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T ARTICOLI DEL 2-4 dicembre 2008
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Articoli
Cina (56)
porto, il prefetto in campo vertice a roma con il
ministro - massimo minella ( da "Repubblica, La"
del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: e fenomeni come la Cina e l´India non erano ancora scoppiati. Ecco perché oggi abbiamo bisogno di una riforma vera per intercettare i traffici di merci che da est arriveranno nel nostro Paese. Certo, le risorse sono poche, allora bisogna attingere al project-financing, ma ci vogliono regole precise e certezza della costruzione delle infrastrutture.
la
rivoluzione nel bicchiere anche il vino diventa hi tech - bettina bush
( da "Repubblica,
La" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e Corea. E ora si punta a sbarcare in Francia BETTINA BUSH (segue dalla prima di economia) «Volevo un bianco molto minerale, un po´ salato, mieloso, dovuto alla lavorazione classica dei vini rossi, ossia alla fermentazione sulle bucce per un settimana, mentre il Pigato viene fermentato senza bucce e perde le caratteristiche organolettiche tipiche di quel tipo di uva»
sequestrato
pastificio abusivo cinese ( da "Repubblica, La"
del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: di alimenti importanti illegalmente dalla Cina. Il dato emerge dal bilancio delle attività svolte lo scorso mese dai Nas, che hanno compiuto 162 ispezioni nei settori della sicurezza alimentare, in quello farmaceutico e della sanità durante le quali sono state accertate 40 infrazioni penali e 26 infrazioni amministrative, mentre 26 persone sono state denunciate alla magistratura.
la
futur station fuori dal dossier dei mondiali 2014
( da "Repubblica,
La" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e Spagna, Sabatini s´era già esposto un mese fa: qualora il Comitato Organizzatore avesse dato credito al progetto del Parco delle Stelle di Sacrati, indicandolo come impianto prescelto nel caso in cui Bologna avesse ospitato l´evento, lui non avrebbe accettato che la Station fosse usata come "riserva",
"gas
serra, supertagli per il 2050" a poznan si apre lo scontro sul clima -
antonio cianciullo ( da "Repubblica, La"
del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: E nel frattempo le economie emergenti come India e Cina hanno incrementato le emissioni serra del 7,4 per cento. La partita comunque non è persa. Pochi giorni fa Barack Obama, salutando la conferenza di Poznan, ha detto che «poche sfide per l´America sono più urgenti della battaglia contro il cambiamento climatico.
"un
patto tra cosa nostra e la politica" - alberto custodero
( da "Repubblica,
La" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: è Antonino Cinà a parlare con Nino Rotolo «del deputato regionale Giovanni Mercadante: in cambio dell´appoggio elettorale per il rinnovo dell´Assemblea regionale, Mercadante dovrà sostenere al consiglio comunale di Palermo il prescelto dei boss, Marcello Parisi, nipote dell´associato mafioso Angelo Rosario Parisi».
La
famiglia Agnelli ha una nuova cassaforte ma vecchi consiglieri
( da "Unita,
L'" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: e ha ricordato la voglia di crescere in India e Cina, i riflettori non possono che essere puntati sul Lingotto, soprattutto dopo le dichiarazioni di John Elkann, futuro presidente di Exor, al Sole24 ore: "Stiamo attraversando una crisi epocale da cui anche il mondo dell'automobile uscirà radicalmente mutato, e Fiat potrebbe giocare un ruolo nel suo consolidamento",
Barack
e noi, le carte da giocare dell'Italia
( da "Sole
24 Ore, Il" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: eccessiva indulgenza nei confronti delle violazioni dei diritti umani da parte delle potenze au-tocratiche, dalla Russia alla Cina. L'amicizia con Putin può essere un viatico anche nelle relazioni con Washington. Ma non al punto di confondere schieramenti e valori. O di immaginare velleitarie mediazioni. I diritti tornano a essere protagonisti, nonostante l'incombente crisi economica.
Aids,
un mondo diviso a metà ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Il virus però dilaga sempre più anche in Paesi come India e Cina. Aree dove le nuove sacche di povertà restano più esposte al rischio di contagio: pesano le condizioni di indigenza e la mancanza di prevenzione. Secondo l'Oms il test precoce e l'immediata terapia antiretrovirale per i diagnosticati positivi potrebbe ridurre le infezioni del 95% in dieci anni.
Petrolio,
prezzi troppo bassi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Perché dipende dall'India, dalla Cina, dall'effetto dei piani di rilancio economico dei vari Paesi e infine anche dalla politica dell'Opec.In questo momento solo di due cose possiamo essere sicuri: innanzitutto che a mediolungo termine i prezzi delle materie prime energetiche si manterranno elevati;
Subito
un piano strutturato ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: e con gli ingenti fondi messi a disposizione da Usa e Cina, cosa può succedere alle industrie del settore? Senza un vero piano europeo per l'auto rischiamo di assistere a uno scontro di tutti contro tutti. A un completo stravolgimento delle regole di concorrenza. Se la cifra sarà confermata, si rivelerà del tutto inutilee questo vorrà dire che i singoli governi interverranno,
Piombo
colpito da liquidazioni ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: il mercato è stato colpito dalla notizia che la Cina avrebbe potuto ridurre o cancellare la tassa sull'esportazione di piombo,attualmente al 10%. L'interpretazione del mercato è stata immediatamente negativa, perché in Cina un simile evento comporterebbe un impulso delle vendite all'estero di piombo.
4.723
( da "Sole
24 Ore, Il" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Le donne costituiscono attualmente il 28% della categoria 76 I Paesi Sono gli Stati in cui vige il notariato "latino". Tra questi: Cina, Giappone, Indonesia, Pakistan, Russia, 21 dei 27 membri Ue e alcuni Stati Usa 30 Le borse Sono le borse di studio triennali da 14.400 euro l'una,erogate ai giovani candidati più meritevoli nel 2008
Occhio
all'eclissi dei Fondi sovrani ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina delle nostre Pmi", se non altro per la sua vicinanza. Con una consapevolezza: i tempi dell'esplorazione sono risicati, per la pletora di concorrenti già attivi da quelle parti, inclusi i cinesi che anche nel Mediterraneo vanno dispiegando le loro strategie, come dimostrano gli accordi per la gestione dei porti container di Grecia e Turchia.
L'export
perde velocità ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: ma in misura inferiore di quanto farà per esempio in Cina. Una delle ragioni è che, mentre il Prodotto interno lordo di Pechino dipende solo per il 37% dai consumi interni, per Delhi lo scorso anno la quota di Pil sganciata dall'export fu del 59%. Un dato che è stato in buona parte confermato nell'ultimo trimestre quando il calo è stato di un solo punto percentuale.
I
Bric trainano le macchine agricole
( da "Sole
24 Ore, Il" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e India proseguiranno a ritmo moderato ma costante nei prossimi mesi. Fino al traguardo dei 100 miliardi di dollari di valore del settore a livello mondiale previsto per il 2015, secondo la società Global Industry Analysts. Anche negli Stati Uniti, che sono il primo singolo mercato mondiale per questo settore,
Spazio
ai robot per ridurre i costi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: insegna e fa ricerca in università di Gran Bretagna, Grecia, Cina e Giappone. Quanto tempo sarà necessario prima che macchinari robotizzati prendano piede nelle fattorie? Per la loro introduzione ci vorranno dai 5 ai 10 anni; perché diventino ampiamente diffusi, 20 anni Quali tipi di tecnologie ritiene appariranno nel frattempo?
In
Perù 15 megaprogetti per allontanare la crisi
( da "Sole
24 Ore, Il" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Alla Cina ruolo chiave grazie al libero scambio In Perù 15 megaprogetti per allontanare la crisi Roberto Da Rin LIMA. Dal nostro inviato è il Paese sudamericano cresciuto a ritmi piÚ sostenuti; nel 2007 il Pil ha sfiorato il tasso annuo del 9 per cento.
La
Polonia vara un piano da 24,1 miliardi di euro
( da "Sole
24 Ore, Il" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: ma la quota di export della Cina è passata dal 2,11% del 1997 al 6,64% nel 2006 mentre la quota italiana è scesa nello stesso periodo dal 9,84% al 6,64%», ha ricordato però Michal Wrzesinski, docente di economia alla Warsaw School of Economics sempre a margine del convegno, invitando le imprese italiane ad investire di più in Polonia anche in vista dei campionati europei del 2012.
Borse,
lunedì da brividi Crolla il mercato auto
( da "Avvenire"
del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
Le piazze
finanziarie del Vecchio Continente hanno bruciato 307 miliardi e Milano ha
ceduto il 5,36%. Nuovo crollo a Wall Street: - 7,6%. Dalla Cina agli Usa, si
contraggono gli indicatori dell'attività industriale. Il mercato italiano
dell'auto perde a novembre il 30%. SERVIZI ALLE P
Sentenze
attaccate al vecchio La neurologia fa passi da gigante
( da "Avvenire"
del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Singapore, rispetto a quelli dove ci sono più rigorosi limiti etici, ad esempio Italia e Giappone. A tutt'oggi, per quanto è noto, la più importante scoperta scientifica del settore è stata quella delle cellule riprogrammate del giapponese Yamanaka, le ' staminali etiche' ( cellule adulte riprogrammate),
Fermare
l'escalation India-Pakistan: prima sfida per la presidenza Obama
( da "Avvenire"
del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina in Tibet e nello Xinjiang. Si spera che l'avvento di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti serva se non altro a cancellare dal lessico politicodiplomatico la locuzione «guerra al terrore» . Si spera anche che New Delhi limiti le sue ambizioni da superpotenza spregiudicata, cercando per esempio di avviare a soluzione negoziata la questione dei suoi confini indefiniti
Schiavi
2008 ( da "Avvenire"
del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: come in Cina. Lavoro forzato che i detenuti svolgono fuori dalle prigioni, a salari bassissimi e senza alcun potere contrattuale. Un fenomeno accresciuto dalla «partnership tra pubblico e privato nella gestione degli istituti di pena, dall'impiego di detenuti da parte di imprese non solo in Cina, ma anche in Gran Bretagna e negli Stati Uniti»
Il
coraggio tra le righe ( da "Famiglia Cristiana"
del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: perfino in Cina. «Lì il camorrista svolge funzioni di intermediario sociale, come la mafia». Parliamo dei casalesi, che il romanzo di Saviano ha portato all?attenzione internazionale. «Mi colpì il boss Pasquale Zagaria, firmato dalla testa ai piedi. Nello stesso periodo in cui interloquiva con noi stava nel deposito a provare armi.
a
palazzo chigi canale oscurato ( da "Repubblica, La"
del 03-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Interni La curiosità A palazzo Chigi canale oscurato ROMA - Sarà stata una coincidenza, ma ieri, contrariamente al solito, le tv di Palazzo Chigi non captavano il canale con i tg di Sky. Tutti gli altri funzionavano: Rai, Cnn, Bbc, Mediaset, Spagna, Germania, Cina, Francia, Euronews, Al Jazeera, Camera e Senato. All´appello mancavano solo quelli della tv di Murdoch.
addio
consumismo, riscopriamo le cose - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 03-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: la Cina continuerà a consumare. Aumenterà ogni anno il Pil del dodici per cento, moltiplicherà le fabbriche, i porti, gli aeroporti, si coprirà di gioielli e di vestiti acquistati a Parigi, mentre le ciminiere e le automobili sporcheranno il cielo di un nero incancellabile, e i tibetani verranno offesi e uccisi.
guida
al museo le notizie utili ( da "Repubblica, La"
del 03-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: 500 opere, sono suddivise in cinque aree tematiche. Al piano terra è di scena l´Asia Meridionale, al primo piano c´è la Cina, al secondo la regione Himalayana e al terzo i Paesi Islamici. Nella manica laterale del Palazzo Mazzonis, infine, sono esposte le opere del Giappone.
una
scrittrice femminista tra le ultrà cattoliche - simona spaventa
( da "Repubblica,
La" del 03-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: cinesi che si fanno arrivare la pillola dalla Cina, e donne dell´Est che abortiscono con farmaci antiulcera, all´ospedale di Bergamo sono arrivate delle rumene che li avevano presi. Ma così, oltre alla tristezza di non poter fare in Italia un intervento che è nel tuo diritto, aggiungi anche il discrimine tra chi se lo può permettere e chi no.
svalutazione
yuan l'arma di pechino per combattere il calo dell'export
( da "Repubblica,
La" del 03-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: export La Cina dovrebbe puntare maggiormente a stimolare e ampliare la domanda interna piuttosto che l´export per rafforzare la propria economia La valuta cinese sta subendo un calo record nei confronti del dollaro, alimentando il sospetto che il governo di Pechino voglia provocare una "svalutazione competitiva" per reagire al calo delle esportazioni.
le
navi abbandonano i porti fermo il commercio mondiale - jenner meletti
( da "Repubblica,
La" del 03-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Stati Uniti sono sempre più numerosi quelli che dicono di non poter pagare. La Cina in particolare è sotto pressione. Ha comprato nel mondo tutto il ferro disponibile, l´ha accumulato e adesso si trova con il cerino in mano». Anche questa settimana il Baltic dry index - che misura i commerci in mare - è crollato.
Paulson:
la Cina spinga i consumi interni ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-03 - pag: 3 autore: Paulson: la Cina spinga i consumi interni La Cina deve ridurre la dipendenza dalle esportazioni e puntare di più sui consumi e gli investimenti interni. Lo ha detto il segretario al Tesoro americano Henry Paulson (nella foto) parlando al World Affairs Councila Washington.
Rapporto
Sace: export in frenata per almeno 2 anni
( da "Sole
24 Ore, Il" del 03-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Asia e America Latina, come Cina, India, Russia e Brasile. Ma anche Romania, Polonia e Turchia.«Un'altra area interessante di sviluppo per l'export italiano,ancora poco considerata – aggiunge Baldacci –è il Nord Africa. Tutti gli indicatori ci dicono che crescerà e soffrirà meno la crisi globale».
Anche
Guangxi pensa a fare stock di metalli
( da "Sole
24 Ore, Il" del 03-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: CINA Anche Guangxi pensa a fare stock di metalli Dopo lo Yunnan, anche la regione cinese dello Guangxi sta pensando di acquistare metalli di base per sostenere i prezzi. Ieri il segretario del Partito del Guangxi, Guo Shengkun ( già a capo del colosso cinese dell'alluminio Chinalco), ha confermato che l'ipotesi è allo studio ma che la decisione definitiva non è stata ancora presa.
Berlusconi:
"Regole per il Web" ( da "AprileOnline.info"
del 03-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: censura attiva è una pratica perfezionata in paesi come la Cina, che però non è l'unico paese a farne uso. In passato l'attuale ministro Frattini, quando era commissario europeo, ha fatto dichiarazioni temibili nelle quali si augurava regole e controlli che era difficile differenziare dalla prassi cinese e anche nel nostro paese esiste una attività di blocco di siti "all'ingresso"
Nuovi
martiri ( da "AprileOnline.info"
del 03-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: geografia della persecuzione che va dai paesi arabi alla Cina, passando per alcuni Stati africani e Cuba. Una situazione in accettabile che li spinge, "nella solenne ricorrenza del sessantesimo anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo", ad auspicare che "i diritti in essa riconosciuti e sanciti trovino piena ed effettiva cittadinanza presso tutti gli Stati aderenti all'
Una
firma contro le bombe a grappolo ( da "AprileOnline.info"
del 03-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Russia e Cina. L'accordo, firmato anche dall'Italia, vieta la produzione, l'utilizzo, lo stoccaggio e il commercio delle bombe a grappolo ed obbliga i firmatari ad aiutare i paesi e le persone vittime di questi ordigni. Le munizioni cluster sono armi di grandi dimensione, lanciate da aerei ed elicotteri o dai sistemi di artiglieria,
La
moda milanese va a Miami ( da "Finanza e Mercati"
del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Dopo Abu Dhabi, Cina e Messico, la Camera di Commercio milanese ha fatto tappa in Florida per creare nuove opportunità di business per le aziende del settore moda regionale. Una mission di sostegno per la quale la Lombardia ha stanziato 25 milioni di euro: 19 milioni per le imprese pronte a innovare e investire;
lech
walesa "la cina impari da solidarnosc" - andrea tarquini
( da "Repubblica,
La" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
Pagina 1 -
Prima Pagina Il personaggio Lech Walesa "La Cina impari da
Solidarnosc" ANDREA TARQUINI SEGUE A P
anziana
muore in casa sfigurata dai suoi cani - massimo lugli
( da "Repubblica,
La" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
appartamento
di via Cino del Duca
somma
vesuviana: francesco nocerino era l'unico assunto di una impresa di movimento
terra ( da "Repubblica, La"
del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: del Napoli proveniente dalla Cina sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza nel porto di Napoli. Le fiamme gialle, durante il servizio di vigilanza doganale e riscontro merci presso i varchi dello scalo, hanno individuato un contenitore proveniente dalla Cina. Nel corso degli accertamenti sulla merce sono stati trovati e sequestrati 1.
l'appello
per sant'ambrogio "stop agli scavi per l'autosilo" - teresa
monestiroli ( da "Repubblica, La"
del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Una lettera indirizzata al Comune in cui un centinaio di milanesi illustri, capitanati dall´architetto Cini Boeri da anni in prima linea per salvare la piazza, chiede l´immediata «chiusura dello scavo, ridando dignità alla basilica di Sant´Ambrogio, destinando la piazza ad esclusivo uso pedonale e limitando il traffico delle auto ai soli residenti».
Il
Fondo cinese: Usa inaffidabili ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Che ha pure deluso chi si aspetta che la Cina salvi il mondo dalla crisi: «Non credo proprio che potremo svolgere un ruolo di guida». Lo sfogo di Lou Jiwei coincide con lo sbarco a Pechino del segretario americano al Tesoro Henry Paulson per il quinto round del Dialogo economico tra i due Paesi.
Salvataggi
e rischio protezionista ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: ma nemmeno l'India e la Cina, che hanno visto le loro aziende locali prosperare con la domanda interna o addirittura fare incursioni su scala internazionale. E potrebbe scatenarsi una corsa dei Governi a proteggere le proprie imprese contro la concorrenza sleale Usa, con il possibile emergere però di ulteriori distorsioni.
L'impegno
di 100 Paesi contro le cluster bomb
( da "Sole
24 Ore, Il" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Non firmano Usa, Russia e Cina L'impegno di 100 Paesi contro le cluster bomb «è una giornata storica», «questa nuova norma internazionale farà la differenza per migliaia di persone in tutto il mondo ». Jonas Gahr Stoere, il ministro degli Esteri norvegese, non nasconde la sua grande soddisfazione.
Dazi
Ue sull'import di viti cinesi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: e per una durata di cinque anni su viti e bulloni in arrivo dalla Cina. I Paesi che si sono pronunciati per le misure punitive in una delle più grosse vertenze anti-dumping finora esaminate da Bruxelles sono Italia, Francia, Germania, Spagna, Portogallo, Grecia, Lussemburgo, Polonia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Slovacchia, Malta e Cipro.
MINUTERIA
METALLICA ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: import cinese Nonostante tra il 2004 e il 2007 la domanda di vitie bulloni nell'Unione europea sia aumentata del 29%, la quota dei produttori Ueè calata del 24%, mentre l'import dalla Cina è cresciuto in volume del 180% (+ 26% la quota). 220 I voti favorevoli Il provvedimento sui dazi ai cinesi ha ottenuto 220 votia favore su 340.
Debutta
la piccola da Pechino ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: 3 progettato dall'austriaca Avl e prodotto dalla Chery, è prodotta in Cina e arriverà sul mercato nella seconda metà dell'anno prossimo. Massimo Di Risio, a.d. della Dierre, ha presentato al Salone anche la Dr3, versione a due porte del Suv Dr5 con cui ha debuttato un anno fa sul mercato italiano arrivando a 1.
La
meccatronica punta sulla rete ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: «Ma sono meglio della Cina - ribatte l'ingegnere e imprenditore a capo della Marelli Motori- e sono aree tranquille nonché porte aperte verso l'Asia; quindi opportunità da cogliere al volo sia per acquisire nuovi clienti, sia per eventuali subforniture e operazioni di outsourcing».
Luxy
reinventa la sedia: dai luoghi di lavoro alle griffe
( da "Sole
24 Ore, Il" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Nel presidio internazionale c'è l'immancabile approdo del Medio-Oriente e poi la Cina e, in futuro, l'India. R. P. FLESSIBILITà Una storia ricca di investimenti e ricollocazioni per seguire i cambiamenti del mercato ed essere fornitori di alta qualità
Berlusconi,
stretta su Internet Protesta del popolo web
( da "Unita,
L'" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Filtri e censure sono già in vigore in Cina, Iran, Cuba e Arabia Saudita. «Spero non sia un suggerimento del premier russo Putin...», butta là Gentiloni. E non si placa la polemica sul raddoppio dell'Iva per Sky (che dallo schermo invita a spedire mail di protesta a: portavoce tesoro.
L'ex
Garante della Privacy è impegnato per una "carta dei diritti" della
Rete: Ma si devono garantire le libertà, non limitarle .
( da "Unita,
L'" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: » O, come in Cina, per motivi repressivi. «Infatti. Ed è tanto più necessario tutelare la libertà di espressione. La dichiarazione dei cyber-diritti deve rafforzarsi con un processo a partecipazione allargata». Quale deve essere dunque l'impostazione corretta per stabilizzare il mondo virtuale?
Germania,
leader verde della Ue ( da "Unita, L'"
del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina, Gran
Bretagna e Italia. Gran Bretagna Sulle energie rinnovabili anche il Governo di
Gordon Brown ha deciso di puntare sul serio, anche perché l'obiettivo è di
ridurre le emissioni di Co2 dell'80% entro il
Morta
da giorni in casa Viveva sola con due cani
( da "Unita,
L'" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: dentro il suo appartamento al piano terra di via Cino del Duca, a Torre Gaia. La donna faceva l'assicuratrice. Secondo i vicini, non aveva figli, ma solo una sorella, da anni residente a Sulmona. Gli agenti presenti sul posto parlano di «morte naturale», probabilmente avvenuta da giorni, forse riconducibile ad alcuni problemi di salute.
operaio
23enne muore schiacciato - giuseppe porzio
( da "Repubblica,
La" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Napoli Gadget del Napoli undicimila falsi fabbricati in Cina Operaio 23enne muore schiacciato Dubbi sulla sicurezza Denunciati il titolare e il socio della ditta GIUSEPPE PORZIO Premiato dal suo impegno. Ucciso dalla sua devozione al lavoro. Aveva 23 anni, Francesco. La sua fine è l´ultima tacca sul voluminoso e triste libro delle morti bianche.
Cluster
bomb: per bandirle firmano 100 Paesi ma i Grandi no
( da "Unita,
L'" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Mancano firme importanti come quelle di Cina, Russia e Usa ma sono già 100 le nazioni che hanno deciso di sottoscrivere la messa al bando delle bombe a grappolo. La Norvegia che ha svolto un ruolo chiave nella definizione del documento sulla produzione, la vendita e l'immagazzinamento degli ordigni , è stata la prima firmataria e spera che l'entrata in vigore sia possibile già all'
"sul
tibet la cina impari la lezione di solidarnosc" - andrea tarquini berlino
( da "Repubblica,
La" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: spero che non dica solo che non vogliamo il confronto con la Cina e che Pechino è indispensabile alla globalizzazione. Ma anche che una globalizzazione senza una Cina che dialoga e si apre, è incompiuta». Sarà questo il messaggio di Danzica? Offrire alla Cina compromessi, come quando lei e Jaruzelski negoziaste rinunciando allo scontro?
( da "Repubblica, La" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina VIII - Genova
Porto, il prefetto in campo vertice a Roma con il ministro Merlo convoca il
comitato e annuncia la gara per il lavoro MASSIMO MINELLA (segue dalla prima di
economia) Anche per questo, la missione romana del prefetto Anna Maria
Cancellieri, dopodomani alla vigilia del comitato portuale, assume una
particolare importanza. Si sa da tempo che i portuali genovesi hanno affidato
proprio al prefetto la loro disponibilità all´unico tavolo di mediazione ancora
possibile. Se cade quello e l´authority decide di procedere con il bando, la
risposta dei sindacati e dei lavoratori sarà immediata e conflittuale. Che
margini ci sono ancora per evitare al porto di Genova la rottura della pace che
da quasi vent´anni ormai governa la vita della Lanterna? In attesa di
sciogliere l´interrogativo, restano i passaggi propedeutici alla riforma della
portualità. Cominciando appunto dal disegno di legge del ministro dei
Trasporti. «Porterò la riforma in consiglio dei ministri entro Natale -
conferma Matteoli - poi spetterà al Parlamento approvarla. La riforma è
improcrastinabile e deve contenere una vera discontinuità con il passato. Il
mondo nel frattempo è cambiato e noi dobbiamo avere il coraggio di fare dei
passi in avanti. Alcune scelte strategiche sono ormai essenziali, non possiamo permetterci
di smistare solo il traffico delle merci destinate al nostro Paese. Dobbiamo
diventare una piattaforma logistica europea, sul modello di Rotterdam. Dobbiamo
attaccare il mercato e non difendere quello che abbiamo. Questo non basta più».
Matteoli chiede poi alla platea richiamata da Confetra un impegno bipartizan
per superare il difficile momento. «La nostra rendita di posizione nel
Mediterraneo va trasformata in sviluppo - chiarisce - Su questo vorrei che
maggioranza e opposizione, in questo momento delicato per il nostro Paese,
lavorasse insieme sul tema più generale delle infrastrutture». Matteoli
annuncia lo slittamento di un anno delle sovvenzioni pubbliche a Tirrenia,
dando la fine del 2009 come scadenza ultimativa. «La proroga di un anno che
l´Europa ci ha concesso ci permetterà di lavorare meglio alla privatizzazione
della Tirrenia - spiega infatti il ministro - Stiamo lavorando con Tremonti per
risolvere il problema. La soluzione è vicina, comunque entro e non oltre il 31
dicembre 2009. Ci sono alcune Regioni molto interessate, altre meno. Vedremo e
poi decideremo». Una ricetta per il rilancio dei porti arriva da Livorno dal
presidente della Commissione Lavori Pubblici del Senato Luigi Grillo. «E´
urgente una riforma vera del sistema portuale italiano - afferma il senatore
spezzino - Dal 1994, quando fu varata la legge sui porti ad oggi è cambiato il
mondo. C´è stata la globalizzazione, figlia della crisi di oggi, e fenomeni come la Cina e l´India non
erano ancora scoppiati. Ecco perché oggi abbiamo bisogno di una riforma vera
per intercettare i traffici di merci che da est arriveranno nel nostro Paese.
Certo, le risorse sono poche, allora bisogna attingere al project-financing, ma
ci vogliono regole precise e certezza della costruzione delle infrastrutture.
Solo così i nostri porti potranno diventare delle vere e proprie industrie.
Questa crisi economica ci deve servire a diventare tutti più efficienti». Un
aiuto potrebbe arrivare da una nuova classificazione dei porti, a seconda della
loro importanza, così come suggerisce Confetra. «Servono lo sblocco dei
dragaggi e la classificazione dei porti - spiega il presidente Pietro Vavassori
- Abbiamo la necessità di individuare pochissimi scali di rilevanza nazionale
sui quali far convogliare gli investimenti pubblici. Le coste italiane
costituiscono una ricchezza naturale come il petrolio per gli Emirati Arabi».
Chiude il presidente di Assologistica Nereo Marcucci, ribadendo che è proprio
dai porti che «riteniamo debba partire la strategia fondamentale di sviluppo
italiano della logistica, cioè dell´insieme efficientemente coordinato dei
servizi alle merci, che è la nuova frontiera ricca delle economie nazionali, in
termini di valore aggiunto, di sostenibilità ambientale, di creazione di
attività non delocalizzabili e di alta intensità di occupazione specializzata».
( da "Repubblica, La" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XI - Genova
La crisi si fa sentire anche nel settore vinicolo l´azienda sta cercando
proprio in questa fase di allargare i propri confini puntando su nuovi mercati
Si punta molto sugli Stati Uniti Nuove strategie commerciali porteranno
l´azienda a proporre al mercato prodotti ancora in fase di studio Già dal 2009
il fatturato dovrebbe ricominciare a salire al termine della lunga fase di
congiuntura economica negativa Il futuro Gli esordi Il mercato Il personaggio
Fausto De Andreis Centomila bottiglie l´anno, i produttori del "Rocche del
Gatto" spiegano la loro formula La rivoluzione nel bicchiere anche il vino
diventa hi tech Export in America, Inghilterra, Cina e Corea. E
ora si punta a sbarcare in Francia BETTINA BUSH (segue dalla prima di economia)
«Volevo un bianco molto minerale, un po´ salato, mieloso, dovuto alla
lavorazione classica dei vini rossi, ossia alla fermentazione sulle bucce per
un settimana, mentre il Pigato viene fermentato senza bucce e perde le
caratteristiche organolettiche tipiche di quel tipo di uva». Cioè? «I
Pigati oggi sono dei vini bianchi che hanno poca tradizione e territorio, sono
vini buoni, ma comuni. Io cerco di sfruttare al massimo il momento della fermentazione
per estrarre tutto quello che può caratterizzare il vino. Per me la tipicità è
legata al vitigno, al territorio, alla tradizione. Oggi produciamo Rossese,
Macajolo, Vermentino, Pigato, lo Spigau Crociata, che è il nostro top, e che ha
un prezzo che parte dai 15 euro». Com´è stato accolto lo Spigau? «Volevo un
vino che si esaltasse col cibo, e si crea un abbinamento perfetto solo quando i
due sapori si esaltano a vicenda: un salato del pesce con dolce del vino non va
bene. Lo Spigau si sposa bene con la cucina ligure, purtroppo non è stato
qualificato come un Pigato Doc, perché troppo diverso da quello tradizionale».
Insomma anche se non è Doc, è il suo vino ideale? «Quello ideale, perfetto, non
esiste, è quello che vorrei fare domani, perché si può sempre migliorare, io
penso sempre a come conservarlo al meglio. E´ quello che interpreta meglio il
mio territorio. Ogni anno schiacciamo 1000 quintali di uva usando tecnologie
sofisticate e l´80% è bianco, di questo circa 20 mila bottiglie sono di Spigau».
Che investimenti servono per produrre un buon vino? «Noi abbiamo una trentina
di botti, le grosse da 15 quintali, che costano sui 14 mila euro l´una, e poi
una imbottigliatrice, che costa sui 50 mila euro e che fa 1200 bottiglie
all´ora e fino a 10 mila al giorno, in assenza assoluta di ossigeno, grazie al
fatto che genera azoto». Parlando invece di fatturato e di esportazioni
all´estero? «Nel 2007 abbiamo realizzato solo sui 200 mila euro, ma siamo
convinti di poter fare molto di più. Attualmente esportiamo in Inghilterra,
America, Cina e Corea. Stiamo cercando anche di andare
in Francia». Puntate in alto. «Sappiamo di avere la qualità a un prezzo molto
competitivo». Rimpianti per il suo Spigau che non è Doc? «Non direi perché
questo vino ha il ?Terroir´, termine francese che identifica un prodotto ai
sapori che ricordano il suo luogo di origine. Rimpianti troppi e nessuno,
perché devi pensare al futuro». A proposito di futuro, i problemi di un´azienda
come la vostra? «Abituare il cliente a conoscere il prodotto. Troppo spesso
oggi è influenzato da guide e guidatori senza patente». I concorrenti più
pericolosi? «Oggi sono due. Il primo, quello peggiore, è la crisi. Quella
recente di queste settimane non l´abbiamo ancora sentita, ma già gli ultimi due
anni sono stati piuttosto faticosi, anche perché tutto costa di più e tutti
faticano a pagare. Il secondo è la paura, quella del palloncino, ossia di
incorrere in sanzioni disciplinari eccessive». Il prossimo obiettivo delle
Rocche del Gatto? «Fare conoscere sempre di più il nostro vino tipico, insieme
di pregi e difetti, ma che cerca di interpretare al massimo il suo territorio,
e diventa unico. Lo dico sempre e non smetto mai di pensarlo: per me il vino
non è un semplice liquido, è una filosofia: deve dare qualcosa alle persone che
lo assaggiano, deve suscitare emozioni».
( da "Repubblica, La" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina VII - Firenze
Sequestrato pastificio abusivo cinese Al pianoterra della palazzina di San
Donnino anche una distilleria clandestina Il prontomoda, il tessile, i
laboratori di pelletteria, e adesso l´industria alimentare. E l´economia cinese
clandestina che si espande per approdare a settori finora inesplorati. Un
pastificio abusivo e una distilleria clandestina, gestiti da una famiglia di
cinesi, sono stati infatti scoperti dalla polizia nella zona di San Donnino.
«L´industria alimentare», gestita da una coppia di 49 e 48 anni e dal loro
figlio di 22, occupava un palazzina di tre piani dotata di tutte le
attrezzature necessarie per produrre e confezionare in busta pasta artigianale.
Nel corso dell´ispezione gli agenti del commissariato di Rifredi hanno
sequestrato un centinaio di chili di spaghetti appena lavorati e messi a
seccare su un rudimentale sistema di assi di legno e altre decine di chili di
pasta ?grossa´, pronta per il consumo e probabilmente destinata a una
distribuzione clandestina, presso ristoranti, o alla vendita al dettaglio
direttamente presso la fabbrica. Oltre ai macchinari e alla pasta, c´erano
ovviamente le materie prime: 210 chili di farina, 20 di sale,
( da "Repubblica, La" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XIII -
Bologna Il caso Sabatini non fa la "riserva" di Sacrati La Futur
Station fuori dal dossier dei Mondiali 2014 CLAUDIO Sabatini è stato di parola:
la Futurshow Station non figurerà tra gli impianti del dossier che il Comitato
Organizzatore di Italia 2014 consegnerà alla Fiba, venerdì a Ginevra, nella
cerimonia di presentazione delle candidate ad ospitare i Campionati Mondiali,
che verranno poi assegnati il 22 e 23 maggio
( da "Repubblica, La" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 16 - Esteri
"Gas serra, supertagli per il 2050" a Poznan si apre lo scontro sul clima
E a Bruxelles è accordo sulle auto: dovranno inquinare meno L´Europa è in testa
nella corsa al business verde, con l´Italia fanalino di coda Ottomila delegati
di 192 paesi devono affrontare il problema del secolo ANTONIO CIANCIULLO ROMA -
La battaglia di Poznan per la salvaguardia del clima si annuncia molto dura: le
emissioni serra sono in aumento, gli Stati Uniti paralizzati dal cambio di
presidenza, lo slancio innovativo dell´Unione europea indebolito dal pressing
di Italia e Polonia, i paesi emergenti in panchina. E non è detto che i 12
giorni che gli 8 mila delegati dei 192 paesi firmatari della convenzione sulla
difesa dell´atmosfera hanno davanti siano sufficienti per sciogliere nodi che
si stanno stringendo da anni. Ieri la maratona delle Nazioni Unite nell´antica
capitale polacca si è aperta con l´appello del segretario della conferenza Yvo
de Boer a «costruire un nuovo accordo che risponda alle sfide poste dai
cambiamenti climatici» dando vita a un negoziato che tenga assieme economie con
velocità diverse. L´obiettivo, come ha precisato il primo ministro danese
Anders Fogh Rasmussen, è dimezzare le emissioni serra entro il 2050 e fissare
un obiettivo intermedio capace di stimolare l´innovazione industriale. Non sono
cifre fissate in base a calcoli politici. Sono stati gli scienziati dell´Ipcc,
la task force Onu che ha ottenuto il Nobel per la pace, a dire che, per
contenere il mutamento climatico entro dimensioni non catastrofiche, bisogna
tagliare subito le emissioni serra in modo da arrivare a una diminuzione
dell´80 per cento nella seconda metà del secolo. Ma i numeri reali non suonano
incoraggianti: finora la flessione delle emissioni è stata legata più al crollo
economico del blocco dell´Unione sovietica che a processi virtuosi. Calcolando
il periodo 1990 - 2006, le emissioni dei 40 paesi industrializzati risultano
infatti diminuite del 5 per cento, ma prendendo in considerazione solo il
periodo 2000 - 2006 si registra un aumento del 2,3 per cento. E nel frattempo le economie emergenti come India e Cina hanno incrementato le emissioni serra del 7,4 per cento. La
partita comunque non è persa. Pochi giorni fa Barack Obama, salutando la
conferenza di Poznan, ha detto che «poche sfide per l´America sono più urgenti
della battaglia contro il cambiamento climatico. Gli Stati Uniti, ha
annunciato il nuovo presidente, investiranno 150 miliardi di dollari
nell´efficienza energetica e nelle fonti rinnovabili. L´Europa troverà così un
serio competitore, ma per il momento resta in testa nella corsa verso il nuovo
business verde. Nel 2006 l´incremento di produzione elettrica da fonti
rinnovabili ha superato quello derivante da fonti tradizionali. Inoltre, dopo
mesi di aspro negoziato tra ambientalisti e industriali, ieri notte è stato
raggiunto l´accordo sulla riduzione del Co2-auto. Rimane fermo il principio
secondo il quale in media nel 2012 tutte le flotte europee potranno emettere
( da "Repubblica, La" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 15 - Cronaca
"Un patto tra Cosa nostra e la politica" Il giudice del processo
Gotha: nel 2006 i boss scelsero i candidati da affiancare a FI e Udc" Le
mille pagine della motivazione della sentenza che condanna i capi mandamento
Provenzano decide di inserire uomini fidati nelle liste, la sua lobby per il
comando ALBERTO CUSTODERO PALERMO - Cosa Nostra di Bernardo Binnu Provenzano è
«lobby o partito?». S´intitola così, nella motivazione della sentenza che
spiega le condanne a 430 anni di carcere di 40 boss, il capitolo più delicato
dedicato ai rapporti fra il vertice della mafia siciliana e la politica. Il
giudice dell´udienza preliminare Piergiorgio Morosini - che ha depositato ieri
le 1000 pagine della motivazione - lascia aperto questo interrogativo. Perché
la mafia può essere l´uno o l´altro, lobby o partito, a seconda dei tempi. Quel
che è certo, scrive il gup, è che i capimandamento di Cosa Nostra «fin dal 2005
iniziano a tessere la trama» per le future elezioni del 2006. «Vogliono essere
pronti per il momento cruciale in cui si giocherà la partita. Pretendono posti
nel consiglio comunale e in quello provinciale. Scelgono i candidati per le
elezioni ormai prossime e si attivano per affiancarli a uomini influenti dello
schieramento del Polo delle Libertà. In particolare di Forza Italia e
dell´Udc». Il gup Piergiorgio Morosini traccia la storia di quei «reticoli
politico-clientelari e reticoli del potere mafioso» partendo dalla seconda metà
degli anni Ottanta, quando, «crescendo la disillusione nei confronti della Dc,
Cosa Nostra cerca un nuovo veicolo politico per i suoi interessi». Alle
elezioni politiche del 1987 «delle avance furono fatte al Psi», ma è dopo le
condanne del ´92 al primo maxiprocesso - scartato il progetto di creare il
movimento separatista "Sicilia libera" - che il boss Bernardo
Provenzano «punta all´immersione» e «suggerisce di cercare rapporti e offrire
sostegno a nuove forze politiche nazionali che stanno nascendo sulle rovine del
vecchio sistema dei partiti». Provenzano, va detto, è diffidente nei confronti
dei politici che definisce ora «truffaldini», ora «sprovveduti». Ma sempre
«calcolatori». E allora il leader corleonese arrestato a Montagna dei Cavalli
decide di «creare una "cordata riservata" che studi il modo di
interagire con la politica». A partire dagli anni Novanta, nella «cordata
Provenzano» entra a far parte «un gruppo ristretto di consiglieri e di persone
lungimiranti chiamato a raccolta dall´anziano boss per le questioni più
delicate». «Quel trust di cervelli - scrive il gup - deve aiutarlo a tessere la
trama per recuperare consenso e intrecciare nuovi legami dopo le stragi del ´92
e ´93». Di questo gruppo fa parte «pure l´onorevole regionale Giovanni
Mercadante, eletto nel 2001 nelle liste di Forza Italia». Ma è il 2006 l´anno
che vede Cosa Nostra «in stato di fibrillazione: cambiano Camera e Senato, si
rinnova l´Assemblea regionale, i consigli comunali. «Gli uomini di Provenzano -
annota il giudice Morosini - sono in stato di allerta. Il gotha mafioso è
chiamato a scelte importanti che lasceranno il "segno" per gli anni
venturi». L´Italia bipolare, osserva il gup, «probabilmente è a un bivio. Ma in
Sicilia il Polo delle Libertà è ancora forte di quel
( da "Unita, L'" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
La famiglia Agnelli
ha una nuova cassaforte ma vecchi consiglieri Scompaiono le due storiche
finanziarie della famiglia, la nuova ragione sociale indica una vocazione
internazionale. E per la Fiat si può immaginare per il futuro una grande alleanza.
Il gruppo Agnelli accorcia la catena di comando, e con due assemblee speculari
svoltesi nel giro di poche ore a Torino approva la fusione per incorporazione
della Ifil nell'Ifi, con un rapporto grosso modo di quattro azioni Ifil ogni
azione Ifi. Nascerà una grande finanziaria che si chiamerà Exor, uno dei nomi
più noti all'estero nella galassia societaria degli Agnelli, la stessa che
qualche decina d'anni fa si comprò una fettina del Rockfeller Center a New
York, e che eredita gli assets di Ifil, ovvero il turismo (Alpitour), i servizi
immobiliari (Cushman & Wakefield), Sequana che vuol dire il gigante della
carta Arjowiggings, la svizzera Sgs, leader della certificazione, il calcio
(Juventus) senza dimenticare Intesa-Sanpaolo la cui quota si è ridotta all'1% e
Banca Leonardo (9,7%). E poi naturalmente Fiat, con una quota pari a circa il
30%. E se l'amministratore delegato di Ifil Carlo Sant'Albano, ha già indicato
l'immobiliare, come uno dei settori di sviluppo, e ha
ricordato la voglia di crescere in India e Cina, i riflettori
non possono che essere puntati sul Lingotto, soprattutto dopo le dichiarazioni
di John Elkann, futuro presidente di Exor, al Sole24 ore: "Stiamo
attraversando una crisi epocale da cui anche il mondo dell'automobile uscirà
radicalmente mutato, e Fiat potrebbe giocare un ruolo nel suo
consolidamento", dice Elkan. In un mercato europeo che sta
lasciando sul terreno volumi equivalenti a quelli di un produttore, alla
vigilia di una riorganizzazione che colpirà i tre grandi dell'auto Usa, la Fiat
insomma potrebbe tornare a parlare di un'alleanza strategica. Se si presentasse
l'occasione di un buon matrimonio Fiat accetterebbe il ruolo di socio di
minoranza? «La cosa più importante - osserva Elkann - è che sia un buon
matrimonio». Ecco la svolta: fino ad oggi il verbo del Lingotto era quello
delle intese prèt a porter, ora torna la prospettiva di un'alleanza globale. E
così anche la liquidità, 1,3 miliardi per la nuova finanziaria, che sarà
operativa da febbraio e i cui titoli saranno negoziabili da marzo, potrebbe
almeno in parte servire all'auto. E i due grandi vecchi, Gianluigi Gabetti e
Franzo Grande Stevens continueranno ad affiancare il giovane Elkann, com hanno
fatto per decenni con Gianni Agnelli. Il primo assumerà, come in Ifil, la
carica di presidente d'onore, il secondo, come in Ifi, quella di consigliere.
Ne abbiamo bisogno sussurra il nipote dell'Avvocato: "Siamo grati dei loro
consigli e della loro vicinanza". EUGENIO GIUDICE TORINO
eugenio.giudice@libero.it
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2008-12-02 - pag: 13 autore: ANALISI Barack e noi, le
carte da giocare dell'Italia di Silvio Fagiolo u Continua da pagina 1 I n
questa corsa verso Washington che si annuncia serrata l'Italia ha ovviamente le
sue carte da giocare. A cominciare dalla lealtà verso il presidente uscente,
che è pur sempre stata diretta in primo luogo al Paese e come tale percepita da
una leadership usa a pensare la politica estera in termini di gioco fra le
nazioni e non fra i governi. Gioverà anche la nostra capillare presenza
militare nelle aree di crisi, come pure la prospettiva di un governo di
legislatura. L'amicizia italiana verso Israele è preziosa per un presidente che
non intende fare di questo una vittima sacrificale nella mano tesa verso il
modo arabo. E tuttavia la politica italiana necessita di un qualche aggiornamento,
nella forma come nella sostanza, per intercettare compiutamente il carisma di
un'icona divenuta planetaria. Già lo stile dei rapporti personali non può più
essere quello esuberante, seppur efficace, che il presidente del Consiglio
aveva usato con Bush. Obama è un interlocutore dalla gestualità essenziale,
controllata. Sarebbe consigliabile una sobrietà simmetrica a quella del nuovo
interlocutore. L'economia resta ovviamente la priorità assoluta. La prossima
presidenza del G-8, pur ridimensionato dall'avvento di altri formati, colloca
l'Italia in una posizione privilegiata nella strategia concertata contro la
crisi economica e finanziaria. Ma la nostra transizione dal mercato al primato
dello Stato e delle regole rischia di apparire troppo precipitosa, di
confondersi con una critica della modernità e delle sue dure repliche. Gli
Stati Uniti sono indeboliti nella loro storica missione di promozione
dell'economia aperta. Ma sono cauti sulla necessità dell'inversione di marcia
da imprimere alla globalizzazione, sugli strumenti di disciplina pubblica da
introdurre nei mercati liberalizzati. I responsabili della gestione
dell'economia, resi noti con qualche delusione dei progressisti, non si
collocano in una linea di assoluta discontinuità. Potremmo scoprire che la
grammatica delle relazioni economiche internazionali non è la stessa sulle due
rive dell'Atlantico. Gli ultimi eventi non potranno che rafforzare la
determinazione di Obama nella lotta al terrorismo. L'impegno sui vari fronti
accresce le aspettative di un contributo europeo. La scelta dell'ex comandante
della Nato alla guida del Consiglio di sicurezza nazionale configura un appello
alla solidarietà. Ciò potrebbe rendere più difficile mostrarsi indecisi a
tutto, conciliare presenza internazionale e peculiarità nazionali. Né sarebbe
comunque possibile mantenere l'Italia nel campo occidentale reinterpretandone i
limiti. O manifestare un qualche distacco di fronte alle posizioni più dure che
l'America potrebbe assumere nei confronti delle minacce incombenti in Medio
Oriente, nonostante i nostri interessi economici e le preoccupazioni della
Chiesa. Tanto più che Obama vuole ridurre drasticamente la dipendenza
energetica. Né cesserà di essere pronto alla durezza verso quelli che Bush
aveva definito gli Stati canaglia, forse più con la determinazione di un
Kennedy che con i dubbi amletici di un Carter. Potrebbe rivelarsi per noi
ineludibile una linea netta nei confronti delle ambizioni nucleari iraniane,
tra sanzioni e ipotesi di intervento che, nonostante il proposito di dialogare,
né Obama né tantomeno Hillary Clinton escludono. Obama non sarà meno di Bush
contrario a forme di sovranità limitata, a a pretese di Mosca di ricreare delle
sfere di influenza. Sarebbe malcompresa una eccessiva
indulgenza nei confronti delle violazioni dei diritti umani da parte delle
potenze au-tocratiche, dalla Russia alla Cina. L'amicizia
con Putin può essere un viatico anche nelle relazioni con Washington. Ma non al
punto di confondere schieramenti e valori. O di immaginare velleitarie
mediazioni. I diritti tornano a essere protagonisti, nonostante l'incombente
crisi economica. Se nella lotta al terrorismo non scompare del tutto la
sindrome da paura, sarà interrotta la sospensione delle libertà che ne era
stato il corollario. Tanto meno sarebbe allora apprezzata una politica italiana
discriminatoria e incompatibile con princìpi e pratiche di una società aperta,
con i caratteri di un Paese a crescente dimensione multietnica. Non sarebbe
compreso un ripiegamento su noi stessi di fronte a pericoli esterni, se gli
americani hanno scelto un presidente che incarna il successo del
multiculturalismo e delle politiche di integrazione razziale. Non sarebbero
giustificati né la retorica delle radici né eccessi identitari per difendersi
dalle insidie dell'altro, del diverso. Obama infine ha condotto una campagna
elettorale improntata alla massima disciplina. Ha puntato dopo la vittoria
sulla riconciliazione. Rappresenta un principio di unità in una società sempre
a rischio di frammentazione. Una ragione in più per evitare la delegittimazione
dell'avversario nella dialettica politica interna, le recriminazioni che
caratterizzano il costume italiano. NON SOLO OPPORTUNITà Lealtà, apporto
militare e amicizia con Israele ci rendono alleati preziosi, ma serviranno
scelte ancora più nette
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-12-02 - pag: 16 autore: ... LA LOTTA CONTRO LA
PANDEMIA Aids, un mondo diviso a metà N e ll'Africa subsahariana vive il 67%
delle persone sieropositive (33 milioni a livello mondiale, in aumento rispetto
ai 29,5 del 2001). Il virus però dilaga sempre più anche in
Paesi come India e Cina. Aree dove le nuove sacche di povertà restano più esposte al
rischio di contagio: pesano le condizioni di indigenza e la mancanza di
prevenzione. Secondo l'Oms il test precoce e l'immediata terapia
antiretrovirale per i diagnosticati positivi potrebbe ridurre le infezioni del
95% in dieci anni. Le Ong ieri, in occasione della Giornata mondiale di
lotta all'Aids,hanno sollecitato i Governi a rispettare gli impegni presi per
il 2010, data fissata dall'Onu per il raggiungimento del 6ÚObiettivo del
Millennio: rendere possibile l'accesso universale aiservizi di prevenzione,
cura e supporto per Hiv/Aids. Nei Paesi Occidentali dove le cure sono
accessibili, il problema sono i nuovi contagi (si sta abbassando la guardia tra
gli eterosessuali), nel Sud del mondo invece è a rischio la sopravvivenza
stessa: l'Africa ha il 72% di morti per Aids e la malattia colpisce milioni di
bambini, il futuro stesso del Continente.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-12-02 - pag: 17 autore: «Petrolio,
prezzi troppo bassi» De Margerie: «Gli investimenti delle grandi compagnie sono
a rischio» Attilio Geroni PARIGI. Dal nostro corrispondente C hristophe de
Margerie avrebbe potuto fare il diplomatico, rispettando la tradizione della
famiglia paterna. Oppure avrebbe potuto prendere in mano le redini dell'azienda
di famiglia, stavolta materna: Taittinger, marchio prestigioso che fa pensare
al lusso e allo champagne. Invece ha preferito l'oro nero alle bollicine e alla
mondanità. Una carriera professionale tutta dentro Total, quarto colosso
petrolifero mondiale, della quale è diventato nel 2007 amministratore delegato.
A 57 anni, questo manager dall'aspetto bonario e dotato di un grande senso
dell'umorismo (i suoi collaboratori l'hanno soprannominato Big Moustache,
Baffone), è uno dei meno in vista del jet set parigino, ma uno dei più
importanti. Rifugge i salotti e non ostentaalcun legame politico preferenziale,
salvo ascoltare i consigli di Hubert Védrine,l'ex ministro degli Esteri di
Lionel Jospin. Ha concesso questa intervista al Sole 24 Ore in occasione della
conferenza italo-francese sull'ambiente e l'energia che si tiene oggi a
Sciences Po, a Parigi. Il numero uno di Total, che sarà uno dei relatori,
ritiene pericoloso l'attuale ribasso del prezzo del petrolio (ieri il Wti ha perso
quasi il 10%, riscendendo sotto i 50 dollari), poiché potrebbe costringere le
compagnie a ridurre gli investimenti: la capacità produttiva, già
insufficiente, sarebbe ancora più penalizzata e nel caso di una ripresa
economica ci sarebbe una nuova fiammata dei prezzi. Contro alcuni aspetti del
piano europeo sul clima, molte imprese europee si sono lamentate, in
particolare per quanto riguarda il fatto di dover acquistare (e pagare) i
diritti alle emissioni di Co2, visto come un costo aggiuntivo inutile e dannoso
per la competititività. Qual è la vostra posizione? Noi di Total siamo
pienamente d'accordo con gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas a
effetto serra (-21% entro il 2020, ndr) e dunque con il fatto di avere delle
quote che corrispondano a questa riduzione. Non vediamo però per quale motivo
dovremmo pagare i diritti alle emissioni o metterli all'asta, tantopiù che
andremmo ad alimentare un prodotto finanziario piuttosto pericoloso. Sarebbe
inoltre la prima volta che uno strumento finanziario, che peraltro assomiglia
molto a un derivato, rientra nei costi di un'azienda. Osservavo ultimamente che
il mercato delle emissioni di CO2 non è meno volatile di quello azionario:
siamo passati in breve tempo da 20 euro per tonnellata a 18 euro per tonnellata.
Tutto ciò rientra nel prezzo di costo delle società costrette ad acquistarle. è
normale? A me sembra proprio di no. Non ci sono ragioni per inventare un
sistema complicato e i cui criteri d'applicazione non sono chiari. L'Agenzia
internazionale energetica ha rivisto recentemente al ribasso i prezzi del
petrolio. Sui mercati le quotazioni del greggio fanno fatica a restare sopra i
50 dollari al barile. Che impatto può avere questa dinamica su un gruppo come
Total e quali sono le vostre previsioni sui prezzi? Oggi è difficilissimo fare
stime sul prezzo fino a quando non si comprenderà bene la portata della crisi
economica. Riusciamo ancora a controllare la produzione, ma per quanto riguarda
la domanda, ad esempio, è decisamente più complicato. Perché? Perché dipende dall'India, dalla Cina, dall'effetto
dei piani di rilancio economico dei vari Paesi e infine anche dalla politica
dell'Opec.In questo momento solo di due cose possiamo essere sicuri:
innanzitutto che a mediolungo termine i prezzi delle materie prime energetiche
si manterranno elevati; poi, che più lunga sarà la crisi - e dunque più
bassi saranno i prezzi - più alte saranno le quotazioni a medio periodo quando
riprenderà la crescita e con essa la fiducia. La nostra politica, per il
momento, è quella di continuare a investire. I grandi progetti di Total, come
la partecipazione allo sviluppo dei giacimenti di Shtokman in Russia e delle
sabbie bituminose in Canada, dovranno essere esaminati tra la fine dell'anno
prossimo e l'inizio del 2010. Se entro un anno, all'approssimarsi del momento
della decisione, intravediamo una ripresa dei prezzi e segnali di risveglio
dell'economia, allora andremo avanti. In caso contrario, dovremo tirare le
debite conclusioni. Al momento, però, lo ripeto, la nostra politica di
investimenti, che è una politica di medio- lungo termine, non cambia. Qual è
allora il prezzo d'equilibrio, ammesso che ce ne sia uno, perché le compagnie
continuino ad investire anche in un contesto macroeconomico difficile? è sempre
difficile parlare di prezzi, ma ci sono dei progetti che al di sotto degli
80-90 dollari al barile fanno davvero fatica ad essere finanziati. In più c'è
un problema generale, che non riguarda direttamente noi, ma altre compagnie del
settore poiché, non dimentichiamolo, non ci sono solo Total e le major: se i
prezzi scendono troppo e troppo rapidamente, è chiaro che società meno solide
della nostra da un punto di vista finanziario faranno presto fatica a reperire
le risorse necessarie per gli investimenti. E anche se volessero non potranno
farlo: da un lato perché il cash flow che ricevono dalla produzione attuale si
ridurrà; dall'altro, perché la crisi rende più difficile il loro accesso ai
finanziamenti. Di questo passo c'è il rischio che una produzione già debole si
presenti ancora più indebolita all'appuntamento con la ripresa economica
causando una nuova fiammata dei prezzi e, quel che è peggio, compromettendo le
possibilità di rilancio. Sia al rialzo sia al ribasso, le oscillazioni negli
ultimi mesi sono state molto violente. Che ruolo ha avuto la speculazione nel
balzo dei prezzi delle materie prime energetiche che ha conosciuto il suo picco
in luglio? Non credo che sui prezzi del greggio ci sia stata una speculazione,
non almeno nel senso disonesto del termine. è vero invece che a un certo punto
c'èstata una certa "infatuazione" per il petrolio. Gli investitori
sapevano bene che c'era uno squilibrio tra domanda e offerta a lungo termine e
dunque quando si è trattato di collocare i loro soldi in una fase di crisi economica,
il petrolio ha assunto lo status di un bene rifugio. Tutti, ad un certo punto,
si sono messi a fare la stessa cosa. E il sistema è entrato in cortocircuito.
Abbiamo assistitito, cosa piuttosto rara, ad un aumento dei prezzi petroliferi
nel momento in cui erano già evidenti i segnali della crisi economica, mentre
quella finanziaria era, di fatto, partita. La sequenza tra queste due crisi è
diventata a un certo punto confusa, ma credo che lo scoppio della bolla sui
mutui subprime, che ha fatto a sua volta da detonatore alla crisi economica,
abbia innescato l'inversione di tendenza sui prezzi delle materie prime
energetiche. Quando società come Lehman Brothers o altre falliscono, devono
chiudere tutte le loro posizioni, tutto ciò che hanno di liquido. Ebbene, alla
fine il petrolio è entrato in questa follia collettiva. L'aumento non solo è
stato troppo rapido, ma troppo elevato. Ora, il ribasso è ancora più rapido,
più forte, anomalo, e soprattutto pericoloso, per le ragioni che ho già citato.
Apagina 21 Accordo Ue sulle emissioni Co 2 www.ilsole24ore.com Il testo
integrale dell'intervista I PIANI PER IL FUTURO «La nostra società deciderà a
inizio 2010: se ci sarà la ripresa confermeremo i piani in Canada e Russia» I
PICCHI E IL CROLLO «Non credo ci siano state manovre sul greggio: durante il
credit crunch è diventato bene rifugio» Christophe de Margerie, 57 anni, è
amministratore delegato di Total dal 2007 REA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-02 - pag: 21 autore: INTERVISTA
GianfrancoCarbonato PresidenteUnioneindustrialediTorino «Subito un piano strutturato»
TORINO «Gli Usa hanno deciso di contribuire al rilancio dell'industria
automobilistica locale con 25 miliardi di dollari, ma quasi certamente la cifrà
sarà raddoppiata. L'Europa intende destinare all'auto 4 o 5 miliardi di euro».
Per Gianfranco Carbonato, presidente dell'Unione industriale di Torino,la cifra
è assolutamente insufficiente e inadeguata. Una strategia, quella europea, che
forse punta su settori con caratteristiche di maggior crescita, per lo meno in
prospettiva? Se fosse così, si sarebbe compiuto un grave errore. Perché
l'automotive non è un settore maturo. Le potenzialità di crescita della domanda
sono straordinarie. Si calcola che entro il 2050 vi saranno tre miliardi di
auto nel mondo: una cifra che rappresenta un potenziale di crescita che nessun
altro settore è in grado di offrire. Ma il settore è fondamentale anche per
tutti gli aspetti di innovazione tecnologica, di ricerca ecologica:
l'evoluzione dell'automotive non si arresta mai. Di fronte alle poche risorse
previste dal piano europeo a favore dell'auto, e con gli
ingenti fondi messi a disposizione da Usa e Cina, cosa può
succedere alle industrie del settore? Senza un vero piano europeo per l'auto
rischiamo di assistere a uno scontro di tutti contro tutti. A un completo stravolgimento
delle regole di concorrenza. Se la cifra sarà confermata, si rivelerà del tutto
inutilee questo vorrà dire che i singoli governi interverranno, in
misura diversa, a sostegno delle proprie aziende nazionali. E chi potrà
garantire più risorse renderà maggiormente competitive le proprie industrie. Le
ricadute negative coinvolgeranno anche tutta la filiera della componentistica.
Soprattutto la componentistica. Che, in Italia, occupa 193mila persone. La
presenza dell'auto è determinante non solo per il Piemonte ma anche per molte
regioni del Sud, come la Campania e la Basilicata. Nel 2007 la filiera
automotive ha fatturato 76 miliardi, con ricadute positive per tutto il Paese.
Un intero settore a rischio per effetto della crisi mondiale. L'intervento europeo
è insufficiente per l'auto. E per gli altri settori industriali? Mi sembra che
tutta l'attività manifatturiera sia stata sottovalutata dalle strategie
europee. E questo è un problema particolarmente grave per l'Italia dove il 20%
del Pil deriva dalle attività industriali ma si supera il 30% con i servizi
collegati. E dove i lavoratori del settore manifatturiero sono cinque milioni.
L'Italia può intervenire autonomamente a favore dell'industria, tenendo conto
della mancanza di risorse? Innanzi tutto possono esserci interventi europei. Se
la Bce si decidesse ad abbassare i tassi di un punto, prima di Natale, sarebbe
già positivo. Non si può ragionare in termini di interventi normali, quando la
crisi non è normale. E poi occorrono gli interventi del governo italiano.
Capisco i timori legati alle dimensioni del nostro debito. Ma se si allentano i
vincoli di Maastricht, non fa molta differenza se si superano i livelli di
debito di pochi miliardi. Miliardi che, invece, sarebbero molto utili per il
rilancio dell'economia. Ci sono oltre 2,5 miliardi di euro di Fondi strutturali
a disposizione. Come utilizzarli? L'Italia ha ottenuto una proroga di sei mesi
per l'utilizzo di questi fondi che, in caso contrario, avremmo persi. Almeno
queste risorse dovrebbero essere destinate al settore manifatturiero invece di
essere date alle Regioni che non le hanno sapute utilizzare. Come intervenire
per il rilancio dell'industria? Innanzi tutto cercando di capire l'importanza
delle medie e grandi imprese. Perché sono sacrosanti gli interventi per
assicurare il credito alle Pmi, ma si deve guardare anche alle aziende di
maggiori dimensioni che si confrontano con i mercati internazionali. Servirebbe
una sorta di "Tremonti ter", per favorire gli investimenti. Ma serve
anche il credito al consumo per evitare ad esempio il crollo del mercato
dell'auto. Ovviamente gli interventi non devono essere riservati solo alla
filiera dell'automotive perché i settori in difficoltà sono numerosi.Basti
pensare al tessile, per restare in Piemonte. A.Gr. «Il rischio è che i singoli
governi preparino programmi a sostegno delle loro aziende» Presidente.
Gianfranco Carbonato IMAGOECONOMICA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2008-12-02 - pag: 44 autore: Metalli non ferrosi.
Dopo cinque anni di deficit, il bilancio mondiale è tornato in eccedenza Piombo
colpito da liquidazioni Si è fermata la discesa delle giacenze nei magazzini
Lme Gianni Mattarelli MILANO La concomitanza di alcune notizie fondamentali
negative ha improvvisamente fatto cadere le quotazioni del piombo al London
Metal Exchange. Dopo alcuni arretramenti che sembravano rientrare in una
normale fase di oscillazioni, l'ultima discesa dei prezzi sotto 1.100 $/tonn.
(base tre mesi) ha sorpreso gli operatori, che si erano ormai abituati alla
sostenutezza di questo metallo, caratterizzato da una situazione di relativa scarsità
di offerta che durava da mesi. A indebolire la visione rialzista sul piombo c'è
anche la virtuale cessazione delle uscite dai magazzini dell'Lme, unita alla
rapida riduzione delle quantità già registrate per la spedizione (i cosiddetti
warrant cancellati) scese intorno alle mille tonnellate, mentre il totale delle
giacenze dei magazzini ufficiali si è fermata a circa 40mila tonnellate, dalle
100mila di metà anno. Le uscite erano infatti proseguite sino alle ultime
settimane, con migliaia di tonnellate spedite anche dai magazzini europei, in
gran parte da Trieste, Genova e Livorno. Ora invece il flusso si è calmato,
essendosi ridotta per motivi stagionali la richiesta dei produttori di
batterie, e il venir meno di questo fattore ha minato la tenuta delle
quotazioni. Ai primi segnali di debolezza fondamentale, il mercato ha ceduto
anche in sintonia con la fiacchezza del rame, il metallo guida. La maggior
discesa dei prezzi si è verificata giovedì scorso, quando, con le trattative
rarefatte causa l'assenza degli operatori americani per la Festa del
Ringraziamento, il mercato è stato colpito dalla notizia
che la Cina avrebbe potuto ridurre o cancellare la tassa sull'esportazione
di piombo,attualmente al 10%. L'interpretazione del mercato è stata immediatamente
negativa, perché in Cina un simile evento comporterebbe un impulso delle vendite
all'estero di piombo. La decisionedelGovernocinesepo-trebbe decorrere
dal 1Úgennaio 2009, allo scopo di sostenere l'industria locale di raffinazione,
che sta riducendo la produzione data la debole domanda di batterie per
equipaggiamento nuovo, derivante dalle minori vendite di autoveicoli. I
provvedimenti di riduzione di tasse all'esportazione riguarderebbero anche
alluminio e rame, ma la reazione dell'Lme si è praticamente avuta solo sul
piombo, rivelatosi più vulnerabile quando non sostenuto da forze speculative.
Infatti il declino dei prezzi del piombo, iniziato come quello di altri metalli
un paio di mesi fa, è stato accompagnato da una riduzione delle posizioni a termine
aperte sull'Lme,a indicare che il movimento ribassista è stato causato, se non
guidato, da liquidazioni da parte di investitori e speculatori. Ciò ha portato
a una limitazione degli scambi, in genere già ridotti, per questo metallo, e a
una fragilità delle quotazioni. Ma a rovinare il quadro rialzista che durava da
mesi è il venir meno del principale fattore di sostegno fondamentale,
costituito dal bilancio offertadomanda mondiale: questo, dopo essere stato in
deficit per cinque anni, dovrebbe essersi ora portato in una fase di eccedenza
che potrebbe durare sino a fine 2010. EFFETTO CINA L'uscita della speculazione
è stata anche favorita dalle notizie secondo cui Pechino avrebbe potuto abolire
le tasse sull'export
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: NORME E TRIBUTI PROFESSIONISTI data: 2008-12-02 - pag: 35 autore: Le cifre
della categoria 4.723 I notai in Italia Ai notai ora in esercizio si
aggiungeranno 840 nuove sedi (il totale delle sedi notarili salirà così a
6.152). La Giustizia ha già disposto l'ampliamento, che tuttavia ha subìto una
battuta d'arresto perché il Dm2 aprile 2008 è stato censurato dal Tar Lazio (si
veda «Il Sole 24 Ore» del 30 novembre). Le donne
costituiscono attualmente il 28% della categoria 76 I Paesi Sono gli Stati in
cui vige il notariato "latino". Tra questi: Cina, Giappone,
Indonesia, Pakistan, Russia, 21 dei 27 membri Ue e alcuni Stati Usa 30 Le borse
Sono le borse di studio triennali da 14.400 euro l'una,erogate ai giovani
candidati più meritevoli nel 2008
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-02 - pag: 27 autore: M&M Occhio
all'eclissi dei Fondi sovrani di Sara Cristaldi «I fondi sovrani del Medio
Oriente battono in ritirata»: così ha titolato nel week-end il quotidiano
francese Le Monde. E non solo quelli del Golfo Persico, si può aggiungere,
considerato che anche quelli asiatici si stanno leccando le ferite degli
investimenti finanziari fatti in società totem di Usa ed Europa oggi in
difficoltà, se ancora esistono come attori autonomi sul mercato. Delusi dalle
loro scommesse, i wealth funds segnano il passo. Eppure non tutto il male vien
per nuocere. Se solo si ha voglia di cogliere le occasioni che possono
scaturire anche da una crisi differente da tutte quelle del passato, come
quella che oggi spazza indistintamente le economie di Paesi industrializzati ed
emergenti. Come? Monitorando attentamente i trend, le tendenze che giorno dopo
giorno si vanno definendo. «Noi dobbiamo ormai investire con saggezza in
progetti infrastrutturali a lungo termine a vantaggio della nostra regione», ha
dichiarato Sameer Al-Ansari, responsabile degli investimenti di Dubai Holdings,
uno dei più grandi fondi di investimento al mondo, con partecipazioni in
gioielli com la banca britannica HSBC, la giapponese Sony, la tedesca Daimler o
la franco-tedesca Eads. E, secondo gli analisti, questi strumenti finanziari
non dovrebbero tornare a investire oltre le frontiere della loro area prima di
fine 2009 o inizio 2010. Le imprese italiane sono dunque avvertite. è ancor più
confermata l'importanza di andare a esplorare i business che sul fronte
infrastrutturale fioriranno in Medio Oriente e sulla Sponda Sud del
Mediterraneo, in quella che qualcuno ama definire come la "Cina delle nostre Pmi", se non altro per la sua vicinanza. Con
una consapevolezza: i tempi dell'esplorazione sono risicati, per la pletora di
concorrenti già attivi da quelle parti, inclusi i cinesi che anche nel Mediterraneo
vanno dispiegando le loro strategie, come dimostrano gli accordi per la
gestione dei porti container di Grecia e Turchia. Dal Pireo a Salonicco,
a Smirne. Le occasioni di esplorazione del resto sono numerose: a partire dal
road show che in questi giorni sta compiendo in Italia il ministro dei
Trasporti egiziano, Lotfi Mansour, alla ricerca di investitori pubblici e
privati per lo sviluppo della logistica dello strategico Canale di Suez.
sara.cristaldi@ilsole24ore.com
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-02 - pag: 27 autore: In ottobre prima contrazione
dopo tre anni di crescita L'export perde velocità MUMBAI Gli attacchi di Mumbai
dellascorsa settimana hanno colpito l'India in una fase estremamente delicata
del suo risveglio economico. La conferma è venuta dai dati sulle esportazioni
resi noti ieri, secondo cui lo scorso ottobre l'export indiano è calato per la
prima volta negli ultimi tre anni. La contrazione, stimata al 12,1%, è
destinata a far mancare l'obiettivo di 200 miliardi di dollari di esportazioni
che il ministro del Commercio, Kamal Nath, si era prefissato all'inizio
dell'anno fiscale. Il calo ha sorpreso chi, come il presidente della Federation
of Indian Export Organizations G.K. Gupta, prevedeva un semplice rallentamento
della crescita. «Usa, Unione europea e Giappone valgono il 40% delle
esportazioni indiane - spiega - I dati di ottobre dimostrano che la crisi
globale sta colpendo anche l'India. Temo che il resto dell'anno fiscale non
sarà facile». La contrazione dei consumi nei mercati maturi è sicuramente
destinata a gravare sulla crescita indiana, che quest'anno si attesterà al di
sotto del 9% fatto registrare nell'anno 2007-08, ma in
misura inferiore di quanto farà per esempio in Cina. Una delle
ragioni è che, mentre il Prodotto interno lordo di Pechino dipende solo per il
37% dai consumi interni, per Delhi lo scorso anno la quota di Pil sganciata
dall'export fu del 59%. Un dato che è stato in buona parte confermato
nell'ultimo trimestre quando il calo è stato di un solo punto percentuale.
La tenuta dei consumi interni non è stata l'unica buona (o meno cattiva del
previsto) notizia contenuta nel bollettino macroeconomico relativo al trimestre
concluso lo scorso 30 settembre. La crescita del Pil, che la maggior parte
degli analisti prevedeva ferma al 7,2%, è stata più robusta del previsto al
7,6%, dando ragione al centro studi della Reserve Bank of India che per l'anno
in corso prevede un incremento tra il 7,5 e l'8%, rispetto al 7% previsto da
molti economisti nel settore privato. Sul fronte della politica monetaria,
sotto la guida del nuovo Governatore della Reserve Bank of India, D. Subbarao,
è stata perseguita una politica di taglio dei tassi per cercare di limitare
almeno in parte gli effetti del credit crunch sulle imprese indiane. Dopo una
lunga fase all'insegna di rialzi e stabilità perseguita a partire dal 2004, lo
scorso ottobre la Banca centrale ha iniziato a tagliare i tassi, oggi al 7,5%,
forte del fatto che il picco inflattivo dello scorso mese di luglio è stato
gradualmente riassorbito. A novembre il ribasso di un punto al 5,5% della cash
reserve ratio, la quota di capitale che ogni banca è tenuta a tenere
immobilizzata, ha permesso di immettere altra liquidità nel sistema per 400
miliardi di rupie, circa 8 miliardi di dollari. Ma. Mas. GIRANDOLA DI CIFRE
Sull'aumento del Pil gli economisti del settore privato elaborano stime più
prudenti di quelle diffuse dalla Reserve Bank of India
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-02 - pag: 28 autore: I Bric trainano le
macchine agricole Forti incentivi all'acquisto di impianti - Mercato Usa
stabile dopo un 2008 da record Antonio Dini Quattro mercati ancora fertili
nonostante la crisi. Le vendite di macchinari per l'agricoltura in Brasile,
Russia, Cina e India proseguiranno a ritmo moderato ma costante nei prossimi
mesi. Fino al traguardo dei 100 miliardi di dollari di valore del settore a
livello mondiale previsto per il 2015, secondo la società Global Industry
Analysts. Anche negli Stati Uniti, che sono il primo singolo mercato mondiale
per questo settore, gli indicatori non sono del tutto negativi: dopo un
2008 da record le aspettative per i prossimi 12 mesi sono di una sostanziale
tenuta, come confermano analisti del settore tra i quali Prime Agricultural
Consultants e Longbow Research. La torta dei 100 miliardi del 2015 sarà
composta da almeno 7 miliardi di dollari di trattori di medie e grandi
dimensioni e di quasi 20 miliardi di grandi mietitrebbiatrici (questo comparto
varrà 14 miliardi già nel 2011). L'aria Asia-Pacifico, Cina
inclusa, diventerà la più grande per valore nel 2015, e oggi ha già i tassi di
crescita maggiori, mentre gli Usa arriveranno a un quinto del valore
complessivo del mercato globale già nel 2011. Ad aiutare la crescita del
settore sarà anche l'agricoltura di precisione, un segmento in cui innovazioni
tecniche spingono sia il contenimento dei costi che l'aumento della
produttività. La Cina ha il maggiore potenziale di
crescita vista anche l'ingente iniezione di capitali decisa da Pechino per
stimolare l'economia: sia l'import sia la produzione interna di macchinari sono
in crescita. Nonostante una solida presenza dei tre grandi del mercato, cioè
John Deere, Agco e Cnh Global del gruppo Fiat, in Cina
spiccano anche i nomi di produttori locali e della vicina India e Giappone,
come Escorts Group, Mahindra & Mahindra, Iseki& Co., Kubota. In
Brasile, dove gli agricoltori hanno maggiori difficoltà ad ottenere
finanziamenti per acquistare macchinari, una spinta per la tenuta viene dagli
incentivi nazionali per la produzione di biocarburanti e dalla legislazione per
la modernizzazione dei macchinari agricoli. Influisce negativamente anche il
calo dell'export previsto verso la Cina. Dal +20% nel
2008 si passerà l'anno prossimo a una crescita più contenuta ma sempre in
positivo. La Russia, Paese in cui gli effetti della crisi sono forti, ha
tuttavia sia fondi e piani per la modernizzazione del settore, sia una politica
nazionale di autonomia per le derrate alimentari. L'agricoltura, dopo la
perdita dell'Ucraina, è infatti in prevalenza nella zona del Caucaso del Sud e
nel Basso Volga. «Incide anche il complesso mix di proprietà pubbliche, private
e collettive », osserva Matteo Masini dell'Ice di Mosca. Sono disponibili
quindi vari incentivi sia nazionali che locali per l'acquisto di macchinari a
fare da ammortizzatore. In India il settore dei macchinari è molto arretrato e
il Governo, se la crisi e le altre turbolenze dovessero scuotere eccessivamente
il settore, secondo il responsabile dell'Ice di Calcutta Vittorio Mecozzi
interverrà con aiuti e facilitazioni. Attualmente i segnali più forti arrivano
dal mercato statunitense, che nei primi 8 mesi del 2008 è cresciuto del 22,1%
in valore per quanto riguarda l'import ( la quota italiana è cresciuta del
18,8%) dopo un anno molto negativo per gli esportatori europei a causa
dell'euro forte. Soprattutto, insieme alla presenza di ingenti sussidi sia a
livello federale sia statale e locale, il maggior fattore di novità è la
presenza di molti nuovi attori internazionali. Il calo è soprattutto relativo
ai macchinari di piccola taglia per gli "agricoltori del fine settimana".
«L'effetto maggiore della crisi - commenta il direttore dell'Ice di Atlanta,
Fabrizio Giustarini - è indiretto ed è sui finanziamenti per acquisto o
leasing». antonio.dini@ilsole24ore.com TECNICHE DI PRECISIONE Le nuove
tecnologie usate per migliorare la produttività In Brasile i biocarburanti
spingono la modernizzazione dei macchinari Trattori per Cindia. La fabbrica
Mahindra a Mumbai. Il costruttore indiano punta molte carte sul mercato cinese
BLOOMBERG
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-02 - pag: 28 autore: INTERVISTA Simon
Blackmore «Spazio ai robot per ridurre i costi» L'agricoltura del futuro farà a
meno dell'uomo,forse.Saranno i robot a prendersi cura delle coltivazioni
facendo diminuire i costi e incrementando la produttività. Simon Blackmore, 54
anni, è uno degli scienziati che lavorano a costruire questo futuro: coordina
il progetto europeo Farm of Tomorrow, insegna e fa ricerca
in università di Gran Bretagna, Grecia, Cina e Giappone.
Quanto tempo sarà necessario prima che macchinari robotizzati prendano piede
nelle fattorie? Per la loro introduzione ci vorranno dai 5 ai 10 anni; perché
diventino ampiamente diffusi, 20 anni Quali tipi di tecnologie ritiene
appariranno nel frattempo? Sempre più tecnologie per guida assistita.
Abbiamo visto quanto siano popolari i sistemi di autosterzatura per i contadini
che sono pronti ad investire in tecnologia, sempre che ci siano le condizioni
economiche favorevoli. Qual è il principale fattore di stimolo per il mercato,
riduzione dei costi o aumento di produttività? La riduzione dei costi. Non sono
molte le fattorie che oggi possono incrementare sostanzialmente i raccolti.
Quali le conseguenze dell'attuale crisi economica? L'aumento del prezzo del
petrolio e del cibo ha spaventato molta gente, e adesso non si dà più per
garantita la possibilità di avere un approvvigionamento sicuro di cibo. I
politici come i contadini guarderanno all'agricoltura più come a una risorsa
che come a un problema. Questo avrà un impatto sicuramente positivo
sull'acquisto di macchinari. I macchinari robotizzati si diffonderanno prima
nei Paesi emergenti o in quelli sviluppati? Noi scienziati stiamo sviluppando
queste tecnologie per i Paesi sviluppati, che non hanno manodopera a basso
costo e sono condizionati da preoccupazioni ambientalistiche. Anche se, di
fondo, le considerazioni economiche sono sempre il principale motore degli
investimenti. Quali sforzi stanno facendo i Paesi emergenti rispetto a quelli
sviluppati per modernizzare questo settore? Le rispondo così: vengo invitato a
tenere la maggior parte delle mie conferenze in Paesi in via di sviluppo. Torno
adesso dalla Cina dove stanno lavorando ai loro
trattori automatici. Là il lavoro può anche essere meno costoso che altrove, ma
non sempre è disponibile perché sempre più gente vuol lavorare in ufficio nelle
grandi città. Qual è la situazione in Africa? Le nuove tecnologie non potranno
aiutare le popolazioni rurali più povere, cioè la maggioranza, perché in molte
aree dell'Africa mancano isoldi anche per comprare i fertilizzanti di base.
Saranno di interesse per le grandi aziende agricole, ma dipenderà sempre dalle
condizioni e dal costo della manodopera locale. A.Di. Coordinatore. Simon
Blackmore
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-02 - pag: 29 autore: Sudamerica. Alla Cina ruolo chiave grazie al libero scambio In Perù 15 megaprogetti
per allontanare la crisi Roberto Da Rin LIMA. Dal nostro inviato è il Paese
sudamericano cresciuto a ritmi piÚ sostenuti; nel 2007 il Pil ha sfiorato il
tasso annuo del 9 per cento. E ora, nel 2008,neppure un'acuta crisi
politica, culminata con le dimissioni dell'intero Esecutivo, ne ha condizionato
lo sviluppo. Più di 30 miliardi di dollari di investimenti stranieri sono in
arrivo nei prossimi anni. Il Perù di Alan Garcia, la cui popolarità è ai minimi
storici (20%), per ora regge alle turbolenze finanziarie internazionali che in
altre epoche avrebbero trascinato la piccola economia di un Paese emergente nel
gorgo di una crisi profonda. Il vertice Apec, tenuto a Lima a fine novembre, si
è trasformato in una straordinaria occasione di business per il Perù: il volano
di una crescita vigorosa deriva dal trattato di libero scambio con la Cina. Garcia e Hu Jintao, presidente cinese, hanno
annunciato la fine dei negoziati che porteranno a un trattato in grado di
generare un interscambio, nel 2015, superiore a 20 miliardi di dollari rispetto
agli attuali
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-02 - pag: 29 autore: La Polonia vara un
piano da 24,1 miliardi di euro Vittorio Da Rold La Polonia è pronta a
contrastare la crisi economica mondiale con un pacchetto da 24,1 miliardi di
euro. Senza dimenticare però gli impegni di bilancio, unica àncora per restare
aggrappati all'area euro, dove è previsto che entri per il 2012. Anche se, come
ha spiegato ieri il premier Donald Tusk, «gli effetti della crisi non sono
particolarmente visibili in Polonia». La voce più rilevante riguarda il mercato
interbancario a cui è dedicato uno stanziamento da 60 miliardi di zloty (15
miliardi di euro) a garanzia del sistema finanziario. Nonostante la crisi, la
crescita del Pil polacco nel 2008 non dovrebbe subire particolari variazioni, con
stime del 5% circa. Per il 2009, invece, l'economia polacca dovrebbe risentire
della crisi. Il Governo ha già rivisto al ribasso le previsioni di crescita: da
4,8 al 3,7%. «Non siamo un'isola separata dal resto del mondo. Anche noi
sentiremo le ripercussioni della crisi», ha ammesso il ministro delle Finanze
di Varsavia, Jacek Rostowski. Le stime comunque restano ottimistiche, se
comparate a quanto dichiarato dal governatore della Banca centrale Slawomir
Skrzypek che, per il prossimo anno, prevede una crescita intorno al 2,8%, o a
BnpParibas, che parla addirittura di un misero 0,4 per cento. Positive comunque
le prime reazioni al piano varato domenica. «Siamo soddisfatti per la manovra,
per l'aumento dell'importo dei depositi garantiti fino a 50mila euro e della
possibilità di varare, da parte del governo, azioni di aiuto alle banche. Il
ministro delle Finanze potrà concedere un sostegno a breve alle istituzioni
finanziarie sane, che devono affrontare situazioni di crisi di liquidità e che
non possono trovare fondi in altro modo. Il fattore più importante, in questo
momento, è che gli imprenditori possano continuare ad avere un accesso facile e
a buon prezzo al credito», ha spiegato Andrzej Malinowski, presidente della
Confindustria polacca. «L'accesso alla Ue è il più forte stimolo al settore
delle infrastrutture che il Paese abbia mai avuto. L'attuale disponibilità di
Fondi comunitari nel periodo 2007-2013 ammonta a oltre 81 miliardi di euro», ha
ricordato Donato Di Gaetano dell'area Affari internazionali di Confindustria in
occasione del convegno Mark Up-Il Sole 24 Ore e Italian Way
"Italia-Polonia: sinergie, opportunità e sviluppo per le aziende
italiane", tenutosi ieri al Palazzo delle Stelline di Milano. «L'Italia è
il secondo partner economico della Polonia dopo la Germania con un valore di
interscambio pari a 15 miliardi di euro, ma la quota di
export della Cina è passata dal 2,11% del 1997 al 6,64% nel 2006 mentre la quota
italiana è scesa nello stesso periodo dal 9,84% al 6,64%», ha ricordato però
Michal Wrzesinski, docente di economia alla Warsaw School of Economics sempre a
margine del convegno, invitando le imprese italiane ad investire di più in
Polonia anche in vista dei campionati europei del 2012. vittorio.darold@ilsole24ore.com
Premier polacco. Donald Tusk REA
( da "Avvenire" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
PRIMA 02-12-2008
MILANO -5,3%, WALL STREET -8% Borse, lunedì da brividi Crolla il mercato auto
Giornata nera per i listini europei. Le piazze finanziarie
del Vecchio Continente hanno bruciato 307 miliardi e Milano ha ceduto il 5,36%.
Nuovo crollo a Wall Street: - 7,6%. Dalla Cina agli Usa, si
contraggono gli indicatori dell'attività industriale. Il mercato italiano
dell'auto perde a novembre il 30%. SERVIZI ALLE P
( da "Avvenire" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
POLITICA 02-12-2008
LO STRANO CASO DELL'AGGIORNAMENTO DELLA STAMPA CATTOLICA Sentenze attaccate al
vecchio La neurologia fa passi da gigante ASSUNTINA MORRESI C i sono luoghi
comuni che resistono nonostante la realtà li smentisca. Uno dei più coriacei è
quello per il quale la Chiesa cattolica sarebbe nemica della scienza. Di solito
chi è di questo parere si riferisce non tanto al popolo dei credenti, ma usa
l'espressione ' il Vaticano' o ' le gerarchie' per indicare con accento
vagamente sprezzante una sorta di centro di potere, e ritiene che
l'atteggiamento antiscientifico sia a esso connaturato, perché implicito in chi
fa della fede una posizione. Secondo questa chiave di lettura, i cosiddetti
difensori della scienza sono quanti guardano al futuro, mentre la Chiesa
sarebbe tutta impegnata a difendere il passato, ad impedire con una serie di
veti irragionevoli di raggiungere fantastici progressi per l'umanità. Eppure,
mai come adesso, è chiaro che i ruoli potrebbero rovesciarsi, e che proprio
coloro che accusano i cattolici di atteggiamenti antiscientifici sono talvolta
i primi a non volersi arrendere alle evidenze delle novità che la scienza ci
offre. Per esempio la sentenza con cui è stata autorizzata la sospensione della
nutrizione artificiale ad Eluana Englaro si basa anche sulla presunta
irreversibilità dello stato vegetativo in cui si trova la donna. I giudici
parlano di «stato vegetativo permanente» , espressione non più in uso fra gli
specialisti del settore, e si riferiscono a letteratura scientifica datata,
oramai superata dalle scoperte degli ultimi anni. Gli stessi media che
riempiono pagine sulle ultime, affascinanti novità delle neuroscienze, ne
ignorano spesso le applicazioni e i risultati concreti: tecniche come la
risonanza magnetica funzionale, ad esempio, hanno permesso di verificare la
presenza di attività cerebrale in persone in stato vegetativo, apparentemente
prive di coscienza ma in grado di eseguire alcune azioni mediante
l'immaginazione. Sulla rivista Science nel 2006, è stato descritto
l'esperimento dell'equipe del neurologo Adrian Owen, nel quale a una ragazza in
stato vegetativo è stato chiesto di giocare mentalmente a tennis, e di
immaginare di girare per le stanze di casa propria: grazie alle nuove tecniche
gli studiosi hanno verificato la presenza di attività cerebrale nelle stesse
zone in cui avviene nei soggetti sani; un'evidenza sperimentale che non è
rimasta un caso isolato, e che ha messo in discussione tutte le certezze
raggiunte sulla coscienza delle persone in questo stato. Ma molti fra i
sedicenti paladini della scienza, insieme ai giudici che hanno emesso la
sentenza su Eluana, sembrano non essersi accorti di questa rivoluzione della
neurologia, e hanno continuato a rimanere attaccati alle loro vecchie,
granitiche certezze. Solo pochissimi giornali, fra cui quello che state
leggendo, hanno trattato l'argomento. Per non parlare della licenza inglese
alla creazione degli embrioni ibridi uomoanimale: i principali media in Italia
l'hanno strillata a otto colonne, spacciandola come una promettente ricerca di
frontiera, che avrebbe aperto le porte a chissà quali conoscenze e terapie
future e futuribili, ignorando chi sosteneva che l'esperimento non aveva alcun
carattere innovativo, che era già stato abbandonato dagli stessi che qualche
anno prima l'avevano proposto, che esisteva una sola pubblicazione scientifica,
in una piccola rivista, in cui si dichiarava la fattibilità di questo tipo di
embrioni ibridi, in un esperimento che nessun altro gruppo di ricerca neppure
quello stesso che lo aveva pubblicato era riuscito a riprodurre. Anche in
questo caso, l'informazione scientifica completa è passata quasi esclusivamente
tramite la stampa cattolica. Per non parlare poi della ricerca sulle staminali
embrionali, sulle quali si è arrivati ad un curioso paradosso, e cioè che chi
protesta che gli studi sarebbero sabotati o addirittura vietati in Italia
sempre per colpa del Vaticano è chi sta portando avanti proprio questo tipo di
ricerca, sulle embrionali, nei laboratori italiani dimostrando che chi si
dedica allo studio di staminali embrionali umane in Italia non è affatto
perseguito penalmente. In Italia non si possono distruggere embrioni umani, ma
non è vietato lo studio delle linee staminali embrionali già prodotte. La
differenza è che nel nostro Paese i governi sia di centrosinistra sia di
centrodestra non hanno finanziato questo tipo di ricerche, mentre purtroppo il
settimo programma quadro europeo ha stanziato per la prima volta fondi nel
settore. Sarebbe, poi, interessante verificare quali progressi meravigliosi
hanno registrato i Paesi in cui la ricerca è totalmente libera, come Corea, Cina, Singapore, rispetto a quelli dove ci sono più rigorosi limiti
etici, ad esempio Italia e Giappone. A tutt'oggi, per quanto è noto, la più
importante scoperta scientifica del settore è stata quella delle cellule
riprogrammate del giapponese Yamanaka, le ' staminali etiche' ( cellule adulte
riprogrammate), il quale per ottenerle ha utilizzato un principio
ricavato da studi su topi, e non su embrioni umani. Insomma, chi veramente ha
paura della scienza?
( da "Avvenire" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
POLITICA 02-12-2008
È TEMPO DI INIZIATIVE CHE IMPEDISCANO L'ARROVENTARSI DEL CONFRONTO Fermare
l'escalation India-Pakistan: prima sfida per la presidenza Obama ELIO MARAONE C
alata la tela sul terrorismo tragico di Mumbai, ora si muovono gli attori
maggiori della ribollente scena subcontinentale: il Pakistan, che nega ogni
coinvolgimento nell'attentato e per bocca del suo presidente Zardari porge la
carta della distensione al governo di New Delhi, e l'India, che ieri ha puntato
il dito contro «elementi dal Pakistan» responsabili della strage e sollecitato
il governo di Islamabad ad «agire energicamente» ( convocando anche
l'ambasciatore per un monito ufficiale). Ma non è questo il momento delle
accuse non documentate ( ancora ieri la Casa Bianca ha negato che le risulti un
«eventuale coinvolgimento» del Pakistan) e delle dita puntate, questo è il
tempo di iniziative, regionali e internazionali, che impediscano l'arroventarsi
del confronto fra i due Paesi, entrambi dotati di ordigni nucleari. Chi
dubitasse della possibilità di un confronto armato dovrebbe ricordare che i due
Paesi, dall'indipendenza ( 1947) che ha portato alla spartizione del
subcontinente, sono già stati impegnati in tre conflitti, e che per due volte
nel
( da "Avvenire" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
POLITICA 02-12-2008 RETAGGI
DEL PASSATO Schiavi 2008 Sono ancora 27 milioni per lo più donne e bimbi DA
ROMA ELENA L. PASQUINI S ono passati oltre duecento anni da quando
l'Inghilterra, per prima, abolì la tratta degli schiavi, eppure gli uomini che
vivono in condizioni servili, costretti al lavoro forzato, spesso privati dei
più elementari diritti, imprigionati, persino stuprati, torturati, denutriti, a
volte uccisi, sono milioni: non meno di 12,3, secondo l'Organizzazione
Internazionale del lavoro (Oil) che sottolinea, però, come le stime dei
ricercatori ritengano verosimile il dato di 27 milioni. Nessun paese al mondo,
neppure l'Europa industrializzata e democratica, può dirsi immune da questa
piaga. «È una realtà anche nel mondo contemporaneo e si è evoluta in modalità
diverse e crudeli», ha detto Gulnara Shahinian, relatore speciale dell'Onu,
annunciando la Giornata internazionale per l'abolizione della schiavitù, che
ricorre oggi. «La schiavitù non è storia e nonostante i progressi, gli sforzi
profusi sembrano insufficienti». «Ogni lavoro estorto a una persona sotto
minaccia di una punizione o per il quale detta persona non si sia offerta
spontaneamente», questa la schiavitù come definita dalla Convenzione
internazionale del 1930, essendo la punizione da intendersi in senso lato,
anche come perdita di diritti e privilegi. Secondo l'Oil, non meno di un
lavoratore ogni 1000, di cui circa 2,4 milioni vittime della tratta, vive
antiche e nuove forme di schiavitù. In alcuni casi, le radici affondano in
«discriminazioni verso i gruppi più vulnerabili della società, caste inferiori,
minoranze tribali e popolazioni indigene», ma il più delle volte è un mercato
spietato e senza regole a chiedere manodopera a costo zero. Molti i bambini:
secondo l'Unicef a lavorare sarebbe uno ogni sei, il 69 per cento impiegato in
agricoltura. In totale, l'80 per cento delle vittime è schiavo di privati
proprietari terrieri, grandi e piccole imprese, famiglie. Lavorano in
agricoltura, nella pesca, nelle fabbriche di mattoni, nelle miniere, nell'industria
della moda e vengono ridotti in schiavitù anche attraverso strumenti che sono
retaggio di un passato feudale, come la pratica di costringere al lavoro per
ripagare un debito. Accade in America Latina dove le popolazioni più povere
sono costrette, per sopravvivere, a chiedere prestiti a proprietari ed
intermediari e per rifonderli devono lavorare nella produzione di zucchero o
carbone, nelle foreste o nelle piantagioni. Accade nell'Asia del Sud, in
Bangladesh, in India, in Pakistan, dove la schiavitù non dura una stagione, ma
si trasmette di generazione in generazione. Sono le aree rurali più povere e
remote che vivono il fenomeno dei 'trasferimenti' di manodopera coatta e
indebitata nelle miniere e nelle terre da coltivare grazie a contractors
indipendenti che prestano soldi ai poveri e 'rivendono' gli schiavi alle
imprese. Schiavi, a cui si impedisce l'allontanamento dal posto di lavoro
attraverso forme più o meno dure di coercizione. Agricoltura, pesca ed
industria alimentare sono tra i settori in cui più consistente è l'impiego di
lavoratori in condizioni servili: nelle foreste dell'Amazzonia, nelle
piantagioni di cacao dell'Africa Occidentale, nei paesi dell'America Latina
dove il salario è appena un po' di cibo e qualche vestito. Le cronache raccontano
dei bambini del Ghana venduti dai genitori per poche decine di dollari e
sfruttati nella pesca nel Volta, degli schiavi nelle piantagioni di canna da
zucchero del Brasile per la produzione di biocarburanti, come denunciato a
novembre dalla Commissione Pastorale della Terra durante la Conferenza
Internazionale sui biocarburanti. Un fenomeno antico, monitorato dall'Oil ed
analizzato in un rapporto dell'International Transport Workers' Federation, è
anche quello degli equipaggi di marinai e pescatori abbandonati dagli armatori
dopo averne sfruttato il lavoro: «In molti casi non hanno ricevuto paghe per
mesi, a volte per anni e si sono trovati in vere condizioni di lavoro forzato,
a rischio della vita». A- busi sono stati riferiti anche all'interno di informali
scuole coraniche in Africa «che dopo aver promesso istruzione, obbligavano i
ragazzi a lavorare o a chiedere l'elemosina. Ma particolarmente vulnerabili al
lavoro forzato sono i lavoratori domestici, per la natura non protetta di
questo mestiere e per la relazione molto personale che si instaura con il
datore di lavoro», si legge nei documenti dell'Oil. A luglio Human Rights Watch
(Hrw), dopo due anni di ricerche, ha denunciato gli abusi a cui sono sottoposti
i domestici in Arabia Saudita: «mesi, anni di salari non pagati, fino a
diciotto ore di lavoro, sette giorni su sette, violenza fisica e sessuale » e
chi si ribella rischia di essere accusato «di furto, adulterio, stregoneria ».
«Sono trattati come schiavi virtuali», ha detto Nisha Varia, ricercatore nella
divisione diritti delle donne di Hrw e «molte delle intervistate non denunciano
per paura di essere accusate». Il 20 per cento degli schiavi, invece, è
costretto al lavoro forzato dallo Stato. «Nei lavori pubblici, sotto la
minaccia da parte dei militari, per lunghi periodi e senza un'adeguata
remunerazione», per costruire strade, per realizzare opere pubbliche, come in
Myanmar, dove si ritiene che questa sia una pratica sistematica. Lavoro forzato
nelle prigioni per 'rieducare' i dissidenti politici o chi professa una fede
religiosa, come in Cina. Lavoro
forzato che i detenuti svolgono fuori dalle prigioni, a salari bassissimi e
senza alcun potere contrattuale. Un fenomeno accresciuto dalla «partnership tra
pubblico e privato nella gestione degli istituti di pena, dall'impiego di
detenuti da parte di imprese non solo in Cina, ma anche in
Gran Bretagna e negli Stati Uniti», recitano i documenti dell'Oil. E il
lavoro forzato esiste anche in Europa, risultato in larga parte del traffico di
esseri umani: sono circa 360mila gli «schiavi» nei Paesi industrializzati: «Non
può essere negato che l'immigrazione illegale sia un grande business per la
crimina-- lità, ma lo sfruttamento ha luogo per lo più nei principali settori
economici come l'agricoltura, le costruzioni e i servizi».
( da "Famiglia Cristiana" del 02-12-2008)
Argomenti: Cina
di Francesco Anfossi
MAFIA TRE LIBRI, TRE STORIE DI VITE BLINDATE IL CORAGGIO TRA LE RIGHE Il
magistrato, la giornalista, il poliziotto. Tre vite in gioco, costrette a
vivere sotto scorta o nell?anonimato perché continuano a lavorare per difendere
la legalità. A Giugliano, immenso Comune della Campania con radici agricole, la
terza città più popolosa della regione dopo Napoli e Salerno, tra bravi e
cattivi ragazzi il confine era molto labile. I camorristi erano seduti ai
tavolini al centro della piazza principale. «L?esistenza della camorra qui la
percepiamo fin da bambini», dice Raffaele Cantone, il giudice divenuto nemico
giurato nella lotta ai clan dei casalesi, nel salotto della sua casa. «La
camorra diventa uno stimolo a conoscere e a contrapporsi. A 16 anni tu già ti
rendevi conto di chi avrebbe potuto scegliere certe strade e chi no. Grandi
moto, auto scure e potenti, vita al di sopra delle possibilità. Questo è il
brodo di coltura ideale per chi vuole fare un certo tipo di vita. Ma la mia
appartenenza a questa terra, la provenienza da un ambiente comune a quello dei
camorristi, mi ha dato la capacità empatica di conoscere certe mentalità. Molti
miei colleghi hanno un senso di aristocratico ribrezzo che non gli permette di
vedere fino in fondo certi fenomeni. Come quel microsistema criminale che è ben
descritto nel film Gomorra». Raffaele Cantone, 45 anni, numero 1 della lotta
alla camorra (Fotoagenzia Napoli). Nonostante tutto, questo giovane magistrato
che è stato per otto anni in prima linea alla Direzione distrettuale antimafia
di Napoli, Giugliano non l?ha mai abbandonata, anche nei momenti più difficili:
le minacce, la condanna a morte decretata dai clan, il tritacarne della
calunnia. La sua esperienza alla Dda l?ha raccontata in un libro
autobiografico, Solo per giustizia (Mondadori). Dove il termine
"solo" ha il doppio significato della solitudine in cui spesso è
avvolto un magistrato, costretto a vivere sotto scorta da anni. Per Cantone «la
camorra è un?espressione geografica, perché tra i clan di Napoli e i casalesi non
c?è niente in comune. A Napoli c?è una camorra che non ha niente di mafioso: è
una violenza fine a sé stessa, nessuna capacità di intrecciare rapporti con le
imprese». Nella zona di Nola, Giugliano e Casal di Principe, invece, i clan
hanno assunto dimensioni nazionali, con ramificazioni imprenditoriali e
finanziarie in Spagna, in Inghilterra, perfino in Cina.
«Lì il camorrista svolge funzioni di intermediario sociale, come la mafia».
Parliamo dei casalesi, che il romanzo di Saviano ha portato all?attenzione
internazionale. «Mi colpì il boss Pasquale Zagaria, firmato dalla testa ai
piedi. Nello stesso periodo in cui interloquiva con noi stava nel deposito a
provare armi. In casa gli avevano trovato un guardaroba da favola. La
tracotanza di Francesco Schiavone, conosciuto universalmente come Sandokan, mi
ha sempre impressionato, mentre Francesco Bidognetti, Cicciotto ?e mezzanotte,
voleva dare impressione di tranquillità». In tanti anni a indagare su di loro
ne ha penetrato a fondo anche la psicologia. «È gente che ha il potere di vita
e di morte e capacità di incutere e ricevere rispetto. Che avrebbero fatto
Schiavone e Bidognetti fuori dal loro clan? Per persone che hanno un livello
culturale inesistente, questa vita infame gli fa ottenere posizioni che mai
avrebbero avuto con una vita onesta. Ma è un discorso che vale per pochi. Tutti
gli altri, dai caporali ai colonnelli, conducono un?esistenza grama, indegna di
essere vissuta, sono carne da macello, agnelli sacrificati alla pace dei boss.
Fanno anni di carcere, eseguono omicidi, vengono mandati a morire, uccidono per
mille euro al mese. Niente di intelligente. "Ma io", mi diceva uno di
loro, "lo facevo per il rispetto, che per strada conta. Quando entravo in
un bar la gente mi offriva il caffè e mi chiamava don Michele"». La
borghesia della camorra Ma per il magistrato bisogna tener conto anche della
borghesia camorristica, del terzo livello che ruota intorno alla camorra
militare, quella dei manovali, degli spacciatori e dei killer. «È la borghesia
camorristica la vera beneficiata. Il boss si sacrifica come un patriarca per
far vivere bene il suo entourage. Ma non ci sono solo le famiglie. C?è tutta la
zona grigia, quella che fa affari, che fa attività di consulenza, che ricicla
il denaro sporco, che utilizza la forza dei clan per recuperare i crediti.
Quella che al momento opportuno può venire coinvolta. I latitanti quasi mai si
nascondono dai camorristi. Li troviamo sempre in case di stimati
professionisti». Anche oggi che ha cambiato incarico, Raffaele Cantone non ha
lasciato la terra dove è nato. «Ho scelto di rimanerci perché malgrado tutti i
dispetti questa è la mia terra. Se se ne vanno tutti, non ci sarà spazio per un
riscatto».
( da "Repubblica, La" del 03-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 3 - Interni La curiosità A palazzo Chigi canale oscurato ROMA - Sarà
stata una coincidenza, ma ieri, contrariamente al solito, le tv di Palazzo Chigi
non captavano il canale con i tg di Sky. Tutti gli altri funzionavano: Rai,
Cnn, Bbc, Mediaset, Spagna, Germania, Cina, Francia,
Euronews, Al Jazeera, Camera e Senato. All´appello mancavano solo quelli della
tv di Murdoch.
( da "Repubblica, La" del 03-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 39 - Commenti
ADDIO CONSUMISMO, RISCOPRIAMO LE COSE (SEGUE DALLA PRIMA P
( da "Repubblica, La" del 03-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 33 - Cultura
Guida al museo le notizie utili Il nuovo Museo d´Arte Orientale di Torino verrà
aperto al pubblico venerdì prossimo. Ospitato a Palazzo Mazzonis, in via San Domenico
9-11, nel cuore del centro storico della città, sarà visitabile dal martedì
alla domenica (riposo il lunedì) dalle ore 10 alle 18 (la biglietteria chiude
un´ora prima). Per avere maggiori informazioni si può scrivere all´indirizzo
e-mail www. maotorino. it oppure si può telefonare al numero 011 - 44 36 927
(per le prenotazioni il numero è 011 - 44 36 928). Il biglietto unico
d´ingresso, valido per le collezioni permanenti e anche per le mostre
temporanee, costa 7.50 euro, mentre il ticket ridotto è di 6 euro. Hanno
diritto alla riduzione i visitatori di età superiore ai 65 anni, quelli
compresi fra i 10 e i 25 anni, i soci delle associazioni riconosciute dalla
Fondazione Torino Musei e i gruppi di visitatori in numero minimo di 20 (previa
prenotazione). Ingresso gratuito, invece, tra quelli previsti, per i minori di
10 anni, i visitatori diversamente abili, le scolaresche, i direttori e i
conservatori di musei italiani e stranieri, il personale dei ruoli direttivi
del ministero dei Beni culturali, le guide turistiche regolarmente abilitate
all´esercizio della professione, i soci degli Amici della Fondazione Torino
Musei e di altri musei convenzionati con reciproche facilitazioni, i possessori
di tessera Icom. Le collezioni, che presentano oltre 1.500 opere,
sono suddivise in cinque aree tematiche. Al piano terra è di scena l´Asia
Meridionale, al primo piano c´è la Cina, al secondo
la regione Himalayana e al terzo i Paesi Islamici. Nella manica laterale del
Palazzo Mazzonis, infine, sono esposte le opere del Giappone.
( da "Repubblica, La" del 03-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XXI - Milano Una
scrittrice femminista tra le ultrà cattoliche Silvia Ballestra infiltrata
speciale nel mondo del volontariato antiabortista A Milano molte straniere
abortiscono in casa, mentre le bianche e ricche sempre più spesso se ne vanno
in Svizzera Nei Centri per la vita ha trovato donne in buona fede che offrono
aiuti concreti, ma anche ideologie aggressive SIMONA SPAVENTA Arriva di corsa
al bar di Città Studi, dove abita, nella pausa di libertà concessa dalla baby
sitter. Jeans e maglione, niente trucco, Silvia Ballestra sembra
un´universitaria. Invece è mamma di due bambini, 5 e 9 anni, e scrittrice. Una
che le donne le ha sempre raccontate, ma nei romanzi. Invece questa volta è
andata a vedere sul campo, si è trasformata in cronista. Per raccontare
un´Italia che non capisce più, quella dove Giuliano Ferrara lancia una
moratoria sull´aborto e ci fa una lista elettorale, quella dove la legge 194,
forse, non è più una conquista da dare per scontata. Così, Silvia ha seguito
(in incognito) i corsi del Movimento per la vita, ha intervistato medici e
infermiere, navigato in siti ultracattolici tra immagini raccapriccianti di
feti abortiti. Ne è venuto fuori un libro, Piove sul nostro amore, che è un
viaggio in un´Italia divisa, dove sui temi della vita c´è molta ideologia, e
troppo poco ascolto. Un libro che le è costato polemiche, perfino minacce di
morte di antiabortisti in Rete. «L´invito a raccontare il Paese viene
dall´editore ? dice con l´accento marchigiano che non ha perso, anche se a
Milano ci vive da tredici anni ?. Mi interessava scrivere di donne, ed erano i
trent´anni della legge 194. Ero a Roma l´8 marzo, andai al comizio della
"lista pazza" di Ferrara. Tutto è partito da lì. Tornata a casa, sul
sito del Movimento per la vita vidi che era imminente un corso per volontarie a
Magenta. Mi dissi: vediamo di che si tratta». Usando il cognome del marito, si
iscrive, prende il treno, arriva al Cav, il Centro di aiuto alla vita
dell´Ospedale Fornaroli di Magenta: «Ho trovato delle signore in buona fede.
Alcune di queste strutture funzionano. Al Cav della Mangiagalli, per esempio,
le donne, soprattutto straniere, trovano una sponda effettiva, grazie al
Progetto Gemma che se tengono il bambino le sostiene con 180 euro al mese per
18 mesi. Un´opera caritatevole. Epperò, sono state loro a darmi il volantino
per un altro incontro, più tosto, estremista». L´incontro, a Corbetta, è con
Mario Palmaro, professore di bioetica alla Pontificia Università Regina
Apostolorum di Roma, uno che definisce "eugenetico" l´aborto terapeutico
e parla dei quattro milioni e ottocentomila donne che hanno abortito
dall´entrata in vigore della 194 come di una "bomba atomica
antropologica". «Nelle lettere che sono arrivate a un giornale dopo
l´uscita del libro ? racconta ? il Movimento per la Vita ha preso le distanze
da Palmaro. Però lì mi ci hanno fatta arrivare loro. Sotto sotto
l´indottrinamento c´è, c´è un´ideologia aggressiva, un blocco ideologico. E se
tu non sei del fronte "pro life", come loro, ma "pro
choice", se sostieni che la donna debba poter scegliere, allora ci vuole
un attimo che ti cataloghino come "pro death", e parlino di
omicidio». Sul campo, tutto si traduce in obiezione di coscienza: «I medici
obiettori sono la stragrande maggioranza, i non obiettori sono pochi e non ce
la fanno, finiscono a fare solo quello perché nessuno lo vuol fare. Esiste un
disagio nel servizio, lunghe liste d´attesa. E donne che emigrano all´estero,
dove la Ru486, la pillola abortiva, è legale. I dati dell´interruzione
volontaria di gravidanza nel Cantone Ticino sono impressionanti: le italiane
sono il 25 per cento, spostarsi da Milano a Locarno, che ci vuole? 450 euro ed
è fatta». Altrettanto allarmante, il dato sul ritorno dell´aborto clandestino.
Anche in Lombardia: «Lo fanno le straniere, cinesi che si
fanno arrivare la pillola dalla Cina, e donne
dell´Est che abortiscono con farmaci antiulcera, all´ospedale di Bergamo sono
arrivate delle rumene che li avevano presi. Ma così, oltre alla tristezza di
non poter fare in Italia un intervento che è nel tuo diritto, aggiungi anche il
discrimine tra chi se lo può permettere e chi no. Le ricche e bianche
che vanno in Francia e in Svizzera, le straniere sfigate che fanno per conto
loro. A proprio rischio e pericolo».
( da "Repubblica, La" del 03-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 35 - Economia
Global market Svalutazione yuan l´arma di Pechino per combattere il calo dell´export La Cina dovrebbe puntare maggiormente a stimolare e ampliare la domanda
interna piuttosto che l´export per rafforzare la propria economia La valuta
cinese sta subendo un calo record nei confronti del dollaro, alimentando il
sospetto che il governo di Pechino voglia provocare una "svalutazione
competitiva" per reagire al calo delle esportazioni. Lo yuan, ieri
l´altro, è sceso a quota 6,8848 sul dollaro Usa, il suo livello più basso dal
mese di maggio, con una caduta dello 0,5% in una sola seduta. Lo yuan ha
"consumato" in una giornata sola il massimo della fluttuazione
consentita e anche ieri è rimasto su livelli molto deboli. Sui mercati questo
scivolone dello yuan è stato collegato con due dati che evidenziano
l´indebolimento delle esportazioni. La Federazione cinese della logistica e
degli acquisti ha annunciato che il suo indice degli ordinativi a novembre è
caduto al livello più basso dl 2005. L´indice analogo elaborato da CLSA è sceso
ai minimi dalla sua creazione nel
( da "Repubblica, La" del 03-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 36 - Economia
Le navi abbandonano i porti fermo il commercio mondiale Marittimi, camalli e
camionisti rischiano il posto L´inchiesta Una porta container tre mesi fa
viaggiava per 90.000 dollari al giorno, ora si accontenta di 8.000 dollari
JENNER MELETTI GENOVA - Luccicano, nel pallido sole d´autunno, le barre e i
rotoli di alluminio e di nickel. Per «vedere» la recessione bisogna venire qui,
al ponte Eritrea del grande porto, nei piazzali quasi vuoti della Genoa Metal
Terminal, «gruppo Steinweg, leader mondiale nel settore delle materie prime». A
settembre, rispetto allo stesso mese dell´anno scorso, le importazioni di rame,
zinco, piombo e soprattutto alluminio e nickel sono crollate del 76,5%. Sono
metalli preziosi, questi. Servono a tutte le industrie che fabbricano auto o
televisori, frullatori o telefoni, camion o lampioni? Se l´industria non compra
queste materie prime, vuol dire che non ci sono ordini. Per chi ci lavora, il
mancato acquisto è preannuncio di cassa integrazione o licenziamenti. Il porto
è un luogo speciale: una porta aperta sul mondo che permette di vedere lontano.
Qui non servono analisi tracciate al computer: l´economia si pesa a tonnellate.
Se la nave non arriva, o arriva con metà stiva vuota, vuol dire che il mondo
del commercio si sta fermando. Se la porta container che tre mesi fa viaggiava
con un costo di 90.000 dollari al giorno ora si accontenta di 8.000 dollari,
vuol dire che il traffico è in agonia. C´è anche un cannone, nella sede
dell´Autorità portuale. Ma i nemici di oggi non si possono prendere a palle di
piombo. «La crisi è già arrivata - dice Luigi Merlo, neo presidente
dell´Autorità - ma a spaventarci è soprattutto il futuro prossimo. Si prevede
un 2009 molto pesante, e anche per il primo semestre del 2010 non si intravede
la luce. Si fa presto a spiegare il perché. Noi importiamo soprattutto dalla Cina e dall´India e questi sono i Paesi che hanno ridotto
più di altri la produzione. Esportiamo merce pregiata soprattutto negli Stati
Uniti, ed è lì che la crisi ha già colpito pesantemente i consumi delle
famiglie». Non sono allegre, le notizie che arrivano dal porto. I camalli della
Compagnia riescono a lavorare solo 12 giorni al mese, e anche i camionisti sono
in crisi: una grossa impresa, l´Autamarocchi, ha già chiesto la cassa
integrazione. «Ci sono punti di crisi - dice il presidente - che preoccupano
più di altri. Le Acciaerie di Cornigliano, ad esempio, sono quasi ferme.
Producono, fra l´altro, la banda stagnata che serve per i barattoli
dell´industria alimentare. Se questa industria non compra, significa che i
consumi stanno crollando». Strano Paese, l´Italia. «Da anni parliamo di
corridoi europei e non riusciamo a costruire nulla. Risulta difficile anche
dragare i porti, per permettere l´arrivo delle grandi navi. Non ci sono
investimenti importanti e allora non possiamo meravigliarci se altre grandi
porti ci sorpassano. Non solo quelli del nord, come Rotterdam o Amburgo.
Corrono forte gli spagnoli di Barcellona e pure i porti dell´Africa del nord,
come Tangeri. E´ inutile snellire - come facciamo noi - le pratiche doganali
avviando la procedura già sulla nave se poi il tir che trasporta la merce impiega
due ore per arrivare all´autostrada e se i treni sono lenti e costosissimi. Il
risultato è ovvio: gran parti delle merci che servono la pianura padana passano
da Rotterdam». Settimo piano di un grattacielo a Sanpierdarena. Enrico Cutillo,
dell´Otim spedizioni, allarga le braccia. «C´è un rischio bolla - dice - anche
nei trasporti marittimi. Vent´anni fa le grandi navi trasportavano 1.000
container, ora arrivano a 7.000. Ma la nave che costava 50.000 dollari al
giorno ora si noleggia con 5.000 dollari o anche con 1.000. Con la crisi, la
concorrenza è spietata. Dalla Cina, fino all´ottobre
scorso, arrivavano navi piene come uova: giocattoli fatti costruire dalle
multinazionali, prodotti chimici, tv al plasma?Ora tanti sono gli spazi vuoti.
E se per un container da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-03 - pag: 3 autore:
Paulson: la Cina spinga i consumi interni La Cina deve ridurre
la dipendenza dalle esportazioni e puntare di più sui consumi e gli
investimenti interni. Lo ha detto il segretario al Tesoro americano Henry
Paulson (nella foto) parlando al World Affairs Councila Washington.L'ex
banchiere di Wall Street ha inoltre apprezzato gli sforzi di rivalutazione
dello yuan, che dal
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-03 - pag: 22 autore: Made in Italy. Grandi
mercati in crisi Rapporto Sace: export in frenata per almeno 2 anni Marika
Gervasio MILANO Frena l'export italiano: nei prossimi due anni le vendite
all'estero aumenteranno a un tasso inferiore al 5% annuo contro il 9% medio
registrato nel biennio 2006-2007.Le previsioni di rallentamento arrivano
dall'ultimo rapporto annuale di Sace, gruppo di assicurazione del credito,
secondo cui la ripresa arriverà solo a partire dal 2011. Il rapporto stima un
ridimensionamento nella crescita del valore delle vendite all'estero al 5,5%nel
2008 e prevede un modesto tasso del 4,3% nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2008-12-03 - pag: 44 autore: CINA
Anche Guangxi pensa a fare stock di metalli Dopo lo Yunnan, anche la regione
cinese dello Guangxi sta pensando di acquistare metalli di base per sostenere i
prezzi. Ieri il segretario del Partito del Guangxi, Guo Shengkun ( già a capo
del colosso cinese dell'alluminio Chinalco), ha confermato che l'ipotesi è allo
studio ma che la decisione definitiva non è stata ancora presa. Sebbene
nessun dettaglio sul piano sia stato diffuso, la regione sud-orientale cinese –
la seconda del Paese nella produzione di stagno e una delle principali per
allumina, alluminio e indio – potrebbe seguire le orme dello Yunnan, che
proprio lunedì aveva annunciato una volontà simile: il Governo regionale si era
detto infatti disponibile ad acquistare – e a conservare per un anno – fino a
un milione di tonn. di metalli di base e di minerali per risollevare le
quotazioni in crisi. Se è vero che le autorità locali pensano ad aiutare le
imprese del settore, ritenute in difficoltà, è anche vero che le minerarie di
Pechino non sembrano avere problemi finanziari. Almeno a giudicare dal fatto
che alcune società del comparto stanno trattando con la banca sudafricana
Standard Bank (posseduta al 20% dalla cinese Icbc) per fare shopping in altri
continenti, Africa in testa: una scelta incoraggiata dal recente crollo di
molti listini azionari.
( da "AprileOnline.info" del 03-12-2008)
Argomenti: Cina
Berlusconi: "Regole
per il Web" Monica Maro, 03 dicembre 2008, 17:56 "Su internet manca
ancora una regolamentazione internazionale uniforme, credo che nel prossimo G8
si possa portare sul tavolo questa proposta". Il premier, dopo il violento
attacco ai quotidiani, adesso si dedica al world wide web, lo "spazio
pubblico" più grande che l'umanità abbia fino ad ora conosciuto Il
commento: Berlusconi e la rete, di Fiorello Cortiana "Regolamentare
internet". Silvio Berlusconi, ispirato dalla visita al Polo tecnologico di
Poste italiane all'Eur di Roma, parla di un sistema per dare delle regole al
web. E di una proposta che il governo s'impegna a portare sul tavolo del
prossimo G8, presieduto proprio dall'Italia. "Porteremo sul tavolo una
proposta di regolamentazione di internet in tutto il mondo, essendo internet un
forum aperto a tutto il mondo", ha annunciato. Il G8 sede ideale. "A
gennaio sarò per la terza volta presidente del G8, che sarà un G20", ha
detto. Secondo il premier, per trattare l'argomento world wide web sarà proprio
quello il luogo ideale perché "rappresenterà l'80% dell'economia mondiale
e il 72% della popolazione mondiale". Al problema, ha specificato
Berlusconi, non possono porre soluzione le Nazioni Unite, che sono
"pletoriche". Regole per la rete. L'iniziativa del premier parte
dall'osservazione che "per quanto riguarda internet manca una
regolamentazione comune". Nessun altro dettaglio, ma Berlusconi ha
spiegato che si tratterà di una proposta fatta con una "prospettiva
internazionale, in cui l'Italia possa essere avanguardia". Detta così, in
effetti non dice molto. è una delle tante affermazioni che potrebbero essere
smentite dallo stesso premier già domani. Ma proprio in queste ore è in corso a
Hyerabad, in India, l'IGF-Internet Governance Forum dell'ONU 2008, dove diversi
workshop trattano la questione dei diritti umani in Rete e dell'Internet Bill
of Rights (la carta dei diritti Internet) come piattaforma di raccordo. I
diritti nell'era digitale. La questione dei diritti nell'era digitale e di una
Carta dei Diritti e dei Doveri per Internet, posta per la prima volta al
WSIS-ONU (Summit della Società dell'Informazione) a Tunisi, ha conosciuto un
rapido sviluppo nei successivi Internet Governance Forum ONU che annualmente,
con i contributo di ONG, imprese, Governi e associazioni, si confrontano
intorno alla governance di una realtà interattiva, orizzontale, che non conosce
confini e scarsità. Dopo Atene,
( da "AprileOnline.info" del 03-12-2008)
Argomenti: Cina
Nuovi martiri Marzia
Bonacci, 03 dicembre 2008, 17:11 Una manifestazione di protesta a Genova,
mentre sabato si replica a Roma. Il mondo lgbt è in fermento dopo la posizione
assunta dal Vaticano sulla proposta di depenalizzazione dell'omosessualità
avanzata dalla Francia all'Onu. Nasce anche un fronte di parlamentari Pdl-Pd
che chiedono a Napolitano di incontrare le associazioni, mentre scendono in
campo i Giuristi democratici Se organizzano manifestazioni di piazza e
arrivano, a livello parlamentare e con una modalità bipartisan, a chiedere un
incontro al presidente della Repubblica Napolitano, se scendono in campo i
giuristi democratici per esortare al rispetto dei loro diritti in quanto
diritti umani, allora è segno che questa volta, veramente, il Vaticano ha
superato ogni Rubicone possibile ed immaginabile. Tanto da far temere che
l'osteggiare il cammino della comunità glbt sulla strada del progresso civile,
come sempre fatto da Oltretevere, rischia ora di trasformarsi in una caccia
alle streghe senza precedenti, capace di giustificare pogrom e persecuzioni,
massacri e uccisioni. Passi -anche se non dovrebbe- la crociata contro il
riconoscimento giuridico e civile dell'amore omo, passi l'avversione
all'adozione da parte di coppie dello stesso sesso, quello che non può passare
è sostenere, come avviene con le scelte concrete e le dichiarazioni rilasciate
in queste ore, che è meglio vederli penzolare in Iran, magari diciottenni,
piuttosto che sposati e felici in Spagna. Perché è questa la conseguenza
diretta di quanto dichiarato dall'osservatore permanente del Vaticano presso le
Nazioni Unite, monsignor Celestino Migliore, il quale ha chiesto all'Onu di
affossare la proposta della Francia, presidente di turno dell'Ue, per la
depenalizzazione universale dell'omosessualità. Una proposta che verrà discussa
e votata a metà dicembre dal Palazzo di Vetro e che è stata accolta da tutti i
27 Paesi europei, Italia compresa. "Gli stati che non riconoscono l'unione
tra persone dello stesso sesso come 'matrimonio' - è stato il timore espresso
da monsignor Migliore - verranno messi alla gogna e fatti oggetto di
pressioni". Dunque la paura della Santa Sede è chiara: la depenalizzazione
degli omosessuali potrebbe trasformarsi in apripista per impegni globali al
riconoscimento giuridico delle coppie omosex. Alla luce di questa paura, il
Vaticano è disposto a tutto per scongiurarla, anche ad accettare che si
continui, nelle diverse latitudini e nei diversi paralleli, a massacrare,
perseguitare, incarcerare e uccidere chi è reo di praticare "l'amore
contro natura". Rispetto a questo clima il mondo lgbt è in fibrillazione e
annuncia battaglia. In parte iniziata con la decisione presa dall'Arcigay di
adire vie legali nei confronti della senatrice del Pd Paola Binetti. Motivo:
nell'intervista rilasciata recentemente al Corsera la teodem non ha avuto
timore a legare insieme, a doppio filo, omosessualità e pedofilia; per altro
argomento, questo, trasformatosi in un vero e proprio cavallo di battaglia
della neurologa cattolica che ha lasciato la cattedra del Campus Biomedico per
gli scranni democratici di Palazzo Madama. Comunque il segnale che il mondo
lgbt è stanco ed esasperato dal clima di attacco che gli piove addosso spesso
dall'alto, cioè dalla classe politico-istituzionale. Così oggi è sceso in
piazza a Genova, città che ospiterà il prossimo Gaypride nazionale previsto per
il 2009. Un sit in che ha avuto luogo davanti l'Arcivescovado, alla presenza
del referente nazionale dell'Arcigay Aurelio Mancuso e del segretario nazionale
Riccardo Gottardi, e che è stato promosso dalla storica associazione insieme all'Unione
degli Atei e degli Agnostici razionalisti. "Vaticano complice del nostro
martirio" recitava uno striscione steso sull'asfalto. Una mobilitazione
non dettata da un contro-integralismo laico, bensì dal convincimento e dalla
speranza che le posizioni vaticane siano isolate rispetto alla comunità
cristiana. "Siamo davanti all'Arcivescovado e non alla Cattedrale - ha
spiegato Mancuso - perché la nostra manifestazione è contro le gerarchie
ecclesiastiche e non contro la chiesa". E rispetto alle dichiarazioni di
Monsignor Migliore, il presidente Arcigay ha riassunto in poche parole come
sono state percepite dalla comunità omosessuale: "E' come dire che il
Vaticano approva le torture e le frustate". Si replicherà sabato a Roma,
dove è stata organizzata una manifestazione proprio a piazza Pio XII, luogo
adiacente San Pietro. "Mai più uccisi perché gay" è lo slogan scelto
dagli organizzatori del sit in, ovvero Arcigay Roma, Arcilesbica Roma e Certi
diritti. Intanto si muove anche il Palazzo. E chiede al capo dello Stato che
incontri una delegazione di parlamentari e associazioni della comunità lgbt,
perché non sfugge a nessuno, come ha ricordato Imma Battaglia, tra i leader del
movimento, che "serve una risposta politica al Vaticano". Al suo
fianco, in una conferenza stampa svoltasi nella tarda mattinata, anche i
deputati del Pdl Margherita Boniver e Benedetto Della Vedova e quelli del Pd
Paola Concia e Matteo Mecaci. "Chiediamo al capo dello Stato di prendere
le distanze dalla posizione del Vaticano", ha esortato Battaglia, che
stringeva fra le mani una foto di due giovani iraniani torturati e impiccati
nel loro Paese perché omosessuali. A prendere la parola anche Davood Karimi,
dell'associazione dei rifugiati iraniani, che ha criticato il Vaticano perché
"offende i diritti umani". Come? "Dando una copertura religiosa
a ciò che fa il regime iraniano agli omosessuali". Mentre per la
democratica Concia quello di monsignor Migliore è un "gravissimo errore
politico" rispetto a cui l'Italia "deve tener duro". Non solo, la
parlamentare ha promesso che chiederà "un question time sul tema con il
ministro Frattini". La Concia ha infine rivolto un invito al deputato Udc
Luca Volontè a sostenere l'iniziativa di depenalizzazione verso l'omosessualità
visto che "io ho sottoscritto la sua condanna delle discriminazioni verso
i cattolici. Se non lo farà ritirerò il mio appoggio. Siamo tutti figli di
Dio", ha spiegato. Il collega radicale Mecacci si muoverà anche lui sul
piano istituzionale presentando un'interrogazione in commissione Esteri perchè
"il Vaticano assume una posizione- ha osservato- lontana da quella
dell'Europa e delle Nazioni unite e analoga a quella di certi regimi
autoritari". Per la Boniver quanto sostenuto da Monsignor Migliore è
"una posizione anacronistica", immotivata rispetto ad una iniziativa,
quella di depenalizzare l'amore gay, che "accende i riflettori sulle
violazioni dei diritti degli omosessuali". Per Della Vedova, poi, quelle
del rappresentante vaticano all'Onu sono affermazioni "prima che
gravissime, infondate e sbagliate" perché nel documento francese "non
c'è una parola che faccia prefigurare qualcosa di più rispetto alla richiesta
che l'omosessualità non possa essere piu' considerata un crimine".
Fioccano nel frattempo le proposte per esprimere dissenso verso l'atteggiamento
assunto da Oltretevere. Il quotidiano del Prc Liberazione, in un editoriale di
prima pagina del direttore Piero Sansonetti, rivolge un invito "ai laici
ma anche ai cattolici e ai credenti di tutte le religioni" ad indire
"una protesta di massa da tenersi forse nel giorno nel quale all'Onu andrà
al voto la risoluzione per la depenalizzazione dell'omosessualità".
Sansonetti invita tutti i partecipanti "a vestirsi con una maglietta o un
indumento rosa - come la stella che era imposta ai gay nei lager - e andare a
manifestare in Vaticano all'ora dell'Angelus". Scendono in campo anche i
giuristi democratici che, "con dolore", ricordano "le torture,
le esecuzioni, i giudizi sommari, le detenzioni di massa, i lavori forzati e i
processi rieducativi cui sono sottoposti in tanti paesi del mondo gli
omosessuali, le lesbiche, i bisessuali, i trans". Una geografia
della persecuzione che va dai paesi arabi alla Cina, passando per
alcuni Stati africani e Cuba. Una situazione in accettabile che li spinge,
"nella solenne ricorrenza del sessantesimo anniversario della
Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo", ad auspicare che "i diritti in
essa riconosciuti e sanciti trovino piena ed effettiva cittadinanza presso
tutti gli Stati aderenti all'Assemblea delle Nazioni Unite". Una
speranza comunque sembra provenire dal nostro stesso paese e lascia appunto
ipotizzare che la comunità cristiana sia più fedele all'insegnamento di Cristo
della sua rappresentanza in vaticano. Il 59% dei partecipanti di un sondaggio realizzato
da Sky Tg24, infatti, afferma di non essere d'accordo con le parole di
Migliore, mentre il restante 41% dei votanti le approva. Non si tratta di un
sondaggio dal valore statistico, in quanto rilevazione aperte a tutti e non
basata su un campione elaborato scientificamente, ma è comunque una piccola
fotografia dell'Italia reale. Che si speri cresca a macchia d'olio per fermare
il treno della deriva antidemocratica e, perché no, anche anticristiana. Nel
senso nobile del termine.
( da "AprileOnline.info" del 03-12-2008)
Argomenti: Cina
Una firma contro le bombe
a grappolo Nuccio Iovene*, 03 dicembre 2008, 18:41 Il fatto L'accordo di Oslo
(si tratta dell'accordo umanitario più importante dell'ultimo decennio),
firmato anche dall'Italia, vieta la produzione, l'utilizzo, lo stoccaggio e il
commercio delle cluster bombs ed obbliga i firmatari ad aiutare i paesi e le
persone vittime di questi ordigni Un centinaio di paesi ha avviato a Oslo il
processo di firma di un trattato, il cui percorso era iniziato a febbraio dello
scorso anno nella stessa città norvegese, per la messa al bando delle bombe a
grappolo (cluster bomb). Alla cerimonia per la firma non partecipano i maggiori
produttori di questi ordigni: Stati Uniti, Russia e Cina. L'accordo, firmato anche dall'Italia, vieta la produzione,
l'utilizzo, lo stoccaggio e il commercio delle bombe a grappolo ed obbliga i
firmatari ad aiutare i paesi e le persone vittime di questi ordigni. Le
munizioni cluster sono armi di grandi dimensione, lanciate da aerei ed
elicotteri o dai sistemi di artiglieria, che si aprono a mezz'aria e
spargono ad ampio raggio centinaia di munizioni più piccole. Queste munizioni
dovrebbero esplodere al contatto col terreno; molto spesso, però, rimangono
inesplose e disseminate in ampi territori, non soltanto "obiettivi
militari": zone di città o terreni coltivati si ritrovano dunque a
divenire veri e propri "campi minati". E come sempre accade nei
teatri di guerra, sono le popolazioni civili a pagare il prezzo più alto. La
tragedia nella tragedia è data anche dall'aspetto delle munizioni: piccole
biglie colorate che attirano l'attenzione soprattutto dei bambini. Le cifre
relative all'impiego di cluster bomb sono impressionanti. Si calcola, ad
esempio, che le munizioni cluster usate in Iraq nei soli mesi di marzo e aprile
2003 contenessero tra 1,8 e 2 milioni di submunizioni (molte delle quali,
ovviamente anche in questo caso, non esplose all'impatto con il terreno). Il
paese più colpito al mondo da questi ordigni è il Laos, che oggi è stato il
secondo a firmare il trattato, dopo la Norvegia padrona di casa. Fra il '64 e
il '
( da "Finanza e Mercati" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
La moda milanese va
a Miami da Finanza&Mercati del 04-12-2008 Un memorandum d'intesa tra Milano
e Miami per sostenere la Moda lombarda negli Stati Uniti. Dopo
Abu Dhabi, Cina e Messico, la Camera di Commercio milanese ha fatto tappa in
Florida per creare nuove opportunità di business per le aziende del settore
moda regionale. Una mission di sostegno per la quale la Lombardia ha stanziato
25 milioni di euro: 19 milioni per le imprese pronte a innovare e investire;
3 milioni per le associazioni di categoria con l'obiettivo di attrarre buyer e
3 milioni per finanziare i roadshow. Insomma, concentrarsi su un numero
limitato di grandi marchi per un fashion show che possa sostenere la
competizione con New York e Panama (punti di riferimento della moda Usa) e
tessere una rete di relazioni che sostengano tutte le imprese lombarde attratte
da un regime fiscale agevolato. In Florida gli oneri fiscali sono infatti tra i
più bassi degli States: l'imposta statale sui redditi delle società di capitali
è del 5,5% mentre è pari a zero l'imposta statale sui redditi delle persone
fisiche. In questo contesto molte imprese di successo hanno scelto di
localizzarsi nella capitale: da Caterpillar a Porche passando per Nokia, Burger
King e Federal Express. Ora tocca al settore moda. Con l'accordo Milano-Miami
non solo saranno creati nuovi posti di lavoro(200-300), ma nuove aziende
potranno trarre beneficio dall'apertura di nuovi headquartier a Miami. Chiusa
la tappa a Miami «le prossime destinazioni - spiega Remo Eder, membro del
consiglio della CCIAA di Milano - saranno India, Russia e New York». E
l'obiettivo sarà quello di sostenere il business lombardo che con la moda
rappresenta il 24,3% dell'export italiano di settore e il 26,8% dell'import.
S.F.
( da "Repubblica, La" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina
1 - Prima Pagina Il personaggio Lech Walesa "La Cina impari da
Solidarnosc" ANDREA TARQUINI SEGUE A P
( da "Repubblica, La" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XVI - Roma Torre
Gaia, il corpo della donna scoperto dopo giorni. Aveva dei morsi sul viso
Anziana muore in casa sfigurata dai suoi cani MASSIMO LUGLI L´hanno trovata
morta nell´appartamento di via Cino del Duca
( da "Repubblica, La" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina VII - Napoli
Il sequestro Somma Vesuviana: Francesco Nocerino era l´unico assunto di una impresa
di movimento terra Undicimila gadget (fasulli) del Napoli
proveniente dalla Cina sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza nel porto di
Napoli. Le fiamme gialle, durante il servizio di vigilanza doganale e riscontro
merci presso i varchi dello scalo, hanno individuato un contenitore proveniente
dalla Cina. Nel corso degli accertamenti sulla merce sono stati trovati e
sequestrati 1.200 sciarpe e 9.800 bandiere contraffatte, riportanti i
colori ufficiali e il logo della Società Sportiva Calcio Napoli, per un totale
di 11.000 pezzi. La merce sequestrata era destinata ad approvvigionare,
attraverso un rete capillare di distribuzione, il mercato del falso. Il
destinatario della merce, D.L., rappresentante legale di una società con sede a
San Giuseppe Vesuviano è stato denunciato. La merce avrebbe fruttato un
guadagno di 200 mila euro. Su www.napoli.repubblica.it le fotografie della
merce sequestrata.
( da "Repubblica, La" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina V - Milano
Architetti, intellettuali e vip firmano la petizione al sindaco L´appello per
Sant´Ambrogio "Stop agli scavi per l´autosilo" TERESA MONESTIROLI
Arriva a due giorni dalla festa del Santo patrono di Milano, Sant´Ambrogio, un
nuovo appello in difesa di una delle piazze simbolo della città, «oggi
squarciata dagli scavi per il nuovo parcheggio». Una lettera
indirizzata al Comune in cui un centinaio di milanesi illustri, capitanati
dall´architetto Cini Boeri da anni in prima linea per salvare la piazza, chiede
l´immediata «chiusura dello scavo, ridando dignità alla basilica di
Sant´Ambrogio, destinando la piazza ad esclusivo uso pedonale e limitando il
traffico delle auto ai soli residenti». «è opportuno ricordare che la
basilica di Sant´Ambrogio è un importante documento, testimone del
"romanico" in Europa, patrimonio artistico dell´umanità, simbolo religioso
e storico, fatto erigere nel IV secolo dal vescovo Ambrogio, monumento noto in
tutto il mondo per i suoi valori architettonici». Inizia così l´ultimo,
disperato, appello in difesa della piazza firmato, fra gli altri, da Gillo
Dorfles, Inge Feltrinelli, Luigi Caccia Dominioni, Vittorio Gregotti, Davide
Rampello, Rosellina Archinto, Gae Aulenti, Marco Tronchetti Provera, Gerardo
Colombo, Arnaldo Pomodoro, Carlo Puri, Jacopo Gardella e Guido Martinotti.
«Purtroppo la piazza è da due anni squarciata da un lungo scavo destinato a
ospitare un parcheggio sotterraneo di ben cinque piani» prosegue la lettera.
Una scavo, scrivono, «abbandonato ormai da mesi, ora occupato da vegetazione
spontanea e da spazzatura». E, nonostante le numerose proteste da parte non solo
dei cittadini, ma anche di Italia Nostra, del Fai e del mondo della cultura per
chiedere la chiusura dello scavo «nulla è accaduto. Nessuna risposta
dall´amministrazione comunale. Nessuna risposta dal ministero ai Beni
culturali». E così, di fronte al silenzio delle istituzioni, i cittadini
tornano alla carica per denunciare «questa grave, anzi vergognosa situazione»,
chiedendo «nuovamente e insistentemente che si decida subito la chiusura dello
scavo». Infine ribadiscono «l´inutilità del parcheggio, non solo dal momento
che ce n´è già un altro inutilizzato a poche centinaia di metri in via Olona,
ma per l´incongruenza del creare parcheggi sotterranei nel centro storico, dove
l´amministrazione, con il provvedimento Ecopass, cerca di dissuadere l´utilizzo
dei mezzi privati».
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2008-12-04 - pag: 11 autore: DELUSO DALLE BANCHE Il Fondo
cinese: Usa inaffidabili I n vestire nelle banche occidentali? «Non sono così
coraggioso. Come posso fidarmi di un Paese come gli Stati Uniti in cui le
regole sulla finanza cambiano ogni settimana?». Lou Jiwei, presidente del Fondo
sovrano cinese che ha in portafoglio 200 miliardi di dollari, è sconsolato. Già
il debutto della China Investment Corporation (Cic) non è stato dei più
fortunati. Nel maggio
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-12-04 - pag: 14 autore: DALLA PRIMA Salvataggi
e rischio protezionista Sono soldi che arriveranno, nonostante i dubbi diffusi
sull'impatto che un intervento pubblico di salvataggio, soprattutto se di
queste dimensioni, può avere in termini di oneri per il contribuente, di
distorsione della concorrenza e di ostacolo a quel processo di pulizia che
tanto bene farebbe a un mercato sovraffollato come quello automobilistico?
Quasi sicuramente sì, perché l'obiettivo di salvaguardia delle regole del
mercato risulta solitamente offuscato dalla preoccupazione dell'impatto
negativo che il fallimento delle imprese, soprattutto se grandi come le tre
statunitensi, potrebbe avere sull'economia dei Paesi e dei territori che le
ospitano. La previsione più accreditata è quindi che l'intervento statale ci
sarà e che potrà essere addirittura di misura superiore a quella attualmente
prevista; che l'intervento si accompagnerà alla messa in amministrazione
controllata - nel cosiddetto "Chapter 11" delle due delle tre società
(Gm e Chrysler) in condizioni più critiche; che le stesse due potrebbero alla
fine fondersi, utilizzando i fondi pubblici per i costi di ristrutturazione. Un
salvataggio delle grandi case americane, in arretramento da diversi anni, non
potrebbe ovviamente lasciare insensibili l'Europa e il Giappone, competitori
tradizionali degli statunitensi, ma nemmeno l'India e la Cina, che hanno visto le loro aziende locali prosperare con la
domanda interna o addirittura fare incursioni su scala internazionale. E
potrebbe scatenarsi una corsa dei Governi a proteggere le proprie imprese
contro la concorrenza sleale Usa, con il possibile emergere però di ulteriori
distorsioni. Riuscirà l'Europa, se questo sarà lo scenario, a rispettare
almeno al suo interno il necessario equilibrio concorrenziale? La speranza è
che ci riesca, in una situazione di crisi che rappresenta forse il primo vero
banco di prova per la capacità di tenuta delle regole che l'Europa stessa
faticosamente si è data. Ma ci sono anche segni preoccupanti contrari, di
voglia - da parte di chi ne dispone in misura maggiore - di usare le proprie
munizioni in piena libertà. Non sarebbe una bella cosa per le nostre imprese,
date le scarse munizioni di cui disponiamo; ma non sarebbe un fatto positivo
nemmeno per l'Europa, che vedrebbe allontanarsi la prospettiva di una maggiore
integrazione. Umberto Bertelè
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2008-12-04 - pag: 13 autore: Armi. Non
firmano Usa, Russia e Cina L'impegno di 100 Paesi contro le cluster bomb «è una giornata
storica», «questa nuova norma internazionale farà la differenza per migliaia di
persone in tutto il mondo ». Jonas Gahr Stoere, il ministro degli Esteri
norvegese, non nasconde la sua grande soddisfazione. Ieri a Oslo è stato
compiuto un passo storico: circa 100 Paesi dell'Onu hanno deciso di
sottoscrivere la messa al bando delle cluster bomb. Secondo il documento
d'intesa oggi e domani sono previste altre adesioni per un totale di almeno 111
Paesi - entro il 2008 non sarà più possibile produrre, vendere e
commercializzare le micidiali bombe a grappolo, una delle maggiori cause di
amputazione per le popolazioni civili anche nei periodi successivi ai
conflitti. Negli ultimi 43 anni avrebbero mutilato o ucciso oltre 100mila
persone. Il documento prevede anche la distruzione degli stock. è un passo
molto significativo, eppure resta una vittoria a metà. Troppi Paesi, e
soprattutto troppo importanti, non hanno aderito al trattato. Se i Governi di
Stati Uniti, Russia, Cina, Pakistan, India, Israele
molti dei quali produttori e utilizzatori delle bombe a grappolo - avessero
aderito, l'effetto sarebbe stato ben altro. Fra i sottoscrittori del trattato
figurano tuttavia Paesi come Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Canada.
Usate ampiamente da Israele nell'ultimo conflitto in Libano (estate 2006), le
cluster bomb sono ordigni sganciati da aerei o tirati da terra in grado di
contenere fino a 650 sub-munizioni. Esplodono sopra il terreno, rilasciando in
un vasto raggio (anche
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI I data: 2008-12-04 - pag: 27 autore:
Industria. Con l'intervento del Governo italiano il Comitato antidumping decide
di introdurre misure di riequilibrio commerciale Dazi Ue sull'import di viti
cinesi Urso: «Non si tratta di protezionismo ma di una doverosa azione di
tutela» Adriana Cerretelli BRUXELLES. Dal nostro inviato Con 15 voti favorevoli
e 12 contrari, il Comitato europeo antidumping, dove siedono i rappresentanti
dei 27 Governi dell'Unione, ha approvato ieri l'imposizione di dazi definitivi
in media dell'80% e per una durata di cinque anni su viti e
bulloni in arrivo dalla Cina. I Paesi che si sono pronunciati per le misure punitive in una
delle più grosse vertenze anti-dumping finora esaminate da Bruxelles sono
Italia, Francia, Germania, Spagna, Portogallo, Grecia, Lussemburgo, Polonia,
Ungheria, Romania, Bulgaria, Slovacchia, Malta e Cipro. La Lituania si è
astenuta ma il suo voto in questo caso viene calcolato come positivo.
Trasferita al Consiglio dei ministri, dove ormai il provvedimento passerà senza
più discussione quasi certamente in gennaio, la maggioranza emersa ieri risulta
schiacciante, faceva notare un diplomatico europeo: corrisponde infatti a 220
voti sui 340 di cui dispone in totale il Consiglio. Soddisfatta l'Italia che
fin dal principio è stata la grande antesignana della battaglia. «Non si tratta
di protezionismo ma di una doverosa azione di tutela secondo le regole del Wto
per ripristinare le condizioni di mercato violate dalle aziende cinesi che
operano in acclarata condizione di dumping» ha commentato Adolfo Urso, il
sottosegretario al Commercio. Non la pensano così, ovviamente, i produttori cinesi
che ieri hanno chiesto al Governo di Pechino di presentare ricorso contro
l'Europa al Wto, qualora i dazi siano imposti davvero. E a questo punto lo
saranno ormai di sicuro entro il 9 febbraio prossimo, la data ultima per la
loro entrata in vigore, ai termini della procedura antidumping. Tutto è
cominciato nel settembre dell'anno scorso quando l'Eifi, l'Associazione europea
dei produttori di minuteria metallica, ha presentato una denuncia, sostenuta da
una novantina di imprese comunitarie, contro le importazioni in dumping dalla Cina, in alcuni casi a prezzi addirittura inferiori a quelli
della materia prima utilizzata per fabbricare viti e bulloni. Con grave
pregiudizio per un settore il cui mercato vale circa 5 miliardi di euro
all'anno. Tra il 2004 e il 2007, si leggeva nel ricorso, l'import dalla Cina è passato da 295mila tonnellate a oltre 600mila, con il
risultato che il tasso di utilizzo della capacità produttiva in Europa è
crollata al 53 per cento. L'inchiesta della Commissione Ue è durata 13 mesi ed
è giunta alla conclusione che i produttori europei hanno ragione. Tanto è vero
che ha proposto l'imposizione di dazi compensativi decisamente molto elevati.
Nonostante infatti tra il 2004 e il 2007 la domanda di viti e bulloni
nell'Unione sia aumentata del 29%, la quota di mercato dei produttori Ue è
calata del 24% mentre l'import dalla Cina è cresciuto
in volume del 180% e la sua quota del 26 per cento. Non solo. Il livello di
redditività dell'industria europea è sceso dall'8 al 2-4% in seguito a un
dumping cinese sui prezzi intorno all'8 per cento. Secondo i calcoli europei,
senza i prezzi stracciati di Pechino, la redditività delle imprese sarebbe
salita almeno del 12 per cento. Di più. I volumi produttivi Ue tra il 2003 e il
2007 sono saliti solo del 6% e l'occupazione soltanto di 650mila unità. Se
nonostante l'aggressività cinese l'industria europea ha tenuto è stato soltanto
grazie alla sua riconversione verso prodotti ad alta specializzazione, le cui
vendite sono salite del 12% in volume e del 21% in valore, conclude l'inchiesta
di Bruxelles. A LARGA MAGGIORANZA Il provvedimento ha ottenuto 220 voti a
favore su 340 Il sovrapprezzo riguarderà anche i bulloni e avrà una copertura
di cinque anni LA REAZIONE L'inchiesta di Bruxelles è durata 13 mesi e ha
concluso che i produttori europei «hanno ragione». Pechino annuncia ricorso
alla Wto
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI I data: 2008-12-04 - pag: 27 autore:
MINUTERIA METALLICA 5 Il fatturato Il giro d'affari in miliardi di euro nel
Vecchio Continente. +180% La crescita dell'import cinese
Nonostante tra il 2004 e il 2007 la domanda di vitie bulloni nell'Unione
europea sia aumentata del 29%, la quota dei produttori Ueè calata del 24%,
mentre l'import dalla Cina è cresciuto in volume del 180% (+ 26% la quota). 220 I voti
favorevoli Il provvedimento sui dazi ai cinesi ha ottenuto 220 votia favore su
340.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI I data: 2008-12-04 - pag: 27 autore: Auto.
Presentata a Bologna la vettura che il gruppo Chery venderà con la Dierre
Debutta la «piccola» da Pechino Andrea Malan BOLOGNA. Dal nostro inviato Con un
mercato in caduta libera e prospettive 2009 difficili da decifrare, ma comunque
negative, il Motor Show di Bologna apre domani la sua 33a edizione in un
momento non certo dei migliori. «Si naviga a vista» è il commento più
ascoltato. Tra le novità presenti al Salone, la più interessante è forse la
prima "piccola" cinese che arriverà in Italia: la Dr1, versione del
modello A1 della cinese Chery, che la Dierre di Isernia ha
"italianizzato" nell'estetica. L'auto, una piccola da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: AZIENDE VICENTINE data: 2008-12-04 - pag: 18 autore: I settori. Il motore
del distretto veneto a Vicenza conta 220 aziende con un fatturato che tocca
quota 2,5 miliardi La meccatronica punta sulla rete Più solide le realtà già
presenti nei Paesi asiatici come la Malaysia e il Vietnam A CURA DI Eleonora
Vallin Il distretto è veneto ma il motore è tutto vicentino. Sono 220 le
aziende beriche su 410 aderenti al polo della meccatronica (che unisce
meccanica, elettronica e sistemi informativi) con un fatturato che tocca quota
2,5 miliardi su sei totali e una forza lavoro di 13mila addetti su 33mila.
«Numeri questi chiosa il rappresentante della sezione meccanica di
Confindustria Vicenza e imprenditore Roberto Ditri che evidenziano di primo
acchito la minor dimensione aziendale vicentina ma anche, a una riflessione
meno immediata, come oggi sia possibile rendere globale una società o
un'impresa al di là dei suoi numeri strutturali, mettendola in rete». La
strategia del successo (secondo la ricerca dell'Osservatorio sulle piccole e
medie imprese la meccanica e l'elettromeccanica presentano i tassi di crescita
per fatturato, valore aggiunto e capitale investito, più elevati dell'intera
provincia) poggia su quattro pilastri: sinergia, innovazione, formazione e
internazionalizzazione. «Per essere competitivi bisogna unirsi - spiega chiaramente
Ditri - e coinvolgere in progetti ampi una pluralità di soggetti che vanno
dalle scuole, all'Università, alle istituzioni». Poi bisogna investire in
ricerca, innovando non solo i prodotti ma anchei processi. E allargare i
confini conquistando insieme nuovi mercati che, per la meccatronica, coincidono
prevalentemente con la Malaysia e il Vietnam. Sbocchi pionieristici? Forse. «Ma sono meglio della Cina - ribatte
l'ingegnere e imprenditore a capo della Marelli Motori- e sono aree tranquille
nonché porte aperte verso l'Asia; quindi opportunità da cogliere al volo sia
per acquisire nuovi clienti, sia per eventuali subforniture e operazioni di
outsourcing». L'aria che si respira è buona. «Crisi» è dunque una parola
che non di deve usare se abbinata alla meccatronica. «Preferiamo parlare di un
momento difficile che deve essere affrontato e che porterà certo a una
selezione che però non è detto che sarà dannosa» ribatte Ditri confermando che
«chi si è mosso su mercati internazionali e non locali, quindi di per sé
limitati e chiusi, combattendo su arene maggiori, oggi è sicuramente più forte
e non soccomberà perché ha armi e capacità per vincere». L'energia viene ancora
una volta dalla squadra che riesce a infondere fiducia puntando sul futuro e
sulla formazione. Quest'anno il distretto, dopo aver lanciato con il Cuoa il
progetto «Lean», per rendere le imprese competitive a livello globale
migliorando i processi produttivi, è riuscito a inaugurare a Vicenza il primo-
e unico in Italia - corso di laurea specialistica in Meccatronica e un secondo
corso in Innovazione di prodotto; e ora sta tessendo i fili tra imprese e
Università e colloquiando con la Regione Veneto per modificare la normativa e
le sue applicazioni secondo le evoluzioni subite e già affrontate dal
territorio. La nuova sfida da cogliere è adesso migliorare l'organizzazione del
distretto stesso che si è costituito solo nel 2004. E qui lascelta è quella di
un'inconsueta ( almeno per i veneti) umiltàe di un dialogo-confronto con gli
altri distretti del Nord Est (il primo della lista è quello calzaturiero della
Riviera del Brenta tra Padova e Venezia) che hanno maturato nel tempo strategie
di successo anche su prodotti diversi. L'obiettivo? Uno scambio di buone
pratiche. «Se con loro ha funzionato - spiega Ditri - perché non condividere un
percorso virtuoso per migliorarci adattandolo alla nostra realtà di
distretto?». LA FORMAZIONE Dopo aver lanciato il progetto «Lean» per migliorare
i processi produttivi, ora nascono i primi corsi di laurea mirati Un braccio
elettronico. L'innovazione di prodotto è al centro di cospicui investimenti in
ricerca e sviluppo IMAGOECONOMICA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-12-2008)
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sezione: AZIENDE VICENTINE data: 2008-12-04 - pag: 19 autore: I perfezionisti.
Fondata dalla famiglia Marchesini oggi conta diversi primati Luxy reinventa la
sedia: dai luoghi di lavoro alle griffe Si chiamano imprese perfezioniste.
Hanno la capacità di creare e presidiare nicchie. Sanno generare redditività,
con cui si aiuto-finanziano, sono creative e posizionate nel segmento alto del
mercato. Per loro il passaggio del testimone ha un sapore strategico. Non sono
ossessionati dall'estensione di gamma, ma dall'espansione in mercati
internazionali con prodotti collaudati, tecnologici e fortemente innovativi. La
Luxy, società vicentina che produce sedie per ufficio, è uno di questi casi “da
manuale”. Fondata negli anni settanta dalla famiglia Marchesini, che oggi è nel
capitale con una quota di minoranza del 20%, conosce nel corso di un trentennio
una fase continua di evoluzioni. Una manciata di numeri che celano un realtà
imprenditoriale di grande successo: 80 dipendenti ( che diventano 100 nei
momenti di picco), un organico giovane, tutti under 40, circa 15 milioni di
fatturato, 3 stabilimenti, un socio finanziario azionista di maggioranza e la
famiglia fondatrice, che tiene le redini dell'azienda. Un palmares sostanzioso
di primati. Quindici anni fa quando la svizzera Banca Arner, tramite un suo
fondo, entrò nel capitale della piccola delle sedie, certo non si aspettava un
così ricco risultato. L'istituto di Lugano esce dal capitale nel 2004
portandosi a casa 10 volte l'investimento iniziale. Nel capitale subentra il
fondo di Private equità, Cape Natixis di Simone Cimino, con un peso dell'80%
sulla compagine sociale. Il caso di Luxy viene portato in Bocconi, come esempio
di azienda redditiva. I riconoscimenti continuano e quest'anno,durante
lafierainternazionale più importante del settore, la Neocon di Chicago, il loro
Ufo (Under Foot Object), un poggia piedi concentrato di ergonomia e design, è
insignito del Best of Show Gold, come migliore accessorio nell'arredamento da
ufficio. è la seconda volta per Luxy. L'azienda aveva già ottenuto il premio
sponsorizzano dal prstigioso Design Journal nel 2001, con la serie Aire, design
di Stefano Getzel. L'evoluzione di Luxy, inizia negli anni '70, allora è
fornitore della grande distribuzione, lavora come contoterzista per Ikea e
Metro. Negli anni Novanta, una prima svolta, Luxy decide di salire di livello e
inizia a fornire i fabbricanti di mobili. Lo spazio c'è, ma la società ha
bisogno di acquisire identità. Iniziano gli investimenti su marchio, prodotti
con la creazione di un proprio catalogo e marketing. «Con il cambio
generazionale - ricorda il managing director Cinzia Marchesini, - c'è stata
un'inversione della polarità, dal segmento medio basso ci siamo spostati verso
l'alto.Il cambiamento non è stato semplice. Con la Gdo si riusciva ad avere un
programma, ma non si riusciva a massimizzare gli utili. Allora abbiamo scelto
di abbassare il fatturato e di aumentare la nostra redditività ». Il
cambiamento è stato esplosivo per i conti di Luxy, al punto che quegli stessi
utili reinvestiti in azienda hanno fatto e stanno facendo la differenza.
Raccontata con le poste del bilancio, nell'ultimo triennio, la storia di Luxy
dice ricavi in aumento vigoroso. Il fatturato corre su doppio binario: +15% il
dato 2006 su 2005, 17,8% quello 2007 su
( da "Unita, L'" del 04-12-2008)
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Berlusconi, stretta
su Internet Protesta del popolo web Il premier metterà le mani sul web con una proposta
di «regolamentazione» da portare al G8. E sulla pay tv attacca: «Figuraccia
enorme» di gionali e Pd. Gentiloni: «L'Iva al 20% voluta da Tremonti e non
dalla Ue». Sarà perché vuole passare alla storia in qualche modo, sarà perché
non sa concepire la democrazia orizzontale della Rete, sarà per interessi
societari, ma ieri il presidente del Consiglio ha annunciato la
regolamentazione di Internet per via governativa. Globale, approfittando della
presidenza italiana del G8. Il popolo del web oggi si oscura per protesta,
perché ogni tentativo di regolarlo lo ha soffocato. Entusiasta come un bambino,
dopo aver fatto il giro nel polo tecnologico di Poste Italiane all'Eur («avete
risollevato un pachiderma burocratico, una palla al piede dello Stato», ha detto
ai vertici, ricambiato da sperticate lodi del presidente Ialongo), Berlusconi
ha annunciato di voler mettere le mani sul web: «Su internet manca una
regolamentazione internazionale uniforme», e siccome data l'età «purtroppo per
la terza volta sarò presidente del G8, e poi con l'Inghilterra del G20»,
porteremo sul tavolo del G8 una proposta di regolamentazione di internet per
tutto il mondo, visto che internet è un forum aperto al mondo». L'Italia,
magari con Poste, nell'onnipotenza di Silvio può «portarci come avanguardia di
queste nuove tecnologie» per le quali chiede «trasparenza internazionale» dato
che «sono il futuro del mondo». Sono il presente, ma il premier non se n'è
accorto: lo scorso marzo, prima del voto, ammise di essere «un anziano signore che
scrive a penna» e non conosce un'acca di Internet. L'ex ministro delle
Comunicazioni, Paolo Gentiloni, parlando con l'Unità, spiega che nei vari
dibattiti internazionali è stata ritenuta «sconveniente e dannosa una
regolamentazione statale» della Rete, proposta come forma di controllo «da
paesi non democratici, mentre quelli democratici hanno preferito lasciate la
gestione leggera e semiprivatistica» ma più libera, del web. Filtri e censure sono già in vigore in Cina, Iran, Cuba e
Arabia Saudita. «Spero non sia un suggerimento del premier russo Putin...»,
butta là Gentiloni. E non si placa la polemica sul raddoppio dell'Iva per Sky
(che dallo schermo invita a spedire mail di protesta a: portavoce tesoro.it).
Berlusconi furioso ripete di «non essere stato al corrente» e attacca ancora
sinistra e giornali: «Faranno una figuraccia enorme» ma «gli italiani daranno
un giudizio definitivo». Il governo coglie al volo le dichiarazioni di
Bruxelles: «Il caso è chiuso» con il riallineamento dell'Iva. Ad aprile la Ue suggerì
di pareggiare l'Iva nel settore tv al 10%. Tutto nasce da un esposto di
Mediaset in Europa contro la differenza (le carte prepagate hanno il 20%), ma,
spiega ancora Gentiloni, «non c'era e non c'è una procedura d'infrazione dalla
Ue sulle tv satellitari», ma solo «un carteggio tra gli uffici di Bruxelles e
il ministero delle Finanze con richieste di chiarimento». Nessuna imposizione
sul raddoppio dell'Iva per Sky: «L'ha fatto Tremonti per decreto. Berlusconi
non si nasconda dietro il dito di Bruxelles: è in palese conflitto
d'interessi». Messo su carta da Giannelli nella vignetta del Silvio Babbo
Natale che porta il regalo di Tremonti a Mediaset: satira che ha fatto
imbufalire il cavaliere, sbottato con l'editto albanese contro il «Corriere».
NATALIA LOMBARDO ROMA nlombardo@unita.it
( da "Unita, L'" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
L'ex Garante della
Privacy è impegnato per una "carta dei diritti" della Rete: «Ma si
devono garantire le libertà, non limitarle». Della dichiarazione di intenti
fatta dal premier Berlusconi Stefano Rodotà non è al corrente: si trova in
India proprio per partecipare all'"Internet Governance Forum"
promosso nell'ambito delle Nazioni Unite. L'ex Garante della Privacy, giurista
e docente universitario, è uno dei "padri" della proposta di dotare
la Rete di una "carta dei diritti" a garanzia della stessa comunità
internettiana. Nel
( da "Unita, L'" del 04-12-2008)
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Germania, leader verde
della Ue Fotovoltaico, eolico, solare termico: dalla Spagna alla Germania, alla
Gran Bretagna, la corsa all'energia rinnovabile è cominciata già da tempo. E
oggi, tra i Ventisette, c'è chi raccoglie i frutti. In Europa la corsa all'oro
dell'energia rinnovabile è già cominciata da diverso tempo. Le tecnologie
futuristiche messe a punto negli anni 70, ai tempi dei primi shock petroliferi,
oggi sono realtà di business appetitose e tra i 27 chi ha saputo anticipare i
tempi ora raccoglie i frutti. Germania La più grande economia d'Europa è il
Paese leader in tema di energie rinnovabili. Pur non beneficiando dei vantaggi
climatici dell'Europa meridionale sui tetti delle case tedesche è installata
l'82% della capacità totale degli impianti fotovoltaici del Continente, pari a
3.846 Mw nel 2007. Una cifra che non teme confronti neanche con il mercato
giapponese o americano. Dal 2004 la legge sulle energie rinnovabili in Germania
obbliga i fornitori ad acquistare da fonti fotovoltaiche, mentre le autorità
nazionali e locali forniscono una vasta gamma di incentivi. Sono tedeschi
40.000 dei 70.000 posti di lavoro in Europa nel fotovoltaico.Si contano oltre
10.000 imprese attive nel settore ed è tedesca la Q-cells, che con 1707 addetti
rappresenta il primo produttore al mondo di celle fotovoltaiche, superando nel
2007 la giapponese Sharp. Inoltre, con oltre 4 milioni di Tep (tonnellate
equivalenti di petrolio) la Germania è il leader europeo nel consumo dei
biocarburanti. Il tasso di miscelazione di carburanti tradizionali con quelli
derivati da prodotti vegetali in Germania è del 7,3%, il più alto d'Europa.
Spagna In pochi anni la Spagna ha combinato uno straordinario sviluppo
economico con la capacità di fare investimenti strategici nelle energie
rinnovabili. Ad oggi il mercato spagnolo del fotovoltaico è il secondo al
mondo, secondo le stime dell'Istituto spagnolo per la diversificazione e il
risparmio energetico (Idae). La capacità totale installata è di 515,8 Mw, l'11%
dell'Ue e l'obiettivo del Piano sull'energia rinnovabile è di arrivare al
( da "Unita, L'" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Morta da giorni in casa
Viveva sola con due cani Una vistosa ferita alla gola e i suoi due cani
accanto. Sarà l'autopsia a stabilire le cause del decesso, ma sembra per ora
avere i contorni di una storia di ordinaria solitudine metropolitana quella
della donna di 65 anni trovata morta, ieri, dentro il suo
appartamento al piano terra di via Cino del Duca, a Torre Gaia. La donna faceva
l'assicuratrice. Secondo i vicini, non aveva figli, ma solo una sorella, da
anni residente a Sulmona. Gli agenti presenti sul posto parlano di «morte
naturale», probabilmente avvenuta da giorni, forse riconducibile ad alcuni
problemi di salute. La donna, infatti, soffriva di diabete e in passato
era stata vittima di un'aneurisma. Uno dei suoi due cani potrebbe averle morso
il collo dopo il decesso nel tentativo di «rianimarla». Secondo alcuni
residenti del palazzo, la presenza dei due animali, aveva causato in passato
alcuni problemi tra la donna e gli altri condomini. Qualcuno parla anche di un
esposto che le sarebbe stato inoltrato per via di schiamazzi notturni. Altri
residenti, invece, la difendono. «Non era certo matta come alcuni volevano
farla apparire», sostiene uno di loro. I due meticci, Chicca e Morfeo, verranno
affidati ai canili municipali.
( da "Repubblica, La" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina VII - Napoli Gadget del Napoli undicimila falsi fabbricati in Cina Operaio 23enne muore schiacciato Dubbi sulla sicurezza
Denunciati il titolare e il socio della ditta GIUSEPPE PORZIO Premiato dal suo
impegno. Ucciso dalla sua devozione al lavoro. Aveva 23 anni, Francesco. La sua
fine è l´ultima tacca sul voluminoso e triste libro delle morti bianche.
Francesco Nocerino, professione operaio e una busta paga da dipendente di terzo
livello, era l´unico assunto al servizio della ditta "Allocca", una
modesta impresa di movimento terra con sede legale e depositi alla periferia di
Somma Vesuviana, in via Marigliano. E´ qui, sotto gli occhi di uno dei
responsabili dell´impresa edile, che Francesco è morto, schiacciato tra il
nastro adoperato per il trasporto massi e calcestruzzo e il rullo che ne
coordina il movimento. Quando l´hanno trasportato al vicino ospedale Apicella,
a Pollena Trocchia, per il giovane non c´era ormai più nulla da fare. Il
referto parla di schiacciamento dell´emitorace destro e del padiglione
auricolare. Quel lavoro, Francesco l´aveva ottenuto poco prima dell´estate.
Stakanovista, aveva impiegato ben poco a far sì che alla promessa di un posto
fisso facesse seguito una firma in calce a un contratto a tempo pieno. La
realizzazione di un sogno per il giovane operaio (che vive con la famiglia in
una modesta abitazione di via Vignariello, non distante da quel deposito) che
si è tramutato nella sua tragica fine. Sulla vicenda, come è prassi in simili
casi, provano ora a far luce sia l´ispettorato del lavoro che i carabinieri
della compagnia di Castello di Cisterna, la magistratura ha aperto un fascicolo:
risultano denunciati per omicidio colposo il titolare della ditta, un
imprenditore di 70 anni, e il socio 37enne, testimone oculare del drammatico
incidente. E´ stato quest´ultimo, ascoltato dai carabinieri, a ricordare le
drammatiche fasi della morte del 23enne. Questa la ricostruzione dei fatti,
avvenuti poco dopo le 15 di martedì. Imprenditore e giovane operaio stavano
caricando un camion della ditta con del materiale destinato ad un cantiere.
Francesco era intento a seguire da vicino ciascun collo trasportato sul nastro
mobile. E´ nel tentativo, a quanto pare, di evitare la caduta di un sacco
contenente calce, che il giovane è rimasto impigliato, finendo con l´essere
trascinato fino agli ingranaggi del rullo. Francesco avrebbe pagato con la vita
la sua imperizia. Ma non solo. Norme sulla sicurezza alla mano, la distanza di
sicurezza dal nastro trasportatore avrebbe dovuto essere garantita da transenne
fisse, ma i carabinieri che hanno ispezionato i locali non hanno trovato alcun
ostacolo che avrebbe potuto impedire al giovane operaio di avvicinarsi troppo.
C´è dell´altro. Macchine come quella che ha provocato la morte del 23enne
dovrebbero essere dotate di un sistema salvavita che ne arresta il movimento al
minimo intoppo. Ma il rullo non si è mai fermato. Elementi alla base
dell´indagine dei carabinieri e della magistratura inquirente. La salma del
giovane è stata intanto trasferita all´istituto di medicina legale del Secondo
Policlinico, dove oggi stesso sarà sottoposta ad autopsia.
( da "Unita, L'" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Cluster bomb: per
bandirle firmano 100 Paesi ma i Grandi no Mancano firme
importanti come quelle di Cina, Russia e Usa ma sono già 100
le nazioni che hanno deciso di sottoscrivere la messa al bando delle bombe a
grappolo. La Norvegia che ha svolto un ruolo chiave nella definizione del
documento sulla produzione, la vendita e l'immagazzinamento degli ordigni , è
stata la prima firmataria e spera che l'entrata in vigore sia possibile già
all'inizio del 2009. «È una giornata storica» ha detto il ministro degli
Esteri di Oslo «questa nuova norma internazionale farà la differenza per
migliaia di persone in tutto il mondo». Sganciate dagli aerei o sparate
dall'artiglieria, le bombe a grappolo esplodono a mezz'aria e spargono
centinaia di ordigni più piccoli che se non esplodono subito diventano trappole
micidiali quanto le mine antipersona. Si calcola che nel mondo circa 100mila
persone - nella quasi totalità civili - siano state uccise o mutilate dagli
ordigni a grappolo negli ultimi 43 anni. Più di un quarto sono bambini.
( da "Repubblica, La" del 04-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 38 - Esteri
Il meeting internazionale Venticinque anni fa vinse il Nobel per la pace A
Danzica incontra il Dalai Lama e Sarkozy "Sul Tibet la Cina
impari la lezione di Solidarnosc" "Ci conosciamo bene, con lui
lavoriamo su temi della libertà e della violenza" "Al presidente
francese chiederò di spendersi affinché Pechino si apra al dialogo" ANDREA
TARQUINI BERLINO dal nostro corrispondente «Venticinque anni fa, col Nobel
conferitomi, fu aiutato un processo positivo per tutti. Adesso, celebrando
l´anniversario insieme al Dalai Lama, ad altri Nobel, a Sarkozy, dobbiamo lanciare
da Danzica un segnale al mondo: aiutiamo gli oppressi a una via pacifica di
negoziato e compromessi verso la libertà. Funzionò da noi, può funzionare
altrove: ricorda? Avemmo il Nobel io, vincitore, ma anche Gorbaciov, sconfitto,
che seppe accettare compromessi e rifiutò soluzioni violente». Lech Walesa
spiega a Repubblica le proposte che lancerà domani e sabato. Presidente, che
emozioni e sentimenti provò allora? «Mi aspettavo grandi cambiamenti. Ma quel
che conta è che dovremmo ripetere il copione, a livello mondiale. Magari mi
dessero un altro Nobel, tornerei alla ribalta». Oggi l´Europa è unita e libera,
ma molti altri paesi sono oppressi. «Gli ex paesi comunisti hanno realizzato
profonde trasformazioni e riforme, ma nel mondo resta molto da fare. La nostra
lotta chiuse la Guerra fredda, ma aprì anche una nuova era che approdò alla
globalizzazione. Si creò però uno status quo adeguato alla vecchia era, non
alle nuove sfide. Dobbiamo riformare le strutture a livello mondiale. In tempo
per evitare un collasso globale». Quali sono le sfide più urgenti? «I paesi
oppressi dovrebbero liberarsi dalle dittature. Tutti insieme dobbiamo ripensare
il mondo della globalizzazione. Vedo tre sfide: primo, le oppressioni
dittatoriali. Secondo, i paesi postcomunisti devono ancora fare molto per
raggiungere le democrazie mature. Terzo, la ricerca di soluzioni globali».
Dittature e oppressione - dal Tibet all´Iran - oltre a reprimere, spesso
minacciano la pace. L´Europa le sembra conscia di ciò? «L´Europa è la parte del
mondo più conscia di questi pericoli e insieme quella che fa di meno per
affrontarli. Stiamo andando verso un unico Stato europeo, ma mantenendo vecchie
strutture. Dovremmo invece pensare e offrire al mondo nuove soluzioni». Il
Dalai Lama incontrerà lei e Sarkozy, proprio a Danzica, città-simbolo. Che peso
ha questa scelta? «La questione è che la Cina
partecipa appieno alla globalizzazione ma con un sistema di valori
completamente diverso dal nostro, su diritti umani, diritti dei lavoratori e
altro. Se non raggiungiamo un compromesso siamo condannati a un conflitto con
la Cina. Gli incontri col Dalai Lama qui saranno tesi
alla ricerca di soluzioni adottabili in Cina. Non
dobbiamo andare al confronto con la Cina, ma
incoraggiarla a cambiare alcune sue regole. Come la libertà di spostamento».
Cosa si aspetta dai colloqui del Dalai Lama con lei e con Sarkozy? «Ho
incontrato spesso il Dalai Lama, ci conosciamo bene. Siamo d´accordo su molti
temi. Quanto a Sarkozy, spero che non dica solo che non
vogliamo il confronto con la Cina e che Pechino è indispensabile
alla globalizzazione. Ma anche che una globalizzazione senza una Cina che dialoga e si apre, è incompiuta». Sarà questo il messaggio
di Danzica? Offrire alla Cina compromessi, come quando lei e Jaruzelski negoziaste rinunciando
allo scontro? «Dobbiamo dire ai dirigenti cinesi che sono rudi, a volte
un po´cattivi: pretendono di decidere con chi noi possiamo parlare o no. Devono
smetterla di farlo. Vogliamo mostrare alla Cina che se
si apre e accetta compromessi, può esserci una via comune. Le leggi sulla
libertà di viaggio sono importantissime. Perché la Cina
non pensa ad aprirsi come l´Europa e costruire una Ue asiatica?» Spera in un
nuovo impulso da Barack Obama? «Obama ha vinto perché ha parlato di bisogno di
cambiamento. Certo, ogni americano ha la sua idea di cambiamento. Gli Usa non
devono dimenticare di essere rimasti l´unica superpotenza. Ora l´Impero del
Male non c´è più, gli Usa devono darsi un nuovo ruolo per la riforma del mondo.
Obama è stato eletto anche per questo». Tornando al Tibet e ad altri drammi: le
dittature rispondono alla non violenza con la violenza. Allora solo le
rivoluzioni violente potranno sconfiggerle? «Noi dimostrammo che si può vincere
senza violenza. E´ tempo di ricordarlo al mondo. Più solidarietà per affrontare
insieme i problemi. Venticinque anni fa non speravamo ancora di sconfiggere il
comunismo, poi ci riuscimmo, ma giustamente il Nobel andò anche a Gorbaciov lo
sconfitto». La via non violenta alla polacca come ricetta globale? «Sì. Anche
dove non sembrano esserci speranze. Non sembravano essercene neanche da noi. Io
con la mia esperienza sono a disposizione».