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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “CINA” |
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T ARTICOLI DEL 19-31 marzo 2009#TOP
Succhi
del Dragone senza Coca-Cola ( da "Finanza e Mercati"
del 19-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
a stelle e
strisce già controlla oltre la metà del mercato dei soft dinks in Cina e, con
il deal, si verrebbe a creare per Coca Cola un «posizione dominante
inaccettabile con una quota che arriverebbe nel settore a superare il 70 per
cento». In Borsa il risultato di questa decisione, che il management di Coca
Cola si è detto pronto ad accettare senza l'intenzione di fare ricorso,
Sicurezza,
norme inaccettabili 101 deputati Pdl contro la fiducia
( da "Sole
24 Ore, Il" del 19-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
u pagina 42
La Cina blocca maxi-acquisizione di Coca-Cola Il Governo cinese ha respinto
l'acquisto del primo produttore locale di bevande da parte di Coca-Cola,
un'operazione da 2,4 miliardi di dollari, perché viola le regole
anti-monopolio. u pagina8 Nato: Stavridis nominato comandante militare Il
ministro della Difesa americano Robert Gates ha indicato James G.
Pechino
respinge Coca-Cola ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 19-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Dal nostro
corrispondente La Cina dice no ai piani di espansione di Coca-Cola. Ieri il
Governo ha respinto la proposta di acquisto di China Huiyuan Juice, il maggiore
produttore domestico di succhi di frutta, lanciata lo scorso autunno dal gruppo
americano. Che per rilevare il colosso cinese dei soft drink aveva messo sul
piatto ben 2,
Obama
dalla parte dei gay firma la dichiarazione Onu
( da "Sole
24 Ore, Il" del 19-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Restano
invece contrari il Vaticano, la Cina e la Russia; oltre a molti Paesi
musulmani, Egitto in testa. Il testo ha forte valenza politica e di principio,
è un riferimento per l'Assemblea generale del Palazzo di vetro. Ma non è una
risoluzione e non ha implicazioni nell'ordinamento giuridico dei Paesi
sottoscrittori.
Ha
aperto la Cina alle imprese ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 19-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Asia Ha
aperto la Cina alle imprese di Giorgio Barba Navaretti C on Maria Weber
scompare uno degli sguardi più lucidi e attenti sulla Cina e l'Asia. Politologa
di formazione e di mestiere (insegnava Politica comparata alla Bocconi), era
diventata una guida per tutti coloro che volevano avviare un'attività economica
in Oriente.
Nucleare
e carbone? Indispensabili ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 19-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
in modo
particolare per soddisfare la crescente domanda di Paesi come la Cina e
l'India. Non dimentichiamo che 1,6 miliardi di persone (soprattutto inAfrica e
Asia) non hanno ancora alcun ac-cesso all'energia elettrica. La sfida è quella
di assicurare che tutte le risorse per ridurre le emissioni siano messe in
campo.
Mediaset,
focus sul taglio dei costi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 19-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
venture in
Cina) e industriale (l'acquisizione di produttori di contenuti, da Endemol a
Taodue): per Piersilvio Berlusconi è la strada per vincere la sfida con Sky.
Piazza Affari ha applaudito (+ 3,3% il titolo). LA SFIDA CON SKY Non sarà
abbandonata la tv generalista che resta nel dna del Biscione La concorrenza si
batte con la diversificazione
A
Shanghai 2010 si respirerà aria friulana
( da "Finanza
e Mercati" del 20-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Labiotest
opera in Cina già dal 2007 con l'apertura di un ufficio di rappresentanza a
Pechino e ha partecipato per due volte consecutive, sempre nella capitale
cinese, alla fiera biennale Ciepec, China international environmental
exhibition and conference la più importante fiera cinese in campo ambientale e
ad Ifat di Shanghai.
Cina
e India in lite per i giocattoli ( da "Finanza e Mercati"
del 20-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina e India
in lite per i giocattoli da Finanza&Mercati del 20-03-2009 Prosegue nelle
riunioni del Wto lo scontro fra India e Cina sulle importazioni di giocattoli.
La prima, sei mesi fa, ha imposto un bando sull'import del Drago sulla base di
motivazioni legate alla salute e alla sicurezza dei prodotti.
turandot
e l'esercito di terracotta la sfida di de simone in fiera - fiorella sassanelli
( da "Repubblica,
La" del 20-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
ambientazione
di una Cina arcaica in cui De Simone ha ambientato la vicenda. Il regista e
compositore cala l´azione nel mondo dei morti, come nella fiaba persiana in cui
Turandot è la personificazione di un´ava stuprata. «La principessa è posseduta.
Il suo rifiuto dell´uomo, e quindi anche di Calaf, nasce dal fatto di rivivere
ogni volta lo stupro»
Marcegaglia
con Epifani Doppio pressing sul governo
( da "Unita,
L'" del 20-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
MANAGER «Con la
crisi abbiamo esportato anche il primo sciopero in Cina», rivela Roberto
Colaninno, intervenuto dopo Epifani. Battute a parte, il patron della Piaggio è
certo che dalla crisi uscirà un mondo diverso. Ora bisogna attraversare la
strettoia. Come? Difendendo gli asset strategici, e tutelando i deboli.
Emma
Marcegaglia fa una scelta di verità, come ha appena chiesto il presidente della
Repubblica... ( da "Unita, L'"
del 20-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
MANAGER «Con
la crisi abbiamo esportato anche il primo sciopero in Cina», rivela Roberto
Colaninno, intervenuto dopo Epifani. Battute a parte, il patron della Piaggio è
certo che dalla crisi uscirà un mondo diverso. Ora bisogna attraversare la
strettoia. Come? Difendendo gli asset strategici, e tutelando i deboli.
di
vaio fa correre i cronisti cinesi e oggi francesca avvia il centenario
( da "Repubblica,
La" del 20-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
è scomodata
persino la Cina. Per fortuna del Bologna, non come per Damiano Tommasi, che
laggiù sta continuando la sua carriera, ma solo per un servizio giornalistico.
Ieri a Casteldebole è stato ospitato un cronista del "Titan Sports Senior
Editor", gruppo editoriale che stampa un settimanale sportivo da 4 milioni
di copie presente anche sul web,
Marta
Dassù, analista di politica internazionale, direttrice del programma
internazionale di As... ( da "Unita, L'"
del 20-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
oltre che
dagli Stati Uniti, ma non dalla Russia o dalla Cina. La mia opinione è che dopo
le vicende della fine degli anni '
il
trionfo delle camelie velletri brinda ai suoi fiori - alvaro fiorucci
( da "Repubblica,
La" del 20-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
generale in
pensione che portò delle specie da Giappone, Nuova Zelanda, Cina, Australia e
Stati Uniti avviando la trasformazione che ha portato la produzione destinata
ai mercati di mezzo mondo. Domani e domenica c´è la possibilità di scoprire
questo mondo suggestivo per iniziativa del Comune, della Pro Loco e
dell´associazione Calliope.
usa,
arriva l'eco-dazio è subito lite con la cina - federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 20-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
arriva
l´eco-dazio è subito lite con la Cina FEDERICO RAMPINI dal nostro
corrispondente PECHINO - Si tinge di verde l´ultima tentazione protezionista.
La Cina e il Messico hanno reagito duramente alle nuove barriere agli scambi, già
varate o proposte dall´Amministrazione Obama in nome della difesa
dell´ambiente.
Il
Fondo per le Pmi serve subito ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Conta il
contesto internazionale, la capacità di traino di Cina e India, tuttavia «sono
tra chi continua a dire che potremmo uscire dalla crisi a partire dal 2010»,
dice Marcegaglia commentando i dati negativi dell'export che non parlano solo
di una «domanda mondiale in crisi »ma –peggio –
Polemiche
in Cina sul no a Coca-Cola ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Governo
Polemiche in Cina sul no a Coca-Cola Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro
corrispondente China Huiyuan Juice Group piange e si dispera per il mancato
matrimonio con Coca-Cola. «L'operazione avrebbe realizzato una serie di
sinergie tra le due società, consentendo lo sviluppo di attività congiunte nel
settore della produzione agricola e della trasformazione di succhi di frutta»
Fiat-Chery,
stop all'intesa in Cina ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
stop
all'intesa in Cina Il titolo del Lingotto mette a segno un altro balzo (+9,9%)
a 4,71 euro Laura Galvagni Un primo segnale era arrivato già a gennaio scorso
quando l'amministratore delegato, Sergio Marchionne, aveva fatto intuire che le
iniziative non essenziali per il futuro della Fiat sarebbero state rinviate.
IN
CERCA DEL BENE SULLE ORME DI BRECHT Mariangela Melato è la straordinaria doppia
protagonista di Anima buona nella versione Bruni-De Capitani
( da "Unita,
L'" del 21-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Nella scena
purpurea dove le lanterne rosse si mescolano ai costumi quotidiani di una Cina
di ieri e di oggi, sono queste le parole chiave dell'Anima buona del Sezuan di
Bertolt Brecht di Mariangela Melato, Ferdinando Bruni e Elio De Capitani andata
in scena con successo al Teatro della Corte dello stabile genovese. Come si fa
- si chiede e ci chiede B.
sequestrati
migliaia di gormiti falsi, esami sulla tossicità
( da "Repubblica,
La" del 21-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
contraffatti
prodotti in Cina. I Gormiti sono pupazzetti di plastica da collezione
realizzati, nella versione originale, da Giochi Preziosi. I falsi Gormiti
saranno ora analizzati per capire se contengono vernici tossiche. Il container
era arrivato con un treno merci a Padova, e successivamente, i giocattoli sono
stati consegnati in Toscana ad una ditta di cui è titolare una donna cinese,
gormiti
falsi, rischio di tossicità vero - laura montanari
( da "Repubblica,
La" del 21-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
tossicità
vero La Finanza sequestra 630mila confezioni dei piccoli mostri contraffatti in
Cina LAURA MONTANARI Hanno copiato anche i mostriciattoli di plastica, i
minipupazzi da collezione. Non più soltanto borse, occhiali, giubbotti e abiti
firmati, adesso dalla Cina arrivano pure i Gormiti taroccati. In tutto simili
agli originali eccetto il colore che ha sfumature leggermente diverse.
il
rimorso del soldato zhang si pente, viene arrestato - federico rampini pechino
( da "Repubblica,
La" del 21-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
repressione a
osare tanto Ha chiesto di aprire un dibattito in Cina sulla tragedia del 4
giugno '89 FEDERICO RAMPINI PECHINO dal nostro corrispondente Vent´anni sono
ancora pochi, secondo i leader cinesi, per affrontare il tabù di Piazza
Tienanmen. L´avvicinarsi dell´anniversario di quel massacro rende il regime
ancora più refrattario e irascibile, per il timore di nuove proteste.
-
(segue dalla prima pagina) maurizio ricci
( da "Repubblica,
La" del 21-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
anno Il 95
per cento dei produttori è in Estremo Oriente, tra Giappone, Corea del Sud e
Cina Aumentano gli accordi tra le case automobilistiche e chi costruisce
generatori hi-tech (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) MAURIZIO RICCI (segue dalla copertina)
La batteria l´abbiamo già inventata due volte. A stare a quanto dicono alcuni
archeologi, un reperto di 2.
ivan
cotroneo sta leggendo - dario pappalardo
( da "Repubblica,
La" del 21-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Nella Cina
desolata, Kitty cambia. Quello che apprezzo di Maugham è la sua capacità di
evitare soluzioni facili. Pagina dopo pagina, la sua protagonista, frivola e
per nulla "simpatica" al lettore, diventa una persona migliore, ma
non per questo finta.
Baby
boom, l'America tenta il bis ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
abbondanza di
childrens guardando dalla vecchia Europa, ma anche dalla Cina e dal Giappone.
Siamo infatti abituati a pensare, anche grazie a ricerche ben condotte, che si
fanno figli laddove esistono politiche sociali che consentano di combinare
lavoro e famiglia, oppure che sostengono economicamente le famiglie con figli.
Entro
il 2050 due miliardi di persone in più
( da "Sole
24 Ore, Il" del 21-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Etiopia e
Cina. Al contrario,sono 51i Paesi o le aree –per la maggior parte fra quelle
più sviluppate economicamente – che vedranno ridursi la loro popolazione tra
oggi e il 2050. La Germania dovrebbe scendere da
Fiat,
sarà Gaig il nuovo socio per produrre auto in Cina
( da "Sole
24 Ore, Il" del 21-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
sarà Gaig il
nuovo socio per produrre auto in Cina La Linea, la Bravo e la Grande Punto
verrebbero fatte a Canton Luca Vinciguerra SHANGAI. Dal nostro corrispondente
Chiusa la porta di Chery, Fiat ne riapre subito un'altra con Guangzhou
Automobile Industry Group (Gaig). La casa automobilistica di Canton potrebbe
essere la futura partner del Lingotto,
Acciaio,
produzione al rallentatore ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
produzione al
rallentatore La Cina resta con segno positivo ma il suo export accusa un
tracollo Roberto Capezzuoli Le statistiche sulla produzione siderurgica
mondiale relative a febbraio confermano la situazione di affanno già evidente
il mese precedente. Il rapporto pubblicato ieri dalla World Steel Association (
Wsa) segnala per febbraio un calo complessivo del 22%
arrestate
due giornaliste della tv di gore ( da "Repubblica, La"
del 22-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
frontiera con
la Cina. Massimo riserbo a Current Tv, imposto dalla situazione diplomatica
molto particolare. Nella vicenda è coinvolto direttamente il Dipartimento di
Stato, nella persona di Hillary Clinton. Laura Ling e Euna Lee stavano
realizzando un reportage sui rifugiati nordcoreani in Cina per Vanguard, una
serie di inchieste che vanno in onda anche in Italia sul canale 130 di Sky.
fermate
in corea del nord le inviate della tv di gore
( da "Repubblica,
La" del 22-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
con la Cina.
Massimo riserbo a Current Tv: è imposto dalla situazione diplomatica molto
particolare. Nella vicenda è coinvolto direttamente il Dipartimento di Stato,
nella persona di Hillary Clinton. Laura Ling e Euna Lee stavano realizzando un
reportage sui rifugiati nordcoreani in Cina per Vanguard, una serie di
inchieste sul campo in onda anche in Italia sul canale 130 di Sky.
l'ultimo
eunuco racconta i suoi segreti - federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 22-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
ultimo eunuco
racconta i suoi segreti Vecchia Cina la memoria Sun Yaoting è morto
ultranovantenne nel 1996. Era nato nel ventottesimo anno di regno
dell´imperatore Guangxu A otto anni fu castrato, a quindici giunse a Pechino Solo
adesso escono in volume le sue confessioni e i dolorosi ricordi delle sue
sofferenze Servì alla corte di Pu Yi ma seppe ingraziarsi anche i maoisti
"
LONDRA
TRIBUNALE STACCA SPINA È morto un bimbo di 9 mesi, dopo che l'Alta corte d...
( da "Unita,
L'" del 22-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
confine con
la Cina. Laura Ling e Euna Lee sono state fermate dalla polizia per «ingresso
illegale». Russia, ferito giornalista Un giornalista russo, Maksim Zolotariov,
è stato aggredito e ferito a Sierpukhov, località a un centinaio di km a sud di
Mosca. È l'ultimo caso di una lunga serie di aggressioni e intimidazioni ai
danni di giornalisti registratisi negli ultimi tempi in Russia.
Viviamo
in una democrazia cognitiva e l'accesso alla conoscenza (con quali mezzi, a
quali condi... ( da "Unita, L'"
del 22-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina agli
Usa, il governo cinese ha chiesto di sapere il nome di chi l'aveva diffusa.
Yahoo ha dato quel nome e la persona è stata arrestata e condannata a 10 anni.
Quei mediatori non danno garanzie. C'è un problema di trasparenza, non di
controllo repressivo: al Congresso americano è depositata una proposta
bipartisan per la quale Yahoo e Goggle dovrebbero riferire se hanno operato
Le
Monde non demorde ( da "Unita, L'"
del 22-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
in Cina, in
Russia, in India, in Brasile e in tutta Europa?». "Le Monde" soffre,
come il resto della stampa mondiale, ma non demorde, almeno per ora, e non
rinuncia alla formula "planetaria" che ne ha accompagnato la nascita
e l'esistenza. Soffrono anche "Le Figaro" e "Libération",
bisognosi di ricapitalizzazioni ancora insufficienti o inesistenti,
CRISI
ECONOMICA IL TEMPO FATTORE CRUCIALE
( da "Unita,
L'" del 22-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
America alla
Cina. Il crollo della domanda ha funzionato da detonatore di una crisi in
pectore, quella di banche, dedite da anni ad un uso sconsiderato di leve
finanziarie e prodotti speculativi. Il primo fallimento bancario si ha un anno
dopo lo scoppio della crisi economica, a marzo 2008, la Bears Stearn è
assorbita da JPMorgan ed il secondo a settembre,
Un
salvataggio da 23mila miliardi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Lo stesso
vale per alcuni altri Paesi, come il Giappone e la Cina, che hanno presentato
come piano di stimolo un pacchetto molto più consistente, solo in parte però
valutatodall'Fmi come vero stimolo. Tokyo arriverà al G-20 il 2 aprile a Londra
con un secondo piano aggiuntivo, è stato annunciato, non ancora quantificato;
Per
i capitali un rientro di scopo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Non ce la
faremo senza ascoltare anche Paesi come la Cina, l'India o il Brasile. Intanto
il presidente del Consiglio, più pragmaticamente, ha lanciato il piano casa.
Anche il pragmatismo serve. Io non sono contrario a quel piano. Ha elementi di
genialità. Ma bisognerà vedere come verrà calibrato.
Imprese
verdi in pole per il rilancio ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Balcani e
Cina Cristina Casadei MILANO Per il 2009, oltre alla crisi, quello che gli
economisti non avevano messo in conto è che le note positive sarebbero state
suonate dall'ambiente e dal risparmio energetico. Le aziende e i lavoratori che
lavorano per imbrigliare il sole, il vento e il suolo per mandare le auto,
È
importante l'allocazione ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
per esempio
la Cina o qualsiasi altro tema che si ritenga promettente. Anche gli Etf
presentano inefficienze: problemi di liquidità e il costo non preventivato
dello spread. I market maker che garantiscono la liquidità degli Etf sul
mercato, e sono un altro soggetto rispetto all'emittente,determinano il prezzo
di acquisto e di offerta.
La
pulizia del mercato trasformerà lo scenario
( da "Sole
24 Ore, Il" del 23-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
«Temo che
StatiUniti e Cina cercheranno ancora un'intesa per non cambiare il sistema
finanziario mondiale- spiega Dini- mentre servirebbero regole vincolanti per
impedire il formarsi di squi-libri, il ricorso alle svalutazioni competitive e
il ritorno di tentazioni protezionistiche».
L'imperatore
si fa in quattro ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
è solo la
Cina. E la Cina nel suo splendore: la Città proibita, i cortei imperiali, le
concubine, gli splendidi abiti cerimoniali. Zhengde ha quattro sosia, uguali a
lui in tutto e per tutto, perfino nel livello di crescita delle unghie. Il
ritmo monotono della vita di corte sarà sconvolto dal bottino di una battaglia
vinta contro i soldati birmani:
Se
lo Stato difende gli azionisti ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
secondo il
modello di Singapore o addirittura della Cina. Sono appunto questi gli
argomenti che mi rendono allergico al filone delle riflessioni sulla crisi di
stampo generalista. è infatti a causa loro che tali riflessioni finiscono per
apparirmi nulla più che futili esibizioni retoriche da parte di chi le fa.
All'anima
buona della crisi nera ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Sullo sfondo,
la Cina evocata dalle scene e dai costumi di Andrea Taddei, una Cina sospesa
fra templi e capannoni industriali, fra radici arcaiche e nuovo capitalismo.
Anche l'interpretazione di Mariangela Melato sembra trascendere il freddo
atteggiamento critico brechtiano –
sui
banchi da 117 nazioni diverse - oriana liso
( da "Repubblica,
La" del 23-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Arrivano
soprattutto da Filippine, Perù, Ecuador, Cina e Egitto, ma il futuro sono anche
gli studenti romeni (cresciuti in cinque anni da
il
pugno di pechino sul tibet monaci in rivolta, cento arrestati - federico
rampini ( da "Repubblica, La"
del 23-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
vertice tra
Cina e Ue dopo la visita del Dalai Lama all´Eliseo). L´ultimo paese a piegarsi
al ricatto di Pechino è il Sudafrica. Ha negato il visto al Dalai Lama, che
avrebbe dovuto incontrare Nelson Mandela, come lui premio Nobel per la pace.
Sdegnato un altro Nobel, l´arcivescovo Desmond Tutu, che ha accusato il
Sudafrica di «soccombere vergognosamente alle pressioni di Pechino»
Tibet,
bonzo si suicida 95 arresti fra i manifestanti
( da "Unita,
L'" del 23-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
È la stessa
agenzia ufficiale «Nuova Cina» a raccontare l'episodio, omettendo però
l'epilogo tragico, rivelato invece da un'organizzazione di tibetani in esilio,
Phayul. Secondo Pechino la protesta sarebbe stata originata da «voci infondate»
che avrebbero tratto in inganno i partecipanti.
Il
Sudafrica rifiuta il visto al Dalai Lama
( da "Unita,
L'" del 23-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
paese dagli
stretti legami con la Cina, di «soccombere vergognosamente alle pressioni
cinesi». Un portavoce della fondazione FW de Klerk ha quindi spiegato che anche
l'ex presidente sudafricano De Klerk riconsidererà la sua partecipazione alla
conferenza che avrebbe visto insieme sullo stesso palco diversi Premi Nobel per
la Pace, dal Dalai Lama a Tutu,
La
morte di un monaco, che annega nel fiume mentre tenta di sfuggire all'arresto,
riaccende la ... ( da "Unita, L'"
del 23-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
È la stessa
agenzia ufficiale «Nuova Cina» a raccontare l'episodio, omettendo però
l'epilogo tragico, rivelato invece da un'organizzazione di tibetani in esilio,
Phayul. Secondo Pechino la protesta sarebbe stata originata da «voci infondate»
che avrebbero tratto in inganno i partecipanti.
artematica,
i creativi del computer videogiochi d'autore per sfidare gli usa - bettina bush
( da "Repubblica,
La" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina e India?
«Arriveranno anche loro, ma ci vuole ancora tempo. In questo mestiere il
know-how è complesso e ci vogliono anni. Ci hanno provato in tanti, io lo
reputo un po´ come fare l´alchimista, devi riuscire ad avere un insieme di
competenze, e individuare gli spazi giusti, nei tempi previsti.
aumentano
i casi di tbc tra gli stranieri ( da "Repubblica, La"
del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Gli stranieri
più colpiti sono quelli che provengono da Romania, Cina, Pakistan, Marocco,
Senegal e Perù. «I dati ci rivelano una diminuzione del fenomeno - spiega
l´assessore alla salute Enrico Rossi - La Tbc è figlia della povertà e il
divario dell´andamento a seconda delle varie fasce di popolazione lo conferma.
Idea:
una moneta mondiale ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
1 autore:
PROPOSTA DALLA CINA Idea: una moneta mondiale di Luca Vinciguerra L a Cina
propone di creare una nuova moneta di riserva sovranazionale che assuma il
ruolo che ha oggi il dollaro. L'idea, già avanzata dalla Russia la settimana
scorsa, è stata ripresa ieri dal Governatore della Banca centrale cinese, Zhou
Xiaochuan.
Non
siamo un Paese di serie B ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
overdose di
denaro a buon mercato sostenuto dalla Cina, che ha finanziato la bolla
immobiliare e dei consumi americani; la conseguente infezione finanziaria; la
sfiducia reciproca tra le banche; la caduta dei prezzi degli immobili che
creano perdite sui prestiti con garanzia immobiliare, e quindi buchi nei
bilanci delle banche, fino all'effetto domino che esonda e colpisce l'
I
G-VERTICI ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
8 dei
ministri del Lavoro che si terrà dal 29 al 31 marzo a Roma ci sarannoi ministri
delle altre principali economie mondiali con l'invitoa Cina, India, Brasile,
Messico, Sudafrica ed Egitto Gruppo ristretto G-4. Francia, Germania, Italiae
Gran Bretagna hanno inaugurato riunioni pre-vertice. è successo per la prima
volta alla vigilia del Consiglio europeo di marzo
Cina:
una nuova moneta globale ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
titoli di
Stato americani Cina: una nuova moneta globale «Serve una valuta di riserva
sovranazionale, anche se richiederà molto tempo» Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal
nostro corrispondente La Cina continuerà a sostenere il debito pubblico
americano. «I titoli di Stato statunitensi sono un elemento importante nella
strategia d'investimento a lungo termine delle nostre riserve valutarie.
Pretoria
chiude al Dalai Lama ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Gli affari
con la Cina sono importanti. I cinesi hanno investito circa sei miliardi di
dollari in Sudafrica e i sudafricani circa sei in Cina. Gli scambi di
quest'ultima con il Sudafrica, cresciuti soprattutto negli ultimi due anni,
sono il 20,8% di tutti i suoi commerci nel continente africano.
Hu
Jintao non incontrerà Sarkozy ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
nato
dall'incontro tra il Dalai Lama e il capo di Stato francese in Polonia a
dicembre. La vendita all'asta in Francia, la settimana scorsa, di alcune
reliquie sottratte alla Cina dagli eserciti francesi e britannici durante la
Seconda guerra dell'oppio del
In
rialzo la domanda di rame ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
anno in Cina
dovrebbero venire a mancare tra 500 e 700mila tonnellate di rame contenuto in
rottami (che costituiscono il 30- 40% della materia prima per la produzione di
semilavorati e manufatti di rame), la cui scarsità si è acuita per la forte
riduzione dell'attività industriale e il conseguente venir meno delle
demolizioni di vecchi impianti (
Nel
2009 scambi giù del 9% ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
tra i nuovi
investimenti strategici ricorda la creazione di un hub aereo a Shenzhen, in
Cina, dedicato ai traffici intra-asiatici, la cui apertura è prevista a inizio
2010. FedEx, invece, ha avviato la realizzazione di un nuovo snodo logistico
presso l'aeroporto tedesco di Colonia, che sarà pronto l'anno prossimo e che si
concentrerà sugli scambi fra Europa Occidentale e Orientale.
Praga
meglio di New Delhi nella ricerca farmaceutica
( da "Sole
24 Ore, Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Qui molto
meglio che in Cina o in India. Anche se, quando si parla di delocalizzazione
della ricerca e sviluppo, la mente va subito ai due giganti asiatici. Dalla
loro hanno la dimensione, ma, a conti fatti, offrono una performance minore
rispetto a gioielli più piccoli, ma più scintillanti, fra i Paesi emergenti.
Dario
Fo: Sotto paga non si paga! ( da "Unita, L'"
del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Dario Fo:
«Sotto paga non si paga!» Berlusconi, reddito 10 volte minore Il piano Obama
risolleva le Borse Staminali, fabbrica del sangue Tommasi: col calcio ho
scoperto la Cina
Una
Biennale d'arte spaccata in due Da un lato il mondo dall'altro l'Italietta
( da "Unita,
L'" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
India e Cina
all'occidente, dagli italiani all'Europa orientale, dalle installazioni alla
pittura, dalla poesia ai film d'artista. Con il presidente Paolo Baratta è il
primo B&B dell'edizione 2009. Poi c'è il B&B italico. Lungo un percorso
tutto diverso infatti viaggerà il nuovo Padiglione Italia sotto l'egida della
direzione delle arti contemporanee del ministero:
La
mia Cina Valeva la pena usare il pallone per scoprirla
( da "Unita,
L'" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
«La mia Cina
Valeva la pena usare il pallone per scoprirla» La scelta dell'ex giallorosso
che è finito in Oriente Dopo le parentesi europee in Spagna e Inghilterra dallo
scorso febbraio gioca nel Teda di Tianjin LUCA DE CAROLIS Le vie del pallone
sono infinite, e anche un po' scomode.
Le
vie del pallone sono infinite, e anche un po' scomode. Se si hanno voglia e
gambe però ... ( da "Unita, L'"
del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Quella gioia
da ragazzino che ha portato sino in Cina Damiano Tommasi, 34enne, ex
centrocampista della Roma e della Nazionale. Lontano da quella serie A dove ha
giocato 234 partite e vinto uno scudetto. Un protagonista, che ora rincorre
palloni e sogni a Tianjin (o Tientsin), città che tra area metropolitana e
periferie di ogni sorta ospita oltre 10 milioni di persone.
Miano,
periferia a nord di Napoli, trentamila abitanti, bambini che giocano a pallone
contro il muro... ( da "Unita, L'"
del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
A 22 anni
Salvatore è già in Nazionale e porta in dote l'esperienza con l'Under 21 e le
Olimpiadi in Cina, vorrà il Napoli o la Juventus per la consacrazione? Se
proprio deve lasciare Genoa, un domani, vorrebbe giocare in Premier League.
Magari al Chelsea, al fianco del suo idolo John Terry. C.T.
Sud
Africa: la Cina ci è vicina.Negato il visto al Dalai Lama
( da "AmericaOggi
Online" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la Cina ci è
vicina.Negato il visto al Dalai Lama 24-03-2009 NAIROBI. Il Sudafrica, al
fianco del quale si schierò tutto il mondo libero durante la lotta
all'apartheid, ha ufficializzato la decisione di negare il visto d'ingresso al
Dalai Lama, che avrebbe dovuto partecipare ad una conferenza internazionale sul
valore del calcio -
Stati
Uniti. Energie alternative contro il caro petrolio
( da "AmericaOggi
Online" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
e poi da
Francia, Giappone, Russia e Cina. L'Italia, soprattutto con Enea e Istituto
Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), ha conquistato una discreta credibilità a
livello internazionale. Per chi, come Violante, percorre questa strada nelle
regole della comunità scientifica, il lavoro da fare è ancora lunghissimo.
Gli
economisti. La ricchezza non si misura con il Pil
( da "AmericaOggi
Online" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina,
Messico, Argentina, India, Brasile, Italia e Germania. Se poi si azzarda un
paragone con i paesi del 'vecchiò G8 è proprio il Belpaese a uscirne vincitore:
con un punteggio di 48,3, infatti, l'Italia si piazza davanti a Germania
(43,8), Giappone 41,7), Regno Unito (40,3), Canada (39,8), Francia (36,
tragici
comici a confronto nelle sequenze meno note - mario serenellini
( da "Repubblica,
La" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
unica
cine-esperienza di Beckett, il protagonista è freneticamente in fuga da sé
stesso, sottraendosi al proprio sguardo, cercando un annullamento gemello a
quello della parola: silenzio della lingua, assenza dell´occhio. Totò al circo
è il primo episodio di Uccellacci e uccellini (parabola pre-'68 d´un domatore
occidentale domato dal Terzo Mondo,
Pur
nella crisi il Drago è un buy di lungo
( da "Finanza
e Mercati" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Tuttavia la
Cina appare posizionata meglio di molti altri paesi, nonostante la crescita sia
scesa ai livelli più bassi degli ultimi sette anni: da un astronomico del 13%
nel 2007, al 9% nel 2008, con una previsione per il 2009 tra il 5-6%, il
peggior risultato degli ultimi 20 anni.
l'invasione
cinese a prato raccontata da "cenci in cina" - roberto incerti
( da "Repubblica,
La" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La regia è di
Limberti L´invasione cinese a Prato raccontata da "Cenci in Cina"
ROBERTO INCERTI DAGLI anni '50 fino a poco tempo fa Prato - rubando soltanto
qualche idea oltreoceano - ha svaligiato l´America: jeans, camicie sfiziose,
abiti adatti per la febbre del sabato sera, giacche da vestirsi in ghingheri
per il dì di festa.
maddalena
bocconiana e giudice laurea e concorso di gran carriera - ilaria carra
( da "Repubblica,
La" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
è persino chi
è sbarcato in Cina e ha già aperto un paio di società». Alla baby-magistrato,
come la chiamano scherzando, non sarebbe invece dispiaciuto fare subito il
pubblico ministero: «L´avrei considerata come ipotesi - chiarisce - ma per la
legge Mastella bisogna avere quattro anni di servizio alle spalle per fare il
magistrato inquirente.
A
prendere per buone le cifre assolute, bisognerebbe dedurre che nel 2008 il boia
ha raddoppiato. Il... ( da "Unita, L'"
del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
per cento
delle condanne eseguite si registrano in Cina: 1718 detenuti giustiziati nel
2008, per quel che è stato possibile sapere, ma si possono ragionevolmente
ipotizzare cifre più alte. La cattiva notizia, per dirla con Irene Khan,
segretaria generale di Amnesty International, sta qui. In questi numeri che
nascondono nomi di uomini e donne in carne ed ossa mandati al patibolo.
Quasi
7 persone al giorno salgono sul patibolo
( da "Unita,
L'" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
delle
esecuzioni sono concentrate in cinque Paesi: Cina (con 1718 detenuti
giustiziati), Iran (346), Arabia Saudita (102), Stati Uniti (37) e Pakistan
(36). 92 i Paesi abolizionisti totali, 10 abolizionisti parziali (pena capitale
solo in casi particolari), 36 abolizionisti di fatto (Paesi che da 10 anni non
eseguono condanne a morte).
Sudafrica
off-limits per il Dalai Lama Cancellato il summit dei Nobel
( da "Unita,
L'" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
fonte di
pubblicità negativa per la Cina». Il valore di quei rapporti si può calcolare
facilmente, pensando alla quota di cui gode il Sudafrica sul totale
dell'interscambio commerciale fra la Cina ed il continente nero: un quinto.
Nelson Mandela, universalmente considerato una sorta di padre della patria, non
si è pronunciato sulla vicenda.
Il
j'accuse di Amnesty: il boia parla ancora cinese
( da "Unita,
L'" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
per cento
delle condanne eseguite si registrano in Cina: 1718 detenuti giustiziati nel
2008, per quel che è stato possibile sapere, ma si possono ragionevolmente
ipotizzare cifre più alte. La cattiva notizia, per dirla con Irene Khan,
segretaria generale di Amnesty International, sta qui. In questi numeri che
nascondono nomi di uomini e donne in carne ed ossa mandati al patibolo.
Pechino
oscura You Tube Ma non temiamo Internet
( da "Unita,
L'" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
In Cina ci
sono quasi trecento milioni di utenti della rete, un dato che, secondo Qin Gang
dimostra che «Internet è abbastanza libera» anche se «è regolata in accordo con
la legge per prevenire la diffusione di notizie dannose per la sicurezza
nazionale».
video
pro-tibet, pechino spegne youtube - federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Nel mondo
intero ma non più in Cina. Ieri l´accesso è stato oscurato dalla censura di
Pechino. Se ne sono accorti i dirigenti del sito di video-sharing, con sede in
California, quando nelle prime ore di martedì hanno notato che il
"traffico" di visitatori cinesi era crollato a zero.
sudafrica
negato al dalai lama fino al 2010 salta la conferenza dei premi nobel per la
pace ( da "Repubblica, La"
del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Pagina 12 -
Esteri La Cina "apprezza" la decisione. Il nipote di Mandela:
"Un giorno triste e una macchia per la democrazia" Sudafrica negato
al Dalai Lama fino al 2010 salta la conferenza dei premi Nobel per la pace
JOHANNESBURG - Non ci sarà la conferenza dei Nobel a Johannesburg alla quale
era stato invitato il Dalai Lama.
Dall'Fmi
prestiti più flessibili per dare sostegno alla ripresa
( da "Sole
24 Ore, Il" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Ci si aspetta
che contribuiscano all'aumento delle risorse anche Paesi con forti avanzi dei
conti con l'estero, come la Cina, la quale tuttavia chiede in cambio maggior
peso nel Fondo. A.Me. LA SCOMMESSA Adottata una nuova linea di credito
preventiva per vincere le resistenze degli Stati a rivolgersi al Fondo
monetario
Pechino
oscura YouTube ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
da parte di
cinque navi cinesi nel Mar meridionale della Cina. Un incidente diplomatico che
ha provocato forti tensioni tra il Governo americano e quello del Dragone. Non
accade del resto solo in Cina che YouTube venga oscurato. L'anno scorso le
autorità pakistane intervennero per censurare dei video considerati offensivi nei
confronti dell'Islam.
Amnesty:
progressi sulla pena di morte ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Non stupisce
che sia la Cina a guidare la classifica, con il 72% del totale delle
esecuzioni: 1.718 individui messi a morte, più persone che nel resto del mondo.
Segue poi l'Iran (almeno 346), l'Arabia Saudita (almeno 102), gli Stati Uniti
(37) e il Pakistan (36). L'Asia, dove 11 Paesi continuano a ricorrere alla pena
capitale,
Gli
scienziati: dal G-8 tagli alle emissioni
( da "Sole
24 Ore, Il" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina, India,
Messico, Sud Africa, oltre all'Egitto come osservatore) che delude chi si
aspettava un segnale meno terrificante sul fronte ambientale. Ma tant'è. Alla
platea di esperti, i più quotati del pianeta, conviene dar retta. I politici di
casa nostra lo potranno fare in diretta, visto che alla riunione parteciperanno
i ministri Franco Frattini (
Suggestioni
made in China ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina,
preoccupata di aver messo le uova delleriserve valutarie nel solo paniere di
titoli in dollari, ha adottato una strategia mista: da una parte ha assicurato
che "proteggerà quel paniere" continuando ad acquistare T-Bond (una
decisione diversa avrebbe fatto crollarei prezzi).
Solare,
Siemens rileva il 28% di Archimede
( da "Sole
24 Ore, Il" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
non esclusiva
ed onerosa) in Italia e all'estero, per utilizzare il know how della tecnologia
sul solare termodinamico. C'è molto interesse, ha detto Paganetto, sia in
Italia che all'estero, dalla Cina, all'India alla sponda nord del Mediterraneo.
Confindustria Lazio sta lavorando per realizzare un impianto a Latina. N. P.
Bank
of Cina batte la recessione: profitti in crescita a 9,4 miliardi $
( da "Sole
24 Ore, Il" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
FINANZA E
MERCATI data: 2009-03-25 - pag: 39 autore: Bank of Cina batte la recessione:
profitti in crescita a 9,4 miliardi $ Bank of China ( nella foto una filiale),
la terza banca commerciale della Cina in termini di patrimonio, ha annunciato
una crescita dell'utile 2008 del 14,4%,con un rallentamento rispetto al +31%
del 2007.
Caucciù,
rialzi targati Pechino ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
dai minimi
grazie alla ripresa del settore auto in Cina Caucciù, rialzi targati Pechino La
richiesta mondiale però è prevista ancora in discesa Roberto Capezzuoli Da
diverse settimane i mercati della gomma naturale presentano una situazione di
stallo. Dal lato dell'offerta, si attende la conclusione dell'inverno nel Sud
Est asiatico, l'area geografica da cui proviene più del 70%
la
sfida cinese al dollaro - federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 26-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
viene
avanzata da una superpotenza che ha il peso della Cina: sia per le dimensioni
della sua economia sia per il suo ruolo di creditore di ultima istanza degli
Stati Uniti. Un passo alla volta, con cautela e gradualismo, la Cina comincia a
tratteggiare la sua visione di un nuovo ordine monetario internazionale, quella
Bretton Woods 2 che nelle ambizioni iniziali doveva essere nell´
pignone,
le mani sul gasdotto dei record ( da "Repubblica, La"
del 26-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
le mani sul
gasdotto dei record Cina, turbine per il più grande impianto del mondo. Affare
da 300 milioni di dollari La nuova maxi condotta si estenderà per quasi
novemila chilometri UN gasdotto più lungo della Grande Muraglia. Il Nuovo
Pignone si avvia a superare un mito dell´immaginario collettivo.
Se
va bene a Pechino, va bene a tutti
( da "Sole
24 Ore, Il" del 26-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
va bene a
tutti di Pietro Alessandrini di Michele Fratianni L a Cina vuole una moneta
sovranazionale che si sostituisca al dollaro come valuta di riferimento. La
proposta è contenuta in un breve appunto dal titolo " Riformare il sistema
monetario internazionale", scritta dal governatore della People's Bank of
China, la Banca nazionale cinese, Zhou Xiaochuan.
La
gaffe di Geithner sul ruolo del dollaro
( da "Sole
24 Ore, Il" del 26-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
apertura alla
Cina?Forse, ma forse soprattutto una gaffe.L'ennesima di Tim Geithner: il
Segretario al Tesoro, parlando al Council on Foreign Relations di New York, si
è lasciato sfuggire un'ambigua affermazione sul dollaro. Gli Stati Uniti «sono
aperti», ha detto, alla proposta della Cina di ricorrere a una valuta di
riserva internazionale che non sia quella statunitense.
La
Cina riduce le tasse per spingere l'export
( da "Sole
24 Ore, Il" del 26-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Nuovi
incentivi in vista per l'industria La Cina riduce le tasse per spingere
l'export Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente La Cina offre
un'altra stampella al suo commercio estero sempre più zoppicante. Ieri, il
Governo ha annunciato un altro incremento degli incentivi fiscali alle
esportazioni.
Il
Pdl? Il liberalismo è altro ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 26-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina per il
presidente del Consiglio. Lì c'èil nuovo.Per noi ci sono grandi opportunità.
Sarò più utile così al nostro Paese. «Andai da Silvio con cento pagine e una
tabella: la democrazia era a rischio, capì e agimmo» «Con la televisione si
selezionano i più belli e i più faciloni: non i più competenti» «Facemmo
saltare la Bicamerale perché D'
Se
va bene a Pechino ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 26-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Gli Usa
dovrebbero impegnarsi a contenere il deficit esterno ma anche la Cina dovrebbe
assumersi la responsabilità trainare il rilancio della domanda mondiale in
questo periodo di recessione, accettando di contenere il proprio surplus
esterno. Pietro Alessandrini p.alessandrini@univpm.it Michele Fratianni
m.fratianni@univpm.
Con
il business english niente ostacoli per gli affari
( da "Sole
24 Ore, Il" del 26-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Per vendere
piastrelle in Cina, scarpe in Giappone o macchine utensili in Brasile non è
necessario sapere il cinese o il giapponese o il portoghese: basta l'inglese.
Il Business English è da tempo la lingua franca dei commerci e lo sarà sempre
di più. Chi abbia compreso per tempo questa tendenza e si sia in passato
attrezzato per imparare bene l'
fiat,
renault e peugeot fitch taglia il rating - salvatore tropea
( da "Repubblica,
La" del 26-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
senza che ci
sia una compensazione sul fronte della Russia e della Cina dove, al contrario,
sono attese riduzioni percentuali a doppia cifra. Questo nuovo «avviso» arriva
alla vigilia dell´assemblea degli azionisti, anche se la Borsa ieri è rimasta
indifferente alla notizia. Anzi il titolo Fiat, in una giornata
complessivamente positiva, ha guadagnato un 1,48 per cento chiudendo a 4,
Geithner
apre alla valuta globale, il dollaro cala
( da "Sole
24 Ore, Il" del 26-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
segretario al
Tesoro Timothy Geithner alla proposta della Cina di sostituire al dol-laro,
come valuta di riserva internazionale, gli special drawing rights del Fondo
monetario, i diritti speciali di prelievo. Le dichiarazioni di un alto
funzionario del Tesoro, secondo cui la moneta Usa manterrà il suo status di
valuta internazionale a lungo, hanno poi spinto mercati a una correzione,
si
blinda sberbank la banca cassaforte dei russi
( da "Repubblica,
La" del 26-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina,
Giappone, Brasile, Russia, grandi compratori di titoli pubblici americani, si
trovano, infatti, ad affrontare un drammatico crollo delle loro esportazioni.
Il Brasile è ufficialmente uscito dal mercato dei Treasuries, la Cina è
scontenta perché ne ha troppi, la Russia ha davvero finito i soldi.
FRAU
In India Poltrona Frau ridurrà i siti produttivi con la delocalizzazione in
Cina de... ( da "Unita, L'"
del 26-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
FRAU In India
Poltrona Frau ridurrà i siti produttivi con la delocalizzazione in Cina della
componentistica non-visibile. Nel 2009 la società aprirà il primo punto vendita
in India, dove frau è presente in joint venture con Tata.
la
CINa ALZA LA VOCE con gli Usa ( da "Unita, L'"
del 27-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la CINa ALZA
LA VOCE con gli Usa IL NODO DEL RIARMO Si apre un nuovo fronte polemico fra
Cina e Stati Uniti, in aggiunta agli antichi contenziosi sui diritti umani
violati e sulla concorrenza commerciale sleale. Il Pentagono lancia l'allarme
sul riarmo nella Repubblica popolare, che avviene in maniera «non trasparente»
e provoca «
SE
LA CALIFORNIA DIVENTA COLONIA CINESE
( da "Unita,
L'" del 27-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
malgrado i
bicipiti di Schwarzenegger, della Cina, o almeno sotto l'influenza della
repubblica comunista. Il Texas alla testa di un gruppo di stati in una
repubblica controllata dal Messico. Washington e New York unite in un'America
Atlantica consociata all'Unione Europea. Una Repubblica centrale del Nord
America risucchiata dal Canada.
G-8,
scudo globale per il lavoro ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 27-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
14 con gli
interventi dei ministri del Lavoro delle economie emergenti ( Cina, India,
Brasile, Messico, Sud Africa ed Egitto), oltre alle organizzazioni
internazionali (Ilo, Ocse e Fmi). Nella stessa giornata interverranno anche i
ministri Frattini e Tremonti, mentre martedì, nella giornata conclusiva,
interverrà il premier Berlusconi.
Valuta
globale, una sfida in salita ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 27-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
E il peso
della Cina nell'economia internazionale e il suo ruolo di principale acquirente
dei buoni del Tesoro americani danno un rilievo importante alle sue proposte,
anche se pochi, per il momento, ritengono che possano trovare applicazione a
breve termine.
Gli
scienziati al G-8: inversione di rotta nell'uso dell'energia
( da "Sole
24 Ore, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
«In Cina
abbiamo le condizioni migliori del pianeta» azzarda. E azzarda ancor di più
quando disegna il nucleare del futuro: «grandi centrali assolutamente pulite ma
anche microreattori a bordo delle auto e dei satelliti». Imprescindibile, in
questo scenario, un governo consapevole e virtuoso dei flussi migratori.
Missile
in rampa di lancio Pyongyang sfida Usa e Onu
( da "Sole
24 Ore, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Se pure è
dubbio che la Cina (e la Russia) possano acconsentire a nuove sanzioni Onu, i
toni utilizzati da Pyongyang lasciano intravedere come inevitabile, dopo il
lancio,l'azzeramento della cornice negoziale tra sei nazioni che aveva portato
nel 2005 all'accordo per lo smantellamento delle attività atomiche del regime.
Pechino
replica al Pentagono: mentalità da Guerra fredda
( da "Sole
24 Ore, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina si
oppone risolutamente al rapporto americano, che rappresenta una colossale
distorsione dei fatti», ha tuonato un portavoce del ministero degli Esteri. «La
Cina ha sempre perseguito fini pacifici e il potenziamento delle sue forze
armate ha uno scopo puramente difensivo », ha aggiunto Pechino invitando
Washington a liquidare le vecchie logiche da Guerra fredda.
Dialogo
Iran-Nato dopo 30 anni ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 27-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
le potenze
emergenti come Cina e India per le loro quote di mercato e i progetti
energetici. è questa in sintesi una diplomazia-bazar dove, a prezzi di mercato,
si contratta la nuova geopolitica del Medio Oriente allargato. Ecco perché già
oggi a Mosca si entra in fibrillazione per la conferenza sull'Afghanistan
convocata sotto l'egida della Sco,
Dall'Oriente
armature e paraventi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 27-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
24 Ore
sezione: COLLEZIONI DARTE data: 2009-03-27 - pag: 28 autore: Cina e Giappone.
Un investimento che guarda a qualità e ricerca storica Dall'Oriente armature e
paraventi Giovanna Poletti Spadafora L a piazza di Milano sta affermandosi a
livello internazionale per l'interessante selezione delle sue proposte d'arte
orientale.
È
solo un rimbalzo ma come corre! ( da "Finanza e Mercati"
del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
possa essere
fatto possibilmente non solo in Cina ma anche in Asia e in America Latina,
magari sfruttando, torno a dirlo, le opportunità degli Etf. Ciò detto, i Paesi
emergenti evidenziano situazioni multiformi: alcune aree sembrano ancora
impegnate a consolidare un processo ridistributivo, come l'India.
obama:
"distruggeremo al qaeda più soldati tra afghanistan e pakistan" -
mario calabresi ( da "Repubblica, La"
del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina e India.
Saranno mandati in Afghanistan altri 17mila soldati americani per combattere i
Taliban e i terroristi, a cui si aggiungeranno 4000 istruttori militari che
dovranno addestrare le forze di sicurezza afgane. Obama ha anche richiesto una
maggiore presenza di civili americani in Afghanistan, augurandosi che lo stesso
facciano anche gli alleati,
mosca:
"pronti a collaborare per la pace" - leonardo coen
( da "Repubblica,
La" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina,
Kazakhstan, Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan) e con la partecipazione di
vari altri Paesi e diplomazie (Iran, India, Pakistan, Mongolia, Turchia, G8
compresi l´Italia presidente di turno e Usa) - si era diffusa la voce su un
possibile incontro tra americani e iraniani a margine del forum, alimentata
anche dalla disponibilità sia dell´
Obama:
non si vince Al Qaeda solo con i bombardamenti
( da "Unita,
L'" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Afghanistan
che in passato o nel presente hanno avuto o hanno rapporti difficili o
conflittuali con gli Stati Uniti: dalla Russia alla Cina, dall'India allo
stesso Iran. Non è una proposta vagante nel limbo dei desideri, visto che già
martedì prossimo a Bruxelles si terrà una conferenza internazionale
sull'Afghanistan cui sono invitati fra gli altri anche i rappresentanti di quei
Paesi.
bin
laden, il nemico comune e barack sceglie i toni di bush - (segue dalla prima
pagina) vittorio zucconi ( da "Repubblica, La"
del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
dalla Cina
all´Europa, nel gorgo di Wall Street senza il salvagente del danaro pubblico.
Mentre i problemi e le sfide che vengono d´oltremare, o da oltre il confine del
sud, non cambiano soltanto perché un volto nuovo rappresenta gli Stati Uniti.
La differenza evidente fra l´Obama "post-con" e il Bush dei
"neo-con" sta nella lettura realistica,
Cina,
scompare palla di piombo radioattiva
( da "Unita,
L'" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina,
scompare palla di piombo radioattiva PECHINOUna palla di piombo contaminata da
materiale radioattivo, il Cesio 137, è andata persa in una discarica di rottami
ferrosi nella Cina settentrionale. Proveniva da una fabbrica di cemento - la
Haanxi Qinling Cement Co- come residuo di un macchinario obsoleto di una
vecchia fabbrica smantellata nella città di Tongchuan nella provincia
Scardinare,
smantellare, sconfiggere Al Qaeda . Questo per Barack Obama è l'obi...
( da "Unita,
L'" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Afghanistan
che in passato o nel presente hanno avuto o hanno rapporti difficili o
conflittuali con gli Stati Uniti: dalla Russia alla Cina, dall'India allo
stesso Iran. Non è una proposta vagante nel limbo dei desideri, visto che già
martedì prossimo a Bruxelles si terrà una conferenza internazionale
sull'Afghanistan cui sono invitati fra gli altri anche i rappresentanti di quei
Paesi.
Concerto
per Beckett ( da "Unita, L'"
del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Ispirato al
romanzo «L'innominabile» per arrivare alla sgangherata condizione
dell'esistenza umana. ...Ma bisogna che il discorso si faccia! Drammaturgia e
direzione Marco Isidori scene e costumi di Daniela Dal Cin con Maria Luisa
Abate, Marco Isidori, Paolo Oricco, Anna Fantozzi, Stefano Re Milano, Teatro
Out Off dal 1 all'8 aprile
TANGO?
UN PENSIERO ALLEGRO Fa tappa a Roma Tango Metropolis spettacolo che declina
questo ballo con passione e insospettabile solarità
( da "Unita,
L'" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
spettacolo
che da dieci anni gira con una formula pressoché immutata dal Giappone agli
Stati Uniti, dall'Europa alla Cina dimostra che la compagnia ci è riuscita. Il
segreto non sta nella trama imbastita, che ripercorre la storia del tango nel
tempo (ovvero, l'espediente più usato dalle compagnie tangueire per legare
insieme i vari numeri), ma nell'altissimo livello dei suoi protagonisti.
il
papa, il dalai lama e la democrazia - joaquín navarro-valls
( da "Repubblica,
La" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
è stato
piuttosto il divieto imposto dalla Cina, che avrebbe minacciato di rompere
l´accordo per lo sviluppo Cina-Africa, negando il finanziamento promesso. La
gravità dell´atto è testimoniata dalla reazione degli altri premi Nobel, i
quali, capeggiati da Nelson Mandela e dall´arcivescovo Desmond Tutu, hanno
minacciato di boicottare la partecipazione alla conferenza.
le
condanne dei medici e i silenzi dell'ordine - luca tescaroli
( da "Repubblica,
La" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Antonino
Cinà, titolare di un laboratorio di analisi cliniche, medico e sodale di
Bernardo Provenzano e Salvatore Riina, più volte condannato e finito in carcere
tra il 1993 e il 1999, tornato in libertà nel 2003, ancora arrestato nel giugno
del 2006.
dentro
il container, orologi-patacca maxisequestro della finanza a voltri - stefano
origone ( da "Repubblica, La"
del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
che in un
container in arrivo in porto dalla Cina hanno scoperto anche 53 mila pezzi di
ricambio in sacchetti di plastica (cinturini d´acciaio, di finto oro, lancette,
pignoncini o rotelline, corone, chiusure), un macchinario per fabbricarli e una
punzonatrice per i loghi. Il container era destinato a un cinese di 63 anni
residente a Pisa, che è stato denunciato.
i
grandi del mondo al test del risparmio - alessandro penati
( da "Repubblica,
La" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina e
Giappone sono i principali creditori del Governo americano; la Germania, dei
paesi di Eurolandia. Ora che la bolla si è sgonfiata, il consumatore americano
è costretto a risparmiare: 4,2% del reddito, ma si prevede fino al 10%. Per
evitare che il crollo della domanda privata causi una depressione,
Spiragli
da finanza e casa ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
dalla Cina,
dalla Gran Bretagna, dalla Germania... Il rilancio verrà, come è inevitabile
che venga. L'importante è che il dimagrimento in corso abbia dietro una
strategia di efficienza per permettere al sistema produttivo di selezionare
mercati, prodotti e processi, così da cogliere fra i primi, come già ha saputo
fare in passato,
C'è
fiducia, il rilancio è vicino ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
guardare
soprattutto a quello che sta accadendo negli Stati Uniti e in Cina. Per il
mercato delle case degli Usa, al quale tutti hanno guardato come indice
strategico fin dall'inizio, si registrano primi segnali positivi, se non nei
prezzi almeno nei volumi. Ma, sempre negli Stati Uniti, c'è un altro fenomeno
che non può non farci riflettere ed è la discesa del prezzo della benzina,
Cina
e Russia: cooperiamo con Washington
( da "Sole
24 Ore, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
GRUPPO DI
SHANGHAI Cina e Russia: cooperiamo con Washington L'Afghanistan potrebbe essere
la chiave di un avvicinamento tra Iran e Stati Uniti. è l'auspicio espresso
ieri alla Conferenza internazionale sull'Afghanistan organizzata a Mosca dal
Gruppo di Shanghai (Sco), l'organismo che riunisce i Paesi dell'Asia Centrale,
Il
Cio ferma la torcia olimpica ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina -
137mila chilometri in 130 giorni - venne accompagnata dalle contestazioni di
migliaia di persone. Già ad Olimpia, il discorso d'apertura di Liu Qi,
presidente del comitato organizzatore, venne interrotto da tre dimostranti che
sventolavano una bandiera con i cinque cerchi olimpici a forma di manette: un esordio
che spinse la tv cinese a bloccare la diretta ea mandare in differita
A
Cagliari il G-8 delle imprese ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
in vista
della conferenza di Copenaghen che si terrà a dicembre, dove si dovranno
stabilire le regole del dopo Kyoto in particolare sulle emissioni di Co2 e
l'ingresso nel sistema degli Usa e dei Paesi principali inquinatori come Cina e
India. L'AGENDA Al centro dei lavori il tema del protezionismo e le soluzioni
globali L'incontro si terrà il 23 e 24 aprile
Erbe
officinali, per Aboca un business da 60 milioni
( da "Sole
24 Ore, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
collaborazione
con le principali università italiane e anche straniere (con la Cina c'è una
convenzione interministeriale per studiare i rimedi naturali per il diabete).
La collaborazione con la medicina ufficiale si è intensificata anche con i
corsi organizzati a San Sepolcro per medici, pediatri e specialisti sempre più
interessati a scoprire l'uso scientifico delle proprietà naturali.
il
g20, le banche e la collera del mondo - (segue dalla prima pagina) john lloyd
( da "Repubblica,
La" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Nemmeno le
economie a forte crescita come Cina e India hanno alcuna intenzione dichiarata
di far ritorno a un´economia socialista. L´eguaglianza, quindi, diventa una
questione transpartitica. Non è più esclusiva della sinistra o della destra. è
già adesso un´idra a più teste. Se per Tawney essa era in buona parte limitata
a ciò che lo Stato poteva fare in relazione ai redditi,
la
storia alla prova del nove - vittorio zucconi
( da "Repubblica,
La" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina non fu
più la stessa Dal filo spinato tranciato sul confine austro-ungherese ai
ragazzi a cavallo del Muro VITTORIO ZUCCONI Deve essere il primo vagito che si
sprigiona da noi dopo nove mesi, il segnale che in quel numero magico, nel
"9", sta racchiuso il mistero della fine e dell´inizio, il segreto
del bisogno umano irrefrenabile di scalciare e di uscire a un nuovo giorno al
stop
a "cinepresa selvaggia" prati detta nuove regole per i set
cinematografici - laura serloni ( da "Repubblica, La"
del 29-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
cine-mobili,
le auto di scena e tutti i mezzi che trasportano il materiale per allestire il
set. Sono tre le zone individuate nel municipio XVII: lungotevere Oberdan,
lungotevere della Vittoria e piazza dei Tribunali. Sarà dunque vietato
posteggiare per giorni nelle stradine del cuore di Prati i veicoli pesanti che
paralizzano il traffico e impongono ai residenti infiniti giri del
Torino,
due orchi contro la figlia-sorella
( da "Unita,
L'" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Torino, due
orchi contro la figlia-sorella Londra in piazza contro la crisi In Tibet la
festa di regime della Cina Ronconi e l'esorcismo della morte Oggi primo Gp,
Brawn in pole
In
Tibet festa di regime La Cina sfida il Dalai Lama
( da "Unita,
L'" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
In Tibet
festa di regime La Cina sfida il Dalai Lama GABRIEL BERTINETTO Uno studente, un
soldato, un ex-servo della gleba. A turno salgono sul palco e tessono gli elogi
del regime vigente. L'ultimo dei tre, l'anziano contadino, ha l'età per fare un
raffronto diretto con il passato, e ricorda le vessazioni subite in gioventù
quando lavorava la terra al servizio dei monasteri.
Uno
studente, un soldato, un ex-servo della gleba. A turno salgono sul palco e
tessono gli elogi del... ( da "Unita, L'"
del 29-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
cioè
sottomesso alla Cina. L'hanno chiamato il «Giorno dell'emancipazione dei servi»
e d'ora in poi sarà festeggiato ogni 28 marzo. Perché in quello stesso giorno
del
LA
SFIDA CINESE: UN'ALTRA VALUTA È POSSIBILE
( da "Unita,
L'" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
E la Cina,
come le altre economie emergenti, ha le casse della Banca Centrale stracolme di
valuta Usa. Accumulate non per generosità, ma per tenere sottovalutata la
moneta nazionale e così dare maggiore competitività al proprio export. Ma, la
Cina riconosce che l'equilibrio globale dell'ultimo quarto di secolo fondato
sul «terrore finanziario»
Le
contestazioni alla Torcia sono scoppiate l'anno scorso: contro la Cina, per i
diritti um... ( da "Unita, L'"
del 29-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Le
contestazioni alla Torcia sono scoppiate l'anno scorso: contro la Cina, per i
diritti umani e soprattutto per il Tibet. Nella foto a destra i tafferugli in
aprile a Parigi che hanno bloccato molte staffette e costretto gli
organizzatori a finire il tragitto in pullman.
Le
proteste per i Giochi in Cina sono iniziate a marzo, alla partenza della
fiaccola da Olimpia ... ( da "Unita, L'"
del 29-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Le proteste
per i Giochi in Cina sono iniziate a marzo, alla partenza della fiaccola da
Olimpia in Grecia. Si sono estese in più continenti, da New Delhi a San
Francisco. E molte città hanno assistito al passaggio praticamente blindate.
forza
e agilità coi monaci shaolin - simona spaventa
( da "Repubblica,
La" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
con uno show
� The Holy Mountain � che riporta al monastero della Cina centrale, ai
piedi del monte sacro Song Shan, dove la confraternita nacque 1500 anni fa.
Insieme a loro, i maestri dell´antica arte marziale Kalaripayattu si
affronteranno in una lotta simile al ballo, che affonda le sue radici
nell´estremo Sud dell´India.
hiroshima
- goffredo locatelli ( da "Repubblica, La"
del 29-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Ma come si
trovò in Cina allo scoppio della seconda guerra mondiale? «Nel 1938 fui
chiamato a fare il militare di leva e arruolato nel battaglione San Marco. Dopo
un breve addestramento venni inviato con un contingente di 500 marinai in Cina
e rimasi per alcuni anni a Shangai.
assalto
mondiale degli hacker di pechino spiato anche il computer del dalai lama
( da "Repubblica,
La" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
attacco in
103 Paesi Assalto mondiale degli hacker di Pechino spiato anche il computer del
Dalai Lama Nessuna prova che la Cina sia coinvolta, ma il sistema è manovrato
da lì TORONTO - Grazie a una titanica impresa di spionaggio, centinaia di siti
governativi e commerciali hanno subito un saccheggio di dati e documenti, e fra
le vittime più illustri c´è il Dalai Lama.
ecco
il viaggio alfa l'homo sapiens dall'africa all'australia - paolo rumiz
( da "Repubblica,
La" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Una parte
sale verso i fiumi della Cina, per raggiungere lo stretto di Bering, trampolino
verso le Americhe. Un´altra parte scende verso la Malacca e, di isola in isola,
attraversa l´ultimo stretto di mare per l´Australia. Anche qui mancano resti
umani, ma c´è un segnale del passaggio che surclassa tutti gli altri: lo
sterminio dei grandi animali.
Clima.
Obama chiede a Berlusconi un aiuto per riattivare il "Major Economies
Forum" ( da "AmericaOggi Online"
del 29-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Brasile,
Canada, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, India,
Indonesia, Italia, Messico, Russia, Sud Africa oltre agli Stati Uniti e
all'Unione Europea. La Danimarca partecipera' come presidente della Conferenza
del dicembre
Berlusconi-Confindustria?
Un modello vecchia Italia ( da "Unita, L'"
del 30-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Non abbiamo
mai de localizzato produzioni Italiane, semmai, come in Cina, abbiamo esportato
know-how, lo stiamo facendo. Abbiamo un migliaio di dipendenti, sentiamo anche
noi il morso della crisi. Ma so che dai miei lavoratori dipende tutto, dalla
loro intelligenza, dalla loro serietà, dalla qualità della loro vita.
E
cco, c'è Marcegaglia, e cioè la Confindustria italiana, che provoca Berlusconi
e di... ( da "Unita, L'"
del 30-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Non abbiamo
mai de localizzato produzioni Italiane, semmai, come in Cina, abbiamo esportato
know-how, lo stiamo facendo. Abbiamo un migliaio di dipendenti, sentiamo anche
noi il morso della crisi. Ma so che dai miei lavoratori dipende tutto, dalla
loro intelligenza, dalla loro serietà, dalla qualità della loro vita.
allarme
degli scienziati usa "il 2008 anno da caldo-record"
( da "Repubblica,
La" del 30-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
ma ovviamente
con la presenza di Cina e India, due dei grandi attori emettitori di Co2». A
sottolineare la necessità di contrastare i cambiamenti climatici è intervenuta
anche la Coldiretti, che ricorda come - secondo i dati preliminari della
National Oceanic and Atmospheric Administration statunitense - il 2008 si sia
classificato a livello globale all´
mille
chilometri con un pieno l'ultima impresa della smart - marco scafati belgrado
( da "Repubblica,
La" del 30-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina e
Danimarca) dove quest´anno verrà introdotta per la prima volta la piccola
tedesca. Quale migliore occasione di un viaggio del genere, per inaugurare il
debutto? Ma non prima di aver passato un migliaio di chilometri di bei
paesaggi, comodità insperata considerando il mezzo, e portafogli quasi intonso,
striscia
ritrova ficarra&picone ( da "Repubblica, La"
del 30-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Pagina 43 -
Spettacoli I campioni del cine-botteghino da oggi conducono il tg satirico di
Antonio Ricci Striscia ritrova Ficarra&Picone La quinta volta di Ficarra e
Picone a Striscia la notizia. Da stasera i due siciliani sono al timone del
programma satirico di Canale 5 (alle 20.
Borse,
primi segnali di ripresa ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 30-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
negli anni
passati possono contare su stime di crescita rilevanti (per il 2009 Cina a
+7,6%, India a +5,5%). Negli Stati Uniti la chiusura di venerdì scorso ( terza settimana
positiva consecutiva) ha visto l'S&P 500 con un saldo negativo da inizio
anno dell'9,66%nonostante il recupero del 20% dai minimi della prima settimana
di marzo, mentre il Nasdaq Composite è tornato in parità.
Obama
lancia un summit sul clima ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 30-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
round
negoziale tra 16 Paesi inizierà a fine aprile negli Usa: coinvolti Cina, Russia
e India Obama lancia un summit sul clima Lettera a Berlusconi: in luglio alla
Maddalena l'incontro finale Marco Valsania NEW YORK L'Amministrazione di Barack
Obama ha convocato un vertice su energia e clima tra le sedici maggiori potenze
mondiali, con la partecipazione anche delle Nazioni Unite,
Hacker
dalla Cina in 103 Paesi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 30-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina in 103
Paesi TORONTO Una vasta rete di spionaggio elettronico si è infiltrata nei
computer in un centinaio di Paesi rubando documenti governativi e rovistando
negli archivi di uffici privati in tutto il mondo. L'operazione,battezzata
GhostNet, ha individuato l'origine dell'attacco informatico in Cina ma i
ricercatori hanno precisato di non poter affermare al cento per cento
Le
economie in surplus si scoprono vulnerabili
( da "Sole
24 Ore, Il" del 30-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
soprattutto
verso la Cina. Anche se questi dati sono distorti dagli effetti nel Capodanno
lunare ». Questa settimana sono previste le statistiche di marzo per la
Corea,che offriranno l'occasione per una verifica importante: l'ottimismo non è
condiviso da tutti. Il rischio vero per questi Paesi si chiama però
protezionismo.
Nostra
Signora dei diritti umani ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 30-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
E Barack
Obama è ora sotto esame, da Guantanamo all'atteggiamento verso la Cina. Anche
per l'attualità di questa sfida dobbiamo essere grati a Carla Del Ponte. Dopo
Carla Del Ponte, la giustizia internazionale prosegue la sua marcia: dal Darfur
alla nomina di Cassese per il Libano
Altagamma,
mesi difficili per il lusso ( da "Finanza e Mercati"
del 31-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Per i mesi di
marzo e aprile è prevista una crescita solo nei paesi della grande Cina, il
Medio Oriente e l'America Latina rispetto allo stesso periodo del 2008, mentre
rispetto al bimestre appena passato la crescita sarà assente in tutte le aree.
obama,
il g20 e l'europa che non c'è - timothy garton ash
( da "Repubblica,
La" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
G2 significa
Usa e Cina. Ma è l´Ue, non la Cina ad avere un´economia pari in dimensioni a
quella statunitense. In particolare in politica economica la coalizione
strategica dovrebbe essere il G3. Ma l´Europa dov´è? Se l´Europa si tira indietro
e rinuncia al ruolo ancora disponibile che sia gli Usa che la Cina tutto
sommato vorrebbero che interpretasse,
il
duo tuck & patty in jazz, pop e blues
( da "Repubblica,
La" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Pagina XII -
Napoli Bluestone Galleria Toledo Il duo Tuck & Patty in jazz, pop e blues
Cina-Italia, teatro bilingue in "Rinoceronti in love"
scarpe
tossiche, allarme in porto - giuseppe filetto
( da "Repubblica,
La" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
controlli a
tappeto dopo i malori Nel mirino la sostanza utilizzata per i prodotti dalla
Cina GIUSEPPE FILETTO Controlli a tappeto, su tre livelli. A caccia di dimetil
fumarato, un prodotto tossico contenuto in quelle piccole bustine bianche,
antiumido, che si trovano all´interno delle confezioni, in quasi tutti i
prodotti a rischio di assorbimento di acqua.
i
fondi sovrani resistono alla crisi con i titoli di stato
( da "Repubblica,
La" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
i fondi
sovrani dei governi dei Paesi esportatori di petrolio o esportatori in genere,
come Cina e Giappone, abbiano ricavato perdite sostanziali. Coperte, però,
dall´afflusso di nuove risorse. A fine 2008, il patrimonio gestito dai fondi
sovrani sfiorava i 4 mila miliardi. E´ il doppio delle risorse gestite dagli
hedge funds ed è destinato a raddoppiare entro il 2015.
Tra
Europa e America un asse da rinsaldare
( da "Sole
24 Ore, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
in primo
luogo l'Iran, di lavorare con la Cina per risolvere la crisi economica. Il
legame transatlantico non va soltanto rinnovato. Va completamente reinventato
lungo le sfide appena evocate. Bush ha rappresentato il declino del mito, Obama
la sua rinascita attraverso un improvviso sussulto della società civile.
Dal
summit una spinta al commercio ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 31-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Arabia
Saudita e Cina. Pechino vuole che al suo maggior coinvolgimento corrisponda un
maggior peso dentro l'Fmi e lo avrà, anche se non subito. Sui cambiamenti del
sistema finanziario globale, destinati a rimettere in movimento il mercato del
credito e a rivederne la struttura per evitare il ripetersi di crisi come
quella in corso,
Le
mani in tasca ai cinesi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 31-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
di vario
genere che circolano da qualche settimana per la Cina sono il risultato diretto
della politica del "mettiamo i soldi nelle tasche della gente".
Funzionerà? Forse, è ancora prematuro per dirlo. Finora la reazione dei cinesi
all'emissione delle cedole sconto è stata contrastante. «In realtà, i coupon
possono essere spesi solo nei punti vendita autorizzati e,
CHI
INVESTE IN CINA ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 31-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
COMMENTI E
INCHIESTE data: 2009-03-31 - pag: 14 autore: CHI INVESTE IN CINA Opportunità o
rischio: chi scommette ora sulla Cina? Se ne discute oggi in un evento
dibattito di presentazione del volume "Oltre la Muraglia" di Rita
Fatiguso, edito dal Sole 24 Ore. Alle ore
Contraffazione.
( da "Sole
24 Ore, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina alleate
contro i falsi Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Giocattoli,
gadget, cappellini, ricambi auto. Tutti rigorosamente contraffatti. E con il
marchio d'origine made in China. A Catania, a Firenze, a Taranto, nelle ultime
settimane la Guardia di Finanza ha sequestrato diversi container provenienti
dalla Cina contenenti prodotti falsi destinati al mercato
In
flessione i consumi di rame ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 31-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Una prova che
il flusso di catodi verso la Cina starebbe continuando viene dai movimenti di
entrata e uscita dai magazzini Lme, che registrano solo pochi arrivi, mentre
sono tuttora registrate in uscita 25.500 tonnellate su 501mila giacenti. Dopo
le recenti salite, cresce tuttavia la possibilità di una "correzione"
all'ingiù dei prezzi.
G-8
lavoro. ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 31-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina,
Messico, Brasile, Sudafrica ed Egitto) organizzato dalla presidenza italiana,
in vista del G20 di Londra che si occuperà della stabilità finanziaria.
L'appello degli otto ministri del Lavoro è a seguire il principio "people
first": «L'early warning,utile ad anticipare eventuali fenomeni –
Italia
chiusa agli investitori ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 31-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina e India
in testa, là dove si è trasferita la liquidità e dove sono cresciute nuove
multinazionali pronte a fare shopping e insediamenti produttivi o logistici in
giro per il globo. Ne hanno discusso la scorsa settimana a Roma economisti,
imprenditori, politici e sindacalisti riuniti dall'Aspen Institute nel quadro
del Progetto Interesse Nazionale (
Il
Vietnam si rifugia nei consumi interni
( da "Sole
24 Ore, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Erroneamente
viene classificato come un Cina in miniatura. Non ne ha ovviamente la
dimensione politica e anche le dotazioni strutturali appaiono ancora
insufficienti. Le grandi città risentono ancora dell'economia dei villaggi e
non si sono ancora trasformate in megalopoli inquietanti.
Contro
i pirati, Google lancia in Cina la musica gratis via web
( da "Sole
24 Ore, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Google lancia
in Cina la musica gratis via web Nel tentativo di scoraggiare la pirateria
informatica in Cina, tra i Paesi dove i saccheggi illegali colpiscono più duro,
il motore di ricerca Google ha deciso di lanciare un servizio che consente di
scaricare gratuitamente la musica via Internet (nella foto, i preparativi per
la cerimonia di lancio dell'
Una
scossa politica per il G20 ( da "Unita, L'"
del 31-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
europei
dovranno rispondere alle richieste di Cina e S.U. di maggiori stimoli alla
domanda. Il confronto tra le risorse impegnate sinora in Europa, in percentuale
del Pil e a prescindere dagli aiuti alle banche, sono 3- 4 volte inferiori a
quelli fatti in America e in Cina. Sul tavolo ci sarà anche una proposta cinese
di una "valuta globale" che gradualmente sostituisca il dollaro,
( da "Finanza e Mercati" del 19-03-2009)
Argomenti: Cina
Succhi del Dragone
senza Coca-Cola da Finanza&Mercati del 19-03-2009 Pechino rimanda al
mittente l'offerta da 2,3 di dollari per China Huiyuan Juice Group, big
nazionale nel settore dei succhi di frutta. E il mittente in questione è
nientemeno che Coca Cola. Ufficialmente il takeover americano è stato respinto
dal Ministro del commercio cinese perchè la blue chip del beverage a stelle e strisce già controlla oltre la metà del mercato dei
soft dinks in Cina e, con
il deal, si verrebbe a creare per Coca Cola un «posizione dominante
inaccettabile con una quota che arriverebbe nel settore a superare il 70 per
cento». In Borsa il risultato di questa decisione, che il management di Coca
Cola si è detto pronto ad accettare senza l'intenzione di fare ricorso,
è che a Wall Street la società guidata Muhtar Kent ha messo a segno un balzo
prossimo all'1% mentre sul listino di Hong Kong Huiyuan Juice è stata sospesa
dalle contrattazioni dopo che i corsi hanno subito un ribasso di quasi il 20
per cento. A questo punto, il monito fatto arrivare dalla a inizio settimana
dalla World Bank alle autorità cinesi a non innalzare barriere ulteriori
barriere protezionistiche non può che cadere nel vuoto.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2009-03-19 - pag: 1 autore: ... PANORAMA ... «Sicurezza,
norme inaccettabili» 101 deputati Pdl contro la fiducia Maggioranza in
difficoltà alla Camera. Alessandra Mussolini guida 101 deputati del Pdl
all'assalto della norma che obbliga i medici a denunciare gli immigrati
clandestini. In una lettera al Governo si chiede di non porre la fiducia. Ma
Umberto Bossi non ci sta: il testo del Senato non si cambia. E il ministro
Roberto Maroni annuncia: nel 2009 decreto flussi solo per 80mila stagionali. u
pagina 17, Il Punto di Stefano Folli u pagina 16 La Ue a Benedetto XVI: si ai
preservativi contro l'Aids La Ue è scesa in campo contro le dichiarazioni del
Papa in Camerun: «I preservativi sono essenziali nella lotta all'Aids», ha
fatto sapere la Commissione europea.Critiche anche da Parigi e Berlino. u
pagina 11 Federalismo,nelle prime votazioni regge l'asse Pd-Lega Regge l'asse
tra democratici e Lega sul federalismo:ieri via libera all'articolo 1del Ddl
con l'astensione dei democratici che hanno ottenuto il sì unanime a un
emendamento a tutela dell'unità nazionale. u pagina 16 Abi: Zadra lascia la
direzione generale Dopo 17 anni al vertice dell'Abi, Giuseppe Zadra ha
annunciato le sue dimissioni dalla direzione generale dal prossimo luglio. Non
ancora individuato il successore. u pagina 42 La Cina blocca maxi-acquisizione di
Coca-Cola Il Governo cinese ha respinto l'acquisto del primo produttore locale
di bevande da parte di Coca-Cola, un'operazione da 2,4 miliardi di dollari, perché
viola le regole anti-monopolio. u pagina8 Nato: Stavridis nominato comandante
militare Il ministro della Difesa americano Robert Gates ha indicato James G.
Stavridis quale comandante supremo delle forze Nato. Stavridis era stato al
comando di missioni in Bosnia e nel Golfo Persico.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-03-2009)
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Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-19 - pag: 8 autore: Neoprotezionismo.
L'investimento da 2,4 miliardi di dollari sarebbe stato il maggiore dall'estero
Pechino respinge Coca-Cola Bloccata l'acquisizione del più grande produttore di
bevande non alcoliche Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro
corrispondente La Cina dice
no ai piani di espansione di Coca-Cola. Ieri il Governo ha respinto la proposta
di acquisto di China Huiyuan Juice, il maggiore produttore domestico di succhi
di frutta, lanciata lo scorso autunno dal gruppo americano. Che per rilevare il
colosso cinese dei soft drink aveva messo sul piatto ben 2,4 miliardi di
dollari. «L'acquisizione darebbe a Coca-Cola una posizione dominante,
limiterebbe la competizione, e danneggerebbe gli operatori minori. In questo
modo, i consumatori si vedrebbero costretti a pagare un prezzo più elevato e si
ritroverebbero a scegliere tra una minore varietà di prodotti», spiega una nota
del ministero del Commercio che, appellandosi alla legge antimonopolio, ha dato
semaforo rosso all'operazione. Nel merito, la decisione di Pechino è
ineccepibile. Acquisendo China Huiyuan Juice, infatti, Coca Cola avrebbe
portato ben oltre il 20% la propria quota sul mercato domestico delle bevande
analcoliche. Troppo, ha sentenziato l'Authority sulla concorrenza cinese.
Niente di strano: dopo essere stata accusata per anni dai suoi grandi partner
commerciali (Stati Uniti in testa) di non avere una legge antimonopolio, ora
che finalmente ne ha una ( è entrata in vigore la scorsa estate), la Cina ha deciso di applicarla. Ma dietro la bocciatura di
quello che sarebbe stato il più grosso takeover straniero su una società
cinese, s'intravede anche una motivazione politica. I grandi marchi nazionali
non si vendono agli stranieri. Anche se sono in gioco gli interessi di settori
non strategici. Per un Paese emergente, costretto a difendere la propria
industria dall'aggressione della più attrezzata concorrenza straniera, potrebbe
essere una scelta legittima. Ma oggi la Cina, con la
sua poderosa industria manifatturiera, con il formidabile tasso di penetrazione
dei suoi prodotti sui mercati mondiali, e con le sue stratosferiche riserve
valutarie, è un Paese emergente un po' particolare. Per questo, il no a
Coca-Cola rischia di innescare una pericolosa reazione a catena. Negli ultimi
mesi, di fronte al progressivo aggravarsi della crisi finanziaria globale,
Pechino ha invitato più volte il resto del mondo a non cadere in tentazioni
neo-protezionistiche. E il resto del mondo, che per decenni nonostante i
massicci investimenti diretti effettuati oltre la Grande Muraglia è rimasto
tagliato fuori dal mercato cinese, ha apprezzato la svolta liberoscambista del
Dragone. Una svolta che molti critici ritengono dettata da puro opportunismo. I
moniti anti-protezionistici lanciati recentemente da Pechino, in sostanza,
servirebbero a preparare politicamente il terreno per lo shopping cinese
prossimo venturo in giro per il pianeta. Assetata di materie prime, desiderosa
di conquistare nuovi sbocchi di mercato per i propri prodotti, e ricca di
valuta pesante, mai come oggi la Cina è stata tanto
proiettata verso l'estero. L'equazione è (o meglio, sembra) semplice: da un
lato, ci sono gli asset dei Paesi industrializzati iper-svalutati dalla crisi
che si possono portare a casa per quattro soldi;dall'altro ci sono le aziende
cinesi che, con il sostegno del loro Governo, potrebbero comprarsi tutto. In
questo scenario, molti osservatori erano convinti che il Dragone avrebbe dato
via libera alla scalata di Coca-Cola su China Huiyuan Juice per fornire una
prova concreta della propria volontà liberista, e aprirsi così le porte a
future acquisizioni internazionali. Invece, è accaduto il contrario. Segno che,
dietro i proclami altisonanti, le logiche di Pechino restano quelle di sempre:
avendo memoria lunghissima dei torti subiti dagli stranieri in passato, alla
fine i cinesi non hanno resistito a vendicarsi per il no opposto nel 2005 da
Washington all'operazione Cnooc-Unocal. Le conseguenze si vedranno presto.
Nelle scorse settimane, Chinalco, azienda pubblica cinese produttrice di
alluminio, ha offerto 20 miliardi di dollari per aumentare la propria
partecipazione nella società mineraria australiana Rio Tinto. L'operazione
richiede l'approvazione del Governo australiano. Ma con l'aria che tira a
Canberra in questi giorni, e dopo il gran rifiuto del Dragone a CocaCola, ora
la corsa del colosso metallurgico cinese su Rio Tinto s'annuncia tutta in
salita. LA MOTIVAZIONE Per il Governo cinese la multinazionale americana
avrebbe avuto una posizione dominante sul mercato danneggiando la concorrenza
Stop al colosso di Atlanta. Distributori automatici di Coca-Cola nei pressi
dello stadio olimpico a Pechino AP/LAPRESSE
( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-03-2009)
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sezione: MONDO data: 2009-03-19 - pag: 11 autore: Diritti civili. Il presidente
approva il testo respinto da Bush Obama dalla parte dei gay firma la
dichiarazione Onu Luca Veronese Gli Stati Uniti sostengono la dichiarazione
dell'Onu contro la criminalizzazione dell'omosessualità. La decisione del
democraticoBarack Obama segna l'ennesima inversione di rotta rispetto a George
W. Bush che, lo scorso dicembre, aveva negato l'appoggio al documento. La
dichiarazione proposta all'Onu dalla Francia è stata sottoscritta finora da 66
Paesi membri su 192. Con la firma di ieri confermata ieri a Washington dal
Dipartimento di Stato - gli Stati Uniti si aggiungono a tutti i 27 Paesi della
Ue; a Giappone, Australia e Messico. Restano invece
contrari il Vaticano, la Cina e la Russia; oltre a molti Paesi musulmani, Egitto in testa. Il
testo ha forte valenza politica e di principio, è un riferimento per
l'Assemblea generale del Palazzo di vetro. Ma non è una risoluzione e non ha
implicazioni nell'ordinamento giuridico dei Paesi sottoscrittori. La
Francia, nel promuovere la dichiarazione, ha rivolto ai Paesi dell'Onu una
sorta di appello invitandoli a schierarsi per la depenalizzazione globale
dell'omosessualità:il documento riafferma «il principio di non discriminazione
in base al quale i diritti dell'uomo vengono applicati allo stesso modo a
ciascun essere umano, indipendentemente dai suoi orientamenti sessuali o
dall'identità di genere ». In molti Paesi del mondo l'omosessualità è
considerata ancora oggi un reato: nei tredici punti che la compongono, la
dichiarazione afferma che «l'orientamento sessuale o l'identitàdi genere non
può mai costituire la base per infliggere condanne, in special modo esecuzioni,
arresti o detenzioni». Amnesty International ha espresso soddisfazione per la
decisione Usa: «Ogni giorno - precisa l'organizzazione - Amnesty si batte per
persone che rischiano la prigione, la tortura e anche la morte per la loro
identità sessuale. Il presidente Obama sta offrendo un importante sostegno alla
lotta per giungere a un mondo in cui tutte le persone sono trattate in modo uguale».
Le decisioni di Obama sconfessano, anche sui diritti civili, la precedente
amministrazione repubblicana. La Casa Bianca si appresta anche ad abrogare la
legge, molto controversa, che impone a gay e lesbiche di tenere sotto silenzio
il loro orientamento sessuale per poter entrare nelle forze armate. Obama si è
detto contrario a un divieto federale ai matrimoni gay e sostiene il diritto
delle coppie omosessuali all'adozione. luca.veronese@ilsole24ore.com VIETATO
DISCRIMINARE Il documento proposto dalla Francia, e bocciato dal Vaticano, è
stato sottoscritto da 67 Paesi sui 192 dell'Organizzazione
( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-03-2009)
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sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-19 - pag: 12 autore: Addii. Maria
Weber,politologa e studiosa dell'Asia Ha aperto la Cina alle imprese di Giorgio Barba
Navaretti C on Maria Weber scompare uno degli sguardi più lucidi e attenti
sulla Cina e l'Asia.
Politologa di formazione e di mestiere (insegnava Politica comparata alla
Bocconi), era diventata una guida per tutti coloro che volevano avviare
un'attività economica in Oriente. Ha spiegato con i suoi libri, articoli
(numerosi sul Sole 24 Ore) e conferenze come entrare nel mistero della Cina, nel connubio tra il mercato dilagante e la rigida
regola politica della Repubblica Popolare. E ha permesso ai suoi lettori, ad
esempio attraverso il libro del 2001 Il miracolo cinese, di capire quanto
rilevante fosse la radicale metamorfosi economica in Cina
e il ruolo essenziale che il gigante asiatico stava acquisendo nell'economia
globale. Allo stesso tempo, però, le analisi della Weber mettevano in luce come
questo fosse un territorio di difficile accesso. Il suo libro dal titolo
emblematico La Cina non è per tutti illustra quali
ostacoli debba superare il nostro sistema di piccole imprese, poco aiutato
dalle nostre istituzioni pubbliche, per fare affari in quelle terre lontane e complesse.
Tra il 2006 e il 2008, Maria Weber ha la possibilità di verificare sul campo
anni di studio, essendo nominata per chiara fama direttore dell'Istituto
italiano di cultura di Pechino. Qui, da un lato si prodiga per un'operazione
culturale inversa a quella che le è consueta: promuovere la nostra cultura in Cina. è organizzatrice instancabile di eventi che
consolidano i rapporti tra i due Paesi e che permettono di far conoscere
l'Italia alle regioni più remote della Repubblica Popolare. D'altra parte,
però, continua la sua analisi del mercato cinese e produce, anche con l'aiuto
di diversi collaboratori, un volume Due anni di Cina.
«Per ottenere successo –scrive-occorre avere molta pazienza, rispettare la
gerarchia e i ruoli, saper ascoltare, adeguarsi alle regole e ai riti, creare e
sfruttare la guanxi, cioè la complessa rete di relazioni interpersonali
intessuta dai cinesi nel corso dei secoli». I suoi interessi di ricerca non
sono limitati ai confini cinesi. Maria Weber si è anche occupata degli altri
sistemi economici asiatici, di problemi di genere, del rapporto tra governo e
cittadini in Italia e in generale della cultura politica del nostro Paese. Un
impegno quotidiano in cui Maria Weber ha messo alla prova, come lei stessa
ricorda nell'ultimo libro, la sua capacità di «ascoltare prima di parlare,
comprendere prima di progettare, riflettere prima di agire». Maria Weber,
scomparsa ieri a 58 anni IMAGOECONOMICA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-19 - pag: 13 autore: «Nucleare e
carbone? Indispensabili» Nessun alibi sull'effetto serra - Diffondere le
tecnologie per la cattura della CO 2 di Federico Rendina G uai a illudersi. Le
fonti fossili, petrolio e gas, manterranno per decenni l'assoluta supremazia
nell'energia di cui avrà bisogno il nostro pianeta. Le riserve non mancano.
Servono però massicci investimenti per liberare le nuove tecnologie di
estrazione, e nuovi patti tra Paesi produttori e consumatori per conciliare i
reciproci interessi. Ma nel frattempo l'effetto serra rischia di provocare
conseguenze irreversibili. Ecco allora l'analisi e i suggerimenti degli esperti
che hanno preparato l'ultimo World Energy Outlook, che sarà presentato oggi a
Roma in un convegno promosso dalla sezione italiana del Consiglio mondiale per
l'energia. L'analisi ci dice che i trend della domanda e dell'offerta di
energia sono insostenibili per l'ambiente, per l'economia e per i difficili
equilibri sociali del pianeta. «Ma questo scenario può essere cambiato. La
rotta si può modificare». La ricetta? Un'azione su più fronti. Bisogna
decarbonizzare le emissioni sequestrando il massimo possibile della CO2 emessa
dalle fonti fossili. E bisogna accelerare, anche con incentivi pubblici, il
ricorso combinato all'energia nucleare e alle nuove tecnologie capaci di
rendere convenienti e diffuse le rinnovabili. Fatih Birol, nato 51 anni fa ad
Ankara, è chief economist dell'Agenzia internazionale dell'energia, l'artefice
dell'Outlook. Ce ne anticipa i contenuti lanciando un ammonimento: ai trend
attuali le emissioni di anidride carbonica causeranno nei prossimi decenni un
rialzo della temperatura media del pianeta di 6 gradi. Ben oltre i 2 gradi
considerati il tetto massimo sopportabile, corrispondente a una saturazione di
450 parti per milione di CO2 nell'atmosfera, rispetto alle 380 ppm che già
abbiamo disgraziatamente superato. è la premessa per la catastrofe planetaria?
è evidente che il quadro attuale è insostenibile. La nostra agenzia non elabora
direttamente le previsioni sulle conseguenze climatiche, ma tutti i report più
autorevoli confermano che basterebbe un aumento di circa 4 gradi per avere
gravi conseguenze nel lungo termine su eco-sistemi, acqua, inondazioni e salute
umana, con la possibilità di cambiamenti bruschi quando non addirittura
irreversibili. Dobbiamo agire subito. Per salvarci, da dove dobbiamo
cominciare? Il settore energetico è uno dei primi da cui partire, se
consideriamo che da solo è responsabile per più del 75% delle emissioni di CO2
mondiali. Abbiamo al massimo due decenni di tempo per invertire la rotta. E
nessun alibi: molte tecnologie a basso contenuto di carbonio sono già
disponibili. Devono essere diffuse. Penso ai margini per incrementare
l'efficienza energetica nel settore automobilistico, nell'edilizia, nelle
apparecchiature elettriche. Penso al potenziale, enorme anche oggi, per la
produzione di elettricità con le rinnovabili. E guai a non sviluppare le
tecnologie chiave per il futuro delle fonti fossili, dalla nuova generazione di
veicoli e di carburanti alla cattura e stoccaggio della CO2. La crisi economica
mondiale da una parte frena i consumi, dall'altra frena gli investimenti sulle
fonti pulite. C'è chi sostiene che la crisi potrebbe essere un'opportunità per
cambiare in meglio le regole del gioco. Che ne pensa? Abbiamo bisogno di una
vera rivoluzione energetica. La riduzione delle emissioni nel breve periodo è
una magra consolazione se gli investimenti che potrebbero portare a un futuro
sostenibile sono rimandati o cancellati, o se il progresso tecnologico viene
rallentato a causa della riduzione della spesa in ricerca. è importante che i
governi diano slancio a questa azione, con misure di stimolo definite.
Sull'efficienza,sulle rinnovabili ma anche, lo ripeto, sul migliore
sfruttamnento delle fonti fossili. Anche il nucleare dovrà avere un ruolo
importante. L'ultimo Outlook auspica un patto tra Paesi produttori di petrolio
di gas e Paesi consumatori per un maggiore sfruttamento dei giacimenti, e
suggerisce strumenti alternativi per differenziare le fonti e contenere le
emissioni. Non c'è una contraddizione tra i due richiami? No. Da un lato è
evidente che per ottenere un quadro energetico più sostenibile, rispettando il
limite delle 450 parti per milione, è necessario perseguire tutte le opzioni
per abbattere la CO2. Nello scenario che disegnamo per rispettare tale limite,
dopo il 2020 tutti ma proprio tutti gli investimenti nel settore elettrico
devono essere orientati a nuove centrali elettriche a zero contenuto di
carbonio. Una sfida di portata storica. D'altro lato, però, anche in questo
scenario il petrolio e il gas continueranno ad avere un ruolo molto importante
per soddisfare la domanda mondiale di energia, specialmente nel settore dei
trasporti. Per questo è fondamentale che le forniture di petrolio e gas
avvengano in maniera sicura ed efficiente. Come giudica il sistema di vincoli e
negoziazioni dei diritti di emissione introdotto con il protocollo di Kyoto? Un
sistema di questo genere deve far parte delle misure di risposta, almeno per
quan-to riguarda i Paesi industrializzati, anche perché offre la possibilità di
un commercio delle emissioni capace di finanziare gli investimenti.
D'altronde,in vista dell'appuntamento di Copenhagen di fine anno, durante il
quale si terranno le negoziazioni per il cambiamento climatico, è chiaro che
per garantire risultati tangibili le azioni devono essere concordate a livello
mondiale. è d'accordo con chi sostiene che un "patto Kyoto" con i soli
Paesi che vi hanno finora aderito ha poco senso? Diciamo che questo patto di
Kyoto è largamente insufficiente. Se si volesse raggiungere l'obiettivo dello
Scenario "450 ppm" con la limitazione dell'aumento della temperatura
globale a 2 gradi, obiettivo peraltro coerente con quanto dichiarato da molti
Paesi inclusa l'Unione Europea, allora il mondo dovrebbe limitare le proprie
emissioni di CO2 a circa 24 gigatonnellate (miliardi di tonnellate, ndr) nel
2030. Nelle proiezioni del nostro scenario di riferimento, che considera
l'impatto delle politiche attuali, i paesi non-Ocse arriverebbe da soli a
emissioni di CO2 pari a circa 26 gigatonnellate nel 2030. è quindi evidente che
per raggiungere questi obiettivi è necessaria un'azione comune di tutti i Paesi,
anche quelli che non fanno parte dell'Ocse, anche attraverso un nuovo e più
ampio meccanismo di finanziamento. Nona caso questo tema sarà parte integrante
del World Energy Outlook 2009, che sarà pubblicato poche settimane prima
dell'avvio delle negoziazioni di Copenhagen. Nel mix energetico ideale indicato
nel vostro Outlook c'è una presenza significativa del nucleare e del carbone.
Due fonti che in Italia trovano ostacoli. Si può fare a meno del nucleare? E si
può fare a meno del carbone? No. Non si può fare a meno né del nucleare né del
carbone. Da un punto di vista globa-le, il mondo continuerà ad avere bisogno di
tutte le fonti di energia, in modo particolare per
soddisfare la crescente domanda di Paesi come la Cina e l'India. Non dimentichiamo che 1,6 miliardi di persone
(soprattutto inAfrica e Asia) non hanno ancora alcun ac-cesso all'energia
elettrica. La sfida è quella di assicurare che tutte le risorse per ridurre le
emissioni siano messe in campo. Il nucleare, come stanno realizzando
molti Paesi, avrà un ruolo importante per rispondere alle esigenze ambientali e
di sicurezza energetica. Quanto al carbone bisognerà sfruttarlo nel modo più
efficiente possibile, investendo in tecnologie ultrasupercritiche e nella
cattura e stoccaggio del carbonio. IN AGENDA «Dopo il 2020, la vera sfida sarà
quella di costruire tutte le nuove centrali elettriche con tecnologie pulite»
Fatih Birol. Nato 51 anni fa ad Ankara in Turchia, è chief economist dell' Aie
AFP
( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-03-2009)
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sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-03-19 - pag: 45 autore: Media. P.
Berlusconi: «No ad acquisizioni» Mediaset, focus sul taglio dei costi Simone
Filippetti MILANO In tempi di crisi, la ricetta più efficace è fare bene il
proprio mestiere. Così Mediaset ha le idee chiare su come passare indenne la
turbolenza: nessuna acquisizione, meno costi e focalizzazione sul core
business, dopo la recente diversificazione. E se per anni il gruppo televisivo
è stato tacciato di immobilismo, oggi quella politica prudente (abbandonata in
parte per diventare una media company), ha rivendicato il presidente Fedele
Confalonieri, paga. Il 2009 sarà un altro anno difficile per l'industria
editoriale, con il mercato pubblicitario in calo per la recessione (nei primi
due mesi del 2009 la raccolta di Mediaset è caduta di circa il 10%). Le
contromosse, ha elencato il vice-presidente Piersilvio Berlusconi, sono
semplici: «Nessuna acquisizione e contenimento dei costi che rimarranno fermi
rispetto al 2008, senza pregiudicare il palinsesto». Ma, al di là della
congiuntura –che potrebbe anche essere meno brutta del previsto perché ieri lo
stesso ad Giuliano Adreani ha parlato di timidi segnali di ripresa
dell'advertising a marzo – il vero nodo per l'azienda di proprietà della
famiglia Berlusconi è trovare un'identità industriale perché la tv generalista
e gratuita è finita sotto assedio da Sky, la pay tv satellitare del magnate
australiano Rupert Murdoch e perché con il passaggio definitivo, nel 2012, al
digitale terrestre tutta l'industria tv cambierà. La tv tradizionale è nel dna
di Mediaset e ieri Piersilvio ha ribadito che il gruppo non la abbandonerà.
Tuttavia proprio quel business che ha fatto la fortuna di Mediaset,
proiettandola tra i big europei, è finito in empasse: nel 2005 il gruppo aveva
toccato la cifra record di 600 milioni di euro di utili. Da allora, i profitti
hanno iniziato a scendere (459 nel 2008) e, secondo alcuni analisti, questo è
il segnale che per la tv commerciale gratuita è iniziata una fase di declino
storico. Confalonieri, a chi ieri gli ha fatto notare il trend, si è limitato a
sottolineare che nonostante il calo, Mediasetmacina comunque utili e dividendi
considerevoli. Sta di fatto, però, che Sky sta marcandoa vista l'azienda: al 30
giugno 2008 la pay tv italiana ha fatto quasi gli stessi utili di Mediaset (418
milioni), ma ha realizzato meno ricavi (2,7 miliardi). Trai broker c'è chi
pensa, è il caso di Kepler, come «Sky sia oggi quello che era Mediaset negli
anni 80, quando è nata la tv commerciale ». Da Cologno ribattono che la nuova
Mediaset potrebbe essere proprio l'offerta Premium, la pay tv su digitale
terrestre lanciata dal gruppo. Mediaset Premium per ora raccoglie proseliti (ha
superato i 3 milioni di abbonati), ma il pareggio arriverà solo il prossimo
anno e la spesa media per cliente è ancora bassa ( circa 8 euro al mese secondo
i calcoli degli analisti) per spingere la redditività di tutto il gruppo. Negli
ultimi due anni Mediaset è partita in una diversificazione geografica (la tv
etnica americana Caribevision,la tunisina Nessma Tv e una joint- venture in Cina) e industriale (l'acquisizione di produttori di contenuti, da
Endemol a Taodue): per Piersilvio Berlusconi è la strada per vincere la sfida
con Sky. Piazza Affari ha applaudito (+ 3,3% il titolo). LA SFIDA CON SKY Non
sarà abbandonata la tv generalista che resta nel dna del Biscione La
concorrenza si batte con la diversificazione
( da "Finanza e Mercati" del 20-03-2009)
Argomenti: Cina
A Shanghai 2010 si
«respirerà» aria friulana da Finanza&Mercati del 20-03-2009 Labiotest di
Povoletto, società del Gruppo Luci da oltre vent'anni specializzata nel
controllo della qualità dell'aria e nella neutralizzazione dei cattivi odori,
ha ricevuto l'incarico dal Commissariato generale del governo per l'Esposizione
universale di Shanghai 2010 per trattare la qualità dell'aria all'interno del
padiglione italiano. In particolare, il Commissariato, preso atto del livello
di eccellenza che Labiotest ha mostrato negli anni di possedere nell'ambito
della ricerca e sviluppo nel settore ambientale, ha sottoscritto con l'impresa
friulana un contratto che ha per oggetto la deodorizzazione degli ambienti e la
relativa sanificazione dell'aria. Una nuova sfida questa che Labiotest vuole
vincere per aggiungere un ulteriore successo ai tanti già raggiunti nel corso
della sua attività. «Del resto - evidenzia il presidente Adriano Luci -, il
tema dell'Expo che ha ispirato il concept del padiglione italiano è Better city
better life, ossia città migliore, vita migliore, è uno slogan che non potrebbe
essere più appropriato per associarlo all'attività della nostra azienda». Labiotest opera in Cina già dal 2007 con l'apertura di un ufficio di rappresentanza a
Pechino e ha partecipato per due volte consecutive, sempre nella capitale
cinese, alla fiera biennale Ciepec, China international environmental
exhibition and conference la più importante fiera cinese in campo ambientale e
ad Ifat di Shanghai. «Con l'acquisizione di questo incarico - conferma
l'amministratore delegato di Labiotest, Riccardo Snidar - vengono premiate
l'alta specializzazione del personale e la politica di ricerca e sviluppo che
l'azienda ha da sempre adottato».
( da "Finanza e Mercati" del 20-03-2009)
Argomenti: Cina
Cina e India in
lite per i giocattoli da Finanza&Mercati del 20-03-2009 Prosegue nelle
riunioni del Wto lo scontro fra India e Cina sulle
importazioni di giocattoli. La prima, sei mesi fa, ha imposto un bando
sull'import del Drago sulla base di motivazioni legate alla salute e alla
sicurezza dei prodotti. Replica di Pechino: si tratta di una forma impropria di
protezionismo. Sono in corso colloqui «ad alto livello» per dirimere la
questione.
( da "Repubblica, La" del 20-03-2009)
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Pagina XV - Bari
Turandot e l´esercito di terracotta la sfida di De Simone in Fiera Stasera il
debutto nello spazio 7 con repliche domenica e martedì. Dirige Denis Vlasenko
FIORELLA SASSANELLI Giacomo Puccini aveva superato i 60 anni, quando dopo
Bohème, Tosca e Madama Butterfly, accettava nel 1920 la sfida di mettere in
musica Turandot, la fiaba teatrale settecentesca del veneziano Carlo Gozzi. Puccini,
tuttavia, morì nel 1924, prima che l´opera fosse conclusa. La sua partitura
finiva infatti con la morte di Liù, la schiava che accetta il sacrificio per
amore del principe Calaf. Arriva sin qui la versione di Turandot che sarà
proposta stasera nello Spazio 7 della Fiera del Levante di Bari, quale
anteprima della stagione d´opera della Fondazione Petruzzelli (ore 20.30, info
al botteghino del teatro Piccinni 080.5212484). Da una parte questa scelta
rievoca quanto accadde alla prima esecuzione dell´opera, con Arturo Toscanini
sul podio della Scala nel 1926 che volle sempre considerare Turandot
un´incompiuta. Dall´altra è un evidente atto di riconoscenza al regista Roberto
De Simone, autore di un suo finale dell´opera per il quale sono mancati i tempi
con le edizioni Ricordi per un´esecuzione a Bari. Riconoscenza perché,
nonostante tutto, De Simone ha accettato di condividere l´incertezza e la
precarietà delle condizioni in cui tutti gli artisti sono stati costretti a
lavorare, per la mancata consegna delle chiavi del teatro alla Fondazione. Gli
elementi scenici di Nicola Rubertelli con le statue dell´esercito Ming
suggeriscono tuttavia l´ambientazione di una Cina arcaica in cui De Simone ha
ambientato la vicenda. Il regista e compositore cala l´azione nel mondo dei
morti, come nella fiaba persiana in cui Turandot è la personificazione di
un´ava stuprata. «La principessa è posseduta. Il suo rifiuto dell´uomo, e
quindi anche di Calaf, nasce dal fatto di rivivere ogni volta lo stupro»,
ha spiegato De Simone. Col giovane direttore d´orchestra, Denis Vlasenko,
lavora un cast di voci importanti: Paoletta Marrocu (Turandot), Ian Storey
(Calaf), Antonio De Gobbi (Timur) e Roberta Canzian (Liù). Orchestra della
Provincia di Bari e Coro della Fondazione. In replica domenica (ore 18.30) e
martedì.
( da "Unita, L'" del 20-03-2009)
Argomenti: Cina
Marcegaglia con
Epifani Doppio pressing sul governo BIANCA DI GIOVANNI Emma Marcegaglia fa una
scelta di verità, come ha appena chiesto il presidente della Repubblica. E dice
a chiare lettere: i soldi (veri) indicati dal governo devono essere spendibili entro
il 2009. Quel fondo di un miliardo e mezzo destinato alle piccole imprese non
può essere spalmato in tranches: deve arrivare subito. È l'ennesima
testimonianza dell'emergenza che l'impresa sta affrontando, e che il governo
tende a rimuovere. Dallo stesso palco Guglielmo Epifani va anche oltre. «Non
basta chiedere risorse, che pure sono poche rispetto a quanto fanno gli altri -
dichiara - serve un'idea per affrontare la crisi, un obiettivo, una strategia
che il governo non ha». I due intervengono a Pisa, al festival Manifutura
voluto dalla fondazione Nens di Vincenzo Visco e Pier Luigi Bersani, con il
patrocinio del comune di Pisa e della Regione Toscana. CRISI SENZA SLOGAN Una
tre giorni dove parla un pezzo d'Italia importante: quello della manifattura, del
made in Italy, della conoscenza, della ricerca, dell'arte. C'è già un pezzo di
futuro, con l'esposizione di scooter ibridi della Piaggio, di veicoli multiuso
(rotaie e strade) della Oto Melara, della illuminazione a energia eolica
dell'Aria Spa, della colonnina Enel per "caricare" le auto
elettriche. È il mondo che verrà, ma per ora prevale la crisi, vero spartiacque
tra vecchio e nuovo. Di questo passaggio a Pisa parlano grandi manager di
multinazionali, piccoli capiazienda, esperti finanziari, cooperative e spa,
banchieri e sindacalisti, e anche molti economisti. Un mosaico di impressioni,
esperienze, che fa scolorire i facili slogan politici con cui la crisi è
raccontata al Paese. Claudio Scajola apre la manifestazione con toni
rassicuranti. «L'Italia è colpita meno dalla crisi perché ha una manifattura
forte», dichiara ripetendo un mantra governativo. Ma bastano pochi interventi
per demolire questa convinzione. La crisi c'è, qui come (o peggio) che altrove.
Qui c'è «il crollo del gettito, l'aumento del debito senza manovre
anticicliche, e un Pil che è in discesa verso il -4%». L'Italia la supererà
solo se saprà affrontarla, con le carte che le sono più congeniali: l'industria
manifatturiera, l'innovazione, la solidarietà. «C'è ancora spazio per la nostra
vocazione industriale, se sapremo rinverdirla - dichiara Bersani - Dalla crisi
non possiamo uscire in piedi se l'industria è in ginocchio». INDUSTRIA E LAVORO
La crisi è profonda e ingiusta. «Colpisce i migliori - dichiara Marcegaglia -
Quelli che hanno investito, che si sono internazionalizzati, che hanno
innovato». Per questo adesso, dopo i Tremonti bond e il fondo di garanzia, le
banche «non hanno più alibi, devono finanziare le imprese». Di fronte alla
crisi «tutti devono fare la loro parte - continua la presidente di
Confindustria - i lavoratori vanno protetti, senza soluzioni traumatiche.
Bisogna evitare conflitti inutili». Epifani dal canto suo rilancia il giudizio
senza appello su come finora si è mosso il governo, sempre in ritardo, senza
una strategia seria. «Purtroppo a pagare in Italia è sempre il lavoro
dipendente - dichiara incassando il primo applauso della platea - e si continua
a investire sul patrimonio (in relazione al piano casa) e sulla rendita. Nessun
disegno per l'impresa e il lavoro». MANAGER «Con la crisi
abbiamo esportato anche il primo sciopero in Cina», rivela Roberto Colaninno, intervenuto dopo Epifani. Battute a
parte, il patron della Piaggio è certo che dalla crisi uscirà un mondo diverso.
Ora bisogna attraversare la strettoia. Come? Difendendo gli asset strategici, e
tutelando i deboli. «Sono d'accordo nel pagare più tasse per aiutare i
disoccupati - dichiara, incassando il secondo applauso del meeting - è un fatto
di civiltà». L'Italia ha molto da fare per rafforzarsi. «Per attirare capitali
stranieri servono certezze e stabilità», avverte il numero uno di Glaxo Italia.
Interviene anche il mondo delle Coop, chiedendo scelte etiche: i responsabili
della crisi vanno messi ai margini. Costruire nuovi strumenti, fare pulizia: la
crisi è un cantiere aperto. Quando finirà? Tutti scommettono che solo nel 2010
inizierà la risalita, ma il ritmo potrà anche essere molto lento. La crisi e le
strade per uscirne al convegno di Pisa. Emma Marcegaglia chiede soldi veri e
spendibili nel 2009. Epifani accusa il governo di mancanza di strategia.
Scajola ripete il ritornello: stiamo meglio di altri paesi.
( da "Unita, L'" del 20-03-2009)
Argomenti: Cina
Emma Marcegaglia fa
una scelta di verità, come ha appena chiesto il presidente della Repubblica. E
dice a chiare lettere: i soldi (veri) indicati dal governo devono essere
spendibili entro il 2009. Quel fondo di un miliardo e mezzo destinato alle
piccole imprese non può essere spalmato in tranches: deve arrivare subito. È
l'ennesima testimonianza dell'emergenza che l'impresa sta affrontando, e che il
governo tende a rimuovere. Dallo stesso palco Guglielmo Epifani va anche oltre.
«Non basta chiedere risorse, che pure sono poche rispetto a quanto fanno gli
altri - dichiara - serve un'idea per affrontare la crisi, un obiettivo, una
strategia che il governo non ha». I due intervengono a Pisa, al festival
Manifutura voluto dalla fondazione Nens di Vincenzo Visco e Pier Luigi Bersani,
con il patrocinio del comune di Pisa e della Regione Toscana. CRISI SENZA
SLOGAN Una tre giorni dove parla un pezzo d'Italia importante: quello della
manifattura, del made in Italy, della conoscenza, della ricerca, dell'arte. C'è
già un pezzo di futuro, con l'esposizione di scooter ibridi della Piaggio, di
veicoli multiuso (rotaie e strade) della Oto Melara, della illuminazione a
energia eolica dell'Aria Spa, della colonnina Enel per "caricare" le
auto elettriche. È il mondo che verrà, ma per ora prevale la crisi, vero
spartiacque tra vecchio e nuovo. Di questo passaggio a Pisa parlano grandi
manager di multinazionali, piccoli capiazienda, esperti finanziari, cooperative
e spa, banchieri e sindacalisti, e anche molti economisti. Un mosaico di
impressioni, esperienze, che fa scolorire i facili slogan politici con cui la
crisi è raccontata al Paese. Claudio Scajola apre la manifestazione con toni rassicuranti.
«L'Italia è colpita meno dalla crisi perché ha una manifattura forte», dichiara
ripetendo un mantra governativo. Ma bastano pochi interventi per demolire
questa convinzione. La crisi c'è, qui come (o peggio) che altrove. Qui c'è «il
crollo del gettito, l'aumento del debito senza manovre anticicliche, e un Pil
che è in discesa verso il -4%». L'Italia la supererà solo se saprà affrontarla,
con le carte che le sono più congeniali: l'industria manifatturiera,
l'innovazione, la solidarietà. «C'è ancora spazio per la nostra vocazione
industriale, se sapremo rinverdirla - dichiara Bersani - Dalla crisi non
possiamo uscire in piedi se l'industria è in ginocchio». INDUSTRIA E LAVORO La
crisi è profonda e ingiusta. «Colpisce i migliori - dichiara Marcegaglia -
Quelli che hanno investito, che si sono internazionalizzati, che hanno
innovato». Per questo adesso, dopo i Tremonti bond e il fondo di garanzia, le
banche «non hanno più alibi, devono finanziare le imprese». Di fronte alla
crisi «tutti devono fare la loro parte - continua la presidente di
Confindustria - i lavoratori vanno protetti, senza soluzioni traumatiche.
Bisogna evitare conflitti inutili». Epifani dal canto suo rilancia il giudizio
senza appello su come finora si è mosso il governo, sempre in ritardo, senza
una strategia seria. «Purtroppo a pagare in Italia è sempre il lavoro
dipendente - dichiara incassando il primo applauso della platea - e si continua
a investire sul patrimonio (in relazione al piano casa) e sulla rendita. Nessun
disegno per l'impresa e il lavoro». MANAGER «Con la crisi
abbiamo esportato anche il primo sciopero in Cina», rivela Roberto Colaninno, intervenuto dopo Epifani. Battute a
parte, il patron della Piaggio è certo che dalla crisi uscirà un mondo diverso.
Ora bisogna attraversare la strettoia. Come? Difendendo gli asset strategici, e
tutelando i deboli. «Sono d'accordo nel pagare più tasse per aiutare i
disoccupati - dichiara, incassando il secondo applauso del meeting - è un fatto
di civiltà». L'Italia ha molto da fare per rafforzarsi. «Per attirare capitali
stranieri servono certezze e stabilità», avverte il numero uno di Glaxo Italia.
Interviene anche il mondo delle Coop, chiedendo scelte etiche: i responsabili
della crisi vanno messi ai margini. Costruire nuovi strumenti, fare pulizia: la
crisi è un cantiere aperto. Quando finirà? Tutti scommettono che solo nel 2010
inizierà la risalita, ma il ritmo potrà anche essere molto lento.
( da "Repubblica, La" del 20-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XV - Bologna
La squadra Di Vaio fa correre i cronisti cinesi e oggi Francesca avvia il
centenario Per Di Vaio s´è scomodata persino la Cina. Per fortuna del Bologna, non come
per Damiano Tommasi, che laggiù sta continuando la sua carriera, ma solo per un
servizio giornalistico. Ieri a Casteldebole è stato ospitato un cronista del
"Titan Sports Senior Editor", gruppo editoriale che stampa un
settimanale sportivo da 4 milioni di copie presente anche sul web, per
uno speciale su Di Vaio. Il calcio italiano tira, e il capocannoniere ne
rappresenta il piatto forte. Momenti di gloria, seppur più casalinga, sono
toccati ieri anche a un altro attaccante del Bologna, Bernacci, autore
dell´unica rete segnata nella partitella in famiglia del giovedì. Stamane
infine, alla Terrazza Bernardini, Francesca Menarini e il suo staff presentano
il logo e le prime iniziative per il centenario. (d. g.)
( da "Unita, L'" del 20-03-2009)
Argomenti: Cina
Marta Dassù,
analista di politica internazionale, direttrice del programma internazionale di
Aspen Institute, ha scritto un libro che non ci aspettavamo. Da cosa nasce
«Mondo privato e altre storie»? «La prima cosa che a me interessava, era di
vedere se ero in grado di scrivere un libro che non fosse un saggio. La mia
intenzione, insomma, era di scrivere qualcosa che si avvicinasse di più alla
narrativa. Un libro facile e spero piacevole anche per i non esperti di politica
estera. Un libro che è nato puramente e semplicemente dal piacere della
scrittura». E sul piano della politica internazionale? «Dalle pagine che ho
scritto emergono alcuni errori che sono stati commessi dalla fine della guerra
fredda ad oggi. Molti altri ne faremo, probabilmente, perché è proprio il
processo decisionale a non funzionare più di tanto nella politica
internazionale. È molto difficile essere lungimiranti, raggiungere delle
decisioni razionali, in fori che sono sempre più ampi: l'Unione Europea, la
Nato, etc...La tendenza, dopo l'89, è stata quella a un continuo allargamento
delle istituzioni. Si è trattata di una scelta giusta, io credo: l'Europa
rapita, per usare la famosa espressione di Kundera, aveva diritto a questo
ritorno nella famiglia delle democrazie. Al tempo stesso, però, gli
allargamenti - prima della Nato, poi dell'Ue - hanno anche prodotto notevoli
problemi. E gli errori compiuti li vediamo ancora oggi...». Nel libro li
analizzi con una spietata, quanto argomentata, capacità critica e autocritica.
Quali i più gravi? «In realtà li sfioro, non li analizzo. Nel caso del Kosovo
gli obiettivi dell'operazione militare della Nato non erano chiari: non era
chiaro se si trattasse solo e soltanto di difendere i diritti umani - in nome
di una logica che io condivido, il "dovere di proteggere" - o se ci
fosse anche l'intenzione di creare fin dall'inizio uno Stato indipendente -
cosa meno scontata. Nel frattempo il Kosovo è diventato di fatto un
protettorato. Questo processo di ambiguo "rinvio" si è in qualche
modo concluso con l'indipendenza proclamata nel 2008, riconosciuta da gran
parte dei Paesi europei, oltre che dagli Stati Uniti, ma
non dalla Russia o dalla Cina. La mia opinione è che dopo le vicende della fine degli anni '
( da "Repubblica, La" del 20-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XXIV - Roma
Esposizioni e degustazioni. Cortei musica e pittura. Cinquemila piante e 60
varietà Il trionfo delle camelie Velletri brinda ai suoi fiori ALVARO FIORUCCI
Un motore particolarmente potente e un carburante con un alto valore energetico
sono il loro segreto. Il motore è un lascito antichissimo, cioè la componente
di origine vulcanica della terra. Il carburante è un microclima con temperature
e umidità che hanno stretto un patto di alleanza. è per la composizione di
questi due fattori che le camelie di Velletri crescono più in fretta che
altrove e con maggiore robustezza nelle fioriture considerate eccezionali dai
botanici anche per i colori dei petali. La prima pianta arrivò dalla Reggia di
Caserta alla fine del �700 e la misero al cimitero per allietare il sonno dei
defunti. Nell´800 i contadini diffusero la coltura delle camelie nei giardini e
nelle serre. Benemerita l´opera di Ettore Rolando, generale
in pensione che portò delle specie da Giappone, Nuova Zelanda, Cina, Australia e Stati Uniti avviando
la trasformazione che ha portato la produzione destinata ai mercati di mezzo
mondo. Domani e domenica c´è la possibilità di scoprire questo mondo suggestivo
per iniziativa del Comune, della Pro Loco e dell´associazione Calliope.
Nei giardini antichi del centro ci saranno più di 5mila piante di 60 varietà
diverse. Incontri ravvicinati anche con altre tradizioni: il corteo storico, la
pittura, la musica, gli artisti di strada. E i percorsi per le degustazioni dei
prodotti tipici. A cominciare ovviamente dal tè verde estratto dalle foglie
della pianta protagonista della festa.
( da "Repubblica, La" del 20-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 24 - Economia
Il governo vuole penalizzare l´import che non rispetta i tetti di CO2 Usa, arriva l´eco-dazio è subito lite con la Cina FEDERICO RAMPINI dal nostro corrispondente PECHINO - Si tinge di
verde l´ultima tentazione protezionista. La Cina e il Messico hanno reagito duramente alle nuove barriere agli
scambi, già varate o proposte dall´Amministrazione Obama in nome della difesa
dell´ambiente. Da Pechino è arrivata una secca messa in guardia contro
l´idea in discussione negli Stati Uniti, di introdurre una nuova carbon-tax �
o meglio un "dazio carbonico" � sulle importazioni in provenienza
da paesi che non adottano tetti alle emissioni di CO2. La proposta potrebbe
colpire pesantemente i prodotti made in China sul mercato americano. L´idea di
un dazio ambientalista è stata discussa esplicitamente dal nuovo segretario Usa
all´Energia Steven Chu (che per un´ironia della sorte è etnicamente
cinese-americano) in un´audizione al Congresso questa settimana. La sua genesi
è legata alla svolta di Obama sul cambiamento climatico e le politiche
ambientali. Capovolgendo la linea di George Bush, il presidente ha deciso che
gli Stati Uniti adotteranno quanto prima un tetto alle emissioni di CO2 per
l´industria americana, legato alla creazione di un mercato per i diritti di
emissioni carboniche, cioè un sistema analogo a quello già in vigore
nell´Unione europea. Affinché le imprese americane non si trovino in una situazione
di svantaggio competitivo rispetto alla concorrenza estera, Steven Chu ha
annunciato che l´Amministrazione Obama sta esaminando una serie di ipotesi: tra
queste appunto la possibilità di colpire con un "dazio verde" i
prodotti in provenienza da paesi che non applicano tetti alle emissioni di CO2
per le loro imprese. Si tratta in particolare delle potenze emergenti quali Cina e India. La Repubblica Popolare aderì a suo tempo al
Trattato di Kyoto per la lotta al cambiamento climatico, ma avvantaggiandosi di
una clausola prevista per i paesi emergenti che la esenta dal fissare limiti
alle emissioni carboniche. La reazione di Pechino è stata una dura condanna.
Xie Zhenhua, capo del comitato governativo sul cambiamento climatico, ha
dichiarato: «Ci opponiamo all´uso della questione ambientale come un pretesto
per praticare il protezionismo. La lotta al cambiamento climatico è una cosa e
la Cina sta facendo la sua parte; introdurre dazi
sulle importazioni è un´altra cosa, sono questioni ben separate che vanno affrontate
in ambiti diversi». La Repubblica Popolare si sente nel mirino sia per l´alto
attivo commerciale verso gli Stati Uniti, sia perché dall´anno scorso ha
superato gli Usa per il volume di emissioni carboniche rilasciate
nell´atmosfera. Tuttavia il governo di Pechino sottolinea che il balzo cinese
nelle emissioni di CO2 è solo recente mentre il cambiamento climatico è stato
provocato da decenni di inquinamento nei paesi di vecchia industrializzazione.
Inoltre i leader cinesi accusano le multinazionali occidentali di avere
delocalizzato le produzioni più inquinanti nei paesi emergenti. Lo scontro tra
Pechino e Washington conferma che si è aperto un nuovo fronte nella marea
montante del protezionismo, questa volta all´insegna delle politiche ambientali.
L´Amministrazione Obama deve affrontare in casa propria le resistenze di una
parte del mondo industriale. In piena recessione molte imprese americane
lamentano che l´introduzione dei tetti alle emissioni di CO2 e di un mercato
per i permessi sul modello europeo non farà che appesantire i costi di
produzione e aggravare le difficoltà del tessuto produttivo. Di qui la
tentazione di offrire in contropartita una protezione contro la concorrenza
cinese. Un gesto analogo � e già entrato in vigore � ha infiammato nei
giorni scorsi le relazioni tra Stati Uniti e Messico. Cedendo a un´antica
richiesta del potente sindacato dei camionisti Teamsters, nonché di
associazioni ambientaliste come il Sierra Club, l´Amministrazione Obama ha
sospeso la libertà di accesso ai Tir messicani finché non rispettano le
normative ambientali e di sicurezza degli Stati Uniti. La libera circolazione
dei Tir in tutto lo spazio nordamericano era stata prevista dal trattato di
libero scambio Nafta, firmato da Bill Clinton.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-20 - pag: 2 autore: «Il Fondo per le Pmi
serve subito» Marcegaglia: 1,5 miliardi spendibili quest'anno - Le banche non
hanno più alibi Lina Palmerini PISA. Dal nostro inviato Il tempo è il
fattore-chiave di questa crisi. Ed è la velocità delle contromisure che
consentiranno di «tenere in vita le imprese e mantenere i posti di lavoro ».
Emma Marcegaglia incalza il Governo sulla tempestività degli interventi e, a
due giorni dal faccia a faccia con il premier a Palazzo Chigi, chiede che i
soldi del Fondo di garanzia siano effettivamente disponibili già quest'anno.
«Ci è stato assicurato che verrà rifinanziato per 1,5 miliardi ma è molto
importante che l'emendamento sia scritto in modo che queste risorse siano
spendibili tutte nel 2009. Per dare un giudizio positivo aspettiamo di
leggerlo». L'emergenza, dunque, non consente di spalmare gli stanziamenti tra
quest'anno e il prossimo come sembra sia tra le ipotesi dell'Esecutivo.Il
presidente di Confindustria parla del colloquio con il presidente del Consiglio
«da cui ho potuto cogliere che c'è la percezione della gravità della crisi
perché nelle sue stesse aziende registra alcuni cali di fatturato» ma il
problema, ripete, «è mettere in atto subito le misure». Arriva a Pisa, al
Festival di Manifutura organizzato da Pierluigi Bersani e Vincenzo Visco e, nel
suo breve intervento dal palco, Marcegaglia si rivolge direttamente alle
banche. «Emetteranno i Tremonti bond e ci sarà il fondo di garanzia, dunque,
non avranno più alibi per non dare i soldi alle imprese e ai cittadini ».Alla
tavola rotonda –a cui partecipano anche Guglielmo Epifani e Roberto Colaninno –
si parla di crisi e di riorganizzazione industriale. E soprattutto di stretta
creditizia. «Bisognerà che le banche facciano il proprio mestiere fino in
fondo», insiste il leader degli Industriali, «situazioni di restrizione del
credito, che oggi ci sono, devono diminuire altrimenti avremo aziende che non
riusciranno più a stare sul mercato, anche aziende sane con buoni prodotti e
buona capacita di fare innovazione e ricerca». Fare previsioni è difficile.
Conta il contesto internazionale, la capacità di traino di Cina
e India, tuttavia «sono tra chi continua a dire che potremmo uscire dalla crisi
a partire dal 2010», dice Marcegaglia commentando i dati negativi dell'export
che non parlano solo di una «domanda mondiale in crisi »ma –peggio –di un
«rischio-protezionismo che può essere fatale a un Paese come l'Italia». Quel
che serve è «una task force internazionale per monitorare il protezionismo e
che gli accordi del Doha round possano concludersi nel minor tempo possibile»
auspica la presidente di Confindustria che, per le vicende nazionali, fa suo
l'appello di Giorgio Napolitano sull'«unità e la collaborazione tra istituzioni,
forze politiche e parti sociali». La crisi non consente conflitti ma per
Marcegaglia può essere l'opportunità per fare riforme necessarie: «Affrontare
il tema della spesa pubblica improduttiva, delle province, e il tema del
welfare riequilibrando una spesa sociale sbilanciata verso le pensioni per
spostarla su giovani, donne e famiglie». Hanno un'impronta decisamente più cupa
le previsioni di Epifani e Visco che parlano di un calo del Pildell'ordine del
3-4 per cento, «un arretramento grave che si trascinerà anche nel 2010», stima
il segretario della Cgil attaccando il Governo «che non fa nulla e non ha messo
soldi su questa crisi fatta eccezione per i 12 miliardi per le banche ». E lo
stesso allarme che lancia Bersani sulle «abbassamento delle asticelle sulla
fedeltà fiscale » si ritrova nelle parole di Visco che parla di «un collasso
delle entrate» e di Epifani che in-siste: «L'evasione è aumentata mentre è
cresciuta la pressione sul lavoro dipendente e sulle pensioni». In mattinata il
confronto sulle ricette anti-crisi era stato tra Bersani e il ministro Claudio
Scajola. «Tassare i redditi medio-alti deprime la domanda: la strada per la
ripresa è il piano casa», aveva detto il ministro annunciando l'incontro di
martedì con le Regioni e la conferma che il piano metterà in moto 60 miliardi.
OPPOSIZIONE E SINDACATI Visco: Pil in calo del 3-4% Bersani: attenzione alla
ripresa dell'evasione fiscale Epifani: dall'Esecutivo risorse solo per i
banchieri
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-20 - pag: 11 autore: Pechino. Huiyuan Juice contro
il Governo Polemiche in Cina sul no a Coca-Cola Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro
corrispondente China Huiyuan Juice Group piange e si dispera per il mancato
matrimonio con Coca-Cola. «L'operazione avrebbe realizzato una serie di
sinergie tra le due società, consentendo lo sviluppo di attività congiunte nel
settore della produzione agricola e della trasformazione di succhi di frutta»,
avverte un comunicato diffuso ieri sera dal colosso cinese delle bibite. Per il
quale, il day after al no del Governo cinese all'acquisizione di Coca-Cola è
stato un giorno terribile: alla Borsa di Hong Kong, i titoli della società sono
stati sospesi più volte per eccesso di ribasso, e hanno chiuso la seduta con
una perdita del 20 per cento. Insomma, il mercato non ha gradito la bocciatura
del takeover di Coca-Cola su Huiyuan Juice da parte di Pechino che,
appellandosi alla legge antimonopolio, ha ritenuto che l'acquisizione avrebbe
danneggiato sia la concorrenza, che i consumatori cinesi. A giudicare dai toni
polemici del comunicato, non hanno gradito neppure gli azionisti di Huiyuan
Juice. Reazione comprensibile. Lo scorso settembre, Coca-Cola aveva messo sul
piatto 2,4 miliardi di dollari per acquisire la totalità del re dei soft drink
cinesi, offrendo ai soci della società un ricco premio rispetto alle quotazioni
di mercato. Il nocciolo duro di Huiyuan Juice (è composto da Zhu Xinli,
presidente della compagnia, con il 36%; Danone con 23%; e il fondo di private
equity americano Warburg Pincus con il 6.8%) aveva subito detto
entusiasticamente di sì. Ma prima di far cassa e consegnare l'azienda nelle
mani di Coca-Cola, serviva il semaforo verde del Governo. Che invece,
mercoledì, ha impedito l'operazione, tirandosi addosso le critiche di
protezionismo della stampa internazionale. Accuse che la Cina
ha rinviato subito al mittente. «La decisione non è stata dettata da
considerazioni di tipo protezionistico, ma rappresenta una valutazione
oggettiva della legge antimonopolio», ha dichiarato ieri il portavoce del
ministero degli Esteri. «La politica cinese di apertura verso gli investimenti
stranieri non è mai cambiata ». MATRIMONIO MANCATO Dura reazione della società
cinese: «Con lo sviluppo di attività congiunte l'operazione avrebbe consentito
forti sinergie»
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-03-20 - pag: 42 autore: Auto. Slitta
almeno al
( da "Unita, L'" del 21-03-2009)
Argomenti: Cina
IN CERCA DEL BENE
SULLE ORME DI BRECHT Mariangela Melato è la straordinaria doppia protagonista
di «Anima buona» nella versione Bruni-De Capitani MARIA GRAZIA GREGORI Come
faccio a fare il bene se i prezzi sono alle stelle?» Nella
scena purpurea dove le lanterne rosse si mescolano ai costumi quotidiani di una
Cina di ieri e di oggi,
sono queste le parole chiave dell'Anima buona del Sezuan di Bertolt Brecht di
Mariangela Melato, Ferdinando Bruni e Elio De Capitani andata in scena con
successo al Teatro della Corte dello stabile genovese. Come si fa - si chiede e
ci chiede B.B. - a essere «buoni» quando tutto frana, il denaro manca e
l'istinto della sopravvivenza ma anche quanto di «cattivo» c'è in noi lotta per
farcela? Compito immane, la bontà, in una società dove tutti si può essere allo
stesso tempo sfruttati e sfruttatori, coraggiosi e vigliacchi, ammettono le tre
scalcinate divinità scese sulla terra nel Sezuan alla ricerca di un essere
speciale che non esiste o quasi visto che l'unica che gli apre la casa è la
prostituta Shen te. Trionfo della logica del dubbio, ma anche del «doppio» - buono/cattivo,
maschio/femmina - così cari all'autore che qui sviluppa in modo strepitoso
quest'idea: Shen te è, a un tempo, la prostituta credulona, pronta a
innamorarsi di quel mascalzone dell'aviatore Yang (un irruente Gianluca Gobbi)
ma è anche il duro Shui ta gabellato per cugino che fa affari sulle spalle
degli altri, in un vertiginoso alternarsi di identità, di abiti cambiati sotto
i nostri occhi. Shen te e Shui ta «sono» Mariangela Melato, grandissima attrice
che sa trovare dentro di sé la forza e il segno, la maschera e la camminata
della donna che diventa uomo e dell'uomo che torna donna. Melato disegna un
grande, inquietante personaggio che rivela l'assoluta tenerezza e la feroce
«normalità» del male attorno al quale ruotano con le loro piccole storie tutti
gli altri, dall'acquaiolo Wang (Federico Vanni), alla madre dell'aviatore
(Orietta Notari), dal barbiere di buon cuore di Roberto Alighieri alle donne
maneggione di Rachele Ghersi e Margherita Di Rauso. UNA CINA DIETRO CASA I
tempi sono cambiati dicono Bruni e De Capitani (loro anche la grintosa versione
italiana della commedia) con una regia che nasce da uno sguardo forte e
motivato, da un approccio contemporaneo. Una storia che non si svolge più in un
presunto luogo fiabesco: il Sezuan sappiamo dov'è e sappiamo anche che
recentemente ha subito un devastante terremoto. La Cina
è vicina, cari signori, come lo è la povertà che nasce dalle crisi economiche
che ahinoi conosciamo bene. Allo stesso modo tutto si trasforma in questo
spettacolo spesso seducente a partire dalla bella scena di Andrea Taddei (suoi
anche i costumi) che passa dagli stilizzati elementi orientali alle ciminiere
di un oriente dietro casa nostra dove il sole è sempre quello come lo sono la
luna, l'amore e il siparietto brechtiano a mezza altezza. Con tanto di epilogo
detto al proscenio dalla protagonista: che fare, caro pubblico, perché il
finale sia meno amaro e il buono non sia sempre battuto? Anche questo ci
riguarda, qui e ora. L'anima buona del Sezuan di Brecht versione it. di Bruni e
De Capitani Regia di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani Scene e costumi di
Andrea Taddei Con M. Melato, G. Gobbi, R. Alinghieri, ecc. Genova, Teatro della
Corte fino al 9 aprile ****
( da "Repubblica, La" del 21-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina III - Firenze
Sequestrati migliaia di Gormiti falsi, esami sulla tossicità Sono stati sequestrati
dalla guardia di finanza di Firenze, in un magazzino a Sesto Fiorentino, oltre
630 mila Gormiti contraffatti prodotti in Cina. I Gormiti sono pupazzetti di
plastica da collezione realizzati, nella versione originale, da Giochi
Preziosi. I falsi Gormiti saranno ora analizzati per capire se contengono
vernici tossiche. Il container era arrivato con un treno merci a Padova, e
successivamente, i giocattoli sono stati consegnati in Toscana ad una ditta di
cui è titolare una donna cinese, che è stata denunciata ma si è resa
irreperibile. MONTANARI A PAGINA V
( da "Repubblica, La" del 21-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina VII - Firenze
Gormiti falsi, rischio di tossicità vero La Finanza
sequestra 630mila confezioni dei piccoli mostri contraffatti in Cina LAURA MONTANARI Hanno copiato anche
i mostriciattoli di plastica, i minipupazzi da collezione. Non più soltanto
borse, occhiali, giubbotti e abiti firmati, adesso dalla Cina arrivano pure i Gormiti taroccati.
In tutto simili agli originali eccetto il colore che ha sfumature leggermente
diverse. Ora proprio gli accenti differenti delle colorazioni saranno
esaminati per capire se siano state usate sostanze tossiche. La Guardia di
Finanza di Firenze ha intercettato 630mila confezioni con le copie dei celebri
guerrieri dell´isola di Gorm inventati da un ingegnere fiorentino, Leandro
Consumi e diventati un giocattolo di successo del Gruppo Preziosi. Nelle
scatole c´erano migliaia di esemplari replicati a partire dai quaranta
personaggi che fanno parte della terza serie, con tutti i suoi popoli, quello
del Bene e quello del Male, della Foresta, della Terra, del Mare e i vari
personaggi, dal Tormentoso Sabis a Muschioantico, da Helico il Guardingo, a
Beccoduro il Picchiatore, dal Sommo Luminescente al suo nemico giurato,
Obscurio, signore del popolo delle Tenebre, via via a tutti gli altri. Mostri
contraffatti, fabbricati in Cina e approdati
illegalmente in Italia. I falsi Gormiti, piccoli guerrieri di plastica di 30-
( da "Repubblica, La" del 21-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 41 - Esteri
Ha pubblicato sul web un appello al presidente nella lettera il dolore per la
strage di 20 anni fa Il rimorso del soldato Zhang si pente, viene arrestato è
il primo dei militari che parteciparono alla repressione a osare tanto Ha chiesto
di aprire un dibattito in Cina sulla tragedia del 4
giugno ´89 FEDERICO RAMPINI PECHINO dal nostro corrispondente Vent´anni sono
ancora pochi, secondo i leader cinesi, per affrontare il tabù di Piazza
Tienanmen. L´avvicinarsi dell´anniversario di quel massacro rende il regime
ancora più refrattario e irascibile, per il timore di nuove proteste. Ieri ne
ha fatto le spese un ex soldato, il primo "pentito" della repressione
armata. Zhang Shijun, 40 anni, è stato prelevato a casa sua dalla polizia nella
città di Tengzhou. La moglie ha perso ogni contatto con lui. La polizia non
rivela dove è prigioniero. Il suo crimine: Zhang è il primo militare ad avere
espresso pubblicamente il suo rimorso, per avere partecipato alla sanguinosa
caccia agli studenti quel 4 giugno 1989. Una denuncia imperdonabile la sua,
perché viene da un uomo che quel giorno vestiva la divisa dell´Esercito
Popolare di Liberazione, mobilitato da Deng Xiaoping per schiacciare la
primavera della democrazia. Un gesto intollerabile perché Zhang, dopo aver
spedito decine di lettere all´attuale presidente Hu Jintao, senza mai ottenere
risposta, il 6 marzo ha pubblicato su Internet il suo appello al numero uno del
regime. In quella invocazione apparsa online, Zhang supplicava Hu Jintao con
queste parole: «Usi la sua saggezza per riaprire un dibattito nazionale sul
bilancio della tragedia del 4 giugno, l´evento della storia recente che ancora
tanti cinesi devono ricordare soffocando il pianto». Prima di scomparire nelle
mani della polizia, due giorni fa l´ex militare-dissidente aveva raccontato la
sua storia. «Per me la vita si è fermata, con la mente continuo a ritornare
agli eventi terribili cominciati nella notte del 3 giugno». Zhang ha 16 anni
quando entra nell´Esercito di Liberazione Popolare, 54esimo battaglione,
162esima divisione motorizzata, nella città di Anyang. Tre anni dopo, quando il
movimento di contestazione dilaga in Cina, con
l´epicentro tra gli studenti di Pechino, il suo reparto è fra quelli che
vengono mobilitati per raggiungere la capitale. Ci arriva il 20 aprile 1989 e
si accampa alla periferia meridionale, mentre gli studenti continuano a
occupare la piazza-simbolo del potere. Sono giornate di tensione estrema, il
partito comunista è spaccato tra i fautori del dialogo e l´ala intransigente.
Nella notte del 3 giugno i falchi sotto la guida di Deng hanno vinto
definitivamente la partita, parte l´ordine di assalto per le truppe. Zhang
ricorda testualmente quel dispaccio diramato alla sua colonna di blindati:
«Dirigetevi su Piazza Tienanmen, occupatela, ripulitela». Lui quel giorno non
ha armi in dotazione, appartiene a un reparto di soccorso ai feriti. Forma un
cordone con altri soldati per "chiudere" il lato sud della piazza,
tra un fast-food Kentucky Fried Chicken e il mausoleo di Mao Zedong. Sui
dettagli di quel che avviene nelle ore successive dice che «è ancora
sconvolgente parlare oggi». Allude a suoi compagni in divisa che «sparano alla
schiena contro studenti e civili indifesi». L´orrore per Zhang è immediato. E
già allora non lo nasconde. Appena tornato alla sua caserma fa richiesta di
abbandonare le forze armate «perché non era previsto che tra i nostri doveri ci
fosse quello di combattere contro il popolo cinese». E´ un gesto che gli
costerà caro. Il 14 marzo 1992 viene arrestato e condannato, senza processo, a
tre anni di lavori forzati in un laogai (campo di concentramento) per
"crimini politici". Zhang non riuscirà mai a ottenere una motivazione
per quella sentenza. Il silenzio del regime gli è familiare. Un mistero
continua ad avvolgere, vent´anni dopo, perfino il numero delle vittime di
Piazza Tienanmen. Duemila morti, secondo le associazioni umanitarie
internazionali che hanno raccolto testimonianze degli esuli. L´associazione
delle "madri di Tienanmen" implora da anni il governo di Pechino di dare
almeno la sua verità storica su quel massacro. Impossibile: il bilancio delle
vittime resta un segreto di Stato. L´ex soldato Zhang non ha mai smesso di
battersi. Liberato dal campo di lavoro, ha iniziato a scrivere lettere ai
leader di governo. Con l´arrivo di Internet si è impadronito della nuova
tecnologia per comunicare con altri dissidenti. Ha sempre sperato, con il suo
esempio, di «ispirare altri ex soldati, perché rompano il silenzio e raccontino
come vissero quella terribile esperienza». Molti suoi commilitoni di allora
devono conservare ricordi terribili che non hanno potuto confidare. Nessuno
sembra fiero di aver partecipato a quella pagina di storia tragica L´Esercito
Popolare di Liberazione regalò un orologio commemorativo ai soldati mobilitati
in quei giorni di legge marziale. Pochi lo hanno mai mostrato al polso.
( da "Repubblica, La" del 21-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 38 - Cronaca
Le pile di nuova generazione sono il petrolio del futuro E la corsa a occupare
il mercato rischia di diventare una guerra. Non solo in vista della crescita
del mondo digitale ma anche per lo sviluppo del trasporto elettrico Un affare,
quello delle auto, da 14 miliardi di dollari l´anno Il 95
per cento dei produttori è in Estremo Oriente, tra Giappone, Corea del Sud e Cina Aumentano gli accordi tra le case
automobilistiche e chi costruisce generatori hi-tech (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA)
MAURIZIO RICCI (segue dalla copertina) La batteria l´abbiamo già inventata due
volte. A stare a quanto dicono alcuni archeologi, un reperto di 2.500
anni fa, trovato a Baghdad nel 1932, un bastone di ferro infilato in un
cilindro di rame, sarebbe, in realtà, una rudimentale pila. Con un po´ di
liquido acido dentro, poteva generare una debole corrente elettrica, più o meno
come un limone in cui abbiate infilato due striscette di rame e zinco, classico
esperimento da scuola media. Probabilmente, serviva a lucidare il metallo, per
far brillare il rame come oro. Per saltare dai falsi protostorici di
bigiotteria alla pila vera e propria, comunque, bisogna aspettare l´Ottocento e
Alessandro Volta. Seguono anni di vertiginoso progresso tecnologico. Nel 1859,
siamo già alla prima batteria ricaricabile: la pila a piombo e acido solforico
di Gaston Planté. E lì, più o meno, siamo rimasti. La batteria che, tutte le
mattine, mette in moto (se non l´avete lasciata con i fari accesi) la vostra
macchina è, ancora, in buona sostanza, quella di Planté. Esattamente come le
pilette che alimentano, oggi, la nostra macchina fotografica sono sorelle di
quelle con un conduttore solido, anziché liquido, che per primo realizzò Carl
Gassner all´epoca di Bismarck. Bisognerebbe, insomma, inventare la batteria una
terza volta. Invece, la pila resta, tuttora, sostanzialmente una scatola piena
di elementi chimici che producono elettricità, secondo principi e processi,
noti da decenni. Senza un salto di qualità, quindi, per dirla con Buchanan,
siamo fermi agli ingegneri «che, ogni anno, strizzano qualche goccia di potenza
in più dalla vecchia tecnologia». Questo non significa che non ci siano stati
progressi significativi, che hanno reso possibili, tra l´altro, telefonini e
computer portatili. Nel campo delle pile ricaricabili, abbiamo superato le
batterie a nickel e cadmio (Ni-Cad), che avevano il non trascurabile difetto di
doversi scaricare completamente, per potersi ricaricare completamente, perché
la batteria memorizzava l´ultima carica ricevuta e, la volta successiva, non ne
accettava di più. Siamo arrivati, negli anni ´90, a quelle a nickel e metallo
(Ni-Mh) che contengono il 50 per cento di energia in più, rispetto a quelle al
cadmio e che questo "effetto memoria" non ce l´hanno. L´ultimo grido sono
quelle al litio (Li-ion) che contengono tre volte l´energia delle Ni-Mh e
producono il doppio della potenza. Ultimo grido, tuttavia, è una esagerazione:
le prime batterie al litio sono di trenta anni fa. E, rapportato al mondo
digitale, il progresso nelle batterie rivela uno scompenso esponenziale. Il
mondo digitale segue la legge di Moore (la potenza di un chip raddoppia circa
ogni due anni), quello delle batterie le leggi naturali. Il risultato è che,
come ha notato il mensile americano Wired, le prestazioni delle batterie sono
aumentate di 8 volte in 150 anni. Quanto le prestazioni dei microchip
aumentano, accrescendo di altrettanto la capacità potenziale dei computer e dei
gadget elettronici, in soli sei anni. Per il mondo digitale, insomma, le batterie
sono una zavorra storica. I tentativi per liberarsene, infatti, si
moltiplicano. Ci sono le celle a combustibile, quelle che danno corpo al
miraggio dell´era dell´idrogeno. O le nanotecnologie: tante nanobatterie da
disseminare all´interno di un computer, rendendolo più efficiente, perché in
grado di rispondere ai suoi diversi requisiti (l´hard disk non ha le stesse
esigenze di potenza e voltaggio dello schermo, ad esempio). Per ora, però,
tutte queste tecnologie restano nei laboratori. Il futuro prevedibile della
batteria è legato alla tecnologia di oggi, quella del litio. Già nel 2005, il
litio alimentava 50 milioni di portatili, 800 milioni di telefonini, 80 milioni
di macchine fotografiche. Oggi, qualsiasi nuovo prodotto va a litio. Ed è sul
litio, dunque, che si sta accendendo una vera e propria guerra industriale. In
ballo, allo stato attuale, c´è un mercato globale da 80 miliardi di dollari,
dominato dalle potenze dell´Estremo Oriente: Giappone, Corea del Sud, Cina. Se si crede alle proiezioni che fanno a Seul, nel giro
di un paio d´anni, la quota di mercato del Giappone (Panasonic-Sanyo) dovrebbe
scendere dal 65 al 51 per cento. Quella coreana (Samsung, Lg) salire dal 26 al
35 per cento, mentre quella cinese (Byd) restare intorno al 10 per cento. Buono
o meno che sia lo scenario della spartizione, ciò che conta è che il totale
delle tre potenze asiatiche farebbe il 95 per cento del mercato. Al resto del
mondo resterebbero le briciole. Probabilmente, così andrebbe a finire se la
posta in gioco fossero solo le batterie che alimentano il mondo digitale.
Troppo poco perché si parli, come si comincia a fare, di "guerra delle
batterie". Ma, allora, perché il piano di stimolo di Obama destina 2,5
miliardi di dollari per lo sviluppo di un´industria americana delle batterie?
Due miliardi e mezzo di dollari a fondo perduto, per farsi largo in un mercato,
già ampiamente presidiato, che cresce del 3-4 per cento l´anno e che ne vale in
tutto 80 miliardi? La risposta è che la posta in gioco è molto più ampia: quel
mercato da 80 miliardi di dollari è destinato ad esplodere presto. La
tecnologia delle batterie è, oggi, cruciale, infatti, perché è la chiave
dell´immagazzinamento di energia. Il futuro delle energie alternative è legato
a doppio filo alla possibilità di immagazzinare energia, da distribuire anche
quando vento e sole non ci sono. è il litio la risposta? Probabilmente no, date
le quantità di energia coinvolte. Ma se il litio non serve per le centrali ed è
una zavorra per il mondo digitale, c´è un altro settore, che non funziona
secondo la legge di Moore, ma quella di natura. è un mercato grande e
altrettanto assetato di energia: l´auto, dove le batterie al litio sono più
leggere e più facilmente ricaricabili (per esempio alla presa elettrica del
garage) di quelle al nickel usate nelle macchine ibride di oggi. Non passa
settimana, senza che un´azienda automobilistica non annunci un accordo con
qualche industria del settore per la produzione di batterie al litio: la Toyota
con Panasonic (cioè con se stessa), la Gm con Lg, la Nissan con Nec, la
Mercedes con Johnson Control-Saft. Tutte si posizionano per un futuro che
sentono vicino. Un rapporto di un istituto americano, Lux Research, calcola
che, se Obama riuscirà davvero a lanciare l´auto elettrica negli Usa, nel 2012
si potrebbe arrivare fino a 5 milioni di macchine vendute, che richiederebbero
batterie per un controvalore di almeno 14 miliardi di dollari. Significherebbe,
solo all´inizio, aumentare d´un colpo quasi del 20 per cento il mercato globale
attuale. Ma c´è tutto questo litio? E quanto costerebbe? Lux Research valuta
che, nell´ipotesi più probabile (3 milioni di auto elettriche vendute)
occorrerebbero, per le loro batterie, quasi 4 mila tonnellate di litio, circa
il 6 per cento dell´attuale produzione annua. Ma se le macchine fossero 5
milioni, con una percentuale più alta di plug-in, cioè ricaricabili in garage
(che richiedono batterie con più litio), occorrerebbero 25 mila tonnellate, il
42 per cento della produzione annuale. A produrre, attualmente, però, sono solo
Cile, Argentina e Cina. Secondo il servizio geologico
americano, metà delle riserve mondiali di litio sono in Bolivia e non sono
ancora state toccate. Detto in altre parole, Evo Morales e gli indios boliviani
hanno riserve di litio pari a quelle esistenti in tutto il resto del mondo.
Sono seduti su un tesoro. E lo sanno benissimo.
( da "Repubblica, La" del 21-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 32 - Cultura
IVAN COTRONEO STA LEGGENDO Le donne di Maugham DARIO PAPPALARDO «Ho cominciato
a leggere W. Somerset Maugham tardi: due anni e mezzo fa con Schiavo d´amore.
Ma da allora continuo a sceglierlo. Mi piacciono le sue storie, i suoi
personaggi femminili. Ora sono alle prese con Il velo dipinto (Adelphi,
traduzione di Franco Salvatorelli, pagg. 234, euro 18). La protagonista, Kitty,
è una donna inglese che sposa un uomo che non ama nel disperato tentativo di precedere
le nozze della sorella minore. Con il marito, un batteriologo, va a vivere a
Hong Kong. Qui lo tradisce con un vicegovernatore. La scoperta dell´adulterio
innesca un sottile gioco psicologico. Invece che affrontare sua moglie, il
dottor Frame le impone di seguirla in una regione cinese infestata da
un´epidemia di colera. Nella Cina desolata, Kitty cambia. Quello che apprezzo di Maugham è la sua
capacità di evitare soluzioni facili. Pagina dopo pagina, la sua protagonista,
frivola e per nulla "simpatica" al lettore, diventa una persona
migliore, ma non per questo finta. Non c´è nulla di romanzesco nella sua
trasformazione. Rimane "donna", più che "personaggio"».
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-21 - pag: 13 autore: Baby boom,
l'America tenta il bis Record di nati nel 2007: oltre 4 milioni nonostante un
welfare «poco amichevole» di Francesco Billari D a cinquant'anni a questa
parte, Malia e Sasha sono le più giovani residenti alla Casa Bianca. Sono,
inoltre, tra i numerosi bambini che contribuiscono alla continua crescita della
popolazione statunitense. La demografia ha un numero "magico": 2,1. è
il numero medio di figli per coppia (o per donna, nel calcolo delle
statistiche) necessario per riprodurre una generazione, mantenendo un
equilibrio della popolazione (senza contare le migrazioni). I dati recentemente
pubblicati negli Usa sul 2007 confermano che per il secondo anno consecutivo il
numero medio di figli per coppia è pari, quasi magicamente, proprio a 2,1. Da
cinquant'anni a questa parte, per la prima volta gli Stati Uniti superano il
numero annuo di nati del picco del baby boom: 4,317 milioni.Sembra difficile
spiegare l'abbondanza di childrens guardando dalla vecchia
Europa, ma anche dalla Cina
e dal Giappone. Siamo infatti abituati a pensare, anche grazie a ricerche ben
condotte, che si fanno figli laddove esistono politiche sociali che consentano
di combinare lavoro e famiglia, oppure che sostengono economicamente le
famiglie con figli. Il welfare amichevole nei confronti dei bambini e
delle donne sarebbe la chiave per spiegare i livelli di fecondità quasi "
americani" della Francia (2,0 nel 2007), contro i bassi livelli di
Germania, Italia o Giappone (tra 1,3 e 1,4). Ma negli Usa il welfare è
"poco amichevole" per definizione: come spiegare la fecondità da
equilibrio? I motivi sono essenzialmente tre. Primo, i figli si fanno da più
giovani, e dunque se ne fanno di più. Si diventa spesso genitori da teenager
(10,5% dei nati sono da mamme meno che ventenni): questo welfare debole
paradossalmente "aiuta" la fecondità. Per vasti segmenti della
popolazione l'unico sogno, già a 15 o a 18 anni, è infatti veder crescere un
figlio che potrà farcela. Comunque, anche i ceti più privilegiati hanno una
fecondità più precoce rispetto all'Italia,dove come sappiamo ogni passaggio
all'età adulta (ivi compreso diventare genitori) avviene più tardi. Secondo, la
cultura pesa: sopra la media spiccano sia gli ispanici (3,0 figli per donna)
sia i nuovi tradizionalisti religiosi (lo Utah dei Mormoni nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-21 - pag: 13 autore: Scenari. La
carica dei poveri Entro il 2050 due miliardi di persone in più di Joel E. Cohen
* L a rapida crescita della popolazione globale non è terminata: oggi l'aumento
si aggira attorno ai 75-80 milioni di persone l'anno, cioè una nuova
popolazione pari a quella statunitense che va ad aggiungersi a quella mondiale
ogni quattro anni circa. Se per arrivareal miliardo di persone c'è voluto
dall'inizio dei tempi fino ai primi del XIX secolo, oggi per aggiungere un
miliardo di esseri umani agli abitanti del mondo bastano solo 13-14 anni. Si
stima che la popolazione mondiale toccherà i 9,2 miliardi entro il
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-03-21 - pag: 39 autore: Industria. Dopo
lo stop all'alleanza con Chery, il Lingotto stringe con la Guangzhou Fiat, sarà Gaig il nuovo socio per produrre auto in Cina La Linea, la Bravo e la Grande
Punto verrebbero fatte a Canton Luca Vinciguerra SHANGAI. Dal nostro
corrispondente Chiusa la porta di Chery, Fiat ne riapre subito un'altra con
Guangzhou Automobile Industry Group (Gaig). La casa automobilistica di Canton
potrebbe essere la futura partner del Lingotto, ormai da un oltre un
anno alla ricerca di un socio con cui riavviare la produzione di auto oltre la
Muraglia. Secondo fonti cinesi del settore, le trattative tra Fiat e Gaig sono
in corso ormai da qualche tempo. Ad ammetterlo, giusto qualche giorno fa, è
stato lo stesso amministratore delegato della società cinese, Zeng Qinghong.
«Una joint venture con Fiat è un'ipotesi molto realistica », ha dichiarato il
numero uno di Gaig, mettendo in subbuglio tutto il settore automotive.
Probabilmente, è anche questa la ragione che l'altro ieri avrebbe spinto Chery
- la casa automobilistica dell'Anhui già promessa sposa a Fiat - a chiamarsi
fuori dalla partita, annunciando molto diplomaticamente che, a causa del
deterioramento della congiuntura internazionale, «il piano che prevedeva la
produzione di autovetture insieme a Fiat è stato rinviato». In realtà, quello
stesso piano è semplicemente scivolato su un altro tavolo: quello di Gaig. Con
questa, la casa torinese avrebbe intenzione di produrre a Canton le sue vetture
più popolari, e cioè Linea, Bravo e Grande Punto. L'ipotesi di costruire in Cina l'Alfa Romeo, di cui si era molto parlato durante il
negoziato con Chery, dovrebbe invece essere rinviata a una valutazione
successiva. Sotto il profilo industriale, sembrerebbe un matrimonio perfetto.
Gaig è una casa automobilistica solida, efficiente, tecnologicamente avanzata,
e anche molto profittevole. Ma soprattutto è un'azienda abituata a lavorare con
i grandi costruttori stranieri, giacché da anni è la piattaforma cinese di
Honda e Toyota. Non è un caso che il severo piano di ristrutturazione del
settore automobilistico annunciato qualche settimana fa dal Governo abbia
inserito Gaig tra le "Big 8" che dovranno farsi carico dello sviluppo
delle quattroruote cinesi. Il gruppo di Canton ha un solo neo: avendo sempre e
solo prodotto auto per conto terzi, non ha una propria vettura commercializzata
sul mercato. Per colmare questa lacuna insostenibile nel lungo termine agli
occhi del Governo (Pechino esige che tutti i grandi costruttori nazionali
sviluppino proprie tecnologie, propri modelli e propri marchi), un paio di anni
fa Gaig ha deciso di realizzare un veico-lo passeggeri tutto suo. Si è messo
subito alla ricerca di un partner tecnologico che potesse aiutarla a mettere a
punto una vettura partendo da zero. In tempi rapidi: nel 2011 Canton ospiterà i
Giochi Asiatici, e per allora la nuova sedan targata Gaig dovrà essere pronta
per il lancio. La scelta è così caduta su Fiat Powertrain Technologies, con la
quale nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-03-21 - pag: 46 autore: Siderurgia. Nei dati
World Steel Association la flessione in febbraio è stata del 22% rispetto
all'anno precedente Acciaio, produzione al rallentatore La Cina resta con segno positivo ma il suo
export accusa un tracollo Roberto Capezzuoli Le statistiche sulla produzione
siderurgica mondiale relative a febbraio confermano la situazione di affanno
già evidente il mese precedente. Il rapporto pubblicato ieri dalla World Steel
Association ( Wsa) segnala per febbraio un calo complessivo del 22%
rispetto a dodici mesi prima. Nei 66 Paesi monitorati, il totale è stato di 84
milioni di tonnellate. La flessione è solo in parte giustificata dal fatto che
nel 2008 febbraio contava 29 giorni. Tra i grandi produttori, unicamente la Cina mostra un segno più, mentre altrove si va dal- 54,2%
degli Stati Uniti al -11,5% dell'India, passando per il -39,9% registrato dalla
produzione italiana, ferma in febbraio a 1,7 milioni di tonnellate. La
contrazione della domanda ha esercitato quindi un impatto evidente sul
risultato dei primi due mesi dell'anno: il totale è di 170,3 milioni di
tonnellate, in diminuzione del 22,9%, tanto da rendere ottimistica la
previsione dell'ultimo sondaggio Reuters, secondo cui il 2009 vedrà una
riduzione del 9% soltanto (e sarà la prima volta da undici anni). Dalle cifre
Wsa emerge un evidente rafforzamento della supremazia delle imprese
siderurgiche asiatiche: ai primi tre posti svettano Cina,
Giappone e India, mentre gli Usa scivolano dal terzo al quinto posto,
sorpassati in graduatoria anche dalla Russia. A seguire si piazzano Corea del
Sud, Germania, Ucraina, Brasile e Italia, tutti Paesi interessati comunque da
un forte rallentamento dell'attività rispetto al primo bimestre dello scorso
anno. Pechino resta largamente in testa (come si vede nel grafico), ma non
senza problemi. In marzo infatti la Cina pare
destinata a tornare, dopo tre anni, una importatrice netta di acciaio, a causa
del tracollo della domanda dall'estero. Al London Metal Exchange l'andamento
del future sulle billette per il Mediterraneo offre indicazioni analoghe: il
contratto con scadenza tre mesi oscilla intorno a 290 dollari per tonnellata,
contro i 520 dollari dell'inizio di ottobre. Simile il riscontro del Metal
Bulletin, le cui rilevazioni per i coils laminati a caldo mostrano prezzi
dimezzati in nove mesi. Le chiusure che hanno costellato i comunicati di molte
imprese produttrici hanno avuto un effetto rilevante anche sui prezzi delle
leghe usate in siderurgia, con il ferrotungsteno che ha perso in sei mesi il
18%, atterrando a 26-28 dollari per kg sul mercato spot europeo, e con il
ferromolibdeno in calo addirittura dell'84% nello stesso periodo, a 21-22 $/kg.
Le stime offrono una solida arma alle acciaierie per convincere le società
minerarie a ridurre i costi delle forniture più importanti, quelle di carbone
da coke (si veda l'articolo a fianco) e soprattutto quelle del minerale di
ferro. ASIA DAVANTI A TUTTI La caduta negli Stati Uniti (-53,5% nei primi 2
mesi) favorisce il sorpasso dell'India, al terzo posto alle spalle del Giappone
( da "Repubblica, La" del 22-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 14 - Esteri
Corea del nord Arrestate due giornaliste della tv di Gore PYONGYANG - Il regime
nordcoreano ieri ha confermato l´arresto di due giornaliste americane accusate
di essere «entrate illegalmente» attraverso il confine cinese. Le due reporter,
Laura Ling e Euna Lee, lavorano per Current tv, l´emittente lanciata da Al
Gore. Nei giorni scorsi i media di Seul avevano segnalato che le due reporter -
una è di origine coreana - erano state fermate dalle autorità di frontiera
nordcoreane dopo aver sconfinato mentre facevano riprese tv lungo la frontiera con la Cina. Massimo riserbo a Current Tv, imposto dalla situazione
diplomatica molto particolare. Nella vicenda è coinvolto direttamente il
Dipartimento di Stato, nella persona di Hillary Clinton. Laura Ling e Euna Lee
stavano realizzando un reportage sui rifugiati nordcoreani in Cina per Vanguard, una serie di
inchieste che vanno in onda anche in Italia sul canale 130 di Sky. La
tensione fra le due Coree, che negli ultimi mesi era montata, è leggermente
diminuita ieri quando Pyongyang ha riattivato l´unico collegamento telefonico
fra i due Paesi.
( da "Repubblica, La" del 22-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 14 - Esteri
Le due giornaliste americane erano sconfinate senza permesso Fermate in Corea
del Nord le inviate della tv di Gore PYONGYANG - Il regime nordcoreano ieri ha
confermato l´arresto di due giornaliste americane accusate di essere «entrate illegalmente»
attraverso il confine cinese. Le due reporter, Laura Ling e Euna Lee, lavorano
per Current tv, l´emittente lanciata da Al Gore e particolarmente impegnata sui
reportage. Nei giorni scorsi i media di Seul avevano segnalato che le due
reporter - una è di origine coreana - erano state fermate dalle autorità di
frontiera nordcoreane dopo aver sconfinato mentre facevano riprese tv lungo il
confine con la Cina. Massimo riserbo a Current Tv: è imposto dalla situazione
diplomatica molto particolare. Nella vicenda è coinvolto direttamente il
Dipartimento di Stato, nella persona di Hillary Clinton. Laura Ling e Euna Lee
stavano realizzando un reportage sui rifugiati nordcoreani in Cina per Vanguard, una serie di
inchieste sul campo in onda anche in Italia sul canale 130 di Sky. Il
team Vanguard di Current Usa è composto da 10 giornalisti di diverse
nazionalità addestrati alla produzione di documentari e reportage ad alto
rischio dalle zone più calde del pianeta. La tensione fra le due Coree, che
negli ultimi mesi era montata in modo significativa, è leggermente diminuita
ieri quando Pyongyang ha riaperto la linea "calda" militare, l´unico
collegamento telefonico fra i due paesi, dopo la fine delle manovre congiunte
fra truppe sudcoreane e statunitensi. Il regime nordcoreano aveva interpretato
le manovre come preparazione alla guerra nucleare e aveva chiuso
unilateralmente la linea il 9 marzo scorso. Ma il clima resta estremamente
teso: Pyongyang ha annunciato che fra il 4 e l´8 aprile chiuderà lo spazio
aereo per lanciare un satellite: secondo gli Usa, si tratterà invece di un test
per il missile a lunga gittata Taepodong-2.
( da "Repubblica, La" del 22-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 36 - Cultura
L´ultimo eunuco racconta i suoi segreti Vecchia Cina la memoria Sun Yaoting è morto
ultranovantenne nel 1996. Era nato nel ventottesimo anno di regno
dell´imperatore Guangxu A otto anni fu castrato, a quindici giunse a Pechino
Solo adesso escono in volume le sue confessioni e i dolorosi ricordi delle sue
sofferenze Servì alla corte di Pu Yi ma seppe ingraziarsi anche i maoisti
"Intrecciavamo relazioni amorose con le donne del palazzo"
FEDERICO RAMPINI PECHINO «Nacqui nella contea di Jinghai vicino a Tianjin. Era
l´undicesimo mese del ventottesimo anno di regno dell´imperatore Guangxu. Fui
castrato all´età di otto anni. Arrivai a Pechino quindicenne sognando ricchezza
e onori». Così comincia l´autobiografia di Sun Yaoting, l´ultimo eunuco alla
corte imperiale del Figlio del Cielo, un eccezionale documento sulla Cina del Ventesimo secolo. Testimone e vittima di una storia
tragica e tumultuosa, Sun Yaoting servì a corte nella Città Proibita sotto Pu
Yi, l´ultimo imperatore immortalato dal film di Bertolucci. Lo seguì in
Manciuria sotto l´occupazione giapponese. Fu coinvolto nella rivoluzione
maoista. «Come ultimo eunuco della storia ho vissuto oltre novant´anni. Ogni
sorta di emozioni si accavallano nella mia mente quando rivolgo lo sguardo al
passato». Negli anni Novanta Sun Yaoting cominciò a confidarsi con il giovane
storico cinese Jia Yinghua, perché la sua memoria non andasse dispersa. Nel
dicembre 1996 moriva all´età di novantaquattro anni. Solo ora esce la raccolta
di quelle sue confessioni, The Last Eunuch of China. «Quando muoio voglio
rinascere cane o gatto». L´amarezza del vecchio Sun Yaoting, e tanti segreti
crudeli, proiettano un´ombra sulla storia del secolo. Comincia dalla miseria
paurosa delle campagne cinesi a inizio secolo, dove la castrazione dei figli
maschi è per molti l´unica speranza di una vita migliore: il sogno di servire
alla corte imperiale, la fuga dalla fame. è con le sue mani e un rasoio, che il
padre di Sun procede all´operazione, sul lettino della loro casupola dai muri
di fango. Il peperoncino rosso come anestetico, un pezzo di carta imbevuto
d´olio come benda, una penna d´oca infilata nell´uretra per impedire che si
otturi durante la cicatrizzazione. Il bambino resta privo di sensi per tre
giorni, immobilizzato a letto dai dolori per due mesi. Quando si alza subisce
la prima di una lunga serie di beffe del destino: è il 1911, la rivoluzione
repubblicana rovescia la dinastia Qing al potere dal Seicento. La notizia getta
nella disperazione il padre di Sun, la mutilazione del bambino sembra inutile.
In realtà la corte di Pu Yi prosegue la sua vita, un rito sempre più artefatto
e surreale, recitando una sceneggiatura scritta da altri. Nella Cina decadente e caotica i poteri in lotta per la supremazia
hanno interesse a manipolare l´imperatore-fantoccio. E con lui sopravvive
l´entourage, eunuchi compresi. Confucio faceva risalire a tremila anni fa l´uso
di uomini castrati al servizio degli imperatori. Ma si diffonde soprattutto con
la dinastia Ming, dalla fine del Cinquecento, via via che l´imperatore si
ritira dalla vita pubblica e diventa sempre più distante dai suoi sudditi. Gli
eunuchi vengono reclutati in massa per costruire una barriera umana tra il
Figlio del Cielo e il mondo reale. Nella cultura cinese la castrazione rende
gli eunuchi delle non-persone, sprovviste di un vero ego, soggetti ideali per
proteggere la privacy del sovrano. Oltre che fisiologicamente incapaci di
insidiare le concubine: al calar del sole ogni altro maschio, compresi i figli
dell´imperatore, devono abbandonare la corte. La reclusione del sovrano, spiega
il sinologo Jonathan Spence, «trasforma gli eunuchi in intermediari
indispensabili, il canale di comunicazione fra la ristretta cerchia imperiale e
l´amministrazione pubblica». I più abili fra i castrati lucrano ogni sorta di
vantaggi. «Potenti funzionari pubblici per conquistare l´attenzione
dell´imperatore devono convincere un eunuco influente a trasmettere i propri
messaggi. La corruzione regna». I più astuti non si accontentano del denaro,
diventano eminenze grigie del potere, a capo di clan e cordate, sofisticati
maestri negli intrighi di corte. Fra loro emergono anche grandi talenti, geni
ambiziosi e disinteressati. Scienziati, uomini di Stato, condottieri. Come Cai
Lun, l´inventore della carta per la stampa nel 105 dopo Cristo. O l´ammiraglio
Zheng He, protagonista delle spedizioni intercontinentali nel primo
Quattrocento. Quando Sun Yaoting viene assunto a corte, le glorie dell´Impero
Celeste sono ormai un pallido ricordo, la Cina è in
preda al declino, umiliata dalle potenze coloniali. Ma a corte i castrati
conservano un ruolo essenziale. Sotto l´imperatrice reggente Cixi,
l´eunuco-capo Li Lianyang è un Mazarino al centro di trame e congiure. La
biografia di Sun entra nei dettagli più intimi, descrive la sessualità degli
eunuchi che per secoli ha eccitato la fantasia dei cinesi. La letteratura
erotica ha descritto infiniti modi in cui le concubine riuscivano a tradire
l´imperatore con la complicità dei castrati, e talvolta cercando proprio da
loro piaceri non convenzionali. «Nella tarda dinastia Qing - ricorda Sun - gli
eunuchi intrecciavano relazioni amorose con le donne del palazzo, serve e
cortigiane. Un eunuco di successo poteva sposarsi e mantenere più mogli. La
castrazione non ha mai spento i nostri desideri sessuali. Alcuni eunuchi ricchi
e potenti furono mariti orribilmente sadici. Ricordo giovani mogli denudate,
bruciate con sigarette accese, frustate, torturate nelle loro parti intime. A
Pechino un proverbio diceva: sposa un eunuco se vorrai soffrire le più atroci
pene del mondo». Gli eunuchi non si discostavano dalla depravazione dilagante
nelle ultime generazioni dei sovrani Qing. Da ragazzo lo stesso Sun è testimone
ravvicinato del malsano rapporto tra l´ultimo imperatore Pu Yi e la consorte
Wan Rong: lei oppiomane e incinta dai suoi amanti; lui sempre a caccia di
giovani eunuchi. Sun segue i suoi sovrani nell´esilio dorato in Manciuria,
sotto il controllo giapponese. Ma l´eunuco ha più fiuto politico dei suoi
padroni. Nella guerra civile rende i suoi servizi all´armata maoista. è a
Pechino nel 1949 quando viene proclamata la Repubblica Popolare. Si ritira in
un monastero taoista ma dona il suo patrimonio al partito comunista. La sua
abilità non lo salva durante la Rivoluzione culturale, quando i rari eunuchi
sopravvissuti vengono additati come dei mostri disgustosi, ignobili ricordi del
passato imperiale. Molti si suicidano annegandosi nei fossati attorno alla
Città Proibita e nel lago del Palazzo d´Inverno. Sun viene processato in
pubblico, deportato e costretto ai lavori forzati: deve coltivare la terra, con
un cartello di "traditore" appeso al collo. L´offesa più terribile
però in quel periodo gli viene inflitta dai suoi parenti. Timorosi di
rappresaglie, gettano via il tesoro più prezioso di Sun Yao: l´urna dove sono
custoditi i suoi genitali. «Due volte sole l´ho visto piangere mentre
raccoglievo le sue confessioni - racconta Jia - quando ha ricordato la
castrazione, e poi la perdita del suo tesoro: perché in base alle loro credenze
solo una sepoltura insieme a quegli organi può far rinascere l´eunuco come un
uomo vero». La modesta tomba di Sun oggi è quasi invisibile, in un boschetto
sperduto alla periferia occidentale di Pechino. «Il governo - osserva lo
storico Cui Weixing - non ama pubblicizzare queste vicende. Forse perché la
storia degli eunuchi fa parte di una lunga tradizione cinese, in cui la gente
del popolo ha dovuto sopportare ogni sorta di sofferenze per servire i capricci
di un´autorità centrale onnipotente, fino ai nostri giorni».
( da "Unita, L'" del 22-03-2009)
Argomenti: Cina
LONDRA TRIBUNALE
STACCA SPINA È morto un bimbo di 9 mesi, dopo che l'Alta corte di giustizia di
Londra ha autorizzato i medici a sospendergli la ventilazione forzata. I
genitori erano contrari. Secondo i medici il bambino, affetto da un rara
malattia, aveva subito danni al cervello e la sua capacità respiratoria era
ormai compromessa. NordCorea, arresto reporter Due giornaliste USA di Current
Tv, l'emittente fondata dall'ex vicepresidente Al Gore, sono state arrestate in
Corea del Nord, al confine con la Cina. Laura Ling e Euna Lee sono state fermate dalla polizia per
«ingresso illegale». Russia, ferito giornalista Un giornalista russo, Maksim
Zolotariov, è stato aggredito e ferito a Sierpukhov, località a un centinaio di
km a sud di Mosca. È l'ultimo caso di una lunga serie di aggressioni e
intimidazioni ai danni di giornalisti registratisi negli ultimi tempi in
Russia. DNA IDENTICO, LADRI RILASCIATI Due gemelli tedeschi, identici,
sospettati di avere svaligiato i grandi magazzini berlinesi KaDeWe, sono
riusciti a beffare la giustizia: hanno lo stesso Dna e la polizia non è
riuscita a stabilire a chi dei due appartengano le tracce trovate. Sono stati
rilasciati. In pillole
( da "Unita, L'" del 22-03-2009)
Argomenti: Cina
Viviamo in una
democrazia cognitiva e l'accesso alla conoscenza (con quali mezzi, a quali
condizioni), la possibilità di avere informazioni diventano problemi capitali».
C'è un problema di autorevolezza di internet? «I sostenitori più convinti
dicono che la rete è fortemente critica ed espelle da sé il falso. Io sarei
meno ottimista. Avevamo immaginato la presa diretta e invece abbiamo
disperatamente bisogno di mediatori sociali: Google è arrivato a tre trilioni
di pagine, un materiale inaccessibile se non ci fosse la mediazione». E viene
fuori un problema di democrazia? «Digito una parola e vengono fuori risultati
da uno a dieci su, poniamo, 4 milioni 750mila. Perché qualcuno è ai primi dieci
posti e un altro è al quattromilionesimo? I criteri sono tanti: le domande più
frequenti, i riferimenti correnti. Un pensiero minoritario è sacrificato al
principio del più cliccato. E non è secondario il rapporto con la pubblicità,
Chirac si era posto il problema - poi non se ne fece nulla - di finanziare un
motore di ricerca europeo. Si chiamava Quero (dal latino cerco). C'è una nuova
generazione di mediatori ma non c'è controllo democratico? «Google è
proprietario di You Tube. Alcuni Stati, la Turchia, la Tailandia hanno chiesto
"leva questo film" e il film è stato levato. Una notizia non gradita
è arivata dalla Cina agli Usa, il
governo cinese ha chiesto di sapere il nome di chi l'aveva diffusa. Yahoo ha
dato quel nome e la persona è stata arrestata e condannata a 10 anni. Quei
mediatori non danno garanzie. C'è un problema di trasparenza, non di controllo
repressivo: al Congresso americano è depositata una proposta bipartisan per la
quale Yahoo e Goggle dovrebbero riferire se hanno operato dei filtraggi
su richiesta di stati nazionali». I social network, qualcuno li considera uno
strumento formidabile di democrazia. Altri mettono in guardia: sono solo
minoranze attive. «Non voglio sopravvalutare la vicenda di Obama, anche perché
nasce in un paese dove l'uso di internet è molto più democratico che nel resto
del mondo. Obama ha utilizzato il web come strumento per la raccolta dei fondi:
un sistema capillare gli ha permesso di raggiungere un numero sterminato di
persone e di sottrarsi al potere assoluto della businness community. Questa
prima operazione lo ha messo nelle condizioni di una minore dipendenza dalla
forza degli interessi economici. Poi i contattati per il finanziamento sono
diventati minoranza attiva che entra direttamente nel processo politico. Barak
Obama, attraverso il social networking, è riuscito ad avere una mobilitazione
che ha contribuito a creare una sfera pubblica che è stata importante per il
suo successo. Ma non è stato il primo a tentare, il primo fu il governatore del
Vermont Howard Dean». Ma la grande maggioranza non è ancora orientata dalla
televisione generalista? «intanto, se non ci fossero le minoranze attive, la
cappa della televisione tradizionale sarebbe totale. E poi, nell'ultimo giorno
buono per la campagna elettorale Obama ha speso tre milioni di dollari per spot
televisivi. Non si era completamente trasferito nella dimensione di internet. È
una novità molto diversa da quella che si rappresenta il politico nostrano che
ritiene, creando il suo blog, di essere entrato nella modernità. L'operazione
di Obama ha creato la saldatura fra le due sfere. Non dico che sia
generalizzabile ma, pensiamo ai giornali, capire se con l'on line c'è soltanto
conflitto o ci possa essere alleanza è centrale». Nelle redazioni dei vecchi
giornali si taglia il costo del lavoro, ovvero, soprattutto i giornalisti ma così
viene meno la qualità e, in un circolo vizioso, il giornale perde ancora più
copie e pubblicità. «È vero, c'è una sorta di outsourcing: ti do un cellulare e
tu, quando hai una notizia, la filmi e la mandi. Io non sottovaluto affatto
questa informazione in diretta che può arrivare da paesi che sarebbe stato
impossibile, in altri tempi, raggiungere. Però andrebbe vista attraverso
l'effetto cumulativo e non sostitutivo, anche perché faccio prima a trovare
quel tipo di notizia su You Tube che sul giornale di carta». Quale ruolo vede
per il giornale di carta in futuro? «Si è investito poco, dal punto di vista
delle idee, di fronte a questa ricchezza di fonti. Siamo in una civiltà dove
l'immagine è tutto, mentre il giornale è scrittura. Il giornale penso debba
offrire valutazioni ulteriori, metodo critico praticato quotidianamente per
stare meglio nella società della conoscenza e dell'immagine». Un'enorme
metamorfosi? «C'è una molteplicità di fonti e un allargamento della platea. Il
giornale deve trovare, in questo cambiamento di dimensioni gigantesche, il
punto in cui si colloca: prima era centrale, ora si deve riorganizzare
ponendosi al centro di un sistema per le quali si richiedono anche altre
competenze». JOLANDA BUFALINI
( da "Unita, L'" del 22-03-2009)
Argomenti: Cina
Le Monde non demorde
Soffre come tutti i quotidiani francesi ma non rinuncia alla sua vocazione
planetaria Sorpresa: mai così letti i quotidiani in Francia L'edizione di
martedì scorso di "Le Monde" riassumeva perfettamente la situazione
francese. In prima pagina il direttore Eric Fottorino spiegava ai lettori le
ragioni dell'aumento di 10 centesimi del prezzo del giornale, da
( da "Unita, L'" del 22-03-2009)
Argomenti: Cina
CRISI ECONOMICA IL
TEMPO FATTORE CRUCIALE I RITARDI DI BERLUSCONI La gravità e la velocità della
crisi contrastano con la lentezza delle manovre governative. Tutti hanno capito
l'importanza strategica del fattore tempo, tranne Berlusconi. La presidente
Marcegaglia è stata chiara: "Le nuove risorse 1,5 miliardi del Fondo di
garanzia devono essere spendibili entro l'anno!". Il governo risponde con
un emendamento Tremonti che stanzia solo 500 milioni quest'anno,
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-22 - pag: 2 autore: Un salvataggio da
23mila miliardi Oltre metà dei fondi pubblici stanziati nel mondo per uscire
dalla crisi arriva dagli Usa Mario Margiocco In un colpo solo la Federal
Reserve ha aumentato del 10% i fondi disponibili per contrastare la crisi
finanziaria e rilanciare l'economia. I 1.150 miliardi di dollari aggiuntivi
che, è stato annunciato mercoledì 18, entreranno in circolo si aggiungono
infatti a 11.700 miliardi messi già sul tavolo dal Governo americano per
superare un periodo di eccezionale gravità (in attesa di quelli annunciati
domani dal segretario al Tesoro Timothy Geithner). La cifra è calcolata da
Bloomberg. Washington sta mobilitando risorse pochi mesi fa impensabili. I soli
nuovi fondi Fed, 300 miliardi per l'acquisto di T bonds e il resto per rilevare
titoli immobiliari (mbs) delle finanziarie pubbliche Fannie Mae e Freddie Mac,
equivalgono a poco meno del doppio del costo della guerra in Vietnam, calcolato
in dollari rivalutati, e che fu pari a poco più di 698 miliardi di dollari
attuali. Come in Europa e in Asia, si tratta di risorse pubbliche di varia
provenienza e gestione, che hanno grossomodo tre emittenti principali: il
bilancio statale, la Banca centrale, gli enti di garanzia dei depositi bancari.
Solo in parte minore sono a fondo perduto, come i piani di stimolo da poco
varati da alcuni Paesi, e convogliati negli Stati Uniti nel piano da 787
miliardi approvato definitivamente dal Congresso un mese fa. Gli stessi interventi
su banche o società come Aig, sono fatti negli Stati Uniti, e anche in Europa,
contro il passaggio di azioni ordinarie o privilegiate o comunque con titoli in
garanzia, nella speranza che consentano in futuro di recuperare l'esborso.
Diverso il caso di acquisto di titoli tossici, cosa per cui gli Stati Uniti
hanno stanziato finora 700 miliardi per circa la metà utilizzati: qui non si
saprà ancora per parecchio tempo quanto valgono i titoli. Le voci più grosse
sono comunque quelle degli interventi delle Banche centrali e dei fondi di
garanzia sui depositi. Sommando i dati - piuttosto dettagliati - americani,
quelli europei - un po' meno chiari - e stimando un intervento asiatico (e
australiano/neozelandese) di portata non inferiore a quello europeo, soprattutto
grazie alla componente cinese e giapponese, si arriva a una cifra di circa
23mila miliardi di dollari, per oltre la metà americani. E non è finita, perché
qualcuno dovrà colmare il buco delle banche statunitensi, valutato a non meno
di duemila miliardi. E anche in Europa nessuno sa se il salvataggio bancario è
finito. La seconda guerra mondiale, di gran lunga lo sforzo finanziario più
grosso mai affrontato dagli Stati Uniti su un singolo obiettivo, costò sui due
fronti dell'Europa e del Pacifico 3.600 miliardi di dollari, rivalutati a oggi.
Il New Deal, 500 miliardi. La cartina in pagina (sulla base di dati aggiornati
di fonte Fondo monetario/Brookings Institution) presenta una parte non
secondaria, ma quantitativamente limitata di questo sforzo finanziario, i piani
di stimolo messi in atto dai Paesi del G-20, Spagna compresa. Non i fondi per
far fronte alle perdite, ma quelli per rilanciare la crescita. La Germania
mette in atto un intervento non lontano da quello americano in rapporto al Pil,
mentre Francia e Italia hanno pacchetti assai più contenuti. Nel caso italiano,
tuttavia, occorre tenere conto di altre misure che, non essendo assimilabili e
omogenee, non sono state conteggiate, ma esistono. Lo
stesso vale per alcuni altri Paesi, come il Giappone e la Cina, che hanno presentato come piano di
stimolo un pacchetto molto più consistente, solo in parte però valutatodall'Fmi
come vero stimolo. Tokyo arriverà al G-20 il 2 aprile a Londra con un secondo
piano aggiuntivo, è stato annunciato, non ancora quantificato; a
dicembre se ne parlava già e il Governo lo valutava a oltre 350 miliardi di
dollari. Il Giappone ha quasi 20 anni di piani del genere alle spal-le, data la
sua lunghissima crisi. I calcoli Fmi/Brookings (che considerano non i valori
nominali, ma in base alla parità di potere d'acquisto), arrivano, per i Paesi
del G-
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-22 - pag: 5 autore: «Per i capitali un
rientro di scopo» Lo scudo sia utile a tutti - Sì al piano casa, ma il rilancio
passa da etica e pensioni di Fabrizio Forquet D alla «tassa di scopo» al
«rientro di scopo». Pier Ferdinando Casini ha appena letto delle nuove ipotesi
sullo "scudo" per il rimpatrio dei capitali sommersi. «Idea buona»,
da portare avanti, «perché serve a far emergere soldi utili per il rilancio
dell'economia e a mettere alle corde i paradisi fiscali con le loro opacità».
C'è chi dice che sia un favore ai ricchi. Non lo sarà se verrà fatto bene, se
si costruirà una sorta di "rientro di scopo". Lo scudo deve servire a
rilanciare effettivamente gli investimenti e ad aiutare chi oggi è più esposto
alla crisi. Dai capitali che emergono deve derivare un contributo alla
collettività. Come si fa? Sono comunque capitali privati. Nessuno intende violare
libertà individuali. Ma si possono prevedere strumenti per legare l'accesso al
beneficio ad investimenti in titoli del Tesoro, in attività con finalità
pubblica o in creazione di posti di lavoro. Va poi garantito un vantaggio
diretto ai ceti più deboli. Una possibile strada, come sostenuto anche sul Sole
24 Ore, potrebbe essere quella di indirizzare gli introiti fiscali che ne
deriverebbero per lo Stato a sgravi per i redditi più bassi. Tutta questa
operazione sarà utile se darà un contributo effettivo alla ripresa
dell'economia e alla tenuta sociale. Per aiutare le famiglie in difficoltà il
Pd ha proposto un contributo fiscale a carico dei redditi alti. Cosa ne pensa?
Meglio arrivare allo stesso obiettivo sfruttando le nuove entrate del rientro
dei capitali. Meglio il gettito del rimpatrio piuttosto che nuove tasse.
Comunque io non sono contrario a chiedere un contributo a chi ha di più. E la
proposta del Pd potremmo anche votarla. è giusto dare dei segnali. A partire
dai parlamentari: se deputati e senatori rinunciassero a una mensilità a favore
dei redditi più bassi sarebbe un gesto simbolico importante. A proposito di
stipendi, alla Camera è saltato l'emendamento della Lega sul tetto ai compensi
dei manager nell'amministrazione pubblica e nelle società private. Guardi,
nello Stato non ci sono Paperon de' Paperoni. Attenti a fare demagogia su
questo. Discorso tutt'affatto diverso è quello dei manager privati. Quando si
parla di tetto ai superbonus non è solo un fatto di risparmio per le banche o
le aziende, è anche un impegno etico. La finanza deve recuperare un elemento di
moralità. Tutto quello cui abbiamo assistito è capitato anche perché a un certo
punto si è perso il senso dell'etica. Le aziende erano più interessate a fare
utili figurati, per spingere le stock option, che a creare davvero ricchezza
per gli azionisti e per tutti gli stakeholders. Si fa un gran parlare di
fallimento del mercato. Il mercato non va messo in soffitta. E non credo allo
statalismo di ritorno. Sarebbero due atteggiamenti profondamente sbagliati. Qui
si tratta di dare un'etica al mercato, di recuperare controlli efficienti, di
dare peso ad Authority che rischiano di diventare suppellettili prive di poteri
cogenti. E si tratta anche di ridisegnare un sistema mondiale di regole. Al di
là dei tanti interventi di cui si discute in questi giorni è da qui che passa
la vera soluzione alla crisi di questi mesi. Tra dieci giorni si riunirà il
G-20. Aspettative? è un appuntamento cui dobbiamo guardare con grande
interesse. è quella la sede giusta per delineare una nuova architettura
finanziaria mondiale. Non ce la faremo senza ascoltare
anche Paesi come la Cina,
l'India o il Brasile. Intanto il presidente del Consiglio, più pragmaticamente,
ha lanciato il piano casa. Anche il pragmatismo serve. Io non sono contrario a
quel piano. Ha elementi di genialità. Ma bisognerà vedere come verrà calibrato.
Le Regioni sono molto preoccupate. In questa fase è comprensibile. Ci sono,
senza dubbio, rischi di scempi urbanistici e finanche di incolumità pubblica.
Su questo bisogna vigilare attentamente. Ma il piano casa può essere una
potente molla di sviluppo, soprattutto se sarà un grande piano di investimenti
e ristrutturazioni finalizzato, in particolare, al risparmio energetico. Lo
voterete? Siamo pronti a farlo. Ma, per le ragioni che ho detto, aspettiamo di
vedere il testo definitivo del decreto. Non stiamo facendo un'opposizione
ideologica a Berlusconi, siamo, appunto, pragmatici: se si fanno cose utili per
il Paese le votiamo, altrimenti no. E i Tremonti bond sono utili? Mi permetta
una premessa. Prego. Diciamo la verità: Tremonti è simpatico ed è un bravo
ministro dell'Economia, ma non è che avesse capito tutto prima di tutti, come
si fa credere. A ben vedere siamo passati in pochi mesi dalla Robin Hood tax,
che colpiva gli extraprofitti delle banche, ai bond che ne garantiscono
l'operatività. Più che un profeta, a volte Giulio mi sembra un apprendista
stregone. Ma le obbligazioni bancarie sono o no uno strumento efficace? Non c'è
ragione per ritenere che non lo siano. Aiutare le banche in questa fase è
doveroso. Così come è stato utile intervenire con gli incentivi in favore della
Fiat. è sbagliato dire, come ha fatto la Lega, che non si deve sostenere
l'auto. Nel momento in cui intervengono altri Paesi, anche noi dobbiamo farlo,
altrimenti mandiamo a casa un milione di lavoratori. C'è un mercato integrato:
bisogna prenderne atto. E lo stesso vale anche per le banche... I nostri
istituti erano in condizioni migliori degli altri, ma se il Governo fosse
restato fermo, avrebbero rischiato di uscire dalla crisi in posizioni di
svantaggio rispetto ai competitor stranieri. è importante, però, che quegli
istituti utilizzino gli aiuti soprattutto per garantire il credito alle imprese
e alle famiglie. In questo senso il Governo ha introdotto le figure dei
prefetti- controllori del credito. Cosa ne pensa? è un errore.L'idea che i prefetti
possano monitorare l'erogazione del credito verso le Pmi è astratta. Io sono
per la soluzione francese: un mediatore sociale che abbia la sua stanza vicina
a quella del primo ministro, con gli esperti della banca centrale distaccati
nelle prefetture. Tra la Banca d'Italia e il Tesoro c'è stato un lungo
confronto su questo punto. Si è avuto, non solo sui prefetti, un dualismo
profondamente errato. Non è il momento di accendere i personalismi. Si rischia
di perdere un'occasione per affrontare con maturità un momento difficile. Le
banche italiane non meritano grandissimi elogi. Però il problema non è né
elogiare né denigrare, ma tenere in piedi un asset fondamentale per le imprese
e le famiglie. Lei è stato molto critico sul federalismo fiscale. E lo sono ancora
di più dopo che la stragrande maggioranza dei nostri emendamenti sono stati
respinti. Questo è non-federalismo. Senza cifre non c'è federalismo. Ci sono
solo spot. E c'è un rischio: l'esplosione della spesa pubblica e della
pressione fiscale complessiva. Non basta la clausola di invarianza sulla
pressione fiscale introdotta nel testo del Governo? è un vincolo più lessicale
che sostanziale. Nessuno ci garantisce realmente che la moltiplicazione dei
centri di spesa non porti a un'esplosione dei costi e del peso del fisco. In
più, rinunciando all'abolizione delle province, si è persa un'importante
occasione. Anche il Nord pagherà questo federalismo. Meglio, a proposito di
Enti locali, la proposta del Pd sull'allentamento del Patto di stabilità?
Macché. Si tratta di un altro spot. Un'autentica presa in giro. è un accordo
sul nulla. E lo si è visto 48 ore dopo quando la maggioranza ha presentato
l'emendamento che stanziava in favore dei Comuni solo l'1% di quanto ipotizzato
da Franceschini. Si passa dagli spot del Governo a quelli dell'opposizione. E
nessuno parla di una riforma fondamentale per questo Paese: le pensioni.
Battaglia coraggiosa. Ma che non sembra trovare molti sostenitori tra le forze
politiche. è vero, siamo in minoranza. Eppure la crisi sarebbe una grande
opportunità per recuperare i ritardi del Paese. Alcuni degli interventi di cui
abbiamo parlato, dallo scudo al piano casa, possono essere utili. Così come può
essere utile, faccio questa proposta, defiscalizzare gli utili reinvestiti in
comunicazione: un'importante spinta per i consumi. Ma devo registrare che temi
fondamentali restano al margine dell'azione di governo. Abbiamo detto
dell'abolizione delle province, ma lo stesso vale per la liberalizzazione dei
servizi pubblici locali. Nella scorsa legislatura c'era un Ddl ottimo della
Lanzillotta: ebbene, oggi è stato accantonato a favore di un progetto peggiore
di quello Lanzillotta emendato da Rifondazione comunista. Se è un governo
liberale questo... Si parlava di pensioni. Se non fai la riforma delle pensioni
in fasi di emergenza come questa, quando la fai? L'Italia ha il problema del
debito e non sa dove reperire risorse da mettere sul rilancio dell'economia.
Cominciamo, allora, ad affrontare seriamente il tema dello squilibrio
generazionale, varando un patto tra le generazioni. Noi 50enni ci impegniamo a
lavorare qualche anno di più a fronte di una maggiore garanzia che trasmettiamo
ai nostri figli. Quindi:aumento dell'età della pensione non solo per le donne
ma anche per gli uomini? Sulla base inizialmente di volontarietà e di una
valutazione soggettiva del percorso di vita. C'è differenza tra una donna che
ha fatto quattro figli e una che non ha mai partorito;c'è differenza tra lavori
usuranti e non. Ma la riforma previdenziale è un banco di prova della sincera
volontà di trovare soluzioni per il rilancio dell'economia. Quella volontà oggi
manca? Non dico questo. Ma è da interventi come questo che passa il nostro
futuro. Non si supera la crisi con una guerra di spot tra maggioranza e opposizione.
Serve serietà. «I bond bancari sono opportuni, ma niente invadenza della
politica nel credito» «Va alzata l'età della pensione: solo affrontando i nodi
veri si supererà la crisi» DISEGNO DI DARIUSH RADPOUR
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-03-22 - pag: 13 autore: Industria.
Dall'ambiente e dai settori a tecnologia eco-compatibile prime timide
indicazioni di un'inversione di tendenza Imprese verdi in pole per il rilancio
Il made in Italy marcia verso Sud America, Nord Africa, Balcani
e Cina Cristina Casadei
MILANO Per il 2009, oltre alla crisi, quello che gli economisti non avevano
messo in conto è che le note positive sarebbero state suonate dall'ambiente e
dal risparmio energetico. Le aziende e i lavoratori che lavorano per
imbrigliare il sole, il vento e il suolo per mandare le auto, per far
funzionare le fabbriche e per soddisfare il fabbisogno energetico nelle case
non si sono fermate. Anzi, hanno il portafoglio ordini almeno al pari dello
scorso anno e in Italia stanno facendo emergere delle "nicchie verdi"
all'interno di comparti, come per esempio la meccanica varia o le macchine
utensili, dove hanno sempre dominato altre produzioni. Ma il bailamme che dallo
scorso autunno sta scuotendo il globo ha avuto anche un altro effetto, e cioè
quello di cambiare la mappa delle esportazioni: il Sud America è diventata
un'area di estremo interesse, il Brasile il Paese che sembra esente dalla crisi
e continua a fare grandi commesse, tutta l'area balcanica si sta rivelando
particolarmente dinamica, la Cina ha rallentato
pesantemente la sua crescita, ma non si è fermata. In compenso l'Europa
dell'est è sparita da molti portafogli ordini. Dopo la ripresa dell'industria
automobilistica (anche a marzo gli ordinativi sono attesi in crescita del 4%) e
della componentistica delle scorse settimane,dovuta agli incentivi governativi,abbiamo
iniziato un viaggio alla ricerca dei piccoli segnali positivi nelle imprese
italiane.Ne sono arrivati dai portafogli ordini delle imprese della chimica,
del legno,ma non sono mancati nella meccanica e soprattutto nelle aziende che
operano in campo energetico. La voce più ottimista è stata quella del
presidente di Assosolare, Gianni Chianetta. Gli incentivi del passato sono
stati premianti per lo sviluppo dei pannelli fotovoltaici e«se nel 2008 sono
stati installati 270 megawatt, nel 2009 ci aspettiamo di installarne 400», dice
Chianetta. Questo significherebbe che il giro d'affari delle aziende del
settore passerebbe da uno a quasi due miliardi di euro. Per ora le aziende
stanno completando le commesse dello scorso anno che arriveranno fino alla fine
del primo semestre che continua il trend di crescita del 2008,ma alla seconda
parte dell'anno«guardiamo con fiducia perché allora potrebbero partire molti
cantieri pubblici e potrebbe anche essere stato superato lo scoglio finanziario
», osserva Chianetta. Alle aziende che imbrigliano il sole si affiancano quelle
che imbrigliano il vento. Che siano in una fase di grande dinamismo lo sostiene
Giancarlo Losma, il presidente dell'Ucimu che raggruppa i costruttori italiani
di macchine utensili: «Se le nostre associate iniziano a dirci che dagli
ordinativi arrivano timidi cenni di rallentamento della caduta, ci sono almeno
tre settori che ci stanno dando lavoro». Le infrastrutture «in cui tutti i
Governi hanno intenzione di investire », il biomedicale, «perché le
strumentazioni in campo medico continuano ad essere
all'avanguardia»,l'ambiente, con in testa l'eolico, «forse anche grazie
all'attenzione che l'energia verde ha nelle agende di tutti i governi», osserva
Losma. Sui temi dell'ambiente e del risparmio energetico del resto «questa
crisi ha fatto nascere un grande dibattito che mi auguro porti verso un
percorso di eccellenza in tutta l'industria italiana», osserva Emanuela Tosto,
vicepresidente di Anima e presidente dei costruttori di caldareria. Il suo
settore non subirà grandi contrazioni,perché «ha la fortuna di essere leader
mondiale – sottolinea –. Non siamo secondi a nessuno nella costruzione dei
grandi serbatoi montati in cantiere, degli apparecchi a pressione,delle caldaie
a tubi d'acqua o a tubi di fumo. Per questo dobbiamo cercare sempre più di
specializzarci,di avere competenze che gli altri non hanno, di guardare a tutti
i Paesi. Per noi, in questa fase, si sta rivelando trainante tutto il Nord
Africa, con in testa l'Algeria,e il Sud America,soprattutto il Brasile ». Di
segnali positivi parla anche Rudi Stella, presidente di Italcogen che raggruppa
i costruttori e distributori di impianti di cogenerazione: «Nei mesi passati
abbiamo spinto molto sul concetto del risparmio energetico dei condizionatori e
adesso stiamo raccogliendo molte manifestazioni di interesse. Nel primo
semestre lavoreremo ancora sulle commesse dell'anno scorso,in attesa che i
numerosi contatti avviati e i preventivi si trasformino in contratti ». Michele
Bendotti, presidente del Cicof, il comitato italiano dei forni industriali,
«fatta eccezione per i forni per la ceramica, per quelli della siderurgia dice
che ci sono trattative tecniche molto avanzate con aziende sudamericane,
soprattutto brasiliane, e cinesi». La conferma di un certo dinamismo arriva
anche dall'osservatorio più rappresentativo, quello di Sandro Bonomi, che è il
presidente di Anima, l'associazione delle aziende della meccanica varia. Oltre
a quelle già citate, Bonomi ha individuato anche altre nicchie che a giudicare
dal portafoglio ordini consentono «di fare previsioni positive per quest'anno
», spiega. Si riferisce «alla produzione di turbine idrauliche che cresceranno
del 13%, dei motoria combustione interna che metteranno a segno un più 6%, così
come i componenti e le attrezzature per impianti petroliferi,e degli impianti
industriali per cui è previsto un più 8% ». Bonomi non nega però «che si naviga
sempre più a vista e che i tempi del portafoglio ordini si sono accorciati dai
quattro mesi del 2008 ai due attuali, ma ci sono clienti che soprattutto
dall'area balcanica,dal Sudamerica e dalla Germania hanno ripreso a fare
ordini, cosa che non hanno fatto nei primi due mesi dell'anno ». Quanto alle
grandi commesse «stiamo facendo molti preventivi – dice Bonomi –. Sono un
segnale debole ma molto importante perché sono l'anticamera dei contratti e
dicono soprattutto che dopo la delusione di fine anno, sta finalmente tornando
la fiducia». IL RUOLO DELL'AUTOMOTIVE Ricadute positive dal mercato dell'auto,
a marzo le case prevedono un aumento delle richieste del 4% che rilancia la
filiera
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: RISPARMIO E FAMIGLIA data: 2009-03-22 - pag: 25 autore: «è importante
l'allocazione» Emanuele Bellingeri Responsabile per l'Italia di IShares «Fondi
attivi e Etf non sono in contrapposizione, si possono combinare in un
por-tafoglio, -afferma Emanuele Bellingeri, responsabile per l'Italia di
iShares- ; l'evidenza empirica dimostra che il 90% della performance è dovuta
all'allocazione delle attività, non alla scelta del prodotto». Come si possono
abbinare? Si possono scegliere Etf per investire in mercati efficienti, dove è
meno probabile generare valore aggiunto, e fondi attivi per mercati più
complessi, dove, per contro, le scelte del professionista possono fare la
differenza. Oppure, viceversa, in un portafoglio già costruito con fondi
efficienti, fare scommesse tattiche tramite Etf su mercati che si crede possano
andare bene, per esempio la Cina o qualsiasi altro tema che si ritenga promettente. Anche gli Etf
presentano inefficienze: problemi di liquidità e il costo non preventivato dello
spread. I market maker che garantiscono la liquidità degli Etf sul mercato, e
sono un altro soggetto rispetto all'emittente,determinano il prezzo di acquisto
e di offerta. Maggiore è la liquidità, minore è lo spread. Ma la
liquidità è più un problema del mercato sottostante l'Etf di per sé,alcuni
mercati sono poco liquidi. Quali altri criteri bisogna considerare per
scegliere un Etf? Oltre a individuare il mercato e l'indice sottostante,devo
verificare l'indice sintetico di costo (Ter), la liquidità dell'Etf e anche la
qualità dell'emittente, che può riuscire a spuntare sempre qualche centesimo di
punto in più rispetto ai concorrenti, grazie all'ottimizzazione del
portafoglio, alla gestione dei dividendi ecc. Anche il tracking error (la
capacità dell'Etf di replicare l'andamento dell'indice) è importante; più l'Etf
è fedele e più è di qualità. Le distorsioni, anche positive rispetto
all'indice, riducono l'efficienza del prodotto. Infine, alcuni Etf hanno come
sottostante i titoli dell'indice, altri derivati, che implicano un rischio
emittente.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-03-22 - pag: 21 autore: Critico l'ex
presidente Bundesbank Poehl «La pulizia del mercato trasformerà lo scenario»
Cesare Peruzzi FIRENZE «Non sono ottimista». Karl Otto Poehl, ex presidente
della Bundesbank, intervenuto ieri a Firenze al convegno sugli scenari mondiali
organizzato dalla Confindustria del capoluogo toscano, vede un futuro alquanto
fosco: «Il mercato dei titoli di stato andrà in difficoltà - dice - . Sarà
sempre più difficile vendere i bond, a cominciare da quelli americani, perché i
debiti nazionali stanno aumentando a dismisura. Non so se le misure messe in
campo dagli Stati Uniti e dagli altri Paesi avranno effetto - aggiunge - ma
sono scettico: i cavalli devono bere acqua, ma devono anche essere in grado di
farlo. L'economia mondiale, invece, è attraversata da una crisi senza
precedenti che traformerà lo scenario di riferimento. Non so quando il ciclo
cambierà - conclude Poehl però sono certo che la pulizia del mercato porterà a
un nuovo sistema economico e sociale». Per Lamberto Dini, presidente della
commissione esteri del Senato, «più che delle banche, la responsabilità è dei
governi e delle autorità di vigilanza ». Dini ha parlato di «egoismi e di abusi
di posizione di mercato», riferendosi agli eccessi di liquidità degli Stati
Uniti, con il conseguente deficit commerciale,e al surplus cinese che ha
finanziato l'espansione americana. «Temo che StatiUniti e Cina cercheranno ancora un'intesa per
non cambiare il sistema finanziario mondiale- spiega Dini- mentre servirebbero
regole vincolanti per impedire il formarsi di squi-libri, il ricorso alle
svalutazioni competitive e il ritorno di tentazioni protezionistiche».
Che le imprese stiano facendo le spese di questa situazione lo hanno sottolineato
Giovanni Gentile e Maurizio Bigazzi, rispettivamente presidente e consigliere
incaricato di Confindustria Firenze. Il direttore generale di Kme, Italo
Romano, ha chiesto «più coordinamento tra gli Stati e maggiore tempestività
nell'attuazione delle misure a sostegno dell'economia. Le piccole aziende
soffrono la rigidità dei criteri di rating - chiarisce - e i gruppi più
strutturati, come Kme, in questa fase si trovano a finanziare i clienti al
posto delle banche». Luigi Abete, presidente di Bnl (gruppo Bnp Paribas), ha
ribattuto che «le banche, in quanto imprese, hanno l'obbligo del-la
selettività. Gli impieghi del sistema, però, aumentano sia pur a un ritmo
inferiore rispetto al passato». Posizione sostenuta anche da Aureliano
Benedetti, presidente di Banca Cr Firenze (Gruppo Intesa Sanpaolo).
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: CORRISPONDENZA E INCONTRI data: 2009-03-22 - pag: 28 autore: A
colloquio con Dai Sijie L'imperatore si fa in quattro Lo scrittore-regista,
celebre in Italia per «Balzac e la piccola sarta cinese», parla del suo ultimo
libro «L'acrobazia aerea di Confucio». è la storia di Zhengde, della dinastia
Ming, la cui vita è sconvolta dai sosia e da un misterioso bottino di guerra di
Leonardo Martinelli è capitato tre anni fa. «Ero in un aereo che mi stava
portando da Hong Konga Tokio», racconta lo scrittore Dai Sijie. «Vidi un passeggero
che rideva di gusto, noncurante del silenzio che regnava intorno. Leggeva un
libro. Era un cinese come me. Mi incuriosì». Arrivati a destinazione Dai Sijie
gli si avvicinò. E scoprì che a scatenare quelle risa era Muo e la vergine
cinese, il suo secondo romanzo, proibito nella Repubblica popolare, ma
pubblicato a Taiwan. «Mi sono detto che forse era la cosa che mi riusciva
meglio: far ridere. Che è pure un atto di gentilezza». Anche così è nata l'idea
di L'acrobatie aérienne de Confucius, appena uscito in Francia per Flammarion.
Un libro, appunto, fantasioso e sorprendentemente comico. Dai Sijie, classe
1954, da oltre vent'anni vive a Parigi. E parla del suo ultimo romanzo in un
café dalle parti di Montparnasse. Ma con la testa è tutto là, nella grande Cina. «Non avrei mai immaginato di restare così a lungo in
Francia. Dovevo partire con una borsa di studio per il Giappone e solo alcuni
mesi prima mi capitò questa possibilità per Parigi». Era il 1984. Alle spalle
l'esperienza dolorosa della rivoluzione culturale. Figlio di due medici,
borghesi e «nemici del popolo», si ritrovò a dodici anni solo come un cane. Poi
di nuovo con il padre e la madre, ridotti a umili spazzini. Infine a
diciassette ancora separato dalla famiglia per essere rieducato in uno sperduto
paesino di montagna.Quell'esperienza si ritrova in Balzac e la piccola sarta
cinese, uscito in Italia nel 2004 per Adelphi: il suo primo romanzo, un
successo inaspettato, la storia di due ragazzi di Pechino che per sopravvivere
a quell'esperienza ritrovano speranza in una valigia piena di libri
occidentali, interdetti dal regime. Dopo la morte di Mao, le cose migliorarono
per quel giovane, nonostante tutto ancora ottimista. Studiò storia dell'arte e
doveva perfezionarla a Parigi. Ma una volta in Francia optò per l'Idhec,la
scuola di cinema.Il suo primo film, Chine, ma douleur, del 1989, venne notato
da Bernard Pivot, che l'invitò in tv a«Bouillon de culture ». Dieci anni dopo
il primo romanzo. «In realtà preferisco la letteratura. Quando ho fatto dei
film era perché non potevo pubblicare dei libri». Anche se il ritmo della sua
scrittura è spesso quello di un lungometraggio: si sentono i colori, le
inquadrature che si succedono. Come in L'acrobatie aérienne de Confucius, la
storia dell'imperatore Zhengde, nato nel 1491 e morto (annegato) nel 1521,
dinastia Ming. «Nei precedenti romanzi i miei personaggi vivevano sempre fra
due culture. Fra Oriente e Occidente.Qui,invece,no».C'è
solo la Cina. E la Cina nel suo splendore: la Città
proibita, i cortei imperiali, le concubine, gli splendidi abiti cerimoniali.
Zhengde ha quattro sosia, uguali a lui in tutto e per tutto, perfino nel
livello di crescita delle unghie. Il ritmo monotono della vita di corte sarà sconvolto
dal bottino di una battaglia vinta contro i soldati birmani: una coppia
di rinoceronti, un elefante «e una creatura muta, nera dalla testa ai
piedi,all'eccezione del bianco dei suoi occhi, una specie sconosciuta ». Da lì
inizia una serie di peripezie. Il sesso è un altro filo conduttore del romanzo.
Dai Sijie ha scritto questo libro, come quelli precedenti, direttamente in
francese, una lingua imparata in fretta e furia pochi mesi prima di partire da
Pechino in quel lontano 1984. E dopo, ovviamente, perfezionata, fino a questo
romanzo «dove attraverso le parole bisognava creare un'atmosfera puramente
letteraria. Ci ho messo due anni per scriverlo. E ho vissuto come un monaco:
certe volte su una frase passavo otto ore ». Verrà mai tradotto in cinese?
Quasi sicuramente sì. Sarà pubblicato nella Repubblica popolare? Molto più
difficile. «Finora è uscito solo Balzac e la piccola sarta cinese e in una
traduzione che non ho potuto controllare. Nella prefazione, in sostanza, si
spiegava che questo giovanotto, il sottoscritto, per guadagnarsi da vivere e
non andare a fare l'elemosina, si è messo a scrivere certe cose. Ho messo giù
anche dei racconti in cinese, che non sono stati mai pubblicati. Né sono stati
distribuiti i miei film». Ma non è difficile trovare in vendita i Dvd taroccati
del lungometraggio che ha girato sulla base di Balzac e la piccola sarta
cinese. Nei giornali a Pechino sono uscite varie critiche del film. Una
situazione surreale. Molto cinese. «Mi ricordo quando ero in rieducazione e un
giorno ci convocarono perché ci dichiarassimo contrari al documentario girato
allora da Michelangelo Antonioni sulla Cina. Però non
avevamo diritto di vederlo ». Lo ha fatto dopo molti anni. «Lo trovai
obiettivo. Non necessariamente critico». La sua visione del proprio Paese è
cambiata. «Non accettai Tiananmen e non posso accettarlo neppure oggi. Ma, con
il passare del tempo, capisco sempre di più la Cina.
Che è come una macchina. Assorbe e trasforma tutto: il comunismo, il
capitalismo». Per anni gli è stato proibito di ritornarci. Ora, invece, può
andare in Cina quando vuole, a trovare la madre,
anziana e malata. Non a parlare dei suoi libri. Prima soffriva molto del fatto
che non vi fossero pubblicati, "ora meno". «Ma quando scrivo in
francese, penso sempre che un giorno quel romanzo potrebbe uscire anche laggiù.
Fra dieci o vent'anni, ma ci penso. è la mia piccola forma di resistenza». Dai
Sijie sta già riflettendo su quale prossima storia affrontare. «Forse quella
della mia famiglia. In particolare di mio nonno, un pastore pro-testante:
involontariamente fu la causa di tanti dei nostri problemi ai tempi della
Rivoluzione culturale. Questa volta abbandonerò il registro comico». A dodici
anni percorse in treno oltre 5mila chilometri da solo per raggiungere la casa
del nonno, dopo che i genitori furono imprigionati. Quando giunse a
destinazione, stavano facendo una riunione proprio lì davanti: critica politica
e pubblica alla sua famiglia. Anche il nonno era stato incarcerato. Restò due
mesi con la nonna, poi Dai Sijie vagò in varie città alla ricerca dei parenti.
I genitori li poté rivedere solo un anno e mezzo più tardi. «Dopo aver vissuto
un'esperienza così, ti senti un sopravvissuto. Provi anche un certo orgoglio».
Il prossimo romanzo potrebbe essere autobiografico: la tragica vicenda della
sua famiglia, distrutta dalla rivoluzione Ironico. Il regista scrittore Dai
Sijie, 55 anni. Sotto, la copertina del suo ultimo libro «L'acrobazia aerea di
Confucio», appena uscito in Francia per Flammarion AFP
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-22 - pag: 7 autore: DALLA PRIMA Se lo Stato
difende gli azionisti Del resto, tutto quello che poteva essere detto utilmente
a questo riguardo è stato detto da tempo e lo si può sintetizzare nei due punti
seguenti. Punto primo. La crisi ha certo avuto come cause scatenanti una serie
di comportamenti azzardati e irresponsabili tenuti da operatori privati, ma di
sicuro tali comportamenti sono stati tollerati e in più casi favoriti dalle
autorità pubbliche, che ora hannoaperto la strada con le loro regolazioni, ora
hanno esercitato con omissiva benevolenza i loro compiti di vigilanza. Sarà
anche vero,in termini generali,che grazie alla globalizzazione l'economia si è
sottratta alla politica e ha imperversato al riparo dai vincoli che la
bilanciavano quando i suoi mercati erano chiusi nei confini nazionali. Ma
questo spiega solo una parte di quantoè accaduto nella finanza,che si deve,
insieme, a un fallimento sia dello Stato che del mercato. Le opposte schiere
che amano sempre e in ogni caso collocarsi o a difesa dell'uno o a difesa
dell'altro hanno dunque buone ragioni per stare calme entrambe. Punto secondo.
Il disastro che ne è seguito ha chiamato in causa l'unico credibile pagatore di
ultima istanza di cui disponiamo, che è appunto lo Stato. E lo Stato è
intervenuto massicciamente, entrando nel capitale delle banche sino in più casi
a nazionalizzarle, fornendo aiuti alle imprese e accompagnando tutto questo con
una rinnovata e ampliata attenzione regolatoria. è verissimo che a fotografare
il livello di interventismo al quale si è giunti in questi mesi si ricava
l'impressione di uno statalismo che poche economie non socialiste avevano
raggiunto nel secolo scorso. Ma è altrettanto vero che quasi unanimemente si
pensa che l'interventismo manterrà questo livello solo temporaneamente,
mentre,dopo il suo previsto riflusso, ciò che più probabilmente ne rimarrà sarà
costituito da regolazioni e regolatori sulle attività finanziarie meno complici
e meno passivi e da un più forte coordinamento macroeconomico e valutario fra i
nostri Paesi. Non ha allora un gran senso chiedersi se stiamo diventando tutti
socialisti, se è finito il tempo del mercato e se dovremo abituarci a far
convivere con lo stesso mercato una dose massiccia di Stato, secondo il modello di Singapore o addirittura della Cina. Sono appunto questi gli argomenti
che mi rendono allergico al filone delle riflessioni sulla crisi di stampo
generalista. è infatti a causa loro che tali riflessioni finiscono per
apparirmi nulla più che futili esibizioni retoriche da parte di chi le fa.
Questo non significa che le vicende in atto non possano suggerire riflessioni
utili sul rapporto fra Stato e mercato. Ma per arrivarci occorre andare oltre
le panoramiche di superficie e entrare un po' più addentro nei profili
specifici delle stesse vicende. Mi limito qui a uno di quei profili, che a me è
parso sempre più evidente e al quale pochi generalisti hanno dedicato sino ad
ora l'attenzione che merita: il nuovo ruolo dello Stato quale guardiano del
buon uso delle risorse finanziarie contro gli sprechi dei privati. L'esempio
del giorno è quello dei bonus dei dirigenti della Aig, deliberati dalla società
(ormai assistita dallo Stato) e contrastati con fermezza dall'Amministrazione e
dal Congresso di Washington. Ma già in precedenza c'era stata la reprimenda del
Tesoro alle sponsorizzazioni sportive da parte di banche nella stessa
condizione della Aig. Se pensiamo alle ragioni dell'onda di privatizzazioni che
due decenni fa attraversò tutti i nostri Paesi, ritroviamo fra di esse, e in
posizione eminente, la constatata propensione del proprietario pubblico a
sprecare i soldi del contribuente ora in remunerazioni troppo elevate, ora in
assunzioni inutili, ora in investimenti senza ritorno, che – si diceva – mai
avrebbe consentito l'azionista nell'uso privato dei suoi. Ebbene, questo tipo
di sprechi è esattamente ciò di cui oggi si ritiene responsabile il privato e
che sta trovando invece nel pubblico un sistema molto più reattivo nel
difendere i soldi del contribuente di quanto lo sia stato l'azionista nel difendere
se stesso. Che cosa spiega un tale rovesciamento? Non credo proprio che sia un
ritorno alle dottrine su cui si fondò il municipalismo socialista, grazie al
quale all'inizio del ventesimo secolo tanti servizi locali di pubblica utilità
furono affidati ad aziende pubbliche. Allora ci si aspettava da tali aziende
gestioni più oculate e più parsimoniose di quelle private semplicemente perché
esse erano ispirate dall'interesse pubblico e non dalla ricerca del profitto.
Oggi, giusta o sbagliata che fosse ai suoi tempi, non è questa la motivazione
che pesa. Quello che pesa oggi è la forza del contribuente e la necessità
divenuta ineludibile di dimostrare al di sopra di tutto il buon uso che si fa
delle tasse che lo si costringe a pagare. Pensiamoci bene: lungi dall'essere un
legato socialista, la forza dello scudo pubblico contro gli sprechi è al
contrario un legato della fase liberista dalla quale siamo appena usciti, della
fase cioè nella quale nessuno volle od osò più aumentare le tasse e su tutti
prese a incombere la prova del buon uso di quelle esistenti. Giulio Tremonti, a
proposito delle fasi che si stanno succedendo, ha parlato di pendolo,un pendolo
che è andato dall'Iri alle privatizzazioni e ora sta andando dalla parte
opposta. è probabilmente così, ma nella storia il pendolo non torna mai dov'era
prima, qualcosa del precedente passaggio rimane. A noi è rimasta, del liberismo
in precedenza dominante,la operante consapevolezza che i soldi del contribuente
vanno acquisiti e gestiti con scrupolo ancora maggiore di quello con cui si
gestiscono i propri. Di sicuro ci vorrà un miglior governo delle società e
delle banche private per difendere con più efficacia i soldi privati
dall'avidità e dall'irresponsabilità che si manifestino nel management. Ma intanto,
del legato lasciatoci da Reagan e dalla Thatcher anche chi non li amava può
essere solo contento. Giuliano Amato
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN SCENA data: 2009-03-22 - pag: 43 autore: Genova All'anima buona
della crisi nera di Renato Palazzi L' aspetto che colpisce subito con
un'impressionante immediatezza, quasi con violenza – in questa Anima buona del
Sezuan allestita dallo Stabile di Genova – è la sua straordinaria capacità di
aderire a temi e umori del momento, la crisi economica, la mancanza di risorse,
il generale impoverimento.Un testo teatrale lo si può studiare, analizzare,
inquadrare storicamente: ma quando si coglie dal vivo la sua concreta
rispondenza all'esperienza quotidiana dello spettatore, cambia del tutto la
prospettiva attraverso la quale lo si guarda. L'ultima messinscena del dramma
era quella firmata da Strehler nell'81, alle soglie cioè di un'epoca che pareva
promettere un'inesauribile abbondanza: la riflessione sulla difficoltà d'esser
buoni in assenza delle condizioni materiali per farlo assumeva fatalmente un
che di rigido, di astratto. E ricondurla ai problemi della Germania fra le due
guerre diventava un puro esercizio intellettuale. Oggi sentir parlare della
difficoltà di pagare l'affitto, o di un pilota chenon vola perché mancano i
soldi per far decollare gli aerei, è di un'attualità che mette i brividi. è
logico che, in un simile contesto, il primo approccio a Brecht di Elio De
Capitani e Ferdinando Bruni prenda naturalmente – e verrebbe da dire per una
fortunata coincidenza, se l'espressione non risultasse fuori luogo – un vigore,
un'evidenza che sfuggono di per sé a ogni schema dimostrativo. Qui davvero il
lucido rigore del teatro "epico" diventa urgenza di rispecchiare una
realtà che incalza. Lo stesso nucleo portante dell'azione –la dialettica tra
bontà e cattiveria, in tempi duri – non viene forse superato, ma passa un po'
in secondo piano. Lo spettacolo procede infatti soprattutto su due linee
principali: da un lato la corruzione, il degrado morale, persino la
devastazione ecologica di un mondo senza più i mezzi per riempirsi la pancia,
dall'altro l'effetto che tutto ciò esercita anche sui sentimenti individuali,
in particolare sul cieco abbandono con cui la protagonista cede alla passione
per l'aviatore che la sfrutta. Sullo sfondo, la Cina
evocata dalle scene e dai costumi di Andrea Taddei, una Cina
sospesa fra templi e capannoni industriali, fra radici arcaiche e nuovo
capitalismo. Anche l'interpretazione di Mariangela Melato sembra trascendere il
freddo atteggiamento critico brechtiano – d'altronde estraneo alle sue corde –
per svelare segrete risonanze psicologiche: lo sdoppiamento con cui la
palpitante Shen- Te si tramuta, per difendersi, nel perfido cugino Shui-Ta
scavalca il senso della metafora, porta in luce un nodo di dolente fragilità
umana. Peccato che il finale, volutamente aperto, appaia invece monco,
incompiuto. Strehler ricorreva a una sola parola, "aiutatemi", che
lei rivolgeva al pubblico. Piacesse o no, era un'invenzione. Qui l'epilogo in
versi ideato dall'autore si chiude con un semplice invito a pensare: va bene,ma
resta l'impressione di un calo di tensione. 1 «L'anima buona del Sezuan» di
Bertolt Brecht, regia di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani, Genova, Teatro
della Corte, fino al 9 aprile. Attuale. Mariangela Melato in una scena di
«L'anima buona del Sezuan» MARCELLO NORBERTH
( da "Repubblica, La" del 23-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XV - Milano
Sui banchi da 117 nazioni diverse Una preside per due istituti "Ho evitato
il rischio ghetto" Nell´istituto professionale non si supera il 50 per
cento Trotter, percorso dedicato a chi non sa ancora la lingua Via Paravia, da settembre
nessun italiano nelle prime Immigrati raddoppiati in 5 anni, ora più pressione
sulle superiori Il dossier Una presenza che coincide con gli affitti popolari,
tripla rispetto alla media italiana ORIANA LISO Una presenza sempre più forte,
diffusa a macchie. Che segue, di fatto, il prezzo degli affitti, concentrandosi
dove case e negozi costano meno. Che non ha mai smesso di crescere negli ultimi
anni - è più che raddoppiata in cinque anni - e che si sta consolidando anche
oltre il periodo dell´obbligo scolastico. A Milano ci sono studenti stranieri
di 117 nazionalità: 26mila bambini e ragazzi che rappresentano il 14,5 per
cento del totale degli iscritti, tre volte la media nazionale. In 20 scuole
elementari (sulle 142 cittadine) i minori stranieri sono più del 40 per cento
degli studenti, con picchi del 60 e dell´80 per cento. In 24 scuole di tutti e
tre i livelli più della metà degli iscritti sono figli di immigrati. Scuole
concentrate nelle zone 2, 9, 4 e 8. Dalla Centrale a Niguarda, da Rogoredo a
Quarto Oggiaro, «le percentuali più alte si registrano in zone che si
caratterizzano per fenomeni di criticità sociale, economica e culturale»: a
raccontare la geografia degli studenti non italiani a Milano è il "Piano
di zona 2009-2011", quella sorta di piano regolatore dei servizi sociali
della città che il Comune ha appena messo nero su bianco e che presto arriverà
in consiglio comunale. C´è la situazione attuale, ci sono i programmi
d´intervento per il «supporto all´integrazione» che partono da alcune certezze:
«La presenza di minori stranieri nelle scuole dell´obbligo ha assunto una
consistenza numerica rilevante, con una media del 18,15 per cento nella scuola
primaria e del 17,55 per cento nella secondaria di primo grado». Arrivano soprattutto da Filippine, Perù, Ecuador, Cina e Egitto, ma il futuro sono anche
gli studenti romeni (cresciuti in cinque anni da
( da "Repubblica, La" del 23-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 16 - Esteri
Il pugno di Pechino sul Tibet monaci in rivolta, cento arrestati Il Sudafrica
nega il visto al Dalai Lama. L´ira del Nobel Tutu L´assalto a una caserma dopo
la notizia del suicidio di un religioso che era stato fermato FEDERICO RAMPINI
dal nostro corrispondente PECHINO - Cento monaci buddisti arrestati, un assalto
di massa contro una caserma di polizia, migliaia di soldati in stato di massima
allerta: in Tibet riesplode la tensione, un anno dopo le rivolte contro
l´occupazione cinese che furono schiacciate nel sangue. Nonostante la regione
sia in stato di assedio, con un dispiegamento senza precedenti di forze armate,
e vietata ad ogni osservatore straniero, ieri sono filtrate notizie di duri
scontri. L´ultimo episodio è accaduto al monastero di Ragya, nella provincia
del Qinghai: quindi fuori dal confine amministrativo attuale del Tibet. Il
Qinghai come il Sichuan hanno "ricevuto" intere enclave tibetane
quando il perimetro delle provincie fu ridisegnato per motivi politici, dopo
l´invasione cinese del 1949. L´obiettivo era quello di rimpicciolire il Tibet
le cui dimensioni originarie si avvicinavano a quelle dell´intera Europa
occidentale. Tuttavia le comunità tibetane che vivono nelle provincie limitrofe
hanno conservato la stessa ostilità verso il governo cinese, e sono rimaste a
maggioranza fedeli al Dalai Lama, il leader politico-spirituale fuggito in
esilio nel 1959. L´ultima protesta nel Qinghai segue di pochi giorni il lancio
di una bomba contro una caserma di polizia. Attorno al monastero di Ragya la
scintilla della rivolta sembra essere stata il suicidio di un monaco 28enne,
Tashi Sangpo, gettatosi nelle acque del fiume dopo essere che la polizia lo
aveva interrogato e torturato. La sua colpa: aveva esposto la bandiera
nazionale tibetana, un vessillo proibito dalla legge cinese perché è simbolo
dell´indipendenza. Alla notizia del suicidio del religioso più di duemila
persone sono scese in piazza a protestare contro le violenze poliziesche. I
manifestanti, inclusi un centinaio di monaci, si sono diretti verso il
commissariato di polizia di Ragya e l´hanno preso d´assalto. La controffensiva
dei reparti speciali anti-sommossa e delle forze armate non si è fatta
attendere, con la nuova retata di manifestanti. I monaci detenuti finiscono nei
campi di lavori forzati, dove subiscono sedute di "rieducazione" in
cui sono costretti a rinnegare il Dalai Lama e a giurare fedeltà al partito
comunista cinese. Malgrado il susseguirsi di episodi di protesta, finora il
governo di Pechino sembra essere riuscito a evitare una rivolta generalizzata
come quella dell´anno scorso. Il 14 e 15 marzo 2008, approfittando anche
dell´avvicinarsi dei Giochi olimpici e quindi della maggiore attenzione
dell´opinione pubblica occidentale, la protesta partita da Lhasa era dilagata
in tutto il Tibet, apparentemente cogliendo impreparate le autorità centrali.
Quest´anno Pechino ha voluto prendere tutte le precauzioni, aumentando il
dispiegamento preventivo di militari e polizia. Inoltre l´isolamento del Tibet
e il divieto di accesso per gli stranieri ha reso più stringente il controllo
cinese sulle informazioni che filtrano da quelle zone. Nei confronti dell´estero,
il governo della Repubblica Popolare ha alternato il bastone e la carota: da
una parte le aperture al dialogo con i rappresentanti del Dalai Lama (finora
rivelatesi inconcludenti), dall´altra i "castighi" somministrati ai
governi stranieri colpevoli di solidarietà col Tibet (come la cancellazione del
vertice tra Cina e Ue dopo la visita del Dalai Lama all´Eliseo). L´ultimo paese a
piegarsi al ricatto di Pechino è il Sudafrica. Ha negato il visto al Dalai
Lama, che avrebbe dovuto incontrare Nelson Mandela, come lui premio Nobel per
la pace. Sdegnato un altro Nobel, l´arcivescovo Desmond Tutu, che ha accusato
il Sudafrica di «soccombere vergognosamente alle pressioni di Pechino».
Il paese è mèta di importanti investimenti cinesi nelle materie prime, un
legame economico che ha sicuramente pesato nel veto al Dalai Lama.
( da "Unita, L'" del 23-03-2009)
Argomenti: Cina
Tibet, bonzo si
suicida 95 arresti fra i manifestanti GABRIEL BERTINETTO La morte di un monaco,
che annega nel fiume mentre tenta di sfuggire all'arresto, riaccende la fiamma
della rivolta in Tibet. Migliaia di persone attaccano una caserma delle forze
di sicurezza cinesi. Alcuni agenti restano «lievemente feriti». La polizia
ferma 95 dimostranti. Tutti tranne due sono religiosi, e molti di loro
provengono dallo stesso monastero della vittima, Ragya, nel distretto di
Gyulgho. È la stessa agenzia ufficiale «Nuova Cina» a raccontare l'episodio, omettendo
però l'epilogo tragico, rivelato invece da un'organizzazione di tibetani in
esilio, Phayul. Secondo Pechino la protesta sarebbe stata originata da «voci
infondate» che avrebbero tratto in inganno i partecipanti. Phayul al
contrario cita testimonianze locali secondo cui il giovane bonzo Tashi Sangpo,
28 anni, prelevato dalla polizia militare e portato in commissariato, è
riuscito a eludere brevemente la sorveglianza degli uomini in divisa con la scusa
di andare in bagno e si è gettato nel fiume Machu. Per l'associazione degli
esuli è stato un suicidio. Questa affermazione fa pensare che in acqua Tashi
non abbia dunque cercato la fuga e la salvezza ma solo di sottrarsi alle
sofferenze degli interrogatori. Ma sull'episodio ci sono ancora punti oscuri,
anche perché non è chiaro quanto tempo sia trascorso fra l'arresto e la morte.
Tashi era fra coloro che il 10 marzo scorso aveva inscenato una clamorosa forma
di contestazione anti-cinese, rimuovendo la bandiera della Repubblica popolare
dal refettorio del tempio di Ragya, e sostituendola con quella tibetana, che è
fuorilegge. Da quel giorno il monastero era sotto asfissiante controllo
poliziesco. Sabato gli agenti sono entrati ed hanno portato via Tashi
accusandolo di custodire nella propria stanza una bandiera tibetana e materiale
di propaganda anti-cinese. Poco dopo il giovane si è ucciso. L'IRA DEI COMPAGNI
La tragica fine del religioso ha scatenato la collera dei compagni di fede.
C'erano moltissime tuniche nella folla di quattromila persone che si sono
riversate per le vie di Gyulgho. Secondo le autorità cinesi i manifestanti sono
stati bloccati e dispersi mentre assaltavano una caserma. E 95 di loro sono
finiti agli arresti. Il distretto in cui si trova il monastero di Ragya non fa
parte del Tibet, ma del Qinghai, una delle quattro province limitrofe, che sono
in buona parte abitate da tibetani. In un altro santuario della stessa
provincia, quello di Lutsong, il 25 febbraio scorso erano stati arrestati 109
bonzi accusati di trame separatiste. E sempre fuori dal Tibet strettamente
inteso, ad Aba, nella provincia del Sichuan, meno di due settimane fa un monaco
si è dato fuoco per protesta. GLI ANNIVERSARI DIFFICILI Una serie di
anniversari che cadono in questo periodo ha contribuito ad alimentare il fuoco
della protesta. Il 10 marzo scorso ricorrevano 50 anni dall'inizio dell'esilio
del Dalai Lama. E in questo stesso periodo, nel 2008 Lhasa era teatro di una
forte sollevazione popolare repressa nel sangue dalle forze cinesi. Domenica
prossima sarà festeggiato, ma evidentemente solo da Pechino, un altro
cinquantenario, relativo all'installazione di un governo collaborazionista dopo
la fuga del Dalai Lama. Sono date che scandiscono i tempi di una contestazione
che si sta riaccendendo a mano a mano che scemano le speranze in un
atteggiamento meno rigido da parte dei dirigenti comunisti. Lo stesso Dalai
Lama che resta fautore del dialogo, ha usato parole molto dure il 10 marzo in
un messaggio ai connazionali, paragonando la loro esistenza ad un «inferno
terrestre». Monta la protesta in Tibet. Giovane monaco muore mentre tenta di
sottrarsi all'arresto. Fonti della diaspora parlano di suicidio. Migliaia di
correligionari esasperati si scontrano con la polizia cinese. 95 arresti.
( da "Unita, L'" del 23-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sudafrica rifiuta
il visto al Dalai Lama L'arcivescovo emerito Desmond Tutu ha protestato con
fermezza contro la decisione del governo sudafricano di negare il visto di
ingresso al Dalai Lama , atteso questa settimana a Johannesburg per una
conferenza sulla pace. «Se viene rifiutato il visto a Sua santità, allora non
parteciperò alla conferenza della pace» ha detto irato il vescovo. Il premio
Nobel per la Pace, dicendosi«sdegnato», accusa poi il Sudafrica, paese dagli stretti legami con la Cina, di «soccombere vergognosamente alle pressioni cinesi». Un
portavoce della fondazione FW de Klerk ha quindi spiegato che anche l'ex
presidente sudafricano De Klerk riconsidererà la sua partecipazione alla
conferenza che avrebbe visto insieme sullo stesso palco diversi Premi Nobel per
la Pace, dal Dalai Lama a Tutu, a De Klerk a Nelson Mandela. Il visto al
Dalai Lama sarebbe stato negato lo scorso 4 marzo, a pochi giorni dal 50
anniversario della rivolta tibetana a Lhasa. La censura
( da "Unita, L'" del 23-03-2009)
Argomenti: Cina
La morte di un
monaco, che annega nel fiume mentre tenta di sfuggire all'arresto, riaccende la
fiamma della rivolta in Tibet. Migliaia di persone attaccano una caserma delle
forze di sicurezza cinesi. Alcuni agenti restano «lievemente feriti». La
polizia ferma 95 dimostranti. Tutti tranne due sono religiosi, e molti di loro
provengono dallo stesso monastero della vittima, Ragya, nel distretto di
Gyulgho. È la stessa agenzia ufficiale «Nuova Cina» a raccontare l'episodio, omettendo
però l'epilogo tragico, rivelato invece da un'organizzazione di tibetani in
esilio, Phayul. Secondo Pechino la protesta sarebbe stata originata da «voci
infondate» che avrebbero tratto in inganno i partecipanti. Phayul al
contrario cita testimonianze locali secondo cui il giovane bonzo Tashi Sangpo,
28 anni, prelevato dalla polizia militare e portato in commissariato, è
riuscito a eludere brevemente la sorveglianza degli uomini in divisa con la
scusa di andare in bagno e si è gettato nel fiume Machu. Per l'associazione
degli esuli è stato un suicidio. Questa affermazione fa pensare che in acqua
Tashi non abbia dunque cercato la fuga e la salvezza ma solo di sottrarsi alle
sofferenze degli interrogatori. Ma sull'episodio ci sono ancora punti oscuri,
anche perché non è chiaro quanto tempo sia trascorso fra l'arresto e la morte. Tashi
era fra coloro che il 10 marzo scorso aveva inscenato una clamorosa forma di
contestazione anti-cinese, rimuovendo la bandiera della Repubblica popolare dal
refettorio del tempio di Ragya, e sostituendola con quella tibetana, che è
fuorilegge. Da quel giorno il monastero era sotto asfissiante controllo
poliziesco. Sabato gli agenti sono entrati ed hanno portato via Tashi
accusandolo di custodire nella propria stanza una bandiera tibetana e materiale
di propaganda anti-cinese. Poco dopo il giovane si è ucciso. L'IRA DEI COMPAGNI
La tragica fine del religioso ha scatenato la collera dei compagni di fede.
C'erano moltissime tuniche nella folla di quattromila persone che si sono
riversate per le vie di Gyulgho. Secondo le autorità cinesi i manifestanti sono
stati bloccati e dispersi mentre assaltavano una caserma. E 95 di loro sono
finiti agli arresti. Il distretto in cui si trova il monastero di Ragya non fa
parte del Tibet, ma del Qinghai, una delle quattro province limitrofe, che sono
in buona parte abitate da tibetani. In un altro santuario della stessa
provincia, quello di Lutsong, il 25 febbraio scorso erano stati arrestati 109
bonzi accusati di trame separatiste. E sempre fuori dal Tibet strettamente
inteso, ad Aba, nella provincia del Sichuan, meno di due settimane fa un monaco
si è dato fuoco per protesta. GLI ANNIVERSARI DIFFICILI Una serie di
anniversari che cadono in questo periodo ha contribuito ad alimentare il fuoco
della protesta. Il 10 marzo scorso ricorrevano 50 anni dall'inizio dell'esilio del
Dalai Lama. E in questo stesso periodo, nel 2008 Lhasa era teatro di una forte
sollevazione popolare repressa nel sangue dalle forze cinesi. Domenica prossima
sarà festeggiato, ma evidentemente solo da Pechino, un altro cinquantenario,
relativo all'installazione di un governo collaborazionista dopo la fuga del
Dalai Lama. Sono date che scandiscono i tempi di una contestazione che si sta
riaccendendo a mano a mano che scemano le speranze in un atteggiamento meno
rigido da parte dei dirigenti comunisti. Lo stesso Dalai Lama che resta fautore
del dialogo, ha usato parole molto dure il 10 marzo in un messaggio ai
connazionali, paragonando la loro esistenza ad un «inferno terrestre».
( da "Repubblica, La" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XIII - Genova
L´azienda di Chiavari si sta affermando a livello internazionale con i suoi
prodotti fortemente innovativi Artematica, i creativi del computer videogiochi
d´autore per sfidare gli Usa BETTINA BUSH (segue dalla prima di economia) «L´Italia
in questo settore non è riuscita a decollare per incapacità organizzative -
continua Cangini - Nessuna grande azienda ci ha creduto e ha investito. Quando
nel
( da "Repubblica, La" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina VII - Firenze
In tutta la regione i dati sulla diffusione della malattia restano stabili
perché diminuisce il numero dei toscani colpiti Aumentano i casi di Tbc tra gli
stranieri Cresce il numero di stranieri colpiti dalla Tbc nella nostra regione.
I dati assoluti sulla diffusione della tubercolosi restano più o meno stabili
negli ultimi anni perché calano gli italiani che si ammalano. La Regione
diffonde i numeri in occasione della giornata mondiale contro questa patologia.
Nel 2001 ci furono 360 casi, di cui 248 tra cittadini italiani e 109 tra
stranieri; 410 casi nel 2002 (273 italiani e 135 stranieri); 398 nel 2003 (234
italiani e 163 stranieri); 400 nel 2004 (229 italiani e 169 stranieri); 326 nel
2005 (182 italiani e 144 stranieri); 346 nel 2006 (174 italiani e 172
stranieri); 334 nel 2007 (160 italiani e 174 stranieri), 287 casi nel 2008
(dati provvisori, 109 italiani e 174 stranieri). Quest´anno, specialmente a
Firenze, si starebbe osservando un aumento di circa il 50% dei malati, ma è
presto per trarre conclusioni epidemiologiche. Nel corso degli anni si è
spostata anche l´età in cui si manifesta prevalentemente la malattia: un tempo
colpiva gli anziani mentre ora la fascia di età più interessata è quella dai 15
ai 49 anni. Gli stranieri più colpiti sono quelli che
provengono da Romania, Cina,
Pakistan, Marocco, Senegal e Perù. «I dati ci rivelano una diminuzione del
fenomeno - spiega l´assessore alla salute Enrico Rossi - La Tbc è figlia della
povertà e il divario dell´andamento a seconda delle varie fasce di popolazione
lo conferma. Ma risulta ancora più evidente il carattere disumano di
provvedimenti che si vorrebbero assumere imponendo ai medici la denuncia dei
pazienti che non hanno le carte in regola con il permesso di soggiorno». Rossi
si è attivato nei confronti del Ministero perché intervenga sul problema
dell´approvvigionamento del test alla tubercolina, indispensabile per il
controllo dell´infezione. Il test non viene più prodotto in Italia e le
procedure per l´acquisizione stanno creando difficoltà.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2009-03-24 - pag: 1 autore: PROPOSTA
DALLA CINA Idea: una moneta mondiale di Luca Vinciguerra L a Cina propone di creare una nuova moneta
di riserva sovranazionale che assuma il ruolo che ha oggi il dollaro. L'idea,
già avanzata dalla Russia la settimana scorsa, è stata ripresa ieri dal
Governatore della Banca centrale cinese, Zhou Xiaochuan. Pechino ha
comunque assicurato che continueràa comprare titoli di Stato americani, dopo
che la settimana scorsa il premier Wen Jiabao si era detto «preoccupato » per
il debito Usa. Servizio u pagina
( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-24 - pag: 6 autore: «Non siamo un Paese
di serie B» Marcegaglia dopo i rilievi Ue- Ora agire subito sul credito,
aspettiamo soldi veri Marco Alfieri MILANO «Non mi pare si possa essere
paragonati a Grecia, Lettonia o Ungheria, non siamo un Paese di serie B».
Cortese ma netta, da Carate Brianza, agli Stati Generali di Confindustria
Lombardia, il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, respinge non senza
un certo italico orgoglio l'allarme debito pubblico lanciato dal commissario
Ue, Joaquin Almunia. «è vero che l'Italia ha un debito pubblico elevato, però
dall'altra parte – spiega Marcegaglia – ha un tasso di risparmio delle famiglie
che non ha eguali in Europa. è poi un sistema industriale che, nonostante la
crisi, per il momento sta tenendo». Proprio così. Sopravvivere nella tempesta
finanziaria globale di questi mesi anticipando la ripresa. Una dicotomia non
certo semplice da affrontare, per il sistema delle imprese. Ma si può fare,
rivendica Viale dell'Astronomia, a patto di accelerare, «perché non è più il
tempo delle promesse ma dei soldi veri», mixando ricette virtuose sia globali
che europee che italiane. «All'incontro preparatorio del G20 di Londra con le
altre confindustrie europee –ha spiegato quindi Marcegaglia parlando ai
colleghi lombardi – si è stilata una serie di proposte che sottoporremo ai
governi: nuova regolamentazione dei mercati finanziari che non passi però per
una restrizione dei requisiti sul credito alle imprese; ripristino della
liquidità oggi bloccata; e rifiuto del protezionismo, che per un paese a tutto
export come l'Italia sarebbe un grosso danno». La crisi ovviamente è globale,
come ripete Marcegaglia, riprendendo il filo della bella analisi del professor
Mario Deaglio, che ha riassunto alla platea le tappe dell'ondata di crisi
partita dagli Usa: l'overdose di denaro a buon mercato
sostenuto dalla Cina, che
ha finanziato la bolla immobiliare e dei consumi americani; la conseguente
infezione finanziaria; la sfiducia reciproca tra le banche; la caduta dei
prezzi degli immobili che creano perdite sui prestiti con garanzia immobiliare,
e quindi buchi nei bilanci delle banche, fino all'effetto domino che esonda e
colpisce l'economia reale. «Per ora siamo arrivati qui», nota Deaglio.
«Ma dobbiamo evitare che la prossima ondata sia di crisi sociale», completa
Marcegaglia. Sarebbe un disastro. «Proprio per questo ci vuole anche un impegno
europeo molto forte. Mentre oggi ogni paese va per conto suo, ad esempio la
Francia». Di più. «Occorre mantenere le regole del mercato interno e sugli
aiuti di stato. L'interesse italiano è che ci sia più Europa economica non
meno, altrimenti vince il nazionalismo di chi ha più soldi pubblici da mettere
nell'economia», ragiona il presidente degli industriali. Ma per Marcegaglia
servono anche misure italiane, nazionali, «perché la crisi sta colpendo
paradossalmente la parte migliore della nostra manifattura, che si è indebitata
per investire, mentre chi vive di monopolio, di sussidi e di spesa pubblica
improdutttiva soffre molto meno, e questo non è accettabile». Di qui poche cose
ma urgenti, da fare subito. «Garantire liquidità al sistema», precisa
Marcegaglia. «Bene in questo senso i Tremonti Bond, ma vigileremo perché i 10
miliardi (120 con la leva) non vengano tesaurizzati negli istituti ma vengano
effettivamente erogati». «Stiamo lavorando per migliorare il rapporto tra
banche e imprese», dirà qualche ora dopo uscendo dal pranzo al Pirellone con il
gotha dell'imprenditoria lombarda e il ministro Tremonti. Poi «varare al più
presto il Fondo di garanzia statale da 1,5 miliardi per le imprese, spendibili
tutti entro il 2009». La detrazione sugli utili reinvestiti per
patrimonializzare le imprese. «Accelerare i pagamenti della Pa sulle future
operazioni e recuperare lo stock pregresso, perché è sempre inaccettabile che
lo Stato non paghi, ma in un momento come questo è odioso». Richiamando anche
le grandi imprese «a non imitare la Pubblica amministrazione, strozzando i
piccoli ». E ancora. «Alzare a un milione il tetto alla compensazione tra
crediti e debiti d'imposta che era fissato a 516 mila euro. E cantierare le
infrastrutture, grandi e piccole, derogando al patto di stabilità interno per
quei comuni virtuosi che hanno soldi da spendere ma non possono». Senza
dimenticarsi delle riforme strutturali, per mettere fieno in cascina e
ripartire più forti dopo la crisi, conclude Marcegaglia. «Dai nuovi assetti
contrattuali alla sburocratizzazione, dalla riduzione della spesa pubblica
improduttiva al federalismo, a patto che non voglia dire più più spesa pubblica
e burocrazia». I PAGAMENTI DELLE PA «è sempre inaccettabile che lo Stato non
paghi, ma in questo momento è odioso: accelerare e recuperare lo stock
pregresso»
( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-24 - pag: 5 autore: I G-VERTICI Londra in
scena G-20. Riunisce le venti economie più grandi del mondo. Da quando
nell'autunno scorsoè esplosa la crisi finanziaria se neè svolto uno a
Washington, nel novembre scorso, con Barack Obama già eletto ma non ancora
insediato La presidenza di turno del G-20 spetta adesso alla Gran Bretagna di
Gordon Brown e il 2-3 aprile Londra ospiterà la riunione dei 20 Capi di Stato e
di Governo. Sarà il primo G-20 di Obama in carica La proposta francese G-16 o
G-17. Il presidente francese Nicolas Sarkozy, quando nel dicembre scorsoè
finito il semestre di turno francese di presidenza della Ue, ha proposto di
istituzionalizzare riunioni periodiche dell'Eurogruppo a livello di capi di
Stato e di Governo, con l'aggiunta della Gran Bretagna (che non fa parte
dell'Eurogruppo) Di turno l'Italia G-8. Riunisce i sette Paesi più
industrializzati del mondo (Stati Uniti, Giappone, Canada, Germania, Francia,
Italia, Gran Bretagna) più la Russia. La presidenza di turno tocca
all'Italia:il summit tra i capi di Stato e di Governo si svolgerà dal
1Úal3luglioinSardegna. Prima sono previsti incontri a livello ministeriale,
anche allargati ad altri Paesi. Al G-8 dei ministri del
Lavoro che si terrà dal 29 al 31 marzo a Roma ci sarannoi ministri delle altre
principali economie mondiali con l'invitoa Cina, India, Brasile, Messico, Sudafrica ed Egitto Gruppo ristretto
G-4. Francia, Germania, Italiae Gran Bretagna hanno inaugurato riunioni
pre-vertice. è successo per la prima volta alla vigilia del Consiglio europeo
di marzo
( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-24 - pag: 8 autore: Superpotenze. La Banca
centrale rassicura i mercati annunciando che continuerà ad acquistare titoli di Stato americani Cina: una nuova moneta globale «Serve una valuta di riserva
sovranazionale, anche se richiederà molto tempo» Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal
nostro corrispondente La Cina continuerà a sostenere il debito pubblico americano. «I titoli
di Stato statunitensi sono un elemento importante nella strategia
d'investimento a lungo termine delle nostre riserve valutarie. Quindi,
continueremo ad acquistarli», ha dichiarato ieri Hu Xiaolian, vice-Governatore
della People's Bank of China e direttore della State Administration of Foreign
Exchange (l'Ufficio cambi cinese). Nonostante il deprezzamento accusato negli
ultimi mesi dai T-Bond, Pechino considera ancora i buoni del debito pubblico
Usa un porto sicuro per i propri investimenti, in quanto si tratta di «titoli a
elevata liquidità e a basso rischio », ha aggiunto l'alta funzionaria della banca
centrale cinese. Che, con le sue dichiarazioni rilasciate durante un convegno,
ha sgombrato il campo dalla polemica sulla solidità dei Treasury Bonds
innescata un paio di settimane fa da Wen Jiabao. «Abbiamo prestato molto denaro
agli Stati Uniti, e ora siamo preoccupati per la sicurezza dei nostri
investimenti », aveva detto il premier cinese nel suo discorso di chiusura
dell'Assemblea nazionale del popolo. «Non c'è niente di più sicuro nel mondo
che investire negli Stati Uniti», aveva replicato il portavoce della Casa
Bianca, Robert Gibbs. Le parole pronunciate ieri dalla signora Hu dovrebbero
rassicurare Washington: i cinesi continueranno a investire in Treasury Bond.
D'altronde, oggi più che mai con la volatilità che imperversa sui mercati
finanziari, Pechino non ha reali allocazioni alternative per le sue riserve
valutarie, che ammontano a oltre 1.900 miliardi di dollari. Prova ne sia che
negli ultimi mesi, nonostante la crisi finanziaria internazionale e l'atteso
peggioramento dei conti pubblici americani, la Cina ha
continuato ad acquistare i buoni del Tesoro Usa, consolidando così la propria
posizione di principale finanziatore planetario del debito americano. Secondo
gli ultimi dati disponibili, a fine gennaio, Pechino deteneva in portafoglio
740 miliardi di dollari di T-Bonds, circa 40 miliardi in più rispetto a
novembre 2008. Ma in un futuro lontano, un futuro oltre la crisi che sta
mettendo a dura prova il mondo intero, la Cina punta
alla creazione di una moneta di scambio sovranazionale in grado di scardinare
lo strapotere del dollaro. Ad auspicare l'avvento di una «valuta di riserva
internazionale, senza legami con alcuna nazione e in grado di assicurare una
stabilità di lungo termine» è il Governatore della Pboc, Zhou Xiaochuan. In un
articolo pubblicato sul sito della Banca centrale, il grande timoniere della
politica monetaria cinese, senza fare alcun riferimento diretto al dollaro,
delinea un equilibrio monetario mondiale slegato dal biglietto verde americano,
ammettendo però che l'affermazione «di una nuova e ampiamente condivisa valuta
internazionale, che rappresenti un benchmark di riferimento stabile, richiederà
molto tempo». La suggestiva proposta di una nuova moneta di riserva
sovranazionale, che è condivisa da altri grandi Paesi emergenti (la settimana
scorsa anche la Russia aveva espresso una posizione analoga), ruoterebbe di
necessità intorno all'organismo internazionale più bersagliato e criticato
dall'opinione pubblica dopo lo scoppio della crisi dei mutui subprime: il Fondo
monetario internazionale. «I Diritti speciali di prelievo ha spiegato Zhou -
non hanno mai svolto completamente la loro funzione. Tuttavia, ora potrebbero
diventare il fulcro della riforma del sistema finanziario internazionale». Sul
futuro dell'Fmi la posizione della Cina è forte e
chiara: l'organismo va riformato e rafforzato al più presto. Con due obiettivi.
Uno di breve termine: stabilizzare l'economia globale, e sostenere i Paesi
emergenti messi alle corde dalla crisi. E uno di lungo termine: trasformare
l'Fmi nell'ago della bilancia del sistema finanziario mondiale. In questo
quadro, Pechino è disposta partecipare al rifinanziamento dell'istituzione. «Se
il Fondo monetario internazionale decidesse di emettere nuovi bond, noi saremmo
pronti a sottoscriverli», ha affermato ieri il vice- Governatore, Hu Xiaolian.
In cambio del suo contributo, Pechino chiederebbe all'Fmi di controllare più
severamente i Paesi che emettono moneta di riserva internazionale, nonché una
distribuzione «più equa» dei poteri all'interno dell'organismo. Al vertice del
G-
( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-24 - pag: 11 autore: Affari e diritti umani. Il
Sudafrica si piega alle pressioni di Pechino: «Non è nel nostro interesse»
Pretoria chiude al Dalai Lama Niente visto per la conferenza dei premi Nobel
per la pace Ugo Tramballi Alla fine sono stati almeno sinceri. «Il Governo
sudafricano non ha invitato il Dalai Lama perché non sarebbe nell'interesse del
Sudafrica». Cioè: i cinesi investono, i monaci tibetani no. Nella gamma di
spiegazioni che le cosiddette cancellerie qui e là nel mondo di solito danno,
quando chiudono le porte in faccia alla massima autorità buddista, questa ha la
sua onestà. Ma non ha altri pregi.Il Dalai Lama doveva partecipare a una
conferenza di pace fra premi Nobel a Johannesburg,una delle prime iniziative
collaterali del grande circo e del gigantesco business che saranno i mondiali
di calcio del 2010: i primi in Africa. I partecipanti avrebbero spiegato al
mondo quanto il calcio sia uno strumento contro razzismo e xenofobia.
Un'impresa piuttostocoraggiosa, visto cosa di tanto in tanto accade negli stadi
di tutto il mondo. Alla conferenza, prevista per il 27 marzo, ci sarebbero
stati il vescovo Desmond Tutu, Nelson Mandela e F.W. De Klerk, i tre Nobel
sudafricani per la pace. Ed è stato ricordando le ragioni per cui questo Paese
ha avuto così tanti Nobel in così poco tempo, che il vescovo Tutu si è
scagliato contro la decisione del suo Governo: «Un tradimento assoluto della
storia della nostra lotta». Una lotta per la libertà dall'oppressione morale,
politica ed economica dell'apartheid. «Se il visto d'ingresso sarà negato a Sua
Santità ha continuato Tutu- non parteciperò. Condannerò come vergognoso il
comportamento del Governo, in linea con il nostro pessimo comportamento al
Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite». Anche De Klerk è insorto contro la
decisione di Pretoria. Una nota della sua Fondazione fa sapere che il Nobel
«con riluttanza non prenderà parte alla conferenza», aggiungendo che «non
esistono ragioni perché debba essere negato l'ingresso al Dalai Lama. Il
Sudafrica non dovrebbe consentire a nessun Paese di dettare chi può o chi non
può visitarlo». "Madiba" Nelson Mandela non si è pronun-ciato, ma a
questo punto è difficile che parteciperà all'iniziativa. Se mai ci sarà una
conferenza di pace a Johannesburg. Si è invece pronunciato il comitato
norvegese dei Nobel per la pace,che rinuncerà a partecipare se Pretoria non
tornerà sui suoi passi. Il no al Dalai Lama non è il primo episodio di
realpolitik del Governo sudafricano. Nel 1999 il simbolo del Tibet era stato a
Johannesburg per partecipare a un'assemblea religiosa. Il visto gli era stato
concesso senza problemi ma Thabo Mbeki, allora presidente, dopo la protesta
ufficiale del Governo cinese cancellò un incontro con lui. Gli
affari con la Cina sono
importanti. I cinesi hanno investito circa sei miliardi di dollari in Sudafrica
e i sudafricani circa sei in Cina. Gli scambi di quest'ultima con il Sudafrica, cresciuti
soprattutto negli ultimi due anni, sono il 20,8% di tutti i suoi commerci nel
continente africano. I quali però, in valori assoluti, non sono così
importanti quanto gli investimenti sulle grandi infrastrutture e nei giacimenti
delle regioni petrolifere. Il Sudafrica non è strategico come altri Paesi nei
piani cinesi di penetrazione economica nel continente. A volte il Sudafrica ha
anche dato qualche segno di preoccupazione riguardo alle armi che Pechino vende
a diversi Paesi africani dalla dubbia reputazione. Dai Bing dell'ambasciata
cinese a Pretoria conferma alla luce del sole e senza alcuna preoccupazione di
essersi appellato al Governo sudafricano, ammonendo che un invito al Dalai Lama
avrebbedanneggiato le relazioni bilaterali. Sono stati tutti onesti, in un
certo senso. Dopo un inutile tentativo di negare il fatto, provato dal
ministero degli Esteri, anche Thabo Masebe, portavoce della presidenza
sudafricana, alla fine è stato sincero: niente deve mettere in pericolo gli
interessi del Paese. E in fondo «il mondo presta attenzione al Sudafrica perché
ospita i Mondiali di calcio del 2010 e vogliamo che nulla turbi questo
messaggio». Invece la turbativa ormai c'è. Se i cinesi non fossero stati così
arroganti e i sudafricani così passivi, nel mondo nessuno si sarebbe accorto
della conferenza di pace di Johannesburg. Al contrario, ora il mondo intero
constata che il primo atto del Mundial è stato piuttosto incerto. Ai due
Governi una piccola lezione l'ha data Kjetil Siem, il presidente della serie A
sudafricana, il cui lavoro, in fondo, è un business: «Noi non facciamo politica:
un premio Nobel è un premio Nobel da qualsiasi Paese arrivi ». In Tibet,
intanto, continuano le proteste dei monaci e la repressione delle autorità:
quasi cento religiosi sono stati arrestati nel fine settimana. LE REAZIONI Il
vescovo Desmond Tutu, l'ex presidente De Klerk e il comitato di Oslo hanno
subito minacciato di boicottare il meeting Punti di vista. Allestimento
dell'esposizione di fotografie sul Tibet al National Arts Museum di Pechino. Si
tratta di immagini della regione dagli anni 50 agli anni
( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-24 - pag: 11 autore: IL CASO TIBET AL G-20 Hu
Jintao non incontrerà Sarkozy Il presidente cinese Hu Jintao non avrà incontri
bilaterali con il francese Nicolas Sarkozy a margine del vertice del G-20 di
Londra del 2 aprile. Il Governo di Pechino lo ha comunicato ieri. A Londra Hu
avrà colloqui con molti leader, tra cui il presidente degli Stati Uniti Barack
Obama, il russo Dmitrij Medvedev, il brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva e il
primo ministro britannico Gordon Brown. Ma non con Sarkozy. Alla base
dell'esclusione c'è il gelo nei rapporti tra i due Paesi, nato
dall'incontro tra il Dalai Lama e il capo di Stato francese in Polonia a
dicembre. La vendita all'asta in Francia, la settimana scorsa, di alcune
reliquie sottratte alla Cina dagli eserciti francesi e britannici durante la Seconda guerra
dell'oppio del
( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-03-24 - pag: 44 autore: Metalli non ferrosi.
Il forte interesse di speculatori e investitori ha dato sostegno ai prezzi In
rialzo la domanda di rame Spinti dalla scarsità di rottame, i cinesi comprano
più catodi Gianni Mattarelli MILANO Nei giorni scorsi è proseguita al London
Metal Exchange la salita del prezzo dei metalli, in gran parte sulla scia dei
guadagni del rame, su cui, come spesso accade, si è concentrato l'interesse di
investitori e speculatori. Dopo parecchie settimane di oscillazioni in una
fascia 3.150-3.650 $/tonn. (base tre mesi), la scusa di portare gli scambi su
livelli superiori è venuta dal superamento della linea immaginaria di
resistenza a salire, posta a circa 3.670 $, che non veniva sorpassata dal
luglio dello scorso anno. Dopo il flusso di acquisti tecnici che ha finito per
portare le oscillazioni in una fascia più alta, il sottofondo è diventato
abbastanza rialzista, in un mercato in cui i principali partecipanti sono stati
i Cta ( Commodity trading advisors, speculatori sul breve periodo) e gli hedge
funds (fondi d'investimento speculativi), che hanno subito posto tra i loro
obiettivi il raggiungimento di 4.400-4.600 $. Il prezzo del rame ha in effetti
guadagnato quota 4mila anche con l'aiuto dell'improvviso indebolimento del
dollaro, che giovedì scorso ha sofferto della più forte svalutazione
giornaliera dal
( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-24 - pag: 25 autore: Focus. La Wto
prevede un anno ancor più nero ma mette in guardia dal ricorso ad azioni
difensive Nel 2009 scambi giù del 9% E fra le aziende si diffonde la tendenza
alle rotte regionali Micaela Cappellini Il commercio mondiale quest'anno
perderà il 9%: il calo peggiore mai visto dai tempi della Seconda Guerra
mondiale. A prevederlo ieri è stata la Wto, che ha scelto di rivedere
nettamente al ribasso le ipotesi formulate a gennaio dal Fondo monetario,
secondo il quale le perdite si limiterebbero al 2,8 per cento. Il tonfo
riguarderà le esportazioni dei Paesi sviluppati, che nel 2009 caleranno del
10%, ma anche quelle dei Paesi emergenti più legati ai commerci mondiali, il
cui export scenderà tra il 2 e il 3 per cento. La Wto ha rivisto al ribasso
anche il dato 2008: secondo le previsioni, gli scambi mondiali dovevano
chiudere a più 4,5 per cento. E invece sono cresciuti solo del 2. «A Londra i
leader del G-20 avranno un'opportunità unica nel passare dalla fase degli
impegni all'azione,evitando misure protezionistiche che renderebbero gli sforzi
di ripresa globale meno efficaci », ha commentato ieri il direttore generale
della Wto, Pascal Lamy, rispondendo a chi agita lo spettro del protezionismo
per uscire dalla crisi degli scambi. Secondo altri, invece, l'integrazione
regionale è la ricetta da intraprendere. Lo auspica l'Asean,l'associazione che
riunisce dieci Paesi del Sud-Est asiatico, che entro il 2015 vuole trasformarsi
in una Comunità economica. Lo hanno proposto i leader africani al vertice di
Kampala della fine del 2008, che vogliono dare vita a un mercato comune per 26
Paesi dell'Africa sudorientale. Prospettive buone per un futuro a medio
termine. Qualcuno però va oltre, e afferma che il regionalismo dei commerci è
già in atto e che le aziende stanno privilegiando gli scambi intracontinentali
anziché quelli a lungo raggio, come appunto una valvola di sfogo di fronte alla
contrazione dei commerci, in grado fra le altre cose di diminuire i costi. Alla
rivista America Economia, per esempio, un testimone privilegiato dei traffici
merci mondiali quale è Dhl assicura che in Sudamerica la tendenza al
regionalismo degli scambi è cosa provata. Il corriere riporta una crescita
dell'80% degli invii domestici in Argentina, del 40% in Brasile, del 14% in
Messico e del 19% in Venezuela, mentre sul totale dei commerci gestiti da Dhl
nel continente latinoamericano, il 50% riguarda movimenti interni alla regione.
Nuovi hub Quel che succede in Sudamerica vale anche altrove nel mondo? Ups,
altro operatore logistico, di dati non ne fornisce. Ma tra
i nuovi investimenti strategici ricorda la creazione di un hub aereo a
Shenzhen, in Cina, dedicato
ai traffici intra-asiatici, la cui apertura è prevista a inizio 2010. FedEx,
invece, ha avviato la realizzazione di un nuovo snodo logistico presso
l'aeroporto tedesco di Colonia, che sarà pronto l'anno prossimo e che si
concentrerà sugli scambi fra Europa Occidentale e Orientale. La società
ha anche aperto un huba San Luis Potos, in Messico, per gestire le spedizioni
domestiche, «che sono destinate a raggiungere il valore di 1,5 miliardi di
dollari nei prossimi dieci anni », si legge in un comunicato. A un impegno di
chiaro stampo regionalistico, però, FedEx affianca investimenti che vanno nella
direzione del sostegno alle rotte mondiali. Come l'annuncio, il mese scorso,
delle prime operazioni dal nuovo hub asiatico di Guangzhou, dichiaratamente
nato per «supportare quei clienti nel mondo che fanno affari con la Cina e, più in generale, con i mercati dell'Asia Pacifico».
Segnali contrastanti? C'è anche chi dubita che gli scambi mondiali abbiano
imboccato la via del regionalismo. Alessandro Nicita, economic affair officer
all'Unctad, l'agenzia delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo, sta
lavorando a un rapporto sui flussi commerciali mondiali di fronte alla crisi
che uscirà ad aprile. E con tutti i suoi dati alla mano, sostiene che non si
possa parlare di incremento degli scambi regionali ai danni di quelli
intercontinentali. «Non è vero che il regionalismo avanza, né che avanzerà nel
2009 – dice – anche se c'è chi va sostenendo questa tesi». E ricorda, ad
esempio, come in Brasile gli scambi verso il Mercosur, il mercato comune
dell'America meridionale, stiano calando del 20%, mentre quelli verso gli Usa
del 25%: una differenza troppo piccola per parlare di tendenza al regionalismo.
Mentre il commercio intraeuropeo è in calo del 30%, esattamente come quello
extra Ue. Virate localistiche Secondo Nicita,l'esempio del regionalismo
sudamericano sarebbe fuorviante, perché si tratta di un'area che esporta
prevalentemente prodotti agricoli, mentre la crisi in corso negli scambi
mondiali riguarda i manufatti e i semilavorati. Il mondo, insomma, sarebbe
ormai troppo interdipendente da potersi permettere repentine virate
localistiche. Con un'unica incognita, però: quella del protezionismo. «Per ora
–conclude Nicita –gli annunci hanno fatto clamore, ma le misure effettivamente
intraprese sono poche. è presto però per dire che effetto avranno». Perché un
peso, nell'incentivare gli scambi all'interno dei mercati comuni anziché al di
fuori, sicuramente finirebbero per averlo. micaela.cappellini@ilsole24ore.com
( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-24 - pag: 28 autore: Praga meglio di New
Delhi nella ricerca farmaceutica Anche la Polonia e il Sudafrica offrono
vantaggi superiori Micaela Cappellini Repubblica Ceca, Polonia, Sudafrica. è
qui che si fa l'innovazione nel campo della farmaceutica e delle tecnologie per
la salute. Qui molto meglio che in Cina o in India. Anche se, quando si
parla di delocalizzazione della ricerca e sviluppo, la mente va subito ai due
giganti asiatici. Dalla loro hanno la dimensione, ma, a conti fatti, offrono
una performance minore rispetto a gioielli più piccoli, ma più scintillanti,
fra i Paesi emergenti. A sostenerlo sono gli analisti di Deloitte, che
hanno elaborato un pacchetto di indicatori per misurare il livello di
innovazione nel campo della salute da parte dei Paesi emergenti. Tabelle che
tengono conto della presenza di laboratori per la ricerca, di personale
specializzato, ma anche di tutela dei brevetti, di capacità di tradurre
un'innovazione in un prodotto commercializzabile, di catena di distribuzione,
di ambiente di business. Il risultato è chiaro: Repubblica Ceca, Polonia,
Sudafrica, ma anche Corea del Sud e Singapore, battono Pechino e New Delhi e si
avvicinano molto agli standard europei o statunitensi. «Molti test clinici a
livello globale vengono già fatti in Repubblica Ceca – spiega Roberto Go,
responsabile della divisioneLife Sciences and Health Care di Deloitte – qui
sono presenti Sanofi Aventis, che ha recentemente acquisito Zentiva, e Teva ». Varsavia,
invece, se la cava molto bene sul fronte dello sviluppo clinico, mentre
Pretoria ha saputo creare eccellenti sinergie tra le università e i laboratori
di ricerca industriali. «Tra le compagnie da tenere d'occhio in Polonia –
continua Go – ci sono la Polpharma e la Polski Holding Farmaceutyczny, mentre
in Sudafrica meritano attenzione la Adcock Ingram e la Aspen Holdings». Più
note le potenzialità nel campo della ricerca di altri due emergenti, la Corea
del Sud e Singapore. E i risultati si vedono: «La Pfizer – ricorda Go – ha già
investito 300 milioni di dollari nella R&S a Seul. Mentre per la prima
volta una società sudcoreana, la LG Lifesciences, ha ottenuto l'approvazione da
parte dell'Fda, l'ente di controllo dei farmaci Usa, per la commercializzazione
negli Stati Uniti della sua Gemifloxacina, per la terapia delle infezioni
dell'apparato respiratorio».Anche i vantaggi che offre Singapore sono
molteplici: «Dalla disponibilità di venture capital – conclude Go – alle leggi
per la protezione dei brevetti, fino a un'ampia disponibilità di ricercatori
professionisti». micaela.cappellini@ilsole24ore.com
( da "Unita, L'" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Dario
Fo: «Sotto paga non si paga!» Berlusconi, reddito 10 volte minore Il piano
Obama risolleva le Borse Staminali, fabbrica del sangue Tommasi: col calcio ho
scoperto la Cina
( da "Unita, L'" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Una Biennale d'arte
spaccata in due Da un lato il mondo dall'altro l'Italietta STEFANO MILIANI Sarà
una Biennale dell'arte divisa. Vedrà, tra i 77 Paesi ospiti, due Stati divisi
da tutto, Israele e Iran, e questo è notevole. Ci saranno, non come Stati,
curdi, catalani, scozzesi, gallesi... Dal 7 gennaio al 22 novembre, sarà una
Biennale divisa anche sul fronte nostrano, a giudicare dalla conferenza stampa
di ieri a Roma e dai profili dei suoi protagonisti. Lungo un binario viaggerà
il più giovane direttore finora nominato dall'ente veneziano, il 46enne svedese
Daniel Birnbaum, curatore della rassegna internazionale intitolata Fare mondi:
seppur con contorni ancora vaghi, attraverso 90 artisti da vari continenti
promette uno sguardo globalizzato in confronto col reale dall'India e Cina
all'occidente, dagli italiani all'Europa orientale, dalle installazioni alla
pittura, dalla poesia ai film d'artista. Con il presidente Paolo Baratta è il
primo B&B dell'edizione 2009. Poi c'è il B&B italico. Lungo un percorso
tutto diverso infatti viaggerà il nuovo Padiglione Italia sotto l'egida della
direzione delle arti contemporanee del ministero: mentre l'ex padiglione
ai Giardini da quest'anno diventa un Palazzo delle esposizioni ristrutturato,
sede fissa (è un bene) dell'Archivio e in uso tutto l'anno in accordo con il
Comune, il Padiglione Italia trasloca all'Arsenale salendo da
( da "Unita, L'" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
«La
mia Cina Valeva la pena usare il pallone per scoprirla» La scelta
dell'ex giallorosso che è finito in Oriente Dopo le parentesi europee in Spagna
e Inghilterra dallo scorso febbraio gioca nel Teda di Tianjin LUCA DE CAROLIS
Le vie del pallone sono infinite, e anche un po' scomode. Se si hanno voglia e gambe però
basta percorrerle e si troverà un campo dall'altra parte del mondo.
L'importante è avere tenacia, il piacere di rincorrere ancora un pallone.
Quella gioia da ragazzino che ha portato sino in Cina
Damiano Tommasi, 34enne, ex centrocampista della Roma e della Nazionale.
Lontano da quella serie A dove ha giocato 234 partite e vinto uno scudetto. Un
protagonista, che ora rincorre palloni e sogni a Tianjin (o Tientsin), città
che tra area metropolitana e periferie di ogni sorta ospita oltre 10 milioni di
persone. Un centro che brulica di commerci e industrie, dove il progresso e i
soldi corrono molto più veloci dei languori da cartolina e delle vestigia del
tempo coloniale. Damiano ci è arrivato lo scorso febbraio, ma a quella città
solcata da un lungo fiume e colma di fabbriche pensava dall'estate scorsa,
quando il Tianjin Teda, la squadra locale, lo contattò. Damiano racconta: «Dopo
i due anni nel Levante, in Spagna, ero svincolato. Mi arrivarono diverse
proposte, tra cui quella del Teda». Ma alla fine il mediano scelse gli inglesi
del Queen Park Rangers, il club di Flavio Briatore. Forse non era ancora il
momento giusto, per la scommessa cinese. Sei mesi dopo, quel momento è
arrivato. Rescisso il contratto con gli inglesi, Tommasi ha accettato la sfida,
firmando per lo stesso club dove nel 2003 era approdato l'allenatore Giuseppe
Materazzi (padre dell'interista Marco). Una scelta presa con lo spirito del
pionere: «Il primo pensiero è stato "Perché no?". La Cina e il suo popolo spesso sono visti con una sorta di
alone misterioso che impedisce a noi e loro di interagire. Ho pensato di
approfittare del mio lavoro per dare una schiarita alla visione di un paese
tanto importante, che nel futuro avrà tanto da dire sulla scena internazionale.
Poteva essere un'avventura interessante». Soprattutto per un calciatore
«pensante», per il quale il mondo non finisce sulla linea del fallo di fondo.
Tommasi legge libri, ha una profonda fede ed è molto attivo sul fronte della
solidarietà. Un alieno, nel pallone degli affari e della superficialità. Lo
stesso marziano che nell'estate 2005, dopo un terribile infortunio che lo aveva
tenuto fuori per un anno e mezzo, tornò a giocare nella Roma per 1500 euro al
mese, il minimo sindacale. Perché non era sicuro di essere quello di prima,
centrocampista di grande corsa e senso tattico. Al Teda guadagna circa 40.000
dollari mensili. Ma il gusto di scoprire una nuova realtà, continuando a
giocare a pallone, vale molto di più. «Mi sono buttato avanti per capire»
ribadisce. Ogni passione però ha un prezzo. Tommasi l'ha pagato lasciando in
Italia la moglie Chiara e i quattro figli, a cui non ha voluto imporre un
cambiamento di vita così radicale. Damiano è partito da solo, con i suoi eterni
riccioli da cherubino ubbidiente e la sua curiosità. «Con la mia famiglia ci
sentiamo ogni giorno attraverso la webcam» assicura, e non finisce di dirlo che
già si avverte la nostalgia del marito e del padre. A compensarla, l'amicizia
stretta con alcuni ragazzi italiani che lavorano a Tianjin. «Mi stanno aiutando
nell'inserimento, sono preziosi» sottolinea Tommasi, che ogni giorno lotta per
farsi capire: «Comunicare con compagni e dirigenti è il più grande ostacolo. Ho
un interprete, ma anche parlando in inglese il problema è capire intenzioni e
concetti. Sono alle prese con un'attività di interpretazione continua di
comportamenti e reazioni che spesso, sia io che loro, fraintendiamo». Difficile
comprendersi, superando culture e stili di vita diversi: perché il mondo sarà
pure piccolo, ma non abbastanza per abbattere differenze millenarie. Per
fortuna che esistono lingue universali, come quella del campo, anche se nel
Teda la declinano con cadenze diverse da quelli a cui Tommasi era abituato:
«Gli allenamenti hanno poco di europeo, visto che lo staff è completamente
cinese. Le qualità che cercano di allenare di più sono velocità e reattività,
anche se con un ritmo e un'intensità abbastanza moderati». Un'altra novità per
lui, mediano di lotta e di governo, e per gli altri stranieri della squadra: un
romeno, un francese e un australiano. C'è anche un brasiliano, Eber Luis
Cucchi, l'unico al secondo anno a Tianjin. A loro il Teda chiede il salto di
qualità, per raggiungere le più blasonate squadre di Pechino, Shangai e Shandong.
Non facile: nelle prime due partite della Champions League asiatica ha
rimediato una sconfitta in Giappone e un pareggio interno contro gli
australiani del Central Coast Mariners. «Abbiamo raccolto meno di quello che
potevamo ottenere» si rammarica Tommasi. Concentrato sul campo, quanto lo è nei
pochi momenti in cui può passeggiare per la città: certo di essere notato. «Il
mio look non mi fa passare inosservato, in Cina sono
pochi quelli che circolano con barba e capelli ricci - sorride - A fermarmi sono
soprattutto i giovani che mi riconoscono per i miei anni alla Roma e per il
Mondiale in Giappone e in Corea con la Nazionale, a cui partecipò anche la Cina». L'unico per i cinesi, e per Tommasi. Destinati a
incontrarsi, in una grande città, che il calciatore definisce «poco turistica
ma con tanti stranieri, attirati dagli investimenti». Una metropoli dove
l'«anima candida», come l'avevano soprannominato a Roma, ha scoperto una sola
chiesa. Non l'ha ancora visitata, ma si è informato: «La messa è in cinese, per
cui sarà curioso andarci ma forse presto per capirci qualcosa». Lui, che da
adolescente aveva valutato anche l'ipotesi del seminario («ma poi ho incontrato
Chiara»), sa vivere la sua fede anche in una terra dove i campanili sono una
stranezza. Quel che conta per Tommasi è scoprire nuovi oceani, forzando i
pregiudizi. E pazienza se la lingua pare un enigma e la serie A è un ricordo
sbiadito. «Io sono molto sereno, ma non sempre soddisfatto» spiega Damiano.
L'esploratore, in perenne ricerca: di se stesso e degli altri. Colloquio con
Damiano Tommasi
( da "Unita, L'" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Le vie del pallone
sono infinite, e anche un po' scomode. Se si hanno voglia e gambe però basta
percorrerle e si troverà un campo dall'altra parte del mondo. L'importante è
avere tenacia, il piacere di rincorrere ancora un pallone. Quella
gioia da ragazzino che ha portato sino in Cina Damiano Tommasi, 34enne, ex centrocampista della Roma e della
Nazionale. Lontano da quella serie A dove ha giocato 234 partite e vinto uno
scudetto. Un protagonista, che ora rincorre palloni e sogni a Tianjin (o
Tientsin), città che tra area metropolitana e periferie di ogni sorta ospita
oltre 10 milioni di persone. Un centro che brulica di commerci e
industrie, dove il progresso e i soldi corrono molto più veloci dei languori da
cartolina e delle vestigia del tempo coloniale. Damiano ci è arrivato lo scorso
febbraio, ma a quella città solcata da un lungo fiume e colma di fabbriche
pensava dall'estate scorsa, quando il Tianjin Teda, la squadra locale, lo
contattò. Damiano racconta: «Dopo i due anni nel Levante, in Spagna, ero
svincolato. Mi arrivarono diverse proposte, tra cui quella del Teda». Ma alla
fine il mediano scelse gli inglesi del Queen Park Rangers, il club di Flavio
Briatore. Forse non era ancora il momento giusto, per la scommessa cinese. Sei
mesi dopo, quel momento è arrivato. Rescisso il contratto con gli inglesi,
Tommasi ha accettato la sfida, firmando per lo stesso club dove nel 2003 era
approdato l'allenatore Giuseppe Materazzi (padre dell'interista Marco). Una
scelta presa con lo spirito del pionere: «Il primo pensiero è stato
"Perché no?". La Cina e il suo popolo spesso
sono visti con una sorta di alone misterioso che impedisce a noi e loro di
interagire. Ho pensato di approfittare del mio lavoro per dare una schiarita
alla visione di un paese tanto importante, che nel futuro avrà tanto da dire
sulla scena internazionale. Poteva essere un'avventura interessante».
Soprattutto per un calciatore «pensante», per il quale il mondo non finisce
sulla linea del fallo di fondo. Tommasi legge libri, ha una profonda fede ed è
molto attivo sul fronte della solidarietà. Un alieno, nel pallone degli affari
e della superficialità. Lo stesso marziano che nell'estate 2005, dopo un
terribile infortunio che lo aveva tenuto fuori per un anno e mezzo, tornò a
giocare nella Roma per 1500 euro al mese, il minimo sindacale. Perché non era
sicuro di essere quello di prima, centrocampista di grande corsa e senso
tattico. Al Teda guadagna circa 40.000 dollari mensili. Ma il gusto di scoprire
una nuova realtà, continuando a giocare a pallone, vale molto di più. «Mi sono
buttato avanti per capire» ribadisce. Ogni passione però ha un prezzo. Tommasi
l'ha pagato lasciando in Italia la moglie Chiara e i quattro figli, a cui non
ha voluto imporre un cambiamento di vita così radicale. Damiano è partito da
solo, con i suoi eterni riccioli da cherubino ubbidiente e la sua curiosità.
«Con la mia famiglia ci sentiamo ogni giorno attraverso la webcam» assicura, e
non finisce di dirlo che già si avverte la nostalgia del marito e del padre. A
compensarla, l'amicizia stretta con alcuni ragazzi italiani che lavorano a
Tianjin. «Mi stanno aiutando nell'inserimento, sono preziosi» sottolinea
Tommasi, che ogni giorno lotta per farsi capire: «Comunicare con compagni e
dirigenti è il più grande ostacolo. Ho un interprete, ma anche parlando in inglese
il problema è capire intenzioni e concetti. Sono alle prese con un'attività di
interpretazione continua di comportamenti e reazioni che spesso, sia io che
loro, fraintendiamo». Difficile comprendersi, superando culture e stili di vita
diversi: perché il mondo sarà pure piccolo, ma non abbastanza per abbattere
differenze millenarie. Per fortuna che esistono lingue universali, come quella
del campo, anche se nel Teda la declinano con cadenze diverse da quelli a cui
Tommasi era abituato: «Gli allenamenti hanno poco di europeo, visto che lo
staff è completamente cinese. Le qualità che cercano di allenare di più sono
velocità e reattività, anche se con un ritmo e un'intensità abbastanza
moderati». Un'altra novità per lui, mediano di lotta e di governo, e per gli
altri stranieri della squadra: un romeno, un francese e un australiano. C'è
anche un brasiliano, Eber Luis Cucchi, l'unico al secondo anno a Tianjin. A
loro il Teda chiede il salto di qualità, per raggiungere le più blasonate
squadre di Pechino, Shangai e Shandong. Non facile: nelle prime due partite
della Champions League asiatica ha rimediato una sconfitta in Giappone e un
pareggio interno contro gli australiani del Central Coast Mariners. «Abbiamo
raccolto meno di quello che potevamo ottenere» si rammarica Tommasi.
Concentrato sul campo, quanto lo è nei pochi momenti in cui può passeggiare per
la città: certo di essere notato. «Il mio look non mi fa passare inosservato,
in Cina sono pochi quelli che circolano con barba e
capelli ricci - sorride - A fermarmi sono soprattutto i giovani che mi
riconoscono per i miei anni alla Roma e per il Mondiale in Giappone e in Corea
con la Nazionale, a cui partecipò anche la Cina».
L'unico per i cinesi, e per Tommasi. Destinati a incontrarsi, in una grande
città, che il calciatore definisce «poco turistica ma con tanti stranieri,
attirati dagli investimenti». Una metropoli dove l'«anima candida», come
l'avevano soprannominato a Roma, ha scoperto una sola chiesa. Non l'ha ancora
visitata, ma si è informato: «La messa è in cinese, per cui sarà curioso
andarci ma forse presto per capirci qualcosa». Lui, che da adolescente aveva
valutato anche l'ipotesi del seminario («ma poi ho incontrato Chiara»), sa
vivere la sua fede anche in una terra dove i campanili sono una stranezza. Quel
che conta per Tommasi è scoprire nuovi oceani, forzando i pregiudizi. E
pazienza se la lingua pare un enigma e la serie A è un ricordo sbiadito. «Io
sono molto sereno, ma non sempre soddisfatto» spiega Damiano. L'esploratore, in
perenne ricerca: di se stesso e degli altri.
( da "Unita, L'" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Miano, periferia a
nord di Napoli, trentamila abitanti, bambini che giocano a pallone contro il
muro, tra colate di cemento armato e palazzoni. Salvatore Bocchetti viene da
Miano, scuole calcio nel napoletano, ai Camaldoli; il provino all'Ascoli e a
sedici anni le valigie sono già pronte. L'Ascoli crede nel ragazzo che corre
sulla fascia, esterno alto, ancora meglio terzino sinistro perché ha il piede
giusto e sa difendere: secondo la geometria del calcio, la diagonale è il suo
pane quotidiano, la disegna alla Michelangelo e marca duro alla Scirea. Gavetta
al Lanciano, in serie C1, l'esordio in A con l'Ascoli, il Frosinone in B e il
gran salto al Genoa: il suo valore lievita (2,2 milioni di euro per la metà),
la sua posizione arretra. Da ala a difensore centrale nel 3-4-3 di Gasperini:
il debuttante ha il passo di un campione consumato. «Ha il carattere e il
talento per vincere coppe e scudetti», dice il suo procuratore, Fulvio
Marrucco, che ha cresciuto un certo Gianfranco Zola. A 22
anni Salvatore è già in Nazionale e porta in dote l'esperienza con l'Under 21 e
le Olimpiadi in Cina, vorrà
il Napoli o la Juventus per la consacrazione? Se proprio deve lasciare Genoa,
un domani, vorrebbe giocare in Premier League. Magari al Chelsea, al fianco del
suo idolo John Terry. C.T.
( da "AmericaOggi Online" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Sud Africa: la Cina ci è
vicina.Negato il visto al Dalai Lama 24-03-2009 NAIROBI. Il Sudafrica, al
fianco del quale si schierò tutto il mondo libero durante la lotta
all'apartheid, ha ufficializzato la decisione di negare il visto d'ingresso al
Dalai Lama, che avrebbe dovuto partecipare ad una conferenza internazionale sul
valore del calcio - il Sudafrica ne ospiterà la coppa del mondo il
prossimo anno - nella lotta al razzismo ed alla xenofobia venerdì prossimo a
Pretoria. Come immediata reazione alcuni premi Nobel (lo è anche il Dalai Lama)
hanno annunciato l'intenzione di non partecipare a loro volta alla manifestazione
a cui erano stati invitati, parlando di "vergogna ed indignazione".
Anche il comitato del Nobel per la Pace ha annunciato da Oslo che ritirerà ogni
proprio rappresentante dalla conferenza di Pretoria se il governo sudafricano
non tornerà sui suoi passi; mentre un portavoce dal Dalai Lama ha espresso
indignazione, denunciando violente pressioni cinesi sul governo sudafricano,
come del resto su tutta l'Africa, dove sta ingigantendo la sua presenza
economica. La notizia del rifiuto del visto era stata anticipata domenica da
alcuni quotidiani sudafricani, che parlavano di evidente ed inaccettabile
ingerenza cinese. La conferma, molto imbarazzata, é venuta ieri da un portavoce
della presidenza sudafricana, Thabo Masebe, che ha detto che il governo era all'oscuro
dell'invito fatto dagli organizzatori della conferenza, ed aveva deciso di
negare il visto al capo spirituale del buddismo tibetano poiché "ciò non
era nell'interesse nazionale, ed avrebbe distratto l'attenzione dai principali
temi del convegno". Negata, altresì, ogni pressione cinese. La Cina, peraltro, è il principale partner commerciale del
Sudafrica (oltre 10 miliardi di dollari l'interscambio dello scorso anno), e
sta estendendo la sua presenza nell'intera Africa, soprattutto quella subsahariana:
è di oggi la notizia della definizione di un accordo miliardario con il Congo.
E tutti sono certi che che in realtà Pretoria abbia ceduto alle richieste di
Pechino. Desmond Tutu, arcivescovo anglicano emerito di Città del Capo, anche
lui Nobel per la Pace, è il più duro: "Abbiamo capitolato vergognosamente
alle pressioni cinesi, sono angosciato e pieno di vergogna". Avrebbero
dovuto partecipare al convegno anche altri due Nobel per la Pace, il
sudafricano Frederick W. de Klerk, ed il finlandese Marti Ahtisaari, anche
immediatamente dissociatisi, come del resto ha fatto il linea generale il
comitato dei Nobel per la Pace. Non si sa con certezza se anche Nelson Mandela,
anche lui Nobel, fosse invitato, come segnalano peraltro voci insistenti.
Comunque finora ha taciuto. Ma si sa che -seppur in disaccordo, come pur gli è
capitato- difficilmente prenderebbe posizioni ufficiali contro il governo
sudafricano. Il Dalai Lama era stato in visita in Sudafrica nel 1999 e nel
2004.
( da "AmericaOggi Online" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Stati Uniti. Energie
alternative contro il caro petrolio 24-03-2009 SALT LAKE CITY (Utah). Si torna
a parlare di fusione fredda a 20 anni esatti dal primo annuncio di Martin
Fleischmann e Stanley Pons. Accade a Salt Lake City dove è in corso il convegno
della Società Americana di Chimica. Una delle sessioni è dedicata alle nuove
tecnologie per l'energia e la protagonista è decisamente la fusione fredda, ora
indicata con la sigla Lenr, che sta per "reazioni nucleari a bassa
energia". Era il 23 marzo 1989 quando gli elettrochimici Fleischmann e
Pons convocarono una conferenza stampa nell'università americana dello Utah per
annunciare la possibilità di produrre energia nucleare a temperatura ambiente.
L'impossibilità di riprodurre l'esperimento e l'assenza di una pubblicazione
scientifica hanno fatto sì che per 20 anni le ricerche sulla fusione fredda
venissero guardate con un certo sospetto da gran parte della comunità dei
fisici. A presentare "nuove evidenze" nel convegno di Sal Lake City è
adesso Pamela Mosier-Boss, del Centro della Marina statunitense per i sistemi
d'arma spaziali e navali (Spawar). La ricercatrice presenta dati relativi a
un'avvenuta reazione nucleare, ma precisa che la completa comprensione del
fenomeno è ancora lontana e lamenta che gli scarsi finanziamenti rendono
impossibile prevedere quando le ricerche sulle reazioni nucleari a bassa
energia potranno avere applicazioni pratiche. L'esperimento si basa su
elettrodi di nichel o d'oro e una soluzione di cloruro di palladio e deuterio.
Dopo aver fatto attraversare la soluzione da una corrente elettrica, i
ricercatori sostengono di avere catturato le tracce dei neutroni contenuti nel
nucleo degli atomi di deuterio, liberati nella reazione di fusione. Affermano
inoltre di avere trovato tracce di raggi X, trizio e produzione di calore. La
fusione fredda non è una chimera, le basi perché possa essere un obiettivo
percorribile sono state gettate nel 2003 e accettate dalla comunità scientifica
internazionale, ma "siamo a livello di ricerca di base e i risultati sono
ancora molto lontani", osserva Vittorio Violante, del Centro ricerche
dell'Enea a Frascati (Roma). Oggi la ricerca sulla fusione fredda è finanziata
pubblicamente dagli Stati Uniti, dove se ne occupa il Centro ricerche
dell'università californiana di Stanford, e poi da Francia,
Giappone, Russia e Cina.
L'Italia, soprattutto con Enea e Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn),
ha conquistato una discreta credibilità a livello internazionale. Per chi, come
Violante, percorre questa strada nelle regole della comunità scientifica, il
lavoro da fare è ancora lunghissimo. Dopo il clamore dell'annuncio di
Martin Fleischmann e Stanley Pons, "alcuni gruppi hanno continuato a
lavorare in questo campo, nonostante le ricerche sulla fusione fredda siano
state messe da parte dalla comunità scientifica perché nessuno riuscì a
ripetere l'esperimento e a riprodurre l'effetto". Una via percorribile è
stata indicata solo nel
( da "AmericaOggi Online" del 24-03-2009)
Argomenti: Cina
Gli economisti. La
ricchezza non si misura con il Pil 24-03-2009 LONDRA. L'Italia più ricca di
Germania, Francia e Stati Uniti ma ben più povera di Indonesia, Messico e
Argentina. Un mondo di fantasia? Non proprio. La ridistribuzione del potere si
basa infatti su numeri realissimi: basta includere nel 'panierè che calcola la
'ricchezzàa' delle nazioni valori come la qualità della vita e il rispetto per
l'ambiente. Il Pil, insomma, non può essere l'unico metro per decifrare lo
stato di salute di un Paese: la grande crisi insegna. Che la rivoluzione dunque
abbia inizio. Ma attenzione. L'epicentro del nuovo credo si annida in un
inusuale 'covò: il Parlamento britannico. Oggi, infatti, si riunisce per la
prima volta il gruppo multi-partitico sulla 'Wellbeing Economics', l'economia
del benessere. L'obiettivo è ambizioso: seppellire per sempre il concetto di
crescita senza limiti e stabilire l'inalienabile diritto della ricerca della
felicità. "Questa attenzione ossessiva sulla crescita - ha detto al
Guardian l'economista Richard Layard, membro del gruppo parlamentare britannico
- non prende in considerazione quello che studi sociali e psicologici
continuano a dirci: la ricchezza non ci rende più felici". Anzi. Secondo a
Layard, infatti, "la politica dell'incremento del reddito mette a rischio
proprio quelle cose su cui si basa il nostro benessere". Ovvero le
relazioni familiari, la soddisfazione sul posto di lavoro e sane comunità
locali. Ecco allora che, se si prendono in considerazione questi fattori, la mappa
dei potenti del mondo cambia parecchio. Stando alla nuova classifica -
elaborata dalla New Economics Foundation e pubblicata con grande risalto dal
Guardian - i paesi che figurano nel G8 della felicità sono Indonesia, Cina, Messico, Argentina, India,
Brasile, Italia e Germania. Se poi si azzarda un paragone con i paesi del
'vecchiò G8 è proprio il Belpaese a uscirne vincitore: con un punteggio di
48,3, infatti, l'Italia si piazza davanti a Germania (43,8), Giappone 41,7),
Regno Unito (40,3), Canada (39,8), Francia (36,4), Stati Uniti (28,8) e
Russia (22,8). "Per quanto importante - nota il quotidiano britannico - il
Prodotto Interno Lordo è un indicatore che rileva le performance economiche
senza però tenere in conto come i redditi sono divisi o come sono generati. E i
dati dimostrano sempre più che dopo una certa soglia la prosperità non rende le
persone più felici". L'appello degli economisti del 'benesserè e di quelli
attenti alle tematiche ambientali cade, non a caso, proprio alla vigilia del
G20 di Londra - che il prossimo 2 aprile dovrà cercare delle risposte alla
grande crisi internazionale. "Siamo passati a un mondo vuoto a un mondo
pieno: affollato da noi e dalle nostre cose", ha messo in guardia Herman
Daly, padrino dell'economia ambientalista. "In un mondo vuoto - ha
proseguito - se si vuole pescare più pesce si mandano in mare più barche. Ora
però ci sono troppi pescherecci e non c'é pesce. Non è più il capitale umano a
essere in difetto, ma il capitale naturale". Urge dunque una riforma: non
solo in come si fa business, ma anche a come lo si pensa.
( da "Repubblica, La" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina X - Torino
Una serata di proiezioni per scoprire quarant´anni dopo che il principe Antonio
De Curtis è sullo stesso piedistallo di Keaton Tragici comici a confronto nelle
sequenze meno note Gli antipodi si toccano grazie ai corti d´autore di Aiace e
del Museo Dal beckettiano "Film" a "Uccellacci e uccellini"
MARIO SERENELLINI GLI antipodi si toccano, nel nuovo appuntamento Aiace-Museo
con i corti d´autore, stasera alle 20.30 al Massimo 3. Tragici comici, tema della
serata, riunisce o, forse, oppone Samuel Beckett e Pier Paolo Pasolini, Buster
Keaton e Totò. Da una parte, Film (1964) di Alan Schneider, su soggetto e
sceneggiatura di Beckett, con Keaton. Dall´altra, Totò al circo (1966) e Che
cosa sono le nuvole? (1967) di Pasolini, con Totò. Nel primo, unica
cine-esperienza di Beckett, il protagonista è freneticamente in fuga da sé
stesso, sottraendosi al proprio sguardo, cercando un annullamento gemello a
quello della parola: silenzio della lingua, assenza dell´occhio. Totò al circo
è il primo episodio di Uccellacci e uccellini (parabola pre-´68 d´un domatore
occidentale domato dal Terzo Mondo, che Pasolini taglierà nel montaggio
finale), mentre Che cosa sono le nuvole?, ultima interpretazione di Totò,
appartiene, con La terra vista dalla luna, al dittico magico d´un Pasolini
insolitamente lieve, sorridente e fiabesco, annunciato proprio da Uccellacci e
uccellini. Prima che un confronto, i tre titoli - tre capolavori, introdotti da
Paolo Bertinetti e Gianni Volpi, con l´aggiunta di Non dire gatto (2002) di
Giorgio Tirabassi per la sezione «W l´Italia» - sono uno scavo archeologico,
l´affondo luminoso in un cinema, un tempo accessibile, oggi negato. Miracoli di
ritorno, reliquie del passato, il Keaton di Beckett e il Totò di Pasolini sono
anche - in corto - «film a fronte» di due mondi poetici tra loro culturalmente
e formalmente lontani: prosciugato, tendente al grado zero della sepoltura
quello di Beckett, terragno, carnalmente esasperato quello di Pasolini.
Sottosuolo (già nel senso di Dostoevsky) e sottoproletariato. Negazione e
riaffermazione. Metafisica e fisica a metà, come gorgoglierebbe Totò, con i
suoi doppisensi e giochi di parole, un po´ teatro di varietà, un po´ Napoli
sottoproletaria, da cui fu conquistato Pasolini: «Totò, inconcepibile al di
fuori del sottoproletariato napoletano, legava perfettamente con il mondo da me
descritto in chiave comica e tragica: lui vi ha portato un elemento clownesco,
da Pulcinella». Pure Keaton, o meglio la sua maschera impassibile e muta, è il
Pulcinella di Beckett, che all´attore non chiede (come Pasolini) di
reincarnarsi ma di scarnificarsi nella sua scrittura. Due modi di scrivere e di
essere. Non necessariamente più tragico quello di Beckett, non necessariamente
più comico quello di Totò. Tragici comici sottende il luogo comune per cui i
comici sono tragici in maschera, e viceversa. Alla pasolinana
«subdeterminazione» sottoproletaria di Totò si potrebbe contrapporre uno
stupendo sfarfallìo felliniano: «Totò, come Pulcinella, somma di secoli di fame,
miserie, malattie, è il risultato perfetto di una lunghissima sedimentazione,
una sorta di straordinaria secrezione diamantifera, una splendida stalattite:
il punto d´arrivo di qualcosa che ha finito con l´essere fuori del tempo». Totò
rimesso sullo stesso piedistallo di Keaton.
( da "Finanza e Mercati" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Pur nella crisi il
Drago è un buy di lungo da Finanza&Mercati del 25-03-2009 RAY PRASAD* Lo
Shanghai Composite è il miglior listino del 2009 (+28%). Ma dietro al rimbalzo
della Borsa, ci sono forti preoccupazioni: l'economia cinese si trova infatti nel
mezzo di un crollo più grande rispetto a quanto previsto, dovuto non solo al
calo delle esportazioni, ma anche al rallentamento dei consumi domestici. Tuttavia la Cina appare posizionata meglio di molti altri paesi, nonostante la
crescita sia scesa ai livelli più bassi degli ultimi sette anni: da un
astronomico del 13% nel 2007, al 9% nel 2008, con una previsione per il 2009
tra il 5-6%, il peggior risultato degli ultimi 20 anni. La produzione
industriale ha rallentato, con migliaia di stabilimenti chiusi e milioni di
lavoratori emigranti che, dopo aver perso il lavoro, ritornano nelle zone
rurali. L'export ha avuto una flessione del 13% nel quarto trimestre 2008; ma
sulla frenata pesa di più l'edilizia abitativa, dopo i provvedimenti presi nel
novembre 2007 per tenere sotto controllo i prezzi immobiliari. La Cina è però determinata a mantenere un'economia stabile e di
rapida crescita - non solo per la sua popolazione ma anche per affermarsi come
leader mondiale. Il suo obiettivo nel breve periodo è di aumentare i consumi
domestici per controbilanciare la flessione registrata nelle esportazioni. Il
Drago ha poi le risorse per realizzare una politica fortemente espansiva: 2
trilioni di dollari in riserve di valuta estera, bilancio statale in pareggio e
un basso indebitamento pubblico. Inoltre, l'avanzo della bilancia commerciale
ha registrato l'anno scorso una crescita del 50% pari a 457 miliardi di
dollari, cui ha contribuito la caduta dei prezzi petroliferi. Anche per questo
il sistema bancario cinese è uno dei pochi a non aver subito colpi dal credit
crunch mondiale. Grazie ad un tasso di risparmio del 35% - il più alto al mondo
- le banche cinesi sono piene di soldi. I «loan to deposit ratios» (parametro
di misura che indica le percentuali di copertura dei prestiti fatti dalla banca
con utilizzo della liquidità dei correntisti) sono stati introdotti verso la
metà degli anni'60 e, da quando le banche sono nazionalizzate, il governo può
immettere liquidità nel sistema se lo reputa necessario. Durante gli ultimi mesi,
Il governo ha preso parecchi provvedimenti per aumentare la spesa interna: a)
586 miliardi di dollari stanziati per i prossimi due anni per l'edilizia
abitativa, progetti su acqua ed energia, aeroporti e ferrovie; b) cinque tagli
ai tassi di interesse dal settembre 2008; c) un piano di spesa di 123 miliardi
di dollari per la copertura sanitaria totale entro il 2011, d) riduzione dei
requisiti per il prestito casa; e) 29 miliardi di dollari stanziati per
gasdotti, centrali nucleari e miniere di carbone. Buona parte delle
agevolazioni è rivolta alle società dello Stato attive nelle infrastrutture (un
terzo della produzione industriale) cui è stato però imposto, come vincolo
obbligatorio, di mantenere l'attuale livello di spesa in conto capitale e di
occupazione. La crescita economica è del resto indispensabile per la
legittimazione del governo comunista: se la crescita dovesse rallentare troppo
velocemente, la Cina si ritroverebbe di fronte a
proteste peggiori di quelle del 2008, quando i disoccupati hanno manifestato
per i salari non pagati. Infine, Pechino deve trovare la misura delle relazioni
con l'amministrazione Obama, che ha esordito accusando i cinesi di manipolare
lo yuan per aiutare l'export. Dagli Usa potrebbe poi aumentare la pressione sui
diritti umani come pure sulla qualità di giocattoli o generi alimentari
importati. Senza dimenticare che la Cina è il maggior
creditore degli Usa. Per gli investitori a lungo termine, comunque, il momento
è propizio: dal 2007 i Forward price-to-earnings multiples sono scesi di 25
volte arrivando nel gennaio
( da "Repubblica, La" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina I - Firenze
Il film Ceccherini e Paci interpreti con Carlo Monni. La regia è di Limberti
L´invasione cinese a Prato raccontata da "Cenci in Cina"
ROBERTO INCERTI DAGLI anni ´50 fino a poco tempo fa Prato - rubando soltanto
qualche idea oltreoceano - ha svaligiato l´America: jeans, camicie sfiziose,
abiti adatti per la febbre del sabato sera, giacche da vestirsi in ghingheri
per il dì di festa. Certo, la stoffa non era eccezionale: ma i cenci, gli
stracci pratesi hanno segnato un´epoca. Adesso - presentato da Bellosguardo -
esce un film che racconta la crisi del tessile, che ha messo in ginocchio
Prato, e l´invasione dei cinesi. E´ Cenci in Cina di
Marco Limberti con Alessandro Paci, Massimo Ceccherini, la spiritosa cinesina
del «Grande fratello» Man Lo Zhang, Francesco Ciampi. Altri interpreti: la
nonnina dei «quattro salti in padella» Laura Pestellini, l´amica di Pieraccioni
Barbara Enrichi, Carlo Monni, Niki Giustini, Novello Novelli, la conturbante
Pamela Camassa. La sceneggiatura è di Rodolfo Betti e degli stessi Limberti e
Ciampi. SEGUE A PAGINA XVI
( da "Repubblica, La" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XIX - Milano
La storia A 27 anni ricoprirà a settembre il suo primo incarico come magistrato
del lavoro Maddalena bocconiana e giudice laurea e concorso di gran carriera Ho
fatto esperienza anche in uno studio di avvocati d´affari, ma ho capito che non
faceva per me, meglio l´impegno in magistratura ILARIA CARRA In famiglia fanno
tutt´altro: il medico di base la madre, il dentista il padre e lo stesso la
sorella maggiore. La tentazione di allinearsi alla tradizione, dopo il liceo, e
mettersi il camice, in effetti, l´ha avuta anche lei. Ma poi il fascino per la
toga ha avuto la meglio. E così Maddalena Torelli da Lecce dov´è sempre
vissuta, nel 2000 s´è trasferita a Milano per iscriversi alla Bocconi, facoltà
giurisprudenza con indirizzo economico. Oggi, che ha 27 anni, non vede l´ora
che arrivi settembre quando, al termine del tirocinio che sta facendo a Lecce
sotto la supervisione di un collega "già di carriera", ricoprirà il
primo incarico, tutto suo, da magistrato come giudice del lavoro a Crotone. Un
inizio di carriera a tempo da record che s´è conquistata con una performance
universitaria lampo: laurea con 110 e lode in quattro anni nel 2004, biennio di
scuola di specializzazione, e, a soli 25 anni, buon esito nell´impresa di
superare al primo colpo il concorso in magistratura, rientrando tra i 318
candidati promossi su 12mila. Guadagnandosi così un posto tra le cinque toghe
italiane più giovani, con tanto di incoronazione ufficiale per mano del
ministro Giorgia Meloni, l´ottobre scorso, all´Università Pontificia di Roma.
«Ero spaventata dalla mole di studio - confessa Maddalena - allora mi sono
detta: se non lo passo al primo colpo lascio perdere. Non voglio rovinarmi la
vita. E invece è andata». Nel frattempo, in attesa dei risultati del concorso
da magistrato, Maddalena non ha perso tempo: si è rimessa alla prova e, per
tenersi più porte aperte, ha superato anche l´esame di stato da avvocato.
«L´indirizzo economico alla Bocconi l´ho scelto perché mi apriva opportunità
maggiori rispetto alla facoltà di giurisprudenza più vecchio stampo. La
classica formazione dell´ateneo è quella dell´avvocato d´affari pronto per un
grande studio di stampo americano». Dopo lo stage in uno di questi studi, però,
Maddalena ha capito che quella strada non faceva per lei. «E ho provato subito
con la magistratura». Il metodo di studio alla Bocconi le è servito. «Molto
lontano da un´impostazione didattica tradizionale - dice - mi ha aiutato ad
aprile la mente. Fare molti esami spezzati serve e tenere sempre la mente
allenata e a stare al pari con gli studi. In più sostenere molti esami scritti
aiuta a non perdere l´esercizio: per un magistrato scrivere è molto
importante». Ma anche l´esperienza di vita in ateneo ha il suo peso. «Ho molti
amici sparsi per il mondo con cui cerco ancora di tenermi in contatto anche se
abbiamo preso le strade più diverse. C´è persino chi è
sbarcato in Cina e ha già
aperto un paio di società». Alla baby-magistrato, come la chiamano scherzando,
non sarebbe invece dispiaciuto fare subito il pubblico ministero: «L´avrei
considerata come ipotesi - chiarisce - ma per la legge Mastella bisogna avere
quattro anni di servizio alle spalle per fare il magistrato inquirente.
Ed è un peccato: per questo ruolo serve gente grintosa e piena di energia da
investire, come lo sono i giovani all´inizio di carriera».
( da "Unita, L'" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
A prendere per buone
le cifre assolute, bisognerebbe dedurre che nel 2008 il boia ha raddoppiato. Il
rapporto annuale di Amnesty international registra 2390 esecuzioni, contro le
1252 dell'anno precedente, e 8864 nuove condanne emesse in 52 Paesi contro le
3347 del 2007. Quel che è cambiato in realtà è soprattutto la capacità di
raccogliere un maggior numero di dati sull'enorme buco nero della giustizia
cinese. Perché è Pechino a determinare le «quotazioni» del patibolo, quest'anno
come in quelli precedenti. Il 72 per cento delle condanne
eseguite si registrano in Cina: 1718 detenuti giustiziati nel 2008, per quel che è stato
possibile sapere, ma si possono ragionevolmente ipotizzare cifre più alte. La
cattiva notizia, per dirla con Irene Khan, segretaria generale di Amnesty
International, sta qui. In questi numeri che nascondono nomi di uomini e donne
in carne ed ossa mandati al patibolo. Impiccati, lapidati, decapitati,
persino crocefissi - in Arabia Saudita - o più asetticamente spediti all'altro
mondo con un'igienica iniezione letale. In Cina,
racconta l'Independent, la paura dell'Aids sta cancellando l'esecuzione con il
colpo secco alla nuca, a favore di bus della morte che attraversano il Paese
per somministrare dove occorre cocktail velenosi endovena. Ma c'è anche una
buona notizia, che dà invece il senso di una tendenza positiva. E non solo
perché l'Assemblea generale dell'Onu ha voluto confermare con una seconda
votazione nel dicembre scorso la moratoria già decisa nel 2007. Il dato
positivo è che tra i 59 Paesi che ancora mantengono la pena di morte sono 25
quelli che la continuano ad applicare. E sono cinque - Cina,
Iran, Arabia Saudita, Pakistan e Usa - quelli dove si concentra il 93 per cento
delle esecuzioni: una «buona notizia» per Irene Khan. «Questo significa che
stiamo facendo passi avanti verso un mondo libero dalla pena di morte». LE
BUONE NOTIZIE Nel 2008 Uzbekistan e Argentina si sono aggiunti alla lista dei
Paesi totalmente abolizionisti (92), mentre 10 Stati mantengono la condanna
capitale solo per reati eccezionali. Salgono da
( da "Unita, L'" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Quasi 7 persone al
giorno salgono sul patibolo 2390 le persone mandate a morte per legge nel 2008.
Erano 1252 nel 2007. 8864 le nuove sentenze capitali emesse lo scorso anno in
52 Paesi. 93% delle esecuzioni sono concentrate in cinque
Paesi: Cina (con 1718
detenuti giustiziati), Iran (346), Arabia Saudita (102), Stati Uniti (37) e
Pakistan (36). 92 i Paesi abolizionisti totali, 10 abolizionisti parziali (pena
capitale solo in casi particolari), 36 abolizionisti di fatto (Paesi che da 10
anni non eseguono condanne a morte). 59 i Paesi mantenitori della pena
di morte, tra questi solo 25 lo scorso anno hanno eseguito sentenze capitali.
6,5 la media dei detenuti che ogni giorno vengono mandati a morte per legge. Le
cifre
( da "Unita, L'" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Sudafrica off-limits
per il Dalai Lama Cancellato il summit dei Nobel GABRIEL BERTINETTO Realpolitik
contro diritti umani. Johannesburg tiene tanto ai rapporti commerciali con la Cina da ignorare la naturale spinta alla solidarietà con i
popoli oppressi, quale ci si attenderebbe da chi ha conosciuto l'onta ed il
peso dell'apartheid. BIANCHI E NERI Accade che il Dalai Lama chieda il visto
d'ingresso in Sudafrica per partecipare ad un incontro internazionale dei premi
Nobel per la pace, e che in risposta arrivi un secco ed irrevocabile no.
L'iniziativa, promossa dalle locali autorità sportive con riferimento al
campionato mondiale di calcio che si terrà nel Paese africano l'anno prossimo, aveva
per tema il ruolo dello sport nella lotta alla xenofobia ed al razzismo. Era
prevista la presenza di coloro che nell'arco del tempo hanno ricevuto
l'onorificenza dalla Fondazione norvegese. Fra gli invitati, anche due illustri
personalità locali, l'arcivescovo Desmond Tutu e l'ex-presidente Frederik
Willem de Klerk. Un nero ed un bianco, protagonisti della fine del regime di
segregazione etnica in Sudafrica. Ma sono proprio Tutu, che vinse il Nobel nel
1984, e de Klerk, che l'ottenne nel 1993 assieme a Nelson Mandela, a ritirarsi
dal summit, una volta appresa la determinazione del loro governo ad impedire
l'arrivo del leader spirituale tibetano. Del resto lo stesso Comitato del
Nobel, lunedì da Oslo, aveva preannunciato l'intenzione di non mandare alcun
rappresentante se Johannesburg avesse insistito in quell'atteggiamento. Il
governo è stato irremovibile. Agli organizzatori del summit non è rimasto che
prenderne atto e cancellare con evidente imbarazzo l'iniziativa. «Abbiamo
deciso di rinviare la conferenza a data da stabilire», dichiara Irvin Khoza,
presidente del Comitato organizzatore dei mondiali del 2010. Poco prima il
portavoce governativo Thabo Masebe aveva ribadito che «niente cambierà, il
Dalai Lama non sarà invitato». E per essere più precisi, «non gli daremo un
visto sino allo svolgimento dei campionati». Cioè fino all'estate dell'anno
prossimo. Qin Gang, portavoce del ministero degli esteri cinese, replica
lodando i Paesi «che si oppongono all'indipendenza del Tibet». IL VALORE DEI
RAPPORTI Senza peli sulla lingua Kgalema Motlanthe, presidente dell'African
national congress, partito che fu protagonista della rivolta anti-razzista ed
oggi guida il governo, spiega che Johannesburg dà «molto valore ai rapporti con
Pechino», e la presenza del leader religioso tibetano sarebbe stata «fonte di pubblicità negativa per la Cina». Il valore di quei rapporti si può calcolare facilmente,
pensando alla quota di cui gode il Sudafrica sul totale dell'interscambio
commerciale fra la Cina ed
il continente nero: un quinto. Nelson Mandela, universalmente considerato una
sorta di padre della patria, non si è pronunciato sulla vicenda. Ma il
nipote Mandla, è stato drastico: «Non credo che, come Paese sovrano e
indipendente, ci sia bisogno di cedere alla pressione internazionale». Visto
d'ingresso negato al Dalai Lama, atteso venerdì a Johannesburg per un incontro
dei Nobel per la pace. Altri vincitori del premio rinunciano a partecipare per
protesta. E il Sudafrica è costretto a cancellare la conferenza.
( da "Unita, L'" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Il j'accuse di
Amnesty: il boia parla ancora cinese MARINA MASTROLUCA A prendere per buone le
cifre assolute, bisognerebbe dedurre che nel 2008 il boia ha raddoppiato. Il
rapporto annuale di Amnesty international registra 2390 esecuzioni, contro le
1252 dell'anno precedente, e 8864 nuove condanne emesse in 52 Paesi contro le
3347 del 2007. Quel che è cambiato in realtà è soprattutto la capacità di
raccogliere un maggior numero di dati sull'enorme buco nero della giustizia
cinese. Perché è Pechino a determinare le «quotazioni» del patibolo, quest'anno
come in quelli precedenti. Il 72 per cento delle condanne
eseguite si registrano in Cina: 1718 detenuti giustiziati nel 2008, per quel che è stato
possibile sapere, ma si possono ragionevolmente ipotizzare cifre più alte. La
cattiva notizia, per dirla con Irene Khan, segretaria generale di Amnesty
International, sta qui. In questi numeri che nascondono nomi di uomini e donne
in carne ed ossa mandati al patibolo. Impiccati, lapidati, decapitati,
persino crocefissi - in Arabia Saudita - o più asetticamente spediti all'altro
mondo con un'igienica iniezione letale. In Cina,
racconta l'Independent, la paura dell'Aids sta cancellando l'esecuzione con il
colpo secco alla nuca, a favore di bus della morte che attraversano il Paese
per somministrare dove occorre cocktail velenosi endovena. Ma c'è anche una
buona notizia, che dà invece il senso di una tendenza positiva. E non solo
perché l'Assemblea generale dell'Onu ha voluto confermare con una seconda
votazione nel dicembre scorso la moratoria già decisa nel 2007. Il dato
positivo è che tra i 59 Paesi che ancora mantengono la pena di morte sono 25
quelli che la continuano ad applicare. E sono cinque - Cina,
Iran, Arabia Saudita, Pakistan e Usa - quelli dove si concentra il 93 per cento
delle esecuzioni: una «buona notizia» per Irene Khan. «Questo significa che
stiamo facendo passi avanti verso un mondo libero dalla pena di morte». LE
BUONE NOTIZIE Nel 2008 Uzbekistan e Argentina si sono aggiunti alla lista dei
Paesi totalmente abolizionisti (92), mentre 10 Stati mantengono la condanna
capitale solo per reati eccezionali. Salgono da
( da "Unita, L'" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Pechino oscura You
Tube «Ma non temiamo Internet» Il sito online «You Tube» è stato oscurato dalle
autorità cinesi. Pechino non ha fornito spiegazioni, ma è possibile che con
questo intervento si sia voluto impedire la visione di filmati su pestaggi di monaci
tibetani da parte delle forze di sicurezza della Repubblica popolare. Non è la
prima volta che il governo cinese utilizza la censura nei confronti di You
Tube. In passato però i controllori della rete -migliaia di poliziotti
addestrati all'uso dei computer- avevano bloccato l'accesso a singoli video. Il
portavoce del ministero degli Esteri Qin Gang ha affermato in una conferenza
stampa di «non essere al corrente» della chiusura del sito. «Molta gente ha la
falsa impressione che il governo cinese abbia paura di Internet. Di fatto è
vero il contrario», ha sostenuto il portavoce. In Cina ci sono quasi trecento milioni di
utenti della rete, un dato che, secondo Qin Gang dimostra che «Internet è
abbastanza libera» anche se «è regolata in accordo con la legge per prevenire
la diffusione di notizie dannose per la sicurezza nazionale». Una lunga
serie di blog cinesi ed americani sono inaccessibili, e periodicamente vengono
boicottati i siti dei più importanti media internazionali.
( da "Repubblica, La" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 12 - Esteri
Video pro-Tibet, Pechino spegne YouTube Sul sito scene di monaci picchiati
dalla polizia. Da ieri accesso vietato Il ministro degli Esteri cinese:
"Paura di Internet? è vero esattamente il contrario" FEDERICO RAMPINI
dal nostro corrispondente Pechino - Poliziotti cinesi fanno irruzione in un
monastero, danno l´assalto ai religiosi buddisti. Trascinano a terra diversi
tibetani, con le mani legate dietro la schiena. Alcuni sono monaci
riconoscibili dalle tuniche rosse. Sembrano privi di sensi, immobili. I
poliziotti cominciano a pestarli, si accaniscono a bastonate contro quei corpi
distesi. Qualcuno si lamenta, degli urli soffocati si mescolano al clamore
degli agenti. Un montaggio di sette minuti, sotto il titolo Chinese Police
Brutality in Tibet, un estratto di 51 secondi (China´s Police Beating Tibetan)
con la scena più violenta delle manganellate contro i prigionieri inermi stesi
a terra: queste immagini sono visibili da giorni su YouTube. Nel mondo intero ma non più in Cina. Ieri l´accesso è stato oscurato dalla censura di Pechino. Se ne
sono accorti i dirigenti del sito di video-sharing, con sede in California,
quando nelle prime ore di martedì hanno notato che il "traffico" di
visitatori cinesi era crollato a zero. Le autorità cinesi hanno reagito
con messaggi contraddittori. Il governo ha finto di ignorare l´operazione-blackout
contro YouTube. Il portavoce del ministero degli Esteri, Qin Gang, ha
dichiarato: «Molti stranieri hanno la falsa impressione che il governo cinese
abbia paura di Internet. E´ vero l´esatto contrario». D´altra parte l´agenzia
stampa ufficiale Nuova Cina ha accusato i seguaci del
Dalai Lama di essere gli autori della "montatura". L´agenzia
governativa ha citato le autorità locali del Tibet secondo cui quelle immagini
di brutalità sarebbero "frammenti incollati ad arte" per favorire la
propaganda del governo in esilio. Paradossalmente c´è del vero in quel che ha
detto il portavoce degli Esteri. Almeno sul Tibet, Pechino potrebbe perfino
risparmiarsi questi plateali interventi della censura. La maggioranza della
popolazione cinese sta dalla parte del governo, convinta che il Tibet
appartenga di diritto alla Repubblica Popolare e che il Dalai Lama sia un
nemico della patria. I più solidali con la linea ufficiale sono i giovani
istruiti, gli utenti di Internet e di YouTube. Chi all´estero ha ancora accesso
a quelle immagini può trovarci incollati molti commenti "in linea"
con il governo cinese, che accusano i filmati di essere un falso. Questa
reazione fu ben visibile un anno fa dopo la rivolta di Lhasa, e quando la
fiaccola olimpica fu accolta da manifestazioni pro-Tibet a Parigi, Londra e San
Francisco. L´opinione pubblica cinese reagì compatta in difesa del proprio
governo, e i toni del nazionalismo più acceso si notavano nella
"élite" del giovane ceto medio urbano, ivi compresi gli studenti cinesi
nelle università occidcentali. Nonostante l´efficacia del collante ideologico
nazionalista, tuttavia, il regime preferisce non correre rischi. Il controllo
delle informazioni accessibili su Internet continua ad essere stringente.
YouTube è già stato vittima di oscuramenti in passato, così come altri siti
Internet "scomodi", da quello di Amnesty fino (occasionalmente) a
quello della Bbc e di Wikipedia. Sul Tibet i leader di Pechino restano
intrattabili malgrado le profferte di dialogo con il Dalai Lama. Sulla regione
hanno imposto lo stato marziale, l´hanno sigillata per impedire l´accesso di
osservatori stranieri e centellinare ogni informazione. La tensione è massima
per la coincidenza di due ricorrenze: il 50esimo della fuga in esilio del Dalai
Lama, e il primo anniversario della rivolta di Lhasa. Nonostante l´imponente
dispositivo militare, nei giorni scorsi si sono avute nuove notizie di
proteste, seguite dall´arresto di cento monaci.
( da "Repubblica, La" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
12 - Esteri La Cina "apprezza" la decisione.
Il nipote di Mandela: "Un giorno triste e una macchia per la
democrazia" Sudafrica negato al Dalai Lama fino al 2010 salta la
conferenza dei premi Nobel per la pace JOHANNESBURG - Non ci sarà la conferenza
dei Nobel a Johannesburg alla quale era stato invitato il Dalai Lama. Il governo di Pretoria non
consentirà infatti al capo spirituale tibetano di entrare nel Paese fino ai
campionati mondiali di calcio del 2010. Il Dalai Lama avrebbe dovuto
partecipare, venerdì prossimo, alla conferenza dei premi Nobel per la pace, un
summit convocato dagli organizzatori della Coppa del mondo per discutere del
valore del calcio nella lotta al razzismo e alla xenofobia. Il Sudafrica aveva
però fatto sapere nei giorni scorsi che non avrebbe concesso il visto al leader
tibetano, e i premi Nobel avevano di conseguenza rinviato la conferenza. Ieri
però il portavoce del governo, Thabo Masebe, ha specificato: «Niente visto
d´ingresso per il Sudafrica al Dalai Lama, almeno fino ai Mondiali di calcio
del 2010», così la conferenza è definitivamente saltata. La Cina,
che è un partner commerciale privilegiato del paese africano, non ha mancato di
plaudire alla presa di posizione di Johannesburg e attraverso un portavoce del
governo ha detto di apprezzare i Paesi che rispettano la sua sovranità, che
seguono la politica «dell´unica Cina» (cioè quelli che
non riconoscono Taiwan) e che si oppongono «all´indipendenza del Tibet».
«Vergogna e dispiacere» per quanto ha fatto il suo Paese ha detto invece di
provare l´arcivescovo Desmond Tutu, che con gli ex presidenti Nelson Mandela e
Fredrik Willem De Clerck aveva appunto invitato il Dalai Lama. Non ha fatto
commenti Nelson Mandela, ma suo nipote Mandla, membro del comitato
organizzatore della conferenza dei Nobel e candidato alle politiche che si
terranno il prossimo 22 aprile, ha definito «sventurata» e una «macchia per la
democrazia» la decisione del governo. «è un giorno triste per il Sudafrica e
per l´Africa», ha affermato Mandla Mandela.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-25 - pag: 11 autore: Riforme. Fondi senza
precondizioni ai Paesi in lieve difficoltà Dall'Fmi prestiti più flessibili per
dare sostegno alla ripresa Il Fondo monetario ha varato ieri una riforma delle
sue attività di prestito, compresa la creazione di una nuova linea di credito
preventiva, per consentire ai Paesi membri di affrontare meglio la crisi in
corso. «Più flessibilità nei nostri prestiti ha detto il direttore dell'Fmi,
Dominique Strauss Kahn- e condizioni semplificate ci aiuteranno a rispondere
meglio alle necessità dei Paesi. E questo, a sua volta, aiuterà loro a superare
la crisi e tornarea una crescita sostenibile». La nuova linea di credito
flessibile ( Fcl) risponde in particolare al tentativo di prevenire la crisi,
mettendo a disposizione i finanziamenti dell'Fmi senza precondizioni a Paesi
che abbiano adottato politiche economiche corrette, per dare fiducia ai
mercati. L'iniziativa si inquadra nel tentativo di puntare sempre più sulla
prevenzione delle crisi, tentativo di cui fa parte anche l'elaborazione di un
sistema di preallarme chiesto dal G-20 allo stesso Fmi e al Financial Stability
Forum. La nuova linea può essere attivata in modo flessibile e ha periodi di
rimborso più lunghi e disponibilità maggiori di uno strumento analogo varato
nell'autunno scorso e che non aveva avuto alcuna applicazione. La modifica
delle caratteristiche dovrebbe venire incontro ai dubbi dei Paesi che, nel
richiedere questo tipo di credito preventivo, temono di dare ai mercati un
segnale di vulnerabilità. La Fcl dovrà inoltre vincere le resistenze di tipo
politico che molti Governi hanno nel rivolgersi all'Fmi. Tra le altre riforme
approvate ieri ci sono la semplificazione delle condizioni per i prestiti,
maggior flessibilità anche per le normali operazioni stand-by, il raddoppio
degli importi massimi. La decisione del consiglio esecutivo del Fondo arriva
quasi alla vigilia del summit di Londra dei leader del G-20 dove si prevede che
venga finalizzato l'aumento delle risorse dell'Fmi, con almeno un raddoppio dai
250 miliardi di dollari attuali. Nei mesi scorsi, l'istituzione di Washington
ha ritrovato un ruolo centrale nella risposta alla crisi, effettuando prestiti
per circa 55 miliardi di dollari e si prevede che altri Paesi si presentino a
breve. Il Giappone ha già concesso un prestito all'Fmi di 100 miliardi di
dollari, i Paesi dell'Unione Europea ne hanno promessi altrettanti e gli Usa
hanno parlato di triplicare il totale. Ci si aspetta che
contribuiscano all'aumento delle risorse anche Paesi con forti avanzi dei conti
con l'estero, come la Cina,
la quale tuttavia chiede in cambio maggior peso nel Fondo. A.Me. LA SCOMMESSA
Adottata una nuova linea di credito preventiva per vincere le resistenze degli
Stati a rivolgersi al Fondo monetario
( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-25 - pag: 12 autore: Web sotto controllo. Il sito
è inaccessibile da lunedì - Google: le autorità non ci hanno dato spiegazioni
Pechino oscura YouTube Censurato un video sulle violenze alle manifestazioni
pro-Tibet Eliana Di Caro YouTube vietato ai cinesi. Il sito è stato oscurato a
intermittenza lunedì sera, e da ieri è inaccessibile: chi ha tentato di
connettersi non ci è riuscito o ha ricevuto un messaggio di errore, a Pechino,
a Shanghai come in altre città. Nulla di sorprendente in Cina,
dove gli episodi di censura online si ripetono di frequente, mentre il Governo
si schermisce e chiama in causa problemi tecnici. Ieri, però, Google Inc. -
proprietario di YouTube- ha dichiarato esplicitamente dagli Stati Uniti che il
sito è stato bloccato dalle autorità cinesi. Il portavoce del colosso
informatico Scott Rubin ha spiegato che non si sa quali siano le ragioni
dell'iniziativa e che comunque si sta lavorando per riattivare il sito il più
presto possibile. Qin Yang, portavoce del ministro degli Esteri di Pechino, ha
gettato acqua sul fuoco: «Molte persone hanno la falsa impressione che il
nostro Governo tema internet. è esattamente l'opposto»,ha dichiarato, citando i
300 milioni di cittadini che usano il web (la più grossa "comunità"
online del mondo) e i 100 milioni di blog. Cifre che dimostrano come la rete
sia «aperta» ma come, allo stesso tempo, abbia «bisogno di essere regolata
dalla legge per evitare che si diffondano notizie dannose e per tutelare la
sicurezza nazionale». All'origine dell'oscuramento del sito sarebbe un video
che mostra l'aggressione di monaci e dimostranti tibetani da parte di centinaia
di poliziotti cinesi armati di manganelli. Si tratterebbe di un filmato
"postato" dal Governo tibetano in esilio, per il quale non si riesce
a risalire né alla data né al luogo. Proprio ieri l'agenzia governativa cinese
Xinhua ha accusato i sostenitori del Dalai Lama di aver realizzato delle
immagini false, con scene di violenze ai danni di manifestanti pro-Tibet. Già
all'inizio di marzo Pechino aveva spesso interdetto l'accesso a YouTube, nel
primo anniversario dell'esplosione delle durissime proteste per l'occupazione
cinese della regione. Secondo gli analisti, quello di ieri potrebbe essere un
ulteriore passo avanti nel rigido controllo del web, in un anno in cui si
avvicinano ricorrenze particolari, incluso il ventesimo anniversario della
strage di piazza Tienanmen. C'è chi ha chiamato in causa un altro filmato
scomodo per il Governo di Pechino: quello che documenta l'accerchiamento della
nave della Marina statunitense Impeccable, lo scorso 9 marzo, da parte di cinque navi cinesi nel Mar meridionale della Cina. Un incidente diplomatico che ha
provocato forti tensioni tra il Governo americano e quello del Dragone. Non
accade del resto solo in Cina che YouTube venga oscurato. L'anno scorso le autorità pakistane
intervennero per censurare dei video considerati offensivi nei confronti
dell'Islam. Altre limitazioni ci sono state in Turchia, Thailandia e
Indonesia. eliana.dicaro@ilsole24ore.com DUE VERSIONI L'agenzia statale Xinhua:
le immagini sono false Ma gli esperti temono un giro di vite su internet a
vent'anni da Tienanmen
( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-25 - pag: 12 autore: Diritti. La applicano sempre
meno Stati Amnesty: progressi sulla pena di morte Si moriva per mano dello
Stato, si muore ancora oggi, probabilmente si morirà ancora per molto tempo.
Eppure il laconico commento rilasciato da Irene Khan, segretaria internazionale
di Amnesty International, alla presentazione del rapporto annuale sulla pena di
morte, traccia un quadro se non incoraggiante, almeno più positivo rispetto al
passato: «La buona notizia è che le esecuzioni hanno luogo in un piccolo numero
di Paesi. Questo dimostra che stiamo facendo passi avanti verso un mondo libero
dalla pena di morte. La brutta notizia, invece, è che centinaia di persone
continuano a essere condannate a morte nei Paesi che ancora non hanno
formalmente abolito la pena capitale». La prima affermazione è corroborata dal
fatto che, se gli Stati che hanno eseguito le sentenze capitali sono stati 23,
di fatto il 93% delle 2.390 esecuzioni portate a termine nel 2008, è avvenuta
in soli cinque Paesi. Non stupisce che sia la Cina a guidare la classifica, con il 72%
del totale delle esecuzioni: 1.718 individui messi a morte, più persone che nel
resto del mondo. Segue poi l'Iran (almeno 346), l'Arabia Saudita (almeno 102),
gli Stati Uniti (37) e il Pakistan (36). L'Asia, dove 11 Paesi continuano a
ricorrere alla pena capitale, resta il continente da riportare sulla
buona strada. L'Europa il più avverso alla morte di Stato: la Bielorussia è
l'unico cattivo esempio:4 condanne eseguite. Dati però da prendere con il
beneficio del dubbio, anche perché l'intero procedimento è avvolto dal segreto,
i prigionieri e i familiari non sono informati sulla data dell'esecuzione e il
corpo del condannato non è restituito alla famiglia, né viene detto dove è
sepolto. Quello delle condanne a morte non ancora eseguite è l'altro doloroso
capitolo. Sono ancora molte, moltissime: nel 2008 almeno
( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-25 - pag: 15 autore: Gli
scienziati: dal G-8 tagli alle emissioni Federico Rendina ROMA S olo una corsa
alle nuove tecnologie energetiche potrà salvarci dai cataclismi dell'effetto
serra. Gli Stati, tutti gli Stati del mondo, si rimbocchino le maniche. Quelli
industrializzati e spreconi non potranno accontentarsi di bloccare l'aumento
delle emissioni. Dovranno tagliarle, entro il 2050, della metà e oltre. Molto
oltre. Mentre i Paesi in via di sviluppo dovranno limitare la crescita della
loro CO2 del 30% al massimo. Pena, senza una combinazione d'impegni che limiti
a poco più di due gradi l'aumento della temperatura del globo, la vera
catastrofe. Parola di scienziati. Quelli che si riuniranno a Roma giovedì e
venerdì per un vertice mondiale, organizzato dall'Accademia dei Lincei e
sponsorizzato dalla Edison, in preparazione del G8 di giugno. Un "G8+5
delle scienze" (agli otto grandi si aggiungono Brasile, Cina, India, Messico, Sud Africa, oltre all'Egitto come osservatore)
che delude chi si aspettava un segnale meno terrificante sul fronte ambientale.
Ma tant'è. Alla platea di esperti, i più quotati del pianeta, conviene dar
retta. I politici di casa nostra lo potranno fare in diretta, visto che alla
riunione parteciperanno i ministri Franco Frattini ( Esteri) e Sandro
Bondi ( Beni culturali). Anche perché il dibattito sarà affiancato da sessioni
parallele su un tema intimamente collegato: quello dei flussi migratori. Non
sarà solo l'ennesimo e autorevole segnale d'allarme. Gli scienziati hanno già
predisposto una serie di proposte. Prima raccomandazione:incrementare
l'efficienza energetica, nell'industria, nei trasporti e nelle case anche con
energici piani d'informazione. Seconda raccomandazione: bilanciare l'uso di
tutte le fonti energetiche a disposizione. Le rinnovabili, oggi marginali, come
vera meta. Il gas come fonte "di transizione" capace di assecondare
la maggiore richiesta di energia. Il carbone per fare massa critica. Il
nucleare come inevitabile complemento. Le critiche al carbone perché
"sporco" e al nucleare perché pericoloso? Gli scienziati del G8+5
insistono: nulla può essere messo da parte. Ed ecco la terza raccomandazione:
impulso alla ricerca. Non solo sulle rinnovabili. Da sviluppare è anche la
tecnologia della cattura e del sequestro della CO2. Quanto al nucleare quello
di oggi non entusiasma. Ma quello del futuro, che promette di risolvere il
problema delle scorie, dovrà catalizzare il massimo degli sforzi, anche
economici.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-25 - pag: 14 autore: ... MONETA
MONDIALE Suggestioni made in China S ul problema di diversificare gli
investimenti ci sono due scuole di pensiero: da una parte il vecchio detto
secondo cui non bisogna metter tutte le uova in un solo paniere; e dall'altra
parte il parere di Mark Twain (in Pudd'nhead Wilson) secondo il quale quel
vecchio detto «è una maniera per dire "Disperdi qua e là i tuoi soldi e le
tue cure". Ma il saggio dice: "Metti tutte le tue uova in un solo
paniere e proteggi quel paniere"». La Cina, preoccupata di aver messo le uova
delleriserve valutarie nel solo paniere di titoli in dollari, ha adottato una
strategia mista: da una parte ha assicurato che "proteggerà quel
paniere" continuando ad acquistare T-Bond (una decisione diversa avrebbe
fatto crollarei prezzi).Dall'altro ha fatto balenare una
diversificazione auspicando un altro paniere: una moneta internazionale diversa
dal dollaro. La "fuga in avanti" è generosa, forse utopistica. Ma il
progetto di "moneta unica mondiale" ha un illustre pedigree
intellettuale e forti ragioni di fondo. E forse un giorno dovremo ringraziare
questa amara crisi per aver dato ali a quel sogno valutario.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-03-25 - pag: 19 autore: Sarà sviluppata
la tecnologia dell'Enea Solare, Siemens rileva il 28% di Archimede ROMA Il
colosso tedesco Siemens guarda all'Italia per lo sviluppo dell'energia
solare:ieri è stata ufficializzato l'ingresso nel capitale, con il 28%, nella
società umbra Archimede Solar Energy del gruppo Angelantoni. La tecnologia che
sarà sviluppata è quella dell'Enea: energia solare termodinamica a sali fusi.
Un mercato che si prospetta molto promettente: entro il 2015, secondo le stime
di Siemens, il mercato delle centrali solari termodinamiche avrà una crescita a
due cifre anno su anno per un valore di 10 miliardi di euro. «L'ingresso nel
capitaledi ASEè un passo importante nella nostra strategia di sviluppo», ha
detto Renè Umlauft, ceo mondiale della divisione energie rinnovabili della
società tedesca. L'azienda umbra, ha spiegato il presidente, Gianluigi
Angelantoni, ha in programma la costruzione di uno stabilimento che entrerà in
funzione nel 2010 per la produzione di tubi solari. Il gruppo Angelantoni
Industrie oggi ha 8 unità produttive, tra Italia ed estero, con 750 dipendenti
e un fatturato di 130 milioni di euro. Siemens è presente in 190 Paesi, ha un
fatturato di 77,3 miliardi e 471mila dipendenti. L'intesa è stata presentata
nella sede dell'Enea: «L'obiettivo è ridurre i costi di produzione di questa tecnologia,
per renderla più competitiva rispetto agli idrocarburi», ha spiegato il
presidente, Luigi Paganetto. L'Enea ha concesso a fine 2007 alla società
Archimede Solar Energy, una licenza (non esclusiva ed
onerosa) in Italia e all'estero, per utilizzare il know how della tecnologia
sul solare termodinamico. C'è molto interesse, ha detto Paganetto, sia in
Italia che all'estero, dalla Cina, all'India alla sponda nord del Mediterraneo. Confindustria
Lazio sta lavorando per realizzare un impianto a Latina. N. P.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-03-25 - pag: 39
autore: Bank of Cina batte
la recessione: profitti in crescita a 9,4 miliardi $ Bank of China ( nella foto
una filiale), la terza banca commerciale della Cina in termini di patrimonio, ha annunciato una crescita dell'utile
2008 del 14,4%,con un rallentamento rispetto al +31% del 2007.L'utile è
cresciuto a 64,4 miliardi di yuan, 9,4 miliardi di dollari, mentre i ricavi
sono aumentati del 17,4% a 228,9 miliardi di yuan, pari a 33,4 miliardi di
dollari. «Oltre ad aver generato risultati finanziari di tutto rilevo la banca
ha continuato a migliorare la sua governance, con chiare responsabilità,
autorità e adeguati controlli» ha affermato il presidente di Bank Of China,
Xiao Gang. Per il
( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-03-25 - pag: 46 autore: Coloniali. Le
quotazioni si staccano dai minimi grazie alla ripresa del
settore auto in Cina
Caucciù, rialzi targati Pechino La richiesta mondiale però è prevista ancora in
discesa Roberto Capezzuoli Da diverse settimane i mercati della gomma naturale
presentano una situazione di stallo. Dal lato dell'offerta, si attende la
conclusione dell'inverno nel Sud Est asiatico, l'area geografica da cui
proviene più del 70% di tutto il caucciù. La domanda invece è legata a
doppio filo al settore auto, che assorbe un'analoga percentuale del totale
mondiale. Le quotazioni però danno qualche segnale incoraggiante, dopo il
tracollo registrato nell'ultima parte dell'anno scorso. Allora i prezzi della
Rss3 al Sicom di Singapore passarono in sei mesi dal record assoluto di 331,50
cents Usa per kg (picco del 16 giugno) al minimo quinquennale di 101 cents del
12 dicembre. La caduta – legata alla crisi finanziaria e alla frenata dei consumi
– era stata ingigantita anche dalla cancellazione di contratti d'acquisto da
parte di diversi compratori cinesi poco propensi a pagare le cifre concordate
in precedenza e divenute eccessivamente elevate rispetto a quelle correnti.
Ieri a Singapore il future per consegna vicina ha chiuso a 147 cents,
recuperando il 45% in poco più di tre mesi, sorretto dai piani di contenimento
dell'offerta e dai miglioramenti nella richiesta cinese. Pechino è il primo
importatore mondiale e in febbraio i suoi acquisti di gomma all'estero sono
scesi del 40%, ma il piano di stimolo dell'economia ha già migliorato la
produzione di automobili. L'Associazione cinese delle industrie della gomma
ritiene che quest'anno i consumi di caucciù possano arrivare a 2,65 milioni di
tonnellate, in aumento del 4,7% sul 2008, mentre lo State Reserve Bureau pare
intenzionato ad acquistare fino a 80mila tonnellate di gomma naturale dai
produttori locali per costituire riserve strategiche e sostenere
contemporaneamente il settore. Dagli altri consumatori però non giungono segni
di rilancio. Hidde Smit, segretario generale dell'International Rubber Study
Group, ha appena corretto al ribasso la stima sui consumi di gomma nel 2009,
indicando un calo generale che, nel migliore dei casi, sarà del 6,4%. Una
flessione sensibile toccherà alla gomma sintetica, mentre il caucciù dovrebbe
fermarsi a 9,3 nilioni di tonnellate, il 2,7% in meno rispetto al 2008.
Thailandia, Indonesia e Ma-laysia, i tre big, intendono ridurre l'offerta di
700mila tonnellate e un taglio analogo, del 9-10%, dovrebbe essere applicato
all'offerta vietnamita. Però Mike Coleman, della Aisling Analytics, ci crede
poco: con prezzi a 140-150 cents di fronte a costi di 50-60 cents, tagliare
davvero è difficile, a meno che le quotazioni non scendano sotto i 100 cents. I
TAGLI DEI PRODUTTORI L'intenzione di Thailandia, Indonesia, Malaysia e Vietnam
quest'anno è quella di ridimensionare l'export del 10%
( da "Repubblica, La" del 26-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 31 - Commenti
LA SFIDA CINESE AL DOLLARO FEDERICO RAMPINI La proposta cinese di una
"valuta globale" che sostituisca il dollaro come strumento di riserva
incassa l´appoggio del Fondo monetario internazionale e mette in difficoltà
l´Amministrazione Obama, le cui reazioni iniziali hanno disorientato i mercati
e indebolito la moneta Usa. Prima è stato lo stesso Obama a respingere
seccamente l´idea di Pechino: «Sono contrario a una valuta globale», ha
tagliato corto nella conferenza stampa di martedì sera. Ieri il suo segretario
al Tesoro Tim Geithner è tornato sull´argomento con toni più misurati ma ha
anche seminato confusione. Una sua iniziale disponibilità - "sono aperto
alla proposta cinese" - ha innescato il ribasso del biglietto verde. Che
poi è stato recuperato quando Geithner ha aggiunto: "Il dollaro rimane la
moneta di riserva dominante nel mondo e lo resterà a lungo". A pochi giorni
dal G-20 di Londra l´iniziativa cinese apre un nuovo fronte e accentua le
difficoltà di manovra degli Stati Uniti, proprio mentre è in corso il delicato
dibattito tra esecutivo e Congresso sulla legge di bilancio e l´aumento del
deficit. E´ la prima volta nella storia che un presidente americano nel
definire la sua politica fiscale è costretto a tener conto di un «vincolo
esterno» che sta a Pechino, fornendo promesse alla Cina
sulla solvibilità di lungo periodo del Tesoro americano. L´idea cinese è stata
espressa dal governatore della banca centrale Zhou Xiaochuan. Zhou sostiene che
l´attuale recessione mondiale "riflette vulnerabilità e rischi sistemici
nel sistema monetario internazionale". A suo avviso uno dei modi per
evitare in futuro il ripetersi di turbolenze finanziarie gravi è la creazione
di una moneta di riserva "slegata da nazioni individuali e capace di
rimanere stabile nel lungo periodo, eliminando così i difetti inevitabili delle
monete nazionali". Da tempo i leader cinesi manifestano i loro timori per
l´instabilità del dollaro. L´episodio più clamoroso è avvenuto due settimane fa
quando il primo ministro Wen Jiabao si è detto "preoccupato" per la
solidità degli investimenti in dollari compiuti dalla Repubblica Popolare.
Pechino teme che l´America stia creando le premesse per un rilancio
dell´inflazione e una svalutazione della propria moneta, in modo da
"smaltire" i debiti accumulati verso l´estero, Cina
in testa. La sostituzione del dollaro come moneta di riserva è un progetto di
lungo periodo, sul quale il governatore Zhou ha dato suggerimenti concreti. In
primo luogo ha proposto che venga allargato il paniere di monete che compongono
i diritti speciali di prelievo; in seguito gli Stati dovrebbero affidare in
gestione una parte delle loro riserve valutarie al Fmi. Creati nel 1969 come un
paniere di quattro valute (oggi dollaro euro sterlina e yen), i diritti
speciali finora sono usati solo come unità di conto e nelle operazioni del Fmi.
E´ un´operazione che "richiede straordinaria visione politica e coraggio",
ha detto il governatore della banca centrale cinese, richiamandosi a un´analoga
proposta fatta nel 1940 dall´economista inglese Keynes. E un´adesione
importante alla proposta cinese è giunta proprio dal direttore del Fmi,
Dominque Strauss-Kahn. Anche tra gli esperti la mossa cinese viene seguita con
molta attenzione. Secondo l´economista della Deutsche Bank Ju Ma "l´idea
può condurre verso una delle più profonde riforme del sistema monetario
internazionale nei prossimi decenni, sarebbe un passo verso la soluzione degli
immensi squilibri bilaterali tra la Cina e gli Stati
Uniti". All´estremo opposto l´ex presidente della Federal Reserve Paul
Volcker, consigliere di Obama, ha reagito con sdegno: "Credo che i cinesi
siano poco sinceri quando si lamentano per i loro investimenti in dollari.
Hanno deciso di acquistare dollari per anni perché non volevano che la loro
moneta si rivalutasse. E´ un calcolo di interessi da parte loro, non dovrebbero
prendersela con noi". L´idea cinese di istituire una nuova valuta globale
non è nuova (ci pensò Keynes a Bretton Woods nel 1944, poi fu ripresa da De
Gaulle e dall´Opec) ma è la prima volta che viene avanzata
da una superpotenza che ha il peso della Cina: sia per le dimensioni della sua economia sia per il suo ruolo
di creditore di ultima istanza degli Stati Uniti. Un passo alla volta, con
cautela e gradualismo, la Cina comincia a tratteggiare la sua visione di un nuovo ordine
monetario internazionale, quella Bretton Woods 2 che nelle ambizioni iniziali
doveva essere nell´agenda del G-20 di Londra.
( da "Repubblica, La" del 26-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina III - Firenze
Pignone, le mani sul gasdotto dei record Cina, turbine per il più grande impianto
del mondo. Affare da 300 milioni di dollari La nuova maxi condotta si estenderà
per quasi novemila chilometri UN gasdotto più lungo della Grande Muraglia. Il
Nuovo Pignone si avvia a superare un mito dell´immaginario collettivo.
Dimostrando che non proprio tutto va male a Firenze e che ci sono anche aziende
in forma, crisi o non crisi. La divisione Oil&Gas di GE che ha il suo
quartier generale a Rifredi, al Pignone appunto, fornirà tecnologie e
macchinari per la costruzione del secondo gasdotto cinese. Un serpentone che
attraverserà l´intero paese da occidente a oriente. Frutta al Pignone una
commessa da 300 milioni di dollari che, aggiungendosi ai lavori già compiuti in
Cina dall´azienda fiorentina fin dal 2005, fa arrivare
il totale dell´affare concluso da Olil&Gas con PetroChina a 600 milioni di
dollari. Sarà, quello cinese costruito con tecnologia made in Florence, il
gasdotto più grande del mondo. Supererà di oltre
( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2009-03-26 - pag: 1 autore: UNA MONETA MONDIALE Se va bene
a Pechino, va bene a tutti di Pietro Alessandrini di
Michele Fratianni L a Cina
vuole una moneta sovranazionale che si sostituisca al dollaro come valuta di
riferimento. La proposta è contenuta in un breve appunto dal titolo "
Riformare il sistema monetario internazionale", scritta dal governatore
della People's Bank of China, la Banca nazionale cinese, Zhou Xiaochuan.
La mossa cinese appare nello stesso tempo sorprendente e scontata. La sorpresa
va accolta con soddisfazione da chi ritiene che la gravità della crisi renda
necessaria l'istituzione di una moneta sovranazionale e che la sua
realizzazione non possa prescindere da un accordo cooperativo che includa la Cina. E vanno in questo senso i primi segnali di cauta
disponibilità mostrati ieri dal segretario al Tesoro Usa, Tim Geithner. In un
nostro recente saggio ("Resurrecting Keynes to stabilize the international
monetary system", Open Economies Review) abbiamo proposto un accordo
trilaterale tra Fed, Bce e Banca centrale cinese per realizzare una moneta-
paniere sovranazionale, non sostitutiva ma complementare alle monete nazionali:
l'iniziativa di istituire presso l'Fmi una stanza di compensazione
multilaterale dei rapporti di creditodebito tra Banche centrali dovrebbe
partire da Fed e Bce, con l'obiettivo prioritario di incentivare la Cina, l'attuale maggiore Paese creditore, a entrare nel
sistema compensativo multilaterale. Sorprende che sia stata proprio la Banca
centrale cinese a rompere gli indugi a favore della sovranazionalità monetaria.
Ma a pensarci bene questa mossa è scontata nella sua razionalità. Innanzitutto
denota la volontà della Cina, oggi sottorappresentata
negli organismi internazionali, di assumere un peso pari al suo crescente
potere economico. A tale maggior peso deve però corrispondere anche
un'assunzione di responsabilità per la stabilità dell'economia mondiale. Letta
con le lenti del potere monetario, in quanto principale creditore del resto del
mondo, Pechino potrebbe arrivare a imporre la propria valuta come moneta
internazionale. Ma lo yuan non ha ancora le caratteristiche di moneta
dominante, che tra i suoi requisiti richiede un sistema finanziario interno
sviluppato e integrato nell'economia mondiale. Può semmai essere considerato un
immaturo principe ereditario alla corte del re dollaro, salito al trono a
Bretton Woods nel 1944. Continua u pagina
( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-26 - pag: 5 autore: La gaffe di Geithner
sul ruolo del dollaro Marco Valsania NEW YORK Un'apertura
alla Cina?Forse, ma forse
soprattutto una gaffe.L'ennesima di Tim Geithner: il Segretario al Tesoro,
parlando al Council on Foreign Relations di New York, si è lasciato sfuggire
un'ambigua affermazione sul dollaro. Gli Stati Uniti «sono aperti», ha detto,
alla proposta della Cina di
ricorrere a una valuta di riserva internazionale che non sia quella
statunitense. Ovvero, più precisamente, al maggior uso dei Diritti
speciali di prelievo del Fondo Monetario, un paniere formato da dollaro, euro,
sterlina e yen. Pochi minuti dopo la correzione di rotta: Geithner non
intendeva prescrivere un declino del dollaro, che rimarrà a lungo, ha
assicurato, «la dominante divisa globale di riserva». Anzi, gli Stati Uniti
«faranno il necessario per sostenere la fiducia» nei loro mercati. Ancora: un
dollaro forte è «nell'interesse nazionale». Le dichiarazioni del ministro, già
sotto assedio per la gestione della crisi, hanno però fatto poco per
incoraggiare gli investitori. Sulla piazza valutaria il dollaro è scivolato a
1,3653 contro l'euro,prima di risalire a 1,3595. Martedì era stato scambiato a
1,3443. è inoltre sceso a 96,90 yen per poi recuperare a 97,43 yen, rispetto
agli 97,88 della giornata precedente. Il rincorrersi delle prese di posizione
ha suscitato scalpore perchè nelle ore precedenti l'amministrazione di Barack
Obama aveva escluso una nuova valuta sovra-nazionale. Geithner e il governatore
della Federal Reserve Ben Bernanke avevano respinto l'idea durante audizioni al
Congresso. E il presidente, in una conferenza stampa in prima serata, si era
detto convinto che gli investitori internazionali considerino economia
americana e dollaro i più sicuri e stabili al mondo. Geithner, con le iniziali
dichiarazioni, potrebbe aver cercato di rafforzare la cooperazione con Pechino.
La Cina, grande investitore in Treasurys, aveva
espresso timori sulla solidità del debito statunitense. Adesso la sua Banca
centrale ha rilanciato l'ipotesi di far minor riferimento al dollaro grazie ai
Dsp. Creati nel 1969 per rimpiazzare l'oro nelle transazioni internazionali,
dal tramonto del sistema di cambi fissi di Bretton Woods hanno avuto un
utilizzo limitato quali asset di riserva. Ieri Geithner ha anche complimentato
Pechino per «l'importante ruolo» contro la crisi. Ma ad accorgersi del pericolo
di passi falsi sul dollaro è stato il moderatore dell'evento Roger Altman, ex
Tesoro: ha invitato Geithner a chiarire la politica valutaria. Più calibrato,
nelle stesse ore, è stato il commento dell'esponente della Fed Janet Yellen: le
idee cinesi sono «interessanti» ma non «pratiche». La credibilità nazionale e
internazionale, per Obama e Geithner, è valuta essenziale per il successo
dell'intera strategia di lotta alla recessione. Geithner presenterà oggi al
Parlamento la riforma delle regole per la finanza: la bozza di proposta prevede
di affidare al governo nuovi poteri d'intervento sulle grandi finanziarie non
bancarie, da assicurazioni a hedge fund. Le autorità potranno limitare i rischi
corsi da questi gruppi e decisioni di rilevarli saranno prese da Tesoro e Fdic,
l'organismo che assicura i depositi. Il ministro ha inoltre difeso il piano per
rilevare asset tossici dalle banche grazie a partnership pubblico- privato,
dicendo che richiederà tempo. Obama, intanto, è all'offensiva sul budget:ha
detto che non rinuncerà a spese per istruzione, energia e sanità. Nonostante i
dubbi crescano tra gli stessi democratici: vogliono tagliare 608 miliardi in
cinque anni dalle richieste della Casa Bianca. LA PRECISAZIONE Dopo una prima
apertura alla proposta cinese sulla valuta di riserva internazionale il
segretario Usa ha definito il biglietto verde «divisa globale»
( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-26 - pag: 8 autore: Protezionismo. Nuovi incentivi in vista per l'industria La Cina riduce le tasse per spingere
l'export Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente La Cina offre un'altra stampella al suo
commercio estero sempre più zoppicante. Ieri, il Governo ha annunciato un altro
incremento degli incentivi fiscali alle esportazioni. Le nuove misure di
sostegno alle aziende che vendono sui mercati esteri entreranno in vigore il
primo aprile e riguarderanno molti settori industriali: dal tessile ai metalli
non ferrosi, dal petrolchimico all'elettronica. I dettagli del piano, che
consentiranno alle aziende beneficiarie di recuperare una parte dell'Iva dovuta
sui propri prodotti esportati all'estero, non sono stati resi noti. Non si sa
ancora, quindi, a quanto ammonteranno settore per settore gli sconti fiscali.
Sconti che il Governo, nel tentativo di dare ossigeno all'industria nazionale
colpita dalla grande recessione, aveva già varato in due riprese lo scorso
autunno su circa il 50% delle categorie merceologiche destinate ai mercati
esteri. Nei piani di Pechino, la nuova raffica di incentivi all'export dovrebbe
servire a rimettere in movimento le esportazioni, cioè il motore dell'economia
cinese più colpito finora dalla crisi globale (a febbraio le vendite
oltrefrontiera di made in China sono scese del 26 per cento). D'altronde, solo
una decisa ripresa dell'export potrebbe consentire al Dragone di centrare nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2009-03-26 - pag: 14 autore: INTERVISTA
Giuliano Urbani Fondatore di Forza Italia «Il Pdl? Il liberalismo è altro»
Urbani: democrazia mediatica - «Nel '93 fu Agnelli a mandarmi da Berlusconi» di
Fabrizio Forquet L' ideatore, il fondatore, la tessera numero due. Dopo Silvio
Berlusconi («il copyright è comunque suo») c'è solo un uomo che può osare di
vantare con qualche ragione la paternità di Forza Italia: è Giuliano Urbani, 71
anni, una vita a studiar la politica, gli ultimi anni a occuparsi di Rai, e
un'intuizione nella tarda primavera del '93 che gli ha cambiato la vita e, soprattutto,
l'ha cambiata agli italiani. Da domani il Pdl archivia definitivamente Forza
Italia. La considero un'evoluzione della specie. Dunque un evento positivo? Ci
sarà un'ulteriore, utile, semplificazione del sistema. Il compito non è facile,
i rischi sono tanti, ma è utile provarci. Certo, il nuovo soggetto non ha nulla
a che fare con il progetto originario di Forza Italia. Lei e Berlusconi avevate
immaginato il primo grande partito liberale di massa italiano. Ed è evidente
che il Pdl non sarà questo. è figlio di altri tempi. Di un'altra storia. Lo
dice con amarezza. Lo dico da politologo. Forza Italia è stato un grande
successo storico: ha colmato un vuoto che si era aperto dopo Tangentopoli,
evitando il rischio di una democrazia senza demos; e ha liberalizzato forze,
come An, la Lega e gli stessi eredi del Pci, che all'epoca erano ai limiti del
sistema. Ma già Forza Italia non è stato il partito liberale che avevamo
immaginato. Tanto meno potrà esserlo il Pdl, che nasce in una situazione
diversa dal '93. Pronunciata da lei è una riflessione che va approfondita. Ci
sono state una serie di delusioni. Ma il punto cruciale è uno: c'è una
contraddizione, una incompatibilità, tra la democrazia di massa, la democrazia
mediatica che stiamo vivendo, e il liberalismo. Lo dico sulla base
dell'esperienza storica. Il liberalismo è tante cose, ma è prevalentemente
cultura della responsabilità individuale o, se vuole, dell'individualismo
responsabile. Insomma: valori individuali permeati di responsabilità sociale,
diritti e doveri. E questa compenetrazione non la riscontra nella cultura
espressa dal Pdl? Nella democrazia di massa, nella democrazia mediatica,
prevale una cultura non compatibile con quella dell'individualismo responsabile
del liberalismo. E il Pdl nasce immerso in questo nuovo contesto. Estraneo alla
cultura del liberalismo. Non è un caso se le democrazie liberali sono sempre
state in qualche modo aristocratiche, fondate su 'quelli che sanno'. La
democrazia mediatica premia, invece, la mediocrità, così come la democrazia di
massa premia la rozzezza. La rappresentanza democratica è sempre più reclutata
e selezionata su base mediatica. Questo è il punto. Come tale è mediocre e
grossolana: con la democrazia televisiva si selezionano i più belli e più
faciloni, non i più competenti. Come ricorda, lei, la nascita di Forza Italia?
Il copyright è di Berlusconi. Io segnalai i pericoli che derivavano dal vuoto
che si era creato dopo Tangentopoli, la necessità di fare qualcosa per evitare
il rischio di una democrazia senza demos. Ma senza di lui il nuovo soggetto non
sarebbe mai nato. Sentimmo Giuliano Amato, Mino Martinazzoli, Mario Segni. Alla
fine prendemmo atto che solo lui poteva fare quello che poi è stato fatto. Fu
lei a contattare Berlusconi o viceversa? Era la tarda primavera del '93. Da
politologo andavo facendo alcuni calcoli e mi resi conto che, con il
maggioritario, la sinistra avrebbe preso il 65% dei seggi con solo il 30% dei
voti. Mi sembrava un rischio enorme: una minoranza avrebbe governato sulla
maggioranza. Ne parlai, tra gli altri, con Gianni Agnelli. Lui ne restò colpito
e ne parlò a Berlusconi. Fu l'avvocato a metterla in contatto con Berlusconi?
Lei non lo conosceva? Già. Agnelli gli raccontò dei miei studi. E io mi
presentai da lui con un volumetto di cento pagine e, soprattutto, con una
tabella che faceva cogliere il pericolo che avevamo davanti. Non c'era un
minuto da perdere. Berlusconi si convinse subito. Eravamo a giugno: serviva
un'azione immediata. Forza Italia sarebbe nata dopo pochi mesi. Fu lei a
lavorarci? Credo di poter dire di essere l'artefice di due iniziative che
organizzativamente diedero il via a tutto il resto. L'associazione del Buon
governo, cui aderirono intellettuali come Nicola Matteucci e Angelo Maria
Petroni, che varò da lì a breve il manifesto ideologico liberale della futura
Forza Italia. E la fondazione dei club. Quelli con il kit. Proprio quelli.
Eravamo ormai a dicembre. E con la nascita dei club il progetto diventava
operativo. Quei nuovi centri di aggregazione incontrarono un grande successo,
rispondevano a una domanda, furono la pallina di neve da cui nasce la valanga.
Dopo di allora lei sarà ripetutamente ministro. Ma a un certo punto qualcosa si
rompe. Per un intellettuale le esperienze di questo tipo devono avere un inizio
e una fine. è giusto che sia così. Nel 2005, poi, Berlusconi si fece imporre la
crisi di governo da Marco Follini. Io gli dissi che non avremmo dovuto subire
ricatti. E sulla «Stampa» scrissi che se si fosse fatta la crisi io non ci
sarei più stato. Andò così. In più si usciva da una stagione di fallimenti
sul-le riforme costituzionali, era ormai chiaro che non c'era più spazio per
riforme condivise, e io ne sentivo il peso. Lei era stato vicepresidente della
Bicamerale presieduta da D'Alema. La storia raccontache quell'iniziativa fallì
perché a un certo Berlusconi fece saltare il tavolo. In realtà la
responsabilità fu in gran parte mia. Mi resi conto che ci stavano tendendo una
trappola e dissi al Cavaliere che saremmo dovuti uscire. Non fuun'occasione
persa? Forse. Ma la Bicamerale era nata su un pilastro fondamentale. Lo ricordo
bene. Eravamo nella cucina di casa mia e io dissi a D'Alema: siete in grado di
votare la separazione delle carriere dei magistrati? Lui, pur contrario, fece
capire di essere disponibile. Ma a un certo punto la morsa dei contrasti
interni alla sinistra lo bloccò. E io dovetti spiegare a Berlusconi che non
avremmo mai ottenuto quello che volevamo: era meglio far morire subito
quell'esperienza. Si dice che al Congresso del Pdl Berlusconi potrebbe
rilanciare il presidenzialismo. Non mi entusiasmo più a parlare di ingegneria
istituzionale. Vedo una difficoltà di funzionamento nella nostra democrazia.
Come le dicevo rischiamo di non essere più una democrazia liberale. Questo è il
vero problema. E l'elezione diretta a questo punto è un dettaglio per
appassionati. Chi sarà il successore di Berlusconi? Berlusconi non avrà
successore. è una figura che non esiste in natura. Un'ultima domanda: perché
non è stato confermato come consigliere della Rai? Lo deve chiedere ad altri,
non a me. La Rai è una realtà difficile, i feudi la fanno da padrone. Dopo
qualche anno ti rendi conto che è difficile incidere davvero... Ora sto curando
un progetto sui rapporti Italia-Cina per il presidente del Consiglio. Lì c'èil nuovo.Per noi ci sono
grandi opportunità. Sarò più utile così al nostro Paese. «Andai da Silvio con
cento pagine e una tabella: la democrazia era a rischio, capì e agimmo» «Con la
televisione si selezionano i più belli e i più faciloni: non i più competenti»
«Facemmo saltare la Bicamerale perché D'Alema non fu più disponibile
sulle toghe» Ex ministro. Giuliano Urbani, 71 anni, è stato uno dei fondatori
di Forza Italia GRAZIANERI
( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-03-26 - pag: 18 autore: DALLA PRIMA Se
va bene a Pechino Fosse dipeso da John Maynard Keynes, avremmo avuto già da
allora una moneta sovranazionale. Ma l'idea geniale di Keynes venne sopraffatta
dalla forza economica e politica degli Stati Uniti a favore di un sistema
imperniato sul dollaro. In cambio dei privilegi della sovranità monetaria, gli
Usa si impegnarono a fornire il "bene pubblico" di stabilizzare il
valore del dollaro, rafforzato dalla garanzia della convertibilità in oro.
L'impegno non fu mantenuto perché obiettivi nazionali prevalsero su quelli
internazionali. Bretton Woods è sparito ma il sistema rimane in gran parte
ancorato al dollaro. L'attuale crisi mondiale sta evidenziando debolezze e
contraddizioni del dollar standard. Gli Usa fortemente indebitati sono i meno
indicati a rilanciare la domanda; eppure il nazionalismo delle politiche
economiche, viziato da un sistema monetario imperniato sul dollaro, non
permette un'azione coordinata. Gli Usa non si preoccupano delle ripercussioni
mondiali di rilanciare la domanda interna con forti iniezioni fiscali e
monetarie. La Fed, in meno di sei mesi, ha raddoppiato la base monetaria. La
nuova politica di acquistare ingenti quantitativi di mortgage- backed
securities e titoli dello Stato federale a lunga scadenza implica, grosso modo,
un secondo raddoppio della base monetaria a fine 2009. Per evitare un'impennata
dell'inflazione, la Fed dovrà vendere in un prossimo futuro più di duemila
miliardi di dollari di titoli. Lo può fare da un punto di vista tecnico, ma è
legittimo chiedersi se lo potrà fare politicamente. L'indipendenza della Fed è
a rischio e, conseguentemente, è a rischio il dollar standard. Ne segue che la
crisi attuale va interpretata anche come una crisi di monete. Il dollaro è un
re ancora potente, ma in declino e senza eredi pronti a sostituirlo. Non
abbiamo una moneta leader alternativa: non può essere l'euro dell'Europa senza
unità politica, né lo yen giapponese né, tanto meno, lo yuan cinese. Per questi
motivi la richiesta di Pechino di un accordo monetario sovranazionale è una
disponibilità che va colta da Fed e Bce ed è una assunzione di
corresponsabilità che va sollecitata dai governi europei e americani. Il
governatore cinese propone di rivitalizzare il sistema degli Dsp (Diritti
speciali di prelievo). Ma alla prova dei fatti questo si è rivelato uno
strumento macchinoso di creazione esogena e di distribuzione predeterminata di
moneta sovranazionale. Per questo riteniamo più sensato un sistema di
compensazione multilaterale che riprenda gli stessi principi di moneta endogena
e flessibile del piano Keynes; un progetto che, con gli opportuni adattamenti,
è ancora attuale. Nella nostra proposta Fed e Bce, le due principali Banche
centrali ad alta reputazione anti-inflazionistica, cedono alla stanza di
compensazione valori equivalenti di propri titoli di Stato a breve in cambio di
depositi in nuova valuta sovranazionale, che offre il vantaggio di una
moneta-paniere. Il rischio di cambio viene così ridotto dall'effetto
compensativo degli attivi denominati in dollari ed euro acquisiti dalla stanza
di compensazione. La nuova moneta sovranazionale offre uno strumento meno
rischioso per le riserve delle Banche centrali. Per questo la Banca centrale
cinese potrebbe usufruirne a scopo di diversificazione e potrebbe essere
incentivata a entrare nel sistema compensativo multilaterale. Una volta
garantita la partecipazione dei tre leader mondiali, il meccanismo potrebbe
gradualmente estendersi ad altri Paesi. L'Fmi assumerebbe un nuovo strumento di
sorveglianza multilaterale dei rapporti di credito e di debito tra Banche
centrali, senza avere la sovranità monetaria di Banca centrale mondiale. Gli Usa dovrebbero impegnarsi a contenere il deficit esterno ma
anche la Cina dovrebbe
assumersi la responsabilità trainare il rilancio della domanda mondiale in
questo periodo di recessione, accettando di contenere il proprio surplus
esterno. Pietro Alessandrini p.alessandrini@univpm.it Michele Fratianni
m.fratianni@univpm.it
( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-03-26 - pag: 17 autore: Formazione.
Nasce una lingua unica ed internazionale Con il business english niente
ostacoli per gli affari di Fabrizio Galimberti L' oculista-linguista Ludwik
Lejzer Zamenhof ci aveva provato. Quell'ebreo polacco nato nel 1859 voleva affratellare
i popoli e creò una nuova lingua – l'esperanto – cui aveva assegnato un'ardua
missione, come dice il monumento commemorativo in suo onore: «Quando i popoli
potranno liberamente comprendersi, cesseranno di detestarsi». L'ardua missione
non è mai stata portata a termine e l'esperanto, malgrado gli sforzi di piccoli
gruppi di fedeli adepti e ferventi credenti, non è mai decollato. Ma
l'intuizione di Zamenhof non era sbagliata. Una lingua perché i popoli possano
comprendersi ci vuole. Il problema è che non può essere imposta dall'alto (
sono troppo forti le gelosie nazionali) e può solo crearsi per una spontanea
sedimentazione dal basso. Ed è questo quel che è successo con l'inglese. Come
era da prevedersi, questa "spontanea sedimentazione dal basso" è andata
rotolando lungo il piano inclinato delle convenienze economiche. Quando
Zamenhof parlava di "comprensione" tra i popoli aveva in mente
qualcosa di culturale, di sociale e di spirituale, ma non vi è dubbio che,in
un'ottica di primum vivere, deinde philosophare, la prima
"comprensione" è quella che si riferisce a scambi e commerci.
L'inglese è ormai la lingua semi- ufficiale degli scambi internazionali. Per vendere piastrelle in Cina, scarpe in Giappone o macchine utensili in Brasile non è
necessario sapere il cinese o il giapponese o il portoghese: basta l'inglese.
Il Business English è da tempo la lingua franca dei commerci e lo sarà sempre
di più. Chi abbia compreso per tempo questa tendenza e si sia in passato
attrezzato per imparare bene l'inglese oggi gode di un grosso vantaggio
competitivo. E il miglior regalo che genitori pensosi possano fare a figli
adolescenti è quello di mandarli in vacanze-studio o in programmi di scambio
scolastico così da radicarli in un bilinguismo pratico ormai indispensabile.
Quando decenni fa si studiava a scuola l'inglese o il francese il programma
prevedeva anche la scrittura di "lettere commerciali". Si trattava di
composizioni che oggi farebbero sorridere, ma il problema non sta nelle qualità
letterarie delle "lettere commerciali". Sta nel fatto che il Business
English oggi si nutre anche e soprattutto di contatti umani, e la parola
parlata è altrettanto importante di quella scritta. I sitcom presentati in
questo corso soddisfano le esigenze di conversazione con una grande varietà di
approcci. Il Business English, comunque, è English prima di essere Business. E
l'apprendimento di un'altra lingua è una questione di cultura prima ancora di
essere uno strumento per la vita pratica. Conoscere due lingue è come avere due
anime, disse qualcuno. Ma per avere due anime bisogna essere del tutto
bilingui, e per il Business English questo non è necessario. Quante lingue è
bene sapere? In molti Paesi si fa strada l'insegnamento delle lingue basato sul
magico numero di tre: la propria lingua, un'altra lingua da imparare a fondo, e
l'inglese da imparare quanto basta per interagire col resto del mondo. Con
l'avvertenza che la seconda lingua - quella da saper bene - potrebbe essere
proprio l'inglese, che così riempirebbe sia la casella della lingua che
provvede la "seconda anima" che quella della lingua pratica. In ogni
caso, l'inglesecivuole, anche se attorno a un tavolo in cui dieci nazionalità
diverse cercano di farsicomprendere parlando ognuno nel proprio particolare
inglese ci potranno essere momenti di incomprensione, se non di panico. Ma come
minimo, queste incomprensioni potranno essere più un'occasione di imbarazzo o
di divertimento che un invito all'antagonismo. E sarà realizzato l'antico sogno
di Zamenhof: se i popoli cercano di comprendersi, «cesseranno di detestarsi».
fabrizio@bigpond.net.au GLI OBIETTIVI Così si semplificano gli scambi e si
introduce un nuovo bilinguismo da apprendere con sitcom che simulano le
transazioni
( da "Repubblica, La" del 26-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 21 - Economia
Ma il titolo del Lingotto guadagna l´1,4% in Borsa Fiat, Renault e Peugeot
Fitch taglia il rating Ancora cassa integrazione alla Powertrain di Torino per
quasi 2.800 lavoratori SALVATORE TROPEA TORINO - Quando sembrava che si aprisse
un qualche spiraglio nella crisi per effetto degli ecoincentivi e sull´onda
delle scelte di Barack Obama è arrivata la mazzata di Ficth che in un solo
colpo, ieri, ha declassato a livello junk (spazzatura), ovvero doppia B, il
rating di Fiat, Peugeot e Renault, ha mantenuto l´outlook (BBB+) di Daimler ma
con prospettive negative e ha messo sotto osservazione Volkswagen. Questa
situazione sarebbe determinata da una flessione del mercato europeo valutata da
Fitch sul 15 per cento per il 2009 con tendenza a mantenersi tale anche nel
2010; fenomeno, questo, che accomunerebbe l´Europa agli Usa dove la previsione
per l´anno in corso è di una caduta del 20 per cento. E senza
che ci sia una compensazione sul fronte della Russia e della Cina dove, al contrario, sono attese
riduzioni percentuali a doppia cifra. Questo nuovo «avviso» arriva alla vigilia
dell´assemblea degli azionisti, anche se la Borsa ieri è rimasta indifferente
alla notizia. Anzi il titolo Fiat, in una giornata complessivamente positiva,
ha guadagnato un 1,48 per cento chiudendo a 4,8 euro.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
FINANZA E MERCATI data: 2009-03-26 - pag: 43 autore: CAMBI E TASSI
www.ilsole24ore.com COMMENTI E DATI IN TEMPO REALE Geithner «apre» alla valuta
globale, il dollaro cala I l dollaro ha perso terreno ieri, soprattutto nei
confronti dell'euro. Hanno pesato le aperture- peraltro molto caute - del segretario al Tesoro Timothy Geithner alla proposta della Cina di sostituire al dol-laro, come
valuta di riserva internazionale, gli special drawing rights del Fondo
monetario, i diritti speciali di prelievo. Le dichiarazioni di un alto
funzionario del Tesoro, secondo cui la moneta Usa manterrà il suo status di
valuta internazionale a lungo, hanno poi spinto mercati a una correzione,
consolidata poi dalle parole del presidente Barack Obama che non ritiene
necessaria la creazione di una moneta globale. In serata, l'euro era trattato a
1,3571 dollari, dopo aver toccato quota 1,3649, da 1,3458 della chiusura di
mercoledì. la valuta Usa era intanto a 97,18 da 97,75.
( da "Repubblica, La" del 26-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 24 - Economia
Si blinda Sberbank la banca cassaforte dei russi Il settore dell´orologeria è
stato duramente colpito dalla crisi tanto da rischiare la disoccupazione. A
febbraio le esportazioni di orologi svizzeri hanno accusato un ribasso del 22,4%
Il 50% dei risparmiatori russi è molto conservatore ed affida i propri soldi ad
un solo istituto, la Sberbank, banca dello Stato, ciò che limita i rischi di
fallimento. In cambio, non offre grandi interessi rispetto alle banche private
né fa clamorose campagne pubblicitarie per attirare nuovi clienti. Nella mente
dei russi, inoltre, il brand Sberbank è stato inculcato fin dai tempi
sovietici, anche se in forma lievemente diversa, col nome Sberkassa. A febbraio
l´utile netto è stato di 1,6 miliardi di rubli (
( da "Unita, L'" del 26-03-2009)
Argomenti: Cina
FRAU
In India Poltrona Frau ridurrà i siti produttivi con la delocalizzazione in Cina della
componentistica non-visibile. Nel 2009 la società aprirà il primo punto vendita
in India, dove frau è presente in joint venture con Tata.
( da "Unita, L'" del 27-03-2009)
Argomenti: Cina
la
CINa ALZA LA VOCE con gli Usa IL NODO DEL RIARMO Si apre un nuovo fronte
polemico fra Cina e Stati Uniti, in aggiunta agli
antichi contenziosi sui diritti umani violati e sulla concorrenza commerciale
sleale. Il Pentagono lancia l'allarme sul riarmo nella Repubblica popolare, che
avviene in maniera «non trasparente» e provoca «rischi alla stabilità». Pechino
risponde a muso duro, liquidando la posizione americana come «una grave
distorsione dei fatti» ed una «interferenza negli affari interni della Cina». Il portavoce del ministero degli Esteri ricorda che
il suo governo «ha sempre seguito la strada dello sviluppo pacifico, della pace
e di una politica militare difensiva per natura». Ed esorta gli Usa ad
«abbandonare la mentalità da guerra fredda». Desideroso di raggiungere intese
con Mosca e Teheran, e rimediare all'eredità dei cattivi rapporti ereditati
dall'amministrazione precedente, Barack Obama si è forse dimenticato della più
popolosa nazione al mondo, terza potenza economica del pianeta? La risposta è
negativa, e se non ci fosse altro a dimostrarlo, basterebbe considerare il modo
in cui Hillary Clinton ha impostato la sua visita a Pechino in febbraio. La
segretaria di Stato ha insistito sulla necessità di una collaborazione
sinergica tra i due Paesi per far fronte alla crisi economica globale. E i suoi
interlocutori gli hanno assicurato che continueranno ad investire nei buoni del
Tesoro americani. Clinton ha apprezzato a tal punto da mettere tra parentesi il
tradizionale idealismo del suo partito in materia di diritti democratici e
civili. Il rispetto dei diritti umani è una questione che «non deve
interferire» nella cooperazione bilaterale, ha detto, suscitando la delusione
di Amnesty International. Gli Usa hanno troppo bisogno della Cina
per permettersi un'eccessiva intransigenza etica. Ma è indubbio che sia più
facile chiudere un occhio sulle libertà negate ai cinesi che non ignorare il
pericolo dei cannoni puntati verso l'esterno. E dunque la contesa sui crescenti
arsenali di Pechino è destinata a occupare un posto fisso negli sviluppi
diplomatici del prossimo futuro.
( da "Unita, L'" del 27-03-2009)
Argomenti: Cina
SE LA CALIFORNIA
DIVENTA COLONIA CINESE Giuliano Capecelatro Il ciclopico Arnold Schwarzenegger,
muscolosissimo governatore della California, abituato sullo schermo a risolvere
ogni grana con cazzotti devastanti, sarà costretto a chinare docile il capo di
fronte ai ruvidi comandi di Hu Jintao, presidente cinese. Perché lo stato
nordamericano, nel giro di un anno, non sarà che una provincia della potente
Repubblica popolare. Già in questo autunno gli Stati Uniti dovrebbero
cominciare a liquefarsi, per ritrovarsi spezzettati in sei tronconi molto poco
indipendenti. Una certezza quasi matematica per Igor Panarin, cinquantenne
accademico russo. Che da oltre un decennio predica: «Nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-27 - pag: 3 autore: G-8, scudo globale
per il lavoro La proposta Sacconi per il vertice: puntare su coesione e
capitale umano Giorgio Pogliotti ROMA Un patto globale per la protezione
sociale che punti sulla coesione e sul capitale umano: è la proposta che il
ministro Maurizio Sacconi, farà alla riunione dei ministri del Lavoro del G-8
–allargata alle principali economie emergenti – che si svolgerà alla Farnesina
dal 29 al 31 marzo. Illustrando alla stampa estera il programma del vertice
organizzato dalla presidenza italiana del G- 8, che cade nel mezzo della crisi
mondiale, Sacconi ha spiegato che nel "social summit" si discuterà
dei possibili interventi dei singoli Stati e di quelli che potrebbero essere
coordinati a livello internazionale per assicurare la coesione sociale. No al
protezionismo, quindi, che «è un grande nemico dei popoli, peggiorerebbe la
condizione sociale di tutti». Tuttavia, specie in tempi di crisi, per Sacconi
«è giusto che ogni Paese discuta con le proprie imprese, soprattutto se queste
chiedono aiuti,se l'alternativa alla produzione fuori dai confini nazionali è
il nulla», perché «ci sono casi in cui o si delocalizza o si chiude, ma anche
casi in cui si possono alimentare gli impianti nel proprio Paese». In tempi
difficili come quelli attuali, in sostanza, possono emergere contraddizioni, ma
Sacconi ha citato Mao Zedong ricordando che, «si può procedere a zig zag se la
prospettiva è luminosa». Ed ha escluso un intervento sulle pensioni, anche se
solo nell'immediato: «In una fase di recessione sono contrario ad aumentare
l'età pensionabile – ha continuato Sacconi – ma non è detto che in un altro
momento, quando il mondo avrà ritrovato stabilità, si affronti il tema». Nel
precedente vertice di Roma di metà febbraio è stata avanzata una proposta di
«legal standard» dal ministro dell'Economia,Giulio Tremonti – poi recepita nel
documento conclusivo come ricerca di un «global standard» – per cercare regole
condivise superando «l'asimmetria esistente tra mercati globali e giurisdizioni
che restano locali e perdono progressivamente uniformità». In maniera
complementare al "legal standard", dal summit di Roma arriverà
l'indicazione che la stabilità economica va collegata a quella sociale. C'è chi
si attende risposte concrete in grado di arginare l'ondata di proteste contro i
licenziamenti e l'iniquità dei bonus concessi ai manager che sta dilagando in
tutta Europa, che in molti casi sono degenerate in atti di violenza.
L'obiettivo è quello di indicare una direzione di marcia al prossimo G-20 di
Londra: «Anche la riforma della governance del Fondo monetario – ha continuato
Sacconi –deve includere il concetto che la stabilità economico e finanziaria
non può che incorporare il valore della stabilità sociale». La coesione sociale
è un modo per superare la crisi finanziaria: «Faremo una proposta di metodo e
di merito - ha proseguito Sacconi - proporremo un patto globale per la
protezione sociale. Una società dove esplodono tensioni sociali può aumentare
l'instabilità economica. Pertanto superare la crisi significa garantire e dare
fiducia alla nostra società. Significa considerare prioritaria la spesa per le
persone perché il contenuto primario del welfare è il capitale umano, che va
protetto mantenendo le persone legate alla produzione». Quanto al programma,
domenica si svolgerà una conferenza stampa del ministro Sacconi con le parti
sociali, prima delle consultazioni con i ministri del G-8. Lunedì il G-8 Lavoro
si allargherà fino a diventare G-14 con gli interventi dei
ministri del Lavoro delle economie emergenti ( Cina, India, Brasile, Messico, Sud Africa ed Egitto), oltre alle
organizzazioni internazionali (Ilo, Ocse e Fmi). Nella stessa giornata
interverranno anche i ministri Frattini e Tremonti, mentre martedì, nella
giornata conclusiva, interverrà il premier Berlusconi. «L'obiettivo che
ci propone la presidenza italiana del G-8 –ha concluso Sacconi – è di lanciare
questo messaggio, possibilmente condiviso: bisogna sostenere e investire nelle
persone perché, e questa è una certezza, dopo la crisi conterà il capitale
umano ». ETà PENSIONABILE Per il ministro un intervento in un periodo di crisi
non è pensabile ma una volta ritrovata la stabilità il tema verrà affrontato
( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-27 - pag: 8 autore: Moneta e politica. Il mercato
non crede alla sostituzione del dollaro con i diritti di prelievo dell'Fmi
Valuta globale, una sfida in salita La Russia chiede che il tema sia al centro
di una conferenza internazionale Alessandro Merli La Russia rilancia sulla
creazione di una nuova moneta globale. Il viceministro degli Esteri, Andrei
Denisov, ha proposto ieri la convocazione di una conferenza internazionale per
discutere questo tema, che Mosca stessa è stata la prima a sollevare nelle
scorse settimane. A tenere banco nel dibattito internazionale,però, non è
l'iniziativa russa, ma la proposta cinese, avanzata dal governatore della Banca
centrale, Zhou Xiaochuan, per espandere il ruolo dei diritti speciali di
prelievo (Dsp), l'unità di conto del Fondo monetario basata su un paniere di
dollaro, euro, yen e sterlina, come moneta di riserva internazionale. L'uscita
di Zhou è apparsa ben calcolata dopo che il leader cinese, Wen Jiabao, aveva
espresso preoccupazione sulla solidità degli investimenti di Pechino in
dollari. E il peso della Cina nell'economia internazionale e il suo ruolo di principale
acquirente dei buoni del Tesoro americani danno un rilievo importante alle sue
proposte, anche se pochi, per il momento, ritengono che possano trovare
applicazione a breve termine. I Dsp, creati nel 1969 nel contesto del
sistema di Bretton Woods di cambi fissi per offrire ai Paesi riserve che
facessero da complemento all'oro e al dollaro, hanno avuto una vita piuttosto
stentata dopo il collasso di quel sistema pochi anni dopo, sia per il passaggio
delle maggiori valute ai cambi fluttuanti sia per lo sviluppo dei mercati dei
capitali privati. Oggi i Dsp, di cui l'Fmi calcola ogni giorno il cambio
(attualmente a 1,5 dollari), hanno un ruolo marginale. L'ultima allocazione
generale risale al 1981 e ha portato il totalea 21,4 miliardi di Dsp. Il
raddoppio di questa cifra, approvato dal Fondo nel 1997, anche per consentire
ai molti Paesi diventati membri dopo l' 81 di possedere Dsp, è bloccata da
allora per la mancata ratifica Usa. I grandi sostenitori di nuove allocazioni
sono stati tradizionalmente i Paesi in via di sviluppo, appoggiati dal
direttore dell'Fmi negli anni 90, Michel Camdessus, e le loro proposte sono
state invariabilmente bocciate. Gli Stati Uniti hanno sempre visto i diritti
speciali di prelievo come un potenziale rivale del dollaro come moneta di
riserva, una minaccia che potrebbe concretizzarsi se l'iniziativa cinese
andasse avanti. «In realtà - dice Domenico Lombardi, presidente dell'Oxford
Institute for Economic Policy - il signifcato principale dell'intervento della Cinaè di tipo politico: è la prima volta che Pechino fa una
proposta per rafforzare il sistema monetario internazionale, il che indica
un'assunzione di responsabilità a livello globale, e lo fa attraverso un canale
multilaterale, come l'Fmi e i Dsp. Un elemento sicuramente positivo». La
questione è già in discussione, informalmente, al Fondo monetario e lo stesso
Dominique StraussKahn ha mostrato attenzione. La chiave sarà nella risposta
americana. «Gli Usa - sostiene Lombardi- hanno molto insistito per un impegno
della Cina nella definizione delle regole. Ora che
l'ha fatto, è possibile che questo inneschi qualche tensione ». La maggior
parte degli osservatori di mercato ritiene che una sostituzione del dollaro con
i Dsp come moneta di riserva sia al momento improponibile. «Utopistica», l'ha
definita l'economista Nouriel Roubini. Del resto, persino il processo di
diversificazione delle riserve ufficiali dal dollaro all'euro e si parla in
questo caso di una moneta "vera", esistente ormai da dieci anni - è
molto lento. La questione della moneta di riserva è comunque uno degli aspetti
della riforma dell'architettura finanziaria internazionale (che dovrà
comprendere l'assegnazione di maggior peso alla Cina e
altri Paesi emergenti) ormai avviata. La resurrezione dei Dsp è più probabile
che passi inizialmente da una nuova emissione più limitata, come quella, da
250miliardi di dollari, suggerita dal direttore del Peterson Institute, Fred
Bergsten, secondo cui andrebbe incontro alla scarsità di riserve accusata, di
fronte alla crisi, da molti Paesi in via di sviluppo. «Questo - dice Bergsten -
allevierebbe le loro difficoltà finanziarie ed eliminerebbe anche la necessità
di politiche neomercantiliste basate sull'accumulo di riserve attraverso grandi
surplus commerciali. Se questa allocazione non basterà, se ne potrebbe fare una
seconda, più grande». LE POSIZIONI Gli Usa si sono sempre opposti al
rafforzamento dei certificati del Fondo Per l'economista Roubini è un'ipotesi
«utopistica»
( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-03-27 - pag: 19 autore: Ambiente. Contro
le emissioni di Co2 Gli scienziati al G-8: inversione di rotta nell'uso
dell'energia ROMA Tra il 2030 e il 2050 dovremo realizzare una vera inversione
di rotta nell'uso dell'energia. Le rinnovabili dovranno avere la supremazia o
quasi. Il nucleare dovrà rinascere senza scorie, con i detriti impiegati come
nuovo carburante. Petrolio, carbone e gas dovranno sorreggere progressivamente
questa riconversione accompagnando una corsa parallela all'efficienza energetica.
Lo scenario, per quanto azzardato possa sembrare, viene dai migliori scienziati
del pianeta riuniti a Roma per il "G8 della scienza" organizzato
dall'Accademia dei Lincei e sponsorizzato da Edison (si veda Il Sole 24 Ore del
25 marzo) che dovrà suggerire ai politici del prossimo G8 le strategia da
adottare su due versanti solo apparentemente distinti: l'energia, appunto, e i
flussi migratori. Verso fine secolo con l'energia " pulita"? Sfida
obbligata, ammoniscono gli scienziati. Perché se la macchina della ricerca non
accelererà, la negligenza nel combattere il riscaldamento globale da CO2
avvierà il pianeta ad una fine irreversibile. Un grande monito dalla due giorni
i corso a Roma. Ma anche un invito a vedere, in tutto ciò, i lati positivi.
«L'impulso alla ricerca sulle nuove tecnologie energetiche può essere un
fattore chiave per un nuovo sviluppo economico, sia per i paesi
industrializzati sia per quelli emergenti» si leggerà nel documento finale già
abbozzato dagli scienziati. Che lanciano i loro suggerimenti senza troppa paura
di disturbare i politici e i loro opportunismi. Ecco ad esempio Guy Laval,
dell'Accademia francese delle scienze. Le scorie nucleari sono oggi un problema
risolvibile? No, dice senza mezzi termini lo scienziato del paese che più usa
l'atomo elettrico. Le scorie, insieme ai pesantissimi investimenti necessari,
rappresentano oggi i veri nodi del nucleare, insiste in una relazione anche il
collega d'Accademia Jean Salencon. Ma ecco la soluzione: «il nucleare di quarta
generazione potrà usarle queste scorie come nuovo combustibile. Teniamole lì,
per ora rassegnamoci, e intanto acceleriamo al ricerca sulla nuova tecnologia
che risolverà il problema» dice Laval. Il segnale, un po' imbarazzante,è
duplice. Da una parte la meta della quarta generazione, magari tra qualche
decennio, è raggiungibile. Dall'altra qualcuno potrebbe essere tentato di
incrementare i depositi delle attuali scorie proprio in previsione di
rivendersele un domani come carburante. Non meno laico è Lu Yongxiang, dell'Accademia
delle scienze cinese. Proprio lui, che rappresenta il paese più ingordo di
nuovo petrolio e di nuove centrali a carbone, traccia l'obbligo e l'opportunità
di contenere il più possibile il ricorso ai combustibili fossili per sviluppare
le rinnovabili, specie il solare termico e fotovoltaico. «In
Cina abbiamo le condizioni
migliori del pianeta» azzarda. E azzarda ancor di più quando disegna il
nucleare del futuro: «grandi centrali assolutamente pulite ma anche
microreattori a bordo delle auto e dei satelliti». Imprescindibile, in questo
scenario, un governo consapevole e virtuoso dei flussi migratori. Le
migrazioni dai paesi in via di sviluppo, per esempio, possono avere conseguenze
drammatiche per gli stati di origine: «A Chicago ci sono più medici di origine
etiope di quanti non ne abbia tutta l'Etiopia - sottolinea il demografo Antonio
Golini- oggi diventa necessario, come ha proposto Massimo Livi Bacci, istituire
un organismo internazionale: così come abbiamo il Wto per il commercio,
possiamo varare il Wmo». Osserva Giuliano Amato: più un gruppo migrante si
integra, più possono essere esclusi i fattori di rischio per la sicurezza. Il
ministro Sandro Bondi ha ricordato l'importanza dell'incontro tra cultura
d'origine e quella del paese d'arrivo, il collega Franco Frattini ricorda la
necessità di controllare i flussi illegali e irregolari e annuncia: «L'Africa
sarà al centro dell'agenda G8 della presidenza italiana». M.Lud. F.Re.
L'ANALISI L'impulso alla ricerca sulle nuove tecnologie può essere un fattore
chiave per il nuovo sviluppo economico L'ALLARME Le migrazioni possono avere
conseguenze pesanti per gli Stati d'origine: a Chicago ci sono più medici
etìopi che in tutta l'Etiopia
( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-27 - pag: 13 autore: Corea del Nord. Il Giappone
schiera gli intercettatori Missile in rampa di lancio Pyongyang sfida Usa e Onu
Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro inviato Quello che potrebbe essere un missile
balistico a lunga gittata Taepodong-2 è già sulla rampa di lancio a Musudan-ri,
presso la costa nordorientale della Corea del Nord: lo hanno rivelato ieri
fonti diplomatiche e militari, sostenendo che il lancio potrebbe tecnicamente essere
effettuato entro 3-4 giorni, ossia anche prima dell'intervallo tra il 4 e l' 8
aprile indicato da Pyongyang come il periodo in cui sarà effettuato ciò che si
ostina a definire un test satellitare. Il Governo nordcoreano ha fatto sapere
che non solo considererà come un atto di ostilità ogni eventuale mossa di
condanna o punizione che dovesse arrivare dall'Onu, ma che reagirà con la piena
riattivazione del suo programma nucleare. Se pure è dubbio
che la Cina (e la Russia)
possano acconsentire a nuove sanzioni Onu, i toni utilizzati da Pyongyang
lasciano intravedere come inevitabile, dopo il lancio,l'azzeramento della
cornice negoziale tra sei nazioni che aveva portato nel 2005 all'accordo per lo
smantellamento delle attività atomiche del regime. L'Asia orientale
rischia quindi di entrare in una lunga fase di acute tensioni, rivelandosi come
un test difficilissimo per la politica estera dell'Amministrazione Obama. Del
resto, un successo del lancio di un Taepodong-2- dopo il fallimento dell'unico
precedente test nel 2006- rappresenterebbe un pericolo diretto anche su parte
del territorio Usa. Già in nottata il Governo giapponese ha preso una decisione
senza precedenti: al termine del Comitato per la sicurezza nazionale il
ministro della Difesa Yasukazu Hamada ha ordinato alleForze di autodifesa di
prepararsi a intercettare e abbattere ogni oggetto che possa cadere sul
territorio giapponese. A questo scopo Tokyo ha a disposizione due navi
equipaggiate con la tecnologia Aegis e alcune batterie antimissilistiche Patriot.
Per alcuni osservatori è difficile che Tokyo spari. Comunque anche due
incrociatori "Aegis" americani - Uss Mccain e Uss Chafee - hanno già
lasciato il porto meridionale giapponese di Sasebo per dirigersi verso nord e
«tenersi pronti a ogni evenienza», secondo quanto dichiarato da un portavoce
della Us Navy. E anche Seul sta inviando nel Mar del Giappone un incrociatore
"Aegis": il ministro della Difesa Won Tae-jae ha parlato di «grave
sfida e provocazione » per un lancio che «costituirebbe una evidente violazione
della risoluzione 1718 del Consiglio di Sicurezza Onu ». Per Pyongyang, una
intercettazione o abbattimento sarebbe un vero e proprio «atto di guerra».
NEGOZIATI A RISCHIO Il Governo di Kim Jong-Il ha minacciato di riattivare il
suo programma nucleare in caso di condanna da parte delle Nazioni Unite
( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-27 - pag: 13 autore: Cina.
Dura reazione alle accuse di escalation militare in Asia Pechino replica al
Pentagono: mentalità da Guerra fredda Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro
corrispondente Interferenza indebita. Distorsione dei fatti. Mentalità da
Guerra fredda. La Cina usa parole grosse per muovere
al contrattacco degli Stati Uniti sul fronte degli armamenti. «La capacità
cinese di affrontare impegni militari a distanza rimane limitata. Tuttavia, le
forze armate cinesi continuano a sviluppare armi evolute che stanno mutando gli
equilibri regionali e che hanno ripercussioni che vanno oltre la regione
Asia-Pacifico», avverte con una certa preoccupazione un rapporto fresco di
stampa del Pentagono. Washington parla senza conoscere i fatti, ha replicato
ieri Pechino, definendo il rapporto statunitense «una grave interferenza negli
affari interni che potrebbe danneggiare le relazioni militari tra i due Paesi».
Non è la prima volta che le due superpotenze alzano i toni sulla questione.
Accade tutti gli anni, in primavera, dopo l'approvazione del budget per la
difesa da parte dell'Assemblea nazionale del popolo. Anche nel 2009 il
Parlamento cinese ha varato un aumento a due cifre (+15%) delle spese militari.
E il Pentagono, adeguandosi al solito copione, ha messo subito in guardia il mondo
intero, puntando il dito sulla «mancanza di trasparenza » delle spese militari
e della politica di sicurezza cinese. «La Cina si oppone risolutamente al rapporto
americano, che rappresenta una colossale distorsione dei fatti», ha tuonato un
portavoce del ministero degli Esteri. «La Cina ha sempre perseguito fini pacifici e il potenziamento delle sue
forze armate ha uno scopo puramente difensivo », ha aggiunto Pechino invitando
Washington a liquidare le vecchie logiche da Guerra fredda. La veemenza
dei toni usati quest'anno è legata probabilmente a due fattori. Il primo è
Taiwan. Da un anno a questa parte, le relazioni tra le due sponde dello Stretto
sono entrate in una fase di progressiva distensione. La Cina,
quindi, ha ritenuto inopportuna l'accusa americana di «continuare a sviluppare
armamenti in grado di minacciare Formosa». Il secondo è la recente scaramuccia
nel Mare Cinese meridionale, dove una flottiglia di navi battenti bandiera
rossa ha prima seguito da vicino un vascello della Marina statunitense, e poi
ha effettuato una serie di manovre pericolose con l'intento di ostacolarne la
navigazione. Secondo Washington era una nave disarmata con equipaggio civile a
bordo, impegnata nella raccolta di campioni oceanici in acque internazionali.
Secondo Pechino, invece, l'imbarcazione statunitense sarebbe sconfinata in
acque territoriali cinesi per compiere azioni di spionaggio. UN FILM GIà VISTO
Lo scontro non è nuovo I toni sono diventati più aspri per i contrasti recenti,
ultima la scaramuccia navale nel Mare cinese meridionale
( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-27 - pag: 13 autore: Diplomazia. Prime risposte
positive della repubblica islamica al messaggio di apertura di Obama Dialogo
Iran-Nato dopo 30 anni Teheran accetta di partecipare alla conferenza
sull'Afghanistan Alberto Negri C'è sempre qualche cosa di nuovo, quasi ogni
giorno, che arriva dal fronte tra l'Occidente e l'Iran. Dopo trent'anni di gelo
la Nato ha confermato il primo contatto tra un diplomatico iraniano e la
segreteria dell'Alleanza Atlantica, un colloquio informale, spiegano a
Bruxelles, che fa seguito alle recenti dichiarazioni del capo
dell'Alleanza,Jaap de Hoop Scheffer, secondo il quale «è necessario tenere
conto dell'Iran nella questione afghana». Il messaggio all'Iran del presidente
americano Barack Hussein Obama ha quindi già avuto qualche effetto. Se è vero
che la risposta della Guida Suprema Ali Khamenei era stata tutt'altro che
entusiasta, in realtà a Teheran anche gli ayatollah più conservatori e l'ala
militare dei tetragoni pasdaran hanno capito che qualche passo dovevano farlo.
Così ieri è arrivata pure la sospirata risposta positiva alla partecipazione
dell'Iran alla conferenza sull'Afghanistan che si terrà all'Aja la prossima
settimana. Tra Stati Uniti e Iran, che non hanno relazioni diplomatiche dirette
dalla rivoluzione di Khomeini nel '79, è in corso non da oggi una partita a
scacchi che le aperture di Obama hanno reso improvvisamente avvincente. Gli
spettatori interessati, l'Europa, la Russia, il mondo arabo, giocano su altri
tavoli partite minori, con il timore non troppo nascosto che il match
principale si possa concludere tagliandoli fuori. L'abilità degli iraniani,
ripetutamente dimostrata in passato, è quella di mantenere vivi anche questi
incontri non di cartello, più lontani dalla scacchiera principale. Per motivi
politici ed economici Teheran non vuole dispiacere nessuno dei suoi partner di
un certo rilievo: i russi perché forniscono il nucleare di Bushehr e sono gli
antichi confinanti, gli europei in quanto acquirenti del petrolio e importanti
fornitori, le potenze emergenti come Cina e India per le loro quote di
mercato e i progetti energetici. è questa in sintesi una diplomazia-bazar dove,
a prezzi di mercato, si contratta la nuova geopolitica del Medio Oriente
allargato. Ecco perché già oggi a Mosca si entra in fibrillazione per la
conferenza sull'Afghanistan convocata sotto l'egida della Sco, la
Shangai Cooperation Organization: gli iraniani partecipano insieme a Stati
Uniti, Nato, Onu, Unione europea, a un evento non di primo piano. Quello che
potrebbe renderlo interessante sono le indiscrezioni su un possibile faccia a
faccia tra la delegazione americana e quella iraniana, capeggiata da un vice
ministro. Mosca non conferma i con-tatti Usa-Iran ma si dichiara assolutamente
«pronta a favorirli»: questa è la corsa riservata ai mediatori di buona
volontà, pronti a far valere sulla scena i loro rapporti con Teheran. Anche
l'Italia partecipa, ma con una certa prudenza, forse eccessiva. Dopo avere
rinviato la visita a Teheran, il ministro degli Esteri Frattini, in partenza
per un tour che lo porterà in Siria e Libano, è in procinto di definire una
nuova data. La diplomazia italiana attende però la riunione dell'Aja: «Se gli
iraniani manderanno una delegazione di alto livello, cioè capeggiata dal
ministro degli Esteri Mottaki, allora avremo la conferma- dicono alla
Farnesina- che intendono inviare segnali costruttivi ».Ma non c'è dubbio che
l'offerta italiana di mediazione con l'Iran abbia sofferto in queste settimane
l'accelerazione impressa da Obama, anche se con la nostra presenza militare a
Herat abbiamo in mano qualche buona carta per invogliare agli iraniani a
cooperare sulla sicurezza e la ricostruzione. L'attenzione della diplomazia in
questo momento è concentrata sull'Afghanistan (oggi Barack Obama annuncerà la
nuova strategia americana a Kabul): si tratta di un'occasione da non sprecare
considerando questo Paese come l'eterna pedina di un Great Game tra le potenze
iniziato già nell'Ottocento. Quando gli afghani sembrano relegati sullo sfondo,
comparse di un gioco più grande del loro destino, sanno prendersi sanguinose
rivincite. alberto.negri@ilsole24ore.com L'IMPEGNO PER KABUL Oggi il presidente
americano annuncerà la nuova strategia contro i talebani e a Mosca si terrà un
vertice organizzato dal Gruppo di Shanghai
( da "Sole 24 Ore, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione: COLLEZIONI DARTE data: 2009-03-27 - pag: 28
autore: Cina e Giappone. Un
investimento che guarda a qualità e ricerca storica Dall'Oriente armature e
paraventi Giovanna Poletti Spadafora L a piazza di Milano sta affermandosi a
livello internazionale per l'interessante selezione delle sue proposte d'arte
orientale. Le opere portate alla Permanente dai tre espositori
specializzati, confermano che anche in Italia esiste un mercato attivo e
competente. Giuseppe Piva, esperto di arte giapponese, dopo aver curato la
mostra di Palazzo Reale, è alla Permanente con uno stand ricco di proposte. Si
parte dai pezzi più raffinati ed importanti, come le armature complete
dell'inizio del periodo Edo del XVII secolo, in vendita a partire dai 45mila
euro, per arrivare agli oggetti in lacca da 5-10mila euro a seconda dell'epoca
e della fattura.Per i collezionisti più esigenti, tra cui Piva annovera molti
clienti internazionali, ci sono alcuni Kawari Kabuto, elmi straordinari dalle
forme aggressive e bizzarre, usati in battaglia nel XVI secolo. Esemplari di
questo genere, firmati da scuole di prestigiosi armaioli e rifiniti in lacca,
oro e materiali diversi, partono dai 25mila euro.L'arte dei Samurai,
indissolubile intreccio con la storia, difficile da affrontare per chi è alle
prime armi, è destinata ad amatori esperti o ben consigliati. Le somme da
investire non sono enormi: «Per una buona armatura, si può partire da cifre
vicine ai 15mila euro, l'importante è acquistare pezzi non assemblati, cioè
tutti appartenenti allo stesso periodo.L'elmo è il pezzo più importante e da
solo può valere quasi la metà dell'intera armatura»afferma Giuseppe Piva.
Sempre dal Giappone,riscuotono gran successo i paraventi presentati anche da
Elena Markus, nota esperta di questo settore: «Il mercato italiano è riuscito a
coinvolgere anche i giovani, attenti all'aspetto decorativo e all'eccellente
rapporto qualità-prezzo.Per associare alla decorazione anche l'investimento, è
necessario però affidarsi ad esperti. La qualità e lo stato di conservazione
non sono infatti sempre scontati». Dall'antiquaria Markus si trova la «Gru
(tsuru)», parte sinistra di una coppia di paraventi a sei ante (inchiostro,
colori minerali e vegetali su foglia d'oro zecchino, h cm 164 x 367) del
Periodo Edo giapponese (1615-1868)della Scuola di Kano in vendita attorno ai
60mila euro. Con soli 6mila euro, invece, si possono trovare paraventi antichi
di notevoli dimensioni e discreta qualità, mentre per i pezzi più pregiati Seie
Settecento, realizzati nelle varie Scuole del Sol Levante, occorre impegnare
cifre più importanti comprese tra i 30 e gli 80mila euro. La Galliavola di
Carla e Roberto Gaggianesi, da oltre trent'anni specializzata in arte
dell'Estremo Oriente, propone una panoramica d'eccezione su Cina
e Giappone. Lo stand, incorniciato da una coppia di gru cloisonné di dimensioni
reali del primo Ottocento (intorno a 40mila euro) è infatti suddiviso in due
parti. La prima, consacrata all'arte cinese, espone ceramiche antiche come
l'importante piatto Kraak della fine del XVI secolo (15mila euro) o l'elegante
coppia di vasi Kangxi bianchi e blu, realizzati per il mercato occidentale nei
primi anni del Settecento (attorno ai 50mila euro). Nella parte giapponese,
troviamo splendidi netsuke in avorio o legno dai prezzi diversi (da poche
migliaia a 35mila euro) e giade da collezione del XVIII secolo (da 10mila
euro), tra cui le raffinate snuff bottles. Tra i netsuke, vale la pena di
soffermarsi sull'eccezionale «Bufala con piccolo », ex collezione Tamanini, firmata
da Tomotada e realizzata a Kyoto nel XVIII secolo (25mila euro). Gaggianesi ha
una visione positiva del mercato: «Le recenti aste di New York, Londra e Hong
Kong, con un'alta percentuale d'invenduto, hanno messo in evidenza un
collezionismo più consapevole e orientato verso pezzi di qualità. In Italia, il
mercato di arte cinese e giapponese non ha subito mode o speculazione: essendo
sempre stato di nicchia, è comunque rimasto in costante rivalutazione».
SPECIALE A CURA DI: Marilena Pirrelli
( da "Finanza e Mercati" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
È solo un rimbalzo
ma come corre! da Finanza&Mercati del 28-03-2009 Non è la prima volta che
un rimbalzo stupisce. Certo, la violenza del ribasso suggeriva una reazione, ma
l'entità si sta rivelando più ampia del previsto. Resta da chiedersi: quanta
benzina hanno in corpo i listini? Ed è la domanda che apre il nostro forum di
analisi tecnica. Benyaich: Su diversi indici il rally ha iniziato a interessare
i livelli di controllo di medio del «Grande ribasso». Il test è delicato. Si
può discutere all'infinito se i segnali siano credibili o no. Sul piano
razionale, per rispondere, aspetto la chiusura mensile. A sensazione, penso che
il movimento non sarà sufficiente per invertire l'Orso di lungo. Ammesso, per
ipotesi, che il 2009 sarà l'anno del minimo, tutto da dimostrare, ci vorranno
mesi di battaglia per costruire delle basi d'accumulazione. Paradossalmente,
tali basi sono più ampie sui titoli e settori che stanno reagendo meno, perché
hanno tenuto meglio in gennaio e febbraio. I protagonisti sono i più
bersagliati che hanno segnato nel 2009 nuovi minimi: bancari, assicurativi, poi
i servizi finanziari, l'auto e il tech. Milano: Dal 10 marzo è iniziato un
movimento di forte rimbalzo con segnali di discontinuità rispetto ai mesi
precedenti. Il rimbalzo è trainato dai settori che erano stati più penalizzati
durante il sell-off. Il quadro tecnico di lungo periodo non è certo cambiato:
con la perforazione di supporti chiave a ottobre 2008, dopo il fallimento
Lehman (1.100-1.200 sull'S&P500, 11.000 sul Dow e 2.000/200 sul Nasdaq), è
iniziato uno dei più violenti panic-selling di sempre, che ha riportato gli
indici agli anni 1996-97. Le Borse sono entrate in un «major down trend». Il
fatto che la volatilità implicita - seppur dimezzatasi rispetto ai picchi di
ottobre-novembre 2008 - non sia ridiscesa sui livelli di settembre precedenti
al crash, è un segnale che i mercati sono solo parzialmente rassicurati e non
escludono ulteriori colpi di coda negativi. Quindi è ancora Orso. Biasia: Siamo
in presenza di un rally inserito all'interno del ciclo recessivo dei mercati.
Insomma, l'Orso è più vivo che mai, per ora. Tecnicamente l'azione delle Borse
si inserisce in un contesto di riequilibrio riflessivo da cui si potranno
trarre utili indicazioni sugli sviluppi per i mesi successivi. I livelli che
delimitano il ciclo primario ribassista non sono stati violati. Sui target
rispondo così: per S&P500 ci sono potenziali sviluppi in direzione di area
870 punti ed eventualmente 950. Poi potremmo assistere a un ritorno sopra area
4.250 per il Dax, con estensione a 4.800. Per l'Eurostoxx50 si può andare a
2.150, poi a 2.520. Caruso: In ottica di lungo periodo, non ho dubbi sulla
natura «storica» di questo momento di Borsa, anche se l'eccesso di
direzionalità degli anni dal '
( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 12 - Esteri
Obama: "Distruggeremo Al Qaeda più soldati tra Afghanistan e
Pakistan" "Sono rifugio dei terroristi che vogliono colpire
l´America" "è l´area più pericolosa al mondo, gli attacchi sono in
continua crescita" La nuova strategia: più fondi per sostenere scuole,
agricoltura e sistema giudiziario MARIO CALABRESI dal nostro corrispondente new
york - Le lancette della storia sembrano essere tornate indietro di oltre sette
anni: il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che il nemico numero uno è
Al Qaeda, che l´Afghanistan non può tornare ad essere il rifugio sicuro dei
terroristi e che bisogna eliminare Osama Bin Laden e il suo vice Ayman al
Zawahiri. «Voglio che il popolo americano capisca che abbiamo uno scopo chiaro:
distruggere e sconfiggere Al Qaeda in Pakistan e Afghanistan. Questo è
l´obiettivo da raggiungere, non c´è niente di più giusto di questa causa e il
mio messaggio ai terroristi è quello di sempre: «Vi sconfiggeremo»». Queste
parole però non sono state pronunciate da George Bush ma da Barack Obama, che
ieri ha sottolineato alla Casa Bianca come sia stato sbagliato concentrare
risorse e militari in Iraq e trascurare la lotta al terrorismo: «La situazione
in Afghanistan è sempre più pericolosa, è da più di sette anni che i Taliban
sono stati cacciati dal potere ma la guerra continua e i ribelli controllano
parti del Paese e del Pakistan. Il numero degli attacchi è in crescita continua
e il 2008 è stato l´anno con più morti americani in questa guerra». Così, a
quasi otto anni dagli attentati dell´11 settembre del 2001, l´America sembra
tornare al punto di partenza, preoccupata da quella che Obama definisce «l´area
più pericolosa del mondo»: «Molti rapporti di intelligence ci hanno messo in
guardia che Al Qaeda sta attivamente pianificando attacchi sul territorio
americano dal suo rifugio sicuro al confine con il Pakistan». Per questo Obama
ha presentato la sua nuova strategia «globale» che prevede un aumento del
numero dei militari ma anche un piano di aiuti economici senza precedenti, una
strategia di riconciliazione nazionale e l´invio di un gran numero di civili
per sostenere la ricostruzione. Il tutto però dovrà essere accompagnato da uno
sforzo diplomatico che crei un nuovo gruppo di lavoro a cui partecipino oltre
agli alleati della Nato anche Iran, Russia, Cina e India. Saranno mandati in Afghanistan altri 17mila soldati
americani per combattere i Taliban e i terroristi, a cui si aggiungeranno 4000
istruttori militari che dovranno addestrare le forze di sicurezza afgane. Obama
ha anche richiesto una maggiore presenza di civili americani in Afghanistan,
augurandosi che lo stesso facciano anche gli alleati, l´Onu e altre
organizzazioni internazionali, per aiutare l´agricoltura, il sistema scolastico
e quello giudiziario. L´idea è quella di mandare ingegneri, agronomi,
insegnanti, magistrati e medici per aiutare la ricostruzione del Paese. Il
presidente inoltre ha chiesto al Congresso di approvare una legge bipartisan
che autorizza uno stanziamento di un miliardo e mezzo di dollari all´anno in
aiuti diretti al popolo pachistano per i prossimi cinque anni. «Sono soldi che
dovranno servire per costruire scuole, strade, ospedali e per rafforzare la
democrazia». «Mentre diamo queste risorse però - ha sottolineato - vogliamo
mettere la parola fine alle spese fuori controllo, ai contratti senza gara e
agli sprechi che hanno caratterizzato il passato, per questo investiremo più
fondi in organismi di controllo e sorveglianza della ricostruzione». Allo
stesso tempo Obama ha messo nel mirino la corruzione dei funzionari e dei
governanti afgani: «Voglio essere chiaro: non chiuderemo gli occhi di fronte a
comportamenti che hanno fatto perdere al popolo afgano la fiducia nei suoi
leader». Nelle scorse settimane si era parlato della volontà della Casa Bianca
di aprire un dialogo con i Taliban «moderati», ieri Obama ha ribadito che «in
un Paese in guerra da decenni non ci sarà pace senza una vera riconciliazione
tra gli ex nemici». «Non mi faccio illusioni che questo sarà facile - ha
aggiunto - ma dobbiamo seguire il metodo usato in Iraq dove abbiamo dialogato
con gruppi che erano nemici con il fine di isolare Al Qaeda». «C´è un centro
inamovibile dei Taliban - ha però detto - con il quale sono impossibili
compromessi e che dobbiamo sconfiggere con la forza, ma ci sono anche quelli
che si sono uniti alla causa perché sono stati obbligati a farlo o
semplicemente per bisogno di soldi, queste persone devono avere l´opzione di
seguire una via diversa ed è per questo che lavoreremo per avere un processo di
riconciliazione in ogni provincia». Obama ha sottolineato che chiederà a tutti
gli alleati della Nato uno sforzo maggiore in aiuti civili, in investimenti
economici e in soldati e ha riconfermato la strategia dell´Amministrazione Bush
degli attacchi mirati: «Continueremo a chiedere di agire immediatamente, in un
modo o nell´altro, quando avremo informazioni di intelligence su terroristi di
alto livello».
( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 12 - Esteri
Offerta di Medvedev alla vigilia dell´incontro con il presidente americano Mosca:
"Pronti a collaborare per la pace" LEONARDO COEN DAL NOSTRO
CORRISPONDENTE MOSCA - «La Russia è pronta per attivi passi congiunti volti a
stabilizzare la situazione in Afghanistan e per garantire la pace e il
progresso»: il messaggio di saluto del presidente russo Medvedev, letto ieri
mattina dal ministro degli Esteri Sergej Lavrov all´apertura della Conferenza
voluta da Mosca (quattro giorni prima di quella dell´Aja patrocinata dall´Onu)
è tanto esplicito quanto politicamente significativo ed è l´ultimo segnale di
distensione che arriva dal Cremlino nei confronti degli Stati Uniti. La
questione afgana, infatti, è giudicata da Mosca come un campo minato che può
sbilanciare gli equilibri geopolitici in Asia Centrale, regione che per la
Russia ha un´importanza vitale ed è al centro degli interessi energetici
euroasiatici. I russi hanno dichiarato, per bocca di un viceministro degli
esteri, Aleksei Borodavkin, che una presenza militare russa in Afghanistan è
esclusa. E gli americani, per bocca di un alto funzionario, confermano che gli
Usa non avrebbero appoggiato l´idea che in Afghanistan possano intervenire
truppe dei paesi limitrofi. La Conferenza di Mosca è un «focus» che non si
accavalla con quella del 31 marzo in Olanda: perché i temi trattati ieri riguardavano
il rafforzamento della lotta contro il terrorismo e il traffico di droga che,
accusano i russi, con la presenza dei soldati Usa è «decuplicata». «Più del 90
per cento dell´eroina che viene spacciata e consumata in Russia ed in Europa, è
di provenienza afgana. Per noi, è come un´arma di sterminio di massa», dice
Dmitri Rogosin, plenipotenziario russo presso la Nato. Ma, alla vigilia di
questa Conferenza sull´Afghanistan - organizzata sotto l´egida del Gruppo di
Shangai (Russia, Cina, Kazakhstan,
Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan) e con la partecipazione di vari altri
Paesi e diplomazie (Iran, India, Pakistan, Mongolia, Turchia, G8 compresi
l´Italia presidente di turno e Usa) - si era diffusa la voce su un possibile
incontro tra americani e iraniani a margine del forum, alimentata anche dalla
disponibilità sia dell´amministrazione americana che dagli ospiti russi,
disposti a far da tramite. Invece, ieri mattina, il viceministro degli esteri
Ahund Zade ha gettato acqua sul fuocherello e spento ogni speculazione
sull´argomento: «Qui il tema è l´Afghanistan», e ha aggiunto che per Teheran
non esiste «soluzione militare del problema afgano». Per accondiscendere gli
iraniani, un altro viceministro degli esteri russo, Sergej Rjabkov, ha detto
che «l´Iran oggi come oggi non dispone di tecnologie capaci di creare arma
missilistica in grado di minacciare né gli Stati Uniti né l´Europa». Insomma,
il Grande Gioco è di nuovo praticato sulle scacchiere diplomatiche e la Russia
insiste per esserne l´arbitro.
( da "Unita, L'" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Obama: non si vince
Al Qaeda solo con i bombardamenti GABRIEL BERTINETTO «Scardinare, smantellare,
sconfiggere Al Qaeda». Questo per Barack Obama è l'obiettivo principe della
presenza militare americana in Afghanistan, che sarà potenziata con l'invio di 17mila
nuove unità combattenti entro l'estate, oltre a 4mila incaricate di addestrare
le forze di sicurezza locali già in primavera. Al Qaeda va annientata e bisogna
«sventare un suo ritorno futuro». L'organizzazione di Osama Bin Laden deve
essere colpita là dove è più forte, nella zona di frontiera fra Pakistan ed
Afghanistan, perché è da lì che sta progettando nuovi attacchi contro gli Stati
Uniti. LO ZOCCOLO DURO Obama illustra la nuova strategia di Washington contro
l'integralismo armato all'opera fra Kabul ed Islamabad. L'aspetto militare è
importante, ma è solo una delle componenti di un piano articolato, in cui
spicca la mano tesa ai talebani affinché abbandonino l'insurrezione contro il
regime di Hamid Karzai e vengano coinvolti in un ampio processo di
«riconciliazione». Il presidente si rivolge alla stampa nella Eisenhower Room
della Casa Bianca, avendo al proprio fianco la segretaria di Stato Hillary
Clinton ed il capo del Pentagono Robert Gates. «C'è uno zoccolo duro di
talebani che non sono disposti a compromessi -dice-. Quelli devono essere
affrontati con la forza e battuti. Ma ci sono anche coloro che combattono
perché costretti o semplicemente perché pagati per farlo. Questi afghani devono
avere la possibilità di scegliere una strada diversa». Obama sa che
un'operazione di recupero di questo tipo non può passare attraverso generici
appelli alla resa. Richiede un approccio realistico, un impegno concreto,
interventi compiuti sulla base di una adeguata conoscenza della società e delle
sue articolazioni tribali. «Lavoreremo con i leader locali -dice-, con il
governo afghano e i partner internazionali per avviare un processo di
riconciliazione in ogni provincia». Non basta. Fra il rafforzamento dell'azione
armata contro Al Qaeda e i talebani suoi complici da un lato, e gli sforzi per
indebolire la presa del movimento integralista sulla popolazione afghana
dall'altro, Obama indica una serie di ulteriori iniziative, che vanno da una
più ampia concertazione diplomatica internazionale, al dispiego di risorse
economiche più consistenti. Sul terreno diplomatico il presidente Usa illustra
l'idea di dar vita ad un «gruppo di contatto», che coinvolga nella ricerca di
soluzioni alla crisi un gran numero di soggetti, compresi Paesi confinanti con
l'Afghanistan che in passato o nel presente hanno avuto o
hanno rapporti difficili o conflittuali con gli Stati Uniti: dalla Russia alla Cina, dall'India allo stesso Iran. Non è
una proposta vagante nel limbo dei desideri, visto che già martedì prossimo a
Bruxelles si terrà una conferenza internazionale sull'Afghanistan cui sono
invitati fra gli altri anche i rappresentanti di quei Paesi. IL RUOLO DI
ISLAMABAD Il coinvolgimento dei governi vicini riguarderà in primo luogo però
il Pakistan, di cui Obama riconosce il ruolo chiave. È fondamentale contribuire
alla stabilità di uno Stato il cui territorio è infestato dalle stesse milizie
che combattono contro il governo di Kabul. Ad Islamabad è destinato un
programma «di sostegno diretto» pari a sette miliardi e mezzo di dollari. Questo
non equivarrà ad un «assegno in bianco», ma dovrà avere per contropartita un
impegno più efficace del potere politico e militare pachistani nel contrastare
Al Qaeda. Positive le prime reazioni sia a Kabul che ad Islamabad. Il portavoce
di Hamid Karzai afferma di «condividere l'impianto generale della revisione
strategica» enunciata dal capo della Casa Bianca ed in particolare il
riconoscimento che la minaccia di Al Qaeda «proviene soprattutto dal Pakistan».
Il ministro degli Esteri di Islamabad, Shah Mehmood Qureshi, parla di
«approccio molto positivo» da parte della nuova amministrazione Usa, e
garantisce che il suo Paese «è intenzionato a svolgere un ruolo attivo e
costruttivo». Più soldati per annientare Al Qaeda, che dal confine fra Pakistan
e Afghanistan progetta attacchi agli Stati Uniti. Ma la nuova strategia
annunciata ieri da Obama prevede anche la riconciliazione con parte dei
talebani.
( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 13 - Esteri
Bin Laden, il nemico comune e Barack sceglie i toni di Bush Una svolta
realistica contro la minaccia del terrorismo (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA)
VITTORIO ZUCCONI Nel gioco serissimo del «sono come vi pare», Barack Obama
continua a recitare la parte nella quale si è calato dal primo giorno della sua
presidenza, due mesi or sono, e che sta facendo impazzire i sostenitori come i
detrattori, che un giorno lo vedono come la reincarnazione di Lenin e quello
dopo soltanto come un´edizione riveduta di Bush. Nella realtà delle cose, viste
senza prevenzioni favorevoli o negative, il comportamento del nuovo presidente
è soltanto il prodotto della necessità, quella che sempre detta le azioni dei
capi di Stato americano in politica estera come nella vicende interne. Il
"neo socialismo" di Obama è soltanto il risultato del fallimento del
"neo capitalismo" ubriaco di finanza che avrebbe trascinato l´America
e il mondo, dalla Cina all´Europa, nel gorgo di Wall Street senza il salvagente del
danaro pubblico. Mentre i problemi e le sfide che vengono d´oltremare, o da
oltre il confine del sud, non cambiano soltanto perché un volto nuovo
rappresenta gli Stati Uniti. La differenza evidente fra l´Obama
"post-con" e il Bush dei "neo-con" sta nella lettura
realistica, e non ideologica, del mondo. L´America non deve, e non
vuole, aumentare l´azione militare in Afghanistan, stanare le complicità dei
servizi segreti pachistani, stroncare i Taliban per trasformare la mezzaluna
musulmana dall´Atlantico all´Indonesia in una caricatura della democrazia
liberale americana, e neppure si arroga il diritto teologico di rappresentare
il Bene contro il Male, «seguendo il disegno di Dio» come farneticava George
Bush. Costruire un governo stabile e decente a Kabul, dove l´esperimento Karzai
è fallito, stabilizzare una nazione nella quale i criminali fanatici
spadroneggiano, come ha dimostrato anche l´attacco alla colonna dei soldati
italiani ieri, non è una mission from God, ma una missione di sicurezza e di
legittima difesa, per l´intero Occidente che continua a essere l´oggetto della
libidine mortifera del terrorismo. Basta con gli assegni in bianco, sono parole
sue, a un governo pachistano che ha fatto per decenni il doppio gioco,
smentendo la retorica dell´«o con noi o contro di noi» ridiventata il classico
turarsi il naso per non sentire il cattivo odore. Barack il "poliziotto
cattivo" non ha esitato a colpire in territorio pachistano, dove sono i
santuari di Al Qaeda e dei Taliban e non avrà alcuna compunzione nel liberarsi
di Karzai, rivelatosi incapace di essere più del "sindaco di Kabul"
come viene crudelmente chiamato. In Afghanistan non c´è posto per tenerezze
pacifiste, come non c´è posto, nella strategia americana che vuole
riconquistare davvero "i cuori e le menti" dei nemici, per la
tortura, per le Abu Ghraib, per le Guantanamo, per le "deportazioni
straordinarie" di prigionieri affidati ad aguzzini terzi. La guerra torna
dove dovrebbe essere sempre rimasta, in quelle valli e quelle montagne
dell´Asia centrale che inghiottirono le forze di potenze convinte di poterle
controllare e ora ripropongono la sfida che la codardia dei bushisti e degli
ideologi delle guerre preventive scansarono, per cercare l´illusione di una
facile vittoria contro il marciume del regime iracheno. Ma Barack sa che il
nemico rimane là dove era sempre stato in agguato e dove lo attende una
missione che non sarà mai davvero "compiuta".
( da "Unita, L'" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Cina, scompare
palla di piombo radioattiva PECHINOUna palla di piombo contaminata da materiale
radioattivo, il Cesio 137, è andata persa in una discarica di rottami ferrosi
nella Cina settentrionale. Proveniva da una fabbrica di cemento - la
Haanxi Qinling Cement Co- come residuo di un macchinario obsoleto di una
vecchia fabbrica smantellata nella città di Tongchuan nella provincia dello Shaanxi. La palla contenente
Cesio 137, un isotopo altamente radioattivo, è scomparsa lunedì durante lo
smantellamento dell'impianto Qinling Cement Co e a quanto dicono le autorità
cinesi è stata ritrovata ieri in un impianto nella città di Weinam, la
discarica Xingbao Steel and Iron Co.
( da "Unita, L'" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
«Scardinare,
smantellare, sconfiggere Al Qaeda». Questo per Barack Obama è l'obiettivo
principe della presenza militare americana in Afghanistan, che sarà potenziata
con l'invio di 17mila nuove unità combattenti entro l'estate, oltre a 4mila
incaricate di addestrare le forze di sicurezza locali già in primavera. Al
Qaeda va annientata e bisogna «sventare un suo ritorno futuro».
L'organizzazione di Osama Bin Laden deve essere colpita là dove è più forte,
nella zona di frontiera fra Pakistan ed Afghanistan, perché è da lì che sta
progettando nuovi attacchi contro gli Stati Uniti. LO ZOCCOLO DURO Obama
illustra la nuova strategia di Washington contro l'integralismo armato
all'opera fra Kabul ed Islamabad. L'aspetto militare è importante, ma è solo
una delle componenti di un piano articolato, in cui spicca la mano tesa ai
talebani affinché abbandonino l'insurrezione contro il regime di Hamid Karzai e
vengano coinvolti in un ampio processo di «riconciliazione». Il presidente si
rivolge alla stampa nella Eisenhower Room della Casa Bianca, avendo al proprio
fianco la segretaria di Stato Hillary Clinton ed il capo del Pentagono Robert
Gates. «C'è uno zoccolo duro di talebani che non sono disposti a compromessi
-dice-. Quelli devono essere affrontati con la forza e battuti. Ma ci sono
anche coloro che combattono perché costretti o semplicemente perché pagati per
farlo. Questi afghani devono avere la possibilità di scegliere una strada
diversa». Obama sa che un'operazione di recupero di questo tipo non può passare
attraverso generici appelli alla resa. Richiede un approccio realistico, un
impegno concreto, interventi compiuti sulla base di una adeguata conoscenza
della società e delle sue articolazioni tribali. «Lavoreremo con i leader
locali -dice-, con il governo afghano e i partner internazionali per avviare un
processo di riconciliazione in ogni provincia». Non basta. Fra il rafforzamento
dell'azione armata contro Al Qaeda e i talebani suoi complici da un lato, e gli
sforzi per indebolire la presa del movimento integralista sulla popolazione
afghana dall'altro, Obama indica una serie di ulteriori iniziative, che vanno
da una più ampia concertazione diplomatica internazionale, al dispiego di
risorse economiche più consistenti. Sul terreno diplomatico il presidente Usa illustra
l'idea di dar vita ad un «gruppo di contatto», che coinvolga nella ricerca di
soluzioni alla crisi un gran numero di soggetti, compresi Paesi confinanti con
l'Afghanistan che in passato o nel presente hanno avuto o
hanno rapporti difficili o conflittuali con gli Stati Uniti: dalla Russia alla Cina, dall'India allo stesso Iran. Non è
una proposta vagante nel limbo dei desideri, visto che già martedì prossimo a
Bruxelles si terrà una conferenza internazionale sull'Afghanistan cui sono
invitati fra gli altri anche i rappresentanti di quei Paesi. IL RUOLO DI
ISLAMABAD Il coinvolgimento dei governi vicini riguarderà in primo luogo però
il Pakistan, di cui Obama riconosce il ruolo chiave. È fondamentale contribuire
alla stabilità di uno Stato il cui territorio è infestato dalle stesse milizie
che combattono contro il governo di Kabul. Ad Islamabad è destinato un
programma «di sostegno diretto» pari a sette miliardi e mezzo di dollari.
Questo non equivarrà ad un «assegno in bianco», ma dovrà avere per contropartita
un impegno più efficace del potere politico e militare pachistani nel
contrastare Al Qaeda. Positive le prime reazioni sia a Kabul che ad Islamabad.
Il portavoce di Hamid Karzai afferma di «condividere l'impianto generale della
revisione strategica» enunciata dal capo della Casa Bianca ed in particolare il
riconoscimento che la minaccia di Al Qaeda «proviene soprattutto dal Pakistan».
Il ministro degli Esteri di Islamabad, Shah Mehmood Qureshi, parla di
«approccio molto positivo» da parte della nuova amministrazione Usa, e
garantisce che il suo Paese «è intenzionato a svolgere un ruolo attivo e
costruttivo».
( da "Unita, L'" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Concerto per Beckett
I Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa tornano all'attacco con un Beckett
angolare, sperimentale, burattinesco à la manière del celebre duo di artisti
(lui ai comandi, lei ai costumi). Ispirato al romanzo
«L'innominabile» per arrivare alla sgangherata condizione dell'esistenza umana.
...Ma bisogna che il discorso si faccia! Drammaturgia e direzione Marco Isidori
scene e costumi di Daniela Dal Cin con Maria Luisa Abate, Marco Isidori, Paolo
Oricco, Anna Fantozzi, Stefano Re Milano, Teatro Out Off dal 1 all'8 aprile
( da "Unita, L'" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
TANGO? UN PENSIERO
ALLEGRO Fa tappa a Roma «Tango Metropolis» spettacolo che declina questo ballo
con passione e insospettabile solarità ROSSELLA BATTISTI Avete presente la
definizione del tango come di «un pensiero triste che si balla»? Mettetela da
parte se andate a vedere Tango Metropolis: questo «musical di tango» è stato
creato infatti in stretta complicità dal bandoneista Daniel Binelli con Pilar
Alvarez e Claudio Hoffmann come inno alla passionalità e alla gioia del vivere.
I lati in luce del tango, le fiammate che suscita nei corpi che si avvolgono
nel suo ritmo sinuoso e pulsante, il divertimento, persino, nel districarsi in
una selva impazzita di piedi, polpacci, gambe di ragazze che salgono alte come
quelle di una ballerina del Bolscioi. Trasgressivi - e questo rientra bene
nella tradizione - ma col segno «più» davanti. Innovativi, ma trattenendo tutte
le caratteristiche che mantengono questo ballo fra i più amati nel mondo. TASSO
ZERO DI MALINCONIA Se abbassare il tasso della malinconia sembrava un compito
azzardato, il successo dello spettacolo che da dieci anni
gira con una formula pressoché immutata dal Giappone agli Stati Uniti,
dall'Europa alla Cina
dimostra che la compagnia ci è riuscita. Il segreto non sta nella trama
imbastita, che ripercorre la storia del tango nel tempo (ovvero, l'espediente
più usato dalle compagnie tangueire per legare insieme i vari numeri), ma
nell'altissimo livello dei suoi protagonisti. A partire da Daniel
Binelli e il suo bandeneon che canta, ruggisce, s'impenna in duetti sonori con
la chitarra di César Angeleri o va in contrappunto col pianoforte di Cristian
Zarate. Si mescola nel mare mosso dell'orchestra (a cui si aggiungono il
violino di Julio Graña e il contrabbasso di Martin Keledjian) sempre tenendo
d'occhio le coppie di danzatori, a impeparne il timbro dell'esecuzione con lo
sprone di un suono sincopato, allegramente rotto come una risata a cascatella.
EFFERVESCENZA DI COPPIA Le coppie dei ballerini (da cui purtroppo mancava in
questa tappa romana ospiti dell'Olimpico e della Filarmonica proprio Pilar
Alvarez) sono semplicemente strepitose. Tutte diverse fra loro, quasi una
compagnia bauschiana prestata però all'allegrezza, dove la solitudine è fugata
da nuove complicità. La tecnica del tango argentino si arricchisce di svolazzi
degni del pattinaggio artistico, code di ballo eseguite in vertiginosa rapidità
e voli rapaci nell'aria. Su tutti primeggia Claudio Hoffmann, ma con una
prestanza spiritosa (una delizia il suo duetto con un mocio per pavimenti), un
fare tango tra un colpo d'anca, un entrechat di piedi e un sorriso da sparviero
sulle labbra. Tango da cabaret (gli anni Quaranta evocati in un Café fra
scherzi di dama), da sketch teatrale (un malcapitato scippatore di zitelle
agguerrite), da Baires contemporanea con tangueiros ossessionati dal cellulare.
Su un tappeto sonoro di continua evocazione (dall'immancabile Piazzolla a brani
ultracelebri) che Binelli riarrangia o crea in proprio. Da non perdere. Tango
Metropolis musical di tango argentino creato da Daniel Binelli, Pilar Alvarez,
Claudio Hoffmann con S. Bootz, G. Ortega, M. Alvarez, C. Orso, V. Barboza, O.
Caceres, S. Rivero, S. Cortazzo, V. Lopez, F. Irusquibelar Roma, Teatro
Olimpico fino al 5 aprile
( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 37 - Commenti
Il papa, il dalai lama e la democrazia JOAQUÍN NAVARRO-VALLS Il dibattito
internazionale delle ultime settimane è stato caratterizzato in modo quasi
solenne da una serie di avvenimenti che, se letti e interpretati bene, possono
dare il quadro della nostra epoca. Si tratta in particolare di due eventi
apparentemente scollegati tra loro, ma che mostrano invece quanto nel mondo
globalizzato ormai gli episodi siano tutti legati tra loro. Il primo e più
recente atto sconcertante è stata la negazione da parte del governo sudafricano
di dare il visto d´ingresso al Dalai Lama, il quale avrebbe dovuto prendere
parte ad una conferenza di premi Nobel per la Pace in vista dei mondiali di
calcio del 2010. La motivazione è stata che la presenza del leader religioso
tibetano non corrisponde all´interesse del Sudafrica. Il motivo vero, però, è stato piuttosto il divieto imposto dalla Cina, che avrebbe minacciato di rompere
l´accordo per lo sviluppo Cina-Africa, negando il finanziamento promesso. La gravità dell´atto
è testimoniata dalla reazione degli altri premi Nobel, i quali, capeggiati da
Nelson Mandela e dall´arcivescovo Desmond Tutu, hanno minacciato di boicottare
la partecipazione alla conferenza. Il secondo evento, altrettanto
emblematico, anche se ovviamente dissimile, riguarda la visita di Benedetto XVI
in Camerun e in Angola. In quest´ultima circostanza, ovviamente, le resistenze
sono state meno efficaci. Anche se, tuttavia, guardando il modo con cui alcuni
media occidentali hanno reagito alle dichiarazioni fatte dal Papa sull´uso dei
preservativi, si può notare un atteggiamento di ostruzionismo analogo, per non
dire identico. Se volessimo essere un po´ maliziosi, potremmo affermare che
zittire il Dalai Lama è stato più semplice che tappare la bocca al Papa.
Infatti, in quest´ultimo caso si è dovuti ricorrere alla mistificazione e
all´alterazione del messaggio, in modo da renderlo inefficace o addirittura
ridicolo. All´interno di queste reazioni molto dure di resistenza o
d´intolleranza, sia pure diverse per entità e significato, conviene porsi non
tanto la domanda sulla validità o meno delle idee dei protagonisti, come di
quelle di qualsiasi altra figura religiosa o morale, ma sulla ragione che
motiva nel mondo un intervento così drastico sulla loro libera espressione. In
questi casi in gioco non c´è, infatti, la positività, l´adeguatezza e
l´opportunità di un´opinione e basta, ma il significato profondo che le
autorità religiose detengono nella società, insieme alla loro libertà
espressiva. Un esempio molto chiaro è il ruolo totalmente asservito alla
politica che molti Muftì musulmani hanno in alcuni paesi integralisti, o
l´intolleranza che in altri contesti personaggi politici, come Mahmoud
Ahmadinejad, hanno manifestato verso le libertà religiose. è chiaro, infatti,
che in un contesto in cui il potere è esercitato e legittimato dalla volontà
popolare, il concetto stesso di autorità politica deve sottostare a limiti e a
controlli molto rigorosi. Per evitare che le democrazie divengano delle dittature
cesaristiche, è logico che la legge prescriva controlli specifici molto
efficaci alla politica, affinché il potere politico non si trasformi in una
forza dirompente e dannosa per la stessa democrazia. Ricordando Maritain,
possiamo dire che la nozione stessa di sovranità politica non può sopravvivere
in un contesto democratico, perché la volontà popolare sopprime l´assoluta
trascendenza del potere politico dalle leggi. Lo stesso discorso, però, non può
valere anche per le grandi autorità spirituali. Anzi, conviene ammettere che,
in quest´ultimo caso, vale esattamente il contrario. Una vera democrazia si
alimenta dalla libertà con cui i leader spirituali possono esprimere le loro
visioni del mondo, sulla vita e sulla morte, senza dover richiedere particolari
autorizzazioni né politiche né opportunistiche. Soltanto, infatti, laddove i
rabbini, i muftì, il Papa o il Dalai Lama possono esprimere liberamente alle
coscienze i loro messaggi, viviamo in un contesto veramente democratico. In
caso contrario, ci troviamo in una situazione in cui i media o gli interessi
politici ed economici sono tornati ad essere sovrani, ossia antidemocratici e
totalitari. Come il non avere la febbre è la prova della salute di una persona,
così la libertà di parola delle autorità spirituali lo è della solidità
democratica. Certamente ci sono molti modi di impedire l´espressione pubblica
delle opinioni religiose. Una prima può essere semplicemente quella di impedire
di parlare ai loro rappresentanti, come avvenuto in Sudafrica. Ma un modo più
subdolo e non meno grave è quello di manipolare il messaggio trasformandolo in
qualcosa di banale o quasi ridicolo. Si tratta dello stesso meccanismo con cui
si lede la credibilità di un testimone durante un processo per impedire che
convinca la corte. Tanto più forte è la potenza sovrana degli interessi
politici, quanto più i trasmissori di idee crescono nella loro onnipotenza,
fino ad impedire ai cittadini di poter ascoltare e, eventualmente far valere,
l´ascolto di quelle parole o di quelle indicazioni nella propria coscienza. La Cina ci ha abituato ormai da tempo a questa inibizione della
libertà religiosa, a cui tutti reagiamo scandalizzati. Stiamo attenti, però, a
non applicare anche nelle nostre eccelse democrazie pluraliste e liberali lo
stesso principio, sia pure in modo diverso. Vi è un´etica in quello che si fa,
e questa etica si chiama, appunto, professionale, perché ha un legame con la
deontologia da seguire anche e soprattutto quando si ascolta e si deve far
ascoltare ai cittadini i grandi messaggi di speranza o i grandi moniti
spirituali che queste figure carismatiche così importanti rivolgono al mondo.
In fondo, la coscienza individuale è per il pensiero e per la capacità di agire
individuale, quello che in ottica sociale o globale sono le grandi autorità
spirituali. Alterare o inibire, dissacrare o svilire la loro libertà significa
impoverire la democrazia dei suoi anticorpi più efficaci contro il
totalitarismo tecnocratico. L´autorità spirituale delle grandi religioni non è,
in ultima istanza, importante soltanto per i fedeli, ma anche per la salute
della democrazia. La quale potrebbe rischiare alle volte di essere segregata in
nuove catacombe mediatiche.
( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina I - Palermo
Le idee Le condanne dei medici e i silenzi dell´Ordine LUCA TESCAROLI Le
inchieste giudiziarie e i processi celebrati hanno delineato una forte
compenetrazione tra appartenenti alla classe medica, uomini politici ed uomini
d´onore. Dai casi di medici intranei alle cosche a quelli in cui si è
registrata una collusione tra il personale sanitario ed appartenenti a Cosa
Nostra, sfociata in condanne per concorso esterno o per favoreggiamento. è
accaduto per lo meno sin dal 1937, allorquando venne arrestato per caso
Melchiorre Allegra. Egli rivelò di far parte di un´associazione criminale, la
mafia, i cui componenti si definivano uomini d´onore ed erano rappresentanti di
ogni professione. Si pensi, poi, a Michele Navarra, posto a capo della famiglia
di Corleone, negli anni Cinquanta, eliminato nel 1958 da Luciano Liggio, ovvero
all´onorevole democristiano Francesco Barbaccia, affiliato alla famiglia di
Cinisi, guidata da Gaetano Badalamenti. In epoca contemporanea, vanno ricordate
le figure di nove medici, che appaiono emblematiche. Antonino
Cinà, titolare di un laboratorio di analisi cliniche, medico e sodale di
Bernardo Provenzano e Salvatore Riina, più volte condannato e finito in carcere
tra il 1993 e il 1999, tornato in libertà nel 2003, ancora arrestato nel giugno
del 2006. SEGUE A PAGINA XVII
( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XVII - Genova
Le principali sigle del lusso contraffatte alla perfezione e vendute a
cinquanta euro Dentro il container, orologi-patacca maxisequestro della Finanza
a Voltri STEFANO ORIGONE Rolex Daytona e Submariner, Cartier, Officine Panerai,
Mont Blanc, Vacheron Costantin, Omega, Bulgari, Jwc, Breitling. Ventotto mila
orologi da polso di lusso, che nei negozi si acquistano a cifra stratosferiche,
che sfiorano anche 20 mila euro. Perfetti, identici agli originali, ma in
realtà solo patacche che per strada si comprano a 50 euro e appena ti lavi le
mani si allagano e si fermano. Il maxi sequestro è stato compiuto dal Secondo
Gruppo della Guardia di Finanza e dell´Agenzia delle Dogane, che in un container in arrivo in porto dalla Cina hanno scoperto anche 53 mila pezzi
di ricambio in sacchetti di plastica (cinturini d´acciaio, di finto oro,
lancette, pignoncini o rotelline, corone, chiusure), un macchinario per
fabbricarli e una punzonatrice per i loghi. Il container era destinato a un
cinese di 63 anni residente a Pisa, che è stato denunciato. Il carico di
copertura erano delle casse con migliaia di ombrelli. Sotto, ben nascosti da
cellophane e carta, c´erano orologi di case pregiate, come detto tutti di
ottima fattura ed identici agli originali persino nel meccanismo di carica
automatica. Inoltre, vera novità sottolineata dai finanzieri, con la merce
contraffatta, è stato trovato anche il macchinario per la marchiatura, completo
di 14 cliché di varie case per la punzonatura dei cinturini e delle casse. Gli
orologi erano quindi parzialmente montati, perché il confezionamento con le
corone (dei Rolex per esempio) sarebbe avvenuta in un laboratorio. Le
perquisizioni in Toscana nei diversi locali nella disponibilità del destinatario
hanno poi permesso il sequestro di altri 35 mila articoli contraffatti (tra
questi figurine della nota marca "Yu-Gi-Oh", collane, berretti,
peluche e orologi da muro). Il totale dei diritti evasi ammonta ad oltre 152
mila euro, mentre il valore della merce supera il milione e mezzo di euro.
«Tutti orologi pronti per essere immessi sul mercato d´estate sulle spiagge
della Liguria e della Toscana», spiega il capitano Ciro Fabio Castelli.
( da "Repubblica, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 22 - Economia
IL MERCATO I grandi del mondo al test del risparmio Gli americani ora sono
costretti a mettere soldi da parte: 4,2% del reddito, ma si prevede fino al 10%
ALESSANDRO PENATI Come quasi tutte le crisi finanziarie, anche quella attuale ha
come sfondo uno squilibrio dei flussi internazionali di capitale. Fino al
�98, i paesi asiatici avevano finanziato la propria crescita importando
capitali, che hanno alimentato credito facile e bolla immobiliare. Scoppiata la
bolla, fuggiti i capitali, i sistemi finanziari locali sono crollati, causando
una devastante crisi economica. Da allora hanno spinto la crescita attraverso
le esportazioni, accumulando un surplus di risparmio, investito prevalentemente
negli Stati Uniti, che ha permesso agli americani di "vivere al di sopra
dei propri mezzi", alimentando credito facile e bolla immobiliare. La
bolla si è sgonfiata, il sistema finanziario degli Usa è crollato ed è arrivata
la crisi. Stesso film, ruoli invertiti. I paesi asiatici, complessivamente, hanno
accumulato nel decennio un avanzo delle partite correnti (l´eccesso del
risparmio di un paese rispetto ai propri investimenti) di 5.000 miliardi: una
cifra colossale, affluita prevalentemente negli Usa, che nel periodo hanno
importato capitali esteri per 6.500 miliardi. Il modello di sviluppo asiatico è
stato emulato in Europa dalla Germania: 1.200 miliardi di capitali
complessivamente esportati in dieci anni, in parte verso l´Europa dell´Est, ma
soprattutto verso i paesi "periferici" di Eurolandia (Portogallo,
Italia, Spagna, Grecia, e Irlanda). Tutti assieme, questi paesi hanno importato
1.500 miliardi. In Spagna e Irlanda, i capitali esteri hanno finanziato il
settore privato e la bolla immobiliare; in Italia e Portogallo, il disavanzo
pubblico; in Grecia, entrambi. Sono questi i paesi di Eurolandia che gli
investitori percepiscono a più alto rischio. Nessuno ha ostacolato lo sviluppo
di questo imponente squilibrio nei flussi di capitale: agli americani faceva
comodo spendere tutto il reddito e non risparmiare; all´Asia conveniva che la
cicala americana trainasse la loro crescita (anzi l´ha agevolata, sostenendo il
dollaro con acquisti massicci di Treasury Bonds); alla Germania conveniva
spingere la propria industria con le esportazioni, alla Spagna drogare la
crescita con la bolla immobiliare, e all´Italia finanziare più agevolmente il
debito pubblico (oltre la metà del nostro debito, ben 747 miliardi, è in mani
straniere). Così, a fronte di una crescita potenziale di circa il 3%, il mondo
è cresciuto negli anni passati al 5%. E oggi, Cina e Giappone sono i principali creditori del Governo americano; la
Germania, dei paesi di Eurolandia. Ora che la bolla si è sgonfiata, il
consumatore americano è costretto a risparmiare: 4,2% del reddito, ma si
prevede fino al 10%. Per evitare che il crollo della domanda privata causi una
depressione, la spesa pubblica si sostituisce a quella privata. Anche
nei paesi europei in deficit, lo Stato aumenta i propri debiti per evitare
un´ondata di dissesti tra i privati. Il Tesoro americano ha chiesto a gran voce
che i paesi in surplus facilitino l´aggiustamento globale, aumentando lo
stimolo fiscale per spingere la loro domanda interna. L´Europa
"periferica" tace, causa i vincoli di Maastricht. Ma Cina e Germania hanno risposto picche; identico il messaggio
della Bce: un ulteriore aumento dei disavanzi pubblici creerebbe
inevitabilmente la tentazione di usare l´inflazione per risolvere il problema
dell´enorme stock titoli di Stato emessi; e questo danneggerebbe i grandi creditori
Cina e Germania. Vero. Ma richiedendo che l´onere
dell´aggiustamento gravi prevalentemente sui paesi in deficit, si rischia il
crollo del dollaro e, in Europa, la crisi finanziaria di qualche paese. I
creditori ci perderebbero comunque. Senza contare che, venendo meno il traino
delle esportazioni, i paesi in surplus rischiano di importare la deflazione.
Riequilibrare i flussi faciliterebbe l´uscita dalla crisi. Ma dubito che il
prossimo G20 produrrà un accordo.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-28 - pag: 5 autore: DALLA PRIMA Spiragli
da finanza e casa Del malessere di queste matasse era testimone il mercato dei
titoli pubblici. I soldi dei risparmiatori individuali e istituzionali – una
liquidità immensa che sciacqua nella finanza mondiale – si erano riversati sui
titoli di Stato, unico porto sicuro in mari agitati da una finanza privata
malata e un'economia reale in affanno. Molti titoli a breve avevano visto
rendimenti schiacciati quasi a zero, e anche i rendimenti a lunga sono tuttora
più bassi, in quasi tutti i Paesi, rispetto ai livelli pre-crisi. Questa fuga
verso la qualità ed è qui la novità - sta ora stingendo verso approdi più utili
per le sorti dell'economia. Sia in America che in Europa sono riprese - e hanno
trovato buona accoglienza- le emissioni di obbligazioni societarie, riaprendo
un importante canale di finanziamento del sistema produttivo. E il costo del
danaro per le imprese - che non aveva finora obbedito alle sollecitazioni dei
tassi-guida delle Banche centrali - inizia a diminuire. Nella misura in cui il
risanamento finanziario è una precondizione per l'uscita dal tunnel della
recessione, queste sono notizie positive. La guarigione della finanza è
tuttavia una condizione necessaria ma non sufficiente per far passare
l'economia dalla sala rianimazione alla corsia dei convalescenti. Il problema
del finanziamento delle imprese ha origini reali: il primum movens sta nel
forte calo della domanda finale, che ha tolto alle imprese capitale circolante
e ha fatto lievitare i bisogni di finanziamento proprio quando le banche
(istituzioni da sempre propense a prestare un ombrello quando splende il sole e
a chiederlo indietro quando piove) erano occupate a leccarsi le ferite. Se al
fondo della crisi ci sono motivi reali, bisogna stimolare la domanda. E qui
molti Paesi hanno fatto molto. Nella classifica delle misure discrezionali di
stimolo - appena stilata dal Fondo monetario- l'Italia è ultima fra i Paesi
industriali, con un misero 0,1% del Pil. Ma l'Italia potrà saltare sul
predellino dell'autobus altrui, beneficiando degli impatti delle forti misure
espansionistiche di bilancio prese dall'America, dalla Cina, dalla Gran Bretagna, dalla
Germania... Il rilancio verrà, come è inevitabile che venga. L'importante è che
il dimagrimento in corso abbia dietro una strategia di efficienza per
permettere al sistema produttivo di selezionare mercati, prodotti e processi,
così da cogliere fra i primi, come già ha saputo fare in passato, i
frutti della ripresa. Fabrizio Galimberti www.ilsole24ore.com/
fabrizio@bigpond.net.au
( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-28 - pag: 5 autore: «C'è fiducia, il
rilancio è vicino» Moltrasio (Confindustria): superato il punto di minimo ci
sono segnali di crescita Carmine Fotina ROMA Alle proiezioni e ai dati
negativi, inclusi quelli diffusi ieri dall'Istat, si possono almeno
contrapporre segnali che invitano alla fiducia. Il crollo di fatturato e
ordinativi appena certificato dall'Istat per il mese di gennaio –secondo Andrea
Mol-trasio, vicepresidente Confindustria con delega sull'Europa – non deve
impedire di intravedere «qualche luce in fondo al tunnel e di continuare a
darsi da fare». Pil in flessione del 3,5% nel 2009, con una revisione in calo
della stima, secondo il Centro studi Confindustria, e ripresa da metà anno. Primo
mese dell'anno ancora in caduta per l'attività economica, secondo l'Istat.
«Anche se gli ultimi dati – dice Moltrasio – sono ancora negativi, per noi
imprenditori sono dati già "vissuti", quindi non ci sorprendiamo più
di tanto. In questa fase, però, possiamo iniziare a cogliere dei segnali
positivi, anche se sono ancora deboli e da leggere con estrema prudenza. Si
tratta sia di segnali italiani sia di segnali internazionali ». A livello
nazionale le previsioni del 2009 sono state però riviste al ribasso. Il nostro
ufficio studi parla di ripresa nella seconda metà del 2009 e nel 2010 e questo
di per sé significa quantomeno vedere una fine alla crisi. Pochi giorni fa
l'amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne, che può esprimersi su dati
ed elementi concreti, ha spiegato di ritenere ormai superato il punto di
minimo; io non saprei dirlo ma di certo vediamo una crescita, seppure labile,
nella seconda parte dell'anno e soprattutto all'inizio del prossimo. Quali sono
i nuovi elementi su cui si può sperare per il rilancio dell'economia reale?
Bisogna guardare soprattutto a quello che sta accadendo
negli Stati Uniti e in Cina.
Per il mercato delle case degli Usa, al quale tutti hanno guardato come indice
strategico fin dall'inizio, si registrano primi segnali positivi, se non nei
prezzi almeno nei volumi. Ma, sempre negli Stati Uniti, c'è un altro fenomeno
che non può non farci riflettere ed è la discesa del prezzo della benzina,
passato da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-28 - pag: 9 autore: GRUPPO DI
SHANGHAI Cina e Russia:
cooperiamo con Washington L'Afghanistan potrebbe essere la chiave di un
avvicinamento tra Iran e Stati Uniti. è l'auspicio espresso ieri alla
Conferenza internazionale sull'Afghanistan organizzata a Mosca dal Gruppo di
Shanghai (Sco), l'organismo che riunisce i Paesi dell'Asia Centrale, la
Russia e la Cina in quello che è nato come un
contraltare asiatico all'Alleanza atlantica. Proprio per questo motivo mai,
finora, gli Stati Uniti avevano mandato un rappresentante ai vertici del
Gruppo, a cui invece partecipa come osservatore l'Iran. Ma i tempi potrebbero
cambiare, e ieri a Mosca Patrick Moon, assistente sottosegretario di Stato
americano per l'Asia centro-meridionale, ha definito «positive» le proposte del
Gruppo di Shanghai per unire le potenze regionali nella lotta contro il
terrorismo e il narcotraffico in Afghanistan. Mentre un funzionario americano
ha aggiunto di considerare l'Iran «un attore importante in Afghanistan. Questa
- ha continuato - potrebbe essere un'area molto produttiva in cui farsi
coinvolgere in futuro». Attraverso la Conferenza di Mosca Russia e Cina hanno voluto dare una risposta positiva all'invito di
Barack Obama: la stabilizzazione dell'Afghanistan, del resto, sta a cuore sia a
Mosca che a Pechino, minacciate direttamente dai militanti islamici. Così il
ministro degli Esteri russo Serghej Lavrov ha promesso di discutere «vie di
rifornimento aggiuntive» per le truppe Nato, mentre Pechino si è impegnata a
sostenere finanziariamente l'Afghanistan. A. S.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-28 - pag: 8 autore: Giochi. Dopo Pechino 2008
basta con il tour internazionale Il Cio «ferma» la torcia olimpica Luca Veronese
La torcia olimpica non viaggerà più attraverso i Paesi del mondo. Il Comitato
olimpico internazionale, riunito a Denver in Colorado, ha deciso di sopprimere
la staffetta internazionale che dal 2004 portava il fuoco simbolo dei Giochi da
Olimpia, in Grecia, alla città sede della manifestazione. I tedofori si daranno
il cambio solo all'interno del Paese organizzatore. Le accese e ripetute
proteste - a favore del Tibet e per i diritti umani- che si sono verificate in
occasione delle Olimpiadi di Pechino, lo scorso anno, hanno convinto il Cio a
bloccare la torcia: troppo alti i rischi sull'immagine dello sport e le
possibili ricadute negative sul business dei cinque cerchi. Nel 2008 il viaggio
della torcia per raggiungere la capitale della Cina - 137mila chilometri in 130 giorni - venne accompagnata dalle
contestazioni di migliaia di persone. Già ad Olimpia, il discorso d'apertura di
Liu Qi, presidente del comitato organizzatore, venne interrotto da tre
dimostranti che sventolavano una bandiera con i cinque cerchi olimpici a forma
di manette: un esordio che spinse la tv cinese a bloccare la diretta ea mandare
in differita "controllata" tutte le immagini successive dei
Giochi proprio per evitare altre sorprese. Ma le denunce pubbliche della
situazione cinese continuarono con vigore quasi ovunque, con particolari
tensioni nelle tappe di Parigi, Londra e San Francisco. Fino ad arrivare agli
scontri di Hong Kong, l'ultima sosta prima di arrivare al totale controllo
cinese. Nel 2004, dopo la prima staffetta della fiamma olimpica fuori dai
confini dal Paese organizzatore «avevamo già concluso-ha affermato Gilbert
Felli, direttore esecutivo del Cio - che sarebbe stato meglio restare
all'interno del Paese ospitante, per controllare meglio la staffetta». «Pechino
- ha proseguito Felli ha deciso di organizzare una staffetta internazionale e
noi l'abbiamo accettata. Ma ora abbiamo concluso, visto quanto accaduto lo
scorso anno, di bloccarla per le prossime edizioni ». Gli organizzatori delle
Olimpiadi invernali di Vancouver e di quelle estive di Londra 2012 avevano già
deciso di limitare il passaggio della torcia all'interno dei confini nazionali.
Il Cio ha chiesto anche agli organizzatori dei Giochi invernali di Sochi 2014
di restare all'interno della Russia. La decisione del Cio sarà aggiunta al
contratto che sarà stipulato tra il Comitato olimpico e il Paese a cui saranno
attribuiti i Giochi ed entrerà in vigore dall'edizione del 2016 che sarà
assegnata il prossimo ottobre. Per quell'anno sono in lizza Chicago, Rio de Janeiro,
Tokyo e Madrid. Ma per la sede americana sarebbero sorti dei contrasti tra il
comitato Usa e il Cio sulla suddivisione dei ricavi del marketing.
luca.veronese@ilsole24ore.com LIMITAZIONI La fiaccola attraverserà solo il
territorio del Paese ospitante, per evitare che diventi bersaglio delle
contestazioni
( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-03-28 - pag: 20 autore: Il summit.
Proposte anti-crisi A Cagliari il G-8 delle imprese Nicoletta Picchio ROMA
Crisi economica e finanziaria, libertà di investimenti, cambiamenti climatici:
le associazioni imprenditoriali dei Paesi del G8 ne parleranno a fine aprile,
il 23 e il
( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2009-03-28 - pag: 21 autore:
Salute. L'azienda toscana è specializzata in prodotti naturali Erbe officinali,
per Aboca un business da 60 milioni MILANO Oltre
( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 26 - Commenti
Il g20, le banche e la collera del mondo (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) JOHN LLOYD
Le dimostrazioni programmate dal gruppo Meltdown e da altre associazioni in
occasione del G20 che si svolgerà a Londra mercoledì e giovedì della prossima
settimana potrebbero diventare violente: un sito web arriva a istigare alla
messa al rogo, un altro addirittura all´impiccagione dei banchieri in
questione. All´improvviso i banchieri, i finanzieri e perfino gli imprenditori
più ordinari paiono uomini di un altro insensibile pianeta, arrivati sulla
Terra per portarci alla rovina. Nel loro libro del 2008 intitolato "Unjust
Rewards" (stipendi ingiusti), i giornalisti del Guardian Polly Toynbee e
David Walker raccontano di aver parlato a un gruppo di banchieri e avvocati
della City: tra loro quello che guadagnava meno intascava uno stipendio di
150.000 sterline l´anno. Ebbene, costoro non si ritengono ricchi, ma pensano di
"cavarsela abbastanza bene", e dicono di voler arrivare a emulare
quelli "davvero ricchi". Questa affermazione rivela una mentalità in
base alla quale conta chi ha di più, chi è "sopra" in termini di
gerarchia nello stesso ramo di attività, chi ha centinaia di migliaia di
sterline se non addirittura milioni di sterline di reddito. Questa società
potrebbe essere etichettata, per così dire, la società del "perché me lo
merito". I più intelligenti, in ogni caso, sanno perfettamente che i
ricchi non meritano tutta la loro ricchezza o quanto meno non possono conservarla
senza problemi molto a lungo. Michel Platini, presidente della Uefa, ha
suggerito di fissare un tetto massimo per gli stipendi, affermando che tutti
sanno che il "mercato è incapace di correggere i propri eccessi". Di
fatto, nessuno lo sa: le associazioni europee dei vari club calcistici come
quelle britanniche gli hanno risposto di lasciar perdere. In futuro vedremo
forse i milionari europei dalla miglior parlantina essere fischiati dalla gente
per le loro ricchezze? Così, con rabbia, il vecchio grido socialista che
inneggiava all´eguaglianza si tramuta in un´ondata populista. Le ragioni
addotte hanno solide radici morali: nel suo libro "Equality" (1931)
� un testo di riferimento per le generazioni di socialdemocratici di successo
� il socialista morale britannico R.H. Tawney arrivava alla conclusione che
"una società è libera nella misura in cui le sue istituzioni e le sue
politiche sono tali da consentire a tutti i suoi membri di svilupparsi al
meglio delle proprie potenzialità". Un libro più recente, "The Spirit
Level" scritto dai ricercatori medici Richard Wilkinson e Kate Pickett, si
cimenta in un terreno più crudamente realistico e arriva ad affermare che le
ineguaglianze sono un male per la salute, per l´aspettativa di vita e per l´incidenza
della criminalità. Questo testo ha chi lo critica � John Kay ha trovato
"inconsistenti" le sue raccomandazioni � pur ammettendo che
"questa tesi è una replica efficace a qualsiasi semplice equiparazione tra
progresso sociale e progresso del Pil", oggi più che mai. Le ondate
populiste fluttuano e si trasformano. Laddove i radicali di sinistra
stigmatizzano i banchieri, quelli della destra accusano gli immigrati. Le
proteste divampano in Spagna e in Francia, in Italia e in Gran Bretagna, con
obiettivi e bersagli diversi, ma mobilitano tutte un risentimento verso gli
standard di vita sfacciati e spudorati dei più ricchi, messi a repentaglio e
minacciati dal basso. Gli interrogativi più difficili ai quali dare una
risposta sono i seguenti: questa collera avrà contraccolpi duraturi? E fino a
quando? In che termini le tesi vecchie e nuove a favore dell´uguaglianza
potranno essere tradotte in un´opinione precisa, generale e supportata
dall´elettorato, che allontani l´idea prevalsa nei decenni scorsi secondo cui il
benessere di pochi avrebbe comunque portato vantaggi a tutti? Il socialismo,
quello del genere più forte, pare lontanissimo, come mai prima d´ora è stato,
dagli anni Settanta in poi: se i gruppi di estrema sinistra stanno guadagnando
nuovi adepti, in Europa i partiti di sinistra sono in genere all´opposizione,
oppure � se sono al governo � sono spesso battuti e impopolari. Nemmeno le economie a forte crescita come Cina e India hanno alcuna intenzione
dichiarata di far ritorno a un´economia socialista. L´eguaglianza, quindi,
diventa una questione transpartitica. Non è più esclusiva della sinistra o
della destra. è già adesso un´idra a più teste. Se per Tawney essa era in buona
parte limitata a ciò che lo Stato poteva fare in relazione ai redditi,
all´istruzione, al servizio sanitario, oggi essa compare nelle questioni legate
alla razza, al sesso, al rispetto. Da ogni punto di vista possibile, si tratta
di una causa popolare e populista: quasi nessuno si dichiara contro
l´eguaglianza sessuale o razziale, e i sondaggi successivi rivelano una forte
preferenza per una minore ineguaglianza di reddito e di privilegi. Gli ultimi
decenni hanno accordato ai Promethean e perfino ai superimprenditori di tipo
nietzschiano � come ha fatto Sir Fred Goodwin insieme agli altri suoi pari in
tutto il mondo, trasformando in una potenza globale l´originaria Royal Bank of
Scotland di provincia � a fare a pezzi tutti i regolamenti, a spingere la
finanza in aree troppo complesse e oscure perché il cittadino comune potesse capirla
e infine ad ammassare profitti, utili e redditi a livelli che non hanno
precedente alcuno nella storia. Tutti potevano essere vincenti � chi aveva un
reddito basso e comperava casa per la prima volta insieme ai magnati
dell´universo della finanza. Adesso tutti noi in un modo o in un altro siamo o
saremo perdenti: e l´amaro peso delle nostre perdite e della nostra rabbia, se
riuscirà a non farci mettere al rogo i banchieri, quanto meno corroborerà i
discorsi e forse perfino la realtà di società più eque, almeno per una volta.
In effetti, a ben pensarci, per noi potrebbe essere positivo. Traduzione di
Anna Bissanti
( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 32 - Cultura
La Storia alla prova del Nove Scatti emozionanti l´immagine è certamente dovuta
a un illusionismo della numerologia l´idea che gli anni segnati dal numero Nove
siano affollati di eventi cruciali. Ma, in questo 2009 di crisi, basta aprire i
due libri di Contrasto dedicati al 1969 e al 1989 per farsi suggestionare e per
vivere una specie di cortocircuito tra memoria e attualità Lo shock dell´orma
del piede umano sulla polvere vergine del suolo lunare La bomba di piazza
Fontana e l´impeachment di Nixon, così finì l´età dell´innocenza L´omino in
camicia bianca a bloccare i carri armati E la Cina non fu più la stessa Dal filo spinato tranciato sul confine
austro-ungherese ai ragazzi a cavallo del Muro VITTORIO ZUCCONI Deve essere il
primo vagito che si sprigiona da noi dopo nove mesi, il segnale che in quel
numero magico, nel "9", sta racchiuso il mistero della fine e
dell´inizio, il segreto del bisogno umano irrefrenabile di scalciare e di uscire
a un nuovo giorno al rintocco di quella cifra. Sono soltanto
coincidenze, risponderanno gli scettici e i positivisti, se allo scoccare degli
anni che terminano con il numero singolo più alto nella nostra scala decimale,
il 9, tanto spesso il mondo conosce il travaglio, il trauma e la nascita di un
tempo diverso, dal quale ricominceremo a contare la storia e a riazzerare i
calendari. Ma nella fissità implacabile delle immagini che scolpiscono gli
eventi nella memoria, più di ogni filmato e video perché tutti tendiamo a
ricordare per istantanee e non per sequenze, l´album della famiglia umana che
oggi sfogliamo ha scandito proprio gli anni del 9, il 1969, il 1989, come i
momenti cardine del passato prossimo e dunque del presente. Guardare le
fotografie emozionanti raccolte appunto dagli obbiettivi della grandi agenzie
come "Contrasto" nel 1969 e 1989 è come subire un elettroshock della
coscienza e rabbrividire al pensiero che anche questo, nel quale viviamo oggi,
è un «anno del nove». Come il 1939, per la generazione dei nostri vecchi,
l´anno della solita guerra combattuta per mettere fine a tutte le guerra, così
il 1969 fu, dal Vietnam alle piazze di Milano con nomi divenuti sciaguratamente
immortali, un tempo cardine per gli adulti di oggi. Mai prima di quei giorni un
essere umano aveva posto piede su un suolo che non fosse quella della Terra e
nel luglio del ´69 Neil Armstrong e Buzz Aldrin calpestarono la polvere vergine
della Luna, un evento talmente incomprensibile da avere creato per sempre
leggende impastate dello scetticismo di chi non riesce a crederci. Esplose una
bomba nella innocente sede di una banca, in piazza Fontana a Milano, colpendo
più di cento persone, uccidendone diciassette, e risucchiando nel vortice di
quell´esplosione l´età dell´innocenza italiana, che da allora diventerà per
sempre l´età del sospetto e del rancore nella quale ancora annaspiamo. Si
frantumò in una villa di Bel Air, sopra Hollywood, il mito di
"Tinseltown", la immaginaria città felice di stagnola, quando la
stupenda Sharon Tate, incinta, fu massacrata da Charlie "Satana"
Manson e dalle sue serpi velenose sfuggite al mite sogno di controcultura e di
amore universale degli hippy, e questo proprio nello stesso anno in cui lo
stesso sogno aveva celebrato, nei quattro giorni di Woodstock, il te deum e
insieme il funerale di un culto carnale e fangoso come la terra inzuppata dalla
pioggia d´agosto nella quale si rotolavano innocui rivoluzionari con le canne.
Massacri di purificazione e tiepidi abbracci a ritmo di rock, mentre un nuovo
presidente americano insediato in quei mesi, Richard "Dick lo Sporco"
Nixon si preparava a demolire l´"età dell´innocenza americana" e
della fede dei cittadini nella integrità nobile dei propri governanti. A Praga,
sulla piazza di San Venceslao, si immolava in un rogo suicida, Jan Palach, per
segnalare al mondo, alle sinistre leniniste, ai pavidi che ogni illusione era
morta e neppure i panzer dell´Armata Rossa sarebbero più riusciti a schiacciare
lo spirito dei sudditi e a mantenere in piedi un impero marcio. Sarebbe dovuto
passare ancora un ventennio, perché le conseguenze finali di quel gesto,
identico all´autosacrificio di altri uomini inorriditi dalla eterna prepotenza
della potenze, i monaci buddisti a Saigon, arrivassero a frutto, ma il ´69 di
Praga fu il seme di quanto sarebbe sbocciato più tardi. Nel 1989. Possiamo
forse immaginare che di nuovo la magia nera del "nove", l´urgenza di
tagliare il cordone ombelicale con il passato, fu ciò che spinse il governo
ungherese ad abbattere per primo le barriere di filo spinato che chiudevano le
frontiere con l´Austria, dunque con l´Occidente, proprio nel 1989? Fu il
richiamo di quel numero che nella sua prima formulazione indiana aveva la forma
di un punto interrogativo con l´occhiello aperto e non chiuso come lo scriviamo
oggi, a portare George Bush il Vecchio Saggio e Mikhail Gorbachev il Coraggioso
travolto dal proprio coraggio, a dichiarare nelle acque di Malta, sballottati
da una burrasca, che quel giorno la Guerra Fredda era ufficialmente finita e
che l´Urss l´aveva perduta? Certamente no, la numerologia, il "potere
magico del nove", nove come i nove giorni della passione ebraica che
precedono gli eventi più tragici nella storia dei figli di David, la
distruzione del tempio di Salomone, non possono avere spinto l´Urss di Brezhnev
alla decisione che avrebbe consumato i resti dell´Unione Sovietica: l´invasione
dell´Afghanistan. Fu presa nell´anno
( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XI - Roma
Stop a "cinepresa selvaggia" Prati detta nuove regole per i set
cinematografici Aree di parcheggio per i grandi camion E non più di tre
produzioni nella stessa giornata LAURA SERLONI «Mai più camion da dodici metri
parcheggiati per giorni in piazza Bainsizza, viale Angelico, via Traspontina,
Borgo o Castel Sant´Angelo. Mai più gruppi elettrogeni o fari accesi tutta la
notte nelle strade del quartiere di Prati. Mai più set cinematografici
allestiti da un giorno all´altro senza nessun preavviso sia per i cittadini che
per il municipio. E stop alle risorse del Comune per mettere in campo gli
uomini della polizia municipale. Ora si cambia». Il minisindaco del XVII
municipio, Antonella De Giusti, è determinata a imporre delle regole per girare
film, fiction o spot in Prati. E perciò ha presentato all´assessore alla
Cultura, Umberto Croppi una serie di proposte che saranno inserite nel nuovo
regolamento che è ora allo studio del dipartimento comunale. Le proposte del
minisindaco prevedono la creazione di stazioni base dove le produzioni potranno
posteggiare i camion, le cine-mobili, le auto di scena e
tutti i mezzi che trasportano il materiale per allestire il set. Sono tre le
zone individuate nel municipio XVII: lungotevere Oberdan, lungotevere della
Vittoria e piazza dei Tribunali. Sarà dunque vietato posteggiare per giorni
nelle stradine del cuore di Prati i veicoli pesanti che paralizzano il traffico
e impongono ai residenti infiniti giri del quartiere per trovare un
posto libero dove parcheggiare l´auto. Nei luoghi dove viene allestito il set
potranno sostare solo dei piccoli furgoni non troppo invasivi. «Ritengo il
cinema un´industria fondamentale per Roma e anche la sua promozione è
importante sia per i risvolti sociali che economici dell´indotto ad esso
collegato - dice Antonella De Giusti - non per questo però deve diventare
motivo di disagio per la cittadinanza. Così abbiamo cercato di mettere a punto
un´intelligente pianificazione sul territorio». Non potranno esserci più di tre
produzioni in una stessa giornata nell´intero municipio XVII e dovranno essere
dislocate in differenti aree. E un´altra novità sarà sulle occupazioni di suolo
pubblico. Una quota dei soldi versati per le occupazioni di suolo pubblico sarà
corrisposta al municipio per riqualificare l´area dove è stata girato il film.
«Spesso le fiction utilizzano piazze e giardini togliendo per giorni spazi
verdi ai cittadini - spiega il minisindaco - penso che ci dovrebbe essere una
qualche forma di risarcimento per i territori che ospitano queste produzioni,
in maniera che un residente possa anche accettare un disagio di alcuni giorni
in virtù del fatto che questo spazio verrà restituito riqualificato e con dei
servizi aggiuntivi». Stop anche agli straordinari che il Comune deve
corrispondere, in tali occasioni, ai vigili. «In un momento in cui soffriamo di
ingenti tagli al bilancio, se ci fossero dei soldi per gli straordinari, la
polizia municipale dovrebbe essere utilizzata per proteggere i nostri cittadini
e non certo per vigilare sul rispetto dei divieti di sosta causati dalla
presenza dei set cinematografici».
( da "Unita, L'" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina
Torino,
due orchi contro la figlia-sorella Londra in piazza contro la crisi In Tibet la
festa di regime della Cina Ronconi e l'esorcismo della morte
Oggi primo Gp, Brawn in pole
( da "Unita, L'" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina
In
Tibet festa di regime La Cina sfida il Dalai
Lama GABRIEL BERTINETTO Uno studente, un soldato, un ex-servo della gleba. A
turno salgono sul palco e tessono gli elogi del regime vigente. L'ultimo dei
tre, l'anziano contadino, ha l'età per fare un raffronto diretto con il
passato, e ricorda le vessazioni subite in gioventù quando lavorava la terra al
servizio dei monasteri. Ma oggi in Tibet va tutto meglio, la schiavitù è finita, conclude.
Questo il senso dei discorsi con cui l'accurata regia comunista ha voluto
spruzzare un pizzico di sale popolare sulle celebrazioni di regime indette ieri
per i 50 anni del Tibet libero. Libero, cioè sottomesso alla Cina.
L'hanno chiamato il «Giorno dell'emancipazione dei servi» e d'ora in poi sarà
festeggiato ogni 28 marzo. Perché in quello stesso giorno del
( da "Unita, L'" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina
Uno studente, un
soldato, un ex-servo della gleba. A turno salgono sul palco e tessono gli elogi
del regime vigente. L'ultimo dei tre, l'anziano contadino, ha l'età per fare un
raffronto diretto con il passato, e ricorda le vessazioni subite in gioventù quando
lavorava la terra al servizio dei monasteri. Ma oggi in Tibet va tutto meglio,
la schiavitù è finita, conclude. Questo il senso dei discorsi con cui
l'accurata regia comunista ha voluto spruzzare un pizzico di sale popolare
sulle celebrazioni di regime indette ieri per i 50 anni del Tibet libero.
Libero, cioè sottomesso alla Cina. L'hanno chiamato il «Giorno dell'emancipazione dei servi» e
d'ora in poi sarà festeggiato ogni 28 marzo. Perché in quello stesso giorno del
( da "Unita, L'" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina
LA SFIDA CINESE:
UN'ALTRA VALUTA È POSSIBILE IL TRAMONTO DEL DOLLARO Lunedì scorso, quando a
Washington Tim Geithner, ministro del Tesoro, presentava il piano per
normalizzare il sistema bancario e finanziario degli Stati Uniti, sul sito della
Banca Centrale della Cina veniva posto un articolo, in
inglese, firmato dal Governatore Zhou Xiaochuan per sostenere il lancio di una
moneta di riserva globale slegata dal controllo di Stati sovrani, in
sostituzione o almeno in affiancamento di dollaro ed euro. Il Governatore
cinese dà un riferimento preciso: il «Bancor» proposto da Keynes nel
( da "Unita, L'" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina
Le
contestazioni alla Torcia sono scoppiate l'anno scorso: contro la Cina, per i diritti
umani e soprattutto per il Tibet. Nella foto a destra i tafferugli in aprile a
Parigi che hanno bloccato molte staffette e costretto gli organizzatori a
finire il tragitto in pullman.
( da "Unita, L'" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina
Le
proteste per i Giochi in Cina sono iniziate
a marzo, alla partenza della fiaccola da Olimpia in Grecia. Si sono estese in
più continenti, da New Delhi a San Francisco. E molte città hanno assistito al
passaggio praticamente blindate.
( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XX - Milano
FORZA E AGILITà COI MONACI SHAOLIN la scelta SIMONA SPAVENTA La loro è una
lotta di difesa, con esercizi di destrezza spettacolari, basati sulla
regolarità dei movimenti e una ferrea disciplina fisica e spirituale. è l´arte
del kung fu dei monaci buddisti Shaolin, in scena solo stasera al Teatro Ciak
(0276110093) con uno show � The Holy Mountain � che
riporta al monastero della Cina centrale, ai piedi del monte sacro Song Shan, dove la
confraternita nacque 1500 anni fa. Insieme a loro, i maestri dell´antica arte
marziale Kalaripayattu si affronteranno in una lotta simile al ballo, che
affonda le sue radici nell´estremo Sud dell´India.
( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XIX - Napoli
HIROSHIMA GOFFREDO LOCATELLI ne ricorda sempre l´orrore incancellabile. Arzillo
e lucido, di taglia atletica oltre il metro e ottanta, Mazzella ha conservato
un cuore d´acciaio che oggi, a 91 anni, batte ancora 60 colpi al minuto. Vive a
Ischia con la famiglia, dopo una vita ricca di avventure irripetibili. «Il
ricordo dell´esplosione atomica non mi lascia mai. - racconta - Più gli anni
passano più comprendo l´orrore di quel giorno». Mazzella era prigioniero dei
giapponesi. Lo avevano catturato in Cina due anni
prima e poi internato in un campo di concentramento. «Quel 6 agosto - continua
a raccontare - eravamo a pochi chilometri da Hiroshima, da cui ci divideva una
collina. Era una mattina limpida rinfrescata da un venticello di maestrale.
Alle 8,15 sentii tremare un po´ la terra sotto i piedi, cosa normale in
Giappone, ove sono frequenti le scosse di terremoto. Poi vidi un lampo con un
bagliore accecante. Dopo poco il cielo si oscurò e si scatenò una violenta
pioggia. Allora pensai ad un tifone che passava sul Giappone. Quella pioggia
era il fall-out atomico che fortunosamente non arrivò al campo: ci salvò la
collina e il vento che soffiava di spalle. Fu così che il mio gruppo di 29
italiani non fu annoverato tra gli "hibakusha", come chiamarono i
colpiti dalle radiazioni atomiche. Non andò allo stesso modo per altri
prigionieri americani che si trovavano ad est: sebbene più lontani, furono
esposti alla pioggia radioattiva e molti morirono poi di leucemia». Mazzella
aggiunge che solo a sera le radio giapponesi diedero la notizia di una
superbomba sganciata su Hiroshima. Nei due giorni successivi all´apocalisse
nucleare Mazzella e gli altri prigionieri furono evacuati per essere trasferiti
a Tokio, Kawasaki, Yokohama. L´8 agosto vennero fatti salire sul treno di una
linea secondaria che sfiorò la periferia di Hiroshima. «Furono oscurati tutti i
vagoni per evitare che guardassimo quello spettacolo terrificante. Il convoglio
si fermò in una stazione e noi, presi dalla curiosità, cercammo di spiare dalle
fessure dei finestrini. Vidi scene indescrivibili: migliaia di morti e feriti
coperti di bruciature come se fossero usciti da un´enorme fornace rovente. Il
viaggio proseguì poi normalmente. Lo scoppio della seconda atomica su Nagasaki,
il 9 agosto, per i prigionieri concentrati nella baia di Tokio passò
inosservato, ma il 13 ascoltammo alla radio il discorso di resa dell´imperatore
Hiro-Hito». Due giorni dopo, il cielo fu invaso da centinaia di aerei americani
che lanciavano cibo con i paracadute. «Ma con grande sorpresa, mentre noi
corremmo a raccoglierlo, nessun giapponese, e dico nessuno, si chinò per
prendere una sola scatoletta. Eppure erano allo stremo per mancanza di cibo: a
noi fornivano una razione giornaliera di
( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 17 - Esteri
Molti dei pc violati appartenevano ad ambasciate, ministeri e uffici
governativi: attacco in 103 Paesi Assalto mondiale degli
hacker di Pechino spiato anche il computer del Dalai Lama Nessuna prova che la Cina sia coinvolta, ma il sistema è
manovrato da lì TORONTO - Grazie a una titanica impresa di spionaggio,
centinaia di siti governativi e commerciali hanno subito un saccheggio di dati
e documenti, e fra le vittime più illustri c´è il Dalai Lama. La rete è
stata scoperta per caso dai ricercatori del Centro Munk per gli studi
internazionali dell´Università di Toronto. Il sistema, stando alle rivelazioni,
è manovrato da una serie di computer in Cina, però ciò
non basta a dimostrare un coinvolgimento del governo di Pechino. Tutto è
iniziato quando il quartier generale del Dalai Lama, con uffici sparsi in
esilio dall´India a Londra a Bruxelles e New York, s´è rivolto al Centro
canadese con la richiesta di esaminare il propri computer nel caso fossero
stati penetrati da software alieni, in particolare i malware. Così s´è scoperta
la rete, ribattezzata GhostNet, che in meno di due anni ha infiltrato almeno
1.295 computer in 103 Paesi, prendendo di mira ambasciate, ministeri degli
Esteri e sedi governative. Se dai risultati della ricerca arriva la conferma
che il Dalai Lama è l´obiettivo primario, se ne deduce anche che i pirati del
web hanno nel mirino i governi dell´Asia meridionale e i Paesi del Sud Est
asiatico più in generale. Si tratta di una delle aree dov´è più intenso lo
scontro fra le potenze emergenti, dove Cina, Russia e
Stati Uniti manovrano per garantirsi posizioni di riguardo. Infatti sia Pechino
sia Mosca e Washington impiegano sofisticati programmi per raccogliere notizie
in modo clandestino. Però mai prima d´ora i cacciatori di spie s´erano
imbattuti in una rete tanto ampia e complessa. Le conseguenze sono pratiche e
reali. Nel caso del Dalai Lama, gli intrusi si sono inseriti nel server della
posta elettronica. Sarà una coincidenza, dicono i canadesi, ma dopo l´invito
e-mail spedito dagli esuli tibetani a un diplomatico occidentale, il governo
cinese ha interpellato l´uomo suggerendogli di respingere l´invito. Tanto che
un altro gruppo di ricercatori, stavolta all´università di Cambridge, collega
la rete alle autorità di Pechino, che negano ogni coinvolgimento. La
pubblicazione dello studio non ha per questo intralciato l´opera del
"grande occhio segreto": nei calcoli del Centro di Toronto, GhostNet
infiltra almeno una ventina di computer la settimana. I suoi obiettivi sono
target importanti. Sembrano finora esclusi gli Stati Uniti, ma la Nato è stata
colpita per metà giornata. Tra le funzioni attivate da GhostNet, vi sono anche
gli strumenti di registrazione audio e video. In questo modo, le talpe vedono e
ascoltano quel che accade in una stanza. Insomma un Grande Fratello di cui si
conosce l´esistenza, ma che nessuno per ora sembra in grado di fermare.
( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 35 - Cultura
Ecco il viaggio alfa l´homo sapiens dall´Africa all´Australia Scoperte il
racconto Settantasettemila anni fa iniziò la migrazione più lenta della storia.
Fu allora che l´uomo si mise in marcia dal continente nero per arrivare in
India e poi, cinquemila anni dopo, in Oceania. Gli scienziati hanno ricostruito
quell´esodo in un libro che sembra un thriller. Dove gli indizi sono orme e
ossa millenarie PAOLO RUMIZ Succede che un giorno in Australia, ai piedi di una
bassa cordigliera, nella sabbia di quarzo di un lago asciutto da diciottomila
anni gli archeologi trovano resti molto speciali. è il corpo di una donna di
vent´anni, cremato, accuratamente sminuzzato, ricoperto di polvere d´ocra e poi
sepolto. Gli studiosi non credono ai loro occhi: le ossa hanno sessantaduemila
anni, ventimila in più degli uomini delle grotte dipinte di Lascaux in Francia.
La più antica cremazione della storia. Ma l´esame del dna offre altre sorprese.
La giovane antenata appartiene alla stessa razza - "homo sapiens" -
degli anglosassoni colonizzatori. Niente a che fare con gli scimmieschi
australopitechi o con il "neanderthal man" dalla fronte rocciosa. Come
gli abitanti di Lascaux, la progenitrice è discendente dei cacciatori che
popolarono l´Africa sud-orientale, la "culla della civiltà" dove
l´uomo cominciò a dipingere, socializzare, seppellire i morti. E non solo: la
sua gente sbarcò in Australia almeno diecimila anni prima che l´uomo nuovo
arrivasse in Europa. Ma se fu l´Africa la Grande Madre, come arrivarono fino in
Oceania quegli antenati simili a noi? Come superarono il mare, visto che
l´Australia è sempre stata un´isola, anche quando il gran freddo teneva basso
il livello degli oceani? Già quarant´anni fa il genetista Luca Cavalli Sforza
verificò che il mondo venne colonizzato da discendenti di una singola tribù
africana di "homo sapiens", al massimo settecento individui di pelle
nera, partiti verso il Mar Rosso settantasettemila anni fa. Ma il primo grande
viaggio dell´umanità non era mai stato rifatto. Ora degli scienziati hanno
colmato la lacuna, armati di strumenti di datazione, "carbonio 14",
isotopi, mappe genetiche, rivelatori di "termoluminescenza", e delle
ultime conoscenze di paleo-antropologia. Per anni hanno seguito le tracce di
quelli che andarono verso il sole nascente lungo le coste dell´Oceano Indiano,
attraversando il Mar Rosso come gli ebrei, e poi gli stretti di Bab el Mandeb
fino al subcontinente indiano e all´arcipelago dell´Indonesia. @_TITOLETTO nero
sx:Uragani ed eruzioni @_AR Tondo al VIVO:Ne è uscito un libro appassionante -
The Bone Readers, i lettori di ossa, appena uscito a Sydney e nel Regno Unito -
che ripercorre in termini divulgativi quell´emigrazione primordiale durata
cinquemila anni e ne segue le tappe in una Terra battuta da uragani, freddi
polari e spaventose eruzioni. Uno degli autori è italiano, Claudio Tuniz, del
Centro di fisica di Trieste, specialista in datazioni con gli acceleratori di
particelle. Con lui, Richard Gillespie, archeologo di Sydney, e Cheryl Jones,
giornalista scientifica di antenati aborigeni. Più che un romanzo è un
thriller. Un viaggio dove le vie - per dirla come Chatwin - si svelano non
attraverso i "canti" ma attraverso micro-segnali captati dallo
stetoscopio di apprendisti stregoni. Un´esplorazione nel tempo, che parte dal
capolinea-Australia, terra dove basta grattare per toccare l´età della pietra.
Orme umane, come quelle trovate pochi anni fa sul lago Wilandra, a ovest di
Sydney. Vecchie di ventimila anni e perfettamente conservate. All´origine c´è
l´Africa, predisse Charles Darwin prendendo atto dell´enorme quantità di
scimmie sul "Rift", la frattura nord-sud che taglia l´Africa
Orientale. Oggi tutto conferma quell´intuizione; ed è dall´Africa, nella Pompei
dell´età della pietra, la grotta di Sterkfontein, che parte la ricerca dei
primi viaggiatori. C´è tutto in quel precipizio dove i corpi cadono restando
intrappolati in un antico fondale marino. I primi ominidi di tre milioni e
mezzo di anni, preservati quasi intatti. Lì si legge come in un film la storia
della scimmia nuda che si alza in piedi, afferra una pietra, la sgrezza, poi -
centomila anni fa - comincia a esprimere linguaggi complessi come i riti di sepoltura
e infine, settantasettemila anni fa, spinta da un´irrefrenabile inquietudine
migratoria, decide di partire. La pattuglia avanzata di un popolo mangiatore di
pesce, capace di navigare e organizzato in tribù. Allora la Penisola Arabica è
terra fertile e il Sahara popolato di elefanti. Il Golfo Persico è in gran
parte libero dal mare a causa delle glaciazioni, e poiché le montagne sono
coperte di ghiacci, non resta che la costa. è così che l´homo sapiens raggiunge
l´India e l´Andra Pradesh, dove lascia strumenti in pietra molto simili a
quelli sudafricani. @_TITOLETTO nero sx:Bivio epocale @_AR Tondo al VIVO:In
quegli anni una gigantesca eruzione cambia il clima della Terra e porta i
nostri antenati viaggianti a un passo dall´estinzione. «Di questa tappa ci sono
rimasti solo i manufatti», spiega Tuniz. «Non abbiamo ancora resti umani, ma la
strada dell´homo sapiens in India è chiara». L´orologio del tempo segna
settantamila anni fa. E la strada si avvicina a un bivio epocale, nel
Bangladesh. Qui il popolo in movimento si divide. Una parte
sale verso i fiumi della Cina, per raggiungere lo stretto di Bering, trampolino verso le
Americhe. Un´altra parte scende verso la Malacca e, di isola in isola,
attraversa l´ultimo stretto di mare per l´Australia. Anche qui mancano resti
umani, ma c´è un segnale del passaggio che surclassa tutti gli altri: lo
sterminio dei grandi animali. Non si sa cosa sia stato: una caccia
indiscriminata, l´incendio delle foresta vergine, oppure una mutazione
climatica contemporanea. Fatto sta che scompaiono all´improvviso, in
simultanea. Giganteschi struzzi, marsupiali grossi come orsi grizzly,
ippopotami dalla faccia di cammello. Non ne rimane traccia, dopo l´arrivo del
grande cacciatore. Lo stesso accade con le altre razze umane. Homo sapiens
elimina i possibili concorrenti. Via neanderthal; via l´homo erectus arroccato
da due milioni di anni in Cina; via i piccoli
"hobbit" rifugiatisi nell´isola di Flores, Indonesia, dov´erano
convissuti con microscopici elefanti (oggi estinti) e aggressivi lucertoloni di
quattro metri, ancora oggi padroni della giungla. Ovviamente gli aborigeni
esultano. Orgogliosi di sapersi più antichi degli europei, all´apertura delle
olimpiadi di Sydney hanno vantato i loro «sessantamila anni di cultura» per
avanzare diritti sul territorio australiano, in antagonismo con i conquistatori
bianchi. La rivoluzione biologica generata da Darwin, si legge nel libro, aveva
incoraggiato la rapina ai danni dei primitivi, degradati al ruolo di
sotto-uomini e costretti a subire insulti come l´esposizione dei loro scheletri
nei musei occidentali. Oggi l´Australia sta facendosi restituire da mezzo mondo
le ceneri dei progenitori ma succede che, quando i legittimi eredi ne vengono
in possesso, questi provvedono a una nuova cremazione purificatrice secondo i
riti degli antenati, il che genera inevitabili tensioni col mondo della
ricerca. Stranezze del secolo Ventunesimo: guerre scientifiche e scontri
politici attorno a ossa del paleolitico. Forse gli apprendisti stregoni hanno
messo in moto una macchina che nessuno riesce a fermare.
( da "AmericaOggi Online" del 29-03-2009)
Argomenti: Cina
Clima. Obama chiede
a Berlusconi un aiuto per riattivare il "Major Economies Forum"
29-03-2009 NEW YORK - Nel giorno di Earth Hour, il black out globale a difesa
della Terra che scotta, il presidente Barack Obama ha chiamato al capezzale del
Pianeta 16 grandi economie mondiali in vista di un vertice sul clima che si
terra' in Italia a luglio ai margini del G8. Il presidente americano ha
convocato una riunione a fine aprile a Washington e scritto al premier Silvio
Berlusconi chiedendo l'aiuto dell'Italia per riattivare il 'Major economies
Forum' sull'energia ed i cambiamenti climatici. Berlusconi ha dato il suo via
libera affinche' la riunione si tenga a margine del G8 della Maddalena,
probabilmente nel terzo giorno del summit, si e' appreso da fonti governative
italiane. Il vertice in Italia sara' preceduto da una serie di riunioni
preparatorie la prima delle quali e' stata convocata il 27 e 28 aprile al
Dipartimento di Stato di Washington, probabilmente a livello di sherpa. ''Il
'Major Economies Forum' facilitera' un dialogo aperto tra paesi chiave del
mondo industrializzato e in via di sviluppo, aiutera' a generare la leadership
politica necessaria per ottenere un risultato positivo ai negoziati Onu sul
clima che si terranno in dicembre a Copenaghen e e faranno progredire
l'esplorazione di iniziative congiunte sull'energia pulita e la riduzione delle
emissioni inquinanti'', si legge in un comunicato diffuso dalla Casa Bianca. I
paesi del G-17, che insieme rappresentano circa l'80% delle emissioni di gas
serra di tutto il mondo, sono Australia, Brasile, Canada, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania,
Giappone, Gran Bretagna, India, Indonesia, Italia, Messico, Russia, Sud Africa
oltre agli Stati Uniti e all'Unione Europea. La Danimarca partecipera' come
presidente della Conferenza del dicembre
( da "Unita, L'" del 30-03-2009)
Argomenti: Cina
«Berlusconi-Confindustria?
Un modello vecchia Italia» Da un imprenditore del Nord Est la critica alle
politiche dell'imprenditore-premier: manca a lui (ma anche a Marcegaglia) una
visione globale, all'altezza delle sfide di oggi TONI JOP E cco, c'è
Marcegaglia, e cioè la Confindustria italiana, che provoca Berlusconi e dice:
sgancia i soldi, ché qui si soffre. Il premier replica che, come no, è già
stato fatto tanto e altro si farà. Nebbia attorno a questa bella coppia che
pareva inossidabile per coincidenza di interessi, colpa della crisi che corrode
anche gli affetti e ciascuno deve fare la sua parte. Il sistema Italia annaspa.
Non si salva nemmeno il Nord-Est, fino a ieri tappeto volante del paradigma
imprenditoriale a venire; oggi molto meno, se è vero che a sorpresa, secondo
indagini accreditate, il primo problema nelle coscienze di quel triangolo
socio-industriale è oggi l'occupazione, o la disoccupazione. La questione degli
immigrati è slittata in coda alla classifica delle priorità. Però è strano:
Berlusconi è un imprenditore, Marcegaglia anche, come può un imprenditore
scontentare i suoi simili? Eppure è avvenuto, sta accadendo. Chiediamo lumi a
un imprenditore del Nord-Est, Massimo Losio, Presidente Technogel Abbiamo
capito male oppure ci sono motivi reali nel lamento della Confindustria?
«Scusi, ma la domanda arriva un po' tardi. Rispondevo poco tempo fa
all'onorevole Massimo D'Alema accomodato proprio sul divano dove ora sta seduto
lei. Le ripeto quello che ho detto a loro: come faccio a non vergognarmi quando
sono all'estero e i miei interlocutori mi ricordano (spesso) che il nostro
Presidente del Consiglio è stato definito "unfit a governare" dal più
autorevole giornale liberale (l'Economist)? C'è chi vorrebbe sapere da me com'è
che ci siamo scelti un'altra volta questo leader. Io spiego, in parte mentendo
credo, che c'è stato un problema di comunicazione. Uso una pista consigliata
dall'amor di patria, pudore. Rispetto Berlusconi come imprenditore che ha
fondato un'impresa di grande successo, ma non mi riconosco nel suo modello di
impresa: troppo legato ad un mercato "amministrato", troppo
nazionale. E poi io penso che fare l'imprenditore sia un vero lavoro, diverso dal
lavoro del politico. E non è così facile passare da un campo all'altro, ci
vuole comunque della scuola. E vuole sapere cosa penso fino in fondo?» Certo,
si accomodi... «Non penso granché diversamente nemmeno della nostra
Confindustria. Ciascuno dei due è interprete di un sistema Italia privo di una
visione globale all'altezza delle sfide di oggi. Vede, si fa un gran dire delle
capacità nascoste degli italiani, quelle che quando meno te lo aspetti vengono
fuori e ti aiutano a trovare strade, vie di uscita dove e quando non se ne
vedono. Non condivido questa illusione...». Vuol dire che questa volta non ce
la facciamo, com'è invece successo nel dopoguerra? «Voglio dire che rispetto ad
allora il paese non dispone di una cassaforte etica in grado di alimentare il
coraggio imprenditoriale e la fondatezza delle sue intuizioni. Senza etica non
si va da nessuna parte, a dispetto delle false mitologie popolari, men che meno
nel campo dell'imprenditoria...». Fa piacere sentir parlar così, pare un'eco di
Adriano Olivetti, roba fuori mercato oggi in Italia. Insomma significa che il
governo Berlusconi non ha fatto abbastanza per l'impresa? «Non ha fatto perché
non può farlo, non è nella sua cultura capire che cosa sta accadendo con la
globalizzazione». L'aveva capito, almeno, il governo precedente? «Se lei crede
che l'Irap sia la testimonianza di questa comprensione... Visco ha deciso di
punire chiunque abbia dei dipendenti in Italia. Bella mossa. Una mano a tutti
quelli che hanno svuotato le produzioni in casa e le hanno appaltate
all'estero, importando disoccupazione». Scusi, ma lei come si comporta nel
mercato del lavoro? «Oltre all'Italia, produciamo in Brasile, Gran Bretagna e
in Germania e Stati Uniti. Il business più grande è sempre la sella per
bicicletta ma operiamo anche, con crescente soddisfazione, in altri settori
basati su un materiale hi-tech di cui deteniamo i diritti di sfruttamento. Non abbiamo mai de localizzato produzioni Italiane, semmai, come
in Cina, abbiamo esportato
know-how, lo stiamo facendo. Abbiamo un migliaio di dipendenti, sentiamo anche
noi il morso della crisi. Ma so che dai miei lavoratori dipende tutto, dalla
loro intelligenza, dalla loro serietà, dalla qualità della loro vita.
L'altro giorno sono stato costretto a dir loro che per alcuni ci sarebbe stata
la cassa integrazione, un colpo durissimo ma calcolato, sapevo che cosa fare,
che sarebbe durata quei mesi e non di più. Qualcuno di loro mi ha detto: io non
ce la faccio col mutuo, gli ho risposto che l'azienda avrebbe anticipato i soldi,
che non dovevano disperare». E va bene: bravi imprenditori umani con i
dipendenti si trovano ancora, ma poi non pagano le tasse. E mentre non le
pagano sostengono che hanno scelto un'opzione militante... «Senta, non mi
faccia fare la parte odiosa del primo della classe, ma io le tasse le pago, le
paghiamo come impresa. È finita da un pezzo l'epoca della cosmesi di bilancio;
noi abbiamo deciso che la nostra strada doveva essere un'altra e l'abbiamo
abbracciata. Venga chi vuole a spulciare i nostri bilanci: paghiamo tutto fino
all'ultimo euro, forse siamo noi che infrangiamo una legge non scritta, in
Italia». Mi perdoni, ma pare che nessuno l'abbia scritta neanche nel
Nord-Est... «Ancora con questo Nord-Est, lo vogliamo capire che non esiste il
Nord-Est? Vogliamo capire che esiste un mercato globale ormai? Il cosiddetto
modellino della "partita Iva" non tiene la crisi, non credo che la
terrà. Cosa vuole che facciano micro aziende da 12 addetti, senza tecnologie,
con una visione imprenditoriale debole e prive di accesso ai network
globalizzati, con lo sguardo basso sui loro piedi, di fronte alla tempesta di
oggi? Staremo a vedere che fine farà tanta retorica sui modelli, e non ci sarà
assistenza in grado di dar loro una mano. Men che meno la cultura del Presidente
del Consiglio e quella della Confindustria». Mi aiuta a capire a cosa si
riferisce quando parla della insufficienza di quelle culture? «Provo a
risponderle con un piccolo breviario di storia recente dell'imprenditoria
italiana. Si è mai chiesto perché quando alcuni imprenditori Italiani cercano
di fare acquisizioni all'estero vengono ricacciati indietro? Abbiamo un indice
di tolleranza verso risorse umane di altri paesi bassissimo: culture diverse
assieme creano contrasti che portano alla creatività se ben gestiti vedi gli
Usa che è la nazione con l'indice di tolleranza più alto al mondo. Abbiamo uno
stile di approccio alle altre realtà poco rispettoso, poco disposto a capire
gli altri, ci portiamo appresso un bel po' di arroganza, se abbiamo i soldi in tasca
chi può fermarci? Infatti, ci fermano. La globalizzazione, anche in questo
caso, pretende un'etica che al momento sembra molto lontana da noi. E intanto,
come accade in questi giorni, mentre precipitano le esportazioni torniamo a
lagnarci ripiegandoci sul sistemino Italia, la mamma che non può deluderci...».
Ci sarà bene qualche imprenditore che non segue questa pista... «Come no. Ma
non ne conosco molti, e così la stragrande maggioranza degli italiani, però
Leonardo Del Vecchio, il fondatore di Luxottica, mi sembra tra questi, infatti
è global da un bel pezzo. Altri invece mi hanno deluso quando sono passati
dalle loro formidabili intuizioni di marketing degli anni '60 e '70 alla
gestione di posizioni di rendita nel settore delle utilities e degli ex(per
modo di dire) monopoli. Le pare che abbiamo in Italia una classe
imprenditoriale capace di tenere il passo con la globalizzazione e con il
bisogno che impone di abbassare le arie e mettersi in discussione per imparare
altri linguaggi? Come dicevo all'inizio, bisogna ripartire dalla scuola, dalla
ricerca. E, soprattutto deve finire questo clima di slogan semplicistici e di
contrapposizioni da bar sport o peggio da stadio; ci vuole più condivisione per
affrontare il futuro e le sfide poste dalla globalizzazione». Intervista a
Massimo Losio
( da "Unita, L'" del 30-03-2009)
Argomenti: Cina
E cco, c'è
Marcegaglia, e cioè la Confindustria italiana, che provoca Berlusconi e dice:
sgancia i soldi, ché qui si soffre. Il premier replica che, come no, è già
stato fatto tanto e altro si farà. Nebbia attorno a questa bella coppia che
pareva inossidabile per coincidenza di interessi, colpa della crisi che corrode
anche gli affetti e ciascuno deve fare la sua parte. Il sistema Italia annaspa.
Non si salva nemmeno il Nord-Est, fino a ieri tappeto volante del paradigma
imprenditoriale a venire; oggi molto meno, se è vero che a sorpresa, secondo
indagini accreditate, il primo problema nelle coscienze di quel triangolo
socio-industriale è oggi l'occupazione, o la disoccupazione. La questione degli
immigrati è slittata in coda alla classifica delle priorità. Però è strano:
Berlusconi è un imprenditore, Marcegaglia anche, come può un imprenditore
scontentare i suoi simili? Eppure è avvenuto, sta accadendo. Chiediamo lumi a
un imprenditore del Nord-Est, Massimo Losio, Presidente Technogel Abbiamo capito
male oppure ci sono motivi reali nel lamento della Confindustria? «Scusi, ma la
domanda arriva un po' tardi. Rispondevo poco tempo fa all'onorevole Massimo
D'Alema accomodato proprio sul divano dove ora sta seduto lei. Le ripeto quello
che ho detto a loro: come faccio a non vergognarmi quando sono all'estero e i
miei interlocutori mi ricordano (spesso) che il nostro Presidente del Consiglio
è stato definito "unfit a governare" dal più autorevole giornale
liberale (l'Economist)? C'è chi vorrebbe sapere da me com'è che ci siamo scelti
un'altra volta questo leader. Io spiego, in parte mentendo credo, che c'è stato
un problema di comunicazione. Uso una pista consigliata dall'amor di patria,
pudore. Rispetto Berlusconi come imprenditore che ha fondato un'impresa di
grande successo, ma non mi riconosco nel suo modello di impresa: troppo legato
ad un mercato "amministrato", troppo nazionale. E poi io penso che
fare l'imprenditore sia un vero lavoro, diverso dal lavoro del politico. E non
è così facile passare da un campo all'altro, ci vuole comunque della scuola. E
vuole sapere cosa penso fino in fondo?» Certo, si accomodi... «Non penso
granché diversamente nemmeno della nostra Confindustria. Ciascuno dei due è
interprete di un sistema Italia privo di una visione globale all'altezza delle
sfide di oggi. Vede, si fa un gran dire delle capacità nascoste degli italiani,
quelle che quando meno te lo aspetti vengono fuori e ti aiutano a trovare
strade, vie di uscita dove e quando non se ne vedono. Non condivido questa illusione...».
Vuol dire che questa volta non ce la facciamo, com'è invece successo nel
dopoguerra? «Voglio dire che rispetto ad allora il paese non dispone di una
cassaforte etica in grado di alimentare il coraggio imprenditoriale e la
fondatezza delle sue intuizioni. Senza etica non si va da nessuna parte, a
dispetto delle false mitologie popolari, men che meno nel campo
dell'imprenditoria...». Fa piacere sentir parlar così, pare un'eco di Adriano
Olivetti, roba fuori mercato oggi in Italia. Insomma significa che il governo
Berlusconi non ha fatto abbastanza per l'impresa? «Non ha fatto perché non può
farlo, non è nella sua cultura capire che cosa sta accadendo con la
globalizzazione». L'aveva capito, almeno, il governo precedente? «Se lei crede
che l'Irap sia la testimonianza di questa comprensione... Visco ha deciso di
punire chiunque abbia dei dipendenti in Italia. Bella mossa. Una mano a tutti
quelli che hanno svuotato le produzioni in casa e le hanno appaltate
all'estero, importando disoccupazione». Scusi, ma lei come si comporta nel
mercato del lavoro? «Oltre all'Italia, produciamo in Brasile, Gran Bretagna e
in Germania e Stati Uniti. Il business più grande è sempre la sella per
bicicletta ma operiamo anche, con crescente soddisfazione, in altri settori basati
su un materiale hi-tech di cui deteniamo i diritti di sfruttamento. Non abbiamo mai de localizzato produzioni Italiane, semmai, come
in Cina, abbiamo esportato
know-how, lo stiamo facendo. Abbiamo un migliaio di dipendenti, sentiamo anche
noi il morso della crisi. Ma so che dai miei lavoratori dipende tutto, dalla
loro intelligenza, dalla loro serietà, dalla qualità della loro vita.
L'altro giorno sono stato costretto a dir loro che per alcuni ci sarebbe stata
la cassa integrazione, un colpo durissimo ma calcolato, sapevo che cosa fare,
che sarebbe durata quei mesi e non di più. Qualcuno di loro mi ha detto: io non
ce la faccio col mutuo, gli ho risposto che l'azienda avrebbe anticipato i
soldi, che non dovevano disperare». E va bene: bravi imprenditori umani con i
dipendenti si trovano ancora, ma poi non pagano le tasse. E mentre non le
pagano sostengono che hanno scelto un'opzione militante... «Senta, non mi
faccia fare la parte odiosa del primo della classe, ma io le tasse le pago, le
paghiamo come impresa. È finita da un pezzo l'epoca della cosmesi di bilancio;
noi abbiamo deciso che la nostra strada doveva essere un'altra e l'abbiamo
abbracciata. Venga chi vuole a spulciare i nostri bilanci: paghiamo tutto fino
all'ultimo euro, forse siamo noi che infrangiamo una legge non scritta, in
Italia». Mi perdoni, ma pare che nessuno l'abbia scritta neanche nel
Nord-Est... «Ancora con questo Nord-Est, lo vogliamo capire che non esiste il
Nord-Est? Vogliamo capire che esiste un mercato globale ormai? Il cosiddetto
modellino della "partita Iva" non tiene la crisi, non credo che la
terrà. Cosa vuole che facciano micro aziende da 12 addetti, senza tecnologie,
con una visione imprenditoriale debole e prive di accesso ai network
globalizzati, con lo sguardo basso sui loro piedi, di fronte alla tempesta di
oggi? Staremo a vedere che fine farà tanta retorica sui modelli, e non ci sarà
assistenza in grado di dar loro una mano. Men che meno la cultura del
Presidente del Consiglio e quella della Confindustria». Mi aiuta a capire a
cosa si riferisce quando parla della insufficienza di quelle culture? «Provo a
risponderle con un piccolo breviario di storia recente dell'imprenditoria
italiana. Si è mai chiesto perché quando alcuni imprenditori Italiani cercano
di fare acquisizioni all'estero vengono ricacciati indietro? Abbiamo un indice
di tolleranza verso risorse umane di altri paesi bassissimo: culture diverse
assieme creano contrasti che portano alla creatività se ben gestiti vedi gli
Usa che è la nazione con l'indice di tolleranza più alto al mondo. Abbiamo uno
stile di approccio alle altre realtà poco rispettoso, poco disposto a capire
gli altri, ci portiamo appresso un bel po' di arroganza, se abbiamo i soldi in
tasca chi può fermarci? Infatti, ci fermano. La globalizzazione, anche in
questo caso, pretende un'etica che al momento sembra molto lontana da noi. E
intanto, come accade in questi giorni, mentre precipitano le esportazioni
torniamo a lagnarci ripiegandoci sul sistemino Italia, la mamma che non può
deluderci...». Ci sarà bene qualche imprenditore che non segue questa pista...
«Come no. Ma non ne conosco molti, e così la stragrande maggioranza degli italiani,
però Leonardo Del Vecchio, il fondatore di Luxottica, mi sembra tra questi,
infatti è global da un bel pezzo. Altri invece mi hanno deluso quando sono
passati dalle loro formidabili intuizioni di marketing degli anni '60 e '70
alla gestione di posizioni di rendita nel settore delle utilities e degli
ex(per modo di dire) monopoli. Le pare che abbiamo in Italia una classe
imprenditoriale capace di tenere il passo con la globalizzazione e con il
bisogno che impone di abbassare le arie e mettersi in discussione per imparare
altri linguaggi? Come dicevo all'inizio, bisogna ripartire dalla scuola, dalla
ricerca. E, soprattutto deve finire questo clima di slogan semplicistici e di
contrapposizioni da bar sport o peggio da stadio; ci vuole più condivisione per
affrontare il futuro e le sfide poste dalla globalizzazione».
( da "Repubblica, La" del 30-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 11 - Esteri E
Berlusconi conferma: "Al G8 discuteremo di global warming" Allarme
degli scienziati Usa "Il 2008 anno da caldo-record" ROMA - L´Italia
accoglie la proposta di Barack Obama, che vuole organizzare un forum sull´energia
e sui cambiamenti climatici. «Abbiamo dato il nostro via libera perché la
riunione si tenga durante il G8 alla Maddalena», ha confermato ieri Silvio
Berlusconi. Il premier ha parlato di ambiente anche al congresso del Pdl:
«Dobbiamo riportare le nostre città al decoro». Sul clima è intervenuto anche
Franco Frattini: il G8 a guida italiana «aveva già, tra le grandi priorità, i
cambiamenti climatici», ha detto il ministro degli Esteri. Al vertice di luglio
alla Maddalena «ci sarà una sessione all´interno del summit e a latere un
evento speciale» per rilanciare il "Major Economies Forum". Secondo
il titolare della Farnesina l´obiettivo «è arrivare al negoziato di Copenaghen,
che si apre a dicembre, con un accordo globale che sia concordato con i Paesi
del G8, ma ovviamente con la presenza di Cina e India, due dei grandi attori
emettitori di Co2». A sottolineare la necessità di contrastare i cambiamenti
climatici è intervenuta anche la Coldiretti, che ricorda come - secondo i dati
preliminari della National Oceanic and Atmospheric Administration statunitense
- il 2008 si sia classificato a livello globale all´ottavo posto tra gli
anni più caldi degli ultimi due secoli. Anche in Italia l´anno trascorso si è
classificato al settimo posto nella classifica dei più caldi dal 1800 ad oggi
con il record degli due secoli che rimane assegnato al 2003.
( da "Repubblica, La" del 30-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 32 -
Automotori Ecco come funziona Mille chilometri con un pieno l´ultima impresa
della Smart Ma la scossa al futuro è la tecnologia "Voltec" Da Padova
a Belgrado senza mai fare rifornimento il viaggio record a bordo del modello a
gasolio della Fortwo. La scelta ecologica della casa di Stoccarda e la ricerca
delle emissioni zero Sempre dalla Germania ma firmata Opel arriva l´Ampera,
l´auto pulita alimentata a batteria, che insieme alla Chevrolet Volt promette
di cambiare lo scenario mondiale MARCO SCAFATI BELGRADO Metti un manipolo di
Smart, con l´idea solo all´apparenza bislacca di far finta che siano delle
berlinone con la stella sul cofano e dunque di spedirle in "missione"
attraverso quattro paesi, per farle conoscere a chi finora le ha viste solo in
tv o sulle riviste. Aggiungi l´attenzione per la mobilità eco-sostenibile, di
cui la piccola di Stoccarda è paladina riconosciuta (più basse emissioni di
CO2) e condisci il tutto con una buona dose di amenità, visto che l´itinerario
prescelto non è proprio di quelli più battuti: da Padova a Lubiana, via
Trieste, e poi dritti fino a Belgrado (dove è stato appena inaugurato il salone
dell´auto), dopo avere attraversato la Croazia. La Serbia, infatti, è uno dei
quattro nuovi mercati (insieme a Brasile, Cina e Danimarca) dove quest´anno verrà introdotta per la prima volta
la piccola tedesca. Quale migliore occasione di un viaggio del genere, per
inaugurare il debutto? Ma non prima di aver passato un migliaio di chilometri
di bei paesaggi, comodità insperata considerando il mezzo, e portafogli quasi
intonso, visto che se c´è una cosa che non fa difetto alla Fortwo quella
è l´economia dei consumi. Soprattutto se si guida una cdi di 800 cc e 45
cavalli, che mille chilometri li fa con un solo pieno (meno di 40 euro),
chiedendo in cambio solo l´accortezza di guidarla "morbidamente" e
senza strappi. Come un buon padre di famiglia. Qualche azzeccagarbugli,
tuttavia, potrebbe eccepire che altre auto questo traguardo lo hanno già
tagliato da tempo. Ma che sia in grado di farlo anche una col serbatoio che
porta solo
( da "Repubblica, La" del 30-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
43 - Spettacoli I campioni del cine-botteghino da oggi conducono il tg satirico
di Antonio Ricci Striscia ritrova Ficarra&Picone La quinta volta di Ficarra
e Picone a Striscia la notizia. Da stasera i due siciliani sono al timone del
programma satirico di Canale 5 (alle 20.40): «C´è una schiera di autori che scrivono
Striscia e sono qui da quasi vent´anni- dicono - noi siamo al servizio del
programma. Nei primi minuti cerchiamo di metterci cose nostre, di essere noi
stessi e non di interpretare altri personaggi». La coppia comica è da pochi
giorni nelle sale con il film, La matassa, accolto con successo, terza fatica
cinematografica dopo Nati stanchi e Il 7 e l´8. Antonio Ricci, padre di
Striscia, ha commentato le ultime dal mondo della tv. Mike e Fiorello su Sky?
«Fiorello così ha tempo di mettere a punto le sue novità; Mike a Mediaset
avrebbero avuto solo una panchina da pensionato». Chiambretti a Mediaset?
«Troverà la chiave giusta e scenderà in zone meno protette del palinsesto, ma
mi sembra bene impostato». Mentana? «Mi stupisce che l´azienda abbia rinunciato
a un fuoriclasse come lui». Ricci con Striscia su Sky? «Potrei, visto che non
ho mai firmato esclusive e nel mio programma non metto la faccia: ma perché
dovrei farlo?». (mariella tanzarella)
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-03-29 - pag: 4 autore: Borse, primi segnali di
ripresa Dimezzate le perdite del trimestre grazie al rally di metà marzo dei
bancari Monica D'Ascenzo MILANO «Le percentuali dei rialzi o dei ribassi in
Borsa non danno la direzione». Avvisano gli operatori di mercato di fronte al
recupero dei listini delle ultime due settimane. Ma certo i rialzi
contribuiscono a migliorare l'umore dei mercati. Gli indici a livello mondiale,
nonostante la corsa delle ultime due ottave, restano infatti sotto i livelli di
inizio anno ad eccezione dei mercati emergenti (+ 4,17%), supportati da
economie che seppur non in corsa come negli anni passati
possono contare su stime di crescita rilevanti (per il 2009 Cina a +7,6%, India a +5,5%). Negli
Stati Uniti la chiusura di venerdì scorso ( terza settimana positiva
consecutiva) ha visto l'S&P 500 con un saldo negativo da inizio anno
dell'9,66%nonostante il recupero del 20% dai minimi della prima settimana di
marzo, mentre il Nasdaq Composite è tornato in parità. In Asia in
leggera perdita da fine 2008 Tokyo (-2,63%), mentre spiccano per i rialzi a due
cifre Shanghai (+29,5%), Shenzen (38,9%) e Taipei (+17,5%). L'Europa resta
dominata dai segni meno: dove la peggiore è Milano (-16%) nonostante sia la
piazza che dai minimi del 9 marzo ha recuperato di più (+29,5%). Francoforte
(-12,6%), Londra (-11,2%) e Parigi (-11,7%) segnano comunque flessioni a due
cifre. In un contesto in cui i tassi sul mercato interbancario continuano a
scendere (Libor a tre mesi all'1,22%, Euribor a tre mesi ha aggiornato il
minimo storico all'1,53% dal 2,89% di inizio anno). L'attenzione è concentrata
più che sui fondamentali delle società, che sono attesi inevitabilmente in
peggioramento nel primo trimestre del 2009, piuttosto sui segnali che vengono
dalla macroeconomia. E qualcosa nell'ultima settimana ha fatto sperare di poter
presto avere visibilità sulla fine della crisi. I segnali macroeconomici
Nell'ultima settimana il recupero dei listini è stato supportato dai segnali
provenienti dall'economia statunitense. Se è vero infatti che i sussidi di
disoccupazione restano ai massimi storici (d'altra parte la disoccupazione è un
indicatore ritardato dell'andamento economico), altri dati hanno alimentato le
speranze se non di una svolta almeno di una frenata della contrazione
economica. Un primo segnale non più negativo è venuto dalle vendite di case
esistenti a febbraio aumentate più di quanto atteso dopo i minimi di gennaio
(4,72 milioni, +5,1% mese su mese). Ma c'è di più: per la prima volta in 10
mesi è tornato a crescere l'indice Fhfa che misura i prezzi delle case (+1,7%).
Allo stesso tempo i tassi d'interesse bassi hanno dato una spinta alle
richieste di mutui salite del 32,2% nella settimana al 20 marzo. Poca cosa
dicono gli scettici, ma a questo va sommato il dato degli ordini di beni
durevoli positivo dopo sei mesi di contrazione (in febbraio +3,4% m/m e -28,9%
a/a) e la spesa per consumi (+0,2% in febbraio dopo il +1% di gennaio). La
settimana prossima si avrà maggiore visibilità sulla reale attendibilità di
questi primi segnali. è atteso per martedì l'indice Pmi Chicago (che misura la
fiducia dei direttori d'acquisto di Chicago): il consensus degli analisti è per
un lieve miglioramento a 34,7 da 34,2. Un segno di stabilizzazione è atteso
anche dall'indice Ism manifatturiero (a 35,8) mercoledì, mentre la fiducia dei
consumatori è prevista in recupero a 28 punti da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-03-29 - pag: 6 autore: Ambiente. Il round negoziale tra 16 Paesi inizierà a fine aprile negli Usa:
coinvolti Cina, Russia e
India Obama lancia un summit sul clima Lettera a Berlusconi: in luglio alla
Maddalena l'incontro finale Marco Valsania NEW YORK L'Amministrazione di Barack
Obama ha convocato un vertice su energia e clima tra le sedici maggiori potenze
mondiali, con la partecipazione anche delle Nazioni Unite, per
facilitare un futuro accordo internazionale sulla lotta all'effetto serra.E
l'Italia avrà un ruolo cruciale nel facilitare il nuovo round negoziale. Il
«Major economies forum on energy and climate » è stato convocato per il 27 e 28
aprile al Dipartimento di Stato a Washington, a livello di rappresentanti dei
Governi. Il vertice, ha aggiunto la Casa Bianca, servirà però a mettere a fuoco
un appuntamento sul clima ai massimi livelli organizzato in Italia alla
Maddalena, al margine del G-8 dell'8-10 luglio. Obama ha scritto al primo
ministro Silvio Berlusconi una lettera nella quale si chiede l'aiuto
dell'Italia per far decollare il Forum. Berlusconi, fanno sapere fonti
governative italiane, ha dato il suo via libera all'appuntamento. Il vertice,
che vuole sottolineare la rottura di Obama con il predecessore George W. Bush
sull'ambiente, è stato esplicitamente definito ieri sera dalla Casa Bianca, in
un comunicato, come un appuntamento preparatorio che culminerà fra poco più di
tre mesi in un «Forum a livello di leader delle maggiori economie» ospitato dal
primo ministro italiano. L'obiettivo,ha aggiunto l'Amministrazione, è quello di
facilitare un dialogo «sincero» tra Paesi sviluppati e nazioni in via di sviluppo,
«per generare la leadership politica necessaria a raggiungere un risultato di
successo ai negoziati di Copenaghen di dicembre, nell'ambito delle Nazioni
Unite, sul cambiamento climatico». Non solo: le trattative serviranno anche, ha
continuato la Casa Bianca, «a far avanzare l'esplorazione di iniziative
concrete e di jointventure che sappiano aumentare le forniture di energia
pulita e tagliare le emissioni di gas che provocano l'effetto serra». Gli
invitati da Obama al summit, accanto agli Stati Uniti, sono, nell'ordine dato
dall'Amministrazione: Australia, Brasile, Canada, Cina,
Unione Europea, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Corea,
Messico, Russia, Sudafrica, Regno Unito e Danimarca, quest'ultimo Paese
presidente della Conferenza Onu di Copenaghen di dicembre. L'iniziativa
americana arriva dopo un'aggressiva offensiva sull'energia e sull'ambiente
lanciata da Obama nei suoi primi mesi alla Casa Bianca. Il presidente ha
trasformato in priorità un'agenda riformatrice anche durante la crisi
economica. Nel suo stesso piano di stimolo economico da 787 miliardi di dollari
per superare la recessione sono contenuti numerosi provvedimenti a favore di
fonti rinnovabili di energia e di riduzioni delle emissioni. Nella sua proposta
di budget al Congresso, inoltre, è previsto un sistema di "cap and
trade", di compravendita di permessi di inquinamento, che abbia il
traguardo di ridurre gli scarichi di anidride carbonica nell'atmosfera. Anche
nel dare aiuti all'auto in crisi Obama ha insistito sulle vetture pulite. E
alla guida del Dipartimento dell'Energia ha nominato un noto scienziato e
ambientalista, Steven Chu. ROTTURA CON L'ERA BUSH La Casa Bianca intende aprire
un dialogo «sincero» tra Occidente ed economie in via di sviluppo. L'obiettivo un'intesa
Onu a dicembre
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-03-29 - pag: 7 autore: Internet. Scoperta a Toronto
una vasta rete di spionaggio con base a Pechino Hacker dalla Cina in 103 Paesi TORONTO Una vasta rete di spionaggio elettronico si
è infiltrata nei computer in un centinaio di Paesi rubando documenti
governativi e rovistando negli archivi di uffici privati in tutto il mondo.
L'operazione,battezzata GhostNet, ha individuato l'origine dell'attacco
informatico in Cina ma i
ricercatori hanno precisato di non poter affermare al cento per cento
che il Governo di Pechino sia coinvolto. Ronald J. Deibert, Greg Walton, Nart
Villeneuve e Rafal A. Rohozinski del Munk Center for International Studies
all'Università di Toronto erano stati interpellati dall'ufficio del Dalai Lama,
riporta il «New York Times » sul suo sito online. La loro inchiesta ha aperto
una finestra su un'operazione a vasto raggio che ha infiltrato almeno 1.295
computer in 103 Paesi, molti dei quali appartenenti ad ambasciate, ministeri
degli Esteri e altri uffici governativi, oltre ai centri del Dalai Lama in esilio
in India, Bruxelles, Londra e New York. I computer attaccati erano
soprattuttoin Paesi dell'Asia meridionale e sudorientale, ma è stato monitorato
anche, seppur solo per mezza giornata, un computer della Nato e uno
dell'ambasciata indiana a Washington. Secondo i ricercatori l'operazione
GhostNet è stato l'attacco di hackeraggio su più vasta scala finora, almeno per
numero di Paesi colpiti, per non parlare del fatto che sarebbe tuttora in
corso: le spie elettroniche continuerebbero a infiltrare una media di una
decina di nuo-vi computer a settimana, hanno scritto gli esperti del Munk nel
rapporto «Tracking GhostNet: una indagine su una rete di cyberspionaggio ». Gli
hacker hanno dimostrato grande capacità di penetrazione grazie a un software
che tra l'altro permette di azionare la telecamera e i sistemi di registrazione
audio del computer vittima consentendo di vedere e sentire cosa succedeva nella
stanza sotto attacco. Non è chiaro se questo sistema sia stato effettivamente
posto in atto. In alcuni casi lo spionaggio elettronico ha avuto - sembra
conseguenze pratiche: dopo un invito e-mail mandato dal Dalai Lama a un
diplomatico straniero il Governo cinese ha chiamato il diplomatico scoraggiando
la visita. Ma i ricercatori canadesi hanno messo in guardia: non è affatto
detto che le autorità di Pechino siano direttamente coinvolte e a Washington un
portavoce dell'ambasciata cinese ha categoricamente smentito. «Sono vecchie
storie e vecchie sciocchezze », ha detto il portavoce Wenqi Gao: «Il Governo
cinese è contrario e proibisce severamente i crimini informatici ». DOCUMENTI
RUBATI Con sofisticati software, i pirati hanno sottratto pratiche dei Governi
Infiltrati anche i centri del Dalai Lama in esilio
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-03-29 - pag: 7 autore: LENTE D'INGRANDIMENTO Il
crollo degli scambi globali Le economie in surplus si scoprono vulnerabili di
Riccardo Sorrentino U n tempo c'erano regole semplici, o almeno così sembrava.
Un deficit con l'estero,l'eccesso di importazioni sulle esportazioni, segnalava
un Paese che viveva al di sopra dei propri mezzi, e creava una situazione di
vulnerabilità. Soprattutto se era accompagnato da un forte flusso in arrivo di
capitali finanziari, che al minimo scricchiolio avrebbero potuto volare via,
travolgendo il cambio e, attraverso la valuta, tutta l'economia. La presenza di
un surplus, invece, era segno di una crescita solida. Al punto che molti Paesi
hanno fondato il loro modello di sviluppo sulle esportazioni: una versione
aggiornata, e meno aggressiva, dell'antico mercantilismo imperante tra il
sedicesimo e il diciottesimo secolo che puntava ad attirare in patria oro (oggi
riserve valutarie). Magari per finanziare le guerre. La crisi ha ora travolto
anche queste vecchie regole. Tutti i Paesi con deficit con l'estero sono in
difficoltà, in genere per le turbolenze sul mercato dei cambi: Ungheria,
Lettonia, Islanda sono esempi evidenti. Quelli in surplus soffrono persino di
più perché l'impatto della crisi cade direttamente sulla crescita. I numeri
sono sorprendenti: dal caso orientale di Singapore (che ha un avanzo pari al
28% del Pil e una decrescita annualizzata del 16,4%) a quello occidentale di
Eurolandia (che ha un surplus dell'1,8% e vede l'attività economica contrarsi
del 5,9 per cento), il fenomeno è evidente. «La ragione di questa situazione
spiega Dean Maki di Barclays che a questo tema ha dedicato una ricerca non è
nel fatto che i surplus sono negativi per la crescita; ma nell'attuale
recessione sincronizzata, il commercio internazionale di beni è crollato a un
ritmo molto più rapido dell'economia mondiale nel suo complesso: molte economie
con i maggiori avanzi commerciali erano poi specializzate nel produrre ed
esportare prodotti ciclici, proprio i prodotti che sono stati i più colpiti
dalla recessione». Quella vecchia regola forse richiede solo una modifica:
queste economie potrebbero essere le prime a rimbalzare, ora che le scorte di
prodotti sono esaurite e le imprese potrebbero riprendere a lavorare. «A
febbraio- aggiunge Maki- ci sono stati alcuni progressi nelle esportazioni dei
Paesi asiatici, in particolare Corea, Taiwan e Singapore, soprattutto
verso la Cina. Anche se
questi dati sono distorti dagli effetti nel Capodanno lunare ». Questa
settimana sono previste le statistiche di marzo per la Corea,che offriranno
l'occasione per una verifica importante: l'ottimismo non è condiviso da tutti.
Il rischio vero per questi Paesi si chiama però protezionismo. Quando
l'incertezza domina, la tentazione di alzare le barriere alle importazioni
diventa grande. Anche se i risultati sono pessimi: tra il 29 e il '33, ricorda
Carl J. Riccadonna di Deutsche Bank,dopo l'innalzamento delle tariffe Usa, le
esportazioni americane calarono del 61%, a causa delle ritorsioni dei partner
commerciali. Non tutti sembrano aver imparato questa lezione: se il ministro britannico
alle attività produttive Peter Mandelson ex commissario Ue al Commercio estero
- considera le barriere commerciali «un infallibile modo per trasformare la
recessione in depressione», il ministro delle Finanze francese, Christine
Lagarde, ritiene che «un po' di protezionismo » non sia un male, ma un prezzo
necessario da pagare per la crisi. Il sospetto è che nei fatti e malgrado le
dichiarazioni di principio che saranno ripetute dal G-20 della settimana
prossima - possa prevalere l'approccio francese. Per guidare la globalizzazione
sui binari giusti occorre poco, ma serve un Governo responsabile che sappia
resistere alle pressioni; mentre alzare le barriere è molto semplice. I Paesi
esportatori sono avvertiti. riccardo.sorrentino@ilsole24ore.com DIFFICOLTà
IMPREVISTE Diversi Paesi in recessione continuano a registrare avanzi
commerciali e ora temono un'ondata di protezionismo
( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-03-29 - pag: 37 autore: Crimini di guerra Nostra
Signora dei diritti umani di Giorgio Sacerdoti I tribunali penali
internazionali sono all'ordine del giorno. Non si è spenta l'eco del mandato di
cattura della Corte penale internazionale dell'Aja contro il presidente in
carica del Sudan Omar al-Bashir, che viene annunciato, con la presidenza del
nostro Antonio Cassese, il prossimo inizio del processo pure davanti
all'apposito tribunale istituito per giudicare l'assassinio del premier
libanese Hariri nel
( da "Finanza e Mercati" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina
Altagamma, mesi
difficili per il lusso da Finanza&Mercati del 31-03-2009 Per il 2009 si
stima per il settore del lusso una flessione dei consumi, a causa di un primo
semestre «significativamente più pesante del secondo». Un andamento che peserà
sui margini delle aziende del lusso, con una contrazione attesa dell'ebitda
nell'intero 2009 del 21 per cento. È quanto emerso ieri dal convegno di
organizzato da Fondazione Altagamma in cui si è più volte sottolineata la
difficoltà di elaborare previsioni per i prossimi mesi. Ovvero «un futuro così
strutturalmente imprevedibile» lo ha definito Leonardo Ferragamo, presidente
della Fondazione. Secondo lo studio presentato dall'associazione che riunisce
alcune delle migliori aziende italiane di alta gamma, in particolare, il
comparto abbigliamento accuserà quest'anno una contrazione dell'8,7%, il decoro
tavola del 15,4%, gioielleria, orologeria del 12,3%, borse e scarpe del 6,2%,
profumi e cosmetici del 4,8%. A livello di aree geografiche Usa e Giappone sono
la maglia nera in termini di consumi, all'interno dell'Europa la peggiore
performance spetta alla Spagna e al Regno Unito. Secondo i dati raccolti dalla
Fondazione, febbraio è stato peggiore rispetto a gennaio, soprattutto negli
Stati Uniti, in Gran Bretagna, Italia e Spagna. Per i mesi
di marzo e aprile è prevista una crescita solo nei paesi della grande Cina, il Medio Oriente e l'America
Latina rispetto allo stesso periodo del 2008, mentre rispetto al bimestre
appena passato la crescita sarà assente in tutte le aree.
( da "Repubblica, La" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 33 - Commenti
OBAMA, il G20 e l´EUROPA che non c´è TIMOTHY GARTON ASH Questa settimana Barack
Obama sarà a Londra e scoprirà che al tavolo del G20 una grande potenza è
assente: l´Europa. Dei venti leader del vertice mondiale cinque saranno europei,
in rappresentanza di Francia, Germania, Gran Bretagna e Ue, ma il tutto sarà
minore della somma delle sue parti. Ci saranno tanti europei ma nessuna Europa.
Il premier britannico Gordon Brown parlando al Parlamento europeo la scorsa
settimana ha detto che l´Europa ha un ruolo straordinario nel guidare il mondo
ad affrontare le sfide della globalizzazione. Sarà, ma al momento fa
impressione come non riesca ad assumere quel ruolo. La risposta europea alla
crisi finanziaria ed economica più grave mai verificatasi dall´avvio del
processo di integrazione europea più di cinquant´anni orsono è stata una
risposta debole e frammentaria. Sia la Cina che gli
Usa hanno varato massicci interventi di stimolo all´economia. A confronto
finora l´Europa ha messo sul tavolo solo bruscolini. Secondo le stime recenti
dell´economista francese Nicolas Baverez i pacchetti di stimolo europei
ammontano complessivamente al 1,5 per cento circa del Pil, negli Usa al 12 per
cento. Gli europei fanno quindi relativamente poco ma sono dediti ad altre due
loro caratteristiche attività: si litigano i bruscolini, e trovano da ridire
sugli americani. L´economista Christoph Schmidt, uno dei cosiddetti cinque
"saggi" consulenti del governo tedesco, rimprovera aspramente agli
Stati Uniti di gonfiare il debito nazionale e di rischiare l´inflazione
stampando moneta. Non ha torto, ma al contempo la Germania aspetta ancora una
volta che i consumatori americani risollevino l´export tedesco spendendo quei
dollari. è un po´ come sputare nel piatto dove si mangia. La solidarietà
europea non si estende neppure agli altri europei. La settimana scorsa i
governi della Ue ancora litigavano a Bruxelles sulla ripartizione di un fondo
per le infrastrutture del valore di 5 miliardi di euro. Un´inezia. La Francia
non è l´unica ad aver introdotto misure nazionali di stimolo che di fatto
limitano la concorrenza leale sancita nell´ambito del mercato unico europeo.
Quanto ai cugini poveri dell´Europa dell´Est, sono in gran parte lasciati a
badare a se stessi � anche se i ricchi europei dell´Ovest intercederanno
graziosamente presso l´Fmi perché sia più generoso. La visita di Obama in
Europa, che lo vedrà dopo il G20 al vertice Nato e a Praga per un incontro
Ue-Usa, avrà come oggetto anche la politica estera e di sicurezza. Ad essere
onesti gli europei hanno dato vita ad una azione comune in campo diplomatico
con l´Iran, anche se resta da vedere se questa unità d´intenti sopravvivrà ad
una richiesta americana di inasprire le sanzioni economiche contro Teheran. Su
gran parte degli altri grandi temi dell´agenda di Obama � Afghanistan,
Pakistan, i rapporti con Russia e Cina, la
proliferazione nucleare � l´Europa è assente. Ci sono i singoli paesi
europei. Diversamente da George W. Bush agli esordi del primo mandato il presidente
Obama ha l´attitudine, sia sotto il profilo ideologico che pratico, a
collaborare con un´Europa più forte e più unita. Ma neppure Obama può operare
assieme a qualcosa che non esiste. Guardando al passato si comincia a capire
che da un decennio l´Europa tenta di sviluppare un´azione unica senza
riuscirci. Un decennio iniziato con il progetto ambizioso di una Costituzione
europea che si conclude con quello che sarà il destino del trattato di Lisbona,
obiettivo assai più modesto, appeso al tentativo di persuadere gli irlandesi a
trasformare il loro no in un sì con metodi di dubbio carattere democratico. Se
avessimo speso metà del tempo sprecato nel dibattito costituzionale
semplicemente a coordinare meglio il nostro operato in base ai trattati
esistenti, ci troveremmo oggi in una posizione migliore. L´Europa non fa
seguire i fatti alle parole. Ciascuno stato membro dell´Ue ha una qualche
responsabilità in questo caos, al pari della leadership istituzionale a
Bruxelles. Ma la colpa è da attribuire soprattutto ai tre stati membri più
grandi. è stato il "no" francese ad uccidere il trattato
costituzionale originale. Il governo del New Labour è andato al potere in Gran
Bretagna nel 1997 promettendo un´era del tutto nuova nei rapporti di questo
paese con l´Europa. Invece la Gran Bretagna è tornata al suo comportamento
usuale, preferisce fare da spalla a Washington piuttosto che essere tra i primi
attori sul palcoscenico europeo. Il primo ministro britannico davanti al
Parlamento europeo ha detto che la Gran Bretagna «non si considera un´isola
staccata dall´Europa, ma un paese al centro dell´Europa». Beh, parli per lui.
Dubito che questo valga per la maggior parte dei britannici. In realtà,
ispirato da Brown, invito i sondaggisti britannici a porre ad un campione rappresentativo
dell´opinione pubblica del mio paese questa precisa domanda: «Considera la Gran
Bretagna un paese al centro dell´Europa?». Ammesso che sia vero che la Gran
Bretagna si "vede" così, non è certo come ci vedono gli altri, in
Europa o oltre i confini europei. L´impegno europeo della Gran Bretagna scemerà
ulteriormente sotto i conservatori, se vinceranno le prossime elezioni. Senza
la Gran Bretagna non può esistere una politica estera europea seria. Ma il
maggior cambiamento si è avuto in Germania. Dieci anni fa Helmut Kohl aveva
appena lasciato l´incarico di cancelliere. La Germania era ancora il principale
paese europeo, quello più impegnato nel processo di unificazione. Si levavano
però voci, da destra e da sinistra, che invitavano la Germania a uscire
dall´ombra e a diventare un paese "normale", intendendo più simile
alla Francia e alla Gran Bretagna. A dieci anni di distanza queste voci hanno
trionfato. L´odierna repubblica di Berlino non si fa scrupoli ad anteporre i
propri interessi nazionali a breve termine. Magari non è quello che
personalmente preferisce Angela Merkel, ma nell´anno del voto la competizione
elettorale è intensa e a vincere non saranno i politici che propongono di
sacrificare anche un solo posto di lavoro, un solo euro o un solo soldato
tedesco ai più ampi interessi europei o dell´Occidente. «Che cosa? Salvarli a
nostre spese?», è il grido populista degli alleati della Merkel, quei politici
della Csu che lottano per sopravvivere in Baviera. I socialdemocratici, alle
prese con la sfida populista lanciata da un partito che si chiama La Sinistra,
non se la passano meglio. Non è una novità che Francia e Gran Bretagna abbiano
un comportamento da Francia e Gran Bretagna. Plus ca change, plus c´est la meme
chose. La novità è che la Germania oggi ha un comportamento da Francia e Gran
Bretagna. Così come stanno le cose né gli americani né i cinesi vedono l´Europa
come partner unitario, coeso. Pare che il G20 sia sempre più accettato come
nuovo contesto istituzionale finalizzato all´azione collettiva globale, quanto
meno nell´ambito della politica finanziaria e economica, ma niente più che un
contesto. Perché questi contesti funzionino è imprescindibile, dietro le
quinte, una coalizione strategica dei principali attori. A Pechino, da dove scrivo,
come a Washington, sempre più spesso si sente parlare di un "G2"
all´interno del G20. G2 significa Usa e Cina. Ma è l´Ue, non la Cina ad avere un´economia pari in
dimensioni a quella statunitense. In particolare in politica economica la
coalizione strategica dovrebbe essere il G3. Ma l´Europa dov´è? Se l´Europa si
tira indietro e rinuncia al ruolo ancora disponibile che sia gli Usa che la Cina tutto sommato vorrebbero che
interpretasse, non si tratta di una scelta consapevole. Ma anche quella
di non scegliere è una scelta. Se andiamo avanti così noi europei avremo scelto
di non restare uniti e finiremo per andare ognuno per conto suo. www.
timothygartonash.com Traduzione di Emilia Benghi
( da "Repubblica, La" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
XII - Napoli Bluestone Galleria Toledo Il duo Tuck & Patty in jazz, pop e
blues Cina-Italia, teatro bilingue in "Rinoceronti in
love"
( da "Repubblica, La" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina V - Genova Il
primo caso in Francia Scarpe tossiche, allarme in porto Bustine
"antiumido" velenose, controlli a tappeto dopo i
malori Nel mirino la sostanza utilizzata per i prodotti dalla Cina GIUSEPPE FILETTO Controlli a
tappeto, su tre livelli. A caccia di dimetil fumarato, un prodotto tossico
contenuto in quelle piccole bustine bianche, antiumido, che si trovano
all´interno delle confezioni, in quasi tutti i prodotti a rischio di
assorbimento di acqua. In prima battuta i "Chimici del Porto",
in seconda la Sanità Marittima e l´Arpal in questi giorni setacciano tutte le
merci provenienti dalla Cina o da paesi terzi.
Un´indagine che ha già portato al sequestro di ben quattro container di scarpe,
risultate positive al prodotto tossico, che a contatto con la pelle provoca
irritazioni, simili alle ustioni. L´allarme nel porto di Genova è scattato
sulla base di diverse segnalazioni giunte alla Comunità Europea: una donna
francese di 36 anni, nella Maine-et-Loire, ricoverata in ospedale per aver
indossato stivali di fabbricazione cinese con incorporato il sacchettino anti
umidità a base di dimetil fumarato. Si tratta di una sostanza già al centro di
un´altra vicenda, quella dei divani di Conforama (società del gruppo Ppr, il
colosso francese leader nella distribuzione specializzata e nel settore del
lusso) che aveva provocato eczemi. Un´altra donna di Prato ha denunciato le
lesioni, subite a causa delle scarpe acquistate per 20 euro in un grande
magazzino di Lastra Signa il 4 marzo scorso. Entrambe, dopo aver indossato le
calzature, hanno avuto disturbi e dal semplice rossore ai piedi si è passati ai
gonfiori e perfino alle piaghe sulle dita e sotto la pianta. «Le bustine con il
prodotto tossico non sono presenti soltanto nelle calzature - sottolinea
Massimo Lobrano, direttore della Sanità Marittima di Genova - le troviamo anche
all´interno delle confezioni di frigoriferi, lavatrici, macchine fotografiche,
televisori, abbigliamento, vestiario in pelle, divani, motori, batterie per
veicoli, in tutto ciò che teme l´umidità. Perciò abbiamo migliaia di container
da controllare». Non si tratta di paccottiglie destinate ai negozi cinesi, ma
anche articoli di noti marchi italiani ed europei, di griffe affermate, che
però hanno il "Made in China", costruiscono lì, o si servono di
questo Paese per l´assemblaggio e il confezionamento. Per accelerare le procedure
di controllo a Genova, ritenuto il maggiore porto europeo per i traffici con la
Cina, il primo screening a campione, con analisi sul
posto, viene effettuato dai "Chimici del Porto" (è una cooperativa
che lavora a prestazione e in questi giorni per conto del Ministero della
Salute). In caso di positività entrano in campo i medici ed i tecnici della
Sanità Marittima e dell´Arpal. Stando a quanto spiega Rossella D´Acqui (nella
fotina), direttore scientifico dell´Agenzia Regionale per l´Ambiente, il
dimetil fumarato (prodotto sintetico, di origine organica, simile ai granuli di
sale e con molecole contenenti carbonio, ossigeno e idrogeno) in Cina sarebbe utilizzato al posto del silical-gel.
Quest´ultimo risulta essere innocuo e legalmente in commercio in tutta Europa.
Il dfm, invece, è stato dichiarato tossico e la Commissione Europea ha disposto
che dal Primo Maggio sia vietata l´immissione sul mercato.
( da "Repubblica, La" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 27 - Economia
Global market I fondi sovrani resistono alla crisi con i titoli di Stato
Barclays ha impedito, o reso onerosa per i consumatori, la portabilità dei
mutui, senza fornire una rete adeguata di assistenza ai consumatori; per questo
dovrà pagare un milione di euro Arabi o cinesi, all´inizio della grande crisi
mondiale i fondi sovrani venivano visti come il Settimo Cavalleggeri, arrivato
a salvare banche in difficoltà. In realtà, sono affondati anche loro.
L´International Financial Services di Londra stima che, dai 60 miliardi di
dollari investiti, dopo l´esplosione dei subprime, nelle varie cattedrali
occidentali (Citigroup, Merrill Lynch, Ubs, Morgan Stanley, Barclays) i fondi sovrani dei governi dei Paesi esportatori di petrolio o
esportatori in genere, come Cina e Giappone, abbiano ricavato perdite sostanziali. Coperte, però,
dall´afflusso di nuove risorse. A fine 2008, il patrimonio gestito dai fondi
sovrani sfiorava i 4 mila miliardi. E´ il doppio delle risorse gestite dagli
hedge funds ed è destinato a raddoppiare entro il 2015. Il tentativo di
diversificare gli investimenti verso azioni o immobiliare sembra però rientrato
e i fondi si concentrano sui Buoni del Tesoro Usa. Maurizio Ricci [LONDRA
CHIUDE IL SUO PARADISO] LA lotta ai paradisi fiscali, promessa dal primo
ministro Brown, spinge la Gran Bretagna a "riconquistare" una delle
sue ex-colonie. L´isola di Turks e Caicos, nel mar dei Caraibi, è oggi uno dei
Territori d´Oltremare con un proprio governo, un proprio Parlamento, proprie leggi:
in pratica uno Stato semi-indipendente. Ma il governo britannico ha sospeso per
almeno due anni le norme che regolano i Territori d´Oltremare, «incluse quelle
relative al governo e all´assemblea lesgilativa autonomi», per reimporre il suo
potere assoluto su Turks e Caicos. L´isola caraibica non è solo un paradiso per
le vacanze, ma anche un centro di investimenti off-shore. Enrico Franceschini
( da "Sole 24 Ore, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-31 - pag: 5 autore: La missione di Obama
Tra Europa e America un asse da rinsaldare di Silvio Fagiolo M ai il primo
viaggio di un presidente americano in Europa aveva suscitato tante attese. Temi
e luoghi della missione di Obama racchiudono quasi per intero l'orizzonte della
politica estera americana. Se il suo predecessore si era dato più spesso il
duro precetto del divide et impera, il nuovo Presidente ripropone
quell'idealismo cauto e realista talvolta deriso dal cinismo europeo che pure
ha tratto da esso grandi benefici. Spetta al G-20 di Londra inaugurare il nuovo
rassicurante e ragionevole sguardo dell'America sul mondo. Obama arriva
preceduto da qualche segno pur labile di stabilizzazione economica, forse il
sistema si dimostrerà più resistente e flessibile del previsto. Non è comunque
portatore di un nuovo antagonismo tra Europa e Stati Uniti. A Washington la reazione
comunitaria alla crisi può essere sembrata frammentaria e insufficiente. Per
gli europei la dinamica degenerativa della finanza, al di fuori di ogni
giurisdizione nazionale e dunque fuori di ogni controllo, necessita di nuove
regole per scongiurare il dies irae dei mercati, il fallimento dell'unica
utopia che aveva attraversato indenne il XX secolo. In realtà sta prendendo
forma una nuova architettura di governo globale basata su principi simili a
quelli del New Deal ma anche sul sistema plurale dell'esperienza comunitaria.
Obama viene accusato in patria di voler imporre all'economia e alla società
americana il modello europeo. L'Europa è la sponda dove può raccogliere
solidarietà chi invoca un ruolo dello Stato nel Paese che si nutre di liberismo.
Come Roosevelt nei cento giorni, Obama è costretto a misure di emergenza ma
anche a varare riforme che affrontino la debolezza strutturale del sistema.
Compito immenso e solitario, la premessa forse della rinascita delle virtù
portanti del Paese, di un nuovo trionfo della audacia pionieristica. A Londra
il consenso tra Europae Stati Uniti ci sarà sia sulla regolamentazione
finanziaria che sul coordinamento economico. A Strasburgo, luogo simbolico
della riconciliazione europea, saranno ricordati i sessanta anni della Nato. Di
questa è in gioco in Afghanistan la sopravvivenza non solo formale, ma anche
politica e strategica. Il rilancio passa anche attraverso una sua maggiore
europeizzazione, con il ritorno della Francia nella struttura integrata. La
Francia abbandona definitivamente l'illusione di una sicurezza nazionale
autosufficiente, di una inconciliabilità tra cittadinanza europea e difesa
atlantica. Oggi la vulnerabilità si manifesta da più parti e le risorse sono
più limitate. Potrà la visita di Obama indurre gli europei a superare la
convinzione che conviene continuare a rifugiarsi sotto l'ala protettrice
dell'America? A Praga l'incontro con l'Unione avverrà nel segno di una duplice
preoccupazione. Il rischio che la crisi riproduca al centro del continente i
muri di ieri. Nei Paesi già comunisti la sovranità è stata appena riconquistata
e di essa i nuovi membri dell'Unione sono gelosi custodi. L'antico risentimento
contro il comunismo può rivolgersi contro l'europeismo. Bruxelles può
significare la distanza, il privilegio, la durezza del mercato, una speranza
durata troppo poco. Inoltre, imponendo lo spostamento a Est della protezione
atlantica gli Stati Uniti hanno fatto emergere nuove tensioni nei rapporti con
la Russia. La visita di Obama è rassicurante sui due fronti. Quella Europa non
sarà abbandonata ai margini, come sovente avvenuto nel secolo scorso. Con la
Russia si può costruire un rapporto più costruttivo se essa torna sulla scena
internazionale senza ideologia e senza autarchia. Infine dalla Turchia Obama si
rivolgerà ai popoli oltre la linea d'orizzonte del vecchio continente. Obama
lascia cadere la pretesa che la potenza egemone riassuma in se il concetto di
Occidente. Obama non è un pacifista. Accresce il contingente americano in
Afghanistan, prevede il ritiro dall'Iraq in tempi non distinguibili da quelli
di Bush. Ma riconosce il contesto locale e culturale, ammette che i popoli
preferiscono trovare da soli l'equilibrio tra democrazia ed ordine, libertà e
licenza. Coltiva il rispetto al quale aspirano le culture asiatiche, talvolta
sedotte dal fanatismo. Evita il linguaggio totalizzante che ha dato al
confronto con i Paesi dell'Islam i connotati di uno scontro di civiltà. Vuole
dialogare in Afghanistan con i talebani per isolare il nocciolo duro della
guerriglia. In questo scorcio di secolo il tessuto dei rapporti tra nazioni è
stato lacerato da un regresso verso l'esaltazione della forza. Nessuno meglio
di Obama, con la sua storia, può cogliere le sofferte arretratezze e le paurose
diseguaglianze del mondo contemporaneo, i velenosi rancori e le atroci speranze
di vendetta che esse alimentano. Non sarà facile disfare quanto è stato messo
insieme da Bush. La risposta alle aperture americane potrebbe essere deludente
o ambigua. Ma il Governo ha mostrato la volontà di aprire negoziati con regimi
difficili, in primo luogo l'Iran, di lavorare con la Cina per risolvere la crisi economica.
Il legame transatlantico non va soltanto rinnovato. Va completamente
reinventato lungo le sfide appena evocate. Bush ha rappresentato il declino del
mito, Obama la sua rinascita attraverso un improvviso sussulto della società
civile.L'Europa non può esibire anche stavolta una mancanza di coraggio
enigmatica e inquietante per affrancarsi dalle sue responsabilità globali. ©
RIPRODUZIONE RISERVATA ORA ALLEANZA NATURALE Il Vecchio Continente può offrire
una sponda al tentativo del presidente di rafforzare il ruolo dello Stato
nell'economia
( da "Sole 24 Ore, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-31 - pag: 5 autore: I venti leader
dovrebbero concordare nuovi finanziamenti agli scambi globali Dal summit una
spinta al commercio Il G-20 ci riprova. L'allarme lanciato la settimana scorsa
dalla Wto, secondo cui il commercio mondiale crollerà del 9% quest'anno, mostra
che uno dei motori principali della crescita degli ultimi decenni è ingrippato
e non potrà trainare l'economia globale fuori dalla crisi. Allora, provano a
ripartire dal commercio giovedì a Londra i leader dei grandi Paesi industriali
e delle nuove potenze emergenti, dopo il fallimento del debutto del nuovo
gruppo a Washington lo scorso novembre, quando si impegnarono a chiudere il
Doha Round entro fine anno e a non adottare misure di restrizioni degli
commerci, promesse entrambe disattese. L'urgenza di agire su più fronti, dal
commercio, alla spinta alla crescita, alle riforme del sistema finanziario è
stata riportata ieri drammaticamente alla ribalta dalla pesante caduta dei
mercati finanziari. Da questo secondo summit, peraltro, secondo quello che
emerge dalle prime bozze del comunicato cui lavorano gli sherpa dei capi di
Stato e di Governo, difficilmente potrà uscire molto di più di una reiterazione
degli impegni a non far danni ulteriori agli scambi commerciali, compresa la
rinuncia ai margini di manovra che pure verrebbero consentiti dalle regole Wto
(e che quasi tutti hanno ampiamente sfruttato da novembre in poi) e
l'imprimatur alla Wto stessa per pubblicare una "lista nera" dei
trasgressori. L'impegno più concreto,anche se la cifra finale è lasciata ai
negoziati dell'ultima ora,dovrebbe venire dalla creazione di nuovi
finanziamenti al commercio, per far fronte al crollo delle linee di credito che
ha aggravato la contrazione degli scambi. Il padrone di casa, il premier
britannico Gordon Brown, ha parlato di 100 miliardi di dollari. Il G-20 parlerà
di obiettivo di ritorno alla crescita entro la fine del 2010: per ottenerlo,
dovrebbe non solo impedire il ritorno del protezionismo, ma vedere per allora
gli effetti di una politica monetaria aggressiva e dei piani di stimolo
fiscale,sui quali per la verità l'accordo è più che altro di facciata, visto
che gli Stati Uniti invocano un ulteriore sforzo dei principali partner e gli
europei, a partire dai tedeschi, sono riluttanti, o quanto meno sono convinti
di aver già dato. Le aspettative su questo fronte sono modeste. L'altra cifra
che andrà definita a Londra è quella che riguarda l'aumento delle risorse del
Fondo monetario per soccorrere i Paesi in difficoltà a causa della crisi. Si
dovrebbe andare al di là del raddoppio delle attuali risorse, pari a 250
miliardi di dollari, visto che il Giappone ha già firmato per 100 miliardi,
l'Unione europea per altri 100 e dovranno arrivare gli impegni di Stati Uniti, Arabia Saudita e Cina. Pechino vuole che al suo maggior coinvolgimento corrisponda un
maggior peso dentro l'Fmi e lo avrà, anche se non subito. Sui cambiamenti del
sistema finanziario globale, destinati a rimettere in movimento il mercato del
credito e a rivederne la struttura per evitare il ripetersi di crisi come
quella in corso, il G-20 farà sue le linee indicate dal Financial
Stability Forum (forse ribattezzato Financial Stability Board e ormai già
allargato agli emergenti e alla Spagna) sotto la guida di Mario Draghi: regole
per tutti, compresi hedge fund, agenzie di rating e paradisi fiscali,
supervisione delle banche globali attraverso collegi di vigilanza,
rafforzamento (non appena le condizioni lo consentano) del capitale delle
banche. Intanto, un network di 120 imprese di Italia, Francia, Spagna e
Portogallo, il Consiglio di cooperazione economica, consegnerà oggi al
presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, in vista del
G-20, otto raccomandazioni, che riguardano fra l'altro politiche di
allentamento del credit crunch, un approccio anticiclico alla regolamentazione
finanziaria e la definizione di «vie d'uscita»dalle misure straordinarie quando
arriverà la ripresa. A.Me. © RIPRODUZIONE RISERVATA L'ALTRO DOSSIER CHIAVE Atteso
anche il potenziamento delle risorse del Fondo monetario internazionale, che
potrebbe andare oltre il raddoppio a 500 miliardi
( da "Sole 24 Ore, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-31 - pag: 14 autore: DALLA PRIMA Le
mani in tasca ai cinesi Dal negozio di elettrodomestici al supermercato, dal
distributore di benzina alle librerie, dalle scuole private alle compagnie
aeree. L'esempio di Hangzhou è stato seguito a ruota da molte altre città
cinesi che, nelle scorse settimane, hanno "stampato moneta" per
rivitalizzare i consumi locali. Che battono in testa. Dallo scorso autunno, infatti,
la gente ha iniziato a chiudere i portafogli. E la ritirata nelle sicure
trincee del risparmio è stata più accentuata di quanto non emerga dalle
statistiche. I dati dicono che nel 2008 le vendite al dettaglio sono lievitate
a un ritmo sostenuto. Ma dicono anche che nella seconda metà dell'anno i
depositi bancari detenuti dalle famiglie hanno registrato una brusca impennata
(+ 25% rispetto al 2007). Insomma, la gente impaurita dalla crisi ha
risparmiato di più. La frenata messa a segno dalle vendite retail a inizio 2009
conferma questa tendenza. Il Governo, per il quale l'incremento dei consumi
interni, soprattutto nelle aree più povere, è un importante obiettivo
strategico, è corso subito ai ripari. «La propensione a spendere della gente
dipende fondamentalmente da quanti quattrini ha in tasca. Non resta che
riempirgliele », ha detto il premier, Wen Jiabao. I miliardi di "buoni
acquisto" di vario genere che circolano da qualche
settimana per la Cina sono
il risultato diretto della politica del "mettiamo i soldi nelle tasche
della gente". Funzionerà? Forse, è ancora prematuro per dirlo. Finora la
reazione dei cinesi all'emissione delle cedole sconto è stata contrastante. «In
realtà, i coupon possono essere spesi solo nei punti vendita autorizzati e,
per di più, con un sacco di limitazioni. Insomma, a ben guardare, sono più una
perdita di tempo che un beneficio », si lamenta Zhanyi, un giovane shanghainese
reduce da un fine settimana ad Hangzhou. «Di solito, vendo una decina di chili
di fragole al giorno. Ma da quando sono stati lanciati i coupon, le vendite si
sono triplicate», racconta gongolante un contadino che ha un piccolo banco di
fruttaambulante vicino alla stazione ferroviaria di Hangzhou. Le sue parole
confermano la teoria dei sostenitori dei buoni spesa, e cioè che a beneficiare
di questi ultimi è l'intero tessuto microeconomico locale. In assenza di altri
interventi, però, la politica dei coupon rischia di avere il fiato corto. «I
buoni acquisto sono certamente una buona idea per attutire gli effetti negativi
della crisi economica. Ma per stimolare davvero la domanda interna servirebbero
delle misure più mirate a sostenere la capacità di spesa delle fasce a basso
reddito», avverte Lu Yingxi, professore al Nanjing Institute of Finance and
Economics. L'idea è che, anziché distribuire coupon a pioggia per stimolare la
domanda di beni voluttuari, per stimolare un'espansione duratura dei consumi
interni sarebbe meglio mettere soldi veri nelle tasche di coloro che fanno
fatica ad acquistare i beni di prima necessità. Il professor Lu, insieme ad
altri nove accademici cinesi, ha già formulato una proposta molto chiara:
l'emissione di buoni spesa da mille yuan l'uno da distribuire alle famiglie più
indigenti. Ma anche questa sarebbe una misura temporanea, valida giusto per
puntellare la domanda interna di fronte alla grande crisi. Per spingere le
formiche cinesi a trasformarsi in cicale serviranno interventi strutturali di
ben più ampia portata. Come per esempio un rafforzamento del welfare (pensioni,
previdenza, ammortizzatori sociali), che consenta di allargare stabilmente la
massa dei potenziali consumatori. Pechino lo sa. Ma servirà tempo. Luca
Vinciguerra ganawar@gmail.com © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-31 - pag: 14
autore: CHI INVESTE IN CINA Opportunità o rischio: chi scommette ora sulla Cina? Se ne discute oggi in un evento
dibattito di presentazione del volume "Oltre la Muraglia" di Rita
Fatiguso, edito dal Sole 24 Ore. Alle ore
( da "Sole 24 Ore, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-03-31 - pag: 18 autore: Contraffazione.
Missione a Shanghai del Comandante generale delle Fiamme gialle, Cosimo
D'Arrigo Italia e Cina alleate
contro i falsi Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Giocattoli,
gadget, cappellini, ricambi auto. Tutti rigorosamente contraffatti. E con il
marchio d'origine made in China. A Catania, a Firenze, a Taranto, nelle ultime
settimane la Guardia di Finanza ha sequestrato diversi container provenienti
dalla Cina contenenti
prodotti falsi destinati al mercato italiano. «I nostri buoni rapporti
con Pechino ci hanno consentito di ottenere delle informazioni preziose, che
poi hanno condotto a queste operazioni di polizia», spiega il Comandante
Generale della Guardia di Finanza, Cosimo D'Arrigo, impegnato la settimana
scorsa in una missione speciale oltre la Grande Muraglia. Secondo D'Arrigo, il
successo della lotta alla contraffazione made in China è strettamente legato
alla collaborazione con le autorità cinesi. Per questo motivo, nel 2006 la
Guardia di Finanza ha costituito un proprio "osservatorio" a Shanghai
(è uno dei 12 presidi internazionali aperti dalle Fiamme Gialle in giro per il
mondo), dove è stato distaccato il Colonnello Giovanni De Roma. Durante la sua
trasferta cinese, il Comandante della Guardia di Finanza ha incontrato i
vertici dell'Amministrazione generale delle Dogane e del Dipartimento crimini
economici del ministero della Sicurezza. «Abbiamo chiesto ai cinesi un rapporto
sempre più operativo, basato su scambi di informazioni, attività di intelligence,
monitoraggio dei flussi finanziari. E loro si sono dichiarati disponibili »,
osserva il generale D'Arrigo. Una stretta e organica collaborazione " sul
campo" interessa entrambi i Paesi. Violazione della proprietà
intellettuale, frodi alimentari, traffico di droga, riciclaggio di denaro
sporco, sono crimini che oggi danno fastidio tanto all'Italia quanto alla Cina. A questi va aggiunto il commercio internazionale di
sigarette false made in China, che negli ultimi anni è diventato un autentico
rovello per Pechino. «Il tabacco rappresenta una voce importante nelle entrate
fiscali di questo paese, visto che un fumatore su tre al mondoè cinese-aggiunge
il generale D'Arrigo- . Ecco perché la Cina è
determinatissima a stroncare il traffico di sigarette contraffatte. Noi
possiamo esserle di grande aiuto, giacché oggi i vecchi contrabbandieri
italiani si sono globalizzati e offrono una sponda logistica importante ai loro
soci cinesi». L'Italia,infatti,è diventata la nazione preferita per il transito
delle sigarette contraffatte cinesi, che poi finiscono sui mercati del Nord
Europa (da noi, per fortuna, nessuna si sogna di fumarsele). «Le
interconnessioni tra le organizzazioni criminali dei due paesi sono diventate
sempre più strette. Spezzarle significherebbe interrompere anche tutta una
serie di attività illecite, come per esempio il riciclaggio di denaro, che
generano ricchi proventi per la criminalità organizzata italiana e cinese »,
conclude D'Arrigo. ganawar@gmail.com © RIPRODUZIONE RISERVATA IMPEGNO COMUNE
«Abbiamo chiesto al Governo di Pechino un rapporto sempre più stretto, basato
su scambi di informazioni e attività di intelligence»
( da "Sole 24 Ore, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-03-31 - pag: 48 autore: Metalli non ferrosi.
I recenti rincari sono dovuti solo alle attese di miglioramenti dell'economia
In flessione i consumi di rame Le eccedenze sono frenate dagli acquisti
dell'ente cinese Srb Gianni Mattarelli MILANO Il rame è salito venerdì al
massimo da quattro mesi e mezzo su attese di miglioramenti dell'economia, ma il
consumo di metallo è ancora in forte riduzione. Le stime di minor domanda
variano a seconda degli analisti, ma sono tutte negative. Secondo la
Norddeutsche Affinerie, l'utilizzo di rame in Europa è atteso ridursi del 15%
quest'anno, con un minimo del 25-30% nel secondo trimestre. Stesse cifre sono
previste all'incirca per la Germania,primo consumatore europeo. Altri
osservatori, come Bnp Paribas e Bloomsbury Minerals, sono meno negativi, sia
per la Germania che per l'Italia, secondo consumatore europeo, ma si tratta
comunque di attese di cali tra il 7% e il 13%. Le previsioni del Fondo
Monetario Internazionale parlano per quest'anno di una contrazione
dell'economia mondiale tra lo 0,5 e l'1%, ma per il 2010 di una crescita media
tra l'1,75% e il 2,25% quale risultato di stimoli fiscali apportati quest'anno
dai principali Paesi. E sono soprattutto queste attese e le recenti misure
annunciate dalla Federal Reserve americana ad aver incoraggiato gli investitori
a una maggior propensione al rischio, con il risultato di far affluire del
denaro sulle borse metalli. Molti fondi d'investimento stanno infatti
considerando di tornare a investire sui metalli, senza tuttavia curarsi delle
ragioni fondamentali, particolarmente quelle a breve termine, che vengono
ignorate. Dovremmo perciò attenderci un periodo di alta volatilità, con aumento
degli scambi al London Metal Exchange, soprattutto nel caso del rame, che resta
il preferito dagli investitori, anche perché, a differenza di altri metalli,
non soffre di eccesso di offerta, pur nel calo generale dei consumi. Un freno
alle eccedenze,come già rilevato in articoli precedenti, si è avuto dagli
acquisti dell'ente cinese per le riserve strategiche (Srb), stimati a 300mila
tonnellate, ente che dovrebbe più avanti continuare a ricostituire le giacenze.
Tra il 2004 e il
( da "Sole 24 Ore, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-31 - pag: 7 autore: G-8 lavoro. Sacconi:
l'«early warning» non può basarsi solo su indicatori finanziari «L'Fmi sorvegli
anche il rischio sociale» Giorgio Pogliotti ROMA Ripensare il ruolo del Fondo
monetario internazionale incorporando anche gli indicatori sociali, perché
«sono strettamente legati la sostenibilità sociale e la stabilità finanziaria».
è il messaggio che arriva dal documento conclusivo del G8 Lavoro (allargato
ieri a India, Cina, Messico, Brasile, Sudafrica ed
Egitto) organizzato dalla presidenza italiana, in vista del G20 di Londra che
si occuperà della stabilità finanziaria. L'appello degli otto ministri del
Lavoro è a seguire il principio "people first": «L'early warning,utile
ad anticipare eventuali fenomeni – ha detto il ministro italiano Maurizio
Sacconi – deve esserefatto con indicatori sia di carattere finanziario che
sociale. Bisogna tenere conto non solo dell'impatto delle spese di Welfare sui
bilanci pubblici, ma anche dell'equilibrio e della coesione sociale». Il
documento contiene l'invito diretto alle organizzazioni internazionali «Fmi,
Ocse e Ilo a prendere in considerazione il mercato del lavoro e gli impatti
sociali nelle loro attività di consulenza e collaborazione con i governi»,
affinché «un'efficace occupazione e politiche di protezione sociale riescano a
mitigare gli impatti della crisi, assicurando una ripresa sostenibile». Del
resto la crisi sembra destinata ad appesantirsi: per il
( da "Sole 24 Ore, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-31 - pag: 25 autore: Focus. Incontro
Aspen sui troppi limiti di un sistema «ostile» verso chi arriva dall'estero -
No ai protezionismi Italia chiusa agli investitori Multinazionali ed economisti
a confronto: come recuperare attrattività Sara Cristaldi L'Italia vuole gli
investimenti esteri? Sembrerebbe proprio di no, considerata l'inaffidabilità
che ancora la contraddistingue agli occhi delle multinazionali estere che
preferiscono andare là dove governance, infrastrutture, certezza del diritto e
burocrazia - solo per citare alcuni fronti strategici - danno migliori
garanzie. Che fare dunque per riguadagnare attrattività e competività del
Sistema Paese nei confronti di concorrenti agguerriti, a partire dalla Francia
(si veda la scheda a destra) di Nikolas Sarkozy? Risposte non più eludibili in
vista del nuovo mondo che uscirà dalla crisi globale, e in cui la partita più
importante si giocherà proprio sulla capacità di attrarre capitali stranieri.
In particolare quelli in arrivo dal Sud del mondo, Cina e India in testa, là dove si è trasferita la liquidità e dove
sono cresciute nuove multinazionali pronte a fare shopping e insediamenti
produttivi o logistici in giro per il globo. Ne hanno discusso la scorsa
settimana a Roma economisti, imprenditori, politici e sindacalisti riuniti
dall'Aspen Institute nel quadro del Progetto Interesse Nazionale (vedi
articolo qui a lato) in collaborazione con il Comitato degli investitori esteri
in Italia nato in Confindustria due anni fa. Una realtà che coinvolge 7.150 imprese
a partecipazione estera, con oltre 852mila dipendenti, un fatturato di poco
inferiore ai 429 miliardi di euro e un contributo alla Ricerca & Sviluppo
pari a 9 volte la media italiana. «Nel mondo globalizzato ogni Paese è una
porta di ingresso verso altri Paesi ad esso collegati: la Francia per il mondo
francofono, la Germania per l'Est Europa, la Spagna per il Sudamerica. Occorre
evitare che l'Italia sia porta d'accesso solo a se stessa », ha sintetizzato
Enrico Letta, in qualità di vice presidente di Aspen Italia. Meglio posizionata
sul fronte dell'export, incui è seconda solo alla Germania ( almeno nei
risultati pre-crisi), l'Italia risulta infatti molto in ritardo sul fronte
degli investimenti in uscita, ma soprattutto di quelli in entrata, intesi come
indicatore sintetico tra i più efficaci della competitività del Sistema Paese.
Ciò a differenza del resto dell'Europa, dove gli investimenti esteri diretti
(Ide) sono cresciuti di molto tra il 1990 e il 2007. Certo, come ha
sottolineato Angelos Papadimitriu, ad di GlaxoSmithKline Italia e presidente
del Comitato di Confindustria, presentando la ricerca che ha dato avvio alla
discussione, «la crisi ha influito significativamente sugli Ide, facendo
registrare un calo del 21% nel 2008, con un ulteriore decremento di 770 milioni
di dollari nel 2009 e una ripresa prevista, nel migliore dei casi, a partire da
fine 2009». Ma è anche vero che sempre nel 2008 il calo nei flussi netti di Ide
in Francia è stato del 27%, mentre l'Italia ha accusato un -94,3%. E le previsioni
degli stock Ide vedono l'Italia stagnante ( con un Sud più pe-nalizzato), a
differenza dell'Esagono che risulta più in crescita di Germania e Spagna.
Positivo è il fatto che le 15 imprese estere in Italia (operanti nei settori
chimica, beni di consumo, Ict e costruzioni), interrogate in vista della
riunione Aspen, non prevedano forti tagli di attività strategiche nel 2009 e
2010, nonostante i colpi della crisi. Ma il vero problema è l'arrivo di
"nuovi"investimenti.E qui casca l'asino. Anche perché la Francia, ad
esempio, attrae già maggiori flussi da Paesi extra-Ue a 15 e dai Paesi in via
di sviluppo, vale a dire i più attivi nelle politiche di " go
global". Pesano come macigni sui ritardi italiani burocrazia, costo del
lavoro, complessità del sistema legislativo, carenze infrastrutturali,
instabilità politica, costo dell'energia e tempi della giustizia. I Governi
francesi, quello precedente e l'attuale, hanno invece saputo creare fiducia
negli investitori e stabilità di aspettative; hanno costruito una rete
infrastrutturale di lungo termine(specie per energia e trasporti) e una
politica industriale che protegge filiere strategiche locali, a vantaggio di
grandi gruppi e Pmi. Semplificazione ammini-strativa, architettura
istituzionale più efficiente e moderna, crediti di impresa a favore di ricerca
e trasferimento tecnologico. I tre fronti da cui ripartire, sfruttando anche il
periodo di crisi generalizzata. Parola di multinazionale estera.
sara.cristaldi@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA PROVE SCHIACCIANTI Sui
ritardi pesano burocrazia, costo del lavoro, carenze infrastrutturali, costi
energetici, leggi difficili e tempi della giustizia
( da "Sole 24 Ore, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-31 - pag: 25 autore: LETTERA DA HANOI Il
Vietnam si rifugia nei consumi interni di Romeo Orlandi* L a crescita spettacolare
degli ultimi anni ha reso paradossalmente il Vietnam più fragile. Il suo
inserimento nella titanica macchina della manifattura asiatica lo ha fatto
emergere dalla palude del sottosviluppo, ma ne ha decretato la dipendenza
immediata dalla congiuntura internazionale. La ripercussione della crisi è
dirompente in un Paese con una export led growth. Il calo della domanda
internazionale sta avendo anche in Vietnam gli stessi effetti che appaiono
nelle cronache eco-nomiche dell'Asia: fabbriche chiuse, uffici deserti,
container vuoti. Si diffonde inoltre il timore di un massiccio ritiro dei
capitali che il Paese aveva attratto con una politica lungimirante che
coniugava il basso costo di produzione,la stabilità politica, la grande
dimensione del mercato interno. Nella crisi, i capitali sono maggiormente
garantiti nei Paesi industrializzati, dove l'intervento dei Governi assicura
contro il rischio di tracolli finanziari. L'Asia non appare così forte e
determinata e dunque è immaginabile un esodo, dalle dimensioni ancora
imprecise, di capitali. Un protezionismo finanziario sta sostituendo quello
commerciale. Recentemente la World Bank ha corretto al ribasso le previsioni di
crescita per il Vietnam,attestandole per il 2009 su una prudente valore del
5,5%. Il Governo non ha molti margini di manovra:le sue riserve sono esigue, la
bilancia commerciale è in passivo, l'inflazione da poco ridimensionata. è
previsto un pacchetto fiscale teso a sostenere la domanda globale, ma il suo
importo di 6 miliardi di dollari appare insufficiente. Il tasso di interesse è
stato ridotto per stimolare gli investimenti e la moneta (il dong) è stata
svalutata del 3% per rilanciare le esportazioni, nel timore generale di
innescare una corsa al ribasso delle proprie valute tra i Paesi asiatici.
Nonostante la sua crescita, il Paese non ha la struttura e i muscoli
sufficienti per un'azione indipendente.Erroneamente viene
classificato come un Cina
in miniatura. Non ne ha ovviamente la dimensione politica e anche le dotazioni
strutturali appaiono ancora insufficienti. Le grandi città risentono ancora
dell'economia dei villaggi e non si sono ancora trasformate in megalopoli
inquietanti. L'uscita dalla crisi appare avviata su due binari. Il primo
è una moderazione delle ambizioni, verso una crescita più equilibrata che dia
respiro al mercato interno. Consumi e investimenti pubblici possono essere
incoraggiati per compensare,almeno parzialmente, il calo dell'export. Il Paese
ha una secolare tradizione contadina che gli ha dato stabilità e che ora può
dare forza a una domestic led growth, congiuntamente all'intervento pubblico
per la costruzione di infrastrutture. Il secondo percorso è segnato dalla
strategia delle alleanze. L'Asean,di cui fa parte dal 1995,siè rivelato angusto
e poco efficace in termini economici. Ad esclusione di Singapore, nessun Paese
del Sud-Est asiatico ha relazioni commerciali importanti con il Vietnam.
L'associazione è frammentata e risente del suo marchio politico alla nascita.
Ora le divisioni ideologiche sono tramontate, ma l'Asean non riesce ad avere
nello scacchiere del Pacifico una voce unica e autorevole. I rapporti con la Cina risentono di vecchie frizioni e di pragmatismo
corrente. Hanoi è compressa tra le necessità di buon vicinato e il timore che
questo possa trasformarsi in un vassallaggio economico. La sua aspirazione è
diversificare le relazioni, dando respiro ai rapporti con gli Usa e Ue. è forte
la consapevolezza che le nazioni asiatiche siano fondamentalmente concorrenti,
quando invece il Paese ha bisogno del recupero delladomanda dai Paesi
industrializzati. Sono i soli a poter diventare partner, in un ventaglio di
iniziative che una globalizzazione ragionata impone: commercio, investimenti,
outsourcing, uso sapiente delle risorse. Va in questa direzione la visita del
prossimo dicembre in Italia del presidente della Repubblica Nguyen Minh Triet.
* Osservatorio Asia © RIPRODUZIONE RISERVATA STRATEGIA DI RIPIEGO Domanda e
investimenti pubblici possono essere incoraggiati per compensare in parte il
calo dell'export
( da "Sole 24 Ore, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-31 - pag: 28 autore: Contro i pirati, Google lancia in Cina la musica gratis via web Nel tentativo di scoraggiare la
pirateria informatica in Cina, tra i Paesi dove i saccheggi illegali colpiscono più duro, il
motore di ricerca Google ha deciso di lanciare un servizio che consente di
scaricare gratuitamente la musica via Internet (nella foto, i preparativi per
la cerimonia di lancio dell'iniziativa, che si è svolta ieri a Pechino).
L'idea è stata sviluppata in collaborazione con alcune major del settore, cioè
Warner Music Group, Sony, Universal Music Group e Broadcast Music Inc., più 140
case indipendenti. Tra i big di cui si potrà scaricare gratuitamente i pezzi ci
sono gli U2, Beyonce e Kanye West. Secondo l'International Federation of the
Phonographic Industry, si stima che il 99% dei download di musica via Internet
in Cina siano illegali. Attualmente il servizio di
Google - fornito in collaborazione con il sito Internet di musica cinese
Top100- dispone di 350mila canzoni scaricabili, ma l'obiettivo del management
del motore di ricerca è di portare questo numero a quota 1,1 milioni di pezzi.
AP/LAPRESSE
( da "Unita, L'" del 31-03-2009)
Argomenti: Cina
Una scossa politica
per il G20 Obama, l'auto e la crisi Dal G20 di Londra tutti aspettano decisioni
ma con priorità diverse, gli europei per una riforma dei mercati finanziari,
gli emergenti per impegni contro il protezionismo, l'America per maggiori stimoli
alla domanda. Appare chiaro che per Obama e per Hu Jintao la priorità deve oggi
rivolgersi alla parte economica della crisi mondiale, il vuoto di domanda e la
sovraproduzione. L'auto è l'epigone di questa crisi e ben ha fatto Obama a
porre dure condizioni alle 3 big che continuano a chiedere soldi. L'aut aut
alla Chrysler di approvare la Joint venture con la Fiat e le dimissioni dell'ad
della GM, Wagoner sono segnali forti: i soldi del contribuente non vanno
sprecati. Gli europei dovranno rispondere alle richieste di
Cina e S.U. di maggiori
stimoli alla domanda. Il confronto tra le risorse impegnate sinora in Europa,
in percentuale del Pil e a prescindere dagli aiuti alle banche, sono 3- 4 volte
inferiori a quelli fatti in America e in Cina. Sul tavolo ci sarà anche una proposta cinese di una
"valuta globale" che gradualmente sostituisca il dollaro, come
strumento di riserva delle banche centrali. Se Londra non sarà un'altra Bretton
Woods, è sperabile che produca risultati utili ai mercati finanziari ed all'economia.
La tesi americana che la crisi finanziaria è stata anticipata e accelerata
dalla crisi da domanda, da impoverimento di massa, non è infondata: nel 2007,
dopo anni di crescita continua di export e Pil mondiali, si ebbe una forte
decelerazione di entrambi mentre i primi fallimenti di banche si ebbero solo un
anno dopo nel