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DOSSIER “CINA”

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Report "Cina"

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Indice delle sezioni

Cina (75)


Indice degli articoli

Sezione principale: Cina

L'inutile ortodossia della Bce ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Per il momento la Cina ha parlato di una manovra di 600 miliardi di dollari di cui in verità solo una parte aggiuntiva; la Gran Bretagna porterà il deficit di bilancio all'8% del Pil nel 2009; gli Stati Uniti si apprestano a varare una manovra espansiva (in disavanzo) di 600 miliardi (4% del Pil americano).

Mediterraneo strategico per le energie rinnovabili ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: sulle emissioni ora aspettiamo Usa e Cina «Mediterraneo strategico per le energie rinnovabili» Attilio Geroni PARIGI. Dal nostro corrispondente Due eventi politici maggiori degli ultimi mesi ridefiniscono le possibilità di sviluppo delle energie rinnovabili: lo storico accordo europeo della settimana scorsa sul pacchetto clima- energia;

Un'Europa a rischio isolamento ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e India, solo un'Europa forte e coesa può risultare un interlocutore credibile.Altrimenti il rischio - di cui si parla apertamente nel documento della Farnesina, che riunisce per l'occasione i 138 capi missione italiani nel mondo-è di un'Europa debole,definita alla fine una " Grande Svizzera", che si possa vedere bypassata da rapporti transpacifici (

La Cina perde appello contro Ue e Stati Uniti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: COMPONENTISTICA La Cina perde appello contro Ue e Stati Uniti La Cina ha perso il ricorso presso la commissione d'appello del Wto sui dazi applicati alle importazioni di ricambi auto, contestati da Ue, Usa e Canada. Lo riferisce una nota della Commissione europea, sottolineando che Pechino dovrà mettersi in regola con le indicazioni di Ginevra «

Servono nuove misure ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: un riferimento sia ai padroni di casa della Cina, sia alla Germania, può agire in prima linea. Per chi ha finanze pubbliche o posizioni esterne nette meno solide, i margini d'azione sono più limitati. E dovrà allora introdurre politiche per aumentare la crescita e ridurre il debito: dalle riforme delle pensioni, alla profonda ristrutturazione del settore pubblico per migliorare l'

La nuova sfida Molteni è la rete di negozi diretti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Quanto alla Cina, «nel 2009 apriremo un grande spazio a Pechino, e già ne abbiamo uno, non gestito direttamente, a Shanghai. Anche se i fatturati cominciano a essere interessanti, il design qui è ancora una realtà molto confusa. Per questo partecipiamo a un progetto con Domus Academy: sono convinto che occorra prima di tutto creare una cultura del design»

Conclusi i Giochi, la Cina censura di nuovo i siti web ( da "Avvenire" del 17-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina censura di nuovo i siti web B loccati, sbloccati, poi di nuovo censurati. Una serie di siti web non graditi al governo cinese sono stati di nuovo censurati. Ieri, in una conferenza stampa, il portavoce del ministero degli esteri Liu Jianchao ha evitato di rispondere ai giornalisti, limitandosi a dire che vengono oscurati solo i siti che '

A Roma il festival degli itinerari dello Spirito ( da "Avvenire" del 17-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: sono progetti che coinvolgono paesi come Cina e Tibet e anche israeliani e palestinesi per offrire occasione di dialogo fra i popoli». Ideato e organizzato dall'Orp, il festival ha il patrocinio del Comune di Roma, della Provincia, dell'Ente nazionale italiano per il turismo. Fabrizio Mastrofini La presentazione del Josp fest (Siciliani) Promossa dall'Opera romana pellegrinaggi,

Scajola stacca a Finmeccanica un maxi assegno di 900 milioni ( da "Finanza e Mercati" del 18-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina per 30 milioni di dollari, ha messo a segno un guadagno in Borsa dell'1,57% a 10 euro. Molto meglio la controllante Finmeccanica (+5,8% a 10,77 euro) in previsione della possibile monetizzazione della quota del 40% in Ansaldo Sts. Ieri il comitato interministeriale per lo sviluppo dell'industria aeronautica riunito da Scajola ha deciso di finanziare i programmi relativi agli

MANFREDI: ECCO L'AUTORE ( da "Unita, L'" del 18-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Etiopia della prima infausta colonizzazione italiana alla Cina della Guerra dei Boxer). E da ultimo è tornato al romanzo con lo straordinario Ho Freddo (pp. 552, euro 16 Gargoyle): apparentemente una vicenda di genere vampiresco ambientata nell'America della fine del 700, in realtà una documentata ricognizione tra storia e leggenda.

Dopo 18 anni lascia la guida del museo di Rivoli Sull'arte contemporanea che Bondi non capisce: Non si può stare sempre voltati indietro ( da "Unita, L'" del 18-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: è straordinario come adotti tematiche della sua Cina usando un linguaggio comprensibile anche per l'occidente. Il Padiglione Italia della Biennale, che lei curò nel 2005, nel 2009 avrà come responsabili Beatrice Buscaroli e Luca Beatrice, critici d'arte esplicitamente di destra. La destra entra in un territorio dal quale si è tenuta alla larga o «di sinistra»?

Navi anti-pirati anche dalla Cina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: pirati anche dalla Cina Gianandrea Gaiani Nella lotta alla pirateria somala scendono in campo anche i cinesi, protagonisti ieri per la coraggiosa resistenza dei 30 marinai di un cargo assalito dai pirati e per la decisione di Pechino di inviare navi da guerra a rafforzare la flotta multinazionale che da due mesi cerca di proteggere il traffico mercantile lungo le coste somale.

Ansaldo Sts cresce in Cina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: contratti da 30 milioni di dollari Ansaldo Sts cresce in Cina GENOVA Ansaldo Sts accelera sul mercato cinese. La società di Finmeccanica, attiva nel segnalamento e nei sistemi di trasporto, si è aggiudicata due contratti, per un valore complessivo di 30 milioni di dollari, per la progettazione e la realizzazione dei sistemi di segnalazione Cbtc (Communications based train control)

Toyota si assicura risorse di terre rare ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Toyota si inseriscono del contesto di una forte preoccupazione del sistema industriale giapponese, che finora ha importato dalla Cina circa il 90% delle terre rare. Pechino ha iniziato a introdurre restrizioni all'export nel momento in cui i prezzi internazionali di questi elementi sono balzati a causa della forte domanda, che in Giappone è stimata in crescita di almeno il 15% l'anno.

onu, ora guerra totale ai pirati in somalia anche la marina cinese - vincenzo nigro ( da "Repubblica, La" del 18-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: poche ore il governo della Cina, quello della Turchia e anche il ministro della Difesa italiano Ignazio La Russa hanno annunciato di essere pronti a inviare navi o comunque a fare di più contro i banditi somali. Il primo segnale forte è quello dell´Onu: la risoluzione 1851 voluta dagli Usa e votata all´unanimità dai 15 dei Consiglio di sicurezza permette alle Marine autorizzate dall´

c'è la "sagra del cine" una maratona gratuita da king kong ad amélie - caroli a pagina xix ( da "Repubblica, La" del 18-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina III - Torino L´iniziativa C´è la "Sagra del Cine" una maratona gratuita da King Kong ad Amélie CAROLI A PAGINA XIX SEGUE A PAGINA XIX

una maratona di film alla "sagra" del romano ( da "Repubblica, La" del 18-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: della Sagra del Cine, seconda festa cinefila in Galleria Subalpina. Una quindicina di film in omaggio, a ingresso gratuito, dal primo pomeriggio a notte. Si comincia alle 15.45 con King Kong del '33 e si finisce con un altro capolavoro di Hollywood, L´impareggiabile Godfrey (odissea di uno spiantato vittima della Depressione).

"qualità e prezzi bassi così resiste lo schermo al tempo della crisi" - clara caroli ( da "Repubblica, La" del 18-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Ma lei non si arrende e fa la "Sagra del cine". Perché? «Perché il cinema visto in sala ha le caratteristiche di un evento, di una festa. La sala è un punto di incontro, si raggiunge uscendo di casa e rompendo la monotonia dell´assalto televisivo. Vedere un film al cinema è un piacere fisico».

rio, il cosmo e madagascar: ecco i cine-panettoni - franco montini ( da "Repubblica, La" del 18-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: il cosmo e Madagascar: ecco i cine-panettoni FRANCO MONTINI Sono in arrivo i cinepanettoni, ovvero gli appuntamenti natalizi più tradizionali: le commedie nazional/popolari e l´animazione hollywoodiana. La saga delle vacanze di Natale targate De Laurentiis quest´anno festeggia le nozze d´argento con il successo.

Sul tema dei diritti umani l'Europa sfida la Cina ( da "Avvenire" del 18-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina T DA STRASBURGO FRANCO SERRA ra dibattiti e riconoscimenti le due assemblee europee nel capoluogo alsaziano hanno dedicato la giornata di ieri ai temi dei diritti umani. L'Europarlamento ha assegnato il premio Sakharov, suo massimo riconoscimento per la difesa dei diritti dell'uomo, a un dissidente cinese e ha poi visto una serie di interventi sule violazioni dei diritti fondamentali.

Cina, condannati a morte due uighuri ( da "Avvenire" del 18-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: MONDO 18-12-2008 Cina, condannati a morte due uighuri PECHINO. La magistratura cinese ha condannato a morte due uighuri ritenuti responsabili di un attentato condotto pochi giorni prima dell'inizio delle Olimpiadi di Pechino nel quale sono stati uccisi 17 poliziotti.

A Firenze Beato Angelico ritrovato ( da "Avvenire" del 18-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: sarà visitabile a partire da oggi prima di iniziare un lungo giro nei 115 Paesi della Wfs, fra cui Cina e Russia. La mostra, che ha le sue radici nel libro «Galilei divin uomo» di Antonino Zichichi, illustra il pensiero di Galileo Galilei, le sue fondamentali invenzioni e scoperte, la sua fede; è una testimonianza culturale del legame che esiste fra fede, ragione e scienza.

cina, il sogno spezzato dell'energia solare - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 19-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina 1 - Prima Pagina La storia Cina, il sogno spezzato dell´energia solare FEDERICO RAMPINI SEGUE A PAGINA 39

che 2009 sarà? risponde roubini guru della crisi ( da "Repubblica, La" del 19-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Risponde Roubini guru della crisi Nessuna illusione, la recessione durerà fino al 2010. Dopo una lentissima ripresa La Cina non prenderà il posto dell´America anche il suo boom sta ormai finendo L´Italia non rischia la bancarotta ma vi serve più competitività

torino, giovane in stato vegetativo si "risveglia" grazie a un intervento - sara strippoli ( da "Repubblica, La" del 19-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: blog voluto dal padre immaginando che la ragazza potesse un giorno leggerlo e continuarlo lei stessa, è disponibile al trapianto e già aveva pensato di andare in Cina per un viaggio della speranza che in molti le hanno sconsigliato. Spiega la mamma: «Per fortuna abbiamo saputo di questo studio. Nessuno più di noi capisce il dolore di Englaro. Ma ognuno decide per conto proprio».

cina, il sogno spezzato dell'energia solare - federico rampini pechino ( da "Repubblica, La" del 19-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Ora è al collasso Cina, il sogno spezzato dell´energia solare Per il fotovoltaico è il giorno del giudizio. Come accadde per la bolla di Internet Agli operai della Suntech è arrivato l´ordine di lavorare solo un giorno alla settimana FEDERICO RAMPINI PECHINO dal nostro corrispondente Era fiera della sua nuova fama mondiale,

"cara greta, non ce la faccio più" i giorni bui e le speranze in un blog - (segue dalla prima pagina) sara strippoli ( da "Repubblica, La" del 19-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: i pensieri del viaggio della speranza in Cina per il trapianto di cellule staminali. «Certo che ci abbiamo pensato ad andare in Cina, eravamo quasi pronti, poi siamo entrati in contatto con la dottoressa Massa, e ci siamo fermati. Adesso siamo di nuovo disponibili al trapianto, ma si tratta di un trapianto da cellule prese da mia figlia, l´idea della Cina è tramontata»

Mister Job ha un'occupazione per tutti ( da "Finanza e Mercati" del 19-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Hong Kong e Brasile. Ed è sbarcato da poco in India. Nato nel 1964 a Milano, sposato con tre figli, Stefano Colli Lanzi è l'amministratore delegato di Gi Group, la più grande agenzia italiana per il lavoro con 260 filiali e un fatturato 2007 di 670 milioni di euro, in crescita del 30% sull'anno precedente.

cinà, il medico boss risponde ai pm "facevo da paciere, come l'onu" ( da "Repubblica, La" del 19-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Antonino Cinà, il medico di Riina e Provenzano, è uno degli imputati principali del processo in cui è sotto accusa anche l´ex deputato Giovanni Mercadante. Cinà è soprattutto mafioso autorevole, che avrebbe avuto un ruolo (non è ancora chiaro quale) nella trattativa di Riina con pezzi dello Stato, durante le stragi del 1992.

letizia, un ritorno a mani vuote con la promessa di berlusconi - rodolfo sala ( da "Repubblica, La" del 19-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina, che investirà qualcosa come 42 milioni di euro; lo stesso vale per San Pietroburgo, Francoforte e Buenos Aires: tutto lavoro fatto nei mesi in cui a Roma si discuteva». Poi: «Sui 2,3 miliardi ora serve una decisione politica». Sempre ieri, prima della riunione alla quale aveva spedito il suo fidatissimo assessore al Bilancio Romano Colozzi,

sequestrate 50 tonnellate di "botti" ( da "Repubblica, La" del 19-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: prodotta in Cina, era arrivata in Europa dal porto di Rotterdam, in Olanda. I poliziotti hanno seguito i due mezzi dalla dogana di Verona sino a San Severo, da dove i giochi pirotecnici dovevano essere smistati nel resto del Mezzogiorno. è stata sgominata una presunta banda criminale, con a capo un imprenditore teramano,

un'onda di suoni e di luci scuote il mondo dell'arte - barbara casavecchia ( da "Repubblica, La" del 19-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: In mostra anche due video inediti girati in Cina nel 2006, durante una residenza che Alterazioni Video ha sfruttato per svolgere azioni di «sabotaggio» dei meccanismi di censura che impediscono la libera circolazione delle informazioni via Web. Fondato nel 2003, tra i partecipanti dell´esperienza dell´Isola Art Center ormai demolito dalle ruspe,

"così la cherubini e paisiello hanno conquistato salisburgo" - fabrizio festa ( da "Repubblica, La" del 19-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: e penso a paesi come la Cina, di teatri se ne costruiscono di nuovi, qui da noi si non si sa cosa accadrà, se andremo avanti, o chiuderemo appunto. La questione irrisolta, ma non da oggi, da sempre, è che cosa vogliamo fare della cultura musicale, e della cultura in genere, avendo presente che i teatri sono tra i luoghi dove si dovrebbe fare cultura.

qualcuno ipotizza un sovvertimento dei rapporti di forza globali, con la cina che prende il posto degli usa... ( da "Repubblica, La" del 19-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Economia Qualcuno ipotizza un sovvertimento dei rapporti di forza globali, con la Cina che prende il posto degli Usa... La Cina? Non credo che stia per rimpiazzare l´America, oppure come qualcuno con ancora maggior fantasia dice che un sistema collettivistico prenderà il posto di quello capitalistico, a parte che ormai in Cina il socialismo è un ricordo.

dieci domande a nouriel roubini per capire il crac dell'economia. e scoprire come affrontarlo nell'anno che verrà ( da "Repubblica, La" del 19-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: risponde alle domande dei lettori di Repubblica raccolte attraverso il sito del giornale. Dal futuro delle banche italiane, alla corsa della Cina, ai programmi di Obama: così si cura l´economia mondiale Dieci domande a Nouriel Roubini per capire il crac dell´economia. E scoprire come affrontarlo nell´anno che verrà

In Cina la democrazia può attendere ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: pag: 11 autore: «In Cina la democrazia può attendere» Avanti con le riforme economiche, la democrazia può aspettare. Nel 30Úanniversariodell'iniziodelleriforme,ilpresidentecineseHu Jintao ( nella foto) ha indicato nella continuità-apertura in economia, monopolio del Partito sulla politica- la via sulla quale procedere.

L'arredamento perde colpi ma il sistema è competitivo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: ci ha visti vincitori in maniera definitiva (la Cina è in una crisi paurosa) ». Ma se le opportunità per andare all'estero non mancano, è importante fare una programmazione e accompagnare le imprese: «Una piccola azienda non può andare da sola in cinque Paesi contemporaneamente » sottolinea Messina.

A Bosch divisione del gruppo Freud ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Stati Uniti e Cina. Attività che nel 2007 hanno generato un fatturato vicino ai 100 milioni di euro, impiegando circa 580 collaboratori nel mondo. «Nel suo segmento di mercato - ha spiegato Uwe Raschke, presidente della divisione elettroutensili di Bosch e membro del Cda del gruppo - Freud riscuote successo a livello internazionale,

intrigo a stoccolma sospetti sui giurati nobel sotto inchiesta - elena dusi ( da "Repubblica, La" del 20-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina offerto dal governo di Pechino. L´altra per il legame di due nostri membri con la casa farmaceutica Astra-Zeneca», ammette al telefono da Stoccolma Gunnar Oquist, segretario permanente della Reale accademia delle scienze svedese, ritrovatosi coinvolto suo malgrado in una nuova versione di "Intrigo a Stoccolma" 45 anni dopo il film con Paul Newman che raccontava proprio di un

assunzioni, enti inutili e sedi mai aperte gli sprechi del 2008 costano cento milioni - antonio fraschilla ( da "Repubblica, La" del 20-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: operazione finanziarie di private equity) e Cine Sicilia. Ma cosa fanno queste società? Spesso poco o nulla, come la Risem che stando alle ultime comunicazioni fornite dalla Regione conta ben 11 consiglieri d´amministrazione ma non ha nemmeno una sede: l´assessore Ilarda ne ha annunciato la chiusura, ma ad oggi è ancora in vita.

mediterraneo mare di convegni - agostino spataro ( da "Repubblica, La" del 20-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: si apre dunque una prospettiva inedita rappresentata da nuovi imponenti flussi commerciali, turistici, finanziari provenienti dall´Oriente medio ed estremo: dai Paesi del Golfo, da Cina, India, Giappone, Oceania. La Sicilia è attrezzata per intercettare, accogliere parte di tali flussi? Parrebbe di no. Questo - a me pare - è il vero problema.

dal vietnam la frode del pangasio ( da "Repubblica, La" del 20-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Non manca la Cina: con i container, in pacchi congelati da un chilo, manda il novellame. Il bianchetto. I ristoranti lo inseriscono nelle frittelle di pesce. Come le carni, anche il pesce ha la sua tracciabilità. Una etichetta indica luogo di origine, orario della pesca, distingue il prodotto del vivaio da quello di mare.

rilancio dopo il baratro il lampo di genio che salva una fabbrica ( da "Repubblica, La" del 20-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: ora ha raddoppiato in Cina. «Lì stiamo già guadagnando», dice il titolare. Non è stata solo una bella favola: una trentina di operai a casa, alla fine, ci sono rimasti. «La ristrutturazione è stata dolorosa ma dovevamo farla. Alla fine, però, la maggior parte di loro ha trovato una nuova occupazione.

parcheggio in sant'ambrogio, ruspe al lavoro ( da "Repubblica, La" del 20-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: architetto Cini Boeri. Da Gillo Dorfles a Inge Feltrinelli da Luigi Caccia Dominioni a Vittorio Gregotti, da Davide Rampello a Rosellina Archinto, Gae Aulenti, Marco Tronchetti Provera, Gerardo Colombo, Arnaldo Pomodoro, Carlo Puri, Jacopo Gardella e Guido Martinotti, in tanti hanno provato a chiedere al sindaco la «chiusura dello scavo»

fascino, soldi e tante vittorie quel bel calcio che fa tendenza - enrico franceschini londra ( da "Repubblica, La" del 20-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: con tifosi anche in Cina. Il Chelsea di «Paperone» Abramovich è la nuova oligarchia, il club del glamour londinese, quello con i Vip in tribuna e le limousine all´uscita dello stadio. Tre grandi squadre, tre diverse icone del football inglese, tutte e tre ora tormentate dallo stesso interrogativo: gli italiani gli cucineranno un piatto freddo chiamato vendetta?

L'alba del neopatrimonialismo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: impossibilità della Cina e di altre aree emergenti di raccogliere la staffetta della crescita economica e di rappresentare un motore di sviluppo alternativo all'America. «In realtà - scrive Sapelli - la centralità degli Usa è ancora inscritta nella storia del mondo» non solo per il ruolo fondamentale del dollaro, ma per il peso che gli Usa hanno nel commercio mondiale.

Telespazio, commessa in Turchia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina scossa dal terremoto hanno richiesto le immagini dai satelliti Cosmo-Skymed per stabilire il censimento dei danni. Il mercato dei servizi satellitari non si limita alle immagini spedite dallo spazio per osservare la terra. Con il lancio a gennaio del nuovo satellite Sicral 1B, Telespazio potrà offrire servizi di telecomunicazione ai Paesi della Nato e al mercato europeo della

Pechino inizia comprando indio ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: con la Cina saldamente in testa alla graduatoria dei grandi produttori mondiali. Gli acquisti da parte del Governo cinese potrebbero essere però solo all'inizio. Secondo gli analisti non è infatti da escludere che nelle prossime settimane l'Srb compri altro indio direttamente dai produttori o sul mercato spot.

America Latina ( da "Avvenire" del 20-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: area vogliono è la Cina e più in generale l'Asia. Riguarda anche Manta. L'ambizione di Correa, in futuro, è trasformare la città costiera in uno dei due poli del corridoio Pacifico-Atlantico: Manta- Manaos (Brasile). Una gigantesca rete di trasporti stradali, aerei e fluviali collegherebbero la porta sudamericana all'Asia (Manta,

Aumentano i <concorrenti> ( da "Avvenire" del 20-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Altri come Cina e Russia stanno colmando questi vuoti... L'America latina ha cercato di diversificare i fronti. La relazione con la Cina, la Russia e la Ue è molto più attiva. Il Cile è un caso emblematico: è il primo Stato sudamericano ad aver firmato un Trattato di libero commercio con la Cina.

Mediterraneo, un mare di... convegni ( da "AprileOnline.info" del 20-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: una prospettiva inedita rappresentata da nuovi, imponenti flussi commerciali, turistici, finanziari provenienti dall'Oriente medio ed estremo: dai Paesi del Golfo alla Cina, dall'India al Giappone, all'Oceania, ecc. La Sicilia è attrezzata per intercettare, accogliere parte di tali flussi? Parrebbe di no. Questo- a me pare- il vero problema.

L'Italia e il mondo visti da Arcore ( da "AprileOnline.info" del 20-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Egitto, Sudafrica, Brasile, Messico. "Abbiamo varato il fondo per l'Africa", ha poi assicurato il Cavaliere, "Nel G8 questo sarà uno degli argomenti prioritari" e aggiunge. "con l'amministrazione americana abbiamo dato vita a una comunità delle democrazie liberali che ha lo scopo di agire per far sì che i paesi possano uscire dalla crisi"

a sfida di papà lu - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 21-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: interrogazioni a tutti i tribunali e gli uffici governativi della Cina. Il quarantasettenne Lu è uno degli ultimi irriducibili del terremoto nel Sichuan, una pattuglia sempre più sparuta di genitori delle vittime. A due ore di strada a nord del capoluogo Chengdu, ai piedi delle montagne che in questi giorni cominciano a coprirsi di neve, lì c´è Beichuan.

Tasso zero , la ricetta anti-crisi che divide Europa e Stati Uniti ( da "Unita, L'" del 21-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina è in pericolo: basterebbe leggere i numeri delle migrazioni al contrario, adesso dalle città alle campagne». Mario Deaglio, docente di economia internazionale all'Università di Torino, almeno a proposito di Bernanke la pensa in modo opposto: «Strategia sbagliata, come ha dimostrato l'esperienza del Giappone che ha "

due secoli di carcere al clan lo piccolo per tre imprenditori arriva l'assoluzione ( da "Repubblica, La" del 21-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cinà e Di Chiara. Pene ridotte per sedici dei trentanove imputati Due secoli di carcere al clan Lo Piccolo per tre imprenditori arriva l´assoluzione La sentenza all´alba dopo dodici ore di camera di consiglio Dodici ore di camera di consiglio e una sentenza emessa alle tre del mattino, per scongiurare il rischio di scarcerazioni per scadenza termini.

Crolla il prezzo del petrolio? È ora di cominciare a sostituirlo ( da "Avvenire" del 21-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: proiezioni più prudenti tuttavia considerata la crescita impetuosa di giganti come Cina e India calcolano che ce ne vorrebbero almeno 100 milioni. E tutti concordano che è impossibile raggiungere quella quota. E certamente non con il petrolio a 33 dollari al barile, perché con margini di utile così risicati, se non nulli, nessuno investirà mai in nuove prospezioni o in estrazioni costose.

Adozioni, dalla Cina i primi arrivi: sono diciannove e tutte femmine Requisiti fondamentali per le coppie: benestanti, istruite e non obese ( da "Avvenire" del 21-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: CRONACA 21-12-2008 Adozioni, dalla Cina i primi arrivi: sono diciannove e tutte femmine Requisiti fondamentali per le coppie: benestanti, istruite e non obese DA ROMA S e non proprio ricchi, di certo benestanti (con reddito non inferiore ai 30mila dollari l'anno) e proprietari di casa;

improvvisazione al potere ( da "Repubblica, La" del 22-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: scandalo Watergate decise nel 1972 di andare in Cina per spostare altrove l´attenzione generale. Non è esorcizzando i problemi e chiedendo ai giornali di parlare d´altro (magari dedicando intere paginate alla band del ministro dell´Interno) che si risolve la crisi. Per questo speriamo che nessuno voglia raccogliere l´invito di Berlusconi a non pubblicare previsioni a tinte fosche,

Omaggio del Papa a Galileo: La scienza ci fa capire la natura ( da "Unita, L'" del 22-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Galilei divin uomo» realizzata dalla World Federation of Scientists per l'Anno Mondiale dell'Astronomia. Vi resterà fino al 18 aprile prima di cominciare un lungo giro nei 115 Paesi della Wfs, fra cui Cina e Russia. La mostra illustra il pensiero di Galileo Galilei, «le sue fondamentali invenzioni e scoperte, la sua fede». Il caso

Iran, sigilli alla sede di Ebadi La Nobel accusa: atto illegale ( da "Unita, L'" del 22-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: In termini assoluti il primato spetta invece alla Cina. Tra i tanti mali denunciati da Shirin Ebadi un posto particolare occupa proprio il massiccio ricorso alla pena capitale da parte del regime degli ayatollah. Ebadi divenne internazionalmente famosa grazie al Nobel ricevuto nel 2003. Dopo la rivoluzione khomeinista del 1979 era stata costretta, perchè donna,

Berlusconi, monologo-spot 22 domande, solo 3 risposte ( da "Unita, L'" del 22-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: in Cina, Brasile, Messico»). Le nuove povertà e la massa di precari sono in aumento, fa notare il giornalista del Messaggero, cosa pensa di fare? «Abbiamo già...» e giù una lista di cose fatte di cui si stentano a vedere i risultati. Ci riprova il collega di Repubblica, citando i dati forniti da Confindustria sulle centinaia di migliaia di persone che perderanno il posto nel 2009:

A Natale va di moda la minivacanza ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e in particolare India (+15-20% nel 2009). Marzotto auspica dunque «un abbassamento dell'Iva, in linea con le aliquote dei concorrenti europei». Il presidente di Federterme-Confindustria, Costanzo Jannotti Pecci, sollecita «un recupero di competitività con interventi concreti a basso impatto sulla finanza pubblica».

La crisi paralizza l'industria tedesca ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Negli ultimi anni la Germania ha cavalcato con straordinario successo la modernizzazione dei Paesi emergenti, non solo Cina o India, ma anche Brasile, Russia e Sudafrica. Le imprese tedesche hanno venduto in tutto il mondo macchine utensili, veicoli industriali, progetti infrastrutturali. Tra il 2003 e il 2007, il settore meccanico ha aumentato la produzione del 36%.

Manager creativi anti-crisi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: quest'anno si chiude con la sorpresa di «una Cina che non traina più come un tempo. La crisi è forte soprattutto sul mercato internazionale. Ma avendo l'innovazione nel Dna la supereremo investendo ancora di più che in passato in ricerca di prodotto e di processo per fare i nostri impianti per la movimentazione automatica ».

Gli italiani? Religiosi, ma non bigotti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Lo è tuttora in Cina o in certe regioni dell'India dove i cristiani sono perseguitati. E forse ha qualche motivo di sentirsi tale anche in un paese libero e democratico, ma risolutamente laicista, come la Spagna di Zapatero. Qui da noi, ha ben poco di cui preoccuparsi.

Un'avventura in Tibet ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: dall'Iran orientale all'Afghanistan al Tibet, dal Kashmir alla Cina – rappresentano, nei fatti e nell'immaginario degli antagonisti spesso diversamente manipolato, una delle zone più drammaticamente bellicose e contese del pianeta, teatro degli scontri violentissimi o subdoli ai quali da tempo assistiamo.

I travagli di Goldman Sachs ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Australia alla Cina fino alla Banca mondiale. Ancora oggi il Tesoro di Washington è affollato dei suoi banchieri: Henry "Hank" Paulson, ex ammini-stratore delegato di Goldman, è il ministro e il 35enne Neel Kashkari, già vicedirettore della banca, è il suo braccio destro con in mano la gestione del Tarp, il fondo da 700 miliardi di dollari incaricato di salvare dall'

Padroni della vita ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e Corea del Sud per concordare una collaborazione su vasta scala. La crisi ha spinto i tre Paesi a mettere da parte le rivalitàe i punti di contrasto, stabilendo come prioritario l'obiettivo della crescita economica. è la prima volta che Giappone, Cina e Corea, divisi in passato da sanguinosi eventi storici,

Principe del frumento ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: duplice obbiettivo di avvicinare Cina e Europa sottolineando la continuità culturale tra i due continenti,all'indomani della prima grande condanna dell'evangelizzazione praticata dai gesuiti nel Celeste Impero, con la «Ex illa die» (1716). Joachim Bouvet, famoso per la sua corrispondenza con Leibniz, lavorò sui miti contenuti nei grandi libri della tradizione cinese utilizzando l'

Giro dell'Asia in ottanta scatti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: in prevalenza da Cina, Giappone e Corea, noti e meno noti quali Ai Weiwei, Nobuyoshi Araki, Cao Fei, Naoya Hatakeyama, Kimsooja, Daido Moriyama, Yasumasa Morimura, Hiroshi Sugimoto, Tabaimo, Rirkrit Tiravanija, Wong Hoy Cheong e Yang Fudong rappresentano, infatti, soltanto un primo nucleo di acquisizioni da parte della Fondazione.

Scene dal Far East ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: come vengono chiamati in Cina) avevano una forza d'attrazione moltiplicata dalla scoperta di un universo fino a quel momento sconosciuto? L'ampia rassegna «Far East», alla sala Truffaut di Modena dal 6 gennaio al 13 marzo, dimostra una volta di più quanto ormai sia vasto l'interesse per quelle cinematografie.

E a Parigi trionfa Yao Lu ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: esposto rare volte al di fuori della Cina fino a questo momento. è stato presentato dalla 798 Photo Gallery di Pechino. Nella capitale cinese insegna fotografia all'Accademia centrale delle Belle arti. «Non abbiamo avuto dubbi – sottolinea Marta Gili, direttrice del Jeu de Paume, museo parigino specializzato nella fotografia, che faceva parte della commissione del premio &

Quanto vale il Timoniere ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: arte internazionali ad aver aperto in Cina, la ArtScene Warehouse. «Molti stranieri che acquistano questo tipo di arte lo fanno pensando che abbia un significato politico, ma si sbagliano. Quasi tutti quelli che operano in Cina, galleristi e artisti,sanno che è un'arte del tutto commerciale », dice, senza mezzi termini, specificando anche che molti artisti cinesi oggi sono «

A Pechino scoppia la bolla ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: arte in Cina è sceso al punto che gallerie "trendy" e senza storia stanno per chiudere o riducono attività e investimenti». «Alla "798" corrono voci che alcune piccole gallerie stiano chiudendo, altre invece si stanno spostando in altri distretti dove l'affitto è meno caro, quelle più stabili rimangono » ci scrive dall'avamposto di Pechino,

Smarriti in paradiso ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: emergere il senso di impotenza Smarriti in paradiso Uno sguardo sulla Cina N elle prime settimane di settembre hanno avuto luogo nel Sud-est asiatico ben undici manifestazioni internazionali di arte contemporanea, dalla Korea (Gwangju e Busan) al Giappone (Yokohama) a Hong Kong, alla Cina (una fiera e due biennali a Shanghai), una Triennale a Guangdong, la Biennale di Singapore,


Articoli

L'inutile ortodossia della Bce (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-12-17 - pag: 15 autore: L'inutile ortodossia della Bce L'eccezionalità della situazione rende necessari maggiori interventi di Vincenzo Visco* V i è consenso unanime tra gli osservatori sul fatto che la crisi finanziaria attuale è un evento estremamente drammatico: «che si verifica una volta in una generazione», o «una volta ogni 100 anni». Ciò ha giustificato interventi del tutto inusuali di salvataggio di banche da parte di Governi, di assunzione di compiti impropri da parte delle Banche centrali e d'interventi massicci di politica fiscale annunciati da parte di alcuni Paesi. Per il momento la Cina ha parlato di una manovra di 600 miliardi di dollari di cui in verità solo una parte aggiuntiva; la Gran Bretagna porterà il deficit di bilancio all'8% del Pil nel 2009; gli Stati Uniti si apprestano a varare una manovra espansiva (in disavanzo) di 600 miliardi (4% del Pil americano)... Questi interventi sono pienamente giustificati dalla natura della crisi, che dai mercati finanziari si è trasmessa - com'era da attendersi - all'economia reale con una velocità e una forza che molti ancora non percepiscono. Al meccanismo di deleveraging dell'industria finanziaria corrisponde infatti la vendita degli asset posseduti, il crollo dei valori dei beni reali (azioni, fabbricati), la restrizione del credito, la riduzione dei consumi, il calo della produzione,l'aumento della disoccupazione, la riduzione delle prospettive di crescita e il peggioramento delle aspettative, il calo degli investimenti, eccetera. Tale spirale si autoalimenta secondo la logica analizzata da Keynes, in occasione della Grande depressione. E le soluzioni possibili quindi non possono che essere keynesiane: vale a dire un'espansione fiscale delle dimensioni necessarie a compensare la caduta della domanda, da effettuare in disavanzo. L'unica difesa aggiuntiva (ma molto importante) che oggi abbiamo rispetto al '29-'33 è rappresentata dai livelli assoluti dei bilanci pubblici delle principali economie del mondo che assicurano comunque un livello di spesa pari al 30-40% del Pil di ogni Paese. è da escludere quindi che si possa oggi cadere in una vera depressione con tassi di disoccupazione del 25-35%, ma senza interventi tempestivi e adeguati il mondo può facilmente trovarsi a dover fare i conti con una lunga stagdeflazione e con tassi di disoccupazione non lontani dal 10 per cento. Stando così le cose, è abbastanza sorprendente lo stato del dibattito, e delle decisioni, in Europa. Da noi infatti - come ai tempi di Keynes e della recessione/depressione del '29 - l'ortodossia dei "Tesori" e delle Banche centrali rischia di provocare guai molto seri, ma soprattutto preoccupa perché di fronte a una situazione del tutto straordinaria per gravità ed eccezionalità, i responsabili di tali autorevoli istituzioni continuano (in maggioranza) a ragionare come se nulla fosse cambiato e come se non fosse evidente che anche l'economia europea sta per essere travolta dallo tsunami della crisi. Ciò che conta - si dice - sono i fondamentali di lungo periodo delle economie, e che se si affronta la crisi con strumenti non ortodossi si pongono solo le premesse per una crisi futura domani, eccetera. In sostanza fare il meno possibile, salvo ovviamente salvare le banche. In questo contesto, la Commissione europea si è mostrata più consapevole e attenta dei Governi in quanto ha sollecitato un intervento fiscale netto pari a 1,5 punti di Pil, accettando la possibilità di disavanzi complessivi medi in Europa superiori al 3 per cento. Tuttavia non è stato possibile coordinare una manovra espansiva europea. Ciò rappresenta un'importante occasione perduta, e anche un'ipoteca sul futuro dell'Europa. Ma soprattutto si tratta di un errore di valutazione sulla situazione economica europea, che è destinata ad aggravarsi in modo consistente nei prossimi mesi. Sorprende e preoccupa soprattutto l'atteggiamento della Germania. La signora Merkel ha prima rifiutato la proposta Sarkozy (fatta propria anche dal nostro Governo) d'intervenire congiuntamente nei salvataggi delle banche, per il timore di dover usare denari tedeschi a favore di partner poco affidabili (come l'Italia), sottovalutando la circostanza che le banche tedesche erano molto più coinvolte nella crisi di quanto non fossero quelle italiane o spagnole. Successivamente ha fermato ogni ipotesi di reflazione concordata, rendendo così molto difficile per i singoli Paesi procedere autonomamente esponendosi singolarmente al giudizio dei mercati. Ciò spiega in parte la prudenza italiana: è difficile per il Paese più indebitato d'Europa andare controcorrente da solo. Ma nel nostro caso ha giocato contro anche la decisione di non intervenire né sulle previsioni, né sui saldi finanziari decisi tra luglio e settembre e ormai del tutto inattendibili. Ne è venuta fuori una manovra di scarsa utilità e in alcuni casi controproducente. Vedremo quello che accadrà nei prossimi mesi. è probabile infatti che, di fronte all'incalzare della crisi, alla caduta del reddito e all'aumento massiccio della disoccupazione nuovi interventi dovranno essere decisi. Speriamo solo che non sia troppo tardi. In ogni caso, quello che dovrebbe essere chiaro è che in situazioni eccezionali e straordinarie l'ortodossia un po' scolastica della Bce e dei "Tesori" europei è del tutto fuori luogo. * Ex viceministro dell'Economia del Governo Prodi LA PRUDENZA NELLE DECISIONI I conti del nostro Paese non consentono iniziative controcorrente e la manovra rischia effetti collaterali negativi

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Mediterraneo strategico per le energie rinnovabili (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2008-12-17 - pag: 27 autore: Clima. Gnudi: sulle emissioni ora aspettiamo Usa e Cina «Mediterraneo strategico per le energie rinnovabili» Attilio Geroni PARIGI. Dal nostro corrispondente Due eventi politici maggiori degli ultimi mesi ridefiniscono le possibilità di sviluppo delle energie rinnovabili: lo storico accordo europeo della settimana scorsa sul pacchetto clima- energia; la nascita in luglio dell'Unione per il Mediterraneo. Da un lato un quadro di riferimento normativo e dall'altro un nuovo slancio per la cooperazione tra Nord e Sud. In questo ambito, e a pochissimi giorni dall'intesa di Bruxelles, si è svolta ieria Parigi la conferenza finale del «Piano d'azione per lo sviluppo delle energie rinnovabili nei Paesi del Sud e dell'Est mediterraneo ». Nell'auditorium di Gaz de France Suez si sono dati appuntamento esperti del settore e top manager dei grandi gruppi europei energetici e ambientali con l'obiettivo di definire il nuovo asse di cooperazione tra le due sponde del Mediterraneo per lo sviluppo di centrali eoliche e solari. Per l'Italia ha partecipato, tra gli altri, il presidente di Enel,Piero Gnudi,anche in veste di presidente dell'Osservatorio Mediterraneo dell'Energia (Ome). Secondo Gnudi, le prospettive di crescita nell'area sono più che buone per l'industria energetica: «Nella sponda Sud del Mediterraneo si verificano tre condizioni ideali per lo sviluppo delle rinnovabili: il sole, il vento e lo spazio, elementi che da noi è sempre più difficile trovare combinati. Non si tratta soltanto di creare delle interconnessioni, ma di costruire in loco impianti per la produzione di energia rinnovabile». Ed è qui che scatta il legame con l'accordo climatico europeo poiché si ampliano le possibilità sia di ottenere CDM (Clean Development Mechanism) sia Certificati Verdi e partecipare così al processo globale di riduzione delle emissioni di Co2.«Oggi –prosegue Gnudi - il mercato dei diritti di emissione rappresenta già 80 miliardi di euro, ma il giorno in cui anche Cina e Stati Uniti dovessero entrare negli impegni del protocollo di Kyoto, si passerebbe a circa 2mila miliardi». Enel, sostiene il suo presidente, intende giocare un ruolo da protagonista nelle rinnovabili: all'inizio del mese è stata lanciata Enel Green Power, già una delle società più grandi d'Europa nel settore, mentre gli investimenti nel periodo 2008-2012 ammontano a 6,8 miliardi di euro. Gnudi ritiene vitale, per le aziende del settore,mantenere un'adeguata capacità d'investimento: «Questa crisi ha già fatto tanti danni e non vorrei che facesse anche perdere il senso del futuro. Se smettiamo di investire e l'economia riparte, allora anche i 150 dollari al barile del luglio scorso potranno sembrarci pochi. La crisi è mondiale e dunque la ripresa sarà mondiale anch'essa». Il presidente di Enel vede molte aziende, anche grandi, spaventate, e sempre meno disposte a investire. E come molti altri manager del settore ritiene che il fatidico picco dei 150 dollari sia stato il frutto di lunghi anni in cui, col petrolio a prezzi relativamente bassi, gli investimenti erano rimasti al palo. LA PRIORITà Per il presidente dell'Enel «questa crisi ha già prodotto tanti danni, se smettiamo di investire il petrolio arriverà a 150 $» IMAGOECONOMICA Enel. Pietro Gnudi

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Un'Europa a rischio isolamento (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-12-17 - pag: 14 autore: Un'Europa a rischio isolamento di Carlo Marroni S e è vero, come sostiene Zygmunt Bauman, che la storia della modernità è un processo di liquefazione continua di tutti quei corpi solidi che le società avevano precedentemente costruito, allora tutti i vecchi punti di riferimento devono essere rivisti. E la politica estera, che cerca di guardare il più lontano possibile, deve fare i conti con un mondo a "gerarchie variabili". Alla Farnesina si sta lavorando agli orientamenti fondamentali dell'azione diplomatica dei prossimi anni- a partire dal 2009 quando toccherà all'Italia la presidenza del G- 8-che faranno da base alle decisioni di Governo e Parlamento. E un elemento spicca sopra tutti gli altri nel documento riservato che sta discretamente circolando nel palazzo degli Esteri in vista della VI Conferenza degli Ambasciatori, che si terrà oggi e domani alla Farnesina: che cosa cambierà con il nuovo presidente Usa, Barack Obama. «è un pragmaticosi legge nel documento- rigetterà l'unilateralismo secco ma ciò non significa che abbracci il multilateralismo istituzionalista che molti europei vorrebbero. è assai probabile che Obama, in virtù del pragmatismo e dell'urgenza dei problemi che si trova di fronte, cercherà nell'azione collettiva e nei gruppi informali, anziché nel multilateralismo classico, l'exit strategy dall'unilateralismo bushiano». Linguaggio da diplomatici, da cui tuttavia emerge un allarme chiaro: l'Europa rischia di rimanere tagliata fuori. Infatti di fronte ai "mega-poli" asiatici, Cina e India, solo un'Europa forte e coesa può risultare un interlocutore credibile.Altrimenti il rischio - di cui si parla apertamente nel documento della Farnesina, che riunisce per l'occasione i 138 capi missione italiani nel mondo-è di un'Europa debole,definita alla fine una " Grande Svizzera", che si possa vedere bypassata da rapporti transpacifici ( per esempio Usa-Cina). Insomma, l'attuale crisi economica potrebbe esaltare la "tentazione pacifica" degli Usa di Obama. Di qui l'importanza che l'Italia si faccia promotrice all'interno della Ue di un'azione mirata a sbloccare l'impasse del Trattato di Lisbona e, comunque al di là dei fattori istituzionali, a dare all'Europa un respiro complessivo, dalle politiche economiche a quelle per la sicurezza. La Conferenza degli ambasciatori- che il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha riconvocato dopo quattro anni - vedrà la presenza del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Nelle sessioni generali e in quelle tematiche alcuni items saranno al centro delle discussioni, a partire dal tema della sicurezza. Alla dimensione militare, che sempre più si identifica con le missioni di pace all'estero, si aggiungono le dimensioni non convenzionali: dal terrorismo alla criminalità organizzata, all'immigrazione illegale, incluse le nuove sfide, tra cui la stabilità economico finanziaria, la sicurezza ambientale ed energetica, i problemi dello sviluppo e la sicurezza alimentare. L'altro concetto tematico della Conferenza è rivolto alla competitività, soprattutto nella sua centrale dimensione economica, che il multipolarismo ha accentuato. «La concorrenza delle economie emergenti non è più soltanto sull'export di prodotti manifatturieri tradizionali, ma anche e sempre più sull'alta tecnologia e sugli investimenti diretti. Non è più soltanto una concorrenza "operaia" ma si è spostata sui mestieri qualificati e sui saperi specializzati. L'asticella della concorrenza, per i Paesi industrializzati dell'Occidente, si è quindi drasticamente alzata. L'attuale crisi economica globale la alzerà ulteriormente, anche se non saranno soltanto le economie dei Paesi Ocse a subirne le conseguenze negative, ma anche le economie emergenti e in particolare quei Paesi dipendenti dall'export di materie prime ed energia (Medio Oriente e Russia)». A sostegno della competitività la Farnesina - che nel 2009 dovrà fare i conti con una contrazione dei fondi a disposizione, che passeranno da 2,5 a 2 miliardi di euro di bilancio - ha istituito presso la Segreteria Generale, guidata dall'ambasciatore Giampiero Massolo,l'Unità per il Sistema Paese e le autonomie territoriali. Eppoi le questioni di influenza geografica, centrali per finalizzare gli sforzi dell'azione diplomatica della Farnesina, che può contare su 319 uffici all'esteroin fase di profonda riorganizzazione sia per la presenza geografica che per gli obiettivi.L'Italia ha tradizionalmente aree d'azione e di influenza privilegiata, dettate dalla geografia: il Mediterraneo, i Balcani e l'Europa del Sud-Est. Anche in queste aree sono in atto processi dinamici che vanno colti per mantenere e consolidare le posizioni e difendere gli interessi nazionali. La costa Sud del Mediterraneo, dal Marocco alla Turchia, è ad esempio, dopo la Cina, la zona del mondo che attrae più investimenti dall'estero: offre un mercato, che grazie alla crescita demografica, includerà (Mediterraneo più Golfo) circa 400 milioni di persone nei prossimi vent'anni. L'area dell'Asia centrale e meridionale sta diventando fondamentale per la stabilità e la sicurezza energetica, così come è in ascesa il ruolo non solo energetico e finanziario, ma anche diplomatico, dei Paesi del Golfo. In Asia, accanto ai giganti cinese e indiano, si stanno affermando altre potenze (Indonesia, Corea del Sud) che meritano particolare attenzione, e la stessa Africa ha conosciuto negli ultimi anni processi positivi di crescita che ne hanno variegato la tradizionale immagine di continente rassegnato. LA DIPLOMAZIA ITALIANA Una struttura ad hoc darà supporto alle imprese per aumentare la competitività nel Sud del Mediterraneo, in Asia e nell'area del Golfo

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La Cina perde appello contro Ue e Stati Uniti (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-17 - pag: 21 autore: COMPONENTISTICA La Cina perde appello contro Ue e Stati Uniti La Cina ha perso il ricorso presso la commissione d'appello del Wto sui dazi applicati alle importazioni di ricambi auto, contestati da Ue, Usa e Canada. Lo riferisce una nota della Commissione europea, sottolineando che Pechino dovrà mettersi in regola con le indicazioni di Ginevra «entro un periodo di tempo ragionevole», da negoziare o stabilire attraverso un arbitrato.Altrimenti l'Ue potrebbe reagire con sanzioni commerciali contro la Cina.

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Servono nuove misure (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-17 - pag: 6 autore: «Servono nuove misure» Draghi: fase critica dove si rischia il circolo vizioso finanza-economia Alessandro Merli Servono altre misure - monetarie, fiscali, di regolamentazione dei mercati – per mitigare le recessione globale e spezzare il circolo vizioso fra finanza ed economia. Altre misure oltre a quelle già adottate e che hanno creato una base di stabilità ancora «fragile» per il sistema finanziario mondiale. Gli stimoli fiscali devono essere coordinati e chi non può permetterseli a causa dello stato delle finanze pubbliche, compensi con riforme strutturali, come quelle delle pensioni e della spesa pubblica. Messaggio esplicito dal governatore della Banca d'Italia e presidente del Financial Stability Forum, Mario Draghi. «La crisi che affligge il sistema finanziario globale – ha detto ieri Draghi in una lezione all'Autorità monetaria di Hong Kong – ha raggiunto ora una fase critica». Il brusco rallentamento della crescita si tradurrà inevitabilmente, secondo il banchiere centrale, in perdite sui crediti che avranno un ulteriore impatto sul settore bancario. Necessaria quindi un'altra tornata di risposte da parte delle autorità, ha sostenuto Draghi, in sintonia con le affermazioni del giorno prima del direttore del Fondo monetario, Dominique Strauss-Kahn, a Madrid. La sfida immediata, ha osservato Draghi, è di «evitare una situazione in cui le forze della recessione si approfondiscono e si associano alla paralisi dei mercati finanziari nel creare una spirale viziosa. Negli ultimi mesi, lo scenario è passato rapidamente dal rallentamento alla recessione, da uno shock di offerta a uno di domanda, dai rischi di inflazione a quelli di deflazione». Dei tre tipi di risposte a disposizione delle autorità, la politica monetaria ha già fatto molto, con riduzioni successive dei tassi d'interesse, ma in qualche caso, come negli Usa e in Giappone, questi si stanno avvicinando alla soglia minima dello zero. Draghi ha ricordato che c'è un'ampia lista di altri strumenti, dall'espansione della base mone-taria, all'acquisto di titoli di Stato per influenzare i tassi a lunga, a quello di titoli privati, come fece proprio Hong Kong durante la crisi asiatica. Ma sono tutte mi-sure di effetto incerto, soprattutto nello stato in cui versano gli intermediari finanziari. Diventa allora ancor più necessario lo stimolo fiscale. A tre condizioni, dice Draghi. La prima è che venga coordinato a livello internazionale: come nel piano proposto dalla Commissione europea, così si dovrebbe fare a livello globale. Il governatore cita uno studio della Banca d'Italia secondo cui un'azione coordinata a livello europeo ne accresce l'impatto del 30%, rispetto a misure che fossero intraprese solo nel nostro Paese. La seconda condizione è che lo stimolo fiscale non danneggi la sostenibilità di lungo termine delle finanze pubbliche. Il coordinamento non significa che tutti debbano fare la stessa cosa, ma chi parte da una posizione creditoria con l'estero e conti pubblici in ordine, in Asia come in Europa, ha detto Draghi in quello che è suonato come un riferimento sia ai padroni di casa della Cina, sia alla Germania, può agire in prima linea. Per chi ha finanze pubbliche o posizioni esterne nette meno solide, i margini d'azione sono più limitati. E dovrà allora introdurre politiche per aumentare la crescita e ridurre il debito: dalle riforme delle pensioni, alla profonda ristrutturazione del settore pubblico per migliorare l'efficienza e la qualità della spesa. «Se prese con determinazione – ha sostenuto il governatore, che qui è sembrato riferirsi a casi come quello italiano – tali azioni possono creare spazio di manovra in questi Paesi, in modo da alleviare gli effetti della crisi e migliorare le prospettive di crescita ».Infine,lo stimolo dev'essere applicato dove può avere un impatto più forte e più rapido. Nell'ex colonia britannica, il governatore ha presieduto, prima di volare a Pechino per incontri con le autorità cinesi, una riunione del Financial Stability Forum, per valutare l'impatto della crisi sull'Asia, il continente che finora ha resistito meglio ma che comincia a subirne a sua volta i contraccolpi sulla domanda per le sue esportazioni e sulla disponibilità di capitali. Dagli incontri di Hong Kong e Pechino, si sono cominciate anche a gettare le basi, come richiesto dal vertice del G-20 del mese scorso a Washington, per l'allargamento del Financial Stability Forum (creato dal G-7 e poi esteso ad alcune delle principali piazze finanziarie) ai grandi Paesi emergenti, fra i quali spicca ovviamente la Cina, il cui ruolo nell'uscita dalla crisi può essere decisivo. LE AZIONI I Paesi con i conti in disordine dovranno varare riforme fondamentali, in particolare sulle pensioni e sulla struttura della spesa pubblica Preoccupato. Mario Draghi, governatore della Banca d'Italia e presidente del Financial Stability Forum, ha parlato ieri durante un incontro con le autorità monetarie di Hong Kong EMBLEMA

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La nuova sfida Molteni è la rete di negozi diretti (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: STILI E TENDENZE data: 2008-12-17 - pag: 28 autore: Arredamento La nuova sfida Molteni è la rete di negozi diretti Aperture a Londra, New York e Singapore Il 2008 chiuderà con ricavi in linea col 2007 di Cristina Jucker L a settimana scorsa ha inaugurato il nuovo negozio di Londra, dalle parti di Covent Garden. Sabato prossimo sarà a New York per aprirne un altro: 850 metri quadrati a Soho, una vecchia struttura industriale con soffitti alti 4 metri, di fronte al negozio di Armani. Sì, perchè quello di Soho sarà anche il primo negozio in cui verrà esposta la cucina realizzata in collaborazione con lo stilista milanese. Carlo Molteni, amministratore delegato dell'omonimo gruppo che produce mobili per la casa, per l'ufficio (coi marchi Unifor e Citterio) e cucine (Dada), ha deciso di investire molte energie nella rete di vendita, in particolare quella diretta. «Il 2009 si apre con aspettative di risultati interessanti. è importante avere dei sensori nelle città principali, capire meglio il consumatore finale » sostiene Molteni. E se «la prima fase del percorso si conclude con la fine dell'anno – come ha ricordato il responsabile marketing del gruppo brianzolo, Giovanni Del Vecchio – la seconda riprenderà nel 2009 con Singapore, poi con il rinnovo dello show room di Seul e quindi altre aperture in Europa». Probabilmente anche in Russia. Molteni ha dunque deciso che era arrivato il momento di scendere in campo direttamente per dare maggior visibilità ai propri prodotti: nel negozio di Soho, disegnato come gli altri da Pierluigi Cerri, saranno raggruppati per la prima volta tutti i quattro marchi del gruppo. La sfida è recuperare terreno sul mercato Usa («dove siamo ancora un po' indietro ») dando un'idea più completa del modo di abitare Molteni. Un investimento che è anche un atto di fiducia nella ripresa dell'economia americana. Una novità è l'alleanza con Armani: la prima volta in assoluto che entrambi associano un marchio a un altro marchio (Armani ha fatto un televisore con Samsung, ma si trattava di un singolo prodotto, non di un progetto complesso come questo): il modello attuale di cucina ArmaniDada è sicuramente il più caro che oggi ci sia sul mercato (anche la distribuzione sarà molto particolare, riservata a pochi punti vendita molto selezionatie in grado di offrire un servizio di alto livello), ma, assicura Molteni, «stiamo lavorando a un altro modello che sarà un po' meno dispendioso ». I contatti con Armani, in realtà, non sono una novità: nella torre di Dubai dove stanno sorgendo un albergo e una serie di appartamenti arredati dallo stilista milanese, le cucine delle residenze sono tutte Dada. Se il 45% circa del fatturato è ancora realizzato in Italia, l'espansione su nuovi mercati non si arresta. Spiega Carlo Molteni: «La crisi ha un po' rallentato l'attività di contract, ma in modo disuguale. Molti grandi progetti continuano. In India, ma non solo, stiamo lavorando molto». Quanto alla Cina, «nel 2009 apriremo un grande spazio a Pechino, e già ne abbiamo uno, non gestito direttamente, a Shanghai. Anche se i fatturati cominciano a essere interessanti, il design qui è ancora una realtà molto confusa. Per questo partecipiamo a un progetto con Domus Academy: sono convinto che occorra prima di tutto creare una cultura del design». Nessuna prospettiva, invece, di produzione in Cina. Tutto è fatto in Italia, o meglio, precisa Molteni, «tutto è fatto in Brianza». Quest'anno,intanto,si avvia alla conclusione con ricavi invariati rispetto al 2007 (258 milioni di euro). «E per il 2009 ci accontenteremo di ripetere la stessa performance. Ottimisti? Sì, abbiamo lavorato molto e abbiamo l'ottimismo della ragione» risponde l'amministratore delegato. Londra. Il nuovo negozio Molteni appena aperto vicino a Covent Garden

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Conclusi i Giochi, la Cina censura di nuovo i siti web (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 17-12-2008)

Argomenti: Cina

POLITICA 17-12-2008 Conclusi i Giochi, la Cina censura di nuovo i siti web B loccati, sbloccati, poi di nuovo censurati. Una serie di siti web non graditi al governo cinese sono stati di nuovo censurati. Ieri, in una conferenza stampa, il portavoce del ministero degli esteri Liu Jianchao ha evitato di rispondere ai giornalisti, limitandosi a dire che vengono oscurati solo i siti che 'violano la legge cinese'. La rete televisiva Bbc attribuisce l'iniziativa censoria al difficile anno che la Cina dovrà affrontare: il 2009 sarà infatti il 20esimo anniversario di piazza Tiananmen, in cui centinaia di persone furono uccise quando l'esercito intervenne per allontanare gli studenti che la occupavano reclamando democrazia.

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A Roma il festival degli itinerari dello Spirito (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 17-12-2008)

Argomenti: Cina

CHIESA 17-12-2008 A Roma il festival degli itinerari dello Spirito ROMA. Un modo per sostenere il mondo cattolico nelle aree di crisi del mondo e per mostrare ai giovani che nel turismo esistono opportunità di lavoro. Questo e molto altro ancora è «Josp Fest», il primo festival internazionale dedicato ai pellegrinaggi, cioè agli itinerari dello spirito. L'iniziativa è organizzata dall'Opera Romana pellegrinaggi (Orp), si terrà negli ampi spazi della Fiera di Roma dal 15 al 18 gennaio ed è stata presentata ieri dal vice presidente dell'Orp monsignor Liberio Andreatta e dall'amministratore delegato padre Caesar Atuire. Un sogno che dopo venti anni si realizza e «finalmente sostituisce l'equivoco termine di turismo religioso con la definizione di turismo spirituale, più chiara ed identificabile», ha spiegato Andreatta. Nei quattro giorni di esposizione si svolgeranno tavole rotonde, convegni ed eventi culturali e musicali per valorizzare «il patrimonio valoriale comune a tutti e sul quale il dialogo è possibile». Il festival offrirà uno specifico «itinerario dello spirito» ha osservato monsignor Andreatta che «risponde ad un percorso di evangelizzazione in cui vi è una ricca offerta di arte, cultura, e storia di un territorio in chiave di proposta. Infatti non basta inserire delle celebrazioni liturgiche in un programma turistico per definirlo turismo religioso», mentre serve un raccordo ed uno stretto coordinamento tra i percorsi ed i contenuti che vengono sviluppati. Secondo i dati forniti nella conferenza stampa ci saranno ben 150 espositori, riorganizzati secondo quattro macro aree, denominate: Grandi itinerari della fede,Villaggio Italia, Destinazioni e operatori, Giovani. All'interno di ogni area si svolgeranno eventi di approfondimento, secondo dei sottopercorsi intitolati alle maggiori mete dei pellegrinaggi: Guadalupe, Lourdes, San Pietro, Santiago de Compostela, Gerusalemme. Il festival vuole essere «un laboratorio per la condivisione dei valori fra i popoli ha spiegato padre Atuire e per questo ci sono progetti che coinvolgono paesi come Cina e Tibet e anche israeliani e palestinesi per offrire occasione di dialogo fra i popoli». Ideato e organizzato dall'Orp, il festival ha il patrocinio del Comune di Roma, della Provincia, dell'Ente nazionale italiano per il turismo. Fabrizio Mastrofini La presentazione del Josp fest (Siciliani) Promossa dall'Opera romana pellegrinaggi, dal 15 al 18 gennaio la capitale ospiterà la prima edizione del Josp fest

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Scajola stacca a Finmeccanica un maxi assegno di 900 milioni (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 18-12-2008)

Argomenti: Cina

Scajola stacca a Finmeccanica un maxi assegno di 900 milioni da Finanza&Mercati del 18-12-2008 Il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, stacca un assegno di quasi 900 milioni a Finmeccanica. Anche se al ministero si sono affrettati a precisare che i finanziamenti non sono a fondo perduto, ma concessi a fronte di programmi di sviluppo commerciale dei nuovi prodotti sui quali le aziende riconosceranno una royalty allo Stato, si tratta comunque di una boccata di ossigeno per tutte le aziende aeronautiche del gruppo Finmeccanica. Una sorta di pacchetto anticrisi per l'industria aeronautica ben più sostanzioso dei 180 milioni che andranno al settore auto con l'obiettivo di superare l'attuale momento di crisi. Una situazione che comunque non preoccupa il presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini. «Contiamo di superare il 2009 senza grossi problemi, anche perché abbiamo un ottimo portafogli di ordini e ottimi prodotti», ha detto il numero uno di Finmeccanica a margine della presentazione del rapporto di sostenibilità 2007 aggiungendo subito dopo che se «la situazione peggiorerà non possiamo sapere cosa succederà». Una cosa però è certa. Finmeccanica ha messo la parola fine alla campagna acquisti dopo l'ultima operazione negli Stati Uniti per il controllo di Drs e anche la vendita della quota del 40% detenuta in Ansaldo Sts non rientra negli obiettivi del gruppo. Nei giorni scorsi sono tornati alla ribalta rumor relativi alla trattativa di vendita con la francese Alstom. Ieri il condirettore generale di Finmeccanica, Alessandro Pansa, ha definito le voci «destituite di fondamento». Il mercato ha però continuato a credere in questa possibilità e Ansaldo Sts, che peraltro si è aggiudicata due nuovi contratti in Cina per 30 milioni di dollari, ha messo a segno un guadagno in Borsa dell'1,57% a 10 euro. Molto meglio la controllante Finmeccanica (+5,8% a 10,77 euro) in previsione della possibile monetizzazione della quota del 40% in Ansaldo Sts. Ieri il comitato interministeriale per lo sviluppo dell'industria aeronautica riunito da Scajola ha deciso di finanziare i programmi relativi agli addestratori ad ala fissa, dove a supporto dell'A346 sono presenti numerosi programmi di nicchia tra cui i sistemi di controllo di volo a 4 canali. Sarà inoltre potenziata la ricerca per i biturboelica tattici della famiglia C-27J e per i programmi dell'avionica e delle comunicazioni militari. Su questo fronte Boeing ha annunciato ieri di essere vicina a siglare un accordo con Finmeccanica per l'assemblaggio del C-27J. Lo ha detto Jim Albaugh, amministratore della divisione di Boeing per i sistemi di difesa integrati. Borsa Italiana, infine, ha reso noto che da settimana prossima il peso di Finmeccanica sull'S&P/Mib passerà dall'1,7 al 2,15 per cento.

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MANFREDI: ECCO L'AUTORE (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 18-12-2008)

Argomenti: Cina

MANFREDI: ECCO L'AUTORE Chi è l'autore? Chi crea un'opera letteraria, artistica, scientifica (Zingarelli). Ma c'è un di più: la cifra, lo stile, la capacità di articolare la propria opera. Ecco quello che fa l'autore. Gianfranco Manfredi (Senigallia 1948) possiede quel di più e ha dimostrato di farlo valere su più fronti. Ma, come ha giustamente dichiarato in una recente intervista, non è un eclettico: «Eclettici - dice - sono gli architetti o i medici che scrivono anche romanzi, io faccio un unico lavoro usando semplicemente diverse forme di scrittura». Manfredi ha scritto canzoni e negli anni 70, in coppia con Ricky Gianco, ha prodotto alcuni tra gli album più interessanti del periodo (da Ma non è una malattia a Zombie di tutto il mondo unitevi), espressione di un dibattito che attraversava una sinistra in bilico tra spirito dissacrante e pulsioni violente, e che si traduceva in testi di intelligente ironia. Ha scritto saggi filosofici (L'amore e gli amori in Jean Jacques Rousseau, 1978); ha scritto sceneggiature per il cinema e la tv (sua una proficua collaborazione con Salvatore Samperi); ha scritto romanzi noir e fantastici come Magia Rossa (1983), Cromantica (1985), Ultimi vampiri (1987), Trainspotter (1989), tutti editi da Feltrinelli e Una Fortuna d'annata (Tropea). Poi ha cominciato a scrivere soggetti e sceneggiature per fumetti, diventando una delle firme di punta della scuderia Bonelli: Tex, Dylan Dog e la creazione di due serie d'eccellenza come Magico Vento e Volto Nascosto (appena giunta al termine ma della quale si vocifera una ripresa che sposta l'azione dall'Etiopia della prima infausta colonizzazione italiana alla Cina della Guerra dei Boxer). E da ultimo è tornato al romanzo con lo straordinario Ho Freddo (pp. 552, euro 16 Gargoyle): apparentemente una vicenda di genere vampiresco ambientata nell'America della fine del 700, in realtà una documentata ricognizione tra storia e leggenda. Di più: un fluente racconto d'autore che possiede la lucidità e l'eleganza di un conte philosophique.

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Dopo 18 anni lascia la guida del museo di Rivoli Sull'arte contemporanea che Bondi non capisce: Non si può stare sempre voltati indietro (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 18-12-2008)

Argomenti: Cina

Dopo 18 anni lascia la guida del museo di Rivoli Sull'arte contemporanea che Bondi non capisce: «Non si può stare sempre voltati indietro» Ha fama di odiare il gossip, di non arretrare di fronte alle pressioni dietro le quinte quando crede in qualcosa. Di carattere cortese, ma anche dura, diretta, capace di valutare le critiche purché esplicite, appassionata di Arte Povera, genovese, Ida Gianelli ha guidato per 18 anni il museo d'arte contemporanea del Castello di Rivoli presso Torino. Il 31 dicembre brinderà a una nuova vita: il suo mandato finisce. A sorpresa il sindaco di Roma Alemanno l'ha invitata a condurre due luoghi di mostre come il Palazzo delle Esposizioni e le Scuderie del Quirinale. Lei ci sta pensando su. E sull'argomento non risponde finché non avrà sciolto il nodo. Il bilancio dell'esperienza a Rivoli? «È il primo museo d'arte contemporanea nato in Italia, nel 1984. Ed è diventato quel che è grazie al lavoro di squadra. E mi riferisco a chi ci lavora, a chi lo ha sostenuto, la città di Torino, i collezionisti, gli amici, gli sponsor, un pubblico fedele. Ci pare un buon risultato». Quanti visitatori avete? «Circa 120 mila all'anno». Cosa fa o dovrebbe fare un museo d'arte contemporanea? «Museo non vuol dire organizzare mostre ma avere una collezione, un servizio educativo per avvicinare la gente, una biblioteca specializzata e la nostra è tra le migliori. La mostra è un'ossessione perché dà più spazio sui giornali, però indebolisce le strutture. Ma si tende a bruciare le cose in tempi brevi». Il ministro per i beni culturali Bondi ha detto di non capire l'arte d'oggi. «Questo è il livello più basso per discuterne. Un luogo come Rivoli deve organizzare visite guidate gratuite e laboratori, dialogare con il pubblico, non lasciarlo isolato. Ma non bisogna spiegare sempre tutto. Serve invece vedere l'arte sistematicamente, non una tantum. Per l'arte antica vale lo stesso discorso: molti credono di capirla però è un equivoco, non è così semplice come sembra». Bondi ha eliminato dal ministero la direzione per l'arte contemporanea. «Non posso pensarne bene. Che bisogno c'era di abolire qualcosa che rappresenta una realtà? Ci sono le soprintendenze per l'arte antica: perché non avere una struttura per il contemporaneo?» Perché averla? «Credo nella cultura contemporanea, perciò va sostenuta. Già è difficile capire il proprio tempo, figuriamoci se si sta sempre voltati indietro verso il passato». Qual è lo stato dell'arte? «Non è degli occidentali, è del mondo, ha forme infinite e dobbiamo andar cauti con i giudizi. Ora trovo interessanti artisti di altre culture che si integrano con la nostra. Se devo fare un esempio cito un giovane, Yan Fudong: è straordinario come adotti tematiche della sua Cina usando un linguaggio comprensibile anche per l'occidente. Il Padiglione Italia della Biennale, che lei curò nel 2005, nel 2009 avrà come responsabili Beatrice Buscaroli e Luca Beatrice, critici d'arte esplicitamente di destra. La destra entra in un territorio dal quale si è tenuta alla larga o «di sinistra»? «L'arte non è di destra né di sinistra. Infatti non trovo interessante un lavoro che tocchi direttamente l'aspetto politico perché invecchia. L'arte fa politica in un altro modo, mentre sono i curatori, che non sono creativi e alcuni fanno carriera con un partito, a prendere posizione. Gli artisti sono e devono essere critici col potere, dirompenti, mettere in discussione quanto succede. È sempre accaduto, basti pensare a Caravaggio».

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Navi anti-pirati anche dalla Cina (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-12-18 - pag: 11 autore: Golfo di Aden. Svolta di Pechino Navi anti-pirati anche dalla Cina Gianandrea Gaiani Nella lotta alla pirateria somala scendono in campo anche i cinesi, protagonisti ieri per la coraggiosa resistenza dei 30 marinai di un cargo assalito dai pirati e per la decisione di Pechino di inviare navi da guerra a rafforzare la flotta multinazionale che da due mesi cerca di proteggere il traffico mercantile lungo le coste somale. La missione delle navi da guerra durerà almeno tre mesi ed è giustificata dal fatto che una delle 19 navi ancora in mano ai pirati è cinese. Ieri l'equipaggio del cargo Zhenhua 4, di proprietà della China Communications Construction, si è barricato nelle cabine sfuggendo ai banditi che avevano abbordato la nave fino all'arrivo degli elicotteri della flotta di Enduring Freedom che aveva raccolto le richieste di aiuto. Nelle ore precedenti erano state catturate dai pirati un rimorchiatore indonesiano, uno yacht privato e un portacontainer turco, portando a 110 i mercantili assaliti da gennaio e a 42 quelli catturati. Una conferma che i pattugliamenti navali non sono sufficienti ad arginare un fenomeno ormai dilagante, come ha riconosciuto la Risoluzione 1851- promossa dagli Stati Uniti ma approvata all'unanimità dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu martedì che autorizza le forze multinazionali a colpire i pirati anche sul territorio e nello spazio aereo somalo. «è un segnale forte contro il flagello dei pirati e sottolinea la necessità di mettere fine alla loro impunità», ha commentato il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, che auspica l'invio di una forza di Caschi blu per stabilizzare la Somalia. Soddisfazione è stata espressa anche dal Governo di transizione di Mogadiscio, che non è in grado di esercitare il controllodel territorio e da tempo chiede un energico intervento della comunità internazionale. Difficile dire quali forze affiancheranno gli americani nelle incursioni sulle coste somale. Finora solo le forze speciali di Parigi hanno compiuto raid per liberare cittadini francesi sequestrati e solo le navi britanniche e indiane hanno aperto il fuoco contro le imbarcazioni dei pirati. Mentre anche la Turchia ha annunciato l'invio di navi da guerra, il Governo italiano chiederà al Parlamento il via libera alla partecipazione alla missione Ue, messa in forse finora dalla penuria di fondi. Lo ha annunciato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, plaudendo alla decisione del Consiglio di Sicurezza poiché «il contrasto alla pirateria solo con il pattugliamento delle navi in un'area così grande rischia di essere un quasi inutile dispiegamento di forze ». Al momento è però improbabile che forze italiane possano partecipare a incursioni sul territorio somalo. SFIDA A TUTTO CAMPO L'Onu ha autorizzato martedì operazioni di terra sulle coste somale, ma gli Stati disposti ad affiancare gli Usa non sembrano molti

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Ansaldo Sts cresce in Cina (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-12-18 - pag: 43 autore: Trasporti. Due nuovi contratti da 30 milioni di dollari Ansaldo Sts cresce in Cina GENOVA Ansaldo Sts accelera sul mercato cinese. La società di Finmeccanica, attiva nel segnalamento e nei sistemi di trasporto, si è aggiudicata due contratti, per un valore complessivo di 30 milioni di dollari, per la progettazione e la realizzazione dei sistemi di segnalazione Cbtc (Communications based train control) destinati alla linea 2 della metropolitana di Shenyang e alla linea 1 della metropolitana di Chengdu; i due contratti rappresentano un ampliamento complessivo di 40 chilometri della rete di trasporto metropolitano. La duplice commessa ottenuta dalla società guidata da Sergio De Luca si inserisce nell'alleanza strategica, varata nell'aprile dell'anno scorso,fra l'azienda italiana e il gruppo cinese Insigma. Italiani e cinesi, fin dal 2006, avevano già avviato un rapporto di collaborazione in occasione della costruzione della linea 1 di Shenyang, un progetto che ha fruttato ad Ansaldo Sts un contratto del valore di oltre 10 milioni di dollari. In seno alla partnership italo-cinese, Insigma si occupa principalmente dell'acquisizione e dell'installazione della maggior parte dell'hardware utilizzato per le tecnologie Cbtc. L'alleanza strategica con il colosso cinese, specializzato nel software applicativo e nelle reti e infrastrutture per l'information technology, ha una durata iniziale di dieci ed è finalizzata alla realizzazione dei sistemi di segnalazione Cbtc per numerosi enti di trasporto cinesi. In base a un contratto di licenza, Ansaldo Sts mette a disposizione del partner cinese, che agisce in qualità di prime contractor, le tecnologie necessarie per realizzare sistemi di controllo automatici del traffico ferroviario. Le autorità di Pechino prevedono di investire circa 50 miliardi di dollari nella costruzione di circa mille chilometri di linee metropolitane nelle principali città. Il comparto dei sistemi di segnalazione dovrebbe generare ricavi nell'ordine di 400 milioni di dollari nel prossimo biennio. Intanto, Alessandro Pansa, presidente della società e condirettore generale della controllante Finmeccanica, ha definito «destituite di qualsiasi fondamento » le voci sulla possibile cessione di Ansaldo Sts ad Alstom. D.Ra. LA SMENTITA Il condirettore generale di Finmeccanica Pansa: «Senza fondamento» le voci di cessione della controllata

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Toyota si assicura risorse di terre rare (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2008-12-18 - pag: 48 autore: Metalli strategici. Per produrre i magneti dei motori di autovetture ibride Toyota si assicura risorse di «terre rare» Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro inviato Il gruppo Toyota, impegnato a espandere la produzione di auto ibride nonostante il calo complessivo dell'output, accelera la ricerca di fonti dirette di metalli ed elementi rari. Toyota Tsusho, società di trading del gruppo (la sesta al mondo), presto importerà direttamente elementi detti " terre rare", o lantanidi, da India e Vietnam, per dare all'azienda automobilistica fonti indipendenti di approvvigionamento. Si sta costituendo una joint venture con l'agenzia mineraria statale vietnamita per sviluppare i depositi di Dong Pao, a Nord Est di Hanoi, che dal 2011 dovrebbero produrre 5mila tonnellate di terre rare. Inoltre Toyota Tsusho ha acquisito la società di trading Wako Bussan, interessante perché possiede i diritti per l'acquisto di terre rare dalla Indian Rare Earths Limited: l'import in Giappone, per circa 4mila tonn. annue, dovrebbero iniziare nel 2010. In quell'anno Toyota intende vendere almeno un milione di vetture ibride e i magneti dei loro motori utilizzano il neodimio come elemento fondamentale. Le iniziative Toyota si inseriscono del contesto di una forte preoccupazione del sistema industriale giapponese, che finora ha importato dalla Cina circa il 90% delle terre rare. Pechino ha iniziato a introdurre restrizioni all'export nel momento in cui i prezzi internazionali di questi elementi sono balzati a causa della forte domanda, che in Giappone è stimata in crescita di almeno il 15% l'anno. Il Ministero dell'Economia, Commercio e Industria ha varato l'anno scorso un piano organico (stoccaggio compreso) per cercare di assicurare al Paese la disponibilità di elementi rari utilizzati in una vasta gamma di prodotti tecnologici, anche stimolando le aziende private a fare la loro parte.

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onu, ora guerra totale ai pirati in somalia anche la marina cinese - vincenzo nigro (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 18-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 17 - Esteri Onu, ora guerra totale ai pirati in Somalia anche la Marina cinese Navi, aerei e raid a terra. La Russa: "Più impegno dell´Italia" Quattro natanti attaccati in poche ore, uno liberato dall´assalto dei predoni VINCENZO NIGRO Quattro navi assaltate in meno di 24 ore, un cargo cinese soccorso e liberato dalla flotta multinazionale, dopo che i suoi 30 marinai si erano barricati a bordo per ore. E tutto mentre l´Onu vota una risoluzione che per la prima volta autorizza l´uso della forza contro i pirati non solo in mare, ma anche a terra e nello spazio aereo della Somalia. La battaglia contro la pirateria in Somalia sta diventando una questione di politica estera e di sicurezza di primissimo livello. Un esempio: ieri in poche ore il governo della Cina, quello della Turchia e anche il ministro della Difesa italiano Ignazio La Russa hanno annunciato di essere pronti a inviare navi o comunque a fare di più contro i banditi somali. Il primo segnale forte è quello dell´Onu: la risoluzione 1851 voluta dagli Usa e votata all´unanimità dai 15 dei Consiglio di sicurezza permette alle Marine autorizzate dall´Onu e dal governo di transizione somalo ad inseguire i pirati a terra, eventualmente anche entrando con aerei ed elicotteri nello spazio aereo del paese. è un´impresa complicata, non tanto militarmente, quanto per la difficoltà di coalizzare nazioni che hanno interessi anche distanti o divergenti. Ma soprattutto perché in Somalia anche quel simulacro di governo di transizione federale è caduto: il presidente somalo Yusuf ha sfiduciato il primo ministro, che però non si è dimesso, mentre è ripresa forte l´avanzata dei fondamentalisti islamici in molte regioni del paese. La Somalia insomma è sempre più allo sbando, e i pirati non sono che l´effetto di questa situazione. Nel suo incontro di fine d´anno con i giornalisti e i capi di Stato maggiore ieri il ministro La Russa ha anticipato che «il governo sicuramente chiederà al Parlamento di intensificare il contributo alla lotta alla pirateria». Per il momento, dice La Russa, «non ho ancora deciso nulla, la situazione è abbastanza confusa, il quadro normativo deve essere chiarito». La Marina aveva l´incrociatore "Durand de la Penne" nella flotta Nato che ha appena passato il testimone a una flotta della Ue; adesso non c´è nessuna nave italiana in zona. L´unica previsione realistica è che - superando il problema dei fondi per finanziare la missione - il governo decida di rispedire indietro l´incrociatore che è appena rientrato in Italia oppure scelga una nuova unità, per inserirsi nella flotta Ue partita senza il contributo italiano. Tra l´altro i mari intorno alla Somalia presto vedranno la presenza della marina militare cinese, la prima volta in cui Pechino mostrerà la sua bandiera militare fuori delle acque del Pacifico. Li Jie, un esperto di strategia militare, ha spiegato al China Daily che il suo governo si prepara a mandare navi in Somalia «non solo per combattere la pirateria che minaccia i nostri mercantili, ma anche per mostrare la bandiera della marina cinese in quei mari». Una conferma che, dietro la guerra alla pirateria, in Africa si combatte una nuova battaglia del grande gioco geopolitico mondiale.

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c'è la "sagra del cine" una maratona gratuita da king kong ad amélie - caroli a pagina xix (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 18-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina III - Torino L´iniziativa C´è la "Sagra del Cine" una maratona gratuita da King Kong ad Amélie CAROLI A PAGINA XIX SEGUE A PAGINA XIX

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una maratona di film alla "sagra" del romano (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 18-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XXI - Torino Una maratona di film alla "Sagra" del Romano Da King Kong a Roger Rabbit, da Ceste a Woody Allen, da Buster Keaton ad Amélie: 15 titoli per una passione è solo una festa di cinema e forse non ha senso parlare, anche qui, di recessione. Eppure, nei giorni della crisi, dei tormentoni sul Natale di austerity, con le fabbriche che chiudono e le tredicesime che si assottigliano, non si può non provare un brivido nel veder riproposto, dentro l´omaggio al documentarista Armando Ceste (vincitore sabato scorso del Premio Set di Film Commission), uno dei tanti film dedicati al sogno della Torino post-industriale. Fiatamlet, che con le voci dell´attore Beppe e Rosso e del sociologo Marco Revelli attraversa i ruderi delle fabbriche in cerca del fantasma della vecchia città industriale, impone proprio in queste giornate pre-festive di scarsa frenesia e poca speranza, una riflessione sul fallimento di quell´utopia economica e sociale. Il documentario passa stasera al Romano di Lorenzo Ventavoli, all´interno dell´omaggio a Ceste (Movimento e Amoremorte gli altri titoli), coté "serio" della Sagra del Cine, seconda festa cinefila in Galleria Subalpina. Una quindicina di film in omaggio, a ingresso gratuito, dal primo pomeriggio a notte. Si comincia alle 15.45 con King Kong del ´33 e si finisce con un altro capolavoro di Hollywood, L´impareggiabile Godfrey (odissea di uno spiantato vittima della Depressione). In mezzo, perle vecchie e nuove, colte e leggere: Sherlock Jr. di Buster Keaton, L´ultimo spettacolo e Texasville di Bogdanovich, il ritratto di Cesare Pavese di Andrea Icardi, l´amarcord di Woody Allen Radio Days, il semi-cartoon di Zemeckis Chi ha incastrato Roger Rabbit?, l´elegia post-femminista Vogliamo anche le rose di Alina Marazzi, la fiaba parigina Il favoloso mondo di Amelie di Jeunet, in versione originale. (c. car.)

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"qualità e prezzi bassi così resiste lo schermo al tempo della crisi" - clara caroli (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 18-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XXI - Torino Intervista con Lorenzo Ventavoli, promotore dell´evento "Qualità e prezzi bassi così resiste lo schermo al tempo della crisi" Il Tff? Amelio è colto e cinefilo, vi porterà il suo prestigio personale è importante spezzare la monotonia della tv Renda e io abbiamo creato un abbonamento a 14 sale (venti euro per cinque proiezioni) e sconti agli over 65 CLARA CAROLI UN FESTA, ANZI UNA "SAGRA", IN GIORNI IN CUI - per il cinema come per il resto del mondo - c´è poco da festeggiare. Ma ancora ci crede, Lorenzo Ventavoli, padre nobile degli schermi torinesi, che oggi rinnova l´appuntamento con i "suoi" spettatori nel santuario cinefilo di Galleria Subalpina, nel Romano che il 31 maggio scorso ha compiuto cinquant´anni. E la festa continua. è di ritorno da Parigi, dove ha partecipato a un summit di gestori europei di sale, gli stati generali dell´esercizio cinematografico su scala continentale, per dibattere dei problemi di un settore che si confronta - per il momento sconfitto - con i nuovi media di diffusione cinematografica: Internet e l´home video. Ventavoli, che proporzioni ha la crisi? «C´è un calo complessivo del 4-5 per cento. La crisi c´è, inutile negarlo. Si tratta di dati preoccupanti, soprattutto perché legati al pessimo andamento nel periodo che va dalla fine di novembre ai primi dieci giorni di dicembre». Dati molto aggiornati, insomma. E qual è la causa della flessione? «La qualità dei film, che per fortuna conta. Ma si comincia anche a risentire della recessione generale. Perciò con altri circuiti abbiamo scelto di adottare una politica molto spinta di prezzi bassi». Quali altri circuiti? «Con Renda (Due Giardini, Fratelli Marx, ndr) abbiamo creato un abbonamento, per quattordici sale, a 20 euro per cinque spettacoli». Quattro euro ciascuno, più o meno. «Tre euro e 50 per gli over sessanta. I prezzi popolari sono l´unico rimedio contro la caduta. Anche se la concorrenza vera non si combatte sulle tariffe, si combatte contro Internet, contro la pay tv». Una guerra persa in partenza. Ma lei non si arrende e fa la "Sagra del cine". Perché? «Perché il cinema visto in sala ha le caratteristiche di un evento, di una festa. La sala è un punto di incontro, si raggiunge uscendo di casa e rompendo la monotonia dell´assalto televisivo. Vedere un film al cinema è un piacere fisico». E che festa è quella di oggi? «Ne carichiamo molto l´aspetto cinefilo, affiancando epoche, stili, temi e registri. C´è un po´ di tutto, da Cesare Pavese a Woody Allen, da King Kong a Buster Keaton. Dopotutto, se mi concede la parafrasi, tutti i film nascono liberi e uguali». Come vede il futuro? «è da ricostruire. Ci vorrebbe un Roosevelt. Ma oggi dove lo troviamo?» Quello del cinema? «Quello si costruisce, oggi come in passato, con i buoni film d´autore, di idee, non tanto di impegno politico quanto di umanità». Come presidente dell´associazione Cinema Giovani, che cosa pensa dell´arrivo di Gianni Amelio al Tff al posto di Moretti? «Amelio è un regista colto e cinefilo. Trova un festival con una storia, un pubblico, una squadra. Saprà innestarvi il suo prestigio personale». Non pensa che il festival negli ultimi anni abbia perso un po´ la sua identità? «Può darsi. Credo che la sfida di Amelio sarà proprio quella di conciliare l´aspetto radicale e quello popolare del Torino Film Festival». Lei l´ha domandato pubblicamente, nella conferenza stampa di chiusura del Tff (che quest´anno ha fatto segnare un notevole incremento di pubblico): ma dove vanno a finire, il resto dell´anno, gli spettatori? «Il festival fa scattare meccanismi particolari, come il senso di appartenenza a una comunità. C´è l´interesse per i film inediti e per le retrospettive, ma anche la voglia di vivere al centro di un evento. Per questo insisto nel cercare di creare "eventi" anche durante la normale programmazione nelle mie sale, coinvolgendo quando è possibile registi e attori». Un gruppo di esercenti ha intrapreso una battaglia contro il Cineporto. Lei da che parte sta? «Sono state poste, in termini anche fortemente polemici, molte considerazioni, critiche e domande, alcune su temi di vecchia data ed altre nuove. In questa fase non esprimo giudizi sull´intervento di colleghi che conosco e che stimo da anni. Dissento però dagli appunti mossi all´operato del segretario dell´Agis Roberto Morano e considero inaccettabile e fuori misura l´attacco a Steve Della Casa, un uomo che ha sempre lavorato con estrema correttezza, competenza e passione per il cinema e per la nostra città».

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rio, il cosmo e madagascar: ecco i cine-panettoni - franco montini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 18-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XXIII - Roma La saga di Neri Parenti, Aldo, Giovanni e Giacomo e il sequel d´animazione. Ma ci sono anche il delizioso "Baby Love" e "W" di Stone Rio, il cosmo e Madagascar: ecco i cine-panettoni FRANCO MONTINI Sono in arrivo i cinepanettoni, ovvero gli appuntamenti natalizi più tradizionali: le commedie nazional/popolari e l´animazione hollywoodiana. La saga delle vacanze di Natale targate De Laurentiis quest´anno festeggia le nozze d´argento con il successo. Con la regia di Neri Parenti, Natale a Rio è un film in due episodi, protagonisti Fabio De Luigi e Michelle Hunzinker da una parte, Christian De Sica e Massimo Ghini dall´altra. A episodi è anche Il cosmo sul comò con Aldo, Giovanni e Giacomo, questa volta poco assistiti dal copione. Per l´animazione si punta sul sicuro, cioè al sequel, con Madagascar 2. Ma il Natale sotto lo schermo è anche altro: film romantici Come un uragano di George C. Wolfe con Richard Gere e Diane Lane; fantasy Ember di Gil Kenan, dove l´umanità si rifugia sotto terra; commedie d´autore il delizioso Baby love; film drammatici che rivisitano il passato Il bambino con il pigiama a righe di Mark Herman, storia di un´amicizia infantile sullo sfondo dei lager; film politici W di Oliver Stone, velenosa biografia di Bush. Ritardano di qualche giorno l´uscita, ma saranno comunque in sala per le feste, anche La duchessa, ritratto di un´aristocratica inglese del `700 le cui vicende ricordano da vicino lady Diana, e The Spirit, cinefumetto di Frank Miller con un ricco cast: Samuel L. Jackson, Scarlett Johansson, Eva Mendes, Paz Vega, protagonista un poliziotto ucciso che torna sulla terra per fare giustizia. Esempio di inconsueto natale dark.

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Sul tema dei diritti umani l'Europa sfida la Cina (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 18-12-2008)

Argomenti: Cina

MONDO 18-12-2008 Sul tema dei diritti umani l'Europa sfida la Cina T DA STRASBURGO FRANCO SERRA ra dibattiti e riconoscimenti le due assemblee europee nel capoluogo alsaziano hanno dedicato la giornata di ieri ai temi dei diritti umani. L'Europarlamento ha assegnato il premio Sakharov, suo massimo riconoscimento per la difesa dei diritti dell'uomo, a un dissidente cinese e ha poi visto una serie di interventi sule violazioni dei diritti fondamentali. Nella sede del Consiglio d'Europa l'organizzazione paneuropea per i diritti umani si svolgeva intanto una celebrazione, promossa dal Movimento per la Vita e dal Forum europeo per i diritti dell'uomo e della famiglia, del sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, con la partecipazione del cardinale Ennio Antonelli, presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia. Il Premio Sakharov 2008 per la libertà di pensiero è stato assegnato a Hu Jia ma «in absentia» dal momento che il dissidente cinese è in carcere. Nell'aula della cerimonia in cui hanno pronunciato discorsi il presidente dell'Europarlamento Hans- Gert Poettering e Ielena Bonner, vedova di Andrej Sakharov c'era una sedia vuota su cui era stato posto un ritratto del premiato. Gli europarlamentari hanno poi sviluppato una serie in interventi in vista del voto in gennaio sulla relazione circa le violazioni dei diritti umani nel mondo preparata da Giusto Catania, del gruppo Sinistra europea. Vi sono stati alcuni riferimenti al progetto francese di mozione in sede Onu di condanna delle discriminazioni contro gli omosessuali. In proposito vi sono state recenti polemiche con l'iniziativa del gruppo liberaldemocratico di presentare un'interrogazione critica sulle posizioni del Vaticano. L'interrogazione non è poi apparsa all'ordine del giorno e il ministro francese ai diritti umani, Rama Yade, per la presidenza dell'Ue, si è quindi limitata ad annunciare che il suo progetto di mozione per la depenalizzazione dell'omosessualità verrà presentato oggi al Palazzo di Vetro. «Ancora in 90 Paesi si punisce l'omosessualità e in sei è prevista la pena di morte» , ha detto Rama Yade, auspicando che l'iniziativa francese, presentata a nome dell'Ue, raccolga il consenso della maggioranza dell'assemblea dell'Onu. Assegnato al dissidente Hu Jia il premio Sakharov. La Francia presenta oggi all'Onu il documento anti-discriminazione dei gay Il cinese Hu Jia (Ap)

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Cina, condannati a morte due uighuri (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 18-12-2008)

Argomenti: Cina

MONDO 18-12-2008 Cina, condannati a morte due uighuri PECHINO. La magistratura cinese ha condannato a morte due uighuri ritenuti responsabili di un attentato condotto pochi giorni prima dell'inizio delle Olimpiadi di Pechino nel quale sono stati uccisi 17 poliziotti. Molti i dubbi che persistono sulla dinamica dei fatti. La polizia cinese afferma che la mattina del 4 agosto i due condannati si sono scagliati con un camion contro un gruppo di giovani agenti che stavano facendo jogging per le strade di Kashgar, una città di frontiera con una forte presenza militare nella regione autonoma dello Xinjiang, nel nordovest della Cina. I gruppi di esiliati uighuri hanno bollato come non credibile questa ricostruzione dei fatti, affermando che non è chiaro come due civili con armi rudimentali siano riusciti a sopraffare gli agenti. I due condannati sono Abduraman Azat, di 33 anni e Kurbanjan Hemit di 28, riferisce l'agenzia " Nuova Cina": uno era un taxista, l'altro un fruttivendolo. Un alto dirigente del Partito comunista di Kashgar, Shi Dagang, aveva affermato subito dopo l'attentato che si era trattato di un «attacco premeditato» . Shi aveva aggiunto che i due terroristi avevano «confessato» di essere legati al Movimento islamico del Turkestan Orientale. Nei mesi precedenti, i servizi di sicurezza dello Xinjiang avevano avvertito che gruppi di nazionalisti uighuri stavano preparando attentati «contro le Olimpiadi» . Nei giorni seguenti, altre 14 persone, tra cui 9 terroristi, sono state uccise in altri attentati nella regione. Erano accusati di aver ucciso 17 poliziotti nello Xinjiang alla vigilia delle Olimpiadi Condannati a morte cinesi

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A Firenze Beato Angelico ritrovato (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 18-12-2008)

Argomenti: Cina

AGORÀ 18-12-2008 A N Z I T U T TO Galileo tra fede e scienza, grande mostra a Roma Æ Anteprima mondiale, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma, della mostra «Galilei Divin Uomo», dedicata alle grandi conquiste galileiane. La mostra, realizzata dalla World Federation of Scientists per l'anno mondiale dell'Astronomia, sarà visitabile a partire da oggi prima di iniziare un lungo giro nei 115 Paesi della Wfs, fra cui Cina e Russia. La mostra, che ha le sue radici nel libro «Galilei divin uomo» di Antonino Zichichi, illustra il pensiero di Galileo Galilei, le sue fondamentali invenzioni e scoperte, la sua fede; è una testimonianza culturale del legame che esiste fra fede, ragione e scienza. Attraverso ricostruzioni dei suoi più importanti esperimenti e numerosi pannelli esplicativi vengono chiariti i motivi per cui Galilei fu considerato «Divin Uomo» già da illustri esponenti della Chiesa suoi contemporanei. Addio al Nobel Gajdusek: scoprì i prioni Æ È morto in Norvegia, a Tromsø, il Nobel Carleton Gajdusek, virologo e antropologo americano al quale si deve la scoperta dei prioni, gli agenti infettivi all'origine di malattie come quella della mucca pazza. Aveva 85 anni; la sua morte, avvenuta venerdì scorso, è resa nota ieri dalla Società internazionale per lo studio delle malattie infettive. A Gajdusek si deve la scoperta della prima malattia da prioni, descritta nel 1957 in una popolazione della Nuova Guinea che praticava il cannibalismo, in particolare mangiando cervelli. Alla fine degli anni '60 lo studioso scoprì che la kuru faceva parte di un gruppo di malattie che chiamo encefalopatie spongiformi. Fin dall'inizio Gajdusek ha avuto la convinzione che a ridurre il cervello simile a una spugna erano agenti infettivi non convenzionali: i prioni, appunto. A Firenze Beato Angelico ritrovato Æ È intitolata «L'Angelico ritrovato. Studi e ricerchi per la Pala di San Marco» ed apre al pubblico il 20 dicembre (fino all'8 marzo 2009) al Museo di San Marco di Firenze. È la mostra che intende essere in primo luogo una presentazione al pubblico di due dipinti sconosciuti del Beato Angelico, recentemente riemersi dall'oblio in Inghilterra e riacquisiti al patrimonio storico artistico italiano. Si tratta di due tavolette sulle quali sono raffigurati due Santi Domenicani, o meglio Beati in odore di santità, come rivela la presenza della raggiera intorno all'aureola, dei quali l'uno è identificabile, tramite un'iscrizione frammentaria intorno all'aureola, con San Vincenzo Ferrer (allora ancora Beato) e l'altro, privo di attributi distintivi, con uno dei più illustri religiosi dell'Ordine, fra i Beati già venerati e indicati come modelli di vita religiosa.

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cina, il sogno spezzato dell'energia solare - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 19-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 1 - Prima Pagina La storia Cina, il sogno spezzato dell´energia solare FEDERICO RAMPINI SEGUE A PAGINA 39

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che 2009 sarà? risponde roubini guru della crisi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 19-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 1 - Prima Pagina Che 2009 sarà? Risponde Roubini guru della crisi Nessuna illusione, la recessione durerà fino al 2010. Dopo una lentissima ripresa La Cina non prenderà il posto dell´America anche il suo boom sta ormai finendo L´Italia non rischia la bancarotta ma vi serve più competitività

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torino, giovane in stato vegetativo si "risveglia" grazie a un intervento - sara strippoli (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 19-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 14 - Cronaca Coinvolta in un incidente, nel 2007 operata alle Molinette Torino, giovane in stato vegetativo si "risveglia" grazie a un intervento Ha cominciato a rispondere a segnali semplici come l´invito a muovere la mano SARA STRIPPOLI TORINO - Dopo tre anni dall´incidente dal quale non si è più ripresa, Greta, una ragazza che adesso ha ventun anni che abita con la famiglia in un piccolo paese della cintura di Torino, ha cominciato lentamente a rispondere a segnali semplici come l´invito a spostare una mano e ad alzarla, ad alimentarsi con più facilità, a deglutire, piccoli segnali di risveglio dalla sua condizione di stato vegetativo permanente. L´intervento cui è stata sottoposta, il primo al mondo, è consistito nella stimolazione corticale extradurale bifocale, già utilizzata per il Parkinson, l´ictus, il dolore e anche alcuni casi di depressione grave. Fra la teca cranica e la meninge più esterna sono state introdotte due piastrine collegate ad un pacemaker, che non sono in contatto con il cervello ma che lo stimolano con campi elettromagnetici. L´équipe nasce all´ospedale Molinette di Torino, guidata da due giovani neurochirurghi, Sergio Canavero, 44 anni e Barbara Massa Micon, 38 anni. Mercoledì la notizia che il Journal of Neurology, al quale avevano inviato lo studio, aveva accettato di pubblicare il lavoro. L´intervento di stimolazione risale all´estate del 2007 in anestesia totale ed è indicato per tutti i pazienti che si trovano in una condizione di stato vegetativo permanente. La diagnosi attuale è di stato «minimamente conscio», con circuiti «della coscienza ora attivi ma non perfettamente coscienti». Molta cautela nel commentare il caso di Eluana: «Non possiamo parlare di un caso che non conosciamo, ma se si confermasse che Eluana è in stato vegetativo permanente potrebbe essere seguita con lo stesso protocollo. E se le condizioni cliniche le permettessero di sottoporsi all´anestesia totale potrebbe essere sottoposta all´intervento». Una seconda fase del progetto prevede tre strade, una di queste è il trapianto di cellule staminali. Si tratta di un trapianto che utilizzerebbe però cellule staminali della ragazza, come si fa in casi di leucemia. «Ovviamente - ribatte Canavero - si apre un interrogativo sulle autorizzazioni dei vari comitati etici, oltre ad un problema di fondi e di struttura». Anche la famiglia di Greta, che dal gennaio del 2006 ha aperto un blog voluto dal padre immaginando che la ragazza potesse un giorno leggerlo e continuarlo lei stessa, è disponibile al trapianto e già aveva pensato di andare in Cina per un viaggio della speranza che in molti le hanno sconsigliato. Spiega la mamma: «Per fortuna abbiamo saputo di questo studio. Nessuno più di noi capisce il dolore di Englaro. Ma ognuno decide per conto proprio».

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cina, il sogno spezzato dell'energia solare - federico rampini pechino (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 19-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 39 - Esteri La recessione colpisce anche uno dei settori in maggiore espansione e le aziende licenziano i dipendenti La città di Wuxi era diventata in pochi anni la capitale mondiale delle fonti rinnovabili. Ora è al collasso Cina, il sogno spezzato dell´energia solare Per il fotovoltaico è il giorno del giudizio. Come accadde per la bolla di Internet Agli operai della Suntech è arrivato l´ordine di lavorare solo un giorno alla settimana FEDERICO RAMPINI PECHINO dal nostro corrispondente Era fiera della sua nuova fama mondiale, la città di Wuxi. Grazie all´ascesa dell´azienda Suntech Power questo borgo nella provincia costiera del Jiangsu, a due ore di auto da Shanghai, era stato battezzato la capitale mondiale dell´energia solare. Nei pannelli fotovoltaici la Repubblica Popolare si è imposta come il primo esportatore mondiale, sorpassando sul fotofinish Germania e Giappone. E la Suntech era leader globale nel suo settore. Ma ieri in uno dei 48 reparti di produzione dell´azienda era visibile solo la guardia giurata. Ai tecnici e agli operai è giunto l´ordine di presentarsi un giorno alla settimana. La metà degli stabilimenti Suntech sono chiusi, duemila dipendenti licenziati. Tra i banchieri di Shanghai circolano voci di una possibile bancarotta. Da qualche settimana nelle oscillazioni frenetiche della Borsa cinese, che alterna ribassi per l´allarme-deflazione e rialzi per le speranze sulla manovra statale anti-crisi, l´unico settore che è andato sempre giù è il solare. Insieme alla Suntech Power anche SunPower, JA Solar, Ldk Solar, Trina Solar (nomi inglesi per facilitare l´export, ma proprietari cinesi) sono crollate inesorabilmente. Il presidente di Solar Enertech, Leo Young, evoca un´analogia sinistra: «Per il solare è giunto il giorno del giudizio come accadde per la bolla di Internet». Stiamo già abbandonando l´energia solare? Questo è il verdetto che arriva dalla Cina, il termometro più sensibile di quel che accade qui da noi. Perché se la Germania ha il maggior numero di centrali solari al mondo installate sul suo territorio, nella Repubblica Popolare invece la produzione di pannelli fotovoltaici è per il 95% destinata all´export, verso l´America e soprattutto l´Europa. Il crac del solare made in China è colpa nostra. In pochi mesi Wuxi è stata disertata dalle delegazioni di businessmen occidentali, hedge fund e banchieri d´affari, un tempo vogliosi di saltare sul carro in corsa delle fonti alternative. Nel 2007 la Cina era diventata l´epicentro di questa corsa all´"oro verde", l´energia pulita e rinnovabile che non emette un solo grammo di Co2 nell´atmosfera. L´anno scorso dalla Silicon Valley californiana e da Londra i fondi di venture capital avevano investito 2,8 miliardi di dollari nel solare cinese. Alla fine del 2007 per rispondere a questa irresistibile attrazione la Suntech aveva aperto per la prima volta una filiale a San Francisco. La produzione di pannelli fotovoltaici made in China era balzata fino a 1,088 gigawatt. Dei sedici maggiori fabbricanti mondiali di pannelli fotovoltaici, sei sono basati nella Repubblica Popolare e dietro questi grandi ci sono altri 400 piccoli produttori locali. Il boom del solare faceva parte di un trend più generale: a fine 2007 in Cina si contavano trentamila imprese attive nel business ambientale, con tre milioni di dipendenti e 700 miliardi di yuan di fatturato. Anche se nello stesso anno il gigante asiatico si era distinto per un sorpasso nefasto, togliendo all´America il primato mondiale delle emissioni di Co2, c´era un´altra Cina, la parte più avanzata del suo capitalismo, che aveva colto la nuova opportunità delle tecnologie verdi. L´evoluzione piaceva ai leader politici. Il presidente Hu Jintao e il premier Wen Jiabao, pur senza volersi legare le mani con gli impegni di Kyoto, negli ultimi due anni hanno cominciato ad aprire gli occhi davanti agli immensi danni di una crescita economica energivora e terribilmente inquinante. Il termine "sviluppo compatibile" è entrato nei discorsi ufficiali dei dirigenti di Pechino. Gli intraprendenti capitani d´industria che si erano lanciati nella produzione dei pannelli fotovoltaici erano l´avanguardia di una nuova Cina, il laboratorio di gestazione di un modello di crescita diverso. Lo choc della recessione ne ha messo a nudo la vulnerabilità. Se si fa un calcolo strettamente economico, senza contabilizzare i danni dell´inquinamento, l´energia solare con le tecnologie attuali non è competitiva rispetto ai carburanti fossili (gas o carbone) per produrre corrente elettrica. Ma nell´ultimo triennio la folle corsa al rialzo del petrolio aveva consigliato di guardare a un orizzonte più lontano. A luglio il barile di greggio era giunto a costare 147 dollari. Certi esperti quest´estate assicuravano che avrebbe raggiunto i 200 dollari entro Natale. Dalla Germania alla California diversi governi del mondo avevano offerto incentivi fiscali generosi al solare. Includendo le detassazioni, i pannelli fotovoltaici diventavano un´alternativa interessante. Fino a cinque mesi fa. Ora il petrolio costa un terzo rispetto al picco-record di luglio. Il greggio a 40 dollari ha trascinato sulla sua scia il ribasso di altri carburanti fossili, dal gas al carbone. L´appetibilità di tutte le fonti rinnovabili, in una logica contabile di breve termine, è crollata. Certo bisognerebbe guardare al lungo periodo: agli effetti catastrofici del cambiamento climatico; ai costi che la dipendenza energetica dal Medio Oriente fa pesare sulla nostra sicurezza. Ma non è così che ragiona la maggior parte dei governi, o degli operatori economici. La storia si ripete. Esattamente dieci anni fa, mentre il mondo stava soffrendo le conseguenze della crisi asiatica, poi della bancarotta russa, infine del crac dello hedge fund Ltcm, una delle vittime di quei sussulti finanziari fu il prezzo del petrolio. Il 10 dicembre 1998 la quotazione del greggio sui mercati mondiali toccò un minimo storico: 9,64 dollari (proprio così: nove dollari e sessantaquattro centesimi) per un barile di North Sea Brent. Quel petrolio a buon mercato ebbe effetti drammatici, fece perdere anni nella ricerca sulle fonti rinnovabili. Il solare cinese non è l´unica vittima della recessione-deflazione globale. Theolia, il colosso francese delle energie alternative, ha cancellato il progetto di creare una nuova filiale dedicata ai paesi emergenti. Il magnate americano T. Boone Pickens, che aveva in cantiere la più grande centrale eolica del mondo nel Texas, ha congelato il progetto. Un´altra impresa specializzata nelle pale a vento, la britannica Centrica, ha bloccato tre piani di creazione di nuove centrali eoliche. Oltre all´improvviso ritorno di un temibile concorrente come il petrolio a buon mercato, un handicap aggiuntivo per le fonti rinnovabili è che spesso richiedono finanziamenti a lungo termine. La crisi bancaria ha reso gli investitori ossessivamente prudenti; trovare fondi per progetti decennali è diventato molto più difficile. Nella stessa Cina un la recessione rallenta la battaglia contro l´inquinamento. Perché nel breve termine è la crisi stessa a tagliare le emissioni di Co2. L´improvviso calo dell´export made in China alla vigilia di questo Natale, le 67.000 imprese cinesi fallite in soli sei mesi, hanno già ridotto i consumi di energia elettrica e di petrolio. La priorità assoluta diventa rilanciare lo sviluppo ad ogni costo. He Zuoxiu, esperto di ambiente all´Accademia delle Scienze di Pechino, osserva amareggiato: «Nel maxi piano di spesa pubblica annunciato dal governo per sostenere la crescita (600 miliardi di dollari, ndr) non vedo un solo yuan dedicato all´energia solare».

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"cara greta, non ce la faccio più" i giorni bui e le speranze in un blog - (segue dalla prima pagina) sara strippoli (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 19-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina III - Torino I genitori della ragazza di Gassino hanno raccontato l´odissea su Internet "Cara Greta, non ce la faccio più" I giorni bui e le speranze in un blog "Penso che abbia ragione papà, non ha più senso continuare: non lo leggerai mai" "è ora di decidere sull´intervento: una scelta che mai avrei voluto affrontare" (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) SARA STRIPPOLI (segue dalla prima di cronaca) In questo messaggio scritto il 22 maggio dello scorso anno c´è dentro tutto, l´angoscia, la disperazione, un senso profondo di impotenza a pochi mesi dall´incidente. Quello che un anno prima era sta una scelta di vita, quasi una sfida alla vita, la decisione di aprire un blog per mantenere aperto il dialogo di Greta con il mondo, ha ormai lasciato il posto ad un grande sconforto. Tre mesi dopo lo scenario è cambiato, c´è stato l´incontro con la dottoressa Massa, l´informazione sugli effetti positivi che avrebbe potuto avere la stimolazione, la rinascita della speranza. L´intervento è datato infatti luglio 2007 e da allora anche il tono degli interventi è cambiato. «Un mese dopo l´incidente di San Mauro - racconta adesso la mamma di Greta - dove il bilancio si era chiuso con la morte di un amico e con il coma di Greta (mentre il ragazzo che guidava l´auto che stava portando i tre ragazzi all´inaugurazione di un locale era rimasto illeso), mio marito aveva preso questa decisione, aprire un blog che avrebbe cominciato lui, una sorta di epistolario con lei e con il resto del mondo ma che poi avrebbe proseguito mia figlia, quando sarebbe tornata a stare bene». Un blog proseguito per mesi, con stati d´animo che oscillano, dalla paura che nulla possa mai cambiare, alle speranze. In quel blog c´è tutto, il viaggio con Greta a visitare i delfini, le foto di quella giornata, i pensieri del viaggio della speranza in Cina per il trapianto di cellule staminali. «Certo che ci abbiamo pensato ad andare in Cina, eravamo quasi pronti, poi siamo entrati in contatto con la dottoressa Massa, e ci siamo fermati. Adesso siamo di nuovo disponibili al trapianto, ma si tratta di un trapianto da cellule prese da mia figlia, l´idea della Cina è tramontata». Il cinque novembre dello scorso anno, è il papà di Greta a consegnare i suoi pensieri al blog: «ricordo gli stessi sguardi sfuggenti dei medici che non avevano da dirmi niente che volessi sentire, ma la storia che racconta aleale (una ragazza che interviene sul blog n. d. r.) dà speranza. Ci voglio credere anch´io, voglio smettere di guardare quella foto fatta con te il 6 gennaio dove sembri grande, mentre adesso 22 mesi dopo hai un viso da piccola». Un anno dopo i dubbi sul futuro, il dilemma se proseguire o meno con il trapianto di cellule staminali: «è arrivato il momento di decidere se far o no il trapianto. è una decisione che mai nella vita avrei voluto prendere. Spero che un giorno potremo leggere queste frasi io e te insieme... ti voglio bene». Non ci illudiamo, non vogliamo ancora e non intendo parlare del caso di Eluana, dice ora la mamma di Greta: «ci sono stati dei miglioramenti, è indubbio, e siamo disposti a tutto. Fa cose che prima non faceva, ma a volte sì a volte no, non sé sempre così. Mangia, si alimenta meglio, le differenze si notano. Non posso certo mettermi a commentare il caso di Eluana e le decisioni prese dalla sua famiglia, ognuno in questi casi deve decidere per conto proprio. Nessuno come me può però capire quanto dolore a angoscia abbiamo vissuto». In tutto questo periodo il blog è servito a scambiare informazioni, ad ascoltare altre storie, a tenersi aggiornati con il resto del mondo. A chiuderlo non ci si pensa più. Un filo di speranza che prima non c´era: «non posso immaginare quale sarebbe la mia gioia se un giorno Greta possa davvero leggerlo e mandarlo avanti lei come aveva sperato mio marito quando aveva aperto questa finestra sul mondo».

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Mister Job ha un'occupazione per tutti (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 19-12-2008)

Argomenti: Cina

Mister Job ha un'occupazione per tutti da Finanza&Mercati del 19-12-2008 NICOLA BRILLO Il suo lavoro è trovare un lavoro agli altri. Ne ha procurati ben 132.000 nel corso del 2007 e molti di più quest'anno. Non solo in Italia, ma anche in Germania, Polonia, Francia, Cina, Hong Kong e Brasile. Ed è sbarcato da poco in India. Nato nel 1964 a Milano, sposato con tre figli, Stefano Colli Lanzi è l'amministratore delegato di Gi Group, la più grande agenzia italiana per il lavoro con 260 filiali e un fatturato 2007 di 670 milioni di euro, in crescita del 30% sull'anno precedente. Il 2008 chiuderà oltre quota 800 milioni. Il gruppo è nato nel 1997 come Générale Industrielle, per crescere nel corso degli anni attraverso linee interne ed esterne, come nel 2004, quando ha acquisito WorkNet. Successivamente ha fatto propria una filiera di società che coprono tutti i servizi per il lavoro previsti dalla Legge Biagi. Alla fine del 2007 Générale Industrielle e WorkNet si sono fuse per dare vita a Gi Group. Oggi l'azienda lavora con i grandi clienti, con la selezione del personale, e attraverso le agenzie con le piccole e medie imprese. Gi Group è in grado di soddisfare sia ricerche specialistiche di lavoro ad alto valore aggiunto, dove è importante il know how e la consulenza della filiale radicata localmente, sia grandi progetti di somministrazione da sviluppare in ambito nazionale, per i quali Gi Group ha costituito una business unit apposita, la specializzata Gi Group Corporate. Il gruppo è presente in tre continenti e metà del tempo l'amministratore delegato lo trascorre a bordo di un aereo. Lo agganciamo infatti poco prima di imbarcarsi sull'ennesimo volo. «Il 2008 è stato un anno fondamentale per il processo di internazionalizzazione del gruppo - sottolinea a Finanza & Mercati Colli Lanzi, che ricopre anche la carica di vicepresidente di Assolavoro, associazione che riunisce le agenzie per il lavoro che operano in Italia - Abbiamo aperto filiali e uffici nei Paesi a maggior tasso di crescita mondiale come la Cina e il Brasile, e ora anche l'India e ci siamo consolidati sul Vecchio Continente secondo il duplice obiettivo di essere presenti sui mercati più dinamici e su quelli più maturi, ma essenziali per qualunque business». L'obiettivo dichiarato per il fatturato del 2008 era di un miliardo di euro, ma il gruppo si è fermato 200 milioni sotto. Ma l'amministratore delegato è soddisfatto così. «L'ultimo anno è stato difficile per tutti, gli ultimi mesi in particolare - ammette Colli Lanzi - per il miliardo di euro rimandiamo l'appuntamento di qualche anno». Il gruppo è inoltre alla ricerca di nuovi capitali, per continuare a crescere a livello internazionale. E la quotazione resta l'intenzione finale. Nonostante la crisi non cambia di una virgola la strategia di crescita: il piano industriale triennale diventa di cinque anni. L'espansione nel mondo (in 25 Paesi nei prossimi anni) continua. «Ci rafforzeremo ulteriormente con acquisizioni», precisa Colli Lanzi. Tra i Paesi meno colpiti dalla crisi finanziaria c'è l'India, dove Gi Group ha acquisito nelle scorse settimane il 51% del capitale di Elixir, società leader di mercato nella ricerca e nella selezione del personale. È attiva anche nell'executive search con 180 consulenti di staff, tre uffici (due nell'area di Nuova Delhi e uno a Pune) e un fatturato di 2,5 milioni di euro. Il piano di sviluppo prevede altre tappe nell'arco dei prossimi 12 mesi nelle principali aree metropolitane, tra cui Bangalore, Chennai, Calcutta, Hyderabad, Mumbai. L'India è un mercato in fermento: più di un miliardo di persone distribuite in 35 Stati federati per un tasso di disoccupazione intorno al 7% in un'economia che cresce però al ritmo dell'8% l'anno e consumi interni che galoppano dell'11% grazie anche a una middle class emergente. «Qui intendiamo aprire entro il prossimo anno 20 nuovi uffici - spiega Colli Lanzi - specializzandoci nel settore It, nell'industria meccanica e nel bancario». Il nuovo mercato verrà affrontato in due step: dapprima arriverà l'offerta generalista di lavoro, successivamente ci saranno le specializzazioni nei vari settori. Cosa che non avviene, per esempio, in Polonia, dove Gi Group lavora solo con i grandi clienti. Ma la crescita continua anche nel Vecchio Continente, per esempio in Spagna, dove Gi Group ha acquisito il 70% dell'agenzia per il lavoro GestJob, con sede a Madrid. «Vogliamo diventare a tutti gli effetti la prima multinazionale italiana del lavoro e i prossimi obiettivi sono i Paesi anglosassoni e il Giappone - conclude Colli Lanzi - e per questo passo stiamo anche valutando azioni di apertura del capitale societario a nuovi investitori e operazioni di peso per l'ingresso in questi mercati fondamentali». Il chief executive di Gi Group è un testimone privilegiato sul fronte del lavoro e sui suoi sviluppi all'interno della crisi economica. «Il decremento registrato a ottobre perdurerà anche nei prossimi mesi, nonostante le aperture e maxi vendite natalizie e post - spiega - e il 2009 sarà una situazione statica, di calo del lavoro, anche se a fine anno prevediamo una risalita». Tra i settori meno colpiti c'è sicuramente la grande distribuzione. A soffrire sono e saranno automotive e tessile. A febbraio, quando «riparte» l'anno lavorativo, la situazione sarà più chiara. Ma la crisi del mercato del lavoro non preoccupa le società di fornitura. Anzi può nascere anche un nuovo business, quello dell'outplacement, ovvero la ricollocazione di uno o più dipendenti in uscita «forzata» da un'azienda, attraverso anche corsi di aggiornamento. «Ora il settore è al top di fatturato di sempre».

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cinà, il medico boss risponde ai pm "facevo da paciere, come l'onu" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 19-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina IX - Palermo Rigettata la richiesta di scarcerazione di Mercadante Cinà, il medico boss risponde ai pm "Facevo da paciere, come l´Onu" Ammette di essere un pezzo del Codice Provenzano, il numero 164. Ammette di avere incontrato il superlatitante Salvatore Lo Piccolo e il figlio Sandro, per discutere del ritorno in Sicilia degli Inzerillo, gli "scappati" della prima guerra di mafia. Ammette di essere un uomo d´onore: «Come dice Andreotti, non sono stato mai punciuto». Ammette, confessa in videconferenza, collegato dal carcere di Tolmezzo, dove si trova al 41 bis. Ma non è un collaboratore di giustizia quello che risponde alle domande del pubblico ministero Domenico Gozzo, nell´aula della seconda sezione del Tribunale. Antonino Cinà, il medico di Riina e Provenzano, è uno degli imputati principali del processo in cui è sotto accusa anche l´ex deputato Giovanni Mercadante. Cinà è soprattutto mafioso autorevole, che avrebbe avuto un ruolo (non è ancora chiaro quale) nella trattativa di Riina con pezzi dello Stato, durante le stragi del 1992. Quest´uomo, che ha il vezzo della citazioni colte, ha inaugurato ieri la difesa del mafioso moderno. Che ammette quello che non si può ormai negare: perché le intercettazioni sono chiarissime, però si possono sempre interpretare, per provare a scardinarle. «La messa a posto? ? dice Cinà - Solo un invito a mettere la testa a posto». Si può provare a reinterpretare anche i pizzini: «Mi sentivo con Provenzano solo per i suoi problemi di salute». Cinà dice tutto questo e va anche oltre, parlando di Cosa nostra come fosse un´associazione di vecchi amici. «Io e Lo Piccolo ci conoscevamo da bambini ? ricorda ? io ero il figlio di un imprenditore che vendeva vino, a Cardillo. Lui veniva a raccogliere l´erba con suo padre. è pesante lavorare da bambini». Eppure, ricorda il pm, le intercettazioni a casa di Nino Rotolo e i pizzini di Provenzano dicono che nel 2005 Lo Piccolo non voleva incontrare Cinà. Perché non gli riconosceva più il suo ruolo di padrino di San Lorenzo. Alla fine, l´incontro ci fu. Racconta Cinà: «Sono cristiano, quando seppi dell´intenzione dei Lo Piccolo di far rientrare in Sicilia la famiglia Inzerillo, mi preoccupai delle conseguenze. Temevo una nuova guerra. Cercai di fare da paciere, come l´Onu». Cinà è un fiume di parole. Si ferma solo quando il pm gli chiede dell´omicidio di Giovanni Bonanno, di cui è imputato in un altro processo. Sul progetto di omicidio di Lo Piccolo nega invece esplicitamente. L´esame di Cinà proseguirà l´8 gennaio, con le domande del pm Gaetano Paci. Poi, toccherà al difensore, Mimmo La Blasca. Intanto, Mercadante resta ai domiciliari: il collegio presieduto da Bruno Fasciana ha rigettato la richiesta di revoca dell´ordinanza. s.p.

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letizia, un ritorno a mani vuote con la promessa di berlusconi - rodolfo sala (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 19-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina V - Milano Letizia, un ritorno a mani vuote con la promessa di Berlusconi Il premier ha partecipato al tavolo per evitare un nuovo scontro fra Tremonti e i paladini dell´evento 2015 I toni suoi e di Formigoni erano forti Concluso il comitato fanno buon viso a cattivo gioco Dagli avvisi sul rischio flop al silenzio sui fondi perduti RODOLFO SALA (segue dalla prima di Milano) E sul foglio di ieri Letizia, interpellata sul destino dell´Expo, ha sfoderato il sarcasmo per mettere di nuovo alla berlina i signori dell´esecutivo: «Ho appena firmato il primo accordo di reciprocità con un Paese straniero, la Cina, che investirà qualcosa come 42 milioni di euro; lo stesso vale per San Pietroburgo, Francoforte e Buenos Aires: tutto lavoro fatto nei mesi in cui a Roma si discuteva». Poi: «Sui 2,3 miliardi ora serve una decisione politica». Sempre ieri, prima della riunione alla quale aveva spedito il suo fidatissimo assessore al Bilancio Romano Colozzi, Formigoni continuava a tenere in testa l´elmetto con una presa di posizione perentoria: «Mi attendo che il Cipe approvi integralmente le richieste di finanziamento della Regione e del Comune». Così non è stato, quella di Letizia (e di Colozzi) si è rivelata l´ennesima trasferta infruttuosa. Certo, il governo si è di nuovo impegnato a reperire quei soldi che mancano. Ma alla fine della fiera, come si dice da queste parti, uno straccio di lista con l´indicazione delle opere che possono essere finanziate subito ancora non c´è. Però sindaco e governatore non commentano. Di più: dai rispettivi entourage arrivano brandelli di notizie contradditorie, come quella, filtrata da Palazzo Marino, secondo la quale da una prima selezione degli interventi da inserire nella legge obiettivo risulterebbe una disponibilità di 1,8 miliardi da spendere subito per l´Expo. Notizia non confermata dal Pirellone. E che, in ogni caso, lascerebbe intendere un «ammanco» di 500 milioni. La domanda è: ma non avevate detto che i 2,3 miliardi il governo doveva cacciarli subito, pena una falsissima partenza dell´Expo? Si vede che le cose possono cambiare, che il bicchiere lo si può vedere mezzo pieno o mezzo vuoto a seconda delle convenienze. A riempirlo, ieri, è bastata la presenza di Berlusconi. Il premier, stufo di questa telenovela Expo, e anche delle liti furibonde scoppiate tra Milano e Roma, con la Moratti e Tremonti ai ferri cortissimi, ha trovato conveniente presiedere la riunione del Cipe. Quella considerata decisiva. Lo ha fatto dopo aver disertato (per cause di forza maggiore, non per scortesia istituzionale), l´incontro di Giorgio Napolitano con il corpo diplomatico per il tradizionale scambio d´auguri di fine anno. Silvio accusava un forte mal di schiena, dopo aver fatto un po´ di ginnastica a Palazzo Grazioli. Ma alle 16,30 ha voluto lo stesso presentarsi al Cipe. Anche per mettere fine a un andazzo davvero incomprensibile: da tempo le riunioni romane dedicate all´Expo brillano per l´assenza del governo, in particolare di Tremonti, il ministro che tiene nelle sue mani i cordoni della borsa e che risulta decisivo quando c´è da parlare di soldi. Ieri il titolare dell´Economia invece c´era, e com´era prevedibile si è fatto sentire. Per questo il premier ha deciso di presiedere la riunione, che altrimenti avrebbe potuto concludersi davvero male. Ghe pensi mi, deve avere concluso Berlusconi. E questo contribuisce a spiegare perché la Moratti e Formigoni stavolta hanno fatto buon viso a cattivo gioco. Non c´è alcuna delibera del Cipe? L´elenco delle opere che possono partire subito manca ancora? Non importa. Bastano i sorrisi del presidente del Consiglio, basta l´impegno annunciato dal sottosegretario Castelli, che assicura di trovare in qualche modo i fondi non ancora contabilizzati. Ci sono gli stanziamenti aggiuntivi del Fas (fondi per le aree sotto-utilizzate): 7,3 miliardi in più da spalmare sull´intero territorio nazionale, ma all´Expo, come spiega l´assessore regionale Raffaele Cattaneo, ne andrà solo il 15 per cento. Più o meno, fa un miliardo. Tremonti ha di nuovo fatto il duro. Qualche suo collega avrebbe anche ceduto al pressing della Moratti, aggiungendo ai fondi da destinare all´Expo una quota aggiuntiva di risorse Fas. Ma la sfuriata di Letizia non c´è stata. Grazie a Silvio.

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sequestrate 50 tonnellate di "botti" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 19-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina III - Bari San Severo Sequestrate 50 tonnellate di "botti" FOGGIA - San Severo si riconferma "capitale dei botti". La polizia, infatti, ha intercettato nella cittadina dell´alto Tavoliere due autoarticolati con a bordo circa 50 tonnellate di materiale esplodente. La merce, prodotta in Cina, era arrivata in Europa dal porto di Rotterdam, in Olanda. I poliziotti hanno seguito i due mezzi dalla dogana di Verona sino a San Severo, da dove i giochi pirotecnici dovevano essere smistati nel resto del Mezzogiorno. è stata sgominata una presunta banda criminale, con a capo un imprenditore teramano, Gaspare Travaglini, che nonostante fosse agli arresti domiciliari continuava ad impartire ordini. Secondo gli investigatori, la merce (che avrebbe fruttato 12 milioni di euro), non rispettava le norme di sicurezza. In manette sono finiti due rumeni, dipendenti di Travaglini e denunciate tre persone, tra cui il titolare del deposito ?Pirotecnica Padre Pio´ di San Severo. (piero russo)

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un'onda di suoni e di luci scuote il mondo dell'arte - barbara casavecchia (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 19-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XIX - Milano In scena stasera la nuova performance del collettivo Alterazioni Video Un´onda di suoni e di luci scuote il mondo dell´arte BARBARA CASAVECCHIA Pendolari tra Milano e New York, i cinque componenti del gruppo Alterazioni Video (Paololuca Barbieri Marchi, Alberto Caffarelli, Matteo Erenbourg, Andrea Masu, Giacomo Porfiri) stasera si ripresentano in città con la performance Lightwaves (onde luminose). Grazie a una consolle analogica, «suonano» la luce, traducendo l´intensità di alcune fonti luminose (neon, pannelli solari, lampade, laser etc., accesi e spenti ritmicamente) in onde sonore della stessa frequenza. Il tutto dal vivo, scatenando un bombardamento sensoriale dagli esiti psichedelici, che riecheggia le ricerche dell´arte cinetica e programmata anni ?60 ? ricerche che spesso e volentieri ebbero una matrice meneghina, da Bruno Munari al Gruppo T. Il progetto di Alterazioni Video, già presentato al Location One di New York e al Moma di Shangai, è frutto di una sperimentazione iniziata nel 2005, con la complicità del fisico berlinese Markus Guehr. Va in scena, a cura di Margherita Salmaso, dalle 19.30 a mezzanotte nel seminterrato dello spazio Mayr3, in viale Bianca Maria, una location occupata solo temporaneamente per festeggiare la nascita di G.L.O.W., un network di giovani gallerie di Milano, Bruxelles e Shanghai che hanno deciso di allearsi. In mostra anche due video inediti girati in Cina nel 2006, durante una residenza che Alterazioni Video ha sfruttato per svolgere azioni di «sabotaggio» dei meccanismi di censura che impediscono la libera circolazione delle informazioni via Web. Fondato nel 2003, tra i partecipanti dell´esperienza dell´Isola Art Center ormai demolito dalle ruspe, il collettivo intreccia arte, multimedialità e disobbedienza civile. Il video Painting, che immortalava le scritte sui muri esterni del carcere di San Vittore, li ha portati all´ultima Biennale di Venezia, curata da Robert Storr, mentre un´altra loro opera, L´Incompiuto Siciliano, caustica catalogazione delle opere pubbliche incompiute del paese di Giarre (CT), è stata esposta durante l´estate scorsa a Rovereto, in occasione della biennale europea Manifesta 7.

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"così la cherubini e paisiello hanno conquistato salisburgo" - fabrizio festa (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 19-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XXI - Bologna A Ravenna il grande direttore e la sua orchestra giovanile ne "Il Matrimonio Inaspettato" che ha trionfato al festival "Così la Cherubini e Paisiello hanno conquistato Salisburgo" è la seconda tappa del progetto che la città di Mozart ha dedicato alla Scuola Napoletana FABRIZIO FESTA RAVENNA «Un trionfo della gioventù», così Riccardo Muti sintetizza il risultato ottenuto con Il Matrimonio Inaspettato, il dramma giocoso di Giovanni Paisiello, che questa sera (alle 20.30) va in scena all´Alighieri di Ravenna, dopo il notevole successo ottenuto a Salisburgo. Lo spettacolo si avvale della regia di Andrea De Rosa, le scene firmate da Sergio Tramonti, i costumi di Alessandro Lai e le luci di Pasquale Mari. Il cast, lo stesso che ha cantano in Austria, vede Alessia Nadin nei panni di Vestina, Marie-Claude Chappuis in quelli della Contessa di Sarzana, mentre Mario Cassi e Nicola Alaimo daranno la voce rispettivamente a Giorgino e Tulipano. Con loro in scena il Coro del Teatro Municipale di Piacenza. Si tratta, come sottolinea lo stesso Muti «della seconda tappa dell´itinerario quinquennale che lega il Festival di Pentecoste di Salisburgo, il Ravenna Festival e l´Orchestra Cherubini, nell´ambito del progetto dedicato al grande repertorio settecentesco partenopeo». Maestro, ci parli dell´Orchestra, ormai entrata nel suo quarto anno di vita. «Questa Cherubini è quasi completamente diversa da quella dello scorso anno. Si è chiuso il primo triennio di attività, ed ora lavoro coi ragazzi del secondo triennio. Sono brillanti, pieni di fervore. Hanno perfettamente compreso quel tipo di fraseggio, quel suono, che rappresentano il mio credo espressivo e tecnico. Quello che chiedo a qualsiasi orchestra nel mondo, e che cerco d´insegnare anche a loro». I vantaggi del sodalizio con Salisburgo sono evidenti per l´orchestra, che ne acquista in prestigio. E per il festival invece? «Come già nel caso del Cimarosa messo in scena lo scorso anno, anche in quest´opera di Paisiello, scritta nel 1779, ci sono evidenti elementi musicali e drammaturgici, che avranno un´influenza determinante su Mozart. Ad esempio, il personaggio di Giorgino anticipa chiaramente il Leporello mozartiano, persino in certo frasario del libretto, che già evoca Da Ponte. Mozart, insomma, sarebbe stato comunque il genio che conosciamo, ma senza la Scuola Napoletana sarebbe stato un genio completamente diverso». Parliamo dei successi della Cherubini nel mentre in Italia si discute della chiusura dei teatri d´opera. «Quello dei teatri italiani è un problema complesso. Il punto di partenza è chiaro: abbiamo centinaia di teatri sparsi per la penisola e siamo il paese che ha dato i natali all´opera lirica. Mentre nel resto del mondo, e penso a paesi come la Cina, di teatri se ne costruiscono di nuovi, qui da noi si non si sa cosa accadrà, se andremo avanti, o chiuderemo appunto. La questione irrisolta, ma non da oggi, da sempre, è che cosa vogliamo fare della cultura musicale, e della cultura in genere, avendo presente che i teatri sono tra i luoghi dove si dovrebbe fare cultura. La cultura, peraltro, non è mai stata fonte di guadagno. Le scuole non sono fonte di profitto: sono i luoghi dove si istruiscono e si formano i ragazzi, che saranno la società di domani. E a questo servono i teatri, se non vogliamo lasciare alle generazioni future solo l´intrattenimento della televisione». Si contestano ai teatri spese e costi eccessivi. «Ma va da sé che chi lavora nei teatri va pagato. Il fatto che ci possano essere degli sprechi è un discorso completamente diverso, che esula da questo, e che nulla ha a che vedere con quella questione di fondo. Se, poi, i soldi dello Stato, che deve prendersi carico della cultura, non bastano, si facciano quelle leggi che consentano ai privati di operare utilmente anche a favore della cultura. I teatri, in ogni caso, credo, vanno tenuti tutti aperti. E tutte le regioni italiane hanno il diritto di avere, e lo Stato ha il dovere di fornire, orchestre e teatri (non solo musicali), colmando quelle sperequazioni che tuttora esistono».

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qualcuno ipotizza un sovvertimento dei rapporti di forza globali, con la cina che prende il posto degli usa... (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 19-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 37 - Economia Qualcuno ipotizza un sovvertimento dei rapporti di forza globali, con la Cina che prende il posto degli Usa... La Cina? Non credo che stia per rimpiazzare l´America, oppure come qualcuno con ancora maggior fantasia dice che un sistema collettivistico prenderà il posto di quello capitalistico, a parte che ormai in Cina il socialismo è un ricordo. No, guardi: anche la Cina, come altre economie in via di sviluppo tipo Russia o India, sta bruscamente rallentando. La base di partenza era così bassa che una crescita del 7 anziché del 9% equivale a una recessione in Occidente. E´ un fatto che la gelata è arrivata anche lì. Questo spiega perché la Cina, per esempio, stia oggi tentando di temperare l´apprezzamento della sua moneta, lo yuan, verso l´euro, che è stato del 25% nei soli ultimi sei mesi, e stia anche cercando un diverso equilibrio con il dollaro. Ma poi di fondo c´è il fatto che la recessione globale, con le tensioni che comporta, riduce la disponibilità al rischio da parte degli occidentali e quindi l´impatto su queste economie può essere pesante. Non a caso, con uno sforzo di cooperazione mai visto prima, le autorità di Cina, Giappone e Corea si sono incontrate nei giorni scorsi per gettare le basi per una cooperazione inter-asiatica economica e monetaria.

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dieci domande a nouriel roubini per capire il crac dell'economia. e scoprire come affrontarlo nell'anno che verrà (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 19-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 35 - R2 Chi è La crisi mondiale dell´economia, i dubbi dei risparmiatori e le ansie dei lavoratori Il crac finanziario delle banche americane si è allargato e in pochi mesi ha contagiato tutti, dalle imprese ai bilanci delle famiglie I governi stanno intervenendo con piani miliardari di investimento e salvataggio per istituti di credito e fabbriche, le banche centrali abbassano il costo del denaro. Ma sono le misure giuste per affrontare la crisi? Basterà per uscire dal tunnel? E che deve fare chi la crisi, invece, la vede nel proprio portafogli? L´economista Nouriel Roubini, ex consulente di Clinton e il primo un anno fa a predire il collasso dell´economia, risponde alle domande dei lettori di Repubblica raccolte attraverso il sito del giornale. Dal futuro delle banche italiane, alla corsa della Cina, ai programmi di Obama: così si cura l´economia mondiale Dieci domande a Nouriel Roubini per capire il crac dell´economia. E scoprire come affrontarlo nell´anno che verrà

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In Cina la democrazia può attendere (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-12-19 - pag: 11 autore: «In Cina la democrazia può attendere» Avanti con le riforme economiche, la democrazia può aspettare. Nel 30Úanniversariodell'iniziodelleriforme,ilpresidentecineseHu Jintao ( nella foto) ha indicato nella continuità-apertura in economia, monopolio del Partito sulla politica- la via sulla quale procedere. «Solo il socialismo può salvare la Cina» ha aggiunto. ANSA

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L'arredamento perde colpi ma il sistema è competitivo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-19 - pag: 23 autore: Messina (Federlegno): pesa il calo dei consumi interni (-6%) L'arredamento perde colpi ma il sistema è competitivo Cristina Jucker MILANO Fino a settembre viaggiava ancora in positivo (+1,2%) poi la virata. Per il sistema legno- arredamento il 2008 dovrebbe chiudere con un fatturato alla produzione in calo del 4,5% (a 38 miliardi di euro), l'export sceso a 13,4 miliardi (-2%) e le importazioni crollate del 7,8%. «Un andamento condizionato soprattutto dalla domanda interna, visto che i consumi sono diminuiti del 6,3%» ha detto Rosario Messina, presidente di Federlegno-arredo. Convinto che questo settore abbia tutte le carte in regola per reagire e competere nel mondo. Anche se la crisi si farà sentire pesantemente nel 2009. L'arredamento va comunque un po' meglio: la stima di fatturato alla produzione per il 2008 (22,9 miliardi di euro) segna un calo solo del 3,4%, l'export perde l'1,3% ma supera il 50% del fatturato, arrivando al 52%. «La nostra paura è il mercato interno, l'export non ci preoccupa –sostiene Messina – ci sono molti Paesi in cui andare a vendere: il Mediterraneo è una grande opportunità e molto presto lo sarà anche il Sudamerica. La competizione con il mercato asiatico, poi, ci ha visti vincitori in maniera definitiva (la Cina è in una crisi paurosa) ». Ma se le opportunità per andare all'estero non mancano, è importante fare una programmazione e accompagnare le imprese: «Una piccola azienda non può andare da sola in cinque Paesi contemporaneamente » sottolinea Messina. Che ricorda come occorra coordinare la presenza e soprattutto la promozione all'estero: «Il danno maggiore ce lo facciamo da so-li, certe manifestazioni, per cui si buttano via un sacco di soldi, offendono il design». Ma la struttura del settore, fatta di piccole e medie imprese familiari, in momenti come questi si rivela un vantaggio: purchè trovi un appoggio nel Governo. Federlegno ha già chiesto di potenziare i bandi per l'innovazione e soprattutto di destinare più risorse alle famiglie per incentivare i consumi. Una grossa mano a promuovere nel mondo l'immagine non solo del mobile ma dell'intero stile di vita italiano viene poi dal Salone del mobile (si terrà a Milano dal 22 al 27 aprile prossimo). Un salone che il sociologo Aldo Bonomi ha definito «ipermoderno» e che ormai deve essere considerato non solo una fiera ma«un'istituzione nel panorama culturale italiano » come sostiene il neo presidente di Cosmit, Carlo Guglielmi (appena nominato anche presidente del comitato di Confindustria sulla proprietà intellettuale). è in questa veste che Guglielmi ha chiesto di avere un ruolo nel comitato organizzatore dell'Expo 2015. «Siamo pronti a mettere a disposizione da subito la nostra esperienza» ha detto. E già sono stati avviati i contatti con il Comune di Milano. MERCATI INTERNAZIONALI Molte le opportunità ancora da sfruttare all'estero ma le piccole aziende devono essere accompagnate e la promozione va coordinata

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A Bosch divisione del gruppo Freud (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-12-19 - pag: 45 autore: Industria. Intesa con la famiglia Pozzo A Bosch divisione del gruppo Freud Chiara Rancati MILANO. Il gruppo Bosch mette a segno un'altra acquisizione strategica nel settore degli elettroutensili. E' stato annunciato ieri l'acquisto della divisione accessori del gruppo Freud dalla famiglia Pozzo, proprietaria anche dell'Udinese calcio. L'affare comprende i quattro insediamenti produttivi di Freud nella provincia di Udine, specializzati nella realizzazione di lame circolari, punte e frese per la lavorazione professionale e industriale del legno, e le società commerciali del gruppo in Italia, Regno Unito, Stati Uniti e Cina. Attività che nel 2007 hanno generato un fatturato vicino ai 100 milioni di euro, impiegando circa 580 collaboratori nel mondo. «Nel suo segmento di mercato - ha spiegato Uwe Raschke, presidente della divisione elettroutensili di Bosch e membro del Cda del gruppo - Freud riscuote successo a livello internazionale, specialmente in Nordamerica. Caratteristiche che la rendono un completamento perfetto per le nostre attività, sia a livello tecnologico che geografico». La gamma di elettroutensili proposta dall'azienda friulana – precisa ancora Bosch – non presenta infatti alcuna sovrapposizione con quella attuale del gruppo tedesco ma anzi la completa, in particolare per quanto riguarda lame e punte ad alte prestazioni. Ciò significa anche che non saranno necessari ridimensionamenti degli impianti Freud, trasferimenti o altri impatti sul livello occupazionale, ma sarà sufficiente il loro adeguamento agli standard internazionali del gruppo Bosch. Soddisfazione per l'accordo è stata espressa anche da Gino Pozzo, amministratore delegato di Freud e figlio del fondatore Giampaolo, secondo cui «Il nostro know how e la competenza in materia di produzione rafforzeranno certamente l'attuale posizione di Bosch nel segmento». Padre e figlio, ha precisato l'acquirente tedesco in un comunicato, continueranno comunque a partecipare alle attività aziendali, fungendo da consulenti per progettazione e sviluppo degli accessori a marchio Freud, e saranno rappresentati in diversi organi di governance. La transazione attende ora l'approvazione dell'Antitrust. Con l'ultima operazione annunciata ieri, Bosch arriverebbe così a quota cinque acquisizioni in dodici mesi nel ramo elettroutensili, uno dei più floridi del gruppo con oltre 1.600 dipendenti e un fatturato per il 2007 che si è attestato a 3,1 miliardi di euro. Tra gennaio e luglio sono infatti entrate a far parte della rete produttiva del gigante tedesco, il cui giro d'affari stimato nel 2007 ha superato quota 46 milioni, la cinese RoboToolz e la statunitense USA CST/berger, seguite nelle ultime settimane dal produttore svizzero di strumenti abrasivi flessibili Sia Abrasives e dalla divisione sistemi di irrigazione per giardini della L.R. Nelson Corporation di Peoria (Illinois). ELETTROUTENSILI Al colosso tedesco passerano tutte le attività nel settore degli accessori dell'azienda friuliana e quattro stabilimenti

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intrigo a stoccolma sospetti sui giurati nobel sotto inchiesta - elena dusi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 20-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 16 - Esteri Intrigo a Stoccolma sospetti sui giurati Nobel sotto inchiesta ELENA DUSI Gli incorruttibili del Nobel sono finiti sotto inchiesta. «è vero, sono in corso due indagini nei nostri confronti. Una per un viaggio in Cina offerto dal governo di Pechino. L´altra per il legame di due nostri membri con la casa farmaceutica Astra-Zeneca», ammette al telefono da Stoccolma Gunnar Oquist, segretario permanente della Reale accademia delle scienze svedese, ritrovatosi coinvolto suo malgrado in una nuova versione di "Intrigo a Stoccolma" 45 anni dopo il film con Paul Newman che raccontava proprio di un complotto ai danni di uno scienziato. Due membri dell´Accademia che assegna il premio per la Medicina, il farmacologo Bertil Fredholm e l´esperto di metabolismo Bo Angelin, hanno lavorato per l´azienda inglese Astra-Zeneca ricevendo un compenso. Poiché il Nobel di quest´anno è stato assegnato a Harald zur Hausen per i suoi studi sul papilloma virus e l´Astra-Zeneca detiene il brevetto di due componenti del vaccino contro questo microrganismo, la procura svedese ha avviato un´indagine preliminare sospettando un caso di corruzione. Dal mese scorso poi la casa farmaceutica inglese ha firmato un contratto di sponsorizzazione triennale con due aziende "figlie" della Fondazione Nobel: la Nobel Media e la Nobel Web. Nessuno a Stoccolma ha voluto rivelare l´importo di questi contratti, che prevedono la realizzazione di documentari e libri sugli scienziati vincitori del premio. Fredholm, che insegna al Karolinska Institutet di Stoccolma, ha rifiutato di commentare la vicenda: «Questa storia è già andata troppo lontano» si lamenta. In precedenza aveva fatto sapere alla rivista Scientific American che la sua consulenza per Astra-Zeneca risale al 2006 ed è stata pagata 1.400 dollari, di cui il 26% è finito in tasse, il 36% è andato al Karolinska e il resto è stato usato per la ricerca nel suo laboratorio. Angelin, altro professore del Karolinska, siede nel board di direzione dell´Astra-Zeneca dal 2007. Anche lui ha rifiutato di commentare le accuse. Mentre Fredholm è segretario del comitato di 5 persone che fa la prima scrematura dei candidati al Nobel, Angelin siede fra i 50 esperti che a ottobre ogni anno votano il vincitore vero e proprio. L´indagine sui viaggi in Cina riguarda invece due seminari svolti nel 2006 e 2008 da 5 membri dell´Accademia delle scienze incaricati di assegnare i premi per Chimica, Fisica ed Economia. Volo, alloggio e pasti sarebbero stati pagati dal ministero dell´Istruzione di Pechino. In cambio i giurati svedesi avrebbero tenuto dei seminari sui meccanismi di assegnazione di un premio cui la Cina ambisce avidamente. «L´unico scopo del viaggio era spiegare l´attività della Fondazione Nobel. La nostra integrità è garantita al cento per cento e ogni domanda degli investigatori sarà benvenuta» si difende Michael Sohlman, che della Fondazione è direttore. Negli ultimi tre anni nessuno scienziato cinese ha vinto il premio di Stoccolma e secondo Oquist le inchieste si chiuderanno con un nulla di fatto. «Siamo scienziati e lavoriamo così. Viaggiamo all´estero, invitiamo i colleghi per dei seminari e collaboriamo con le ditte farmaceutiche. Non c´è nulla di strano, è questo il modo per seguire da vicino gli avanzamenti della scienza. State sicuri: su di noi è impossibile fare pressioni».

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assunzioni, enti inutili e sedi mai aperte gli sprechi del 2008 costano cento milioni - antonio fraschilla (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 20-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina III - Palermo Assunzioni, enti inutili e sedi mai aperte gli sprechi del 2008 costano cento milioni L´adeguamento del contratto alla Multiservizi pesa per 4 milioni sui conti della sanità Per la stima degli immobili spesi 25 milioni, ma la vendita è stata bloccata ANTONIO FRASCHILLA circa 100 milioni di euro andati in fumo per scelte amministrative sbagliate, per malapolitica, per creare clientele. Soldi sprecati che alla fine graveranno come sempre sul bilancio della Regione. Anche il 2008 è stato un anno di spese folli, milioni di euro utilizzati per pagare le assunzioni di parenti di politici negli uffici di gabinetto, per gli stipendi dei dipendenti delle stazioni appaltanti giudicate inutili dalla Corte dei conti, o ancora per aumentare sempre di più i gettoni ai consiglieri delle società partecipate, che spesso non hanno nemmeno una sede, come la Risem. Per non parlare dei 4 milioni di buco che si è trovata l´Assemblea regionale dopo le dimissioni del governatore Salvatore Cuffaro per coprire la liquidazione ai deputati non rieletti, o dell´ammanco da 1,4 milioni di euro nei conti della Fondazione Federico II. L´ultimo spreco, in ordine di tempo, sta per arrivare sul tavolo dell´assessore alla Sanità Massimo Russo e riguarda i contratti di servizio tra le Ausl e la Multiservizi, la società regionale che si occupa di pulizia e assistenza amministrativa. Grazie a una delle ultime delibere della giunta Cuffaro, ai mille dipendenti della Multiservizi è stato applicato il contratto dei regionali al posto di quello del terziario in vigore fino allo scorso anno. Risultato? Nel 2008 il costo del personale, pagato con fondi regionali, salirà di circa 5 milioni di euro. Un milione di euro dovrà pagarlo l´assessorato all´Industria, il resto graverà sul fondo sanitario per i servizi erogati alle Ausl, perché con il vecchio contratto i dipendenti venivano pagati per 40 ore settimanali, adesso ricevono lo stesso stipendio per 36 ore, e le quattro ore aggiuntive le coprono attraverso straordinari. Il tutto mentre l´assessore Russo è alle prese con una drastica riduzione delle spese. Lo stesso assessore il mese scorso ha reso pubblico lo spreco riguardante la spesa per i vaccini contro il papilloma virus che nel 2008 «ha superato la media nazionale», perché la Regione in passato avrebbe deciso di acquistare un farmaco più costoso, pagando in più 2,5 milioni di euro. A inaugurare l´anno degli sprechi ci aveva pensato l´ex governatore Cuffaro. A gennaio sono stati ultimati i lavori della nuova sede di rappresentanza in via Magliocco. Un mega appartamento da 150 metri quadrati, arredato con divani in pelle "MatteoGrassi", porte in vetro e bagni rivestiti in marmo. Un ufficio lussuoso mai inaugurato, e costato comunque oltre 150 mila euro. A febbraio finiva invece sul tavolo della Corte dei conti tutta l´operazione di vendita degli immobili, bocciata in pieno dai magistrati. La dismissione dei primi 34 immobili confluiti nel fondo della Pirelli Re ha portato a un incasso per la Regione di 220 milioni di euro, che su quegli stessi immobili adesso paga un affitto che la Corte dei conti ha giudicato «alquanto sostenuto e non facilmente conseguibile sul mercato». Ma oltre a dover coprire i costi di un affitto elevato che eroderà a breve i 220 milioni incassati, l´operazione immobiliare è già costata quasi 25 milioni di euro per pagare la società Psp che ha fatto la ricognizione di tutti i beni della Regione. Uno degli sprechi più grandi del 2008 è stata la spesa per i contratti negli uffici di gabinetto: 30 milioni di euro serviti in gran parte per assumere figli, sorelle, cugini e amici di politici di spicco, dall´assessore regionale alla Famiglia Francesco Scoma al coordinatore di Forza Italia Dore Misuraca, da Gianfranco Micciché al segretario Udc Saverio Romano. Un caso, quello dei parenti assunti negli uffici di gabinetto, scoppiato dopo l´assunzione ai Beni culturali della figlia dell´assessore alla Presidenza Giovanni Ilarda. Peccato però che la ragazza si sia dimessa, gli altri parenti dei politici no. Un passo indietro non lo hanno fatto nemmeno gli amministratori delle società partecipate della Regione che invece di tagliare i compensi se li sono visti aumentare. La spesa per indennità e gettoni di presenza nei cda è passata dai 2,8 milioni del 2007 ai 3,2 milioni di euro di quest´anno ed è cresciuto anche il numero delle società. Nel 2008 si sono aggiunte la Inforza (strategie euromediteranee), Cape Sicilia (operazione finanziarie di private equity) e Cine Sicilia. Ma cosa fanno queste società? Spesso poco o nulla, come la Risem che stando alle ultime comunicazioni fornite dalla Regione conta ben 11 consiglieri d´amministrazione ma non ha nemmeno una sede: l´assessore Ilarda ne ha annunciato la chiusura, ma ad oggi è ancora in vita. Lo spreco di certo non finisce qui, visto che uno degli ultimi provvedimenti varato dal ragioniere generale della Regione Enzo Emanuele riguarda l´istituzione nelle società partecipate del meccanismo duale: in sintesi un secondo organo di sorveglianza degli stessi cda, servito a piazzare altri funzioni regionali dentro le aziende. Anche per chiudere le società i costi sono esorbitanti: la lunghissima liquidazione dell´Eas, che va avanti da cinque anni, rischia di costare carissima alle casse regionali, oltre 4,4 milioni di euro, solo per la parcella del commissario Marcello Massinelli. A pagare gli sprechi dell´anno a volte sono direttamente i cittadini. Come per il buco da 1,4 milioni di euro nel bilancio della Fondazione Federico II gestita dall´ex direttore generale Alberto Acierno. Alla fine il conto della mala amministrazione lo pagheranno i turisti della Cappella Palatina, che dal primo gennaio subiranno il caro biglietto (da 6 a 7,5 euro). Se a questo elenco si aggiungono i 50 milioni per gli sportelli multifunzionali che avrebbero dovuto avvicinare la domanda e l´offerta di lavoro e si confrontano con i dati che rivelano un´ulteriore impennata della disoccupazione, la cifra di cento milioni è perfino sottostimata.

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mediterraneo mare di convegni - agostino spataro (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 20-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XVII - Palermo MEDITERRANEO MARE DI CONVEGNI AGOSTINO SPATARO gni tanto si torna a parlare di Sicilia e Mediterraneo. Casualmente e senza concludere nulla. Giacché il Mediterraneo più che come grande prospettiva a cui guardare viene percepito nel migliore dei casi come oggetto di conversazione (come la donna dai siciliani, secondo Brancati) e, nel peggiore, come fonte di lucro e d´intrallazzi. Soprattutto in Sicilia, da quando si parla di partenariato euro-mediterraneo e dei relativi programmi settoriali (Meda), sono nati, a una velocità impressionante, improvvisate società e centri di consulenza attaccatisi ai flussi finanziari dell´Unione europea. Per non dire della fine davvero penosa che hanno fatto i tanti miliardi (di euro) dell´Obiettivo 1 assegnati all´Isola: in parte non spesi e in gran parte polverizzati in una miriade di piccoli progetti clientelari che con lo sviluppo hanno poco o nulla a che fare. In Spagna, Irlanda, Slovenia, Portogallo è successo esattamente il contrario e i (buoni) risultati si vedono. L´Isola e gran parte del Mezzogiorno sono fermi al palo perché dominati dal malaffare e da un ceto politico-affaristico che riesce a tradurre in spreco tutto ciò che tocca. Ciò accade perché l´Italia non ha una seria politica estera mediterranea e perché la Sicilia non esprime idee e proposte degne di considerazione. Eppure i nostri governanti continuano a parlarne, sovente a sproposito oppure per ribadire le stesse ipotesi già prospettate agli inizi degli anni Ottanta dalla sinistra (di allora), purtroppo abbandonate da quella attuale, smemorata e svogliata, all´uso demagogico del centrodestra. Ma se da un lato può essere confortante sapere che, dopo tre decenni, queste proposte resistono nell´agenda politica, dall´altro è deludente constatare che la Sicilia non ha fatto seri passi avanti. La verità è che si parla di partenariato, di zona di libero scambio euro-mediterranea (che sempre più si allontana dalla scadenza del 2010) per legittimare gli enormi sprechi dei fondi europei. Speriamo che non facciano la stessa fine i miliardi Ue destinati a finanziare i programmi a copertura del periodo 2007-2013. Il ceto politico e imprenditoriale siciliani non credono nella prospettiva mediterranea così come si sta configurando perché non vogliono un futuro migliore per l´Isola che di questo mare è baricentro. Questo è il punto vero su cui confrontarsi. Altro che gli incontri occasionali a margine della riunione del nostro "Olive Group", da non confondere con il più noto omonimo "Olive Group" con sede a Washington, una tenebrosa società privata che fornisce armi, intelligence e mercenari alle più danarose dittature del Medio Oriente e dell´Africa. A Taormina il ministro ha promesso al governatore l´allocazione nell´Isola di una delle due istituzioni nasciture (quando? come?): la Banca per lo sviluppo mediterraneo o l´Agenzia per la piccola e media impresa. Dal comunicato apprendiamo che Lombardo ha chiesto ben altro per «attrezzare la Sicilia come piattaforma avanzata dell´Europa verso la frontiera sud», indicando il solito ponte sullo Stretto, l´alta velocità ferroviaria Palermo-Catania-Messina e, dulcis in fundo, l´istituzione del "Premio Al Idriss", il geografo medievale, al servizio di Ruggero II, che «capovolse la rappresentazione grafica delle due sponde». Ora, a parte che Idris non capovolse un bel nulla, ma semplicemente applicò la visione che il potente e vasto dominio arabo aveva del mondo, secondo la prospettiva sud-nord, non si possono davvero riproporre simili cose in un Mediterraneo destinato a divenire uno dei principali poli dello sviluppo mondiale. Si rischia ancora una volta che alla Sicilia e alla sua classe dirigente sfugga l´essenziale, ossia gli elementi portanti di un nuovo sistema di scambi e di produzioni: che, soprattutto attraverso Suez, potrebbe materializzarsi in una vera rivoluzione sul terreno dei rapporti economici, culturali e politici fra Europa, Asia e Africa. Non è esagerato immaginare un ritorno al ruolo storicamente svolto da questo mare fino al 1492. Per la Sicilia, per i tanti sudeuropei, si apre dunque una prospettiva inedita rappresentata da nuovi imponenti flussi commerciali, turistici, finanziari provenienti dall´Oriente medio ed estremo: dai Paesi del Golfo, da Cina, India, Giappone, Oceania. La Sicilia è attrezzata per intercettare, accogliere parte di tali flussi? Parrebbe di no. Questo - a me pare - è il vero problema.

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dal vietnam la frode del pangasio (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 20-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XI - Napoli Un pesce di fiume venduto "sfilettato". Rischio azoto per le alici dell´Adriatico Dal Vietnam la frode del Pangasio I pescatori campani hanno insidie e concorrenti imprevisti. Le flottiglie si riducono. Il costo del petrolio nei primi mesi del 2008 è aumentato di 35 punti in un anno, toccando il valore 0,78 euro-litro. Procida ha subìto una riduzione di equipaggi, da 24 a 18, con perdita del lavoro per circa 60 marinai. Ogni barca ne impegna dai 6 ai 12. «Si potrebbe fare molto di più, intervenendo seriamente su questo settore che è il vanto della Campania, oltre che una risorsa. Che tristezza buttare in mare di nuovo il pesce», si batte per difendere il settore Nicola Pellecchia, presidente dell´Associazione Pesca di Procida. «Ci sono barche leggendarie, peccato». Dal porto laziale di Gaeta agli approdi sorrentini. Sono storici i gruppi di pescatori. Pozzuoli con "Il Magone" che opera quasi in esclusiva per "Il vecchio Ulivo" e per molti ristoranti storici flegrei, vanta imbarcazioni ed equipaggi di prestigio, unità da un milione ciascuna. Bene Napoli dove brillano "Lucia Madre" e "La Mena" a Mergellina, Ercolano rispetta la sua grande tradizione. Negli ultimi tempi il golfo rende qualche sorpresa. «Certi saraghi sono duri perché il pesce nel golfo di Napoli spesso mangia plastica». I mercati nascondono molti trucchi. Il pesce importato e venduto fuori da Pozzuoli rivela concorrenze sleali. Dall´Adriatico si vendono fuori orario alici e pesce azzurro fuori del mercato: è pescato di giorno, arriva in ritardo, spesso sono scorte invendute in Abruzzo e Puglia. I Nas controllano al meglio: c´è il rischio che il pesce sia reso più brillante con un trattamento di azoto. Dalla Sicilia arrivò un carico di pesce azzurro con etichette false: risultava pescato il giorno dopo lo sbarco. Furono i pescatori napoletani a segnalare il trucco alla polizia di frontiera, con una invasione del traghetto da Palermo. Ma la frode maggiore è con il Pangasio, pesce di acqua dolce, che arriva dalle foci dei fiumi vietnamiti già sfilettato. Spesso è presentato come pesce persico. Non è nocivo, ma la frode va scoperta. «Bisogna stare attenti», avverte il direttore del mercato di Pozzuoli, Giuseppe Palma. «I nostri concessionari erano in dubbio su una partita di tonni dalla Polonia. Me ne parlarono. Le analisi rivelarono la presenza di monossido di carbonio. A Pozzuoli c´è massima collaborazione, oltre al vantaggio del laboratorio». Non manca la Cina: con i container, in pacchi congelati da un chilo, manda il novellame. Il bianchetto. I ristoranti lo inseriscono nelle frittelle di pesce. Come le carni, anche il pesce ha la sua tracciabilità. Una etichetta indica luogo di origine, orario della pesca, distingue il prodotto del vivaio da quello di mare. Ma i controlli non bastano. Tocca ai vigili urbani dei vari Comuni. è intuibile il trucco: inserire nelle casse bianche con etichette di garanzie altro pesce, magari scongelato o vecchio di giorni.

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rilancio dopo il baratro il lampo di genio che salva una fabbrica (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 20-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina II - Milano Così la Coronet di Corsico ha evitato la chiusura incombente Rilancio dopo il baratro il lampo di genio che salva una fabbrica "La svolta: pelle sintetica che fa passare il sudore ma non l´acqua è l´innovazione" Enrico De Marco è uno dei pochi, di questi tempi, a non vedere l´ora che arrivi il 2009. L´anno nuovo porterà - prevede - dieci milioni di euro di fatturato in più. E dire che anche lui, fino a pochi mesi fa, guardava al calendario con terrore. Titolare della Coronet, azienda che produce pelle sintetica per l´industria calzaturiera e tessile, aveva già avviato la procedura di liquidazione. «Volevo chiudere. Avevo 26 anni quando l´avevo fondata, nel 1967, e adesso stavo per mandare tutti a casa». Per 140 dipendenti era arrivato il momento di cercare un nuovo lavoro. Per loro - come tanti altri lavoratori in questi giorni - sarebbe stato il peggior Natale degli ultimi anni. Tutti a casa, è stato bello. E invece: colpo di scena. Si ricomincia. De Marco va «a prendere dalla cascina il fieno immagazzinato in tutti questi anni», il denaro che aveva messo da parte. Non bussa alle banche - «non ti aiutano, devi contare sulle tue forze» - ma cerca un nuovo socio. Azzera i debiti con i fornitori, «al cento per cento», ricostituisce il capitale sociale e riparte con una nuova idea: produrre pelle sintetica impermeabile all´acqua ma permeabile al sudore. Un´invenzione che nella Milano piovosa degli ultimi giorni sarebbe servita molto. Mutuata dalla Goretex, con la quale l´azienda ha avviato un rapporto di collaborazione. Magari ci vorrà un po´ - non prima del 2010, calcola De Marco - per arrivare ai fatturati pre-crisi, 80 milioni di euro all´anno. Ma i clienti - John Richmond, Moncler, Max Mara, Alberta Ferretti, Versace e Hogan - non sono andati via e qualcun altro, anzi, si è aggiunto o potrebbe aggiungersi (Prada, Dolce e Gabbana). L´azienda, che ha la sede principale a Corsico e due stabilimenti a Latina e a Velletri, ora ha raddoppiato in Cina. «Lì stiamo già guadagnando», dice il titolare. Non è stata solo una bella favola: una trentina di operai a casa, alla fine, ci sono rimasti. «La ristrutturazione è stata dolorosa ma dovevamo farla. Alla fine, però, la maggior parte di loro ha trovato una nuova occupazione. Sarebbe stato peggio che lo perdessero tutti, il lavoro. Non è bello chiudere la fabbrica che hai visto nascere, erano tutte mie creature». Come i suoi due figli, 25 e 21 anni: «Il più giovane studia, mentre il secondo, dopo la laurea alla Bocconi, ha imparato il cinese ed è già in Cina, in fabbrica, che lavora». Il nuovo progetto che ha salvato l´azienda si chiama "Innovaction". E "innovazione" è la ciambella di salvataggio che De Marco consiglia a chi, di questi tempi, rischia di annegare nel mare della crisi. «Puntate su idee nuove e cercatevi soci solidi. Solo così se ne può uscire». (da. c.)

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parcheggio in sant'ambrogio, ruspe al lavoro (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 20-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina VII - Milano Il caso Parcheggio in Sant´Ambrogio, ruspe al lavoro Le ruspe sono tornate a Sant´Ambrogio. Dopo l´ultimo passaggio tecnico e il sì definitivo della Sovrintendenza, il cantiere può partire. Anche se, per ora, gli operai sono partiti con i lavori di preparazione dello scavo. In attesa di gennaio, quando sarà presentato il progetto esecutivo. E soprattutto di aprile, quando si inizierà a costruire il posteggio sotto la basilica, che sarà pronto alla fine del 2010. A nulla è servito anche l´ultimo, disperato, appello in difesa della piazza lanciato alla vigila della festa del patrono da un centinaio di milanesi illustri capitanati dall´architetto Cini Boeri. Da Gillo Dorfles a Inge Feltrinelli da Luigi Caccia Dominioni a Vittorio Gregotti, da Davide Rampello a Rosellina Archinto, Gae Aulenti, Marco Tronchetti Provera, Gerardo Colombo, Arnaldo Pomodoro, Carlo Puri, Jacopo Gardella e Guido Martinotti, in tanti hanno provato a chiedere al sindaco la «chiusura dello scavo». Ma il progetto non si è fermato. E in questi giorni si sistemerà l´area del cantiere ricoprendo l´area di indagine archeologica e sistemando le paratie. I costruttori non utilizzeranno però il sistema dei tiranti, già contestato in passato da cittadini e comitati.

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fascino, soldi e tante vittorie quel bel calcio che fa tendenza - enrico franceschini londra (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 20-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 57 - Sport Manchester Chelsea Arsenal Liverpool Fascino, soldi e tante vittorie quel bel calcio che fa tendenza Il potere Manchester, il glamour Chelsea, la freschezza Arsenal ENRICO FRANCESCHINI LONDRA dal nostro corrispondente «I vecchi ragazzi del Chelsea tornano a casa meditando vendetta». Il titolo dell´Evening Standard, quotidiano della sera londinese, offre un primo assaggio dell´effetto che fa, qui in Inghilterra, la sfida contro l´Italia dettata dalla sorte negli ottavi di Champions League. Per gli inglesi, è il ritorno di due volti noti, gli ultimi due allenatori del Chelsea prima dell´attuale: Mourinho e Ranieri. Il tecnico della Juve torna nel «suo» stadio, per affrontare la sua ex-squadra, il Chelsea; quello dell´Inter proverà a rifare dalla panchina dell´Inter quello che faceva con gusto sadico su quella del Chelsea, provare a far saltare i nervi a Sua Maestà Alex Ferguson, allora e oggi nume del Manchester United. Ma anche quello della Roma può apparire da queste parti come un ritorno, avendo la squadra di Spalletti incrociato più volte il Manchester nei duelli di Champions, con un contorno di violenze sugli spalti e fuori dagli stadi che ha lasciato il segno più del risultato: ora cambia l´avversario, tocca all´Arsenal, ma la sostanza non cambia, anche perché i tifosi del club di Wenger non sono meno agguerriti di quelli dei Red Devils. Dai primi commenti di giornali e tivù inglesi al sorteggio, traspare la paura, magari più scaramantica che tecnica ma pur sempre in grado di farsi sentire: non solo per la potenziale voglia di «vendetta» di Mourinho e Ranieri, ma pure per quella più in generale del calcio italiano, giudicato più volte da Londra, negli ultimi mesi, come una sorta di specie inferiore rispetto a quello che si gioca in Premier League. Un calcio, quello nostrano, che i giornali e gli allenatori inglesi si divertono a stuzzicare, ma che poi temono quando se lo trovano di fronte, perché sanno quanto possa essere tenace. Se ne rendono ancora meglio conto da quando la loro nazionale ha cominciato a giocare un po´ «all´italiana», al ritmo della frusta di Fabio Capello. Le sfidanti di Inter, Juve e Roma, per giunta, quest´anno non vanno a mille in campionato come gli altri anni. In testa c´è la squadra che nelle ultime stagioni si accontentava di correre per il quarto posto in Premier League (anche se poi finiva in finale di Champions), il Liverpool. Le tre regine, invece, hanno avuto una partenza zoppicante: soprattutto l´Arsenal, quella che a detta di tutti gioca il calcio migliore ma che troppo spesso paga l´inesperienza dei suoi giovani (l´età media degli undici titolari è spesso da Under 23), e che al momento, con somma preoccupazione del suo più illustre fan, lo scrittore Nick Hornby, arranca in classifica appena fuori dal poker di testa, quello che garantisce la qualificazione alla prossima Champions League. Se l´Arsenal rappresenta il bel gioco al di là del risultato, le altre due rispecchiano due volti opposti del calcio inglese. Il Manchester United è la sua anima aristocratica, la squadra più titolata degli ultimi decenni, il club più ricco e famoso del mondo, il primo veramente globalizzato, con tifosi anche in Cina. Il Chelsea di «Paperone» Abramovich è la nuova oligarchia, il club del glamour londinese, quello con i Vip in tribuna e le limousine all´uscita dello stadio. Tre grandi squadre, tre diverse icone del football inglese, tutte e tre ora tormentate dallo stesso interrogativo: gli italiani gli cucineranno un piatto freddo chiamato vendetta?

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L'alba del neopatrimonialismo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-12-20 - pag: 14 autore: Nuova finanza. Il libro di Giulio Sapelli L'alba del neopatrimonialismo di Franco Locatelli S arà forse perché tutti sapevano e avevano previsto quel che sarebbe successo ma «tutti hanno fatto del loro peggio», come scrive Giacomo Vaciago in un bel saggio che uscirà sul prossimo numero di «il Mulino», però è un fatto che la crisi che stiamo vivendo rischia di essere una collezione di paradossi. Ce ne sono tanti ma forse il più incredibile è il più scontato ed è quello che chiude La crisi economica mondiale, l'agile e lucido pamphlet di Giulio Sapelli, secondo cui toccherà soprattutto al Paese che ha generato la più spaventosa crisi dal 1930 a oggi tirarci fuori dai guai. «Senza gli Usa non c'ècrescita mondiale»s'intitola l'ultima delle 10 considerazioni sulla crisi mondiale di cui si compone il libro. Già il crollo delle Borse dei Paesi emergenti aveva cancellato le illusioni di decoupling, ma quel che Sapelli vuol dire è qualcosa di più. Se quel tonfo era in qualchemodo prevedibile per la stretta interrelazione dei mercati finanziari, la crisi offre motivi per riflettere anche sull'impossibilità della Cina e di altre aree emergenti di raccogliere la staffetta della crescita economica e di rappresentare un motore di sviluppo alternativo all'America. «In realtà - scrive Sapelli - la centralità degli Usa è ancora inscritta nella storia del mondo» non solo per il ruolo fondamentale del dollaro, ma per il peso che gli Usa hanno nel commercio mondiale. Però, attenzione: oggi tutti si aspettano che gli Usa di Obama ci tolgano dai guai ma le ricette economiche espansive a cui l'America sembra voler ricorrere rischiano di curare più gli effetti che le cause della crisi. I salvataggi pubblici che si susseguono non sono, avverte Sapelli, l'alba del socialismo ma del neopatrimonialismo di cui già vent'anni fa parlava il grande sociologo israeliano Samuel Eisenstadt. Se sono temporanei e politicamente imparziali molti interventi pubblici possono rivelarsi utili, ma non si può ignorare che stanno avvenendo al prezzo di una distorsione assai grave della concorrenza e dopo aver mandato in soffitta la contendibilità della proprietà. «La verà novità di questi tempi è il neopatrimonialismo partitocratico», non una nuova era della proprietà collettiva ma un nuovo capitalismo politico in una situazione piena di conflitti d'interessi nella quale«ciò che dovrebbe appartenere ai cittadini, sovrani gestori dei beni pubblici, è invece espropriato dalle classi politiche,che dovrebbero invece limitarsi a regolare l'uso di tali beni ». è un discorso che vale anche per l'Italia dove la politica guarda con cupidigia ai beni del territorio ancor più che a quelli dell'amministrazione centrale. In realtà, il neopatrimonialismo è l'altra faccia di uno Stato che, anziché liberare energie, accumula proprietà e regola l'economia in modo distorto, o ricorrendo a norme troppo soffocanti o concedendosi colpevoli distrazioni. Non si può negare che quello di Sapelli, che ha il merito di avviare una riflessione a crisi ancora in corso, sia un libro amaro ma non privo di speranza. «Esiste una finanza non di rapina » è il titolo del suo capitolo centrale. Di una nuova finanza, al servizio della produzione, c'è molto bisogno, purché a dare il tempo non siano più le grandi banche d'investimento.

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Telespazio, commessa in Turchia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-12-20 - pag: 41 autore: Difesa. La società di Finmeccanica e Thales si è aggiudicata la gara per il sistema di costellazioni satellitari Telespazio, commessa in Turchia Il valore è di 250 milioni - Nel 2008 previsti 400 milioni di ricavi Mara Monti MILANO Sarà Telespazio (azienda Finmeccanica/Thales) a realizzare il sistema satellitare turco Gokturk, dopo essersi aggiudicata, in collaborazione con Thales Alenia Space, la gara indetta dal ministero della Difesa di Ankara per un valore di oltre 250 milioni di euro. Al gruppo italiano andrà anche la gestione del lancio e messa in orbita dei satelliti e costituirà una joint venture locale per lo sviluppo e la commercializzazione dei servizi applicativi. «è stata premiata la nostra offerta completa sul fronte industriale e commerciale – ha commentato Giuseppe Veredice, amministratore delegato di Telespazio –. Questa commessa ci proietta verso i mercati internazionali ». Un settore quello dei servizi satellitari che vale 14 miliardi di dollari, destinato a raddoppiare entro il 2017: dalle comunicazioni alle immagini di osservazione della terra, al broadcasting televisivo fino alle missioni scientifiche. Una domanda vivace alimentata sia per scopi militari, ma soprattutto civili per studiare il territorio e controllarne la sicurezza. A spingere l'acceleratore sulla crescita di questo mercato è la commercializzazione delle immagini ambientali, ricavate dagli aerei o dallo spazio, richieste dalla protezione civile, dai vigili del fuoco, dalle università, ma soprattutto dalle società private come le compagnie aeree, le società di trasposti interessate ad acquisire immagini per servizi che vanno dal meteo, al traffico ma anche per il leasure. Come nel caso di Seat Pagine Gialle che ha siglato un accordo con Telespazio per la messa in rete di mappe grafiche tridimensionali ad alta risoluzione sul territorio italiano, aprendo le porte al mercato consumer. Se ne sono accorti anche gli americani tanto che contatti sarebbero in corso con Google, interessati ad acquisire le immagini satellitari dal gruppo italiano. Un business innovativo quello del mapping online su cui Telespazio ha stanziato 10 milioni di euro, potendo contare sulla leadership mondiale delle immagini satellitari per l'osservazione della terra, conquistata con il lancio del programma Cosmo Skymed ( ieri Boeing ha annunciato il lancio del quarto satellite della costellazione) realizzato con un investimento di 1,2 miliardi di euro da parte di Telespazio e di Asi, l'agenzia spaziale italiana e dal Ministero della Difesa Italiano. «Quelle ottenute dai radar sono la nuova frontiera, sempre più richieste e con Cosmo-Skymed se ne raccolgono 1.800 al giorno», spiega Veredice che gestisce i satelliti dalla stazione del Fucino. Per la commercializzazione dei dati, è stata costituita la società E-geos che si prepara a firmare il prossimo gennaio un accordo con l'Agenzia spaziale nipponica per il monitoraggio delle catastrofi. La sua preziosità è emersa nei mesi scorsi quando, prima la Birmania spazzata dal ciclone e poi la Cina scossa dal terremoto hanno richiesto le immagini dai satelliti Cosmo-Skymed per stabilire il censimento dei danni. Il mercato dei servizi satellitari non si limita alle immagini spedite dallo spazio per osservare la terra. Con il lancio a gennaio del nuovo satellite Sicral 1B, Telespazio potrà offrire servizi di telecomunicazione ai Paesi della Nato e al mercato europeo della difesa. Ci saranno nei prossimi anni i satelliti di Galileo, un sistema di navigazione da applicare nel campo scientifico, dei trasporti, della sorveglianza, ma utile anche per aziende nel settore bancario, energetico, assicurativo, delle telecomunicazioni. è sempre Telespazio a vendere capacità satellitare e i servizi di up-link per Sky Italia, Mediaset, Rai e Aljazeera. La società italiana, con 1700 dipendenti, prevede di chiudere il bilancio 2008 con ricavi in crescita, toccando 400 milioni di euro (394 milioni nel 2007), con un reddito operativo attorno a 40 milioni, puntando su mercati come Asia, destinato a crescere più rapidamente nei prossimi anni, seguita dal Medio Oriente, Europa, Sud America e Stati Uniti. LA STRATEGIA Il numero uno Veredice: «L'operazione ci proietta verso i mercati esteri» Agli italiani anche la gestione del lancio

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Pechino inizia comprando indio (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2008-12-20 - pag: 44 autore: Scorte Pechino inizia comprando indio Di fronte all'eccesso d'offerta sul mercato domestico, il Governo cinese sceglie l'acquisto di larghe quantità di metalli per sostenere i prezzi e aiutare le aziende del comparto. Lo State Reserve Bureau (Srb) ha infatti comprato per la prima volta nella sua storia, da un imprecisato produttore locale, 30 tonnellate di indio, un metallo ottenuto dallo zinco e usato nella produzione di schermi a cristalli liquidi. Il valore dell'indio sul mercato di Shanghai ammonta a circa 2mila yuan/kg (circa 210 euro). La partita, che andrà ad arricchire gli stock interni, rappresenta circa il 6% delle 510 tonnellate prodotte globalmente, con la Cina saldamente in testa alla graduatoria dei grandi produttori mondiali. Gli acquisti da parte del Governo cinese potrebbero essere però solo all'inizio. Secondo gli analisti non è infatti da escludere che nelle prossime settimane l'Srb compri altro indio direttamente dai produttori o sul mercato spot. Nel mirino potrebbero entrare anche altri metalli, le cui quotazioni negli ultimi mesi sono collassate, mettendo in difficoltà le imprese del settore metallifero. A iniziare dal rame: stando alle indicazioni di alcuni raffinatori di metallo rosso, la partita in discussione potrebbe toccare le 700mila tonnellate, 400mila delle quali potrebbero arrivare da Jiangxi Copper. L. D.

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America Latina (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 20-12-2008)

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POLITICA 20-12-2008 il fatto Washington abbandona la base aerea di Manta in Ecuador, ultimo avamposto militare nel continente. Un altro segnale di un'influenza in calo, mentre altri protagonisti conquistano la scena. La nuova amministrazione Usa alla prova America Latina Gli Stati Uniti in «ritirata» Nuovo corso con Obama? Da Manta partivano le operazioni per monitorare un'area di 6400 chilometri quadrati Le operazioni antidroga hanno consentito il sequestro di 1617 tonnellate di cocaina in otto anni DA MANTA (ECUADOR) MICHELA CORICELLI « M anta, la capitale del tonno». Un enorme pesce gialloazzurro su un piedistallo girevole sembra osservare dall'alto il caotico traffico del malecón, il lungomare di Manta. Il porto, secondo scalo marittimo ecuadoregno dopo Guayaquil, brulica di attività. Al contrario, poco più in là, nella vicina base aerea militare tutto sembra tranquillo: in apparenza. Il 5 per cento della base ecuadoregna viene utilizzato dagli Stati Uniti da quasi dieci anni: da qui sono partite operazioni antidroga in tutto l'Oceano Pacifico, che hanno permesso il sequestro di 1.617 tonnellate di cocaina dal 2000 ad oggi. A terra non si percepisce l'importanza strategica di questo Fol (Forward Operating Locations), perché tutta l'attività, spiegano gli esperti, si svolge in cielo. Manta è l'ultima base militare statunitense in Sudamerica, la terza in tutta l'America Latina: con i Fol di Curazao (Antille O- landesi) e El Salvador, formava una specie di trappola-triangolare contro il narcotraffico della regione. Nel piccolo accampamento militare della base di Manta vivono circa 120 militari statunitensi, ma è la capacità aerea di questa piattaforma che spiega il suo peso strategico: c'è spazio per otto aerei (disarmati), fra grandi (come gli Awacs) e medi (come gli Hercules HC-130). Ispezionano il Pacifico in largo e lungo, dal Centroamerica al Perù (comprese le isole ecuadoregne delle Galapagos), a caccia di imbarcazioni o sottomarini che trasportano droga: il monitoraggio si estende in un'area di 6.400 chilometri quadrati. Il loro compito è avvertire la Guardia costiera Usa: Colombia, Perù, Ecuador e Messico fanno parte di un pool internazionale, con base in Florida, che ri- ceve questo tipo di informazioni. Dopo dieci anni di operazioni, gli Usa si preparano a fare i bagagli e dire addio a Manta. L'accordo firmato nel 1999 fra Washington e Quito scadrà definitivamente nel novembre del 2009, ma gli americani potrebbero andarsene con un po' d'anticipo. Il presidente dell'E- cuador, Rafael Correa, aveva annunciato da tempo l'intenzione di non riconvalidare l'intesa e ora il divieto di ospitare basi militari straniere è stato messo nero su bianco anche in un articolo della nuova Costituzione. È già legge. La presenza militare Usa non piace a una buona fetta dell'America latina. Il Fol di Manta viene criticato per il suo presunto appoggio al polemico Plan Colombia. Correa non crede nella sua utilità: «Questa base servirà ad altre cose, ad altri Paesi, ma al nostro non è servita per niente». Non la pensano tutti così: per la Camera dei piccoli industriali della città portuaria a circa 260 chilometri al sud di Quito, gli Usa hanno avuto una funzione di deterrente verso il contrabbando e la droga. Posizioni opposte. Ma di fatto il dibattito è concluso: i militari americani a Manta sono già un pezzo di storia. Gli Usa cercheranno un'alternativa a Manta? La posizione strategica del Fol ecuadoregno non sarà facilmente rimpiazzabile. Ma il problema è anche politico: ospitare una base statunitense è una decisione rischiosa, a livello di popo-- larità, per i governi sudamericani. Circolano periodicamente indiscrezioni sulla Colombia (che è stato il grande alleato della regione per l'amministrazione uscente di Bush) o sul Perù, ma finora tutte queste ipotesi sono state smentite. Alcuni analisti scommettono che il nuovo presidente Barack Obama non sostituirà Manta: così ridurrà le spese militari e soprattutto migliorerà l'appannata immagine degli Stati Uniti in America latina. U- na regione che gli Usa arrivarono a considerare come «il cortile di casa » durante la Guerra fredda, ma che oggi guarda ad altri partner internazionali, attrae altri investitori, mira a nuove alleanze. Come quella intrecciata con l'Iran da Hugo Chavez, seguito da Daniel Ortega, E- vo Morales o Correa. Ma non solo. Al di là della retorica antiimperialista di alcuni governi, gli Stati Uniti hanno realmente perso peso in A- merica latina. Un'occasione che sanno sfruttare dal punto di vista commerciale e politico altri attori internazionali, come Pechino e Mosca. I gesti simbolici non mancano. Nei giorni scorsi, per la prima volta dalla seconda Guerra mondiale, una nave militare russa ha attraversato il Canale di Pana- ma. Dopo aver partecipato ad alcune esercitazioni congiunte con i militari venezuelani, il cacciatorpediniere 'Ammiraglio Chabanenko' ha realizzato uno scalo al porto di Balboa (Repubblica di Panama), nell'ex base navale di Rodman usata dagli Stati Uniti durante la Guerra fredda. La 'Chabanenko' ha poi proseguito il suo tour latinoamericano in Nicaragua e infine a Cuba, dove è approdata ieri e si fermerà fino a martedì prossimo. È la prima volta che navi militari russe attraccano in un porto cubano dal crollo dell'Urss nel 1991. Al di là dei significati simbolici, le mire commerciali ed energetiche della Russia in America latina sono chiare: Mosca vuole ricucire vecchie amicizie (con Cuba), rafforzare importanti relazioni economiche (con il Brasile), firmare accordi petroliferi e vendere armi (al Venezuela). Ma oggi il partner che tutti i Paesi dell'area vogliono è la Cina e più in generale l'Asia. Riguarda anche Manta. L'ambizione di Correa, in futuro, è trasformare la città costiera in uno dei due poli del corridoio Pacifico-Atlantico: Manta- Manaos (Brasile). Una gigantesca rete di trasporti stradali, aerei e fluviali collegherebbero la porta sudamericana all'Asia (Manta, appunto) con il potente mercato brasiliano. La crisi diplomatica in corso fra Quito e Brasilia ha congelato questo miliardario progetto. Ma potrebbe trattarsi soltanto di uno stop momentaneo. Soldati statunitensi nella base militare di Manta in Ecuador. Dopo dieci anni di operazioni gli americani si preparano a lasciare

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Aumentano i <concorrenti> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 20-12-2008)

Argomenti: Cina

POLITICA 20-12-2008 l'analista Il professor Felix Arellano: gli Stati hanno cercato di diversificare i fronti. Cina, Russia, Unione Europea Il Venezuela e le «relazioni pericolose» con Teheran Aumentano i «concorrenti» V icini, ma non troppo. La relazione fra Stati Uniti e A- merica latina è stata caratterizzata storicamente da alti e bassi. Oggi gli analisti parlano di un'evidente perdita di influenza degli Usa nella regione. I Paesi latinoamericani sperano che le difficoltà di dialogo (accentuate soprattutto nell'ultimo periodo dell'amministrazione Bush) vengano superate con l'arrivo di Barack Obama. Secondo Félix Arellano, professore della Scuola di Studi Internazionali dell'Università Centrale del Venezuela, si tratta di una «crisi di creatività». Quali le ragioni di questa crisi? Da parte degli Stati Uniti c'è stata miopia verso l'America Latina. Tutto il rapporto è stato concentrato esclusivamente su temi di tipo commerciale: accordi che non necessariamente avrebbero comportato vantaggi per i latinoamericani. Sono stati ignorati elementi culturali, politici, educativi. Qual è stata la posizione latinoamericana rispetto agli Stati Uniti negli ultimi tempi? Neppure da parte dei Paesi latinoamericani ci sono stati sforzi di creatività. L'unico che ha costruito una relazione più forte, solida e coerente con gli Usa è stato il Brasile. Al contrario, il caso più drammatico è quello del Venezuela, che con gli Usa ha una relazione paradossale: c'è un atteggiamento di permanente aggressività verso il governo americano, ma il Paese non ha smesso di mandare neppure una goccia di petrolio al mercato statunitense. Storicamente in America Latina c'è un sentimento contrario all'egemonia americana. Ma il presidente Hugo Chávez esaspera questo atteggiamento, senza offrire nulla in cambio. Al contrario: il Brasile non invita a bruciare la bandiera Usa, ma propone una maggiore penetrazione verso il mercato statunitense o presenta progetti commerciali creativi a vantaggio di tutta la regione. Cosa potrebbe cambiare con O- bama alla Casa Bianca? Spero che con Obama si arrivi a una profonda revisione delle relazioni internazionali degli Usa, soprattutto con l'America Latina. Questa regione non può essere considerata soltanto dal punto di vista commerciale o per il problema del narcotraffico. L'atteggiamento degli Usa cambierà, soprattutto nei confronti del Mercosur. Penso che con Obama sarà possibile anche un dialogo con i cosiddetti Stati radicali, come Venezuela, Bolivia, Ecuador o Nicaragua'. Gli Usa hanno perso terreno. Altri come Cina e Russia stanno colmando questi vuoti... L'America latina ha cercato di diversificare i fronti. La relazione con la Cina, la Russia e la Ue è molto più attiva. Il Cile è un caso emblematico: è il primo Stato sudamericano ad aver firmato un Trattato di libero commercio con la Cina. L'esempio negativo è invece il Venezuela: ha acquistato armi russe e bielorusse, ha rafforzato la pericolosa relazione con l'Iran. Ma i problemi sociali non si risolvono comprando armamenti. Michela Coricelli Il presidente venezuelano Chavez

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Mediterraneo, un mare di... convegni (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 20-12-2008)

Argomenti: Cina

Mediterraneo, un mare di... convegni Agostino Spataro , 20 dicembre 2008, 20:40 La riflessione Ogni tanto, si torna a parlare di Sicilia e Mediterraneo. Casualmente e senza concludere nulla. Giacché il Mediterraneo più che come grande prospettiva a cui guardare viene percepito, nel migliore dei casi, come oggetto di conversazione. Il risultato di tanto dispendio è una gran quantità di convegni, simposi, tavole rotonde, riviste patinate, ecc. Una sorta di fiera delle vanità a carico dei bilanci di enti pubblici e quindi dei contribuenti L'altro giorno, a Taormina, a margine dell'ennesimo convegno informale del "Olive Group" (dieci Paesi mediterranei dell'Ue), il ministro degli esteri, Frattini, ha incontrato il governatore Lombardo per discutere di "cooperazione rafforzata" fra Stato e Regione nell'area mediterranea. Ogni tanto, si torna a parlare di Sicilia e Mediterraneo. Casualmente e senza concludere nulla. Giacché il Mediterraneo più che come grande prospettiva a cui guardare viene percepito, nel migliore dei casi, come oggetto di conversazione (come la donna dai siciliani, secondo Brancati) e, nel peggiore, come fonte di lucro e d'intrallazzi. Soprattutto in Sicilia, da quando si parla di partenariato euro-mediterraneo e dei relativi programmi settoriali (Meda), sono nate, ad una velocità impressionante, improvvisate società e centri di consulenza e di formazione attaccatisi, come mosche, ai flussi finanziari dell'Unione europea. Il risultato di tanto dispendio è una gran quantità di convegni, simposi, tavole rotonde, riviste patinate, ecc. Una sorta di fiera delle vanità a carico dei bilanci di enti pubblici e quindi dei contribuenti. Insomma, il Mediterraneo che abbiamo immaginato come un mare di pace e di prosperità condivisa fra tutti i popoli rivieraschi, di commerci leciti e di cooperazione reciprocamente vantaggiosa, in Sicilia (e non solo) si è trasformato in un mare di...convegni costosi quanto inutili. Per non dire della fine, davvero, penosa che hanno fatto i tanti miliardi (di euro) dell'Obiettivo 1 assegnati all'Isola: in parte non spesi e in gran parte polverizzati in una miriade di piccoli progetti clientelari che con lo sviluppo hanno poco o nulla a che fare. In Spagna, in Irlanda, in Slovenia, in Portogallo è successo esattamente il contrario e i (buoni) risultati si vedono. L'Isola e gran parte del Mezzogiorno sono fermi al palo perché dominati dal malaffare e da un ceto politico-affaristico che, come un re Mida all'incontrario, riesce a trasformare in spreco tutto ciò che tocca. Ciò accade anche perché l'Italia, da tempo, non ha una seria politica estera mediterranea e perché la Sicilia non esprime idee e proposte degne di considerazione. Eppure i nostri governanti continuano a ribadire rivendicazioni un po' datate che, per altro, non sono farina del loro sacco, ma ipotesi prospettate, agli inizi degli anni '80, dalla sinistra (di allora), purtroppo abbandonate da quella attuale, smemorata e svogliata, all'uso demagogico del centro-destra. Personalmente, per alcune (il Politecnico e la Banca per lo sviluppo) potrei chiedere il copyright sulla base di una copiosa documentazione, anche parlamentare. Ma non è questo il problema, giacché come scrisse il saggio può perfino far piacere "vedere che qualcuno segue le tue orme, anche se intenzionalmente le cancella". Ma se da un lato può essere confortante sapere che, dopo tre decenni, queste proposte resistono nell'agenda politica (se ne discusso l'altro giorno a Taormina) dall'altro lato è deludente constatare che la Sicilia non ha fatto seri passi avanti. La verità è che si parla di partenariato, di zona di libero scambio euro-mediterranea (che sempre più si allontana dalla scadenza del 2010) per legittimare gli enormi sprechi dei fondi europei. Speriamo che non facciano la stessa fine i miliardi Ue destinati a finanziare i programmi a copertura del periodo 2007-2013. E' duro ammetterlo, ma comincia a farsi strada l'impressione che i governanti, il ceto politico e imprenditoriale siciliani non credano nella prospettiva mediterranea così come si sta configurando perché non vogliono un futuro migliore per l'Isola che di questo mare è baricentro. Questo è il punto vero su cui confrontarsi! Altro che gli incontri occasionali, a margine, della riunione del cd "Olive Group", da non confondere- per carità- con l'omonimo "Olive Group", con sede a Washington, una tenebrosa società privata che fornisce armi, intelligence e mercenari alle più danarose dittature del Medio Oriente e dell'Africa. A Taormina, il ministro ha promesso al governatore una generica "cooperazione rafforzata" e l'allocazione nell'Isola di una delle due istituzioni nasciture (quando? come?): la Banca per lo sviluppo mediterraneo o l'Agenzia per la piccola e media impresa. Dal comunicato apprendiamo che Lombardo ha chiesto ben altro per "attrezzare la Sicilia come piattaforma avanzata dell'Europa verso la frontiera sud..." indicando il solito ponte sullo Stretto, l'alta capacità ferroviaria fra Palermo-Catania e Messina e, dulcis in fundo, l'istituzione del "Premio Al Idriss", il geografo medievale al servizio di Ruggero II che "capovolse la rappresentazione grafica delle due sponde". Ora, a parte che Idris non capovolse un bel nulla, ma semplicemente applicò la visione che il potente e vasto dominio arabo aveva del mondo, secondo la prospettiva sud-nord, non si possono davvero riproporre simili cose in un Mediterraneo in mutazione, avviato a divenire uno dei principali poli dello sviluppo mondiale. Come il solito, alla Sicilia, alla sua classe dirigente rischia di sfuggire l'essenziale, ossia gli elementi portanti di un nuovo sistema di scambi e di produzioni che, soprattutto attraverso Suez, potrebbe dar vita ad una vera rivoluzione sul terreno dei rapporti economici, culturali e politici fra Europa, Asia e Africa. Una rivoluzione che potrebbe far tornare il Mediterraneo al ruolo storicamente svolto fino al 1492. Per la Sicilia, per i tanti sud europei, si apre, dunque, una prospettiva inedita rappresentata da nuovi, imponenti flussi commerciali, turistici, finanziari provenienti dall'Oriente medio ed estremo: dai Paesi del Golfo alla Cina, dall'India al Giappone, all'Oceania, ecc. La Sicilia è attrezzata per intercettare, accogliere parte di tali flussi? Parrebbe di no. Questo- a me pare- il vero problema.

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L'Italia e il mondo visti da Arcore (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 20-12-2008)

Argomenti: Cina

L'Italia e il mondo visti da Arcore Ida Rotano, 20 dicembre 2008, 22:48 L'appuntamento è quello istituzionale della conferenza di fine anno. Berlusconi parla per due ore. Quarantasei minuti di dichiarazione e un'ora e dieci di risposta alle 23 domande dei giornalisti. Così ci viene spiegato che l'Italia è l'ombelico del mondo, che la crisi devono risolversela da soli i cittadini smettendola col "cattivo umore" e il pessimismo e che il Cavaliere passerà, almeno lui, un ottimo Natale e tornerà a gennaio con un paio di riforme già pronte, calde calde. A partire dalla riforma della giustizia fino all'aupicato presidenzialismo Quarantasei minuti per spiegare agli italiani "cosa ha fatto questo governo finora". Settanta minuti per rispondere alle domande dei giornalisti. Silvio Berlusconi apre la conferenza stampa di fine anno a Villa Madama con un intervento-fiume, al termine del quale ammette col sorriso: "Mi rendo conto di essere stato eccessivamente prolisso, ma sono sette mesi che non vado in televisione...". L'incipit è dedicato ai giornalisti "biricchini", per i quali prende l'impegno di "un tavolo a gennaio" per il rinnovo dei contratti. Chiusura con gli "auguri di cuore per un buon Natale". Nel mezzo, quarantasei minuti di dichiarazione e un'ora e dieci di risposta alle 23 domande dei giornalisti. Così, per chi non se ne fosse accorto, abbiamo scoperto che l'Italia è l'ombelico del mondo, abbiamo imparato che la crisi devono risolversela da soli i cittadini smettendola col "cattivo umore" e il pessimismo e che il Cavaliere passerà, almeno lui, un ottimo Natale e tornerà a gennaio con un paio di riforme già pronte, calde calde . Alla faccia dell'opposizione. Il tutto a partire dalla riforma della giustizia e dal giro di vite sulle intercettazioni, che saranno probabilmente vietate quando si tratta di reati contro la pubblica amministrazione. Insomma, da "mani pulite" a "mani legate" il passo sarà veloce. Per non parlare poi dei continui ultimatum sulla giustizia. Il premier non nega di voler ridurre l'autonomia e l'indipendenza della magistratura sottoponendo il pubblico ministero a controlli che non specifica e quindi, dobbiamo pensare, al controllo del potere esecutivo. Ma andiamo con ordine: Il lascito di Berlusconi: Un'Italia bipolare e bipartitica. "Mi immagino - ha detto il premier - con dei successori che non abbiano più bisogno di chi, con la mia scheda anagrafica, fa quello che fa con grande sacrificio. Non mi diverto, se così si può dire. Il senso di responsabilità prevale e deve prevalere. Lo dicono i sondaggi: sono indispensabile per dare vita a movimento che riesca a mettere insieme laici e cattolici". Quanto a possibili eredi il premier ha assicurato che il governo gode di "ministri molto capaci" e di augurarsi che "il centrodestra possa trovare chi mi sostituisca". Pensioni: Non c'è in programma revisione sistema "Non abbiamo ancora in esame una revisione del sistema pensionistico". Per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali ha spiegato che "sono stai raddoppiati i fondi alla cassa integrazione" ed è una agevolazione che il governo ha intenzione di estendere "anche ai precari e a tutta quella categoria non tutelata". Intercettazioni: Il Parlamento le restringa. Il governo ha già previsto un disegno di legge che prevedeva intercettazioni solo per reati più gravi. Ed è stata inserita anche la possibilità di farne per reati contro la Pa. Ora credo - ha spiegato il presidente del Consiglio - che, anche alla luce degli ultimi fatti, un disegno di legge così non cambierebbe la situazione". "Il nostro - ha aggiunto il Cavaliere - è un Paese dove i cittadini temono di essere intercettati e che non garantisce riservatezza e privacy". "La mia proposta - ha spiegato - è che il Parlamento restringa fortemente le intercettazione. Ora ci sono oltre 130mila target. Milioni di italiani che vengono ascoltati". "Ho la certezza - ha concluso - che nella maggioranza questo mio orientamento sia condiviso". Giustizia. Tornando a parlare della riforma della giustizia, ha aggiunto: "è nostro auspicio un tavolo per decidere una riforma della giustizia condivisa. Ma sarebbe una farsa - ha subito messo le mani avanti - se io mi sedessi al tavolo con chi mi chiama Hitler. Chi ha nelle mani la riforma può sedersi al tavolo. Il Pd si tolga però il vestito dei partito giustizialista". Su questo il Pd deve decidersi. Per Silvio Berlusconi "occorre la separazione degli ordini. Bisogna distinguere - spiega il premier nella conferenza stampa di fine anno - chi fa il giudice e chi fa l'accusatore pubblico. I Pm devono diventare soltanto i sostenitori dell'accusa nell'ambito dei processi". E ancora, Berlusconi torna ad attaccare i magistrati che utilizzano le indagini "a scopi politici". "Quando abbiamo deciso di inserire nelle nostre liste persone sulle quali pesavano capi di accusa lo abbiamo fatto a ragion veduta e dopo averli ascoltati, conoscendoli. A volte - ha aggiunto - sono strumenti di lotta politica ed io ne sono l'esempio primo. Sono - ha concluso - 920 i magistrati che si sono interessati alla mia persone ma attualmente godo il 72 per cento dei consensi. Troppo spesso in Italia le indagini dei pubblici ministeri sono usate come strumento di lotta politica". Rapporti con Santa Sede sono i migliori da sempre. Quanto all'episodio che ha visto protagonista il presidente della Camera Gianfranco Fini che si era espresso in merito alla posizione della società italiana e della Chiesa Cattolica di fronte alle Leggi razziali, il premier ha detto: "Per quanto riguarda l'episodio in particolare, sto con la storia e sto con la verità". Questione morale e Pd: Mentre la sinistra è sommersa da uno tsunami giudiziario, "io sono e resto un garantista", ha premesso il presidente del Consiglio. "Per me un cittadino - ha aggiunto - è innocente fino a quando non si sono conclusi i tre gradi di giudizio. Vado oltre. Mi auguro che le accuse nei confronti di certi amministratori della sinistra possano ridimensionarsi". Da opposizione solo critiche. "Noi abbiamo dato credito alle parole di Veltroni sulla loro volontà di dialogo ma nei fatti il dialogo è stato molto duro anche con offese. Sono andati nella direzione del giustizialismo". "Speravamo che dalla sinistra ci fosse un supporto ma non mi sembra che questo sia avvenuto. Non si può dire che è tutto sbagliato se poi non si offre un'alternativa. Sono stato accusato di non volere l'opposizione: un paese senza opposizione cessa di essere una democrazia! Ci auguriamo dunque un'opposizione diversa da questi ultimi sette mesi". L'affaire Napoli. "Sarebbe una cosa naturale" che chi, a Napoli e in Campania, sia rimasto coinvolto nelle vicende giudiziarie degli ultimi giorni si dimettesse per consentire di arrivare presto a nuove elezioni. "Ritengo giusto che si decidesse di dare le dimissioni per permettere nuove elezioni", ha detto il premier. Berlusconi, tra l'altro, ha sottolineato che il governo non è intervenuto in questa vicenda con dei commissariamenti perché "ci ha fermati il fatto che si potesse vedere in questo un ritorno al clima di Tangentopoli". A proposito dell'emergenza rifiuti nel capoluogo partenopeo Berlusconi ha detto: "Abbiamo riportato Napoli e la Campania al rispetto della civiltà, in 58 giorni". "A questo proposito ricordo che il governo ha mantenuto tutti gli impegni", anche nella lotta alla criminalità: "Non permetteremo più - ha detto Berlusconi - che una città si ribelli allo Stato. Noi riteniamo che l'occupazione di un aeroporto sia un atto di violenza contro viaggiatori, cittadini e Stato. Quindi lo Stato deve continuare e tornare a fare lo Stato anche nella lotta alla criminalità". Ruolo internazionale e G8: Berlusconi assicura che "favorirà" il dialogo tra i paesi. "La scena internazionale - ha aggiunto - è cambiata rispetto a quelle precedenti. Nel G8 si respira un clima di collaborazione ed è un foro che può arrivare a ottime decisioni. Nel G20, invece, le decisioni di fatto sono assunte dagli sherpa, non c'è incontro". Inoltre "su nostra proposta il G8 dei leader che si terrà alla Maddalena diventerà G14 nel secondo giorno dei lavori", quando saranno chiamati a partecipare gli altri paesi dell'economia "emersa" come India, Cina, Egitto, Sudafrica, Brasile, Messico. "Abbiamo varato il fondo per l'Africa", ha poi assicurato il Cavaliere, "Nel G8 questo sarà uno degli argomenti prioritari" e aggiunge. "con l'amministrazione americana abbiamo dato vita a una comunità delle democrazie liberali che ha lo scopo di agire per far sì che i paesi possano uscire dalla crisi". E per il Premier "solo la democrazia consente la libertà. Fra 20 anni - conclude - la popolazione del mondo ammonterà a 2 miliardi di uomini quindi la situazione deve necessariamente cambiare". Rapporti internazionali: "Non credo ci saranno differenze nel nostro rapporto con la Casa Bianca", ha detto il presidente del Consiglio rispondendo a una domanda sui rapporti che l'Italia terrà con Stati Uniti e Russia dopo l'elezione di Barack Obama. "Spero di avere con Obama lo stesso rapporto fatto di lealtà e amicizia che avevo con Bush". "Dai colloqui che ho avuto" con il neo presidente "non penso ci saranno difficoltà". Inoltre, ha aggiunto il premier, "ho rapporti cordiali dal 1994 con Hillary Clinton e anche con il leader del Partito democratico Nancy Peloso" (e qui una bella gaffe visto che la Signora si chiama Pelosi ed è portavoce democratica al Congresso e non leader del partito). Crisi: la parola d'ordine è ottimismo. E ai precari, ai disoccupati (attuali e futuri), ai poveri, il premier detta la sua ricetta natalizia: una ricetta "di ottimismo", ha premesso il presidente del Consiglio, che prevede "'il bonus straordinario fino a mille euro alle famiglie, il tetto al 4 per cento per mutui a tasso prima casa, il varo della carta acquisti per i redditi bassi, il blocco per legge delle tariffe di energia e gas che dal 15 gennaio diminuiranno, la tutela dei risparmi, il fondo da 25 milioni di euro per i nuovi nati, il raddoppio delle indennità di vacanza contrattuale per i dipendenti pubblici, e il blocco delle tariffe dei treni regionali'. Il governo sta inoltre "esaminando la possibilità che un'Authority possa presiedere alla concessione degli ammortizzatori sociali". Una procedura per scongiurare l'uso scorretto e arbitrario degli ammortizzatori da parte delle imprese. Rai: Anche per il Premier è grave che Villari non si dimetta provocando così " uno stallo negativo e grave perché non consente di dare un nuovo Cda alla Rai, cosa di cui ci lamentiamo come governo, soprattutto per alcuni programmi della tv pubblica che diffondono pessimismo". Infrastrutture: "Gli incidenti stradali sono una conseguenza della carenza delle nostre infrastrutture", afferma il premier, secondo il quale "occorre intervenire su tutto il sistema sia sulle strade che sulle ferrovie. Nella nostra precedente legislatura avevamo in programma 125 grandi opere che sono state bloccate dal governo Prodi. Adesso abbiamo rimesso mano ai progetti e investito 16,6 miliardi. Tra pochi mesi ad esempio sarà inaugurata la Milano -Roma e il passante di Mestre. I lavori del Mose di Venezia, invece, si concluderanno nel 2013 fine lavori. Interverremo quindi a vasto raggio per porre fine a questo deficit". Presidenzialismo. Sì all'elezione diretta del Capo dello Stato, l'Italia è pronta, dice Silvio Berlusconi, rispondendo ad una domanda alla fine della conferenza stampa. E indica la necessità entro la legislatura di una riforma che garantisca più poteri all'esecutivo. "Sono convinto - osserva Berlusconi - che il presidenzialismo sia la formula costituzionale che può portare il migliore risultato per il governo del Paese: sono assolutamente convinto che l'architettura istituzionale attuale ci pone dietro gli altri Paesi perché non conferisce i poteri necessari al premier per essere incisivo". Si tratta, aggiunge, di una riforma "che io ritengo essenziale se vogliamo fare del nostro Paese una democrazia moderna". Riforme. Tra le tante indicate, anche un passaggio dedicato alle prossime elezioni europee. Il premier si è infatti detto convinto che "ci sono ancora i tempi" per provvedere alla riforma della legge elettorale. Ricordiamo che il Pdl chiede una soglia del 5 percento e l'abolizione del voto di preferenza.

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a sfida di papà lu - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 21-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 37 - Spettacoli a sfida di papà Lu Diritti umani la società Sua figlia è morta nel terremoto del Sichuan. Pechino ha messo tutto a tacere "Piangevo e scavavo, piangevo e scavavo, come gli altri padri attorno a me" FEDERICO RAMPINI CHENGDU l´unico negozio che ha un apparecchio fax, nel villaggio di Beichuan, ha ricevuto un ordine tassativo dalle autorità locali: è vietato l´ingresso a Lu Shihua. Deve smetterla di trasmettere proteste, petizioni, interrogazioni a tutti i tribunali e gli uffici governativi della Cina. Il quarantasettenne Lu è uno degli ultimi irriducibili del terremoto nel Sichuan, una pattuglia sempre più sparuta di genitori delle vittime. A due ore di strada a nord del capoluogo Chengdu, ai piedi delle montagne che in questi giorni cominciano a coprirsi di neve, lì c´è Beichuan. Il 12 maggio si trovava nell´epicentro del sisma. Il terribile shock rase al suolo le case, aprì crepacci nelle strade, incrinò dighe, fece straripare i fiumi. I morti accertati furono ottantasettemila, dieci milioni i senzatetto. Ma il dramma più crudele, quello che Lu non riesce a dimenticare, fu il massacro di bambini che all´ora del sisma erano in classe. Migliaia di edifici scolastici crollarono di schianto, accartocciati come sotto un bombardamento. Lu Fang, sua figlia, aveva sedici anni. Si erano visti per l´ultima volta all´intervallo di pranzo proprio quel giorno, il 12 maggio, un´ora prima del cataclisma. Dopo il terremoto insieme a tanti altri genitori Lu era corso verso la scuola: cinque piani di cemento crollati, scomparsi, un cumulo di macerie e pezzi di corpi sanguinanti. Un inferno di lamenti sempre più flebili e voci soffocate dalle viscere della terra. «Piangevo e scavavo, piangevo e scavavo, come tutti i padri e le madri attorno a me». Dopo quattro giorni senza sonno e senza soste, frugando a mani nude tra i detriti Lu ritrovò il cadavere sfigurato della figlia. Lo riconobbe da una scarpa di tela, cucita a mano dalla nonna. Ma vicino alle rovine della scuola, la sede della polizia aveva resistito all´urto: solo qualche crepa, qualche muro pericolante. Dalle pareti del commissariato spuntavano tondini d´acciaio, quelli che forse avrebbero salvato la scuola. Sotto i riflettori che illuminavano il lavoro dei soccorsi era cominciata a montare la rabbia. «Tofu, tofu!», gridava la gente. Il tofu è molle come il burro, come quel finto cemento armato che era crollato uccidendo i loro figli. è cemento-tofu quello che avevano usato i palazzinari, in combutta con la nomenclatura locale. Ne erano certi gli abitanti di Beichuan, di Dujiangyan, di tutti i villaggi decimati dalla strage dei bambini. La protesta dei genitori del Sichuan in quei giorni sembrava irresistibile. La forza della disperazione aveva cancellato la paura dell´autorità. Perfino la stampa di regime, le équipe televisive giunte da Pechino, raccontavano la loro storia: l´orrore delle vittime che si potevano salvare, lo scandalo delle regole antisismiche violate dai costruttori, i sospetti di corruzione. Un gerarca di partito si era dovuto inginocchiare a un funerale di bambini, per chiedere perdono in nome dello Stato, circondato da mamme che imploravano giustizia. In quelle ore di lutto, nell´emozione nazionale, in mezzo allo slancio di solidarietà, il potere aveva promesso: verità e giustizia. Ci sarebbero state indagini vere, il governo centrale avrebbe mandato ispettori imparziali, i colpevoli dovevano pagare. Poi la tragedia del Sichuan ha imboccato un´altra strada. I sette mesi del dopo terremoto raccontano una storia molto cinese. Una storia di efficienza. Alle centinaia di migliaia di soldati mobilitati nella più grande operazione di soccorso civile della storia, presto si sono sostituiti gli ingegneri, le ruspe, i cantieri e le colate di cemento. Per la ricostruzione sono stati stanziati 130 miliardi di euro, il cinquanta per cento in più di quanto l´America ha speso per New Orleans e la Louisiana dopo l´uragano Katrina. Oggi non soltanto Chengdu è tornata ad essere una delle metropoli più dinamiche della Cina, ma anche i villaggi sui pendii delle montagne sono irriconoscibili. Un viavai di camion, betoniere, eserciti di muratori al lavoro. Il Sichuan rinasce in tempi record, è la sfida del regime. A giudicare dal ritmo forsennato dei lavori, è una promessa che i leader cinesi riusciranno a mantenere. In cambio la popolazione locale deve accettare il patto del silenzio. Le indagini sui reati in violazione delle leggi antisismiche sono già finite in farsa. Gli ispettori venuti da Pechino si sono ritirati. Uno scarno comunicato governativo ha archiviato il caso, ammettendo che la «qualità scadente di certi edifici ha potuto aggravare i danni del terremoto». Non è stato aperto un solo processo. Nessun dirigente del governo locale è stato rimosso, tantomeno condannato. Invece è scattata la manovra d´intimidazione e di ricatto verso i gruppi di protesta organizzati. I genitori delle vittime sono stati convocati individualmente, dalla polizia e dai sindaci. Gli hanno offerto una compensazione immediata, di solito intorno a settemila euro. A patto di firmare una rinuncia a ogni azione legale. Prendere o lasciare. La miseria, lo scoramento, l´atavica paura del potere hanno avuto la meglio. A poco a poco il fronte dei genitori si è sfaldato. Molti hanno firmato. Le coppie più giovani hanno un incentivo in più: il governo ha abrogato per loro la legge del figlio unico. Nel solo villaggio di Beichuan, 817 coppie hanno già fatto richiesta per poter approfittare di questa esenzione. Molti padri, che dopo la nascita del primo figlio si erano sottoposti alla vasectomia, ora sono in lista d´attesa all´ospedale maggiore di Chengdu: vengono a spendere l´indennità governativa per tentare la contro-operazione chirurgica, che annulli la sterilizzazione. L´improvvisa libertà di mettere al mondo un altro figlio non cancella il dolore per il bambino che non c´è più; ma è una speranza a cui si aggrappa questo popolo contadino, è il bisogno atavico di una prole che si prenda cura dei genitori nella vecchiaia. Lu Shihua non sa che farsene di questa magnanimità dei potenti. Sua moglie morì con il parto, sedici anni fa. Per il papà vedovo nessuno potrà sostituire quell´adolescente scomparsa nel botto orrendo della sua scuola il 12 maggio. Quella ragazza era la sua vita. La polizia non lo impaurisce, divieti minacce e blandizie non lo sfiorano. «Voglio sapere perché il Liceo municipale Numero Uno di Beichuan si è disintegrato. Finché vivo cercherò una risposta, perché quei ragazzi non siano morti invano». Finirà per trovare qualcuno che gli lasci usare il fax.

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Tasso zero , la ricetta anti-crisi che divide Europa e Stati Uniti (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 21-12-2008)

Argomenti: Cina

«Tasso zero», la ricetta anti-crisi che divide Europa e Stati Uniti Dopo la mossa della Fed che ha ridotto a zero i tassi, in Italia i detentori di mutui sognano una replica su scala nazionale. Ma sulla bontà della scelta gli economisti sono divisi, anche perché sotto non si può più andare. Ben Shalom Bernanke, cinquantacinquenne economista statunitense, Presidente della Federal Reserve, che ha "ridotto" a zero i tassi praticati (tra lo zero e lo 0,25%), sta scalando i gradini della celebrità mondiale e ha conquistato qualche benemerenza anche presso il pubblico italiano, soprattutto il pubblico dei detentori di mutui a tasso variabile, che sognano evidentemente la replica nazionale: un orizzonte italiano a tasso zero. Un'illusione, una chimera: i loro destini sono legati all'intransigenza di Jean-Claude Trichet, il francese di Lione, da cinque anni a capo della Banca centrale europea, che ha una passione smodata per le camicie bicolori (corpo bianco, colletto azzurro) e la diminuzione dei tassi invece la centellina. Ben Bernanke s'è mosso come anni fa la Banca del Giappone (Boj), che per combattere deflazione e crisi economica portò, dal 2001, il costo del denaro nominalmente a quota zero, ma in realtà allo 0,10-0,15 per cento, con risultati ben kpoco incoraggianti. Il piccolo mondo degli economisti si divide: le difficoltà giapponesi sono un argomento contro Bernanke. Ma il confronto, in Italia, si fa soprattutto con Trichet: chi ha ragione? Anche il Sole24ore si è arreso: «Washington teme la recessione di oggi e la deflazione di domani, Francoforte l'eccesso di liquidità che può creare dopodomani, come ha creato ieri, nuove bolle e nuove crisi. Il difficile è stabilire, nel mezzo di una tempesta economica, chi stia facendo la cosa giusta». Giulio Sapelli, storico dell'economia all'Università Statale di Milano, sta dalla parte americana: «Bernanke è l'unico con un po' di coraggio. Ha capito che un po' di inflazione ci può salvare. Certo, parte da un presupposto favorevole: il debito pubblico che lui non ha (e che noi invece abbiamo e in dose massiccia). Ma lo stato dell'economia mondiale chiede prove di coraggio». Sapelli, come ha scritto in un suo recente saggio (La crisi economica mondiale. Bollati Boringhieri) è convinto che la centralità degli Usa sia ancora inscritta nella storia del mondo e che il ruolo degli Stati Uniti nella crescita mondiale (e nella crescita asiatica in particolare) sia fondamentale. Sapelli aggiunge un pessimo giudizio a proposito di Trichet. Il capo della Bce, mentre il mondo va a rotoli non saprebbe far altro che custodire il suo presunto tesoro, «una massa enorme di liquidità che resta inutilizzata». Il mondo va a rotoli: «Vedremo che cosa succederà nelle economice più dinamiche, in Asia. L'India resiste, perchè si è scelta strade più difficili ma anche di forte innovazione. La Cina è in pericolo: basterebbe leggere i numeri delle migrazioni al contrario, adesso dalle città alle campagne». Mario Deaglio, docente di economia internazionale all'Università di Torino, almeno a proposito di Bernanke la pensa in modo opposto: «Strategia sbagliata, come ha dimostrato l'esperienza del Giappone che ha "pagato" con dieci anni di stagnazione». Perchè sbagliata? «Chi può avere in questi momenti l'idea di prendere a prestito soldi e di investire? Per che cosa? Per mettere in piedi un'azienda? Che cosa dovrebbe produrre per guadagnare spazio in un mercato sempre più asfittico. E quali prospettive si garantisce Bernanke? Quali altre strade si riserva di percorrere Bernanke?». Perchè, arrivato allo zero, Bernanke non potrà scendere sottozero. Lavoce.info, il sito che raccoglie saggi e opinioni di economisti in cattedra o di semplici "cultori della materia", ha messo in onda le pagine dei commenti. «Fermatelo», un imperativo che ha per oggetto Bernanke, è il titolo comune di alcune delle opinioni pubblicate. «E se la Fed si priva anche dell'arma dei tassi a breve che carta gli rimarrà da giocare in caso di nuovi scossoni?». «la politica monetaria non è la soluzione». «Le risposte vanno cercate in nuove politiche economiche e fiscali». «La Bce fa bene a essere cauta, ma il suo destino è legato alla guerra in corso in America». «Dopo decenni di inflazione, la deflazione è l'unico modo che ha l'Occidente per ritrovare, dopo qualche anno di calo dei prezzi, competitività e crescita». Le risposte arriveranno e se ne accorgeranno quanti vivono di lavoro, comsumano (meno), pagano tasse, affitti e mutui. Per ora la sensazione è di sconcerto. Bernanke rischia molto, l'Europa dorme, l'Italia fa il tira e molla senza decidere nulla. ORESTE PIVETTA MILANO opivetta@unita.it

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due secoli di carcere al clan lo piccolo per tre imprenditori arriva l'assoluzione (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 21-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina VI - Palermo Il processo Tornano a casa Balestrieri, Cinà e Di Chiara. Pene ridotte per sedici dei trentanove imputati Due secoli di carcere al clan Lo Piccolo per tre imprenditori arriva l´assoluzione La sentenza all´alba dopo dodici ore di camera di consiglio Dodici ore di camera di consiglio e una sentenza emessa alle tre del mattino, per scongiurare il rischio di scarcerazioni per scadenza termini. La quarta sezione della corte d´Appello ha definito il secondo grado del processo "San Lorenzo 5", che si occupava di 39 imputati accusati di essere stati a vario titolo vicini al boss Salvatore Lo Piccolo. I giudici hanno confermato l´impianto accusatorio che già in primo grado aveva portato a due secoli di carcere, ma hanno assolto, «perché il fatto non sussiste», tre imprenditori: sono Francesco Balestrieri (avvocato Raffaele Bonsignore) e Filippo Cinà (avvocato Franco Inzerillo), che in primo grado erano stati condannati a 5 anni per concorso esterno; Michele Di Chiara (avvocato Fabio Calderone), che in primo grado aveva avuto 4 anni e 4 mesi. I giudici hanno disposto nei confronti dei tre assolti anche la restituzione dei beni sequestrati. Il collegio presieduto da Rosario Luzio (a latere Renato Grillo e Gabriella Di Marco) ha poi confermato l´assoluzione di altri due imprenditori palermitani, Carlo D´Arpa (avvocati Giovanni Di Benedetto e Daniela Monterosso) e Giuseppe Prati (avvocati Franco e Giuseppe Inzerillo). Rispetto alla sentenza di primo grado, la corte d´Appello ha ridotto alcune pene. Ma l´organigramma dei favoreggiatori dei Lo Piccolo, così come delineato dal procuratore generale Carmelo Carrara, resta quello che aveva portato al blitz del marzo 2005. L´indagine "San Lorenzo 5", condotta dai pm Domenico Gozzo e Gaetano Paci, fu un momento di svolta per le indagini sul sistema criminale Lo Piccolo. La corte d´Appello ha ridotto la pena ad Antonino Lupo, capo di una banda i trafficanti: da 14 anni a 10. Riduzioni anche per: Cosimo Vitrano (da 5 anni a 2), Davide Buttacavoli (da 7 anni a 4 anni e 4 mesi), Giovanni Ferrara (da 6 anni e 4 mesi a 4 anni), Antonio Cusimano (da 6 anni a 3 anni e 6 mesi), Calogero Chianello (da 7 anni a 3 anni e 2 mesi), Antonino Caminita (da 3 anni e 10 mesi a 2 anni), Fabio Daricca (da 3 anni a 2 anni e 4 mesi), Giuseppe Di Maria (da 4 anni a 2 anni e 4 mesi), Ignazio Gallidoro (da 3 anni e 8 mesi a 2 anni e 8 mesi), Marcello La Barbera (da 4 anni a 3 anni e 2 mesi), Federico Liga (da 5 anni e 4 mesi a un anno e mezzo), Francesco Messineo (da 6 anni a 4 anni e mezzo), Carmelo Militano (da 8 anni e 8 mesi a 5 anni), Rosario Sgarlata (da 6 anni a 5), Pietro Lupo (da 7 anni a 5 anni e 4 mesi, ha ottenuto il condono ed è stato scarcerato). Gli imputati dovranno risarcire le parti civili, Confcommercio e Sos Impresa, con gli avvocati Fabio Lanfranca e Fausto Amato.

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Crolla il prezzo del petrolio? È ora di cominciare a sostituirlo (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 21-12-2008)

Argomenti: Cina

POLITICA 21-12-2008 IL PARADOSSO DELLA CRISI E IL PICCO DI PRODUZIONE Crolla il prezzo del petrolio? È ora di cominciare a sostituirlo GIORGIO FERRARI el giugno N scorso il petrolio sfondava quota 150 dollari al barile. L'altro ieri, a chiusura dei mercati, a New York il prezzo si fissava attorno ai 33 dollari, cinque volte meno rispetto alla fiammata estiva e nonostante l'Opec avesse annunciato per gennaio una riduzione di 2,2 milioni di barili al giorno. In apparenza, si consuma di meno e, conseguentemente, si spende di meno. La bolletta energetica italiana in effetti ne risentirà, se pure di poco: insieme al petrolio scenderanno da gennaio anche le tariffe di luce e gas ( rispettivamente del 5,1% e dell' 1%), una specie di premio di consolazione che la recessione mondiale ci concede, con un risparmio complessivo di 36 euro a famiglia su base annua. In forte calo anche il Gpl, distribuito in rete: - 14,2%, con una minore spesa di 115 euro su base annua. Ma aspettiamo a rallegrarcene. Perché, come dice Ali al- Naimi, potente ministro saudita del Petrolio, «l'instabilità dell'oro nero non giova a nessuno» . Così come sono parole del premier britannico Gordon Brown «la crisi energetica è simile alla crisi finanziaria: entrambe non possono essere risolte e superate unilateralmente» . In altri termini, Paesi produttori e grandi consumatori concordano su un fatto: le impennate dei mercati, la volatilità e le fluttuazioni selvagge che hanno contrassegnato gli ultimi trimestri danneggiano gli uni e gli altri. Si configura così una forbice entro la quale si racchiude il prezzo ideale del greggio: 60 dollari secondo l'Occidente assetato di petrolio, 75 dollari secondo l'Opec. Ed è all'interno di questo delta che si potrebbe giocare in futuro la stabilità del mercato petrolifero, a condizione però di allestire una governance davvero condivisa. Eppure, proprio questa bassa marea del barile a 33 dollari dovrebbe incoraggiare i Paesi industrializzati a un ripensamento radicale sulle fonti energetiche. E non crediate che siano soltanto gli americani - impauriti dal tracollo dei tre giganti automobilistici di Detroit che sopravvivono solo grazie alle boccate d'ossigeno dei fondi federali - a pensarci. Gli indiani del gruppo Tata, i sauditi stessi ( primo produttore mondiale di greggio) già ragionano in termini di fonti rinnovabili, di auto elettriche, di un mix di energie alternative. La sclerosi dei prezzi petroliferi è in realtà e se non lo è lo sembra davvero la spia del famigerato oil peak , ovvero il tramonto di una fonte energetica che ha raggiunto il suo apogeo negli ultimi due decenni del Ventesimo secolo e che celebra il suo declino con una gigantesca fiammata produttiva ( diremmo meglio: un immenso fiotto), per poi disseccarsi molto rapidamente. Oggi occorrono 86 milioni di barili al giorno per soddisfare la richiesta mondiale. Le proiezioni più prudenti tuttavia considerata la crescita impetuosa di giganti come Cina e India calcolano che ce ne vorrebbero almeno 100 milioni. E tutti concordano che è impossibile raggiungere quella quota. E certamente non con il petrolio a 33 dollari al barile, perché con margini di utile così risicati, se non nulli, nessuno investirà mai in nuove prospezioni o in estrazioni costose. Ecco perché la svolta energetica ( e, di conseguenza, climatica e ambientale) è in questo momento l'unico futuro ragionevolmente percorribile.

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Adozioni, dalla Cina i primi arrivi: sono diciannove e tutte femmine Requisiti fondamentali per le coppie: benestanti, istruite e non obese (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 21-12-2008)

Argomenti: Cina

CRONACA 21-12-2008 Adozioni, dalla Cina i primi arrivi: sono diciannove e tutte femmine Requisiti fondamentali per le coppie: benestanti, istruite e non obese DA ROMA S e non proprio ricchi, di certo benestanti (con reddito non inferiore ai 30mila dollari l'anno) e proprietari di casa; con istruzione superiore, in buona salute e, soprattutto, non obesi: senza questi requisiti non si può aspirare ad adottare un bambino in Cina. Dopo tanta attesa, è giunta l'ora anche degli italiani: una ventina di bambini cinesi - tutte femmine - sono già state abbinate ad altrettante coppie del nostro Paese e presto, fra gennaio e febbraio 2009, arriveranno nel nostro Paese. Si tratterà dei primi bambini cinesi adottati in Italia. Le bambine, prossime cittadine italiane, sono piccole: hanno da pochi mesi a due anni; ora tutte alloggiate negli istituti. Fra i requisiti richiesti ai potenziali genitori di bambini cinesi c'è anche un tetto per l'età, 50 anni; possedere un patrimonio di almeno 80 mila dollari, l'aver contratto matrimonio da almeno due anni. L'attesa per abbracciare il proprio figlio non è inferiore ai due-tre anni. Per ora, solo due enti italiani, Aibi e Ciai, sono stati riconosciuti da Pechino per occuparsi di adozioni. Entrambi stanno completando l'iter per l'adozione delle 19 bambine (dieci per il primo, nove per il secondo), nei prossimi giorni invieranno i documenti alle autorità cinese deputata alle adozioni (Ccaa, China Center for Adoption Affairs). Poi si attenderà l'"invito" - così è chiamato - per partire e far incontrare genitori e figlie. Un appuntamento tanto atteso che avverrà o prima del capodanno cinese che è alla fine di gennaio o subito dopo, nel mese di febbraio. La permanenza nel Paese per le coppie è stimata in 2-3 settimane. «Per noi spiega Irene Bertuzzi, responsabile adozioni internazionale dell'Aibi è una sorta di prova. È la prima volta e non conosciamo in concreto tutti i passaggi. Contiamo però di far partire le coppie tutte insieme. Sappiamo che arriveranno nella capitale dove un funzionario del posto le accompagnerà in un'altra città per incontrare, in un luogo neutro, cioè non in istituto, le bambine ». Ciò che colpisce è che tutti i prossimi adottati, sono femmine, come del resto appartiene a questo sesso la maggior parte dei bambini abbandonati in Cina. «In questo paese esiste ancora aggiunge Bertuzzi il retaggio culturale del figlio unico e l'aspettativa dei genitori si concentra sul figlio maschio. La femmina, soprattutto nelle zone rurali, è vissuta come ingombrante» e per questo è più facilmente abbandonata dopo la nascita. Le autorità di Pechino chiedono inoltre che i genitori non abbiano più di 50 anni

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improvvisazione al potere (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 22-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 24 - Commenti IMPROVVISAZIONE AL POTERE (segue dalla prima pagina) I tecnici del ministero del Welfare legittimavano pubblicamente questa scelta perché per "sostenere la crescita e incrementare la produzione occorre lavorare di più". Sabato, nella conferenza stampa di fine anno, il Presidente del Consiglio Berlusconi ha, invece, proposto di ridurre l´orario di lavoro, portando la settimana lavorativa a 4 giorni. E gli stessi tecnici che avevano fino a qualche settimana fa elogiato la detassazione degli straordinari si sono affrettati a rimarcare (sugli stessi giornali che avevano ospitato i loro interventi precedenti) che queste misure serviranno per "fronteggiare l´emergenza economica e salvaguardare i livelli occupazionali". Intuendo lo smarrimento degli italiani, poniamoci la domanda che molti di loro si saranno posti: aveva ragione il Governo (e i suoi tecnici) un mese fa a incoraggiare il lavoro straordinario o ha ragione il Governo (e i suoi tecnici) a sostenere ora esattamente il contrario, vale a dire, l´orario di lavoro ridotto? A giudicare dalle esperienze internazionali, la risposta è nessuno dei due. La detassazione degli straordinari era una misura del tutto anacronistica in una fase recessiva, quando si tratta soprattutto di contenere la distruzione di posti di lavoro. I texani amano parlare senza mezzi termini. Il più titolato studioso di domanda di lavoro, Daniel Hamermesh, viene da lì e in un recente incontro all´Isae ha definito la detassazione degli straordinari una misura "demenziale" nell´attuale congiuntura. Il giudizio lapidario non voleva, crediamo, incoraggiare a fare esattamente l´opposto anche perché non sempre l´opposto di una cosa demenziale è una cosa giusta. Eppure il Senatore Francesco Casoli, che sembra abbia ispirato le affermazioni di Berlusconi a favore degli orari ridotti, ha riesumato lo slogan comunista degli anni 90: "lavorare meno, lavorare tutti". Purtroppo, come mostrano le ripetute fallimentari esperienze francesi, prima con le 39 ore di Mitterrand e poi con le 35 ore della Aubry, ogni volta che lo stato riduce d´imperio l´orario di lavoro finisce per distruggere posti di lavoro e scontentare tutti, a partire dagli stessi lavoratori. Il fatto è che gli orari di lavoro non possono che essere definiti e contrattati azienda per azienda, sulla base delle specifiche esigenze dell´organizzazione del lavoro e del personale. E´ auspicabile che in molte aziende, invece di licenziare dei lavoratori, si riesca a rimodulare gli orari di lavoro, prevedendo orari di lavoro ridotti per molti, se non proprio per tutti. Ma sono scelte e decisioni che vanno prese azienda per azienda e nell´ambito di patti di solidarietà fra gli stessi lavoratori, che accettino in questo caso riduzioni del proprio salario mensile, pur di salvaguardare il posto di lavoro di altri lavoratori. Gli strumenti normativi per permettere tutto ciò, dalla Cassa Integrazione Ordinaria ai contratti di solidarietà, esistono già nel nostro paese. Quello che manca, semmai, è la contrattazione decentrata, azienda per azienda. Ma questo è un altro discorso. Non riguarda il Governo, ma le parti sociali. Berlusconi nel lanciare la sua proposta sugli orari ridotti non ha citato il senatore Casoli, ma Angela Merkel. C´è una cosa che accomuna il nostro governo e quello tedesco. Entrambi stanno facendo molto poco per contrastare la recessione. Invece di stimolare la domanda, il Governo tedesco ha introdotto un sistema di garanzie agli investimenti (soprattutto delle piccole imprese e nell´industria dell´auto). Le garanzie, tuttavia, funzionano solo in fasi espansive, quando c´è una forte domanda di investimenti. Il nostro paese ha addirittura varato misure, almeno sulla carta, di contrazione fiscale. Toglieranno risorse a famiglie e imprese, anziché metterne di più in circolazione. Forse per questo sia in Germania che in Italia chi è al governo preferisce parlare di materie che non sono di sua competenza, come l´orario di lavoro. "La crisi è nelle mani dei consumatori" ha detto nella stessa conferenza stampa, il nostro Presidente del Consiglio. In verità la durata e l´intensità della crisi è innanzitutto nelle mani del governo. Dovrebbe dare ai cittadini messaggi meno contraddittori se vuole che aumenti la fiducia di famiglie e imprese. Dovrebbe parlare apertamente della crisi, invece di cercare di inventarsi altri terreni di confronto, come Nixon che di fronte all´esplosione dello scandalo Watergate decise nel 1972 di andare in Cina per spostare altrove l´attenzione generale. Non è esorcizzando i problemi e chiedendo ai giornali di parlare d´altro (magari dedicando intere paginate alla band del ministro dell´Interno) che si risolve la crisi. Per questo speriamo che nessuno voglia raccogliere l´invito di Berlusconi a non pubblicare previsioni a tinte fosche, come quelle elaborate dal Centro Studi Confindustria, perché "le profezie negative si autoavverano". Al contrario, è proprio ridurre l´informazione e spargere finto ottimismo che allunga la crisi. Quando l´informazione non è accurata, aumenta solo l´incertezza, e l´incertezza è la peggiore nemica di quegli investimenti che ci porteranno, prima o poi, fuori dalla recessione.

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Omaggio del Papa a Galileo: La scienza ci fa capire la natura (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 22-12-2008)

Argomenti: Cina

Omaggio del Papa a Galileo: «La scienza ci fa capire la natura» BENEDETTO XVI ha ricordato ieri che la piazza San Pietro del Bernini è una grande meridiana che, attraverso l'ombra proiettata dall'obelisco, scandisce i tempi della giornata e della preghiera. Benedetto XVI ha ricordato che il Natale è il solstizio d'inverno. E ha salutato chi parteciperà all'anno mondiale dell'astronomia, nel quarto centenario delle prime osservazioni al telescopio di Galileo Galilei». Alla Basilica di santa Maria degli Angeli apre la mostra «Galilei divin uomo» realizzata dalla World Federation of Scientists per l'Anno Mondiale dell'Astronomia. Vi resterà fino al 18 aprile prima di cominciare un lungo giro nei 115 Paesi della Wfs, fra cui Cina e Russia. La mostra illustra il pensiero di Galileo Galilei, «le sue fondamentali invenzioni e scoperte, la sua fede». Il caso

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Iran, sigilli alla sede di Ebadi La Nobel accusa: atto illegale (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 22-12-2008)

Argomenti: Cina

Iran, sigilli alla sede di Ebadi La Nobel accusa: atto illegale La polizia irrompe negli uffici della premio Nobel Shirin Ebadi. Chiuso il Circolo dei difensori dei diritti umani. Secondo il potere «agiva come un partito illegale». Ebadi: «Continueremo a fare il nostro dovere». Battersi per i diritti umani in Iran è un crimine. E bisogna fare di tutto per impedire a chi lo fa di reiterare il reato. Ecco spiegata la ragione dell'irruzione poliziesca ieri pomeriggio a Teheran negli uffici di un'associazione fondata da Shirin Ebadi, 61 anni, avvocato e premio Nobel per la pace. Ebadi è stata brevemente fermata, interrogata e rilasciata. La sede del Circolo dei difensori dei diritti umani (e di un'altra ong che assiste legalmente le vittime delle esplosioni di mine ed i loro familiari), è stata chiusa a tempo indeterminato. Un'agenzia di stampa iraniana attribuisce alla Procura di Teheran l'affermazione secondo cui il Circolo «agiva come un partito senza avere l'autorizzazione, aveva contatti illegali con organizzazioni locali e straniere, e aveva illegalmente promosso conferenze stampa e seminari». Accuse del tutto pretestuose. L'associazione in realtà dà molto fastidio al potere, soprattutto perché denuncia instancabilmente le illegalità, gli abusi, le violenze commessi ai danni dei cittadini iraniani. Proprio ieri sera era in programma una manifestazione in cui Shirin Ebadi avrebbe celebrato, con dieci giorni di ritardo rispetto alla data del 10 dicembre, il sessantesimo anniversario della Dichiarazione dei diritti umani. Sarebbe stata certamente l'occasione per aggiornare le informazioni sullo stato dei diritti umani nel Paese, così come lei stessa aveva fatto pochi giorni fa nella sede Onu di Ginevra. In quella sede aveva anche attaccato le dittature che con il pretesto che usano la religione come strumento per mantenersi in piedi. Recentemente Ebadi aveva pubblicamente attaccato il nuovo codice penale iraniano, sottolineandone il mantenimento delle discriminazioni ai danni delle donnne e l'interpretazione «scorretta» dei principi della religione islamica. La prima a dare notizia dell'intervento della polizia è stata una collaboratrice di Ebadi, Narges Mohammadi, secondo cui all'operazione hanno preso parte agenti in divisa ed in borghese, probabilmente appartenenti ai corpi speciali. «Hanno messo i sigilli al nostro ufficio e ci hanno intimato di sgomberarlo senza opporre resistenza -ha spiegato Narges-. Non abbiamo avuto altra scelta che andarcene». Lo schieramento di forze è stato imponente. Decine di agenti dentro, decine fuori, in strada a vigilare. Bloccato un intero quartiere nella parte nordoccidentale della capitale iraniana. Al telefono da casa sua, in serata Ebadi ha definito «un atto illegale» la chiusura della sede del circolo, avvenuta «senza mandato giudiziario». «Noi protesteremo», ha aggiunto. «È evidente che questo atto non è un messaggio positivo per gli attivisti dei diritti umani, ma noi faremo il nostro dovere in qualsiasi circostanza», ha concluso Ebadi. In mattinata si era appreso che altri cinque cittadini iraniani sono saliti sul patibolo giovedì scorso. Due erano stati condannati per traffico di droga, altri due per stupro, uno per diffusione di idee superstiziose. La gamma di reati per cui è ammessa la sentenza capitale in Iran è amplissima, e comprende l'omosessualità e l'apostasia. Dall'inizio dell'anno le esecuzioni di cui si è avuto notizia sono già 234, non molto lontano dal tristissimo record di 317 dell'anno scorso, che aveva messo la Repubblica islamica al primo posto nella classifica dei Paesi con il maggior numero di persone messe a morte in rapporto alle dimensioni della popolazione. In termini assoluti il primato spetta invece alla Cina. Tra i tanti mali denunciati da Shirin Ebadi un posto particolare occupa proprio il massiccio ricorso alla pena capitale da parte del regime degli ayatollah. Ebadi divenne internazionalmente famosa grazie al Nobel ricevuto nel 2003. Dopo la rivoluzione khomeinista del 1979 era stata costretta, perchè donna, ad abbandonare la magistratura. Solo dopo ampie proteste le fu concesso di collaborare in tribunale con il ruolo di «esperta di diritto». Nel 1992 ottenne l'autorizzazione a operare come avvocato e aprì uno studio proprio. Il suo impegno a tutto campo nella tutela dei diritti umani ha come data d'inizio il 1994 quando assieme ad altri fondò la «Società per la protezione dei diritti dell'infanzia». Nel 1997 ebbe un ruolo di rilievo nella campagna elettorale a sostegno del riformatore Mohammad Khatami. Khatami fu eletto presidente. Come avvocato ha offerto spesso assistenza legale ai dissidenti, ed è stata spesso parte civile in processi contro membri dei servizi segreti iraniani. Shirin Ebadi insegna all'università di Teheran, dove vive con il marito e due figlie. Usa il denaro ricevuto grazie al Nobel, per finanziare le attività a sostegno delle vittime del regime. GABRIEL BERTINETTO ROMA gbertinetto@unita.it

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Berlusconi, monologo-spot 22 domande, solo 3 risposte (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 22-12-2008)

Argomenti: Cina

Berlusconi, monologo-spot 22 domande, solo 3 risposte Sciorinata di proclami, battute e omissioni. Sabato il premier ha aggirato il confronto e le questioni scomode. Senza troppa difficoltà. Alla fine ancora un copione recitato come per un programma televisivo. Bravo bravissimo, piaccio tantissimo, è tutto bellissimo, son contentissimo, bravo bravissimo, va tutto benissimo e alle domande non risponderò. Eccolo il novello Figaro. Non è che si stia parlando di chissà che: una conferenza stampa viene organizzata per dare la possibilità ai giornalisti di porre domande e all'intervistato di rispondere. Con Berlusconi succede che l'iniziativa non si svolge più in tarda mattinata come negli anni passati ma verso l'ora di cena in diretta su RaiUno (tra l'altro con scarsi risultati visto che lo share si è fermato al 16%); che prima di poter porre la prima domanda i giornalisti si sorbiscono 47 minuti di monologo che inizia con un «non posso permettermi di presentarmi come Babbo Natale» e tra uno spot a Brunetta e una ricetta per combattere gli evasori fiscali («il federalismo fiscale, perché le dichiarazioni dei redditi non andranno più a Roma, al centro, ma nei Comuni, dove si conoscono bene i loro stili di vita»), tra un saluto ad Angelino Alfano seduto in prima fila («rappresenta la nostra Nouvelle vague») e il racconto di come ha contribuito a fermare i carri armati russi a 15 kilometri da Tbilisi, finisce con l'immancabile attacco al «sistema di informazione, dannoso perché allontana i cittadini dalla politica» e con la promessa: «Starò qui per rispondere a tutte le domande». Un'ora e dieci e 22 domande dopo i casi di a domanda precisa risposta precisa si limitano a tre. I giornalisti, per di più di fronte ai vertici sindacali e istituzionali della categoria, sono loro malgrado relegati al ruolo di spalla per consentire al premier di lanciare una serie di spot all'insegna del rossiniano «ah, che bel vivere, che bel piacere». Basta con «questa canzone della crisi, questa negatività che si respira», ammonisce. Lui è «bravo bravissimo» e infatti ripete per tre volte in orari diversi che gode della fiducia del 72% degli italiani. E che lui è qui per questo: «Cercare di iniettare una quantità di ottimismo e fiducia nel corpo dei cittadini consumatori». A prescindere dalle domande. storie e verità I casi di a domanda rispondo sono tre. Il primo: il giornalista del Tg4 chiede cosa farà sulle intercettazioni telefoniche; Berlusconi risponde che la possibilità di farle sarà «fortemente ristretta» anche perché è «inaccettabile» che si utilizzi questo strumento «per ricercare notizie di reato». Le seconda domanda che ottiene una risposta è quella del cronista del Giornale: come sono i rapporti tra governo e Santa sede? «I migliori da sempre». E la vicenda Fini-Vaticano sulle leggi razziali? «Sto con la storia e sto con la verità», risponde Berlusconi senza chiarire se la storia e la verità a cui fa riferimento siano quelle difese da Fini o quelle propugnate dal Vaticano. E poi c'è la terza domanda, della giornalista dell'Apcom: i tempi sono maturi per una riforma presidenziale? «Devo dirle di sì», risponde Berlusconi dando materiale per il titolo d'apertura della maggior parte dei quotidiani di ieri. Per il resto, le domande di quei «birichini» di giornalisti è quasi come se non le ascoltasse, nella migliore delle ipotesi. Perché il caso della domanda posta dal giornalista di Radio Radicale è un caso estremo. Sul caso Eluana il governo è intervenuto con Sacconi, chiede, come motiva questa scelta? «Non so darle una risposta al riguardo, non sono stato avvertito». Il problema sono tutte le altre domande, tutte quelle che riguardano il futuro e ciò che intende fare il governo per far fronte alla crisi economica, le risposte da dare alle famiglie, ai precari, alle aziende. Quali soluzioni da presidente del G8, domanda il cronista del Giornale radio Rai, metterà sul tavolo nel 2009? Berlusconi inanella una serie di io io io senza illustrare una misura concreta (quella che più ci si avvicina è che ha «messo in agenda una serie di viaggi in Cina, Brasile, Messico»). Le nuove povertà e la massa di precari sono in aumento, fa notare il giornalista del Messaggero, cosa pensa di fare? «Abbiamo già...» e giù una lista di cose fatte di cui si stentano a vedere i risultati. Ci riprova il collega di Repubblica, citando i dati forniti da Confindustria sulle centinaia di migliaia di persone che perderanno il posto nel 2009: perché dovrebbero conservare il loro ottimismo e continuare a spendere? «Ricordo il bonus straordinario...» e via di nuovo con la social card e i mutui al 4% fino a chiudere con il «blocco delle tariffe dei treni regionali». Caso a parte è la risposta data alla domanda dell'Unità: come pensa di affrontare la questione morale, avendo un sottosegretario accusato da quattro pentiti di essere il referente del clan dei mafiosi? «La sua domanda è provocatoria». SIMONE COLLINI ROMA scollini@unita.it

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A Natale va di moda la minivacanza (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-21 - pag: 5 autore: Gli italiani tagliano le spese ma crescono i volumi delle prenotazioni per fine anno A Natale va di moda la minivacanza Laura Dominici MILANO Dalla minivacanza verso destinazioni vicine, al viaggio di lusso. Il mercato delle ferie natalizie vede allargarsi la forbice, ma regge nonostante i venti di crisi. Secondo Confesercenti saranno 15 milioni gli italiani in viaggio per le festività natalizie, due in più rispetto al 2007 e spenderanno circa 9 miliardi di euro, in calo rispetto all'anno scorso. «Si afferma un nuovo stile lowcost che spinge a ottimizzare il tempo e il denaro nel segno della microvacanza, che trova i suoi punti di forza nella sinergia tra enogastronomia, cultura e ambiente », sottolineano alla Coldiretti. Fra Natale e l'Epifania, anche grazie alle favorevoli previsioni meteo e ai prezzi molto bassi, il 7% degli italiani in vacanza soggiornerà negli agriturismi, pari a oltre un milione di pernottamenti. A pieni giri le vacanze dei single: SpeedVacanze.it, tour operator specializzato, ha registrato a fine anno un netto aumento delle prenotazioni (+28%). L'associazione Adoc conferma una crescita dell'interesse per il poli wellness con un aumento della domanda del 10,2 per cento. Gli operatori dichiarano che, al tempo stesso, resiste bene il segmento della vacanza di lusso, con una spesa indicativa di almeno 3mila euro a settimana per viaggi in mete esotiche. Tra quelle più gettonate per Natale e fine anno figurano i Caraibi, Malta, la Giordania, Dubai e, novità più recente, la Libia. «Le prenotazioni per le festività risultano leggermente in ritardo, eccetto che per il prodotto di alto livello», dice Alessandro Biasi, direttore marketing di Hotelplan, che ha registrato il tutto esaurito per il Capodanno alle Maldive e buoni risultati negli Stati Uniti. «La capacità di spesa delle famiglie è diminuita – commenta Massimo Zanon, direttore commerciale I Grandi Viaggi –ma gliitaliani non rinunciano alla vacanza e il segmento di lusso vola». Per il direttore commerciale di Settemari, Guido Ostana, «a reggere bene tra le famiglie ci sono anche le destinazioni a medio raggio, in particolare Mar Rosso e Tunisia, spinte dai prezzi competitivi». Assotravel rileva un calo del 4% per i pacchetti di viaggio, ma per Capodanno è tutto sold out e va molto bene il mercato di chi è disposto a spendere, per questa partenza speciale, anche il 20-30% in più della media. Molto bene le crociere. La montagna non sembra risentire dell'allarme valanghe. Matteo Marzotto, presidente Enit, rassicura: «Non parlerei di declino, ci prepariamo a un 2009 difficile, ma l'inizio della stagione invernale è incoraggiante. L'Italia resta una destinazione importante». Nel 2008 sono mancati gli americani (per il dollaro debole), ma segnali positivi arrivano da Germania, Cina e in particolare India (+15-20% nel 2009). Marzotto auspica dunque «un abbassamento dell'Iva, in linea con le aliquote dei concorrenti europei». Il presidente di Federterme-Confindustria, Costanzo Jannotti Pecci, sollecita «un recupero di competitività con interventi concreti a basso impatto sulla finanza pubblica». Intanto enti locali e operatori del settore mettono in campo le contromosse per rilanciare il business in ambito territoriale. Venezia ha iniziato a promuovere via internet (www.veneziasi.it) dei pacchetti comprensivi di hotel, transfer dall'aeroporto, visite a palazzi e musei con possibilità di acquisto direttamente online. Il Comune di Roma scommette sul nuovo sito online (www.turismoroma.it) per la città. La stampa estera ha tra l'altro collocato Roma e il Lazio in cima alla classifica delle destinazioni italiane a maggior connotazione low-cost. Resta il problema delle risorse. Le amministrazioni di Roma, Venezia e Firenze stanno poi valutando la possibilità di consentire una redistribuzione ai Comuni di parte dell'Iva incassata dalla filiera turistica delle stesse città d'arte. «Dobbiamo restare ottimisti – ha concluso Marzotto –. Puntiamo a far salire i visitatori stranieri dagli attuali 42 milioni ad almeno 60 milioni, portando il doppio delle presenze turistiche soprattutto a Sud di Roma». Allo studio c'è un patto strategico con le Regioni per promuovere il turismo nazionale e dall'estero a prezzi scontati. LE INIZIATIVE Marzotto (Enit): bene la stagione invernale grazie alle promozioni anche se il 2009 resta in salita, ridurre l'Iva per recuperare competitività

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La crisi paralizza l'industria tedesca (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-12-21 - pag: 8 autore: Germania. La frenata del commercio internazionale penalizza un'economia sempre più dipendente dalle esportazioni La crisi paralizza l'industria tedesca Linee ferme e vacanze anticipate per gli operai di Volkswagen, Daimler e Opel Beda Romano FRANCOFORTE. Dal nostro corrispondente Dalle sei di giovedì mattina il lavoro a Wolfsburg è sospeso. Le catene di montaggio nella storica sede di Volkswagen, 43mila operai, sono ferme. La prima casa automobilistica europea ha imposto ai suoi dipendenti un allungamento forzato delle vacanze natalizie. Lo stesso è stato deciso, con modalità diverse, da Daimler, Opel, Porsche, Continental, Rheinmetall, Schaeffler, e decine di altre imprese. C'era un tempo in cui i prodotti tedeschi si vendevano come biscotti in tutto il mondo. Oggi la crisi ha fermato le linee di produzione, saturato i magazzini, paralizzato l'industria di questo Paese. Non passa giorno ormai senza che l'economia tedesca sia oggetto di una previsione negativa. Le stime per il 2009 parlano di una recessione drammatica, la peggiore da quando è nata la Repubblica federale alla fine della Seconda guerra mondiale. Come l'Italia, anche la Germania è un Paese con un forte tessuto manifatturiero: nel 2007 l'industria ha rappresentato quasi il 25% del Pil. Proiettata verso l'estero come non mai, pericolosamente debole sul fronte della domanda interna, l'industria tedesca sta soffrendo non poco dell'improvvisa frenata del commercio internazionaleed è alla vigilia di una profonda ristrutturazione. «Potevamo prevedere un rallentamento economico a causa della crisi finanziaria - ha detto Martin Kannegiesser, presidente dell'associazione delle società metalmeccaniche e proprietario di un'impresa di impianti per lavanderie industriali nel Nord- Reno Vestfalia - ma certo non ci aspettavamo un calo della domanda di queste proporzioni». Produzione e ordini manifatturieri sono in forte calo già da alcuni mesi;l'indice Ifo sulla fiducia delle imprese è ai minimi dal 1982; e le stime sulla recessione nel 2009 sono talmente negative che un noto economista berlinese, Klaus Zimmermann, ha suggerito, per evitare il panico, di vietare temporaneamente la diffusione di previsioni economiche. E dire che appena qualche mese fa la Germania sembrava essersi L rimessa dalla lunga stagnazione dei primi anni del decennio. Le aziende si erano ristrutturate; il costo del lavoro era sceso; e la competitività era migliorata. Oggi le lancette dell'orologio sembrano essere improvvisamente tornate indietro di 10 anni. In realtà, la crisi di queste settimane è imputabile per certi versi alle stesse ragioni della ripresa degli ultimi tre anni: la forte esposizione internazionale delle imprese. «La crisi di oggi- commenta Dirk Schumacher, economista di Goldman Sachs - non ha nulla a che vedere con problemi strutturali o di competitività. L'economia tedesca sta semplicemente soffrendo del crollo della domanda mondiale ». Negli ultimi anni la Germania ha cavalcato con straordinario successo la modernizzazione dei Paesi emergenti, non solo Cina o India, ma anche Brasile, Russia e Sudafrica. Le imprese tedesche hanno venduto in tutto il mondo macchine utensili, veicoli industriali, progetti infrastrutturali. Tra il 2003 e il 2007, il settore meccanico ha aumentato la produzione del 36%. In 15 anni l'export tedesco è salito dal 24 al 47% del Pil. Nel 2008, il Paese sarà sempre il primo esportatore al mondo, ma nel 2009 rischia di registrare un calo delle esportazioni sulla scia di un netto rallentamento del commercio internazionale. Secondo Goldman Sachs, la produzione industriale subirà una contrazione del 6%. Si possono immaginare i timori delle imprese italiane, spesso fornitrici delle aziende tedesche. Nel 2007, le esportazioni dall'Italia verso la Germania sono state pari al 2,8% del Pil italiano, circa 44 miliardi di euro. Commenta Hermann Simon, fondatore della società di consulenza d'impresa Simon-Kucher & Partners di Bonn: «L'export tedesco soffrirà nel 2009, ma meno credo della domanda interna. Le aziende tedesche sono veramente globali e possono diversificare i loro rischi tenuto conto che i Paesi subiranno in modo diverso la crisi. Il Giappone, per esempio, soffrirà probabilmente più della Germania perché gli Stati Uniti sono uno dei mercati principali per le sue esportazioni». In questo senso, Simon nota che in molte società il 20% del fatturato e anche il 50% dei profitti dipendono dal servizio post-vendita, dalla manutenzione e dalla sostituzione delle parti di ricambio. Intanto però il crollo delle vendite automobilistiche (del 26% in Europa in novembre) ha provocato nella sola settimana scorsa il fallimento di tre aziende del settore: il produttore di freni TMD Friction, l'azienda specializzata nella produzione di sistemi di guida Tedrive, e un costruttore inglese di portiere con un'importante filiale in Germania, Wagon Automotive. Secondo molti osservatori, queste aziende sono state vittime della tendenza alla produzione just-in-time: il calo improvviso degli ordini ha aggravato i problemi di liquidità già complicati da margini risicati e da una crisi finanziaria che ha provocato un aumento dei tassi d'interesse e una diminuzione dei prestiti bancari. Un recente rapporto del centro di ricerca bavarese Ifo rivela che il 40% delle grandi imprese interpellate ha ammesso di avere problemi di rifinanziamento. La quota era poco più dell'8%in estate. A soffrire sembrano essere soprattutto le piccole società e i grandi gruppi. Meglio attrezzate sono invece le aziende di taglia media che hanno rapporti consolidati con le banche pubbliche e cooperative. Secondo il Financial Times Deutschland, le 23 società dell'indice azionario Dax 30 che non sono né banche né assicurazioni dovranno fare i conti l'anno prossimo con scadenze obbligazionarie per 34 miliardi di euro. Le sole aziende automobilistiche hanno titoli in scadenza per 19 miliardi di euro. In una Germania che scientificamente negli anni scorsi ha fatto della logistica e dell'export un suo cavallo di battaglia questa Industria ancora protagonista La Germania è il Paese europeo con la più alta incidenza dell'industria sul prodotto interno lordo. In un momento di forte flessione della domanda mondiale, questa caratteristica diventa un handicap per l'economia tedesca I settori più esposti Come mostra il grafico in basso, auto e meccanica sonoi settori più orientati all'export,e anche quelli che pesano di piùa livello di valore aggiunto, avendo entrambi un fatturato di poco inferiore ai 70 miliardi di euro. Negli ultimi 15 anni, la quota dell'export sul prodotto interno lordo tedesco è quasi raddoppiata, passando dal 24 al 47 per cento Focus sugli emergenti Negli ultimi anni l'industria tedesca ha puntato molto sui mercati emergenti: Est Europae Cina soprattutto. La loro frenata dunque si fa sentire, ma l'industria tedesca sarà la prima a beneficiare della ripresa crisi ha un sapore particolare. Più di altri il Paese è vittima della sincronicità dell'economia internazionale. «Il panorama industriale tedesco - avverte Simon cambierà radicalmente nei prossimi tre anni, come è sempre successo in tempi di crisi. Assisteremo a un'ondata di fallimenti perché la crisi economica metterà sotto pressione società già in difficoltà a causa della tempesta finanziaria. Aziende più solide acquisteranno quelle più deboli e vi saranno fusioni e acquisizioni. In generale, però, credo che l'industria tedesca si rafforzerà. Migliorerà la sua posizione competitiva in quanto produttore di beni di qualità». Anche nei momenti di difficoltà la ricca imprenditoria tedesca guarda lontano e si prepara al futuro. Siemens è tra le aziende che vogliono approfittare di questo momento. Nei giorni scorsi il presidente del gruppo tedesco, Peter LÖscher, ha ammesso di puntare su nuove acquisizioni: «Le società forti diventeranno più forti, quelle deboli più deboli ». Dal canto suo, in un momento in cui le aziende licenziano, riducono i costi, sospendono la produzione e ammassano liquidità, un altro gigante dell'industria tedesca, Bosch, ha appena annunciato da qui al 2012 investimenti per 350 milioni di euro nel settore dell'energia solare, con la creazione di 1.100 posti di lavoro ad Arnstadt, una cittadina della Turingia, nella ex Ddr. In un documento governativo citato da Der Spiegel si parla di Belastungstest per l'economia tedesca, un test di resistenza, anche perché non si può escludere che anche la Germania sia vittima di una bolla, non finanziaria ma di sovraccapacità industriale. Schumacher, l'analista di Goldman Sachs, è pessimista sul breve termine. Prevede nel 2009 una diminuzione del Pil dell'1,8%, ma è ottimista sul lungo periodo: il processo di modernizzazione dei Paesi emergenti continuerà. «Grazie alla sua specializzazione nei beni d'investimento, la Germania è in una buona posizione per beneficiare molto rapidamente dellaprossima ripresa dell'economia mondiale ». beda.romano@ilsole24ore.com TEST DI RESISTENZA Gli analisti sono pessimisti sul breve termine, ma ritengono che il Paese possa poi beneficiare della ripresa prima degli altri AP/LAPRESSE

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Manager creativi anti-crisi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-21 - pag: 18 autore: Competitività. Si è chiusa ieri a Bologna l'assemblea annuale di Federmanager: Giorgio Ambrogioni eletto presidente Manager «creativi» anti-crisi Innovazione, ricorso all'hi-tech e più attenzione ai costi per battere il calo degli ordini Cristina Casadei BOLOGNA. Dal nostro inviato Nicola Tosto si è ritrovato a pianificare la chiusura dei passaggi a livello con un budget del 10% in meno rispetto allo scorso anno. Dato il clima, ha pensato anche di limare del 10% la spesa corrente del suo staff. «Sono diminuiti i trasferimenti da parte del Governo», dice questo dirigente di lungo corso che è il responsabile della chiusura dei passaggi a livello e del risanamento acustico di Rfi. Per Lorena Capoccia, general manager della Salmoiraghi di Monza, invece, quest'anno si chiude con la sorpresa di «una Cina che non traina più come un tempo. La crisi è forte soprattutto sul mercato internazionale. Ma avendo l'innovazione nel Dna la supereremo investendo ancora di più che in passato in ricerca di prodotto e di processo per fare i nostri impianti per la movimentazione automatica ». Angela Savino, che dalla Mg industriale di Salerno si sta trasferendo alla Emiliana conserve di Busseto (Parma), dove sarà il prossimo direttore finanza e controllo, nel 2009 se la dovrà vedere «soprattutto con la riduzione dei costi. E in un'azienda agroalimentare si riducono a tre: le materie prime, il lavoro e l'energia. Sui primi due non si può fare quasi nulla, sul terzo ci sarà da lavorare, sperimentando tutte le soluzioni per risparmiare. Per esempio la riduzione al minimo dei fermi macchina». Manager preoccupati? Niente affatto. Questa crisi sembrano viverla come una sfida che servirà per aumentare la produttività. Il ridimensionamento dei budget sarà un terreno fertile per la fantasia e l'ingegno. A trovare un'azienda il cui fatturato, nel 2008, sia aumentato vertiginosamente non si riesce all'assemblea annuale di Federmanager. Ma nemmeno a trovare un manager scoraggiato di fronte alla crisi. Quest'anno il nuovo presidente, Giorgio Ambrogioni, ha riunito per due giorni a Villanova di Castenaso, alle porte di Bologna, una platea di dirigenti che rappresentano qualche centinaio di imprese italiane. La preoccupazione è palpabile, così come la consapevolezza che «questa crisi richiederà ai manager maggiore responsabilità e impegno. E sacrifici – dice Ambrogioni –. Se le aziende non raggiungono i risultati programmati, è giusto che anche la loro busta paga ne risenta. Federmanager vuole dare una valenza alla retribuzione variabile e introdurre un modello retributivo più a rischio: le nuove generazioni chiedono di essere valutate sulla base dei risultati». Per tutti il 2009 sarà l'anno dell'austerity in cui ci si dovrà destreggiare con budget ridotti tra il 10 e il 20%. E poi un controllo spasmodico delle scorte perché la parola d'ordine da gennaio sarà destocking. Non basta. Sarà alta l'attenzione sui pagamenti delle commesse che già cominciano a scontare i primi ritardi e sulla spesa circolante come per esempio i viaggi, che saranno di meno e non più in business class. Almeno per un anno, fino al 2010, la situazione è questa. Qualcuno dice anche che la fine del tunnel sarà nel 2011. Maurizio Malatesta parla dall'osservatorio di Telecom «che per via delle vicissitudini proprietarie oggi deve affrontare le difficoltà di un debito molto elevato. è una fase in cui ci vuole molta pazienza e in cui chiediamo agli azionisti di dare fiducia al management medio ed elevato perché possa ricreare quelle condizioni che portino verso una risalita del titolo». Meno soldi per i dipartimenti che guidano, per i manager significherà cercare e sperimentare strade nuove. Gloria Galliena, product manager di Leerdammer & Bel foodservice, spiega che «con fatturati più bassi bisogna trovare alternative alle grandi campagne. Noi stiamo sfruttando molto internet dove abbiamo creato un sito interattivo che permette ai consumatori di comunicare con il brand e di entrare a fare parte della famiglia con i buchi. è stato attraverso il sito che abbiamo capito che uno degli elementi di maggiore attrattività per i consumatori sono le ricette. Adesso noi siamo in grado di proporne circa 90». Per molti questa crisi sarà la rivincita dell'industria sulla finanza, delle aziende molto strutturate su quelle che non lo sono. «Bisognerà stringere i ranghi ma senza lasciarsi perdere d'animo –dice Giorgio Oberrauch,managing director di Farmabios –. Nella selezione dei collaboratori saranno privilegiati quelli in grado di affrontare meglio lo stress perché le pressioni per raggiungere i risultati saranno forti. Nella chimica farmaceutica a saltare potrebbero essere alcune società marginali, meno strutturate, che al momento giusto noi saremo pronti ad acquisire». Il countodown per il 2009, sta avvicinando i manager a un anno di cambiamento, in cui «la concorrenza sarà agguerrita e questo deve rappresentare uno stimolo per mettere in campo tutta l'intelligenza che si ha – prevede Capoccia –. Questo potrebbe essere il momento per cercare nuove alleanze, per trovare una partnership finanziaria e tecnologica ». La classe manageriale italiana sta cambiando. «I manager vorrebbero essere percepiti come una risorsa in grado di fare proposte a partire dalla politica industriale – osserva Ambrogioni –. Vorremmo essere anche noi della partita su molti temi, dalle infrastrutture all'energia ed essere partner degli imprenditori. Nelle aziende in cui si è verificata una simbiosi tra ruolo manageriale e ruolo imprenditoriale la crisi appare molto meno pesante». Nel valore dell'innovazione crede più di tutti Cinzia Giachetti che è il direttore del Consorzio Pisa ricerche. «Negli ultimi dieci anni abbiamo formato oltre 800 ricercatori che hanno trovato posizioni importanti in grandi aziende a forte vocazione innnovativa – racconta –.Purtroppo la ricerca, soprattutto per le piccole realtà è una delle prime voci ad essere tagliate. Mi spaventano le banche, le linee di credito che potrebbero venire meno per molte imprese». Nei prossimi mesi oltre ai costi a richiedere maggiore attenzione sarà anche «il circolante e cioè lo stock e il credito – spiega Romolo Raggio, revisore contabile della TenarisDalmine –. Questo significa che ridurremo al minimo le scorte e vigileremo molto di più che in passato sui pagamenti perché già ora alcuni clienti hanno iniziato a ritardarli ». La previsione è però di una sofferenza inferiore alla media perché gli investimenti nel settore sono di medio e lungo periodo. In ogni caso da gennaio è prevista una riduzione dei turni che in molti stabilimenti passeranno da 21 a 15. La platea è vasta e c'è anche chi lavora in un settore a quanto pare avvantaggiato dalla crisi. Carlo Poledrini, il direttore generale della Arst, l'azienda dei trasporti regionali della Sardegna, osserva che «da un lato grazie agli investimenti del passato e agli autobus nuovi molte persone sono state invogliate a prendere i mezzi pubblici, dall'altro la crisi ne ha costrette molte altre a lasciare a casa l'auto. Così quest'anno che doveva mantenersi in linea con i passati, si chiuderà con un aumento dei passeggeri del 6 per cento». SPAZIO ALLA COMPETENZA Le aziende stanno tornando ad applicare il paradigma della retribuzione variabile, utile a stimolare e favorire le persone di talento PARTNER DI CHI INVESTE La classe dirigente ambisce in questa fase ad assumere un ruolo strategico al fianco degli imprenditori

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Gli italiani? Religiosi, ma non bigotti (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: VETRINA data: 2008-12-21 - pag: 33 autore: Contrappunto Gli italiani? Religiosi, ma non bigotti H a ragione Pietro Citati a scrivere (sulla Repubblica di lunedì scorso) che la Chiesa non è «una cittadella assediata». Almeno non in Italia. Lo era, certamente, nella Russia Sovietica. Lo è tuttora in Cina o in certe regioni dell'India dove i cristiani sono perseguitati. E forse ha qualche motivo di sentirsi tale anche in un paese libero e democratico, ma risolutamente laicista, come la Spagna di Zapatero. Qui da noi, ha ben poco di cui preoccuparsi. Un'indagine della Fondazione tedesca Bertelsmann Stiftung su 21mila cittadini europei colloca gli italiani ai primi posti quanto a religiosità: l'85% degli intervistati dichiara di credere in Dio, il 67% è convinto che ci sia una vita dopo la morte, il 55% va a messa almeno una domenica al mese e il 47% prega una volta al giorno. Un senso del sacro così diffuso e radicato si riscontra soltanto in Polonia, Spagna e Stati Uniti. In Francia e Gran Bretagna, per esempio, le persone religiose arrivano a stento al 60-70% del totale. Non saremo un popolo di santi, insomma, ma nemmeno una terra di atei o di statolatri. Ladri di stato, tutt'al più, assenteisti ed evasori fiscali: però timorati di Dio. Certo, dall'indagine tedesca emerge con chiarezza che la via italiana alla fede non è sempre in linea coi dettami del Papa: solo una minoranza (42%) pensa che l'essere cattolico influisca sui comportamenti sessuali, e ancora meno (26%) sulle scelte politiche. Si rassegnino bigotti e fondamentalisti, da queste parti hanno poco seguito: appena il 29% dei credenti si sente impegnato a convertire quanta più gente possibile, mentre la stragrande maggioranza (81%) ritiene importante dialogare con le altre confessioni, che per molti contengono anch'esse elementi di verità. Tra chi giudica inammissibile dirsi cristiano e chi ce lo vorrebbe imporre per decreto, come una divisa identitaria o una corazza ideologica in funzione di nuove crociate, si estende un vasto territorio di libera spiritualità. La patria di tutti coloro che non hanno difficoltà a dirsi cristiani (e anche cattolici) ma proprio per questo rifiutano di farsi irreggimentare. http://riccardochiaberge. blog.ilsole24ore.com di Riccardo Chiaberge

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Un'avventura in Tibet (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: TEMPO LIBERATO data: 2008-12-21 - pag: 50 autore: Viaggi Un'avventura in Tibet di Giuliano Boccali V erso la fine del 1800 la diplomazia dell'Europa occidentale lo chiamava il «Grande gioco», quella russa «Torneo delle Ombre»: è la sorda guerra di spie combattuta dagli agenti segreti dei due imperi «per il controllo dell'Asia centrale e forse del Tibet ». Anche oggi, le immense aree coinvolte nel conflitto – dall'Iran orientale all'Afghanistan al Tibet, dal Kashmir alla Cina – rappresentano, nei fatti e nell'immaginario degli antagonisti spesso diversamente manipolato, una delle zone più drammaticamente bellicose e contese del pianeta, teatro degli scontri violentissimi o subdoli ai quali da tempo assistiamo. Ma rappresentano anche un patrimonio incalcolabile di religioni, di lingue, di tradizioni artistiche e letterarie, straordinariamente diversificato e stratificato da millenni. Uno degli elementi di unità in quest'area affascinante e tormentata è la diffusione del buddhismo, felicemente scelta da Mario Biondi come emblema del suo recentissimo Con il Buddha di Alessandro Magno. Dall'ellenismo sull'Indo ai misteri del Tibet pubblicato da Ponte alle Grazie. Viaggiatore intelligente, tanto in profondità preparato e ricco di memorie quanto capace di abbandonarsi alle impressioni e agli umori dell'istante, Biondi racconta e illustra nel suo libro l'itinerario compiuto: l'inizio, come si è adombrato, avviene emblematicamente ai piedi della roccia impervia di Bisotun, tra le attuali Kermanshahe Hamedan. Qui il sovrano Achemenide Dario I il Grande (522 o 521-486 a.C.) fa incidere l'iscrizione che ancora oggi esalta le sue conquiste e ringrazia il suo Dio, Ahura Mazda, per averlo sostenuto decretandone di fatto la regalità e i successi. L'avvincente percorso si snoda a risalire l'Indo fino all'alta Valle Hunza, usa a ricevere la non di-sinteressata visita di spie e avventurieri – il sospetto si riverbera anche attualmente sull'autore – verso «il quasi mitico Passo Khunjerab sulla cosiddetta Karakoram Highway» aperto da poco più di 25 anni. La troppo lunga attesa di Biondi, che a varcare quel valico da anni agognava, fa sbiadire (come spesso accade) le sensazione vissuta. Poi l'ingresso in Cina e la discesa su Tashkurgan. Almeno in parte, l'itinerario successivo è quello della Via della Seta, al tempo stesso leggendaria e concreta, onirica e monetaria.Gli abbinamenti sono talora – almeno a occhi occidentali non specializzati – stupefacenti: attorniati da campi di colza che «formano un magnifico patchwork con altri campi verdissimi, di orzo», punteggiati da tende sparse «di cotone bianco con bordure e disegni blu», ecco levarsi gli uni accanto agli altri nel Gansu i minareti musulmani e gli stupa buddhisti. Più oltre, vicino Xining, il grande complesso lamaista dove, nel 1357, nacque il fondatore dei Berretti Gialli, serba tracce dell'antica leggenda dell'albero le cui foglie spuntano «con già impresse immagini del Buddha e segni mistici ». Biondi raggiunge infine Lhasa a bordo della Ferrovia del Qingzang inaugurata con sei mesi di anticipo l'1 luglio 2006: 4.064 km da Beijing alla capitale del Tibet, 500 dei quali con le rotaie posate sul permafrost, il ghiaccio permanente, e il superamento del Passo Tanggula a 5.072 metri! Per motivi differenti e non necessariamente omogenei, dalla nostalgia di atmosfere immote senza tempo alle vertigini delle più avanzate tecnologie, quello di Biondi è un viaggio davvero straordinario. 1 Mario Biondi, «Con il Buddha di Alessandro Magno. Dall'Ellenismo sull'Indo ai misteri del Tibet», Ponte alle Grazie, Milano, pagg. 320, Á 16,80. Un percorso tra passato e presente: dall'Indo alla via della Seta, passando per la nuova ferrovia Beijing- Lhasa

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I travagli di Goldman Sachs (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-12-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI data: 2008-12-21 - pag: 11 autore: I travagli di Goldman Sachs La crisi ha appannato la reputazione degli uomini d'oro di Wall Street di Marco Valsania L' avevano battezzato il "Governo Goldman". Perché i suoi executive, quelli di Goldman Sachs, hanno fatto carriera non solo a Wall Street, nella più prestigiosa delle banche d'affari, ma anche nelle stanze dei bottoni della politica. Un governo mondiale - scherzavano i rivali, a metà tra critica e invidia – con poltrone negli Stati Uniti, dove ex Goldman hanno brillato tanto in ambienti democratici che repubblicani, come sul palcoscenico internazionale: dal Canada all'Europa,dall'Australia alla Cina fino alla Banca mondiale. Ancora oggi il Tesoro di Washington è affollato dei suoi banchieri: Henry "Hank" Paulson, ex ammini-stratore delegato di Goldman, è il ministro e il 35enne Neel Kashkari, già vicedirettore della banca, è il suo braccio destro con in mano la gestione del Tarp, il fondo da 700 miliardi di dollari incaricato di salvare dall'alta finanza all'industria automobilistica. Non per molto, almeno negli Stati Uniti. La crisi epocale che ha sconvolto Wall Street ha appannato, con i bilanci, anche la reputazione degli uomini d'oro di Wall Street e di Goldman. In scene che si sono ripetute in Congresso, audizione dopo audizione, Paulson e Kashkari, i più in vista, sono stati sbeffeggiati: «Sei un "chump"?», un gonzo, ha chiesto a bruciapelo a Kashkari il vecchio deputato Elijah Cummings, nel più memorabile degli scontri verbali, ironizzando sulla generosità con cui erano distribuiti i soldi alle banche. E nell'amministrazione entrante di Barack Obama, la squadra economicae finanziaria è guidata piuttosto da accademici o leader di grandi istituzioni. Al Tesoro siederà Tim Geithner, prelevato dalla Federal Reserve di New York. Grande consigliere del presidente eletto sarà Lawrence Summers, già ministro di Bill Clinton e che ha fatto carriera soprattutto in università. Il nuovo chairman della Securities and Exchange Comission è Mary Schapiro, prelevata dall'autorità di autoregolamentazione dei broker Finora per applicare, semmai, redini più strette nell'alta finanza. La giostra delle nomine, così, sembra aver segnato il tramonto della grande presenza di Wall Street al governo. Anche per Goldman, che ha sempre celebrato la vocazione al servizio pubblico dei suoi ex dirigenti. Un tramonto cominciato con il contrasto tra i bonus record accumulati per anni dai banchieri e lo stato in cui le pratiche che li hanno arricchiti hanno lasciato investitori, mercati e spesso le loro stesse società. Grandi marchi come Bear Stearns e Lehman Brothers sono ormai sepolti. Merrill Lynch è stata ceduta in fretta e furia per evitare un altro crack. E i restanti due giganti di Wall Street, Morgan Stanley e Goldman, sfornano perdite: Goldman, nell'ultimo trimestre, per la prima volta da quando è quotata è scivolata in rosso di 2,1 miliardi di dollari. I suoi titoli hanno bruciato due terzi del loro valore in Borsa dall'inizio dell'anno. All'improvvisa ricerca di protezione, Goldman e Morgan si sono ormai trasformate in holding bancarie tradizionali, in grado di ricevere aiuti federali e soggette a maggiori controlli delle autorità. Il presidente e amministratore delegato di Goldman che dal 2006 ha preso il posto di Paulson, il 54enne Lloyd Blankfein, oggi è in ombra, genera più polemiche che adorazione. Non sono tuttavia pochi gli ex uomini Goldman ancora sulla cresta dell'onda,testimoni delle porte girevoli tra grande finanza e grande politica e della lunga tradizione d'indiscusso prestigio della banca. Nella stessa amministrazione Obama ha trovato posto, ad esempio, Gary Gensler alla Commodities Futures Trading Commission: il 51enne Gensler, già funzionario del Tesoro sotto Bill Clinton, era stato una stella a Goldman, partner a soli 30 anni. Gensler è stato, per Obama, anche responsabile della transizione alla Sec. Nel 2002, però, era già stato tra i grandi collaboratori del senatore Paul Sarbanes nel redigere la grande legge anti-truffa Sarbanes- Oxley sull'onda degli scandali Enron e Worldcom. Poltrone di rilievo, inoltre, sono tuttora occupate da ex Goldman. Al Tesoro con Paulson e Kashkari la squadra anti-crisi comprende Dan Jester, ex stratega alla banca, Steve Shafran, ex private equity, e Kendrick Wilson III. Jon Corzine, ex chief executive di Goldman, è stato prima senatore e ora governatore del New Jersey. Joshua Bolten, un tempo responsabile dell'ufficio legale e degli affari governativi a Londra, è il capo di staff della Casa Bianca di George W. Bush. Stephen Friedman, che fu chairman della banca tra il 1992 e il 1994, è alla guida di un consiglio presidenziale sull'intelligence dopo esser stato direttore del National Economic Council di Bush. Fuori dagli Stati Uniti il 55enne Robert Zoellick, già responsabile affari internazionali per la banca, è l'undicesimo presidente della Banca mondiale. Era stato anche vicesegretario di Stato nell'amministrazione Bush. Un altro ex Goldman, Mark Carney, è governatore della Banca del Canada. Ancora: John Tornton, ex codirettore operativo di Goldman, è influente nei rapporti tra Cina e Stati Uniti dalla sua posizione alla Tsinghua University di Pechino. Gavyn Davies, ex Goldman e ex chairman della Bbc, è stato a lungo consigliere informale di Gordon Brown a Londra. In Australia Malcolm Turnbull, responsabile della banca nel Paese tra il 1997 e il 2001, ha preso la guida del partito d'opposizione Liberal Party. Alcune delle nomine di più alto profilo e successo, tuttavia, risalgono ormai al decennio scorso. Soprattutto, negli anni 90, quella di Robert Rubin, già vice-chairman di Goldman, a Segretario al Tesoro con Bill Clinton. E non un Segretario qualunque: Clinton lo ha paragonato al capostipite dei ministri americani, Alexander Hamilton. Una descrizione meritatagli dal successo nel contenere la crisi del debito che scosse le piazze finanziarie globali, dal Messico alla Russia. Anche lui però, è oggi nel mirino: è tuttora consigliere del presidente eletto Obama, ma agli onori della cronaca di recente è salito soprattuttoper i suoi anni ai vertici di un'altra istituzione scossa dalla crisi, Citigroup. Il ruolo di Goldman ben oltre la finanza è stato tale da attirare l'attenzione di pubblicazioni sia conservatrici che liberal. The American Spectator e il New York Times, in ottobre, sono usciti con articoli dai titoli quasi identici: «Goldman Sachs government» e «The guys from government Sachs ». Il Times ricorda come i molteplici passaggi di executive tra Goldman e il Governo abbiano sollevato dubbi di scarsa trasparenza e conflitti d'interesse. Con i critici più arrabbiati che guardano con sospetto anche a Geithner, il futuro ministro del Tesoro che pure vanta vent'anni di servizio pubblico e mai ha lavorato a Wall Street. I suoi legami con Goldman sono solo in-diretti: il presidente del board della Fed di New York è Stephen Friedman. E Geithner, nei suoi anni alla sede newyorchese della Banca centrale, ha arruolato in posizioni chiave executive di Goldman: William Dudley, ex economista della società, fu incaricato della sorveglianza delle transazioni sui titoli governativi. Gerald Corrigan, ex managing director, ha capitanato una task force per analizzare il rischio a Wall Street. Abbastanza per mantenere aperto il dibattito sui rapporti tra Wall Street, Goldman e la politica. SCARSA TRASPARENZA I molteplici passaggi dall'istituto ai Governi hanno spesso sollevato l'accusa di insuperabili conflitti d'interesse A Wall Street. Lloyd Blankfein (a destra), presidente e amministratore delegato di Goldman Sachs: dal 2006 ha sostituito l'attuale segretario del Tesoro Usa, Henry Paulson AP

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Padroni della vita (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI data: 2008-12-21 - pag: 10 autore: Padroni della vita Quanti padroni ha il corpo di Eluana Englaro? I credenti affermano che il padrone è Dio e che spetta a lui decidere quando deve morire. Però non è stata lasciata a Dio: per ben diciassette anni, qualche altro padrone umano, non divino, l'ha tenuto in vita forzatamente. La decisione dei giudici di Milano, dopo tanto tempo, sembrava aver posto termine alla indebita appropriazione, e ora ecco saltar fuori un nuovo padrone: il ministro Sacconi. Ma la legittima proprietaria non era Eluana? L'Eluana che pensava, parlava, cantava, rideva? Lettera firmata N on c'è solo l'accanimento tera-peutico. C'è anche l'accanimento dei garbugli causidici. Nella vicenda di questa giovane sfortunata, alla pena si mescola l'indecenza. Una volta, quando ancora rideva e scherzava, Eluana chiese a suo padre di non lasciarla vegetare, se mai le fosse capitato di trovarsi in quella condizione. I medici dicono che della Eluana di allora non è rimasto niente,salvo le fotografie che i giornali si ostinano a pubblicare. E un ammasso di cellule che seguitano nella loro vita meccanica. Lei non l'avrebbe voluta. Con pietoso rispetto: chesiafattalasuavolontà. • Le incertezze del Pd Sul Sole 24 Ore del 18 dicembre sono state analizzate le incertezze del Pd che non hanno portato a quel rinnovamento di uomini e idee da tutti auspicato, ma da pochi effettivamente voluto. Sullo stesso numero, in un altro articolo, viene descritto quel che accade in certi ambienti che sfiorano certe frange della politica e che molto spesso finiscono per affossarla tutta. Ieri Veltroni ha parlato di innovazioneo fallimento, ignorando che lo sforzo di aggregare forze diverse intornoa un vero progetto di rinnovamentoè già fallito perché non si è riuscitia dar voce a chi ha merito e talento ea smantellare il circuito perverso degli interessi di bottega. Il problemaè che la politica è fatta in massima parte da mediocri che mal sopportano coloro che si nutrono della forza del sapere e del lavoro. Si sa che i mediocri scelgono i mediocri ed è per questo che le energie migliori si disinteressano della politica e non partecipano alle scelte importanti del Paese. Salvatore Vitucci e-mail Economia globale Il 13 dicembre si è tenuto a Fukuoka, in Giappone, il primo summit fra Giappone, Cina e Corea del Sud per concordare una collaborazione su vasta scala. La crisi ha spinto i tre Paesi a mettere da parte le rivalitàe i punti di contrasto, stabilendo come prioritario l'obiettivo della crescita economica. è la prima volta che Giappone, Cina e Corea, divisi in passato da sanguinosi eventi storici, ammettono la necessità di collaborare e discutere un piano d'intervento per condividere lo sviluppo economico. Finora ciascuno aveva pensato di poter fare meglio da solo. Evidentemente in Asia la concezione di un'economia globale è penetrata più profondamente nel modo di pensare.Invece in Italia c'è ancora chi ragiona in termini di localismi, identità regionali e nazionalismi (Dio, patria e famiglia). Cristiano Martorella Consumi autarchici I pressanti richiami a consumare prodotti italiani riportano alla mente le sanzioni economichee l'autarchia.Fortunatamente, però, ora le cause non sono belliche... Bruno Mardegan Milano Auto o treno? Un biglietto Eurostar Venezia Roma per 4 persone, in seconda classe, costa 236 euro: per compiere lo stesso percorso in automobile si spende meno della metà, 60 euro per il carburante e 30 di pedaggio autostradale. Credo che queste cifre parlino più di tanti discorsi sulla necessità di abbandonare i mezzi privati per utilizzare i servizi pubblici di trasporto. Lettera firmata

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Principe del frumento (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: NATALE data: 2008-12-21 - pag: 30 autore: Visto dai cinesi Principe del frumento di Michela Catto C ome conciliare il Dio della Bibbia, unico e onnipotente, con le tante divinità della tradizione cinese? E la cronologia biblica con quella ben più lunga degli antichi Annali cinesi? Il «Signore dell'Alto» dei Classici cinesi era il residuo di una Rivelazione avvenuta nell'alta antichità cinese di cui si era progressivamente perso o cancellato il ricordo? La doppia natura di Cristo, la sua funzione di mediatore tra un eterno trascendente e la vita terrena transitoria era veramente estranea alla cultura cinese? Un gruppetto di gesuiti cercò di risolvere il problema in maniera originale con il duplice obbiettivo di avvicinare Cina e Europa sottolineando la continuità culturale tra i due continenti,all'indomani della prima grande condanna dell'evangelizzazione praticata dai gesuiti nel Celeste Impero, con la «Ex illa die» (1716). Joachim Bouvet, famoso per la sua corrispondenza con Leibniz, lavorò sui miti contenuti nei grandi libri della tradizione cinese utilizzando l'esegesi figurista, cercò nei segni cinesi i simboli delle profezie cristiane, interpretando la storia millenaria della Cina come storia del Cristianesimo. Nell'antica letteratura cinese, sosteneva Bouvet, bisognava trovare accanto al senso letterale comune altri significati (mistico, simbolico o geroglifico). Ecco allora che in questa prospettiva le figure ricche di virtù degli eroi e dei re delle antiche cronache non possono che rapportarsi al Re dei re e al Signore dei signori e dunque al Messia. Così venne interpretata la storia di Hou Ji, il principe Mil-let, raccontata dai Shi Jing. Funzionario imperiale, poi venerato come Dio della terra o dei cereali, Hou Ji è Gesù Cristo. La sua nascita ha del miracoloso: immacolatamente concepito dalla vergine Jiang Yuan, attraverso un sacrificio compiuto nell'equinozio di primavera, il giorno dell'arrivo dell'uccello mistico, della colomba e dunque dello Spirito Santo; nato come Gesù il giorno del solstizio d'inverno. Durante la sua infanzia è sottoposto a dure prove, con il tentativo ripetuto per ben tre volte dalla madre di abbandonarlo sul suolo, come il grano, a cui segue sempre un salvataggio miracoloso. Nutrito dalle mucche e dalle capre, come Gesù nella grotta di Betlemme, coperto e scaldato dalle ali degli uccelli, che nell'interpretazione diventano gli angeli, cresce di giorno in giorno in saggezza e virtù. Il ruolo agrario di Hou Ji, che nella tradizione cinese è colui che insegnò le conoscenze agricole istruendo alla coltivazione del grano, del miglio e del frumento, è interpretata come la predicazione evangelica: la terra o i campi nei quali Hou Ji impegnò tutta la sua vita a esercitare l'arte celeste di piantare e seminare non sono altro che i cuori degli uomini. In onore di Hou Ji fu istituito il sacrificio: per i suoi meriti Dio fece scendere sulla terra una speciale semente, il frumento degli eletti, ma anche la manna e dunque l'eucaristia. Questi semi, base del pane ma anche del vino cinese ottenuto dalla fermentazione dei cereali furono adoperati nel primo sacrificio. Da pioniere dell'agricoltura, Hou Ji diventa il seminatore del Vangelo, sempre sostenuto da Shang Di (lo Spirito Santo), e il fondatore della dinastia Zhou occidentale ( fine XI sec.-771 a.C.), simbolo della Chiesa universale. Evangelizzazione. Il gesuita Matteo Ricci fa opera di evangelizzazione in Cina (miniatura seicentesca) BRIDGEMAN/ALINARI

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Giro dell'Asia in ottanta scatti (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ASIAN DUB data: 2008-12-21 - pag: 39 autore: Giro dell'Asia in ottanta scatti Foto, video e opere di animazione firmate da artisti giapponesi, cinesi e coreani raccontano la realtà di un continente in trasformazione. Tra sogni e delusioni di Anna Detheridge A Modena si è inaugurata sabato scorso una mostra atipica. Intitolata ermeticamente e forse anche in maniera un po' riduttiva «Asian Dub Photography» (dal genere musicale di origine giamaicana dub, di mixage, vicino al reggae), l'esposizione allestita nellesale dell'ex Foro Boario raccoglie il primo nucleo di un investimento in arte contemporanea che porterà la Cassa di Risparmio di Modena a investire in un primo triennio circa un milione e mezzo di euro. Le oltre ottanta immagini in mostra che comprendono fotografie, video, filmati e opere d'animazione,tutte realizzate da artisti del sud est asiatico, in prevalenza da Cina, Giappone e Corea, noti e meno noti quali Ai Weiwei, Nobuyoshi Araki, Cao Fei, Naoya Hatakeyama, Kimsooja, Daido Moriyama, Yasumasa Morimura, Hiroshi Sugimoto, Tabaimo, Rirkrit Tiravanija, Wong Hoy Cheong e Yang Fudong rappresentano, infatti, soltanto un primo nucleo di acquisizioni da parte della Fondazione. Nell'arco di un triennio il curatore Filippo Maggia – che dal 1993 per diversi anni ha diretto il Festival Modena per la Fotografia – conta di realizzare una collezione che spazi in tutto il mondo attivando una campagna acquisti programmata con criteri geografici: il prossimo anno sarà dedicato a opere provenienti dall'Europa dell'Est,Medio Oriente e Africa, mentre il terzo anno chiuderà il ciclo con il giro dei due continenti americani e l'Europa occidentale. I lavori in mostra non sono propriamente fotografici nel senso stretto del termine, ma "utilizzano" la fotografia e il video con i criteri e la disinvoltura dell'artista, e per alcuni artisti in mostra quali il cinese Ai Weiwei oppure Rirkrit Tiravanija, l'immagine riprodotta non rappresenta nemmeno il veicolo principale del proprio lavoro. Se da un lato tale filosofia curatoriale permette di razziare liberamente tra gli artisti per i quali è oggi consueto esprimersi attraverso strumenti e veicoli diversi (Weiwei, per esempio, è sicuramente più noto per le sue installazioni e serie scultoree) dall'altro potrebbe perdere di incisività e di significato complessivo una collezione che fosse troppo orientata a raccogliere le opere riproducibili minori di artisti che in realtà fanno altro. Sarebbe altrettanto importante, viceversa, non trascurare il pensiero fotografico di quegli artisti, (e sono molti), che provengono realmente dalla fotografia anche perché la vocazione narrativa dell'immagine fotografica può raccontare tanto di Paesi che è difficile conoscere per noi europei se non attraverso la veste turistica e propagandistica difficile da sfuggire per il visitatore occasionale. Tra i ventun artisti in mostra alcuni sono stranoti in Europa come il giapponese Nobuyoshi Araki, conosciuto soprattutto per le sue immagini estreme di bondage, presente in mostra con un ciclo di opere intitolato Flowers dedicato a dalie, camelie e orchidee che costituiscono delle vere e proprie vanitas ancora più inquietanti, in quanto summum squisito e precario, equilibrio tra bellezza, eros e morte. Le immagini della serie My Future is Not a Dream del cinese Cao Fei rappresentano tutt'altro approccio, e tracciano un ritratto della Cina contemporanea o meglio del suo backstage, realizzato nello stabilimento della Osram China Lighting di Guangzhou dopo un lungo soggiorno sul posto. Nelle fotografie delle persone c'è sempre qualcosa di demenziale e di sovversivo, nonostante la forzata omologazione dei comportamenti. La collezione comprende anche il lavoro fotografico di un artista quale Daido Moriyama, nato e cresciuto nell'ambiente di fotografi professionisti giapponesi come Eikoh Hosoe e Shomei Tomatsu, nel quale si percepisce sia la contaminazione tra occidente e oriente, sia i primi scambi espliciti tra il mondo fotografico e quello artistico nella citazione di opere quali Accident e le bottiglie di Coca Cola di Andy Warhol, oltre a una diversa modalità occidentale di riprendere un tema classico della cultura giapponese, quali i fiori di ciliegio. Altro classico giapponese dalle opere ormai introvabili è Hiroshi Sugimoto di cui viene presentata una serie poco nota, Dioramas realizzata nei musei di scienze naturali, finzioni fatte di animali impagliati e fondali dipinti, che per quanto false, in fotografia, appaiono vere, realizzando una sorta di fantascienza sulle origini dell'uomo. Il film d'animazione Dream Diary del giapponese Tabaimo, celebre per l'opera prima Japanese Kitchen è un'installazione che piazzata in alto all'entrata della mostra introduce a un susseguirsi di archetipi e stereotipi culturali, frammenti di visioni che sotto la veste infantile della grafica d'animazione rivela una crudezza e un'ironia sferzante. Principio guida nella ricerca delle opere in mostra è stato un rigore particolare nell'acquisto diretto dall'artista, dai suoi famigliari o dalla galleria "madre" che sostiene il suo lavoro, una garanzia di autenticità che nell'area delle immagini riproducibili ha un'importanza fondamentale. Il collezionismo nel campo della fotografia e dei video, tutte forme d'arte facilmente riproducibili, ha garanzie e valori che riposano sostanzialmente sulla fiducia che in un mercato emergente e nella generale deregulation globale potrà porre dei problemi a chi acquista ovunque e dovunque. Inoltre, la crescita esponenziale di biennali e fiere potrà avere un effetto miracoloso di moltiplicazione di pani e pesci, soprattutto per quanto riguarda artisti in forte ascesa acquistati lontano da casa. L'ambizione di coprire la produzione artistica del mondo intero nel campo delle immagini riproducibili è almeno per questo Paese un'aspirazione inedita. Ma il collezionismo fotografico a Modena non nasce oggi e la sensibilità coltivata diventa facilmente una tradizione. Cominciata oltre trent'anni fa con alcune mostre storiche dedicate a Luigi Ghirri, Franco Vimercati e Mario Cresci, il "vizio" del collezionismo è continuato negli anni Ottanta con alcune significative acquisizioni quali la immensa collezione fotografica di Giuseppe Panini conservata ed esposta nel foto museo omonimo.L'appuntamento annuale di Modena con la fotografia ha consolidato e promosso – presso un pubblico allargato ben oltre i confini della città – la vocazione che oggi prosegue con una prospettiva globalizzata e che si sostituisce a un collezionismo pubblico in Italia di questi tempi penosamente assente. 1 «Asian Dub Photography», a cura di Filippo Maggia e Francesca Lazzarini, Foro Boario, Modena fino all'1 marzo 2009, catalogo Skira. I fiori di Nobuyoshi Araki, il futuro secondo Cao Fei, le origini dell'uomo raccontate da Sugimoto, l'ironia di Tabaimo Disagio giovanile. Cao Fei, «My Future is not a Dream», 2006

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Scene dal Far East (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ASIAN DUB data: 2008-12-21 - pag: 41 autore: Scene dal Far East di Luigi Paini e "ombre elettriche", alla fine, ci hanno conquistati. Ma quando è scattato il cambio di prospettiva? Quando ci siamo accorti che i film in arrivo dall'Estremo Oriente ("ombre elettriche", appunto, come vengono chiamati in Cina) avevano una forza d'attrazione moltiplicata dalla scoperta di un universo fino a quel momento sconosciuto? L'ampia rassegna «Far East», alla sala Truffaut di Modena dal 6 gennaio al 13 marzo, dimostra una volta di più quanto ormai sia vasto l'interesse per quelle cinematografie. Certo, nei festival qualcosa si era sempre visto. E Akira Kurosawa era più di un fenomeno d'élite: I sette samurai, ma anche Trono di sangue e Rashomon erano già conosciuti dal grande pubblico. Ma la conoscenza si arrestava al Giappone: grandi maestri (oltre a Kurosawa, il sommo Kenji Mizoguchi), nuovi autori come Nagisha Oshima. Per le masse c'erano le pellicole di kung fu di Hong Kong, utilizzate come ultima spiaggia nelle sale di seconda e terza visione, oppure i "cartoni animati" made in Japan. Era solo la schiuma di una grande onda. Proprio l'Italia, con il «Far East Film Festival» di Udine, ospita da anni la più importante rassegna di pellicole prodotte in quei Paesi. Mondi lontani, sempre più vicini. La rassegna di Modena, curata da Alberto Morsiani, ripercorre da una parte strade già frequentate, ma non manca d'inoltrarsi su sentieri sconosciuti. Due "tronconi" della manifestazione vanno " sul sicuro": la retrospettiva completa dei film di Zhang Yimou e il meglio dell'animazione giapponese («Anime»). Di Zhang ricordiamo la folgorazione dei primi film: Sorgo rosso, dell'87, con i suoi giochi cromatici esasperati, e Lanterne rosse, che ne decretò il successo anche al botteghino. Quella Cina del passato, così elegante e crudele, accese la nostra fantasia: merito anche di un'interprete eccezionale, quella Gong Li destinata a una carriera di grande star.Un'occasione per rivedere mega produzioni (come il recente La città proibita) e opere più di sperimentazione, come il realistico e duro Qiu Ju. «Anime» è invece il trionfo dei "cartoni" giapponesi: spesso ispirati ad antichi miti e leggende, continuano a riscuotere un successo eccezionale in patria, mentre a livello mondiale si sono creati una foltissima schiera di fan. La rassegna propone alcuni dei migliori esempi del genere, a partire dalle opere più celebrate del geniale Hayao Miyazaki: fra gli altri Lupin IIIIl castello di Cagliostro (1979) e il più recente Princess Mononoke (2005). Qualche sorpresa potrebbe venire da quell'universo cupo e sconosciuto che risponde al nome di Corea del Nord. Il Paese dà di tanto in tanto qualche segnale di vita (cinematografica) nei vari festival mondiali. è necessario dunque dotarsi della curiosità dell'esploratore, e andare a spulciare tra i titoli proposti. Come ad esempio A schoolgirl's day del 2006, selezionato al festival di Cannes, e dedicato all'edificante storia di un studentessa che decide di consacrare la sua vita alla ricerca... Infine, ritorno a Tokyo e dintorni per «GialloGiappone», panoramica di racconti di mistero e crimine in cui gli autori nipponici da sempre eccellono. Dieci i film, dagli anni 60 ai nostri giorni: il primo regista omaggiato è Sijun Suzuki, di cui si (ri)vedrà Vita di un tatuato, del 1965, sul mondo tenebroso della yakuza. In questo ambito non possono naturalmente mancare Takeshi Kitano, il più conosciuto dal pubblico occidentale (in programma Kids return, del '96),e il grande e rimpianto Shohei Imamura, autore nel 1979 del formidabile La vendetta è mia. Dal 6 gennaio al 15 marzo è in programma il festival cinematografico dedicato alla recente produzione del continente asiatico Sulla slitta. Una scena di «La storia di Qiu Ju» (1992) di Zhang Yimou, con Gong Li, Lei Lao Sheng e Liu Pei Qi

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E a Parigi trionfa Yao Lu (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ASIAN DUB data: 2008-12-21 - pag: 40 autore: Emergenti E a Parigi trionfa Yao Lu di Leonardo Martinelli L a prima impressione è quella di un paesaggio bucolico. Romantico, etereo. Con la bruma che avvolge i fianchi dei rilievi, rimando ulteriore a una certa iconografia pittorica cinese. Ma aguzzando lo sguardo emerge la squallida realtà: solo cumuli di detriti, provenienti dall'ennesima distruzione, forse una collina rasa al suolo. O un villaggio travolto dalle ruspe. No, non si tratta di un dipinto, ma di una foto di Yao Lu, classe 1967, che a metà novembre ha vinto il premio Bmw 2008 per la fotografia contemporanea alla rassegna Paris Photo, un riferimento mondiale nel settore. Yao Lu, già conosciuto in patria, aveva però esposto rare volte al di fuori della Cina fino a questo momento. è stato presentato dalla 798 Photo Gallery di Pechino. Nella capitale cinese insegna fotografia all'Accademia centrale delle Belle arti. «Non abbiamo avuto dubbi – sottolinea Marta Gili, direttrice del Jeu de Paume, museo parigino specializzato nella fotografia, che faceva parte della commissione del premio &ndash;. Lo abbiamo assegnato all'unanimità. Ci è piaciuto il ricorso a un'estetica tipica della pittura cinese del Settecento e Ottocento per alludere a tematiche ecologiche globali». L'immagine, frutto di abili manipolazioni digitali, fa parte di una serie di foto sullo stesso registro. «La foschia, in realtà, è lo smog di Pechino, quello che non hanno visto atleti e turisti al momento delle Olimpiadi, quando le industrie della città hanno smesso di lavorare per rendere l'aria più pulita – sottolinea Guillaume Piens, direttore artistico di Paris Photo –. Il verde dei rilievi montagnosi è quello caratteristico delle reti che in Cina si utilizzano per contenere mucchi di rifiuti. Eravamo abituati ai giochi di certi pittori cinesi con l'estetica fotografica del socialismo reale, dalle venature chiaramente pop: dipinti che sembravano istantanee. Qui il percorso è inverso». In realtà è una strada già battuta e una tradizione consolidata nel Paese asiatico. Si ispira al lavoro di Lang Jingshan, uno dei padri della fotografia d'arte contemporanea " made in China", morto alla veneranda età di 103 anni nel 1995. «Cominciò fra gli anni Trenta e Quaranta a riprodurre le pitture a inchiostro mediante foto in bianco e nero. Iniziò addirittura a inserire nella sua opera brani calligrafici e sigilli, come facevano gli artisti tradizionali. La sua opera è stata progressivamente riscoperta dopo la rivoluzione culturale. E ancora di più nell'era del digitale, che permette elaborazioni sull'immagine sempre più sofisticate », osserva Jean Loh, direttore della galleria Beaugeste a Shanghai. Al pari di Yao Lu, esiste in Cina tutta una generazione di fotografi che si richiama a Lang Jingshan. Hong Lei, ad esempio, che nelle sue opere si riferisce a capolavori specifici della pittura del suo Paese. Oppure Yang Yongliang, esperto di calligrafia, che ricostruisce falsi trompe-l'oeil mediante istantanee ricomposte e utilizzando terreni industriali e gru all'azione, ripetuti all'infinito. Altra star nascente di questo tipo di fotografia è il giovane (nato nel 1972) Maleonn, di Shanghai, ex creativo di un'agenzia di pubblicità, ma pure lui, come quasi tutti i suoi "colleghi", con solidi studi di belle arti alle spalle. Maleonn ha un passato personale che si ripercuote sulla sua opera: figlio del direttore dell'Opera di Shanghai e di un'attrice cinematografica. La famiglia venne spedita nella provincia profonda per essere rieducata ai tempi della rivoluzione culturale. Suggestioni teatrali e cinematografiche sono una costante nelle immagini di Maleonn, come una più o meno velata critica sociale e politica. E qui ritorniamo alla foto di Yao Lu, che è un sostanziale attacco alle scarse sensibilità ambientali della Cina contemporanea. è un elemento che ha sorpreso non poco la giuria di Paris Photo, vista la censura che si immagina da parte del regime comunista. Jean Loh, comunque, mette in guardia contro vari artisti, meno seri di Yao Lu e degli altri "nomi" famosi della novelle vague della fotografia d'autore cinese. I quali sia su questi supposti messaggi impegnati che sui rimandi alla tradizione pittorica del loro Paese un poco ci "marciano". «Conoscono perfettamente il gusto dei collezionisti occidentali – sottolinea il gallerista di Shanghai – e così si divertono a fare della provocazione, vedi un paio di glutei umani che sembrano le montagne dei paesaggi di alcuni dipinti classici cinesi. Oppure giocano sulla pseudo critica sociale, rivolta soprattutto all'urbanizzazione eccessiva. Dico "pseudo" perché, se si indaga un po', si scopre che sanno ben poco di quello che succede in Cina. Non utilizzano foto scattate davvero sul campo, ma riprese da Internet. E ritoccate con il photoshop». Artisti dei "new media". E fotografi? Fino a un certo punto. Nell'ambito di Paris Photo, il giovane ha vinto il premio Bmw per la fotografia contemporanea, assegnatogli dalla giuria all'unanimità Premiato. Un'opera del fotografo cinese Yao Lu

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Quanto vale il Timoniere (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ASIAN DUB data: 2008-12-21 - pag: 41 autore: Quanto vale il Timoniere Le gallerie pullulano di ritratti di Mao e di parate delle Guardie Rosse, opere che possono sembrare a prima vista di critica politica ma che hanno un valore puramente commerciale. Pochi artisti cinesi esprimono un aperto dissenso nei confronti del regime di Ilaria Maria Sala Film in rassegna L R itratti di Mao in mille guise, Guardie Rosse ed echi di realismo socialista: a prima vista, si direbbe che tanta della nuova arte cinese sia politica. Secondo tutti gli addetti ai lavori, però, è solo un'impressione: «I ritratti di Mao non sono dichiarazioni di irriverenza né verso di lui, né verso la politica », dice Sami Wafa, direttore di una delle prime gallerie d'arte internazionali ad aver aperto in Cina, la ArtScene Warehouse. «Molti stranieri che acquistano questo tipo di arte lo fanno pensando che abbia un significato politico, ma si sbagliano. Quasi tutti quelli che operano in Cina, galleristi e artisti,sanno che è un'arte del tutto commerciale », dice, senza mezzi termini, specificando anche che molti artisti cinesi oggi sono «forse fra i più ricchi al mondo, e capitalisti all'estremo»,aggiungendo che questo stato di cose non riguarda solo gli artisti, ma il Paese intero. La bolla finanziaria e speculativa che ha investito ogni settore, dall'immobiliare all'arte, sta forse scoppiando anche in Cina, ma nel frattempo centinaia di milionidi persone vivono nell'ebbrezza economica apportata dagli ultimi trent'anni di riforme. «Qui molti artisti – aggiunge Sami Wafa con una battuta – sono più interessati all'immagine di Mao che si trova sulle banconote cinesi che non al vero Mao!». Alexandra Seno, critica d'arte e coordinatrice per la rivista culturale «Muse», di Hong Kong, puntualizza: «Guardando alla produzione della generazione nata negli anni 60 e 70 si deve cercare di capire che significato hanno queste immagini politiche all'interno della società in cui sono create: spesso, non significano assolutamente nulla, ma piacciono agli stranieri, vendono molto bene nelle aste internazionali, e sono prodotte in modo massiccio per i benefici economici e di fama che apportano. Ma è una produzione quasi interamente venduta all'estero, sconnessa in modo estremo e severo dalla tradizione da cui proviene. Un vero problema per un mercato dell'arte emergente che cerca di stabilire un'identità e dei valori». Non dimentichiamo che questa produzione artistica è stata caratterizzata dal fatto che, per tutti gli 80 e i 90, gli spazi espositivi erano pochi, e si concentravano nelle ambasciate straniere o a casa di alcuni estimatori internazionali; diplomatici, in particolare, alla ricerca di "talenti locali". La famosa mostra del 1989 «No U-Turn»,forse l'ultima a sfondo Gli scrittori sono più attivi nella battaglia per i diritti civili, come dimostra la «Carta 08», firmata da 303 intellettuali, tra cui il saggista Liu Xiaobo davvero politico, venne chiusa il giorno dell'inaugurazione, e l'arte contemporanea venne spazzata nei locali riservati a stranieri dai carriarmati che sgomberarono Piazza Tiananmen. Da allora, per artisti e musicisti la politica è evi-tata, e l'euforia del successo commerciale è alla guida. Una guida ebbra, dunque. Secondo Seno, la produzione «dei ragazzini» (quelli sotto ai trent'anni) invece mostra tendenze molto diverse, a suo giudizio «emozionanti»: un ritorno alla tradizione cinese e grande attenzione all'abilità manuale,tecnica,anche grazie alfatto che«l'insegnamento nelle Accademie di belle arti cinesi è rigoroso, e chi esce da lì ha capacità tecniche fra le migliori al mondo. Il loro lavoro, che si è visto all'ultima edizione di "Chinese Art Prize"per artisti emergenti ( www.ChineseArtPrize.com) è parte della società contemporanea, e recupera tecniche tradizionali reinventandole in chiave moderna. Lavori molto, molto interessanti». Ma anche in questo caso, per quanto vi siano riferimenti all'attualità cinese, con lavori che citano le Olimpiadi,l'avventura cinese nello spazio,o tematiche più legate al sociale – spaziando dall'aborto al boom del turismo –non si può certo parlare di un'arte politica. Anche perché, secondo Sami Wafa, «le persone in Cina, in particolare la classe media, sono piuttosto soddisfatte del governo: dopotutto, ha consegnato loro trent'anni di crescita economica». Trattandosi però, non di meno, di un governo autoritario e di un sistema a partito unico, intollerante nei confronti del dissenso, e dove le libertà di espressione e di stampa sono severamente limi-tate, la domanda è inevitabile: esiste un'arte dissidente in Cina, o tutti gli artisti sono stati cooptati dal benessere materiale? La risposta, al momento, è... sì, con pochissime eccezioni: Ai Wei Wei, uno dei nomi più significativi del momento, è fra i pochi artisti che esprimono in modo diretto il loro disprezzo per molte politiche governative. Huang Rui, fondatore del villaggio d'artisti 798, conta su una fama sufficientemente solida da consentirgli maggior spazio di espressione. Gli altri, nomi significativi come Gao Xinjiang ( premio Nobel dellaletteratura, ma anche pittore di splendidi inchiostri) o Ma Dejian, per citarne solo due, sono in esilio. La dissidenza è da cercarsi in luoghi meno accessibili agli investitori esteri a caccia della nuova moda artistica cinese: fra gli scrittori. Come dimo-strato per altro dalla recente Carta 08, ispirata alla Carta 77 compilata da dissidenti cecoslovacchi nel 1977, e che offre un chiaro programma per la democratizzazione del Paese e la protezione dei diritti umani. Firmata inizialmente da 303 persone, di cui solo pochi artisti (spicca di nuovo Ai Wei Wei), è stata promossa da scrittori e intellettuali. Fra questi, il saggista e critico Liu Xiaobo, prelevatoda casa sua dalla polizia il giorno della pubblicazione della Carta 08, e ancora detenuto. WEBPHOTO Sensualità. Il fotografo giapponese Nobuyoshi Araki esplora i confini tra bellezza e decadimento, vita e morte. Nella foto la serie «Flowers» Donne. Miwa Yanagi, «Kagome Kagome» 1998, video. Figure femminili graziose e indistinguibili nelle loro uniformi asettiche pongono in luce il problema dell'omologazione e della relegazione delle donne in ruoli predefiniti Primordiale. Hiroshi Sugimoto, «Gorilla» (1994), dalla serie «Dioramas», stampa alla gelatina d'argento Illusione. «Untitled (under the flyover 1)» di Rirkrit Tiravanija. Artista di origini thailandesi, riflette sul senso di alienazione che il progresso tecnologico ha portato con sè, tradendo le promesse di una vita migliore

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A Pechino scoppia la bolla (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ASIAN DUB data: 2008-12-21 - pag: 39 autore: Il mercato A Pechino scoppia la bolla di Marilena Pirrelli «D opo la tulipomania dell'arte cinese, come in Olanda nel XVII secolo, la crisi finanziaria si fa sentire anche qui» è inclemente con la bolla del contemporaneo Davide Quadrio, direttore e fondatore del centro d'arte non profit BizArt, e creatore di Arthub, operativo tra Shanghai, Hong Kong e Bangkok. «Le superstar cinesi che hanno intascato e fatto intascare milioni a gallerie cominciano a dubitare del futuro prossimo. In poco più di tre mesi, il mercato dell'arte in Cina è sceso al punto che gallerie "trendy" e senza storia stanno per chiudere o riducono attività e investimenti». «Alla "798" corrono voci che alcune piccole gallerie stiano chiudendo, altre invece si stanno spostando in altri distretti dove l'affitto è meno caro, quelle più stabili rimangono » ci scrive dall'avamposto di Pechino, Federica Beltrame della Galleria Continua di San Gimignano. «La corsa ai musei privati si è arrestata e i risultati delle aste di Pechino e Hong Kong non sono per niente positivi». Christie's e Sotheby's dagli oltre 120 milioni di dollari battuti nella primavera 2007, ai 173 dell'autunno 2007 fino al picco dei 198 della primavera di quest'anno, tra settembre e dicembre hanno registrato tassi d'invenduto dal 35% al 43%. L'effetto speculazione ha messo al palo molte stelle: Fanzhi Zeng da 8,6 milioni di dollari nel 2007 questo novembre non ha trovato compratori per il suo ««From the Masses, to the Masses» (1993); Zhang Xiaogang da oltre 6 milioni ad aprile è sceso a 3,4 a novembre, inanellando una serie d'invenduti o aggiudicati intorno ai 500mila $. Negli ultimi anni in Cina – balzata nel 2007 al terzo posto per volumi d'asta dopo Uk e Usa – sono aumentati gli investitori e gli art dealers, ora la bolla è scoppiata: la portata dei guadagni di ieri si traduce in altissimi rischi d'illiquidità. «L'arte esoticamente cinese è diventata un prodotto di lusso: il mercato ha fatto sì che le opere di artisti come Yue Minjun,Zhang Xiaogang,dall'estetica semplice e in alcuni casi anche raffinatamente ruffiana in altri semplicemente pacchiana e semplicistica, hanno cambiato stato da oggetti artistici a oggetti alla moda» afferma Quadrio. «è proprio il "valore" del collezionare che deve essere insegnato ai cinesi » rincara Guido Mologni, direttore di Boulow Contemporary & Fine Art, servizio di art advisory appena nato a Shanghai. «Molte spesso qui il valore economico prevale su tutto poiché le persone non possiedono ancora capacità analitica e passione per apprezzare un'opera d'arte. Dopo l'azzeramento in passato della cultura in Cina il gusto del collezionare è sparito, così oggi ci troviamo spesso di fronte collezionisti neofiti che hanno difficoltà nel comprendere movimenti come quello concettuale o minimalista e trovano maggior facilità nell'arte figurativa e pop. Non mancano però persone lungimiranti come la collezionista Jin Yu Xi, personalità del mondo della cosmetica, che offre forte supporto all'arte contemporanea » racconta l'art advisor. Solo chi ha fatto un lavoro serio e attentonegli anni sopravvive all'onda della crisi. «La Galleria Continua continua a ricevere richieste dai collezionisti occidentali delle opere di Chen Zhen, delle enormi installazioni di Gu Dexin e Huang Yonpin, dei video di Kan Xuan, delle sculture e installazioni di Liu Jianhua, dei dipinti di Zheng Guogu, delle fotografie di Zhuan Hui e delle sculture di Ai Weiwei e per l'Indiac'è un fondato interesse per Anish Kapoor e Subodh Gupta » conclude Beltrame. «Parlando con artisti middle-career quali Tang Maohong o già affermati con Meng Huang – prosegue Quadrio –emerge oggi una situazione che, sebbene non priva di qualche ansia, elimina tutta una serie di facili speculatori e mezzi-artisti per lasciare agli artisti "seri" tempo e spazio per crescere» conclude il curatore, tra i pochi a parlare schietto. E se la bolla fosse colpa anche di una critica troppo compiacente, disabituata alle scomode stroncature? Certo i veri collezionisti sanno dove trovare l'"oro dell'arte", anticipando spesso i trend alla moda. A Pechino il quarantenne cinese Guan Yi (in collezione Huang Yong Ping e Wang Guangyi), industriale chimico e manufatturiero, è convinto che la globalizzazione e il boom economico hanno creato 100-150 superstar, ma sa bene che i libri di storia dell'arte scremeranno il numero. Se l'arte cinese soffre non è da meno l'arte contemporanea indiana, altamente speculata anche dalla forza dei fondi d'investimento in arte indiana come quelli lanciati dall'eclettico collezionista Neville Tuli, proprietario della casa d'asta Osian Foundation e dell'Osian's, Connoisseurs of Art Private Limited. Artisti come Subodh Gupta nelle ultime aste di New York e Hong Kong hanno avuto difficoltà a trovare offerte: l'ArtTactic Indian Art Market Indicator da maggio a ottobre ha perso il 71%. Tuttavia i grandi collezionisti come Anupam Poddar (classe 1974, industriale della carta e del turismo) che colleziona dal 2000 i suoi contemporanei (Bharti Kher e Subodh Gupta e poi Mithu Sen, Anita Dube, Sudarshan Shetty e A. Balasubramanium) non si è perso d'animo:nonostante la crisi ad agosto ha inaugurato la Devi Art Foundation, spazio non profit nella periferia sud di Dheli. Dal 12 dicembre fino al 3 maggio espone «Where in the world», seconda mostra che esamina l'impatto della globalizzazione e liberalizzazione economica sull'arte contemporanea indiana. Se le quotazioni di artisti cinesi e indiani calano, il sud est asiatico impazza, in maniera meno teatrale ma le ultime aste hanno visto salire i prezzi progressivamente dell'arte vietnamita e indonesiana. «Su un altro binario si muove il resto del collezionismo asiatico, concentrato a Hong Kong, Taiwan, Singapore o Korea del Sud, con alle spalle una maggiore tradizione e maggiore internazionalizzazione » conferma Mologni. «La sensazione – conclude Quadrio –, parlando con galleristi, artisti e alcuni collezionisti del sud est asiatico è che la recessione si fa sentire, ma in ogni caso il Pil è sempre elevato rispetto all'Europa (5-8%)a seconda deiPaesi.è la Thailandia il nuovo centro d'arte e i collezionisti seguiranno a poco a poco». Ha invece avuto fiuto il collezionista 69enne indonesiano Oei Hong Djien (industriale del tabacco), che a Magelang ha pianificato il suo terzo museo per artisti del calibro di Affandi, Hendra Gunawan, Sudjojono, Yunizar e Nyomen Masriadi. La crisi finanziaria morde anche in Cina, dopo la corsa sfrenata al contemporaneo, molte gallerie chiudono. è la Thailandia il nuovo centro Ciliegi. Risaku Suzuki, «Sakura», 2003

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Smarriti in paradiso (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ASIAN DUB data: 2008-12-21 - pag: 40 autore: Una nazione all'insegna delle contraddizioni: le esposizioni d'arte si moltiplicano ma scarseggiano i veri talenti. Tra questi Ali Weiwei (classe 1957), provocatore che distrugge vasi neolitici e sbeffeggia il potere e Yang Fudong (1971), con opere che rievocano il paesaggismo tradizionale facendo emergere il senso di impotenza Smarriti in paradiso Uno sguardo sulla Cina N elle prime settimane di settembre hanno avuto luogo nel Sud-est asiatico ben undici manifestazioni internazionali di arte contemporanea, dalla Korea (Gwangju e Busan) al Giappone (Yokohama) a Hong Kong, alla Cina (una fiera e due biennali a Shanghai), una Triennale a Guangdong, la Biennale di Singapore, e di Taipei. Ognuna di queste manifestazioni ha un suo carattere, vi sono poche sovrapposizioni, a conferma della vivacità dell'arte in quest'area del mondo. Nelle parole di Okwui Enwezor, critico e curatore di origine nigeriano, il mondo non è più occidentalizzato, ma globalizzato, e questi primi anni del terzo millennio sembrano voler celebrare l'alba di un nuovo secolo asiatico. Esiste, infatti, un mercato dell'arte contemporanea sempre più importante che non passa necessariamente dall'occidente. Gli acquirenti sono le nuove elites internazionali che s'incontrano in varie parti del mondo, giocando un ruolo sempre più determinante, dalla Russia, alla Cina, ad Abu Dhabi. L'arte contemporanea è decentrata, appartiene a molti luoghi. In Cina, il Paese di maggior dinamismo al mondo, le vicende degli artisti più affermati sono lo specchio di un macrocosmo dove tutto avviene simultaneamente e dove ogni trasformazione ha delle ricadute fortissime, ma misteriose per la vita degli individui. Nella rete di relazioni che si stanno freneticamente realizzando nelle grandi capitali dell'Est, la pressione per soddisfare i nuovi appetiti per gli status symbol del recente successo è sempre più forte, e la realtà conseguente degli artisti è quella di trovarsi dal 2001 in poi (anno in cui la Cina accede al Wto) al centro di un vortice produttivo che fagocita e confonde. Non solo, ma il numero degli artisti praticanti non è così grande, mentre la rosa di quelli realmente interessanti è ancora più ridotta. Questo porta inevitabilmente a un incremento esponenziale della richiesta di lavori di un ristretto gruppo di artisti. Non a caso per molti di questi artisti, comprendere il senso della propria modernità è il punto di partenza per ogni riflessione. Tra gli artisti più noti, non soltanto sul palcoscenico internazionale, ma anche in patria, è Ai Weiwei. Nato nel 1957, figlio di un intellettuale importante, cresciuto in esilio, Ai Weiwei ha una formazione internazionale e la capacità di un dadaista nell'elaborare vere e proprie beffe nei confronti del potere gestite con spavalda cautela. Tra le provocazioni più note che farebbero inorridire gli storici dell'arte in occidente, sono le sue attività distruttive nei confronti del patrimonio antico, nella fattispecie antichi vasi neolitici oppure della dinastia Han, che dipinge, sbianca, copre di marchi commerciali e poi getta per terra spaccandoli in mille pezzi. Agent provocateur e contestatore, Ai Weiwei ha avuto tuttavia un ruolo fondamentale nella realizzazione dello stadio olimpico a forma di nido d'uccello per i Giochi del 2008, curando la mediazione con gli ingegneri Ove Arup per conto del committente cinese. Attento manager di se stesso, in grado di captare il sentimento e gli umori del momento, nell'anno 2000 ha curato una mostra seminale intitolata Fuck Off una «off Biennale di Shanghai » in opposizione con quella ufficiale troppo compromessa con curatori occidentali, all'insegna della non cooperazione e della volontà di far emergere in tutte le loro contraddizioni ed energia vitale, un mondo in ebollizione dove per un momento tutto e tutti hanno avuto un momento di visibilità. Tra le più imponenti realizzazioni di questo energumeno dell'arte è la sua rielaborazione del Monumento alla III Internazionale di Tatlin in veste di fontana illuminata, meraviglioso ed irriverente candelabro intitolato Working Progress, ironico omaggio alla tarda modernità. Tutt'altra storia quella di Yang Fudong appartenente a un'altra generazione, nato nel 1971, oggi avviato a diventare uno dei più grandi artisti contemporanei cinesi. Nato a Beijing, Yang decide di studiare a Guangdong (ex Canton) dove sceglie di esplorare la diversità con un voto di silenzio mantenuto per tre mesi nonostante la disapprovazione dei suoi docenti. Il suo primo lavoro importante del 1997 Estranged Paradise è una storia eterea dove il senso della perdita e dell'impotenza pervade l'atmosfera che attornia una giovane coppia, trasformando il senso e il significato della vita per chi non partecipa nella nuova società e i suoi ritmi. Nel filmato in bianco e nero dove il dialogo è minimo e le emozioni sono veicolate attraverso un silenzio languido o un vapore che oscura, metafora di disperazione, il linguaggio poetico ha i suoi riferimenti nel linguaggio del paesaggismo cinese, un genere millenario. I riferimenti suggeriti in maniera sottile in questo come in altri suoi filmati rievocano i luoghi della natura, il paesaggio come specchio della società e delle sue aspirazioni. Tra gli artisti più giovani (nata nel 1978) già celebre alla fine degli anni Novanta, è Cao Fei esponente di una società ibrida, prodotto di una nuova era industriale e consumistica. Il suo lavoro che privilegia la fotografia e il video riflette soprattutto una cultura ineggiante alla gioventù di cui COSplayers (2004) rappresenta il rifugio in un mondo di fantasie, volutamente naif, adolescenziali, e il distacco generazionale da genitori impreparati e incapaci di mediare la nuova estranea realtà. Un lavoro come Whose utopia? What are you doing here? del 2006 invece indaga da vicino il mondo reale, gli operai della fabbrica, i volti e la vita di lavoratori che fino al giorno prima erano braccianti, oggi il motore di uno sviluppo che Mao avrebbe sognato. Anna Detheridge Cao Fei mostra le difficoltà dei suoi giovani coetanei a trovare uno spazio nella società in continua trasformazione L'uomo e l'ambiente. Qui sopra ,«Location 11» di Yeondoo Jung, (2006). In alto a destra, un'opera di Yang Fudong, «The Half Hitching Post», 2005 che mostra l'impervio cammino di due coppie di giovani che attraversano una montagna nel Nord della Cina alla ricerca di un luogo in cui vivere. Qui accanto, un particolare scontornato di «Geisha» (2002) di Miwa Yanagi

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