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DOSSIER “CINA”

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T ARTICOLI DEL  18-19 novembre 2008 #TOP



Report "Cina"

·                     Indice delle sezioni

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Indice delle sezioni

Cina (42)


Indice degli articoli

Sezione principale: Cina

Tentazione tibetana Alt ai negoziati con la Cina ( da "Unita, L'" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: ai negoziati con la Cina Centinaia di tibetani in esilio sono riuniti a Dharamsala in India. Il Dalai Lama chiede loro di valutare se proseguire nel dialogo con Pechino o prendere atto del fallimento e cambiare strada. Il negoziato con Pechino non dà frutti. Il Dalai Lama ne prende atto e convoca gli stati generali della diaspora tibetana per valutare se ha ancora senso insistere,

stranieri, la banda delle carte false - meo ponte ( da "Repubblica, La" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Lo sapevano anche in Cina che per ottenere un nulla osta per lavorare, e quindi il conseguente permesso di soggiorno sul territorio italiano, anche se si era attraversato la frontiera del tutto clandestinamente bastava «ungere» la responsabile del settore lavoro dello sportello unico per l´immigrazione della Prefettura.

CRISI ECONOMICA PERCHÉ È UTILE AIUTARE I DEBOLI ( da "Unita, L'" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: in Cina, nel resto del mondo, rileggendo anche la storia della depressione del '29 il cui acme per crollo della domanda, fu raggiunto nel '32, tre anni dopo il crak di Wall Street, politici ed economisti stanno scoprendo che buco della domanda con possibile deflazione è il male maggiore da combattere, male cominciato a crescere nel mondo negli anni '

a spalla, in bici, col passeggino il flusso delle merci non si ferma - massimo pisa ( da "Repubblica, La" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: cartolai continuano a trasportare avanti e indietro la loro zavorra, arrangiandosi in qualche modo, in perfetta tradizione cino-napoletana. I famigerati carrellini, certo, nonostante i lontani avvertimenti di De Corato che dal comando della polizia locale fa sapere: «Per i primi giorni saremo comprensivi sulle dimensioni del carico, ma solo negli orari consentiti.

targetti vince il ricorso contro la dogana ( da "Repubblica, La" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: accusato di aver aggirato le norme europee antidumping sulla importazione di lampadine a risparmio energetico, ha vinto un ricorso in commissione tributaria di La Spezia che - spiega una nota - «ha accertato la correttezza delle operazioni doganali». E la Commissione Europea ha revocato i dazi antidumping sulle lampadine prodotte in Cina.

Veltroni: Va rinviato il pareggio di bilancio ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Bretton Woods resa difficile anche dai diversi interessi delle nuove potenze mondiali come la Cina, l'India, la Russia e il Brasile. E soprattutto «la Cina ora non vuole assumere un ruolo di responsabilità primaria come dimostra anche sulla vicenda di un G8 allargato a 9», dice Federico Rampini. Un'opinione condivisa da Sergio Romano durissimo però sul tema delle responsabilità.

Un sostegno pubblico all' autostrada del futuro ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Paesi ad economia dirigistica come la Corea, il Giappone, la Cina hanno avviato imponenti programmi statali di infrastrutturazione del Paese con fibra ottica, tali da consentire velocità sui 100 megabit. In Francia la Cassa Depositi e Prestiti svolgerà un ruolo importante nel finanziamento delle reti di nuova generazione.

Ondata di tagli, affonda Citigroup ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: opportunità che la banca investisse denaro in Cina mentre il governo Usa era impegnato a rimpinguare le casse di tutte le banche del paese. Con questa mossa, Bank of America ha però voluto sottolineare il valore strategico dell'operazione. www.ilsole24ore.com Borse mondiali a sconto, ma l'Orso resiste LISTINI EUROPEI Le piazze di Parigi (-3,3%), Milano (-3,

Metalli, fiducia targata Cina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: fiducia targata Cina Pechino detterà i tempi del possibile recupero dei prezzi Gianni Mattarelli I prezzi al London Metal Exchange hanno chiuso venerdì sera in ripresa dai minimi toccati la scorsa settimana. Gli scambi sono stati dominati dall'andamento del dollaro e da qualche segnale d'ottimismo per l'incontro del G20 di sabato a Washington.

Sudamerica, le manovre di Mosca e Pechino ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina da tempo contribuisce peraltro a finanziare). Ma Hu Jintao non è il solo ospite eccellente nell'emisfero Sud. Precede infatti di pochi giorni l'arrivo all'Avana del presidente russo Dmitrij Medvedev atteso anche in Venezuela. E qui le manovre di Mosca sono economiche ma anche "mi-litari", considerato che con il presidente Chavez la Russia ha in programma esercitazioni congiunte

L'Ungheria tenta di reagire ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: com SALVAGENTE ASIATICO Gli operatori del Far East puntano ancora su Budapest: sbarcano Nuctech (Cina) e Nec (Giappone) Nuova fabbrica per Daimler Supporto alle Pmi esportatrici. Il premier ungherese Ferenc Gyurcsany, 47 anni. L'Esecutivo vuole rafforzare la diplomazia economica e punta su Cina, Balcani, Russia. Verranno sostenute 2.300 Pmi esportatrici REUTERS

Dubai getta l'ancora in Algeria ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: espansione riguardano soprattutto Cina, India e Medio Oriente. Il chairman di Dubai World, il sultano Ahmed bin Sulayem, non ha fatto mistero nelle scorse settimane di non vedere problemi di finanziamento dei progetti, e di considerare che anche in una situazione di crisi economica internazionale possono scaturire opportunità per un gruppo il cui business spazia dal settore navale all'

Sos dell'industria europea ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e Giappone hanno messo sul piatto rispettivamente 455 e 270 miliardi di dollari. E la Germania, campione mondiale di export e unico grande Paese europeo ad avere margini di politica fiscale? Per il momento continua a professare il virtuosismo di bilancio, convinta che il deficit spending in sé, senza un preciso obiettivo strategico,

L'Fmi non ce la fa: Servono 100 miliardi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: il premier inglese Gordon Brown aveva già invitato i Paesi con un forte surplus commerciale, e quindi con ingenti riserve, come Cina, Arabia Saudita e Giappone, a contribuire alle casse dell'Fmi, allora ferme a 200 miliardi di dollari, e aveva chiesto almeno 250 miliardi di dollari. Le risposte sono state diverse. Tokyo ha annunciato venerdì un contributo da 100 miliardi.

- brunella torresin ( da "Repubblica, La" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Nel marzo del 2009, al Teatro Comunale di Modena che ne è anche produttore, debutterà il nuovo spettacolo, nutrito delle visioni del viaggio ad Ankara, Smirne, Istanbul. Nell´autunno 2009 ripartono: Corea, Cina, Giappone, un´altra famiglia della danza da incontrare aldilà del mare. Ne nascerà lo spettacolo del 2010.

stop al calcio in tv "atleti senza etica" ( da "Repubblica, La" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina 61 - Sport In Cina Stop al calcio in tv "Atleti senza etica" ROMA - La tv di stato cinese oscura il campionato di calcio locale. L´emittente pubblica China Central Tv (Cctv) ha annunciato il momentaneo stop alla trasmissione delle partite del campionato cinese per la mancanza di etica professionale dei giocatori.

docenti stranieri per salvare l'università - piergiorgio odifreddi ( da "Repubblica, La" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e Australia, e dunque indipendentemente dal sistema economico del paese, chi non passa l´esame al momento giusto deve ripetere il corso l´anno dopo, con tutti i costi (letterali e metaforici) che questo gli comporta. E chi si inalberasse a sentire la parola «costi», dovrebbe meditare su quelli comunque esatti dal nostro sistema:

Agguato di Sendero Luminoso: assassinati tre poliziotti in Perù ( da "Avvenire" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Al vertice presidenziale del 22 e del 23 novembre parteciperanno almeno 18 capi di stato e di governo, compresi quelli di Cina, Russia e Stati Uniti. Il Paese sarà vigilato da 39mila agenti. ( M.Cor.) Le cellule del gruppo terrorista di ispirazione maoista si sono alleate ai narcotrafficanti

Il prezzo dell'amore ( da "Famiglia Cristiana" del 18-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: agenzia di stampa Xinhua (Nuova Cina) il consiglio delle Corti islamiche ha condannato il gesto. «Siamo contrari al sequestro come arma di ricatto», ha affermato Abdurahim Issa Addow, portavoce dell?ala moderata del movimento, che ha firmato l?accordo di pace recentemente raggiunto a Gibuti con il governo di transizione somalo.

G20/I grandi domani a Washington per rilanciare l'economia ( da "AmericaOggi Online" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, India e Russia chiedono una maggiore voce e di poter giocare un ruolo di primo piano nel ridisegnare l'architetture della finanza mondiale. Secondo il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, per una migliore gestione della crisi dei mercati è necessario allargare il numero dei Paesi che fanno parte del Financial Stability Forum,

La chiusura di Guantanamo un rebus legale ( da "AmericaOggi Online" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: i sette paesi più ricchi e la Russia, oltre ad emergenti come Brasile, Cina e Corea del sud. Secondo quanto indicato da Denis McDonough, il consigliere in politica estera di Obama, la Albright e Leach saranno a disposizione delle delegazioni internazionali e potranno esprimersi a nome di Obama e del suo vice Joe Biden.

Un vertice in sordina. G20/Le sponde dell'Atlantico già si allontanano ( da "AmericaOggi Online" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: il quale ha anche chiesto di allargare l'organismo ai Paesi emergenti come Cina, India, Brasile e Russia. Insomma, roba da tecnici sia pure "super" come il governatore della nostra Banca centrale. Ma è chiaro che, per deliberare su materie simili, non era certo necessario chiamare ad adunata i venti "leader maximi" della Terra.

Giappone entra in recessione tecnica ( da "AmericaOggi Online" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: e con la Cina che ha allentato il passo, diventa problematico attendersi sbocchi per l'export del Sol Levante verso Paesi emergenti o in via di sviluppo, già in difficoltà. A maggior ragione in presenza di uno yen forte su dollaro ed euro. Tra le voci più negative del Pil figura il ribasso delle spese e degli investimenti da parte delle imprese (

Bush e la crisi del G8 ( da "AmericaOggi Online" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: arrivo di paesi come Cina, India e Brasile nella rarefatta atmosfera del 'Circolo dei Signori' del G8 dove la antica nobiltà non è automaticamente accompagnata da adeguate risorse finanziarie. E' stato raggiunto un punto di non ritorno: una volta sfondata la porta non può essere più chiusa in faccia ai giganti che avanzano.

Berlusconi. "Aiuti alle imprese e nuova Bretton Woods" ( da "AmericaOggi Online" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: stavolta sarà affiancata dalla presenza di altre importanti potenze economiche emergenti come la Cina, l'Australia, il Brasile, il Messico, l'Argentina, L'Arabia Saudita e la Turchia. Ed è proprio con queste nuove potenze emergenti che l'Italia, a partire dal G20 di oggi, rilancerà il suo ruolo e la sua capacità di dialogo, in vista della presidenza di turno del G8 da gennaio 2009.

sequestrati 5000 giocattoli pericolosi ( da "Repubblica, La" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Denunciato il responsabile legale della ditta importatrice dei prodotti per aver violato la legge che tutela la salute dei consumatori. Gli oggetti sono prodotti in Cina: secondo i carabinieri, per forma, aspetto e dimensioni potrebbero causare soffocamento nei bambini.

dagli usa il kolossal delle meraviglie con la famiglia disney al completo - sara chiappori ( da "Repubblica, La" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Emirati Arabi, Spagna, Canarie, ovunque raccogliendo l´entusiasmo di folle di bambini elettrizzati davanti ai loro personaggi preferiti finalmente in carne e ossa. Sul palco, infatti, sono schierati in almeno una trentina (in Italia contano sulle voci dei doppiatori dei film e dei cartoni animati Disney): cinque grandi pupazzi animati (

pronte le maglie, ecco gli americani aspettando i progetti ( da "Repubblica, La" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: In caso di ritardo del volo dalla Cina di Donohue, si posticiperà a domani, ma si farà comunque. Ci sono voluti dieci giorni invece che "one week" come aveva promesso Gil, ma la sostanza non cambia, i presidenti sono arrivati e a ore finirà il silenzio della Fortitudo e la doppia importante collaborazione sarà ufficiale.

palermo riflette su diritti e potere - paola nicita ( da "Repubblica, La" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Giappone, Algeria. Sottolinea Puglisi: «Particolarmente interessante è la riflessione sui nuovi diritti, ben lontani dall´essere riconosciuti; poter scegliere il proprio compagno, come morire, come vivere». Parole, ma anche immagini e testi: infatti a Villa Zito venerdì si inaugura la mostra bibliografica "La stampa del pensiero"

75.000 mani su Wikipedia l'enciclopedia fatta a spirale ( da "Unita, L'" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: enciclopedia fatta a spirale Dopo la Cina, nei giorni scorsi anche in Germania si è tentato di censurare Wikipedia. Ma cos'è veramente e perché ha così successo l'enciclopedia on line fondata nel 2001 da Jimmy Wales e Karry Sanger? L'enciclopedia è una macchina che funzione ad informazione e il computer è la macchina enciclopedia per eccellenza;

dalla cina un segnale di speranza per i mercati ( da "Repubblica, La" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Economia Global market Dalla Cina un segnale di speranza per i mercati Non penso che il sistema del dollaro sia morto, anzi rimane forte e la moneta Usa è ancora la principale valuta di riferimento per il mercato mondiale dei cambi Il paese più "liquido" del pianeta, la Cina, ricomincia ad affacciarsi sui mercati finanziari occidentali come potenziale acquirente?

addio marincovich l'arte di raccontare lo sport senza ipocrisie - fabrizio bocca roma ( da "Repubblica, La" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Seguì l´impresa di Cino Ricci e di Azzurra, prima sfida italiana all´America´s Cup a Newport. E poi il Moro, Luna Rossa e la Whitbread. Una biblioteca ricchissima nella sua casa di Roma. Carlo amava il mare, l´avventura, i grandi navigatori solitari - da Fogar a Soldini - scriveva e raccontava di pirati, traversate, baleniere,

Cina a capotavola tra i Grandi: è il primo creditore degli Usa ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina a capotavola tra i Grandi: è il primo creditore degli Usa di Luca Vinciguerra L a Cina scavalca il Giappone e diventa la principale detentrice del debito pubblico americano. Secondo i dati diffusi ieri dal Tesoro Usa, a fine settembre lo stock di Treasury Bond sottoscritti da Pechino era di 585 miliardi di dollari,

Cina primo creditore dell'America ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina primo creditore dell'America Tuttavia, la sensazione è che i grandi del pianeta debbano aggiungere stabilmente un posto a tavola anche quando l'emergenza finanziaria sarà superata. Il ciclone che ha sconvolto il capitalismo mondiale ha infatti spazzato via ogni dubbio sul ruolo di Pechino: la Cina deve stare di diritto tra i grandi del mondo e condividerne le scelte nella governance

Il Madagascar affitta terra per coltivare il mais di Seul ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Se tuttavia le trattative con i connazionali dovessero fallire, Daewoo si è detta pronta a cercare partner in Cina e Thailandia. luca.veronese@ilsole24ore.com CONTRATTO DA 99 ANNI Soluzione estrema contro la crisi alimentare e la scarsità di aree agricole: Arabia Saudita, Kuwait e Malaysia faranno lo stesso

L'import cinese allarma Obama ma aiuta i poveri ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: import dalla Cina.L'aumento delladisuguaglianza quindi è stato attenuato, anzi quasi azzerato, secondo i due economisti, dall'import dalla Cina, e non accentuato. Per di più, molti acquisti delle famiglie meno abbienti vengono effettuati in catene di supermercati come Wal-Mart e Target (dove anche Michelle Obama, che peraltro non fa parte dei poveri,

Cimino acquista il controllo di Trafomec ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Trafomec Shanghai Cina (100%) e la svizzera Imel Energy Sa (57%). Dal 2005 al 2007 il fatturato consolidato è passato da 42,3 milioni di euro a 66,1 milioni, con una crescita ad un tasso composto annuo (Cagr) del 25%. Per l'esercizio in corso invece le stime sono per un fatturato consolidato superiore ai 75 milioni di euro.

Ford-Gm, ritirata dal Giappone ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: che controllava da 12 anni), Ford e Mazda intendono mantenere le loro collaborazioni industriali (hanno impianti in comune negli Usa, Cina e Tailandia) e continuare a condividere piattaforme. NEW YORK STOCK EXCHANGE I titoli dei due gruppi ancora giù a Wall Street in attesa dell'arrivo dei fondi pubblici da Washington

Scienziati australiani: il canguro <cugino> della specie umana ( da "Avvenire" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Lei e i suoi colleghi hanno anche stabilito che prima di arrivare in Australia il canguro ha vissuto in Cina e poi in America. Infine, hanno individuato l'epoca in cui visse l'ultimo antenato comune tra noi e l'animale: 150 milioni di anni fa. Poi, l'uomo si è differenziato dal cugino saltellante e ha preso un'altra strada evolutiva: dopo tutto, un bel balzo anche il suo.

Il <nodo> del nucleare: con l'ultimo accordo via dagli Stati canaglia ( da "Avvenire" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina, il Giappone e la Russia hanno continuato a negoziare, tra alti e bassi, lo smantellamento delle centrali fino a raggiungere, quest'anno, un accordo di massima che prevede da parte americana la cancellazione della Nord Corea dalla lista degli Stati canaglia e da parte nordcoreana l'abbandono del programma atomico.

Il tesoro di Jack naviga su Alibaba ( da "Finanza e Mercati" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina diventa un mercato per produttori e grossisti nipponici. Un'iniziativa emblematica dei nuovi equilibri d'Asia. Si tratta solo di uno dei momenti storici vissuti in prima persona da Ma, forse il «comunista più ricco di Cina» come viene definito contro la sua volontà, il povero insegnante di Hangzhuo - la patria del tè verde Longjing scelto dagli imperatori cinesi e oggi anche

Sinistra, la strada va costruita percorrendola ( da "AprileOnline.info" del 19-11-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Questo processo interessa soprattutto l'America latina, ma non sono esenti la Cina e l'India, così come altri paesi grandi e piccoli. Purtroppo in questo nuovo ordine politico-economico rimane fuori quasi l'intera Africa, vittima sacrificale fra vecchio capitalismo occidentale e nuovo capitalismo para-statale cinese o indiano, ecc.


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Tentazione tibetana Alt ai negoziati con la Cina (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 18-11-2008)

Argomenti: Cina

Tentazione tibetana Alt ai negoziati con la Cina Centinaia di tibetani in esilio sono riuniti a Dharamsala in India. Il Dalai Lama chiede loro di valutare se proseguire nel dialogo con Pechino o prendere atto del fallimento e cambiare strada. Il negoziato con Pechino non dà frutti. Il Dalai Lama ne prende atto e convoca gli stati generali della diaspora tibetana per valutare se ha ancora senso insistere, o se non è giunto il momento di cambiare strategia. A Dharamsala, in India, dove hanno sede il governo (Kashag) ed il parlamento in esilio, centinaia di tibetani accolgono l'esortazione della loro guida spirituale e si riuniscono per discutere il presente e progettare il futuro. Il Dalai Lama non partecipa per non influenzare l'assemblea. Sabato, al termine dei sei giorni previsti per il maxi-dibattito, potrebbe arrivare l'annuncio di una clamorosa svolta. L'obiettivo dei nazionalisti tibetani non sarà più allora l'autonomia, ma l'indipendenza. Significherebbe abbandonare la cosiddetta «via di mezzo» predicata dal Dalai Lama. Significherebbe riunciare all'illusione di conquistare la libertà attraverso il dialogo con l'oppressore. Significherebbe forse, ma questo difficilmente verrebbe reso esplicito, l'addio alla non-violenza. Se tutto ciò accadrà, il mondo assisterà anche probabilmente al ritiro del Dalai Lama dalla scena politica. Lui stesso dopo le stragi compiute a Lhasa dalle forze di sicurezza cinesi in marzo, ha manifestato il desiderio di tornare ad essere un semplice monaco e dedicarsi solo alla preghiera. Il comunicato diramato dal Kashag, in apertura dei lavori, nega che tutto sia già deciso. Ma lascia intendere chiaramente che la linea del Dalai Lama è in discussione («è difficile concludere se i formidabili sforzi compiuti da Sua Santità abbiano portato alcun risultato positivo»), pur sottolineando che essa è stata perseguita sinora con il pieno sostegno dei connazionali. Due settimane fa a Pechino una delegazione tibetana, al settimo incontro con i rappresentanti della Repubblica popolare, ha presentato un «memorandum per un'autonomia genuina», fondata sul rispetto e la protezione dell'identità culturale. Benché il documento specifichi l'intenzione di accettare l'appartenenza alla Cina, il governo centrale lo ha respinto come se contenga una professione di ambizioni separatiste. E fingendo di ignorare che da anni il Dalai Lama ripete di voler lasciare a Pechino il controllo della politica estera e difensiva. Questo ennesimo no cinese potrebbe indurre molti tibetani, soprattutto nell'ala giovanile del movimento nazionalista, a rompere gli indugi e optare per un programma d'azione più intransigente. Per il momento il Kashag diffonde i dati di una consultazione fra tibetani residenti in patria: 5000 vogliono cambiare strada, 2000 sono contrari, 8000 si rimettono a qualunque decisione emani dal Dalai Lama. GABRIEL BERTINETTO ROMA gbertinetto@unita.it

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stranieri, la banda delle carte false - meo ponte (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 18-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina IV - Torino Il prefetto Stranieri, la banda delle carte false Undici arresti, 14 denunce: coinvolto dipendente della Prefettura Assunzioni fittizie, ingressi in Italia agevolati per 15 mila euro. Nei guai anche un agente MEO PONTE Datori di lavoro inesistenti, aziende fantasma, contratti di assunzione totalmente falsi anche se perfetti nella forma. Lo sapevano anche in Cina che per ottenere un nulla osta per lavorare, e quindi il conseguente permesso di soggiorno sul territorio italiano, anche se si era attraversato la frontiera del tutto clandestinamente bastava «ungere» la responsabile del settore lavoro dello sportello unico per l´immigrazione della Prefettura. E c´era gente che partiva dal Bangla Desh e dal Pakistan con la consapevolezza che poi, in via del Carmine 12, con un congruo esborso la documentazione mancante sarebbe stata miracolosamente integrata. Negli uffici della squadra Mobile dicono che lo strano traffico di false documentazioni è andato avanti per anni permettendo l´ingresso in Italia di migliaia di clandestini. Per scoprirlo gli investigatori hanno lavorato duro per oltre dodici mesi, partendo da labili indizi raccolti a suo tempo durante un´altra inchiesta. Nel giugno 2007 i pm Paolo Toso e Giuseppe Ferrando avevano coordinato infatti un´indagine culminata nell´arresto di un´ispettrice della Direzione Provinciale del Lavoro, Jolanda Bomboi, 47 anni, e di un suo consulente, Davide Sponsillo, entrambi accusati di corruzione e millantato credito. I due, secondo gli investigatori, in cambio di denaro sonante chiudevano non uno ma entrambi gli occhi sulle pratiche in sofferenza di imprenditori che avevano debiti con l´Inps. Dalle conversazioni intercettate durante i mesi di quell´indagine la polizia aveva ascoltato anche qualcosa che riguardava Isabella Russo, vice responsabile della Direzione Provinciale del lavoro in servizio però presso lo sportello unico per l´immigrazione della Prefettura torinese. Altre intercettazioni e ulteriori approfondimenti della polizia giudiziaria coordinata dal pm Paolo Toso hanno permesso di scoprire che la Russo e i suoi complici avevano creato di fatto un collaudato sistema per far soldi aggirando i meccanismi della legge sui flussi migratori. Ieri all´alba l´inchiesta (per lo meno una sua prima parte) è sfociata nell´arresto di Isabella Russo, finita direttamente in carcere, di Paolo Verlonga, dipendente prefettizio che però ha ottenuto gli arresti domiciliari, di Luca Canova (in prigione) e della convivente Antonella Cascio (agli arresti domiciliari in quanto incinta di due mesi), titolari dell´omonimo studio di consulenza del lavoro in via Avigliana, dei coniugi cinesi Zhao Yngfa e Li Xiao Qing, terminali della tratta umana dalla Cina, dei bengalesi Abm Aasa Ullah e Udin Yashin, che di fatto organizzavano le migrazioni clandestine dal loro paese natio, e dei pakistani Raja Falal Urrehman e Mohamed Ehsan, che facevano altrettanto da Islamabad. Indagati a piede libero anche il vigile urbano Roberto Quinto, che assumeva (ma solo «virtualmente») colf straniere e il sostituto commissario di polizia distaccato in Prefettura Antonio Lanzano, che è anche segretario provinciale delll´Uilps, colpevole secondo l´accusa di aver agevolato e «velocizzato» le pratiche di regolarizzazione senza controllare i precedenti dei richiedenti. Per lui il pm Toso ha chiesto al gip una misura interdittiva. «L´inchiesta - ha sottolineato ieri il procuratore aggiunto Sandro Ausiello illustrandone le conclusioni - riguarda una prima parte di ingressi clandestini, più di duecento persone in gran parte cinesi, il resto pakistani e bengalesi». Versando 15 mila euro ai coniugi Zhao Yngfa e Li Xiao Qing, che poi provvedevano ad «ungere» la Russo e i suoi complici, ad esempio, centinaia di cinesi arrivavano a Torino per essere poi smistati nelle altre regioni italiane. I coniugi Cascio dal canto loro avevano il compito di «inventare» le assunzioni compilando falsi contratti corredati da timbri altrettanto fasulli e di trovare anche datori di lavoro che in molti casi erano imprenditori che avevano ormai cessato ogni attività azienda e a volte invece erano persone compiacenti come pensionati che sono poi risultati a sorpresa datori lavoro di cameriere, badanti e persino cuochi e maggiordomi.

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CRISI ECONOMICA PERCHÉ È UTILE AIUTARE I DEBOLI (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 18-11-2008)

Argomenti: Cina

CRISI ECONOMICA PERCHÉ È UTILE AIUTARE I DEBOLI Il Parlamento italiano ha approvato una Finanziaria forse buona per Marte non per il Paese. Mentre Obama spinge per salvare l'industria dell'auto e milioni di lavoratori, mentre i metalmeccanici tedeschi hanno chiuso un contratto col 4,5% di aumento anche per rianimare la la domanda, la nostra Finanziaria non fa nulla per curare il male più grave che sta devastando l'economia, il buco da calo del potere d'acquisto delle famiglie. In Europa, in Cina, nel resto del mondo, rileggendo anche la storia della depressione del '29 il cui acme per crollo della domanda, fu raggiunto nel '32, tre anni dopo il crak di Wall Street, politici ed economisti stanno scoprendo che buco della domanda con possibile deflazione è il male maggiore da combattere, male cominciato a crescere nel mondo negli anni '80, con l'avvento della Thatcher e di Reagan. Da allora si è realizzato un grande processo di redistribuzione dei redditi e della ricchezza, secondo solo a quello degli anni '20 che precedettero la depressione del '29. Processo che ha lentamente eroso il motore dell'economia che, come ricordava il saggio Keynes, è la domanda, fatta da consumi ed investimenti. Ma quando calano i consumi anche gli investimenti calano, come succede in Italia da molti anni. Perché una distribuzione della ricchezza troppo squilibrata e penalizzante per la maggioranza mette in crisi la domanda? Per i meccanismi di quello che gli economisti chiamano propensione al consumo o effetto ricchezza. In uno studio della B. d'Italia (effetti ricchezza sui consumi, il caso italiano, luglio 2004) si calcolava che la "propensione al consumo" di un euro di maggior ricchezza era appena di 10 centesimi che sono una media; se l'euro in più va nelle tasche di un cittadino poco abbiente almeno 80 centesimi andranno ai consumi, se va in tasca ad uno ricco la quota che va ai consumi è prossima a 0. La crisi economica in atto, dove la finanza è stata solo l'innesco, è alimentata dal calo della domanda, come il fuoco dal vento. Quando in paesi come SU ed Italia metà della ricchezza è in mano al 10% delle famiglie succedono due cose, crescono gli investimenti speculativi e non produttivi dei super ricchi che producono bolle immobiliari e finanziarie e calano i consumi determinando una crisi generalizzata dell'economia curabile solo con l'intervento keynesiano di investimenti pubblici e con una redistribuzione dei redditi. Non è un caso se in testa al programma di Obama ci fosse la redistribuzione a favore di poveri e ceti medi mentre è un caso sfortunato che di tutto questo la Finanziaria non parli, con la conseguenza che il Paese rischia di pagare conseguenze gravi e durature se non si cambia registro.

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a spalla, in bici, col passeggino il flusso delle merci non si ferma - massimo pisa (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 18-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XVII - Milano A spalla, in bici, col passeggino il flusso delle merci non si ferma Al calar della sera sacchi e cartoni tornano padroni, il carico si fa al cimitero, dove le station wagon passano sotto le barriere MASSIMO PISA I fantasmi del carrello che alle 6 della sera risalgono lungo via Niccolini, trottano a metà carreggiata tra via Giordano Bruno e via Rosmini, sbuffano e ondeggiano tra via Aleardo Aleardi e via Arnolfo da Cambio, raccontano che la trasformazione e lo svuotamento di via Paolo Sarpi sarà un processo lungo, e lento. Lo intuisci quando il buio è calato, il coprifuoco al carico e scarico delle 12.30 scaduto da un pezzo, e merciai, giocattolai, cartolai continuano a trasportare avanti e indietro la loro zavorra, arrangiandosi in qualche modo, in perfetta tradizione cino-napoletana. I famigerati carrellini, certo, nonostante i lontani avvertimenti di De Corato che dal comando della polizia locale fa sapere: «Per i primi giorni saremo comprensivi sulle dimensioni del carico, ma solo negli orari consentiti. Poi la comprensione sparirà». Già: eccoli i colli di cartone annodati con lo spago, impilati a tre e quattro, sporgenti anche un metro dal carrello, sul marciapiede, per strada, anche contromano. E poi sacconi di plastica pieni di calzettoni "Kappe" e "Pima", di bijoux e di cinture, di Babbo Natale batterista e di blazer bianchi con dragone dorato serigrafato. Infilati tra il cestello e il telaio della bici, su passeggini e carrelli della spesa, a spalla o a mano. Il parcheggio davanti al Monumentale è la nuova zona carico e scarico: al posto dei furgoni arrivano le station wagon colme di mercanzia, ché dalle barriere alte un metro e 90 tanto ci passano, arriva il fantasma del carrello, e via attraverso il piazzale, via Bramante, via Fioravanti. I crocicchi di residenti, al varco che fa angolo con via Canonica, inizio di via Paolo Sarpi, scrutano il chilometro semivuoto: «Ma perché hanno tolto la 43? Mettessero almeno una navetta», lamenta l´anziano Silvano. «E se questi girano di notte, coi carrelli? Chiamo i vigili, sì, ma poi chissà se arrivano», dubita la sciura Laura alla Baita del formaggio. Agli angoli con via Lomazzo, vigili a coppia ripetono la stessa spiegazione: «Non ha ritirato il suo pass? Chieda in via Faravelli». Nei bar, nelle botteghe, negli import export, i sospiri vengono pronunciati nella stessa lingua. Andrea Di Giovanni, del Cocktail Bar, filosofeggia amaro: «Hanno cambiato il vestito alla via senza farle fare la doccia. Senza servizi, parcheggi, attrattive, mi spiega cosa ci viene a fare uno in via Paolo Sarpi? I fornitori si adegueranno ma hanno già problemi, qualche curioso a prendere il caffè stamattina l´abbiamo visto, ma poi? Ci faranno andare via, noi piccoli, per un tozzo di pane. Tutti. Perché i cinesi, mi dica, a chi hanno mai rotto le scatole? E guardi che prezzo che pagano». Poco più in là, fuori da Modapiù, Yue Mei tocca con mano i primi effetti della Ztl: «Avessero aspettato Natale, almeno? Avessero abbellito la via? Io ho rilevato il negozio da un mese, non mi aspettavo che chiudessero la via così in fretta. Noi cinesi siamo arrivati qui quando il quartiere era tutto chiuso, abbiamo rianimato via Niccolini, via Bramante. Ed ecco». Maurizio Paulli annuisce: ci ha lavorato per dieci anni, nel quartiere, è venuto a dare un´occhiata. «Sarebbe bastato regolamentare un po´ lo scarico merci più in là - teorizza - così la Ztl è una scemenza». Da Remainders, una delle pochissime librerie rimaste, Lorenzo siede alla cassa leggendo un libro, indisturbato. «Già è lunedì, in più adesso transitano solo i taxi. La cosa preoccupante è che questo provvedimento è stato adottato dichiaratamente contro i cinesi. E ha penalizzato tutti, anche gli artigiani delle vie limitrofe che non possono più scaricare». Come Vittorio Pezzini, dell´officina Ganzinelli di via Signorelli: un senso unico, si accede solo da Sarpi, non passa un´anima nemmeno a pagarla. «Abbiamo provato ad avvertire i clienti - racconta - ma un paio ha preso lo stesso la multa. Ci penalizzano, ci tolgono la libertà e il lavoro, alla faccia della Costituzione. E io il pass ce l´ho: all´antiquario qui di fronte, che non ha furgone, lo hanno negato. Così lo ammazzano». Dall´altra parte, in via Bruno, c´è chi si prepara a smobilitare: «Da gennaio andiamo al Girasole - assicura nel suo italiano incerto Xu Jiangfen del "Canton Trading" - a Lacchiarella. Meglio per noi, fornitori, clienti. Qui solo multe e casino».

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targetti vince il ricorso contro la dogana (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 18-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina IX - Firenze Targetti vince il ricorso contro la dogana Il gruppo Targetti, accusato di aver aggirato le norme europee antidumping sulla importazione di lampadine a risparmio energetico, ha vinto un ricorso in commissione tributaria di La Spezia che - spiega una nota - «ha accertato la correttezza delle operazioni doganali». E la Commissione Europea ha revocato i dazi antidumping sulle lampadine prodotte in Cina.

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Veltroni: Va rinviato il pareggio di bilancio (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-11-18 - pag: 3 autore: Veltroni: «Va rinviato il pareggio di bilancio» Lina Palmerini ROMA Arriva a convegno già iniziato. Ritardo giustificato per Walter Veltroni, reduce di un teso faccia a faccia con il senatore Riccardo Villari neo presidente della Vigilanza Rai. Il convegno di ieri organizzato dal Pd sulla crisi finanziaria e i suoi riflessi, gli consentono un cambio di scena e l'occasione per prendere le distanze – almeno un po' – dal pasticcio in cui è invischiato. «Siamo uno strano Paese: si discute più di Rai che di crisi», chiosa. E così almeno per tre ore si immerge in scenari globali abbandonando quello ultralocal delle dimissioni di Villari. Si parla di governance della globalizzazione, delle chance di una nuova Bretton Woods, del ruolo del G20 che fa apparire obsoleto il G8, delle aspettative sulla nuova presidenza americana, anche in termini di modelli economici più o meno protezionistici. Questioni messe sul tavolo dal mode-ratore, Ferruccio de Bortoli,direttore del Sole- 24 Ore, per sollecitare gli interventi di Mario Monti, Federico Rampini, Marcello De Cecco, Luigi Spaventa, Nadia Urbinati, Sergio Romano, Tito Boeri, Angelo Panebianco. La conclusione del segretario Pd è la declinazione nazionale della ricetta anti- recessione. Ed è una novità che proprio dal centro-sinistra, fedele seguace delle regole di bilancio Ue – alle quali si è immolato pure nello scorso Governo – arrivi invece uno smarcamento. «In Europa alcuni Paesi, come la Germania, hanno già deciso di rinviare il pareggio di bilancio. Far finta di niente recitando il copione del rigore in questo momento, significa non capire ». è, appunto, in nome della recessione che Veltroni chiede una distanza dai parametri Ue sul deficit/Pil. «Le politiche di crescita devono contemplare quattro pilastri: riduzione delle tasse sul lavoro, per favorire i consumi; una politica Ue di riduzione dei tassi, per dare ossigeno alle imprese; investimenti Ue a sostegno di ricerca e infrastrutture; una riduzione della spesa pubblica per sostenere quella sociale ». Attacca il Governo – «dove sono gli 80 miliardi? Ancora finanza creativa?» – ma il leader ci tiene a dire che il Pd non avrà ripensamenti sull'economia di mercato. «Non vogliamo tornare a uno Stato gestore, ai tempi in cui i partiti nominavano i banchieri. Ho sentito invece delle nostalgie dall'altra parte ». Se Veltroni parla di tassazione come elemento chiave nelle politiche anti-cicliche nazionali, Mario Monti aveva parlato di quanto sia necessario un coordinamento in tema di tassazione a livello globale. «Il G20 non ha un capitolo su questo punto ma credo sia un elemento centrale». Le aspettative di Monti non sono rassicuranti, «la crisi più dirompente deve ancora venire», ma un modello di riferimento per la governance c'è: l'Europa. «La Ue ha il know how per affrontare una nuova governance globale. Gli ingredienti di successo sono stati il mercatoe lo smantellamento delle barriere; il coordinamento di alcuni strumenti di politica pubblica e la presa in carico di alcuni aspetti distributivi: la politica agricola comune è stata essenziale per mantenere il consenso su una globalizzazione continentale». Le tensioni sulla globalizzazione sono quelle che derivano dal «backlash sociale », dice Monti, con cui è alle prese Barack Obama. In tutti gli interventi si è sentito un abbassamento delle aspettative sul nuovo presidente Usa proprio in virtù di una crisi economica che lo spingerà dentro i confini nazionali. «Non credo che Obama cederà pezzi di sovranità in funzione di nuove regole di governance globale. Dopo che gli europei hanno fatto i fighetti dicendo "ci pensiamo noi", il neopresidente sarà costretto ad assumere politiche strettamente americane ». A parlare è Luigi Spaventa, l'unico che dà credito alle conclusioni del G20: «Aspettiamo il 31 marzo prima di dire che non è servito a nulla». Ma la nuova fase del multilateralismo conseguente alla perdita di egemonia americana, spiegata da Angelo Panebianco, allontana una nuova Bretton Woods resa difficile anche dai diversi interessi delle nuove potenze mondiali come la Cina, l'India, la Russia e il Brasile. E soprattutto «la Cina ora non vuole assumere un ruolo di responsabilità primaria come dimostra anche sulla vicenda di un G8 allargato a 9», dice Federico Rampini. Un'opinione condivisa da Sergio Romano durissimo però sul tema delle responsabilità. «Come ha dimostrato anche la campagna elettorale, negli Usa non si fa l'analisi delle responsabilità americane, del ruolo degli auditors e delle agenzie di rating». Ma, come commenta Marcello De Cecco, «Obama si è voluto mettere in antitesi del G20 parlando in quegli stessi giorni di quello che farà per l'economia reale americana per la classe media operaia, per Main Street e non per Wall Street». Una strategia coerente con il suo bacino elettorale «giovani, classe media e latinos» come rilevano Nadia Urbinati e Tito Boeri. L'OFFENSIVA «Il Governo non ha fatto ancora nulla: ha parlato di 80 miliardi, ma non si capisce dove sono, forse sono finanza creativa»

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Un sostegno pubblico all' autostrada del futuro (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-11-18 - pag: 5 autore: INTERVENTO Un sostegno pubblico all'«autostrada» del futuro di Corrado Calabrò * «L arga banda per tutti »: l'annuncio è di Barack Obama. Può sorprendere che mentre l'attenzione generale è concentrata sul presente per incalzanti interventi di salvataggio il neoeletto presidente degli Stati Uniti iscriva tra le priorità del suo programma l'evoluzione del sistema delle comunicazioni. Io mi sorprendo che ci si sorprenda. La crisi finanziaria che sta devastando il mondo dimostra come la connessione tra finanza ed economia reale sia vitale ed imprescindibile. Nel momento in cui vengono affannosamente puntellate le istituzioni finanziarie è giusto pensare anche a come rimettere in carreggiata l'economia portante. E in epoca di globalizzazione bisogna farlo guardando anche alla competizione tra Stati. Paesi ad economia dirigistica come la Corea, il Giappone, la Cina hanno avviato imponenti programmi statali di infrastrutturazione del Paese con fibra ottica, tali da consentire velocità sui 100 megabit. In Francia la Cassa Depositi e Prestiti svolgerà un ruolo importante nel finanziamento delle reti di nuova generazione. Adesso scendono in campo gli Stati Uniti ponendo come obiettivo primario la rigenerazione della loro rete di comunicazione. Lo sviluppo di un Paese arriva presto al capolinea senza infrastrutture; nell'Italia delle occasioni perdute ancor più che altrove. Finora questa sottoinfrastrutturazione non era avvertibile nel settore delle comunicazioni. Ma ormai il comparto non può essere più trainato dai tradizionali servizi voce che, sia nel fisso che nel mobile, hanno esaurito la loro spinta propulsiva. Anche il broadband tradizionale rischia di essere alle corde. Secondo tutte le stime internazionali (Oecd, Fondo Monetario Internazionale, Commissione europea) le comunicazioni hanno rappresentato e continuano a rappresentare la maggiore fonte di crescita dei Paesi avanzati, arrivando a influire per più dellametà sull'incremento annuale del Pil. Se vogliamo far ripartire l'economia in maniera strutturale bisogna dunque pensare seriamente – anche e direi soprattutto – al settore delle comunicazioni. Ma mentre Obama dispiega la sintassi tecnologica del postmoderno, il Vecchio Continente appare titubante, prigioniero di un passato sul quale si allunga ancora l'ombra del monopolio. Da qui la stasi, e la scena di un mercato prigioniero dell'apparente dilemma:o concorrenza o investimenti. è un dilemma dal quale si può uscire se non ci si attesta su posizioni fondamentaliste. La concorrenza ha contribuito enormemente allo sviluppo dell'economia e alla diffusione del benessere. Ma quando diventa fine a se stessa, cioè un'esercizio autoreferenziale insofferente di regole "laiche", lascia campo aperto alla speculazione più spregiudicata. Le regole ci vogliono e devono essere il più possibile comuni all'interno di un insieme che aspira all'unità, qual è l'Unione europea. Nella sua bozza di raccomandazione sulle reti di nuova generazione la Commissione europea prevede un premio a chi si sobbarca il rischio dell'investimento. L'idea guida è da una parte niente rendite monopolistiche ma dall'altra nemmeno facili scorciatoie ai free riders che aspettino alla finestra in un comodo wait and see. La rete di nuova generazione è l'autostrada della comunicazione dei nostri tempi, l'infrastruttura in cui s'instrada il futuro del Paese. Quando c'è concorrenza fra infrastrutture (è questo il caso delle reti mobili in Italia) tocca al mercato addossarsi il peso degli investimenti. Ma i costi elevati per la realizzazione di una rete in fibra ottica (che resta nel lungo periodo il supporto insostituibile, ancorché integrabile con collegamenti wireless) appaiono al momento difficilmente sostenibili da singoli operatori. Ci si interroga quindi sul ruolo di altri investitori, istituzionali e non, e soprattutto della mano pubblica. In tutto il mondo – compresi i Paesi vissuti e prosperati nel culto e nella pratica della deregulation – la situazione di questi giorni sta facendo cadere molte prese di posizione antistataliste, preconcette o meno. Addirittura ora rischiamo di passare da un eccesso all'altro. Non vogliamo un ritorno allo Stato proprietario, allo Stato imprenditore. Ma dire no a questo ruolo dello Stato non significa dire no tout court a forme d'intervento pubblico. Come sono state realizzate le autostrade, le ferrovie, gli aeroporti, la rete ad alta tensione dell'energia elettrica? La stessa Arpa-Net, progenitore di internet, è nata negli anni 60 da un progetto finanziato dalla Defence Advanced Research Projects Agency, agenzia del ministero della Difesa statunitense. Voglio precisare che quando parlo d'intervento pubblico non penso soltanto allo Stato: Comuni, Regioni, Province possono inserirsi con grandi potenzialità nel progetto delle Ngn (next generation network). è così che in Europa, a livello metropolitano, si sono realizzate le prime infrastrutture di accesso completamente in fibra ottica, le cosiddette "munifibre": per prima Stoccolma, poi Rotterdam, Berlino, Amsterdam, Amburgo sono state cablate in questo modo.E se l'Unione europea vorrà concorrere all'impresa mediante un fondo per le infrastrutture, il suo intervento sarà benvenuto. Iniziative così eterogenee vanno coordinate. è questo un nuovo compito che aspetta le Autorità di regolazione. Non certo sostituirsi al Governo e alle Amministrazioni locali nel pianificare le iniziative ma garantire che l'intervento pubblico rispetti i principi fondanti del quadro comunitario: proporzionalità e necessità degli interventi, trasparenza e certezza delle regole. L'architettura delle reti potenzialmente oggetto di finanziamento pubblico deve essere effettivamente aperta. Questo permetterà di distinguere bene il ruolo di chi fornisce l'infrastruttura da quello di chi fornisce i servizi, che deve invece operare in regime di piena concorrenza. Credo che chiunque concordi che se l'Italia fra dieci anni non avrà un'architettura portante in fibra ottica gran parte del Paese verrà a trovarsi alla periferia di un'Europa dove tutti i servizi e l'interazione fra Stato e cittadini passeranno per la rete. Per realizzare un progetto infrastrutturale di tale portata serve un concreto piano di azione oggi. è questo che intendo quando insisto sull'idea di un grande progetto nazionale di "fiber Nation". * Presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni IL RITARDO Internet veloce tra le priorità di Obama, intanto l'Europa rischia di restare prigioniera del suo passato

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Ondata di tagli, affonda Citigroup (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-11-18 - pag: 6 autore: Ondata di tagli, affonda Citigroup Il colosso americano annuncia 52mila licenziamenti - Wall Street perde il 2,58% Laura Galvagni NEW YORK. Dal nostro inviato Citigroup vara un colossale piano di ristrutturazione, mentre Bank of America raddoppia la quota nel capitale di China Construction Bank mettendo sul piatto 7 miliardi di dollari e placando le speculazioni di chi vedeva l'istituto in veloce ritirata dalla banca cinese per far fronte a necessità di cassa. Una mossa inaspettata ma certo meno clamorosa del progetto di contenimento dei costi messo nero su bianco dall'amministratore delegato di Citi, Vikram Pandit, e delineato ieri in un summit con i dipendenti: la banca taglierà 52mila unità posti di lavoro, riducendo l'organico a 300 mila unità. Una decisione destinata a sollevare nuove polemiche, anche perché Citi non ha affrontano il delicato tema dei bonus ai dirigenti, a differenza di quanto fatto da Goldman Sachs. Problema che interessa anche il procuratore generale dello stato di New York, Andrew Cuomo, che sta facendo pressioni sui dirigenti di Citigroup affinchè rinuncino ai loro bonus di fine anno. Tanto è bastato ieri a mettere nuovalmente in allerta le Borse: in America il Dow Jones ha perso l'2,63, l'indice S&P 500 il 2,58, mentre il Nasdaq è sceso del 2,29%. Nel Vecchio Continente la sorte peggiore è toccata a Milano (-3,60%), ma vendite consistenti si sono viste a Parigi – che ha perso il 3,32% trascinata giù dalle banche (Bnp Paribas ha ceduto l'8%) – Londra (-2,38%), sulla scia del crollo di Hbos (-13,8%) e Francoforte (-3,25%), dove ha pesato Volkswagen (-7,43%). Il fenomeno Citi (-6,62%) ha dunque creato una sorta di effetto domino. Ma d'altra parte, si tratta della più imponente operazione di tagli al personale mai registrata nel settore. Anche Goldman Sachs e Morgan Stanley nei giorni scorsi hanno fatto sapere di voler alleggerire la struttura operativa ma per entrambe si è parlato di un ridimensionamento del 10% della forza lavoro, ossia circa 3mila unità per la prima e 7mila per la seconda ( inclusi i 4.500 posti già tagliati). Per Citigroup, invece, significa che, rispetto al picco toccato nel terzo trimestre 2007 (372 mila unità), gli organici verranno ridotti del 20%, del 15% se si considerano i dipendenti attivi al termine del terzo trimestre 2008 (352 mila unità). Dei 52mila impiegati che resteranno senza lavoro, circa 18 mila fanno riferimento ai tagli già annunciati da Citigroup nelle banche retail di Germania e India mentre gli altri usciranno dal perimetro entro giugno 2009. Ciò, combinato ad altri interventi, permetterà di ridurre la spesa nel 2009 a 50-52 miliardi di dollari, con un calo rispetto al 2008 di circa il 16-19%. Nell'illustrare questo progetto, durante il lungo summit, Pandit ha però voluto rivendicare la validità delle scelte strategiche passate e presenti. Sottolineando in particolare la tenuta dei ricavi, praticamente invariati (101 miliardi di dollari) nei primi nove mesi del 2008, grazie anche al forte profilo internazionale assunto dalla banca negli ultimi anni. Non è un caso che il 50% del giro d'affari dell'istituto venga prodotto all'estero e che, proprio fuori dai confini nazionali, Citi sia riuscita a registrare un incremento del 14% dei depositi. Pandit ha poi ribadito la volontà di conservare la solidità patrimoniale della banca, rafforzata grazie a un'iniezione di liquidità complessiva da 75 miliardi di dollari, di cui 50 miliardi attraverso capitali privati e 25 miliardi a seguito dell'accesso al Tarp, che ha permesso peraltro di pro-iettare il Tier 1 al 10,4%, anziché all'8,2 per cento. Questo mentre Bank of America, impegnata a rilevare Merrill Lynch, ha annunciato che porterà la propria quota in China Construction Bank al 19,1% con un investimento di circa 7 miliardi di dollari (32% di sconto sui prezzi di mercato). Un'operazione consistente, già criticata in occasione del primo ingresso. Quando Bofa ha acquistato il 10,7% dell'istituto cinese qualcuno ha posto diversi interrogativi sull'opportunità che la banca investisse denaro in Cina mentre il governo Usa era impegnato a rimpinguare le casse di tutte le banche del paese. Con questa mossa, Bank of America ha però voluto sottolineare il valore strategico dell'operazione. www.ilsole24ore.com Borse mondiali a sconto, ma l'Orso resiste LISTINI EUROPEI Le piazze di Parigi (-3,3%), Milano (-3,6%) e Madrid (-3,8%) hanno pagato più delle altre l'ondata di vendite sui titoli finanziari AFP Esuberi. Un dipendente di Citi esce dal quartier generale del gruppo

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Metalli, fiducia targata Cina (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2008-11-18 - pag: 48 autore: Scenari. C'è chi spera nel piano d'investimenti, ma Macquarie riduce le stime 2009 del 40% Metalli, fiducia targata Cina Pechino detterà i tempi del possibile recupero dei prezzi Gianni Mattarelli I prezzi al London Metal Exchange hanno chiuso venerdì sera in ripresa dai minimi toccati la scorsa settimana. Gli scambi sono stati dominati dall'andamento del dollaro e da qualche segnale d'ottimismo per l'incontro del G20 di sabato a Washington. Ma con la debole situazione fondamentale, il massimo che ci si potesse aspettare era il verificarsi di una salita generale dei prezzi all'avvicinarsi della riunione, con probabilità di nuovi ribassi a evento terminato. In effetti alla ripresa di ieri le quotazioni erano più calme, con il rame in ribasso del 2% dopo i guadagni del 5% di venerdì scorso. Gli occhi degli analisti continuano intanto a essere puntati sugli sviluppi nei Paesi ancora in espansione, soprattutto in Oriente, da dove si alternano notizie negative e positive. La produzione industriale (principale indicatore di consumo dei metalli), per esempio, in ottobre in Cina è inaspettatamente salita solo dell'8,2%, l'aumento più basso da sette anni, ma prospettive di crescita migliori di recenti stime pessimistiche vengono da analisti cinesi del Credit Suisse, che rilevano come il Governo locale abbia dato immediato corso agli investimenti nelle infrastrutture, tanto da far loro rivedere al rialzo le previsioni di aumento del Pil nel quarto trimestre di quest'anno e nel 2009 rispettivamente al 6,8 e all'8% su base annua, contro precedenti stime rispettivamente di 5,8 e 7,2%. Si tratta pur sempre di valori di crescita ben inferiori a quelli che avevano caratterizzato gli anni più recenti. Ieri intanto sono uscite anche le nuove previsioni di prezzo della Macquarie Research. La grande banca australiana ne aveva rimandata la pubblicazione causa il deterioramento della situazione economica globale, per cui, a loro dire, ora dovrebbero meglio rappresentare le mutate dinamiche della crescita mondiale. Per i metalli industriali sono state apportate drastiche riduzioni dalle precedenti stime pubblicate solo un mese e mezzo fa: precisamente del 30-40% per quelle del 2009e del 12-30% per quelle del 2010. Le nuove previsioni di quotazioni medie per i prossimi due anni sono le seguenti (tra parentesi quelle precedenti, del 29 settembre): rame 3.750 e 4.410 $ (6.615e 6.065 $); alluminio 1.985 e 2.095$ (2.865 e 2.865 $); piombo 1.325 e 1.655 $ (1.875 e 1.875 $); zinco 1.130 e 1.545 $ (1.875 e 2.205 $); nickel 11.025 e 14.055 $ (19.015 e 18.740 $). In riduzione anche le attese di prezzo per il carbone, che, da principale materia prima per la produzione di energia elettrica in molti Paesi tra cui la Cina, potrebbe giustificare previsioni di prezzo inferiori soprattutto per l'alluminio, i cui costi di produzione dipendono per quasi il 50% dall'elettricità. CALMIERE PER L'ENERGIA Si profila anche un ribasso del carbone, fattore che renderà più accessibile l'energia necessaria alla produzione di alluminio

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Sudamerica, le manovre di Mosca e Pechino (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-11-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-11-18 - pag: 27 autore: M&M Sudamerica, le manovre di Mosca e Pechino di Sara Cristaldi A lla ricerca di nuovi mercati in espansione per le loro imprese fiaccate dalla contrazione del credito e della domanda di beni nei Paesi più sviluppati, oggi gli attori emergenti dell'economia mondiale concentrano le loro manovre anche in America latina. Non a caso il presidente cinese Hu Jintao calca proprio in questi giorni le terre un tempo "giardino di casa" degli Usa: da domenica, all'indomani della riunione del G-20 a Washington, ha iniziato un viaggio che dal Costa Rica lo porta a Cuba e, a fine settimana, in Perù per un vertice Asia-Pacifico. A riprova e conferma del grande interesse di Pechino per un'area non solo ricca di materie prime e di consumatori in crescita accelerata, ma anche in grande sviluppo a partire dai suoi mega-progetti infrastrutturali (che la Cina da tempo contribuisce peraltro a finanziare). Ma Hu Jintao non è il solo ospite eccellente nell'emisfero Sud. Precede infatti di pochi giorni l'arrivo all'Avana del presidente russo Dmitrij Medvedev atteso anche in Venezuela. E qui le manovre di Mosca sono economiche ma anche "mi-litari", considerato che con il presidente Chavez la Russia ha in programma esercitazioni congiunte nel Mar dei Caraibi, annunciate lo scorso agosto nel bel mezzo della crisi georgiana. Esplicito il dividendo economico, ma soprattutto politico che entrambi pensano di riportare da visite a così alto livello. Una carta in più da giocare in termini di alleanze diplomatiche, che potrebbero rivelarsi strategiche in questo momento di ridefinizione delle regole e degli equilibri di potere mondiali. A maggior ragione se sul piatto di tali visite ci sono accordi di libero scambio bilaterali, come quello che si apprestano a negoziare Cina e Costa Rica, e ricchi investimenti a sostegno dello sviluppo tra cui i 40 milioni di dollari di crediti cinesi promessi al Paese centro- americano. E la partita per Pechino e Mosca è solo all'inizio. sara.cristaldi@ilsole24ore.com

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L'Ungheria tenta di reagire (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-11-18 - pag: 29 autore: L'Ungheria tenta di reagire Credito azzerato: imprese a caccia dei fondi strutturali europei Alfredo Sessa BUDAPEST L'anatra zoppa dell'Est, il Paese che insieme con i Baltici tiene in ansia l'Europa per la sua fragilità economica, è entrata nell'occhio del ciclone tremante e indebolita. La crisi mondiale ingigantisce le tensioni in Ungheria, e il disagio irrompe nell'economia reale. Electropoint, società di distribuzione di prodotti elettronici, ha annunciato la chiusura di 70 punti vendita. Grandi gruppi come General Electric e Philips ridurranno il personale, mentre è a rischio la sopravvivenza di molte piccole e medie imprese. Il nodo sono le banche, che hanno chiuso i rubinetti dei finanziamenti. Il 2008 si chiude male, e il 2009 sarà un anno durissimo. Il Governo ha messo sul piatto aiuti per 5,4 miliardi di euro per tenere il Paese il più possibile al riparo dalla gelata della crisi finanziaria globale. Destinatarie soprattutto le piccole e medie imprese che esportano e che si vedono sbarrare l'accesso al sistema bancario. Le risorse provengono dai fondi strutturali europei. Sulla dote di Bruxelles (25,3 miliardi di euro per il 2007-13) si concentrano adesso i desideri di tutti. «Alla luce della situazione creditizia – dice Alessandro Farina, amministratore di Itl Group, società di servizi all'impresa in Ungheria – nel 2009 l'accesso ai fondi strutturali diventerà fondamentale. Ma c'è un altroaspetto da sottolineare. Un ruolo importante lo stanno assumendo i cinesi. Qui in Ungheria c'è una forte comunità i cui progetti di sviluppo stanno ricevendo il sostegno delle banche cinesi». Gli imprenditori del Far East sembrano guardare lontano, oltre la crisi. La cinese Nuctech, in soli dieci anni diventata leader mondiale nei sistemi di sicurezza per la scannerizzazione dei container, sta investendo in Ungheria. La società di elettronica giapponese Nec ha rilevato il 100% dell'ungherese Linecom, che lavora nell'equipaggiamento per telecomunicazioni, con l'intenzione di sviluppare sempre più questo settore nel Centro Europa. Sul fronte degli italiani, chi puntava solo a costi del lavoro particolarmente bassi ha da tempo fatto le valigie e si è spostato più a Est. Tra chi è rimasto alcuni congelano i progetti, altri si rafforzano. Alla miniera dei fondi strutturali è riuscita ad attingere Macofil, che in Ungheria produce filati innovativi e ha ampliato lo stabilimento. Ma hanno rafforzato la loro presenza anche altre aziende italiane: Sematic, specializzata in attrezzature per ascensori, e Besser, attiva nello stampaggio di materie plastiche. Che Budapest conservi in ogni caso lo status di mercato strategico in Europa per posizione, basso costo del lavoro e predisposizione ad adottare modelli tecnologici innovativi lo testimonia però Daimler, che investirà 800 milioni di dollari nella costruzione di uno stabilimento a Kecskemet, dove saranno prodotte 100mila vetture all'anno a partire dal 2012. Il tutto in una logica di macrostrategie europee che guardano a orizzonti temporali molto ampi, oltre la crisi. Senza dimenticare che da alcuni anni, grazie ancora ai fondi Ue, è partito un importante piano di miglioramento delle infrastrutture di trasporto che inizia a produrre i suoi effetti sulla logistica magiara. Nonostante la vitalità delle iniziative, il caso Ungheria rimane comunque delicato. «Una cosa che ha paralizzato molte imprese è che non ci sono regole certe. Ci vorrebbe il coraggio di allinearsi di più alle regole internazionali sulla buona gestione. Inoltre il crollo del fiorino su dollaro ed euro appesantisce la bolletta energetica dell'industria » dice il dirigente di un primario gruppo italiano, che preferisce l'anonimato. In una lettera inviata al Fondo monetario internazionale, che insieme alla Banca mondiale ealla Ue ha elargito all'Ungheria un prestito stand-by di quasi 20 miliardi di euro, il premier Ferenc Gyurcsany ha detto che la crisi finanziaria ha causato finora la perdita di 3.200 posti di lavoro. Le previsioni per il 2009 sono state riviste al ribasso, l'istituto Gki prevede una crescita del Pil pari allo 0,5%, mentre per il Governo ci sarà una contrazione dell'1% dell'economia. Sotto la doccia fredda la vecchia maggioranza, socialisti più liberaldemocratici, potrebbe ricompattarsi dopo che Gyurcsany è stato lasciato a governare con un monocolore socialista di minoranza. Torna così la voglia di entrare nell'euro, di cui adesso si comprende appieno l'effetto protettivo. E sotto il radar dell'Fmi dovrebbe essere difficile abusare, come è avvenuto in passato, del lassismo di bilancio. alfredo.sessa@ilsole24ore.com SALVAGENTE ASIATICO Gli operatori del Far East puntano ancora su Budapest: sbarcano Nuctech (Cina) e Nec (Giappone) Nuova fabbrica per Daimler Supporto alle Pmi esportatrici. Il premier ungherese Ferenc Gyurcsany, 47 anni. L'Esecutivo vuole rafforzare la diplomazia economica e punta su Cina, Balcani, Russia. Verranno sostenute 2.300 Pmi esportatrici REUTERS

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Dubai getta l'ancora in Algeria (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-11-18 - pag: 30 autore: Dubai getta l'ancora in Algeria A Dp World la gestione dei porti container di Algeri e Djen-Djen Alfredo Sessa Impermeabile alla crisi finanziaria internazionale, Dubai World, la società di investimento dell'Emirato di Dubai, prosegue nella politica di espansione sui mercati esteri. La controllata Dp World, il quarto operatore portuale mondiale, ha recentemente raggiunto un accordo con il Governo algerino per la gestione dei porti di Algeri, la capitale, e di Djen-Djen, lo scalo situato nella parte orientale del Paese. In base all'intesa, alla joint venture al 50% tra Dp World e le due autorità portuali viene affidata una concessione trentennale sui due scali marittimi, con Dp World che sarà l'operatore degli impianti. La società emiratina si è impegnata a investire 84 milioni di euro in un orizzonte temporale di 4 anni. La joint venture permetterà di espandere la capacità del terminal container di Algeri da 500 a 800mila teu (l'unità di misura pari allo spazio occupato da un container standard di 20 piedi) grazie all'investimento in nuove gru e alla formazione del personale per migliorare l'efficienza e la produttività. Allo stesso tempo, Dp World gestirà lo scalo di DjenDjen, nell'Algeria orientale, che ha il potenziale per accogliere le grandi navi portacontainer di nuova generazione e di diventare un importante scalo per le operazioni di transshipment nel Mediterraneo. Strategica per ottenere l'appoggio del Governo algerino si è rivelata l'offerta di formazione delle maestranze portuali e la prospettiva di aumentare i livelli di occupazione. L'investimento in Algeria consente a Dp world di allargare la collezione di porti strategici per il traffico container che dall'Asia si dirige verso Nordafrica ed Europa. Torre di controllo sulla rotta Asia-Europa, Dubai ha già piantato la bandiera degli Emirati nel porto egiziano di Sokhna, di cui ha acquisito il controllo, e da cui servire il popoloso mercato locale. Le joint venture con i porti di Algeri e Djen-Djen rafforzano ora la capacità di servire il mercato nordafricano. Attualmente l'operatore portuale emiratino gestisce 48 terminal e 13 nuovi poli di sviluppo in 31 Paesi, con un incremento della movimentazione container pari al 18% nel 2007. I programmi di espansione riguardano soprattutto Cina, India e Medio Oriente. Il chairman di Dubai World, il sultano Ahmed bin Sulayem, non ha fatto mistero nelle scorse settimane di non vedere problemi di finanziamento dei progetti, e di considerare che anche in una situazione di crisi economica internazionale possono scaturire opportunità per un gruppo il cui business spazia dal settore navale all'immobiliare. Se tutto sembra andare a gonfie vele in Nordafrica, qualche problema per Dp World sorge invece nello Yemen, dove la società di Dubai ha creato una joint venture per la gestione e l'estensione del terminal container del porto di Aden. L'accordo sta infatti incontrando l'ostilità del Parlamento yemenita e delle maestranze locali. alfredo.sessa@ilsole24ore.com TAPPETO ROSSO Investimento di 84 milioni in un orizzonte temporale di quattro anni Assicurate formazione e nuova occupazione STRATEGIA COERENTE Dopo il controllo dello scalo egiziano di Sokhna, il gruppo emiratino rafforza il suo ruolo nelle strutture che servono il Nordafrica

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Sos dell'industria europea (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-11-18 - pag: 10 autore: Sos dell'industria europea I vertici di 47 grandi gruppi chiedono interventi pubblici urgenti Attilio Geroni PARIGI. Dal nostro corrispondente Beda Romano FRANCOFORTE. Dal nostro corrispondente La Germania deve fare di più. Lo dicono ad alta voce i partner dell'Eurozona. Lo dicono le grandi industrie europee, che ieri hanno pubblicato un documento in cui chiedono a Berlino «maggiori stimoli fiscali». E lo ritengono appropriato perfino i "cinque saggi", i consiglieri economici del Governo, istituzionalmente appiattiti sull'ortodossia di bilancio. Le Monde ha dedicato al tema il titolo d'apertura della prima pagina: dopo il G-20, scrive il quotidiano del pomeriggio, è necessario che ciascuno faccia la propria parte, in termini di rilancio della domanda. Tocca dunque ai grandi esportatori. Cina e Giappone hanno messo sul piatto rispettivamente 455 e 270 miliardi di dollari. E la Germania, campione mondiale di export e unico grande Paese europeo ad avere margini di politica fiscale? Per il momento continua a professare il virtuosismo di bilancio, convinta che il deficit spending in sé, senza un preciso obiettivo strategico, come ha detto il portavoce della cancelleria Ulrich Wilhelm, «non risolve tutti i problemi». Gli industriali la pensano diversamente: «Sosteniamo l'appello per un maggior stimolo fiscale, in particolare nella più grande economia europea, la Germania.Il Patto di stabilità prevede clausole speciali che permettono il superamento dei limiti istituzionali dei deficit in tempi di crisi. E questi sono tempi di crisi », ha scritto in un documento la European round table (Ert), riunitasi a Istanbul, e che raggruppa i dirigenti di 47 grandi gruppi europei, da Renault a Fiat (rappresentata da John Elkan) a Nokia, da Saint Gobain a Royal Dutch Shell a Siemens e Sap (le altre società italiane sono Telecom Italia, St-Microelectronics, Cir ed Eni). «Non abbiamo bisogno di sussidi a settori o imprese in difficoltà, abbiamo invece bisogno di politiche forti per stimolare la domanda e investimenti nelle infrastrutture », ha sottolineato il presidente di turno della Ert, il numero uno di Nokia Jorma Ollila. Il Governo tedesco ha presentato all'inizio del mese un piano di aiuti mirati all'economia, soprattutto a favore delle aziende, con l'idea di generare nuovi investimenti per 50 miliardi di euro. I settori interessati sono l'auto, le costruzioni, i trasporti. Il pacchetto, che peserà sulle casse dello Stato per 23 miliardi di euro, è stato considerato troppo timido da molti economisti e a sorpresa anche dai "cinque saggi", un gruppo di consiglieri del Governo noti per la loro cautela. In un rapporto presentato la settimana scorsa, hanno bollato la manovra definendola «una collezione di misure disparate» ed esortato il Governo ad avere più coraggio nell'aiutare l'economia. Ricordando che il Paese ha chiuso l'anno scorso con un pareggio di bilancio, gli economisti hanno spiegato che è giunto il momento di utilizzare pienamente il margine di manovra sul fronte dei conti pubblici. «Vista la forte incertezza economica - hanno spiegato - esortiamo il Governo non a stimoli di breve termine, ma a misure fiscali per aiutare la crescita. è lecito introdurre un aumento degli investimenti netti nel 2009, finanziati da un incremento del deficit ». Per i cinque saggi- ha notato il quotidiano Handelsblatt- la posizione rappresenta una svolta di 180 gradi rispetto alle posizioni tradizionali di questo gruppo di analisti. attilio.geroni@ilsole24ore.com beda.romano@ilsole24ore.com LA RICETTA Secondo la European Round Table è meglio agire con tagli fiscali e investimenti infrastrutturali che distribuire sussidi ai settori in difficoltà

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L'Fmi non ce la fa: Servono 100 miliardi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-11-18 - pag: 10 autore: L'Fmi non ce la fa: «Servono 100 miliardi» Il Fondo monetario internazionale ha ancora bisogno di soldi.L'allarme viene dal direttore generale dell'organismo internazionale, Dominique Strauss-Kahn: in un'intervista alla Bbc ha indicato in 100 miliardi di dollari il fabbisogno nei prossimi sei mesi dell'istituto, che può contare oggi su 350 miliardi di dollari ma cheè chiamato ad aiutare molti Paesi in difficoltà finanziarie. «Il numero degli Stati che hanno problemi, tutti contemporaneamente, è cresciuto in modo drammatico», ha detto Strauss-Kahn, che ha concluso: «Abbiamo bisogno di più risorse». Non è una novità. All'inizio del mese, il premier inglese Gordon Brown aveva già invitato i Paesi con un forte surplus commerciale, e quindi con ingenti riserve, come Cina, Arabia Saudita e Giappone, a contribuire alle casse dell'Fmi, allora ferme a 200 miliardi di dollari, e aveva chiesto almeno 250 miliardi di dollari. Le risposte sono state diverse. Tokyo ha annunciato venerdì un contributo da 100 miliardi. Pechino ha promesso il suo aiuto, ma non ha preso impegni, mentre Riad ha per ora opposto un cortese ma fermo rifiuto: «Ci sono molte voci secondo cui siamo venuti qui a pagare il conto, ma non è così », ha spiegato il ministro delle Finanze Ibrahim al-Assaf, alla vigilia del vertice del G-20 di Washington. La Russia potrebbe contribuire con un solo miliardo. Il Fondo monetario, che solo qualche mese fa sembrava aver perso il suo ruolo di finanziatore di Paesi in difficoltà, ora è invece chiamato a intervenire su più fronti. Si è già precipitato in soccorso dell'Ungheria, insieme a Banca mondiale e Unione europea, con 25 miliardi di dollari; dell'Ucraina con 16,5 miliardi; del Pakistan con 7,6 miliardi e presto, forse domani, potrebbe concedere all'Islanda fino sei miliardi. A questi Paesi va aggiunta la Turchia, che sta trattando per il rinnovo di una linea di credito da 10 miliardi scaduta a maggio; la Serbia, che proprio ieri sera ha ottenuto un prestito ponte da 518 milioni di dollari; e le Seychelles, il più piccolo Paese al mondo con una propria moneta, che ha ottenuto 26 milioni. La lista è però destinata ad allungarsi: la Bielorussia potrebbe presto ottenere un prestito «cautelativo» da due miliardi. E molti altri Paesi appaiono possibili candidati. La Bosnia ha però smentito di aver chiesto aiuto al Fondo. Analogamente la Corea del Sud ha annunciato di non aver bisogno di un sostegno internazionale per superare la crisi. La Lettonia, invece, non ha escluso di poter far ricorso all'Fmi in futuro. Per il momento si rivolgerà però alla sola Unione europea. LA LISTA SI ALLUNGA Il Fondo ha in cassa 350 miliardi di dollari, insufficienti per rispondere alle crescenti richieste dei tanti Paesi alle corde

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- brunella torresin (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 18-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XIV - Bologna BRUNELLA TORRESIN è nata a Ferrara, si è laureata in filosofia a Bologna, si è formata come danzatrice e coreografa a Parigi, nel 1997 ha trasferito la sua compagnia in Italia, a Parma, e nel 2005, tre anni fa, ha ripreso la strada del viaggio. Il primo itinerario ha guidato Monica Casadei e i suoi danzatori di Artemis Danza, e altri compagni non occasionali fotografi o videomaker, fino in Brasile. E poi dal Brasile a Cuba (nel 2006). E da Cuba al Messico (ottobre 2007). Dopo l´America Latina, hanno rivolto lo sguardo ad Oriente. E a una prima tappa interlocutoria in Turchia, è seguito nell´aprile di quest´anno un viaggio di tre settimane in India. Così è nato «Codice India. Ineffabile stato di grazia», lo spettacolo in scena stasera e domani (ore 21, all´Arena del Sole). In ogni paese, appoggiandosi a festival o scuole nazionali o agli Istituti Italiani di Cultura, Monica Casadei e i suoi compagni hanno danzato e hanno guardato gli altri danzare, hanno insegnato e hanno imparato. «In base ai paesi che attraversiamo - spiega Monica Casadei - il progetto si modifica. Ma una cosa è sicura: prenderà, al nostro ritorno, la forma di uno spettacolo, tentativo anche vano ma sempre intenso di racchiudere le emozioni». Per prima è nata la trilogia di «Latino America» (che Artemis presenta il 2 dicembre a Guadalajara), e allo stesso modo ha preso forma Codice India. Ineffabile stato di grazia. Lo raccontano anche una mostra di fotografie, «è nel cerchio bianco», di Stefano Mazzotta e Beatrice Pavasini allestita nella galleria dell´Arena, e due brevi documentari «Piedinudi» di Emanuele Sciannamea e «Colori in movimento» di Mario Jorio, che saranno viceversa proiettati nel foyer dell´Arena. «Siamo partiti per l´India con l´obiettivo di studiare il Bharatanatyam del Sud, forti del fatto che una di noi, Alessandra Pizza, lo studia da molti anni e avrebbe potuto far sì che al nostro ritorno i nostri corpi modellati dalla danza classica e contemporanea occidentale potessero continuare ad abitare, per brevi momenti la ricchezza enorme della danza indiana». Dal Sud dell´India, dalle città di Chennai e Madurai, Artemis si è spostata a Chandigarh, nel Nord, e poi a New Delhi. Codice India, che ha debuttato al Festival oriente Occidente di Rovereto, è il caleidoscopio di quanto è stato visto, ascoltato, incontrato. Ineffabile stato di grazia «è il sentimento che l´India ci ha trasmesso, e che ha segnato il nostro ritorno». Simile al lavoro creato con il corpo e il movimento, è quello che il giovanissimo Luca Vianini ha fatto con le musiche, inserendo frammenti di brani tradizionali in una partitura originale, come echi: «Ha recuperato i ritmi, modificando le sonorità». Allargare gli orizzonti, incrociare i diversi modi del fare artistico, partire, «andare a conoscere un´altra famiglia della danza aldilà del mare», tutto questo nutre la danza di Artemis, la rende vitale e diversa. «In India abbiamo fatto almeno undici spettacoli nelle condizioni più strabilianti, alle 6 del mattino in mezzo alla strada, o la sera nei templi». Il 22 novembre, a Parma, Codice India aprirà la rassegna "Danza del III Millennio": due notti di danza al Teatro al Parco dedicate al fascino di altri mondi e culture, l´India e l´America Latina. Nel marzo del 2009, al Teatro Comunale di Modena che ne è anche produttore, debutterà il nuovo spettacolo, nutrito delle visioni del viaggio ad Ankara, Smirne, Istanbul. Nell´autunno 2009 ripartono: Corea, Cina, Giappone, un´altra famiglia della danza da incontrare aldilà del mare. Ne nascerà lo spettacolo del 2010.

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stop al calcio in tv "atleti senza etica" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 18-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 61 - Sport In Cina Stop al calcio in tv "Atleti senza etica" ROMA - La tv di stato cinese oscura il campionato di calcio locale. L´emittente pubblica China Central Tv (Cctv) ha annunciato il momentaneo stop alla trasmissione delle partite del campionato cinese per la mancanza di etica professionale dei giocatori. La decisione è stata presa dopo l´ennesima rissa che ha visto coinvolti giocatori e tecnici delle squadre di Pechino e Tianjin. Con alcuni tifosi della squadra della capitale che hanno pure preso d´assalto il pullman del team di Tianjin. «La situazione del calcio in Cina è motivo di grande amarezza per tutti», dice Jiang Heping, responsabile del canale sportivo della Cctv.

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docenti stranieri per salvare l'università - piergiorgio odifreddi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 18-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 49 - Cultura DOCENTI STRANIERI PER SALVARE L´UNIVERSITà L´unica vera soluzione sarebbe azzerare tutte le gerarchie accademiche. Ma può farlo solo un dittatore Le proteste contro le decurtazioni indiscriminate non ci inducano a difendere lo status quo Un professore che ha spesso insegnato all´estero affronta i problemi dei nostri atenei falcidiati dai tagli del governo PIERGIORGIO ODIFREDDI I recenti provvedimenti, in verità parecchio sprovveduti, presi dal governo sulla scuola e sull´università hanno avuto almeno un effetto positivo: quello di stimolare all´autocoscienza studenti e professori, e di attirare l´attenzione della popolazione sulle disastrose condizioni in cui versa l´istruzione nel nostro paese, dalle elementari ai dottorati di ricerca. La protesta contro i tagli indiscriminati ai fondi e al personale, a cui si riducono tutti i provvedimenti citati, non può però essere intesa come una difesa dello status quo e dell´organizzazione del nostro sistema scolastico e universitario, i cui molti anacronismi non trovano l´uguale in Europa e nel mondo. Per evitare di fare un discorso accademico (un termine che, significativamente, potrebbe essere inteso sia come «universitario» che come «ozioso»), mi sia permesso di riferirmi direttamente alle mie esperienze di studio e di insegnamento all´estero: dopo essere entrato all´Università di Torino nel 1973, dapprima come borsista, e poi via via come contrattista, assistente, associato e ordinario, mi sono infatti parallelamente perfezionato alle Università dell´Illinois e della California negli Stati Uniti (1978-80) e di Novosibirsk nell´Unione Sovietica (1982-1983), e in seguito sono stato un regolare professore a contratto a Cornell (1985-2003), oltre che uno sporadico visitatore di università australiane e cinesi, nelle quali ho trascorso rispettivamente un semestre (1989) e tre (1992, 1995, 1998). In queste lunghe visite, ho naturalmente avuto occasione di sperimentare l´organizzazione degli studi in paesi sia capitalisti che comunisti, e di scambiare informazioni e opinioni coi colleghi stranieri, sollevando dovunque la sorpresa e l´incredulità per i nostri meccanismi didattici e concorsuali. Primo fra tutti il nostro assurdo sistema di esami, che non solo è tuttora in vigore, ma viene considerato dagli studenti come un diritto acquisito, invece che il residuo fossile di un bizantinismo degno forse di altri tempi, ma sicuramente indegno del nostro. Dovunque abbia insegnato, invece, mi venivano comunicati con mesi di anticipo e in maniera tassativa non solo le date di inizio e di fine dei corsi, e l´orario delle lezioni, ma anche le date degli esami. Anzi, la data dell´esame, perché esso avveniva inderogabilmente per scritto e in un unico giorno, con una prova uguale per tutti, a distanza più o meno di una settimana dalla fine del semestre: altro che la nostra operetta di prove orali e appelli multipli, che in molti casi arrivano fino a otto all´anno, e permettono agli studenti di ripresentarsi indefinitamente a sostenere lo stesso esame, a distanza magari di anni da quando è stato tenuto il corso! Perché ci stupiamo che metà degli studenti universitari siano fuori corso, quando siamo noi stessi a spingerli a non tenere nessun ritmo e a permettere loro di non dare gli esami nell´unico momento in cui ha senso darli? Per quanto posso testimoniare io, non solo negli Stati Uniti, ma anche in Russia, Cina e Australia, e dunque indipendentemente dal sistema economico del paese, chi non passa l´esame al momento giusto deve ripetere il corso l´anno dopo, con tutti i costi (letterali e metaforici) che questo gli comporta. E chi si inalberasse a sentire la parola «costi», dovrebbe meditare su quelli comunque esatti dal nostro sistema: invece di un giorno di esami e uno di correzioni degli scritti, da noi ogni orale richiede infatti una media di mezz´ora per studente, e dunque spesso centinaia di ore per corso, che vanno moltiplicate per il fattore di ripetizione studentesca dell´esame e per il numero dei commissari delle commissioni. Un enorme dispendio di risorse, che potrebbero essere meglio utilizzate altrimenti. Con un sistema del genere, che richiedesse di tornare una mezza dozzina di volte l´anno per gli appelli, io non avrei mai potuto insegnare all´estero, né avrei potuto dedicare il mio tempo alle uniche attività che un professore dovrebbe svolgere, e cioè l´insegnamento e la ricerca. A proposito delle quali, va notato che in Italia la progressione di carriera è determinata (almeno ufficialmente, a parte le distorsioni sulle quali torneremo) dalla sola ricerca, mentre gli obblighi universitari riguardano il solo insegnamento: una schizofrenia singolare, che non tiene in nessun conto il fatto che un bravo ricercatore può essere un pessimo insegnante, e viceversa. In Unione Sovietica si evitava questa schizofrenia permettendo ai professori di ripartire il proprio impegno tra la ricerca presso l´Accademia delle Scienze e l´insegnamento presso l´Università, in proporzioni variabili, che potevano arrivare fino al cento per cento dell´una o dell´altro. Negli Stati Uniti il sistema è più complesso, ma le università in genere pagano lo stipendio soltanto per i nove mesi dell´insegnamento: i rimanenti tre mesi devono essere finanziati dalla National Science Foundation (fatte le dovute proporzioni, un analogo del nostro Consiglio Nazionale delle Ricerche) e da accordi con industrie o centri di ricerca privati. A proposito di stipendi, una differenza sostanziale è che negli Stati Uniti essi non sono rigidamente legati a un´automatica «progressione di carriera», e vengono invece contrattati individualmente con la propria Facoltà, sulla base di parametri che tengono conto del livello e dell´impegno del docente: in particolare, le valutazioni provengono non soltanto dai colleghi locali e nazionali, ma anche dagli studenti, che alla fine di ogni corso compilano anonimamente dettagliati questionari sulla qualità generale e specifica dell´insegnamento. Una bella forma di tutela, questa, che elimina alla radice la piaga di quei professori terroristi che bocciano sistematicamente la maggioranza degli studenti, senza rendersi conto del fatto che questo la dice più lunga sul livello del loro insegnamento che su quello dell´altrui apprendimento. Quanto al reclutamento dei professori, e sebbene questo possa sembrare inconcepibile da noi, negli Stati Uniti esso viene deciso dalle università in totale autonomia, anche se ovviamente sulla base della distribuzione di potere inter - e intradipartimentale. I candidati sono invitati a presentare un paio di «lettere di raccomandazione», e possono decidere se riservarsi o no il diritto di visionarle: naturalmente, facendolo si condannano a un giudizio asettico e tutto sommato inutile, mentre non facendolo si assoggettano all´espressione di un giudizio spassionato e spesso determinante, in ogni caso supplementato dai pareri di esperti interpellati direttamente dall´università. Il processo mira ovviamente a selezionare il migliore, anche perché l´istituzione ha tutto l´interesse a farlo. Il valore di mercato delle lauree e dei dottorati dipende infatti dal livello delle università in cui sono conseguiti, e questo livello è certificato da apposite graduatorie nazionali, ottenute attraverso sondaggi in cui i professori di ciascuna università valutano il livello delle altre, senza poter valutare la propria. Non avendo invece nessun incentivo a selezionare i migliori, le nostre università finiscono spesso di accontentarsi dei peggiori, cooptati in base ai «criteri» clientelistici, nepotistici e favoritistici che tutti conosciamo. Per continuare con le testimonianze personali, io stesso ho dovuto vincere la cattedra due volte, perché la prima che vinsi fu dirottata a un ricercatore che nel frattempo non era riuscito a diventare associato per mancanza di titoli! Di casi simili ogni professore ne può citare a volontà, ma le mele marce che nel frattempo sono entrate a valanghe in università, ci sono rimaste e hanno proseguito la loro carriera: quel ricercatore, ad esempio, è poi diventato preside di facoltà da qualche parte, e altri saranno arrivati anche più in alto. Fanno dunque tenerezza, per non dir altro, i tentativi del ministro di introdurre meccanismi di sorteggio dei commissari nei concorsi a cattedre: a parte il fatto che queste pensate erano già state adottate nel passato, senza alcun effetto visibile, non si può ovviamente impedire che la mala sorte selezioni proprio le mele marce, né è da esse che ci si può sensatamente attendere un rinnovamento. L´unica vera soluzione sarebbe un immediato azzeramento di tutte le gerarchie universitarie, ma poiché nemmeno un dittatore potrebbe imporre una misura così radicale, bisogna aspettare che lo facciano gradualmente l´età e la pensione. Nell´attesa possiamo pure sorteggiare i commissari per i futuri concorsi: ma che siano stranieri, che possano portare gradualmente il nostro povero Bel Paese ai criteri e agli standard adottati nel mondo intero, dagli Stati Uniti alla Russia alla Cina all´Australia.

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Agguato di Sendero Luminoso: assassinati tre poliziotti in Perù (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 18-11-2008)

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MONDO 18-11-2008 Agguato di Sendero Luminoso: assassinati tre poliziotti in Perù DA LIMA I l narco-terrorismo continua a colpire nelle Ande peruviane. Tre poliziotti sono stati uccisi in un'imboscata domenica all'alba. L'attacco è avvenuto nei pressi di Luricocha, nella regione di Ayacucho: la zona è un punto strategico nella rotta della droga prodotta nella Valle dei fiumi Apurimac ed Ene. Si tratta dell'ultima roccaforte di Sendero Luminoso: qui le cellule ancora esistenti del gruppo terrorista di ispirazione maoista si sono alleate ai narcotrafficanti. Lo scorso mese altri due attentati attribuiti a Sende- ro Luminoso avevano provocato la morte di 17 persone, fra cui 15 soldati. Il modus operandi dell'attacco di Luricocha fa pensare alle ultime frange senderiste, anche se non ci sono state rivendicazioni. La zona dista circa 700 chilometri da Lima. Il narcoterrorismo non preoccupa troppo la capitale, che questa settimana ospita il Foro di cooperazione economica Asia-Pacifico (Apec). Al vertice presidenziale del 22 e del 23 novembre parteciperanno almeno 18 capi di stato e di governo, compresi quelli di Cina, Russia e Stati Uniti. Il Paese sarà vigilato da 39mila agenti. ( M.Cor.) Le cellule del gruppo terrorista di ispirazione maoista si sono alleate ai narcotrafficanti

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Il prezzo dell'amore (sezione: Cina)

( da "Famiglia Cristiana" del 18-11-2008)

Argomenti: Cina

di Alberto Chiara PERSECUZIONI / 1 LE DUE RELIGIOSE RAPITE AL CONFINE TRA KENYA E SOMALIA IL PREZZO DELL'AMORE Sono Caterina Giraudo e Maria Teresa Olivero. Fanno parte del Movimento contemplativo missionario padre de Foucauld di Cuneo, fondato da don Andrea Gasparino. La famiglia Olivero: su sei figli, due suore e un prete. Ricorda l?ultima email trasmessa poco prima del rapimento: «Gliel?ho inviata domenica 9 novembre, attorno alle 20. Mia sorella ha risposto un?ora dopo. Da quando, un annetto fa, è arrivata l?energia elettrica a El-wak, il villaggio dove vive, ci scriviamo con regolarità, una volta ogni due-tre giorni. Non mi ha mai parlato di minacce». Una vita spesa per gli ultimi, don Chiaffredo Olivero (per tutti, semplicemente Fredo) è un sacerdote molto noto in Piemonte: attualmente dirige l?Ufficio per la pastorale dei migranti della diocesi di Torino. È fratello di Maria Teresa Olivero, la religiosa rapita al confine tra Kenya e Somalia insieme con Caterina Giraudo. Entrambe appartengono al Movimento contemplativo missionario padre de Foucauld di Cuneo. È successo nella notte tra il 9 e il 10 novembre. Un gruppo di persone armate ha attaccato El-wak, nel Nord-Est del Kenya, al confine con la Somalia, sparando e lanciando bombe. Sono entrati nella casa del Movimento e hanno rapito le due religiose, dileguandosi. Caterina Rinuccia Giraudo (foto AP/La Presse). In un?intervista all?agenzia di stampa Xinhua (Nuova Cina) il consiglio delle Corti islamiche ha condannato il gesto. «Siamo contrari al sequestro come arma di ricatto», ha affermato Abdurahim Issa Addow, portavoce dell?ala moderata del movimento, che ha firmato l?accordo di pace recentemente raggiunto a Gibuti con il governo di transizione somalo. «Non siamo in alcun modo coinvolti in questa vicenda», ha aggiunto Addow, che ha voluto così smentire le accuse lanciate da fonti governative del Kenya, le quali puntavano il dito proprio contro le Corti islamiche. «Conosco bene quella zona e le due religiose rapite a El-wak», ha detto all?agenzia di stampa Fides monsignor Giorgio Bertin, vescovo di Gibuti e amministratore apostolico di Mogadiscio. «Si tratta di una zona piatta, desertica, dove la frontiera è praticamente ignorata da tutti, sia perché i controlli sono inesistenti, sia perché le popolazioni locali sono somale». Circa movente ed esecutori, monsignor Bertin propende per «il banditismo puro e semplice». Caterina Giraudo, meglio nota come Rinuccia, ha 67 anni ed è nata a Boves (Cuneo). Stessa provincia, ma diverso comune d?origine per Maria Teresa Olivero. «La nostra famiglia è di Centallo», spiega don Fredo. «Mamma e papà erano contadini. Siamo in tutto quattro sorelle e due fratelli. Io sono nato nel 1942, Maria Teresa nel 1948». C?è una terza vocazione religiosa. Un?altra sorella, Elsa Olivero, è entrata anch?ella nel Movimento contemplativo missionario padre de Foucauld. «È reduce dal Madagascar, dove tornerà nel 2009», precisa don Fredo. Che ricorda il grande carisma di don Andrea Gasparino, «uomo dalla profonda spiritualità, il quale, terminata la guerra, nell?ottobre 1951 raccolse cinque ragazzi rimasti senza nulla dando inizio al Movimento, caratterizzato da un?intensa vita di preghiera (dal 1959, a Cuneo, c?è l?adorazione eucaristica continua) e dallo stare davvero in mezzo ai poveri. Così anche a El-wak, da 25 anni. Un amore ricambiato. La gente del posto sta custodendo la casa di Rinuccia e di Maria Teresa. Non è un caso».

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G20/I grandi domani a Washington per rilanciare l'economia (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 19-11-2008)

Argomenti: Cina

G20/I grandi domani a Washington per rilanciare l'economia 14-11-2008 WASHINGTON. La crisi finanziaria e suoi effetti di nuovo sotto i riflettori. Stavolta però non solo per un esame ma per cercare di raggiungere delle soluzioni per la stabilità dei mercati e, soprattutto, per il rilancio dell'economia. Gli Stati Uniti, inizialmente reticenti alla necessità di una kermesse internazionale, puntano ora a raggiungere risultati concreti, con l'adozione di un piano d'azione. L'Europa si attende che siano gettate le basi per l'avvio di un processo che porti a una riforma delle regole dell'economia di mercato. E il governatore di bankitalia Mario Draghi chiede che il Financial Stability Forum (Fsf) si allarghi ai paesi emergenti. Attendersi risultati concreti dal vertice appare difficile: al di là di fissare un calendario e gli obiettivi intorno al quale istituire dei gruppi di lavoro non si dovrebbe andare. Ma già sarebbe un passo avanti, in vista dell'insediamento del nuovo presidente americano, Barack Obama, e considerate le divergenze fra il Vecchio continente e gli Usa e quelle all'interno della stessa Unione Europea. Differenze queste ultime che, però, non hanno portato, grazie all'iperattivismo del presidente di turno Ue Nicolas Sarkozy, a crepe evidenti nell'unità dei 27 nell'affrontare la fase più critica dell'emergenza finanziaria. L'appuntamento di domani a Washington, quindi, sarà anche l'occasione per verificare se questa unità e determinazione sarà condivisa anche dagli altri partner Ue seduti intorno al tavolo, a partire dalla Germania di Angela Merkel. Alla riunione Sarzoky chiederà di rimettere in discussione il ruolo finora avuto dal dollaro sui mercati mondiali, ma anche la necessità di dare al Fondo Monetario Internazionale un ruolo più centrale nella nuova architettura mondiale. Un'idea questa che agli Usa non piace: Washington è d'accordo ad ammodernare il ruolo del Fmi, ma solo attraverso un rafforzamento limitato della sua capacità di prevenire la crisi. Gli Usa si oppongono inoltre al principio di un regolatore mondiale unico e sovranazionale. Ma sono anche altri i temi sul tavolo, quali l'aumento del peso dei paesi emergenti nella supervisione della finanza internazionale. Brasile, Cina, India e Russia chiedono una maggiore voce e di poter giocare un ruolo di primo piano nel ridisegnare l'architetture della finanza mondiale. Secondo il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, per una migliore gestione della crisi dei mercati è necessario allargare il numero dei Paesi che fanno parte del Financial Stability Forum, includendo le economie dei principali Paesi emergenti. L'Fsf "lavorerà - spiega - per ottenere rapidamente questo obiettivo". Convinto che sia necessario dare maggiore peso alle economia emergenti è anche Bush: è stata infatti proprio Washington a insistere per allargare quello che inizialmente doveva essere un G7 ad altri 13 paesi. Proprio per dare più voci ai paesi emergenti è necessario ammodernare del Fondo Monetario internazionale e della Banca Mondiale, così che possano rispondere meglio alla crisi che, comunque, "non rappresenta il fallimento" del capitalismo, osserva Bush. L'economia mondiale - prosegue Bush - ha ancora davanti "giorni difficili", ma le misure prese cominciano a produrre effetti. L'Europa e gli Stati Uniti si presentano al vertice in recessione. Le grandi economie dei paesi emergenti, che tirano la crescita mondiale, chiedono un peso maggiore e vogliono partecipare attivamente alla definizione della nuova architettura finanziaria globale. Al vertice parteciperanno anche la Spagna (alla quale la Francia ha ceduto uno dei due posti cui aveva diritto essendo contemporaneamente presidente di turno dell'Ue e membro effettivo del G20) e l'Olanda (invitata da Nicolas Sarkozy, presidente di turno dell'Unione Europea: così, il G20 sarà in realtà un G21.

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La chiusura di Guantanamo un rebus legale (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 19-11-2008)

Argomenti: Cina

La chiusura di Guantanamo un rebus legale di Marco Bardazzi 13-11-2008 WASHINGTON. C'é chi parla addirittura di clintoniani alla ribalta nella squadra di Barack Obama, il presidente eletto degli Stati Uniti, l'uomo che ha battuto Hillary Clinton alle primarie e che non avrebbe l'intenzione di inserire l'ex First Lady nella sua compagine di governo. Altri più prudenti, sostengono che nell'ambito dei suoi dichiarati sforzi di apertura, Obama non poteva non prendere con sé esperti vicini a Bill Clinton, l'ultimo democratico ad essere stato alla Casa Bianca, fino al gennaio 2001. Gli esperti in questione sono almeno due, oltre al reponsabile per la transizione, John Podesta, l'ex capo di gabinetto di Clinton. Da un lato c'é Sam Nunn, 70 anni, un ex senatore democratico della Georgia, uno degli esperti statunitensi storici per le questioni di disarmo internazionale, che Obama ha incaricato di gestire la transizione tra il Pentagono di George W. Bush e quello del futuro presidente. Una transizione che potrebbe però risultare abbastanza facile, dato che il nome che circola con maggiore insistenza in questi giorni è quello di Bob Gates, che verrebbe confermato alla testa del Dipartimento della Difesa, almeno in un primo periodo, forse un anno. Dall'altro c'é Madeleine Albright, il secondo segretario di Stato di Clinton, dopo esserne stata l'Ambasciatore alle Nazioni Unite. La Albright, insieme all'ex deputato repubblicano Jim Leach, nell'ambito di una chiara scelta bipartisan, curerà i rapporti tra il presidente eletto e i leader mondiali presenti a Washington sabato per il Vertice del G20, i sette paesi più ricchi e la Russia, oltre ad emergenti come Brasile, Cina e Corea del sud. Secondo quanto indicato da Denis McDonough, il consigliere in politica estera di Obama, la Albright e Leach saranno a disposizione delle delegazioni internazionali e potranno esprimersi a nome di Obama e del suo vice Joe Biden. "C'é un solo presidente in carica -ha ricordato McDonough- e per tali ragioni il presidente eletto ha chiesto al segretario Albright e al deputato Leach, una squadra esperta e bipartisan, di essere a disposizione dei nostri amici ed alleati e di ascoltarli in sua rappresentanza". Nel confermare la scelta di Nunn, la portavoce della squadra incaricata della transizione, Stephanie Cutter, ha smentito invece le indicazioni di stampa in base alle quali l'ex segretario di Stato Warren Christopher , 83 anni, un altro clintoniano, avrebbe svolto un ruolo nel processo di transizione. Secondo la Cnn, Christopher sarebbe stato scelto come responsabile per la transizione al Dipartimento di Stato, ma la Cutter ha precisato che "c'é molta disinformazione" in giro, e l'indiscrezione sull'ex segretario di Stato ne è un esempio. Tra i 'papabili' segretari di Stati di Obama circolano i nomi di John Kerry, il senatore del Massachusetts ex candidato alla Casa Bianca (ma lui ha negato qualsiasi contatto con lo staff di Obama), l'ex ambasciatore all'Onu Bill Richardson, un ispanico, oltre ad essere un clintoniano che alle ultime presidenziali ha 'tradito' appoggiando Obama contro Hillary. Chi avrebbero invece il proprio futuro segnato, secondo il Washington Post, sono i due più alti responsabili dell' intelligence, il direttore della National Intelligence (Dni) Mike McConnell e quello della Cia Michael Hayden. Ad Obama non sarebbe andato giù il fatto della mancata cattura di Osama bin Laden, il responsabile degli attacchi dell'11 Settembre. Secondo il quotidiano, sono numerosi in seno al partito democratico ad opporsi ad una loro conferma, giudicandoli troppo vicini al presidente Bush. I due hanno in particolare appoggiato una politica troppo ampia di intercettazioni telefoniche, oltre ad avere autorizzato tecniche di interrogatorio, che secondo alcuni sono al limite della tortura. Tra i nomi che vengono citati per sostituire McConnelle e Hayden spiccano quelli di John Brennan, il responsabile per l'intelligence nel team di transizione, e quello di Chuck Hagel, un senatore repubblicano che non si è ricandidato, contrario alla guerra in Iraq.

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Un vertice in sordina. G20/Le sponde dell'Atlantico già si allontanano (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 19-11-2008)

Argomenti: Cina

Un vertice in sordina. G20/Le sponde dell'Atlantico già si allontanano di Pino Agnetti 16-11-2008 Non è stato (ma già lo si sapeva) la nuova Bretton Woods. Ma a qualcosa, questo G20 di Washington convocato nel momento in assoluto più infelice (la transizione fra un presidente Usa e l'altro), almeno è servito. A misurare le distanze crescenti fra le due sponde dell'Atlantico. Insieme al clima, anch'esso in ascesa, di diffidenza fra le economie più ricche del pianeta (il clan del G20 rappresenta il 90% del Pil globale). Ambedue le conclusioni potranno suonare paradossali, visti certi pomposi e magniloquenti proclami della vigilia all'insegna del "serriamo i ranghi e marciamo uniti contro la crisi". Ma che altro dire di un vertice che, fin dalle sue prime battute, ha accantonato sia l'ipotesi di dar vita a una "authority" di vigilanza comune sui mercati internazionali, sia quella decisamente meno ambiziosa di rafforzare i poteri (come si è visto già sottodimensionati rispetto alle proporzioni dell'incendio in atto) del Fondo monetario internazionale? Così, a tenere banco è stata la proposta di rafforzare la collaborazione fra lo stesso Fmi e il Financial stability forum (Fsf) presieduto dall'italiano Mario Draghi, il quale ha anche chiesto di allargare l'organismo ai Paesi emergenti come Cina, India, Brasile e Russia. Insomma, roba da tecnici sia pure "super" come il governatore della nostra Banca centrale. Ma è chiaro che, per deliberare su materie simili, non era certo necessario chiamare ad adunata i venti "leader maximi" della Terra. Che, smaniosi com'erano di riuscire a incontrare anche solo per pochi minuti il "vero" presidente degli Stati Uniti (e non quello che ha già iniziato a inscatolare i ricordi dello Studio ovale), se ne sono tornati a casa delusi dal "Ci vediamo un'altra volta" di Obama. Troppo impegnato nello strappare alla sua grande rivale delle primarie democratiche, Hillary Clinton, un clamoroso "Yes, I can" a ricoprire l'incarico di segretario di Stato nella futura amministrazione. Ma, soprattutto, troppo intelligente dal pensare di farsi legare le mani anzitempo dagli alleati di sempre dell'America (gli europei che sono i primi a temere le terapie d'urto, ad esempio nel settore auto, annunciate dal prossimo inquilino della Casa Bianca) e da quelli sempre più probabili di domani (vale a dire gli "emergenti", a cominciare dalla Cina il cui peso nella finanza e nell'economia Usa ha raggiunto dimensioni ormai gigantesche). D'altra parte, sono stati gli stessi commensali del G20 di Washington a svuotare il summit di qualsiasi significato "storico" anticipando l'intenzione di tenerne un altro nel giro di 100 giorni. Cioè, nel febbraio 2009 allorché Barack Obama sarà diventato a tutti gli effetti il 44 presidente americano dopo il solenne giuramento del 20 gennaio prossimo. Da qui a là, i vari leader mondiali avranno dunque modo di affinare ulteriormente i propri piani anti crisi. Che intanto, però, non segue il passo da marciatori (per di più impegnati a tirarsi l'un l'altro per la maglia dividendosi fra strenui difensori del libero mercato e novelli alfieri dell'intervento di stato) di questo genere di riunioni in cui ognuno, alla fine, pensa ai propri singoli interessi. Bensì, quello ben più incalzante della recessione che, senza guardare in faccia nessuno, continua ad avanzare su tutti i fronti. Da quello americano, dove il tasso di disoccupazione sfiorerà il 10% entro il 2009, a quello europeo dove l'intera zona euro è entrata ufficialmente in recessione per la prima volta dalla nascita della moneta unica. In questo clima di generale difficoltà, vi è anche chi come la Russia (forse l'economia oggi messa peggio in assoluto) tenta di giocare in maniera spregiudicata le proprie carte agitando lo spettro di un possibile ritorno alla Guerra fredda. Ma si tratta di una mossa dettata, appunto, dagli enormi problemi interni di Mosca (fuga in massa dei capitali e rischio di fallimento della grande oligarchia petrolifera conseguente al crollo del prezzo del greggio). E dal chiaro tentativo di Putin di mettere alla prova il nuovo presidente Usa. Sarà bene che l'Unione europea, e anche il nostro premier, ne tengano conto. Sempre che, al tavolo del prossimo G20, vogliano sedersi accanto a un Barack Obama disposto a trattarli ancora come partner essenziali dell'America.

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Giappone entra in recessione tecnica (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 19-11-2008)

Argomenti: Cina

Giappone entra in recessione tecnica 18-11-2008 TOKYO. Il Giappone segue Eurolandia ed entra in recessione tecnica per la prima volta dal 2001: il Pil nel periodo luglio-settembre segna una contrazione dello 0,4% su base annua, che si aggiunge al -3,7% dei tre mesi precedenti. Due trimestri negativi secondo la dottrina macroeconomica (-0,1% rispetto ad aprile-giugno, già in contrazione dello 0,9% rispetto a gennaio-marzo, invece del preliminare 0,7%) ed ecco che la seconda economia al mondo è ufficialmente in panne. "Siamo in recessione e vi è il pericolo che la situazione peggiori ulteriormente", ammette Kaoru Yosano, ministro alle Politiche economiche e fiscali, prendendo atto della fine del ciclo espansivo più lungo del dopoguerra, durato in tutto sei anni e mezzo. La Borsa di Tokyo, in scia al dato negativo ma non del tutto sorprendente (le attese erano di un magro +0,1/0,2%), ha ampliato le perdite fino a sfiorare il 3%, per chiudere (+0,71%) in leggero rialzo sul rally sostenuto dal rafforzamento del dollaro sullo yen, risalito a quota 96-97. Quanto alle prospettive, Yosano ha messo subito le cose in chiaro: "così come per l'economia mondiale è atteso un rallentamento - rileva - i movimenti al ribasso per il Giappone dovrebbero proseguire a seguito della frenata della domanda domestica e soprattutto di quella estera". La recessione, in altri termini, potrebbe essere più lunga dell'ultima, che durò i tre trimestri fino a dicembre 2001, perché "le cose sono solo destinate ad andare peggio", dice Masamichi Adachi, senior economist di Jp Morgan, aggiungendo che il raffreddamento della domanda "potrebbe causare la più profonda recessione degli ultimi 10 anni". Il Giappone poggia la sua economia sulle esportazioni: in presenza di una recessione in Europa, con gli Usa ormai a un passo (manca la certificazione) e con la Cina che ha allentato il passo, diventa problematico attendersi sbocchi per l'export del Sol Levante verso Paesi emergenti o in via di sviluppo, già in difficoltà. A maggior ragione in presenza di uno yen forte su dollaro ed euro. Tra le voci più negative del Pil figura il ribasso delle spese e degli investimenti da parte delle imprese (-6,7% annuo e -1,7% su base trimestrale) assieme all'export (-0,7%), mentre i consumi (che sono il 55% del prodotto interno lordo) risalgono dello 0,3%. Toyota si appresta, in base a indiscrezioni, a tagliare la produzione del 2009 sotto i 9 milioni di auto, e lo stesso stanno per fare i colossi dell'hi-tech Panasonic e Sharp, a conferma dell'impatto sull'economia reale delle turbolenze finanziarie internazionali. In attesa che produca i suoi effetti il secondo pacchetto di misure anti-crisi per l'economia di fine ottobre, del valore di 207 miliardi di euro di cui quasi 40 di spese extra budget, il premier Taro Aso ha ragioni sufficienti per rinviare le elezioni forse fino alla conclusione naturale della legislatura, a settembre 2009, tra le proteste delle opposizioni. C'é un vertice dei ministri finanziari da organizzare, in previsione del prossimo summit del G20 di Londra, a primavera. E c'é poi la popolarità in forte calo del suo esecutivo: per un sondaggio della Tv Asahi, il gradimento verso l'azione di governo è sceso al 29,6%, ben 13,3 punti percentuali in meno rispetto a un mese fa. A nulla è valso il bonus da 120 dollari destinato alle famiglie per sostenere i consumi.

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Bush e la crisi del G8 (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 19-11-2008)

Argomenti: Cina

Bush e la crisi del G8 16-11-2008 WASHINGTON. Dal crollo delle Torri Gemelle a quello di Wall Street, dalla fine della sicurezza Usa alla fine del 'Club dei Ricchi': il presidente George W. Bush sta chiudendo i suoi otto anni alla Casa Bianca, iniziati nel segno della strage dell'11/9 e della conseguente guerra globale al terrorismo, con un altro evento epocale nella sfera delle relazioni internazionali: la morte del G8. "E' stato un incontro molto produttivo - ha detto ieri Bush al termine di due giorni di lavori del primo G20 a livello di leader - ma un solo incontro non può risolvere i problemi del mondo: questo è solo un primo passo". La riunione del G20 a Washington, scaturita dalla crisi economica segna, grazie soprattutto a Bush, una svolta storica: l'ingresso dei giganti emergenti nel club dei Ricchi (o, meglio, ex-Ricchi), l'arrivo di paesi come Cina, India e Brasile nella rarefatta atmosfera del 'Circolo dei Signori' del G8 dove la antica nobiltà non è automaticamente accompagnata da adeguate risorse finanziarie. E' stato raggiunto un punto di non ritorno: una volta sfondata la porta non può essere più chiusa in faccia ai giganti che avanzano. "Il G20 è ormai già riconosciuto come l'organismo competente per discutere i problemi sollevati dalla crisi economica mondiale", ha ribadito ieri a Washington il presidente francese Nicolas Sarkozy. Questa eredità di Bush alla storia dei vertici internazionali ha probabilmente origini non premeditate: la Casa Bianca aveva replicato alle richieste insistenti del presidente francese Nicolas Sarkozy di organizzare un G8 straordinario sulla crisi economica con la controproposta di allargare il consesso ad altri paesi, come la Cina e l'India, indispensabili per trovare risposte globali ad una crisi economica che è planetaria. La richiesta di Bush nasceva anche, probabilmente, dalla convinzione che un G20 avrebbe contribuito a frenare, diluendole, le richieste dell'Europa di giungere ad una profonda revisione delle regole del gioco. Mentre il comunicato finale del vertice sottolinea la necessità di giungere ad "un piano d'azione concreto e preciso per ristabilire la fiducia", il presidente Bush nella sua dichiarazione subito dopo la conclusione del vertice ha preferito porre l'accento sulla necessità di tutelare i principi della libertà di mercato e di impresa e sui pericoli di cedere alle tentazioni del protezionismo. Il presidente americano ha ridicolizzato i tentativi di definire la riunione di Washington una 'Bretton Wood II': "Ci sono voluti anni per preparare i lavori di Bretton Wood - ha detto Bush - questo vertice di Washington è stato preparato in tre settimane". E' una situazione difficile per Bush, che non ha potuto prendere impegni rilevanti a questo vertice avendo sul collo il fiato del successore che ha comunque preferito tenersi a distanza dal G20 di Washington restando a Chicago per mettere a punto la sua squadra di governo. Per Bush è stata anche l'ultima occasione di fare da padrone di casa in un grande consesso internazionale: la prossima settimana si recherà in Perù per partecipare al vertice dell' Apec, l'assemblea annuale dei paesi che si affacciano sul Pacifico. Un evento che dovrebbe essere la sua ultima partecipazione, da presidente Usa, ad un grande consesso internazionale.

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Berlusconi. "Aiuti alle imprese e nuova Bretton Woods" (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 19-11-2008)

Argomenti: Cina

Berlusconi. "Aiuti alle imprese e nuova Bretton Woods" di Marcello Campo 15-11-2008 WASHINGTON. Bisogna prendere tutte le misure necessarie perché la crisi finanziaria non ricada, a cascata, sull'economia reale. È giusto avere più trasparenza nei mercati e più forti controlli "ma senza cadere nell'eccesso di una invasività dello stato nell'economia e del protezionismo". Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, appena giunto a Washington, dove oggi si terrà il vertice del G20 contro la crisi finanziaria mondiale, ribadisce il senso della sua proposta: bene un maggiore coordinamento e controllo per aiutare le imprese, ma, avverte: "tutto ciò avvenga nel quadro di una economia di libero mercato". Incontrando i giornalisti prima di partecipare alla cena dei 20 grandi, Berlusconi conferma il suo scetticismo sui concreti risultati del vertice di domani: "Si tratta di un summit a cui partecipano paesi che rappresentano l'80% dell'economia mondiale e il 60% della popolazione, tuttavia non credo che emergeranno proposte salvifiche o definitive. Me lo auguro - prosegue - ma non credo sarà possibile". Per avere un nuovo ordine mondiale, quella cosiddetta "nuova Bretton Woods", serviranno altri 100 giorni. Già a febbraio una nuova riunione potrà stabilire - annuncia Berlusconi - le nuove regole della finanza e dell'economia. La recessione economica sancita dai dati dell'Istat che rimbalzano dall'Italia, non colpiscono più di tanto il premier: "sin da quando siamo entrati in questa crisi - commenta pacato - ho avuto la percezione che saremmo entrati in recessione. È una cosa che succede a tutte le economie europee. Ma è necessario avere ancora fiducia nei consumatori e negli imprenditori". E proprio con uno sguardo rivolto alla situazione italiana, Berlusconi ribadisce che presto, "entro fine mese", precisa, il governo assumerà degli interventi a sostegno delle imprese e delle famiglie: "Sapete - dice rivolto ai cronisti - che abbiamo tanti provvedimenti e che dobbiamo valutarli sulla base dell'equilibrio tra il bilancio dello stato e il morale delle famiglie. È noto - lamenta Berlusconi - che dal governo precedente abbiamo ereditato un debito enorme e il nostro impegno prioritario è riportarlo sotto il livello del pil. Lo scetticismo del premier sulle reali prospettive di questo vertice era già stato ribadito a più riprese nelle ultime settimane. Tuttavia, secondo il governo italiano, la riunione di domani sarà importante perché segnerà l'inizio di un lungo cammino. A pesare come un macigno sulla reale efficacia del vertice è il particolare momento che vive la politica americana: a presiedere il G20 oggi sarà un presidente uscente perché quello eletto non si è ancora insediato. La novità, invece, rilevante è che la tradizionale formazione del G8 (Usa, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Canada e Russia) stavolta sarà affiancata dalla presenza di altre importanti potenze economiche emergenti come la Cina, l'Australia, il Brasile, il Messico, l'Argentina, L'Arabia Saudita e la Turchia. Ed è proprio con queste nuove potenze emergenti che l'Italia, a partire dal G20 di oggi, rilancerà il suo ruolo e la sua capacità di dialogo, in vista della presidenza di turno del G8 da gennaio 2009. Una capacità di dialogo che, come ricorda Berlusconi in ogni occasione, dovrebbe far sì che il G20 di oggi non sia "una tantum" ma rappresenti un consesso stabile in grado, per la sua enorme forza rappresentativa, di dare risposte concrete ai problemi globali.

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sequestrati 5000 giocattoli pericolosi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 19-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina VII - Bari Casamassima Sequestrati 5000 giocattoli pericolosi I carabinieri del Nas di Bari hanno sequestrato nel capannone di un centro commerciale all´ingrosso a Casamassima, cinquemila oggetti pericolosi in cera o plastica, e che riproducono vari tipi di frutta. Denunciato il responsabile legale della ditta importatrice dei prodotti per aver violato la legge che tutela la salute dei consumatori. Gli oggetti sono prodotti in Cina: secondo i carabinieri, per forma, aspetto e dimensioni potrebbero causare soffocamento nei bambini.

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dagli usa il kolossal delle meraviglie con la famiglia disney al completo - sara chiappori (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 19-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XXII - Milano Dagli Usa il kolossal delle meraviglie con la famiglia Disney al completo Da stasera Mickey Mouse e gli altri eroi dei più famosi cartoon animano il Palasharp con magie, luci, canzoni ed effetti speciali Lo spettacolo, costato 10 milioni di euro, è già stato visto nel mondo da due milioni di persone SARA CHIAPPORI Ci sono tutti, o quasi. A cominciare dal capostipite della grande famiglia Disney, Topolino. E con lui, Minnie, Pippo, Paperino e Paperina. Ma non finisce qui, perché a infoltire la schiera degli eroi e delle eroine più famosi del mondo ci sono anche Cenerentola con la sua zucca trasformata in carrozza, Biancaneve accompagnata dai sette nani, la principessa Jasmine di Aladdin, il cappellaio matto di Alice nel paese delle meraviglie. E ancora streghe, fate, scope incantate che ballano, cieli stellati nei quali volare, mele magiche dai poteri strabilianti. Promette ogni sorta di meraviglie il mastodontico Disney Live! Il magico show di Topolino, in arrivo da stasera al Palasharp, dopo il debutto italiano a Napoli la scorsa settimana. Un vero e proprio kolossal made in Usa che dal 2006 ha raccolto oltre 2 milioni e mezzo di spettatori nel mondo. Partito dal South Carolina ha toccato Stati Uniti, America Latina, Cina, Emirati Arabi, Spagna, Canarie, ovunque raccogliendo l´entusiasmo di folle di bambini elettrizzati davanti ai loro personaggi preferiti finalmente in carne e ossa. Sul palco, infatti, sono schierati in almeno una trentina (in Italia contano sulle voci dei doppiatori dei film e dei cartoni animati Disney): cinque grandi pupazzi animati (Topolino il mattatore, Minnie, Paperino, Paperina e Pippo) e decine di attori in costume, pronti a scatenare il pubblico sulle ali della fantasia. E della tecnologia più raffinata che c´è, ma non si vede. Circa 10 milioni di euro il costo complessivo dello show prodotto da Feld Entertaiment (in Italia presentato da Applauso Spettacoli) e diretto da Jerry Bilik, una sessantina di persone coinvolte tra interpreti, ballerini, tecnici, artigiani, sarti, parrucchieri e truccatori, un fondale con 6800 lampadine, 620 i metri di tessuto necessari per realizzare i 41 costumi di scena, 2 i chilometri di alluminio serviti per costruire la struttura. Trattandosi di una delle multinazionali più importanti del mondo, non c´è di che stupirsi: quando la Disney si muove lo fa in grande. E in questo caso, non si è risparmiata per garantire ai suoi piccoli spettatori uno show di effetti speciali degni del loro stupore e della loro meraviglia. Colori, musiche, canzoni (tutte quelle più famose, ormai diventate dei classici), giochi di luci, balletti, visioni e apparizioni: non manca nulla in questo spettacolo che conta soprattutto sui numeri di magia e illusionismo curati e realizzati da Brad Ross e Alex Gonzales, grazie ai quali niente sembra impossibile: Minnie si solleva dal suolo, Jasmine vola in un cielo notturno, la fata trasforma la zucca di Cenerentola in una smagliante carrozza, le scope di Fantasia si scatenano in una danza indiavolata. Frammenti di fiabe e storie si materializzano come d´incanto dentro questo show che procede a ritmi serrati ma non rinuncia alla poesia e alla tenerezza. Confermando l´efficacia di una formula che conta sull´immediata riconoscibilità dei suoi protagonisti, su effetti speciali sofisticati ma non esibiti e soprattutto su un´atmosfera familiare perfetta per rassicurare grandi e piccini.

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pronte le maglie, ecco gli americani aspettando i progetti (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 19-11-2008)

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Pagina XIV - Bologna La Fortitudo Pronte le maglie, ecco gli americani aspettando i progetti OGGI finalmente sarà il giorno di Gilberto Sacrati, se qualche ritardo o sciopero aereo non si metterà di mezzo. Il programma ufficioso infatti prevede che questo pomeriggio il presidente dell´Aquila presenti il trio di manager americani che ufficializzeranno la nuova sponsorizzazione e l´investimento sul Parco delle Stelle. Alla conferenza parleranno quindi George Donohue, presidente di Gmac, che in mattinata è atteso al Marconi, Gerald Collins, amministratore delegato e direttore esecutivo di Gmac Real Estate Ipg, e Najib Choufani, presidente di Intercontinental Fund. In caso di ritardo del volo dalla Cina di Donohue, si posticiperà a domani, ma si farà comunque. Ci sono voluti dieci giorni invece che "one week" come aveva promesso Gil, ma la sostanza non cambia, i presidenti sono arrivati e a ore finirà il silenzio della Fortitudo e la doppia importante collaborazione sarà ufficiale. Rimane ovviamente di maggior valore la quantificazione dell´impiego di capitali sul Parco delle Stelle, mentre più immediata sarà l´ufficializzazione dello sponsor della squadra. Le magliette e i pantaloncini con il marchio Gmac Real Estate Ipg sono in fase di ultimazione, pronti per l´anticipo serale di sabato sera al PalaDozza con Treviso. (f. fo.)

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palermo riflette su diritti e potere - paola nicita (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 19-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XVIII - Palermo Da domani la Giornata mondiale della filosofia organizzata dall´Unesco PALERMO RIFLETTE SU DIRITTI E POTERE Dieci tavole rotonde tematiche animate da pensatori di oltre venti Paesi PAOLA NICITA La parola è un signore potentissimo, un grimaldello che apre tutte le porte, diceva Gorgia da Lentini. La forza del pensiero, articolata alla luce delle testimonianze dei più autorevoli filosofi internazionali, sarà la protagonista della Giornata Mondiale della Filosofia indetta dall´Unesco; per ospitare la manifestazione quest´anno è stata scelta come sede Palermo. Qui si terranno le due giornate di studi, domani e venerdì, per discutere intorno al tema "Diritti e potere": binomio che a volte sembra scontrarsi, e che dunque riveste massimo interesse. Saranno oltre cinquanta i filosofi provenienti da più di venti paesi per l´evento che coincide con il sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale per i Diritti umani. Per questa occasione sarà presente il direttore generale dell´Unesco, Koichiro Matsuura; ad ospitare la Giornata mondiale della filosofia sarà la Fondazione Banco di Sicilia, presieduta da Giovanni Puglisi, che è anche presidente della commissione nazionale italiana per l´Unesco. A Villa Zito si terrà una conferenza speciale di Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit su "Finanza ed economia, un circolo virtuoso", mentre l´apertura dei lavori è alle 17 alla Società siciliana di Storia patria, alla presenza tra gli altri di William McBride, presidente della Federazione internazionale della società di filosofia, Francesco Paolo Casavola, presidente emerito della Corte Costituzionale, e Andrea Riccardi, fondatore di Sant´Egidio. Il professore Gianni Puglisi, a proposito del tema scelto, dice: «Oggi il nodo della vita politica internazionale è da ricercarsi proprio nell´articolazione di questi due termini, nell´intreccio di diritto e potere; si è visto con Obama, più alta è la soglia del diritto, più autorevole quella del potere». Diversità culturale, identità, crisi, dinamiche del potere, autorità pubblica e dignità umana: a Palazzo Butera si terranno dieci tavole rotonde tematiche in contemporanea, una sorta di grande agorà del pensiero che porrà sul piatto temi profondamente attuali. Prosegue Puglisi: «L´Italia è stata da sempre la patria del diritto, anche se ultimamente alcuni aspetti corrono il rischio di eclissarsi». Come porsi, allora, rispetto ad una necessaria certezza del diritto? «Il diritto è specchio della vita - prosegue il professore - l´importante è non perdere il contatto con le consuetudini, le capacità di adattamento. Il diritto non deve essere usato per aggiustare alibi». Molte le presenze internazionali provenienti dai Paesi dell´Est, ma anche da Turchia, Senegal, Israele, India, Corea, Cina, Giappone, Algeria. Sottolinea Puglisi: «Particolarmente interessante è la riflessione sui nuovi diritti, ben lontani dall´essere riconosciuti; poter scegliere il proprio compagno, come morire, come vivere». Parole, ma anche immagini e testi: infatti a Villa Zito venerdì si inaugura la mostra bibliografica "La stampa del pensiero", libri rari e antichi sulla storia del pensiero filosofico e scientifico che appartengono alla collezione della Fondazione Banco di Sicilia; sempre a Villa Zito, sabato mattina si presenta il volume "Palermo, specchio di civiltà", edito dall´Istituto della Enciclopedia italiana Treccani. «Uno splendido lavoro su Palermo - conclude Puglisi - dove attraverso ottocento immagini fotografiche appare la bellezza epifanica di questa città, che conferma il suo ruolo di capitale senza tempo. Qui l´altro è sempre osservato come specchio de sé. Almeno in questo Palermo è esemplare».

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75.000 mani su Wikipedia l'enciclopedia fatta a spirale (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 19-11-2008)

Argomenti: Cina

75.000 mani su Wikipedia l'enciclopedia fatta a spirale Dopo la Cina, nei giorni scorsi anche in Germania si è tentato di censurare Wikipedia. Ma cos'è veramente e perché ha così successo l'enciclopedia on line fondata nel 2001 da Jimmy Wales e Karry Sanger? L'enciclopedia è una macchina che funzione ad informazione e il computer è la macchina enciclopedia per eccellenza; quella che ci fa entrare nel circolo (ciclo) dei segni portatori di sapere (pedia). Per questo principio enciclopedico, Wikipedia - il quinto tra i websites più visitati del mondo - è il più popolare dei testi di riferimento presenti su Internet: più di Amazon e eBay, e almeno quanto MySpace, Facebook e YouTube. Ed è gratuito e senza pubblicità. Fondata nel 2001 - da Jimmy «Jumbo» Wales e Karry Sanger - è la più vasta enciclopedia mai realizzata, più di quelle, leggendarie, dell'antica Cina. Dalla fondazione si contano circa 640 milioni di visite e, di recente, almeno 244 milioni l'anno. I collaboratori sono tutti gli interessati; volontari, sono più o meno 75.000 e possono partecipare alla redazione proponendo nuove voci, ampliandone, riducendone o sopprimendone altre. La rete ha esasperato la domanda di accumulare, memorizzare, organizzare, selezionare, reperire le informazioni potenzialmente rilevanti. Che novità presenta Wikipedia in una società cognitiva, caratterizzata da un'inesauribile richiesta di testi di riferimento? In primo luogo la sua forma poi la sua sostanza espressiva. La neo-pedia, come alcuni la chiamano, è molto tradizionale nella sua forma. Ha assorbito infatti la classica Encyclopedia Britannica del 1911, ora di dominio pubblico come altre celebrate enciclopedie del passato. È la ritorsione anglosassone alla Encyclopédie degli illuministi francesi. Wikipedia ha un esplicito intento didattico, anche se non mira più al sogno della totalità del sapere. Esclude esplicitamente ricerche originali e nuove notizie, ma ha ridotto i tempi di registrazione dei nuovi saperi. È una rassegna terminologica di concetti, non una nomenclatura, cioè un lessico ed è quindi agevolmente traducibile. È ordinata alfabeticamente e non per temi; questo rende il suo sapere frammentato e tenuto insieme da un sistema aperto di rinvii e di legende in cui le figure illustrano i testi e i testi nominano le figure. È multimediale: mentre le vecchie enciclopedie sono sempre state «iconofore», portatrici di immagini e diagrammi, Wikipedia è un'opera lirica virtuale, anche se questo non basta a renderla tanto fun and additive (J. Wales). C'è però una differenza rilevante con ogni altro dizionario o lessico culturale, che è la conseguenza dell'apertura antiprotezionista a chiunque voglia redigere o modificare, anche in modo anonimo o sotto pseudonimo, una voce. È del 2001 infatti la prima istruzione d'uso; «ignora tutte le regole: se le regole ti rendono nervoso e depresso e non desideroso di partecipare al Wiki, allora ignorale del tutto e vai avanti a modo tuo». Sono accorsi infatti autodidatti e gente costosamente educata, vanitosi e altruisti che hanno trovato modi solitari di farsi solidali e sociali. Le conseguenze sono sorprendenti: nonostante i vandalismi (ci sono taggers da enciclopedia) e gli interventi interessati (stati e imprese sono intervenuti per orientare o indirizzare o raddrizzare informazioni sgradite) Wikipedia gode di una affidabilità a cui non pretende - c'è chi parla addirittura di wiky- reality! Ha sempre proclamato che il suo scopo non è la verità ma la verificabilità e insinuato che i media e le stesse enciclopedie sono infarciti di errori ed inoltre non rettificabili. RIZO O CAOS-PEDIA? Ma alcuni episodi salienti - satiriche biografie di uomini politici, false identità, inserzioni pubblicitarie, ecc. - hanno reso più perigliosa la navigazione. Il problema non sono soltanto i contenuti, ma le regole di organizzazione e selezione già esplicitati nelle vecchie enciclopedie ed oggi sempre più difficili da definire e reperire. Si sono creati all'interno degli amministratori - non decisori - di Wikipedia due scuole di pensiero. Gli Inclusionisti che applicano il principio epistemologico di Fayerabend - everything goes (tutto fa brodo) - e i Depennatori che vorrebbero che non si scrivesse in engrish, rifiutano le notizie da blog e difendono le buone voci dalle cancellazioni - hanno persino istituito una deletionpedia, enciclopedia di indebite scorie informative. Il dibattito investe la libertà di informazione sul web ed occupa oggi un quarto dei contributi a Wikipedia. L'enciclopedia nella società dell'informazione ha smesso di essere un «ciclo» di conoscenza per avviarsi verso la forma aperta della spirale: una Spiro-pedia? O peggio ancora il suo progetto didattico si è smarrito nella nebulosa del web, una Rizo-pedia o una Caos-pedia? Wikipedia è esemplare della situazione dell'informazione ai tempi del web. I suoi fondatori credono ancora in un ordine fatto di assestamenti in divenire, in cui attori miopi, con conoscenze locali, tengono conto soltanto dei saperi a loro vicini. Eppure raggiungono condizioni generali evolutive di equilibrio. Wikipedia è una enciclopedia politeista senza il ricorso trascendente ad un occhio veggente che ne decida il senso e il valore. Che sia la ragione della sua fortuna presente e delle sue difficoltà a venire? Per decidere non resta che consultare Wikipedia che è la fonte principale, se non unica, di informazioni su di sé. PAOLO FABBRI BOLOGNA

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dalla cina un segnale di speranza per i mercati (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 19-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 28 - Economia Global market Dalla Cina un segnale di speranza per i mercati Non penso che il sistema del dollaro sia morto, anzi rimane forte e la moneta Usa è ancora la principale valuta di riferimento per il mercato mondiale dei cambi Il paese più "liquido" del pianeta, la Cina, ricomincia ad affacciarsi sui mercati finanziari occidentali come potenziale acquirente? E´ questa l´impressione da alcuni segnali ? ancora cauti ? lanciati da alcuni grandi gruppi di Pechino e Shanghai. Tra questi China Life, numero uno mondiale nell´assicurazione vita. Il suo direttore finanziario Liu Lefei ha dichiarato che la crisi dei mercati finanziari non è certo conclusa, e tuttavia China Life ritiene si stia avvicinando il momento di cominciare a fare acquisizioni all´estero. Forse addirittura «nei prossimi mesi». Alcune indiscrezioni indicano in China Life il potenziale acquirente delle filiali asiatiche di Aig. Se così fosse, vorrebbe dire che i grandi gruppi cinesi non sono stati definitivamente "scottati" dalle perdite subìte nelle loro recenti puntate all´estero. Le disavventure più celebri hanno avuto per protagonisti un´altra compagnia assicurativa, Ping An, che ha comprato il 5% della banca belga Fortis e ha poi subìto una perdita di 2,3 miliardi di dollari; la China Investment Corporation (Cic) a sua volta è entrata nel capitale di Morgan Stanley e della società di private equity Blackstone poco prima che entrambe crollassero in Borsa. In seguito a quei pessimi affari, dai leader della Repubblica Popolare era giunto l´ordine di congelare gli investimenti finanziari all´estero. China Life però potrebbe essere "esentata" dal divieto, per premiarla della sua prudenza precedente: finora la compagnia assicurativa leader mondiale era rimasta essenzialmente concentrata sui mercati domestici, e dispone di oltre 3 miliardi di euro di liquidità. Federico Rampini [il gigante della birra] La società belgo-brasiliana InBev conquista anche il marchio americano Budweiser (il più venduto nel mondo) e diventa la prima produttrice di birra a livello planetario. L´accordo è stato ratificato ieri, dopo che le autorità di concorrenza americane avevano dato via libera all´operazione vincolandola ad alcune condizioni. L´acquisto da parte di InBev della società Anheuser- Busch che possiede tra gli altri il marchio Budweiser è costato 52 miliardi di dollari. Il nuovo gruppo si chiamerà Anheuser-Busch InBev, avrà sede a Lovania in Belgio ed il suo titolo sarà trattato dal 20 novembre come ABI alla borsa Euronext a Bruxelles. InBev, che finora era titolare di alcuni prodotti ben noti, come Stella Artois, Beck´s e Bass ma soprattutto di centinaia di marchi a diffusione locale, può contare su una rete di distribuzione capillare ed estesa in tutto il globo. L´obiettivo strategico dell´operazione è quello di spingere la diffusione del marchio Budweiser anche sui mercati asiatici e dell´Est Europa per compensare la contrazione del mercato americano. Andrea Bonanni

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addio marincovich l'arte di raccontare lo sport senza ipocrisie - fabrizio bocca roma (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 19-11-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 58 - Sport Il saluto Addio Marincovich l´arte di raccontare lo sport senza ipocrisie è morto ieri, per 30 anni firma di Repubblica La Dakar e la F1, ma soprattutto la passione per il mare e i suoi grandi navigatori FABRIZIO BOCCA ROMA «La Ferrari paga i troppi errori, le troppe occasioni buttate. Gomme sbagliate, motori rotti, e poi quel tubo della benzina che resta appeso alla vettura di Massa». Chiaro, diretto, incisivo: c´era tutto Carlo anche nell´ultimo commento scritto per Repubblica, due settimane fa, dopo l´ultimo mondiale di F1. E´ morto all´alba di ieri Carlo Marincovich, grande inviato e firma storica dello sport di Repubblica fin dal 1979. Per quasi trent´anni Carlo - nato a Pescara nel ´35 da famiglia istriana - ha scritto di F1 e di vela, ma non solo. Ha raccontato l´epopea della Ferrari di Schumacher, dagli anni più bui ai trionfi degli anni 90 e 2000. Ha raccontato il boom popolare della vela, da Azzurra a Luna Rossa. E lo ha fatto a modo suo, con uno stile unico, descrivendo ciò che vedeva in maniera asciutta, secca, spesso con toni ironici e dissacranti che ne hanno fatto un cult per i lettori, come dimostra il blog su Repubblica.it. «Mi hai insegnato ad amare la vela e a non prendersi troppo sul serio» hanno scritto. «Miracolo, miracolo: la Ferrari esce dalla nebbia e occupa i primi due posti della griglia di partenza del Gp del Belgio». Zolder, 1984: il suo stile era questo. Marincovich tifava Ferrari, ma sapeva essere critico, duro e talvolta spietato, come nessun altro. Soprattutto negli anni 80 quando la Rossa non ne azzeccava una. Memorabile un suo articolo del 1987: «La Ferrari di latta». Si mise a elencare tutto ciò che si sfasciava, pezzo per pezzo. Scatenò il finimondo a Maranello. Disincantato, scettico per natura scriveva di getto, rapidissimo. Spiava dentro i box: guardava se c´erano macchie d´olio e chiavi inglesi in terra e scriveva che il disordine era segno della crisi. Una volta con gusto quasi sadico scrisse che la Ferrari miliardaria si era fermata per aver rotto una guarnizione da cento lire. Sapeva far arrabbiare come nessun altro Enzo Ferrari, Montezemolo e Jean Todt di cui era amico. Riceveva telefonate furibonde. Ma era anche profondamente tifoso. Al settimo trionfo scrisse di Schumacher: «In questo paese ha trovato l´America dei nostro nonni. Ricco, vincente e felice. E con lui è risorta anche la Ferrari». Odiava le corse fatte solo di strategia, pit stop, detestava l´elettronica, le corse noiose, rimpiangeva i sorpassi, amava i campioni coraggiosi come Villeneuve e Senna. E anche Schumi, ovvio. Amava la Dakar: aveva dormito con piloti e meccanici nel deserto. Ma bastava guardarlo Carlo per capire che il suo cuore batteva sul mare. D´inverno il giaccone incerato e d´estate le scarpe da barca senza calze, elegante e vagamente dandy aveva il vezzo di indossare spesso pantaloni a quadretti all´inglese (gli piaceva e ha scritto anche di golf). Raccontava la vela come nessun altro, pur essendo stato velista (campione italiano di Classe Finn) e un ottimo giornalista tecnico, prima di Repubblica, a Nautica e Forza 7. Aveva decine di aneddoti: raccontava che un industriale aveva per forza voluto fargli pilotare il suo fiammante entrobordo ultraveloce, ma prendendo male un´onda aveva fatto scaraventare il poveretto contro la porta del bagno, sfondandola. Splendido divulgatore abolì i termini tecnici. Seguì l´impresa di Cino Ricci e di Azzurra, prima sfida italiana all´America´s Cup a Newport. E poi il Moro, Luna Rossa e la Whitbread. Una biblioteca ricchissima nella sua casa di Roma. Carlo amava il mare, l´avventura, i grandi navigatori solitari - da Fogar a Soldini - scriveva e raccontava di pirati, traversate, baleniere, tesori sommersi, naufragi e salvataggi. Era affascinato dalla dura vita di bordo e la raccontava alla maniera sua. «Ogni sera Stephan Peyron apre una botola sul ponte della sua barchetta spazzata dal mare, coglie l´attimo di tregua, tra uno spruzzo e l´altro, si introduce nel loculo sottostante, chiude la botola che gli resta appiccicata sul naso. Non indossa il pigiama ma una fetida tuta in neoprene inzuppata di salmastro e di pipì». Rude e affascinante come il marinaio in lui.

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Cina a capotavola tra i Grandi: è il primo creditore degli Usa (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2008-11-19 - pag: 1 autore: ... STRATEGIE GLOBALI ... Cina a capotavola tra i Grandi: è il primo creditore degli Usa di Luca Vinciguerra L a Cina scavalca il Giappone e diventa la principale detentrice del debito pubblico americano. Secondo i dati diffusi ieri dal Tesoro Usa, a fine settembre lo stock di Treasury Bond sottoscritti da Pechino era di 585 miliardi di dollari, contro i 573 miliardi investiti da Tokyo. Nonostante i morsi della crisi, quindi, il Dragone continua a riporre la sua fiducia in Washington: nel giro di un mese, la Cina ha acquistato titoli del debito pubblico Usa per oltre 40 miliardi.è stata proprio l'incertezza che grava sui mercati a spingere i tesorieri cinesi a orientare i loro ultimi investimenti in valuta estera verso un porto sicuro come i T-Bond, in cui oggi Pechino ha immobilizzato oltre un terzo delle sue riserve valutarie. La notizia arriva subito dopo il vertice del G-20. Forse, quando sabato scorso si è accomodato al tavolo dei grandi a Washington, Hu Jintao sapeva già che la Cina era diventata la principale creditrice degli Stati Uniti. è anche per questo, in fondo, che il presidente cinese è stato invitato a partecipare al summit straordinario. Continua u pagina 3 l'articolo prosegue in altra pagina

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Cina primo creditore dell'America (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-11-19 - pag: 3 autore: DALLA PRIMA Cina primo creditore dell'America Tuttavia, la sensazione è che i grandi del pianeta debbano aggiungere stabilmente un posto a tavola anche quando l'emergenza finanziaria sarà superata. Il ciclone che ha sconvolto il capitalismo mondiale ha infatti spazzato via ogni dubbio sul ruolo di Pechino: la Cina deve stare di diritto tra i grandi del mondo e condividerne le scelte nella governance dell'economia globale. Deve starci per diverse ragioni. Per i numeri che oggi il Paese è in grado di esprimere, non più solo in termini demografici, ma anche economici e finanziari. Per il cruciale ruolo geopolitico assunto da Pechino negli equilibri del Nordest asiatico, e anche di una parte consistente dell'emisfero Sud. Perché il mondo industrializzato, messo in ginocchio dalla peggiore crisi finanziaria degli ultimi ottant'anni, non può fare a meno degli investimenti, dei consumi e della liquidità cinese. E deve starci anche per un'altra ragione, che solo qualche mese fa sarebbe suonata come un'assurdità: perché ha deciso che è giunta l'ora di starci. Finora, la Cina ha mostrato grande fair play nella partita aperta a livello globale dalla crisi dei mutui subprime. Fatta eccezione per qualche frecciata lanciata da esponenti del mondo finanziario cinese sulle responsabilità del disastro, Pechino ha sempre tenuto la bocca chiusa. Come se nulla fosse mai accaduto. Eppure, i cinesi avrebbero parecchio di che lamentarsi. Sul piano finanziario il Paese rischia grosso, vista la sua esposizione verso gli Stati Uniti. Un'esposizione che, secondo fonti di stampa cinesi (mai smentite), non è costituita solo dai 573 miliardi di dollari di Treasury Bond, ma anche da una cifra analoga che sarebbe stata investita in titoli di società americane, tra cui anche Freddie Mac e Fannie Mae. Sul piano economico, invece, la Cina si ritrova invischiata in una serissima crisi congiunturale. Una crisi per la quale rischia di pagare un prezzo elevato, come indicano gli ultimi dati di produzione industriale, scambi commerciali e prodotto interno lordo. In questo quadro, Pechino non può certo permettersi di delegare ai responsabili della catastrofe finanziaria la riscrittura delle regole che dovranno disciplinare la governance dell'economia globale. Ecco perché è sua ferma intenzione partecipare attivamente alla grande riforma prossima ventura degli organismi economici internazionali. La leadership cinese è convinta di poter recitare un ruolo di primo piano nella messa a punto del "nuovo ordine" planetario. Una convinzione che deriva dalla consapevolezza di non essere mai stata tanto forte come oggi. In queste ore, nonostante le preoccupazioni per l'evoluzione della crisi finanziaria internazionale, la Cina ha la percezione che sia in atto una svolta politica epocale destinata a spostare il baricentro del potere verso Oriente. è un'occasione unica che la nomenklatura cinese non vuole perdere. Ma, ancora una volta, Pechino sembra intenzionata a giocare la partita con il massimo fair play. L'approccio è stato esemplare: finora il Governo cinese ha mostrato grande senso di responsabilità e ha fornito la più ampia disponibilità a collaborare con la comunità internazionale nell'opera di stabilizzazione dei mercati. Resta da vedere cosa accadrà dopo la crisi. Una volta passata la tempesta, la tentazione di approfittare dei nuovi rapporti di forza negli assetti politici globali potrebbe diventare irresistibile per una classe politica che, tra soli quattro anni, sarà costretta a uscire definitivamente di scena. Luca Vinciguerra AMBIZIONI CRESCENTI Per la prima volta superato il Giappone come maggior detentore di titoli di Stato Pechino vuole un posto fisso al tavolo dei Grandi

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Il Madagascar affitta terra per coltivare il mais di Seul (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-11-19 - pag: 8 autore: Corea del Sud. Alla Daewoo 13mila chilometri quadrati Il Madagascar affitta terra per coltivare il mais di Seul Luca Veronese Non c'è più terra da sfruttare in Corea del Sud, non c'è soprattutto più terra da coltivare per soddisfare la domanda interna di prodotti agricoli. Mentre i prezzi delle commodity salgono e scendono mettendo in difficoltà i conti pubblici e le tasche dei consumatori. Ma a Seul hanno capacità, spirito di iniziativa e soldi, tanti da convincere qualche Governo, magari di Paesi in via di sviluppo, a cedere - in prestito si intende parte del proprio territorio nazionale alle coltivazioni più utili sul mercato asiatico. è così che il Madagascar, sta per diventare un enorme terreno dove far crescere mais da esportazione: il fittavolo - in questo speciale contratto agricolo - è il gruppo coreano Daewoo Logistics che ha attraversato mezzo planisfero per garantirsi il diritto di sfruttare, per ben 99 anni, qualcosa come 13mila chilometri quadrati messi a disposizione dalla Repubblica di Antananarivo. Un'area enorme, grande quanto l'intera Campania, ma soprattutto una superficie che equivale al 50% dei terreni coltivabili del Paese africano. Tanto che la Fao, l'agenzia delle Nazioni Unite per l'alimentare e l'agricoltura ha messo in guardia dal rischio che con operazioni del genere si sviluppi un sistema di «neo colonialismo». La crescita dei prezzi dei prodotti alimentari all'inizio di quest'anno e la scarsità di superfici a casa propria hanno spinto sulla stessa strada anche Arabia Saudita, Kuwait e Malaysia: tutti alla ricerca di terreno da coltivare. Ma quello tra il gruppo coreano e il Madagascar è nei numeri, un contratto senza precedenti, come sottolineano analisti e diplomatici. «Produrremo mais nelle regioni occidentali di Menabe e Melaky e olio di palma nell'Est del Paese, nelle regioni di Antisananana e Sava. Prevediamo- dice il responsabile di Daewoo, Shin Dong-hyundi iniziare a coltivare mais nel prossimo anno e di arrivare nel 2010 a produrre 10mila tonnellate di raccolto, per un valore di 2 milioni di dollari ai prezzi applicati oggi dalle società degli Stati Uniti». In 15 anni, il gruppo che gestirà direttamente le coltivazioni, potrebbe arrivare a produrre cinque milioni di tonnellate all'anno, più di metà del fabbisogno interno della Corea del Sud e il 5% del mais scambiato in tutto il mondo. Daewoo sta cercando di trovare gruppi coreani interessati a partecipare all'iniziativa, come il maggiore produttore di mangimi Nonghyup, con il quale ha già realizzato una joint venture per la coltivazione di 200 chilometri quadrati di mais in Indonesia a partire dal 2009. Se tuttavia le trattative con i connazionali dovessero fallire, Daewoo si è detta pronta a cercare partner in Cina e Thailandia. luca.veronese@ilsole24ore.com CONTRATTO DA 99 ANNI Soluzione estrema contro la crisi alimentare e la scarsità di aree agricole: Arabia Saudita, Kuwait e Malaysia faranno lo stesso

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L'import cinese allarma Obama ma aiuta i poveri (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-11-19 - pag: 12 autore: MERCATI E MERCANTI ... L'import cinese allarma Obama ma aiuta i poveri di Alessandro Merli A cavallo fra gli anni 80 e 90, andava di moda negli Stati Uniti il Japan bashing, cioè bastonare il Giappone, insomma dargli la colpa di tutti i mali che affliggevano l'economia. Poi il Giappone è entrato in una lunga recessione e il fenomeno ha avuto, negli ultimi anni, una mutazione: gli si è sostituito il China bashing, popolare anche sulle nostre sponde. Se n'è avuta più di un'eco anche nella recente campagna presidenziale in Usa. Il presidente eletto, Barack Obama, dovrà per forza di cose fare del rapporto con la Cina uno dei pilastri della sua diplomazia economica internazionale e, al di là della retorica della campagna, i suoi consiglieri sanno che non potrà essere fondato sul China bashing. La ragione più evidente è chiara già oggi all'amministrazione Bush ed è il fatto che Pechino è uno dei più importanti acquirenti e il principale possessore di titoli del debito pubblico Usa. La seconda, meno citata ma chiarissima alle imprese americane, è la crescente importanza del mercato cinese per le esportazioni: dal 2007 il terzo in assoluto, dopo Canada e Messico, e davanti al Giappone. Ma la terza è che anche le importazioni dalla Cina, vera bestia nera dei "bastonatori", portano benefici significativi agli Usa, e in particolare alla parte più povera della popolazione, quella cui si presume che i democratici debbano prestare maggior attenzione. Ai nemici della globalizzazione, i quali sostengono che il libero scambio ha accentuato le disuguaglianze nei redditi degli americani, è sfuggito che sono i più poveri a spendere una più alta percentuale dei propri redditi in beni d'importazione e che spesso di tratta di prodotti cinesi. Due economisti dell'Università di Chicago, Christian Broda (oggi a Barclays Capital) e John Romalis, hanno scoperto, esaminando le statistiche sugli acquisti di diversi gruppi di reddito, che il paniere dei poveri, che comprano beni non durevoli di bassa qualità, ha subìto, a partire da metà degli anni 90, un'inflazione nettamente inferiore a quello dei ricchi. La caduta dei prezzi di molti beni comprati dai poveri è dovuta all'import dalla Cina.L'aumento delladisuguaglianza quindi è stato attenuato, anzi quasi azzerato, secondo i due economisti, dall'import dalla Cina, e non accentuato. Per di più, molti acquisti delle famiglie meno abbienti vengono effettuati in catene di supermercati come Wal-Mart e Target (dove anche Michelle Obama, che peraltro non fa parte dei poveri, sostiene di far compere abitualmente), anch'essi spesso oggetto di attacchi di gruppi di pressione, come i sindacati, legati ai democratici. Invece di ascoltare i lobbisti delle poche (ma con voce potente) industrie americane che competono direttamente con i cinesi, forse, prima di prendersela con Pechino, Barack farà bene a far due chiacchiere con sua moglie. alessandro.merli@ilsole24ore.com www.ilsole24ore.com/economia Online «Mercati e mercanti» di Alessandro Merli

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Cimino acquista il controllo di Trafomec (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-11-19 - pag: 43 autore: Private equity. Il gruppo rileva la società di elettronica che voleva quotarsi sul Mac Cimino acquista il controllo di Trafomec MILANO Cimino & Associati Private Equity rileva il 99,13% di Trafomec, attiva nella progettazione, produzione e commercializzazione di apparati per elettronica di potenza. L'acquisizione avviene attraverso un'operazione di buy out che vede come investitori Cape Natixis Due e Cape Due Team con un investimento di poco superiore ai 10 milioni di euro, la quotata sul segmento Mtf Cape Live con un investimento di 1 milione di euro e soci storici di Trafomec che reinvestono nell'operazione. La transazione avviene attraverso un " vendor note" da parte del venditore, che sarà poi collocato. «La leva finanziaria alla fine sarà al massimo di uno ad uno» spiega Simone Cimino, fondatore e presidente di Cape. Il gruppo Trafomec è oggi composto da cinque Società: Eurotrafo (78,1%), Trafofluid (88%), Trafomec Shanghai Cina (100%) e la svizzera Imel Energy Sa (57%). Dal 2005 al 2007 il fatturato consolidato è passato da 42,3 milioni di euro a 66,1 milioni, con una crescita ad un tasso composto annuo (Cagr) del 25%. Per l'esercizio in corso invece le stime sono per un fatturato consolidato superiore ai 75 milioni di euro. «L'azienda voleva approdare al Mac in primavera ma alla fine ha optato per l'apertura dell'azionariato al private equity considerato il momento dei mercati» commenta Cimino. «Pensiamo di dare all'azienda un supporto per uno sviluppo in India dove non è presente e per il rafforzamento in Cina». Lo sviluppo commerciale del gruppo sarà focalizzato principalmente nei Paesi nei quali non è ancora presente come Stati Uniti, India e Paesi Baltici. «Con l'intervento ed il supporto di Cape – spiega Gabrio Caraffini, Presidente di Trafomec – intendiamo consolidare ed espandere le quote di mercato tramite lo sviluppo dei processi produttivi per migliorarne ancor più l'efficienza. Nel segmento Secco, Trafomec è già il secondo operatore a livello mondiale, con un una quota di mercato dell'8,8%. Per quanto riguarda il management team, Alessandro Pini, manager di pluriennale esperienza, rimarrà al mio fianco nel ruolo di amministratore delegato». Mo.D.

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Ford-Gm, ritirata dal Giappone (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-11-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-11-19 - pag: 45 autore: Auto. Il leader del mercato Usa completa il disimpegno da Suzuki - Restano in piedi le rispettive alleanze industriali Ford-Gm, ritirata dal Giappone Il numero due americano cede il 20% di Mazda per 200 milioni di euro Andrea Malan I colossi di Detroit fanno cassa in Giappone. Ieri la Mazda Motor ha annunciato che il suo azionista americano Ford ha deciso di vendere una parte della propria quota, cedendo un 20,4% sul 33,4% che possiede nell'azienda nipponica; la rivale General Motors ha intanto completato la vendita del residuo 3% della Suzuki alla stessa casa nipponica, per la somma di 22,4 miliardi di yen (232 milioni di dollari, ovvero poco meno di 200 milioni di euro). Le mosse di ieri non sono che una goccia rispetto al mare di liquidità che Gm e Ford hanno perso (15 miliardi di dollari in tre mesi), ma possono valere qualche giorno in più di sopravvivenza in attesa degli aiuti pubblici Usa – 25 miliardi di dollari già approvati e altri 25 richiesti (la battaglia è in pieno svolgimento, si veda il servizio a pagina 3). Ieri le azioni Gm hanno ceduto in Borsa il 12% circa, mentre Ford ha perso il 6,5 per cento. Ford ha già venduto all'inizio dell'anno Jaguar e Land Rover all'indiana Tata, e ha predisposto anche la svedese Volvo per una possibile cessione. Gm, dal canto suo, si è già disfatta negli anni scorsi delle quote in Subaru e Fuji Heavy, oltre che di una prima tranche di Suzuki; e ha messo all'asta, finora senza esito, il marchio di fuoristrada Hummer. La doppia cessione in Giappone segna, insieme alle altre cessioni, un altro passo nella ritirata dall'espansione internazionale dei colossi Usa. Ai prezzi della Borsa di Tokyo, la vendita di Mazda vale per Ford 53,22 miliardi di yen, ovvero circa 425 milioni di euro. In dettaglio, l'operazione prevede che Mazda riacquisti il 6,87% del suo capitale, del 20,4% ceduto da Ford, per una cifra pari a 17,9 miliardi di yen (143 milioni di euro). Gli altri acquirenti sono «una ventina di imprese» che dovranno spartirsi il 13,5% del capitale, ha indicato il numero uno di Mazda, Hisakazu Imaki. Secondo i media locali, tra gli acquirenti potrebbero figurare le case di brokeraggio giapponesi Sumitomo Corp. e Itochu, la compagnia assicurativa Tokio Marine Holdings, che detiene già il 2,9% di Mazda, e la società di componenti Denso del gruppo Toyota. La vendita del grosso della quota di Ford nella Mazda rientra nelle mosse del costruttore Usa per «rafforzare la propria situazione finanziaria per disporre dei mezzi necessari al fine di realizzare la sua strategia industriale». Ford aveva acquistato la prima quota in Mazda nel 1979, e l'aveva poi portata al 33,4% nel 1996. Ora con il 13% resterà il maggiore azionista,ma dovrà rinunciare a due consiglieri d'amministrazione sugli attuali tre. Secondo Imaki –che verrà sostituito da Takashi Yamanouchi – la riduzione del peso di Ford «non porterà a un cambiamento di strategia per Mazda». Nonostante questa parziale separazione (Ford ha promesso che manterrà per ora il 13% del partner giapponese, che controllava da 12 anni), Ford e Mazda intendono mantenere le loro collaborazioni industriali (hanno impianti in comune negli Usa, Cina e Tailandia) e continuare a condividere piattaforme. NEW YORK STOCK EXCHANGE I titoli dei due gruppi ancora giù a Wall Street in attesa dell'arrivo dei fondi pubblici da Washington

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Scienziati australiani: il canguro <cugino> della specie umana (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 19-11-2008)

Argomenti: Cina

POLITICA 19-11-2008 Scienziati australiani: il canguro «cugino» della specie umana C' è da aggiungere una pagina nell'album di famiglia della specie umana. E, a sorpresa, per fare posto a un animale con cui non sembravamo avere molto in comune: il canguro. Proprio lui, infatti, sarebbe uno dei nostri lontanissimi cugini, come rivela la prima 'mappatura' del Dna del marsupiale. Secondo i ricercatori, la somiglianza tra il nostro codice genetico e quello del canguro è incredibile: grosse porzioni sono in comune, salvo qualche tassello qua e là. I geni però sono gli stessi, e spesso sono disposti nell'identico ordine. «Come in due strade uguali, ma con qualche casa un po' fuori posto», ha spiegato Jenny Graves, la scienziata australiana che ha diretto lo studio. Lei e i suoi colleghi hanno anche stabilito che prima di arrivare in Australia il canguro ha vissuto in Cina e poi in America. Infine, hanno individuato l'epoca in cui visse l'ultimo antenato comune tra noi e l'animale: 150 milioni di anni fa. Poi, l'uomo si è differenziato dal cugino saltellante e ha preso un'altra strada evolutiva: dopo tutto, un bel balzo anche il suo. Riccardo Spagnolo

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Il <nodo> del nucleare: con l'ultimo accordo via dagli Stati canaglia (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 19-11-2008)

Argomenti: Cina

POLITICA 19-11-2008 ESCALATION I Il «nodo» del nucleare: con l'ultimo accordo via dagli Stati canaglia l 27 giugno di quest'anno numerosi giornalisti sono stati testimoni diretti di uno dei momenti forse più significativi della storia delle relazioni tra Corea del Nord e Stati Uniti: la demolizione del reattore nucleare di Yongbyon. Il programma nucleare nordcoreano, iniziato nel 1956, venne sviluppato grazie alla tecnologia sovietica. In seguito, però, gli scienziati nordcoreani raggiunsero conoscenze tali da poter procedere da soli. I reattori di Yongbyon (uno da 5 megawatt ed un secondo da 50 megawatt) vennero costruiti tra la fine degli anni Ottanta e Novanta, mentre la realizzazione di un terzo reattore da 200 megawatt venne interrotta a seguito degli Accordi di Pace nel 1994. L'intesa con Washington saltò nell'ottobre del 2002, quando Pyongyang ammise di aver mantenuto un programma nucleare segreto. Da allora le due Coree, gli Usa, la Cina, il Giappone e la Russia hanno continuato a negoziare, tra alti e bassi, lo smantellamento delle centrali fino a raggiungere, quest'anno, un accordo di massima che prevede da parte americana la cancellazione della Nord Corea dalla lista degli Stati canaglia e da parte nordcoreana l'abbandono del programma atomico. ( P.Pes.)

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Il tesoro di Jack naviga su Alibaba (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 19-11-2008)

Argomenti: Cina

Il tesoro di Jack naviga su Alibaba da Finanza&Mercati del 19-11-2008 GABRIELE DE PALMA Masayoshi Son, il presidente del big giapponese di Internet e di tlc Softbank, siede a al fianco dell'amico cinese Jack Ma Yun nella conferenza stampa in cui viene annunciata l'apertura di una nuova divisione di Alibaba, la piattaforma di e-commerce B2B più grande del mondo. Il suo vicino, col candore che lo contraddistingue spiega ai convenuti che di tratta di una «mossa strategicamente molto importante» per le economie dei due Paesi. Ma Yun, che come molti cinesi ha deciso di darsi anche un nome occidentale, illustra la piccola rivoluzione in atto: per la prima volta Alibaba.com anziché promuovere la produzione delle piccole e medie imprese cinesi nei confronti dei mercati più ricchi, assisterà i commercianti nel percorso inverso. Con la crescita esponenziale degli ultimi anni, la Cina diventa un mercato per produttori e grossisti nipponici. Un'iniziativa emblematica dei nuovi equilibri d'Asia. Si tratta solo di uno dei momenti storici vissuti in prima persona da Ma, forse il «comunista più ricco di Cina» come viene definito contro la sua volontà, il povero insegnante di Hangzhuo - la patria del tè verde Longjing scelto dagli imperatori cinesi e oggi anche dai leader del Pcc - che ha le mani sulla web company più promettente del momento. La sua storia ha tratti epici, se non fosse che è tutto confermato da numerosi testimoni. Figlio di un operaio, non particolarmente brillante negli studi (e il suo successo è un problema per una società che ha il culto dell'istruzione) si offre ai primi turisti come guida gratuita alle bellezze di una delle sette capitali della Cina antica pur di praticare l'inglese. Grazie alle conoscenze linguistiche acquisite viene mandato in Usa per far da intermediario con un investitore americano nella trattativa per la realizzazione dell'autostrada Hangzhou-Fujian. La trattativa va male, e Ma rimane addirittura ostaggio per due giorni del finanziatore americano; poi riesce a tornare in patria ma il viaggio oltreoceano oltre al trauma del rapimento gli lascia in eredità anche il primo accesso a Internet. Navigando sul Web alla ricerca di birre, scopre con disappunto che l'universo birraio cinese è completamente sconosciuto alla Rete, e l'omissione non riguarda solo il settore bevande. Il Web come abilitatore del commercio diventa la sua scommessa. Fonda Alibaba con i risparmi suoi e di una ventina di amici, 50.000 dollari circa, e si propone come intermediatore unico per l'export cinese. La scommessa è di quelle disperate e molto naif considerando che le connessioni internet in Cina nella seconda metà degli Anni 90 non erano un granché. «Il giorno in cui mi sono connesso a Internet per la prima volta da casa mia - racconta Ma - ho invitato gli amici, e nelle tre ore e mezza di tempo necessario all'apertura di mezza pagina web abbiamo bevuto, guardato la tv e giocato a carte. Alla fine però eravamo entusiasti, Internet esisteva veramente». Da quei primi bit ricevuti sul pc di casa Yun molti altri hanno attraversato la Cina mettendo a disposizione delle ricche aziende straniere e locali l'immenso prodotto manufatturiero delle Pmi cinesi. E senza costi d'intermediazione, a parte alcuni servizi premium, il che poi vuol anche dire eliminare numerosi anelli della catena del commercio B2B, anelli spesso molto corrotti, soprattutto in Cina. La scommessa è stata clamorosamente vinta e dopo la quotazione alla Borsa di Hong Kong (la più alta Ipo di sempre, 1,6 miliardi di dollari nel novembre del 2007) l'impero di Ma, oggi 44enne, si è espanso notevolmente. I fatturati crescono dal 99 a due o tre cifre anno su anno e oltre ad Alibaba ora ci sono anche TaoBao (il modello eBay ma senza costi di intermediazione), la società di web advertising Alimama e Yahoo! China, ottenuta in occasione dell'ingresso in Alibaba di Sunnyvale che detiene quasi il 40% del gruppo. Jerry Yang, da ieri ex chief executive di Yahoo!, è oltre a Son (Softbank detiene il 18% di Alibaba) l'altro grande amico d'affari di Jack Ma. I tre hanno stipulato una sorta d'alleanza che ha retto anche le divergenze di opinione tra Yang e Ma riguardo la cessione di Yahoo! a Microsoft. Fino all'anno scorso è stato un accordo win-win-win, poi le traversie di Yahoo! hanno modificato un po' lo scenario che presto sarà rispecchiato nei nuovi equilibri dell'azionariato di Alibaba. Nei giorni scorsi la società ha annunciato di volersi riprendere le proprie azioni per un totale di 200 milioni di euro. Il successo di Alibaba (accusato anche di favorire il commercio di merci contraffatte e di basarsi sul marcato grigio di prodotti non autorizzati che escono dalle fabbriche cinesi di noti marchi occidentali) è dovuto alla capacità proteiforme di adattarsi alle situazioni del mercato, di motivare dipendenti e i soci e alla totale prevalenza dell'interesse del cliente e del business a scapito anche delle gerarchie e degli azionisti. L'esempio del cambio di gestione di Yahoo! China è emblematico: Ma ha trovato un'azienda che conservava il peggio dell'organizzazione cinese, molta burocrazia, totale deferenza verso i superiori e un'attenzione maniacale agli azionisti; in un anno ha ribaltato tutto recuperando parte delle gravi perdite accumulate negli anni precedenti il suo arrivo. «Ho cambiato la mentalità in Yahoo! China, cambiando i valori: primi vengono i clienti, poi i dipendenti e poi gli azionisti». Notare che nella scala gerarchica del capo neanche l'ombra. Per fronteggiare la crisi economica che anche in Cina si fa sentire Ma ha deciso di abbattere del 60% le tariffe per i servizi premium. Sia per i vecchi clienti che per i nuovi. Parrebbe un suicidio dei fatturati ma in realtà risponde al credo di Alibaba. Prima vengono i clienti, poi i fatturati. E con questi principi i fatturati sono sempre arrivati. Oltre le attese.

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Sinistra, la strada va costruita percorrendola (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 19-11-2008)

Argomenti: Cina

Sinistra, la strada va costruita percorrendola Raffaele Principe*, 18 novembre 2008, 20:00 Dibattito Ci sono tre questioni che richiederebbero una seria riflessione e la definizione di una strategia politica della sinistra (qui intesa nel senso largo del termine): 1) la crisi finanziaria ed economica del capitalismo globalizzato; 2) L'elezione di Obama; 3) la nascita di un movimento come l'Onda L'Economist dell'11 ottobre intitolava la copertina del settimanale: Saving the system. Più chiaro di così non poteva essere. La bibbia del capitalismo è cosciente che questa volta non siamo difronte ad una ennesima crisi, ma alla crisi. E non a caso sono stati chiamati al suo capezzali tutti i governi del mondo. L'impressionante quantità di liquidità immessa e da immettere nel sistema bancario, non è detto che salvi il sistema, almeno come si è andato evolvendo negli ultimi 20 anni. Potremmo dire che la "festa" è finita, o almeno potrebbe finire, se i Paesi cosiddetti emergenti non sono più disposti a farsi rapinare a man bassa delle proprie risorse naturali e umane in cambio di titoli falsi, come sono stati distribuiti, appunto, negli ultimi 30 anni. La strada che questo movimento prende non sarà ovviamente una linea retta. Ci saranno compromessi e cedimenti, vittorie e sconfitte, alleanze fra popolo e loro borghesie. Alleanza, ovvero un patto fra produttori interni ai singoli stati, che andranno a sostituire i patti scellerati e subalterni fra borghesia compradora e capitalismo mondiale di marca anglo-europeo. Questo processo interessa soprattutto l'America latina, ma non sono esenti la Cina e l'India, così come altri paesi grandi e piccoli. Purtroppo in questo nuovo ordine politico-economico rimane fuori quasi l'intera Africa, vittima sacrificale fra vecchio capitalismo occidentale e nuovo capitalismo para-statale cinese o indiano, ecc. Potremmo anche dire: la festa è finita, o quantomeno sta finendo. Con ciò voglio dire che non è più sostenibile uno sviluppo e un'economia fondata sul ciclo progressivo consumi-rifiuti. Questo al di là degli aspetti meramente contabili. E cioè se non è pensabile una decrescita nominale del PIL, sicuramente bisogna che esso sia diversamente composto, spostando quantità di PIL verso l'economia immateriale, servizi alla persona, ricerca e cultura. Altro che tagli alla scuola e all'università proposti da questo scellerato governo. Il benessere passa ormai dalla strada: meno prodotti materiali- la cui curva di utilità collettiva è diventata negativa, basti pensare al parco automobilistico e anche trasportistico su gomma quanti danni diretti e collaterali provochi, nelle città e nell'intero paese, e non solo in Italia - più prodotti immateriali e di qualità, a partire dall'aria e dall'acqua, beni comuni da salvaguardare anche nella loro integrità, dalla istruzione e cultura alla salute, alla campagna e al paesaggio. Ce lo ricordiamo tutti la polemica su Montichiello. L'elezione di Obama, al di là dell'ideologismo, sicuramente è una rottura sia sul piano simbolico, un nero alla Casa Bianca, sia sul piano dei possibili contenuti. Sarà certamente accantonata la politica dell'esportazione della "democrazia", la teoria dei paesi del male, la mano libera - anzi l'appoggio militare- al capitalismo globale finanziario, l'attacco a Kyoto e all'ambiente più in generale. Questo non significa che Obama costruirà il socialismo sulla terra. Ma ciò che farà e la direzione che prenderà la sua politica dipenderà anche dai movimenti sociali che matureranno da oggi in poi. L'onda in Italia, e non solo quella studentesca, penso all'Alitalia, a Vicenza, alla CGIL ecc. va oltre le modalità e le categorie classiche di rappresentazione della sinistra. Possiamo dire che il vecchio è ormai superato, ma che ancora il nuovo non si è affermato. Se la sinistra vuole stare nei movimenti reali e presenti deve necessariamente superare il suo esasperato ideologismo scientista che costruisce a tavolino la strada che dovrà essere percorsa. In questo senso mi ritrovo col Bertinotti che sul numero di giugno 2007 scriveva che la strada va costruita percorrendola. Che se dobbiamo sapere qual è la direzione e chi sono i nostri compagni di strada, non possiamo ora tracciarne tutto il percorso, perché non sappiamo quanti ostacoli, quante curve, quanti ponti si dovranno costruire, al più sappiamo qual è il prossimo tratto e quali ostacoli abbiamo davanti. E certamente un macigno che la sinistra ha davanti è la sua stessa esistenza come soggetto politico collettivo ed autonomo. La debacle elettorale scorsa, non è stata solo una battuta di arresto, ma può diventare la sua fine come soggetto politico autonomo e significativo in Italia. Purtroppo non sta meglio in tanti altri paesi della vecchia Europa. Ma ciò deve spingere tutti e tutte le organizzazioni politiche, grandi e piccole, a trovare un'intesa e un contenitore unitario e plurale, su una base politica minima, ma essenziale, elaborando una carta costituente che contenga alcuni principi fondativi, che salvaguardino la pluralità e l'autonomia dei soggetti aderenti, la democrazia interna, che sia garantita la partecipazione larga alla decisioni importanti e fondamentali, che i sistemi di partecipazione garantiscano anche le minoranze a tutti i livelli. Io credo che questo nodo dell'unità della sinistra non può essere eluso da nessuno, perché al di là della richiesta in tal senso espressa dal popolo della sinistra alla fiera di Roma l'8 e 9 dicembre 2008, è la storia che ce la pone. Può anche essere che in una più o meno lunga fase questo schieramento venga attraversato da "contraddizioni", ovvero visioni diverse, come l'appartenenza alla SE oppure al PSE, certamente è necessario porsi il problema della costruzione di una sinistra almeno a livello europeo, ma questi problemi se ci riflettiamo un po' sono comuni anche ad altri, e penso al PD ma allo stesso partito delle cosidette libertà. Bisogna aver coscienza che siamo in una lunga fase di transizione anche su questo campo. E parafrasando il vecchio Mao, la lotta politica non è un pranzo di gala nè una lunga retta spianata da percorrere. *Membro dell'Assemblea Nazionale Sinistra Europea

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