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T ARTICOLI DEL 18-19 novembre 2008 #TOP
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Articoli
Cina (42)
Tentazione tibetana Alt ai negoziati con la Cina
( da "Unita,
L'" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: ai negoziati con la Cina Centinaia di tibetani in esilio sono riuniti a Dharamsala in India. Il Dalai Lama chiede loro di valutare se proseguire nel dialogo con Pechino o prendere atto del fallimento e cambiare strada. Il negoziato con Pechino non dà frutti. Il Dalai Lama ne prende atto e convoca gli stati generali della diaspora tibetana per valutare se ha ancora senso insistere,
stranieri,
la banda delle carte false - meo ponte
( da "Repubblica,
La" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Lo sapevano anche in Cina che per ottenere un nulla osta per lavorare, e quindi il conseguente permesso di soggiorno sul territorio italiano, anche se si era attraversato la frontiera del tutto clandestinamente bastava «ungere» la responsabile del settore lavoro dello sportello unico per l´immigrazione della Prefettura.
CRISI
ECONOMICA PERCHÉ È UTILE AIUTARE I DEBOLI
( da "Unita,
L'" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: in Cina, nel resto del mondo, rileggendo anche la storia della depressione del '29 il cui acme per crollo della domanda, fu raggiunto nel '32, tre anni dopo il crak di Wall Street, politici ed economisti stanno scoprendo che buco della domanda con possibile deflazione è il male maggiore da combattere, male cominciato a crescere nel mondo negli anni '
a
spalla, in bici, col passeggino il flusso delle merci non si ferma - massimo
pisa ( da "Repubblica, La"
del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: cartolai continuano a trasportare avanti e indietro la loro zavorra, arrangiandosi in qualche modo, in perfetta tradizione cino-napoletana. I famigerati carrellini, certo, nonostante i lontani avvertimenti di De Corato che dal comando della polizia locale fa sapere: «Per i primi giorni saremo comprensivi sulle dimensioni del carico, ma solo negli orari consentiti.
targetti
vince il ricorso contro la dogana
( da "Repubblica,
La" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: accusato di aver aggirato le norme europee antidumping sulla importazione di lampadine a risparmio energetico, ha vinto un ricorso in commissione tributaria di La Spezia che - spiega una nota - «ha accertato la correttezza delle operazioni doganali». E la Commissione Europea ha revocato i dazi antidumping sulle lampadine prodotte in Cina.
Veltroni:
Va rinviato il pareggio di bilancio
( da "Sole
24 Ore, Il" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Bretton Woods resa difficile anche dai diversi interessi delle nuove potenze mondiali come la Cina, l'India, la Russia e il Brasile. E soprattutto «la Cina ora non vuole assumere un ruolo di responsabilità primaria come dimostra anche sulla vicenda di un G8 allargato a 9», dice Federico Rampini. Un'opinione condivisa da Sergio Romano durissimo però sul tema delle responsabilità.
Un
sostegno pubblico all' autostrada del futuro
( da "Sole
24 Ore, Il" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Paesi ad economia dirigistica come la Corea, il Giappone, la Cina hanno avviato imponenti programmi statali di infrastrutturazione del Paese con fibra ottica, tali da consentire velocità sui 100 megabit. In Francia la Cassa Depositi e Prestiti svolgerà un ruolo importante nel finanziamento delle reti di nuova generazione.
Ondata
di tagli, affonda Citigroup ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: opportunità che la banca investisse denaro in Cina mentre il governo Usa era impegnato a rimpinguare le casse di tutte le banche del paese. Con questa mossa, Bank of America ha però voluto sottolineare il valore strategico dell'operazione. www.ilsole24ore.com Borse mondiali a sconto, ma l'Orso resiste LISTINI EUROPEI Le piazze di Parigi (-3,3%), Milano (-3,
Metalli,
fiducia targata Cina ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: fiducia targata Cina Pechino detterà i tempi del possibile recupero dei prezzi Gianni Mattarelli I prezzi al London Metal Exchange hanno chiuso venerdì sera in ripresa dai minimi toccati la scorsa settimana. Gli scambi sono stati dominati dall'andamento del dollaro e da qualche segnale d'ottimismo per l'incontro del G20 di sabato a Washington.
Sudamerica,
le manovre di Mosca e Pechino ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina da tempo contribuisce peraltro a finanziare). Ma Hu Jintao non è il solo ospite eccellente nell'emisfero Sud. Precede infatti di pochi giorni l'arrivo all'Avana del presidente russo Dmitrij Medvedev atteso anche in Venezuela. E qui le manovre di Mosca sono economiche ma anche "mi-litari", considerato che con il presidente Chavez la Russia ha in programma esercitazioni congiunte
L'Ungheria
tenta di reagire ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
com
SALVAGENTE ASIATICO Gli operatori del Far East puntano ancora su Budapest:
sbarcano Nuctech (Cina) e Nec (Giappone) Nuova fabbrica per Daimler Supporto
alle Pmi esportatrici. Il premier ungherese Ferenc Gyurcsany, 47 anni.
L'Esecutivo vuole rafforzare la diplomazia economica e punta su Cina, Balcani,
Russia. Verranno sostenute 2.300 Pmi esportatrici
Dubai
getta l'ancora in Algeria ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: espansione riguardano soprattutto Cina, India e Medio Oriente. Il chairman di Dubai World, il sultano Ahmed bin Sulayem, non ha fatto mistero nelle scorse settimane di non vedere problemi di finanziamento dei progetti, e di considerare che anche in una situazione di crisi economica internazionale possono scaturire opportunità per un gruppo il cui business spazia dal settore navale all'
Sos
dell'industria europea ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e Giappone hanno messo sul piatto rispettivamente 455 e 270 miliardi di dollari. E la Germania, campione mondiale di export e unico grande Paese europeo ad avere margini di politica fiscale? Per il momento continua a professare il virtuosismo di bilancio, convinta che il deficit spending in sé, senza un preciso obiettivo strategico,
L'Fmi
non ce la fa: Servono 100 miliardi
( da "Sole
24 Ore, Il" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: il premier inglese Gordon Brown aveva già invitato i Paesi con un forte surplus commerciale, e quindi con ingenti riserve, come Cina, Arabia Saudita e Giappone, a contribuire alle casse dell'Fmi, allora ferme a 200 miliardi di dollari, e aveva chiesto almeno 250 miliardi di dollari. Le risposte sono state diverse. Tokyo ha annunciato venerdì un contributo da 100 miliardi.
-
brunella torresin ( da "Repubblica, La"
del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Nel marzo del 2009, al Teatro Comunale di Modena che ne è anche produttore, debutterà il nuovo spettacolo, nutrito delle visioni del viaggio ad Ankara, Smirne, Istanbul. Nell´autunno 2009 ripartono: Corea, Cina, Giappone, un´altra famiglia della danza da incontrare aldilà del mare. Ne nascerà lo spettacolo del 2010.
stop
al calcio in tv "atleti senza etica"
( da "Repubblica,
La" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Pagina 61 - Sport In Cina Stop al calcio in tv "Atleti senza etica" ROMA - La tv di stato cinese oscura il campionato di calcio locale. L´emittente pubblica China Central Tv (Cctv) ha annunciato il momentaneo stop alla trasmissione delle partite del campionato cinese per la mancanza di etica professionale dei giocatori.
docenti
stranieri per salvare l'università - piergiorgio odifreddi
( da "Repubblica,
La" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e Australia, e dunque indipendentemente dal sistema economico del paese, chi non passa l´esame al momento giusto deve ripetere il corso l´anno dopo, con tutti i costi (letterali e metaforici) che questo gli comporta. E chi si inalberasse a sentire la parola «costi», dovrebbe meditare su quelli comunque esatti dal nostro sistema:
Agguato
di Sendero Luminoso: assassinati tre poliziotti in Perù
( da "Avvenire"
del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Al vertice presidenziale del 22 e del 23 novembre parteciperanno almeno 18 capi di stato e di governo, compresi quelli di Cina, Russia e Stati Uniti. Il Paese sarà vigilato da 39mila agenti. ( M.Cor.) Le cellule del gruppo terrorista di ispirazione maoista si sono alleate ai narcotrafficanti
Il
prezzo dell'amore ( da "Famiglia Cristiana"
del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: agenzia di stampa Xinhua (Nuova Cina) il consiglio delle Corti islamiche ha condannato il gesto. «Siamo contrari al sequestro come arma di ricatto», ha affermato Abdurahim Issa Addow, portavoce dell?ala moderata del movimento, che ha firmato l?accordo di pace recentemente raggiunto a Gibuti con il governo di transizione somalo.
G20/I
grandi domani a Washington per rilanciare l'economia
( da "AmericaOggi
Online" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, India e Russia chiedono una maggiore voce e di poter giocare un ruolo di primo piano nel ridisegnare l'architetture della finanza mondiale. Secondo il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, per una migliore gestione della crisi dei mercati è necessario allargare il numero dei Paesi che fanno parte del Financial Stability Forum,
La
chiusura di Guantanamo un rebus legale
( da "AmericaOggi
Online" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: i sette paesi più ricchi e la Russia, oltre ad emergenti come Brasile, Cina e Corea del sud. Secondo quanto indicato da Denis McDonough, il consigliere in politica estera di Obama, la Albright e Leach saranno a disposizione delle delegazioni internazionali e potranno esprimersi a nome di Obama e del suo vice Joe Biden.
Un
vertice in sordina. G20/Le sponde dell'Atlantico già si allontanano
( da "AmericaOggi
Online" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: il quale ha anche chiesto di allargare l'organismo ai Paesi emergenti come Cina, India, Brasile e Russia. Insomma, roba da tecnici sia pure "super" come il governatore della nostra Banca centrale. Ma è chiaro che, per deliberare su materie simili, non era certo necessario chiamare ad adunata i venti "leader maximi" della Terra.
Giappone
entra in recessione tecnica ( da "AmericaOggi Online"
del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: e con la Cina che ha allentato il passo, diventa problematico attendersi sbocchi per l'export del Sol Levante verso Paesi emergenti o in via di sviluppo, già in difficoltà. A maggior ragione in presenza di uno yen forte su dollaro ed euro. Tra le voci più negative del Pil figura il ribasso delle spese e degli investimenti da parte delle imprese (
Bush
e la crisi del G8 ( da "AmericaOggi Online"
del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: arrivo di paesi come Cina, India e Brasile nella rarefatta atmosfera del 'Circolo dei Signori' del G8 dove la antica nobiltà non è automaticamente accompagnata da adeguate risorse finanziarie. E' stato raggiunto un punto di non ritorno: una volta sfondata la porta non può essere più chiusa in faccia ai giganti che avanzano.
Berlusconi.
"Aiuti alle imprese e nuova Bretton Woods"
( da "AmericaOggi
Online" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: stavolta sarà affiancata dalla presenza di altre importanti potenze economiche emergenti come la Cina, l'Australia, il Brasile, il Messico, l'Argentina, L'Arabia Saudita e la Turchia. Ed è proprio con queste nuove potenze emergenti che l'Italia, a partire dal G20 di oggi, rilancerà il suo ruolo e la sua capacità di dialogo, in vista della presidenza di turno del G8 da gennaio 2009.
sequestrati
5000 giocattoli pericolosi ( da "Repubblica, La"
del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Denunciato il responsabile legale della ditta importatrice dei prodotti per aver violato la legge che tutela la salute dei consumatori. Gli oggetti sono prodotti in Cina: secondo i carabinieri, per forma, aspetto e dimensioni potrebbero causare soffocamento nei bambini.
dagli
usa il kolossal delle meraviglie con la famiglia disney al completo - sara
chiappori ( da "Repubblica, La"
del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Emirati Arabi, Spagna, Canarie, ovunque raccogliendo l´entusiasmo di folle di bambini elettrizzati davanti ai loro personaggi preferiti finalmente in carne e ossa. Sul palco, infatti, sono schierati in almeno una trentina (in Italia contano sulle voci dei doppiatori dei film e dei cartoni animati Disney): cinque grandi pupazzi animati (
pronte
le maglie, ecco gli americani aspettando i progetti
( da "Repubblica,
La" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: In caso di ritardo del volo dalla Cina di Donohue, si posticiperà a domani, ma si farà comunque. Ci sono voluti dieci giorni invece che "one week" come aveva promesso Gil, ma la sostanza non cambia, i presidenti sono arrivati e a ore finirà il silenzio della Fortitudo e la doppia importante collaborazione sarà ufficiale.
palermo
riflette su diritti e potere - paola nicita
( da "Repubblica,
La" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Giappone, Algeria. Sottolinea Puglisi: «Particolarmente interessante è la riflessione sui nuovi diritti, ben lontani dall´essere riconosciuti; poter scegliere il proprio compagno, come morire, come vivere». Parole, ma anche immagini e testi: infatti a Villa Zito venerdì si inaugura la mostra bibliografica "La stampa del pensiero"
75.000
mani su Wikipedia l'enciclopedia fatta a spirale
( da "Unita,
L'" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: enciclopedia fatta a spirale Dopo la Cina, nei giorni scorsi anche in Germania si è tentato di censurare Wikipedia. Ma cos'è veramente e perché ha così successo l'enciclopedia on line fondata nel 2001 da Jimmy Wales e Karry Sanger? L'enciclopedia è una macchina che funzione ad informazione e il computer è la macchina enciclopedia per eccellenza;
dalla
cina un segnale di speranza per i mercati
( da "Repubblica,
La" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Economia Global market Dalla Cina un segnale di speranza per i mercati Non penso che il sistema del dollaro sia morto, anzi rimane forte e la moneta Usa è ancora la principale valuta di riferimento per il mercato mondiale dei cambi Il paese più "liquido" del pianeta, la Cina, ricomincia ad affacciarsi sui mercati finanziari occidentali come potenziale acquirente?
addio
marincovich l'arte di raccontare lo sport senza ipocrisie - fabrizio bocca roma
( da "Repubblica,
La" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Seguì l´impresa di Cino Ricci e di Azzurra, prima sfida italiana all´America´s Cup a Newport. E poi il Moro, Luna Rossa e la Whitbread. Una biblioteca ricchissima nella sua casa di Roma. Carlo amava il mare, l´avventura, i grandi navigatori solitari - da Fogar a Soldini - scriveva e raccontava di pirati, traversate, baleniere,
Cina
a capotavola tra i Grandi: è il primo creditore degli Usa
( da "Sole
24 Ore, Il" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina a capotavola tra i Grandi: è il primo creditore degli Usa di Luca Vinciguerra L a Cina scavalca il Giappone e diventa la principale detentrice del debito pubblico americano. Secondo i dati diffusi ieri dal Tesoro Usa, a fine settembre lo stock di Treasury Bond sottoscritti da Pechino era di 585 miliardi di dollari,
Cina
primo creditore dell'America ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina primo creditore dell'America Tuttavia, la sensazione è che i grandi del pianeta debbano aggiungere stabilmente un posto a tavola anche quando l'emergenza finanziaria sarà superata. Il ciclone che ha sconvolto il capitalismo mondiale ha infatti spazzato via ogni dubbio sul ruolo di Pechino: la Cina deve stare di diritto tra i grandi del mondo e condividerne le scelte nella governance
Il
Madagascar affitta terra per coltivare il mais di Seul
( da "Sole
24 Ore, Il" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Se tuttavia le trattative con i connazionali dovessero fallire, Daewoo si è detta pronta a cercare partner in Cina e Thailandia. luca.veronese@ilsole24ore.com CONTRATTO DA 99 ANNI Soluzione estrema contro la crisi alimentare e la scarsità di aree agricole: Arabia Saudita, Kuwait e Malaysia faranno lo stesso
L'import
cinese allarma Obama ma aiuta i poveri
( da "Sole
24 Ore, Il" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: import dalla Cina.L'aumento delladisuguaglianza quindi è stato attenuato, anzi quasi azzerato, secondo i due economisti, dall'import dalla Cina, e non accentuato. Per di più, molti acquisti delle famiglie meno abbienti vengono effettuati in catene di supermercati come Wal-Mart e Target (dove anche Michelle Obama, che peraltro non fa parte dei poveri,
Cimino
acquista il controllo di Trafomec
( da "Sole
24 Ore, Il" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Trafomec Shanghai Cina (100%) e la svizzera Imel Energy Sa (57%). Dal 2005 al 2007 il fatturato consolidato è passato da 42,3 milioni di euro a 66,1 milioni, con una crescita ad un tasso composto annuo (Cagr) del 25%. Per l'esercizio in corso invece le stime sono per un fatturato consolidato superiore ai 75 milioni di euro.
Ford-Gm,
ritirata dal Giappone ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: che controllava da 12 anni), Ford e Mazda intendono mantenere le loro collaborazioni industriali (hanno impianti in comune negli Usa, Cina e Tailandia) e continuare a condividere piattaforme. NEW YORK STOCK EXCHANGE I titoli dei due gruppi ancora giù a Wall Street in attesa dell'arrivo dei fondi pubblici da Washington
Scienziati
australiani: il canguro <cugino> della specie umana
( da "Avvenire"
del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Lei e i suoi colleghi hanno anche stabilito che prima di arrivare in Australia il canguro ha vissuto in Cina e poi in America. Infine, hanno individuato l'epoca in cui visse l'ultimo antenato comune tra noi e l'animale: 150 milioni di anni fa. Poi, l'uomo si è differenziato dal cugino saltellante e ha preso un'altra strada evolutiva: dopo tutto, un bel balzo anche il suo.
Il
<nodo> del nucleare: con l'ultimo accordo via dagli Stati canaglia
( da "Avvenire"
del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: la Cina, il Giappone e la Russia hanno continuato a negoziare, tra alti e bassi, lo smantellamento delle centrali fino a raggiungere, quest'anno, un accordo di massima che prevede da parte americana la cancellazione della Nord Corea dalla lista degli Stati canaglia e da parte nordcoreana l'abbandono del programma atomico.
Il
tesoro di Jack naviga su Alibaba ( da "Finanza e Mercati"
del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina diventa un mercato per produttori e grossisti nipponici. Un'iniziativa emblematica dei nuovi equilibri d'Asia. Si tratta solo di uno dei momenti storici vissuti in prima persona da Ma, forse il «comunista più ricco di Cina» come viene definito contro la sua volontà, il povero insegnante di Hangzhuo - la patria del tè verde Longjing scelto dagli imperatori cinesi e oggi anche
Sinistra,
la strada va costruita percorrendola
( da "AprileOnline.info"
del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Questo processo interessa soprattutto l'America latina, ma non sono esenti la Cina e l'India, così come altri paesi grandi e piccoli. Purtroppo in questo nuovo ordine politico-economico rimane fuori quasi l'intera Africa, vittima sacrificale fra vecchio capitalismo occidentale e nuovo capitalismo para-statale cinese o indiano, ecc.
( da "Unita, L'" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Tentazione tibetana
Alt ai negoziati con la Cina Centinaia di
tibetani in esilio sono riuniti a Dharamsala in India. Il Dalai Lama chiede
loro di valutare se proseguire nel dialogo con Pechino o prendere atto del fallimento
e cambiare strada. Il negoziato con Pechino non dà frutti. Il Dalai Lama ne
prende atto e convoca gli stati generali della diaspora tibetana per valutare
se ha ancora senso insistere, o se non è giunto il momento di cambiare
strategia. A Dharamsala, in India, dove hanno sede il governo (Kashag) ed il
parlamento in esilio, centinaia di tibetani accolgono l'esortazione della loro
guida spirituale e si riuniscono per discutere il presente e progettare il
futuro. Il Dalai Lama non partecipa per non influenzare l'assemblea. Sabato, al
termine dei sei giorni previsti per il maxi-dibattito, potrebbe arrivare
l'annuncio di una clamorosa svolta. L'obiettivo dei nazionalisti tibetani non
sarà più allora l'autonomia, ma l'indipendenza. Significherebbe abbandonare la
cosiddetta «via di mezzo» predicata dal Dalai Lama. Significherebbe riunciare
all'illusione di conquistare la libertà attraverso il dialogo con l'oppressore.
Significherebbe forse, ma questo difficilmente verrebbe reso esplicito, l'addio
alla non-violenza. Se tutto ciò accadrà, il mondo assisterà anche probabilmente
al ritiro del Dalai Lama dalla scena politica. Lui stesso dopo le stragi
compiute a Lhasa dalle forze di sicurezza cinesi in marzo, ha manifestato il
desiderio di tornare ad essere un semplice monaco e dedicarsi solo alla
preghiera. Il comunicato diramato dal Kashag, in apertura dei lavori, nega che
tutto sia già deciso. Ma lascia intendere chiaramente che la linea del Dalai
Lama è in discussione («è difficile concludere se i formidabili sforzi compiuti
da Sua Santità abbiano portato alcun risultato positivo»), pur sottolineando
che essa è stata perseguita sinora con il pieno sostegno dei connazionali. Due
settimane fa a Pechino una delegazione tibetana, al settimo incontro con i
rappresentanti della Repubblica popolare, ha presentato un «memorandum per
un'autonomia genuina», fondata sul rispetto e la protezione dell'identità
culturale. Benché il documento specifichi l'intenzione di accettare
l'appartenenza alla Cina, il governo centrale lo ha
respinto come se contenga una professione di ambizioni separatiste. E fingendo
di ignorare che da anni il Dalai Lama ripete di voler lasciare a Pechino il
controllo della politica estera e difensiva. Questo ennesimo no cinese potrebbe
indurre molti tibetani, soprattutto nell'ala giovanile del movimento
nazionalista, a rompere gli indugi e optare per un programma d'azione più
intransigente. Per il momento il Kashag diffonde i dati di una consultazione
fra tibetani residenti in patria: 5000 vogliono cambiare strada, 2000 sono
contrari, 8000 si rimettono a qualunque decisione emani dal Dalai Lama. GABRIEL
BERTINETTO ROMA gbertinetto@unita.it
( da "Repubblica, La" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina IV - Torino
Il prefetto Stranieri, la banda delle carte false Undici arresti, 14 denunce:
coinvolto dipendente della Prefettura Assunzioni fittizie, ingressi in Italia
agevolati per 15 mila euro. Nei guai anche un agente MEO PONTE Datori di lavoro
inesistenti, aziende fantasma, contratti di assunzione totalmente falsi anche
se perfetti nella forma. Lo sapevano anche in Cina che per ottenere un nulla osta per lavorare, e quindi il
conseguente permesso di soggiorno sul territorio italiano, anche se si era
attraversato la frontiera del tutto clandestinamente bastava «ungere» la
responsabile del settore lavoro dello sportello unico per l´immigrazione della
Prefettura. E c´era gente che partiva dal Bangla Desh e dal Pakistan con
la consapevolezza che poi, in via del Carmine 12, con un congruo esborso la
documentazione mancante sarebbe stata miracolosamente integrata. Negli uffici
della squadra Mobile dicono che lo strano traffico di false documentazioni è
andato avanti per anni permettendo l´ingresso in Italia di migliaia di
clandestini. Per scoprirlo gli investigatori hanno lavorato duro per oltre
dodici mesi, partendo da labili indizi raccolti a suo tempo durante un´altra
inchiesta. Nel giugno 2007 i pm Paolo Toso e Giuseppe Ferrando avevano
coordinato infatti un´indagine culminata nell´arresto di un´ispettrice della
Direzione Provinciale del Lavoro, Jolanda Bomboi, 47 anni, e di un suo
consulente, Davide Sponsillo, entrambi accusati di corruzione e millantato
credito. I due, secondo gli investigatori, in cambio di denaro sonante
chiudevano non uno ma entrambi gli occhi sulle pratiche in sofferenza di
imprenditori che avevano debiti con l´Inps. Dalle conversazioni intercettate
durante i mesi di quell´indagine la polizia aveva ascoltato anche qualcosa che
riguardava Isabella Russo, vice responsabile della Direzione Provinciale del
lavoro in servizio però presso lo sportello unico per l´immigrazione della
Prefettura torinese. Altre intercettazioni e ulteriori approfondimenti della
polizia giudiziaria coordinata dal pm Paolo Toso hanno permesso di scoprire che
la Russo e i suoi complici avevano creato di fatto un collaudato sistema per
far soldi aggirando i meccanismi della legge sui flussi migratori. Ieri
all´alba l´inchiesta (per lo meno una sua prima parte) è sfociata nell´arresto
di Isabella Russo, finita direttamente in carcere, di Paolo Verlonga,
dipendente prefettizio che però ha ottenuto gli arresti domiciliari, di Luca
Canova (in prigione) e della convivente Antonella Cascio (agli arresti
domiciliari in quanto incinta di due mesi), titolari dell´omonimo studio di
consulenza del lavoro in via Avigliana, dei coniugi cinesi Zhao Yngfa e Li Xiao
Qing, terminali della tratta umana dalla Cina, dei
bengalesi Abm Aasa Ullah e Udin Yashin, che di fatto organizzavano le
migrazioni clandestine dal loro paese natio, e dei pakistani Raja Falal
Urrehman e Mohamed Ehsan, che facevano altrettanto da Islamabad. Indagati a
piede libero anche il vigile urbano Roberto Quinto, che assumeva (ma solo
«virtualmente») colf straniere e il sostituto commissario di polizia distaccato
in Prefettura Antonio Lanzano, che è anche segretario provinciale delll´Uilps,
colpevole secondo l´accusa di aver agevolato e «velocizzato» le pratiche di
regolarizzazione senza controllare i precedenti dei richiedenti. Per lui il pm
Toso ha chiesto al gip una misura interdittiva. «L´inchiesta - ha sottolineato
ieri il procuratore aggiunto Sandro Ausiello illustrandone le conclusioni -
riguarda una prima parte di ingressi clandestini, più di duecento persone in
gran parte cinesi, il resto pakistani e bengalesi». Versando 15 mila euro ai
coniugi Zhao Yngfa e Li Xiao Qing, che poi provvedevano ad «ungere» la Russo e
i suoi complici, ad esempio, centinaia di cinesi arrivavano a Torino per essere
poi smistati nelle altre regioni italiane. I coniugi Cascio dal canto loro
avevano il compito di «inventare» le assunzioni compilando falsi contratti
corredati da timbri altrettanto fasulli e di trovare anche datori di lavoro che
in molti casi erano imprenditori che avevano ormai cessato ogni attività
azienda e a volte invece erano persone compiacenti come pensionati che sono poi
risultati a sorpresa datori lavoro di cameriere, badanti e persino cuochi e
maggiordomi.
( da "Unita, L'" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
CRISI ECONOMICA PERCHÉ
È UTILE AIUTARE I DEBOLI Il Parlamento italiano ha approvato una Finanziaria
forse buona per Marte non per il Paese. Mentre Obama spinge per salvare
l'industria dell'auto e milioni di lavoratori, mentre i metalmeccanici tedeschi
hanno chiuso un contratto col 4,5% di aumento anche per rianimare la la
domanda, la nostra Finanziaria non fa nulla per curare il male più grave che
sta devastando l'economia, il buco da calo del potere d'acquisto delle
famiglie. In Europa, in Cina, nel resto
del mondo, rileggendo anche la storia della depressione del '29 il cui acme per
crollo della domanda, fu raggiunto nel '32, tre anni dopo il crak di Wall
Street, politici ed economisti stanno scoprendo che buco della domanda con
possibile deflazione è il male maggiore da combattere, male cominciato a
crescere nel mondo negli anni '80, con l'avvento della Thatcher e di
Reagan. Da allora si è realizzato un grande processo di redistribuzione dei
redditi e della ricchezza, secondo solo a quello degli anni '20 che
precedettero la depressione del '29. Processo che ha lentamente eroso il motore
dell'economia che, come ricordava il saggio Keynes, è la domanda, fatta da
consumi ed investimenti. Ma quando calano i consumi anche gli investimenti
calano, come succede in Italia da molti anni. Perché una distribuzione della
ricchezza troppo squilibrata e penalizzante per la maggioranza mette in crisi
la domanda? Per i meccanismi di quello che gli economisti chiamano propensione
al consumo o effetto ricchezza. In uno studio della B. d'Italia (effetti
ricchezza sui consumi, il caso italiano, luglio 2004) si calcolava che la
"propensione al consumo" di un euro di maggior ricchezza era appena
di 10 centesimi che sono una media; se l'euro in più va nelle tasche di un
cittadino poco abbiente almeno 80 centesimi andranno ai consumi, se va in tasca
ad uno ricco la quota che va ai consumi è prossima a 0. La crisi economica in
atto, dove la finanza è stata solo l'innesco, è alimentata dal calo della
domanda, come il fuoco dal vento. Quando in paesi come SU ed Italia metà della
ricchezza è in mano al 10% delle famiglie succedono due cose, crescono gli
investimenti speculativi e non produttivi dei super ricchi che producono bolle
immobiliari e finanziarie e calano i consumi determinando una crisi generalizzata
dell'economia curabile solo con l'intervento keynesiano di investimenti
pubblici e con una redistribuzione dei redditi. Non è un caso se in testa al
programma di Obama ci fosse la redistribuzione a favore di poveri e ceti medi
mentre è un caso sfortunato che di tutto questo la Finanziaria non parli, con
la conseguenza che il Paese rischia di pagare conseguenze gravi e durature se
non si cambia registro.
( da "Repubblica, La" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XVII - Milano
A spalla, in bici, col passeggino il flusso delle merci non si ferma Al calar
della sera sacchi e cartoni tornano padroni, il carico si fa al cimitero, dove
le station wagon passano sotto le barriere MASSIMO PISA I fantasmi del carrello
che alle 6 della sera risalgono lungo via Niccolini, trottano a metà
carreggiata tra via Giordano Bruno e via Rosmini, sbuffano e ondeggiano tra via
Aleardo Aleardi e via Arnolfo da Cambio, raccontano che la trasformazione e lo
svuotamento di via Paolo Sarpi sarà un processo lungo, e lento. Lo intuisci
quando il buio è calato, il coprifuoco al carico e scarico delle 12.30 scaduto
da un pezzo, e merciai, giocattolai, cartolai continuano a
trasportare avanti e indietro la loro zavorra, arrangiandosi in qualche modo,
in perfetta tradizione cino-napoletana. I famigerati carrellini, certo,
nonostante i lontani avvertimenti di De Corato che dal comando della polizia
locale fa sapere: «Per i primi giorni saremo comprensivi sulle dimensioni del
carico, ma solo negli orari consentiti. Poi la comprensione sparirà».
Già: eccoli i colli di cartone annodati con lo spago, impilati a tre e quattro,
sporgenti anche un metro dal carrello, sul marciapiede, per strada, anche
contromano. E poi sacconi di plastica pieni di calzettoni "Kappe" e
"Pima", di bijoux e di cinture, di Babbo Natale batterista e di
blazer bianchi con dragone dorato serigrafato. Infilati tra il cestello e il
telaio della bici, su passeggini e carrelli della spesa, a spalla o a mano. Il
parcheggio davanti al Monumentale è la nuova zona carico e scarico: al posto
dei furgoni arrivano le station wagon colme di mercanzia, ché dalle barriere
alte un metro e 90 tanto ci passano, arriva il fantasma del carrello, e via
attraverso il piazzale, via Bramante, via Fioravanti. I crocicchi di residenti,
al varco che fa angolo con via Canonica, inizio di via Paolo Sarpi, scrutano il
chilometro semivuoto: «Ma perché hanno tolto la 43? Mettessero almeno una
navetta», lamenta l´anziano Silvano. «E se questi girano di notte, coi
carrelli? Chiamo i vigili, sì, ma poi chissà se arrivano», dubita la sciura
Laura alla Baita del formaggio. Agli angoli con via Lomazzo, vigili a coppia
ripetono la stessa spiegazione: «Non ha ritirato il suo pass? Chieda in via
Faravelli». Nei bar, nelle botteghe, negli import export, i sospiri vengono
pronunciati nella stessa lingua. Andrea Di Giovanni, del Cocktail Bar, filosofeggia
amaro: «Hanno cambiato il vestito alla via senza farle fare la doccia. Senza
servizi, parcheggi, attrattive, mi spiega cosa ci viene a fare uno in via Paolo
Sarpi? I fornitori si adegueranno ma hanno già problemi, qualche curioso a
prendere il caffè stamattina l´abbiamo visto, ma poi? Ci faranno andare via,
noi piccoli, per un tozzo di pane. Tutti. Perché i cinesi, mi dica, a chi hanno
mai rotto le scatole? E guardi che prezzo che pagano». Poco più in là, fuori da
Modapiù, Yue Mei tocca con mano i primi effetti della Ztl: «Avessero aspettato
Natale, almeno? Avessero abbellito la via? Io ho rilevato il negozio da un
mese, non mi aspettavo che chiudessero la via così in fretta. Noi cinesi siamo
arrivati qui quando il quartiere era tutto chiuso, abbiamo rianimato via
Niccolini, via Bramante. Ed ecco». Maurizio Paulli annuisce: ci ha lavorato per
dieci anni, nel quartiere, è venuto a dare un´occhiata. «Sarebbe bastato
regolamentare un po´ lo scarico merci più in là - teorizza - così la Ztl è una
scemenza». Da Remainders, una delle pochissime librerie rimaste, Lorenzo siede
alla cassa leggendo un libro, indisturbato. «Già è lunedì, in più adesso
transitano solo i taxi. La cosa preoccupante è che questo provvedimento è stato
adottato dichiaratamente contro i cinesi. E ha penalizzato tutti, anche gli
artigiani delle vie limitrofe che non possono più scaricare». Come Vittorio
Pezzini, dell´officina Ganzinelli di via Signorelli: un senso unico, si accede
solo da Sarpi, non passa un´anima nemmeno a pagarla. «Abbiamo provato ad
avvertire i clienti - racconta - ma un paio ha preso lo stesso la multa. Ci
penalizzano, ci tolgono la libertà e il lavoro, alla faccia della Costituzione.
E io il pass ce l´ho: all´antiquario qui di fronte, che non ha furgone, lo
hanno negato. Così lo ammazzano». Dall´altra parte, in via Bruno, c´è chi si
prepara a smobilitare: «Da gennaio andiamo al Girasole - assicura nel suo
italiano incerto Xu Jiangfen del "Canton Trading" - a Lacchiarella.
Meglio per noi, fornitori, clienti. Qui solo multe e casino».
( da "Repubblica, La" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina IX - Firenze Targetti
vince il ricorso contro la dogana Il gruppo Targetti, accusato
di aver aggirato le norme europee antidumping sulla importazione di lampadine a
risparmio energetico, ha vinto un ricorso in commissione tributaria di La
Spezia che - spiega una nota - «ha accertato la correttezza delle operazioni
doganali». E la Commissione Europea ha revocato i dazi antidumping sulle
lampadine prodotte in Cina.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-11-18 - pag: 3 autore: Veltroni: «Va
rinviato il pareggio di bilancio» Lina Palmerini ROMA Arriva a convegno già iniziato.
Ritardo giustificato per Walter Veltroni, reduce di un teso faccia a faccia con
il senatore Riccardo Villari neo presidente della Vigilanza Rai. Il convegno di
ieri organizzato dal Pd sulla crisi finanziaria e i suoi riflessi, gli
consentono un cambio di scena e l'occasione per prendere le distanze – almeno
un po' – dal pasticcio in cui è invischiato. «Siamo uno strano Paese: si
discute più di Rai che di crisi», chiosa. E così almeno per tre ore si immerge
in scenari globali abbandonando quello ultralocal delle dimissioni di Villari.
Si parla di governance della globalizzazione, delle chance di una nuova Bretton
Woods, del ruolo del G20 che fa apparire obsoleto il G8, delle aspettative
sulla nuova presidenza americana, anche in termini di modelli economici più o
meno protezionistici. Questioni messe sul tavolo dal mode-ratore, Ferruccio de
Bortoli,direttore del Sole- 24 Ore, per sollecitare gli interventi di Mario
Monti, Federico Rampini, Marcello De Cecco, Luigi Spaventa, Nadia Urbinati,
Sergio Romano, Tito Boeri, Angelo Panebianco. La conclusione del segretario Pd
è la declinazione nazionale della ricetta anti- recessione. Ed è una novità che
proprio dal centro-sinistra, fedele seguace delle regole di bilancio Ue – alle
quali si è immolato pure nello scorso Governo – arrivi invece uno smarcamento.
«In Europa alcuni Paesi, come la Germania, hanno già deciso di rinviare il
pareggio di bilancio. Far finta di niente recitando il copione del rigore in
questo momento, significa non capire ». è, appunto, in nome della recessione
che Veltroni chiede una distanza dai parametri Ue sul deficit/Pil. «Le
politiche di crescita devono contemplare quattro pilastri: riduzione delle
tasse sul lavoro, per favorire i consumi; una politica Ue di riduzione dei
tassi, per dare ossigeno alle imprese; investimenti Ue a sostegno di ricerca e
infrastrutture; una riduzione della spesa pubblica per sostenere quella sociale
». Attacca il Governo – «dove sono gli 80 miliardi? Ancora finanza creativa?» –
ma il leader ci tiene a dire che il Pd non avrà ripensamenti sull'economia di
mercato. «Non vogliamo tornare a uno Stato gestore, ai tempi in cui i partiti
nominavano i banchieri. Ho sentito invece delle nostalgie dall'altra parte ».
Se Veltroni parla di tassazione come elemento chiave nelle politiche
anti-cicliche nazionali, Mario Monti aveva parlato di quanto sia necessario un
coordinamento in tema di tassazione a livello globale. «Il G20 non ha un
capitolo su questo punto ma credo sia un elemento centrale». Le aspettative di
Monti non sono rassicuranti, «la crisi più dirompente deve ancora venire», ma
un modello di riferimento per la governance c'è: l'Europa. «La Ue ha il know
how per affrontare una nuova governance globale. Gli ingredienti di successo
sono stati il mercatoe lo smantellamento delle barriere; il coordinamento di
alcuni strumenti di politica pubblica e la presa in carico di alcuni aspetti
distributivi: la politica agricola comune è stata essenziale per mantenere il
consenso su una globalizzazione continentale». Le tensioni sulla
globalizzazione sono quelle che derivano dal «backlash sociale », dice Monti,
con cui è alle prese Barack Obama. In tutti gli interventi si è sentito un
abbassamento delle aspettative sul nuovo presidente Usa proprio in virtù di una
crisi economica che lo spingerà dentro i confini nazionali. «Non credo che
Obama cederà pezzi di sovranità in funzione di nuove regole di governance
globale. Dopo che gli europei hanno fatto i fighetti dicendo "ci pensiamo
noi", il neopresidente sarà costretto ad assumere politiche strettamente
americane ». A parlare è Luigi Spaventa, l'unico che dà credito alle
conclusioni del G20: «Aspettiamo il 31 marzo prima di dire che non è servito a
nulla». Ma la nuova fase del multilateralismo conseguente alla perdita di
egemonia americana, spiegata da Angelo Panebianco, allontana una nuova Bretton Woods resa difficile anche dai diversi interessi delle
nuove potenze mondiali come la Cina, l'India, la Russia e il
Brasile. E soprattutto «la Cina ora non vuole assumere un ruolo
di responsabilità primaria come dimostra anche sulla vicenda di un G8 allargato
a 9», dice Federico Rampini. Un'opinione condivisa da Sergio Romano durissimo
però sul tema delle responsabilità. «Come ha dimostrato anche la
campagna elettorale, negli Usa non si fa l'analisi delle responsabilità
americane, del ruolo degli auditors e delle agenzie di rating». Ma, come
commenta Marcello De Cecco, «Obama si è voluto mettere in antitesi del G20
parlando in quegli stessi giorni di quello che farà per l'economia reale americana
per la classe media operaia, per Main Street e non per Wall Street». Una
strategia coerente con il suo bacino elettorale «giovani, classe media e
latinos» come rilevano Nadia Urbinati e Tito Boeri. L'OFFENSIVA «Il Governo non
ha fatto ancora nulla: ha parlato di 80 miliardi, ma non si capisce dove sono,
forse sono finanza creativa»
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-11-18 - pag: 5 autore: INTERVENTO Un
sostegno pubblico all'«autostrada» del futuro di Corrado Calabrò * «L arga
banda per tutti »: l'annuncio è di Barack Obama. Può sorprendere che mentre
l'attenzione generale è concentrata sul presente per incalzanti interventi di
salvataggio il neoeletto presidente degli Stati Uniti iscriva tra le priorità
del suo programma l'evoluzione del sistema delle comunicazioni. Io mi sorprendo
che ci si sorprenda. La crisi finanziaria che sta devastando il mondo dimostra
come la connessione tra finanza ed economia reale sia vitale ed
imprescindibile. Nel momento in cui vengono affannosamente puntellate le
istituzioni finanziarie è giusto pensare anche a come rimettere in carreggiata
l'economia portante. E in epoca di globalizzazione bisogna farlo guardando
anche alla competizione tra Stati. Paesi ad economia
dirigistica come la Corea, il Giappone, la Cina hanno avviato
imponenti programmi statali di infrastrutturazione del Paese con fibra ottica,
tali da consentire velocità sui 100 megabit. In Francia la Cassa Depositi e
Prestiti svolgerà un ruolo importante nel finanziamento delle reti di nuova
generazione. Adesso scendono in campo gli Stati Uniti ponendo come
obiettivo primario la rigenerazione della loro rete di comunicazione. Lo
sviluppo di un Paese arriva presto al capolinea senza infrastrutture;
nell'Italia delle occasioni perdute ancor più che altrove. Finora questa
sottoinfrastrutturazione non era avvertibile nel settore delle comunicazioni.
Ma ormai il comparto non può essere più trainato dai tradizionali servizi voce
che, sia nel fisso che nel mobile, hanno esaurito la loro spinta propulsiva.
Anche il broadband tradizionale rischia di essere alle corde. Secondo tutte le
stime internazionali (Oecd, Fondo Monetario Internazionale, Commissione
europea) le comunicazioni hanno rappresentato e continuano a rappresentare la
maggiore fonte di crescita dei Paesi avanzati, arrivando a influire per più dellametà
sull'incremento annuale del Pil. Se vogliamo far ripartire l'economia in
maniera strutturale bisogna dunque pensare seriamente – anche e direi
soprattutto – al settore delle comunicazioni. Ma mentre Obama dispiega la
sintassi tecnologica del postmoderno, il Vecchio Continente appare titubante,
prigioniero di un passato sul quale si allunga ancora l'ombra del monopolio. Da
qui la stasi, e la scena di un mercato prigioniero dell'apparente dilemma:o
concorrenza o investimenti. è un dilemma dal quale si può uscire se non ci si
attesta su posizioni fondamentaliste. La concorrenza ha contribuito enormemente
allo sviluppo dell'economia e alla diffusione del benessere. Ma quando diventa
fine a se stessa, cioè un'esercizio autoreferenziale insofferente di regole
"laiche", lascia campo aperto alla speculazione più spregiudicata. Le
regole ci vogliono e devono essere il più possibile comuni all'interno di un
insieme che aspira all'unità, qual è l'Unione europea. Nella sua bozza di
raccomandazione sulle reti di nuova generazione la Commissione europea prevede
un premio a chi si sobbarca il rischio dell'investimento. L'idea guida è da una
parte niente rendite monopolistiche ma dall'altra nemmeno facili scorciatoie ai
free riders che aspettino alla finestra in un comodo wait and see. La rete di
nuova generazione è l'autostrada della comunicazione dei nostri tempi,
l'infrastruttura in cui s'instrada il futuro del Paese. Quando c'è concorrenza
fra infrastrutture (è questo il caso delle reti mobili in Italia) tocca al mercato
addossarsi il peso degli investimenti. Ma i costi elevati per la realizzazione
di una rete in fibra ottica (che resta nel lungo periodo il supporto
insostituibile, ancorché integrabile con collegamenti wireless) appaiono al
momento difficilmente sostenibili da singoli operatori. Ci si interroga quindi
sul ruolo di altri investitori, istituzionali e non, e soprattutto della mano
pubblica. In tutto il mondo – compresi i Paesi vissuti e prosperati nel culto e
nella pratica della deregulation – la situazione di questi giorni sta facendo
cadere molte prese di posizione antistataliste, preconcette o meno. Addirittura
ora rischiamo di passare da un eccesso all'altro. Non vogliamo un ritorno allo
Stato proprietario, allo Stato imprenditore. Ma dire no a questo ruolo dello
Stato non significa dire no tout court a forme d'intervento pubblico. Come sono
state realizzate le autostrade, le ferrovie, gli aeroporti, la rete ad alta
tensione dell'energia elettrica? La stessa Arpa-Net, progenitore di internet, è
nata negli anni 60 da un progetto finanziato dalla Defence Advanced Research
Projects Agency, agenzia del ministero della Difesa statunitense. Voglio
precisare che quando parlo d'intervento pubblico non penso soltanto allo Stato:
Comuni, Regioni, Province possono inserirsi con grandi potenzialità nel
progetto delle Ngn (next generation network). è così che in Europa, a livello
metropolitano, si sono realizzate le prime infrastrutture di accesso
completamente in fibra ottica, le cosiddette "munifibre": per prima
Stoccolma, poi Rotterdam, Berlino, Amsterdam, Amburgo sono state cablate in
questo modo.E se l'Unione europea vorrà concorrere all'impresa mediante un
fondo per le infrastrutture, il suo intervento sarà benvenuto. Iniziative così
eterogenee vanno coordinate. è questo un nuovo compito che aspetta le Autorità
di regolazione. Non certo sostituirsi al Governo e alle Amministrazioni locali
nel pianificare le iniziative ma garantire che l'intervento pubblico rispetti i
principi fondanti del quadro comunitario: proporzionalità e necessità degli
interventi, trasparenza e certezza delle regole. L'architettura delle reti
potenzialmente oggetto di finanziamento pubblico deve essere effettivamente
aperta. Questo permetterà di distinguere bene il ruolo di chi fornisce l'infrastruttura
da quello di chi fornisce i servizi, che deve invece operare in regime di piena
concorrenza. Credo che chiunque concordi che se l'Italia fra dieci anni non
avrà un'architettura portante in fibra ottica gran parte del Paese verrà a
trovarsi alla periferia di un'Europa dove tutti i servizi e l'interazione fra
Stato e cittadini passeranno per la rete. Per realizzare un progetto
infrastrutturale di tale portata serve un concreto piano di azione oggi. è
questo che intendo quando insisto sull'idea di un grande progetto nazionale di
"fiber Nation". * Presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle
Comunicazioni IL RITARDO Internet veloce tra le priorità di Obama, intanto
l'Europa rischia di restare prigioniera del suo passato
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-11-18 - pag: 6 autore: Ondata di tagli,
affonda Citigroup Il colosso americano annuncia 52mila licenziamenti - Wall
Street perde il 2,58% Laura Galvagni NEW YORK. Dal nostro inviato Citigroup
vara un colossale piano di ristrutturazione, mentre Bank of America raddoppia
la quota nel capitale di China Construction Bank mettendo sul piatto 7 miliardi
di dollari e placando le speculazioni di chi vedeva l'istituto in veloce
ritirata dalla banca cinese per far fronte a necessità di cassa. Una mossa
inaspettata ma certo meno clamorosa del progetto di contenimento dei costi
messo nero su bianco dall'amministratore delegato di Citi, Vikram Pandit, e
delineato ieri in un summit con i dipendenti: la banca taglierà 52mila unità
posti di lavoro, riducendo l'organico a 300 mila unità. Una decisione destinata
a sollevare nuove polemiche, anche perché Citi non ha affrontano il delicato
tema dei bonus ai dirigenti, a differenza di quanto fatto da Goldman Sachs.
Problema che interessa anche il procuratore generale dello stato di New York,
Andrew Cuomo, che sta facendo pressioni sui dirigenti di Citigroup affinchè
rinuncino ai loro bonus di fine anno. Tanto è bastato ieri a mettere
nuovalmente in allerta le Borse: in America il Dow Jones ha perso l'2,63,
l'indice S&P 500 il 2,58, mentre il Nasdaq è sceso del 2,29%. Nel Vecchio
Continente la sorte peggiore è toccata a Milano (-3,60%), ma vendite
consistenti si sono viste a Parigi – che ha perso il 3,32% trascinata giù dalle
banche (Bnp Paribas ha ceduto l'8%) – Londra (-2,38%), sulla scia del crollo di
Hbos (-13,8%) e Francoforte (-3,25%), dove ha pesato Volkswagen (-7,43%). Il
fenomeno Citi (-6,62%) ha dunque creato una sorta di effetto domino. Ma d'altra
parte, si tratta della più imponente operazione di tagli al personale mai
registrata nel settore. Anche Goldman Sachs e Morgan Stanley nei giorni scorsi
hanno fatto sapere di voler alleggerire la struttura operativa ma per entrambe
si è parlato di un ridimensionamento del 10% della forza lavoro, ossia circa
3mila unità per la prima e 7mila per la seconda ( inclusi i 4.500 posti già tagliati).
Per Citigroup, invece, significa che, rispetto al picco toccato nel terzo
trimestre 2007 (372 mila unità), gli organici verranno ridotti del 20%, del 15%
se si considerano i dipendenti attivi al termine del terzo trimestre 2008 (352
mila unità). Dei 52mila impiegati che resteranno senza lavoro, circa 18 mila
fanno riferimento ai tagli già annunciati da Citigroup nelle banche retail di
Germania e India mentre gli altri usciranno dal perimetro entro giugno 2009.
Ciò, combinato ad altri interventi, permetterà di ridurre la spesa nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2008-11-18 - pag: 48 autore: Scenari. C'è chi
spera nel piano d'investimenti, ma Macquarie riduce le stime 2009 del 40% Metalli,
fiducia targata Cina Pechino
detterà i tempi del possibile recupero dei prezzi Gianni Mattarelli I prezzi al
London Metal Exchange hanno chiuso venerdì sera in ripresa dai minimi toccati
la scorsa settimana. Gli scambi sono stati dominati dall'andamento del dollaro
e da qualche segnale d'ottimismo per l'incontro del G20 di sabato a Washington.
Ma con la debole situazione fondamentale, il massimo che ci si potesse
aspettare era il verificarsi di una salita generale dei prezzi all'avvicinarsi
della riunione, con probabilità di nuovi ribassi a evento terminato. In effetti
alla ripresa di ieri le quotazioni erano più calme, con il rame in ribasso del
2% dopo i guadagni del 5% di venerdì scorso. Gli occhi degli analisti
continuano intanto a essere puntati sugli sviluppi nei Paesi ancora in
espansione, soprattutto in Oriente, da dove si alternano notizie negative e
positive. La produzione industriale (principale indicatore di consumo dei
metalli), per esempio, in ottobre in Cina è
inaspettatamente salita solo dell'8,2%, l'aumento più basso da sette anni, ma
prospettive di crescita migliori di recenti stime pessimistiche vengono da
analisti cinesi del Credit Suisse, che rilevano come il Governo locale abbia
dato immediato corso agli investimenti nelle infrastrutture, tanto da far loro
rivedere al rialzo le previsioni di aumento del Pil nel quarto trimestre di
quest'anno e nel 2009 rispettivamente al 6,8 e all'8% su base annua, contro
precedenti stime rispettivamente di 5,8 e 7,2%. Si tratta pur sempre di valori
di crescita ben inferiori a quelli che avevano caratterizzato gli anni più
recenti. Ieri intanto sono uscite anche le nuove previsioni di prezzo della
Macquarie Research. La grande banca australiana ne aveva rimandata la
pubblicazione causa il deterioramento della situazione economica globale, per
cui, a loro dire, ora dovrebbero meglio rappresentare le mutate dinamiche della
crescita mondiale. Per i metalli industriali sono state apportate drastiche
riduzioni dalle precedenti stime pubblicate solo un mese e mezzo fa:
precisamente del 30-40% per quelle del 2009e del 12-30% per quelle del 2010. Le
nuove previsioni di quotazioni medie per i prossimi due anni sono le seguenti
(tra parentesi quelle precedenti, del 29 settembre): rame 3.750 e 4.410 $
(6.615e 6.065 $); alluminio 1.985 e 2.095$ (2.865 e 2.865 $); piombo 1.325 e
1.655 $ (1.875 e 1.875 $); zinco 1.130 e 1.545 $ (1.875 e 2.205 $); nickel
11.025 e 14.055 $ (19.015 e 18.740 $). In riduzione anche le attese di prezzo
per il carbone, che, da principale materia prima per la produzione di energia
elettrica in molti Paesi tra cui la Cina, potrebbe
giustificare previsioni di prezzo inferiori soprattutto per l'alluminio, i cui
costi di produzione dipendono per quasi il 50% dall'elettricità. CALMIERE PER
L'ENERGIA Si profila anche un ribasso del carbone, fattore che renderà più
accessibile l'energia necessaria alla produzione di alluminio
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-11-18 - pag: 27 autore: M&M Sudamerica,
le manovre di Mosca e Pechino di Sara Cristaldi A lla ricerca di nuovi mercati
in espansione per le loro imprese fiaccate dalla contrazione del credito e
della domanda di beni nei Paesi più sviluppati, oggi gli attori emergenti
dell'economia mondiale concentrano le loro manovre anche in America latina. Non
a caso il presidente cinese Hu Jintao calca proprio in questi giorni le terre
un tempo "giardino di casa" degli Usa: da domenica, all'indomani
della riunione del G-
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-11-18 - pag: 29 autore: L'Ungheria tenta di
reagire Credito azzerato: imprese a caccia dei fondi strutturali europei
Alfredo Sessa BUDAPEST L'anatra zoppa dell'Est, il Paese che insieme con i
Baltici tiene in ansia l'Europa per la sua fragilità economica, è entrata
nell'occhio del ciclone tremante e indebolita. La crisi mondiale ingigantisce
le tensioni in Ungheria, e il disagio irrompe nell'economia reale.
Electropoint, società di distribuzione di prodotti elettronici, ha annunciato
la chiusura di 70 punti vendita. Grandi gruppi come General Electric e Philips
ridurranno il personale, mentre è a rischio la sopravvivenza di molte piccole e
medie imprese. Il nodo sono le banche, che hanno chiuso i rubinetti dei
finanziamenti. Il 2008 si chiude male, e il 2009 sarà un anno durissimo. Il
Governo ha messo sul piatto aiuti per 5,4 miliardi di euro per tenere il Paese
il più possibile al riparo dalla gelata della crisi finanziaria globale.
Destinatarie soprattutto le piccole e medie imprese che esportano e che si
vedono sbarrare l'accesso al sistema bancario. Le risorse provengono dai fondi
strutturali europei. Sulla dote di Bruxelles (25,3 miliardi di euro per il
2007-13) si concentrano adesso i desideri di tutti. «Alla luce della situazione
creditizia – dice Alessandro Farina, amministratore di Itl Group, società di
servizi all'impresa in Ungheria – nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-11-18 - pag: 30 autore: Dubai getta l'ancora
in Algeria A Dp World la gestione dei porti container di Algeri e Djen-Djen
Alfredo Sessa Impermeabile alla crisi finanziaria internazionale, Dubai World,
la società di investimento dell'Emirato di Dubai, prosegue nella politica di
espansione sui mercati esteri. La controllata Dp World, il quarto operatore
portuale mondiale, ha recentemente raggiunto un accordo con il Governo algerino
per la gestione dei porti di Algeri, la capitale, e di Djen-Djen, lo scalo
situato nella parte orientale del Paese. In base all'intesa, alla joint venture
al 50% tra Dp World e le due autorità portuali viene affidata una concessione
trentennale sui due scali marittimi, con Dp World che sarà l'operatore degli
impianti. La società emiratina si è impegnata a investire 84 milioni di euro in
un orizzonte temporale di 4 anni. La joint venture permetterà di espandere la
capacità del terminal container di Algeri da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-11-18 - pag: 10 autore: Sos dell'industria
europea I vertici di 47 grandi gruppi chiedono interventi pubblici urgenti
Attilio Geroni PARIGI. Dal nostro corrispondente Beda Romano FRANCOFORTE. Dal
nostro corrispondente La Germania deve fare di più. Lo dicono ad alta voce i
partner dell'Eurozona. Lo dicono le grandi industrie europee, che ieri hanno
pubblicato un documento in cui chiedono a Berlino «maggiori stimoli fiscali». E
lo ritengono appropriato perfino i "cinque saggi", i consiglieri
economici del Governo, istituzionalmente appiattiti sull'ortodossia di
bilancio. Le Monde ha dedicato al tema il titolo d'apertura della prima pagina:
dopo il G-20, scrive il quotidiano del pomeriggio, è necessario che ciascuno
faccia la propria parte, in termini di rilancio della domanda. Tocca dunque ai
grandi esportatori. Cina e Giappone hanno messo sul piatto rispettivamente 455 e 270
miliardi di dollari. E la Germania, campione mondiale di export e unico grande
Paese europeo ad avere margini di politica fiscale? Per il momento continua a
professare il virtuosismo di bilancio, convinta che il deficit spending in sé,
senza un preciso obiettivo strategico, come ha detto il portavoce della
cancelleria Ulrich Wilhelm, «non risolve tutti i problemi». Gli industriali la
pensano diversamente: «Sosteniamo l'appello per un maggior stimolo fiscale, in
particolare nella più grande economia europea, la Germania.Il Patto di
stabilità prevede clausole speciali che permettono il superamento dei limiti
istituzionali dei deficit in tempi di crisi. E questi sono tempi di crisi », ha
scritto in un documento la European round table (Ert), riunitasi a Istanbul, e
che raggruppa i dirigenti di 47 grandi gruppi europei, da Renault a Fiat
(rappresentata da John Elkan) a Nokia, da Saint Gobain a Royal Dutch Shell a
Siemens e Sap (le altre società italiane sono Telecom Italia, St-Microelectronics,
Cir ed Eni). «Non abbiamo bisogno di sussidi a settori o imprese in difficoltà,
abbiamo invece bisogno di politiche forti per stimolare la domanda e
investimenti nelle infrastrutture », ha sottolineato il presidente di turno
della Ert, il numero uno di Nokia Jorma Ollila. Il Governo tedesco ha
presentato all'inizio del mese un piano di aiuti mirati all'economia,
soprattutto a favore delle aziende, con l'idea di generare nuovi investimenti
per 50 miliardi di euro. I settori interessati sono l'auto, le costruzioni, i
trasporti. Il pacchetto, che peserà sulle casse dello Stato per 23 miliardi di
euro, è stato considerato troppo timido da molti economisti e a sorpresa anche
dai "cinque saggi", un gruppo di consiglieri del Governo noti per la
loro cautela. In un rapporto presentato la settimana scorsa, hanno bollato la
manovra definendola «una collezione di misure disparate» ed esortato il Governo
ad avere più coraggio nell'aiutare l'economia. Ricordando che il Paese ha
chiuso l'anno scorso con un pareggio di bilancio, gli economisti hanno spiegato
che è giunto il momento di utilizzare pienamente il margine di manovra sul
fronte dei conti pubblici. «Vista la forte incertezza economica - hanno
spiegato - esortiamo il Governo non a stimoli di breve termine, ma a misure
fiscali per aiutare la crescita. è lecito introdurre un aumento degli
investimenti netti nel 2009, finanziati da un incremento del deficit ». Per i
cinque saggi- ha notato il quotidiano Handelsblatt- la posizione rappresenta
una svolta di 180 gradi rispetto alle posizioni tradizionali di questo gruppo
di analisti. attilio.geroni@ilsole24ore.com beda.romano@ilsole24ore.com LA
RICETTA Secondo la European Round Table è meglio agire con tagli fiscali e
investimenti infrastrutturali che distribuire sussidi ai settori in difficoltà
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
IN PRIMO PIANO data: 2008-11-18 - pag: 10 autore: L'Fmi non ce la fa: «Servono
100 miliardi» Il Fondo monetario internazionale ha ancora bisogno di
soldi.L'allarme viene dal direttore generale dell'organismo internazionale,
Dominique Strauss-Kahn: in un'intervista alla Bbc ha indicato in 100 miliardi
di dollari il fabbisogno nei prossimi sei mesi dell'istituto, che può contare
oggi su 350 miliardi di dollari ma cheè chiamato ad aiutare molti Paesi in
difficoltà finanziarie. «Il numero degli Stati che hanno problemi, tutti
contemporaneamente, è cresciuto in modo drammatico», ha detto Strauss-Kahn, che
ha concluso: «Abbiamo bisogno di più risorse». Non è una novità. All'inizio del
mese, il premier inglese Gordon Brown aveva già invitato i
Paesi con un forte surplus commerciale, e quindi con ingenti riserve, come Cina, Arabia Saudita e Giappone, a contribuire alle casse dell'Fmi,
allora ferme a 200 miliardi di dollari, e aveva chiesto almeno 250 miliardi di
dollari. Le risposte sono state diverse. Tokyo ha annunciato venerdì un
contributo da 100 miliardi. Pechino ha promesso il suo aiuto, ma non ha
preso impegni, mentre Riad ha per ora opposto un cortese ma fermo rifiuto: «Ci
sono molte voci secondo cui siamo venuti qui a pagare il conto, ma non è così »,
ha spiegato il ministro delle Finanze Ibrahim al-Assaf, alla vigilia del
vertice del G-20 di Washington. La Russia potrebbe contribuire con un solo
miliardo. Il Fondo monetario, che solo qualche mese fa sembrava aver perso il
suo ruolo di finanziatore di Paesi in difficoltà, ora è invece chiamato a
intervenire su più fronti. Si è già precipitato in soccorso dell'Ungheria,
insieme a Banca mondiale e Unione europea, con 25 miliardi di dollari;
dell'Ucraina con 16,5 miliardi; del Pakistan con 7,6 miliardi e presto, forse
domani, potrebbe concedere all'Islanda fino sei miliardi. A questi Paesi va
aggiunta la Turchia, che sta trattando per il rinnovo di una linea di credito
da 10 miliardi scaduta a maggio; la Serbia, che proprio ieri sera ha ottenuto
un prestito ponte da 518 milioni di dollari; e le Seychelles, il più piccolo
Paese al mondo con una propria moneta, che ha ottenuto 26 milioni. La lista è
però destinata ad allungarsi: la Bielorussia potrebbe presto ottenere un
prestito «cautelativo» da due miliardi. E molti altri Paesi appaiono possibili
candidati. La Bosnia ha però smentito di aver chiesto aiuto al Fondo.
Analogamente la Corea del Sud ha annunciato di non aver bisogno di un sostegno
internazionale per superare la crisi. La Lettonia, invece, non ha escluso di
poter far ricorso all'Fmi in futuro. Per il momento si rivolgerà però alla sola
Unione europea. LA LISTA SI ALLUNGA Il Fondo ha in cassa 350 miliardi di
dollari, insufficienti per rispondere alle crescenti richieste dei tanti Paesi
alle corde
( da "Repubblica, La" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XIV - Bologna
BRUNELLA TORRESIN è nata a Ferrara, si è laureata in filosofia a Bologna, si è
formata come danzatrice e coreografa a Parigi, nel
( da "Repubblica, La" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina
61 - Sport In Cina Stop al calcio in tv "Atleti
senza etica" ROMA - La tv di stato cinese oscura il campionato di calcio locale.
L´emittente pubblica China Central Tv (Cctv) ha annunciato il momentaneo stop
alla trasmissione delle partite del campionato cinese per la mancanza di etica
professionale dei giocatori. La decisione è stata presa dopo l´ennesima rissa che ha
visto coinvolti giocatori e tecnici delle squadre di Pechino e Tianjin. Con
alcuni tifosi della squadra della capitale che hanno pure preso d´assalto il
pullman del team di Tianjin. «La situazione del calcio in Cina
è motivo di grande amarezza per tutti», dice Jiang Heping, responsabile del
canale sportivo della Cctv.
( da "Repubblica, La" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 49 - Cultura
DOCENTI STRANIERI PER SALVARE L´UNIVERSITà L´unica vera soluzione sarebbe
azzerare tutte le gerarchie accademiche. Ma può farlo solo un dittatore Le
proteste contro le decurtazioni indiscriminate non ci inducano a difendere lo
status quo Un professore che ha spesso insegnato all´estero affronta i problemi
dei nostri atenei falcidiati dai tagli del governo PIERGIORGIO ODIFREDDI I
recenti provvedimenti, in verità parecchio sprovveduti, presi dal governo sulla
scuola e sull´università hanno avuto almeno un effetto positivo: quello di
stimolare all´autocoscienza studenti e professori, e di attirare l´attenzione
della popolazione sulle disastrose condizioni in cui versa l´istruzione nel
nostro paese, dalle elementari ai dottorati di ricerca. La protesta contro i
tagli indiscriminati ai fondi e al personale, a cui si riducono tutti i
provvedimenti citati, non può però essere intesa come una difesa dello status
quo e dell´organizzazione del nostro sistema scolastico e universitario, i cui
molti anacronismi non trovano l´uguale in Europa e nel mondo. Per evitare di
fare un discorso accademico (un termine che, significativamente, potrebbe
essere inteso sia come «universitario» che come «ozioso»), mi sia permesso di
riferirmi direttamente alle mie esperienze di studio e di insegnamento
all´estero: dopo essere entrato all´Università di Torino nel 1973, dapprima
come borsista, e poi via via come contrattista, assistente, associato e
ordinario, mi sono infatti parallelamente perfezionato alle Università
dell´Illinois e della California negli Stati Uniti (1978-80) e di Novosibirsk
nell´Unione Sovietica (1982-1983), e in seguito sono stato un regolare
professore a contratto a Cornell (1985-2003), oltre che uno sporadico
visitatore di università australiane e cinesi, nelle quali ho trascorso
rispettivamente un semestre (1989) e tre (1992, 1995, 1998). In queste lunghe
visite, ho naturalmente avuto occasione di sperimentare l´organizzazione degli
studi in paesi sia capitalisti che comunisti, e di scambiare informazioni e
opinioni coi colleghi stranieri, sollevando dovunque la sorpresa e
l´incredulità per i nostri meccanismi didattici e concorsuali. Primo fra tutti
il nostro assurdo sistema di esami, che non solo è tuttora in vigore, ma viene
considerato dagli studenti come un diritto acquisito, invece che il residuo
fossile di un bizantinismo degno forse di altri tempi, ma sicuramente indegno
del nostro. Dovunque abbia insegnato, invece, mi venivano comunicati con mesi
di anticipo e in maniera tassativa non solo le date di inizio e di fine dei
corsi, e l´orario delle lezioni, ma anche le date degli esami. Anzi, la data
dell´esame, perché esso avveniva inderogabilmente per scritto e in un unico
giorno, con una prova uguale per tutti, a distanza più o meno di una settimana
dalla fine del semestre: altro che la nostra operetta di prove orali e appelli
multipli, che in molti casi arrivano fino a otto all´anno, e permettono agli
studenti di ripresentarsi indefinitamente a sostenere lo stesso esame, a distanza
magari di anni da quando è stato tenuto il corso! Perché ci stupiamo che metà
degli studenti universitari siano fuori corso, quando siamo noi stessi a
spingerli a non tenere nessun ritmo e a permettere loro di non dare gli esami
nell´unico momento in cui ha senso darli? Per quanto posso testimoniare io, non
solo negli Stati Uniti, ma anche in Russia, Cina e Australia,
e dunque indipendentemente dal sistema economico del paese, chi non passa
l´esame al momento giusto deve ripetere il corso l´anno dopo, con tutti i costi
(letterali e metaforici) che questo gli comporta. E chi si inalberasse a
sentire la parola «costi», dovrebbe meditare su quelli comunque esatti dal
nostro sistema: invece di un giorno di esami e uno di correzioni degli
scritti, da noi ogni orale richiede infatti una media di mezz´ora per studente,
e dunque spesso centinaia di ore per corso, che vanno moltiplicate per il
fattore di ripetizione studentesca dell´esame e per il numero dei commissari
delle commissioni. Un enorme dispendio di risorse, che potrebbero essere meglio
utilizzate altrimenti. Con un sistema del genere, che richiedesse di tornare
una mezza dozzina di volte l´anno per gli appelli, io non avrei mai potuto
insegnare all´estero, né avrei potuto dedicare il mio tempo alle uniche
attività che un professore dovrebbe svolgere, e cioè l´insegnamento e la
ricerca. A proposito delle quali, va notato che in Italia la progressione di
carriera è determinata (almeno ufficialmente, a parte le distorsioni sulle
quali torneremo) dalla sola ricerca, mentre gli obblighi universitari
riguardano il solo insegnamento: una schizofrenia singolare, che non tiene in
nessun conto il fatto che un bravo ricercatore può essere un pessimo
insegnante, e viceversa. In Unione Sovietica si evitava questa schizofrenia
permettendo ai professori di ripartire il proprio impegno tra la ricerca presso
l´Accademia delle Scienze e l´insegnamento presso l´Università, in proporzioni
variabili, che potevano arrivare fino al cento per cento dell´una o dell´altro.
Negli Stati Uniti il sistema è più complesso, ma le università in genere pagano
lo stipendio soltanto per i nove mesi dell´insegnamento: i rimanenti tre mesi
devono essere finanziati dalla National Science Foundation (fatte le dovute
proporzioni, un analogo del nostro Consiglio Nazionale delle Ricerche) e da
accordi con industrie o centri di ricerca privati. A proposito di stipendi, una
differenza sostanziale è che negli Stati Uniti essi non sono rigidamente legati
a un´automatica «progressione di carriera», e vengono invece contrattati
individualmente con la propria Facoltà, sulla base di parametri che tengono
conto del livello e dell´impegno del docente: in particolare, le valutazioni
provengono non soltanto dai colleghi locali e nazionali, ma anche dagli studenti,
che alla fine di ogni corso compilano anonimamente dettagliati questionari
sulla qualità generale e specifica dell´insegnamento. Una bella forma di
tutela, questa, che elimina alla radice la piaga di quei professori terroristi
che bocciano sistematicamente la maggioranza degli studenti, senza rendersi
conto del fatto che questo la dice più lunga sul livello del loro insegnamento
che su quello dell´altrui apprendimento. Quanto al reclutamento dei professori,
e sebbene questo possa sembrare inconcepibile da noi, negli Stati Uniti esso
viene deciso dalle università in totale autonomia, anche se ovviamente sulla
base della distribuzione di potere inter - e intradipartimentale. I candidati
sono invitati a presentare un paio di «lettere di raccomandazione», e possono
decidere se riservarsi o no il diritto di visionarle: naturalmente, facendolo
si condannano a un giudizio asettico e tutto sommato inutile, mentre non
facendolo si assoggettano all´espressione di un giudizio spassionato e spesso
determinante, in ogni caso supplementato dai pareri di esperti interpellati
direttamente dall´università. Il processo mira ovviamente a selezionare il
migliore, anche perché l´istituzione ha tutto l´interesse a farlo. Il valore di
mercato delle lauree e dei dottorati dipende infatti dal livello delle
università in cui sono conseguiti, e questo livello è certificato da apposite
graduatorie nazionali, ottenute attraverso sondaggi in cui i professori di
ciascuna università valutano il livello delle altre, senza poter valutare la propria.
Non avendo invece nessun incentivo a selezionare i migliori, le nostre
università finiscono spesso di accontentarsi dei peggiori, cooptati in base ai
«criteri» clientelistici, nepotistici e favoritistici che tutti conosciamo. Per
continuare con le testimonianze personali, io stesso ho dovuto vincere la
cattedra due volte, perché la prima che vinsi fu dirottata a un ricercatore che
nel frattempo non era riuscito a diventare associato per mancanza di titoli! Di
casi simili ogni professore ne può citare a volontà, ma le mele marce che nel
frattempo sono entrate a valanghe in università, ci sono rimaste e hanno
proseguito la loro carriera: quel ricercatore, ad esempio, è poi diventato
preside di facoltà da qualche parte, e altri saranno arrivati anche più in
alto. Fanno dunque tenerezza, per non dir altro, i tentativi del ministro di
introdurre meccanismi di sorteggio dei commissari nei concorsi a cattedre: a
parte il fatto che queste pensate erano già state adottate nel passato, senza
alcun effetto visibile, non si può ovviamente impedire che la mala sorte
selezioni proprio le mele marce, né è da esse che ci si può sensatamente
attendere un rinnovamento. L´unica vera soluzione sarebbe un immediato
azzeramento di tutte le gerarchie universitarie, ma poiché nemmeno un dittatore
potrebbe imporre una misura così radicale, bisogna aspettare che lo facciano
gradualmente l´età e la pensione. Nell´attesa possiamo pure sorteggiare i
commissari per i futuri concorsi: ma che siano stranieri, che possano portare
gradualmente il nostro povero Bel Paese ai criteri e agli standard adottati nel
mondo intero, dagli Stati Uniti alla Russia alla Cina
all´Australia.
( da "Avvenire" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
MONDO 18-11-2008
Agguato di Sendero Luminoso: assassinati tre poliziotti in Perù DA LIMA I l narco-terrorismo
continua a colpire nelle Ande peruviane. Tre poliziotti sono stati uccisi in
un'imboscata domenica all'alba. L'attacco è avvenuto nei pressi di Luricocha,
nella regione di Ayacucho: la zona è un punto strategico nella rotta della
droga prodotta nella Valle dei fiumi Apurimac ed Ene. Si tratta dell'ultima
roccaforte di Sendero Luminoso: qui le cellule ancora esistenti del gruppo
terrorista di ispirazione maoista si sono alleate ai narcotrafficanti. Lo
scorso mese altri due attentati attribuiti a Sende- ro Luminoso avevano
provocato la morte di 17 persone, fra cui 15 soldati. Il modus operandi
dell'attacco di Luricocha fa pensare alle ultime frange senderiste, anche se
non ci sono state rivendicazioni. La zona dista circa
( da "Famiglia Cristiana" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina
di Alberto Chiara
PERSECUZIONI / 1 LE DUE RELIGIOSE RAPITE AL CONFINE TRA KENYA E SOMALIA IL
PREZZO DELL'AMORE Sono Caterina Giraudo e Maria Teresa Olivero. Fanno parte del
Movimento contemplativo missionario padre de Foucauld di Cuneo, fondato da don
Andrea Gasparino. La famiglia Olivero: su sei figli, due suore e un prete.
Ricorda l?ultima email trasmessa poco prima del rapimento: «Gliel?ho inviata
domenica 9 novembre, attorno alle 20. Mia sorella ha risposto un?ora dopo. Da
quando, un annetto fa, è arrivata l?energia elettrica a El-wak, il villaggio
dove vive, ci scriviamo con regolarità, una volta ogni due-tre giorni. Non mi
ha mai parlato di minacce». Una vita spesa per gli ultimi, don Chiaffredo
Olivero (per tutti, semplicemente Fredo) è un sacerdote molto noto in Piemonte:
attualmente dirige l?Ufficio per la pastorale dei migranti della diocesi di
Torino. È fratello di Maria Teresa Olivero, la religiosa rapita al confine tra
Kenya e Somalia insieme con Caterina Giraudo. Entrambe appartengono al
Movimento contemplativo missionario padre de Foucauld di Cuneo. È successo
nella notte tra il 9 e il 10 novembre. Un gruppo di persone armate ha attaccato
El-wak, nel Nord-Est del Kenya, al confine con la Somalia, sparando e lanciando
bombe. Sono entrati nella casa del Movimento e hanno rapito le due religiose,
dileguandosi. Caterina Rinuccia Giraudo (foto AP/La Presse). In un?intervista
all?agenzia di stampa Xinhua (Nuova Cina) il consiglio
delle Corti islamiche ha condannato il gesto. «Siamo contrari al sequestro come
arma di ricatto», ha affermato Abdurahim Issa Addow, portavoce dell?ala
moderata del movimento, che ha firmato l?accordo di pace recentemente raggiunto
a Gibuti con il governo di transizione somalo. «Non siamo in alcun modo
coinvolti in questa vicenda», ha aggiunto Addow, che ha voluto così smentire le
accuse lanciate da fonti governative del Kenya, le quali puntavano il dito
proprio contro le Corti islamiche. «Conosco bene quella zona e le due religiose
rapite a El-wak», ha detto all?agenzia di stampa Fides monsignor Giorgio
Bertin, vescovo di Gibuti e amministratore apostolico di Mogadiscio. «Si tratta
di una zona piatta, desertica, dove la frontiera è praticamente ignorata da
tutti, sia perché i controlli sono inesistenti, sia perché le popolazioni
locali sono somale». Circa movente ed esecutori, monsignor Bertin propende per
«il banditismo puro e semplice». Caterina Giraudo, meglio nota come Rinuccia,
ha 67 anni ed è nata a Boves (Cuneo). Stessa provincia, ma diverso comune
d?origine per Maria Teresa Olivero. «La nostra famiglia è di Centallo», spiega
don Fredo. «Mamma e papà erano contadini. Siamo in tutto quattro sorelle e due
fratelli. Io sono nato nel 1942, Maria Teresa nel 1948». C?è una terza
vocazione religiosa. Un?altra sorella, Elsa Olivero, è entrata anch?ella nel
Movimento contemplativo missionario padre de Foucauld. «È reduce dal
Madagascar, dove tornerà nel 2009», precisa don Fredo. Che ricorda il grande
carisma di don Andrea Gasparino, «uomo dalla profonda spiritualità, il quale,
terminata la guerra, nell?ottobre 1951 raccolse cinque ragazzi rimasti senza
nulla dando inizio al Movimento, caratterizzato da un?intensa vita di preghiera
(dal
( da "AmericaOggi Online" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
G20/I grandi domani
a Washington per rilanciare l'economia 14-11-2008 WASHINGTON. La crisi
finanziaria e suoi effetti di nuovo sotto i riflettori. Stavolta però non solo
per un esame ma per cercare di raggiungere delle soluzioni per la stabilità dei
mercati e, soprattutto, per il rilancio dell'economia. Gli Stati Uniti,
inizialmente reticenti alla necessità di una kermesse internazionale, puntano
ora a raggiungere risultati concreti, con l'adozione di un piano d'azione.
L'Europa si attende che siano gettate le basi per l'avvio di un processo che
porti a una riforma delle regole dell'economia di mercato. E il governatore di
bankitalia Mario Draghi chiede che il Financial Stability Forum (Fsf) si
allarghi ai paesi emergenti. Attendersi risultati concreti dal vertice appare
difficile: al di là di fissare un calendario e gli obiettivi intorno al quale
istituire dei gruppi di lavoro non si dovrebbe andare. Ma già sarebbe un passo
avanti, in vista dell'insediamento del nuovo presidente americano, Barack
Obama, e considerate le divergenze fra il Vecchio continente e gli Usa e quelle
all'interno della stessa Unione Europea. Differenze queste ultime che, però,
non hanno portato, grazie all'iperattivismo del presidente di turno Ue Nicolas
Sarkozy, a crepe evidenti nell'unità dei 27 nell'affrontare la fase più critica
dell'emergenza finanziaria. L'appuntamento di domani a Washington, quindi, sarà
anche l'occasione per verificare se questa unità e determinazione sarà
condivisa anche dagli altri partner Ue seduti intorno al tavolo, a partire
dalla Germania di Angela Merkel. Alla riunione Sarzoky chiederà di rimettere in
discussione il ruolo finora avuto dal dollaro sui mercati mondiali, ma anche la
necessità di dare al Fondo Monetario Internazionale un ruolo più centrale nella
nuova architettura mondiale. Un'idea questa che agli Usa non piace: Washington
è d'accordo ad ammodernare il ruolo del Fmi, ma solo attraverso un
rafforzamento limitato della sua capacità di prevenire la crisi. Gli Usa si
oppongono inoltre al principio di un regolatore mondiale unico e
sovranazionale. Ma sono anche altri i temi sul tavolo, quali l'aumento del peso
dei paesi emergenti nella supervisione della finanza internazionale. Brasile, Cina, India e Russia chiedono una maggiore voce e di poter giocare un
ruolo di primo piano nel ridisegnare l'architetture della finanza mondiale.
Secondo il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, per una migliore
gestione della crisi dei mercati è necessario allargare il numero dei Paesi che
fanno parte del Financial Stability Forum, includendo le economie dei
principali Paesi emergenti. L'Fsf "lavorerà - spiega - per ottenere
rapidamente questo obiettivo". Convinto che sia necessario dare maggiore
peso alle economia emergenti è anche Bush: è stata infatti proprio Washington a
insistere per allargare quello che inizialmente doveva essere un G7 ad altri 13
paesi. Proprio per dare più voci ai paesi emergenti è necessario ammodernare
del Fondo Monetario internazionale e della Banca Mondiale, così che possano
rispondere meglio alla crisi che, comunque, "non rappresenta il
fallimento" del capitalismo, osserva Bush. L'economia mondiale - prosegue
Bush - ha ancora davanti "giorni difficili", ma le misure prese
cominciano a produrre effetti. L'Europa e gli Stati Uniti si presentano al
vertice in recessione. Le grandi economie dei paesi emergenti, che tirano la
crescita mondiale, chiedono un peso maggiore e vogliono partecipare attivamente
alla definizione della nuova architettura finanziaria globale. Al vertice
parteciperanno anche la Spagna (alla quale la Francia ha ceduto uno dei due
posti cui aveva diritto essendo contemporaneamente presidente di turno dell'Ue
e membro effettivo del G20) e l'Olanda (invitata da Nicolas Sarkozy, presidente
di turno dell'Unione Europea: così, il G20 sarà in realtà un G21.
( da "AmericaOggi Online" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
La chiusura di Guantanamo
un rebus legale di Marco Bardazzi 13-11-2008 WASHINGTON. C'é chi parla
addirittura di clintoniani alla ribalta nella squadra di Barack Obama, il
presidente eletto degli Stati Uniti, l'uomo che ha battuto Hillary Clinton alle
primarie e che non avrebbe l'intenzione di inserire l'ex First Lady nella sua
compagine di governo. Altri più prudenti, sostengono che nell'ambito dei suoi
dichiarati sforzi di apertura, Obama non poteva non prendere con sé esperti
vicini a Bill Clinton, l'ultimo democratico ad essere stato alla Casa Bianca,
fino al gennaio 2001. Gli esperti in questione sono almeno due, oltre al
reponsabile per la transizione, John Podesta, l'ex capo di gabinetto di
Clinton. Da un lato c'é Sam Nunn, 70 anni, un ex senatore democratico della Georgia,
uno degli esperti statunitensi storici per le questioni di disarmo
internazionale, che Obama ha incaricato di gestire la transizione tra il
Pentagono di George W. Bush e quello del futuro presidente. Una transizione che
potrebbe però risultare abbastanza facile, dato che il nome che circola con
maggiore insistenza in questi giorni è quello di Bob Gates, che verrebbe
confermato alla testa del Dipartimento della Difesa, almeno in un primo
periodo, forse un anno. Dall'altro c'é Madeleine Albright, il secondo
segretario di Stato di Clinton, dopo esserne stata l'Ambasciatore alle Nazioni
Unite. La Albright, insieme all'ex deputato repubblicano Jim Leach, nell'ambito
di una chiara scelta bipartisan, curerà i rapporti tra il presidente eletto e i
leader mondiali presenti a Washington sabato per il Vertice del G20, i sette paesi più ricchi e la Russia, oltre ad emergenti come
Brasile, Cina e Corea del sud. Secondo quanto indicato da Denis McDonough, il
consigliere in politica estera di Obama, la Albright e Leach saranno a
disposizione delle delegazioni internazionali e potranno esprimersi a nome di
Obama e del suo vice Joe Biden. "C'é un solo presidente in carica
-ha ricordato McDonough- e per tali ragioni il presidente eletto ha chiesto al
segretario Albright e al deputato Leach, una squadra esperta e bipartisan, di
essere a disposizione dei nostri amici ed alleati e di ascoltarli in sua
rappresentanza". Nel confermare la scelta di Nunn, la portavoce della
squadra incaricata della transizione, Stephanie Cutter, ha smentito invece le
indicazioni di stampa in base alle quali l'ex segretario di Stato Warren
Christopher , 83 anni, un altro clintoniano, avrebbe svolto un ruolo nel
processo di transizione. Secondo la Cnn, Christopher sarebbe stato scelto come
responsabile per la transizione al Dipartimento di Stato, ma la Cutter ha
precisato che "c'é molta disinformazione" in giro, e l'indiscrezione
sull'ex segretario di Stato ne è un esempio. Tra i 'papabili' segretari di
Stati di Obama circolano i nomi di John Kerry, il senatore del Massachusetts ex
candidato alla Casa Bianca (ma lui ha negato qualsiasi contatto con lo staff di
Obama), l'ex ambasciatore all'Onu Bill Richardson, un ispanico, oltre ad essere
un clintoniano che alle ultime presidenziali ha 'tradito' appoggiando Obama
contro Hillary. Chi avrebbero invece il proprio futuro segnato, secondo il
Washington Post, sono i due più alti responsabili dell' intelligence, il
direttore della National Intelligence (Dni) Mike McConnell e quello della Cia
Michael Hayden. Ad Obama non sarebbe andato giù il fatto della mancata cattura
di Osama bin Laden, il responsabile degli attacchi dell'11 Settembre. Secondo
il quotidiano, sono numerosi in seno al partito democratico ad opporsi ad una
loro conferma, giudicandoli troppo vicini al presidente Bush. I due hanno in
particolare appoggiato una politica troppo ampia di intercettazioni
telefoniche, oltre ad avere autorizzato tecniche di interrogatorio, che secondo
alcuni sono al limite della tortura. Tra i nomi che vengono citati per
sostituire McConnelle e Hayden spiccano quelli di John Brennan, il responsabile
per l'intelligence nel team di transizione, e quello di Chuck Hagel, un
senatore repubblicano che non si è ricandidato, contrario alla guerra in Iraq.
( da "AmericaOggi Online" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Un vertice in sordina.
G20/Le sponde dell'Atlantico già si allontanano di Pino Agnetti 16-11-2008 Non
è stato (ma già lo si sapeva) la nuova Bretton Woods. Ma a qualcosa, questo G20
di Washington convocato nel momento in assoluto più infelice (la transizione
fra un presidente Usa e l'altro), almeno è servito. A misurare le distanze
crescenti fra le due sponde dell'Atlantico. Insieme al clima, anch'esso in
ascesa, di diffidenza fra le economie più ricche del pianeta (il clan del G20
rappresenta il 90% del Pil globale). Ambedue le conclusioni potranno suonare
paradossali, visti certi pomposi e magniloquenti proclami della vigilia
all'insegna del "serriamo i ranghi e marciamo uniti contro la crisi".
Ma che altro dire di un vertice che, fin dalle sue prime battute, ha accantonato
sia l'ipotesi di dar vita a una "authority" di vigilanza comune sui
mercati internazionali, sia quella decisamente meno ambiziosa di rafforzare i
poteri (come si è visto già sottodimensionati rispetto alle proporzioni
dell'incendio in atto) del Fondo monetario internazionale? Così, a tenere banco
è stata la proposta di rafforzare la collaborazione fra lo stesso Fmi e il
Financial stability forum (Fsf) presieduto dall'italiano Mario Draghi, il quale ha anche chiesto di allargare l'organismo ai Paesi emergenti
come Cina, India, Brasile e Russia. Insomma, roba da tecnici sia pure
"super" come il governatore della nostra Banca centrale. Ma è chiaro
che, per deliberare su materie simili, non era certo necessario chiamare ad
adunata i venti "leader maximi" della Terra. Che, smaniosi
com'erano di riuscire a incontrare anche solo per pochi minuti il
"vero" presidente degli Stati Uniti (e non quello che ha già iniziato
a inscatolare i ricordi dello Studio ovale), se ne sono tornati a casa delusi
dal "Ci vediamo un'altra volta" di Obama. Troppo impegnato nello
strappare alla sua grande rivale delle primarie democratiche, Hillary Clinton,
un clamoroso "Yes, I can" a ricoprire l'incarico di segretario di
Stato nella futura amministrazione. Ma, soprattutto, troppo intelligente dal
pensare di farsi legare le mani anzitempo dagli alleati di sempre dell'America
(gli europei che sono i primi a temere le terapie d'urto, ad esempio nel
settore auto, annunciate dal prossimo inquilino della Casa Bianca) e da quelli
sempre più probabili di domani (vale a dire gli "emergenti", a
cominciare dalla Cina il cui peso nella finanza e
nell'economia Usa ha raggiunto dimensioni ormai gigantesche). D'altra parte,
sono stati gli stessi commensali del G20 di Washington a svuotare il summit di
qualsiasi significato "storico" anticipando l'intenzione di tenerne
un altro nel giro di 100 giorni. Cioè, nel febbraio 2009 allorché Barack Obama
sarà diventato a tutti gli effetti il 44 presidente americano dopo il solenne
giuramento del 20 gennaio prossimo. Da qui a là, i vari leader mondiali avranno
dunque modo di affinare ulteriormente i propri piani anti crisi. Che intanto,
però, non segue il passo da marciatori (per di più impegnati a tirarsi l'un
l'altro per la maglia dividendosi fra strenui difensori del libero mercato e
novelli alfieri dell'intervento di stato) di questo genere di riunioni in cui
ognuno, alla fine, pensa ai propri singoli interessi. Bensì, quello ben più
incalzante della recessione che, senza guardare in faccia nessuno, continua ad
avanzare su tutti i fronti. Da quello americano, dove il tasso di
disoccupazione sfiorerà il 10% entro il
( da "AmericaOggi Online" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Giappone entra in recessione
tecnica 18-11-2008 TOKYO. Il Giappone segue Eurolandia ed entra in recessione
tecnica per la prima volta dal 2001: il Pil nel periodo luglio-settembre segna
una contrazione dello 0,4% su base annua, che si aggiunge al -3,7% dei tre mesi
precedenti. Due trimestri negativi secondo la dottrina macroeconomica (-0,1%
rispetto ad aprile-giugno, già in contrazione dello 0,9% rispetto a
gennaio-marzo, invece del preliminare 0,7%) ed ecco che la seconda economia al
mondo è ufficialmente in panne. "Siamo in recessione e vi è il pericolo
che la situazione peggiori ulteriormente", ammette Kaoru Yosano, ministro
alle Politiche economiche e fiscali, prendendo atto della fine del ciclo
espansivo più lungo del dopoguerra, durato in tutto sei anni e mezzo. La Borsa
di Tokyo, in scia al dato negativo ma non del tutto sorprendente (le attese
erano di un magro +0,1/0,2%), ha ampliato le perdite fino a sfiorare il 3%, per
chiudere (+0,71%) in leggero rialzo sul rally sostenuto dal rafforzamento del
dollaro sullo yen, risalito a quota 96-97. Quanto alle prospettive, Yosano ha
messo subito le cose in chiaro: "così come per l'economia mondiale è
atteso un rallentamento - rileva - i movimenti al ribasso per il Giappone
dovrebbero proseguire a seguito della frenata della domanda domestica e
soprattutto di quella estera". La recessione, in altri termini, potrebbe
essere più lunga dell'ultima, che durò i tre trimestri fino a dicembre 2001,
perché "le cose sono solo destinate ad andare peggio", dice Masamichi
Adachi, senior economist di Jp Morgan, aggiungendo che il raffreddamento della
domanda "potrebbe causare la più profonda recessione degli ultimi 10
anni". Il Giappone poggia la sua economia sulle esportazioni: in presenza
di una recessione in Europa, con gli Usa ormai a un passo (manca la
certificazione) e con la Cina che ha
allentato il passo, diventa problematico attendersi sbocchi per l'export del
Sol Levante verso Paesi emergenti o in via di sviluppo, già in difficoltà. A
maggior ragione in presenza di uno yen forte su dollaro ed euro. Tra le voci
più negative del Pil figura il ribasso delle spese e degli investimenti da
parte delle imprese (-6,7% annuo e -1,7% su base trimestrale) assieme
all'export (-0,7%), mentre i consumi (che sono il 55% del prodotto interno
lordo) risalgono dello 0,3%. Toyota si appresta, in base a indiscrezioni, a
tagliare la produzione del 2009 sotto i 9 milioni di auto, e lo stesso stanno
per fare i colossi dell'hi-tech Panasonic e Sharp, a conferma dell'impatto
sull'economia reale delle turbolenze finanziarie internazionali. In attesa che
produca i suoi effetti il secondo pacchetto di misure anti-crisi per l'economia
di fine ottobre, del valore di 207 miliardi di euro di cui quasi 40 di spese
extra budget, il premier Taro Aso ha ragioni sufficienti per rinviare le
elezioni forse fino alla conclusione naturale della legislatura, a settembre
2009, tra le proteste delle opposizioni. C'é un vertice dei ministri finanziari
da organizzare, in previsione del prossimo summit del G20 di Londra, a
primavera. E c'é poi la popolarità in forte calo del suo esecutivo: per un
sondaggio della Tv Asahi, il gradimento verso l'azione di governo è sceso al
29,6%, ben 13,3 punti percentuali in meno rispetto a un mese fa. A nulla è
valso il bonus da 120 dollari destinato alle famiglie per sostenere i consumi.
( da "AmericaOggi Online" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Bush e la crisi del
G8 16-11-2008 WASHINGTON. Dal crollo delle Torri Gemelle a quello di Wall
Street, dalla fine della sicurezza Usa alla fine del 'Club dei Ricchi': il
presidente George W. Bush sta chiudendo i suoi otto anni alla Casa Bianca,
iniziati nel segno della strage dell'11/9 e della conseguente guerra globale al
terrorismo, con un altro evento epocale nella sfera delle relazioni
internazionali: la morte del G8. "E' stato un incontro molto produttivo -
ha detto ieri Bush al termine di due giorni di lavori del primo G20 a livello
di leader - ma un solo incontro non può risolvere i problemi del mondo: questo
è solo un primo passo". La riunione del G20 a Washington, scaturita dalla
crisi economica segna, grazie soprattutto a Bush, una svolta storica:
l'ingresso dei giganti emergenti nel club dei Ricchi (o, meglio, ex-Ricchi), l'arrivo di paesi come Cina, India e
Brasile nella rarefatta atmosfera del 'Circolo dei Signori' del G8 dove la
antica nobiltà non è automaticamente accompagnata da adeguate risorse
finanziarie. E' stato raggiunto un punto di non ritorno: una volta sfondata la
porta non può essere più chiusa in faccia ai giganti che avanzano.
"Il G20 è ormai già riconosciuto come l'organismo competente per discutere
i problemi sollevati dalla crisi economica mondiale", ha ribadito ieri a
Washington il presidente francese Nicolas Sarkozy. Questa eredità di Bush alla
storia dei vertici internazionali ha probabilmente origini non premeditate: la
Casa Bianca aveva replicato alle richieste insistenti del presidente francese
Nicolas Sarkozy di organizzare un G8 straordinario sulla crisi economica con la
controproposta di allargare il consesso ad altri paesi, come la Cina e l'India, indispensabili per trovare risposte globali
ad una crisi economica che è planetaria. La richiesta di Bush nasceva anche, probabilmente,
dalla convinzione che un G20 avrebbe contribuito a frenare, diluendole, le
richieste dell'Europa di giungere ad una profonda revisione delle regole del
gioco. Mentre il comunicato finale del vertice sottolinea la necessità di
giungere ad "un piano d'azione concreto e preciso per ristabilire la
fiducia", il presidente Bush nella sua dichiarazione subito dopo la
conclusione del vertice ha preferito porre l'accento sulla necessità di
tutelare i principi della libertà di mercato e di impresa e sui pericoli di
cedere alle tentazioni del protezionismo. Il presidente americano ha
ridicolizzato i tentativi di definire la riunione di Washington una 'Bretton
Wood II': "Ci sono voluti anni per preparare i lavori di Bretton Wood - ha
detto Bush - questo vertice di Washington è stato preparato in tre
settimane". E' una situazione difficile per Bush, che non ha potuto
prendere impegni rilevanti a questo vertice avendo sul collo il fiato del
successore che ha comunque preferito tenersi a distanza dal G20 di Washington
restando a Chicago per mettere a punto la sua squadra di governo. Per Bush è
stata anche l'ultima occasione di fare da padrone di casa in un grande consesso
internazionale: la prossima settimana si recherà in Perù per partecipare al
vertice dell' Apec, l'assemblea annuale dei paesi che si affacciano sul
Pacifico. Un evento che dovrebbe essere la sua ultima partecipazione, da
presidente Usa, ad un grande consesso internazionale.
( da "AmericaOggi Online" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Berlusconi.
"Aiuti alle imprese e nuova Bretton Woods" di Marcello Campo
15-11-2008 WASHINGTON. Bisogna prendere tutte le misure necessarie perché la
crisi finanziaria non ricada, a cascata, sull'economia reale. È giusto avere
più trasparenza nei mercati e più forti controlli "ma senza cadere
nell'eccesso di una invasività dello stato nell'economia e del protezionismo".
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, appena giunto a Washington, dove
oggi si terrà il vertice del G20 contro la crisi finanziaria mondiale,
ribadisce il senso della sua proposta: bene un maggiore coordinamento e
controllo per aiutare le imprese, ma, avverte: "tutto ciò avvenga nel
quadro di una economia di libero mercato". Incontrando i giornalisti prima
di partecipare alla cena dei 20 grandi, Berlusconi conferma il suo scetticismo
sui concreti risultati del vertice di domani: "Si tratta di un summit a
cui partecipano paesi che rappresentano l'80% dell'economia mondiale e il 60%
della popolazione, tuttavia non credo che emergeranno proposte salvifiche o
definitive. Me lo auguro - prosegue - ma non credo sarà possibile". Per
avere un nuovo ordine mondiale, quella cosiddetta "nuova Bretton
Woods", serviranno altri 100 giorni. Già a febbraio una nuova riunione
potrà stabilire - annuncia Berlusconi - le nuove regole della finanza e
dell'economia. La recessione economica sancita dai dati dell'Istat che
rimbalzano dall'Italia, non colpiscono più di tanto il premier: "sin da
quando siamo entrati in questa crisi - commenta pacato - ho avuto la percezione
che saremmo entrati in recessione. È una cosa che succede a tutte le economie
europee. Ma è necessario avere ancora fiducia nei consumatori e negli
imprenditori". E proprio con uno sguardo rivolto alla situazione italiana,
Berlusconi ribadisce che presto, "entro fine mese", precisa, il
governo assumerà degli interventi a sostegno delle imprese e delle famiglie:
"Sapete - dice rivolto ai cronisti - che abbiamo tanti provvedimenti e che
dobbiamo valutarli sulla base dell'equilibrio tra il bilancio dello stato e il
morale delle famiglie. È noto - lamenta Berlusconi - che dal governo precedente
abbiamo ereditato un debito enorme e il nostro impegno prioritario è riportarlo
sotto il livello del pil. Lo scetticismo del premier sulle reali prospettive di
questo vertice era già stato ribadito a più riprese nelle ultime settimane.
Tuttavia, secondo il governo italiano, la riunione di domani sarà importante
perché segnerà l'inizio di un lungo cammino. A pesare come un macigno sulla
reale efficacia del vertice è il particolare momento che vive la politica
americana: a presiedere il G20 oggi sarà un presidente uscente perché quello
eletto non si è ancora insediato. La novità, invece, rilevante è che la
tradizionale formazione del G8 (Usa, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito,
Italia, Canada e Russia) stavolta sarà affiancata dalla
presenza di altre importanti potenze economiche emergenti come la Cina, l'Australia, il Brasile, il Messico, l'Argentina, L'Arabia
Saudita e la Turchia. Ed è proprio con queste nuove potenze emergenti che
l'Italia, a partire dal G20 di oggi, rilancerà il suo ruolo e la sua capacità
di dialogo, in vista della presidenza di turno del G8 da gennaio 2009.
Una capacità di dialogo che, come ricorda Berlusconi in ogni occasione,
dovrebbe far sì che il G20 di oggi non sia "una tantum" ma
rappresenti un consesso stabile in grado, per la sua enorme forza
rappresentativa, di dare risposte concrete ai problemi globali.
( da "Repubblica, La" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina VII - Bari
Casamassima Sequestrati 5000 giocattoli pericolosi I carabinieri del Nas di
Bari hanno sequestrato nel capannone di un centro commerciale all´ingrosso a
Casamassima, cinquemila oggetti pericolosi in cera o plastica, e che
riproducono vari tipi di frutta. Denunciato il responsabile
legale della ditta importatrice dei prodotti per aver violato la legge che
tutela la salute dei consumatori. Gli oggetti sono prodotti in Cina: secondo i carabinieri, per forma, aspetto e dimensioni
potrebbero causare soffocamento nei bambini.
( da "Repubblica, La" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XXII - Milano
Dagli Usa il kolossal delle meraviglie con la famiglia Disney al completo Da
stasera Mickey Mouse e gli altri eroi dei più famosi cartoon animano il
Palasharp con magie, luci, canzoni ed effetti speciali Lo spettacolo, costato
10 milioni di euro, è già stato visto nel mondo da due milioni di persone SARA
CHIAPPORI Ci sono tutti, o quasi. A cominciare dal capostipite della grande
famiglia Disney, Topolino. E con lui, Minnie, Pippo, Paperino e Paperina. Ma
non finisce qui, perché a infoltire la schiera degli eroi e delle eroine più
famosi del mondo ci sono anche Cenerentola con la sua zucca trasformata in
carrozza, Biancaneve accompagnata dai sette nani, la principessa Jasmine di
Aladdin, il cappellaio matto di Alice nel paese delle meraviglie. E ancora
streghe, fate, scope incantate che ballano, cieli stellati nei quali volare,
mele magiche dai poteri strabilianti. Promette ogni sorta di meraviglie il
mastodontico Disney Live! Il magico show di Topolino, in arrivo da stasera al
Palasharp, dopo il debutto italiano a Napoli la scorsa settimana. Un vero e
proprio kolossal made in Usa che dal
( da "Repubblica, La" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XIV - Bologna
La Fortitudo Pronte le maglie, ecco gli americani aspettando i progetti OGGI
finalmente sarà il giorno di Gilberto Sacrati, se qualche ritardo o sciopero
aereo non si metterà di mezzo. Il programma ufficioso infatti prevede che
questo pomeriggio il presidente dell´Aquila presenti il trio di manager
americani che ufficializzeranno la nuova sponsorizzazione e l´investimento sul
Parco delle Stelle. Alla conferenza parleranno quindi George Donohue,
presidente di Gmac, che in mattinata è atteso al Marconi, Gerald Collins,
amministratore delegato e direttore esecutivo di Gmac Real Estate Ipg, e Najib
Choufani, presidente di Intercontinental Fund. In caso di
ritardo del volo dalla Cina di Donohue, si posticiperà a domani, ma si farà comunque. Ci
sono voluti dieci giorni invece che "one week" come aveva promesso
Gil, ma la sostanza non cambia, i presidenti sono arrivati e a ore finirà il
silenzio della Fortitudo e la doppia importante collaborazione sarà ufficiale.
Rimane ovviamente di maggior valore la quantificazione dell´impiego di capitali
sul Parco delle Stelle, mentre più immediata sarà l´ufficializzazione dello
sponsor della squadra. Le magliette e i pantaloncini con il marchio Gmac Real
Estate Ipg sono in fase di ultimazione, pronti per l´anticipo serale di sabato
sera al PalaDozza con Treviso. (f. fo.)
( da "Repubblica, La" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XVIII -
Palermo Da domani la Giornata mondiale della filosofia organizzata dall´Unesco
PALERMO RIFLETTE SU DIRITTI E POTERE Dieci tavole rotonde tematiche animate da
pensatori di oltre venti Paesi PAOLA NICITA La parola è un signore
potentissimo, un grimaldello che apre tutte le porte, diceva Gorgia da Lentini.
La forza del pensiero, articolata alla luce delle testimonianze dei più
autorevoli filosofi internazionali, sarà la protagonista della Giornata
Mondiale della Filosofia indetta dall´Unesco; per ospitare la manifestazione
quest´anno è stata scelta come sede Palermo. Qui si terranno le due giornate di
studi, domani e venerdì, per discutere intorno al tema "Diritti e
potere": binomio che a volte sembra scontrarsi, e che dunque riveste
massimo interesse. Saranno oltre cinquanta i filosofi provenienti da più di
venti paesi per l´evento che coincide con il sessantesimo anniversario della
Dichiarazione universale per i Diritti umani. Per questa occasione sarà
presente il direttore generale dell´Unesco, Koichiro Matsuura; ad ospitare la
Giornata mondiale della filosofia sarà la Fondazione Banco di Sicilia,
presieduta da Giovanni Puglisi, che è anche presidente della commissione
nazionale italiana per l´Unesco. A Villa Zito si terrà una conferenza speciale
di Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit su "Finanza ed
economia, un circolo virtuoso", mentre l´apertura dei lavori è alle 17
alla Società siciliana di Storia patria, alla presenza tra gli altri di William
McBride, presidente della Federazione internazionale della società di
filosofia, Francesco Paolo Casavola, presidente emerito della Corte
Costituzionale, e Andrea Riccardi, fondatore di Sant´Egidio. Il professore
Gianni Puglisi, a proposito del tema scelto, dice: «Oggi il nodo della vita
politica internazionale è da ricercarsi proprio nell´articolazione di questi
due termini, nell´intreccio di diritto e potere; si è visto con Obama, più alta
è la soglia del diritto, più autorevole quella del potere». Diversità
culturale, identità, crisi, dinamiche del potere, autorità pubblica e dignità
umana: a Palazzo Butera si terranno dieci tavole rotonde tematiche in
contemporanea, una sorta di grande agorà del pensiero che porrà sul piatto temi
profondamente attuali. Prosegue Puglisi: «L´Italia è stata da sempre la patria
del diritto, anche se ultimamente alcuni aspetti corrono il rischio di
eclissarsi». Come porsi, allora, rispetto ad una necessaria certezza del
diritto? «Il diritto è specchio della vita - prosegue il professore -
l´importante è non perdere il contatto con le consuetudini, le capacità di
adattamento. Il diritto non deve essere usato per aggiustare alibi». Molte le
presenze internazionali provenienti dai Paesi dell´Est, ma anche da Turchia,
Senegal, Israele, India, Corea, Cina, Giappone, Algeria. Sottolinea Puglisi: «Particolarmente
interessante è la riflessione sui nuovi diritti, ben lontani dall´essere
riconosciuti; poter scegliere il proprio compagno, come morire, come vivere».
Parole, ma anche immagini e testi: infatti a Villa Zito venerdì si inaugura la
mostra bibliografica "La stampa del pensiero", libri rari e
antichi sulla storia del pensiero filosofico e scientifico che appartengono
alla collezione della Fondazione Banco di Sicilia; sempre a Villa Zito, sabato
mattina si presenta il volume "Palermo, specchio di civiltà", edito
dall´Istituto della Enciclopedia italiana Treccani. «Uno splendido lavoro su
Palermo - conclude Puglisi - dove attraverso ottocento immagini fotografiche
appare la bellezza epifanica di questa città, che conferma il suo ruolo di
capitale senza tempo. Qui l´altro è sempre osservato come specchio de sé.
Almeno in questo Palermo è esemplare».
( da "Unita, L'" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
75.000 mani su
Wikipedia l'enciclopedia fatta a spirale Dopo la Cina, nei giorni scorsi anche in Germania si è tentato di censurare
Wikipedia. Ma cos'è veramente e perché ha così successo l'enciclopedia on line
fondata nel 2001 da Jimmy Wales e Karry Sanger? L'enciclopedia è una macchina
che funzione ad informazione e il computer è la macchina enciclopedia per
eccellenza; quella che ci fa entrare nel circolo (ciclo) dei segni
portatori di sapere (pedia). Per questo principio enciclopedico, Wikipedia - il
quinto tra i websites più visitati del mondo - è il più popolare dei testi di
riferimento presenti su Internet: più di Amazon e eBay, e almeno quanto
MySpace, Facebook e YouTube. Ed è gratuito e senza pubblicità. Fondata nel 2001
- da Jimmy «Jumbo» Wales e Karry Sanger - è la più vasta enciclopedia mai
realizzata, più di quelle, leggendarie, dell'antica Cina.
Dalla fondazione si contano circa 640 milioni di visite e, di recente, almeno
244 milioni l'anno. I collaboratori sono tutti gli interessati; volontari, sono
più o meno 75.000 e possono partecipare alla redazione proponendo nuove voci, ampliandone,
riducendone o sopprimendone altre. La rete ha esasperato la domanda di
accumulare, memorizzare, organizzare, selezionare, reperire le informazioni
potenzialmente rilevanti. Che novità presenta Wikipedia in una società
cognitiva, caratterizzata da un'inesauribile richiesta di testi di riferimento?
In primo luogo la sua forma poi la sua sostanza espressiva. La neo-pedia, come
alcuni la chiamano, è molto tradizionale nella sua forma. Ha assorbito infatti
la classica Encyclopedia Britannica del 1911, ora di dominio pubblico come
altre celebrate enciclopedie del passato. È la ritorsione anglosassone alla
Encyclopédie degli illuministi francesi. Wikipedia ha un esplicito intento
didattico, anche se non mira più al sogno della totalità del sapere. Esclude
esplicitamente ricerche originali e nuove notizie, ma ha ridotto i tempi di
registrazione dei nuovi saperi. È una rassegna terminologica di concetti, non
una nomenclatura, cioè un lessico ed è quindi agevolmente traducibile. È
ordinata alfabeticamente e non per temi; questo rende il suo sapere frammentato
e tenuto insieme da un sistema aperto di rinvii e di legende in cui le figure
illustrano i testi e i testi nominano le figure. È multimediale: mentre le
vecchie enciclopedie sono sempre state «iconofore», portatrici di immagini e
diagrammi, Wikipedia è un'opera lirica virtuale, anche se questo non basta a
renderla tanto fun and additive (J. Wales). C'è però una differenza rilevante
con ogni altro dizionario o lessico culturale, che è la conseguenza dell'apertura
antiprotezionista a chiunque voglia redigere o modificare, anche in modo
anonimo o sotto pseudonimo, una voce. È del 2001 infatti la prima istruzione
d'uso; «ignora tutte le regole: se le regole ti rendono nervoso e depresso e
non desideroso di partecipare al Wiki, allora ignorale del tutto e vai avanti a
modo tuo». Sono accorsi infatti autodidatti e gente costosamente educata,
vanitosi e altruisti che hanno trovato modi solitari di farsi solidali e
sociali. Le conseguenze sono sorprendenti: nonostante i vandalismi (ci sono
taggers da enciclopedia) e gli interventi interessati (stati e imprese sono
intervenuti per orientare o indirizzare o raddrizzare informazioni sgradite)
Wikipedia gode di una affidabilità a cui non pretende - c'è chi parla addirittura
di wiky- reality! Ha sempre proclamato che il suo scopo non è la verità ma la
verificabilità e insinuato che i media e le stesse enciclopedie sono infarciti
di errori ed inoltre non rettificabili. RIZO O CAOS-PEDIA? Ma alcuni episodi
salienti - satiriche biografie di uomini politici, false identità, inserzioni
pubblicitarie, ecc. - hanno reso più perigliosa la navigazione. Il problema non
sono soltanto i contenuti, ma le regole di organizzazione e selezione già
esplicitati nelle vecchie enciclopedie ed oggi sempre più difficili da definire
e reperire. Si sono creati all'interno degli amministratori - non decisori - di
Wikipedia due scuole di pensiero. Gli Inclusionisti che applicano il principio
epistemologico di Fayerabend - everything goes (tutto fa brodo) - e i
Depennatori che vorrebbero che non si scrivesse in engrish, rifiutano le
notizie da blog e difendono le buone voci dalle cancellazioni - hanno persino
istituito una deletionpedia, enciclopedia di indebite scorie informative. Il
dibattito investe la libertà di informazione sul web ed occupa oggi un quarto
dei contributi a Wikipedia. L'enciclopedia nella società dell'informazione ha
smesso di essere un «ciclo» di conoscenza per avviarsi verso la forma aperta
della spirale: una Spiro-pedia? O peggio ancora il suo progetto didattico si è
smarrito nella nebulosa del web, una Rizo-pedia o una Caos-pedia? Wikipedia è
esemplare della situazione dell'informazione ai tempi del web. I suoi fondatori
credono ancora in un ordine fatto di assestamenti in divenire, in cui attori
miopi, con conoscenze locali, tengono conto soltanto dei saperi a loro vicini.
Eppure raggiungono condizioni generali evolutive di equilibrio. Wikipedia è una
enciclopedia politeista senza il ricorso trascendente ad un occhio veggente che
ne decida il senso e il valore. Che sia la ragione della sua fortuna presente e
delle sue difficoltà a venire? Per decidere non resta che consultare Wikipedia
che è la fonte principale, se non unica, di informazioni su di sé. PAOLO FABBRI
BOLOGNA
( da "Repubblica, La" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 28 - Economia Global market Dalla Cina un segnale di
speranza per i mercati Non penso che il sistema del dollaro sia morto, anzi
rimane forte e la moneta Usa è ancora la principale valuta di riferimento per
il mercato mondiale dei cambi Il paese più "liquido" del pianeta, la Cina, ricomincia ad affacciarsi sui mercati finanziari occidentali
come potenziale acquirente? E´ questa l´impressione da alcuni segnali ?
ancora cauti ? lanciati da alcuni grandi gruppi di Pechino e Shanghai. Tra
questi China Life, numero uno mondiale nell´assicurazione vita. Il suo
direttore finanziario Liu Lefei ha dichiarato che la crisi dei mercati
finanziari non è certo conclusa, e tuttavia China Life ritiene si stia
avvicinando il momento di cominciare a fare acquisizioni all´estero. Forse
addirittura «nei prossimi mesi». Alcune indiscrezioni indicano in China Life il
potenziale acquirente delle filiali asiatiche di Aig. Se così fosse, vorrebbe
dire che i grandi gruppi cinesi non sono stati definitivamente
"scottati" dalle perdite subìte nelle loro recenti puntate
all´estero. Le disavventure più celebri hanno avuto per protagonisti un´altra
compagnia assicurativa, Ping An, che ha comprato il 5% della banca belga Fortis
e ha poi subìto una perdita di 2,3 miliardi di dollari; la China Investment
Corporation (Cic) a sua volta è entrata nel capitale di Morgan Stanley e della
società di private equity Blackstone poco prima che entrambe crollassero in
Borsa. In seguito a quei pessimi affari, dai leader della Repubblica Popolare
era giunto l´ordine di congelare gli investimenti finanziari all´estero. China
Life però potrebbe essere "esentata" dal divieto, per premiarla della
sua prudenza precedente: finora la compagnia assicurativa leader mondiale era
rimasta essenzialmente concentrata sui mercati domestici, e dispone di oltre 3
miliardi di euro di liquidità. Federico Rampini [il gigante della birra] La
società belgo-brasiliana InBev conquista anche il marchio americano Budweiser
(il più venduto nel mondo) e diventa la prima produttrice di birra a livello
planetario. L´accordo è stato ratificato ieri, dopo che le autorità di
concorrenza americane avevano dato via libera all´operazione vincolandola ad
alcune condizioni. L´acquisto da parte di InBev della società Anheuser- Busch
che possiede tra gli altri il marchio Budweiser è costato 52 miliardi di dollari.
Il nuovo gruppo si chiamerà Anheuser-Busch InBev, avrà sede a Lovania in Belgio
ed il suo titolo sarà trattato dal 20 novembre come ABI alla borsa Euronext a
Bruxelles. InBev, che finora era titolare di alcuni prodotti ben noti, come
Stella Artois, Beck´s e Bass ma soprattutto di centinaia di marchi a diffusione
locale, può contare su una rete di distribuzione capillare ed estesa in tutto
il globo. L´obiettivo strategico dell´operazione è quello di spingere la
diffusione del marchio Budweiser anche sui mercati asiatici e dell´Est Europa
per compensare la contrazione del mercato americano. Andrea Bonanni
( da "Repubblica, La" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 58 - Sport Il
saluto Addio Marincovich l´arte di raccontare lo sport senza ipocrisie è morto
ieri, per 30 anni firma di Repubblica La Dakar e la F1, ma soprattutto la passione
per il mare e i suoi grandi navigatori FABRIZIO BOCCA ROMA «La Ferrari paga i
troppi errori, le troppe occasioni buttate. Gomme sbagliate, motori rotti, e
poi quel tubo della benzina che resta appeso alla vettura di Massa». Chiaro,
diretto, incisivo: c´era tutto Carlo anche nell´ultimo commento scritto per
Repubblica, due settimane fa, dopo l´ultimo mondiale di F1. E´ morto all´alba
di ieri Carlo Marincovich, grande inviato e firma storica dello sport di
Repubblica fin dal 1979. Per quasi trent´anni Carlo - nato a Pescara nel ´35 da
famiglia istriana - ha scritto di F1 e di vela, ma non solo. Ha raccontato
l´epopea della Ferrari di Schumacher, dagli anni più bui ai trionfi degli anni
90 e
( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2008-11-19 - pag: 1 autore: ... STRATEGIE GLOBALI ... Cina a capotavola tra i Grandi: è il primo creditore degli Usa di
Luca Vinciguerra L a Cina scavalca il Giappone e diventa la principale detentrice del
debito pubblico americano. Secondo i dati diffusi ieri dal Tesoro Usa, a fine
settembre lo stock di Treasury Bond sottoscritti da Pechino era di 585 miliardi
di dollari, contro i 573 miliardi investiti da Tokyo. Nonostante i morsi
della crisi, quindi, il Dragone continua a riporre la sua fiducia in
Washington: nel giro di un mese, la Cina ha acquistato
titoli del debito pubblico Usa per oltre 40 miliardi.è stata proprio
l'incertezza che grava sui mercati a spingere i tesorieri cinesi a orientare i
loro ultimi investimenti in valuta estera verso un porto sicuro come i T-Bond,
in cui oggi Pechino ha immobilizzato oltre un terzo delle sue riserve
valutarie. La notizia arriva subito dopo il vertice del G-20. Forse, quando
sabato scorso si è accomodato al tavolo dei grandi a Washington, Hu Jintao
sapeva già che la Cina era diventata la principale
creditrice degli Stati Uniti. è anche per questo, in fondo, che il presidente
cinese è stato invitato a partecipare al summit straordinario. Continua u
pagina
( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-11-19 - pag: 3 autore: DALLA PRIMA Cina primo creditore dell'America Tuttavia, la sensazione è che i
grandi del pianeta debbano aggiungere stabilmente un posto a tavola anche
quando l'emergenza finanziaria sarà superata. Il ciclone che ha sconvolto il
capitalismo mondiale ha infatti spazzato via ogni dubbio sul ruolo di Pechino:
la Cina deve stare di diritto tra i grandi del mondo e condividerne le
scelte nella governance dell'economia globale. Deve starci per diverse
ragioni. Per i numeri che oggi il Paese è in grado di esprimere, non più solo
in termini demografici, ma anche economici e finanziari. Per il cruciale ruolo
geopolitico assunto da Pechino negli equilibri del Nordest asiatico, e anche di
una parte consistente dell'emisfero Sud. Perché il mondo industrializzato,
messo in ginocchio dalla peggiore crisi finanziaria degli ultimi ottant'anni,
non può fare a meno degli investimenti, dei consumi e della liquidità cinese. E
deve starci anche per un'altra ragione, che solo qualche mese fa sarebbe
suonata come un'assurdità: perché ha deciso che è giunta l'ora di starci.
Finora, la Cina ha mostrato grande fair play nella
partita aperta a livello globale dalla crisi dei mutui subprime. Fatta
eccezione per qualche frecciata lanciata da esponenti del mondo finanziario
cinese sulle responsabilità del disastro, Pechino ha sempre tenuto la bocca
chiusa. Come se nulla fosse mai accaduto. Eppure, i cinesi avrebbero parecchio
di che lamentarsi. Sul piano finanziario il Paese rischia grosso, vista la sua
esposizione verso gli Stati Uniti. Un'esposizione che, secondo fonti di stampa
cinesi (mai smentite), non è costituita solo dai 573 miliardi di dollari di
Treasury Bond, ma anche da una cifra analoga che sarebbe stata investita in
titoli di società americane, tra cui anche Freddie Mac e Fannie Mae. Sul piano
economico, invece, la Cina si ritrova invischiata in
una serissima crisi congiunturale. Una crisi per la quale rischia di pagare un
prezzo elevato, come indicano gli ultimi dati di produzione industriale, scambi
commerciali e prodotto interno lordo. In questo quadro, Pechino non può certo
permettersi di delegare ai responsabili della catastrofe finanziaria la
riscrittura delle regole che dovranno disciplinare la governance dell'economia
globale. Ecco perché è sua ferma intenzione partecipare attivamente alla grande
riforma prossima ventura degli organismi economici internazionali. La
leadership cinese è convinta di poter recitare un ruolo di primo piano nella
messa a punto del "nuovo ordine" planetario. Una convinzione che
deriva dalla consapevolezza di non essere mai stata tanto forte come oggi. In
queste ore, nonostante le preoccupazioni per l'evoluzione della crisi
finanziaria internazionale, la Cina ha la percezione
che sia in atto una svolta politica epocale destinata a spostare il baricentro
del potere verso Oriente. è un'occasione unica che la nomenklatura cinese non
vuole perdere. Ma, ancora una volta, Pechino sembra intenzionata a giocare la
partita con il massimo fair play. L'approccio è stato esemplare: finora il
Governo cinese ha mostrato grande senso di responsabilità e ha fornito la più
ampia disponibilità a collaborare con la comunità internazionale nell'opera di
stabilizzazione dei mercati. Resta da vedere cosa accadrà dopo la crisi. Una
volta passata la tempesta, la tentazione di approfittare dei nuovi rapporti di
forza negli assetti politici globali potrebbe diventare irresistibile per una
classe politica che, tra soli quattro anni, sarà costretta a uscire
definitivamente di scena. Luca Vinciguerra AMBIZIONI CRESCENTI Per la prima
volta superato il Giappone come maggior detentore di titoli di Stato Pechino
vuole un posto fisso al tavolo dei Grandi
( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
MONDO data: 2008-11-19 - pag: 8 autore: Corea del Sud. Alla Daewoo 13mila
chilometri quadrati Il Madagascar affitta terra per coltivare il mais di Seul
Luca Veronese Non c'è più terra da sfruttare in Corea del Sud, non c'è
soprattutto più terra da coltivare per soddisfare la domanda interna di
prodotti agricoli. Mentre i prezzi delle commodity salgono e scendono mettendo
in difficoltà i conti pubblici e le tasche dei consumatori. Ma a Seul hanno
capacità, spirito di iniziativa e soldi, tanti da convincere qualche Governo,
magari di Paesi in via di sviluppo, a cedere - in prestito si intende parte del
proprio territorio nazionale alle coltivazioni più utili sul mercato asiatico.
è così che il Madagascar, sta per diventare un enorme terreno dove far crescere
mais da esportazione: il fittavolo - in questo speciale contratto agricolo - è
il gruppo coreano Daewoo Logistics che ha attraversato mezzo planisfero per
garantirsi il diritto di sfruttare, per ben 99 anni, qualcosa come 13mila
chilometri quadrati messi a disposizione dalla Repubblica di Antananarivo.
Un'area enorme, grande quanto l'intera Campania, ma soprattutto una superficie
che equivale al 50% dei terreni coltivabili del Paese africano. Tanto che la
Fao, l'agenzia delle Nazioni Unite per l'alimentare e l'agricoltura ha messo in
guardia dal rischio che con operazioni del genere si sviluppi un sistema di
«neo colonialismo». La crescita dei prezzi dei prodotti alimentari all'inizio
di quest'anno e la scarsità di superfici a casa propria hanno spinto sulla
stessa strada anche Arabia Saudita, Kuwait e Malaysia: tutti alla ricerca di
terreno da coltivare. Ma quello tra il gruppo coreano e il Madagascar è nei
numeri, un contratto senza precedenti, come sottolineano analisti e
diplomatici. «Produrremo mais nelle regioni occidentali di Menabe e Melaky e
olio di palma nell'Est del Paese, nelle regioni di Antisananana e Sava.
Prevediamo- dice il responsabile di Daewoo, Shin Dong-hyundi iniziare a
coltivare mais nel prossimo anno e di arrivare nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-11-19 - pag: 12 autore: MERCATI E
MERCANTI ... L'import cinese allarma Obama ma aiuta i poveri di Alessandro
Merli A cavallo fra gli anni 80 e 90, andava di moda negli Stati Uniti il Japan
bashing, cioè bastonare il Giappone, insomma dargli la colpa di tutti i mali
che affliggevano l'economia. Poi il Giappone è entrato in una lunga recessione
e il fenomeno ha avuto, negli ultimi anni, una mutazione: gli si è sostituito
il China bashing, popolare anche sulle nostre sponde. Se n'è avuta più di
un'eco anche nella recente campagna presidenziale in Usa. Il presidente eletto,
Barack Obama, dovrà per forza di cose fare del rapporto con la Cina uno dei pilastri della sua diplomazia economica
internazionale e, al di là della retorica della campagna, i suoi consiglieri
sanno che non potrà essere fondato sul China bashing. La ragione più evidente è
chiara già oggi all'amministrazione Bush ed è il fatto che Pechino è uno dei
più importanti acquirenti e il principale possessore di titoli del debito
pubblico Usa. La seconda, meno citata ma chiarissima alle imprese americane, è
la crescente importanza del mercato cinese per le esportazioni: dal 2007 il
terzo in assoluto, dopo Canada e Messico, e davanti al Giappone. Ma la terza è
che anche le importazioni dalla Cina, vera bestia nera
dei "bastonatori", portano benefici significativi agli Usa, e in
particolare alla parte più povera della popolazione, quella cui si presume che
i democratici debbano prestare maggior attenzione. Ai nemici della
globalizzazione, i quali sostengono che il libero scambio ha accentuato le
disuguaglianze nei redditi degli americani, è sfuggito che sono i più poveri a
spendere una più alta percentuale dei propri redditi in beni d'importazione e
che spesso di tratta di prodotti cinesi. Due economisti dell'Università di
Chicago, Christian Broda (oggi a Barclays Capital) e John Romalis, hanno
scoperto, esaminando le statistiche sugli acquisti di diversi gruppi di
reddito, che il paniere dei poveri, che comprano beni non durevoli di bassa
qualità, ha subìto, a partire da metà degli anni 90, un'inflazione nettamente
inferiore a quello dei ricchi. La caduta dei prezzi di molti beni comprati dai
poveri è dovuta all'import dalla Cina.L'aumento
delladisuguaglianza quindi è stato attenuato, anzi quasi azzerato, secondo i
due economisti, dall'import dalla Cina, e non
accentuato. Per di più, molti acquisti delle famiglie meno abbienti vengono
effettuati in catene di supermercati come Wal-Mart e Target (dove anche
Michelle Obama, che peraltro non fa parte dei poveri, sostiene di far
compere abitualmente), anch'essi spesso oggetto di attacchi di gruppi di
pressione, come i sindacati, legati ai democratici. Invece di ascoltare i
lobbisti delle poche (ma con voce potente) industrie americane che competono
direttamente con i cinesi, forse, prima di prendersela con Pechino, Barack farà
bene a far due chiacchiere con sua moglie. alessandro.merli@ilsole24ore.com
www.ilsole24ore.com/economia Online «Mercati e mercanti» di Alessandro Merli
( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-11-19 - pag: 43 autore: Private equity.
Il gruppo rileva la società di elettronica che voleva quotarsi sul Mac Cimino
acquista il controllo di Trafomec MILANO Cimino & Associati Private Equity
rileva il 99,13% di Trafomec, attiva nella progettazione, produzione e
commercializzazione di apparati per elettronica di potenza. L'acquisizione
avviene attraverso un'operazione di buy out che vede come investitori Cape
Natixis Due e Cape Due Team con un investimento di poco superiore ai 10 milioni
di euro, la quotata sul segmento Mtf Cape Live con un investimento di 1 milione
di euro e soci storici di Trafomec che reinvestono nell'operazione. La transazione
avviene attraverso un " vendor note" da parte del venditore, che sarà
poi collocato. «La leva finanziaria alla fine sarà al massimo di uno ad uno»
spiega Simone Cimino, fondatore e presidente di Cape. Il gruppo Trafomec è oggi
composto da cinque Società: Eurotrafo (78,1%), Trafofluid (88%), Trafomec Shanghai Cina (100%) e la
svizzera Imel Energy Sa (57%). Dal 2005 al 2007 il fatturato consolidato è
passato da 42,3 milioni di euro a 66,1 milioni, con una crescita ad un tasso
composto annuo (Cagr) del 25%. Per l'esercizio in corso invece le stime sono
per un fatturato consolidato superiore ai 75 milioni di euro. «L'azienda
voleva approdare al Mac in primavera ma alla fine ha optato per l'apertura
dell'azionariato al private equity considerato il momento dei mercati» commenta
Cimino. «Pensiamo di dare all'azienda un supporto per uno sviluppo in India
dove non è presente e per il rafforzamento in Cina».
Lo sviluppo commerciale del gruppo sarà focalizzato principalmente nei Paesi
nei quali non è ancora presente come Stati Uniti, India e Paesi Baltici. «Con
l'intervento ed il supporto di Cape – spiega Gabrio Caraffini, Presidente di
Trafomec – intendiamo consolidare ed espandere le quote di mercato tramite lo
sviluppo dei processi produttivi per migliorarne ancor più l'efficienza. Nel
segmento Secco, Trafomec è già il secondo operatore a livello mondiale, con un
una quota di mercato dell'8,8%. Per quanto riguarda il management team,
Alessandro Pini, manager di pluriennale esperienza, rimarrà al mio fianco nel ruolo
di amministratore delegato». Mo.D.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
FINANZA E MERCATI data: 2008-11-19 - pag: 45 autore: Auto. Il leader del
mercato Usa completa il disimpegno da Suzuki - Restano in piedi le rispettive
alleanze industriali Ford-Gm, ritirata dal Giappone Il numero due americano
cede il 20% di Mazda per 200 milioni di euro Andrea Malan I colossi di Detroit
fanno cassa in Giappone. Ieri la Mazda Motor ha annunciato che il suo azionista
americano Ford ha deciso di vendere una parte della propria quota, cedendo un
20,4% sul 33,4% che possiede nell'azienda nipponica; la rivale General Motors
ha intanto completato la vendita del residuo 3% della Suzuki alla stessa casa
nipponica, per la somma di 22,4 miliardi di yen (232 milioni di dollari, ovvero
poco meno di 200 milioni di euro). Le mosse di ieri non sono che una goccia
rispetto al mare di liquidità che Gm e Ford hanno perso (15 miliardi di dollari
in tre mesi), ma possono valere qualche giorno in più di sopravvivenza in
attesa degli aiuti pubblici Usa – 25 miliardi di dollari già approvati e altri
25 richiesti (la battaglia è in pieno svolgimento, si veda il servizio a pagina
3). Ieri le azioni Gm hanno ceduto in Borsa il 12% circa, mentre Ford ha perso
il 6,5 per cento. Ford ha già venduto all'inizio dell'anno Jaguar e Land Rover
all'indiana Tata, e ha predisposto anche la svedese Volvo per una possibile
cessione. Gm, dal canto suo, si è già disfatta negli anni scorsi delle quote in
Subaru e Fuji Heavy, oltre che di una prima tranche di Suzuki; e ha messo
all'asta, finora senza esito, il marchio di fuoristrada Hummer. La doppia
cessione in Giappone segna, insieme alle altre cessioni, un altro passo nella
ritirata dall'espansione internazionale dei colossi Usa. Ai prezzi della Borsa
di Tokyo, la vendita di Mazda vale per Ford 53,22 miliardi di yen, ovvero circa
425 milioni di euro. In dettaglio, l'operazione prevede che Mazda riacquisti il
6,87% del suo capitale, del 20,4% ceduto da Ford, per una cifra pari a 17,9
miliardi di yen (143 milioni di euro). Gli altri acquirenti sono «una ventina
di imprese» che dovranno spartirsi il 13,5% del capitale, ha indicato il numero
uno di Mazda, Hisakazu Imaki. Secondo i media locali, tra gli acquirenti
potrebbero figurare le case di brokeraggio giapponesi Sumitomo Corp. e Itochu,
la compagnia assicurativa Tokio Marine Holdings, che detiene già il 2,9% di
Mazda, e la società di componenti Denso del gruppo Toyota. La vendita del
grosso della quota di Ford nella Mazda rientra nelle mosse del costruttore Usa
per «rafforzare la propria situazione finanziaria per disporre dei mezzi
necessari al fine di realizzare la sua strategia industriale». Ford aveva
acquistato la prima quota in Mazda nel 1979, e l'aveva poi portata al 33,4% nel
1996. Ora con il 13% resterà il maggiore azionista,ma dovrà rinunciare a due
consiglieri d'amministrazione sugli attuali tre. Secondo Imaki –che verrà
sostituito da Takashi Yamanouchi – la riduzione del peso di Ford «non porterà a
un cambiamento di strategia per Mazda». Nonostante questa parziale separazione
(Ford ha promesso che manterrà per ora il 13% del partner giapponese, che controllava da 12 anni), Ford e Mazda intendono mantenere le
loro collaborazioni industriali (hanno impianti in comune negli Usa, Cina e Tailandia) e continuare a condividere piattaforme. NEW YORK
STOCK EXCHANGE I titoli dei due gruppi ancora giù a Wall Street in attesa
dell'arrivo dei fondi pubblici da Washington
( da "Avvenire" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
POLITICA 19-11-2008
Scienziati australiani: il canguro «cugino» della specie umana C' è da
aggiungere una pagina nell'album di famiglia della specie umana. E, a sorpresa,
per fare posto a un animale con cui non sembravamo avere molto in comune: il
canguro. Proprio lui, infatti, sarebbe uno dei nostri lontanissimi cugini, come
rivela la prima 'mappatura' del Dna del marsupiale. Secondo i ricercatori, la
somiglianza tra il nostro codice genetico e quello del canguro è incredibile:
grosse porzioni sono in comune, salvo qualche tassello qua e là. I geni però
sono gli stessi, e spesso sono disposti nell'identico ordine. «Come in due
strade uguali, ma con qualche casa un po' fuori posto», ha spiegato Jenny
Graves, la scienziata australiana che ha diretto lo studio. Lei e i suoi colleghi hanno anche stabilito che prima di arrivare
in Australia il canguro ha vissuto in Cina e poi in
America. Infine, hanno individuato l'epoca in cui visse l'ultimo antenato
comune tra noi e l'animale: 150 milioni di anni fa. Poi, l'uomo si è
differenziato dal cugino saltellante e ha preso un'altra strada evolutiva: dopo
tutto, un bel balzo anche il suo. Riccardo Spagnolo
( da "Avvenire" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
POLITICA 19-11-2008
ESCALATION I Il «nodo» del nucleare: con l'ultimo accordo via dagli Stati canaglia
l 27 giugno di quest'anno numerosi giornalisti sono stati testimoni diretti di
uno dei momenti forse più significativi della storia delle relazioni tra Corea
del Nord e Stati Uniti: la demolizione del reattore nucleare di Yongbyon. Il
programma nucleare nordcoreano, iniziato nel 1956, venne sviluppato grazie alla
tecnologia sovietica. In seguito, però, gli scienziati nordcoreani raggiunsero
conoscenze tali da poter procedere da soli. I reattori di Yongbyon (uno da 5
megawatt ed un secondo da 50 megawatt) vennero costruiti tra la fine degli anni
Ottanta e Novanta, mentre la realizzazione di un terzo reattore da 200 megawatt
venne interrotta a seguito degli Accordi di Pace nel
( da "Finanza e Mercati" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Il tesoro di Jack
naviga su Alibaba da Finanza&Mercati del 19-11-2008 GABRIELE DE PALMA
Masayoshi Son, il presidente del big giapponese di Internet e di tlc Softbank,
siede a al fianco dell'amico cinese Jack Ma Yun nella conferenza stampa in cui
viene annunciata l'apertura di una nuova divisione di Alibaba, la piattaforma
di e-commerce B2B più grande del mondo. Il suo vicino, col candore che lo
contraddistingue spiega ai convenuti che di tratta di una «mossa
strategicamente molto importante» per le economie dei due Paesi. Ma Yun, che
come molti cinesi ha deciso di darsi anche un nome occidentale, illustra la
piccola rivoluzione in atto: per la prima volta Alibaba.com anziché promuovere
la produzione delle piccole e medie imprese cinesi nei confronti dei mercati
più ricchi, assisterà i commercianti nel percorso inverso. Con la crescita
esponenziale degli ultimi anni, la Cina diventa un mercato per
produttori e grossisti nipponici. Un'iniziativa emblematica dei nuovi equilibri
d'Asia. Si tratta solo di uno dei momenti storici vissuti in prima persona da
Ma, forse il «comunista più ricco di Cina» come viene
definito contro la sua volontà, il povero insegnante di Hangzhuo - la patria
del tè verde Longjing scelto dagli imperatori cinesi e oggi anche dai
leader del Pcc - che ha le mani sulla web company più promettente del momento.
La sua storia ha tratti epici, se non fosse che è tutto confermato da numerosi
testimoni. Figlio di un operaio, non particolarmente brillante negli studi (e
il suo successo è un problema per una società che ha il culto dell'istruzione)
si offre ai primi turisti come guida gratuita alle bellezze di una delle sette
capitali della Cina antica pur di praticare l'inglese.
Grazie alle conoscenze linguistiche acquisite viene mandato in Usa per far da
intermediario con un investitore americano nella trattativa per la
realizzazione dell'autostrada Hangzhou-Fujian. La trattativa va male, e Ma
rimane addirittura ostaggio per due giorni del finanziatore americano; poi
riesce a tornare in patria ma il viaggio oltreoceano oltre al trauma del
rapimento gli lascia in eredità anche il primo accesso a Internet. Navigando
sul Web alla ricerca di birre, scopre con disappunto che l'universo birraio
cinese è completamente sconosciuto alla Rete, e l'omissione non riguarda solo
il settore bevande. Il Web come abilitatore del commercio diventa la sua
scommessa. Fonda Alibaba con i risparmi suoi e di una ventina di amici, 50.000
dollari circa, e si propone come intermediatore unico per l'export cinese. La
scommessa è di quelle disperate e molto naif considerando che le connessioni
internet in Cina nella seconda metà degli Anni 90 non
erano un granché. «Il giorno in cui mi sono connesso a Internet per la prima
volta da casa mia - racconta Ma - ho invitato gli amici, e nelle tre ore e
mezza di tempo necessario all'apertura di mezza pagina web abbiamo bevuto,
guardato la tv e giocato a carte. Alla fine però eravamo entusiasti, Internet
esisteva veramente». Da quei primi bit ricevuti sul pc di casa Yun molti altri
hanno attraversato la Cina mettendo a disposizione
delle ricche aziende straniere e locali l'immenso prodotto manufatturiero delle
Pmi cinesi. E senza costi d'intermediazione, a parte alcuni servizi premium, il
che poi vuol anche dire eliminare numerosi anelli della catena del commercio
B2B, anelli spesso molto corrotti, soprattutto in Cina.
La scommessa è stata clamorosamente vinta e dopo la quotazione alla Borsa di Hong
Kong (la più alta Ipo di sempre, 1,6 miliardi di dollari nel novembre del 2007)
l'impero di Ma, oggi 44enne, si è espanso notevolmente. I fatturati crescono
dal
( da "AprileOnline.info" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina
Sinistra, la strada
va costruita percorrendola Raffaele Principe*, 18 novembre 2008, 20:00
Dibattito Ci sono tre questioni che richiederebbero una seria riflessione e la
definizione di una strategia politica della sinistra (qui intesa nel senso
largo del termine): 1) la crisi finanziaria ed economica del capitalismo
globalizzato; 2) L'elezione di Obama; 3) la nascita di un movimento come l'Onda
L'Economist dell'11 ottobre intitolava la copertina del settimanale: Saving the
system. Più chiaro di così non poteva essere. La bibbia del capitalismo è
cosciente che questa volta non siamo difronte ad una ennesima crisi, ma alla
crisi. E non a caso sono stati chiamati al suo capezzali tutti i governi del
mondo. L'impressionante quantità di liquidità immessa e da immettere nel
sistema bancario, non è detto che salvi il sistema, almeno come si è andato
evolvendo negli ultimi 20 anni. Potremmo dire che la "festa" è
finita, o almeno potrebbe finire, se i Paesi cosiddetti emergenti non sono più
disposti a farsi rapinare a man bassa delle proprie risorse naturali e umane in
cambio di titoli falsi, come sono stati distribuiti, appunto, negli ultimi 30
anni. La strada che questo movimento prende non sarà ovviamente una linea
retta. Ci saranno compromessi e cedimenti, vittorie e sconfitte, alleanze fra
popolo e loro borghesie. Alleanza, ovvero un patto fra produttori interni ai
singoli stati, che andranno a sostituire i patti scellerati e subalterni fra
borghesia compradora e capitalismo mondiale di marca anglo-europeo. Questo processo interessa soprattutto l'America latina, ma non
sono esenti la Cina e l'India, così come altri paesi grandi e piccoli. Purtroppo in
questo nuovo ordine politico-economico rimane fuori quasi l'intera Africa,
vittima sacrificale fra vecchio capitalismo occidentale e nuovo capitalismo
para-statale cinese o indiano, ecc. Potremmo anche dire: la festa è
finita, o quantomeno sta finendo. Con ciò voglio dire che non è più sostenibile
uno sviluppo e un'economia fondata sul ciclo progressivo consumi-rifiuti.
Questo al di là degli aspetti meramente contabili. E cioè se non è pensabile
una decrescita nominale del PIL, sicuramente bisogna che esso sia diversamente
composto, spostando quantità di PIL verso l'economia immateriale, servizi alla
persona, ricerca e cultura. Altro che tagli alla scuola e all'università
proposti da questo scellerato governo. Il benessere passa ormai dalla strada:
meno prodotti materiali- la cui curva di utilità collettiva è diventata
negativa, basti pensare al parco automobilistico e anche trasportistico su
gomma quanti danni diretti e collaterali provochi, nelle città e nell'intero
paese, e non solo in Italia - più prodotti immateriali e di qualità, a partire
dall'aria e dall'acqua, beni comuni da salvaguardare anche nella loro
integrità, dalla istruzione e cultura alla salute, alla campagna e al
paesaggio. Ce lo ricordiamo tutti la polemica su Montichiello. L'elezione di
Obama, al di là dell'ideologismo, sicuramente è una rottura sia sul piano
simbolico, un nero alla Casa Bianca, sia sul piano dei possibili contenuti.
Sarà certamente accantonata la politica dell'esportazione della
"democrazia", la teoria dei paesi del male, la mano libera - anzi
l'appoggio militare- al capitalismo globale finanziario, l'attacco a Kyoto e
all'ambiente più in generale. Questo non significa che Obama costruirà il
socialismo sulla terra. Ma ciò che farà e la direzione che prenderà la sua
politica dipenderà anche dai movimenti sociali che matureranno da oggi in poi.
L'onda in Italia, e non solo quella studentesca, penso all'Alitalia, a Vicenza,
alla CGIL ecc. va oltre le modalità e le categorie classiche di
rappresentazione della sinistra. Possiamo dire che il vecchio è ormai superato,
ma che ancora il nuovo non si è affermato. Se la sinistra vuole stare nei
movimenti reali e presenti deve necessariamente superare il suo esasperato
ideologismo scientista che costruisce a tavolino la strada che dovrà essere
percorsa. In questo senso mi ritrovo col Bertinotti che sul numero di giugno
2007 scriveva che la strada va costruita percorrendola. Che se dobbiamo sapere
qual è la direzione e chi sono i nostri compagni di strada, non possiamo ora
tracciarne tutto il percorso, perché non sappiamo quanti ostacoli, quante
curve, quanti ponti si dovranno costruire, al più sappiamo qual è il prossimo
tratto e quali ostacoli abbiamo davanti. E certamente un macigno che la
sinistra ha davanti è la sua stessa esistenza come soggetto politico collettivo
ed autonomo. La debacle elettorale scorsa, non è stata solo una battuta di
arresto, ma può diventare la sua fine come soggetto politico autonomo e
significativo in Italia. Purtroppo non sta meglio in tanti altri paesi della
vecchia Europa. Ma ciò deve spingere tutti e tutte le organizzazioni politiche,
grandi e piccole, a trovare un'intesa e un contenitore unitario e plurale, su
una base politica minima, ma essenziale, elaborando una carta costituente che
contenga alcuni principi fondativi, che salvaguardino la pluralità e
l'autonomia dei soggetti aderenti, la democrazia interna, che sia garantita la
partecipazione larga alla decisioni importanti e fondamentali, che i sistemi di
partecipazione garantiscano anche le minoranze a tutti i livelli. Io credo che
questo nodo dell'unità della sinistra non può essere eluso da nessuno, perché
al di là della richiesta in tal senso espressa dal popolo della sinistra alla
fiera di Roma l'8 e 9 dicembre 2008, è la storia che ce la pone. Può anche
essere che in una più o meno lunga fase questo schieramento venga attraversato
da "contraddizioni", ovvero visioni diverse, come l'appartenenza alla
SE oppure al PSE, certamente è necessario porsi il problema della costruzione
di una sinistra almeno a livello europeo, ma questi problemi se ci riflettiamo
un po' sono comuni anche ad altri, e penso al PD ma allo stesso partito delle
cosidette libertà. Bisogna aver coscienza che siamo in una lunga fase di
transizione anche su questo campo. E parafrasando il vecchio Mao, la lotta
politica non è un pranzo di gala nè una lunga retta spianata da percorrere.
*Membro dell'Assemblea Nazionale Sinistra Europea