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DOSSIER “CINA”

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T ARTICOLI DEL  15-19 ottobre 2008      #TOP



Report "Cina"

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Indice delle sezioni

Cina (87)


Indice degli articoli

Sezione principale: Cina

Alico, l'agente che non fa finanza ( da "Finanza e Mercati" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Dal 1949 Aig ha il quartier generale a New York, anno in cui Starr lasciò la Cina per la rivoluzione, continuando a dirigere il gruppo fino alla morte avvenuta nel 1968. Poi ha preso il controllo Maurice "Hank" Greenberg, che in 35 anni l'ha fatto crescere a dismisura, divenendo un colosso da 116.000 dipendenti, in attività in 130 Paesi.

NOTIZIE In breve ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: MONDO data: 2008-10-15 - pag: 16 autore: NOTIZIE In breve CINA Riserve valutarie in crescita del 32,9% Le riserve in valuta estera della Cina, le più ampie del mondo, salgono a 1.906 miliardi di dollari, in rialzo del 32,9% rispetto a un anno fa e del 25% rispetto alla fine del 2007. Lo rende noto la Banca centrale cinese.

Quel peso sull'industria ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: India e Cina. Peraltro, non è questa la sola asimmetria geo-economica a stagliarsi all'orizzonte. Il Governo Usa, a fronte della crisi dei colossi dell'auto come Gm, Ford e Chrysler, ha appena varato un prestito da 25 miliardi di dollari. Mentre nell'Europa del "20-20-20" si finisce per penalizzare le auto di fascia medio- bassa (

Un impatto squilibrato a svantaggio dell'Italia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e Indonesia, in futuro rischia di avere impatti seri anche sulla bolletta energetica dei consumatori. Quali correttivi proponete? Ci sono diversi punti su cui si può lavorare. Ad esempio il pieno utilizzo di meccanismi di flessibilità come l'importazione da Paesi terzi di energia da fonti rinnovabili e l'utilizzo di crediti derivanti dalla riduzione di emissioni in questi Paesi.

Pronti per il ritorno al nucleare ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: ma anche in Cina, hanno aperto grandi prospettive. Il consorzio che stiamo formando con Enel, Techint ma anche con protagonisti più piccoli ma di sicuro valore, come Angelantoni e Donati, ci mette in pista per diventare leader in questa tecnologia. Insomma, il quadro offerto da Enea è quello di un ente in piena salute,

Già dall'assunzione progettiamo tutta la carriera ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: chi in Cina, chi negli Stati Uniti, chi in Germania. Il nostro obiettivo è quello di dare l'opportunità ai giovani diincrementare le proprie conoscenze con esperienze all'estero della durata media di tre anni. Ciò ci permette non solo di valorizzare le caratteristiche salienti di ciascun talento o potenziale tale,

Un'italiana al vertice del coaching ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e Sud America che chiederà nuovi servizi e presidi in queste aree. Lei è stata l'organizzatrice dell'incontro europeo del coaching a Stresa. La prossima global conference annuale che riunisce i coach di tutto il mondo sarà in Italia? Non ne è mai stata organizzata una al di fuori del Canada e degli Stati Uniti per cui l'

Se saltano le regole tenuta dell'euro a rischio ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: sviluppo e che cosa succederà in una Cina che esporta di meno. Allora la miglior cosa da fare è lavorare perché sia il più breve possibile. è il principio del declino dell'Occidente, la fine della supremazia del capitalismo americano? Dipenderà da noi, dall'Occidente. Di sicuro dobbiamo finirla di passare dall'arroganza nei periodi di vacche grasse alla prostrazione nelle avversità.

Ora rischia il Sudamerica ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Soprattutto dopo che la Cina, primo cliente di commo-dities latinoamericane, sta riducendo le importazioni. La crisi non risparmia l'Argentina. "Abbiamo un vantaggio netto rispetto a quasi tutti i Paesi latinoamericani: siamo abituati agli scossoni, alle crisi più acute.

Brevi, schede e richiami 3 ( da "Repubblica, La" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Nel 2009 European Voices rappresenterà la sezione europea dei festival di poesia internazionali che il CVT organizzerà in Brasile (marzo) Cile (luglio) e Cina (settembre)". Circolo dei Viaggiatori nel Tempo Stanza della Poesia, piazza Matteotti 78r - 010.541942. .org.

Tibet, ergastolo a 2 monaci <Processati a porte chiuse> ( da "Avvenire" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina. Secondo Pechino nel corso delle rivolta sono state uccise 22 persone, mentre esuli tibetani affermano che le vittime sono state più di 200 e che migliaia di persone sono state arrestate. Secondo le notizie pubblicate dai mezzi d'informazione cinesi, tutti controllati dal governo, trenta persone accusate di aver partecipato ad attacchi violenti contro gli immigrati cinesi sono

Cina, rivolta contro la fabbrica ( da "Avvenire" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: MONDO 15-10-2008 Cina, rivolta contro la fabbrica DA PECHINO L' insediamento di una fabbrica chimica "sventato" nella città di Xiamen. Il progetto di un treno a lievitazione magnetica modificato, a Shanghai. La geografia politica cinese scopre un nuovo, inaspettato "ospite": la protesta di massa.

L' ( da "Avvenire" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e Dubai, in grado di costruire squadre nei mercati stranieri, rispettando la cultura e la tradizione di un brand. L'offerta formativa è variegata, con punti d'eccellenza, ma an- che dai costi elevati. Per semplificare abbiamo distinto quattro filoni formativi: le scuole storiche, che risalgono agli anni '30,

La F1 non vuole più fermarsi dal benzinaio ( da "Avvenire" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: dove domenica è in programma il Gp di Cina, penultimo appuntamento del Mondiale 2008. Secondo l'edizione on line del magazine Autosport, le squadre esamineranno in particolare la possibilità di eliminare il rifornimento di carburante durante i pit-stop. La revisione dell'attuale format, a quanto pare, è legata agli incidenti che sono avvenuti durante l'ultima stagione,

Il made in Italy ci salverà ( da "Avvenire" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Anche in Cina? Anche in Cina, dove abbiamo superato il Regno Unito e stiamo raggiungendo la Francia. Anche in India, dove abbiamo superato la Francia e siamo secondi solo alla Germania. Stessa cosa in Brasile, mentre in Russia esportiamo come Francia e Gran Bretagna messe insieme.

Crisi Mutui. Bush a G20 ammette le colpe degli USA. Se ne esce tutti insieme ( da "AmericaOggi Online" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: attualmente presieduto dal Brasile, comprende i ministri delle Finanze e i governatori del G7, più l'Arabia Saudita, Sud Africa, Argentina, Australia, Brasile, Cina, Corea del Sud, India, Indonesia, Messico, Russia e Turchia. Il 20mo membro è l'Unione Europea, rappresentato dai paesi della presidenza di turno.

Trust in America, nonostante W ( da "AmericaOggi Online" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: ministri finanziari del G7 e fuori ad aspettare anche quelli della Cina, dell'India e di tutte le economie mondiali che tremano al pensiero che l'America si fermi nel girotondo globale della crescita permanente e trascini tutti giù per terra. Di scienza economica e finanziaria ne capisco quanto confessato da John McCain, ma lui vuol comunque diventare presidente degli Stati Uniti.

Spaghetti cinesi pieni di insetti ( da "Repubblica, La" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: ciò che hanno trovato i carabinieri del Nas di Firenze a Campi in un container proveniente dalla Cina all'interno del capannone di una ditta di import export di prodotti alimentari. Sequestrati circa 15 mila pacchi di spaghetti e altre 10 mila confezioni di preparato per spaghetti istantanei a base di carne di manzo, utilizzabili per oltre 120 mila pasti.

Sistema elettricità a rischio paralisi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: associazione le disposizioni di Bruxelles sono poco appetibili per gli altri Paesi ad alte emissioni di anidride carbonica, come Stati Uniti, Cina o India: "Senza un più fattivo coinvolgimento dei Paesi emergenti e di alcune importanti economie industrializzate non sarà infatti possibile conseguire gli obiettivi globali della lotta ai cambiamenti climatici", osserva l'associazione.

Cartiereincrisidicompetitività ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: in primo luogo Cina, Corea e India. In questo quadro, la direttiva europea sulla riduzione delle emissioni (-21% nel 2020 rispetto al 2005) rappresenta una minaccia mortale. "Nel corso del 2008 in Italia hanno già chiuso 11 cartiere e, alla luce di un calo tendenziale della produzione superiore al 3%, il fenomeno non si fermerà ",

Il mercato è un mezzo, conta la persona ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: lo spunto della crescita impetuosa della Cina, Paese che resta autoritario e centralista. Il mercato tuttavia va considerato solo e unicamente come uno strumento, il meno imperfetto degli strumenti realizzati per rendere più efficienti produzione e scambi. Ma protagonista del mercato resta la persona, l'individuo, nei suoi valori e soprattutto nella sua libertà.

MERCATI IN ITALIA ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Tè Cina: Orange Pekoe Black 4,10-5,10 (3,00-3,74); Broken Orange Pekoe Black 3,64-4,60 (2,66-3,37); B.O.P. Fannings Black 3,40-4,40 (2,49-3,22); B.O.P. Fannings Black Biologico 5,30-6,30 (3,88-4,62); Orange Pekoe Green 4,10-5,10 (3,00-3,74); B.O.

Maxisequestro di spaghetti dalla Cina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Maxisequestro di spaghetti dalla Cina Maxisequestro ieri a Firenze, da parte dei carabinieri del Nas, di confezioni di scatole di spaghetti provenienti dalla Cina, nelle quali sono stati ritrovati insetti vivi. Il sequestro è scattato ieri nel corso di un'ispezione a un container destiato a una ditta di Campi Bisenzio (Firenze), gestita da un imprenditore cinese,

La frenata contagia anche la Cina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: 26 autore: ASIA AL RALLENTATORE La frenata contagia anche la Cina Anche la Cina, seppur in misura meno accentuata, non sfugge alla crisi mondiale dell'auto. Settembre ha confermato i segnali di rallentamento del mercato del grande Paese asiatico già evidenziati ad agosto. In particolare – spiegano all'Unrae –

Salgono i profitti di Coca-Cola ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cola Marco Valsania NEW YORK La Cina e l'India salvano la Coca-Cola. Il gigante americano delle bibite ha riportato un aumento dei profitti del 14% nel terzo trimestre dell'anno, a 1,89 miliardi di dollari, trainato dalla performance sui grandi mercati emergenti che comprendono anche Paesi quali Brasile, Russia, Pakistan e Corea.

Air China in rosso nell'anno olimpico ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: compagnia di trasporto aereo in Cina, ha annunciato ieri di attendersi un bilancio in rosso dei primi nove mesi del 2008. Il passivo è dovuto ai costi del carburante (balzato in luglio al record di 181,85 dollari), dei disastri naturali che hanno colpito il Paese asiatico da inizio 2008, nonché delle difficoltà del trasporto aereo che hanno accompagnato il periodo estivo delle Olimpiadi.

Bhp e Rio temono la frenata cinese ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Perchè se è vero che la Cina ad oggi non ha subìto i contraccolpi della crisi che si sta abbattendo sui mercati mondiali (anche a settembre sia l'import che l'export di Pechino sono cresciuti del 21% circa), è anche vero che alcuni segnali fanno temere un quanto mai prossimo cambio di direzione.

Perde colpi la fabbrica cinese ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Produrre in Cina è sempre meno conveniente. Per questo, negli ultimi dieci mesi, moltissime aziende straniere hanno deciso di spostare le proprie manifatture in altri Paesi del Sud-Est asiatico. Se non addirittura di chiudere per sempre i battenti, come ha già fatto un esercito di aziende di Taiwan e Hong Kong operanti nel Guangdong.

Non resta che tornare in Italia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: che in Cina, tramite una rete di terzisti, produce circa il 40% dei giocattoli venduti nel mondo con il marchio Clementoni. Ai costi di produzione, che dopo una progressiva ma lenta lievitazione nel 2008 sono esplosi, ora si è aggiunta un'altra sgradita novità: la rivalutazione dello yuan sull'euro.

L'Asia copia l'Occidente con un fondo salva-banche ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Vertice che sarà allargato alla Cina, al Giappone e alla Corea. Oltre che ai rappresentanti delle istituzioni finanziarie multilaterali. Il meeting si svolgerà a margine del vertice Europa-Asia, in programma a Pechino. Secondo la Arroyo, il piano è stato delineato la settimana scorsa a Washington, durante l'assemblea annuale del Fondo monetario e della Banca mondiale.

Ecco tutti gli appuntamenti di Milano ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: REGOLE Vittorio Cino, Beppe Facchetti, Roberto Longo, Annalisa Ferretti - NUOVE FRONTIERE NELLA COMUNICAZIONE SANITARIA Roberta Caldesi, Nicola Cerbino, Cristina Corbetta, Daniela Martelli - THE INFORMATION REVOLUTION IN MODERN HEALTH CARE Università degli Studi di Milano Gary Kreps, Gianpietro Mazzoleni - LA COMUNICAZIONE PUBBLICITARIA PER LA PUBBLICA UTILITà Assocomunicazione -

Vietato protestare ( da "Avvenire" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: in per la democrazia degli studenti di Cina in piazza Tianan Men. "Per la prima volta segnala padre Francis Xavier Phan Long, a capo dei frati minori del Vietnam i vescovi locali hanno fatto sentire la loro voce in maniera comune su una questione concreta come quella della proprietà privata, insistendo sul dialogo franco e diretto con le autorità civili.

Studenti cinesi in Italia: è boom Nell'ultimo anno aumentati di 15 volte ( da "Avvenire" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: promossa dalla Fondazione Italia Cina in sinergia con il ministero degli Affari Esteri, dell'Ambasciata d'Italia a Pechino, dell'ambasciata della R.P.C. in Italia e della Crui, ha il cofinanziamento della Fondazione Cariplo e l'obiettivo sia di attrarre studenti cinesi negli atenei italiani che incrementare l'insegnamento della lingua italiana nelle università cinesi.

<I prezzi ora rischiano di salire> ( da "Avvenire" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: il ruolo della speculazione e quello di Cina e India nella crisi dei cereali. La bufera finanziaria si placa e c'è chi spera che la crisi sia già finita. Qual è la situazione delle commodities agricole? Negli ultimi mesi i listini internazionali dei prodotti agricoli hanno rallentato la loro corsa perché in molti paesi c'è stata una forte espansione delle aree coltivate a grano,

Spettro recessione, nelle Borse torna la paura ( da "Avvenire" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Est asiatico di un fondo (a cui potrebbero aderire anche Giappone, Cina e Corea del Sud) per acquistare titoli "tossici" dalle banche in difficoltà sul modello del piano Paulson. L'Europa si adegua subito all'andamento negativo, uscendo malissimo dalla seduta di ieri. L'indice paneuropeo DjStoxx 600 lascia sul terreno il 6,5%.

Clima, l'Italia pronta al veto <Non siamo Don Chisciotte> ( da "Avvenire" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: produttori di Co2 come gli Usa e la Cina sono assolutamente negativi sul fatto di aderire alla nostra azione". Berlusconi ha trovato una sponda importante nel cancelliere tedesco Angela Merkel che vuole modifiche sostanziali a tutela delle industrie ad alto consumo di energia. Il premier britannico Gordon Brown e il presidente della Commissione José Manuel Barroso hanno insistito all'

Colpo esaote mega commessa con la cina ( da "Repubblica, La" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: operazione Fornitura di mille ecografi Colpo Esaote Mega commessa con la Cina NONOSTANTE la crisi Esaote mette a segno un colpo grosso in Cina. e firma un contratto da venti milioni di euro per la fornitura di mille ecografi alla China Charity Federation, un'organizzazione cinese non governativa, che li distribuirà nella zone rurali della Repubblica Popolare cinese.

Modugno, c'era melanina nel latte cinese - mara chiarelli ( da "Repubblica, La" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: come è invece il caso della Cina, ma diverse irregolarità erano state riscontrate su altre sostanze di varia natura, conservate nel deposito: pasta, vegetali e aromi, per circa 100 chili, riportavano etichette non in regola con le normative, anche europee. Si trattava infatti di scritte falsificate, in lingua italiana e stampate su ordinari fogli adesivi in formato A4.

Rocchi: "io sono pronto" e rossi pensa al tridente - stefano carina ( da "Repubblica, La" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: La frattura al perone rimediata in Cina è oramai un brutto ricordo: "Ho tanta voglia di tornare in campo - ha ammesso ieri - anche perché, a causa dell'infortunio, per me si può dire che la stagione inizia adesso. Sono pronto, sono guarito e ho acquisito anche una buona condizione fisica che migliorerà col passare delle partite".

Mozzarelle, vino e diossina un anno di scandali del cibo - caterina pasolini ( da "Repubblica, La" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Alimenti italiani, il nostro paese ha ricevuto 70 notifiche per produzioni irregolari, ma arrivati anche dalla Cina (ha il primato negativo mondiale: 390 notifiche) come i pomodori orientali che finiscono in Campania per le "passate veraci" o le anguille cinesi vendute come pescato locale sulle nostre coste.

Napoli, maxisequestro di latte cinese "allarme salute, sospetto di melamina" - alberto custodero ( da "Repubblica, La" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: ha causato in Cina numerose morti e intossicazioni. I carabinieri del Nas hanno scoperto intanto i primi tre casi di prodotti alimentari cinesi adulterati proprio dalla melamina. Non è guerra commerciale con la Cina. "La comunità cinese non tema - ha precisato il ministro dell'Agricoltura Luca Zaia - le attività criminali non hanno etnie o colori di sorta"

Ma contro i sovrani è pronto lo scudo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Emirati Arabi e Cina nel capitale di alcuni colossi bancari di Wall Street, Morgan Stanley e i liquidatori di Lehman Brothers si sono rivolti alle giapponesi Nomura e Mitsubishi Ufj. L'Australia è andata oltre. Quando ha temuto che la Cina mirasse alla gestione strategica di Rio Tinto (uno dei più grandi fornitori di materie prime al mondo)

Maxi-sequestro di latte cinese ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Container provenienti dalla Cina –ha detto il sottosegretario – dichiaravano di trasportare giocattoli o mobili, invece trafficavano illegalmente in prodotti alimentari". Rassicuranti, dalla Cina, le affermazioni del presidente della Repubblica popolare cinese, Wen Jabao: "Sarà predisposta una nuova regolamentazione sul cibo e la sicurezza alimentare "

Il greggio sotto i 70 dollari ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: grazie alla crescita dei consumi in Cina, Russia e Medio Oriente. E per il suo direttore, Nobuo Tanaka, l'Opec farebbe meglio a lasciare invariate le quote, perché "70 dollari al barile è un prezzo ancora storicamente alto". L'argomento potrebbe far presa sull'Arabia saudita, che nella stime di Deutsche Bank e di Pfc Energy non avrebbe problemi dibilancio quest'

Editori cinesi studiano il modello Siae ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: La visita di ieri è stata anche l'occasione per lanciare il progetto Turandot, iniziativa culturale per promuovere il modello italiano in estremo oriente. Ideato dalla Siae, il progetto Turandot, esporterà in Cina attraverso una serie di manifestazioni mirate in materia di musica, cinema, letteratura e arte.

Lo shipping resiste alla bufera ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: La settimana scorsa sono stato in Cina per monitorare gli accordi in atto con la Shanghai Federation. Il credit crunch ha portato il Governo cinese a fare alcune scelte. Intanto abbiamo avuto rassicurazioni sulla regolarità della consegna di tutte le navi in costruzione e, da parte nostra,abbiamo confermato l'accettazione di quelle consegne.

Esaote si rafforza sul mercato cinese ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina è ormai diventata la seconda area di sbocco all'estero, dopo gli Stati Uniti, dell'azienda guidata da Carlo Castellano. In termini di fatturato, il mercato cinese si avvia, a fine anno, a toccare la soglia dei 21 milioni, pari a circa il 12% del fatturato all'export: in due anni, i ricavi sono aumentati del 50% in euro e di oltre l'

Le imprese ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: in Cina, del 200% in India, del 24% in Usa e del 33% in Russia. "La Ue è già virtuosa ", sottolinea Moltrasio. Il che non vuol dire che non si debba agire, ma sarebbe incomprensibile penalizzare il sistema industriale. Da ora a dicembre bisognerà lavorare: "è importante che sia stato deciso di prendere la decisione finale all'

<Lotta alla povertà, Italia e Occidente fanno troppo poco> ( da "Avvenire" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Italia è infatti ferma allo 0,2% del Pil e, secondo il Cini, nel 2009 rischia di toccare il suo punto di minimo in venti anni: lo 0,09 per cento, quando dovrebbe aver superato lo 0,33% nel 2006 ed essere già lanciata verso lo 0,51% previsto per il 2010. Risultato raggiunto da altri Paesi europei, a dimostrare che si può fare.

La crisi domina sul clima: tutto rinviato a dicembre ( da "Avvenire" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Come se la Cina non fosse un'immensa vasca di idrocarburi combusti ed emissioni solforose. E come se l'India non le stesse alle costole nella più grande operazione di inquinamento atmosferico degli ultimi trent'anni. Ma un capro espiatorio, si sa, occorre sempre.

Il <dietrofront> della Merkel ( da "Avvenire" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: come Cina, India o Brasile, e non ha avuto bisogno di nominarli) si impegnino con un accordo internazionale a ridurre i gas-serra in modo analogo, cioè il 20%, a quel che l'Ue intende fare entro il 2020. Detto questo, la signora Merkel si è preoccupata di mostrarsi assolutamente favorevole a che i Ventisette varino definitivamente il "

Il Sudafrica <si offre> a Pechino ( da "Avvenire" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: interesse che la Cina ha dimostrato fin dall'inizio nei confronti di questo Forum: "Ibsa ha bisogno dell'appoggio e dell'investimento di una superpotenza come quella cinese, se vogliono far fronte agli Stati Uniti e all'Europa, e alle norme dell'Organizzazione mondiale del commercio ( Wto), da soli non riusciranno a farcela" .

Latte sospetto dalla Cina Dieci quintali sequestrati ( da "Avvenire" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: tutti con regolare permesso di soggiorno Latte sospetto dalla Cina Dieci quintali sequestrati DA NAPOLI VALERIA CHIANESE L e ' Lanterne rosse' della Forestale hanno fatto luce sull'importazione dalla Cina di prodotti alimentari risultati insicuri, o addirittura illegali, che non rispettano le normative dei Paesi in cui sono venduti, né tanto meno quelle europee,

CRONACA 17-10-2008 DA SAPERE Nel 2007 entrati 3.420 minori Il "boom" dei piccoli asiatici Nel 2007 i... ( da "Avvenire" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: in attesa che si apra la collaborazione con la Cina. Se fino al 2006 era l'Europa dell'Est ad essere 'egemone', oggi non è più così, anche per la prolungata chiusura delle adozioni in Romania e altri Paesi. Nel 2007 i piccoli cambogiano adottati sono stati 163 e i vietnamiti 263. Un numero, quest'ultimo, destinato a essere superato nel 2008.

<Stretta> logistica sulle importazioni ( da "Avvenire" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: i prodotti alimentari provenienti dalla Cina potranno essere importati ed introdotti in Italia solo attraverso quattro 'punti di accesso': gli aeroporti di Milano Malpensa e Roma Fiumicino, il porto di Genova e il porto di Napoli. La 'stretta' logistica è stata annunciata ieri dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini, in seguito allo scandalo del latte ci-

Considerazioni e una proposta su Alitalia ( da "AprileOnline.info" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Corea, America del sud con il Brasile in testa. Se la storia ha dimostrato che l'unico modello è questo, nel paniere del mondo globalizzato occorre fare i conti con quel che contiene e non è vietato "riorganizzare" i fattori disponibili, aiutati dalla ricerca scientifica e tecnologica, fattore determinante per la civiltà dell'

"nei controlli siamo molto scrupolosi e poi le liste di attesa non sono lunghe" ( da "Repubblica, La" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina. Ma da noi è davvero difficile, considerato che oltre al problema della compatibilità fra donatore e chi riceve c'è anche una verifica molto scrupolosa da parte dei centri trapianti". La legge però non prevede che il donatore possa anche non essere un familiare o una persona legata da affettività con chi riceve.

Clandestini arrestato il capo italiano ( da "Unita, L'" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: la tramite con la Cina, e il titolare di un laboratorio. Fantini è ritenuto la "mente" di un'organizzazione - "la prima così articolata scoperta in Italia" secondo le Fiamme gialle - al centro di un'inchiesta con 35 indagati (7 italiani, fra cui tre avvocati, e 28 cinesi) per associazione per delinquere, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina,

Tripoli chiede un vicepresidente ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: che si conclude oggi alla Fondazione Cini di Venezia, i fondi sovrani dei Paesi arabi, dall'Arabia Saudita, ad Abu Dhabi, da Dubai al Qatar, non perseguono fini predatori, non approfittano della crisi finanziaria globale e del crollo delle quotazioni di Borsa per acquisire il controllo delle industrie strategiche dei Paesi occidentali.

IL VERTICE ONU ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Sono i Paesi usciti vincitori dalla Seconda guerra mondiale: Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Russia e Cina. A questi si aggiungono dieci membri non permanenti, eletti ogni anno dall'Assemblea con incarico biennale. Un Paese che non fa parte del Consiglio può prendere parte alle sedute se gli argomenti discussi coinvolgono i suoi interessi nazionali.

Pochi alleati per Teheran nel Consiglio di sicurezza ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Regno Unito, Francia e Cina sono membri permanenti con diritto di veto. Dieci sono i Paesi che fanno parte del Consiglio in modo non permanente: ogni anno l'Assemblea rinnova cinque componenti con mandato biennale. Alla fine dell'anno Italia, Belgio, Indonesia, Panama e Sudafrica verranno sostituiti.

NOTIZIE In breve ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: CINA Pechino prolunga la libertà di stampa La Cina ha annunciato che la maggiore libertà di stampa garantita ai giornalisti stranieri durante le Olimpiadi (attraverso un'apposita direttiva) diventerà d'ora in poi la regola. La decisione è stata resa nota dal portavoce del ministero degli Affari esteri,

Effetto boomerang sul clima ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: candela se solo si tiene conto che la Cina continua ad aumentare annualmente le sue emissioni di CO2 a un ritmo otto volte superiore alle riduzioni che l'Europa dovrebbe nel suo assieme conseguire. Il fatto che l'Unione abbia, nonostante ciò, unilateralmente deciso di innalzare, e di molto,l'asticella dell'abbattimento delle emissioni non aumenta la probabilità di migliorare le cose.

Usa-Ue, piani comuni per fisco e mercati ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Occidente alla Cina. La scomparsa –fisica-delle banche d'affari (le grandi protagoniste di questa fase della storia del capitalismo) dal panorama economico e finanziario del mondo, oltre a una valenza simbolica impressionante, ha anche il significato di un mutamento di fase e della necessità di creare nuovi equilibri e nuovi assetti.

Il 2009 sarà molto duro ma Bmw si è preparata ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: in Cina è stata fissata una tassa sulle automobili di grossa cilindrata, in Europa si discute di una riduzione, entro il 2020, del 20% delle emissioni di anidride carbonica". Obiettivi importanti, ma "il settore automobilistico ha un ciclo di sviluppo lungo e la Comunità europea deve concedere ai produttori di auto una fase di transito fra il 2012 e il 2015"

L'Italia è forte grazie alle Pmi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: eventuale crisi dalla Cina - ha precisato Polegato - e invece è stato l'Occidente,e in particolare gli Usa, a cedere.L'importante è non farsi prendere dal panico: evitare investimenti impegnativi dal punto di vista del debito, ma continuare a spingere su fronti fondamentali come la ricerca, la formazione, l'innovazione e la proprietà intellettuale"

FIORE ALL'OCCHIELLO ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: come la Cina e il Sud-Est asiatico, la Russia e i Paesi dell'Europa dell'Est.Paesi nei quali, spiega Domenico Ravizza, è atteso un incremento dei consumi: "Si tratta però di mercati ancora poco maturi– aggiunge –:i grandi distributori puntano sulle grandi marche oppure sulla quantità a poco prezzo".

Caraibi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: siano versati dalla società di lavoro interinale alle loro famiglie residenti in Cina. Ma il progetto si ferma tre mesi fa. Gli operai si ritrovano senza lavoro su un'isola raggiungibile solo via mare. Dormono in tendopoli e si lamentano delle condizioni in cui vivono. "Alcuni lavoratori non ricevono paga da quattro mesi ", ha spiegato un israeliano che seguiva il progetto.

La moneta unica sarà più forte del dollaro ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: di escludere la Cina dalla Wto. Sono quegli errori che possono trasformare una crisi finanziaria temporanea in una recessione di lungo periodo". riccardo.sorrentino@ilsole24ore.com CAUTO OTTIMISMO L'opinione dell'economista americano Jeffrey Frankel trova consensi al convegno sull'euro organizzato dall'Università Bocconi.

L'Africa chiede accordi fra eguali, non paternalismo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Il successo della Cina, che tutti stiamo vedendo, dipende dal non dover farsi perdonare niente del passato e dalla volontà di investire senza se e senza ma. Noi abbiamo ancora un retaggio storico pesante. Anche se, in verità, quello dell'Italia è più leggero. Però il depauperamento delle risorse, la delegittimazione delle popolazioni,

Contro parassiti e siccità la coltura è transgenica ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Paraguay e Sud Africa (più di un milione di ettari ciascuno) che puntano su mais, soia e colza, ma anche su cotone e colture alimentari minori. E se le grandi aziende come Monsanto e Novartis controllano la maggior parte del mercato occidentale, in Asia si fanno strada nuove varietà transgeniche sviluppate localmente e quindi esenti da proprietà intellettuale.

Anche la fame è globale ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: soprattutto in Indiae Cina, la domanda alimentare conseguente all'incremento demografico e al maggior potere d'acquisto ha poi dato il colpo di grazia. Si consuma anche più carne, occorrono più mangimi, quindi più cereali da foraggio. La corsa senza freni del petrolio si è poi riflessa pesantemente sui costi per i trasporti,

Max Mara, il lusso non è nell'abito ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina pesa dunque per il 10% sul fatturato? "Posso rispondere che il 65% dei ricavi 2007, che sono stati 1,25 miliardi di euro (con un utile netto di 94 milioni) vengono dall'Europa, il 35% dal resto del mondo, Cina compresa. Ma questo è un Paese con enormi potenzialità ".

Clima, Bruxelles attacca Roma: rileggete gli atti ( da "Avvenire" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: recessione per chi già subisce la concorrenza di Paesi come Cina e India (esentate dal Protocollo di Kyoto contro le emissioni di gas-serra). "Quando abbiamo fatto la valutazione d'impatto abbiamo esaminato diversi scenari", ha scandito Dimas. "Ce n'era uno in cui per l'Italia il costo sarebbe stato pari all'1,14% del Pil nel 2020, ma questo scenario non è previsto dal nostro pacchetto"

Pd: irresponsabili. Pdl: demagoghi ( da "Avvenire" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: perdiamo pesantemente competitività sia nei confronti di Cina e India, che se ne infischiano delle emissioni di Co2, sia nei confronti di altri Paesi europei, meno penalizzati dal piano Ue". Insomma, "più tasse e più disoccupazione ". "Con quale risultato? aggiunge Malan Che se tutto il mondo facesse come noi forse, e si sottolinea forse, ci sarebbe un minore riscaldamento del clima"

PRIMA 18-10-2008 TRA AMERICA ED EUROPA CLAMOROSA STAFFETTA SUL PROSCENIO DEL MONDO GIORGIO FERRARI I... ( da "Avvenire" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: a chiedere a Cina e India di fare la propria parte. Noi europei, che abbiamo appena concluso un vertice a Bruxelles dove non sono mancate tensioni (come il braccio di ferro sul clima vinto da Italia e Polonia) e contraddizioni (l'irrisolta questione del Trattato di Lisbona), ma dove emerge senza equivoci che se si riformeranno Fondo monetario e Banca mondiale,

LA BUFERA FINANZIARIA ( da "Avvenire" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: le conserve come il pomodoro proveniente dalla Cina e i succhi di frutta. Inoltre stiamo sostenendo la necessità di dare spazio sugli scaffali della grande distribuzione ai prodotti locali e di stagione, il chilometro zero, per ottimizzare il rapporto prezzo e qualità, ma anche contenere i costi energetici ed ambientali.

Vertice UE. Litigi a Bruxelles sul clima. L'Italia minaccia il veto ( da "AmericaOggi Online" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: "Ma le nostre imprese non sono assolutamente nella misura di sopportare i costi della regolamentazione proposta. Non crediamo che sia il momento di fare i Don Chisciotte, di andare soli quando i paesi grossi produttori di C02 come gli Usa e la Cina sono assolutamente negativi sul fatto di aderire alla nostra azione".

L'Europa in marcia verso la nuova Bretton Woods. Le misure straordinarie per fronteggiare la crisi dei mercati ( da "AmericaOggi Online" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, India, Brasile, ecc.) che dovrà "riscrivere" l'ordine finanziario mondiale: il prossimo novembre a New York. Cioè, a due passi dal posto "dove tutto è iniziato": Wall Street. E fa una certa impressione sapere fin d'ora che, a rappresentare l'America all'incontro, ci sarà per forza di cose un presidente "dimezzato" come George W.

Bush cede sul super-vertice ma dice no a strappi sulle regole - arturo zampaglione ( da "Repubblica, La" del 19-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, India, Messico, Sudafrica e qualche nazione emergente. "Servirà ? ha detto Bush, ricevendo gli ospiti - ad analizzare idee e strumenti per rafforzare e modernizzare i mercati, tutelando il capitalismo democratico". Un approccio quasi minimalista, questo del presidente americano, rispetto alla proposta europea di una seconda Bretton Woods intesa a riformulare,

"e' il vecchio trucco dell'etichetta il vero problema resta la clonazione" ( da "Repubblica, La" del 19-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina - spiega sempre Ferrero - e cala il grado di soddisfazione e di gradimento della clientela, perché le bottiglie spacciate per italiane spesso e volentieri sono di pessima qualità". Sottolineata la differenza tra sofisticazione e frode - "spesso la truffa è sulle carte e non sul contenuto del prodotto" - il presidente Coldiretti evidenzia una altra questione che sta a cuore alla

Rapporto economia la toscana tra crisi ed export in cina - massimo vanni a pagina iv ( da "Repubblica, La" del 19-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina I - Firenze Il sondaggio Rapporto economia la Toscana tra crisi ed export in Cina Studenti, fuga da Firenze Uno su due sogna di lavorare altrove MASSIMO VANNI A PAGINA IV SEGUE A PAGINA IV.

Subito la nuova Bretton Woods L'Europa fa pressing, Bush cede ( da "Unita, L'" del 19-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: è accordo tra Europa e Stati Uniti: il vertice del G8 allargato a Cina ed India sulla crisi finanziaria che ha investito tutti dovrà riunirsi "presto". L'accordo esprime urgenza, ma la data è in bianco. Da qui altre divaricazioni tra Usa e Europa. Sarkozy e il suo collega Gordon Brown spingono per un appuntamento subito dopo le elezioni del 4 novembre.

"evitiamo altri regali alla cina innovare senza fiato sul collo" - luca iezzi ( da "Repubblica, La" del 19-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina innovare senza fiato sul collo" L'Europa deve avere un ruolo-guida nella difesa dell'ambiente. Però tenga conto che sui vari Paesi gravano pesi non equilibrati La moratoria è sensata. Tra l'altro ci è piombata addosso una crisi che costringe tutti a rivedere principi oramai assodati LUCA IEZZI ROMA - "La proposta di una moratoria è intelligente perché oltre ai giusti dubbi sulla

Sì di Bush: vertice dei grandi a New York ( da "Avvenire" del 19-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: auspicano una riunione al più presto del G8 allargato a Cina e India: cioè subito dopo le elezioni americane, con la partecipazione del presidente eletto, Barack Obama o John McCain. Una data che circola è intorno al 20 novembre a New York, cioè dove tutto è iniziato. Dall'altro lato gli americani frenano, con l'appoggio del Giappone, presidente di turno del G8,

Speculazione sugli alimentari, 75 milioni di nuovi poveri <Aiutare l'Africa a coltivare> ( da "Avvenire" del 19-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: E grandi intermediari di grano come la Cargill e Buge hanno realizzato profitti superiori del 70% sull'aumento dei prezzi. Come se ne esce? "Italia e Ue possono aiutare l'Africa a usare i terreni incolti, circa il 20% per coltivarli anziché svenderli a Cina e India". (P. Lam).

Clima, prove d'intesa tra Europa e governo ( da "Avvenire" del 19-10-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: lasceranno l'Europa per andare in Cina". La mina, però è esplosa e le polemiche non si placano. Sebbene le opposizioni, nel merito, non siano così lontane dal comprendere le ragioni di Palazzo Chigi. "Bisogna migliorare particolari applicativi e non aprire, anche qui, un generico fronte polemico", secondo il pd Pierluigi Bersani.


Articoli

Alico, l'agente che non fa finanza (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 15-10-2008)

Argomenti: Cina

Di Redazione del 15-10-2008 da Finanza&Mercati del 15-10-2008 [Nr. 203 pagina 17] "Non abbiamo derivati, ma un indice di solvibilità del 140%", spiega Robert Gauci numero uno della controllata italiana di Aig, il colosso salvato in Usa NICOLA BRILLO "Aig è un brand complesso, fatto di tante società differenti, nel mondo sono circa 400". Trovare un colpevole unico per il buco miliardario non è per nulla semplice. "Credo che non esista una sola risposta, ma ritengo che la parte finanziaria del gruppo abbia commesso gli stessi errori di tanti altri operatori che oggi stanno soffrendo". Ci tiene a segnare le differenze dalla parte finanziaria (quella dei mega risultati di bilancio) di Aig Inc., Robert Gauci, a capo di Aig Vita in Italia, nonostante in queste ore ci sia di fatto il cartello "vendesi" davanti ai suoi uffici di Roma e Milano. "Ma la nostra strategia espansiva in Italia non cambia di una virgola: proseguono infatti la ricerca di personale e le assunzioni". Il gruppo italiano, nato nel 1994 grazie a una joint venture con il sindacato Cisl, fa parte del gruppo Alico, "società diversa e separata strutturalmente e patrimonialmente da Aig Inc", ma da quest'ultima controllata. Il mega gruppo ha una raccolta premi di 38 miliardi di dollari nel 2007 (in progresso del 44% sul 2006) e utile di 737 milioni (aumentato del 27%). L'ex numero tre dell'assicurazione mondiale ha deciso di metterlo in vendita per restituire parte del mega prestito da 85 miliardi di dollari messo a disposizione dalla Federal Reserve. E concentrarsi così sul ramo danni. Dopo 89 anni di storia dunque, il colosso assicurativo rischia di ritornare alle origini cinesi, dopo che alcuni fondi sovrani si sarebbero fatti avanti. L'American International Group è stato fondato, infatti, al porto di Shanghai nel 1919 da Cornelius Vander Starr, americano, che offriva assicurazioni marittime e contro incendi. Dal 1949 Aig ha il quartier generale a New York, anno in cui Starr lasciò la Cina per la rivoluzione, continuando a dirigere il gruppo fino alla morte avvenuta nel 1968. Poi ha preso il controllo Maurice "Hank" Greenberg, che in 35 anni l'ha fatto crescere a dismisura, divenendo un colosso da 116.000 dipendenti, in attività in 130 Paesi. Nel 2005 ha lasciato a sua volta a Martin Sullivan. Ma ora Greenberg vuole riprendersela e avrebbe pronto un piano di salvataggio, secondo quanto riportava ieri il Financial Times. Lo presenterà presto alle autorità Usa, al segretario al Tesoro Henry Paulson e ai membri chiave del congresso. Dalle prime indiscrezioni pare che Greenberg voglia rimettere in discussione l'accordo con la Fed, "la liquidazione forzata danneggia irrimediabilmente asset, fondi pensione e posti di lavoro". Meglio accedere al fondo per il salvataggio delle società finanziarie da 700 miliardi proposto da Paulson. Però, intanto, occorre fare i conti con le cause del tracollo. "L'interpretazione comune, che condivido, è che si sono probabilmente distaccati troppo da quella che oggi tanti definiscono l'economia reale, e che era percepita spesso come polverosa e meno attraente, rispetto al mondo della finanza", assicura Gauci. "Le autorità si sono rese conto che un modello di business è morto e hanno fatto bene ad intervenire con aiuti di Stato - prosegue -. D'ora in poi la gente sarà più attenta e consapevole". In Italia, il gruppo è attivo nel settore di prodotti protezione alla persona (creditor protection ed employee benefit), distribuiti da banche e broker, scegliendo prodotti altamente specializzati. Al 31 dicembre scorso il totale premi è stato di 269 milioni, attivi per 362 e patrimonio netto di 40 milioni. La società è di diritto italiano ed è vigilata quindi dall'Isvap. "La nostra società ha un ratio di solvibilità (140%) ben superiore ai requisiti di legge, e i nostri asset ci rendono pienamente in grado di far fronte agli impegni nei confronti dei nostri clienti". "Il nostro capitale - continua Gauci - è per la maggioranza, anzi direi per la quasi totalità, investito in titoli di stato italiani (obbligazioni e buoni del tesoro per il 95% del portafoglio) con rating di affidabilità elevati (95% di Classe A+ e 4% di classe Aaa). Non abbiamo alcun investimento in derivati o prodotti strutturati, né in azioni delle società del gruppo Aig Inc." Per Alico, considerato il valore, difficile trovare un compratore. "Le ipotesi sono due, e sono piuttosto palesi: un fondo (in questo momento il criterio della liquidità favorisce quelli sovrani) oppure un gruppo assicurativo, grande o che vuole diventare più grande grazie a noi, estendendo il suo raggio di azione in termini geografici o in termini di attività, entrando in segmenti di mercato in cui non è presente". Difficile trovarlo in Italia. L'identikit del compratore ideale. "In teoria, dovrebbe essere quello che offre di più e i parametri sono abbastanza semplici: deve essere un gruppo "grande" (in grado di pagare il valore di Alico che rappresenta asset per più di 100 miliardi di dollari), interessato ad attività a livello globale, visto che le attività di Alico sono presenti in tutto il mondo (55 Paesi in Europa, Medio Oriente, America Latina, Caraibi, Asia); "intelligente", perché comprando Alico comprerà anche la sua posizione di leader nei mercati dove opera e i suoi modelli di business cui dare continuità", conclude il manager di nazionalità francese. E "aggiungo anche "fortunato", perché questa crisi darà l'opportunità di acquisire una società che in altre circostanze, non sarebbe mai stata messa in vendita". E sarà soprattutto a prezzi contenuti.

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NOTIZIE In breve (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-10-15 - pag: 16 autore: NOTIZIE In breve CINA Riserve valutarie in crescita del 32,9% Le riserve in valuta estera della Cina, le più ampie del mondo, salgono a 1.906 miliardi di dollari, in rialzo del 32,9% rispetto a un anno fa e del 25% rispetto alla fine del 2007. Lo rende noto la Banca centrale cinese. EPA.

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Quel peso sull'industria (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-10-15 - pag: 16 autore: DALLA PRIMA Quel peso sull'industria Nessuno contesta l'obiettivo finale: clima e ambiente non sono dati accessori, furbescamente aggirabili. Sono essi stessi parte integrante dell'unico sviluppo possibile, quello cosiddetto "compatibile". Però che si ragioni sulla sostenibilità di un piano che, se centrato, evidenzierebbe per l'Europa (nel 2020) un contributo alla riduzione mondiale dei gas del 2%e per l'Italia un contributo dello 0,3%, non pare uno scandalo. Nell'interesse dei consumatori-contribuenti, sui quali finirebbero per scaricarsi i costi di una simile operazione, e anche perché la riduzione unilaterale decisa dall'Europa vincolata al Protocollo di Kyoto, si specchia, allo stato dei fatti, nelle "mani libere" di Usa, India e Cina. Peraltro, non è questa la sola asimmetria geo-economica a stagliarsi all'orizzonte. Il Governo Usa, a fronte della crisi dei colossi dell'auto come Gm, Ford e Chrysler, ha appena varato un prestito da 25 miliardi di dollari. Mentre nell'Europa del "20-20-20" si finisce per penalizzare le auto di fascia medio- bassa (leggasi Fiat) rispetto a quella medio- alta (leggasi case tedesche) a motivo del fatto che in termini di prezzi la riduzione di CO2 incide più sulle "piccole" che sulle "grandi". Questione tutt'altro che irrilevante. Diluire le ambizioni, nessun motivo per cambiare? A proposito di flessibilità, colpisce che l'altolà di Barroso sia arrivato nel giorno in cui la Commissione ha di fatto aperto a una visione meno angusta del rispetto dei parametri di Maastricht relativi al rapporto deficit/Pil, che potrà varcare la soglia del 3%. è vero, le "circostanze eccezionali" erano previste dal 2005, ma l'averlo ricordato ieri, con ciò allentando in concreto una morsa incompatibile con le conseguenze della crisi mondiale, suona da un lato come una presa d'atto realistica e dall'altro come una nota storta rispetto alla rigidità espressa sul pacchetto Energia e Clima. L'economia reale e le conseguenze della crisi saranno comunque al centro del vertice europeo. Meglio così, sarà l'occasione per parlare anche di infrastrutture, di credito alle imprese e di ruolo più forte della Bei (per la quale c'è un progetto del ministro Tremonti). Ci sono motivi per cambiare e per alzare, allo stesso tempo, il livello delle ambizioni. Guido Gentili guido.gentili@ilsole24ore.com.

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Un impatto squilibrato a svantaggio dell'Italia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-10-15 - pag: 28 autore: INTERVISTA Andrea Ronchi Politiche europee "Un impatto squilibrato a svantaggio dell'Italia" Carmine Fotina ROMA In venti giorni ha cercato di riaprire la discussione tra i più intransigenti e conferma la posizione italiana anche dopo la chiusura del presidente della Commissione europea José Manuel Barroso. Per il ministro per le Politiche europee Andrea Ronchi la crisi internazionale è tutt'altro che un alibi e "il presidente Barroso dovrebbe semmai chiedersi quali conseguenze, prima di tutto in termini di perdita di posti di lavoro, ci sarebbero con delocalizzazioni a catena delle industrie più colpite dal pacchettoclima ". Oggi il piano "20-20-20" arriva al Consiglio europeo. Che cosa chiederà l'Italia? Noi non vogliamo mettere in discussione il pacchetto, di cui condividiamo in pieno gli obiettivi. Ma bisogna avviare una riflessione, anche alla luce di quello che sta accadendo in queste settimane all'economia mondiale. La fretta è nemica del bene: prendiamoci il tempo necessario per arrivare a un accordo equo che non penalizzi l'industria europea, con uno squilibrio, tra l'altro, che grava sull'Italia. I conti li ha fatti la stessa Unione europea: l'Italia pagherebbe 180 miliardi di euro, l'1,14% del suo Pil e il 19,7% dei costi totali del piano, più di Spagna (17%), Francia (14,9%), Germania, Inghilterra (12,5 per cento). Sia Barroso sia la Francia, presidente di turno, puntano a trovare un accordo entro dicembre. Quali margini di intervento restano? La posizione italiana è sostenuta da Spagna, Polonia, Repubblica Ceca, Romania. Io confido nella credibilità internazionale di Berlusconi per portare oggi qualche grande leader Ue a ragionare a tutto tondo su come e in che tempi raggiungere scopi finali su cui l'Italia resta assolutamente d'accordo. Il mondo è cambiato, anche per effetto della tempesta finanziaria, per questo dico fermiamoci e proviamo a capire come ottenere un doppio risultato: tutelare l'ambiente e salvare il sistema economico ed industriale. Bisogna essere molto decisi su questo punto e mi fa particolarmente piacere che lo stesso tipo di considerazioni venga fatto anche del ministro-ombra del Pd Paola Merloni. Sull'altra faccia della medaglia ci sono posti di lavoro e risparmi che potranno arrivare da un rapido cambiamento del mix energetico. Obiettivi condivisi dall'Italia, ripeto. Ma al tempo stesso non ci si può dimenticare che un'applicazione non equa delle regole, che non tenga conto di come procedono senza freni Paesi come India, Cina e Indonesia, in futuro rischia di avere impatti seri anche sulla bolletta energetica dei consumatori. Quali correttivi proponete? Ci sono diversi punti su cui si può lavorare. Ad esempio il pieno utilizzo di meccanismi di flessibilità come l'importazione da Paesi terzi di energia da fonti rinnovabili e l'utilizzo di crediti derivanti dalla riduzione di emissioni in questi Paesi. L'importante è rimettersi a discutere e individuare un percorso che non ci faccia deflettere dagli obiettivi di fondo ma metta i settori industriali-chiave al riparo da sconquassi. Quali sarebbero i settori più a rischio? In questi giorni stiamo ricevendo segnalazioni preoccupate di tutti i grandi comparti. Pensi solo all'effetto di delocalizzazioni che potrebbero toccare l'industria dell'acciaio, del cemento, delle piastrelle. Senza contare il trattamento riservato al settore dell'auto, per il quale non è pensabile una discussione separata. Fiat stima un impatto di 380 milioni di ipotetiche multe per un milione e mezzo di vetture con uno sforamento di 5 grammi di Co2. Un impatto squilibrato, a tutto svantaggio dell'Italia rispetto ad altre industrie europee dell'auto: non è accettabile. carmine.fotina@ilsole24ore.com "Confido nella capacità del premier di portare qualche leader Ue a ragionare con noi" "Il mondo è cambiato, non ci si può dimenticare di come Cina e India procedano senza freni" IMAGOECONOMICA Ministro. Andrea Ronchi.

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Pronti per il ritorno al nucleare (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2008-10-15 - pag: 29 autore: INTERVISTA Luigi Paganetto Presidente Enea Pronti per il ritorno al nucleare Un errore commissariare l'Enea, siamo leader in Europa nella ricerca Federico Rendina ROMA Via al rinascimento nucleare italiano. Ma guai – promette il Governo – a rallentare il passo delle energie rinnovabili, anche se cresce il malumore per gli obiettivi malconfezionati dall'Unione europea. All'Enea spettava fino a qualche giorno fa il ruolo di stratega tecnicooperativo dell'operazione. E nel frattempo era arrivata persino un ulteriore promozione sul campo: l'Enea assumeva ufficialmente il compito di Agenzia nazionale per l'efficienza energetica. Tutto da rifare. Un'emendamento governativo al ddl "sviluppo" in discussione alla Camera azzera l'Enea, decapita i vertici, nomina un commissario e trasforma l'ente cambiandone perfino il nome. Diventerà "Enes", Ente per l'energia e lo sviluppo sostenibile. Per fare qualcosa di veramente diverso? Ancora non si sa. Si deciderà, se il ribaltone si farà davvero largo, con una serie di decreti attuativi. Intanto il presidente Luigi Paganetto, 67 anni, vorrebbe proprio non lasciare il "suo" Enea. Presidente, incombe il commissariamento. Ve la stavate cavando così male? Al contrario. Mai come ora le cose stanno andando per il verso giusto. L'Enea è in una posizione di assoluta avanguardia, nella promozione della ricerca e dell'innovazione tecnologica anche a vantaggio del settore privato, e anche il suo ruolo internazionale è di assoluto rilievo. In Europa siamo una delle poche istituzioni presenti nelle grandi alleanze per la ricerca. Siamo leader nel settore strategico nel carbone a zero emissioni. Siamo leader nello sviluppo delle celle a combustibile. Per non parlare del solare: abbiamo avviato la costruzione del grande impianto a concentrazione a Priolo, insieme all'Enel, e gli accordi che stiamo stringendo nel Mediterraneo, ma anche in Cina, hanno aperto grandi prospettive. Il consorzio che stiamo formando con Enel, Techint ma anche con protagonisti più piccoli ma di sicuro valore, come Angelantoni e Donati, ci mette in pista per diventare leader in questa tecnologia. Insomma, il quadro offerto da Enea è quello di un ente in piena salute, orgoglioso del proprio ruolo e della propria storia. Una storia costellata da problemi finanziari e, appunto, da commissariamenti. Lo scenario di oggi non ha alcuna corrispondenza con gli episodi passati,quando l'eccellenza delle strutture aveva trovato i limiti operativi rispetto a scelte strategiche che hanno impedito alla macchina di avere la necessaria funzionalità. Oggi siamo in piena salute, da tutti i punti di vista. Anche da quello finanziario, con un bilancio in equilibrio a fronte di trasferimenti statali per circa 190 milioni l'anno che ci consentonodi far marciare oltre 3mila ricercatori e addetti. Cosa ne pensa allora del nuovo commissariamento voluto dal Governo? Una scelta politica che non voglio discutere. Sto semplicemente affermando che l'Enea è un organismo sano, e che sta facendo un eccellente lavoro nella ricerca e nell'innovazione a vantaggio del sistema paese. Un lavoro che va preservato. Vogliono cambiare perfino il nome. Il nostro valore è anche nel marchio, riconosciuto e stimato nel mondo. Torniamo allora ai compiti dell'Enea. Tutto pronto per il ritorno dell'Italia al nucleare? Più che pronto. Anche perché dal 1987 (quando il referendum nucleare ci fece uscire dall'atomo, n.d.r.) ad oggi l'Enea ha preservato la ricerca e le competenze in questo settore. è credibile un pieno recupero con il nucleare di terza generazione o, come sostiene qualcuno, conviene concentrare gli sforzi per essere leader nel nucleare a sicurezza intrinseca di quarta generazione? Primo: se non operiamo, subito, nel nucleare di oggi, non possiamo partecipare allo sviluppo del nucleare di domani. Secondo: tornare subito al nucleare avrà effetti positivi sull'intero sistema paese. Perché viviamo in un momento di grande cambiamento tecnologico e bisogna essere presenti in tutte le tecnologie. Non dimentichiamo che il nucleare non è solo energia. è ad esempio medicina, come dimostra il nostro progetto per la protonterapia nella cura dei tumori, che tre mesi fa è stato intanto adottato dalla Regione Lazio. Nessun rischio che la corsa italiana al nucleare distolga attenzione e risorse all'efficienza energetica e allo sviluppo delle rinnovabili? Al contrario. Il rischio è proprio quello di dover rinunciare a sinergie interdisciplinari sempre più strette. E comunque in un sistema dell'energia liberalizzato come il nostro la ricerca di risorse per il nucleare è di competenza dei privati, chiamati a fare le loro scelte. Mentre le rinnovabili hanno un percorso legato a sistemi di incentivazione con stanziamenti pubblici. A proposito, come vede la polemica sugli oneri del pacchetto 20-20-20 dell'Unione Europea. Per qualcuno è un gioco che non vale la candela: obiettivi tropo ambizioni e costi troppo alti. Per altri è una straordinaria occasione di sviluppo e di affari. Come stanno le cose? Quando si parla di tecnologie e di energia bisogna vedere due pezzi di una stessa mela. La produzione di energia che deve consentire maggiore indipendenza dall'estero e un più corretto mix di combustibili. E questo si realizza solo se siamo presenti in tutte le tecnologie. Ed ecco l'altra metà della mela: investire nelle tecnologie per l'energia, e quindi anche nelle fonti rinnovabili e nell'efficienza, significa dare all'industria italiana una grande opportunità. Di sviluppo e di affari, appunto. Come stanno ampiamente dimostrando, ad esempio, i tedeschi. IL BILANCIO "Ente in piena salute anche finanziaria a fronte di trasferimenti statali di 190 milioni" I PERCORSI "Il rischio è quello di dover rinunciare alle sinergie con le fonti rinnovabili" CONTRASTO Presidente. Luigi Paganetto.

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Già dall'assunzione progettiamo tutta la carriera (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: JOB 24 data: 2008-10-15 - pag: 31 autore: INTERVISTA Roberto Zecchino Già dall'assunzione progettiamo tutta la carriera I mille volti di Proteo. Il tessuto industriale italiano è dominato dalla piccola e media impresa, che spesso manca di risorse economiche per intraprendere seri investimenti nella ricerca e nella formazione dei talenti. Spetta quindi ai grandi gruppi multinazionali fare da apripista, innescando processi di sviluppo mirati alla valorizzazione del capitale umano, parzialmente mutuabili solo in un secondo momento anche dalle realtà meno strutturate. "Energia, passione, interculturalità e flessibilità. Sono queste le quattro caratteristiche fondamentali che definiscono un talento". A parlare è Roberto Zecchino, classe 1968, dal settembre 2003 direttore Risorse umane e Organizzazione per il Sud Europa della multinazionale tedesca Robert Bosch. Qual è lo spazio d'azione che Bosch concede al personale considerato talentuoso? La nostra è una grande multinazionale, con parecchie aree di business. Questa particolare situazione offre quindi più che in altre realtà svariate possibilità sia di placement che di mobilità interna. L'obiettivo di fondo è quello di sviluppare le potenzialità individuali di ciascuno in un ottica di crescita e di carriera impostata sul mediolungo periodo. Mercato globale del lavoro, formazione accademica o risorse interne? Che strategie ha messo in campo Bosch per fare un talent scouting di successo? La maggior parte delle assunzioni in Bosch sono rivolte a neolaureati, sia italiani che stranieri, con quote che raggiungono anche il 90 per cento. Si tratta di persone che hanno già dentro di sé alte potenzialità, che poi noi ci assumiamo il compito di coltivare attraverso percorsi formativi strutturali interni. Questi percorsi hanno una funzione specifica, e cioè quella di fare recruiting attingendo dal mercato interno al gruppo. Molto spesso scopriamo di avere di fronte un talento dopo diversi anni di lavoro nelle nostre sedi e filiali. Quanto è importante la mobilità interna nelle fasi di crescita professionale dei talenti che lavorano nella vostra azienda? Direi che è un fattore di estrema importanza formativa. Diversi talenti italiani lavorano oggi presso le tante sedi internazionali del gruppo, chi in Cina, chi negli Stati Uniti, chi in Germania. Il nostro obiettivo è quello di dare l'opportunità ai giovani diincrementare le proprie conoscenze con esperienze all'estero della durata media di tre anni. Ciò ci permette non solo di valorizzare le caratteristiche salienti di ciascun talento o potenziale tale, ma anche di conseguire un tangibile ritorno per gli interessi del gruppo. Grazie all'alta mobilità interna, infatti, abbiamo la possibilità di trasferire con una certa facilità le ricchezze e le conoscenze tecniche conseguite da una linea di produzione all'al-tra, anche al di fuori delle sedi Bosch, per aiutare ad esempio le controllate che stanno affrontando il delicato momento della fase start up. Gli studi sul ruolo delle risorse umane nelle imprese evidenziano una sostanziale mancanza di attenzione, da parte del management, nei confronti delle fasi di inserimento e di praticantato dei nuovi assunti. In Bosch? Noi mettiamo a disposizione dei giovani talenti una figura denominata "mentor" che ha il compito di seguirli durante il percorso di apprendimento con incontri semestrali dove il personale ha la possibilità di effettuare feed back delle proprie esperienze. Consigliamo ai manager stessi, possibilmente però non ai diretti superiori, di farsi "mentor" dei nuovi assunti. E questi feed back cosa dicono? Che questo modo di lavorare viene vissuto positivamente dai nostri collaboratori, come dimostro il basso livello di turn over. M. D. B. Bosch. Roberto Zecchino "Ad ogni dipendente affianchiamo un mentor che ha il compito di verificare il percorso".

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Un'italiana al vertice del coaching (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: JOB 24 data: 2008-10-15 - pag: 33 autore: DOSSIER Training per le imprese Un'italiana al vertice del coaching Giovanna D'Alessio guiderà l'International Coach Federation: interrotto il monopolio Usa Cristina Casadei Guardare agli Stati Uniti come al passato forse sarebbe troppo drastico. Certo è che per l'International Coach Federation si apre una fase nuova, segnata dalla scelta del primo presidente europeo. Anzi italiano. Da oggi al vertice arriva Giovanna D'Alessio, romana, 43 anni, fondatrice e Ceo di Life coach lab, dal 2005 nel cda della federazione. E arriva determinata a farvi entrare più Europa e certamente più Italia nelle scelte. Ma anche più Asia, un'area dove i ritmi di crescita del coaching sono esponenziali. "Quest'anno è stata fondata l'associazione indiana e nel nostro ultimo incontro il presidente mi ha comunicato che entro l'anno conta di avere oltre mille società associate; in cinque anni punta a superare le 5mila",racconta D'Alessio.Numeri che stanno ridimensionando la supremazia degli Stati Uniti, il Paese dove il coaching è nato e che rappresenta ancora oltre la metà delle 14mila società che fanno parte della federazione. La scelta del board però punta soprattutto a un mutamento della strategia. La sua nomina coincide con una fase di grande crisi della finanza e dell'economia, in cui molti manager si ritrovano con l'indice puntato contro dal mercato e dall'opinione pubblica. Qual è il compito dei coach in questa nuova fase? Dovranno ridare slancio alla leadership che è entrata in crisi per una tendenza nelle scelte di vertice che sta rivelando tutta la sua debolezza. Nelle aziende, in troppi casi, i capi sono stati scelti per le loro competenze tecniche, trascurando la capacità di gestire e valorizzare le persone. Così è nata una generazione di manager che hanno paura a delegare, tendono a concentrare quanto più possibile nelle loro mani, convinti di essere i soli a poter fare bene il lavoro. Mai nella storia c'è stata una professione, come quella del coach, che più di altre ha avuto una responsabilità nello sviluppo delle persone e dei leader. La leadership è però il riflesso delle condizioni interiori del leader e finché il leader non esplora tutti i livelli della coscienza quella attuale sarà l'economia che ci ritroveremo. Forse serve una leadership che pensi più all'etica? Abbiamo bisogno di uno scatto, di un salto di qualità e di coscienza. Altrimenti chi è al comando non sarà mai consapevole fino in fondo delle conseguenze dei comportamenti disfunzionali e della necessità di avere veramente dei valori di riferimento che fanno pensare a una leadership al servizio del bene comune. Quali sono le linee guida che porterà nella federazione? Finanza, marketing e leadership. Fino a qualche anno fa erano tre parole poco frequentate dai presidenti dell'International Coach Federation. Da oggi, saranno le linee guida della federazione. Questo è così il primo anno in cui ci sarà una strategia finanziaria che punterà a compensare possibili squilibri che potrebbero esserci in futuro. Non ce ne è mai stata una? Da ex tesoriere posso dire di no. La prima questione da risolvere riguarda il fundraising. Nelle finanze dell'Icf, infatti, le quote di iscrizione rappresentano oltre il 70% del totale. Una quota troppo alta che, in caso di calo degli associati, potrebbe mettere in difficoltà la federazione. Per questo serve dotarsi di una pianificazione finanziaria a cui ne andrà affiancata una di marketing: dobbiamo rafforzare la promozione delle nostre attività e dei nostri servizi, talvolta troppo poco noti. Qual è la distribuzione geografica degli associati? Oltre la metà sono americani, un quarto europei, un quarto sparsi nel resto del mondo. L'area che sta crescendo più velocemente è senz'altro quella asiatica. In futuro prevede uno spostamento dell'asse americanocentrico della federazione? La mia missione è quella di portare un cambiamento organizzativo che sia più business oriented, però certo bisognerà gestire la crescita esponenziale in India, Cina e Sud America che chiederà nuovi servizi e presidi in queste aree. Lei è stata l'organizzatrice dell'incontro europeo del coaching a Stresa. La prossima global conference annuale che riunisce i coach di tutto il mondo sarà in Italia? Non ne è mai stata organizzata una al di fuori del Canada e degli Stati Uniti per cui l'obiettivo è portarla in Europa. Se la logistica lo permetterà certamente anche in Italia, ma certo la conferenza dovrà diventare itinerante e dovrà esserlo in tutti i paesi, non solo negli Stati Uniti. è parte della sua strategia per dare slancio a una professione chenel nostro Paese cresce ma non riesce a raggiungere numeri importanti? I clienti delle società di coaching sono per lo più multinazionali e l'Italia, come tutti sappiamo, non è il Paese delle multinazionali, ma delle medie imprese. Un piccolo imprenditore difficilmente vuole mettersi in discussione e sentirsi ricordare la necessità di iniziare un percorso per arrivare all'acquisizione di una maggiore consapevolezza del ruolo e delle responsabilità. Anche in questo c'è un'eccezione e riguarda le aziende guidate da donne che sono molto più disponibili e aperte verso la revisione e il miglioramento dei propri modelli. Ma sono in minoranza e se pensiamo soltanto a quante difficoltà ci sono nel passaggio generazionale, è chiaro che il nostro, pur essendo uno dei Paesi dove il coaching è più evoluto, non è quello dove per cultura e tradizione potrà raggiungere numeri importanti. DISEGNO DI DOMENICO ROSA Leader mondiale. Giovanna D'Alessio, presidente dell'Icf "Troppi manager hanno solo capacità tecniche: insegneremo loro la centralità dei valori".

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Se saltano le regole tenuta dell'euro a rischio (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-15 - pag: 7 autore: INTERVISTA Etienne Davignon "Se saltano le regole tenuta dell'euro a rischio" Adriana Cerretelli BRUXELLES. Dal nostro inviato è la grande eminenza grigia del Regno, il regista delle operazioni finanziarie e industriali più delicate. Dietro i salvataggi a fine settembre di Fortis e Dexia, la palingenesi nel 2002 di Sn Brussels Airlines dalle ceneri di Sabena, la cintura di sicurezza organizzata a fine anni 80 per fermare la scalata di Carlo De Benedetti alla Societé Generale de Belgique, c'è sempre lui, l'inossidabile visconte Etienne Davignon. Vicepresidente di Suez-Tractebel, onnipresente nei board dei maggiori gruppi belgi, un passato in politica prima e poi da vicepresidente della Commissione europea, a 76 anni appena compiuti Davigon è abbastanza fiducioso: alla fine l'Europa s'è desta, ha imparato la lezione della crisi e, se non inciamperà come il Benelux in un incidente olandese, ce la farà. A patto che non abusi della flessibilità introdotta nelle sue regole, che si assuma in solido tutte le sue responsabilità. Tutto sembrava perfetto la sera del 28 settembre: salvataggio tempestivo del gruppo Fortis grazie alla trinazionalizzazione targata Benelux, tre Governi solidali tra loro, una micro-istituzione coesa e funzionante. Un esempio per l'Europa intera. L'incanto invece è durato una settimana perché l'Olanda si è smarcata. Come mai? La solidarietà non è garantita dalle istituzioni. è un atto importante ma circostanziato. Se una delle parti ritiene che le circostanze cambiano, si riprende la libertà di azione: le conseguenze per Fortis sono state negative. La solidarietà invece presuppone che si continui il cammino insieme. Come mai a sorpresa l'Olanda si è ritirata senza versare il suo contributo alla trinazionalizzazione costringendo Belgio e Lussemburgo a vendere ai francesi di Bnp Paribas? Gli olandesi hanno deciso che il loro interesse era più tutelato se si tiravano indietro dall'accordo. Si sono mossi su considerazioni a breve senza tener conto delle conseguenze del ritiro di solidarietà, che non riguardavano solo loro ma anche le altre parti dell'intesa, cioè Belgio e Lussemburgo. Una lezione amara per lei? La prova provata di quello che non si deve fare. Lo stesso vale per l'Europa. In che senso? Le sue istituzioni devono garantire la solidarietà. Come fa la Bce che non inietta liquidità su un mercato piuttosto che su un altro ma gestisce l'insieme dell'area e dei cittadini di cui è responsabile. Detto questo, oggi è inutile piangere sull'Europa che non ha gli strumenti per agire. Dopo il vertice del G-4, fallito in 24 ore, domenica scorsa quello dell'Eurogruppo sembra riuscito. O no? I mercati per il momento reagiscono bene. Ora bisogna che non si riproduca un nuovo caso Benelux. Ma chi sarà il garante di un coordinamento che funzioni e delle misure concrete per arrivarci? Perché è evidenteche il contesto finanziario europeo non sarà più lo stesso. Teme un incidente olandese in Europa? Penso che si impari dai propri errori: gli interventi individuali non hanno avuto gli effetti sperati. Per questo sono convinto che il coordinamento terrà. Si aspettava, dopo il G-4 di Parigi, l'unilateralismo della Germania della Merkel e, soprattutto, teme che si ripeterà? All'inizio di questa crisi pochi in Europa si sono resi conto che il problema era sistemico e non specifico. A poco a poco però i singoli casi individuali sono apparsi come l'illustrazione di un problema generale. Il Governo Merkel ha creduto di poter risolvere il caso Hypo Re come gli altri prima, contando sulla forza degli operatori. Che però in questo clima non sono abbastanza forti, perché il rischio che ciascuno deve assumersi è tale per cui il salvataggio di uno mette in pericolo gli altri. L'Eurogruppo ha dato per la prima volta una risposta sistemica. Senza fare conti. Che arriveranno dopo, se e quando usciremo dal tunnel. Nei conti da fare c'è anche la flessibilità prevista per il patto di stabilità e per gli aiuti di Stato? Decisione inevitabile nella tempesta in corso. Però il sistema europeo deve mantenere un minimo di conti stabili e concorrenza credibile altrimenti si aggiusta da una parte per fracassare dall'altra con il martello pneumatico. Se si rompesse il sistema attuale, la tenuta dell'euro diventerebbe a rischio. Quanto durerà la crisi secondo lei? Nessuno lo sa. Anche perché non sappiamo quali saranno le conseguenze di una tempesta finanziaria di questa portata combinate con il forte rallentamento dell'economia, quale il prezzo per i Paesi in via di sviluppo e che cosa succederà in una Cina che esporta di meno. Allora la miglior cosa da fare è lavorare perché sia il più breve possibile. è il principio del declino dell'Occidente, la fine della supremazia del capitalismo americano? Dipenderà da noi, dall'Occidente. Di sicuro dobbiamo finirla di passare dall'arroganza nei periodi di vacche grasse alla prostrazione nelle avversità. Non so se inizia il declino degli Stati Uniti. So però che in queste elezioni non compare il tema dell'isolazionismo. Forse significa che l'America ha scoperto che essere la maggior potenza militare ed economica del mondo non basta più. adriana.cerretelli@ilsole24ore.com BLOOMBERG Politico e banchiere. Etienne Davignon, 76 anni, è stato presidente di Société Générale de Belgique dal 1989 al 2001 e vice presidente della Commissione Ue dal 1981 al 1985 "La flessibilità va bene ma dobbiamo conservare un minimo di concorrenza credibile e conti stabili" "Nella vicenda Fortis l'Olanda ha guardato al breve termine. è stato un grave errore".

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Ora rischia il Sudamerica (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-15 - pag: 10 autore: Ora rischia il Sudamerica Bruciati due punti di crescita: nel 2009 il Pil frenerà dal 3,5 all'1,5% Roberto Da Rin BUENOS AIRES. Dal nostro corrispondente Gli analisti finanziari più accreditati avevano allertato i risparmiatori e gli investitori: "Allacciatevi le cinture di sicurezza ". L'America Latina entra in una fase di grande volatilità e nessuno finora è in grado di prevedere durata ed entità di una crisi di grandi proporzioni. E tanto meno capire quali saranno gli effetti sull'economia reale. L'unica evidenza è che l'effetto "jazz", coniato dal presidente argentino Cristina Fernandez de Kirchner per definire quella in corso come una crisi "solo" americana, ha invece contagiato altre economie. La differenza con l'effetto "caipirinha", l'effetto "tequila" e l'effetto "tango", tutte crisi nate nei mercati emergenti e poi propagate nei Paesi sviluppati, è che questa volta la direzione causaeffetto è stata contraria. Dagli Stati Uniti al resto del mondo. In altre parole, l'unico effetto certo è stato quello "domino". Ne ha preso atto anche il presidente brasiliano Lula da Silva, che, dopo aver dichiarato "la crisi finanziaria internazionale? Parlatene a Bush", ha rettificato: "Se arriva da noi sarà solo un piccolo impatto". E infine, quando la scorsa settimana la Borsa di San Paolo è stata costretta a chiudere per eccesso di ribasso, ha convocato vertici di emergenza e studiato misure di sostegno. Vediamo qual è la situazione delle principali economie latinoamericane, dopo che la maggior parte degli Istituti di ricerca economica ha ridotto le previsioni di crescita del Pil 2009 della regione dal 3,5% all'1,5 per cento. Il Brasile, negli ultimi anni, ha inanellato un record dopo l'altro: una crescita del 5,5% nel 2007, del 6% nel 2008, inflazione sotto controllo al 5% e un debito azzerato (Nel 2001 era pari a 100 miliardi di dollari). Ora però l'orizzonte è più fosco e due giorni fa gli industriali hanno suonato un campanello d'allarme. Per Paulo Skaf, presidente della Fiesp (Federazione industriali di San Paolo) il "Brasile trema per la stretta creditizia e per la riduzione delle previsioni di crescita del 2009". Poi ha aggiunto che "sarebbe controproducente ignorare la portata della crisi". Mentre Sergio Amaral, presidente dell'Associazione brasiliana dell'industria del grano, ha detto che "Brasile e Argentina hanno beneficiato del boom delle materie prime e ora si profila una correzione per entrambi ". Soprattutto dopo che la Cina, primo cliente di commo-dities latinoamericane, sta riducendo le importazioni. La crisi non risparmia l'Argentina. "Abbiamo un vantaggio netto rispetto a quasi tutti i Paesi latinoamericani: siamo abituati agli scossoni, alle crisi più acute. Ma non e abbastanza ". Le parole di Aldo Ferrer, uno degli economisti argentini più lucidi, uno dei primi a prevedere il crack del 2001, offrono uno spaccato della crisi che tocca un Paese che paradossalmente vive una fase molto favorevole del ciclo economico: un Pil 2007 all'8%,quello del 2008 vicino al 6%, scarsissima esposizione finanziaria internazionale. L'unico neo l'inflazione, superiore al 20% secondo la maggior parte degli analisti. Ma il nodo gordiano è il prezzo della soia, la materia prima che ha favorito e sostenuto il boom economico. Ora il prezzo sui mercati internazionali è in forte contrazione: da 600 dollari alla tonnellata di qualche mese fa è scivolata a quota 340 nei giorni scorsi. Più delicata la situazione del Messico. "Proteggere il Paese dalla crisi americana" è l'imperativo bipartisan degli economisti, ben consapevoli di quanto le due economie siano intrecciate. Il calo delle rimesse degli emigranti rappresenta il primo allarme, confermato da previsioni al ribasso del Pil 2009, dal 3,5 all'1,5% (ma per Morgan Stanley la crescita sarà pari a zero). Entro pochi giorni sarà varato un pacchetto straordinario di misure a sostegno dell'economia, ma da Città del Messico, Damian Fraser, analista di Ubs per l'America Latina, parla di "implosione globale che avrà effetti pesanti per il Messico". Che nei giorni scorsi ha speso il 10% delle proprie riserve per frenare la svalutazione del peso, in progressivo derapage nei confronti del dollaro. roberto.darin@ilsole24ore.com CONTAGIO L'onda lunga dello shock rischia di bloccare lo sviluppo di economie che fino a pochi mesi fa stavano marciando a ritmi decisamente sostenuti.

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Brevi, schede e richiami 3 (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 15-10-2008)

Argomenti: Cina

L a poesia in cinque tappe. È European Voices , progetto del Circolo dei Viaggiatori nel Tempo tra le cui attività spicca l'organizzazione (del Festival Internazionale di Poesia. European Voices è una rassegna di poesia contemporanea che si svolgerà ogni anno in differenti città europee (con il sostegno della Commissione Europea nell'ambito del Programma Cultura 2008): per la prima edizione saranno coinvolte Genova, Vienna, Parigi, Berlino e Helsinki, che ospiteranno oltre cinquanta autori provenienti da 21 Paesi europei: Finlandia, Germania, Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Irlanda, Regno Unito, Austria, Lussemburgo, Romania, Ungheria, Lituania, Lettonia, Malta, Svezia, Slovacchia, Belgio, Danimarca, Slovenia, Estonia. Dopo il debutto lo scorso giugno a Genova nell'ambito del 14° Festival Internazionale di Poesia, il prossimo appuntamento si terrà a Vienna, dal 23 al 25 ottobre; quindi (19-23 novembre) a Parigi (Semaine Poétique de Paris); il 25 e 26 Berlino, il 4 e 5 dicembre a Helsinki. " European Voices spiega Claudio Pozzani, organizzatore della manifestazione può diventare altresì una prestigiosa vetrina per la città di Genova e la Liguria, i loro prodotti, la loro cultura, costumi, tesori artistici e turistici. Nel 2009 European Voices rappresenterà la sezione europea dei festival di poesia internazionali che il CVT organizzerà in Brasile (marzo) Cile (luglio) e Cina (settembre)". Circolo dei Viaggiatori nel Tempo Stanza della Poesia, piazza Matteotti 78r - 010.541942. .org.

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Tibet, ergastolo a 2 monaci <Processati a porte chiuse> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 15-10-2008)

Argomenti: Cina

MONDO 15-10-2008 Tibet, ergastolo a 2 monaci "Processati a porte chiuse" PECHINO. Due monaci buddisti tibetani sono stati condannati all'ergastolo e sei a pene detentive minori, tra i cinque e i 15 anni, per aver fatto esplodere in marzo una bomba che non ha fatto vittime negli uffici governativi di Gyanbe, circa 1.300 chilometri ad est di Lhasa, capitale del Tibet. Secondo Free Tibet Campaign, dal momento dell'arresto a quello del processo, ai monaci è stato impedito di vedere sia i loro familiari che i loro avvocati. La sentenza contro gli otto monaci è stata emessa il 23 settembre e tutto il processo, afferma il gruppo, si è svolto "nella massima segretezza". La bomba di Gyanbe è esplosa mentre manifestazioni di protesta anti-cinesi erano in corso in tutta la Regione Autonoma e nelle altre zone a popolazione tibetana della Cina. Secondo Pechino nel corso delle rivolta sono state uccise 22 persone, mentre esuli tibetani affermano che le vittime sono state più di 200 e che migliaia di persone sono state arrestate. Secondo le notizie pubblicate dai mezzi d'informazione cinesi, tutti controllati dal governo, trenta persone accusate di aver partecipato ad attacchi violenti contro gli immigrati cinesi sono state processate alla fine di aprile a Lhasa.

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Cina, rivolta contro la fabbrica (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 15-10-2008)

Argomenti: Cina

MONDO 15-10-2008 Cina, rivolta contro la fabbrica DA PECHINO L' insediamento di una fabbrica chimica "sventato" nella città di Xiamen. Il progetto di un treno a lievitazione magnetica modificato, a Shanghai. La geografia politica cinese scopre un nuovo, inaspettato "ospite": la protesta di massa. Protesta pacifica, ma tenace. Di successo. E che ora rischia di fare scuola. Gli abitanti di Taizhou (nella provincia del Zhejiang, non lontana da Shanghai e da Xiamen) si sono mobi-- litati contro la costruzione di un impianto chimico nel quale, tra l'altro, dovrebbe essere prodotto il paraxylene (Px), proprio come nella fabbrica bloccata a Xiamen. Il Px è una sostanza chimica tossica largamente usata nella produzione di vernici, solventi e plastica. Se assorbita in piccole quantità può provocare irritazioni della pelle, difficoltà di respirazione e mal di testa. In quantità maggiori può causare danni a reni e fegato e in alcuni casi il cancro. Il South China Morning Post, quotidiano di Hong Kong, riferisce che nella città stanno circolando centinaia di messaggi su Internet e sui telefoni cellulari che incitano la popolazione ad opporsi alla costruzione dell'impianto. "Non vogliamo un grande impianto chimico qui. È inquinante e pericoloso per la nostra salute", afferma uno degli artefici della protesta. "Il governo non dovrebbe cercare di trarre profitto a discapito dell'ambiente ", sostiene un altro. Un terzo ricorda che il paraxylene è "altamente pericoloso, causa cancro e malformazioni nei bambini" e aggiunge che "sarebbe una catastrofe se ci fosse una perdita". Il governo per ora non sembra disposto a seguire l'esempio di Shanghai e Xiamen e insiste nel promuovere il progetto, affermando che l'opposizione deriva dall'ignoranza e che la costruzione dell'impianto porterebbe benefici economici a tutta la città. L'investimento previsto è di circa 60 miliardi di yuan (sei miliardi di euro) e a pieno regime l'impianto dovrebbe produrre ogni anno 2,4 milioni di tonnellate di Px e altrettanto etilene, una sostanza chimica usata come fertilizzante. "Ci sono impianti di Px in tante zone della Cina. Perché ci può essere a Quanzhou e non a Taizhou? Tutti vogliono aumentare la produzione e il reddito, ma come pensano di fare?", si è polemicamente chiesto Huang Zhiyuan, uno dei funzionari responsabili del progetto. ( E. A.) "No" degli abitanti di Taizhou all'impianto: "È troppo inquinante" Già Xiamen e Shanghai avevano avuto successo La città di Taizhou.

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L' (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 15-10-2008)

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E' LAVORO 15-10-2008 DI EMANUELA CAVALCA L' astro di Alessandra Facchinetti, direttore creativo di Valentino, è durato solo 11 mesi. Alcune voci lo attribuiscono alla scarsa sintonia con il team creativo, altre alla distanza dal laboratorio sartoriale. Come è avvenuto tre anni fa da Gucci, la stilista sarà sostituita dai responsabili degli accessori, che hanno fatto decollare il fatturato del marchio. Crudeltà inflessibile del mondo del lavoro o interesse per il fatturato più che alla fantasia creativa? È un dato di fatto: in questi ultimi anni sono le scarpe e le borse ad avere dato ossigeno ai marchi. Negli anni Ottanta Armani, Ferré, Versace, Missoni sono stati i maestri e gli innovatori di stile, che hanno dato lustro al made in Italy. Fino alla seconda metà degli anni Novanta nella moda troviamo imprese a struttura familiare, identificate nella figura del fondatore-stilista, poco abituate ad avere interlocutori e controlli al di fuori di quelli della sfera di proprietà. Sono gli anni in cui alcune aziende iniziano a trasformarsi: questo processo sfocia in un connubio tra moda e finanza, con acquisizioni, fusioni e, in alcuni casi, quotazione in borsa. La struttura organizzativa richiede al dipendente mobilità, spirito di squadra e adattamento, perché il mondo della moda richiede conoscenze trasversali. Lo stilista/designer è un creativo, l'ispiratore delle tendenze moda, perché traccia le linee della collezione. In passato creava il bozzetto con i tratti della matita, oggi deve saper usare anche il computer, schizzando tutte le varianti. Il designer ha una formazione umanistica oppure un titolo ottenuto in corsi di design, il segreto di questa professione consiste nell'avere buoni maestri, ma anche la formazione culturale gioca un ruolo importante. Per entrare nel mondo della moda, oltre alla creatività, bisogna avere la capacità d'interpretare un settore, coniugando conoscenze di marketing, di materiali con passione culturale e curiosità. Soprattutto occorre saper lavorare in team e, nel caso di un gruppo, spostarsi da un marchio all'altro. Può lavorare come free lance, da libero professionista con un lavoro stagionale oppure all'interno di un'azienda, nel team creativo. Secondo il rapporto (maggio 2008) di Janou Parker, società internazionale di selezione e ricerca di personale, tra i profili più richiesti, troviamo i designer di accessori, in grado di progettare e sviluppare collezioni, dai materiali fino alla realizzazione del prototipo. Fondamentale l'apertura verso i mercati emergenti, come l'India, Cina e Dubai, in grado di costruire squadre nei mercati stranieri, rispettando la cultura e la tradizione di un brand. L'offerta formativa è variegata, con punti d'eccellenza, ma an- che dai costi elevati. Per semplificare abbiamo distinto quattro filoni formativi: le scuole storiche, che risalgono agli anni '30, come l'Istituto Marangoni e Carlo Secoli; i corsi universitari, come la Bocconi orientata al marketing, il Politecnico, il Naba e lo Iuav allo studio della progettazione e design, Cattolica e Urbino alla sociologia e Napoli 2 agli accessori. "Il design della moda è l'ultimo degli orientamenti formativi istituito al Politecnico, grazie a un importante investimento in laboratori spiega Arturo Dell'Acqua Bellavitis, direttore del dipartimento Indaco del Politecnico di Milano-Bovisa : 10mila metri quadrati dedicati al design, tra cui la fotografia tradizionale e digitale, modelli, allestimento, tecniche grafiche. Inoltre grazie agli scambi internazionali all'interno del progetto Socrates-E- rasmus e la collaborazione con il Fashion Technology di New York, cinque studenti hanno la possibilità di frequentare un semestre della laurea magistrale negli Usa. In questo modo gli studenti hanno modo di sperimentare una dimensione internazionale". Nell'anno accademico 2008/2009 il Politecnico Indaco ha ricevuto il triplo delle domande dei posti disponibili (150) e questo sottolinea l'interesse per la moda. Infine troviamo un gruppo di scuole private, nate più recentemente, come l'Accademia di costume e moda, Domus Academy, Ied, Polimoda, con un ventaglio di proposte diverse. Vanno anche citate le scuole interne di alcune industrie lungimiranti, come Kiton, Brioni e Geox. Le scuole private si adeguano al mercato del lavoro: il Polimoda, istituto noprofit, nato nel 1986 da una visione lungimirante dei Comuni di Prato e Firenze e dall'accordo d'alcune imprese, prima dava enfasi sui corsi, ora punta ad affiancare i ragazzi nel momento d'ingresso e d'uscita, con un tutor durante il periodo dello stage. Non solo, ha creato un'unità di ricerca e selezione, disponibile a tutti. In passato la confezione degli abiti era esclusivamente su misura e molti giovani andavano 'a bottega' a imparare il mestiere, mentre le riviste femminili dedicavano ampi spazi ai cartamodelli e ai consigli pratici su come rinnovare il guardaroba in casa. Così sono nate le scuole dove s'insegnava l'arte del taglio e del cucito, come l'Istituto Secoli, fondato nel '34 a Treviso da Carlo Secoli e trasferitosi a Milano nel '45. Pur mantenendo una tradizione nella modellistica, ora ha corsi che abbracciano tutto il processo industriale, dal progetto grafico al capo realizzato. È attivo il corso triennale di progettista abbigliamento in collaborazione con It Holding con stage nelle aziende del gruppo. L'I- stituto Marangoni è stato creato a Milano nel 1935 da Giulio Marangoni, proprietario di un atelier, per la necessità di trovare personale. Il comparto sta adottando sistemi e mentalità sempre più industriali Dalla figura del fondatore/stilista si sta passando a quella dello stilista/designer, un creativo con una formazione umanistica.

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La F1 non vuole più fermarsi dal benzinaio (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 15-10-2008)

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SPORT 15-10-2008 La F1 non vuole più fermarsi dal benzinaio SHANGHAI. Gare più brevi e senza rifornimento ai box, proposte per un nuovo format del weekend, limitazioni per i test. Sono alcune tra le ipotesi che la Fota, l'associazione dei team di Formula 1, discuterà a Shanghai, dove domenica è in programma il Gp di Cina, penultimo appuntamento del Mondiale 2008. Secondo l'edizione on line del magazine Autosport, le squadre esamineranno in particolare la possibilità di eliminare il rifornimento di carburante durante i pit-stop. La revisione dell'attuale format, a quanto pare, è legata agli incidenti che sono avvenuti durante l'ultima stagione, compreso quello che ha coinvolto la Ferrari di Felipe Massa nel Gp di Singapore con il bocchettone della benzina rimasto attaccato alla vettura del brasiliano. L'eliminazione del rifornimento nel corso della gara avrebbe un impatto diretto sul design delle monoposto, che dovrebbero utilizzare serbatoi più capienti rispetto a quelli attuali. Un compromesso potrebbe essere raggiunto riducendo la durata e il chilometraggio delle gare. Il Gp di Cina sarà anche l'occasione "per un'ulteriore analisi dell'attuale calendario dei test", ha detto Martin Whitmarsh, direttore generale della McLaren. "In agenda abbiamo idee valide per modificare la situazione". Oggi intanto sbarcheranno nel paddock cinese i due piloti del team di Maranello. I numeri parlano a favore della Ferrari: il bilancio delle Rosse è di tre successi ottenuti con tre piloti diversi sulle quattro gare corse sinora a Shanghai. Meccanici Ferrari al pit-stop.

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Il made in Italy ci salverà (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 15-10-2008)

Argomenti: Cina

ECONOMIA 15-10-2008 l'analisi "Mentre i Paesi anglosassoni crescevano il doppio di noi spinti da finanza e bolla immobiliare il nostro sistema produttivo si rinnovava profondamente guadagnando quote crescenti nell'export" Il made in Italy ci salverà Fortis: più protetti grazie a economia reale e piccole imprese DA MILANO MARCO GIRARDO " N ei tempi della più grande crisi finanziaria globale dal 1929, l'Italia chiuderà l'anno con un nuovo record storico del surplus manifatturiero verso l'estero: all'incirca 60 miliardi di euro". Quella di Marco Fortis anche se in prima battuta verrebbe da pensarlo non è una provocazione. È un dato di fatto. Un dato di fatto paradossale, nell'inferno attraversato dalle Borse, che tuttavia riabilita, secondo il professore di Economia industriale alla Cattolica e vicepresidente della Fondazione Edison, il vituperato modello industriale italiano. Quello del made in Italy, dei distretti e della piccola e media impresa. Che meglio di altri sta resistendo e resisterà alla crisi. Confindustria ha appena previsto una bella recessione anche per il nostro Paese. Sono anni che cresciamo meno degli altri e il nostro debito pubblico, oltre il 100% del Pil, ha pochi eguali in Europa: come diavolo facciamo a realizzare un'annata record per l'industria nell'export? Andiamo per ordine, partendo dal debito pubblico. Questa crisi, se non altro, ci permetterà di chiarire alcune cose. È vero: il nostro debito pubblico è rimasto elevato. Ma almeno, dall'introduzione dell'euro, non è più cresciuto. Non esiste tuttavia solo il debito dello Stato: nell'economia di un Paese contano anche i debiti delle famiglie, delle imprese e del settore finanziario. Ebbene, tutti questi indebitamenti, in Italia, sono decisamente più bassi rispetto a quelli degli altri Paesi. Cosa significa? È un primo aspetto che attenuerà in Italia i contraccolpi dello choc finanziario. Prendiamo la questione dei mutui, uno dei fattori scatenanti della crisi: i prestiti totali alle famiglie in Usa, Danimarca e Gran Bretagna superano oggi il 100% del Pil. In Olanda, Irlanda e Spagna si arriva all'80%. In Italia al 30%: 463 miliardi contro i 1.411 miliardi delle famiglie tedesche o i 916 miliardi di quelle francesi. Anche le nostre imprese sono enormemente meno indebitate di quelle anglosassoni. Perché mentre gli altri facevano finanza e crescevano il doppio, noi continuavamo a produrre e fare economia reale. Crescendo però la metà degli altri... Se guardiamo al Pil è innegabile che siamo cresciuti meno. Ma non, come molti hanno erroneamente sostenuto, per una mancanza di competitività delle nostre imprese. I dati sull'export dimostrano che sanno competere, competere eccome sui mercati internazionali. Anche in Cina? Anche in Cina, dove abbiamo superato il Regno Unito e stiamo raggiungendo la Francia. Anche in India, dove abbiamo superato la Francia e siamo secondi solo alla Germania. Stessa cosa in Brasile, mentre in Russia esportiamo come Francia e Gran Bretagna messe insieme. Insistiamo: perché allora una bassa crescita? La bassa crescita italiana è dovuta ai problemi strutturali sintetizzati nelle 4D: debito pubblico, divario Nord- Sud, un deficit energetico che quest'anno raggiungerà i 60 miliardi e divario fiscale. Oltre a una domanda interna stagnante. Ma paradossalmente, proprio perché afflitti dalle 4D ed anche perché già proprietari di case e risparmiatori gli italiani, negli ultimi anni, non si sono indebitati come gli altri europei e americani. Mentre le imprese, le famose 4A del made in Italy (Abbigliamento-moda, Arredocasa, Automazione-meccanica, Alimentarivini), per gareggiare in un contesto globale hanno dovuto faticare il doppio e in questo modo hanno saputo rinnovare processi e prodotti innalzandone la qualità. Questa crisi lo farà vedere anche agli altri, che forse non se n'erano accorti. Se tuttavia, come ha indicato tra gli altri il Fondo monetario, sarà l'economia mondiale ad andare in recessione, allora anche le imprese italiane ne risentiranno... La recessione, pur producendo ricadute negative su tutti i settori, compreso il nostro brillante export, colpirà i Paesi che più hanno puntato in questi anni sulla finanza creativa e la bolla immobiliare. Vale a dire? La crescita della Spagna è stata gonfiata dall'immobiliare. L'Irlanda era diventata una sorta di paradiso fiscale. La Gran Bretagna cresceva il doppio rispetto a Italia e Germania per il settore finanziario. Pensiamo infine all'Islanda, che ci veniva indicata come modello: sta annegando. Qual è invece il motore dell'economia italiana? I settori cardine della cosiddetta "economia reale": l'agricoltura, l'industria manifatturiera e il turismo. Questi settori esprimono in Italia e in altri Paesi solidi come Germania, Svezia e Austria, un valore aggiunto aggregato pari a circa cinque volte quello del settore finanziario, oggi il più esposto alla crisi. Possiamo fare qualche esempio? Il valore aggiunto dell'industria italiana in senso stretto è pari a 148 miliardi di euro, il doppio di quello generato dalle banche inglesi. In Italia l'industria macchine, mobili, tessile erc. vale quattro volte la finanza. La nostra agricoltura ha un valore aggiunto (26,5 miliardi) superiore a quello di Spagna (24,3) e Germania (17,1). In un anno la provincia di Venezia ospita tanti turisti quanti ne ospita l'intera Irlanda e la sola Roma quanto il Belgio. Cosa significa, concretamente, subire di meno la recessione? Soprattutto meno licenziamenti. Nei Paesi anglosassoni, credo, spariranno interi quartieri generali della finanza, filiali di banche, agenzie immobiliari. Da noi un'impresa di 100 dipendenti, anche se la domanda dall'estero calasse del 30%, ci penserebbe bene a licenziare, perché ha bisogno comunque dei suoi dipendenti, che non sono facilmente sostituibili. Aveva dunque ragione il ministro Tremonti a dire che l'Italia uscirà da questa crisi più rafforzata di prima? In questo momento posso dire che abbiamo delle "portaerei di economia reale" che gli altri Paesi di invidiano. L'economista: "Il valore aggiunto dell'industria italiana è il doppio di quello generato dalle banche inglesi" Marco Fortis.

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Crisi Mutui. Bush a G20 ammette le colpe degli USA. Se ne esce tutti insieme (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 15-10-2008)

Argomenti: Cina

13-10-2008 WASHINGTON. La peggiore crisi dagli anni 1930 ha il suo "epicentro" negli Usa, ma "stiamo facendo il possibile per risolverla. Dobbiamo lavorare insieme". Il presidente americano George W. Bush presenzia alla riunione del G20 e ammette, davanti ai paesi ricchi e a quelli emergenti, che parte delle responsabilità dell'attuale situazione sono proprio americane. Ma, nonostante questo, la crisi è ormai globale e per uscirne è necessario "lavorare insieme". Anche perché le conseguenze economiche rischiano di essere pesanti: l'Ocse parla di prospettive "tetre", un allarme che si va ad aggiungere a quello lanciato solo poche ore fa dal Fondo Monetario Internazionale, secondo il quale "il sistema finanziario è vicino al collasso" e l'economia globale "é sull'orlo della recessione". Secondo diverse fonti, l'inquilino della Casa Bianca avrebbe sottolineato come, vista la situazione attuale, occorra fare fronte comune per regolare la crisi, rimandando a una fase successiva la discussione sulle misure da prendere per evitare che questa si ripeta. Alla riunione del G20, affiancato dal ministro del Tesoro Henry Paulson e dal presidente della Fed Ben Bernanke, Bush ha ricordato come "gli strumenti ora ci sono e devono essere utilizzati rapidamente ma con efficacia". Il presidente Bush riceverà lunedì il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il primo fra i leader europei a sbarcare negli Usa dopo il vertice di Parigi. Alla cena di gala in programma organizzata in occasione dell'arrivo del presidente del consiglio italiano parteciperà anche il segretario al Tesoro Henry Paulson. La riunione urgente del G20 è stata convocata proprio per discutere i riflessi sulle economie dei paesi emergenti, un pericolo sottolineato anche dal Fondo Monetario Internazionale. La ricetta del G20, così come quella del G7 e dello stesso Fondo, va nella direzione di una sempre maggiore cooperazione a livello globale e trasversale fra i paesi delle economie più avanzate e quelli delle economie in via di sviluppo. In particolare, tutti sottolineano come sia necessario evitare fughe in avanti da parte di alcuni paesi che possano danneggiare paesi terzi o la stabilità del sistema nel suo complesso. Dall'andamento del sistema finanziario e dal prolungarsi della crisi in atto - avverte il segretario generale dell'Ocse Angel Gurria - dipende la durata e l'ampiezza del rallentamento economico. Sull'economia gravano "prospettive tetre: l'attività economica dell'area euro e delle sue tre maggiori economie è prevista in calo, con condizioni di credito strette che influenzeranno la spesa per gli investimenti di famiglie e imprese". Il G20, attualmente presieduto dal Brasile, comprende i ministri delle Finanze e i governatori del G7, più l'Arabia Saudita, Sud Africa, Argentina, Australia, Brasile, Cina, Corea del Sud, India, Indonesia, Messico, Russia e Turchia. Il 20mo membro è l'Unione Europea, rappresentato dai paesi della presidenza di turno.

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Trust in America, nonostante W (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 15-10-2008)

Argomenti: Cina

Di Stefano Vaccara 12-10-2008 "Trust me", fidatevi di me. Chi può usare nell'anno 2008 questa potentissima frase con effetti efficaci su chi ascolta nel mondo? Il nodo del problema che si dovrà sciogliere prima di riuscire a mettere le pezze altrove è tutto qui. Nessuno si fida più. Nelle democrazie cosidette "avanzate", i cittadini hanno sempre meno fiducia nei leader eletti figurarsi nei banchieri. Nei rapporti tra stati, nessun governo si fida più della parola data alla vigilia di un vertice. Per mancanza di "trust", accade che il leader della nazione più potente della terra parli più volte in tv e, pur riuscendo a far passare un provvedimento da 700 miliardi di dollari che dovrebbe far tornare la fiducia nel sistema finanziario Usa, alla fine ottine il risultato opposto: la borsa di New York continua ad andare in picchiata trascinandosi quelle mondiali. Ecco cosa può avvenire quando prima ancora che le azioni, a scendere in picchiata è stata da otto anni la credibilità della Casa Bianca. Altro che anatra zoppa, Bush è un tacchino stracotto che nessuno vuol masticar più, aspettando che venga servito un piatto commestibile il 4 novembre. Bush ha detto venerdì che la caduta dei mercati finanziari è causata da "uncertainty and fear", incertezza e paura. Ha dimenticato la parola più importante, "trust". La paura diventa panico quando manca la fiducia in chi ci dovrebbe, per il mestiere che gli abbiamo affidato, tirar fuori dai guai. Ormai per Bush il tempo è scaduto, meno di un quarto degli americani, anche se concludesse con "trust me" ogni suo intervento sulla crisi economica, ne avrebbe fiducia. Figuriamoci nel resto del mondo. In ogni biglietto verde americano c'è scritto "In God We Trust", ora si capisce meglio perché, ma potrebbe non bastare. A Washington attorno a Bush c'erano in questi giorni i ministri finanziari del G7 e fuori ad aspettare anche quelli della Cina, dell'India e di tutte le economie mondiali che tremano al pensiero che l'America si fermi nel girotondo globale della crescita permanente e trascini tutti giù per terra. Di scienza economica e finanziaria ne capisco quanto confessato da John McCain, ma lui vuol comunque diventare presidente degli Stati Uniti. Ora l'economia capitalista , in due secoli si è sviluppata grazie all'alternarsi di cicli. Ad un periodo di espansione, prima a poi seguiva un po' di discesa, o anche recessione, per poi riprendere il ciclo della salita. Dopotutto, la salita esiste solo perché c'è anche il suo contrario, giusto? Ma l'ultima scalata dei record solo ora si scopre che sarebbe durata troppo perché mantenuta "artificialmente". Perché chi doveva controllare che tutto si svolgesse secondo le regole del mercato, invece ha consentito che questo fosse "impasticcato", come si fa con i ciclisti dopati. Tutta colpa dei "derivati" di Greenspan e cose simili, veniamo informati in ritardo. A proposito di "toxit asset". Finora si è parlato sempre di "subprime mortgage", i mutui dati a chi non se li può permettere. Ma per quanto "tossici", questi prestiti erano pur sempre legati ad un concreto "asset". Le case vendute a famiglie che poi non hanno potuto più pagare il mutuo, restano lì, ancora intatte e con un loro valore. Certo, in stati come la California e la Florida, il valore di certi immobili è già sceso anche del 30%, ma potranno essere rivenduti assicurando almeno un rientro parziale dell'investimento. Ma con le carte di credito? Che succede? Le stesse banche in deficit di fiducia a causa dei subprime che il tesoro di Paulston sta ora cercando con il suo bailout di 700 miliardi di dollari di raddrizzare, hanno anche miliardi di dollari di prestiti contratti con carte di credito, debiti "tossici" ma senza "asset". Chi non sarà in grado di pagare avrà il suo "credit score" compromesso, ma la banca avrà pochissime possibilità di recupero del credito. Il virus del debito di plastica si è insinuato da tempo nell'economia americana (ora anche in Europa, compresa l'Italia) e potrebbe presto far venire scariche epilettiche al corpo malato della finanza globale. Dal 1990 al 2003 il debito nelle carte è salito del 350%. Da 338 miliardi di dollari del '90, a 1.5 "trillion" di dollari (fonte New York Times). Negli utlimi anni è ancora aumentato, le cifre sono discordanti. Già, chissà cosa ancora c'è nascosto sotto ai tappeti contabili di certe banche... Questa volta l'America non voterà per un Joe six pack, per chi risulta più simpatico andare a berci una birra. Tra Obama-Biden e McCain-Palin vincerà chi avrà saputo trasmettere più fiducia agli americani, che quando si tratta dei loro soldi diventano di nuovo pragmatici. Nonostante gli ultimi giorni di W, il mondo continuerà ad avere "Trust in America".

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Spaghetti cinesi pieni di insetti (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 16-10-2008)

Argomenti: Cina

Pagina I - Firenze Il sequestro I Nas in azione a Campi Spaghetti cinesi pieni di insetti Confezioni di spaghetti cinesi infestati da insetti vivi. E' ciò che hanno trovato i carabinieri del Nas di Firenze a Campi in un container proveniente dalla Cina all'interno del capannone di una ditta di import export di prodotti alimentari. Sequestrati circa 15 mila pacchi di spaghetti e altre 10 mila confezioni di preparato per spaghetti istantanei a base di carne di manzo, utilizzabili per oltre 120 mila pasti. Il titolare, un cinese di 46 anni, è stato denunciato per vendita di alimenti in cattivo stato di conservazione e infestati da parassiti e importazione di prodotti di origine animale dalla Cina.

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Sistema elettricità a rischio paralisi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-16 - pag: 2 autore: Gatta (Assoelettrica). Target onerosi Sistema elettricità a rischio paralisi MILANO Le società elettriche sono contro la formulazione attuale del pacchetto "clima ed energia" dell'Unione europea: un impianto normativo che avrebbe effetti devastanti sul sistema industriale – afferma l'Assoelettrica – senza apportare benefici ambientali rilevabili. Secondo l'organizzazione confindustriale delle aziende elettriche, è "assolutamente necessario che i target continentali di riduzione delle emissioni di gas serra vengano declinati in obiettivi nazionali equi e sostenibili da tutti i Paesi", e quindi va superato quel criterio di ripartizione deciso una volta per tutte nel 1998 con il cosiddetto Burden Sharing Agreement che assegna compiti e vincoli diversificati tra i differenti Paesi Ue. Inoltre secondo le società elettriche queste regole devono coinvolgere di più altri settori, "come trasporti e terziario, che finora hanno fornito un contributo marginale". Gli obiettivi del pacchetto europeo, infatti, "comporteranno costi elevati, in grado di incidere negativamente sulla competitività dell'industria europea e italiana". A parere dell'associazione le disposizioni di Bruxelles sono poco appetibili per gli altri Paesi ad alte emissioni di anidride carbonica, come Stati Uniti, Cina o India: "Senza un più fattivo coinvolgimento dei Paesi emergenti e di alcune importanti economie industrializzate non sarà infatti possibile conseguire gli obiettivi globali della lotta ai cambiamenti climatici", osserva l'associazione. Il pacchetto europeo promuove le fonti rinnovabili di energia, come il vento, il sole, l'acqua oppure i combustibili di origine vegetale: oggi il loro contributo ai fabbisogni europei di energia è di pochi punti percentuali ma Bruxelles pensa di arrivare al 20%. Questo obiettivo "appare di difficile realizzazione. è dunque necessario promuovere un ulteriore approfondimento a livello dei singoli Stati membri – osserva Assoelettrica – verificando il potenziale effettivamente sfruttabile nel medio termine". Come ha aggiunto il presidente dell'Assoelettrica, Enzo Gatta, queste misure "devono trovare una applicazione equilibrata tra i Paesi europei. Non è in discussione l'impegno del sistema nazionale allo sviluppo delle rinnovabili e a ridurre le emissioni di CO2, ma non è accettabile che ricada sull'Italia un peso proporzionalmente maggiore che su altri Paesi, con i quali siamo in competizione". Il rischio? "Se l'assetto complessivo non verrà rivisto, si metterà in crisi non solo il settore dell'energia elettrica ma l'intero sistema industriale nazionale". J.G. www.assoelettrica.it LA RICHIESTA Per le aziende va superato il criterio di ripartizione tra i Paesi europei sulla riduzione dei gas serra, deciso nel 1998.

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Cartiereincrisidicompetitività (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-16 - pag: 2 autore: Culicchi (Assocarta). Pagare le quote sarebbe una "gabella" insostenibile Cartiereincrisidicompetitività Cesare Peruzzi FIRENZE Gli industriali della carta sono preoccupati. Dopo anni di cre-scita, il settore sta affrontando una congiuntura negativa, dovuta non solo al tono generale dell'economia ma anche ai costi energetici elevati che il settore deve sostenere, alle carenze strutturali del sistema logistico nazionale e alla concorrenza dei Paesi asiatici, in primo luogo Cina, Corea e India. In questo quadro, la direttiva europea sulla riduzione delle emissioni (-21% nel 2020 rispetto al 2005) rappresenta una minaccia mortale. "Nel corso del 2008 in Italia hanno già chiuso 11 cartiere e, alla luce di un calo tendenziale della produzione superiore al 3%, il fenomeno non si fermerà ", dice Paolo Culicchi, presidente di Assocarta e del distretto cartario di Lucca. "La prospettiva di dover ulteriormente tagliare le emissioni o pagare le quote di riduzione mancanti al prezzo di 50 euro l'una, attraverso un meccanismo di aste che darebbe comunque spazio alla speculazione finanziaria, è drammatica perché peserebbe sui conti delle aziende come una gabella insostenibile". Culicchi, che ieri ha inaugurato a Lucca la 15esima edizione della Mostra internazionale dell'industria cartaria (Miac), organizzata da Edinova per conto di Assocarta e dell'Associazione industriali della città toscana, sottolinea come "nel corso del 2008 il costo del gas sia aumentato del 40%, lo stesso incremento registrato dal 2004 al 2007. L'energia incide per il 20% sui nostri costi di produzione - spiega - il doppio rispetto ai concorrenti stranieri e siccome nel 2005 avevamo già largamente investito sulla cogenerazione, rischiamo non solo di essere penalizzati, ma anche beffati". Imprese e organizzazioni sindacali hanno presentato al Governo un documento comune. Tre le richieste: la diminuzione strutturale del carico fiscale sul consumo di gas, in linea con le direttive europee in materia; l'attuazione della norma comunitaria sulla cogenerazione assicurando che il valore economico del regime di sostegno sia in linea con quello riconosciuto nei principali Paesi dell'Unione, per evitare ulteriori distorsioni della concorrenza; l'esclusione infine del settore cartario dall'applicazione della proposta di direttiva sulla CO2. "Le risorse necessarie per pagare le quote all'asta - conclude Culicchi - potrebbero essere più efficacemente investite per realizzare nuovi impianti di cogenerazione, creando sviluppo e riducendo le emissioni". CONGIUNTURA NEGATIVA Imprese in difficoltà sia per i costi energetici elevati sia per le carenze strutturali del sistema: nel 2008 già chiuse 11 cartiere.

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Il mercato è un mezzo, conta la persona (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-10-16 - pag: 16 autore: L'ECONOMIA E LE IDEE ... Il mercato è un mezzo, conta la persona "L a Grande Depressione non fu il prodotto del "perverso" sistema capitalistico, ma delle manipolazioni e degli interventi che impedirono al mercato di correggere gli errori e di attivare le proprie potenzialità". Il giudizio è di Murray N. Rothbard, tra i maggiori esponenti della Scuola austriaca di economia. Un giudizio drastico e insieme tra i più controversi nelle analisi, estremamente attuali, sulle crisi finanziarie e sui modi per contrastarle. Anche in questi giorni, a fronte degli interventi dei Governi e delle banche centrali, la domanda di fondo è legata alle responsabilità del mercato e al ruolo dello Stato; e sembrano riproporsi steccati ideologici e tentazioni dirigistiche ritenute superate. Finora gli interventi pubblici sono apparsi incisivi quanto determinanti a ridare la fiducia perduta non tanto al "mercato", inteso come sistema economico, quanto ai "mercati", nella loro dimensione di sistema di scambio degli strumenti finanziari. Gliultimi interventi si sono mossi in un'ottica profondamente diversa da quelli attuati dopo la crisi del '29 che, almeno in parte, vengono ritenuti responsabili della recessione che ne è seguita. Ricompare però la tentazione di considerare gli inevitabili squilibri nel mercato come un segno di fallimento del mercato, cancellando con un tratto di penna il fatto che l'economia libera abbia consentito un innalzamento senza paragoni del benessere e abbia costituito – come ha notato il premio Nobel, Paul Krugman –lo spunto della crescita impetuosa della Cina, Paese che resta autoritario e centralista. Il mercato tuttavia va considerato solo e unicamente come uno strumento, il meno imperfetto degli strumenti realizzati per rendere più efficienti produzione e scambi. Ma protagonista del mercato resta la persona, l'individuo, nei suoi valori e soprattutto nella sua libertà. Nella storia del pensiero economico, come mette in luce Lorenzo Infantino nella raccolta di saggi Individualismo, mercato e storia delle idee (Rubbettino, pagg. 324,B 28) esisteunalineadipensiero, che va da Hume a Popper, e che attraverso politici, sociologi ed economisti (in particolare la Scuola austriaca) propone positivamente il valore della persona come elemento centrale della società e quindi dell'economia. Con una specifica attenzione a quelle che Hayek definiva le conseguenze inintenzionali delle azioni umane intenzionali, conseguenze che sono l'oggetto di studio delle scienze sociali. In questa prospettiva gli squilibri restano un'inevitabile costante proprio perché la conoscenza e la motivazione delle azioni non può che essere parziale e fallibile. Ma si tratta di squilibri che trovano in se stessi la possibilità di superamento. Il rischio è che ai vizi privati si aggiungano gli interventi di un settore pubblico che si trasforma in un medico pietoso, alleviando il do-lore, ma aggravando la malattia. Lo Stato dovrebbe limitarsi a costruire un ordine legale, come afferma Mises, un ordine che ha come primo obiettivo la garanzia della proprietà privata e della libertà d'impresa.Un'analisi avvincente, che ha un limite: in tempi eccezionali devono essere non solo possibili, ma doverose misure eccezionali. In fondo la stessa idea liberale è contraria a ogni dogmatismo. http://gianfrancofabi.blog.ilsole24ore.com/ “ la citazione La Grande Depressione non fu il prodotto del perverso sistema capitalistico Murray Rothbard di Gianfranco Fabi.

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MERCATI IN ITALIA (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2008-10-16 - pag: 30 autore: MERCATI IN ITALIA A MILANO Pollame e uova Rilevazione settimanale dell'15 ottobre 2008 della Camera di Commercio di Milano (prezzi riferiti alla situazione media di mercato accertata nella settimana precedente). Per pronta consegna e pagamento, Iva esclusa. Pollame vivo nazionale I scelta (f.co allev.): polli allevati a terra taglia leggera 1,05-1,07 à il kg; taglia pesante 1,08-1,10; galline pesanti 0,52-0,54; leggere 0,66-0,68; medie 0,68-0,70; faraone 2,34-2,38; tacchine 1,70-1,90; tacchini 1,21-1,23; conigli 2,09-2,15; anitre mute femmine 2,60-2,65. Macellato nazionale fresco classe A (franco acquirente): polli tradizionali taglia leggera e media 1,80-1,90; pesante 1,80-1,90; super pesante 1,80-1,90; eviscerati (da 0,9 a 1,3 kg) 2,25-2,35; galli golden tradizionali 3,60-3,70; livornesi tradizionali 3,80-3,90; galletti eviscerati inferiori a 750 gr. 4,15-4,45; galline tradizionali taglia leggera e media 1,80-1,90; eviscerate taglia leggera e media 2,00-2,10; pesante 1,70-1,80; eviscerate taglia pesante 1,90-2,00; faraone tradizionali 3,60-3,80; eviscerate 4,30-4,40; tacchine eviscerate 1,90-1,95; tacchini eviscerati 2,05-2,10; anitre femmine tradizionali 4,35-4,45; eviscerate 5,30-5,40; piccioni 12,00-12,60; quaglie 4,60-4,80. Parti di pollo: petti con forcella 4,90-5,10; cosciotti 2,05-2,15; ali non separate 1,35-1,45; fegati e cuori 2,40-2,60; ventrigli 2,40-2,60. Parti di tacchina: fese 4,75-4,85; cosce 2,10-2,20; ali 1,35-1,45; di tacchino: fese 4,80-4,90; cosce 2,05-2,15; ali 1,35-1,45; polli eviscerati congelati 2,15-2,25; conigli (franco acquirente) macellati freschi nazionali (da 1,4 a 1,7 kg) 5,10-5,30. Uova in natura "categoria A" (destinate all'industria alimentare) camera d'aria fino a 6 mm (normale/alta pigmentazione) 1,13-1,21. Da produttore a utilizzatore finale, franco partenza, Iva esclusa. Prodotti liquidi pastorizzati e refrigerati (in cisterna, +4ÚC): uova intere sgusciate (normale/alta pigmentazione) 1,30-1,40 il kg; tuorlo (normale/ alta pigmentazione) 2,45-2,65; albume 0,95-1,05. Prodotti liquidi pastorizzati e refrigerati (in imballi da 10/20kg, +4ÚC): uova intere sgusciate (normale/alta pigmentazione) 1,80-1,90 il kg; tuorlo (normale/alta pigmentazione) 2,75-2,95; albume 1,10-1,20. In base al regolamento Cee 1511/96 del 29.7.96 (G.U. Cee L. 189 del 30.7.96), le uova selezionate e confezionate della Categoria "A" sono classificate secondo le seguenti categorie di peso (prezzo medio di mercato, in euro): XL grandissime 73 gr. e più 100 pz 12,00; L grandi da 63 a 73 gr. 10,70; M medie da 53 a 63 gr. 9,60; S piccole meno di 53 gr. 8,60. Rilevazione SO. GE. MI. Prezzi indicativi franco mercato, Iva esclusa, al mercato all'ingrosso di Milano gestito dalla SO.GE.MI. Pollame categoria "A" nazionale: polli trad. leggeri e medi 1,60-1,70; pesanti 1,60-1,70; super pesanti 1,65-1,75; evisc. senza frattaglie 2,20-2,30; fuori 1,95-2,05; galli golden comet tradizionale 3,50-3,60; livornesi 3,80-4,00; galletti evisc. da gr.400 a gr.600 4,15-4,45; galline trad. leggere e medie 1,50-1,60; evisc. senza frattaglie leggere e medie 1,75-1,85; pesanti 1,55-1,65; evisc. senza frattaglie pesanti 1,75-1,90; faraone tradizionali 3,55-3,70; tacchine evisc. senza frattaglie 1,90-1,95; tacchini evisc. senza frattaglie 2,10-2,15; anatre femmine tradizionale 4,40-4,70; piccioni eviscerati senza frattaglie 11,80-12,50; quaglie eviscerate senza frattaglie 4,70-4,90. Sezioni di pollo nazionali: petti 4,40-4,60; cosciotti 1,90-2,05; ali 1,10-1,25; fegati e cuori 2,35-2,45; ventrigli 2,35-2,45. Sezioni di tacchine nazionali: fesa 4,40-4,60; cosce 1,95-2,05; ali 1,00-1,10. Sezioni di tacchini nazionali: fesa 4,40-4,60; cosce 1,80-1,90; ali 1,10-1,20. Conigli nazionali : conigli nazionali pesanti 4,95-5,15. Uova nazionali regolam. CEE nº 1511/96 art. XL 73 g. e più 11,90; L da 63 g. a 73 g. 10,60; M da 53 g. a 63 g. 9,80; S inferiori a 53 g. 8,60. Infusi Rilevazione mensile del 7 ottobre 2008 a cura della Camera di Commercio di Milano (prezzi riferiti alla situazione media di mercato accertata nel mese precedente). Prodotto sfuso: dal venditore estero all'industriale utilizzatore in confezioni originali. CIF dogana italiana - Non sdoganato, peso netto, secondo qualità e provenienza. Tè Ceylon: Orange Pekoe Black in Usd/kg(*) 6,30-7,30 ( # / kg 4,62-5,35); Broken Orange Pekoe Black 4,00-5,00 (2,93-3,66); B.O.P. Fannings Black 4,60-5,60 (3,37-4,10). Tè India: Orange Pekoe 5,00-6,00 (3,66-4,40); Broken Orange Pekoe Black 4,00-5,00 (2,93-3,66); B.O.P. Fannings Black 4,50-5,50 (3,30-4,03). Cina: Orange Pekoe Black 4,10-5,10 (3,00-3,74); Broken Orange Pekoe Black 3,64-4,60 (2,66-3,37); B.O.P. Fannings Black 3,40-4,40 (2,49-3,22); B.O.P. Fannings Black Biologico 5,30-6,30 (3,88-4,62); Orange Pekoe Green 4,10-5,10 (3,00-3,74); B.O.P. Fannings Green 3,40-4,40 (2,49-3,22); B.O.P. Fannings Green Biologico 5,30-6,30 (3,88-4,62). Camomilla # / kg fiore 3,55-4,55; setacciata 2,75-3,55. Karkadè in # / kg 2,00-3,00. Malva foglia 2,00-4,00. Menta foglia frantumata 2,00-3,50. Tiglio fiori-foglie 11,00-18,00. Verbena foglie 3,00-7,00. Prodotto confezionato dall'industriale confezionatore a grande consumatore e/o utilizzatore professionale - Franco domicilio acquirente. prezzi in # I.V.A. esclusa. (*) La parità Usd/ à è stata calcolata al cambio di 1,3634 del giorno 7 ottobre 2008. Materie per saponeria Rilevazione bimensile del 07 ottobre 2008 a cura della Camera di Commercio di Milano (prezzi riferiti alla situazione media di mercato accertata nel mese precedente). Raffineria o stearineria. Merce ad uso industriale (escluso alimentare o zootecnico). Da produttore o da importatore a industriale consumatore. Resa f.co partenza, consegna e pagamento 30 gg. data fattura, in autobotte completa 25/30 tonn. Iva esclusa. Sego bovino colato naturale (max 1% MIU) acidità massima 2%, titolo minimo 42, FAC 3/5 max, R&B lov. 5"1/4 R 0,7 max politene 100ppm max non quot. à la tonnellata; acidità max al 3% titolo min. 40 Fac 5/7 max politene 200ppm max 690-695; acidità max al 4%, titolo minimo 40, FAC 7/9 max politene 200ppm max 685-690; titolo minimo 39, FAC 9/11 max 683-688. Sego bovino Usa 1Ú imbarco top white 588; extra fancy 581. Olio (base MIU 1%) di cocco acidità base 5% 1º imbarco disponibile 777; di palmisti acidità base 5% 1º imbarco disp. 766; di palma acidità base 5% 1º imbarco disp. 476; RDB palm stearin acidità base 0,5% 443. Oli acidi di raffinazione (base MIU 3%) di semi misti fluidi garanzia jodio minimo 120 535-540. (il prezzo max è riferito a merce con minimo 50% di linoleico); senza garanzia numero jodio 500-505; di olivo ex lampante - sansa - acidità minerale max 0,3 mg/KOh/g 550-565; di cocco 490-500; di palma 430-440; animali 500-515; misti animali - vegetali concreti 505-510. (la quotazione max si riferisce ad un prodotto con contenuto prevalente di oleine vegetali). Derivati dai processi di lavorazione Delle industrie di saponeria, raffineria, stearineria. F.co stabilimento produttore, imballaggio compreso. Iva esclusa. Rilevazione del 23 settembre 2008. Catalizzatore di idrogenazione di grassi e acidi grassi, inerte, in fusti (base 20% NI) 1,100-1,300 à il kg. Derivati dalla distillazione degli acidi grassi acidi grassi vegetali al 40% min. di gliceridi 0,24-0,25; acidi grassi animali al 40% min. di gliceridi 0,23-0,24; acidi grassi idrogenati al 40% min. di gliceridi 0,03-0,035. Sottoprodotti lavorazione del sapone: (dal produttore all'utilizzatore f.co partenza, Iva esclusa): lisciva glicerica da saponeria, base 13,5% glicerolo 0,004 il kg.; da scissione, base 10% glicerolo 0,003. Vetro Rilevazione bimensile del 30 settembre 2008 dal produttore all'utilizzatore finale - Iva esclusa. Bottiglie in vetro per liquidi alimentari Bottiglie per vino: champagne pesante colore UVAG 1000 pz 460,00-535,00; champagne leggera 340,00-375,00; bordolese 0,75 litro vetro verde 185,00-210,00; renana 0,75 litro 245,00-290,00; borgogna 0,75 litro vetro foglia morta 295,00-330,00; doppio litro T.M. vetro verde 300,00-340,00. Bottiglie per birra: bottiglia 1/3 litro monouso vetro giallo 62,00-71,00; bottiglia 2/3 litro 99,00-114,00; bottiglia 1/3 litro rendere 91,00-105,00; bottiglia 2/3 litro 155,00-180,00. Bottiglie per acqua minerale: Vichy 1 litro standard vetro verde 170,00-200,00; Vichy 1/2 litro 130,00-145,00; bottiglia monouso 1 litro 155,00-175,00. Bottiglie per latte: bottiglia 1 litro vetro bianco 160,00-185,00. Bottiglie per aceto: bottiglia 1 litro vetro mezzo bianco 185,00-205,00. Bottiglie per olio: bottiglia 1 litro vetro mezzo bianco 225,00-265,00. Bottiglie per aperitivi, liquori e bibite: bottiglia vermouth 1 litro vetro verde 215,00-245,00; bottiglia vermouth 0,75 litro 205,00-235,00; bottiglia bibite standard 200 cc. colori diversi 63,00-71,00. Contenitori in vetro per succhi di frutta: succo (flacone) standard 125 cc. colori diversi 46,00-50,00. Rottami di vetro Rottame di vetro misto (*) per 1000 kg 0,50-9,80; "pronto al forno" 46,50-51,50; giallo "pronto al forno" non quot.; bianco "pronto al forno" 68,00-76,00; mezzo bianco "pronto al forno" (1) 47,50-54,50. (*) Tale quotazione si riferisce al materiale costituito esclusivamente da vetro, conformemente alle caratteristiche qualitative e granulometriche contenute nella scheda tecnica depositata. (1) Per il rottame proveniente da sfrido industriale, il prezzo per 1000 kg é di euro 11,50. Carte e cartoni Rilevazione mensile del 24 settembre 2008 a cura della Camera di Commercio di Milano (prezzi riferiti alla situazione media di mercato accertata nel mese precedente). Franco destino, dal produttore all'acquirente, Iva esclusa, pagamento 60/90 gg per consegne entro 30 gg. Prezzi alla tonnellata in à . Per giornali quotidiani e periodici, in bobine: calandrata per giornali quotidiani, 45 g/m² 540,00-580,00; bianca calandrata per periodici, 60 g/m² 665,00-685,00; pigmentata riciclata per rotooffset gr 60 680,00-700,00; patinatino LWC per periodici, rotocalco 60 g/m² 755,00-780,00; rotooffset 60 g/m² 740,00-780,00. Naturale da stampa in fogli (1): con legno - da 80 a 200/m² (5) 880,00-910,00; senza legno da 80 a 200/m² (5) 840,00-880,00; sopraffina - bianchissima 1600,00-1630,00; riciclata 60 g/m² bianco elrepho fino a 60 595,00-600,00; super. a 60 645,00-670,00. Per moduli meccanografici, in bobine: senza legno 60 g/m² 810,00-830,00; per lettura ottica gr 80/90 790-810; per laser gr 70/90 760-780; riciclate da 60 g/m² bianco elrepho fino a 60 525,00-545,00; super. a 60 570,00-595,00. Monolucida per cartelli da stampa in fogli (1): senza legno 1130,00-1180,00. Patinata da stampa in fogli da 80 a 200/m² (1)(5): con legno 850,00-890,00; con legno in bobina rotooffset da 80 a 200/m² (5) 740,00-770,00; senza legno in fogli da 100 a 200 gr./m² (6) 850,00-890,00; in bobina rotooffset (6) 750,00-770,00. Monopatinata da stampa in fogli (1): con legno 1000,00-1040,00; senza legno 1000,00-1050,00; senza legno antispappolo 1730,00-1770,00; per affissi retrobianco (2) 1130,00-1180,00. Patinata e monopatinata, classica da stampa in fogli (1): senza legno fino a 200 g/m² 1250,00-1300,00. Cast Coated in fogli (1): Folding bianco monolucido da 240 g/m² ed oltre 1700,00-1720,00; bianca da 80 a 120 gr./m² (10) 2335,00-2375,00; cover bianco monolucido da 180 gr./m² ed oltre 1970,00-2020,00; cast coated bianco bilucido 2100,00-2150,00. Per copiatrici e stampanti da 80 gr./m², in risme da 500 fogli: tipo "A", formato Uni A4 kg. 2,5 per risma 3,13-3,53 alla risma; tipo "B" 2,84-3,44; tipo "C" 2,59-3,29; tipo "riciclato" 2,68-3,28 . Autocopiante chimica bianca, base 55 g/m² (2): trasmittente CB in bobine 1310,00-1470,00 alla t; in risme 2280,00-2530,00; intermedia CFB in bobine 1660,00-1860,00; in risme 3380,00-3630,00; ricevente CF in bobine 1110,00-1190,00; in risme 1770,00-1990,00. Autoadesiva bianca adesivo permanente (7) naturale pura cellulosa 80g supporto 62g in bobine 1000/m² 390,00-405,00; vellum pura cellulosa 80g supporto glassine 78g 435,00-450,00; supporto monopatinato 80g in fogli 460,00-475,00; monopatinata 80g supporto glassine 62g in bobine 450,00-465,00; supporto monopatinato 62g in fogli 480,00-490,00, termica eco supporto glassine 60g in bobine 470,00-480,00; vellum lisciato 70g supporto monopatinato 58g 390,00-405,00. Velina monolucida da involgere in fogli: comune 30-32 g/m² 525,00-555,00 alla t; standard 25/27 1010,00-1030,00; fine 20-22 g/m² (8) 1290,00-1350,00; extra 18-20 g/m² (8) 1410,00-1440,00. Pergamena vegetale e surrogati in fogli (1): da 60 g/m² 2100,00-2150,00; polietilenata 2950,00-3050,00; surrogato pergamena vegetale (greaseproof) 1260,00-1320,00. Carte da banco (1): lisciata da 45 g/m² e oltre, polietilenata 1570,00-1620,00; monolucida elisciata da 50 e oltre al g/m² paraffinata 1270,00-1310,00; calandrata da gr. 40 paraffinata 1680,00-1720,00; bianca monolucida accoppiata polietilene HD 60g/m² 1030,00-1120,00. Calandrata in bobine: pelle aglio da 45/50 g/m² 1180,00-1230,00; pergamyn argenteo da 35 g/m² 1880,00-1930,00; 40/45 g/m² 1610,00-1660,00; smaltata da 40 g/m² ed oltre 1250,00-1270,00. Da involgere e da imballo in fogli (1): camoscio monolucido 670,00-700,00; sealing medio monolucido 810,00-840,00; kraft avana extra monolucido sealing extra 1030,00-1130,00. Da involgere e da imballo in bobine: kraft bianco monolucido fibra lunga 900,00-940,00; polietilenato (g 60 + 10 pe) 1670,00-1770,00; fibra corta per alimenti gruppo V 795,00-835,00. Tissue in grandi bobine: ovatta pura cellulosa base 16/20 1000,00-1010,00; RU 25/40 990,00-1010,00; nazionale riciclata 16/20 905,00-915,00; RU 25/40 885,00-905,00. Per sacchi uso industriale in bobine: kraft bianco 1120,00-1150,00; avana tipo nazionale 860,00-890,00. Per ondulatori in bobine (secondo norme GIFCO): T = testliner avana 330,00-340,00; TB = testliner bianco 460,00-470,00; L = liner avana 430,00-440,00; LB = liner bianco 540,00-550,00; K = kraftliner avana 520,00-620,00; KB = kraftliner bianco 710,00-730,00; F = fluting/camoscio 275,00-285,00; M = medium 300,00-310,00; W = uso semichimica 340,00-350,00; S = semichimica 510,00-520,00; S = semichimica scandinava 630,00-640,00. Cartoncini patinati in fogli: base gr. 320/m², GD 2 bianco grigio fine (*) 595,00-670,00; GD 3 bianco grigio standard (*) 575,00-660,00; GD 3 bianco avana alimentare 595,00-660,00; GT 2 bianco bianco fine (*) 625,00-710,00; GT 2 bianco kraft (*) 700,00-780,00; GT 3 bianco bianco standard (*) 595,00-675,00; SUS bianco kraft di cellulosa 870,00-1005,00; GC2 bianco bianco alto spessore interno legno 930,00-1010,00; GC1 bianco bianco mono e bilucido interno bianco 995,00-1085,00; SBS bianco-bianco di cellulosa 1310,00-1440,00; MW bianco grigio gr. 210/230 in bobine 585,00-670,00. Cartoni in fogli: greggio per interfalde (4) 310,00-370,00; scatolificio (4) 340,00-385,00; legatoria (4) 390,00-445,00; accoppiato per legatoria (4) (9) 520,00-560,00; bianco grigio andante non patinato 470,00-500,00; bianco bianco andante non patinato 505,00-530,00. Cartoni in bobina o in rotelle: grigio per tubi 290,00-320,00; grigio migliorato per tubi 340,00-380,00; kraft per tubi 500,00-640,00. (1) Per quantitativi da fornire in bobine, riduzione da à 50 a à 75 la ton. (2) Per il colorato maggiorazione dal 5 al 10%. (4) Prodotti diversi con vaste gamme di qualità e resa. (5) Per grammature di 65 gr./m² maggiorazione di à 25/ton. (6) Per grammature di 85 gr./m² maggiorazione di à 50/ton. (7) Maggiorazione per adesivo removibile + 10%, per adesivo a settori +25%. (8) Per quantitativi da fornire in bobine riduzione da à 150 a à 200/ton. (9) Prezzo al netto del costo per il foglio in quadranti. (10) Per uso etichette maggiorazione da à 50 a à 80 la t. (*) Retro alimentare idoneità V (+ à 40/ton). Materie prime per cartiere Rilevazione mensile del 24 settembre 2008 a cura della Camera di Commercio di Milano (prezzi riferiti alla situazione media di mercato accertata nel mese precedente). Da produttore a cartiera e franco acquirente sdoganata. Pagamento 60/90 gg per consegna entro 30 gg. Iva esclusa, prezzi alla tonnellata in à . Prodotti chimici per cartiera: leganti sintetici per patina 2000,00-2250,00; caolini per patina 300,00-325,00; carbonato per patina 115,00-150,00; paste di legno meccaniche: 88-90% di secco: di abete gregge 345,00-360,00; bianchite 380,00-410,00; di pioppo bianchite 380,00-410,00; paste di legno chimiche o cellulose: 88-90% di secco: 465,00-485,00; cellulose bianchite, pagamento 30 gg: al solfito fibra lunga 540,00-560,00; alla soda fibra lunga 585,00-595,00; corta 540,00-545,00. Carte da macero norme UNI EN 643 (1) (da raccoglitore e/o importatore in balle f.co Milano) Iva e trasporto esclusi: Gruppo A "Qualità ordinarie": 1.01 Carta e cartoni misti non selezionati privi di materiali inutilizzabili f.co piattaforma di trattamento 23,00-28,00; 1.02 carte e cartoni misti (selezionati) 46,00-51,00; 1.03 cartone grigio n.q.; 1.04 carta e cartone ondulato di supermercati 51,00-56,00; 1.05 contenitori ondulati vecchi 61,00-66,00; 1.06 riviste invendute 92,00-102,00; 1.11 carta grafica selezionata da disinchiostrazione (*) 90,00-95,00. Gruppo B "Qualità media" 2.02 giornali invenduti 97,00-102,00; 2.04 refili bianchi densamente stampati 95,00-100,00; 2.03 senza colla 110,00-120,00; Gruppo C "Qualità superiori" 2.05 Carta da ufficio selezionata 150,00-160,00; 3.01 refili di stampati misti poco colorati senza pasta di legno 140,00-150,00; 3.05 archivio bianco senza pasta di legno 190,00-200,00; 3.06 moduli commerciali bianchi 240,00-250,00; 3.14 carta da giornale bianca 213,00-223,00; 3.15.01 carta bianca a base di pasta meccanica contenente carta patinata 213,00-223,00; 3.17 refili bianchi 270,00-280,00; 3.18 senza pasta di legno 305,00-315,00; Gruppo D "Carta kraft": 4.03 kraft ondulato usato 2ª 85,00-90,00; 4.02 1ª 98,00-103,00; 4.01 refili nuovi di cartone ondulato 80,00-85,00. (*) incluso scarto stampato di macchina.

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Maxisequestro di spaghetti dalla Cina (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-10-16 - pag: 29 autore: Maxisequestro di spaghetti dalla Cina Maxisequestro ieri a Firenze, da parte dei carabinieri del Nas, di confezioni di scatole di spaghetti provenienti dalla Cina, nelle quali sono stati ritrovati insetti vivi. Il sequestro è scattato ieri nel corso di un'ispezione a un container destiato a una ditta di Campi Bisenzio (Firenze), gestita da un imprenditore cinese, specializzata nell'import-export di prodotti alimentari destinati a negozie ristoranti cinesi in varie parti d'Italia. ANSA.

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La frenata contagia anche la Cina (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-10-16 - pag: 26 autore: ASIA AL RALLENTATORE La frenata contagia anche la Cina Anche la Cina, seppur in misura meno accentuata, non sfugge alla crisi mondiale dell'auto. Settembre ha confermato i segnali di rallentamento del mercato del grande Paese asiatico già evidenziati ad agosto. In particolare – spiegano all'Unrae – le consegne del mese scorso sono state 552.800 e hanno fatto registrare una flessione dell'1,44%. Ad agosto la flessione era stata ancor più marcata (-6,34%) ma è difficile definire il doppio calo come una crisi strutturale: "Nei primi 9 mesi – concludono all'Unrae – le consegne hanno superato i 5,1 milioni di veicoli, con una crescita dell'11,36%".

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Salgono i profitti di Coca-Cola (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-10-16 - pag: 45 autore: Consumi. Balzo del 14% nel trimestre con i ricavi internazionali Salgono i profitti di Coca-Cola Marco Valsania NEW YORK La Cina e l'India salvano la Coca-Cola. Il gigante americano delle bibite ha riportato un aumento dei profitti del 14% nel terzo trimestre dell'anno, a 1,89 miliardi di dollari, trainato dalla performance sui grandi mercati emergenti che comprendono anche Paesi quali Brasile, Russia, Pakistan e Corea. Le vendite, aiutate dalla debolezza del dollaro, sono lievitate del 9,1%, a 8,39 miliardi di dollari. Il bilancio di Coca-Cola ha superato il test di Wall Street. Nonostante una giornata dominata dalla paura di recessione, il titolo della società di Atlanta ha guadagnato fino all'8%, per poi assestarsi al 2,3 per cento. La quantità di bibite vendute è salita su scala globale del 5%, più che compensando ildeclino del mercato Nordamericano (-2%). Nelle regioni Eurasia e Africa i profitti sono cresciuti del 34,3% e in America Latina del 30 per cento. "Le aziende del settore alimentare e bevande che fanno meglio nell'attuale clima di crisi sono quelle che vantano una diversificazione geografica, non quelle che puntano sulla diversificazione del prodotto", ha detto Christopher Shanahan di Frost &Sullivan. L'80%degli utili Coca- Cola è prodotto nei mercati internazionali, tanto che in Cina ha visto i volumi di vendita tra luglio e settembre aumentare del 17 per cento. Questo potrebbe garantire al gruppo un vantaggio sulla rivale PepsiCo, che invece conta sulla seconda strategia ed è leader nelle merendine con marchi quali FritoLay e Quaker Oats. PepsiCo martedì aveva annunciato un bilancio trimestrale deludente, con utili in calo del 5,9%, e il taglio di 3.300 posti di lavoro. Le azioni, che avevano già perso quasi il 12% martedì, hanno ceduto un altro 3,5 per cento. Fino a ieri, tuttavia, i titoli di Coca-Cola e di PepsiCo avevano perso percentuali simili in Borsa dall'inizio dell'anno, rispettivamente il 19% e il 18 per cento.L'amministratore delegato Muhter Kent ha riconosciuto le sfide davanti all'azienda: "Il clima economico globale è molto volatile", ha detto. La piazza nordamericana appare particolarmente sotto pressione e, stando alle previsioni, lo rimarrà per l'intero 2009. Per rispondere alle difficoltà, Kent ha utilizzato una formula a base di promozione delle bibite sui mercati emergenti e riduzione nei costi di produzione.

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Air China in rosso nell'anno olimpico (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-10-16 - pag: 43 autore: Il vettore sconta il blocco dei voli Air China in rosso nell'anno olimpico Air China, la maggiore compagnia di trasporto aereo in Cina, ha annunciato ieri di attendersi un bilancio in rosso dei primi nove mesi del 2008. Il passivo è dovuto ai costi del carburante (balzato in luglio al record di 181,85 dollari), dei disastri naturali che hanno colpito il Paese asiatico da inizio 2008, nonché delle difficoltà del trasporto aereo che hanno accompagnato il periodo estivo delle Olimpiadi. Il bilancio sarà peraltro appesantito anche dalle scelte di copertura con strumenti derivati - sul rialzo del prezzo del petrolio: il vettore di Beijing ha infatti scommesso nei mesi passati su un ulteriore apprezzamento del petrolio. Air China, che nei primi nove mesi del 2008 aveva registrato profitti per 3,49 miliardi di yuan (511 milioni di dollari), ieri dopo l'annuncio delle perdite in arrivo ha terminato le contrattazioni di Borsa in calo del 2,44%. Air China ha raggiunto ieri China Eastern Airlines nell'annunciare le perdite dovute alla decisione del governo cinese di porre un freno, in occasione delle Olimpiadi, ai voli su Pechino. Una scelta dettata dalla necessità di contenere l'inquinamento e di evitare la congestione del traffico, che ha danneggiato in manieria importante l'operatività delle compagnie locali. Un problema che si è aggiunto peraltro alle centinaia di voli che sono stati annullati dall'inizio dell'anno a causa delle bufere di neve in gennaio e del terremoto di maggio a Sichuan.

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Bhp e Rio temono la frenata cinese (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2008-10-16 - pag: 46 autore: Scenari. Nel breve termine i due big minerari vedono un calo della domanda Bhp e Rio temono la frenata cinese Luca Davi Locomotiva mondiale, va bene. Ma fino a quando? Perchè se è vero che la Cina ad oggi non ha subìto i contraccolpi della crisi che si sta abbattendo sui mercati mondiali (anche a settembre sia l'import che l'export di Pechino sono cresciuti del 21% circa), è anche vero che alcuni segnali fanno temere un quanto mai prossimo cambio di direzione. Almeno nel breve periodo. A farlo intuire sono i due più importanti colossi minerari al mondo, ovvero Rio Tinto e Bhp Billiton. Il primo, per voce del suo ceo Tom Albanese, ieri ha messo in conto un possibile rallentamento della domanda di commodities da parte del Paese orientale, ipotizzando peraltro anche il rinvio del piano di dismissione di assets, un progetto da oltre 10 miliardi di dollari. "Nel breve periodo,l'economia cinese si fermerà per prendere una pausa. La Cina non è infatti isolata dagli altri Paesi dell'Ocse e questo si rifletterà sull'export dello Stato orientale ", ha detto Albanese. Aggiungendo che per assistere a un'eventuale ripresa del Dragone bisognerà aspettare almeno fino al 2009. D'altra parte,anche Bhp Billiton si è detta cauta sulla possibile crescita nel breve termine della Cina: per il più grande operatore minerario vi sarebbero ancora troppe incognite sulla sostenibilità di uno sviluppo economico che negli ultimi anni ha raggiunto livelli record. La cautela si traduce anzi in timore aperto quando si parla di riscontri attesi nel breve periodo. "Nel terzo trimestre dell'anno fiscale (quello appena iniziato) i risultati della Cina sono destinati ad essere deboli, e lo saranno ancor più di quanto la gente si immagina", ha detto il direttore commerciale Alberto Calderon in un'intervista. Bhp tuttavia non ha ancora messo in conto alcun taglio della produzione e della spesa corrente, visto che la stima per la domanda di metalli nel lungo periodo rimane incoraggiante. A suonare il campanello d'allarme è l'India. Il ceo di Mmtc, una delle più grandi case di trading minerario, ha detto che le prospettive per l'export di minerale di ferro appaiono "desolanti ", vista la quasi totale assenza di compratori soprattutto a Pechino. Una visione che stride con il consensus degli analisti interpellati da Reuters. Gli esperti ritengono infatti che nel 2009 i prezzi del ferro, australiano o brasiliano, non siano destinati a crollare, come molti operatori temono, ma rimangano stabili. Una notizia incoraggiante, ma ancora insufficiente a compensare i tagli alla produzione annunciati nei giorni scorsi (si veda il Sole- 24Ore di venerdì 10 ottobre) dai più grandi colossi siderurgici cinesi ed europei.

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Perde colpi la fabbrica cinese (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-16 - pag: 10 autore: Perde colpi la fabbrica cinese In cinque anni i costi di produzione sono aumentati del 40-50% Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente L'aumento del costo del lavoro. La rivalutazione dello yuan. I trasporti sempre più cari. Il taglio dei rimborsi sull'Iva alle esportazioni. Le normative ambientali sempre più severe. Le quotazioni folli raggiunte da materie primee petrolio. E ora ci si mette anche la crisi finanziaria internazionale, che rischia di impattare pesantemente sull'economia reale. Produrre in Cina è sempre meno conveniente. Per questo, negli ultimi dieci mesi, moltissime aziende straniere hanno deciso di spostare le proprie manifatture in altri Paesi del Sud-Est asiatico. Se non addirittura di chiudere per sempre i battenti, come ha già fatto un esercito di aziende di Taiwan e Hong Kong operanti nel Guangdong. I margini di profitto, spesso già ridotti all'osso, si sono azzerati: in queste condizioni, dovremmo lavorare in perdita, è il lamento unanime degli imprenditori in fuga dalla fabbrica del mondo. Imprenditori che, da quando la crisi dei mutui subprime ha iniziato a prosciugare la liquidità a livello globale, fanno fatica anche a trovare le linee di credito per finanziare le loro attività. Ma quanto sono aumentati realmente i costi di produzione in Cina? è difficile calcolarlo, anche perché il ventaglio delle produzioni e le strutture dei costi cambiano radicalmente da prodotto a prodotto. Per tentare di rispondere abbiamo preso due beni di consumo made in China che finiscono nel carrello degli acquisti di migliaia di famiglie americane ed europee: un trapano Black & Decker e un servizio di sei tazzine da caffé, abbiamo effettuato un break down dei loro costi di produzione e abbiamo provato a calcolare di quanto sono aumentati negli ultimi cinque anni. Il quartier generale cinese di Black & Decker si trova a Suzhou. Ma il grosso della produzione del colosso americano è sfornato da oltre 200 fornitori locali, sparsi in tutto il Paese. "Una volta siglato il contratto di fornitura, tutti gli eventuali incrementi di costo sono a carico dell'azienda responsabile della commessa", spiega Jack Ye, direttore dell'ufficio acquisti di Shanghai di Black & Decker. Dunque, per stimare di quanto sia lievitato il prezzo finale, bisogna fare i conti in tasca ai subcontractor del gruppo Usa. Dal 2003 al 2008, la materia prima indispensabile per fabbricare l'utensile - prevalentemente rame, alluminio e acciaio - ha registrato un aumento delle quotazioni di oltre il 50 per cento. La rivalutazione dello yuan sul dollaro ha pesato per il 21 per cento. La riduzione dei rimborsi sull'Iva dovuta dalle società esportatrici (una misura applicata a tutte le aziende di diritto cinese, comprese quindi le joint venture stranieree le cosiddette wholly owned foreign enterprises) ha ridotto di un altro 8% la competitività dei trapani Black & Decker made in China rispetto al 2003. Frattanto, il costo del lavoro è quasi raddoppiato: la paga mensile di un operaio, che nel 2003 era intorno ai 600 yuan (circa 60 euro al cambio odierno), oggi è di circa 1.200 yuan. Infine, visto che il grande balzo del prezzo del petrolio è avvenuto prima della scorsa estate, i trasporti: se nel 2003 portare un container dalla fabbrica di Suzhou al vicino porto di Shanghai costava all'azienda americana 2.200 yuan, oggi ne costa 3.100. Nonostante il boom dell'oro nero, l'energia è l'unico fattore di produzione ad aver registrato aumenti di costo ininfluenti sulla formazione finale del prezzo di vendita del trapano Black & Decker. "A conti fatti, oggi - spiega Jack Ye - un nostro trapano costruito in Cina costa al consumatore finale oltre il 40% di più rispetto a cinque anni fa. Per giustificare il forte aumento di prezzo ai loro clienti, le grandi catene americane come Wal-Mart o Home Depot hanno studiato specifiche politiche di marketing, come il prezzo bloccato per un anno, il cambio continuo dei modelli e l'innovazione di prodotto". Se i fornitori della Black & Decker sono sparpagliati per tutta la Cina, la produzione del servizio da caffé è concentrata a Chaozhou, cittadina del Guangdong a pochi chilometri dal confine con la provincia di Fujian, che sforna circa il 65% della porcellana made in China destinata ai mercati internazionali. Siamo andati a fare i conti in tasca ai 1.500 imprenditori che da un paio di generazioni vivono modellando i manufatti in ceramica. In questo caso la materia prima, sebbene tra il 2003 e il 2008 abbia registrato un aumento di prezzo del 30%, ha avuto un impatto piuttosto limitato sul prezzo finale. Al contrario, la bolletta energetica - che negli ultimi cinque anni è aumentata del 35%- ha tagliato le gambe ai ceramisti di Chaozhou. "Per cuocere la porcellana servono forni che raggiungono anche temperature di mille gradi. Per farli funzionare servono enormi quantitativi di gas. Ecco perché l'energia è una voce di costo primaria per le piccole e medie aziende che producono ceramica ", spiega Giordano Pellegrino, direttore di Mercury, società di trading nel settore casalinghi e articoli da regalo. Il rimborso fiscale sull'Iva,l'incentivo che per anni ha consentito a centinaia di imprese locali di fare profitti producendo manufatti su larga scala, l'anno scorsoè stato abbattuto dal 13 o dal 17% (a seconda delle categorie merceologiche) al 4 per cento. La nuova legge sul lavoro, entrata in vigore il 1Ú gennaio, ha invece aumentato del 40% in un colpo solo il costo della manodopera. Nel contempo, i tecnici specializzati stanno diventando merce sempre più rara, con il risultato che il loro salario continua a lievitare. I costi di trasporto sono andati alle stelle: gli operatori del settore stimano che, negli ultimi 5 anni, le tariffe siano cresciute di circa il 60 per cento. E anche quelli d'imballaggio: solo negli ultimi sei mesi, il costo delle scatole regalo è aumentato di oltre il 40 per cento. Ultimo, lo yuan. La rivalutazione del 21% sul dollaro messa a segno dal luglio 2005 ha avuto un impatto maggiore sul servizio da caffé che sul trapano. Nell'incertezza di ulteriori futuri apprezzamenti, ogni produttore calcola "a modo proprio" il tasso di cambio da applicare alla commessa. Così facendo, il prezzo finale diventa molto volatile. E ora, dopo il recente recupero del dollaro sull'euro che automaticamente si è trascinato dietro lo yuan, anche vendere a prezzi concorrenziali nel Vecchio Continente sarà sempre più arduo. "Molte fabbriche del settore che prima lavoravano con margini astronomici - aggiunge Pellegrino - fanno fatica a produrre a break even perché non stanno più dentro i costi di produzione. Oggi, con gli stessi soldi del 2003, anziché comprare un servizio da sei tazzine, al più è possibile acquistarne uno da quattro, pari a un aumento del 50% del costo". lucavin@attglobal.net VIA DA PECHINO Dall'inizio dell'anno molte imprese straniere hanno deciso di trasferirsi in altri Paesi del Sud-Est asiatico, più convenienti.

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Non resta che tornare in Italia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-16 - pag: 10 autore: Il caso Clementoni. Crisi di competitività per il distretto del giocattolo del Guangdong "Non resta che tornare in Italia" SHANGHAI. Dal nostro corrispondente "Da un anno a questa parte i costi sono aumentati in misura spaventosa, spesso di una percentuale a due cifre. Avanti di questo passo, i produttori cinesi rischiano di non essere più competitivi". Stefano Clementoni ( amministratore delegato di Clementoni Asia) è preoccupato. L'ultimo giro effettuato tra i suoi fornitori del Guangdong (la provincia cinese dove sorge il più grande distretto mondiale del giocattolo) gli ha riservato un'amara sorpresa. "Oggi i nostri fornitori abituali non sono in grado di garantirci un prezzo fisso per il 2009. Al massimo prendono impegni fino alla prossima primavera, perché dopo temono che i costi possano aumentare ancora ", spiega l'imprenditore marchigiano, che in Cina, tramite una rete di terzisti, produce circa il 40% dei giocattoli venduti nel mondo con il marchio Clementoni. Ai costi di produzione, che dopo una progressiva ma lenta lievitazione nel 2008 sono esplosi, ora si è aggiunta un'altra sgradita novità: la rivalutazione dello yuan sull'euro. "Dall'inizio di luglio a oggi, la moneta europea si è deprezzata di oltre il 10% su quella cinese. Questa variazione ha ridotto i margini di competitività dei produttori di giocattoli del Guangdong. Non è un caso che, negli ultimi mesi, circa 800 aziende del distretto siano state costrette a chiudere. In questo modo l'offerta si è ridotta e le imprese rimaste sul mercato hanno avuto buon gioco a rialzare ancora i prezzi", aggiunge Clementoni. Alternative? "Purtroppo, non ce ne sono. Oggi - risponde l'imprenditore - l'80% della produzione mondiale dei giocattoli è realizzata in Cina e in particolare nel Guangdong. Bisognerebbe esportare quel modello di distretto efficiente, organizzato e integrato in un'altra parte del mondo. Ma è un'operazione impossibile. Non resta che provare a riportare in Italia alcune produzioni capital intensive e, frattanto, esplorare altri Paesi dell'Est Europa o del Sudest asiatico. Il mese prossimo parteciperò alla missione di Confindustria in Vietnam: vedremo se salterà fuori qualcosa di buono". L.Vin. IN DIFFICOLTà Stefano Clementoni, amministratore delegato per i mercati asiatici: "Negli ultimi mesi hanno chiuso 800 aziende della zona" Rompicapo. Un puzzle Clementoni.

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L'Asia copia l'Occidente con un fondo salva-banche (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-16 - pag: 10 autore: L'Asia "copia" l'Occidente con un fondo salva-banche Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro inviato Alessandro Merli MILANO Anche l'Asia si appresta a seguire l'esempio dei Paesi occidentali con il varo di un fondo d'emergenza finalizzato a rilevare asset finanziari illiquidi e a sostenere gli istituti bancari in difficoltà per la crisi globale del credito. All'annuncio a sorpresa del presidente delle Filippine, Gloria Macapagal Arroyo, è seguita tuttavia una serie di precisazioni, dalle quali appare che il piano è ancora tutto da definire. Maggiore chiarezza dovrebbe venire la settimana prossima dall'incontro dei dieci Paesi del SudEst asiatico, riuniti nell'Asean. Vertice che sarà allargato alla Cina, al Giappone e alla Corea. Oltre che ai rappresentanti delle istituzioni finanziarie multilaterali. Il meeting si svolgerà a margine del vertice Europa-Asia, in programma a Pechino. Secondo la Arroyo, il piano è stato delineato la settimana scorsa a Washington, durante l'assemblea annuale del Fondo monetario e della Banca mondiale. La stessa Banca, secondo il presidente filippino, fornirebbe un contributo di dieci miliardi di dollari. Dall'organizzazione di Washington è stato precisato tuttavia che, pur essendo pronta a sostenere le iniziative dell'Asean, la Banca mondiale "non prevede - ha dichiarato il suo vicepresidente per la regione, Jim Adams - la creazione di un fondo regionale e non ha discusso l'impegno di fondi a livello regionale". La Banca è pronta, invece, a sostenere i singoli Paesi che ne facessero richiesta e ha già avviato discussioni con alcuni di loro la settimana scorsa. L'International Finance Corporation, il braccio della Banca mondiale che opera con il settore privato, ha già annunciato di voler fornire un miliardo di dollari per la creazione di un fondo destinato alla ricapitalizzazione degli istituti di credito piccole e medie nei Paesi poveri (non solo asiatici) e di voler raccogliere due miliardi di dollari da altre fonti. In un discorso a Manila, la Arroyo ha detto che il fondo asiatico "potrà essere impiegato per comprare quelli che i banchieri chiamano asset tossici e per ricapitalizzare istituzioni finanziarie e società private in difficoltà". Proprio da Manila, sede dell'Asian Development Bank, che ha sua volta dovrebbe partecipare al piano, è arrivata però la prima precisazione. Il direttore della banca di sviluppo, Rajat Nag, ha sottolineato che i rischi di una crisi regionale come quella del 1997-98 sono limitati in quanto i fondamentali economici restano forti, mentre rispetto a dieci anni fa molti Paesi possono contare sull'ammortizzatore garantito dalle robuste riserve valutarie. "Il settore bancario resta solido: non abbiamo in giro molti asset tossici", ha sottolineato Nag, pur riconoscendo l'opportunità di predisporre piani di emergenza in caso di peggioramento. Iniziativa regionale già pronta e finanziata, invece, in America latina, dove la Banca interamericana di sviluppo ha annunciato un nuovo sportello di liquidità a esborso rapido per sei miliardi di dollari a favore dei Paesi membri, per sostenere la crescita, prevista in netto calo a causa della crisi globale. La Caf, la banca di sviluppo dei Paesi andini, mette a disposizione altri 1,5 miliardi di dollari e 1,8 miliardi (e fino a 2,7 se necessario) vengono dal Fondo latino americano di riserva. La Caf aumenterà inoltre le linee di credito per le banche da 1,5 a 2 miliardi di dollari. stefano.carrer@ilsole24ore.com alessandro.merli@ilsole24ore.com INTERVENTI GLOBALI La Banca mondiale è pronta a sostenere l'iniziativa annunciata da Manila L'America Latina ha già attivato linee di credito.

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Ecco tutti gli appuntamenti di Milano (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: COMPA data: 2008-10-16 - pag: 20 autore: Ecco tutti gli appuntamenti di Milano Si inizia martedì prossimo con i big a confronto sulla Pubblica amministrazione che cambia IL CALENDARIO Martedì 21 Ottobre 2008 FORUM Apertura del Salone - IL SALONE DELLA COMUNICAZIONE PUBBLICA A MILANO. COMUNICARE NELLA PA CHE CAMBIA 9.30-11.00 Introduce: Rappresentante del Governo italiano Intervengono: Enrico Decleva, Roberto Formigoni, Linda Lanzillotta, Letizia Moratti, Filippo Penati, Luigi Roth, Roberto Zucchetti Intervento conclusivo: Carlo Sangalli - I PROCESSI DI RENDIMENTO NELLA COMUNICAZIONE DELLA PA. VINCERE LA SFIDA DELLA VALUTAZIONE Cristina Sanna, Carlo Flamment, Fabrizio Pezzani*, Gianfranco Rebora, Carlo Mochi Sismondi, Rino Tarelli, Antonio Naddeo Best practices - MULTIETNIA E INCLUSIONE SOCIALE. LA SFIDA DELL'EFFICACIA Ugo Ascoli, Gian Carlo Blangiardo, Arianna Censi, Donatella Consolandi, Anna Maria Crotti, Otto Bitjoka, Barbara Ghiringhelli - SCUOLA, UNIVERSITà E IMPRESA. COME COMUNICARE L'ORIENTAMENTO Anna Maria Dominici, Alberto Meomartini*, Giovanni Puglisi, Marco Panara, Giuseppe Pizza, Mauro Santomauro, Francesco De Sanctis Tendenze - NEL CALENDARIO DEL 2009 ( Le linee progettuali di Forum PA) Carlo Mochi Sismondi ( Le linee progettuali di Pubblicità Progresso) Alberto Contri ( Le imprese di comunicazione e il mercato di pubblica utilità) Giorgio D'Amore Seconda lecture - RIFIUTARE I RIFIUTI. PRIMO BILANCIO Guido Bertolaso SPAZIO MEETING Presiedono le sessioni: Alberto Mina, Pier Donato Vercellone,Guglielmo Trillo - COMUNICARE LA POLITICA ESTERA AI CITTADINI. ESTERI NEWS. IL NOTIZIARIO DELLA DIPLOMAZIA ITALIANA Ministero degli Esteri Pasquale Ferrara, Mariangela Pira, Giuseppe Scognamiglio - RAI TRA STATO E TERRITORIO Angela Buttiglione, Massimo Ferrario, Francesco Pinto, Enrico Manca, Flavia Barca, Alessandro Aleotti - COMUNICAZIONE E SUSSIDIARIETà Paolo Garavaglia Fiorenzo Tagliabue Lamberto Dolci - DALL'E-GOVERNMENT ALLA PA 2.0 Tecnologia e comunicazione, elementi chiave per lo sviluppo della P.A. Fondazione Università Politecnico di Milano Mariano Corso, Carlo Ghezzi, Stefano Mainetti, Maria Laura Prislei - SVILUPPO ECONOMICO 2008. GIRO D'ITALIA TRA GLI ATENEI Ministero e Università a confronto sulle prospettive di sviluppo del Paese Fondazione CRUI Andrea Bianchi, Emanuela Stefani, Mauro Ferraresi - URP E QUALITà: STRATEGIE D'ECCELLENZA DEL FARE E DEL COMUNICARE Valeria Gialanella, Guido Fattorusso, Nicoletta Levi, Vincenzo Lipardi, Stefano Padoan, Paola Ravenna, Guido Di Fraia - IL RUOLO DEL PORTAVOCE NELL'ATTUALE SVILUPPO DELLA COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE Lorenzo Colombo, Pasquale Ferrara, Franco Maggi, Don Davide Milani, Paolo Mazzanti - UFFICI STAMPA PUBBLICI. PROFILI PROFESSIONALI IN EVOLUZIONE Federico Fabretti*, Ruben Razzante, Giovanni Rossi, Maurizio Vitali, Sergio Talamo, Giorgio Baldacci - COMUNICARE L'UNIVERSITà. COSA PENSA IL PUBBLICO. COME PARLA IL SISTEMA Riflessioni sulla Ricerca AICUN People 2008 Aicun - Associazione Italiana Comunicatori d'Università Luigi Ferrari, Brunella Marchione, Simonetta Pattuglia, Edoardo Teodoro Brioschi, Alma Grandin - LE LEVE DELLA COMUNICAZIONE PUBBLICA IN UNA INDAGINE SUL MERCATO DELLA COMUNICAZIONE Istituto Makno & Consulting Mario Albis, Anna Martina - LA BATTAGLIA PER LA TRASPARENZA. ANDAMENTO DI UN PROGETTO INNOVATIVO Ministero per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione Antonio Naddeo, Patrizia Galeazzo, Franco Perugia - VINCERE LE ELEZIONI: CHI SONO E A CHE COSA SERVONO I PROFESSIONISTI DELLA COMUNICAZIONE POLITICA Aicop Mario Ballerini, Marco Cacciotto, Gianpietro Mazzoleni - IL VALORE DELLE RELAZIONI PUBBLICHE IN BRASILE: DAL CASO PETROBRAS ALL'EVOLUZIONE DEL NON PROFIT Eraldo Carneiro, Massimo Di Felice, Mitsuru Higuchi Yanaze, Luca Pellegrini - GIUSTIZIA, TECNOLOGIA E COMUNICAZIONE Marcello La Bella, Ornella Maci, Giuseppe Vecchio, Salvatore Aleo, Francesco d'Alessandro - COMUNICAZIONE PER IL COMMERCIO ESTERO. IL RUOLO DELL'ICE TRA ISTITUZIONI E IMPRESE Umberto Vattani - ACQUA, ENERGIA E AMBIENTE: INIZIATIVE DI OGGI E STRATEGIE PER IL FUTURO Federutility Andrea Valmaro Ciuti, Giuseppe Gagliano, Biagio Longo, Vito Palumbo, Maurizio Sandri, Gian Luca Spitella - INNOV-AZIONE: LE ESPERIENZE ILA E EDA PER L'EDUCAZIONE E L'OCCUPABILITà A PISTOIA Provincia di Pistoia Giovanna Roccella, Ezio Menchi, Irene Notarbartolo Verona - INVESTIMENTI IN OO.PP. E COMUNICAZIONE AL CITTADINO STR S.p.A. Paolo Perissinotto, Giacomo Galli - COMUNICARE NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE CHE CAMBIA Ministero per i Beni e le Attività culturali Saluti On.le Francesco Giro Maddalena Ragni, Antonia Pasqua Recchia, Stefano Sepe, Rossella Rega, Giorgio Fiorentini, Alberto Abruzzese, Antonello Cherchi - PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI IN RETE ASCO TLC Egidio Cadamuro - GEOVOLUTION: INTEGRAZIONE DI WEB 2.0, GEOWEB, GPS, BLUETOOTH E DISPOSITIVI MOBILE Promosso da GIScover Giorgio Verdiani, Massimo Nicolodi - PLONEGOV: CONDIVISIONE SOFTWARE LIBERO TRA PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI PloneGov Xavier Heymans, Cesare Brizio Mercoledì 22 Ottobre 2008 FORUM - IMMAGINE E IDENTITà NAZIONALE. L'ITALIA RACCONTATA AGLI ITALIANI: UNA, TRE, MILLE? Introduce: Raffaele Fitto Intervengono: Claudio Artusi, Raffaele Lombardo, Guido Milana, Giuseppe Roma *, Claudio Petruccioli *, Michele Torres Coordina: Giampiero Gramaglia - CLIMA, ENERGIA, AMBIENTE Campagne e iniziative comunicative sulle "scomode verità" planetarie. Paolo Alli, Gianfranco Bologna, Marino Cavallo, Corrado Clini, Emilio Palmieri Prima lecture - IL RUOLO SOCIALE DEL CITTADINO ATTIVO Teresa Petrangolini Best practices - COMUNICARE LA PASSIONE PER LA SCIENZA AI GIOVANI Vittorio Bo, Elisabetta Dejana, Emanuela Properzj, Vittoria Cinquini, Walter Bruno - PROMUOVERE IL TERRITORIO TRA INNOVAZIONE, RIFORME E IDENTITà COMPETITIVA Aldo Bonomi, Fiorenzo Alfieri, Josep Ejarque, Alessandro Aleotti, Carlo Gambalonga Tendenze - MEDIA, SOCIETà, ISTITUZIONI. LA SFIDA DELL'INNOVAZIONE Giampaolo Fabris, Andrea Granelli, Giuseppe Cerbone Intervista in pubblico - COMUNICARE L'AZIONE E LA PROSPETTIVA DI GOVERNO Gianfranco Rotondi, Cesare Valli Seconda lecture - LA CLASSE DIRIGENTE ITALIANA TRA RESPONSABILITà COLLETTIVA E COMPETIZIONE INTERNAZIONALE Nadio Delai, Alberto Martinelli SPAZIO MEETING Presiedono le sessioni: Mario Barone, Emanuele Invernizzi, Anna Martina - WEB E NUOVI MEDIA PREMIO NAZIONALE "LA PA CHE SI VEDE" Cerimonia di premiazione a cura di Formez, Camera di Commercio di Milano e Assolombarda Mario Barone, Marco Canella, Mario Morcellini, Enrico Paissan, Francesca Russo, Sergio Zoppi, Sergio Talamo - COMUNICARE I TALENTI Assolombarda Adriana Mavellia, Giorgio D'Amore, Andrea Mascaretti, Fausto Colombo - PUBLIC AFFAIRS. TENDENZE DI UNA PROFESSIONE IN CERCA DI REGOLE Vittorio Cino, Beppe Facchetti, Roberto Longo, Annalisa Ferretti - NUOVE FRONTIERE NELLA COMUNICAZIONE SANITARIA Roberta Caldesi, Nicola Cerbino, Cristina Corbetta, Daniela Martelli - THE INFORMATION REVOLUTION IN MODERN HEALTH CARE Università degli Studi di Milano Gary Kreps, Gianpietro Mazzoleni - LA COMUNICAZIONE PUBBLICITARIA PER LA PUBBLICA UTILITà Assocomunicazione - COMUNICARE LA DISABILITà LA CONVENZIONE DEI DIRITTI ONU FISH - Federazione Italiana Superamento Handicap Pietro Barbieri, Giovanni Merlo, Maurizio Trezzi - IL BARBIERE DI STALIN OVVERO RESPONSABILITà TRA ISTITUZIONI E CITTADINI Paolo D'Anselmi, Marco Ghetti, Giuseppe Frangi - COMUNICAZIONE E DISTRIBUZIONE DEI SERVIZI ASSICURATIVI E PREVIDENZIALI Patrizia Contaldo, Andrea Lesca, Marco Liera, Carlo Antonio Ricciardi - UTENZA DEL SISTEMA TRASPORTI PUBBLICI A MILANO. UNA RICERCA SUL CAMPO ATM Milano Denis Curti, Marco Pavanello, Guido Di Fraia - RICERCA SULLA VALUTAZIONE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE Provincia Autonoma di Trento Mauro Marcantoni, Maurizio Pozzi, Renato Ruffini - COMUNICARE L'IDENTITà A MARGINE DELLA PUBBLICAZIONE DEGLI ATTI SU UNA CONFERENZA PROMOSSA DALLA PROVINCIA DI TRENTO SULLE MINORANZE LINGUISTICHE Nadio Delai, Marco Viola - INFORMAZIONE, SICUREZZA E LAVORO Francesco Barela, Angelico Corti, Mariarosaria Spagnolo - PREMIO GIORNALISTICO "RELAZIONE CON IL CLIENTE/CITTADINO" Customer Management Multimedia Competente Umberto Bertelè, Carlo Galimberti, Piero Giardino, Gianmario Motta, Assunta Sassone, Mario Massone - LE RELAZIONI PUBBLICHE ORIENTATE ALLA PUBBLICA UTILITà Ferpi e Assorel Luigi Ferrari, Roberto Franchini, Nadia Olivero, Omer Pignatti - GLI AMBITI DI CONVERGENZA TRA COMUNICAZIONE PUBBLICA E COMUNICAZIONE D'IMPRESA Rivista Italiana di comunicazione pubblica e di Sinergie Emanuele Invernizzi, Stefano Rolando, Marino Cavallo, Furio Garbagnati, Renato Mattioni, Gaetano Golinelli - COMUNICARE I FONDI STRUTTURALI. ABRUZZOMADEINITALY Unicom Enrico Paolini, Lorenzo Strona, Claudio Ucci - LE TECNOLOGIE DELL'INFORMAZIONE AL SERVIZIO INNOVATIVO DELLA PUBBLICA UTILITà Associazione Puntoti Paolo Dalla Chiara, Massimiliano Fastelli, Luigi Ferrari, Fabrizio Rella, Nada Cataldi, Pasquale Maria Cioffi - TURISMO: COME CAMBIA LA COMUNICAZIONE DI PRODOTTO Massimo Gottifredi, Susanna Bellandi, Andrea Pollarini - PRESENTAZIONE DEL LIBRO: IL MUSEO DEI MIRACOLI Mario Ricciardi, Virginio Sala - DIMENSIONE QUARTIERE. IMMAGINE, IDENTITà, ATTESE, DINAMICHE SOCIALI IL CASO DI VERONA: MOBILITà E SICUREZZA NELL'ESPERIENZA DI DUE QUARTIERI Giampaolo Nuvolati, Marco Padovani, Rosantonietta Scramaglia, Giuseppe Baratta - IL CASO DI MATERA: MATERA CITY MONITOR A cura di Unicom Rossella Tosto - LA COMUNICAZIONE DEL SINDACATO TRA PROSELITISMO E LOBBYING Master MASPI e Osservatorio della comunicazione di pubblica utilità Università IULM Matteo Berlanda, Agostino Megale, Paolo Mezzio, Emili Rey - COMUNICAZIONE DI PUBBLICA UTILITà: SPORT, SPETTACOLO, INFORMAZIONE Simone Baglioni, Massimo Campa, Giangiacomo Schiavi, Giorgio Fiorentini - PREVENZIONE E SOSTENIBILITà NEL SETTORE IMBALLAGGI. COLLABORAZIONE TRA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, GDA, INDUSTRIA E CONSUMATORE Mark Up In collaborazione con Tetra Pak Patrick Fontana, Marco Sachet, Piero Perron, Giovanni Antonicelli, Luciano Gajani, Christian Gieselmann Alberto Bertone, Michele Mastrobuono, Gianluigi Bassani, Giulio Ghisolfi, Luigi Enrico Solaro, Franco Tomba - COMUNICARE AI RISPARMIATORI. IL PROSPETTO INFORMATIVO: UNO STRUMENTO PER COMPRENDERE IL PROFILO DI RISCHIO-RENDIMENTO DEI FONDI COMUNI D'INVESTIMENTO MOBILIARE E DEI PRODOTTI ASSICURATIVO-FINANZIARI Consob Marcello Minenna - PRESENTAZIONE DEL PROGETTO MOS@IC Convenzione tra Comuni per l'attuazione del Progetto Mosaic Antonio Fitto, Giovanni Leone, Alessandro Caggiula, Gianna Pinto, Ennio Lucarelli, Ernesto Somma, Luigi Macagnano - IL MERCATO ELETTRONICO DELLA P.A.: UN'OPPORTUNITà PER P.A. E IMPRESE Consip - IL MERCATO ELETTRONICO DELLA P.A.: MODALITà AVANZATE DI UTILIZZO E PRINCIPALI DINAMICHE DI NEGOZIAZIONE Consip - IL MERCATO ELETTRONICO DELLA P.A.: ANALISI DELLE VENDITE SULLE PRINCIPALI AREE MERCEOLOGICHE Consip - EQUITALIA: FILO DIRETTO CON GLI ENTI LOCALI Equitalia Giancarlo Rossi, Mauro Barale, Ettore Bidasio, Paolo Parente, Luciano Di Matteo - L'INFORMATICA PER LA RISTORAZIONE A SERVIZIO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E DEL CITTADINO Qsave Technology Walter Brosio, Franco Machi, Marco Oreglia, Marisa Boccardo, Simona Giuliani, Patrick Bergamelli, Antonino Cuttonaro, Roberto Ceschina - RINNOVA LA TUA ENERGIA Comune di Venezia Pierantonio Belcaro, Edoardo Tognon - PRESENTAZIONE DI "100% PUBBLICA", PROGETTO RELATIVO ALL'ACQUA Comune di Venezia Pierantonio Belcaro, Giulia Gabrielli, Isabella Sannipoli, Lorenza Cossutta - IL BILANCIO DI MANDATO. CRITERI E METODOLOGIE PER LA SUA REDAZIONE E COMUNICAZIONE AL TERRITORIO Telpress Italia S.p.A. Arduino Mancini, Giovanni Falcone, Marco Riolfi - LA SPERIMENTAZIONE DEL DISTRETTO COMMERCIALE DEL NOVESE Distretto Commerciale del Novese Nunzia Pignataro, Luca Savoja Giovedì 23 Ottobre 2008 FORUM Apertura della giornata Francesco Rutelli - OBBIETTIVI DI SVILUPPO DEL MILLENNIO: LOCALE & GLOBALE UN PARTENARIATO PER LO SVILUPPO A cura di Focsiv e Fondazione IULM Osservatorio sulla comunicazione di pubblica utilità Intervengono: Piero Bassetti, Sergio Marelli, Enrico Pianetta, Francesco Rutelli Intervento speciale: Eveline Herfkens Coordina: Robi Ronza - COMUNICARE L'EUROPA, TRA EST E OVEST Club of Venice Mike Granatt, Eva Krings, Agnieszka Kudlinska, Anze Logar, Tiziana Antonelli, Jean-Yves Nicolas, Vincenzo Le Voci Hans Brunmayr I lecture - LE ELEZIONI AMERICANE. TRA CONTINUITà E RINNOVAMENTO Aicop Jordan S. Lieberman Best practices - INSEGNARE LA COMUNICAZIONE Carlo Antonio Ricciardi, David Forgacs, Derrick de Kerckhove, Pierre Musso, Pangiotis Christias, Vincenzo Susca, Alberto Abruzzese - ATTRATTIVITà E INVESTIMENTI: LE LEVE DEL MARKETING TERRITORIALE Promos Bruno Ermolli, Salvatore Carrubba, Francesco Micheli Tendenze - GESTIONE DELLA CRISI ED EMERGENZE INTERNAZIONALI. LE SFIDE DELLA COMUNICAZIONE Unità di Crisi e della Direzione generale della Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Esteri Fabrizio Romano, Maurizio Canfora II lecture - QUALE E QUANTA COMUNICAZIONE C'è NEL CANTIERE DI EXPO 2015 - CHIUSURA DELLA GIORNATA E DEL SALONE E CERIMONIA DI PREMIAZIONE Interviene: Alfredo Mantica SPAZIO MEETING Presiedono le sezioni Armando Peres, Stefano Karadjov, Furio Garbagnati - COMUNICAZIONE E POLITICHE PUBBLICHE PER LA MODA Comune di Milano Nello Barile, Arturo Dell'Acqua Bellavitis, Rolando Lorenzetti, Giulia Pirovano - COMUNICARE IL TURISMO Manuela De Carlo, Bernabò Bocca, Claudia Bugno, Matteo Marzotto, Michela Vittoria Brambilla* - LINEE GENERALI DEL RAPPORTO SULL'INDUSTRIA CULTURALE E LA CREATIVITà IN ITALIA Università di Torino, Bocconi, Bicocca e IULM Stefano Rolando e Ariela Mortara, Severino Salvemini, Michele Trimarchi, Francesco Rutelli - LA SFIDA DELL'INTERNAZIONALIZZAZIONE: LA DIPLOMAZIA ECONOMICA PER LE IMPRESE Carlo Siciliano, Paola Chiappetta - COMUNICAZIONE E POLITICHE PUBBLICHE PER I CONSUMI ALIMENTARI Rolando Lorenzetti, Cristiano Sandels Navarro, Ivan Dragoni, Luca Pellegrini e Paolo Moderato, Giorgio De Rita - COMUNICARE LE FONTI RINNOVABILI, UN'OPPORTUNITà GLOCAL CESE e ICOM Massimo La Scala, Monica Fabris, Alessandro Beulcke Stefano Da Empoli, Edoardo Croci, Roberto Gagliardini - L'ORIZZONTE PROFESSIONALE E POLITICO DELLA COMUNICAZIONE PUBBLICA IN EUROPA Pierre Zémor - SISTEMA CUSTOMER'S RELATION MANAGEMENT Marie-Claire Donnet-Dubuisson - LA NUOVA IDENTITà VISIVA DELLA CITTà DI MILANO Peter Vetter, Andrea Granelli - LINEE GENERALI DELLE RICERCHE SUL CONTRASTO ALLA TOSSICODIPENDENZA Francesco Maietta, Carlo Bozzo, Antonio Nusca, Massimiliano Bruni - LINEE GENERALI DEL NUOVO CICLO DI RICERCHE SULLA PERCEZIONE D'IMMAGINE TRA ITALIANI E ROMENI Unimpresa Romania - Osservatorio ITRO Stefano Albarosa, Mario Cospito, Razvan Victor Rusu - LA CAMPAGNA DI IMMAGINE DEL GOVERNO ROMENO IN ITALIA E IN SPAGNA Agenzia per le strategie governative del Governo di Romania Mario Cospito, Dan Jurcan, Tiberiu Mugurel Dinu, Razvan Victor Rusu - COMUNICARE ARTE E CULTURA. LA TRIENNALE NELLE SUE RADICI E NELLA PROIEZIONE INTERNAZIONALE Triennale Milano Gianni Canova, Davide Rampello - COSTI DELLA POLITICA, FEDERALISMO E ACCOUNTABILITY Roberto Louvin, un rappresentante delle istituzioni regionali - PADOVA by SOUNDTOURING MARKETING TERRITORIALE CON GLI MP3 Comune di Padova e dell'Azienda Padova Turismo e Terme Euganee Stefano Karadjov, Marco Gui - EXPO TEMATICI E EXPO UNIVERSALI Roberto Daneo, Federica Busa - WORK IN PROGRESS: TORINO VERSO IL 2011 Comune di Torino Anna Martina - L'AMPLIAMENTO NELLA PERCEZIONE PUBBLICA DELLA CULTURA DELL'INNOVAZIONE L'esperienza di Innovation Circus a Milano Matteo Mauri , Sergio Campo dall'Orto - COMUNICARE ARTE E CULTURA Stefano Cimicchi, Antonio Morabito, Matteo Rosati, Daniele Spina - TRA IL NO IRLANDESE E IL 2009 ANNO DELLE SCADENZE COMUNITARIE. LA COMUNICAZIONE DI UE, STATI E TERRITORI Rappresentanza in Italia della Commissione europea - RETE DI RETI - PERCORSI INNOVATIVI PER LA GOVERNANCE DELLO SVILUPPO Assorel e Ferpi Antonio Naddeo, Giuliano Bianucci, Stefano Del Missier, Antonio Floridia, Furio Garbagnati, Guglielmo Minervini, Giuseppe Raviglia, Marco Meneguzzo - PRESENTAZIONE DEL LIBRO: SARKOBERLUSCONISMO. UN NUOVO SPETTRO SI AGGIRA PER L'EUROPA Pierre Musso, Antonio Pilati, Vincenzo Susca - ENERGIA, AMBIENTE E INNOVAZIONE IN RETE: I SERVIZI ON-LINE DELL'ENEA Enea Silvio Migliori, Susanna Del Bufalo, Patrizia Pistochini, Giampaolo Valentini, Emilio Manilia - VIRAL COMMUNICATION La comunicazione senza barriere, dal Privato al Pubblico, dai nuovi media ai nuovi mercati Gianfranco De Gregorio - GLI STRUMENTI DI FINANZA DERIVATA E LA GESTIONE ATTIVA DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE: IL MONITORAGGIO DELLE CRITICITà, DEI RISCHI E DELLE OPPORTUNITà Anpci Nicola Tonveronachi, Marcello Marconi, Paolo Chiaia - PRESENTAZIONE DEL PROGETTO "UN COMUNE, UNO SCHERMO" Anpci, Federconsumatori, Istituto Luce Luciano Sovena, Rosario Trefiletti, Franca Biglio - LA TECNOLOGIA AL SERVIZIO DELLA COMUNICAZIONE PER IL CITTADINO Ibm - REACH: UNA NUOVA DISCIPLINA PER LE SOSTANZE CHIMICHE. L'HELP DESK INCONTRA LE IMPRESE Federica Ceccarelli, Gianluca Stocco - L'ACCORDO QUADRO: NUOVO STRUMENTO PER SODDISFARE IN MANIERA FLESSIBILE LE ESIGENZE DI ACQUISTO DELLE P.A. Consip - L'EFFICIENZA ENERGETICA E LA RAZIONALIZZAZIONE SOSTENIBILE DELLA SPESA PUBBLICA Consip - LA BANDA KA E IL PROGETTO TOOWAY" Tooway" Paolo Dalla Chiara, Marco Lorigiola - CERIMONIERE 2.0 - TUTTE LE NOVITà DEL SOFTWARE PER I CERIMONIERI Bit Time Software Fabrizio Bitti * è stato invitato WORKSHOP e COM-PA E LA SCUOLA www.compa.it Per orari e consultare il programma completo, visitare il sito www.compa.it.

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Vietato protestare (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 16-10-2008)

Argomenti: Cina

POLITICA 16-10-2008 CRISTIANI NEL MIRINO Vietato protestare Cattolici in Vietnam: vivere in libertà vigilata DA HANOI LORENZO FAZZINI L' edificio giallo, elegante nel suo stile neocoloniale di fine Ottocento, giace lì solitario, circondato da vialetti, aiuole e panchine. "Vedrà, arriveranno ad abbatterlo e costruirci un albergo: è troppo ghiotto uno spazio così in pieno centro città", ci dice un imprenditore italiano da diversi anni residente da queste parti. Bambini e donne incinte vi passeggiano di sera, mentre dal vicino lago Hoan Kiem spira un po' di brezza a dare frescura ad una Hanoi affogata nel caldo umido. L'eco delle "preghiere di protesta", come i cattolici locali hanno battezzato i raduni che si sono svolti qui in due riprese (l'ultimo a fine settembre) per chiedere che questo edificio, confiscato dal governo nel 1959, ritorni alla Chiesa, non si è ancora spenta tra le parrocchie della capitale: "Non preghiamo più in strada, ma continuiamo nelle nostre chiese", confidano alcuni sacerdoti. Notte e giorno poliziotti nelle loro divise color kaki quelli in borghese non si contano nemmeno e membri della Gioventù comunista con le loro caratteristiche casacche azzurre stazionano guardinghi davanti all'ex sede della nunziatura apostolica in Vietnam, a pochi passi della cattedrale neogotica di San Giuseppe. Da qualche settimana questo pezzo di terra e questo edificio sono diventati il simbolo dell'indomita Chiesa cattolica (5 milioni e mezzo di fedeli, 40 vescovi, 2700 sacerdoti) che in Vietnam lotta per la libertà in un Paese comunista, dove la bandiera con falce e martello svetta ancor oggi sugli edifici di proprietà del partito. La questione è annosa: il palazzo dell'ex delegazione apostolica, requisito dal governo negli anni Cinquanta (come altre 90 proprietà ecclesiastiche quali terreni, edifici, scuole, ospedali), fino a dicembre era adibito a night club. Fu in quell'occasione che l'arcivescovo Joseph Ngo Quang Kiet prese carta e penna e domandò al Comitato del popolo della capitale che edificio e terreno circostante venissero restituiti alla Chiesa. Il piazzale veniva usato come parcheggio privato per le xe, le motorette che a frotte attanagliano il traffico delle città vietnamite. Le autorità pubbliche a marzo avevano solennemente promesso la restituzione alla Chiesa di entrambe le strutture. Poi, inaspettatamente, una notte di fine settembre dopo mesi di trattative tra governo e Chiesa camion e operai, scortati da poliziotti, hanno iniziato a lavorare sullo spiazzo intorno all'ex nunziatura per costruire un parco pubblico. "Non ci hanno interpellato, hanno fatto tutto da soli, interrompendo il dialogo in maniera unilaterale", è il lamento dei cattolici di Hanoi. Che a quel punto hanno iniziato a protestare pacificamente, recitando il rosario tutti i giorni (compresi preti e vescovi), su quel fazzoletto di terra. Proprio come, ad agosto, avevano iniziato a fare i fedeli della parrocchia di Thai Ha, retta dai padri redentoristi: in quell'occasione un'azienda pri- vata, sostenuta dal governo aveva iniziato a costruire un suo stabilimento su un'altra proprietà ecclesiastica confiscata alla parrocchia redentorista. I partecipanti alla protesta di Hanoi sono stati pesantemente attaccati dalla polizia: "Hanno usato gas irritanti e bastoni elettrici contro anziani e bambini inermi che erano lì solo a pregare", racconta un religioso che chiede di restare anonimo. "Hanno arrestato 6 cattolici, 3 sono ancora in carcere o agli arresti domiciliari: una vera e propria violazione dei diritti dell'uomo". In loro favore Human Rights Watch e Amnesty International hanno alzato la voce chiedendone al governo la scarcerazione. I lavori edili, al momento, nello spiazzo dell'ex nunziatura si sono interrotti; le transenne rosse e un mucchio di sabbia abbandonata ricordano ai passanti insieme al sovrastante cartello per la concessione edilizia che la minaccia di riprendere i lavori è sempre pendente. "Queste due vicende del Nord la nunziatura di Hanoi e la parrocchia redentorista non sono legate alla mera rivendicazione di terreni, ma riguardano il modo in cui è amministrata la giustizia in questo Paese", è l'analisi di padre Thomas Vu Quang Trung, superiore dei 150 gesuiti presenti nel Paese. "La gente dopo il 1975 ha perso la sua terra (nel Nord anche prima, già nel '54 con l'avvento dei comunisti) e ora vuole che gli venga restituita". Insomma, da Hanoi prende il via una rivendicazione che sembra richiamare altre epoche, ad esempio gli scioperi degli operai polacchi di Danzica o i sit-in per la democrazia degli studenti di Cina in piazza Tianan Men. "Per la prima volta segnala padre Francis Xavier Phan Long, a capo dei frati minori del Vietnam i vescovi locali hanno fatto sentire la loro voce in maniera comune su una questione concreta come quella della proprietà privata, insistendo sul dialogo franco e diretto con le autorità civili. Non sappiamo se la legge sulla proprietà privata cambierà, ma noi ci speriamo". Già, perché le proteste dei cattolici possono diventare la leva con cui la società vietnamita potrebbe mettere fine al predominio che il Partito comunista detiene sul bene decisivo della terra. "Le autorità temono un effettodomino: se cedono sulla nunziatura c'è il rischio che tutte le religioni cadoisti, buddisti, protestanti reclamino le loro esigenze in nome della giustizia". L'osservazione è di padre John Nguyen Van Ty, per molti anni provinciale dei salesiani in terra vietnamita, oggi consigliere del cardinale di Ho Chi Minh City, Phan Minh Manh. "Secondo alcuni, questa vicenda di Hanoi può essere la scintilla che potrebbe incendiare tutto. Sia la Chiesa in Vietnam che i cattolici della diaspora sono uniti: noi non cediamo, è una questione di giustizia, non di libertà religiosa, ma di diritto". Le autorità ecclesiastiche tendono ancora la mano al governo, forti anche del grande rispetto che la Chiesa si è guadagnata in questi ultimi anni sul fronte della carità e dell'aiuto ai poveri, in particolare ai malati di Aids. Lo stesso cardinale Jean-Baptiste Pham Minh Mân non lesina critiche al potere statale che, nell'affaire-Hanoi, sta mostrando il suo aspetto più veterocomunista: 'Ho pubblicamente ribadito che, come hanno detto sia il Concilio Vaticano II che Giovanni Paolo II e come Benedetto XVI ha ribadito a sua volta, la Chiesa basa la propria politica su un dialogo che si fonda sulla verità, la giustizia e la carità. Ho chiesto ai fedeli della diocesi di pregare perché tutte le parti interessate abbiano la forza da Dio di dialogare e risolvere il problema. Il dialogo è però difficile perché questa parola non esiste nel vocabolario comunista". Le autorità temono un effetto-domino: se cedono con i cristiani c'è il rischio che tutte le religioni reclamino le loro esigenze in nome della giustizia.

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Studenti cinesi in Italia: è boom Nell'ultimo anno aumentati di 15 volte (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 16-10-2008)

Argomenti: Cina

CRONACA 16-10-2008 Studenti cinesi in Italia: è boom Nell'ultimo anno aumentati di 15 volte PERUGIA. "Forte è stato nell'ultimo quinquennio l'impegno delle università italiane per acquisire studenti cinesi, da 104 nel 2003 a 1640 nell'ultimo anno accademico, con un accrescimento della quota di oltre 15 volte; un risultato incoraggiante nonostante le scarse risorse della rete accademica". Questi i dati che il rettore dell'Università per Stranieri di Perugia, Stefania Giannini, nel ruolo di delegato per le Relazioni Internazionali della Conferenza dei Rettori Italiani, ha presentato ieri all'incontro stampa svoltosi a Roma per la presentazione del "Progetto Unitalia". L'iniziativa, promossa dalla Fondazione Italia Cina in sinergia con il ministero degli Affari Esteri, dell'Ambasciata d'Italia a Pechino, dell'ambasciata della R.P.C. in Italia e della Crui, ha il cofinanziamento della Fondazione Cariplo e l'obiettivo sia di attrarre studenti cinesi negli atenei italiani che incrementare l'insegnamento della lingua italiana nelle università cinesi. L'incremento numerico citato dal rettore Giannini ha integrato positivamente quanto evidenziato dal presidente della Fondazione Italia Cina, Cesare Romiti, sul divario numerico di studenti cinesi negli atenei delle principali nazioni europee e l'Italia (40mila in Gran Bretagna, 60mila in Germania). "Se è vero che una maggiore quota di studenti cinesi nei nostri atenei sarà volano di sviluppo complessivo dei rapporti tra i due Paesi è stato il commento del rettore della Stranieri occorre porre in evidenza come la non forte presenza della rete accademica italiana nel mondo in termini, ad esempio, di borse di studio e l'esiguità di risorse a disposizione degli atenei rendono difficile lavorare su questo fronte".

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<I prezzi ora rischiano di salire> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 16-10-2008)

Argomenti: Cina

MONDO 16-10-2008 "I prezzi ora rischiano di salire" DI PAOLO VIANA I prezzi mondiali del cibo potrebbero tornare a crescere e lo scenario della crisi è tutt'altro che chiaro. Lo testimonia Piero Conforti, economista della Fao. Che mette in dubbio il ruolo della speculazione e quello di Cina e India nella crisi dei cereali. La bufera finanziaria si placa e c'è chi spera che la crisi sia già finita. Qual è la situazione delle commodities agricole? Negli ultimi mesi i listini internazionali dei prodotti agricoli hanno rallentato la loro corsa perché in molti paesi c'è stata una forte espansione delle aree coltivate a grano, riso e mais, che avevano raggiunto quotazioni record, provocando seri problemi di approvvigionamento. L'andamento dei prezzi agricoli, tuttavia, potrebbe essere influenzato dalla crisi finanziaria di questi giorni. La speculazione può ridurre il mondo alla fame? La crisi alimentare dei mesi scorsi si spiega soprattutto attraverso i fondamentali. C'è stato, è vero, un aumento significativo del commercio di derivati sulle commodities agricole e un travaso di investimenti, ma a noi paiono più rilevanti, come concause del caro cereali, lo squilibrio tra domanda e offerta nel breve periodo, dettato dall'andamento climatico, dal basso livello delle scorte, dalla domanda di biocarburanti e dal rincaro del petrolio. Anche l'incremento della domanda di Cina e India, che pure trascina in alto i prezzi nel lungo termine, non spiega del tutto quella crisi. Perché la crisi ha colpito soprattutto paesi che sono esportatori di prodotti agricoli? I Paesi in via di sviluppo più poveri le cosiddette least developed countries sono importatori netti di prodotti di base, come i cereali. Per anni la larga disponibilità nel mercato internazionale di beni alimentari di base, prodotti a costi molto ridotti dai paesi industrializzati, li ha disincentivati a investire in agricoltura, e ciò ha contributo a ridurre ulteriormente la loro capacità di produrre e competere. Inoltre, i prezzi di molti prodotti tropicali che essi esportano per esempio il caffè o il cacao non sono cresciuti quanto quelli di grano, mais e riso. Il differenziale di crescita fra i proventi delle esportazioni e il prezzo dei cereali importati è diventato quindi una morsa. Si consideri che parallelamente sono cresciuti i costi dell'energia... Oggi crederebbe ancora al teorema Wto: prezzi più liberi uguale prezzi più bassi e prezzi più bassi uguale più democrazia e sviluppo per tutti? La Wto può anche aver ragione, ma occorre specificare correttamente i termini della questione. La riduzione dei prezzi per i consumatori è un vantaggio, che può derivare, sotto determinate condizioni, dalla rimozione degli ostacoli al commercio. Tuttavia, perché questo sia un gioco a somma positiva, occorre che i produttori del paese che apre le proprie frontiere a beneficio dei consumatori interni riesca a cogliere le opportunità che si determinano nei mercati esteri in conseguenza dell'apertura delle frontiere altrui. Invece, molti dei paesi più poveri hanno visto aumentare le proprie importazioni di alimenti senza riuscire ad aumentare l'export. E così il teorema non funziona: infatti, molte regole della Wto non si applicano ai paesi più poveri, o si applicano in misura limitata. In futuro ci dobbiamo aspettare un'ulteriore discesa dei prezzi dei cereali e della soia? Se la crisi finanziaria si tradurrà in una recessione globale, questo indebolirà la domanda e si potrebbero raffreddare i listini. E questo effetto potrebbe essere forte soprattutto nei paesi poveri, dove all'alimentazione è destinata una quota di reddito più elevata. Tuttavia, la crisi finanziaria potrebbe ridurre la disponibilità di credito, quindi gli investimenti, e deprimere così l'offerta globale spingendo in alto i prezzi, dato che le scorte sono ancora prossime ai minimi storici. Non sappiamo quale di questi meccanismi prevarrà, ma per certo possiamo dire che la volatilità di questi giorni non è favorevole, nemmeno alla sicurezza alimentare, dato che per produrre di più e meglio occorre una prospettiva di stabilità. Inoltre, dovremmo chiederci che effetto avrà la crisi finanziaria sulle risorse a disposizione per la cooperazione internazionale: parte di quelle promesse dai paesi nella Conferenza di Alto Livello promossa dalla Fao a Roma lo scorso giugno devono ancora essere stanziate, anche se l'Italia ha rifinanziato con 14 milioni di euro il suo fondo fiduciario speciale. l'intervista L'economista Conforti: "La tempesta delle borse può condizionare i listini agricoli. Non c'entra la speculazione, nazioni impoverite penalizzate" L'Africa resta l'emergenza.

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Spettro recessione, nelle Borse torna la paura (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 16-10-2008)

Argomenti: Cina

ECONOMIA 16-10-2008 Spettro recessione, nelle Borse torna la paura Wall Street affonda: -7,9%. L'Europa brucia 353 miliardi. A picco il petrolio: 74,5 dollari DA MILANO GIUSEPPE MATARAZZO L' illusione dura appena due giorni. Poi l'euforia svanisce e la paura ritorna. Per le Borse di tutto il mondo è nuovamente "profondo rosso". La fiducia scatenata dai piani anti-crisi varati dalle istituzioni americane ed europee ha già lasciato il campo a nuovi timori di recessione, che spingono a picco i listini. Wall Street in caduta libera dopo la pubblicazione del Beige Book della Fed sull'andamento dell'economia ha ceduto addirittura il 7,90%. Tutte col segno meno le piazze europee. La migliore è Milano che ha perso il 4,95%, con i bancari in forte difficoltà. L'andamento ribassista era partito in nottata dall'Asia: Tokyo a fine sessione ha segnato un rialzo dell'1,1%, un colpo di coda finale dopo una sessione condotta prevalentemente in territorio negativo. Il calo più ampio, del 5%, è stato registrato da Hong Kong. A Singapore indici giù del 3,24%. E anche qui i governi corrono ai ripari. Il presidente filippino Arroyo ha annunciato l'istituzione da parte dei Paesi del Sud-Est asiatico di un fondo (a cui potrebbero aderire anche Giappone, Cina e Corea del Sud) per acquistare titoli "tossici" dalle banche in difficoltà sul modello del piano Paulson. L'Europa si adegua subito all'andamento negativo, uscendo malissimo dalla seduta di ieri. L'indice paneuropeo DjStoxx 600 lascia sul terreno il 6,5%. Bruciati ben 353 miliardi, annullando così il recupero dei giorni scorsi. I passivi delle singole Piazze sono pesanti: Londra perde il 7,16%, Parigi il 6,82%, Francoforte il 6,49%. Zurigo cede il 5,64, Amsterdam il 7,56 e Madrid il 5,36. A Milano il Mibtel chiude con un ribasso del 4,95%. Piazza Affari inizia la seduta già in calo, stabilizzandosi intorno al -1%, prima di peggiorare nettamente nel pomeriggio in coincidenza con l'apertura negativa di Wall Street. Tra gli energetici cedono posizioni Enel (-8,94%), Eni -5,82%, Saipem (- 6,35%) e Tenaris (-11,39%). Deboli i titoli degli istituti di credito. In particolare soffre Unicredit che sacrifica l'8,07%, mentre Intesa Sanpaolo accusa un -5,04%. Dietrofront per Banco Popolare (-7,80%) dopo i forti recuperi precedenti. Giornata da dimenticare per la Borsa americana (Nasdaq a -8,47%), segnata ancora da forti ondate di speculazioni sul finale. Wall Street è stata influenzata da alcuni segnali di giornata, come il peggioramento dei prezzi alla produzione e delle vendite al dettaglio a settembre. Ad appesantire il mercato, le parole del presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, secondo cui la turbolenza dei mercati creditizi rappresenta una "grave minaccia" per un'economia Usa già in fase di rallentamento. Neanche i buoni dati di Coca Cola e Intel hanno rassicurato gli operatori. Anche il calo del prezzo delle commodities e del petrolio (sceso sotto i 75 dollari al barile, a quota 74,5) viene letto come l'effetto del temuto raffreddamento della domanda globale. Ad appena due giorni dal maxirimbalzo delle Borse di tutto il mondo, la parola "crisi" torna dunque subito d'attualità. E se i piani statali non bastano a dare stabilità al mercato, l'attenzione si rivolge ormai all'economia reale.

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Clima, l'Italia pronta al veto <Non siamo Don Chisciotte> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 16-10-2008)

Argomenti: Cina

MONDO 16-10-2008 CONSIGLIO EUROPEO Il premier chiede una pausa di riflessione sulla riduzione dei gas in questo momento di crisi C'è l'intesa per riattivare i contatti con il Cremlino La discussione sul Trattato di Lisbona a fine anno Clima, l'Italia pronta al veto "Non siamo Don Chisciotte" I 27 divisi sulle emissioni. Berlusconi: Russia nell'Unione DA BRUXELLES FRANCO SERRA A l vertice dei leader dell'Ue Silvio Berlusconi minaccia il veto sul pacchettoclima; definisce "ridicolo il commercio del diritto di inquinare" previsto da un progetto per cui tra l'altro le industrie dovrebbero pagare pesantissimi certificati di emissione di Co2. L'offensiva del presidente del Consiglio trova molti alleati e ieri, nella prima delle due giornate del summit, Berlusconi ha segnato parecchi punti a suo vantaggio. Tutti d'accordo in linea di massima per confermare l'intenzione di ridurre entro il 2020 del 20% le emissioni di Co2; d'accordo anche per cercare di ridurre di altrettanto i consumi, bene pure l'idea di sviluppare in parallelo le energie alternative. Ma sui tempi per avvicinarsi a questi obiettivi, in questa fase di crisi economica tra i governi dell'Ue si è fatta vigorosamente strada l'idea di frenare in attesa di tempi migliori per l'economia. Ufficialmente la Francia, presidente di turno dell'Ue, propone di varare il pacchetto in dicembre, nel prossimo vertice. Ma ieri i Ventisette hanno constatato che sono lontani dall'unanimità. Appena arrivato a Bruxelles, Berlusconi ha chiarito che l'I- talia vuole un rallentamento del progetto, per evitare alle imprese costi insostenibili. Confindustria calcola un costo pari all'1,5% del Pil e ieri la sua presidente Marcegaglia ha detto che "l'impegno per ridurre le emissioni inquinanti lo manteniamo ma non con queste norme perché così si uccide l'industria europea, e quella italiana prima delle altre". "Credo che in Consiglio europeo sarà presa una decisione di avere un certo momento di attesa", ha detto il presidente del Consiglio spiegando che "in questo momento si presenta una crisi che rende molto difficile per le economie europee e non solo per quella italiana di sostenere questo impatto estremamente costoso". Sui target indicati per ridurre gli inquinanti l'I- talia non ha da ridire. "Il cambiamento climatico è un problema importante che ci deve preoccupare e che deve vederci impegnati affinché si possano raggiungere i risultati previsti nel 2020", ha detto Berlusconi. "Ma le nostre imprese non sono assolutamente nella misura di sopportare i costi della regolamentazione proposta. Non crediamo che sia il momento di fare i Don Chisciotte, di andare soli quando i Paesi grossi produttori di Co2 come gli Usa e la Cina sono assolutamente negativi sul fatto di aderire alla nostra azione". Berlusconi ha trovato una sponda importante nel cancelliere tedesco Angela Merkel che vuole modifiche sostanziali a tutela delle industrie ad alto consumo di energia. Il premier britannico Gordon Brown e il presidente della Commissione José Manuel Barroso hanno insistito all'unisono perché "siano fedelmente rispettati gli obiettivi". L'appoggio probabilmente decisivo alla richiesta italiana è venuto dai Paesi dell'Europa centroorientale che, guidati dalla Polonia hanno tenuto un loro vertice-lampo chiedendo che il pacchetto sia rinegoziato e non sia varato in dicembre. Oscurati dalle discussioni sulla crisi economica e dagli scontri sul clima, hanno trovato poco spazio i temi del recupero del Trattato di Lisbona bloccato dal "no" irlandese e delle relazioni con la Russia dopo il conflitto in Georgia. Di eventuali iniziative sul Trattato si riparlerà in dicembre. E sui rapporti con Mosca, con diverse sfumature c'è intesa per riprendere senza troppi ritardi le trattative per un accordo di partnership strategica Ue-Russia. Nel tardo pomeriggio a margine di una riunione del Ppe, Berlusconi si era spinto oltre spostando il discorso della riapertura dei colloqui con Mosca a un suo ingresso nell'U- nione: "Sento la Russia come un Paese occidentale ha detto il premier e quindi il mio progetto è che nei prossimi anni la Federazione Russa possa diventare membro dell'Europa". Parigi: "Varare il pacchetto sull'ambiente in dicembre" Ma cresce il fronte del no: contrari anche Berlino e Varsavia Il presidente francese Nicolas Sarkozy, al centro, tra i leader dell'Unione europea a Bruxelles (Reuters).

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Colpo esaote mega commessa con la cina (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 17-10-2008)

Argomenti: Cina

Pagina IX - Genova L'operazione Fornitura di mille ecografi Colpo Esaote Mega commessa con la Cina NONOSTANTE la crisi Esaote mette a segno un colpo grosso in Cina. e firma un contratto da venti milioni di euro per la fornitura di mille ecografi alla China Charity Federation, un'organizzazione cinese non governativa, che li distribuirà nella zone rurali della Repubblica Popolare cinese. L'accordo è stato firmato ieri mattina nella sede della Camera di commercio di Genova dal presidente di Esaote Carlo Castellano, da Baojun Fan e Baozhong Li, rispettivamente presidente e vicepresidente di Ccf. E' la seconda fornitura di questo tipo in un anno, e oggi la Cina rappresenta per Esaote il secondo mercato straniero subito dopo gli Usa, un mercato che tra l'altro sta vivendo un momento di espansione vertiginosa, visto che il fatturato delle esportazioni Esaote verso questo paese è cresciuto dell'80% in soli due anni. La crisi intanto frena l'ingresso in Borsa della società genovese. "Con Intesa San Paolo avevamo portato avanti le procedure per la quotazione - spiega Castellano - ma la bufera in corso ci impone un posticipo, quindi le valutazioni sono rimandate all'inizio del 2009". (n. c.).

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Modugno, c'era melanina nel latte cinese - mara chiarelli (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 17-10-2008)

Argomenti: Cina

Pagina V - Bari Modugno, c'era melanina nel latte cinese I Nas a caccia di chi ha importato il prodotto. Buchi nei controlli doganali I risultati delle analisi condotte nei laboratori del ministero della Salute La sostanza tossica dieci volte più del lecito MARA CHIARELLI Ora che la certezza c'è, che i laboratori riconosciuti dal ministero della Salute hanno accertato l'elevata presenza di melamina nel latte cinese sequestrato tre settimane fa a Modugno, i carabinieri del Nas (il Nucleo antisofisticazione) di Bari alzano il tiro. E spostano le indagini sull'importatore cinese, su chi, a Roma e Napoli, ha venduto ai grossisti del Barese. I due casi di positività alla melamina, scoperti dall'istituto zooprofilattico di Teramo nel "Milk Drink" e nel probiotico sequestrati un mese fa al grossista di Modugno, sono infatti due dei tre campioni sentinella, che hanno lanciato l'allarme in Italia. Nel latte e nel suo derivato, destinati all'infanzia, c'erano infatti percentuali di sostanza tossica pari a 10 volte il limite consentito, anche se non con conseguenze letali. I militari specializzati, coordinati dal tenente Antonio Citarella, appena saputo l'esito delle analisi, sono tornati a far visita al deposito di via Porto Torres a Modugno, sequestrando anche quelle lattine che ancora non erano state portate via. Per il titolare del magazzino, proprietario anche del negozio al dettaglio "Luna rossa", Chen Jine, di 49 anni, è scattata ora la denuncia penale per il reato di commercio di sostanze alimentari nocive. In procura a Bari è stata depositata una prima informativa con i risultati delle analisi di laboratorio, ma nei prossimi giorni gli investigatori aggiungeranno altri elementi utili, che confluiranno in un fascicolo di inchiesta. E sarà, di conseguenza valutata la possibilità di apporre i sigilli all'esercizio commerciale. Le indagini puntano, tra l'altro, ad accertare cosa non abbia funzionato nei sistemi di controllo doganale, che avrebbero dovuto impedire l'arrivo del latte contaminato in città. Risultati confortanti, in ogni caso, arrivano da Teramo sull'esame delle caramelle al latte, anche quelle sequestrate nel blitz di settembre scorso a Modugno. Le 130 (in tutto) confezioni di latte o a base di latte erano per la maggior parte destinate alla nutrita comunità cinese presente sul territorio barese, ma non si esclude che i prodotti possano essere stati acquistati da italiani, magari incuriositi dal particolare contenitore. Nel magazzino non erano state trovate polveri da miscelare per ottenere il latte, come è invece il caso della Cina, ma diverse irregolarità erano state riscontrate su altre sostanze di varia natura, conservate nel deposito: pasta, vegetali e aromi, per circa 100 chili, riportavano etichette non in regola con le normative, anche europee. Si trattava infatti di scritte falsificate, in lingua italiana e stampate su ordinari fogli adesivi in formato A4. Altre duemila etichette dello stesso tipo erano state poi ritrovate nel magazzino. Alla luce di questa scoperta, il cinese era stato denunciato per tentativo di frode in commercio. Si ipotizza, infatti, che la dicitura riportata non rispecchiasse il reale contenuto delle derrate alimentari e servisse, al contrario, per renderle commercializzabile sul mercato legale. Ma i controlli sugli alimenti di provenienza extracomunitaria non si fermano qui. Nei prossimi giorni, a caccia di irregolarità si muoveranno anche gli ispettori della Asl barese. I medici del Sian, il Servizio di igiene e alimentazione, che già hanno chiuso tre ristoranti cinesi per gravi carenze igienico-sanitarie, avvieranno verifiche su tutti gli esercizi commerciali, ristoranti e piccoli punti vendita, non solo cinesi ma anche di altre etnie, sparpagliati per Bari e provincia.

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Rocchi: "io sono pronto" e rossi pensa al tridente - stefano carina (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 17-10-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XIX - Roma Rocchi: "Io sono pronto" E Rossi pensa al tridente STEFANO CARINA LO vedi e sembra il classico leone in gabbia. Rocchi in campo smania, corre su tutti i palloni, dà indicazioni ai compagni con una grinta non comune per la classica partitella del giovedì. Segna tre reti (14-0 il risultato finale contro il Formia) che sembrano però non bastargli: ha voglia di riprendersi il tempo perduto. La frattura al perone rimediata in Cina è oramai un brutto ricordo: "Ho tanta voglia di tornare in campo - ha ammesso ieri - anche perché, a causa dell'infortunio, per me si può dire che la stagione inizia adesso. Sono pronto, sono guarito e ho acquisito anche una buona condizione fisica che migliorerà col passare delle partite". Parole che sembrano un messaggio a Rossi che solo qualche giorno fa lo aveva dipinto come un calciatore sottovalutato: "Sinceramente non so se giocherò - ha spiegato - sono a disposizione, ma questo vuol dire che posso anche andare in panchina. Mi reputo un giocatore importante per questo gruppo e credo che il mio rientro darà qualcosa in più alla squadra. Il tridente? Non so se lo vedremo col Bologna, sarà l'allenatore a valutare il modulo e la mia condizione". Non è escluso che questo accada, magari a partita in corso. Le prove tattiche di ieri non sono infatti da sottovalutare. A partire da Foggia che ha giocato nel trio offensivo a destra quasi che ricoprisse il ruolo di vice-Pandev (di ritorno dalla nazionale e quindi assente), passando per Dabo che ha preso il posto di Mauri (che ha disputato la ripresa) e finendo con Zarate che si è spesso cambiato la posizione con lo stesso Rocchi. Proprio l'argentino è la sorpresa di questo avvio di stagione: "è un giocatore di grandi qualità, sta facendo molto bene e si è ambientato subito. Noi abbiamo un bel rapporto, lo considero un bravo ragazzo ma ancora dobbiamo metterci d'accordo su chi sarà il rigorista. Diciamo - ha aggiunto scherzando - che li tirerà il primo che arriva sul pallone". Notizie dal campo: Matuzalem, Firmani e Manfredini sono out per Bologna, Meghni e Muslera recuperano. Dopo la trasferta di domenica i biancocelesti ospiteranno in casa il Napoli. Ieri il Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive (Casms) ha deciso che gli abbonati della Lazio potranno acquistare per l'incontro fino a 4 biglietti ciascuno, da poter girare ai tifosi residenti nella provincia di Roma, sui quali garantiranno essi stessi.

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Mozzarelle, vino e diossina un anno di scandali del cibo - caterina pasolini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 17-10-2008)

Argomenti: Cina

Cronaca Si moltiplicano i controlli dei Nas, nel 2007 quasi trentamila ispezioni Mozzarelle, vino e diossina un anno di scandali del cibo CATERINA PASOLINI ROMA - Un anno vissuto pericolosamente, a tavola. Tra mozzarelle alla diossina, bufale infette e falsi vini d'annata barricati con turaccioli. Comprando tonno al mercurio, carne agli ormoni, te al piombo e miele agli antibiotici. Passando per maiale allevato col cromo per rendere le carni più rosse o salmone con additivi per farli apparire più arancioni. Cibi contraffatti, adulterati, congelati o scaduti venduti per freschi sembrano essere diventati un rischio mattutino per chi va a fare la spesa. Anche per questo si moltiplicano i controlli dei Nas che l'anno scorso hanno fatto quasi 29mila ispezioni, contestato 5600 infrazioni penali e sequestrato merci per oltre 120 milioni di euro, con aumenti del 300 % dei sequestri nel settore delle acque e bevande, del 500% nel latte e derivati e un raddoppio per le carni. Dai primi scandali del vino al metanolo di anni fa non sembrano bastare più le etichette a farci sentire sicuri, troppe le contraffazioni nelle date di scadenza o l'elenco degli alimenti, come l'ultimo eclatante caso dei formaggi, che vengono scoperte dagli inquirenti. Storie di ordinario imbroglio da Milano a Palermo, come l'olio di semi che nella metropoli lombarda veniva venduto come extravergine di oliva o i 200mila litri di falso aceto balsamico sequestrati a Reggio e la tonnellata di alimentari scaduti e rietichettati trovati in un capannone a Bologna dai finanzieri. Imbrogli e attacchi alla salute quotidiani raccontano le cronache tra arrivi dall'est, dall'oriente e la mano lunga della camorra, della malavita che tra Campania, Puglia e Sicilia gestisce affari anche nel ramo alimentare. Parlano i casi scoperti nei mesi scorsi di mozzarelle di bufala fatte con latte colombiano o formaggi con materie prime arrivate dalla Romania congelate e sbiancate con la calce e soda caustica. Alimenti italiani, il nostro paese ha ricevuto 70 notifiche per produzioni irregolari, ma arrivati anche dalla Cina (ha il primato negativo mondiale: 390 notifiche) come i pomodori orientali che finiscono in Campania per le "passate veraci" o le anguille cinesi vendute come pescato locale sulle nostre coste.

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Napoli, maxisequestro di latte cinese "allarme salute, sospetto di melamina" - alberto custodero (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 17-10-2008)

Argomenti: Cina

Cronaca Confisca Napoli, maxisequestro di latte cinese "Allarme salute, sospetto di melamina" Tre i casi già accertati. Il ministro Zaia: tolleranza zero Per l'import da Pechino accessi solo da Malpensa, Fiumicino e i porti di Genova e Napoli ALBERTO CUSTODERO ROMA - Maxi sequestro in Campania, ieri, da parte dei Forestali, di 10 quintali di latte cinese sospetto di essere contaminato dalla melamina, il composto che, mischiato illegalmente nel latte pediatrico, ha causato in Cina numerose morti e intossicazioni. I carabinieri del Nas hanno scoperto intanto i primi tre casi di prodotti alimentari cinesi adulterati proprio dalla melamina. Non è guerra commerciale con la Cina. "La comunità cinese non tema - ha precisato il ministro dell'Agricoltura Luca Zaia - le attività criminali non hanno etnie o colori di sorta". "Ma - ha aggiunto il ministro - è tolleranza zero contro le frodi alimentari". In attesa degli esiti degli esami sul latte sequestrato a Napoli, i primi tre test risultati positivi in Italia (23 in Europa), riguardano due campioni di latte sequestrati in provincia di Bari e uno di yogurt nel Napoletano. Il comandante dei Nas, generale Cosimo Piccinno, ha spiegato che "sono stati rilevati dai 3 ai 22 milligrammi di melamina per chilogrammo in prodotti per bambini, contro un limite di 2,5 milligrammi". "Non si tratta - ha aggiunto - di una quantità letale, ma comunque nociva". Durante l'operazione "lanterne rosse" dei Forestali nel Napoletano sono stati apposti i sigilli ad altri prodotti alimentari made in China: mozzarelle, tè, papaia, zampe di gallina, olio estratto dalle ghiandole di musco, un cervo in via di estinzione. E poi datteri di mare, carne bianca, pesci affumicati, funghi, uova, tutto materiale illegale che sarà distrutto. L'allarme alimentare non riguarda solo i prodotti alimentari, ma anche gli integratori cinesi. Su questo fronte l'allarme è scattato quando i Nas hanno sequestrato a Genova, in un container, 10 tonnellate di una sostanza bianca sconosciuta destinata ad un'azienda in Emilia che produce integratori. Per il sottosegretario alla Salute Francesca Martini lo scandalo del latte cinese alla melamina è "uno dei più grandi attentati alla salute globale del pianeta ed una delle più grandi frodi alimentari perpetrate". "La Cina - ha denunciato ancora il sottosegretario - non ha fornito all'Oms i dati epidemiologici, un atteggiamento, questo, che i massimi organismi mondiali della salute considerano omertoso, come minimo non collaborante. "Per controllare l'importazione dalla Cina - ha concluso Francesca Martini - i prodotti alimentari cinesi potranno essere importati in Italia solo da quattro "punti di accesso": gli aeroporti di Milano Malpensa e Roma Fiumicino, il porto di Genova e il porto di Napoli".

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Ma contro i sovrani è pronto lo scudo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-17 - pag: 2 autore: L'Italia aspetta una linea europea dopo l'ingresso nell'immobiliare, nella moda e nel lusso Ma contro i "sovrani" è pronto lo scudo Isabella Bufacchi ROMA Quei 3.000 e più miliardi di dollari di liquidità nelle casse dei fondi sovrani, molti dei quali concentrati in Medio Oriente e Asia, sono benvenuti se si limitano ad irrigare - passivamente - le aride economie occidentali, tenute a secco da un indomabile credit crunch. Ma se, come ha denunciato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, le imprese italiane rischiano di finire sotto attacco delle Opa ostili dei Sovereign wealth funds (Swf), allora è il momento di alzare qualche diga. Così, mentre il ministro degli Esteri Franco Frattini vola ad Abu Dhabi dove incontrerà Sheikh Abdullah Bin Zayed Al Nahyan membro del Cda del fondo Adia (il più grande al mondo con 1000 miliardi) il Governo prepara un ritocco alla legge sull'Opa per dare qualche munizione in più alle società sotto tiro e intanto chiude un occhio all'ingresso di investitori libici in Unicredit. Non a caso il Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica presieduto da Francesco Rutelli) si sta interessando a eventuali rischi connessi a "interventi poco trasparenti " di alcuni fondi. Sbattere la porta in faccia a questi investitori istituzionali di lungo periodo è però un lusso che nessun Paese occidentale sull'orlo della recessione per la crisi della liquidità e del credito può permettersi, ora come ora. Questi fondi statali restano oggetto di studio perchè unici: non hanno debiti, investono prevalentemente all'estero, si alimentano con i surplus delle bilance commerciali o con i guadagni delle vendite di materie prime (petrolio in primis). Le pillole avvelenate non devono essere prescritte per legge. Gli Stati Uniti e l'Australia sono due esempi recenti di un freno all'avanzata dei Swf: dopo lo sbarco di Singapore, Kuwait, Emirati Arabi e Cina nel capitale di alcuni colossi bancari di Wall Street, Morgan Stanley e i liquidatori di Lehman Brothers si sono rivolti alle giapponesi Nomura e Mitsubishi Ufj. L'Australia è andata oltre. Quando ha temuto che la Cina mirasse alla gestione strategica di Rio Tinto (uno dei più grandi fornitori di materie prime al mondo), ha eretto paletti: la società statale cinese Chinalco, gigante dell'alluminio, dovrà chiedere il permesso al Governo australiano per poter andare oltre l'attuale quota del 10% in Rio Tinto e non può nominare un membro del consiglio di amministrazione. L'Italia non svetta in cima alla classifica dei Paesi occidentali nel mirino dei fondi sovrani, dominata da Stati Uniti, Svizzera, Gran Bretagna e India. Ma gli investimenti in Italia stanno crescendo,come l'ultimo acquisto reso noto ieri con l'ingresso di Libyan Investment Authority in Unicredit. Prima si sono fatti vedere nei settori del lusso, della moda e dell'immobiliare: sono entrati in Ferrari, Piaggio, Mediaset, in alberghi come il Gallia a Milano. Il fondo sovrano di Singapore ha messo piede nelle autostrade, negli aeroporti, nelle stazioni e nella telefonia facendo il suo ingresso nel capitale di Sintonia, holding che fa capo alla famiglia Benetton. Di recente la Cassa depositi e prestiti guidata da Alfonso Iozzo assieme alla francese Cdc hanno fondato il "Club degli investitori di lungo termine" per attrarre i fondi sovrani nelle infrastrutture europee, a secco di finanziamenti prima della crisi di liquidità del secolo. I fondi sovrani hanno iniziato la loro storia nel 1953 nel Kuwait con la Kuwait investment authority: hanno mosso i primi passi come investitori molto conservativi e prudenti, concentrando il proprio portafoglio nei titoli di Stato, principalmente Treasury americani: incassando rendimenti molto bassi ( è stato calcolato l'1%in termini reali negli ultimi 60 anni). Solo da qualche anno hanno iniziato a diversificare spostandosi nel mondo dell'equity: con un tempismo non proprio fortunato, a giudicare dalle minusvalenze da capogiro incassate entrando nelle più grandi investment bank americane e svizzere prima del collasso delle Borse. E poi i Sovereign wealth fund sono entrati a loro volta nel mirino di legislatori e regolatori: la Germania intende arginarli per legge con l'obiettivo di frenare acquisizioni di partecipazioni azionarie rilevanti in società strategiche per il Paese; l'Ocse e il Fmi lavorano a codici di condotta e auspicano più trasparenza nella governance, vero punto oscuro. Ma il rubinetto dei fondi sovrani, pur con qualche precauzione in più, sarà lasciato aperto. isabella.bufacchi@ilsole24ore.com LUNGO TERMINE La Cdp e la francese Cdc hanno fondato un club per attrarre investimenti stranieri nel settore delle infrastrutture.

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Maxi-sequestro di latte cinese (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-10-17 - pag: 25 autore: Contraffazione alimentare. Tre campioni analizzati dai Nas dei Carabinieri sono risultati positivi alla melamina Maxi-sequestro di latte cinese A Napoli interviene la Forestale - Il ministro Zaia promette "tolleranza zero" Rita Fatiguso MILANO C'era melamina in tre campioni, due di latte, uno di yoghurt, di prodotti importati dalla Cina ben prima dello scandalo scoppiato il mese scorso, sequestrati a Modugno (Bari) e Poggio Marino (Napoli). Per il comandante dei Nas, Cosimo Piccinno, "è una quantità non letale, ma nociva ". Sufficiente a far rientrare i campioni tra i 26 risultati in Europa positivi alla melamina. L'allarme resta alto, proprio ieri ben dieci quintali di latte cinese a rischio melamina sono stati sequestrati in un capannone a Napoli della Guardia forestale, arrivati nel porto via container. Tra dieci giorni i risultati delle analisi. Ma, accanto al latte, l'operazione "Lanterne Rosse" ha intercettato anche farmaci e cosmetici. Il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, ha parlato "del più grande sequestro mai effettuato di latte cinese in Italia", confermando la linea dura nei confronti di qualsiasi contraffazione, da qualsiasi etnìa sia perpetrata. "Bisogna rendere obbligatoria l'etichetta di provenienza per tutti gli alimenti ", ha incalzato il presidente della Coldiretti, Sergio Marini. L'attività del Corpo forestale ha dimostrato l'efficacia del coordinamento tra i diversi protagonisti del sistema dei controlli. L'Ufficio centrale antifrode delle Dogane, ad esempio, a settembre ha diramato le coordinate di una trentina di esportatori cinesi, per la metà di grandi dimensioni finiti negli indicatori di rischio in quanto specializzati nell'import-export di prodotti lattiero-caseari dalla Cina. I codici doganali relativi all'attività possono addirittura consentire l'intercettazione all'arrivo dei container nei porti. Dal 22 settembre al 13 ottobre, i Carabinieri dei Nas hanno ispezionato ben 855 strutture specializzate nella distribuzione di prodotti alimentari cinesi. Sono stati prelevati 127 campioni, inviati ai laboratori di analisi. Finora, sono stati resi noti i risultati di 48 campioni dall'Istituto zooprofilattico di Teramo, inclusi i tre risultati positività alla melamina. Si profilano misure drastiche per i prodotti alimentari cinesi. Secondo il sottosegretario alla Salute Francesca Martini i punti di accesso delle merci cinesi saranno quattro: gli aeroporti di Milano Malpensa e Roma Fiumicino, il porto di Genova e il porto di Napoli. "Container provenienti dalla Cina –ha detto il sottosegretario – dichiaravano di trasportare giocattoli o mobili, invece trafficavano illegalmente in prodotti alimentari". Rassicuranti, dalla Cina, le affermazioni del presidente della Repubblica popolare cinese, Wen Jabao: "Sarà predisposta una nuova regolamentazione sul cibo e la sicurezza alimentare ". Voci raccolte dall'agenzia Nuova Cina denunciavano intanto che i prodotti alla melamina erano finiti nel circuito dei discount. E che in varie località il Governo starebbe cercando di bloccare cause per i risarcimenti di vittime del latte contaminato. Spesso è proprio sulle regole del gioco che la contraffazione prospera. Una partita di dieci tonnellate di materie prime utilizzate per integratori provenienti dalla Cina, destinate a una società emiliana è stata sequestrata a Genova, analizzata e poi dissequestrata. "L'allarme resta – ha detto il sottosegretario Martini – su tutte quelle sostanze e prodotti, come gli integratori, che vengono assunti dagli sportivi o da chi fa attività fisica, acquistabili su Internet o venduti attraverso canali di distribuzione non controllati". rita.fatiguso@ilsole24ore.com Inchiesta. Una guardia forestale controlla i prodotti cinesi a Napoli ANSA.

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Il greggio sotto i 70 dollari (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2008-10-17 - pag: 48 autore: Combustibili. Si profila un taglio di un milione di barili al giorno per difendere i prezzi Il greggio sotto i 70 dollari L'Opec anticipa al 24 ottobre il meeting d'emergenza Roberto Capezzuoli La discesa dei prezzi del petrolio non si arresta e il Cartello dei produttori corre ai ripari, anticipando a venerdì 24 ottobre la riunione di emergenza che i 13 Paesi dell'Opec avevano precedentemente indetto a Vienna per il 18 novembre. "Occorreva intervenire prima che le soluzioni divenissero troppo difficili", ha commentato ieri il ministro del Petrolio del Qatar, Abdullah al-Attiyah. In effetti una soluzione, che si riveli calibrata ed efficace, non sembra agevole da inventare. Per Derlis Palacios, fresco ministro del Petrolio dell'Ecuador, "l'ideale sarebbe una stabilizzazione sopra gli 80 dollari al barile". Questa è anche la cifra che Palacios si aspetta per fine anno, quando la crisi finanziaria internazionale sarà meno frenetica e l'inverno avrà accelerato i consumi. Il presidente Opec, Chakib Khelil, ritiene "ideale" una fascia 70-90$, mentre il ministro nigeriano Odein Ajumogobia si limita a sostenere che l'incontro della prossima settimana rappresenta un'opportunità per considerare le opzioni a disposizione. Di opzioni è verosimile ve ne sia una sola, un taglio produttivo di almeno un milione di barili al giorno (mbg), come ha detto al-Attiyah e come emergeva dalle stime sulla domanda di greggio Opec (si veda il Sole-24 Ore di ieri), che pare destinata nel 2009 a fermarsi di almeno un mbg sotto all'attuale livello di estrazione. Nemmeno il colpo d'acceleratore del Cartello ha tuttavia fermato i ribassi nelle Borse merci, dove il greggio ha perso più di 4 dollari al barile, grazie al recupero del dollaro (al massimo dal giugno 2007 nei confronti dell'euro) e grazie all'aumento delle scorte commerciali americane. Al Nymex il Wti per consegna in novembre ha toccato punte inferiori a 69 $/bbl prima di chiudere a 69,85 $, minimo dall'agosto 2007. E all'Ice di Londra il Brent ha avvicinato 66 $, valore mai visto da 17 mesi. Per l'Agenzia internazionale dell'Energia, che riunisce i Paesi dell'Ocse, il mercato è ancora in tensione, grazie alla crescita dei consumi in Cina, Russia e Medio Oriente. E per il suo direttore, Nobuo Tanaka, l'Opec farebbe meglio a lasciare invariate le quote, perché "70 dollari al barile è un prezzo ancora storicamente alto". L'argomento potrebbe far presa sull'Arabia saudita, che nella stime di Deutsche Bank e di Pfc Energy non avrebbe problemi dibilancio quest'anno nemmeno con il greggio a 55 $. Non così per il Venezuela, che andrebbe in pareggio solo oltre i 94 $, o per la Russia, a cui servirebbe, secondo Deutsche Bank, un petrolio almeno a 70 $. Il mercato però nei giorni scorsi era in mano alla domanda, che si è dimostrata molto deludente. Negli Usa gli stock di greggio sono saliti nell'ultima settimana di 5,6 milioni di barili, quelli di benzina di 7 milioni e quelli di distillati sono scesi di 500mila barili. La richiesta di benzina è calata a 8,76 mbg, il 5,2% in meno rispetto all'anno precedente. Per chi sperava in un recupero delle quotazioni, nota l'analista Rob Kurzatkowski, "è sale sulle ferite". r.capezzuoli@ilsole24ore.com.

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Editori cinesi studiano il modello Siae (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: NORME E TRIBUTI GIUSTIZIA data: 2008-10-17 - pag: 39 autore: DIRITTO D'AUTORE Editori cinesi studiano il modello Siae Esponenti del governo e un gruppo di editori cinesi in visita alla Siae per approfondire i problemi della diffusione e della tutela delle opere letterarie e artistiche. La delegazione cinese, ieri in Italia, ha richiesto una cooperazione alla Siae per gli aspetti giuridici e tecnici riguardanti la proprietà intellettuale, in particolare i servizi di tutela dei diritti d'autore sul territorio e le nuove tecnologie digitali. La visita di ieri è stata anche l'occasione per lanciare il progetto Turandot, iniziativa culturale per promuovere il modello italiano in estremo oriente. Ideato dalla Siae, il progetto Turandot, esporterà in Cina attraverso una serie di manifestazioni mirate in materia di musica, cinema, letteratura e arte.

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Lo shipping resiste alla bufera (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ATTIVITA MARITTIMA data: 2008-10-17 - pag: 29 autore: INTERVISTA Nicola Coccia Presidente di Confitarma Lo shipping resiste alla bufera Armatori fiduciosi nonostante i segnali di arretramento Raoul de Forcade GENOVA La crisi mondiale ha determinato un "corto circuito" per lo shipping con il crollo dei noli, ma il momento, benché difficile, sarà superato dall'armamento,in particolare da quello italiano. Ne è convinto Nicola Coccia, presidente di Confitarma, che spiega: "Anche nel momento dello shock, quello del massimo ribasso, nessuna unità è andata in disarmoe non ci sono navi che non siano riuscite a coprire tutti i costi e tutte le spese. Dietro l'armamento c'è un discorso industriale, non abbiamo puntato su un indice su cui si può vincere o perdere". "è chiaro che, dalla sera alla mattina,nel giro di 24 ore,c'è stato un blocco del nostro settore. Tutti i trasporti internazionali sono sostanzialmente garantiti da lettere di credito e, nel momento in cui si è generato, all'improvviso, uno scarso senso di fiducia, non si sapeva più qual era la banca affidabile per garantire un carico. Insomma, è improvvisamente mancata la fiducia tra un istituto di credito e l'altro e, di conseguenza, anche gli strumenti di garanzia che permettono, con l'intermediazione delle banche, di scambiare senza problemi un carico tra due soggetti che si trovano dalle parti opposte del mondo. Questa situazione ha causato un blocco, non direttamente legato allo sviluppo di import ed export ". Si tratta solo di questo? Purtroppo c'è stata la concomitanza di un'altra questione legata alle garanzie bancarie incrociate: il fermo delle importazioni, da parte dei maggiori produttori cinesi di acciaio. I quali, tra l'altro, avevano in corso un contenzioso con i maggiori esportatori di ferro brasiliani. La crisi di scarsa fiducia ha portato l'industria cinese a un fermo, con l'utilizzo di tutte le scorte. L'esplosione di questa controversia, forse più della Borsa, ha determinato, dalla sera alla mattina, un cambiamento violentissimo, con un blocco e un crollo del nolo, ovviamente nel carico secco. E i carichi liquidi? Non hanno risentito del ciclone credit crunch. Ma per questo c'è una motivazione tecnica: l'energia ha dei contratti predeterminati, con grandi volumi,soggetti importanti coinvolti e grandi coperture. Inoltre i carichi liquidi sono fonti di energia, parte di un sistema che deve essere sempre alimentato. E qui si trova la stranezza di questa crisi, perché se c'è un crollo violento dei consumi e delle infrastrutture, ci dovrebbe essere anche un crollo dei consumi energetici; invece questo non è avvenuto. Si utilizzano le scortee la produzione va avanti. Qual è, allora, lo scenario che abbiamo davanti? La settimana scorsa sono stato in Cina per monitorare gli accordi in atto con la Shanghai Federation. Il credit crunch ha portato il Governo cinese a fare alcune scelte. Intanto abbiamo avuto rassicurazioni sulla regolarità della consegna di tutte le navi in costruzione e, da parte nostra,abbiamo confermato l'accettazione di quelle consegne. Le unità ordinate dagli italiani sono sostanzialmente finanziate. E si tratta di 120-130 navi, più che altro per carichi liquidi e secchi; poche le portacontainer. In Italia, peraltro, non abbiamo una presenza speculativa, come invece accade in altri Paesi, dove sono stati fatti ordini allo scoperto. La Cina, comunque, risponde al momento di tensione finanziaria raffreddando la facilità di credito per i cantieri. Questo fermerà la crescita di unità produttive nuove. Un provvedimento che, a noi, fa gioco, perché va nel senso di frenare l'arrivo sul mercato di tonnellaggio navale in eccesso, un rischio che esiste a seguito dei notevolissimi ritmi produttivi,negli ultimi anni, dei cantieri cinesie coreani. Inoltre dovranno andare in disarmo molte navi,che non sono statedemolite perché la crescita dei traffici non lo consentiva. Dunque prevede che la crisi dello shipping rientrerà? Indubbiamente le previsioni indicano un rallentamento dei consumi ma, se dobbiamo parlare di crisi, penso ai beni di largo consumo e a risentirne è soprattutto il traffico containerizzato. Sulle grandi masse, invece, si prevedono incrementi e, in prospettiva, tra rinnovo della flotta e demolizione di unità vecchie, noi vediamo un equilibrio e una fase assolutamente positiva. Certo c'è è stato un corto circuito, dopo il boom. Ora è il momento del riequilibrio. Ma nei prossimi anni,vuoi per crescita demografica, vuoi perché i Paesi in via di sviluppo stanno entrando in un sistema diverso di consumi e organizzazione, certamente il trend dei traffici sarà in crescita:nel 2020-2030 salirà di un altro 30%rispetto all'attuale. LA SCELTA "Nel momento dello shock tutto il settore è riuscito a rimanere competitivo" Armatore. Il presidente di Confitarma, Nicola Coccia IMAGOECONOMICA.

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Esaote si rafforza sul mercato cinese (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI I data: 2008-10-17 - pag: 28 autore: Biomedicale. Commessa da 20 milioni Esaote si rafforza sul mercato cinese Domenico Ravenna GENOVA Esaote consolida la sua presenza sul mercato cinese. L'azienda genovese di elettronica biomedicale ha sottoscritto un accordo con China Charity Federation, organizzazione non governativa, per fornire mille ecografi al servizio sanitario cinese. La fornitura, il cui valore è intorno ai 20 milioni, segue, nell'arco di un anno, un analogo ordine ottenuto da Esaote su quel mercato. La Cina è ormai diventata la seconda area di sbocco all'estero, dopo gli Stati Uniti, dell'azienda guidata da Carlo Castellano. In termini di fatturato, il mercato cinese si avvia, a fine anno, a toccare la soglia dei 21 milioni, pari a circa il 12% del fatturato all'export: in due anni, i ricavi sono aumentati del 50% in euro e di oltre l'80% in dollari. Esaote opera in Cina con lo stabilimento di Shenzhen, che occupa una trentina di addetti ed è stato inaugurato nel 2004, e con due società commerciali che sono dislocate a Shenzhen e a Honk Kong. "Quest'anno - spiega Fabrizio Landi, amministratore delegato e direttore generale dell'azienda genovese- abbiamo centrato l'obiettivo di vendere in Cina l'equivalente di quanto compriamo su quel mercato. La fornitura di ecografi rientra in un piano per dotare i poliambulatori medici delle zone rurali di un paese che conta un miliardo di contadini concentrati nei villaggi e nei piccoli centri rurali". Il sistema sanitario cinese non è solo impegnato a elevare lostandard delle prestazioni a beneficio della popolazione che vive nelle campagne. Accanto al miliardo di contadini ci sono circa 300 milioni di cinesi che abitano nei centri urbani. "E non dobbiamo dimenticare – osserva Landi che esiste una fascia, composta da ben 30 milioni di cinesi, contraddistinta da un reddito superiore a quello degli svizzeri. Trenta milioni di persone agiate che ormai rappresentano una domanda di prestazioni e servizi sanitari di altissimo livello e qualità". Quest'anno,Esaote venderà oltre 9mila ecografi nel mondo a fronte degli 8.500 commercializzati l'anno scorso. L'obiettivo, per la fine dell'esercizio in corso, è raggiungere una soglia di fatturato intorno ai 300 milioni rispetto ai 281 milioni del consuntivo 2007. Carlo Castellano, presidente e Ceo, non nasconde più di una preoccupazione per quest'ultimo scorcio d'anno funestato dalla crisi finanziaria internazionale. ""In queste settimane - sottolinea - gli Usa, forse anche in vista delle elezioni presidenziali, hanno rallentato gli acquisti. Stiamo attraversando una fase di grande incertezza e non sappiamo quale sarà il domani. Resta, comunque, il nostro obiettivo di attestarci, a fine anno, sui 300 milioni di euro di fatturato consolidato". Nonostante i venti di crisi che spirano sull'economia mondiale, Castellano non intende rinunciare ai programmi di espansione messi in cantiere recentemente per alcuni mercati emergenti. Esaote è sbarcata in India con la costituzione di una società commerciale e analoga iniziativa è ormai in dirittura d'arrivo sul mercato brasiliano. I PROGRAMMI Il gruppo genovese punta sul crescente business delle attrezzature sanitarie; interventi anche in India e Brasile.

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Le imprese (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-17 - pag: 14 autore: Le imprese. Andrea Moltrasio (Confindustria): soddisfatti per il risultato ma la battaglia non è conclusa "Soluzione condivisa entro dicembre" Nicoletta Picchio ROMA Soddisfatti per il risultato. "è stata fermata l'intenzione della Ue di varare il regolamento sul clima". Ma Andrea Mol-trasio, vice presidente di Confindustria con delega all'Europa, sa che la battaglia non è conclusa. Se ne riparlerà a dicembre, quando si riunirà di nuovo il Consiglio europeo. "Nel frattempo deve andare avanti un ulteriore approfondimento: la riduzione delle emissioni di CO2 non può penalizzare la competitività dell'industria italiana ed europea". Moltrasio sottolinea l'obiettivo: aumentare l'efficienza tecnologica per ridurre le emissioni di anidride carbonica. "Non abbiamo un atteggiamento anti europeo. Vogliamo evitare, però, che il rispetto dell'ambiente sia un elemento di freno allo sviluppo. La Ue deve mantenere la sua capacità di creare ricchezza". Per ora, la sospensione del regolamento è un successo. E Confindustria, che sull'argomento ha fatto una dura battaglia, lo ha sottolineato in una nota, ringraziando il presidente del Consiglio e i ministri "per il complicato lavoro di queste settimane e la determinazione avuta nel difendere le ragioni del mondo produttivo e l'interesse del Paese". Il punto di riferimento secondo Moltrasio dovrebbe essere un benchmarking mondiale di efficienza tecnologica dei processi produttivi, per evitare le delocalizzazioni nei paesi dove i vincoli ambientali non sono previsti. Non è un traguardo irraggiungibile, anzi. E il vice presidente di Confindustria cita un documento di Business Europe in cui si sintetizzano in quattro punti i comportamenti da adottare. Il primo è ridurre nel mondo le emissioni di CO2; il secondo è che serve reciprocità: "Il campo di gioco deve essere piatto". Terzo punto, bisogna rafforzare i meccanismi di mercato che creano flessibilità per ridurre le emissioni, infine puntare su investimenti nelle tecnologie che siano dal punto di vista del clima "cost efficient". "Ci sono tecnologie che creano profitti maggiori se vengono adottate. è in questa direzione che vanno concentrati gli sforzi, un atteggiamento ben diverso rispetto al meccanismo punitivo della tassa sulle emissioni, che non risolve il problema di ridurre la quantità di CO2", continua Moltrasio. Basta leggere gli ultimi dati Iea del World energy outlook per rendersi conto che l'approccio all'ambiente deve essere mondiale: dal 2005 al 2030 senza provvedimenti le emissioni di CO2 in Europa crescerebbero del 12%; nello stesso periodo aumenterebbero del 123% in Cina, del 200% in India, del 24% in Usa e del 33% in Russia. "La Ue è già virtuosa ", sottolinea Moltrasio. Il che non vuol dire che non si debba agire, ma sarebbe incomprensibile penalizzare il sistema industriale. Da ora a dicembre bisognerà lavorare: "è importante che sia stato deciso di prendere la decisione finale all'unanimità", sottolinea l'imprenditore lombardo.

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<Lotta alla povertà, Italia e Occidente fanno troppo poco> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 17-10-2008)

Argomenti: Cina

CRONACA 17-10-2008 IL FUTURO DEL PIANETA Il segretario del Pd: le Ong hanno ragione, il governo vuole un taglio del 56% delle risorse destinate alla cooperazione Chiediamo garanzie sull'efficacia degli aiuti "Lotta alla povertà, Italia e Occidente fanno troppo poco" l'intervista Parla Veltroni: si è affievolito lo spirito che animò l'assemblea Onu del 2000. La crisi? Come ha detto Papa Benedetto XVI, rende ancora più necessario l'aiuto a chi è debole DA ROMA GIOVANNI GRASSO " L' Occidente, l'Europa, l'Italia stanno facendo troppo poco nella lotta contro la povertà e la fame nel mondo, venendo persino meno agli impegni solennemente assunti con gli obiettivi del Millennio". Il grido d'allarme viene dal segretario del Pd Walter Veltroni che, in questa intervista, spiega: "Qualche giorno fa il presidente della Banca mondiale ha reso noto un dato allarmante, che interroga le nostre coscienze: dall'inizio dell'anno il numero dei poveri del mondo è aumentato di ben 100 milioni e si corre il rischio che, a causa della crisi, la cifra salga ancora". Onorevole Veltroni, alle Nazioni Unite di New York, recentemente, è stato fatto un primo bilancio del percorso verso gli obiettivi del Millennio: non è stato soddisfacente. Temo che si sia affievolito lo spirito che animò nel 2000 l'assemblea straordinaria in cui i capi di governo di 189 Paesi promisero di raggiungere il traguardo ambizioso di sconfiggere la povertà entro il 2015. All'Onu, lo scorso 25 settembre, è emerso con chiarezza che gli obiettivi sembrano sempre più lontani: e questo a causa degli Stati membri che, come il nostro, non onorano a sufficienza gli impegni presi. I grandi della Terra, il ricco Occidente, hanno fatto e stanno facendo troppo poco. Non stanno mantenendo le promesse. Ricordo che proprio pochi giorni prima Papa Benedetto XVI aveva rivolto un accorato appello "affinché si prendano e si applichino con coraggio le misure necessarie per sradicare la povertà estrema, la fame, l'ignoranza e il flagello delle pandemie, che colpiscono soprattutto i più vulnerabili". Le Ong italiane hanno protestato contro i tagli alla cooperazione contenuti nella finanziaria. Hanno ragione. E il governo ci prospetta un ulteriore taglio del 56 per cento delle risorse destinate alla cooperazione, rispetto a quanto previsto nella manovra del 2008. Fa male constatare come l'Italia sia uno dei Paesi più indietro dell'Europa e del mondo intero in tema di finanza per lo sviluppo. Dopo di noi ci sono solo Grecia e Stati Uniti. L'Italia è infatti ferma allo 0,2% del Pil e, secondo il Cini, nel 2009 rischia di toccare il suo punto di minimo in venti anni: lo 0,09 per cento, quando dovrebbe aver superato lo 0,33% nel 2006 ed essere già lanciata verso lo 0,51% previsto per il 2010. Risultato raggiunto da altri Paesi europei, a dimostrare che si può fare. Invece noi continuiamo ad essere molto lontani e questo non è più accettabile. In gioco non ci sono numeri, ma vite umane. Tremonti ha risposto alle critiche dicendo che negli anni scorsi i fondi stanziati non sono stati nemmeno spesi tutti. Credo che anche in materia di efficacia degli aiuti la situazione deve migliorare. La legge 49, che regola la cooperazione internazionale italiana, risale addirittura al 1987. Il processo di riforma si è bloccato ancora una volta in Parlamento, mentre la comunità internazionale continua a mandarci raccomandazioni. Eppure gli italiani hanno dimostrato più volte che per loro la lotta contro la povertà deve essere assunta come una priorità politica. Penso anche alle migliaia di cittadini che in questi giorni, in tutta Italia, aderendo allo stand up mondiale, con un piccolo gesto simbolico dimostreranno di non voler rimanere seduti a guardare. Chiedono espressamente al governo di incrementare gli aiuti in Finanziaria e di migliorarne l'efficacia. Sarebbe un errore non ascoltarli. Sulla cooperazione, inevitabilmente, pesa la crisi economica mondiale. In periodo di vacche magre i fondi per l'aiuto allo sviluppo sono, purtroppo, i primi a saltare. La crisi che sta attraversando il pianeta non è una buona ragione per negare il nostro contributo di risorse ai più deboli, al contrario come ha detto anche il Papa lo rende ancora più necessario. L'Italia deve smettere di negare i propri impegni e deve assumersi le proprie responsabilità verso i più poveri, con un cambiamento forte. Sono da sempre convinto che faremmo un torto alla nostra civiltà e al futuro dell'umanità se non prendessimo sul serio la lotta alla povertà, alla fame, alle malattie che mietono vittime anche quando le medicine per sconfiggerle costano pochi euro. Qual è, dunque, la sua ricetta per la cooperazione? Dobbiamo innanzitutto puntare su un incremento che ci porti finalmente alla pari con i nostri partner europei. Ma anche e soprattutto modificare mentalità, atteggiamento verso la cooperazione, assumendo come interlocutori stabili società civile e Ong. Significa lavorare insieme perché finalmente si attui la riforma della legge per la cooperazione e far sì che questa contenga gli elementi necessari ad assicurare a tutti i cittadini che i soldi finanziati per lo sviluppo verranno spesi bene. Garantire l'efficacia dell'aiuto è un dovere di chi governa verso i propri cittadini e un atto di giustizia verso i cittadini dei Paesi poveri che, prima ancora del sostegno finanziario, chiedono sviluppo sostenibile. Walter Veltroni.

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La crisi domina sul clima: tutto rinviato a dicembre (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 17-10-2008)

Argomenti: Cina

MONDO 17-10-2008 il compromesso I 27 hanno confermato l'ambizioso pacchetto ambientale che fissa al 2020 l'abbattimento del 20 per cento degli inquinanti Ma a fine anno, prima del voto che dovrà essere raggiunto all'unanimità, si dovrà negoziare tenendo conto "delle situazioni specifiche delle nazioni" Anche la Polonia ha fatto fronte minacciando il veto Scontenti gli scandinavi CONSIGLIO EUROPEO La previsione sui prossimi passi del presidente francese: "Verrà trovato un buon accordo con il premier italiano, che ha sempre fatto in modo che l'Italia sia fattore d'unione e non di divisione" La crisi domina sul clima: tutto rinviato a dicembre Berlusconi: esaudite le richieste italiane. Sarkozy: obiettivi e calendario restano immutati DAL NOSTRO INVIATO A BRUXELLES GIORGIO FERRARI " M a se non ci fosse stata la crisi finanziaria internazionale ci saremmo rallegrati di questo accordo?". Sono soprattutto gli scandinavi finlandesi, danesi, svedesi a strapparsi i capelli, spalleggiati da un delegato norvegese che offre invano ai governanti della Ue (di cui Oslo come si sa non fa parte) un viaggio al Circolo polare artico per mostrare gli effetti del disastro climatico e il tragico spettacolo dei ghiacciai che si sciolgono e spariscono nelle acque grigie. Ma i Ventisette hanno messo in soffitta le buone intenzioni, il protocollo di Kyoto, il catalogo delle buone maniere e spinti da una crisi finanziaria che minaccia di travolgere anche l'economia reale hanno cercato e trovato un compromesso sul clima al vertice dei capi di Stato e di governo che si è chiuso ieri a Bruxelles. Compromesso che conferma gli ambiziosi o- biettivi e il calendario per l'attuazione del pacchetto clima ed energia (il piano europeo prevede la riduzione delle emissioni di biossido di carbonio di un quinto entro il 2020, un aumento del 20% di consumi da energie rinnovabili e un incremento del 20% dell'efficienza energetica), ma che di fatto rinvia un eventuale accordo al prossimo vertice di dicembre, dove si dovrà tener conto delle situazioni specifiche dei vari Paesi e si voterà non a maggioranza (come su certi capitoli), ma all'unanimità. Principali beneficiari di questo rinvio, l'Italia e la Polonia, entrambe grandi Paesi manifatturieri e entrambe vicine a minacciare il veto durante la cena di mercoledì se fossero state adottate misure troppo gravose per le economie nazionali. "Posso confermare che gli obiettivi restano gli stessi, il calendario resta lo stesso, ora spetta a noi trovare soluzioni per i Paesi che hanno espresso preoccupazioni rassicura Nicolas Sarkozy : certo, non si può tornare indietro sugli obiettivi, tuttavia Berlusconi ha declinato con argomenti molto pertinenti il problema delle delocalizzazioni e dell'impatto che le misure sul clima avranno sull'industria. Ma sono certo che verrà trovato un buon accordo con il premier italiano, che ha sempre fatto in modo che l'Italia sia fattore d'unione, non di divisione". Ben più soddisfatto Silvio Berlusconi, per il quale "sono state esaudite in pieno le richieste italiane". "L'Italia ha spiegato il ministro degli Esteri Frattini ha presentato la difficoltà non a condividere gli obiettivi finali del 2020, ma quella della rigidità degli obiettivi come proposti dalla Commissione. Il Consiglio europeo ha condiviso la sostanza di questo punto dicendo che non si può ignorare la richiesta di maggiore flessibilità e quindi a dicembre il Consiglio europeo deciderà all'unanimità ". "La tesi italiana dice Berlusconi , appoggiata anche da otto Paesi dell'Est europeo, è che i gravami che ne derivano devono essere ripartiti su tutti i cittadini europei in egual misura. In base ai primi calcoli, l'Italia avrebbe dovuto sostenere costi aggiuntivi per 18 miliardi l'anno, 180 milioni solo per la Fiat". Analoga soddisfazione per i polacchi: "Vogliamo costruire un pacchetto clima a cui i Paesi più poveri della Ue possano sopravvivere ", ha commentato il premier Donald Tusk. I leader degli altri Paesi dunque hanno abbozzato. Tecnicamente parlando, si valuterà "l'impatto sui costi", come chiesto dall'Italia. Plaude la Confindustria: "Il rinvio a dicembre di ogni decisione deve consentire modifiche sui tempi e una ripartizione più equa degli oneri tra i diversi Paesi e i cittadini europei. Questo dovrebbe riguardare non soltanto il pacchetto clima, ma anche il provvedimento sul settore auto. Non è accettabile che a pagare il conto più alto di queste misure siano quei Paesi dove più importante è il peso dell'industria manifatturiera". Ammorbidita e parzialmente messa in ombra dalla crisi finanziaria, la questione climatica tornerà alla ribalta a dicembre. Un buon risultato, dicono i nostri. Una tragedia, dicono gli scandinavi, per i quali siamo diventati improvvisamente i più grandi inquinatori del mondo. Come se la Cina non fosse un'immensa vasca di idrocarburi combusti ed emissioni solforose. E come se l'India non le stesse alle costole nella più grande operazione di inquinamento atmosferico degli ultimi trent'anni. Ma un capro espiatorio, si sa, occorre sempre. La tesi del nostro governo, appoggiata anche da otto Paesi dell'Est europeo, è che i "gravami che ne derivano devono essere ripartiti su tutti i cittadini europei in egual misura". Plaude Confindustria: lo stesso criterio anche nel settore auto Nicolas Sarkozy, al centro, con il presidente della Commissione Ue José Manuel Barroso (Ap).

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Il <dietrofront> della Merkel (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 17-10-2008)

Argomenti: Cina

MONDO 17-10-2008 realpolitik Il "dietrofront" della Merkel DA BRUXELLES FRANCO SERRA A distanza di anni da quando stigmatizzava la decisione degli Stati Uniti di non sottoscrivere il protocollo di Kyoto contro i cambiamenti del clima e a poche settimane da quando ancora sosteneva a spada tratta una politica europea di tagli severi nelle emissioni di gas a effetto serra "come esempio per il resto del mondo", nel vertice Ue che si è chiuso ieri a Bruxelles Angela Merkel ha dato un deciso colpo di timone. Accettando il grosso delle tesi degli industriali tedeschi, preoccupati dei costi esattamente come i loro colleghi italiani e degli altri Paesi dell'Unione, il cancelliere ha chiesto tassativamente che nel "pacchetto clima" dell'Ue vengano inserite precise garanzie in modo che le industrie ad alto consumo di energia (principalmente la siderurgia, i cementifici, il settore dell'alluminio) vengano concretamente protette dalla concorrenza di Paesi nei quali le norme di protezione dell'ambiente sono nettamente meno severe di quelle europee o sono addirittura ignorate. Il cancelliere esige tra l'altro che quei settori industriali, che sono di particolare peso nel suo Paese, ricevano gratuitamente permessi di emissioni dal 2013 in poi a meno che "altri Stati" (come Cina, India o Brasile, e non ha avuto bisogno di nominarli) si impegnino con un accordo internazionale a ridurre i gas-serra in modo analogo, cioè il 20%, a quel che l'Ue intende fare entro il 2020. Detto questo, la signora Merkel si è preoccupata di mostrarsi assolutamente favorevole a che i Ventisette varino definitivamente il "pacchetto clima" nel prossimo vertice, in dicembre. E come altri leader, in una dichiarazione a costo politico vicino allo zero, ha tenuto a ripetere che gli obiettivi finali del pacchetto non vanno assolutamente modificati. Il che non impedirà evidentemente di diluire i tempi intermedi di applicazione e introdurre alcune sostanziali limature come le garanzie all'industria pesante nel testo originario difeso dalla Commissione europea. Senza doversi troppo esporre, quindi, nelle trattative che si svilupperanno sul pacchetto nei prossimi mesi il governo tedesco potrà contare sulle pressioni dell'Italia e, sia pure con motivazioni diverse, sull'offensiva polacca e di altri Paesi dell'Europa centro-orientale. A suo tempo il presidente americano George W. Bush aveva spiegato così il suo rifiuto di firmare il protocollo di Kyoto, ritenuto troppo costoso per l'industria americana: "La sfida del clima merita il 100% degli sforzi nostri ma anche del resto del mondo. La Cina però è esentata dagli obblighi del protocollo, come pure l'India. Il nostro non è un rifiuto di responsabilità e anzi restiamo impegnati in prima fila verso l'obiettivo a lungo termine". E via di questo passo con argomenti che in buona sostanza sono anche quelli del cancelliere e di altri leader di un'Europa scossa dalla crisi. Il cancelliere tedesco cambia idea sui gas nocivi e chiede garanzie e protezioni per le industrie tedesche ad alto consumo energetico Il cancelliere tedesco Angela Merkel a Bruxelles (Reuters).

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Il Sudafrica <si offre> a Pechino (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 17-10-2008)

Argomenti: Cina

MONDO 17-10-2008 il forum "Abbiamo bisogno dell'aiuto di una superpotenza come quella cinese". Smentita l'ipotesi di elezioni anticipate Il Sudafrica "si offre" a Pechino DA NAIROBI MATTEO FRASCHINI KOFFI G wede Manthasa, segretario generale dell'Africa National Congress (Anc), ha smentito le voci circolate in questi giorni, secondo cui il Sudafrica anticiperà le elezioni che si dovrebbero tenere ad aprile dell'anno prossimo. Il Paese, in seguito alla divisione avvenuta all'interno dell'Anc, il partito al potere, ha come Presidente Kgalema Petrus Mothlane che ha appena terminato il suo primo incarico all'estero. Mercoledì scorso si è, infatti, svolto il terzo "India- Brasile- Sudafrica ( Ibsa) Summit" a New Dehli, in India. Tale forum, che ha visto la sua fase iniziale nel 2003, mira a rafforzare la coopera- zione di questi tre Paesi, ognuno dei quali assume, per molti aspetti, la maggiore importanza all'interno del Continente a cui appartiene. I settori più interessati sono quelli dell'economia, della politica, e della salute. "Abbiamo preso accordi su alcune difficili tematiche e sul modo migliore per affrontarle" , ha detto alla conferenza stampa Manmohan Singh, Primo Ministro indiano, in presenza del Presidente sudafricano e di quello brasiliano, Louiz Inacio Lula da Silva. "Fin dal principio, questo summit ha registrato molti progressi, grazie soprattutto ai gruppi di lavoro nel campo dell'energia e dell'agricoltura" . Ma gli scettici contestano che non si siano verificati ancora dei cambiamenti abbastanza evidenti da parte dei Paesi Ibsa. Secondo l'economista politica sudafricana Mohau Pheku, il gruppo dovrebbe usufruire dell'interesse che la Cina ha dimostrato fin dall'inizio nei confronti di questo Forum: "Ibsa ha bisogno dell'appoggio e dell'investimento di una superpotenza come quella cinese, se vogliono far fronte agli Stati Uniti e all'Europa, e alle norme dell'Organizzazione mondiale del commercio ( Wto), da soli non riusciranno a farcela" . La Cina, ormai diventata la più temibile potenza d'investimento in Africa, si è subito detta pronta a iniziare dei colloqui soprattutto per quanto riguarda i settori dell'energia e delle miniere. I territori Ibsa sono tra i più forniti di ricchezze minerali al mondo. Secondo gli esperti, il peso cinese andrebbe in questo modo a completare quello sudafricano, bilanciandolo con quello di due grandi Paesi come l'India e il Brasile. I lavori del terzo summit India-Brasile- Sudafrica (Ibsa) che si è svolto a New Dehli: il governo sudafricano ha chiesto aiuto e investimenti alla Cina (Reuters).

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Latte sospetto dalla Cina Dieci quintali sequestrati (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 17-10-2008)

Argomenti: Cina

CRONACA 17-10-2008 BLITZ A NAPOLI Il totale di prodotti scoperti ieri arriva a 20mila chilogrammi, La merce viaggiava per mare. Denunciati sette stranieri, tutti con regolare permesso di soggiorno Latte sospetto dalla Cina Dieci quintali sequestrati DA NAPOLI VALERIA CHIANESE L e ' Lanterne rosse' della Forestale hanno fatto luce sull'importazione dalla Cina di prodotti alimentari risultati insicuri, o addirittura illegali, che non rispettano le normative dei Paesi in cui sono venduti, né tanto meno quelle europee, e che spesso sono imitazioni di prodotti pregiati locali. Molto più di un fenomeno preoccupante, a vedere il risultato dell'operazione del Corpo Forestale dello Stato condotta ieri a Napoli e che ha impegnato anche unità cinofile della Forestale, l'Annona di Roma, personale delle Asl Napoli 1 e Napoli 4 e degli atenei Federico II e L'Orientale per l'interpretazione delle etichette. Sette denunce, 100mila euro di sanzioni ammini-- strative, un negozio e un deposito che serviva tutta l'Italia meridionale sotto sequestro; ma soprattutto 10 quintali di latte ad alto rischio melamina, 300 chilogrammi di mozzarella cinese, 50 kg di prodotti caseari, oltre 100 kg di tè cinese al latte, 90 kg di papaia cinese al latte, 7 kg di zampe di gallina - di cui è vietata l'importazione perché a rischio influenza aviaria - e 26 confezioni di un olio essenziale estratto dalle ghiandole del musco, una specie protetta di cervo cinese. ' Lanterne rosse' ha interessato in particolare il deposito di una società di importexport di via Argine, nell'area industriale della periferia orientale, dove è stata trovata la maggior quantità di prodotti sequestrati, ed un vicino centro commerciale cinese. Per quanto riguarda il latte in polvere, contenuto in accattivanti piccole lattine rosse con la raffigurazione di un simpatico pupazzo, nascoste in una sorta di controsoffitto del deposito, si tratta del più ingente quantitativo sequestrato in Italia. Per il comandante provinciale del Corpo Forestale Vincenzo Stabile, "bisogna attendere le analisi per vedere se contaminato con la sostanza pericolosa, ma ci sono ragionevoli dubbi sia perché era nascosto sia perché non ha elementi per la tracciabilità" . Si tratta tra l'altro di confezioni di marche che erano già state segnalate come contenenti l'elemento tossico e per le quali è previsto l'embargo dall'importazione e la distruzione se presenti sul territorio nazionale. Tra gli alimenti ' Made in Cina', trovati anche 40 kg di datteri di mare lavorati e sottosale, 10 kg di carne bianca, pesci affumicati, 100 kg di funghi privi di qualunque etichetta, 500 kg di uova lavorate, cartoni di noodles, panini, gelatine di frutta, snack, prodotti che comunque contengono piccole percentuali di latte in polvere. In totale, 20mila kg di alimenti, non conformi alla normativa europea sulla tracciabilità, sono stati confiscati e immediatamente avviati alla distruzione. I sette denunciati sono tutti cittadini cinesi in possesso di regolare permesso di soggiorno e dovranno rispondere a vario titolo di frode alimentare e importazione illegale di prodotti ad uso prevalentemente alimentare. Le indagini hanno rilevato che la merce viaggiava dalla Cina via mare. Ancora ieri nel porto di Napoli sono stati sottoposti a controlli molti container, ma nulla di sospetto è stato rilevato. Una parte della merce avviata a distruzione riguarda articoli per l'erboristeria e la cosmesi. "Napoli - ha ricordato il comandante regionale della Forestale Ferdinando Fuschetti - è lo snodo principale nella distribuzione nel Meridione di prodotti cosmetici ed erboristici cinesi " . Sono stati infatti sequestrati confezioni di un contraccettivo al viagra e di antidolorifici a base, oltre che di olio essenziale di musco, di una radice rarissima, la ' Saussurea Costus', in cinese muxjang, che cresce solo negli altopiani del Tibet e che è a rischio estinzione. "È stata un'operazione basata su un'attività di intelligence molto ben condotta e non un semplice sequestro - è stato il commento del ministro per le Politiche agricole Luca Zaia - ma anche un'occasione per tranquillizzare i cittadini che chiedono sicurezza alimentare. Il latte cinese non arriverà mai sulle tavole degli italiani. A prescindere che abbia la melamina o meno, sarà distrutto perché questo prevede la legge" . Tra gli altri alimenti "Made in China" illegali, anche mozzarelle, uova, carni bianche, pesci e funghi privi di etichetta.

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CRONACA 17-10-2008 DA SAPERE Nel 2007 entrati 3.420 minori Il "boom" dei piccoli asiatici Nel 2007 i... (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 17-10-2008)

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CRONACA 17-10-2008 DA SAPERE Nel 2007 entrati 3.420 minori Il "boom" dei piccoli asiatici Nel 2007 i minori stranieri che hanno trovato una famiglia in Italia sono stati 3.420. Nel 2006 erano stati 3.188. L'iter per un'adozione internazionale è lungo e complesso, non solo per i costi (per il 2007 è stato previsto un bonus statale, ma le spese possono arrivare anche a qualche decina di migliaia di euro) ma soprattutto per i tempi di attesa, che non scendono mai sotto i 18 mesi ma più frequentemente arrivano ai tre anni. Negli ultimi mesi gli esperti del settore hanno notato un fenomeno nuovo: un aumento esponenziale degli arrivi di bambini dall'Asia, in particolare da Vietnam e Cambogia, in attesa che si apra la collaborazione con la Cina. Se fino al 2006 era l'Europa dell'Est ad essere 'egemone', oggi non è più così, anche per la prolungata chiusura delle adozioni in Romania e altri Paesi. Nel 2007 i piccoli cambogiano adottati sono stati 163 e i vietnamiti 263. Un numero, quest'ultimo, destinato a essere superato nel 2008. visto che a giugno gli ingressi dal Vietnam avevano già toccato quota 140. Le ragioni? Prima di tutto il fattore età: se dall'America Latina giungono disponibilità per bambini grandicelli e dunque segnati dall'abbandono, quasi il 40 per cento dei bambini asiatici adottati nel 2008 aveva meno di un anno, contro una media generale di 5,4 anni.

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<Stretta> logistica sulle importazioni (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 17-10-2008)

Argomenti: Cina

CRONACA 17-10-2008 i controlli Il sottosegretario alla Salute Francesca Martini: "I prodotti cinesi saranno introdotti solo attraverso quattro accessi: gli aeroporti di Roma e Milano e i porti di Genova e Napoli" "Stretta" logistica sulle importazioni DA ROMA RAOUL BIANCHINI M olto presto, i prodotti alimentari provenienti dalla Cina potranno essere importati ed introdotti in Italia solo attraverso quattro 'punti di accesso': gli aeroporti di Milano Malpensa e Roma Fiumicino, il porto di Genova e il porto di Napoli. La 'stretta' logistica è stata annunciata ieri dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini, in seguito allo scandalo del latte ci- nese contaminato da melanina. "Ci sarà un accentramento - ha spiegato Martini nel corso di una conferenza stampa al Ministero del Welfaredei punti di importazione in Italia, e questo al fine di concentrare le forze e consentire controlli più stringenti". Il sottosegretario ha poi illustrato i risultati della campagna di verifiche scattata all'indomani dell'allarme-melanina lanciato nel nostro Paese. Dal 22 settembre al 13 ottobre, in pratica, sono stati ispezionati dai Nas (Nucleo Antisofisticazione Sanità) 855 strutture che si occupano di importazione e distribuzione di alimenti cinesi. "Sono stati prelevati 127 campioni inviati ai laboratori e sono pervenuti i risultati sui primi 48 prodotti analizzati all'Istituto zooprofilattico di Teramo " ha poi precisato il generale dei Nas Cosimo Piccinno. Il responso finora è di tre casi di positività alla melanina, relativi a due campioni di latte sequestrati a Modugno(Bari) e a uno di yogurt a Poggio Marino (Napoli). "La melanina oscillava dai 7 ai 22 milligrammi per chiloha spiegato Piccinno - mentre il limite accettabile nell'Unione europea è di 2,5 milligrammi per chilo. Dunque si tratta di concentrazioni non letali ma nocive. E in tutti i tre casi di alimenti destinati ai bambini". Nel complesso, la Martini ha parlato di un quadro abbastanza rassicurante, pur evidenziando che il rischio melanina di provenienza cinese va tenuto sotto stretto controllo non solo su latte, yogurt e derivati, ma anche su prodotti diversi, come gli integratori alimentari, soprattutto quelli "che assumono gli sportivi e sono acquistabili su Internet o venduti attraverso canali di distribuzione non controllati". Ma c'è chi pensa che i controlli da soli non bastino. "Gli italiani hanno il diritto di conoscere la provenienza del latte e dei suoi derivati e occorre quindi immediatamente rendere obbligatoria l'etichetta per tutti gli alimenti ", sollecita il presidente della Coldiretti, Sergio Marini. Le importazioni in Italia di prodotti agroalimentari dalla Cina nel corso del primo semestre del 2008 hanno superato, stima infatti l'organizzazione agricola, i 260 milioni di euro e riguardano principalmente ortaggi e legumi, per un valore di 88 milioni di euro, tra i quali spicca il concentrato di pomodoro (29 milioni). "Di fronte all'estendersi dell'allarme sui rischi dei prodotti cinesi occorre immediatamente - conclude la Coldiretti - estendere l'obbligo di indicare in etichetta la provenienza".

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Considerazioni e una proposta su Alitalia (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 17-10-2008)

Argomenti: Cina

Giovanni Tomei, 16 ottobre 2008, 21:19 Dibattito Giusto per ricordare: il debito pubblico nazionale è, all' inizio del 2008, pari a circa 1.600 miliardi di euro e, visto che la popolazione italiana è pari a 59.157.298 cittadini, si ha che il debito pro capite è di euro 27.046,53 per ciascuno di noi. Ma veniamo ad Alitalia... Lo stato di fatto Il Governo, su motivi straordinari d'urgenza, ha condotto a trattativa privata la vendita di Alitalia, dichiarata nel frattempo insolvente dal Tribunale di Roma, alla nuova società CAI (Compagnia Aerea Italiana), società a responsabilità limitata del 2004 e, per la fattispecie, costituita su iniziativa di Intesa Sanpaolo e altri imprenditori per rilevare Alitalia senza debiti ed esuberi e acquisire le attività di Air One (con quale esposizione debitoria reale verso Banca Intesa? Senza considerare il ruolo che gli ha attribuito il governo nella fase conclusiva di selezione dei partecipanti nella nuova cordata imprenditoriale). Gli azionisti della Compagnia Aerea Italiana (CAI) sono attualmente 16 e lo statuto, secondo quanto dichiarato, prevede un lock-up di 5 anni modificabile solo con il consenso dei due terzi dei soci. Gli attuali 16 soci sono: Roberto Colaninno tramite Immsi, il gruppo Benetton tramite Atlantia, il gruppo Aponte, il gruppo Riva, il gruppo Fratini tramite Fingen, il gruppo Ligresti tramite Fonsai, Equinox, Clessidra, il gruppo Toto, il gruppo Fossati tramite Findim, Marcegaglia, Bellavista Caltagirone tramite Acqua Marcia, il gruppo Gavio tramite Argo, Davide Maccagnani tramite Macca, Tronchetti Provera e Intesa Sanpaolo. Il settimanale inglese The Economist ha calcolato in 125 euro procapite il debito dei contribuenti italiani per Alitalia (si veda oltre che ne pensano alcuni economisti sui debiti indotti nei prossimi sette-dieci anni). L'Europa indaga ma sta a guardare (poteri e oligarchie?). Il commissario Fantozzi sembra scavalcato dal Governo ed è in attesa di valutazioni sul reale valore di Alitalia da sottoporre all'unico acquirente CAI (che potrebbe anche non accettare visto che al momento solo i sindacati e il governo hanno dato il loro benestare, ma il contratto non è stato ancora stipulato, tanto è vero che Fantozzi - il commissario - ha proposto al mercato l'iniziativa della ricerca di partners). Non non vi è un dibattito parlamentare, ne vi è nel Paese un dibattito sull'argomento per individuare soluzioni alternative liberamente proposte al mercato riferito all'intera comunità nazionale in tutte le sue componenti di "sistema sociale ed economico". Alitalia ha debiti che veranno pagati dai contribuenti per scelta del governo (circa 2000 milioni di euro?) Alitalia ha già fatto pagare ai contribuenti circa tremila milioni di euro fino ad oggi e stime di economisti prevedono che le perdite Alitalia non accollate a Cai comporteranno, in base alle regole previste (TFR, lavoratori in cassa integrazione per 7 anni, creditori, azionisti, ecc.. ) circa 5 miliardi di euro nel periodo. CAI con 1 miliardo di finanziamenti dei soci per la costituzione del capitale sociale (al momento ha versato solo 163.000 euro nelle casse CAI) ha proposto, nella discontiunità tra Alitalia e nuova società, l'acquisto della parte buona di Alitalia per 300 milioni di euro e di portare il capitale CAI entro fine 2008 a 1 miliardo di Euro. Si noti che 300 milioni, o qualunque altra cifra, non ha una corrispondenza con il valore reale della parte buona Alitalia alla data, in quanto manca, a detta del commissario, una perizia in tal senso. Si noti anche che il Ministro Scaiola, per conto del governo, per quanto si sa dai media, ha affidato una perizia valutativa circa il reale valore di Altalia alla Banca privata Leonardo che nella sua compagine proprietaria, ha due soci CAI. La valutazione è in corso d'opera. La bad company che resta da questo scorporo fa parte del debito che il governo ha deciso di accollare ai cittadini italiani per evitare il fallimento di Alitalia (e per pagarne i debiti attuali e quelli in prospettiva legati, in base alle regole individuate, al periodo di gestione della transizione). Air One (e sarebbe di interesse sapere Airone che ruolo gioca nella partita?) ha una situazione debitoria (1.450 milioni di euro?) di cui una parte verso Banca Intesa (socio in CAI). Air One ha contrattualmente pianificato l'acquisto per rinnovo della propria flotta aere con finanziamenti a 12 anni e che apporterà in parte a CAI (assieme ai debiti verso Banca Intesa), mentre la parte non ceduta confluirà in una nuova società privata di proprietà di Toto SpA o Air One che li affitterà in leasing esclusivamente a Cai. CAI (i soliti noti del potere oligarchico finanziario ed imprenditoriale italiano) è oggettivamente nella necessità di ricercare uno specializzato partner industriale europeo del settore considerando la cessione di una partecipazione societaria del 15-20% per garantirsi presumibilmente competenze sul piano del progetto industriale; sul recupero di liquidità, sull'aumento della competitività europea e internazionale (eliminando l'impressione di voler condurre in porto una partita del tutto finanziaria?). Così, senza sborsare una lira i soliti noti si troveranno l'ennesimo affare tra le mani, super protetti dal governo, riversando sulla comunità nazionale il debito, attuale e futuro, nascondendo di fatto non l'incapacità, ma la collusione tra poteri. Poi Cai tra sette anni potrà anche vendere e questo la dice lunga sulle intenzioni del tutto finanziarie di massimizzare il profitto (del resto nessun piano industriale credibile è stato approntato, tanto è vero che anche la recente richiesta a Lufthansa di produrlo ha visto il rifiuto netto della compagnia tedesca per mancanza di garanzie circa la sua partecipazione in CAI). E così via, tralasciando di accennare alle iniziatve e senza entrare nel merito delle scelte del precedente Governo e della proposta Air France. Una proposta possibile Ora però, veniamo al dunque possibile, alle considerazioni che hanno motivato questa nota su cui chiedo la cortesia di una valutazione riflessiva. Diritti e doveri; economia di mercato e poteri oligarchici, nella libertà e nella democrazia del tipo che viviamo, producono effetti le cui cause a volte restano in ombra o addirittura non si considerano più nella realtà e si attribuisce alla "politica", in questo sistema sociale ed economico, la capacità di fornire un insieme di regole a protezione e a garanzia dei cittadini (per es. si veda le motivazioni sulla costituzione delle Authority e su Organi sovrani a garanzia della democrazia e della coerenza delle leggi ai principi costituzionali e del diritto (Capo dello Stato, Corte suprema...). Poi c'è la Costituzione, l'Europa e poi ci sono i diritti fondamentali e inalienabili dell'umanità con le varie carte, a partire dalla Rivoluzione francese, all'America del 1944, alle carte dell'Italia e dell'Europa. Allora sul tema Alitalia mi pongo alcuni quesiti da cittadino della Repubblica. Appare evidente che il Governo non può essere libero di accollare a me, come a voi, come a tutti i cittadini italiani il debito Alitalia (salvando anche gli ex amministratori?) se esistono alternative percorribili, altrettanto capaci di lavorare sull'urgenza e la straordinarietà dell'evento; Appare evidente per la storia pregressa di Alitalia e con la attuale soluzione unica CAI, come il governo stia regalando, pur di trovare una soluzione, un oggettivo importante favore-premio (finanziario economico e di potere) in mano a pochi a scapito dei cittadini della Repubblica. Appare evidente che la ricerca di un industria del settore europea sia indispensabile per dare qualità al meccanismo posto in essere per i motivi trattati e questo non è appannaggio di un unico soggetto, ma è nella disponibilità di chiunque approcci il problema, almeno per diritto, nello stesso modo con cui il Governo-CAI-Sindacati hanno e stanno dandovi soluzione. Allora la domanda: "Quale protezione giuridica, ma anche quale forza di concorrere al bene nazionale possono avere i cittadini, se il Governo che li rappresenta non opera secondo i criteri del "buon padre di famiglia", costituendo in forza delle sue prerogative un danno dimostrabile alla comunità nazionale?" Nella domanda alcune considerazioni. Non è dubitabile che il management sano di Alitalia, come compagnia di bandiera, ha tale professionalità "oggettiva" da essere capace di competere sul piano europeo e internazionale con Alitalia risanata e fuori da gestioni di potere. Non è dubitabile che l'ingresso di una industria europea del settore (Air France-KLM; Lufthansa; ecc.) comporterebbe una crescita competitiva di Alitalia in Europa e nel mondo. Non è dubitabile che un accorto piano industriale effettuato e gestito nell'immediato e nel medio lungo periodo da organismi professionalmente validi, fuori dalla politica dei partiti, dallo Statoo e dalle Pubbliche Amministrazioni, darebbe risultati significativi di mercato e per molteplici ordini di motivi. Non è dubitabile che tutti i dipendenti Alitalia, diretti e indiretti, potrebbero valutare con estremo interesse la conservazione del posto di lavoro a fronte di sacrifici corrispondenti alla partecipazione come azionisti (cooperatori?) della Alitalia salvata con l'appoggio e la medesima forza profusa dal governo per CAI. Non è dubitabile che il debito dei cittadini, per ripianare Alitalia bad company, è equivalente al versamento in quota di proprietà Alitalia salvata dei medesimi cittadini utilizzando la medesima quota di contributi prevista dal governo. Poi, se i 300 milioni che CAI ritiene sufficienti per l'acquisto della parte buona Altalia senza debiti, perché un credibile piano industriale ne riconosce la validità d'impresa nel tempo (profitto), è altresì indubitabile che i cittadini italiani, soggetti giuridici ed economici, potrebbero essere molto interessati a contribuire per quota parte e fino alla concorrenza dei 300 milioni CAI come titolari della vecchia Alitalia. Allora, il debito sarebbe ripianato girando a credito dei cittadini il prelievo fiscale come debito dello Stato e i 300 milioni sul totale della popolazione (per semplicità di calcolo e per puro esempio banalizzante) darebbe un risultato pari a circa 5.000 Euro pro capite (se poi si divessero considerare i 1000 milioni proposti da CAI si ottrrebbe comunque un debito pto capite pari a 16.912 Euro). E questo la dice lunga sulla fattibilità dell'operazione in concorrenza. Anche perché la partecipazione di una o più società industriali del settore europee (con una quota di partecipazione minoritaria e non di controllo per il presupposto della titolarità in capo ai cittadini italiani sul principio della compagnia di bandiera come bene comune nazionale che il governo riconosce ad Alitalia), apporterebbe ulteriori significative risorse finanziarie. Poi, considerando la dimensione dell'investimento in ordine alla numerosità dei potenziali azionisti (in prospettiva tutti i ciattadini italiani), si otterrebbe un risultato finanziario complessivo in grado di prospettive di investimento significative anche per il rilancio e la competitività della vecchia Alitalia. Si otterrebbe una rinnovata impresa nella sua compagine azionaria da definirsi a proprietà diffusa, una vera e propria publica company con tutti i benefici che l'economia di mercato prospetterebbe ad una società sana da economia reale che produce profitti. E tutto questo reingegnerizzando i fattori disponibili nel paniere delle cose disponibili, senza contare la capacità del governo di attrarre finanziamenti europei e nazionali disponibili su molteplici piani coerenti con la fattispecie. Se il governo, attraverso una corretta politica di trasparenza, di informazione e di comunicazione, si comportasse alla stessa stregua e impegno profusi fino ad oggi nella vicenda, valutando in una nuova prospettiva gli innumerevoli benefici indotti sul piano della concorrenza, del mercato, della politica economica e sociale, occorre chiedersi se il risultato sarebbe comunque qualitativamente migliore. Se poi tutto questo fosse sostenuto dal Governo in accordo con l'opposizione, ci troveremmo a praticare il nuovo come "riorganizzazione" dei fattori comunque presenti, ora come prima. Si tratterebbe Alitalia come un bene a utilità diffusa per l'economia del Paese sostenuto dai cittadini italiani proprietari in quota parte della rinnovata Alitalia nel tempo. Ma stante la situazione di fatto come trattata nella prima parte del documento, i giochi sembrano fatti ed allora la domanda conclusiva. "Quali forme di protezione giuridica, di pressione, di opportunità politica e di mercato, possono essere messe in campo per trovare forme incidenti sulle scelte del Governo e costringerlo per quanto possibile a riflettere e valutare l'opportunità di corrispondere ad una iniziativa del genere, almeno sul piano della sperimentazione innovativa proposta" . Allora, cosa fare? Perchè non aprire comunque al dibattito e sondare le opinioni? Potrebbe essere una straordinaria occasione da non perdere coinvolgendo media e comunicazione, organismi singoli e associati che si riconoscono nella moltitudine di "network sociali" che sulla "Rete" hanno straordinaria capacità d'incontro, e su tutti i piani. Alla fin fine perlomeno si aprirebbe una punto di vista nuovo con cui guardare all'economia di mercato da una proapettiva rinnovata e non solo per questo caso. Dietro l'angolo ci sono, e già ampiamente avvertite, le analogie tra costi sociali del modello economico finanziario globale con la recessione attuale e i costi del degrado ambientale. Quel che ne conseguirà è del tutto prevedibile sulla povertà, sulla pressione dei migranti prossimi, sulla fine delle fonti energetiche fossili, sul peso dell'impronta ecologica demografica su risorse finite ritenute infinite. Sulla pressione esercitata sulle "risorse" dai recenti e nuovi arrivi nell'economia di mercato da altre latitudini, dalla Russia, e da India, Cina, Corea, America del sud con il Brasile in testa. Se la storia ha dimostrato che l'unico modello è questo, nel paniere del mondo globalizzato occorre fare i conti con quel che contiene e non è vietato "riorganizzare" i fattori disponibili, aiutati dalla ricerca scientifica e tecnologica, fattore determinante per la civiltà dell'apprendimento e della conoscenza, nel tentativo continuo di tendere al miglioramento di forme organizzative, strutture e processi di funzionamento del sistema sociale ed eonomico rispettoso delle risorse finite della Terra. E questo proposto è uno dei possibili tentativi bottom up (ma occorerebbe scendere di scala) di re-engineering continuo. In bocca al lupo a tutti noi.

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"nei controlli siamo molto scrupolosi e poi le liste di attesa non sono lunghe" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 18-10-2008)

Argomenti: Cina

Pagina V - Torino Il professor Amoroso dirige il centro trapianti delle Molinette: "Situazione sotto controllo" "Nei controlli siamo molto scrupolosi e poi le liste di attesa non sono lunghe" PROFESSOR Antonio Amoroso, lei è il responsabile del centro trapianti delle Molinette. Si ricorda di altri episodi come questo? "No, non c'è mai stato nessuno che ha usato questo strumento del bigliettino con il numero di cellulare. Ma in passato c'è stato qualcuno che è venuto al centro trapianti per dirci che voleva vendere gli organi. Ovviamente erano tutte persone che non sanno che è vietato. Mi sembrano casi di persone disperate". Crede che un disegno di questo tipo abbia anche qualche possibilità di andare in porto, come ritiene il signor Mario? "Mi sembra davvero impossibile. In Italia no. In altri Paesi certamente sì, India, Pakistan, Sud America, Cina. Ma da noi è davvero difficile, considerato che oltre al problema della compatibilità fra donatore e chi riceve c'è anche una verifica molto scrupolosa da parte dei centri trapianti". La legge però non prevede che il donatore possa anche non essere un familiare o una persona legata da affettività con chi riceve. è così? "Certamente, però è anche vero che i casi dei "donatori buon samaritani", quelli che non sono parenti o amici stretti in Italia sono pochissimi. Io in Piemonte non ne ricordo neppure uno". Qual è la situazione attuale dei trapianti in Piemonte? Le liste di attesa sono lunghe? "La media italiana è di 20,9 per un milione di popolazione, in Piemonte è del 30,5. Possiamo essere soddisfatti, anche se nei Paesi più avanzati come la Spagna siamo arrivati a 40. I tempi delle liste di attesa sono 1,7 anni per il rene, 5,3 mesi per il fegato, 8,8 mesi per il cuore, 1 anno per il polmone, 6,6 mesi per il pancreas. Per il rene ci sono 408 persone in lista d'attesa. Come vede, non c'è una situazione tale per cui uno dovrebbe avventurarsi in situazioni assurde". (s. str.).

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Clandestini arrestato il capo italiano (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 18-10-2008)

Argomenti: Cina

ANCONA Era un servizio a tutto campo quello offerto da un tributarista della Vallesina, in provincia di Ancona, a 71 imprese tessili cinesi: tenuta dei libri contabili e adempimenti fiscali, ma anche false certificazioni per coprire l'impiego di mano d'opera in nero e l'ingresso illecito di cinesi in Italia o per la restituzione di macchinari e attrezzature sequestrati nel corso di operazioni di polizia, fino all'assistenza durante i processi. Savino Fantini, 60 anni, titolare di due studi tributari a Pianello Vallesina e a Jesi, è stato arrestato dalla Guardia di finanza, al termine di due anni di indagini, insieme ad una sua collaboratrice (ora ai domiciliari) e a due imprenditori cinesi: una 48enne, la tramite con la Cina, e il titolare di un laboratorio. Fantini è ritenuto la "mente" di un'organizzazione - "la prima così articolata scoperta in Italia" secondo le Fiamme gialle - al centro di un'inchiesta con 35 indagati (7 italiani, fra cui tre avvocati, e 28 cinesi) per associazione per delinquere, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, frode fiscale e processuale, truffa allo Stato e corruzione.

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Tripoli chiede un vicepresidente (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-18 - pag: 2 autore: Non solo finanza. Anche il "cane a sei zampe" nel mirino Tripoli chiede un vicepresidente Giuseppe Oddo VENEZIA. Dal nostro inviato La banca centrale libica sembra intenzionata a chiedere un posto nel consiglio d'amministrazione di UniCredit, di cui è ormai secondo azionista (dietro la Fondazione Cariverona) con il 4,23%. L'obiettivo, riferisce una fonte, sarebbe la vicepresidenza dell'istituto, a cui i libici avrebbero candidato il governatore della banca centrale, Farhat Omar Bengdara. La richiesta potrebbe essere stata già avanzata ai grandi soci di UniCredit, banca in cui i fondi sovrani di Tripoli hanno investito oltre 1 miliardo di euro comprando titoli sul mercato. Come è noto, la Libia ha inoltre dato la propria disponibilità a sottoscrivere una tranche di 500 milioni del prestito obbligazionario di prossima emissione. UniCredit ha attualmente 5 vicepresidenti. Oltre al dossier UniCredit, i fondi libici, secondo la medesima fonte, stanno studiando l'acquisizione di una quota dell'Eni (di cui avrebbero già lo 0,7%) e non avrebbero rinunciato all'ingresso in Telecom Italia. L'Eni, che ieri a Piazza Affari è salita del 14,53% a 15,36 euro, rappresenta una grande opportunità d'investimento per la Libia del colonnello Gheddafi, dove la compagnia petrolifera italiana ha radici storiche. Alle quotazioni odierne, i giacimenti del gruppo del "cane a sei zampe" sono valutati nell'ordine di qualche dollaro al barile; valutazione risibile anche nell'ipotesi di una perdurante discesa del prezzo del greggio. E, a questi prezzi, il suo dividendo assicura un rendimento medio del 10 per cento. La finanza libica, che accumula circa 2 miliardi di euro al mese vendendo gas e petrolio, punta dunque esclusivamente al potenziale di rivalutazione di un eventuale investimento in Eni: di certo non alla sua gestione. E tra petrolio e finanza, a Tripoli sono ritornati in auge uomini come Mohammed Layas, oggi presidente della Libian Investment Authority, già governatore della banca centrale e grande negoziatore dell'uscita della Lafico dal capitale della Fiat. Come è emerso dalla conferenza internazionale Eurogolfe 2008 (su Europa, Mediterraneo e Stati del Golfo), che si conclude oggi alla Fondazione Cini di Venezia, i fondi sovrani dei Paesi arabi, dall'Arabia Saudita, ad Abu Dhabi, da Dubai al Qatar, non perseguono fini predatori, non approfittano della crisi finanziaria globale e del crollo delle quotazioni di Borsa per acquisire il controllo delle industrie strategiche dei Paesi occidentali. Anzi, cercano di entrare nel capitale di società profittevoli con il consenso politico dei governi per moltiplicare la massa dei profitti realizzati con le materie prime energetiche. "Non pensano alle Opa ostili, ma anzi-riferisce un uomo d'affari arabo che chiede di non essere citato - mantengono il basso profilo per non essere presi tra due fuochi: le pressioni politiche dell'Occidente da un lato e quelle delle popolazioni arabe che vivono in molti casi ancora in condizione di povertà dall'altro. L'eccesso di ricchezza crea gelosie,sia all'esterno che all'interno degli Stati arabi. I responsabili di questi fondi non godono di popolarità nemmeno nei loro Paesi. Uno Stato come il Qa-tar, un tempo totalmente sottomesso all'Arabia Saudita, ha oggi tra i suoi migliori alleati l'Iran, a cui deve la sua fortuna anche il Dubai, dove Teheran ha riciclato i suoi capitali dopo l'avvento del fondamentalismo islamico e dove si sono diretti anche i capitali russi. L'Europa si rassicuri: i fondi sovrani- conclude la fonte- non hanno alcun interesse a scalare le grandi aziende occidentali". http://oddo.blog.ilsole24ore.com DA MILANO A ROMA Le holding finanziarie di Gheddafi in movimento anche sull'Eni: la presenza nel gruppo petrolifero potrebbe aumentare presto.

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IL VERTICE ONU (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-10-18 - pag: 15 autore: IL VERTICE ONU La prima riunione nel 1946 Il Consiglio di sicurezzaè l'organo delle Nazioni Unite che ha competenza nel decidere sanzioni contro gli Stati colpevoli di aggressione o di minaccia alla pace.L'articolo 24 dello Statuto dell'Onu assegna infatti al Consiglio "la responsabilità principale del mantenimento della pacee della sicurezza internazionale". Si è riunito per la prima volta il 17 gennaio 1946 a Londra. Quindici componenti è composto da cinque membri permanenti con diritto di veto. Sono i Paesi usciti vincitori dalla Seconda guerra mondiale: Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Russia e Cina. A questi si aggiungono dieci membri non permanenti, eletti ogni anno dall'Assemblea con incarico biennale. Un Paese che non fa parte del Consiglio può prendere parte alle sedute se gli argomenti discussi coinvolgono i suoi interessi nazionali. Come prende le decisioni Le decisioni del Consiglio necessitano di una maggioranza di almeno nove dei quindici membri e di tuttii cinque membri permanenti, se si tratta di un voto su una questione non procedurale. Il presidente del Consiglio di sicurezza cambia con una rotazione mensile tra i membri che segue l'ordine alfabetico.Il Segretario generale delle Nazioni Unite, oggi il sudcoreano Ban Ki-moon, ha un seggio nel Consiglio ma non ha diritto di voto.

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Pochi alleati per Teheran nel Consiglio di sicurezza (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-10-18 - pag: 15 autore: Nazioni Unite. All'Iran 32 voti su 192, entra il Giappone Pochi alleati per Teheran nel Consiglio di sicurezza Luca Veronese Entrano Giappone, Turchia, Austria, Messico e Uganda. Restano fuori, bocciati, l'Iran dell'integralismo islamico e l'Islanda della bancarotta finanziaria. L'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha votato ieri per rinnovare, fino al 2010, cinque dei dieci membri non permanenti del Consiglio di sicurezza, l'organo del Palazzo di vetro che può imporre sanzioni e inviare forze di pace avendo la responsabilità del mantenimento della pace e della sicurezza nel mondo. Nel Consiglio siedono i rappresentanti di 15 Paesi. Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia e Cina sono membri permanenti con diritto di veto. Dieci sono i Paesi che fanno parte del Consiglio in modo non permanente: ogni anno l'Assemblea rinnova cinque componenti con mandato biennale. Alla fine dell'anno Italia, Belgio, Indonesia, Panama e Sudafrica verranno sostituiti. Mentre resteranno anche per il 2009 Burkina Faso, Costa Rica, Croazia, Libia e Vietnam. In Asia, il Giappone ha battuto ieri, come era ampiamente previsto, la concorrenza dell'Iran. Teheran ha ottenuto solo 32 voti sui 192 complessivi dell'Assemblea,restando molto al di sotto dalla maggioranza dei due terzi richiesta: la dura opposizione di Mahmoud Ahmadinejad agli Stati Uniti, il programma nucleare (motivo delle sanzioni contro il Paese decise dallo stesso Consiglio dell'Onu) e i timori di numerosi Paesi dell'area hanno bloccato ogni sua possibilità. I rappresentanti di Stati Uniti e Regno Unito non hanno nascosto la loro soddisfazione: "Le aspirazioni dell'Iran sono state respinte come spazzatura ", ha detto l'ambasciatore britannico John Sawers. La delegazione iraniana ha invece evitato ogni commento nel lasciare l'Assemblea. Tokyo ha conquistato 158 voti: oltre a essere uno dei principali finanziatori delle Nazioni Unite, il Giappone ha già fatto parte per ben nove volte del Consiglio ed è assieme alla Germania il principale candidato a diventare un membro permanente qualora venisse approvato l'allargamento del Consiglio. La corsa per i due seggi europei è stata vinta da Turchia e Austria, con 151 e 133 voti. è uscita sconfitta l'Islanda, uno dei candidati forti della vigilia, sulla quale hanno pesato le gravi difficoltà finanziarie delle ultime settimane. Il ministro degli Esteri islandese, Ingibjorg Solrun Gisladottir, ha negato legami diretti tra la bancarotta del Paese e l'orientamento dell'Assemblea, ma ha ammesso che la crisi finanziaria globale "non è stata certo d'aiuto".Scontata l'elezione di Messico e Uganda per la mancanza di candidature alternative in Africa e in America Latina. I Paesi occidentali sperano che Giappone e Uganda, eletti al posto di Indonesia e Sudafrica, rendano più semplici i lavori in Consiglio. luca.veronese@ilsole24ore.com NUOVI INGRESSI I seggi europei a Turchia e Austria, quelli di Africa e America Latina a Uganda e Messico. Islanda penalizzata dalla crisi.

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NOTIZIE In breve (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-10-18 - pag: 15 autore: NOTIZIE In breve SPAGNA è autentica la foto del miliziano di Capa Non è un fotomontaggio: la foto "Morte di un miliziano" scattata da Robert Capa durante la Guerra civile spagnola è autentica. Nella mostra dedicata all'autore, aperta a Londra da ieri fino al 25 gennaio, nuove immagini documentano la veridicità di quello scatto, che ritrae l'anarchico Federico Borrell Garcia colpito a morte, con le braccia aperte e un fucile in mano. La foto fu fatta vicino a Cordoba il 5 settembre 1936; l'assenza di altri soldati e di prove ulteriori avevano alimentato negli anni i sospetti di un falso da parte del grande fotografo. CINA Pechino prolunga la libertà di stampa La Cina ha annunciato che la maggiore libertà di stampa garantita ai giornalisti stranieri durante le Olimpiadi (attraverso un'apposita direttiva) diventerà d'ora in poi la regola. La decisione è stata resa nota dal portavoce del ministero degli Affari esteri, Liu Jiunchao, durante una conferenza stampa convocata ieri, giorno di scadenza del provvedimento. Dal primo gennaio 2007 i giornalisti stranieri in Cina non hanno più l'obbligo di chiedere l'autorizzazione preventiva alle autorità provinciali per realizzare reportage e hanno ottenuto, almeno formalmente, il diritto di muoversi liberamente nel Paese e intervistare chiunque chiedendo solo il permesso dell'intervistato.

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Effetto boomerang sul clima (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-10-18 - pag: 16 autore: Effetto boomerang sul clima di Corrado Clini e Alberto ClÔ L a maggior evidenza del fondamentalismo ambientalista che sta imperversando su Bruxelles in questi giorni - in cui si sta disegnando il futuro percorso della politica climatica ed energetica europea- è che mentre da un lato Parlamento e Commissione s'interrogano sull'intensità dell'inevitabile impatto che la crisi finanziaria avrà sull'economia reale, dall'altro lato continuano testardamente a ritenere che la questione ambientale debba rimanere una "variabile indipendente" dal quadro macroeconomico entro cui dovrebbe valutarsi la sostenibilità degli impegni che si vorrebbero adottare. Una posizione illogica: perché dovrebbe essere bene evidente come senza crescita, con cadute verticali della domanda, e una rarefazione del credito, le imprese siano nell'impossibilità materiale d'investire in innovazioni tali da ridurre di oltre il 20% le loro emissioni. Se questo dovesse osservarsi, sarebbe per l'effetto perverso della stagnazione economica o delle delocalizzazioni produttive, e non certo per la virtuosa adozione di duraturi e sostenibili miglioramenti. La piena globalizzazione dei mercati non consente a singole economie o intere aree di sopportare oneri addizionali, come quelli derivanti dall'implementazione delle politiche ambientali, che loro diretti competitori non intendano sostenere o si-ano esentati addirittura dal farlo, come accade per le imprese europee nel confronto con quelle americane, per non parlare di quelle asiatiche. Politiche ambientali unilaterali e disancorate dal contesto macroeconomico rischiano di accentuare gli effetti depressivi della negativa congiuntura, di ridurre gli aggiustamenti di carattere strutturale, di accrescere la propensione degli Stati membri ad adottare comportamenti opportunistici. Da tutto ciò non dovrebbe prescindere il processo negoziale in atto per la fissazione dei nuovi obiettivi con l'adozione di misure che abbiano il dono del pragmatismo; siano percorribili nella loro sostenibilità economica; sappiano essere efficaci in rapporto alle risorse impiegate. Misure, in poche parole, ambientalmente virtuose senza essere economicamente rovinose. Alla prova dei fatti, il cammino verso e post-Kyoto si va dimostrando molto più arduo di quanto la politica avesse inizialmente previsto, mentre la sua efficacia nel comprimere le emissioni resta del tutto simbolica. Checché se ne dica, il gioco non vale la candela se solo si tiene conto che la Cina continua ad aumentare annualmente le sue emissioni di CO2 a un ritmo otto volte superiore alle riduzioni che l'Europa dovrebbe nel suo assieme conseguire. Il fatto che l'Unione abbia, nonostante ciò, unilateralmente deciso di innalzare, e di molto,l'asticella dell'abbattimento delle emissioni non aumenta la probabilità di migliorare le cose. Quella decisione è avvenuta in modo avulso da una qualsiasi puntuale valutazione degli effetti economici - costi, competitività, crescita- di nuovi ancor più ambiziosi obiettivi e prima dell'attuale crisi finanziaria. Alla prova dei fatti, i singoli Stati, ma non le burocrazie comunitarie, si vanno accorgendo come la formula "20%-20%-20%" al 2020 - più risparmio, più rinnovabili, minori emissioni- sia quasi impossibile da conseguire. Non per cattiva volontà ma per cattivi calcoli. Il fatto che gli uffici comunitari li abbiano rivisti negli ultimi giorni - anche se la cosa non sembra avere alcun effetto - raddoppiando oltre l'1% medio annuo l'onere sul Pil europeo delle misure che si vorrebbero in-traprendere, dà conto del modo confusoe contradditorio con cui si va procedendo. I nuovi obiettivi rischiano di essere un cappio al collo delle economie europee ei Governi sono restii a impiccarvisi anche per l'esaurirsi dei miglioramenti relativamente più facili, con la necessità di dover ricorrere a interventi vieppiù costosi o il rischio di costringere le imprese più esposte alla concorrenza internazionale a delocalizzare le proprie attività o preferirne l'importazione. Producendo, in tal modo, un paradossale risultato: di aumentare le emissioni globali di CO2, per le peggiori tecnologie produttive e il peggior mix energetico dei Paesi terzi che ne beneficerebbero. L'interrogativo non è, allora, se proseguire o meno sulla via dei miglioramenti climatici, scelta di per sé irreversibile e condivisibile, ma con quali meccanismi e in quali tempi farlo. Guardare ai numeri può essere scomodo, ma è l'unico modo con cui capire di che si sta parlando e rispetto ai quali la politica è chiamata ad assumersi le sue responsabilità. Una stima che riteniamo valida come ordini di grandezza fa ammontare il costo per l'economia italiana del pacchetto energetico "3 x 20%" tra i 16 e i 20 miliardi di euro l'anno tra il 2008 e il 2020, per un ammontare globale oltre i 200 miliardi, rispetto ai 185 stimati dalla Commissione, a fronte di una riduzione delle emissioni globali non superiore allo 0,3 per cento.Un'ipoteca che riteniamo insostenibile per il futuro delle nostre imprese, del nostro sistema economico, dello stesso ambiente. Perché senza crescita non lo si migliora. Emergenza. Un campo profughi in miniatura, creato dall'artista Herman Josef Hack davanti alla Bce, per denunciare gli effetti del cambiamento climatico AFP.

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Usa-Ue, piani comuni per fisco e mercati (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-10-18 - pag: 17 autore: Usa-Ue, piani comuni per fisco e mercati di Vincenzo Visco* C on le decisioni assunte in sede G-7 e Unione Europea si è evitato il rischio reale e incombente di un collasso generale del sistema finanziario internazionale e delle nostre economie. Continueranno tuttavia ad esserci perturbazioni sui mercati, oscillazioni e pericoli, fallimenti e salvataggi, man mano che la massa di attività fondata sui debiti dovrà essere smaltita. Per esempio nessuno sa che cosa c'è nella pancia delle compagnie di assicurazione, che cosa succederà al mercato dei credit default swap, agli hudge fund, eccetera. è certo comunque che stiamo assistendo al più massiccio salvataggio pubblico dei mercati privati che la storia ricordi. è anche certo che l'economia occidentale andrà incontro a una recessione/ stagnazione di uno- due anni. Gli effetti della crisi sulle economie reali sono già in corso, e si ripercuoteranno negativamente a cascata, dal settore finanziario alle famiglie, dai consumatori alle imprese, dall'America all'Europa, dall'Occidente alla Cina. La scomparsa –fisica-delle banche d'affari (le grandi protagoniste di questa fase della storia del capitalismo) dal panorama economico e finanziario del mondo, oltre a una valenza simbolica impressionante, ha anche il significato di un mutamento di fase e della necessità di creare nuovi equilibri e nuovi assetti. Nessuno sa ancora quali saranno, ma non è difficile prevedere un mondo con meno finanza, minore leva finanziaria, maggiore regolamentazione, minore liquidità,più alti tassi d'interesse, e auspicabilmente maggiore integrazione nelle decisioni politiche rilevanti: non c'è infatti in politica nessuna molla più efficiente della paura del peggio. Anche se gli interventi decisi sono sicuramente efficaci, permangono pericoli di segno opposto: gli Stati Uniti e le altre economie occidentali escono fortemente indebolite da questa vicenda: molto più indebitati, più poveri, meno sicuri, meno potenti. La crisi non ha fatto altro che certificare che gli equilibri politicieconomici del mondo sono cambiati. Ma il raggiungimento di un nuovo assetto condiviso senza una leadership forte non sarà facile. La lotta per il potere non è un "pranzo di gala". Al tempo stesso i rischi d'involuzione e di conflitti sono insiti nella situazione attuale: interessi nazionali veri o presunti possono determinare spinte verso il protezionismo che possono diventare molto forti e – data l'abituale miopia della politica molto pericolose. Ciò è per l'appunto quanto avvenne dopo la crisi del '29, quando la prima globalizzazione fu inghiottita nel buco della Depressione e l'Europa precipitò nel nazionalismo, nell'autarchia e nella catastrofe nazifascista, mentre il comunismo si affermava in Russia (e poi in Cina), e solo dopo la Seconda guerra mondiale si pervenne a un nuovo equilibrio con gli accordi di Bretton Woods, e una gestione multilaterale del mondo ma con la chiara leadership americana. Oggi non vi è "pericolo comunista" alle porte, vi è una ben maggiore consapevolezza dei problemi e dei rischi, tuttavia la situazione attuale presenta non poche somiglianze con quella di allora. Anzi, come dimensioni, la crisi del 2008 è già superiore a quella del '29: allora le perdite delle banche furono pari al 5% del Pil americano, oggi il piano Paulson da solo raggiunge già quella percentuale.Anche allora l'economia veniva da un lungo periodo di crescita accelerata, trainata da un'impressionante ondata di innovazioni scientifiche e tecnologiche; anche allora si verificò una globalizzazione dei mercati, soprattutto di quelli finanziari, di dimensioni paragonabili se non maggiori di quelli attuali; anche allora crollarono i dazi, crebbero i commerci, si ridussero i costi di trasporto, enormi masse migratorie si spostarono da un continente all'altro; anche allora l'economia era guidata da un credo liberista assoluto. Diversamente da allora oggi è assai improbabile che la crisi precipiti in una depressione di massa con milioni di disoccupati. Ciò soprattutto a causa della ben maggiore rilevanza strutturale dei bilanci pubblici e della spesa pubblica in tutti i Paesi; tuttavia è possibile che negli Stati Uniti la disoccupazione arrivi al 10%, e che essa cresca considerevolmente in Europa. Oltre ai salvataggi delle banche, ci sarebbe bisogno di un forte e coordinato programma fiscale Europa-Usa per sostenere la domanda per i prossimi anni, una nuova regolamentazione dei mercati, un nuovo sistema monetario internazionale, un nuovo ruolo delle organizzazioni internazionali. è difficile prevedere se vi sarà la capacità e la consapevolezza per realizzare tutto ciò. L'Italia è in certa misura ai margini della crisi. Le banche (maggiori) non sembrano correre rischi. Vi sono imprese indebitate cui bisognerà prestare attenzione e fornire liquidità e –se necessario-sostegno. Sarebbe utile un aiuto alla domanda delle famiglie con redditi medi e bassi per via fiscale, e un sostegno alle piccole imprese che potrebbe avvenire ricapitalizzando i consorzi fidi in modo da ridurre il costo del credito e gli effetti del credit crunch. Staremo a vedere. è certo che ci aspettano giorni difficili. Ma è altrettanto certo che dopo questa crisi niente sarà più come prima, né in economia né in politica. * Ex viceministro dell'Economia del Governo Prodi.

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Il 2009 sarà molto duro ma Bmw si è preparata (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-10-18 - pag: 37 autore: INTERVISTA Norbert Reithofer Presidente del consiglio di gestione "Il 2009 sarà molto duro ma Bmw si è preparata" Verifica con Fiat - Marchionne? "Un vecchio amico" Molti produttori di auto vogliono collaborare con noi Alberto Grassani MILANO L'alleanza Bmw-Fiat non ha ancora preso forma, ma nulla è incrinato, non ci sono asperità. "Sergio Marchionne è un vecchio amico", spiega Norbert Reithofer, numero uno del gruppo Bmw, "e se a livello personale non c'è alcun raffreddamento dei rapporti, la verifica tecnica sulla possibile cooperazione fra Mini e Alfa procede normalmente". Certo, con il Lingotto è in corso una fase negoziale, entrambe le parti non fanno sconti, e Reithofer, in un incontro con il Sole 24 Ore, non ha nascosto che l'ipotesi di scambio tecnologico con Fiat abbia più di un'alternativa:"leggo sulla stampa che sono molte le case automobilistiche interessate a lavorare con Bmw, anche Daimler Benz ". Reithofer, 52 anni, presidente del consiglio di gestione del colosso di Monaco dal 2006, in questi giorni di crescenti tensioni sui mercati mondiali è di passaggio in Italia. Un'occasione per saldare i rapporti con il mondo politico e imprenditoriale del Paese e per incontrare esponenti del settore bancario, come il presidente di UniCredit, Dieter Rampl, osservatori privilegiati dei legami imprenditoriali italo-tedeschi. Inevitabilmente si guarda a quello che succede in America, alle possibili distorsioni della concorrenza a danno dell'industria europea. "Negli Stati Uniti è stato varato un programma di aiuti di stato per l'industria dell'auto da 25 miliardi di dollari", sottolinea Reithofer, "e l'Europa deve chiedersi quale sarà l'impatto di questo programma sulla competitività dei produttori europei". Il gruppo Bmw che nei primi nove mesi del 2008 è riuscito a contenere gli effetti del rallentamento economico, con una crescita delle vendite dell'1,7% (1,1 milioni di automobili), è favorevole a una risposta di Bruxelles, ma a patto "che gli eventuali aiuti europei si concentrino sull'obiettivo di riduzione delle emissioni di anidride carbonica ". Bmw ha investito 1,1 miliardi di euro nelle nuove tecnologie EfficientDynamics per la riduzione di emissioni e consumi e scommette ancora sul motore a idrogeno per "un futuro a emissioni zero". "Al di là della crisi – dice Reithofer –, la risorsa del petrolio è limitata e, a fronte di una popolazione mondiale crescente, l'industria dell'auto deve pensare a come evolversi nel futuro". I problemi ambientali, industriali e di finanziamento delle nuove tecnologie si intrecciano. "Negli Stati Uniti – spiega il vertice della Bmw – si è stabilito di ridurre le emissioni di anidride carbonica del 4%, in Cina è stata fissata una tassa sulle automobili di grossa cilindrata, in Europa si discute di una riduzione, entro il 2020, del 20% delle emissioni di anidride carbonica". Obiettivi importanti, ma "il settore automobilistico ha un ciclo di sviluppo lungo e la Comunità europea deve concedere ai produttori di auto una fase di transito fra il 2012 e il 2015", anche in considerazione del deterioramento economico. "Viviamo tempi pesanti e anche il 2009 per l'industria mondiale dell'auto sarà un anno estremamente difficile ammette il manager –. è certo tuttavia Bmw saprà reinventarsi euscire più forte da questa crisi del settore ". Nel regno tecnologico della casa automobilistica di Monaco il momento è impegnativo: se i dati di vendita delle auto dei primi nove mesi del 2008 sono positivi, l'effetto combinato dell'aumento dei costi delle materie prime, della debolezza del dollaro e delle rettifiche sul valore di libro del parco macchine dato in leasing ha eroso del 35% l'utile pre tasse del primo semestre (1,24 miliardi di euro). In particolare il gruppo tedesco deve affrontare la crisi del suo principale mercato di riferimento, gli Stati Uniti. Un sbocco da 336 mila veicoli l'anno, che nel mese di settembre, anche a causa dell'attesa dei consumatori per l'arrivo dei nuovi modelli, ha segnato una brusca battuta d'arresto (-25%). Un problema che non riguarda solo le vendite delle nuove auto. "Bmw è una casa automobilistica premium ", sottolinea Reithofer "non piazziamo automobili sul mercato a qualsiasi prezzo, piuttosto rallentiamo la produzione per qualche giorno". Più difficile risolvere il problema dei prezzi dell'usato, caduti sotto l'impatto della crisi finanziaria internazionale. "Negli Stati Uniti il finanziamento all'acquisto di automobili tramite leasing è importante e questo comporta che, con la caduta dei valori di mercato dell'usato, si vada deteriorando il valore residuo delle auto che tornano alla Bmw alla fine del periodo di leasing". Un fenomeno che ha portato accantonamenti per 695 milioni di euro sui conti del primo semestre. Fattori esterni che hanno messo in ombra i risultati operativi positivi realizzati da Bmw, con un margine sulle vendite, al netto di tutte le voci non ricorrenti, in crescita al 7,3% rispetto al 7% del primo semestre 2007. Un recupero di marginalità operativa che in futuro dovrebbe arginare il recente calo del titolo Bmw alla Borsa di Francoforte (-51% da inizio 2008). Non è peraltro la prima volta che il gruppo di Monaco affronta una fase di recessione. "Nel 1992-1993 abbiamo subito un calo nelle vendite, partito anche allora dagli Stati Uniti: Bmw siè concentrata sui suoi punti forti, ha deliberato un taglio di 6 mila dipendenti, ha accusato una flessione di ricavi e profitti ed è uscita dalla crisi più forte di prima ", ricorda Reithofer. "La crisi è tornata nel '99, quando si è deciso di vendere la Rover e di mantenere il marchio Mini: il gruppo ha subito una perdita nel bilancio per 2,48 miliardi di euro, ma ci siamo reinventati, uscendo nuovamente rafforzati dalla ristrutturazione. Sarà così anche questa volta – afferma Reithofer – entro il 2012 vogliamo risparmiare 6 miliardi di euro sulla spesa per le materie prime e costi fissi, oneri che già nel 2008 saranno inferiori di quelli del 2007. Bmw sarà in grado di superare anche questa sfida". D'altra parte, "ad eccezione del '99, bilancio segnato dalla minusvalenza realizzata alla vendita di Rover, negli ultimi quarant'anni Bmw è riuscita a chiudere tutti gli esercizi in utile; al mondo solo il gruppo Toyota ha fatto altrettanto". E guardando al futuro? Oggi, in casa Bmw,è l'aspetto più interessante. Perché nell'era in cui banchieri come Richard Fuld ( Lehman Brothers) falliscono all'ultimo minuto,quasi a loro insaputa, e in cui assicuratori come Robert Willumstad (Aig) scoprono di domenica sera di avere finito la liquidità, il progetto strategico di Bmw arriva al 2020 e sembra rimettere l'industria europea al centro del sistema economico. "è uno scenario di lungo periodo – dice il manager –, ma abbiamo indicato una tappa intermedia per il 2012, l'obiettivo di vendita di 1,8 milioni di vetture". "D'altra parte è necessario sviluppare nuovi concetti automobilistici, nuove tecnologie. Il ciclo produttivo di una macchina è di circa sette anni, dunque di qui al 2020 non verranno completati neanche due cicli di prodotto". L'obiettivo di Bmw al 2020,vendite per oltre 2 milioni di auto, è "diventare leader in tutti i segmenti in cui siamo presenti". Per quanto riguarda le misure del gruppo a sostengo del titolo, se la politica di contenimento dei costi e di incremento della profittabilità libererà nel medio periodo le risorse per la remunerazione degli azionisti con una crescita del dividendo (salito del 51% nel 2007) l'ipotesi di un riacquisto di azioni proprie, che all'inizio dell'anno era stato preso in considerazione, ora è esclusa: "Come imprenditore in questo momento non penso che sia una buona idea. Come industria automobilistica abbiamo bisogno di liquidità, ne abbiamo per diversi miliardi e preferiamo tenerla". STRATEGIA SOSTENIBILE "L'obiettivo di Bruxelles di riduzione delle emissioni di CO2 ci vede favorevoli" AIUTI DI STATO USA "Se Washington salva Detroit, l'Europa sostenga la competizione del Vecchio Continente" DISEGNO DI DARIUSH RADPOUR.

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L'Italia è forte grazie alle Pmi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-10-18 - pag: 39 autore: Listini. Il Ceo del Nyse incontra il Nordest "L'Italia è forte grazie alle Pmi" Claudio Pasqualetto MONTEBELLUNA La tempesta finanziaria potrebbe esaurirsi nel giro di 2 o 3 trimestri. Duncan Niederauer, Ceo di Nyse Euronext, dice di non avere perso il suo ottimismo. Dopo aver preso parte a Milano a un vertice con i 14 top executive delle principali Borse mondiali, il numero uno di Wall Street ha incontrato, su invito del presidente di Geox Mario Moretti Polegato, un ristretto gruppo di imprenditori del Nordest. "La crisi in atto - ha detto è unica soprattutto per la rapidità con cui è avvenuta, per questo penso che possa concludersi altrettanto in velocità. Sono tempi cui sicuramente non eravamo abituati. Quello che preoccupa di più è il fatto che siamo passati da un problema finanziario a una crisi di fiducia generale". A giudizio di Niederauer d'ora in avanti dovrà cambiare il modo di valutare le aziende: "Non si guarderà solo alla finanza aziendale - ha detto ma anche ai valori etici". "La tempesta - ha aggiunto - colpisce i Paesi in misura diversa. L'Italia probabilmente ne risentirà meno di altri perché ha un'economia solida e basata su quello stesso sistema di Pmi che è stato il vero traino anche degli Usa dopo ogni fase di recessione". "Ci aspettavamo un'eventuale crisi dalla Cina - ha precisato Polegato - e invece è stato l'Occidente,e in particolare gli Usa, a cedere.L'importante è non farsi prendere dal panico: evitare investimenti impegnativi dal punto di vista del debito, ma continuare a spingere su fronti fondamentali come la ricerca, la formazione, l'innovazione e la proprietà intellettuale". Il presidente del Nyse ha concordato con Polegato sul fatto che i mercati fossero drogati dalla finanza. "Gli imprenditori devono tornare a fare il loro mestiere di imprenditori e non cercare più facili vie di finanza speculativa per fare soldi" ha ammonito Polegato e Niederauer ha precisato che comunque molte regole devono essere riscritte. "Vi sono ancora banche Usa che hanno evidenti segnali di fragilità - ha sottolineato - ed è importante che per il futuro anche negli States questo settore sia regolamentato come avviene in tutti gli altri Paesi in maniera da risultare anche più trasparente". Quanto alle decisioni prese dalle Autorità dei diversi Paesi il Ceo del Nyse ha detto che sono misure eccezionali dettate da situazioni altrettanto eccezionali: "L'Europa si è mossa con velocità e determinazione, mentre negli Usa le scelte fatte non hanno ancora convinto del tutto e questo determina una persistente volatilità". "Quel che è certo- ha concluso Niederauer - è che tutto questo potrà facilitare operazioni di fusione e ridimensionerà in maniera visibile la finanza statunitense". IL PRESIDENTE DI GEOX Mario Moretti Polegato: gli imprenditori devono mantenere i nervi saldi e continuare a investire in ricerca e sviluppo Stretta di mano. Mario Moretti Polegato ( a sinistra), presidente di Geox, e il numero uno del Nyse Duncan L. Niederauer.

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FIORE ALL'OCCHIELLO (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: CASA E CASE data: 2008-10-18 - pag: 47 autore: FIORE ALL'OCCHIELLO La Visconti Cassinis Ravizza - Con 42 ettari di vigneti, l'azienda agricola Visconti Cassinis Ravizza (Vicara) è una delle aziende agricole più estese del Piemonte.Frutto dell'alleanza di tre soci Diego Visconti (nel top management della società di consulenza Accenture), Carlo Cassinis e Domenico Ravizza, l'azienda si è data l'obiettivo di conquistare con i suoi prodotti (quelli di punta sono il Grignolino e il Barbera) i mercati internazionali meno facilie scontati, come la Cina e il Sud-Est asiatico, la Russia e i Paesi dell'Europa dell'Est.Paesi nei quali, spiega Domenico Ravizza, è atteso un incremento dei consumi: "Si tratta però di mercati ancora poco maturi– aggiunge –:i grandi distributori puntano sulle grandi marche oppure sulla quantità a poco prezzo". L'investimento In circa 15 anni i tre soci hanno investito nell'azienda agricola l'equivalente di un milionee mezzo di euro per integrare le rispettive aziende dotandole delle necessarie attrezzaturee per ampliare le vigne (in zona sono quotate tra i 35 e i 50mila euro all'ettaro)."Tuttavia– continua Ravizza –il valore dei terreni in Monferrato è contenuto rispetto ad altre zone e al prodotto che si realizza. Mancano attività di marketing territoriale che promuovano il territorio ei suoi prodotti enogastronomicie che ne facciano un marchio riconoscibile in Italia e nel mondo". I risultati I segnali positivi comunque non mancano: nel corso dell'estate i soci della Vicara hanno notato un maggior interesse turistico per il Monferrato, il che li rassicura sulla bontà dell'iniziativa intrapresa con il recupero di un cascinale della proprietà trasformato in un'abitazione di alta gamma e destinato all'ospitalità turistica di 600 mq affittati a .2.650 euroa settimana.

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Caraibi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-18 - pag: 8 autore: Caraibi. Sei manager israeliani sequestrati dai lavoratori cinesi rimasti senza stipendio Su un'isola, ostaggi del crack globale Roberto Bongiorni C osa unisce la bancarotta del colosso Lehman, il dramma di sei manager israeliani ostaggio da tre giorni in una stanza d'albergo di una piccola isola caraibica, la rabbia di 300 operai cinesi che li assediano e una società di servizio, anch'essa cinese, che non vuole saperne di pagare quanto dovrebbe? La risposta è paradossale e allo stesso tempo semplice: la crisi finanziaria mondiale. Il periodo più critico per le Borse di tutto il mondo dal lontano 1929, innescato dal crollo dei mutui subprime, si sta ripercuotendo sull'economia reale. Nessuno sembra immune: dalle grandi economie dei Paesi industrializzati i tentacoli della crisi ora si allungano anche sui luoghi più impensabili, come il poco noto arcipelago di Turks and Caicos, teatro della vicenda. Il piccolo territorio britannico, incastrato tra Cuba e la Repubblica Dominicana, è un paradiso naturale. Tanto che Ashtrom, compagnia di costruzione israeliana specializzata in resort di lusso, ci aveva visto il grande affare. La scelta del finanziatore, appunto Lehman secondo quanto riporta il sito del quotidiano israeliano Haa-retz, è stata tuttavia meno oculata. è vero, la quarta Banca d'affari americana già nel primo trimestre dell'anno aveva messo inluce la sua vulnerabilità alla crisi dei mutui subprime. Ma da lì a pensare che potesse fallire... Il progetto, poi, appariva remunerativo. E per costruire il resort, quale manodopera migliore se non quella cinese, solitamente a buon mercato, efficiente e meno esigente della concorrenza? Ecco dunque che l'offerta da parte di una società di lavoro interinale cinese viene accettata: 300 operai, perlopiù gente povera, raggiungono l'isola. L'accordo prevede che i salari, mille dollari al mese, siano versati dalla società di lavoro interinale alle loro famiglie residenti in Cina. Ma il progetto si ferma tre mesi fa. Gli operai si ritrovano senza lavoro su un'isola raggiungibile solo via mare. Dormono in tendopoli e si lamentano delle condizioni in cui vivono. "Alcuni lavoratori non ricevono paga da quattro mesi ", ha spiegato un israeliano che seguiva il progetto. Come se non bastasse, al danno finanziario si aggiunge la beffa. Per ottenere il lavoro gli operai si sono indebitati, pagando ognuno alla ditta di lavoro interinale 15mila dollari. La somma doveva essere restituita gradualmente. "Quando hanno realizzato che la costruzione non stava procedendo si sono inferociti ", ha continuato l'addetto di Ashtrom. Martedì scorso 15 contractor israeliani sono stati così "sequestrati". Nove sono stati liberati giovedì, gli altri restano prigionieri nell'edificio, circondati dagli operai cinesi, a loro volta sorvegliati dalla polizia dell'arcipelago sopraggiunta sull'isola. Nessuno vuole che la situazione degeneri. Dalla sede di Ashtrom di Turks, una donna risponde seccamente al telefono: "Non abbiamo commenti da rilasciare". Nel sottofondo si sentono conversazioni concitate. Il ministero degli Esteri israeliano ostenta calma; la convinzione è che prevarrà il buon senso. "Pur di mettere la parola fine alla vicenda la compagnia ha deciso di pagare ogni cosa ai lavoratori cinesi, anche il denaro che doveva essere pagato dalla società interinale cinese", ha assicurato Ashtrom. La curiosa vicenda sembra però segnare una svolta: la crisi finanziaria mondiale si può osservare anche dalla serratura di una stanza d'albergo di un'ignota isola caraibica. ECONOMIA REALE E MERCATI Il gruppo Ashtrom di Tel Aviv ha interrotto la costruzione di un resort a Turks and Caicos: i finanziamenti erano stati garantiti da Lehman.

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La moneta unica sarà più forte del dollaro (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-18 - pag: 8 autore: "La moneta unica sarà più forte del dollaro" Riccardo Sorrentino Ha temuto il peggio. "La scorsa settimana, quando crollava tutto attorno a noi, ho cominciato per la prima volta a preoccuparmi della coesione dell'Unione monetaria". Poi però tutto è passato: "La risposta dei Governi mi ha tranquillizzato: se l'euro supererà questa crisi, e lo farà, la prognosi sarà allora molto buona ". Barry Eichengreen, dell'Università di Berkeley, ora è relativamente ottimista. E non è il solo. Jeffrey Frankel, dell'Università di Harvard, pensa persino che le turbolenze saranno un'opportunità. "Nel lungo termine - dice l'euro supererà il dollaro come valuta internazionale; e questa crisi potrebbe anche accelerare questo processo". Portano dunque un messaggio positivo i due economisti del National Bureau of Economic Research di Washington, che sono a Milano insieme ad altri importanti colleghi chiamati dall'istituto Igier dell'Università Bocconi per fare un check up a porte chiuse sulla valuta comune, a dieci anni dalla nascita. Nessuno di loro, a margine della conferenza, nasconde certo le difficoltà del futuro immediato. "Penso che l'Europa abbia di fronte a sé una recessione lunga e profonda - dice Eichengreen- come del resto gli Usa". Non bisogna però allarmarsi troppo. "Sarà forse la peggiore recessione degli ultimi due decenni - aggiunge Frankel- ma non necessariamente la peggiore in assoluto e men che meno è paragonabile alla Grande depressione". Neanche le difficoltà, allora, vanno enfatizzate. è questo l'invito di Alberto Alesina dell'Università di Harvard, organizzatore con Francesco Giavazzi della conferenza di Milano. "Abbassiamo i toni, non drammatizziamo- dice - il mondo non crollerà, le depressioni ci sono sempre state e non sono di per sé una tragedia, se non si commettono errori gravi di politica economica". La chiave di tutto è ora proprio questa: i possibili sbagli. Per Eichengreen, per esempio, sarebbe un male non sostenere la crescita per timore del caro vita. "Tra un paio d'anni - ammette ci saranno molte pressioni sui prezzi e i problemi di inflazione torneranno, ma per il momento occorre fare quanto è necessario per sostenere la domanda: la gente non spende. Bisogna tagliare i tassi e questo vale anche per la Bce". Frankel, intanto, invita a non sottovalutare l'altro pericolo, quello della deflazione. Alesina non è favorevole però alle spese pubbliche anticicliche, a sostegno della domanda. Teme un altro errore: quello dello statalismo. Anche per questo sottolinea che non esiste e non si può trovare una "regolazione perfetta ". Molte cose certocambieranno per il mondo finanziario: secondo Eichengreen "stiamo andando verso norme più stringenti, una regolazione anticiclica, e quindi una più lenta crescita del credito durante i boom e una più lenta flessione durante le frenate". Nessuno vuole però andare oltre: "Credo che la gente stia esagerando, proietta quanto accade sui mercati finanziari anche sull'economia reale", dice. Questo è un rischio forte anche in Italia, secondo Alesina: l'economista vede un "ritorno in voga del protezionismo, dell'intervento pubblico che potrebbe avere effetti di lunghissimo periodo molto negativi. Mi preoccupo - aggiunge - quando, con la scusa della crisi finanziaria si comincia a parlare di sussidi alle case automobilistiche e ad Alitalia, di supremazia dello Stato, di escludere la Cina dalla Wto. Sono quegli errori che possono trasformare una crisi finanziaria temporanea in una recessione di lungo periodo". riccardo.sorrentino@ilsole24ore.com CAUTO OTTIMISMO L'opinione dell'economista americano Jeffrey Frankel trova consensi al convegno sull'euro organizzato dall'Università Bocconi.

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L'Africa chiede accordi fra eguali, non paternalismo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FESTIVAL ALIMENTAZIONE data: 2008-10-18 - pag: 27 autore: INTERVISTA Giovanni Puglisi "L'Africa chiede accordi fra eguali, non paternalismo" di Antonio Dini L' Africa ha bisogno di partenariati e non di paternalismo. Perché gli africani vivono ancora il ricordo di periodi della loro storia in cui l'Europa e gli occidentali hanno colonizzato le terre e sfruttato le risorse. Proprio per questo i cinesi e gli indiani oggi si presentano con una marcia in più nell'offrire opportunità di collaborazione per sviluppare trattati, accordi e ricchezza in cambio di materie prime. Il punto di vista è di Giovanni Puglisi, rettore dell'università Iulm di Milano e, nella veste di presidente della Fondazione Banco Sicilia, promotore del meeting di Taormina, la cui seconda edizione – che si è conclusa da pochi giorni – ha analizzato le condizioni in cui versa il continente africano, a partire dalle possibili sinergie con l'Europa e l'Italia. Professore, perché partenariati e non paternalismo? L'Europa si muove ancora con codici così arcaici in Africa? No, però la cultura europea in Africa si deve ancora accreditare. Il successo della Cina, che tutti stiamo vedendo, dipende dal non dover farsi perdonare niente del passato e dalla volontà di investire senza se e senza ma. Noi abbiamo ancora un retaggio storico pesante. Anche se, in verità, quello dell'Italia è più leggero. Però il depauperamento delle risorse, la delegittimazione delle popolazioni, la loro disumanizzazione da parte degli europei, ancora pesa profondamente in Africa. Oggi il bisogno di fare affari dell'Africa e il suo bisogno di aiuti sembra che si ostacolino a vicenda. Qual è il bandolo del-la matassa? Da dove partire? Il business, se non è legato agli aiuti e alla formazione, non funziona e non serve. Vanno insieme, non si possono scindere. C'è bisogno di risorse e di ricchezza, ma lo sviluppo senza cultura degli strumenti e crescita delle persone diventa solo smodata ricchezza per pochi. Come abbiamo visto spesso durante la decolonizzazione. Come si costruiscono i partenariati con l'Africa? Capendo quali sono le esigenze e discutendo insieme le strategie degli interventi. Abbandonando l'ottica degli affari in cui il ruolo degli africani è incidentale. Bisogna comprendere quali sono i fattori di potere in Africa, per esempio. Quali sono? Iniziamo dall'acqua, la risorsa fondamentale che scarseggia, il cui controllo è un fattore chiave per quanto riguarda il potere in Africa. E poi il cibo. Altro fattore di potere perché controllabile. Acqua e cibo sono forme di asservimento delle popolazioni africane. I luoghi di erogazione di questi beni primari per la vita diventano luoghi di potere che vengono controllati. Poi le armi, il modo concreto con il quale esercitare il controllo e, quindi, il potere. Anche qui, un problema di come si fanno gli affari, ma anche di investimenti nell'educazione e nella formazione. Perché bisogna sconfiggere ad esempio la corruzione, che si innesta e usa la leva della gestione di queste risorse per propagare e mantenere il suo potere. Quanto incide dal suo punto di vista oggi il tema della salute in Africa? è un elemento fondamentale ma strumentale allo sviluppo culturale, alla crescita delle popolazioni. Sono convinto che le epidemie siano un retaggio della mancanza di educazione, in Africa oggi come in Europa ieri. Qui il tema vero, forte, è quello dell'importanza degli investimenti, che possono spezzare questo vincolo, dando stabilità a situazioni la cui instabilità è al tempo stesso figlia e madre della povertà. "La solidarietà internazionale non basta: servono progetti condivisi" Rettore. Giovanni Puglisi, Iulm.

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Contro parassiti e siccità la coltura è transgenica (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FESTIVAL ALIMENTAZIONE data: 2008-10-18 - pag: 26 autore: Ogm. Nell'Unione europea gli ettari coltivati sono 108mila Contro parassiti e siccità la coltura è transgenica di Guido Romeo P iù resistenti a siccità e ai parassiti, ma anche più economiche e verdi perché meno bisognose di pesticidi, le colture Ogm avanzano a livello mondiale e per molti sono una risposta al caro-cereali e alle crisi alimentari. Perfino in Europa, dove è ammessa unicamente la coltivazione del mais Bt e solo in alcuni Paesi, le sementi transgeniche segnano un leggero aumento. Lo stop al transgenico in Francia ha fatto calare la crescita complessiva nei campi dell'Unione a 108mila ettari, ma secondo Europabio, l'associazione dei produttori biotech, gli aumenti sono significativi in almeno sette Paesi. In testa, Polonia e Romania, che hanno decuplicato la propria superficie a Ogm. Seguono Slovacchia (+100%) e Repubblica ceca (+68%). "Si tratta di incrementi piccolissimi rispetto alle medie mondiali, ma che mostrano come le caratteristiche di resistenza ai parassiti, alla siccità e ai terreni salini siano apprezzate dal mercato – osserva Francesco Salamini, direttore scientifico del Tecnoparco di Lodi, e in passato direttore del dipartimento di colture vegetali del Max Planck di Colonia, in Germania –. Un Ogm arriva a produrre fino al 10% in più rispetto alle piante tradizionali, maè soprattutto la stabilità delle rese che le rende molto apprezzate ". Oggi la maggior parte degli Ogm sono piante di mais, soja e frumento, ma sono già allo studio patate trasgneniche in grado di resistere alla peronospora. "La peronospora, responsabile della grandissima carestia irlandese del 1845-49, fa della patata una delle colture più trattate chimicamente –osserva Salamini –. Un tubero resistente al parassita, sul quale sta già lavorando un'ampia rete internazionale di scienziati, sarebbe una piccola rivoluzione anche per i Paesi in via di sviluppo". Il Sud del mondo sembra particolarmente attento agli Ogm. Con 58 milioni di ettari transgenici, gli Usa guidano la corsa, ma sono Argentina e Brasile i principali inseguitori con 19 e 15 milioni di ettari a testa. E tra i protagonisti del rilancio – secondo l'Isaaa (International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications) gli Ogm sono cresciuti del 12% nel 2007, a 114,3 milioni di ettari – Canada, India, Cina, Paraguay e Sud Africa (più di un milione di ettari ciascuno) che puntano su mais, soia e colza, ma anche su cotone e colture alimentari minori. E se le grandi aziende come Monsanto e Novartis controllano la maggior parte del mercato occidentale, in Asia si fanno strada nuove varietà transgeniche sviluppate localmente e quindi esenti da proprietà intellettuale. La Cina è già al 20% di superficie Ogm per mais e soia e prepara il lancio sul mercato di diverse varietà di riso modificato, la coltura alimentare più diffusa del mondo. Oltre agli aumenti nelle rese per ettaro, gli studi di tossicità mostrano assenza di allergie e minori intossicazioni da diserbanti tra i coltivatori che hanno sperimentato le varietà transgeniche di riso. Tra le diverse colture è il mais a fare la parte del leone, anche perché le sue pannocchie sono richieste non solo per l'alimentazione umana, ma sempre più anche per quella animale – spinta dalla richiesta crescente di carne in Cina – e dai biofuel, premiati dai tagli alle emissioni. Il mercato delle varietà di mais resistente a terreni salini e ai parassiti è oggi stimato oggi intorno ai due miliardi di dollari negli Usa e a circa 3,2 miliardi a livello globale. Una fetta che rappresenta quasi il 47% del valore globale delle sementi biotech calcolato dall'Isaaa a 7,5 miliardi di dollari per il 2008. Alla nuova vita di quelle colture anni fa bollate come "cibo Frankenstein" oggi contribuiscono anche nuovi avanzamenti scientifici. La produzione di un quintale di granella di mais, che richiede circa 1,5 -2 Kg di azoto, la metà del quale non viene assorbito e va a inquinare acque superficiali e di falda, mentre le nuove varietà modificate hanno già dimostrato di poter ridurre i consumi di azoto fino al 30% e di fosforo del 20 per cento. Anche il problema delle royalties, a lungo croce dei Paesi in via di sviluppo, sta trovando nuove soluzioni. Cina e India stanno sviluppando le proprie varietà esenti da brevetti, mentre per i Paesi più poveri la Fondazione Bill e Melinda Gates ha recentemente stanziato 25 milioni di dollari per lo sviluppo, in collaborazione con l'industria, di varietà Ogm delle colture locali – come il sorgo – destinate a restare libere da brevetti. IL VALORE AGGIUNTO Producono fino al 10% in più rispetto alle piante tradizionali, ma è la stabilità delle rese a fare sì che siano apprezzate.

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Anche la fame è globale (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FESTIVAL ALIMENTAZIONE data: 2008-10-18 - pag: 25 autore: Emergenza alimentare. Per un miliardo di persone è la vera sfida - Gli esperti: entro 40 anni il problema toccherà l'Europa Anche la fame è globale Siccità, biocarburanti e rincari compromettono la disponibilità di cibo di Roberto Bongiorni P ane. Gli egiziani lo chiamano Aish, "vita". E pur di aggiudicarsi la pagnotta a prezzi sussidiati si sono messi in fila per giorni interi. Tra febbraio e marzo venti persone hanno perso la vita schiacciati dalla ressa davanti ai forni. Ad Haiti hanno appiccato il fuoco a cassonetti, distrutto auto e vetrine. Ne sono morti diversi. Volevano cibo a prezzi più bassi. Lo stesso è avvenuto in Indonesia, Camerun, Tunisia e in altri Paesi. Nei primi mesi del 2008 le "rivolte alimentari" hanno scosso il mondo.Non c'è abbastanza cibo, e quello che c'è è divenuto proibitivo per milioni di persone. Diversi Paesi in via di sviluppo non riescono a tenere il passo dei rincari. "L'incremento di diverse commodities agricole resta superiore al 110% rispetto all'agosto del 2007",ammonisce Hanjoerg Strohmeyer, autorità Onu esperto in materia (si legga intervista a lato). Spesso ridurre i sussidi è impensabile, incendierebbe le piazze. Cosa è accaduto? è come se un cocktail di fattori si fosse accanito sul sistema alimentare mondiale. Complice l'inflazione, sui mercati dei futures le commodity agricole hanno registrato picchi storici. Nei Paesi emergenti, soprattutto in Indiae Cina, la domanda alimentare conseguente all'incremento demografico e al maggior potere d'acquisto ha poi dato il colpo di grazia. Si consuma anche più carne, occorrono più mangimi, quindi più cereali da foraggio. La corsa senza freni del petrolio si è poi riflessa pesantemente sui costi per i trasporti, rallentando in molti casi la consegna. Per limitare i danni dal caro greggio i Paesi industrializzati hanno dirottato ingenti investimenti sui bio-carburanti. Con conseguenze immediate: in Sud America interi raccolti di soia, alimento base per centinaia di milioni di persone, sono stati sostituiti da quelli del più remunerativo mais, in parte destinato ai biocarburanti. Se poi si aggiungono i capricci del clima, l'inquinamento delle acque e la progressiva desertificazione, il futuro non è promettente. Le persone in difficoltà alimentare sono quasi un miliardo. "Entro 50 anni la popolazione crescerà di 1/3 in più, a 10 miliardi - spiega Strohmeyer - . Già 500 milioni vivono in aree di "insicurezza idrica". In 40 anni saliranno a 3-4 miliardi. Saranno coinvolti anche Paesi europei". I raccolti sono sì cresciuti, ma faticano a tenere il passo della domanda. Secondo il Dipartimento Usa dell'Agricoltura nel 2008-09 la produzione di grano salirà a livelli record, ben sopra la domanda. Ma la soia sarà appena superiore ai consumi, mentre il mais è nettamente inferiore. Anche per il riso la situazione è critica. Quanto alle scorte di cereali, secondo la Fao nel 2008 saranno le più basse dal 1982. Uno scenario preoccupante.L'Fmi ritiene che negli ultimi tre anni la produzione di etanolo derivato dal mais solo negli Stati Uniti ha contribuito all'aumento del 50% della domanda mondiale di mais. Jean Ziegler, relatore Onu per il diritto all'alimentazione, ha caldeggiato una moratoria di cinque anni sui biocarburanti. Per produrre 50 litri di etanolo servono 230 kg di mais, sufficienti a sfamare un bimbo africano per un anno, ha ricordato. Ma la bolletta alimentare non è uguale per tutti. Se negli Usa il quinto delle famiglie più povere della popolazione spende per alimentarsi “ solo”il 16%del proprio budget, in Nigeria una famiglia deve sborsarne il 73%, in Vietnam il 65. Purtroppo i Paesi industrializzati non sono generosi. Nel 2007 i loro aiuti sono diminuiti dell'8,4% rispetto al 2006. Per i prossimi tre anni dovrebbero aumentare del 35% i loro budget destinati agli aiuti umanitari solo per far fronte agli impegni assunti nel 2005. Con i tempi che corrono la sfida diventa ancor più complessa. RISORSE SCARSE In Nigeria una famiglia utilizza il 73% del proprio budget nell'acquisto di generi di prima necessità DISEGNO DI DOMENICO ROSA.

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Max Mara, il lusso non è nell'abito (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIE E IMPRESE data: 2008-10-18 - pag: 23 autore: Grandi marchi. Il gruppo emiliano festeggia a Pechino l'inaugurazione della mostra che illustra i 55 anni di storia Max Mara, il lusso non è nell'abito Maramotti: facciamo piani a lungo termine e non chiediamo soldi alle banche Giulia Crivelli PECHINO. Dal nostro inviato "Non mi piace la parola lusso. O meglio: non le do il significato che le danno la maggior parte delle persone, soprattutto nel mondo della moda. Per me lusso significa fare le cose prendendosi il tempo necessario per farle bene, seguendo un progetto di lungo periodo. Anche grazie a questa strategia oggi la nostra azienda può concedersi un altro, impagabile, lusso: quello di non chiedere soldi alle banche". Il presidente Luigi Maramotti, che insieme ai fratelli Ignazio e Maria Ludovica guida il gruppo Max Mara, esordisce così nel presentare l'ultimo grande progetto dell'azienda emiliana in Cina: oggi verrà inaugurata al National Art Museum di Pechino la mostra " Coats! 55 Years of Italian Fashion", terza tappa dell'esposizione dedicata ai cappotti e alla storia di Max Mara, dopo Berlino e Tokyo. E in serata ci sarà una sfilata e una grande festa al Water Dam, al centro dell'Art District, cuore della scena artistica di Pechino. Ma non basta: ieri sera la famiglia Maramotti ha offerto una cena al Tai Miao, un tempio del XV secolo all'interno della Città proibita. Impossibile quantificare il costo della tre giorni di celebrazioni: "Non ci piace dare numeri e non siamo obbligati a darli: è un altro grande vantaggio del non essere quotati - dice Maramotti -. Si tratta di un investimento importante, ma così è anche il mercato cinese. Abbiamo aperto il primo negozio Max Mara a Hong Kong nel 1987, oggi abbiamo 2.360 punti vendita in 90 Paesi per i diversi marchi (Max Mara, Max&Co., Sportmax, Marella, Marina Rinaldi e Penny Black, ndr) e 200 di questi sitrovano nella Greater China, che comprende Repubblica Popolare, Taiwan e Hong Kong". La Cina pesa dunque per il 10% sul fatturato? "Posso rispondere che il 65% dei ricavi 2007, che sono stati 1,25 miliardi di euro (con un utile netto di 94 milioni) vengono dall'Europa, il 35% dal resto del mondo, Cina compresa. Ma questo è un Paese con enormi potenzialità ". L'ammirazione per i progressi economici del gigante asiatico lascia però in Maramotti spazio a qualche dubbio ("questo è un Paese superarticolato, dove c'è tutto e il contrario di tutto") ed è forse una delle ragioni per le quali il gruppo Max Mara non ha fatto una vera delocalizzazione in Cina: "Produciamo qui una parte della maglieria Max&Co., per il resto abbiamo stabilimenti in Italia, come quello storico di Reggio Emilia, dove lavorano 250 persone, e in altri Paesi europei. Produrre di più qui significherebbe anche seguire le logiche economiche imposte dal Governo locale. E noi, da autentici liberisti, siamo allergici ai piani quinquennali". Sotto altri aspetti, il mercato cinese è più facile di altri, come sottolinea Maria Ludovica: "Negli ultimi anni sono nati come funghi, a Pechino e in tutte le grandi città della Cina, centri commerciali e persino qualche via dello shopping. E per le taglie non è stato un problema: partiamo dalla 34 anziché dalla 38, perché le donne cinesi sono mediamente più piccole, ma la struttura fisica è molto simile a quella delle europee o delle americane. A differenza del Giappone, dove la forma delle gambe, il baricentro, diciamo così, basso, e le braccia corte ci obbligano a escludere dalle collezioni una serie di modelli". In Cina il partner di Max Mara è GbMax, una società con sede a Hong Kong guidata da Linda Hong Lin, elegantissima signora di Shanghai che ha fatto conoscere al mercato cinese anche Kiton, marchio di abbigliamento maschile made in Italy di fascia alta. Ma, oltre all'eccesso di modernizzazione, c'è un altro aspetto della Cina che disturba Luigi Maramotti, ed è il fenomeno dei falsi. "Non è un problema solo cinese, ovviamente. In Europa ci sono grandi gruppi il cui modello di business è: non investire in ricerca e sviluppo del prodotto, aspettare di vedere il frutto degli sforzi creativi degli altri e poi copiarli. Ma la contraffazione vera e propria, che spesso parte dalla Cina, per noi è un danno, da cui è molto difficile difendersi. Per mettere a punto il nostro piumino "Cube" ci abbiamo messo due anni, con un fornitore di tessuti abbiamo brevettato un rivestimento high tech impalpabile e abbiamo scelto le oche della Siberia, le cui piume sono le più leggere al mondo. Prima o poi qualcuno ce lo copierà, anche se male. E noi non potremo, di fatto, farci nulla. Comunque continueremo a investire in ricerca, per restare sempre un passo avanti: in fondo è la parte più divertente, un ping pong creativo tra l'ufficio stile e i nostri tecnici di produzione che ci fa trovare soluzioni sempre più innovative. Per il Cube abbiamo inventato una cerniera particolare, ma non è stato semplice, tanto che mi è venuta voglia di scrivere un libricino, da regalare a chi compra il Cube. Ho già il titolo, Lo Zen e l'arte di allacciare il piumino". giulia.crivelli@ilsole24ore.com I fratelli. In alto, Ignazio Maramotti (di profilo), alla sua sinistra Maria Ludovica e di fronte Luigi. A destra, uno dei cappotti esposti nella mostra (sotto) e a sinistra il nuovo piumino "Cube".

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Clima, Bruxelles attacca Roma: rileggete gli atti (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 18-10-2008)

Argomenti: Cina

MONDO 18-10-2008 L'EUROPA DEI VENTISETTE Duro botta e risposta sulla lotta all'inquinamento. La Prestigiacomo: "Le nostre valutazioni tratte dagli scenari che indicavano un costo anno di 18,2 miliardi e un'incidenza sul Pil dell'1,14%" Clima, Bruxelles attacca Roma: rileggete gli atti DA BRUXELLES FRANCO SERRA I l commissario all'ambiente Stavros Dimas contesta le obiezioni di Silvio Berlusconi sugli alti costi del "pacchetto clima" dell'Ue, si dichiara "sbalordito" e si attira una replica sferzante dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo che lo invita a leggere con maggiore diligenza le analisi pubblicate proprio dalla Commissione europea. All'indomani del vertice dei 27 leader in cui sono stati previsti adattamenti e flessibilità di applicazione del pacchetto di misure sostenuto dalla Commissione contro il cambiamento del clima, in una conferenza stampa Dimas si è detto "sbalordito di fronte agli argomenti portati avanti dall'Italia", che a suo parere "è uno dei Paesi che dal pacchetto guadagnerebbe di più" e invece è "tanto pessimista" sui costi per l'industria. "Sono ottimista ha comunque sottolineato e penso che un accordo potrà essere trovato entro la fine dell'anno". Al vertice, il presidente del Consiglio ha parlato di costi per circa 20 miliardi mentre la Commissione ritiene che saranno 13 al massimo. Per l'Italia, secondo la Confindustria, il pacchetto così com'è costerebbe un 1,5% del Prodotto interno lordo: insopportabile in tempi di stagnazione o recessione per chi già subisce la concorrenza di Paesi come Cina e India (esentate dal Protocollo di Kyoto contro le emissioni di gas-serra). "Quando abbiamo fatto la valutazione d'impatto abbiamo esaminato diversi scenari", ha scandito Dimas. "Ce n'era uno in cui per l'Italia il costo sarebbe stato pari all'1,14% del Pil nel 2020, ma questo scenario non è previsto dal nostro pacchetto". I costi addizionali per l'Italia, ha proseguito il commissario, andranno dallo 0,51% allo 0,66% del Pil. "Prima di sbalordirsi ha replicato dall'Italia Stefania Prestigiacomo il commissario Dimas dovrebbe rileggere il documento diffuso dalla Commissione, e non dal governo Italiano, "Model-based Analysis of the 2008 EU Policy Package on climate change and renewables" che è stato reso noto solo a fine settembre, nonostante l'Italia chiedesse da mesi una verifica dei costi del pacchetto clima-energia senza ottenere risposta". Le valutazioni italiane, ha spiegato il ministro, sono tratte da quegli scenari preliminari utilizzati dall'Ue per la valutazione dei costi e prendono in considerazione l'unica ipotesi che prevede il raggiungimento da parte del nostro Paese degli obiettivi del 20%-20%-20% (entro il 2020, diminuire del 20% i gasserra e i consumi di energia, e portare al 20% del totale la produzione di energia rinnovabili): quella ipotesi parla di un costo di 181,5 miliardi fra il 2011 e il 2020 e di un costo annuo di 18,2 miliardi, con un peso del 1,14% sul Pil. È intervenuto anche Franco Frattini. "Suggerirei al commissario Dimas più prudenza", ha detto il ministro degli Esteri, ricordando che con l'Italia altri dieci Paesi intendono "continuare a discutere non per contestare gli obiettivi finali ma per dar loro flessibilità, renderli compatibili con la salvaguardia dell'industria". Dimas non ha replicato: ha sfondato una porta aperta dicendo che "sarebbe un colpo mortale" rimettere in causa gli obiettivi 2020 confermati 24 ore prima dal vertice, e si è detto "convinto che potremo arrivare a un accordo entro fine anno se prevarrà il buon senso". Anche Prestigiacomo ha insistito sulla ricerca di un'intesa, non certo su volontà di rottura, e per quanto 'sbalordito' Dimas ha ammesso che a certe richieste "si dovrà pur venire incontro ma senza demolire né gli elementi chiave del dispositivo né gli obiettivi ambientali, che sono la linea rossa da non superare". Comincia dunque una trattativa che promette momenti non facili. Il commissario Ue Dimas "sbalordito" dai dati italiani Frattini: "Flessibilità non abrogazione degli obiettivi finali" Il commissario europeo all'Ambiente Stavros Dimas durante la conferenza stampa (Ap).

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Pd: irresponsabili. Pdl: demagoghi (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 18-10-2008)

Argomenti: Cina

MONDO 18-10-2008 Pd: irresponsabili. Pdl: demagoghi DA ROMA G li appunti della Ue al governo in tema di clima rimbalzano in Italia in una polemica tra Pd e Pdl. "La posizione del governo italiano sul 'pacchetto-clima' in discussione a Bruxelles interviene Walter Veltroni è irresponsabile nel merito e rischia di isolare il nostro Paese dal nucleo storico dell'Unione europea". Per il leader del Pd la crisi finanziaria "non ferma i mutamenti climatici" e dunque "non deve fermare l'impegno per arginarli", che è un imperativo etico nei confronti delle generazioni future ed anche un decisivo terreno d'innovazione. Secondo Veltroni è "una scelta miope e perdente " usare la difesa delle imprese in questo momento di crisi "come pretesto per smantellare gli obiettivi di riduzione delle emissioni dannose per il clima, di sviluppo delle energie rinnovabili, di miglioramento dell'efficienza energetica". "Sono giorni che ribadiamo che i conti economici elaborati del governo italiano sono privi di ogni fondamento rincara il ministro ombra dell'ambiente, Ermete Realacci puntuale arriva la stroncatura di Dimas (il commissario Ue all'ambiente ndr). L'Italia e gli italiani non si meritano sulle questioni ambientali un governo che gioca al ribasso ". Ma dalle fila del Pdl Lucio Malan obietta che il Pd in sostanza vuole "che gli italiani paghino 181,5 miliardi di euro in dieci anni, cioè novemila euro per ogni famiglia di tre persone, e che contemporaneamente perdiamo pesantemente competitività sia nei confronti di Cina e India, che se ne infischiano delle emissioni di Co2, sia nei confronti di altri Paesi europei, meno penalizzati dal piano Ue". Insomma, "più tasse e più disoccupazione ". "Con quale risultato? aggiunge Malan Che se tutto il mondo facesse come noi forse, e si sottolinea forse, ci sarebbe un minore riscaldamento del clima". Ma il resto del mondo "non fa come noi" e, "soprattutto ", non ci sono "certezze scientifiche " sul fatto che l'aumento della temperatura "sia dovuto alle emissione generate dalle attività umane". E Daniele Capezzone accomuna alla "demagogia" di Veltroni sulla scuola quella sul clima "naturalmente, con i costi a carico di imprese e cittadini, cosa di cui il Pd non sembra interessarsi...". Dunque per il portavoce di Fi, il leader dei Democratici "si conferma un aspirante 'maestrino unico'. Ogni giorno, infatti, pensa di dare lezioni alla maggioranza, ma intanto non ne azzecca una ". ( P.L.F.) Veltroni: la crisi finanziaria non elimina l'emergenza ambientale. Malan: non è certo che il riscaldamento sia provocato dall'uomo.

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PRIMA 18-10-2008 TRA AMERICA ED EUROPA CLAMOROSA STAFFETTA SUL PROSCENIO DEL MONDO GIORGIO FERRARI I... (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 18-10-2008)

Argomenti: Cina

PRIMA 18-10-2008 TRA AMERICA ED EUROPA CLAMOROSA STAFFETTA SUL PROSCENIO DEL MONDO GIORGIO FERRARI I l quotidiano altalenante responso delle Borse (ieri un significativo recupero europeo dopo i tonfi degli ultimi due giorni) rischia di opacizzare la visuale e di non lasciarci scorgere ciò che realmente sta avvenendo sul proscenio del mondo. Alludiamo al graduale ma clamoroso passaggio di consegne fra Stati Uniti e Europa, quasi un capovolgimento storico. Le prime tappe di questo slittamento si situano all'indomani della fase più virulenta della crisi finanziaria, quando Lehman Brothers chiudeva i battenti, Fannie Mae e Freddie Mac ricevevano la prima grande iniezione di liquidità pubblica, il colosso Aig veniva puntellato dai fondi federali americani. Si pensò, all'epoca, che gli Stati U- niti avessero dato il via a una rivoluzione copernicana, statalismo contro liberismo, la mano pubblica che sconfigge l'iniziativa privata, una sorta di apostasia ideologica dello spirito del capitalismo consumata in nome del pragmatismo ( quello sì, l'unica vera ideologia praticata sul suolo americano). Ma si trattava di un errore di prospettiva. Al timone, in quella tempesta finanziaria scatenata su tutti i mari, non c'era l'America, ma semmai l'Europa. Un'Europa che dapprima in sordina, poi con sempre maggior efficacia cercava una governance mondiale dell'economia e per farlo non si accontentava di proteggere questa o quella banca, né si limitava a garantire i risparmi dei correntisti, ma viceversa insisteva e lo sta ancora facendo perché dalle ceneri della finanza irresponsabile nascesse un nuovo ordine mondiale fondato sul controllo e la trasparenza dei mercati e sul recupero della fiducia dei cittadini. Come dire, anche se l'espressione appartiene oramai alla retorica quotidiana, una nuova Bretton Woods. Il susseguirsi di vertici internazionali, di incontri bilaterali, la chiamata in causa diretta degli Stati U- niti come fondamentale comprimario ( comprimario, si badi, non attore protagonista) di questo tentativo di rifondare il sistema finanziario prima che divori quello dell'economia reale, portano tutti il suggello europeo. Il merito va non solo all'iperattivo presidente di turno della Ue Sarkozy, ma anche a Gordon Brown, autore di un piano di tutto rispetto, a Silvio Berlusconi e a Angela Merkel. All'Europa cioè dei Grandi, che ha fatto da traino all'Europa dei piccoli e degli scettici e che sta dettando in queste ore la propria road map per uscire dalla crisi. Indebolita dal terremoto finanziario, pervasa da una profonda sfiducia nelle capacità della sua classe dirigente (né il segretario al Tesoro Paulson, né il presidente della Fed Bernanke, né tanto meno il sempre meno incisivo George W. Bush sono risultati persuasivi nell'affrontare la crisi), l'America sembra aver passato il testimone all'Europa. Perché in questa fase siamo noi europei a sfornare le idee, a convocare G8 allargati, a chiamare sul palcoscenico attori emergenti come Brasile, Sudafrica, Messico, a chiedere a Cina e India di fare la propria parte. Noi europei, che abbiamo appena concluso un vertice a Bruxelles dove non sono mancate tensioni (come il braccio di ferro sul clima vinto da Italia e Polonia) e contraddizioni (l'irrisolta questione del Trattato di Lisbona), ma dove emerge senza equivoci che se si riformeranno Fondo monetario e Banca mondiale, se si darà un domani una regola condivisa ai mercati, tutto ciò porterà il marchio della Ue. E anche questa è una svolta storica, dopo anni di fiacco navigare sulle rotte decise altrove.

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LA BUFERA FINANZIARIA (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 18-10-2008)

Argomenti: Cina

ECONOMIA 18-10-2008 LA BUFERA FINANZIARIA DAL NOSTRO INVIATO A CERNOBBIO PAOLO LAMBRUSCHI L a crisi dei mutui si siede a tavola con gli italiani, costringendo quattro su dieci a cambiare menù tirando la cinghia e il luogo dove fare la spesa. E sui nostri gusti oggi pesa l'effetto latte cinese che risparmio e sicurezza alimentare sono le nuove priorità delle famiglie. Si torna tutti a mangiare made in Italy, insomma. L'ottavo Forum internazionale dell'agricoltura e dell'alimentazione della Coldiretti apertosi ieri a Cernobbio fotografa lo stato d'animo del Paese nel mezzo di una bufera che ci toglie il sonno. Una ricerca della Swg, "La crisi dalla borsa alla tavola" conferma che il crollo delle borse mondiali e la paura della recessione oggi sono più temute della guerra. Altra paura diffusa, la contaminazione. Effetto della crisi e dei prezzi alle stelle, quasi due terzi oggi tenta di non spendere fortune in cibo e si difende dai ri- schi acquistando prodotti che risentono meno dei passaggi di mano e offrono garanzie di freschezza. Secondo Coldiretti è cambiata in questi mesi anzitutto la composizione del carrello di spesa. Ogni famiglia per alimentarsi spende in media 466 euro al mese, seconda voce del bilancio casalingo dopo l'abitazione. In questo paniere, per il 40% calano del 2% circa i consumi di pane, carne bovina e frutta, mentre aumentano dell' 1,4% quelli di pasta latte e formaggi ed è boom per la carne di pollo (6,6%). Addio filetto, bentornate ali e cosce di pollo in molte cucine. Per contro la crisi finanziaria non si sente sui prodotti di elevata qualità. Una fascia dell' 8%, in controtendenza, è passata regolarmente ad acquistare prodotti a denominazione di origine, mentre la comunità dei cultori di cibi biologici cresce del 6% nel primo semestre 2008. Stabile il commercio equo e solidale. Tsunami invece sui negozi di quartiere, dove le vendite sono in netto calo per i prezzi alti dovu- ti alla filiera lunga tra produttore e consumatore. Dove si compra, allora? Tengono le catene della grande distribuzione tradizionale, è boom per bancarelle, vendite dirette dei produttori e hard discount. "La crisi economica sta provocando una polarizzazione nei consumi alimentari - commenta il presidente della Coldiretti Sergio Marini - se da un lato si assiste ad un consolidamento della domanda di prodotti di alta qualità acquistati da fasce di cittadini ad alto reddito, dall'altro cresce il numero di quanti sono costretti a ricercare prodotti a basso prezzo" . Come ci si difende? Elevata la fiducia nei prodotti nostrani, un rimedio anticrisi: nove italiani su 10 dichiarano che se il prodotto è made in Italy si sentono rassicurati e i cibi locali sono ritenuti il rimedio contro le speculazioni sui prezzi alimentari. Però, all'unanimità gli intervistati chiedono che venga sempre indicato in etichetta il luogo di origine della componente agricola degli alimenti, per colmare una lacuna della legislazione comunitaria e nazionale. "Molto resta ancora da fare e - sottolinea Marini - l'etichetta resta anonima per la carne di maiale, coniglio e agnello, per la pasta, le conserve come il pomodoro proveniente dalla Cina e i succhi di frutta. Inoltre stiamo sostenendo la necessità di dare spazio sugli scaffali della grande distribuzione ai prodotti locali e di stagione, il chilometro zero, per ottimizzare il rapporto prezzo e qualità, ma anche contenere i costi energetici ed ambientali. L'Italia è in forte ritardo. L' 86 per cento delle merci viaggia su strada. Un pasto medio percorre più di 1.900 chilometri prima di arrivare in tavola" . La Coldiretti ha promosso da tempo il progetto chilometro zero per favorire il consumo locale e di stagione sulle tavole. Ora chiede a gran voce all'Ue e al governo disposizioni sulla tracciabilità del prodotto per garantire ogni consumatore, anche a quelli in coda ai discount, le informazioni per scegliere. Marini (Coldiretti): si consolida la domanda di prodotti di alta qualità, ma la maggioranza degli italiani è costretta a tirare la cinghia "Se il prodotto è made in Italy il consumatore si sente rassicurato e i cibi locali sono il migliore rimedio contro le speculazioni sui prezzi degli alimenti".

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Vertice UE. Litigi a Bruxelles sul clima. L'Italia minaccia il veto (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 18-10-2008)

Argomenti: Cina

16-10-2008 BRUXELLES. L'Italia è pronta a mettere il veto in sede europea sul pacchetto energia contro il cambiamento climatico perché in piena crisi finanziaria mondiale non è il momento di fare i Don Chisciotte. Silvio Berlusconi lo ha annunciato ai giornalisti, poco prima della cena di lavoro dei leader consacrata a definire la "road map" per l'attuazione degli obiettivi di lotta al riscaldamento del pianeta, approvati dai 27 nel marzo dello scorso anno. Berlusconi ha fatto riferimento in particolare alla borsa delle emissioni di C02, uno degli strumenti previsti dal Protocollo di Kyoto per regolare il "diritto ad inquinare" delle aziende: quelle altamente inquinanti possono sforare i tetti imposti comprando i diritti delle consorelle a più bassa emissione di gas. "E' una clausola ridicola, perché si creerebbe un nuovo mercato economico su titoli derivati che sarebbero tossici", ha motivato Berlusconi. "E' un aspetto che abbiamo rifiutato e sul quale c'è la preoccupazione di Paesi come Francia, Germania e Polonia. Ho anche detto di essere pronto a mettere un veto su questa clausola e la Polonia si è subito schierata al nostro fianco", ha aggiunto il premier. La posizione italiana si è ulteriormente irrigidita rispetto alle previsioni della vigilia che annunciavano la richiesta di "una pausa di riflessione" e di un "impatto di valutazione sui costi" delle misure per industrie ed economia ritenuti "insostenibili" soprattutto alla luce delle conseguenze della crisi finanziaria mondiale. Poco prima di Berlusconi, era stato il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski a minacciare il veto. "E' una partita a poker nella quale la Polonia è pronta a mettere il suo veto se ci sarà il tentativo di imporci un accordo sul pacchetto climatico da qui a dicembre", ha detto Sikorski, spiegando le ragioni che hanno portato Varsavia a promuovere a sorpresa un mini-vertice a nove che ha riunito i premier dei paesi Ue dell'est (con la sola eccezione della Slovenia), poco prima dell'avvio dei lavori del Summit a 27. L'annuncio italiano e l'iniziativa polacca hanno rimesso in discussione la tabella di marcia per l'applicazione del pacchetto di misure proposte dalla Commissione Ue, che si articolano in quattro direttive, che nella bozza di conclusioni del Vertice viene ancora confermata per dicembre prossimo. Con l'insieme delle misure, Bruxelles intende applicare le decisioni assunte all'unanimità dai 27 nel marzo dello scorso anno e che prevedono, entro il 2020, una riduzione del 20% di emissioni di gas nocivi rispetto ai livelli del 1990, un aumento del 20% di consumi da energie rinnovabili e un incremento del 20% dell'efficienza energetica. A differenza dei target, la decisione sulle singole direttive può essere presa con la sola maggioranza qualificata degli Stati membri e in co-decisione con l'Europarlamento. L'obiettivo della Polonia e degli altri paesi dell'est è di prendere tempo per portare il dossier al prossimo semestre, quando a presiedere la Ue sarà la Repubblica ceca. Il rinvio gioverebbe alle richieste italiane per una maggiore flessibilità, consentendole di negoziare deroghe ed emendamenti, soprattutto a vantaggio di alcuni settori industriali particolarmente colpiti. Berlusconi ha citato in particolare l'industria dell'auto: "le nostre imprese automobilistiche - ha detto - avrebbero addirittura 100 milioni di euro di spesa l'anno, 160/180 miliardi di vecchie lire, e tutto il resto dell'economia dovrebbe pagare il prezzo di 25 miliardi di gravame all'anno". Il presidente della Commissione Ue José Manuel Durao Barroso ha invece martellato anche ieri sul fatto che la lotta al cambiamento climatico "non è un optional", neppure con la crisi dei mutui. Al suo fianco il premier britannico Gordon Brown è stato ancora più netto: "non è assolutamente tempo di abbandonare l'agenda sui cambiamenti climatici perché le argomentazioni a favore non sono solo ambientali ma riguardano anche l'energia", ha detto Brown. Anche la Spagna ha confermato il suo impegno. "Appoggiamo al 100% la proposta della Commissione", ha riferito un diplomatico spagnolo. Sui target indicati neppure l'Italia ha da ridire. Il cambiamento climatico "è chiaro che è un problema importante che ci deve preoccupare e che deve vederci impegnati affinché si possano raggiungere i risultati previsti nel 2020", ha detto Berlusconi. "Ma le nostre imprese non sono assolutamente nella misura di sopportare i costi della regolamentazione proposta. Non crediamo che sia il momento di fare i Don Chisciotte, di andare soli quando i paesi grossi produttori di C02 come gli Usa e la Cina sono assolutamente negativi sul fatto di aderire alla nostra azione".

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L'Europa in marcia verso la nuova Bretton Woods. Le misure straordinarie per fronteggiare la crisi dei mercati (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 18-10-2008)

Argomenti: Cina

Di Pino Agnetti 17-10-2008 Se anche il governo e la Banca centrale svizzeri hanno deciso di adottare una serie di misure straordinarie per stabilizzare il sistema finanziario e garantire una maggiore protezione ai depositi nella nazione "madre" di tutte le banche, vuol proprio dire che siamo tornati indietro di un bel pezzo. Suppergiù ai tempi in cui Franklin D. Roosevelt, il presidente del New Deal che consentì all'America di superare la Grande Depressione degli anni '30, amava ripetere che "A volte è prudente avere paura della paura". Ieri, dopo due giorni di serrato conclave, i leader Ue riuniti a Bruxelles hanno deciso di compiere il primo passo verso un sistema coordinato di vigilanza a livello europeo sui mercati. Di fatto,hanno aperto la strada a una "nuova Bretton Woods", la famosa conferenza del luglio 1944 che fissò i "paletti", cioè le regole commerciali e finanziarie, del capitalismo globale così come l'abbiamo conosciuto fino ai giorni nostri. Nicolas Sarkozy e Angela Merkel, Silvio Berlusconi e Gordon Brown si sono mossi con l'orecchio costantemente incollato alle notizie provenienti dalle maggiori Borse mondiali e da quelle del Vecchio continente in particolare. Un altro pianto greco, in cui il nostro ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha scorto però il riflesso dei timori connessi oramai all'andamento dell'economia reale, più che alla devastante crisi finanziaria che, almeno qui in Europa, appare ragionevole dare per contenuta. In altri termini, siamo già al secondo stadio dell'emergenza. Quello in cui, dopo avere visto la morte in faccia, bisogna cominciare a contare i danni inferti dall'uragano sulla produzione industriale e sui consumi della gente. Da questo punto di vista, l'Italia non torna a casa a mani vuote dal vertice di Bruxelles. Nella conferenza stampa conclusiva, Berlusconi ha annunciato che al nostro Paese andrà una quota fra il 15 e il 20 per cento dei circa 40 miliardi di finanziamenti chiesti alla Banca europea degli investimenti per sostenere le infrastrutture nei 27 stati Ue. Dopo avere addirittura minacciato di porre il veto sul "pacchetto-clima" caldeggiato con forza soprattutto dalla Francia e dai Paesi del Nord-Europa, il nostro premier ha pure strappato l'impegno a "tenere conto rigorosamente" dei costi-benefici del pacchetto per tutti i settori dell'economia europea e di tutti gli stati membri. Dal canto loro, Sarkozy e Barroso (rispettivamente presidente di turno Ue e capo della Commissione), hanno comunque incassato un via libera unanime a ratificare, come da programma, le nuove misure anti-inquinamento nel prossimo Consiglio europeo di dicembre. Insomma, questa è un'Europa sempre più consapevole di non potersi più permettere di andare in ordine sparso sulle questioni vitali che la riguardano. Ed è una novità, se vogliamo, assoluta. Che ne rafforza l'ambizione a indicare la via di quella "rifondazione a livello globale del sistema" additata, con accenti diversi ma alla fine convergenti, di nuovo dai vari Sarkozy, Berlusconi, Brown e Merkel. I quali hanno già fissato mese e luogo del G8 straordinario allargato alle grandi economie emergenti (Cina, India, Brasile, ecc.) che dovrà "riscrivere" l'ordine finanziario mondiale: il prossimo novembre a New York. Cioè, a due passi dal posto "dove tutto è iniziato": Wall Street. E fa una certa impressione sapere fin d'ora che, a rappresentare l'America all'incontro, ci sarà per forza di cose un presidente "dimezzato" come George W. Bush. Non il suo successore a quel punto già designato (l'election-day che incoronerà il sempre più favorito Obama o il non ancora del tutto "out" McCain cade il 4 novembre), ma che per legge non potrà insediarsi alla Casa Bianca prima del 20 gennaio prossimo. Quasi il segno premonitore che la Bretton Woods del XXI secolo porterà, comunque, l'impronta del più "vecchio" fra i due storici cugini atlantici.

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Bush cede sul super-vertice ma dice no a strappi sulle regole - arturo zampaglione (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 19-10-2008)

Argomenti: Cina

Economia Bush cede sul super-vertice ma dice no a strappi sulle regole Successo a metà per la missione Usa di Sarkozy e Barroso La crisi Il summit tra fine novembre e inizio dicembre. L'ex ad di Lehman, Fuld, è sotto inchiesta ARTURO ZAMPAGLIONE NEW YORK - George W. Bush ha accettato ieri sera, un po' controvoglia, e sicuramente con obiettivi meno ambiziosi da quelli prospettatigli dal presidente francese Nicolas Sarkozy, di convocare un summit dei leader del G8, allargato anche ad altri Paesi, sulla crisi della finanza globale. L'annuncio è stato dato dallo stesso presidente americano prima di un incontro nella tenuta di Camp David, sui monti del Maryland, con Sarkozy e il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso. Il vertice si terrà a New York tra fine novembre e l'inizio di dicembre. Oltre ai membri del G8, dovrebbero essere invitati anche Brasile, Cina, India, Messico, Sudafrica e qualche nazione emergente. "Servirà ? ha detto Bush, ricevendo gli ospiti - ad analizzare idee e strumenti per rafforzare e modernizzare i mercati, tutelando il capitalismo democratico". Un approccio quasi minimalista, questo del presidente americano, rispetto alla proposta europea di una seconda Bretton Woods intesa a riformulare, come fece la prima conferenza nel 1944, le regole della finanza globale e a creare una struttura di governo dei mercati internazionali. L'idea di una nuova Bretton Woods era nata dalla tempesta che ha travolto Wall Street, bruciato in un anno 30 mila miliardi di dollari nelle Borse del mondo, imposto massicci interventi statali ed evidenziato l'inadeguatezza degli organismi internazionali. In particolare il premier britannico Gordon Brown aveva suggerito la creazione di un sistema di allarme preventivo sulle crisi, un rafforzamento del Fondo Monetario Internazionale, regole comuni sulla trasparenza e la liquidità, e un'autorità di controllo transnazionale sulle 30 maggiori banche. E parlando ieri al suo "amico George" a nome dei 27 membri dell'Ue, Sarkozy ha spiegato come tutte queste ipotesi potessero essere al centro di un summit. "Una crisi globale ? ha detto - impone soluzioni globali per costruire il capitalismo del futuro". Bush è sempre stato scettico su Bretton Woods 2: una iniziativa che molti, nel governo americano e in quello giapponese, oltre che tra analisti e operatori economici, considerano prematura. "Il mondo - ha scritto il Financial Times, facendosi interprete di questi timori - ha bisogno di un esame serio sulla gestione della finanza globale, ma è inutile precipitarsi". Dietro alle resistenze della Casa Bianca c'è da un lato la consapevolezza che poco o nulla può essere fatto negli Stati Uniti prima dell'insediamento del nuovo presidente, dall'altro l'opposizione ideologica a un organismo esterno capace di controllare i grandi gruppi finanziari americani. Bush non voleva però deludere le aspettative del mini-vertice Usa-Ue di ieri. Ieri ha indicato come priorità la stabilizzazione dei mercati nei singoli Paesi e le azioni coordinate a livello internazionale, ma ha accettato anche la strada del summit nella speranza di dare un altro segnale di incoraggiamento ai mercati. Per la verità nell'ultima settimana si è già visto quale timido segno di normalizzazione: i tassi dei prestiti interbancari a breve sono scesi (non accadeva da luglio); a dispetto del crollo della fiducia dei consumatori e di violente fluttuazioni, il Dow Jones ha visto il maggior recupero degli ultimi 5 anni. Ma i problemi persistono, soprattutto in vista di una recessione globale lunga, dolorosa, con milioni di disoccupati. E ci vorrà del tempo prima di digerire la sbornia di titoli-spazzatura, rendere operativi gli interventi statali e individuare (oltre che punire) i responsabili del dissesto. Venerdì i magistrati di New York hanno mandato una raffica di avvisi di comparizione a Richard Fuld, l'ex-chief executive della Lehman Brothers, e a una dozzina dei suoi collaboratori della banca di Wall Street, il cui fallimento a metà settembre ha segnato l'inizio del grande crollo borsistico. Quale ipotesi è alla base di questa inchiesta penale? Che Fuld abbia fornito giudizi fuorvianti sui bilanci societari, violando le leggi federali.

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"e' il vecchio trucco dell'etichetta il vero problema resta la clonazione" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 19-10-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XIII - Torino La Coldiretti: "Non sono gli episodi come quello di Piossasco a preoccuparci" "E' il vecchio trucco dell'etichetta il vero problema resta la clonazione" Ferrero accusa: i cinesi si sono buttati anche sui vini e utilizzano spesso nomi e marchi italiani Ottantamila litri di mosto aromatizzato con un prodotto non consentito, immagazzinati in una cantina dell'Astigiano e sequestrati una decina di giorni fa. Amarone pugliese allungato con uve scandenti piemontesi. Una azienda vinicola di Ovada epicentro dell'ultima maxi inchiesta delle bottiglie "corrette" con fertilizzanti chimici e acidi di uso alimentare. La strage del vino al metanolo ancora impressa nella mente di tutti. Il business del "veramente falso" e dell'adulterazione, lo documentano sequestri e indagini di alto profilo, non risparmia il mercato del vino. La storia dello spumante che stava per essere travestito da champagne, a Piossasco, è solo l'ultima e la meno eclatante. Franco Maria Marinetti, che di mestiere fa il produttore, ne sorride. "La presentazione di vino scadente come champagne, con il trucco delle etichette - dice - è un fenomeno che è sempre esistito e ci sarà sempre. Ma si tratta di cose sporadiche, limitate. A me fanno venire in mente i night degli anni �70. Ai clienti distratti dalle entraineuse era rifilato di tutto. Quelli pagavano senza fiatare. Le ragazze collezionavano tappi, da consegnare per avere le percentuali sulle bottiglie". Giorgio Ferrero, presidente regionale della Coldiretti, torna all'oggi. "Quello di Piossasco mi sembra un imbroglione "fai da te", un dilettante". Che anche tra produttori e venditori di vino ci siano "criminali" di altra caratura, parola sua, non è però una novità: "ci sono in tutti i settori, anche se non credo esistano organizzazioni strutturate". Quello che più preoccupata i viticoltori è la "concorrenza sleale sui mercati stranieri, soprattutto per i prodotti di alta gamma". I cinesi, abili del clonare tutto, si sono buttati anche sui vini. "Come è già avvenuto con i formaggi, utilizzano marchi e nomi italiani". Un danno economico enorme, per chi esporta dall'Italia. "Perdiamo una fetta di mercato in Cina - spiega sempre Ferrero - e cala il grado di soddisfazione e di gradimento della clientela, perché le bottiglie spacciate per italiane spesso e volentieri sono di pessima qualità". Sottolineata la differenza tra sofisticazione e frode - "spesso la truffa è sulle carte e non sul contenuto del prodotto" - il presidente Coldiretti evidenzia una altra questione che sta a cuore alla categoria. "In America Latina la mancanza di norme locali consente di utilizzare nomi "storici", in Italia e nella Ue protetti dalla legislazione e da rigidi disciplinari, per vini prodotti in loco. Ma i vitigni utilizzati non sono più quelli portati dai nostri emigranti nel secolo scorso". In più l'aria di crisi, conclude Ferrero, non porta bene al comparto: "Quando nelle famiglie i soldi scarseggiano, i primi beni che si tagliano sono quelli voluttuari, come i vini di qualità". (l. pl.).

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Rapporto economia la toscana tra crisi ed export in cina - massimo vanni a pagina iv (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 19-10-2008)

Argomenti: Cina

Pagina I - Firenze Il sondaggio Rapporto economia la Toscana tra crisi ed export in Cina Studenti, fuga da Firenze Uno su due sogna di lavorare altrove MASSIMO VANNI A PAGINA IV SEGUE A PAGINA IV.

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Subito la nuova Bretton Woods L'Europa fa pressing, Bush cede (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 19-10-2008)

Argomenti: Cina

Di Bianca Di Giovanni / Roma Convocare al più presto una nuova Bretton Woods. Questa la missione dei vertici europei - il presidente di turno Nicolas Sarkozy e quello della Commissione Jose Manuel Barroso - ieri a Camp David, dove hanno incontrato il presidente George Bush. Per gli Usa erano attesi anche il segretario di Stato Condi Rice, il segretario al Tesoro Hank Paulson, il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Steve Hadley. Niente di più che una cena di lavoro, senza appuntamenti con la stampa, ma certo con un fitto carnet di temi di discussione. Certamente il Vecchio Continente preme per un vertice che riscriva le regole globali al più presto. Ma tra le due coste dell'Atlantico permangono ancora parecchie differenze. La prima riguarda la data, su cui ancora non ci sono segnali chiari anche se, secondo alcune indiscrezioni, molto probabilmente dovrebbe cadere a fine novembre. "Lo vorrei entro novembre" ha rivelato Sarkozy. Poco prima del vertice la portavoce di Bush ha detto che i colloqui di Camp David, la Casa Bianca dei fine settimana nel Maryland, "non produrranno una data o un luogo" per il G8, anche se "come bloccare l'emorragia" verrà certamente discusso. Poco più tardi fonti della Casa Bianca hanno confermato che il presidente "annuncerà che ospiterà un summit dei leader mondiali", lasciando intendere che la presidenza Usa si sarebbe decisa per una mossa al più presto. Su questo punto l'Europa è arrivata a Camp David con un sostegno di tutto riguardo: quello del segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon. In una lettera resa nota ieri dalla presidenza francese, l'ex ministro coreano ha confermato il suo "fermo sostegno" all'iniziativa di convocare un G8 allargato, al più tardi a inizio dicembre. "In questa prospettiva - scrive il segretario generale nella lettera - ho il piacere di offrire le strutture del segretariato dell'Onu a New York". Una proposta su data e luogo che è sembrata un pressing sull'amministrazione Bush, che fino a ieri ha puntato ad allungare i tempi visto che l'attuale inquilino lascerà presto la presidenza. Ma i tempi della finanza non sono quelli della politica. Tanto che su un solo punto c'è accordo tra Europa e Stati Uniti: il vertice del G8 allargato a Cina ed India sulla crisi finanziaria che ha investito tutti dovrà riunirsi "presto". L'accordo esprime urgenza, ma la data è in bianco. Da qui altre divaricazioni tra Usa e Europa. Sarkozy e il suo collega Gordon Brown spingono per un appuntamento subito dopo le elezioni del 4 novembre. Una data che circola è intorno al 20 novembre a New York, cioè là dove tutto è iniziato. Ieri quell'indicazione, "inizio dicembre", dell'Onu. Come dire: non si può aspettare molto dopo le elezioni. Gli americani innescano il freno appoggiati dal Giappone, presidente di turno del G8, il "club" dei sette più ricchi e la Russia. Il fatto è che il vero spartiacque non sono le elezioni del 4 novembre, ma è il 20 gennaio, giorno dell'addio dell'attuale presidente alla Casa Bianca. Ma la finanza può permettersi di aspettare ancora un trimestre? Nel suo tradizionale intervento radiofonico del sabato, Bush non ha neppure fatto un accenno alla risposta internazionale alla crisi, ricordando però che la decisione di autorizzare il governo a prendere partecipazioni nelle principali banche è di carattere eccezionale. "In quanto strenuo difensore del mercato libero - spiega l'inquilino della Casa Bianca - mi sarei opposto a misure di questo tipo in situazioni normali". Il fronte europeo ha diverse proposte nel cassetto. Brown e Sarkozy propongono tra l'altro di rafforzare il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) guidato da Dominique Strauss-Khan (proprio ieri al centro di uno scandalo a sfondo sessuale) riformando gli accordi di Bretton Woods del 1944. Ma non solo: l'Europa (e qui la posizione britannica è meno chiara) auspica una maggiore sorveglianza internazionale sui maggiori gruppi finanziari mondiali, oltre a regole sugli "hedge funds", i fondi di investimento a rischio dei paradisi fiscali. Già da oltre un anno la Germania chiede più controlli e un mercato più trasparente su questi prodotti, soprattutto considerando il fatto che spesso questi titoli si ritrovano nei fondi pensione. "Sappiamo che gli europei hanno ottime idee, ma non sono gli unici", ribatte il portavoce aggiunto della Casa Bianca Tony Fratto. Come ricorda il Wall Street Journal, agli Usa, appoggiati dal Giappone, non piace il controllo internazionale sulle banche, i limiti ai compensi dei manager, e neppure l'idea di nuove regole e maggiore trasparenza sui prodotti derivati. Detto in altre parole: le divergenze tra le due coste dell'Atlantico sono ancora molte.

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"evitiamo altri regali alla cina innovare senza fiato sul collo" - luca iezzi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 19-10-2008)

Argomenti: Cina

Squilibrio Moratoria Federica Guidi, presidente dei Giovani industriali: i costi di Kyoto devono essere più equi "Evitiamo altri regali alla Cina innovare senza fiato sul collo" L'Europa deve avere un ruolo-guida nella difesa dell'ambiente. Però tenga conto che sui vari Paesi gravano pesi non equilibrati La moratoria è sensata. Tra l'altro ci è piombata addosso una crisi che costringe tutti a rivedere principi oramai assodati LUCA IEZZI ROMA - "La proposta di una moratoria è intelligente perché oltre ai giusti dubbi sulla ripartizione dei costi del pacchetto post-Kyoto, ci è piombata addosso una crisi che non siamo ancora in grado di valutare ma che sta costringendo tutti a rivedere principi ormai assodati. In questo contesto meglio fermarsi prima di imporci ulteriori oneri". La presidente dei Giovani industriali, Federica Guidi, approva l'idea del governo di rimandare di un anno il pacchetto di riduzione delle emissioni di Co2 e del consumo di energia del 20% entro il 2020. Un anno che dovrebbe servire a analizzare con precisione il prezzo reale di un'Europa che riduce il proprio impatto sui riscaldamento globale in atto. L'obiettivo degli industriali italiani però è ben più ambizioso, rimettere in discussione sia gli obiettivi che i tempi di realizzazione di questa sfida: "Dobbiamo riconoscere che il protocollo di Kyoto ha fallito, non tanto nella filosofia, quanto nei tempi e nei modi - insiste la Guidi - . L'Europa si sta accollando i costi più alti, ma dovrebbe interrogarsi sull'efficacia di queste scelte fintanto che gli altri paesi non seguiranno le stesse politiche". Sorprende che i giovani imprenditori non accettino la sfida d'innovare il tessuto produttivo sfruttando le opportunità dei vincoli ambientali. La Commissione Ue accusa il governo di guardare solo ai costi e non ai benefici di una "rivoluzione verde". Voi non vedete opportunità di business? "Ma certo che le vediamo. A Capri, nel convegno organizzato dai giovani di Confindustria, abbiamo sottolineato come energia e ambiente siano grandi occasioni per fare innovazione: sui prodotti e sui mercati. Questo le aziende lo hanno capito e non si tireranno indietro sul fronte degli investimenti. Il problema è che il piano europeo impone tempi troppo stretti e quindi, di fatto, rende gli obiettivi irrealistici". Non sarebbe auspicabile fare concorrenza ai paesi emergenti come la Cina proprio investendo nell'innovazione che aiuta l'ambiente e non puntando solo sulla riduzione dei costi? "Quei paesi hanno già una serie di vantaggi competitivi ben riconosciuti, non è il caso di regalargliene un altro. L'Europa si sta imponendo un percorso troppo gravoso dove il rischio è addirittura la delocalizzazione e deindustrializzazione. Invece che sfruttare i nostri vantaggi competitivi, così si finisce per fare un regalo alle altre zone del mondo". Da Bruxelles sostengono che l'Italia sta solo chiedendo uno sconto, come accadde quando negoziò per aderire al Trattato di Maastricht. Quale sarebbe il costo accettabile per le imprese? "Il governo chiede equità, non disconosce che l'Europa debba avere un ruolo guida nella difesa dell'ambiente, ma non può non evidenziare che c'è un problema di sperequazione tra i paesi all'interno della Ue. Per alcuni di essi, tra cui l'Italia, è difficile raggiungere l'obiettivo indicato in tempi così stretti visto che comunque il nostro sistema industriale ha già un'efficienza alta nell'uso dell'energia, più di altri. Ripeto, il problema è più generale: l'Ue deve chiedersi se per seguire dei principi pur sacrosanti voglia soffocare la capacità di competere delle sue stesse aziende europee, specie in momento come questo".

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Sì di Bush: vertice dei grandi a New York (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 19-10-2008)

Argomenti: Cina

ECONOMIA 19-10-2008 Sì di Bush: vertice dei grandi a New York DA NEW YORK I l presidente americano George W. Bush è pronto ad ospitare nel prossimo futuro un vertice dei leader mondiali sulla crisi finanziaria. Lo ha rivelato una fonte della Casa Bianca poco prima che Bush ricevesse a Camp David, nel Maryland, il presidente francese Nicolas Sarkozy e quello della Commissione Ue Josè Manuel Barroso. Sulla necessità di un "incontro " ci sarebbe insomma sintonia. Sul resto, però le posizioni tra le due sponde dell'Atlantico restano distanti. Nonostante il tentativo di avvicinamento compiuto ieri. Da un lato gli europei, spinti da Sarkozy, presidente di turno dei Ventisette, e dal premier britannico Gordon Brown (che propone di riscrivere le regole internazionali) auspicano una riunione al più presto del G8 allargato a Cina e India: cioè subito dopo le elezioni americane, con la partecipazione del presidente eletto, Barack Obama o John McCain. Una data che circola è intorno al 20 novembre a New York, cioè dove tutto è iniziato. Dall'altro lato gli americani frenano, con l'appoggio del Giappone, presidente di turno del G8, il "club" dei sette più ricchi e la Russia. Bush, che lascerà il potere il 20 gennaio, non vuole decidere per il suo successore (eletto il 4 novembre), ed è comunque contrario a un maggiore controllo internazionale sull'economia, come suggerisce invece Brown in un documento di sette pagine reso pubblico ieri settimana. Nel suo tradizionale intervento radiofonico del sabato, Bush non ha neppure fatto un accenno alla risposta internazionale alla crisi, ricordando però che la decisione di autorizzare il governo a prendere partecipazioni nelle principali banche è di carattere eccezionale. Oltre a Bush e Sarkozy, il vertice vede la presenza, per parte europea, del presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso. Per gli Usa il segretario di Stato Condi Rice, il segretario al Tesoro Hank Paulson, il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Steve Hadley. Brown e Sarkozy propongono tra l'altro di rafforzare il Fondo Monetario Internazionale (Fmi), riformando gli accordi di Bretton Woods del 1944. Ma non solo: l'Europa (e qui la posizione britannica è meno chiara) auspica una maggiore sorveglianza internazionale sui maggiori gruppi finanziari mondiali, oltre a regole sugli hedge funds, i fondi di investimento a rischio dei paradisi fiscali. Sarkozy e Barroso ieri a Camp David L'Europa chiede un summit del G8 a breve sulla crisi dei mercati Il Presidente Usa, George W. Bush (AP).

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Speculazione sugli alimentari, 75 milioni di nuovi poveri <Aiutare l'Africa a coltivare> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 19-10-2008)

Argomenti: Cina

ECONOMIA 19-10-2008 LA PROPOSTA Speculazione sugli alimentari, 75 milioni di nuovi poveri "Aiutare l'Africa a coltivare" DAL NOSTO INVIATO A CERNOBBIO G li esperti lo chiamano "tsunami silenzioso". Ha investito il mondo nel 2005 e, dopo mezzo secolo di discesa e stabilità, ha fatto impennare i prezzi dei cereali. E ha fatto drammaticamente salire il numero di quelle persone che hanno un dollaro di reddito giornaliero e che da tre anni non sanno più come sfamare se stessi e i figli. Secondo la Fao nei paesi in via di sviluppo, tre contadini su quattro e il 97% degli abitanti delle megalopoli sono acquirenti netti di cibo. Sono loro a rischiare la morte per fame. Infatti l'anno scorso in Egitto, ad Haiti, in Senegal si sono avute le prime rivolte di piazza. Perché? Lo ha spiegato ieri a Cernobbio Mario Marazziti, portavoce della Comunità di Sant'Egidio. "In due anni i poveri sono aumentati di 75 milioni. E a fine 2008 la situazione peggiorerà". Le cause? Primo, la sottrazione di cereali pregiati all'alimentazione per ricavarne biocarburanti. "Per la Banca mondiale spiega Marazziti ha cambiato destinazione il 20% della produzione di mais. Altro dramma, l'impennata del riso dopo che il governo indiano ha deciso di bloccare le esportazioni dopo la disastrosa stagione monsonica dell'anno scorso". E poi la speculazione finanziaria. Dal 2000 al 2008 il flusso finanziario verso il settore alimentare è aumentato di 10 volte, da 10 a 175 miliardi di dollari. E grandi intermediari di grano come la Cargill e Buge hanno realizzato profitti superiori del 70% sull'aumento dei prezzi. Come se ne esce? "Italia e Ue possono aiutare l'Africa a usare i terreni incolti, circa il 20% per coltivarli anziché svenderli a Cina e India". (P. Lam).

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Clima, prove d'intesa tra Europa e governo (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 19-10-2008)

Argomenti: Cina

CRONACA 19-10-2008 AMBIENTE E SVILUPPO Il braccio di ferro tra premier e Commissione Ue al centro della giornata politica. Schifani: serve un momento di alta sintesi. Bossi: la soluzione è difficile Clima, prove d'intesa tra Europa e governo L'impasse sulle misure dovrebbe essere sbloccato al più tardi martedì. Il commissario Dimas: necessari chiarimenti. Smentita ipotesi rinvio di un anno DA ROMA ROBERTA D'ANGELO P otrebbe sbloccarsi domani o al massimo martedì l'empasse tra la commissione europea e il governo italiano sulle misure per il clima. Domani il commissario Ue all'Ambiente Stavros Dimas "avrà l'occasione di incontrare i suoi interlocutori italiani" durante il Consiglio Ambiente "per un ulteriore scambio di vedute e per fornire ulteriori chiarimenti sul potenziale impatto e sulle opportunità del pacchetto clima e energia", dice il suo portavoce. E qui, l'esecutivo porterà la sua controfferta: nessun rinvio del pacchetto, ma solo una clausola di revisione dei costi. Tenta di smorzare i toni il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, che in una nota precisa "che nessun rinvio di un anno è oggi richiesto dall'Italia; il riferimento al 2009 è legato esclusivamente alla clausola di revisione, alla richiesta cioè che l'impatto dei costi-benefici venga esattamente valutato nel corso del 2009 e sulla base di tale valutazione vengano eventualmente riparametrati gli oneri previsti dal provvedimento". Ma, conferma, "l'I- talia è intenzionata a condurre in porto entro la fine del 2008, fiduciosa in un esito positivo del negoziato " gli accordi. Il braccio di ferro tra il premier Berlusconi e Dimas, però, è rimbalzato in Italia, dove ormai lo scontro tra maggioranza e opposizione è senza confini. E nella speranza che il clima quello politico si plachi, è il presidente del Senato Renato Schifani a chiedere all'Europa di trovare "un momento di alta sintesi", per- ché non è possibile operare scelte importanti, senza pensare al "pericolo di recessione internazionale". La maggioranza difende la posizione intransigente dell'esecutivo. "Bisogna rinegoziare Kyoto" perché senza la partecipazione di altri Paesi "l'Europa da sola non può farsi carico del protocollo e per le imprese, non solo italiane ma anche europee, non può esserci competitività e concorrenza ", secondo Altero Matteoli, ministro delle Infrastrutture. Insomma, incalza il titolare della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, "l'Europa ha poco da bacchettare perché 20-20-20 è una follia. Per le imprese e per i Paesi", dice il ministro convinto che "l'Italia bene ha fatto a rallentare i processi decisionali anche perché sarebbero costati 10 miliardi di euro in più al 2020". Anche se, ammette Umberto Bossi, "la soluzione è difficile" perché "la gente vuole cambiamenti, però vuole anche andare in macchina e vuole la corrente elettrica". Ma il governo, secondo Fabrizio Cicchitto, "sta lavorando per difendere le imprese italiane". Con i parametri Ue, poi, secondo il pdl Lucio Malan, "molte imprese, schiacciate dagli obblighi del pacchetto energia, lasceranno l'Europa per andare in Cina". La mina, però è esplosa e le polemiche non si placano. Sebbene le opposizioni, nel merito, non siano così lontane dal comprendere le ragioni di Palazzo Chigi. "Bisogna migliorare particolari applicativi e non aprire, anche qui, un generico fronte polemico", secondo il pd Pierluigi Bersani. L'Italia, conferma, ha bisogno di "flessibilità", senza abbandonare però l'Europa. E anche il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini guarda ai contenuti: "I toni usati dice sono dissennati, ma i contenuti non lo sono così tanto: gli oneri impropri imposti alle nostre aziende sono insostenibili". Resta, ancora una volta, la voce isolata di Antonio Di Pietro a sparare contro un governo "deplorevole, che riesce a dire no all'Ue sulla tutela dell'Ambiente ". Inquinamento: l'Italia cerca un intesa con la Unione europea sulle misure per attuare il Protocollo di Kyoto, misure che risulterebbero troppo onerose per le industrie in questo momento di grave difficoltà economiche dovute alla crisi internazionale dei mercati.

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