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T ARTICOLI DEL 17-21 gennaio 2009 #TOP
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Articoli
Cina (39)
le previsioni di bankitalia non sono astrologia -
(segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La"
del 17-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Il mantenimento di un ritmo elevato di crescita in Cina e in altre economie emergenti, con la sostituzione dei consumi interni alle esportazioni, offrirebbe il sostegno migliore all´economia mondiale e un contributo decisivo alla riduzione dei suoi squilibri.
"che
emozione avere in casa borel e tutti i miei eroi" - guido andruetto
( da "Repubblica,
La" del 17-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: 42 aveva dieci anni ed era il figlio di "Cin" Bonardi, il padrone di casa che accolse nella sua "Villa Sorano" i calciatori - Mio padre aveva aperto loro la dimora di campagna e lì vivevano come in una comunità. C´erano tutti i miei eroi: Foni, Borel, Parola, Vittorio Sentimenti, il mitico portiere Perucchetti, che poi sposò una ragazza di Alba,
in
viaggio con faravelli e i suoi carnet d'egitto - gian luca favetto
( da "Repubblica,
La" del 17-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: è accaduto negli anni passati con il Mali e la Cina, e poi con l´India, dove è andato per vedere l´elefante, come recita il sottotitolo di quel volume. Ora ha messo nel suo carnet l´Egitto, la traversata da Sud a Nord, da Abu Simbel ad Assuan, fino a vedere Il Cairo e poi raggiungere Alessandria.
chinatown,
in 41 a processo - davide carlucci
( da "Repubblica,
La" del 17-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: con tanto di bandiere rossa della Cina brandite in segno di sfida. Il giudice dell´udienza preliminare Vincenzo Tutinelli ha rinviato a giudizio tutti i quaranta "insorti" per una sfilza di reati: dalla radunata sediziosa all´interruzione di pubblico servizio, dalla resistenza e violenza a pubblico ufficiale alle lesioni volontarie, al danneggiamento.
meno
compratori a pitti uomo "ma il crollo non c'è stato"
( da "Repubblica,
La" del 17-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Gran Bretagna, Grecia, Giappone, Russia, Spagna, Usa e Turchia. Quando si dice di mercati che cambiano. E rapidissimamente perché sembra ieri che si diceva non ci sono più gli americani ma ci sono i russi e i cinesi. A fine fiera, resta l´impressione di una manifestazione che, visti i tempi, si è concentrata sull´ottima qualità,
col
festival del cinema bari cambia davvero - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 18-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: festival in Cina, nella capitale Pechino, invitato dall´Istituto Italiano di Cultura. Non solo. L´enorme afflusso di pubblico, molte migliaia tra spettatori e fruitori delle varie sezioni che hanno composto l´offerta della rassegna, sono la dimostrazione di una azzeccata scelta organizzativa, che ha fatto di Bari in questi giorni non solo la vetrina delle ultime produzioni filmiche d´
Laogai
( da "Avvenire"
del 18-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Wu ottenne persino il permesso di lasciare la Cina e nel 1985, con 40 dollari in tasca, Wu approdò in America ansioso di cominciare una nuova vita. Ma non di dimenticare. Se la sua storia di abusi e pestaggi quotidiani si era chiusa, le sofferenze di centinaia di migliaia di prigionieri dei laogai continuavano.
elettriche,
non troppo le big three indietro - daniele p. m. pellegrini detroit
( da "Repubblica,
La" del 19-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: la BlueZero Ma la grande sorpresa resta per tutti la Cina Il domani dell´auto è elettrico Carburanti alternativi e nuove tecnologie proteggeranno persone e ambiente Il futuro verso cui la nostra casa automobilistica si sta dirigendo è verde, high tech e globale Resto convinto che i costruttori innovativi in tutte le tecnologie pulite hanno davanti un brillante avvenire DANIELE P.
montano
fa pace con l'italia - mattia chiusano roma
( da "Repubblica,
La" del 19-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: non confermato da Scarso prima di passare alla Cina e vincere l´oro nella gara individuale a Pechino. Aldo reagì malissimo, trovando la solidarietà di altri atleti, Scarso rispose piccato: «Cominci pure le procedure per un nuovo passaporto». Il presidente ha fatto capire chiaramente che il francese non tornerà alle dipendenze della Fis, ma i margini per recuperare Montano ci sono.
Recessione
e debito, i due volti della crisi
( da "Sole
24 Ore, Il" del 19-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: in Cina del 14,5% mensile, in Taiwan del 18%, in Germania del 10,6% e di quasi il 12% rispetto a un anno prima. è vano illudersi che anche il settore manifatturiero italiano non sia travolto da questo crollo degli scambi mondiali. Inoltre, il nostro settore produttivo sconta un lento ma grave accumulo di perdita di competitività,
Petrolio,
investimenti fermi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 19-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina Qualcuno ancora ci crede. Iran e Cina hanno firmato un contratto da 1,76 miliardi di dollari (1,33 miliardi di euro) per sviluppare il giacimento petrolifero di Azadegan del Nord, nel sud-ovest della Repubblica islamica. L'accordo tra China National Petroleum Corporation e la National Iranian Oil Company porterà a un estrazione di 75mila barili di greggio al giorno.
Il
Kirghizstan vuole chiudere la base Usa
( da "Sole
24 Ore, Il" del 19-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: La Russia resiste al rafforzamento dell'influenza dell'Occidente e della Cina nelle Repubbliche ex sovietiche dell'Asia centrale. Durante la visita a Mosca, Bakiev firmerà un accordo con la Russia per un credito di 2 miliardi di dollari a condizioni molto agevolate, di cui 1,7 miliardi per la costruzione di una centrale geotermica.
Un
poker contro la recessione ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 19-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina riuscirà a reggere l'urto? Il rischio maggiore sul piano economico è una risposta fiacca da parte degli Usa, ma quello che succede in Cina potrebbe avere conseguenze più profonde e durature nel quadro storico generale. Perché la Cinaè un Paese di colossali tensioni e fratture nascoste, e se la situazione economica si facesse difficile queste potrebbero esplodere in conflitto
Sassuolo
si clona in Russia e guarda alla green economy
( da "Sole
24 Ore, Il" del 19-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Brasile e Cina compresi. Posizioni raggiunte mantenendo e ristrutturando l'identità manifatturiera. Fatta da dieci multinazionali tascabili, da Marazzi che ha 3mila addetti, Panaria 1.700, Concorde 1.500, e Emil Ceramica più di mille. Ognuno di questi gruppi si è internazionalizzato con impianti in Nord America,
Radio24,
da domani novità e grandi firme ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 19-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Stefano Pistolini dopo aver seguito e analizzato le trasformazioni della Cina Olimpica e dell'America che andava verso il voto, apre una finestra quotidiana sugli Stati Uniti del neopresidente Barack Obama (martedì il giuramento alla Casa Bianca) e sugli equilibri mondiali. Confermati gli appuntamenti classici di Radio 24 con Gianluca Nicoletti e Melog 2.
Manas,
il distretto dà un calcio alla crisi
( da "Finanza
e Mercati" del 20-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Ormai la Cina ha un vantaggio modesto nei confronti, che so, della Romania». Quindi si torna a casa? «Dipende. Per un certo tipo di calzatura delocalizzare è indispensabile. Ma noi ormai puntiamo alla Cambogia o al Myanmar». Sic transit gloria mundi. Manco il tempo che si spenga l'ultima eco dell'allarme Cina ed ecco che le cose cambiano.
"si
potrebbero risparmiare quattrocento vite all'anno" - federica cravero
( da "Repubblica,
La" del 20-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: la zona dei Grandi Laghi e la Cina. Torino per esempio registra all´anno quattro volte i superamenti di una metropoli come Parigi». Negli ultimi anni, tuttavia, ci sono stati dei miglioramenti. Bisogna continuare sulla linea delle politiche adottate? «Varrebbe la pena studiare in maniera sistematica l´incidenza che ogni provvedimento ottiene sul miglioramento della qualità dell´
"napoli
protagonista delle missioni nello spazio" - renato sartini
( da "Repubblica,
La" del 20-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina. Napoli, che ha saputo fare tesoro di decenni di esperienza nel campo della ricerca spaziale, riuscirà a essere protagonista dei futuri programmi spaziali internazionali? «La scelta di continuare a investire sull´esplorazione umana dell´universo puntando sulla realizzazione di una base lunare da cui inviare uomini alla volta di Marte nei prossimi quaranta anni spetta agli Stati
dai
pub al vecchio west un marchio per il mondo - franco vanni
( da "Repubblica,
La" del 20-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: dagli Stati Uniti alla Cina. E quasi ovunque l´insegna è guarnita di riferimenti da fare drizzare i capelli in testa ai leghisti: «pizza», «maccaroni», addirittura «Papa», romano da sempre. Però il nome, a giudicare dalla diffusione, piace. Non solo agli emigranti meneghini, che portavano in paesi lontani l´orgoglio di essere nati nel capoluogo,
il
lingotto si rilancia in usa e detroit punta sulle "small" - (segue
dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La"
del 20-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e attraverso questa in Asia, ma il dialogo da quella parte del mondo si è rivelato sempre lento e complicato. Con gli americani Marchionne, oltre ad avere una maggiore consuetudine di dialogo, ha la possibilità di scambiare una tecnologia di cui la Fiat dispone andando a incrociare con il bisogno della Chrysler di uscire dalla sua crisi e ottenere gli aiuti dal governo Usa,
Pericolo
Buy America ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina ha ormai superato la Germania e si avvicina a occupare il secondo posto nella gerarchia mondiale. Il peso e la capacità di ciascuno dei membri dell'Unione Europea di difendere i propri interessi di fronte alle sfide globali e di influenzare la definizione di un nuovo ordine mondiale, dipenderà quasi esclusivamente dalla nostra capacità di costruire istituzioni che ci consentiranno
Ordine
da 87 milioni per la Mermec ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: tecnologia in più di 40 Paesi nel mondo e nel 2008 si è aggiudicata i contratti per la fornitura di sistemi diagnostici per il treno di misura ad alta velocità spagnolo, per un veicolo di misura a Taiwan, per sistemi di visione in Francia, sistemi diagnostici in Brasile, Cina, Repubblica Ceca. Aggiudicati anche i contratti per la fornitura di servizi di misura ed ispezione in Turchia.
Non
saremo neo-protezionisti ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: interesse anche di Tokyo espandere le relazioni con la Cina. Non dimentichiamoci che più si è della famiglia meno si stanno a vedere le formalità,per cui non c'è da offendersi se a volte i politici americani che vanno in Cina non fanno uno scalo a Tokyo. stefano.carrer@ilsole24ore.com INTERESSI RECIPROCI «Non esistono questioni economiche domestiche contrapposte a quelle internazionali»
Export
ad alto rischio nell'Est Europa ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: la Russia e la Cina. Durante la conferenza, alla quale hanno preso parte economisti, manager, imprenditori e il governatore della Banca centrale europea, Jean Claude Trichet, interessante è stata la testimonianza sulla Cina dell'amministratore delegato del gruppo Fives, conglomerato attivo nell'industria dell'auto, nella logistica,
Il
consumatore emergente ha il cuore ambientalista
( da "Sole
24 Ore, Il" del 20-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e Brasile è passato a un nuovo prodotto perché quest'ultimo prometteva di ridurre lo spreco di materiali, piuttosto che di utilizzare energie alternative o impiegare componenti riciclati. «Al momento – spiega Nicolini – sono avvantaggiati i produttori di beni, rispetto ai fornitori di utility,
Bush,
difficile rimpiangerlo Domani non sarà mondo nuovo
( da "Avvenire"
del 20-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: giungendo al culmine con la guerra in Iraq), sia con le principali potenze mondiali: Russia, Cina, Brasile e altri Paesi sudamericani. Naturalmente si è trattato di un unilateralismo parziale, come stanno a dimostrare i buoni accordi sul nucleare e la capillare rete di alleanze minori di cui la stessa guerra in Iraq ha potuto godere.
Quando
si rinuncia alle cure ( da "Famiglia Cristiana"
del 20-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: hanno in Cina non più in Brianza. La coreografia è rassicurante. Ma è lunedì mattina e mio fratello si è improvvisamente aggravato. Un medico è seduto alla scrivania. Alle sue spalle un manifesto che è un marchio di fabbrica, certifica una ben precisa appartenenza ecclesiale, intransigente sui valori.
Effetti
collaterali, Gaza e dintorni ( da "AprileOnline.info"
del 20-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: per ragioni politiche (non si possono criticare troppo Russia e Cina) o di lontananza (continente africano). Rispetto soltanto a 10 anni fa c'è stato un mutamento degli atteggiamenti verso il Medio-Oriente ed in particolare verso il conflitto israelo-palestinese nelle elités intellettuali e nei gruppi dirigenti dei partiti di sinistra.
riciclo,
la plastica finisce bruciata - laura montanari
( da "Repubblica,
La" del 21-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Così una porzione della carta da imballaggio già usata viaggia fino alla Cina per essere trattata e tornare a trasformarsi poi in nuovi imballaggi. Persino in Cina però è arrivata la crisi e dopo il blocco delle importazioni di ottobre e novembre a dicembre e a gennaio c´è stata una nuova apertura, una piccola ripresa e il macero italiano si è rimesso in viaggio via mare.
l'industria
non si muove più crollano le vendite di macchinari - giorgio lonardi
( da "Repubblica,
La" del 21-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: coinvolge anche Cina, India e Medio Oriente. E allora? I produttori puntano intanto l´indice contro le banche italiane e le società di leasing. Losma parla di «una situazione anomala», dovuta non soltanto alla scarsa propensione agli investimenti da parte delle imprese manifatturiere «ma anche alla pesante restrizione del credito operata da istituzioni bancarie e società di leasing,
Ora
spazio alla green economy ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Se gli Usa o la Cina o grandi paesi europei decidono di sostenere l'auto e l'Italia no significa che la Fiat muore. E con essa un pezzo importante del mondo produttivo italiano. Credo tuttavia che la soluzione debba essere globale e che non si tratti di trovare soluzioni vecchio stile.
Ducati
si allea con l'indiana Tcs (Tata)
( da "Sole
24 Ore, Il" del 21-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Un obiettivo al quale la casa di Borgo Panigale non sacrificherà l'italianità della propria tradizione manifatturiera, ma che cercherà di raggiungere accrescendo la propria internazionalizzazione. Un processo che nel giro di pochi mesi vedrà l'apertura del primo concessionario indiano, a Mumbai, a cui farà seguito l'espansione nei mercati emergenti di Brasile e Cina.
Premiate
le relazioni Italia-Cina ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Imprese Premiate le relazioni Italia-Cina MILANO C'è anche una novità, il premio all'imprenditoria femminile, alla sesta edizione del China Trader Award, il riconoscimento per le aziende italiane che sviluppano relazioni con Hong Kong e Cina organizzato da Cathay Pacific Airways che sarà assegnato oggi durante una cena di gala a Palazzo Mezzanotte.
Il
rilancio riparte dai territori ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: che riguardassero l'Italia, gli Stati Uniti o la Cina, si facevano a Santeramo in Colle, il paese vicino a Bari dove c'è il quartier generale della società. Poi, i manager che riportano direttamente all'amministratore delegato sono diventati 17 e la direzione generale mondo è stata suddivisa in 6 region.
Brembo
apre gli impianti in India ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina) e del sud est asiatico. La filiale indiana, che cambierà presto nome da Kbx in Brembo Brake India, è stata costituita nel febbraio del 2006 come joint venture paritetica tra Brembo e il colosso tedesco della componentistica Bosch. La stima di fatturato 2008 è di circa 105 crore (al cambio attuale più di 16,
Zegna:
Mercati spiazzati da saldi e precollezioni
( da "Sole
24 Ore, Il" del 21-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: abbiamo venduto bene in Cina e in Sudamerica, soprattutto in Brasile e Messico; poi anche in Corea. Decisamente in frenata, invece, l'est Europa, in particolare la Russia». E gli Stati Uniti, che per Zegna sono un mercato importante (il 25% circa dei ricavi)? «Il retail, cioè le vendite dei nostri negozi, sono andate abbastanza bene;
Adozioni
internazionali: il 2008 anno record
( da "Avvenire"
del 21-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: 43 per cento sono bambini tra i 5 e i 9 anni Ora anche dalla Cina Adozioni internazionali: il 2008 anno record Giovanardi: in Italia sfiorata quota 4mila DA ROMA ANGELO PICARIELLO I l 2008 è stato un «anno record» per le adozioni internazionali in Italia. Sfiorata quota 4mila (3.977), con un buon incremento rispetto all'anno precedente, che aveva già registrato un trend positivo,
le
alleanze del Lingotto ( da "Avvenire"
del 21-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: CHERY In Cina per produrre le Alfa Romeo Nell'agosto del 2007 Fiat e Chery hanno siglato una joint venture per produrre vetture Alfa Romeo e Chery in Cina, a Wuhu, nella provincia di Anhui. Le due aziende prevedono di realizzare 175 mila automobili all'anno, a partire da quest'anno.
Fiat-Chrysler,
accordo anti-crisi ( da "Avvenire"
del 21-01-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: riparte dunque dagli Stati Uniti per completare quel mosaico di alleanze che, dalla Cina alla Russia, dovrebbe consegnare Fiat al futuro. «Sceglieremo noi il partner», aveva concluso l'8 febbraio nel salutare i manager. Da preda predatore, l'ha scelto in fretta, edificando un nuovo ponte fra Torino e Detroit senza spendere mezzo euro.
( da "Repubblica, La" del 17-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 19 - Economia
LE PREVISIONI DI BANKITALIA NON SONO ASTROLOGIA Due anni di calo del Pil e
degli investimenti aumentano la disoccupazione (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) La
notizia, di indubbio rilievo, suscita alcune questioni.1) Se si tratti di
astrologia, ovvero di previsioni prive di una seria base tecnica. Purtroppo no.
Il 2008 (-0,6% del prodotto) è già storia, decimale più decimale meno, e
finisce pessimamente, con clima di fiducia delle imprese e ordini
nell´industria a minimi storici. Il 2009 sopporta questa eredità. Comunque,
anche scontando un margine di errore del 10%, il segno meno resta, con un calo
pari a quello del 1975. 2) Se l´andamento così previsto configuri una questione
grave, potendosi ragionare che il prodotto arretrerebbe di sole due caselle,
tornando all´incirca ai livelli 2006. Questa aritmetica, certamente corretta,
non giustifica valutazioni riduttive. Due anni di calo del prodotto e di caduta
degli investimenti provocano un aumento della disoccupazione e soprattutto un
abbassamento del prodotto potenziale, ossia di quello che l´economia potrebbe
ottenere in condizioni di occupazione normale. La lunga recessione di oggi
riduce la crescita possibile di domani. 3) Se l´economia italiana sia messa
meglio o peggio di quella di altri paesi. Per oltre un decennio, quale che
fosse il governo, l´Italia è stata in coda agli altri paesi europei. La
produttività del lavoro e quella totale dei fattori sono rimaste piatte o,
addirittura sono calate, con perdita di competitività nonostante la modesta
crescita dei salari. Nel 2008 la nostra caduta è stata più accentuata di quella
dell´area dell´euro; nella quaresima generalizzata del 2009 (e con la fauna
celtica e iberica ridotta oggi in pessime condizioni) è probabile o possibile
che non faremo peggio degli altri. Magra consolazione. 4) Che fare allora?
Domanda da svariati trilioni. Due premesse: l´Italia è un soggetto passivo (sia
pure più debole) di questa vicenda ciclica, innescata altrove da cause a noi
estranee; come si diceva un tempo del socialismo, la politica di stimolo
praticata in solo paese, per di più piccolo, ha effetti solitamente modesti. Si
può fare allora affidamento sulle politiche perseguite altrove? Soprattutto
negli Stati Uniti, la politica monetaria sta facendo di tutto e di più La banca
centrale americana si è messa in regime ZIRP, il leggiadro acronimo che
battezza una politica di tasso d´interesse zero (zero interest rate policy).
Ciò non bastando, e lo zero rappresentando un limite invalicabile, la banca ha
intrapreso una decisa politica di offerta di credito (credit easing): non solo
offrendo liquidità a breve e a medio termine su garanzia di titoli, ma anche
acquistando titoli dal mercato: in pochi mesi l´attivo della Federal Reserve e
la quantità di moneta che ne è controparte sono aumentati di ben due volte e
mezza! Più lenta e con maggiore timidezza, anche la Banca Centrale Europea
comincia ad avvicinarsi a uno ZIRP. Ma, per tante ragioni che studiammo da
giovani, la politica monetaria, pur se aggressiva, si manifesta insufficiente
in una situazione di recessione così acuta e diffusa. Anche la politica di
bilancio pubblico soffre di limiti notevoli. Nei paesi con famiglie indebitate
e con prezzi delle case in crollo (Stati Uniti, Inghilterra, Irlanda, Spagna),
è probabile che una riduzione di imposte venga usata per ripagare un po´ di
debito, con stimolo modesto per i consumi. I programmi di investimento
pubblico, più efficaci, richiedono tempi lunghi per il loro avvio. Nei paesi
con scarso debito privato ma con alto debito pubblico, o comunque con una
situazione di finanza pubblica strutturalmente squilibrata, una manovra
espansiva può costare molto di più del previsto, a motivo degli effetti
negativi sul costo del debito (si vedano le punizioni inflitte a Grecia e Irlanda).
Nel caso dell´Italia, nell´impossibilità di recuperare le risorse dissipate a
giugno con l´abolizione dell´Ici sulla prima casa (a favore dei più abbienti),
lo strappo alla regola potrebbe e dovrebbe riguardare essenzialmente il
potenziamento della troppo tenue rete di protezione per i disoccupati e i non
occupati, il cui numero certamente aumenterà. Nei paesi industrializzati dunque
le politiche procedono a tastoni, per tentativi: riusciranno probabilmente a
evitare una ripetizione degli anni trenta, ma non a garantire una pronta
ripresa. Paradossalmente (per i nemici della globalizzazione) il rimedio
migliore ai guai dell´Occidente potrebbe venire dall´Oriente. Il mantenimento di un ritmo elevato di crescita in Cina e in altre economie emergenti, con la sostituzione dei consumi
interni alle esportazioni, offrirebbe il sostegno migliore all´economia
mondiale e un contributo decisivo alla riduzione dei suoi squilibri.
( da "Repubblica, La" del 17-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XII - Torino
"CHE EMOZIONE AVERE IN CASA BOREL E TUTTI I MIEI EROI" "La
Signora si allenava al Coppino e andava a Torino solo per la partita In
primavera se ne andò, poi si sospese il campionato" "Il jolly della
squadra, Magni, scendeva tutte le mattine a fare la spesa con un carretto
tirato da un asino" Nell´inverno 1942-43 i bianconeri si trasferirono ad
Alba per sfuggire ai bombardamenti. Un episodio poco conosciuto che ora torna
alla luce grazie a un libro e a una mostra GUIDO ANDRUETTO a Juventus in fuga
per la vittoria, sfollata ad Alba per continuare a giocare e ad allenarsi in
condizioni di relativa tranquillità, mentre a Torino imperversano i
bombardamenti e il calcio italiano entra nella sua stagione più nera, quella
della guerra. è l´inverno del ´42, il momento più delicato e anomalo della
storia della Juventus, a quel tempo guidata dal portentoso centravanti Felice Borel
detto "Farfallino", che si trova costretta a lasciare il campo di
gioco nel capoluogo piemontese per rifugiarsi sulle colline di Alba, in una
casa di campagna in regione Serre che una famiglia del posto, i Bonardi, mise
totalmente a disposizione della squadra. E se fino ad oggi quell´inverno è
rimasto muto, come congelato nei ricordi delle persone più anziane di Alba,
adesso riemerge dagli archivi privati di molti illustri cittadini, che riaprono
le porte delle loro memorie giovanili dopo quasi settant´anni di silenzio,
grazie anche alla collaborazione della società bianconera, il cui presidente,
Giovanni Cobolli Gigli, si sta attivando personalmente per favorire il recupero
di tutte le testimonianze dirette e indirette che esistono su questo soggiorno
forzato della "Signora" ad Alba, in tempi di guerra, e che finiranno
in un libro di prossima pubblicazione (indicativamente a marzo, lo presenterà
in un incontro con la stampa Giampiero Boniperti) per le Edizioni Albesi e a
cura di Roberto Cerrato, che è il capo di gabinetto del sindaco di Alba, e di
Ettore Paganelli, ex primo cittadino albese. «Pur trattandosi di una parentesi
relativamente breve nella lunga epopea juventina - precisa Cobolli Gigli -
questa storia minore, del tutto inedita e praticamente sconosciuta, ci
restituisce però una squadra il cui pregio maggiore è stato proprio lo spirito
di adattamento, unito a una forte capacità di reinventarsi, anche nelle
situazioni più perigliose e drammatiche della vita. Per noi che oggi guardiamo
quasi unicamente ai risultati delle partite, da una settimana all´altra, è un
piacere immenso scoprire questo passato silenzioso che rispunta per ricordarci
ciò che siamo stati: una squadra capace di affrontare le avversità mettendosi
realmente in gioco, e cioè non rinunciando mai a giocare». è infatti una
lezione di autentico attaccamento al giuoco del calcio, quella che ci arriva
dalla Juventus sfollata ad Alba nei primi anni Quaranta, e i cui giocatori nel
trasferirsi dovettero temporaneamente allontanarsi dalle loro case a Torino:
«Ho dei ricordi ancora vivissimi - confessa Mimmo Bonardi, che nel ´42 aveva dieci anni ed era il figlio di "Cin" Bonardi,
il padrone di casa che accolse nella sua "Villa Sorano" i calciatori
- Mio padre aveva aperto loro la dimora di campagna e lì vivevano come in una
comunità. C´erano tutti i miei eroi: Foni, Borel, Parola, Vittorio Sentimenti,
il mitico portiere Perucchetti, che poi sposò una ragazza di Alba, io li
avevo visti soltanto sul Calcio Illustrato o nei cinegiornali, e me li ritrovavo
davanti in carne ed ossa». Gli aneddoti più curiosi? «Il jolly della squadra,
Pietro Magni, era quello che tutte le mattine scendeva ad Alba a fare la spesa
con un carretto trainato da un asino. Pur essendoci il razionamento, alcuni
negozianti che tifavano per la Juventus, cercavano comunque di rifornirlo al
meglio. La squadra invece, durante il giorno, si allenava al Coppino, e una
volta alla settimana rientrava a Torino per la partita, mentre per le trasferte
partivano da Alba con il treno. Conservo una cartolina che mi spedirono da
Trieste. Dalla nostra cittadina se ne andarono invece definitivamente nella
primavera del ´43, dopodiché giocarono ancora qualche gara di campionato e poi
ci fu la sospensione per la guerra». Sono ricordi che si intrecciano a quelli
di un altro anziano tifoso juventino di Alba, Mario Fontani, che allora era un
ventenne e correva al Coppino per incontrare i suoi miti: «Ma non andavo solo
al campo - dice - per incrociarli bastava passeggiare in piazza del Duomo, e
poi con alcuni di loro si sono creati anche ottimi rapporti di amicizia.
Custodisco diverse foto che lo testimoniano». Ci fu anche qualche malumore
legato a quella permanenza: «Mia madre si infuriò per il disordine che
lasciarono in casa - racconta Bonardi - ma non poteva che finire così con venti
uomini alloggiati in poche stanze e due sole domestiche, peraltro vecchiotte, a
rassettare».
( da "Repubblica, La" del 17-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XII - Torino
Le immagini e le parole dell´artista accompagnano dalle sorgenti del Nilo al Cairo
IN VIAGGIO CON FARAVELLI E I SUOI CARNET D´EGITTO GIAN LUCA FAVETTO l viaggio
di un pittore è sempre una lentezza portata a spasso, un recupero di tempo. Non
sono i piedi a farlo, sono gli occhi e la mano. Il suo viaggio diventa così una
collana di scorci, immagini, apparizioni. Stati d´animo in forma di paesaggi o
di figure. Chilometri tradotti in pagine. Così viaggia Stefano Faravelli,
torinese, cinquant´anni, pittore e sapiente. Come se non bastasse, viaggia due
volte: sulla terra e sulle mappe, come chiunque, ma anche nei suoi taccuini,
dove disegna e colora, dove ferma le impressioni e la bellezza che coglie
intorno. Annota idee, considerazioni, curiosità. Schizza desideri e ipotesi,
rêverie e fantasie come acquarelli. Lui viaggia e, quando torna, pubblica i
suoi taccuini in preziosi volumi per i tipi della EDT. Così puoi partire tu per
il tuo viaggio, che è stato il suo, seguendone le orme, le impronte di pittura.
è accaduto negli anni passati con il Mali e la Cina, e poi con l´India, dove è andato per vedere l´elefante, come
recita il sottotitolo di quel volume. Ora ha messo nel suo carnet l´Egitto, la
traversata da Sud a Nord, da Abu Simbel ad Assuan, fino a vedere Il Cairo e poi
raggiungere Alessandria. Non senza concedersi un paio di occasionali
deviazioni e divagazioni. Un viaggio lungo il Nilo, discendendo la corrente. In
barca a vela, a bordo di un´elegante feluca. Fiume e deserto. Monumenti e
uomini. Sabbia, cartoline, piante, animali, etichette e francobolli, interni ed
esterni, giorni e notti, banchine, palazzi, case, minerali, compagni di viaggio
e amuleti. Di tutto questo è fatto l´Egitto di Stefano Faravelli pubblicato
nelle scorse settimane dalla EDT, 102 pagine di grande formato, 35 euro.
Soprattutto è fatto di visioni e ricordi. Gli appunti e le tempere di Faravelli
sono il riassunto di tante minime storie, a volte grandiose, sempre
affascinanti, risucchianti. Il suo lavoro restituisce una terra che è
immaginazione e leggenda, archeologia visionaria. Riesce a trasmettere una
felice sensazione di gioco e di pace. Così che ti viene voglia di metterti a
giocare in pace con i suoi fogli e curiosare fra i segni, fra i tratti di
matita e la calligrafia, decifrarli e, a tua volta, liberare le fantasie che
suggeriscono. Vuoi rimanere lì, comunque, dove ti sei perso, già subito
all´inizio, a pagina 5, fra un nubiano con turbante assiso pensieroso, alcune
figure in catene, l´immagine di Abu Simbel, una banconota egiziana e la rara
cartina delle sigarette Rameses II since 1895. O perderti ancora tra scorci di
piramidi e didascalici disegni di pesci, tra l´oasi nel deserto e il Colossi di
Memnone, tra fragili vele e ricche architetture orientaleggianti, tra città
distese al sole e imbarcazioni moderne. Anche questa volta, compare un
sottotitolo: Cercando l´Aleph, che sarebbe il tutto raccolto in un unico punto,
l´occhio di Dio e il cuore dell´Universo. Secondo lo scrittore Jorge Luis
Borges si troverebbe nel portico che circonda il cortile della moschea di
�Amr al Cairo. Questa è la scusa per mettersi in viaggio. Nella prefazione
Faravelli si chiede: perché l´Egitto? E offre una spiegazione che c´entra con
il cielo e il dio Thoth. Mica vero. La risposta sincera è nel libro, non
altrove, in ogni pagina di questo carnet di viaggio, che è intimo e condiviso.
( da "Repubblica, La" del 17-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina VI - Milano
Chinatown, in
( da "Repubblica, La" del 17-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina VII - Firenze
Il bilancio Chiude la rassegna della moda: 23mila buyer, tenuta degli italiani,
in flessione gli stranieri Meno compratori a Pitti Uomo "Ma il crollo non
c´è stato" Mancano i dati definitivi, i visitatori dovrebbero arrivare a
35mila CRISI economica mondiale, paura che fa tremare mercati, comunità e
singole persone. Eppure la moda a Firenze ce l´ha fatta. Stando ai primi dati,
sono leggermente diminuiti i compratori accorsi alla 75 edizione di Pitti Uomo,
affiancata dal salone donna Pitti W, che ieri ha chiuso i battenti dopo averli
aperti martedì scorso. Ma l´affluenza non è crollata come l´incertezza del
futuro faceva prevedere. I dati preliminari di ieri parlano di 23.000
visitatori in confronto a poco meno di 25.000 dell´edizione dello scorso
inverno. E´ vero che il record mai raggiunto prima - comunque anche questo un
segno incoraggiante - dei mille espositori tra i due saloni, uomo e donna,
avrebbe dovuto far crescere il numero dei compratori. Alla fine Pitti Immagine
comunica però che, se non sono aumentati, hanno perlomeno tenuto. «In tempi
come questi è un grande successo», commenta l´ad di Pitti, Raffaello Napoleone.
Non era facile e molto era timore. Soprattutto il primo giorno martedì quando
si è registrato un calo dell´11%. Ma mercoledì c´era la ressa in Fortezza e via
via i visitatori non sono più diminuiti. Anzi in una fiera dove, come in tutte
le fiere, si viene soprattutto per guardare, confrontarsi e capire dove andare
poi a stringere affari, si sono addirittura scritti gli ordini. A sorpresa, in
confronto al gennaio 2007, hanno tenuto soprattutto i visitatori italiani,
qualche defezione c´è stata tra gli stranieri. Anche perché le aziende che
devono inviare lontano i loro compratori in tempi di ristrettezze non scialano
in biglietti aerei e soggiorni all´estero, mandano una persona invece di cinque
come un tempo. Tra gli stranieri, vincono Francia, Emirati arabi, Polonia,
repubblica Ceca, Olanda, Finlandia, Estonia, Lussemburgo, Libano, Slovenia,
Svizzera, Siria. Indietro, Cina, Gran Bretagna, Grecia, Giappone, Russia, Spagna, Usa e Turchia.
Quando si dice di mercati che cambiano. E rapidissimamente perché sembra ieri
che si diceva non ci sono più gli americani ma ci sono i russi e i cinesi. A
fine fiera, resta l´impressione di una manifestazione che, visti i tempi, si è
concentrata sull´ottima qualità, sull´eleganza discreta, la comodità, la
ricerca, la mescolanza di tradizione e di novità. Hanno vinto lo stile british,
la leggerezza, il vestiario striminzito quasi per non esagerare nell´apparire
troppo in tempi difficili, la sartoria napoletana, l´attenzione al prezzo e al
valore, quasi ogni capo fosse un investimento da fare. Si è rivelato il
crescente successo della parte dedicata alla moda donna, una vera fucina di
creatività e une sirena di interesse. Lì, in particolare, si è toccato con mano
come ormai i giovani talenti si facciano strada nel mondo della moda tanto che
perfino un classico come Allegri affida al giovane talento Francesco
Scognamiglio la sua nuova linea chic. Anche a Firenze e in Toscana Pitti ha
scoperto una quantità di iniziative interessanti. Solo per fare qualche
esempio, Elisabetta Scheggi che in soli pochi mesi è riuscita a mettere su
un´apprezzata linea, Dalia, di gioielli artificiali che oscillano tra la grande
dimensione, l´eccesso, la tradizione indiana rielaborata e ricomposta, il tutto
bianco o tutto nero, i colori pop mischiati con quelli indiani, il ricamo
prezioso. O Fabiana Rosati che a Prato fa borse di pitone, cocco e anguilla. O
Guccio Gucci che lancia To be G, la nuova collezione di borse di un vero Gucci,
come sottolinea lui, tutta prodotta a Scandicci. O Duccio Mazzanti che per Nanà
gioca con le piume in via Reginaldo Giuliani. E il presidente dell´Empoli
calcio che inventa la linea di abbigliamento maschile Via Corsi. Tornando alla
moda donna, è fiorentina di origine, nonostante sia ormai milanese di adozione,
anche Isabella Tonchi che dopo aver lavorato per le griffe più note, da qualche
tempo gioca con successo in casa propria e racconta di non aver mai voluto
partecipare a una fiera se non quest´anno al Pitti. (i.c.)
( da "Repubblica, La" del 18-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XIX - Bari
COL FESTIVAL DEL CINEMA BARI CAMBIA DAVVERO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) (segue
dalla prima di cronaca) Una città diversa e assolutamente scevra da forme
endemiche di presenzialismo tout-court e di provincialismo di routine. Così mi
è apparsa Bari nei giorni della rassegna "Per il Cinema Italiano".
Una comunità infinita di giovani, di studenti e più in generale di un pubblico
di appassionati cinefili di ogni età che si è ritrovato attorno ad una passione
condivisa: quella per la settima arte, mai fino ad ora vissuta così da vicino.
Una domanda straordinaria che finalmente ha trovato una risposta. Un evento che
completa la meravigliosa avventura fin qui condotta dall´Apulia Film
Commission, la Fondazione regionale che in pochi anni ha già portato la Puglia
alla ribalta del panorama cinematografico nazionale e internazionale,
sviluppando in chiave economica una naturale predisposizione del nostro
territorio e una chiara politica di questo governo regionale a diventare scenario
ineguagliabile per produzione e realizzazione di decine di lungometraggi e
documentari, alcuni dei quali diventati prodotti di culto riconosciuti da
critica e pubblico in Italia e all´estero. L´ultima sfida, quella di ospitare
un festival in Puglia, è stata pure vinta. Grazie alla lungimiranza di
affidarsi ad un direttore artistico come Felice Laudadio, un professionista di
altissimo livello che a Bari aveva già in passato organizzato un evento
memorabile di questo tipo, ma che come a volte succede non aveva trovato una
indispensabile interlocuzione istituzionale, fermandosi alla prima tappa. La
scelta di Laudadio di un format particolare tutto dedicato alla cinematografia
italiana si è rivelata efficace, al punto da ottenere come primo risultato quello
di portare l´intero festival in Cina, nella
capitale Pechino, invitato dall´Istituto Italiano di Cultura. Non solo.
L´enorme afflusso di pubblico, molte migliaia tra spettatori e fruitori delle
varie sezioni che hanno composto l´offerta della rassegna, sono la
dimostrazione di una azzeccata scelta organizzativa, che ha fatto di Bari in
questi giorni non solo la vetrina delle ultime produzioni filmiche d´autore
e indipendenti, ma che si è arricchita con un nutrito programma di seminari,
workshop, incontri con gli autori, affollatissimi a qualunque ora. Un festival
quindi del pubblico e per il pubblico, senza fronzoli ma ricco di idee e
progetti. Quello di quest´anno è stato il numero 0. I risultati raggiunti non
possono che confermare il nostro impegno ad andare avanti lungo la strada
intrapresa. La prospettiva che ci si profila all´orizzonte è di rinforzare e
ampliare anzi il concept di "Per il Cinema Italiano", ospitando anche
le produzioni cine-televisive di qualità. E´ un impegno entusiasmante nei
confronti dei protagonisti del cinema del nostro Paese e soprattutto del
pubblico che in questi giorni ci ha voluto seguire in questa sfida. Grazie a
loro oggi guardo quella finestra sul mare col cuore più leggero. presidente
della Regione Puglia
( da "Avvenire" del 18-01-2009)
Argomenti: Cina
AGORÀ 18-01-
( da "Repubblica, La" del 19-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 28 -
Automotori Wagoner (GM) Bill Ford Zetsche (Mercedes) La Volt I modelli
Elettriche, non troppo le Big Three indietro Viaggio tra i modelli elettrici
(pochi) presenti al Salone americano A dominare sono ancora prototipi e annunci
(tanti) è la Mercedes la più attiva fra gli europei con la Smart elettrica e la BlueZero Ma la grande sorpresa resta per tutti la Cina Il domani dell´auto è elettrico Carburanti alternativi e nuove
tecnologie proteggeranno persone e ambiente Il futuro verso cui la nostra casa
automobilistica si sta dirigendo è verde, high tech e globale Resto convinto
che i costruttori innovativi in tutte le tecnologie pulite hanno davanti un
brillante avvenire DANIELE P. M. PELLEGRINI DETROIT Ci voleva
l´elettricità a dare la scossa agli americani? Sicuramente dal punto di vista
dell´immagine e della comunicazione, perché altrimenti sarebbe stato difficile
fare titoli brillanti su Detroit 2009. Invece "Elettrizzante!" viene
bene ed è efficace, come il ritornello del commentatore televisivo sulle note
di "Love is in the air" mutuato in "electricity is in the
air". Battute a parte, di "elettrico" a Detroit c´è molto ed è
il tema su cui è puntata l´attenzione del pubblico e quello di cui i manager
presenti amano parlare. Un po´ per esorcizzare la crisi e molto per scoprirsi
tutti paladini dell´innovazione ambientalista. Strano destino quello dell´auto
elettrica: era competitiva con quella normale già alla fine del 1800, è stata
la prima a superare la fatidica soglia dei
( da "Repubblica, La" del 19-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 46 - Sport Montano
fa pace con l´Italia Tregua con la federscherma: "In azzurro ai Giochi di
Londra" MATTIA CHIUSANO ROMA Più di una tregua, un po´ meno di una pace
duratura. Aldo Montano e la federscherma dialogano, producendo un primo
risultato: «Alle prossime Olimpiadi di Londra voglio dare il massimo per
l´Italia, perché questa è e resterà la mia nazionale» annuncia il campione di
Atene rientrato nei ranghi. Il suo progetto di presentarsi sotto i colori di
una nuova squadra, che doveva essere la Nuova Zelanda, è stato abbandonato
definitivamente: dopo una prima fase di acquisizione dei documenti necessari
per ottenere un nuovo passaporto, Montano ha ricevuto segnali incoraggianti da
Roma ed ha accettato di trattare. Venerdì col presidente federale Giorgio
Scarso, sabato con Giovanni Sirovich, nuovo commissario d´arma della sciabola
dopo l´uscita di scena di Andrea Magro. Non c´è stato alcun problema con
Sirovich, ex atleta desideroso di poter allenare il campione olimpico di Atene,
che a sua volta gli ha concesso un´apertura di credito per cominciare il suo
lavoro. I nodi più impegnativi erano quelli da affrontare con Scarso, che da
tempo sta tessendo la tela per recuperare i suoi "ribelli", non solo
Montano, ma anche Tagliariol. La contesa tra il livornese e la federazione
ruotava attorno all´allontanamento del maestro Bauer, non
confermato da Scarso prima di passare alla Cina e vincere
l´oro nella gara individuale a Pechino. Aldo reagì malissimo, trovando la
solidarietà di altri atleti, Scarso rispose piccato: «Cominci pure le procedure
per un nuovo passaporto». Il presidente ha fatto capire chiaramente che il
francese non tornerà alle dipendenze della Fis, ma i margini per recuperare
Montano ci sono. Basterà concedergli un minimo di autonomia, una libertà
che in fondo il campione s´è guadagnato con l´oro del 2004 e la travolgente
finale che ha portato gli azzurri al bronzo a Pechino. «Sono più tranquillo nei
confronti della federazione e di me stesso. Scarso s´è dimostrato attento alle
mie esigenze. Abbiamo tutti la volontà di trovare un programma che soddisfi le
parti, ed io voglio davvero dare il massimo per l´Italia da qui a Londra». Non
è ancora chiaro se Montano potrà lavorare in certi periodi dell´anno in Cina, insieme al suo ex maestro Bauer. Di sicuro gli sarà
concessa la possibilità di staccarsi talvolta dalla nazionale, per poter
partecipare a stage di sciabola in varie sedi europee. Ma su questa materia si
continuerà a discutere a partire da oggi, in una giornata particolare: Aldo
Montano raggiungerà i compagni di squadra per il primo ritiro collegiale,
accettando i programmi e la nuova struttura tecnica. Facendo il primo passo per
la soluzione di una vicenda che qualche settimana fa sembrava irrecuperabile.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2009-01-18 - pag: 1 autore: STRATEGIE DIVERGENTI Recessione
e debito, i due volti della crisi di Guido Tabellini I n molti hanno osservato
che Banca d'Italia e ministero dell'Economia sembrano avere visioni diverse
sulla crisi mondiale e sulle sue implicazioni per la politica economica. La
diversità di opinione, apparente o reale che sia, riflette un genuino dilemma.
La crisi ha due caratteristiche, entrambe rilevanti per il nostro Paese. A
seconda di quale si vuole enfatizzare, le implicazioni di politica economica
possono apparire diverse. Il primo aspetto è l'eccezionale gravità della crisi
economica in corso. Nessuno può dire con certezza quanto durerà la recessione,
né quanto sarà profonda. Tuttavia, è utile un confronto con altre grandi crisi.
In uno studio recente sui Paesi industriali ed emergenti (quasi tutti nel
secondo dopo guerra), Kenneth Rogoff e Carmen Reinhart mostrano che in media le
grandi crisi finanziarie sono seguite da un periodo di crescita negativa di
circa due anni. Cioè, forse potremmo già essere a metà del guado. Tuttavia, in
media la perdita cumulata di reddito durante l'intera recessione arriva a uno
spaventoso - 9%. Da questo punto di vista, il -2% previsto della Banca d'Italia
per il 2009 pare una benedizione. In Italia le imprese e le famiglie non sono
molto indebitate. Ciò è motivo di conforto. Tuttavia, al contrario di molti
episodi passati, questa recessione coinvolge il mondo intero. Secondo la Banca
mondiale, nel 2009 il commercio internazionale scenderà del 2,1%, dopo esser
cresciuto in media dell'8-9% nei cinque anni precedenti. A novembre le
esportazioni sono crollate quasi dappertutto: in Cina del 14,5% mensile, in Taiwan del 18%, in Germania del 10,6% e di
quasi il 12% rispetto a un anno prima. è vano illudersi che anche il settore
manifatturiero italiano non sia travolto da questo crollo degli scambi
mondiali. Inoltre, il nostro settore produttivo sconta un lento ma grave
accumulo di perdita di competitività, dovuto alla bassa crescita della
produttività e alle carenze infrastrutturali del Paese. Il secondo aspetto della
crisi è quello finanziario. Come è più volte accaduto in passato, non si può
escludere che l'aumento dell'avversione al rischio sfoci nella crisi debitoria
di uno Stato sovrano, soprattutto tra i paesi emergenti più indebitati. Quali
altri Paesi possano essere contagiati da un tale evento è ancora più
imprevedibile. Continua u pagina
( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-01-18 - pag: 5 autore: Petrolio,
investimenti fermi I margini si riducono e le compagnie tagliano le spese di
R&S Luca Davi Nuove esplorazioni abbandonate in corsa. Investimenti
decurtati al lumicino. Licenziamenti di massa. Tagli ai contratti dei
fornitori. è uno scenario drammatico quello che sta provocando il
raffreddamento del barile a 36,5 dollari, con la riduzione dei budget di spesa
da parte dei Paesi esportatori e dei grandi colossi petroliferi. L'ultima
conferma arriva da due delle principali major, ovvero la francese Total e la
statunitense ConocoPhillips. La terza maggiore società petrolifera europea
vuole posticipare l'avvio di alcuni progetti esplorativi a causa del drastico
calo dei profitti, come dimostreranno i risultati dell'ultimo trimestre 2008,
che saranno diffusi nei prossimi giorni. Una retromarcia arrivata a sorpresa,
visto che fino ad oggi il colosso guidato da Christophe de Margerie era stato
tra i pochi a confermare un budget 2009 superiore a quello del 2008. Eppure il
tracollo del greggio è stato più forte delle promesse. Ora in discussione ci
sono anche i progetti nei blocchi al largo dell'Angola e del Canada, molto
redditizi proprio perché costosi. Ancora più esplicita la decisione di
ConocoPhillips. Nel 2009 il terzo colosso petrolifero statunitense decurterà le
spese per nuovi giacimenti a 12,5 miliardi di dollari, il 18,3% in meno
rispetto al
( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
MONDO data: 2009-01-18 - pag: 6 autore: PRESSIONI RUSSE Il Kirghizstan vuole
chiudere la base Usa MOSCA Braccio di ferro tra Stati Uniti e Kirghizstan, che
ha minacciato di chiudere la base aerea americana di Manas,utilizzata sin dal
2001 per l'appoggio alle operazioni in Afghanistan. Il presidente Kurmanbek
Bakiev dovrebbe annunciare la decisione alla vigilia del viaggio a Mosca, la
prossima settimana. Washington ha denunciato i piani «anti americani » del
Kirghizstan e il generale David Petraeus, capo del Comando centrale delle forze
armate, ha dichiarato che il Pentagono non intende abbandonare la base. Mosca,
che a sua volta ha in Kirghizstan una base aerea, aveva più volte chiesto a
Bishkek di chiudere quella statunitense, dove sono di stanza 1.200 effettivi,
per la maggior parte americani, ma anche francesi e spagnoli. La Russia resiste al rafforzamento dell'influenza dell'Occidente
e della Cina nelle Repubbliche ex sovietiche dell'Asia centrale. Durante la
visita a Mosca, Bakiev firmerà un accordo con la Russia per un credito di 2
miliardi di dollari a condizioni molto agevolate, di cui 1,7 miliardi per la
costruzione di una centrale geotermica. Per la stampa russa e
internazionale il credito sarebbe una specie di ricompensa per lo
"sfratto" della base americana. V.Sa.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-01-18 - pag: 10 autore: Un poker contro la
recessione L' economia mondiale entra nel 2009 con una quantità di ansie e
incertezze che non ha precedenti nella storia recente. Anche se la crisi
finanziaria sembra circoscritta agli Stati Uniti e all'Europa, per parecchio
tempo perdurerà l'incertezza sulla portata che avranno le sue ripercussioni. I
Paesi avanzati devono affrontare il rovescio economico più serio dai tempi
della Grande Depressione. Ma quanto lungae profonda sarà questa recessione, e
in che misura colpirà le nazioni emergenti e i Paesi in via di sviluppo? Non
abbiamo la risposta a queste domande, anche perché le conseguenze dipenderanno
dall'azione dei leader politici. Se le risposte saranno quelle giuste, l'economia
mondiale potrà iniziare a ripartire alla fine del 2009. Ecco una lista delle
cose a cui stare attenti. e La risposta americana sarà sufficiente
"coraggiosa"? Barack Obama ha promesso di sì, rievocando in parte il
famoso appello di Franklin Delano Roosevelt a «sperimentare costantemente e con
coraggio »,lanciato nel momento più nero della Grande Depressione, nel 1932.
Obama siè circondato di un gruppo di economisti di alto livello, e questo
dovrebbe garantire da errori marchiani. Ma le circostanze in cui si trova
l'America sono eccezionali e il nuovo presidente avrebbe bisogno di consiglieri
disposti a provare idee nuove, non ancora collaudate: in altre parole, a
sperimentare alla Roosevelt. In particolare, bisognerà andare oltre le
politiche di stimolo keynesiane, sanando le profonde ferite che sono state
inferte alla fiducia nell'economia, che è alla base della crisi attuale.
Finora, le misure per ricostruire la fiducia si sono limitate ai mercati
finanziari, con garanzie pubbliche,interventi di sostegno alla liquidità e
iniezioni di capitale. Ora sarà necessario prevedere anche incentivi mirati
alla preservazione dei livelli occupazionali. r L'Europa riuscirà ad agire in
modo co-ordinato? Questo avrebbe potuto essere il momento dell'Europa.Dopo tutto,la
crisi è nata negli Stati Uniti e ha costretto la politica americana a
concentrare l'attenzione sui suoi problemi interni, lasciando spazio ad altri
Paesi per esercitare una leadership globale.Invece,la crisi ha messo in
evidenza le divisioni profonde interne all'Europa, su qualunque cosa, dalla
regolamentazione finanziaria alle misure d'intervento necessarie. La Germania
ha storto la bocca sulle misure per il rilancio dell'economia,ostacolando
quella che avrebbe dovuto essere la seconda fase di un piano d'azione
coordinato. Se l'Europa vuole pesare sulla scena internazionale, dovrà agire
con maggiore unità d'intenti e addossarsi una maggiore responsabilità.
Purtroppo, il massimo che ci si può aspettare in questa fase è che l'Europa non
metta a rischio il piano di rilancio globale che persino il Fondo monetario
internazionale, il guardiano dell'ortodossia di bilancio, considera
assolutamente essenziale. t La Cina riuscirà a reggere l'urto? Il rischio maggiore sul piano
economico è una risposta fiacca da parte degli Usa, ma quello che succede in Cina potrebbe avere conseguenze più profonde e durature nel quadro
storico generale. Perché la Cinaè un Paese di colossali tensioni
e fratture nascoste, e se la situazione economica si facesse difficile queste
potrebbero esplodere in conflitto aperto. Gli esperti di cose cinesi
dissentono sul tasso di crescita economica necessario per creare posti di
lavoro per i milioni di cinesi che ogni anno affluiscono nelle città del
Celeste Impero. Ma è praticamente certo che la Cina
rimarrà al di sotto di questa soglia nel 2009. Questo spiega il flusso quasi
incessante di misure messe in campo dal governo di Pechino. Ma sarà sufficiente
a scongiurare il rallentamento di un'economia che negli ultimi anni è stata
appesa alla domanda estera? Se le tensioni sociali dovessero crescere, il
governo cinese risponderà probabilmente con una maggiore repressione,
danneggiando sia i suoi rapporti con l'Occidente sia la sua stabilità politica
sul medio termine. L'esperienza dimostra che le democrazie hanno un vantaggio
sui regimi autoritari quando si tratta di gestire le ricadute delle crisi. Le
democratiche India (nel 1991) e Corea del Sud (nel 1997-1998) riuscirono a
rimettere rapidamente in carreggiata la loro economia, mentre il Cile di
Pinochet (nel 1983)e l'Indonesia di Suharto (nel 1997-1998) rimasero
impantanati nella recessione. u Ci sarà abbastanza cooperazione economica
globale? Quando le esigenze interne diventano prioritarie, la cooperazione
economica globale segna il passo. Finora il Fmi ha reagito con rinnovato
vigore, creando una fondamentale struttura per l'erogazione di prestiti a breve
termine, che forse sarà necessario potenziare se dovesse aumentare la pressione
sui mercati emergenti. L'Organizzazione mondiale del commercio, intanto, ha
sprecato tempo prezioso con l'irrilevante tornata negoziale di Doha, mentre
avrebbe dovuto concentrare le sue energie a controllare e applicare l'impegno
del G20 a non introdurre barriere commerciali. I politici devono guardarsi
dalle vecchie formule e dimenticarsi di dicotomie insignificanti come "
Stato contro mercato" o "Stato-nazione contro globalizzazione".
Devono affrontare la realtà: le regolamentazioni nazionali e i mercati
internazionali sono strettamente legati tra loro (e hanno bisogno le une degli
altri). Più pragmatismo e creatività metteranno in campo nella loro azione, più
rapidamente potrà risollevarsi l'economia mondiale. Copyright: Project
Syndicate, 2009. (Traduzione di Fabio Galimberti) di Dani Rodrik HARWARD
UNIVERSITY
( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-01-18 - pag: 13 autore: MICROCOSMI LE TRACCE E I
SOGGETTI Sassuolo si clona in Russia e guarda alla green economy di Aldo Bonomi
... u Continua da pagina 1 P arliamo di un settore, quello delle piastrelle,
che fattura 5,7 miliardi, cui va aggiunto 1 miliardo di fatturato delle imprese
del distretto che si sono internazionalizzate.Certo subisce la concorrenza
della Spagna, che vende a-30% di noi, del Brasile (-40%) e dei cinesi (-50%).
Eppure si esporta il 70% del prodotto mantenendo la leadership mondiale nei
mercati evoluti e nella fascia alta dei mercati emergenti. Brasile
e Cina compresi. Posizioni raggiunte mantenendo e ristrutturando
l'identità manifatturiera. Fatta da dieci multinazionali tascabili, da Marazzi
che ha 3mila addetti, Panaria 1.700, Concorde 1.500, e Emil Ceramica più di
mille. Ognuno di questi gruppi si è internazionalizzato con impianti in Nord
America, nella vecchia e nuova Europa ed in Russia. Marazzi ha 3mila
dipendenti a Sassuolo e 3.500 nel mondo. Poi ci sono 100 piccole imprese,
rispetto alle 10 imprese leader. Con fatturati che vanno dai 12 ai 120 milioni.
Con 50 addetti le più piccole e 500- 600 addetti le più robuste. Anche loro si
sono internazionalizzate. Non con la produzione ma con una rete di 400
negozi-magazzino. Questa fabbrica diffusa a cielo aperto dà lavoro a 22mila
addetti nel distretto e 6.700 sono gli occupati nella rete globale. Numeri che
spiegano anche la crisi del condominio-ghetto del Quartiere Braida. La
richiesta continua di mano d'opera ha portato a Sassuolo 5mila immigrati
regolari e se ne stima un buon numero di irregolari. Mutando l'antropologia del
distretto, avendo questo acquisito un 10% di nuovi cittadini. Ristrutturato e
innovato il tessuto manifatturiero, per reggere la competizione sul terreno
della qualità si passa da logiche di distretto a strategie da tecnopolo. Dai
saperi contestuali del territorio ai saperi formalizzati di un'innovazione
tecnologica continuata: automazione del ciclo e realizzazione di magazzini
verticali per la logistica in uscita che permettono il time to market orientato
al cliente. Crescono imprese ad alta innovazione come la System che occupa 150
ingegneri impegnati nei servizi avanzati alle imprese del distretto. Si
sviluppano strategie di discontinuità commerciale. Dalle piastrelle per la casa
si passa a quelle per l'arredo urbano sino alla realizzazione dei green
building. Foderatida piastrelle innestate su un telaio d'acciaio, gli edifici
verdi realizzano altissime percentuali di risparmio energetico. Si acquisisce
così la leadership nella produzione dei biomateriali per l'edilizia. Non è
poco. Dentro la crisi si respira una tendenza verso l'uscita in avanti puntando
sulla green economy. Se così sarà, Sassuolo c'è.Con un bacino di intelligenza
territoriale nato negli istituti professionali di un tempo, cresciuto nel
consorzio universitario del centro ceramico, che si accinge a realizzare con la
Regione il tecnopolo ceramico. Che sarà il punto di riferimento per quella
classe creativa di trendsetter del " terzo fuoco". Quello che fissa
nella terza fase di cottura della piastrella il decoro, il colore, le tendenze
date dalle mode dell'abitare e del costruire. Lavorano in un tessuto diffuso di
50 aziendine di servizi alle imprese. Sono quasi mille i designer, gli
architetti, i cacciatori di tendenza che girano il mondo, disegnano e
progettano in collaborazione con le reti di commercializzazione dentro le mura
delle imprese. Dimostrano che creatività e innovazione non sono solo cicli
metropolitani ma dinamiche che attraversano le piattaforme produttive
territoriali. Sono, con i tanti ingegneri indiani che lavorano in Ferrari e
vivono a Fiorano, il segno di un altro mondo che viene avanti nella
globalizzazione. Di una Sassuolo che verrà. Stupino, a
( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2009-01-18 - pag: 14 autore:
Media. Al mattino più informazione Radio24, da domani novità e grandi firme MILANO
Debutta domani il nuovo palinsesto di Radio
( da "Finanza e Mercati" del 20-01-2009)
Argomenti: Cina
Manas, il distretto
dà un calcio alla crisi da Finanza&Mercati del 20-01-2009 UGO BERTONE I
consumi calano, la produzione industriale rotola. Sopravvivrà il made in Italy
alla ritirata (dell'1,9 secondo la Ue) del Pil europeo? «Senz'altro sì.
All'ultima fiera cui ho partecipato, proprio nei giorni scorsi, i nostri ordini
sono saliti del 50%. A comprare sono gli europei». La «mosca bianca» nella
valle di lacrime porta il nome di Cleto Sagripanti, amministratore delegato
della Manas, punta di diamante del distretto calzaturiero delle Marche (110
dipendenti diretti più tutto l'indotto, oltre 70 milioni di paia prodotte, il
70% commercializzato all'estero) dove, sia consentita una facile immagine, il
morale non è sotto i tacchi come capita in altre filiere distrettuali. Ma come
interpretare questo dato così dissonante dal pessimismo generale? Eccezione o
regola? «Noi lavoriamo 12 mesi avanti - è la risposta - e quindi gli ordini
riguardano l'inverno 2009, quando buona parte della tempesta, ragionano i
commercianti, sarà passata». Insomma, per esser pessimisti, il difficile viene
adesso... «Sì, di qui all'estate gli industriali si aspettano la punta delle
insolvenze. Ma è in momenti del genere che gli imprenditori più avveduti si
preparano a conquistare nuovi spazi». E il signor Sagripanti sorride. Come ha
imparato a sorridere al centralino di Manas che, per inciso, è l'acronimo dei
membri della famiglia, alla terza generazione in impresa. «Io ho cominciato
presto ad andare in fabbrica, già negli anni della scuola - spiega - poi il mio
papà, come primo impiego, mi ha messo al centralino. Un po' mi ero risentito,
ma in un anno di centralino ho conosciuto tutti i nostri clienti». Ma il
sorriso? «Ho imparato presto che, per rispondere a tono, bisogna sorridere,
qualunque sia il tuo umore. E allora ho fatto mettere uno specchio». Che è
ancora lì, in bella vista a Montecosaro, provincia di Macerata, a ricordare a
chi risponde che è Manas la più bella del reame. Parliamo delle ombre. Lei, tra
l'altro, fa parte del direttivo dell'Anci, l'associazione dei calzaturieri.
Quindi ha il polso della crisi dei distretti. Dov'è la vera emergenza? «A
Donguang». Doveeee? «Sì, nel più importante distretto cinese ci sono tante
fabbriche ferme. Colpa, tra l'altro, dell'incremento dei prezzi. Ormai la Cina ha un vantaggio modesto nei confronti, che so, della Romania».
Quindi si torna a casa? «Dipende. Per un certo tipo di calzatura delocalizzare
è indispensabile. Ma noi ormai puntiamo alla Cambogia o al Myanmar». Sic
transit gloria mundi. Manco il tempo che si spenga l'ultima eco dell'allarme Cina ed ecco che le cose cambiano. Ma sono cambiate per
davvero? «Nelle Marche - risponde il signor Cleto - si raccolgono i frutti del
lavoro di questi anni. Abbiamo investito sui brand. Oggi sui primi dieci marchi
italiani, la maggioranza è marchigiana. Patisce chi ha lavorato per conto
terzi». Marketing più delocalizzazione. E il distretto svanisce... «Nient'affatto.
Per due ragioni. Primo, noi ma non solo noi, penso a La Fornarina per fare un
esempio, abbiamo assunto tecnici ed investito nel prodotto. Secondo, chi è
disposto a pagare 200 euro per una scarpa esige il made in Italy vero. E noi
stiamo ben attenti a non tradire i consumatori europei». E gli altri? «È lo
stesso, beninteso. Ma con l'euro a questi livelli ci stiamo giocando il
Giappone o gli Usa». E la Russia? «Svanita. Ci contavamo molto, noi delle
Marche. Oggi però i compratori russi sono scomparsi. Torneranno. Ma nel
frattempo dobbiamo inventarci un'altra Russia». Magari di cartone. Come i punti
vendita brevettati da Manas con Oliviero Toscani e l'architetto Pietro Carlo
Pellegrini: ecologici, economici, replicabili un po' dappertutto. Dalla Cina agli Emirati. In marcia. Tanto le buone scarpe ci sono.
( da "Repubblica, La" del 20-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina V - Torino
Cadum, epidemiologo dell´Arpa illustra le cifre della "guerra"
"Si potrebbero risparmiare quattrocento vite all´anno" La città si
trova in una condizione che ha pochi paragoni. Qui è peggio che a Parigi e la
spiegazione c´è FEDERICA CRAVERO «è vero che ci sono stati dei miglioramenti
negli anni, ma la realtà è che a Torino se l´aria fosse più pulita si
risparmierebbero 400 vite in un anno, 377mila giorni di lavoro, 1.600 attacchi
d´asma a bambini e 3.300 attacchi di bronchite acuta», spiega Ennio Cadum,
epidemiologo dell´Arpa, impegnato a studiare il rapporto tra inquinamento e
salute. Perché a Torino la situazione è così critica? «Il problema è che la
Pianura Padana è un catino chiuso da tre lati in cui gli agenti inquinanti
ristagnano e per essere eliminati occorrono pioggia, neve oppure venti forti.
Inoltre è una zona che produce moltissime sostanze inquinanti perché ci vivono
oltre 23 milioni di persone che ogni giorno si muovono in auto o con i mezzi pubblici
e c´è un´altissima concentrazione di fabbriche». Una situazione simile ad altre
realtà? «Poche, al mondo si contano sulle dita di una mano e sono il bacino
della Ruhr in Germania, la costa orientale degli Stati Uniti, la zona dei Grandi Laghi e la Cina. Torino per
esempio registra all´anno quattro volte i superamenti di una metropoli come
Parigi». Negli ultimi anni, tuttavia, ci sono stati dei miglioramenti. Bisogna
continuare sulla linea delle politiche adottate? «Varrebbe la pena studiare in
maniera sistematica l´incidenza che ogni provvedimento ottiene sul
miglioramento della qualità dell´aria. Si potrebbe scoprire che una
misura antismog molto sgradita ai cittadini ha scarso effetto e puntare invece
su quelle che hanno un miglior beneficio in rapporto alla scomodità. Ma
soprattutto si dovrebbero migliorare i mezzi pubblici. Parigi e Londra sono
meno inquinate di Torino anche perché il mezzo di trasporto più comodo è la
metropolitana e non l´auto». Quali sono gli effetti sulla salute? «A breve termine
gli studi dimostrano che nei giorni successivi a un picco di inquinamento si
registra un aumento della mortalità e dei ricoveri soprattutto, ma non solo,
per patologie respiratorie e cardio-vascolari. E non c´è una soglia oltre la
quale si verifica questo: anche a bassi livelli, piccoli aumenti possono creare
danni». E sul lungo periodo? «Non vorrei fare dell´allarmismo, ma dopo una
trentina d´anni di esposizione aumenta del 10 per cento il rischio di tumore ai
polmoni e del 30-40 per cento la mortalità. In generale l´inquinamento funziona
come aggravante alle patologie o alle predisposizioni di ciascuno». Detta così,
la popolazione di Torino dovrebbe essere sterminata nel giro di pochi anni...
«A compensare questi valori ce ne sono altri a favore: per esempio il reddito
pro capite alto, l´efficienza delle cure, la rapidità di intervento in caso di
necessità... Come dire che il rischio di avere un infarto aumenta rispetto a
uno che vive in montagna, ma è più alta la possibilità che un infartuato
sopravviva». Esistono dei rimedi che ciascuno può adottare? «Assumere
antiossidanti, come frutta e verdura, per limitare la nocività degli
inquinanti, stare preferibilmente in casa nei giorni in cui i livelli di smog
sono più alti o comunque evitare le zone più trafficate».
( da "Repubblica, La" del 20-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina VII - Napoli
L´intervista Parla Enrico Saggese, numero uno dell´Asi: la politica di Obama
determinante per i fondi e la ricerca nell´esplorazione dell´universo
"Napoli protagonista delle missioni nello spazio" RENATO SARTINI
Barack Obama sale oggi alla Casa Bianca. Il nuovo presidente degli Stati Uniti,
oltre a dover affrontare la più difficile crisi economica degli ultimi
ottant´anni, e problemi internazionali chiamati Iraq, atomica iraniana e
conflitto nella striscia di Gaza, dovrà occuparsi anche di questioni...
extraterrestri. Perché l´uomo più potente del mondo, attraverso le strategie
della Nasa, l´ente spaziale americano che risponde direttamente al vice
presidente Usa, decide di fatto la destinazione di parte di quei finanziamenti
che le agenzie spaziali di tutto il mondo mettono a disposizione delle
rispettive imprese e centri di ricerca nazionali per l´esplorazione
dell´universo. In Campania, l´Asi (Agenzia spaziale italiana) mette a
disposizione del settore spazio quasi 80 milioni di euro, giustificati da
un´elevata competenza del territorio nel campo della telescienza - la ricerca
scientifica che si fa controllando da terra esperimenti a bordo della Iss, di
Shuttle e razzi sonda - dell´osservazione della Terra da satelliti e della
costruzione di strumenti di misura da inviare su altri pianeti. Campi
d´eccellenza grazie ai quali, spiega l´attuale numero uno dell´Asi Enrico
Saggese, qualunque sarà la scelta di Obama, Napoli sarà una delle protagoniste
delle future missioni spaziali umane e robotiche. La "conoscenza", quindi
la capacità di fare innovazione, sono il segreto di Pulcinella per vincere la
crisi, e tenere a distanza paesi emergenti come India e Cina. Napoli, che
ha saputo fare tesoro di decenni di esperienza nel campo della ricerca
spaziale, riuscirà a essere protagonista dei futuri programmi spaziali
internazionali? «La scelta di continuare a investire sull´esplorazione umana
dell´universo puntando sulla realizzazione di una base lunare da cui inviare
uomini alla volta di Marte nei prossimi quaranta anni spetta agli Stati
Uniti. Ovvero a Barack Obama, che adesso dovrà rendere pubblica la sua politica
spaziale dettando di fatto l´agenda al resto del mondo. Quindi alle agenzie
spaziali nazionali, tra cui l´Asi che, a sua volta, coinvolgerà le istituzioni
di ricerca e le piccole e medie imprese presenti nel Paese. E infine, per
competenza ed eccellenza in questo settore, anche il territorio napoletano che,
qualunque sarà la scelta di Obama, ha una storia e un´esperienza spendibile in
ogni programma spaziale». Sono molte le imprese consolidate nel settore che
aspettano questa decisione (Tecnosystem, ITS, FoxBit, AT Tecnology, Euro Soft)
e che sono in parte concentrate nell´area orientale di Napoli. Ci sono consorzi
che già lavorano a idee ambiziose: Ali porta avanti il progetto "Irene",
una capsula spaziale di rientro; Idea lavora a studi riguardanti la Luna.
«Intorno all´area metropolitana è concentrata la maggior parte dei mille
cervelli che in Campania lavorano per lo spazio: il 20 per cento dei circa 5500
addetti impiegati in Italia. Tenendo conto che la conoscenza è il fattore più
importante per competere a livello mondiale, e che su questo territorio sono
già presenti laboratori e impianti di rilevanza mondiale, si comprende
l´importanza di una realtà come quella partenopea in cui è possibile spendere
direttamente, in ricerca di base e applicata, la maggior parte delle risorse
economiche che ogni anno l´Asi mette a disposizione del territorio». Lei parla
di laboratori di ricerca come quelli del Mars center di Telespazio, dell´Istituto
nazionale di astrofisica e Cnr. Nel Plasma wind tunnel del Centro italiano di
ricerche aerospaziali di Capua vengono riprodotte le condizioni di temperature
delle capsule che rientrano dallo spazio... «Tutti investimenti di successo.
Grazie al suo fondatore, Luigi Napolitano, e all´impegno del professor Rodolfo
Monti, il Mars di Napoli è una realtà autorevole nel campo della telescienza.
All´università "Parthenope", invece, si eccelle nell´utilizzo di
satelliti equipaggiati con radar attivi per l´osservazione della Terra, come
quelli di cui è dotata la costellazione italiana voluta dall´Asi, Cosmo SkyMed.
L´Osservatorio astronomico di Capodimonte contribuisce in maniera rilevante
alla missione Rosetta. Missione con la quale si scenderà su una cometa per
estrarre campioni e capire se il nostro pianeta è stato fecondato da uno di
questi oggetti che vagano per il nostro sistema solare».
( da "Repubblica, La" del 20-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XVII - Milano
Dai pub al vecchio West un marchio per il mondo La città su mille insegne Spesso
però è associata alla gondola o alla pizza FRANCO VANNI I proprietari della
Pizzaria Milano, ristorante in un paesino del Maryland, della nostra città
devono avere un´idea vaga. Nel menù si trovano «pepperoni and pimiento»,
«garlic cheeseburger» (ovvero l´hamburger con formaggio e aglio) e altre
specialità di quella che sarebbe la tipica «cucina milanesa». A New York i bar
che portano Milano nell´insegna sono tre. Il più noto, il Milano´s, come
caratteristico logo meneghino ha scelto una gondola. E la confusione con
Venezia è nulla rispetto alla forzatura geografica fatta dai gestori della
canadese Bracetterie Milano, a Gracefield nel Québec, che per pubblicizzare il
loro pollo fritto usano l´immagine di un tempio greco. è così ovunque, segno
che la città non ha un´immagine forte. A Parigi c´è la Tour Eiffel, a Maranello
la Ferrari, da noi dovrebbe esserci il Duomo, invece chissà. I negozi che hanno
deciso di chiamarsi Milano sono centinaia, dappertutto: dalla Germania al Laos,
dagli Stati Uniti alla Cina. E quasi
ovunque l´insegna è guarnita di riferimenti da fare drizzare i capelli in testa
ai leghisti: «pizza», «maccaroni», addirittura «Papa», romano da sempre. Però
il nome, a giudicare dalla diffusione, piace. Non solo agli emigranti
meneghini, che portavano in paesi lontani l´orgoglio di essere nati nel
capoluogo, ma anche ai commercianti autoctoni dei cinque continenti. Il
Pub Milano di Dublino è semplicemente un pub dublinese, e ancor meno sembra
entrarci con la città lombarda la Milano Trucks Ltd., società di trasporti
della Louisiana: il titolare ha un cognome pieno di consonanti, forse
originario dell´Est Europa. Ricercando Milano a spasso per il globo si scopre
anche che non siamo soli. In Ohio c´è un paesino che si chiama Milan. Il
villaggio, 1.450 abitanti, ha dato i natali a quello che risulta essere il
"milanese" più famoso di sempre: Thomas Alva Edison, nato lì l´11
febbraio 1847, giorno di festa cittadina dalla morte dell´inventore.
Massimiliano Orsatti, assessore comunale al Turismo, leghista, appresa
l´esistenza di Milan già immagina un gemellaggio: «Lo proporrò al sindaco -
dice - sarebbe un modo per adottare Edison e anche per farci un po´ di
pubblicità all´estero. A giudicare dalle insegne in giro per il mondo sembra
che della nostra città si sappia poco». Il Comune ha ideato un logo per Milano
ricavato dallo stemma municipale, lo scudo bianco crociato, nella speranza di
dare un marchio visibile alla città. Ma c´è ancora tanto da lavorare, e Orsatti
sa con chi prendersela: «è ovvio che all´estero Milano sia la città delle
gondole - continua l´assessore - lo sarà fino a quando nei baracchini di
souvenir in piazza Duomo continueranno a venderne le riproduzioni in plastica e
non i nostri simboli». A dire il vero oltre frontiera una Madonnina piccola
piccola, a cercarla bene, la si trova. è lo stemma di un´impresa di
costruzioni, la Milano Construction, registrata alla Camera di commercio di
Vancouver. Una ditta omonima si trova a Città del Capo, e per stemma ha uno
gnu. Per chiarire una volta e per tutte che da noi gli gnu non ci sono
attendiamo Expo 2015, quando tutto il mondo sarà nostro ospite. Così gli
indonesiani in visita potranno finalmente scoprire che a Milano, in via Padova,
c´è un locale che si chiama My Bali, che di balinese non ha nulla e che serve
rum venezuelano. SEGUE A PAGINA V
( da "Repubblica, La" del 20-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 19 - Economia
Chrysler deve riconvertirsi per avere gli aiuti statali Il Lingotto si rilancia
in Usa e Detroit punta sulle "small" Giù il titolo del gruppo
italiano: utili ridotti Giù il titolo del gruppo italiano: utili ridotti Ecco i
vantaggi che le due case automobilistiche potrebbero trarre dall´accordo Gli
americani: "Trattative in corso in tutte le industrie, noi non siamo
diversi" (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Poiché l´ad del Lingotto ha qualche
dubbio su questa possibilità e a giudicare da quanto ha fatto sapere ieri
Almunia non è il solo, ha deciso di accelerare i tempi per mettersi in zona di
sicurezza. Marchionne non si è rivolto a caso agli americani. E´ noto che egli
da tempo sta parlando, come si dice, a 360 gradi nel senso che da quando ha
capito che gli accordi mirati industriali e commerciali non erano più
sufficienti per resistere alla crisi ha alzato il tiro e ha messo in conto
un´alleanza più strutturata. Per fare questo ha esaminato tutti i possibili partner
dall´Europa all´Asia per dire dalla Peugeot alla Bmw e dal gruppo Tata ai
cinesi. Se ha direzionato il timone sull´America e sulla Chrysler una ragione
deve esserci e va cercata nella coincidenza tra gli interessi di Fiat e quelli
del possibile socio americano. Va ricordato anche che i torinesi da tempo
stanno tentando di rafforzare la loro presenza in Cina e attraverso
questa in Asia, ma il dialogo da quella parte del mondo si è rivelato sempre
lento e complicato. Con gli americani Marchionne, oltre ad avere una maggiore
consuetudine di dialogo, ha la possibilità di scambiare una tecnologia di cui
la Fiat dispone andando a incrociare con il bisogno della Chrysler di uscire
dalla sua crisi e ottenere gli aiuti dal governo Usa, condizionati alla
riconversione verso le piccole auto. Del resto una partnership come quella che
si va profilando, sarebbe stata impensabile sia con gli europei sia con gli
asiatici. In più essa può consentire a Fiat di attraversare il guado senza
dover fare i conti con quelle misure traumatiche ovvero con quei
ridimensionamenti produttivi che Marchionne ha sempre escluso per quanto
riguarda l´Italia. E´ difficile dire se la cattiva accoglienza dell´operazione
da parte della Borsa (-4,8%) sia dovuto al fatto che le voci arrivate dall´altra
sponda dell´Atlantico l´abbiano ieri colta in contropiede. E´ probabile che sia
così ma è altrettanto probabile che abbia scelto di concentrare la sua
attenzione sulle indicazioni degli analisti circa i conti del
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-01-20 - pag: 8 autore: DALLA PRIMA Pericolo Buy America
Ma un rinvio a un tempo così incerto urta contro le necessità dell'attuale
situazione economica. Siamo all'inizio di una lunga e difficile fase recessiva,
resa ancora piùpesante dalla contemporanea grave crisi finanziaria. In questa
congiuntura il pericolo di vedere nuove misure protezionistiche a difesa delle
produzioni nazionali già si è manifestato. Il suo diffondersi a varie aree del
mondo aggraverebbe in misura inaccettabile la recessione. Negli stessi Usa si
potrebbero presentare forti pressioni per una larga applicazione del "Buy
America" e per misure di protezione a settori industriali, come l'auto,che
potrebbero alterare la concorrenza e generare misure di compensazione da parte
di altri Stati. è necessario reagire al più presto. L'Unione Europea dovrebbe
prendere, insieme con la nuova amministrazione americana, la leadership per
promuovere una serie di iniziative. La prima, in ordine di tempo, dovrebbe
riguardare proprio il rifiuto del protezionismo. Ma a differenza della
dichiarazione del G-
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2009-01-20 - pag: 21 autore:
Trasporti. La società pugliese fornirà sistemi innovativi di segnalamento alle
Fs Ordine da 87 milioni per la Mermec Vincenzo Del Giudice BARI La società
pugliese Mermec, in consorzio con la società Ecm di Pistoia, si è aggiudicata
da Trenitalia (Gruppo Fs) un contratto di 87 milioni di euro circa per la
fornitura di una nuova generazione di sistemi di segnalamento di bordo che
verranno installati su 685 locomotori. «Il contratto, che prevede nello specifico
la fornitura ed installazione di 685 sottosistemi di bordo Ssc/ Scmt Bl3 –fanno
sapere dalla Mermec – siinquadra nel programma più ampio di equipaggiamento
della infrastruttura ferroviaria italiana e del suo parco rotabili.
L'implementazione di una serie di nuove tecnologie di segnalamento (Ssc, Scmt,
Ermts) è infatti in corso di finalizzazione sull'intera rete nazionale, che si
estende per circa 18mila chilometri, e consentirà la protezione automatica
delle marcia dei treni e quindi l'ottenimento dei più alti livelli di sicurezza
nella circolazione». «Queste tecnologie di segnalamento – si legge in una nota
– richiedono infatti ciascuna l'installazione di particolari e sofisticati
apparati elettronici sia di terra che di bordo in grado di comunicare tra di
loro e controllare automaticamente la marcia dei treni». «Oggi la Mermec si sta
organizzando – racconta Vito Pertosa, presidente del gruppo pugliese e socio di
minoranza – sia in termini commerciali che di portafoglio per estendere la
proposizione tecnologica di soluzioni per il segnalamento sia al mercato
domestico che a quello internazionale a partire proprio dal 2009. Il nostro
obiettivo resta la quotazione per il 2011 e continuiamo ad eseguire il nostro
piano strategico, che prevede un fatturato di oltre 100 milioni di euro nel
2009, con la capacità di innovare che ci hanno sempre contraddistinto ». Il
gruppo di Monopoli (Bari), controllato dal fondo di private equity Investitori
Associati, ha chiuso il 2008 con un fatturato consolidato di circa 80 milioni
ed un Mol di circa 23,5 milioni, ha al suo timone il nuovo amministratore
delegato Silvano Brandi, che punta a fare del gruppo con quartier generale in
Puglia il leader mondiale indiscusso delle soluzioni per la diagnostica e la
gestione delle infrastruttura ferroviarie ed il settimo grande player
internazionale per l'offerta di soluzioni di segnalamento. Mermec è presente
con le sue soluzioni ad alta tecnologia in più di 40 Paesi
nel mondo e nel 2008 si è aggiudicata i contratti per la fornitura di sistemi
diagnostici per il treno di misura ad alta velocità spagnolo, per un veicolo di
misura a Taiwan, per sistemi di visione in Francia, sistemi diagnostici in
Brasile, Cina, Repubblica Ceca. Aggiudicati anche i contratti per la fornitura
di servizi di misura ed ispezione in Turchia.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
MONDO E MERCATI data: 2009-01-20 - pag: 23 autore: Intervista. Parla Thomas
Donohue, presidente della U. S. Chamber of Commerce: la crisi e la gelata degli
scambi «Non saremo neo-protezionisti» Da fine anno si comincerà a uscire dalla
recessione - Il ruolo centrale dell'Asia Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro
inviato Solo una ripresa del commercio internazionale attuabile con il ripudio
delle tendenze neoprotezioniste e con ulteriori liberalizzazioni degli scambi
potrà far tornare il mondo sul sentiero di una crescita robusta e sostenibile.
è il messaggio di Thomas J. Donohue, presidente della U.S. Chamber of Commerce
(Uscc), che in questi giorni ha viaggiato in Asia (da Pechino a Seul, a Tokyo)
per portare una rassicurazione e un avvertimento: da un lato, l'Amministrazione
Obama continuerà a essere "pro-trade", dall'altro è compito di tutti
combattere la tentazione protezionista rilanciata dalla crisi attuale. Il
70enne Tom Donohue da New York è al vertice della maggiore Business Federation
del mondo dal 1997, ed è accreditato come l'uomo che ha rafforzato l'influenza
della lobby imprenditoriale americana nei corridoi politici di Washington e
anche all'estero. Donohue, che andrà presto al Forum di Davos, non ha perso la
sua completa fiducia nei cardini di una associazione la cui missione dichiarata
è quella di «far avanzare il progresso umano attraverso un sistema economico,
politico, e sociale basato su libertà individuale, incentivo, iniziativa,
opportunità e responsabilità ». Che messaggio porta ai leader di quest'area in
un momento in cui la recessione fa contrarre i volumi del commercio
internazionale, mentre non pochitemono che la nuova Amministrazione sarà
anzitutto per "America First!"? L'Asia rappresenta la metà
dell'economia mondiale e ha relazioni di business con quasi tutti i principali
membri della Uscc. Ci verrò sempre più spesso. Oggi tutto è interconnesso, non
esistono più questioni economiche "domestiche" contrapposte a quelle
internazionali. In questo periodo sorge un'inclinazione naturale a diventare
tutti più protezionisti. Ma la storia insegna che cedere a questa tentazione è
il modo più sicuro per aggravare problemi economici comuni. Sono stato
impressionato in modo positivo dalla scelta della nuova squadra economica di
Obama: sono persone pro-trade e proopen market. I timori di una svolta
protezionista Usa sono fuori luogo,ma tutti devono impegnarsi a lavorare
insieme per promuovere interessi che sono reciproci. Il test è già pronto: il
Congresso ratificherà o no il Free trade agreement (Fta) con la Corea del Sud?
Riteniamo fondamentale sia una sollecita conclusione dei negoziati globali del
Doha Round sia che siano ratificati i tre "Trade bills" (anche con
Colombia e Panama, ndr) su cui il Congresso deve decidere.Penso che tra duetre mesi
Congresso e Amministrazione se ne faranno carico. L'idea di un Fta con il
Giappone, invece, non procede... Non è d'attualità, anche perché il Giappone è
il campione delle barriere non tariffarie. Oggi la cosa più importante che
Tokyo può fare è mostrare leadership per favorire la conclusione del Doha Round
e contribuire a far imbarcare l'India in un nuovo accordo globale. Le sue
previsioni sui tempi di una ripresa? Verso metà anno si toccherà il punto più
basso e da fine 2009 cominceremo a uscire dalla recessione. è anche vero che
per una uscita completa dalle recessioni occorrono tre anni, e questa è la
peggiore. Lei è uno dei più autorevoli rappresentanti di una cultura
economico-finanziaria che ora sembra, almeno parzialmente, delegittimata
soprattutto in un'Asia colta di sorpresa dal fatto che questa volta la crisi
sia stata originata dagli Usa. Ha percepito questa tendenza a considerare meno
che mai un "benchmark" il capitalismo made in Usa? Per la verità la
prima percezione di un certo atteggiamento l'ho avuta in Europa occidentale.
Ricorderà che, da Sarkozy ad altri leader europei, si parlava di “capitalismo
da cowboy”, di cose che non potevano succedere in Europa. Poi si è scoperto che
certe banche europee erano state anche più aggressive di quelle americane. In
Asia non si fanno tante elucubrazioni tipo "i consumatori americani hanno
speso troppo oltre i propri mezzi": ci chiedono semmai quando torneremo a
spendere. Non negherà che rappresenti una svolta per voi l'accettazione di un
ruolo tanto più ampio dello Stato nell'economia: maxipacchetto di stimoli,
salvataggi delle banche e anche di alcuni settori industriali come l'auto. Il
pacchetto di stimolo all'economia è da oltre 800 miliardi di dollari. Io sono
favorevole forse oltre quello che i membri della mia associazione gradirebbero,
perché siamo in una situazione eccezionale. Tutti oggi siedono sul loro denaro.
Non ho mai visto una recessione così, con la gente tanto paralizzata dalle
circostanze economiche. Per questo occorre uno stimolo forte. Senza intervento
finanziario pubblico, il rischio era quello di una crisi globale senza
precedenti. Quanto all'auto, occorreva prendere una decisione: se non agire
significa creare un milione di nuovi disoccupati, per cui sarebbe occorsa una
manovra ulteriore da centinaia di miliardi di dollari solo per porre le
condizioni di un loro assorbimento, allora non è meglio, non è businesslike,
spendere qualche miliardo di dollari adesso? Tra l'altro, ritengo che le case
automobilistiche straniere siano state intelligenti a restare fuori dalla
discussione: altrimenti sarebbere state criticate. Non la spaventa la crescita
del deficit? Il disavanzo va rapportato non al budget statale, ma alle
dimensioni e alla vitalità dell'economia Usa. Quindi è ancora gestibile. La
vera preoccupazione, semmai, riguarda l'esplosione dei costi per Medicare. La
settimana scorsa l'ex consigliere di Carter, Zbigniew Brzezinsky, ha invocato
la creazione di un “G-
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
MONDO E MERCATI data: 2009-01-20 - pag: 23 autore: Rapporto Coface. La mappa
2009 dei possibili mancati pagamenti nelle transazioni commerciali Export ad
alto rischio nell'Est Europa Attilio Geroni PARIGI. Dal nostro corrispondente
èl'anno dei grandi pericolie della grande incertezza per chi vive di
esportazioni, sempre ammesso che si riesca a esportare nell'attuale contesto
macroeconomico. La francese Coface misura da anni il cosiddetto rischio Paese,
vale a dire l'insieme di variabili politico- economico-finanziarie che
espongono le imprese ai sinistri di pagamento nelle transazioni commerciali a
livello internazionale. Nel 2009 non c'è spazio per l'ottimismo,ma solo per un
cupo realismo: se tutto andrà bene, cioè se le cose non peggioreranno ulteriormente,
qualche segnale di schiarita comincerà a intravedersi non prima della fine
dell'anno. Alla conferenza di ieri Coface ha diviso il mondo del rischio Paese
in alcune categorie, la più pericolosa delle quali è quella che raggruppa le
cosiddette bubble economies, l'epicentro della crisi: Stati Uniti, Gran
Bretagna, Irlanda, Islanda e Spagna, dove l'azione combinata dello scoppio
della bolla immobiliare e l'elevato indebitamento delle famiglie ha prodotto e
sta producendo effetti devastanti sulla domanda e sull'occupazione. Nella sola
Spagna il numero di mancati pagamenti è cresciuto l'anno scorso del 131% contro
un incremento medio a livello mondiale del 47%. Ci sono poi i Paesi contagiati
a causa della loro prossimità geografica (e quindi commerciale) come Canada e
Messico, quelli a bassa crescita tra i quali rientrano le grandi economie della
zona euro (Francia, Germania e Italia) e il gruppo degli emergenti, con
prospettive ad alto rischio per l'Europa dell'Est e la Russia,segnali
preoccupanti dalla Cina e una migliore tenuta (tutto
relativo, però) da parte di India e Brasile. Yves Zlotowski, capo economista di
Coface, ha contato cinque crisi del credito dallo shock petrolifero del '
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-01-20 - pag: 25 autore: Il consumatore emergente
ha il cuore ambientalista Decolla nei Bric la domanda di beni e servizi più
ecologici Micaela Cappellini I brasiliani? Hanno una predilezione per il
recupero di carta e plastica e per i prodotti fatti con materiali riciclati. I
cinesi sono sensibili al tema dei gas serra e danno il loro contributo cercando
di diminuire le ore in cui accendono i termosifoni d'inverno e i condizionatori
in estate. Quanto agli indiani, cercano di non sprecare carburanti, lasciando
il più possibile l'auto a casa oppure non acquistando prodotti che hanno dovuto
percorrere migliaia di chilometri per raggiungere lo scaffale del supermercato.
Mentre i russi, sarà per via del clima, ma sono tutti concentrati sul
migliorare il livello di isolamento termico delle loro abitazioni. Prove
tecniche di consumi ecocompatibili? Qualcosa di più: secondo una ricerca di
Accenture, chi vive nei Paesi emergenti è addirittura più attento al futuro del
Pianeta di quanto non lo siano gli evoluti consumatori delle aree di vecchia
industrializzazione. Una preoccupazione, soprattutto, che fa rima con
disponibilità ad agire, se nei mercati di Asia e Sudamerica oltre la metà delle
persone si dice pronta ad abbandonare un prodotto per uno nuovo dotato di una
certificazione di minimo impatto sul clima, a fronte di un esiguo 24% nelle
economie più mature. Così come il 61% dei consumatori se ne avesse la
possibilità, cambierebbe certamente fornitore di energia per sceglierne uno che
offre servizi a bassa emissione di CO2. Nei Paesi sviluppati lo farebbe solo il
30% delle persone. Le aziende sono avvertite: la classe dei consumatori
emergenti è attratta dai prodotti amici dell'ambiente ed è pronta a far sentire
il suo peso in termini di domanda. I Bric, insomma, sono da considerarsi
mercati maturi dove vendere elettrodomestici di classe tripla A, alimenti non
Ogm o elettricità pulita. Anzi: «C'è in questi Paesi una domanda di beni e
servizi più ecologici che ancora non incontra un'offerta adeguata –spiega
Sergio Nicolini, senior executive energy di Accenture per l'Italia, la Grecia,
la Russia, l'Europa centrale e il Medio Oriente – e quel che più conta è che la
crisi economica in atto non sembra scalfire in nessun modo il livello di
attenzione verso l'ambiente di questi consumatori». Alle dichiarazioni di intenti
ecologisti indiani, cinesi, russie brasiliani fanno seguire i fatti. Tra gli
indiani che nel 2007 avevano promesso di effettuare il riciclaggio di vetro,
carta e plastica, a un anno di distanza il 44% lo ha fatto davvero, così come
il 48% dei cinesi e anche il 22% dei russi. Solo il 14% dei tedeschi,
tradizionalmente popolo tra i più attenti alle tematiche ambientali, è stato
altrettanto virtuoso. Insomma, la propensione alle azioni ecologicallycorrect è
alta nelle economie emergenti: negli ultimi 12 mesi almeno un terzo dei
consumatori di India, Cina e Brasile è passato a un
nuovo prodotto perché quest'ultimo prometteva di ridurre lo spreco di
materiali, piuttosto che di utilizzare energie alternative o impiegare
componenti riciclati. «Al momento – spiega Nicolini – sono avvantaggiati i
produttori di beni, rispetto ai fornitori di utility, nel senso che il loro
mercato si prospetta più ampio. Fornire servizi a minor impatto ambientale,
infatti, implica la dotazione di tecnologie adeguate. E le tecnologie costano.
Senza un debito supporto da parte dei governi interessati, è difficile che un
fornitore possa garantire gas o elettricità pulita a costi che restano
competitivi ». Già, i costi: questo naturalmente resta un problema, poiché dal
Subcontinente indiano al Sudamerica viene segnalato come il primo ostacolo ai
consumi ecocompatibili. «Un muro non insuperabile però – obietta Nicolini –
visto che un terzo dei clienti emergenti negli ultimi 12 mesi ha scelto di
passare comunque a prodotti più ecologici. Segno che se lo è potuto
permettere». Tra i Bric, l'India è la più virtuosa: qui i consumatori sono
consapevoli dei danni prodotti dall'inquinamento,sono ottimisti sul fatto che
li si possa limitare e, soprattutto, hanno visto il proprio Stato investire con
un certo peso in impianti energetici tecnologicamente avanzati. Un po' meno
bene vanno le cose in Russia, dove la percentuale di traditori dei marchi poco
ecologici si aggira attorno al 22%e dove l'ottimismo per la soluzione dei guai
del Pianeta è ai minimi. «Ma non si tratta di un disinteresse per i temi
ambientali – spiega Nicolini – i russi sanno che l'energia è un monopolio
statale, per questo non possono sperare di veder sorgere all'orizzonte
produttori alternativi e più ecologici». micaela.cappellini@ilsole24ore.com
Consumi responsabili. Riciclo di bottiglie di plastica alla periferia di
Pechino. Negli ultimi 12 mesi almeno un terzo dei consumatori di Cina, India e Brasile ha scelto prodotti che permettono di
ridurre lo spreco di materiali REA
( da "Avvenire" del 20-01-2009)
Argomenti: Cina
POLITICA 20-01-2009 BILANCIO
IN CHIAROSCURO. P ARTENZA CON REALISMO Bush, difficile rimpiangerlo Domani non
sarà mondo nuovo MARCO OLIVETTI N el momento in cui lascia la presidenza degli
Stati Uniti, pare difficile che George W. Bush possa essere rimpianto. Da
almeno due anni la sua presidenza è sopravvissuta in mezzo a livelli record di
impopolarità, che hanno contribuito non poco specie nel contesto della crisi
economica all'elezione di Barack Obama, verso il quale continuano a circolare
aspettative paramessianiche. Eppure l'uscita del secondo Bush dalla Casa Bianca
suggerisce un bilancio a tinte più sfumate, meno manicheo di quello oggi
prevalente. È bene cominciare dai passivi della presidenza Bush, il principale
dei quali ci pare di tipo metodologico: l'unilateralismo con il quale ha
affrontato il cambiamento climatico e alcuni nodi essenziali di politica
estera. Fratture profonde si sono così generate sia con alcuni alleati (vari
governi europei, in diverse fasi, giungendo al culmine con
la guerra in Iraq), sia con le principali potenze mondiali: Russia, Cina, Brasile e altri Paesi sudamericani. Naturalmente si è trattato
di un unilateralismo parziale, come stanno a dimostrare i buoni accordi sul
nucleare e la capillare rete di alleanze minori di cui la stessa guerra in Iraq
ha potuto godere. Per non parlare dell'appoggio convinto che alcuni
governi (dalla Spagna di Aznar all'Australia di Howard, dal Regno Unito di
Blair all'Italia di Berlusconi) hanno offerto, specie in passato, alla
presidenza Bush. Tale unilateralismo si è armato di una ideologia legata al
nome dei cosiddetti 'neocon' che ha unito elementi tradizionalmente democratici
(si pensi all'internazionalismo di W. Wilson) con il conservatorismo dei
repubblicani. Anche a chi non crede che questa cultura politica debba essere
demonizzata, la presidenza Bush ha dimostrato proprio la debolezza dell'America
quando opera come superpotenza unica e solitaria. Una debolezza fattuale (che
si è vista nella lenta evoluzione del conflitto iracheno) cui si è sovrapposto
un ruolo di 'capro espiatorio' che Bush ha finito per assumere agli occhi
dell'opinione pubblica mondiale, specie di sinistra ma non solo. Questa
constatazione di fondo rimane vera anche se al declinare della sua presidenza
l'unilateralismo di Bush si è attenuato, e alcuni errori sono stati corretti,
mentre altri sono stati ridimensionati. Una correzione si è vista in Medio
Oriente, con il cambio di strategia in Iraq (il 'Surge' voluta dal generale
Petraeus, che ha posto le basi per una relativa normalizzazione del Paese) e
con l'alt alla proposta israeliana di un bombardamento delle installazioni
nucleari iraniane. E un ridimensionamento è venuto sul terreno più difficile
per la presidenza Bush: il cambiamento climatico. La tesi secondo cui il
cambiamento avrebbe avuto proporzioni meno drammatiche di quelle denunciate dai
movimenti ecologisti e sarebbe stato causato solo in parte dall'uomo appare
oggi meno fantasiosa di alcuni anni fa. Gli altri capitoli negativi
dell'eredità Bush sono l'economia, la repressione del terrorismo e
l'impreparazione dell'apparato statale interno a fronte di grandi emergenze,
come l'uragano Katrina. Pure in questi casi il bilancio rimane negativo, anche
se forse qualche 'se' e qualche 'ma' vanno aggiunti. Il dogmatismo
iperliberista dei repubblicani richiede un rigoroso riesame, ma è forse
eccessivo addebitargli integralmente la crisi attuale, che ha fra le sue cause
aspetti dell'American Way of Life che la presidenza Bush non ha creato e che le
sopravviveranno, così come varie politiche in materia di mercati azionari. La
lotta al terrorismo internazionale condotta da Bush si è guadagnata un marchio
di infamia legato al carcere di Guantanamo e alla sottrazione dei soggetti ivi
detenuti alle più elementari regole dello stato di diritto. Tuttavia su questo
punto si dimenticano troppo presto due cose: l'efficacia dell'azione
dell'amministrazione Bush (gli attentati dell'11 settembre, verificatisi subito
dopo la fine della presidenza Clinton, non si sono ripetuti in terra americana)
e la scelta di non inquinare con norme eccezionali il sistema della giustizia
ordinaria degli Stati Uniti. Quanto infine al fallimento dei soccorsi su
Katrina, che pure si spiega abbastanza bene con la natura federale
dell'ordinamento americano, l'amministrazione ha imparato la lezione, facendo
approvare dal Congresso la costituzione di una struttura federale competente
per i disastri naturali, che ben ha operato negli uragani del 2008. I versanti
più positivi di Bush sono forse in politica interna: i programmi scolastici no
child left behind (nessun bimbo lasciato indietro), le scelte sulle grandi
questioni etiche (la sua opposizione al finanziamento della ricerca sulle
cellule staminali embrionali, al matrimonio gay, all'eutanasia all'aborto), le
ottime nomine alla Corte suprema e alla guida della Fed. Rimane dunque la
valutazione iniziale: sarà difficile rimpiangere Bush. Ma i problemi e le
scelte che hanno fatto di lui il presidente più impopolare dell'ultimo mezzo
secolo non scompariranno con l'arrivo alla Casa Bianca di un leader molto più
colto, brillante e telegenico (e amato dai media). Il 20 gennaio non inizia un
mondo nuovo.
( da "Famiglia Cristiana" del 20-01-2009)
Argomenti: Cina
di D.A. - Scrivere
a: don.antonio@stpauls.it LA SITUAZIONE DEI MALATI TERMINALI LASCIATI MORIRE
PER ABBANDONO TERAPEUTICO QUANDO SI RINUNCIA ALLE CURE Scarsa attenzione si
pone oggi a un problema sempre più urgente, che sta tra l'accanimento
terapeutico e l'eutanasia: l'abbandono del malato che non ha speranza di
guarigione. Caro padre, le scrivo perché ritengo che l?episodio di abbandono
terapeutico, accaduto a mio fratello, sia esemplare. Il rischio di una cultura
di morte è presente in molti ambienti medici (anche cristiani), induce alla
convinzione che un malato complesso, dispendioso per la sanità pubblica, sia da
definire «terminale». Per passare all?abbandono terapeutico. Un lunedì mattina
in una casa di cura per lungodegenti. Il parco pettinato, ordinato, ha ospitato
pazienti illustri: uomini di spettacolo, senatori a vita, imprenditori lombardi
che, ormai, la fabbrichetta ce l?hanno in Cina non più in Brianza. La coreografia è rassicurante. Ma è lunedì
mattina e mio fratello si è improvvisamente aggravato. Un medico è seduto alla
scrivania. Alle sue spalle un manifesto che è un marchio di fabbrica, certifica
una ben precisa appartenenza ecclesiale, intransigente sui valori. Mi
sento rassicurata. Apre un varco di speranza nella mia disperazione: mi aspetto
tempestività nella cura e umanità nel conforto. Invece, quel medico dice:
«L?agonia di suo fratello potrebbe durare anche dieci giorni e qui noi non ce
lo possiamo permettere, impegnerebbe troppe energie del reparto da destinare
agli altri ricoverati». Poi prosegue: «Non reputiamo opportuno che muoia qui;
verrà trasferito immediatamente in un hospice». Mio fratello è troppo grave,
sua madre chiede in ginocchio di non trasportarlo, è troppo fragile. Mio
fratello rimane lì, ma muore poche ore dopo, senza che quel medico gli abbia
prestato cure pertinenti, se non qualche palliativo. La storia di Luigi è
semplice. Il 15 luglio viene sottoposto a un intervento delicatissimo in un
ospedale di eccellenza, per mano di uno dei migliori neurochirurghi italiani.
Nei due mesi successivi, in ospedale, viene monitorato con competenza e
tempestività. Lentamente si riprende. Il tumore (di natura benigna) si è molto
ridotto. Tiriamo un sospiro di sollievo, il peggio è passato. Resta un paziente
delicato: serve ancora un po? di convalescenza, dev?essere trasferito in una
clinica di riabilitazione. Ce ne consigliano una di eccellenza,
"svizzera". Qui avviene il "tragico misfatto": dopo i primi
giorni si diradano i controlli e le cure. Vi è entrato in buone condizioni, poi
è peggiorato. Invece di intensificare gli sforzi, i medici costruiscono il
teorema del "malato terminale" e mettono in pratica una forma
tenacissima di "abbandono terapeutico", che lo porta in brevissimo
tempo alla morte. Si crea una cordata di medici che fa muro a ogni nostro
tentativo di adeguare le terapie alla situazione clinica di mio fratello. I
medici del reparto fanno da tramite anche con altri ospedali: ci viene detto
che nessuno è più disposto ad accogliere mio fratello. Infine, ci viene
ribaltata contro l?accusa di accanimento terapeutico per giustificare la totale
incapacità di gestire un malato complesso. Mio fratello è morto per abbandono
terapeutico. Dovuto alla convinzione di molti medici che non valga la pena
scommettere su pazienti impegnativi, i cui miglioramenti lenti e faticosi (e
non così eclatanti) non garantiscano quel ritorno di immagine di cui una
clinica ? specie se di target alto ? ha bisogno per il suo prestigio. Lettera
firmata Il dibattito attuale sulle questioni etiche di fine-vita è polarizzato
quasi esclusivamente su due temi: eutanasia e accanimento terapeutico. Scarsa
attenzione, purtroppo, è riservata a un problema che, in ambito medico, si
avverte in modo urgente: l?abbandono terapeutico. Che vuol dire un
atteggiamento di rinuncia, sia di presenza psicologica sia di interventi, a un
malato terminale per il quale non si prevede più un?evoluzione di miglioramento
del quadro clinico. La vera minaccia oggi non è solo un eccesso di cure, ma anche
l?abbandono terapeutico che, per alcuni, sembra meno grave dell?eutanasia, ma
che è ugualmente drammatico per la vita dei malati e delle loro famiglie, le
quali sperimentano una sorta di esclusione. «Le persone giudicate inguaribili
rischiano di essere abbandonate e invece si può fare ancora molto per loro», ha
detto Benedetto XVI in un messaggio ai chirurghi. Il rischio di abbandono è
reale e le cause molteplici: la pressione a ridurre i costi; una concezione
della medicina che, quando non riesce ad arrestare il decorso infausto della
malattia, abbandona il paziente; l?idea che alcune condizioni di malattia
rendono indegna la vita e trasformano il malato o la persona con disabilità in
un peso sociale. Così aumenta la solitudine dei malati e delle loro famiglie,
introduce nelle persone più fragili il dubbio di un programmato disinteresse
della società. In controtendenza ci sono segnali positivi, come è palese in
numerosi congressi. Si chiede a medici e infermieri di mantenere viva
l?attenzione affinché nella medicina siano garantiti al malato, alla persona
con disabilità e alle loro famiglie ogni terapia, cura e sostegno, purché
possibili, adeguati e proporzionati; e si eviti che la rinuncia a trattamenti
specifici si trasformi in abbandono del paziente. Un problema particolare si
pone nel passaggio dai trattamenti medici di guarigione, che non è più
possibile, a quelli curativi. In altre parole, qual è il momento di limitarsi
ad assicurare una migliore qualità di vita residua al paziente di cui la guarigione
non è più possibile? Oggi, nello stabilire tale passaggio ha maggiore peso la
volontà del paziente informato. È importante che ci sia vero dialogo tra il
malato e i familiari per facilitare la transizione dal trattamento curativo,
ormai inutile, a quello palliativo. Tutto, però, rischia di girare a vuoto se
non c?è un autentico rapporto di fiducia tra medico, paziente e familiari.
Soltanto così si può evitare e superare la frequente ansia di abbandono
terapeutico che coglie il malato o la famiglia.
( da "AprileOnline.info" del 20-01-2009)
Argomenti: Cina
Effetti collaterali,
Gaza e dintorni Felice Besostri, 19 gennaio 2009, 18:00 Dibattito/2 La tregua,
non ancora definitiva, è un'opportunità, che non può essere sprecata. Gli amici
di Israele, quelli cioè che pensano che con la negazione dei diritti dei
palestinesi non ci sarà mai un'esistenza sicura per il popolo israeliano,
devono svolgere un ruolo più attivo per il processo di pace. Gli amici dei
palestinesi potrebbero lanciare un segnale nella direzione di una pacifica
convivenza dei due popoli Un cessate il fuoco unilaterale è stato deciso da
Israele e Hamas si è resa disponibile ad una tregua di un anno ponendo delle
condizioni. Per chi è preoccupato per la situazione umanitaria e per le vittime
civile nella Striscia di Gaza e nel Sud Israele è una buona notizia. Ci sono state
iniziative contro la guerra e pochissime per la pace. Purtroppo la maggior
parte delle manifestazioni a favore della popolazione palestinese sono
diventate contro Israele come Stato e con degenerazioni antisemite, oltre che
di sostegno ad Hamas. Prima di proseguire occorre che siano prese distanze
nette, nella pratica e non solo verbalmente, da ogni forma di antisemitismo,
anche quando si traveste da antisionismo. Le parole sono pietre e fanno un
danno maggiore dei sassi scagliati nella prima e nella seconda Intifada. Tre
esempi: a) modificare la stella di Davide per iscriverci la croce uncinata
nazista b) parlare di genocidio del popolo palestinese c) definire Gaza un
campo di concentramento. Non c'è genocidio quando la popolazione aumenta e
l'espressione prigione a cielo aperto è più che sufficiente. Fare commistione
di simboli ebraici e nazisti è pura idiozia. Chi usa questi simboli e queste
definizioni deve sapere che non si aiutano i palestinesi ma si esasperano
l'opinione pubblica israeliana e tutti i democratici, che, al di là di critiche
anche severe a singoli atti dei Governi di Israele, hanno un punto fermo:
l'esistenza di Israele in frontiere riconosciute e sicure. è inutile un
dialogo, ma neppure un confronto, con chi non critica l'art. 7 della Carta di
Hamas, che prevede la scomparsa dell'entità sionista e neppure l'art. 13 di
esaltazione della Guerra Santa; la negazione di Israele è l'ostacolo maggiore,
insuperabile, per ogni soluzione di pace, fondata sulla formula: Due popoli,
due Stati, l'unica ragionevole. Ora che le armi tacciono, occorre fare a
sinistra chiarezza. Se siamo di sinistra non possiamo sostenere, anche con il
semplice silenzio, che è complicità piena, il terrorismo e parole d'ordine che
prevedono l'instaurazione di un regime retto dalla sharia: la difesa dei
diritti umani e civili di libertà di religione e di opinione fanno parte del
patrimonio comune della sinistra, sono uno spartiacque. La conclusione,
temporanea, delle operazioni militari confermano le critiche alla risposta
militare massiccia ai lanci di razzi. Sono stati uccisi miliziani di Hamas ed
anche qualche dirigente, ma la maggioranza delle vittime sono stati civili e
tra loro donne e bambini. Questo è un fatto, che doveva essere valutato dal
Governo israeliano. Né vale l'argomento che Hamas non si è preoccupata della
popolazione palestinese e neppure quello che vi è stata sovraesposizione
mediatica rispetto ad altre situazioni (Darfur, Cecenia, Tibet, Congo orientale
e Ruanda), nelle quali il numero di vittime civili, compresi donne e bambini, è
stato di centinaia e migliaia di volte superiore. Semmai ci si deve rammaricare
del fatto che stragi possano essere compiute nell'indifferenza più totale, per ragioni politiche (non si possono criticare troppo Russia e Cina) o di lontananza (continente africano). Rispetto soltanto a 10
anni fa c'è stato un mutamento degli atteggiamenti verso il Medio-Oriente ed in
particolare verso il conflitto israelo-palestinese nelle elités intellettuali e
nei gruppi dirigenti dei partiti di sinistra. Salvo Vattimo, non si
troverà più un intellettuale di sinistra, che si rammarichi della imprecisione
dei razzi Qassam. Personaggi come Moni Ovadia o intellettuali come David
Bidussa, hanno trovato spazio nei mezzi di comunicazione della sinistra. Mi ha
anche favorevolmente colpito che, anche nel mezzo dei momenti più drammatici,
Radio Popolare abbia avuto il coraggio di trasmettere due dichiarazioni radio,
la prima di un dirigente di Hamas, al sicuro nell'esilio siriano, e l'altra di
una donna palestinese, che ha perso la casa nella striscia di Gaza. Senza
conoscere l'arabo, bastava il tono di voce, per capire la distanza siderale che
separava i due. Quella trasmissione di pochi minuti per chi ha a cuore il
popolo palestinese è stata più istruttiva di analisi e commenti. Tuttavia non
c'è ragione per essere ottimisti, perché è indubbio che nell'opinione pubblica
la condanna della reazione israeliana è cresciuta e, se non si avvia
rapidamente un processo di pace, è destinata ad estendersi ad Israele in quanto
tale. Ci sono effetti collaterali del bombardamento e dell'invasione di Gaza,
che dovevano essere evitati. La normalità di Israele richiede che gli atti del
suo governo siano giudicati alla stessa stregua di quelli di governi di altri
Stati: non si possono usare due pesi e due misure. I morti civili dei
bombardamenti NATO di Belgrado e quelli dei bombardamenti israeliani a Gaza
devono avere la stessa importanza. Neppure dovrebbe essere consentito di
attribuire torti o ragioni in base al numero dei morti: è una logica da
ragioneria della morte e non di umanità. Si deve utilizzare questa tardiva e
fragile tregua, per innestare processi positivi in Israele e tra i palestinesi,
dare maggiore voce alla società civile, cioè a due popoli, che in grandissima
maggioranza vogliono vivere in pace, con sicurezza e dignità. In Israele ci
sono movimenti che operano per la pace ed in difesa dei diritti umani e c'è uno
stato di diritto. Quei movimenti sarebbero molto più forti ed influenti se in
Palestina ce ne fossero di analoghi e le differenze in seno alla società
palestinese fossero regolate da giudici e non da processi sommari. In Palestina
occorre una guida politica democraticamente legittimata e che riassuma le
caratteristiche di un movimento nazionale di tutti i palestinesi come era la
OLP, a qualsiasi religione appartengono e sostituisca una dirigenza di
orientamento religioso integralista. Se il conflitto israeliano-palestinese è
ridotto ad una parte di un più generale conflitto, che oppone i mussulmani all'Occidente,
al cristianesimo ed all'ebraismo, non c'è soluzione. Gli interessi del popolo
palestinese sarebbero, altrimenti, subordinati alle strategie dell'Iran e della
Siria, che non hanno interesse a qualsivoglia composizione, e che con le
forniture di armi condizionano le decisioni della stessa Hamas, più dei
palestinesi di Gaza. Dall'altro lato Israele sarebbe ridotto ad avamposto
dell'Occidente e dei suoi interessi nella regione. Gli amici da sempre di
Israele, quelli cioè che pensano che con la negazione dei diritti dei
palestinesi non ci sarà mai un'esistenza sicura per il popolo israeliano,
devono svolgere un ruolo più attivo per il processo di pace. Gli amici dei
palestinesi potrebbero avere un ruolo ben maggiore di quello di organizzare
manifestazioni di protesta, sarebbe sufficiente che lanciassero un segnale
nella direzione di una pacifica convivenza dei due popoli: per esempio chiedere
la liberazione del soldato Shalit. Questa tregua, non ancora definitiva, deve
essere un'opportunità, che non può essere sprecata.
( da "Repubblica, La" del 21-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina II - Firenze La
crisi si abbatte anche sulle aziende per trasformare carta e vetro: il mercato
ne chiede meno, i piazzali sono pieni Riciclo, la plastica finisce bruciata Un
terzo di quella da raccolta differenziata va nell´inceneritore Il presidente di
Revet: in Toscana dovremmo raddoppiare gli impianti LAURA MONTANARI Si corre
per riciclare i rifiuti, per aumentare i volumi della raccolta differenziata e
arrivare nel 2012 al 60 per cento, obiettivo che se non venisse raggiunto
poterebbe, per legge, a un aumento dell´ecotassa. «Centrare questo obiettivo è
importante, ma attenzione a non trascurare i percorsi che fanno i materiali da
riciclare. Per questo dico che in Toscana abbiamo bisogno di raddoppiare
impianti». A parlare è Antonio Marrucci, presidente di Revet, la società mista
che gestisce la raccolta differenziata di plastica, vetro, alluminio, barattoli
di acciaio e contenitori per le bevande. La società è al 60 per cento
controllata da quattro aziende pubbliche (Quadrifoglio, Publiambiente-Empoli e
Pontedera, Geofor-Pisa, Sienambiente) e per il 40 per cento da privati. Infatti
seguendo il percorso di quello che ci affanniamo a differenziare, si incontrano
delle sorprese. Per esempio sulla plastica è lo stesso presidente di Revet a
rivelare: «La quantità di plastica venduta e avviata a riciclo si sta
progressivamente riducendo e sta aumentando la quantità destinata al recupero
energetico che viene mandata negli inceneritori: siamo arrivati al 35-40 per
cento e questo rende poco produttivo lo sforzo dei Comuni e dei cittadini
nell´organizzare la raccolta differenziata». Marrucci ci tiene a precisare che
in questo non c´è nessuna irregolarità, «per legge Corepla, in consorzio
nazionale della plastica a cui consegniamo il materiale deve mandare a recupero
il 28% dell´immesso al consumo». Ma qui il problema è ambientale, non tanto di
rispetto o meno della legge: «Sì, ma mandando la plastica separata e trattata
nell´inceneritore si produce comunque molta energia» replica il presidente che
spiega poi che gli impianti di Revet si occupano di separare la plastica per
colore e polimeri e poi di vendere alle aste di Corepla. «Con minori vendite
alle aste si accumulano e rimangono stoccate per maggior tempo nei nostri
depositi quantitativi di plastica che poi vengono avviate a recupero
energetico-incenerimento» prosegue Marrucci. Quella che finisce negli
inceneritori è la parte meno pregiata della raccolta. Altra sorpresa viene dal
settore della carta: con il crollo delle materie prime, in seguito alla crisi
globale dell´economia, nei mesi passati le cartiere anche della lucchesia hanno
avuto difficoltà a liberarsi del macero e i depositi si sono riempiti. Il picco
dell´onda anomala sembra oggi passato, ma i prezzi di chi è al di fuori del
consorzio nazionale Conai (che garantisce il ritiro a una tariffa concordata
con l´Anci) sono precipitati mettendo in grave difficoltà soprattutto le
piccole cartiere che si riforniscono presso le industrie. Tanto per avere
un´idea della bufera che si è scatenata si può ricordare che fino a maggio la
carta da imballaggio veniva ritirata anche a 80 euro a tonnellata dalle
cartiere che a dicembre invece non erano disposte a pagare oltre i 5 euro. A
proposito di opportunità ambientali, a seguire il percorso dopo la raccolta
differenziata anche della carta, si incontra una sorpresa: una fetta della
cartaccia che raccogliamo in Italia, e quindi anche in Toscana, non può essere
smaltita dalle nostre parti, né in Europa perché il fabbisogno delle cartiere è
inferiore rispetto alla raccolta. Così una porzione della
carta da imballaggio già usata viaggia fino alla Cina per essere
trattata e tornare a trasformarsi poi in nuovi imballaggi. Persino in Cina però è arrivata la crisi e dopo il blocco delle importazioni di
ottobre e novembre a dicembre e a gennaio c´è stata una nuova apertura, una
piccola ripresa e il macero italiano si è rimesso in viaggio via mare.
La crisi insomma mette a dura prova pure il mercato del riciclo e a fronte di
una raccolta differenziata che cresce in percentuale rispetto ai rifiuti complessivi
che produciamo, i materiali come vetro, plastica, carta, alluminio e acciaio
restano più a lungo in sosta nei depositi, come conferma l´amministratore
delegato di Quadrifoglio Livio Giannotti: «Nel 2007 Revet ha raccolto
complessivamente 88mila tonnellate di prodotti da riciclare, nel 2008 siamo
saliti a 122mila. E´ un dato importante, ma adesso dobbiamo preoccuparci di far
crescere le aree di stoccaggio e di organizzare al meglio la filiera in
Toscana, soprattutto quella della plastica con nuovi impianti». Giannotti
spiega che un altro settore in grave sofferenza è quello del legno da
riciclare: «Prima ci davano dai 3 ai 7 euro a tonnellata, ora le aziende
chiedono di essere pagate anche 20 o 30 euro a tonnellata per recuperare il
legno stoccato nella raccolta differenziate. Insomma il mercato è cambiato e ha
bisogno di correzioni».
( da "Repubblica, La" del 21-01-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 22 - Economia
Nel quarto trimestre 2008 più che dimezzati gli ordini interni L´industria non
si muove più crollano le vendite di macchinari L´Ucimu: investimenti frenati
dalla stretta su leasing e prestiti GIORGIO LONARDI MILANO - è un settore in
ginocchio, quelle delle macchine utensili. Nel quarto trimestre del 2008,
comunica il Centro Studi di Ucimu, l´associazione imprenditoriale di settore,
gli ordini sono precipitati: - 45,9% rispetto allo stesso periodo dell´anno
precedente. Ma non è tutto. Perché a far tremare i polsi è l´andamento degli
ordini interni crollati del 54,4%: un calo mai registrato in un solo trimestre
nel corso degli ultimi venti anni. Accusa Giancarlo Losma, presidente di Ucimu:
«Le banche e le società di leasing hanno stretto i cordoni del credito mettendo
in difficoltà anche quelle imprese che avrebbero voluto investire. Per questo
motivo ho appena scritto al presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e al
ministro Claudio Scajola chiedendogli d´intervenire». Con oltre 6 miliardi di
ricavi previsti nel 2008 il comparto delle macchine utensili è uno snodo vitale
del sistema industriale italiano. Gli iscritti all´Ucimu, infatti, «producono
macchine per produrre macchine». E fra i clienti del settore c´è il «nocciolo
duro» dell´impresa italiana: l´industria dell´auto, (compreso l´indotto),
quella degli elettrodomestici, quindi l´aerospaziale, l´energia (dalle pale
eoliche alle turbine degli impianti termoelettrici) e la meccanica varia.
Insomma, se si fermano gli ordini di macchinari vuol dire che la metà
dell´impresa nazionale sta bloccando gli investimenti. Certo, il crollo
registrato fra ottobre e dicembre del 2008 va comparato con l´ottima
performance del quarto trimestre 2007 con il quale si confronta. Tuttavia, come
sottolinea Losma, la frenata è stata brutale. Dice: «Temiamo che il protrarsi
della crisi incida in modo irrimediabile sulle nostre aziende». Una paura che
riguarda soprattutto la sopravvivenza «delle piccole e medie imprese familiari,
che costituiscono la spina dorsale del settore». Anche perché la performance
degli ordini esteri è molto negativa: - 39,2%. Il rallentamento è quindi
globale è coinvolge anche Cina, India e
Medio Oriente. E allora? I produttori puntano intanto l´indice contro le banche
italiane e le società di leasing. Losma parla di «una situazione anomala»,
dovuta non soltanto alla scarsa propensione agli investimenti da parte delle
imprese manifatturiere «ma anche alla pesante restrizione del credito operata
da istituzioni bancarie e società di leasing, che blocca anche quegli
investimenti che le imprese intenderebbero realizzare». Il presidente
dell´Ucimu sostiene poi che le banche quando aprono i cordoni della borsa
«applicano ai nostri clienti condizioni molto onerose con uno spread
sull´Euribor sensibilmente superiore a quello applicato soltanto pochi mesi
fa». è dunque in questa cornice drammatica che i vertici dell´Ucimu si hanno
chiesto al governo di «subordinare ogni provvedimento a sostegno del sistema
bancario senza escludere le società di leasing alla effettiva disponibilità di
affidamenti alle piccole e medie imprese, alle stesse condizioni assicurate
precedentemente, sia per numerosità che per costi delle operazioni».
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-01-21 - pag: 5 autore: «Ora spazio alla
green economy» Veltroni: più spese ma pronti a rivedere le pensioni, subito i
nuovi coefficienti di Alberto Orioli E ora l'economia riparte? Nel giorno delle
iperboli emozionali,dei riti di popolo e di teleschermo per l'insediamento di
Barack Obama diventa lecito interrogarsi su come il "sogno" possa
trovare percorsi reali. Walter Veltroni, leader del Pd e antesignano
sostenitore di Obama (fa fede la prefazione all'edizione italiana del libro
«L'audacia della speranza» dove gli riconosceva quel mix tra capacità visionaria
e pragmatismo, diventati i pilastri del successo), risponde così: «C'è stato il
tempo dell'auto, quello delle tlc. Ora sarà la green economy a rilanciare lo
sviluppo. Penso a un grande piano sovranazionale e a programmi nazionali su più
anni per dare vita a una gigantesca operazione di rottamazione del petrolio. Lo
annuncia Obama, lo potrebbe realizzare anche l'Italia. Abbiamo il know how
necessario – e forse anche più sviluppato che in altri Paesi – per far fronte a
investimenti nei campi dell'energia sostenibile e nei motori di nuova
generazione». La crisi però è prima di tutto finanziaria. è chiaro che
l'effetto-Obama ci sarà in generale. Il fatto stesso che la crisi finanziaria
sia caduta nel passaggio tra le due presidenze americane ha creato un
moltiplicatore della crisi stessa. E la difficile gestazione al Congresso del
primo piano Paulson ne è la dimostrazione. Ma saranno le stesse idee di Obama a
ridestare la fiducia: ha in mente di affrontare dalle radici questa recessione.
Che è finanziaria ma non solo: finora le centinaia di miliardi destinati dai
Governi di mezzo mondo al sistema bancario non hanno avuto l'effetto voluto di
un ritorno della liquidità all'economia reale. Qualcuno ha addirittura parlato
di sciopero dei banchieri. E quando Obama dice che è tempo di passare da Wall
Street a Main Street intende dire proprio che affronterà le conseguenze della
crisi sull'economia reale. Le banche sono nel mirino del Governo. Chi ha
sbagliato a casa o in galera, dice Tremonti. è d'accordo? Sicuramente c'è stata
una grandissima sottovalutazione della crisi e anzi il ripetersi per anni di
comportamenti che hanno alimentato un castello di carte crollato miseramente,
una ricchezza solo virtuale che produce però danni reali, con conseguenze a
volte drammatiche nella vita delle persone. Bisogna voltare pagina. L'Europa è
in forte recessione ma l'Italia sta meglio. Lo dice Tremonti ma è una frase da
campagna elettorale non da chi vuole risolvere i problemi. I dati europei, che
confermano quelli della Banca d'Italia, non sono «congetture». Sono lo scenario
con cui chi ha responsabilitàpolitiche deve misurarsi fino in fondo. Il
circuito della fiducia non si attiva con il marketing o nascondendo le cifre,
ma annunciando e attuando politiche condivise che aggrediscano i punti di
maggiore sofferenza, ad esempio la garanzia di un reddito per i nuovi
disoccupati e lo sblocco dei pagamenti della pubblica amministrazione.
Purtroppo il governo non ha avuto il coraggio di dare risposte vere su nessuna
delle due questioni nel decreto anti-crisi. è questo che fa male alle
aspettative dell'economia, non le previsioni delle istituzioni preposte al
monitoraggio dell'economia italiana ed europea. C'è il problema delle risorse.
L'Italia non ne ha e non può permettersi di sforare i tetti Ue. Veramente noto
che anche l'Italia, come altri Paesi europei, sfonderà i limiti di Maastricht
ma purtroppo, mentre gli altri lo avranno fatto a fronte di grandi piani di
rilancio, noi saremo fuori limite pur avendo fatto poco o nulla. Il Pd ha
proposto un piano da un punto di Pil. Ma sarebbe credibile solo se fosse
accompagnato dalle riforme strutturali. Ve la sentireste di votare una nuova
riforma pensioni? Confermo la necessità di dare vita a un piano da un punto di
Pil, 16 miliardi appunto. Un piano strategico, però, non i francobolli del
Governo Berlusconi. All'Italia servirebbe un quadro di scelte di lungo periodo
su welfare, giustizia, formazione, ambiente e anche sul riassetto
istituzionale. Le pensioni? Penso a una riforma del welfare complessiva che
riveda anche l'indennità di disoccupazione: ci sono due milioni di precari e
quasi sette milioni di lavoratori a tempo pieno che rischiano di non poter
avere una tutela in caso di perdita del posto. Per la previdenza credo si debba
andare verso soluzioni improntate alla filosofia della libertà di scelta: che
un lavoratore possa scegliere di andare in pensione prima, con un assegno più
basso, o dopo, a fronte di un assegno di quiescenza più alto, credo faccia
parte del tipo di flessibilità di cui abbiamo bisogno. Pensoa soluzioni di
questo tipo piuttosto che a obblighi di innalzamenti forzosi dell'età
pensionabile. Eppoi va rispettato quanto previsto per l'adeguamento dei
coefficienti che darebbe un po' di respiro ai conti pubblici. L'Italia propone
di creare una grande «bad bank» in cui far confluire i derivati e la
"finanza cattiva" per smaltirla nel corso degli anni, lasciando che
la "finanza buona" torni a esercitare il suo compito senza più rischi
pendenti e imponderabili. Che ne pensa? Siamo stati tanto criticati quando non
accettavamo l'iperliberismo o contestavamo le tesi di chi predicava l'orizzonte
nazionale o addirittura regionale quando parlava di globalizzazione. Sono gli
stessi che oggi si riscoprono statalisti e mondialisti. C'era la destra,quella
contraria ai lacci e lacciuoli, quella dello Stato minimo, della libertà
d'impresa sopra tutto che oggi dice il contrario. La soluzione Tremonti della
«bad bank» peraltro è una misura già praticata in alcuni dei grandi salvataggi
finanziari di questi mesi ma non ha dato i risultati sperati sull'economia
reale. Presuppone tra l'altro un'idea di governo mondiale dell'economia che è
stata sempre osteggiata dal centro- destra. Però è vero che c'è stato un
problema di speculazione. Se fosse al Governo e presiedesse il G8 non
affronterebbe anche lei il tema delle regole? Certo che lo affronterei: credo
che occorrano le regole e che aver fatto prevalere l'idea dello Stato minimo in
queste cose sia stato un errore. Comunque a me capitò di dire, in tempi diversi
da quelli di oggi, che c'era un eccesso di finanza nell'economia e non solo da
noi. L'economia di carta che ha finito con il prevalere su quella delle imprese
e delle fabbriche. Un fenomeno globale, ma anche molto italiano che ha fatto
crescere nel tempo figure imbarazzanti di raider di varia natura. Che con il
click su un computer speravano magari di impossessarsi dei grandi giornali.
Erano anche i tempi in cui c'era il"tifo democratico"peri furbetti
del quartierino... Veramente il Pd non c'era. Ma, da che mondo è mondo, il
pensiero democratico tifa per il lavoro, il sacrificio, il talento, la voglia
di rischiare. Caso Napoli: una pagina nera per gli intrecci tra politicae
affari. L'abbiamo voltata quella pagina. A cominciare dalla prossime elezioni
provinciali ci sarà personale politico nuovo, nuove energie. Un partito
diverso.L'ho detto chiaramente: innovazione di persone e programmi e poi basta
col partito degli "ex", ex Ds, ex Margherita. Finito. Certo, chi
tenta di creare il Partito democratico riformista e pro-mercato si trova alle
prese con il lato oscuro del mercato. E rischia di trovarsi assediato da chi
torna a citare Marx da destra e da sinistra. Il problema dell'Italia è che non
ha mai avuto una storia riformista: non c'è mai stato nulla di paragonabile a
una Thatcher o a un Blair, a un Brandt o a un Aznar. Ci sono stati due brevi
periodi di innovazione politica: il primo centro-sinistra e il primo Governo
Prodi, non a caso prematuramente interrotti. E questo ha impedito al Paese di avere
quella cultura delle riforme che si misura su un ciclo politico in grado di
gestire anche contrasti forti con parte dell'opinione pubblica. L'Italia oggi
avrebbe bisogno di questo,invece c'è un Governo che ha una larga maggioranza
nel Paese e poi deve fare 32 decreti e abusare del voto di fiducia. Però c'è
anche chi nel Partito democratico guarda a Marx come padre nobile... Io non
tornerò a citare Marx. Sento forte la conferma di quello in cui credo da anni:
non mi va di partecipare a questa gigantesca gara trasformistica che avviene
con una disinvolutra imbarazzante. Ho sempre pensato che tanti anni di storia
ci hanno consegnato un '900 portatore, spesso a prezzo del sangue, della
democrazia come valore supremo della politica. Lo stesso accade per il mercato
come mezzo per la trasmissione del benessere e dell'emancipazione. Certo,
quando penso al mercato penso anche alle regole e ai controlli, penso alla
funzione per la mano pubblica di contrasto alle diseguaglianze e alle
ingiustizie e di presidio per i beni e i servizi pubblici essenziali. Tutto
quello che è accaduto non mi farà convincere della necessità di una presenza
oppressiva dello Stato nell'economia (che poi significa solo i partiti
nell'economia). Finora semmai è mancata la capacità di regolazione o quella
"intelligenza complessiva delle cose" come la chiama il cardinale
Martini. Tutto serve tranne tornare al liberismo o al comunismo. La vera sfida
è promuovere le opportunità e contrastare le disuguaglianze. Per stare al
concreto cosa significa? Istruzione di qualità per tutti, a partire dai primi
anni di scuola e opportunità di formazione continua, costruzione di un nuovo
welfare che si regge su una rete di servizi potenziati e quindi su asili nido,
assistenza ai disabili o agli anziani, e sull'estensione di tutele come il
sussidio in caso di disoccupazione a chiunque perde il proprio posto di lavoro,
un contesto di regole chiare e di opportunità che possa consentire ad ognuno di
dare il meglio. Nord-Sud. Il Governatore Lombardo denuncia il rischio che i
fondi del Sud vengano "scippati" per la gestione delle crisi delle
imprese del Nord. è stato grave assistere durante il dibattito in Parlamento
sul decreto anti-crisi allo scontro tra i due leghismi della maggioranza: il
Governo finisce per essere come quel personaggio che rischia di finire
squartato perché legato a quattro cavalli che tirano in direzioni opposte. Sono
preoccupato per lo sfarinarsi dello spirito del Paese, un Paese impaurito,
bloccato. E a farne le spese sono soprattutto le piccole e medie imprese, cui
invece il Partito democratico guarda, fin dalla sua costituzione, con grande
interesse perché sono la vera forza propulsiva dell'economia del Paese.
Parliamo di grandi imprese. Se fosse stato al Governo avrebbe varato gli aiuti
all'auto? Io spingerei per una soluzione europea congiunta. Non è immaginabile
che alcuni Paesi scelgano la via degli incentivi e altri no. Se gli Usa o la Cina o grandi paesi europei decidono
di sostenere l'auto e l'Italia no significa che la Fiat muore. E con essa un
pezzo importante del mondo produttivo italiano. Credo tuttavia che la soluzione
debba essere globale e che non si tratti di trovare soluzioni vecchio stile.
Penso a sostegni mirati alla riconversione ecologica delle produzioni e a fondi
per aumentare di molto gli investimenti in ricerca e in qualità. Del resto è
questo il nuovo indirizzo che arriverà anche dagli Usa. LA TERAPIA «Un piano da
16 miliardi e più attenzione alle Pmi Un errore non accelerare i pagamenti
della Pa» MAASTRICHT «Gli altri stanno peggio? Frase da campagna elettorale.
Noi fuori dai vincoli senza fare nulla» AIUTI ALL'AUTO «Occorre una soluzione
europea congiunta. Ma con incentivi legati a ricerca e ambiente» Leader
democratico. Walter Veltroni, 53 anni, segretario del Pd CONTRASTO
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-01-21 - pag: 15 autore: Intesa nei
sistemi industriali - Nuovo Cda: Del Torchio a.d. e presidente, entra
Domenicali Ducati si allea con l'indiana Tcs (Tata) Marco Masciaga NEW DELHI La
Ducati ha annunciato ieri di aver siglato un contratto di consulenza con il
colosso indiano dell'information technology Tata Consultancy Services (Tcs) con
l'obiettivo di migliorare l'efficienza dei propri processi industriali.
L'accordo, del valore di «alcuni milioni di euro », avrà durata triennale,
vedrà la partecipazione di Kpmg e,secondo l'amministratore delegato Gabriele
Del Torchio, «consentirà a Ducati di rispondere meglio e più rapidamente
all'andamento del mercato e al management di esercitare un migliore controllo
sul capitale circolante». La decisione è stata annunciata pochi giorni dopo la
nomina, da parte dell'assemblea degli azionisti, del nuovo consiglio
d'amministrazione della casa di Borgo Panigale. «L'obiettivo della nostra
partnership tecnologica con la società del gruppo Tata – spiega Del Torchio – è
di "reingegnerizzare" i nostri processi industriali, dal supply
management, all'ottimizzazione di tutti gli aspetti manifatturieri, fino al
settore delle vendite. è per questo che abbiamo deciso di adottare Sap e di
assemblare un team di cui faranno parte i nostri uomini, quelli di Kpmg e di
Tcs con cui il nostro rapporto sarà sostanzialmente di consulenza, piuttosto
che di outsourcing». L'annuncio del contratto con Tcs giunge a meno di due
settimane dallo scoppio di uno dei più gravi scandali finanziari della storia
indiana che ha visto come protagonista la Satyam, uno dei principali competitor
di Tcs nonché la quarta società indiana nel settore dell'outsourcing e
dell'information technology. Una vicenda che, spiega Del Torchio, non ha
dissuaso Ducati dal cercare in India il proprio nuovo partner tecnologico. «La
decisione di scegliere Tcs – spiega – è stata presa per la storia dell'azienda,
per le sue competenze e la sua flessibilità. Oltre che naturalmente per i buoni
risultati ottenuti nella collaborazione con Ferrari e per la competitività dei
costi delle attività di back office che verranno svolte da remoto a Mumbai».
Ventiquattro ore prima dell'annuncio dell'accordo, Del Torchio è stato
confermato nel ruolo di amministratore delegato della Ducati, assumendo anche
la carica di presidente del cda. L'assemblea degli azionisti ha anche sancito
l'ingresso nel consiglio di Claudio Domenicali al fianco di Mauro Benetton,
Massimo Bergami, Carlo Umberto Bonomi, Marco Giovannini, Roberto Maestroni,
Antonio Perricone, Dante Razzano e Ulrich Weiss. Il nuovo consiglio avrà il
compito di affiancare il management nel tentativo di ripetere nel 2009 i
risultati dell'anno passato che, spiega Del Torchio, «sono stati i migliori di
sempre, dal punto di vista dei volumi e dal punto di vista finanziario». Un obiettivo al quale la casa di Borgo Panigale non sacrificherà
l'italianità della propria tradizione manifatturiera, ma che cercherà di
raggiungere accrescendo la propria internazionalizzazione. Un processo che nel
giro di pochi mesi vedrà l'apertura del primo concessionario indiano, a Mumbai,
a cui farà seguito l'espansione nei mercati emergenti di Brasile e Cina.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-01-21 - pag: 16 autore: Imprese Premiate le relazioni Italia-Cina MILANO C'è anche
una novità, il premio all'imprenditoria femminile, alla sesta edizione del
China Trader Award, il riconoscimento per le aziende italiane che sviluppano
relazioni con Hong Kong e Cina organizzato da Cathay Pacific
Airways che sarà assegnato oggi durante una cena di gala a Palazzo Mezzanotte.
Tra gli sponsor gruppo Montepaschi, Camera nazionale della Moda, la Fondazione
"Biella The Art of Excellence". Ospite d'onore della serata Beniamino
Quintieri, Commissario Generale del Governo per l'Esposizione Universale di
Shanghai 2010, professore universitario, autore e curatore di libri e articoli
su tematiche relative ad economia internazionale, finanza pubblica, economia
del lavoro e macroeconomia. Per Quintieri, grande conoscitore del mercato
orientale, il futuro va nella direzione della connivenza tra tradizione
occidentale ed estro orientale, come dimostrerà la vetrina dell'Expo 2010.
R.Fa.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: JOB 24 data: 2009-01-21 - pag: 23 autore: Il rilancio riparte dai
territori Il gruppo Natuzzi quadruplica i top manager e aumenta le deleghe
Cristina Casadei Prima alla Natuzzi c'erano solo quattro manager che
riportavano direttamente all'ammnistratore delegato. I business plan e i
budget, che riguardassero l'Italia, gli Stati Uniti o la Cina, si facevano a Santeramo in Colle, il paese vicino a Bari dove
c'è il quartier generale della società. Poi, i manager che riportano
direttamente all'amministratore delegato sono diventati 17 e la direzione
generale mondo è stata suddivisa in 6 region. Ognuna costruisce in loco
un piano per l'area geografica che gestisce. La data che sta tra il prima e il
poi è il 2 luglio del 2008, il giorno in cui a Santeramo è arrivato il nuovo
ceo, Aldo Uva. Il manager del cambiamento dovrà traghettare il gruppo dalla
crisi dell'imbottito all'11-1-15. Questi tre numeri raccontano l'obiettivo del
suo piano:11 indica l'anno di conclusione, il 2011 appunto, 1 è il miliardo di
euro che dovrà raggiungere il giro d'affari, 15 è invece la crescita del 15%
del risultato di esercizio alla fine del triennio. I numeri del futuro sono
molto lontani da quelli del presente in cui la società fattura circa 635
milioni di euro, ha 7.600 col-laboratori e ben sette unità produttive in
Italia, contro le sei all'estero, di cui
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
FINANZA E MERCATI data: 2009-01-21 - pag: 35 autore: Industria. Inaugurato il
nuovo stabilimento che produrrà freni per motociclette Brembo apre gli impianti
in India Marco Masciaga NEW DELHI A pochi mesi dall'acquisizione del 100% delle
azioni della propria joint venture indiana con Bosch, Brembo ha inaugurato ieri
il suo nuovo stabilimento rivolto al mercato delle moto e scooter di piccola e
media cilindrata (125 e 250 cc) del Subcontinente. Gli impianti di Chakan,a
circa
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-01-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: STILE E TENDENZE data: 2009-01-21 - pag: 20 autore: STRATEGIE
ANTI-CRISI Zegna: «Mercati spiazzati da saldi e precollezioni» di Cristina
Jucker è arrivato il momento di fare qualcosa. Anzi, di rimettere in
discussione tutto il modello di business della moda. Gildo Zegna,
amministratore delegato del gruppo omonimo, alla presentazione della nuova
collezione (nella foto un modello per il prossimo autunnoinverno) lancia un
invito ad approfittare di questa crisi per ripensare alcuni aspetti. Anzitutto
i saldi:«Dobbiamo smetterla –dice – di spiazzare tutto il mercato con vendite
scontate che negli Stati Uniti sono cominciate a metà novembre, con riduzioni
di prezzo spaventose. è un comportamento autodistruttivo». è molto determinato
l'a.d. del gruppo biellese che ha chiuso il 2007 con 843 milioni di ricavi e un
utile netto di 70 milioni, e prevede di mettere a segno anche per il 2008 una
crescita non inferiore al 3 per cento. Il secondo attacco è sul tema «multicollezioni
». Spiega Zegna: «Basta con questi continui anticipi su anticipi: portano a
costi per le aziende molto superiori a quanto si riesca a gestire. Dobbiamo
tutti rivedere il modo in cui lavoriamo, nelle nostre aziende e con la grande
distribuzione ». A pensarla così sono ormai in tanti, dopo che per primi Dolce
& Gabbana avevano annunciato di non essere più disposti ad accettare il
diktat dei ritmi frenetici delle precollezioni (si veda Il Sole 24 Ore dell'11
dicembre scorso). «L'anno scorso – prosegue Gildo Zegna – abbiamo
venduto bene in Cina e in Sudamerica, soprattutto in Brasile e Messico; poi anche in
Corea. Decisamente in frenata, invece, l'est Europa, in particolare la Russia».
E gli Stati Uniti, che per Zegna sono un mercato importante (il 25% circa dei
ricavi)? «Il retail, cioè le vendite dei nostri negozi, sono andate abbastanza
bene; quello che ha ceduto è il wholesale (le vendite ai dettaglianti,
ndr). Questo ci conferma nella strategia di aprire due nuovi negozi
all'anno».Sui prezzi ci sarà qualche ritocco: «Non abbasseremo i listini ma
faremo qualche riposizionamento di alcuni prodotti all'interno delle
collezioni. Ma con un punto fermo: Zegna è e resterà un lusso autentico».
Confermata l'intenzione di partecipare anche quest'anno alla Fashion Week di
New York che parte il 13 febbraio prossimo, qualche taglio, invece, si profila
sugli altri costi e forse anche nell'organico: «Qualche pensiero lo stiamo
facendo. Per ora sto lavorando molto sulla riduzione dei costi, senza intaccare
la qualità del prodotto ». E le previsioni per quest'anno?«Il budget
( da "Avvenire" del 21-01-2009)
Argomenti: Cina
CRONACA 21-01-2009
PIANETA INFANZIA Il sottosegretario delegato alla Famiglia: «Ai primi posti per
provenienza Ucraina, Russia e Brasile» Per il 43 per cento sono
bambini tra i 5 e i 9 anni Ora anche dalla Cina Adozioni
internazionali: il 2008 anno record Giovanardi: in Italia sfiorata quota 4mila
DA ROMA ANGELO PICARIELLO I l 2008 è stato un «anno record» per le adozioni
internazionali in Italia. Sfiorata quota 4mila (3.977), con un buon incremento
rispetto all'anno precedente, che aveva già registrato un trend positivo,
con 3.420 minori adottati. «È una risposta positiva per tante coppie italiane
che aspettano di adottare un bambino», sottolinea Carlo Giovanardi,
sottosegretario con delega alla Famiglia. Si tratta per il 43 per cento di
bambini tra i 5 e i 9 anni; per il 34,5 tra uno e quattro; per l'11,2 di più di
10 anni; solo il 10,6 per cento invece non raggiunge un anno, a testimoniare il
lungo iter che in genere l'adozione all'estero comporta. Resta, con alcune
eccezioni, il divario Nord- Sud: in valori assoluti la Lombardia è prima con
903 adozioni. Ma è il dato sui Paesi di provenienza che dettaglia le ragioni di
questo mini-boom. Al primo posto c'è l'Ucraina con 640 adozioni, dalla quale
però possono essere adottati solo più fratelli, per evitare, nelle intenzioni
di quel Paese, dolorose separazioni. Segue la Federazione russa con 466,
Colombia (434), Brasile (371), Etiopia (338), Vietnam (313), Polonia (241),
Cambogia (188) e India (142). Tranne che per quest'ultima, che registra un
brusco stop, la tendenza positiva è quasi tutta frutto dei positivi rapporti
con questi Paesi, restando al momento marginali, o sperimentali, l'apporto che
arriva da un'altra cinquantina di Stati. C'è però tutto l'impegno del governo e
delle strutture preposte ad aprire nuove frontiere. Giovanardi che ha
presentato questi dati con il sottosegretario Paolo Bonaiuti e la
vicepresidente della Commissione per le adozioni internazionali Daniela
Bacchetta indica ad esempio la Cina come la novità più
importante, da dove, entro fine mese, arriveranno le prime bambine (22, solo
bambine) mentre nuovi accordi si profilano con Gambia e Burkina Faso. L'Italia
si colloca al terzo posto, in valori assoluti, per numero di minori accolti,
dietro Usa e Spagna. ma anche se si va alle percentuali in base alla
popolazione, il nostro Paese resta pur sempre settimo dietro Norvegia, Spagna,
Svezia, Danimarca e Stati U- niti. Ma, assicura Giovanardi, non c'è la rincorsa
alle adozioni a tutti i costi, anche in senso letterale. L'Italia conferma,
infatti, la sua linea che colloca l'adozione nell'ambito di una più complessa
attività di cooperazione e di relazioni bilaterali, ed è per questo che da noi,
come in Norvegia. non sono consentite le adozioni 'indipendenti'. Preferendo
quelle che sono «frutto della presenza capillare degli enti di cooperazione
internazionale e questo assicura Giovanardi elimina alla radice il rischio di
traffico». Sugli enti il governo assicura «attento monitoraggio». E i costi,
spesso ingenti, che occorrono per un'adozione internazionale essendo gratuita
quella in ambito italiano si motiva con le spese vive che i ripetuti 'viaggi
della speranza' comportano. Costi però «rimborsabili al 50 per cento per le
famiglie con reddito inferiore ai 70mila euro, e deducibili per il 50 per cento
restante».
( da "Avvenire" del 21-01-2009)
Argomenti: Cina
ECONOMIA 21-01-2009
le alleanze del Lingotto FORD Assieme per sviluppare la Ka e la 500 Dal
novembre 2005 Fiat ha lavorato con Ford per sviluppare auto piccole: Panda e
500 per il Lingotto, Ka per gli americani. Le vetture sono oggi sul mercato,
tutte prodotte nello stabilimento Fiat di Tychy, in Polonia. Sono realizzati da
Fiat tutti i motori e i cambi. SEVERSTAL Commercio e assemblaggio in Russia La
prima alleanza di Fiat con Severstal risale al 2006: un'intesa tra gli italiani
e russi per commercializzare le auto del Lingotto, assemblare la Palio, l'Albea
e il Doblò, produrre il Ducato. Un accordo successivo riguarda anche
l'assemblaggio di motori diesel di Fiat in Russia. TATA Intesa da 3 anni con il
potente alleato indiano Con Tata, colosso locale da 62 miliardi di dollari di
fatturato, Fiat vende, dal 2006, i suoi veicoli in India e ha siglato due
accordi di joint venture per aziende che realizzano auto e motori. Intesa anche
tra Tata e Iveco per collaborare sui veicoli commerciali. CHERY
In Cina per produrre le Alfa Romeo Nell'agosto del 2007 Fiat e Chery
hanno siglato una joint venture per produrre vetture Alfa Romeo e Chery in Cina, a Wuhu, nella provincia di Anhui. Le due aziende prevedono di
realizzare 175 mila automobili all'anno, a partire da quest'anno. BMW Il
progetto è collaborare sui componenti Con Bmw, Fiat ha firmato un memorandum
d'intesa lo scorso luglio. Le due aziende progettano di collaborare su
piattaforme e componenti per le Alfa Romeo e le Mini. Fiat punta anche ad avere
un aiuto di Bmw per tornare a vendere le Alfa in Usa.
( da "Avvenire" del 21-01-2009)
Argomenti: Cina
ECONOMIA 21-01-2009
ECONOMIA E IMPRESE L'accordo annunciato ieri sarà formalizzato in aprile.
Montezemolo: intesa molto importante Soddisfazione nel mondo politico e
sindacale Resta il nodo degli incentivi al settore auto i commenti Tremonti:
segno di vitalità Marcegaglia: si va nella direzione giusta. I sindacati:
ricadute sull'occupazione Fredda la Borsa: -1,35% Fiat-Chrysler, accordo
anti-crisi Torino avrà il 35%. Marchionne: una pietra miliare. Reazioni
positive DA MILANO MARCO GIRARDO U no scatto per dribblare la crisi globale che
ha travolto il settore. Una rivincita, anche, dopo il matrimonio fallito con
General Motors. Una strada in discesa, infine, per riportare la leggenda Alfa e
la scommessa 500 sull'asfalto degli States. C'è tutto questo e molto ancora lo
si vedrà nei prossimi mesi in calce all'accordo firmato ieri tra Fiat e
Chrysler, un preliminare che consegna (per ora) al Lingotto il 35% del terzo
costruttore d'automobili Usa. Di certo l'amministratore delegato della casa
torinese, Sergio Marchionne, ha mantenuto la sua promessa. O meglio: ha gettato
le basi per farlo. Non a caso, commentando la sigla, ha parlato ieri di «pietra
miliare». Perché quanto promesso poco più di un mese fa ai top manager del
gruppo richiede ancora, nei piani di Marchionne, un piccolo sforzo. Serve un
passo indietro, allora , verso l'8 dicembre 2008, per capire di che si tratta.
Al tradizionale incontro di auguri, proprio quando iniziavano a piovere i
numeri più cupi sul settore auto, la guida del Lingotto così metteva in guardia
i suoi generali: «Nel giro di un paio di anni solo sei gruppi internazionali
scaturiranno dalle colossali manovre che avvengono in questi mesi».
Sbilanciandosi poi: «Esiste una soglia critica di produzione che si dimostrerà
determinante: 5,5 milioni di vetture l'anno». Ora, con Chrysler, Fiat si
avvicina ai potenziali «sopravvissuti » ( Toyota, Gm, Volkswagen, Ford e
Renault- Nissan, tutti già sopra i 6 milioni). Formando un gruppo, il sesto al
mondo, in grado di sfornare almeno 4 milioni di macchine ogni anno. Il manager
che nel febbraio del 2005 ruppe il «sogno americano», sciogliendo l'intesa con
General Motors raggiunta nel 2000 da Paolo Fresco, riparte
dunque dagli Stati Uniti per completare quel mosaico di alleanze che, dalla Cina alla Russia, dovrebbe consegnare Fiat al futuro. «Sceglieremo
noi il partner», aveva concluso l'8 febbraio nel salutare i manager. Da preda
predatore, l'ha scelto in fretta, edificando un nuovo ponte fra Torino e
Detroit senza spendere mezzo euro. Il preliminare non prevede infatti
per Fiat alcun investimento in contanti né un impegno a finanziare Chrysler. Il
Lingotto dovrà semplicemente condividere le sue piattaforme e la sua tecnologia
per comprare un terzo dell'ex rivale. Il presidente, Luca Cordero di Montezemolo,
parla di accordo «molto importante», utile per la Fiat che «potrà accedere
finalmente al mercato Usa con l'Alfa Romeo e la 500». Soddisfatto anche Bob
Nardelli, presidente e ad della Chrysler, per il quale «la partnership è la
combinazione ideale in quanto crea il potenziale per un nuovo e forte
concorrente a livello globale». E se la Borsa per ora nicchia il titolo ha
chiuso in ribasso dell'1,34%, al minimo storico di 4,42 euro l'intesa con
Chrysler mette d'accordo tutti, dal sindacato alla politica, passando per gli
analisti. Strappa persino un applauso a Gary Dugan, capo-investimenti per
l'Europa, l'Africa e il Medio-Oriente di Merrill Lynch global wealth
management. Ieri a Milano per presentare le stime 2009 sui mercati, Dugan ha
commentato a caldo: «Qui abbiamo un'azienda automobilistica italiana che ne sta
acquistando una americana: un tempo era completamente il contrario. Credo che
questo dimostri quanto siano forti alcune imprese tricolore. Probabilmente
coglieranno l'opportunità della bassa valutazione di molte attività in giro per
il mondo per continuare a comprare a fare crescere il business». Via libera
anche dai sindacati. I leader della Cisl, Raffaele Bonanni, e della Uil, Luigi
Angeletti, considerano l'intesa un'opportunità con ricadute positive
sull'occupazione. «Mi sembra un accordo interessante che va nella direzione
indicata da Marchionne già da mesi», ha commentato il presidente di
Confindustria, Emma Marcegaglia. Speranzosi, infine, i giudizi dal mondo
politico. «Una buona notizia, un accordo importante che è segno di vitalità e
di flessibilità industriale», ha detto il ministro dell'Economia, Giulio
Tremonti, mentre il titolare dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola ha
definito l'intesa «una grande opportunità per avviare un percorso di ripresa».
Anche il leader dell'opposizione, Walter Veltroni, considera «un fatto
importante per il Paese che Fiat possa avere una presenza così forte in un
gruppo come Chrysler». Sergio Marchionne (Reuters)