russe per Detroit. Gm è passata da un calo del 18% a un guadagno
dell'1,5% (ma con il valore del titolo a livelli tanto infimi si fa in fretta a
rimbalzare). Ford è passata da un segno meno dell'8,75% a uno più del 5,70% a
Wall Street. In paradiso Tra natura e fisco, in futuro le Cayman rischiano di
poter contare solo sul primo benefit per attirare turisti, visto che gli
effetti del Global Forum on Taxation promosso dall'Ocse si sono già fatti
sentire. La nazione caraibica ha infatti firmato un accordo con sette Paesi
nordici (Danimarca, Fær Øer, Islanda, Finlandia, Groenlandia, Norvegia e
Svezia), un fatto che, dopo l'intesa con gli Usa, porta a otto il numero
complessivo di accordi in tema di trasparenza fiscale e scambi di informazioni.
Per gli altri membri dell'Ocse, le Cayman (che hanno opportunamente cambiato la
la legislazione) si riservano di decidere unilateralmente cosa fare. In miniera Tutto chiarito nel minerario cino-australiano? Non
proprio. Rio Tinto, che ha scelto la partnership alla pechinese con Chinalco
(19,5 miliardi di dollari sul piatto), nonostante l'iniziale apertura non può
scommettere sul via libera da parte delle protezionistiche autorità di Sydney.
Bhp Billiton tornerà quindi all'attacco? Neppure questo è sicuro, almeno non
prima che Rio Tinto abbia sanato il suo colossale debito (obiettivo per cui
comunque il gruppo minerario ha già pronto un piano B, in caso i liquidi di
Chinalco evaporino). E forse neppure allora, perché Bhp ha una pulsione allo
shopping che potrebbe portare ad altre operazioni.
( da "Finanza e Mercati" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Mentre Chrysler
tratta con Fiat, e Gm considera sempre più seriamente la bancarotta controllata
... di Redazione del 02-04-2009 da Finanza&Mercati del 02-04-2009 [Nr. 63
pagina 23] Mentre Chrysler tratta con Fiat, e Gm considera sempre più
seriamente la bancarotta controllata (con la benedizione del presidente Barack
Obama), intanto l'auto Usa deve fare i conti con le vendite. Che in marzo hanno
segnato ancora una frenata del 45% per Gm. Leggermente meglio hanno fatto le
altre due big di Detroit, Ford e Chrysler, calando, rispettivamente, del 41% e
del 30. Ma i dati sono stati disastrosi per tutti i player del settore. Anche
il leader mondiale Toyota ha dovuto incassare un calo del 39% (poco migliore,
il 36%, la flessione dell'altra big nipponica Honda). Sul listino, ieri, sono
state montagne russe per Detroit. Gm è passata da un calo del 18% a un guadagno
dell'1,5% (ma con il valore del titolo a livelli tanto infimi si fa in fretta a
rimbalzare). Ford è passata da un segno meno dell'8,75% a uno più del 5,70% a
Wall Street. In paradiso Tra natura e fisco, in futuro le Cayman rischiano di
poter contare solo sul primo benefit per attirare turisti, visto che gli
effetti del Global Forum on Taxation promosso dall'Ocse si sono già fatti
sentire. La nazione caraibica ha infatti firmato un accordo con sette Paesi
nordici (Danimarca, Fær Øer, Islanda, Finlandia, Groenlandia, Norvegia e
Svezia), un fatto che, dopo l'intesa con gli Usa, porta a otto il numero
complessivo di accordi in tema di trasparenza fiscale e scambi di informazioni.
Per gli altri membri dell'Ocse, le Cayman (che hanno opportunamente cambiato la
la legislazione) si riservano di decidere unilateralmente cosa fare. In miniera Tutto chiarito nel minerario cino-australiano? Non
proprio. Rio Tinto, che ha scelto la partnership alla pechinese con Chinalco
(19,5 miliardi di dollari sul piatto), nonostante l'iniziale apertura non può
scommettere sul via libera da parte delle protezionistiche autorità di Sydney.
Bhp Billiton tornerà quindi all'attacco? Neppure questo è sicuro, almeno non
prima che Rio Tinto abbia sanato il suo colossale debito (obiettivo per cui
comunque il gruppo minerario ha già pronto un piano B, in caso i liquidi di
Chinalco evaporino). E forse neppure allora, perché Bhp ha una pulsione allo
shopping che potrebbe portare ad altre operazioni.
( da "Repubblica, La" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 8 - Esteri
Le colpe della recessione Il lancio del missile coreano Obama per il disarmo
atomico chiede l´aiuto di Russia e Cina E dopo una giornata di vertici il
presidente Usa regala un iPod alla Regina La diplomazia A questo punto, più che
discutere su chi sia colpevole della crisi economica globale preferisco cercare
di risolvere il problema, guardare avanti e non indietro Il lancio del nuovo
missile da parte della Corea del Nord, se avverrà, sarà una
provocazione, una violazione delle risoluzioni dell´Onu e un attentato alla
stabilità e alla sicurezza della regione (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) DAL NOSTRO
INVIATO mario calabresi Poi è entrato a Buckingham Palace e si è rilassato,
tanto che alla Regina ha regalato un i-pod carico di immagini e canzoni. La
prima giornata del viaggio europeo di Barack Obama è stata micidiale: tre
faccia a faccia internazionali, una conferenza stampa, un tè con Elisabetta II
e il principe Filippo, un incontro di cortesia con il leader dell´opposizione
David Cameron (probabile prossimo primo ministro britannico) e la cena a
Downing Street con i leader del G20. Un totale di 14 ore e 30 minuti di
colloqui e riunioni, in un giorno in cui gli incubi nucleari del passato, del
presente e del futuro si sono mescolati: prima Obama ha lanciato insieme al
presidente russo Medvedev un nuovo negoziato sulla riduzione delle armi strategiche
(i missili intercontinentali a testata atomica), la cui prima versione era
stata firmata quando lui ancora studiava legge ad Harvard. Si deve essere
ricordato di quella visita nel 2005 al sito nucleare russo di Perm, la sua
prima missione da neoeletto senatore al seguito del più esperto Richard Lugar,
quando imparò che la diplomazia è pazienza: i russi li fecero aspettare per
molte ore chiusi in una piccola stanzetta, ma Obama non si scompose e si mise a
dormire sul divano. Dopo aver scongelato i rapporti con Mosca e aver tolto dal
tavolo lo scudo antimissile amato da Bush, ha usato il faccia a faccia con il
presidente cinese Hu Jintao per avvertire la Corea del Nord che considererà
l´annunciato lancio del nuovo missile Taepodong 2, capace di raggiungere le
Hawaii e l´Alaska, «una provocazione, una violazione delle risoluzioni dell´Onu
e un attentato alla stabilità e alla sicurezza della regione». Infine ha usato
il suo primo incontro con il leader russo e la decisione di lavorare per
smontare quello che resta della Guerra Fredda (l´idea è di ridurre le testate
strategiche da
( da "Repubblica, La" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 6 - Economia Tutti i paesi del G20 si siedono al tavolo di Londra con
problemi e obiettivi diversi Dalla Cina agli Usa, valzer delle debolezze così i Grandi cercano la
ricetta della ripresa Scontro sulle colpe e sugli assetti di potere che
usciranno alla fine della recessione ANDREA BONANNI DAL NOSTRO INVIATO LONDRA -
Non sarà un summit facile. Lo ha detto a chiare lettere Nicholas Sarkozy.
Lo ha lasciato capire Angela Merkel. Lo ha ammesso indirettamente perfino
Barack Obama, che pure nella sua prima missione europea è ben determinato a
mostrare il volto di un´America tornata sorridente, amichevole, all´occasione
perfino umile nell´ascoltare e nel cercare di capire le esigenze degli altri.
Ma non sono tanto le divergenze, pure importanti, che rendono difficile il
colloqui tra i Grandi, quanto piuttosto l´impossibilità di trovare una ricetta
che ponga fine alla crisi e riporti indietro le lancette dell´orologio a quegli
anni di «sviluppo insostenibile», che però faceva comodo a tutti. Ben
consapevoli di quanto sia impari il compito che li aspetta, i capi di governo
reagiscono in modo diverso ma tutti con il medesimo obiettivo di nascondere la
loro impotenza collettiva. C´è chi, come gli americani e i cinesi, cerca di
abbassare le aspettative sui risultati, si sforza di accentuare i punti di
accordo e di mettere la sordina ai dissidi. Ma intanto Cina
e Stati Uniti, legati a doppio filo dal gigantesco problema del debito
americano, hanno già stabilito un tavolo bilaterale di «Dialogo strategico ed
economico» che costituisce forse l´embrione di un «G2» destinato a pilotare il
Pianeta. E poi ci sono gli europei, Sarkozy e Merkel in prima linea, che invece
cercano di alzare le aspettative, perché sanno benissimo che, con il G8 che non
conta più nulla e con il G20 troppo affollato ed eterogeneo per decidere
davvero le sorti del mondo, l´Europa rischia di essere marginalizzata dai
tavoli dove si fanno le scelte veramente importanti. Infine c´è il contorno
degli altri Paesi. C´è la Russia, che ha capito subito come gira il vento e
spende il proprio peso militare, secondo solo a quello degli Usa, per impegnare
Obama in una trattativa di disarmo bilaterale riaffermando così il ruolo di
grande potenza mondiale che il crollo dei prezzi energetici le ha tolto. C´è il
Giappone, nella non invidiabile situazione di una potenza economica che assomma
i problemi di chi ha un debito pubblico in crescita esponenziale (come gli
Stati Uniti o la Gran Bretagna) e di chi ha un´economia basata su esportazioni
ormai crollate ai minimi termini (come la Germania o la Cina).
E ci sono gli altri, i paesi emergenti come il Brasile, l´India, la Turchia a
cui la crisi sta tagliando sotto i piedi l´erba dei capitali internazionali che
avevano finanziato e sostenuto la loro travolgente crescita economica.
Otterranno da questo vertice un impegno a lottare contro il protezionismo. Ma
la vera corda che li sta strangolando è il drenaggio dei canali di credito
internazionale. I contrasti che arrivano a questo vertice dei Venti hanno
almeno due piani di lettura. Quello più palese, e ormai ampiamente dibattuto,
vede da una parte gli americani, che reclamano dagli altri più investimenti
pubblici per tornare a far girare il motore dell´economia mondiale, ma che sono
restii ad affidare ad organizzazioni internazionali la governance dei mercati
finanziari globali le cui regole fino a ieri erano state decise a Wall Street
in splendida solitudine. Dall´altra ci sono gli europei, che non vogliono
spendere più di quanto hanno già fatto anche per non creare una ennesima bolla
che renderebbe precaria pure la nuova ripresa economica, ma che reclamano a
gran voce un set di regole internazionali condivise per governare i mercati
finanziari. Ma parallelo a questo dibattito, che al vertice si risolverà come
sempre con una buona dose di compromesso, c´è un altro contrasto che nasce
dall´analisi delle presunte «colpe» della crisi e investe già gli assetti di
potere che usciranno al termine della recessione. E´ la polemica tra i Paesi
come l´America che, con l´enorme deficit della loro bilancia dei pagamenti,
hanno alimentato la crescita forzosa ed illusoria di questi anni, e quelli come
la Germania o la Cina, che hanno accumulato un enorme
surplus di ricchezza traendo beneficio dall´indebitamento degli altri. E´ la
riedizione in forma globale dell´eterno scontro tra le cicale e le formiche.
Gli europei, con la notevole eccezione della Gran Bretagna, si identificano
piuttosto con le formiche, considerano gli americani come i primi responsabili
della crisi e trovano logico che siano loro a pagare il conto più salato e ad
accettare quelle regole che finora si erano limitati ad imporre al resto del
mondo. Dall´altra parte gli Usa rinfacciano all´Europa, alla Cina
e al Giappone di essersi arricchiti sulla pelle e sui debiti dei consumatori
americani. E reclamano da chi ha un forte surplus di bilancia dei pagamenti un
adeguato contributo a far ripartire l´economia. Il nuovo ordine mondiale
nascerà dalla soluzione di questo braccio di ferro. Ma è ancora presto per
capire dove si troverà il punto di compromesso.
( da "Finanza e Mercati" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Solo il pharma
salva M&A e banche Usa da Finanza&Mercati del 02-04-2009 Merger and
acquisition con il freno a mano tirato. Nel primo trimestre l'importo
complessivo delle operazioni è del 14% inferiore a quello del trimestre
precedente e del 30% in meno rispetto a un anno fa. L'unico comparto in
movimento è quello farmaceutico: un settore che ha offerto in questo primo
scorcio di 2009 una seria opportunità di guadagno per le investment bank.
L'M&A che ha investito l'intero settore ha infatti permesso di ricavare
laute commissioni, e la parte del leone l'hanno fatta Goldman Sachs, Jp Morgan
e Morgan Stanley. Lo studio di MergerMarket non lascia adito a dubbi: Morgan
Stanley ha superato Jp Morgan per valore delle transazioni, dopo che nel 2008
era scivolata al settimo posto della classifica (per importo delle operazioni)
e all'undicesimo (per numero di operazioni). Ma nel primo trimestre la mega
acquisizione di Petro Canada da parte di Suncor Energy ha permesso a Morgan
Stanley il salto in avanti. Ma dopo quasi un biennio di crisi finanziaria e la
scomparsa di attori del calibro di Lehman, Citigroup e Merrill Lynch ha
catapultato alla ribalta boutique finanziarie quali Greenhill & Co. o
Evercore Partners. Allo stesso modo hanno guadagnato posizioni anche Barclays
(dal 29° al settimo posto a livello globale) e Nomura Holdings, passato dal 24°
al secondo posto in Asia. Ad avvantaggiare i colossi a stelle e strisce è stato
però anche il fatto che gran parte dell'M&A abbia coinvolto la Corporate
Usa. In termini di valore delle transazioni, il 49% reca
infatti la bandiera americana (era il 31% un anno fa), anche a causa del calo
delle operazioni straordinarie in Asia: di recente, la Cina ha bloccato alcune operazioni di
rilievo, fra cui, la più nota, è stata quella tentata da Coca-Cola sulla
Huiyuan, azienda quotata che produce succhi di frutta.
( da "Repubblica, La" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 28 -
Commenti QUEL SOLCO TRA USA E EUROPA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) L´assenza di
una leadership riconosciuta. Di ricette condivise. Perfino di un´analisi comune
della crisi. Obama misura i limiti della sua influenza sul resto del mondo. Ha
un carisma universale paragonabile a John Kennedy. Ma la sua capacità di
dettare l´agenda internazionale è ai livelli di Jimmy Carter, un minimo storico
per l´America. Non solo deve fare i conti con il peso
crescente della Cina;
perfino l´Europa è ben più riottosa del previsto. Obama credeva di avere fatto
abbastanza per soddisfare il Vecchio continente. Una settimana fa il suo
segretario al Tesoro annunciava una riforma drastica dei controlli sui mercati
finanziari: hedge fund e derivati finiranno sotto la stessa vigilanza che
disciplina le banche tradizionali. La lotta ai paradisi fiscali ha avuto
una svolta con la "profanazione" del segreto bancario svizzero da
parte del fisco americano. Ancora prima di aver varcato la soglia dei 100
giorni Obama ha avviato lo smantellamento graduale di trent´anni di
neoliberismo. In cambio si aspettava un gesto da parte dell´Europa: più risorse
pubbliche da spendere per le manovre di rilancio della crescita. Invece l´asse
Sarkozy-Merkel incalza Obama chiedendogli di più: in particolare un´authority
globale per la regolazione dei mercati finanziari. è un´idea difficilmente
accettabile per Obama e soprattutto per il Congresso di Washington, riluttante
a qualsiasi passo che somigli ad una "cessione di sovranità". Ma si
inserisce perfettamente nell´atmosfera di processo al capitalismo finanziario
angloamericano. La Merkel e Sar-kozy sono gli interpreti moderati dello stesso
risentimento che ha riempito di manifestanti le vie di Londra. In fondo è la
stessa rivolta contro il modello anglosassone la ragione per cui l´Europa nega
a Obama nuove iniezioni di spesa pubblica. La Merkel denuncia il rischio di una
esplosione dei deficit foriera di futura inflazione. Una crisi provocata
dall´eccesso di debito finanziario non si cura con altre overdose di
indebitamento: è la linea della cancelliera che riscuote consensi in Europa. Le
incomprensioni sono quasi incolmabili. Gli americani non misurano l´importanza
del Welfare State europeo, che con le sue tanto deprecate "rigidità"
attutisce l´impatto sociale della recessione: basta confrontare le cifre dei
licenziamenti da una parte e dall´altra dell´Atlantico. D´altronde molti
europei non sembrano convinti che il rischio di una Grande Depressione sia
reale. Visti dagli Stati Uniti, dove quello scenario viene preso molto sul
serio, certi nostri governanti ricordano l´incoscienza di Herbert Hoover nel
1929. La Cina può aspirare a un ruolo di arbitro. Per
la portata della sua maximanovra di spesa pubblica (quasi 500 miliardi di euro)
Hu Jintao è più in sintonia con Obama. D´altra parte i dirigenti cinesi
condividono l´aspirazione europea a una riforma concertata delle regole della
finanza. Vi aggiungono una richiesta così radicale da suonare quasi come una
provocazione: la fine del ruolo del dollaro come valuta globale, per ridurne
gli effetti destabilizzanti. Il ballon d´essai lanciato dal governatore della
banca centrale cinese ci ricorda che dentro questo G-20 avvengono assestamenti
sismici: il totale dei paesi rappresentati fa l´85% del Pil del pianeta, ma la
parte dell´Occidente si rattrappisce a gran velocità. Certe divergenze sono
quasi inconciliabili perché derivano da ruoli opposti nella divisione
internazionale del lavoro. Da una parte ci sono paesi strutturalmente debitori
che hanno usato la leva della finanza per colmare l´insufficienza di risparmio
interno: Obama e Brown governano due di questi Stati. Dall´altra ci sono
nazioni strutturalmente esportatrici che hanno accumulato attivi commerciali:
Hu Jintao e la Merkel da questo punto di vista sono sullo stesso lato della
barricata. Lo scontro fondamentale verte su come andranno ripartiti i sacrifici
per uscire dalla Grande Recessione. Con quali livelli di tassazione delle
generazioni attuali e future. Con quali scappatoie di "consolidamento dei
debiti" attraverso svalutazioni e inflazioni. I leader riuniti al summit
odierno faranno di tutto per evitare che le apparenze ricordino il precedente
storico più infausto: la conferenza di Londra del 1933, finita con un clamoroso
fallimento, proprio mentre il mondo si avvitava nella Grande Depressione. è
utile rievocare anche il seguito. Tra i paesi più efficaci nel combattere la
disoccupazione di massa si segnalò la Germania di Hitler. Oggi non c´è un
Hitler all´orizzonte; ma un modello di capitalismo illiberale e autoritario, la
Cina, sta usando questa recessione per rafforzare la
sua influenza mondiale. è un paese che ha il vantaggio di saper mobilitare
investimenti statali a una velocità ineguagliabile. Sarebbe anche la sede
ideale di un prossimo G20, se lo si preferisce senza no global e senza vetrine
infrante.
( da "Unita, L'" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Bobò, dal
manicomio di Aversa ai palcoscenici di tutto il mondo FRANCESCA DE SANCTIS Alto
un metro e mezzo circa, Bobò oggi ha 72 anni, 45 dei quali trascorsi nel
manicomio di Aversa. E poco importa se nello spettacolo Racconti di giugno,
riproposto di recente al Teatro Argentina di Roma (in occasione dell'uscita
dell'omonimo libro di Delbono, edito da Garzanti) non attraversa il palco
neppure per un attimo durante lo spettacolo. Almeno fisicamente. In realtà la
pièce parla di lui, protagonista allo stesso modo di Delbono e applaudito dal
pubblico quando entra ed esce da dietro le quinte sorridendo e con le braccia
alzate. L'incontro fra lui è Delbono è una sorta di innamoramento, che ha
cambiato la vita di entrambi. Ma chi è Bobò, e come ci è finito nel manicomio
di Aversa? «Bobò è nato in un piccolo comune in provincia di Caserta - ci
racconta il regista ligure -. Proviene da una famiglia semplice che
probabilmente si vergognava di avere due figli gemelli entrambi sordomuti e
analfabeti... per questo i genitori decisero di internarli all'età di 16 anni».
Uno dei due però non ce l'ha fatta. La sua vita si è interrotta a 35 anni,
mentre trascorreva le giornate in manicomio, tra cani randagi che giravano per
i corridoi, donne che urlavano, uomini che graffiavano le pareti e sedute di
elettroshock. «Bobò un giorno mi raccontò di quel funerale - prosegue Delbono -
eravamo seduti in un bar di Buenos Aires. Raccontò a modo suo tutti i dettagli
di quella giornata e alla fine con il bicchiere di vino alzato fece "cin cin"! È il suo modo di affrontare la vita». Degli anni
trascorsi ad Aversa però Bobò non fa mai cenno. È una ferita che si porta
dentro, un dolore silenzioso, come quello che custodisce chi è stato tanti anni
in un lager. L'INCONTRO «Noi due ci siamo conosciuti proprio nel manicomio di
Aversa - racconta ancora Delbono -. Era il 1996. Io ero lì per condurre
un seminario di teatro e stavo attraversando un periodo di grande depressione.
Ogni volta che tenevo la mia lezione tre pazienti si fermavano ad osservare.
Uno di loro, il più minuto, era Bobò. Di lui mi colpì subito la sua grazia». Si
faceva trovare alle 6 di ogni mattina con la maglietta dell'Inter. «Aveva una
tutrice che vestiva tutto di nero - ricorda il regista -. Una volta al mese
andava lì per portargli il cambio. Bobò mi disse da subito che avrebbe voluto
andar via, ma non era semplice; avevamo pensato perfino ad un rapimento»,
finché la tutrice morì, come racconta Delbono in Racconti di giugno. Bobò
allora fece tre gesti, l'ultimo dei quali indicava un fucile che sparava. Aveva
riacquistato la sua libertà recitando con Delbono. Con lui gira il mondo, con lui
ha imparato ad essere «artista» e ben sette spettacoli non sarebbero
concepibili senza Bobò, che si trasforma di volta in volta in clown, in
cantante punk, in vecchio siciliano. «Ricordo quando decisi di portarlo con me
a Napoli per recitare nello spettacolo Barboni. Ogni cosa era un festa: i
cartelloni pubblicitari, il cibo, la gente che passava. Ora Bobò è un attore
straordinario, con la rarissima capacità di tenere insieme gioco e realtà e un
corpo che parla. Dopo la chiusura del manicomio siamo tornati ad Aversa per
girare il film il Grido: Bobò attraversava i corridoi senza piangere, ma
raccontando quello che era accaduto con la forza di un guerriero». Da un po' di
tempo a San Cipriano d'Aversa s'è fatta una sorella di Bobò. Viveva in Svizzera
ed ora, a poco a poco, ha iniziato a volergli bene. «Lo invita a casa e insieme
vedono la tv - spiega Delbono -. Insomma ogni tanto Bobò fa la vita da
pensionato». Ma il resto dell'anno fa il giramondo ed ogni volta che sale sul
palcoscenico è come se regalasse un mazzo di fiori al suo pubblico. Ecco
spiegato il senso del teatro. Maglietta da calcio con il numero 10 stampato in
evidenza e una solo scritta: Totti. Entra in scena così Bobò, attore di punta
della compagnia di Pippo Delbono da ormai undici anni.
( da "Unita, L'" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
QUESTO LICEO È
POCO SCIENTIFICO PROPOSTE DI RIFORMA E se ripartissimo dalla scuola e dalla
scienza? E se ripartissimo dalla creazione di un "vero" liceo
scientifico? È per rispondere a queste domande che il Gruppo di lavoro
interministeriale per lo sviluppo della cultura scientifica e tecnologica, più
noto come Comitato Berlinguer, dal nome dell'ex ministro del governo Prodi che
lo presiede, ha organizzato il convegno «Per un nuovo liceo scientifico nel XXI
secolo»? Non sono domande astratte: ma priorità politiche assolute. Alla prima
domanda, per esempio, ha già risposto Barack Obama, che ha destinato 80
miliardi di dollari alla scuola e 21,5 alla ricerca scientifica, nel complesso
101,5 miliardi, che rappresentano il 12,9% del suo intero pacchetto anticrisi.
La scelta ha un motivo molto semplice: per uscire dalla crisi gli Usa vogliono
rafforzare la loro leadership nella società e nell'economia della conoscenza.
Hanno bisogno quindi di più scienza e, ancor prima, di migliore educazione.
Scelte analoghe sono state realizzate in tutto il mondo, dalla
Svezia alla Cina. In
Italia, invece, il governo Berlusconi in assoluta controtendenza taglia i fondi
e persino gli orari alla scuola. E riduce il budget delle università e della
ricerca. La seconda domanda è conseguenza della prima. Il liceo scientifico ha
un ruolo importante nel panorama della scuola media superiore italiana: è il
più frequentato. Viene scelto, infatti, da uno studente su quattro. Nel
2010 si prevede che esisteranno 27 diversi curricoli (tra licei e istituti
tecnici) per la scuola media superiore: il 25% dei ragazzi ne sceglierà uno, lo
scientifico; il restante 75% si distribuirà sugli altri 26. Ebbene, il liceo
scientifico che è frequentato da un quarto dei ragazzi italiani non è
abbastanza scientifico. È ancora di stampo gentiliano. La scienza è marginale:
in pratica, è un classico senza il greco. C'è poca scienza in termini di
orario. Ma, soprattutto, la scienza è insegnata con un approccio inadeguato. Un
approccio che Luigi Berlinguer definisce gnoseologico e deduttivo. In pratica,
gli studenti leggono molto i manuali ma entrano raramente in un laboratorio.
Invece dovrebbero apprendere la scienza come metodo per scoprire il mondo. Non
è una nostra invenzione. La gran parte della riflessione pedagogica in tutto il
mondo ritiene che l'educazione scientifica debba essere
"inquiry-based", fondata sull'indagine sperimentale. L'idea non solo
è stata fatta propria ma è considerata decisiva dall'Unione europea (si veda il
recente rapporto «Educazione scientifica ora: una pedagogia rinnovata per il
futuro dell'Europa» redatto della commissione Rocard). Di qui la proposta del
Comitato Berlinguer. Aumentiamo la quantità e la qualità della scienza nel
liceo scientifico. Rendiamo opzionali alcuni insegnamenti, come il latino.
Rendiamo davvero scientifico il nostro liceo. È un investimento per il futuro.
( da "Unita, L'" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
«La rivolta
anticrisi riporterà in scena estremisti e xenofobi» Lo storico britannico:
Obama trova un'Europa diminuita come la sua America ma a differenza di Bush ha
capito che l'Occidente ormai non può uscire dal tunnel da solo UMBERTO DE
GIOVANNANGELI Trovo «naturale che in una situazione come questa, in cui somme
colossali sono state depredate da personaggi incompetenti, ai quali non si
sarebbe dovuto affidare neanche un negozio di rigattiere, si manifesti un disagio
sociale che rischia di trasformarsi in una "jacquerie" metropolitana,
in una rivolta di piazza che non trova sbocchi politici. Sono abbastanza
pessimista. Perché penso che quando la disoccupazione crescerà ulteriormente,
la protesta esploderà e a trarne vantaggio saranno i gruppi xenofobi
estremisti». Gli scontri di Londra e l'incontro tra Barack Obama e i leader
europei analizzati da uno dei più autorevoli storici europei: il professor
Donald Sassoon, autore di numerosi saggi, tra i quali quello in questi giorni
nelle librerie: «La Cultura degli Europei» (Rizzoli, 2009). Professor Sassoon,
quale Europa trova il presidente Usa Barack Obama? «Trova una Europa
fondamentalmente disunita su come affrontare la crisi. Ma
Obama in Europa non incontra solo l'Europa, ma incontra anche l'India, il
Brasile, la Cina. Mi
riferisco al G-20, divenuto più importante del G-8....». Cosa significa questo?
«C'è stata una accettazione da parte dell'Occidente che il mondo non gli
appartiene più. Obama non trova solo una Europa disunita, trova anche una
Europa "diminuita". E anche l'America è "diminuita":
ed Obama, essendo una persona intelligente, lo ha capito e lo ha anche
praticamente detto, nei limiti permessi ad un presidente degli Stati Uniti.
Obama è venuto per ascoltare, per fare le cose insieme, insistendo nel suo
primo discorso sul concetto che l'America da sola non può far uscire il mondo
da questa fase estremamente critica». In questo riconoscimento c'è quella
visione multilaterale di Obama che sembra essere il punto di rottura rispetto
al suo predecessore ? «Bush viveva in un mondo utopico, dove gli Stati Uniti
non avevano bisogno di nessuno; un mondo dove l'America, forte della sua
potenza militare, si muoveva come fosse l'unica, inattaccabile, iper potenza
planetaria. Obama arriva sull'onda della sconfitta di questa politica e, in un
certo senso, rappresenta un'America che è stata "diminuita". Quando
lui dice che bisogna essere più multilaterali, non è che offra una soluzione su
cosa fare. Nega la vecchia "soluzione", rivelatasi fallimentare, del
passato, ma non sa qual è quella nuova. E tra l'altro ha anche ragione, perché
sarebbe un ben strano multilateralismo quello in cui un solo soggetto,
l'America, delinea e impone un modus operandi». Nell'affrontare una drammatica
crisi finanziaria, economica e sociale, quale convergenza è è ipotizzabile tra
l'America di Obama e l'Europa? «C'e innanzitutto una convergenza sul
riconoscimento della gravità della crisi, ma non c'è ancora una linea comune su
come uscirne fuori. Tutti sanno cosa non è più possibile fare ma nessuno ha un
progetto. Ed è difficile avere un progetto, perché non esiste più una potenza
egemone, come fu l'America nel secondo dopoguerra, che impose almeno al mondo
occidentale un progetto di ricostruzione dell'economia - il Piano Marshall, gli
accordi di Bretton Woods. la creazione di organizzazioni mondiali dove gli
Stati Uniti avevano un peso enorme - che tutto sommato funzionò. E funzionò
perché c'era qualcuno a Washington - sostenuto dall'economia manifatturiera
allora la più forte al mondo, da una finanza e da una potenza militare le più
forti al mondo - che ha potuto imporre quel progetto. Questa situazione non c'è
più e dunque non esiste un modello "imponibile". Ad aggravare la
situazione ci sono diversi leader del mondo occidentali, a cominciare da Gordon
Brown, che oggi scoprono la necessità di un capitalismo morale, di una nuova
regolation... Ma dov'erano, cosa pensavano, quando manager incapaci, ma con
potenti agganci politici, dilapidavano ricchezze colossali?». Quali sono le
prove più onerose che Usa ed Europa hanno di fronte? «Noi continuiamo a parlare
di America ed Europa, come se fossero sempre e solo loro, di concerto, a
comandare i giochi. Invece non è più così. Si dovrebbe invece parlare molto di
più di Cina e Stati Uniti. Perché è lì che si giocherà
la partita vera dei prossimi venti-trent'anni. L'industria manifatturiera si è
spostata per la prima volta nella storia del mondo, dall'Occidente all'Oriente.
E questa è una novità epocale con la quale tutti noi occidentali dovremo fare i
conti». Intervista a Donald Sassoon
( da "Unita, L'" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Obama con Hu,
niente dazi con Medvedev più disarmo GIANNI MARSILLI Obama ha visto il russo
Medvedev, e ha confermato l'avvio dei negoziati per il rinnovo del trattato
Start che scade il prossimo dicembre. Il vecchio trattato stabiliva di ridurre
il numero delle testate atomiche fino a 1700-
( da "Unita, L'" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
A
margine degli incontri ufficiali, si intrecciano i giochi delle diplomazie. Il
premier cinese Hu Jintao ha invitato in Cina il
presidente Usa Obama. La visita che potrebbe avvenire già nella seconda parte
dell'anno. Riprendendo anche il tema dei diritti umani.
( da "Unita, L'" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Obama ha visto il
russo Medvedev, e ha confermato l'avvio dei negoziati per il rinnovo del
trattato Start che scade il prossimo dicembre. Il vecchio trattato stabiliva di
ridurre il numero delle testate atomiche fino a 1700-
( da "Repubblica, La" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XI -
Palermo La piazza dove è nato il sandwich Un bar storico per i ragazzi del
Crispi. Di fronte a una chilometrica scritta d´amore Campolo Il tramezzino fu
portato in città da Onofrio Vinti che lo aveva scoperto a Milano Il
parrucchiere "L´illuminazione va curata meglio" Gli studenti
"Serve più pulizia" CARLA INCORVAIA Un enorme quadrato di asfalto segnato
agli angoli da tre istituti bancari, due ristoranti, una discoteca che fa anche
da teatro, una lavanderia, le botteghe di un parrucchiere, un antiquario e un
fioraio. Benvenuti in piazza Campolo. La piazza popolata ogni mattina da un
esercito di ragazzi e professori dell´istituto tecnico commerciale Crispi. Con
37 classi, 750 alunni e un centinaio fra docenti, personale Ata e assistenti
tecnici, l´Itc di piazza Campolo è fra i più grandi di Palermo. «è un istituto
diverso dagli altri tecnici commerciali - dice Nicola Mazzara, 16 anni,
rappresentante nella Consulta provinciale degli studenti - siamo in tanti a
frequentare i quattro corsi, l´Igea, il Promotour, l´Isbea e il corso per
programmatori. Certo, apprezzeremmo una maggiore pulizia della piazza e un
migliore controllo del territorio». «è una bella piazza», gli fa eco Giuseppe
Gallo, 16 anni, che chiede anche lui più pulizia. Per Enrico Montalto 17 anni,
«è la migliore». Sono d´accordo Andrea Guttuso, Chiara Argano, Vittorio
Bellomare, Vincenzo Marrone, Federica Frittitta e Carlo Kansapillai, figlio di
genitori dello Sri Lanka. Tutti arrivano presto la mattina e durante la
ricreazione prendono un panino dall´ambulante della zona e sciamano nella
villetta. Piazza Campolo è famosa anche per una curiosità. Fra i primi bar che
fecero scoprire ai palermitani il gusto del sandwich c´è quello di Onofrio e
Riccardo Vinti, padre e figlio. Sono i titolari del bar Monterosa. è meta di
stelle del calcio come Totò Schillaci, del rumeno Costantin Codrea, ex rosanero,
del portiere del Palermo e della Nazionale Marco Amelia e del brasiliano Fabio
Simplicio. Tutto questo perché nello stesso palazzo del bar ha lo studio
Giuseppe Puleo, che fa parte dello staff medico sociale del Palermo. «I
calciatori vengono spesso da noi per un caffè o un succo di frutta, per un
tramezzino o un sandwich», racconta Riccardo Vinti, che ha rilevato l´attività
del padre e da dodici anni gestisce il bar. «Siamo stati i primi a portare i
sandwich in città - tiene a precisare - il bar Monterosa, aperto nel 1971, è
famoso per questa specialità. Mio padre lavorava alla Alemagna di piazza Duomo,
a Milano, che faceva angolo con via Monterosa: ecco perché ha scelto di
chiamare così il bar. Venne in piazza Campolo con la novità del sandwich, era il
1979». Il bar di Riccardo Vinti, tavoli, sedie e un lungo bancone a
"L", è anche un punto di riferimento per gli impiegati e i dipendenti
dei numerosi uffici che si trovano nella zona, insieme con la panineria
"Solleone". Di piazza Campolo fa ormai parte integrante il ristorante
cinese, nato dieci anni fa. Anche a pranzo ad accogliere la clientela c´è la
giovane Hong Fu. Proveniente da una regione del Sud della Cina, Hong Fu è in dolce attesa: «Mio
marito lavora a Milano in questo momento - dice - ma il nostro bimbo nascerà
qui. Mi piace molto Palermo, per questo l´ho scelta come città in cui vivere e
far crescere mio figlio». Ettore Nania, 55 anni, è il parrucchiere della
piazza. Ha aperto bottega trentacinque anni fa, appena ventenne.
«Lavorando da mattina a sera - dice - conosco vita, morte e miracoli di piazza
Campolo, tranquilla e tenuta bene, pulita insomma». Nella sua bottega lavorano
anche il figlio Fabrizio, Francesco Cappello, Paola Spina e Rosy Runfolo.
Suggerimenti per migliorare l´aspetto della piazza? «Curare maggiormente
l´illuminazione». Lungo la piazza ha trovato spazio anche un piccolo gruppo di
venditori ambulanti. Immancabile la Motoape come principale mezzo di trasporto.
Aglio, frutta e verdura la merce esposta. Ma anche i fruttivendoli accusano i
colpi della crisi. Storica una frase d´amore, una dichiarazione chilometrica
che attraversa la piazza da un capo all´altro, di un innamorato per la sua
bella: «Vorrei essere il tuo amore per sempre! Un raggio di sole che ogni
giorno ti viene a svegliare per farti respirare e vivere di me. Vorrei essere
la tua prima stella che ogni sera vedi brillare perché così i tuoi occhi sanno
che ti guardo
e che sono sempre con te. Vorrei essere lo
specchio che ti parla e che a ogni tua domanda risponde al mondo: tu sei sempre la più bella».
( da "Repubblica, La" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina IV -
Firenze Valanga toscana al Vinitaly con 807 etichette selezionate I produttori
sperano nell´arrivo degli americani MARA AMOREVOLI Con le luci promettenti
della recente fiera "Prowein" di Dusserdof e le ombre di recessione
di alcuni mercati orientali (Giappone e Russia), la Toscana del vino si
presenta da oggi a lunedì alla 43ma edizione di Vinitaly a Verona, con 807
etichette selezionate, rappresentate da 752 produttori, consorzi e associazioni
di categoria. E se il clima generale è «fluttuante e di incertezza» come lo
definiscono il presidente del Chianti Classico Marco Pallanti e Tiziana
Frescobaldi, la sfida che si rinnova è quella dell´eccellenza della produzione
toscana. A fare gli onori di casa nel padiglione delle Regione, ci sarà il governatore
Claudio Martini, che ha anche la delega all´agricoltura. In programma una serie
di degustazioni "rapide": 15 minuti con il Chianti Classico (ore 14),
15 minuti con i vini della Costa degli Etruschi (ore 15.45), 15 minuti con il
Brunello di Montalcino (ore 16.30). E poi ancora Vernaccia, Nobile, abbinati ai
nostri prodotti tipici. Vino che si declina anche al cinema nel progetto della
Mediateca regionale Toscana Film Commission, in collaborazione con Studio Doni
&Associati, che viene presentato alle 12.30: un"Winefilm" che
assembla scene e immagini dei tanti film in cui sono presenti le nostre
etichette. Odore di crisi da fugare, soprattutto per i segnali di flessioni nel
mercato inglese e Usa, mentre crescono i consumi in Cina e negli Emirati arabi. Con segnali
di ottimismo tra i produttori che sperano di veder arrivare gli operatori
americani, mentre dalla Regione annunciano che sono in crescita le richieste
per rinnovare i vigneti. Un dato positivo, che indica che ancora si investe e
si crede nel settore.
( da "Repubblica, La" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina X -
Firenze Da Livorno all´Isola d´Elba, tutto pronto per i due appuntamenti
internazionali in programma Trofeo dell´Accademia e reali di Spagna la Toscana
diventa capitale della vela FRANCO VANNINI LA Toscana capitale della vela. Due
gli appuntamenti nelle prossime settimane: il trofeo Reali Presidi di Spagna e
il trofeo velico Accademia Navale (Tan). Numeri importanti per la 26esima
edizione del trofeo velico Accademia Navale (Tan) che si svolgerà dal 23 aprile
al 3 maggio a Livorno. Saranno centinaia gli equipaggi presenti in
rappresentanza di 20 nazioni estere. L´appuntamento negli anni è divenuto il
più importante di tutto il Mediterraneo. Manifestazione quindi sempre più
internazionale con dei nuovi ingressi di prestigio come le marine militari estere
di Giordania e Messico che si vanno ad aggiungere ad Albania, Algeria, Svezia,
Russia, Belgio, Bahrein, Cile, Cina, Emirati Arabi, Francia, Giappone, Gran Bretagna, India, Libia,
Portogallo e Serbia. Dal 23 aprile al 3 maggio Livorno sarà la capitale della
vela. Dice l´assessore al turismo del comune di Livorno Piero Santini: «Saranno
impegnate migliaia di persone, un´occasione unica per il rilancio economico,
turistico e culturale della città. Una ricchezza che si estenderà su otto
chilometri di spiagge e litorali, brulicanti, in quei giorni, di cose
meravigliose da fare, vedere e ascoltare». Non solo barche prestigiose. Anche
questa edizione il Tan offrirà a tutti i visitatori un ricco carnet di
appuntamenti e manifestazioni collaterali grazie a "Tuttovela", il
villaggio allestito sulle banchine del Porto Mediceo. E poi eventi collaterali
a carattere musicale, culturale, espositivo e turistico di rilievo. Accanto
alla rinnovata collaborazione con Unicef, che permetterà ai più piccoli di
incontrare personaggi dello sport, ci sarà la nuova partnership con la
"Warner Bros" che porterà i personaggi caratteristici dei cartoon
Looney Tunes sulle banchine del Porto Mediceo. Toscana in primo piano anche
alla fine di maggio quando due flotte si sfideranno (31 maggio e 1 giugno) per
la quinta edizione del Trofeo Reali Presidi di Spagna tra l´Isola d´Elba e la
costa maremmana, nel territorio che formava lo Stato dei Reali Presidi di
Spagna in Toscana dal XVI al XVIII secolo. Il 2 giugno si terrà la regata conclusiva
e la premiazione. La manifestazione è riservata ad imbarcazioni di altura e le
regate si svolgeranno su due percorsi secondo le stazze Orc, Irc e Libera. Poi
le barche convergeranno su Talamone il primo giugno sera dove verrà organizzata
una grande festa. La vela è un momento d´incontro e festa, ma anche di
solidarietà. Come l´anno scorso, parte delle iscrizioni e delle lotterie,
andranno all´ospedale "S. Camillo" di Nanoro nel Burkina Faso,
gestito dai padri Camilliani. SEGUE A PAGINA V
( da "Repubblica, La" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina IX -
Bologna Basket Ieri l´incontro con la delegazione Fiba Parco delle Stelle
Sacrati e Savic in missione a Siena SACRATI e Savic sono scesi ieri a Siena in
missione per Bologna. Delegata dal Comune a rappresentare la città, nella candidatura dell´Italia ai Mondiali di basket 2014, contro
Spagna e Cina, la Fortitudo
era già stata invitata a presentare il suo progetto dalla commissione Fiba,
guidata dal segretario emerito Boris Stankovic, e formata da Predrag
Bogosavliev, responsabile eventi, e Markus Studer, responsabile dell´ufficio
operativo. Partito da Torino e Milano, il tour si concluderà a Roma,
mentre ieri, nella tappa toscana, ha incontrato, oltre ai senesi, pure i
dirigenti biancoblù, oltre agli architetti che hanno mostrato il progetto.
Terminata la visita in Italia, la commissione di Stankovic porterà le sue
conclusioni al bureau centrale della Fiba, che deciderà il 22 maggio. Ieri sera
Huertas ha illustrato il trucchetto´ della sua azione, per
effetto del quale il derby sarebbe durato 4" più di 40´ (argomento che la
Effe ha poi riversato nella sua diatriba con Montegranaro). Sul punto, le
discussioni in città non si spengono e l´ultimo approdo è che il cesto di
Vukcevic potrebbe essere stato dentro i 40´. Una foto lo ritrae che ha già
lasciato il pallone quando il cronometro segna 3"73. Accademia, comunque.
(f. fo.)
( da "Repubblica, La" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XXI - Roma
Vasco e Caparezza star del 1° maggio Per il concertone a San Giovanni anche
Bennato e il leader degli Afterhours Polemica sulla richiesta di uno spot nella
metro Gli organizzatori "Ci hanno detto no" PIETRO D´OTTAVIO Vasco
Rossi torna sul palco del concertone del Primo Maggio dopo dieci anni. E per
primo sottoscrive con 100 mila euro la raccolta fondi a favore degli orfani di
vittime degli incidenti sul lavoro. La campagna, lanciata dagli organizzatori
dell´evento, vuole offrire borse di studio a chi ha perso un genitore per
"morte bianca" negli ultimi 4 anni. In tempi di profonda crisi
economica e dilagante disoccupazione, rock e lavoro tornano a intrecciarsi
strettamente. Come sottolinea Sergio Castellitto all´incontro che ufficializza
il cast della manifestazione. «Non c´è gesto più sociale dell´arte», incalza
l´attore e regista, nuovo presentatore del concerto. Speciale il rapporto che
lega Castellitto e Rossi: «Ero con Penelope Cruz sul set di "Non ti
muovere" quando arrivò il nastro di "Un senso", la canzone che
segnò la colonna sonora del film prima di uscire su disco � ricorda
Castellitto � è stata una grande emozione, Vasco ci ha fatto un enorme
regalo». Sul palco del più affollato concerto d´Europa, da vent´anni a piazza
San Giovanni, sono attesi anche molti altri protagonisti della musica italiana,
come il supergruppo formato per l´occasione da Manuel Agnelli degli Afterhours
e Cristiano Godano dei Marlene Kuntz oltre a Gianni Maroccolo che ha
attraversato gran parte del rock italiano degli ultimi 30 anni. E ancora: il
folletto pugliese del rap Caparezza, i Motel Connection (la band ultra
elettronica guidata da Samuel dei Subsonica), i Nomadi, la Bandabardò, Edoardo
Bennato. E dal panorama internazionale ecco gli Asian Dub Foundation. Sul
fronte delle trattative, si fanno anche i nomi di Irene Grandi, Giorgia, Paola
Turci e Marina Rei. Anche quest´anno il concertone va in onda per tutto il
pomeriggio e la serata del Primo Maggio su Raitre, ma lo spot che doveva
annunciare l´evento dovrà subire delle modifiche, come racconta l´organizzatore
Marco Godano. «Avevamo pensato a un video con protagonista un ragazzo che esce
dalla fermata della metropolitana di San Giovanni, toglie le cuffie del walkman
e cita lo slogan di questa edizione: "Il mondo che vorrei". Aggiungendo:
"Vorrei aver cenato con mio padre ieri sera, e vorrei che oggi guardi il
concerto alla tv". Il padre è una delle migliaia di vittime di un
incidente sul lavoro. Ma la richiesta di permesso per girare all´interno della
Metropolitana, inviata il 20 marzo, non ha finora avuto risposta». Risposta
della Met.Ro., azienda che gestisce le Metropolitane di
Roma: «I tempi tecnici per valutare qualunque richiesta di riprese sono di
circa due settimane. Inoltre il giorno indicato, il 4 aprile, c´è la
manifestazione nazionale della Cgil, circostanza che rendono difficili attività
cine televisive all´interno della Metro. Abbiamo quindi proposto di spostare il
giorno».
( da "AmericaOggi Online" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Francia-Cina. Tibet
addio. Parigi si riallea con Pechino 02-04-2009 PARIGI. Il Tibet? La Francia,
dopo mesi di gelo con Pechino per aver dato udienza al Dalai Lama, ha fatto
sapere ieri come la pensa: "Fa parte integrante del territorio
cinese". Rapporti subito più caldi, fin da ieri sera, quindi. Nicolas Sarkozy e Hu Jintao, i due
presidenti, saranno seduti uno accanto all'altro alla cena di Buckingham
Palace. E oggi si riparleranno. Era da qualche settimana che il Quai d'Orsay
aveva ripreso la strada "maestra" dei rapporti concilianti con la Cina, indicando la via. Ieri, il bivio: Parigi si lascia
alle spalle l'incontro di dicembre in Polonia di Sarkozy con il Dalai Lama,
capo spirituale dei tibetani, la cordialissima visita di agosto in Francia
della stessa alta personalità, che pur non incontrando Sarkozy fu accolto dalla
premiere dame Carla Bruni e dal calore di diverse città francesi. Da oggi, e
per il futuro, si legge in un comunicato diffuso a Parigi e a Pechino, vale
"la decisione presa dal generale de Gaulle, che non è cambiata e non
cambierà". Il padre della repubblica è stato scomodato, nell'occasione,
per sancire che il Tibet fa parte della Cina. Parte
"integrante". E per aggiungere che la Francia "respinge"
ogni sostegno all'indipendenza dei tibetani, "sotto qualsiasi forma".
Il documento viene, fra l'altro, aperto da un omaggio al "principio di non
ingerenza" che sgombra il campo da qualsiasi ombra di dubbio ancora
sussistesse. La svolta diplomatica è stata talmente accelerata che da fonti del
Quai d'Orsay, in mattinata, trapelava la voce di un incontro immediato a Londra
fra i due numeri 1, già in giornata. Più tardi, Luc Chatel, portavoce del
governo, correggeva: "Sicuramente domani". Ma ancora in serata non ci
sono certezze. In sostanza, al G20 la Francia si presenta con un pegno
importante di fedeltà e amicizia con Pechino: di Tibet e di velleità
indipendentiste o soltanto autonomistiche non si parlerà più "sotto
nessuna forma". La Cina contraccambia con il
disgelo delle relazioni, che si erano bruscamente irrigidite già dagli
incidenti durante il passaggio della fiamma olimpica a Parigi, e si erano quasi
interrotte dall'estate in poi, culminando con l'annullamento del vertice Ue-Cina a novembre, con la Francia presidente di turno. Resta
da capire, osservano oggi gli analisti a Parigi, il motivo di un atteggiamento
di Sarkozy sul Tibet che era già stato accusato di essere ondivago prima del
documento di ieri con l'allegato della pacificazione immediata con Pechino.
Intanto, è stato reso noto che entro la fine di aprile si recheranno in visita
in Cina l'ex capo dello stato Jacques Chirac con il
suo ex delfino premier Jean-Pierre Raffarin. Due personalità che a Pechino non
avevano mai sollevato dubbi sulla linea di amicizia della Francia.
( da "AmericaOggi Online" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Guarda oltre
l'Europa. I vertici con Jintao e Medvedev rivelano le priorità di Obama di
Jean-Luc Giorda 02-04-
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2009-04-02 - pag: 1 autore: Merkel e Sarkozy: subito
regole più severe per la finanza - Draghi: misure valide anche per gli hedge
fund Asse franco-tedesco al G-20 Scontri e assalti alle banche a Londra: un
morto tra i manifestanti Vigilia ad alta tensione per il G-
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2009-04-02 - pag: 1 autore: Le
aperture di Obama di Mario Platero N e l suo debutto ufficiale sulla scena
globale, il presidente Usa Barack Obama si è smarcato abilmente dalle polemiche
con l'Europa sulle misure anticrisi e ha avviato un importante dialogo con i
leader della Russia (sul disarmo) e della Cina (sugli equilibri politici ed economici). Servizio u pagina
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-02 - pag: 2 autore: Divisioni culturali e
interessi contrastanti L'eterna partita Usa-Europa Adriana Cerretelli LONDRA. Dal nostro inviato E uropa contro Stati Uniti, Cina e Russia anche: non fosse per l'eterna
sintonia con l'Inghilterra di Gordon Brown e la fresca solidarietà del Giappone
di Taro Aso, l'America di Barack Obama rischierebbe davvero di ritrovarsi sola
e accerchiata al suo debutto sulla scena globale del G-20. Anche se,
entro sera, si troverà il modo di salvare la faccia del vertice di Londra. Un
fallimento plateale non conviene a nessuno: interdipendenza e mercati sempre
allerta non consentono di indulgere alle risse, a meno che non siano
attentamente controllate. Sono passati soltanto cinque mesi dal vertice del
G-20 di Washington di cui l'Europa era stata la volonterosa madrina mentre per
l'Amministrazione Bush brillavano gli ultimi flebili fuochi. In 150 giorni, i
Magnifici 20 hanno pompato nell'economia mondiale uno stimolo da 2.500 miliardi
di dollari, il 2% del Pil globale, e hanno speso altri 4mila miliardi per il
salvataggio del settore finanziario. Uno sforzo gigantesco che finora però è
servito a poco. Con rare eccezioni la recessione non cessa di avvitarsi su se
stessa, la crescita mondiale quest'anno rasenterà lo zero,l'attività
finanziaria resta al palo, il commercio collassa (-10%). E nonostante gli
appelli in senso contrario lanciati in novembrea Washington, il protezionismo
sgomita se è vero che 17 Paesi tra i Magnifici 20 che lanciarono quell'appello
hanno eretto nuove barriere a difesa dei propri mercati. O meglio, come si usa
dire di questi tempi, a garanzia che il denaro del contribuente, investito
negli stimoli nazionali, sia tutto speso in casa e non finisca invece nelle tasche
del concorrente o del vicino. Nonostante gli sforzi fatti, il sistema è in tilt
perché la fiducia continua a latitare. Va assolutamente recuperata. Sì ma come?
Nella risposta a questo interrogativo c'è la miccia della "guerra"
euro-americana, con code cino-russe. Fino all'altro ieri era l'equazione della
sicurezza globale a fare scintille tra le due sponde dell'Atlantico che invece
domaniaStrasburgo, alverticedel60Ú della Nato, celebreranno il gran ritorno
all'ovile della Francia di Nicolas Sarkozy. Oggi il dissenso si concentra quasi
tutto sull'economia. Molto più di regole finanziarie generalizzate e stringenti
e di una governance globale più attenta e attiva, per l'America di Obama è la
ripresa economica la chiave per uscire dall'emergenza. Per questo la sua
dottrina dei maxi-stimoli chiama tutti i protagonisti del G-
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-02 - pag: 3 autore: «Stretta sui mercati
finanziari» Merkel e Sarkozy bocciano la bozza preparatoria e chiedono norme
più severe Alessandro Merli Mario Platero LONDRA. Dai nostri inviati Muro contro
muro, almeno nei toni, sul fronte transatlantico nelle ore immediatamente
precedenti l'avvio del summit del G-
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-02 - pag: 5 autore: Stretta
di mano. Obama con il presidente cinese Hu Jintao e Hillary Clinton nella
residenza dell'ambasciatore americano a Londra. Stati Uniti e Cina hanno
inaugurato ieri un nuovo «dialogo strategico» REUTERS
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-02 - pag: 5 autore: Obama e Medvedev: una
nuova era Negoziati sulla riduzione delle armi nucleari - Con
la Cina «dialogo
strategico» Mario Platero LONDRA. Dal nostro inviato Era l'evento più atteso di
questo storico G-20 di Londra: il debutto del presidente americano Barack Obama
sulla scena mondiale. Un debutto non facile, anche per l'attacco inatteso di
Nicolas Sarkozoy su questioni di lana caprina relative al G-20. Ma il
leader americano, sempre paziente e misurato, si è smarcato abilmente dalle
polemiche sulle regole finanziarie e ha invece raggiunto a sorpresa due
importanti accordi politici ai margini di questo G-20 che hanno rilanciato,
come il presidente americano aveva promesso in campagna elettorale, il dialogo
e l'apertura. Il primo con la Russia, per il disarmo nucleare il secondo con la
Cina, per avviare un dialogo strategico ed economico.
L'accordo con Mosca è certamente il più importante e immediato. Prevede subito
l'avvio di un negoziato Start 4, ad alto livello per ridurre il numero delle
testate nucleari strategiche. L'obiettivo:una firma già il prossimo luglio a
Mosca, dove Obama si recherà, abbiamo appreso ieri, per la sua prima visita di
Stato in Russia. Fonti vicine alla Casa Bianca ci hanno riferito che la
preparazione di questo accordo è iniziata tre settimane fa. è stato solo
l'altra notte tuttavia che la rimozione di alcuni ostacoli ha consentito di far
partire il negoziato, in vista della scadenza con la fine dell'anno di certi protocolli
di intesa per lo Start 3. Lo stock di armi nucleari è calcolato in circa 2.200
testate per parte. L'obiettivo secodno fonti stampa è quello di ridurne altre
700 e di stilare un protocollo di intesa. L'annuncio è venuto direttamente da
Obama e Dmitrij Medvedev al loro primo incontro a tu per tu. Un incontro
rilassato, ci hanno riferito fonti che hanno partecipato alle riunioni, con
interessanti risvolti personali: i due sono coetanei,erano all'università negli
stessi anni, studiavano tutti e due legge e hanno confrontato le rispettive
impressioni su eventi storici dell'epoca: «Tutto molto spontaneo, a braccio,
niente di pianificato» ci ha detto la fonte. è stato invece pianificato nel
minimo dettaglio il comunicato finale di cui gli americani si sono detti molto
soddisfatti perché, nelle parole di uno dei nego-ziatori, «pone il rapporto con
Mosca su un piano molto diverso rispetto agli ultimi anni: siamo già al dialogo
invece di essere al confronto. E su molti punti,ad esem-pio sull'Iran, i passi
in avanti sono stati importanti» Secondo il funzionario, il documento è
costruito per identificare l'Iran come una minaccia comune. Con il leader
cinese Hu Jintao Obama ha invece avviato un «nuovo rapporto strategico e
politico », codificato da incontri a livello di ministri,Hillary Clinton per il
politico, Tim Geithner per l'economico e con un'agenda che sarà definita di
volta in volta. In realtà anche il segretario al tesoro Paulson aveva avviato
un dialogo a tutto campo con la Cina sul fronte
economico, con incontri periodici fra delegazioni. La novità in questo caso
rappresenta l'apertura del dialogo strategico sugli equilibri politici della
regione e quelli internazionali, compresa la denuclearizzazione della penisola
coreana. Sul piano economico, la Cina si trova in
sintonia con Usa, Gran Bretagnae Giappone sulla necessità di fare il possibile
per stimolare la crescita. Hu Jintao tuttavia non ha più sollevato la questione
del debito americano né quella relativa alla necessità di una nuova moneta che
si sostituisse al dollaro. «Evidentemente le rassicurazioni che abbiamo dato
qualche giorno fa sono bastate ha detto una fonte - l'argomento è chiuso».
Anche Hu ha invitato Obama in Cina e Obama ha
accet-tato: sarà a Pechino nella seconda metà dell'anno. © RIPRODUZIONE
RISERVATA DISGELO A QUATTR'OCCHI Nel loro primo incontro i leader di Usa e
Russia hanno deciso di ridare slancio alle relazioni, passi avanti importanti
sull'Iran A palazzo. Michelle e Barack Obama sono stati ricevuti a Buckingham
Palace dalla Regina Elisabetta, alla quale hanno regalato un iPod REUTERS
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-02 - pag: 5 autore: REALPOLITIK Tibet,
Sarkozy fa la pace con Hu Jintao Il Tibet? Il Governo francese, dopo mesi di
gelo con Pechino per aver dato udienza al Dalai Lama, ha fatto sapere ieri che
quel Paese «fa parte integrante del territorio cinese». Un gesto di
realpolitik, necessario per facilitare i rapporti tra
Francia e Cina nel corso
del summit del G-20: Nicolas Sarkozy e Hu Jintao, i due presidenti, si sono
seduti uno accanto all'altro alla cena di Buckingham Palace. E oggi si
riparleranno. è da qualche settimana che il Quai d'Orsay ha ripreso la strada
dei rapporti concilianti con la Cina. Ieri, il bivio: Parigi si lascia alle spalle l'incontro
di dicembre in Polonia di Sarkozy con il Dalai Lama la cordialissima visita di
agosto in Francia del capo spirituale dei tibetani, che pur fu accolto non da
Sarkozy ma dalla première dame Carla Bruni. Per il futuro, si legge in un
comunicato diffuso a Parigi e a Pechino, vale «la decisione presa dal generale de
Gaulle, che non è cambiata e non cambierà ». Il padre della Repubblica è stato
scomodato, nell'occasione, per sancire che il Tibet fa parte della Cina. è sua parte «integrante». E per aggiungere che la
Francia «respinge» ogni sostegno all'indipendenza dei tibetani, «sotto
qualsiasi forma». Il documento è, fra l'altro, aperto da un omaggio al
«principio di non ingerenza» che sgombra il campo da qualsiasi ombra di dubbio.
In sostanza, al G-20 la Francia si presenta con un pegno importante di fedeltà
e amicizia con Pechino.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-02 - pag: 5 autore: Crisi e potenze
globali Pechino sempre più protagonista Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro
corrispondente S cambi di valuta con Indonesia, Malaysia, Corea del Sud, Hong
Kong, Bielorussia e Argentina. Impegni a sostenere lo sviluppo dell'America
Latina. Accordi di cooperazione nell'energia nucleare con il Sudafrica.
Finanziamenti alla Russia per la costruzione di un maxi-oleodotto. Mentre la
grande crisi continua a mordere le economie del mondo intero, l'attivismo della Cina sul palcoscenico globale è sempre più frenetico. La Cina che si presenta oggi al Vertice del
G-20 non è la stessa che, solo cinque mesi fa, partecipò al summit di
Washington. è una Cina più
forte. Soprattutto sul piano politico. Il gran numero di accordi economici e di
intese di cooperazione siglato negli ultimi tempi da Pechino in giro per il
pianeta, infatti, ha aumentato notevolmente il peso specifico della
superpotenza asiatica nell'agone politico internazionale. In questi mesi di
caos e d'incertezza, sebbene si sia trovata in grosse difficoltà sul fronte
interno, la Cina non ha dimenticato il fronte esterno.
Mai, neppure per un attimo. La nomenklatura ha continuato a fare la spola con
l'Emisfero Sud, l'area del pianeta sulla quale il Dragone ha fatto da tempo la
sua grande scommessa politica (qualche giorno fa il Governatore della People's
Bank of China, Zhou Xiaochuan, era a Medellin). Nello stesso tempo, Pechino ha
continuato a tenere le porte aperte a tutti i leader dei Paesi emergenti in
trasferta oltre la Grande Muraglia per battere cassa (l'ultimo, la settimana
scorsa, è stato il presidente uruguayano, Tabaré Vàzquez). «Faremo la nostra
parte e garantiremo il sostegno a tutti i Paesi con i quali abbiamo assunto
degli impegni di cooperazione » aveva promesso il premier, Wen Jiabao, qualche
mese orsono quando scoppiò la crisi dei mutui subprime. E così è stato. La
potenza finanziaria del Dragone (2mila miliardi di riserve valutarie, e un
debito pubblico tra i più bassi del pianeta) e le sue solide argomentazioni
(concreti vantaggi immediati per le controparti) hanno reso
l'offensivadiplomatica cinese più incisiva. Il temporaneo vuoto geopolitico
lasciato dalle altre superpotenze, impegnate anima e corpo nel contrastare la
crisi finanziaria, ha fatto il resto. Gli accordi di swap annunciati nelle
ultime settimane sono il risultato più concreto di questa offensiva su larga
scala. Benché siano inefficaci sotto il profilo tecnico (lo yuan è una moneta
inconvertibile), i 100 miliardi di dollari di currency swap messi sul tavolo da
Pechino rappresentano un'importante apertura di credito verso le nazioni
beneficiarie. Dovete importare merce dall'estero, ma avete paura
dell'instabilità del mercato dei cambi? Comprate il made in China usando i
nostri yuan, e non correrete alcun rischio valutario, ha suggerito il Dragone
ai suoi partner commerciali, che di questi tempi navigano in acque perigliose.
Se oggi la Cina può permettersi di fare la voce grossa
e di reclamare una nuova valuta di regolamento per gli scambi internazionali
che sostituisca il dollaro è proprio per il consenso politico che si è
conquistata negli ultimi mesi in giro per il mondo. Non è un caso che, alla
vigilia del G-20, da svariate capitali siano arrivati entusiasti attestati di
sostegno alla proposta cinese. Basta con il dollaro, evviva la nuova
monetasovranazionale che stabilizzerà i commerci e gli investimenti globali, è
il messaggio inviato a Londra da Giacarta, Buenos Aires, Manila, Kuala Lumpur,
Caracas. Ovviamente, non se ne farà nulla. Almeno per ora. Ma il fatto che su
una proposta tanto rivoluzionaria e dirompente una larga fetta del mondo
emergente si sia schierata con Pechino la dice lunga sullo straordinario potere
d'influenza raggiunto oggi dalla Cina. Una Cina che, sapendo di muovere da una posizione di forza, in
vista del summit londinese ha sparato alto per centrare un obiettivo più basso:
ottenere un maggiore peso decisionale in seno agli organismi internazionali (a
partiredall'Fmi)che s'avviano a essere riformati. Probabilmente, il Vecchio
Mondo sarà costretto a piegarsi alle richieste cinesi. Sarà il primo passo di
uno spostamento epocale degli equilibri di potere globali: quando la grande
crisi economica finirà, Pechino avrà un ruolo più importante. © RIPRODUZIONE
RISERVATA POSIZIONE DI FORZA Grazie alle enormi riserve, il Paese sta
sfruttando la recessione mondiale con una politica aggressiva sul fronte
valutario
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-04-02 - pag: 14 autore: L'ECONOMIA E
LE IDEE ... Quel filo sottile tra diplomazia e vita privata L a politica estera
si svolge normalmente su due piani: da una parte quello dell'ufficialità, delle
dichiarazioni, degli accordi e dei trattati, dall'altra quello della diplomazia
che si muove per sua natura con discrezione, riservatezza, spesso dissimulando
o nascondendo la realtà dei fatti. C'è tuttavia anche un terzo livello di cui
normalmente non si parla, anche perché parlarne non sarebbe "politicamente
corretto". è il piano della vita privata dei protagonisti e di chi lavora
dietro le quinte, delle loro scelte personali, dei sentimenti e delle emozioni
che spesso stanno anche alla base, e qualche volta spiegano, anche i
comportamenti e le scelte più rilevanti. Non è solo il fattore umano: è
l'intreccio di storie personali con i tanti momenti, i mille episodi che
compongono insieme l'esperienza delle persone e i destini del mondo. è questo
il percorso che affronta Marta Dassù (consigliere per le relazioni
internazionali di D'Alema e Amato, ora responsabile del programma
internazionale di Aspen Institute e commentatrice per il Corriere della Sera e
Radio 24) nel libro Mondo privato e altre storie, in cui le confessioni sul
lettino dello psicoanalista conducono per mano nell'analisi degli ultimi
vent'anni dello scenario internazionale. Un periodo sicuramente tra i più
movimentati, e per questo interessanti, nella storia mondiale; un periodo in
cui la geopolitica ha mutato non solo i suoi protagonisti con il crollo del
Muro di Berlino, ma anche le sue regole non scritte con un pendolo che ha
oscillato dal mondo bipolare della Guerra fredda, al sistema unipolare con la
potenza americana,al multipolarismo con l'irruzionedella Cina, in un sistema diventato globale, e
la crisi finanziaria partita dagli Stati Uniti. Significativo in questa
prospettiva il ricordo del vertice del '99 che celebrava i cinquant'anni della
Nato con gli ex membri del Patto di Varsavia, in cui D'Alema commentò
scherzando: «In questa sala gli ex comunisti sono quasi la maggioranza ».
E in cui il primo ministro ungherese sottolineò: «Voi parlate del secolo breve,
per noi che eravamo dall'altra parte del Muro è stato invece, vi assicuro, un
secolo lunghissimo». E ora è necessario ancora una volta ridisegnare gli
equilibri strategici non più sulla punta dei fuci-li o sulle testate dei
missili, ma sulle leggi dell'economia e il controllo delle risorse. «L'energia
per la Russia di Putin – scrive infatti Dassù – sembra un'arma più efficace dei
vecchi missili sovietici. Nell'era del nuovo confronto sugli equilibri
energetici, la dipendenza europea dalla Russia sembra paradossalmente
aumentata». L'intreccio tre economia e politica diventa sempre più stretto,così
come l'intreccio altrettanto importante tra la grande politica con il destino
degli Stati e la vita quotidiana con la felicità dei cittadini. La storia ha
molto da insegnare, ma è significativo che il libro di Marta Dassù si concluda
con un paradosso: «Anche dimenticare è importante. Non per rimuovere. Per
superare odi troppo antichi». In fondo, un invito a leggere la storia con gli
occhi rivolti al futuro. © RIPRODUZIONE RISERVATA
http://gianfrancofabi.blog.ilsole24ore.com/ LA CITAZIONE “ «Anche dimenticare è
importante Non per rimuovere, ma per superare odi troppo antichi» MARTA DASSù
Dal libro Mondo privato e altre storie, ed. Bollati Boringhieri, pagg. 146, à
10,00 di Gianfranco Fabi
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-04-02 - pag: 15 autore: «Orgoglio
industriale». Il nuovo libro di Antonio Calabrò Un viaggio di ritorno nel
futuro dell'industria Dal libro di Antonio Calabrò, direttore Affari
istituzionali e relazioni esterne del gruppo Pirelli, pubblichiamo un estratto
del primo capitolo «Una bella impresa» di Antonio Calabrò D ove sta il futuro
dell'industria italiana? Nella grande provincia del Nord, proprio nell'eredità
di quello straordinario "granaio meccanico" decantato dall'allora
presidente della Fiat Vittorio Valletta, dove giusto cinquant'anni fa,tra il
1959 e il 1960,arrivava a maturazione il "miracolo economico". Lì,
infatti, ancora oggi, si scandiscono i tempi della ripresa, con le imprese
manifatturiere di qualità. Lì si giocano le carte più importanti del nostro
orgoglio industriale. E se a questo processo, economico e sociale, si vuole
dare un volto e un nome, uno dei tanti possibili, oltre quelli delle industrie
più grandi e più note, lo si può andare a cercare in un posto affascinante come
un gioco di parole, l'H2otel. Un albergo, sì, sul lago d'Orta, boschi, colline,
antichi paesi silenziosi dove giocare il tempo con i passi lenti e il pieno dei
silenzi. Ma soprattutto il simbolo di un esperimento industriale:
energeticamente autosufficiente,sfrutta l'acqua del lago e il calore della
terra grazie a un modernissimo sistema di macchine idrauliche, apparecchi
termici, condutture, valvole, pannelli di distribuzione di caldo e freddo messi
a punto da un'impresa della zona, il gruppo Giacomini di San Maurizio
d'Opaglio, conosciuto dai geografi dell'economia come " il paese dei
rubinetti". Un gruppo che si è trasformato radicalmente passando dalla
vecchia meccanica all'impiantistica più sofisticata. «Il futuro ha un cuore
antico», alla Carlo Levi. Radici. Cambiamenti. Memoria di fabbrica. E
innovazione. La provincia italiana dove si lavora e si produce non è affatto
provinciale. Sente, proprio negli anni delle grandi trasformazioni
dell'economia che tutti stiamo vivendo e un po' soffrendo, il ritmo dei tempi
che cambiano. E scopre d'essere in sintonia con le tensioni che animano
parecchie altre aree del mondo. è in provincia, a Bedford Heights, nell'Ohio,
nella fredda mattina del 16 gennaio 2009, che si ferma anche il presidente
degli Usa Barack Obama, in viaggio verso la Casa Bianca. E in una piccola
fabbrica, la Cardinal Fastener & Specialty Company - viti, bulloni, giunti,
meccanica di precisione per le turbine a vento - ribadisce la strategia della
green economy, industria e ambiente come motori dello sviluppo. Nell'universo
globale, questo è un cammino che riguarda direttamente anche noi. L'Italia,
nell'ipotesi di un nuovo ordine del mondo, ha infatti buoni numeri per farcela.E
un numero, dunque, proviamo a dirlo subito: 4.600. Quello delle imprese
industriali medie e medio grandi che costituiscono il cuore del nostro sistema
produttivo, fanno da motore di un tessuto produttivo diffuso di centinaia di
migliaia di piccole imprese (l'economia dei di-stretti, delle filiere),
incrociano i ritmi internazionali delle migliori grandi aziende, scandiscono il
tempo della competitività. Nel ciclone della crisi in corso sono il cardine
della ripresa, la nostra carta migliore contro l'impoverimento, la perdita di
ruolo economico e civile, i timori del declino. Questo libro è un viaggio di
ritorno, in fabbrica, un luogo fisico e sociale trascurato, negli anni più
recenti, dalle scelte politiche e dalle rappresentazioni dei media, persino messo
nell'angolo dell'immaginario nazionale. Ed è un viaggio nel futuro: la fabbrica
è cambiata,somiglia sempre più a un'officinalaboratorio- centro di
ricerca-ufficio di marketing e logistica, parla italiano, spesso con
inflessione dialettale bresciana o trevigiana, piemontese o marchigiana, ma
anche correntemente inglese, si specchia in un atlante e vede la propria sede nella diffusa metropoli lombarda e le sue
articolazioni in Romania e negli Usa, in India, in Cina e in Vietnam. Fabbrica-mondo, insomma. La riprova sta nei
numeri. Da alcuni anni Mediobanca e Unioncamere censiscono un robusto gruppo di
4mila medie imprese indu-striali, che hanno fatturati dai 13 ai 290 milioni di
euro e contano in libro paga da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-04-02 - pag: 14 autore: Senza nuove
regole sarà caos di Lamberto Dini * C on una presa di posizione inattesa, la
scorsa settimana il governatore della Banca centrale cinese, Zhou Xiaochuan, ha
chiesto una vasta riforma del sistema monetario internazionale che conduca alla
sostituzione del dollaro come principale moneta di riserva. La prima risposta
del segretario del Tesoro americano è apparsa possibilista; la quotazione del
dollaro ne ha risentito, tanto che egli stesso è stato subito dopo costretto a
riaffermare il ruolo del dollaro. Ma di per sé la prima risposta di Geithner
conferma che il problema esiste; ed è un problema che finirà per trovare la
propria soluzione. Bene se la soluzione sarà costituita da un nuovo ordine
internazionale. Male se la soluzione sarà lasciata alle scelte dei singoli
mercati e dei singoli Paesi. Poiché in questo caso si potranno produrre danni
collaterali molto rilevanti. In un articolo apparso sul Sole 24 Ore il 9 novembre
scorso («Per Usa e Cina l'ora di nuove regole globali») avevo già messo l'accento sulla
assoluta necessità che si ponga rimedio alla situazione di disequilibrio
macroeconomico che è fra le cause della crisi in corso. Abbiamo oggi un sistema
che è capace di costringere al riequilibrio le economie piccole che registrano
disavanzi della bilancia dei pagamenti. Ma nulla può nel caso in cui i
disavanzi siano registrati da un'economia grande, in particolare nulla può nei
confronti dei disavanzi degli Stati Uniti, poiché essi producono la moneta di
riserva internazionale. E l'attuale sistema di regole nulla può nei confronti
di un'economia in avanzo, che può senza ostacoli continuare ad accumulare
riserve, introducendo un forte potenziale di instabilità nel sistema.
L'inusitata iniziativa cinese è stata determinata anzitutto dai timori di un
ulteriore indebolimento del dollaro, moneta nella quale la Cina
ha investito circa i due terzi delle sue immense riserve valutarie. Timori a
loro volta legati alla forte espansione monetaria in atto e a quella ulteriore
annunciata negli Stati Uniti ( si veda l'articolodi Alessandrini e Fratianni
apparso su questo giornale giovedì 26 marzo). E timori legati a un bilancio
pubblico statunitense che si avvia verso un deficit gigantesco, senza che gli
annunci di rientro futuro siano sostenuti da misure credibili ed efficaci.
Inevitabilmente politiche tanto espansive lasciano prevedere una stagione di
ripresa dell'inflazione e di progressiva svalutazione del dollaro. Con gravi
danni patrimoniali per chi possiede molti dollari, a partire appunto dalla Cina. Probabilmente hanno inciso sulla posizione cinese
anche prime avvisaglie di politiche che, fuor da diplomatici eufemismi,
possiamo cominciare a chiamare di svalutazione competitiva della propria
moneta. In questa direzione vanno lette le decisioni delle autorità monetarie
inglesi, svizzere e svedesi. Degli Usa si è già detto. Il tutto avviene mentre
il commercio mondiale subisce una contrazione che ha pochi precedenti:
nell'anno in corso, secondo le più recenti previsioni della Wto, la riduzione
sarà del 9 per cento. E ciascuno corre ai ripari: chi può, appunto, favorendo
una svalutazione della moneta; un po' tutti avviando politiche più o meno
velatamente protezionistiche. Non stupisce che tutto ciò spaventi i cinesi,
cioè coloro che in questi ultimi lustri più di ogni altro hanno tratto
giovamento dalla liberalizzazione degli scambi e dall'espansione del commercio
internazionale. è ora essenziale che il G-20 di Londra affronti il problema
riconoscendo la necessità di istituire in tempi ragionevoli un nuovo sistema di
regole. Regole capaci di costringere gli Usa a disegnare un percorso credibile
che riporti in tempi ragionevoli verso il riequilibrio la loro bilancia dei
pagamenti e il loro bilancio pubblico, e che porti la Fed a riassorbire
l'eccesso di dollari. E regole capaci di costringere i Paesi in avanzo a
riequilibrare a loro volta la propria bilancia dei pagamenti, anche consentendo
una graduale rivalutazione della propria moneta. L'alternativa è molto
peggiore.In assenza di un accordo su nuove regole, ogni Paese reagirà come
potrà. E tutti finiranno per subire danni. In vista di un dollaro debole,
ciascuno tenterà di diversificare le proprie riserve valutarie; condotta senza
ordine, questa diversificazione produrrà forti oscillazioni nel cambio delle
valute, con gravi effetti di instabilità. Chi potrà userà in modo più
spregiudicato la via della svalutazione competitiva, ma le svalutazioni
generalizzate finiscono per danneggiare tutti, via aumento dell'inflazione,
senza che nessuno se ne possa giovare al di là del brevissimo termine. I Paesi
dell'euro, ai quali lo statuto della Bce interdice la via della svalutazione
competitiva, vedranno finire in seria difficoltà una parte rilevante del
proprio apparato produttivo. Infine, molti proveranno a difendersi dalla caduta
delle proprie esportazioni accentuando le scelte protezionistiche. Con il
risultato di deprimere il benessere e la crescita globali. La comunità
internazionale si trova di fronte a un classico "dilemma del
prigioniero". La scelta cooperativa - quella che porta a un nuovo sistema
concordato, ordinato e credibile di regole - è di gran lunga quella migliore
per tutti e per ciascuno. Ma c'è il rischio che prevalgano invece scelte non
coordinate in cui ciascuno, nella speranza di scaricare le difficoltà del
momento sul proprio vicino, peggiora le condizioni di tutti, sé compreso. A
Londra vedremo se la comunità internazionale ha la forza e la lungimiranza
necessarie per evitare lo scenario peggiore. * Senatore Pdl, presidente della
commissone Esteri © RIPRODUZIONE RISERVATA LE CONSEGUENZE Pechino teme una
stagione d'indebolimento del dollaro, i Paesi Ue potrebbero perdere quote di
mercato per la crisi del sistema produttivo
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-04-02 - pag: 14 autore: ... PROMOZIONE TURISTICA Alleanza europea, obiettivo la Cina L a promozione sui mercati
turistici esteri ha prodotto risultati limitati. Le indagini internazionali
ricordano puntualmente che la Penisola resta la meta più ambita, ma finora i
grandi flussi turistici hanno premiato altre destinazioni, tra cui Francia e
Spagna. Poco efficace la promozione a causa del mancato coordinamento
tra le Regioni, protagoniste della politica in campo turistico, e dell'estrema
debolezza dei progetti nazionali (l'Italia non ha ancora un marchio forte).Ora
il nostro Paese sta imboccando una strada diversa. L'alleanza proprio con
Francia e Spagna, cementata peraltro da un logo promozionale comune, ha il
chiaro intento d'iniziare a superare i problemi sorti in passato.Ha fatto bene
l'Italia ad allearsi con le due principali destinazioni mondiali per attirare
turisti dai mercati emergenti di Cina, Russia e Sud
America. La strada imboccata però è impegnativa. Ora servono iniziative
coerenti da parte delle Regioni e risorse adeguate, altrimenti i risultati
rischiano di essere ancora una volta modesti. ( v.ch.)
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-02 - pag: 20 autore: Turismo.
Brambilla firma l'accordo Promozione comune con Francia e Spagna Leonardo
Martinelli PARIGI France scritto in alto in colore blu. Italy al centro e in
verde. Spain in basso e in rosso. Il tutto accomunato da una "European
passion". è il nuovo logo unico delle tre principali destinazioni
turistiche d'Europa. E che verrà utilizzato per campagne pubblicitarie comuni e
per la predisposizione di pacchetti dei tre Paesi, destinati ai turisti a lungo
raggio, dall'Asia all'America latina, passando per la Russia. La proposta è
partita del logo turistico europeo è stata di Michela Vittoria Brambilla,
sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al turismo, subito
accolta dai suoi omologhi dei Governi di Francia e Spagna. Ieri, in occasione
dell'incontro a Parigi fra la Brambilla, Hervé Novelli (sottosegretario al
Turismo francese) e Joan Mesquida Ferrando (che in Spagna ricopre lo stesso
incarico), sono stati presentati per la prima volta il logo comune e nuovi
dettagli sull'iniziativa turistica. Innanzitutto tre settori di intervento:
«Abbiamo scelto il turismo urbano (visite culturali e shopping),
l'enogastronomia e il patrimonio artistico e culturale – ha sottolineato il
sottosegretario Brambilla –. Nelle prossime settimane un centinaio di tour
operator si metterà al lavoro con gli esperti degli enti turistici dei tre
Paesi per ideare circuiti che facciano riferimento a questi tre settori». Ieri
il progetto è stata annunciato a molti professionisti del turismo, presenti a
Parigi per la fiera "Rendez-vous en France 2009". L'idea è stata
accolta con entusiasmo, anche se è limitata la dotazione finanziaria del
progetto, appena un milione di euro. «è solo un inizio», ha spiegato Novelli.
Fra l'altro ai tre settori individuati, se ne dovrebbero aggiungere nel futuro
altri due, quello delle crociere attraverso il Mediterraneo e il turismo
religioso. Quanto ai mercati, all'inizio verranno privilegiati Cina, India, Russia, Brasile, Argentina e Messico. «Per un
cinese che viaggia in Europa – ha aggiunto al Brambilla –, i confini frai
nostri Paesi sono relativi. Dobbiamo presentarci insieme su quei mercati e
giocare sulle nostre complementarietà». Da un certo punto di vista, è anche una
risposta al difficile momento economico. «Il turismo resiste meglio di altri
settori alla crisi, ma va comunque aiutato», ha dichiarato Novelli. «Quest'idea
è scaturita dalla necessità di mettere insieme le nostre risorse in una fase
difficile come quella attuale, ma "European passion" deve continuare
anche quando la crisi finirà », ha detto lo spagnolo Mesquida Ferrando. I tre
Paesi porteranno avanti campagne pubblicitarie comuni sulla base di un catalogo
che conterrà i circuiti individuati, offerti da diversi tour operator.
«Vogliamo pure che il turista che viaggerà "European passion" abbia
delle agevolazioni. Tratteremo, ad esempio, con le rispettive compagnie di
bandiera la possibilità di riduzioni tariffarie o di corsie privilegiate al momento
dell'imbarco», ha concluso la Brambilla. Italia, Francia e Spagna rappresentano
insieme 180 milioni di presenze turistiche estere all'anno e un fatturato di
oltre 110 miliardi (la quota del business turistico sul Pil oscilla fra il 6 e
il 10% del Pil). In quanto agli arrivi, secondo le ultime statistiche, relative
all'anno scorso, la Francia è leader mondiale, la Spagna è al secondo posto,
mentre l'Italia si colloca solo al quinto. © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-02 - pag: 7 autore: Anche
la Cina ha saldo negativo -
Tra gli esportatori Tokyo batte Corea e Germania Stati Uniti primi per import E
al secondo posto c'è l'Italia Andrea Malan «La Francia, che ha inventato
l'automobile, è diventata nel 2008 un Paese importatore..». L'affermazione di
Luc Chatel,sottosegretario all'Industria nel Governo francese, va di
pari passo con la linea seguita negli ultimi mesi dal presidente Sarkozy:
utilizzare gli aiuti concessi ai due produttori locali – Renault e Peugeot –
per indurli a rimpatriare almeno in parte la produzione di auto delocalizzata
all'estero. Il Sole 24 Ore ha provato a fare il calcolo: chi sono i grandi
impor-tatori ed esportatori netti di auto? Per quanto riguarda le sole
autovetture, in base ai dati Acea Parigi è ancora in nero – per poco meno di
100mila unità.Il calcolo non viene dal confronto import/export, ma più
semplicemente confrontando le dimensioni del mercato nazionale (numero di auto
vendute) con la produzione locale; il metodo è necessariamente grezzo – una
Panda pesa come una Rolls Royce – ma permette qualche considerazione
interessante. I maggiori importatori netti di auto al mondo sono di gran lunga
gli Stati Uniti: nel 2008 sono stati prodotti negli Usa (furgoni e Suv
compresi) circa 8,7 milioni di vetture contro i 13,2 venduti. Al secondo posto
(ma con una quota di import ancora superiore in percentuale) è l'Italia, dove
l'anno scorso sono state prodotte 660mila auto a fronte di un mercato da 2,16
milioni; il risultato viene dalla passione dei nostri connazionali per le
quattroruote unita al progressivo calo della produzione negli stabilimenti Fiat
(e all'assenza di altri produttori di volume). Chiude il podio dei grandi
importatori la Russia, con una produzione locale di circa 1,5 milioni contro i
2,8 venduti (va detto che i dati sono meno affidabili degli altri). Tra i
grandi Paesi ci sono altri due importatori netti: la Gran Bretagna (saldo
negativo di quasi 700mila auto) e la Cina. Ebbene sì:
lo spauracchio che ha invaso tanti mercati con i suoi prodotti a basso costo
rimane, per quanto riguarda l'auto, un importatore netto con 6,3 milioni di
auto prodotte nel 2008 contro i 6,7 milioni venduti. L'India è in lieve attivo
(qui i dati risalgono al 2007). Tra le variazioni del 2008 rispettoall'anno
precedente si possono citare il netto calo dell'import Usa (a causa del crollo
del mercato) e il quasi azzeramento dell'export francese (da quasi 500mila a
meno di 100mila veicoli). Nel settore auto i vincenti del grande gioco della
globalizzazione sono tre. Leader indiscusso è il Giappone, con un saldo attivo
di quasi 5,7 milioni di veicoli; alle spalle di Tokyo il
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-02 - pag: 8 autore: Parole d'ordine.
Densificare la città, superare lo sprawl, riqualificare le aree degradate New
town? L'architetto preferisce demolire Mauro Salerno ROMA N o a nuovi quartieri
dormitorio, sì a un piano capace di rimettere ordine negli spazi
"slabbrati" delle città. Nonè un argomento da lasciare indifferenti
quello delle «new town» tirato fuori da Silvio Berlusconi in appendice al via
libera al piano casa. Ma su quale modello, si chiedono architetti e urbanisti
impegnati a trovare una risposta convincente allo sprawl urbano, l'espansione
poco pianificata e spesso informale che ha caratterizzato lo sviluppo delle
nostre città. Quartieri satellite, sia pure di nuova concezione? Proposta
difficile da attuare senza copiosi investimenti in infrastrutture, reti di
mobilità e servizi, ripetono in coro, a meno di non ripetere l'esperienza
fallimentare delle «nouvelles villes» francesi, traformatesi in
insediamenti-ghetto, e di alimentare il traffico da "pendolarismo".
Neppure è pensabile la città di fondazione, come quelle che anche alcuni
architetti italiani ( Maggiora, Gregotti, solo per citare qualche esempio) stanno progettando in Cina, in un territorio limitato e già troppo costruito come quello
italiano. La parola d'ordine è "sostituzione edilizia". Interventi di
demolizione e ricostruzione, riqualificazione delle aree dismesse, mirate a
mettere a sistema un tessuto urbano spesso cresciuto in modo «spontaneo», come
sottolinea Cino Zucchi, che proprio domani presenterà in Olanda un
progetto per la città di Groningen, un masterplan per 300 alloggi basato sul
doppio imperativo «high density, low rise». «In Italia – dice – dobbiamo stare
attenti a non giocarci quel po' di Bel Paese che ancora ci rimane. Tutta Europa
sta riflettendo sul tema della ri-densificazione della città diffusa, che ha
consumato troppo territorio e moltiplicato gli spostamenti in auto. Gli olandesi,
con Almere e Jiburg, e gli inglesi, con Milton Kenes, un esempio di
città-territorio, hanno sperimentato il tema delle "new town" in
forma integrata. Piuttosto di creare città nuove, vedrei nell'innesto sul
costruito una strategia che sappia unire la necessità di privacy, la qualità
ambientale e il rapporto con il paesaggio delle migliori esperienze del Nord
Europa con l'amore per la compattezza e per l'intensità dello spazio pubblico
della tradizione italiana». Basso costo di costruzione, zero consumi
energetici, mix funzionali capaci di ricreare la «vita di quartiere» è la
formula di Mario Cucinella, appena premiato al Mipim per la sua «casa 100k»,
ripagabile attraverso gli incentivi del Conto energia. «Bisogna superare
l'esperienza accademica dei quartieri dormitorio realizzati negli anni 70 –
dice –: abbiamo enormi brani di città da completare, sarebbe inutile e dannoso
consumare nuovo suolo». Al contrario, secondo Cucinella, che cita l'esempio del
quartiere Vauban a Friburgo, nato sulle ceneri di una vecchia caserma, «bisogna
usare l'emergenza-casa per svecchiare modelli abitativi ancora fermi agli
standard degli anni 50, sfruttare i salti tecnologici per produrre abitazioni a
basso costo e zero consumi, realizzando all'interno delle città eco-quartieri,
capaci di innalzare anche la qualità della vita delle persone che vi abitano».
La parola chiave è sostituzione edilizia, «anche attraverso premi di cubatura»,
rimarca Paolo Desideri. Socio dello studio romano Abdr, Desideri è autore del
progetto di «demolizione e ricostruzione » delle palazzine pericolanti di via
Giustinano Imperatore. «Se l'obiettivo è mettere a rete, creare sinergie con
quanto abbiamo già (troppo) costruito, allora ben vengano anche le new town»,
dice. «Ma – aggiunge – senza creare nuove periferie». Un obiettivo al centro
anche del Piano di governo del territorio allo studio a Milano, cui ha lavorato
il team dei quarantenni Metrogramma. «La città – spiega Andrea Boschetti, uno
dei due soci – si deve ricostruire su se stessa, modernizzandosi e dando sfogo
allo sviluppo sul "brown field", vale a dire le zone dismesse o
incomplete e valorizzando la vocazione pubblica, aggregatrice, del "green
field", gli spazi inedificati che dovranno costituire la " rete invariante"
della città di domani». NO A QUARTIERI SATELLITI Con gli interventi di
«sostituzione edilizia» si punta a ricostruire i quartieri dismessi senza
creare altre periferie New town. Nella foto sopra, una veduta di Almere in
Olanda, progettata dal prestigioso studio di architettura olandese Mvrdv. Nel
modello a fianco, invece, una panoramica aerea dell'ecocity cinese di
Caofeidian progettata dall'architetto piemontese Pier Paolo Maggiora
( da "Avvenire" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
POLITICA
02-04-2009 PER OBAMA SARÀ PIÙ DIFFICILE LA TAPPA EUROPEA Crisi economica
«persuasiva» Russia e Usa s'avvicinano ELIO MARAONE U n mondo senza armi
nucleari. È questo l'estremo traguardo indicato a Londra dal presidente
statunitense Barack Obama e da quello russo, Dmitri Medvedev. Un traguardo al
limite dell'utopia, ma che segnala una volontà di mutamento in chiave
distensiva delle relazioni tra grandi Paesi, in linea con quanto ipotizzato da
Obama durante la sua campagna elettorale. Utopia magari, e ispirata non
soltanto da intenti umanitari ( gli arsenali atomici di Usa ed ex Urss sono
stracolmi; il loro mantenimento e lo sviluppo di armi strategiche hanno costi
insopportabili in tempi di crisi economica; un accordo al ribasso fra grandi
potenze può costringere le piccole verso lo zero atomico...), ma che ha avvolto
di un'aura di nobiltà la dichiarazione con la quale i due presidenti hanno
convenuto di lanciare negoziati in vista non soltanto di importanti riduzioni
delle proprie armi nucleari, ma anche di una inedita cooperazione nel campo
delle difese antimissile. A quest'ultimo riguardo «restano differenze» su nuovi
sistemi in Europa, ma si sa che alla Casa Bianca sono già molte le critiche al
costo politico ed economico del progettato «scudo» da realizzare fra Polonia e
Repubblica ceca. Comunque, qualcosa si è mosso nella giusta direzione, dopo
quasi sette anni di disinteresse al disarmo dell'amministrazione Bush: Stati
Uniti e Russia si impegnano a stringere i tempi per l'approvazione di un trattato
per la riduzione delle armi strategiche che sostituisca i precedenti Start ( in
scadenza il prossimo 5 dicembre) e Sort ( che proponeva la riduzione, entro il
2012, delle testate nucleari da parte di ciascun contraente a un numero
oscillante fra 1.700 e 2.200). L'impegno assunto dai due leader, decisi a
«rimettere a posto» il rapporto bilaterale «considerate le responsabilità
congiunte» che i loro Stati «hanno nel mondo» , è quello di fissare un tetto
più basso al numero degli ordigni nucleari ( che attualmente sarebbero ancora
oltre
( da "Avvenire" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 02-04-2009 Disgelo fra Francia e Cina dopo lo scontro sul Tibet PARIGI. Il Tibet? La Francia, dopo
mesi di gelo con Pechino per aver dato udienza al Dalai Lama, ha fatto sapere
come la pensa: «Fa parte integrante del territorio cinese». Era da qualche
settimana che il Quai d'Orsay aveva ripreso la strada «maestra» dei rapporti
concilianti con la Cina.
Ieri, il bivio: Parigi si lascia alle spalle l'incontro di dicembre in Polonia
di Sarkozy con il Dalai Lama, capo spirituale dei tibetani, la cordialissima
visita di agosto in Francia della stessa alta personalità, che pur non
incontrando Sarkozy fu accolto da Carla Bruni. Da ieri a Parigi e a Pechino,
vale «la decisione presa dal generale de Gaulle, che non è cambiata e non
cambierà». La Francia «respinge» ogni sostegno all'indipendenza dei tibetani.
La Cina contraccambia con il disgelo delle relazioni,
che si erano bruscamente irrigidite già dagli incidenti durante il passaggio
della fiamma olimpica a Parigi, e si erano quasi interrotte dall'estate in poi,
culminando con l'annullamento del vertice Ue-Cina a novembre,
con la Francia presidente di turno. Resta da capire il motivo di un
atteggiamento di Sarkozy sul Tibet che era già stato accusato di essere
ondivago prima del documento.
( da "Avvenire" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 02-04-2009
Ginevra Consiglio per i diritti umani, svolta Usa: «Pronti a candidarsi per un
seggio Onu» NEW YORK. Nuova svolta dell'America di Barack Obama sul fronte
delle istituzioni multilaterali: gli Stati Uniti sono pronti a candidarsi a un
seggio nel Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, organismo Onu con
sede a Ginevra apertamente boicottato negli anni scorsi dall'amministrazione Bush.
Si tratta di un nuovo segnale di inversione di rotta nella politica estera
della nuova squadra a Washington. La decisione hanno annunciato il segretario
di Stato Hillary Clinton e l'ambasciatrice all'Onu Susan Rice è stata presa
come parte di una «nuova era di impegno» con altre nazioni «per far progredire
gli interessi degli Stati Uniti» nel mondo. «I diritti umani sono un elemento
essenziale nella nostra politica estera», ha detto Clinton. Per la Rice «sono
le vittime di abusi in tutto il mondo che hanno bisogno di un Consiglio per i
Diritti Umani equilibrato e credibile». La decisione è stata duramente
criticata dai conservatori: «È come salire sul Titanic dopo che ha urtato
l'iceberg», ha commentato John Bolton, nel 2005 e 2006 ambasciatore all'Onu di
Bush. Secondo Bolton la disponibilità americana alla candidatura «legittima
qualcosa che non merita legittimazione». Critiche sono arrivate anche da
associazioni ebraiche come l'AntiDefamation League e il centro Simon Wiesenthal
secondo cui cui, ad oggi, l'unico Paese che finora si è attirato le bacchettate
ripetute del Consiglio è stato Israele: altre nazioni, dalla
Cina al Sudan, l'hanno
fatta franca. Gli Stati Uniti hanno annunciato la loro candidatura a fianco di
Belgio e Norvegia alle elezioni del 15 maggio quando verranno decisi tre seggi
occidentali dei 47 del Consiglio. La Nuova Zelanda, che aveva deciso di entrare
in pista, si è fatta da parte per garantire a Washington una elezione non
contestata. Gli Stati Uniti occuperanno il seggio con mandato triennale.
Nel Consiglio dei Diritti Umani non esiste il diritto di veto come invece è
prerogativa Usa (assieme agli altri membri permanenti, Francia, Gran Bretagna,
Russia e Cina) in Consiglio di Sicurezza. Il
segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha dato il benvenuto al nuovo corso di
Washington: «È un segnale concreto nella nuova era di impegno inaugurata
dall'amministrazione Obama», ha detto un portavoce. Esulta il segretario
generale dell'Onu, Ban Ki-moon Critico John Bolton: «È come salire a bordo del
Titanic»
( da "Avvenire" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 02-04-2009
Con Hu spunta il tabù diritti umani DI ELENA MOLINARI L avoro comune su Corea
del Nord, Iran ma soprattutto crisi economica. Ma, questa volta, senza
dimenticare i diritti umani. Nel loro primo faccia a faccia Barack Obama e
l'omologo cinese Hu Jintao hanno messo al centro della cooperazione fra
Washington e Pechino l'urgenza di rafforzare la crescita dei rispettivi Paesi e
rivedere il sistema finanziario internazionale, in modo da evitare il ripetersi
di terremoti finanziari come quello che ha sconvolto il pianeta lo scorso anno.
Messe da parte le critiche americane per la continua sottovalutazione della
moneta cinese, il presidente Usa ha lodato il pacchetto di stimolo varato dal
governo di Pechino. Mentre Hu ha rinnovato il suo impegno a fare quello che il
mondo ha più bisogno, vale a dire incitare milioni di cinesi a continuare a
consumare, garantendo così al Paese di continuare a crescere e di trainare la
ripresa globale. Ma dopo lo scalpore suscitato dall'affermazione del segretario
di Stato Hillary Clinton di non voler «lasciare che le
tensioni sui diritti umani intralcino altri punti di cooperazione», ieri Stati
Uniti e Cina hanno
concordato fare ripartire almeno «la discussione sui diritti umani» il prima
possibile. Durante l'incontro l'inquilino della Casa Bianca ha quindi accettato
l'invito a recarsi in visita a Pechino nella seconda metà del 2009 (il
presidente George W. Bush aveva fatto una controversa visita in Cina la scorsa estate durante le Olimpiadi mentre infuriava
la protesta dei monaci del Tibet). I due leader hanno annunciato anche la
creazione di un gruppo di alto livello «per il dialogo strategico ed economico»
fra le rispettive potenze. Accordo anche sulla necessità di rivedere la
struttura di comando delle istituzioni finanziarie internazionali in modo da
rispecchiare il nuovo peso dei mercato dei Paesi emergenti come appunto la Cina. Obama e Hu hanno deciso di continuare a lavorare
insieme su problemi come la denuclearizzazione della penisola coreana e
l'emergenza umanitaria nel Sudan. È stato concordato di aumentare la
cooperazione sull'ambiente, la lotta al cambiamento del clima, la ricerca di
energia pulita e rinnovabile, settori nei quali l'Occidente accusa la Cina di non fare abbastanza. Pronto un gruppo di contatto
strategico ed economico Visita a Pechino entro l'anno per il capo della Casa
Bianca Stretta di mano fra Hu Jintao e Obama, vicino alla Clinton (Ap)
( da "Avvenire" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
E' VITA
02-04-2009 Organi umani in vendita, la moderna schiavitù di Giulia Galeotti E
così, dopo Iran e Arabia Saudita, è la volta di Singapore: da qualche giorno,
anche nella Città-Stato asiatica la vendita di organi umani tra viventi è una
pratica legale. La disciplina è oculata: chi cede un organo (così prevede la
legge) ha diritto al rimborso delle cure mediche, ai mancati guadagni e al
risarcimento del danno psicologico. Con un solo voto contrario, il gioco è
fatto. È prevedibile, del resto, che Singapore diventi rapidamente la meta
preferita dei ricchi malati di ogni parte del globo, che accorreranno come api
sul miele. Questa volta, infatti, l'accesso al 'servizio' non è limitato ai
cittadini dello Stato. Porte aperte, quindi, anche agli acquirenti stranieri.
La scandalosa notizia, però, non ci ha realmente sorpresi. A fronte della turpe compravendita illegale di organi umani che va crescendo nel
mondo (se fino a qualche anno fa Cina e India erano i centri principali di questa 'linea commerciale',
ora l'offerta si è molto ampliata, coinvolgendo Filippine, Brasile, Sud Africa
e diversi Paesi dell'Europa dell'Est), si stanno facendo sempre più pressanti
le nobili richieste affinché tale mercato venga legalizzato.
Nell'opinione pubblica americana, ad esempio, si sta registrando un nuovo
atteggiamento, non più critico verso tali comportamenti, che risultano sempre
più accettati socialmente. Il cambiamento è sicuramente imputabile anche alle
illustri voci che sostengono tale liberalizzazione, come quelle dell'economista
Richard Posner e del premio Nobel Gary Backer. uesto moderno favore verso Q
l'acquisto di parti del corpo umano è, del resto, coerente con
quell'atteggiamento generalizzato che in buona parte del mondo occidentale va
sempre più monetizzando la vita. Se si abortisce perché v'è la crisi, se si
comprano i figli in provetta (giacché non vengono, o v'è il rischio che vengano
male), se difficilmente ormai riusciamo ad avvicinarci ad handicap e malattia
prescindendo dal versante 'dei costi', v'è la seria possibilità che una
sostanziale apertura alla compravendita di parti umane non rimanga confinata a
pochi e lontani Paesi. I fautori della legalizzazione del mercato degli organi
argomentano che la autodeterminazione, principio sovrano della modernità, implica
anche la libertà di 'donare'. Ciò, tra l'altro, in nome di una nozione radicale
di proprietà, secondo cui ogni individuo proprietario di un bene ha il diritto
di disporne come meglio crede, attraverso l'interazione con altri. Il tutto
analogamente all'ottica di mercato per cui, a seguito di scambi volontari, le
persone raggiungono una situazione finale migliore rispetto a quella iniziale.
Smembrando i poveri a beneficio dei ricchi, cioè, non solo questi ultimi
staranno meglio, ma anche i poveri si ritroveranno in finale un po' meno
poveri. Dietro, v'è la più classica delle leggi di mercato: anche nello scambio
di pezzi del corpo umano vige infatti la regola della domanda e dell'offerta,
il cui disequilibrio sta crescendo oltre misura. Grazie ai progressi medici e
tecnologici, e all'aumento dell'età media delle popolazioni ricche, la pratica
dei trapianti si è molto diffusa, con ottimi risultati. Il dato preoccupante,
però, è che l'offerta non ha subito un'adeguata impennata. Dal 2000, infatti,
la domanda di organi è lievitata del 33%, a fronte di un aumento nella
disponibilità del solo 3%. La domanda è cioè aumentata di ben 11 volte rispetto
all'offerta. La questione è indubbiamente molto più complessa di quanto non si
voglia far credere. Resta ad esempio il fatto che nelle ipotesi di trapianto da
vivente, la cessione di un organo, effettuata per amore e solidarietà, si
combina inevitabilmente con la menomazione di chi la subisce. Allo stesso
tempo, la relazione tra medico e cedente è delicata ed estranea alle coordinate
deontologiche tradizionali: il medico compie un atto che, senza giustificazione
terapeutica, danneggia inequivocabilmente il cedente. O vviamente, in pochi si
pongono domande scomode, ad esempio se rientri tra i doveri degli ordinamenti incentivare
scelte altruistiche. Come spesso accade invece, per risolvere il problema, si
opta per la via più facile, più rapida e più 'conveniente'. Così, anche qui
(assimilando reni ad abiti, creme o marmitte), v'è chi passa dal post hoc al
propter hoc. Dato che il traffico illegale comunque esiste, non conoscendo
confini né geografici né politici né culturali, dato che esso crea innumerevoli
vittime negli angoli più poveri del mondo (e delle nostre città), e dato che
comunque a noi, ricchi occidentali un po' acciaccati, gli organi servono, ecco
che la soluzione più ovvia finisce per essere quella di legalizzarne il
traffico. Con enorme soddisfazione di tutti, e buona pace delle nostre
coscienze. Ma davvero crediamo che il solo rimedio per affrontare questo
spaventoso fenomeno sia la sua regolamentazione? Una delle più fiere
oppositrici a tale soluzione è la battagliera Nancy Scheper-Hughes, che ricorda
come a vendere siano le persone senza casa e in condizioni economiche
disastrose, i rifugiati politici, gli ex L soldati, i prigionieri, i soggetti
con disturbi mentali (del resto, se le donne sono raramente le riceventi,
spessissimo sono le donatrici). a sua voce resta, però, isolata. In pochi
manifestano la preoccupazione di non esporre i deboli a nuove forme di
cannibalismo. Ancora una volta, in nome della libertà e
dell'autodeterminazione, parti delle nostre società mirano a reintrodurre sia
pure in forma moderna, e con la mediazione della scienza la schiavitù tra gli
esseri umani. È la solita ipocrisia del non considerare le effettive condizioni
in cui il singolo viene a trovarsi. Che senso hanno autodeterminazione e
libertà quando la fame e la disperazione inducono un essere umano a privarsi di
una parte di sé per dare da mangiare ai propri figli? Che società è quella che
sceglie di dare a tutto un prezzo di mercato? Anche Singapore, dopo Iran e
Arabia, approva la cessione di parti del corpo dietro compenso Gli stranieri
potranno accedere al 'servizio' E le denunce restano isolate: saranno i poveri
del mondo a 'donare' e i ricchi a 'ricevere' INSINTESI 1 Singapore ha approvato
la vendita di organi tra viventi a scopo di trapianto. 2 Si tratta di un altro
passo verso la monetizzazione della vita, nella logica di mercato della domanda
e dell'offerta.
( da "AprileOnline.info" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Ambiente, torna
il fronte negazionista Maurizio Gubbiotti*, 02 aprile 2009, 13:36 Ieri è stata
scritta una pagina nera per la dignità e l'autorevolezza del Parlamento
italiano: il centro-destra in Senato ha votato e fatto approvare una mozione
del Pdl in cui c'è scritto che i mutamenti climatici sono un'invenzione e
comunque non dipendono dall'uomo, e in cui si chiede al governo italiano di
battersi contro impegni stringenti e vincolanti per ridurre i consumi di
petrolio e fonti fossili e abbattere così le emissioni che stanno alterando gli
equilibri climatici" Pensavamo davvero che i negazionisti sui mutamenti
climatici stessero diventando una specie in via di estinzione ed invece ancora
una volta dobbiamo ricrederci e a vederli materializzare e proprio in un luogo
così istituzionale come il Senato. Se non fosse tanto tragico, e soprattutto se
non fossero tanto tragiche per intere comunità le conseguenze dei mutamenti
climatici, la mozione al voto in Senato sarebbe un perfetto pesce d'aprile!
Proprio l'anno non da tanto passato, è stato caratterizzato da alcuni eventi
dal forte impatto simbolico, oltre che concreto e reale. Per la prima volta da
quando sono iniziati i monitoraggi scientifici al Polo Nord, i ghiacci eterni
dell'Artico si sono sciolti fino a lasciare completamente liberi, per due
settimane in settembre, i due passaggi dall'Atlantico al Pacifico e dal
Pacifico all'Atlantico, mentre ad una velocità che supera anche le più nere
previsioni stanno arretrando la banchisa antartica, i ghiacci nell'Artico
canadese e della Groenlandia. Stessa situazione per le riserve di oro blu custodite
nei ghiacciai delle regioni tibetana e himalayana, che secondo i dati riportati
dal Worldwatch Institute starebbero arretrando di
( da "AprileOnline.info" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
Crisi della
mondializzazione? Domenico Moro, 01 aprile 2009, 17:12 La riflessione Secondo
alcuni stiamo entrando in una fase di regionalizzazione, in cui gli scambi
avvengono principalmente all'interno delle varie macro-aree in cui si suddivide
il mercato mondiale (Asia, Ue, Nafta, Mercosur). A spingere in direzione
contraria alla globalizzazione si aggiungerebbero le tendenze protezioniste che
starebbero riemergendo un po' dappertutto, specialmente sotto la forma di aiuti
alle imprese in difficoltà. Ma preconizzare la fine del mercato mondiale sembra
davvero esagerato Uno degli aspetti più importanti e meno considerati della
crisi è costituito dalle sue ripercussioni sulla mondializzazione. Secondo la
Banca mondiale, al calo, per la prima volta dal 1945, del Pil mondiale si è
associato il maggiore declino del commercio mondiale degli ultimi 80 anni,
ovvero dalla grande Depressione degli anni 30. Ne sono sintomo le difficoltà in
cui si dibattono i maggiori paesi esportatori. Ad esempio il Giappone, Paese
con il terzo maggiore attivo della bilancia dei conti correnti, ha fatto
registrare a gennaio un disavanzo di 172,8 miliardi di yen, il maggiore da
quando nel 1985 iniziò la raccolta di dati comparabili. La ragione risiede nel
crollo senza precedenti delle sue esportazioni e nella riduzione dei profitti
provenienti dagli investimenti all'estero. Oltre alla riduzione dello scambio
di merci, il fenomeno più eclatante, attraverso cui si manifesta l'impatto
della crisi sulla mondializzazione, è l'inversione del flusso degli
investimenti di capitale. Questi, negli ultimi decenni, sono fluiti copiosi dai
paesi del centro del sistema capitalistico mondiale - Usa, Giappone e Europa
occidentale - verso i paesi della periferia, i cosiddetti paesi emergenti o in
via di sviluppo. Ora, il movimento dei capitali assume un andamento centripeto,
ritornando al centro del sistema, da cui la crisi si è generata. Infatti, gli
investimenti destinati all'estero vengono richiamati per poter compensare la
penuria di liquidità, determinata dal credit crunch e dal collasso del sistema
bancario. Tra gli investimenti i più volatili sono quelli di portafoglio -
azioni, titoli di stato, bond -, ma anche gli investimenti diretti, quelli
rivolti ad attività produttive ed industriali, assumono la medesima tendenza.
Gli Usa sono la destinazione privilegiata di tale movimento. I flussi netti
privati verso gli Usa hanno superato il primato del 2006, crescendo dai 150
miliardi di dollari del settembre 2008 ai 600 del dicembre 2008, grazie ai
massicci acquisti di titoli di stato americani e ai crescenti rientri di
capitali dall'estero. Anche l'Europa è diventata destinazione privilegiata del
flusso di investimenti, dal momento che, oltre ai titoli di stato Usa, anche
quelli europei sono considerati rendimenti sicuri, di tipo
"difensivo" rispetto alle incertezze della crisi. I titoli di stato
europei sono passati dai -44 miliardi di euro del IV trimestre 2007 ai 189
miliardi del IV trimestre 2008. Di converso, i flussi finanziari privati netti
(investimenti diretti e di portafoglio) verso i paesi in via di sviluppo sono
passati dal record del 2007 (928,6 miliardi di dollari) al crollo dell'82% (165
miliardi), come stimato per il 2009 dall'Institute of International Finance. Le
aree più penalizzate saranno l'Europa dell'Est, che precipita dai 392 miliardi
del 2007 ai 30,2 miliardi del 2009, e l'Asia, che crolla dai 314 miliardi ai
63,9 miliardi. Anche il deflusso dei crediti netti erogati dalle banche
occidentali è notevole: si passa da 410 miliardi del 2007 ad una previsione di
-61 per il 2009. Un segnale della particolare gravità di questa crisi è che il
crollo degli investimenti è il più accentuato tra quelli avvenuti negli ultimi
30 anni. Infatti, mentre nelle precedenti crisi - quella degli anni 80
e quella tra la fine degli anni 90 e il 2002 - c'era stato un calo del
flusso degli investimenti sul Pil dei paesi emergenti rispettivamente di 3,2 e
3,7 punti percentuali,
oggi il calo arriva al 5,8%. Per quanto riguarda gli investimenti destinati
all'estero il
( da "AprileOnline.info" del 02-04-2009)
Argomenti: Cina
La favola del G20
Giuliano Garavini, 02 aprile 2009, 22:15 I risultati del vertice di Londra non
sono stati di poco conto. Brown ha annunciato un'immissione fresca liquidità
pari a 1100 miliardi di dollari, dei quali 750 tramite il FMI; regole comuni
sui compensi e contro i paradisi fiscali; una riforma del peso dei vari Paesi
nel FMI; e aiuti per i Paesi più poveri. Rimane però il fatto che, oltre alla
totale assenza di coordinamento sul tipo di misure da adottare, tutto ciò che
viene discusso non prevede alcuna forma di redistribuzione di risorse nei
confronti dei più colpiti dalla crisi Nel 1964 c'era stato il G77 che
raggruppava i Paesi in via sviluppo in ambito ONU, poi il G7 nel 1975 che
raggruppava solo i più ricchi, poi tutta una lunga serie di altri GX. Oggi
l'economia internazionale vede l'Occidente ridimensionato dall'ascesa di nuove potenze come la Cina, le cui banche sono oggi le prime per capitalizzazione, o
l'India, che si è comprata la più grande acciaieria europea l'Arcelor, o il
Brasile che ha bloccato i negoziati dell'Organizzazione Mondiale del Commercio.
Il primo incontro del G20 risaliva al periodo appena successivo alle crisi
finanziare del mondo asiatico. Venne svolto nel novembre 1999 e
comprendeva allora, così come comprende oggi: Argentina, Australia, Brasile,
Canada, Cina, Francia, Germania, India, Indonesia,
Italia, Giappone, Messico, Russia, Arabia Saudita, Sud Africa, Corea del Sud,
Turchia, Regno Unito, Stati Uniti d'America, e... Unione Europea. Il G20 di
Londra è stato organizzato da Gordon Brown, leader di un laburismo che cerca di
riemergere dal declino, per offrire una risposta credibile e coordinata alla
crisi economica in atto. Per non cadere negli errori degli anni Trenta. Il G20
è sembrato un organismo più al passo con i tempi, rispetto all'elitario G8 dei
tempi che furono, e racchiude economie che rappresenterebbero oltre l'85 per
cento della produzione globale. Secondo quanto auspicato dai solerti esperti di
Gordon, quelli di Chatam House, le decisioni più importanti avrebbe dovuto
riguardare: 1) coordinamento dei pacchetti di stimolo all'economia; 2) evitare
il protezionismo e le svalutazioni competitive; 3) aumentare le risorse a
disposizione del FMI (EU e Giappone hanno messo rispettivamanete 75 di euro e
100 miliardi di dollare); 4) nel medio termine regolare le istituzioni
finanziarie private; 5) modificare la composizione del FMi per aumentarne i
fondi e ridargli un poco di lustro, ma anche con un seggio unico per l'Unione
Europea. Non sono cose di poco conto, ed alcune sono anche giuste. Si
fronteggiavano a Londra due diverse filosofie, quella americana, più attenta
all'espansione della domanda con interventi nelle infrastrutture,
nell'educazione in banche e imprese; e quella franco-tedesca più attenta alle
regole, anche per non mettere in discussione, incentivando spesa pubblica, la
solidità dell'euro, che già sembra traballante. L'Unione Europea, si sa, ha
molta più facilità a fare da cane da guardia dei bilanci (L'italia infatti ha
potuto spendere solo 7 miliardi in piani di stimolo) che a coordinare politiche
economiche visto che non dispone di un Governo dell'Economia. I risultati del
vertice di Londra non sono stati di poco conto. Brown ha annunciato
un'immissione fresca liquidità pari a 1100 miliardi di dollari, dei quali 750
tramite il FMI; regole comuni sui compensi e sia contro i paradisi fiscali; una
riforma del peso dei vari Paesi nel FMI; ed elemosina per i Paesi più poveri.
Sono prevalentemente promesse. La quantità di soldi non è poi certo
impressionante se si considera che solo gli Stati Uniti per salvare le banche
hanno speso il doppio di quella cifra. Ma comunque il segnale di evitare il
protezionismo, e di qualche collaborazione globale, è da accogliere come
positivo. Ma rimane il problema, oltre alla totale assenza di coordinamento sul
tipo di misure da adottare (che faranno la Cina e
l'India sul fronte dello sviluppo sostenibile?), tutto ciò che viene discusso
non prevede alcuna forma di redistribuzione di risorse nei confronti dei più
colpiti dalla crisi e cioè i dipendenti, i precari e gli immigrati, nonché i
disoccupati; così come prevede interventi risibili per i Paesi più poveri che
non sono rappresentati nel G20. La morale della favola è che solo una battaglia
sostenuta e continua da parte dei lavoratori europei, una battaglia sempre più
radicale, potrà far si che siano varate misure su tutela dalla disoccupazione e
dei salari, su investimenti in sanità e educazione e in tecnologia ecologica.
Solo questa battaglia potrà permettere che tutta la crisi economica non si
risolva in un rilancio dell'impresa e della finanza privata, e in un nuovo
arretramento del peso della classe lavoratrice, ancora più passiva e
subordinata, nonché più povera e irrigimentata di prima. Se ci sarà un
ridimensionamento dei consumi, e magari anche un'auspicabile razionalizzazione
dei consumi energetici, questo non può che andare di pari passo con una
maggiore eguaglianza sociale e con innovativi processi di partecipazione. Anche
nelle con i sovrani assoluti non si buttavano sacchi di plastica, né si teneva
tutto il giorno acceso il riscaldamento, ma non è quel tipo di società cui
aspiriamo. Nemmeno Obama ci salverà sul fronte delle scelte di politica
economica, perché scemato il suo capitale di consenso non avrà più autorità sul
mondo degli affari. Ma non basterà nemmeno questa battaglia sociale nei paesi
europei perché la crisi non renda il mondo peggiore di quanto non lo sia già oggi.
La crisi ha aumentato le distanza, non solo all'interno delle società
occidentali, ma anche quelle fra i Paesi occidentali ed emergenti, e il resto
delle economie che si vanno impoverendo, come è facile consatare dal disperato
aumento dei tentativi di sbarco in Europa. I prezzi delle materie prime, sui
quali si basano le speranze di molte economie povere, stanno crollando. Servono
allora delle misure strutturali, prese attraverso le istituzioni economiche
internazionali, che sostengano i prezzi delle materie prime e lo sviluppo di
questi paesi, che diano loro voce in capitolo nelle grandi scelte
internazionali che si compiono anche sul loro futuro.
( da "Unita, L'" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
DIRETTIVA ANTI
DISCRIMINAZIONE Il Parlamento europeo con 363 sì, 226 no e 64 astensioni ha
approvato la proposta di direttiva avanzata dalla Commissione che dovrà
respingere ogni discriminazione basata su religione, disabilità, età, sesso e
rendere effettiva la parità di trattamento nell'assistenza socio-sanitaria,
nell'istruzione e nell'accesso a beni, servizi e alloggi. NUOVA
TENSIONE CINA-VATICANO La Santa Sede torna ad alzare la voce con Pechino dopo
l'arresto del vescovo cinese Giulio Jia Zhuigo della diocesi di Zhengding.
«Situazioni di questo genere - afferma una nota il Vaticano - creano ostacoli
al clima di dialogo». SICCITÀ IN SOMALIA: 35 MORTI In Somalia fonti
mediche segnalano che per diarrea, disadrazione e malnurizione sono morte in
due settimane 35 persone, quasi tutti bambini. In Pillole
( da "Repubblica, La" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 4 - Esteri
Obama: "Il mondo è cambiato supereremo la crisi tutti insieme" Il
presidente Usa: la nostra leadership al servizio di tutti Il protagonista Il
presidente ha trasformato il finale del G20 in uno spot contro
l´antiamericanismo (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) DALNOSTRO INVIATO mario calabresi
Ha cercato di ribaltare l´immagine del suo Paese, segnata dagli anni di Bush e
dalle colpe di Wall Street di aver innescato la grande crisi finanziaria. Prima
ha festeggiato i risultati di quello che ha definito «un vertice storico», ha
parlato di «passi seri e di un accordo senza precedenti che sono un punto di
svolta per la ripresa economica», poi ha voluto parlare al mondo rassicurandolo
sul futuro: «Le sfide del 21esimo secolo possono essere risolte solo se
lavoriamo tutti insieme». Il successo personale di Obama si poteva misurare già
prima dell´inizio del suo discorso, quando centinaia di giornalisti si
accalcavano fuori dalla sala stampa per riuscire ad entrare, ma la svolta c´è
stata quando ha voluto che a fare le domande non fossero solo gli inviati
americani e inglesi, ma ha lasciato la parola a chi era
arrivato dalla Cina,
dall´Australia o dall´India. E alla fine la gran parte dei 500 giornalisti,
molti dei quali non lo avevano mai visto, non hanno resistito e gli hanno fatto
un lungo applauso, cosa che non si è mai vista ad una conferenza stampa. Obama
è uscito vincitore da questo G20, che alla vigilia sembrava tutto in salita per
lui, non solo per essere riuscito a mediare tra Francia e Cina sulla lista nera dei paradisi fiscali, ma anche per
aver lanciato il messaggio più positivo. «Sono venuto Londra per ascoltare e
imparare, ma anche per offrire una leadership americana: penso di avere
centrato l´obiettivo», ha detto con soddisfazione parlando degli impegni presi
per «un forte coordinamento nella riforma delle regole finanziarie e
nell´impegno per la crescita economica». Ha messo in evidenza i punti che
stavano a cuore agli Stati Uniti e che è riuscito a far approvare, ma subito ha
voluto spiegare ai suoi elettori americani l´importanza della mediazione e del
lavoro comune nel giorno in cui il suo Paese conosce il peggior dato sulla
disoccupazione degli ultimi 26 anni: «Non possiamo agire da soli, perché se le
nostre azioni sono contraddette nel mondo allora non ce la faremo ad uscire
dalla crisi». E per farsi capire ha raccontato il «drastico declino delle
esportazioni americane» attraverso la crisi della Caterpillar, «che un anno fa
aveva risultati straordinari e che oggi per colpa della crisi mondiale è
ridotta molto male». Niente tentazioni protezionistiche, si raccomanda Obama,
ma un lavoro comune per far ripartire il motore dell´economia ed è a questo
punto che presenta il suo manifesto di politica estera: «L´America è un leader,
è la più grande economia del pianeta, la prima potenza militare e ha una grande
influenza sulle idee e la cultura, ma lo fa al meglio se è capace di ascoltare,
se riconosce che il mondo è complicato e che c´è bisogno di collaborare con gli
altri Paesi e se mostra un atteggiamento di umiltà. Dobbiamo ammettere di non
avere sempre la risposta giusta ma possiamo ascoltare e stimolare la giusta soluzione».
E con questo atteggiamento di umiltà ha aggiunto: «è difficile negare che la
crisi sia iniziata negli Stati Uniti, a Wall Street e in alcune banche in
particolare e bisogna ammettere che molte avevano assunto rischi azzardati ed
ingiustificati». Ma ai giornalisti che gli chiedevano se gli altri leader
mondiali glielo avessero rinfacciato ha risposto: «I miei colleghi hanno avuto
un grande tatto: ci sono stati commenti occasionali, mentre si parlava di altri
temi, sul fatto che la crisi sia iniziata in America ma da parte di tutti c´è
stato un atteggiamento straordinariamente costruttivo». La chiave per risolvere
i problemi, secondo l´Obama al secondo giorno di visita europea è solo quella
dell´approccio multilaterale: «Se una persona dieci anni fa avesse immaginato
di vedere seduti insieme Germania e Francia, Cina,
Russia, India e un presidente americano con il nome Obama, se avesse immaginato
ex avversari e anche ex nemici uniti per mettere a posto l´economia mondiale
avrebbero detto che era pazza». Ma non si poteva fare diversamente: «Tutti
parlano degli accordi di Bretton Woods, quando venne riscritto l´ordine
monetario internazionale, ma diciamo la verità: a quei tempi erano solo in due,
Roosevelt e Churchill, a prendere le decisioni seduti in una stanza davanti a
un bicchiere di brandy. Era molto più facile. Il mondo non è più così, ed è un
bene per tutti: l´Europa e il Giappone si sono ricostruite, l´India e la Cina sono emerse e miliardi di persone sono uscite dalla
povertà e oggi noi desideriamo costruire alleanze, non imporre soluzioni.
Creare consenso e non solo affermare la nostra volontà». E dopo aver annunciato
che l´aiuto alimentare degli Stati Uniti ai Paesi più poveri sarà raddoppiato
ad oltre un miliardo di dollari ha aggiunto: «Il tipo di leadership che abbiamo
bisogno di conoscere ora è quella che dà ai paesi emergenti nuove opportunità e
nuove vite». Un´ora di discorso per dare la carica al mondo, per rivendicare di
aver cambiato l´immagine dell´America: «La nostra reputazione nel mondo era
scesa per colpa di scelte sbagliate dell´Amministrazione precedente, ma la mia
elezione e le prime decisioni che abbiamo preso penso che ci abbiano già
restituito una parte di quel prestigio». La conferenza stampa finisce in modo
talmente trionfale che si sente in dovere di invitare alla cautela e di
paragonare l´economia mondiale ad un paziente malato: «Il vertice G20 ha dato
al paziente la medicina giusta, e adesso il paziente è stato stabilizzato, ma
le ferite devono ancora guarire e dobbiamo vigilare perché non ci siano nuove
crisi».
( da "Unita, L'" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Contro la crisi
5mila miliardi «Mai più paradisi fiscali» GIANNI MARSILLI Per Angela Merkel si
tratta di un «compromesso molto positivo, quasi storico, in grado di rendere
più chiara l'architettura dei mercati finanziari». Per Gordon Brown, quasi
ditirambico, si sono poste «le fondamenta di un nuovo ordine mondiale». Persino
il riluttante Nicolas Sarkozy esultava: «Sono felice dell'esito di questo
vertice. È andato al di là di quanto potevamo immaginare». Il fronte europeo,
soprattutto franco-tedesco, può reputarsi soddisfatto. Grazie all'atteggiamento
cooperativo di Barack Obama, le nuove regole che dovrebbero impedire le derive
della finanza internazionale hanno visto la luce ieri a Londra. I paradisi
fiscali «non cooperativi» sono indicati con nome e cognome ed eventualmente
oggetto di sanzioni. Gli hedge funds, i fondi speculativi portatori di prodotti
tossici, saranno messi «sotto stretto controllo». Sotto sorveglianza anche le
agenzie di rating, troppo spesso condizionate da conflitti di interesse. Il sistema
di bonus e stock options sarà imbrigliato e collegato ai risultati delle
aziende, non più quindi elargizioni miliardarie a prescindere, in barba a piani
di ristrutturazione e licenziamenti. Un «consiglio per la stabilità
finanziaria» vedrà la luce, per diventare in futuro una sorta di organizzazione
mondiale della finanza. Lista nera e lista grigia Dopo la decisione del G20 di
agire contro gli Stati che non collaborano in campo fiscale, in serata a Parigi
l'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha
pubblicato due liste di «paradisi fiscali. La prima, detta «lista nera»,
comprende Costa Rica, Malaysia, Filippine e Uruguay ed indica quei Paesi che
non si sono mai impegnati a rispettare gli standard internazionali. Nella seconda,
«grigia», sono compresi 38 Stati che, pur essendosi impegnati a rispettare le
regole dell'Ocse, «in sostanza» non le hanno mai applicate. Nel secondo elenco
figurano tra gli altri Austria, Belgio, Cile, Lussemburgo, Singapore, Svizzera,
Monaco e San Marino. Bene le Borse Le Borse hanno reagito bene ai risultati del
vertice: a Parigi il CAC 40 è schizzato in su del 5,37, il Footsie di Londra
del 4,8, il Dax di Francoforte del 6,7. Il G20 ha peraltro deciso di investire
cinquemila miliardi di dollari nel rilancio dell'economia e della crescita,
come chiedeva l'asse anglosassone, americani e britannici. Le risorse del Fondo
monetario internazionale, presieduto da Dominique Strauss Kahn, saranno
triplicate: da
( da "Unita, L'" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Per Angela Merkel
si tratta di un «compromesso molto positivo, quasi storico, in grado di rendere
più chiara l'architettura dei mercati finanziari». Per Gordon Brown, quasi
ditirambico, si sono poste «le fondamenta di un nuovo ordine mondiale». Persino
il riluttante Nicolas Sarkozy esultava: «Sono felice dell'esito di questo
vertice. È andato al di là di quanto potevamo immaginare». Il fronte europeo,
soprattutto franco-tedesco, può reputarsi soddisfatto. Grazie all'atteggiamento
cooperativo di Barack Obama, le nuove regole che dovrebbero impedire le derive
della finanza internazionale hanno visto la luce ieri a Londra. I paradisi
fiscali «non cooperativi» sono indicati con nome e cognome ed eventualmente
oggetto di sanzioni. Gli hedge funds, i fondi speculativi portatori di prodotti
tossici, saranno messi «sotto stretto controllo». Sotto sorveglianza anche le
agenzie di rating, troppo spesso condizionate da conflitti di interesse. Il
sistema di bonus e stock options sarà imbrigliato e collegato ai risultati
delle aziende, non più quindi elargizioni miliardarie a prescindere, in barba a
piani di ristrutturazione e licenziamenti. Un «consiglio per la stabilità
finanziaria» vedrà la luce, per diventare in futuro una sorta di organizzazione
mondiale della finanza. Lista nera e lista grigia Dopo la decisione del G20 di
agire contro gli Stati che non collaborano in campo fiscale, in serata a Parigi
l'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha pubblicato
due liste di «paradisi fiscali. La prima, detta «lista nera», comprende Costa
Rica, Malaysia, Filippine e Uruguay ed indica quei Paesi che non si sono mai
impegnati a rispettare gli standard internazionali. Nella seconda, «grigia»,
sono compresi 38 Stati che, pur essendosi impegnati a rispettare le regole
dell'Ocse, «in sostanza» non le hanno mai applicate. Nel secondo elenco
figurano tra gli altri Austria, Belgio, Cile, Lussemburgo, Singapore, Svizzera,
Monaco e San Marino. Bene le Borse Le Borse hanno reagito bene ai risultati del
vertice: a Parigi il CAC 40 è schizzato in su del 5,37, il Footsie di Londra
del 4,8, il Dax di Francoforte del 6,7. Il G20 ha peraltro deciso di investire
cinquemila miliardi di dollari nel rilancio dell'economia e della crescita,
come chiedeva l'asse anglosassone, americani e britannici. Le risorse del Fondo
monetario internazionale, presieduto da Dominique Strauss Kahn, saranno
triplicate: da
( da "Repubblica, La" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
3 - Economia Sulla valuta globale altolà alla Cina Il dollaro
rimane una moneta di riserva. E´ accantonata, almeno per adesso, l´idea cinese
di una «valuta globale» che sostituisca il biglietto verde come strumento di
riserva. Obama è contrario, anche se pare che il Fondo monetario voglia
studiare la questione. A margine del vertice G20 però, il leader russo Medvedev
ha rilanciato la proposta cara a Pechino, ma senza ottenere esiti
( da "Repubblica, La" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
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Commenti UNA PICCOLA BRETTON WOODS Vai a fare acquisti nell´orario di ufficio?
Allora ti meriti di lavorare cinque anni in più, è questo il ragionamento dello
scintillante ministro maschio che praticamente si sente padre padrone di intere
categorie umane e le colpisce per rimetterle in riga (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA)
Di certo, però, nessuno si sarebbe atteso che venti capi di governo, fino a
pochi anni fa incapaci perfino di sedersi allo stesso tavolo, riuscissero a
superare esigenze e preoccupazioni diverse per trovare un accordo di alto
profilo che non ha precedenti nella storia mondiale. «Un compromesso di portata
storica per una crisi eccezionale», ha commentato Angela Merkel. I risultati
superano le attese su tutti i fronti. Si sperava in un raddoppio dei
finanziamenti a disposizione del Fondo Monetario Internazionale, e sono stati
più che triplicati. Gordon Brown aveva l´ambizione di far stanziare 100
miliardi per riaprire i canali del credito al commercio mondiale, e ne sono
stati trovati 250. Si diceva che gli europei non volessero allargare i cordoni
della borsa, e invece mille e cento miliardi di nuovi crediti vanno ad
aggiungersi ai cinquemila miliardi che i governi hanno complessivamente
stanziato per far fronte alla crisi. Si voleva una condanna dei paradisi
fiscali e, grazie alle insistenze di Merkel e Sarkozy, il G20 non solo ha
accettato la pubblicazione di una «lista nera» da parte dell´Ocse, ma l´ha
anche assortita da una seria minaccia di sanzioni: «l´era del segreto bancario
è finita», dicono i Venti. Infine sul fronte della regolamentazione dei
mercati, tutti i Paesi accettano la supervisione «equa» del Fmi. Il Financial
Stability Forum, presieduto da Mario Draghi, si allarga a tutti i membri del
G20 e si istituzionalizza diventando il Financial Stability Board. Il sistema
di sorveglianza si estende agli hedge funds. Le agenzie di rating saranno
regolamentate e verrà posto un tetto al sistema delle remunerazioni dei
banchieri. Inoltre, anche se i meccanismi di applicazione non sono ancora
chiari, saranno fissate regole comuni per risolvere il problema degli asset
tossici che strangolano il credito e verranno fissati standard unici di
contabilità globale. Basterà questo per porre fine alla recessione?
Probabilmente no. Come ha avvertito Gordon Brown, «non ci sono soluzioni
miracolo, ma grazie alle misure adottate la ripresa arriverà prima». Quello che
nessuno ammette apertamente è che neppure l´inattesa concordia di tutti i
leader del pianeta potrà riportare il mondo alla situazione di un anno fa. Quel
modello di sviluppo e di crescita è irripetibile perché si è dimostrato
illusorio. E Obama ha avvertito gli altri grandi senza mezzi termini: non vi
illudete che, superata la crisi, l´America torni ad indebitarsi per finanziare
la crescita del pianeta. Se il «nuovo ordine mondiale» del dopo-crisi deve
ancora vedere la luce, non c´è dubbio che il vertice di ieri ne preannuncia
l´attesa. E lo fa anche ridefinendo sia il profilo dei partecipanti sia il
nuovo spirito con cui interagiscono. Merkel e Sarkozy, che sempre più
chiaramente parlano a nome di tutti gli europei, escono soddisfatti da un
summit dove hanno ottenuto tutto quello che volevano: la guerra ai paradisi
fiscali, nonostante l´ostilità dei cinesi e le perplessità dei britannici, e
nuove regole di governance nonostante la freddezza degli americani. Non c´è
dubbio che il nuovo capitalismo preconizzato dal G20 assomigli più al modello
europeo che a quello anglo-sassone. D´altra parte Gordon Brown porta a casa un
enorme successo personale che potrà spendere sul difficile fronte interno,
corona il suo vecchio sogno di una governance globale e si conferma vero
mediatore culturale tra le due sponde dell´Atlantico. Hu Jintao ottiene di
fatto l´incoronazione di grande tra i grandi, seppellisce
definitivamente il G8 mettendo la Cina al centro di qualsiasi futuro equilibrio mondiale. Perfino
Berlusconi, che riesce a farsi fotografare tra il presidente russo e quello
americano, può dichiararsi soddisfatto. Ma la vera rivelazione di questo vertice
è la ritrovata leadership dell´America di Obama. Senza la volontà del
nuovo presidente di trovare un accordo di alto livello, il successo del G20
sarebbe stato impossibile. E, grazie ad esso, l´America torna al centro del
nuovo equilibrio mondiale. «Dimostriamo la nostra leadership anche quando
sappiamo ascoltare, quando ci accorgiamo che il mondo è complesso» ha detto
Obama. Una lezione che gli altri grandi, per una volta, hanno dimostrato di
voler imparare.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-03 - pag: 2 autore: Linea dura sui
paradisi fiscali Su richiesta del vertice, l'Ocse vara una nuova lista di Paesi
che non cooperano Leonardo Maisano LONDRA. Dal nostro corrispondente «Abbiamo
trovato un nuovo consenso per superare questa crisi e per impedirne di nuove in
futuro ». Il premier britannico Gordon Brown promuove se stesso, condottiero di
una «svolta storica», per aver portato il «mondo a unirsi in un progetto di
riforma» e per averlo vincolato «a un calendario preciso». Raramente il
comunicato finale di un summit è stato tanto ricco di numeri e così
dettagliato. è quanto avevano sollecitato Angela Merkel, è quanto pretendeva,
minacciando di abbandonare i lavori, Nicolas Sarkozy. La signora cancelliere e
il presidente francese hanno ottenuto quanto avevano preteso il giorno prima
del summit. «L'Ocse entro due ore ha detto ieri Sarkozy - distribuirà l'elenco
dei paradisi fiscali» sottolineando così quel pragmatico efficientismo che
temeva finisse fagocitato dalle affabulazioni dei vertici. Non è stato così. Il
comunicato finale di Londra punta il dito contro i tax havens, chiede all'Ocse
di pubblicare (entro ieri sera) la lista dei Paesi che non rispettano gli
standard internazionali di trasparenza e delinea anche una struttura
dettagliata del sistema di regole che dovranno controllare i mercati. Lo
strumento principale, al fianco degli organismi nazionali, sarà il Financial
Stability Forum, ribattezzato Financial Stability Board e la sfera d'azione
dovrà essere ampia abbastanza da coprire anche tutto il cosiddetto shadow
banking, portando gli hedge fund di maggior importanza sotto il controllo dei
regolatori. «Non era mai accaduto» ha precisato Gordon Brown. E anche il
presidente Usa Barack Obama ha sottolineato il passaggio di una svolta
controversa (per molti gli hedge fund non hanno avuto un ruolo cruciale nella
crisi) nel mondo anglosassone. Finiranno sotto la lente della vigilanza che
verrà, anche le agenzie di rating accusate di aver spesso largheggiato nel
giudizio su titoli tossici ora diffusi sul mercato. Si cementa, quindi, la
volontà politica internazionale di creare «un sistema di controlli più
intrusivo », come ha sottolineato il cancelliere dello Scacchiere Alistair
Darling. «L'era del segreto bancario è finita» è scritto nel comunicato, una
riga sotto la minaccia di colpire «quei Paesi che non vogliono collaborare,
inclusi i paradisi fiscali». Un accenno ai tax havens nel comunicato del summit
era scontato: lo aveva promesso Gordon Brown, lo avevano chiesto i maggiori
rappresentanti del G-20. Il tono adottato è fermo. «Molto più duro- ha
commentato il ministro del Tesoro Giulio Tremonti di quanto si potesse
immaginare ». La lista che Gordon Brown ha chiesto all'Ocse di diffondere è giunta,
infatti, come una sorpresa. In ossequio al duo MerkelSarkozy? La coppia
franco-tedesca è stata decisa. Se le resistenze anglosassoni - Gordon Brown,
nonostante i "paradisi" dei Caraibi e della Manica vuole agire verso
quei pezzi di mondo che agevolano l'evasione- si erano dimo-strate facilmente
aggirabili, quelle della Cina molto meno. Lo status di Hong Kong e Macao è il motivo
dell'irrigidimento cinese qui a Londra. C'è stato uno scontro fra Nicolas
Sarkozy e il leader cinese Hu Jintao dietro l'unica, vera incertezza del
vertice. Per tutta la giornata, infatti, non si era capito se la lista dei
paradisi fiscali sarebbe stata diffusa insieme al comunicato finale. La
querelle fra Pechino e Parigi è finita grazie alla delicata mediazione del
neopresidente americano. Obama ha ricomposto la frattura suggerendo di delegare
all'Ocse, e non al G-20, il compito di diffondere l'elenco dei tax havens. Il
compromesso è stato accolto e la tensione è rientrata. Si è invece risolto in
un sostanziale rinvio il contrasto sul nuovo stimolo fiscale che americani e
inglesi avrebbero voluto vedere e la maggior parte dei Paesi europei, no.
«Abbiamo adottato misure- ha spiegato Brown riferendosi a quando fatto a
livello nazionale dal G-
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-03 - pag: 2 autore: Debuttante di lusso.
Il presidente Usa supera l'esame a pieni voti Obama: dal summit una «svolta
storica» Mario Platero LONDRA. Dal nostro inviato «Una svolta storica, un
successo senza precedenti», così Barack Obama, frizzante, ispirato
e galvanizzato dal successo del suo ruolo di mediazione fra Cina e Francia sulla questione dei
paradisi fiscali, ha definito l'esito di questo G-20 di Londra. è stato lui del
resto ha sbloccare l'impasse tra Francia e Cina su uno dei punti centrali, la questione della lista dei paradisi
fiscali. La Cina si era
impuntata. Non voleva che la lista fosse inclusa nel comunicato finale
perché era stata stilata dall'Ocse, di cui Pechino non è membro. A un certo
punto delle riunioni, Obama ha preso da parte Sarkozy e gli ha mostrato una
versione diversa del testo che i leader stavano considerando. A Sarkozy andava
bene. A quel punto Obama ha preso da parte il presidente cinese Hu Jintao e gli
ha mostrato lo stesso testo. Hu ha acconsentito. Ha poi chiamato anche Sarkozy
e i tre hanno raggiunto l'accordo. La variazione introdotta da Obama è stata
minima, ma efficace: «Rileviamo che l'Ocse ha pubblicato una lista» invece di
un verbo di riconoscimento più esplicito dell'organizzazione internazionale che
ha sede a Parigi. Un evento davvero storico, per la diversità della
partecipazione e per la portata delle decisioni, che Obama ha voluto corredare
con un tocco di realismo in risposta a chi gli chiedeva se da oggi la crisi
fosse davvero finita: «Ci vorrà comunque tempo....e forse queste misure non
saranno sufficienti, forse avremo di nuovo ondate di pessimismo, ma oggi c'è un
fatto nuovo, tutti ci siamo impegnati a intervenire di nuovo se vi sarà la
necessità». Cerebrale, rilfessivo, mai banale nelle risposte, il presidente
americano, al suo debutto sullo scenario mondiale in uno dei momenti più
difficili della storia economica, ha passato il suo esame "esterno" a
pieni voti. Al punto chei giornalisti, fatto questo davvero fuori della
normalità, alla fine della conferenza stampa lo hanno salutato con un forte
applauso. Aggiungendo considerazioni personali al di fuori del comunicato
finale, il presidente americano ha promesso che gli «Stati Uniti metterano fine
alla tradizione del "boom and bust" (tradizione degli estremi Ndr)
che mette in pericolo la nostra economia. In America- ha continuato Obama -
abbiamo messo a punto una riforma delle regole più aggressiva di qualunque
altro Paese, abbiamo affrontato la questione dei titoli tossici - e invito
altri Paesi ad affrontarla - e come avevo promesso in campagna elettorale,
abbiamo aperto una nuova epoca di responsabilità. Oggi chiedo che questa
responsabilità non riguardi solo gli Stati Uniti, ma tutti noi». Barack Obama ha
di fatto varato ieri a Londra la sua Bretton Woods, un nuovo ordine economico
che riguarda, ha detto, «Paesi che fino a dieci anni fa erano nemici.... Questo
tipo di coordinamento è davvero storico chi poteva immaginare dieci anni fa che
i leader di Francia, Cina, Brazile, Sudafrica, Russia
e un presidente americano chiamato Obama, ex avversari, in alcuni casi nemici
morta-li, potessero negoziare con questa rapidità un accordo per rimettere in
piedi l'economia globale. Si sarebbe detto che era un pronostico da pazzi.
Eppure l'abbiamo fatto e questo successo è anche una testimonaizna al lavoro di
Gordon Brown». © RIPRODUZIONE RISERVATA L'APPELLO «Washington ha avviato una
nuova epoca della responsabilità che oggi deve coinvolgere la Comunità
internazionale» AFP La squadra. Il segretario di Stato americano Hillary
Clinton e il segretario al Tesoro Timothy Geithner durante una pausa dei lavori
del G-20
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-03 - pag: 4 autore: Berlusconi: l'America
ci porti fuori dal tunnel La replica di Obama: i problemi si risolvono insieme
Gerardo Pelosi LONDRA. Dal nostro inviato Un Berlusconi che fa da "paciere"
tra Nikolas Sarkozy e Gordon Brown. Che invita scherzosamente il presidente
Barack Obama a «tirarsi su le maniche» per correggere una situazione di crisi
«che è partita dall'America ». Ma, soprattutto, un capo dell'Esecutivo che non
tradisce la sua indole popu-lista e che tra le ansie dei banchieri e le angosce
di chi perde il lavoro continua a schierarsi a difesa di questi ultimi. è il
G-20 del Cavaliere, solo un assaggio di quello che potrà andare in scena in
luglio, alla Maddalena, quando l'Italia dovrà dare corpo a quel "legal
standard" che il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, sta cercando di
far accettare, non senza difficoltà, ai colleghi dei Paesi più
industrializzati. Proprio in vista della responsabilità del G- 8 Berlusconi si
muove con estrema cautela senza parteggiare per il presidente francese, Nicolas
Sarkozy né per il cancelliere Angela Merkel che reclamano maggiori impegni
contro i paradisi fiscali e regole più stringenti per i mercati finanziari e
soprattutto senza contrapporsi all'asse Obama-Brown. A un certo punto, però,
nel giro di tavolo finale, in uno scambio di battute polemiche tra il premier
inglese Gordon Brown e il presidente francese, si sarebbe inserito proprio il
premier italiano per invitare ad atteggiamenti di maggiore responsabilità. «Ma
anche tu, caro Obama- avrebbe aggiunto Berlusconi – devi tirarti su le maniche
perché questa crisi è partita proprio da voi e voi avete una responsabilità in
questo». Chi era nella sala dice che, a questo punto, l'intervento del premier
italiano è stato applaudito. Subito dopo è il presidente americano a
raccogliere la sfida e a dirsi «sorpreso » di vedere come Paesi che nel passato
si sono fronteggiati e combattuti aspramente si trovino ora a condividere le
stesse scelte nell'interesse del mondo. «Ed è anche sorprendente aggiunge – che
uno con il nome di Obama sia diventato presidente degli Stati Uniti: e poi è
vero come ha detto il nostro amico italiano che questa crisi è partita dagli
Stati Uniti ma ora dobbiamo risolverla insieme ». Altro applauso. Berlusconi e
Obama si incrociano subito dopo nei corridoi del grande centro Excel
scambiandosi il "cinque". «See you soon» è il saluto di Obama al
premier italiano che rivedrà oggi a Baden Baden e domani a Praga. «Obama-
commenta poi il presidente del Consiglio – ha una grande capacità di rapporti
umani e mi ha fatto davvero un'ottima impressione ». Nel merito del summit
Berlusconi e Tremonti appaiono soddisfatti della grande massa di denaro (1.100
miliardi di dollari) stanziati «per ridare vento alla ripresa» così come per la
pubblicazione da parte dell'Ocse della lista dei paradisi fiscali. Sulla
dimensione sociale, secondo Berlusconi, è compito dei Governi non lasciare
nessuno nella povertà e nella sofferenza precisando, però, che «non abbiamo potuto
condensare il principio in una norma ad hoc perché Paesi
come Cina e India non
avrebbero le risorse per intervenire a differenza dei Paesi occidentali». Sia
Berlusconi che Tremonti tengono comunque a precisare che questo impegno sociale
non nasconde nessuna intenzione di sforare i conti pubblici. Quanto all'Italia,
saranno sufficienti i 9 miliardi di euro per gli ammortizzatori sociali che si
vanno ad aggiungere agli altri 12. Sarà comunque un altro G-
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-03 - pag: 3 autore: Dai Grandi assegno di
1.100 miliardi Triplicata la dotazione dell'Fmi, 250 miliardi per far ripartire
gli scambi globali Alessandro Merli LONDRA. Dal nostro inviato Passa dal Fondo
monetario il tentativo del G-20 di rimettere in moto la crescita dell'economia
mondiale, che sta accusando la peggior recessione dagli anni Trenta.
L'obiettivo è accelerare la ripresa, che le previsioni dello stesso Fmi
indicano, su ritmi modesti, per il 2010. Complessivamente, i leader dei grandi
Paesi industriali e dei principali Paesi emergenti hanno annunciato ieri un
pacchetto di sostegno all'economia, attraverso l'Fmi e le altre istituzioni
finanziarie internazionali, da 1.100 miliardi di dollari. Di fronte al crollo
del commercio mondiale, per decenni il motore dell'economia, il G-
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-04-03 - pag: 4 autore:
L'ELISEO SMENTISCE Cina:
«Sarkozy non vedrà più il Dalai Lama» Prime incomprensioni tra Cina e Francia dopo la pace raggiunta
sul Tibet. Secondo il ministero degli Esteri di Pechino, l'accordo prevede il
divieto per le autorità francesi di incontrare il Dalai Lama. Parigi, ha
detto il portavoce Qin Gang, «si è impegnata solennemente » in questo senso.
«Speriamo che la Francia applichi il principio e lo spirito definiti nel
comunicato », ha continuato. Immediata la replica dell'Eliseo. Nicolas Sarkozy
ha negato che l'intesa francocinese gli vieti di incontrare il Dalai Lama. «I
cinesi sono estremamente pragmatici. Non avrebbero mai l'idea di domandare cose
che non potrebbero ottenere», ha dichiarato il presidente francese. Il capo
dell'Eliseo si è dichiarato «estremamente felice » di aver «cancellato i
malintesi» con Pechino. Parigi due giorni fa si è ufficialmente impegnata a non
sostenere l'indipendenza del Tibet. «Ho sempre pensato che faccia parte della Cina», ha detto Sarkozy.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-04-03 - pag: 12 autore: DALLA PRIMA Un
successo oltre le previsioni «Le nostre decisioni non saranno la panacea ma di
sicuro rappresentano una svolta per la ripresa economica» ha riassunto il
presidente americano. «Il mondo è a una curva storica » ha annunciato il
padrone di casa, il britannico Gordon Brown. «Non ci sono nè vincitori nè vinti
in questo vertice ma la presa di coscienza generale che il mondo deve cambiare»
gli ha fatto eco soddisfatto Sarkozy. Lui che, alla vigilia, insieme al
cancelliere tedesco Angela Merkel aveva lanciato all'America e alla Gran
Bretagna il guanto della sfida sulle regole. Con un sillogismo inattaccabile:
«La crisi economica è nata da quella finanziaria che è nata dall'assenza di
regole che ha portato all'assenza di fiducia. Dunque ci vogliono regole
finanziarie per ripristinare la fiducia e far ripartire la ripresa economica».
Pace fatta, poi, tra Francia e Cina, per la prima volta convinta da Obama ad ac-cettare le norme
Ocse anti-centri offshore nonostante da sempre Pechino rifiuti di attenersi
alle regole di organizzazioni internazionali di cui non è parte. Pace apparente
anche tra gli Stati Uniti da una parte, Cina e Russia dall'altra, anche se Dmitry Medvedev ieri non ha
rinunciato, diversamente da Hu, a tornare alla carica contro la
supremazia del dollaro e in favore di un paniere di monete per rimpiazzarla.
Tutto bene, dunque, quel che finisce bene? Sì e no. Se in novembre a Washington
il G-20 si era limitato a declamare una serie di principi per uscire dalla
crisi, questa volta è andato al sodo mettendo sul tavolo rimedi precisi e
fattuali. Di cui, per di più, intende verificare l'attuazione in autunno,
convocando un nuovo vertice. A Londra dunque c'è statoil riconoscimento
collettivo dell'interdipendenza reciproca come mai era accaduto prima. In
questo senso questo potrebbe essere stato davvero il primo vertice globale
della storia, il primo di una serie che potrebbe trasformare il G-20 nel nuovo
Governo mondiale oscurando come superata la formula del G-7/G-8. Detto questo,
il summit di ieri non è senza macchia: nella dichiarazione finale di oltre 8
pagine con l'elenco di tutte le cose da fare, compresa la lista puntigliosa
delle misure finanziarie da adottare, il riferimento agli assets tossici è solo
incidentale, affogato di sfuggita nel paragrafo 8. Se si considera che il
veleno di questa crisi viene proprio da lì e continua a paralizzare il ritorno
della fiducia, se poi si aggiunge che hedge fund e paradisi fiscali avranno
tante colpe ma poco a che vedere con questa emergenza, il vertice di Londra
appare sempre un grosso successo ma molto più limitato di quanto non possa
apparire a prima vista. Adriana Cerretelli © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-04-03 - pag: 13 autore: Digitale a
costo zero per la ripresa L'Itu (Onu): «La spinta dalla banda larga mobile
sulle frequenze liberate dalla tv» di Giuseppe Caravita L a galassia digitale,
dai 4 miliardi di utenti di telefonini alla grande internet e tutta l'Ict
(oltreil 6%del Pil mondiale), come affronterà la grande crisi? Ne resterà
schiacciata oppure, all'opposto, potrà attivare persino per sua forza propria,
una delle vere leve antidepressive che oggi servono? Hanno lavorato in velocità
i 21 analisti, di differenti centri di ricerca, insieme allo staff dell'Itu
(International Telecommunications Union), l'agenzia Onu di Ginevra. Per uno
scenario corposo, quello reso pubblico sul suo sito ( Confronting the Crisis).
Oltre 100 pagine e 19 punti chiave. Che partono da un'analisi impietosa
dell'attuale crisi finanziaria, della rarefazione del credito, dei pesanti
segnali, ormai evidenti, di avvitamento in una grave recessione su scala
globale. Ma il messaggio di fondo del rapporto Itu non è (anche se a
chiaroscuri) necessariamente negativo. «Per molti versi l'industria Ict –
premette Hamadoun Tourè, segretario generale dell'Itu – è oggi un una
condizione migliore rispetto all'esplosione della bolla dot.com del 2001-
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-04-03 - pag: 13 autore: Gestori.
Sentinelli: il mercato crescerà ancora «Ora l'Europa deve scommettere sul
wireless» M auro Sentinelli, con la diffusione di massa prima del Gsm e poi
delle carte prepagate, ha stimato che la telefonia mobile, in Italia, negli
scorsi dieci anni abbia fruttato almeno cinque punti di Pil aggiuntivi. Oggi
Sentinelli siede nel board della 3Gsma (l'associazione degli oltre 700 gestori
mobili che collegano circa 4 miliardi di utenti). E come i suoi colleghi è
portatore di una proposta di stimolo globale a costo zero: «Secondo noi la
banda larga mobile può essere attivata su scala planetaria semplicemente
affidando ai gestori le nuove frequenze liberate dal passaggio alla tv digitale.
E i gestori stessi, in massima parte in condizioni finanziarie autosostenute,
investiranno sullo standard mondiale Lte (Long Term Evolution) capace di
fornire velocità d'accesso da 50 megabit al secondo, oltre dieci volte quelle
massime attuali». La quarta generazione mobile, in pratica, in tutto il mondo. Dall'Europa agli Usa, dalla Cina all'India. «Il punto chiave è che esiste un nuovo mercato, e
grande. Come vent'anni fa spiega Sentinelli - Allora era la voce. Ora è
internet. E nel passaggio dal fisso al mobile c'è il premio di mobilità. Il
cliente è disposto a pagarlo. Nelle tlc fisse il mercato sono le
abitazioni, quindi 25 milioni in Italia. Nel caso del mobile invece è tutta la
popolazione. Oggi in Italia siamo a una penetrazione del mobile del 150 per
cento. Io ho il mio Blackberry, il telefonino e la sim card dentro il notebook.
Poi nascerà il mercato delle connessioni tra macchine». Quelle che mancano sono
però le bande di frequenza. «Ma abbiamo a disposizione il cosiddetto dividendo
digitale. Ovvero il passaggio dalla televisione analogica a quella digitale.
Qui ogni canale viene ad occupare un quinto di banda rispetto a quando era
analogico. Un 80% in più di frequenze disponibili. La banda a 700 me-gahertz,
quella televisiva, è perfetta per la banda larga. è la più pervasiva, penetra
nei muri spessi, copre larghe celle rurali, richiede investimenti minori, e
offre prestazioni superiori. Siamo ai 50 megabit al secondo, ma raddoppieremo
». Supponiamo che non vi siano i soldi per cablare in fibra ottica... «In
questo caso non c'è scelta. Bisogna andare sul wireless. I campioni, sul cavo,
sono stati il Giappone, la Corea e in parte gli Usa. Ma l'Europa è e resta la
campionessa mondiale del wireless. Esportato in tutto il mondo. Sarà molto più
facile andarci, perché costerà molto di meno. Poi piano piano, con i ritorni
dai servizi, si potranno mettere le fibre». «Prima s'inizia - conclude
Sentinelli – prima partirà questo ciclo di investimenti. Un recente studio
dell'amministrazione Obama stima per ogni dollaro investito in broadband mobile
un ritorno di attività 10 volte superiore». G.Ca. © RIPRODUZIONE RISERVATA
www.ilsole24ore.com Il testo integrale dell'intervista NUOVE FRONTIERE «Ci sono
grandi margini di crescita per i collegamenti senza fili tra tutti i sistemi»
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-03 - pag: 25 autore: Cooperazione. La
missione di Scajola Fondi sovrani libici per le maxi-opere Micaela Cappellini
TRIPOLI. Dal nostro inviato La creazione di una zona franca dedicata alle
imprese italiane, soprattutto le Pmi, che avranno agevolazioni per produrre e
per esportare. L'intenzione dell'Italia di mettere a frutto i 250 milioni di
euro all'anno per 20 anni, promessi da Berlusconi come risarcimento coloniale,
attraverso la garanzia per le nostre imprese di una fetta consistente delle
opere infrastrutturali per la modernizzazione del Paese. E la promessa che i
fondi sovrani libici soltanto il più grande porta con sé una dote di 50
miliardi di dollari - torneranno a investire in Italia, dopo Eni e Unicredit. è
il bilancio della due giorni in Libia del ministro per lo Sviluppo economico
Claudio Scajola, che si è conclusa ieri con l'inaugurazione della Fiera
Internazionale di Tripoli, dove l'Italia, con oltre 100 aziende, è ospite
d'onore. Dall'entrata in vigore del Trattato di Amicizia e Cooperazione di
Bengasi, quella del ministro Scajola è la prima missione in Libia, organizzata
con l'obbiettivo di dare concretezza al quadro di promesse tracciate da
Berlusconi e dal leader libico Muammar Gheddafi. In quest'ottica si inquadra la
proposta italiana di coinvolgere i fondi sovrani libici nella realizzazione del
cosiddetto Terzo Valico, la ferrovia ad Alta velocità che via Milano collegherà
il porto di Genova a quello di Rotterdam. Scajola ne ha parlato con il
Segretario per la Pianificazione e le Finanze Abdel Hamid Mahmud Al Zlitny, a
capo anche di alcuni dei fondi: «Genova rappresenta per Tripoli la porta del
Mediterraneo verso l'Europa. Con questo progetto, la Libia entrerà direttamente
nel cuore dell'Unione europea». Per l'Italia, invece, la Libia costituisce un
ponte verso l'Africa centrale, seguendo la via che da Tripoli porta fino in Chad.
La stessa che, all'incontrario, percorrono gli immigrati clandestini, al centro
della cronaca nera di questi giorni. Ma di scafisti e vittime delle traversate
nella Libia del leader Gheddafi nessuno vuole parlare: solo si conferma che dal
15 maggio, come da accordi con l'Italia, i controlli sulle coste saranno più
serrati. La zona franca, la cui collocazione resta ancora da individuare, è
frutto dell'accordo che il ministro Scajola ha firmato con il segretario libico
dell'Economia, del Commercio e dell'Industria, Mohamed El Haweij, e che poi ha
perfezionato insieme al Primo ministro, Ali El-Mahmudi. Ma il vero business
italiano in Libia oggi sono i grandi progetti di ammodernamento
infrastrutturale: aeroporti, porti, strade, più i maxi-piani urbani per la
capitale. Se ne è parlato ieri a Tripoli al conve-gno dell'Ice, con il
presidente dell'Istituto, Umberto Vattani, e le imprese italiane interessate
agli appalti: tra le altre, Systematica Studio Archa. Tra Ice, Expo2015 e Fiera
Di Tripoli è anche stato siglato un protocollo fieristico. «Al primo ministro –
ha dettoScajola – abbiamo elencato le aziende italiane interessate a
partecipare alle commesse, mentre verrà stabilita un'apposita commissione di
lavoro sui progetti per la mobilità». In cambio, però, ai suoi interlocutori
Scajola ha chiesto maggiori garanzie su crediti, rispetto dei contratti e
assegnazione dei visti. Se guida le aziende italiane in Libia, il Trattato di
Amicizia non le protegge però dalla concorrenza delle aziende francesi e russe,
già in campo, accanto anche alla Cina, alla Turchia, che ingaggiano una serrata competizione sui
prezzi. micaela.cappellini@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA GLI ACCORDI
I capitali africani potrebbero investire nel progetto del Terzo valico Tripoli
apre una zona franca per le imprese italiane
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-03 - pag: 25 autore: L'integrazione.
Fusione tra Fondazione e Cdc Una regia unica per l'export MILANO Integrazione
fatta. Ieri la Fondazione Italia Cina e la Camera di commercio italo-cinese hanno annunciato di aver
raggiunto un accordo per completare la loro integrazione, un'operazione che
allargherà la base dei soci a 380 membri. «I rapporti tra i due Paesi sono
ottimi», dice il presidente della Fondazione Cesare Romiti che tuttavia
sottolinea con amarezza come l'ultima missione economica di Pechino in
Europa non abbia inserito «l'Italia tra le tappe. Adesso stiamo lavorando con
il ministero perché dopo il G-8 nel nostro Paese il presidente Hu Jintao
rimanga due giorni, prima o dopo il vertice, in visita ufficiale con molte
imprese al seguito». All'incontro di ieri non è riuscito a partecipato il
sottosegretario allo sviluppo economico Adolfo Urso che tuttavia ha voluto
inviare un messaggio: «La Cina è il Paese che potrà
trainare la ripresa economica globale », ha detto, sottolineando la centralità
degli investimenti esteri cinesi, vero tallone d'achille del rapporto tra i due
Paesi. «Nel periodo gennaio-novembre 2008 i capitali cinesi investiti in Italia
hanno raggiunto i 3,2 milioni di euro su un totale di spesa estera pari a 60
miliardi di dollari», ha proseguito Urso. Insomma una goccia nel mare, come
dimostra anche il mancato passaggio lungo la Penisola nell'ultima missione
estera europea. Il sottosegretario ha quindi individuato tre fasi di lavoro. La
prima in Italia, predisponendo una «mappatura» dei possibili investimenti che
potrebbero interessare i cinesi, la seconda affidata alla controparte cinese
che, una volta ricevuta la mappatura, avrà il compito di individuare gli
investitori mentre la terza riguarderà l'organizzazione di incontri «business
to business» per finalizzare gli accordi tra le società italiane e gli
investitori cinesi. Il 20 aprile si terrà una riunione tra il ministero degli
Affari esteri, InvItalia, Ice, Simest, Sace, Regioni, banche e la Fondazione
Italia Cina «per prepararci a quella che speriamo
essere la prima missione di acquisto delle autorità cinesi in Italia», ha
concluso Urso. Nel frattempo, la Fondazione sta lavorando ad alcuni progetti
per incrementare la collaborazione tra i due Paesi tra i quali, ha sottolineato
Cesare Romiti, «l'incremento degli studenti cinesi in Italia e del turismo».
G.Bal. © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-03 - pag: 25 autore: Eventi. Per Emma
Marcegaglia l'Expo del prossimo anno è un'occasione per sviluppare la presenza
in Asia «Shanghai 2010, vetrina d'Italia» Frattini: vogliamo rendere permanente
il padiglione del nostro Paese Nicoletta Picchio ROMA Un milione di visitatori
al mese, dal 1Úmaggio del 2010 alla fine di ottobre. è inevitabile che con
questi numeri imponenti l'Expo di Shanghai abbia già catturato l'attenzione
delle imprese italiane, al di là delle aspettative degli organizzatori. L'Expo,
quindi, come scommessa per il futuro, guardando oltre la crisi. «Sono
orgogliosa di come le aziende stiano reagendo. Lavorando tutti insieme pensiamo
che l'Italia possa uscire velocemente e bene da questa situazione: le imprese
si stanno impegnando per evitare tensioni sociali e dare risposte ai
lavoratori. Mi auguro che anche dal G20 escano risultati concreti », ha
commentato Emma Marcegaglia, all'incontro che si è tenuto ieri, a Roma, in
Confindustria, per mettere a fuoco le potenzialità dell'evento per l'industria
italiana. Con un occhio attento al futuro: dopo Shanghai, sarà la volta
dell'Expo di Milano 2015. E la Marcegaglia non ha mancato di ricordarlo: «Metterà
in moto 20 miliardi di investimenti, sarà una grande opportunità per le imprese
e per il Paese, visto che si prevedono 29 milioni di visitatori». Attorno al
tavolo c'erano tutti i protagonisti: le imprese, i vertici di Confindustria, il
ministro degli Esteri, Franco Frattini, l'ambasciatore della Repubblica
popolare cinese in Italia, Sun Yuxi, il Commissario generale del Governo per
l'Expo 2010, Beniamino Quintieri. Obiettivo, una collaborazione economica e
politica. «La Cina è stata erroneamenteconsiderata
soprattutto un attore economico. Invece è un partner prolitico di prima
grandezza. Questo è un salto di qualità che l'Italia propone agli altri
partner», ha detto il ministro Frattini, sottolineando che al G8 alla Maddalena
la presenza cinese «sarà sostanziale e non formale».Parole gradite
all'ambasciatore Sun Yuxi, che poco prima avera auspicato «rapporti di
collaborazione a lungo termine » tra Italia e Cina». Dal 2004 ad oggi, cioè da quando
la Cina è entrata nel Wto,
i rapporti economici con l'Italia sono costantemente cresciuti, con l'eccezione
degli ultimi mesi, a causa della recessione mondiale. Da allora ad oggi, ha
detto la Marcegaglia, quasi 2mila imprese italiane hanno lavorato con il Celeste
Impero. L'Unione europea è il primo partner commerciale della Cina e l'Italia è il quarto Paese importatore ed il terzo
esportatore dell'Europa. L'Expo di Shanghai è l'occasione per incrementare i
rapporti, anche rendendo permanente, come ha chiesto la Marcegaglia, il
padiglione italiano. Frattini ha immediatamente recepito: «Farò di tutto perché
accada ». Il Padiglione Italia, ha spiegato Quintieri, sarà grande oltre 6mila
metri quadrati, una dimensione di cui disporranno solo 12 Paesi di 231
partecipanti, una cifra che ha battuto ogni record (si prevedono 80 milioni di
visitatori). Il tema selezionato è La città dell'uomo, in sintonia con
l'argomento dell'evento "Better city, better life". A vincere la gara
è statol'architetto Giampaolo Imbrighi: il Padiglione sarà una sintesi tra
l'antico e il moderno, con mostre permamenti che dovranno suscitare emozioni,
come ha detto il presidente della Triennale di Milano, Davide Rampello (sono
già più di 20 le aziende che partecipano alla costruzione e all'arredo). Il
risultato sarà frutto di un «grande gioco di squadra», ha detto Paolo Zegna,
vice presidente per l'internazionalizzazione di Confindustria, fatto in questi
mese e che dovrà continuare nel «programma di avvicinamento » a Shangai.
«Possiamo già esprimere un buon giudizio - ha continuato Zegna - c'è la volontà
di reagire, si guarda avanti». L'ALLESTIMENTO L'architetto Giampaolo Imbrighi
ha vinto la gara per la realizzazione dello spazio espositivo: sarà una sintesi
tra antico e moderno
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-04-03 - pag: 43 autore: Credito.
L'Autorità governativa di controllo non autorizza l'acquisto del 20% Pechino
blocca l'alleanza Bank of China-Rothschild Il garante Cbrc chiede prudenza
negli investimenti internazionali Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro
corrispondente Spaventata dalle turbolenze dei mercati, la Cina rinuncia a entrare in uno degli
storici salotti buoni della finanza mondiale. Ieri, le autorità di controllo
Pechino hanno bocciato l'acquisizione del 20% di La Compagnie Financiere Edmond
de Rothschild da parte di Bank of China. Lo scorso settembre, le due società
avevano siglato un accordo con cui il colosso creditizio cinese s'impegnava
a sborsare 335 milioni di dollari per rilevare un quinto del capitale della
banca privata francese. L'affare si sarebbe dovuto perfezionare entro il 31
dicembre 2008. Alla fine dell'anno, però, la China Banking Regulatory
Commission (l'organo di controllo del credito cinese) non aveva ancora espresso
il suo parere (obbligatorio e vincolante) sull'operazione. Così, Bank of China
ha chiesto a Parigi una dilazione dei termini al 31 marzo 2009. Ma, ancora una
volta, la Cbrc è rimasta in silenzio. Il che, per le liturgie cinesi, equivale
a un perentorio no. «L'accordo con Rothschild è automaticamente annullato,
poiché non abbiamo ottenuto l'approvazione dalle autorità competenti entro i
termini previsti dal contratto. Continueremo comunque a esplorare forme di
collaborazione con la banca francese», ha spiegato un portavoce di Bank of
China. Il che significa che, sfumato il matrimonio, i due istituti si
accontenteranno di lavorare insieme oltre la Grande Muraglia nel private
banking e nell'asset management. Pechino ha dato semaforo rosso all'operazione
Rothschild perché, dopo lo scoppio della bomba derivati, non vuole che le sue
banche si accollino altre partecipazioni a rischio. Giusto il mese scorso, la
Cbrc ha emesso una circolare con la quale ha invitato le Quattro Grandi del
credito nazionale a usare prudenza nei loro investimenti internazionali, e ha
annunciato il varo di nuovi regolamenti per disciplinare il merger &
acquisition oltre frontiera degli istituti finanziari. D'altronde, complice il
crollo delle Borse, lo shopping miliardario effettuato nell'ultimo biennio da
Pechino sui mercati esteri finora si è risolto in un colossale fallimento. Il
flop più clamoroso è certamente quello di China Investment Corporation, il
fondo sovrano cinese che si è visto costretto a svalutare pesantemente le
proprie partecipazioni in Blackstone einMorgan Stanley. Solo la partecipazione
del 9,9% in Morgan Stanley è costata alla China Investment Corporation 5
miliardi di dollari nel dicembre del 2007; un prezzo con cui a ottobre 2008 –
quando il titolo Morgan Stanley ha fatto toccare i minimi di 6,71 dollari per
azione (6,7 miliardi dollari di capitalizzazione di Borsa) – sarebbe stato
possibile acquisire quasi il 75% del capitale sociale della banca. Ma, presto o
tardi, il Dragone tornerà all'attacco sul fronte internazionale. Con 2mila
miliardi di dollari di riserve valutarie in tasca e una forte determinazione a
globalizzare la propria economia, oggi la Cina è
certamente l'acquirente più accreditato dei tanti asset in vendita a prezzi da
saldo in giro per il mondo. Ma vista l'aria d'incertezza che tira sui mercati,
probabilmente se ne riparlerà quando la grande crisi batterà in ritirata.
ganawar@gmail.com © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: VINO E OLIO data: 2009-04-03 - pag: 20 autore: Non solo vino. Dopo la Cina si
va a Malta L'Italia esporta anche enoteche L'Italia ora esporta anche enoteche.
O almeno ci prova, come dimostra di volere fare l'Enoteca Italiana di Siena,
l'unico ente che dal 1933 è abilitato con Dpr a svolgere tale attività sotto il
controllo del ministero delle Politiche agricole. L'ente, dopo avere
aperto una manciata di mesi fa la sua prima sede estera, esattamente a
Shanghai, ora approda sulla costa dell'isola di Malta. è di questi giorni la
firma di una convenzione promossa dai ministeri dell'Agricoltura dei due Paesi
che vede l'Enoteca Italiana chiamata a dare assistenza tecnica e amministrativa
alla nascente enoteca pubblica di Malta. Un Paese entrato da poco tra i partner
dell'Unione europea e dove la viticoltura non è così radicata come la sua
posizione centrale mediterranea lascerebbe pensare. La viticoltura e il consumo
di vino a Malta – sostiene il presidente dell'Enoteca Italiana Claudio Galletti
– è un capitolo praticamente nuovo che sta facendo progressi molto importanti.
Favorita anche dalla centralità geografica, aperta ai grandi traffici. Di qui
la decisione delle autorità di quel Paese di dotarsi di una vetrina per
promuovere il vino. Per farlo hanno deciso di avvalersi dell'esperienza
italiana e, in particolare dell'Enoteca Italiana chiamata a progettare
l'organizzazione della struttura, a definirne la gestione, consigliare la
scelta dei vini, formare il personale e pianificazione i corsi di degustazione
per aspiranti esperti di vino. Galletti evita di sbilanciarsi su quelle che sono
le altre iniziative in cantiere. Non nasconde però il fatto che modello
sviluppato dall'ente che presiede in oltre 70 anni di attività risulta molto
corteggiato dai Paesi esteri che, di fronte a una crescente domanda di vino,
non fanno mistero di volersi dotare di enoteche pubbliche che vendano il vino
ma fanno anche cultura enologica. «La decisione di andare in Cina
– sottolinea il direttore dell'ente senese Fabio Carlesi – rientra in un
progetto di promozione sostenuto dalla regione Toscana. Si tratta di un'ampia
struttura che sorge nel centro di Shanghai: qui sono esposte le bottiglie delle
nostre migliori aziende che già vendono in Cina e di
altre che desiderano approcciare il mercato cinese. Si organizzano corsi di
degustazione e si facilitano incontri tra aziende italiane e importatori
cinesi. Tutti consapevoli del fatto che non esserci oggi può essere
penalizzante domani». N.D.B. © RIPRODUZIONE RISERVATA Particolare dell'Enoteca
Italiana di Siena
( da "Finanza e Mercati" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Bank of China
rinuncia a Rothschild da Finanza&Mercati del 03-04-2009 Pechino alza la
voce sul credito, anche quando non resta in silenzio. Ieri è andato in scadenza
con un nulla di fatto da parte degli enti regolatori il processo di
autorizzazione a Bank of China per l'investimento nel capitale di Compagnie Financière
Edmond de Rothschild. Non solo, secondo il quotidiano Shanghai
Securities News la Cina
estenderà da tre a cinque anni il periodo di lock-up imposto agli investitori
stranieri nelle banche commerciali del Paese. Bank of China, istituto a
controllo statale, lo scorso settembre aveva raggiunto l'accordo per rilevare
il 20% del capitale del business in private banking e asset management della
famiglia Rothschild con un investimento di 2,3 miliardi di yuan (circa
250 milioni di euro). Ma la data del 31 marzo, entro cui Pechino avrebbe dovuto
esprimere il suo parere in merito all'operazione, è passata senza alcuna
comunicazione ufficiale. E Bank of China, ha sottolineato il portavoce Wang
Zhaowen, non estenderà la deadline, considerando di fatto annullata
l'acquisizione. «Non siamo riusciti a ottenere l'approvazione dalle autorità -
ha detto Wang - ma questo non significa che non potremo continuare a cercare
altre forme di cooperazione con Rothschild». Intanto, come anticipato in
febbraio ai primi cinque istituti di Pechino dalla China Banking Regulatory
Commission, «se le banche commerciali intendono attirare investimenti esteri
nel loro capitale, questi dovranno rispettare un lock-up di almeno cinque
anni», ha sottolineato Liu Mingkang, chairman dell'ente. Mossa che ovviamente
fa seguito alla fuga degli ultimi mesi di capitali esteri dalle banche cinesi.
( da "Finanza e Mercati" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Lo Stoxx600
recupera 167 miliardi di Luca Testoni del 03-04-2009 da Finanza&Mercati del
03-04-2009 [Nr. 64 pagina 3] Un mix inaspettato di buone notizie porta euforia
su tutto il fronte della finanza mondiale. Alle indicazioni di consistenti
sforzi coordinati in arrivo dal vertice G-20 di Londra si sono aggiunti alcuni
dati macroeconomici chiave: l'output manifatturiero della Cina ha ripreso a crescere per la prima
volta in sei mesi; i prezzi delle case nel Regno Unito si sono risvegliati per
la prima volta dall'ottobre 2007; gli ordini delle industrie americane sono
aumentati per la prima volta da sette mesi. Una serie di scosse che, assieme,
ha dato ai mercati la sensazione di aver passato il punto di minimo
macroeconomico, e si è trasformata un un'onda di entusiasmo sui listini.
La voglia di ripresa è stata tale da offuscare anche il taglio dei tassi Bce
inferiore alle aspettative (che ha spinto al rimbalzo l'euro arrivato fino a
1,35 contro il dollaro) e l'aggravarsi della disoccupazione in America (vedi
articoli pagina a fronte). La luce in fondo al tunnel ha spinto al rimbalzo
anche il barile, tornato sopra i 52 dollari a New York con un guadagno dell'8
per cento. Gli effetti dell'euforia sono stati evidenti su entrambe le sponde
dell'Oceano. In serata, gli indici di Wall Street veleggiavano con guadagni
vicini al 4%, al traino di Caterpillar (+9%), e con ottime intonazioni per Gm
(+5%), Citigroup e Bofa (+2,5%). In Europa, lo Stoxx
( da "Repubblica, La" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
20 - Esteri Francia Parigi non sostiene il Tibet libero PECHINO - Il
riavvicinamento diplomatico fra Parigi e Pechino si basa su un accordo che
prevede il divieto per le autorità francesi di incontrare il Dalai Lama.
Secondo la Cina, la Francia «si è impegnata a non
sostenere l´indipendenza del Tibet in nessuna forma».
( da "Repubblica, La" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
20 - Esteri Cina Vescovo sequestrato il Vaticano
protesta PECHINO - Un vescovo sotterraneo di Zhengding, monsignor Giulio Jia
Zhiguo, è stato, prelevato dalla polizia e portato in un luogo sconosciuto. La
Santa Sede ha denunciato la repressione delle autorità cinesi contro la Chiesa
cattolica.
( da "Repubblica, La" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 40 -
Cronaca Roberto Saviano dialoga con Nicolai Lilin l´autore di "Educazione
Siberiana". Un libro che racconta i riti e i segreti degli Urka
discendenti degli uomini che Stalin deportò in Transnistria, al confine con la
Moldavia. Regole e convinzioni di una comunità antica che rivendica radici
morali anche nel reato e che si tramanda il tatuaggio come lingua "Mio
nonno diceva: non c´è inferno né paradiso, se ti comporti male rinasci in
Russia" "Nelle mie zone tutti chiedono il pizzo, anche per tutto ciò
che da voi si ritiene dovuto" (SEGUE DALLA COPERTINA) ROBERTO SAVIANO Così
dopo un po´, intorno alle pagine di Educazione Siberiana, inizierà a
materializzarsi un intero mondo. Sembrerà lontanissimo, altro, ma bevuto tutto
lascerà un gusto in cui si ritrovano in forma diversa molti sapori simili al
nostro mondo e questo genererà un brivido difficile da dimenticare. Non ci si
aspetti un libro sulla mafia russa, né un trattato sul crimine, né alleanze tra
clan, imperi economici, faide e sparatorie. è il contrario. è un romanzo che
racconta di un popolo scomparso, di una tradizione guerriera che Nicolai
conservava dentro di sé e che non riusciva più a tacere. Continuamente lui usa
la parola "onesto", e continuamente ripete il termine "disonesto".
Può apparire strano che parlando di una comunità criminale si parli di onestà;
noi abbiamo imparato a dimenticare che un codice etico condiviso possa esistere
anche al di fuori della società civile. Tra gli Urka non si stupra, non si
fanno estorsioni, non si fa usura. Si può rapinare e uccidere, ma solo in
presenza di un valido motivo. Si può truffare, ma solo lo stato e i ricchi. E
ci sono anche regole pratiche da osservare: le armi per la caccia, per esempio,
non devono essere messe accanto alle armi che servono per uccidere esseri
umani. E quando un´arma tocca l´altra per purificarla bisogna avvolgerla in un
panno con liquido amniotico, il liquido della vita. Seppellire il tutto e dopo
un po´ arriva la purificazione. è assolutamente vietato agli uomini parlare con
le forze dell´ordine. In Educazione Siberiana ci sono pagine di arresti e
retate in cui la polizia non riesce a rivolgere la parola a nessun siberiano.
Ogni Urka ha sempre al proprio fianco una donna che faccia da tramite. Lilin
racconta che dalle sue parti si dice che chi non ha voglia di lavorare e non ha
il coraggio di delinquere fa il poliziotto. Nelle comunità criminali degli
Urka, diversamente da quanto accade in Italia, esistono regole talmente forti
da fermare il business, vincolare il potere. Sono regole che seppur calate in
un contesto discutibile hanno profonde radici morali. In Italia, fino a qualche
decennio fa, per le mafie regole come non uccidere bambini, non trattare e
vendere droga, non assumerne, ora sistematicamente disattese, nascevano dalla
necessità di cercare quel consenso nella popolazione che adesso appare dovuto,
che ora sono il timore e la forza ad assicurare. «Non è il crimine la nostra
forza - diceva il nonno a Nicolai - ma il consenso ed il bene che la gente ci
vuole». Lilin precisa: «Sono regole di giustizia non scritte, come la divisione
equa dei beni, l´aiuto reciproco e la difesa dei più deboli». E continua con
una nota autoironica che aggiunge credibilità al suo racconto: «Se nasci in
quella realtà non puoi certo divenire Ghandi ma almeno vivi un una società che
ha regole e diritti, non solo soprusi dove vince il più corrotto e il più forte
come tra i lupi». E gli anziani nel romanzo hanno un ruolo centrale. Non sono
solo i depositari delle tradizioni, ma tramandano di generazione in generazione
le storie più avvincenti di rapine e di sfide. Indirizzano le nuove generazioni
anche sul modo di trattare il denaro. I soldi fanno schifo ai siberiani, la
considerano roba sporca. «Mio nonno in tutta la sua vita non ha mai portato soldi
addosso, li tenevano in posti lontani dai luoghi della vita. I soldi sono
sempre stati considerati sporchi». E le figure di questi anziani nel libro sono
davvero meravigliosamente epiche. A tratti si avverte, e Nicolai conferma, che
il libro è passato a vaglio dell´attento lavoro degli editor pur conservando, a
volte, delle asperità, dei punti dove la lingua inciampa; ed è proprio lì che
lo stile ibrido di un uomo che pensa in siberiano e scrive in italiano, lo
stile personalissimo che gli scrittori migranti elaborano, esce in tutta la sua
pura ingenuità e bellezza. Lilin costruisce un mondo con la sua scrittura e
questo fa di lui non un semplice testimone ma uno scrittore vero e proprio. A
volte viene da pensare, ascoltando Nicolai, che serbi una visione mitizzata
degli Urka, parola che a chiunque abbia letto i libri di Sol�enicyn, Herling
o �alamov sui gulag ricorda invece il peggior incubo per i detenuti normali:
stupro, furto, percosse. Eppure il mondo che Lilin racconta sembra essere un
altro, sembra partire da premesse differenti offrendo la possibilità di
osservare quel mondo da una prospettiva inedita. Essere un Urka, racconta
Lilin, era un marchio che ti portavi dietro ovunque: «Quando ero piccolo e
uscii dalla Moldavia con mia madre, alla dogana un ufficiale vide che ero nato
in Transnistria e, seppure fossi un bambino, mi fissò negli occhi e disse,
�Delinquente!!!´. Bastava venire da lì». Eppure c´è nel codice degli Urka
siberiani l´assoluta necessità di dire sempre la verità. La menzogna è punita.
«Devi essere vero, sempre e comunque devi essere vero. Mi hanno insegnato a
dire la verità sempre. Spesso i poliziotti russi quando arrestavano degli Urka
li riprendevano mentre li interrogavano. Quando dicevano sei un criminale loro
dovevano rispondere si, se rispondevano no era una condanna a morte tra tutti
gli Urka. Un Urka non mente mai». Anche quando la verità significa una condanna
alla galera. Nicolai Lilin si riconosce assolutamente nella tradizione degli
Urka: «Sono un criminale onesto» dice, contrapponendo un mondo ormai
tramontato, che cerca di far rivivere attraverso il suo racconto, alla Russia
di oggi, completamente allo sbando. «Nelle mie zone tutti chiedono il pizzo,
per qualsiasi cosa bisogna pagare. è lecito aspettarsi una richiesta di
tangente per documenti, viaggi, permessi, per tutto ciò che nel mondo
occidentale, in un mondo che si dice civile, dovrebbe essere dovuto». Nicolai è
grato all´Italia, o almeno alla parte d´Italia dove lui vive, e nel suo
discorso è possibile rintracciare anche quanto relativo sia il concetto di
diritto. «Qui puoi avere un documento senza pagare tangenti, qui se vieni
derubato puoi sporgere regolare denuncia, e sai che ci sarà qualcuno ad
ascoltarti, a difenderti, a far valere i tuoi diritti di cittadino. In Russia e
in Moldavia tutto è corruzione, politica, burocrazia, tanta prostituzione,
racket, droga. Paesi marci. Mio nonno diceva spesso: credo che non esista né
inferno né paradiso, semplicemente se ti comporti male rinasci in Russia».
Nessun urka siberiano vorrebbe essere chiamato mafioso. La mafia russa è una
categoria generica, enorme, quasi inesistente. Ci sono le famiglie di Mosca,
quelle di San Pietroburgo, la mala cecena e quella georgiana potentissima in
Usa, poi ci sono le famiglie dell´Azerbaigian. I siberiani non si riconoscono
in nessuna di queste organizzazioni, non sentono neanche di essere gang, clan o
organizzazioni. Il loro codice di vita è la loro casa. «Una volta mio nonno mi
ha raccontato che fu arrestato un pedofilo, uno di quelli a cui piacevano molto
le bambine piccole e anche i bambini. Gli Urka quando fu arrestato lo
trattarono con rispetto. Andarono da lui, gli diedero una corda fatta con le
lenzuola e gli dissero: �Hai cinque ore per impiccarti, se non lo fai ognuno
di noi prenderà un pezzo di te e lo strapperà"». Una delle parti più belle
del libro è il racconto dei tatuaggi. Il tatuaggio è un codice per raccontare
il carattere di una persona e il percorso della sua vita, il tatuaggio degli
urka siberiani è un´eredità antica che viene da molto lontano. Il tatuaggio
tradizionale siberiano è un codice segreto, nato in epoca pre-russa e
pre-cristiana. I primi briganti nomadi della foresta, gli Efei, si tatuavano
per potersi riconoscere, lungo le grandi strade della
Siberia dove assaltavano i convogli provenienti dalla Cina e dall´India. I tatuaggi quindi erano un modo per non farsi
assalire da "colleghi", e un modo muto per rendersi fratelli. Quando
si diffuse il Cristianesimo, il tatuaggio criminale siberiano adottò i simboli
della nuova religione: gli Efei si confondevano così con i pellegrini, che
erano poveri e, non potendo acquistare croci, catene e immagini sacre,
se le tatuavano. Con la formazione dello stato russo, lo Zar decise di
sbarazzarsi degli Efei; ma i più irriducibili di loro, gli Urka, ostili a
qualsiasi potere, si rifugiarono nella Taiga dove organizzarono una dura
resistenza che fu spezzata soltanto dopo secoli, dai comunisti. Nel libro sono
meravigliose le pagine dove Lilin racconta come il tatuatore sia una figura
speciale, quasi un sacerdote. Per i siberiani puoi diventare tatuatore solo su
autorizzazione di un anziano maestro; Lilin scelse all´età di 12 anni di
divenire allievo del più esperto della sua città. Era bravo a disegnare, i suoi
disegni venivano richiesti per farne tatuaggi, ma aveva bisogno di imparare
l´antica arte del tatuaggio tradizionale, eseguito a mano con le bacchette, non
con la macchinetta elettrica. A 18 anni, ultimato l´apprendistato, il suo
maestro lo nominò tatuatore. Un corpo siberiano tatuato è un libro misterioso,
che pochi sanno leggere: i singoli simboli assumono un preciso significato solo
se messi in relazione tra loro, nelle rispettive posizioni. «Si tratta di una
grande tradizione, - dice Nicolai - alla quale sono orgoglioso di appartenere».
Per un siberiano il tatuaggio è un processo lungo che dura tutta una vita.
Iniziano a tatuarsi all´età di dodici anni e soltanto dopo aver passato una
vita, con tutto ciò che può essere a vita di un Urka, la loro storia potrà
essere letta sui loro corpi. Schiena e petto sono tatuate solo alla fine, dopo
i cinquant´anni. Nicolai è completamente rivestito di tatuaggi. Imprudentemente
gli chiedo di raccontarli e ottengo una risposta che non mi aspetto.
«Raccontare i tatuaggi è disonesto. I tatuaggi sono un linguaggio muto, ci si
tatua proprio per evitare di parlare. Solo un siberiano può capire. Chi
racconta uccide la tradizione, e rischia di essere ucciso». Il tatuaggio
siberiano è divenuto quasi un tatuaggio pop e il cinema ha cercato di raccontarlo,
ma Nicolai è molto scettico: «Il film di Cronenberg («La promessa
dell´assassino», ndr) è tutta una farsa. Il tatuaggio siberiano è morto con i
siberiani. è una menzogna, dal film sembra quasi che tutti gli affiliati russi
si tatuino, ma non è così. Quei tatuaggi li hanno solo alcuni, come per esempio
Seme Nero». Seme Nero è un clan che si tatua ma è un gruppo che vive in
carcere. Non possono avere rapporti sessuali, non possono avere famiglia,
quando escono dalla galera fanno di tutto per rientrarci. Sono cosche di
criminali spesso create dalla polizia per controllare le carceri, criminali
comuni entrano in Seme Nero e divengono come una casta che governa in cella su
tutti. Ma queste storie che rimbalzano intorno al libro di Lilin sono satelliti
rispetto al suo obiettivo, quello di raccontare la palestra, la tana delle
tigri siberiane in cui viene a formarsi un giovane Urka, stirpe estinta di
antico guerriero. L´educazione siberiana è un´educazione antica quasi
sciamanica, disciplinata. Chiedo a Nicolai della morte, che per tutto il libro
è sempre vista come una compagna di vita, come qualcosa che sta lì pronta ad
aspettarti né terribile né amica. C´è e basta. «Io ho ucciso Roberto, ho ucciso
un bel po´ di persone. Ma non sento dolore, o meglio sento che ero costretto a
farlo, ero un militare in Cecenia, e dovevo sparare. Ho ucciso e ho sentito la
morte tante volte vicina a me. Ma anche su questo la mia gente mi ha insegnato
a capire la morte, a conoscerla e a non sentirla come qualcosa di strano. Qui
nessuno vuole morire. Io se voglio la vita so che devo volere anche la morte».
Gli chiedo se ora vuol solo fare lo scrittore e vuole smettere di tatuare. «Mi
sono un po´ stancato. Continuare a raccontare storie con le parole mi
piacerebbe di più che continuare a bucare pelle�». Me ne vado con la certezza
che il racconto e la memoria possono salvare un mondo e permettere di mappare
una sorta di percorso che pericolosamente ci dice: il peggio è ancora da venire
e laddove si perdono le regole si perde tutto ma, come scrive Lilin, il motto
degli Urka siberiani è ancora vivo: «C´è chi la vita la gode, chi la subisce,
noi la combattiamo». � 2009 by Roberto Saviano Published by arrangement with
Roberto Santachiara Literary Agency
( da "AmericaOggi Online" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
Il G20 di Obama:
un punto di svolta per fronteggiare la crisi 03-04-2009 LONDRA. "Abbiamo
imparato le lezioni della Storia". Il presidente americano Barack Obama ha
definito ieri "un punto di svolta" le decisioni prese a Londra dai leader
del G20 per fronteggiare la crisi economica mondiale. Decisioni che comprendono
lo stanziamento di oltre mille miliardi di dollari all'FMI e ad altre
istituzioni finanziarie internazionali per aiutare i paesi più in difficoltà a
stimolare la ripresa della crescita economica, rafforzando nello stesso tempo i
controlli sulle attività dei mercati finanziari. "Abbiamo dato la medicina
giusta al paziente malato - ha detto Obama in una conferenza stampa, alla
conclusione del suo primo vertice internazionale -. Abbiamo stabilizzato il
paziente. Ma le ferite restano e nuove crisi potrebbero manifestarsi".
Obama ha ammesso che l'America non ha ottenuto tutto ciò che desiderava e che
ha dovuto accettare anche soluzioni di compromesso. Ma il presidente americano
ha inquadrato queste concessioni nella sua concezione della politica americana:
"Dobbiamo imparare ad essere anche umili - ha detto -. Dobbiamo imparare a
forgiare un consenso, anziché cercare di imporre le nostre condizioni. Dobbiamo
ammettere di non avere sempre la risposta giusta. Sono venuto qui a Londra per
ascoltare ed imparare. E fornire la leadership americana, che deve essere
basata sull'esempio e sulla capacità di saper ascoltare quello che gli altri
esprimono". E'un atteggiamento, ha lasciato intendere Obama, che è perfettamente
in linea con la sua filosofia politica, come lo è con il suo intento dichiarato
di ripristinare il prestigio americano nel mondo. Il presidente Usa ha ammesso
che la situazione non è ideale: la responsabilità per l'inizio della crisi
viene attribuita all'America, rea di avere contagiato con il "virus"
il resto del mondo. Obama ha ammesso che durante le discussioni del vertice
altri leaders (ma non ha fatto nomi) hanno sottolineato in diverse occasioni
che la crisi "é iniziata in America" oppure che "é iniziata a
Wall Street". Una responsabilità, dovuta alla mancanza di meccanismi di
controllo adeguati, che l'inquilino della Casa Bianca non ha negato. Anche il
suo alleato più forte, il premier britannico Gordon Brown, padrone di casa e grande
burattinaio del vertice, ha parlato di nuovo ordine economico mondiale. Un
ordine dove l'egemonia americana è minacciata da numerosi fattori. Come è
minacciato lo stesso modello di mercato libero di cui l'America era sempre
stata paladina resistendo a quelle regolamentazioni che Francia e Germania,
dopo una dura battaglia, sono riuscite ad imporre invece nel documento finale,
soprattutto per quanto riguarda la guerra ai paradisi fiscali ed il controllo
dei fondi speculativi. Obama ha definito "senza precedenti" le misure
approvate dal G20. Le concessioni fatte hanno consentito di chiudere il summit
con quella dimostrazione di unità e di consenso che il presidente Usa giudicava
indispensabile per far scattare la ripresa economica, restituendo come prima
mossa fiducia ai mercati, agli investitori e alla pubblica opinione. Il
documento finale "riflette la gamma delle nostre priorità" con una
azione "forte e coordinata" per stimolare la crescita ed una azione
"altrettanto coordinata" sulle regole. "Nella vita e in economia
non ci sono garanzie - ha detto Obama -. Le misure che abbiamo adottato erano
necessarie per evitare di scivolare nella depressione. Resta da vedere se
saranno sufficienti". "L'America non può agire da sola - ha detto
Obama durante la conferenza stampa -. La sua efficacia sarebbe ridotta a metà e
ancora a meno". Alla domanda se il G20 di Londra possa essere considerato
una nuova Bretton Woods, per le sue implicazioni future, Obama ha risposto che
sono finiti i tempi quando due leader "sorseggiando brandy in una
stanza" potevano imporre le loro regole al resto del mondo. Adesso la
realtà globale è molto più complessa, con l'emergere di
nuovi paesi, come Cina e
India, che rappresentano miliardi di persone. La immensa popolarità di Obama,
in questo suo primo viaggio europeo da presidente, resta immutata. Alla fine
della conferenza stampa, il presidente americano è stato salutato da un
caloroso applauso dalla platea dei media internazionali. Un evento
veramente insolito ad un vertice di questo tipo.
( da "Avvenire" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 03-04-2009
Corea, la Casa Bianca: pronti a risposta severa DA TOKYO I l lancio del
missile-satellite da parte della Corea del Nord sarebbe una violazione delle
risoluzioni Onu e farebbe scattare una risposta «unita e severa». È la
posizione degli Stati Uniti che il presidente americano Barack Obama ha
illustrato al suo omologo sudcoreano, Lee Myung-Bak, nel corso dell'incontro
bilaterale avuto a margine del G20 di Londra. Pyongyang non molla, va avanti e
minaccia rappresaglie contro Washington, Tokyo e Seul nel caso tentino di
intercettare quello che considera «una esplorazione pacifica dello spazio ».
Non a caso, schiera uno squadrone di caccia Mig
( da "Avvenire" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 03-04-2009
Xinjiang: non lo pagano, si fa esplodere PECHINO. Un uomo si è fatto esplodere
ad Urumqi, nella regione cinese del Xinjiang abitata dall'etnia musulmana degli
uighuri, rimanendo ucciso sul colpo e ferendo due persone. Secondo la
ricostruzione dell'agenzia "Nuova Cina", l'uomo era un cinese
originario della provincia del Sichuan e l'attentato non sembra aver nulla a
che fare con le rivendicazioni della minoranza degli uighuri. Il suicida aveva
42 anni, si chiamava Han Wushun, e chiedeva che gli venissero pagati gli
stipendi arretrati dalla compagnia Xinjiang Beixin Road and Bridge
Construction. Entrato negli uffici della compagnia nel centro di Urumqi,
avrebbe minacciato gli impiegati presenti che si sono dati alla fuga quando
hanno visto che l'uomo stava per innescare la bomba. Nessuno dei due feriti è
in condizioni gravi. Gli uighuri sono circa nove milioni e lamentano di essere
stati lasciati ai margini dello sviluppo economico, che andrebbe tutto a
beneficio degli immigrati cinesi nella regione, che oggi sono la maggioranza
della popolazione. Gli esiliati uighuri accusano la Cina
di esagerare ad arte la gravità della minaccia terroristica nel Xinjiang per
giustificare la repressione. Secondo le organizzazioni umanitarie, uno dei più
grandi gruppi di detenuti politici cinesi è quello degli uighuri. Due uighuri
sono stati condannati a morte in dicembre per un attentato avvenuto nel
Xinjiang pochi giorni prima dell'apertura delle Olimpiadi di Pechino,
nell'agosto dell'anno scorso, in un episodio sulla cui dinamica rimangono forti
dubbi. L'uomo, un cinese originario del Sichuan, ha reclamato gli stipendi
arretrati Poi ha azionato la bomba
( da "Avvenire" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
ECONOMIA 03-04-2009
Lavoro e famiglia, il lato sociale del vertice «Dimensione umana della crisi».
Sì alla proposta italiana DA MILANO PIETRO SACCÒ L a fine dei paradisi fiscali
non consolerà le 20 milioni di persone che quest'anno hanno perso o perderanno
il lavoro, mentre le nuove regole sui bonus dei grandi manager appassionano
poco chi vive con meno di un dollaro al giorno. Ma al G20 di Londra non si è è
parlato solo di finanza. Nel comunicato finale del vertice i 20 grandi parlano
della «dimensione umana della crisi», dell'esigenza di aiutare i disoccupati
«attraverso la creazione di nuove opportunità di impiego e sostegno al
reddito», della necessaria «attenzione per i più vulnerabili ». E, non a caso,
si cita anche il Social Summit di Roma concluso martedì. È l'Italia ad avere
insistito perché si «enfatizzasse la dimensione sociale» della crisi, ha detto
Silvio Berlusconi alla fine del vertice. Proprio al termine del G8 sociale di
Roma il premier a- veva parlato di 'patto sociale' da proporre al G20. Arrivato
all'Excel Center Berlusconi ha salutato Gordon Brown. Il capo del governo ha
mostrato al collega britannico (che presiedeva i lavori) un paio di pagine
scritte a mano, e gliele ha lette in inglese. I due parlavano a bassa voce, ma
si è sentita ripetere una parola: social. Al 'patto sociale' portato a Londra
dall'Italia i leader del G20 non ci sono arrivati. «Non si è potuto condensarlo
in una norma generale perché paesi come Cina e l'India non avrebbero mai la possibilità di sopperire a
stipendi e salari dei posti di lavoro che si potranno perdere » si è
giustificato il presidente del Consiglio. Si è ottenuto, però, quel paragrafo
sulla «dimensione umana della crisi», in cui i governi promettono:
«Svilupperemo un mercato del lavoro giusto e sostenibile a livello familiare
sia per gli uomini che per le donne. Sosterremo l'occupazione,
stimolando lo sviluppo, investendo nell'istruzione e nella formazione e con
politiche di mercati del lavoro attive, con un'attenzione ai più vulnerabili».
Parole, per ora. Che i 20 capi di Stato proveranno a tradurre in pratica. Per
l'Italia Berlusconi ieri ha ricordato i nove miliardi di euro per gli
ammortizzatori, mentre il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha aggiunto
che il governo sta pensando a «strumenti addizionali a limite non costosi, ma
molto efficaci dal punto di vista anticiclico » per intervenire «ex ante
sull'occupazione ». Un problema che non è solo italiano. L'inglese Brown ha
promesso che «sarà fatto il necessario» per garantire un lavoro a chi l'ha
perso, il presidente francese Nicolas Sarkozy ha chiesto «risposte a favore di
coloro che hanno subito appieno l'impatto della crisi». I posti di lavoro si
stanno volatilizzando dovunque. E lo ha ribadito il ministro del Lavoro,
Maurizio Sacconi, apprezzando la citazione del Social Summit l'Italia vuole
mettere 'la faccia sociale' della crisi al centro del vertice del G8 che
ospiterà dall'8 al 10 luglio alla Maddalena. Anche per ribadire a quei
manifestanti in protesta attorno al centro congressi Excel che questi vertici non
sono solo riunioni tra potenti. «Non mi è sfuggito che la gente, che dovrebbe
essere al centro dei dibattiti sia tutta nella strada e tenuta a distanza dalla
polizia» ha accusato ieri la sudafricana Navi Pillay, Alto commissario per i
Diritti Umani dell'Onu. La Pillay, avvocato che ha combattuto l'Apartheid,
elenca quelli che ritiene essere gli «esclusi » del G20: «I lavoratori e i
Paesi poveri». I lavoratori sono stati citati nel documento finale e avevano
avuto l'occasione di portare le loro richieste a Brown, che martedì aveva
incontrato i sindacati. Delle nazioni africane è stato invitato a Londra solo
il Sudafrica, e una delegazione di capi di Stato africani aveva incontrato il
premier inglese nei giorni scorsi. E anche Benedetto XVI, nella lettera inviata
a Brown prima del vertice, aveva invitato i venti capi di Stato (che assieme
rappresentavano l'80% del Pil mondiale) a pensare all'Africa. Qualcosa, anche
in questo caso, è arrivato. I leader del G20 avevano garantito che non
avrebbero ridotto gli aiuti ai Paesi più poveri. A Londra hanno autorizzato il
Fondo monetario internazionale a vendere una parte delle sue riserve in oro per
aiutarli. Gordon Brown ha quantificato la cifra che sarà stanziata: 50 miliardi
di dollari.
(
da "Avvenire"
del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 03-04-2009 La Santa Sede: «Un ostacolo l'arresto in >Cina
del vescovo Jia» DI LUCA GERONICO S econda riunione in Vaticano della
Commissione per la Chiesa in Cina. Un appuntamento
ufficiale che serve a fare un bilancio a quasi due anni dalla Lettera pastorale
di Benedetto XVI ai cristiani in Cina per un bilancio
certo non ancora positivo. Due giorni di lavoro dedicati alla formazione dei
seminaristi, sacerdoti e consacrati. Una esperienza «a volte sofferta» non solo
per le dinamiche interne alla comunità cristiana cinese, ma anche per «rapporti
non facili con le autorità civili», si legge nella nota conclusiva del
vaticano. E l'arresto del vescovo di Zhengding, Giulio Jia Zhiguo avvenuto
proprio all'inizio dei lavori della commissione è giudicato un incidente di non
poco conto. «Situazioni di questo genere si legge nella nota della sala stampa
vaticana creano ostacoli a quel clima di dialogo con le Autorità» auspicato
nella Lettera del giugno 2007. Non un caso isolato perché «altri ecclesiastici
sono provati della libertà o sono sottoposti a indebite pressioni e limitazioni
nelle loro attività pastorali», prosegue la nota. Monsingor Jia Zhiguo è stato
arrestato lunedì scorso da cinque agenti di polizia che lo hanno prelevato
dalla sua abitazione e portato in una località sconosciuta. Si tratta
dell'ennesimo «soggiorno forzato» per il vescovo sotterraneo che negli ultimi
mesi aveva stretto una collaborazione con monsignor Jang Taoran, vescovo di
Shijiazhuang (Hebei), la diocesi della Chiesa ufficiale della zona,
riconciliato con la Santa Sede, e che su indicazione del Vaticano, aveva
accettato di collaborare con il vescovo Jia Zhiguo, divenendone l'ausiliare.
Una collaborazione invisa all'Associazione patriottica e al governo. Questo il
tema politico discusso alla Commissione, istituita nel 2007: ai lavori dei
vescovi cinesi (di cui non è stato reso noto l'elenco) e dei capidicastero di
Curia è intervenuto anche Benedetto XVI che ha sottolineato l'importanza di
sostenere la Chiesa in Cina. La Commissione ha
espresso «vicinanza fraterna» a tutte le vittime di violenze e discriminazioni
e si è impegnata a promuovere una adeguata formazione umana, spirituale e
intellettuale del clero e delle persone consacrate. Sono circa 3mila i
sacerdoti (ufficiali e sotterranei) , oltre 1500 i seminaristi (ufficiali e
sotterranei) e oltre 5mila le religiose (ufficiali e sotterranee) che spesso
mancano dio formatori adeguati. Una comunità cristiana che soffre di una
povertà di sussidi ma anche di un grande dislivello fra sacerdoti anziani e
giovani. Una Chiesa perseguitata e che manca della generazione intermedia,
quella che corrisponde al periodo della rivoluzione culturale (1966- 1976)
quando per un decennio sono rimasti chiusi i seminari e i conventi. Un
"gap" generazionale ma anche culturale: la sfida pastorale è quella
di riuscire a comprendere ed evangelizzare una società cinese in tumultuoso
cambiamento in cui urbanesimo, consumismo e materialismo sembrano avere il
predominio. Papa Benedetto XVI: aiutarli è importante. Nota sulla Commissione
per la Chiesa cinese: «Vicinanza fraterna» ai religiosi colpiti da violenze
(
da "Avvenire" del 03-04-2009)
Argomenti: Cina
(
da "AprileOnline.info" del 03-04-2009)
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da "AprileOnline.info" del 03-04-2009)
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da "AprileOnline.info" del 03-04-2009)
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da "Finanza e Mercati" del 04-04-2009)
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(
da "Repubblica, La" del 04-04-2009)
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da "Repubblica, La" del 04-04-2009)
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da "Repubblica, La" del 04-04-2009)
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(
da "Sole 24 Ore, Il" del 04-04-2009)
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da "Sole 24 Ore, Il" del 04-04-2009)
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da "Sole 24 Ore, Il" del 04-04-2009)
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(
da "Repubblica, La" del 04-04-2009)
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da "Repubblica, La" del 04-04-2009)
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(
da "Sole 24 Ore, Il" del 04-04-2009)
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da "Sole 24 Ore, Il" del 04-04-2009)
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(
da "Sole 24 Ore, Il" del 04-04-2009)
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(
da "Sole 24 Ore, Il" del 04-04-2009)
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(
da "Sole 24 Ore, Il" del 04-04-2009)
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(
da "Sole 24 Ore, Il" del 04-04-2009)
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da "Repubblica, La" del 04-04-2009)
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(
da "Unita, L'" del 04-04-2009)
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da "Unita, L'" del 04-04-2009)
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(
da "Unita, L'" del 04-04-2009)
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da "Avvenire" del 04-04-2009)
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da "Avvenire" del 04-04-2009)
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