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PRIVILEGIA NE IRROGANTO  di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “CINA”

 

 

 

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T ARTICOLI DEL  19-31 marzo 2009#TOP


 

Report "Cina"


Indice degli articoli

Sezione principale: Cina

Succhi del Dragone senza Coca-Cola ( da "Finanza e Mercati" del 19-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: a stelle e strisce già controlla oltre la metà del mercato dei soft dinks in Cina e, con il deal, si verrebbe a creare per Coca Cola un «posizione dominante inaccettabile con una quota che arriverebbe nel settore a superare il 70 per cento». In Borsa il risultato di questa decisione, che il management di Coca Cola si è detto pronto ad accettare senza l'intenzione di fare ricorso,

Sicurezza, norme inaccettabili 101 deputati Pdl contro la fiducia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: u pagina 42 La Cina blocca maxi-acquisizione di Coca-Cola Il Governo cinese ha respinto l'acquisto del primo produttore locale di bevande da parte di Coca-Cola, un'operazione da 2,4 miliardi di dollari, perché viola le regole anti-monopolio. u pagina8 Nato: Stavridis nominato comandante militare Il ministro della Difesa americano Robert Gates ha indicato James G.

Pechino respinge Coca-Cola ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Dal nostro corrispondente La Cina dice no ai piani di espansione di Coca-Cola. Ieri il Governo ha respinto la proposta di acquisto di China Huiyuan Juice, il maggiore produttore domestico di succhi di frutta, lanciata lo scorso autunno dal gruppo americano. Che per rilevare il colosso cinese dei soft drink aveva messo sul piatto ben 2,

Obama dalla parte dei gay firma la dichiarazione Onu ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Restano invece contrari il Vaticano, la Cina e la Russia; oltre a molti Paesi musulmani, Egitto in testa. Il testo ha forte valenza politica e di principio, è un riferimento per l'Assemblea generale del Palazzo di vetro. Ma non è una risoluzione e non ha implicazioni nell'ordinamento giuridico dei Paesi sottoscrittori.

Ha aperto la Cina alle imprese ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Asia Ha aperto la Cina alle imprese di Giorgio Barba Navaretti C on Maria Weber scompare uno degli sguardi più lucidi e attenti sulla Cina e l'Asia. Politologa di formazione e di mestiere (insegnava Politica comparata alla Bocconi), era diventata una guida per tutti coloro che volevano avviare un'attività economica in Oriente.

Nucleare e carbone? Indispensabili ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: in modo particolare per soddisfare la crescente domanda di Paesi come la Cina e l'India. Non dimentichiamo che 1,6 miliardi di persone (soprattutto inAfrica e Asia) non hanno ancora alcun ac-cesso all'energia elettrica. La sfida è quella di assicurare che tutte le risorse per ridurre le emissioni siano messe in campo.

Mediaset, focus sul taglio dei costi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: venture in Cina) e industriale (l'acquisizione di produttori di contenuti, da Endemol a Taodue): per Piersilvio Berlusconi è la strada per vincere la sfida con Sky. Piazza Affari ha applaudito (+ 3,3% il titolo). LA SFIDA CON SKY Non sarà abbandonata la tv generalista che resta nel dna del Biscione La concorrenza si batte con la diversificazione

A Shanghai 2010 si respirerà aria friulana ( da "Finanza e Mercati" del 20-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Labiotest opera in Cina già dal 2007 con l'apertura di un ufficio di rappresentanza a Pechino e ha partecipato per due volte consecutive, sempre nella capitale cinese, alla fiera biennale Ciepec, China international environmental exhibition and conference la più importante fiera cinese in campo ambientale e ad Ifat di Shanghai.

Cina e India in lite per i giocattoli ( da "Finanza e Mercati" del 20-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e India in lite per i giocattoli da Finanza&Mercati del 20-03-2009 Prosegue nelle riunioni del Wto lo scontro fra India e Cina sulle importazioni di giocattoli. La prima, sei mesi fa, ha imposto un bando sull'import del Drago sulla base di motivazioni legate alla salute e alla sicurezza dei prodotti.

turandot e l'esercito di terracotta la sfida di de simone in fiera - fiorella sassanelli ( da "Repubblica, La" del 20-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ambientazione di una Cina arcaica in cui De Simone ha ambientato la vicenda. Il regista e compositore cala l´azione nel mondo dei morti, come nella fiaba persiana in cui Turandot è la personificazione di un´ava stuprata. «La principessa è posseduta. Il suo rifiuto dell´uomo, e quindi anche di Calaf, nasce dal fatto di rivivere ogni volta lo stupro»

Marcegaglia con Epifani Doppio pressing sul governo ( da "Unita, L'" del 20-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: MANAGER «Con la crisi abbiamo esportato anche il primo sciopero in Cina», rivela Roberto Colaninno, intervenuto dopo Epifani. Battute a parte, il patron della Piaggio è certo che dalla crisi uscirà un mondo diverso. Ora bisogna attraversare la strettoia. Come? Difendendo gli asset strategici, e tutelando i deboli.

Emma Marcegaglia fa una scelta di verità, come ha appena chiesto il presidente della Repubblica... ( da "Unita, L'" del 20-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: MANAGER «Con la crisi abbiamo esportato anche il primo sciopero in Cina», rivela Roberto Colaninno, intervenuto dopo Epifani. Battute a parte, il patron della Piaggio è certo che dalla crisi uscirà un mondo diverso. Ora bisogna attraversare la strettoia. Come? Difendendo gli asset strategici, e tutelando i deboli.

di vaio fa correre i cronisti cinesi e oggi francesca avvia il centenario ( da "Repubblica, La" del 20-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: è scomodata persino la Cina. Per fortuna del Bologna, non come per Damiano Tommasi, che laggiù sta continuando la sua carriera, ma solo per un servizio giornalistico. Ieri a Casteldebole è stato ospitato un cronista del "Titan Sports Senior Editor", gruppo editoriale che stampa un settimanale sportivo da 4 milioni di copie presente anche sul web,

Marta Dassù, analista di politica internazionale, direttrice del programma internazionale di As... ( da "Unita, L'" del 20-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: oltre che dagli Stati Uniti, ma non dalla Russia o dalla Cina. La mia opinione è che dopo le vicende della fine degli anni '90, l'indipendenza fosse inevitabile: la Serbia il Kosovo lo ha perso allora. Ma l'indipendenza funziona per modo di dire e solo perché rimaniamo lì, con la Nato e con la nuova missione europea.

il trionfo delle camelie velletri brinda ai suoi fiori - alvaro fiorucci ( da "Repubblica, La" del 20-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: generale in pensione che portò delle specie da Giappone, Nuova Zelanda, Cina, Australia e Stati Uniti avviando la trasformazione che ha portato la produzione destinata ai mercati di mezzo mondo. Domani e domenica c´è la possibilità di scoprire questo mondo suggestivo per iniziativa del Comune, della Pro Loco e dell´associazione Calliope.

usa, arriva l'eco-dazio è subito lite con la cina - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 20-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: arriva l´eco-dazio è subito lite con la Cina FEDERICO RAMPINI dal nostro corrispondente PECHINO - Si tinge di verde l´ultima tentazione protezionista. La Cina e il Messico hanno reagito duramente alle nuove barriere agli scambi, già varate o proposte dall´Amministrazione Obama in nome della difesa dell´ambiente.

Il Fondo per le Pmi serve subito ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Conta il contesto internazionale, la capacità di traino di Cina e India, tuttavia «sono tra chi continua a dire che potremmo uscire dalla crisi a partire dal 2010», dice Marcegaglia commentando i dati negativi dell'export che non parlano solo di una «domanda mondiale in crisi »ma –peggio –

Polemiche in Cina sul no a Coca-Cola ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Governo Polemiche in Cina sul no a Coca-Cola Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente China Huiyuan Juice Group piange e si dispera per il mancato matrimonio con Coca-Cola. «L'operazione avrebbe realizzato una serie di sinergie tra le due società, consentendo lo sviluppo di attività congiunte nel settore della produzione agricola e della trasformazione di succhi di frutta»

Fiat-Chery, stop all'intesa in Cina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: stop all'intesa in Cina Il titolo del Lingotto mette a segno un altro balzo (+9,9%) a 4,71 euro Laura Galvagni Un primo segnale era arrivato già a gennaio scorso quando l'amministratore delegato, Sergio Marchionne, aveva fatto intuire che le iniziative non essenziali per il futuro della Fiat sarebbero state rinviate.

IN CERCA DEL BENE SULLE ORME DI BRECHT Mariangela Melato è la straordinaria doppia protagonista di Anima buona nella versione Bruni-De Capitani ( da "Unita, L'" del 21-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Nella scena purpurea dove le lanterne rosse si mescolano ai costumi quotidiani di una Cina di ieri e di oggi, sono queste le parole chiave dell'Anima buona del Sezuan di Bertolt Brecht di Mariangela Melato, Ferdinando Bruni e Elio De Capitani andata in scena con successo al Teatro della Corte dello stabile genovese. Come si fa - si chiede e ci chiede B.

sequestrati migliaia di gormiti falsi, esami sulla tossicità ( da "Repubblica, La" del 21-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: contraffatti prodotti in Cina. I Gormiti sono pupazzetti di plastica da collezione realizzati, nella versione originale, da Giochi Preziosi. I falsi Gormiti saranno ora analizzati per capire se contengono vernici tossiche. Il container era arrivato con un treno merci a Padova, e successivamente, i giocattoli sono stati consegnati in Toscana ad una ditta di cui è titolare una donna cinese,

gormiti falsi, rischio di tossicità vero - laura montanari ( da "Repubblica, La" del 21-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: tossicità vero La Finanza sequestra 630mila confezioni dei piccoli mostri contraffatti in Cina LAURA MONTANARI Hanno copiato anche i mostriciattoli di plastica, i minipupazzi da collezione. Non più soltanto borse, occhiali, giubbotti e abiti firmati, adesso dalla Cina arrivano pure i Gormiti taroccati. In tutto simili agli originali eccetto il colore che ha sfumature leggermente diverse.

il rimorso del soldato zhang si pente, viene arrestato - federico rampini pechino ( da "Repubblica, La" del 21-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: repressione a osare tanto Ha chiesto di aprire un dibattito in Cina sulla tragedia del 4 giugno '89 FEDERICO RAMPINI PECHINO dal nostro corrispondente Vent´anni sono ancora pochi, secondo i leader cinesi, per affrontare il tabù di Piazza Tienanmen. L´avvicinarsi dell´anniversario di quel massacro rende il regime ancora più refrattario e irascibile, per il timore di nuove proteste.

- (segue dalla prima pagina) maurizio ricci ( da "Repubblica, La" del 21-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: anno Il 95 per cento dei produttori è in Estremo Oriente, tra Giappone, Corea del Sud e Cina Aumentano gli accordi tra le case automobilistiche e chi costruisce generatori hi-tech (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) MAURIZIO RICCI (segue dalla copertina) La batteria l´abbiamo già inventata due volte. A stare a quanto dicono alcuni archeologi, un reperto di 2.

ivan cotroneo sta leggendo - dario pappalardo ( da "Repubblica, La" del 21-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Nella Cina desolata, Kitty cambia. Quello che apprezzo di Maugham è la sua capacità di evitare soluzioni facili. Pagina dopo pagina, la sua protagonista, frivola e per nulla "simpatica" al lettore, diventa una persona migliore, ma non per questo finta.

Baby boom, l'America tenta il bis ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: abbondanza di childrens guardando dalla vecchia Europa, ma anche dalla Cina e dal Giappone. Siamo infatti abituati a pensare, anche grazie a ricerche ben condotte, che si fanno figli laddove esistono politiche sociali che consentano di combinare lavoro e famiglia, oppure che sostengono economicamente le famiglie con figli.

Entro il 2050 due miliardi di persone in più ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Etiopia e Cina. Al contrario,sono 51i Paesi o le aree –per la maggior parte fra quelle più sviluppate economicamente – che vedranno ridursi la loro popolazione tra oggi e il 2050. La Germania dovrebbe scendere da 83 a 79 milioni di persone, l'Italia da circa 60 a 51 milioni, il Giappone da 128 a 112 milioni.

Fiat, sarà Gaig il nuovo socio per produrre auto in Cina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: sarà Gaig il nuovo socio per produrre auto in Cina La Linea, la Bravo e la Grande Punto verrebbero fatte a Canton Luca Vinciguerra SHANGAI. Dal nostro corrispondente Chiusa la porta di Chery, Fiat ne riapre subito un'altra con Guangzhou Automobile Industry Group (Gaig). La casa automobilistica di Canton potrebbe essere la futura partner del Lingotto,

Acciaio, produzione al rallentatore ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: produzione al rallentatore La Cina resta con segno positivo ma il suo export accusa un tracollo Roberto Capezzuoli Le statistiche sulla produzione siderurgica mondiale relative a febbraio confermano la situazione di affanno già evidente il mese precedente. Il rapporto pubblicato ieri dalla World Steel Association ( Wsa) segnala per febbraio un calo complessivo del 22%

arrestate due giornaliste della tv di gore ( da "Repubblica, La" del 22-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: frontiera con la Cina. Massimo riserbo a Current Tv, imposto dalla situazione diplomatica molto particolare. Nella vicenda è coinvolto direttamente il Dipartimento di Stato, nella persona di Hillary Clinton. Laura Ling e Euna Lee stavano realizzando un reportage sui rifugiati nordcoreani in Cina per Vanguard, una serie di inchieste che vanno in onda anche in Italia sul canale 130 di Sky.

fermate in corea del nord le inviate della tv di gore ( da "Repubblica, La" del 22-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: con la Cina. Massimo riserbo a Current Tv: è imposto dalla situazione diplomatica molto particolare. Nella vicenda è coinvolto direttamente il Dipartimento di Stato, nella persona di Hillary Clinton. Laura Ling e Euna Lee stavano realizzando un reportage sui rifugiati nordcoreani in Cina per Vanguard, una serie di inchieste sul campo in onda anche in Italia sul canale 130 di Sky.

l'ultimo eunuco racconta i suoi segreti - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 22-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ultimo eunuco racconta i suoi segreti Vecchia Cina la memoria Sun Yaoting è morto ultranovantenne nel 1996. Era nato nel ventottesimo anno di regno dell´imperatore Guangxu A otto anni fu castrato, a quindici giunse a Pechino Solo adesso escono in volume le sue confessioni e i dolorosi ricordi delle sue sofferenze Servì alla corte di Pu Yi ma seppe ingraziarsi anche i maoisti "

LONDRA TRIBUNALE STACCA SPINA È morto un bimbo di 9 mesi, dopo che l'Alta corte d... ( da "Unita, L'" del 22-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: confine con la Cina. Laura Ling e Euna Lee sono state fermate dalla polizia per «ingresso illegale». Russia, ferito giornalista Un giornalista russo, Maksim Zolotariov, è stato aggredito e ferito a Sierpukhov, località a un centinaio di km a sud di Mosca. È l'ultimo caso di una lunga serie di aggressioni e intimidazioni ai danni di giornalisti registratisi negli ultimi tempi in Russia.

Viviamo in una democrazia cognitiva e l'accesso alla conoscenza (con quali mezzi, a quali condi... ( da "Unita, L'" del 22-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina agli Usa, il governo cinese ha chiesto di sapere il nome di chi l'aveva diffusa. Yahoo ha dato quel nome e la persona è stata arrestata e condannata a 10 anni. Quei mediatori non danno garanzie. C'è un problema di trasparenza, non di controllo repressivo: al Congresso americano è depositata una proposta bipartisan per la quale Yahoo e Goggle dovrebbero riferire se hanno operato

Le Monde non demorde ( da "Unita, L'" del 22-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: in Cina, in Russia, in India, in Brasile e in tutta Europa?». "Le Monde" soffre, come il resto della stampa mondiale, ma non demorde, almeno per ora, e non rinuncia alla formula "planetaria" che ne ha accompagnato la nascita e l'esistenza. Soffrono anche "Le Figaro" e "Libération", bisognosi di ricapitalizzazioni ancora insufficienti o inesistenti,

CRISI ECONOMICA IL TEMPO FATTORE CRUCIALE ( da "Unita, L'" del 22-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: America alla Cina. Il crollo della domanda ha funzionato da detonatore di una crisi in pectore, quella di banche, dedite da anni ad un uso sconsiderato di leve finanziarie e prodotti speculativi. Il primo fallimento bancario si ha un anno dopo lo scoppio della crisi economica, a marzo 2008, la Bears Stearn è assorbita da JPMorgan ed il secondo a settembre,

Un salvataggio da 23mila miliardi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Lo stesso vale per alcuni altri Paesi, come il Giappone e la Cina, che hanno presentato come piano di stimolo un pacchetto molto più consistente, solo in parte però valutatodall'Fmi come vero stimolo. Tokyo arriverà al G-20 il 2 aprile a Londra con un secondo piano aggiuntivo, è stato annunciato, non ancora quantificato;

Per i capitali un rientro di scopo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Non ce la faremo senza ascoltare anche Paesi come la Cina, l'India o il Brasile. Intanto il presidente del Consiglio, più pragmaticamente, ha lanciato il piano casa. Anche il pragmatismo serve. Io non sono contrario a quel piano. Ha elementi di genialità. Ma bisognerà vedere come verrà calibrato.

Imprese verdi in pole per il rilancio ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Balcani e Cina Cristina Casadei MILANO Per il 2009, oltre alla crisi, quello che gli economisti non avevano messo in conto è che le note positive sarebbero state suonate dall'ambiente e dal risparmio energetico. Le aziende e i lavoratori che lavorano per imbrigliare il sole, il vento e il suolo per mandare le auto,

È importante l'allocazione ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: per esempio la Cina o qualsiasi altro tema che si ritenga promettente. Anche gli Etf presentano inefficienze: problemi di liquidità e il costo non preventivato dello spread. I market maker che garantiscono la liquidità degli Etf sul mercato, e sono un altro soggetto rispetto all'emittente,determinano il prezzo di acquisto e di offerta.

La pulizia del mercato trasformerà lo scenario ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: «Temo che StatiUniti e Cina cercheranno ancora un'intesa per non cambiare il sistema finanziario mondiale- spiega Dini- mentre servirebbero regole vincolanti per impedire il formarsi di squi-libri, il ricorso alle svalutazioni competitive e il ritorno di tentazioni protezionistiche».

L'imperatore si fa in quattro ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: è solo la Cina. E la Cina nel suo splendore: la Città proibita, i cortei imperiali, le concubine, gli splendidi abiti cerimoniali. Zhengde ha quattro sosia, uguali a lui in tutto e per tutto, perfino nel livello di crescita delle unghie. Il ritmo monotono della vita di corte sarà sconvolto dal bottino di una battaglia vinta contro i soldati birmani:

Se lo Stato difende gli azionisti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: secondo il modello di Singapore o addirittura della Cina. Sono appunto questi gli argomenti che mi rendono allergico al filone delle riflessioni sulla crisi di stampo generalista. è infatti a causa loro che tali riflessioni finiscono per apparirmi nulla più che futili esibizioni retoriche da parte di chi le fa.

All'anima buona della crisi nera ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Sullo sfondo, la Cina evocata dalle scene e dai costumi di Andrea Taddei, una Cina sospesa fra templi e capannoni industriali, fra radici arcaiche e nuovo capitalismo. Anche l'interpretazione di Mariangela Melato sembra trascendere il freddo atteggiamento critico brechtiano –

sui banchi da 117 nazioni diverse - oriana liso ( da "Repubblica, La" del 23-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Arrivano soprattutto da Filippine, Perù, Ecuador, Cina e Egitto, ma il futuro sono anche gli studenti romeni (cresciuti in cinque anni da 145 a 1.137 iscritti), moldavi e ucraini. Numeri destinati ad aumentare ancora, visto che le stime per il 2015, l´anno dell´Expo, parlano di 55.804 alunni delle elementari (contro i 51.

il pugno di pechino sul tibet monaci in rivolta, cento arrestati - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 23-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: vertice tra Cina e Ue dopo la visita del Dalai Lama all´Eliseo). L´ultimo paese a piegarsi al ricatto di Pechino è il Sudafrica. Ha negato il visto al Dalai Lama, che avrebbe dovuto incontrare Nelson Mandela, come lui premio Nobel per la pace. Sdegnato un altro Nobel, l´arcivescovo Desmond Tutu, che ha accusato il Sudafrica di «soccombere vergognosamente alle pressioni di Pechino»

Tibet, bonzo si suicida 95 arresti fra i manifestanti ( da "Unita, L'" del 23-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: È la stessa agenzia ufficiale «Nuova Cina» a raccontare l'episodio, omettendo però l'epilogo tragico, rivelato invece da un'organizzazione di tibetani in esilio, Phayul. Secondo Pechino la protesta sarebbe stata originata da «voci infondate» che avrebbero tratto in inganno i partecipanti.

Il Sudafrica rifiuta il visto al Dalai Lama ( da "Unita, L'" del 23-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: paese dagli stretti legami con la Cina, di «soccombere vergognosamente alle pressioni cinesi». Un portavoce della fondazione FW de Klerk ha quindi spiegato che anche l'ex presidente sudafricano De Klerk riconsidererà la sua partecipazione alla conferenza che avrebbe visto insieme sullo stesso palco diversi Premi Nobel per la Pace, dal Dalai Lama a Tutu,

La morte di un monaco, che annega nel fiume mentre tenta di sfuggire all'arresto, riaccende la ... ( da "Unita, L'" del 23-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: È la stessa agenzia ufficiale «Nuova Cina» a raccontare l'episodio, omettendo però l'epilogo tragico, rivelato invece da un'organizzazione di tibetani in esilio, Phayul. Secondo Pechino la protesta sarebbe stata originata da «voci infondate» che avrebbero tratto in inganno i partecipanti.

artematica, i creativi del computer videogiochi d'autore per sfidare gli usa - bettina bush ( da "Repubblica, La" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e India? «Arriveranno anche loro, ma ci vuole ancora tempo. In questo mestiere il know-how è complesso e ci vogliono anni. Ci hanno provato in tanti, io lo reputo un po´ come fare l´alchimista, devi riuscire ad avere un insieme di competenze, e individuare gli spazi giusti, nei tempi previsti.

aumentano i casi di tbc tra gli stranieri ( da "Repubblica, La" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Gli stranieri più colpiti sono quelli che provengono da Romania, Cina, Pakistan, Marocco, Senegal e Perù. «I dati ci rivelano una diminuzione del fenomeno - spiega l´assessore alla salute Enrico Rossi - La Tbc è figlia della povertà e il divario dell´andamento a seconda delle varie fasce di popolazione lo conferma.

Idea: una moneta mondiale ( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 1 autore: PROPOSTA DALLA CINA Idea: una moneta mondiale di Luca Vinciguerra L a Cina propone di creare una nuova moneta di riserva sovranazionale che assuma il ruolo che ha oggi il dollaro. L'idea, già avanzata dalla Russia la settimana scorsa, è stata ripresa ieri dal Governatore della Banca centrale cinese, Zhou Xiaochuan.

Non siamo un Paese di serie B ( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: overdose di denaro a buon mercato sostenuto dalla Cina, che ha finanziato la bolla immobiliare e dei consumi americani; la conseguente infezione finanziaria; la sfiducia reciproca tra le banche; la caduta dei prezzi degli immobili che creano perdite sui prestiti con garanzia immobiliare, e quindi buchi nei bilanci delle banche, fino all'effetto domino che esonda e colpisce l'

I G-VERTICI ( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 8 dei ministri del Lavoro che si terrà dal 29 al 31 marzo a Roma ci sarannoi ministri delle altre principali economie mondiali con l'invitoa Cina, India, Brasile, Messico, Sudafrica ed Egitto Gruppo ristretto G-4. Francia, Germania, Italiae Gran Bretagna hanno inaugurato riunioni pre-vertice. è successo per la prima volta alla vigilia del Consiglio europeo di marzo

Cina: una nuova moneta globale ( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: titoli di Stato americani Cina: una nuova moneta globale «Serve una valuta di riserva sovranazionale, anche se richiederà molto tempo» Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente La Cina continuerà a sostenere il debito pubblico americano. «I titoli di Stato statunitensi sono un elemento importante nella strategia d'investimento a lungo termine delle nostre riserve valutarie.

Pretoria chiude al Dalai Lama ( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Gli affari con la Cina sono importanti. I cinesi hanno investito circa sei miliardi di dollari in Sudafrica e i sudafricani circa sei in Cina. Gli scambi di quest'ultima con il Sudafrica, cresciuti soprattutto negli ultimi due anni, sono il 20,8% di tutti i suoi commerci nel continente africano.

Hu Jintao non incontrerà Sarkozy ( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: nato dall'incontro tra il Dalai Lama e il capo di Stato francese in Polonia a dicembre. La vendita all'asta in Francia, la settimana scorsa, di alcune reliquie sottratte alla Cina dagli eserciti francesi e britannici durante la Seconda guerra dell'oppio del 1860 ha aggiunto un altro motivo di irritazione per Pechino.

In rialzo la domanda di rame ( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: anno in Cina dovrebbero venire a mancare tra 500 e 700mila tonnellate di rame contenuto in rottami (che costituiscono il 30- 40% della materia prima per la produzione di semilavorati e manufatti di rame), la cui scarsità si è acuita per la forte riduzione dell'attività industriale e il conseguente venir meno delle demolizioni di vecchi impianti (

Nel 2009 scambi giù del 9% ( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: tra i nuovi investimenti strategici ricorda la creazione di un hub aereo a Shenzhen, in Cina, dedicato ai traffici intra-asiatici, la cui apertura è prevista a inizio 2010. FedEx, invece, ha avviato la realizzazione di un nuovo snodo logistico presso l'aeroporto tedesco di Colonia, che sarà pronto l'anno prossimo e che si concentrerà sugli scambi fra Europa Occidentale e Orientale.

Praga meglio di New Delhi nella ricerca farmaceutica ( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Qui molto meglio che in Cina o in India. Anche se, quando si parla di delocalizzazione della ricerca e sviluppo, la mente va subito ai due giganti asiatici. Dalla loro hanno la dimensione, ma, a conti fatti, offrono una performance minore rispetto a gioielli più piccoli, ma più scintillanti, fra i Paesi emergenti.

Dario Fo: Sotto paga non si paga! ( da "Unita, L'" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Dario Fo: «Sotto paga non si paga!» Berlusconi, reddito 10 volte minore Il piano Obama risolleva le Borse Staminali, fabbrica del sangue Tommasi: col calcio ho scoperto la Cina

Una Biennale d'arte spaccata in due Da un lato il mondo dall'altro l'Italietta ( da "Unita, L'" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: India e Cina all'occidente, dagli italiani all'Europa orientale, dalle installazioni alla pittura, dalla poesia ai film d'artista. Con il presidente Paolo Baratta è il primo B&B dell'edizione 2009. Poi c'è il B&B italico. Lungo un percorso tutto diverso infatti viaggerà il nuovo Padiglione Italia sotto l'egida della direzione delle arti contemporanee del ministero:

La mia Cina Valeva la pena usare il pallone per scoprirla ( da "Unita, L'" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: «La mia Cina Valeva la pena usare il pallone per scoprirla» La scelta dell'ex giallorosso che è finito in Oriente Dopo le parentesi europee in Spagna e Inghilterra dallo scorso febbraio gioca nel Teda di Tianjin LUCA DE CAROLIS Le vie del pallone sono infinite, e anche un po' scomode.

Le vie del pallone sono infinite, e anche un po' scomode. Se si hanno voglia e gambe però ... ( da "Unita, L'" del 24-03-2009)
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Abstract: Quella gioia da ragazzino che ha portato sino in Cina Damiano Tommasi, 34enne, ex centrocampista della Roma e della Nazionale. Lontano da quella serie A dove ha giocato 234 partite e vinto uno scudetto. Un protagonista, che ora rincorre palloni e sogni a Tianjin (o Tientsin), città che tra area metropolitana e periferie di ogni sorta ospita oltre 10 milioni di persone.

Miano, periferia a nord di Napoli, trentamila abitanti, bambini che giocano a pallone contro il muro... ( da "Unita, L'" del 24-03-2009)
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Abstract: A 22 anni Salvatore è già in Nazionale e porta in dote l'esperienza con l'Under 21 e le Olimpiadi in Cina, vorrà il Napoli o la Juventus per la consacrazione? Se proprio deve lasciare Genoa, un domani, vorrebbe giocare in Premier League. Magari al Chelsea, al fianco del suo idolo John Terry. C.T.

Sud Africa: la Cina ci è vicina.Negato il visto al Dalai Lama ( da "AmericaOggi Online" del 24-03-2009)
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Abstract: la Cina ci è vicina.Negato il visto al Dalai Lama 24-03-2009 NAIROBI. Il Sudafrica, al fianco del quale si schierò tutto il mondo libero durante la lotta all'apartheid, ha ufficializzato la decisione di negare il visto d'ingresso al Dalai Lama, che avrebbe dovuto partecipare ad una conferenza internazionale sul valore del calcio -

Stati Uniti. Energie alternative contro il caro petrolio ( da "AmericaOggi Online" del 24-03-2009)
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Abstract: e poi da Francia, Giappone, Russia e Cina. L'Italia, soprattutto con Enea e Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), ha conquistato una discreta credibilità a livello internazionale. Per chi, come Violante, percorre questa strada nelle regole della comunità scientifica, il lavoro da fare è ancora lunghissimo.

Gli economisti. La ricchezza non si misura con il Pil ( da "AmericaOggi Online" del 24-03-2009)
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Abstract: Cina, Messico, Argentina, India, Brasile, Italia e Germania. Se poi si azzarda un paragone con i paesi del 'vecchiò G8 è proprio il Belpaese a uscirne vincitore: con un punteggio di 48,3, infatti, l'Italia si piazza davanti a Germania (43,8), Giappone 41,7), Regno Unito (40,3), Canada (39,8), Francia (36,

tragici comici a confronto nelle sequenze meno note - mario serenellini ( da "Repubblica, La" del 25-03-2009)
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Abstract: unica cine-esperienza di Beckett, il protagonista è freneticamente in fuga da sé stesso, sottraendosi al proprio sguardo, cercando un annullamento gemello a quello della parola: silenzio della lingua, assenza dell´occhio. Totò al circo è il primo episodio di Uccellacci e uccellini (parabola pre-'68 d´un domatore occidentale domato dal Terzo Mondo,

Pur nella crisi il Drago è un buy di lungo ( da "Finanza e Mercati" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Tuttavia la Cina appare posizionata meglio di molti altri paesi, nonostante la crescita sia scesa ai livelli più bassi degli ultimi sette anni: da un astronomico del 13% nel 2007, al 9% nel 2008, con una previsione per il 2009 tra il 5-6%, il peggior risultato degli ultimi 20 anni.

l'invasione cinese a prato raccontata da "cenci in cina" - roberto incerti ( da "Repubblica, La" del 25-03-2009)
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Abstract: La regia è di Limberti L´invasione cinese a Prato raccontata da "Cenci in Cina" ROBERTO INCERTI DAGLI anni '50 fino a poco tempo fa Prato - rubando soltanto qualche idea oltreoceano - ha svaligiato l´America: jeans, camicie sfiziose, abiti adatti per la febbre del sabato sera, giacche da vestirsi in ghingheri per il dì di festa.

maddalena bocconiana e giudice laurea e concorso di gran carriera - ilaria carra ( da "Repubblica, La" del 25-03-2009)
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Abstract: è persino chi è sbarcato in Cina e ha già aperto un paio di società». Alla baby-magistrato, come la chiamano scherzando, non sarebbe invece dispiaciuto fare subito il pubblico ministero: «L´avrei considerata come ipotesi - chiarisce - ma per la legge Mastella bisogna avere quattro anni di servizio alle spalle per fare il magistrato inquirente.

A prendere per buone le cifre assolute, bisognerebbe dedurre che nel 2008 il boia ha raddoppiato. Il... ( da "Unita, L'" del 25-03-2009)
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Abstract: per cento delle condanne eseguite si registrano in Cina: 1718 detenuti giustiziati nel 2008, per quel che è stato possibile sapere, ma si possono ragionevolmente ipotizzare cifre più alte. La cattiva notizia, per dirla con Irene Khan, segretaria generale di Amnesty International, sta qui. In questi numeri che nascondono nomi di uomini e donne in carne ed ossa mandati al patibolo.

Quasi 7 persone al giorno salgono sul patibolo ( da "Unita, L'" del 25-03-2009)
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Abstract: delle esecuzioni sono concentrate in cinque Paesi: Cina (con 1718 detenuti giustiziati), Iran (346), Arabia Saudita (102), Stati Uniti (37) e Pakistan (36). 92 i Paesi abolizionisti totali, 10 abolizionisti parziali (pena capitale solo in casi particolari), 36 abolizionisti di fatto (Paesi che da 10 anni non eseguono condanne a morte).

Sudafrica off-limits per il Dalai Lama Cancellato il summit dei Nobel ( da "Unita, L'" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: fonte di pubblicità negativa per la Cina». Il valore di quei rapporti si può calcolare facilmente, pensando alla quota di cui gode il Sudafrica sul totale dell'interscambio commerciale fra la Cina ed il continente nero: un quinto. Nelson Mandela, universalmente considerato una sorta di padre della patria, non si è pronunciato sulla vicenda.

Il j'accuse di Amnesty: il boia parla ancora cinese ( da "Unita, L'" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: per cento delle condanne eseguite si registrano in Cina: 1718 detenuti giustiziati nel 2008, per quel che è stato possibile sapere, ma si possono ragionevolmente ipotizzare cifre più alte. La cattiva notizia, per dirla con Irene Khan, segretaria generale di Amnesty International, sta qui. In questi numeri che nascondono nomi di uomini e donne in carne ed ossa mandati al patibolo.

Pechino oscura You Tube Ma non temiamo Internet ( da "Unita, L'" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: In Cina ci sono quasi trecento milioni di utenti della rete, un dato che, secondo Qin Gang dimostra che «Internet è abbastanza libera» anche se «è regolata in accordo con la legge per prevenire la diffusione di notizie dannose per la sicurezza nazionale».

video pro-tibet, pechino spegne youtube - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Nel mondo intero ma non più in Cina. Ieri l´accesso è stato oscurato dalla censura di Pechino. Se ne sono accorti i dirigenti del sito di video-sharing, con sede in California, quando nelle prime ore di martedì hanno notato che il "traffico" di visitatori cinesi era crollato a zero.

sudafrica negato al dalai lama fino al 2010 salta la conferenza dei premi nobel per la pace ( da "Repubblica, La" del 25-03-2009)
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Abstract: Pagina 12 - Esteri La Cina "apprezza" la decisione. Il nipote di Mandela: "Un giorno triste e una macchia per la democrazia" Sudafrica negato al Dalai Lama fino al 2010 salta la conferenza dei premi Nobel per la pace JOHANNESBURG - Non ci sarà la conferenza dei Nobel a Johannesburg alla quale era stato invitato il Dalai Lama.

Dall'Fmi prestiti più flessibili per dare sostegno alla ripresa ( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Ci si aspetta che contribuiscano all'aumento delle risorse anche Paesi con forti avanzi dei conti con l'estero, come la Cina, la quale tuttavia chiede in cambio maggior peso nel Fondo. A.Me. LA SCOMMESSA Adottata una nuova linea di credito preventiva per vincere le resistenze degli Stati a rivolgersi al Fondo monetario

Pechino oscura YouTube ( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: da parte di cinque navi cinesi nel Mar meridionale della Cina. Un incidente diplomatico che ha provocato forti tensioni tra il Governo americano e quello del Dragone. Non accade del resto solo in Cina che YouTube venga oscurato. L'anno scorso le autorità pakistane intervennero per censurare dei video considerati offensivi nei confronti dell'Islam.

Amnesty: progressi sulla pena di morte ( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Non stupisce che sia la Cina a guidare la classifica, con il 72% del totale delle esecuzioni: 1.718 individui messi a morte, più persone che nel resto del mondo. Segue poi l'Iran (almeno 346), l'Arabia Saudita (almeno 102), gli Stati Uniti (37) e il Pakistan (36). L'Asia, dove 11 Paesi continuano a ricorrere alla pena capitale,

Gli scienziati: dal G-8 tagli alle emissioni ( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, India, Messico, Sud Africa, oltre all'Egitto come osservatore) che delude chi si aspettava un segnale meno terrificante sul fronte ambientale. Ma tant'è. Alla platea di esperti, i più quotati del pianeta, conviene dar retta. I politici di casa nostra lo potranno fare in diretta, visto che alla riunione parteciperanno i ministri Franco Frattini (

Suggestioni made in China ( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina, preoccupata di aver messo le uova delleriserve valutarie nel solo paniere di titoli in dollari, ha adottato una strategia mista: da una parte ha assicurato che "proteggerà quel paniere" continuando ad acquistare T-Bond (una decisione diversa avrebbe fatto crollarei prezzi).

Solare, Siemens rileva il 28% di Archimede ( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: non esclusiva ed onerosa) in Italia e all'estero, per utilizzare il know how della tecnologia sul solare termodinamico. C'è molto interesse, ha detto Paganetto, sia in Italia che all'estero, dalla Cina, all'India alla sponda nord del Mediterraneo. Confindustria Lazio sta lavorando per realizzare un impianto a Latina. N. P.

Bank of Cina batte la recessione: profitti in crescita a 9,4 miliardi $ ( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: FINANZA E MERCATI data: 2009-03-25 - pag: 39 autore: Bank of Cina batte la recessione: profitti in crescita a 9,4 miliardi $ Bank of China ( nella foto una filiale), la terza banca commerciale della Cina in termini di patrimonio, ha annunciato una crescita dell'utile 2008 del 14,4%,con un rallentamento rispetto al +31% del 2007.

Caucciù, rialzi targati Pechino ( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dai minimi grazie alla ripresa del settore auto in Cina Caucciù, rialzi targati Pechino La richiesta mondiale però è prevista ancora in discesa Roberto Capezzuoli Da diverse settimane i mercati della gomma naturale presentano una situazione di stallo. Dal lato dell'offerta, si attende la conclusione dell'inverno nel Sud Est asiatico, l'area geografica da cui proviene più del 70%

la sfida cinese al dollaro - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 26-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: viene avanzata da una superpotenza che ha il peso della Cina: sia per le dimensioni della sua economia sia per il suo ruolo di creditore di ultima istanza degli Stati Uniti. Un passo alla volta, con cautela e gradualismo, la Cina comincia a tratteggiare la sua visione di un nuovo ordine monetario internazionale, quella Bretton Woods 2 che nelle ambizioni iniziali doveva essere nell´

pignone, le mani sul gasdotto dei record ( da "Repubblica, La" del 26-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: le mani sul gasdotto dei record Cina, turbine per il più grande impianto del mondo. Affare da 300 milioni di dollari La nuova maxi condotta si estenderà per quasi novemila chilometri UN gasdotto più lungo della Grande Muraglia. Il Nuovo Pignone si avvia a superare un mito dell´immaginario collettivo.

Se va bene a Pechino, va bene a tutti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: va bene a tutti di Pietro Alessandrini di Michele Fratianni L a Cina vuole una moneta sovranazionale che si sostituisca al dollaro come valuta di riferimento. La proposta è contenuta in un breve appunto dal titolo " Riformare il sistema monetario internazionale", scritta dal governatore della People's Bank of China, la Banca nazionale cinese, Zhou Xiaochuan.

La gaffe di Geithner sul ruolo del dollaro ( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: apertura alla Cina?Forse, ma forse soprattutto una gaffe.L'ennesima di Tim Geithner: il Segretario al Tesoro, parlando al Council on Foreign Relations di New York, si è lasciato sfuggire un'ambigua affermazione sul dollaro. Gli Stati Uniti «sono aperti», ha detto, alla proposta della Cina di ricorrere a una valuta di riserva internazionale che non sia quella statunitense.

La Cina riduce le tasse per spingere l'export ( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Nuovi incentivi in vista per l'industria La Cina riduce le tasse per spingere l'export Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente La Cina offre un'altra stampella al suo commercio estero sempre più zoppicante. Ieri, il Governo ha annunciato un altro incremento degli incentivi fiscali alle esportazioni.

Il Pdl? Il liberalismo è altro ( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina per il presidente del Consiglio. Lì c'èil nuovo.Per noi ci sono grandi opportunità. Sarò più utile così al nostro Paese. «Andai da Silvio con cento pagine e una tabella: la democrazia era a rischio, capì e agimmo» «Con la televisione si selezionano i più belli e i più faciloni: non i più competenti» «Facemmo saltare la Bicamerale perché D'

Se va bene a Pechino ( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Gli Usa dovrebbero impegnarsi a contenere il deficit esterno ma anche la Cina dovrebbe assumersi la responsabilità trainare il rilancio della domanda mondiale in questo periodo di recessione, accettando di contenere il proprio surplus esterno. Pietro Alessandrini p.alessandrini@univpm.it Michele Fratianni m.fratianni@univpm.

Con il business english niente ostacoli per gli affari ( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Per vendere piastrelle in Cina, scarpe in Giappone o macchine utensili in Brasile non è necessario sapere il cinese o il giapponese o il portoghese: basta l'inglese. Il Business English è da tempo la lingua franca dei commerci e lo sarà sempre di più. Chi abbia compreso per tempo questa tendenza e si sia in passato attrezzato per imparare bene l'

fiat, renault e peugeot fitch taglia il rating - salvatore tropea ( da "Repubblica, La" del 26-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: senza che ci sia una compensazione sul fronte della Russia e della Cina dove, al contrario, sono attese riduzioni percentuali a doppia cifra. Questo nuovo «avviso» arriva alla vigilia dell´assemblea degli azionisti, anche se la Borsa ieri è rimasta indifferente alla notizia. Anzi il titolo Fiat, in una giornata complessivamente positiva, ha guadagnato un 1,48 per cento chiudendo a 4,

Geithner apre alla valuta globale, il dollaro cala ( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: segretario al Tesoro Timothy Geithner alla proposta della Cina di sostituire al dol-laro, come valuta di riserva internazionale, gli special drawing rights del Fondo monetario, i diritti speciali di prelievo. Le dichiarazioni di un alto funzionario del Tesoro, secondo cui la moneta Usa manterrà il suo status di valuta internazionale a lungo, hanno poi spinto mercati a una correzione,

si blinda sberbank la banca cassaforte dei russi ( da "Repubblica, La" del 26-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Giappone, Brasile, Russia, grandi compratori di titoli pubblici americani, si trovano, infatti, ad affrontare un drammatico crollo delle loro esportazioni. Il Brasile è ufficialmente uscito dal mercato dei Treasuries, la Cina è scontenta perché ne ha troppi, la Russia ha davvero finito i soldi.

FRAU In India Poltrona Frau ridurrà i siti produttivi con la delocalizzazione in Cina de... ( da "Unita, L'" del 26-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: FRAU In India Poltrona Frau ridurrà i siti produttivi con la delocalizzazione in Cina della componentistica non-visibile. Nel 2009 la società aprirà il primo punto vendita in India, dove frau è presente in joint venture con Tata.

la CINa ALZA LA VOCE con gli Usa ( da "Unita, L'" del 27-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la CINa ALZA LA VOCE con gli Usa IL NODO DEL RIARMO Si apre un nuovo fronte polemico fra Cina e Stati Uniti, in aggiunta agli antichi contenziosi sui diritti umani violati e sulla concorrenza commerciale sleale. Il Pentagono lancia l'allarme sul riarmo nella Repubblica popolare, che avviene in maniera «non trasparente» e provoca «

SE LA CALIFORNIA DIVENTA COLONIA CINESE ( da "Unita, L'" del 27-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: malgrado i bicipiti di Schwarzenegger, della Cina, o almeno sotto l'influenza della repubblica comunista. Il Texas alla testa di un gruppo di stati in una repubblica controllata dal Messico. Washington e New York unite in un'America Atlantica consociata all'Unione Europea. Una Repubblica centrale del Nord America risucchiata dal Canada.

G-8, scudo globale per il lavoro ( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 14 con gli interventi dei ministri del Lavoro delle economie emergenti ( Cina, India, Brasile, Messico, Sud Africa ed Egitto), oltre alle organizzazioni internazionali (Ilo, Ocse e Fmi). Nella stessa giornata interverranno anche i ministri Frattini e Tremonti, mentre martedì, nella giornata conclusiva, interverrà il premier Berlusconi.

Valuta globale, una sfida in salita ( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: E il peso della Cina nell'economia internazionale e il suo ruolo di principale acquirente dei buoni del Tesoro americani danno un rilievo importante alle sue proposte, anche se pochi, per il momento, ritengono che possano trovare applicazione a breve termine.

Gli scienziati al G-8: inversione di rotta nell'uso dell'energia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: «In Cina abbiamo le condizioni migliori del pianeta» azzarda. E azzarda ancor di più quando disegna il nucleare del futuro: «grandi centrali assolutamente pulite ma anche microreattori a bordo delle auto e dei satelliti». Imprescindibile, in questo scenario, un governo consapevole e virtuoso dei flussi migratori.

Missile in rampa di lancio Pyongyang sfida Usa e Onu ( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Se pure è dubbio che la Cina (e la Russia) possano acconsentire a nuove sanzioni Onu, i toni utilizzati da Pyongyang lasciano intravedere come inevitabile, dopo il lancio,l'azzeramento della cornice negoziale tra sei nazioni che aveva portato nel 2005 all'accordo per lo smantellamento delle attività atomiche del regime.

Pechino replica al Pentagono: mentalità da Guerra fredda ( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina si oppone risolutamente al rapporto americano, che rappresenta una colossale distorsione dei fatti», ha tuonato un portavoce del ministero degli Esteri. «La Cina ha sempre perseguito fini pacifici e il potenziamento delle sue forze armate ha uno scopo puramente difensivo », ha aggiunto Pechino invitando Washington a liquidare le vecchie logiche da Guerra fredda.

Dialogo Iran-Nato dopo 30 anni ( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: le potenze emergenti come Cina e India per le loro quote di mercato e i progetti energetici. è questa in sintesi una diplomazia-bazar dove, a prezzi di mercato, si contratta la nuova geopolitica del Medio Oriente allargato. Ecco perché già oggi a Mosca si entra in fibrillazione per la conferenza sull'Afghanistan convocata sotto l'egida della Sco,

Dall'Oriente armature e paraventi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 24 Ore sezione: COLLEZIONI DARTE data: 2009-03-27 - pag: 28 autore: Cina e Giappone. Un investimento che guarda a qualità e ricerca storica Dall'Oriente armature e paraventi Giovanna Poletti Spadafora L a piazza di Milano sta affermandosi a livello internazionale per l'interessante selezione delle sue proposte d'arte orientale.

È solo un rimbalzo ma come corre! ( da "Finanza e Mercati" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: possa essere fatto possibilmente non solo in Cina ma anche in Asia e in America Latina, magari sfruttando, torno a dirlo, le opportunità degli Etf. Ciò detto, i Paesi emergenti evidenziano situazioni multiformi: alcune aree sembrano ancora impegnate a consolidare un processo ridistributivo, come l'India.

obama: "distruggeremo al qaeda più soldati tra afghanistan e pakistan" - mario calabresi ( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e India. Saranno mandati in Afghanistan altri 17mila soldati americani per combattere i Taliban e i terroristi, a cui si aggiungeranno 4000 istruttori militari che dovranno addestrare le forze di sicurezza afgane. Obama ha anche richiesto una maggiore presenza di civili americani in Afghanistan, augurandosi che lo stesso facciano anche gli alleati,

mosca: "pronti a collaborare per la pace" - leonardo coen ( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Kazakhstan, Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan) e con la partecipazione di vari altri Paesi e diplomazie (Iran, India, Pakistan, Mongolia, Turchia, G8 compresi l´Italia presidente di turno e Usa) - si era diffusa la voce su un possibile incontro tra americani e iraniani a margine del forum, alimentata anche dalla disponibilità sia dell´

Obama: non si vince Al Qaeda solo con i bombardamenti ( da "Unita, L'" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Afghanistan che in passato o nel presente hanno avuto o hanno rapporti difficili o conflittuali con gli Stati Uniti: dalla Russia alla Cina, dall'India allo stesso Iran. Non è una proposta vagante nel limbo dei desideri, visto che già martedì prossimo a Bruxelles si terrà una conferenza internazionale sull'Afghanistan cui sono invitati fra gli altri anche i rappresentanti di quei Paesi.

bin laden, il nemico comune e barack sceglie i toni di bush - (segue dalla prima pagina) vittorio zucconi ( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dalla Cina all´Europa, nel gorgo di Wall Street senza il salvagente del danaro pubblico. Mentre i problemi e le sfide che vengono d´oltremare, o da oltre il confine del sud, non cambiano soltanto perché un volto nuovo rappresenta gli Stati Uniti. La differenza evidente fra l´Obama "post-con" e il Bush dei "neo-con" sta nella lettura realistica,

Cina, scompare palla di piombo radioattiva ( da "Unita, L'" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, scompare palla di piombo radioattiva PECHINOUna palla di piombo contaminata da materiale radioattivo, il Cesio 137, è andata persa in una discarica di rottami ferrosi nella Cina settentrionale. Proveniva da una fabbrica di cemento - la Haanxi Qinling Cement Co- come residuo di un macchinario obsoleto di una vecchia fabbrica smantellata nella città di Tongchuan nella provincia

Scardinare, smantellare, sconfiggere Al Qaeda . Questo per Barack Obama è l'obi... ( da "Unita, L'" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Afghanistan che in passato o nel presente hanno avuto o hanno rapporti difficili o conflittuali con gli Stati Uniti: dalla Russia alla Cina, dall'India allo stesso Iran. Non è una proposta vagante nel limbo dei desideri, visto che già martedì prossimo a Bruxelles si terrà una conferenza internazionale sull'Afghanistan cui sono invitati fra gli altri anche i rappresentanti di quei Paesi.

Concerto per Beckett ( da "Unita, L'" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Ispirato al romanzo «L'innominabile» per arrivare alla sgangherata condizione dell'esistenza umana. ...Ma bisogna che il discorso si faccia! Drammaturgia e direzione Marco Isidori scene e costumi di Daniela Dal Cin con Maria Luisa Abate, Marco Isidori, Paolo Oricco, Anna Fantozzi, Stefano Re Milano, Teatro Out Off dal 1 all'8 aprile

TANGO? UN PENSIERO ALLEGRO Fa tappa a Roma Tango Metropolis spettacolo che declina questo ballo con passione e insospettabile solarità ( da "Unita, L'" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: spettacolo che da dieci anni gira con una formula pressoché immutata dal Giappone agli Stati Uniti, dall'Europa alla Cina dimostra che la compagnia ci è riuscita. Il segreto non sta nella trama imbastita, che ripercorre la storia del tango nel tempo (ovvero, l'espediente più usato dalle compagnie tangueire per legare insieme i vari numeri), ma nell'altissimo livello dei suoi protagonisti.

il papa, il dalai lama e la democrazia - joaquín navarro-valls ( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: è stato piuttosto il divieto imposto dalla Cina, che avrebbe minacciato di rompere l´accordo per lo sviluppo Cina-Africa, negando il finanziamento promesso. La gravità dell´atto è testimoniata dalla reazione degli altri premi Nobel, i quali, capeggiati da Nelson Mandela e dall´arcivescovo Desmond Tutu, hanno minacciato di boicottare la partecipazione alla conferenza.

le condanne dei medici e i silenzi dell'ordine - luca tescaroli ( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Antonino Cinà, titolare di un laboratorio di analisi cliniche, medico e sodale di Bernardo Provenzano e Salvatore Riina, più volte condannato e finito in carcere tra il 1993 e il 1999, tornato in libertà nel 2003, ancora arrestato nel giugno del 2006.

dentro il container, orologi-patacca maxisequestro della finanza a voltri - stefano origone ( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: che in un container in arrivo in porto dalla Cina hanno scoperto anche 53 mila pezzi di ricambio in sacchetti di plastica (cinturini d´acciaio, di finto oro, lancette, pignoncini o rotelline, corone, chiusure), un macchinario per fabbricarli e una punzonatrice per i loghi. Il container era destinato a un cinese di 63 anni residente a Pisa, che è stato denunciato.

i grandi del mondo al test del risparmio - alessandro penati ( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e Giappone sono i principali creditori del Governo americano; la Germania, dei paesi di Eurolandia. Ora che la bolla si è sgonfiata, il consumatore americano è costretto a risparmiare: 4,2% del reddito, ma si prevede fino al 10%. Per evitare che il crollo della domanda privata causi una depressione,

Spiragli da finanza e casa ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dalla Cina, dalla Gran Bretagna, dalla Germania... Il rilancio verrà, come è inevitabile che venga. L'importante è che il dimagrimento in corso abbia dietro una strategia di efficienza per permettere al sistema produttivo di selezionare mercati, prodotti e processi, così da cogliere fra i primi, come già ha saputo fare in passato,

C'è fiducia, il rilancio è vicino ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: guardare soprattutto a quello che sta accadendo negli Stati Uniti e in Cina. Per il mercato delle case degli Usa, al quale tutti hanno guardato come indice strategico fin dall'inizio, si registrano primi segnali positivi, se non nei prezzi almeno nei volumi. Ma, sempre negli Stati Uniti, c'è un altro fenomeno che non può non farci riflettere ed è la discesa del prezzo della benzina,

Cina e Russia: cooperiamo con Washington ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: GRUPPO DI SHANGHAI Cina e Russia: cooperiamo con Washington L'Afghanistan potrebbe essere la chiave di un avvicinamento tra Iran e Stati Uniti. è l'auspicio espresso ieri alla Conferenza internazionale sull'Afghanistan organizzata a Mosca dal Gruppo di Shanghai (Sco), l'organismo che riunisce i Paesi dell'Asia Centrale,

Il Cio ferma la torcia olimpica ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina - 137mila chilometri in 130 giorni - venne accompagnata dalle contestazioni di migliaia di persone. Già ad Olimpia, il discorso d'apertura di Liu Qi, presidente del comitato organizzatore, venne interrotto da tre dimostranti che sventolavano una bandiera con i cinque cerchi olimpici a forma di manette: un esordio che spinse la tv cinese a bloccare la diretta ea mandare in differita

A Cagliari il G-8 delle imprese ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: in vista della conferenza di Copenaghen che si terrà a dicembre, dove si dovranno stabilire le regole del dopo Kyoto in particolare sulle emissioni di Co2 e l'ingresso nel sistema degli Usa e dei Paesi principali inquinatori come Cina e India. L'AGENDA Al centro dei lavori il tema del protezionismo e le soluzioni globali L'incontro si terrà il 23 e 24 aprile

Erbe officinali, per Aboca un business da 60 milioni ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: collaborazione con le principali università italiane e anche straniere (con la Cina c'è una convenzione interministeriale per studiare i rimedi naturali per il diabete). La collaborazione con la medicina ufficiale si è intensificata anche con i corsi organizzati a San Sepolcro per medici, pediatri e specialisti sempre più interessati a scoprire l'uso scientifico delle proprietà naturali.

il g20, le banche e la collera del mondo - (segue dalla prima pagina) john lloyd ( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Nemmeno le economie a forte crescita come Cina e India hanno alcuna intenzione dichiarata di far ritorno a un´economia socialista. L´eguaglianza, quindi, diventa una questione transpartitica. Non è più esclusiva della sinistra o della destra. è già adesso un´idra a più teste. Se per Tawney essa era in buona parte limitata a ciò che lo Stato poteva fare in relazione ai redditi,

la storia alla prova del nove - vittorio zucconi ( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina non fu più la stessa Dal filo spinato tranciato sul confine austro-ungherese ai ragazzi a cavallo del Muro VITTORIO ZUCCONI Deve essere il primo vagito che si sprigiona da noi dopo nove mesi, il segnale che in quel numero magico, nel "9", sta racchiuso il mistero della fine e dell´inizio, il segreto del bisogno umano irrefrenabile di scalciare e di uscire a un nuovo giorno al

stop a "cinepresa selvaggia" prati detta nuove regole per i set cinematografici - laura serloni ( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: cine-mobili, le auto di scena e tutti i mezzi che trasportano il materiale per allestire il set. Sono tre le zone individuate nel municipio XVII: lungotevere Oberdan, lungotevere della Vittoria e piazza dei Tribunali. Sarà dunque vietato posteggiare per giorni nelle stradine del cuore di Prati i veicoli pesanti che paralizzano il traffico e impongono ai residenti infiniti giri del

Torino, due orchi contro la figlia-sorella ( da "Unita, L'" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Torino, due orchi contro la figlia-sorella Londra in piazza contro la crisi In Tibet la festa di regime della Cina Ronconi e l'esorcismo della morte Oggi primo Gp, Brawn in pole

In Tibet festa di regime La Cina sfida il Dalai Lama ( da "Unita, L'" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: In Tibet festa di regime La Cina sfida il Dalai Lama GABRIEL BERTINETTO Uno studente, un soldato, un ex-servo della gleba. A turno salgono sul palco e tessono gli elogi del regime vigente. L'ultimo dei tre, l'anziano contadino, ha l'età per fare un raffronto diretto con il passato, e ricorda le vessazioni subite in gioventù quando lavorava la terra al servizio dei monasteri.

Uno studente, un soldato, un ex-servo della gleba. A turno salgono sul palco e tessono gli elogi del... ( da "Unita, L'" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: cioè sottomesso alla Cina. L'hanno chiamato il «Giorno dell'emancipazione dei servi» e d'ora in poi sarà festeggiato ogni 28 marzo. Perché in quello stesso giorno del 1959 a Lhasa i cinesi installarono un governo a loro obbediente, dopo avere soffocato una rivolta e avere costretto alla fuga ed all'esilio il Dalai Lama, massima autorità spirituale buddista tibetana.

LA SFIDA CINESE: UN'ALTRA VALUTA È POSSIBILE ( da "Unita, L'" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: E la Cina, come le altre economie emergenti, ha le casse della Banca Centrale stracolme di valuta Usa. Accumulate non per generosità, ma per tenere sottovalutata la moneta nazionale e così dare maggiore competitività al proprio export. Ma, la Cina riconosce che l'equilibrio globale dell'ultimo quarto di secolo fondato sul «terrore finanziario»

Le contestazioni alla Torcia sono scoppiate l'anno scorso: contro la Cina, per i diritti um... ( da "Unita, L'" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Le contestazioni alla Torcia sono scoppiate l'anno scorso: contro la Cina, per i diritti umani e soprattutto per il Tibet. Nella foto a destra i tafferugli in aprile a Parigi che hanno bloccato molte staffette e costretto gli organizzatori a finire il tragitto in pullman.

Le proteste per i Giochi in Cina sono iniziate a marzo, alla partenza della fiaccola da Olimpia ... ( da "Unita, L'" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Le proteste per i Giochi in Cina sono iniziate a marzo, alla partenza della fiaccola da Olimpia in Grecia. Si sono estese in più continenti, da New Delhi a San Francisco. E molte città hanno assistito al passaggio praticamente blindate.

forza e agilità coi monaci shaolin - simona spaventa ( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: con uno show � The Holy Mountain � che riporta al monastero della Cina centrale, ai piedi del monte sacro Song Shan, dove la confraternita nacque 1500 anni fa. Insieme a loro, i maestri dell´antica arte marziale Kalaripayattu si affronteranno in una lotta simile al ballo, che affonda le sue radici nell´estremo Sud dell´India.

hiroshima - goffredo locatelli ( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Ma come si trovò in Cina allo scoppio della seconda guerra mondiale? «Nel 1938 fui chiamato a fare il militare di leva e arruolato nel battaglione San Marco. Dopo un breve addestramento venni inviato con un contingente di 500 marinai in Cina e rimasi per alcuni anni a Shangai.

assalto mondiale degli hacker di pechino spiato anche il computer del dalai lama ( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: attacco in 103 Paesi Assalto mondiale degli hacker di Pechino spiato anche il computer del Dalai Lama Nessuna prova che la Cina sia coinvolta, ma il sistema è manovrato da lì TORONTO - Grazie a una titanica impresa di spionaggio, centinaia di siti governativi e commerciali hanno subito un saccheggio di dati e documenti, e fra le vittime più illustri c´è il Dalai Lama.

ecco il viaggio alfa l'homo sapiens dall'africa all'australia - paolo rumiz ( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Una parte sale verso i fiumi della Cina, per raggiungere lo stretto di Bering, trampolino verso le Americhe. Un´altra parte scende verso la Malacca e, di isola in isola, attraversa l´ultimo stretto di mare per l´Australia. Anche qui mancano resti umani, ma c´è un segnale del passaggio che surclassa tutti gli altri: lo sterminio dei grandi animali.

Clima. Obama chiede a Berlusconi un aiuto per riattivare il "Major Economies Forum" ( da "AmericaOggi Online" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Brasile, Canada, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, India, Indonesia, Italia, Messico, Russia, Sud Africa oltre agli Stati Uniti e all'Unione Europea. La Danimarca partecipera' come presidente della Conferenza del dicembre 2009 in vista di una convenzione Onu sul clima.

Berlusconi-Confindustria? Un modello vecchia Italia ( da "Unita, L'" del 30-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Non abbiamo mai de localizzato produzioni Italiane, semmai, come in Cina, abbiamo esportato know-how, lo stiamo facendo. Abbiamo un migliaio di dipendenti, sentiamo anche noi il morso della crisi. Ma so che dai miei lavoratori dipende tutto, dalla loro intelligenza, dalla loro serietà, dalla qualità della loro vita.

E cco, c'è Marcegaglia, e cioè la Confindustria italiana, che provoca Berlusconi e di... ( da "Unita, L'" del 30-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Non abbiamo mai de localizzato produzioni Italiane, semmai, come in Cina, abbiamo esportato know-how, lo stiamo facendo. Abbiamo un migliaio di dipendenti, sentiamo anche noi il morso della crisi. Ma so che dai miei lavoratori dipende tutto, dalla loro intelligenza, dalla loro serietà, dalla qualità della loro vita.

allarme degli scienziati usa "il 2008 anno da caldo-record" ( da "Repubblica, La" del 30-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ma ovviamente con la presenza di Cina e India, due dei grandi attori emettitori di Co2». A sottolineare la necessità di contrastare i cambiamenti climatici è intervenuta anche la Coldiretti, che ricorda come - secondo i dati preliminari della National Oceanic and Atmospheric Administration statunitense - il 2008 si sia classificato a livello globale all´

mille chilometri con un pieno l'ultima impresa della smart - marco scafati belgrado ( da "Repubblica, La" del 30-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e Danimarca) dove quest´anno verrà introdotta per la prima volta la piccola tedesca. Quale migliore occasione di un viaggio del genere, per inaugurare il debutto? Ma non prima di aver passato un migliaio di chilometri di bei paesaggi, comodità insperata considerando il mezzo, e portafogli quasi intonso,

striscia ritrova ficarra&picone ( da "Repubblica, La" del 30-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina 43 - Spettacoli I campioni del cine-botteghino da oggi conducono il tg satirico di Antonio Ricci Striscia ritrova Ficarra&Picone La quinta volta di Ficarra e Picone a Striscia la notizia. Da stasera i due siciliani sono al timone del programma satirico di Canale 5 (alle 20.

Borse, primi segnali di ripresa ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: negli anni passati possono contare su stime di crescita rilevanti (per il 2009 Cina a +7,6%, India a +5,5%). Negli Stati Uniti la chiusura di venerdì scorso ( terza settimana positiva consecutiva) ha visto l'S&P 500 con un saldo negativo da inizio anno dell'9,66%nonostante il recupero del 20% dai minimi della prima settimana di marzo, mentre il Nasdaq Composite è tornato in parità.

Obama lancia un summit sul clima ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: round negoziale tra 16 Paesi inizierà a fine aprile negli Usa: coinvolti Cina, Russia e India Obama lancia un summit sul clima Lettera a Berlusconi: in luglio alla Maddalena l'incontro finale Marco Valsania NEW YORK L'Amministrazione di Barack Obama ha convocato un vertice su energia e clima tra le sedici maggiori potenze mondiali, con la partecipazione anche delle Nazioni Unite,

Hacker dalla Cina in 103 Paesi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina in 103 Paesi TORONTO Una vasta rete di spionaggio elettronico si è infiltrata nei computer in un centinaio di Paesi rubando documenti governativi e rovistando negli archivi di uffici privati in tutto il mondo. L'operazione,battezzata GhostNet, ha individuato l'origine dell'attacco informatico in Cina ma i ricercatori hanno precisato di non poter affermare al cento per cento

Le economie in surplus si scoprono vulnerabili ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: soprattutto verso la Cina. Anche se questi dati sono distorti dagli effetti nel Capodanno lunare ». Questa settimana sono previste le statistiche di marzo per la Corea,che offriranno l'occasione per una verifica importante: l'ottimismo non è condiviso da tutti. Il rischio vero per questi Paesi si chiama però protezionismo.

Nostra Signora dei diritti umani ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: E Barack Obama è ora sotto esame, da Guantanamo all'atteggiamento verso la Cina. Anche per l'attualità di questa sfida dobbiamo essere grati a Carla Del Ponte. Dopo Carla Del Ponte, la giustizia internazionale prosegue la sua marcia: dal Darfur alla nomina di Cassese per il Libano

Altagamma, mesi difficili per il lusso ( da "Finanza e Mercati" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Per i mesi di marzo e aprile è prevista una crescita solo nei paesi della grande Cina, il Medio Oriente e l'America Latina rispetto allo stesso periodo del 2008, mentre rispetto al bimestre appena passato la crescita sarà assente in tutte le aree.

obama, il g20 e l'europa che non c'è - timothy garton ash ( da "Repubblica, La" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: G2 significa Usa e Cina. Ma è l´Ue, non la Cina ad avere un´economia pari in dimensioni a quella statunitense. In particolare in politica economica la coalizione strategica dovrebbe essere il G3. Ma l´Europa dov´è? Se l´Europa si tira indietro e rinuncia al ruolo ancora disponibile che sia gli Usa che la Cina tutto sommato vorrebbero che interpretasse,

il duo tuck & patty in jazz, pop e blues ( da "Repubblica, La" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina XII - Napoli Bluestone Galleria Toledo Il duo Tuck & Patty in jazz, pop e blues Cina-Italia, teatro bilingue in "Rinoceronti in love"

scarpe tossiche, allarme in porto - giuseppe filetto ( da "Repubblica, La" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: controlli a tappeto dopo i malori Nel mirino la sostanza utilizzata per i prodotti dalla Cina GIUSEPPE FILETTO Controlli a tappeto, su tre livelli. A caccia di dimetil fumarato, un prodotto tossico contenuto in quelle piccole bustine bianche, antiumido, che si trovano all´interno delle confezioni, in quasi tutti i prodotti a rischio di assorbimento di acqua.

i fondi sovrani resistono alla crisi con i titoli di stato ( da "Repubblica, La" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: i fondi sovrani dei governi dei Paesi esportatori di petrolio o esportatori in genere, come Cina e Giappone, abbiano ricavato perdite sostanziali. Coperte, però, dall´afflusso di nuove risorse. A fine 2008, il patrimonio gestito dai fondi sovrani sfiorava i 4 mila miliardi. E´ il doppio delle risorse gestite dagli hedge funds ed è destinato a raddoppiare entro il 2015.

Tra Europa e America un asse da rinsaldare ( da "Sole 24 Ore, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: in primo luogo l'Iran, di lavorare con la Cina per risolvere la crisi economica. Il legame transatlantico non va soltanto rinnovato. Va completamente reinventato lungo le sfide appena evocate. Bush ha rappresentato il declino del mito, Obama la sua rinascita attraverso un improvviso sussulto della società civile.

Dal summit una spinta al commercio ( da "Sole 24 Ore, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Arabia Saudita e Cina. Pechino vuole che al suo maggior coinvolgimento corrisponda un maggior peso dentro l'Fmi e lo avrà, anche se non subito. Sui cambiamenti del sistema finanziario globale, destinati a rimettere in movimento il mercato del credito e a rivederne la struttura per evitare il ripetersi di crisi come quella in corso,

Le mani in tasca ai cinesi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: di vario genere che circolano da qualche settimana per la Cina sono il risultato diretto della politica del "mettiamo i soldi nelle tasche della gente". Funzionerà? Forse, è ancora prematuro per dirlo. Finora la reazione dei cinesi all'emissione delle cedole sconto è stata contrastante. «In realtà, i coupon possono essere spesi solo nei punti vendita autorizzati e,

CHI INVESTE IN CINA ( da "Sole 24 Ore, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-31 - pag: 14 autore: CHI INVESTE IN CINA Opportunità o rischio: chi scommette ora sulla Cina? Se ne discute oggi in un evento dibattito di presentazione del volume "Oltre la Muraglia" di Rita Fatiguso, edito dal Sole 24 Ore. Alle ore 17,30 a Milano (sede del Sole 24 Ore, Sala Collina, via Monte Rosa 91).

Contraffazione. ( da "Sole 24 Ore, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina alleate contro i falsi Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Giocattoli, gadget, cappellini, ricambi auto. Tutti rigorosamente contraffatti. E con il marchio d'origine made in China. A Catania, a Firenze, a Taranto, nelle ultime settimane la Guardia di Finanza ha sequestrato diversi container provenienti dalla Cina contenenti prodotti falsi destinati al mercato

In flessione i consumi di rame ( da "Sole 24 Ore, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Una prova che il flusso di catodi verso la Cina starebbe continuando viene dai movimenti di entrata e uscita dai magazzini Lme, che registrano solo pochi arrivi, mentre sono tuttora registrate in uscita 25.500 tonnellate su 501mila giacenti. Dopo le recenti salite, cresce tuttavia la possibilità di una "correzione" all'ingiù dei prezzi.

G-8 lavoro. ( da "Sole 24 Ore, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Messico, Brasile, Sudafrica ed Egitto) organizzato dalla presidenza italiana, in vista del G20 di Londra che si occuperà della stabilità finanziaria. L'appello degli otto ministri del Lavoro è a seguire il principio "people first": «L'early warning,utile ad anticipare eventuali fenomeni –

Italia chiusa agli investitori ( da "Sole 24 Ore, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e India in testa, là dove si è trasferita la liquidità e dove sono cresciute nuove multinazionali pronte a fare shopping e insediamenti produttivi o logistici in giro per il globo. Ne hanno discusso la scorsa settimana a Roma economisti, imprenditori, politici e sindacalisti riuniti dall'Aspen Institute nel quadro del Progetto Interesse Nazionale (

Il Vietnam si rifugia nei consumi interni ( da "Sole 24 Ore, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Erroneamente viene classificato come un Cina in miniatura. Non ne ha ovviamente la dimensione politica e anche le dotazioni strutturali appaiono ancora insufficienti. Le grandi città risentono ancora dell'economia dei villaggi e non si sono ancora trasformate in megalopoli inquietanti.

Contro i pirati, Google lancia in Cina la musica gratis via web ( da "Sole 24 Ore, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Google lancia in Cina la musica gratis via web Nel tentativo di scoraggiare la pirateria informatica in Cina, tra i Paesi dove i saccheggi illegali colpiscono più duro, il motore di ricerca Google ha deciso di lanciare un servizio che consente di scaricare gratuitamente la musica via Internet (nella foto, i preparativi per la cerimonia di lancio dell'

Una scossa politica per il G20 ( da "Unita, L'" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: europei dovranno rispondere alle richieste di Cina e S.U. di maggiori stimoli alla domanda. Il confronto tra le risorse impegnate sinora in Europa, in percentuale del Pil e a prescindere dagli aiuti alle banche, sono 3- 4 volte inferiori a quelli fatti in America e in Cina. Sul tavolo ci sarà anche una proposta cinese di una "valuta globale" che gradualmente sostituisca il dollaro,


Articoli

Succhi del Dragone senza Coca-Cola (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 19-03-2009)

Argomenti: Cina

Succhi del Dragone senza Coca-Cola da Finanza&Mercati del 19-03-2009 Pechino rimanda al mittente l'offerta da 2,3 di dollari per China Huiyuan Juice Group, big nazionale nel settore dei succhi di frutta. E il mittente in questione è nientemeno che Coca Cola. Ufficialmente il takeover americano è stato respinto dal Ministro del commercio cinese perchè la blue chip del beverage a stelle e strisce già controlla oltre la metà del mercato dei soft dinks in Cina e, con il deal, si verrebbe a creare per Coca Cola un «posizione dominante inaccettabile con una quota che arriverebbe nel settore a superare il 70 per cento». In Borsa il risultato di questa decisione, che il management di Coca Cola si è detto pronto ad accettare senza l'intenzione di fare ricorso, è che a Wall Street la società guidata Muhtar Kent ha messo a segno un balzo prossimo all'1% mentre sul listino di Hong Kong Huiyuan Juice è stata sospesa dalle contrattazioni dopo che i corsi hanno subito un ribasso di quasi il 20 per cento. A questo punto, il monito fatto arrivare dalla a inizio settimana dalla World Bank alle autorità cinesi a non innalzare barriere ulteriori barriere protezionistiche non può che cadere nel vuoto.

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Sicurezza, norme inaccettabili 101 deputati Pdl contro la fiducia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2009-03-19 - pag: 1 autore: ... PANORAMA ... «Sicurezza, norme inaccettabili» 101 deputati Pdl contro la fiducia Maggioranza in difficoltà alla Camera. Alessandra Mussolini guida 101 deputati del Pdl all'assalto della norma che obbliga i medici a denunciare gli immigrati clandestini. In una lettera al Governo si chiede di non porre la fiducia. Ma Umberto Bossi non ci sta: il testo del Senato non si cambia. E il ministro Roberto Maroni annuncia: nel 2009 decreto flussi solo per 80mila stagionali. u pagina 17, Il Punto di Stefano Folli u pagina 16 La Ue a Benedetto XVI: si ai preservativi contro l'Aids La Ue è scesa in campo contro le dichiarazioni del Papa in Camerun: «I preservativi sono essenziali nella lotta all'Aids», ha fatto sapere la Commissione europea.Critiche anche da Parigi e Berlino. u pagina 11 Federalismo,nelle prime votazioni regge l'asse Pd-Lega Regge l'asse tra democratici e Lega sul federalismo:ieri via libera all'articolo 1del Ddl con l'astensione dei democratici che hanno ottenuto il sì unanime a un emendamento a tutela dell'unità nazionale. u pagina 16 Abi: Zadra lascia la direzione generale Dopo 17 anni al vertice dell'Abi, Giuseppe Zadra ha annunciato le sue dimissioni dalla direzione generale dal prossimo luglio. Non ancora individuato il successore. u pagina 42 La Cina blocca maxi-acquisizione di Coca-Cola Il Governo cinese ha respinto l'acquisto del primo produttore locale di bevande da parte di Coca-Cola, un'operazione da 2,4 miliardi di dollari, perché viola le regole anti-monopolio. u pagina8 Nato: Stavridis nominato comandante militare Il ministro della Difesa americano Robert Gates ha indicato James G. Stavridis quale comandante supremo delle forze Nato. Stavridis era stato al comando di missioni in Bosnia e nel Golfo Persico.

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Pechino respinge Coca-Cola (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-19 - pag: 8 autore: Neoprotezionismo. L'investimento da 2,4 miliardi di dollari sarebbe stato il maggiore dall'estero Pechino respinge Coca-Cola Bloccata l'acquisizione del più grande produttore di bevande non alcoliche Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente La Cina dice no ai piani di espansione di Coca-Cola. Ieri il Governo ha respinto la proposta di acquisto di China Huiyuan Juice, il maggiore produttore domestico di succhi di frutta, lanciata lo scorso autunno dal gruppo americano. Che per rilevare il colosso cinese dei soft drink aveva messo sul piatto ben 2,4 miliardi di dollari. «L'acquisizione darebbe a Coca-Cola una posizione dominante, limiterebbe la competizione, e danneggerebbe gli operatori minori. In questo modo, i consumatori si vedrebbero costretti a pagare un prezzo più elevato e si ritroverebbero a scegliere tra una minore varietà di prodotti», spiega una nota del ministero del Commercio che, appellandosi alla legge antimonopolio, ha dato semaforo rosso all'operazione. Nel merito, la decisione di Pechino è ineccepibile. Acquisendo China Huiyuan Juice, infatti, Coca Cola avrebbe portato ben oltre il 20% la propria quota sul mercato domestico delle bevande analcoliche. Troppo, ha sentenziato l'Authority sulla concorrenza cinese. Niente di strano: dopo essere stata accusata per anni dai suoi grandi partner commerciali (Stati Uniti in testa) di non avere una legge antimonopolio, ora che finalmente ne ha una ( è entrata in vigore la scorsa estate), la Cina ha deciso di applicarla. Ma dietro la bocciatura di quello che sarebbe stato il più grosso takeover straniero su una società cinese, s'intravede anche una motivazione politica. I grandi marchi nazionali non si vendono agli stranieri. Anche se sono in gioco gli interessi di settori non strategici. Per un Paese emergente, costretto a difendere la propria industria dall'aggressione della più attrezzata concorrenza straniera, potrebbe essere una scelta legittima. Ma oggi la Cina, con la sua poderosa industria manifatturiera, con il formidabile tasso di penetrazione dei suoi prodotti sui mercati mondiali, e con le sue stratosferiche riserve valutarie, è un Paese emergente un po' particolare. Per questo, il no a Coca-Cola rischia di innescare una pericolosa reazione a catena. Negli ultimi mesi, di fronte al progressivo aggravarsi della crisi finanziaria globale, Pechino ha invitato più volte il resto del mondo a non cadere in tentazioni neo-protezionistiche. E il resto del mondo, che per decenni nonostante i massicci investimenti diretti effettuati oltre la Grande Muraglia è rimasto tagliato fuori dal mercato cinese, ha apprezzato la svolta liberoscambista del Dragone. Una svolta che molti critici ritengono dettata da puro opportunismo. I moniti anti-protezionistici lanciati recentemente da Pechino, in sostanza, servirebbero a preparare politicamente il terreno per lo shopping cinese prossimo venturo in giro per il pianeta. Assetata di materie prime, desiderosa di conquistare nuovi sbocchi di mercato per i propri prodotti, e ricca di valuta pesante, mai come oggi la Cina è stata tanto proiettata verso l'estero. L'equazione è (o meglio, sembra) semplice: da un lato, ci sono gli asset dei Paesi industrializzati iper-svalutati dalla crisi che si possono portare a casa per quattro soldi;dall'altro ci sono le aziende cinesi che, con il sostegno del loro Governo, potrebbero comprarsi tutto. In questo scenario, molti osservatori erano convinti che il Dragone avrebbe dato via libera alla scalata di Coca-Cola su China Huiyuan Juice per fornire una prova concreta della propria volontà liberista, e aprirsi così le porte a future acquisizioni internazionali. Invece, è accaduto il contrario. Segno che, dietro i proclami altisonanti, le logiche di Pechino restano quelle di sempre: avendo memoria lunghissima dei torti subiti dagli stranieri in passato, alla fine i cinesi non hanno resistito a vendicarsi per il no opposto nel 2005 da Washington all'operazione Cnooc-Unocal. Le conseguenze si vedranno presto. Nelle scorse settimane, Chinalco, azienda pubblica cinese produttrice di alluminio, ha offerto 20 miliardi di dollari per aumentare la propria partecipazione nella società mineraria australiana Rio Tinto. L'operazione richiede l'approvazione del Governo australiano. Ma con l'aria che tira a Canberra in questi giorni, e dopo il gran rifiuto del Dragone a CocaCola, ora la corsa del colosso metallurgico cinese su Rio Tinto s'annuncia tutta in salita. LA MOTIVAZIONE Per il Governo cinese la multinazionale americana avrebbe avuto una posizione dominante sul mercato danneggiando la concorrenza Stop al colosso di Atlanta. Distributori automatici di Coca-Cola nei pressi dello stadio olimpico a Pechino AP/LAPRESSE

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Obama dalla parte dei gay firma la dichiarazione Onu (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-19 - pag: 11 autore: Diritti civili. Il presidente approva il testo respinto da Bush Obama dalla parte dei gay firma la dichiarazione Onu Luca Veronese Gli Stati Uniti sostengono la dichiarazione dell'Onu contro la criminalizzazione dell'omosessualità. La decisione del democraticoBarack Obama segna l'ennesima inversione di rotta rispetto a George W. Bush che, lo scorso dicembre, aveva negato l'appoggio al documento. La dichiarazione proposta all'Onu dalla Francia è stata sottoscritta finora da 66 Paesi membri su 192. Con la firma di ieri confermata ieri a Washington dal Dipartimento di Stato - gli Stati Uniti si aggiungono a tutti i 27 Paesi della Ue; a Giappone, Australia e Messico. Restano invece contrari il Vaticano, la Cina e la Russia; oltre a molti Paesi musulmani, Egitto in testa. Il testo ha forte valenza politica e di principio, è un riferimento per l'Assemblea generale del Palazzo di vetro. Ma non è una risoluzione e non ha implicazioni nell'ordinamento giuridico dei Paesi sottoscrittori. La Francia, nel promuovere la dichiarazione, ha rivolto ai Paesi dell'Onu una sorta di appello invitandoli a schierarsi per la depenalizzazione globale dell'omosessualità:il documento riafferma «il principio di non discriminazione in base al quale i diritti dell'uomo vengono applicati allo stesso modo a ciascun essere umano, indipendentemente dai suoi orientamenti sessuali o dall'identità di genere ». In molti Paesi del mondo l'omosessualità è considerata ancora oggi un reato: nei tredici punti che la compongono, la dichiarazione afferma che «l'orientamento sessuale o l'identitàdi genere non può mai costituire la base per infliggere condanne, in special modo esecuzioni, arresti o detenzioni». Amnesty International ha espresso soddisfazione per la decisione Usa: «Ogni giorno - precisa l'organizzazione - Amnesty si batte per persone che rischiano la prigione, la tortura e anche la morte per la loro identità sessuale. Il presidente Obama sta offrendo un importante sostegno alla lotta per giungere a un mondo in cui tutte le persone sono trattate in modo uguale». Le decisioni di Obama sconfessano, anche sui diritti civili, la precedente amministrazione repubblicana. La Casa Bianca si appresta anche ad abrogare la legge, molto controversa, che impone a gay e lesbiche di tenere sotto silenzio il loro orientamento sessuale per poter entrare nelle forze armate. Obama si è detto contrario a un divieto federale ai matrimoni gay e sostiene il diritto delle coppie omosessuali all'adozione. luca.veronese@ilsole24ore.com VIETATO DISCRIMINARE Il documento proposto dalla Francia, e bocciato dal Vaticano, è stato sottoscritto da 67 Paesi sui 192 dell'Organizzazione

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Ha aperto la Cina alle imprese (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-19 - pag: 12 autore: Addii. Maria Weber,politologa e studiosa dell'Asia Ha aperto la Cina alle imprese di Giorgio Barba Navaretti C on Maria Weber scompare uno degli sguardi più lucidi e attenti sulla Cina e l'Asia. Politologa di formazione e di mestiere (insegnava Politica comparata alla Bocconi), era diventata una guida per tutti coloro che volevano avviare un'attività economica in Oriente. Ha spiegato con i suoi libri, articoli (numerosi sul Sole 24 Ore) e conferenze come entrare nel mistero della Cina, nel connubio tra il mercato dilagante e la rigida regola politica della Repubblica Popolare. E ha permesso ai suoi lettori, ad esempio attraverso il libro del 2001 Il miracolo cinese, di capire quanto rilevante fosse la radicale metamorfosi economica in Cina e il ruolo essenziale che il gigante asiatico stava acquisendo nell'economia globale. Allo stesso tempo, però, le analisi della Weber mettevano in luce come questo fosse un territorio di difficile accesso. Il suo libro dal titolo emblematico La Cina non è per tutti illustra quali ostacoli debba superare il nostro sistema di piccole imprese, poco aiutato dalle nostre istituzioni pubbliche, per fare affari in quelle terre lontane e complesse. Tra il 2006 e il 2008, Maria Weber ha la possibilità di verificare sul campo anni di studio, essendo nominata per chiara fama direttore dell'Istituto italiano di cultura di Pechino. Qui, da un lato si prodiga per un'operazione culturale inversa a quella che le è consueta: promuovere la nostra cultura in Cina. è organizzatrice instancabile di eventi che consolidano i rapporti tra i due Paesi e che permettono di far conoscere l'Italia alle regioni più remote della Repubblica Popolare. D'altra parte, però, continua la sua analisi del mercato cinese e produce, anche con l'aiuto di diversi collaboratori, un volume Due anni di Cina. «Per ottenere successo –scrive-occorre avere molta pazienza, rispettare la gerarchia e i ruoli, saper ascoltare, adeguarsi alle regole e ai riti, creare e sfruttare la guanxi, cioè la complessa rete di relazioni interpersonali intessuta dai cinesi nel corso dei secoli». I suoi interessi di ricerca non sono limitati ai confini cinesi. Maria Weber si è anche occupata degli altri sistemi economici asiatici, di problemi di genere, del rapporto tra governo e cittadini in Italia e in generale della cultura politica del nostro Paese. Un impegno quotidiano in cui Maria Weber ha messo alla prova, come lei stessa ricorda nell'ultimo libro, la sua capacità di «ascoltare prima di parlare, comprendere prima di progettare, riflettere prima di agire». Maria Weber, scomparsa ieri a 58 anni IMAGOECONOMICA

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Nucleare e carbone? Indispensabili (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-19 - pag: 13 autore: «Nucleare e carbone? Indispensabili» Nessun alibi sull'effetto serra - Diffondere le tecnologie per la cattura della CO 2 di Federico Rendina G uai a illudersi. Le fonti fossili, petrolio e gas, manterranno per decenni l'assoluta supremazia nell'energia di cui avrà bisogno il nostro pianeta. Le riserve non mancano. Servono però massicci investimenti per liberare le nuove tecnologie di estrazione, e nuovi patti tra Paesi produttori e consumatori per conciliare i reciproci interessi. Ma nel frattempo l'effetto serra rischia di provocare conseguenze irreversibili. Ecco allora l'analisi e i suggerimenti degli esperti che hanno preparato l'ultimo World Energy Outlook, che sarà presentato oggi a Roma in un convegno promosso dalla sezione italiana del Consiglio mondiale per l'energia. L'analisi ci dice che i trend della domanda e dell'offerta di energia sono insostenibili per l'ambiente, per l'economia e per i difficili equilibri sociali del pianeta. «Ma questo scenario può essere cambiato. La rotta si può modificare». La ricetta? Un'azione su più fronti. Bisogna decarbonizzare le emissioni sequestrando il massimo possibile della CO2 emessa dalle fonti fossili. E bisogna accelerare, anche con incentivi pubblici, il ricorso combinato all'energia nucleare e alle nuove tecnologie capaci di rendere convenienti e diffuse le rinnovabili. Fatih Birol, nato 51 anni fa ad Ankara, è chief economist dell'Agenzia internazionale dell'energia, l'artefice dell'Outlook. Ce ne anticipa i contenuti lanciando un ammonimento: ai trend attuali le emissioni di anidride carbonica causeranno nei prossimi decenni un rialzo della temperatura media del pianeta di 6 gradi. Ben oltre i 2 gradi considerati il tetto massimo sopportabile, corrispondente a una saturazione di 450 parti per milione di CO2 nell'atmosfera, rispetto alle 380 ppm che già abbiamo disgraziatamente superato. è la premessa per la catastrofe planetaria? è evidente che il quadro attuale è insostenibile. La nostra agenzia non elabora direttamente le previsioni sulle conseguenze climatiche, ma tutti i report più autorevoli confermano che basterebbe un aumento di circa 4 gradi per avere gravi conseguenze nel lungo termine su eco-sistemi, acqua, inondazioni e salute umana, con la possibilità di cambiamenti bruschi quando non addirittura irreversibili. Dobbiamo agire subito. Per salvarci, da dove dobbiamo cominciare? Il settore energetico è uno dei primi da cui partire, se consideriamo che da solo è responsabile per più del 75% delle emissioni di CO2 mondiali. Abbiamo al massimo due decenni di tempo per invertire la rotta. E nessun alibi: molte tecnologie a basso contenuto di carbonio sono già disponibili. Devono essere diffuse. Penso ai margini per incrementare l'efficienza energetica nel settore automobilistico, nell'edilizia, nelle apparecchiature elettriche. Penso al potenziale, enorme anche oggi, per la produzione di elettricità con le rinnovabili. E guai a non sviluppare le tecnologie chiave per il futuro delle fonti fossili, dalla nuova generazione di veicoli e di carburanti alla cattura e stoccaggio della CO2. La crisi economica mondiale da una parte frena i consumi, dall'altra frena gli investimenti sulle fonti pulite. C'è chi sostiene che la crisi potrebbe essere un'opportunità per cambiare in meglio le regole del gioco. Che ne pensa? Abbiamo bisogno di una vera rivoluzione energetica. La riduzione delle emissioni nel breve periodo è una magra consolazione se gli investimenti che potrebbero portare a un futuro sostenibile sono rimandati o cancellati, o se il progresso tecnologico viene rallentato a causa della riduzione della spesa in ricerca. è importante che i governi diano slancio a questa azione, con misure di stimolo definite. Sull'efficienza,sulle rinnovabili ma anche, lo ripeto, sul migliore sfruttamnento delle fonti fossili. Anche il nucleare dovrà avere un ruolo importante. L'ultimo Outlook auspica un patto tra Paesi produttori di petrolio di gas e Paesi consumatori per un maggiore sfruttamento dei giacimenti, e suggerisce strumenti alternativi per differenziare le fonti e contenere le emissioni. Non c'è una contraddizione tra i due richiami? No. Da un lato è evidente che per ottenere un quadro energetico più sostenibile, rispettando il limite delle 450 parti per milione, è necessario perseguire tutte le opzioni per abbattere la CO2. Nello scenario che disegnamo per rispettare tale limite, dopo il 2020 tutti ma proprio tutti gli investimenti nel settore elettrico devono essere orientati a nuove centrali elettriche a zero contenuto di carbonio. Una sfida di portata storica. D'altro lato, però, anche in questo scenario il petrolio e il gas continueranno ad avere un ruolo molto importante per soddisfare la domanda mondiale di energia, specialmente nel settore dei trasporti. Per questo è fondamentale che le forniture di petrolio e gas avvengano in maniera sicura ed efficiente. Come giudica il sistema di vincoli e negoziazioni dei diritti di emissione introdotto con il protocollo di Kyoto? Un sistema di questo genere deve far parte delle misure di risposta, almeno per quan-to riguarda i Paesi industrializzati, anche perché offre la possibilità di un commercio delle emissioni capace di finanziare gli investimenti. D'altronde,in vista dell'appuntamento di Copenhagen di fine anno, durante il quale si terranno le negoziazioni per il cambiamento climatico, è chiaro che per garantire risultati tangibili le azioni devono essere concordate a livello mondiale. è d'accordo con chi sostiene che un "patto Kyoto" con i soli Paesi che vi hanno finora aderito ha poco senso? Diciamo che questo patto di Kyoto è largamente insufficiente. Se si volesse raggiungere l'obiettivo dello Scenario "450 ppm" con la limitazione dell'aumento della temperatura globale a 2 gradi, obiettivo peraltro coerente con quanto dichiarato da molti Paesi inclusa l'Unione Europea, allora il mondo dovrebbe limitare le proprie emissioni di CO2 a circa 24 gigatonnellate (miliardi di tonnellate, ndr) nel 2030. Nelle proiezioni del nostro scenario di riferimento, che considera l'impatto delle politiche attuali, i paesi non-Ocse arriverebbe da soli a emissioni di CO2 pari a circa 26 gigatonnellate nel 2030. è quindi evidente che per raggiungere questi obiettivi è necessaria un'azione comune di tutti i Paesi, anche quelli che non fanno parte dell'Ocse, anche attraverso un nuovo e più ampio meccanismo di finanziamento. Nona caso questo tema sarà parte integrante del World Energy Outlook 2009, che sarà pubblicato poche settimane prima dell'avvio delle negoziazioni di Copenhagen. Nel mix energetico ideale indicato nel vostro Outlook c'è una presenza significativa del nucleare e del carbone. Due fonti che in Italia trovano ostacoli. Si può fare a meno del nucleare? E si può fare a meno del carbone? No. Non si può fare a meno né del nucleare né del carbone. Da un punto di vista globa-le, il mondo continuerà ad avere bisogno di tutte le fonti di energia, in modo particolare per soddisfare la crescente domanda di Paesi come la Cina e l'India. Non dimentichiamo che 1,6 miliardi di persone (soprattutto inAfrica e Asia) non hanno ancora alcun ac-cesso all'energia elettrica. La sfida è quella di assicurare che tutte le risorse per ridurre le emissioni siano messe in campo. Il nucleare, come stanno realizzando molti Paesi, avrà un ruolo importante per rispondere alle esigenze ambientali e di sicurezza energetica. Quanto al carbone bisognerà sfruttarlo nel modo più efficiente possibile, investendo in tecnologie ultrasupercritiche e nella cattura e stoccaggio del carbonio. IN AGENDA «Dopo il 2020, la vera sfida sarà quella di costruire tutte le nuove centrali elettriche con tecnologie pulite» Fatih Birol. Nato 51 anni fa ad Ankara in Turchia, è chief economist dell' Aie AFP

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Mediaset, focus sul taglio dei costi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-03-19 - pag: 45 autore: Media. P. Berlusconi: «No ad acquisizioni» Mediaset, focus sul taglio dei costi Simone Filippetti MILANO In tempi di crisi, la ricetta più efficace è fare bene il proprio mestiere. Così Mediaset ha le idee chiare su come passare indenne la turbolenza: nessuna acquisizione, meno costi e focalizzazione sul core business, dopo la recente diversificazione. E se per anni il gruppo televisivo è stato tacciato di immobilismo, oggi quella politica prudente (abbandonata in parte per diventare una media company), ha rivendicato il presidente Fedele Confalonieri, paga. Il 2009 sarà un altro anno difficile per l'industria editoriale, con il mercato pubblicitario in calo per la recessione (nei primi due mesi del 2009 la raccolta di Mediaset è caduta di circa il 10%). Le contromosse, ha elencato il vice-presidente Piersilvio Berlusconi, sono semplici: «Nessuna acquisizione e contenimento dei costi che rimarranno fermi rispetto al 2008, senza pregiudicare il palinsesto». Ma, al di là della congiuntura –che potrebbe anche essere meno brutta del previsto perché ieri lo stesso ad Giuliano Adreani ha parlato di timidi segnali di ripresa dell'advertising a marzo – il vero nodo per l'azienda di proprietà della famiglia Berlusconi è trovare un'identità industriale perché la tv generalista e gratuita è finita sotto assedio da Sky, la pay tv satellitare del magnate australiano Rupert Murdoch e perché con il passaggio definitivo, nel 2012, al digitale terrestre tutta l'industria tv cambierà. La tv tradizionale è nel dna di Mediaset e ieri Piersilvio ha ribadito che il gruppo non la abbandonerà. Tuttavia proprio quel business che ha fatto la fortuna di Mediaset, proiettandola tra i big europei, è finito in empasse: nel 2005 il gruppo aveva toccato la cifra record di 600 milioni di euro di utili. Da allora, i profitti hanno iniziato a scendere (459 nel 2008) e, secondo alcuni analisti, questo è il segnale che per la tv commerciale gratuita è iniziata una fase di declino storico. Confalonieri, a chi ieri gli ha fatto notare il trend, si è limitato a sottolineare che nonostante il calo, Mediasetmacina comunque utili e dividendi considerevoli. Sta di fatto, però, che Sky sta marcandoa vista l'azienda: al 30 giugno 2008 la pay tv italiana ha fatto quasi gli stessi utili di Mediaset (418 milioni), ma ha realizzato meno ricavi (2,7 miliardi). Trai broker c'è chi pensa, è il caso di Kepler, come «Sky sia oggi quello che era Mediaset negli anni 80, quando è nata la tv commerciale ». Da Cologno ribattono che la nuova Mediaset potrebbe essere proprio l'offerta Premium, la pay tv su digitale terrestre lanciata dal gruppo. Mediaset Premium per ora raccoglie proseliti (ha superato i 3 milioni di abbonati), ma il pareggio arriverà solo il prossimo anno e la spesa media per cliente è ancora bassa ( circa 8 euro al mese secondo i calcoli degli analisti) per spingere la redditività di tutto il gruppo. Negli ultimi due anni Mediaset è partita in una diversificazione geografica (la tv etnica americana Caribevision,la tunisina Nessma Tv e una joint- venture in Cina) e industriale (l'acquisizione di produttori di contenuti, da Endemol a Taodue): per Piersilvio Berlusconi è la strada per vincere la sfida con Sky. Piazza Affari ha applaudito (+ 3,3% il titolo). LA SFIDA CON SKY Non sarà abbandonata la tv generalista che resta nel dna del Biscione La concorrenza si batte con la diversificazione

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A Shanghai 2010 si respirerà aria friulana (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 20-03-2009)

Argomenti: Cina

A Shanghai 2010 si «respirerà» aria friulana da Finanza&Mercati del 20-03-2009 Labiotest di Povoletto, società del Gruppo Luci da oltre vent'anni specializzata nel controllo della qualità dell'aria e nella neutralizzazione dei cattivi odori, ha ricevuto l'incarico dal Commissariato generale del governo per l'Esposizione universale di Shanghai 2010 per trattare la qualità dell'aria all'interno del padiglione italiano. In particolare, il Commissariato, preso atto del livello di eccellenza che Labiotest ha mostrato negli anni di possedere nell'ambito della ricerca e sviluppo nel settore ambientale, ha sottoscritto con l'impresa friulana un contratto che ha per oggetto la deodorizzazione degli ambienti e la relativa sanificazione dell'aria. Una nuova sfida questa che Labiotest vuole vincere per aggiungere un ulteriore successo ai tanti già raggiunti nel corso della sua attività. «Del resto - evidenzia il presidente Adriano Luci -, il tema dell'Expo che ha ispirato il concept del padiglione italiano è Better city better life, ossia città migliore, vita migliore, è uno slogan che non potrebbe essere più appropriato per associarlo all'attività della nostra azienda». Labiotest opera in Cina già dal 2007 con l'apertura di un ufficio di rappresentanza a Pechino e ha partecipato per due volte consecutive, sempre nella capitale cinese, alla fiera biennale Ciepec, China international environmental exhibition and conference la più importante fiera cinese in campo ambientale e ad Ifat di Shanghai. «Con l'acquisizione di questo incarico - conferma l'amministratore delegato di Labiotest, Riccardo Snidar - vengono premiate l'alta specializzazione del personale e la politica di ricerca e sviluppo che l'azienda ha da sempre adottato».

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Cina e India in lite per i giocattoli (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 20-03-2009)

Argomenti: Cina

Cina e India in lite per i giocattoli da Finanza&Mercati del 20-03-2009 Prosegue nelle riunioni del Wto lo scontro fra India e Cina sulle importazioni di giocattoli. La prima, sei mesi fa, ha imposto un bando sull'import del Drago sulla base di motivazioni legate alla salute e alla sicurezza dei prodotti. Replica di Pechino: si tratta di una forma impropria di protezionismo. Sono in corso colloqui «ad alto livello» per dirimere la questione.

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turandot e l'esercito di terracotta la sfida di de simone in fiera - fiorella sassanelli (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 20-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XV - Bari Turandot e l´esercito di terracotta la sfida di De Simone in Fiera Stasera il debutto nello spazio 7 con repliche domenica e martedì. Dirige Denis Vlasenko FIORELLA SASSANELLI Giacomo Puccini aveva superato i 60 anni, quando dopo Bohème, Tosca e Madama Butterfly, accettava nel 1920 la sfida di mettere in musica Turandot, la fiaba teatrale settecentesca del veneziano Carlo Gozzi. Puccini, tuttavia, morì nel 1924, prima che l´opera fosse conclusa. La sua partitura finiva infatti con la morte di Liù, la schiava che accetta il sacrificio per amore del principe Calaf. Arriva sin qui la versione di Turandot che sarà proposta stasera nello Spazio 7 della Fiera del Levante di Bari, quale anteprima della stagione d´opera della Fondazione Petruzzelli (ore 20.30, info al botteghino del teatro Piccinni 080.5212484). Da una parte questa scelta rievoca quanto accadde alla prima esecuzione dell´opera, con Arturo Toscanini sul podio della Scala nel 1926 che volle sempre considerare Turandot un´incompiuta. Dall´altra è un evidente atto di riconoscenza al regista Roberto De Simone, autore di un suo finale dell´opera per il quale sono mancati i tempi con le edizioni Ricordi per un´esecuzione a Bari. Riconoscenza perché, nonostante tutto, De Simone ha accettato di condividere l´incertezza e la precarietà delle condizioni in cui tutti gli artisti sono stati costretti a lavorare, per la mancata consegna delle chiavi del teatro alla Fondazione. Gli elementi scenici di Nicola Rubertelli con le statue dell´esercito Ming suggeriscono tuttavia l´ambientazione di una Cina arcaica in cui De Simone ha ambientato la vicenda. Il regista e compositore cala l´azione nel mondo dei morti, come nella fiaba persiana in cui Turandot è la personificazione di un´ava stuprata. «La principessa è posseduta. Il suo rifiuto dell´uomo, e quindi anche di Calaf, nasce dal fatto di rivivere ogni volta lo stupro», ha spiegato De Simone. Col giovane direttore d´orchestra, Denis Vlasenko, lavora un cast di voci importanti: Paoletta Marrocu (Turandot), Ian Storey (Calaf), Antonio De Gobbi (Timur) e Roberta Canzian (Liù). Orchestra della Provincia di Bari e Coro della Fondazione. In replica domenica (ore 18.30) e martedì.

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Marcegaglia con Epifani Doppio pressing sul governo (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 20-03-2009)

Argomenti: Cina

Marcegaglia con Epifani Doppio pressing sul governo BIANCA DI GIOVANNI Emma Marcegaglia fa una scelta di verità, come ha appena chiesto il presidente della Repubblica. E dice a chiare lettere: i soldi (veri) indicati dal governo devono essere spendibili entro il 2009. Quel fondo di un miliardo e mezzo destinato alle piccole imprese non può essere spalmato in tranches: deve arrivare subito. È l'ennesima testimonianza dell'emergenza che l'impresa sta affrontando, e che il governo tende a rimuovere. Dallo stesso palco Guglielmo Epifani va anche oltre. «Non basta chiedere risorse, che pure sono poche rispetto a quanto fanno gli altri - dichiara - serve un'idea per affrontare la crisi, un obiettivo, una strategia che il governo non ha». I due intervengono a Pisa, al festival Manifutura voluto dalla fondazione Nens di Vincenzo Visco e Pier Luigi Bersani, con il patrocinio del comune di Pisa e della Regione Toscana. CRISI SENZA SLOGAN Una tre giorni dove parla un pezzo d'Italia importante: quello della manifattura, del made in Italy, della conoscenza, della ricerca, dell'arte. C'è già un pezzo di futuro, con l'esposizione di scooter ibridi della Piaggio, di veicoli multiuso (rotaie e strade) della Oto Melara, della illuminazione a energia eolica dell'Aria Spa, della colonnina Enel per "caricare" le auto elettriche. È il mondo che verrà, ma per ora prevale la crisi, vero spartiacque tra vecchio e nuovo. Di questo passaggio a Pisa parlano grandi manager di multinazionali, piccoli capiazienda, esperti finanziari, cooperative e spa, banchieri e sindacalisti, e anche molti economisti. Un mosaico di impressioni, esperienze, che fa scolorire i facili slogan politici con cui la crisi è raccontata al Paese. Claudio Scajola apre la manifestazione con toni rassicuranti. «L'Italia è colpita meno dalla crisi perché ha una manifattura forte», dichiara ripetendo un mantra governativo. Ma bastano pochi interventi per demolire questa convinzione. La crisi c'è, qui come (o peggio) che altrove. Qui c'è «il crollo del gettito, l'aumento del debito senza manovre anticicliche, e un Pil che è in discesa verso il -4%». L'Italia la supererà solo se saprà affrontarla, con le carte che le sono più congeniali: l'industria manifatturiera, l'innovazione, la solidarietà. «C'è ancora spazio per la nostra vocazione industriale, se sapremo rinverdirla - dichiara Bersani - Dalla crisi non possiamo uscire in piedi se l'industria è in ginocchio». INDUSTRIA E LAVORO La crisi è profonda e ingiusta. «Colpisce i migliori - dichiara Marcegaglia - Quelli che hanno investito, che si sono internazionalizzati, che hanno innovato». Per questo adesso, dopo i Tremonti bond e il fondo di garanzia, le banche «non hanno più alibi, devono finanziare le imprese». Di fronte alla crisi «tutti devono fare la loro parte - continua la presidente di Confindustria - i lavoratori vanno protetti, senza soluzioni traumatiche. Bisogna evitare conflitti inutili». Epifani dal canto suo rilancia il giudizio senza appello su come finora si è mosso il governo, sempre in ritardo, senza una strategia seria. «Purtroppo a pagare in Italia è sempre il lavoro dipendente - dichiara incassando il primo applauso della platea - e si continua a investire sul patrimonio (in relazione al piano casa) e sulla rendita. Nessun disegno per l'impresa e il lavoro». MANAGER «Con la crisi abbiamo esportato anche il primo sciopero in Cina», rivela Roberto Colaninno, intervenuto dopo Epifani. Battute a parte, il patron della Piaggio è certo che dalla crisi uscirà un mondo diverso. Ora bisogna attraversare la strettoia. Come? Difendendo gli asset strategici, e tutelando i deboli. «Sono d'accordo nel pagare più tasse per aiutare i disoccupati - dichiara, incassando il secondo applauso del meeting - è un fatto di civiltà». L'Italia ha molto da fare per rafforzarsi. «Per attirare capitali stranieri servono certezze e stabilità», avverte il numero uno di Glaxo Italia. Interviene anche il mondo delle Coop, chiedendo scelte etiche: i responsabili della crisi vanno messi ai margini. Costruire nuovi strumenti, fare pulizia: la crisi è un cantiere aperto. Quando finirà? Tutti scommettono che solo nel 2010 inizierà la risalita, ma il ritmo potrà anche essere molto lento. La crisi e le strade per uscirne al convegno di Pisa. Emma Marcegaglia chiede soldi veri e spendibili nel 2009. Epifani accusa il governo di mancanza di strategia. Scajola ripete il ritornello: stiamo meglio di altri paesi.

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Emma Marcegaglia fa una scelta di verità, come ha appena chiesto il presidente della Repubblica... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 20-03-2009)

Argomenti: Cina

Emma Marcegaglia fa una scelta di verità, come ha appena chiesto il presidente della Repubblica. E dice a chiare lettere: i soldi (veri) indicati dal governo devono essere spendibili entro il 2009. Quel fondo di un miliardo e mezzo destinato alle piccole imprese non può essere spalmato in tranches: deve arrivare subito. È l'ennesima testimonianza dell'emergenza che l'impresa sta affrontando, e che il governo tende a rimuovere. Dallo stesso palco Guglielmo Epifani va anche oltre. «Non basta chiedere risorse, che pure sono poche rispetto a quanto fanno gli altri - dichiara - serve un'idea per affrontare la crisi, un obiettivo, una strategia che il governo non ha». I due intervengono a Pisa, al festival Manifutura voluto dalla fondazione Nens di Vincenzo Visco e Pier Luigi Bersani, con il patrocinio del comune di Pisa e della Regione Toscana. CRISI SENZA SLOGAN Una tre giorni dove parla un pezzo d'Italia importante: quello della manifattura, del made in Italy, della conoscenza, della ricerca, dell'arte. C'è già un pezzo di futuro, con l'esposizione di scooter ibridi della Piaggio, di veicoli multiuso (rotaie e strade) della Oto Melara, della illuminazione a energia eolica dell'Aria Spa, della colonnina Enel per "caricare" le auto elettriche. È il mondo che verrà, ma per ora prevale la crisi, vero spartiacque tra vecchio e nuovo. Di questo passaggio a Pisa parlano grandi manager di multinazionali, piccoli capiazienda, esperti finanziari, cooperative e spa, banchieri e sindacalisti, e anche molti economisti. Un mosaico di impressioni, esperienze, che fa scolorire i facili slogan politici con cui la crisi è raccontata al Paese. Claudio Scajola apre la manifestazione con toni rassicuranti. «L'Italia è colpita meno dalla crisi perché ha una manifattura forte», dichiara ripetendo un mantra governativo. Ma bastano pochi interventi per demolire questa convinzione. La crisi c'è, qui come (o peggio) che altrove. Qui c'è «il crollo del gettito, l'aumento del debito senza manovre anticicliche, e un Pil che è in discesa verso il -4%». L'Italia la supererà solo se saprà affrontarla, con le carte che le sono più congeniali: l'industria manifatturiera, l'innovazione, la solidarietà. «C'è ancora spazio per la nostra vocazione industriale, se sapremo rinverdirla - dichiara Bersani - Dalla crisi non possiamo uscire in piedi se l'industria è in ginocchio». INDUSTRIA E LAVORO La crisi è profonda e ingiusta. «Colpisce i migliori - dichiara Marcegaglia - Quelli che hanno investito, che si sono internazionalizzati, che hanno innovato». Per questo adesso, dopo i Tremonti bond e il fondo di garanzia, le banche «non hanno più alibi, devono finanziare le imprese». Di fronte alla crisi «tutti devono fare la loro parte - continua la presidente di Confindustria - i lavoratori vanno protetti, senza soluzioni traumatiche. Bisogna evitare conflitti inutili». Epifani dal canto suo rilancia il giudizio senza appello su come finora si è mosso il governo, sempre in ritardo, senza una strategia seria. «Purtroppo a pagare in Italia è sempre il lavoro dipendente - dichiara incassando il primo applauso della platea - e si continua a investire sul patrimonio (in relazione al piano casa) e sulla rendita. Nessun disegno per l'impresa e il lavoro». MANAGER «Con la crisi abbiamo esportato anche il primo sciopero in Cina», rivela Roberto Colaninno, intervenuto dopo Epifani. Battute a parte, il patron della Piaggio è certo che dalla crisi uscirà un mondo diverso. Ora bisogna attraversare la strettoia. Come? Difendendo gli asset strategici, e tutelando i deboli. «Sono d'accordo nel pagare più tasse per aiutare i disoccupati - dichiara, incassando il secondo applauso del meeting - è un fatto di civiltà». L'Italia ha molto da fare per rafforzarsi. «Per attirare capitali stranieri servono certezze e stabilità», avverte il numero uno di Glaxo Italia. Interviene anche il mondo delle Coop, chiedendo scelte etiche: i responsabili della crisi vanno messi ai margini. Costruire nuovi strumenti, fare pulizia: la crisi è un cantiere aperto. Quando finirà? Tutti scommettono che solo nel 2010 inizierà la risalita, ma il ritmo potrà anche essere molto lento.

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di vaio fa correre i cronisti cinesi e oggi francesca avvia il centenario (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 20-03-2009)

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Pagina XV - Bologna La squadra Di Vaio fa correre i cronisti cinesi e oggi Francesca avvia il centenario Per Di Vaio s´è scomodata persino la Cina. Per fortuna del Bologna, non come per Damiano Tommasi, che laggiù sta continuando la sua carriera, ma solo per un servizio giornalistico. Ieri a Casteldebole è stato ospitato un cronista del "Titan Sports Senior Editor", gruppo editoriale che stampa un settimanale sportivo da 4 milioni di copie presente anche sul web, per uno speciale su Di Vaio. Il calcio italiano tira, e il capocannoniere ne rappresenta il piatto forte. Momenti di gloria, seppur più casalinga, sono toccati ieri anche a un altro attaccante del Bologna, Bernacci, autore dell´unica rete segnata nella partitella in famiglia del giovedì. Stamane infine, alla Terrazza Bernardini, Francesca Menarini e il suo staff presentano il logo e le prime iniziative per il centenario. (d. g.)

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Marta Dassù, analista di politica internazionale, direttrice del programma internazionale di As... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 20-03-2009)

Argomenti: Cina

Marta Dassù, analista di politica internazionale, direttrice del programma internazionale di Aspen Institute, ha scritto un libro che non ci aspettavamo. Da cosa nasce «Mondo privato e altre storie»? «La prima cosa che a me interessava, era di vedere se ero in grado di scrivere un libro che non fosse un saggio. La mia intenzione, insomma, era di scrivere qualcosa che si avvicinasse di più alla narrativa. Un libro facile e spero piacevole anche per i non esperti di politica estera. Un libro che è nato puramente e semplicemente dal piacere della scrittura». E sul piano della politica internazionale? «Dalle pagine che ho scritto emergono alcuni errori che sono stati commessi dalla fine della guerra fredda ad oggi. Molti altri ne faremo, probabilmente, perché è proprio il processo decisionale a non funzionare più di tanto nella politica internazionale. È molto difficile essere lungimiranti, raggiungere delle decisioni razionali, in fori che sono sempre più ampi: l'Unione Europea, la Nato, etc...La tendenza, dopo l'89, è stata quella a un continuo allargamento delle istituzioni. Si è trattata di una scelta giusta, io credo: l'Europa rapita, per usare la famosa espressione di Kundera, aveva diritto a questo ritorno nella famiglia delle democrazie. Al tempo stesso, però, gli allargamenti - prima della Nato, poi dell'Ue - hanno anche prodotto notevoli problemi. E gli errori compiuti li vediamo ancora oggi...». Nel libro li analizzi con una spietata, quanto argomentata, capacità critica e autocritica. Quali i più gravi? «In realtà li sfioro, non li analizzo. Nel caso del Kosovo gli obiettivi dell'operazione militare della Nato non erano chiari: non era chiaro se si trattasse solo e soltanto di difendere i diritti umani - in nome di una logica che io condivido, il "dovere di proteggere" - o se ci fosse anche l'intenzione di creare fin dall'inizio uno Stato indipendente - cosa meno scontata. Nel frattempo il Kosovo è diventato di fatto un protettorato. Questo processo di ambiguo "rinvio" si è in qualche modo concluso con l'indipendenza proclamata nel 2008, riconosciuta da gran parte dei Paesi europei, oltre che dagli Stati Uniti, ma non dalla Russia o dalla Cina. La mia opinione è che dopo le vicende della fine degli anni '90, l'indipendenza fosse inevitabile: la Serbia il Kosovo lo ha perso allora. Ma l'indipendenza funziona per modo di dire e solo perché rimaniamo lì, con la Nato e con la nuova missione europea. Un secondo esempio: abbiamo gestito male l'allargamento dell'Unione Europea. A mio avviso, è stata una scelta giusta, come prima dicevo: ma avremmo dovuto combinarla con una maggiore capacità di riformare le istituzioni europee. Insomma, guardando all'indietro, ci sono stati degli errori che si potevano forse evitare. In generale, la mia impressione è che le decisioni internazionali siano spesso deludenti anche perché riflettono l'incrocio tra le dinamiche psicologiche e di politica interna di molti Paesi. Una cosa che nel libro sottolineo è che l'elemento soggettivo, psicologico, conta molto più di quanto non si pensi nelle decisioni di politica estera...». A proposito della soggettività. Nel libro avanzi una teoria intrigante, sviluppata con una leggerezza da romanzo: la «teoria su Freud» e la politica estera. In sostanza? «In sostanza, rileggendo il carteggio Freud-Einstein del 1932, contano davvero molto, nelle tensioni e nei conflitti fra gli Stati, i fattori psicologici. Contano le percezioni reciproche, il modo in cui i Paesi leggono, interpretano, le intenzioni altrui nei loro confronti: percezioni positive o negative, fondate o completamente fuorvianti. Mentre credo poco in una lettura "deterministica" della politica estera, dettata da interessi che sarebbero immutabili nel tempo. In realtà gli interessi, o meglio il modo di interpretarli, si modificano». Il tutto raccontato, come hai scritto, in un libro «notturno», un po' strano. Ma forse è proprio questa «stranezza» di genere a renderlo fascinoso... «È un libro che ho scritto senza traccia, non avevo un progetto così certo. Il libro, in realtà, è molto meno diplomatico sulle mie vicende personali, sulla mia famiglia, sui miei amici, di quanto non lo sia sugli eventi internazionali di cui parlo. Certo, nella parte "privata", c'è anche molta fiction: esagero i lati ironici, le debolezze, le mie stravaganze. Sono molto più diplomatica sulla vicenda internazionale. Il risultato è una specie di inversione delle parti: il che, secondo me, rende la lettura più divertente». In tutto il libro, un filo conduttore è quello femminile. «Parlo da un punto di vista soggettivo, e quindi dal punto di vista di una donna. E parlo delle insicurezze di una donna della mia generazione, che si è trovata a vivere in un mondo - quello della diplomazia e della politica internazionale - che, in Italia, è fatto del 99% di uomini. Questo non vale per altri Paesi. Il segretario di Stato Usa ai tempi in cui facevo il consigliere di Massimo D'Alema, era la signora Albright, poi c' è stata Condoleezza Rice, oggi è Hillary Clinton. In Italia il mondo della politica estera o quello della difesa, che sono i due ambienti che ho frequentato professionalmente, sono mondi molto maschili, in cui una donna è un po' isolata, e quindi le può capitare perfino questo: di essere trattata proprio come una donna! Ci scherzo su, naturalmente. Racconto vari episodi, pigliandomi in giro, per dire che quando sei una donna, e ti trovi a lavorare su questioni di politica estera, gli altri tendono a trattarti "anche" come una donna. Non ti chiedono solo uno scenario geopolitico ma magari se si è mangiato bene o se un vestito è appropriato, cose di cui non ho in genere la minima idea». Partendo dal tuo vissuto, come valuti questa «irruzione» femminile nella politica mondiale? «Da un certo punto di vista, penso che sia un fenomeno proprio di società ben più dinamiche della nostra. In Italia è molto più difficile che le donne riescano ad emergere, ed è più difficile perché quella italiana è in generale una società più bloccata, poco mobile. Va però anche detto che che quando una società si sblocca e le donne sono al potere - penso alla Clinton in America o la Merkel in Germania - tendono poi per comportarsi quasi esattamente come gli uomini. Non so se sia un bene o un male, so che è così». A proposito di uomini e potere. Fuori da retroscena che nel libro non ci sono, ma dal punto di vista personale, che rapporto è stato quello con D'Alema, di cui sei stata consigliere? «Il libro non intende certo descrivere le persone con cui ho lavorato: è fondamentalmente un libro egocentrico, parlo di me. Ma so con certezza, di D'Alema, che è una persona piacevole e leale con i suoi collaboratori. L'impressione che può dare in pubblico, un po' arrogante e scostante, non corrisponde affatto al rapporto che stabilisce con le persone che lavorano con lui. E la stessa cosa, racconto nel mio taccuino, vale per Giulio Tremonti».

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il trionfo delle camelie velletri brinda ai suoi fiori - alvaro fiorucci (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 20-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XXIV - Roma Esposizioni e degustazioni. Cortei musica e pittura. Cinquemila piante e 60 varietà Il trionfo delle camelie Velletri brinda ai suoi fiori ALVARO FIORUCCI Un motore particolarmente potente e un carburante con un alto valore energetico sono il loro segreto. Il motore è un lascito antichissimo, cioè la componente di origine vulcanica della terra. Il carburante è un microclima con temperature e umidità che hanno stretto un patto di alleanza. è per la composizione di questi due fattori che le camelie di Velletri crescono più in fretta che altrove e con maggiore robustezza nelle fioriture considerate eccezionali dai botanici anche per i colori dei petali. La prima pianta arrivò dalla Reggia di Caserta alla fine del �700 e la misero al cimitero per allietare il sonno dei defunti. Nell´800 i contadini diffusero la coltura delle camelie nei giardini e nelle serre. Benemerita l´opera di Ettore Rolando, generale in pensione che portò delle specie da Giappone, Nuova Zelanda, Cina, Australia e Stati Uniti avviando la trasformazione che ha portato la produzione destinata ai mercati di mezzo mondo. Domani e domenica c´è la possibilità di scoprire questo mondo suggestivo per iniziativa del Comune, della Pro Loco e dell´associazione Calliope. Nei giardini antichi del centro ci saranno più di 5mila piante di 60 varietà diverse. Incontri ravvicinati anche con altre tradizioni: il corteo storico, la pittura, la musica, gli artisti di strada. E i percorsi per le degustazioni dei prodotti tipici. A cominciare ovviamente dal tè verde estratto dalle foglie della pianta protagonista della festa.

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usa, arriva l'eco-dazio è subito lite con la cina - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 20-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 24 - Economia Il governo vuole penalizzare l´import che non rispetta i tetti di CO2 Usa, arriva l´eco-dazio è subito lite con la Cina FEDERICO RAMPINI dal nostro corrispondente PECHINO - Si tinge di verde l´ultima tentazione protezionista. La Cina e il Messico hanno reagito duramente alle nuove barriere agli scambi, già varate o proposte dall´Amministrazione Obama in nome della difesa dell´ambiente. Da Pechino è arrivata una secca messa in guardia contro l´idea in discussione negli Stati Uniti, di introdurre una nuova carbon-tax � o meglio un "dazio carbonico" � sulle importazioni in provenienza da paesi che non adottano tetti alle emissioni di CO2. La proposta potrebbe colpire pesantemente i prodotti made in China sul mercato americano. L´idea di un dazio ambientalista è stata discussa esplicitamente dal nuovo segretario Usa all´Energia Steven Chu (che per un´ironia della sorte è etnicamente cinese-americano) in un´audizione al Congresso questa settimana. La sua genesi è legata alla svolta di Obama sul cambiamento climatico e le politiche ambientali. Capovolgendo la linea di George Bush, il presidente ha deciso che gli Stati Uniti adotteranno quanto prima un tetto alle emissioni di CO2 per l´industria americana, legato alla creazione di un mercato per i diritti di emissioni carboniche, cioè un sistema analogo a quello già in vigore nell´Unione europea. Affinché le imprese americane non si trovino in una situazione di svantaggio competitivo rispetto alla concorrenza estera, Steven Chu ha annunciato che l´Amministrazione Obama sta esaminando una serie di ipotesi: tra queste appunto la possibilità di colpire con un "dazio verde" i prodotti in provenienza da paesi che non applicano tetti alle emissioni di CO2 per le loro imprese. Si tratta in particolare delle potenze emergenti quali Cina e India. La Repubblica Popolare aderì a suo tempo al Trattato di Kyoto per la lotta al cambiamento climatico, ma avvantaggiandosi di una clausola prevista per i paesi emergenti che la esenta dal fissare limiti alle emissioni carboniche. La reazione di Pechino è stata una dura condanna. Xie Zhenhua, capo del comitato governativo sul cambiamento climatico, ha dichiarato: «Ci opponiamo all´uso della questione ambientale come un pretesto per praticare il protezionismo. La lotta al cambiamento climatico è una cosa e la Cina sta facendo la sua parte; introdurre dazi sulle importazioni è un´altra cosa, sono questioni ben separate che vanno affrontate in ambiti diversi». La Repubblica Popolare si sente nel mirino sia per l´alto attivo commerciale verso gli Stati Uniti, sia perché dall´anno scorso ha superato gli Usa per il volume di emissioni carboniche rilasciate nell´atmosfera. Tuttavia il governo di Pechino sottolinea che il balzo cinese nelle emissioni di CO2 è solo recente mentre il cambiamento climatico è stato provocato da decenni di inquinamento nei paesi di vecchia industrializzazione. Inoltre i leader cinesi accusano le multinazionali occidentali di avere delocalizzato le produzioni più inquinanti nei paesi emergenti. Lo scontro tra Pechino e Washington conferma che si è aperto un nuovo fronte nella marea montante del protezionismo, questa volta all´insegna delle politiche ambientali. L´Amministrazione Obama deve affrontare in casa propria le resistenze di una parte del mondo industriale. In piena recessione molte imprese americane lamentano che l´introduzione dei tetti alle emissioni di CO2 e di un mercato per i permessi sul modello europeo non farà che appesantire i costi di produzione e aggravare le difficoltà del tessuto produttivo. Di qui la tentazione di offrire in contropartita una protezione contro la concorrenza cinese. Un gesto analogo � e già entrato in vigore � ha infiammato nei giorni scorsi le relazioni tra Stati Uniti e Messico. Cedendo a un´antica richiesta del potente sindacato dei camionisti Teamsters, nonché di associazioni ambientaliste come il Sierra Club, l´Amministrazione Obama ha sospeso la libertà di accesso ai Tir messicani finché non rispettano le normative ambientali e di sicurezza degli Stati Uniti. La libera circolazione dei Tir in tutto lo spazio nordamericano era stata prevista dal trattato di libero scambio Nafta, firmato da Bill Clinton.

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Il Fondo per le Pmi serve subito (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-20 - pag: 2 autore: «Il Fondo per le Pmi serve subito» Marcegaglia: 1,5 miliardi spendibili quest'anno - Le banche non hanno più alibi Lina Palmerini PISA. Dal nostro inviato Il tempo è il fattore-chiave di questa crisi. Ed è la velocità delle contromisure che consentiranno di «tenere in vita le imprese e mantenere i posti di lavoro ». Emma Marcegaglia incalza il Governo sulla tempestività degli interventi e, a due giorni dal faccia a faccia con il premier a Palazzo Chigi, chiede che i soldi del Fondo di garanzia siano effettivamente disponibili già quest'anno. «Ci è stato assicurato che verrà rifinanziato per 1,5 miliardi ma è molto importante che l'emendamento sia scritto in modo che queste risorse siano spendibili tutte nel 2009. Per dare un giudizio positivo aspettiamo di leggerlo». L'emergenza, dunque, non consente di spalmare gli stanziamenti tra quest'anno e il prossimo come sembra sia tra le ipotesi dell'Esecutivo.Il presidente di Confindustria parla del colloquio con il presidente del Consiglio «da cui ho potuto cogliere che c'è la percezione della gravità della crisi perché nelle sue stesse aziende registra alcuni cali di fatturato» ma il problema, ripete, «è mettere in atto subito le misure». Arriva a Pisa, al Festival di Manifutura organizzato da Pierluigi Bersani e Vincenzo Visco e, nel suo breve intervento dal palco, Marcegaglia si rivolge direttamente alle banche. «Emetteranno i Tremonti bond e ci sarà il fondo di garanzia, dunque, non avranno più alibi per non dare i soldi alle imprese e ai cittadini ».Alla tavola rotonda –a cui partecipano anche Guglielmo Epifani e Roberto Colaninno – si parla di crisi e di riorganizzazione industriale. E soprattutto di stretta creditizia. «Bisognerà che le banche facciano il proprio mestiere fino in fondo», insiste il leader degli Industriali, «situazioni di restrizione del credito, che oggi ci sono, devono diminuire altrimenti avremo aziende che non riusciranno più a stare sul mercato, anche aziende sane con buoni prodotti e buona capacita di fare innovazione e ricerca». Fare previsioni è difficile. Conta il contesto internazionale, la capacità di traino di Cina e India, tuttavia «sono tra chi continua a dire che potremmo uscire dalla crisi a partire dal 2010», dice Marcegaglia commentando i dati negativi dell'export che non parlano solo di una «domanda mondiale in crisi »ma –peggio –di un «rischio-protezionismo che può essere fatale a un Paese come l'Italia». Quel che serve è «una task force internazionale per monitorare il protezionismo e che gli accordi del Doha round possano concludersi nel minor tempo possibile» auspica la presidente di Confindustria che, per le vicende nazionali, fa suo l'appello di Giorgio Napolitano sull'«unità e la collaborazione tra istituzioni, forze politiche e parti sociali». La crisi non consente conflitti ma per Marcegaglia può essere l'opportunità per fare riforme necessarie: «Affrontare il tema della spesa pubblica improduttiva, delle province, e il tema del welfare riequilibrando una spesa sociale sbilanciata verso le pensioni per spostarla su giovani, donne e famiglie». Hanno un'impronta decisamente più cupa le previsioni di Epifani e Visco che parlano di un calo del Pildell'ordine del 3-4 per cento, «un arretramento grave che si trascinerà anche nel 2010», stima il segretario della Cgil attaccando il Governo «che non fa nulla e non ha messo soldi su questa crisi fatta eccezione per i 12 miliardi per le banche ». E lo stesso allarme che lancia Bersani sulle «abbassamento delle asticelle sulla fedeltà fiscale » si ritrova nelle parole di Visco che parla di «un collasso delle entrate» e di Epifani che in-siste: «L'evasione è aumentata mentre è cresciuta la pressione sul lavoro dipendente e sulle pensioni». In mattinata il confronto sulle ricette anti-crisi era stato tra Bersani e il ministro Claudio Scajola. «Tassare i redditi medio-alti deprime la domanda: la strada per la ripresa è il piano casa», aveva detto il ministro annunciando l'incontro di martedì con le Regioni e la conferma che il piano metterà in moto 60 miliardi. OPPOSIZIONE E SINDACATI Visco: Pil in calo del 3-4% Bersani: attenzione alla ripresa dell'evasione fiscale Epifani: dall'Esecutivo risorse solo per i banchieri

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Polemiche in Cina sul no a Coca-Cola (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-20 - pag: 11 autore: Pechino. Huiyuan Juice contro il Governo Polemiche in Cina sul no a Coca-Cola Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente China Huiyuan Juice Group piange e si dispera per il mancato matrimonio con Coca-Cola. «L'operazione avrebbe realizzato una serie di sinergie tra le due società, consentendo lo sviluppo di attività congiunte nel settore della produzione agricola e della trasformazione di succhi di frutta», avverte un comunicato diffuso ieri sera dal colosso cinese delle bibite. Per il quale, il day after al no del Governo cinese all'acquisizione di Coca-Cola è stato un giorno terribile: alla Borsa di Hong Kong, i titoli della società sono stati sospesi più volte per eccesso di ribasso, e hanno chiuso la seduta con una perdita del 20 per cento. Insomma, il mercato non ha gradito la bocciatura del takeover di Coca-Cola su Huiyuan Juice da parte di Pechino che, appellandosi alla legge antimonopolio, ha ritenuto che l'acquisizione avrebbe danneggiato sia la concorrenza, che i consumatori cinesi. A giudicare dai toni polemici del comunicato, non hanno gradito neppure gli azionisti di Huiyuan Juice. Reazione comprensibile. Lo scorso settembre, Coca-Cola aveva messo sul piatto 2,4 miliardi di dollari per acquisire la totalità del re dei soft drink cinesi, offrendo ai soci della società un ricco premio rispetto alle quotazioni di mercato. Il nocciolo duro di Huiyuan Juice (è composto da Zhu Xinli, presidente della compagnia, con il 36%; Danone con 23%; e il fondo di private equity americano Warburg Pincus con il 6.8%) aveva subito detto entusiasticamente di sì. Ma prima di far cassa e consegnare l'azienda nelle mani di Coca-Cola, serviva il semaforo verde del Governo. Che invece, mercoledì, ha impedito l'operazione, tirandosi addosso le critiche di protezionismo della stampa internazionale. Accuse che la Cina ha rinviato subito al mittente. «La decisione non è stata dettata da considerazioni di tipo protezionistico, ma rappresenta una valutazione oggettiva della legge antimonopolio», ha dichiarato ieri il portavoce del ministero degli Esteri. «La politica cinese di apertura verso gli investimenti stranieri non è mai cambiata ». MATRIMONIO MANCATO Dura reazione della società cinese: «Con lo sviluppo di attività congiunte l'operazione avrebbe consentito forti sinergie»

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Fiat-Chery, stop all'intesa in Cina (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-03-20 - pag: 42 autore: Auto. Slitta almeno al 2010 l'avvio della joint venture che doveva produrre 175mila vetture all'anno Fiat-Chery, stop all'intesa in Cina Il titolo del Lingotto mette a segno un altro balzo (+9,9%) a 4,71 euro Laura Galvagni Un primo segnale era arrivato già a gennaio scorso quando l'amministratore delegato, Sergio Marchionne, aveva fatto intuire che le iniziative non essenziali per il futuro della Fiat sarebbero state rinviate. Ieri, però, il presidente di Chery, Yin Tongyao, ha messo nero su bianco quello che già si poteva evincere da alcuni nuovi target del Lingotto: la joint venture per lo sbarco in Cina del gruppo automobilistico slitta di almeno un anno. «Abbiamo rallentato il progetto di joint venture con Fiat - ha detto a margine di una conferenza stampa il numero uno cinese - la produzione dunque non inizierà quest'anno come originariamente previsto, ma non abbiamo accantonato il progetto ».Chery ha annunciato di aver deciso di rinviare l'accordo con Torino a causa del cambiamento delle condizioni di mercato. Un contesto che ha spinto lo stesso Marchionne ad assumere posizioni prudenti. Non a caso, qualche settimana fa il manager, in un'intervista a Automotive News, ha sottolineato di aver «completamente rivisto i progetti in cantiere per la prima metà del 2009 ».E tra questi,ovviamente, anche l'accordo cinese. Nell'agosto 2007 Fiat ha annunciato la firma di un memorandum d'intesa con Chery per la costituzione di una joint venture finalizzata alla produzione e distribuzione di vetture Alfa Romeo (tra cui la 159)e Fiat e potenzialmente anche Chery. L'obiettivo era far uscire dagli stabilimenti circa 175 mila vetture all'anno, sufficienti per raggiungere il target delle 300 mila auto vendute in Cina nel 2010 fissato dal piano 2007- 2010. A gennaio, però, Fiat ha rivisto l'obiettivo. Nell'annunciare che il rientro dell'Alfa Romeo negli Stati Uniti sarebbe slittato al 2011, il Lingotto ha anche abbassato a 50mila il numero delle auto da immatricolare in Cina nel 2010. Una cifra che rende di fatto non necessario l'avvio a stretto giro della joint venture. Ragion per cui è difficile prevedere se il dossier verrà concretamente riaperto già il prossimo anno. Alla luce anche del fatto che solo a febbraio, dopo cinque mesi difficili (a gennaio le immatricolazioni sono scese dell'8%), e solo grazie al piano di sostegno governativo, il mercato dell'auto cineseè tornato a crescere (+24%). Insomma, Fiat, che in quanto azionista di Chrysler si prenderà carico del 35% del debito che Detroit contrarrà con il governo, sembra volersi concentrare sui mercati storici magari consolidando la propria presenza grazie ad un'altra alleanza di peso dopo quella americana. E Peugeot, per diversi osservatori, continua ad essere uno dei candidati. Ieri,però,Christian Streiff,amministratore delegato di Psa Peugeot Citroen, ha raffreddato gli animi. In un'intervista a Manager Magazin, in edicola oggi, Streiff ha dichiarato che «un'alleanza tra due costruttori simili sarebbe estremamente difficile» e «improbabile». Il manager ha però aggiunto: «Non voglio escludere alcuna alleanza. Noi stiamo cercando un partner complementare che ci completi sia a livello dei modelli sia a livello geografico ». Esattamente, in fondo, come è successo tra Fiat e Chrysler, il cui a.d. Bob Nardelli a proposito del costruttore italiano ieri ha dichiarato: «ha quanto noi non abbiamo ed è quanto noi non siamo ». Intanto, il titolo Fiat ha segnato un altro balzo in Borsa: le azioni sono salite del 9,91% a 4,71 euro. LE ALLEANZE La Chrysler ripagherà i debiti verso il Governo Usa anche grazie alla partnership con Fiat che si accollerà il 35% del suo scoperto

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IN CERCA DEL BENE SULLE ORME DI BRECHT Mariangela Melato è la straordinaria doppia protagonista di Anima buona nella versione Bruni-De Capitani (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 21-03-2009)

Argomenti: Cina

IN CERCA DEL BENE SULLE ORME DI BRECHT Mariangela Melato è la straordinaria doppia protagonista di «Anima buona» nella versione Bruni-De Capitani MARIA GRAZIA GREGORI Come faccio a fare il bene se i prezzi sono alle stelle?» Nella scena purpurea dove le lanterne rosse si mescolano ai costumi quotidiani di una Cina di ieri e di oggi, sono queste le parole chiave dell'Anima buona del Sezuan di Bertolt Brecht di Mariangela Melato, Ferdinando Bruni e Elio De Capitani andata in scena con successo al Teatro della Corte dello stabile genovese. Come si fa - si chiede e ci chiede B.B. - a essere «buoni» quando tutto frana, il denaro manca e l'istinto della sopravvivenza ma anche quanto di «cattivo» c'è in noi lotta per farcela? Compito immane, la bontà, in una società dove tutti si può essere allo stesso tempo sfruttati e sfruttatori, coraggiosi e vigliacchi, ammettono le tre scalcinate divinità scese sulla terra nel Sezuan alla ricerca di un essere speciale che non esiste o quasi visto che l'unica che gli apre la casa è la prostituta Shen te. Trionfo della logica del dubbio, ma anche del «doppio» - buono/cattivo, maschio/femmina - così cari all'autore che qui sviluppa in modo strepitoso quest'idea: Shen te è, a un tempo, la prostituta credulona, pronta a innamorarsi di quel mascalzone dell'aviatore Yang (un irruente Gianluca Gobbi) ma è anche il duro Shui ta gabellato per cugino che fa affari sulle spalle degli altri, in un vertiginoso alternarsi di identità, di abiti cambiati sotto i nostri occhi. Shen te e Shui ta «sono» Mariangela Melato, grandissima attrice che sa trovare dentro di sé la forza e il segno, la maschera e la camminata della donna che diventa uomo e dell'uomo che torna donna. Melato disegna un grande, inquietante personaggio che rivela l'assoluta tenerezza e la feroce «normalità» del male attorno al quale ruotano con le loro piccole storie tutti gli altri, dall'acquaiolo Wang (Federico Vanni), alla madre dell'aviatore (Orietta Notari), dal barbiere di buon cuore di Roberto Alighieri alle donne maneggione di Rachele Ghersi e Margherita Di Rauso. UNA CINA DIETRO CASA I tempi sono cambiati dicono Bruni e De Capitani (loro anche la grintosa versione italiana della commedia) con una regia che nasce da uno sguardo forte e motivato, da un approccio contemporaneo. Una storia che non si svolge più in un presunto luogo fiabesco: il Sezuan sappiamo dov'è e sappiamo anche che recentemente ha subito un devastante terremoto. La Cina è vicina, cari signori, come lo è la povertà che nasce dalle crisi economiche che ahinoi conosciamo bene. Allo stesso modo tutto si trasforma in questo spettacolo spesso seducente a partire dalla bella scena di Andrea Taddei (suoi anche i costumi) che passa dagli stilizzati elementi orientali alle ciminiere di un oriente dietro casa nostra dove il sole è sempre quello come lo sono la luna, l'amore e il siparietto brechtiano a mezza altezza. Con tanto di epilogo detto al proscenio dalla protagonista: che fare, caro pubblico, perché il finale sia meno amaro e il buono non sia sempre battuto? Anche questo ci riguarda, qui e ora. L'anima buona del Sezuan di Brecht versione it. di Bruni e De Capitani Regia di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani Scene e costumi di Andrea Taddei Con M. Melato, G. Gobbi, R. Alinghieri, ecc. Genova, Teatro della Corte fino al 9 aprile ****

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sequestrati migliaia di gormiti falsi, esami sulla tossicità (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 21-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina III - Firenze Sequestrati migliaia di Gormiti falsi, esami sulla tossicità Sono stati sequestrati dalla guardia di finanza di Firenze, in un magazzino a Sesto Fiorentino, oltre 630 mila Gormiti contraffatti prodotti in Cina. I Gormiti sono pupazzetti di plastica da collezione realizzati, nella versione originale, da Giochi Preziosi. I falsi Gormiti saranno ora analizzati per capire se contengono vernici tossiche. Il container era arrivato con un treno merci a Padova, e successivamente, i giocattoli sono stati consegnati in Toscana ad una ditta di cui è titolare una donna cinese, che è stata denunciata ma si è resa irreperibile. MONTANARI A PAGINA V

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gormiti falsi, rischio di tossicità vero - laura montanari (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 21-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina VII - Firenze Gormiti falsi, rischio di tossicità vero La Finanza sequestra 630mila confezioni dei piccoli mostri contraffatti in Cina LAURA MONTANARI Hanno copiato anche i mostriciattoli di plastica, i minipupazzi da collezione. Non più soltanto borse, occhiali, giubbotti e abiti firmati, adesso dalla Cina arrivano pure i Gormiti taroccati. In tutto simili agli originali eccetto il colore che ha sfumature leggermente diverse. Ora proprio gli accenti differenti delle colorazioni saranno esaminati per capire se siano state usate sostanze tossiche. La Guardia di Finanza di Firenze ha intercettato 630mila confezioni con le copie dei celebri guerrieri dell´isola di Gorm inventati da un ingegnere fiorentino, Leandro Consumi e diventati un giocattolo di successo del Gruppo Preziosi. Nelle scatole c´erano migliaia di esemplari replicati a partire dai quaranta personaggi che fanno parte della terza serie, con tutti i suoi popoli, quello del Bene e quello del Male, della Foresta, della Terra, del Mare e i vari personaggi, dal Tormentoso Sabis a Muschioantico, da Helico il Guardingo, a Beccoduro il Picchiatore, dal Sommo Luminescente al suo nemico giurato, Obscurio, signore del popolo delle Tenebre, via via a tutti gli altri. Mostri contraffatti, fabbricati in Cina e approdati illegalmente in Italia. I falsi Gormiti, piccoli guerrieri di plastica di 30-35 centimetri, venivano importati in Italia da una quarantenne cinese titolare di una ditta individuale con sede a Sesto Fiorentino. La donna, denunciata, si è già resa irreperibile e la ditta, secondo gli accertamenti dei finanzieri, era soltanto un prestanome: la partita Iva era stata attivata e mai utilizzata, per esempio. Il maxi-sequestro è scattato due giorni fa in un deposito di Sesto dove gli scatoloni erano da poco arrivati via Tir da Padova ed erano in transito in attesa di essere consegnati a chi li aveva ordinati. Secondo le prime indagini, i Gormiti taroccati e importati dalla Cina venivano distribuiti tramite una società veneta: da lì passavano a un grossista di giocattoli che si occupa del mercato toscano e che credendo di avere in mano prodotti originali li consegnava ai negozi (senza nessuno sconto, a prezzi normali). Nei prossimi giorni, alcuni campioni dei falsi guerrieri saranno analizzati da esperti dell´Istituto Superiore di Sanità per controllare l´eventuale impiego di sostanze tossiche nel ciclo di produzione che è avvenuto tutto in Cina. L´operazione della Guardia di Finanza fiorentina è stata condotta in collaborazione con gli ispettori del «Gruppo Giochi Preziosi» ha consentito l´immediato ritiro dei prodotti dal mercato.

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il rimorso del soldato zhang si pente, viene arrestato - federico rampini pechino (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 21-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 41 - Esteri Ha pubblicato sul web un appello al presidente nella lettera il dolore per la strage di 20 anni fa Il rimorso del soldato Zhang si pente, viene arrestato è il primo dei militari che parteciparono alla repressione a osare tanto Ha chiesto di aprire un dibattito in Cina sulla tragedia del 4 giugno ´89 FEDERICO RAMPINI PECHINO dal nostro corrispondente Vent´anni sono ancora pochi, secondo i leader cinesi, per affrontare il tabù di Piazza Tienanmen. L´avvicinarsi dell´anniversario di quel massacro rende il regime ancora più refrattario e irascibile, per il timore di nuove proteste. Ieri ne ha fatto le spese un ex soldato, il primo "pentito" della repressione armata. Zhang Shijun, 40 anni, è stato prelevato a casa sua dalla polizia nella città di Tengzhou. La moglie ha perso ogni contatto con lui. La polizia non rivela dove è prigioniero. Il suo crimine: Zhang è il primo militare ad avere espresso pubblicamente il suo rimorso, per avere partecipato alla sanguinosa caccia agli studenti quel 4 giugno 1989. Una denuncia imperdonabile la sua, perché viene da un uomo che quel giorno vestiva la divisa dell´Esercito Popolare di Liberazione, mobilitato da Deng Xiaoping per schiacciare la primavera della democrazia. Un gesto intollerabile perché Zhang, dopo aver spedito decine di lettere all´attuale presidente Hu Jintao, senza mai ottenere risposta, il 6 marzo ha pubblicato su Internet il suo appello al numero uno del regime. In quella invocazione apparsa online, Zhang supplicava Hu Jintao con queste parole: «Usi la sua saggezza per riaprire un dibattito nazionale sul bilancio della tragedia del 4 giugno, l´evento della storia recente che ancora tanti cinesi devono ricordare soffocando il pianto». Prima di scomparire nelle mani della polizia, due giorni fa l´ex militare-dissidente aveva raccontato la sua storia. «Per me la vita si è fermata, con la mente continuo a ritornare agli eventi terribili cominciati nella notte del 3 giugno». Zhang ha 16 anni quando entra nell´Esercito di Liberazione Popolare, 54esimo battaglione, 162esima divisione motorizzata, nella città di Anyang. Tre anni dopo, quando il movimento di contestazione dilaga in Cina, con l´epicentro tra gli studenti di Pechino, il suo reparto è fra quelli che vengono mobilitati per raggiungere la capitale. Ci arriva il 20 aprile 1989 e si accampa alla periferia meridionale, mentre gli studenti continuano a occupare la piazza-simbolo del potere. Sono giornate di tensione estrema, il partito comunista è spaccato tra i fautori del dialogo e l´ala intransigente. Nella notte del 3 giugno i falchi sotto la guida di Deng hanno vinto definitivamente la partita, parte l´ordine di assalto per le truppe. Zhang ricorda testualmente quel dispaccio diramato alla sua colonna di blindati: «Dirigetevi su Piazza Tienanmen, occupatela, ripulitela». Lui quel giorno non ha armi in dotazione, appartiene a un reparto di soccorso ai feriti. Forma un cordone con altri soldati per "chiudere" il lato sud della piazza, tra un fast-food Kentucky Fried Chicken e il mausoleo di Mao Zedong. Sui dettagli di quel che avviene nelle ore successive dice che «è ancora sconvolgente parlare oggi». Allude a suoi compagni in divisa che «sparano alla schiena contro studenti e civili indifesi». L´orrore per Zhang è immediato. E già allora non lo nasconde. Appena tornato alla sua caserma fa richiesta di abbandonare le forze armate «perché non era previsto che tra i nostri doveri ci fosse quello di combattere contro il popolo cinese». E´ un gesto che gli costerà caro. Il 14 marzo 1992 viene arrestato e condannato, senza processo, a tre anni di lavori forzati in un laogai (campo di concentramento) per "crimini politici". Zhang non riuscirà mai a ottenere una motivazione per quella sentenza. Il silenzio del regime gli è familiare. Un mistero continua ad avvolgere, vent´anni dopo, perfino il numero delle vittime di Piazza Tienanmen. Duemila morti, secondo le associazioni umanitarie internazionali che hanno raccolto testimonianze degli esuli. L´associazione delle "madri di Tienanmen" implora da anni il governo di Pechino di dare almeno la sua verità storica su quel massacro. Impossibile: il bilancio delle vittime resta un segreto di Stato. L´ex soldato Zhang non ha mai smesso di battersi. Liberato dal campo di lavoro, ha iniziato a scrivere lettere ai leader di governo. Con l´arrivo di Internet si è impadronito della nuova tecnologia per comunicare con altri dissidenti. Ha sempre sperato, con il suo esempio, di «ispirare altri ex soldati, perché rompano il silenzio e raccontino come vissero quella terribile esperienza». Molti suoi commilitoni di allora devono conservare ricordi terribili che non hanno potuto confidare. Nessuno sembra fiero di aver partecipato a quella pagina di storia tragica L´Esercito Popolare di Liberazione regalò un orologio commemorativo ai soldati mobilitati in quei giorni di legge marziale. Pochi lo hanno mai mostrato al polso.

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- (segue dalla prima pagina) maurizio ricci (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 21-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 38 - Cronaca Le pile di nuova generazione sono il petrolio del futuro E la corsa a occupare il mercato rischia di diventare una guerra. Non solo in vista della crescita del mondo digitale ma anche per lo sviluppo del trasporto elettrico Un affare, quello delle auto, da 14 miliardi di dollari l´anno Il 95 per cento dei produttori è in Estremo Oriente, tra Giappone, Corea del Sud e Cina Aumentano gli accordi tra le case automobilistiche e chi costruisce generatori hi-tech (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) MAURIZIO RICCI (segue dalla copertina) La batteria l´abbiamo già inventata due volte. A stare a quanto dicono alcuni archeologi, un reperto di 2.500 anni fa, trovato a Baghdad nel 1932, un bastone di ferro infilato in un cilindro di rame, sarebbe, in realtà, una rudimentale pila. Con un po´ di liquido acido dentro, poteva generare una debole corrente elettrica, più o meno come un limone in cui abbiate infilato due striscette di rame e zinco, classico esperimento da scuola media. Probabilmente, serviva a lucidare il metallo, per far brillare il rame come oro. Per saltare dai falsi protostorici di bigiotteria alla pila vera e propria, comunque, bisogna aspettare l´Ottocento e Alessandro Volta. Seguono anni di vertiginoso progresso tecnologico. Nel 1859, siamo già alla prima batteria ricaricabile: la pila a piombo e acido solforico di Gaston Planté. E lì, più o meno, siamo rimasti. La batteria che, tutte le mattine, mette in moto (se non l´avete lasciata con i fari accesi) la vostra macchina è, ancora, in buona sostanza, quella di Planté. Esattamente come le pilette che alimentano, oggi, la nostra macchina fotografica sono sorelle di quelle con un conduttore solido, anziché liquido, che per primo realizzò Carl Gassner all´epoca di Bismarck. Bisognerebbe, insomma, inventare la batteria una terza volta. Invece, la pila resta, tuttora, sostanzialmente una scatola piena di elementi chimici che producono elettricità, secondo principi e processi, noti da decenni. Senza un salto di qualità, quindi, per dirla con Buchanan, siamo fermi agli ingegneri «che, ogni anno, strizzano qualche goccia di potenza in più dalla vecchia tecnologia». Questo non significa che non ci siano stati progressi significativi, che hanno reso possibili, tra l´altro, telefonini e computer portatili. Nel campo delle pile ricaricabili, abbiamo superato le batterie a nickel e cadmio (Ni-Cad), che avevano il non trascurabile difetto di doversi scaricare completamente, per potersi ricaricare completamente, perché la batteria memorizzava l´ultima carica ricevuta e, la volta successiva, non ne accettava di più. Siamo arrivati, negli anni ´90, a quelle a nickel e metallo (Ni-Mh) che contengono il 50 per cento di energia in più, rispetto a quelle al cadmio e che questo "effetto memoria" non ce l´hanno. L´ultimo grido sono quelle al litio (Li-ion) che contengono tre volte l´energia delle Ni-Mh e producono il doppio della potenza. Ultimo grido, tuttavia, è una esagerazione: le prime batterie al litio sono di trenta anni fa. E, rapportato al mondo digitale, il progresso nelle batterie rivela uno scompenso esponenziale. Il mondo digitale segue la legge di Moore (la potenza di un chip raddoppia circa ogni due anni), quello delle batterie le leggi naturali. Il risultato è che, come ha notato il mensile americano Wired, le prestazioni delle batterie sono aumentate di 8 volte in 150 anni. Quanto le prestazioni dei microchip aumentano, accrescendo di altrettanto la capacità potenziale dei computer e dei gadget elettronici, in soli sei anni. Per il mondo digitale, insomma, le batterie sono una zavorra storica. I tentativi per liberarsene, infatti, si moltiplicano. Ci sono le celle a combustibile, quelle che danno corpo al miraggio dell´era dell´idrogeno. O le nanotecnologie: tante nanobatterie da disseminare all´interno di un computer, rendendolo più efficiente, perché in grado di rispondere ai suoi diversi requisiti (l´hard disk non ha le stesse esigenze di potenza e voltaggio dello schermo, ad esempio). Per ora, però, tutte queste tecnologie restano nei laboratori. Il futuro prevedibile della batteria è legato alla tecnologia di oggi, quella del litio. Già nel 2005, il litio alimentava 50 milioni di portatili, 800 milioni di telefonini, 80 milioni di macchine fotografiche. Oggi, qualsiasi nuovo prodotto va a litio. Ed è sul litio, dunque, che si sta accendendo una vera e propria guerra industriale. In ballo, allo stato attuale, c´è un mercato globale da 80 miliardi di dollari, dominato dalle potenze dell´Estremo Oriente: Giappone, Corea del Sud, Cina. Se si crede alle proiezioni che fanno a Seul, nel giro di un paio d´anni, la quota di mercato del Giappone (Panasonic-Sanyo) dovrebbe scendere dal 65 al 51 per cento. Quella coreana (Samsung, Lg) salire dal 26 al 35 per cento, mentre quella cinese (Byd) restare intorno al 10 per cento. Buono o meno che sia lo scenario della spartizione, ciò che conta è che il totale delle tre potenze asiatiche farebbe il 95 per cento del mercato. Al resto del mondo resterebbero le briciole. Probabilmente, così andrebbe a finire se la posta in gioco fossero solo le batterie che alimentano il mondo digitale. Troppo poco perché si parli, come si comincia a fare, di "guerra delle batterie". Ma, allora, perché il piano di stimolo di Obama destina 2,5 miliardi di dollari per lo sviluppo di un´industria americana delle batterie? Due miliardi e mezzo di dollari a fondo perduto, per farsi largo in un mercato, già ampiamente presidiato, che cresce del 3-4 per cento l´anno e che ne vale in tutto 80 miliardi? La risposta è che la posta in gioco è molto più ampia: quel mercato da 80 miliardi di dollari è destinato ad esplodere presto. La tecnologia delle batterie è, oggi, cruciale, infatti, perché è la chiave dell´immagazzinamento di energia. Il futuro delle energie alternative è legato a doppio filo alla possibilità di immagazzinare energia, da distribuire anche quando vento e sole non ci sono. è il litio la risposta? Probabilmente no, date le quantità di energia coinvolte. Ma se il litio non serve per le centrali ed è una zavorra per il mondo digitale, c´è un altro settore, che non funziona secondo la legge di Moore, ma quella di natura. è un mercato grande e altrettanto assetato di energia: l´auto, dove le batterie al litio sono più leggere e più facilmente ricaricabili (per esempio alla presa elettrica del garage) di quelle al nickel usate nelle macchine ibride di oggi. Non passa settimana, senza che un´azienda automobilistica non annunci un accordo con qualche industria del settore per la produzione di batterie al litio: la Toyota con Panasonic (cioè con se stessa), la Gm con Lg, la Nissan con Nec, la Mercedes con Johnson Control-Saft. Tutte si posizionano per un futuro che sentono vicino. Un rapporto di un istituto americano, Lux Research, calcola che, se Obama riuscirà davvero a lanciare l´auto elettrica negli Usa, nel 2012 si potrebbe arrivare fino a 5 milioni di macchine vendute, che richiederebbero batterie per un controvalore di almeno 14 miliardi di dollari. Significherebbe, solo all´inizio, aumentare d´un colpo quasi del 20 per cento il mercato globale attuale. Ma c´è tutto questo litio? E quanto costerebbe? Lux Research valuta che, nell´ipotesi più probabile (3 milioni di auto elettriche vendute) occorrerebbero, per le loro batterie, quasi 4 mila tonnellate di litio, circa il 6 per cento dell´attuale produzione annua. Ma se le macchine fossero 5 milioni, con una percentuale più alta di plug-in, cioè ricaricabili in garage (che richiedono batterie con più litio), occorrerebbero 25 mila tonnellate, il 42 per cento della produzione annuale. A produrre, attualmente, però, sono solo Cile, Argentina e Cina. Secondo il servizio geologico americano, metà delle riserve mondiali di litio sono in Bolivia e non sono ancora state toccate. Detto in altre parole, Evo Morales e gli indios boliviani hanno riserve di litio pari a quelle esistenti in tutto il resto del mondo. Sono seduti su un tesoro. E lo sanno benissimo.

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ivan cotroneo sta leggendo - dario pappalardo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 21-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 32 - Cultura IVAN COTRONEO STA LEGGENDO Le donne di Maugham DARIO PAPPALARDO «Ho cominciato a leggere W. Somerset Maugham tardi: due anni e mezzo fa con Schiavo d´amore. Ma da allora continuo a sceglierlo. Mi piacciono le sue storie, i suoi personaggi femminili. Ora sono alle prese con Il velo dipinto (Adelphi, traduzione di Franco Salvatorelli, pagg. 234, euro 18). La protagonista, Kitty, è una donna inglese che sposa un uomo che non ama nel disperato tentativo di precedere le nozze della sorella minore. Con il marito, un batteriologo, va a vivere a Hong Kong. Qui lo tradisce con un vicegovernatore. La scoperta dell´adulterio innesca un sottile gioco psicologico. Invece che affrontare sua moglie, il dottor Frame le impone di seguirla in una regione cinese infestata da un´epidemia di colera. Nella Cina desolata, Kitty cambia. Quello che apprezzo di Maugham è la sua capacità di evitare soluzioni facili. Pagina dopo pagina, la sua protagonista, frivola e per nulla "simpatica" al lettore, diventa una persona migliore, ma non per questo finta. Non c´è nulla di romanzesco nella sua trasformazione. Rimane "donna", più che "personaggio"».

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Baby boom, l'America tenta il bis (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-21 - pag: 13 autore: Baby boom, l'America tenta il bis Record di nati nel 2007: oltre 4 milioni nonostante un welfare «poco amichevole» di Francesco Billari D a cinquant'anni a questa parte, Malia e Sasha sono le più giovani residenti alla Casa Bianca. Sono, inoltre, tra i numerosi bambini che contribuiscono alla continua crescita della popolazione statunitense. La demografia ha un numero "magico": 2,1. è il numero medio di figli per coppia (o per donna, nel calcolo delle statistiche) necessario per riprodurre una generazione, mantenendo un equilibrio della popolazione (senza contare le migrazioni). I dati recentemente pubblicati negli Usa sul 2007 confermano che per il secondo anno consecutivo il numero medio di figli per coppia è pari, quasi magicamente, proprio a 2,1. Da cinquant'anni a questa parte, per la prima volta gli Stati Uniti superano il numero annuo di nati del picco del baby boom: 4,317 milioni.Sembra difficile spiegare l'abbondanza di childrens guardando dalla vecchia Europa, ma anche dalla Cina e dal Giappone. Siamo infatti abituati a pensare, anche grazie a ricerche ben condotte, che si fanno figli laddove esistono politiche sociali che consentano di combinare lavoro e famiglia, oppure che sostengono economicamente le famiglie con figli. Il welfare amichevole nei confronti dei bambini e delle donne sarebbe la chiave per spiegare i livelli di fecondità quasi " americani" della Francia (2,0 nel 2007), contro i bassi livelli di Germania, Italia o Giappone (tra 1,3 e 1,4). Ma negli Usa il welfare è "poco amichevole" per definizione: come spiegare la fecondità da equilibrio? I motivi sono essenzialmente tre. Primo, i figli si fanno da più giovani, e dunque se ne fanno di più. Si diventa spesso genitori da teenager (10,5% dei nati sono da mamme meno che ventenni): questo welfare debole paradossalmente "aiuta" la fecondità. Per vasti segmenti della popolazione l'unico sogno, già a 15 o a 18 anni, è infatti veder crescere un figlio che potrà farcela. Comunque, anche i ceti più privilegiati hanno una fecondità più precoce rispetto all'Italia,dove come sappiamo ogni passaggio all'età adulta (ivi compreso diventare genitori) avviene più tardi. Secondo, la cultura pesa: sopra la media spiccano sia gli ispanici (3,0 figli per donna) sia i nuovi tradizionalisti religiosi (lo Utah dei Mormoni nel 2006 ha il livello più alto tra gli Stati, 2,6). Terzo, il libero mercato contribuisce anche alla più alta natalità. Aiutano la flessibilità del mercato del lavoro e degli orari di vita, lo spazio meno costoso, ma forse anche un atteggiamento più imprenditoriale, più propenso al rischio, nelle scelte familiari. L'esempio Usa mostra come nei Paesi ricchi oggi per avere un equilibrio demografico non è assolutamente necessario avere un welfare forte. Tutto a posto allora? Niente affatto: a una società dinamica e orientata al futuro non basta avere tanti bambini se essa non è in grado di farli crescere come adulti consapevoli e produttivi. Proprio questo è il rischio principale del debole welfare statunitense. Giustamente Obama ha puntato, almeno in campagna elettorale, sugli investimenti in istruzione e sanità oltre che sulla crisi economica. Nella nazione della libera scelta, si è finora ignorato che i bambini non possono essere "liberi" discegliere sul mercato né l'assicurazione sanitaria né la scuola. Si è sempre pensato che fosse ovvio far scegliere ai genitori. Ma i genitori, sappiamo, non sempre possono scegliere nell'interesse del figlio, e a volte anche quelli che possono semplicemente non lo fanno. Inoltre, le diseguaglianze si perpetuano e si moltiplicano quando la famiglia d'origine influenza molto l'accesso sanità e istruzione di qualità. Gli Stati Uniti hanno un tasso di mortalità infantile nettamente superiore rispetto ai Paesi di ricchezza paragonabile; la struttura della famiglia d'origine ha un effetto più elevato sugli esiti scolastici rispetto ad altri 24 Paesi Ocse studiati nell'indagine Pisa 2003. I dati sulle nascite sono tempestivi: quelli appena usciti si riferiscono al 2007. Nonè affatto chiaro quale sarà la reazione demografica alla profonda crisi economica attuale, e quanti saranno i nati del 2008, del 2009 e dei prossimi anni. Ma anche se al boom seguisse un baby bust, rimarrà per gli Usa la generazione di nati più numerosa della storia. è dunque fondamentale puntare oggi all'estensione dell'accesso all'istruzione (anche quella precedente la scuola primaria, tanto latitante oggi quanto fondamentale per la costruzione della persona) e alla copertura sanitaria dell'intera popolazione sotto i 18 anni. Sarebbe altrimenti un immenso spreco per un Paese che sul capitale umano ha costruito la propria fortuna. www.cdc.gov/nchs/data/nvsr/ nvsr57/nvsr57_12.pdf. Lo studio sulle nascite negli Usa al 2007 Uwww.pisa.oecd.org/dataoecd/5/45/35920726.pdf. L'analisi dei dati Pisa-Ocse IL SALTO DI CLASSE Nelle fasce della popolazione meno abbiente l'unico sogno, già a 15 o 18 anni, è far crescere un bimbo che possa avere successo nella società A Washington. La piccola Sasha Obama, 8 anni ( nella foto) la più giovane inquilina (insieme alla sorella Maila, 11 anni) della Casa Bianca da 50 anni ad oggi AP/LAPRESSE

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Entro il 2050 due miliardi di persone in più (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-21 - pag: 13 autore: Scenari. La carica dei poveri Entro il 2050 due miliardi di persone in più di Joel E. Cohen * L a rapida crescita della popolazione globale non è terminata: oggi l'aumento si aggira attorno ai 75-80 milioni di persone l'anno, cioè una nuova popolazione pari a quella statunitense che va ad aggiungersi a quella mondiale ogni quattro anni circa. Se per arrivareal miliardo di persone c'è voluto dall'inizio dei tempi fino ai primi del XIX secolo, oggi per aggiungere un miliardo di esseri umani agli abitanti del mondo bastano solo 13-14 anni. Si stima che la popolazione mondiale toccherà i 9,2 miliardi entro il 2050, a seconda dei tassi futuri di natalità e di mortalità. Quest'aumento che si prospetta tra il 2009 e il 2050 supera da solo i due miliardi, che era la popolazione totale del mondo nel 1930. Le scelte di pianificazione familiare compiute oggi e domani contribuiranno a determinare la dimensione futura della popolazione umana. Nell'improbabile eventualità che la fertilità si mantenga ai livelli attuali, senza alcun declino, la popolazione arriverà nel 2050a 11,9 miliardi, quasi raddoppiando rispetto ai6 miliardi del 1999. La proiezione dei 9,2 miliardi presuppone che la pianificazione familiare sarà praticata più ampiamente e che la tendenza verso famiglie più piccole si consoliderà. Ma se, rispetto a quest'ipotesi, in media una donna su due avesse un figlio in più, la popolazione mondiale potrebbe raggiungere nel 2050 i 10,8 miliardi; mentre se in media una donna su due avesse un figlio in meno,la popolazione mondiale potrebbe essere nel 2050 di 7,8 miliardi.Una differenza di un singolo figlio per donna da oggi al 2050 modifica dunque la proiezione di tre miliardi, ossia l'equivalente dell'intera popolazione mondiale del 1960. L'intera crescita della popolazione nei prossimi 45 anni dovrebbe avvenire virtualmente nelle regioni che oggi sono meno sviluppate economicamente. Tra il 2005 e il 2050 la popolazione come minimo triplicherà in Afghanistan, Burkina Faso, Burundi, Ciad, Congo, Repubblica Democratica del Congo, Timor Est, Guinea-Bissau, Liberia, Mali, Niger e Uganda. Questi Paesi sono trai più poveri della Terra. A dispetto degli elevati tassi di mortalità in ogni fascia d'età, le popolazioni dei Paesi meno sviluppati crescono più velocemente di quelle dei Paesi ricchi, perché nei primi gli indici di natalità sono molto più alti che nei secondi. Metà dell'incremento demografico globale si verificherà in appena nove nazioni. Elencate secondo l'ordine di grandezza del loro contributo stimato, sono India, Pakistan, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Bangladesh, Uganda, Stati Uniti, Etiopia e Cina. Al contrario,sono 51i Paesi o le aree –per la maggior parte fra quelle più sviluppate economicamente – che vedranno ridursi la loro popolazione tra oggi e il 2050. La Germania dovrebbe scendere da 83 a 79 milioni di persone, l'Italia da circa 60 a 51 milioni, il Giappone da 128 a 112 milioni. Ma il caso più drammatico è quello della Federazione Russa, che passerà da 143 a 112 milioni, ritrovandosi con una popolazione numericamente di poco inferiore a quella del Giappone. Le migrazioni hanno uno scarso effetto immediato sulle dimensioni della popolazione globale, ma potrebbero contribuire al rallentamento della sua crescita. I migranti che si spostano da regioni ad alta fertilità a regioni a bassa fertilità spesso adottano, così come i loro figlie nipoti, i modelli della nuova patria, anche se con un certo ritardo. Si stima che tra il 2005 e il 2050 le regioni più sviluppate registreranno l'afflusso di circa 2,2 milioni di nuovi immigrati all'anno,circa la metà dei quali diretti negli Usa. Ipotizzando che i recenti livelli di migrazione si mantengano inalterati, i 98 milioni di migranti che secondo le stime si sposteranno verso le regioni sviluppate nel periodo 2005-2050 compenseranno in larga misura la prevista perdita di 73 milioni di persone in quelle aree. Queste proiezioni, però, presentano un margine d'incertezza ancora più grande di quelle relative agli indici di natalità e morta-lità, perché le future tendenze migratorie internazionali sono soggette - più della maggior parte delle altre variabili demografiche - alle scelte politiche dei Governi nazionali, il che rende evidentemente più difficile avanzare delle previsioni. * Rockefeller e Columbia University

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Fiat, sarà Gaig il nuovo socio per produrre auto in Cina (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-03-21 - pag: 39 autore: Industria. Dopo lo stop all'alleanza con Chery, il Lingotto stringe con la Guangzhou Fiat, sarà Gaig il nuovo socio per produrre auto in Cina La Linea, la Bravo e la Grande Punto verrebbero fatte a Canton Luca Vinciguerra SHANGAI. Dal nostro corrispondente Chiusa la porta di Chery, Fiat ne riapre subito un'altra con Guangzhou Automobile Industry Group (Gaig). La casa automobilistica di Canton potrebbe essere la futura partner del Lingotto, ormai da un oltre un anno alla ricerca di un socio con cui riavviare la produzione di auto oltre la Muraglia. Secondo fonti cinesi del settore, le trattative tra Fiat e Gaig sono in corso ormai da qualche tempo. Ad ammetterlo, giusto qualche giorno fa, è stato lo stesso amministratore delegato della società cinese, Zeng Qinghong. «Una joint venture con Fiat è un'ipotesi molto realistica », ha dichiarato il numero uno di Gaig, mettendo in subbuglio tutto il settore automotive. Probabilmente, è anche questa la ragione che l'altro ieri avrebbe spinto Chery - la casa automobilistica dell'Anhui già promessa sposa a Fiat - a chiamarsi fuori dalla partita, annunciando molto diplomaticamente che, a causa del deterioramento della congiuntura internazionale, «il piano che prevedeva la produzione di autovetture insieme a Fiat è stato rinviato». In realtà, quello stesso piano è semplicemente scivolato su un altro tavolo: quello di Gaig. Con questa, la casa torinese avrebbe intenzione di produrre a Canton le sue vetture più popolari, e cioè Linea, Bravo e Grande Punto. L'ipotesi di costruire in Cina l'Alfa Romeo, di cui si era molto parlato durante il negoziato con Chery, dovrebbe invece essere rinviata a una valutazione successiva. Sotto il profilo industriale, sembrerebbe un matrimonio perfetto. Gaig è una casa automobilistica solida, efficiente, tecnologicamente avanzata, e anche molto profittevole. Ma soprattutto è un'azienda abituata a lavorare con i grandi costruttori stranieri, giacché da anni è la piattaforma cinese di Honda e Toyota. Non è un caso che il severo piano di ristrutturazione del settore automobilistico annunciato qualche settimana fa dal Governo abbia inserito Gaig tra le "Big 8" che dovranno farsi carico dello sviluppo delle quattroruote cinesi. Il gruppo di Canton ha un solo neo: avendo sempre e solo prodotto auto per conto terzi, non ha una propria vettura commercializzata sul mercato. Per colmare questa lacuna insostenibile nel lungo termine agli occhi del Governo (Pechino esige che tutti i grandi costruttori nazionali sviluppino proprie tecnologie, propri modelli e propri marchi), un paio di anni fa Gaig ha deciso di realizzare un veico-lo passeggeri tutto suo. Si è messo subito alla ricerca di un partner tecnologico che potesse aiutarla a mettere a punto una vettura partendo da zero. In tempi rapidi: nel 2011 Canton ospiterà i Giochi Asiatici, e per allora la nuova sedan targata Gaig dovrà essere pronta per il lancio. La scelta è così caduta su Fiat Powertrain Technologies, con la quale nel 2007 l'azienda cinese ha siglato un accordo sulla tecnologia motoristica. Le cose sono andate subito bene, e così la collaborazione è stata allargata ad altre società del gruppo italiano (Magneti Marelli, Comau, Elasis) tramite la firma di un'altra intesa di cooperazione strategica ad ampio raggio con Corso Marconi. Insomma, la vettura marchiata Gaig che sarà presentata tra due anni ai Giochi Asiatici di Canton conterrà molta tecnologia Fiat e molto know how italiano. In questo quadro, sostengono gli esperti, l'abbraccio tra i due gruppi sembra inevitabile. Ma bisogna far presto. A gennaio e febbraio, grazie agli incentivi concessi da Pechino alle vetture di piccola e media cilindrata e ai veicoli agricoli, le vendite hanno registrato una forte accelerazione. E tutto fa pensare che questa ripresa sarà sostenibile per un altro paio di anni. REUTERS Nuovo alleato. Uno stabilimento della Guangzhou Automobile Industry

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Acciaio, produzione al rallentatore (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-03-21 - pag: 46 autore: Siderurgia. Nei dati World Steel Association la flessione in febbraio è stata del 22% rispetto all'anno precedente Acciaio, produzione al rallentatore La Cina resta con segno positivo ma il suo export accusa un tracollo Roberto Capezzuoli Le statistiche sulla produzione siderurgica mondiale relative a febbraio confermano la situazione di affanno già evidente il mese precedente. Il rapporto pubblicato ieri dalla World Steel Association ( Wsa) segnala per febbraio un calo complessivo del 22% rispetto a dodici mesi prima. Nei 66 Paesi monitorati, il totale è stato di 84 milioni di tonnellate. La flessione è solo in parte giustificata dal fatto che nel 2008 febbraio contava 29 giorni. Tra i grandi produttori, unicamente la Cina mostra un segno più, mentre altrove si va dal- 54,2% degli Stati Uniti al -11,5% dell'India, passando per il -39,9% registrato dalla produzione italiana, ferma in febbraio a 1,7 milioni di tonnellate. La contrazione della domanda ha esercitato quindi un impatto evidente sul risultato dei primi due mesi dell'anno: il totale è di 170,3 milioni di tonnellate, in diminuzione del 22,9%, tanto da rendere ottimistica la previsione dell'ultimo sondaggio Reuters, secondo cui il 2009 vedrà una riduzione del 9% soltanto (e sarà la prima volta da undici anni). Dalle cifre Wsa emerge un evidente rafforzamento della supremazia delle imprese siderurgiche asiatiche: ai primi tre posti svettano Cina, Giappone e India, mentre gli Usa scivolano dal terzo al quinto posto, sorpassati in graduatoria anche dalla Russia. A seguire si piazzano Corea del Sud, Germania, Ucraina, Brasile e Italia, tutti Paesi interessati comunque da un forte rallentamento dell'attività rispetto al primo bimestre dello scorso anno. Pechino resta largamente in testa (come si vede nel grafico), ma non senza problemi. In marzo infatti la Cina pare destinata a tornare, dopo tre anni, una importatrice netta di acciaio, a causa del tracollo della domanda dall'estero. Al London Metal Exchange l'andamento del future sulle billette per il Mediterraneo offre indicazioni analoghe: il contratto con scadenza tre mesi oscilla intorno a 290 dollari per tonnellata, contro i 520 dollari dell'inizio di ottobre. Simile il riscontro del Metal Bulletin, le cui rilevazioni per i coils laminati a caldo mostrano prezzi dimezzati in nove mesi. Le chiusure che hanno costellato i comunicati di molte imprese produttrici hanno avuto un effetto rilevante anche sui prezzi delle leghe usate in siderurgia, con il ferrotungsteno che ha perso in sei mesi il 18%, atterrando a 26-28 dollari per kg sul mercato spot europeo, e con il ferromolibdeno in calo addirittura dell'84% nello stesso periodo, a 21-22 $/kg. Le stime offrono una solida arma alle acciaierie per convincere le società minerarie a ridurre i costi delle forniture più importanti, quelle di carbone da coke (si veda l'articolo a fianco) e soprattutto quelle del minerale di ferro. ASIA DAVANTI A TUTTI La caduta negli Stati Uniti (-53,5% nei primi 2 mesi) favorisce il sorpasso dell'India, al terzo posto alle spalle del Giappone

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arrestate due giornaliste della tv di gore (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 22-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 14 - Esteri Corea del nord Arrestate due giornaliste della tv di Gore PYONGYANG - Il regime nordcoreano ieri ha confermato l´arresto di due giornaliste americane accusate di essere «entrate illegalmente» attraverso il confine cinese. Le due reporter, Laura Ling e Euna Lee, lavorano per Current tv, l´emittente lanciata da Al Gore. Nei giorni scorsi i media di Seul avevano segnalato che le due reporter - una è di origine coreana - erano state fermate dalle autorità di frontiera nordcoreane dopo aver sconfinato mentre facevano riprese tv lungo la frontiera con la Cina. Massimo riserbo a Current Tv, imposto dalla situazione diplomatica molto particolare. Nella vicenda è coinvolto direttamente il Dipartimento di Stato, nella persona di Hillary Clinton. Laura Ling e Euna Lee stavano realizzando un reportage sui rifugiati nordcoreani in Cina per Vanguard, una serie di inchieste che vanno in onda anche in Italia sul canale 130 di Sky. La tensione fra le due Coree, che negli ultimi mesi era montata, è leggermente diminuita ieri quando Pyongyang ha riattivato l´unico collegamento telefonico fra i due Paesi.

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fermate in corea del nord le inviate della tv di gore (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 22-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 14 - Esteri Le due giornaliste americane erano sconfinate senza permesso Fermate in Corea del Nord le inviate della tv di Gore PYONGYANG - Il regime nordcoreano ieri ha confermato l´arresto di due giornaliste americane accusate di essere «entrate illegalmente» attraverso il confine cinese. Le due reporter, Laura Ling e Euna Lee, lavorano per Current tv, l´emittente lanciata da Al Gore e particolarmente impegnata sui reportage. Nei giorni scorsi i media di Seul avevano segnalato che le due reporter - una è di origine coreana - erano state fermate dalle autorità di frontiera nordcoreane dopo aver sconfinato mentre facevano riprese tv lungo il confine con la Cina. Massimo riserbo a Current Tv: è imposto dalla situazione diplomatica molto particolare. Nella vicenda è coinvolto direttamente il Dipartimento di Stato, nella persona di Hillary Clinton. Laura Ling e Euna Lee stavano realizzando un reportage sui rifugiati nordcoreani in Cina per Vanguard, una serie di inchieste sul campo in onda anche in Italia sul canale 130 di Sky. Il team Vanguard di Current Usa è composto da 10 giornalisti di diverse nazionalità addestrati alla produzione di documentari e reportage ad alto rischio dalle zone più calde del pianeta. La tensione fra le due Coree, che negli ultimi mesi era montata in modo significativa, è leggermente diminuita ieri quando Pyongyang ha riaperto la linea "calda" militare, l´unico collegamento telefonico fra i due paesi, dopo la fine delle manovre congiunte fra truppe sudcoreane e statunitensi. Il regime nordcoreano aveva interpretato le manovre come preparazione alla guerra nucleare e aveva chiuso unilateralmente la linea il 9 marzo scorso. Ma il clima resta estremamente teso: Pyongyang ha annunciato che fra il 4 e l´8 aprile chiuderà lo spazio aereo per lanciare un satellite: secondo gli Usa, si tratterà invece di un test per il missile a lunga gittata Taepodong-2.

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l'ultimo eunuco racconta i suoi segreti - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 22-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 36 - Cultura L´ultimo eunuco racconta i suoi segreti Vecchia Cina la memoria Sun Yaoting è morto ultranovantenne nel 1996. Era nato nel ventottesimo anno di regno dell´imperatore Guangxu A otto anni fu castrato, a quindici giunse a Pechino Solo adesso escono in volume le sue confessioni e i dolorosi ricordi delle sue sofferenze Servì alla corte di Pu Yi ma seppe ingraziarsi anche i maoisti "Intrecciavamo relazioni amorose con le donne del palazzo" FEDERICO RAMPINI PECHINO «Nacqui nella contea di Jinghai vicino a Tianjin. Era l´undicesimo mese del ventottesimo anno di regno dell´imperatore Guangxu. Fui castrato all´età di otto anni. Arrivai a Pechino quindicenne sognando ricchezza e onori». Così comincia l´autobiografia di Sun Yaoting, l´ultimo eunuco alla corte imperiale del Figlio del Cielo, un eccezionale documento sulla Cina del Ventesimo secolo. Testimone e vittima di una storia tragica e tumultuosa, Sun Yaoting servì a corte nella Città Proibita sotto Pu Yi, l´ultimo imperatore immortalato dal film di Bertolucci. Lo seguì in Manciuria sotto l´occupazione giapponese. Fu coinvolto nella rivoluzione maoista. «Come ultimo eunuco della storia ho vissuto oltre novant´anni. Ogni sorta di emozioni si accavallano nella mia mente quando rivolgo lo sguardo al passato». Negli anni Novanta Sun Yaoting cominciò a confidarsi con il giovane storico cinese Jia Yinghua, perché la sua memoria non andasse dispersa. Nel dicembre 1996 moriva all´età di novantaquattro anni. Solo ora esce la raccolta di quelle sue confessioni, The Last Eunuch of China. «Quando muoio voglio rinascere cane o gatto». L´amarezza del vecchio Sun Yaoting, e tanti segreti crudeli, proiettano un´ombra sulla storia del secolo. Comincia dalla miseria paurosa delle campagne cinesi a inizio secolo, dove la castrazione dei figli maschi è per molti l´unica speranza di una vita migliore: il sogno di servire alla corte imperiale, la fuga dalla fame. è con le sue mani e un rasoio, che il padre di Sun procede all´operazione, sul lettino della loro casupola dai muri di fango. Il peperoncino rosso come anestetico, un pezzo di carta imbevuto d´olio come benda, una penna d´oca infilata nell´uretra per impedire che si otturi durante la cicatrizzazione. Il bambino resta privo di sensi per tre giorni, immobilizzato a letto dai dolori per due mesi. Quando si alza subisce la prima di una lunga serie di beffe del destino: è il 1911, la rivoluzione repubblicana rovescia la dinastia Qing al potere dal Seicento. La notizia getta nella disperazione il padre di Sun, la mutilazione del bambino sembra inutile. In realtà la corte di Pu Yi prosegue la sua vita, un rito sempre più artefatto e surreale, recitando una sceneggiatura scritta da altri. Nella Cina decadente e caotica i poteri in lotta per la supremazia hanno interesse a manipolare l´imperatore-fantoccio. E con lui sopravvive l´entourage, eunuchi compresi. Confucio faceva risalire a tremila anni fa l´uso di uomini castrati al servizio degli imperatori. Ma si diffonde soprattutto con la dinastia Ming, dalla fine del Cinquecento, via via che l´imperatore si ritira dalla vita pubblica e diventa sempre più distante dai suoi sudditi. Gli eunuchi vengono reclutati in massa per costruire una barriera umana tra il Figlio del Cielo e il mondo reale. Nella cultura cinese la castrazione rende gli eunuchi delle non-persone, sprovviste di un vero ego, soggetti ideali per proteggere la privacy del sovrano. Oltre che fisiologicamente incapaci di insidiare le concubine: al calar del sole ogni altro maschio, compresi i figli dell´imperatore, devono abbandonare la corte. La reclusione del sovrano, spiega il sinologo Jonathan Spence, «trasforma gli eunuchi in intermediari indispensabili, il canale di comunicazione fra la ristretta cerchia imperiale e l´amministrazione pubblica». I più abili fra i castrati lucrano ogni sorta di vantaggi. «Potenti funzionari pubblici per conquistare l´attenzione dell´imperatore devono convincere un eunuco influente a trasmettere i propri messaggi. La corruzione regna». I più astuti non si accontentano del denaro, diventano eminenze grigie del potere, a capo di clan e cordate, sofisticati maestri negli intrighi di corte. Fra loro emergono anche grandi talenti, geni ambiziosi e disinteressati. Scienziati, uomini di Stato, condottieri. Come Cai Lun, l´inventore della carta per la stampa nel 105 dopo Cristo. O l´ammiraglio Zheng He, protagonista delle spedizioni intercontinentali nel primo Quattrocento. Quando Sun Yaoting viene assunto a corte, le glorie dell´Impero Celeste sono ormai un pallido ricordo, la Cina è in preda al declino, umiliata dalle potenze coloniali. Ma a corte i castrati conservano un ruolo essenziale. Sotto l´imperatrice reggente Cixi, l´eunuco-capo Li Lianyang è un Mazarino al centro di trame e congiure. La biografia di Sun entra nei dettagli più intimi, descrive la sessualità degli eunuchi che per secoli ha eccitato la fantasia dei cinesi. La letteratura erotica ha descritto infiniti modi in cui le concubine riuscivano a tradire l´imperatore con la complicità dei castrati, e talvolta cercando proprio da loro piaceri non convenzionali. «Nella tarda dinastia Qing - ricorda Sun - gli eunuchi intrecciavano relazioni amorose con le donne del palazzo, serve e cortigiane. Un eunuco di successo poteva sposarsi e mantenere più mogli. La castrazione non ha mai spento i nostri desideri sessuali. Alcuni eunuchi ricchi e potenti furono mariti orribilmente sadici. Ricordo giovani mogli denudate, bruciate con sigarette accese, frustate, torturate nelle loro parti intime. A Pechino un proverbio diceva: sposa un eunuco se vorrai soffrire le più atroci pene del mondo». Gli eunuchi non si discostavano dalla depravazione dilagante nelle ultime generazioni dei sovrani Qing. Da ragazzo lo stesso Sun è testimone ravvicinato del malsano rapporto tra l´ultimo imperatore Pu Yi e la consorte Wan Rong: lei oppiomane e incinta dai suoi amanti; lui sempre a caccia di giovani eunuchi. Sun segue i suoi sovrani nell´esilio dorato in Manciuria, sotto il controllo giapponese. Ma l´eunuco ha più fiuto politico dei suoi padroni. Nella guerra civile rende i suoi servizi all´armata maoista. è a Pechino nel 1949 quando viene proclamata la Repubblica Popolare. Si ritira in un monastero taoista ma dona il suo patrimonio al partito comunista. La sua abilità non lo salva durante la Rivoluzione culturale, quando i rari eunuchi sopravvissuti vengono additati come dei mostri disgustosi, ignobili ricordi del passato imperiale. Molti si suicidano annegandosi nei fossati attorno alla Città Proibita e nel lago del Palazzo d´Inverno. Sun viene processato in pubblico, deportato e costretto ai lavori forzati: deve coltivare la terra, con un cartello di "traditore" appeso al collo. L´offesa più terribile però in quel periodo gli viene inflitta dai suoi parenti. Timorosi di rappresaglie, gettano via il tesoro più prezioso di Sun Yao: l´urna dove sono custoditi i suoi genitali. «Due volte sole l´ho visto piangere mentre raccoglievo le sue confessioni - racconta Jia - quando ha ricordato la castrazione, e poi la perdita del suo tesoro: perché in base alle loro credenze solo una sepoltura insieme a quegli organi può far rinascere l´eunuco come un uomo vero». La modesta tomba di Sun oggi è quasi invisibile, in un boschetto sperduto alla periferia occidentale di Pechino. «Il governo - osserva lo storico Cui Weixing - non ama pubblicizzare queste vicende. Forse perché la storia degli eunuchi fa parte di una lunga tradizione cinese, in cui la gente del popolo ha dovuto sopportare ogni sorta di sofferenze per servire i capricci di un´autorità centrale onnipotente, fino ai nostri giorni».

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LONDRA TRIBUNALE STACCA SPINA È morto un bimbo di 9 mesi, dopo che l'Alta corte d... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 22-03-2009)

Argomenti: Cina

LONDRA TRIBUNALE STACCA SPINA È morto un bimbo di 9 mesi, dopo che l'Alta corte di giustizia di Londra ha autorizzato i medici a sospendergli la ventilazione forzata. I genitori erano contrari. Secondo i medici il bambino, affetto da un rara malattia, aveva subito danni al cervello e la sua capacità respiratoria era ormai compromessa. NordCorea, arresto reporter Due giornaliste USA di Current Tv, l'emittente fondata dall'ex vicepresidente Al Gore, sono state arrestate in Corea del Nord, al confine con la Cina. Laura Ling e Euna Lee sono state fermate dalla polizia per «ingresso illegale». Russia, ferito giornalista Un giornalista russo, Maksim Zolotariov, è stato aggredito e ferito a Sierpukhov, località a un centinaio di km a sud di Mosca. È l'ultimo caso di una lunga serie di aggressioni e intimidazioni ai danni di giornalisti registratisi negli ultimi tempi in Russia. DNA IDENTICO, LADRI RILASCIATI Due gemelli tedeschi, identici, sospettati di avere svaligiato i grandi magazzini berlinesi KaDeWe, sono riusciti a beffare la giustizia: hanno lo stesso Dna e la polizia non è riuscita a stabilire a chi dei due appartengano le tracce trovate. Sono stati rilasciati. In pillole

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Viviamo in una democrazia cognitiva e l'accesso alla conoscenza (con quali mezzi, a quali condi... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 22-03-2009)

Argomenti: Cina

Viviamo in una democrazia cognitiva e l'accesso alla conoscenza (con quali mezzi, a quali condizioni), la possibilità di avere informazioni diventano problemi capitali». C'è un problema di autorevolezza di internet? «I sostenitori più convinti dicono che la rete è fortemente critica ed espelle da sé il falso. Io sarei meno ottimista. Avevamo immaginato la presa diretta e invece abbiamo disperatamente bisogno di mediatori sociali: Google è arrivato a tre trilioni di pagine, un materiale inaccessibile se non ci fosse la mediazione». E viene fuori un problema di democrazia? «Digito una parola e vengono fuori risultati da uno a dieci su, poniamo, 4 milioni 750mila. Perché qualcuno è ai primi dieci posti e un altro è al quattromilionesimo? I criteri sono tanti: le domande più frequenti, i riferimenti correnti. Un pensiero minoritario è sacrificato al principio del più cliccato. E non è secondario il rapporto con la pubblicità, Chirac si era posto il problema - poi non se ne fece nulla - di finanziare un motore di ricerca europeo. Si chiamava Quero (dal latino cerco). C'è una nuova generazione di mediatori ma non c'è controllo democratico? «Google è proprietario di You Tube. Alcuni Stati, la Turchia, la Tailandia hanno chiesto "leva questo film" e il film è stato levato. Una notizia non gradita è arivata dalla Cina agli Usa, il governo cinese ha chiesto di sapere il nome di chi l'aveva diffusa. Yahoo ha dato quel nome e la persona è stata arrestata e condannata a 10 anni. Quei mediatori non danno garanzie. C'è un problema di trasparenza, non di controllo repressivo: al Congresso americano è depositata una proposta bipartisan per la quale Yahoo e Goggle dovrebbero riferire se hanno operato dei filtraggi su richiesta di stati nazionali». I social network, qualcuno li considera uno strumento formidabile di democrazia. Altri mettono in guardia: sono solo minoranze attive. «Non voglio sopravvalutare la vicenda di Obama, anche perché nasce in un paese dove l'uso di internet è molto più democratico che nel resto del mondo. Obama ha utilizzato il web come strumento per la raccolta dei fondi: un sistema capillare gli ha permesso di raggiungere un numero sterminato di persone e di sottrarsi al potere assoluto della businness community. Questa prima operazione lo ha messo nelle condizioni di una minore dipendenza dalla forza degli interessi economici. Poi i contattati per il finanziamento sono diventati minoranza attiva che entra direttamente nel processo politico. Barak Obama, attraverso il social networking, è riuscito ad avere una mobilitazione che ha contribuito a creare una sfera pubblica che è stata importante per il suo successo. Ma non è stato il primo a tentare, il primo fu il governatore del Vermont Howard Dean». Ma la grande maggioranza non è ancora orientata dalla televisione generalista? «intanto, se non ci fossero le minoranze attive, la cappa della televisione tradizionale sarebbe totale. E poi, nell'ultimo giorno buono per la campagna elettorale Obama ha speso tre milioni di dollari per spot televisivi. Non si era completamente trasferito nella dimensione di internet. È una novità molto diversa da quella che si rappresenta il politico nostrano che ritiene, creando il suo blog, di essere entrato nella modernità. L'operazione di Obama ha creato la saldatura fra le due sfere. Non dico che sia generalizzabile ma, pensiamo ai giornali, capire se con l'on line c'è soltanto conflitto o ci possa essere alleanza è centrale». Nelle redazioni dei vecchi giornali si taglia il costo del lavoro, ovvero, soprattutto i giornalisti ma così viene meno la qualità e, in un circolo vizioso, il giornale perde ancora più copie e pubblicità. «È vero, c'è una sorta di outsourcing: ti do un cellulare e tu, quando hai una notizia, la filmi e la mandi. Io non sottovaluto affatto questa informazione in diretta che può arrivare da paesi che sarebbe stato impossibile, in altri tempi, raggiungere. Però andrebbe vista attraverso l'effetto cumulativo e non sostitutivo, anche perché faccio prima a trovare quel tipo di notizia su You Tube che sul giornale di carta». Quale ruolo vede per il giornale di carta in futuro? «Si è investito poco, dal punto di vista delle idee, di fronte a questa ricchezza di fonti. Siamo in una civiltà dove l'immagine è tutto, mentre il giornale è scrittura. Il giornale penso debba offrire valutazioni ulteriori, metodo critico praticato quotidianamente per stare meglio nella società della conoscenza e dell'immagine». Un'enorme metamorfosi? «C'è una molteplicità di fonti e un allargamento della platea. Il giornale deve trovare, in questo cambiamento di dimensioni gigantesche, il punto in cui si colloca: prima era centrale, ora si deve riorganizzare ponendosi al centro di un sistema per le quali si richiedono anche altre competenze». JOLANDA BUFALINI

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Le Monde non demorde (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 22-03-2009)

Argomenti: Cina

Le Monde non demorde Soffre come tutti i quotidiani francesi ma non rinuncia alla sua vocazione planetaria Sorpresa: mai così letti i quotidiani in Francia L'edizione di martedì scorso di "Le Monde" riassumeva perfettamente la situazione francese. In prima pagina il direttore Eric Fottorino spiegava ai lettori le ragioni dell'aumento di 10 centesimi del prezzo del giornale, da 1,30 a 1,40 euro. Chiamava in causa il rincaro della carta, il ribasso della pubblicità, la necessità impellente di limitare le spese, ma retoricamente si chiedeva: «La nostra intelligenza collettiva, su quale solide poggerebbe senza i nostri corrispondenti negli Stati Uniti, in Cina, in Russia, in India, in Brasile e in tutta Europa?». "Le Monde" soffre, come il resto della stampa mondiale, ma non demorde, almeno per ora, e non rinuncia alla formula "planetaria" che ne ha accompagnato la nascita e l'esistenza. Soffrono anche "Le Figaro" e "Libération", bisognosi di ricapitalizzazioni ancora insufficienti o inesistenti, mentre le vendite in edicola calano inesorabilmente. Ma se le vendite calano, l'audience - sorpresa - invece aumenta. Infatti, se di quello stesso numero di "Le Monde" si consultava poi la pagina 18, si scoprivano i risultati di un'accurata inchiesta svolta dall'Epiq, l'istituto di studi sulla stampa quotidiana. Ebbene, mai la carta stampata è stata più popolare in Francia, che la si legga sul giornale o su internet. Il record lo detiene il quotidiano sportivo "l'Equipe", con più di otto milioni di lettori. È seguito a ruota da "Le Monde", che vende 350mila copie ma conta quasi sette milioni di lettori, davanti al "Figaro" con 5 milioni e 300mila lettori. I dati comparano l'audience del 2008 con quella del 2007, e testimoniano di un aumento pari all'8,25 %. Si dirà: ecco, internet dilaga e firma la condanna a morte del giornale di carta. Errore: i giornali venduti in edicola, pur in netta flessione, aumentano l'audience. Paradossale ma vero: l'Equipe tocca vette di due milioni e mezzo di lettori, Le Figaro va su del 9% fino a un milione e 300mila lettori. Il record appartiene a "La Croix", che progredisce del 55% con mezzo milione di lettori, il sestuplo degli acquirenti. Stesso discorso vale per la stampa regionale, molto diffusa in Francia (il quotidiano più diffuso del paese resta "Ouest France", con le sue 800mila copie vendute). Naturalmente restano, per tutti, i problemi strutturali. Un piano di ristrutturazione pende sulla testa dei dipendenti di "Le Monde". Quanto a "Libération", che un paio d'anni fa rischiava la chiusura, ha ridotto le perdite, soprattutto con prepensionamenti e partenze incentivate. Nel 2006 perdeva 13 milioni di euro, nel 2008 soltanto un milione. Il quotidiano fondato da Sartre e figlio del '68 cerca un investitore che rimpiazzi Carlo Caracciolo, morto lo scorso dicembre lasciando dietro di sé una successione perlomeno confusa. La cura dimagrante non è certo finita: nel 2009 andranno risparmiati circa 1,8 milioni di euro. Obiettivo del principale azionista, il barone Edouard de Rothschild: non più di 200 dipendenti. Nicolas Sarkozy, a fine gennaio, ha varato un piano triennale di aiuti per circa 600 milioni di euro. Vi figurano il rinvio dell'aumento delle tariffe postali, il finanziamento di borse di studio per aspiranti giornalisti, aiuti per gli abbonamenti a giovani e studenti, incentivi alla modernizzazione, e soprattutto pubblicità "statale" per i quotidiani. Nelle redazioni naturalmente ci si interroga. La risposta la riassume Marcel Gauchet, storico e filosofo di prima grandezza: «Ridurre gli articoli, privilegiare il vissuto, privarsi di giornalisti competenti è suicida...Nessuno chiede ad un giornale di diventare Google News».

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CRISI ECONOMICA IL TEMPO FATTORE CRUCIALE (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 22-03-2009)

Argomenti: Cina

CRISI ECONOMICA IL TEMPO FATTORE CRUCIALE I RITARDI DI BERLUSCONI La gravità e la velocità della crisi contrastano con la lentezza delle manovre governative. Tutti hanno capito l'importanza strategica del fattore tempo, tranne Berlusconi. La presidente Marcegaglia è stata chiara: "Le nuove risorse 1,5 miliardi del Fondo di garanzia devono essere spendibili entro l'anno!". Il governo risponde con un emendamento Tremonti che stanzia solo 500 milioni quest'anno, 200 l'anno prossimo, 300 nel 2011 e 500 nel 2012, quando molte imprese saranno fallite. Difficile capire la ratio di questo comportamento. Se un uomo rischia di morire dissanguato è meglio un laccio oggi che una operazione domani. Difficile capire perché alla velocità di diffusione della crisi -dopo anni di tassi crescenti, nel 2007 Pil ed export mondiale subiscono una decelerazione per avvicinarsi alla crescita zero nel 2008 e negativa quest'anno- non faccia riscontro nel nostro governo la tempestività necessaria, come in altri paesi, dall'America alla Cina. Il crollo della domanda ha funzionato da detonatore di una crisi in pectore, quella di banche, dedite da anni ad un uso sconsiderato di leve finanziarie e prodotti speculativi. Il primo fallimento bancario si ha un anno dopo lo scoppio della crisi economica, a marzo 2008, la Bears Stearn è assorbita da JPMorgan ed il secondo a settembre, la L.Brothers. La crisi da domanda è pesante, prodotta da un ventennio di liberismo selvaggio, deregulation, aumento dei divari di guadagni e di ricchezza, impoverimento di lavoratori e ceti medi. La velocità di diffusione di questa crisi non è normale, perché non è mai avvenuto che, senza evidenti fattori esogeni, come fu il triplicare del prezzo del petrolio negli anni '70, la crisi esploda contemporaneamente in America e nel Bangladesh. Dopo aver tamponato, bene o male, la crisi delle banche, è necessario pensare alla carne viva del paese, lavoratori ed imprese. E invece il governo si esercita in annunci clamorosi come quando dalla riunione del Cipe del 6 marzo fu fatta circolare la cifra di 55,8 miliardi per il biennio 2009-10 che non sta né in cielo né in terra. Se si tolgono i Fondi europei, Fas e Fers del Piano settennale 2007-13, le cifre di investimenti privati previsti, Autostrade ed altri, le somme sbloccate da investimenti precedenti, L488 e altre, "i soldi veri, nuovi e spendibili" sono appena 7,5 miliardi -5 per il decreto Bonus famiglie ed imprese, 2 per il decreto rottamazione più i 500 milioni del Fondo di garanzia imprese appena dati alla Mercegaglia- e non tutti per quest'anno. Lo 0,5% del Pil e neanche subito.Anche la velocità delle misure governative, oltre l'entità, è del tutto inadeguata. cacacenic@tin.it

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Un salvataggio da 23mila miliardi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-22 - pag: 2 autore: Un salvataggio da 23mila miliardi Oltre metà dei fondi pubblici stanziati nel mondo per uscire dalla crisi arriva dagli Usa Mario Margiocco In un colpo solo la Federal Reserve ha aumentato del 10% i fondi disponibili per contrastare la crisi finanziaria e rilanciare l'economia. I 1.150 miliardi di dollari aggiuntivi che, è stato annunciato mercoledì 18, entreranno in circolo si aggiungono infatti a 11.700 miliardi messi già sul tavolo dal Governo americano per superare un periodo di eccezionale gravità (in attesa di quelli annunciati domani dal segretario al Tesoro Timothy Geithner). La cifra è calcolata da Bloomberg. Washington sta mobilitando risorse pochi mesi fa impensabili. I soli nuovi fondi Fed, 300 miliardi per l'acquisto di T bonds e il resto per rilevare titoli immobiliari (mbs) delle finanziarie pubbliche Fannie Mae e Freddie Mac, equivalgono a poco meno del doppio del costo della guerra in Vietnam, calcolato in dollari rivalutati, e che fu pari a poco più di 698 miliardi di dollari attuali. Come in Europa e in Asia, si tratta di risorse pubbliche di varia provenienza e gestione, che hanno grossomodo tre emittenti principali: il bilancio statale, la Banca centrale, gli enti di garanzia dei depositi bancari. Solo in parte minore sono a fondo perduto, come i piani di stimolo da poco varati da alcuni Paesi, e convogliati negli Stati Uniti nel piano da 787 miliardi approvato definitivamente dal Congresso un mese fa. Gli stessi interventi su banche o società come Aig, sono fatti negli Stati Uniti, e anche in Europa, contro il passaggio di azioni ordinarie o privilegiate o comunque con titoli in garanzia, nella speranza che consentano in futuro di recuperare l'esborso. Diverso il caso di acquisto di titoli tossici, cosa per cui gli Stati Uniti hanno stanziato finora 700 miliardi per circa la metà utilizzati: qui non si saprà ancora per parecchio tempo quanto valgono i titoli. Le voci più grosse sono comunque quelle degli interventi delle Banche centrali e dei fondi di garanzia sui depositi. Sommando i dati - piuttosto dettagliati - americani, quelli europei - un po' meno chiari - e stimando un intervento asiatico (e australiano/neozelandese) di portata non inferiore a quello europeo, soprattutto grazie alla componente cinese e giapponese, si arriva a una cifra di circa 23mila miliardi di dollari, per oltre la metà americani. E non è finita, perché qualcuno dovrà colmare il buco delle banche statunitensi, valutato a non meno di duemila miliardi. E anche in Europa nessuno sa se il salvataggio bancario è finito. La seconda guerra mondiale, di gran lunga lo sforzo finanziario più grosso mai affrontato dagli Stati Uniti su un singolo obiettivo, costò sui due fronti dell'Europa e del Pacifico 3.600 miliardi di dollari, rivalutati a oggi. Il New Deal, 500 miliardi. La cartina in pagina (sulla base di dati aggiornati di fonte Fondo monetario/Brookings Institution) presenta una parte non secondaria, ma quantitativamente limitata di questo sforzo finanziario, i piani di stimolo messi in atto dai Paesi del G-20, Spagna compresa. Non i fondi per far fronte alle perdite, ma quelli per rilanciare la crescita. La Germania mette in atto un intervento non lontano da quello americano in rapporto al Pil, mentre Francia e Italia hanno pacchetti assai più contenuti. Nel caso italiano, tuttavia, occorre tenere conto di altre misure che, non essendo assimilabili e omogenee, non sono state conteggiate, ma esistono. Lo stesso vale per alcuni altri Paesi, come il Giappone e la Cina, che hanno presentato come piano di stimolo un pacchetto molto più consistente, solo in parte però valutatodall'Fmi come vero stimolo. Tokyo arriverà al G-20 il 2 aprile a Londra con un secondo piano aggiuntivo, è stato annunciato, non ancora quantificato; a dicembre se ne parlava già e il Governo lo valutava a oltre 350 miliardi di dollari. Il Giappone ha quasi 20 anni di piani del genere alle spal-le, data la sua lunghissima crisi. I calcoli Fmi/Brookings (che considerano non i valori nominali, ma in base alla parità di potere d'acquisto), arrivano, per i Paesi del G-20, a poco meno di 1.600 miliardi. «Di questi, 692 vengono spesi quest'anno», dicono Eswar Prasad e Isaac Sorkin della Brookings. «Si tratta dell'1,4% circa del Pil del G-20 e di poco di più dell'1,1% del Pil globale». Gli altri fondi sono per il 2010. L'Fmi ha chiesto a più riprese una spesa pari al 2% del Pil. Gli Stati Uniti premono perché l'Europa faccia di più. L'Europa risponde che ci sono circa 260 miliardi di dollari di spesa aggiuntiva legata alla crisi e coperta dagli "stabilizzatori automatici", come la cassa integrazione e i sussidi di disoccupazione, più generosi e soprattutto più duraturi che negli Stati Uniti. Questo fa lievitare lo stimolo europeo, in sede G-20, ben oltre i 274 miliardi ufficiali di Germania, Gran Bretagna, Francia, Italia e Spagna. Se si aggiungono poi Olanda, Belgio, Svezia e altri lo sforzo europeo non è molto inferiore a quello americano. L'Europa insiste, e a ragione, perché al G-20 si decidano regole comuni, e severe. Su questo emergono le contraddizioni americane. Washington prende tempo sulle regole. Ha affidato l'economia a due esponenti, il consigliere del Presidente, Lawrence Summers, e il ministro del Tesoro, Timothy Geithner, sensibili al tentativo di Wall Street di salvare quanto più possibile della finanza innovativa. Che non va buttata a mare, ma messa in condizione di servire senza nuocere. In Europa, l'impegno complessivo vede la componente più consistente nei circa 3.100 miliardi di garanzie bancarie. C'è poi una seconda voce importante, solo stimabile, e che comprende la liquidità extra tuttora in circolo ed altri interventi di sostegno della Banca centrale europea. Infine aggiungendo il piano di stimolo, i 400 miliardi di ricapitalizzazione bancaria e altre voci si arriva a un'ordine di grandezza attorno ai 5mila miliardi. Analogo lo sforzo asiatico e dei Paesi australi, con i 586 miliardi di dollari di interventi vari annunciati dalla Cina e altri investimenti,l'immissione di liquidità, le garanzie. L'impegno globale, nel mondo, sotto tutte le voci, è quindi attorno ai 23mila miliardi. Negli ultimi 18 mesi, ha ricordato Summers nei giorni scorsi parlando a Washington, la ricchezza mondiale di famiglie e imprese ne ha persi 50mila. mario.margiocco@ilsole24ore.com I PIANI DI STIMOLO Il sostegno alla crescita rappresenta solo una piccola parte della somma complessiva, con l'Europa non lontana dagli Stati Uniti

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Per i capitali un rientro di scopo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-22 - pag: 5 autore: «Per i capitali un rientro di scopo» Lo scudo sia utile a tutti - Sì al piano casa, ma il rilancio passa da etica e pensioni di Fabrizio Forquet D alla «tassa di scopo» al «rientro di scopo». Pier Ferdinando Casini ha appena letto delle nuove ipotesi sullo "scudo" per il rimpatrio dei capitali sommersi. «Idea buona», da portare avanti, «perché serve a far emergere soldi utili per il rilancio dell'economia e a mettere alle corde i paradisi fiscali con le loro opacità». C'è chi dice che sia un favore ai ricchi. Non lo sarà se verrà fatto bene, se si costruirà una sorta di "rientro di scopo". Lo scudo deve servire a rilanciare effettivamente gli investimenti e ad aiutare chi oggi è più esposto alla crisi. Dai capitali che emergono deve derivare un contributo alla collettività. Come si fa? Sono comunque capitali privati. Nessuno intende violare libertà individuali. Ma si possono prevedere strumenti per legare l'accesso al beneficio ad investimenti in titoli del Tesoro, in attività con finalità pubblica o in creazione di posti di lavoro. Va poi garantito un vantaggio diretto ai ceti più deboli. Una possibile strada, come sostenuto anche sul Sole 24 Ore, potrebbe essere quella di indirizzare gli introiti fiscali che ne deriverebbero per lo Stato a sgravi per i redditi più bassi. Tutta questa operazione sarà utile se darà un contributo effettivo alla ripresa dell'economia e alla tenuta sociale. Per aiutare le famiglie in difficoltà il Pd ha proposto un contributo fiscale a carico dei redditi alti. Cosa ne pensa? Meglio arrivare allo stesso obiettivo sfruttando le nuove entrate del rientro dei capitali. Meglio il gettito del rimpatrio piuttosto che nuove tasse. Comunque io non sono contrario a chiedere un contributo a chi ha di più. E la proposta del Pd potremmo anche votarla. è giusto dare dei segnali. A partire dai parlamentari: se deputati e senatori rinunciassero a una mensilità a favore dei redditi più bassi sarebbe un gesto simbolico importante. A proposito di stipendi, alla Camera è saltato l'emendamento della Lega sul tetto ai compensi dei manager nell'amministrazione pubblica e nelle società private. Guardi, nello Stato non ci sono Paperon de' Paperoni. Attenti a fare demagogia su questo. Discorso tutt'affatto diverso è quello dei manager privati. Quando si parla di tetto ai superbonus non è solo un fatto di risparmio per le banche o le aziende, è anche un impegno etico. La finanza deve recuperare un elemento di moralità. Tutto quello cui abbiamo assistito è capitato anche perché a un certo punto si è perso il senso dell'etica. Le aziende erano più interessate a fare utili figurati, per spingere le stock option, che a creare davvero ricchezza per gli azionisti e per tutti gli stakeholders. Si fa un gran parlare di fallimento del mercato. Il mercato non va messo in soffitta. E non credo allo statalismo di ritorno. Sarebbero due atteggiamenti profondamente sbagliati. Qui si tratta di dare un'etica al mercato, di recuperare controlli efficienti, di dare peso ad Authority che rischiano di diventare suppellettili prive di poteri cogenti. E si tratta anche di ridisegnare un sistema mondiale di regole. Al di là dei tanti interventi di cui si discute in questi giorni è da qui che passa la vera soluzione alla crisi di questi mesi. Tra dieci giorni si riunirà il G-20. Aspettative? è un appuntamento cui dobbiamo guardare con grande interesse. è quella la sede giusta per delineare una nuova architettura finanziaria mondiale. Non ce la faremo senza ascoltare anche Paesi come la Cina, l'India o il Brasile. Intanto il presidente del Consiglio, più pragmaticamente, ha lanciato il piano casa. Anche il pragmatismo serve. Io non sono contrario a quel piano. Ha elementi di genialità. Ma bisognerà vedere come verrà calibrato. Le Regioni sono molto preoccupate. In questa fase è comprensibile. Ci sono, senza dubbio, rischi di scempi urbanistici e finanche di incolumità pubblica. Su questo bisogna vigilare attentamente. Ma il piano casa può essere una potente molla di sviluppo, soprattutto se sarà un grande piano di investimenti e ristrutturazioni finalizzato, in particolare, al risparmio energetico. Lo voterete? Siamo pronti a farlo. Ma, per le ragioni che ho detto, aspettiamo di vedere il testo definitivo del decreto. Non stiamo facendo un'opposizione ideologica a Berlusconi, siamo, appunto, pragmatici: se si fanno cose utili per il Paese le votiamo, altrimenti no. E i Tremonti bond sono utili? Mi permetta una premessa. Prego. Diciamo la verità: Tremonti è simpatico ed è un bravo ministro dell'Economia, ma non è che avesse capito tutto prima di tutti, come si fa credere. A ben vedere siamo passati in pochi mesi dalla Robin Hood tax, che colpiva gli extraprofitti delle banche, ai bond che ne garantiscono l'operatività. Più che un profeta, a volte Giulio mi sembra un apprendista stregone. Ma le obbligazioni bancarie sono o no uno strumento efficace? Non c'è ragione per ritenere che non lo siano. Aiutare le banche in questa fase è doveroso. Così come è stato utile intervenire con gli incentivi in favore della Fiat. è sbagliato dire, come ha fatto la Lega, che non si deve sostenere l'auto. Nel momento in cui intervengono altri Paesi, anche noi dobbiamo farlo, altrimenti mandiamo a casa un milione di lavoratori. C'è un mercato integrato: bisogna prenderne atto. E lo stesso vale anche per le banche... I nostri istituti erano in condizioni migliori degli altri, ma se il Governo fosse restato fermo, avrebbero rischiato di uscire dalla crisi in posizioni di svantaggio rispetto ai competitor stranieri. è importante, però, che quegli istituti utilizzino gli aiuti soprattutto per garantire il credito alle imprese e alle famiglie. In questo senso il Governo ha introdotto le figure dei prefetti- controllori del credito. Cosa ne pensa? è un errore.L'idea che i prefetti possano monitorare l'erogazione del credito verso le Pmi è astratta. Io sono per la soluzione francese: un mediatore sociale che abbia la sua stanza vicina a quella del primo ministro, con gli esperti della banca centrale distaccati nelle prefetture. Tra la Banca d'Italia e il Tesoro c'è stato un lungo confronto su questo punto. Si è avuto, non solo sui prefetti, un dualismo profondamente errato. Non è il momento di accendere i personalismi. Si rischia di perdere un'occasione per affrontare con maturità un momento difficile. Le banche italiane non meritano grandissimi elogi. Però il problema non è né elogiare né denigrare, ma tenere in piedi un asset fondamentale per le imprese e le famiglie. Lei è stato molto critico sul federalismo fiscale. E lo sono ancora di più dopo che la stragrande maggioranza dei nostri emendamenti sono stati respinti. Questo è non-federalismo. Senza cifre non c'è federalismo. Ci sono solo spot. E c'è un rischio: l'esplosione della spesa pubblica e della pressione fiscale complessiva. Non basta la clausola di invarianza sulla pressione fiscale introdotta nel testo del Governo? è un vincolo più lessicale che sostanziale. Nessuno ci garantisce realmente che la moltiplicazione dei centri di spesa non porti a un'esplosione dei costi e del peso del fisco. In più, rinunciando all'abolizione delle province, si è persa un'importante occasione. Anche il Nord pagherà questo federalismo. Meglio, a proposito di Enti locali, la proposta del Pd sull'allentamento del Patto di stabilità? Macché. Si tratta di un altro spot. Un'autentica presa in giro. è un accordo sul nulla. E lo si è visto 48 ore dopo quando la maggioranza ha presentato l'emendamento che stanziava in favore dei Comuni solo l'1% di quanto ipotizzato da Franceschini. Si passa dagli spot del Governo a quelli dell'opposizione. E nessuno parla di una riforma fondamentale per questo Paese: le pensioni. Battaglia coraggiosa. Ma che non sembra trovare molti sostenitori tra le forze politiche. è vero, siamo in minoranza. Eppure la crisi sarebbe una grande opportunità per recuperare i ritardi del Paese. Alcuni degli interventi di cui abbiamo parlato, dallo scudo al piano casa, possono essere utili. Così come può essere utile, faccio questa proposta, defiscalizzare gli utili reinvestiti in comunicazione: un'importante spinta per i consumi. Ma devo registrare che temi fondamentali restano al margine dell'azione di governo. Abbiamo detto dell'abolizione delle province, ma lo stesso vale per la liberalizzazione dei servizi pubblici locali. Nella scorsa legislatura c'era un Ddl ottimo della Lanzillotta: ebbene, oggi è stato accantonato a favore di un progetto peggiore di quello Lanzillotta emendato da Rifondazione comunista. Se è un governo liberale questo... Si parlava di pensioni. Se non fai la riforma delle pensioni in fasi di emergenza come questa, quando la fai? L'Italia ha il problema del debito e non sa dove reperire risorse da mettere sul rilancio dell'economia. Cominciamo, allora, ad affrontare seriamente il tema dello squilibrio generazionale, varando un patto tra le generazioni. Noi 50enni ci impegniamo a lavorare qualche anno di più a fronte di una maggiore garanzia che trasmettiamo ai nostri figli. Quindi:aumento dell'età della pensione non solo per le donne ma anche per gli uomini? Sulla base inizialmente di volontarietà e di una valutazione soggettiva del percorso di vita. C'è differenza tra una donna che ha fatto quattro figli e una che non ha mai partorito;c'è differenza tra lavori usuranti e non. Ma la riforma previdenziale è un banco di prova della sincera volontà di trovare soluzioni per il rilancio dell'economia. Quella volontà oggi manca? Non dico questo. Ma è da interventi come questo che passa il nostro futuro. Non si supera la crisi con una guerra di spot tra maggioranza e opposizione. Serve serietà. «I bond bancari sono opportuni, ma niente invadenza della politica nel credito» «Va alzata l'età della pensione: solo affrontando i nodi veri si supererà la crisi» DISEGNO DI DARIUSH RADPOUR

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Imprese verdi in pole per il rilancio (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-03-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-03-22 - pag: 13 autore: Industria. Dall'ambiente e dai settori a tecnologia eco-compatibile prime timide indicazioni di un'inversione di tendenza Imprese verdi in pole per il rilancio Il made in Italy marcia verso Sud America, Nord Africa, Balcani e Cina Cristina Casadei MILANO Per il 2009, oltre alla crisi, quello che gli economisti non avevano messo in conto è che le note positive sarebbero state suonate dall'ambiente e dal risparmio energetico. Le aziende e i lavoratori che lavorano per imbrigliare il sole, il vento e il suolo per mandare le auto, per far funzionare le fabbriche e per soddisfare il fabbisogno energetico nelle case non si sono fermate. Anzi, hanno il portafoglio ordini almeno al pari dello scorso anno e in Italia stanno facendo emergere delle "nicchie verdi" all'interno di comparti, come per esempio la meccanica varia o le macchine utensili, dove hanno sempre dominato altre produzioni. Ma il bailamme che dallo scorso autunno sta scuotendo il globo ha avuto anche un altro effetto, e cioè quello di cambiare la mappa delle esportazioni: il Sud America è diventata un'area di estremo interesse, il Brasile il Paese che sembra esente dalla crisi e continua a fare grandi commesse, tutta l'area balcanica si sta rivelando particolarmente dinamica, la Cina ha rallentato pesantemente la sua crescita, ma non si è fermata. In compenso l'Europa dell'est è sparita da molti portafogli ordini. Dopo la ripresa dell'industria automobilistica (anche a marzo gli ordinativi sono attesi in crescita del 4%) e della componentistica delle scorse settimane,dovuta agli incentivi governativi,abbiamo iniziato un viaggio alla ricerca dei piccoli segnali positivi nelle imprese italiane.Ne sono arrivati dai portafogli ordini delle imprese della chimica, del legno,ma non sono mancati nella meccanica e soprattutto nelle aziende che operano in campo energetico. La voce più ottimista è stata quella del presidente di Assosolare, Gianni Chianetta. Gli incentivi del passato sono stati premianti per lo sviluppo dei pannelli fotovoltaici e«se nel 2008 sono stati installati 270 megawatt, nel 2009 ci aspettiamo di installarne 400», dice Chianetta. Questo significherebbe che il giro d'affari delle aziende del settore passerebbe da uno a quasi due miliardi di euro. Per ora le aziende stanno completando le commesse dello scorso anno che arriveranno fino alla fine del primo semestre che continua il trend di crescita del 2008,ma alla seconda parte dell'anno«guardiamo con fiducia perché allora potrebbero partire molti cantieri pubblici e potrebbe anche essere stato superato lo scoglio finanziario », osserva Chianetta. Alle aziende che imbrigliano il sole si affiancano quelle che imbrigliano il vento. Che siano in una fase di grande dinamismo lo sostiene Giancarlo Losma, il presidente dell'Ucimu che raggruppa i costruttori italiani di macchine utensili: «Se le nostre associate iniziano a dirci che dagli ordinativi arrivano timidi cenni di rallentamento della caduta, ci sono almeno tre settori che ci stanno dando lavoro». Le infrastrutture «in cui tutti i Governi hanno intenzione di investire », il biomedicale, «perché le strumentazioni in campo medico continuano ad essere all'avanguardia»,l'ambiente, con in testa l'eolico, «forse anche grazie all'attenzione che l'energia verde ha nelle agende di tutti i governi», osserva Losma. Sui temi dell'ambiente e del risparmio energetico del resto «questa crisi ha fatto nascere un grande dibattito che mi auguro porti verso un percorso di eccellenza in tutta l'industria italiana», osserva Emanuela Tosto, vicepresidente di Anima e presidente dei costruttori di caldareria. Il suo settore non subirà grandi contrazioni,perché «ha la fortuna di essere leader mondiale – sottolinea –. Non siamo secondi a nessuno nella costruzione dei grandi serbatoi montati in cantiere, degli apparecchi a pressione,delle caldaie a tubi d'acqua o a tubi di fumo. Per questo dobbiamo cercare sempre più di specializzarci,di avere competenze che gli altri non hanno, di guardare a tutti i Paesi. Per noi, in questa fase, si sta rivelando trainante tutto il Nord Africa, con in testa l'Algeria,e il Sud America,soprattutto il Brasile ». Di segnali positivi parla anche Rudi Stella, presidente di Italcogen che raggruppa i costruttori e distributori di impianti di cogenerazione: «Nei mesi passati abbiamo spinto molto sul concetto del risparmio energetico dei condizionatori e adesso stiamo raccogliendo molte manifestazioni di interesse. Nel primo semestre lavoreremo ancora sulle commesse dell'anno scorso,in attesa che i numerosi contatti avviati e i preventivi si trasformino in contratti ». Michele Bendotti, presidente del Cicof, il comitato italiano dei forni industriali, «fatta eccezione per i forni per la ceramica, per quelli della siderurgia dice che ci sono trattative tecniche molto avanzate con aziende sudamericane, soprattutto brasiliane, e cinesi». La conferma di un certo dinamismo arriva anche dall'osservatorio più rappresentativo, quello di Sandro Bonomi, che è il presidente di Anima, l'associazione delle aziende della meccanica varia. Oltre a quelle già citate, Bonomi ha individuato anche altre nicchie che a giudicare dal portafoglio ordini consentono «di fare previsioni positive per quest'anno », spiega. Si riferisce «alla produzione di turbine idrauliche che cresceranno del 13%, dei motoria combustione interna che metteranno a segno un più 6%, così come i componenti e le attrezzature per impianti petroliferi,e degli impianti industriali per cui è previsto un più 8% ». Bonomi non nega però «che si naviga sempre più a vista e che i tempi del portafoglio ordini si sono accorciati dai quattro mesi del 2008 ai due attuali, ma ci sono clienti che soprattutto dall'area balcanica,dal Sudamerica e dalla Germania hanno ripreso a fare ordini, cosa che non hanno fatto nei primi due mesi dell'anno ». Quanto alle grandi commesse «stiamo facendo molti preventivi – dice Bonomi –. Sono un segnale debole ma molto importante perché sono l'anticamera dei contratti e dicono soprattutto che dopo la delusione di fine anno, sta finalmente tornando la fiducia». IL RUOLO DELL'AUTOMOTIVE Ricadute positive dal mercato dell'auto, a marzo le case prevedono un aumento delle richieste del 4% che rilancia la filiera

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È importante l'allocazione (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-03-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: RISPARMIO E FAMIGLIA data: 2009-03-22 - pag: 25 autore: «è importante l'allocazione» Emanuele Bellingeri Responsabile per l'Italia di IShares «Fondi attivi e Etf non sono in contrapposizione, si possono combinare in un por-tafoglio, -afferma Emanuele Bellingeri, responsabile per l'Italia di iShares- ; l'evidenza empirica dimostra che il 90% della performance è dovuta all'allocazione delle attività, non alla scelta del prodotto». Come si possono abbinare? Si possono scegliere Etf per investire in mercati efficienti, dove è meno probabile generare valore aggiunto, e fondi attivi per mercati più complessi, dove, per contro, le scelte del professionista possono fare la differenza. Oppure, viceversa, in un portafoglio già costruito con fondi efficienti, fare scommesse tattiche tramite Etf su mercati che si crede possano andare bene, per esempio la Cina o qualsiasi altro tema che si ritenga promettente. Anche gli Etf presentano inefficienze: problemi di liquidità e il costo non preventivato dello spread. I market maker che garantiscono la liquidità degli Etf sul mercato, e sono un altro soggetto rispetto all'emittente,determinano il prezzo di acquisto e di offerta. Maggiore è la liquidità, minore è lo spread. Ma la liquidità è più un problema del mercato sottostante l'Etf di per sé,alcuni mercati sono poco liquidi. Quali altri criteri bisogna considerare per scegliere un Etf? Oltre a individuare il mercato e l'indice sottostante,devo verificare l'indice sintetico di costo (Ter), la liquidità dell'Etf e anche la qualità dell'emittente, che può riuscire a spuntare sempre qualche centesimo di punto in più rispetto ai concorrenti, grazie all'ottimizzazione del portafoglio, alla gestione dei dividendi ecc. Anche il tracking error (la capacità dell'Etf di replicare l'andamento dell'indice) è importante; più l'Etf è fedele e più è di qualità. Le distorsioni, anche positive rispetto all'indice, riducono l'efficienza del prodotto. Infine, alcuni Etf hanno come sottostante i titoli dell'indice, altri derivati, che implicano un rischio emittente.

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La pulizia del mercato trasformerà lo scenario (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-03-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-03-22 - pag: 21 autore: Critico l'ex presidente Bundesbank Poehl «La pulizia del mercato trasformerà lo scenario» Cesare Peruzzi FIRENZE «Non sono ottimista». Karl Otto Poehl, ex presidente della Bundesbank, intervenuto ieri a Firenze al convegno sugli scenari mondiali organizzato dalla Confindustria del capoluogo toscano, vede un futuro alquanto fosco: «Il mercato dei titoli di stato andrà in difficoltà - dice - . Sarà sempre più difficile vendere i bond, a cominciare da quelli americani, perché i debiti nazionali stanno aumentando a dismisura. Non so se le misure messe in campo dagli Stati Uniti e dagli altri Paesi avranno effetto - aggiunge - ma sono scettico: i cavalli devono bere acqua, ma devono anche essere in grado di farlo. L'economia mondiale, invece, è attraversata da una crisi senza precedenti che traformerà lo scenario di riferimento. Non so quando il ciclo cambierà - conclude Poehl però sono certo che la pulizia del mercato porterà a un nuovo sistema economico e sociale». Per Lamberto Dini, presidente della commissione esteri del Senato, «più che delle banche, la responsabilità è dei governi e delle autorità di vigilanza ». Dini ha parlato di «egoismi e di abusi di posizione di mercato», riferendosi agli eccessi di liquidità degli Stati Uniti, con il conseguente deficit commerciale,e al surplus cinese che ha finanziato l'espansione americana. «Temo che StatiUniti e Cina cercheranno ancora un'intesa per non cambiare il sistema finanziario mondiale- spiega Dini- mentre servirebbero regole vincolanti per impedire il formarsi di squi-libri, il ricorso alle svalutazioni competitive e il ritorno di tentazioni protezionistiche». Che le imprese stiano facendo le spese di questa situazione lo hanno sottolineato Giovanni Gentile e Maurizio Bigazzi, rispettivamente presidente e consigliere incaricato di Confindustria Firenze. Il direttore generale di Kme, Italo Romano, ha chiesto «più coordinamento tra gli Stati e maggiore tempestività nell'attuazione delle misure a sostegno dell'economia. Le piccole aziende soffrono la rigidità dei criteri di rating - chiarisce - e i gruppi più strutturati, come Kme, in questa fase si trovano a finanziare i clienti al posto delle banche». Luigi Abete, presidente di Bnl (gruppo Bnp Paribas), ha ribattuto che «le banche, in quanto imprese, hanno l'obbligo del-la selettività. Gli impieghi del sistema, però, aumentano sia pur a un ritmo inferiore rispetto al passato». Posizione sostenuta anche da Aureliano Benedetti, presidente di Banca Cr Firenze (Gruppo Intesa Sanpaolo).

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L'imperatore si fa in quattro (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-03-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: CORRISPONDENZA E INCONTRI data: 2009-03-22 - pag: 28 autore: A colloquio con Dai Sijie L'imperatore si fa in quattro Lo scrittore-regista, celebre in Italia per «Balzac e la piccola sarta cinese», parla del suo ultimo libro «L'acrobazia aerea di Confucio». è la storia di Zhengde, della dinastia Ming, la cui vita è sconvolta dai sosia e da un misterioso bottino di guerra di Leonardo Martinelli è capitato tre anni fa. «Ero in un aereo che mi stava portando da Hong Konga Tokio», racconta lo scrittore Dai Sijie. «Vidi un passeggero che rideva di gusto, noncurante del silenzio che regnava intorno. Leggeva un libro. Era un cinese come me. Mi incuriosì». Arrivati a destinazione Dai Sijie gli si avvicinò. E scoprì che a scatenare quelle risa era Muo e la vergine cinese, il suo secondo romanzo, proibito nella Repubblica popolare, ma pubblicato a Taiwan. «Mi sono detto che forse era la cosa che mi riusciva meglio: far ridere. Che è pure un atto di gentilezza». Anche così è nata l'idea di L'acrobatie aérienne de Confucius, appena uscito in Francia per Flammarion. Un libro, appunto, fantasioso e sorprendentemente comico. Dai Sijie, classe 1954, da oltre vent'anni vive a Parigi. E parla del suo ultimo romanzo in un café dalle parti di Montparnasse. Ma con la testa è tutto là, nella grande Cina. «Non avrei mai immaginato di restare così a lungo in Francia. Dovevo partire con una borsa di studio per il Giappone e solo alcuni mesi prima mi capitò questa possibilità per Parigi». Era il 1984. Alle spalle l'esperienza dolorosa della rivoluzione culturale. Figlio di due medici, borghesi e «nemici del popolo», si ritrovò a dodici anni solo come un cane. Poi di nuovo con il padre e la madre, ridotti a umili spazzini. Infine a diciassette ancora separato dalla famiglia per essere rieducato in uno sperduto paesino di montagna.Quell'esperienza si ritrova in Balzac e la piccola sarta cinese, uscito in Italia nel 2004 per Adelphi: il suo primo romanzo, un successo inaspettato, la storia di due ragazzi di Pechino che per sopravvivere a quell'esperienza ritrovano speranza in una valigia piena di libri occidentali, interdetti dal regime. Dopo la morte di Mao, le cose migliorarono per quel giovane, nonostante tutto ancora ottimista. Studiò storia dell'arte e doveva perfezionarla a Parigi. Ma una volta in Francia optò per l'Idhec,la scuola di cinema.Il suo primo film, Chine, ma douleur, del 1989, venne notato da Bernard Pivot, che l'invitò in tv a«Bouillon de culture ». Dieci anni dopo il primo romanzo. «In realtà preferisco la letteratura. Quando ho fatto dei film era perché non potevo pubblicare dei libri». Anche se il ritmo della sua scrittura è spesso quello di un lungometraggio: si sentono i colori, le inquadrature che si succedono. Come in L'acrobatie aérienne de Confucius, la storia dell'imperatore Zhengde, nato nel 1491 e morto (annegato) nel 1521, dinastia Ming. «Nei precedenti romanzi i miei personaggi vivevano sempre fra due culture. Fra Oriente e Occidente.Qui,invece,no».C'è solo la Cina. E la Cina nel suo splendore: la Città proibita, i cortei imperiali, le concubine, gli splendidi abiti cerimoniali. Zhengde ha quattro sosia, uguali a lui in tutto e per tutto, perfino nel livello di crescita delle unghie. Il ritmo monotono della vita di corte sarà sconvolto dal bottino di una battaglia vinta contro i soldati birmani: una coppia di rinoceronti, un elefante «e una creatura muta, nera dalla testa ai piedi,all'eccezione del bianco dei suoi occhi, una specie sconosciuta ». Da lì inizia una serie di peripezie. Il sesso è un altro filo conduttore del romanzo. Dai Sijie ha scritto questo libro, come quelli precedenti, direttamente in francese, una lingua imparata in fretta e furia pochi mesi prima di partire da Pechino in quel lontano 1984. E dopo, ovviamente, perfezionata, fino a questo romanzo «dove attraverso le parole bisognava creare un'atmosfera puramente letteraria. Ci ho messo due anni per scriverlo. E ho vissuto come un monaco: certe volte su una frase passavo otto ore ». Verrà mai tradotto in cinese? Quasi sicuramente sì. Sarà pubblicato nella Repubblica popolare? Molto più difficile. «Finora è uscito solo Balzac e la piccola sarta cinese e in una traduzione che non ho potuto controllare. Nella prefazione, in sostanza, si spiegava che questo giovanotto, il sottoscritto, per guadagnarsi da vivere e non andare a fare l'elemosina, si è messo a scrivere certe cose. Ho messo giù anche dei racconti in cinese, che non sono stati mai pubblicati. Né sono stati distribuiti i miei film». Ma non è difficile trovare in vendita i Dvd taroccati del lungometraggio che ha girato sulla base di Balzac e la piccola sarta cinese. Nei giornali a Pechino sono uscite varie critiche del film. Una situazione surreale. Molto cinese. «Mi ricordo quando ero in rieducazione e un giorno ci convocarono perché ci dichiarassimo contrari al documentario girato allora da Michelangelo Antonioni sulla Cina. Però non avevamo diritto di vederlo ». Lo ha fatto dopo molti anni. «Lo trovai obiettivo. Non necessariamente critico». La sua visione del proprio Paese è cambiata. «Non accettai Tiananmen e non posso accettarlo neppure oggi. Ma, con il passare del tempo, capisco sempre di più la Cina. Che è come una macchina. Assorbe e trasforma tutto: il comunismo, il capitalismo». Per anni gli è stato proibito di ritornarci. Ora, invece, può andare in Cina quando vuole, a trovare la madre, anziana e malata. Non a parlare dei suoi libri. Prima soffriva molto del fatto che non vi fossero pubblicati, "ora meno". «Ma quando scrivo in francese, penso sempre che un giorno quel romanzo potrebbe uscire anche laggiù. Fra dieci o vent'anni, ma ci penso. è la mia piccola forma di resistenza». Dai Sijie sta già riflettendo su quale prossima storia affrontare. «Forse quella della mia famiglia. In particolare di mio nonno, un pastore pro-testante: involontariamente fu la causa di tanti dei nostri problemi ai tempi della Rivoluzione culturale. Questa volta abbandonerò il registro comico». A dodici anni percorse in treno oltre 5mila chilometri da solo per raggiungere la casa del nonno, dopo che i genitori furono imprigionati. Quando giunse a destinazione, stavano facendo una riunione proprio lì davanti: critica politica e pubblica alla sua famiglia. Anche il nonno era stato incarcerato. Restò due mesi con la nonna, poi Dai Sijie vagò in varie città alla ricerca dei parenti. I genitori li poté rivedere solo un anno e mezzo più tardi. «Dopo aver vissuto un'esperienza così, ti senti un sopravvissuto. Provi anche un certo orgoglio». Il prossimo romanzo potrebbe essere autobiografico: la tragica vicenda della sua famiglia, distrutta dalla rivoluzione Ironico. Il regista scrittore Dai Sijie, 55 anni. Sotto, la copertina del suo ultimo libro «L'acrobazia aerea di Confucio», appena uscito in Francia per Flammarion AFP

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Se lo Stato difende gli azionisti (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-03-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-22 - pag: 7 autore: DALLA PRIMA Se lo Stato difende gli azionisti Del resto, tutto quello che poteva essere detto utilmente a questo riguardo è stato detto da tempo e lo si può sintetizzare nei due punti seguenti. Punto primo. La crisi ha certo avuto come cause scatenanti una serie di comportamenti azzardati e irresponsabili tenuti da operatori privati, ma di sicuro tali comportamenti sono stati tollerati e in più casi favoriti dalle autorità pubbliche, che ora hannoaperto la strada con le loro regolazioni, ora hanno esercitato con omissiva benevolenza i loro compiti di vigilanza. Sarà anche vero,in termini generali,che grazie alla globalizzazione l'economia si è sottratta alla politica e ha imperversato al riparo dai vincoli che la bilanciavano quando i suoi mercati erano chiusi nei confini nazionali. Ma questo spiega solo una parte di quantoè accaduto nella finanza,che si deve, insieme, a un fallimento sia dello Stato che del mercato. Le opposte schiere che amano sempre e in ogni caso collocarsi o a difesa dell'uno o a difesa dell'altro hanno dunque buone ragioni per stare calme entrambe. Punto secondo. Il disastro che ne è seguito ha chiamato in causa l'unico credibile pagatore di ultima istanza di cui disponiamo, che è appunto lo Stato. E lo Stato è intervenuto massicciamente, entrando nel capitale delle banche sino in più casi a nazionalizzarle, fornendo aiuti alle imprese e accompagnando tutto questo con una rinnovata e ampliata attenzione regolatoria. è verissimo che a fotografare il livello di interventismo al quale si è giunti in questi mesi si ricava l'impressione di uno statalismo che poche economie non socialiste avevano raggiunto nel secolo scorso. Ma è altrettanto vero che quasi unanimemente si pensa che l'interventismo manterrà questo livello solo temporaneamente, mentre,dopo il suo previsto riflusso, ciò che più probabilmente ne rimarrà sarà costituito da regolazioni e regolatori sulle attività finanziarie meno complici e meno passivi e da un più forte coordinamento macroeconomico e valutario fra i nostri Paesi. Non ha allora un gran senso chiedersi se stiamo diventando tutti socialisti, se è finito il tempo del mercato e se dovremo abituarci a far convivere con lo stesso mercato una dose massiccia di Stato, secondo il modello di Singapore o addirittura della Cina. Sono appunto questi gli argomenti che mi rendono allergico al filone delle riflessioni sulla crisi di stampo generalista. è infatti a causa loro che tali riflessioni finiscono per apparirmi nulla più che futili esibizioni retoriche da parte di chi le fa. Questo non significa che le vicende in atto non possano suggerire riflessioni utili sul rapporto fra Stato e mercato. Ma per arrivarci occorre andare oltre le panoramiche di superficie e entrare un po' più addentro nei profili specifici delle stesse vicende. Mi limito qui a uno di quei profili, che a me è parso sempre più evidente e al quale pochi generalisti hanno dedicato sino ad ora l'attenzione che merita: il nuovo ruolo dello Stato quale guardiano del buon uso delle risorse finanziarie contro gli sprechi dei privati. L'esempio del giorno è quello dei bonus dei dirigenti della Aig, deliberati dalla società (ormai assistita dallo Stato) e contrastati con fermezza dall'Amministrazione e dal Congresso di Washington. Ma già in precedenza c'era stata la reprimenda del Tesoro alle sponsorizzazioni sportive da parte di banche nella stessa condizione della Aig. Se pensiamo alle ragioni dell'onda di privatizzazioni che due decenni fa attraversò tutti i nostri Paesi, ritroviamo fra di esse, e in posizione eminente, la constatata propensione del proprietario pubblico a sprecare i soldi del contribuente ora in remunerazioni troppo elevate, ora in assunzioni inutili, ora in investimenti senza ritorno, che – si diceva – mai avrebbe consentito l'azionista nell'uso privato dei suoi. Ebbene, questo tipo di sprechi è esattamente ciò di cui oggi si ritiene responsabile il privato e che sta trovando invece nel pubblico un sistema molto più reattivo nel difendere i soldi del contribuente di quanto lo sia stato l'azionista nel difendere se stesso. Che cosa spiega un tale rovesciamento? Non credo proprio che sia un ritorno alle dottrine su cui si fondò il municipalismo socialista, grazie al quale all'inizio del ventesimo secolo tanti servizi locali di pubblica utilità furono affidati ad aziende pubbliche. Allora ci si aspettava da tali aziende gestioni più oculate e più parsimoniose di quelle private semplicemente perché esse erano ispirate dall'interesse pubblico e non dalla ricerca del profitto. Oggi, giusta o sbagliata che fosse ai suoi tempi, non è questa la motivazione che pesa. Quello che pesa oggi è la forza del contribuente e la necessità divenuta ineludibile di dimostrare al di sopra di tutto il buon uso che si fa delle tasse che lo si costringe a pagare. Pensiamoci bene: lungi dall'essere un legato socialista, la forza dello scudo pubblico contro gli sprechi è al contrario un legato della fase liberista dalla quale siamo appena usciti, della fase cioè nella quale nessuno volle od osò più aumentare le tasse e su tutti prese a incombere la prova del buon uso di quelle esistenti. Giulio Tremonti, a proposito delle fasi che si stanno succedendo, ha parlato di pendolo,un pendolo che è andato dall'Iri alle privatizzazioni e ora sta andando dalla parte opposta. è probabilmente così, ma nella storia il pendolo non torna mai dov'era prima, qualcosa del precedente passaggio rimane. A noi è rimasta, del liberismo in precedenza dominante,la operante consapevolezza che i soldi del contribuente vanno acquisiti e gestiti con scrupolo ancora maggiore di quello con cui si gestiscono i propri. Di sicuro ci vorrà un miglior governo delle società e delle banche private per difendere con più efficacia i soldi privati dall'avidità e dall'irresponsabilità che si manifestino nel management. Ma intanto, del legato lasciatoci da Reagan e dalla Thatcher anche chi non li amava può essere solo contento. Giuliano Amato

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All'anima buona della crisi nera (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN SCENA data: 2009-03-22 - pag: 43 autore: Genova All'anima buona della crisi nera di Renato Palazzi L' aspetto che colpisce subito con un'impressionante immediatezza, quasi con violenza – in questa Anima buona del Sezuan allestita dallo Stabile di Genova – è la sua straordinaria capacità di aderire a temi e umori del momento, la crisi economica, la mancanza di risorse, il generale impoverimento.Un testo teatrale lo si può studiare, analizzare, inquadrare storicamente: ma quando si coglie dal vivo la sua concreta rispondenza all'esperienza quotidiana dello spettatore, cambia del tutto la prospettiva attraverso la quale lo si guarda. L'ultima messinscena del dramma era quella firmata da Strehler nell'81, alle soglie cioè di un'epoca che pareva promettere un'inesauribile abbondanza: la riflessione sulla difficoltà d'esser buoni in assenza delle condizioni materiali per farlo assumeva fatalmente un che di rigido, di astratto. E ricondurla ai problemi della Germania fra le due guerre diventava un puro esercizio intellettuale. Oggi sentir parlare della difficoltà di pagare l'affitto, o di un pilota chenon vola perché mancano i soldi per far decollare gli aerei, è di un'attualità che mette i brividi. è logico che, in un simile contesto, il primo approccio a Brecht di Elio De Capitani e Ferdinando Bruni prenda naturalmente – e verrebbe da dire per una fortunata coincidenza, se l'espressione non risultasse fuori luogo – un vigore, un'evidenza che sfuggono di per sé a ogni schema dimostrativo. Qui davvero il lucido rigore del teatro "epico" diventa urgenza di rispecchiare una realtà che incalza. Lo stesso nucleo portante dell'azione –la dialettica tra bontà e cattiveria, in tempi duri – non viene forse superato, ma passa un po' in secondo piano. Lo spettacolo procede infatti soprattutto su due linee principali: da un lato la corruzione, il degrado morale, persino la devastazione ecologica di un mondo senza più i mezzi per riempirsi la pancia, dall'altro l'effetto che tutto ciò esercita anche sui sentimenti individuali, in particolare sul cieco abbandono con cui la protagonista cede alla passione per l'aviatore che la sfrutta. Sullo sfondo, la Cina evocata dalle scene e dai costumi di Andrea Taddei, una Cina sospesa fra templi e capannoni industriali, fra radici arcaiche e nuovo capitalismo. Anche l'interpretazione di Mariangela Melato sembra trascendere il freddo atteggiamento critico brechtiano – d'altronde estraneo alle sue corde – per svelare segrete risonanze psicologiche: lo sdoppiamento con cui la palpitante Shen- Te si tramuta, per difendersi, nel perfido cugino Shui-Ta scavalca il senso della metafora, porta in luce un nodo di dolente fragilità umana. Peccato che il finale, volutamente aperto, appaia invece monco, incompiuto. Strehler ricorreva a una sola parola, "aiutatemi", che lei rivolgeva al pubblico. Piacesse o no, era un'invenzione. Qui l'epilogo in versi ideato dall'autore si chiude con un semplice invito a pensare: va bene,ma resta l'impressione di un calo di tensione. 1 «L'anima buona del Sezuan» di Bertolt Brecht, regia di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani, Genova, Teatro della Corte, fino al 9 aprile. Attuale. Mariangela Melato in una scena di «L'anima buona del Sezuan» MARCELLO NORBERTH

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sui banchi da 117 nazioni diverse - oriana liso (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 23-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XV - Milano Sui banchi da 117 nazioni diverse Una preside per due istituti "Ho evitato il rischio ghetto" Nell´istituto professionale non si supera il 50 per cento Trotter, percorso dedicato a chi non sa ancora la lingua Via Paravia, da settembre nessun italiano nelle prime Immigrati raddoppiati in 5 anni, ora più pressione sulle superiori Il dossier Una presenza che coincide con gli affitti popolari, tripla rispetto alla media italiana ORIANA LISO Una presenza sempre più forte, diffusa a macchie. Che segue, di fatto, il prezzo degli affitti, concentrandosi dove case e negozi costano meno. Che non ha mai smesso di crescere negli ultimi anni - è più che raddoppiata in cinque anni - e che si sta consolidando anche oltre il periodo dell´obbligo scolastico. A Milano ci sono studenti stranieri di 117 nazionalità: 26mila bambini e ragazzi che rappresentano il 14,5 per cento del totale degli iscritti, tre volte la media nazionale. In 20 scuole elementari (sulle 142 cittadine) i minori stranieri sono più del 40 per cento degli studenti, con picchi del 60 e dell´80 per cento. In 24 scuole di tutti e tre i livelli più della metà degli iscritti sono figli di immigrati. Scuole concentrate nelle zone 2, 9, 4 e 8. Dalla Centrale a Niguarda, da Rogoredo a Quarto Oggiaro, «le percentuali più alte si registrano in zone che si caratterizzano per fenomeni di criticità sociale, economica e culturale»: a raccontare la geografia degli studenti non italiani a Milano è il "Piano di zona 2009-2011", quella sorta di piano regolatore dei servizi sociali della città che il Comune ha appena messo nero su bianco e che presto arriverà in consiglio comunale. C´è la situazione attuale, ci sono i programmi d´intervento per il «supporto all´integrazione» che partono da alcune certezze: «La presenza di minori stranieri nelle scuole dell´obbligo ha assunto una consistenza numerica rilevante, con una media del 18,15 per cento nella scuola primaria e del 17,55 per cento nella secondaria di primo grado». Arrivano soprattutto da Filippine, Perù, Ecuador, Cina e Egitto, ma il futuro sono anche gli studenti romeni (cresciuti in cinque anni da 145 a 1.137 iscritti), moldavi e ucraini. Numeri destinati ad aumentare ancora, visto che le stime per il 2015, l´anno dell´Expo, parlano di 55.804 alunni delle elementari (contro i 51.172 attuali) e di 34.435 alle medie (contro gli attuali 28.334). «Gli incrementi - spiega il rapporto - appaiono più accentuati nell´istruzione secondaria, a riprova di un processo di scolarizzazione dei minori stranieri che ha assunto caratteri stabili». E quando devono scegliere le scuole superiori, 8 stranieri su 10 preferiscono gli istituti tecnici e professionali. Per tutti loro, l´assessorato alle Politiche sociali si pone come obiettivo quello di «governare i processi di distribuzione delle iscrizioni scolastiche favorendo un equilibrio volto a garantire condizioni ottimali per il successo scolastico sia degli studenti italiani che di quelli stranieri». Perché, per Palazzo Marino, una concentrazione elevata porta con sé anche il rischio (per tutti) di restare indietro: analizzando bocciature e promozioni, infatti, risulta che oltre la metà dei ripetenti sono stranieri.

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il pugno di pechino sul tibet monaci in rivolta, cento arrestati - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 23-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 16 - Esteri Il pugno di Pechino sul Tibet monaci in rivolta, cento arrestati Il Sudafrica nega il visto al Dalai Lama. L´ira del Nobel Tutu L´assalto a una caserma dopo la notizia del suicidio di un religioso che era stato fermato FEDERICO RAMPINI dal nostro corrispondente PECHINO - Cento monaci buddisti arrestati, un assalto di massa contro una caserma di polizia, migliaia di soldati in stato di massima allerta: in Tibet riesplode la tensione, un anno dopo le rivolte contro l´occupazione cinese che furono schiacciate nel sangue. Nonostante la regione sia in stato di assedio, con un dispiegamento senza precedenti di forze armate, e vietata ad ogni osservatore straniero, ieri sono filtrate notizie di duri scontri. L´ultimo episodio è accaduto al monastero di Ragya, nella provincia del Qinghai: quindi fuori dal confine amministrativo attuale del Tibet. Il Qinghai come il Sichuan hanno "ricevuto" intere enclave tibetane quando il perimetro delle provincie fu ridisegnato per motivi politici, dopo l´invasione cinese del 1949. L´obiettivo era quello di rimpicciolire il Tibet le cui dimensioni originarie si avvicinavano a quelle dell´intera Europa occidentale. Tuttavia le comunità tibetane che vivono nelle provincie limitrofe hanno conservato la stessa ostilità verso il governo cinese, e sono rimaste a maggioranza fedeli al Dalai Lama, il leader politico-spirituale fuggito in esilio nel 1959. L´ultima protesta nel Qinghai segue di pochi giorni il lancio di una bomba contro una caserma di polizia. Attorno al monastero di Ragya la scintilla della rivolta sembra essere stata il suicidio di un monaco 28enne, Tashi Sangpo, gettatosi nelle acque del fiume dopo essere che la polizia lo aveva interrogato e torturato. La sua colpa: aveva esposto la bandiera nazionale tibetana, un vessillo proibito dalla legge cinese perché è simbolo dell´indipendenza. Alla notizia del suicidio del religioso più di duemila persone sono scese in piazza a protestare contro le violenze poliziesche. I manifestanti, inclusi un centinaio di monaci, si sono diretti verso il commissariato di polizia di Ragya e l´hanno preso d´assalto. La controffensiva dei reparti speciali anti-sommossa e delle forze armate non si è fatta attendere, con la nuova retata di manifestanti. I monaci detenuti finiscono nei campi di lavori forzati, dove subiscono sedute di "rieducazione" in cui sono costretti a rinnegare il Dalai Lama e a giurare fedeltà al partito comunista cinese. Malgrado il susseguirsi di episodi di protesta, finora il governo di Pechino sembra essere riuscito a evitare una rivolta generalizzata come quella dell´anno scorso. Il 14 e 15 marzo 2008, approfittando anche dell´avvicinarsi dei Giochi olimpici e quindi della maggiore attenzione dell´opinione pubblica occidentale, la protesta partita da Lhasa era dilagata in tutto il Tibet, apparentemente cogliendo impreparate le autorità centrali. Quest´anno Pechino ha voluto prendere tutte le precauzioni, aumentando il dispiegamento preventivo di militari e polizia. Inoltre l´isolamento del Tibet e il divieto di accesso per gli stranieri ha reso più stringente il controllo cinese sulle informazioni che filtrano da quelle zone. Nei confronti dell´estero, il governo della Repubblica Popolare ha alternato il bastone e la carota: da una parte le aperture al dialogo con i rappresentanti del Dalai Lama (finora rivelatesi inconcludenti), dall´altra i "castighi" somministrati ai governi stranieri colpevoli di solidarietà col Tibet (come la cancellazione del vertice tra Cina e Ue dopo la visita del Dalai Lama all´Eliseo). L´ultimo paese a piegarsi al ricatto di Pechino è il Sudafrica. Ha negato il visto al Dalai Lama, che avrebbe dovuto incontrare Nelson Mandela, come lui premio Nobel per la pace. Sdegnato un altro Nobel, l´arcivescovo Desmond Tutu, che ha accusato il Sudafrica di «soccombere vergognosamente alle pressioni di Pechino». Il paese è mèta di importanti investimenti cinesi nelle materie prime, un legame economico che ha sicuramente pesato nel veto al Dalai Lama.

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Tibet, bonzo si suicida 95 arresti fra i manifestanti (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 23-03-2009)

Argomenti: Cina

Tibet, bonzo si suicida 95 arresti fra i manifestanti GABRIEL BERTINETTO La morte di un monaco, che annega nel fiume mentre tenta di sfuggire all'arresto, riaccende la fiamma della rivolta in Tibet. Migliaia di persone attaccano una caserma delle forze di sicurezza cinesi. Alcuni agenti restano «lievemente feriti». La polizia ferma 95 dimostranti. Tutti tranne due sono religiosi, e molti di loro provengono dallo stesso monastero della vittima, Ragya, nel distretto di Gyulgho. È la stessa agenzia ufficiale «Nuova Cina» a raccontare l'episodio, omettendo però l'epilogo tragico, rivelato invece da un'organizzazione di tibetani in esilio, Phayul. Secondo Pechino la protesta sarebbe stata originata da «voci infondate» che avrebbero tratto in inganno i partecipanti. Phayul al contrario cita testimonianze locali secondo cui il giovane bonzo Tashi Sangpo, 28 anni, prelevato dalla polizia militare e portato in commissariato, è riuscito a eludere brevemente la sorveglianza degli uomini in divisa con la scusa di andare in bagno e si è gettato nel fiume Machu. Per l'associazione degli esuli è stato un suicidio. Questa affermazione fa pensare che in acqua Tashi non abbia dunque cercato la fuga e la salvezza ma solo di sottrarsi alle sofferenze degli interrogatori. Ma sull'episodio ci sono ancora punti oscuri, anche perché non è chiaro quanto tempo sia trascorso fra l'arresto e la morte. Tashi era fra coloro che il 10 marzo scorso aveva inscenato una clamorosa forma di contestazione anti-cinese, rimuovendo la bandiera della Repubblica popolare dal refettorio del tempio di Ragya, e sostituendola con quella tibetana, che è fuorilegge. Da quel giorno il monastero era sotto asfissiante controllo poliziesco. Sabato gli agenti sono entrati ed hanno portato via Tashi accusandolo di custodire nella propria stanza una bandiera tibetana e materiale di propaganda anti-cinese. Poco dopo il giovane si è ucciso. L'IRA DEI COMPAGNI La tragica fine del religioso ha scatenato la collera dei compagni di fede. C'erano moltissime tuniche nella folla di quattromila persone che si sono riversate per le vie di Gyulgho. Secondo le autorità cinesi i manifestanti sono stati bloccati e dispersi mentre assaltavano una caserma. E 95 di loro sono finiti agli arresti. Il distretto in cui si trova il monastero di Ragya non fa parte del Tibet, ma del Qinghai, una delle quattro province limitrofe, che sono in buona parte abitate da tibetani. In un altro santuario della stessa provincia, quello di Lutsong, il 25 febbraio scorso erano stati arrestati 109 bonzi accusati di trame separatiste. E sempre fuori dal Tibet strettamente inteso, ad Aba, nella provincia del Sichuan, meno di due settimane fa un monaco si è dato fuoco per protesta. GLI ANNIVERSARI DIFFICILI Una serie di anniversari che cadono in questo periodo ha contribuito ad alimentare il fuoco della protesta. Il 10 marzo scorso ricorrevano 50 anni dall'inizio dell'esilio del Dalai Lama. E in questo stesso periodo, nel 2008 Lhasa era teatro di una forte sollevazione popolare repressa nel sangue dalle forze cinesi. Domenica prossima sarà festeggiato, ma evidentemente solo da Pechino, un altro cinquantenario, relativo all'installazione di un governo collaborazionista dopo la fuga del Dalai Lama. Sono date che scandiscono i tempi di una contestazione che si sta riaccendendo a mano a mano che scemano le speranze in un atteggiamento meno rigido da parte dei dirigenti comunisti. Lo stesso Dalai Lama che resta fautore del dialogo, ha usato parole molto dure il 10 marzo in un messaggio ai connazionali, paragonando la loro esistenza ad un «inferno terrestre». Monta la protesta in Tibet. Giovane monaco muore mentre tenta di sottrarsi all'arresto. Fonti della diaspora parlano di suicidio. Migliaia di correligionari esasperati si scontrano con la polizia cinese. 95 arresti.

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Il Sudafrica rifiuta il visto al Dalai Lama (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 23-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sudafrica rifiuta il visto al Dalai Lama L'arcivescovo emerito Desmond Tutu ha protestato con fermezza contro la decisione del governo sudafricano di negare il visto di ingresso al Dalai Lama , atteso questa settimana a Johannesburg per una conferenza sulla pace. «Se viene rifiutato il visto a Sua santità, allora non parteciperò alla conferenza della pace» ha detto irato il vescovo. Il premio Nobel per la Pace, dicendosi«sdegnato», accusa poi il Sudafrica, paese dagli stretti legami con la Cina, di «soccombere vergognosamente alle pressioni cinesi». Un portavoce della fondazione FW de Klerk ha quindi spiegato che anche l'ex presidente sudafricano De Klerk riconsidererà la sua partecipazione alla conferenza che avrebbe visto insieme sullo stesso palco diversi Premi Nobel per la Pace, dal Dalai Lama a Tutu, a De Klerk a Nelson Mandela. Il visto al Dalai Lama sarebbe stato negato lo scorso 4 marzo, a pochi giorni dal 50 anniversario della rivolta tibetana a Lhasa. La censura

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La morte di un monaco, che annega nel fiume mentre tenta di sfuggire all'arresto, riaccende la ... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 23-03-2009)

Argomenti: Cina

La morte di un monaco, che annega nel fiume mentre tenta di sfuggire all'arresto, riaccende la fiamma della rivolta in Tibet. Migliaia di persone attaccano una caserma delle forze di sicurezza cinesi. Alcuni agenti restano «lievemente feriti». La polizia ferma 95 dimostranti. Tutti tranne due sono religiosi, e molti di loro provengono dallo stesso monastero della vittima, Ragya, nel distretto di Gyulgho. È la stessa agenzia ufficiale «Nuova Cina» a raccontare l'episodio, omettendo però l'epilogo tragico, rivelato invece da un'organizzazione di tibetani in esilio, Phayul. Secondo Pechino la protesta sarebbe stata originata da «voci infondate» che avrebbero tratto in inganno i partecipanti. Phayul al contrario cita testimonianze locali secondo cui il giovane bonzo Tashi Sangpo, 28 anni, prelevato dalla polizia militare e portato in commissariato, è riuscito a eludere brevemente la sorveglianza degli uomini in divisa con la scusa di andare in bagno e si è gettato nel fiume Machu. Per l'associazione degli esuli è stato un suicidio. Questa affermazione fa pensare che in acqua Tashi non abbia dunque cercato la fuga e la salvezza ma solo di sottrarsi alle sofferenze degli interrogatori. Ma sull'episodio ci sono ancora punti oscuri, anche perché non è chiaro quanto tempo sia trascorso fra l'arresto e la morte. Tashi era fra coloro che il 10 marzo scorso aveva inscenato una clamorosa forma di contestazione anti-cinese, rimuovendo la bandiera della Repubblica popolare dal refettorio del tempio di Ragya, e sostituendola con quella tibetana, che è fuorilegge. Da quel giorno il monastero era sotto asfissiante controllo poliziesco. Sabato gli agenti sono entrati ed hanno portato via Tashi accusandolo di custodire nella propria stanza una bandiera tibetana e materiale di propaganda anti-cinese. Poco dopo il giovane si è ucciso. L'IRA DEI COMPAGNI La tragica fine del religioso ha scatenato la collera dei compagni di fede. C'erano moltissime tuniche nella folla di quattromila persone che si sono riversate per le vie di Gyulgho. Secondo le autorità cinesi i manifestanti sono stati bloccati e dispersi mentre assaltavano una caserma. E 95 di loro sono finiti agli arresti. Il distretto in cui si trova il monastero di Ragya non fa parte del Tibet, ma del Qinghai, una delle quattro province limitrofe, che sono in buona parte abitate da tibetani. In un altro santuario della stessa provincia, quello di Lutsong, il 25 febbraio scorso erano stati arrestati 109 bonzi accusati di trame separatiste. E sempre fuori dal Tibet strettamente inteso, ad Aba, nella provincia del Sichuan, meno di due settimane fa un monaco si è dato fuoco per protesta. GLI ANNIVERSARI DIFFICILI Una serie di anniversari che cadono in questo periodo ha contribuito ad alimentare il fuoco della protesta. Il 10 marzo scorso ricorrevano 50 anni dall'inizio dell'esilio del Dalai Lama. E in questo stesso periodo, nel 2008 Lhasa era teatro di una forte sollevazione popolare repressa nel sangue dalle forze cinesi. Domenica prossima sarà festeggiato, ma evidentemente solo da Pechino, un altro cinquantenario, relativo all'installazione di un governo collaborazionista dopo la fuga del Dalai Lama. Sono date che scandiscono i tempi di una contestazione che si sta riaccendendo a mano a mano che scemano le speranze in un atteggiamento meno rigido da parte dei dirigenti comunisti. Lo stesso Dalai Lama che resta fautore del dialogo, ha usato parole molto dure il 10 marzo in un messaggio ai connazionali, paragonando la loro esistenza ad un «inferno terrestre».

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artematica, i creativi del computer videogiochi d'autore per sfidare gli usa - bettina bush (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 24-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XIII - Genova L´azienda di Chiavari si sta affermando a livello internazionale con i suoi prodotti fortemente innovativi Artematica, i creativi del computer videogiochi d´autore per sfidare gli Usa BETTINA BUSH (segue dalla prima di economia) «L´Italia in questo settore non è riuscita a decollare per incapacità organizzative - continua Cangini - Nessuna grande azienda ci ha creduto e ha investito. Quando nel 96, a 26 anni, dopo un po´ di anni passati a lavorare in un´azienda di Bologna, ho deciso di fondare Artematica, e ho ipotecato la mia mansarda a Moconesi, nella speranza di continuare a fare questo lavoro, qualcuno mi ha anche dato del pazzo. Allora più che mai era un´industria difficile da gestire. Bisognava affrontare grandi investimenti in un mercato molto instabile. Mi è capitato di lavorare 72 ore di seguito e di guadagnare anche meno dei miei dipendenti, per rispettare delle scadenze. Per fortuna in famiglia, mi hanno sempre detto ‘se sei sereno e hai delle idee in cui credere, allora provaci´». Il vostro primo successo? «Druuna nel 2001, ci sono voluti 3 anni e il lavoro di una ventina di persone, ma è stato un successo internazionale». Come nasce un videogioco? «Si fa la regia, si cercano i contenuti grafici, si programma il motore che come dice Pasquale De Lucia, uno dei nostri, è il linguaggio che serve agli altri per esprimersi; poi si montano i contenuti, si associa l´audio e si fa il testing, ossia si correggono e rifiniscono i bug (difetti). Durata dell´avventura: circa un paio d´anni, costo di partenza, almeno 400mila euro, persone coinvolte, non meno di una ventina». I paesi più forti in questo settore? «L´America è il paese più attivo, quello con più mercato. I grandi prodotti vengono da lì». Cina e India? «Arriveranno anche loro, ma ci vuole ancora tempo. In questo mestiere il know-how è complesso e ci vogliono anni. Ci hanno provato in tanti, io lo reputo un po´ come fare l´alchimista, devi riuscire ad avere un insieme di competenze, e individuare gli spazi giusti, nei tempi previsti. Un misto di innovazione e sensibilità verso il mercato». Princìpi o emozioni? «Tutt´e due. Come quando leggi un bel libro. Oltre a raccontare una storia, ti trasmette qualcosa». Il maggior successo di Artematica? «E´ sempre l´ultimo, quello che deve ancora uscire e nel nostro caso Diabolik per console, che sarà presentato tra poco a ‘Cartoons on the Bay´. Io preferisco quelli di contenuto, come il nostro Julia, la criminologa, protagonista dei fumetti di Giancarlo Berardi. In questo caso il nostro designer e sceneggiatore Sergio Rocco si è letto il saggio del noto criminologo Mastronardi: più di 1000 pagine e ha imparato cose di quel mondo che non avrebbe mai immaginato. Per noi anche in questo caso è importante mantenere un linguaggio soft ed elegante, non fare scene troppo violente». Progetti per il futuro? «Siamo una trentina tra fissi e collaboratori e nel 2008 abbiamo fatturato un milione e mezzo di euro. Lavoriamo tutti spinti da una forte passione. La nostra è una sfida, devi esser convinto e motivato. Vogliamo crescere nella misura in cui continuamo a far bene il nostro lavoro, portando il made in Italy all´estero, e divertendoci, come in un gioco».

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aumentano i casi di tbc tra gli stranieri (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 24-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina VII - Firenze In tutta la regione i dati sulla diffusione della malattia restano stabili perché diminuisce il numero dei toscani colpiti Aumentano i casi di Tbc tra gli stranieri Cresce il numero di stranieri colpiti dalla Tbc nella nostra regione. I dati assoluti sulla diffusione della tubercolosi restano più o meno stabili negli ultimi anni perché calano gli italiani che si ammalano. La Regione diffonde i numeri in occasione della giornata mondiale contro questa patologia. Nel 2001 ci furono 360 casi, di cui 248 tra cittadini italiani e 109 tra stranieri; 410 casi nel 2002 (273 italiani e 135 stranieri); 398 nel 2003 (234 italiani e 163 stranieri); 400 nel 2004 (229 italiani e 169 stranieri); 326 nel 2005 (182 italiani e 144 stranieri); 346 nel 2006 (174 italiani e 172 stranieri); 334 nel 2007 (160 italiani e 174 stranieri), 287 casi nel 2008 (dati provvisori, 109 italiani e 174 stranieri). Quest´anno, specialmente a Firenze, si starebbe osservando un aumento di circa il 50% dei malati, ma è presto per trarre conclusioni epidemiologiche. Nel corso degli anni si è spostata anche l´età in cui si manifesta prevalentemente la malattia: un tempo colpiva gli anziani mentre ora la fascia di età più interessata è quella dai 15 ai 49 anni. Gli stranieri più colpiti sono quelli che provengono da Romania, Cina, Pakistan, Marocco, Senegal e Perù. «I dati ci rivelano una diminuzione del fenomeno - spiega l´assessore alla salute Enrico Rossi - La Tbc è figlia della povertà e il divario dell´andamento a seconda delle varie fasce di popolazione lo conferma. Ma risulta ancora più evidente il carattere disumano di provvedimenti che si vorrebbero assumere imponendo ai medici la denuncia dei pazienti che non hanno le carte in regola con il permesso di soggiorno». Rossi si è attivato nei confronti del Ministero perché intervenga sul problema dell´approvvigionamento del test alla tubercolina, indispensabile per il controllo dell´infezione. Il test non viene più prodotto in Italia e le procedure per l´acquisizione stanno creando difficoltà.

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Idea: una moneta mondiale (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-03-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2009-03-24 - pag: 1 autore: PROPOSTA DALLA CINA Idea: una moneta mondiale di Luca Vinciguerra L a Cina propone di creare una nuova moneta di riserva sovranazionale che assuma il ruolo che ha oggi il dollaro. L'idea, già avanzata dalla Russia la settimana scorsa, è stata ripresa ieri dal Governatore della Banca centrale cinese, Zhou Xiaochuan. Pechino ha comunque assicurato che continueràa comprare titoli di Stato americani, dopo che la settimana scorsa il premier Wen Jiabao si era detto «preoccupato » per il debito Usa. Servizio u pagina 8 l'articolo prosegue in altra pagina

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Non siamo un Paese di serie B (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-24 - pag: 6 autore: «Non siamo un Paese di serie B» Marcegaglia dopo i rilievi Ue- Ora agire subito sul credito, aspettiamo soldi veri Marco Alfieri MILANO «Non mi pare si possa essere paragonati a Grecia, Lettonia o Ungheria, non siamo un Paese di serie B». Cortese ma netta, da Carate Brianza, agli Stati Generali di Confindustria Lombardia, il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, respinge non senza un certo italico orgoglio l'allarme debito pubblico lanciato dal commissario Ue, Joaquin Almunia. «è vero che l'Italia ha un debito pubblico elevato, però dall'altra parte – spiega Marcegaglia – ha un tasso di risparmio delle famiglie che non ha eguali in Europa. è poi un sistema industriale che, nonostante la crisi, per il momento sta tenendo». Proprio così. Sopravvivere nella tempesta finanziaria globale di questi mesi anticipando la ripresa. Una dicotomia non certo semplice da affrontare, per il sistema delle imprese. Ma si può fare, rivendica Viale dell'Astronomia, a patto di accelerare, «perché non è più il tempo delle promesse ma dei soldi veri», mixando ricette virtuose sia globali che europee che italiane. «All'incontro preparatorio del G20 di Londra con le altre confindustrie europee –ha spiegato quindi Marcegaglia parlando ai colleghi lombardi – si è stilata una serie di proposte che sottoporremo ai governi: nuova regolamentazione dei mercati finanziari che non passi però per una restrizione dei requisiti sul credito alle imprese; ripristino della liquidità oggi bloccata; e rifiuto del protezionismo, che per un paese a tutto export come l'Italia sarebbe un grosso danno». La crisi ovviamente è globale, come ripete Marcegaglia, riprendendo il filo della bella analisi del professor Mario Deaglio, che ha riassunto alla platea le tappe dell'ondata di crisi partita dagli Usa: l'overdose di denaro a buon mercato sostenuto dalla Cina, che ha finanziato la bolla immobiliare e dei consumi americani; la conseguente infezione finanziaria; la sfiducia reciproca tra le banche; la caduta dei prezzi degli immobili che creano perdite sui prestiti con garanzia immobiliare, e quindi buchi nei bilanci delle banche, fino all'effetto domino che esonda e colpisce l'economia reale. «Per ora siamo arrivati qui», nota Deaglio. «Ma dobbiamo evitare che la prossima ondata sia di crisi sociale», completa Marcegaglia. Sarebbe un disastro. «Proprio per questo ci vuole anche un impegno europeo molto forte. Mentre oggi ogni paese va per conto suo, ad esempio la Francia». Di più. «Occorre mantenere le regole del mercato interno e sugli aiuti di stato. L'interesse italiano è che ci sia più Europa economica non meno, altrimenti vince il nazionalismo di chi ha più soldi pubblici da mettere nell'economia», ragiona il presidente degli industriali. Ma per Marcegaglia servono anche misure italiane, nazionali, «perché la crisi sta colpendo paradossalmente la parte migliore della nostra manifattura, che si è indebitata per investire, mentre chi vive di monopolio, di sussidi e di spesa pubblica improdutttiva soffre molto meno, e questo non è accettabile». Di qui poche cose ma urgenti, da fare subito. «Garantire liquidità al sistema», precisa Marcegaglia. «Bene in questo senso i Tremonti Bond, ma vigileremo perché i 10 miliardi (120 con la leva) non vengano tesaurizzati negli istituti ma vengano effettivamente erogati». «Stiamo lavorando per migliorare il rapporto tra banche e imprese», dirà qualche ora dopo uscendo dal pranzo al Pirellone con il gotha dell'imprenditoria lombarda e il ministro Tremonti. Poi «varare al più presto il Fondo di garanzia statale da 1,5 miliardi per le imprese, spendibili tutti entro il 2009». La detrazione sugli utili reinvestiti per patrimonializzare le imprese. «Accelerare i pagamenti della Pa sulle future operazioni e recuperare lo stock pregresso, perché è sempre inaccettabile che lo Stato non paghi, ma in un momento come questo è odioso». Richiamando anche le grandi imprese «a non imitare la Pubblica amministrazione, strozzando i piccoli ». E ancora. «Alzare a un milione il tetto alla compensazione tra crediti e debiti d'imposta che era fissato a 516 mila euro. E cantierare le infrastrutture, grandi e piccole, derogando al patto di stabilità interno per quei comuni virtuosi che hanno soldi da spendere ma non possono». Senza dimenticarsi delle riforme strutturali, per mettere fieno in cascina e ripartire più forti dopo la crisi, conclude Marcegaglia. «Dai nuovi assetti contrattuali alla sburocratizzazione, dalla riduzione della spesa pubblica improduttiva al federalismo, a patto che non voglia dire più più spesa pubblica e burocrazia». I PAGAMENTI DELLE PA «è sempre inaccettabile che lo Stato non paghi, ma in questo momento è odioso: accelerare e recuperare lo stock pregresso»

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I G-VERTICI (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-24 - pag: 5 autore: I G-VERTICI Londra in scena G-20. Riunisce le venti economie più grandi del mondo. Da quando nell'autunno scorsoè esplosa la crisi finanziaria se neè svolto uno a Washington, nel novembre scorso, con Barack Obama già eletto ma non ancora insediato La presidenza di turno del G-20 spetta adesso alla Gran Bretagna di Gordon Brown e il 2-3 aprile Londra ospiterà la riunione dei 20 Capi di Stato e di Governo. Sarà il primo G-20 di Obama in carica La proposta francese G-16 o G-17. Il presidente francese Nicolas Sarkozy, quando nel dicembre scorsoè finito il semestre di turno francese di presidenza della Ue, ha proposto di istituzionalizzare riunioni periodiche dell'Eurogruppo a livello di capi di Stato e di Governo, con l'aggiunta della Gran Bretagna (che non fa parte dell'Eurogruppo) Di turno l'Italia G-8. Riunisce i sette Paesi più industrializzati del mondo (Stati Uniti, Giappone, Canada, Germania, Francia, Italia, Gran Bretagna) più la Russia. La presidenza di turno tocca all'Italia:il summit tra i capi di Stato e di Governo si svolgerà dal 1Úal3luglioinSardegna. Prima sono previsti incontri a livello ministeriale, anche allargati ad altri Paesi. Al G-8 dei ministri del Lavoro che si terrà dal 29 al 31 marzo a Roma ci sarannoi ministri delle altre principali economie mondiali con l'invitoa Cina, India, Brasile, Messico, Sudafrica ed Egitto Gruppo ristretto G-4. Francia, Germania, Italiae Gran Bretagna hanno inaugurato riunioni pre-vertice. è successo per la prima volta alla vigilia del Consiglio europeo di marzo

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Cina: una nuova moneta globale (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-24 - pag: 8 autore: Superpotenze. La Banca centrale rassicura i mercati annunciando che continuerà ad acquistare titoli di Stato americani Cina: una nuova moneta globale «Serve una valuta di riserva sovranazionale, anche se richiederà molto tempo» Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente La Cina continuerà a sostenere il debito pubblico americano. «I titoli di Stato statunitensi sono un elemento importante nella strategia d'investimento a lungo termine delle nostre riserve valutarie. Quindi, continueremo ad acquistarli», ha dichiarato ieri Hu Xiaolian, vice-Governatore della People's Bank of China e direttore della State Administration of Foreign Exchange (l'Ufficio cambi cinese). Nonostante il deprezzamento accusato negli ultimi mesi dai T-Bond, Pechino considera ancora i buoni del debito pubblico Usa un porto sicuro per i propri investimenti, in quanto si tratta di «titoli a elevata liquidità e a basso rischio », ha aggiunto l'alta funzionaria della banca centrale cinese. Che, con le sue dichiarazioni rilasciate durante un convegno, ha sgombrato il campo dalla polemica sulla solidità dei Treasury Bonds innescata un paio di settimane fa da Wen Jiabao. «Abbiamo prestato molto denaro agli Stati Uniti, e ora siamo preoccupati per la sicurezza dei nostri investimenti », aveva detto il premier cinese nel suo discorso di chiusura dell'Assemblea nazionale del popolo. «Non c'è niente di più sicuro nel mondo che investire negli Stati Uniti», aveva replicato il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs. Le parole pronunciate ieri dalla signora Hu dovrebbero rassicurare Washington: i cinesi continueranno a investire in Treasury Bond. D'altronde, oggi più che mai con la volatilità che imperversa sui mercati finanziari, Pechino non ha reali allocazioni alternative per le sue riserve valutarie, che ammontano a oltre 1.900 miliardi di dollari. Prova ne sia che negli ultimi mesi, nonostante la crisi finanziaria internazionale e l'atteso peggioramento dei conti pubblici americani, la Cina ha continuato ad acquistare i buoni del Tesoro Usa, consolidando così la propria posizione di principale finanziatore planetario del debito americano. Secondo gli ultimi dati disponibili, a fine gennaio, Pechino deteneva in portafoglio 740 miliardi di dollari di T-Bonds, circa 40 miliardi in più rispetto a novembre 2008. Ma in un futuro lontano, un futuro oltre la crisi che sta mettendo a dura prova il mondo intero, la Cina punta alla creazione di una moneta di scambio sovranazionale in grado di scardinare lo strapotere del dollaro. Ad auspicare l'avvento di una «valuta di riserva internazionale, senza legami con alcuna nazione e in grado di assicurare una stabilità di lungo termine» è il Governatore della Pboc, Zhou Xiaochuan. In un articolo pubblicato sul sito della Banca centrale, il grande timoniere della politica monetaria cinese, senza fare alcun riferimento diretto al dollaro, delinea un equilibrio monetario mondiale slegato dal biglietto verde americano, ammettendo però che l'affermazione «di una nuova e ampiamente condivisa valuta internazionale, che rappresenti un benchmark di riferimento stabile, richiederà molto tempo». La suggestiva proposta di una nuova moneta di riserva sovranazionale, che è condivisa da altri grandi Paesi emergenti (la settimana scorsa anche la Russia aveva espresso una posizione analoga), ruoterebbe di necessità intorno all'organismo internazionale più bersagliato e criticato dall'opinione pubblica dopo lo scoppio della crisi dei mutui subprime: il Fondo monetario internazionale. «I Diritti speciali di prelievo ha spiegato Zhou - non hanno mai svolto completamente la loro funzione. Tuttavia, ora potrebbero diventare il fulcro della riforma del sistema finanziario internazionale». Sul futuro dell'Fmi la posizione della Cina è forte e chiara: l'organismo va riformato e rafforzato al più presto. Con due obiettivi. Uno di breve termine: stabilizzare l'economia globale, e sostenere i Paesi emergenti messi alle corde dalla crisi. E uno di lungo termine: trasformare l'Fmi nell'ago della bilancia del sistema finanziario mondiale. In questo quadro, Pechino è disposta partecipare al rifinanziamento dell'istituzione. «Se il Fondo monetario internazionale decidesse di emettere nuovi bond, noi saremmo pronti a sottoscriverli», ha affermato ieri il vice- Governatore, Hu Xiaolian. In cambio del suo contributo, Pechino chiederebbe all'Fmi di controllare più severamente i Paesi che emettono moneta di riserva internazionale, nonché una distribuzione «più equa» dei poteri all'interno dell'organismo. Al vertice del G-20 in programma a Londra ai primi di aprile si parlerà anche di questo. ganawar@gmail.com IL CONTRIBUTO AL FONDO Pechino pronta a sottoscrivere le emissioni di bond dell'Fmi ma chiede una distribuzione «più equa» dei poteri all'interno dell'organizzazione Emergenza clima. «Il tempo per fermare il global warming sta per finire». è l'appello di Greenpeace, proiettato sulla Porta di Yongdingmen a Pechino, in vista della Conferenza sul clima che si svolgerà tra 257 giorni a Copenaghen AP/LAPRESSE

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Pretoria chiude al Dalai Lama (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-24 - pag: 11 autore: Affari e diritti umani. Il Sudafrica si piega alle pressioni di Pechino: «Non è nel nostro interesse» Pretoria chiude al Dalai Lama Niente visto per la conferenza dei premi Nobel per la pace Ugo Tramballi Alla fine sono stati almeno sinceri. «Il Governo sudafricano non ha invitato il Dalai Lama perché non sarebbe nell'interesse del Sudafrica». Cioè: i cinesi investono, i monaci tibetani no. Nella gamma di spiegazioni che le cosiddette cancellerie qui e là nel mondo di solito danno, quando chiudono le porte in faccia alla massima autorità buddista, questa ha la sua onestà. Ma non ha altri pregi.Il Dalai Lama doveva partecipare a una conferenza di pace fra premi Nobel a Johannesburg,una delle prime iniziative collaterali del grande circo e del gigantesco business che saranno i mondiali di calcio del 2010: i primi in Africa. I partecipanti avrebbero spiegato al mondo quanto il calcio sia uno strumento contro razzismo e xenofobia. Un'impresa piuttostocoraggiosa, visto cosa di tanto in tanto accade negli stadi di tutto il mondo. Alla conferenza, prevista per il 27 marzo, ci sarebbero stati il vescovo Desmond Tutu, Nelson Mandela e F.W. De Klerk, i tre Nobel sudafricani per la pace. Ed è stato ricordando le ragioni per cui questo Paese ha avuto così tanti Nobel in così poco tempo, che il vescovo Tutu si è scagliato contro la decisione del suo Governo: «Un tradimento assoluto della storia della nostra lotta». Una lotta per la libertà dall'oppressione morale, politica ed economica dell'apartheid. «Se il visto d'ingresso sarà negato a Sua Santità ha continuato Tutu- non parteciperò. Condannerò come vergognoso il comportamento del Governo, in linea con il nostro pessimo comportamento al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite». Anche De Klerk è insorto contro la decisione di Pretoria. Una nota della sua Fondazione fa sapere che il Nobel «con riluttanza non prenderà parte alla conferenza», aggiungendo che «non esistono ragioni perché debba essere negato l'ingresso al Dalai Lama. Il Sudafrica non dovrebbe consentire a nessun Paese di dettare chi può o chi non può visitarlo». "Madiba" Nelson Mandela non si è pronun-ciato, ma a questo punto è difficile che parteciperà all'iniziativa. Se mai ci sarà una conferenza di pace a Johannesburg. Si è invece pronunciato il comitato norvegese dei Nobel per la pace,che rinuncerà a partecipare se Pretoria non tornerà sui suoi passi. Il no al Dalai Lama non è il primo episodio di realpolitik del Governo sudafricano. Nel 1999 il simbolo del Tibet era stato a Johannesburg per partecipare a un'assemblea religiosa. Il visto gli era stato concesso senza problemi ma Thabo Mbeki, allora presidente, dopo la protesta ufficiale del Governo cinese cancellò un incontro con lui. Gli affari con la Cina sono importanti. I cinesi hanno investito circa sei miliardi di dollari in Sudafrica e i sudafricani circa sei in Cina. Gli scambi di quest'ultima con il Sudafrica, cresciuti soprattutto negli ultimi due anni, sono il 20,8% di tutti i suoi commerci nel continente africano. I quali però, in valori assoluti, non sono così importanti quanto gli investimenti sulle grandi infrastrutture e nei giacimenti delle regioni petrolifere. Il Sudafrica non è strategico come altri Paesi nei piani cinesi di penetrazione economica nel continente. A volte il Sudafrica ha anche dato qualche segno di preoccupazione riguardo alle armi che Pechino vende a diversi Paesi africani dalla dubbia reputazione. Dai Bing dell'ambasciata cinese a Pretoria conferma alla luce del sole e senza alcuna preoccupazione di essersi appellato al Governo sudafricano, ammonendo che un invito al Dalai Lama avrebbedanneggiato le relazioni bilaterali. Sono stati tutti onesti, in un certo senso. Dopo un inutile tentativo di negare il fatto, provato dal ministero degli Esteri, anche Thabo Masebe, portavoce della presidenza sudafricana, alla fine è stato sincero: niente deve mettere in pericolo gli interessi del Paese. E in fondo «il mondo presta attenzione al Sudafrica perché ospita i Mondiali di calcio del 2010 e vogliamo che nulla turbi questo messaggio». Invece la turbativa ormai c'è. Se i cinesi non fossero stati così arroganti e i sudafricani così passivi, nel mondo nessuno si sarebbe accorto della conferenza di pace di Johannesburg. Al contrario, ora il mondo intero constata che il primo atto del Mundial è stato piuttosto incerto. Ai due Governi una piccola lezione l'ha data Kjetil Siem, il presidente della serie A sudafricana, il cui lavoro, in fondo, è un business: «Noi non facciamo politica: un premio Nobel è un premio Nobel da qualsiasi Paese arrivi ». In Tibet, intanto, continuano le proteste dei monaci e la repressione delle autorità: quasi cento religiosi sono stati arrestati nel fine settimana. LE REAZIONI Il vescovo Desmond Tutu, l'ex presidente De Klerk e il comitato di Oslo hanno subito minacciato di boicottare il meeting Punti di vista. Allestimento dell'esposizione di fotografie sul Tibet al National Arts Museum di Pechino. Si tratta di immagini della regione dagli anni 50 agli anni 70. L'obiettivo è celebrare quella che il Governo cinese considera la liberazione del Tibet dal feudalesimo, vale a dire la sua annessione il 28 marzo del 1959 AP/LAPRESSE

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Hu Jintao non incontrerà Sarkozy (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-24 - pag: 11 autore: IL CASO TIBET AL G-20 Hu Jintao non incontrerà Sarkozy Il presidente cinese Hu Jintao non avrà incontri bilaterali con il francese Nicolas Sarkozy a margine del vertice del G-20 di Londra del 2 aprile. Il Governo di Pechino lo ha comunicato ieri. A Londra Hu avrà colloqui con molti leader, tra cui il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, il russo Dmitrij Medvedev, il brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva e il primo ministro britannico Gordon Brown. Ma non con Sarkozy. Alla base dell'esclusione c'è il gelo nei rapporti tra i due Paesi, nato dall'incontro tra il Dalai Lama e il capo di Stato francese in Polonia a dicembre. La vendita all'asta in Francia, la settimana scorsa, di alcune reliquie sottratte alla Cina dagli eserciti francesi e britannici durante la Seconda guerra dell'oppio del 1860 ha aggiunto un altro motivo di irritazione per Pechino.

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In rialzo la domanda di rame (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-03-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-03-24 - pag: 44 autore: Metalli non ferrosi. Il forte interesse di speculatori e investitori ha dato sostegno ai prezzi In rialzo la domanda di rame Spinti dalla scarsità di rottame, i cinesi comprano più catodi Gianni Mattarelli MILANO Nei giorni scorsi è proseguita al London Metal Exchange la salita del prezzo dei metalli, in gran parte sulla scia dei guadagni del rame, su cui, come spesso accade, si è concentrato l'interesse di investitori e speculatori. Dopo parecchie settimane di oscillazioni in una fascia 3.150-3.650 $/tonn. (base tre mesi), la scusa di portare gli scambi su livelli superiori è venuta dal superamento della linea immaginaria di resistenza a salire, posta a circa 3.670 $, che non veniva sorpassata dal luglio dello scorso anno. Dopo il flusso di acquisti tecnici che ha finito per portare le oscillazioni in una fascia più alta, il sottofondo è diventato abbastanza rialzista, in un mercato in cui i principali partecipanti sono stati i Cta ( Commodity trading advisors, speculatori sul breve periodo) e gli hedge funds (fondi d'investimento speculativi), che hanno subito posto tra i loro obiettivi il raggiungimento di 4.400-4.600 $. Il prezzo del rame ha in effetti guadagnato quota 4mila anche con l'aiuto dell'improvviso indebolimento del dollaro, che giovedì scorso ha sofferto della più forte svalutazione giornaliera dal 1985, a seguito delle nuove misure della Banca Federale per combattere la recessione, che sono state interpretate come possibile indebolimento delle riserve valutarie. In verità non sempre le materie prime, che sono tutte trattate principalmente in dollari, reagiscono alle variazioni della valuta americana. Ma in pratica avviene che, specialmente nei movimenti al ribasso, operatori di altri Paesi, con altre monete, trovino improvvisamente meno care le merci nominate in dollari e siano perciò spinti ad acquistarle, dando in questo modo supporto ai prezzi. Alla base del rialzo delle quotazioni del rame resta tuttavia il sostegno della domanda al consumo cinese. La Macquarie Research ha calcolato che quest'anno in Cina dovrebbero venire a mancare tra 500 e 700mila tonnellate di rame contenuto in rottami (che costituiscono il 30- 40% della materia prima per la produzione di semilavorati e manufatti di rame), la cui scarsità si è acuita per la forte riduzione dell'attività industriale e il conseguente venir meno delle demolizioni di vecchi impianti (operazioni, queste ultime, che si tendono a procrastinare anche per il recente crollo dei prezzi). Si stima che la disponibilità globale di rottame sia quasi dimezzata dall'anno scorso e come risultato la richiesta cinese di rame dovrebbe concentrarsi sui catodi. Ancora secondo la banca Macquarie, che è ben introdotta in Cina, ci sarebbero grosse probabilità che l'Ente per le riserve strategiche compri altre 600-900mila tonnellate di catodi entro l'anno, dopo le 300mila già fissate in questo trimestre. La miglior propensione al rischio che traspare dagli operatori sull'Lme si basa perciò anche sull'appetito cinese di rame.

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Nel 2009 scambi giù del 9% (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-03-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-24 - pag: 25 autore: Focus. La Wto prevede un anno ancor più nero ma mette in guardia dal ricorso ad azioni difensive Nel 2009 scambi giù del 9% E fra le aziende si diffonde la tendenza alle rotte regionali Micaela Cappellini Il commercio mondiale quest'anno perderà il 9%: il calo peggiore mai visto dai tempi della Seconda Guerra mondiale. A prevederlo ieri è stata la Wto, che ha scelto di rivedere nettamente al ribasso le ipotesi formulate a gennaio dal Fondo monetario, secondo il quale le perdite si limiterebbero al 2,8 per cento. Il tonfo riguarderà le esportazioni dei Paesi sviluppati, che nel 2009 caleranno del 10%, ma anche quelle dei Paesi emergenti più legati ai commerci mondiali, il cui export scenderà tra il 2 e il 3 per cento. La Wto ha rivisto al ribasso anche il dato 2008: secondo le previsioni, gli scambi mondiali dovevano chiudere a più 4,5 per cento. E invece sono cresciuti solo del 2. «A Londra i leader del G-20 avranno un'opportunità unica nel passare dalla fase degli impegni all'azione,evitando misure protezionistiche che renderebbero gli sforzi di ripresa globale meno efficaci », ha commentato ieri il direttore generale della Wto, Pascal Lamy, rispondendo a chi agita lo spettro del protezionismo per uscire dalla crisi degli scambi. Secondo altri, invece, l'integrazione regionale è la ricetta da intraprendere. Lo auspica l'Asean,l'associazione che riunisce dieci Paesi del Sud-Est asiatico, che entro il 2015 vuole trasformarsi in una Comunità economica. Lo hanno proposto i leader africani al vertice di Kampala della fine del 2008, che vogliono dare vita a un mercato comune per 26 Paesi dell'Africa sudorientale. Prospettive buone per un futuro a medio termine. Qualcuno però va oltre, e afferma che il regionalismo dei commerci è già in atto e che le aziende stanno privilegiando gli scambi intracontinentali anziché quelli a lungo raggio, come appunto una valvola di sfogo di fronte alla contrazione dei commerci, in grado fra le altre cose di diminuire i costi. Alla rivista America Economia, per esempio, un testimone privilegiato dei traffici merci mondiali quale è Dhl assicura che in Sudamerica la tendenza al regionalismo degli scambi è cosa provata. Il corriere riporta una crescita dell'80% degli invii domestici in Argentina, del 40% in Brasile, del 14% in Messico e del 19% in Venezuela, mentre sul totale dei commerci gestiti da Dhl nel continente latinoamericano, il 50% riguarda movimenti interni alla regione. Nuovi hub Quel che succede in Sudamerica vale anche altrove nel mondo? Ups, altro operatore logistico, di dati non ne fornisce. Ma tra i nuovi investimenti strategici ricorda la creazione di un hub aereo a Shenzhen, in Cina, dedicato ai traffici intra-asiatici, la cui apertura è prevista a inizio 2010. FedEx, invece, ha avviato la realizzazione di un nuovo snodo logistico presso l'aeroporto tedesco di Colonia, che sarà pronto l'anno prossimo e che si concentrerà sugli scambi fra Europa Occidentale e Orientale. La società ha anche aperto un huba San Luis Potos, in Messico, per gestire le spedizioni domestiche, «che sono destinate a raggiungere il valore di 1,5 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni », si legge in un comunicato. A un impegno di chiaro stampo regionalistico, però, FedEx affianca investimenti che vanno nella direzione del sostegno alle rotte mondiali. Come l'annuncio, il mese scorso, delle prime operazioni dal nuovo hub asiatico di Guangzhou, dichiaratamente nato per «supportare quei clienti nel mondo che fanno affari con la Cina e, più in generale, con i mercati dell'Asia Pacifico». Segnali contrastanti? C'è anche chi dubita che gli scambi mondiali abbiano imboccato la via del regionalismo. Alessandro Nicita, economic affair officer all'Unctad, l'agenzia delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo, sta lavorando a un rapporto sui flussi commerciali mondiali di fronte alla crisi che uscirà ad aprile. E con tutti i suoi dati alla mano, sostiene che non si possa parlare di incremento degli scambi regionali ai danni di quelli intercontinentali. «Non è vero che il regionalismo avanza, né che avanzerà nel 2009 – dice – anche se c'è chi va sostenendo questa tesi». E ricorda, ad esempio, come in Brasile gli scambi verso il Mercosur, il mercato comune dell'America meridionale, stiano calando del 20%, mentre quelli verso gli Usa del 25%: una differenza troppo piccola per parlare di tendenza al regionalismo. Mentre il commercio intraeuropeo è in calo del 30%, esattamente come quello extra Ue. Virate localistiche Secondo Nicita,l'esempio del regionalismo sudamericano sarebbe fuorviante, perché si tratta di un'area che esporta prevalentemente prodotti agricoli, mentre la crisi in corso negli scambi mondiali riguarda i manufatti e i semilavorati. Il mondo, insomma, sarebbe ormai troppo interdipendente da potersi permettere repentine virate localistiche. Con un'unica incognita, però: quella del protezionismo. «Per ora –conclude Nicita –gli annunci hanno fatto clamore, ma le misure effettivamente intraprese sono poche. è presto però per dire che effetto avranno». Perché un peso, nell'incentivare gli scambi all'interno dei mercati comuni anziché al di fuori, sicuramente finirebbero per averlo. micaela.cappellini@ilsole24ore.com

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Praga meglio di New Delhi nella ricerca farmaceutica (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-03-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-24 - pag: 28 autore: Praga meglio di New Delhi nella ricerca farmaceutica Anche la Polonia e il Sudafrica offrono vantaggi superiori Micaela Cappellini Repubblica Ceca, Polonia, Sudafrica. è qui che si fa l'innovazione nel campo della farmaceutica e delle tecnologie per la salute. Qui molto meglio che in Cina o in India. Anche se, quando si parla di delocalizzazione della ricerca e sviluppo, la mente va subito ai due giganti asiatici. Dalla loro hanno la dimensione, ma, a conti fatti, offrono una performance minore rispetto a gioielli più piccoli, ma più scintillanti, fra i Paesi emergenti. A sostenerlo sono gli analisti di Deloitte, che hanno elaborato un pacchetto di indicatori per misurare il livello di innovazione nel campo della salute da parte dei Paesi emergenti. Tabelle che tengono conto della presenza di laboratori per la ricerca, di personale specializzato, ma anche di tutela dei brevetti, di capacità di tradurre un'innovazione in un prodotto commercializzabile, di catena di distribuzione, di ambiente di business. Il risultato è chiaro: Repubblica Ceca, Polonia, Sudafrica, ma anche Corea del Sud e Singapore, battono Pechino e New Delhi e si avvicinano molto agli standard europei o statunitensi. «Molti test clinici a livello globale vengono già fatti in Repubblica Ceca – spiega Roberto Go, responsabile della divisioneLife Sciences and Health Care di Deloitte – qui sono presenti Sanofi Aventis, che ha recentemente acquisito Zentiva, e Teva ». Varsavia, invece, se la cava molto bene sul fronte dello sviluppo clinico, mentre Pretoria ha saputo creare eccellenti sinergie tra le università e i laboratori di ricerca industriali. «Tra le compagnie da tenere d'occhio in Polonia – continua Go – ci sono la Polpharma e la Polski Holding Farmaceutyczny, mentre in Sudafrica meritano attenzione la Adcock Ingram e la Aspen Holdings». Più note le potenzialità nel campo della ricerca di altri due emergenti, la Corea del Sud e Singapore. E i risultati si vedono: «La Pfizer – ricorda Go – ha già investito 300 milioni di dollari nella R&S a Seul. Mentre per la prima volta una società sudcoreana, la LG Lifesciences, ha ottenuto l'approvazione da parte dell'Fda, l'ente di controllo dei farmaci Usa, per la commercializzazione negli Stati Uniti della sua Gemifloxacina, per la terapia delle infezioni dell'apparato respiratorio».Anche i vantaggi che offre Singapore sono molteplici: «Dalla disponibilità di venture capital – conclude Go – alle leggi per la protezione dei brevetti, fino a un'ampia disponibilità di ricercatori professionisti». micaela.cappellini@ilsole24ore.com

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Dario Fo: Sotto paga non si paga! (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 24-03-2009)

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Dario Fo: «Sotto paga non si paga!» Berlusconi, reddito 10 volte minore Il piano Obama risolleva le Borse Staminali, fabbrica del sangue Tommasi: col calcio ho scoperto la Cina

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Una Biennale d'arte spaccata in due Da un lato il mondo dall'altro l'Italietta (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 24-03-2009)

Argomenti: Cina

Una Biennale d'arte spaccata in due Da un lato il mondo dall'altro l'Italietta STEFANO MILIANI Sarà una Biennale dell'arte divisa. Vedrà, tra i 77 Paesi ospiti, due Stati divisi da tutto, Israele e Iran, e questo è notevole. Ci saranno, non come Stati, curdi, catalani, scozzesi, gallesi... Dal 7 gennaio al 22 novembre, sarà una Biennale divisa anche sul fronte nostrano, a giudicare dalla conferenza stampa di ieri a Roma e dai profili dei suoi protagonisti. Lungo un binario viaggerà il più giovane direttore finora nominato dall'ente veneziano, il 46enne svedese Daniel Birnbaum, curatore della rassegna internazionale intitolata Fare mondi: seppur con contorni ancora vaghi, attraverso 90 artisti da vari continenti promette uno sguardo globalizzato in confronto col reale dall'India e Cina all'occidente, dagli italiani all'Europa orientale, dalle installazioni alla pittura, dalla poesia ai film d'artista. Con il presidente Paolo Baratta è il primo B&B dell'edizione 2009. Poi c'è il B&B italico. Lungo un percorso tutto diverso infatti viaggerà il nuovo Padiglione Italia sotto l'egida della direzione delle arti contemporanee del ministero: mentre l'ex padiglione ai Giardini da quest'anno diventa un Palazzo delle esposizioni ristrutturato, sede fissa (è un bene) dell'Archivio e in uso tutto l'anno in accordo con il Comune, il Padiglione Italia trasloca all'Arsenale salendo da 800 a 1800 metri quadri. LA «COSALITÀ» Lo curano due critici d'arte nominati dal ministro per i beni culturali Bondi ed esplicitamente collocabili nel centro destra: Beatrice Buscaroli e Luca Beatrice. Portano 20 artisti italiani riuniti sotto un omaggio a Marinetti. Perché, afferma Beatrice Buscaroli, il Futurismo è stata «l'unica avanguardia europea» partorita dall'Italia. Affermazione con cui la curatrice sminuisce, deliberatamente, la Metafisica di De Chirico, l'Arte Povera che i B&B italici vedono come il fumo negli occhi o la Transavanguardia (benché abbiano invitato il transvanguardista Chia). Luca Beatrice traccia la loro traiettoria: «Non cerchiamo provocazioni, non lavoriamo sulle intenzioni ma sulla "cosalità" (testuale, ndr) dell'opera. La bellezza, cioè l'arte che pensa a un mondo ideale e non come specchio del reale». Il ministro (e la Chiesa, non vorrete ignorarla, eh?) stanno tranquilli. Ora qualche info economica. La mostra al Padiglione Italia costa 850mila euro di cui 650 a carico del ministero; tutta la rassegna costa 9 milioni, su altri 2 milioni dallo Stato l'ente non conta molto e cerca sponsor. Purtroppo il biglietto salirà da 15 a 18 euro.

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La mia Cina Valeva la pena usare il pallone per scoprirla (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 24-03-2009)

Argomenti: Cina

«La mia Cina Valeva la pena usare il pallone per scoprirla» La scelta dell'ex giallorosso che è finito in Oriente Dopo le parentesi europee in Spagna e Inghilterra dallo scorso febbraio gioca nel Teda di Tianjin LUCA DE CAROLIS Le vie del pallone sono infinite, e anche un po' scomode. Se si hanno voglia e gambe però basta percorrerle e si troverà un campo dall'altra parte del mondo. L'importante è avere tenacia, il piacere di rincorrere ancora un pallone. Quella gioia da ragazzino che ha portato sino in Cina Damiano Tommasi, 34enne, ex centrocampista della Roma e della Nazionale. Lontano da quella serie A dove ha giocato 234 partite e vinto uno scudetto. Un protagonista, che ora rincorre palloni e sogni a Tianjin (o Tientsin), città che tra area metropolitana e periferie di ogni sorta ospita oltre 10 milioni di persone. Un centro che brulica di commerci e industrie, dove il progresso e i soldi corrono molto più veloci dei languori da cartolina e delle vestigia del tempo coloniale. Damiano ci è arrivato lo scorso febbraio, ma a quella città solcata da un lungo fiume e colma di fabbriche pensava dall'estate scorsa, quando il Tianjin Teda, la squadra locale, lo contattò. Damiano racconta: «Dopo i due anni nel Levante, in Spagna, ero svincolato. Mi arrivarono diverse proposte, tra cui quella del Teda». Ma alla fine il mediano scelse gli inglesi del Queen Park Rangers, il club di Flavio Briatore. Forse non era ancora il momento giusto, per la scommessa cinese. Sei mesi dopo, quel momento è arrivato. Rescisso il contratto con gli inglesi, Tommasi ha accettato la sfida, firmando per lo stesso club dove nel 2003 era approdato l'allenatore Giuseppe Materazzi (padre dell'interista Marco). Una scelta presa con lo spirito del pionere: «Il primo pensiero è stato "Perché no?". La Cina e il suo popolo spesso sono visti con una sorta di alone misterioso che impedisce a noi e loro di interagire. Ho pensato di approfittare del mio lavoro per dare una schiarita alla visione di un paese tanto importante, che nel futuro avrà tanto da dire sulla scena internazionale. Poteva essere un'avventura interessante». Soprattutto per un calciatore «pensante», per il quale il mondo non finisce sulla linea del fallo di fondo. Tommasi legge libri, ha una profonda fede ed è molto attivo sul fronte della solidarietà. Un alieno, nel pallone degli affari e della superficialità. Lo stesso marziano che nell'estate 2005, dopo un terribile infortunio che lo aveva tenuto fuori per un anno e mezzo, tornò a giocare nella Roma per 1500 euro al mese, il minimo sindacale. Perché non era sicuro di essere quello di prima, centrocampista di grande corsa e senso tattico. Al Teda guadagna circa 40.000 dollari mensili. Ma il gusto di scoprire una nuova realtà, continuando a giocare a pallone, vale molto di più. «Mi sono buttato avanti per capire» ribadisce. Ogni passione però ha un prezzo. Tommasi l'ha pagato lasciando in Italia la moglie Chiara e i quattro figli, a cui non ha voluto imporre un cambiamento di vita così radicale. Damiano è partito da solo, con i suoi eterni riccioli da cherubino ubbidiente e la sua curiosità. «Con la mia famiglia ci sentiamo ogni giorno attraverso la webcam» assicura, e non finisce di dirlo che già si avverte la nostalgia del marito e del padre. A compensarla, l'amicizia stretta con alcuni ragazzi italiani che lavorano a Tianjin. «Mi stanno aiutando nell'inserimento, sono preziosi» sottolinea Tommasi, che ogni giorno lotta per farsi capire: «Comunicare con compagni e dirigenti è il più grande ostacolo. Ho un interprete, ma anche parlando in inglese il problema è capire intenzioni e concetti. Sono alle prese con un'attività di interpretazione continua di comportamenti e reazioni che spesso, sia io che loro, fraintendiamo». Difficile comprendersi, superando culture e stili di vita diversi: perché il mondo sarà pure piccolo, ma non abbastanza per abbattere differenze millenarie. Per fortuna che esistono lingue universali, come quella del campo, anche se nel Teda la declinano con cadenze diverse da quelli a cui Tommasi era abituato: «Gli allenamenti hanno poco di europeo, visto che lo staff è completamente cinese. Le qualità che cercano di allenare di più sono velocità e reattività, anche se con un ritmo e un'intensità abbastanza moderati». Un'altra novità per lui, mediano di lotta e di governo, e per gli altri stranieri della squadra: un romeno, un francese e un australiano. C'è anche un brasiliano, Eber Luis Cucchi, l'unico al secondo anno a Tianjin. A loro il Teda chiede il salto di qualità, per raggiungere le più blasonate squadre di Pechino, Shangai e Shandong. Non facile: nelle prime due partite della Champions League asiatica ha rimediato una sconfitta in Giappone e un pareggio interno contro gli australiani del Central Coast Mariners. «Abbiamo raccolto meno di quello che potevamo ottenere» si rammarica Tommasi. Concentrato sul campo, quanto lo è nei pochi momenti in cui può passeggiare per la città: certo di essere notato. «Il mio look non mi fa passare inosservato, in Cina sono pochi quelli che circolano con barba e capelli ricci - sorride - A fermarmi sono soprattutto i giovani che mi riconoscono per i miei anni alla Roma e per il Mondiale in Giappone e in Corea con la Nazionale, a cui partecipò anche la Cina». L'unico per i cinesi, e per Tommasi. Destinati a incontrarsi, in una grande città, che il calciatore definisce «poco turistica ma con tanti stranieri, attirati dagli investimenti». Una metropoli dove l'«anima candida», come l'avevano soprannominato a Roma, ha scoperto una sola chiesa. Non l'ha ancora visitata, ma si è informato: «La messa è in cinese, per cui sarà curioso andarci ma forse presto per capirci qualcosa». Lui, che da adolescente aveva valutato anche l'ipotesi del seminario («ma poi ho incontrato Chiara»), sa vivere la sua fede anche in una terra dove i campanili sono una stranezza. Quel che conta per Tommasi è scoprire nuovi oceani, forzando i pregiudizi. E pazienza se la lingua pare un enigma e la serie A è un ricordo sbiadito. «Io sono molto sereno, ma non sempre soddisfatto» spiega Damiano. L'esploratore, in perenne ricerca: di se stesso e degli altri. Colloquio con Damiano Tommasi

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Le vie del pallone sono infinite, e anche un po' scomode. Se si hanno voglia e gambe però ... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 24-03-2009)

Argomenti: Cina

Le vie del pallone sono infinite, e anche un po' scomode. Se si hanno voglia e gambe però basta percorrerle e si troverà un campo dall'altra parte del mondo. L'importante è avere tenacia, il piacere di rincorrere ancora un pallone. Quella gioia da ragazzino che ha portato sino in Cina Damiano Tommasi, 34enne, ex centrocampista della Roma e della Nazionale. Lontano da quella serie A dove ha giocato 234 partite e vinto uno scudetto. Un protagonista, che ora rincorre palloni e sogni a Tianjin (o Tientsin), città che tra area metropolitana e periferie di ogni sorta ospita oltre 10 milioni di persone. Un centro che brulica di commerci e industrie, dove il progresso e i soldi corrono molto più veloci dei languori da cartolina e delle vestigia del tempo coloniale. Damiano ci è arrivato lo scorso febbraio, ma a quella città solcata da un lungo fiume e colma di fabbriche pensava dall'estate scorsa, quando il Tianjin Teda, la squadra locale, lo contattò. Damiano racconta: «Dopo i due anni nel Levante, in Spagna, ero svincolato. Mi arrivarono diverse proposte, tra cui quella del Teda». Ma alla fine il mediano scelse gli inglesi del Queen Park Rangers, il club di Flavio Briatore. Forse non era ancora il momento giusto, per la scommessa cinese. Sei mesi dopo, quel momento è arrivato. Rescisso il contratto con gli inglesi, Tommasi ha accettato la sfida, firmando per lo stesso club dove nel 2003 era approdato l'allenatore Giuseppe Materazzi (padre dell'interista Marco). Una scelta presa con lo spirito del pionere: «Il primo pensiero è stato "Perché no?". La Cina e il suo popolo spesso sono visti con una sorta di alone misterioso che impedisce a noi e loro di interagire. Ho pensato di approfittare del mio lavoro per dare una schiarita alla visione di un paese tanto importante, che nel futuro avrà tanto da dire sulla scena internazionale. Poteva essere un'avventura interessante». Soprattutto per un calciatore «pensante», per il quale il mondo non finisce sulla linea del fallo di fondo. Tommasi legge libri, ha una profonda fede ed è molto attivo sul fronte della solidarietà. Un alieno, nel pallone degli affari e della superficialità. Lo stesso marziano che nell'estate 2005, dopo un terribile infortunio che lo aveva tenuto fuori per un anno e mezzo, tornò a giocare nella Roma per 1500 euro al mese, il minimo sindacale. Perché non era sicuro di essere quello di prima, centrocampista di grande corsa e senso tattico. Al Teda guadagna circa 40.000 dollari mensili. Ma il gusto di scoprire una nuova realtà, continuando a giocare a pallone, vale molto di più. «Mi sono buttato avanti per capire» ribadisce. Ogni passione però ha un prezzo. Tommasi l'ha pagato lasciando in Italia la moglie Chiara e i quattro figli, a cui non ha voluto imporre un cambiamento di vita così radicale. Damiano è partito da solo, con i suoi eterni riccioli da cherubino ubbidiente e la sua curiosità. «Con la mia famiglia ci sentiamo ogni giorno attraverso la webcam» assicura, e non finisce di dirlo che già si avverte la nostalgia del marito e del padre. A compensarla, l'amicizia stretta con alcuni ragazzi italiani che lavorano a Tianjin. «Mi stanno aiutando nell'inserimento, sono preziosi» sottolinea Tommasi, che ogni giorno lotta per farsi capire: «Comunicare con compagni e dirigenti è il più grande ostacolo. Ho un interprete, ma anche parlando in inglese il problema è capire intenzioni e concetti. Sono alle prese con un'attività di interpretazione continua di comportamenti e reazioni che spesso, sia io che loro, fraintendiamo». Difficile comprendersi, superando culture e stili di vita diversi: perché il mondo sarà pure piccolo, ma non abbastanza per abbattere differenze millenarie. Per fortuna che esistono lingue universali, come quella del campo, anche se nel Teda la declinano con cadenze diverse da quelli a cui Tommasi era abituato: «Gli allenamenti hanno poco di europeo, visto che lo staff è completamente cinese. Le qualità che cercano di allenare di più sono velocità e reattività, anche se con un ritmo e un'intensità abbastanza moderati». Un'altra novità per lui, mediano di lotta e di governo, e per gli altri stranieri della squadra: un romeno, un francese e un australiano. C'è anche un brasiliano, Eber Luis Cucchi, l'unico al secondo anno a Tianjin. A loro il Teda chiede il salto di qualità, per raggiungere le più blasonate squadre di Pechino, Shangai e Shandong. Non facile: nelle prime due partite della Champions League asiatica ha rimediato una sconfitta in Giappone e un pareggio interno contro gli australiani del Central Coast Mariners. «Abbiamo raccolto meno di quello che potevamo ottenere» si rammarica Tommasi. Concentrato sul campo, quanto lo è nei pochi momenti in cui può passeggiare per la città: certo di essere notato. «Il mio look non mi fa passare inosservato, in Cina sono pochi quelli che circolano con barba e capelli ricci - sorride - A fermarmi sono soprattutto i giovani che mi riconoscono per i miei anni alla Roma e per il Mondiale in Giappone e in Corea con la Nazionale, a cui partecipò anche la Cina». L'unico per i cinesi, e per Tommasi. Destinati a incontrarsi, in una grande città, che il calciatore definisce «poco turistica ma con tanti stranieri, attirati dagli investimenti». Una metropoli dove l'«anima candida», come l'avevano soprannominato a Roma, ha scoperto una sola chiesa. Non l'ha ancora visitata, ma si è informato: «La messa è in cinese, per cui sarà curioso andarci ma forse presto per capirci qualcosa». Lui, che da adolescente aveva valutato anche l'ipotesi del seminario («ma poi ho incontrato Chiara»), sa vivere la sua fede anche in una terra dove i campanili sono una stranezza. Quel che conta per Tommasi è scoprire nuovi oceani, forzando i pregiudizi. E pazienza se la lingua pare un enigma e la serie A è un ricordo sbiadito. «Io sono molto sereno, ma non sempre soddisfatto» spiega Damiano. L'esploratore, in perenne ricerca: di se stesso e degli altri.

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Miano, periferia a nord di Napoli, trentamila abitanti, bambini che giocano a pallone contro il muro... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 24-03-2009)

Argomenti: Cina

Miano, periferia a nord di Napoli, trentamila abitanti, bambini che giocano a pallone contro il muro, tra colate di cemento armato e palazzoni. Salvatore Bocchetti viene da Miano, scuole calcio nel napoletano, ai Camaldoli; il provino all'Ascoli e a sedici anni le valigie sono già pronte. L'Ascoli crede nel ragazzo che corre sulla fascia, esterno alto, ancora meglio terzino sinistro perché ha il piede giusto e sa difendere: secondo la geometria del calcio, la diagonale è il suo pane quotidiano, la disegna alla Michelangelo e marca duro alla Scirea. Gavetta al Lanciano, in serie C1, l'esordio in A con l'Ascoli, il Frosinone in B e il gran salto al Genoa: il suo valore lievita (2,2 milioni di euro per la metà), la sua posizione arretra. Da ala a difensore centrale nel 3-4-3 di Gasperini: il debuttante ha il passo di un campione consumato. «Ha il carattere e il talento per vincere coppe e scudetti», dice il suo procuratore, Fulvio Marrucco, che ha cresciuto un certo Gianfranco Zola. A 22 anni Salvatore è già in Nazionale e porta in dote l'esperienza con l'Under 21 e le Olimpiadi in Cina, vorrà il Napoli o la Juventus per la consacrazione? Se proprio deve lasciare Genoa, un domani, vorrebbe giocare in Premier League. Magari al Chelsea, al fianco del suo idolo John Terry. C.T.

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Sud Africa: la Cina ci è vicina.Negato il visto al Dalai Lama (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 24-03-2009)

Argomenti: Cina

Sud Africa: la Cina ci è vicina.Negato il visto al Dalai Lama 24-03-2009 NAIROBI. Il Sudafrica, al fianco del quale si schierò tutto il mondo libero durante la lotta all'apartheid, ha ufficializzato la decisione di negare il visto d'ingresso al Dalai Lama, che avrebbe dovuto partecipare ad una conferenza internazionale sul valore del calcio - il Sudafrica ne ospiterà la coppa del mondo il prossimo anno - nella lotta al razzismo ed alla xenofobia venerdì prossimo a Pretoria. Come immediata reazione alcuni premi Nobel (lo è anche il Dalai Lama) hanno annunciato l'intenzione di non partecipare a loro volta alla manifestazione a cui erano stati invitati, parlando di "vergogna ed indignazione". Anche il comitato del Nobel per la Pace ha annunciato da Oslo che ritirerà ogni proprio rappresentante dalla conferenza di Pretoria se il governo sudafricano non tornerà sui suoi passi; mentre un portavoce dal Dalai Lama ha espresso indignazione, denunciando violente pressioni cinesi sul governo sudafricano, come del resto su tutta l'Africa, dove sta ingigantendo la sua presenza economica. La notizia del rifiuto del visto era stata anticipata domenica da alcuni quotidiani sudafricani, che parlavano di evidente ed inaccettabile ingerenza cinese. La conferma, molto imbarazzata, é venuta ieri da un portavoce della presidenza sudafricana, Thabo Masebe, che ha detto che il governo era all'oscuro dell'invito fatto dagli organizzatori della conferenza, ed aveva deciso di negare il visto al capo spirituale del buddismo tibetano poiché "ciò non era nell'interesse nazionale, ed avrebbe distratto l'attenzione dai principali temi del convegno". Negata, altresì, ogni pressione cinese. La Cina, peraltro, è il principale partner commerciale del Sudafrica (oltre 10 miliardi di dollari l'interscambio dello scorso anno), e sta estendendo la sua presenza nell'intera Africa, soprattutto quella subsahariana: è di oggi la notizia della definizione di un accordo miliardario con il Congo. E tutti sono certi che che in realtà Pretoria abbia ceduto alle richieste di Pechino. Desmond Tutu, arcivescovo anglicano emerito di Città del Capo, anche lui Nobel per la Pace, è il più duro: "Abbiamo capitolato vergognosamente alle pressioni cinesi, sono angosciato e pieno di vergogna". Avrebbero dovuto partecipare al convegno anche altri due Nobel per la Pace, il sudafricano Frederick W. de Klerk, ed il finlandese Marti Ahtisaari, anche immediatamente dissociatisi, come del resto ha fatto il linea generale il comitato dei Nobel per la Pace. Non si sa con certezza se anche Nelson Mandela, anche lui Nobel, fosse invitato, come segnalano peraltro voci insistenti. Comunque finora ha taciuto. Ma si sa che -seppur in disaccordo, come pur gli è capitato- difficilmente prenderebbe posizioni ufficiali contro il governo sudafricano. Il Dalai Lama era stato in visita in Sudafrica nel 1999 e nel 2004.

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Stati Uniti. Energie alternative contro il caro petrolio (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 24-03-2009)

Argomenti: Cina

Stati Uniti. Energie alternative contro il caro petrolio 24-03-2009 SALT LAKE CITY (Utah). Si torna a parlare di fusione fredda a 20 anni esatti dal primo annuncio di Martin Fleischmann e Stanley Pons. Accade a Salt Lake City dove è in corso il convegno della Società Americana di Chimica. Una delle sessioni è dedicata alle nuove tecnologie per l'energia e la protagonista è decisamente la fusione fredda, ora indicata con la sigla Lenr, che sta per "reazioni nucleari a bassa energia". Era il 23 marzo 1989 quando gli elettrochimici Fleischmann e Pons convocarono una conferenza stampa nell'università americana dello Utah per annunciare la possibilità di produrre energia nucleare a temperatura ambiente. L'impossibilità di riprodurre l'esperimento e l'assenza di una pubblicazione scientifica hanno fatto sì che per 20 anni le ricerche sulla fusione fredda venissero guardate con un certo sospetto da gran parte della comunità dei fisici. A presentare "nuove evidenze" nel convegno di Sal Lake City è adesso Pamela Mosier-Boss, del Centro della Marina statunitense per i sistemi d'arma spaziali e navali (Spawar). La ricercatrice presenta dati relativi a un'avvenuta reazione nucleare, ma precisa che la completa comprensione del fenomeno è ancora lontana e lamenta che gli scarsi finanziamenti rendono impossibile prevedere quando le ricerche sulle reazioni nucleari a bassa energia potranno avere applicazioni pratiche. L'esperimento si basa su elettrodi di nichel o d'oro e una soluzione di cloruro di palladio e deuterio. Dopo aver fatto attraversare la soluzione da una corrente elettrica, i ricercatori sostengono di avere catturato le tracce dei neutroni contenuti nel nucleo degli atomi di deuterio, liberati nella reazione di fusione. Affermano inoltre di avere trovato tracce di raggi X, trizio e produzione di calore. La fusione fredda non è una chimera, le basi perché possa essere un obiettivo percorribile sono state gettate nel 2003 e accettate dalla comunità scientifica internazionale, ma "siamo a livello di ricerca di base e i risultati sono ancora molto lontani", osserva Vittorio Violante, del Centro ricerche dell'Enea a Frascati (Roma). Oggi la ricerca sulla fusione fredda è finanziata pubblicamente dagli Stati Uniti, dove se ne occupa il Centro ricerche dell'università californiana di Stanford, e poi da Francia, Giappone, Russia e Cina. L'Italia, soprattutto con Enea e Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), ha conquistato una discreta credibilità a livello internazionale. Per chi, come Violante, percorre questa strada nelle regole della comunità scientifica, il lavoro da fare è ancora lunghissimo. Dopo il clamore dell'annuncio di Martin Fleischmann e Stanley Pons, "alcuni gruppi hanno continuato a lavorare in questo campo, nonostante le ricerche sulla fusione fredda siano state messe da parte dalla comunità scientifica perché nessuno riuscì a ripetere l'esperimento e a riprodurre l'effetto". Una via percorribile è stata indicata solo nel 2003 a Boston, nella conferenza internazionale sulla fusione fredda alla quale partecipò lo stesso Violante e alla quale seguì, nel 2004, un nuovo incontro a Washington: la fusione fredda poteva essere considerata un effetto reale e meritava attenzione scientifica. Sono arrivati finanziamenti pubblici: dal Dipartimento per l'Energia in Usa e dal ministero per le Attività produttive in Italia. Da allora esperti italiani e americani lavorano insieme: "con buoni risultati e una discreta certezza sulla produzione anomala di calore". Adesso tutta l'attenzione si concentra sui materiali: la struttura a livello microscopico del metallo utilizzato nella reazione, il palladio, sembra decisiva per garantire la riproducibilità dell'effetto.

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Gli economisti. La ricchezza non si misura con il Pil (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 24-03-2009)

Argomenti: Cina

Gli economisti. La ricchezza non si misura con il Pil 24-03-2009 LONDRA. L'Italia più ricca di Germania, Francia e Stati Uniti ma ben più povera di Indonesia, Messico e Argentina. Un mondo di fantasia? Non proprio. La ridistribuzione del potere si basa infatti su numeri realissimi: basta includere nel 'panierè che calcola la 'ricchezzàa' delle nazioni valori come la qualità della vita e il rispetto per l'ambiente. Il Pil, insomma, non può essere l'unico metro per decifrare lo stato di salute di un Paese: la grande crisi insegna. Che la rivoluzione dunque abbia inizio. Ma attenzione. L'epicentro del nuovo credo si annida in un inusuale 'covò: il Parlamento britannico. Oggi, infatti, si riunisce per la prima volta il gruppo multi-partitico sulla 'Wellbeing Economics', l'economia del benessere. L'obiettivo è ambizioso: seppellire per sempre il concetto di crescita senza limiti e stabilire l'inalienabile diritto della ricerca della felicità. "Questa attenzione ossessiva sulla crescita - ha detto al Guardian l'economista Richard Layard, membro del gruppo parlamentare britannico - non prende in considerazione quello che studi sociali e psicologici continuano a dirci: la ricchezza non ci rende più felici". Anzi. Secondo a Layard, infatti, "la politica dell'incremento del reddito mette a rischio proprio quelle cose su cui si basa il nostro benessere". Ovvero le relazioni familiari, la soddisfazione sul posto di lavoro e sane comunità locali. Ecco allora che, se si prendono in considerazione questi fattori, la mappa dei potenti del mondo cambia parecchio. Stando alla nuova classifica - elaborata dalla New Economics Foundation e pubblicata con grande risalto dal Guardian - i paesi che figurano nel G8 della felicità sono Indonesia, Cina, Messico, Argentina, India, Brasile, Italia e Germania. Se poi si azzarda un paragone con i paesi del 'vecchiò G8 è proprio il Belpaese a uscirne vincitore: con un punteggio di 48,3, infatti, l'Italia si piazza davanti a Germania (43,8), Giappone 41,7), Regno Unito (40,3), Canada (39,8), Francia (36,4), Stati Uniti (28,8) e Russia (22,8). "Per quanto importante - nota il quotidiano britannico - il Prodotto Interno Lordo è un indicatore che rileva le performance economiche senza però tenere in conto come i redditi sono divisi o come sono generati. E i dati dimostrano sempre più che dopo una certa soglia la prosperità non rende le persone più felici". L'appello degli economisti del 'benesserè e di quelli attenti alle tematiche ambientali cade, non a caso, proprio alla vigilia del G20 di Londra - che il prossimo 2 aprile dovrà cercare delle risposte alla grande crisi internazionale. "Siamo passati a un mondo vuoto a un mondo pieno: affollato da noi e dalle nostre cose", ha messo in guardia Herman Daly, padrino dell'economia ambientalista. "In un mondo vuoto - ha proseguito - se si vuole pescare più pesce si mandano in mare più barche. Ora però ci sono troppi pescherecci e non c'é pesce. Non è più il capitale umano a essere in difetto, ma il capitale naturale". Urge dunque una riforma: non solo in come si fa business, ma anche a come lo si pensa.

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tragici comici a confronto nelle sequenze meno note - mario serenellini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 25-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina X - Torino Una serata di proiezioni per scoprire quarant´anni dopo che il principe Antonio De Curtis è sullo stesso piedistallo di Keaton Tragici comici a confronto nelle sequenze meno note Gli antipodi si toccano grazie ai corti d´autore di Aiace e del Museo Dal beckettiano "Film" a "Uccellacci e uccellini" MARIO SERENELLINI GLI antipodi si toccano, nel nuovo appuntamento Aiace-Museo con i corti d´autore, stasera alle 20.30 al Massimo 3. Tragici comici, tema della serata, riunisce o, forse, oppone Samuel Beckett e Pier Paolo Pasolini, Buster Keaton e Totò. Da una parte, Film (1964) di Alan Schneider, su soggetto e sceneggiatura di Beckett, con Keaton. Dall´altra, Totò al circo (1966) e Che cosa sono le nuvole? (1967) di Pasolini, con Totò. Nel primo, unica cine-esperienza di Beckett, il protagonista è freneticamente in fuga da sé stesso, sottraendosi al proprio sguardo, cercando un annullamento gemello a quello della parola: silenzio della lingua, assenza dell´occhio. Totò al circo è il primo episodio di Uccellacci e uccellini (parabola pre-´68 d´un domatore occidentale domato dal Terzo Mondo, che Pasolini taglierà nel montaggio finale), mentre Che cosa sono le nuvole?, ultima interpretazione di Totò, appartiene, con La terra vista dalla luna, al dittico magico d´un Pasolini insolitamente lieve, sorridente e fiabesco, annunciato proprio da Uccellacci e uccellini. Prima che un confronto, i tre titoli - tre capolavori, introdotti da Paolo Bertinetti e Gianni Volpi, con l´aggiunta di Non dire gatto (2002) di Giorgio Tirabassi per la sezione «W l´Italia» - sono uno scavo archeologico, l´affondo luminoso in un cinema, un tempo accessibile, oggi negato. Miracoli di ritorno, reliquie del passato, il Keaton di Beckett e il Totò di Pasolini sono anche - in corto - «film a fronte» di due mondi poetici tra loro culturalmente e formalmente lontani: prosciugato, tendente al grado zero della sepoltura quello di Beckett, terragno, carnalmente esasperato quello di Pasolini. Sottosuolo (già nel senso di Dostoevsky) e sottoproletariato. Negazione e riaffermazione. Metafisica e fisica a metà, come gorgoglierebbe Totò, con i suoi doppisensi e giochi di parole, un po´ teatro di varietà, un po´ Napoli sottoproletaria, da cui fu conquistato Pasolini: «Totò, inconcepibile al di fuori del sottoproletariato napoletano, legava perfettamente con il mondo da me descritto in chiave comica e tragica: lui vi ha portato un elemento clownesco, da Pulcinella». Pure Keaton, o meglio la sua maschera impassibile e muta, è il Pulcinella di Beckett, che all´attore non chiede (come Pasolini) di reincarnarsi ma di scarnificarsi nella sua scrittura. Due modi di scrivere e di essere. Non necessariamente più tragico quello di Beckett, non necessariamente più comico quello di Totò. Tragici comici sottende il luogo comune per cui i comici sono tragici in maschera, e viceversa. Alla pasolinana «subdeterminazione» sottoproletaria di Totò si potrebbe contrapporre uno stupendo sfarfallìo felliniano: «Totò, come Pulcinella, somma di secoli di fame, miserie, malattie, è il risultato perfetto di una lunghissima sedimentazione, una sorta di straordinaria secrezione diamantifera, una splendida stalattite: il punto d´arrivo di qualcosa che ha finito con l´essere fuori del tempo». Totò rimesso sullo stesso piedistallo di Keaton.

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Pur nella crisi il Drago è un buy di lungo (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 25-03-2009)

Argomenti: Cina

Pur nella crisi il Drago è un buy di lungo da Finanza&Mercati del 25-03-2009 RAY PRASAD* Lo Shanghai Composite è il miglior listino del 2009 (+28%). Ma dietro al rimbalzo della Borsa, ci sono forti preoccupazioni: l'economia cinese si trova infatti nel mezzo di un crollo più grande rispetto a quanto previsto, dovuto non solo al calo delle esportazioni, ma anche al rallentamento dei consumi domestici. Tuttavia la Cina appare posizionata meglio di molti altri paesi, nonostante la crescita sia scesa ai livelli più bassi degli ultimi sette anni: da un astronomico del 13% nel 2007, al 9% nel 2008, con una previsione per il 2009 tra il 5-6%, il peggior risultato degli ultimi 20 anni. La produzione industriale ha rallentato, con migliaia di stabilimenti chiusi e milioni di lavoratori emigranti che, dopo aver perso il lavoro, ritornano nelle zone rurali. L'export ha avuto una flessione del 13% nel quarto trimestre 2008; ma sulla frenata pesa di più l'edilizia abitativa, dopo i provvedimenti presi nel novembre 2007 per tenere sotto controllo i prezzi immobiliari. La Cina è però determinata a mantenere un'economia stabile e di rapida crescita - non solo per la sua popolazione ma anche per affermarsi come leader mondiale. Il suo obiettivo nel breve periodo è di aumentare i consumi domestici per controbilanciare la flessione registrata nelle esportazioni. Il Drago ha poi le risorse per realizzare una politica fortemente espansiva: 2 trilioni di dollari in riserve di valuta estera, bilancio statale in pareggio e un basso indebitamento pubblico. Inoltre, l'avanzo della bilancia commerciale ha registrato l'anno scorso una crescita del 50% pari a 457 miliardi di dollari, cui ha contribuito la caduta dei prezzi petroliferi. Anche per questo il sistema bancario cinese è uno dei pochi a non aver subito colpi dal credit crunch mondiale. Grazie ad un tasso di risparmio del 35% - il più alto al mondo - le banche cinesi sono piene di soldi. I «loan to deposit ratios» (parametro di misura che indica le percentuali di copertura dei prestiti fatti dalla banca con utilizzo della liquidità dei correntisti) sono stati introdotti verso la metà degli anni'60 e, da quando le banche sono nazionalizzate, il governo può immettere liquidità nel sistema se lo reputa necessario. Durante gli ultimi mesi, Il governo ha preso parecchi provvedimenti per aumentare la spesa interna: a) 586 miliardi di dollari stanziati per i prossimi due anni per l'edilizia abitativa, progetti su acqua ed energia, aeroporti e ferrovie; b) cinque tagli ai tassi di interesse dal settembre 2008; c) un piano di spesa di 123 miliardi di dollari per la copertura sanitaria totale entro il 2011, d) riduzione dei requisiti per il prestito casa; e) 29 miliardi di dollari stanziati per gasdotti, centrali nucleari e miniere di carbone. Buona parte delle agevolazioni è rivolta alle società dello Stato attive nelle infrastrutture (un terzo della produzione industriale) cui è stato però imposto, come vincolo obbligatorio, di mantenere l'attuale livello di spesa in conto capitale e di occupazione. La crescita economica è del resto indispensabile per la legittimazione del governo comunista: se la crescita dovesse rallentare troppo velocemente, la Cina si ritroverebbe di fronte a proteste peggiori di quelle del 2008, quando i disoccupati hanno manifestato per i salari non pagati. Infine, Pechino deve trovare la misura delle relazioni con l'amministrazione Obama, che ha esordito accusando i cinesi di manipolare lo yuan per aiutare l'export. Dagli Usa potrebbe poi aumentare la pressione sui diritti umani come pure sulla qualità di giocattoli o generi alimentari importati. Senza dimenticare che la Cina è il maggior creditore degli Usa. Per gli investitori a lungo termine, comunque, il momento è propizio: dal 2007 i Forward price-to-earnings multiples sono scesi di 25 volte arrivando nel gennaio 2009 a numeri ad una sola cifra, rara opportunità per entrare in molte società con robuste prospettive di crescita. *Portfolio manager Batterymarch (Legg Mason)

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l'invasione cinese a prato raccontata da "cenci in cina" - roberto incerti (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 25-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina I - Firenze Il film Ceccherini e Paci interpreti con Carlo Monni. La regia è di Limberti L´invasione cinese a Prato raccontata da "Cenci in Cina" ROBERTO INCERTI DAGLI anni ´50 fino a poco tempo fa Prato - rubando soltanto qualche idea oltreoceano - ha svaligiato l´America: jeans, camicie sfiziose, abiti adatti per la febbre del sabato sera, giacche da vestirsi in ghingheri per il dì di festa. Certo, la stoffa non era eccezionale: ma i cenci, gli stracci pratesi hanno segnato un´epoca. Adesso - presentato da Bellosguardo - esce un film che racconta la crisi del tessile, che ha messo in ginocchio Prato, e l´invasione dei cinesi. E´ Cenci in Cina di Marco Limberti con Alessandro Paci, Massimo Ceccherini, la spiritosa cinesina del «Grande fratello» Man Lo Zhang, Francesco Ciampi. Altri interpreti: la nonnina dei «quattro salti in padella» Laura Pestellini, l´amica di Pieraccioni Barbara Enrichi, Carlo Monni, Niki Giustini, Novello Novelli, la conturbante Pamela Camassa. La sceneggiatura è di Rodolfo Betti e degli stessi Limberti e Ciampi. SEGUE A PAGINA XVI

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maddalena bocconiana e giudice laurea e concorso di gran carriera - ilaria carra (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 25-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XIX - Milano La storia A 27 anni ricoprirà a settembre il suo primo incarico come magistrato del lavoro Maddalena bocconiana e giudice laurea e concorso di gran carriera Ho fatto esperienza anche in uno studio di avvocati d´affari, ma ho capito che non faceva per me, meglio l´impegno in magistratura ILARIA CARRA In famiglia fanno tutt´altro: il medico di base la madre, il dentista il padre e lo stesso la sorella maggiore. La tentazione di allinearsi alla tradizione, dopo il liceo, e mettersi il camice, in effetti, l´ha avuta anche lei. Ma poi il fascino per la toga ha avuto la meglio. E così Maddalena Torelli da Lecce dov´è sempre vissuta, nel 2000 s´è trasferita a Milano per iscriversi alla Bocconi, facoltà giurisprudenza con indirizzo economico. Oggi, che ha 27 anni, non vede l´ora che arrivi settembre quando, al termine del tirocinio che sta facendo a Lecce sotto la supervisione di un collega "già di carriera", ricoprirà il primo incarico, tutto suo, da magistrato come giudice del lavoro a Crotone. Un inizio di carriera a tempo da record che s´è conquistata con una performance universitaria lampo: laurea con 110 e lode in quattro anni nel 2004, biennio di scuola di specializzazione, e, a soli 25 anni, buon esito nell´impresa di superare al primo colpo il concorso in magistratura, rientrando tra i 318 candidati promossi su 12mila. Guadagnandosi così un posto tra le cinque toghe italiane più giovani, con tanto di incoronazione ufficiale per mano del ministro Giorgia Meloni, l´ottobre scorso, all´Università Pontificia di Roma. «Ero spaventata dalla mole di studio - confessa Maddalena - allora mi sono detta: se non lo passo al primo colpo lascio perdere. Non voglio rovinarmi la vita. E invece è andata». Nel frattempo, in attesa dei risultati del concorso da magistrato, Maddalena non ha perso tempo: si è rimessa alla prova e, per tenersi più porte aperte, ha superato anche l´esame di stato da avvocato. «L´indirizzo economico alla Bocconi l´ho scelto perché mi apriva opportunità maggiori rispetto alla facoltà di giurisprudenza più vecchio stampo. La classica formazione dell´ateneo è quella dell´avvocato d´affari pronto per un grande studio di stampo americano». Dopo lo stage in uno di questi studi, però, Maddalena ha capito che quella strada non faceva per lei. «E ho provato subito con la magistratura». Il metodo di studio alla Bocconi le è servito. «Molto lontano da un´impostazione didattica tradizionale - dice - mi ha aiutato ad aprile la mente. Fare molti esami spezzati serve e tenere sempre la mente allenata e a stare al pari con gli studi. In più sostenere molti esami scritti aiuta a non perdere l´esercizio: per un magistrato scrivere è molto importante». Ma anche l´esperienza di vita in ateneo ha il suo peso. «Ho molti amici sparsi per il mondo con cui cerco ancora di tenermi in contatto anche se abbiamo preso le strade più diverse. C´è persino chi è sbarcato in Cina e ha già aperto un paio di società». Alla baby-magistrato, come la chiamano scherzando, non sarebbe invece dispiaciuto fare subito il pubblico ministero: «L´avrei considerata come ipotesi - chiarisce - ma per la legge Mastella bisogna avere quattro anni di servizio alle spalle per fare il magistrato inquirente. Ed è un peccato: per questo ruolo serve gente grintosa e piena di energia da investire, come lo sono i giovani all´inizio di carriera».

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A prendere per buone le cifre assolute, bisognerebbe dedurre che nel 2008 il boia ha raddoppiato. Il... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 25-03-2009)

Argomenti: Cina

A prendere per buone le cifre assolute, bisognerebbe dedurre che nel 2008 il boia ha raddoppiato. Il rapporto annuale di Amnesty international registra 2390 esecuzioni, contro le 1252 dell'anno precedente, e 8864 nuove condanne emesse in 52 Paesi contro le 3347 del 2007. Quel che è cambiato in realtà è soprattutto la capacità di raccogliere un maggior numero di dati sull'enorme buco nero della giustizia cinese. Perché è Pechino a determinare le «quotazioni» del patibolo, quest'anno come in quelli precedenti. Il 72 per cento delle condanne eseguite si registrano in Cina: 1718 detenuti giustiziati nel 2008, per quel che è stato possibile sapere, ma si possono ragionevolmente ipotizzare cifre più alte. La cattiva notizia, per dirla con Irene Khan, segretaria generale di Amnesty International, sta qui. In questi numeri che nascondono nomi di uomini e donne in carne ed ossa mandati al patibolo. Impiccati, lapidati, decapitati, persino crocefissi - in Arabia Saudita - o più asetticamente spediti all'altro mondo con un'igienica iniezione letale. In Cina, racconta l'Independent, la paura dell'Aids sta cancellando l'esecuzione con il colpo secco alla nuca, a favore di bus della morte che attraversano il Paese per somministrare dove occorre cocktail velenosi endovena. Ma c'è anche una buona notizia, che dà invece il senso di una tendenza positiva. E non solo perché l'Assemblea generale dell'Onu ha voluto confermare con una seconda votazione nel dicembre scorso la moratoria già decisa nel 2007. Il dato positivo è che tra i 59 Paesi che ancora mantengono la pena di morte sono 25 quelli che la continuano ad applicare. E sono cinque - Cina, Iran, Arabia Saudita, Pakistan e Usa - quelli dove si concentra il 93 per cento delle esecuzioni: una «buona notizia» per Irene Khan. «Questo significa che stiamo facendo passi avanti verso un mondo libero dalla pena di morte». LE BUONE NOTIZIE Nel 2008 Uzbekistan e Argentina si sono aggiunti alla lista dei Paesi totalmente abolizionisti (92), mentre 10 Stati mantengono la condanna capitale solo per reati eccezionali. Salgono da 33 a 36 i Paesi abolizionisti di fatto, come vengono definiti quelli dove non vengono eseguite condanne a morte da almeno 10 anni. Anche dagli Stati Uniti, praticamente soli nell'intero continente ad emettere sentenze capitali, arriva un dato relativamente positivo. Le esecuzioni sono state 37 - la maggior parte nel Texas dei Bush - contro le 42 dell'anno precedente: è il numero più basso registrato dal 1995, mentre il rilascio di 4 condannati ha riportato in primo piano il dibattito sul rischio di mandare a morte innocenti. In calo anche le sentenze capitali in Pakistan, passate da 135 a 36. LE CATTIVE NOTIZIE La pena di morte è ormai stata bandita dall'Europa, dove rimane la sola Bielorussia: una macchia in un continente che ha rinunciato al patibolo, tanto più grave per l'opacità del processo che conduce un detenuto alla morte. In Bielorussia i prigionieri e i loro familiari non sono informati sulla data dell'esecuzione e il corpo del condannato non viene restituito alla famiglia. Quattro le esecuzioni nel 2008, 400 stimate dal '91. Il numero più alto di esecuzioni si concentra in Asia, sono 11 i Paesi che ancora ricorrono al boia, e in Medio Oriente. L'Iran difende il suo record negativo, con 346 detenuti giustiziati, tra questi anche 8 che erano minorenni all'epoca del reato. In Arabia Saudita sono stati 102. Nell'Africa subsahariana si contano invece solo due esecuzioni, contro 366 nuove condanne, anche se la Liberia ha fatto dietro front reintroducendo la pena capitale. Non è solo questione di numeri. Amnesty denuncia che la condanna a morte spesso segue un processo iniquo e che più spesso sentenza capitali colpiscono i più poveri e le minoranze etniche e religiose.

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Quasi 7 persone al giorno salgono sul patibolo (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 25-03-2009)

Argomenti: Cina

Quasi 7 persone al giorno salgono sul patibolo 2390 le persone mandate a morte per legge nel 2008. Erano 1252 nel 2007. 8864 le nuove sentenze capitali emesse lo scorso anno in 52 Paesi. 93% delle esecuzioni sono concentrate in cinque Paesi: Cina (con 1718 detenuti giustiziati), Iran (346), Arabia Saudita (102), Stati Uniti (37) e Pakistan (36). 92 i Paesi abolizionisti totali, 10 abolizionisti parziali (pena capitale solo in casi particolari), 36 abolizionisti di fatto (Paesi che da 10 anni non eseguono condanne a morte). 59 i Paesi mantenitori della pena di morte, tra questi solo 25 lo scorso anno hanno eseguito sentenze capitali. 6,5 la media dei detenuti che ogni giorno vengono mandati a morte per legge. Le cifre

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Sudafrica off-limits per il Dalai Lama Cancellato il summit dei Nobel (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 25-03-2009)

Argomenti: Cina

Sudafrica off-limits per il Dalai Lama Cancellato il summit dei Nobel GABRIEL BERTINETTO Realpolitik contro diritti umani. Johannesburg tiene tanto ai rapporti commerciali con la Cina da ignorare la naturale spinta alla solidarietà con i popoli oppressi, quale ci si attenderebbe da chi ha conosciuto l'onta ed il peso dell'apartheid. BIANCHI E NERI Accade che il Dalai Lama chieda il visto d'ingresso in Sudafrica per partecipare ad un incontro internazionale dei premi Nobel per la pace, e che in risposta arrivi un secco ed irrevocabile no. L'iniziativa, promossa dalle locali autorità sportive con riferimento al campionato mondiale di calcio che si terrà nel Paese africano l'anno prossimo, aveva per tema il ruolo dello sport nella lotta alla xenofobia ed al razzismo. Era prevista la presenza di coloro che nell'arco del tempo hanno ricevuto l'onorificenza dalla Fondazione norvegese. Fra gli invitati, anche due illustri personalità locali, l'arcivescovo Desmond Tutu e l'ex-presidente Frederik Willem de Klerk. Un nero ed un bianco, protagonisti della fine del regime di segregazione etnica in Sudafrica. Ma sono proprio Tutu, che vinse il Nobel nel 1984, e de Klerk, che l'ottenne nel 1993 assieme a Nelson Mandela, a ritirarsi dal summit, una volta appresa la determinazione del loro governo ad impedire l'arrivo del leader spirituale tibetano. Del resto lo stesso Comitato del Nobel, lunedì da Oslo, aveva preannunciato l'intenzione di non mandare alcun rappresentante se Johannesburg avesse insistito in quell'atteggiamento. Il governo è stato irremovibile. Agli organizzatori del summit non è rimasto che prenderne atto e cancellare con evidente imbarazzo l'iniziativa. «Abbiamo deciso di rinviare la conferenza a data da stabilire», dichiara Irvin Khoza, presidente del Comitato organizzatore dei mondiali del 2010. Poco prima il portavoce governativo Thabo Masebe aveva ribadito che «niente cambierà, il Dalai Lama non sarà invitato». E per essere più precisi, «non gli daremo un visto sino allo svolgimento dei campionati». Cioè fino all'estate dell'anno prossimo. Qin Gang, portavoce del ministero degli esteri cinese, replica lodando i Paesi «che si oppongono all'indipendenza del Tibet». IL VALORE DEI RAPPORTI Senza peli sulla lingua Kgalema Motlanthe, presidente dell'African national congress, partito che fu protagonista della rivolta anti-razzista ed oggi guida il governo, spiega che Johannesburg dà «molto valore ai rapporti con Pechino», e la presenza del leader religioso tibetano sarebbe stata «fonte di pubblicità negativa per la Cina». Il valore di quei rapporti si può calcolare facilmente, pensando alla quota di cui gode il Sudafrica sul totale dell'interscambio commerciale fra la Cina ed il continente nero: un quinto. Nelson Mandela, universalmente considerato una sorta di padre della patria, non si è pronunciato sulla vicenda. Ma il nipote Mandla, è stato drastico: «Non credo che, come Paese sovrano e indipendente, ci sia bisogno di cedere alla pressione internazionale». Visto d'ingresso negato al Dalai Lama, atteso venerdì a Johannesburg per un incontro dei Nobel per la pace. Altri vincitori del premio rinunciano a partecipare per protesta. E il Sudafrica è costretto a cancellare la conferenza.

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Il j'accuse di Amnesty: il boia parla ancora cinese (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 25-03-2009)

Argomenti: Cina

Il j'accuse di Amnesty: il boia parla ancora cinese MARINA MASTROLUCA A prendere per buone le cifre assolute, bisognerebbe dedurre che nel 2008 il boia ha raddoppiato. Il rapporto annuale di Amnesty international registra 2390 esecuzioni, contro le 1252 dell'anno precedente, e 8864 nuove condanne emesse in 52 Paesi contro le 3347 del 2007. Quel che è cambiato in realtà è soprattutto la capacità di raccogliere un maggior numero di dati sull'enorme buco nero della giustizia cinese. Perché è Pechino a determinare le «quotazioni» del patibolo, quest'anno come in quelli precedenti. Il 72 per cento delle condanne eseguite si registrano in Cina: 1718 detenuti giustiziati nel 2008, per quel che è stato possibile sapere, ma si possono ragionevolmente ipotizzare cifre più alte. La cattiva notizia, per dirla con Irene Khan, segretaria generale di Amnesty International, sta qui. In questi numeri che nascondono nomi di uomini e donne in carne ed ossa mandati al patibolo. Impiccati, lapidati, decapitati, persino crocefissi - in Arabia Saudita - o più asetticamente spediti all'altro mondo con un'igienica iniezione letale. In Cina, racconta l'Independent, la paura dell'Aids sta cancellando l'esecuzione con il colpo secco alla nuca, a favore di bus della morte che attraversano il Paese per somministrare dove occorre cocktail velenosi endovena. Ma c'è anche una buona notizia, che dà invece il senso di una tendenza positiva. E non solo perché l'Assemblea generale dell'Onu ha voluto confermare con una seconda votazione nel dicembre scorso la moratoria già decisa nel 2007. Il dato positivo è che tra i 59 Paesi che ancora mantengono la pena di morte sono 25 quelli che la continuano ad applicare. E sono cinque - Cina, Iran, Arabia Saudita, Pakistan e Usa - quelli dove si concentra il 93 per cento delle esecuzioni: una «buona notizia» per Irene Khan. «Questo significa che stiamo facendo passi avanti verso un mondo libero dalla pena di morte». LE BUONE NOTIZIE Nel 2008 Uzbekistan e Argentina si sono aggiunti alla lista dei Paesi totalmente abolizionisti (92), mentre 10 Stati mantengono la condanna capitale solo per reati eccezionali. Salgono da 33 a 36 i Paesi abolizionisti di fatto, come vengono definiti quelli dove non vengono eseguite condanne a morte da almeno 10 anni. Anche dagli Stati Uniti, praticamente soli nell'intero continente ad emettere sentenze capitali, arriva un dato relativamente positivo. Le esecuzioni sono state 37 - la maggior parte nel Texas dei Bush - contro le 42 dell'anno precedente: è il numero più basso registrato dal 1995, mentre il rilascio di 4 condannati ha riportato in primo piano il dibattito sul rischio di mandare a morte innocenti. In calo anche le sentenze capitali in Pakistan, passate da 135 a 36. LE CATTIVE NOTIZIE La pena di morte è ormai stata bandita dall'Europa, dove rimane la sola Bielorussia: una macchia in un continente che ha rinunciato al patibolo, tanto più grave per l'opacità del processo che conduce un detenuto alla morte. In Bielorussia i prigionieri e i loro familiari non sono informati sulla data dell'esecuzione e il corpo del condannato non viene restituito alla famiglia. Quattro le esecuzioni nel 2008, 400 stimate dal '91. Il numero più alto di esecuzioni si concentra in Asia, sono 11 i Paesi che ancora ricorrono al boia, e in Medio Oriente. L'Iran difende il suo record negativo, con 346 detenuti giustiziati, tra questi anche 8 che erano minorenni all'epoca del reato. In Arabia Saudita sono stati 102. Nell'Africa subsahariana si contano invece solo due esecuzioni, contro 366 nuove condanne, anche se la Liberia ha fatto dietro front reintroducendo la pena capitale. Non è solo questione di numeri. Amnesty denuncia che la condanna a morte spesso segue un processo iniquo e che più spesso sentenza capitali colpiscono i più poveri e le minoranze etniche e religiose. Sale il numero delle esecuzioni nel 2008 ma è sempre più concentrato in pochi Paesi: il 72% nella sola Cina. Il rapporto di Amnesty international. Nel mondo tende a consolidarsi la moratoria della pena capitale.

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Pechino oscura You Tube Ma non temiamo Internet (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 25-03-2009)

Argomenti: Cina

Pechino oscura You Tube «Ma non temiamo Internet» Il sito online «You Tube» è stato oscurato dalle autorità cinesi. Pechino non ha fornito spiegazioni, ma è possibile che con questo intervento si sia voluto impedire la visione di filmati su pestaggi di monaci tibetani da parte delle forze di sicurezza della Repubblica popolare. Non è la prima volta che il governo cinese utilizza la censura nei confronti di You Tube. In passato però i controllori della rete -migliaia di poliziotti addestrati all'uso dei computer- avevano bloccato l'accesso a singoli video. Il portavoce del ministero degli Esteri Qin Gang ha affermato in una conferenza stampa di «non essere al corrente» della chiusura del sito. «Molta gente ha la falsa impressione che il governo cinese abbia paura di Internet. Di fatto è vero il contrario», ha sostenuto il portavoce. In Cina ci sono quasi trecento milioni di utenti della rete, un dato che, secondo Qin Gang dimostra che «Internet è abbastanza libera» anche se «è regolata in accordo con la legge per prevenire la diffusione di notizie dannose per la sicurezza nazionale». Una lunga serie di blog cinesi ed americani sono inaccessibili, e periodicamente vengono boicottati i siti dei più importanti media internazionali.

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video pro-tibet, pechino spegne youtube - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 25-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 12 - Esteri Video pro-Tibet, Pechino spegne YouTube Sul sito scene di monaci picchiati dalla polizia. Da ieri accesso vietato Il ministro degli Esteri cinese: "Paura di Internet? è vero esattamente il contrario" FEDERICO RAMPINI dal nostro corrispondente Pechino - Poliziotti cinesi fanno irruzione in un monastero, danno l´assalto ai religiosi buddisti. Trascinano a terra diversi tibetani, con le mani legate dietro la schiena. Alcuni sono monaci riconoscibili dalle tuniche rosse. Sembrano privi di sensi, immobili. I poliziotti cominciano a pestarli, si accaniscono a bastonate contro quei corpi distesi. Qualcuno si lamenta, degli urli soffocati si mescolano al clamore degli agenti. Un montaggio di sette minuti, sotto il titolo Chinese Police Brutality in Tibet, un estratto di 51 secondi (China´s Police Beating Tibetan) con la scena più violenta delle manganellate contro i prigionieri inermi stesi a terra: queste immagini sono visibili da giorni su YouTube. Nel mondo intero ma non più in Cina. Ieri l´accesso è stato oscurato dalla censura di Pechino. Se ne sono accorti i dirigenti del sito di video-sharing, con sede in California, quando nelle prime ore di martedì hanno notato che il "traffico" di visitatori cinesi era crollato a zero. Le autorità cinesi hanno reagito con messaggi contraddittori. Il governo ha finto di ignorare l´operazione-blackout contro YouTube. Il portavoce del ministero degli Esteri, Qin Gang, ha dichiarato: «Molti stranieri hanno la falsa impressione che il governo cinese abbia paura di Internet. E´ vero l´esatto contrario». D´altra parte l´agenzia stampa ufficiale Nuova Cina ha accusato i seguaci del Dalai Lama di essere gli autori della "montatura". L´agenzia governativa ha citato le autorità locali del Tibet secondo cui quelle immagini di brutalità sarebbero "frammenti incollati ad arte" per favorire la propaganda del governo in esilio. Paradossalmente c´è del vero in quel che ha detto il portavoce degli Esteri. Almeno sul Tibet, Pechino potrebbe perfino risparmiarsi questi plateali interventi della censura. La maggioranza della popolazione cinese sta dalla parte del governo, convinta che il Tibet appartenga di diritto alla Repubblica Popolare e che il Dalai Lama sia un nemico della patria. I più solidali con la linea ufficiale sono i giovani istruiti, gli utenti di Internet e di YouTube. Chi all´estero ha ancora accesso a quelle immagini può trovarci incollati molti commenti "in linea" con il governo cinese, che accusano i filmati di essere un falso. Questa reazione fu ben visibile un anno fa dopo la rivolta di Lhasa, e quando la fiaccola olimpica fu accolta da manifestazioni pro-Tibet a Parigi, Londra e San Francisco. L´opinione pubblica cinese reagì compatta in difesa del proprio governo, e i toni del nazionalismo più acceso si notavano nella "élite" del giovane ceto medio urbano, ivi compresi gli studenti cinesi nelle università occidcentali. Nonostante l´efficacia del collante ideologico nazionalista, tuttavia, il regime preferisce non correre rischi. Il controllo delle informazioni accessibili su Internet continua ad essere stringente. YouTube è già stato vittima di oscuramenti in passato, così come altri siti Internet "scomodi", da quello di Amnesty fino (occasionalmente) a quello della Bbc e di Wikipedia. Sul Tibet i leader di Pechino restano intrattabili malgrado le profferte di dialogo con il Dalai Lama. Sulla regione hanno imposto lo stato marziale, l´hanno sigillata per impedire l´accesso di osservatori stranieri e centellinare ogni informazione. La tensione è massima per la coincidenza di due ricorrenze: il 50esimo della fuga in esilio del Dalai Lama, e il primo anniversario della rivolta di Lhasa. Nonostante l´imponente dispositivo militare, nei giorni scorsi si sono avute nuove notizie di proteste, seguite dall´arresto di cento monaci.

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sudafrica negato al dalai lama fino al 2010 salta la conferenza dei premi nobel per la pace (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 25-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 12 - Esteri La Cina "apprezza" la decisione. Il nipote di Mandela: "Un giorno triste e una macchia per la democrazia" Sudafrica negato al Dalai Lama fino al 2010 salta la conferenza dei premi Nobel per la pace JOHANNESBURG - Non ci sarà la conferenza dei Nobel a Johannesburg alla quale era stato invitato il Dalai Lama. Il governo di Pretoria non consentirà infatti al capo spirituale tibetano di entrare nel Paese fino ai campionati mondiali di calcio del 2010. Il Dalai Lama avrebbe dovuto partecipare, venerdì prossimo, alla conferenza dei premi Nobel per la pace, un summit convocato dagli organizzatori della Coppa del mondo per discutere del valore del calcio nella lotta al razzismo e alla xenofobia. Il Sudafrica aveva però fatto sapere nei giorni scorsi che non avrebbe concesso il visto al leader tibetano, e i premi Nobel avevano di conseguenza rinviato la conferenza. Ieri però il portavoce del governo, Thabo Masebe, ha specificato: «Niente visto d´ingresso per il Sudafrica al Dalai Lama, almeno fino ai Mondiali di calcio del 2010», così la conferenza è definitivamente saltata. La Cina, che è un partner commerciale privilegiato del paese africano, non ha mancato di plaudire alla presa di posizione di Johannesburg e attraverso un portavoce del governo ha detto di apprezzare i Paesi che rispettano la sua sovranità, che seguono la politica «dell´unica Cina» (cioè quelli che non riconoscono Taiwan) e che si oppongono «all´indipendenza del Tibet». «Vergogna e dispiacere» per quanto ha fatto il suo Paese ha detto invece di provare l´arcivescovo Desmond Tutu, che con gli ex presidenti Nelson Mandela e Fredrik Willem De Clerck aveva appunto invitato il Dalai Lama. Non ha fatto commenti Nelson Mandela, ma suo nipote Mandla, membro del comitato organizzatore della conferenza dei Nobel e candidato alle politiche che si terranno il prossimo 22 aprile, ha definito «sventurata» e una «macchia per la democrazia» la decisione del governo. «è un giorno triste per il Sudafrica e per l´Africa», ha affermato Mandla Mandela.

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Dall'Fmi prestiti più flessibili per dare sostegno alla ripresa (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-03-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-25 - pag: 11 autore: Riforme. Fondi senza precondizioni ai Paesi in lieve difficoltà Dall'Fmi prestiti più flessibili per dare sostegno alla ripresa Il Fondo monetario ha varato ieri una riforma delle sue attività di prestito, compresa la creazione di una nuova linea di credito preventiva, per consentire ai Paesi membri di affrontare meglio la crisi in corso. «Più flessibilità nei nostri prestiti ha detto il direttore dell'Fmi, Dominique Strauss Kahn- e condizioni semplificate ci aiuteranno a rispondere meglio alle necessità dei Paesi. E questo, a sua volta, aiuterà loro a superare la crisi e tornarea una crescita sostenibile». La nuova linea di credito flessibile ( Fcl) risponde in particolare al tentativo di prevenire la crisi, mettendo a disposizione i finanziamenti dell'Fmi senza precondizioni a Paesi che abbiano adottato politiche economiche corrette, per dare fiducia ai mercati. L'iniziativa si inquadra nel tentativo di puntare sempre più sulla prevenzione delle crisi, tentativo di cui fa parte anche l'elaborazione di un sistema di preallarme chiesto dal G-20 allo stesso Fmi e al Financial Stability Forum. La nuova linea può essere attivata in modo flessibile e ha periodi di rimborso più lunghi e disponibilità maggiori di uno strumento analogo varato nell'autunno scorso e che non aveva avuto alcuna applicazione. La modifica delle caratteristiche dovrebbe venire incontro ai dubbi dei Paesi che, nel richiedere questo tipo di credito preventivo, temono di dare ai mercati un segnale di vulnerabilità. La Fcl dovrà inoltre vincere le resistenze di tipo politico che molti Governi hanno nel rivolgersi all'Fmi. Tra le altre riforme approvate ieri ci sono la semplificazione delle condizioni per i prestiti, maggior flessibilità anche per le normali operazioni stand-by, il raddoppio degli importi massimi. La decisione del consiglio esecutivo del Fondo arriva quasi alla vigilia del summit di Londra dei leader del G-20 dove si prevede che venga finalizzato l'aumento delle risorse dell'Fmi, con almeno un raddoppio dai 250 miliardi di dollari attuali. Nei mesi scorsi, l'istituzione di Washington ha ritrovato un ruolo centrale nella risposta alla crisi, effettuando prestiti per circa 55 miliardi di dollari e si prevede che altri Paesi si presentino a breve. Il Giappone ha già concesso un prestito all'Fmi di 100 miliardi di dollari, i Paesi dell'Unione Europea ne hanno promessi altrettanti e gli Usa hanno parlato di triplicare il totale. Ci si aspetta che contribuiscano all'aumento delle risorse anche Paesi con forti avanzi dei conti con l'estero, come la Cina, la quale tuttavia chiede in cambio maggior peso nel Fondo. A.Me. LA SCOMMESSA Adottata una nuova linea di credito preventiva per vincere le resistenze degli Stati a rivolgersi al Fondo monetario

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Pechino oscura YouTube (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-25 - pag: 12 autore: Web sotto controllo. Il sito è inaccessibile da lunedì - Google: le autorità non ci hanno dato spiegazioni Pechino oscura YouTube Censurato un video sulle violenze alle manifestazioni pro-Tibet Eliana Di Caro YouTube vietato ai cinesi. Il sito è stato oscurato a intermittenza lunedì sera, e da ieri è inaccessibile: chi ha tentato di connettersi non ci è riuscito o ha ricevuto un messaggio di errore, a Pechino, a Shanghai come in altre città. Nulla di sorprendente in Cina, dove gli episodi di censura online si ripetono di frequente, mentre il Governo si schermisce e chiama in causa problemi tecnici. Ieri, però, Google Inc. - proprietario di YouTube- ha dichiarato esplicitamente dagli Stati Uniti che il sito è stato bloccato dalle autorità cinesi. Il portavoce del colosso informatico Scott Rubin ha spiegato che non si sa quali siano le ragioni dell'iniziativa e che comunque si sta lavorando per riattivare il sito il più presto possibile. Qin Yang, portavoce del ministro degli Esteri di Pechino, ha gettato acqua sul fuoco: «Molte persone hanno la falsa impressione che il nostro Governo tema internet. è esattamente l'opposto»,ha dichiarato, citando i 300 milioni di cittadini che usano il web (la più grossa "comunità" online del mondo) e i 100 milioni di blog. Cifre che dimostrano come la rete sia «aperta» ma come, allo stesso tempo, abbia «bisogno di essere regolata dalla legge per evitare che si diffondano notizie dannose e per tutelare la sicurezza nazionale». All'origine dell'oscuramento del sito sarebbe un video che mostra l'aggressione di monaci e dimostranti tibetani da parte di centinaia di poliziotti cinesi armati di manganelli. Si tratterebbe di un filmato "postato" dal Governo tibetano in esilio, per il quale non si riesce a risalire né alla data né al luogo. Proprio ieri l'agenzia governativa cinese Xinhua ha accusato i sostenitori del Dalai Lama di aver realizzato delle immagini false, con scene di violenze ai danni di manifestanti pro-Tibet. Già all'inizio di marzo Pechino aveva spesso interdetto l'accesso a YouTube, nel primo anniversario dell'esplosione delle durissime proteste per l'occupazione cinese della regione. Secondo gli analisti, quello di ieri potrebbe essere un ulteriore passo avanti nel rigido controllo del web, in un anno in cui si avvicinano ricorrenze particolari, incluso il ventesimo anniversario della strage di piazza Tienanmen. C'è chi ha chiamato in causa un altro filmato scomodo per il Governo di Pechino: quello che documenta l'accerchiamento della nave della Marina statunitense Impeccable, lo scorso 9 marzo, da parte di cinque navi cinesi nel Mar meridionale della Cina. Un incidente diplomatico che ha provocato forti tensioni tra il Governo americano e quello del Dragone. Non accade del resto solo in Cina che YouTube venga oscurato. L'anno scorso le autorità pakistane intervennero per censurare dei video considerati offensivi nei confronti dell'Islam. Altre limitazioni ci sono state in Turchia, Thailandia e Indonesia. eliana.dicaro@ilsole24ore.com DUE VERSIONI L'agenzia statale Xinhua: le immagini sono false Ma gli esperti temono un giro di vite su internet a vent'anni da Tienanmen

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Amnesty: progressi sulla pena di morte (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-25 - pag: 12 autore: Diritti. La applicano sempre meno Stati Amnesty: progressi sulla pena di morte Si moriva per mano dello Stato, si muore ancora oggi, probabilmente si morirà ancora per molto tempo. Eppure il laconico commento rilasciato da Irene Khan, segretaria internazionale di Amnesty International, alla presentazione del rapporto annuale sulla pena di morte, traccia un quadro se non incoraggiante, almeno più positivo rispetto al passato: «La buona notizia è che le esecuzioni hanno luogo in un piccolo numero di Paesi. Questo dimostra che stiamo facendo passi avanti verso un mondo libero dalla pena di morte. La brutta notizia, invece, è che centinaia di persone continuano a essere condannate a morte nei Paesi che ancora non hanno formalmente abolito la pena capitale». La prima affermazione è corroborata dal fatto che, se gli Stati che hanno eseguito le sentenze capitali sono stati 23, di fatto il 93% delle 2.390 esecuzioni portate a termine nel 2008, è avvenuta in soli cinque Paesi. Non stupisce che sia la Cina a guidare la classifica, con il 72% del totale delle esecuzioni: 1.718 individui messi a morte, più persone che nel resto del mondo. Segue poi l'Iran (almeno 346), l'Arabia Saudita (almeno 102), gli Stati Uniti (37) e il Pakistan (36). L'Asia, dove 11 Paesi continuano a ricorrere alla pena capitale, resta il continente da riportare sulla buona strada. L'Europa il più avverso alla morte di Stato: la Bielorussia è l'unico cattivo esempio:4 condanne eseguite. Dati però da prendere con il beneficio del dubbio, anche perché l'intero procedimento è avvolto dal segreto, i prigionieri e i familiari non sono informati sulla data dell'esecuzione e il corpo del condannato non è restituito alla famiglia, né viene detto dove è sepolto. Quello delle condanne a morte non ancora eseguite è l'altro doloroso capitolo. Sono ancora molte, moltissime: nel 2008 almeno 8.864 in 52 Paesi. In Nigeria 200 persone sono in attesa del boia, diverse sono in prigione da 20 anni in attesa del momento in cui verrà tolta loro la vita, un trauma. Dei loro processi, in alcuni casi, si sono perse le carte. Resta il fatto che, secondo i dati aggiornati al marzo 2009, sono 138 - i 2/3 del totale - i Paesi che hanno abolito la pena capitale per legge o nella pratica; 92 Paesi l'hanno abolita per ogni reato, dieci salvo che per reati eccezionali come quelli in tempo di guerra, 36 Paesi sono abolizionisti " de facto" poiché non vi si registrano esecuzioni da almeno dieci anni oppure perché hanno assunto un impegno a livello internazionale nel non eseguirle. R.Bon. LA MAPPA L'anno scorso le uccisioni sono state 2.390: la Cina in testa con il 72% del totale In Europa la Bielorussia l'unica con sentenza capitale

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Gli scienziati: dal G-8 tagli alle emissioni (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-25 - pag: 15 autore: Gli scienziati: dal G-8 tagli alle emissioni Federico Rendina ROMA S olo una corsa alle nuove tecnologie energetiche potrà salvarci dai cataclismi dell'effetto serra. Gli Stati, tutti gli Stati del mondo, si rimbocchino le maniche. Quelli industrializzati e spreconi non potranno accontentarsi di bloccare l'aumento delle emissioni. Dovranno tagliarle, entro il 2050, della metà e oltre. Molto oltre. Mentre i Paesi in via di sviluppo dovranno limitare la crescita della loro CO2 del 30% al massimo. Pena, senza una combinazione d'impegni che limiti a poco più di due gradi l'aumento della temperatura del globo, la vera catastrofe. Parola di scienziati. Quelli che si riuniranno a Roma giovedì e venerdì per un vertice mondiale, organizzato dall'Accademia dei Lincei e sponsorizzato dalla Edison, in preparazione del G8 di giugno. Un "G8+5 delle scienze" (agli otto grandi si aggiungono Brasile, Cina, India, Messico, Sud Africa, oltre all'Egitto come osservatore) che delude chi si aspettava un segnale meno terrificante sul fronte ambientale. Ma tant'è. Alla platea di esperti, i più quotati del pianeta, conviene dar retta. I politici di casa nostra lo potranno fare in diretta, visto che alla riunione parteciperanno i ministri Franco Frattini ( Esteri) e Sandro Bondi ( Beni culturali). Anche perché il dibattito sarà affiancato da sessioni parallele su un tema intimamente collegato: quello dei flussi migratori. Non sarà solo l'ennesimo e autorevole segnale d'allarme. Gli scienziati hanno già predisposto una serie di proposte. Prima raccomandazione:incrementare l'efficienza energetica, nell'industria, nei trasporti e nelle case anche con energici piani d'informazione. Seconda raccomandazione: bilanciare l'uso di tutte le fonti energetiche a disposizione. Le rinnovabili, oggi marginali, come vera meta. Il gas come fonte "di transizione" capace di assecondare la maggiore richiesta di energia. Il carbone per fare massa critica. Il nucleare come inevitabile complemento. Le critiche al carbone perché "sporco" e al nucleare perché pericoloso? Gli scienziati del G8+5 insistono: nulla può essere messo da parte. Ed ecco la terza raccomandazione: impulso alla ricerca. Non solo sulle rinnovabili. Da sviluppare è anche la tecnologia della cattura e del sequestro della CO2. Quanto al nucleare quello di oggi non entusiasma. Ma quello del futuro, che promette di risolvere il problema delle scorie, dovrà catalizzare il massimo degli sforzi, anche economici.

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Suggestioni made in China (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-25 - pag: 14 autore: ... MONETA MONDIALE Suggestioni made in China S ul problema di diversificare gli investimenti ci sono due scuole di pensiero: da una parte il vecchio detto secondo cui non bisogna metter tutte le uova in un solo paniere; e dall'altra parte il parere di Mark Twain (in Pudd'nhead Wilson) secondo il quale quel vecchio detto «è una maniera per dire "Disperdi qua e là i tuoi soldi e le tue cure". Ma il saggio dice: "Metti tutte le tue uova in un solo paniere e proteggi quel paniere"». La Cina, preoccupata di aver messo le uova delleriserve valutarie nel solo paniere di titoli in dollari, ha adottato una strategia mista: da una parte ha assicurato che "proteggerà quel paniere" continuando ad acquistare T-Bond (una decisione diversa avrebbe fatto crollarei prezzi).Dall'altro ha fatto balenare una diversificazione auspicando un altro paniere: una moneta internazionale diversa dal dollaro. La "fuga in avanti" è generosa, forse utopistica. Ma il progetto di "moneta unica mondiale" ha un illustre pedigree intellettuale e forti ragioni di fondo. E forse un giorno dovremo ringraziare questa amara crisi per aver dato ali a quel sogno valutario.

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Solare, Siemens rileva il 28% di Archimede (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-03-25 - pag: 19 autore: Sarà sviluppata la tecnologia dell'Enea Solare, Siemens rileva il 28% di Archimede ROMA Il colosso tedesco Siemens guarda all'Italia per lo sviluppo dell'energia solare:ieri è stata ufficializzato l'ingresso nel capitale, con il 28%, nella società umbra Archimede Solar Energy del gruppo Angelantoni. La tecnologia che sarà sviluppata è quella dell'Enea: energia solare termodinamica a sali fusi. Un mercato che si prospetta molto promettente: entro il 2015, secondo le stime di Siemens, il mercato delle centrali solari termodinamiche avrà una crescita a due cifre anno su anno per un valore di 10 miliardi di euro. «L'ingresso nel capitaledi ASEè un passo importante nella nostra strategia di sviluppo», ha detto Renè Umlauft, ceo mondiale della divisione energie rinnovabili della società tedesca. L'azienda umbra, ha spiegato il presidente, Gianluigi Angelantoni, ha in programma la costruzione di uno stabilimento che entrerà in funzione nel 2010 per la produzione di tubi solari. Il gruppo Angelantoni Industrie oggi ha 8 unità produttive, tra Italia ed estero, con 750 dipendenti e un fatturato di 130 milioni di euro. Siemens è presente in 190 Paesi, ha un fatturato di 77,3 miliardi e 471mila dipendenti. L'intesa è stata presentata nella sede dell'Enea: «L'obiettivo è ridurre i costi di produzione di questa tecnologia, per renderla più competitiva rispetto agli idrocarburi», ha spiegato il presidente, Luigi Paganetto. L'Enea ha concesso a fine 2007 alla società Archimede Solar Energy, una licenza (non esclusiva ed onerosa) in Italia e all'estero, per utilizzare il know how della tecnologia sul solare termodinamico. C'è molto interesse, ha detto Paganetto, sia in Italia che all'estero, dalla Cina, all'India alla sponda nord del Mediterraneo. Confindustria Lazio sta lavorando per realizzare un impianto a Latina. N. P.

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Bank of Cina batte la recessione: profitti in crescita a 9,4 miliardi $ (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-03-25 - pag: 39 autore: Bank of Cina batte la recessione: profitti in crescita a 9,4 miliardi $ Bank of China ( nella foto una filiale), la terza banca commerciale della Cina in termini di patrimonio, ha annunciato una crescita dell'utile 2008 del 14,4%,con un rallentamento rispetto al +31% del 2007.L'utile è cresciuto a 64,4 miliardi di yuan, 9,4 miliardi di dollari, mentre i ricavi sono aumentati del 17,4% a 228,9 miliardi di yuan, pari a 33,4 miliardi di dollari. «Oltre ad aver generato risultati finanziari di tutto rilevo la banca ha continuato a migliorare la sua governance, con chiare responsabilità, autorità e adeguati controlli» ha affermato il presidente di Bank Of China, Xiao Gang. Per il 2009, ha spiegato Gang, «lo sviluppo economico della Cina deve ancora affrontare incertezze significative». BLOOMBERG

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Caucciù, rialzi targati Pechino (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-03-25 - pag: 46 autore: Coloniali. Le quotazioni si staccano dai minimi grazie alla ripresa del settore auto in Cina Caucciù, rialzi targati Pechino La richiesta mondiale però è prevista ancora in discesa Roberto Capezzuoli Da diverse settimane i mercati della gomma naturale presentano una situazione di stallo. Dal lato dell'offerta, si attende la conclusione dell'inverno nel Sud Est asiatico, l'area geografica da cui proviene più del 70% di tutto il caucciù. La domanda invece è legata a doppio filo al settore auto, che assorbe un'analoga percentuale del totale mondiale. Le quotazioni però danno qualche segnale incoraggiante, dopo il tracollo registrato nell'ultima parte dell'anno scorso. Allora i prezzi della Rss3 al Sicom di Singapore passarono in sei mesi dal record assoluto di 331,50 cents Usa per kg (picco del 16 giugno) al minimo quinquennale di 101 cents del 12 dicembre. La caduta – legata alla crisi finanziaria e alla frenata dei consumi – era stata ingigantita anche dalla cancellazione di contratti d'acquisto da parte di diversi compratori cinesi poco propensi a pagare le cifre concordate in precedenza e divenute eccessivamente elevate rispetto a quelle correnti. Ieri a Singapore il future per consegna vicina ha chiuso a 147 cents, recuperando il 45% in poco più di tre mesi, sorretto dai piani di contenimento dell'offerta e dai miglioramenti nella richiesta cinese. Pechino è il primo importatore mondiale e in febbraio i suoi acquisti di gomma all'estero sono scesi del 40%, ma il piano di stimolo dell'economia ha già migliorato la produzione di automobili. L'Associazione cinese delle industrie della gomma ritiene che quest'anno i consumi di caucciù possano arrivare a 2,65 milioni di tonnellate, in aumento del 4,7% sul 2008, mentre lo State Reserve Bureau pare intenzionato ad acquistare fino a 80mila tonnellate di gomma naturale dai produttori locali per costituire riserve strategiche e sostenere contemporaneamente il settore. Dagli altri consumatori però non giungono segni di rilancio. Hidde Smit, segretario generale dell'International Rubber Study Group, ha appena corretto al ribasso la stima sui consumi di gomma nel 2009, indicando un calo generale che, nel migliore dei casi, sarà del 6,4%. Una flessione sensibile toccherà alla gomma sintetica, mentre il caucciù dovrebbe fermarsi a 9,3 nilioni di tonnellate, il 2,7% in meno rispetto al 2008. Thailandia, Indonesia e Ma-laysia, i tre big, intendono ridurre l'offerta di 700mila tonnellate e un taglio analogo, del 9-10%, dovrebbe essere applicato all'offerta vietnamita. Però Mike Coleman, della Aisling Analytics, ci crede poco: con prezzi a 140-150 cents di fronte a costi di 50-60 cents, tagliare davvero è difficile, a meno che le quotazioni non scendano sotto i 100 cents. I TAGLI DEI PRODUTTORI L'intenzione di Thailandia, Indonesia, Malaysia e Vietnam quest'anno è quella di ridimensionare l'export del 10%

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la sfida cinese al dollaro - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 26-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 31 - Commenti LA SFIDA CINESE AL DOLLARO FEDERICO RAMPINI La proposta cinese di una "valuta globale" che sostituisca il dollaro come strumento di riserva incassa l´appoggio del Fondo monetario internazionale e mette in difficoltà l´Amministrazione Obama, le cui reazioni iniziali hanno disorientato i mercati e indebolito la moneta Usa. Prima è stato lo stesso Obama a respingere seccamente l´idea di Pechino: «Sono contrario a una valuta globale», ha tagliato corto nella conferenza stampa di martedì sera. Ieri il suo segretario al Tesoro Tim Geithner è tornato sull´argomento con toni più misurati ma ha anche seminato confusione. Una sua iniziale disponibilità - "sono aperto alla proposta cinese" - ha innescato il ribasso del biglietto verde. Che poi è stato recuperato quando Geithner ha aggiunto: "Il dollaro rimane la moneta di riserva dominante nel mondo e lo resterà a lungo". A pochi giorni dal G-20 di Londra l´iniziativa cinese apre un nuovo fronte e accentua le difficoltà di manovra degli Stati Uniti, proprio mentre è in corso il delicato dibattito tra esecutivo e Congresso sulla legge di bilancio e l´aumento del deficit. E´ la prima volta nella storia che un presidente americano nel definire la sua politica fiscale è costretto a tener conto di un «vincolo esterno» che sta a Pechino, fornendo promesse alla Cina sulla solvibilità di lungo periodo del Tesoro americano. L´idea cinese è stata espressa dal governatore della banca centrale Zhou Xiaochuan. Zhou sostiene che l´attuale recessione mondiale "riflette vulnerabilità e rischi sistemici nel sistema monetario internazionale". A suo avviso uno dei modi per evitare in futuro il ripetersi di turbolenze finanziarie gravi è la creazione di una moneta di riserva "slegata da nazioni individuali e capace di rimanere stabile nel lungo periodo, eliminando così i difetti inevitabili delle monete nazionali". Da tempo i leader cinesi manifestano i loro timori per l´instabilità del dollaro. L´episodio più clamoroso è avvenuto due settimane fa quando il primo ministro Wen Jiabao si è detto "preoccupato" per la solidità degli investimenti in dollari compiuti dalla Repubblica Popolare. Pechino teme che l´America stia creando le premesse per un rilancio dell´inflazione e una svalutazione della propria moneta, in modo da "smaltire" i debiti accumulati verso l´estero, Cina in testa. La sostituzione del dollaro come moneta di riserva è un progetto di lungo periodo, sul quale il governatore Zhou ha dato suggerimenti concreti. In primo luogo ha proposto che venga allargato il paniere di monete che compongono i diritti speciali di prelievo; in seguito gli Stati dovrebbero affidare in gestione una parte delle loro riserve valutarie al Fmi. Creati nel 1969 come un paniere di quattro valute (oggi dollaro euro sterlina e yen), i diritti speciali finora sono usati solo come unità di conto e nelle operazioni del Fmi. E´ un´operazione che "richiede straordinaria visione politica e coraggio", ha detto il governatore della banca centrale cinese, richiamandosi a un´analoga proposta fatta nel 1940 dall´economista inglese Keynes. E un´adesione importante alla proposta cinese è giunta proprio dal direttore del Fmi, Dominque Strauss-Kahn. Anche tra gli esperti la mossa cinese viene seguita con molta attenzione. Secondo l´economista della Deutsche Bank Ju Ma "l´idea può condurre verso una delle più profonde riforme del sistema monetario internazionale nei prossimi decenni, sarebbe un passo verso la soluzione degli immensi squilibri bilaterali tra la Cina e gli Stati Uniti". All´estremo opposto l´ex presidente della Federal Reserve Paul Volcker, consigliere di Obama, ha reagito con sdegno: "Credo che i cinesi siano poco sinceri quando si lamentano per i loro investimenti in dollari. Hanno deciso di acquistare dollari per anni perché non volevano che la loro moneta si rivalutasse. E´ un calcolo di interessi da parte loro, non dovrebbero prendersela con noi". L´idea cinese di istituire una nuova valuta globale non è nuova (ci pensò Keynes a Bretton Woods nel 1944, poi fu ripresa da De Gaulle e dall´Opec) ma è la prima volta che viene avanzata da una superpotenza che ha il peso della Cina: sia per le dimensioni della sua economia sia per il suo ruolo di creditore di ultima istanza degli Stati Uniti. Un passo alla volta, con cautela e gradualismo, la Cina comincia a tratteggiare la sua visione di un nuovo ordine monetario internazionale, quella Bretton Woods 2 che nelle ambizioni iniziali doveva essere nell´agenda del G-20 di Londra.

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pignone, le mani sul gasdotto dei record (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 26-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina III - Firenze Pignone, le mani sul gasdotto dei record Cina, turbine per il più grande impianto del mondo. Affare da 300 milioni di dollari La nuova maxi condotta si estenderà per quasi novemila chilometri UN gasdotto più lungo della Grande Muraglia. Il Nuovo Pignone si avvia a superare un mito dell´immaginario collettivo. Dimostrando che non proprio tutto va male a Firenze e che ci sono anche aziende in forma, crisi o non crisi. La divisione Oil&Gas di GE che ha il suo quartier generale a Rifredi, al Pignone appunto, fornirà tecnologie e macchinari per la costruzione del secondo gasdotto cinese. Un serpentone che attraverserà l´intero paese da occidente a oriente. Frutta al Pignone una commessa da 300 milioni di dollari che, aggiungendosi ai lavori già compiuti in Cina dall´azienda fiorentina fin dal 2005, fa arrivare il totale dell´affare concluso da Olil&Gas con PetroChina a 600 milioni di dollari. Sarà, quello cinese costruito con tecnologia made in Florence, il gasdotto più grande del mondo. Supererà di oltre 2.000 chilometri il grande muro di 6.350 chilometri costruito attraverso la Cina nel terzo secolo avanti Cristo dall´imperatore Qin Shi Huangdi, lo stesso dei famosi guerrieri di terracotta di Xi´an, per scongiurare le invasioni dei mongoli. Il gasdotto del Pignone si snoderà per 8.700 chilometri, tra 13 provincie e regioni autonome, e sarà fondamentale per garantire a tutto il territorio sicurezza energetica e sviluppo economico. E´ da qualche tempo che l´Oil&Gas guidato dal Pignone, la divisione di GE che si occupa di tutto quanto riguarda l´estrazione, la raffinazione, la distribuzione e il trasporto di gas e petrolio, sta guardando alla Cina. Il gigantesco gasdotto è la terza grande operazione messa a segno dalla campagna cinese dell´azienda fiorentina. Oltre ai macchinari per il gasdotto «Ovest-Est» più lungo della grande Muraglia, il Pignone ha già fornito le apparecchiature per un altro gasdotto, quello di Sinopec, battezzato «Sichuan - Cina dell´est», che va dal campo di Puguang, vicino a Sichuan, fino a Shangai. La Sinopec (China Petroleum and Chemical Corporation) è il secondo produttore cinese di gas e petrolio. «Adesso, esserci aggiudicati questo ulteriore contratto conferma il nostro ruolo primario come fornitori di tecnologie e macchinari di avanguardia per questa vitale regione del mondo», dichiara il presidente e ad di GE Oil& Gas, Claudi Santiago, dal quartier generale del Nuovo Pignone, a Rifredi. Santiago ricorda che dal 2005 a oggi sono già 60 gruppi di turbo compressori che il Pignone ha inviato in tutta l´Asia. «Man mano che continueremo a sostenere l´infrastruttura cinese di gasdotti - continua il presidente - metteremo in pratica le importanti lezioni apprese grazie ai progetti realizzati in precedenza». Come dire che ogni passo avanti, compresa questa commessa da 300 milioni di dollari, non si fermerà qui ma servirà per compierne altri. (i.c.)

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Se va bene a Pechino, va bene a tutti (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2009-03-26 - pag: 1 autore: UNA MONETA MONDIALE Se va bene a Pechino, va bene a tutti di Pietro Alessandrini di Michele Fratianni L a Cina vuole una moneta sovranazionale che si sostituisca al dollaro come valuta di riferimento. La proposta è contenuta in un breve appunto dal titolo " Riformare il sistema monetario internazionale", scritta dal governatore della People's Bank of China, la Banca nazionale cinese, Zhou Xiaochuan. La mossa cinese appare nello stesso tempo sorprendente e scontata. La sorpresa va accolta con soddisfazione da chi ritiene che la gravità della crisi renda necessaria l'istituzione di una moneta sovranazionale e che la sua realizzazione non possa prescindere da un accordo cooperativo che includa la Cina. E vanno in questo senso i primi segnali di cauta disponibilità mostrati ieri dal segretario al Tesoro Usa, Tim Geithner. In un nostro recente saggio ("Resurrecting Keynes to stabilize the international monetary system", Open Economies Review) abbiamo proposto un accordo trilaterale tra Fed, Bce e Banca centrale cinese per realizzare una moneta- paniere sovranazionale, non sostitutiva ma complementare alle monete nazionali: l'iniziativa di istituire presso l'Fmi una stanza di compensazione multilaterale dei rapporti di creditodebito tra Banche centrali dovrebbe partire da Fed e Bce, con l'obiettivo prioritario di incentivare la Cina, l'attuale maggiore Paese creditore, a entrare nel sistema compensativo multilaterale. Sorprende che sia stata proprio la Banca centrale cinese a rompere gli indugi a favore della sovranazionalità monetaria. Ma a pensarci bene questa mossa è scontata nella sua razionalità. Innanzitutto denota la volontà della Cina, oggi sottorappresentata negli organismi internazionali, di assumere un peso pari al suo crescente potere economico. A tale maggior peso deve però corrispondere anche un'assunzione di responsabilità per la stabilità dell'economia mondiale. Letta con le lenti del potere monetario, in quanto principale creditore del resto del mondo, Pechino potrebbe arrivare a imporre la propria valuta come moneta internazionale. Ma lo yuan non ha ancora le caratteristiche di moneta dominante, che tra i suoi requisiti richiede un sistema finanziario interno sviluppato e integrato nell'economia mondiale. Può semmai essere considerato un immaturo principe ereditario alla corte del re dollaro, salito al trono a Bretton Woods nel 1944. Continua u pagina 18 l'articolo prosegue in altra pagina

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La gaffe di Geithner sul ruolo del dollaro (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-26 - pag: 5 autore: La gaffe di Geithner sul ruolo del dollaro Marco Valsania NEW YORK Un'apertura alla Cina?Forse, ma forse soprattutto una gaffe.L'ennesima di Tim Geithner: il Segretario al Tesoro, parlando al Council on Foreign Relations di New York, si è lasciato sfuggire un'ambigua affermazione sul dollaro. Gli Stati Uniti «sono aperti», ha detto, alla proposta della Cina di ricorrere a una valuta di riserva internazionale che non sia quella statunitense. Ovvero, più precisamente, al maggior uso dei Diritti speciali di prelievo del Fondo Monetario, un paniere formato da dollaro, euro, sterlina e yen. Pochi minuti dopo la correzione di rotta: Geithner non intendeva prescrivere un declino del dollaro, che rimarrà a lungo, ha assicurato, «la dominante divisa globale di riserva». Anzi, gli Stati Uniti «faranno il necessario per sostenere la fiducia» nei loro mercati. Ancora: un dollaro forte è «nell'interesse nazionale». Le dichiarazioni del ministro, già sotto assedio per la gestione della crisi, hanno però fatto poco per incoraggiare gli investitori. Sulla piazza valutaria il dollaro è scivolato a 1,3653 contro l'euro,prima di risalire a 1,3595. Martedì era stato scambiato a 1,3443. è inoltre sceso a 96,90 yen per poi recuperare a 97,43 yen, rispetto agli 97,88 della giornata precedente. Il rincorrersi delle prese di posizione ha suscitato scalpore perchè nelle ore precedenti l'amministrazione di Barack Obama aveva escluso una nuova valuta sovra-nazionale. Geithner e il governatore della Federal Reserve Ben Bernanke avevano respinto l'idea durante audizioni al Congresso. E il presidente, in una conferenza stampa in prima serata, si era detto convinto che gli investitori internazionali considerino economia americana e dollaro i più sicuri e stabili al mondo. Geithner, con le iniziali dichiarazioni, potrebbe aver cercato di rafforzare la cooperazione con Pechino. La Cina, grande investitore in Treasurys, aveva espresso timori sulla solidità del debito statunitense. Adesso la sua Banca centrale ha rilanciato l'ipotesi di far minor riferimento al dollaro grazie ai Dsp. Creati nel 1969 per rimpiazzare l'oro nelle transazioni internazionali, dal tramonto del sistema di cambi fissi di Bretton Woods hanno avuto un utilizzo limitato quali asset di riserva. Ieri Geithner ha anche complimentato Pechino per «l'importante ruolo» contro la crisi. Ma ad accorgersi del pericolo di passi falsi sul dollaro è stato il moderatore dell'evento Roger Altman, ex Tesoro: ha invitato Geithner a chiarire la politica valutaria. Più calibrato, nelle stesse ore, è stato il commento dell'esponente della Fed Janet Yellen: le idee cinesi sono «interessanti» ma non «pratiche». La credibilità nazionale e internazionale, per Obama e Geithner, è valuta essenziale per il successo dell'intera strategia di lotta alla recessione. Geithner presenterà oggi al Parlamento la riforma delle regole per la finanza: la bozza di proposta prevede di affidare al governo nuovi poteri d'intervento sulle grandi finanziarie non bancarie, da assicurazioni a hedge fund. Le autorità potranno limitare i rischi corsi da questi gruppi e decisioni di rilevarli saranno prese da Tesoro e Fdic, l'organismo che assicura i depositi. Il ministro ha inoltre difeso il piano per rilevare asset tossici dalle banche grazie a partnership pubblico- privato, dicendo che richiederà tempo. Obama, intanto, è all'offensiva sul budget:ha detto che non rinuncerà a spese per istruzione, energia e sanità. Nonostante i dubbi crescano tra gli stessi democratici: vogliono tagliare 608 miliardi in cinque anni dalle richieste della Casa Bianca. LA PRECISAZIONE Dopo una prima apertura alla proposta cinese sulla valuta di riserva internazionale il segretario Usa ha definito il biglietto verde «divisa globale»

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La Cina riduce le tasse per spingere l'export (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-26 - pag: 8 autore: Protezionismo. Nuovi incentivi in vista per l'industria La Cina riduce le tasse per spingere l'export Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente La Cina offre un'altra stampella al suo commercio estero sempre più zoppicante. Ieri, il Governo ha annunciato un altro incremento degli incentivi fiscali alle esportazioni. Le nuove misure di sostegno alle aziende che vendono sui mercati esteri entreranno in vigore il primo aprile e riguarderanno molti settori industriali: dal tessile ai metalli non ferrosi, dal petrolchimico all'elettronica. I dettagli del piano, che consentiranno alle aziende beneficiarie di recuperare una parte dell'Iva dovuta sui propri prodotti esportati all'estero, non sono stati resi noti. Non si sa ancora, quindi, a quanto ammonteranno settore per settore gli sconti fiscali. Sconti che il Governo, nel tentativo di dare ossigeno all'industria nazionale colpita dalla grande recessione, aveva già varato in due riprese lo scorso autunno su circa il 50% delle categorie merceologiche destinate ai mercati esteri. Nei piani di Pechino, la nuova raffica di incentivi all'export dovrebbe servire a rimettere in movimento le esportazioni, cioè il motore dell'economia cinese più colpito finora dalla crisi globale (a febbraio le vendite oltrefrontiera di made in China sono scese del 26 per cento). D'altronde, solo una decisa ripresa dell'export potrebbe consentire al Dragone di centrare nel 2009 l'obiettivo di crescita dell'8% fissato dal Governo, avvertono gli esperti indipendenti (compresi gli economisti della Banca Mondiale) che giudicano irrealistiche le stime di Pechino. Gli esperti vicini al potere politico, invece, sono convinti che il peggio per la congiuntura cinese sia passato. E che, grazie al pacchetto di stimolo all'economia da 600 miliardi di dollari varato lo scorso autunno, un'espansione del Prodotto interno lordo dell'8% a fine 2009 sia un target raggiungibile. «In alcuni settori, come per esempio l'automotive, s'intravedono già dei segnali di ripresa. Per questa ragione, credo che la nostra economia abbia toccato il fondo e che nel terzo e nel quarto trimestre possa tornare a crescere a tassi sostenuti», ha detto ieri Fan Gang, uno dei più autorevoli consiglieri del Governo cinese. L'economista è convinto che l'azione a tenaglia messa in atto da Pechino sul fronte fiscale con la maxi-manovra straordinaria, e su quello monetario con la forte riduzione del costo del denaro, sia destinata a dare i propri frutti molto presto. «Il nostro piano di stimolo da 4mila miliardi di yuan è assai diverso da quello statunitense. Questi soldi, infatti, non serviranno per colmare il buco nero delle perdite finanziarie, ma finiranno direttamente all'economia reale agendo così da traino per la domanda interna», ha spiegato Fan Gang. E se le risorse pubbliche non basteranno a rimettere in movimento la congiuntura, ha aggiunto l'economista, la banca centrale potrebbe sempre tornare in azione riducendo ulteriormente i tassi d'interesse. ganawar@gmail.com SEGNALI INCORAGGIANTI Il Governo prevede una forte ripresa dell'economia nel secondo e terzo trimestre dell'anno grazie alle misure di bilancio

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Il Pdl? Il liberalismo è altro (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2009-03-26 - pag: 14 autore: INTERVISTA Giuliano Urbani Fondatore di Forza Italia «Il Pdl? Il liberalismo è altro» Urbani: democrazia mediatica - «Nel '93 fu Agnelli a mandarmi da Berlusconi» di Fabrizio Forquet L' ideatore, il fondatore, la tessera numero due. Dopo Silvio Berlusconi («il copyright è comunque suo») c'è solo un uomo che può osare di vantare con qualche ragione la paternità di Forza Italia: è Giuliano Urbani, 71 anni, una vita a studiar la politica, gli ultimi anni a occuparsi di Rai, e un'intuizione nella tarda primavera del '93 che gli ha cambiato la vita e, soprattutto, l'ha cambiata agli italiani. Da domani il Pdl archivia definitivamente Forza Italia. La considero un'evoluzione della specie. Dunque un evento positivo? Ci sarà un'ulteriore, utile, semplificazione del sistema. Il compito non è facile, i rischi sono tanti, ma è utile provarci. Certo, il nuovo soggetto non ha nulla a che fare con il progetto originario di Forza Italia. Lei e Berlusconi avevate immaginato il primo grande partito liberale di massa italiano. Ed è evidente che il Pdl non sarà questo. è figlio di altri tempi. Di un'altra storia. Lo dice con amarezza. Lo dico da politologo. Forza Italia è stato un grande successo storico: ha colmato un vuoto che si era aperto dopo Tangentopoli, evitando il rischio di una democrazia senza demos; e ha liberalizzato forze, come An, la Lega e gli stessi eredi del Pci, che all'epoca erano ai limiti del sistema. Ma già Forza Italia non è stato il partito liberale che avevamo immaginato. Tanto meno potrà esserlo il Pdl, che nasce in una situazione diversa dal '93. Pronunciata da lei è una riflessione che va approfondita. Ci sono state una serie di delusioni. Ma il punto cruciale è uno: c'è una contraddizione, una incompatibilità, tra la democrazia di massa, la democrazia mediatica che stiamo vivendo, e il liberalismo. Lo dico sulla base dell'esperienza storica. Il liberalismo è tante cose, ma è prevalentemente cultura della responsabilità individuale o, se vuole, dell'individualismo responsabile. Insomma: valori individuali permeati di responsabilità sociale, diritti e doveri. E questa compenetrazione non la riscontra nella cultura espressa dal Pdl? Nella democrazia di massa, nella democrazia mediatica, prevale una cultura non compatibile con quella dell'individualismo responsabile del liberalismo. E il Pdl nasce immerso in questo nuovo contesto. Estraneo alla cultura del liberalismo. Non è un caso se le democrazie liberali sono sempre state in qualche modo aristocratiche, fondate su 'quelli che sanno'. La democrazia mediatica premia, invece, la mediocrità, così come la democrazia di massa premia la rozzezza. La rappresentanza democratica è sempre più reclutata e selezionata su base mediatica. Questo è il punto. Come tale è mediocre e grossolana: con la democrazia televisiva si selezionano i più belli e più faciloni, non i più competenti. Come ricorda, lei, la nascita di Forza Italia? Il copyright è di Berlusconi. Io segnalai i pericoli che derivavano dal vuoto che si era creato dopo Tangentopoli, la necessità di fare qualcosa per evitare il rischio di una democrazia senza demos. Ma senza di lui il nuovo soggetto non sarebbe mai nato. Sentimmo Giuliano Amato, Mino Martinazzoli, Mario Segni. Alla fine prendemmo atto che solo lui poteva fare quello che poi è stato fatto. Fu lei a contattare Berlusconi o viceversa? Era la tarda primavera del '93. Da politologo andavo facendo alcuni calcoli e mi resi conto che, con il maggioritario, la sinistra avrebbe preso il 65% dei seggi con solo il 30% dei voti. Mi sembrava un rischio enorme: una minoranza avrebbe governato sulla maggioranza. Ne parlai, tra gli altri, con Gianni Agnelli. Lui ne restò colpito e ne parlò a Berlusconi. Fu l'avvocato a metterla in contatto con Berlusconi? Lei non lo conosceva? Già. Agnelli gli raccontò dei miei studi. E io mi presentai da lui con un volumetto di cento pagine e, soprattutto, con una tabella che faceva cogliere il pericolo che avevamo davanti. Non c'era un minuto da perdere. Berlusconi si convinse subito. Eravamo a giugno: serviva un'azione immediata. Forza Italia sarebbe nata dopo pochi mesi. Fu lei a lavorarci? Credo di poter dire di essere l'artefice di due iniziative che organizzativamente diedero il via a tutto il resto. L'associazione del Buon governo, cui aderirono intellettuali come Nicola Matteucci e Angelo Maria Petroni, che varò da lì a breve il manifesto ideologico liberale della futura Forza Italia. E la fondazione dei club. Quelli con il kit. Proprio quelli. Eravamo ormai a dicembre. E con la nascita dei club il progetto diventava operativo. Quei nuovi centri di aggregazione incontrarono un grande successo, rispondevano a una domanda, furono la pallina di neve da cui nasce la valanga. Dopo di allora lei sarà ripetutamente ministro. Ma a un certo punto qualcosa si rompe. Per un intellettuale le esperienze di questo tipo devono avere un inizio e una fine. è giusto che sia così. Nel 2005, poi, Berlusconi si fece imporre la crisi di governo da Marco Follini. Io gli dissi che non avremmo dovuto subire ricatti. E sulla «Stampa» scrissi che se si fosse fatta la crisi io non ci sarei più stato. Andò così. In più si usciva da una stagione di fallimenti sul-le riforme costituzionali, era ormai chiaro che non c'era più spazio per riforme condivise, e io ne sentivo il peso. Lei era stato vicepresidente della Bicamerale presieduta da D'Alema. La storia raccontache quell'iniziativa fallì perché a un certo Berlusconi fece saltare il tavolo. In realtà la responsabilità fu in gran parte mia. Mi resi conto che ci stavano tendendo una trappola e dissi al Cavaliere che saremmo dovuti uscire. Non fuun'occasione persa? Forse. Ma la Bicamerale era nata su un pilastro fondamentale. Lo ricordo bene. Eravamo nella cucina di casa mia e io dissi a D'Alema: siete in grado di votare la separazione delle carriere dei magistrati? Lui, pur contrario, fece capire di essere disponibile. Ma a un certo punto la morsa dei contrasti interni alla sinistra lo bloccò. E io dovetti spiegare a Berlusconi che non avremmo mai ottenuto quello che volevamo: era meglio far morire subito quell'esperienza. Si dice che al Congresso del Pdl Berlusconi potrebbe rilanciare il presidenzialismo. Non mi entusiasmo più a parlare di ingegneria istituzionale. Vedo una difficoltà di funzionamento nella nostra democrazia. Come le dicevo rischiamo di non essere più una democrazia liberale. Questo è il vero problema. E l'elezione diretta a questo punto è un dettaglio per appassionati. Chi sarà il successore di Berlusconi? Berlusconi non avrà successore. è una figura che non esiste in natura. Un'ultima domanda: perché non è stato confermato come consigliere della Rai? Lo deve chiedere ad altri, non a me. La Rai è una realtà difficile, i feudi la fanno da padrone. Dopo qualche anno ti rendi conto che è difficile incidere davvero... Ora sto curando un progetto sui rapporti Italia-Cina per il presidente del Consiglio. Lì c'èil nuovo.Per noi ci sono grandi opportunità. Sarò più utile così al nostro Paese. «Andai da Silvio con cento pagine e una tabella: la democrazia era a rischio, capì e agimmo» «Con la televisione si selezionano i più belli e i più faciloni: non i più competenti» «Facemmo saltare la Bicamerale perché D'Alema non fu più disponibile sulle toghe» Ex ministro. Giuliano Urbani, 71 anni, è stato uno dei fondatori di Forza Italia GRAZIANERI

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Se va bene a Pechino (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-03-26 - pag: 18 autore: DALLA PRIMA Se va bene a Pechino Fosse dipeso da John Maynard Keynes, avremmo avuto già da allora una moneta sovranazionale. Ma l'idea geniale di Keynes venne sopraffatta dalla forza economica e politica degli Stati Uniti a favore di un sistema imperniato sul dollaro. In cambio dei privilegi della sovranità monetaria, gli Usa si impegnarono a fornire il "bene pubblico" di stabilizzare il valore del dollaro, rafforzato dalla garanzia della convertibilità in oro. L'impegno non fu mantenuto perché obiettivi nazionali prevalsero su quelli internazionali. Bretton Woods è sparito ma il sistema rimane in gran parte ancorato al dollaro. L'attuale crisi mondiale sta evidenziando debolezze e contraddizioni del dollar standard. Gli Usa fortemente indebitati sono i meno indicati a rilanciare la domanda; eppure il nazionalismo delle politiche economiche, viziato da un sistema monetario imperniato sul dollaro, non permette un'azione coordinata. Gli Usa non si preoccupano delle ripercussioni mondiali di rilanciare la domanda interna con forti iniezioni fiscali e monetarie. La Fed, in meno di sei mesi, ha raddoppiato la base monetaria. La nuova politica di acquistare ingenti quantitativi di mortgage- backed securities e titoli dello Stato federale a lunga scadenza implica, grosso modo, un secondo raddoppio della base monetaria a fine 2009. Per evitare un'impennata dell'inflazione, la Fed dovrà vendere in un prossimo futuro più di duemila miliardi di dollari di titoli. Lo può fare da un punto di vista tecnico, ma è legittimo chiedersi se lo potrà fare politicamente. L'indipendenza della Fed è a rischio e, conseguentemente, è a rischio il dollar standard. Ne segue che la crisi attuale va interpretata anche come una crisi di monete. Il dollaro è un re ancora potente, ma in declino e senza eredi pronti a sostituirlo. Non abbiamo una moneta leader alternativa: non può essere l'euro dell'Europa senza unità politica, né lo yen giapponese né, tanto meno, lo yuan cinese. Per questi motivi la richiesta di Pechino di un accordo monetario sovranazionale è una disponibilità che va colta da Fed e Bce ed è una assunzione di corresponsabilità che va sollecitata dai governi europei e americani. Il governatore cinese propone di rivitalizzare il sistema degli Dsp (Diritti speciali di prelievo). Ma alla prova dei fatti questo si è rivelato uno strumento macchinoso di creazione esogena e di distribuzione predeterminata di moneta sovranazionale. Per questo riteniamo più sensato un sistema di compensazione multilaterale che riprenda gli stessi principi di moneta endogena e flessibile del piano Keynes; un progetto che, con gli opportuni adattamenti, è ancora attuale. Nella nostra proposta Fed e Bce, le due principali Banche centrali ad alta reputazione anti-inflazionistica, cedono alla stanza di compensazione valori equivalenti di propri titoli di Stato a breve in cambio di depositi in nuova valuta sovranazionale, che offre il vantaggio di una moneta-paniere. Il rischio di cambio viene così ridotto dall'effetto compensativo degli attivi denominati in dollari ed euro acquisiti dalla stanza di compensazione. La nuova moneta sovranazionale offre uno strumento meno rischioso per le riserve delle Banche centrali. Per questo la Banca centrale cinese potrebbe usufruirne a scopo di diversificazione e potrebbe essere incentivata a entrare nel sistema compensativo multilaterale. Una volta garantita la partecipazione dei tre leader mondiali, il meccanismo potrebbe gradualmente estendersi ad altri Paesi. L'Fmi assumerebbe un nuovo strumento di sorveglianza multilaterale dei rapporti di credito e di debito tra Banche centrali, senza avere la sovranità monetaria di Banca centrale mondiale. Gli Usa dovrebbero impegnarsi a contenere il deficit esterno ma anche la Cina dovrebbe assumersi la responsabilità trainare il rilancio della domanda mondiale in questo periodo di recessione, accettando di contenere il proprio surplus esterno. Pietro Alessandrini p.alessandrini@univpm.it Michele Fratianni m.fratianni@univpm.it

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Con il business english niente ostacoli per gli affari (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-03-26 - pag: 17 autore: Formazione. Nasce una lingua unica ed internazionale Con il business english niente ostacoli per gli affari di Fabrizio Galimberti L' oculista-linguista Ludwik Lejzer Zamenhof ci aveva provato. Quell'ebreo polacco nato nel 1859 voleva affratellare i popoli e creò una nuova lingua – l'esperanto – cui aveva assegnato un'ardua missione, come dice il monumento commemorativo in suo onore: «Quando i popoli potranno liberamente comprendersi, cesseranno di detestarsi». L'ardua missione non è mai stata portata a termine e l'esperanto, malgrado gli sforzi di piccoli gruppi di fedeli adepti e ferventi credenti, non è mai decollato. Ma l'intuizione di Zamenhof non era sbagliata. Una lingua perché i popoli possano comprendersi ci vuole. Il problema è che non può essere imposta dall'alto ( sono troppo forti le gelosie nazionali) e può solo crearsi per una spontanea sedimentazione dal basso. Ed è questo quel che è successo con l'inglese. Come era da prevedersi, questa "spontanea sedimentazione dal basso" è andata rotolando lungo il piano inclinato delle convenienze economiche. Quando Zamenhof parlava di "comprensione" tra i popoli aveva in mente qualcosa di culturale, di sociale e di spirituale, ma non vi è dubbio che,in un'ottica di primum vivere, deinde philosophare, la prima "comprensione" è quella che si riferisce a scambi e commerci. L'inglese è ormai la lingua semi- ufficiale degli scambi internazionali. Per vendere piastrelle in Cina, scarpe in Giappone o macchine utensili in Brasile non è necessario sapere il cinese o il giapponese o il portoghese: basta l'inglese. Il Business English è da tempo la lingua franca dei commerci e lo sarà sempre di più. Chi abbia compreso per tempo questa tendenza e si sia in passato attrezzato per imparare bene l'inglese oggi gode di un grosso vantaggio competitivo. E il miglior regalo che genitori pensosi possano fare a figli adolescenti è quello di mandarli in vacanze-studio o in programmi di scambio scolastico così da radicarli in un bilinguismo pratico ormai indispensabile. Quando decenni fa si studiava a scuola l'inglese o il francese il programma prevedeva anche la scrittura di "lettere commerciali". Si trattava di composizioni che oggi farebbero sorridere, ma il problema non sta nelle qualità letterarie delle "lettere commerciali". Sta nel fatto che il Business English oggi si nutre anche e soprattutto di contatti umani, e la parola parlata è altrettanto importante di quella scritta. I sitcom presentati in questo corso soddisfano le esigenze di conversazione con una grande varietà di approcci. Il Business English, comunque, è English prima di essere Business. E l'apprendimento di un'altra lingua è una questione di cultura prima ancora di essere uno strumento per la vita pratica. Conoscere due lingue è come avere due anime, disse qualcuno. Ma per avere due anime bisogna essere del tutto bilingui, e per il Business English questo non è necessario. Quante lingue è bene sapere? In molti Paesi si fa strada l'insegnamento delle lingue basato sul magico numero di tre: la propria lingua, un'altra lingua da imparare a fondo, e l'inglese da imparare quanto basta per interagire col resto del mondo. Con l'avvertenza che la seconda lingua - quella da saper bene - potrebbe essere proprio l'inglese, che così riempirebbe sia la casella della lingua che provvede la "seconda anima" che quella della lingua pratica. In ogni caso, l'inglesecivuole, anche se attorno a un tavolo in cui dieci nazionalità diverse cercano di farsicomprendere parlando ognuno nel proprio particolare inglese ci potranno essere momenti di incomprensione, se non di panico. Ma come minimo, queste incomprensioni potranno essere più un'occasione di imbarazzo o di divertimento che un invito all'antagonismo. E sarà realizzato l'antico sogno di Zamenhof: se i popoli cercano di comprendersi, «cesseranno di detestarsi». fabrizio@bigpond.net.au GLI OBIETTIVI Così si semplificano gli scambi e si introduce un nuovo bilinguismo da apprendere con sitcom che simulano le transazioni

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fiat, renault e peugeot fitch taglia il rating - salvatore tropea (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 26-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 21 - Economia Ma il titolo del Lingotto guadagna l´1,4% in Borsa Fiat, Renault e Peugeot Fitch taglia il rating Ancora cassa integrazione alla Powertrain di Torino per quasi 2.800 lavoratori SALVATORE TROPEA TORINO - Quando sembrava che si aprisse un qualche spiraglio nella crisi per effetto degli ecoincentivi e sull´onda delle scelte di Barack Obama è arrivata la mazzata di Ficth che in un solo colpo, ieri, ha declassato a livello junk (spazzatura), ovvero doppia B, il rating di Fiat, Peugeot e Renault, ha mantenuto l´outlook (BBB+) di Daimler ma con prospettive negative e ha messo sotto osservazione Volkswagen. Questa situazione sarebbe determinata da una flessione del mercato europeo valutata da Fitch sul 15 per cento per il 2009 con tendenza a mantenersi tale anche nel 2010; fenomeno, questo, che accomunerebbe l´Europa agli Usa dove la previsione per l´anno in corso è di una caduta del 20 per cento. E senza che ci sia una compensazione sul fronte della Russia e della Cina dove, al contrario, sono attese riduzioni percentuali a doppia cifra. Questo nuovo «avviso» arriva alla vigilia dell´assemblea degli azionisti, anche se la Borsa ieri è rimasta indifferente alla notizia. Anzi il titolo Fiat, in una giornata complessivamente positiva, ha guadagnato un 1,48 per cento chiudendo a 4,8 euro.

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Geithner apre alla valuta globale, il dollaro cala (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-03-26 - pag: 43 autore: CAMBI E TASSI www.ilsole24ore.com COMMENTI E DATI IN TEMPO REALE Geithner «apre» alla valuta globale, il dollaro cala I l dollaro ha perso terreno ieri, soprattutto nei confronti dell'euro. Hanno pesato le aperture- peraltro molto caute - del segretario al Tesoro Timothy Geithner alla proposta della Cina di sostituire al dol-laro, come valuta di riserva internazionale, gli special drawing rights del Fondo monetario, i diritti speciali di prelievo. Le dichiarazioni di un alto funzionario del Tesoro, secondo cui la moneta Usa manterrà il suo status di valuta internazionale a lungo, hanno poi spinto mercati a una correzione, consolidata poi dalle parole del presidente Barack Obama che non ritiene necessaria la creazione di una moneta globale. In serata, l'euro era trattato a 1,3571 dollari, dopo aver toccato quota 1,3649, da 1,3458 della chiusura di mercoledì. la valuta Usa era intanto a 97,18 da 97,75.

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si blinda sberbank la banca cassaforte dei russi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 26-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 24 - Economia Si blinda Sberbank la banca cassaforte dei russi Il settore dell´orologeria è stato duramente colpito dalla crisi tanto da rischiare la disoccupazione. A febbraio le esportazioni di orologi svizzeri hanno accusato un ribasso del 22,4% Il 50% dei risparmiatori russi è molto conservatore ed affida i propri soldi ad un solo istituto, la Sberbank, banca dello Stato, ciò che limita i rischi di fallimento. In cambio, non offre grandi interessi rispetto alle banche private né fa clamorose campagne pubblicitarie per attirare nuovi clienti. Nella mente dei russi, inoltre, il brand Sberbank è stato inculcato fin dai tempi sovietici, anche se in forma lievemente diversa, col nome Sberkassa. A febbraio l´utile netto è stato di 1,6 miliardi di rubli (3,5 a gennaio). Per consolidare l´immagine di banca affidabile ha dirottato l´utile in una riserva speciale destinata a coprire i rischi causati dai crediti «problematici». Secondo Andrei Markov, analista di Renaissance-kapital, negli ultimi due mesi la Sberbank ha versato nel fondo 59 miliardi di rubli. Per prevenire la nuova ondata di crisi, ormai prossima, a sentire Alexei Kudrin, ministro delle Finanze. Leonardo Coen [corsa ai bond] Campanelli d´allarme dal fronte delle aste dei titoli pubblici, dove i governi occidentali si preparano a rovesciare, nei prossimi due anni, tonnellate di titoli in offerta. Le preoccupazioni maggiori, tuttavia, riguardano gli Usa dove, finora, c´è stata una corsa all´acquisto che, però, secondo un rapporto di CreditSights, potrebbe fermarsi presto: troppo massicce le emissioni programmate da Washington, perché gli investitori esteri continuino a comprare. Secondo il rapporto, insomma, a frenare gli investitori non sarebbe un ipotetico rischio di default, ma il semplice fatto di trovarsi a corto di soldi. Cina, Giappone, Brasile, Russia, grandi compratori di titoli pubblici americani, si trovano, infatti, ad affrontare un drammatico crollo delle loro esportazioni. Il Brasile è ufficialmente uscito dal mercato dei Treasuries, la Cina è scontenta perché ne ha troppi, la Russia ha davvero finito i soldi. Maurizio Ricci

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FRAU In India Poltrona Frau ridurrà i siti produttivi con la delocalizzazione in Cina de... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 26-03-2009)

Argomenti: Cina

FRAU In India Poltrona Frau ridurrà i siti produttivi con la delocalizzazione in Cina della componentistica non-visibile. Nel 2009 la società aprirà il primo punto vendita in India, dove frau è presente in joint venture con Tata.

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la CINa ALZA LA VOCE con gli Usa (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 27-03-2009)

Argomenti: Cina

la CINa ALZA LA VOCE con gli Usa IL NODO DEL RIARMO Si apre un nuovo fronte polemico fra Cina e Stati Uniti, in aggiunta agli antichi contenziosi sui diritti umani violati e sulla concorrenza commerciale sleale. Il Pentagono lancia l'allarme sul riarmo nella Repubblica popolare, che avviene in maniera «non trasparente» e provoca «rischi alla stabilità». Pechino risponde a muso duro, liquidando la posizione americana come «una grave distorsione dei fatti» ed una «interferenza negli affari interni della Cina». Il portavoce del ministero degli Esteri ricorda che il suo governo «ha sempre seguito la strada dello sviluppo pacifico, della pace e di una politica militare difensiva per natura». Ed esorta gli Usa ad «abbandonare la mentalità da guerra fredda». Desideroso di raggiungere intese con Mosca e Teheran, e rimediare all'eredità dei cattivi rapporti ereditati dall'amministrazione precedente, Barack Obama si è forse dimenticato della più popolosa nazione al mondo, terza potenza economica del pianeta? La risposta è negativa, e se non ci fosse altro a dimostrarlo, basterebbe considerare il modo in cui Hillary Clinton ha impostato la sua visita a Pechino in febbraio. La segretaria di Stato ha insistito sulla necessità di una collaborazione sinergica tra i due Paesi per far fronte alla crisi economica globale. E i suoi interlocutori gli hanno assicurato che continueranno ad investire nei buoni del Tesoro americani. Clinton ha apprezzato a tal punto da mettere tra parentesi il tradizionale idealismo del suo partito in materia di diritti democratici e civili. Il rispetto dei diritti umani è una questione che «non deve interferire» nella cooperazione bilaterale, ha detto, suscitando la delusione di Amnesty International. Gli Usa hanno troppo bisogno della Cina per permettersi un'eccessiva intransigenza etica. Ma è indubbio che sia più facile chiudere un occhio sulle libertà negate ai cinesi che non ignorare il pericolo dei cannoni puntati verso l'esterno. E dunque la contesa sui crescenti arsenali di Pechino è destinata a occupare un posto fisso negli sviluppi diplomatici del prossimo futuro.

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SE LA CALIFORNIA DIVENTA COLONIA CINESE (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 27-03-2009)

Argomenti: Cina

SE LA CALIFORNIA DIVENTA COLONIA CINESE Giuliano Capecelatro Il ciclopico Arnold Schwarzenegger, muscolosissimo governatore della California, abituato sullo schermo a risolvere ogni grana con cazzotti devastanti, sarà costretto a chinare docile il capo di fronte ai ruvidi comandi di Hu Jintao, presidente cinese. Perché lo stato nordamericano, nel giro di un anno, non sarà che una provincia della potente Repubblica popolare. Già in questo autunno gli Stati Uniti dovrebbero cominciare a liquefarsi, per ritrovarsi spezzettati in sei tronconi molto poco indipendenti. Una certezza quasi matematica per Igor Panarin, cinquantenne accademico russo. Che da oltre un decennio predica: «Nel 2010 l'America si disintegrerà». Tre gli untori per l'apocalisse prossima ventura. La crisi economica, le immigrazioni di massa e il collasso morale, oltre che del dollaro. Quanto basta per scatenare una nuova guerra civile su base etnica, e conseguenti secessioni. Il risultato finale viene illustrato in una cartina, che gira per conferenze, tavole rotonde e dibattiti televisivi. La California non ha scampo. Appendice, malgrado i bicipiti di Schwarzenegger, della Cina, o almeno sotto l'influenza della repubblica comunista. Il Texas alla testa di un gruppo di stati in una repubblica controllata dal Messico. Washington e New York unite in un'America Atlantica consociata all'Unione Europea. Una Repubblica centrale del Nord America risucchiata dal Canada. Le Hawaii ridotte a protettorato cinese, o giapponese. Infine l'Alaska. Destinata a ricongiungersi alla grande madre Russia. «Be', ha fatto a lungo parte dell'impero russo», commenta Panarin. L'accademico non è un pinco pallino qualsiasi. Laurea in scienze politiche, dopo essersi fatto le ossa da analista del Kgb, ha studiato l'economia degli Stati Uniti, ha lavorato per i servizi segreti russi e assicura di aver elaborato previsioni strategiche per l'ex presidente Boris Eltsin. Lungo l'elenco di titoli e incarichi prestigiosi, ma pochi disposti a dargli retta in patria. Qualche commentatore taccia quelle previsioni di «follie»; i più benevoli classificano Panarin come esempio di un «forte antiamericanismo che serpeggia in Russia». Lui, peraltro, ci tiene ad allontanare da sé ogni sospetto di cieco sciovinismo. E avverte: «Il crollo dell'America sarebbe un disastro per la Russia, che dipende massicciamente dal dollaro e dal commercio con gli Usa». Nel settembre 1998 espose la sua teoria in una conferenza a Linz, in Austria, davanti a quattrocento delegati attoniti. Alla fine però, racconta, in molti gli chiesero una copia autografata della cartina. E di recente assapora piccole rivincite. Un Cremlino che cova nuove aspirazioni egemoniche, dopo il crollo degli anni Novanta, si è mostrato più sensibile ai suoi vaticini. La nera profezia, mentre appunto imperversa una spaventosa crisi economica, è rimbalzata in America. Ripresa dal serissimo Wall Street Journal, e tema di un dibattito tra i lettori sul blog; qualcuno ci crede, molti vanno sul faceto. Panarin resta impermeabile a critiche e spiritosaggini. «Lo storico francese Emmanuel Todd - ammonisce- previde quindici anni prima il crollo dell'Unione Sovietica. Ma nel 1976 tutti lo sbeffeggiavano».

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G-8, scudo globale per il lavoro (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-27 - pag: 3 autore: G-8, scudo globale per il lavoro La proposta Sacconi per il vertice: puntare su coesione e capitale umano Giorgio Pogliotti ROMA Un patto globale per la protezione sociale che punti sulla coesione e sul capitale umano: è la proposta che il ministro Maurizio Sacconi, farà alla riunione dei ministri del Lavoro del G-8 –allargata alle principali economie emergenti – che si svolgerà alla Farnesina dal 29 al 31 marzo. Illustrando alla stampa estera il programma del vertice organizzato dalla presidenza italiana del G- 8, che cade nel mezzo della crisi mondiale, Sacconi ha spiegato che nel "social summit" si discuterà dei possibili interventi dei singoli Stati e di quelli che potrebbero essere coordinati a livello internazionale per assicurare la coesione sociale. No al protezionismo, quindi, che «è un grande nemico dei popoli, peggiorerebbe la condizione sociale di tutti». Tuttavia, specie in tempi di crisi, per Sacconi «è giusto che ogni Paese discuta con le proprie imprese, soprattutto se queste chiedono aiuti,se l'alternativa alla produzione fuori dai confini nazionali è il nulla», perché «ci sono casi in cui o si delocalizza o si chiude, ma anche casi in cui si possono alimentare gli impianti nel proprio Paese». In tempi difficili come quelli attuali, in sostanza, possono emergere contraddizioni, ma Sacconi ha citato Mao Zedong ricordando che, «si può procedere a zig zag se la prospettiva è luminosa». Ed ha escluso un intervento sulle pensioni, anche se solo nell'immediato: «In una fase di recessione sono contrario ad aumentare l'età pensionabile – ha continuato Sacconi – ma non è detto che in un altro momento, quando il mondo avrà ritrovato stabilità, si affronti il tema». Nel precedente vertice di Roma di metà febbraio è stata avanzata una proposta di «legal standard» dal ministro dell'Economia,Giulio Tremonti – poi recepita nel documento conclusivo come ricerca di un «global standard» – per cercare regole condivise superando «l'asimmetria esistente tra mercati globali e giurisdizioni che restano locali e perdono progressivamente uniformità». In maniera complementare al "legal standard", dal summit di Roma arriverà l'indicazione che la stabilità economica va collegata a quella sociale. C'è chi si attende risposte concrete in grado di arginare l'ondata di proteste contro i licenziamenti e l'iniquità dei bonus concessi ai manager che sta dilagando in tutta Europa, che in molti casi sono degenerate in atti di violenza. L'obiettivo è quello di indicare una direzione di marcia al prossimo G-20 di Londra: «Anche la riforma della governance del Fondo monetario – ha continuato Sacconi –deve includere il concetto che la stabilità economico e finanziaria non può che incorporare il valore della stabilità sociale». La coesione sociale è un modo per superare la crisi finanziaria: «Faremo una proposta di metodo e di merito - ha proseguito Sacconi - proporremo un patto globale per la protezione sociale. Una società dove esplodono tensioni sociali può aumentare l'instabilità economica. Pertanto superare la crisi significa garantire e dare fiducia alla nostra società. Significa considerare prioritaria la spesa per le persone perché il contenuto primario del welfare è il capitale umano, che va protetto mantenendo le persone legate alla produzione». Quanto al programma, domenica si svolgerà una conferenza stampa del ministro Sacconi con le parti sociali, prima delle consultazioni con i ministri del G-8. Lunedì il G-8 Lavoro si allargherà fino a diventare G-14 con gli interventi dei ministri del Lavoro delle economie emergenti ( Cina, India, Brasile, Messico, Sud Africa ed Egitto), oltre alle organizzazioni internazionali (Ilo, Ocse e Fmi). Nella stessa giornata interverranno anche i ministri Frattini e Tremonti, mentre martedì, nella giornata conclusiva, interverrà il premier Berlusconi. «L'obiettivo che ci propone la presidenza italiana del G-8 –ha concluso Sacconi – è di lanciare questo messaggio, possibilmente condiviso: bisogna sostenere e investire nelle persone perché, e questa è una certezza, dopo la crisi conterà il capitale umano ». ETà PENSIONABILE Per il ministro un intervento in un periodo di crisi non è pensabile ma una volta ritrovata la stabilità il tema verrà affrontato

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Valuta globale, una sfida in salita (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-27 - pag: 8 autore: Moneta e politica. Il mercato non crede alla sostituzione del dollaro con i diritti di prelievo dell'Fmi Valuta globale, una sfida in salita La Russia chiede che il tema sia al centro di una conferenza internazionale Alessandro Merli La Russia rilancia sulla creazione di una nuova moneta globale. Il viceministro degli Esteri, Andrei Denisov, ha proposto ieri la convocazione di una conferenza internazionale per discutere questo tema, che Mosca stessa è stata la prima a sollevare nelle scorse settimane. A tenere banco nel dibattito internazionale,però, non è l'iniziativa russa, ma la proposta cinese, avanzata dal governatore della Banca centrale, Zhou Xiaochuan, per espandere il ruolo dei diritti speciali di prelievo (Dsp), l'unità di conto del Fondo monetario basata su un paniere di dollaro, euro, yen e sterlina, come moneta di riserva internazionale. L'uscita di Zhou è apparsa ben calcolata dopo che il leader cinese, Wen Jiabao, aveva espresso preoccupazione sulla solidità degli investimenti di Pechino in dollari. E il peso della Cina nell'economia internazionale e il suo ruolo di principale acquirente dei buoni del Tesoro americani danno un rilievo importante alle sue proposte, anche se pochi, per il momento, ritengono che possano trovare applicazione a breve termine. I Dsp, creati nel 1969 nel contesto del sistema di Bretton Woods di cambi fissi per offrire ai Paesi riserve che facessero da complemento all'oro e al dollaro, hanno avuto una vita piuttosto stentata dopo il collasso di quel sistema pochi anni dopo, sia per il passaggio delle maggiori valute ai cambi fluttuanti sia per lo sviluppo dei mercati dei capitali privati. Oggi i Dsp, di cui l'Fmi calcola ogni giorno il cambio (attualmente a 1,5 dollari), hanno un ruolo marginale. L'ultima allocazione generale risale al 1981 e ha portato il totalea 21,4 miliardi di Dsp. Il raddoppio di questa cifra, approvato dal Fondo nel 1997, anche per consentire ai molti Paesi diventati membri dopo l' 81 di possedere Dsp, è bloccata da allora per la mancata ratifica Usa. I grandi sostenitori di nuove allocazioni sono stati tradizionalmente i Paesi in via di sviluppo, appoggiati dal direttore dell'Fmi negli anni 90, Michel Camdessus, e le loro proposte sono state invariabilmente bocciate. Gli Stati Uniti hanno sempre visto i diritti speciali di prelievo come un potenziale rivale del dollaro come moneta di riserva, una minaccia che potrebbe concretizzarsi se l'iniziativa cinese andasse avanti. «In realtà - dice Domenico Lombardi, presidente dell'Oxford Institute for Economic Policy - il signifcato principale dell'intervento della Cinaè di tipo politico: è la prima volta che Pechino fa una proposta per rafforzare il sistema monetario internazionale, il che indica un'assunzione di responsabilità a livello globale, e lo fa attraverso un canale multilaterale, come l'Fmi e i Dsp. Un elemento sicuramente positivo». La questione è già in discussione, informalmente, al Fondo monetario e lo stesso Dominique StraussKahn ha mostrato attenzione. La chiave sarà nella risposta americana. «Gli Usa - sostiene Lombardi- hanno molto insistito per un impegno della Cina nella definizione delle regole. Ora che l'ha fatto, è possibile che questo inneschi qualche tensione ». La maggior parte degli osservatori di mercato ritiene che una sostituzione del dollaro con i Dsp come moneta di riserva sia al momento improponibile. «Utopistica», l'ha definita l'economista Nouriel Roubini. Del resto, persino il processo di diversificazione delle riserve ufficiali dal dollaro all'euro e si parla in questo caso di una moneta "vera", esistente ormai da dieci anni - è molto lento. La questione della moneta di riserva è comunque uno degli aspetti della riforma dell'architettura finanziaria internazionale (che dovrà comprendere l'assegnazione di maggior peso alla Cina e altri Paesi emergenti) ormai avviata. La resurrezione dei Dsp è più probabile che passi inizialmente da una nuova emissione più limitata, come quella, da 250miliardi di dollari, suggerita dal direttore del Peterson Institute, Fred Bergsten, secondo cui andrebbe incontro alla scarsità di riserve accusata, di fronte alla crisi, da molti Paesi in via di sviluppo. «Questo - dice Bergsten - allevierebbe le loro difficoltà finanziarie ed eliminerebbe anche la necessità di politiche neomercantiliste basate sull'accumulo di riserve attraverso grandi surplus commerciali. Se questa allocazione non basterà, se ne potrebbe fare una seconda, più grande». LE POSIZIONI Gli Usa si sono sempre opposti al rafforzamento dei certificati del Fondo Per l'economista Roubini è un'ipotesi «utopistica»

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Gli scienziati al G-8: inversione di rotta nell'uso dell'energia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-03-27 - pag: 19 autore: Ambiente. Contro le emissioni di Co2 Gli scienziati al G-8: inversione di rotta nell'uso dell'energia ROMA Tra il 2030 e il 2050 dovremo realizzare una vera inversione di rotta nell'uso dell'energia. Le rinnovabili dovranno avere la supremazia o quasi. Il nucleare dovrà rinascere senza scorie, con i detriti impiegati come nuovo carburante. Petrolio, carbone e gas dovranno sorreggere progressivamente questa riconversione accompagnando una corsa parallela all'efficienza energetica. Lo scenario, per quanto azzardato possa sembrare, viene dai migliori scienziati del pianeta riuniti a Roma per il "G8 della scienza" organizzato dall'Accademia dei Lincei e sponsorizzato da Edison (si veda Il Sole 24 Ore del 25 marzo) che dovrà suggerire ai politici del prossimo G8 le strategia da adottare su due versanti solo apparentemente distinti: l'energia, appunto, e i flussi migratori. Verso fine secolo con l'energia " pulita"? Sfida obbligata, ammoniscono gli scienziati. Perché se la macchina della ricerca non accelererà, la negligenza nel combattere il riscaldamento globale da CO2 avvierà il pianeta ad una fine irreversibile. Un grande monito dalla due giorni i corso a Roma. Ma anche un invito a vedere, in tutto ciò, i lati positivi. «L'impulso alla ricerca sulle nuove tecnologie energetiche può essere un fattore chiave per un nuovo sviluppo economico, sia per i paesi industrializzati sia per quelli emergenti» si leggerà nel documento finale già abbozzato dagli scienziati. Che lanciano i loro suggerimenti senza troppa paura di disturbare i politici e i loro opportunismi. Ecco ad esempio Guy Laval, dell'Accademia francese delle scienze. Le scorie nucleari sono oggi un problema risolvibile? No, dice senza mezzi termini lo scienziato del paese che più usa l'atomo elettrico. Le scorie, insieme ai pesantissimi investimenti necessari, rappresentano oggi i veri nodi del nucleare, insiste in una relazione anche il collega d'Accademia Jean Salencon. Ma ecco la soluzione: «il nucleare di quarta generazione potrà usarle queste scorie come nuovo combustibile. Teniamole lì, per ora rassegnamoci, e intanto acceleriamo al ricerca sulla nuova tecnologia che risolverà il problema» dice Laval. Il segnale, un po' imbarazzante,è duplice. Da una parte la meta della quarta generazione, magari tra qualche decennio, è raggiungibile. Dall'altra qualcuno potrebbe essere tentato di incrementare i depositi delle attuali scorie proprio in previsione di rivendersele un domani come carburante. Non meno laico è Lu Yongxiang, dell'Accademia delle scienze cinese. Proprio lui, che rappresenta il paese più ingordo di nuovo petrolio e di nuove centrali a carbone, traccia l'obbligo e l'opportunità di contenere il più possibile il ricorso ai combustibili fossili per sviluppare le rinnovabili, specie il solare termico e fotovoltaico. «In Cina abbiamo le condizioni migliori del pianeta» azzarda. E azzarda ancor di più quando disegna il nucleare del futuro: «grandi centrali assolutamente pulite ma anche microreattori a bordo delle auto e dei satelliti». Imprescindibile, in questo scenario, un governo consapevole e virtuoso dei flussi migratori. Le migrazioni dai paesi in via di sviluppo, per esempio, possono avere conseguenze drammatiche per gli stati di origine: «A Chicago ci sono più medici di origine etiope di quanti non ne abbia tutta l'Etiopia - sottolinea il demografo Antonio Golini- oggi diventa necessario, come ha proposto Massimo Livi Bacci, istituire un organismo internazionale: così come abbiamo il Wto per il commercio, possiamo varare il Wmo». Osserva Giuliano Amato: più un gruppo migrante si integra, più possono essere esclusi i fattori di rischio per la sicurezza. Il ministro Sandro Bondi ha ricordato l'importanza dell'incontro tra cultura d'origine e quella del paese d'arrivo, il collega Franco Frattini ricorda la necessità di controllare i flussi illegali e irregolari e annuncia: «L'Africa sarà al centro dell'agenda G8 della presidenza italiana». M.Lud. F.Re. L'ANALISI L'impulso alla ricerca sulle nuove tecnologie può essere un fattore chiave per il nuovo sviluppo economico L'ALLARME Le migrazioni possono avere conseguenze pesanti per gli Stati d'origine: a Chicago ci sono più medici etìopi che in tutta l'Etiopia

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Missile in rampa di lancio Pyongyang sfida Usa e Onu (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-27 - pag: 13 autore: Corea del Nord. Il Giappone schiera gli intercettatori Missile in rampa di lancio Pyongyang sfida Usa e Onu Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro inviato Quello che potrebbe essere un missile balistico a lunga gittata Taepodong-2 è già sulla rampa di lancio a Musudan-ri, presso la costa nordorientale della Corea del Nord: lo hanno rivelato ieri fonti diplomatiche e militari, sostenendo che il lancio potrebbe tecnicamente essere effettuato entro 3-4 giorni, ossia anche prima dell'intervallo tra il 4 e l' 8 aprile indicato da Pyongyang come il periodo in cui sarà effettuato ciò che si ostina a definire un test satellitare. Il Governo nordcoreano ha fatto sapere che non solo considererà come un atto di ostilità ogni eventuale mossa di condanna o punizione che dovesse arrivare dall'Onu, ma che reagirà con la piena riattivazione del suo programma nucleare. Se pure è dubbio che la Cina (e la Russia) possano acconsentire a nuove sanzioni Onu, i toni utilizzati da Pyongyang lasciano intravedere come inevitabile, dopo il lancio,l'azzeramento della cornice negoziale tra sei nazioni che aveva portato nel 2005 all'accordo per lo smantellamento delle attività atomiche del regime. L'Asia orientale rischia quindi di entrare in una lunga fase di acute tensioni, rivelandosi come un test difficilissimo per la politica estera dell'Amministrazione Obama. Del resto, un successo del lancio di un Taepodong-2- dopo il fallimento dell'unico precedente test nel 2006- rappresenterebbe un pericolo diretto anche su parte del territorio Usa. Già in nottata il Governo giapponese ha preso una decisione senza precedenti: al termine del Comitato per la sicurezza nazionale il ministro della Difesa Yasukazu Hamada ha ordinato alleForze di autodifesa di prepararsi a intercettare e abbattere ogni oggetto che possa cadere sul territorio giapponese. A questo scopo Tokyo ha a disposizione due navi equipaggiate con la tecnologia Aegis e alcune batterie antimissilistiche Patriot. Per alcuni osservatori è difficile che Tokyo spari. Comunque anche due incrociatori "Aegis" americani - Uss Mccain e Uss Chafee - hanno già lasciato il porto meridionale giapponese di Sasebo per dirigersi verso nord e «tenersi pronti a ogni evenienza», secondo quanto dichiarato da un portavoce della Us Navy. E anche Seul sta inviando nel Mar del Giappone un incrociatore "Aegis": il ministro della Difesa Won Tae-jae ha parlato di «grave sfida e provocazione » per un lancio che «costituirebbe una evidente violazione della risoluzione 1718 del Consiglio di Sicurezza Onu ». Per Pyongyang, una intercettazione o abbattimento sarebbe un vero e proprio «atto di guerra». NEGOZIATI A RISCHIO Il Governo di Kim Jong-Il ha minacciato di riattivare il suo programma nucleare in caso di condanna da parte delle Nazioni Unite

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Pechino replica al Pentagono: mentalità da Guerra fredda (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-27 - pag: 13 autore: Cina. Dura reazione alle accuse di escalation militare in Asia Pechino replica al Pentagono: mentalità da Guerra fredda Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Interferenza indebita. Distorsione dei fatti. Mentalità da Guerra fredda. La Cina usa parole grosse per muovere al contrattacco degli Stati Uniti sul fronte degli armamenti. «La capacità cinese di affrontare impegni militari a distanza rimane limitata. Tuttavia, le forze armate cinesi continuano a sviluppare armi evolute che stanno mutando gli equilibri regionali e che hanno ripercussioni che vanno oltre la regione Asia-Pacifico», avverte con una certa preoccupazione un rapporto fresco di stampa del Pentagono. Washington parla senza conoscere i fatti, ha replicato ieri Pechino, definendo il rapporto statunitense «una grave interferenza negli affari interni che potrebbe danneggiare le relazioni militari tra i due Paesi». Non è la prima volta che le due superpotenze alzano i toni sulla questione. Accade tutti gli anni, in primavera, dopo l'approvazione del budget per la difesa da parte dell'Assemblea nazionale del popolo. Anche nel 2009 il Parlamento cinese ha varato un aumento a due cifre (+15%) delle spese militari. E il Pentagono, adeguandosi al solito copione, ha messo subito in guardia il mondo intero, puntando il dito sulla «mancanza di trasparenza » delle spese militari e della politica di sicurezza cinese. «La Cina si oppone risolutamente al rapporto americano, che rappresenta una colossale distorsione dei fatti», ha tuonato un portavoce del ministero degli Esteri. «La Cina ha sempre perseguito fini pacifici e il potenziamento delle sue forze armate ha uno scopo puramente difensivo », ha aggiunto Pechino invitando Washington a liquidare le vecchie logiche da Guerra fredda. La veemenza dei toni usati quest'anno è legata probabilmente a due fattori. Il primo è Taiwan. Da un anno a questa parte, le relazioni tra le due sponde dello Stretto sono entrate in una fase di progressiva distensione. La Cina, quindi, ha ritenuto inopportuna l'accusa americana di «continuare a sviluppare armamenti in grado di minacciare Formosa». Il secondo è la recente scaramuccia nel Mare Cinese meridionale, dove una flottiglia di navi battenti bandiera rossa ha prima seguito da vicino un vascello della Marina statunitense, e poi ha effettuato una serie di manovre pericolose con l'intento di ostacolarne la navigazione. Secondo Washington era una nave disarmata con equipaggio civile a bordo, impegnata nella raccolta di campioni oceanici in acque internazionali. Secondo Pechino, invece, l'imbarcazione statunitense sarebbe sconfinata in acque territoriali cinesi per compiere azioni di spionaggio. UN FILM GIà VISTO Lo scontro non è nuovo I toni sono diventati più aspri per i contrasti recenti, ultima la scaramuccia navale nel Mare cinese meridionale

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Dialogo Iran-Nato dopo 30 anni (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-27 - pag: 13 autore: Diplomazia. Prime risposte positive della repubblica islamica al messaggio di apertura di Obama Dialogo Iran-Nato dopo 30 anni Teheran accetta di partecipare alla conferenza sull'Afghanistan Alberto Negri C'è sempre qualche cosa di nuovo, quasi ogni giorno, che arriva dal fronte tra l'Occidente e l'Iran. Dopo trent'anni di gelo la Nato ha confermato il primo contatto tra un diplomatico iraniano e la segreteria dell'Alleanza Atlantica, un colloquio informale, spiegano a Bruxelles, che fa seguito alle recenti dichiarazioni del capo dell'Alleanza,Jaap de Hoop Scheffer, secondo il quale «è necessario tenere conto dell'Iran nella questione afghana». Il messaggio all'Iran del presidente americano Barack Hussein Obama ha quindi già avuto qualche effetto. Se è vero che la risposta della Guida Suprema Ali Khamenei era stata tutt'altro che entusiasta, in realtà a Teheran anche gli ayatollah più conservatori e l'ala militare dei tetragoni pasdaran hanno capito che qualche passo dovevano farlo. Così ieri è arrivata pure la sospirata risposta positiva alla partecipazione dell'Iran alla conferenza sull'Afghanistan che si terrà all'Aja la prossima settimana. Tra Stati Uniti e Iran, che non hanno relazioni diplomatiche dirette dalla rivoluzione di Khomeini nel '79, è in corso non da oggi una partita a scacchi che le aperture di Obama hanno reso improvvisamente avvincente. Gli spettatori interessati, l'Europa, la Russia, il mondo arabo, giocano su altri tavoli partite minori, con il timore non troppo nascosto che il match principale si possa concludere tagliandoli fuori. L'abilità degli iraniani, ripetutamente dimostrata in passato, è quella di mantenere vivi anche questi incontri non di cartello, più lontani dalla scacchiera principale. Per motivi politici ed economici Teheran non vuole dispiacere nessuno dei suoi partner di un certo rilievo: i russi perché forniscono il nucleare di Bushehr e sono gli antichi confinanti, gli europei in quanto acquirenti del petrolio e importanti fornitori, le potenze emergenti come Cina e India per le loro quote di mercato e i progetti energetici. è questa in sintesi una diplomazia-bazar dove, a prezzi di mercato, si contratta la nuova geopolitica del Medio Oriente allargato. Ecco perché già oggi a Mosca si entra in fibrillazione per la conferenza sull'Afghanistan convocata sotto l'egida della Sco, la Shangai Cooperation Organization: gli iraniani partecipano insieme a Stati Uniti, Nato, Onu, Unione europea, a un evento non di primo piano. Quello che potrebbe renderlo interessante sono le indiscrezioni su un possibile faccia a faccia tra la delegazione americana e quella iraniana, capeggiata da un vice ministro. Mosca non conferma i con-tatti Usa-Iran ma si dichiara assolutamente «pronta a favorirli»: questa è la corsa riservata ai mediatori di buona volontà, pronti a far valere sulla scena i loro rapporti con Teheran. Anche l'Italia partecipa, ma con una certa prudenza, forse eccessiva. Dopo avere rinviato la visita a Teheran, il ministro degli Esteri Frattini, in partenza per un tour che lo porterà in Siria e Libano, è in procinto di definire una nuova data. La diplomazia italiana attende però la riunione dell'Aja: «Se gli iraniani manderanno una delegazione di alto livello, cioè capeggiata dal ministro degli Esteri Mottaki, allora avremo la conferma- dicono alla Farnesina- che intendono inviare segnali costruttivi ».Ma non c'è dubbio che l'offerta italiana di mediazione con l'Iran abbia sofferto in queste settimane l'accelerazione impressa da Obama, anche se con la nostra presenza militare a Herat abbiamo in mano qualche buona carta per invogliare agli iraniani a cooperare sulla sicurezza e la ricostruzione. L'attenzione della diplomazia in questo momento è concentrata sull'Afghanistan (oggi Barack Obama annuncerà la nuova strategia americana a Kabul): si tratta di un'occasione da non sprecare considerando questo Paese come l'eterna pedina di un Great Game tra le potenze iniziato già nell'Ottocento. Quando gli afghani sembrano relegati sullo sfondo, comparse di un gioco più grande del loro destino, sanno prendersi sanguinose rivincite. alberto.negri@ilsole24ore.com L'IMPEGNO PER KABUL Oggi il presidente americano annuncerà la nuova strategia contro i talebani e a Mosca si terrà un vertice organizzato dal Gruppo di Shanghai

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Dall'Oriente armature e paraventi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COLLEZIONI DARTE data: 2009-03-27 - pag: 28 autore: Cina e Giappone. Un investimento che guarda a qualità e ricerca storica Dall'Oriente armature e paraventi Giovanna Poletti Spadafora L a piazza di Milano sta affermandosi a livello internazionale per l'interessante selezione delle sue proposte d'arte orientale. Le opere portate alla Permanente dai tre espositori specializzati, confermano che anche in Italia esiste un mercato attivo e competente. Giuseppe Piva, esperto di arte giapponese, dopo aver curato la mostra di Palazzo Reale, è alla Permanente con uno stand ricco di proposte. Si parte dai pezzi più raffinati ed importanti, come le armature complete dell'inizio del periodo Edo del XVII secolo, in vendita a partire dai 45mila euro, per arrivare agli oggetti in lacca da 5-10mila euro a seconda dell'epoca e della fattura.Per i collezionisti più esigenti, tra cui Piva annovera molti clienti internazionali, ci sono alcuni Kawari Kabuto, elmi straordinari dalle forme aggressive e bizzarre, usati in battaglia nel XVI secolo. Esemplari di questo genere, firmati da scuole di prestigiosi armaioli e rifiniti in lacca, oro e materiali diversi, partono dai 25mila euro.L'arte dei Samurai, indissolubile intreccio con la storia, difficile da affrontare per chi è alle prime armi, è destinata ad amatori esperti o ben consigliati. Le somme da investire non sono enormi: «Per una buona armatura, si può partire da cifre vicine ai 15mila euro, l'importante è acquistare pezzi non assemblati, cioè tutti appartenenti allo stesso periodo.L'elmo è il pezzo più importante e da solo può valere quasi la metà dell'intera armatura»afferma Giuseppe Piva. Sempre dal Giappone,riscuotono gran successo i paraventi presentati anche da Elena Markus, nota esperta di questo settore: «Il mercato italiano è riuscito a coinvolgere anche i giovani, attenti all'aspetto decorativo e all'eccellente rapporto qualità-prezzo.Per associare alla decorazione anche l'investimento, è necessario però affidarsi ad esperti. La qualità e lo stato di conservazione non sono infatti sempre scontati». Dall'antiquaria Markus si trova la «Gru (tsuru)», parte sinistra di una coppia di paraventi a sei ante (inchiostro, colori minerali e vegetali su foglia d'oro zecchino, h cm 164 x 367) del Periodo Edo giapponese (1615-1868)della Scuola di Kano in vendita attorno ai 60mila euro. Con soli 6mila euro, invece, si possono trovare paraventi antichi di notevoli dimensioni e discreta qualità, mentre per i pezzi più pregiati Seie Settecento, realizzati nelle varie Scuole del Sol Levante, occorre impegnare cifre più importanti comprese tra i 30 e gli 80mila euro. La Galliavola di Carla e Roberto Gaggianesi, da oltre trent'anni specializzata in arte dell'Estremo Oriente, propone una panoramica d'eccezione su Cina e Giappone. Lo stand, incorniciato da una coppia di gru cloisonné di dimensioni reali del primo Ottocento (intorno a 40mila euro) è infatti suddiviso in due parti. La prima, consacrata all'arte cinese, espone ceramiche antiche come l'importante piatto Kraak della fine del XVI secolo (15mila euro) o l'elegante coppia di vasi Kangxi bianchi e blu, realizzati per il mercato occidentale nei primi anni del Settecento (attorno ai 50mila euro). Nella parte giapponese, troviamo splendidi netsuke in avorio o legno dai prezzi diversi (da poche migliaia a 35mila euro) e giade da collezione del XVIII secolo (da 10mila euro), tra cui le raffinate snuff bottles. Tra i netsuke, vale la pena di soffermarsi sull'eccezionale «Bufala con piccolo », ex collezione Tamanini, firmata da Tomotada e realizzata a Kyoto nel XVIII secolo (25mila euro). Gaggianesi ha una visione positiva del mercato: «Le recenti aste di New York, Londra e Hong Kong, con un'alta percentuale d'invenduto, hanno messo in evidenza un collezionismo più consapevole e orientato verso pezzi di qualità. In Italia, il mercato di arte cinese e giapponese non ha subito mode o speculazione: essendo sempre stato di nicchia, è comunque rimasto in costante rivalutazione». SPECIALE A CURA DI: Marilena Pirrelli

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È solo un rimbalzo ma come corre! (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 28-03-2009)

Argomenti: Cina

È solo un rimbalzo ma come corre! da Finanza&Mercati del 28-03-2009 Non è la prima volta che un rimbalzo stupisce. Certo, la violenza del ribasso suggeriva una reazione, ma l'entità si sta rivelando più ampia del previsto. Resta da chiedersi: quanta benzina hanno in corpo i listini? Ed è la domanda che apre il nostro forum di analisi tecnica. Benyaich: Su diversi indici il rally ha iniziato a interessare i livelli di controllo di medio del «Grande ribasso». Il test è delicato. Si può discutere all'infinito se i segnali siano credibili o no. Sul piano razionale, per rispondere, aspetto la chiusura mensile. A sensazione, penso che il movimento non sarà sufficiente per invertire l'Orso di lungo. Ammesso, per ipotesi, che il 2009 sarà l'anno del minimo, tutto da dimostrare, ci vorranno mesi di battaglia per costruire delle basi d'accumulazione. Paradossalmente, tali basi sono più ampie sui titoli e settori che stanno reagendo meno, perché hanno tenuto meglio in gennaio e febbraio. I protagonisti sono i più bersagliati che hanno segnato nel 2009 nuovi minimi: bancari, assicurativi, poi i servizi finanziari, l'auto e il tech. Milano: Dal 10 marzo è iniziato un movimento di forte rimbalzo con segnali di discontinuità rispetto ai mesi precedenti. Il rimbalzo è trainato dai settori che erano stati più penalizzati durante il sell-off. Il quadro tecnico di lungo periodo non è certo cambiato: con la perforazione di supporti chiave a ottobre 2008, dopo il fallimento Lehman (1.100-1.200 sull'S&P500, 11.000 sul Dow e 2.000/200 sul Nasdaq), è iniziato uno dei più violenti panic-selling di sempre, che ha riportato gli indici agli anni 1996-97. Le Borse sono entrate in un «major down trend». Il fatto che la volatilità implicita - seppur dimezzatasi rispetto ai picchi di ottobre-novembre 2008 - non sia ridiscesa sui livelli di settembre precedenti al crash, è un segnale che i mercati sono solo parzialmente rassicurati e non escludono ulteriori colpi di coda negativi. Quindi è ancora Orso. Biasia: Siamo in presenza di un rally inserito all'interno del ciclo recessivo dei mercati. Insomma, l'Orso è più vivo che mai, per ora. Tecnicamente l'azione delle Borse si inserisce in un contesto di riequilibrio riflessivo da cui si potranno trarre utili indicazioni sugli sviluppi per i mesi successivi. I livelli che delimitano il ciclo primario ribassista non sono stati violati. Sui target rispondo così: per S&P500 ci sono potenziali sviluppi in direzione di area 870 punti ed eventualmente 950. Poi potremmo assistere a un ritorno sopra area 4.250 per il Dax, con estensione a 4.800. Per l'Eurostoxx50 si può andare a 2.150, poi a 2.520. Caruso: In ottica di lungo periodo, non ho dubbi sulla natura «storica» di questo momento di Borsa, anche se l'eccesso di direzionalità degli anni dal '95 in poi porta a pensare a una fase 2009-2014 di grandi movimenti ciclici, non lineari, al cui interno tutti i grandi cali saranno occasioni di acquisto. Sul breve ci sono due rischi da evitare: 1) sottovalutare questa prima fase di ripresa; 2) credere che da qui in avanti e per tutto il 2009 la Borsa non possa che salire. Ritengo che il rialzo continuerà almeno fino a maggio, forse fino a luglio. Le Borse si porteranno verso le aree tra le chiusure di fine dicembre 2008 e i massimi di gennaio, ma la ripresa sarà seguita da una correzione fino a circa ottobre. Più sarà profonda quella correzione, più rappresenterà nel rapporto rendimento potenziale e rischio una magnifica opportunità di acquisto e di switch tra obbligazioni - sull'apice del baratro in vista della fine di una fase deflativa e l'inizio di una nuova epoca inflativa - e le azioni. A Gaetano Evangelista: i listini appaiono sottovalutati o no? Conosco l'ambiguità della domanda ma la faccio lo stesso. Evangelista: Vorrei allargare lo sguardo su un tema. Veniamo dal secondo bear market più profondo della storia, dopo quello del 1929-32. Verrebbe da pensare che la Borsa a questo punto sia sottovalutata; invece risulta molto più sopravvalutata di quando è iniziato il ribasso. Questo perché gli utili sono crollati a un ritmo superiore rispetto alle quotazioni. In termini reali siamo sui livelli di metà anni '50. Conseguentemente il p/e è schizzato secondo gli ultimi dati a 35 volte. Un livello da inizio di bear market, non da esaurimento. Detto questo bisogna tenere presente che gli utili operativi delle compagnie dell'S&P500 passerebbero da 5,16 a 10,45 dollari se si escludesse soltanto uno dei 500 titoli, ovvero Aig. Il colosso assicurativo, insomma, conta per il 51% degli utili operativi del paniere Usa. E ciò crea una distorsione evidente, che inficia le valutazioni. Per porre rimedio ci sono due soluzioni. La prima, come fa il noto studioso Shiller, consiste nel prendere in considerazione gli utili medi degli ultimi dieci anni; in tal modo il p/e del mercato si collocherebbe a 15-16 volte, il dato più basso dal 1985, non lontano dai livelli da cui è partito il bull market secolare della fine del Novecento. Un secondo espediente è quello di soffermarsi su altri parametri di valutazione: ad esempio, il rapporto fra la capitalizzazione del Dow Jones e il valore di libro delle aziende in esso quotate, il cosiddetto price/book value. Ebbene, guardate il grafico: è precipitato da ottobre in poi e ora si colloca a quota 1,50. Per dare un'idea del livello di valutazione raggiunto, si consideri che siamo notevolmente distanti dal livello medio degli ultimi vent'anni: oltre due deviazioni standard, per usare un concetto statistico. L'ultima volta che il rapporto in questione si è discostato così tanto dal livello di riferimento di lungo periodo risale a novembre 1999: ma in quel caso lo scostamento fu in eccesso, e condusse a un esaurimento della tendenza dopo un paio di mesi. Tutto ciò per dire che una chiusura settimanale dell'S&P500 superiore a 825 segnalerà il formale venir meno del downtrend iniziato a maggio 2008. L'orientamento formulato nel forum di inizio anno era che il bear market sarebbe terminato per quest'anno fra marzo e aprile. Resto di questa idea. Quota 1.000 punti è un obiettivo più che plausibile nei prossimi mesi. Caruso: Sul tema vorrei aggiungere qualcosa: in termini di potere di acquisto, le Borse impiegano circa 25-35 anni a superare i massimi generazionali precedenti. Non sempre, però, i minimi degli indici corrispondono ai minimi in termini di potere di acquisto: un esempio chiaro è l'ultimo bear market generazionale 1965-82, quando il minimo degli indici Usa fu segnato nel '74 ma in termini di potere di acquisto nel 1982, otto anni dopo. In tempi recenti il massimo generazionale in potere d'acquisto è il 2000 e non il 2007. Quindi chi ha investito nel 2000 rivedrà quei soldi reali tra il 2025 e il 2035. In termini reali, il recente minimo di marzo vale circa il 75-80% in meno del top 2000. Quindi la Borsa deve recuperare almeno il 400% dai minimi di marzo soltanto per tornare sui livelli reali del 2000. Se anche lo facesse nel 2030, questo vorrebbe dire un guadagno medio annuo di almeno il 18% tra ora e il 2030. Personalmente ritengo che quando guarderemo i grafici di lunghissimo periodo tra dieci anni, il 2009 apparirà una opportunità di acquisto generazionale «once-in-a-lifetime». Torniamo al presente. Fin dove si può andare? Caruso: Il rimbalzo può durare fino a maggio, intervallato da una correzione, e regalare circa 10 punti sugli indici. L'impulso sull'Eurostoxx50 arriverà al massimo fino a 2.350 prima di subire il riflusso. Le resistenze intermedie sono 2.160-70 e 2.200. Non ci sono obiettivi grafici da proporre; la rapidità del reversal ne ha impedito la formazione. Nel caso gli indici riescano a vincere la media a 13 settimane, con la quale i più stanno battagliando, il rialzo dovrebbe esaurirsi vicino alla media a 40 settimane, che sull'Eurostoxx50 vale 2.660 punti. Fino a quota 1.970-60, una correzione di breve sarà compatibile con l'uptrend in atto. Sul Dax, la media vale 5.160 punti, sul Cac40 3.530. Milano: Dare target è sempre una scommessa. Il rimbalzo potrebbe riportare gli indici sui livelli di settembre-inizio ottobre 2008, con apprezzamenti dell'ordine del 35% da ora: un bear market rally, dunque, ma di ampiezza ragguardevole. Una discesa del Vix, la volatilità implicita dell'S&P500, sotto il supporto in area 35-37 e al di sotto del Vxn, volatilità del Nasdaq, confermerebbe che il settore finanziario sta uscendo dalla fase acuta della crisi. Anche se ci si attende un deterioramento del quadro macro per i prossimi mesi, ci sono le condizioni perché l'ampio rimbalzo si verifichi davvero. Siccome non possiamo illuderci che parta un'inversione a V, al raggiungimento degli obiettivi sarà opportuno prendere beneficio. Finora ho capito che è un mercato da trader. Da un punto di vista settoriale, che fare? Biasia: Ritengo che si possa avere un atteggiamento aggressivo sui comparti che maggiormente hanno sofferto nel bear market. Quindi, ad esempio, i finanziari. Tuttavia, trattandosi ancora di una situazione interlocutoria preferisco utilizzare future su indici, piuttosto che Etf su indici geografici. Direi che lo stock picking su singole storie ha il pregio di poter offrire strappi assai significativi, ma c'è il rovescio della medaglia: basta entrare nel giorno sbagliato o sulla notizia negativa che si rischia di perdere in un giorno quello che magari hai faticosamente portato a casa in un mese. La prudenza non è mai troppa. Milano: Il settore bancario dell'S&P500 dai minimi è già salito di un +80% circa, ma gli spazi di recupero rimangono ampi. Il comparto, rispetto ai picchi del febbraio 2007, è arrivato a perdere circa l'89% e a oggi, dopo il rally, è ancora sotto del 79% circa. Il settore auto, dai massimi dell'estate 2007, è arrivato a perdere circa l'86%; dai minimi è risalito del 68% circa, ma rimane sotto del 76% rispetto ai top. Altri settori da considerare sono l'assicurativo e i trasporti. I comparti che hanno difeso meglio le posizioni, e cioè tlc, tecnologia, software, utility e alimentare, dovrebbero sottoperformare, ma in ottica più lunga rimangono i settori da privilegiare. Evangelista, cosa raccontano gli indicatori di sentiment? Evangelista: Dal punto di vista contrarian, c'è un netto miglioramento. Il rapporto fra gli scambi sul Nasdaq e gli scambi sul Nyse è precipitato sotto quota 1,30. È il dato più basso da aprile 2007. In altre parole, gli scambi a Times Square sono stati nell'ultimo mese soltanto del 30% superiori agli scambi di Wall Street, e questo evidenzia il disimpegno dei piccoli investitori rispetto agli istituzionali. Affinché si possa parlare sotto questo profilo di una definitiva capitolazione, occorre però che il rapporto diventi paritario, come a ottobre 1998, tra la fine del 2002 e l'inizio del 2003 e a primavera 2005. Da questo punto di vista, l'auspicio è che l'interesse relativo si raffreddi ancora, prima di conclamare l'inizio di un bull market di lungo periodo. Benyaich: Per un pater familias è presto per entrare in Borsa, meglio pagare di più ma avere maggiori certezze che il fondo sia stato fatto. Un check-up dei mercati azionari sarà opportuno ogni fine trimestre, per controllare che non si siano create le condizioni per un ingresso. Questa gamba di rialzo continuerà a privilegiare i protagonisti già emersi, che andranno acquistati, dai trader, sulla correzione che arriverà in aprile. Su questi titoli, la volatilità resterà alta, fatto che rende centrale la scelta del timing. A parte le Borse, a cosa guardare per capire un po' meglio? Benyaich: Sul piano intermarket le perdite dell'appoggio a 122,00 sul future del Bund, e poi della difesa successiva a 120, saranno indicazioni che confermeranno come il movimento in atto sull'azionario non sia di breve, ma intermedio (2-3 mesi). Se così fosse, non escludo che tra alti e bassi si possa arrivare in estate senza traumi importanti. Milano: Sul fronte valutario, la decisione della Fed di iniziare politiche monetarie espansive non convenzionali ha avuto un effetto ovviamente benefico sui corsi obbligazionari. Prevedere l'andamento del dollaro per le prossime settimane è particolarmente difficile, molto dipenderà da come la Fed scaglionerà i propri interventi e come le altre Banche centrali la imiteranno. Sembra comunque da escludere un dollaro in caduta libera. Sui bond, le politiche Fed hanno sostenuto il corso del decennale. Ora il Treasury è a ridosso di 123 punti, dopo il balzo da 120 verso 126. In generale, è all'interno di una banda laterale con estremi 119-127. Le prese di beneficio scatterebbero con la rottura del supporto a 121. Meno chiara la dinamica del Bund, visto che la Bce non imiterà, se non in ritardo e con minor vigore, la Fed. È all'interno della banda laterale tra 120/22 e 124,65-125,65. Un segnale di perdita di spinta si avrà su discese sotto 122. Il trend rialzista riprenderebbe al superamento dei massimi a 125,65-126. Penso che fino a quando le Banche centrali stamperanno banconote per acquistare titoli governativi e corporate è chiaro che i tassi di interesse a lunga rimarranno schiacciati, e di conseguenza i corsi dei titoli resteranno elevati. L'impressione che si stia formando una bolla, tuttavia, permane. Sul fronte petrolio-commodity, è in atto da dicembre una fase di stabilizzazione o moderata positività. Il forte rialzo dell'oro ha portato al test dell'area 1.000-1.033, per poi ripiegare verso 884 e quindi rimbalzare verso 967. Discese sotto 884 segnalerebbero una diminuzione delle tensioni, con possibili correzioni verso 845: solo un assestamento sotto tale supporto (prematuro) fornirebbe un segnale distensivo affidabile. Nuove tensioni, invece, sopra quota 1.000, ma l'evento pare poco probabile. Un rimbalzo dell'azionario dovrebbe togliere interesse sull'oro, per lo meno per i prossimi mesi. Parliamo di mercati emergenti. Alcune Borse, a parte l'Est Europa, si stanno comportando bene. O è un'illusione? Evangelista: Direi che non è un'illusione. I Paesi emergenti vantano condizioni di finanza pubblica, di conti con l'estero e di surplus commerciale nettamente migliori di quelle vantate ai tempi dell'ultima crisi. Tant'è vero che l'Fmi sta valutando di chiedere loro un contributo finanziario a vantaggio dei Paesi occidentali. Ciò spiega appieno la sovraperformance relativa sperimentata da ottobre in poi. Dal punto di vista dell'ampiezza di mercato, di recente abbiamo avuto un segnale bullish di lungo periodo, con la Advance/Decline line calcolata sui 25 mercati che compongono l'indice Msci che è risalita oltre la media mobile di riferimento. Un segnale che ribalta quello negativo scattato a metà 2008. Biasia: Qualche parolina sui mercati emergenti la spendo volentieri. Ritengo che un investimento, senza esagerare nel peso, possa essere fatto possibilmente non solo in Cina ma anche in Asia e in America Latina, magari sfruttando, torno a dirlo, le opportunità degli Etf. Ciò detto, i Paesi emergenti evidenziano situazioni multiformi: alcune aree sembrano ancora impegnate a consolidare un processo ridistributivo, come l'India. L'indice Sensex per evitare di subire nuove pressioni ribassiste dovrà recuperare area 11.000. Allo stesso modo il Bovespa dovrà scalare quota 4.500 per rimuovere del tutto il sentiment di sfiducia sul Brasile. Milano: In Asia segnali interessanti arrivano anche dal Nikkei225. Dopo essere rimasto schiacciato al di sopra del minimo a 7.000, toccato a fine ottobre 2008 e nuovamente a inizio marzo - ricordo che si tratta dei prezzi del 1981-82 - nelle ultime tre settimane è partito un forte rimbalzo verso 8.600. Il rally potrebbe continuare verso la resistenza critica a 9.600, al di sopra della quale si aprirebbero spazi per rimbalzi davvero ambiziosi per i mesi a venire. La tenuta di 7.600/800 è fondamentale per mantenere questa impostazione tonica. Ottimi segnali dal Kospi coreano: negli ultimi mesi si è mosso con minimi crescenti, al di sotto della resistenza critica a 1.220. Il suo superamento farebbe iniziare un forte rally, con primo obiettivo 1.400-1.500. Anche il Sensex indiano non mi dispiace: se riesce a superare 10.500/900, ora è intorno a 10.000, potrebbe risalire verso 12.500. Pure lo Xinhua25, l'indice di 25 blue chip cinesi quotate a Hong Kong, sta dando segnali di rally: al di sopra di 14.000, la salita potrebbe spingersi verso 16.750. E non dimentichiamo il Bovespa, che si era già distinto in positivo nei primi due mesi. Sembra prossimo a una ripresa del rialzo: superato 43.500, obiettivo 50.000-52.000 per i prossimi mesi. Fatemi capire: fino a ieri tutti short, adesso neanche uno? Milano: Per ora sono positivo, quindi nessun target ribassista. Anche se lo dico un po' per scaramanzia. Biasia: È prematuro riaprire posizioni short. Poi se l'estensione del rally dovesse fallire, attenderei conferme sotto area 750 dell'S&P500 per fare il vero ribassista. D'altra parte in assenza di un segnale di inversione positiva, catturabile soltanto oltre 950, il mio target di riferimento del ciclo ribassista rimane allocato a 600/580. Insomma, adesso no, ma in futuro per fare i ribassisti ci saranno occasioni. La conclusione, se tale può essere, a Caruso. La domanda che tutti si pongono in questo momento, relativamente ai mercati azionari, è se questo rialzo sia un'inversione o semplicemente un «bear market rally». A mio modo di vedere la risposta è chiara, anche se questo non è l'approccio corretto di affrontare il tema, né da un punto di vista operativo e neppure sotto l'aspetto analitico. Per spiegarmi, mi ricollego a quanto scritto su queste stesse pagine in due precedenti occasioni, le tavole rotonde di gennaio e di febbraio 2009. Nella prima avevo individuato marzo come area temporale probabile del primo minimo significativo del bear market. A febbraio avevo indicato come importantissima area di target-supporto per l'S&P/Mib l'area 13.000. A tutt'oggi, la chiusura settimanale più bassa è stata 12.895 (meno dell'1% dal target indicato) e la chiusura giornaliera più bassa si è registrata il 9 marzo a 12.621. Tra l'altro, sempre in tema di numerologia legata o meno all'analisi tecnica, va segnalato che l'S&P500, il mercato leader, ha fatto registrare un minimo intraday a 666, a un solo punto di distanza dal 665 che rappresenta il ritracciamento-principe fibonacciano del 61,8% di tutto il rialzo 1982-2007. Dal punto di vista numerologico, quindi, i crismi per un minimo importantissimo ci sono tutti. Questo è confermato anche dall'analisi della struttura interna bottom-up del mercato. Il momento peggiore è stato tra ottobre e novembre, mentre sul minimo di marzo si notano chiare divergenze positive, con molti titoli che non hanno seguito l'indice a nuovi minimi, segno questo di pre-accumulazione. Inoltre, sono evidenti anche a un dilettante le caratteristiche di estremo ipervenduto e pessimismo cosmico che hanno accompagnato l'ultimo minimo, con discorsi di «fine del capitalismo» e di «replica del '29». Nessuno nega che l'attuale situazione economica sia la peggiore degli ultimi 30 anni e forse del secondo dopoguerra, ma allo stesso modo nessuno può negare che l'azione congiunta di reazione sia mostruosa, infinitamente superiore a quella (tardiva) messa in atto dopo il 1929, soprattutto in perfetta linea con la dinamica inflativa di lunghissimo periodo tipica dei mercati azionari.

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obama: "distruggeremo al qaeda più soldati tra afghanistan e pakistan" - mario calabresi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 12 - Esteri Obama: "Distruggeremo Al Qaeda più soldati tra Afghanistan e Pakistan" "Sono rifugio dei terroristi che vogliono colpire l´America" "è l´area più pericolosa al mondo, gli attacchi sono in continua crescita" La nuova strategia: più fondi per sostenere scuole, agricoltura e sistema giudiziario MARIO CALABRESI dal nostro corrispondente new york - Le lancette della storia sembrano essere tornate indietro di oltre sette anni: il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che il nemico numero uno è Al Qaeda, che l´Afghanistan non può tornare ad essere il rifugio sicuro dei terroristi e che bisogna eliminare Osama Bin Laden e il suo vice Ayman al Zawahiri. «Voglio che il popolo americano capisca che abbiamo uno scopo chiaro: distruggere e sconfiggere Al Qaeda in Pakistan e Afghanistan. Questo è l´obiettivo da raggiungere, non c´è niente di più giusto di questa causa e il mio messaggio ai terroristi è quello di sempre: «Vi sconfiggeremo»». Queste parole però non sono state pronunciate da George Bush ma da Barack Obama, che ieri ha sottolineato alla Casa Bianca come sia stato sbagliato concentrare risorse e militari in Iraq e trascurare la lotta al terrorismo: «La situazione in Afghanistan è sempre più pericolosa, è da più di sette anni che i Taliban sono stati cacciati dal potere ma la guerra continua e i ribelli controllano parti del Paese e del Pakistan. Il numero degli attacchi è in crescita continua e il 2008 è stato l´anno con più morti americani in questa guerra». Così, a quasi otto anni dagli attentati dell´11 settembre del 2001, l´America sembra tornare al punto di partenza, preoccupata da quella che Obama definisce «l´area più pericolosa del mondo»: «Molti rapporti di intelligence ci hanno messo in guardia che Al Qaeda sta attivamente pianificando attacchi sul territorio americano dal suo rifugio sicuro al confine con il Pakistan». Per questo Obama ha presentato la sua nuova strategia «globale» che prevede un aumento del numero dei militari ma anche un piano di aiuti economici senza precedenti, una strategia di riconciliazione nazionale e l´invio di un gran numero di civili per sostenere la ricostruzione. Il tutto però dovrà essere accompagnato da uno sforzo diplomatico che crei un nuovo gruppo di lavoro a cui partecipino oltre agli alleati della Nato anche Iran, Russia, Cina e India. Saranno mandati in Afghanistan altri 17mila soldati americani per combattere i Taliban e i terroristi, a cui si aggiungeranno 4000 istruttori militari che dovranno addestrare le forze di sicurezza afgane. Obama ha anche richiesto una maggiore presenza di civili americani in Afghanistan, augurandosi che lo stesso facciano anche gli alleati, l´Onu e altre organizzazioni internazionali, per aiutare l´agricoltura, il sistema scolastico e quello giudiziario. L´idea è quella di mandare ingegneri, agronomi, insegnanti, magistrati e medici per aiutare la ricostruzione del Paese. Il presidente inoltre ha chiesto al Congresso di approvare una legge bipartisan che autorizza uno stanziamento di un miliardo e mezzo di dollari all´anno in aiuti diretti al popolo pachistano per i prossimi cinque anni. «Sono soldi che dovranno servire per costruire scuole, strade, ospedali e per rafforzare la democrazia». «Mentre diamo queste risorse però - ha sottolineato - vogliamo mettere la parola fine alle spese fuori controllo, ai contratti senza gara e agli sprechi che hanno caratterizzato il passato, per questo investiremo più fondi in organismi di controllo e sorveglianza della ricostruzione». Allo stesso tempo Obama ha messo nel mirino la corruzione dei funzionari e dei governanti afgani: «Voglio essere chiaro: non chiuderemo gli occhi di fronte a comportamenti che hanno fatto perdere al popolo afgano la fiducia nei suoi leader». Nelle scorse settimane si era parlato della volontà della Casa Bianca di aprire un dialogo con i Taliban «moderati», ieri Obama ha ribadito che «in un Paese in guerra da decenni non ci sarà pace senza una vera riconciliazione tra gli ex nemici». «Non mi faccio illusioni che questo sarà facile - ha aggiunto - ma dobbiamo seguire il metodo usato in Iraq dove abbiamo dialogato con gruppi che erano nemici con il fine di isolare Al Qaeda». «C´è un centro inamovibile dei Taliban - ha però detto - con il quale sono impossibili compromessi e che dobbiamo sconfiggere con la forza, ma ci sono anche quelli che si sono uniti alla causa perché sono stati obbligati a farlo o semplicemente per bisogno di soldi, queste persone devono avere l´opzione di seguire una via diversa ed è per questo che lavoreremo per avere un processo di riconciliazione in ogni provincia». Obama ha sottolineato che chiederà a tutti gli alleati della Nato uno sforzo maggiore in aiuti civili, in investimenti economici e in soldati e ha riconfermato la strategia dell´Amministrazione Bush degli attacchi mirati: «Continueremo a chiedere di agire immediatamente, in un modo o nell´altro, quando avremo informazioni di intelligence su terroristi di alto livello».

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mosca: "pronti a collaborare per la pace" - leonardo coen (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)

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Pagina 12 - Esteri Offerta di Medvedev alla vigilia dell´incontro con il presidente americano Mosca: "Pronti a collaborare per la pace" LEONARDO COEN DAL NOSTRO CORRISPONDENTE MOSCA - «La Russia è pronta per attivi passi congiunti volti a stabilizzare la situazione in Afghanistan e per garantire la pace e il progresso»: il messaggio di saluto del presidente russo Medvedev, letto ieri mattina dal ministro degli Esteri Sergej Lavrov all´apertura della Conferenza voluta da Mosca (quattro giorni prima di quella dell´Aja patrocinata dall´Onu) è tanto esplicito quanto politicamente significativo ed è l´ultimo segnale di distensione che arriva dal Cremlino nei confronti degli Stati Uniti. La questione afgana, infatti, è giudicata da Mosca come un campo minato che può sbilanciare gli equilibri geopolitici in Asia Centrale, regione che per la Russia ha un´importanza vitale ed è al centro degli interessi energetici euroasiatici. I russi hanno dichiarato, per bocca di un viceministro degli esteri, Aleksei Borodavkin, che una presenza militare russa in Afghanistan è esclusa. E gli americani, per bocca di un alto funzionario, confermano che gli Usa non avrebbero appoggiato l´idea che in Afghanistan possano intervenire truppe dei paesi limitrofi. La Conferenza di Mosca è un «focus» che non si accavalla con quella del 31 marzo in Olanda: perché i temi trattati ieri riguardavano il rafforzamento della lotta contro il terrorismo e il traffico di droga che, accusano i russi, con la presenza dei soldati Usa è «decuplicata». «Più del 90 per cento dell´eroina che viene spacciata e consumata in Russia ed in Europa, è di provenienza afgana. Per noi, è come un´arma di sterminio di massa», dice Dmitri Rogosin, plenipotenziario russo presso la Nato. Ma, alla vigilia di questa Conferenza sull´Afghanistan - organizzata sotto l´egida del Gruppo di Shangai (Russia, Cina, Kazakhstan, Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan) e con la partecipazione di vari altri Paesi e diplomazie (Iran, India, Pakistan, Mongolia, Turchia, G8 compresi l´Italia presidente di turno e Usa) - si era diffusa la voce su un possibile incontro tra americani e iraniani a margine del forum, alimentata anche dalla disponibilità sia dell´amministrazione americana che dagli ospiti russi, disposti a far da tramite. Invece, ieri mattina, il viceministro degli esteri Ahund Zade ha gettato acqua sul fuocherello e spento ogni speculazione sull´argomento: «Qui il tema è l´Afghanistan», e ha aggiunto che per Teheran non esiste «soluzione militare del problema afgano». Per accondiscendere gli iraniani, un altro viceministro degli esteri russo, Sergej Rjabkov, ha detto che «l´Iran oggi come oggi non dispone di tecnologie capaci di creare arma missilistica in grado di minacciare né gli Stati Uniti né l´Europa». Insomma, il Grande Gioco è di nuovo praticato sulle scacchiere diplomatiche e la Russia insiste per esserne l´arbitro.

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Obama: non si vince Al Qaeda solo con i bombardamenti (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 28-03-2009)

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Obama: non si vince Al Qaeda solo con i bombardamenti GABRIEL BERTINETTO «Scardinare, smantellare, sconfiggere Al Qaeda». Questo per Barack Obama è l'obiettivo principe della presenza militare americana in Afghanistan, che sarà potenziata con l'invio di 17mila nuove unità combattenti entro l'estate, oltre a 4mila incaricate di addestrare le forze di sicurezza locali già in primavera. Al Qaeda va annientata e bisogna «sventare un suo ritorno futuro». L'organizzazione di Osama Bin Laden deve essere colpita là dove è più forte, nella zona di frontiera fra Pakistan ed Afghanistan, perché è da lì che sta progettando nuovi attacchi contro gli Stati Uniti. LO ZOCCOLO DURO Obama illustra la nuova strategia di Washington contro l'integralismo armato all'opera fra Kabul ed Islamabad. L'aspetto militare è importante, ma è solo una delle componenti di un piano articolato, in cui spicca la mano tesa ai talebani affinché abbandonino l'insurrezione contro il regime di Hamid Karzai e vengano coinvolti in un ampio processo di «riconciliazione». Il presidente si rivolge alla stampa nella Eisenhower Room della Casa Bianca, avendo al proprio fianco la segretaria di Stato Hillary Clinton ed il capo del Pentagono Robert Gates. «C'è uno zoccolo duro di talebani che non sono disposti a compromessi -dice-. Quelli devono essere affrontati con la forza e battuti. Ma ci sono anche coloro che combattono perché costretti o semplicemente perché pagati per farlo. Questi afghani devono avere la possibilità di scegliere una strada diversa». Obama sa che un'operazione di recupero di questo tipo non può passare attraverso generici appelli alla resa. Richiede un approccio realistico, un impegno concreto, interventi compiuti sulla base di una adeguata conoscenza della società e delle sue articolazioni tribali. «Lavoreremo con i leader locali -dice-, con il governo afghano e i partner internazionali per avviare un processo di riconciliazione in ogni provincia». Non basta. Fra il rafforzamento dell'azione armata contro Al Qaeda e i talebani suoi complici da un lato, e gli sforzi per indebolire la presa del movimento integralista sulla popolazione afghana dall'altro, Obama indica una serie di ulteriori iniziative, che vanno da una più ampia concertazione diplomatica internazionale, al dispiego di risorse economiche più consistenti. Sul terreno diplomatico il presidente Usa illustra l'idea di dar vita ad un «gruppo di contatto», che coinvolga nella ricerca di soluzioni alla crisi un gran numero di soggetti, compresi Paesi confinanti con l'Afghanistan che in passato o nel presente hanno avuto o hanno rapporti difficili o conflittuali con gli Stati Uniti: dalla Russia alla Cina, dall'India allo stesso Iran. Non è una proposta vagante nel limbo dei desideri, visto che già martedì prossimo a Bruxelles si terrà una conferenza internazionale sull'Afghanistan cui sono invitati fra gli altri anche i rappresentanti di quei Paesi. IL RUOLO DI ISLAMABAD Il coinvolgimento dei governi vicini riguarderà in primo luogo però il Pakistan, di cui Obama riconosce il ruolo chiave. È fondamentale contribuire alla stabilità di uno Stato il cui territorio è infestato dalle stesse milizie che combattono contro il governo di Kabul. Ad Islamabad è destinato un programma «di sostegno diretto» pari a sette miliardi e mezzo di dollari. Questo non equivarrà ad un «assegno in bianco», ma dovrà avere per contropartita un impegno più efficace del potere politico e militare pachistani nel contrastare Al Qaeda. Positive le prime reazioni sia a Kabul che ad Islamabad. Il portavoce di Hamid Karzai afferma di «condividere l'impianto generale della revisione strategica» enunciata dal capo della Casa Bianca ed in particolare il riconoscimento che la minaccia di Al Qaeda «proviene soprattutto dal Pakistan». Il ministro degli Esteri di Islamabad, Shah Mehmood Qureshi, parla di «approccio molto positivo» da parte della nuova amministrazione Usa, e garantisce che il suo Paese «è intenzionato a svolgere un ruolo attivo e costruttivo». Più soldati per annientare Al Qaeda, che dal confine fra Pakistan e Afghanistan progetta attacchi agli Stati Uniti. Ma la nuova strategia annunciata ieri da Obama prevede anche la riconciliazione con parte dei talebani.

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bin laden, il nemico comune e barack sceglie i toni di bush - (segue dalla prima pagina) vittorio zucconi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 13 - Esteri Bin Laden, il nemico comune e Barack sceglie i toni di Bush Una svolta realistica contro la minaccia del terrorismo (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) VITTORIO ZUCCONI Nel gioco serissimo del «sono come vi pare», Barack Obama continua a recitare la parte nella quale si è calato dal primo giorno della sua presidenza, due mesi or sono, e che sta facendo impazzire i sostenitori come i detrattori, che un giorno lo vedono come la reincarnazione di Lenin e quello dopo soltanto come un´edizione riveduta di Bush. Nella realtà delle cose, viste senza prevenzioni favorevoli o negative, il comportamento del nuovo presidente è soltanto il prodotto della necessità, quella che sempre detta le azioni dei capi di Stato americano in politica estera come nella vicende interne. Il "neo socialismo" di Obama è soltanto il risultato del fallimento del "neo capitalismo" ubriaco di finanza che avrebbe trascinato l´America e il mondo, dalla Cina all´Europa, nel gorgo di Wall Street senza il salvagente del danaro pubblico. Mentre i problemi e le sfide che vengono d´oltremare, o da oltre il confine del sud, non cambiano soltanto perché un volto nuovo rappresenta gli Stati Uniti. La differenza evidente fra l´Obama "post-con" e il Bush dei "neo-con" sta nella lettura realistica, e non ideologica, del mondo. L´America non deve, e non vuole, aumentare l´azione militare in Afghanistan, stanare le complicità dei servizi segreti pachistani, stroncare i Taliban per trasformare la mezzaluna musulmana dall´Atlantico all´Indonesia in una caricatura della democrazia liberale americana, e neppure si arroga il diritto teologico di rappresentare il Bene contro il Male, «seguendo il disegno di Dio» come farneticava George Bush. Costruire un governo stabile e decente a Kabul, dove l´esperimento Karzai è fallito, stabilizzare una nazione nella quale i criminali fanatici spadroneggiano, come ha dimostrato anche l´attacco alla colonna dei soldati italiani ieri, non è una mission from God, ma una missione di sicurezza e di legittima difesa, per l´intero Occidente che continua a essere l´oggetto della libidine mortifera del terrorismo. Basta con gli assegni in bianco, sono parole sue, a un governo pachistano che ha fatto per decenni il doppio gioco, smentendo la retorica dell´«o con noi o contro di noi» ridiventata il classico turarsi il naso per non sentire il cattivo odore. Barack il "poliziotto cattivo" non ha esitato a colpire in territorio pachistano, dove sono i santuari di Al Qaeda e dei Taliban e non avrà alcuna compunzione nel liberarsi di Karzai, rivelatosi incapace di essere più del "sindaco di Kabul" come viene crudelmente chiamato. In Afghanistan non c´è posto per tenerezze pacifiste, come non c´è posto, nella strategia americana che vuole riconquistare davvero "i cuori e le menti" dei nemici, per la tortura, per le Abu Ghraib, per le Guantanamo, per le "deportazioni straordinarie" di prigionieri affidati ad aguzzini terzi. La guerra torna dove dovrebbe essere sempre rimasta, in quelle valli e quelle montagne dell´Asia centrale che inghiottirono le forze di potenze convinte di poterle controllare e ora ripropongono la sfida che la codardia dei bushisti e degli ideologi delle guerre preventive scansarono, per cercare l´illusione di una facile vittoria contro il marciume del regime iracheno. Ma Barack sa che il nemico rimane là dove era sempre stato in agguato e dove lo attende una missione che non sarà mai davvero "compiuta".

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Cina, scompare palla di piombo radioattiva (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 28-03-2009)

Argomenti: Cina

Cina, scompare palla di piombo radioattiva PECHINOUna palla di piombo contaminata da materiale radioattivo, il Cesio 137, è andata persa in una discarica di rottami ferrosi nella Cina settentrionale. Proveniva da una fabbrica di cemento - la Haanxi Qinling Cement Co- come residuo di un macchinario obsoleto di una vecchia fabbrica smantellata nella città di Tongchuan nella provincia dello Shaanxi. La palla contenente Cesio 137, un isotopo altamente radioattivo, è scomparsa lunedì durante lo smantellamento dell'impianto Qinling Cement Co e a quanto dicono le autorità cinesi è stata ritrovata ieri in un impianto nella città di Weinam, la discarica Xingbao Steel and Iron Co.

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Scardinare, smantellare, sconfiggere Al Qaeda . Questo per Barack Obama è l'obi... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 28-03-2009)

Argomenti: Cina

«Scardinare, smantellare, sconfiggere Al Qaeda». Questo per Barack Obama è l'obiettivo principe della presenza militare americana in Afghanistan, che sarà potenziata con l'invio di 17mila nuove unità combattenti entro l'estate, oltre a 4mila incaricate di addestrare le forze di sicurezza locali già in primavera. Al Qaeda va annientata e bisogna «sventare un suo ritorno futuro». L'organizzazione di Osama Bin Laden deve essere colpita là dove è più forte, nella zona di frontiera fra Pakistan ed Afghanistan, perché è da lì che sta progettando nuovi attacchi contro gli Stati Uniti. LO ZOCCOLO DURO Obama illustra la nuova strategia di Washington contro l'integralismo armato all'opera fra Kabul ed Islamabad. L'aspetto militare è importante, ma è solo una delle componenti di un piano articolato, in cui spicca la mano tesa ai talebani affinché abbandonino l'insurrezione contro il regime di Hamid Karzai e vengano coinvolti in un ampio processo di «riconciliazione». Il presidente si rivolge alla stampa nella Eisenhower Room della Casa Bianca, avendo al proprio fianco la segretaria di Stato Hillary Clinton ed il capo del Pentagono Robert Gates. «C'è uno zoccolo duro di talebani che non sono disposti a compromessi -dice-. Quelli devono essere affrontati con la forza e battuti. Ma ci sono anche coloro che combattono perché costretti o semplicemente perché pagati per farlo. Questi afghani devono avere la possibilità di scegliere una strada diversa». Obama sa che un'operazione di recupero di questo tipo non può passare attraverso generici appelli alla resa. Richiede un approccio realistico, un impegno concreto, interventi compiuti sulla base di una adeguata conoscenza della società e delle sue articolazioni tribali. «Lavoreremo con i leader locali -dice-, con il governo afghano e i partner internazionali per avviare un processo di riconciliazione in ogni provincia». Non basta. Fra il rafforzamento dell'azione armata contro Al Qaeda e i talebani suoi complici da un lato, e gli sforzi per indebolire la presa del movimento integralista sulla popolazione afghana dall'altro, Obama indica una serie di ulteriori iniziative, che vanno da una più ampia concertazione diplomatica internazionale, al dispiego di risorse economiche più consistenti. Sul terreno diplomatico il presidente Usa illustra l'idea di dar vita ad un «gruppo di contatto», che coinvolga nella ricerca di soluzioni alla crisi un gran numero di soggetti, compresi Paesi confinanti con l'Afghanistan che in passato o nel presente hanno avuto o hanno rapporti difficili o conflittuali con gli Stati Uniti: dalla Russia alla Cina, dall'India allo stesso Iran. Non è una proposta vagante nel limbo dei desideri, visto che già martedì prossimo a Bruxelles si terrà una conferenza internazionale sull'Afghanistan cui sono invitati fra gli altri anche i rappresentanti di quei Paesi. IL RUOLO DI ISLAMABAD Il coinvolgimento dei governi vicini riguarderà in primo luogo però il Pakistan, di cui Obama riconosce il ruolo chiave. È fondamentale contribuire alla stabilità di uno Stato il cui territorio è infestato dalle stesse milizie che combattono contro il governo di Kabul. Ad Islamabad è destinato un programma «di sostegno diretto» pari a sette miliardi e mezzo di dollari. Questo non equivarrà ad un «assegno in bianco», ma dovrà avere per contropartita un impegno più efficace del potere politico e militare pachistani nel contrastare Al Qaeda. Positive le prime reazioni sia a Kabul che ad Islamabad. Il portavoce di Hamid Karzai afferma di «condividere l'impianto generale della revisione strategica» enunciata dal capo della Casa Bianca ed in particolare il riconoscimento che la minaccia di Al Qaeda «proviene soprattutto dal Pakistan». Il ministro degli Esteri di Islamabad, Shah Mehmood Qureshi, parla di «approccio molto positivo» da parte della nuova amministrazione Usa, e garantisce che il suo Paese «è intenzionato a svolgere un ruolo attivo e costruttivo».

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Concerto per Beckett (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 28-03-2009)

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Concerto per Beckett I Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa tornano all'attacco con un Beckett angolare, sperimentale, burattinesco à la manière del celebre duo di artisti (lui ai comandi, lei ai costumi). Ispirato al romanzo «L'innominabile» per arrivare alla sgangherata condizione dell'esistenza umana. ...Ma bisogna che il discorso si faccia! Drammaturgia e direzione Marco Isidori scene e costumi di Daniela Dal Cin con Maria Luisa Abate, Marco Isidori, Paolo Oricco, Anna Fantozzi, Stefano Re Milano, Teatro Out Off dal 1 all'8 aprile

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TANGO? UN PENSIERO ALLEGRO Fa tappa a Roma Tango Metropolis spettacolo che declina questo ballo con passione e insospettabile solarità (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 28-03-2009)

Argomenti: Cina

TANGO? UN PENSIERO ALLEGRO Fa tappa a Roma «Tango Metropolis» spettacolo che declina questo ballo con passione e insospettabile solarità ROSSELLA BATTISTI Avete presente la definizione del tango come di «un pensiero triste che si balla»? Mettetela da parte se andate a vedere Tango Metropolis: questo «musical di tango» è stato creato infatti in stretta complicità dal bandoneista Daniel Binelli con Pilar Alvarez e Claudio Hoffmann come inno alla passionalità e alla gioia del vivere. I lati in luce del tango, le fiammate che suscita nei corpi che si avvolgono nel suo ritmo sinuoso e pulsante, il divertimento, persino, nel districarsi in una selva impazzita di piedi, polpacci, gambe di ragazze che salgono alte come quelle di una ballerina del Bolscioi. Trasgressivi - e questo rientra bene nella tradizione - ma col segno «più» davanti. Innovativi, ma trattenendo tutte le caratteristiche che mantengono questo ballo fra i più amati nel mondo. TASSO ZERO DI MALINCONIA Se abbassare il tasso della malinconia sembrava un compito azzardato, il successo dello spettacolo che da dieci anni gira con una formula pressoché immutata dal Giappone agli Stati Uniti, dall'Europa alla Cina dimostra che la compagnia ci è riuscita. Il segreto non sta nella trama imbastita, che ripercorre la storia del tango nel tempo (ovvero, l'espediente più usato dalle compagnie tangueire per legare insieme i vari numeri), ma nell'altissimo livello dei suoi protagonisti. A partire da Daniel Binelli e il suo bandeneon che canta, ruggisce, s'impenna in duetti sonori con la chitarra di César Angeleri o va in contrappunto col pianoforte di Cristian Zarate. Si mescola nel mare mosso dell'orchestra (a cui si aggiungono il violino di Julio Graña e il contrabbasso di Martin Keledjian) sempre tenendo d'occhio le coppie di danzatori, a impeparne il timbro dell'esecuzione con lo sprone di un suono sincopato, allegramente rotto come una risata a cascatella. EFFERVESCENZA DI COPPIA Le coppie dei ballerini (da cui purtroppo mancava in questa tappa romana ospiti dell'Olimpico e della Filarmonica proprio Pilar Alvarez) sono semplicemente strepitose. Tutte diverse fra loro, quasi una compagnia bauschiana prestata però all'allegrezza, dove la solitudine è fugata da nuove complicità. La tecnica del tango argentino si arricchisce di svolazzi degni del pattinaggio artistico, code di ballo eseguite in vertiginosa rapidità e voli rapaci nell'aria. Su tutti primeggia Claudio Hoffmann, ma con una prestanza spiritosa (una delizia il suo duetto con un mocio per pavimenti), un fare tango tra un colpo d'anca, un entrechat di piedi e un sorriso da sparviero sulle labbra. Tango da cabaret (gli anni Quaranta evocati in un Café fra scherzi di dama), da sketch teatrale (un malcapitato scippatore di zitelle agguerrite), da Baires contemporanea con tangueiros ossessionati dal cellulare. Su un tappeto sonoro di continua evocazione (dall'immancabile Piazzolla a brani ultracelebri) che Binelli riarrangia o crea in proprio. Da non perdere. Tango Metropolis musical di tango argentino creato da Daniel Binelli, Pilar Alvarez, Claudio Hoffmann con S. Bootz, G. Ortega, M. Alvarez, C. Orso, V. Barboza, O. Caceres, S. Rivero, S. Cortazzo, V. Lopez, F. Irusquibelar Roma, Teatro Olimpico fino al 5 aprile

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il papa, il dalai lama e la democrazia - joaquín navarro-valls (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 37 - Commenti Il papa, il dalai lama e la democrazia JOAQUÍN NAVARRO-VALLS Il dibattito internazionale delle ultime settimane è stato caratterizzato in modo quasi solenne da una serie di avvenimenti che, se letti e interpretati bene, possono dare il quadro della nostra epoca. Si tratta in particolare di due eventi apparentemente scollegati tra loro, ma che mostrano invece quanto nel mondo globalizzato ormai gli episodi siano tutti legati tra loro. Il primo e più recente atto sconcertante è stata la negazione da parte del governo sudafricano di dare il visto d´ingresso al Dalai Lama, il quale avrebbe dovuto prendere parte ad una conferenza di premi Nobel per la Pace in vista dei mondiali di calcio del 2010. La motivazione è stata che la presenza del leader religioso tibetano non corrisponde all´interesse del Sudafrica. Il motivo vero, però, è stato piuttosto il divieto imposto dalla Cina, che avrebbe minacciato di rompere l´accordo per lo sviluppo Cina-Africa, negando il finanziamento promesso. La gravità dell´atto è testimoniata dalla reazione degli altri premi Nobel, i quali, capeggiati da Nelson Mandela e dall´arcivescovo Desmond Tutu, hanno minacciato di boicottare la partecipazione alla conferenza. Il secondo evento, altrettanto emblematico, anche se ovviamente dissimile, riguarda la visita di Benedetto XVI in Camerun e in Angola. In quest´ultima circostanza, ovviamente, le resistenze sono state meno efficaci. Anche se, tuttavia, guardando il modo con cui alcuni media occidentali hanno reagito alle dichiarazioni fatte dal Papa sull´uso dei preservativi, si può notare un atteggiamento di ostruzionismo analogo, per non dire identico. Se volessimo essere un po´ maliziosi, potremmo affermare che zittire il Dalai Lama è stato più semplice che tappare la bocca al Papa. Infatti, in quest´ultimo caso si è dovuti ricorrere alla mistificazione e all´alterazione del messaggio, in modo da renderlo inefficace o addirittura ridicolo. All´interno di queste reazioni molto dure di resistenza o d´intolleranza, sia pure diverse per entità e significato, conviene porsi non tanto la domanda sulla validità o meno delle idee dei protagonisti, come di quelle di qualsiasi altra figura religiosa o morale, ma sulla ragione che motiva nel mondo un intervento così drastico sulla loro libera espressione. In questi casi in gioco non c´è, infatti, la positività, l´adeguatezza e l´opportunità di un´opinione e basta, ma il significato profondo che le autorità religiose detengono nella società, insieme alla loro libertà espressiva. Un esempio molto chiaro è il ruolo totalmente asservito alla politica che molti Muftì musulmani hanno in alcuni paesi integralisti, o l´intolleranza che in altri contesti personaggi politici, come Mahmoud Ahmadinejad, hanno manifestato verso le libertà religiose. è chiaro, infatti, che in un contesto in cui il potere è esercitato e legittimato dalla volontà popolare, il concetto stesso di autorità politica deve sottostare a limiti e a controlli molto rigorosi. Per evitare che le democrazie divengano delle dittature cesaristiche, è logico che la legge prescriva controlli specifici molto efficaci alla politica, affinché il potere politico non si trasformi in una forza dirompente e dannosa per la stessa democrazia. Ricordando Maritain, possiamo dire che la nozione stessa di sovranità politica non può sopravvivere in un contesto democratico, perché la volontà popolare sopprime l´assoluta trascendenza del potere politico dalle leggi. Lo stesso discorso, però, non può valere anche per le grandi autorità spirituali. Anzi, conviene ammettere che, in quest´ultimo caso, vale esattamente il contrario. Una vera democrazia si alimenta dalla libertà con cui i leader spirituali possono esprimere le loro visioni del mondo, sulla vita e sulla morte, senza dover richiedere particolari autorizzazioni né politiche né opportunistiche. Soltanto, infatti, laddove i rabbini, i muftì, il Papa o il Dalai Lama possono esprimere liberamente alle coscienze i loro messaggi, viviamo in un contesto veramente democratico. In caso contrario, ci troviamo in una situazione in cui i media o gli interessi politici ed economici sono tornati ad essere sovrani, ossia antidemocratici e totalitari. Come il non avere la febbre è la prova della salute di una persona, così la libertà di parola delle autorità spirituali lo è della solidità democratica. Certamente ci sono molti modi di impedire l´espressione pubblica delle opinioni religiose. Una prima può essere semplicemente quella di impedire di parlare ai loro rappresentanti, come avvenuto in Sudafrica. Ma un modo più subdolo e non meno grave è quello di manipolare il messaggio trasformandolo in qualcosa di banale o quasi ridicolo. Si tratta dello stesso meccanismo con cui si lede la credibilità di un testimone durante un processo per impedire che convinca la corte. Tanto più forte è la potenza sovrana degli interessi politici, quanto più i trasmissori di idee crescono nella loro onnipotenza, fino ad impedire ai cittadini di poter ascoltare e, eventualmente far valere, l´ascolto di quelle parole o di quelle indicazioni nella propria coscienza. La Cina ci ha abituato ormai da tempo a questa inibizione della libertà religiosa, a cui tutti reagiamo scandalizzati. Stiamo attenti, però, a non applicare anche nelle nostre eccelse democrazie pluraliste e liberali lo stesso principio, sia pure in modo diverso. Vi è un´etica in quello che si fa, e questa etica si chiama, appunto, professionale, perché ha un legame con la deontologia da seguire anche e soprattutto quando si ascolta e si deve far ascoltare ai cittadini i grandi messaggi di speranza o i grandi moniti spirituali che queste figure carismatiche così importanti rivolgono al mondo. In fondo, la coscienza individuale è per il pensiero e per la capacità di agire individuale, quello che in ottica sociale o globale sono le grandi autorità spirituali. Alterare o inibire, dissacrare o svilire la loro libertà significa impoverire la democrazia dei suoi anticorpi più efficaci contro il totalitarismo tecnocratico. L´autorità spirituale delle grandi religioni non è, in ultima istanza, importante soltanto per i fedeli, ma anche per la salute della democrazia. La quale potrebbe rischiare alle volte di essere segregata in nuove catacombe mediatiche.

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le condanne dei medici e i silenzi dell'ordine - luca tescaroli (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)

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Pagina I - Palermo Le idee Le condanne dei medici e i silenzi dell´Ordine LUCA TESCAROLI Le inchieste giudiziarie e i processi celebrati hanno delineato una forte compenetrazione tra appartenenti alla classe medica, uomini politici ed uomini d´onore. Dai casi di medici intranei alle cosche a quelli in cui si è registrata una collusione tra il personale sanitario ed appartenenti a Cosa Nostra, sfociata in condanne per concorso esterno o per favoreggiamento. è accaduto per lo meno sin dal 1937, allorquando venne arrestato per caso Melchiorre Allegra. Egli rivelò di far parte di un´associazione criminale, la mafia, i cui componenti si definivano uomini d´onore ed erano rappresentanti di ogni professione. Si pensi, poi, a Michele Navarra, posto a capo della famiglia di Corleone, negli anni Cinquanta, eliminato nel 1958 da Luciano Liggio, ovvero all´onorevole democristiano Francesco Barbaccia, affiliato alla famiglia di Cinisi, guidata da Gaetano Badalamenti. In epoca contemporanea, vanno ricordate le figure di nove medici, che appaiono emblematiche. Antonino Cinà, titolare di un laboratorio di analisi cliniche, medico e sodale di Bernardo Provenzano e Salvatore Riina, più volte condannato e finito in carcere tra il 1993 e il 1999, tornato in libertà nel 2003, ancora arrestato nel giugno del 2006. SEGUE A PAGINA XVII

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dentro il container, orologi-patacca maxisequestro della finanza a voltri - stefano origone (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XVII - Genova Le principali sigle del lusso contraffatte alla perfezione e vendute a cinquanta euro Dentro il container, orologi-patacca maxisequestro della Finanza a Voltri STEFANO ORIGONE Rolex Daytona e Submariner, Cartier, Officine Panerai, Mont Blanc, Vacheron Costantin, Omega, Bulgari, Jwc, Breitling. Ventotto mila orologi da polso di lusso, che nei negozi si acquistano a cifra stratosferiche, che sfiorano anche 20 mila euro. Perfetti, identici agli originali, ma in realtà solo patacche che per strada si comprano a 50 euro e appena ti lavi le mani si allagano e si fermano. Il maxi sequestro è stato compiuto dal Secondo Gruppo della Guardia di Finanza e dell´Agenzia delle Dogane, che in un container in arrivo in porto dalla Cina hanno scoperto anche 53 mila pezzi di ricambio in sacchetti di plastica (cinturini d´acciaio, di finto oro, lancette, pignoncini o rotelline, corone, chiusure), un macchinario per fabbricarli e una punzonatrice per i loghi. Il container era destinato a un cinese di 63 anni residente a Pisa, che è stato denunciato. Il carico di copertura erano delle casse con migliaia di ombrelli. Sotto, ben nascosti da cellophane e carta, c´erano orologi di case pregiate, come detto tutti di ottima fattura ed identici agli originali persino nel meccanismo di carica automatica. Inoltre, vera novità sottolineata dai finanzieri, con la merce contraffatta, è stato trovato anche il macchinario per la marchiatura, completo di 14 cliché di varie case per la punzonatura dei cinturini e delle casse. Gli orologi erano quindi parzialmente montati, perché il confezionamento con le corone (dei Rolex per esempio) sarebbe avvenuta in un laboratorio. Le perquisizioni in Toscana nei diversi locali nella disponibilità del destinatario hanno poi permesso il sequestro di altri 35 mila articoli contraffatti (tra questi figurine della nota marca "Yu-Gi-Oh", collane, berretti, peluche e orologi da muro). Il totale dei diritti evasi ammonta ad oltre 152 mila euro, mentre il valore della merce supera il milione e mezzo di euro. «Tutti orologi pronti per essere immessi sul mercato d´estate sulle spiagge della Liguria e della Toscana», spiega il capitano Ciro Fabio Castelli.

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i grandi del mondo al test del risparmio - alessandro penati (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)

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Pagina 22 - Economia IL MERCATO I grandi del mondo al test del risparmio Gli americani ora sono costretti a mettere soldi da parte: 4,2% del reddito, ma si prevede fino al 10% ALESSANDRO PENATI Come quasi tutte le crisi finanziarie, anche quella attuale ha come sfondo uno squilibrio dei flussi internazionali di capitale. Fino al �98, i paesi asiatici avevano finanziato la propria crescita importando capitali, che hanno alimentato credito facile e bolla immobiliare. Scoppiata la bolla, fuggiti i capitali, i sistemi finanziari locali sono crollati, causando una devastante crisi economica. Da allora hanno spinto la crescita attraverso le esportazioni, accumulando un surplus di risparmio, investito prevalentemente negli Stati Uniti, che ha permesso agli americani di "vivere al di sopra dei propri mezzi", alimentando credito facile e bolla immobiliare. La bolla si è sgonfiata, il sistema finanziario degli Usa è crollato ed è arrivata la crisi. Stesso film, ruoli invertiti. I paesi asiatici, complessivamente, hanno accumulato nel decennio un avanzo delle partite correnti (l´eccesso del risparmio di un paese rispetto ai propri investimenti) di 5.000 miliardi: una cifra colossale, affluita prevalentemente negli Usa, che nel periodo hanno importato capitali esteri per 6.500 miliardi. Il modello di sviluppo asiatico è stato emulato in Europa dalla Germania: 1.200 miliardi di capitali complessivamente esportati in dieci anni, in parte verso l´Europa dell´Est, ma soprattutto verso i paesi "periferici" di Eurolandia (Portogallo, Italia, Spagna, Grecia, e Irlanda). Tutti assieme, questi paesi hanno importato 1.500 miliardi. In Spagna e Irlanda, i capitali esteri hanno finanziato il settore privato e la bolla immobiliare; in Italia e Portogallo, il disavanzo pubblico; in Grecia, entrambi. Sono questi i paesi di Eurolandia che gli investitori percepiscono a più alto rischio. Nessuno ha ostacolato lo sviluppo di questo imponente squilibrio nei flussi di capitale: agli americani faceva comodo spendere tutto il reddito e non risparmiare; all´Asia conveniva che la cicala americana trainasse la loro crescita (anzi l´ha agevolata, sostenendo il dollaro con acquisti massicci di Treasury Bonds); alla Germania conveniva spingere la propria industria con le esportazioni, alla Spagna drogare la crescita con la bolla immobiliare, e all´Italia finanziare più agevolmente il debito pubblico (oltre la metà del nostro debito, ben 747 miliardi, è in mani straniere). Così, a fronte di una crescita potenziale di circa il 3%, il mondo è cresciuto negli anni passati al 5%. E oggi, Cina e Giappone sono i principali creditori del Governo americano; la Germania, dei paesi di Eurolandia. Ora che la bolla si è sgonfiata, il consumatore americano è costretto a risparmiare: 4,2% del reddito, ma si prevede fino al 10%. Per evitare che il crollo della domanda privata causi una depressione, la spesa pubblica si sostituisce a quella privata. Anche nei paesi europei in deficit, lo Stato aumenta i propri debiti per evitare un´ondata di dissesti tra i privati. Il Tesoro americano ha chiesto a gran voce che i paesi in surplus facilitino l´aggiustamento globale, aumentando lo stimolo fiscale per spingere la loro domanda interna. L´Europa "periferica" tace, causa i vincoli di Maastricht. Ma Cina e Germania hanno risposto picche; identico il messaggio della Bce: un ulteriore aumento dei disavanzi pubblici creerebbe inevitabilmente la tentazione di usare l´inflazione per risolvere il problema dell´enorme stock titoli di Stato emessi; e questo danneggerebbe i grandi creditori Cina e Germania. Vero. Ma richiedendo che l´onere dell´aggiustamento gravi prevalentemente sui paesi in deficit, si rischia il crollo del dollaro e, in Europa, la crisi finanziaria di qualche paese. I creditori ci perderebbero comunque. Senza contare che, venendo meno il traino delle esportazioni, i paesi in surplus rischiano di importare la deflazione. Riequilibrare i flussi faciliterebbe l´uscita dalla crisi. Ma dubito che il prossimo G20 produrrà un accordo.

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Spiragli da finanza e casa (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-03-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-28 - pag: 5 autore: DALLA PRIMA Spiragli da finanza e casa Del malessere di queste matasse era testimone il mercato dei titoli pubblici. I soldi dei risparmiatori individuali e istituzionali – una liquidità immensa che sciacqua nella finanza mondiale – si erano riversati sui titoli di Stato, unico porto sicuro in mari agitati da una finanza privata malata e un'economia reale in affanno. Molti titoli a breve avevano visto rendimenti schiacciati quasi a zero, e anche i rendimenti a lunga sono tuttora più bassi, in quasi tutti i Paesi, rispetto ai livelli pre-crisi. Questa fuga verso la qualità ed è qui la novità - sta ora stingendo verso approdi più utili per le sorti dell'economia. Sia in America che in Europa sono riprese - e hanno trovato buona accoglienza- le emissioni di obbligazioni societarie, riaprendo un importante canale di finanziamento del sistema produttivo. E il costo del danaro per le imprese - che non aveva finora obbedito alle sollecitazioni dei tassi-guida delle Banche centrali - inizia a diminuire. Nella misura in cui il risanamento finanziario è una precondizione per l'uscita dal tunnel della recessione, queste sono notizie positive. La guarigione della finanza è tuttavia una condizione necessaria ma non sufficiente per far passare l'economia dalla sala rianimazione alla corsia dei convalescenti. Il problema del finanziamento delle imprese ha origini reali: il primum movens sta nel forte calo della domanda finale, che ha tolto alle imprese capitale circolante e ha fatto lievitare i bisogni di finanziamento proprio quando le banche (istituzioni da sempre propense a prestare un ombrello quando splende il sole e a chiederlo indietro quando piove) erano occupate a leccarsi le ferite. Se al fondo della crisi ci sono motivi reali, bisogna stimolare la domanda. E qui molti Paesi hanno fatto molto. Nella classifica delle misure discrezionali di stimolo - appena stilata dal Fondo monetario- l'Italia è ultima fra i Paesi industriali, con un misero 0,1% del Pil. Ma l'Italia potrà saltare sul predellino dell'autobus altrui, beneficiando degli impatti delle forti misure espansionistiche di bilancio prese dall'America, dalla Cina, dalla Gran Bretagna, dalla Germania... Il rilancio verrà, come è inevitabile che venga. L'importante è che il dimagrimento in corso abbia dietro una strategia di efficienza per permettere al sistema produttivo di selezionare mercati, prodotti e processi, così da cogliere fra i primi, come già ha saputo fare in passato, i frutti della ripresa. Fabrizio Galimberti www.ilsole24ore.com/ fabrizio@bigpond.net.au

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C'è fiducia, il rilancio è vicino (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-03-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-28 - pag: 5 autore: «C'è fiducia, il rilancio è vicino» Moltrasio (Confindustria): superato il punto di minimo ci sono segnali di crescita Carmine Fotina ROMA Alle proiezioni e ai dati negativi, inclusi quelli diffusi ieri dall'Istat, si possono almeno contrapporre segnali che invitano alla fiducia. Il crollo di fatturato e ordinativi appena certificato dall'Istat per il mese di gennaio –secondo Andrea Mol-trasio, vicepresidente Confindustria con delega sull'Europa – non deve impedire di intravedere «qualche luce in fondo al tunnel e di continuare a darsi da fare». Pil in flessione del 3,5% nel 2009, con una revisione in calo della stima, secondo il Centro studi Confindustria, e ripresa da metà anno. Primo mese dell'anno ancora in caduta per l'attività economica, secondo l'Istat. «Anche se gli ultimi dati – dice Moltrasio – sono ancora negativi, per noi imprenditori sono dati già "vissuti", quindi non ci sorprendiamo più di tanto. In questa fase, però, possiamo iniziare a cogliere dei segnali positivi, anche se sono ancora deboli e da leggere con estrema prudenza. Si tratta sia di segnali italiani sia di segnali internazionali ». A livello nazionale le previsioni del 2009 sono state però riviste al ribasso. Il nostro ufficio studi parla di ripresa nella seconda metà del 2009 e nel 2010 e questo di per sé significa quantomeno vedere una fine alla crisi. Pochi giorni fa l'amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne, che può esprimersi su dati ed elementi concreti, ha spiegato di ritenere ormai superato il punto di minimo; io non saprei dirlo ma di certo vediamo una crescita, seppure labile, nella seconda parte dell'anno e soprattutto all'inizio del prossimo. Quali sono i nuovi elementi su cui si può sperare per il rilancio dell'economia reale? Bisogna guardare soprattutto a quello che sta accadendo negli Stati Uniti e in Cina. Per il mercato delle case degli Usa, al quale tutti hanno guardato come indice strategico fin dall'inizio, si registrano primi segnali positivi, se non nei prezzi almeno nei volumi. Ma, sempre negli Stati Uniti, c'è un altro fenomeno che non può non farci riflettere ed è la discesa del prezzo della benzina, passato da 4,2 a 2 dollari al gallone: per i consumatori americani, considerando che l'inflazione Usa è praticamente inesistente, questo finisce per tradursi in una crescita netta del potere d'acquisto.Senza contare i tassi d'interesse che tanto negli Stati Uniti quanto in Europa stanno raggiungendo livelli bassissimi. La significativa discesa dell'Euribor a 3 mesi vuol dure che anche il sistema finanziario e interbancario sta lentamente riprendendosi. è un insieme di elementi, cui si accompagna una valutazione più ampia, forse la più importante: i 2-3mila miliardi di dollari iniettati da Obama come aumento di liquidità e pacchetto di stimoli non possono non innescare reazioni. è sufficiente per mettersi la crisi alle spalle? Sappiamo bene che si tratta di segnali ancora fragili, ma iniziano ad essere tanti e messi insieme possono dare un po' di fiducia. Guardiamo anche alla Cina: l'indice Pmi (Purchasing managers index) è tornato a crescere dopo mesi di stasi. E si inizia a notare un aumento degli scambi internazionali. Negli ultimi giorni si registra anche la ripresa delle Borse, ma su questo aspetto bisogna essere molto più cauti, perché sui mercati c'è ancora una notevole volatilità. Veniamo alle misure anticrisi varate in Italia. Il quadro si può considerare completo? Premetto che quello che le imprese chiedono al Governo sono cose in larga misura dovute. Ci sono alcuni interventi che non rappresentano un pacchetto anti-crisi ma costituiscono semplicemente un pacchetto di stabilità. In un Paese normale la Pubblica amministrazione deve pagare i suoi debiti in tempi ragionevoli. La stessa Commissione europea sta preparando una direttiva su questo argomento. Ed è anche normale aver sollecitato un Fondo di garanzia per le Pmi in una situazione di sospetti tra istituti finanziari. Abbiamo solo chiesto di ricostituire un quadro di certezze per dare fiducia all'economia. Con il suo ruolo ha un osservatorio privilegiato sull'Europa. Finora c'è stato sufficiente coordinamento? C'è un aspetto su cui l'Italia, se non agirà in fretta, rischia di avere degli svantaggi competitivi rispetto ad altri partner europei. Mi riferisco al Quadro temporaneo per il 2009-2010 con il quale la Ue offre agli Stati membri nuove opportunità in materia di aiuti alle imprese. Ad esempio con il cosiddetto super- de minimis elevato a 500mila euro per impresa oppure con nuovi sostegni straordinari a favore dei prodotti verdi. In Italia noto purtroppo che questa decisione stenta a maturare. carmine.fotina@ilsole24ore.com apag. 42 Nuovi spiragli dall'economia Usa «Negli Usa prime indicazioni positive da mercato immobiliare e potere d'acquisto» «Si muove anche la Cina Anche se deboli, sono tanti gli elementi per vedere la fine del tunnel» Imprenditore. Andrea Moltrasio, vicepresidente Confindustria per l'Europa IMAGOECONOMICA

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Cina e Russia: cooperiamo con Washington (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-28 - pag: 9 autore: GRUPPO DI SHANGHAI Cina e Russia: cooperiamo con Washington L'Afghanistan potrebbe essere la chiave di un avvicinamento tra Iran e Stati Uniti. è l'auspicio espresso ieri alla Conferenza internazionale sull'Afghanistan organizzata a Mosca dal Gruppo di Shanghai (Sco), l'organismo che riunisce i Paesi dell'Asia Centrale, la Russia e la Cina in quello che è nato come un contraltare asiatico all'Alleanza atlantica. Proprio per questo motivo mai, finora, gli Stati Uniti avevano mandato un rappresentante ai vertici del Gruppo, a cui invece partecipa come osservatore l'Iran. Ma i tempi potrebbero cambiare, e ieri a Mosca Patrick Moon, assistente sottosegretario di Stato americano per l'Asia centro-meridionale, ha definito «positive» le proposte del Gruppo di Shanghai per unire le potenze regionali nella lotta contro il terrorismo e il narcotraffico in Afghanistan. Mentre un funzionario americano ha aggiunto di considerare l'Iran «un attore importante in Afghanistan. Questa - ha continuato - potrebbe essere un'area molto produttiva in cui farsi coinvolgere in futuro». Attraverso la Conferenza di Mosca Russia e Cina hanno voluto dare una risposta positiva all'invito di Barack Obama: la stabilizzazione dell'Afghanistan, del resto, sta a cuore sia a Mosca che a Pechino, minacciate direttamente dai militanti islamici. Così il ministro degli Esteri russo Serghej Lavrov ha promesso di discutere «vie di rifornimento aggiuntive» per le truppe Nato, mentre Pechino si è impegnata a sostenere finanziariamente l'Afghanistan. A. S.

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Il Cio ferma la torcia olimpica (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-28 - pag: 8 autore: Giochi. Dopo Pechino 2008 basta con il tour internazionale Il Cio «ferma» la torcia olimpica Luca Veronese La torcia olimpica non viaggerà più attraverso i Paesi del mondo. Il Comitato olimpico internazionale, riunito a Denver in Colorado, ha deciso di sopprimere la staffetta internazionale che dal 2004 portava il fuoco simbolo dei Giochi da Olimpia, in Grecia, alla città sede della manifestazione. I tedofori si daranno il cambio solo all'interno del Paese organizzatore. Le accese e ripetute proteste - a favore del Tibet e per i diritti umani- che si sono verificate in occasione delle Olimpiadi di Pechino, lo scorso anno, hanno convinto il Cio a bloccare la torcia: troppo alti i rischi sull'immagine dello sport e le possibili ricadute negative sul business dei cinque cerchi. Nel 2008 il viaggio della torcia per raggiungere la capitale della Cina - 137mila chilometri in 130 giorni - venne accompagnata dalle contestazioni di migliaia di persone. Già ad Olimpia, il discorso d'apertura di Liu Qi, presidente del comitato organizzatore, venne interrotto da tre dimostranti che sventolavano una bandiera con i cinque cerchi olimpici a forma di manette: un esordio che spinse la tv cinese a bloccare la diretta ea mandare in differita "controllata" tutte le immagini successive dei Giochi proprio per evitare altre sorprese. Ma le denunce pubbliche della situazione cinese continuarono con vigore quasi ovunque, con particolari tensioni nelle tappe di Parigi, Londra e San Francisco. Fino ad arrivare agli scontri di Hong Kong, l'ultima sosta prima di arrivare al totale controllo cinese. Nel 2004, dopo la prima staffetta della fiamma olimpica fuori dai confini dal Paese organizzatore «avevamo già concluso-ha affermato Gilbert Felli, direttore esecutivo del Cio - che sarebbe stato meglio restare all'interno del Paese ospitante, per controllare meglio la staffetta». «Pechino - ha proseguito Felli ha deciso di organizzare una staffetta internazionale e noi l'abbiamo accettata. Ma ora abbiamo concluso, visto quanto accaduto lo scorso anno, di bloccarla per le prossime edizioni ». Gli organizzatori delle Olimpiadi invernali di Vancouver e di quelle estive di Londra 2012 avevano già deciso di limitare il passaggio della torcia all'interno dei confini nazionali. Il Cio ha chiesto anche agli organizzatori dei Giochi invernali di Sochi 2014 di restare all'interno della Russia. La decisione del Cio sarà aggiunta al contratto che sarà stipulato tra il Comitato olimpico e il Paese a cui saranno attribuiti i Giochi ed entrerà in vigore dall'edizione del 2016 che sarà assegnata il prossimo ottobre. Per quell'anno sono in lizza Chicago, Rio de Janeiro, Tokyo e Madrid. Ma per la sede americana sarebbero sorti dei contrasti tra il comitato Usa e il Cio sulla suddivisione dei ricavi del marketing. luca.veronese@ilsole24ore.com LIMITAZIONI La fiaccola attraverserà solo il territorio del Paese ospitante, per evitare che diventi bersaglio delle contestazioni

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A Cagliari il G-8 delle imprese (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-03-28 - pag: 20 autore: Il summit. Proposte anti-crisi A Cagliari il G-8 delle imprese Nicoletta Picchio ROMA Crisi economica e finanziaria, libertà di investimenti, cambiamenti climatici: le associazioni imprenditoriali dei Paesi del G8 ne parleranno a fine aprile, il 23 e il 24, in Sardegna, a Fort Village, vicino Cagliari. Stavolta la presidenza di turno spetta all'Italia e quindi sarà la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ad ospitare i colleghi internazionali. Il G8 Business è arrivato alla terza edizione: nel 2007 gli incontri si sono svolti a Berlino organizzati dalla Bdi, la Confindustria tedesca; nel 2008 da quella giapponese, Nippon Keidanren, a Tokio. L'emergenza economica è stata il motivo per convocare riunione straordinaria, a dicembre del 2008, organizzata a Parigi dalla Confindustria francese, Medef, interamente dedicata alla crisi finanziaria. La riunione che si terrà in Italia cade in un momento particolare: a metà strada tra la riunione del G20 del 2 aprile e il G8 che si terrà a luglio a La Maddalena. E proprio in vista del vertice politico di luglio a conclusione dei lavori le associazioni imprenditoriali firmeranno una dichiarazione congiunta da presentare ai Capi di Stato e di Governo, perché ne tengano conto nel dibattito e nelle decisioni che saranno prese. Il summit italiano cercherà di individuare nuove proposte per superare la difficile congiuntura globale e per riflettere sull'agenda economica internazionale. Il messaggio forte che sarà lanciato è un no al protezionismo. Anche nelle edizioni passate era stata la maggiore preoccupazione espressa dalle imprese: il rischio che gli interventi contro la crisi potessero provocare una distorsione del mercato e una chiusura dei mercati. Nel comunicato finale del G8 Business di dicembre è stato espresso esplicitamente l'auspicio a concludere i negoziati commerciali avviati a Doha, nel 2001, definendoli una «tappa fondamentale per il superamento della crisi». Le stesse considerazioni le ha sollevate la Marcegaglia nei giorni scorsi, a Londra, al G20 delle imprese, dove si è parlato degli interventi contro la crisi, nuove regole per i mercati finanziari, sviluppo del mercato mondiale. Il no al protezionismo era stato anche lo slogan del G8 Business del 2007, insieme alla sollecitazione al mondo imprenditoriale a parlare con una sola voce quando si tratta di affrontare temi che richiedano soluzioni globali. Già allora, primo dello scoppio della crisi, era stato sollevato il problema di rendere più efficienti i mercati finanziari. A maggior ragione oggi, come ha sottolineato più volte la presidente della Confindustria, è necessario avere un'unità d'azione da parte dell'Europa e interventi coordinati per affrontare la situazione economica. Ai due giorni di lavori a Fort Village parteciperanno i presidenti delle Confindustrie di Stati Uniti, Giappone, Germania, Gran Gretagna, Francia, Italia, Canada e Russia oltre ad esponenti del Governo italiano ed economisti internazionali e i lavori saranno coordinati dalla Marcegaglia. I Paesi del G8 rappresentano il 63% del Pil mondiale, il 60% degli investimenti diretti e il 50% del commercio mondiale. Un'attenzione particolare sarà dedicata al clima, in vista della conferenza di Copenaghen che si terrà a dicembre, dove si dovranno stabilire le regole del dopo Kyoto in particolare sulle emissioni di Co2 e l'ingresso nel sistema degli Usa e dei Paesi principali inquinatori come Cina e India. L'AGENDA Al centro dei lavori il tema del protezionismo e le soluzioni globali L'incontro si terrà il 23 e 24 aprile

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Erbe officinali, per Aboca un business da 60 milioni (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2009-03-28 - pag: 21 autore: Salute. L'azienda toscana è specializzata in prodotti naturali Erbe officinali, per Aboca un business da 60 milioni MILANO Oltre 800 ettari coltivati a piante ed erbe officinali, nell'area di San Sepolcro,in provincia di Arezzo, a pochi chilometri da Pieve Santo Stefano, dove cent'anni fa è nato Amintore Fanfani, e da Lama, il paesino umbro dove è cresciuta Monica Bellucci. E questi 800 ettari di coltivazione rappresentano la base dell'avventura imprenditoriale di Valentino Mercati, che 30 anni fa ha fondato la Aboca, impresa che sviluppa prodotti per la salute esclusivamente di origine naturale. A questo business Mercati è arrivato quasi per caso: «Ero un grande concessionario di Alfa Romeo e camion Scania, con punti vendita in Umbria e Toscana. Poi mi sono appassionato alle sorti di un'azienda agricola, l'Aboca, e ho incominciato a riflettere come sviluppare coltivazioni naturali, senza l'uso di pesticidi o concimi chimici. Da lì all'uso sanitario delle enormi possibilità offerteci dalla natura il passo è stato breve». Il primo prodotto è stato un unguento con propoli per il mal di gola. Un'attività che fanno in tanti, più per passione che per capacità d'impresa. Ma per Mercati, 69 anni («non ho nessuna intenzione di smettere: in pensione o in vacanza ci va chi non si diverte. Io sto lavorando su progetti che porteranno a risultati tra dieci anni»), questo unguento è stato solo l'inizio di un'attività che lo ha portato a fare un salto imprenditoriale cui nessuno, fino a pochi anni fa, avrebbe creduto. E ora gestisce con moglie, figli, generi e nipoti ( «la mia maggior soddisfazione è quella di essere riuscito a coinvolgere in questa attività una trentina di famigliari e parenti stretti») un'impresa con oltre 400 dipendenti e un fatturato che quest'anno arriverà a 60 milioni, di cui il 10% realizzato all'estero. «La mia attività - spiega Mercati - è partita dall'assoluta certezza che il progresso basato solo su prodotti artificiali non può dare tutte le risposte alle esigenze umane. Ma, allo stesso tempo, sono convinto che occorre fare il salto di qualità, passando dalle conoscenze empiriche dell'erboristeria a ricerche scientifiche per assicurare qua-lità, garantire altissimi parametri di sicurezza e ottenere risultati ripetibili. La natura è un universo ancora tutto da scoprire. Da secoli sappiamo che la tal pianta ha proprietà benefiche per una specifica malattia, ma spesso non sappiamo perché. E soprattutto non siamo in grado di quantificare esattamente le quantità necessarie per ottenere risultati precisi. Ecco, la scommessa Aboca è proprio questa: applicare le scienze matematiche e la biochimica, compresa la mappatura del genoma, per arrivare a prodotti in cui c'è solo quella precisa essenza e nel dosaggio previsto». Da anni Aboca ha avviato un'intensa attività di ricerca che ha portato numerosi brevetti, comprese erbe e piante particolari: è il caso dell'elicriso, di cui sono state coperte da brevetto varietà, frazioni, processo di distillazione e destinazione d'uso. Le ricerche dello staff interno, che occupa una ventina di addetti, sono portate avanti in collaborazione con le principali università italiane e anche straniere (con la Cina c'è una convenzione interministeriale per studiare i rimedi naturali per il diabete). La collaborazione con la medicina ufficiale si è intensificata anche con i corsi organizzati a San Sepolcro per medici, pediatri e specialisti sempre più interessati a scoprire l'uso scientifico delle proprietà naturali. «Mi fa ridere chi dice che bisogna proteggere la natura spiega Mercati, che ha anche avviato un'intensa attività editoriale con la pubblicazione di antichi erbolari e ha aperto un museo dedicato alle pratiche mediche dei secoli passati - . La natura non ha bisogno di noi, l'essere umano è una delle tante specie che si sono evolute e la natura può tranquillamente sopravvivere anche senza di noi.è l'essere umano che ha bisogno della natura, e spesso se lo dimentica». Aboca non teme la crisi apertasi con il crollo della finanza mondiale: «Il nostro - spiega il presidente - è un cliente consapevole, attento alla salute e, generalmente, di una fascia medio-alta. Non prevediamo quindi pesanti ripercussioni sui conti 2009». R.E. Aboca. La raccolta delle erbe viene fatta durante il periodo balsamico

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il g20, le banche e la collera del mondo - (segue dalla prima pagina) john lloyd (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 26 - Commenti Il g20, le banche e la collera del mondo (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) JOHN LLOYD Le dimostrazioni programmate dal gruppo Meltdown e da altre associazioni in occasione del G20 che si svolgerà a Londra mercoledì e giovedì della prossima settimana potrebbero diventare violente: un sito web arriva a istigare alla messa al rogo, un altro addirittura all´impiccagione dei banchieri in questione. All´improvviso i banchieri, i finanzieri e perfino gli imprenditori più ordinari paiono uomini di un altro insensibile pianeta, arrivati sulla Terra per portarci alla rovina. Nel loro libro del 2008 intitolato "Unjust Rewards" (stipendi ingiusti), i giornalisti del Guardian Polly Toynbee e David Walker raccontano di aver parlato a un gruppo di banchieri e avvocati della City: tra loro quello che guadagnava meno intascava uno stipendio di 150.000 sterline l´anno. Ebbene, costoro non si ritengono ricchi, ma pensano di "cavarsela abbastanza bene", e dicono di voler arrivare a emulare quelli "davvero ricchi". Questa affermazione rivela una mentalità in base alla quale conta chi ha di più, chi è "sopra" in termini di gerarchia nello stesso ramo di attività, chi ha centinaia di migliaia di sterline se non addirittura milioni di sterline di reddito. Questa società potrebbe essere etichettata, per così dire, la società del "perché me lo merito". I più intelligenti, in ogni caso, sanno perfettamente che i ricchi non meritano tutta la loro ricchezza o quanto meno non possono conservarla senza problemi molto a lungo. Michel Platini, presidente della Uefa, ha suggerito di fissare un tetto massimo per gli stipendi, affermando che tutti sanno che il "mercato è incapace di correggere i propri eccessi". Di fatto, nessuno lo sa: le associazioni europee dei vari club calcistici come quelle britanniche gli hanno risposto di lasciar perdere. In futuro vedremo forse i milionari europei dalla miglior parlantina essere fischiati dalla gente per le loro ricchezze? Così, con rabbia, il vecchio grido socialista che inneggiava all´eguaglianza si tramuta in un´ondata populista. Le ragioni addotte hanno solide radici morali: nel suo libro "Equality" (1931) � un testo di riferimento per le generazioni di socialdemocratici di successo � il socialista morale britannico R.H. Tawney arrivava alla conclusione che "una società è libera nella misura in cui le sue istituzioni e le sue politiche sono tali da consentire a tutti i suoi membri di svilupparsi al meglio delle proprie potenzialità". Un libro più recente, "The Spirit Level" scritto dai ricercatori medici Richard Wilkinson e Kate Pickett, si cimenta in un terreno più crudamente realistico e arriva ad affermare che le ineguaglianze sono un male per la salute, per l´aspettativa di vita e per l´incidenza della criminalità. Questo testo ha chi lo critica � John Kay ha trovato "inconsistenti" le sue raccomandazioni � pur ammettendo che "questa tesi è una replica efficace a qualsiasi semplice equiparazione tra progresso sociale e progresso del Pil", oggi più che mai. Le ondate populiste fluttuano e si trasformano. Laddove i radicali di sinistra stigmatizzano i banchieri, quelli della destra accusano gli immigrati. Le proteste divampano in Spagna e in Francia, in Italia e in Gran Bretagna, con obiettivi e bersagli diversi, ma mobilitano tutte un risentimento verso gli standard di vita sfacciati e spudorati dei più ricchi, messi a repentaglio e minacciati dal basso. Gli interrogativi più difficili ai quali dare una risposta sono i seguenti: questa collera avrà contraccolpi duraturi? E fino a quando? In che termini le tesi vecchie e nuove a favore dell´uguaglianza potranno essere tradotte in un´opinione precisa, generale e supportata dall´elettorato, che allontani l´idea prevalsa nei decenni scorsi secondo cui il benessere di pochi avrebbe comunque portato vantaggi a tutti? Il socialismo, quello del genere più forte, pare lontanissimo, come mai prima d´ora è stato, dagli anni Settanta in poi: se i gruppi di estrema sinistra stanno guadagnando nuovi adepti, in Europa i partiti di sinistra sono in genere all´opposizione, oppure � se sono al governo � sono spesso battuti e impopolari. Nemmeno le economie a forte crescita come Cina e India hanno alcuna intenzione dichiarata di far ritorno a un´economia socialista. L´eguaglianza, quindi, diventa una questione transpartitica. Non è più esclusiva della sinistra o della destra. è già adesso un´idra a più teste. Se per Tawney essa era in buona parte limitata a ciò che lo Stato poteva fare in relazione ai redditi, all´istruzione, al servizio sanitario, oggi essa compare nelle questioni legate alla razza, al sesso, al rispetto. Da ogni punto di vista possibile, si tratta di una causa popolare e populista: quasi nessuno si dichiara contro l´eguaglianza sessuale o razziale, e i sondaggi successivi rivelano una forte preferenza per una minore ineguaglianza di reddito e di privilegi. Gli ultimi decenni hanno accordato ai Promethean e perfino ai superimprenditori di tipo nietzschiano � come ha fatto Sir Fred Goodwin insieme agli altri suoi pari in tutto il mondo, trasformando in una potenza globale l´originaria Royal Bank of Scotland di provincia � a fare a pezzi tutti i regolamenti, a spingere la finanza in aree troppo complesse e oscure perché il cittadino comune potesse capirla e infine ad ammassare profitti, utili e redditi a livelli che non hanno precedente alcuno nella storia. Tutti potevano essere vincenti � chi aveva un reddito basso e comperava casa per la prima volta insieme ai magnati dell´universo della finanza. Adesso tutti noi in un modo o in un altro siamo o saremo perdenti: e l´amaro peso delle nostre perdite e della nostra rabbia, se riuscirà a non farci mettere al rogo i banchieri, quanto meno corroborerà i discorsi e forse perfino la realtà di società più eque, almeno per una volta. In effetti, a ben pensarci, per noi potrebbe essere positivo. Traduzione di Anna Bissanti

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la storia alla prova del nove - vittorio zucconi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 32 - Cultura La Storia alla prova del Nove Scatti emozionanti l´immagine è certamente dovuta a un illusionismo della numerologia l´idea che gli anni segnati dal numero Nove siano affollati di eventi cruciali. Ma, in questo 2009 di crisi, basta aprire i due libri di Contrasto dedicati al 1969 e al 1989 per farsi suggestionare e per vivere una specie di cortocircuito tra memoria e attualità Lo shock dell´orma del piede umano sulla polvere vergine del suolo lunare La bomba di piazza Fontana e l´impeachment di Nixon, così finì l´età dell´innocenza L´omino in camicia bianca a bloccare i carri armati E la Cina non fu più la stessa Dal filo spinato tranciato sul confine austro-ungherese ai ragazzi a cavallo del Muro VITTORIO ZUCCONI Deve essere il primo vagito che si sprigiona da noi dopo nove mesi, il segnale che in quel numero magico, nel "9", sta racchiuso il mistero della fine e dell´inizio, il segreto del bisogno umano irrefrenabile di scalciare e di uscire a un nuovo giorno al rintocco di quella cifra. Sono soltanto coincidenze, risponderanno gli scettici e i positivisti, se allo scoccare degli anni che terminano con il numero singolo più alto nella nostra scala decimale, il 9, tanto spesso il mondo conosce il travaglio, il trauma e la nascita di un tempo diverso, dal quale ricominceremo a contare la storia e a riazzerare i calendari. Ma nella fissità implacabile delle immagini che scolpiscono gli eventi nella memoria, più di ogni filmato e video perché tutti tendiamo a ricordare per istantanee e non per sequenze, l´album della famiglia umana che oggi sfogliamo ha scandito proprio gli anni del 9, il 1969, il 1989, come i momenti cardine del passato prossimo e dunque del presente. Guardare le fotografie emozionanti raccolte appunto dagli obbiettivi della grandi agenzie come "Contrasto" nel 1969 e 1989 è come subire un elettroshock della coscienza e rabbrividire al pensiero che anche questo, nel quale viviamo oggi, è un «anno del nove». Come il 1939, per la generazione dei nostri vecchi, l´anno della solita guerra combattuta per mettere fine a tutte le guerra, così il 1969 fu, dal Vietnam alle piazze di Milano con nomi divenuti sciaguratamente immortali, un tempo cardine per gli adulti di oggi. Mai prima di quei giorni un essere umano aveva posto piede su un suolo che non fosse quella della Terra e nel luglio del ´69 Neil Armstrong e Buzz Aldrin calpestarono la polvere vergine della Luna, un evento talmente incomprensibile da avere creato per sempre leggende impastate dello scetticismo di chi non riesce a crederci. Esplose una bomba nella innocente sede di una banca, in piazza Fontana a Milano, colpendo più di cento persone, uccidendone diciassette, e risucchiando nel vortice di quell´esplosione l´età dell´innocenza italiana, che da allora diventerà per sempre l´età del sospetto e del rancore nella quale ancora annaspiamo. Si frantumò in una villa di Bel Air, sopra Hollywood, il mito di "Tinseltown", la immaginaria città felice di stagnola, quando la stupenda Sharon Tate, incinta, fu massacrata da Charlie "Satana" Manson e dalle sue serpi velenose sfuggite al mite sogno di controcultura e di amore universale degli hippy, e questo proprio nello stesso anno in cui lo stesso sogno aveva celebrato, nei quattro giorni di Woodstock, il te deum e insieme il funerale di un culto carnale e fangoso come la terra inzuppata dalla pioggia d´agosto nella quale si rotolavano innocui rivoluzionari con le canne. Massacri di purificazione e tiepidi abbracci a ritmo di rock, mentre un nuovo presidente americano insediato in quei mesi, Richard "Dick lo Sporco" Nixon si preparava a demolire l´"età dell´innocenza americana" e della fede dei cittadini nella integrità nobile dei propri governanti. A Praga, sulla piazza di San Venceslao, si immolava in un rogo suicida, Jan Palach, per segnalare al mondo, alle sinistre leniniste, ai pavidi che ogni illusione era morta e neppure i panzer dell´Armata Rossa sarebbero più riusciti a schiacciare lo spirito dei sudditi e a mantenere in piedi un impero marcio. Sarebbe dovuto passare ancora un ventennio, perché le conseguenze finali di quel gesto, identico all´autosacrificio di altri uomini inorriditi dalla eterna prepotenza della potenze, i monaci buddisti a Saigon, arrivassero a frutto, ma il ´69 di Praga fu il seme di quanto sarebbe sbocciato più tardi. Nel 1989. Possiamo forse immaginare che di nuovo la magia nera del "nove", l´urgenza di tagliare il cordone ombelicale con il passato, fu ciò che spinse il governo ungherese ad abbattere per primo le barriere di filo spinato che chiudevano le frontiere con l´Austria, dunque con l´Occidente, proprio nel 1989? Fu il richiamo di quel numero che nella sua prima formulazione indiana aveva la forma di un punto interrogativo con l´occhiello aperto e non chiuso come lo scriviamo oggi, a portare George Bush il Vecchio Saggio e Mikhail Gorbachev il Coraggioso travolto dal proprio coraggio, a dichiarare nelle acque di Malta, sballottati da una burrasca, che quel giorno la Guerra Fredda era ufficialmente finita e che l´Urss l´aveva perduta? Certamente no, la numerologia, il "potere magico del nove", nove come i nove giorni della passione ebraica che precedono gli eventi più tragici nella storia dei figli di David, la distruzione del tempio di Salomone, non possono avere spinto l´Urss di Brezhnev alla decisione che avrebbe consumato i resti dell´Unione Sovietica: l´invasione dell´Afghanistan. Fu presa nell´anno 1979, a proposito. E che avrebbe portato all´ignominioso ritiro delle truppe sconfitte dieci anni più tardi. Nel 1989. Ogni scolaretto marginalmente attento e con buoni insegnanti sa che la storia non matura per calendari o proclami, ma per lenti e oscuri processi ricordati per episodi e date misteriosamente coagulate. Eppure, qualcosa, sempre in quel 1989 così gonfio di segni e di immagini, si mosse in una piazza lontanissima e ancora per molti «proibita», nella Tienanmen che sarà per sempre bruciata nella memoria con foto dell´omino in camicia bianca solo davanti alla colonna ferma dei carri armati e che scatenerà nella Cina cosiddetta comunista la rincorsa alla prosperità materiale nella quale affogare il grido silenzioso di libertà lanciato da quella sagomina. Il patetico generale Jaruzelski decise in quell´anno di arrendersi e nominare un primo ministro prodotto da Solidarnosc, dal movimento politico, religioso e sindacale che avrebbe dato il colpo di grazia a lui e al Socialismo Reale in stato vegetativo irreversibile. E milioni di persone, in Europa, furono scosse dall´emozione, e dalla certezza che il futuro sarebbe stato molto diverso, e non necessariamente radioso, davanti alle foto dei giovani delle due Berlino divenute una sola, a cavalcioni del Muro ad abbracciare i militi della Vopo, la Volks Polizei comunista, che ancora pochi giorni prima li avrebbero abbattuti senza esitazione, come cacciatori di fagiani in riserva. Certamente una giovane donna furba, dotata di qualche talento e di immensa capacità di marketing, non scelse apposta il 1989 per mettere il proprio nome blasfemo, Madonna, sulla strada di Santa Madre Chiesa, spingendo un Papa, che in quelle ore celebrava anche la liberazione della propria amatissima Polonia, a chiedere che il suo concerto fosse boicottato dai devoti fedeli. Guai a chi ascoltò le empie liriche del successone di quell´anno stampato e venduto in sette milioni di copie, Like a Prayer, come una preghiera, dove la signora Ciccone implorava un dio molto dionisiaco di «portarla in sogno, come una preghiera» in un luogo di estasi non mistiche. Ma anche quella aspra reazione della maggiore confessione cristiana del mondo, quella cattolica, a una banale canzonetta pop lanciata con un "commercial" della Pepsi Cola raccontava una storia sbalorditiva, rivista vent´anni dopo, quella di una gerarchia vaticana passata dall´incubo del «materialismo negatore» bolscevico all´angoscia per il «materialismo edonistico» che turba l´attuale gestione. Trascuriamo pure il fatto, di nuovo sicuramente del tutto casuale, che il Terzo Millennio sia stato marcato indelebilmente da quel che accadde nel nono mese dell´anno, l´11 di settembre, e saltiamo al presente, al tempo che i "dottori dell´Apocalisse", gli economisti, analisti e finanzieri, magari gli stessi che fino al 2008 cantavano la ballata del mercato felix, descrivono come la prima e nuova «Grande Depressione» del Ventunesimo secolo, capace di far impallidire il ricordo della «Great Depression» originale, ufficialmente inaugurata in un altro anno che finiva con il "9", il 1929. La tentazione di dire che anche questo nostro anno stia assistendo a una fine, quella del capitalismo come era stato interpretato dopo il 1989, nel mito del sistema unico globale e infallibile, è forte, perché soltanto le nazioni con i rammendi e le toppe sul fondo dei calzoni non stanno rovesciando tutto il loro potere statale e statalista per spegnere gli incendi. Non è ancora stato completata la raccolta delle fotografie che racconteranno, ai lettori del 2029 (tanti auguri) che cosa sia questo 2009, se esso riprenderà il ritmo dei tramonti e delle aurore che il ´69 e l´89 imposero, con la fine del lungo dopoguerra il primo e la fine del socialismo il secondo. Già è difficile scrivere la storia del passato, tra chi la nega, chi la vorrebbe dimenticare, chi la venera, figuriamoci scrivere la storia del futuro. Qualcosa è finito ed è stato buttato nella spazzatura, insieme con le Lehman Brothers, i fantastici magliari di Borsa alla Bernie Madoff, la leggenda del capitalismo autoregolatore, sempre destinato a divenire, come i cani abbandonati e randagi, selvatico e incontrollabile. Ma se non ci sono ancora il piedone di Armstrong o il piedino del cinese, se non conosciamo ancora la storia, già conosciamo l´immagine che trasmetteremo a chi avrà vent´anni nel 2029. Le scatole di cartone nella quali è finita un´altra epoca, incapace di superare la implacabile prova del Nove.

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stop a "cinepresa selvaggia" prati detta nuove regole per i set cinematografici - laura serloni (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XI - Roma Stop a "cinepresa selvaggia" Prati detta nuove regole per i set cinematografici Aree di parcheggio per i grandi camion E non più di tre produzioni nella stessa giornata LAURA SERLONI «Mai più camion da dodici metri parcheggiati per giorni in piazza Bainsizza, viale Angelico, via Traspontina, Borgo o Castel Sant´Angelo. Mai più gruppi elettrogeni o fari accesi tutta la notte nelle strade del quartiere di Prati. Mai più set cinematografici allestiti da un giorno all´altro senza nessun preavviso sia per i cittadini che per il municipio. E stop alle risorse del Comune per mettere in campo gli uomini della polizia municipale. Ora si cambia». Il minisindaco del XVII municipio, Antonella De Giusti, è determinata a imporre delle regole per girare film, fiction o spot in Prati. E perciò ha presentato all´assessore alla Cultura, Umberto Croppi una serie di proposte che saranno inserite nel nuovo regolamento che è ora allo studio del dipartimento comunale. Le proposte del minisindaco prevedono la creazione di stazioni base dove le produzioni potranno posteggiare i camion, le cine-mobili, le auto di scena e tutti i mezzi che trasportano il materiale per allestire il set. Sono tre le zone individuate nel municipio XVII: lungotevere Oberdan, lungotevere della Vittoria e piazza dei Tribunali. Sarà dunque vietato posteggiare per giorni nelle stradine del cuore di Prati i veicoli pesanti che paralizzano il traffico e impongono ai residenti infiniti giri del quartiere per trovare un posto libero dove parcheggiare l´auto. Nei luoghi dove viene allestito il set potranno sostare solo dei piccoli furgoni non troppo invasivi. «Ritengo il cinema un´industria fondamentale per Roma e anche la sua promozione è importante sia per i risvolti sociali che economici dell´indotto ad esso collegato - dice Antonella De Giusti - non per questo però deve diventare motivo di disagio per la cittadinanza. Così abbiamo cercato di mettere a punto un´intelligente pianificazione sul territorio». Non potranno esserci più di tre produzioni in una stessa giornata nell´intero municipio XVII e dovranno essere dislocate in differenti aree. E un´altra novità sarà sulle occupazioni di suolo pubblico. Una quota dei soldi versati per le occupazioni di suolo pubblico sarà corrisposta al municipio per riqualificare l´area dove è stata girato il film. «Spesso le fiction utilizzano piazze e giardini togliendo per giorni spazi verdi ai cittadini - spiega il minisindaco - penso che ci dovrebbe essere una qualche forma di risarcimento per i territori che ospitano queste produzioni, in maniera che un residente possa anche accettare un disagio di alcuni giorni in virtù del fatto che questo spazio verrà restituito riqualificato e con dei servizi aggiuntivi». Stop anche agli straordinari che il Comune deve corrispondere, in tali occasioni, ai vigili. «In un momento in cui soffriamo di ingenti tagli al bilancio, se ci fossero dei soldi per gli straordinari, la polizia municipale dovrebbe essere utilizzata per proteggere i nostri cittadini e non certo per vigilare sul rispetto dei divieti di sosta causati dalla presenza dei set cinematografici».

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Torino, due orchi contro la figlia-sorella (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 29-03-2009)

Argomenti: Cina

Torino, due orchi contro la figlia-sorella Londra in piazza contro la crisi In Tibet la festa di regime della Cina Ronconi e l'esorcismo della morte Oggi primo Gp, Brawn in pole

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In Tibet festa di regime La Cina sfida il Dalai Lama (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 29-03-2009)

Argomenti: Cina

In Tibet festa di regime La Cina sfida il Dalai Lama GABRIEL BERTINETTO Uno studente, un soldato, un ex-servo della gleba. A turno salgono sul palco e tessono gli elogi del regime vigente. L'ultimo dei tre, l'anziano contadino, ha l'età per fare un raffronto diretto con il passato, e ricorda le vessazioni subite in gioventù quando lavorava la terra al servizio dei monasteri. Ma oggi in Tibet va tutto meglio, la schiavitù è finita, conclude. Questo il senso dei discorsi con cui l'accurata regia comunista ha voluto spruzzare un pizzico di sale popolare sulle celebrazioni di regime indette ieri per i 50 anni del Tibet libero. Libero, cioè sottomesso alla Cina. L'hanno chiamato il «Giorno dell'emancipazione dei servi» e d'ora in poi sarà festeggiato ogni 28 marzo. Perché in quello stesso giorno del 1959 a Lhasa i cinesi installarono un governo a loro obbediente, dopo avere soffocato una rivolta e avere costretto alla fuga ed all'esilio il Dalai Lama, massima autorità spirituale buddista tibetana. Quest'ultimo da allora vive a Dharamsala, in India, dove ha sede anche il Kashag, il governo tibetano in esilio. Il Kashag ha bollato come «offensiva e provocatoria» l'iniziativa cinese, sostenendo che «questa data sarà osservata dai tibetani ovunque nel mondo e specialmente da quelli che risiedono in Tibet come un giorno di lutto». IL PALAZZO D'INVERNO La manifestazione si è svolta nel centro di Lhasa. Nello spiazzo antistante il Potala, che un tempo era il palazzo d'inverno del Dalai Lama, erano stati fatti convenire e sedere in file ben ordinate tredicimila abitanti del luogo. Abbigliati in abiti tradizionali, i presenti hanno ascoltato i racconti dei loro concittadini, cui ha fatto seguito il comizio del capo del partito comunista della regione, Zhang Qingli. «Qualunque trama per rendere indipendente il Tibet e separarlo dalla Cina socialista -ha sentenziato Zhang- è destinata a fallire. Il cielo splenderà sempre d'azzurro, e la scintillante bandiera rossa a cinque stelle sventolerà in eterno alta sul Tibet». Vietato l'accesso alla stampa internazionale, la cerimonia è stata trasmessa in diretta dalla televisione di Stato. Editoriali sui giornali ufficiali, dichiarazioni delle massime autorità nazionali, hanno fatto da contorno ad un evento preparato con cura per affermare l'idea che il dominio cinese abbia portato benessere al Tibet, tirandolo fuori da uno stato di arretratezza feudale. LE BUGIE DELLA CRICCA Visitando una mostra sul Tibet, il presidente Hu Jintao ha affermato che l'attuale «buona situazione» in quella regione è stata «guadagnata a prezzo di dure fatiche e dovrebbe essere fortemente apprezzata». L'organo del partito comunista, il Quotidiano del popolo, ha attaccato per l'ennesima volta «la cricca del Dalai Lama». «Per quanto tempo ancora potranno arrampicarsi sui vetri per raccontare bugie», si legge sul giornale. Falso, secondo Pechino, che i tibetani siano oppressi, la loro cultura violata, la libertà negata. Alle asserzioni cinesi di avere portato felicità e benessere ai tibetani, il Kashag replica definendo una «palese distorsione dei fatti» l'equiparazione del Tibet, prima dell'annessione, ad un sistema feudale ed oppressivo. «Il miglior giudice sull'emancipazione effettivamente portata oppure no dai cinesi, sono i tibetani stessi -ammonisce il governo in esilio-. I quali esprimono il loro giudizio nel momento stesso in cui attraversano i monti dell'Himalaya per cercare libertà e felicità fuori del Tibet cosiddetto libero». Il controllo poliziesco sul Tibet e le province vicine è diventato ferreo dall'inizio di marzo, all'avvicinarsi di alcune date considerate a rischio da Pechino: il 10, cinquantenario della fuga all'estero del Dalai Lama, ed il 14, primo anniversario delle proteste represse nel sangue a Lhasa. La morsa repressiva da allora non si è allentata. In meno di un mese sono finite in prigione almeno duecento persone. Tra loro sono numerosi i bonzi coinvolti in azioni di sostegno alla causa tibetana. Le autorità cinesi festeggiano a Lhasa i 50 anni del Tibet «libero dalla schiavitù». Il governo in esilio, che riconosce l'autorità spirituale del Dalai Lama, definisce la celebrazione «offensiva e provocatoria».

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Uno studente, un soldato, un ex-servo della gleba. A turno salgono sul palco e tessono gli elogi del... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 29-03-2009)

Argomenti: Cina

Uno studente, un soldato, un ex-servo della gleba. A turno salgono sul palco e tessono gli elogi del regime vigente. L'ultimo dei tre, l'anziano contadino, ha l'età per fare un raffronto diretto con il passato, e ricorda le vessazioni subite in gioventù quando lavorava la terra al servizio dei monasteri. Ma oggi in Tibet va tutto meglio, la schiavitù è finita, conclude. Questo il senso dei discorsi con cui l'accurata regia comunista ha voluto spruzzare un pizzico di sale popolare sulle celebrazioni di regime indette ieri per i 50 anni del Tibet libero. Libero, cioè sottomesso alla Cina. L'hanno chiamato il «Giorno dell'emancipazione dei servi» e d'ora in poi sarà festeggiato ogni 28 marzo. Perché in quello stesso giorno del 1959 a Lhasa i cinesi installarono un governo a loro obbediente, dopo avere soffocato una rivolta e avere costretto alla fuga ed all'esilio il Dalai Lama, massima autorità spirituale buddista tibetana. Quest'ultimo da allora vive a Dharamsala, in India, dove ha sede anche il Kashag, il governo tibetano in esilio. Il Kashag ha bollato come «offensiva e provocatoria» l'iniziativa cinese, sostenendo che «questa data sarà osservata dai tibetani ovunque nel mondo e specialmente da quelli che risiedono in Tibet come un giorno di lutto». IL PALAZZO D'INVERNO La manifestazione si è svolta nel centro di Lhasa. Nello spiazzo antistante il Potala, che un tempo era il palazzo d'inverno del Dalai Lama, erano stati fatti convenire e sedere in file ben ordinate tredicimila abitanti del luogo. Abbigliati in abiti tradizionali, i presenti hanno ascoltato i racconti dei loro concittadini, cui ha fatto seguito il comizio del capo del partito comunista della regione, Zhang Qingli. «Qualunque trama per rendere indipendente il Tibet e separarlo dalla Cina socialista -ha sentenziato Zhang- è destinata a fallire. Il cielo splenderà sempre d'azzurro, e la scintillante bandiera rossa a cinque stelle sventolerà in eterno alta sul Tibet». Vietato l'accesso alla stampa internazionale, la cerimonia è stata trasmessa in diretta dalla televisione di Stato. Editoriali sui giornali ufficiali, dichiarazioni delle massime autorità nazionali, hanno fatto da contorno ad un evento preparato con cura per affermare l'idea che il dominio cinese abbia portato benessere al Tibet, tirandolo fuori da uno stato di arretratezza feudale. LE BUGIE DELLA CRICCA Visitando una mostra sul Tibet, il presidente Hu Jintao ha affermato che l'attuale «buona situazione» in quella regione è stata «guadagnata a prezzo di dure fatiche e dovrebbe essere fortemente apprezzata». L'organo del partito comunista, il Quotidiano del popolo, ha attaccato per l'ennesima volta «la cricca del Dalai Lama». «Per quanto tempo ancora potranno arrampicarsi sui vetri per raccontare bugie», si legge sul giornale. Falso, secondo Pechino, che i tibetani siano oppressi, la loro cultura violata, la libertà negata. Alle asserzioni cinesi di avere portato felicità e benessere ai tibetani, il Kashag replica definendo una «palese distorsione dei fatti» l'equiparazione del Tibet, prima dell'annessione, ad un sistema feudale ed oppressivo. «Il miglior giudice sull'emancipazione effettivamente portata oppure no dai cinesi, sono i tibetani stessi -ammonisce il governo in esilio-. I quali esprimono il loro giudizio nel momento stesso in cui attraversano i monti dell'Himalaya per cercare libertà e felicità fuori del Tibet cosiddetto libero». Il controllo poliziesco sul Tibet e le province vicine è diventato ferreo dall'inizio di marzo, all'avvicinarsi di alcune date considerate a rischio da Pechino: il 10, cinquantenario della fuga all'estero del Dalai Lama, ed il 14, primo anniversario delle proteste represse nel sangue a Lhasa. La morsa repressiva da allora non si è allentata. In meno di un mese sono finite in prigione almeno duecento persone. Tra loro sono numerosi i bonzi coinvolti in azioni di sostegno alla causa tibetana.

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LA SFIDA CINESE: UN'ALTRA VALUTA È POSSIBILE (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 29-03-2009)

Argomenti: Cina

LA SFIDA CINESE: UN'ALTRA VALUTA È POSSIBILE IL TRAMONTO DEL DOLLARO Lunedì scorso, quando a Washington Tim Geithner, ministro del Tesoro, presentava il piano per normalizzare il sistema bancario e finanziario degli Stati Uniti, sul sito della Banca Centrale della Cina veniva posto un articolo, in inglese, firmato dal Governatore Zhou Xiaochuan per sostenere il lancio di una moneta di riserva globale slegata dal controllo di Stati sovrani, in sostituzione o almeno in affiancamento di dollaro ed euro. Il Governatore cinese dà un riferimento preciso: il «Bancor» proposto da Keynes nel 1944 a Bretton Woods e poi accantonato per volere degli Stati Uniti interessati ad affermare il dominio del dollaro. La coincidenza delle iniziative di Washington e Pechino non è casuale. Mentre la Presidenza Obama, per riportare la macchina economica americana su un sentiero di crescita, immette nel sistema monetario internazionale un'ulteriore valanga di dollari, Pechino segnala, con la massima autorità di politica economica, la necessità di voltare pagina. Il rischio svalutazione del dollaro diventa sempre più alto. E la Cina, come le altre economie emergenti, ha le casse della Banca Centrale stracolme di valuta Usa. Accumulate non per generosità, ma per tenere sottovalutata la moneta nazionale e così dare maggiore competitività al proprio export. Ma, la Cina riconosce che l'equilibrio globale dell'ultimo quarto di secolo fondato sul «terrore finanziario» (Summers 2004) è irrimediabilmente saltato. L'economia globale non può più essere trainata dai consumi a debito delle classi medie Usa e dai risparmi forzati delle classi medie cinesi, indiane, coreane. Siamo ad un cambio di stagione. E Pechino indica la disponibilità a cooperare per un'economia globale bilanciata e sostenibile, alimentata da una pluralità di motori, inclusa la domanda interna delle economie emergenti. La proposta di Pechino, sostenuta da Russia e Nazioni Unite (Commissione Stiglitz) è l'unica iniziativa politica finora in campo per scogliere i nodi strutturali della crisi. La Cina ha capito la fase in corso: non una crisi ordinaria, ma una transizione geo-economica, quindi geo-politica. Insomma, l'iniziativa cinese apre ufficialmente una fase costituente per una governance globale adeguata alla realtà politica ed economica del XXI secolo. Una realtà multipolare. L'Unione Europea o, almeno, le sue forze democratiche e socialiste, politiche e sindacali, sono in grado di misurarsi con la sfida riformista aperta da Pechino? O continueranno a difendere inutili orticelli al G8, al Fondo Monetario e alla Banca Mondiale? L'alternativa all'opportunità offerta dalla Cina è il ripiegamento nazionalista e protezionista e la marginalizzazione delle forze riformiste. www.stefanofassina.it

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Le contestazioni alla Torcia sono scoppiate l'anno scorso: contro la Cina, per i diritti um... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 29-03-2009)

Argomenti: Cina

Le contestazioni alla Torcia sono scoppiate l'anno scorso: contro la Cina, per i diritti umani e soprattutto per il Tibet. Nella foto a destra i tafferugli in aprile a Parigi che hanno bloccato molte staffette e costretto gli organizzatori a finire il tragitto in pullman.

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Le proteste per i Giochi in Cina sono iniziate a marzo, alla partenza della fiaccola da Olimpia ... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 29-03-2009)

Argomenti: Cina

Le proteste per i Giochi in Cina sono iniziate a marzo, alla partenza della fiaccola da Olimpia in Grecia. Si sono estese in più continenti, da New Delhi a San Francisco. E molte città hanno assistito al passaggio praticamente blindate.

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forza e agilità coi monaci shaolin - simona spaventa (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XX - Milano FORZA E AGILITà COI MONACI SHAOLIN la scelta SIMONA SPAVENTA La loro è una lotta di difesa, con esercizi di destrezza spettacolari, basati sulla regolarità dei movimenti e una ferrea disciplina fisica e spirituale. è l´arte del kung fu dei monaci buddisti Shaolin, in scena solo stasera al Teatro Ciak (0276110093) con uno show � The Holy Mountain � che riporta al monastero della Cina centrale, ai piedi del monte sacro Song Shan, dove la confraternita nacque 1500 anni fa. Insieme a loro, i maestri dell´antica arte marziale Kalaripayattu si affronteranno in una lotta simile al ballo, che affonda le sue radici nell´estremo Sud dell´India.

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hiroshima - goffredo locatelli (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XIX - Napoli HIROSHIMA GOFFREDO LOCATELLI ne ricorda sempre l´orrore incancellabile. Arzillo e lucido, di taglia atletica oltre il metro e ottanta, Mazzella ha conservato un cuore d´acciaio che oggi, a 91 anni, batte ancora 60 colpi al minuto. Vive a Ischia con la famiglia, dopo una vita ricca di avventure irripetibili. «Il ricordo dell´esplosione atomica non mi lascia mai. - racconta - Più gli anni passano più comprendo l´orrore di quel giorno». Mazzella era prigioniero dei giapponesi. Lo avevano catturato in Cina due anni prima e poi internato in un campo di concentramento. «Quel 6 agosto - continua a raccontare - eravamo a pochi chilometri da Hiroshima, da cui ci divideva una collina. Era una mattina limpida rinfrescata da un venticello di maestrale. Alle 8,15 sentii tremare un po´ la terra sotto i piedi, cosa normale in Giappone, ove sono frequenti le scosse di terremoto. Poi vidi un lampo con un bagliore accecante. Dopo poco il cielo si oscurò e si scatenò una violenta pioggia. Allora pensai ad un tifone che passava sul Giappone. Quella pioggia era il fall-out atomico che fortunosamente non arrivò al campo: ci salvò la collina e il vento che soffiava di spalle. Fu così che il mio gruppo di 29 italiani non fu annoverato tra gli "hibakusha", come chiamarono i colpiti dalle radiazioni atomiche. Non andò allo stesso modo per altri prigionieri americani che si trovavano ad est: sebbene più lontani, furono esposti alla pioggia radioattiva e molti morirono poi di leucemia». Mazzella aggiunge che solo a sera le radio giapponesi diedero la notizia di una superbomba sganciata su Hiroshima. Nei due giorni successivi all´apocalisse nucleare Mazzella e gli altri prigionieri furono evacuati per essere trasferiti a Tokio, Kawasaki, Yokohama. L´8 agosto vennero fatti salire sul treno di una linea secondaria che sfiorò la periferia di Hiroshima. «Furono oscurati tutti i vagoni per evitare che guardassimo quello spettacolo terrificante. Il convoglio si fermò in una stazione e noi, presi dalla curiosità, cercammo di spiare dalle fessure dei finestrini. Vidi scene indescrivibili: migliaia di morti e feriti coperti di bruciature come se fossero usciti da un´enorme fornace rovente. Il viaggio proseguì poi normalmente. Lo scoppio della seconda atomica su Nagasaki, il 9 agosto, per i prigionieri concentrati nella baia di Tokio passò inosservato, ma il 13 ascoltammo alla radio il discorso di resa dell´imperatore Hiro-Hito». Due giorni dopo, il cielo fu invaso da centinaia di aerei americani che lanciavano cibo con i paracadute. «Ma con grande sorpresa, mentre noi corremmo a raccoglierlo, nessun giapponese, e dico nessuno, si chinò per prendere una sola scatoletta. Eppure erano allo stremo per mancanza di cibo: a noi fornivano una razione giornaliera di 100 grammi di riso, che era già tanto, considerato che loro soffrivano la fame. Ricordo che pregai la nostra guardia, il caporale Hishihara, di mangiare un po´ di cioccolato, tanto la guerra era finita. Mi rispose che quel cibo era solo nostro». Ridotto a una larva umana di 40 chili durante la prigionia, Mazzella non ha mai nutrito sentimenti di rancore per i giapponesi. Dice: «Avrei dovuto essere felice perché l´atomica accorciò la mia prigionia. Ma non fu così. Credo che il lancio delle atomiche su Hiroshima e Nagasaki sia stato uno schiaffo al genere umano, specie se si pensa che avvennero dopo tre mesi dalla resa dei tedeschi». Dopo la liberazione, l´avventura di Mazzella continuò. «Gli americani mi portarono con loro nelle isole del Pacifico che liberavano dai giapponesi. Ero partito da Napoli nel 1938, a 20 anni. Ritornai a casa nel 1946, dopo aver girato mezzo mondo e portando con me il pezzo di un paracadute americano». Ma come si trovò in Cina allo scoppio della seconda guerra mondiale? «Nel 1938 fui chiamato a fare il militare di leva e arruolato nel battaglione San Marco. Dopo un breve addestramento venni inviato con un contingente di 500 marinai in Cina e rimasi per alcuni anni a Shangai. Allora una parte della città era costituita dalle "Concessioni straniere", cioè in possesso delle potenze occidentali: l´Italia aveva la sua concessione a Tientsin». Quando la Cina fu invasa dal Giappone, a Shangai si andò organizzando la resistenza e in quel clima Mazzella entrò in contatto con i comunisti cinesi. «Conobbi personaggi che hanno avuto un ruolo storico nella rivoluzione cinese, come Ciu En-lai, ministro degli esteri di Mao». All´armistizio, nel settembre 1943, Mazzella partecipò con altri del suo battaglione all´affondamento delle navi italiane ferme alla foce del Yangtze, davanti a Shangai: il posamine Lepanto, la cannoniera Carlotto, la nave ausiliaria Calitea Il e il transatlantico Conte Verde (che aveva portato un carico di ebrei cacciati dal fascismo). Questa azione imbottigliò per alcuni mesi molte unità della flotta giapponese provocando una dura reazione nei confronti degli ex alleati italiani. Seguì un processo e la spaccatura del battaglione San Marco. Da una parte il piccolo gruppo di Mazzella, dall´altra quelli che accettarono la collaborazione con i giapponesi e il riconoscimento del governo di Salò. Mazzella e i 29 antifascisti furono internati in un campo di concentramento a 30 Km da Shangai e poi trasferiti in varie zone: Nankino, Pechino, Manciuria, Corea. Il 1945 fu l´anno che mise a dura prova i prigionieri italiani. «I devastanti bombardamenti aerei americani ci fecero spostare a Hiroshima, Nagasaki, Kioto, Yokohama, Tokyo. Ridotti a stracci umani, fummo liberati dagli americani nel settembre 1945». Mazzella è stato per 63 anni dirigente della Cgil e ancora oggi è il segretario dei pensionati di Ischia. «Per me il ciclo dell´esistenza sta per esaurirsi. - conclude - . Spero che le nuove generazioni si impegnino affinché gli orrori della seconda guerra mondiale non si ripetano mai più».

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assalto mondiale degli hacker di pechino spiato anche il computer del dalai lama (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)

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Pagina 17 - Esteri Molti dei pc violati appartenevano ad ambasciate, ministeri e uffici governativi: attacco in 103 Paesi Assalto mondiale degli hacker di Pechino spiato anche il computer del Dalai Lama Nessuna prova che la Cina sia coinvolta, ma il sistema è manovrato da lì TORONTO - Grazie a una titanica impresa di spionaggio, centinaia di siti governativi e commerciali hanno subito un saccheggio di dati e documenti, e fra le vittime più illustri c´è il Dalai Lama. La rete è stata scoperta per caso dai ricercatori del Centro Munk per gli studi internazionali dell´Università di Toronto. Il sistema, stando alle rivelazioni, è manovrato da una serie di computer in Cina, però ciò non basta a dimostrare un coinvolgimento del governo di Pechino. Tutto è iniziato quando il quartier generale del Dalai Lama, con uffici sparsi in esilio dall´India a Londra a Bruxelles e New York, s´è rivolto al Centro canadese con la richiesta di esaminare il propri computer nel caso fossero stati penetrati da software alieni, in particolare i malware. Così s´è scoperta la rete, ribattezzata GhostNet, che in meno di due anni ha infiltrato almeno 1.295 computer in 103 Paesi, prendendo di mira ambasciate, ministeri degli Esteri e sedi governative. Se dai risultati della ricerca arriva la conferma che il Dalai Lama è l´obiettivo primario, se ne deduce anche che i pirati del web hanno nel mirino i governi dell´Asia meridionale e i Paesi del Sud Est asiatico più in generale. Si tratta di una delle aree dov´è più intenso lo scontro fra le potenze emergenti, dove Cina, Russia e Stati Uniti manovrano per garantirsi posizioni di riguardo. Infatti sia Pechino sia Mosca e Washington impiegano sofisticati programmi per raccogliere notizie in modo clandestino. Però mai prima d´ora i cacciatori di spie s´erano imbattuti in una rete tanto ampia e complessa. Le conseguenze sono pratiche e reali. Nel caso del Dalai Lama, gli intrusi si sono inseriti nel server della posta elettronica. Sarà una coincidenza, dicono i canadesi, ma dopo l´invito e-mail spedito dagli esuli tibetani a un diplomatico occidentale, il governo cinese ha interpellato l´uomo suggerendogli di respingere l´invito. Tanto che un altro gruppo di ricercatori, stavolta all´università di Cambridge, collega la rete alle autorità di Pechino, che negano ogni coinvolgimento. La pubblicazione dello studio non ha per questo intralciato l´opera del "grande occhio segreto": nei calcoli del Centro di Toronto, GhostNet infiltra almeno una ventina di computer la settimana. I suoi obiettivi sono target importanti. Sembrano finora esclusi gli Stati Uniti, ma la Nato è stata colpita per metà giornata. Tra le funzioni attivate da GhostNet, vi sono anche gli strumenti di registrazione audio e video. In questo modo, le talpe vedono e ascoltano quel che accade in una stanza. Insomma un Grande Fratello di cui si conosce l´esistenza, ma che nessuno per ora sembra in grado di fermare.

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ecco il viaggio alfa l'homo sapiens dall'africa all'australia - paolo rumiz (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 35 - Cultura Ecco il viaggio alfa l´homo sapiens dall´Africa all´Australia Scoperte il racconto Settantasettemila anni fa iniziò la migrazione più lenta della storia. Fu allora che l´uomo si mise in marcia dal continente nero per arrivare in India e poi, cinquemila anni dopo, in Oceania. Gli scienziati hanno ricostruito quell´esodo in un libro che sembra un thriller. Dove gli indizi sono orme e ossa millenarie PAOLO RUMIZ Succede che un giorno in Australia, ai piedi di una bassa cordigliera, nella sabbia di quarzo di un lago asciutto da diciottomila anni gli archeologi trovano resti molto speciali. è il corpo di una donna di vent´anni, cremato, accuratamente sminuzzato, ricoperto di polvere d´ocra e poi sepolto. Gli studiosi non credono ai loro occhi: le ossa hanno sessantaduemila anni, ventimila in più degli uomini delle grotte dipinte di Lascaux in Francia. La più antica cremazione della storia. Ma l´esame del dna offre altre sorprese. La giovane antenata appartiene alla stessa razza - "homo sapiens" - degli anglosassoni colonizzatori. Niente a che fare con gli scimmieschi australopitechi o con il "neanderthal man" dalla fronte rocciosa. Come gli abitanti di Lascaux, la progenitrice è discendente dei cacciatori che popolarono l´Africa sud-orientale, la "culla della civiltà" dove l´uomo cominciò a dipingere, socializzare, seppellire i morti. E non solo: la sua gente sbarcò in Australia almeno diecimila anni prima che l´uomo nuovo arrivasse in Europa. Ma se fu l´Africa la Grande Madre, come arrivarono fino in Oceania quegli antenati simili a noi? Come superarono il mare, visto che l´Australia è sempre stata un´isola, anche quando il gran freddo teneva basso il livello degli oceani? Già quarant´anni fa il genetista Luca Cavalli Sforza verificò che il mondo venne colonizzato da discendenti di una singola tribù africana di "homo sapiens", al massimo settecento individui di pelle nera, partiti verso il Mar Rosso settantasettemila anni fa. Ma il primo grande viaggio dell´umanità non era mai stato rifatto. Ora degli scienziati hanno colmato la lacuna, armati di strumenti di datazione, "carbonio 14", isotopi, mappe genetiche, rivelatori di "termoluminescenza", e delle ultime conoscenze di paleo-antropologia. Per anni hanno seguito le tracce di quelli che andarono verso il sole nascente lungo le coste dell´Oceano Indiano, attraversando il Mar Rosso come gli ebrei, e poi gli stretti di Bab el Mandeb fino al subcontinente indiano e all´arcipelago dell´Indonesia. @_TITOLETTO nero sx:Uragani ed eruzioni @_AR Tondo al VIVO:Ne è uscito un libro appassionante - The Bone Readers, i lettori di ossa, appena uscito a Sydney e nel Regno Unito - che riper