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DOSSIER “CINA”

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T ARTICOLI DEL  2-4 dicembre 2008



Report "Cina"

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Indice delle sezioni

Cina (56)


Indice degli articoli

Sezione principale: Cina

porto, il prefetto in campo vertice a roma con il ministro - massimo minella ( da "Repubblica, La" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: e fenomeni come la Cina e l´India non erano ancora scoppiati. Ecco perché oggi abbiamo bisogno di una riforma vera per intercettare i traffici di merci che da est arriveranno nel nostro Paese. Certo, le risorse sono poche, allora bisogna attingere al project-financing, ma ci vogliono regole precise e certezza della costruzione delle infrastrutture.

la rivoluzione nel bicchiere anche il vino diventa hi tech - bettina bush ( da "Repubblica, La" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e Corea. E ora si punta a sbarcare in Francia BETTINA BUSH (segue dalla prima di economia) «Volevo un bianco molto minerale, un po´ salato, mieloso, dovuto alla lavorazione classica dei vini rossi, ossia alla fermentazione sulle bucce per un settimana, mentre il Pigato viene fermentato senza bucce e perde le caratteristiche organolettiche tipiche di quel tipo di uva»

sequestrato pastificio abusivo cinese ( da "Repubblica, La" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: di alimenti importanti illegalmente dalla Cina. Il dato emerge dal bilancio delle attività svolte lo scorso mese dai Nas, che hanno compiuto 162 ispezioni nei settori della sicurezza alimentare, in quello farmaceutico e della sanità durante le quali sono state accertate 40 infrazioni penali e 26 infrazioni amministrative, mentre 26 persone sono state denunciate alla magistratura.

la futur station fuori dal dossier dei mondiali 2014 ( da "Repubblica, La" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e Spagna, Sabatini s´era già esposto un mese fa: qualora il Comitato Organizzatore avesse dato credito al progetto del Parco delle Stelle di Sacrati, indicandolo come impianto prescelto nel caso in cui Bologna avesse ospitato l´evento, lui non avrebbe accettato che la Station fosse usata come "riserva",

"gas serra, supertagli per il 2050" a poznan si apre lo scontro sul clima - antonio cianciullo ( da "Repubblica, La" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: E nel frattempo le economie emergenti come India e Cina hanno incrementato le emissioni serra del 7,4 per cento. La partita comunque non è persa. Pochi giorni fa Barack Obama, salutando la conferenza di Poznan, ha detto che «poche sfide per l´America sono più urgenti della battaglia contro il cambiamento climatico.

"un patto tra cosa nostra e la politica" - alberto custodero ( da "Repubblica, La" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: è Antonino Cinà a parlare con Nino Rotolo «del deputato regionale Giovanni Mercadante: in cambio dell´appoggio elettorale per il rinnovo dell´Assemblea regionale, Mercadante dovrà sostenere al consiglio comunale di Palermo il prescelto dei boss, Marcello Parisi, nipote dell´associato mafioso Angelo Rosario Parisi».

La famiglia Agnelli ha una nuova cassaforte ma vecchi consiglieri ( da "Unita, L'" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: e ha ricordato la voglia di crescere in India e Cina, i riflettori non possono che essere puntati sul Lingotto, soprattutto dopo le dichiarazioni di John Elkann, futuro presidente di Exor, al Sole24 ore: "Stiamo attraversando una crisi epocale da cui anche il mondo dell'automobile uscirà radicalmente mutato, e Fiat potrebbe giocare un ruolo nel suo consolidamento",

Barack e noi, le carte da giocare dell'Italia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: eccessiva indulgenza nei confronti delle violazioni dei diritti umani da parte delle potenze au-tocratiche, dalla Russia alla Cina. L'amicizia con Putin può essere un viatico anche nelle relazioni con Washington. Ma non al punto di confondere schieramenti e valori. O di immaginare velleitarie mediazioni. I diritti tornano a essere protagonisti, nonostante l'incombente crisi economica.

Aids, un mondo diviso a metà ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Il virus però dilaga sempre più anche in Paesi come India e Cina. Aree dove le nuove sacche di povertà restano più esposte al rischio di contagio: pesano le condizioni di indigenza e la mancanza di prevenzione. Secondo l'Oms il test precoce e l'immediata terapia antiretrovirale per i diagnosticati positivi potrebbe ridurre le infezioni del 95% in dieci anni.

Petrolio, prezzi troppo bassi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Perché dipende dall'India, dalla Cina, dall'effetto dei piani di rilancio economico dei vari Paesi e infine anche dalla politica dell'Opec.In questo momento solo di due cose possiamo essere sicuri: innanzitutto che a mediolungo termine i prezzi delle materie prime energetiche si manterranno elevati;

Subito un piano strutturato ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: e con gli ingenti fondi messi a disposizione da Usa e Cina, cosa può succedere alle industrie del settore? Senza un vero piano europeo per l'auto rischiamo di assistere a uno scontro di tutti contro tutti. A un completo stravolgimento delle regole di concorrenza. Se la cifra sarà confermata, si rivelerà del tutto inutilee questo vorrà dire che i singoli governi interverranno,

Piombo colpito da liquidazioni ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: il mercato è stato colpito dalla notizia che la Cina avrebbe potuto ridurre o cancellare la tassa sull'esportazione di piombo,attualmente al 10%. L'interpretazione del mercato è stata immediatamente negativa, perché in Cina un simile evento comporterebbe un impulso delle vendite all'estero di piombo.

4.723 ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Le donne costituiscono attualmente il 28% della categoria 76 I Paesi Sono gli Stati in cui vige il notariato "latino". Tra questi: Cina, Giappone, Indonesia, Pakistan, Russia, 21 dei 27 membri Ue e alcuni Stati Usa 30 Le borse Sono le borse di studio triennali da 14.400 euro l'una,erogate ai giovani candidati più meritevoli nel 2008

Occhio all'eclissi dei Fondi sovrani ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina delle nostre Pmi", se non altro per la sua vicinanza. Con una consapevolezza: i tempi dell'esplorazione sono risicati, per la pletora di concorrenti già attivi da quelle parti, inclusi i cinesi che anche nel Mediterraneo vanno dispiegando le loro strategie, come dimostrano gli accordi per la gestione dei porti container di Grecia e Turchia.

L'export perde velocità ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: ma in misura inferiore di quanto farà per esempio in Cina. Una delle ragioni è che, mentre il Prodotto interno lordo di Pechino dipende solo per il 37% dai consumi interni, per Delhi lo scorso anno la quota di Pil sganciata dall'export fu del 59%. Un dato che è stato in buona parte confermato nell'ultimo trimestre quando il calo è stato di un solo punto percentuale.

I Bric trainano le macchine agricole ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e India proseguiranno a ritmo moderato ma costante nei prossimi mesi. Fino al traguardo dei 100 miliardi di dollari di valore del settore a livello mondiale previsto per il 2015, secondo la società Global Industry Analysts. Anche negli Stati Uniti, che sono il primo singolo mercato mondiale per questo settore,

Spazio ai robot per ridurre i costi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: insegna e fa ricerca in università di Gran Bretagna, Grecia, Cina e Giappone. Quanto tempo sarà necessario prima che macchinari robotizzati prendano piede nelle fattorie? Per la loro introduzione ci vorranno dai 5 ai 10 anni; perché diventino ampiamente diffusi, 20 anni Quali tipi di tecnologie ritiene appariranno nel frattempo?

In Perù 15 megaprogetti per allontanare la crisi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Alla Cina ruolo chiave grazie al libero scambio In Perù 15 megaprogetti per allontanare la crisi Roberto Da Rin LIMA. Dal nostro inviato è il Paese sudamericano cresciuto a ritmi piÚ sostenuti; nel 2007 il Pil ha sfiorato il tasso annuo del 9 per cento.

La Polonia vara un piano da 24,1 miliardi di euro ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: ma la quota di export della Cina è passata dal 2,11% del 1997 al 6,64% nel 2006 mentre la quota italiana è scesa nello stesso periodo dal 9,84% al 6,64%», ha ricordato però Michal Wrzesinski, docente di economia alla Warsaw School of Economics sempre a margine del convegno, invitando le imprese italiane ad investire di più in Polonia anche in vista dei campionati europei del 2012.

Borse, lunedì da brividi Crolla il mercato auto ( da "Avvenire" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Le piazze finanziarie del Vecchio Continente hanno bruciato 307 miliardi e Milano ha ceduto il 5,36%. Nuovo crollo a Wall Street: - 7,6%. Dalla Cina agli Usa, si contraggono gli indicatori dell'attività industriale. Il mercato italiano dell'auto perde a novembre il 30%. SERVIZI ALLE PAGINE 8-29

Sentenze attaccate al vecchio La neurologia fa passi da gigante ( da "Avvenire" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Singapore, rispetto a quelli dove ci sono più rigorosi limiti etici, ad esempio Italia e Giappone. A tutt'oggi, per quanto è noto, la più importante scoperta scientifica del settore è stata quella delle cellule riprogrammate del giapponese Yamanaka, le ' staminali etiche' ( cellule adulte riprogrammate),

Fermare l'escalation India-Pakistan: prima sfida per la presidenza Obama ( da "Avvenire" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina in Tibet e nello Xinjiang. Si spera che l'avvento di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti serva se non altro a cancellare dal lessico politicodiplomatico la locuzione «guerra al terrore» . Si spera anche che New Delhi limiti le sue ambizioni da superpotenza spregiudicata, cercando per esempio di avviare a soluzione negoziata la questione dei suoi confini indefiniti

Schiavi 2008 ( da "Avvenire" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: come in Cina. Lavoro forzato che i detenuti svolgono fuori dalle prigioni, a salari bassissimi e senza alcun potere contrattuale. Un fenomeno accresciuto dalla «partnership tra pubblico e privato nella gestione degli istituti di pena, dall'impiego di detenuti da parte di imprese non solo in Cina, ma anche in Gran Bretagna e negli Stati Uniti»

Il coraggio tra le righe ( da "Famiglia Cristiana" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: perfino in Cina. «Lì il camorrista svolge funzioni di intermediario sociale, come la mafia». Parliamo dei casalesi, che il romanzo di Saviano ha portato all?attenzione internazionale. «Mi colpì il boss Pasquale Zagaria, firmato dalla testa ai piedi. Nello stesso periodo in cui interloquiva con noi stava nel deposito a provare armi.

a palazzo chigi canale oscurato ( da "Repubblica, La" del 03-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Interni La curiosità A palazzo Chigi canale oscurato ROMA - Sarà stata una coincidenza, ma ieri, contrariamente al solito, le tv di Palazzo Chigi non captavano il canale con i tg di Sky. Tutti gli altri funzionavano: Rai, Cnn, Bbc, Mediaset, Spagna, Germania, Cina, Francia, Euronews, Al Jazeera, Camera e Senato. All´appello mancavano solo quelli della tv di Murdoch.

addio consumismo, riscopriamo le cose - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 03-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina continuerà a consumare. Aumenterà ogni anno il Pil del dodici per cento, moltiplicherà le fabbriche, i porti, gli aeroporti, si coprirà di gioielli e di vestiti acquistati a Parigi, mentre le ciminiere e le automobili sporcheranno il cielo di un nero incancellabile, e i tibetani verranno offesi e uccisi.

guida al museo le notizie utili ( da "Repubblica, La" del 03-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: 500 opere, sono suddivise in cinque aree tematiche. Al piano terra è di scena l´Asia Meridionale, al primo piano c´è la Cina, al secondo la regione Himalayana e al terzo i Paesi Islamici. Nella manica laterale del Palazzo Mazzonis, infine, sono esposte le opere del Giappone.

una scrittrice femminista tra le ultrà cattoliche - simona spaventa ( da "Repubblica, La" del 03-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: cinesi che si fanno arrivare la pillola dalla Cina, e donne dell´Est che abortiscono con farmaci antiulcera, all´ospedale di Bergamo sono arrivate delle rumene che li avevano presi. Ma così, oltre alla tristezza di non poter fare in Italia un intervento che è nel tuo diritto, aggiungi anche il discrimine tra chi se lo può permettere e chi no.

svalutazione yuan l'arma di pechino per combattere il calo dell'export ( da "Repubblica, La" del 03-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: export La Cina dovrebbe puntare maggiormente a stimolare e ampliare la domanda interna piuttosto che l´export per rafforzare la propria economia La valuta cinese sta subendo un calo record nei confronti del dollaro, alimentando il sospetto che il governo di Pechino voglia provocare una "svalutazione competitiva" per reagire al calo delle esportazioni.

le navi abbandonano i porti fermo il commercio mondiale - jenner meletti ( da "Repubblica, La" del 03-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Stati Uniti sono sempre più numerosi quelli che dicono di non poter pagare. La Cina in particolare è sotto pressione. Ha comprato nel mondo tutto il ferro disponibile, l´ha accumulato e adesso si trova con il cerino in mano». Anche questa settimana il Baltic dry index - che misura i commerci in mare - è crollato.

Paulson: la Cina spinga i consumi interni ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-03 - pag: 3 autore: Paulson: la Cina spinga i consumi interni La Cina deve ridurre la dipendenza dalle esportazioni e puntare di più sui consumi e gli investimenti interni. Lo ha detto il segretario al Tesoro americano Henry Paulson (nella foto) parlando al World Affairs Councila Washington.

Rapporto Sace: export in frenata per almeno 2 anni ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Asia e America Latina, come Cina, India, Russia e Brasile. Ma anche Romania, Polonia e Turchia.«Un'altra area interessante di sviluppo per l'export italiano,ancora poco considerata – aggiunge Baldacci –è il Nord Africa. Tutti gli indicatori ci dicono che crescerà e soffrirà meno la crisi globale».

Anche Guangxi pensa a fare stock di metalli ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: CINA Anche Guangxi pensa a fare stock di metalli Dopo lo Yunnan, anche la regione cinese dello Guangxi sta pensando di acquistare metalli di base per sostenere i prezzi. Ieri il segretario del Partito del Guangxi, Guo Shengkun ( già a capo del colosso cinese dell'alluminio Chinalco), ha confermato che l'ipotesi è allo studio ma che la decisione definitiva non è stata ancora presa.

Berlusconi: "Regole per il Web" ( da "AprileOnline.info" del 03-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: censura attiva è una pratica perfezionata in paesi come la Cina, che però non è l'unico paese a farne uso. In passato l'attuale ministro Frattini, quando era commissario europeo, ha fatto dichiarazioni temibili nelle quali si augurava regole e controlli che era difficile differenziare dalla prassi cinese e anche nel nostro paese esiste una attività di blocco di siti "all'ingresso"

Nuovi martiri ( da "AprileOnline.info" del 03-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: geografia della persecuzione che va dai paesi arabi alla Cina, passando per alcuni Stati africani e Cuba. Una situazione in accettabile che li spinge, "nella solenne ricorrenza del sessantesimo anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo", ad auspicare che "i diritti in essa riconosciuti e sanciti trovino piena ed effettiva cittadinanza presso tutti gli Stati aderenti all'

Una firma contro le bombe a grappolo ( da "AprileOnline.info" del 03-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Russia e Cina. L'accordo, firmato anche dall'Italia, vieta la produzione, l'utilizzo, lo stoccaggio e il commercio delle bombe a grappolo ed obbliga i firmatari ad aiutare i paesi e le persone vittime di questi ordigni. Le munizioni cluster sono armi di grandi dimensione, lanciate da aerei ed elicotteri o dai sistemi di artiglieria,

La moda milanese va a Miami ( da "Finanza e Mercati" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Dopo Abu Dhabi, Cina e Messico, la Camera di Commercio milanese ha fatto tappa in Florida per creare nuove opportunità di business per le aziende del settore moda regionale. Una mission di sostegno per la quale la Lombardia ha stanziato 25 milioni di euro: 19 milioni per le imprese pronte a innovare e investire;

lech walesa "la cina impari da solidarnosc" - andrea tarquini ( da "Repubblica, La" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina 1 - Prima Pagina Il personaggio Lech Walesa "La Cina impari da Solidarnosc" ANDREA TARQUINI SEGUE A PAGINA 38

anziana muore in casa sfigurata dai suoi cani - massimo lugli ( da "Repubblica, La" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: appartamento di via Cino del Duca 71, a Torre Gaia, dove viveva sola con i suoi cani: un cadavere ormai in fase di decomposizione con la gola e la mandibola dilaniate da orrende ferite. Ma quello che, all´inizio, sembrava l´ennesimo delitto di questi giorni di sangue, per la capitale, si è rivelata una storia di solitudine e abbandono.

somma vesuviana: francesco nocerino era l'unico assunto di una impresa di movimento terra ( da "Repubblica, La" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: del Napoli proveniente dalla Cina sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza nel porto di Napoli. Le fiamme gialle, durante il servizio di vigilanza doganale e riscontro merci presso i varchi dello scalo, hanno individuato un contenitore proveniente dalla Cina. Nel corso degli accertamenti sulla merce sono stati trovati e sequestrati 1.

l'appello per sant'ambrogio "stop agli scavi per l'autosilo" - teresa monestiroli ( da "Repubblica, La" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Una lettera indirizzata al Comune in cui un centinaio di milanesi illustri, capitanati dall´architetto Cini Boeri da anni in prima linea per salvare la piazza, chiede l´immediata «chiusura dello scavo, ridando dignità alla basilica di Sant´Ambrogio, destinando la piazza ad esclusivo uso pedonale e limitando il traffico delle auto ai soli residenti».

Il Fondo cinese: Usa inaffidabili ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Che ha pure deluso chi si aspetta che la Cina salvi il mondo dalla crisi: «Non credo proprio che potremo svolgere un ruolo di guida». Lo sfogo di Lou Jiwei coincide con lo sbarco a Pechino del segretario americano al Tesoro Henry Paulson per il quinto round del Dialogo economico tra i due Paesi.

Salvataggi e rischio protezionista ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: ma nemmeno l'India e la Cina, che hanno visto le loro aziende locali prosperare con la domanda interna o addirittura fare incursioni su scala internazionale. E potrebbe scatenarsi una corsa dei Governi a proteggere le proprie imprese contro la concorrenza sleale Usa, con il possibile emergere però di ulteriori distorsioni.

L'impegno di 100 Paesi contro le cluster bomb ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Non firmano Usa, Russia e Cina L'impegno di 100 Paesi contro le cluster bomb «è una giornata storica», «questa nuova norma internazionale farà la differenza per migliaia di persone in tutto il mondo ». Jonas Gahr Stoere, il ministro degli Esteri norvegese, non nasconde la sua grande soddisfazione.

Dazi Ue sull'import di viti cinesi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: e per una durata di cinque anni su viti e bulloni in arrivo dalla Cina. I Paesi che si sono pronunciati per le misure punitive in una delle più grosse vertenze anti-dumping finora esaminate da Bruxelles sono Italia, Francia, Germania, Spagna, Portogallo, Grecia, Lussemburgo, Polonia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Slovacchia, Malta e Cipro.

MINUTERIA METALLICA ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: import cinese Nonostante tra il 2004 e il 2007 la domanda di vitie bulloni nell'Unione europea sia aumentata del 29%, la quota dei produttori Ueè calata del 24%, mentre l'import dalla Cina è cresciuto in volume del 180% (+ 26% la quota). 220 I voti favorevoli Il provvedimento sui dazi ai cinesi ha ottenuto 220 votia favore su 340.

Debutta la piccola da Pechino ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: 3 progettato dall'austriaca Avl e prodotto dalla Chery, è prodotta in Cina e arriverà sul mercato nella seconda metà dell'anno prossimo. Massimo Di Risio, a.d. della Dierre, ha presentato al Salone anche la Dr3, versione a due porte del Suv Dr5 con cui ha debuttato un anno fa sul mercato italiano arrivando a 1.

La meccatronica punta sulla rete ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: «Ma sono meglio della Cina - ribatte l'ingegnere e imprenditore a capo della Marelli Motori- e sono aree tranquille nonché porte aperte verso l'Asia; quindi opportunità da cogliere al volo sia per acquisire nuovi clienti, sia per eventuali subforniture e operazioni di outsourcing».

Luxy reinventa la sedia: dai luoghi di lavoro alle griffe ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Nel presidio internazionale c'è l'immancabile approdo del Medio-Oriente e poi la Cina e, in futuro, l'India. R. P. FLESSIBILITà Una storia ricca di investimenti e ricollocazioni per seguire i cambiamenti del mercato ed essere fornitori di alta qualità

Berlusconi, stretta su Internet Protesta del popolo web ( da "Unita, L'" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Filtri e censure sono già in vigore in Cina, Iran, Cuba e Arabia Saudita. «Spero non sia un suggerimento del premier russo Putin...», butta là Gentiloni. E non si placa la polemica sul raddoppio dell'Iva per Sky (che dallo schermo invita a spedire mail di protesta a: portavoce tesoro.

L'ex Garante della Privacy è impegnato per una "carta dei diritti" della Rete: Ma si devono garantire le libertà, non limitarle . ( da "Unita, L'" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: » O, come in Cina, per motivi repressivi. «Infatti. Ed è tanto più necessario tutelare la libertà di espressione. La dichiarazione dei cyber-diritti deve rafforzarsi con un processo a partecipazione allargata». Quale deve essere dunque l'impostazione corretta per stabilizzare il mondo virtuale?

Germania, leader verde della Ue ( da "Unita, L'" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Gran Bretagna e Italia. Gran Bretagna Sulle energie rinnovabili anche il Governo di Gordon Brown ha deciso di puntare sul serio, anche perché l'obiettivo è di ridurre le emissioni di Co2 dell'80% entro il 2050. A fine 2007 la Gran Bretagna ha presentato un progetto di sviluppo dell'energia eolica di dimensioni enormi,

Morta da giorni in casa Viveva sola con due cani ( da "Unita, L'" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: dentro il suo appartamento al piano terra di via Cino del Duca, a Torre Gaia. La donna faceva l'assicuratrice. Secondo i vicini, non aveva figli, ma solo una sorella, da anni residente a Sulmona. Gli agenti presenti sul posto parlano di «morte naturale», probabilmente avvenuta da giorni, forse riconducibile ad alcuni problemi di salute.

operaio 23enne muore schiacciato - giuseppe porzio ( da "Repubblica, La" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Napoli Gadget del Napoli undicimila falsi fabbricati in Cina Operaio 23enne muore schiacciato Dubbi sulla sicurezza Denunciati il titolare e il socio della ditta GIUSEPPE PORZIO Premiato dal suo impegno. Ucciso dalla sua devozione al lavoro. Aveva 23 anni, Francesco. La sua fine è l´ultima tacca sul voluminoso e triste libro delle morti bianche.

Cluster bomb: per bandirle firmano 100 Paesi ma i Grandi no ( da "Unita, L'" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Mancano firme importanti come quelle di Cina, Russia e Usa ma sono già 100 le nazioni che hanno deciso di sottoscrivere la messa al bando delle bombe a grappolo. La Norvegia che ha svolto un ruolo chiave nella definizione del documento sulla produzione, la vendita e l'immagazzinamento degli ordigni , è stata la prima firmataria e spera che l'entrata in vigore sia possibile già all'

"sul tibet la cina impari la lezione di solidarnosc" - andrea tarquini berlino ( da "Repubblica, La" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: spero che non dica solo che non vogliamo il confronto con la Cina e che Pechino è indispensabile alla globalizzazione. Ma anche che una globalizzazione senza una Cina che dialoga e si apre, è incompiuta». Sarà questo il messaggio di Danzica? Offrire alla Cina compromessi, come quando lei e Jaruzelski negoziaste rinunciando allo scontro?


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porto, il prefetto in campo vertice a roma con il ministro - massimo minella (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 02-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina VIII - Genova Porto, il prefetto in campo vertice a Roma con il ministro Merlo convoca il comitato e annuncia la gara per il lavoro MASSIMO MINELLA (segue dalla prima di economia) Anche per questo, la missione romana del prefetto Anna Maria Cancellieri, dopodomani alla vigilia del comitato portuale, assume una particolare importanza. Si sa da tempo che i portuali genovesi hanno affidato proprio al prefetto la loro disponibilità all´unico tavolo di mediazione ancora possibile. Se cade quello e l´authority decide di procedere con il bando, la risposta dei sindacati e dei lavoratori sarà immediata e conflittuale. Che margini ci sono ancora per evitare al porto di Genova la rottura della pace che da quasi vent´anni ormai governa la vita della Lanterna? In attesa di sciogliere l´interrogativo, restano i passaggi propedeutici alla riforma della portualità. Cominciando appunto dal disegno di legge del ministro dei Trasporti. «Porterò la riforma in consiglio dei ministri entro Natale - conferma Matteoli - poi spetterà al Parlamento approvarla. La riforma è improcrastinabile e deve contenere una vera discontinuità con il passato. Il mondo nel frattempo è cambiato e noi dobbiamo avere il coraggio di fare dei passi in avanti. Alcune scelte strategiche sono ormai essenziali, non possiamo permetterci di smistare solo il traffico delle merci destinate al nostro Paese. Dobbiamo diventare una piattaforma logistica europea, sul modello di Rotterdam. Dobbiamo attaccare il mercato e non difendere quello che abbiamo. Questo non basta più». Matteoli chiede poi alla platea richiamata da Confetra un impegno bipartizan per superare il difficile momento. «La nostra rendita di posizione nel Mediterraneo va trasformata in sviluppo - chiarisce - Su questo vorrei che maggioranza e opposizione, in questo momento delicato per il nostro Paese, lavorasse insieme sul tema più generale delle infrastrutture». Matteoli annuncia lo slittamento di un anno delle sovvenzioni pubbliche a Tirrenia, dando la fine del 2009 come scadenza ultimativa. «La proroga di un anno che l´Europa ci ha concesso ci permetterà di lavorare meglio alla privatizzazione della Tirrenia - spiega infatti il ministro - Stiamo lavorando con Tremonti per risolvere il problema. La soluzione è vicina, comunque entro e non oltre il 31 dicembre 2009. Ci sono alcune Regioni molto interessate, altre meno. Vedremo e poi decideremo». Una ricetta per il rilancio dei porti arriva da Livorno dal presidente della Commissione Lavori Pubblici del Senato Luigi Grillo. «E´ urgente una riforma vera del sistema portuale italiano - afferma il senatore spezzino - Dal 1994, quando fu varata la legge sui porti ad oggi è cambiato il mondo. C´è stata la globalizzazione, figlia della crisi di oggi, e fenomeni come la Cina e l´India non erano ancora scoppiati. Ecco perché oggi abbiamo bisogno di una riforma vera per intercettare i traffici di merci che da est arriveranno nel nostro Paese. Certo, le risorse sono poche, allora bisogna attingere al project-financing, ma ci vogliono regole precise e certezza della costruzione delle infrastrutture. Solo così i nostri porti potranno diventare delle vere e proprie industrie. Questa crisi economica ci deve servire a diventare tutti più efficienti». Un aiuto potrebbe arrivare da una nuova classificazione dei porti, a seconda della loro importanza, così come suggerisce Confetra. «Servono lo sblocco dei dragaggi e la classificazione dei porti - spiega il presidente Pietro Vavassori - Abbiamo la necessità di individuare pochissimi scali di rilevanza nazionale sui quali far convogliare gli investimenti pubblici. Le coste italiane costituiscono una ricchezza naturale come il petrolio per gli Emirati Arabi». Chiude il presidente di Assologistica Nereo Marcucci, ribadendo che è proprio dai porti che «riteniamo debba partire la strategia fondamentale di sviluppo italiano della logistica, cioè dell´insieme efficientemente coordinato dei servizi alle merci, che è la nuova frontiera ricca delle economie nazionali, in termini di valore aggiunto, di sostenibilità ambientale, di creazione di attività non delocalizzabili e di alta intensità di occupazione specializzata».

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la rivoluzione nel bicchiere anche il vino diventa hi tech - bettina bush (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 02-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XI - Genova La crisi si fa sentire anche nel settore vinicolo l´azienda sta cercando proprio in questa fase di allargare i propri confini puntando su nuovi mercati Si punta molto sugli Stati Uniti Nuove strategie commerciali porteranno l´azienda a proporre al mercato prodotti ancora in fase di studio Già dal 2009 il fatturato dovrebbe ricominciare a salire al termine della lunga fase di congiuntura economica negativa Il futuro Gli esordi Il mercato Il personaggio Fausto De Andreis Centomila bottiglie l´anno, i produttori del "Rocche del Gatto" spiegano la loro formula La rivoluzione nel bicchiere anche il vino diventa hi tech Export in America, Inghilterra, Cina e Corea. E ora si punta a sbarcare in Francia BETTINA BUSH (segue dalla prima di economia) «Volevo un bianco molto minerale, un po´ salato, mieloso, dovuto alla lavorazione classica dei vini rossi, ossia alla fermentazione sulle bucce per un settimana, mentre il Pigato viene fermentato senza bucce e perde le caratteristiche organolettiche tipiche di quel tipo di uva». Cioè? «I Pigati oggi sono dei vini bianchi che hanno poca tradizione e territorio, sono vini buoni, ma comuni. Io cerco di sfruttare al massimo il momento della fermentazione per estrarre tutto quello che può caratterizzare il vino. Per me la tipicità è legata al vitigno, al territorio, alla tradizione. Oggi produciamo Rossese, Macajolo, Vermentino, Pigato, lo Spigau Crociata, che è il nostro top, e che ha un prezzo che parte dai 15 euro». Com´è stato accolto lo Spigau? «Volevo un vino che si esaltasse col cibo, e si crea un abbinamento perfetto solo quando i due sapori si esaltano a vicenda: un salato del pesce con dolce del vino non va bene. Lo Spigau si sposa bene con la cucina ligure, purtroppo non è stato qualificato come un Pigato Doc, perché troppo diverso da quello tradizionale». Insomma anche se non è Doc, è il suo vino ideale? «Quello ideale, perfetto, non esiste, è quello che vorrei fare domani, perché si può sempre migliorare, io penso sempre a come conservarlo al meglio. E´ quello che interpreta meglio il mio territorio. Ogni anno schiacciamo 1000 quintali di uva usando tecnologie sofisticate e l´80% è bianco, di questo circa 20 mila bottiglie sono di Spigau». Che investimenti servono per produrre un buon vino? «Noi abbiamo una trentina di botti, le grosse da 15 quintali, che costano sui 14 mila euro l´una, e poi una imbottigliatrice, che costa sui 50 mila euro e che fa 1200 bottiglie all´ora e fino a 10 mila al giorno, in assenza assoluta di ossigeno, grazie al fatto che genera azoto». Parlando invece di fatturato e di esportazioni all´estero? «Nel 2007 abbiamo realizzato solo sui 200 mila euro, ma siamo convinti di poter fare molto di più. Attualmente esportiamo in Inghilterra, America, Cina e Corea. Stiamo cercando anche di andare in Francia». Puntate in alto. «Sappiamo di avere la qualità a un prezzo molto competitivo». Rimpianti per il suo Spigau che non è Doc? «Non direi perché questo vino ha il ?Terroir´, termine francese che identifica un prodotto ai sapori che ricordano il suo luogo di origine. Rimpianti troppi e nessuno, perché devi pensare al futuro». A proposito di futuro, i problemi di un´azienda come la vostra? «Abituare il cliente a conoscere il prodotto. Troppo spesso oggi è influenzato da guide e guidatori senza patente». I concorrenti più pericolosi? «Oggi sono due. Il primo, quello peggiore, è la crisi. Quella recente di queste settimane non l´abbiamo ancora sentita, ma già gli ultimi due anni sono stati piuttosto faticosi, anche perché tutto costa di più e tutti faticano a pagare. Il secondo è la paura, quella del palloncino, ossia di incorrere in sanzioni disciplinari eccessive». Il prossimo obiettivo delle Rocche del Gatto? «Fare conoscere sempre di più il nostro vino tipico, insieme di pregi e difetti, ma che cerca di interpretare al massimo il suo territorio, e diventa unico. Lo dico sempre e non smetto mai di pensarlo: per me il vino non è un semplice liquido, è una filosofia: deve dare qualcosa alle persone che lo assaggiano, deve suscitare emozioni».

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sequestrato pastificio abusivo cinese (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 02-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina VII - Firenze Sequestrato pastificio abusivo cinese Al pianoterra della palazzina di San Donnino anche una distilleria clandestina Il prontomoda, il tessile, i laboratori di pelletteria, e adesso l´industria alimentare. E l´economia cinese clandestina che si espande per approdare a settori finora inesplorati. Un pastificio abusivo e una distilleria clandestina, gestiti da una famiglia di cinesi, sono stati infatti scoperti dalla polizia nella zona di San Donnino. «L´industria alimentare», gestita da una coppia di 49 e 48 anni e dal loro figlio di 22, occupava un palazzina di tre piani dotata di tutte le attrezzature necessarie per produrre e confezionare in busta pasta artigianale. Nel corso dell´ispezione gli agenti del commissariato di Rifredi hanno sequestrato un centinaio di chili di spaghetti appena lavorati e messi a seccare su un rudimentale sistema di assi di legno e altre decine di chili di pasta ?grossa´, pronta per il consumo e probabilmente destinata a una distribuzione clandestina, presso ristoranti, o alla vendita al dettaglio direttamente presso la fabbrica. Oltre ai macchinari e alla pasta, c´erano ovviamente le materie prime: 210 chili di farina, 20 di sale, 50 litri di olio e 200 chili di riso. Al piano terreno era stata allestita la distilleria per la produzione di grappa. Gli agenti, che ne hanno sequestrata in 20 damigiane e in 20 fiaschi di vetro, hanno recuperato anche 13 fusti da 500 litri l´uno contenenti mosto di vino in fermentazione. La struttura veniva utilizzata anche da abitazione in condizioni igieniche pessime. E´ stata avvertita la Asl, che denuncerà i tre cinesi per produzione non autorizzata di alimenti, e la guardia di finanza, per gli aspetti legati alla distillazione di alcolici. Intanto, nel solo mese di novembre, cinque ristoranti cinesi, che operano tra le province di Prato e Firenze, sono stati chiusi dai Nas (il Nucleo anti sofisticazioni e sanità) per gravi carenze ingienico-sanitarie. Nel corso dei controlli, i militari dell´arma hanno anche sequestrato 450 chili di alimenti importanti illegalmente dalla Cina. Il dato emerge dal bilancio delle attività svolte lo scorso mese dai Nas, che hanno compiuto 162 ispezioni nei settori della sicurezza alimentare, in quello farmaceutico e della sanità durante le quali sono state accertate 40 infrazioni penali e 26 infrazioni amministrative, mentre 26 persone sono state denunciate alla magistratura. (ma.bo.)

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la futur station fuori dal dossier dei mondiali 2014 (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 02-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XIII - Bologna Il caso Sabatini non fa la "riserva" di Sacrati La Futur Station fuori dal dossier dei Mondiali 2014 CLAUDIO Sabatini è stato di parola: la Futurshow Station non figurerà tra gli impianti del dossier che il Comitato Organizzatore di Italia 2014 consegnerà alla Fiba, venerdì a Ginevra, nella cerimonia di presentazione delle candidate ad ospitare i Campionati Mondiali, che verranno poi assegnati il 22 e 23 maggio 2009. In una corsa che, dopo le rinunce di Francia e Danimarca, s´è ristretta a Italia, Cina e Spagna, Sabatini s´era già esposto un mese fa: qualora il Comitato Organizzatore avesse dato credito al progetto del Parco delle Stelle di Sacrati, indicandolo come impianto prescelto nel caso in cui Bologna avesse ospitato l´evento, lui non avrebbe accettato che la Station fosse usata come "riserva", buona solo se la nuova arena non fosse sorta. In base a ciò, la candidatura di Bologna, nell´ambito di quella italiana, resta perciò aggrappata alla realizzazione dell´arena da 15.000 posti di Sacrati. Non dovesse nascere per qualunque motivo, o non essere pronta in tempo, Bologna non sarà sede dei Mondiali, se l´Italia dovesse ottenerli. Ora la città dovrà chiarire se intende dare un appoggio forte al più grande evento cestistico (24 le squadre in lizza), mettendo pure sul tavolo 3 milioni di euro. Cofferati sposò pubblicamente il progetto, ora andrà osservato l´atteggiamento del suo successore. Un onere in più sulle spalle di Sacrati, mentre Sabatini attenderà sulla riva del fiume. Basket City senza Mondiali, se davvero arriveranno in Italia, sarebbe davvero una beffa. (s. v.)

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"gas serra, supertagli per il 2050" a poznan si apre lo scontro sul clima - antonio cianciullo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 02-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 16 - Esteri "Gas serra, supertagli per il 2050" a Poznan si apre lo scontro sul clima E a Bruxelles è accordo sulle auto: dovranno inquinare meno L´Europa è in testa nella corsa al business verde, con l´Italia fanalino di coda Ottomila delegati di 192 paesi devono affrontare il problema del secolo ANTONIO CIANCIULLO ROMA - La battaglia di Poznan per la salvaguardia del clima si annuncia molto dura: le emissioni serra sono in aumento, gli Stati Uniti paralizzati dal cambio di presidenza, lo slancio innovativo dell´Unione europea indebolito dal pressing di Italia e Polonia, i paesi emergenti in panchina. E non è detto che i 12 giorni che gli 8 mila delegati dei 192 paesi firmatari della convenzione sulla difesa dell´atmosfera hanno davanti siano sufficienti per sciogliere nodi che si stanno stringendo da anni. Ieri la maratona delle Nazioni Unite nell´antica capitale polacca si è aperta con l´appello del segretario della conferenza Yvo de Boer a «costruire un nuovo accordo che risponda alle sfide poste dai cambiamenti climatici» dando vita a un negoziato che tenga assieme economie con velocità diverse. L´obiettivo, come ha precisato il primo ministro danese Anders Fogh Rasmussen, è dimezzare le emissioni serra entro il 2050 e fissare un obiettivo intermedio capace di stimolare l´innovazione industriale. Non sono cifre fissate in base a calcoli politici. Sono stati gli scienziati dell´Ipcc, la task force Onu che ha ottenuto il Nobel per la pace, a dire che, per contenere il mutamento climatico entro dimensioni non catastrofiche, bisogna tagliare subito le emissioni serra in modo da arrivare a una diminuzione dell´80 per cento nella seconda metà del secolo. Ma i numeri reali non suonano incoraggianti: finora la flessione delle emissioni è stata legata più al crollo economico del blocco dell´Unione sovietica che a processi virtuosi. Calcolando il periodo 1990 - 2006, le emissioni dei 40 paesi industrializzati risultano infatti diminuite del 5 per cento, ma prendendo in considerazione solo il periodo 2000 - 2006 si registra un aumento del 2,3 per cento. E nel frattempo le economie emergenti come India e Cina hanno incrementato le emissioni serra del 7,4 per cento. La partita comunque non è persa. Pochi giorni fa Barack Obama, salutando la conferenza di Poznan, ha detto che «poche sfide per l´America sono più urgenti della battaglia contro il cambiamento climatico. Gli Stati Uniti, ha annunciato il nuovo presidente, investiranno 150 miliardi di dollari nell´efficienza energetica e nelle fonti rinnovabili. L´Europa troverà così un serio competitore, ma per il momento resta in testa nella corsa verso il nuovo business verde. Nel 2006 l´incremento di produzione elettrica da fonti rinnovabili ha superato quello derivante da fonti tradizionali. Inoltre, dopo mesi di aspro negoziato tra ambientalisti e industriali, ieri notte è stato raggiunto l´accordo sulla riduzione del Co2-auto. Rimane fermo il principio secondo il quale in media nel 2012 tutte le flotte europee potranno emettere 130 grammi di anidride carbonica per chilometro percorso, a fronte di una media attuale di 159. Obiettivo da spalmare diversamente per ogni marca a seconda del punto di partenza odierno. Il nuovo compromesso prevede però che nel 2012 solo il 65% del parco macchine di un costruttore dovrà essere in linea con le regole, per arrivare gradualmente al 100% entro il 2015. In cambio, le case automobilistiche dovranno ridurre le emissioni a 95 grammi nel 2020.

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"un patto tra cosa nostra e la politica" - alberto custodero (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 02-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 15 - Cronaca "Un patto tra Cosa nostra e la politica" Il giudice del processo Gotha: nel 2006 i boss scelsero i candidati da affiancare a FI e Udc" Le mille pagine della motivazione della sentenza che condanna i capi mandamento Provenzano decide di inserire uomini fidati nelle liste, la sua lobby per il comando ALBERTO CUSTODERO PALERMO - Cosa Nostra di Bernardo Binnu Provenzano è «lobby o partito?». S´intitola così, nella motivazione della sentenza che spiega le condanne a 430 anni di carcere di 40 boss, il capitolo più delicato dedicato ai rapporti fra il vertice della mafia siciliana e la politica. Il giudice dell´udienza preliminare Piergiorgio Morosini - che ha depositato ieri le 1000 pagine della motivazione - lascia aperto questo interrogativo. Perché la mafia può essere l´uno o l´altro, lobby o partito, a seconda dei tempi. Quel che è certo, scrive il gup, è che i capimandamento di Cosa Nostra «fin dal 2005 iniziano a tessere la trama» per le future elezioni del 2006. «Vogliono essere pronti per il momento cruciale in cui si giocherà la partita. Pretendono posti nel consiglio comunale e in quello provinciale. Scelgono i candidati per le elezioni ormai prossime e si attivano per affiancarli a uomini influenti dello schieramento del Polo delle Libertà. In particolare di Forza Italia e dell´Udc». Il gup Piergiorgio Morosini traccia la storia di quei «reticoli politico-clientelari e reticoli del potere mafioso» partendo dalla seconda metà degli anni Ottanta, quando, «crescendo la disillusione nei confronti della Dc, Cosa Nostra cerca un nuovo veicolo politico per i suoi interessi». Alle elezioni politiche del 1987 «delle avance furono fatte al Psi», ma è dopo le condanne del ´92 al primo maxiprocesso - scartato il progetto di creare il movimento separatista "Sicilia libera" - che il boss Bernardo Provenzano «punta all´immersione» e «suggerisce di cercare rapporti e offrire sostegno a nuove forze politiche nazionali che stanno nascendo sulle rovine del vecchio sistema dei partiti». Provenzano, va detto, è diffidente nei confronti dei politici che definisce ora «truffaldini», ora «sprovveduti». Ma sempre «calcolatori». E allora il leader corleonese arrestato a Montagna dei Cavalli decide di «creare una "cordata riservata" che studi il modo di interagire con la politica». A partire dagli anni Novanta, nella «cordata Provenzano» entra a far parte «un gruppo ristretto di consiglieri e di persone lungimiranti chiamato a raccolta dall´anziano boss per le questioni più delicate». «Quel trust di cervelli - scrive il gup - deve aiutarlo a tessere la trama per recuperare consenso e intrecciare nuovi legami dopo le stragi del ´92 e ´93». Di questo gruppo fa parte «pure l´onorevole regionale Giovanni Mercadante, eletto nel 2001 nelle liste di Forza Italia». Ma è il 2006 l´anno che vede Cosa Nostra «in stato di fibrillazione: cambiano Camera e Senato, si rinnova l´Assemblea regionale, i consigli comunali. «Gli uomini di Provenzano - annota il giudice Morosini - sono in stato di allerta. Il gotha mafioso è chiamato a scelte importanti che lasceranno il "segno" per gli anni venturi». L´Italia bipolare, osserva il gup, «probabilmente è a un bivio. Ma in Sicilia il Polo delle Libertà è ancora forte di quel 61 a zero del 2001, con una componente Udc che, oltre ad esprimere il presidente della Regione, costituisce quasi un terzo dell´elettorato nazionale di quel partito». «La decisione sulla coalizione da votare sembra scontata, c´è una netta preferenza per il Polo della libertà». Provenzano, il reggente di Cosa Nostra dopo l´arresto di Totò Riina, sceglie di «internalizzare la rappresentanza politica, ossia mobilitare il proprio peso elettorale in favore di membri interni alla associazione da presentare come candidati, appoggiando persone legate da stretti vincoli di amicizia o parentela al capo o ai capi delle cosche». Ma a svelare la nuova strategia politica di Cosa Nostra, il nuovo schema di «internalizzazione» che si ripete anche in altri casi, è il rapporto fra «i Mandalà» e Francesco Campanella. Quest´ultimo è considerato dal gup «uomo ponte» fra le cosche e il mondo politico. «Al suo matrimonio sono suoi testimoni il leader dell´Udeur Clemente Mastella e l´onorevole Salvatore Cuffaro». Nel 2000 è segretario nazionale dei giovani Udeur, quindi resta consulente del sindaco di Villabate, Lorenzo Carandino, di Fi, che lo stesso Campanella indica alle cosche come candidato ideale a primo cittadino. Furono quei due politici, utilizzando di notte gli uffici anagrafici comunali, a confezionare il documento d´identità falso utilizzato da Provenzano per recarsi a Marsiglia a farsi operare. «Non collateralismo, dunque, ma leadership, è questo l´orientamento prevalente di Cosa Nostra». «Internalizzare la rappresentanza - spiega ancora il gup - significa essere più forti nella costituzione di lobby politico-mafiose da utilizzare in posizioni chiave della vita economica, politica e istituzionale». Il quartier generale politico di Cosa Nostra è ricavato in un box di lamiera che, però, la polizia ha imbottito di microspie. Rinchiusi là dentro, è Antonino Cinà a parlare con Nino Rotolo «del deputato regionale Giovanni Mercadante: in cambio dell´appoggio elettorale per il rinnovo dell´Assemblea regionale, Mercadante dovrà sostenere al consiglio comunale di Palermo il prescelto dei boss, Marcello Parisi, nipote dell´associato mafioso Angelo Rosario Parisi». E Mercadante si dà subito da fare, promettendo di «attivarsi con l´onorevole Francesco Musotto, presidente della Provincia di Palermo, proveniente da Fi, nella sponsorizzazione del candidato del Corleonesi» al palazzo delle Aquile.

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La famiglia Agnelli ha una nuova cassaforte ma vecchi consiglieri (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 02-12-2008)

Argomenti: Cina

La famiglia Agnelli ha una nuova cassaforte ma vecchi consiglieri Scompaiono le due storiche finanziarie della famiglia, la nuova ragione sociale indica una vocazione internazionale. E per la Fiat si può immaginare per il futuro una grande alleanza. Il gruppo Agnelli accorcia la catena di comando, e con due assemblee speculari svoltesi nel giro di poche ore a Torino approva la fusione per incorporazione della Ifil nell'Ifi, con un rapporto grosso modo di quattro azioni Ifil ogni azione Ifi. Nascerà una grande finanziaria che si chiamerà Exor, uno dei nomi più noti all'estero nella galassia societaria degli Agnelli, la stessa che qualche decina d'anni fa si comprò una fettina del Rockfeller Center a New York, e che eredita gli assets di Ifil, ovvero il turismo (Alpitour), i servizi immobiliari (Cushman & Wakefield), Sequana che vuol dire il gigante della carta Arjowiggings, la svizzera Sgs, leader della certificazione, il calcio (Juventus) senza dimenticare Intesa-Sanpaolo la cui quota si è ridotta all'1% e Banca Leonardo (9,7%). E poi naturalmente Fiat, con una quota pari a circa il 30%. E se l'amministratore delegato di Ifil Carlo Sant'Albano, ha già indicato l'immobiliare, come uno dei settori di sviluppo, e ha ricordato la voglia di crescere in India e Cina, i riflettori non possono che essere puntati sul Lingotto, soprattutto dopo le dichiarazioni di John Elkann, futuro presidente di Exor, al Sole24 ore: "Stiamo attraversando una crisi epocale da cui anche il mondo dell'automobile uscirà radicalmente mutato, e Fiat potrebbe giocare un ruolo nel suo consolidamento", dice Elkan. In un mercato europeo che sta lasciando sul terreno volumi equivalenti a quelli di un produttore, alla vigilia di una riorganizzazione che colpirà i tre grandi dell'auto Usa, la Fiat insomma potrebbe tornare a parlare di un'alleanza strategica. Se si presentasse l'occasione di un buon matrimonio Fiat accetterebbe il ruolo di socio di minoranza? «La cosa più importante - osserva Elkann - è che sia un buon matrimonio». Ecco la svolta: fino ad oggi il verbo del Lingotto era quello delle intese prèt a porter, ora torna la prospettiva di un'alleanza globale. E così anche la liquidità, 1,3 miliardi per la nuova finanziaria, che sarà operativa da febbraio e i cui titoli saranno negoziabili da marzo, potrebbe almeno in parte servire all'auto. E i due grandi vecchi, Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens continueranno ad affiancare il giovane Elkann, com hanno fatto per decenni con Gianni Agnelli. Il primo assumerà, come in Ifil, la carica di presidente d'onore, il secondo, come in Ifi, quella di consigliere. Ne abbiamo bisogno sussurra il nipote dell'Avvocato: "Siamo grati dei loro consigli e della loro vicinanza". EUGENIO GIUDICE TORINO eugenio.giudice@libero.it

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Barack e noi, le carte da giocare dell'Italia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-12-02 - pag: 13 autore: ANALISI Barack e noi, le carte da giocare dell'Italia di Silvio Fagiolo u Continua da pagina 1 I n questa corsa verso Washington che si annuncia serrata l'Italia ha ovviamente le sue carte da giocare. A cominciare dalla lealtà verso il presidente uscente, che è pur sempre stata diretta in primo luogo al Paese e come tale percepita da una leadership usa a pensare la politica estera in termini di gioco fra le nazioni e non fra i governi. Gioverà anche la nostra capillare presenza militare nelle aree di crisi, come pure la prospettiva di un governo di legislatura. L'amicizia italiana verso Israele è preziosa per un presidente che non intende fare di questo una vittima sacrificale nella mano tesa verso il modo arabo. E tuttavia la politica italiana necessita di un qualche aggiornamento, nella forma come nella sostanza, per intercettare compiutamente il carisma di un'icona divenuta planetaria. Già lo stile dei rapporti personali non può più essere quello esuberante, seppur efficace, che il presidente del Consiglio aveva usato con Bush. Obama è un interlocutore dalla gestualità essenziale, controllata. Sarebbe consigliabile una sobrietà simmetrica a quella del nuovo interlocutore. L'economia resta ovviamente la priorità assoluta. La prossima presidenza del G-8, pur ridimensionato dall'avvento di altri formati, colloca l'Italia in una posizione privilegiata nella strategia concertata contro la crisi economica e finanziaria. Ma la nostra transizione dal mercato al primato dello Stato e delle regole rischia di apparire troppo precipitosa, di confondersi con una critica della modernità e delle sue dure repliche. Gli Stati Uniti sono indeboliti nella loro storica missione di promozione dell'economia aperta. Ma sono cauti sulla necessità dell'inversione di marcia da imprimere alla globalizzazione, sugli strumenti di disciplina pubblica da introdurre nei mercati liberalizzati. I responsabili della gestione dell'economia, resi noti con qualche delusione dei progressisti, non si collocano in una linea di assoluta discontinuità. Potremmo scoprire che la grammatica delle relazioni economiche internazionali non è la stessa sulle due rive dell'Atlantico. Gli ultimi eventi non potranno che rafforzare la determinazione di Obama nella lotta al terrorismo. L'impegno sui vari fronti accresce le aspettative di un contributo europeo. La scelta dell'ex comandante della Nato alla guida del Consiglio di sicurezza nazionale configura un appello alla solidarietà. Ciò potrebbe rendere più difficile mostrarsi indecisi a tutto, conciliare presenza internazionale e peculiarità nazionali. Né sarebbe comunque possibile mantenere l'Italia nel campo occidentale reinterpretandone i limiti. O manifestare un qualche distacco di fronte alle posizioni più dure che l'America potrebbe assumere nei confronti delle minacce incombenti in Medio Oriente, nonostante i nostri interessi economici e le preoccupazioni della Chiesa. Tanto più che Obama vuole ridurre drasticamente la dipendenza energetica. Né cesserà di essere pronto alla durezza verso quelli che Bush aveva definito gli Stati canaglia, forse più con la determinazione di un Kennedy che con i dubbi amletici di un Carter. Potrebbe rivelarsi per noi ineludibile una linea netta nei confronti delle ambizioni nucleari iraniane, tra sanzioni e ipotesi di intervento che, nonostante il proposito di dialogare, né Obama né tantomeno Hillary Clinton escludono. Obama non sarà meno di Bush contrario a forme di sovranità limitata, a a pretese di Mosca di ricreare delle sfere di influenza. Sarebbe malcompresa una eccessiva indulgenza nei confronti delle violazioni dei diritti umani da parte delle potenze au-tocratiche, dalla Russia alla Cina. L'amicizia con Putin può essere un viatico anche nelle relazioni con Washington. Ma non al punto di confondere schieramenti e valori. O di immaginare velleitarie mediazioni. I diritti tornano a essere protagonisti, nonostante l'incombente crisi economica. Se nella lotta al terrorismo non scompare del tutto la sindrome da paura, sarà interrotta la sospensione delle libertà che ne era stato il corollario. Tanto meno sarebbe allora apprezzata una politica italiana discriminatoria e incompatibile con princìpi e pratiche di una società aperta, con i caratteri di un Paese a crescente dimensione multietnica. Non sarebbe compreso un ripiegamento su noi stessi di fronte a pericoli esterni, se gli americani hanno scelto un presidente che incarna il successo del multiculturalismo e delle politiche di integrazione razziale. Non sarebbero giustificati né la retorica delle radici né eccessi identitari per difendersi dalle insidie dell'altro, del diverso. Obama infine ha condotto una campagna elettorale improntata alla massima disciplina. Ha puntato dopo la vittoria sulla riconciliazione. Rappresenta un principio di unità in una società sempre a rischio di frammentazione. Una ragione in più per evitare la delegittimazione dell'avversario nella dialettica politica interna, le recriminazioni che caratterizzano il costume italiano. NON SOLO OPPORTUNITà Lealtà, apporto militare e amicizia con Israele ci rendono alleati preziosi, ma serviranno scelte ancora più nette

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Aids, un mondo diviso a metà (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-12-02 - pag: 16 autore: ... LA LOTTA CONTRO LA PANDEMIA Aids, un mondo diviso a metà N e ll'Africa subsahariana vive il 67% delle persone sieropositive (33 milioni a livello mondiale, in aumento rispetto ai 29,5 del 2001). Il virus però dilaga sempre più anche in Paesi come India e Cina. Aree dove le nuove sacche di povertà restano più esposte al rischio di contagio: pesano le condizioni di indigenza e la mancanza di prevenzione. Secondo l'Oms il test precoce e l'immediata terapia antiretrovirale per i diagnosticati positivi potrebbe ridurre le infezioni del 95% in dieci anni. Le Ong ieri, in occasione della Giornata mondiale di lotta all'Aids,hanno sollecitato i Governi a rispettare gli impegni presi per il 2010, data fissata dall'Onu per il raggiungimento del 6ÚObiettivo del Millennio: rendere possibile l'accesso universale aiservizi di prevenzione, cura e supporto per Hiv/Aids. Nei Paesi Occidentali dove le cure sono accessibili, il problema sono i nuovi contagi (si sta abbassando la guardia tra gli eterosessuali), nel Sud del mondo invece è a rischio la sopravvivenza stessa: l'Africa ha il 72% di morti per Aids e la malattia colpisce milioni di bambini, il futuro stesso del Continente.

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Petrolio, prezzi troppo bassi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-12-02 - pag: 17 autore: «Petrolio, prezzi troppo bassi» De Margerie: «Gli investimenti delle grandi compagnie sono a rischio» Attilio Geroni PARIGI. Dal nostro corrispondente C hristophe de Margerie avrebbe potuto fare il diplomatico, rispettando la tradizione della famiglia paterna. Oppure avrebbe potuto prendere in mano le redini dell'azienda di famiglia, stavolta materna: Taittinger, marchio prestigioso che fa pensare al lusso e allo champagne. Invece ha preferito l'oro nero alle bollicine e alla mondanità. Una carriera professionale tutta dentro Total, quarto colosso petrolifero mondiale, della quale è diventato nel 2007 amministratore delegato. A 57 anni, questo manager dall'aspetto bonario e dotato di un grande senso dell'umorismo (i suoi collaboratori l'hanno soprannominato Big Moustache, Baffone), è uno dei meno in vista del jet set parigino, ma uno dei più importanti. Rifugge i salotti e non ostentaalcun legame politico preferenziale, salvo ascoltare i consigli di Hubert Védrine,l'ex ministro degli Esteri di Lionel Jospin. Ha concesso questa intervista al Sole 24 Ore in occasione della conferenza italo-francese sull'ambiente e l'energia che si tiene oggi a Sciences Po, a Parigi. Il numero uno di Total, che sarà uno dei relatori, ritiene pericoloso l'attuale ribasso del prezzo del petrolio (ieri il Wti ha perso quasi il 10%, riscendendo sotto i 50 dollari), poiché potrebbe costringere le compagnie a ridurre gli investimenti: la capacità produttiva, già insufficiente, sarebbe ancora più penalizzata e nel caso di una ripresa economica ci sarebbe una nuova fiammata dei prezzi. Contro alcuni aspetti del piano europeo sul clima, molte imprese europee si sono lamentate, in particolare per quanto riguarda il fatto di dover acquistare (e pagare) i diritti alle emissioni di Co2, visto come un costo aggiuntivo inutile e dannoso per la competititività. Qual è la vostra posizione? Noi di Total siamo pienamente d'accordo con gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra (-21% entro il 2020, ndr) e dunque con il fatto di avere delle quote che corrispondano a questa riduzione. Non vediamo però per quale motivo dovremmo pagare i diritti alle emissioni o metterli all'asta, tantopiù che andremmo ad alimentare un prodotto finanziario piuttosto pericoloso. Sarebbe inoltre la prima volta che uno strumento finanziario, che peraltro assomiglia molto a un derivato, rientra nei costi di un'azienda. Osservavo ultimamente che il mercato delle emissioni di CO2 non è meno volatile di quello azionario: siamo passati in breve tempo da 20 euro per tonnellata a 18 euro per tonnellata. Tutto ciò rientra nel prezzo di costo delle società costrette ad acquistarle. è normale? A me sembra proprio di no. Non ci sono ragioni per inventare un sistema complicato e i cui criteri d'applicazione non sono chiari. L'Agenzia internazionale energetica ha rivisto recentemente al ribasso i prezzi del petrolio. Sui mercati le quotazioni del greggio fanno fatica a restare sopra i 50 dollari al barile. Che impatto può avere questa dinamica su un gruppo come Total e quali sono le vostre previsioni sui prezzi? Oggi è difficilissimo fare stime sul prezzo fino a quando non si comprenderà bene la portata della crisi economica. Riusciamo ancora a controllare la produzione, ma per quanto riguarda la domanda, ad esempio, è decisamente più complicato. Perché? Perché dipende dall'India, dalla Cina, dall'effetto dei piani di rilancio economico dei vari Paesi e infine anche dalla politica dell'Opec.In questo momento solo di due cose possiamo essere sicuri: innanzitutto che a mediolungo termine i prezzi delle materie prime energetiche si manterranno elevati; poi, che più lunga sarà la crisi - e dunque più bassi saranno i prezzi - più alte saranno le quotazioni a medio periodo quando riprenderà la crescita e con essa la fiducia. La nostra politica, per il momento, è quella di continuare a investire. I grandi progetti di Total, come la partecipazione allo sviluppo dei giacimenti di Shtokman in Russia e delle sabbie bituminose in Canada, dovranno essere esaminati tra la fine dell'anno prossimo e l'inizio del 2010. Se entro un anno, all'approssimarsi del momento della decisione, intravediamo una ripresa dei prezzi e segnali di risveglio dell'economia, allora andremo avanti. In caso contrario, dovremo tirare le debite conclusioni. Al momento, però, lo ripeto, la nostra politica di investimenti, che è una politica di medio- lungo termine, non cambia. Qual è allora il prezzo d'equilibrio, ammesso che ce ne sia uno, perché le compagnie continuino ad investire anche in un contesto macroeconomico difficile? è sempre difficile parlare di prezzi, ma ci sono dei progetti che al di sotto degli 80-90 dollari al barile fanno davvero fatica ad essere finanziati. In più c'è un problema generale, che non riguarda direttamente noi, ma altre compagnie del settore poiché, non dimentichiamolo, non ci sono solo Total e le major: se i prezzi scendono troppo e troppo rapidamente, è chiaro che società meno solide della nostra da un punto di vista finanziario faranno presto fatica a reperire le risorse necessarie per gli investimenti. E anche se volessero non potranno farlo: da un lato perché il cash flow che ricevono dalla produzione attuale si ridurrà; dall'altro, perché la crisi rende più difficile il loro accesso ai finanziamenti. Di questo passo c'è il rischio che una produzione già debole si presenti ancora più indebolita all'appuntamento con la ripresa economica causando una nuova fiammata dei prezzi e, quel che è peggio, compromettendo le possibilità di rilancio. Sia al rialzo sia al ribasso, le oscillazioni negli ultimi mesi sono state molto violente. Che ruolo ha avuto la speculazione nel balzo dei prezzi delle materie prime energetiche che ha conosciuto il suo picco in luglio? Non credo che sui prezzi del greggio ci sia stata una speculazione, non almeno nel senso disonesto del termine. è vero invece che a un certo punto c'èstata una certa "infatuazione" per il petrolio. Gli investitori sapevano bene che c'era uno squilibrio tra domanda e offerta a lungo termine e dunque quando si è trattato di collocare i loro soldi in una fase di crisi economica, il petrolio ha assunto lo status di un bene rifugio. Tutti, ad un certo punto, si sono messi a fare la stessa cosa. E il sistema è entrato in cortocircuito. Abbiamo assistitito, cosa piuttosto rara, ad un aumento dei prezzi petroliferi nel momento in cui erano già evidenti i segnali della crisi economica, mentre quella finanziaria era, di fatto, partita. La sequenza tra queste due crisi è diventata a un certo punto confusa, ma credo che lo scoppio della bolla sui mutui subprime, che ha fatto a sua volta da detonatore alla crisi economica, abbia innescato l'inversione di tendenza sui prezzi delle materie prime energetiche. Quando società come Lehman Brothers o altre falliscono, devono chiudere tutte le loro posizioni, tutto ciò che hanno di liquido. Ebbene, alla fine il petrolio è entrato in questa follia collettiva. L'aumento non solo è stato troppo rapido, ma troppo elevato. Ora, il ribasso è ancora più rapido, più forte, anomalo, e soprattutto pericoloso, per le ragioni che ho già citato. Apagina 21 Accordo Ue sulle emissioni Co 2 www.ilsole24ore.com Il testo integrale dell'intervista I PIANI PER IL FUTURO «La nostra società deciderà a inizio 2010: se ci sarà la ripresa confermeremo i piani in Canada e Russia» I PICCHI E IL CROLLO «Non credo ci siano state manovre sul greggio: durante il credit crunch è diventato bene rifugio» Christophe de Margerie, 57 anni, è amministratore delegato di Total dal 2007 REA

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Subito un piano strutturato (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-02 - pag: 21 autore: INTERVISTA GianfrancoCarbonato PresidenteUnioneindustrialediTorino «Subito un piano strutturato» TORINO «Gli Usa hanno deciso di contribuire al rilancio dell'industria automobilistica locale con 25 miliardi di dollari, ma quasi certamente la cifrà sarà raddoppiata. L'Europa intende destinare all'auto 4 o 5 miliardi di euro». Per Gianfranco Carbonato, presidente dell'Unione industriale di Torino,la cifra è assolutamente insufficiente e inadeguata. Una strategia, quella europea, che forse punta su settori con caratteristiche di maggior crescita, per lo meno in prospettiva? Se fosse così, si sarebbe compiuto un grave errore. Perché l'automotive non è un settore maturo. Le potenzialità di crescita della domanda sono straordinarie. Si calcola che entro il 2050 vi saranno tre miliardi di auto nel mondo: una cifra che rappresenta un potenziale di crescita che nessun altro settore è in grado di offrire. Ma il settore è fondamentale anche per tutti gli aspetti di innovazione tecnologica, di ricerca ecologica: l'evoluzione dell'automotive non si arresta mai. Di fronte alle poche risorse previste dal piano europeo a favore dell'auto, e con gli ingenti fondi messi a disposizione da Usa e Cina, cosa può succedere alle industrie del settore? Senza un vero piano europeo per l'auto rischiamo di assistere a uno scontro di tutti contro tutti. A un completo stravolgimento delle regole di concorrenza. Se la cifra sarà confermata, si rivelerà del tutto inutilee questo vorrà dire che i singoli governi interverranno, in misura diversa, a sostegno delle proprie aziende nazionali. E chi potrà garantire più risorse renderà maggiormente competitive le proprie industrie. Le ricadute negative coinvolgeranno anche tutta la filiera della componentistica. Soprattutto la componentistica. Che, in Italia, occupa 193mila persone. La presenza dell'auto è determinante non solo per il Piemonte ma anche per molte regioni del Sud, come la Campania e la Basilicata. Nel 2007 la filiera automotive ha fatturato 76 miliardi, con ricadute positive per tutto il Paese. Un intero settore a rischio per effetto della crisi mondiale. L'intervento europeo è insufficiente per l'auto. E per gli altri settori industriali? Mi sembra che tutta l'attività manifatturiera sia stata sottovalutata dalle strategie europee. E questo è un problema particolarmente grave per l'Italia dove il 20% del Pil deriva dalle attività industriali ma si supera il 30% con i servizi collegati. E dove i lavoratori del settore manifatturiero sono cinque milioni. L'Italia può intervenire autonomamente a favore dell'industria, tenendo conto della mancanza di risorse? Innanzi tutto possono esserci interventi europei. Se la Bce si decidesse ad abbassare i tassi di un punto, prima di Natale, sarebbe già positivo. Non si può ragionare in termini di interventi normali, quando la crisi non è normale. E poi occorrono gli interventi del governo italiano. Capisco i timori legati alle dimensioni del nostro debito. Ma se si allentano i vincoli di Maastricht, non fa molta differenza se si superano i livelli di debito di pochi miliardi. Miliardi che, invece, sarebbero molto utili per il rilancio dell'economia. Ci sono oltre 2,5 miliardi di euro di Fondi strutturali a disposizione. Come utilizzarli? L'Italia ha ottenuto una proroga di sei mesi per l'utilizzo di questi fondi che, in caso contrario, avremmo persi. Almeno queste risorse dovrebbero essere destinate al settore manifatturiero invece di essere date alle Regioni che non le hanno sapute utilizzare. Come intervenire per il rilancio dell'industria? Innanzi tutto cercando di capire l'importanza delle medie e grandi imprese. Perché sono sacrosanti gli interventi per assicurare il credito alle Pmi, ma si deve guardare anche alle aziende di maggiori dimensioni che si confrontano con i mercati internazionali. Servirebbe una sorta di "Tremonti ter", per favorire gli investimenti. Ma serve anche il credito al consumo per evitare ad esempio il crollo del mercato dell'auto. Ovviamente gli interventi non devono essere riservati solo alla filiera dell'automotive perché i settori in difficoltà sono numerosi.Basti pensare al tessile, per restare in Piemonte. A.Gr. «Il rischio è che i singoli governi preparino programmi a sostegno delle loro aziende» Presidente. Gianfranco Carbonato IMAGOECONOMICA

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Piombo colpito da liquidazioni (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2008-12-02 - pag: 44 autore: Metalli non ferrosi. Dopo cinque anni di deficit, il bilancio mondiale è tornato in eccedenza Piombo colpito da liquidazioni Si è fermata la discesa delle giacenze nei magazzini Lme Gianni Mattarelli MILANO La concomitanza di alcune notizie fondamentali negative ha improvvisamente fatto cadere le quotazioni del piombo al London Metal Exchange. Dopo alcuni arretramenti che sembravano rientrare in una normale fase di oscillazioni, l'ultima discesa dei prezzi sotto 1.100 $/tonn. (base tre mesi) ha sorpreso gli operatori, che si erano ormai abituati alla sostenutezza di questo metallo, caratterizzato da una situazione di relativa scarsità di offerta che durava da mesi. A indebolire la visione rialzista sul piombo c'è anche la virtuale cessazione delle uscite dai magazzini dell'Lme, unita alla rapida riduzione delle quantità già registrate per la spedizione (i cosiddetti warrant cancellati) scese intorno alle mille tonnellate, mentre il totale delle giacenze dei magazzini ufficiali si è fermata a circa 40mila tonnellate, dalle 100mila di metà anno. Le uscite erano infatti proseguite sino alle ultime settimane, con migliaia di tonnellate spedite anche dai magazzini europei, in gran parte da Trieste, Genova e Livorno. Ora invece il flusso si è calmato, essendosi ridotta per motivi stagionali la richiesta dei produttori di batterie, e il venir meno di questo fattore ha minato la tenuta delle quotazioni. Ai primi segnali di debolezza fondamentale, il mercato ha ceduto anche in sintonia con la fiacchezza del rame, il metallo guida. La maggior discesa dei prezzi si è verificata giovedì scorso, quando, con le trattative rarefatte causa l'assenza degli operatori americani per la Festa del Ringraziamento, il mercato è stato colpito dalla notizia che la Cina avrebbe potuto ridurre o cancellare la tassa sull'esportazione di piombo,attualmente al 10%. L'interpretazione del mercato è stata immediatamente negativa, perché in Cina un simile evento comporterebbe un impulso delle vendite all'estero di piombo. La decisionedelGovernocinesepo-trebbe decorrere dal 1Úgennaio 2009, allo scopo di sostenere l'industria locale di raffinazione, che sta riducendo la produzione data la debole domanda di batterie per equipaggiamento nuovo, derivante dalle minori vendite di autoveicoli. I provvedimenti di riduzione di tasse all'esportazione riguarderebbero anche alluminio e rame, ma la reazione dell'Lme si è praticamente avuta solo sul piombo, rivelatosi più vulnerabile quando non sostenuto da forze speculative. Infatti il declino dei prezzi del piombo, iniziato come quello di altri metalli un paio di mesi fa, è stato accompagnato da una riduzione delle posizioni a termine aperte sull'Lme,a indicare che il movimento ribassista è stato causato, se non guidato, da liquidazioni da parte di investitori e speculatori. Ciò ha portato a una limitazione degli scambi, in genere già ridotti, per questo metallo, e a una fragilità delle quotazioni. Ma a rovinare il quadro rialzista che durava da mesi è il venir meno del principale fattore di sostegno fondamentale, costituito dal bilancio offertadomanda mondiale: questo, dopo essere stato in deficit per cinque anni, dovrebbe essersi ora portato in una fase di eccedenza che potrebbe durare sino a fine 2010. EFFETTO CINA L'uscita della speculazione è stata anche favorita dalle notizie secondo cui Pechino avrebbe potuto abolire le tasse sull'export

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4.723 (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: NORME E TRIBUTI PROFESSIONISTI data: 2008-12-02 - pag: 35 autore: Le cifre della categoria 4.723 I notai in Italia Ai notai ora in esercizio si aggiungeranno 840 nuove sedi (il totale delle sedi notarili salirà così a 6.152). La Giustizia ha già disposto l'ampliamento, che tuttavia ha subìto una battuta d'arresto perché il Dm2 aprile 2008 è stato censurato dal Tar Lazio (si veda «Il Sole 24 Ore» del 30 novembre). Le donne costituiscono attualmente il 28% della categoria 76 I Paesi Sono gli Stati in cui vige il notariato "latino". Tra questi: Cina, Giappone, Indonesia, Pakistan, Russia, 21 dei 27 membri Ue e alcuni Stati Usa 30 Le borse Sono le borse di studio triennali da 14.400 euro l'una,erogate ai giovani candidati più meritevoli nel 2008

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Occhio all'eclissi dei Fondi sovrani (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-02 - pag: 27 autore: M&M Occhio all'eclissi dei Fondi sovrani di Sara Cristaldi «I fondi sovrani del Medio Oriente battono in ritirata»: così ha titolato nel week-end il quotidiano francese Le Monde. E non solo quelli del Golfo Persico, si può aggiungere, considerato che anche quelli asiatici si stanno leccando le ferite degli investimenti finanziari fatti in società totem di Usa ed Europa oggi in difficoltà, se ancora esistono come attori autonomi sul mercato. Delusi dalle loro scommesse, i wealth funds segnano il passo. Eppure non tutto il male vien per nuocere. Se solo si ha voglia di cogliere le occasioni che possono scaturire anche da una crisi differente da tutte quelle del passato, come quella che oggi spazza indistintamente le economie di Paesi industrializzati ed emergenti. Come? Monitorando attentamente i trend, le tendenze che giorno dopo giorno si vanno definendo. «Noi dobbiamo ormai investire con saggezza in progetti infrastrutturali a lungo termine a vantaggio della nostra regione», ha dichiarato Sameer Al-Ansari, responsabile degli investimenti di Dubai Holdings, uno dei più grandi fondi di investimento al mondo, con partecipazioni in gioielli com la banca britannica HSBC, la giapponese Sony, la tedesca Daimler o la franco-tedesca Eads. E, secondo gli analisti, questi strumenti finanziari non dovrebbero tornare a investire oltre le frontiere della loro area prima di fine 2009 o inizio 2010. Le imprese italiane sono dunque avvertite. è ancor più confermata l'importanza di andare a esplorare i business che sul fronte infrastrutturale fioriranno in Medio Oriente e sulla Sponda Sud del Mediterraneo, in quella che qualcuno ama definire come la "Cina delle nostre Pmi", se non altro per la sua vicinanza. Con una consapevolezza: i tempi dell'esplorazione sono risicati, per la pletora di concorrenti già attivi da quelle parti, inclusi i cinesi che anche nel Mediterraneo vanno dispiegando le loro strategie, come dimostrano gli accordi per la gestione dei porti container di Grecia e Turchia. Dal Pireo a Salonicco, a Smirne. Le occasioni di esplorazione del resto sono numerose: a partire dal road show che in questi giorni sta compiendo in Italia il ministro dei Trasporti egiziano, Lotfi Mansour, alla ricerca di investitori pubblici e privati per lo sviluppo della logistica dello strategico Canale di Suez. sara.cristaldi@ilsole24ore.com

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L'export perde velocità (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-02 - pag: 27 autore: In ottobre prima contrazione dopo tre anni di crescita L'export perde velocità MUMBAI Gli attacchi di Mumbai dellascorsa settimana hanno colpito l'India in una fase estremamente delicata del suo risveglio economico. La conferma è venuta dai dati sulle esportazioni resi noti ieri, secondo cui lo scorso ottobre l'export indiano è calato per la prima volta negli ultimi tre anni. La contrazione, stimata al 12,1%, è destinata a far mancare l'obiettivo di 200 miliardi di dollari di esportazioni che il ministro del Commercio, Kamal Nath, si era prefissato all'inizio dell'anno fiscale. Il calo ha sorpreso chi, come il presidente della Federation of Indian Export Organizations G.K. Gupta, prevedeva un semplice rallentamento della crescita. «Usa, Unione europea e Giappone valgono il 40% delle esportazioni indiane - spiega - I dati di ottobre dimostrano che la crisi globale sta colpendo anche l'India. Temo che il resto dell'anno fiscale non sarà facile». La contrazione dei consumi nei mercati maturi è sicuramente destinata a gravare sulla crescita indiana, che quest'anno si attesterà al di sotto del 9% fatto registrare nell'anno 2007-08, ma in misura inferiore di quanto farà per esempio in Cina. Una delle ragioni è che, mentre il Prodotto interno lordo di Pechino dipende solo per il 37% dai consumi interni, per Delhi lo scorso anno la quota di Pil sganciata dall'export fu del 59%. Un dato che è stato in buona parte confermato nell'ultimo trimestre quando il calo è stato di un solo punto percentuale. La tenuta dei consumi interni non è stata l'unica buona (o meno cattiva del previsto) notizia contenuta nel bollettino macroeconomico relativo al trimestre concluso lo scorso 30 settembre. La crescita del Pil, che la maggior parte degli analisti prevedeva ferma al 7,2%, è stata più robusta del previsto al 7,6%, dando ragione al centro studi della Reserve Bank of India che per l'anno in corso prevede un incremento tra il 7,5 e l'8%, rispetto al 7% previsto da molti economisti nel settore privato. Sul fronte della politica monetaria, sotto la guida del nuovo Governatore della Reserve Bank of India, D. Subbarao, è stata perseguita una politica di taglio dei tassi per cercare di limitare almeno in parte gli effetti del credit crunch sulle imprese indiane. Dopo una lunga fase all'insegna di rialzi e stabilità perseguita a partire dal 2004, lo scorso ottobre la Banca centrale ha iniziato a tagliare i tassi, oggi al 7,5%, forte del fatto che il picco inflattivo dello scorso mese di luglio è stato gradualmente riassorbito. A novembre il ribasso di un punto al 5,5% della cash reserve ratio, la quota di capitale che ogni banca è tenuta a tenere immobilizzata, ha permesso di immettere altra liquidità nel sistema per 400 miliardi di rupie, circa 8 miliardi di dollari. Ma. Mas. GIRANDOLA DI CIFRE Sull'aumento del Pil gli economisti del settore privato elaborano stime più prudenti di quelle diffuse dalla Reserve Bank of India

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I Bric trainano le macchine agricole (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-02 - pag: 28 autore: I Bric trainano le macchine agricole Forti incentivi all'acquisto di impianti - Mercato Usa stabile dopo un 2008 da record Antonio Dini Quattro mercati ancora fertili nonostante la crisi. Le vendite di macchinari per l'agricoltura in Brasile, Russia, Cina e India proseguiranno a ritmo moderato ma costante nei prossimi mesi. Fino al traguardo dei 100 miliardi di dollari di valore del settore a livello mondiale previsto per il 2015, secondo la società Global Industry Analysts. Anche negli Stati Uniti, che sono il primo singolo mercato mondiale per questo settore, gli indicatori non sono del tutto negativi: dopo un 2008 da record le aspettative per i prossimi 12 mesi sono di una sostanziale tenuta, come confermano analisti del settore tra i quali Prime Agricultural Consultants e Longbow Research. La torta dei 100 miliardi del 2015 sarà composta da almeno 7 miliardi di dollari di trattori di medie e grandi dimensioni e di quasi 20 miliardi di grandi mietitrebbiatrici (questo comparto varrà 14 miliardi già nel 2011). L'aria Asia-Pacifico, Cina inclusa, diventerà la più grande per valore nel 2015, e oggi ha già i tassi di crescita maggiori, mentre gli Usa arriveranno a un quinto del valore complessivo del mercato globale già nel 2011. Ad aiutare la crescita del settore sarà anche l'agricoltura di precisione, un segmento in cui innovazioni tecniche spingono sia il contenimento dei costi che l'aumento della produttività. La Cina ha il maggiore potenziale di crescita vista anche l'ingente iniezione di capitali decisa da Pechino per stimolare l'economia: sia l'import sia la produzione interna di macchinari sono in crescita. Nonostante una solida presenza dei tre grandi del mercato, cioè John Deere, Agco e Cnh Global del gruppo Fiat, in Cina spiccano anche i nomi di produttori locali e della vicina India e Giappone, come Escorts Group, Mahindra & Mahindra, Iseki& Co., Kubota. In Brasile, dove gli agricoltori hanno maggiori difficoltà ad ottenere finanziamenti per acquistare macchinari, una spinta per la tenuta viene dagli incentivi nazionali per la produzione di biocarburanti e dalla legislazione per la modernizzazione dei macchinari agricoli. Influisce negativamente anche il calo dell'export previsto verso la Cina. Dal +20% nel 2008 si passerà l'anno prossimo a una crescita più contenuta ma sempre in positivo. La Russia, Paese in cui gli effetti della crisi sono forti, ha tuttavia sia fondi e piani per la modernizzazione del settore, sia una politica nazionale di autonomia per le derrate alimentari. L'agricoltura, dopo la perdita dell'Ucraina, è infatti in prevalenza nella zona del Caucaso del Sud e nel Basso Volga. «Incide anche il complesso mix di proprietà pubbliche, private e collettive », osserva Matteo Masini dell'Ice di Mosca. Sono disponibili quindi vari incentivi sia nazionali che locali per l'acquisto di macchinari a fare da ammortizzatore. In India il settore dei macchinari è molto arretrato e il Governo, se la crisi e le altre turbolenze dovessero scuotere eccessivamente il settore, secondo il responsabile dell'Ice di Calcutta Vittorio Mecozzi interverrà con aiuti e facilitazioni. Attualmente i segnali più forti arrivano dal mercato statunitense, che nei primi 8 mesi del 2008 è cresciuto del 22,1% in valore per quanto riguarda l'import ( la quota italiana è cresciuta del 18,8%) dopo un anno molto negativo per gli esportatori europei a causa dell'euro forte. Soprattutto, insieme alla presenza di ingenti sussidi sia a livello federale sia statale e locale, il maggior fattore di novità è la presenza di molti nuovi attori internazionali. Il calo è soprattutto relativo ai macchinari di piccola taglia per gli "agricoltori del fine settimana". «L'effetto maggiore della crisi - commenta il direttore dell'Ice di Atlanta, Fabrizio Giustarini - è indiretto ed è sui finanziamenti per acquisto o leasing». antonio.dini@ilsole24ore.com TECNICHE DI PRECISIONE Le nuove tecnologie usate per migliorare la produttività In Brasile i biocarburanti spingono la modernizzazione dei macchinari Trattori per Cindia. La fabbrica Mahindra a Mumbai. Il costruttore indiano punta molte carte sul mercato cinese BLOOMBERG

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Spazio ai robot per ridurre i costi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-02 - pag: 28 autore: INTERVISTA Simon Blackmore «Spazio ai robot per ridurre i costi» L'agricoltura del futuro farà a meno dell'uomo,forse.Saranno i robot a prendersi cura delle coltivazioni facendo diminuire i costi e incrementando la produttività. Simon Blackmore, 54 anni, è uno degli scienziati che lavorano a costruire questo futuro: coordina il progetto europeo Farm of Tomorrow, insegna e fa ricerca in università di Gran Bretagna, Grecia, Cina e Giappone. Quanto tempo sarà necessario prima che macchinari robotizzati prendano piede nelle fattorie? Per la loro introduzione ci vorranno dai 5 ai 10 anni; perché diventino ampiamente diffusi, 20 anni Quali tipi di tecnologie ritiene appariranno nel frattempo? Sempre più tecnologie per guida assistita. Abbiamo visto quanto siano popolari i sistemi di autosterzatura per i contadini che sono pronti ad investire in tecnologia, sempre che ci siano le condizioni economiche favorevoli. Qual è il principale fattore di stimolo per il mercato, riduzione dei costi o aumento di produttività? La riduzione dei costi. Non sono molte le fattorie che oggi possono incrementare sostanzialmente i raccolti. Quali le conseguenze dell'attuale crisi economica? L'aumento del prezzo del petrolio e del cibo ha spaventato molta gente, e adesso non si dà più per garantita la possibilità di avere un approvvigionamento sicuro di cibo. I politici come i contadini guarderanno all'agricoltura più come a una risorsa che come a un problema. Questo avrà un impatto sicuramente positivo sull'acquisto di macchinari. I macchinari robotizzati si diffonderanno prima nei Paesi emergenti o in quelli sviluppati? Noi scienziati stiamo sviluppando queste tecnologie per i Paesi sviluppati, che non hanno manodopera a basso costo e sono condizionati da preoccupazioni ambientalistiche. Anche se, di fondo, le considerazioni economiche sono sempre il principale motore degli investimenti. Quali sforzi stanno facendo i Paesi emergenti rispetto a quelli sviluppati per modernizzare questo settore? Le rispondo così: vengo invitato a tenere la maggior parte delle mie conferenze in Paesi in via di sviluppo. Torno adesso dalla Cina dove stanno lavorando ai loro trattori automatici. Là il lavoro può anche essere meno costoso che altrove, ma non sempre è disponibile perché sempre più gente vuol lavorare in ufficio nelle grandi città. Qual è la situazione in Africa? Le nuove tecnologie non potranno aiutare le popolazioni rurali più povere, cioè la maggioranza, perché in molte aree dell'Africa mancano isoldi anche per comprare i fertilizzanti di base. Saranno di interesse per le grandi aziende agricole, ma dipenderà sempre dalle condizioni e dal costo della manodopera locale. A.Di. Coordinatore. Simon Blackmore

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In Perù 15 megaprogetti per allontanare la crisi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-02 - pag: 29 autore: Sudamerica. Alla Cina ruolo chiave grazie al libero scambio In Perù 15 megaprogetti per allontanare la crisi Roberto Da Rin LIMA. Dal nostro inviato è il Paese sudamericano cresciuto a ritmi piÚ sostenuti; nel 2007 il Pil ha sfiorato il tasso annuo del 9 per cento. E ora, nel 2008,neppure un'acuta crisi politica, culminata con le dimissioni dell'intero Esecutivo, ne ha condizionato lo sviluppo. Più di 30 miliardi di dollari di investimenti stranieri sono in arrivo nei prossimi anni. Il Perù di Alan Garcia, la cui popolarità è ai minimi storici (20%), per ora regge alle turbolenze finanziarie internazionali che in altre epoche avrebbero trascinato la piccola economia di un Paese emergente nel gorgo di una crisi profonda. Il vertice Apec, tenuto a Lima a fine novembre, si è trasformato in una straordinaria occasione di business per il Perù: il volano di una crescita vigorosa deriva dal trattato di libero scambio con la Cina. Garcia e Hu Jintao, presidente cinese, hanno annunciato la fine dei negoziati che porteranno a un trattato in grado di generare un interscambio, nel 2015, superiore a 20 miliardi di dollari rispetto agli attuali 5. L'accordo è arrivato dopo una gestazione di molti mesi e dopo sei round bilaterali. Il trattato tra Lima e Pechino includerÁ 11 accordi bilaterali. Tra questi i piÚ rilevanti sono: pesca, fitosanitario, energetico, logistico, forestale e agroindustriale. «Si apre al Perù –ha dichiarato Garcia allatv peruviana – un mercato di 1,3 miliardi di persone ». L'economia cinese nel 2008 ha favorito molto l'export di Lima, la cui crescita è stata del 32,8% nei primi nove mesi dell'anno. La delegazione di 104 imprenditori cinesi che ha seguito a Lima il presidente Hu Jintao ha giÁ incontrato rappresentanti dell'industria peruviana con cui, nei prossimi mesi, verranno definiti i contenuti specifici degli accordi. Quello energetico-minerario rappresenta però uno dei settori maggiormente attraenti: nel prossimo triennio il Perù riceverà 35 miliardi di dollari di investimenti, di cui 24 solo nel settore minerario. Il ministro dell'Energia e delle miniere, Pedro Sanchez, pur lasciando intendere che i cinesi avranno un ruolo dominante, non ha specificato la provenienza degli investitori, ma ha ricordato che il Perù è il primo produttore, in America latina, di oro, zinco, stagno, piombo. E, a livello mondiale, è il primo produttore di argento e il secondo di rame. La scorsa settimana, sempre a Lima, sono stati presentati 15 megaprogetti in cerca di risorse: agricoltura, biodiesel, forestale, idrocarburi ed energia eolica sono i settori che offrono la maggior attrazione per gli investitori stranieri. Tra questi la scoperta di interessanti giacimenti petroliferi nella regione di Piura: si parla di riserve pari a 1,13 miliardi di barili di greggio. Molto entusiasmo, dunque, e qualche timore: ad esempio, quello generato dagli accordi con la Cina. A fianco di interessanti investimenti esteri diretti si potrebbero verificare scompensi nel mondo della produzione peruviana. In altre parole molte imprese potrebbero essere spiazzate dalla concorrenza asiatica. «Il Perù si trova in una situazione congiunturale molto favorevole – ha tenuto a spiegare Garcia ai giornalisti presenti a Lima – ma gli accordi con la Cina, oltre che un'occasione, saranno anche uno stimolo per la creativitÁ dell'imprenditoria». Insomma grandi occasioni e qualche sfida per potersi affermare come piattaforma nei confronti di un'area, quella asiatica, con enormi potenzialità nel prossimo decennio. Un piano di lungo termine che Garcia dovrà poi cedere, nel 2011, al suo successore. è così, presidente Garcia? «Sia chiaro, a me piacerebbe ripresentarmi, e non escludo affatto di poterlo fare». roberto.darin@ilsole24ore.com OPPORTUNITà DI AFFARI In primo piano lo sviluppo di giacimenti petroliferi, l'agricoltura, il biodiesel il settore minerario e le energie alternative ESPANSIONE IN ASIA A Lima il Pil più dinamico tra i mercati del Cono Sud La domanda cinese ha contribuito al balzo delle esportazioni Patto economico. Il presidente peruviano Alan Garcia (a sinistra) con il presidente cinese Hu Jintao durante la sua vista a Lima. Hu è stato accompagnato da oltre 100 imprenditori che hanno incontrato aziende peruviane AFP

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La Polonia vara un piano da 24,1 miliardi di euro (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-02 - pag: 29 autore: La Polonia vara un piano da 24,1 miliardi di euro Vittorio Da Rold La Polonia è pronta a contrastare la crisi economica mondiale con un pacchetto da 24,1 miliardi di euro. Senza dimenticare però gli impegni di bilancio, unica àncora per restare aggrappati all'area euro, dove è previsto che entri per il 2012. Anche se, come ha spiegato ieri il premier Donald Tusk, «gli effetti della crisi non sono particolarmente visibili in Polonia». La voce più rilevante riguarda il mercato interbancario a cui è dedicato uno stanziamento da 60 miliardi di zloty (15 miliardi di euro) a garanzia del sistema finanziario. Nonostante la crisi, la crescita del Pil polacco nel 2008 non dovrebbe subire particolari variazioni, con stime del 5% circa. Per il 2009, invece, l'economia polacca dovrebbe risentire della crisi. Il Governo ha già rivisto al ribasso le previsioni di crescita: da 4,8 al 3,7%. «Non siamo un'isola separata dal resto del mondo. Anche noi sentiremo le ripercussioni della crisi», ha ammesso il ministro delle Finanze di Varsavia, Jacek Rostowski. Le stime comunque restano ottimistiche, se comparate a quanto dichiarato dal governatore della Banca centrale Slawomir Skrzypek che, per il prossimo anno, prevede una crescita intorno al 2,8%, o a BnpParibas, che parla addirittura di un misero 0,4 per cento. Positive comunque le prime reazioni al piano varato domenica. «Siamo soddisfatti per la manovra, per l'aumento dell'importo dei depositi garantiti fino a 50mila euro e della possibilità di varare, da parte del governo, azioni di aiuto alle banche. Il ministro delle Finanze potrà concedere un sostegno a breve alle istituzioni finanziarie sane, che devono affrontare situazioni di crisi di liquidità e che non possono trovare fondi in altro modo. Il fattore più importante, in questo momento, è che gli imprenditori possano continuare ad avere un accesso facile e a buon prezzo al credito», ha spiegato Andrzej Malinowski, presidente della Confindustria polacca. «L'accesso alla Ue è il più forte stimolo al settore delle infrastrutture che il Paese abbia mai avuto. L'attuale disponibilità di Fondi comunitari nel periodo 2007-2013 ammonta a oltre 81 miliardi di euro», ha ricordato Donato Di Gaetano dell'area Affari internazionali di Confindustria in occasione del convegno Mark Up-Il Sole 24 Ore e Italian Way "Italia-Polonia: sinergie, opportunità e sviluppo per le aziende italiane", tenutosi ieri al Palazzo delle Stelline di Milano. «L'Italia è il secondo partner economico della Polonia dopo la Germania con un valore di interscambio pari a 15 miliardi di euro, ma la quota di export della Cina è passata dal 2,11% del 1997 al 6,64% nel 2006 mentre la quota italiana è scesa nello stesso periodo dal 9,84% al 6,64%», ha ricordato però Michal Wrzesinski, docente di economia alla Warsaw School of Economics sempre a margine del convegno, invitando le imprese italiane ad investire di più in Polonia anche in vista dei campionati europei del 2012. vittorio.darold@ilsole24ore.com Premier polacco. Donald Tusk REA

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Borse, lunedì da brividi Crolla il mercato auto (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 02-12-2008)

Argomenti: Cina

PRIMA 02-12-2008 MILANO -5,3%, WALL STREET -8% Borse, lunedì da brividi Crolla il mercato auto Giornata nera per i listini europei. Le piazze finanziarie del Vecchio Continente hanno bruciato 307 miliardi e Milano ha ceduto il 5,36%. Nuovo crollo a Wall Street: - 7,6%. Dalla Cina agli Usa, si contraggono gli indicatori dell'attività industriale. Il mercato italiano dell'auto perde a novembre il 30%. SERVIZI ALLE PAGINE 8-29

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Sentenze attaccate al vecchio La neurologia fa passi da gigante (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 02-12-2008)

Argomenti: Cina

POLITICA 02-12-2008 LO STRANO CASO DELL'AGGIORNAMENTO DELLA STAMPA CATTOLICA Sentenze attaccate al vecchio La neurologia fa passi da gigante ASSUNTINA MORRESI C i sono luoghi comuni che resistono nonostante la realtà li smentisca. Uno dei più coriacei è quello per il quale la Chiesa cattolica sarebbe nemica della scienza. Di solito chi è di questo parere si riferisce non tanto al popolo dei credenti, ma usa l'espressione ' il Vaticano' o ' le gerarchie' per indicare con accento vagamente sprezzante una sorta di centro di potere, e ritiene che l'atteggiamento antiscientifico sia a esso connaturato, perché implicito in chi fa della fede una posizione. Secondo questa chiave di lettura, i cosiddetti difensori della scienza sono quanti guardano al futuro, mentre la Chiesa sarebbe tutta impegnata a difendere il passato, ad impedire con una serie di veti irragionevoli di raggiungere fantastici progressi per l'umanità. Eppure, mai come adesso, è chiaro che i ruoli potrebbero rovesciarsi, e che proprio coloro che accusano i cattolici di atteggiamenti antiscientifici sono talvolta i primi a non volersi arrendere alle evidenze delle novità che la scienza ci offre. Per esempio la sentenza con cui è stata autorizzata la sospensione della nutrizione artificiale ad Eluana Englaro si basa anche sulla presunta irreversibilità dello stato vegetativo in cui si trova la donna. I giudici parlano di «stato vegetativo permanente» , espressione non più in uso fra gli specialisti del settore, e si riferiscono a letteratura scientifica datata, oramai superata dalle scoperte degli ultimi anni. Gli stessi media che riempiono pagine sulle ultime, affascinanti novità delle neuroscienze, ne ignorano spesso le applicazioni e i risultati concreti: tecniche come la risonanza magnetica funzionale, ad esempio, hanno permesso di verificare la presenza di attività cerebrale in persone in stato vegetativo, apparentemente prive di coscienza ma in grado di eseguire alcune azioni mediante l'immaginazione. Sulla rivista Science nel 2006, è stato descritto l'esperimento dell'equipe del neurologo Adrian Owen, nel quale a una ragazza in stato vegetativo è stato chiesto di giocare mentalmente a tennis, e di immaginare di girare per le stanze di casa propria: grazie alle nuove tecniche gli studiosi hanno verificato la presenza di attività cerebrale nelle stesse zone in cui avviene nei soggetti sani; un'evidenza sperimentale che non è rimasta un caso isolato, e che ha messo in discussione tutte le certezze raggiunte sulla coscienza delle persone in questo stato. Ma molti fra i sedicenti paladini della scienza, insieme ai giudici che hanno emesso la sentenza su Eluana, sembrano non essersi accorti di questa rivoluzione della neurologia, e hanno continuato a rimanere attaccati alle loro vecchie, granitiche certezze. Solo pochissimi giornali, fra cui quello che state leggendo, hanno trattato l'argomento. Per non parlare della licenza inglese alla creazione degli embrioni ibridi uomoanimale: i principali media in Italia l'hanno strillata a otto colonne, spacciandola come una promettente ricerca di frontiera, che avrebbe aperto le porte a chissà quali conoscenze e terapie future e futuribili, ignorando chi sosteneva che l'esperimento non aveva alcun carattere innovativo, che era già stato abbandonato dagli stessi che qualche anno prima l'avevano proposto, che esisteva una sola pubblicazione scientifica, in una piccola rivista, in cui si dichiarava la fattibilità di questo tipo di embrioni ibridi, in un esperimento che nessun altro gruppo di ricerca neppure quello stesso che lo aveva pubblicato era riuscito a riprodurre. Anche in questo caso, l'informazione scientifica completa è passata quasi esclusivamente tramite la stampa cattolica. Per non parlare poi della ricerca sulle staminali embrionali, sulle quali si è arrivati ad un curioso paradosso, e cioè che chi protesta che gli studi sarebbero sabotati o addirittura vietati in Italia sempre per colpa del Vaticano è chi sta portando avanti proprio questo tipo di ricerca, sulle embrionali, nei laboratori italiani dimostrando che chi si dedica allo studio di staminali embrionali umane in Italia non è affatto perseguito penalmente. In Italia non si possono distruggere embrioni umani, ma non è vietato lo studio delle linee staminali embrionali già prodotte. La differenza è che nel nostro Paese i governi sia di centrosinistra sia di centrodestra non hanno finanziato questo tipo di ricerche, mentre purtroppo il settimo programma quadro europeo ha stanziato per la prima volta fondi nel settore. Sarebbe, poi, interessante verificare quali progressi meravigliosi hanno registrato i Paesi in cui la ricerca è totalmente libera, come Corea, Cina, Singapore, rispetto a quelli dove ci sono più rigorosi limiti etici, ad esempio Italia e Giappone. A tutt'oggi, per quanto è noto, la più importante scoperta scientifica del settore è stata quella delle cellule riprogrammate del giapponese Yamanaka, le ' staminali etiche' ( cellule adulte riprogrammate), il quale per ottenerle ha utilizzato un principio ricavato da studi su topi, e non su embrioni umani. Insomma, chi veramente ha paura della scienza?

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Fermare l'escalation India-Pakistan: prima sfida per la presidenza Obama (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 02-12-2008)

Argomenti: Cina

POLITICA 02-12-2008 È TEMPO DI INIZIATIVE CHE IMPEDISCANO L'ARROVENTARSI DEL CONFRONTO Fermare l'escalation India-Pakistan: prima sfida per la presidenza Obama ELIO MARAONE C alata la tela sul terrorismo tragico di Mumbai, ora si muovono gli attori maggiori della ribollente scena subcontinentale: il Pakistan, che nega ogni coinvolgimento nell'attentato e per bocca del suo presidente Zardari porge la carta della distensione al governo di New Delhi, e l'India, che ieri ha puntato il dito contro «elementi dal Pakistan» responsabili della strage e sollecitato il governo di Islamabad ad «agire energicamente» ( convocando anche l'ambasciatore per un monito ufficiale). Ma non è questo il momento delle accuse non documentate ( ancora ieri la Casa Bianca ha negato che le risulti un «eventuale coinvolgimento» del Pakistan) e delle dita puntate, questo è il tempo di iniziative, regionali e internazionali, che impediscano l'arroventarsi del confronto fra i due Paesi, entrambi dotati di ordigni nucleari. Chi dubitasse della possibilità di un confronto armato dovrebbe ricordare che i due Paesi, dall'indipendenza ( 1947) che ha portato alla spartizione del subcontinente, sono già stati impegnati in tre conflitti, e che per due volte nel 2002, a seguito di un attacco terroristico al Parlamento indiano, sono stati sull'orlo di una guerra atomica. E dunque, in primo luogo e con urgenza, occorre allontanare il rischio del conflitto, questo insonne fantasma agitato troppo spesso e con troppa leggerezza dopo il fatidico Undici Settembre da ideologi e governanti occidentali, e non soltanto occidentali. Le guerre si sono moltiplicate, la loro inevitabile ferocia e la loro sostanziale inutilità sono state via via oscurate dalla banalizzazione e dalla crescente frequenza di evocazione e d'uso. La tambureggiante ricorrenza dello slogan «guerra globale al terrore» ha permesso tra l'altro ad alcuni governi spregiudicati di riclassificare alcuni, più che discutibili, conflitti regionali come parte appunto del contrasto del terrore: citiamo, tra i più vistosi, l'intervento della Russia in Cecenia e quello della Cina in Tibet e nello Xinjiang. Si spera che l'avvento di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti serva se non altro a cancellare dal lessico politicodiplomatico la locuzione «guerra al terrore» . Si spera anche che New Delhi limiti le sue ambizioni da superpotenza spregiudicata, cercando per esempio di avviare a soluzione negoziata la questione dei suoi confini indefiniti e massimamente il problema del Kashmir, dove è costretta a tenere mezzo milione dei suoi soldati. Si vorrebbe, per converso fondato o meno che sia il sospetto che l' «Esercito dei puri» ( Lashkare- Toiba, formalmente messo al bando dall'allora presidente Musharraf nel 2002) sia responsabile dell'attacco a Mumbai , che parallelamente Islamabad riprendesse il controllo del proprio Paese, avviando una seria bonifica della frontiera con l'Afghanistan e, soprattutto, impedendo ai propri capi dell'esercito e dei servizi segreti di scherzare con il fuoco della jihad islamica. Si tratta, è evidente, di impegni ardui, ma ineludibili, che richiedono la collaborazione delle altre potenze regionali ( la Cina in primo luogo) e dell'Occidente capeggiato dagli Stati Uniti affinché, e più in generale, i conflitti regionali ( compreso quello israelopalestinese) non assumano proporzioni più ampie e devastanti. Ci si aspetta molto, forse troppo, dalla presidenza di Barack Obama. Ma è proprio dalla Casa Bianca, non dal Pakistan allarmato da altrui alleanze ( India- Afghanistan, India- Stati Uniti...), che devono venire le più forti e concrete iniziative nella direzione pacificatrice della inquieta regione alla quale abbiamo accennato.

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Schiavi 2008 (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 02-12-2008)

Argomenti: Cina

POLITICA 02-12-2008 RETAGGI DEL PASSATO Schiavi 2008 Sono ancora 27 milioni per lo più donne e bimbi DA ROMA ELENA L. PASQUINI S ono passati oltre duecento anni da quando l'Inghilterra, per prima, abolì la tratta degli schiavi, eppure gli uomini che vivono in condizioni servili, costretti al lavoro forzato, spesso privati dei più elementari diritti, imprigionati, persino stuprati, torturati, denutriti, a volte uccisi, sono milioni: non meno di 12,3, secondo l'Organizzazione Internazionale del lavoro (Oil) che sottolinea, però, come le stime dei ricercatori ritengano verosimile il dato di 27 milioni. Nessun paese al mondo, neppure l'Europa industrializzata e democratica, può dirsi immune da questa piaga. «È una realtà anche nel mondo contemporaneo e si è evoluta in modalità diverse e crudeli», ha detto Gulnara Shahinian, relatore speciale dell'Onu, annunciando la Giornata internazionale per l'abolizione della schiavitù, che ricorre oggi. «La schiavitù non è storia e nonostante i progressi, gli sforzi profusi sembrano insufficienti». «Ogni lavoro estorto a una persona sotto minaccia di una punizione o per il quale detta persona non si sia offerta spontaneamente», questa la schiavitù come definita dalla Convenzione internazionale del 1930, essendo la punizione da intendersi in senso lato, anche come perdita di diritti e privilegi. Secondo l'Oil, non meno di un lavoratore ogni 1000, di cui circa 2,4 milioni vittime della tratta, vive antiche e nuove forme di schiavitù. In alcuni casi, le radici affondano in «discriminazioni verso i gruppi più vulnerabili della società, caste inferiori, minoranze tribali e popolazioni indigene», ma il più delle volte è un mercato spietato e senza regole a chiedere manodopera a costo zero. Molti i bambini: secondo l'Unicef a lavorare sarebbe uno ogni sei, il 69 per cento impiegato in agricoltura. In totale, l'80 per cento delle vittime è schiavo di privati proprietari terrieri, grandi e piccole imprese, famiglie. Lavorano in agricoltura, nella pesca, nelle fabbriche di mattoni, nelle miniere, nell'industria della moda e vengono ridotti in schiavitù anche attraverso strumenti che sono retaggio di un passato feudale, come la pratica di costringere al lavoro per ripagare un debito. Accade in America Latina dove le popolazioni più povere sono costrette, per sopravvivere, a chiedere prestiti a proprietari ed intermediari e per rifonderli devono lavorare nella produzione di zucchero o carbone, nelle foreste o nelle piantagioni. Accade nell'Asia del Sud, in Bangladesh, in India, in Pakistan, dove la schiavitù non dura una stagione, ma si trasmette di generazione in generazione. Sono le aree rurali più povere e remote che vivono il fenomeno dei 'trasferimenti' di manodopera coatta e indebitata nelle miniere e nelle terre da coltivare grazie a contractors indipendenti che prestano soldi ai poveri e 'rivendono' gli schiavi alle imprese. Schiavi, a cui si impedisce l'allontanamento dal posto di lavoro attraverso forme più o meno dure di coercizione. Agricoltura, pesca ed industria alimentare sono tra i settori in cui più consistente è l'impiego di lavoratori in condizioni servili: nelle foreste dell'Amazzonia, nelle piantagioni di cacao dell'Africa Occidentale, nei paesi dell'America Latina dove il salario è appena un po' di cibo e qualche vestito. Le cronache raccontano dei bambini del Ghana venduti dai genitori per poche decine di dollari e sfruttati nella pesca nel Volta, degli schiavi nelle piantagioni di canna da zucchero del Brasile per la produzione di biocarburanti, come denunciato a novembre dalla Commissione Pastorale della Terra durante la Conferenza Internazionale sui biocarburanti. Un fenomeno antico, monitorato dall'Oil ed analizzato in un rapporto dell'International Transport Workers' Federation, è anche quello degli equipaggi di marinai e pescatori abbandonati dagli armatori dopo averne sfruttato il lavoro: «In molti casi non hanno ricevuto paghe per mesi, a volte per anni e si sono trovati in vere condizioni di lavoro forzato, a rischio della vita». A- busi sono stati riferiti anche all'interno di informali scuole coraniche in Africa «che dopo aver promesso istruzione, obbligavano i ragazzi a lavorare o a chiedere l'elemosina. Ma particolarmente vulnerabili al lavoro forzato sono i lavoratori domestici, per la natura non protetta di questo mestiere e per la relazione molto personale che si instaura con il datore di lavoro», si legge nei documenti dell'Oil. A luglio Human Rights Watch (Hrw), dopo due anni di ricerche, ha denunciato gli abusi a cui sono sottoposti i domestici in Arabia Saudita: «mesi, anni di salari non pagati, fino a diciotto ore di lavoro, sette giorni su sette, violenza fisica e sessuale » e chi si ribella rischia di essere accusato «di furto, adulterio, stregoneria ». «Sono trattati come schiavi virtuali», ha detto Nisha Varia, ricercatore nella divisione diritti delle donne di Hrw e «molte delle intervistate non denunciano per paura di essere accusate». Il 20 per cento degli schiavi, invece, è costretto al lavoro forzato dallo Stato. «Nei lavori pubblici, sotto la minaccia da parte dei militari, per lunghi periodi e senza un'adeguata remunerazione», per costruire strade, per realizzare opere pubbliche, come in Myanmar, dove si ritiene che questa sia una pratica sistematica. Lavoro forzato nelle prigioni per 'rieducare' i dissidenti politici o chi professa una fede religiosa, come in Cina. Lavoro forzato che i detenuti svolgono fuori dalle prigioni, a salari bassissimi e senza alcun potere contrattuale. Un fenomeno accresciuto dalla «partnership tra pubblico e privato nella gestione degli istituti di pena, dall'impiego di detenuti da parte di imprese non solo in Cina, ma anche in Gran Bretagna e negli Stati Uniti», recitano i documenti dell'Oil. E il lavoro forzato esiste anche in Europa, risultato in larga parte del traffico di esseri umani: sono circa 360mila gli «schiavi» nei Paesi industrializzati: «Non può essere negato che l'immigrazione illegale sia un grande business per la crimina-- lità, ma lo sfruttamento ha luogo per lo più nei principali settori economici come l'agricoltura, le costruzioni e i servizi».

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Il coraggio tra le righe (sezione: Cina)

( da "Famiglia Cristiana" del 02-12-2008)

Argomenti: Cina

di Francesco Anfossi MAFIA TRE LIBRI, TRE STORIE DI VITE BLINDATE IL CORAGGIO TRA LE RIGHE Il magistrato, la giornalista, il poliziotto. Tre vite in gioco, costrette a vivere sotto scorta o nell?anonimato perché continuano a lavorare per difendere la legalità. A Giugliano, immenso Comune della Campania con radici agricole, la terza città più popolosa della regione dopo Napoli e Salerno, tra bravi e cattivi ragazzi il confine era molto labile. I camorristi erano seduti ai tavolini al centro della piazza principale. «L?esistenza della camorra qui la percepiamo fin da bambini», dice Raffaele Cantone, il giudice divenuto nemico giurato nella lotta ai clan dei casalesi, nel salotto della sua casa. «La camorra diventa uno stimolo a conoscere e a contrapporsi. A 16 anni tu già ti rendevi conto di chi avrebbe potuto scegliere certe strade e chi no. Grandi moto, auto scure e potenti, vita al di sopra delle possibilità. Questo è il brodo di coltura ideale per chi vuole fare un certo tipo di vita. Ma la mia appartenenza a questa terra, la provenienza da un ambiente comune a quello dei camorristi, mi ha dato la capacità empatica di conoscere certe mentalità. Molti miei colleghi hanno un senso di aristocratico ribrezzo che non gli permette di vedere fino in fondo certi fenomeni. Come quel microsistema criminale che è ben descritto nel film Gomorra». Raffaele Cantone, 45 anni, numero 1 della lotta alla camorra (Fotoagenzia Napoli). Nonostante tutto, questo giovane magistrato che è stato per otto anni in prima linea alla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, Giugliano non l?ha mai abbandonata, anche nei momenti più difficili: le minacce, la condanna a morte decretata dai clan, il tritacarne della calunnia. La sua esperienza alla Dda l?ha raccontata in un libro autobiografico, Solo per giustizia (Mondadori). Dove il termine "solo" ha il doppio significato della solitudine in cui spesso è avvolto un magistrato, costretto a vivere sotto scorta da anni. Per Cantone «la camorra è un?espressione geografica, perché tra i clan di Napoli e i casalesi non c?è niente in comune. A Napoli c?è una camorra che non ha niente di mafioso: è una violenza fine a sé stessa, nessuna capacità di intrecciare rapporti con le imprese». Nella zona di Nola, Giugliano e Casal di Principe, invece, i clan hanno assunto dimensioni nazionali, con ramificazioni imprenditoriali e finanziarie in Spagna, in Inghilterra, perfino in Cina. «Lì il camorrista svolge funzioni di intermediario sociale, come la mafia». Parliamo dei casalesi, che il romanzo di Saviano ha portato all?attenzione internazionale. «Mi colpì il boss Pasquale Zagaria, firmato dalla testa ai piedi. Nello stesso periodo in cui interloquiva con noi stava nel deposito a provare armi. In casa gli avevano trovato un guardaroba da favola. La tracotanza di Francesco Schiavone, conosciuto universalmente come Sandokan, mi ha sempre impressionato, mentre Francesco Bidognetti, Cicciotto ?e mezzanotte, voleva dare impressione di tranquillità». In tanti anni a indagare su di loro ne ha penetrato a fondo anche la psicologia. «È gente che ha il potere di vita e di morte e capacità di incutere e ricevere rispetto. Che avrebbero fatto Schiavone e Bidognetti fuori dal loro clan? Per persone che hanno un livello culturale inesistente, questa vita infame gli fa ottenere posizioni che mai avrebbero avuto con una vita onesta. Ma è un discorso che vale per pochi. Tutti gli altri, dai caporali ai colonnelli, conducono un?esistenza grama, indegna di essere vissuta, sono carne da macello, agnelli sacrificati alla pace dei boss. Fanno anni di carcere, eseguono omicidi, vengono mandati a morire, uccidono per mille euro al mese. Niente di intelligente. "Ma io", mi diceva uno di loro, "lo facevo per il rispetto, che per strada conta. Quando entravo in un bar la gente mi offriva il caffè e mi chiamava don Michele"». La borghesia della camorra Ma per il magistrato bisogna tener conto anche della borghesia camorristica, del terzo livello che ruota intorno alla camorra militare, quella dei manovali, degli spacciatori e dei killer. «È la borghesia camorristica la vera beneficiata. Il boss si sacrifica come un patriarca per far vivere bene il suo entourage. Ma non ci sono solo le famiglie. C?è tutta la zona grigia, quella che fa affari, che fa attività di consulenza, che ricicla il denaro sporco, che utilizza la forza dei clan per recuperare i crediti. Quella che al momento opportuno può venire coinvolta. I latitanti quasi mai si nascondono dai camorristi. Li troviamo sempre in case di stimati professionisti». Anche oggi che ha cambiato incarico, Raffaele Cantone non ha lasciato la terra dove è nato. «Ho scelto di rimanerci perché malgrado tutti i dispetti questa è la mia terra. Se se ne vanno tutti, non ci sarà spazio per un riscatto».

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a palazzo chigi canale oscurato (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 3 - Interni La curiosità A palazzo Chigi canale oscurato ROMA - Sarà stata una coincidenza, ma ieri, contrariamente al solito, le tv di Palazzo Chigi non captavano il canale con i tg di Sky. Tutti gli altri funzionavano: Rai, Cnn, Bbc, Mediaset, Spagna, Germania, Cina, Francia, Euronews, Al Jazeera, Camera e Senato. All´appello mancavano solo quelli della tv di Murdoch.

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addio consumismo, riscopriamo le cose - (segue dalla prima pagina) (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 39 - Commenti ADDIO CONSUMISMO, RISCOPRIAMO LE COSE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Abbiamo consumato, sempre più velocemente, sempre più istericamente, senza che nessuna necessità ci costringesse a comprare. Conosco un bambino di otto anni: ama piantare sul terrazzo di casa i peperoni e i pomodori e vederli crescere: ma, a Natale, padre, madre, nonni, nonne, zii, cugini e cugine gli regalano trenini elettrici, automobili modernissime, aerei teleguidati, animali mostruosi, che il bambino guarda con disgusto per qualche minuto e poi butta via. Non vedo perché uomini adulti debbano possedere otto telefonini, quaranta paia di scarpe, tre macchine velocissime, due televisori portatili, uno yacht con i rubinetti d´oro: né perché da qualche anno le contadine toscane comprino due cucine complete, una delle quali serve da salotto: né perché cinquanta milioni di persone visitino le Gallerie Vaticane o l´Ermitage, senza capire niente di quello che intravedono nel delirio; né perché, dopo sei mesi, una ricca signora milanese cambi il suo frigorifero bianco con un frigorifero rosa. Negli ultimi anni, il cosiddetto consumismo ha fatto crescere rapidamente l´imbecillità degli italiani. Un mio amico, che per molti mesi insegna Dante, Chaucer, Pindaro e Virgilio in un´università americana, è ritornato ieri a Roma. Mi ha detto che, in soli quattro mesi, la sciocchezza italiana è aumentata del trenta per cento, almeno nelle persone che occupano ruoli pubblici e appaiono in televisione. Quando li ha lasciati, erano individui quasi normali; dicevano sciocchezze pressappoco come le diciamo lui ed io. Ora aprono la bocca solo per pronunciare grandiose idiozie: ciò è divertentissimo per lui e per me, ma meno utile per il funzionamento dello stato. Mi ha ricordato due casi, che mi erano sfuggiti. Gli studenti dell´Onda, cioè il cuore e il fiore del nostro futuro, hanno appena preparato un piano sull´università: dove sostengono che l´elemento decisivo per la sua e la nostra salvezza è che gli studenti possano andare gratis al cinema. Lella e Fausto Bertinotti hanno assistito al trionfo di Vladimir Luxuria, già deputato-deputata di Rifondazione comunista, in una trasmissione fondamentalissima come L´isola dei famosi. Marito e moglie si sono commossi e hanno pianto, lasciando una piccola pozza salata di lacrime sul tappeto persiano. "Luxuria ? ha detto Lella Bertinotti al marito ? è una personalità di grande spessore. Si è messa alla prova ed ha vinto. Non ha sbagliato una risposta. Se l´è meritata, una affermazione così. Potrebbe essere il nostro Obama". * * * Non so nulla di economia; e mi conforto leggendo su Il Sole. Ventiquattro ore un intelligente articolo di Roberto Perotti, dove sostiene che quasi tutti gli economisti italiani ed europei ignoravano le tecniche finanziarie diffuse negli Stati Uniti. E non sono un profeta. Non saprei nemmeno lontanamente prevedere se le misure dei governi modereranno la recessione di questi mesi. O se, invece, piomberemo in una crisi peggiore di quella del 1929. Credo che la crisi americana distruggerà due modi di pensare diffusissimi. In primo luogo, la fede nel progresso ininterrotto. Per quasi quarant´anni, banchieri, industriali, politici, economisti, saggisti di terz´ordine hanno immaginato che la storia moderna sia dominata dal progresso ininterrotto, come un jet che sfonda l´infinito. Ogni anno il Prodotto Interno Lordo aumentava, la scienza faceva scoperte, la fratellanza universale cresceva, l´intelligenza si liberava dal peso dell´empio passato, e i banchieri giocavano con la carta, dove qualcuno aveva scritto cifre irreali, come in una partita di Monopoli. Un noto scrittore italiano ha detto: "Noi, genitori progressisti"; una razza certamente superiore, alla quale mi duole di non appartenere. Come quasi tutti gli storici sanno, nella storia non c´è nemmeno un´ombra, o un barlume, di progresso ininterrotto. Quando sembra sul punto di giungere alla meta, la storia si ferma, bivacca per qualche tempo in un bosco o in una palude, si addormenta, produce catastrofi, ripercorre la strada che ha già percorso, procede a zig-zag. Credo che avesse ragione Leopardi, quando nel maggio 1833 scriveva a una sua amica fiorentina, Charlotte Bonaparte. "Quanto a me, cara signora, voi sapete bene che lo stato progressivo della società non mi riguarda per niente. Il mio stato, se non retrogrado, è eminentemente stazionario". Quindi entrerà in crisi il cosiddetto consumismo. Non sarà più possibile consumare, consumare, consumare: comprare una Bentley quando basta una bicicletta. Mi auguro che gli uomini ritrovino un giusto rapporto con le cose, che abbiamo comprato, ingoiato, sciupato, gettato con incredibile leggerezza per tanti anni. Oggi, sono troppe. Si accumulano da tutte le parti, l´automobile e la lavatrice, il quadro e il tappeto, cinquecento cravatte e quaranta paia di scarpe nell´armadio. Siamo ricoperti dagli oggetti: nascosti dagli oggetti; stanchi di quello che produciamo. Abbiamo smarrito la sensazione di come è fatta una cosa: del suo peso, del suo spessore, dei suoi colori, delle sue ombre, e del valore simbolico che può avere nella nostra vita. Non le amiamo più. Non possiamo amarle, visto che oggi sono diventate infinitamente sostituibili. Tutti gli oggetti del mondo hanno diritto alla nostra attenzione e al nostro rispetto. Non ci sono cose sostituibili. Tutto ciò che esiste, sebbene fabbricato in serie, è unico. Anche una vecchia giacca, o una vecchia automobile, o una lavatrice che cade a pezzi chiedono il nostro riguardo. Dobbiamo recuperare le virtù della civiltà contadina, ritrovando la parsimonia, la sobrietà e quasi l´avarizia all´inizio del ventunesimo secolo. Non c´è da possedere nulla, perché il possesso è una qualità che apparteneva ai tempi di Balzac, non a quelli moderni. Vorrei essere Virgilio, o Orazio, o Ariosto, o Manzoni nelle loro case di campagna. Amavano poche cose, le accarezzavano con la mente e la mano, contemplavano un grappolo d´uva, un albero, o un tramonto, abituandosi alla precisione, che noi abbiamo perduto. Certo, la Cina continuerà a consumare. Aumenterà ogni anno il Pil del dodici per cento, moltiplicherà le fabbriche, i porti, gli aeroporti, si coprirà di gioielli e di vestiti acquistati a Parigi, mentre le ciminiere e le automobili sporcheranno il cielo di un nero incancellabile, e i tibetani verranno offesi e uccisi. Preferisco l´Europa: gli olivi e i cipressi delle colline toscane, le campagne francesi dove le cuspidi delle cattedrali forano il cielo rosa, le foreste di rododendri della Scozia; o gli agilissimi, delicatissimi grattacieli di Manhattan, con i vetri che riflettono l´Hotel Plaza. Non mi importa nulla se conosceremo la decadenza: se non cambieremo frigorifero ogni settimana: se saremo più poveri e consumeremo meno; e se i nostri regimi politici sembrano ai Cinesi lievemente anacronistici. Mi importa soltanto che gli Stati Uniti e l´Europa continuino a capire il mondo, ad accoglierlo e a trasformarlo, conservando quel prodigioso dono di metamorfosi, che ha permesso a tanti popoli, tanti dèi, tanti libri di penetrare nelle nostre terre.

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guida al museo le notizie utili (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 33 - Cultura Guida al museo le notizie utili Il nuovo Museo d´Arte Orientale di Torino verrà aperto al pubblico venerdì prossimo. Ospitato a Palazzo Mazzonis, in via San Domenico 9-11, nel cuore del centro storico della città, sarà visitabile dal martedì alla domenica (riposo il lunedì) dalle ore 10 alle 18 (la biglietteria chiude un´ora prima). Per avere maggiori informazioni si può scrivere all´indirizzo e-mail www. maotorino. it oppure si può telefonare al numero 011 - 44 36 927 (per le prenotazioni il numero è 011 - 44 36 928). Il biglietto unico d´ingresso, valido per le collezioni permanenti e anche per le mostre temporanee, costa 7.50 euro, mentre il ticket ridotto è di 6 euro. Hanno diritto alla riduzione i visitatori di età superiore ai 65 anni, quelli compresi fra i 10 e i 25 anni, i soci delle associazioni riconosciute dalla Fondazione Torino Musei e i gruppi di visitatori in numero minimo di 20 (previa prenotazione). Ingresso gratuito, invece, tra quelli previsti, per i minori di 10 anni, i visitatori diversamente abili, le scolaresche, i direttori e i conservatori di musei italiani e stranieri, il personale dei ruoli direttivi del ministero dei Beni culturali, le guide turistiche regolarmente abilitate all´esercizio della professione, i soci degli Amici della Fondazione Torino Musei e di altri musei convenzionati con reciproche facilitazioni, i possessori di tessera Icom. Le collezioni, che presentano oltre 1.500 opere, sono suddivise in cinque aree tematiche. Al piano terra è di scena l´Asia Meridionale, al primo piano c´è la Cina, al secondo la regione Himalayana e al terzo i Paesi Islamici. Nella manica laterale del Palazzo Mazzonis, infine, sono esposte le opere del Giappone.

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una scrittrice femminista tra le ultrà cattoliche - simona spaventa (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XXI - Milano Una scrittrice femminista tra le ultrà cattoliche Silvia Ballestra infiltrata speciale nel mondo del volontariato antiabortista A Milano molte straniere abortiscono in casa, mentre le bianche e ricche sempre più spesso se ne vanno in Svizzera Nei Centri per la vita ha trovato donne in buona fede che offrono aiuti concreti, ma anche ideologie aggressive SIMONA SPAVENTA Arriva di corsa al bar di Città Studi, dove abita, nella pausa di libertà concessa dalla baby sitter. Jeans e maglione, niente trucco, Silvia Ballestra sembra un´universitaria. Invece è mamma di due bambini, 5 e 9 anni, e scrittrice. Una che le donne le ha sempre raccontate, ma nei romanzi. Invece questa volta è andata a vedere sul campo, si è trasformata in cronista. Per raccontare un´Italia che non capisce più, quella dove Giuliano Ferrara lancia una moratoria sull´aborto e ci fa una lista elettorale, quella dove la legge 194, forse, non è più una conquista da dare per scontata. Così, Silvia ha seguito (in incognito) i corsi del Movimento per la vita, ha intervistato medici e infermiere, navigato in siti ultracattolici tra immagini raccapriccianti di feti abortiti. Ne è venuto fuori un libro, Piove sul nostro amore, che è un viaggio in un´Italia divisa, dove sui temi della vita c´è molta ideologia, e troppo poco ascolto. Un libro che le è costato polemiche, perfino minacce di morte di antiabortisti in Rete. «L´invito a raccontare il Paese viene dall´editore ? dice con l´accento marchigiano che non ha perso, anche se a Milano ci vive da tredici anni ?. Mi interessava scrivere di donne, ed erano i trent´anni della legge 194. Ero a Roma l´8 marzo, andai al comizio della "lista pazza" di Ferrara. Tutto è partito da lì. Tornata a casa, sul sito del Movimento per la vita vidi che era imminente un corso per volontarie a Magenta. Mi dissi: vediamo di che si tratta». Usando il cognome del marito, si iscrive, prende il treno, arriva al Cav, il Centro di aiuto alla vita dell´Ospedale Fornaroli di Magenta: «Ho trovato delle signore in buona fede. Alcune di queste strutture funzionano. Al Cav della Mangiagalli, per esempio, le donne, soprattutto straniere, trovano una sponda effettiva, grazie al Progetto Gemma che se tengono il bambino le sostiene con 180 euro al mese per 18 mesi. Un´opera caritatevole. Epperò, sono state loro a darmi il volantino per un altro incontro, più tosto, estremista». L´incontro, a Corbetta, è con Mario Palmaro, professore di bioetica alla Pontificia Università Regina Apostolorum di Roma, uno che definisce "eugenetico" l´aborto terapeutico e parla dei quattro milioni e ottocentomila donne che hanno abortito dall´entrata in vigore della 194 come di una "bomba atomica antropologica". «Nelle lettere che sono arrivate a un giornale dopo l´uscita del libro ? racconta ? il Movimento per la Vita ha preso le distanze da Palmaro. Però lì mi ci hanno fatta arrivare loro. Sotto sotto l´indottrinamento c´è, c´è un´ideologia aggressiva, un blocco ideologico. E se tu non sei del fronte "pro life", come loro, ma "pro choice", se sostieni che la donna debba poter scegliere, allora ci vuole un attimo che ti cataloghino come "pro death", e parlino di omicidio». Sul campo, tutto si traduce in obiezione di coscienza: «I medici obiettori sono la stragrande maggioranza, i non obiettori sono pochi e non ce la fanno, finiscono a fare solo quello perché nessuno lo vuol fare. Esiste un disagio nel servizio, lunghe liste d´attesa. E donne che emigrano all´estero, dove la Ru486, la pillola abortiva, è legale. I dati dell´interruzione volontaria di gravidanza nel Cantone Ticino sono impressionanti: le italiane sono il 25 per cento, spostarsi da Milano a Locarno, che ci vuole? 450 euro ed è fatta». Altrettanto allarmante, il dato sul ritorno dell´aborto clandestino. Anche in Lombardia: «Lo fanno le straniere, cinesi che si fanno arrivare la pillola dalla Cina, e donne dell´Est che abortiscono con farmaci antiulcera, all´ospedale di Bergamo sono arrivate delle rumene che li avevano presi. Ma così, oltre alla tristezza di non poter fare in Italia un intervento che è nel tuo diritto, aggiungi anche il discrimine tra chi se lo può permettere e chi no. Le ricche e bianche che vanno in Francia e in Svizzera, le straniere sfigate che fanno per conto loro. A proprio rischio e pericolo».

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svalutazione yuan l'arma di pechino per combattere il calo dell'export (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 35 - Economia Global market Svalutazione yuan l´arma di Pechino per combattere il calo dell´export La Cina dovrebbe puntare maggiormente a stimolare e ampliare la domanda interna piuttosto che l´export per rafforzare la propria economia La valuta cinese sta subendo un calo record nei confronti del dollaro, alimentando il sospetto che il governo di Pechino voglia provocare una "svalutazione competitiva" per reagire al calo delle esportazioni. Lo yuan, ieri l´altro, è sceso a quota 6,8848 sul dollaro Usa, il suo livello più basso dal mese di maggio, con una caduta dello 0,5% in una sola seduta. Lo yuan ha "consumato" in una giornata sola il massimo della fluttuazione consentita e anche ieri è rimasto su livelli molto deboli. Sui mercati questo scivolone dello yuan è stato collegato con due dati che evidenziano l´indebolimento delle esportazioni. La Federazione cinese della logistica e degli acquisti ha annunciato che il suo indice degli ordinativi a novembre è caduto al livello più basso dl 2005. L´indice analogo elaborato da CLSA è sceso ai minimi dalla sua creazione nel 2004. In ambedue gli indici degli ordinativi il ribasso è causato prevalentemente dalla caduta delle esportazioni. Tenendo conto dell´effetto-freno esercitato dal calo dell´export l´ufficio studi economici della banca J.P. Morgan ha tagliato le sue previsioni di crescita per la Cina al 9,2% per l´intero anno 2008 e all´8% nel 2009. Federico Rampini [spagna dai sorpassi alle lotterie] Sono passati un po´ di mesi, ma sembra un´altra era. Lo tsunami della crisi finanziaria globale non era all´orizzonte e, così, all´inizio del 2008 Spagna e Italia si potevano permettere di duellare in punta di fioretto su sorpassi e controsorpassi nelle classifiche del Pil. Oggi non c´è angolo di mondo risparmiato dalla mega-recessione e fare confronti è esercizio effimero. Eppure fanno un certo effetto le notizie e i dati che escono a ripetizione dall´economia del paese iberico, in particolare da quel settore immobiliare che sembrava la locomotiva inarrestabile di una crescita che avrebbe dovuto proiettare Madrid nell´elite di Eurolandia. A novembre il numero dei senza-lavoro spagnoli ha raggiunto quota 3 milioni; le vendite di case calano ad un ritmo del 30% per trimestre e hanno dichiarato bancarotta un paio di giganti del settore immobiliare (Martinsa-Fadesa e Habitat); è di ieri, poi, la notizia che un altro big del comparto, Metrocavesa, sommerso dai debiti passerà sotto il controllo delle banche (stessa sorte è toccata a Colonial). Insomma, un impero che si va sgretolando giorno dopo giorno: tant´è che una società immobiliare di Barcellona, il gruppo Rob, ha deciso di organizzare una lotteria per sbarazzarsi dei 31 appartamenti che non riesce più a vendere, neanche a prezzo di saldo. Ognuno dei 217mila biglietti costa 50 euro e se saranno venduti tutti Rob chiuderà in attivo l´operazione, mentre 31 "fortunati" diventeranno proprietari di case del suburbio barcellonese. Marco Patucchi

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le navi abbandonano i porti fermo il commercio mondiale - jenner meletti (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 36 - Economia Le navi abbandonano i porti fermo il commercio mondiale Marittimi, camalli e camionisti rischiano il posto L´inchiesta Una porta container tre mesi fa viaggiava per 90.000 dollari al giorno, ora si accontenta di 8.000 dollari JENNER MELETTI GENOVA - Luccicano, nel pallido sole d´autunno, le barre e i rotoli di alluminio e di nickel. Per «vedere» la recessione bisogna venire qui, al ponte Eritrea del grande porto, nei piazzali quasi vuoti della Genoa Metal Terminal, «gruppo Steinweg, leader mondiale nel settore delle materie prime». A settembre, rispetto allo stesso mese dell´anno scorso, le importazioni di rame, zinco, piombo e soprattutto alluminio e nickel sono crollate del 76,5%. Sono metalli preziosi, questi. Servono a tutte le industrie che fabbricano auto o televisori, frullatori o telefoni, camion o lampioni? Se l´industria non compra queste materie prime, vuol dire che non ci sono ordini. Per chi ci lavora, il mancato acquisto è preannuncio di cassa integrazione o licenziamenti. Il porto è un luogo speciale: una porta aperta sul mondo che permette di vedere lontano. Qui non servono analisi tracciate al computer: l´economia si pesa a tonnellate. Se la nave non arriva, o arriva con metà stiva vuota, vuol dire che il mondo del commercio si sta fermando. Se la porta container che tre mesi fa viaggiava con un costo di 90.000 dollari al giorno ora si accontenta di 8.000 dollari, vuol dire che il traffico è in agonia. C´è anche un cannone, nella sede dell´Autorità portuale. Ma i nemici di oggi non si possono prendere a palle di piombo. «La crisi è già arrivata - dice Luigi Merlo, neo presidente dell´Autorità - ma a spaventarci è soprattutto il futuro prossimo. Si prevede un 2009 molto pesante, e anche per il primo semestre del 2010 non si intravede la luce. Si fa presto a spiegare il perché. Noi importiamo soprattutto dalla Cina e dall´India e questi sono i Paesi che hanno ridotto più di altri la produzione. Esportiamo merce pregiata soprattutto negli Stati Uniti, ed è lì che la crisi ha già colpito pesantemente i consumi delle famiglie». Non sono allegre, le notizie che arrivano dal porto. I camalli della Compagnia riescono a lavorare solo 12 giorni al mese, e anche i camionisti sono in crisi: una grossa impresa, l´Autamarocchi, ha già chiesto la cassa integrazione. «Ci sono punti di crisi - dice il presidente - che preoccupano più di altri. Le Acciaerie di Cornigliano, ad esempio, sono quasi ferme. Producono, fra l´altro, la banda stagnata che serve per i barattoli dell´industria alimentare. Se questa industria non compra, significa che i consumi stanno crollando». Strano Paese, l´Italia. «Da anni parliamo di corridoi europei e non riusciamo a costruire nulla. Risulta difficile anche dragare i porti, per permettere l´arrivo delle grandi navi. Non ci sono investimenti importanti e allora non possiamo meravigliarci se altre grandi porti ci sorpassano. Non solo quelli del nord, come Rotterdam o Amburgo. Corrono forte gli spagnoli di Barcellona e pure i porti dell´Africa del nord, come Tangeri. E´ inutile snellire - come facciamo noi - le pratiche doganali avviando la procedura già sulla nave se poi il tir che trasporta la merce impiega due ore per arrivare all´autostrada e se i treni sono lenti e costosissimi. Il risultato è ovvio: gran parti delle merci che servono la pianura padana passano da Rotterdam». Settimo piano di un grattacielo a Sanpierdarena. Enrico Cutillo, dell´Otim spedizioni, allarga le braccia. «C´è un rischio bolla - dice - anche nei trasporti marittimi. Vent´anni fa le grandi navi trasportavano 1.000 container, ora arrivano a 7.000. Ma la nave che costava 50.000 dollari al giorno ora si noleggia con 5.000 dollari o anche con 1.000. Con la crisi, la concorrenza è spietata. Dalla Cina, fino all´ottobre scorso, arrivavano navi piene come uova: giocattoli fatti costruire dalle multinazionali, prodotti chimici, tv al plasma?Ora tanti sono gli spazi vuoti. E se per un container da 40 piedi pagavi 3.000 euro, ora te la cavi con la metà». Crolla il mercato delle navi nuove e usate. Ci sono armatori che annullano l´ordine per una nuova nave a contratto già firmato, perdendo una caparra del 20%. I noli sono in caduta libera. Una Capezise, grande nave mercatile, a giugno per un viaggio Brasile-Cina costava 108 dollari a tonnellata, a fine ottobre costava 10,6 dollari. Nel mercato dell´usato una bulkcarrier (nave per merci alla rinfusa) di cinque anni, che a luglio costava 153,8 milioni di dollari, è stata comprata nei giorni scorsi a 68,8 milioni. Cambiano anche le linee di navigazione. «Un tempo - dice Enrico Cutillo - la nave partiva dalla Cina e arrivava direttamente qui, e viceversa. Ora va negli Stati Uniti, carica qualcosa in Brasile? Va a zig zag, alla ricerca di ogni singolo cliente. Solo così riesce, a volte, a riempire la stiva. Aspettiamo il cielo sereno, ma sarà dura. Noi spedizionieri dobbiamo pagare il trasportatore nel momento stesso in cui la nave parte dal porto. Ma i clienti hanno seri problemi di credito. In Brasile, Cina, Stati Uniti sono sempre più numerosi quelli che dicono di non poter pagare. La Cina in particolare è sotto pressione. Ha comprato nel mondo tutto il ferro disponibile, l´ha accumulato e adesso si trova con il cerino in mano». Anche questa settimana il Baltic dry index - che misura i commerci in mare - è crollato. Meno 94%, rispetto al punto massimo del dicembre dell´anno scorso. Ci sono anche porti, come quello di Ravenna, che sopravvivono soprattutto grazie ai? polli. «Anche in tempi di crisi economica - dice Andrea Gentile, direttore della Docks cereali - la gente mangia e per spendere meno compra il pollo che costa 3 o 4 euro al chilo. E allora noi possiamo importare la soia, mangime dei polli, l´unica merce che resiste bene in questo nostro porto in crisi. Calano i fertilizzanti, perché i contadini per il grano hanno incassato la metà dell´anno scorso e ora vogliono risparmiare. Calano i prodotti per l´edilizia, i ferrosi per le acciaierie, e anche argilla e feldspato per le ceramiche. Sì, importiamo anche la terra per le piastrelle di Sassuolo. Arriva soprattutto dalla Turchia e dall´Ucraina». Il porto di Ravenna è un paradiso, per piccioni, gabbiani e anche cinciallegre. Grani di ogni tipo arrivano da ogni parte del mondo. «Noi della Docks abbiamo il più grande magazzino di cereali d´Europa. La soia in farina arriva da Brasile e Argentina. Il grano e i girasoli dai paesi del Mar Nero». Un tempo, fino alla fine degli anni ?70, Ravenna era il porto del mais. «Ne arrivavano - dice Guido Macera, della Villenzone spedizioni - 8 milioni di tonnellate all´anno. Poi la soia ha preso il suo posto. Gli allevatori di polli hanno scoperto presto che con la soia l´animale cresceva più in fretta ed era più buono. Assieme alla farina di mais, per dare proteine, c´era infatti anche la farina di pesce, e così il pollo aveva il sapore dell´aringa. La soia è anche l´unico prodotto il cui prezzo, nell´ultimo anno, non è crollato. Si compra a 280 dollari la tonnellata in Brasile, arrivata qui a Ravenna costa 320 dollari. Il grano un anno fa era arrivato a 500 euro la tonnellata e adesso ne costa 280. Con i prezzi che ballano i contadini non sanno più cosa seminare. Decidere se piantare grano o barbabietole, è come giocare in borsa». Gran parte della soia è Ogm. Nei magazzini, in questi giorni, ci sono 114.301 tonnellate di transgenica e solo 18.561 «Ogm free». «Chi mangia soia o polli alimentati a soia - dice Massimo Cimatti del Consorzio agrario - deve stare attento all´etichetta. Se non c´è "Ogm free", quasi sicuramente mangia Ogm». Investe sulla tavola anche Riccardo Martini, della Tramaco spedizioni. «Il cibo salva il porto. Chi ha seminato deve raccogliere e poi deve vendere a tutti i costi. Non può aspettare tempi migliori. A Natale arriveranno le fragole dall´Egitto e a primavera patate e cipolle da Cipro e dalla Turchia. Almeno lo spero». Un´occhiata al mare calmo. Sperando di non vedere un mare vuoto.

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Paulson: la Cina spinga i consumi interni (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-03 - pag: 3 autore: Paulson: la Cina spinga i consumi interni La Cina deve ridurre la dipendenza dalle esportazioni e puntare di più sui consumi e gli investimenti interni. Lo ha detto il segretario al Tesoro americano Henry Paulson (nella foto) parlando al World Affairs Councila Washington.L'ex banchiere di Wall Street ha inoltre apprezzato gli sforzi di rivalutazione dello yuan, che dal 2005 ha guadagnato il 20% sul dollaro e ha invitato le autorità cinesi a continuare su questa strada. Paulson ha poi espresso la riconoscenza degli Stati Uniti per il comportamento «molto responsabile» della Cina sul mercato dei titoli di Stato. In settembre Pechino è diventato il primo possessore di Treasury Usa, scavalcando il Giappone, confermando così la sua fiducia nella sostenibilità del debito americano. REUTERS

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Rapporto Sace: export in frenata per almeno 2 anni (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-03 - pag: 22 autore: Made in Italy. Grandi mercati in crisi Rapporto Sace: export in frenata per almeno 2 anni Marika Gervasio MILANO Frena l'export italiano: nei prossimi due anni le vendite all'estero aumenteranno a un tasso inferiore al 5% annuo contro il 9% medio registrato nel biennio 2006-2007.Le previsioni di rallentamento arrivano dall'ultimo rapporto annuale di Sace, gruppo di assicurazione del credito, secondo cui la ripresa arriverà solo a partire dal 2011. Il rapporto stima un ridimensionamento nella crescita del valore delle vendite all'estero al 5,5%nel 2008 e prevede un modesto tasso del 4,3% nel 2009. L'export inizierà a ripartire gradualmente dal 2010, ma solo nel 2012 tornerà ai livelli del trend di espansione pre-crisi. Stesso discorso per le esportazioni in volume ( al netto dell'effetto dei prezzi), i cui tassi di crescita scenderanno all' 1,5% nel 2009, meno della metà della crescita tendenziale del passato. A risentire meno del rallentamento saranno i settori a più alta innovazione tecnologica del made in Italy. «Come la meccanica strumentale – spiega Emanuele Baldacci, chief economist di Sace – che dovrebbe mantenere una crescita media del 7% annuo con punte del 16,1% in Brasile e del 15,7% in India. Indicazioni favorevoli arrivano anche dall'agroalimentare,le cui vendite all'estero sono previste in accelerazione grazie alla qualità riconosciuta alle produzioni italiane, mentre si ridurrà l'espansione sui mercati esteri di tessileabbigliamento, arredamento e altri beni di consumo». I rallentamenti più evidenti si registreranno nei Paesi avanzati come Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia. La domanda arriverà solo dai mercati emergenti di Est Europa, Asia e America Latina, come Cina, India, Russia e Brasile. Ma anche Romania, Polonia e Turchia.«Un'altra area interessante di sviluppo per l'export italiano,ancora poco considerata – aggiunge Baldacci –è il Nord Africa. Tutti gli indicatori ci dicono che crescerà e soffrirà meno la crisi globale». I Paesi che offriranno le migliori opportunità di sviluppo, sono però quelli con i rischi politici e finanziari più alti. «Molti Paesi emergenti – conclude Baldacci – hanno dovuto ricorrere all'aiuto dell'Fmi tra cui l'Ungheria, l'Ucraina, il Pakistan, la Serbia e l'Islanda.I rischi finanziari hanno subito un'impennata anche in Paesi con abbondanti riserve internazionali come Russia e Kazakistan, Corea del Sud e Vietnam. A questo si deve aggiungere il graduale aumento di rischi politici, come fenomeni di esproprio indiretto o forti interferenze governative sugli investimenti esteri ». marika.gervasio@ilsole24ore.com LE PREVISIONI Il tasso annuo di incremento calerà al 5% dal 9% medio registrato tra il 2006 e il 2007- Le performance migliori per i settori hi-tech

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Anche Guangxi pensa a fare stock di metalli (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2008-12-03 - pag: 44 autore: CINA Anche Guangxi pensa a fare stock di metalli Dopo lo Yunnan, anche la regione cinese dello Guangxi sta pensando di acquistare metalli di base per sostenere i prezzi. Ieri il segretario del Partito del Guangxi, Guo Shengkun ( già a capo del colosso cinese dell'alluminio Chinalco), ha confermato che l'ipotesi è allo studio ma che la decisione definitiva non è stata ancora presa. Sebbene nessun dettaglio sul piano sia stato diffuso, la regione sud-orientale cinese – la seconda del Paese nella produzione di stagno e una delle principali per allumina, alluminio e indio – potrebbe seguire le orme dello Yunnan, che proprio lunedì aveva annunciato una volontà simile: il Governo regionale si era detto infatti disponibile ad acquistare – e a conservare per un anno – fino a un milione di tonn. di metalli di base e di minerali per risollevare le quotazioni in crisi. Se è vero che le autorità locali pensano ad aiutare le imprese del settore, ritenute in difficoltà, è anche vero che le minerarie di Pechino non sembrano avere problemi finanziari. Almeno a giudicare dal fatto che alcune società del comparto stanno trattando con la banca sudafricana Standard Bank (posseduta al 20% dalla cinese Icbc) per fare shopping in altri continenti, Africa in testa: una scelta incoraggiata dal recente crollo di molti listini azionari.

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Berlusconi: "Regole per il Web" (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 03-12-2008)

Argomenti: Cina

Berlusconi: "Regole per il Web" Monica Maro, 03 dicembre 2008, 17:56 "Su internet manca ancora una regolamentazione internazionale uniforme, credo che nel prossimo G8 si possa portare sul tavolo questa proposta". Il premier, dopo il violento attacco ai quotidiani, adesso si dedica al world wide web, lo "spazio pubblico" più grande che l'umanità abbia fino ad ora conosciuto Il commento: Berlusconi e la rete, di Fiorello Cortiana "Regolamentare internet". Silvio Berlusconi, ispirato dalla visita al Polo tecnologico di Poste italiane all'Eur di Roma, parla di un sistema per dare delle regole al web. E di una proposta che il governo s'impegna a portare sul tavolo del prossimo G8, presieduto proprio dall'Italia. "Porteremo sul tavolo una proposta di regolamentazione di internet in tutto il mondo, essendo internet un forum aperto a tutto il mondo", ha annunciato. Il G8 sede ideale. "A gennaio sarò per la terza volta presidente del G8, che sarà un G20", ha detto. Secondo il premier, per trattare l'argomento world wide web sarà proprio quello il luogo ideale perché "rappresenterà l'80% dell'economia mondiale e il 72% della popolazione mondiale". Al problema, ha specificato Berlusconi, non possono porre soluzione le Nazioni Unite, che sono "pletoriche". Regole per la rete. L'iniziativa del premier parte dall'osservazione che "per quanto riguarda internet manca una regolamentazione comune". Nessun altro dettaglio, ma Berlusconi ha spiegato che si tratterà di una proposta fatta con una "prospettiva internazionale, in cui l'Italia possa essere avanguardia". Detta così, in effetti non dice molto. è una delle tante affermazioni che potrebbero essere smentite dallo stesso premier già domani. Ma proprio in queste ore è in corso a Hyerabad, in India, l'IGF-Internet Governance Forum dell'ONU 2008, dove diversi workshop trattano la questione dei diritti umani in Rete e dell'Internet Bill of Rights (la carta dei diritti Internet) come piattaforma di raccordo. I diritti nell'era digitale. La questione dei diritti nell'era digitale e di una Carta dei Diritti e dei Doveri per Internet, posta per la prima volta al WSIS-ONU (Summit della Società dell'Informazione) a Tunisi, ha conosciuto un rapido sviluppo nei successivi Internet Governance Forum ONU che annualmente, con i contributo di ONG, imprese, Governi e associazioni, si confrontano intorno alla governance di una realtà interattiva, orizzontale, che non conosce confini e scarsità. Dopo Atene, 2006, a Rio, 2007, l'Italia firmò con il Governo Brasiliano una Dichiarazione per un processo aperto, capace di comprendere i diversi livelli istituzionali e le reti della sussidiarietà sociale e imprenditoriale. Il Parlamento Europeo, lo scorso Gennaio, ha sollecitato tutti i propri stati membri a promuovere IGF locali per sviluppare i temi dell'accesso, della sicurezza, della condivisione, della multiculturalità e dei diritti della Rete. Il fatto però che Berlusconi inserisca la questione nel tavolo G8, allargato a G20, perché "rappresenterà l'80% dell'economia mondiale e il 72% della popolazione mondiale", mentre le Nazioni Unite sono "pletoriche", rischia di sollevare equivoci che possono compromettere il ruolo dell'Italia nel processo avviato. Allo stesso modo, se associamo alle dichiarazioni del premier il dato Eurostat reso pubblico ieri che vede l'Italia l'unico paese in Europa in cui la diffusione di internet indietreggia invece che avanzare, il quadro diventa ancora più preoccupante. Le forme di controllo già esistenti. A livello internazionale le polizie e le agenzie di sicurezza si coordinano da anni su questioni relative al terrorismo ed altri reati gravissimi, come il commercio di esseri umani in ogni forma. Punti sacrosanti, sui quali nessuno obietta. Ma i controlli, spesso, non si limitano a questo: dopo l'11 settembre 2001, con il varo del patriot Act, l'amministrazione Bush venne chiamata in causa per le intercettazioni di massa poste in essere con la copertura dei controlli antiterrorismo. Più recentemente, il blocco dei siti e il controllo su Internet è stato uno dei cavalli di battaglia del governo birmano per impedire la divulgazione di notizie durante la rivolta dei bonzi. Quella della censura attiva è una pratica perfezionata in paesi come la Cina, che però non è l'unico paese a farne uso. In passato l'attuale ministro Frattini, quando era commissario europeo, ha fatto dichiarazioni temibili nelle quali si augurava regole e controlli che era difficile differenziare dalla prassi cinese e anche nel nostro paese esiste una attività di blocco di siti "all'ingresso" sulla rete italiana. Di quell'elenco poco si sa e soprattutto niente si dice da parte di coloro che lo gestiscono sui criteri con i quali vengono scelti i siti da bloccare. Promessa o minaccia? Il dubbio sorge spontaneo. Che l'esternazione di Berlusconi fosse dettata dal suo portafoglio piuttosto che dalla necessità di condividere nuove regole per questa realtà interattiva? Di recente Mediaset ha annunciato una sua analisi (con successiva minacciata vertenza in sede legale) dei contenuti di YouTube. Avevano quantificato in milioni di euro, molti milioni, il danno ricevuto dal fatto che la gente prende piccoli pezzi di programmi tv e li rilancia sulle piattaforme di social networking (come YouTube o Facebook o MySpace), per gli scopi più diversi: per denunciare una posizione politica o per affermarne un'altra, per condividere un gol o contestarlo, per ridere di un'imitazione o per divulgare una notizia oscurata dai media "ufficiali". Si tratta di secondi di tv, a volte minuti, mai ore. Ma secondo le aziende del settore, non solo per Mediaset, in quell'attività c'è una violazione del diritto d'autore e un danno d'impresa, perché chi ha prodotto e/o acquistato quelle immagini ha speso dei soldi che non vengono retribuiti dalla diffusione su internet. Web, bene comune. Si potrebbe rispondere che la Rete è il deposito del sapere sociale, unico spazio ancora libero e relativamente accessibile a tutti e che una volta pubblicato un articolo di giornale, scritto un libro e trasmesso un programma tv, quelle parole e quelle immagini fanno parte di un sapere sociale dal quale è legittimo e sacrosanto attingere. Su Internet, dovunque si mettano le mani si maneggiano o i diritti della persona o il farsi del nostro futuro, la qualità della cultura di oggi e domani. In gioco non c'è solo il diritto alla privacy ma la libertà d'espressione e conoscenza. Internet è lo "spazio pubblico" più grande che l'umanità abbia fino ad ora conosciuto, ed è quindi da considerare un "bene comune", come l'acqua, l'aria, il clima e i diritti universali. Sarebbe un bene che il Parlamento si confrontasse sulla questione e sulle proposte che il governo intende mettere in campo, sarebbe forse necessario che i garanti della privacy e delle comunicazioni rivolgessero, in merito, delle domande al premier. E questo prima della riunione del G8 di gennaio.

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Nuovi martiri (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 03-12-2008)

Argomenti: Cina

Nuovi martiri Marzia Bonacci, 03 dicembre 2008, 17:11 Una manifestazione di protesta a Genova, mentre sabato si replica a Roma. Il mondo lgbt è in fermento dopo la posizione assunta dal Vaticano sulla proposta di depenalizzazione dell'omosessualità avanzata dalla Francia all'Onu. Nasce anche un fronte di parlamentari Pdl-Pd che chiedono a Napolitano di incontrare le associazioni, mentre scendono in campo i Giuristi democratici Se organizzano manifestazioni di piazza e arrivano, a livello parlamentare e con una modalità bipartisan, a chiedere un incontro al presidente della Repubblica Napolitano, se scendono in campo i giuristi democratici per esortare al rispetto dei loro diritti in quanto diritti umani, allora è segno che questa volta, veramente, il Vaticano ha superato ogni Rubicone possibile ed immaginabile. Tanto da far temere che l'osteggiare il cammino della comunità glbt sulla strada del progresso civile, come sempre fatto da Oltretevere, rischia ora di trasformarsi in una caccia alle streghe senza precedenti, capace di giustificare pogrom e persecuzioni, massacri e uccisioni. Passi -anche se non dovrebbe- la crociata contro il riconoscimento giuridico e civile dell'amore omo, passi l'avversione all'adozione da parte di coppie dello stesso sesso, quello che non può passare è sostenere, come avviene con le scelte concrete e le dichiarazioni rilasciate in queste ore, che è meglio vederli penzolare in Iran, magari diciottenni, piuttosto che sposati e felici in Spagna. Perché è questa la conseguenza diretta di quanto dichiarato dall'osservatore permanente del Vaticano presso le Nazioni Unite, monsignor Celestino Migliore, il quale ha chiesto all'Onu di affossare la proposta della Francia, presidente di turno dell'Ue, per la depenalizzazione universale dell'omosessualità. Una proposta che verrà discussa e votata a metà dicembre dal Palazzo di Vetro e che è stata accolta da tutti i 27 Paesi europei, Italia compresa. "Gli stati che non riconoscono l'unione tra persone dello stesso sesso come 'matrimonio' - è stato il timore espresso da monsignor Migliore - verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni". Dunque la paura della Santa Sede è chiara: la depenalizzazione degli omosessuali potrebbe trasformarsi in apripista per impegni globali al riconoscimento giuridico delle coppie omosex. Alla luce di questa paura, il Vaticano è disposto a tutto per scongiurarla, anche ad accettare che si continui, nelle diverse latitudini e nei diversi paralleli, a massacrare, perseguitare, incarcerare e uccidere chi è reo di praticare "l'amore contro natura". Rispetto a questo clima il mondo lgbt è in fibrillazione e annuncia battaglia. In parte iniziata con la decisione presa dall'Arcigay di adire vie legali nei confronti della senatrice del Pd Paola Binetti. Motivo: nell'intervista rilasciata recentemente al Corsera la teodem non ha avuto timore a legare insieme, a doppio filo, omosessualità e pedofilia; per altro argomento, questo, trasformatosi in un vero e proprio cavallo di battaglia della neurologa cattolica che ha lasciato la cattedra del Campus Biomedico per gli scranni democratici di Palazzo Madama. Comunque il segnale che il mondo lgbt è stanco ed esasperato dal clima di attacco che gli piove addosso spesso dall'alto, cioè dalla classe politico-istituzionale. Così oggi è sceso in piazza a Genova, città che ospiterà il prossimo Gaypride nazionale previsto per il 2009. Un sit in che ha avuto luogo davanti l'Arcivescovado, alla presenza del referente nazionale dell'Arcigay Aurelio Mancuso e del segretario nazionale Riccardo Gottardi, e che è stato promosso dalla storica associazione insieme all'Unione degli Atei e degli Agnostici razionalisti. "Vaticano complice del nostro martirio" recitava uno striscione steso sull'asfalto. Una mobilitazione non dettata da un contro-integralismo laico, bensì dal convincimento e dalla speranza che le posizioni vaticane siano isolate rispetto alla comunità cristiana. "Siamo davanti all'Arcivescovado e non alla Cattedrale - ha spiegato Mancuso - perché la nostra manifestazione è contro le gerarchie ecclesiastiche e non contro la chiesa". E rispetto alle dichiarazioni di Monsignor Migliore, il presidente Arcigay ha riassunto in poche parole come sono state percepite dalla comunità omosessuale: "E' come dire che il Vaticano approva le torture e le frustate". Si replicherà sabato a Roma, dove è stata organizzata una manifestazione proprio a piazza Pio XII, luogo adiacente San Pietro. "Mai più uccisi perché gay" è lo slogan scelto dagli organizzatori del sit in, ovvero Arcigay Roma, Arcilesbica Roma e Certi diritti. Intanto si muove anche il Palazzo. E chiede al capo dello Stato che incontri una delegazione di parlamentari e associazioni della comunità lgbt, perché non sfugge a nessuno, come ha ricordato Imma Battaglia, tra i leader del movimento, che "serve una risposta politica al Vaticano". Al suo fianco, in una conferenza stampa svoltasi nella tarda mattinata, anche i deputati del Pdl Margherita Boniver e Benedetto Della Vedova e quelli del Pd Paola Concia e Matteo Mecaci. "Chiediamo al capo dello Stato di prendere le distanze dalla posizione del Vaticano", ha esortato Battaglia, che stringeva fra le mani una foto di due giovani iraniani torturati e impiccati nel loro Paese perché omosessuali. A prendere la parola anche Davood Karimi, dell'associazione dei rifugiati iraniani, che ha criticato il Vaticano perché "offende i diritti umani". Come? "Dando una copertura religiosa a ciò che fa il regime iraniano agli omosessuali". Mentre per la democratica Concia quello di monsignor Migliore è un "gravissimo errore politico" rispetto a cui l'Italia "deve tener duro". Non solo, la parlamentare ha promesso che chiederà "un question time sul tema con il ministro Frattini". La Concia ha infine rivolto un invito al deputato Udc Luca Volontè a sostenere l'iniziativa di depenalizzazione verso l'omosessualità visto che "io ho sottoscritto la sua condanna delle discriminazioni verso i cattolici. Se non lo farà ritirerò il mio appoggio. Siamo tutti figli di Dio", ha spiegato. Il collega radicale Mecacci si muoverà anche lui sul piano istituzionale presentando un'interrogazione in commissione Esteri perchè "il Vaticano assume una posizione- ha osservato- lontana da quella dell'Europa e delle Nazioni unite e analoga a quella di certi regimi autoritari". Per la Boniver quanto sostenuto da Monsignor Migliore è "una posizione anacronistica", immotivata rispetto ad una iniziativa, quella di depenalizzare l'amore gay, che "accende i riflettori sulle violazioni dei diritti degli omosessuali". Per Della Vedova, poi, quelle del rappresentante vaticano all'Onu sono affermazioni "prima che gravissime, infondate e sbagliate" perché nel documento francese "non c'è una parola che faccia prefigurare qualcosa di più rispetto alla richiesta che l'omosessualità non possa essere piu' considerata un crimine". Fioccano nel frattempo le proposte per esprimere dissenso verso l'atteggiamento assunto da Oltretevere. Il quotidiano del Prc Liberazione, in un editoriale di prima pagina del direttore Piero Sansonetti, rivolge un invito "ai laici ma anche ai cattolici e ai credenti di tutte le religioni" ad indire "una protesta di massa da tenersi forse nel giorno nel quale all'Onu andrà al voto la risoluzione per la depenalizzazione dell'omosessualità". Sansonetti invita tutti i partecipanti "a vestirsi con una maglietta o un indumento rosa - come la stella che era imposta ai gay nei lager - e andare a manifestare in Vaticano all'ora dell'Angelus". Scendono in campo anche i giuristi democratici che, "con dolore", ricordano "le torture, le esecuzioni, i giudizi sommari, le detenzioni di massa, i lavori forzati e i processi rieducativi cui sono sottoposti in tanti paesi del mondo gli omosessuali, le lesbiche, i bisessuali, i trans". Una geografia della persecuzione che va dai paesi arabi alla Cina, passando per alcuni Stati africani e Cuba. Una situazione in accettabile che li spinge, "nella solenne ricorrenza del sessantesimo anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo", ad auspicare che "i diritti in essa riconosciuti e sanciti trovino piena ed effettiva cittadinanza presso tutti gli Stati aderenti all'Assemblea delle Nazioni Unite". Una speranza comunque sembra provenire dal nostro stesso paese e lascia appunto ipotizzare che la comunità cristiana sia più fedele all'insegnamento di Cristo della sua rappresentanza in vaticano. Il 59% dei partecipanti di un sondaggio realizzato da Sky Tg24, infatti, afferma di non essere d'accordo con le parole di Migliore, mentre il restante 41% dei votanti le approva. Non si tratta di un sondaggio dal valore statistico, in quanto rilevazione aperte a tutti e non basata su un campione elaborato scientificamente, ma è comunque una piccola fotografia dell'Italia reale. Che si speri cresca a macchia d'olio per fermare il treno della deriva antidemocratica e, perché no, anche anticristiana. Nel senso nobile del termine.

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Una firma contro le bombe a grappolo (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 03-12-2008)

Argomenti: Cina

Una firma contro le bombe a grappolo Nuccio Iovene*, 03 dicembre 2008, 18:41 Il fatto L'accordo di Oslo (si tratta dell'accordo umanitario più importante dell'ultimo decennio), firmato anche dall'Italia, vieta la produzione, l'utilizzo, lo stoccaggio e il commercio delle cluster bombs ed obbliga i firmatari ad aiutare i paesi e le persone vittime di questi ordigni Un centinaio di paesi ha avviato a Oslo il processo di firma di un trattato, il cui percorso era iniziato a febbraio dello scorso anno nella stessa città norvegese, per la messa al bando delle bombe a grappolo (cluster bomb). Alla cerimonia per la firma non partecipano i maggiori produttori di questi ordigni: Stati Uniti, Russia e Cina. L'accordo, firmato anche dall'Italia, vieta la produzione, l'utilizzo, lo stoccaggio e il commercio delle bombe a grappolo ed obbliga i firmatari ad aiutare i paesi e le persone vittime di questi ordigni. Le munizioni cluster sono armi di grandi dimensione, lanciate da aerei ed elicotteri o dai sistemi di artiglieria, che si aprono a mezz'aria e spargono ad ampio raggio centinaia di munizioni più piccole. Queste munizioni dovrebbero esplodere al contatto col terreno; molto spesso, però, rimangono inesplose e disseminate in ampi territori, non soltanto "obiettivi militari": zone di città o terreni coltivati si ritrovano dunque a divenire veri e propri "campi minati". E come sempre accade nei teatri di guerra, sono le popolazioni civili a pagare il prezzo più alto. La tragedia nella tragedia è data anche dall'aspetto delle munizioni: piccole biglie colorate che attirano l'attenzione soprattutto dei bambini. Le cifre relative all'impiego di cluster bomb sono impressionanti. Si calcola, ad esempio, che le munizioni cluster usate in Iraq nei soli mesi di marzo e aprile 2003 contenessero tra 1,8 e 2 milioni di submunizioni (molte delle quali, ovviamente anche in questo caso, non esplose all'impatto con il terreno). Il paese più colpito al mondo da questi ordigni è il Laos, che oggi è stato il secondo a firmare il trattato, dopo la Norvegia padrona di casa. Fra il '64 e il '73 l'aviazione Usa scarico' sul territorio laotiano 260 milioni di cluster bomb. Dalla fine del recente conflitto tra Israele e Libano, le Nazioni Unite stimano la presenza di circa 100.000 ordigni inesplosi. C'è stata una precisa denuncia di Kofi Annan, su questo; nell'occasione, Annan ha dichiarato che "questo genere di armi non dovrebbe essere utilizzato nelle zone civili. L'Onu dovrà agire rapidamente per neutralizzarle." E sempre le Nazioni Unite fanno sapere che per bonificare le 390 località mondiali disseminate di cluster occorreranno diversi anni. Per non parlare dei costi economici che richiederà un'azione del genere se si tiene conto che il costo di produzione di ogni singola sub munizione si aggira all'incirca su un paio di dollari mentre la loro distruzione costa per ciascuna attorno ai mille dollari. Anche il nostro paese ha avuto un "assaggio" degli effetti di questi ordigni. Nel 1999, dopo le operazioni di aerei Nato in Serbia e Kosovo, furono sganciate nell'Adriatico 235 bombe. Il ferimento di quattro membri dell'equipaggio del peschereccio "Il Profeta" - e il rinvenimento di molti ordigni nelle reti di altri pescherecci - ha fatto decretare al governo italiano la sospensione della pesca in molte aree dell'Adriatico fino alla completa bonifica delle acque. La richiesta della messa al bando delle cluster bomb nasce da una coalizione internazionale (CMC, Cluster Munition Coalition) composta da più di 300 organizzazioni della società civile che, con una campagna che ha preso il via nel novembre del 2003, ha chiesto la cessazione dell'uso, della produzione e del commercio di queste armi, e l'assunzione di responsabilità da parte degli utilizzatori per la bonifica dei territori colpiti e l'assistenza alle vittime. L'efficacia del trattato di Oslo, pur se fortemente limitata dalla mancata firma dei principali produttori e utilizzatori di questi ordigni e cioè Stati Uniti, Russia, Cina, Israele, India, Pakistan ha fatto dichiarare a Richard Moyes, copresidente della Cmc, la Cluster Munition Coaltion, che "Il mondo oggi è un luogo più sicuro. Si tratta dell'accordo umanitario più importante dell'ultimo decennio". *Già primo firmatario, nella passata legislatura, della proposta di legge per la messa al bando delle cluster bomb

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La moda milanese va a Miami (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 04-12-2008)

Argomenti: Cina

La moda milanese va a Miami da Finanza&Mercati del 04-12-2008 Un memorandum d'intesa tra Milano e Miami per sostenere la Moda lombarda negli Stati Uniti. Dopo Abu Dhabi, Cina e Messico, la Camera di Commercio milanese ha fatto tappa in Florida per creare nuove opportunità di business per le aziende del settore moda regionale. Una mission di sostegno per la quale la Lombardia ha stanziato 25 milioni di euro: 19 milioni per le imprese pronte a innovare e investire; 3 milioni per le associazioni di categoria con l'obiettivo di attrarre buyer e 3 milioni per finanziare i roadshow. Insomma, concentrarsi su un numero limitato di grandi marchi per un fashion show che possa sostenere la competizione con New York e Panama (punti di riferimento della moda Usa) e tessere una rete di relazioni che sostengano tutte le imprese lombarde attratte da un regime fiscale agevolato. In Florida gli oneri fiscali sono infatti tra i più bassi degli States: l'imposta statale sui redditi delle società di capitali è del 5,5% mentre è pari a zero l'imposta statale sui redditi delle persone fisiche. In questo contesto molte imprese di successo hanno scelto di localizzarsi nella capitale: da Caterpillar a Porche passando per Nokia, Burger King e Federal Express. Ora tocca al settore moda. Con l'accordo Milano-Miami non solo saranno creati nuovi posti di lavoro(200-300), ma nuove aziende potranno trarre beneficio dall'apertura di nuovi headquartier a Miami. Chiusa la tappa a Miami «le prossime destinazioni - spiega Remo Eder, membro del consiglio della CCIAA di Milano - saranno India, Russia e New York». E l'obiettivo sarà quello di sostenere il business lombardo che con la moda rappresenta il 24,3% dell'export italiano di settore e il 26,8% dell'import. S.F.

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lech walesa "la cina impari da solidarnosc" - andrea tarquini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 04-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 1 - Prima Pagina Il personaggio Lech Walesa "La Cina impari da Solidarnosc" ANDREA TARQUINI SEGUE A PAGINA 38

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anziana muore in casa sfigurata dai suoi cani - massimo lugli (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 04-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XVI - Roma Torre Gaia, il corpo della donna scoperto dopo giorni. Aveva dei morsi sul viso Anziana muore in casa sfigurata dai suoi cani MASSIMO LUGLI L´hanno trovata morta nell´appartamento di via Cino del Duca 71, a Torre Gaia, dove viveva sola con i suoi cani: un cadavere ormai in fase di decomposizione con la gola e la mandibola dilaniate da orrende ferite. Ma quello che, all´inizio, sembrava l´ennesimo delitto di questi giorni di sangue, per la capitale, si è rivelata una storia di solitudine e abbandono. Maria Ciamacco, 65 anni, un´assicuratrice con gravi problemi di salute fisica e mentale è morta qualche giorno fa, quasi sicuramente per un malore e i suoi due meticci (Morfeo, un cagnone bonario dal pelame nero e Chicca, una vivace cagnetta pezzata) l´hanno probabilmente morsa più volte alla gola nel tentativo di "svegliarla", un comportamento, secondo il veterinario intervenuto sul posto, non inusuale nei confronti dei padroni. I due animali, in serata, sono finiti al canile comunale. «E´ successo quasi sicuramente di notte perché di giorno i cani stavano in giardino - racconta Edorardo, il giovane vicino di casa che ha lanciato l´allarme - io avevo le chiavi del cancello ma non di casa. Sono entrato per prendere i cani e portarli fuori, come facevo spesso e dalla finestra ho visto i piedi della signora riversa a terra....Era molto malata, soffriva di diabete e ipertensione e aveva avuto un aneurisma cerebrale. Ma non era matta come qualcuno vuole far credere». Il ragazzo si riferisce ad alcuni condomini che, qualche tempo fa, avevano presentato un esposto contro Maria Ciamacco: la donna, a quanto pare, aveva dato in escandescenze durante la notte e i cani entravano nei giardini dei vicini. Sul posto, verso le 15,30, sono intervenuti gli agenti del commissariato Casilino e della mobile. Nessun segno di effrazione sulla porta o di rapina, l´ipotesi di un omicidio sembra sfumata anche se la certezza potrà arrivare solo con l´esito dell´autopsia.

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somma vesuviana: francesco nocerino era l'unico assunto di una impresa di movimento terra (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 04-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina VII - Napoli Il sequestro Somma Vesuviana: Francesco Nocerino era l´unico assunto di una impresa di movimento terra Undicimila gadget (fasulli) del Napoli proveniente dalla Cina sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza nel porto di Napoli. Le fiamme gialle, durante il servizio di vigilanza doganale e riscontro merci presso i varchi dello scalo, hanno individuato un contenitore proveniente dalla Cina. Nel corso degli accertamenti sulla merce sono stati trovati e sequestrati 1.200 sciarpe e 9.800 bandiere contraffatte, riportanti i colori ufficiali e il logo della Società Sportiva Calcio Napoli, per un totale di 11.000 pezzi. La merce sequestrata era destinata ad approvvigionare, attraverso un rete capillare di distribuzione, il mercato del falso. Il destinatario della merce, D.L., rappresentante legale di una società con sede a San Giuseppe Vesuviano è stato denunciato. La merce avrebbe fruttato un guadagno di 200 mila euro. Su www.napoli.repubblica.it le fotografie della merce sequestrata.

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l'appello per sant'ambrogio "stop agli scavi per l'autosilo" - teresa monestiroli (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 04-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina V - Milano Architetti, intellettuali e vip firmano la petizione al sindaco L´appello per Sant´Ambrogio "Stop agli scavi per l´autosilo" TERESA MONESTIROLI Arriva a due giorni dalla festa del Santo patrono di Milano, Sant´Ambrogio, un nuovo appello in difesa di una delle piazze simbolo della città, «oggi squarciata dagli scavi per il nuovo parcheggio». Una lettera indirizzata al Comune in cui un centinaio di milanesi illustri, capitanati dall´architetto Cini Boeri da anni in prima linea per salvare la piazza, chiede l´immediata «chiusura dello scavo, ridando dignità alla basilica di Sant´Ambrogio, destinando la piazza ad esclusivo uso pedonale e limitando il traffico delle auto ai soli residenti». «è opportuno ricordare che la basilica di Sant´Ambrogio è un importante documento, testimone del "romanico" in Europa, patrimonio artistico dell´umanità, simbolo religioso e storico, fatto erigere nel IV secolo dal vescovo Ambrogio, monumento noto in tutto il mondo per i suoi valori architettonici». Inizia così l´ultimo, disperato, appello in difesa della piazza firmato, fra gli altri, da Gillo Dorfles, Inge Feltrinelli, Luigi Caccia Dominioni, Vittorio Gregotti, Davide Rampello, Rosellina Archinto, Gae Aulenti, Marco Tronchetti Provera, Gerardo Colombo, Arnaldo Pomodoro, Carlo Puri, Jacopo Gardella e Guido Martinotti. «Purtroppo la piazza è da due anni squarciata da un lungo scavo destinato a ospitare un parcheggio sotterraneo di ben cinque piani» prosegue la lettera. Una scavo, scrivono, «abbandonato ormai da mesi, ora occupato da vegetazione spontanea e da spazzatura». E, nonostante le numerose proteste da parte non solo dei cittadini, ma anche di Italia Nostra, del Fai e del mondo della cultura per chiedere la chiusura dello scavo «nulla è accaduto. Nessuna risposta dall´amministrazione comunale. Nessuna risposta dal ministero ai Beni culturali». E così, di fronte al silenzio delle istituzioni, i cittadini tornano alla carica per denunciare «questa grave, anzi vergognosa situazione», chiedendo «nuovamente e insistentemente che si decida subito la chiusura dello scavo». Infine ribadiscono «l´inutilità del parcheggio, non solo dal momento che ce n´è già un altro inutilizzato a poche centinaia di metri in via Olona, ma per l´incongruenza del creare parcheggi sotterranei nel centro storico, dove l´amministrazione, con il provvedimento Ecopass, cerca di dissuadere l´utilizzo dei mezzi privati».

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Il Fondo cinese: Usa inaffidabili (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-12-04 - pag: 11 autore: DELUSO DALLE BANCHE Il Fondo cinese: Usa inaffidabili I n vestire nelle banche occidentali? «Non sono così coraggioso. Come posso fidarmi di un Paese come gli Stati Uniti in cui le regole sulla finanza cambiano ogni settimana?». Lou Jiwei, presidente del Fondo sovrano cinese che ha in portafoglio 200 miliardi di dollari, è sconsolato. Già il debutto della China Investment Corporation (Cic) non è stato dei più fortunati. Nel maggio 2007 ha investito 3 miliardi in Blackstone a 31 dollari per azione. Oggi la società Usa di private equity è quotata a poco meno di6 dollari. Alla fine dello scorso anno ha pagato 5 miliardi per una quota del 10% in Morgan Stanley, quando la banca americana valeva 50 dollari per azione. Ieri il titolo era scambiato a 13 dollari. «Stiamo continuando a fare investimenti all'estero, ma non abbiamo più il coraggio di investire in istituzioni finanziarie, perché non sappiamo quali problemi ci porteremo dietro», ha detto il capo della Cic. Che ha pure deluso chi si aspetta che la Cina salvi il mondo dalla crisi: «Non credo proprio che potremo svolgere un ruolo di guida». Lo sfogo di Lou Jiwei coincide con lo sbarco a Pechino del segretario americano al Tesoro Henry Paulson per il quinto round del Dialogo economico tra i due Paesi. Proprio lui è il principale responsabile del caos normativo lamentato da Lou. Alla vigilia, Paulson aveva rigraziato la Cina per la fiducia che continua a mostrare negli Stati Uniti comprando titoli di Stato più di ogni altro Paese. Una fiducia non più illimitata. G.Me.

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Salvataggi e rischio protezionista (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-12-04 - pag: 14 autore: DALLA PRIMA Salvataggi e rischio protezionista Sono soldi che arriveranno, nonostante i dubbi diffusi sull'impatto che un intervento pubblico di salvataggio, soprattutto se di queste dimensioni, può avere in termini di oneri per il contribuente, di distorsione della concorrenza e di ostacolo a quel processo di pulizia che tanto bene farebbe a un mercato sovraffollato come quello automobilistico? Quasi sicuramente sì, perché l'obiettivo di salvaguardia delle regole del mercato risulta solitamente offuscato dalla preoccupazione dell'impatto negativo che il fallimento delle imprese, soprattutto se grandi come le tre statunitensi, potrebbe avere sull'economia dei Paesi e dei territori che le ospitano. La previsione più accreditata è quindi che l'intervento statale ci sarà e che potrà essere addirittura di misura superiore a quella attualmente prevista; che l'intervento si accompagnerà alla messa in amministrazione controllata - nel cosiddetto "Chapter 11" delle due delle tre società (Gm e Chrysler) in condizioni più critiche; che le stesse due potrebbero alla fine fondersi, utilizzando i fondi pubblici per i costi di ristrutturazione. Un salvataggio delle grandi case americane, in arretramento da diversi anni, non potrebbe ovviamente lasciare insensibili l'Europa e il Giappone, competitori tradizionali degli statunitensi, ma nemmeno l'India e la Cina, che hanno visto le loro aziende locali prosperare con la domanda interna o addirittura fare incursioni su scala internazionale. E potrebbe scatenarsi una corsa dei Governi a proteggere le proprie imprese contro la concorrenza sleale Usa, con il possibile emergere però di ulteriori distorsioni. Riuscirà l'Europa, se questo sarà lo scenario, a rispettare almeno al suo interno il necessario equilibrio concorrenziale? La speranza è che ci riesca, in una situazione di crisi che rappresenta forse il primo vero banco di prova per la capacità di tenuta delle regole che l'Europa stessa faticosamente si è data. Ma ci sono anche segni preoccupanti contrari, di voglia - da parte di chi ne dispone in misura maggiore - di usare le proprie munizioni in piena libertà. Non sarebbe una bella cosa per le nostre imprese, date le scarse munizioni di cui disponiamo; ma non sarebbe un fatto positivo nemmeno per l'Europa, che vedrebbe allontanarsi la prospettiva di una maggiore integrazione. Umberto Bertelè

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L'impegno di 100 Paesi contro le cluster bomb (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-12-04 - pag: 13 autore: Armi. Non firmano Usa, Russia e Cina L'impegno di 100 Paesi contro le cluster bomb «è una giornata storica», «questa nuova norma internazionale farà la differenza per migliaia di persone in tutto il mondo ». Jonas Gahr Stoere, il ministro degli Esteri norvegese, non nasconde la sua grande soddisfazione. Ieri a Oslo è stato compiuto un passo storico: circa 100 Paesi dell'Onu hanno deciso di sottoscrivere la messa al bando delle cluster bomb. Secondo il documento d'intesa oggi e domani sono previste altre adesioni per un totale di almeno 111 Paesi - entro il 2008 non sarà più possibile produrre, vendere e commercializzare le micidiali bombe a grappolo, una delle maggiori cause di amputazione per le popolazioni civili anche nei periodi successivi ai conflitti. Negli ultimi 43 anni avrebbero mutilato o ucciso oltre 100mila persone. Il documento prevede anche la distruzione degli stock. è un passo molto significativo, eppure resta una vittoria a metà. Troppi Paesi, e soprattutto troppo importanti, non hanno aderito al trattato. Se i Governi di Stati Uniti, Russia, Cina, Pakistan, India, Israele molti dei quali produttori e utilizzatori delle bombe a grappolo - avessero aderito, l'effetto sarebbe stato ben altro. Fra i sottoscrittori del trattato figurano tuttavia Paesi come Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Canada. Usate ampiamente da Israele nell'ultimo conflitto in Libano (estate 2006), le cluster bomb sono ordigni sganciati da aerei o tirati da terra in grado di contenere fino a 650 sub-munizioni. Esplodono sopra il terreno, rilasciando in un vasto raggio (anche 150 metri) migliaia di piccoli ordigni programmati per esplodere all'impatto. Ma in realtà, secondo le osservazioni condotte, risulta che fra il 10 e il 40% non esplodano e restino cariche per anni sul terreno. R. Bon.

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Dazi Ue sull'import di viti cinesi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI I data: 2008-12-04 - pag: 27 autore: Industria. Con l'intervento del Governo italiano il Comitato antidumping decide di introdurre misure di riequilibrio commerciale Dazi Ue sull'import di viti cinesi Urso: «Non si tratta di protezionismo ma di una doverosa azione di tutela» Adriana Cerretelli BRUXELLES. Dal nostro inviato Con 15 voti favorevoli e 12 contrari, il Comitato europeo antidumping, dove siedono i rappresentanti dei 27 Governi dell'Unione, ha approvato ieri l'imposizione di dazi definitivi in media dell'80% e per una durata di cinque anni su viti e bulloni in arrivo dalla Cina. I Paesi che si sono pronunciati per le misure punitive in una delle più grosse vertenze anti-dumping finora esaminate da Bruxelles sono Italia, Francia, Germania, Spagna, Portogallo, Grecia, Lussemburgo, Polonia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Slovacchia, Malta e Cipro. La Lituania si è astenuta ma il suo voto in questo caso viene calcolato come positivo. Trasferita al Consiglio dei ministri, dove ormai il provvedimento passerà senza più discussione quasi certamente in gennaio, la maggioranza emersa ieri risulta schiacciante, faceva notare un diplomatico europeo: corrisponde infatti a 220 voti sui 340 di cui dispone in totale il Consiglio. Soddisfatta l'Italia che fin dal principio è stata la grande antesignana della battaglia. «Non si tratta di protezionismo ma di una doverosa azione di tutela secondo le regole del Wto per ripristinare le condizioni di mercato violate dalle aziende cinesi che operano in acclarata condizione di dumping» ha commentato Adolfo Urso, il sottosegretario al Commercio. Non la pensano così, ovviamente, i produttori cinesi che ieri hanno chiesto al Governo di Pechino di presentare ricorso contro l'Europa al Wto, qualora i dazi siano imposti davvero. E a questo punto lo saranno ormai di sicuro entro il 9 febbraio prossimo, la data ultima per la loro entrata in vigore, ai termini della procedura antidumping. Tutto è cominciato nel settembre dell'anno scorso quando l'Eifi, l'Associazione europea dei produttori di minuteria metallica, ha presentato una denuncia, sostenuta da una novantina di imprese comunitarie, contro le importazioni in dumping dalla Cina, in alcuni casi a prezzi addirittura inferiori a quelli della materia prima utilizzata per fabbricare viti e bulloni. Con grave pregiudizio per un settore il cui mercato vale circa 5 miliardi di euro all'anno. Tra il 2004 e il 2007, si leggeva nel ricorso, l'import dalla Cina è passato da 295mila tonnellate a oltre 600mila, con il risultato che il tasso di utilizzo della capacità produttiva in Europa è crollata al 53 per cento. L'inchiesta della Commissione Ue è durata 13 mesi ed è giunta alla conclusione che i produttori europei hanno ragione. Tanto è vero che ha proposto l'imposizione di dazi compensativi decisamente molto elevati. Nonostante infatti tra il 2004 e il 2007 la domanda di viti e bulloni nell'Unione sia aumentata del 29%, la quota di mercato dei produttori Ue è calata del 24% mentre l'import dalla Cina è cresciuto in volume del 180% e la sua quota del 26 per cento. Non solo. Il livello di redditività dell'industria europea è sceso dall'8 al 2-4% in seguito a un dumping cinese sui prezzi intorno all'8 per cento. Secondo i calcoli europei, senza i prezzi stracciati di Pechino, la redditività delle imprese sarebbe salita almeno del 12 per cento. Di più. I volumi produttivi Ue tra il 2003 e il 2007 sono saliti solo del 6% e l'occupazione soltanto di 650mila unità. Se nonostante l'aggressività cinese l'industria europea ha tenuto è stato soltanto grazie alla sua riconversione verso prodotti ad alta specializzazione, le cui vendite sono salite del 12% in volume e del 21% in valore, conclude l'inchiesta di Bruxelles. A LARGA MAGGIORANZA Il provvedimento ha ottenuto 220 voti a favore su 340 Il sovrapprezzo riguarderà anche i bulloni e avrà una copertura di cinque anni LA REAZIONE L'inchiesta di Bruxelles è durata 13 mesi e ha concluso che i produttori europei «hanno ragione». Pechino annuncia ricorso alla Wto

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MINUTERIA METALLICA (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-12-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI I data: 2008-12-04 - pag: 27 autore: MINUTERIA METALLICA 5 Il fatturato Il giro d'affari in miliardi di euro nel Vecchio Continente. +180% La crescita dell'import cinese Nonostante tra il 2004 e il 2007 la domanda di vitie bulloni nell'Unione europea sia aumentata del 29%, la quota dei produttori Ueè calata del 24%, mentre l'import dalla Cina è cresciuto in volume del 180% (+ 26% la quota). 220 I voti favorevoli Il provvedimento sui dazi ai cinesi ha ottenuto 220 votia favore su 340.

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Debutta la piccola da Pechino (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-12-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI I data: 2008-12-04 - pag: 27 autore: Auto. Presentata a Bologna la vettura che il gruppo Chery venderà con la Dierre Debutta la «piccola» da Pechino Andrea Malan BOLOGNA. Dal nostro inviato Con un mercato in caduta libera e prospettive 2009 difficili da decifrare, ma comunque negative, il Motor Show di Bologna apre domani la sua 33a edizione in un momento non certo dei migliori. «Si naviga a vista» è il commento più ascoltato. Tra le novità presenti al Salone, la più interessante è forse la prima "piccola" cinese che arriverà in Italia: la Dr1, versione del modello A1 della cinese Chery, che la Dierre di Isernia ha "italianizzato" nell'estetica. L'auto, una piccola da 3,5 metri con un motore a benzina 1.3 progettato dall'austriaca Avl e prodotto dalla Chery, è prodotta in Cina e arriverà sul mercato nella seconda metà dell'anno prossimo. Massimo Di Risio, a.d. della Dierre, ha presentato al Salone anche la Dr3, versione a due porte del Suv Dr5 con cui ha debuttato un anno fa sul mercato italiano arrivando a 1.800 immatricolazioni in 11 mesi (gli ordini sono circa 3mila, afferma Di Risio); ha inoltre annunciato un'intesa con la Chery in base al quale l'azienda molisana gestirà lo sbarco di quella cinese anche in altri Paesi europei oltre all'Italia. Il debutto della piccola cinese avverrà in una congiuntura non facile: le previsioni più diffuse sul mercato italiano sono per un 2009 a quota 1,9 milioni di auto rispetto ai 2,15 milioni che si stimano attualmente per il 2008 e ai quasi 2,5 dell'anno passato. L'obiettivo di tutti è di aumentare la propria fetta di una torta destinata a diventare più piccola. I più fortunati potranno contare su modelli nuovi o lanciati nel 2008; come Volkswagen con la Golf VI (di cui a Bologna è arrivata in anteprima mondiale la rinnovata Plus), Renault con la Mégane, Ford con Fiesta e Ka, e così via. Il gruppo Fiat, forte di una quota lievemente incrementata quest'anno e delle buone performance in alcuni Paesi europei, punta a ripetersi. «Vogliamo consolidare la quota del 25,2% in Italia e aumentarla all'estero » dice Lorenzo Sistino, responsabile della marca Fiat. L'Alfa Romeo – il cui numero uno Luca De Meo ha ricevuto il premio alla MiTo Auto Europa 2008 – punta a riportare la quota in Italia «nettamente oltre il 3% entro fine 2009» contro il 2,45% dei primi 11 mesi 2008, puntando sulla MiTo, di cui è confermato l'obiettivo di 60mila unità a livello mondiale; la Lancia potrà contare su un intero anno di immatricolazioni della Delta. Per entrambi i marchi nobili del gruppo Fiat il 2008 dovrebbe chiudersi con vendite fra le 115 e le 120mila unità. Maserati conta – dice il numero uno Harald Wester – di chiudere il 2008 a 8.500 consegne (+20%). La marca Fiat ha annunciato il lancio, da gennaio, di una serie di versioni a Gpl di modelli esistenti (Panda, Grande Punto e Bravo) e ha presentato la Grande Punto a metano, mosse che permetteranno di sfruttare gli incentivi all'acquisto di queste categorie di vetture. Arriveranno incentivi generalizzati? Molti ci sperano ma pochi ne parlano: tra i pochi c'è Philippe Dauger, responsabile della Renault in Italia, che chiede ufficialmente «un forte intervento del Governo italiano». Non è un caso che sia lui a sbilanciarsi, visto che proprio oggi il presidente francese Sarkozy potrebbe annunciare un pacchetto di misure a sostegno del settore. www.ilsole24ore.com Speciale Motor Show con servizi e immagini IL MERCATO Domani apre i battenti il33ÚMotor Show; diffusi i timori tra i costruttori Fiat da gennaio aumenterà i modelli con motori Gpl

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La meccatronica punta sulla rete (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: AZIENDE VICENTINE data: 2008-12-04 - pag: 18 autore: I settori. Il motore del distretto veneto a Vicenza conta 220 aziende con un fatturato che tocca quota 2,5 miliardi La meccatronica punta sulla rete Più solide le realtà già presenti nei Paesi asiatici come la Malaysia e il Vietnam A CURA DI Eleonora Vallin Il distretto è veneto ma il motore è tutto vicentino. Sono 220 le aziende beriche su 410 aderenti al polo della meccatronica (che unisce meccanica, elettronica e sistemi informativi) con un fatturato che tocca quota 2,5 miliardi su sei totali e una forza lavoro di 13mila addetti su 33mila. «Numeri questi chiosa il rappresentante della sezione meccanica di Confindustria Vicenza e imprenditore Roberto Ditri che evidenziano di primo acchito la minor dimensione aziendale vicentina ma anche, a una riflessione meno immediata, come oggi sia possibile rendere globale una società o un'impresa al di là dei suoi numeri strutturali, mettendola in rete». La strategia del successo (secondo la ricerca dell'Osservatorio sulle piccole e medie imprese la meccanica e l'elettromeccanica presentano i tassi di crescita per fatturato, valore aggiunto e capitale investito, più elevati dell'intera provincia) poggia su quattro pilastri: sinergia, innovazione, formazione e internazionalizzazione. «Per essere competitivi bisogna unirsi - spiega chiaramente Ditri - e coinvolgere in progetti ampi una pluralità di soggetti che vanno dalle scuole, all'Università, alle istituzioni». Poi bisogna investire in ricerca, innovando non solo i prodotti ma anchei processi. E allargare i confini conquistando insieme nuovi mercati che, per la meccatronica, coincidono prevalentemente con la Malaysia e il Vietnam. Sbocchi pionieristici? Forse. «Ma sono meglio della Cina - ribatte l'ingegnere e imprenditore a capo della Marelli Motori- e sono aree tranquille nonché porte aperte verso l'Asia; quindi opportunità da cogliere al volo sia per acquisire nuovi clienti, sia per eventuali subforniture e operazioni di outsourcing». L'aria che si respira è buona. «Crisi» è dunque una parola che non di deve usare se abbinata alla meccatronica. «Preferiamo parlare di un momento difficile che deve essere affrontato e che porterà certo a una selezione che però non è detto che sarà dannosa» ribatte Ditri confermando che «chi si è mosso su mercati internazionali e non locali, quindi di per sé limitati e chiusi, combattendo su arene maggiori, oggi è sicuramente più forte e non soccomberà perché ha armi e capacità per vincere». L'energia viene ancora una volta dalla squadra che riesce a infondere fiducia puntando sul futuro e sulla formazione. Quest'anno il distretto, dopo aver lanciato con il Cuoa il progetto «Lean», per rendere le imprese competitive a livello globale migliorando i processi produttivi, è riuscito a inaugurare a Vicenza il primo- e unico in Italia - corso di laurea specialistica in Meccatronica e un secondo corso in Innovazione di prodotto; e ora sta tessendo i fili tra imprese e Università e colloquiando con la Regione Veneto per modificare la normativa e le sue applicazioni secondo le evoluzioni subite e già affrontate dal territorio. La nuova sfida da cogliere è adesso migliorare l'organizzazione del distretto stesso che si è costituito solo nel 2004. E qui lascelta è quella di un'inconsueta ( almeno per i veneti) umiltàe di un dialogo-confronto con gli altri distretti del Nord Est (il primo della lista è quello calzaturiero della Riviera del Brenta tra Padova e Venezia) che hanno maturato nel tempo strategie di successo anche su prodotti diversi. L'obiettivo? Uno scambio di buone pratiche. «Se con loro ha funzionato - spiega Ditri - perché non condividere un percorso virtuoso per migliorarci adattandolo alla nostra realtà di distretto?». LA FORMAZIONE Dopo aver lanciato il progetto «Lean» per migliorare i processi produttivi, ora nascono i primi corsi di laurea mirati Un braccio elettronico. L'innovazione di prodotto è al centro di cospicui investimenti in ricerca e sviluppo IMAGOECONOMICA

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Luxy reinventa la sedia: dai luoghi di lavoro alle griffe (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-12-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: AZIENDE VICENTINE data: 2008-12-04 - pag: 19 autore: I perfezionisti. Fondata dalla famiglia Marchesini oggi conta diversi primati Luxy reinventa la sedia: dai luoghi di lavoro alle griffe Si chiamano imprese perfezioniste. Hanno la capacità di creare e presidiare nicchie. Sanno generare redditività, con cui si aiuto-finanziano, sono creative e posizionate nel segmento alto del mercato. Per loro il passaggio del testimone ha un sapore strategico. Non sono ossessionati dall'estensione di gamma, ma dall'espansione in mercati internazionali con prodotti collaudati, tecnologici e fortemente innovativi. La Luxy, società vicentina che produce sedie per ufficio, è uno di questi casi “da manuale”. Fondata negli anni settanta dalla famiglia Marchesini, che oggi è nel capitale con una quota di minoranza del 20%, conosce nel corso di un trentennio una fase continua di evoluzioni. Una manciata di numeri che celano un realtà imprenditoriale di grande successo: 80 dipendenti ( che diventano 100 nei momenti di picco), un organico giovane, tutti under 40, circa 15 milioni di fatturato, 3 stabilimenti, un socio finanziario azionista di maggioranza e la famiglia fondatrice, che tiene le redini dell'azienda. Un palmares sostanzioso di primati. Quindici anni fa quando la svizzera Banca Arner, tramite un suo fondo, entrò nel capitale della piccola delle sedie, certo non si aspettava un così ricco risultato. L'istituto di Lugano esce dal capitale nel 2004 portandosi a casa 10 volte l'investimento iniziale. Nel capitale subentra il fondo di Private equità, Cape Natixis di Simone Cimino, con un peso dell'80% sulla compagine sociale. Il caso di Luxy viene portato in Bocconi, come esempio di azienda redditiva. I riconoscimenti continuano e quest'anno,durante lafierainternazionale più importante del settore, la Neocon di Chicago, il loro Ufo (Under Foot Object), un poggia piedi concentrato di ergonomia e design, è insignito del Best of Show Gold, come migliore accessorio nell'arredamento da ufficio. è la seconda volta per Luxy. L'azienda aveva già ottenuto il premio sponsorizzano dal prstigioso Design Journal nel 2001, con la serie Aire, design di Stefano Getzel. L'evoluzione di Luxy, inizia negli anni '70, allora è fornitore della grande distribuzione, lavora come contoterzista per Ikea e Metro. Negli anni Novanta, una prima svolta, Luxy decide di salire di livello e inizia a fornire i fabbricanti di mobili. Lo spazio c'è, ma la società ha bisogno di acquisire identità. Iniziano gli investimenti su marchio, prodotti con la creazione di un proprio catalogo e marketing. «Con il cambio generazionale - ricorda il managing director Cinzia Marchesini, - c'è stata un'inversione della polarità, dal segmento medio basso ci siamo spostati verso l'alto.Il cambiamento non è stato semplice. Con la Gdo si riusciva ad avere un programma, ma non si riusciva a massimizzare gli utili. Allora abbiamo scelto di abbassare il fatturato e di aumentare la nostra redditività ». Il cambiamento è stato esplosivo per i conti di Luxy, al punto che quegli stessi utili reinvestiti in azienda hanno fatto e stanno facendo la differenza. Raccontata con le poste del bilancio, nell'ultimo triennio, la storia di Luxy dice ricavi in aumento vigoroso. Il fatturato corre su doppio binario: +15% il dato 2006 su 2005, 17,8% quello 2007 su 2006, a 15,7 milioni di euro. I prodotti Luxy sono conosciuti dalla fascia alta del mercato e “servono” oggi i clienti più esigenti. Tra i seating people, come vuole il pay off, c'è per esempio il gruppo Gucci. Il successo è frutto di un mix di elementi con il design, prima di tutto. Ma non di solo design vive un'azienda perfezionista. Essere fornitori di alta qualità nella filiera internazionale è un'altra caratteristica peculiare. «Abbiamo saputo muoverci in un mercato difficile per questa tipologia di prodotti, controllando direttamente lo sviluppo commerciale tramite i nostri agenti», dice la Marchesini. L'estero incide al 60% sul fatturato, con una forte presenza in Europa. L'Inghilterra è il primo mercato estero: «è un mercato guida – spiega la manager– il più selettivo per il nostro settore, dove sono gli americani a farla da padroni». Nel presidio internazionale c'è l'immancabile approdo del Medio-Oriente e poi la Cina e, in futuro, l'India. R. P. FLESSIBILITà Una storia ricca di investimenti e ricollocazioni per seguire i cambiamenti del mercato ed essere fornitori di alta qualità

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Berlusconi, stretta su Internet Protesta del popolo web (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 04-12-2008)

Argomenti: Cina

Berlusconi, stretta su Internet Protesta del popolo web Il premier metterà le mani sul web con una proposta di «regolamentazione» da portare al G8. E sulla pay tv attacca: «Figuraccia enorme» di gionali e Pd. Gentiloni: «L'Iva al 20% voluta da Tremonti e non dalla Ue». Sarà perché vuole passare alla storia in qualche modo, sarà perché non sa concepire la democrazia orizzontale della Rete, sarà per interessi societari, ma ieri il presidente del Consiglio ha annunciato la regolamentazione di Internet per via governativa. Globale, approfittando della presidenza italiana del G8. Il popolo del web oggi si oscura per protesta, perché ogni tentativo di regolarlo lo ha soffocato. Entusiasta come un bambino, dopo aver fatto il giro nel polo tecnologico di Poste Italiane all'Eur («avete risollevato un pachiderma burocratico, una palla al piede dello Stato», ha detto ai vertici, ricambiato da sperticate lodi del presidente Ialongo), Berlusconi ha annunciato di voler mettere le mani sul web: «Su internet manca una regolamentazione internazionale uniforme», e siccome data l'età «purtroppo per la terza volta sarò presidente del G8, e poi con l'Inghilterra del G20», porteremo sul tavolo del G8 una proposta di regolamentazione di internet per tutto il mondo, visto che internet è un forum aperto al mondo». L'Italia, magari con Poste, nell'onnipotenza di Silvio può «portarci come avanguardia di queste nuove tecnologie» per le quali chiede «trasparenza internazionale» dato che «sono il futuro del mondo». Sono il presente, ma il premier non se n'è accorto: lo scorso marzo, prima del voto, ammise di essere «un anziano signore che scrive a penna» e non conosce un'acca di Internet. L'ex ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, parlando con l'Unità, spiega che nei vari dibattiti internazionali è stata ritenuta «sconveniente e dannosa una regolamentazione statale» della Rete, proposta come forma di controllo «da paesi non democratici, mentre quelli democratici hanno preferito lasciate la gestione leggera e semiprivatistica» ma più libera, del web. Filtri e censure sono già in vigore in Cina, Iran, Cuba e Arabia Saudita. «Spero non sia un suggerimento del premier russo Putin...», butta là Gentiloni. E non si placa la polemica sul raddoppio dell'Iva per Sky (che dallo schermo invita a spedire mail di protesta a: portavoce tesoro.it). Berlusconi furioso ripete di «non essere stato al corrente» e attacca ancora sinistra e giornali: «Faranno una figuraccia enorme» ma «gli italiani daranno un giudizio definitivo». Il governo coglie al volo le dichiarazioni di Bruxelles: «Il caso è chiuso» con il riallineamento dell'Iva. Ad aprile la Ue suggerì di pareggiare l'Iva nel settore tv al 10%. Tutto nasce da un esposto di Mediaset in Europa contro la differenza (le carte prepagate hanno il 20%), ma, spiega ancora Gentiloni, «non c'era e non c'è una procedura d'infrazione dalla Ue sulle tv satellitari», ma solo «un carteggio tra gli uffici di Bruxelles e il ministero delle Finanze con richieste di chiarimento». Nessuna imposizione sul raddoppio dell'Iva per Sky: «L'ha fatto Tremonti per decreto. Berlusconi non si nasconda dietro il dito di Bruxelles: è in palese conflitto d'interessi». Messo su carta da Giannelli nella vignetta del Silvio Babbo Natale che porta il regalo di Tremonti a Mediaset: satira che ha fatto imbufalire il cavaliere, sbottato con l'editto albanese contro il «Corriere». NATALIA LOMBARDO ROMA nlombardo@unita.it

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L'ex Garante della Privacy è impegnato per una "carta dei diritti" della Rete: Ma si devono garantire le libertà, non limitarle . (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 04-12-2008)

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L'ex Garante della Privacy è impegnato per una "carta dei diritti" della Rete: «Ma si devono garantire le libertà, non limitarle». Della dichiarazione di intenti fatta dal premier Berlusconi Stefano Rodotà non è al corrente: si trova in India proprio per partecipare all'"Internet Governance Forum" promosso nell'ambito delle Nazioni Unite. L'ex Garante della Privacy, giurista e docente universitario, è uno dei "padri" della proposta di dotare la Rete di una "carta dei diritti" a garanzia della stessa comunità internettiana. Nel 2006 l'iniziativa è stata presentata al Parlamento Europeo con la partecipazione del ministro della Cultura brasiliano Gilberto Gil. Professore, il tema di regolamentare Internet esiste? «Esiste da anni il tema di una Costituzione per Internet. Una sorta di bill of rights, come lanciato nel 2005 dalla Conferenza di Tunisi. Ma lo spirito deve essere quello di garantire le libertà fondamentali e non di introdurre forme di controllo». Non sembra la stessa forma mentale che anima il premier. «Infatti si tratta di due visioni profondamente diverse. Noi discutiamo da tempo per rafforzare le "coalizioni dinamiche" che si creano in modo spontaneo in Rete a garanzia di tutti e perché il bill of rights passi attraverso una discussione della comunità internettiana». Quindi, le regole devono provenire dal basso? «Esattamente. Anche se io non parlerei di regole che fanno pensare all'"ingabbiare". Due sono i punti fermi. Il primo è che si deve intervenire non per restringere bensì per garantire le libertà. Il secondo è di non imporre regole dall'alto ma conformemente alla natura della Rete attraverso un processo aperto e condiviso». E una legge del Parlamento servirebbe allo scopo? «Ora non ci sono le condizioni. Oggi vedo molti tentativi di ridurre le libertà online per motivi economici, commerciali, di sicurezza...» O, come in Cina, per motivi repressivi. «Infatti. Ed è tanto più necessario tutelare la libertà di espressione. La dichiarazione dei cyber-diritti deve rafforzarsi con un processo a partecipazione allargata». Quale deve essere dunque l'impostazione corretta per stabilizzare il mondo virtuale? «Ritengo che la via corretta sia quella che stiamo seguendo. Un'impostazione che pensi Internet come un luogo pericoloso sarebbe da un lato un errore e dall'altro provocherebbe fortissime reazioni del popolo di Internet». Ci sono già. Siti autoscurati, blog in fibrillazione. «Nel momento in cui c'è un movimento che si va consolidando e sta acquistando riconoscibilità da parte dell'Onu e della Ue, non dobbiamo andare in direzione opposta. È importantissimo convincere la comunità di Internet che servono regole positive». A cosa porterebbe una legislazione globale sulla Rete? «La dimensione in cui ci muoviamo è uno spazio globale dove la legislazione nazionale non basta. L'attitudine tipica di tutti i regimi autoritari è frenare le manifestazioni di libertà su Internet. Da Pechino a Singapore, gli stati che cercano di mettere le mani su Internet lo fanno perché offre al dissenso possibilità inedite. Non dimentichiamo che dalla Birmania, nei giorni della repressione, filtravano online notizie superando la rigida censura. Andare in senso opposto sarebbe assolutamente inaccettabile». L'Italia non è la Cina. Quali sono i rischi di regolamentare Internet per un paese democratico? «Certo che non lo è. Ma proprio perché l'Italia è in primissima linea nel rafforzare le garanzie per chi naviga, dico che va benissimo se il governo vuole unirsi a questo fronte. Andare in senso opposto invece sarebbe assolutamente inaccettabile».

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Germania, leader verde della Ue (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 04-12-2008)

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Germania, leader verde della Ue Fotovoltaico, eolico, solare termico: dalla Spagna alla Germania, alla Gran Bretagna, la corsa all'energia rinnovabile è cominciata già da tempo. E oggi, tra i Ventisette, c'è chi raccoglie i frutti. In Europa la corsa all'oro dell'energia rinnovabile è già cominciata da diverso tempo. Le tecnologie futuristiche messe a punto negli anni 70, ai tempi dei primi shock petroliferi, oggi sono realtà di business appetitose e tra i 27 chi ha saputo anticipare i tempi ora raccoglie i frutti. Germania La più grande economia d'Europa è il Paese leader in tema di energie rinnovabili. Pur non beneficiando dei vantaggi climatici dell'Europa meridionale sui tetti delle case tedesche è installata l'82% della capacità totale degli impianti fotovoltaici del Continente, pari a 3.846 Mw nel 2007. Una cifra che non teme confronti neanche con il mercato giapponese o americano. Dal 2004 la legge sulle energie rinnovabili in Germania obbliga i fornitori ad acquistare da fonti fotovoltaiche, mentre le autorità nazionali e locali forniscono una vasta gamma di incentivi. Sono tedeschi 40.000 dei 70.000 posti di lavoro in Europa nel fotovoltaico.Si contano oltre 10.000 imprese attive nel settore ed è tedesca la Q-cells, che con 1707 addetti rappresenta il primo produttore al mondo di celle fotovoltaiche, superando nel 2007 la giapponese Sharp. Inoltre, con oltre 4 milioni di Tep (tonnellate equivalenti di petrolio) la Germania è il leader europeo nel consumo dei biocarburanti. Il tasso di miscelazione di carburanti tradizionali con quelli derivati da prodotti vegetali in Germania è del 7,3%, il più alto d'Europa. Spagna In pochi anni la Spagna ha combinato uno straordinario sviluppo economico con la capacità di fare investimenti strategici nelle energie rinnovabili. Ad oggi il mercato spagnolo del fotovoltaico è il secondo al mondo, secondo le stime dell'Istituto spagnolo per la diversificazione e il risparmio energetico (Idae). La capacità totale installata è di 515,8 Mw, l'11% dell'Ue e l'obiettivo del Piano sull'energia rinnovabile è di arrivare al 2010 a 400Mw. Da marzo 2006 inoltre è obbligatorio per tutti i nuovi edifici e per quelli in ristrutturazione la copertura del fabbisogno di acqua calda con i pannelli solari termici, per una percentuale che va dal 30 al 70%. L'obiettivo è di arrivare al 2010 con 4,8 milioni di m2 di solare termico installato. Ma è nell'eolico che la Spagna ha fatto i progressi più impressionanti, arrivando nel 2007 a 15145,1 Mw installati e diventando il secondo Paese eolico d'Europa dopo la Germania. Per il 2010 il Governo spagnolo ha pianificato un obiettivo di 29 Gw e un decreto reale ha già messo nero su bianco le procedure per l'autorizzazione delle promettenti fattorie eoliche off-shore. Danimarca Nel settore eolico però la più grande azienda del mondo resta la Vestas. La Danimarca infatti è stato uno dei primi paesi europei a puntare sull'energia del vento e oggi i posti di lavoro nel settore superano le 22.000 unità. La Vestas è diventato un colosso mondiale con unità di produzione in Svezia, Norvegia, Germania, India, Spagna, Cina, Gran Bretagna e Italia. Gran Bretagna Sulle energie rinnovabili anche il Governo di Gordon Brown ha deciso di puntare sul serio, anche perché l'obiettivo è di ridurre le emissioni di Co2 dell'80% entro il 2050. A fine 2007 la Gran Bretagna ha presentato un progetto di sviluppo dell'energia eolica di dimensioni enormi, con l'obiettivo di produrre con il vento l'elettricità necessaria a 25 milioni di famiglie britanniche. Entro il 2020 quindi si prevede di installare 7000 turbine eoliche. Francia Si è distinta per la velocità di crescita del mercato nel settore del solare termico, arrivando in poco tempo in quarta posizione, dietro Germania, Grecia e Austria. Ha pagato il sistema di incentivazione del credito d'imposta, che permette il recupero del 50% del costo dei materiali del sistema solare con la presentazione di una semplice dichiarazione fiscale. A questo si aggiungono gli incentivi delle amministrazioni locali, che possono superare i 900 euro per un sistema di produzione di acqua calda sanitaria e i 3000 euro per un impianto combinato. Una legge del 2005 ha fissato l'obiettivo di installare un milione di m2 di pannelli solari termici entro il 2010 tramite il «Piano facciata sud». Austria Con 300.000 m2 di pannelli solari termici l'Austria è il terzo Paese in l'Europa che ha investito in assoluto nel settore. È austriaca la Green One Tec, l'azienda leader mondiale nella produzione di collettori solari che nel 2006 contava un fatturato di 77 ml di euro. MARCO MONGIELLO BRUXELLES

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Morta da giorni in casa Viveva sola con due cani (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 04-12-2008)

Argomenti: Cina

Morta da giorni in casa Viveva sola con due cani Una vistosa ferita alla gola e i suoi due cani accanto. Sarà l'autopsia a stabilire le cause del decesso, ma sembra per ora avere i contorni di una storia di ordinaria solitudine metropolitana quella della donna di 65 anni trovata morta, ieri, dentro il suo appartamento al piano terra di via Cino del Duca, a Torre Gaia. La donna faceva l'assicuratrice. Secondo i vicini, non aveva figli, ma solo una sorella, da anni residente a Sulmona. Gli agenti presenti sul posto parlano di «morte naturale», probabilmente avvenuta da giorni, forse riconducibile ad alcuni problemi di salute. La donna, infatti, soffriva di diabete e in passato era stata vittima di un'aneurisma. Uno dei suoi due cani potrebbe averle morso il collo dopo il decesso nel tentativo di «rianimarla». Secondo alcuni residenti del palazzo, la presenza dei due animali, aveva causato in passato alcuni problemi tra la donna e gli altri condomini. Qualcuno parla anche di un esposto che le sarebbe stato inoltrato per via di schiamazzi notturni. Altri residenti, invece, la difendono. «Non era certo matta come alcuni volevano farla apparire», sostiene uno di loro. I due meticci, Chicca e Morfeo, verranno affidati ai canili municipali.

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operaio 23enne muore schiacciato - giuseppe porzio (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 04-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina VII - Napoli Gadget del Napoli undicimila falsi fabbricati in Cina Operaio 23enne muore schiacciato Dubbi sulla sicurezza Denunciati il titolare e il socio della ditta GIUSEPPE PORZIO Premiato dal suo impegno. Ucciso dalla sua devozione al lavoro. Aveva 23 anni, Francesco. La sua fine è l´ultima tacca sul voluminoso e triste libro delle morti bianche. Francesco Nocerino, professione operaio e una busta paga da dipendente di terzo livello, era l´unico assunto al servizio della ditta "Allocca", una modesta impresa di movimento terra con sede legale e depositi alla periferia di Somma Vesuviana, in via Marigliano. E´ qui, sotto gli occhi di uno dei responsabili dell´impresa edile, che Francesco è morto, schiacciato tra il nastro adoperato per il trasporto massi e calcestruzzo e il rullo che ne coordina il movimento. Quando l´hanno trasportato al vicino ospedale Apicella, a Pollena Trocchia, per il giovane non c´era ormai più nulla da fare. Il referto parla di schiacciamento dell´emitorace destro e del padiglione auricolare. Quel lavoro, Francesco l´aveva ottenuto poco prima dell´estate. Stakanovista, aveva impiegato ben poco a far sì che alla promessa di un posto fisso facesse seguito una firma in calce a un contratto a tempo pieno. La realizzazione di un sogno per il giovane operaio (che vive con la famiglia in una modesta abitazione di via Vignariello, non distante da quel deposito) che si è tramutato nella sua tragica fine. Sulla vicenda, come è prassi in simili casi, provano ora a far luce sia l´ispettorato del lavoro che i carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna, la magistratura ha aperto un fascicolo: risultano denunciati per omicidio colposo il titolare della ditta, un imprenditore di 70 anni, e il socio 37enne, testimone oculare del drammatico incidente. E´ stato quest´ultimo, ascoltato dai carabinieri, a ricordare le drammatiche fasi della morte del 23enne. Questa la ricostruzione dei fatti, avvenuti poco dopo le 15 di martedì. Imprenditore e giovane operaio stavano caricando un camion della ditta con del materiale destinato ad un cantiere. Francesco era intento a seguire da vicino ciascun collo trasportato sul nastro mobile. E´ nel tentativo, a quanto pare, di evitare la caduta di un sacco contenente calce, che il giovane è rimasto impigliato, finendo con l´essere trascinato fino agli ingranaggi del rullo. Francesco avrebbe pagato con la vita la sua imperizia. Ma non solo. Norme sulla sicurezza alla mano, la distanza di sicurezza dal nastro trasportatore avrebbe dovuto essere garantita da transenne fisse, ma i carabinieri che hanno ispezionato i locali non hanno trovato alcun ostacolo che avrebbe potuto impedire al giovane operaio di avvicinarsi troppo. C´è dell´altro. Macchine come quella che ha provocato la morte del 23enne dovrebbero essere dotate di un sistema salvavita che ne arresta il movimento al minimo intoppo. Ma il rullo non si è mai fermato. Elementi alla base dell´indagine dei carabinieri e della magistratura inquirente. La salma del giovane è stata intanto trasferita all´istituto di medicina legale del Secondo Policlinico, dove oggi stesso sarà sottoposta ad autopsia.

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Cluster bomb: per bandirle firmano 100 Paesi ma i Grandi no (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 04-12-2008)

Argomenti: Cina

Cluster bomb: per bandirle firmano 100 Paesi ma i Grandi no Mancano firme importanti come quelle di Cina, Russia e Usa ma sono già 100 le nazioni che hanno deciso di sottoscrivere la messa al bando delle bombe a grappolo. La Norvegia che ha svolto un ruolo chiave nella definizione del documento sulla produzione, la vendita e l'immagazzinamento degli ordigni , è stata la prima firmataria e spera che l'entrata in vigore sia possibile già all'inizio del 2009. «È una giornata storica» ha detto il ministro degli Esteri di Oslo «questa nuova norma internazionale farà la differenza per migliaia di persone in tutto il mondo». Sganciate dagli aerei o sparate dall'artiglieria, le bombe a grappolo esplodono a mezz'aria e spargono centinaia di ordigni più piccoli che se non esplodono subito diventano trappole micidiali quanto le mine antipersona. Si calcola che nel mondo circa 100mila persone - nella quasi totalità civili - siano state uccise o mutilate dagli ordigni a grappolo negli ultimi 43 anni. Più di un quarto sono bambini.

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"sul tibet la cina impari la lezione di solidarnosc" - andrea tarquini berlino (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 04-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 38 - Esteri Il meeting internazionale Venticinque anni fa vinse il Nobel per la pace A Danzica incontra il Dalai Lama e Sarkozy "Sul Tibet la Cina impari la lezione di Solidarnosc" "Ci conosciamo bene, con lui lavoriamo su temi della libertà e della violenza" "Al presidente francese chiederò di spendersi affinché Pechino si apra al dialogo" ANDREA TARQUINI BERLINO dal nostro corrispondente «Venticinque anni fa, col Nobel conferitomi, fu aiutato un processo positivo per tutti. Adesso, celebrando l´anniversario insieme al Dalai Lama, ad altri Nobel, a Sarkozy, dobbiamo lanciare da Danzica un segnale al mondo: aiutiamo gli oppressi a una via pacifica di negoziato e compromessi verso la libertà. Funzionò da noi, può funzionare altrove: ricorda? Avemmo il Nobel io, vincitore, ma anche Gorbaciov, sconfitto, che seppe accettare compromessi e rifiutò soluzioni violente». Lech Walesa spiega a Repubblica le proposte che lancerà domani e sabato. Presidente, che emozioni e sentimenti provò allora? «Mi aspettavo grandi cambiamenti. Ma quel che conta è che dovremmo ripetere il copione, a livello mondiale. Magari mi dessero un altro Nobel, tornerei alla ribalta». Oggi l´Europa è unita e libera, ma molti altri paesi sono oppressi. «Gli ex paesi comunisti hanno realizzato profonde trasformazioni e riforme, ma nel mondo resta molto da fare. La nostra lotta chiuse la Guerra fredda, ma aprì anche una nuova era che approdò alla globalizzazione. Si creò però uno status quo adeguato alla vecchia era, non alle nuove sfide. Dobbiamo riformare le strutture a livello mondiale. In tempo per evitare un collasso globale». Quali sono le sfide più urgenti? «I paesi oppressi dovrebbero liberarsi dalle dittature. Tutti insieme dobbiamo ripensare il mondo della globalizzazione. Vedo tre sfide: primo, le oppressioni dittatoriali. Secondo, i paesi postcomunisti devono ancora fare molto per raggiungere le democrazie mature. Terzo, la ricerca di soluzioni globali». Dittature e oppressione - dal Tibet all´Iran - oltre a reprimere, spesso minacciano la pace. L´Europa le sembra conscia di ciò? «L´Europa è la parte del mondo più conscia di questi pericoli e insieme quella che fa di meno per affrontarli. Stiamo andando verso un unico Stato europeo, ma mantenendo vecchie strutture. Dovremmo invece pensare e offrire al mondo nuove soluzioni». Il Dalai Lama incontrerà lei e Sarkozy, proprio a Danzica, città-simbolo. Che peso ha questa scelta? «La questione è che la Cina partecipa appieno alla globalizzazione ma con un sistema di valori completamente diverso dal nostro, su diritti umani, diritti dei lavoratori e altro. Se non raggiungiamo un compromesso siamo condannati a un conflitto con la Cina. Gli incontri col Dalai Lama qui saranno tesi alla ricerca di soluzioni adottabili in Cina. Non dobbiamo andare al confronto con la Cina, ma incoraggiarla a cambiare alcune sue regole. Come la libertà di spostamento». Cosa si aspetta dai colloqui del Dalai Lama con lei e con Sarkozy? «Ho incontrato spesso il Dalai Lama, ci conosciamo bene. Siamo d´accordo su molti temi. Quanto a Sarkozy, spero che non dica solo che non vogliamo il confronto con la Cina e che Pechino è indispensabile alla globalizzazione. Ma anche che una globalizzazione senza una Cina che dialoga e si apre, è incompiuta». Sarà questo il messaggio di Danzica? Offrire alla Cina compromessi, come quando lei e Jaruzelski negoziaste rinunciando allo scontro? «Dobbiamo dire ai dirigenti cinesi che sono rudi, a volte un po´cattivi: pretendono di decidere con chi noi possiamo parlare o no. Devono smetterla di farlo. Vogliamo mostrare alla Cina che se si apre e accetta compromessi, può esserci una via comune. Le leggi sulla libertà di viaggio sono importantissime. Perché la Cina non pensa ad aprirsi come l´Europa e costruire una Ue asiatica?» Spera in un nuovo impulso da Barack Obama? «Obama ha vinto perché ha parlato di bisogno di cambiamento. Certo, ogni americano ha la sua idea di cambiamento. Gli Usa non devono dimenticare di essere rimasti l´unica superpotenza. Ora l´Impero del Male non c´è più, gli Usa devono darsi un nuovo ruolo per la riforma del mondo. Obama è stato eletto anche per questo». Tornando al Tibet e ad altri drammi: le dittature rispondono alla non violenza con la violenza. Allora solo le rivoluzioni violente potranno sconfiggerle? «Noi dimostrammo che si può vincere senza violenza. E´ tempo di ricordarlo al mondo. Più solidarietà per affrontare insieme i problemi. Venticinque anni fa non speravamo ancora di sconfiggere il comunismo, poi ci riuscimmo, ma giustamente il Nobel andò anche a Gorbaciov lo sconfitto». La via non violenta alla polacca come ricetta globale? «Sì. Anche dove non sembrano esserci speranze. Non sembravano essercene neanche da noi. Io con la mia esperienza sono a disposizione».

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