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T ARTICOLI DEL 15-19 ottobre
2008 #TOP
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Articoli
Cina (87)
Alico, l'agente che non fa finanza
( da "Finanza
e Mercati" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Dal 1949 Aig ha il quartier generale a New York, anno in cui Starr lasciò la Cina per la rivoluzione, continuando a dirigere il gruppo fino alla morte avvenuta nel 1968. Poi ha preso il controllo Maurice "Hank" Greenberg, che in 35 anni l'ha fatto crescere a dismisura, divenendo un colosso da 116.000 dipendenti, in attività in 130 Paesi.
NOTIZIE
In breve ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: MONDO data: 2008-10-15 - pag: 16 autore: NOTIZIE In breve CINA Riserve valutarie in crescita del 32,9% Le riserve in valuta estera della Cina, le più ampie del mondo, salgono a 1.906 miliardi di dollari, in rialzo del 32,9% rispetto a un anno fa e del 25% rispetto alla fine del 2007. Lo rende noto la Banca centrale cinese.
Quel
peso sull'industria ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: India e Cina. Peraltro, non è questa la sola asimmetria geo-economica a stagliarsi all'orizzonte. Il Governo Usa, a fronte della crisi dei colossi dell'auto come Gm, Ford e Chrysler, ha appena varato un prestito da 25 miliardi di dollari. Mentre nell'Europa del "20-20-20" si finisce per penalizzare le auto di fascia medio- bassa (
Un
impatto squilibrato a svantaggio dell'Italia
( da "Sole
24 Ore, Il" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e Indonesia, in futuro rischia di avere impatti seri anche sulla bolletta energetica dei consumatori. Quali correttivi proponete? Ci sono diversi punti su cui si può lavorare. Ad esempio il pieno utilizzo di meccanismi di flessibilità come l'importazione da Paesi terzi di energia da fonti rinnovabili e l'utilizzo di crediti derivanti dalla riduzione di emissioni in questi Paesi.
Pronti
per il ritorno al nucleare ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: ma anche in Cina, hanno aperto grandi prospettive. Il consorzio che stiamo formando con Enel, Techint ma anche con protagonisti più piccoli ma di sicuro valore, come Angelantoni e Donati, ci mette in pista per diventare leader in questa tecnologia. Insomma, il quadro offerto da Enea è quello di un ente in piena salute,
Già
dall'assunzione progettiamo tutta la carriera
( da "Sole
24 Ore, Il" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: chi in Cina, chi negli Stati Uniti, chi in Germania. Il nostro obiettivo è quello di dare l'opportunità ai giovani diincrementare le proprie conoscenze con esperienze all'estero della durata media di tre anni. Ciò ci permette non solo di valorizzare le caratteristiche salienti di ciascun talento o potenziale tale,
Un'italiana
al vertice del coaching ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e Sud America che chiederà nuovi servizi e presidi in queste aree. Lei è stata l'organizzatrice dell'incontro europeo del coaching a Stresa. La prossima global conference annuale che riunisce i coach di tutto il mondo sarà in Italia? Non ne è mai stata organizzata una al di fuori del Canada e degli Stati Uniti per cui l'
Se
saltano le regole tenuta dell'euro a rischio
( da "Sole
24 Ore, Il" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: sviluppo e che cosa succederà in una Cina che esporta di meno. Allora la miglior cosa da fare è lavorare perché sia il più breve possibile. è il principio del declino dell'Occidente, la fine della supremazia del capitalismo americano? Dipenderà da noi, dall'Occidente. Di sicuro dobbiamo finirla di passare dall'arroganza nei periodi di vacche grasse alla prostrazione nelle avversità.
Ora
rischia il Sudamerica ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Soprattutto dopo che la Cina, primo cliente di commo-dities latinoamericane, sta riducendo le importazioni. La crisi non risparmia l'Argentina. "Abbiamo un vantaggio netto rispetto a quasi tutti i Paesi latinoamericani: siamo abituati agli scossoni, alle crisi più acute.
Brevi,
schede e richiami 3 ( da "Repubblica, La"
del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Nel 2009 European Voices rappresenterà la sezione europea dei festival di poesia internazionali che il CVT organizzerà in Brasile (marzo) Cile (luglio) e Cina (settembre)". Circolo dei Viaggiatori nel Tempo Stanza della Poesia, piazza Matteotti 78r - 010.541942. .org.
Tibet,
ergastolo a 2 monaci <Processati a porte chiuse>
( da "Avvenire"
del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina. Secondo Pechino nel corso delle rivolta sono state uccise 22 persone, mentre esuli tibetani affermano che le vittime sono state più di 200 e che migliaia di persone sono state arrestate. Secondo le notizie pubblicate dai mezzi d'informazione cinesi, tutti controllati dal governo, trenta persone accusate di aver partecipato ad attacchi violenti contro gli immigrati cinesi sono
Cina,
rivolta contro la fabbrica ( da "Avvenire"
del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: MONDO 15-10-2008 Cina, rivolta contro la fabbrica DA PECHINO L' insediamento di una fabbrica chimica "sventato" nella città di Xiamen. Il progetto di un treno a lievitazione magnetica modificato, a Shanghai. La geografia politica cinese scopre un nuovo, inaspettato "ospite": la protesta di massa.
L'
( da "Avvenire"
del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e Dubai, in grado di costruire squadre nei mercati stranieri, rispettando la cultura e la tradizione di un brand. L'offerta formativa è variegata, con punti d'eccellenza, ma an- che dai costi elevati. Per semplificare abbiamo distinto quattro filoni formativi: le scuole storiche, che risalgono agli anni '30,
La
F1 non vuole più fermarsi dal benzinaio
( da "Avvenire"
del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: dove domenica è in programma il Gp di Cina, penultimo appuntamento del Mondiale 2008. Secondo l'edizione on line del magazine Autosport, le squadre esamineranno in particolare la possibilità di eliminare il rifornimento di carburante durante i pit-stop. La revisione dell'attuale format, a quanto pare, è legata agli incidenti che sono avvenuti durante l'ultima stagione,
Il
made in Italy ci salverà ( da "Avvenire"
del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Anche in Cina? Anche in Cina, dove abbiamo superato il Regno Unito e stiamo raggiungendo la Francia. Anche in India, dove abbiamo superato la Francia e siamo secondi solo alla Germania. Stessa cosa in Brasile, mentre in Russia esportiamo come Francia e Gran Bretagna messe insieme.
Crisi
Mutui. Bush a G20 ammette le colpe degli USA. Se ne esce tutti insieme
( da "AmericaOggi
Online" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: attualmente presieduto dal Brasile, comprende i ministri delle Finanze e i governatori del G7, più l'Arabia Saudita, Sud Africa, Argentina, Australia, Brasile, Cina, Corea del Sud, India, Indonesia, Messico, Russia e Turchia. Il 20mo membro è l'Unione Europea, rappresentato dai paesi della presidenza di turno.
Trust
in America, nonostante W ( da "AmericaOggi Online"
del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: ministri finanziari del G7 e fuori ad aspettare anche quelli della Cina, dell'India e di tutte le economie mondiali che tremano al pensiero che l'America si fermi nel girotondo globale della crescita permanente e trascini tutti giù per terra. Di scienza economica e finanziaria ne capisco quanto confessato da John McCain, ma lui vuol comunque diventare presidente degli Stati Uniti.
Spaghetti
cinesi pieni di insetti ( da "Repubblica, La"
del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: ciò che hanno trovato i carabinieri del Nas di Firenze a Campi in un container proveniente dalla Cina all'interno del capannone di una ditta di import export di prodotti alimentari. Sequestrati circa 15 mila pacchi di spaghetti e altre 10 mila confezioni di preparato per spaghetti istantanei a base di carne di manzo, utilizzabili per oltre 120 mila pasti.
Sistema
elettricità a rischio paralisi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: associazione le disposizioni di Bruxelles sono poco appetibili per gli altri Paesi ad alte emissioni di anidride carbonica, come Stati Uniti, Cina o India: "Senza un più fattivo coinvolgimento dei Paesi emergenti e di alcune importanti economie industrializzate non sarà infatti possibile conseguire gli obiettivi globali della lotta ai cambiamenti climatici", osserva l'associazione.
Cartiereincrisidicompetitività
( da "Sole
24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
in primo luogo
Cina, Corea e India. In questo quadro, la direttiva europea sulla riduzione
delle emissioni (-21% nel 2020 rispetto al 2005) rappresenta una minaccia
mortale. "Nel corso del
Il
mercato è un mezzo, conta la persona
( da "Sole
24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: lo spunto della crescita impetuosa della Cina, Paese che resta autoritario e centralista. Il mercato tuttavia va considerato solo e unicamente come uno strumento, il meno imperfetto degli strumenti realizzati per rendere più efficienti produzione e scambi. Ma protagonista del mercato resta la persona, l'individuo, nei suoi valori e soprattutto nella sua libertà.
MERCATI
IN ITALIA ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Tè Cina:
Orange Pekoe Black 4,10-5,10 (3,00-3,74); Broken Orange Pekoe Black 3,64-4,60
(2,66-3,37); B.O.P. Fannings Black 3,40-4,40 (2,49-3,22); B.O.P. Fannings Black
Biologico 5,30-6,30 (3,88-4,62); Orange Pekoe Green 4,10-5,10 (3,00-3,74); B.O.
Maxisequestro
di spaghetti dalla Cina ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Maxisequestro di spaghetti dalla Cina Maxisequestro ieri a Firenze, da parte dei carabinieri del Nas, di confezioni di scatole di spaghetti provenienti dalla Cina, nelle quali sono stati ritrovati insetti vivi. Il sequestro è scattato ieri nel corso di un'ispezione a un container destiato a una ditta di Campi Bisenzio (Firenze), gestita da un imprenditore cinese,
La
frenata contagia anche la Cina ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: 26 autore: ASIA AL RALLENTATORE La frenata contagia anche la Cina Anche la Cina, seppur in misura meno accentuata, non sfugge alla crisi mondiale dell'auto. Settembre ha confermato i segnali di rallentamento del mercato del grande Paese asiatico già evidenziati ad agosto. In particolare – spiegano all'Unrae –
Salgono
i profitti di Coca-Cola ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cola Marco Valsania NEW YORK La Cina e l'India salvano la Coca-Cola. Il gigante americano delle bibite ha riportato un aumento dei profitti del 14% nel terzo trimestre dell'anno, a 1,89 miliardi di dollari, trainato dalla performance sui grandi mercati emergenti che comprendono anche Paesi quali Brasile, Russia, Pakistan e Corea.
Air
China in rosso nell'anno olimpico
( da "Sole
24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: compagnia di trasporto aereo in Cina, ha annunciato ieri di attendersi un bilancio in rosso dei primi nove mesi del 2008. Il passivo è dovuto ai costi del carburante (balzato in luglio al record di 181,85 dollari), dei disastri naturali che hanno colpito il Paese asiatico da inizio 2008, nonché delle difficoltà del trasporto aereo che hanno accompagnato il periodo estivo delle Olimpiadi.
Bhp
e Rio temono la frenata cinese ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Perchè se è vero che la Cina ad oggi non ha subìto i contraccolpi della crisi che si sta abbattendo sui mercati mondiali (anche a settembre sia l'import che l'export di Pechino sono cresciuti del 21% circa), è anche vero che alcuni segnali fanno temere un quanto mai prossimo cambio di direzione.
Perde
colpi la fabbrica cinese ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Produrre in Cina è sempre meno conveniente. Per questo, negli ultimi dieci mesi, moltissime aziende straniere hanno deciso di spostare le proprie manifatture in altri Paesi del Sud-Est asiatico. Se non addirittura di chiudere per sempre i battenti, come ha già fatto un esercito di aziende di Taiwan e Hong Kong operanti nel Guangdong.
Non
resta che tornare in Italia ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: che in Cina, tramite una rete di terzisti, produce circa il 40% dei giocattoli venduti nel mondo con il marchio Clementoni. Ai costi di produzione, che dopo una progressiva ma lenta lievitazione nel 2008 sono esplosi, ora si è aggiunta un'altra sgradita novità: la rivalutazione dello yuan sull'euro.
L'Asia
copia l'Occidente con un fondo salva-banche
( da "Sole
24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Vertice che sarà allargato alla Cina, al Giappone e alla Corea. Oltre che ai rappresentanti delle istituzioni finanziarie multilaterali. Il meeting si svolgerà a margine del vertice Europa-Asia, in programma a Pechino. Secondo la Arroyo, il piano è stato delineato la settimana scorsa a Washington, durante l'assemblea annuale del Fondo monetario e della Banca mondiale.
Ecco
tutti gli appuntamenti di Milano ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: REGOLE Vittorio Cino, Beppe Facchetti, Roberto Longo, Annalisa Ferretti - NUOVE FRONTIERE NELLA COMUNICAZIONE SANITARIA Roberta Caldesi, Nicola Cerbino, Cristina Corbetta, Daniela Martelli - THE INFORMATION REVOLUTION IN MODERN HEALTH CARE Università degli Studi di Milano Gary Kreps, Gianpietro Mazzoleni - LA COMUNICAZIONE PUBBLICITARIA PER LA PUBBLICA UTILITà Assocomunicazione -
Vietato
protestare ( da "Avvenire"
del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: in per la democrazia degli studenti di Cina in piazza Tianan Men. "Per la prima volta segnala padre Francis Xavier Phan Long, a capo dei frati minori del Vietnam i vescovi locali hanno fatto sentire la loro voce in maniera comune su una questione concreta come quella della proprietà privata, insistendo sul dialogo franco e diretto con le autorità civili.
Studenti
cinesi in Italia: è boom Nell'ultimo anno aumentati di 15 volte
( da "Avvenire"
del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: promossa dalla Fondazione Italia Cina in sinergia con il ministero degli Affari Esteri, dell'Ambasciata d'Italia a Pechino, dell'ambasciata della R.P.C. in Italia e della Crui, ha il cofinanziamento della Fondazione Cariplo e l'obiettivo sia di attrarre studenti cinesi negli atenei italiani che incrementare l'insegnamento della lingua italiana nelle università cinesi.
<I
prezzi ora rischiano di salire>
( da "Avvenire"
del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: il ruolo della speculazione e quello di Cina e India nella crisi dei cereali. La bufera finanziaria si placa e c'è chi spera che la crisi sia già finita. Qual è la situazione delle commodities agricole? Negli ultimi mesi i listini internazionali dei prodotti agricoli hanno rallentato la loro corsa perché in molti paesi c'è stata una forte espansione delle aree coltivate a grano,
Spettro
recessione, nelle Borse torna la paura
( da "Avvenire"
del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Est asiatico di un fondo (a cui potrebbero aderire anche Giappone, Cina e Corea del Sud) per acquistare titoli "tossici" dalle banche in difficoltà sul modello del piano Paulson. L'Europa si adegua subito all'andamento negativo, uscendo malissimo dalla seduta di ieri. L'indice paneuropeo DjStoxx 600 lascia sul terreno il 6,5%.
Clima,
l'Italia pronta al veto <Non siamo Don Chisciotte>
( da "Avvenire"
del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: produttori di Co2 come gli Usa e la Cina sono assolutamente negativi sul fatto di aderire alla nostra azione". Berlusconi ha trovato una sponda importante nel cancelliere tedesco Angela Merkel che vuole modifiche sostanziali a tutela delle industrie ad alto consumo di energia. Il premier britannico Gordon Brown e il presidente della Commissione José Manuel Barroso hanno insistito all'
Colpo
esaote mega commessa con la cina ( da "Repubblica, La"
del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: operazione Fornitura di mille ecografi Colpo Esaote Mega commessa con la Cina NONOSTANTE la crisi Esaote mette a segno un colpo grosso in Cina. e firma un contratto da venti milioni di euro per la fornitura di mille ecografi alla China Charity Federation, un'organizzazione cinese non governativa, che li distribuirà nella zone rurali della Repubblica Popolare cinese.
Modugno,
c'era melanina nel latte cinese - mara chiarelli
( da "Repubblica,
La" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: come è invece il caso della Cina, ma diverse irregolarità erano state riscontrate su altre sostanze di varia natura, conservate nel deposito: pasta, vegetali e aromi, per circa 100 chili, riportavano etichette non in regola con le normative, anche europee. Si trattava infatti di scritte falsificate, in lingua italiana e stampate su ordinari fogli adesivi in formato A4.
Rocchi:
"io sono pronto" e rossi pensa al tridente - stefano carina
( da "Repubblica,
La" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: La frattura al perone rimediata in Cina è oramai un brutto ricordo: "Ho tanta voglia di tornare in campo - ha ammesso ieri - anche perché, a causa dell'infortunio, per me si può dire che la stagione inizia adesso. Sono pronto, sono guarito e ho acquisito anche una buona condizione fisica che migliorerà col passare delle partite".
Mozzarelle,
vino e diossina un anno di scandali del cibo - caterina pasolini
( da "Repubblica,
La" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Alimenti italiani, il nostro paese ha ricevuto 70 notifiche per produzioni irregolari, ma arrivati anche dalla Cina (ha il primato negativo mondiale: 390 notifiche) come i pomodori orientali che finiscono in Campania per le "passate veraci" o le anguille cinesi vendute come pescato locale sulle nostre coste.
Napoli,
maxisequestro di latte cinese "allarme salute, sospetto di melamina"
- alberto custodero ( da "Repubblica, La"
del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: ha causato in Cina numerose morti e intossicazioni. I carabinieri del Nas hanno scoperto intanto i primi tre casi di prodotti alimentari cinesi adulterati proprio dalla melamina. Non è guerra commerciale con la Cina. "La comunità cinese non tema - ha precisato il ministro dell'Agricoltura Luca Zaia - le attività criminali non hanno etnie o colori di sorta"
Ma
contro i sovrani è pronto lo scudo
( da "Sole
24 Ore, Il" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Emirati Arabi e Cina nel capitale di alcuni colossi bancari di Wall Street, Morgan Stanley e i liquidatori di Lehman Brothers si sono rivolti alle giapponesi Nomura e Mitsubishi Ufj. L'Australia è andata oltre. Quando ha temuto che la Cina mirasse alla gestione strategica di Rio Tinto (uno dei più grandi fornitori di materie prime al mondo)
Maxi-sequestro
di latte cinese ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Container provenienti dalla Cina –ha detto il sottosegretario – dichiaravano di trasportare giocattoli o mobili, invece trafficavano illegalmente in prodotti alimentari". Rassicuranti, dalla Cina, le affermazioni del presidente della Repubblica popolare cinese, Wen Jabao: "Sarà predisposta una nuova regolamentazione sul cibo e la sicurezza alimentare "
Il
greggio sotto i 70 dollari ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: grazie alla crescita dei consumi in Cina, Russia e Medio Oriente. E per il suo direttore, Nobuo Tanaka, l'Opec farebbe meglio a lasciare invariate le quote, perché "70 dollari al barile è un prezzo ancora storicamente alto". L'argomento potrebbe far presa sull'Arabia saudita, che nella stime di Deutsche Bank e di Pfc Energy non avrebbe problemi dibilancio quest'
Editori
cinesi studiano il modello Siae ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: La visita di ieri è stata anche l'occasione per lanciare il progetto Turandot, iniziativa culturale per promuovere il modello italiano in estremo oriente. Ideato dalla Siae, il progetto Turandot, esporterà in Cina attraverso una serie di manifestazioni mirate in materia di musica, cinema, letteratura e arte.
Lo
shipping resiste alla bufera ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: La settimana scorsa sono stato in Cina per monitorare gli accordi in atto con la Shanghai Federation. Il credit crunch ha portato il Governo cinese a fare alcune scelte. Intanto abbiamo avuto rassicurazioni sulla regolarità della consegna di tutte le navi in costruzione e, da parte nostra,abbiamo confermato l'accettazione di quelle consegne.
Esaote
si rafforza sul mercato cinese ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: La Cina è ormai diventata la seconda area di sbocco all'estero, dopo gli Stati Uniti, dell'azienda guidata da Carlo Castellano. In termini di fatturato, il mercato cinese si avvia, a fine anno, a toccare la soglia dei 21 milioni, pari a circa il 12% del fatturato all'export: in due anni, i ricavi sono aumentati del 50% in euro e di oltre l'
Le
imprese ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: in Cina, del 200% in India, del 24% in Usa e del 33% in Russia. "La Ue è già virtuosa ", sottolinea Moltrasio. Il che non vuol dire che non si debba agire, ma sarebbe incomprensibile penalizzare il sistema industriale. Da ora a dicembre bisognerà lavorare: "è importante che sia stato deciso di prendere la decisione finale all'
<Lotta
alla povertà, Italia e Occidente fanno troppo poco>
( da "Avvenire"
del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Italia è infatti ferma allo 0,2% del Pil e, secondo il Cini, nel 2009 rischia di toccare il suo punto di minimo in venti anni: lo 0,09 per cento, quando dovrebbe aver superato lo 0,33% nel 2006 ed essere già lanciata verso lo 0,51% previsto per il 2010. Risultato raggiunto da altri Paesi europei, a dimostrare che si può fare.
La
crisi domina sul clima: tutto rinviato a dicembre
( da "Avvenire"
del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Come se la Cina non fosse un'immensa vasca di idrocarburi combusti ed emissioni solforose. E come se l'India non le stesse alle costole nella più grande operazione di inquinamento atmosferico degli ultimi trent'anni. Ma un capro espiatorio, si sa, occorre sempre.
Il
<dietrofront> della Merkel ( da "Avvenire"
del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: come Cina, India o Brasile, e non ha avuto bisogno di nominarli) si impegnino con un accordo internazionale a ridurre i gas-serra in modo analogo, cioè il 20%, a quel che l'Ue intende fare entro il 2020. Detto questo, la signora Merkel si è preoccupata di mostrarsi assolutamente favorevole a che i Ventisette varino definitivamente il "
Il
Sudafrica <si offre> a Pechino
( da "Avvenire"
del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: interesse che la Cina ha dimostrato fin dall'inizio nei confronti di questo Forum: "Ibsa ha bisogno dell'appoggio e dell'investimento di una superpotenza come quella cinese, se vogliono far fronte agli Stati Uniti e all'Europa, e alle norme dell'Organizzazione mondiale del commercio ( Wto), da soli non riusciranno a farcela" .
Latte
sospetto dalla Cina Dieci quintali sequestrati
( da "Avvenire"
del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: tutti con regolare permesso di soggiorno Latte sospetto dalla Cina Dieci quintali sequestrati DA NAPOLI VALERIA CHIANESE L e ' Lanterne rosse' della Forestale hanno fatto luce sull'importazione dalla Cina di prodotti alimentari risultati insicuri, o addirittura illegali, che non rispettano le normative dei Paesi in cui sono venduti, né tanto meno quelle europee,
CRONACA
17-10-2008 DA SAPERE Nel 2007 entrati 3.420 minori Il "boom" dei
piccoli asiatici Nel 2007 i... ( da "Avvenire"
del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: in attesa che si apra la collaborazione con la Cina. Se fino al 2006 era l'Europa dell'Est ad essere 'egemone', oggi non è più così, anche per la prolungata chiusura delle adozioni in Romania e altri Paesi. Nel 2007 i piccoli cambogiano adottati sono stati 163 e i vietnamiti 263. Un numero, quest'ultimo, destinato a essere superato nel 2008.
<Stretta>
logistica sulle importazioni ( da "Avvenire"
del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: i prodotti alimentari provenienti dalla Cina potranno essere importati ed introdotti in Italia solo attraverso quattro 'punti di accesso': gli aeroporti di Milano Malpensa e Roma Fiumicino, il porto di Genova e il porto di Napoli. La 'stretta' logistica è stata annunciata ieri dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini, in seguito allo scandalo del latte ci-
Considerazioni
e una proposta su Alitalia ( da "AprileOnline.info"
del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Corea, America del sud con il Brasile in testa. Se la storia ha dimostrato che l'unico modello è questo, nel paniere del mondo globalizzato occorre fare i conti con quel che contiene e non è vietato "riorganizzare" i fattori disponibili, aiutati dalla ricerca scientifica e tecnologica, fattore determinante per la civiltà dell'
"nei
controlli siamo molto scrupolosi e poi le liste di attesa non sono lunghe"
( da "Repubblica,
La" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina. Ma da noi è davvero difficile, considerato che oltre al problema della compatibilità fra donatore e chi riceve c'è anche una verifica molto scrupolosa da parte dei centri trapianti". La legge però non prevede che il donatore possa anche non essere un familiare o una persona legata da affettività con chi riceve.
Clandestini
arrestato il capo italiano ( da "Unita, L'"
del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: la tramite con la Cina, e il titolare di un laboratorio. Fantini è ritenuto la "mente" di un'organizzazione - "la prima così articolata scoperta in Italia" secondo le Fiamme gialle - al centro di un'inchiesta con 35 indagati (7 italiani, fra cui tre avvocati, e 28 cinesi) per associazione per delinquere, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina,
Tripoli
chiede un vicepresidente ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: che si conclude oggi alla Fondazione Cini di Venezia, i fondi sovrani dei Paesi arabi, dall'Arabia Saudita, ad Abu Dhabi, da Dubai al Qatar, non perseguono fini predatori, non approfittano della crisi finanziaria globale e del crollo delle quotazioni di Borsa per acquisire il controllo delle industrie strategiche dei Paesi occidentali.
IL
VERTICE ONU ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Sono i Paesi usciti vincitori dalla Seconda guerra mondiale: Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Russia e Cina. A questi si aggiungono dieci membri non permanenti, eletti ogni anno dall'Assemblea con incarico biennale. Un Paese che non fa parte del Consiglio può prendere parte alle sedute se gli argomenti discussi coinvolgono i suoi interessi nazionali.
Pochi
alleati per Teheran nel Consiglio di sicurezza
( da "Sole
24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Regno Unito, Francia e Cina sono membri permanenti con diritto di veto. Dieci sono i Paesi che fanno parte del Consiglio in modo non permanente: ogni anno l'Assemblea rinnova cinque componenti con mandato biennale. Alla fine dell'anno Italia, Belgio, Indonesia, Panama e Sudafrica verranno sostituiti.
NOTIZIE
In breve ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: CINA Pechino prolunga la libertà di stampa La Cina ha annunciato che la maggiore libertà di stampa garantita ai giornalisti stranieri durante le Olimpiadi (attraverso un'apposita direttiva) diventerà d'ora in poi la regola. La decisione è stata resa nota dal portavoce del ministero degli Affari esteri,
Effetto
boomerang sul clima ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: candela se solo si tiene conto che la Cina continua ad aumentare annualmente le sue emissioni di CO2 a un ritmo otto volte superiore alle riduzioni che l'Europa dovrebbe nel suo assieme conseguire. Il fatto che l'Unione abbia, nonostante ciò, unilateralmente deciso di innalzare, e di molto,l'asticella dell'abbattimento delle emissioni non aumenta la probabilità di migliorare le cose.
Usa-Ue,
piani comuni per fisco e mercati ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Occidente alla Cina. La scomparsa –fisica-delle banche d'affari (le grandi protagoniste di questa fase della storia del capitalismo) dal panorama economico e finanziario del mondo, oltre a una valenza simbolica impressionante, ha anche il significato di un mutamento di fase e della necessità di creare nuovi equilibri e nuovi assetti.
Il
2009 sarà molto duro ma Bmw si è preparata
( da "Sole
24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: in Cina è stata fissata una tassa sulle automobili di grossa cilindrata, in Europa si discute di una riduzione, entro il 2020, del 20% delle emissioni di anidride carbonica". Obiettivi importanti, ma "il settore automobilistico ha un ciclo di sviluppo lungo e la Comunità europea deve concedere ai produttori di auto una fase di transito fra il 2012 e il 2015"
L'Italia
è forte grazie alle Pmi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: eventuale crisi dalla Cina - ha precisato Polegato - e invece è stato l'Occidente,e in particolare gli Usa, a cedere.L'importante è non farsi prendere dal panico: evitare investimenti impegnativi dal punto di vista del debito, ma continuare a spingere su fronti fondamentali come la ricerca, la formazione, l'innovazione e la proprietà intellettuale"
FIORE
ALL'OCCHIELLO ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: come la Cina e il Sud-Est asiatico, la Russia e i Paesi dell'Europa dell'Est.Paesi nei quali, spiega Domenico Ravizza, è atteso un incremento dei consumi: "Si tratta però di mercati ancora poco maturi– aggiunge –:i grandi distributori puntano sulle grandi marche oppure sulla quantità a poco prezzo".
Caraibi
( da "Sole
24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: siano versati dalla società di lavoro interinale alle loro famiglie residenti in Cina. Ma il progetto si ferma tre mesi fa. Gli operai si ritrovano senza lavoro su un'isola raggiungibile solo via mare. Dormono in tendopoli e si lamentano delle condizioni in cui vivono. "Alcuni lavoratori non ricevono paga da quattro mesi ", ha spiegato un israeliano che seguiva il progetto.
La
moneta unica sarà più forte del dollaro
( da "Sole
24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: di escludere la Cina dalla Wto. Sono quegli errori che possono trasformare una crisi finanziaria temporanea in una recessione di lungo periodo". riccardo.sorrentino@ilsole24ore.com CAUTO OTTIMISMO L'opinione dell'economista americano Jeffrey Frankel trova consensi al convegno sull'euro organizzato dall'Università Bocconi.
L'Africa
chiede accordi fra eguali, non paternalismo
( da "Sole
24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Il successo della Cina, che tutti stiamo vedendo, dipende dal non dover farsi perdonare niente del passato e dalla volontà di investire senza se e senza ma. Noi abbiamo ancora un retaggio storico pesante. Anche se, in verità, quello dell'Italia è più leggero. Però il depauperamento delle risorse, la delegittimazione delle popolazioni,
Contro
parassiti e siccità la coltura è transgenica
( da "Sole
24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Paraguay e Sud Africa (più di un milione di ettari ciascuno) che puntano su mais, soia e colza, ma anche su cotone e colture alimentari minori. E se le grandi aziende come Monsanto e Novartis controllano la maggior parte del mercato occidentale, in Asia si fanno strada nuove varietà transgeniche sviluppate localmente e quindi esenti da proprietà intellettuale.
Anche
la fame è globale ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: soprattutto in Indiae Cina, la domanda alimentare conseguente all'incremento demografico e al maggior potere d'acquisto ha poi dato il colpo di grazia. Si consuma anche più carne, occorrono più mangimi, quindi più cereali da foraggio. La corsa senza freni del petrolio si è poi riflessa pesantemente sui costi per i trasporti,
Max
Mara, il lusso non è nell'abito ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: La Cina pesa dunque per il 10% sul fatturato? "Posso rispondere che il 65% dei ricavi 2007, che sono stati 1,25 miliardi di euro (con un utile netto di 94 milioni) vengono dall'Europa, il 35% dal resto del mondo, Cina compresa. Ma questo è un Paese con enormi potenzialità ".
Clima,
Bruxelles attacca Roma: rileggete gli atti
( da "Avvenire"
del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: recessione per chi già subisce la concorrenza di Paesi come Cina e India (esentate dal Protocollo di Kyoto contro le emissioni di gas-serra). "Quando abbiamo fatto la valutazione d'impatto abbiamo esaminato diversi scenari", ha scandito Dimas. "Ce n'era uno in cui per l'Italia il costo sarebbe stato pari all'1,14% del Pil nel 2020, ma questo scenario non è previsto dal nostro pacchetto"
Pd:
irresponsabili. Pdl: demagoghi ( da "Avvenire"
del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: perdiamo pesantemente competitività sia nei confronti di Cina e India, che se ne infischiano delle emissioni di Co2, sia nei confronti di altri Paesi europei, meno penalizzati dal piano Ue". Insomma, "più tasse e più disoccupazione ". "Con quale risultato? aggiunge Malan Che se tutto il mondo facesse come noi forse, e si sottolinea forse, ci sarebbe un minore riscaldamento del clima"
PRIMA
18-10-2008 TRA AMERICA ED EUROPA CLAMOROSA STAFFETTA SUL PROSCENIO DEL MONDO
GIORGIO FERRARI I... ( da "Avvenire"
del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: a chiedere a Cina e India di fare la propria parte. Noi europei, che abbiamo appena concluso un vertice a Bruxelles dove non sono mancate tensioni (come il braccio di ferro sul clima vinto da Italia e Polonia) e contraddizioni (l'irrisolta questione del Trattato di Lisbona), ma dove emerge senza equivoci che se si riformeranno Fondo monetario e Banca mondiale,
LA
BUFERA FINANZIARIA ( da "Avvenire"
del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: le conserve come il pomodoro proveniente dalla Cina e i succhi di frutta. Inoltre stiamo sostenendo la necessità di dare spazio sugli scaffali della grande distribuzione ai prodotti locali e di stagione, il chilometro zero, per ottimizzare il rapporto prezzo e qualità, ma anche contenere i costi energetici ed ambientali.
Vertice
UE. Litigi a Bruxelles sul clima. L'Italia minaccia il veto
( da "AmericaOggi
Online" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: "Ma le nostre imprese non sono assolutamente nella misura di sopportare i costi della regolamentazione proposta. Non crediamo che sia il momento di fare i Don Chisciotte, di andare soli quando i paesi grossi produttori di C02 come gli Usa e la Cina sono assolutamente negativi sul fatto di aderire alla nostra azione".
L'Europa
in marcia verso la nuova Bretton Woods. Le misure straordinarie per
fronteggiare la crisi dei mercati
( da "AmericaOggi
Online" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, India, Brasile, ecc.) che dovrà "riscrivere" l'ordine finanziario mondiale: il prossimo novembre a New York. Cioè, a due passi dal posto "dove tutto è iniziato": Wall Street. E fa una certa impressione sapere fin d'ora che, a rappresentare l'America all'incontro, ci sarà per forza di cose un presidente "dimezzato" come George W.
Bush
cede sul super-vertice ma dice no a strappi sulle regole - arturo zampaglione
( da "Repubblica,
La" del 19-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, India, Messico, Sudafrica e qualche nazione emergente. "Servirà ? ha detto Bush, ricevendo gli ospiti - ad analizzare idee e strumenti per rafforzare e modernizzare i mercati, tutelando il capitalismo democratico". Un approccio quasi minimalista, questo del presidente americano, rispetto alla proposta europea di una seconda Bretton Woods intesa a riformulare,
"e'
il vecchio trucco dell'etichetta il vero problema resta la clonazione"
( da "Repubblica,
La" del 19-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina - spiega sempre Ferrero - e cala il grado di soddisfazione e di gradimento della clientela, perché le bottiglie spacciate per italiane spesso e volentieri sono di pessima qualità". Sottolineata la differenza tra sofisticazione e frode - "spesso la truffa è sulle carte e non sul contenuto del prodotto" - il presidente Coldiretti evidenzia una altra questione che sta a cuore alla
Rapporto
economia la toscana tra crisi ed export in cina - massimo vanni a pagina iv
( da "Repubblica,
La" del 19-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Pagina I - Firenze Il sondaggio Rapporto economia la Toscana tra crisi ed export in Cina Studenti, fuga da Firenze Uno su due sogna di lavorare altrove MASSIMO VANNI A PAGINA IV SEGUE A PAGINA IV.
Subito
la nuova Bretton Woods L'Europa fa pressing, Bush cede
( da "Unita,
L'" del 19-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: è accordo tra Europa e Stati Uniti: il vertice del G8 allargato a Cina ed India sulla crisi finanziaria che ha investito tutti dovrà riunirsi "presto". L'accordo esprime urgenza, ma la data è in bianco. Da qui altre divaricazioni tra Usa e Europa. Sarkozy e il suo collega Gordon Brown spingono per un appuntamento subito dopo le elezioni del 4 novembre.
"evitiamo
altri regali alla cina innovare senza fiato sul collo" - luca iezzi
( da "Repubblica,
La" del 19-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina innovare senza fiato sul collo" L'Europa deve avere un ruolo-guida nella difesa dell'ambiente. Però tenga conto che sui vari Paesi gravano pesi non equilibrati La moratoria è sensata. Tra l'altro ci è piombata addosso una crisi che costringe tutti a rivedere principi oramai assodati LUCA IEZZI ROMA - "La proposta di una moratoria è intelligente perché oltre ai giusti dubbi sulla
Sì
di Bush: vertice dei grandi a New York
( da "Avvenire"
del 19-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: auspicano una riunione al più presto del G8 allargato a Cina e India: cioè subito dopo le elezioni americane, con la partecipazione del presidente eletto, Barack Obama o John McCain. Una data che circola è intorno al 20 novembre a New York, cioè dove tutto è iniziato. Dall'altro lato gli americani frenano, con l'appoggio del Giappone, presidente di turno del G8,
Speculazione
sugli alimentari, 75 milioni di nuovi poveri <Aiutare l'Africa a
coltivare> ( da "Avvenire"
del 19-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: E grandi intermediari di grano come la Cargill e Buge hanno realizzato profitti superiori del 70% sull'aumento dei prezzi. Come se ne esce? "Italia e Ue possono aiutare l'Africa a usare i terreni incolti, circa il 20% per coltivarli anziché svenderli a Cina e India". (P. Lam).
Clima,
prove d'intesa tra Europa e governo
( da "Avvenire"
del 19-10-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: lasceranno l'Europa per andare in Cina". La mina, però è esplosa e le polemiche non si placano. Sebbene le opposizioni, nel merito, non siano così lontane dal comprendere le ragioni di Palazzo Chigi. "Bisogna migliorare particolari applicativi e non aprire, anche qui, un generico fronte polemico", secondo il pd Pierluigi Bersani.
( da "Finanza e Mercati" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
Di Redazione del
15-10-2008 da Finanza&Mercati del 15-10-2008 [Nr. 203 pagina 17] "Non
abbiamo derivati, ma un indice di solvibilità del 140%", spiega Robert
Gauci numero uno della controllata italiana di Aig, il colosso salvato in Usa
NICOLA BRILLO "Aig è un brand complesso, fatto di tante società
differenti, nel mondo sono circa 400". Trovare un colpevole unico per il buco
miliardario non è per nulla semplice. "Credo che non esista una sola
risposta, ma ritengo che la parte finanziaria del gruppo abbia commesso gli
stessi errori di tanti altri operatori che oggi stanno soffrendo". Ci
tiene a segnare le differenze dalla parte finanziaria (quella dei mega
risultati di bilancio) di Aig Inc., Robert Gauci, a capo di Aig Vita in Italia,
nonostante in queste ore ci sia di fatto il cartello "vendesi"
davanti ai suoi uffici di Roma e Milano. "Ma la nostra strategia espansiva
in Italia non cambia di una virgola: proseguono infatti la ricerca di personale
e le assunzioni". Il gruppo italiano, nato nel 1994 grazie a una joint
venture con il sindacato Cisl, fa parte del gruppo Alico, "società diversa
e separata strutturalmente e patrimonialmente da Aig Inc", ma da
quest'ultima controllata. Il mega gruppo ha una raccolta premi di 38 miliardi
di dollari nel 2007 (in progresso del 44% sul 2006) e utile di 737 milioni
(aumentato del 27%). L'ex numero tre dell'assicurazione mondiale ha deciso di
metterlo in vendita per restituire parte del mega prestito da 85 miliardi di
dollari messo a disposizione dalla Federal Reserve. E concentrarsi così sul
ramo danni. Dopo 89 anni di storia dunque, il colosso assicurativo rischia di
ritornare alle origini cinesi, dopo che alcuni fondi sovrani si sarebbero fatti
avanti. L'American International Group è stato fondato, infatti, al porto di
Shanghai nel 1919 da Cornelius Vander Starr, americano, che offriva
assicurazioni marittime e contro incendi. Dal 1949 Aig ha
il quartier generale a New York, anno in cui Starr lasciò la Cina per la rivoluzione, continuando a
dirigere il gruppo fino alla morte avvenuta nel 1968. Poi ha preso il controllo
Maurice "Hank" Greenberg, che in 35 anni l'ha fatto crescere a dismisura,
divenendo un colosso da 116.000 dipendenti, in attività in 130 Paesi.
Nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2008-10-15 - pag: 16 autore: NOTIZIE
In breve CINA Riserve valutarie in crescita del 32,9% Le riserve in valuta
estera della Cina, le più
ampie del mondo, salgono a 1.906 miliardi di dollari, in rialzo del 32,9%
rispetto a un anno fa e del 25% rispetto alla fine del 2007. Lo rende noto la
Banca centrale cinese. EPA.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2008-10-15 - pag: 16 autore: DALLA PRIMA Quel peso
sull'industria Nessuno contesta l'obiettivo finale: clima e ambiente non sono
dati accessori, furbescamente aggirabili. Sono essi stessi parte integrante
dell'unico sviluppo possibile, quello cosiddetto "compatibile". Però
che si ragioni sulla sostenibilità di un piano che, se centrato, evidenzierebbe
per l'Europa (nel 2020) un contributo alla riduzione mondiale dei gas del 2%e
per l'Italia un contributo dello 0,3%, non pare uno scandalo. Nell'interesse
dei consumatori-contribuenti, sui quali finirebbero per scaricarsi i costi di
una simile operazione, e anche perché la riduzione unilaterale decisa
dall'Europa vincolata al Protocollo di Kyoto, si specchia, allo stato dei
fatti, nelle "mani libere" di Usa, India e Cina. Peraltro, non è questa la sola
asimmetria geo-economica a stagliarsi all'orizzonte. Il Governo Usa, a fronte
della crisi dei colossi dell'auto come Gm, Ford e Chrysler, ha appena varato un
prestito da 25 miliardi di dollari. Mentre nell'Europa del "20-20-20"
si finisce per penalizzare le auto di fascia medio- bassa (leggasi Fiat)
rispetto a quella medio- alta (leggasi case tedesche) a motivo del fatto che in
termini di prezzi la riduzione di CO2 incide più sulle "piccole" che
sulle "grandi". Questione tutt'altro che irrilevante. Diluire le
ambizioni, nessun motivo per cambiare? A proposito di flessibilità, colpisce
che l'altolà di Barroso sia arrivato nel giorno in cui la Commissione ha di
fatto aperto a una visione meno angusta del rispetto dei parametri di
Maastricht relativi al rapporto deficit/Pil, che potrà varcare la soglia del
3%. è vero, le "circostanze eccezionali" erano previste dal 2005, ma
l'averlo ricordato ieri, con ciò allentando in concreto una morsa incompatibile
con le conseguenze della crisi mondiale, suona da un lato come una presa d'atto
realistica e dall'altro come una nota storta rispetto alla rigidità espressa
sul pacchetto Energia e Clima. L'economia reale e le conseguenze della crisi
saranno comunque al centro del vertice europeo. Meglio così, sarà l'occasione
per parlare anche di infrastrutture, di credito alle imprese e di ruolo più
forte della Bei (per la quale c'è un progetto del ministro Tremonti). Ci sono
motivi per cambiare e per alzare, allo stesso tempo, il livello delle
ambizioni. Guido Gentili guido.gentili@ilsole24ore.com.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-10-15 - pag: 28 autore: INTERVISTA
Andrea Ronchi Politiche europee "Un impatto squilibrato a svantaggio
dell'Italia" Carmine Fotina ROMA In venti giorni ha cercato di riaprire la
discussione tra i più intransigenti e conferma la posizione italiana anche dopo
la chiusura del presidente della Commissione europea José Manuel Barroso. Per
il ministro per le Politiche europee Andrea Ronchi la crisi internazionale è
tutt'altro che un alibi e "il presidente Barroso dovrebbe semmai chiedersi
quali conseguenze, prima di tutto in termini di perdita di posti di lavoro, ci
sarebbero con delocalizzazioni a catena delle industrie più colpite dal
pacchettoclima ". Oggi il piano "20-20-20" arriva al Consiglio
europeo. Che cosa chiederà l'Italia? Noi non vogliamo mettere in discussione il
pacchetto, di cui condividiamo in pieno gli obiettivi. Ma bisogna avviare una
riflessione, anche alla luce di quello che sta accadendo in queste settimane
all'economia mondiale. La fretta è nemica del bene: prendiamoci il tempo
necessario per arrivare a un accordo equo che non penalizzi l'industria
europea, con uno squilibrio, tra l'altro, che grava sull'Italia. I conti li ha
fatti la stessa Unione europea: l'Italia pagherebbe 180 miliardi di euro,
l'1,14% del suo Pil e il 19,7% dei costi totali del piano, più di Spagna (17%),
Francia (14,9%), Germania, Inghilterra (12,5 per cento). Sia Barroso sia la
Francia, presidente di turno, puntano a trovare un accordo entro dicembre.
Quali margini di intervento restano? La posizione italiana è sostenuta da
Spagna, Polonia, Repubblica Ceca, Romania. Io confido nella credibilità
internazionale di Berlusconi per portare oggi qualche grande leader Ue a ragionare
a tutto tondo su come e in che tempi raggiungere scopi finali su cui l'Italia
resta assolutamente d'accordo. Il mondo è cambiato, anche per effetto della
tempesta finanziaria, per questo dico fermiamoci e proviamo a capire come
ottenere un doppio risultato: tutelare l'ambiente e salvare il sistema
economico ed industriale. Bisogna essere molto decisi su questo punto e mi fa
particolarmente piacere che lo stesso tipo di considerazioni venga fatto anche
del ministro-ombra del Pd Paola Merloni. Sull'altra faccia della medaglia ci
sono posti di lavoro e risparmi che potranno arrivare da un rapido cambiamento
del mix energetico. Obiettivi condivisi dall'Italia, ripeto. Ma al tempo stesso
non ci si può dimenticare che un'applicazione non equa delle regole, che non
tenga conto di come procedono senza freni Paesi come India, Cina e Indonesia, in futuro rischia di avere impatti seri anche sulla
bolletta energetica dei consumatori. Quali correttivi proponete? Ci sono
diversi punti su cui si può lavorare. Ad esempio il pieno utilizzo di
meccanismi di flessibilità come l'importazione da Paesi terzi di energia da
fonti rinnovabili e l'utilizzo di crediti derivanti dalla riduzione di
emissioni in questi Paesi. L'importante è rimettersi a discutere e
individuare un percorso che non ci faccia deflettere dagli obiettivi di fondo
ma metta i settori industriali-chiave al riparo da sconquassi. Quali sarebbero
i settori più a rischio? In questi giorni stiamo ricevendo segnalazioni
preoccupate di tutti i grandi comparti. Pensi solo all'effetto di
delocalizzazioni che potrebbero toccare l'industria dell'acciaio, del cemento,
delle piastrelle. Senza contare il trattamento riservato al settore dell'auto,
per il quale non è pensabile una discussione separata. Fiat stima un impatto di
380 milioni di ipotetiche multe per un milione e mezzo di vetture con uno
sforamento di
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2008-10-15 - pag: 29 autore:
INTERVISTA Luigi Paganetto Presidente Enea Pronti per il ritorno al nucleare Un
errore commissariare l'Enea, siamo leader in Europa nella ricerca Federico
Rendina ROMA Via al rinascimento nucleare italiano. Ma guai – promette il
Governo – a rallentare il passo delle energie rinnovabili, anche se cresce il
malumore per gli obiettivi malconfezionati dall'Unione europea. All'Enea
spettava fino a qualche giorno fa il ruolo di stratega tecnicooperativo
dell'operazione. E nel frattempo era arrivata persino un ulteriore promozione sul
campo: l'Enea assumeva ufficialmente il compito di Agenzia nazionale per
l'efficienza energetica. Tutto da rifare. Un'emendamento governativo al ddl
"sviluppo" in discussione alla Camera azzera l'Enea, decapita i
vertici, nomina un commissario e trasforma l'ente cambiandone perfino il nome.
Diventerà "Enes", Ente per l'energia e lo sviluppo sostenibile. Per
fare qualcosa di veramente diverso? Ancora non si sa. Si deciderà, se il
ribaltone si farà davvero largo, con una serie di decreti attuativi. Intanto il
presidente Luigi Paganetto, 67 anni, vorrebbe proprio non lasciare il
"suo" Enea. Presidente, incombe il commissariamento. Ve la stavate
cavando così male? Al contrario. Mai come ora le cose stanno andando per il
verso giusto. L'Enea è in una posizione di assoluta avanguardia, nella
promozione della ricerca e dell'innovazione tecnologica anche a vantaggio del
settore privato, e anche il suo ruolo internazionale è di assoluto rilievo. In
Europa siamo una delle poche istituzioni presenti nelle grandi alleanze per la
ricerca. Siamo leader nel settore strategico nel carbone a zero emissioni.
Siamo leader nello sviluppo delle celle a combustibile. Per non parlare del
solare: abbiamo avviato la costruzione del grande impianto a concentrazione a
Priolo, insieme all'Enel, e gli accordi che stiamo stringendo nel Mediterraneo,
ma anche in Cina, hanno aperto grandi prospettive. Il consorzio che stiamo
formando con Enel, Techint ma anche con protagonisti più piccoli ma di sicuro
valore, come Angelantoni e Donati, ci mette in pista per diventare leader in
questa tecnologia. Insomma, il quadro offerto da Enea è quello di un ente in
piena salute, orgoglioso del proprio ruolo e della propria storia. Una
storia costellata da problemi finanziari e, appunto, da commissariamenti. Lo
scenario di oggi non ha alcuna corrispondenza con gli episodi passati,quando
l'eccellenza delle strutture aveva trovato i limiti operativi rispetto a scelte
strategiche che hanno impedito alla macchina di avere la necessaria
funzionalità. Oggi siamo in piena salute, da tutti i punti di vista. Anche da
quello finanziario, con un bilancio in equilibrio a fronte di trasferimenti
statali per circa 190 milioni l'anno che ci consentonodi far marciare oltre
3mila ricercatori e addetti. Cosa ne pensa allora del nuovo commissariamento
voluto dal Governo? Una scelta politica che non voglio discutere. Sto
semplicemente affermando che l'Enea è un organismo sano, e che sta facendo un
eccellente lavoro nella ricerca e nell'innovazione a vantaggio del sistema
paese. Un lavoro che va preservato. Vogliono cambiare perfino il nome. Il
nostro valore è anche nel marchio, riconosciuto e stimato nel mondo. Torniamo
allora ai compiti dell'Enea. Tutto pronto per il ritorno dell'Italia al
nucleare? Più che pronto. Anche perché dal 1987 (quando il referendum nucleare
ci fece uscire dall'atomo, n.d.r.) ad oggi l'Enea ha preservato la ricerca e le
competenze in questo settore. è credibile un pieno recupero con il nucleare di
terza generazione o, come sostiene qualcuno, conviene concentrare gli sforzi
per essere leader nel nucleare a sicurezza intrinseca di quarta generazione?
Primo: se non operiamo, subito, nel nucleare di oggi, non possiamo partecipare
allo sviluppo del nucleare di domani. Secondo: tornare subito al nucleare avrà
effetti positivi sull'intero sistema paese. Perché viviamo in un momento di
grande cambiamento tecnologico e bisogna essere presenti in tutte le
tecnologie. Non dimentichiamo che il nucleare non è solo energia. è ad esempio
medicina, come dimostra il nostro progetto per la protonterapia nella cura dei
tumori, che tre mesi fa è stato intanto adottato dalla Regione Lazio. Nessun
rischio che la corsa italiana al nucleare distolga attenzione e risorse
all'efficienza energetica e allo sviluppo delle rinnovabili? Al contrario. Il
rischio è proprio quello di dover rinunciare a sinergie interdisciplinari
sempre più strette. E comunque in un sistema dell'energia liberalizzato come il
nostro la ricerca di risorse per il nucleare è di competenza dei privati,
chiamati a fare le loro scelte. Mentre le rinnovabili hanno un percorso legato
a sistemi di incentivazione con stanziamenti pubblici. A proposito, come vede
la polemica sugli oneri del pacchetto 20-20-20 dell'Unione Europea. Per
qualcuno è un gioco che non vale la candela: obiettivi tropo ambizioni e costi
troppo alti. Per altri è una straordinaria occasione di sviluppo e di affari.
Come stanno le cose? Quando si parla di tecnologie e di energia bisogna vedere
due pezzi di una stessa mela. La produzione di energia che deve consentire
maggiore indipendenza dall'estero e un più corretto mix di combustibili. E
questo si realizza solo se siamo presenti in tutte le tecnologie. Ed ecco
l'altra metà della mela: investire nelle tecnologie per l'energia, e quindi
anche nelle fonti rinnovabili e nell'efficienza, significa dare all'industria
italiana una grande opportunità. Di sviluppo e di affari, appunto. Come stanno
ampiamente dimostrando, ad esempio, i tedeschi. IL BILANCIO "Ente in piena
salute anche finanziaria a fronte di trasferimenti statali di 190 milioni"
I PERCORSI "Il rischio è quello di dover rinunciare alle sinergie con le
fonti rinnovabili" CONTRASTO Presidente. Luigi Paganetto.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: JOB 24 data: 2008-10-15 - pag: 31 autore: INTERVISTA Roberto Zecchino Già
dall'assunzione progettiamo tutta la carriera I mille volti di Proteo. Il
tessuto industriale italiano è dominato dalla piccola e media impresa, che
spesso manca di risorse economiche per intraprendere seri investimenti nella
ricerca e nella formazione dei talenti. Spetta quindi ai grandi gruppi
multinazionali fare da apripista, innescando processi di sviluppo mirati alla
valorizzazione del capitale umano, parzialmente mutuabili solo in un secondo
momento anche dalle realtà meno strutturate. "Energia, passione,
interculturalità e flessibilità. Sono queste le quattro caratteristiche
fondamentali che definiscono un talento". A parlare è Roberto Zecchino,
classe 1968, dal settembre 2003 direttore Risorse umane e Organizzazione per il
Sud Europa della multinazionale tedesca Robert Bosch. Qual è lo spazio d'azione
che Bosch concede al personale considerato talentuoso? La nostra è una grande
multinazionale, con parecchie aree di business. Questa particolare situazione
offre quindi più che in altre realtà svariate possibilità sia di placement che
di mobilità interna. L'obiettivo di fondo è quello di sviluppare le
potenzialità individuali di ciascuno in un ottica di crescita e di carriera
impostata sul mediolungo periodo. Mercato globale del lavoro, formazione accademica
o risorse interne? Che strategie ha messo in campo Bosch per fare un talent
scouting di successo? La maggior parte delle assunzioni in Bosch sono rivolte a
neolaureati, sia italiani che stranieri, con quote che raggiungono anche il 90
per cento. Si tratta di persone che hanno già dentro di sé alte potenzialità,
che poi noi ci assumiamo il compito di coltivare attraverso percorsi formativi
strutturali interni. Questi percorsi hanno una funzione specifica, e cioè
quella di fare recruiting attingendo dal mercato interno al gruppo. Molto
spesso scopriamo di avere di fronte un talento dopo diversi anni di lavoro
nelle nostre sedi e filiali. Quanto è importante la mobilità interna nelle fasi
di crescita professionale dei talenti che lavorano nella vostra azienda? Direi
che è un fattore di estrema importanza formativa. Diversi talenti italiani
lavorano oggi presso le tante sedi internazionali del gruppo, chi in Cina,
chi negli Stati Uniti, chi in Germania. Il nostro obiettivo è quello di dare
l'opportunità ai giovani diincrementare le proprie conoscenze con esperienze
all'estero della durata media di tre anni. Ciò ci permette non solo di
valorizzare le caratteristiche salienti di ciascun talento o potenziale tale,
ma anche di conseguire un tangibile ritorno per gli interessi del gruppo.
Grazie all'alta mobilità interna, infatti, abbiamo la possibilità di trasferire
con una certa facilità le ricchezze e le conoscenze tecniche conseguite da una
linea di produzione all'al-tra, anche al di fuori delle sedi Bosch, per aiutare
ad esempio le controllate che stanno affrontando il delicato momento della fase
start up. Gli studi sul ruolo delle risorse umane nelle imprese evidenziano una
sostanziale mancanza di attenzione, da parte del management, nei confronti
delle fasi di inserimento e di praticantato dei nuovi assunti. In Bosch? Noi
mettiamo a disposizione dei giovani talenti una figura denominata
"mentor" che ha il compito di seguirli durante il percorso di
apprendimento con incontri semestrali dove il personale ha la possibilità di
effettuare feed back delle proprie esperienze. Consigliamo ai manager stessi,
possibilmente però non ai diretti superiori, di farsi "mentor" dei
nuovi assunti. E questi feed back cosa dicono? Che questo modo di lavorare
viene vissuto positivamente dai nostri collaboratori, come dimostro il basso
livello di turn over. M. D. B. Bosch. Roberto Zecchino "Ad ogni dipendente
affianchiamo un mentor che ha il compito di verificare il percorso".
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: JOB 24 data: 2008-10-15 - pag: 33 autore: DOSSIER Training per le
imprese Un'italiana al vertice del coaching Giovanna D'Alessio guiderà
l'International Coach Federation: interrotto il monopolio Usa Cristina Casadei
Guardare agli Stati Uniti come al passato forse sarebbe troppo drastico. Certo
è che per l'International Coach Federation si apre una fase nuova, segnata
dalla scelta del primo presidente europeo. Anzi italiano. Da oggi al vertice
arriva Giovanna D'Alessio, romana, 43 anni, fondatrice e Ceo di Life coach lab,
dal 2005 nel cda della federazione. E arriva determinata a farvi entrare più
Europa e certamente più Italia nelle scelte. Ma anche più Asia, un'area dove i
ritmi di crescita del coaching sono esponenziali. "Quest'anno è stata
fondata l'associazione indiana e nel nostro ultimo incontro il presidente mi ha
comunicato che entro l'anno conta di avere oltre mille società associate; in
cinque anni punta a superare le 5mila",racconta D'Alessio.Numeri che
stanno ridimensionando la supremazia degli Stati Uniti, il Paese dove il
coaching è nato e che rappresenta ancora oltre la metà delle 14mila società che
fanno parte della federazione. La scelta del board però punta soprattutto a un
mutamento della strategia. La sua nomina coincide con una fase di grande crisi
della finanza e dell'economia, in cui molti manager si ritrovano con l'indice
puntato contro dal mercato e dall'opinione pubblica. Qual è il compito dei
coach in questa nuova fase? Dovranno ridare slancio alla leadership che è
entrata in crisi per una tendenza nelle scelte di vertice che sta rivelando
tutta la sua debolezza. Nelle aziende, in troppi casi, i capi sono stati scelti
per le loro competenze tecniche, trascurando la capacità di gestire e
valorizzare le persone. Così è nata una generazione di manager che hanno paura
a delegare, tendono a concentrare quanto più possibile nelle loro mani, convinti
di essere i soli a poter fare bene il lavoro. Mai nella storia c'è stata una
professione, come quella del coach, che più di altre ha avuto una
responsabilità nello sviluppo delle persone e dei leader. La leadership è però
il riflesso delle condizioni interiori del leader e finché il leader non
esplora tutti i livelli della coscienza quella attuale sarà l'economia che ci
ritroveremo. Forse serve una leadership che pensi più all'etica? Abbiamo
bisogno di uno scatto, di un salto di qualità e di coscienza. Altrimenti chi è
al comando non sarà mai consapevole fino in fondo delle conseguenze dei
comportamenti disfunzionali e della necessità di avere veramente dei valori di
riferimento che fanno pensare a una leadership al servizio del bene comune.
Quali sono le linee guida che porterà nella federazione? Finanza, marketing e
leadership. Fino a qualche anno fa erano tre parole poco frequentate dai
presidenti dell'International Coach Federation. Da oggi, saranno le linee guida
della federazione. Questo è così il primo anno in cui ci sarà una strategia
finanziaria che punterà a compensare possibili squilibri che potrebbero esserci
in futuro. Non ce ne è mai stata una? Da ex tesoriere posso dire di no. La
prima questione da risolvere riguarda il fundraising. Nelle finanze dell'Icf,
infatti, le quote di iscrizione rappresentano oltre il 70% del totale. Una
quota troppo alta che, in caso di calo degli associati, potrebbe mettere in
difficoltà la federazione. Per questo serve dotarsi di una pianificazione
finanziaria a cui ne andrà affiancata una di marketing: dobbiamo rafforzare la
promozione delle nostre attività e dei nostri servizi, talvolta troppo poco
noti. Qual è la distribuzione geografica degli associati? Oltre la metà sono
americani, un quarto europei, un quarto sparsi nel resto del mondo. L'area che
sta crescendo più velocemente è senz'altro quella asiatica. In futuro prevede
uno spostamento dell'asse americanocentrico della federazione? La mia missione
è quella di portare un cambiamento organizzativo che sia più business oriented,
però certo bisognerà gestire la crescita esponenziale in India, Cina e Sud America che chiederà nuovi
servizi e presidi in queste aree. Lei è stata l'organizzatrice dell'incontro
europeo del coaching a Stresa. La prossima global conference annuale che
riunisce i coach di tutto il mondo sarà in Italia? Non ne è mai stata
organizzata una al di fuori del Canada e degli Stati Uniti per cui l'obiettivo
è portarla in Europa. Se la logistica lo permetterà certamente anche in Italia,
ma certo la conferenza dovrà diventare itinerante e dovrà esserlo in tutti i
paesi, non solo negli Stati Uniti. è parte della sua strategia per dare slancio
a una professione chenel nostro Paese cresce ma non riesce a raggiungere numeri
importanti? I clienti delle società di coaching sono per lo più multinazionali
e l'Italia, come tutti sappiamo, non è il Paese delle multinazionali, ma delle
medie imprese. Un piccolo imprenditore difficilmente vuole mettersi in
discussione e sentirsi ricordare la necessità di iniziare un percorso per
arrivare all'acquisizione di una maggiore consapevolezza del ruolo e delle
responsabilità. Anche in questo c'è un'eccezione e riguarda le aziende guidate
da donne che sono molto più disponibili e aperte verso la revisione e il
miglioramento dei propri modelli. Ma sono in minoranza e se pensiamo soltanto a
quante difficoltà ci sono nel passaggio generazionale, è chiaro che il nostro,
pur essendo uno dei Paesi dove il coaching è più evoluto, non è quello dove per
cultura e tradizione potrà raggiungere numeri importanti. DISEGNO DI DOMENICO
ROSA Leader mondiale. Giovanna D'Alessio, presidente dell'Icf "Troppi
manager hanno solo capacità tecniche: insegneremo loro la centralità dei
valori".
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-15 - pag: 7 autore: INTERVISTA Etienne
Davignon "Se saltano le regole tenuta dell'euro a rischio" Adriana
Cerretelli BRUXELLES. Dal nostro inviato è la grande eminenza grigia del Regno,
il regista delle operazioni finanziarie e industriali più delicate. Dietro i
salvataggi a fine settembre di Fortis e Dexia, la palingenesi nel 2002 di Sn
Brussels Airlines dalle ceneri di Sabena, la cintura di sicurezza organizzata a
fine anni 80 per fermare la scalata di Carlo De Benedetti alla Societé Generale
de Belgique, c'è sempre lui, l'inossidabile visconte Etienne Davignon.
Vicepresidente di Suez-Tractebel, onnipresente nei board dei maggiori gruppi
belgi, un passato in politica prima e poi da vicepresidente della Commissione
europea, a 76 anni appena compiuti Davigon è abbastanza fiducioso: alla fine
l'Europa s'è desta, ha imparato la lezione della crisi e, se non inciamperà
come il Benelux in un incidente olandese, ce la farà. A patto che non abusi
della flessibilità introdotta nelle sue regole, che si assuma in solido tutte
le sue responsabilità. Tutto sembrava perfetto la sera del 28 settembre:
salvataggio tempestivo del gruppo Fortis grazie alla trinazionalizzazione
targata Benelux, tre Governi solidali tra loro, una micro-istituzione coesa e
funzionante. Un esempio per l'Europa intera. L'incanto invece è durato una
settimana perché l'Olanda si è smarcata. Come mai? La solidarietà non è
garantita dalle istituzioni. è un atto importante ma circostanziato. Se una
delle parti ritiene che le circostanze cambiano, si riprende la libertà di
azione: le conseguenze per Fortis sono state negative. La solidarietà invece
presuppone che si continui il cammino insieme. Come mai a sorpresa l'Olanda si
è ritirata senza versare il suo contributo alla trinazionalizzazione
costringendo Belgio e Lussemburgo a vendere ai francesi di Bnp Paribas? Gli
olandesi hanno deciso che il loro interesse era più tutelato se si tiravano
indietro dall'accordo. Si sono mossi su considerazioni a breve senza tener
conto delle conseguenze del ritiro di solidarietà, che non riguardavano solo
loro ma anche le altre parti dell'intesa, cioè Belgio e Lussemburgo. Una
lezione amara per lei? La prova provata di quello che non si deve fare. Lo
stesso vale per l'Europa. In che senso? Le sue istituzioni devono garantire la
solidarietà. Come fa la Bce che non inietta liquidità su un mercato piuttosto
che su un altro ma gestisce l'insieme dell'area e dei cittadini di cui è
responsabile. Detto questo, oggi è inutile piangere sull'Europa che non ha gli
strumenti per agire. Dopo il vertice del G-4, fallito in 24 ore, domenica
scorsa quello dell'Eurogruppo sembra riuscito. O no? I mercati per il momento
reagiscono bene. Ora bisogna che non si riproduca un nuovo caso Benelux. Ma chi
sarà il garante di un coordinamento che funzioni e delle misure concrete per
arrivarci? Perché è evidenteche il contesto finanziario europeo non sarà più lo
stesso. Teme un incidente olandese in Europa? Penso che si impari dai propri
errori: gli interventi individuali non hanno avuto gli effetti sperati. Per
questo sono convinto che il coordinamento terrà. Si aspettava, dopo il G-4 di
Parigi, l'unilateralismo della Germania della Merkel e, soprattutto, teme che
si ripeterà? All'inizio di questa crisi pochi in Europa si sono resi conto che
il problema era sistemico e non specifico. A poco a poco però i singoli casi
individuali sono apparsi come l'illustrazione di un problema generale. Il
Governo Merkel ha creduto di poter risolvere il caso Hypo Re come gli altri
prima, contando sulla forza degli operatori. Che però in questo clima non sono
abbastanza forti, perché il rischio che ciascuno deve assumersi è tale per cui
il salvataggio di uno mette in pericolo gli altri. L'Eurogruppo ha dato per la
prima volta una risposta sistemica. Senza fare conti. Che arriveranno dopo, se
e quando usciremo dal tunnel. Nei conti da fare c'è anche la flessibilità
prevista per il patto di stabilità e per gli aiuti di Stato? Decisione
inevitabile nella tempesta in corso. Però il sistema europeo deve mantenere un
minimo di conti stabili e concorrenza credibile altrimenti si aggiusta da una
parte per fracassare dall'altra con il martello pneumatico. Se si rompesse il
sistema attuale, la tenuta dell'euro diventerebbe a rischio. Quanto durerà la
crisi secondo lei? Nessuno lo sa. Anche perché non sappiamo quali saranno le conseguenze
di una tempesta finanziaria di questa portata combinate con il forte
rallentamento dell'economia, quale il prezzo per i Paesi in via di sviluppo e che cosa succederà in una Cina che esporta di meno. Allora la miglior cosa da fare è lavorare
perché sia il più breve possibile. è il principio del declino dell'Occidente,
la fine della supremazia del capitalismo americano? Dipenderà da noi,
dall'Occidente. Di sicuro dobbiamo finirla di passare dall'arroganza nei
periodi di vacche grasse alla prostrazione nelle avversità. Non so se
inizia il declino degli Stati Uniti. So però che in queste elezioni non compare
il tema dell'isolazionismo. Forse significa che l'America ha scoperto che
essere la maggior potenza militare ed economica del mondo non basta più. adriana.cerretelli@ilsole24ore.com
BLOOMBERG Politico e banchiere. Etienne Davignon, 76 anni, è stato presidente
di Société Générale de Belgique dal 1989 al 2001 e vice presidente della
Commissione Ue dal 1981 al 1985 "La flessibilità va bene ma dobbiamo conservare
un minimo di concorrenza credibile e conti stabili" "Nella vicenda
Fortis l'Olanda ha guardato al breve termine. è stato un grave errore".
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-15 - pag: 10 autore: Ora rischia il
Sudamerica Bruciati due punti di crescita: nel 2009 il Pil frenerà dal 3,5
all'1,5% Roberto Da Rin BUENOS AIRES. Dal nostro corrispondente Gli analisti
finanziari più accreditati avevano allertato i risparmiatori e gli investitori:
"Allacciatevi le cinture di sicurezza ". L'America Latina entra in
una fase di grande volatilità e nessuno finora è in grado di prevedere durata
ed entità di una crisi di grandi proporzioni. E tanto meno capire quali saranno
gli effetti sull'economia reale. L'unica evidenza è che l'effetto
"jazz", coniato dal presidente argentino Cristina Fernandez de
Kirchner per definire quella in corso come una crisi "solo"
americana, ha invece contagiato altre economie. La differenza con l'effetto
"caipirinha", l'effetto "tequila" e l'effetto
"tango", tutte crisi nate nei mercati emergenti e poi propagate nei
Paesi sviluppati, è che questa volta la direzione causaeffetto è stata
contraria. Dagli Stati Uniti al resto del mondo. In altre parole, l'unico
effetto certo è stato quello "domino". Ne ha preso atto anche il
presidente brasiliano Lula da Silva, che, dopo aver dichiarato "la crisi
finanziaria internazionale? Parlatene a Bush", ha rettificato: "Se
arriva da noi sarà solo un piccolo impatto". E infine, quando la scorsa
settimana la Borsa di San Paolo è stata costretta a chiudere per eccesso di
ribasso, ha convocato vertici di emergenza e studiato misure di sostegno.
Vediamo qual è la situazione delle principali economie latinoamericane, dopo
che la maggior parte degli Istituti di ricerca economica ha ridotto le
previsioni di crescita del Pil 2009 della regione dal 3,5% all'1,5 per cento.
Il Brasile, negli ultimi anni, ha inanellato un record dopo l'altro: una
crescita del 5,5% nel 2007, del 6% nel 2008, inflazione sotto controllo al 5% e
un debito azzerato (Nel 2001 era pari a 100 miliardi di dollari). Ora però
l'orizzonte è più fosco e due giorni fa gli industriali hanno suonato un
campanello d'allarme. Per Paulo Skaf, presidente della Fiesp (Federazione
industriali di San Paolo) il "Brasile trema per la stretta creditizia e
per la riduzione delle previsioni di crescita del 2009". Poi ha aggiunto
che "sarebbe controproducente ignorare la portata della crisi".
Mentre Sergio Amaral, presidente dell'Associazione brasiliana dell'industria
del grano, ha detto che "Brasile e Argentina hanno beneficiato del boom
delle materie prime e ora si profila una correzione per entrambi ". Soprattutto dopo che la Cina, primo cliente di commo-dities latinoamericane, sta riducendo le
importazioni. La crisi non risparmia l'Argentina. "Abbiamo un vantaggio
netto rispetto a quasi tutti i Paesi latinoamericani: siamo abituati agli
scossoni, alle crisi più acute. Ma non e abbastanza ". Le parole di
Aldo Ferrer, uno degli economisti argentini più lucidi, uno dei primi a
prevedere il crack del 2001, offrono uno spaccato della crisi che tocca un
Paese che paradossalmente vive una fase molto favorevole del ciclo economico:
un Pil 2007 all'8%,quello del 2008 vicino al 6%, scarsissima esposizione
finanziaria internazionale. L'unico neo l'inflazione, superiore al 20% secondo
la maggior parte degli analisti. Ma il nodo gordiano è il prezzo della soia, la
materia prima che ha favorito e sostenuto il boom economico. Ora il prezzo sui
mercati internazionali è in forte contrazione: da 600 dollari alla tonnellata
di qualche mese fa è scivolata a quota 340 nei giorni scorsi. Più delicata la
situazione del Messico. "Proteggere il Paese dalla crisi americana" è
l'imperativo bipartisan degli economisti, ben consapevoli di quanto le due
economie siano intrecciate. Il calo delle rimesse degli emigranti rappresenta
il primo allarme, confermato da previsioni al ribasso del Pil 2009, dal 3,5
all'1,5% (ma per Morgan Stanley la crescita sarà pari a zero). Entro pochi
giorni sarà varato un pacchetto straordinario di misure a sostegno
dell'economia, ma da Città del Messico, Damian Fraser, analista di Ubs per
l'America Latina, parla di "implosione globale che avrà effetti pesanti
per il Messico". Che nei giorni scorsi ha speso il 10% delle proprie
riserve per frenare la svalutazione del peso, in progressivo derapage nei
confronti del dollaro. roberto.darin@ilsole24ore.com CONTAGIO L'onda lunga
dello shock rischia di bloccare lo sviluppo di economie che fino a pochi mesi
fa stavano marciando a ritmi decisamente sostenuti.
( da "Repubblica, La" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
L a poesia in cinque
tappe. È European Voices , progetto del Circolo dei Viaggiatori nel Tempo tra le
cui attività spicca l'organizzazione (del Festival Internazionale di Poesia.
European Voices è una rassegna di poesia contemporanea che si svolgerà ogni
anno in differenti città europee (con il sostegno della Commissione Europea
nell'ambito del Programma Cultura 2008): per la prima edizione saranno
coinvolte Genova, Vienna, Parigi, Berlino e Helsinki, che ospiteranno oltre
cinquanta autori provenienti da 21 Paesi europei: Finlandia, Germania, Italia,
Francia, Spagna, Portogallo, Irlanda, Regno Unito, Austria, Lussemburgo,
Romania, Ungheria, Lituania, Lettonia, Malta, Svezia, Slovacchia, Belgio,
Danimarca, Slovenia, Estonia. Dopo il debutto lo scorso giugno a Genova
nell'ambito del 14° Festival Internazionale di Poesia, il prossimo appuntamento
si terrà a Vienna, dal 23 al 25 ottobre; quindi (19-23 novembre) a Parigi
(Semaine Poétique de Paris); il 25 e 26 Berlino, il 4 e 5 dicembre a Helsinki.
" European Voices spiega Claudio Pozzani, organizzatore della
manifestazione può diventare altresì una prestigiosa vetrina per la città di
Genova e la Liguria, i loro prodotti, la loro cultura, costumi, tesori
artistici e turistici. Nel 2009 European Voices
rappresenterà la sezione europea dei festival di poesia internazionali che il
CVT organizzerà in Brasile (marzo) Cile (luglio) e Cina (settembre)". Circolo dei Viaggiatori nel Tempo Stanza
della Poesia, piazza Matteotti 78r - 010.541942. .org.
( da "Avvenire" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
MONDO 15-10-2008
Tibet, ergastolo a 2 monaci "Processati a porte chiuse" PECHINO. Due
monaci buddisti tibetani sono stati condannati all'ergastolo e sei a pene
detentive minori, tra i cinque e i 15 anni, per aver fatto esplodere in marzo
una bomba che non ha fatto vittime negli uffici governativi di Gyanbe, circa
( da "Avvenire" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
MONDO
15-10-2008 Cina, rivolta contro la fabbrica DA
PECHINO L' insediamento di una fabbrica chimica "sventato" nella
città di Xiamen. Il progetto di un treno a lievitazione magnetica modificato, a
Shanghai. La geografia politica cinese scopre un nuovo, inaspettato
"ospite": la protesta di massa. Protesta pacifica, ma tenace. Di successo. E che
ora rischia di fare scuola. Gli abitanti di Taizhou (nella provincia del
Zhejiang, non lontana da Shanghai e da Xiamen) si sono mobi-- litati contro la
costruzione di un impianto chimico nel quale, tra l'altro, dovrebbe essere
prodotto il paraxylene (Px), proprio come nella fabbrica bloccata a Xiamen. Il
Px è una sostanza chimica tossica largamente usata nella produzione di vernici,
solventi e plastica. Se assorbita in piccole quantità può provocare irritazioni
della pelle, difficoltà di respirazione e mal di testa. In quantità maggiori
può causare danni a reni e fegato e in alcuni casi il cancro. Il South China
Morning Post, quotidiano di Hong Kong, riferisce che nella città stanno circolando
centinaia di messaggi su Internet e sui telefoni cellulari che incitano la
popolazione ad opporsi alla costruzione dell'impianto. "Non vogliamo un
grande impianto chimico qui. È inquinante e pericoloso per la nostra
salute", afferma uno degli artefici della protesta. "Il governo non
dovrebbe cercare di trarre profitto a discapito dell'ambiente ", sostiene
un altro. Un terzo ricorda che il paraxylene è "altamente pericoloso,
causa cancro e malformazioni nei bambini" e aggiunge che "sarebbe una
catastrofe se ci fosse una perdita". Il governo per ora non sembra
disposto a seguire l'esempio di Shanghai e Xiamen e insiste nel promuovere il
progetto, affermando che l'opposizione deriva dall'ignoranza e che la
costruzione dell'impianto porterebbe benefici economici a tutta la città.
L'investimento previsto è di circa 60 miliardi di yuan (sei miliardi di euro) e
a pieno regime l'impianto dovrebbe produrre ogni anno 2,4 milioni di tonnellate
di Px e altrettanto etilene, una sostanza chimica usata come fertilizzante.
"Ci sono impianti di Px in tante zone della Cina.
Perché ci può essere a Quanzhou e non a Taizhou? Tutti vogliono aumentare la
produzione e il reddito, ma come pensano di fare?", si è polemicamente
chiesto Huang Zhiyuan, uno dei funzionari responsabili del progetto. ( E. A.)
"No" degli abitanti di Taizhou all'impianto: "È troppo
inquinante" Già Xiamen e Shanghai avevano avuto successo La città di
Taizhou.
( da "Avvenire" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
E' LAVORO 15-10-2008
DI EMANUELA CAVALCA L' astro di Alessandra Facchinetti, direttore creativo di
Valentino, è durato solo 11 mesi. Alcune voci lo attribuiscono alla scarsa
sintonia con il team creativo, altre alla distanza dal laboratorio sartoriale.
Come è avvenuto tre anni fa da Gucci, la stilista sarà sostituita dai
responsabili degli accessori, che hanno fatto decollare il fatturato del
marchio. Crudeltà inflessibile del mondo del lavoro o interesse per il fatturato
più che alla fantasia creativa? È un dato di fatto: in questi ultimi anni sono
le scarpe e le borse ad avere dato ossigeno ai marchi. Negli anni Ottanta
Armani, Ferré, Versace, Missoni sono stati i maestri e gli innovatori di stile,
che hanno dato lustro al made in Italy. Fino alla seconda metà degli anni
Novanta nella moda troviamo imprese a struttura familiare, identificate nella
figura del fondatore-stilista, poco abituate ad avere interlocutori e controlli
al di fuori di quelli della sfera di proprietà. Sono gli anni in cui alcune
aziende iniziano a trasformarsi: questo processo sfocia in un connubio tra moda
e finanza, con acquisizioni, fusioni e, in alcuni casi, quotazione in borsa. La
struttura organizzativa richiede al dipendente mobilità, spirito di squadra e
adattamento, perché il mondo della moda richiede conoscenze trasversali. Lo
stilista/designer è un creativo, l'ispiratore delle tendenze moda, perché
traccia le linee della collezione. In passato creava il bozzetto con i tratti
della matita, oggi deve saper usare anche il computer, schizzando tutte le
varianti. Il designer ha una formazione umanistica oppure un titolo ottenuto in
corsi di design, il segreto di questa professione consiste nell'avere buoni
maestri, ma anche la formazione culturale gioca un ruolo importante. Per
entrare nel mondo della moda, oltre alla creatività, bisogna avere la capacità
d'interpretare un settore, coniugando conoscenze di marketing, di materiali con
passione culturale e curiosità. Soprattutto occorre saper lavorare in team e,
nel caso di un gruppo, spostarsi da un marchio all'altro. Può lavorare come
free lance, da libero professionista con un lavoro stagionale oppure
all'interno di un'azienda, nel team creativo. Secondo il rapporto (maggio 2008)
di Janou Parker, società internazionale di selezione e ricerca di personale,
tra i profili più richiesti, troviamo i designer di accessori, in grado di
progettare e sviluppare collezioni, dai materiali fino alla realizzazione del
prototipo. Fondamentale l'apertura verso i mercati emergenti, come l'India, Cina e Dubai, in grado di costruire
squadre nei mercati stranieri, rispettando la cultura e la tradizione di un
brand. L'offerta formativa è variegata, con punti d'eccellenza, ma an- che dai
costi elevati. Per semplificare abbiamo distinto quattro filoni formativi: le
scuole storiche, che risalgono agli anni '30, come l'Istituto Marangoni
e Carlo Secoli; i corsi universitari, come la Bocconi orientata al marketing,
il Politecnico, il Naba e lo Iuav allo studio della progettazione e design,
Cattolica e Urbino alla sociologia e Napoli 2 agli accessori. "Il design
della moda è l'ultimo degli orientamenti formativi istituito al Politecnico,
grazie a un importante investimento in laboratori spiega Arturo Dell'Acqua Bellavitis,
direttore del dipartimento Indaco del Politecnico di Milano-Bovisa : 10mila
metri quadrati dedicati al design, tra cui la fotografia tradizionale e
digitale, modelli, allestimento, tecniche grafiche. Inoltre grazie agli scambi
internazionali all'interno del progetto Socrates-E- rasmus e la collaborazione
con il Fashion Technology di New York, cinque studenti hanno la possibilità di
frequentare un semestre della laurea magistrale negli Usa. In questo modo gli
studenti hanno modo di sperimentare una dimensione internazionale".
Nell'anno accademico 2008/2009 il Politecnico Indaco ha ricevuto il triplo
delle domande dei posti disponibili (150) e questo sottolinea l'interesse per
la moda. Infine troviamo un gruppo di scuole private, nate più recentemente,
come l'Accademia di costume e moda, Domus Academy, Ied, Polimoda, con un
ventaglio di proposte diverse. Vanno anche citate le scuole interne di alcune
industrie lungimiranti, come Kiton, Brioni e Geox. Le scuole private si
adeguano al mercato del lavoro: il Polimoda, istituto noprofit, nato nel 1986
da una visione lungimirante dei Comuni di Prato e Firenze e dall'accordo
d'alcune imprese, prima dava enfasi sui corsi, ora punta ad affiancare i
ragazzi nel momento d'ingresso e d'uscita, con un tutor durante il periodo
dello stage. Non solo, ha creato un'unità di ricerca e selezione, disponibile a
tutti. In passato la confezione degli abiti era esclusivamente su misura e
molti giovani andavano 'a bottega' a imparare il mestiere, mentre le riviste
femminili dedicavano ampi spazi ai cartamodelli e ai consigli pratici su come
rinnovare il guardaroba in casa. Così sono nate le scuole dove s'insegnava
l'arte del taglio e del cucito, come l'Istituto Secoli, fondato nel '
( da "Avvenire" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
SPORT 15-10-2008 La
F1 non vuole più fermarsi dal benzinaio SHANGHAI. Gare più brevi e senza
rifornimento ai box, proposte per un nuovo format del weekend, limitazioni per
i test. Sono alcune tra le ipotesi che la Fota, l'associazione dei team di
Formula 1, discuterà a Shanghai, dove domenica è in
programma il Gp di Cina,
penultimo appuntamento del Mondiale 2008. Secondo l'edizione on line del
magazine Autosport, le squadre esamineranno in particolare la possibilità di
eliminare il rifornimento di carburante durante i pit-stop. La revisione
dell'attuale format, a quanto pare, è legata agli incidenti che sono avvenuti
durante l'ultima stagione, compreso quello che ha coinvolto la Ferrari
di Felipe Massa nel Gp di Singapore con il bocchettone della benzina rimasto
attaccato alla vettura del brasiliano. L'eliminazione del rifornimento nel
corso della gara avrebbe un impatto diretto sul design delle monoposto, che
dovrebbero utilizzare serbatoi più capienti rispetto a quelli attuali. Un
compromesso potrebbe essere raggiunto riducendo la durata e il chilometraggio
delle gare. Il Gp di Cina sarà anche l'occasione
"per un'ulteriore analisi dell'attuale calendario dei test", ha detto
Martin Whitmarsh, direttore generale della McLaren. "In agenda abbiamo
idee valide per modificare la situazione". Oggi intanto sbarcheranno nel
paddock cinese i due piloti del team di Maranello. I numeri parlano a favore
della Ferrari: il bilancio delle Rosse è di tre successi ottenuti con tre
piloti diversi sulle quattro gare corse sinora a Shanghai. Meccanici Ferrari al
pit-stop.
( da "Avvenire" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
ECONOMIA 15-10-
( da "AmericaOggi Online" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
13-10-2008 WASHINGTON.
La peggiore crisi dagli anni
( da "AmericaOggi Online" del 15-10-2008)
Argomenti: Cina
Di Stefano Vaccara
12-10-2008 "Trust me", fidatevi di me. Chi può usare nell'anno 2008
questa potentissima frase con effetti efficaci su chi ascolta nel mondo? Il
nodo del problema che si dovrà sciogliere prima di riuscire a mettere le pezze
altrove è tutto qui. Nessuno si fida più. Nelle democrazie cosidette
"avanzate", i cittadini hanno sempre meno fiducia nei leader eletti
figurarsi nei banchieri. Nei rapporti tra stati, nessun governo si fida più
della parola data alla vigilia di un vertice. Per mancanza di
"trust", accade che il leader della nazione più potente della terra
parli più volte in tv e, pur riuscendo a far passare un provvedimento da 700
miliardi di dollari che dovrebbe far tornare la fiducia nel sistema finanziario
Usa, alla fine ottine il risultato opposto: la borsa di New York continua ad
andare in picchiata trascinandosi quelle mondiali. Ecco cosa può avvenire
quando prima ancora che le azioni, a scendere in picchiata è stata da otto anni
la credibilità della Casa Bianca. Altro che anatra zoppa, Bush è un tacchino
stracotto che nessuno vuol masticar più, aspettando che venga servito un piatto
commestibile il 4 novembre. Bush ha detto venerdì che la caduta dei mercati finanziari
è causata da "uncertainty and fear", incertezza e paura. Ha
dimenticato la parola più importante, "trust". La paura diventa
panico quando manca la fiducia in chi ci dovrebbe, per il mestiere che gli
abbiamo affidato, tirar fuori dai guai. Ormai per Bush il tempo è scaduto, meno
di un quarto degli americani, anche se concludesse con "trust me"
ogni suo intervento sulla crisi economica, ne avrebbe fiducia. Figuriamoci nel
resto del mondo. In ogni biglietto verde americano c'è scritto "In God We
Trust", ora si capisce meglio perché, ma potrebbe non bastare. A
Washington attorno a Bush c'erano in questi giorni i ministri
finanziari del G7 e fuori ad aspettare anche quelli della Cina, dell'India e di tutte le economie
mondiali che tremano al pensiero che l'America si fermi nel girotondo globale
della crescita permanente e trascini tutti giù per terra. Di scienza economica
e finanziaria ne capisco quanto confessato da John McCain, ma lui vuol comunque
diventare presidente degli Stati Uniti. Ora l'economia capitalista , in
due secoli si è sviluppata grazie all'alternarsi di cicli. Ad un periodo di
espansione, prima a poi seguiva un po' di discesa, o anche recessione, per poi
riprendere il ciclo della salita. Dopotutto, la salita esiste solo perché c'è
anche il suo contrario, giusto? Ma l'ultima scalata dei record solo ora si
scopre che sarebbe durata troppo perché mantenuta "artificialmente".
Perché chi doveva controllare che tutto si svolgesse secondo le regole del
mercato, invece ha consentito che questo fosse "impasticcato", come
si fa con i ciclisti dopati. Tutta colpa dei "derivati" di Greenspan
e cose simili, veniamo informati in ritardo. A proposito di "toxit
asset". Finora si è parlato sempre di "subprime mortgage", i
mutui dati a chi non se li può permettere. Ma per quanto "tossici",
questi prestiti erano pur sempre legati ad un concreto "asset". Le
case vendute a famiglie che poi non hanno potuto più pagare il mutuo, restano
lì, ancora intatte e con un loro valore. Certo, in stati come la California e la
Florida, il valore di certi immobili è già sceso anche del 30%, ma potranno
essere rivenduti assicurando almeno un rientro parziale dell'investimento. Ma
con le carte di credito? Che succede? Le stesse banche in deficit di fiducia a
causa dei subprime che il tesoro di Paulston sta ora cercando con il suo
bailout di 700 miliardi di dollari di raddrizzare, hanno anche miliardi di
dollari di prestiti contratti con carte di credito, debiti "tossici"
ma senza "asset". Chi non sarà in grado di pagare avrà il suo
"credit score" compromesso, ma la banca avrà pochissime possibilità
di recupero del credito. Il virus del debito di plastica si è insinuato da
tempo nell'economia americana (ora anche in Europa, compresa l'Italia) e
potrebbe presto far venire scariche epilettiche al corpo malato della finanza
globale. Dal 1990 al 2003 il debito nelle carte è salito del 350%. Da 338
miliardi di dollari del '
( da "Repubblica, La" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina I - Firenze
Il sequestro I Nas in azione a Campi Spaghetti cinesi pieni di insetti
Confezioni di spaghetti cinesi infestati da insetti vivi. E' ciò che hanno trovato i carabinieri del Nas di Firenze a Campi in
un container proveniente dalla Cina all'interno del capannone di una ditta di import export di
prodotti alimentari. Sequestrati circa 15 mila pacchi di spaghetti e altre 10 mila
confezioni di preparato per spaghetti istantanei a base di carne di manzo,
utilizzabili per oltre 120 mila pasti. Il titolare, un cinese di 46
anni, è stato denunciato per vendita di alimenti in cattivo stato di
conservazione e infestati da parassiti e importazione di prodotti di origine
animale dalla Cina.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
IN PRIMO PIANO data: 2008-10-16 - pag: 2 autore: Gatta (Assoelettrica). Target
onerosi Sistema elettricità a rischio paralisi MILANO Le società elettriche
sono contro la formulazione attuale del pacchetto "clima ed energia"
dell'Unione europea: un impianto normativo che avrebbe effetti devastanti sul
sistema industriale – afferma l'Assoelettrica – senza apportare benefici
ambientali rilevabili. Secondo l'organizzazione confindustriale delle aziende
elettriche, è "assolutamente necessario che i target continentali di
riduzione delle emissioni di gas serra vengano declinati in obiettivi nazionali
equi e sostenibili da tutti i Paesi", e quindi va superato quel criterio
di ripartizione deciso una volta per tutte nel 1998 con il cosiddetto Burden Sharing
Agreement che assegna compiti e vincoli diversificati tra i differenti Paesi
Ue. Inoltre secondo le società elettriche queste regole devono coinvolgere di
più altri settori, "come trasporti e terziario, che finora hanno fornito
un contributo marginale". Gli obiettivi del pacchetto europeo, infatti,
"comporteranno costi elevati, in grado di incidere negativamente sulla
competitività dell'industria europea e italiana". A parere dell'associazione le disposizioni di Bruxelles sono poco appetibili
per gli altri Paesi ad alte emissioni di anidride carbonica, come Stati Uniti, Cina o India: "Senza un più fattivo
coinvolgimento dei Paesi emergenti e di alcune importanti economie
industrializzate non sarà infatti possibile conseguire gli obiettivi globali
della lotta ai cambiamenti climatici", osserva l'associazione. Il
pacchetto europeo promuove le fonti rinnovabili di energia, come il vento, il
sole, l'acqua oppure i combustibili di origine vegetale: oggi il loro
contributo ai fabbisogni europei di energia è di pochi punti percentuali ma
Bruxelles pensa di arrivare al 20%. Questo obiettivo "appare di difficile
realizzazione. è dunque necessario promuovere un ulteriore approfondimento a
livello dei singoli Stati membri – osserva Assoelettrica – verificando il potenziale
effettivamente sfruttabile nel medio termine". Come ha aggiunto il
presidente dell'Assoelettrica, Enzo Gatta, queste misure "devono trovare
una applicazione equilibrata tra i Paesi europei. Non è in discussione
l'impegno del sistema nazionale allo sviluppo delle rinnovabili e a ridurre le
emissioni di CO2, ma non è accettabile che ricada sull'Italia un peso
proporzionalmente maggiore che su altri Paesi, con i quali siamo in
competizione". Il rischio? "Se l'assetto complessivo non verrà rivisto,
si metterà in crisi non solo il settore dell'energia elettrica ma l'intero
sistema industriale nazionale". J.G. www.assoelettrica.it LA RICHIESTA Per
le aziende va superato il criterio di ripartizione tra i Paesi europei sulla
riduzione dei gas serra, deciso nel 1998.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-16 - pag: 2 autore: Culicchi (Assocarta).
Pagare le quote sarebbe una "gabella" insostenibile
Cartiereincrisidicompetitività Cesare Peruzzi FIRENZE Gli industriali della
carta sono preoccupati. Dopo anni di cre-scita, il settore sta affrontando una
congiuntura negativa, dovuta non solo al tono generale dell'economia ma anche
ai costi energetici elevati che il settore deve sostenere, alle carenze
strutturali del sistema logistico nazionale e alla concorrenza dei Paesi
asiatici, in primo luogo Cina, Corea e India. In questo quadro, la direttiva europea sulla
riduzione delle emissioni (-21% nel 2020 rispetto al 2005) rappresenta una
minaccia mortale. "Nel corso del
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-10-16 - pag: 16 autore: L'ECONOMIA E
LE IDEE ... Il mercato è un mezzo, conta la persona "L a Grande
Depressione non fu il prodotto del "perverso" sistema capitalistico,
ma delle manipolazioni e degli interventi che impedirono al mercato di
correggere gli errori e di attivare le proprie potenzialità". Il giudizio
è di Murray N. Rothbard, tra i maggiori esponenti della Scuola austriaca di
economia. Un giudizio drastico e insieme tra i più controversi nelle analisi,
estremamente attuali, sulle crisi finanziarie e sui modi per contrastarle.
Anche in questi giorni, a fronte degli interventi dei Governi e delle banche
centrali, la domanda di fondo è legata alle responsabilità del mercato e al
ruolo dello Stato; e sembrano riproporsi steccati ideologici e tentazioni
dirigistiche ritenute superate. Finora gli interventi pubblici sono apparsi
incisivi quanto determinanti a ridare la fiducia perduta non tanto al
"mercato", inteso come sistema economico, quanto ai
"mercati", nella loro dimensione di sistema di scambio degli
strumenti finanziari. Gliultimi interventi si sono mossi in un'ottica profondamente
diversa da quelli attuati dopo la crisi del '29 che, almeno in parte, vengono
ritenuti responsabili della recessione che ne è seguita. Ricompare però la
tentazione di considerare gli inevitabili squilibri nel mercato come un segno
di fallimento del mercato, cancellando con un tratto di penna il fatto che
l'economia libera abbia consentito un innalzamento senza paragoni del benessere
e abbia costituito – come ha notato il premio Nobel, Paul Krugman –lo spunto della crescita impetuosa della Cina, Paese che resta autoritario e
centralista. Il mercato tuttavia va considerato solo e unicamente come uno
strumento, il meno imperfetto degli strumenti realizzati per rendere più
efficienti produzione e scambi. Ma protagonista del mercato resta la persona,
l'individuo, nei suoi valori e soprattutto nella sua libertà. Nella
storia del pensiero economico, come mette in luce Lorenzo Infantino nella
raccolta di saggi Individualismo, mercato e storia delle idee (Rubbettino,
pagg. 324,B 28) esisteunalineadipensiero, che va da Hume a Popper, e che
attraverso politici, sociologi ed economisti (in particolare la Scuola
austriaca) propone positivamente il valore della persona come elemento centrale
della società e quindi dell'economia. Con una specifica attenzione a quelle che
Hayek definiva le conseguenze inintenzionali delle azioni umane intenzionali,
conseguenze che sono l'oggetto di studio delle scienze sociali. In questa
prospettiva gli squilibri restano un'inevitabile costante proprio perché la
conoscenza e la motivazione delle azioni non può che essere parziale e
fallibile. Ma si tratta di squilibri che trovano in se stessi la possibilità di
superamento. Il rischio è che ai vizi privati si aggiungano gli interventi di
un settore pubblico che si trasforma in un medico pietoso, alleviando il
do-lore, ma aggravando la malattia. Lo Stato dovrebbe limitarsi a costruire un
ordine legale, come afferma Mises, un ordine che ha come primo obiettivo la
garanzia della proprietà privata e della libertà d'impresa.Un'analisi
avvincente, che ha un limite: in tempi eccezionali devono essere non solo
possibili, ma doverose misure eccezionali. In fondo la stessa idea liberale è
contraria a ogni dogmatismo. http://gianfrancofabi.blog.ilsole24ore.com/ “ la
citazione La Grande Depressione non fu il prodotto del perverso sistema
capitalistico Murray Rothbard di Gianfranco Fabi.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2008-10-16 - pag: 30 autore:
MERCATI IN ITALIA A MILANO Pollame e uova Rilevazione settimanale dell'15
ottobre 2008 della Camera di Commercio di Milano (prezzi riferiti alla
situazione media di mercato accertata nella settimana precedente). Per pronta
consegna e pagamento, Iva esclusa. Pollame vivo nazionale I scelta (f.co
allev.): polli allevati a terra taglia leggera 1,05-1,07 à il kg; taglia
pesante 1,08-1,10; galline pesanti 0,52-0,54; leggere 0,66-0,68; medie 0,68-0,70;
faraone 2,34-2,38; tacchine 1,70-1,90; tacchini 1,21-1,23; conigli 2,09-2,15;
anitre mute femmine 2,60-2,65. Macellato nazionale fresco classe A (franco
acquirente): polli tradizionali taglia leggera e media 1,80-1,90; pesante
1,80-1,90; super pesante 1,80-1,90; eviscerati (da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-10-16 - pag: 29 autore: Maxisequestro di spaghetti dalla Cina Maxisequestro ieri a Firenze, da parte dei carabinieri del Nas,
di confezioni di scatole di spaghetti provenienti dalla Cina, nelle quali sono stati ritrovati
insetti vivi. Il sequestro è scattato ieri nel corso di un'ispezione a un
container destiato a una ditta di Campi Bisenzio (Firenze), gestita da un
imprenditore cinese, specializzata nell'import-export di prodotti
alimentari destinati a negozie ristoranti cinesi in varie parti d'Italia. ANSA.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-10-16 - pag: 26
autore: ASIA AL RALLENTATORE La frenata contagia anche la Cina Anche la Cina, seppur in misura meno accentuata, non sfugge alla crisi mondiale
dell'auto. Settembre ha confermato i segnali di rallentamento del mercato del
grande Paese asiatico già evidenziati ad agosto. In particolare – spiegano
all'Unrae – le consegne del mese scorso sono state 552.800 e hanno fatto
registrare una flessione dell'1,44%. Ad agosto la flessione era stata ancor più
marcata (-6,34%) ma è difficile definire il doppio calo come una crisi
strutturale: "Nei primi 9 mesi – concludono all'Unrae – le consegne hanno
superato i 5,1 milioni di veicoli, con una crescita dell'11,36%".
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
FINANZA E MERCATI data: 2008-10-16 - pag: 45 autore: Consumi. Balzo del 14% nel
trimestre con i ricavi internazionali Salgono i profitti di Coca-Cola Marco Valsania NEW YORK La Cina e l'India salvano la Coca-Cola. Il gigante americano delle
bibite ha riportato un aumento dei profitti del 14% nel terzo trimestre
dell'anno, a 1,89 miliardi di dollari, trainato dalla performance sui grandi
mercati emergenti che comprendono anche Paesi quali Brasile, Russia, Pakistan e
Corea. Le vendite, aiutate dalla debolezza del dollaro, sono lievitate
del 9,1%, a 8,39 miliardi di dollari. Il bilancio di Coca-Cola ha superato il
test di Wall Street. Nonostante una giornata dominata dalla paura di
recessione, il titolo della società di Atlanta ha guadagnato fino all'8%, per
poi assestarsi al 2,3 per cento. La quantità di bibite vendute è salita su
scala globale del 5%, più che compensando ildeclino del mercato Nordamericano
(-2%). Nelle regioni Eurasia e Africa i profitti sono cresciuti del 34,3% e in
America Latina del 30 per cento. "Le aziende del settore alimentare e
bevande che fanno meglio nell'attuale clima di crisi sono quelle che vantano
una diversificazione geografica, non quelle che puntano sulla diversificazione
del prodotto", ha detto Christopher Shanahan di Frost &Sullivan.
L'80%degli utili Coca- Cola è prodotto nei mercati internazionali, tanto che in
Cina ha visto i volumi di vendita tra luglio e
settembre aumentare del 17 per cento. Questo potrebbe garantire al gruppo un
vantaggio sulla rivale PepsiCo, che invece conta sulla seconda strategia ed è
leader nelle merendine con marchi quali FritoLay e Quaker Oats. PepsiCo martedì
aveva annunciato un bilancio trimestrale deludente, con utili in calo del 5,9%,
e il taglio di 3.300 posti di lavoro. Le azioni, che avevano già perso quasi il
12% martedì, hanno ceduto un altro 3,5 per cento. Fino a ieri, tuttavia, i
titoli di Coca-Cola e di PepsiCo avevano perso percentuali simili in Borsa
dall'inizio dell'anno, rispettivamente il 19% e il 18 per cento.L'amministratore
delegato Muhter Kent ha riconosciuto le sfide davanti all'azienda: "Il
clima economico globale è molto volatile", ha detto. La piazza
nordamericana appare particolarmente sotto pressione e, stando alle previsioni,
lo rimarrà per l'intero 2009. Per rispondere alle difficoltà, Kent ha
utilizzato una formula a base di promozione delle bibite sui mercati emergenti
e riduzione nei costi di produzione.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-10-16 - pag: 43 autore: Il vettore sconta
il blocco dei voli Air China in rosso nell'anno olimpico Air China, la maggiore
compagnia di trasporto aereo in Cina, ha annunciato ieri di attendersi un bilancio in rosso dei primi
nove mesi del 2008. Il passivo è dovuto ai costi del carburante (balzato in
luglio al record di 181,85 dollari), dei disastri naturali che hanno colpito il
Paese asiatico da inizio 2008, nonché delle difficoltà del trasporto aereo che
hanno accompagnato il periodo estivo delle Olimpiadi. Il bilancio sarà
peraltro appesantito anche dalle scelte di copertura con strumenti derivati -
sul rialzo del prezzo del petrolio: il vettore di Beijing ha infatti scommesso
nei mesi passati su un ulteriore apprezzamento del petrolio. Air China, che nei
primi nove mesi del 2008 aveva registrato profitti per 3,49 miliardi di yuan
(511 milioni di dollari), ieri dopo l'annuncio delle perdite in arrivo ha
terminato le contrattazioni di Borsa in calo del 2,44%. Air China ha raggiunto
ieri China Eastern Airlines nell'annunciare le perdite dovute alla decisione
del governo cinese di porre un freno, in occasione delle Olimpiadi, ai voli su
Pechino. Una scelta dettata dalla necessità di contenere l'inquinamento e di
evitare la congestione del traffico, che ha danneggiato in manieria importante
l'operatività delle compagnie locali. Un problema che si è aggiunto peraltro
alle centinaia di voli che sono stati annullati dall'inizio dell'anno a causa
delle bufere di neve in gennaio e del terremoto di maggio a Sichuan.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2008-10-16 - pag: 46 autore: Scenari. Nel breve
termine i due big minerari vedono un calo della domanda Bhp e Rio temono la
frenata cinese Luca Davi Locomotiva mondiale, va bene. Ma fino a quando? Perchè se è vero che la Cina ad oggi non ha subìto i contraccolpi della crisi che si sta
abbattendo sui mercati mondiali (anche a settembre sia l'import che l'export di
Pechino sono cresciuti del 21% circa), è anche vero che alcuni segnali fanno
temere un quanto mai prossimo cambio di direzione. Almeno nel breve
periodo. A farlo intuire sono i due più importanti colossi minerari al mondo,
ovvero Rio Tinto e Bhp Billiton. Il primo, per voce del suo ceo Tom Albanese,
ieri ha messo in conto un possibile rallentamento della domanda di commodities
da parte del Paese orientale, ipotizzando peraltro anche il rinvio del piano di
dismissione di assets, un progetto da oltre 10 miliardi di dollari. "Nel
breve periodo,l'economia cinese si fermerà per prendere una pausa. La Cina non è infatti isolata dagli altri Paesi dell'Ocse e
questo si rifletterà sull'export dello Stato orientale ", ha detto
Albanese. Aggiungendo che per assistere a un'eventuale ripresa del Dragone
bisognerà aspettare almeno fino al 2009. D'altra parte,anche Bhp Billiton si è
detta cauta sulla possibile crescita nel breve termine della Cina:
per il più grande operatore minerario vi sarebbero ancora troppe incognite
sulla sostenibilità di uno sviluppo economico che negli ultimi anni ha
raggiunto livelli record. La cautela si traduce anzi in timore aperto quando si
parla di riscontri attesi nel breve periodo. "Nel terzo trimestre
dell'anno fiscale (quello appena iniziato) i risultati della Cina
sono destinati ad essere deboli, e lo saranno ancor più di quanto la gente si
immagina", ha detto il direttore commerciale Alberto Calderon in
un'intervista. Bhp tuttavia non ha ancora messo in conto alcun taglio della
produzione e della spesa corrente, visto che la stima per la domanda di metalli
nel lungo periodo rimane incoraggiante. A suonare il campanello d'allarme è
l'India. Il ceo di Mmtc, una delle più grandi case di trading minerario, ha
detto che le prospettive per l'export di minerale di ferro appaiono
"desolanti ", vista la quasi totale assenza di compratori soprattutto
a Pechino. Una visione che stride con il consensus degli analisti interpellati
da Reuters. Gli esperti ritengono infatti che nel 2009 i prezzi del ferro,
australiano o brasiliano, non siano destinati a crollare, come molti operatori
temono, ma rimangano stabili. Una notizia incoraggiante, ma ancora
insufficiente a compensare i tagli alla produzione annunciati nei giorni scorsi
(si veda il Sole- 24Ore di venerdì 10 ottobre) dai più grandi colossi siderurgici
cinesi ed europei.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
IN PRIMO PIANO data: 2008-10-16 - pag: 10 autore: Perde colpi la fabbrica
cinese In cinque anni i costi di produzione sono aumentati del 40-50% Luca
Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente L'aumento del costo del lavoro.
La rivalutazione dello yuan. I trasporti sempre più cari. Il taglio dei
rimborsi sull'Iva alle esportazioni. Le normative ambientali sempre più severe.
Le quotazioni folli raggiunte da materie primee petrolio. E ora ci si mette
anche la crisi finanziaria internazionale, che rischia di impattare
pesantemente sull'economia reale. Produrre in Cina è sempre meno conveniente. Per
questo, negli ultimi dieci mesi, moltissime aziende straniere hanno deciso di
spostare le proprie manifatture in altri Paesi del Sud-Est asiatico. Se non
addirittura di chiudere per sempre i battenti, come ha già fatto un esercito di
aziende di Taiwan e Hong Kong operanti nel Guangdong. I margini di
profitto, spesso già ridotti all'osso, si sono azzerati: in queste condizioni,
dovremmo lavorare in perdita, è il lamento unanime degli imprenditori in fuga
dalla fabbrica del mondo. Imprenditori che, da quando la crisi dei mutui
subprime ha iniziato a prosciugare la liquidità a livello globale, fanno fatica
anche a trovare le linee di credito per finanziare le loro attività. Ma quanto
sono aumentati realmente i costi di produzione in Cina?
è difficile calcolarlo, anche perché il ventaglio delle produzioni e le
strutture dei costi cambiano radicalmente da prodotto a prodotto. Per tentare
di rispondere abbiamo preso due beni di consumo made in China che finiscono nel
carrello degli acquisti di migliaia di famiglie americane ed europee: un
trapano Black & Decker e un servizio di sei tazzine da caffé, abbiamo
effettuato un break down dei loro costi di produzione e abbiamo provato a
calcolare di quanto sono aumentati negli ultimi cinque anni. Il quartier
generale cinese di Black & Decker si trova a Suzhou. Ma il grosso della
produzione del colosso americano è sfornato da oltre 200 fornitori locali,
sparsi in tutto il Paese. "Una volta siglato il contratto di fornitura,
tutti gli eventuali incrementi di costo sono a carico dell'azienda responsabile
della commessa", spiega Jack Ye, direttore dell'ufficio acquisti di
Shanghai di Black & Decker. Dunque, per stimare di quanto sia lievitato il
prezzo finale, bisogna fare i conti in tasca ai subcontractor del gruppo Usa.
Dal 2003 al 2008, la materia prima indispensabile per fabbricare l'utensile -
prevalentemente rame, alluminio e acciaio - ha registrato un aumento delle quotazioni
di oltre il 50 per cento. La rivalutazione dello yuan sul dollaro ha pesato per
il 21 per cento. La riduzione dei rimborsi sull'Iva dovuta dalle società
esportatrici (una misura applicata a tutte le aziende di diritto cinese,
comprese quindi le joint venture stranieree le cosiddette wholly owned foreign
enterprises) ha ridotto di un altro 8% la competitività dei trapani Black &
Decker made in China rispetto al 2003. Frattanto, il costo del lavoro è quasi
raddoppiato: la paga mensile di un operaio, che nel 2003 era intorno ai 600
yuan (circa 60 euro al cambio odierno), oggi è di circa 1.200 yuan. Infine,
visto che il grande balzo del prezzo del petrolio è avvenuto prima della scorsa
estate, i trasporti: se nel 2003 portare un container dalla fabbrica di Suzhou
al vicino porto di Shanghai costava all'azienda americana 2.200 yuan, oggi ne
costa 3.100. Nonostante il boom dell'oro nero, l'energia è l'unico fattore di
produzione ad aver registrato aumenti di costo ininfluenti sulla formazione
finale del prezzo di vendita del trapano Black & Decker. "A conti
fatti, oggi - spiega Jack Ye - un nostro trapano costruito in Cina costa al consumatore finale oltre il 40% di più
rispetto a cinque anni fa. Per giustificare il forte aumento di prezzo ai loro
clienti, le grandi catene americane come Wal-Mart o Home Depot hanno studiato
specifiche politiche di marketing, come il prezzo bloccato per un anno, il
cambio continuo dei modelli e l'innovazione di prodotto". Se i fornitori
della Black & Decker sono sparpagliati per tutta la Cina,
la produzione del servizio da caffé è concentrata a Chaozhou, cittadina del
Guangdong a pochi chilometri dal confine con la provincia di Fujian, che sforna
circa il 65% della porcellana made in China destinata ai mercati
internazionali. Siamo andati a fare i conti in tasca ai 1.500 imprenditori che
da un paio di generazioni vivono modellando i manufatti in ceramica. In questo
caso la materia prima, sebbene tra il 2003 e il 2008 abbia registrato un
aumento di prezzo del 30%, ha avuto un impatto piuttosto limitato sul prezzo
finale. Al contrario, la bolletta energetica - che negli ultimi cinque anni è
aumentata del 35%- ha tagliato le gambe ai ceramisti di Chaozhou. "Per
cuocere la porcellana servono forni che raggiungono anche temperature di mille
gradi. Per farli funzionare servono enormi quantitativi di gas. Ecco perché
l'energia è una voce di costo primaria per le piccole e medie aziende che
producono ceramica ", spiega Giordano Pellegrino, direttore di Mercury,
società di trading nel settore casalinghi e articoli da regalo. Il rimborso
fiscale sull'Iva,l'incentivo che per anni ha consentito a centinaia di imprese
locali di fare profitti producendo manufatti su larga scala, l'anno scorsoè
stato abbattuto dal 13 o dal 17% (a seconda delle categorie merceologiche) al 4
per cento. La nuova legge sul lavoro, entrata in vigore il 1Ú gennaio, ha
invece aumentato del 40% in un colpo solo il costo della manodopera. Nel
contempo, i tecnici specializzati stanno diventando merce sempre più rara, con
il risultato che il loro salario continua a lievitare. I costi di trasporto
sono andati alle stelle: gli operatori del settore stimano che, negli ultimi 5
anni, le tariffe siano cresciute di circa il 60 per cento. E anche quelli
d'imballaggio: solo negli ultimi sei mesi, il costo delle scatole regalo è
aumentato di oltre il 40 per cento. Ultimo, lo yuan. La rivalutazione del 21%
sul dollaro messa a segno dal luglio
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-16 - pag: 10 autore: Il caso Clementoni.
Crisi di competitività per il distretto del giocattolo del Guangdong "Non
resta che tornare in Italia" SHANGHAI. Dal nostro corrispondente "Da
un anno a questa parte i costi sono aumentati in misura spaventosa, spesso di
una percentuale a due cifre. Avanti di questo passo, i produttori cinesi
rischiano di non essere più competitivi". Stefano Clementoni (
amministratore delegato di Clementoni Asia) è preoccupato. L'ultimo giro
effettuato tra i suoi fornitori del Guangdong (la provincia cinese dove sorge
il più grande distretto mondiale del giocattolo) gli ha riservato un'amara
sorpresa. "Oggi i nostri fornitori abituali non sono in grado di
garantirci un prezzo fisso per il 2009. Al massimo prendono impegni fino alla
prossima primavera, perché dopo temono che i costi possano aumentare ancora
", spiega l'imprenditore marchigiano, che in Cina, tramite una rete di terzisti,
produce circa il 40% dei giocattoli venduti nel mondo con il marchio
Clementoni. Ai costi di produzione, che dopo una progressiva ma lenta
lievitazione nel 2008 sono esplosi, ora si è aggiunta un'altra sgradita novità:
la rivalutazione dello yuan sull'euro. "Dall'inizio di luglio a
oggi, la moneta europea si è deprezzata di oltre il 10% su quella cinese.
Questa variazione ha ridotto i margini di competitività dei produttori di
giocattoli del Guangdong. Non è un caso che, negli ultimi mesi, circa 800
aziende del distretto siano state costrette a chiudere. In questo modo
l'offerta si è ridotta e le imprese rimaste sul mercato hanno avuto buon gioco
a rialzare ancora i prezzi", aggiunge Clementoni. Alternative?
"Purtroppo, non ce ne sono. Oggi - risponde l'imprenditore - l'80% della
produzione mondiale dei giocattoli è realizzata in Cina
e in particolare nel Guangdong. Bisognerebbe esportare quel modello di
distretto efficiente, organizzato e integrato in un'altra parte del mondo. Ma è
un'operazione impossibile. Non resta che provare a riportare in Italia alcune
produzioni capital intensive e, frattanto, esplorare altri Paesi dell'Est
Europa o del Sudest asiatico. Il mese prossimo parteciperò alla missione di
Confindustria in Vietnam: vedremo se salterà fuori qualcosa di buono".
L.Vin. IN DIFFICOLTà Stefano Clementoni, amministratore delegato per i mercati
asiatici: "Negli ultimi mesi hanno chiuso 800 aziende della zona"
Rompicapo. Un puzzle Clementoni.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-16 - pag: 10 autore: L'Asia
"copia" l'Occidente con un fondo salva-banche Stefano Carrer TOKYO.
Dal nostro inviato Alessandro Merli MILANO Anche l'Asia si appresta a seguire
l'esempio dei Paesi occidentali con il varo di un fondo d'emergenza finalizzato
a rilevare asset finanziari illiquidi e a sostenere gli istituti bancari in
difficoltà per la crisi globale del credito. All'annuncio a sorpresa del
presidente delle Filippine, Gloria Macapagal Arroyo, è seguita tuttavia una
serie di precisazioni, dalle quali appare che il piano è ancora tutto da
definire. Maggiore chiarezza dovrebbe venire la settimana prossima
dall'incontro dei dieci Paesi del SudEst asiatico, riuniti nell'Asean. Vertice che sarà allargato alla Cina, al Giappone e alla Corea. Oltre che ai rappresentanti delle
istituzioni finanziarie multilaterali. Il meeting si svolgerà a margine del
vertice Europa-Asia, in programma a Pechino. Secondo la Arroyo, il piano è
stato delineato la settimana scorsa a Washington, durante l'assemblea annuale
del Fondo monetario e della Banca mondiale. La stessa Banca, secondo il
presidente filippino, fornirebbe un contributo di dieci miliardi di dollari.
Dall'organizzazione di Washington è stato precisato tuttavia che, pur essendo
pronta a sostenere le iniziative dell'Asean, la Banca mondiale "non prevede
- ha dichiarato il suo vicepresidente per la regione, Jim Adams - la creazione
di un fondo regionale e non ha discusso l'impegno di fondi a livello
regionale". La Banca è pronta, invece, a sostenere i singoli Paesi che ne
facessero richiesta e ha già avviato discussioni con alcuni di loro la
settimana scorsa. L'International Finance Corporation, il braccio della Banca
mondiale che opera con il settore privato, ha già annunciato di voler fornire
un miliardo di dollari per la creazione di un fondo destinato alla
ricapitalizzazione degli istituti di credito piccole e medie nei Paesi poveri
(non solo asiatici) e di voler raccogliere due miliardi di dollari da altre
fonti. In un discorso a Manila, la Arroyo ha detto che il fondo asiatico
"potrà essere impiegato per comprare quelli che i banchieri chiamano asset
tossici e per ricapitalizzare istituzioni finanziarie e società private in
difficoltà". Proprio da Manila, sede dell'Asian Development Bank, che ha
sua volta dovrebbe partecipare al piano, è arrivata però la prima precisazione.
Il direttore della banca di sviluppo, Rajat Nag, ha sottolineato che i rischi
di una crisi regionale come quella del 1997-98 sono limitati in quanto i
fondamentali economici restano forti, mentre rispetto a dieci anni fa molti Paesi
possono contare sull'ammortizzatore garantito dalle robuste riserve valutarie.
"Il settore bancario resta solido: non abbiamo in giro molti asset
tossici", ha sottolineato Nag, pur riconoscendo l'opportunità di
predisporre piani di emergenza in caso di peggioramento. Iniziativa regionale
già pronta e finanziata, invece, in America latina, dove la Banca
interamericana di sviluppo ha annunciato un nuovo sportello di liquidità a
esborso rapido per sei miliardi di dollari a favore dei Paesi membri, per sostenere
la crescita, prevista in netto calo a causa della crisi globale. La Caf, la
banca di sviluppo dei Paesi andini, mette a disposizione altri 1,5 miliardi di
dollari e 1,8 miliardi (e fino a 2,7 se necessario) vengono dal Fondo latino
americano di riserva. La Caf aumenterà inoltre le linee di credito per le
banche da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMPA data: 2008-10-16 - pag: 20 autore: Ecco tutti gli appuntamenti
di Milano Si inizia martedì prossimo con i big a confronto sulla Pubblica
amministrazione che cambia IL CALENDARIO Martedì 21 Ottobre 2008 FORUM Apertura
del Salone - IL SALONE DELLA COMUNICAZIONE PUBBLICA A MILANO. COMUNICARE NELLA
PA CHE CAMBIA 9.30-11.00 Introduce: Rappresentante del Governo italiano
Intervengono: Enrico Decleva, Roberto Formigoni, Linda Lanzillotta, Letizia
Moratti, Filippo Penati, Luigi Roth, Roberto Zucchetti Intervento conclusivo:
Carlo Sangalli - I PROCESSI DI RENDIMENTO NELLA COMUNICAZIONE DELLA PA. VINCERE
LA SFIDA DELLA VALUTAZIONE Cristina Sanna, Carlo Flamment, Fabrizio Pezzani*,
Gianfranco Rebora, Carlo Mochi Sismondi, Rino Tarelli, Antonio Naddeo Best
practices - MULTIETNIA E INCLUSIONE SOCIALE. LA SFIDA DELL'EFFICACIA Ugo
Ascoli, Gian Carlo Blangiardo, Arianna Censi, Donatella Consolandi, Anna Maria
Crotti, Otto Bitjoka, Barbara Ghiringhelli - SCUOLA, UNIVERSITà E IMPRESA. COME
COMUNICARE L'ORIENTAMENTO Anna Maria Dominici, Alberto Meomartini*, Giovanni
Puglisi, Marco Panara, Giuseppe Pizza, Mauro Santomauro, Francesco De Sanctis
Tendenze - NEL CALENDARIO DEL 2009 ( Le linee progettuali di Forum PA) Carlo
Mochi Sismondi ( Le linee progettuali di Pubblicità Progresso) Alberto Contri (
Le imprese di comunicazione e il mercato di pubblica utilità) Giorgio D'Amore
Seconda lecture - RIFIUTARE I RIFIUTI. PRIMO BILANCIO Guido Bertolaso SPAZIO
MEETING Presiedono le sessioni: Alberto Mina, Pier Donato Vercellone,Guglielmo Trillo
- COMUNICARE LA POLITICA ESTERA AI CITTADINI. ESTERI NEWS. IL NOTIZIARIO DELLA
DIPLOMAZIA ITALIANA Ministero degli Esteri Pasquale Ferrara, Mariangela Pira,
Giuseppe Scognamiglio - RAI TRA STATO E TERRITORIO Angela Buttiglione, Massimo
Ferrario, Francesco Pinto, Enrico Manca, Flavia Barca, Alessandro Aleotti -
COMUNICAZIONE E SUSSIDIARIETà Paolo Garavaglia Fiorenzo Tagliabue Lamberto
Dolci - DALL'E-GOVERNMENT ALLA PA 2.0 Tecnologia e comunicazione, elementi
chiave per lo sviluppo della P.A. Fondazione Università Politecnico di Milano
Mariano Corso, Carlo Ghezzi, Stefano Mainetti, Maria Laura Prislei - SVILUPPO
ECONOMICO 2008. GIRO D'ITALIA TRA GLI ATENEI Ministero e Università a confronto
sulle prospettive di sviluppo del Paese Fondazione CRUI Andrea Bianchi,
Emanuela Stefani, Mauro Ferraresi - URP E QUALITà: STRATEGIE D'ECCELLENZA DEL
FARE E DEL COMUNICARE Valeria Gialanella, Guido Fattorusso, Nicoletta Levi,
Vincenzo Lipardi, Stefano Padoan, Paola Ravenna, Guido Di Fraia - IL RUOLO DEL
PORTAVOCE NELL'ATTUALE SVILUPPO DELLA COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE Lorenzo
Colombo, Pasquale Ferrara, Franco Maggi, Don Davide Milani, Paolo Mazzanti -
UFFICI STAMPA PUBBLICI. PROFILI PROFESSIONALI IN EVOLUZIONE Federico Fabretti*,
Ruben Razzante, Giovanni Rossi, Maurizio Vitali, Sergio Talamo, Giorgio
Baldacci - COMUNICARE L'UNIVERSITà. COSA PENSA IL PUBBLICO. COME PARLA IL
SISTEMA Riflessioni sulla Ricerca AICUN People 2008 Aicun - Associazione
Italiana Comunicatori d'Università Luigi Ferrari, Brunella Marchione, Simonetta
Pattuglia, Edoardo Teodoro Brioschi, Alma Grandin - LE LEVE DELLA COMUNICAZIONE
PUBBLICA IN UNA INDAGINE SUL MERCATO DELLA COMUNICAZIONE Istituto Makno &
Consulting Mario Albis, Anna Martina - LA BATTAGLIA PER LA TRASPARENZA.
ANDAMENTO DI UN PROGETTO INNOVATIVO Ministero per la Pubblica Amministrazione e
l'Innovazione Antonio Naddeo, Patrizia Galeazzo, Franco Perugia - VINCERE LE
ELEZIONI: CHI SONO E A CHE COSA SERVONO I PROFESSIONISTI DELLA COMUNICAZIONE
POLITICA Aicop Mario Ballerini, Marco Cacciotto, Gianpietro Mazzoleni - IL
VALORE DELLE RELAZIONI PUBBLICHE IN BRASILE: DAL CASO PETROBRAS ALL'EVOLUZIONE
DEL NON PROFIT Eraldo Carneiro, Massimo Di Felice, Mitsuru Higuchi Yanaze, Luca
Pellegrini - GIUSTIZIA, TECNOLOGIA E COMUNICAZIONE Marcello La Bella, Ornella
Maci, Giuseppe Vecchio, Salvatore Aleo, Francesco d'Alessandro - COMUNICAZIONE
PER IL COMMERCIO ESTERO. IL RUOLO DELL'ICE TRA ISTITUZIONI E IMPRESE Umberto
Vattani - ACQUA, ENERGIA E AMBIENTE: INIZIATIVE DI OGGI E STRATEGIE PER IL
FUTURO Federutility Andrea Valmaro Ciuti, Giuseppe Gagliano, Biagio Longo, Vito
Palumbo, Maurizio Sandri, Gian Luca Spitella - INNOV-AZIONE: LE ESPERIENZE ILA
E EDA PER L'EDUCAZIONE E L'OCCUPABILITà A PISTOIA Provincia di Pistoia Giovanna
Roccella, Ezio Menchi, Irene Notarbartolo Verona - INVESTIMENTI IN OO.PP. E
COMUNICAZIONE AL CITTADINO STR S.p.A. Paolo Perissinotto, Giacomo Galli -
COMUNICARE NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE CHE CAMBIA Ministero per i Beni e le
Attività culturali Saluti On.le Francesco Giro Maddalena Ragni, Antonia Pasqua
Recchia, Stefano Sepe, Rossella Rega, Giorgio Fiorentini, Alberto Abruzzese,
Antonello Cherchi - PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI IN RETE ASCO TLC Egidio Cadamuro
- GEOVOLUTION: INTEGRAZIONE DI WEB 2.0, GEOWEB, GPS, BLUETOOTH E DISPOSITIVI
MOBILE Promosso da GIScover Giorgio Verdiani, Massimo Nicolodi - PLONEGOV:
CONDIVISIONE SOFTWARE LIBERO TRA PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI PloneGov Xavier
Heymans, Cesare Brizio Mercoledì 22 Ottobre 2008 FORUM - IMMAGINE E IDENTITà
NAZIONALE. L'ITALIA RACCONTATA AGLI ITALIANI: UNA, TRE, MILLE? Introduce:
Raffaele Fitto Intervengono: Claudio Artusi, Raffaele Lombardo, Guido Milana,
Giuseppe Roma *, Claudio Petruccioli *, Michele Torres Coordina: Giampiero
Gramaglia - CLIMA, ENERGIA, AMBIENTE Campagne e iniziative comunicative sulle
"scomode verità" planetarie. Paolo Alli, Gianfranco Bologna, Marino
Cavallo, Corrado Clini, Emilio Palmieri Prima lecture - IL RUOLO SOCIALE DEL
CITTADINO ATTIVO Teresa Petrangolini Best practices - COMUNICARE LA PASSIONE
PER LA SCIENZA AI GIOVANI Vittorio Bo, Elisabetta Dejana, Emanuela Properzj,
Vittoria Cinquini, Walter Bruno - PROMUOVERE IL TERRITORIO TRA INNOVAZIONE,
RIFORME E IDENTITà COMPETITIVA Aldo Bonomi, Fiorenzo Alfieri, Josep Ejarque,
Alessandro Aleotti, Carlo Gambalonga Tendenze - MEDIA, SOCIETà, ISTITUZIONI. LA
SFIDA DELL'INNOVAZIONE Giampaolo Fabris, Andrea Granelli, Giuseppe Cerbone
Intervista in pubblico - COMUNICARE L'AZIONE E LA PROSPETTIVA DI GOVERNO
Gianfranco Rotondi, Cesare Valli Seconda lecture - LA CLASSE DIRIGENTE ITALIANA
TRA RESPONSABILITà COLLETTIVA E COMPETIZIONE INTERNAZIONALE Nadio Delai,
Alberto Martinelli SPAZIO MEETING Presiedono le sessioni: Mario Barone,
Emanuele Invernizzi, Anna Martina - WEB E NUOVI MEDIA PREMIO NAZIONALE "LA
PA CHE SI VEDE" Cerimonia di premiazione a cura di Formez, Camera di
Commercio di Milano e Assolombarda Mario Barone, Marco Canella, Mario
Morcellini, Enrico Paissan, Francesca Russo, Sergio Zoppi, Sergio Talamo -
COMUNICARE I TALENTI Assolombarda Adriana Mavellia, Giorgio D'Amore, Andrea
Mascaretti, Fausto Colombo - PUBLIC AFFAIRS. TENDENZE DI UNA PROFESSIONE IN
CERCA DI REGOLE Vittorio Cino, Beppe Facchetti, Roberto
Longo, Annalisa Ferretti - NUOVE FRONTIERE NELLA COMUNICAZIONE SANITARIA
Roberta Caldesi, Nicola Cerbino, Cristina Corbetta, Daniela Martelli - THE
INFORMATION REVOLUTION IN MODERN HEALTH CARE Università degli Studi di Milano
Gary Kreps, Gianpietro Mazzoleni - LA COMUNICAZIONE PUBBLICITARIA PER LA
PUBBLICA UTILITà Assocomunicazione - COMUNICARE LA DISABILITà LA
CONVENZIONE DEI DIRITTI ONU FISH - Federazione Italiana Superamento Handicap
Pietro Barbieri, Giovanni Merlo, Maurizio Trezzi - IL BARBIERE DI STALIN OVVERO
RESPONSABILITà TRA ISTITUZIONI E CITTADINI Paolo D'Anselmi, Marco Ghetti,
Giuseppe Frangi - COMUNICAZIONE E DISTRIBUZIONE DEI SERVIZI ASSICURATIVI E
PREVIDENZIALI Patrizia Contaldo, Andrea Lesca, Marco Liera, Carlo Antonio
Ricciardi - UTENZA DEL SISTEMA TRASPORTI PUBBLICI A MILANO. UNA RICERCA SUL
CAMPO ATM Milano Denis Curti, Marco Pavanello, Guido Di Fraia - RICERCA SULLA
VALUTAZIONE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE Provincia Autonoma di Trento Mauro
Marcantoni, Maurizio Pozzi, Renato Ruffini - COMUNICARE L'IDENTITà A MARGINE
DELLA PUBBLICAZIONE DEGLI ATTI SU UNA CONFERENZA PROMOSSA DALLA PROVINCIA DI
TRENTO SULLE MINORANZE LINGUISTICHE Nadio Delai, Marco Viola - INFORMAZIONE,
SICUREZZA E LAVORO Francesco Barela, Angelico Corti, Mariarosaria Spagnolo -
PREMIO GIORNALISTICO "RELAZIONE CON IL CLIENTE/CITTADINO" Customer
Management Multimedia Competente Umberto Bertelè, Carlo Galimberti, Piero
Giardino, Gianmario Motta, Assunta Sassone, Mario Massone - LE RELAZIONI
PUBBLICHE ORIENTATE ALLA PUBBLICA UTILITà Ferpi e Assorel Luigi Ferrari,
Roberto Franchini, Nadia Olivero, Omer Pignatti - GLI AMBITI DI CONVERGENZA TRA
COMUNICAZIONE PUBBLICA E COMUNICAZIONE D'IMPRESA Rivista Italiana di
comunicazione pubblica e di Sinergie Emanuele Invernizzi, Stefano Rolando,
Marino Cavallo, Furio Garbagnati, Renato Mattioni, Gaetano Golinelli -
COMUNICARE I FONDI STRUTTURALI. ABRUZZOMADEINITALY Unicom Enrico Paolini,
Lorenzo Strona, Claudio Ucci - LE TECNOLOGIE DELL'INFORMAZIONE AL SERVIZIO
INNOVATIVO DELLA PUBBLICA UTILITà Associazione Puntoti Paolo Dalla Chiara,
Massimiliano Fastelli, Luigi Ferrari, Fabrizio Rella, Nada Cataldi, Pasquale Maria
Cioffi - TURISMO: COME CAMBIA LA COMUNICAZIONE DI PRODOTTO Massimo Gottifredi,
Susanna Bellandi, Andrea Pollarini - PRESENTAZIONE DEL LIBRO: IL MUSEO DEI
MIRACOLI Mario Ricciardi, Virginio Sala - DIMENSIONE QUARTIERE. IMMAGINE,
IDENTITà, ATTESE, DINAMICHE SOCIALI IL CASO DI VERONA: MOBILITà E SICUREZZA
NELL'ESPERIENZA DI DUE QUARTIERI Giampaolo Nuvolati, Marco Padovani,
Rosantonietta Scramaglia, Giuseppe Baratta - IL CASO DI MATERA: MATERA CITY
MONITOR A cura di Unicom Rossella Tosto - LA COMUNICAZIONE DEL SINDACATO TRA
PROSELITISMO E LOBBYING Master MASPI e Osservatorio della comunicazione di
pubblica utilità Università IULM Matteo Berlanda, Agostino Megale, Paolo
Mezzio, Emili Rey - COMUNICAZIONE DI PUBBLICA UTILITà: SPORT, SPETTACOLO,
INFORMAZIONE Simone Baglioni, Massimo Campa, Giangiacomo Schiavi, Giorgio
Fiorentini - PREVENZIONE E SOSTENIBILITà NEL SETTORE IMBALLAGGI. COLLABORAZIONE
TRA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, GDA, INDUSTRIA E CONSUMATORE Mark Up In
collaborazione con Tetra Pak Patrick Fontana, Marco Sachet, Piero Perron,
Giovanni Antonicelli, Luciano Gajani, Christian Gieselmann Alberto Bertone,
Michele Mastrobuono, Gianluigi Bassani, Giulio Ghisolfi, Luigi Enrico Solaro,
Franco Tomba - COMUNICARE AI RISPARMIATORI. IL PROSPETTO INFORMATIVO: UNO STRUMENTO
PER COMPRENDERE IL PROFILO DI RISCHIO-RENDIMENTO DEI FONDI COMUNI
D'INVESTIMENTO MOBILIARE E DEI PRODOTTI ASSICURATIVO-FINANZIARI Consob Marcello
Minenna - PRESENTAZIONE DEL PROGETTO MOS@IC Convenzione tra Comuni per
l'attuazione del Progetto Mosaic Antonio Fitto, Giovanni Leone, Alessandro
Caggiula, Gianna Pinto, Ennio Lucarelli, Ernesto Somma, Luigi Macagnano - IL
MERCATO ELETTRONICO DELLA P.A.: UN'OPPORTUNITà PER P.A. E IMPRESE Consip - IL
MERCATO ELETTRONICO DELLA P.A.: MODALITà AVANZATE DI UTILIZZO E PRINCIPALI
DINAMICHE DI NEGOZIAZIONE Consip - IL MERCATO ELETTRONICO DELLA P.A.: ANALISI
DELLE VENDITE SULLE PRINCIPALI AREE MERCEOLOGICHE Consip - EQUITALIA: FILO
DIRETTO CON GLI ENTI LOCALI Equitalia Giancarlo Rossi, Mauro Barale, Ettore
Bidasio, Paolo Parente, Luciano Di Matteo - L'INFORMATICA PER LA RISTORAZIONE A
SERVIZIO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E DEL CITTADINO Qsave Technology Walter
Brosio, Franco Machi, Marco Oreglia, Marisa Boccardo, Simona Giuliani, Patrick
Bergamelli, Antonino Cuttonaro, Roberto Ceschina - RINNOVA LA TUA ENERGIA
Comune di Venezia Pierantonio Belcaro, Edoardo Tognon - PRESENTAZIONE DI
"100% PUBBLICA", PROGETTO RELATIVO ALL'ACQUA Comune di Venezia
Pierantonio Belcaro, Giulia Gabrielli, Isabella Sannipoli, Lorenza Cossutta -
IL BILANCIO DI MANDATO. CRITERI E METODOLOGIE PER LA SUA REDAZIONE E
COMUNICAZIONE AL TERRITORIO Telpress Italia S.p.A. Arduino Mancini, Giovanni
Falcone, Marco Riolfi - LA SPERIMENTAZIONE DEL DISTRETTO COMMERCIALE DEL NOVESE
Distretto Commerciale del Novese Nunzia Pignataro, Luca Savoja Giovedì 23
Ottobre 2008 FORUM Apertura della giornata Francesco Rutelli - OBBIETTIVI DI
SVILUPPO DEL MILLENNIO: LOCALE & GLOBALE UN PARTENARIATO PER LO SVILUPPO A
cura di Focsiv e Fondazione IULM Osservatorio sulla comunicazione di pubblica
utilità Intervengono: Piero Bassetti, Sergio Marelli, Enrico Pianetta,
Francesco Rutelli Intervento speciale: Eveline Herfkens Coordina: Robi Ronza -
COMUNICARE L'EUROPA, TRA EST E OVEST Club of Venice Mike Granatt, Eva Krings,
Agnieszka Kudlinska, Anze Logar, Tiziana Antonelli, Jean-Yves Nicolas, Vincenzo
Le Voci Hans Brunmayr I lecture - LE ELEZIONI AMERICANE. TRA CONTINUITà E
RINNOVAMENTO Aicop Jordan S. Lieberman Best practices - INSEGNARE LA
COMUNICAZIONE Carlo Antonio Ricciardi, David Forgacs, Derrick de Kerckhove,
Pierre Musso, Pangiotis Christias, Vincenzo Susca, Alberto Abruzzese -
ATTRATTIVITà E INVESTIMENTI: LE LEVE DEL MARKETING TERRITORIALE Promos Bruno
Ermolli, Salvatore Carrubba, Francesco Micheli Tendenze - GESTIONE DELLA CRISI
ED EMERGENZE INTERNAZIONALI. LE SFIDE DELLA COMUNICAZIONE Unità di Crisi e
della Direzione generale della Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli
Esteri Fabrizio Romano, Maurizio Canfora II lecture - QUALE E QUANTA
COMUNICAZIONE C'è NEL CANTIERE DI EXPO 2015 - CHIUSURA DELLA GIORNATA E DEL
SALONE E CERIMONIA DI PREMIAZIONE Interviene: Alfredo Mantica SPAZIO MEETING
Presiedono le sezioni Armando Peres, Stefano Karadjov, Furio Garbagnati -
COMUNICAZIONE E POLITICHE PUBBLICHE PER LA MODA Comune di Milano Nello Barile,
Arturo Dell'Acqua Bellavitis, Rolando Lorenzetti, Giulia Pirovano - COMUNICARE
IL TURISMO Manuela De Carlo, Bernabò Bocca, Claudia Bugno, Matteo Marzotto,
Michela Vittoria Brambilla* - LINEE GENERALI DEL RAPPORTO SULL'INDUSTRIA CULTURALE
E LA CREATIVITà IN ITALIA Università di Torino, Bocconi, Bicocca e IULM Stefano
Rolando e Ariela Mortara, Severino Salvemini, Michele Trimarchi, Francesco
Rutelli - LA SFIDA DELL'INTERNAZIONALIZZAZIONE: LA DIPLOMAZIA ECONOMICA PER LE
IMPRESE Carlo Siciliano, Paola Chiappetta - COMUNICAZIONE E POLITICHE PUBBLICHE
PER I CONSUMI ALIMENTARI Rolando Lorenzetti, Cristiano Sandels Navarro, Ivan
Dragoni, Luca Pellegrini e Paolo Moderato, Giorgio De Rita - COMUNICARE LE
FONTI RINNOVABILI, UN'OPPORTUNITà GLOCAL CESE e ICOM Massimo La Scala, Monica
Fabris, Alessandro Beulcke Stefano Da Empoli, Edoardo Croci, Roberto
Gagliardini - L'ORIZZONTE PROFESSIONALE E POLITICO DELLA COMUNICAZIONE PUBBLICA
IN EUROPA Pierre Zémor - SISTEMA CUSTOMER'S RELATION MANAGEMENT Marie-Claire
Donnet-Dubuisson - LA NUOVA IDENTITà VISIVA DELLA CITTà DI MILANO Peter Vetter,
Andrea Granelli - LINEE GENERALI DELLE RICERCHE SUL CONTRASTO ALLA
TOSSICODIPENDENZA Francesco Maietta, Carlo Bozzo, Antonio Nusca, Massimiliano
Bruni - LINEE GENERALI DEL NUOVO CICLO DI RICERCHE SULLA PERCEZIONE D'IMMAGINE
TRA ITALIANI E ROMENI Unimpresa Romania - Osservatorio ITRO Stefano Albarosa,
Mario Cospito, Razvan Victor Rusu - LA CAMPAGNA DI IMMAGINE DEL GOVERNO ROMENO
IN ITALIA E IN SPAGNA Agenzia per le strategie governative del Governo di
Romania Mario Cospito, Dan Jurcan, Tiberiu Mugurel Dinu, Razvan Victor Rusu -
COMUNICARE ARTE E CULTURA. LA TRIENNALE NELLE SUE RADICI E NELLA PROIEZIONE
INTERNAZIONALE Triennale Milano Gianni Canova, Davide Rampello - COSTI DELLA
POLITICA, FEDERALISMO E ACCOUNTABILITY Roberto Louvin, un rappresentante delle
istituzioni regionali - PADOVA by SOUNDTOURING MARKETING TERRITORIALE CON GLI
MP3 Comune di Padova e dell'Azienda Padova Turismo e Terme Euganee Stefano
Karadjov, Marco Gui - EXPO TEMATICI E EXPO UNIVERSALI Roberto Daneo, Federica
Busa - WORK IN PROGRESS: TORINO VERSO IL 2011 Comune di Torino Anna Martina -
L'AMPLIAMENTO NELLA PERCEZIONE PUBBLICA DELLA CULTURA DELL'INNOVAZIONE
L'esperienza di Innovation Circus a Milano Matteo Mauri , Sergio Campo
dall'Orto - COMUNICARE ARTE E CULTURA Stefano Cimicchi, Antonio Morabito,
Matteo Rosati, Daniele Spina - TRA IL NO IRLANDESE E IL 2009 ANNO DELLE
SCADENZE COMUNITARIE. LA COMUNICAZIONE DI UE, STATI E TERRITORI Rappresentanza
in Italia della Commissione europea - RETE DI RETI - PERCORSI INNOVATIVI PER LA
GOVERNANCE DELLO SVILUPPO Assorel e Ferpi Antonio Naddeo, Giuliano Bianucci,
Stefano Del Missier, Antonio Floridia, Furio Garbagnati, Guglielmo Minervini,
Giuseppe Raviglia, Marco Meneguzzo - PRESENTAZIONE DEL LIBRO:
SARKOBERLUSCONISMO. UN NUOVO SPETTRO SI AGGIRA PER L'EUROPA Pierre Musso,
Antonio Pilati, Vincenzo Susca - ENERGIA, AMBIENTE E INNOVAZIONE IN RETE: I
SERVIZI ON-LINE DELL'ENEA Enea Silvio Migliori, Susanna Del Bufalo, Patrizia
Pistochini, Giampaolo Valentini, Emilio Manilia - VIRAL COMMUNICATION La
comunicazione senza barriere, dal Privato al Pubblico, dai nuovi media ai nuovi
mercati Gianfranco De Gregorio - GLI STRUMENTI DI FINANZA DERIVATA E LA
GESTIONE ATTIVA DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE: IL MONITORAGGIO DELLE CRITICITà,
DEI RISCHI E DELLE OPPORTUNITà Anpci Nicola Tonveronachi, Marcello Marconi,
Paolo Chiaia - PRESENTAZIONE DEL PROGETTO "UN COMUNE, UNO SCHERMO"
Anpci, Federconsumatori, Istituto Luce Luciano Sovena, Rosario Trefiletti,
Franca Biglio - LA TECNOLOGIA AL SERVIZIO DELLA COMUNICAZIONE PER IL CITTADINO
Ibm - REACH: UNA NUOVA DISCIPLINA PER LE SOSTANZE CHIMICHE. L'HELP DESK
INCONTRA LE IMPRESE Federica Ceccarelli, Gianluca Stocco - L'ACCORDO QUADRO:
NUOVO STRUMENTO PER SODDISFARE IN MANIERA FLESSIBILE LE ESIGENZE DI ACQUISTO
DELLE P.A. Consip - L'EFFICIENZA ENERGETICA E LA RAZIONALIZZAZIONE SOSTENIBILE
DELLA SPESA PUBBLICA Consip - LA BANDA KA E IL PROGETTO TOOWAY"
Tooway" Paolo Dalla Chiara, Marco Lorigiola - CERIMONIERE 2.0 - TUTTE LE
NOVITà DEL SOFTWARE PER I CERIMONIERI Bit Time Software Fabrizio Bitti * è
stato invitato WORKSHOP e COM-PA E LA SCUOLA www.compa.it Per orari e
consultare il programma completo, visitare il sito www.compa.it.
( da "Avvenire" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
POLITICA 16-10-2008
CRISTIANI NEL MIRINO Vietato protestare Cattolici in Vietnam: vivere in libertà
vigilata DA HANOI LORENZO FAZZINI L' edificio giallo, elegante nel suo stile
neocoloniale di fine Ottocento, giace lì solitario, circondato da vialetti,
aiuole e panchine. "Vedrà, arriveranno ad abbatterlo e costruirci un
albergo: è troppo ghiotto uno spazio così in pieno centro città", ci dice
un imprenditore italiano da diversi anni residente da queste parti. Bambini e
donne incinte vi passeggiano di sera, mentre dal vicino lago Hoan Kiem spira un
po' di brezza a dare frescura ad una Hanoi affogata nel caldo umido. L'eco
delle "preghiere di protesta", come i cattolici locali hanno
battezzato i raduni che si sono svolti qui in due riprese (l'ultimo a fine
settembre) per chiedere che questo edificio, confiscato dal governo nel 1959,
ritorni alla Chiesa, non si è ancora spenta tra le parrocchie della capitale:
"Non preghiamo più in strada, ma continuiamo nelle nostre chiese",
confidano alcuni sacerdoti. Notte e giorno poliziotti nelle loro divise color
kaki quelli in borghese non si contano nemmeno e membri della Gioventù
comunista con le loro caratteristiche casacche azzurre stazionano guardinghi
davanti all'ex sede della nunziatura apostolica in Vietnam, a pochi passi della
cattedrale neogotica di San Giuseppe. Da qualche settimana questo pezzo di
terra e questo edificio sono diventati il simbolo dell'indomita Chiesa
cattolica (5 milioni e mezzo di fedeli, 40 vescovi, 2700 sacerdoti) che in
Vietnam lotta per la libertà in un Paese comunista, dove la bandiera con falce
e martello svetta ancor oggi sugli edifici di proprietà del partito. La
questione è annosa: il palazzo dell'ex delegazione apostolica, requisito dal
governo negli anni Cinquanta (come altre 90 proprietà ecclesiastiche quali
terreni, edifici, scuole, ospedali), fino a dicembre era adibito a night club.
Fu in quell'occasione che l'arcivescovo Joseph Ngo Quang Kiet prese carta e
penna e domandò al Comitato del popolo della capitale che edificio e terreno
circostante venissero restituiti alla Chiesa. Il piazzale veniva usato come
parcheggio privato per le xe, le motorette che a frotte attanagliano il
traffico delle città vietnamite. Le autorità pubbliche a marzo avevano
solennemente promesso la restituzione alla Chiesa di entrambe le strutture.
Poi, inaspettatamente, una notte di fine settembre dopo mesi di trattative tra
governo e Chiesa camion e operai, scortati da poliziotti, hanno iniziato a
lavorare sullo spiazzo intorno all'ex nunziatura per costruire un parco
pubblico. "Non ci hanno interpellato, hanno fatto tutto da soli,
interrompendo il dialogo in maniera unilaterale", è il lamento dei
cattolici di Hanoi. Che a quel punto hanno iniziato a protestare pacificamente,
recitando il rosario tutti i giorni (compresi preti e vescovi), su quel
fazzoletto di terra. Proprio come, ad agosto, avevano iniziato a fare i fedeli
della parrocchia di Thai Ha, retta dai padri redentoristi: in quell'occasione
un'azienda pri- vata, sostenuta dal governo aveva iniziato a costruire un suo
stabilimento su un'altra proprietà ecclesiastica confiscata alla parrocchia
redentorista. I partecipanti alla protesta di Hanoi sono stati pesantemente
attaccati dalla polizia: "Hanno usato gas irritanti e bastoni elettrici
contro anziani e bambini inermi che erano lì solo a pregare", racconta un
religioso che chiede di restare anonimo. "Hanno arrestato 6 cattolici, 3
sono ancora in carcere o agli arresti domiciliari: una vera e propria
violazione dei diritti dell'uomo". In loro favore Human Rights Watch e
Amnesty International hanno alzato la voce chiedendone al governo la scarcerazione.
I lavori edili, al momento, nello spiazzo dell'ex nunziatura si sono
interrotti; le transenne rosse e un mucchio di sabbia abbandonata ricordano ai
passanti insieme al sovrastante cartello per la concessione edilizia che la
minaccia di riprendere i lavori è sempre pendente. "Queste due vicende del
Nord la nunziatura di Hanoi e la parrocchia redentorista non sono legate alla
mera rivendicazione di terreni, ma riguardano il modo in cui è amministrata la
giustizia in questo Paese", è l'analisi di padre Thomas Vu Quang Trung,
superiore dei 150 gesuiti presenti nel Paese. "La gente dopo il
( da "Avvenire" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
CRONACA 16-10-2008
Studenti cinesi in Italia: è boom Nell'ultimo anno aumentati di 15 volte
PERUGIA. "Forte è stato nell'ultimo quinquennio l'impegno delle università
italiane per acquisire studenti cinesi, da 104 nel
( da "Avvenire" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
MONDO 16-10-2008
"I prezzi ora rischiano di salire" DI PAOLO VIANA I prezzi mondiali
del cibo potrebbero tornare a crescere e lo scenario della crisi è tutt'altro
che chiaro. Lo testimonia Piero Conforti, economista della Fao. Che mette in
dubbio il ruolo della speculazione e quello di Cina e India nella crisi dei cereali. La
bufera finanziaria si placa e c'è chi spera che la crisi sia già finita. Qual è
la situazione delle commodities agricole? Negli ultimi mesi i listini
internazionali dei prodotti agricoli hanno rallentato la loro corsa perché in
molti paesi c'è stata una forte espansione delle aree coltivate a grano,
riso e mais, che avevano raggiunto quotazioni record, provocando seri problemi
di approvvigionamento. L'andamento dei prezzi agricoli, tuttavia, potrebbe
essere influenzato dalla crisi finanziaria di questi giorni. La speculazione
può ridurre il mondo alla fame? La crisi alimentare dei mesi scorsi si spiega
soprattutto attraverso i fondamentali. C'è stato, è vero, un aumento
significativo del commercio di derivati sulle commodities agricole e un travaso
di investimenti, ma a noi paiono più rilevanti, come concause del caro cereali,
lo squilibrio tra domanda e offerta nel breve periodo, dettato dall'andamento
climatico, dal basso livello delle scorte, dalla domanda di biocarburanti e dal
rincaro del petrolio. Anche l'incremento della domanda di Cina
e India, che pure trascina in alto i prezzi nel lungo termine, non spiega del
tutto quella crisi. Perché la crisi ha colpito soprattutto paesi che sono
esportatori di prodotti agricoli? I Paesi in via di sviluppo più poveri le
cosiddette least developed countries sono importatori netti di prodotti di
base, come i cereali. Per anni la larga disponibilità nel mercato
internazionale di beni alimentari di base, prodotti a costi molto ridotti dai
paesi industrializzati, li ha disincentivati a investire in agricoltura, e ciò
ha contributo a ridurre ulteriormente la loro capacità di produrre e competere.
Inoltre, i prezzi di molti prodotti tropicali che essi esportano per esempio il
caffè o il cacao non sono cresciuti quanto quelli di grano, mais e riso. Il
differenziale di crescita fra i proventi delle esportazioni e il prezzo dei
cereali importati è diventato quindi una morsa. Si consideri che parallelamente
sono cresciuti i costi dell'energia... Oggi crederebbe ancora al teorema Wto:
prezzi più liberi uguale prezzi più bassi e prezzi più bassi uguale più
democrazia e sviluppo per tutti? La Wto può anche aver ragione, ma occorre
specificare correttamente i termini della questione. La riduzione dei prezzi
per i consumatori è un vantaggio, che può derivare, sotto determinate
condizioni, dalla rimozione degli ostacoli al commercio. Tuttavia, perché
questo sia un gioco a somma positiva, occorre che i produttori del paese che
apre le proprie frontiere a beneficio dei consumatori interni riesca a cogliere
le opportunità che si determinano nei mercati esteri in conseguenza
dell'apertura delle frontiere altrui. Invece, molti dei paesi più poveri hanno
visto aumentare le proprie importazioni di alimenti senza riuscire ad aumentare
l'export. E così il teorema non funziona: infatti, molte regole della Wto non
si applicano ai paesi più poveri, o si applicano in misura limitata. In futuro
ci dobbiamo aspettare un'ulteriore discesa dei prezzi dei cereali e della soia?
Se la crisi finanziaria si tradurrà in una recessione globale, questo
indebolirà la domanda e si potrebbero raffreddare i listini. E questo effetto
potrebbe essere forte soprattutto nei paesi poveri, dove all'alimentazione è
destinata una quota di reddito più elevata. Tuttavia, la crisi finanziaria
potrebbe ridurre la disponibilità di credito, quindi gli investimenti, e
deprimere così l'offerta globale spingendo in alto i prezzi, dato che le scorte
sono ancora prossime ai minimi storici. Non sappiamo quale di questi meccanismi
prevarrà, ma per certo possiamo dire che la volatilità di questi giorni non è
favorevole, nemmeno alla sicurezza alimentare, dato che per produrre di più e
meglio occorre una prospettiva di stabilità. Inoltre, dovremmo chiederci che
effetto avrà la crisi finanziaria sulle risorse a disposizione per la
cooperazione internazionale: parte di quelle promesse dai paesi nella
Conferenza di Alto Livello promossa dalla Fao a Roma lo scorso giugno devono
ancora essere stanziate, anche se l'Italia ha rifinanziato con 14 milioni di
euro il suo fondo fiduciario speciale. l'intervista L'economista Conforti:
"La tempesta delle borse può condizionare i listini agricoli. Non c'entra
la speculazione, nazioni impoverite penalizzate" L'Africa resta l'emergenza.
( da "Avvenire" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
ECONOMIA 16-10-2008
Spettro recessione, nelle Borse torna la paura Wall Street affonda: -7,9%.
L'Europa brucia 353 miliardi. A picco il petrolio: 74,5 dollari DA MILANO
GIUSEPPE MATARAZZO L' illusione dura appena due giorni. Poi l'euforia svanisce
e la paura ritorna. Per le Borse di tutto il mondo è nuovamente "profondo
rosso". La fiducia scatenata dai piani anti-crisi varati dalle istituzioni
americane ed europee ha già lasciato il campo a nuovi timori di recessione, che
spingono a picco i listini. Wall Street in caduta libera dopo la pubblicazione
del Beige Book della Fed sull'andamento dell'economia ha ceduto addirittura il
7,90%. Tutte col segno meno le piazze europee. La migliore è Milano che ha
perso il 4,95%, con i bancari in forte difficoltà. L'andamento ribassista era
partito in nottata dall'Asia: Tokyo a fine sessione ha segnato un rialzo
dell'1,1%, un colpo di coda finale dopo una sessione condotta prevalentemente
in territorio negativo. Il calo più ampio, del 5%, è stato registrato da Hong
Kong. A Singapore indici giù del 3,24%. E anche qui i governi corrono ai ripari.
Il presidente filippino Arroyo ha annunciato l'istituzione da parte dei Paesi
del Sud-Est asiatico di un fondo (a cui potrebbero aderire
anche Giappone, Cina e
Corea del Sud) per acquistare titoli "tossici" dalle banche in
difficoltà sul modello del piano Paulson. L'Europa si adegua subito
all'andamento negativo, uscendo malissimo dalla seduta di ieri. L'indice
paneuropeo DjStoxx 600 lascia sul terreno il 6,5%. Bruciati ben 353
miliardi, annullando così il recupero dei giorni scorsi. I passivi delle
singole Piazze sono pesanti: Londra perde il 7,16%, Parigi il 6,82%,
Francoforte il 6,49%. Zurigo cede il 5,64, Amsterdam il 7,56 e Madrid il 5,36.
A Milano il Mibtel chiude con un ribasso del 4,95%. Piazza Affari inizia la
seduta già in calo, stabilizzandosi intorno al -1%, prima di peggiorare
nettamente nel pomeriggio in coincidenza con l'apertura negativa di Wall
Street. Tra gli energetici cedono posizioni Enel (-8,94%), Eni -5,82%, Saipem
(- 6,35%) e Tenaris (-11,39%). Deboli i titoli degli istituti di credito. In
particolare soffre Unicredit che sacrifica l'8,07%, mentre Intesa Sanpaolo
accusa un -5,04%. Dietrofront per Banco Popolare (-7,80%) dopo i forti recuperi
precedenti. Giornata da dimenticare per la Borsa americana (Nasdaq a -8,47%),
segnata ancora da forti ondate di speculazioni sul finale. Wall Street è stata
influenzata da alcuni segnali di giornata, come il peggioramento dei prezzi
alla produzione e delle vendite al dettaglio a settembre. Ad appesantire il
mercato, le parole del presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, secondo
cui la turbolenza dei mercati creditizi rappresenta una "grave
minaccia" per un'economia Usa già in fase di rallentamento. Neanche i
buoni dati di Coca Cola e Intel hanno rassicurato gli operatori. Anche il calo
del prezzo delle commodities e del petrolio (sceso sotto i 75 dollari al
barile, a quota 74,5) viene letto come l'effetto del temuto raffreddamento
della domanda globale. Ad appena due giorni dal maxirimbalzo delle Borse di
tutto il mondo, la parola "crisi" torna dunque subito d'attualità. E
se i piani statali non bastano a dare stabilità al mercato, l'attenzione si
rivolge ormai all'economia reale.
( da "Avvenire" del 16-10-2008)
Argomenti: Cina
MONDO 16-10-2008
CONSIGLIO EUROPEO Il premier chiede una pausa di riflessione sulla riduzione
dei gas in questo momento di crisi C'è l'intesa per riattivare i contatti con il
Cremlino La discussione sul Trattato di Lisbona a fine anno Clima, l'Italia
pronta al veto "Non siamo Don Chisciotte" I 27 divisi sulle
emissioni. Berlusconi: Russia nell'Unione DA BRUXELLES FRANCO SERRA A l vertice
dei leader dell'Ue Silvio Berlusconi minaccia il veto sul pacchettoclima;
definisce "ridicolo il commercio del diritto di inquinare" previsto
da un progetto per cui tra l'altro le industrie dovrebbero pagare pesantissimi
certificati di emissione di Co2. L'offensiva del presidente del Consiglio trova
molti alleati e ieri, nella prima delle due giornate del summit, Berlusconi ha
segnato parecchi punti a suo vantaggio. Tutti d'accordo in linea di massima per
confermare l'intenzione di ridurre entro il 2020 del 20% le emissioni di Co2;
d'accordo anche per cercare di ridurre di altrettanto i consumi, bene pure
l'idea di sviluppare in parallelo le energie alternative. Ma sui tempi per
avvicinarsi a questi obiettivi, in questa fase di crisi economica tra i governi
dell'Ue si è fatta vigorosamente strada l'idea di frenare in attesa di tempi
migliori per l'economia. Ufficialmente la Francia, presidente di turno dell'Ue,
propone di varare il pacchetto in dicembre, nel prossimo vertice. Ma ieri i
Ventisette hanno constatato che sono lontani dall'unanimità. Appena arrivato a
Bruxelles, Berlusconi ha chiarito che l'I- talia vuole un rallentamento del
progetto, per evitare alle imprese costi insostenibili. Confindustria calcola
un costo pari all'1,5% del Pil e ieri la sua presidente Marcegaglia ha detto
che "l'impegno per ridurre le emissioni inquinanti lo manteniamo ma non
con queste norme perché così si uccide l'industria europea, e quella italiana
prima delle altre". "Credo che in Consiglio europeo sarà presa una
decisione di avere un certo momento di attesa", ha detto il presidente del
Consiglio spiegando che "in questo momento si presenta una crisi che rende
molto difficile per le economie europee e non solo per quella italiana di
sostenere questo impatto estremamente costoso". Sui target indicati per
ridurre gli inquinanti l'I- talia non ha da ridire. "Il cambiamento
climatico è un problema importante che ci deve preoccupare e che deve vederci
impegnati affinché si possano raggiungere i risultati previsti nel 2020",
ha detto Berlusconi. "Ma le nostre imprese non sono assolutamente nella
misura di sopportare i costi della regolamentazione proposta. Non crediamo che
sia il momento di fare i Don Chisciotte, di andare soli quando i Paesi grossi produttori di Co2 come gli Usa e la Cina sono assolutamente negativi sul fatto di aderire alla nostra
azione". Berlusconi ha trovato una sponda importante nel cancelliere
tedesco Angela Merkel che vuole modifiche sostanziali a tutela delle industrie
ad alto consumo di energia. Il premier britannico Gordon Brown e il presidente
della Commissione José Manuel Barroso hanno insistito all'unisono perché
"siano fedelmente rispettati gli obiettivi". L'appoggio probabilmente
decisivo alla richiesta italiana è venuto dai Paesi dell'Europa centroorientale
che, guidati dalla Polonia hanno tenuto un loro vertice-lampo chiedendo che il
pacchetto sia rinegoziato e non sia varato in dicembre. Oscurati dalle
discussioni sulla crisi economica e dagli scontri sul clima, hanno trovato poco
spazio i temi del recupero del Trattato di Lisbona bloccato dal "no"
irlandese e delle relazioni con la Russia dopo il conflitto in Georgia. Di
eventuali iniziative sul Trattato si riparlerà in dicembre. E sui rapporti con
Mosca, con diverse sfumature c'è intesa per riprendere senza troppi ritardi le
trattative per un accordo di partnership strategica Ue-Russia. Nel tardo
pomeriggio a margine di una riunione del Ppe, Berlusconi si era spinto oltre
spostando il discorso della riapertura dei colloqui con Mosca a un suo ingresso
nell'U- nione: "Sento la Russia come un Paese occidentale ha detto il
premier e quindi il mio progetto è che nei prossimi anni la Federazione Russa
possa diventare membro dell'Europa". Parigi: "Varare il pacchetto
sull'ambiente in dicembre" Ma cresce il fronte del no: contrari anche
Berlino e Varsavia Il presidente francese Nicolas Sarkozy, al centro, tra i
leader dell'Unione europea a Bruxelles (Reuters).
( da "Repubblica, La" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina IX - Genova
L'operazione Fornitura di mille ecografi Colpo Esaote Mega
commessa con la Cina
NONOSTANTE la crisi Esaote mette a segno un colpo grosso in Cina. e firma un contratto da venti
milioni di euro per la fornitura di mille ecografi alla China Charity
Federation, un'organizzazione cinese non governativa, che li distribuirà nella
zone rurali della Repubblica Popolare cinese. L'accordo è stato firmato
ieri mattina nella sede della Camera di commercio di Genova dal presidente di
Esaote Carlo Castellano, da Baojun Fan e Baozhong Li, rispettivamente
presidente e vicepresidente di Ccf. E' la seconda fornitura di questo tipo in
un anno, e oggi la Cina rappresenta per Esaote il
secondo mercato straniero subito dopo gli Usa, un mercato che tra l'altro sta
vivendo un momento di espansione vertiginosa, visto che il fatturato delle
esportazioni Esaote verso questo paese è cresciuto dell'80% in soli due anni.
La crisi intanto frena l'ingresso in Borsa della società genovese. "Con
Intesa San Paolo avevamo portato avanti le procedure per la quotazione - spiega
Castellano - ma la bufera in corso ci impone un posticipo, quindi le
valutazioni sono rimandate all'inizio del 2009". (n. c.).
( da "Repubblica, La" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina V - Bari Modugno,
c'era melanina nel latte cinese I Nas a caccia di chi ha importato il prodotto.
Buchi nei controlli doganali I risultati delle analisi condotte nei laboratori
del ministero della Salute La sostanza tossica dieci volte più del lecito MARA
CHIARELLI Ora che la certezza c'è, che i laboratori riconosciuti dal ministero
della Salute hanno accertato l'elevata presenza di melamina nel latte cinese
sequestrato tre settimane fa a Modugno, i carabinieri del Nas (il Nucleo
antisofisticazione) di Bari alzano il tiro. E spostano le indagini
sull'importatore cinese, su chi, a Roma e Napoli, ha venduto ai grossisti del
Barese. I due casi di positività alla melamina, scoperti dall'istituto
zooprofilattico di Teramo nel "Milk Drink" e nel probiotico sequestrati
un mese fa al grossista di Modugno, sono infatti due dei tre campioni
sentinella, che hanno lanciato l'allarme in Italia. Nel latte e nel suo
derivato, destinati all'infanzia, c'erano infatti percentuali di sostanza
tossica pari a 10 volte il limite consentito, anche se non con conseguenze
letali. I militari specializzati, coordinati dal tenente Antonio Citarella,
appena saputo l'esito delle analisi, sono tornati a far visita al deposito di
via Porto Torres a Modugno, sequestrando anche quelle lattine che ancora non
erano state portate via. Per il titolare del magazzino, proprietario anche del
negozio al dettaglio "Luna rossa", Chen Jine, di 49 anni, è scattata
ora la denuncia penale per il reato di commercio di sostanze alimentari nocive.
In procura a Bari è stata depositata una prima informativa con i risultati
delle analisi di laboratorio, ma nei prossimi giorni gli investigatori
aggiungeranno altri elementi utili, che confluiranno in un fascicolo di
inchiesta. E sarà, di conseguenza valutata la possibilità di apporre i sigilli
all'esercizio commerciale. Le indagini puntano, tra l'altro, ad accertare cosa
non abbia funzionato nei sistemi di controllo doganale, che avrebbero dovuto
impedire l'arrivo del latte contaminato in città. Risultati confortanti, in ogni
caso, arrivano da Teramo sull'esame delle caramelle al latte, anche quelle
sequestrate nel blitz di settembre scorso a Modugno. Le 130 (in tutto)
confezioni di latte o a base di latte erano per la maggior parte destinate alla
nutrita comunità cinese presente sul territorio barese, ma non si esclude che i
prodotti possano essere stati acquistati da italiani, magari incuriositi dal
particolare contenitore. Nel magazzino non erano state trovate polveri da
miscelare per ottenere il latte, come è invece il caso della
Cina, ma diverse
irregolarità erano state riscontrate su altre sostanze di varia natura,
conservate nel deposito: pasta, vegetali e aromi, per circa 100 chili,
riportavano etichette non in regola con le normative, anche europee. Si
trattava infatti di scritte falsificate, in lingua italiana e stampate su
ordinari fogli adesivi in formato A4. Altre duemila etichette dello
stesso tipo erano state poi ritrovate nel magazzino. Alla luce di questa
scoperta, il cinese era stato denunciato per tentativo di frode in commercio.
Si ipotizza, infatti, che la dicitura riportata non rispecchiasse il reale
contenuto delle derrate alimentari e servisse, al contrario, per renderle
commercializzabile sul mercato legale. Ma i controlli sugli alimenti di
provenienza extracomunitaria non si fermano qui. Nei prossimi giorni, a caccia
di irregolarità si muoveranno anche gli ispettori della Asl barese. I medici
del Sian, il Servizio di igiene e alimentazione, che già hanno chiuso tre
ristoranti cinesi per gravi carenze igienico-sanitarie, avvieranno verifiche su
tutti gli esercizi commerciali, ristoranti e piccoli punti vendita, non solo
cinesi ma anche di altre etnie, sparpagliati per Bari e provincia.
( da "Repubblica, La" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XIX - Roma
Rocchi: "Io sono pronto" E Rossi pensa al tridente STEFANO CARINA LO
vedi e sembra il classico leone in gabbia. Rocchi in campo smania, corre su
tutti i palloni, dà indicazioni ai compagni con una grinta non comune per la
classica partitella del giovedì. Segna tre reti (14-0 il risultato finale
contro il Formia) che sembrano però non bastargli: ha voglia di riprendersi il
tempo perduto. La frattura al perone rimediata in Cina è oramai un brutto ricordo:
"Ho tanta voglia di tornare in campo - ha ammesso ieri - anche perché, a
causa dell'infortunio, per me si può dire che la stagione inizia adesso. Sono
pronto, sono guarito e ho acquisito anche una buona condizione fisica che
migliorerà col passare delle partite". Parole che sembrano un
messaggio a Rossi che solo qualche giorno fa lo aveva dipinto come un
calciatore sottovalutato: "Sinceramente non so se giocherò - ha spiegato -
sono a disposizione, ma questo vuol dire che posso anche andare in panchina. Mi
reputo un giocatore importante per questo gruppo e credo che il mio rientro
darà qualcosa in più alla squadra. Il tridente? Non so se lo vedremo col Bologna,
sarà l'allenatore a valutare il modulo e la mia condizione". Non è escluso
che questo accada, magari a partita in corso. Le prove tattiche di ieri non
sono infatti da sottovalutare. A partire da Foggia che ha giocato nel trio
offensivo a destra quasi che ricoprisse il ruolo di vice-Pandev (di ritorno
dalla nazionale e quindi assente), passando per Dabo che ha preso il posto di
Mauri (che ha disputato la ripresa) e finendo con Zarate che si è spesso
cambiato la posizione con lo stesso Rocchi. Proprio l'argentino è la sorpresa
di questo avvio di stagione: "è un giocatore di grandi qualità, sta
facendo molto bene e si è ambientato subito. Noi abbiamo un bel rapporto, lo
considero un bravo ragazzo ma ancora dobbiamo metterci d'accordo su chi sarà il
rigorista. Diciamo - ha aggiunto scherzando - che li tirerà il primo che arriva
sul pallone". Notizie dal campo: Matuzalem, Firmani e Manfredini sono out
per Bologna, Meghni e Muslera recuperano. Dopo la trasferta di domenica i
biancocelesti ospiteranno in casa il Napoli. Ieri il Comitato di analisi per la
sicurezza delle manifestazioni sportive (Casms) ha deciso che gli abbonati
della Lazio potranno acquistare per l'incontro fino a 4 biglietti ciascuno, da
poter girare ai tifosi residenti nella provincia di Roma, sui quali
garantiranno essi stessi.
( da "Repubblica, La" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Cronaca Si
moltiplicano i controlli dei Nas, nel 2007 quasi trentamila ispezioni
Mozzarelle, vino e diossina un anno di scandali del cibo CATERINA PASOLINI ROMA
- Un anno vissuto pericolosamente, a tavola. Tra mozzarelle alla diossina,
bufale infette e falsi vini d'annata barricati con turaccioli. Comprando tonno
al mercurio, carne agli ormoni, te al piombo e miele agli antibiotici. Passando
per maiale allevato col cromo per rendere le carni più rosse o salmone con
additivi per farli apparire più arancioni. Cibi contraffatti, adulterati,
congelati o scaduti venduti per freschi sembrano essere diventati un rischio
mattutino per chi va a fare la spesa. Anche per questo si moltiplicano i
controlli dei Nas che l'anno scorso hanno fatto quasi 29mila ispezioni, contestato
5600 infrazioni penali e sequestrato merci per oltre 120 milioni di euro, con
aumenti del 300 % dei sequestri nel settore delle acque e bevande, del 500% nel
latte e derivati e un raddoppio per le carni. Dai primi scandali del vino al
metanolo di anni fa non sembrano bastare più le etichette a farci sentire
sicuri, troppe le contraffazioni nelle date di scadenza o l'elenco degli
alimenti, come l'ultimo eclatante caso dei formaggi, che vengono scoperte dagli
inquirenti. Storie di ordinario imbroglio da Milano a Palermo, come l'olio di
semi che nella metropoli lombarda veniva venduto come extravergine di oliva o i
200mila litri di falso aceto balsamico sequestrati a Reggio e la tonnellata di
alimentari scaduti e rietichettati trovati in un capannone a Bologna dai
finanzieri. Imbrogli e attacchi alla salute quotidiani raccontano le cronache
tra arrivi dall'est, dall'oriente e la mano lunga della camorra, della malavita
che tra Campania, Puglia e Sicilia gestisce affari anche nel ramo alimentare.
Parlano i casi scoperti nei mesi scorsi di mozzarelle di bufala fatte con latte
colombiano o formaggi con materie prime arrivate dalla Romania congelate e
sbiancate con la calce e soda caustica. Alimenti italiani,
il nostro paese ha ricevuto 70 notifiche per produzioni irregolari, ma arrivati
anche dalla Cina (ha il
primato negativo mondiale: 390 notifiche) come i pomodori orientali che
finiscono in Campania per le "passate veraci" o le anguille cinesi
vendute come pescato locale sulle nostre coste.
( da "Repubblica, La" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Cronaca Confisca Napoli,
maxisequestro di latte cinese "Allarme salute, sospetto di melamina"
Tre i casi già accertati. Il ministro Zaia: tolleranza zero Per l'import da
Pechino accessi solo da Malpensa, Fiumicino e i porti di Genova e Napoli
ALBERTO CUSTODERO ROMA - Maxi sequestro in Campania, ieri, da parte dei
Forestali, di 10 quintali di latte cinese sospetto di essere contaminato dalla
melamina, il composto che, mischiato illegalmente nel latte pediatrico, ha causato in Cina numerose morti e intossicazioni. I carabinieri del Nas hanno
scoperto intanto i primi tre casi di prodotti alimentari cinesi adulterati
proprio dalla melamina. Non è guerra commerciale con la Cina. "La comunità cinese non tema
- ha precisato il ministro dell'Agricoltura Luca Zaia - le attività criminali
non hanno etnie o colori di sorta". "Ma - ha aggiunto il
ministro - è tolleranza zero contro le frodi alimentari". In attesa degli
esiti degli esami sul latte sequestrato a Napoli, i primi tre test risultati
positivi in Italia (
( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-17 - pag: 2 autore: L'Italia aspetta una linea
europea dopo l'ingresso nell'immobiliare, nella moda e nel lusso Ma contro i
"sovrani" è pronto lo scudo Isabella Bufacchi ROMA Quei 3.000 e più
miliardi di dollari di liquidità nelle casse dei fondi sovrani, molti dei quali
concentrati in Medio Oriente e Asia, sono benvenuti se si limitano ad irrigare
- passivamente - le aride economie occidentali, tenute a secco da un indomabile
credit crunch. Ma se, come ha denunciato il presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi, le imprese italiane rischiano di finire sotto attacco delle Opa
ostili dei Sovereign wealth funds (Swf), allora è il momento di alzare qualche
diga. Così, mentre il ministro degli Esteri Franco Frattini vola ad Abu Dhabi
dove incontrerà Sheikh Abdullah Bin Zayed Al Nahyan membro del Cda del fondo
Adia (il più grande al mondo con 1000 miliardi) il Governo prepara un ritocco
alla legge sull'Opa per dare qualche munizione in più alle società sotto tiro e
intanto chiude un occhio all'ingresso di investitori libici in Unicredit. Non a
caso il Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica
presieduto da Francesco Rutelli) si sta interessando a eventuali rischi
connessi a "interventi poco trasparenti " di alcuni fondi. Sbattere
la porta in faccia a questi investitori istituzionali di lungo periodo è però
un lusso che nessun Paese occidentale sull'orlo della recessione per la crisi
della liquidità e del credito può permettersi, ora come ora. Questi fondi
statali restano oggetto di studio perchè unici: non hanno debiti, investono prevalentemente
all'estero, si alimentano con i surplus delle bilance commerciali o con i
guadagni delle vendite di materie prime (petrolio in primis). Le pillole
avvelenate non devono essere prescritte per legge. Gli Stati Uniti e
l'Australia sono due esempi recenti di un freno all'avanzata dei Swf: dopo lo
sbarco di Singapore, Kuwait, Emirati Arabi e Cina nel capitale di alcuni colossi
bancari di Wall Street, Morgan Stanley e i liquidatori di Lehman Brothers si
sono rivolti alle giapponesi Nomura e Mitsubishi Ufj. L'Australia è andata
oltre. Quando ha temuto che la Cina mirasse alla gestione strategica di Rio Tinto (uno dei più
grandi fornitori di materie prime al mondo), ha eretto paletti: la
società statale cinese Chinalco, gigante dell'alluminio, dovrà chiedere il
permesso al Governo australiano per poter andare oltre l'attuale quota del 10%
in Rio Tinto e non può nominare un membro del consiglio di amministrazione.
L'Italia non svetta in cima alla classifica dei Paesi occidentali nel mirino
dei fondi sovrani, dominata da Stati Uniti, Svizzera, Gran Bretagna e India. Ma
gli investimenti in Italia stanno crescendo,come l'ultimo acquisto reso noto
ieri con l'ingresso di Libyan Investment Authority in Unicredit. Prima si sono
fatti vedere nei settori del lusso, della moda e dell'immobiliare: sono entrati
in Ferrari, Piaggio, Mediaset, in alberghi come il Gallia a Milano. Il fondo
sovrano di Singapore ha messo piede nelle autostrade, negli aeroporti, nelle
stazioni e nella telefonia facendo il suo ingresso nel capitale di Sintonia,
holding che fa capo alla famiglia Benetton. Di recente la Cassa depositi e
prestiti guidata da Alfonso Iozzo assieme alla francese Cdc hanno fondato il
"Club degli investitori di lungo termine" per attrarre i fondi
sovrani nelle infrastrutture europee, a secco di finanziamenti prima della
crisi di liquidità del secolo. I fondi sovrani hanno iniziato la loro storia
nel 1953 nel Kuwait con la Kuwait investment authority: hanno mosso i primi
passi come investitori molto conservativi e prudenti, concentrando il proprio
portafoglio nei titoli di Stato, principalmente Treasury americani: incassando
rendimenti molto bassi ( è stato calcolato l'1%in termini reali negli ultimi 60
anni). Solo da qualche anno hanno iniziato a diversificare spostandosi nel
mondo dell'equity: con un tempismo non proprio fortunato, a giudicare dalle
minusvalenze da capogiro incassate entrando nelle più grandi investment bank
americane e svizzere prima del collasso delle Borse. E poi i Sovereign wealth
fund sono entrati a loro volta nel mirino di legislatori e regolatori: la
Germania intende arginarli per legge con l'obiettivo di frenare acquisizioni di
partecipazioni azionarie rilevanti in società strategiche per il Paese; l'Ocse
e il Fmi lavorano a codici di condotta e auspicano più trasparenza nella
governance, vero punto oscuro. Ma il rubinetto dei fondi sovrani, pur con
qualche precauzione in più, sarà lasciato aperto.
isabella.bufacchi@ilsole24ore.com LUNGO TERMINE La Cdp e la francese Cdc hanno
fondato un club per attrarre investimenti stranieri nel settore delle
infrastrutture.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-10-17 - pag: 25 autore: Contraffazione
alimentare. Tre campioni analizzati dai Nas dei Carabinieri sono risultati
positivi alla melamina Maxi-sequestro di latte cinese A Napoli interviene la
Forestale - Il ministro Zaia promette "tolleranza zero" Rita Fatiguso
MILANO C'era melamina in tre campioni, due di latte, uno di yoghurt, di
prodotti importati dalla Cina ben prima dello scandalo
scoppiato il mese scorso, sequestrati a Modugno (Bari) e Poggio Marino
(Napoli). Per il comandante dei Nas, Cosimo Piccinno, "è una quantità non
letale, ma nociva ". Sufficiente a far rientrare i campioni tra i 26
risultati in Europa positivi alla melamina. L'allarme resta alto, proprio ieri
ben dieci quintali di latte cinese a rischio melamina sono stati sequestrati in
un capannone a Napoli della Guardia forestale, arrivati nel porto via
container. Tra dieci giorni i risultati delle analisi. Ma, accanto al latte,
l'operazione "Lanterne Rosse" ha intercettato anche farmaci e cosmetici.
Il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, ha parlato "del più
grande sequestro mai effettuato di latte cinese in Italia", confermando la
linea dura nei confronti di qualsiasi contraffazione, da qualsiasi etnìa sia
perpetrata. "Bisogna rendere obbligatoria l'etichetta di provenienza per
tutti gli alimenti ", ha incalzato il presidente della Coldiretti, Sergio
Marini. L'attività del Corpo forestale ha dimostrato l'efficacia del
coordinamento tra i diversi protagonisti del sistema dei controlli. L'Ufficio
centrale antifrode delle Dogane, ad esempio, a settembre ha diramato le
coordinate di una trentina di esportatori cinesi, per la metà di grandi
dimensioni finiti negli indicatori di rischio in quanto specializzati
nell'import-export di prodotti lattiero-caseari dalla Cina.
I codici doganali relativi all'attività possono addirittura consentire
l'intercettazione all'arrivo dei container nei porti. Dal 22 settembre al 13
ottobre, i Carabinieri dei Nas hanno ispezionato ben 855 strutture
specializzate nella distribuzione di prodotti alimentari cinesi. Sono stati
prelevati 127 campioni, inviati ai laboratori di analisi. Finora, sono stati
resi noti i risultati di 48 campioni dall'Istituto zooprofilattico di Teramo,
inclusi i tre risultati positività alla melamina. Si profilano misure drastiche
per i prodotti alimentari cinesi. Secondo il sottosegretario alla Salute
Francesca Martini i punti di accesso delle merci cinesi saranno quattro: gli
aeroporti di Milano Malpensa e Roma Fiumicino, il porto di Genova e il porto di
Napoli. "Container provenienti dalla Cina –ha detto il sottosegretario –
dichiaravano di trasportare giocattoli o mobili, invece trafficavano
illegalmente in prodotti alimentari". Rassicuranti, dalla Cina, le affermazioni del presidente
della Repubblica popolare cinese, Wen Jabao: "Sarà predisposta una nuova
regolamentazione sul cibo e la sicurezza alimentare ". Voci
raccolte dall'agenzia Nuova Cina denunciavano intanto
che i prodotti alla melamina erano finiti nel circuito dei discount. E che in
varie località il Governo starebbe cercando di bloccare cause per i
risarcimenti di vittime del latte contaminato. Spesso è proprio sulle regole
del gioco che la contraffazione prospera. Una partita di dieci tonnellate di
materie prime utilizzate per integratori provenienti dalla Cina,
destinate a una società emiliana è stata sequestrata a Genova, analizzata e poi
dissequestrata. "L'allarme resta – ha detto il sottosegretario Martini –
su tutte quelle sostanze e prodotti, come gli integratori, che vengono assunti
dagli sportivi o da chi fa attività fisica, acquistabili su Internet o venduti
attraverso canali di distribuzione non controllati".
rita.fatiguso@ilsole24ore.com Inchiesta. Una guardia forestale controlla i
prodotti cinesi a Napoli ANSA.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2008-10-17 - pag: 48 autore: Combustibili. Si profila
un taglio di un milione di barili al giorno per difendere i prezzi Il greggio
sotto i 70 dollari L'Opec anticipa al 24 ottobre il meeting d'emergenza Roberto
Capezzuoli La discesa dei prezzi del petrolio non si arresta e il Cartello dei
produttori corre ai ripari, anticipando a venerdì 24 ottobre la riunione di
emergenza che i 13 Paesi dell'Opec avevano precedentemente indetto a Vienna per
il 18 novembre. "Occorreva intervenire prima che le soluzioni divenissero
troppo difficili", ha commentato ieri il ministro del Petrolio del Qatar,
Abdullah al-Attiyah. In effetti una soluzione, che si riveli calibrata ed
efficace, non sembra agevole da inventare. Per Derlis Palacios, fresco ministro
del Petrolio dell'Ecuador, "l'ideale sarebbe una stabilizzazione sopra gli
80 dollari al barile". Questa è anche la cifra che Palacios si aspetta per
fine anno, quando la crisi finanziaria internazionale sarà meno frenetica e
l'inverno avrà accelerato i consumi. Il presidente Opec, Chakib Khelil, ritiene
"ideale" una fascia 70-90$, mentre il ministro nigeriano Odein
Ajumogobia si limita a sostenere che l'incontro della prossima settimana
rappresenta un'opportunità per considerare le opzioni a disposizione. Di
opzioni è verosimile ve ne sia una sola, un taglio produttivo di almeno un
milione di barili al giorno (mbg), come ha detto al-Attiyah e come emergeva
dalle stime sulla domanda di greggio Opec (si veda il Sole-24 Ore di ieri), che
pare destinata nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: NORME E TRIBUTI GIUSTIZIA data: 2008-10-17 - pag: 39 autore: DIRITTO
D'AUTORE Editori cinesi studiano il modello Siae Esponenti del governo e un
gruppo di editori cinesi in visita alla Siae per approfondire i problemi della
diffusione e della tutela delle opere letterarie e artistiche. La delegazione
cinese, ieri in Italia, ha richiesto una cooperazione alla Siae per gli aspetti
giuridici e tecnici riguardanti la proprietà intellettuale, in particolare i
servizi di tutela dei diritti d'autore sul territorio e le nuove tecnologie
digitali. La visita di ieri è stata anche l'occasione per
lanciare il progetto Turandot, iniziativa culturale per promuovere il modello
italiano in estremo oriente. Ideato dalla Siae, il progetto Turandot, esporterà
in Cina attraverso una
serie di manifestazioni mirate in materia di musica, cinema, letteratura e
arte.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ATTIVITA MARITTIMA data: 2008-10-17 - pag: 29 autore: INTERVISTA
Nicola Coccia Presidente di Confitarma Lo shipping resiste alla bufera Armatori
fiduciosi nonostante i segnali di arretramento Raoul de Forcade GENOVA La crisi
mondiale ha determinato un "corto circuito" per lo shipping con il
crollo dei noli, ma il momento, benché difficile, sarà superato
dall'armamento,in particolare da quello italiano. Ne è convinto Nicola Coccia,
presidente di Confitarma, che spiega: "Anche nel momento dello shock,
quello del massimo ribasso, nessuna unità è andata in disarmoe non ci sono navi
che non siano riuscite a coprire tutti i costi e tutte le spese. Dietro
l'armamento c'è un discorso industriale, non abbiamo puntato su un indice su
cui si può vincere o perdere". "è chiaro che, dalla sera alla
mattina,nel giro di 24 ore,c'è stato un blocco del nostro settore. Tutti i
trasporti internazionali sono sostanzialmente garantiti da lettere di credito
e, nel momento in cui si è generato, all'improvviso, uno scarso senso di
fiducia, non si sapeva più qual era la banca affidabile per garantire un
carico. Insomma, è improvvisamente mancata la fiducia tra un istituto di
credito e l'altro e, di conseguenza, anche gli strumenti di garanzia che
permettono, con l'intermediazione delle banche, di scambiare senza problemi un
carico tra due soggetti che si trovano dalle parti opposte del mondo. Questa
situazione ha causato un blocco, non direttamente legato allo sviluppo di
import ed export ". Si tratta solo di questo? Purtroppo c'è stata la
concomitanza di un'altra questione legata alle garanzie bancarie incrociate: il
fermo delle importazioni, da parte dei maggiori produttori cinesi di acciaio. I
quali, tra l'altro, avevano in corso un contenzioso con i maggiori esportatori
di ferro brasiliani. La crisi di scarsa fiducia ha portato l'industria cinese a
un fermo, con l'utilizzo di tutte le scorte. L'esplosione di questa controversia,
forse più della Borsa, ha determinato, dalla sera alla mattina, un cambiamento
violentissimo, con un blocco e un crollo del nolo, ovviamente nel carico secco.
E i carichi liquidi? Non hanno risentito del ciclone credit crunch. Ma per
questo c'è una motivazione tecnica: l'energia ha dei contratti predeterminati,
con grandi volumi,soggetti importanti coinvolti e grandi coperture. Inoltre i
carichi liquidi sono fonti di energia, parte di un sistema che deve essere
sempre alimentato. E qui si trova la stranezza di questa crisi, perché se c'è
un crollo violento dei consumi e delle infrastrutture, ci dovrebbe essere anche
un crollo dei consumi energetici; invece questo non è avvenuto. Si utilizzano
le scortee la produzione va avanti. Qual è, allora, lo scenario che abbiamo
davanti? La settimana scorsa sono stato in Cina per monitorare gli accordi in atto
con la Shanghai Federation. Il credit crunch ha portato il Governo cinese a
fare alcune scelte. Intanto abbiamo avuto rassicurazioni sulla regolarità della
consegna di tutte le navi in costruzione e, da parte nostra,abbiamo confermato
l'accettazione di quelle consegne. Le unità ordinate dagli italiani sono
sostanzialmente finanziate. E si tratta di 120-130 navi, più che altro per
carichi liquidi e secchi; poche le portacontainer. In Italia, peraltro, non
abbiamo una presenza speculativa, come invece accade in altri Paesi, dove sono
stati fatti ordini allo scoperto. La Cina, comunque,
risponde al momento di tensione finanziaria raffreddando la facilità di credito
per i cantieri. Questo fermerà la crescita di unità produttive nuove. Un
provvedimento che, a noi, fa gioco, perché va nel senso di frenare l'arrivo sul
mercato di tonnellaggio navale in eccesso, un rischio che esiste a seguito dei
notevolissimi ritmi produttivi,negli ultimi anni, dei cantieri cinesie coreani.
Inoltre dovranno andare in disarmo molte navi,che non sono statedemolite perché
la crescita dei traffici non lo consentiva. Dunque prevede che la crisi dello
shipping rientrerà? Indubbiamente le previsioni indicano un rallentamento dei
consumi ma, se dobbiamo parlare di crisi, penso ai beni di largo consumo e a
risentirne è soprattutto il traffico containerizzato. Sulle grandi masse,
invece, si prevedono incrementi e, in prospettiva, tra rinnovo della flotta e
demolizione di unità vecchie, noi vediamo un equilibrio e una fase
assolutamente positiva. Certo c'è è stato un corto circuito, dopo il boom. Ora
è il momento del riequilibrio. Ma nei prossimi anni,vuoi per crescita
demografica, vuoi perché i Paesi in via di sviluppo stanno entrando in un
sistema diverso di consumi e organizzazione, certamente il trend dei traffici
sarà in crescita:nel 2020-2030 salirà di un altro 30%rispetto all'attuale. LA
SCELTA "Nel momento dello shock tutto il settore è riuscito a rimanere
competitivo" Armatore. Il presidente di Confitarma, Nicola Coccia
IMAGOECONOMICA.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI I data: 2008-10-17 - pag: 28 autore:
Biomedicale. Commessa da 20 milioni Esaote si rafforza sul mercato cinese
Domenico Ravenna GENOVA Esaote consolida la sua presenza sul mercato cinese.
L'azienda genovese di elettronica biomedicale ha sottoscritto un accordo con
China Charity Federation, organizzazione non governativa, per fornire mille
ecografi al servizio sanitario cinese. La fornitura, il cui valore è intorno ai
20 milioni, segue, nell'arco di un anno, un analogo ordine ottenuto da Esaote
su quel mercato. La Cina è ormai diventata la seconda area di sbocco all'estero, dopo gli
Stati Uniti, dell'azienda guidata da Carlo Castellano. In termini di fatturato,
il mercato cinese si avvia, a fine anno, a toccare la soglia dei 21 milioni,
pari a circa il 12% del fatturato all'export: in due anni, i ricavi sono
aumentati del 50% in euro e di oltre l'80% in dollari. Esaote opera in Cina con lo stabilimento di Shenzhen, che occupa una trentina
di addetti ed è stato inaugurato nel 2004, e con due società commerciali che
sono dislocate a Shenzhen e a Honk Kong. "Quest'anno - spiega Fabrizio
Landi, amministratore delegato e direttore generale dell'azienda genovese-
abbiamo centrato l'obiettivo di vendere in Cina
l'equivalente di quanto compriamo su quel mercato. La fornitura di ecografi
rientra in un piano per dotare i poliambulatori medici delle zone rurali di un
paese che conta un miliardo di contadini concentrati nei villaggi e nei piccoli
centri rurali". Il sistema sanitario cinese non è solo impegnato a elevare
lostandard delle prestazioni a beneficio della popolazione che vive nelle
campagne. Accanto al miliardo di contadini ci sono circa 300 milioni di cinesi
che abitano nei centri urbani. "E non dobbiamo dimenticare – osserva Landi
che esiste una fascia, composta da ben 30 milioni di cinesi, contraddistinta da
un reddito superiore a quello degli svizzeri. Trenta milioni di persone agiate
che ormai rappresentano una domanda di prestazioni e servizi sanitari di
altissimo livello e qualità". Quest'anno,Esaote venderà oltre 9mila
ecografi nel mondo a fronte degli 8.500 commercializzati l'anno scorso.
L'obiettivo, per la fine dell'esercizio in corso, è raggiungere una soglia di
fatturato intorno ai 300 milioni rispetto ai 281 milioni del consuntivo 2007.
Carlo Castellano, presidente e Ceo, non nasconde più di una preoccupazione per
quest'ultimo scorcio d'anno funestato dalla crisi finanziaria internazionale.
""In queste settimane - sottolinea - gli Usa, forse anche in vista
delle elezioni presidenziali, hanno rallentato gli acquisti. Stiamo
attraversando una fase di grande incertezza e non sappiamo quale sarà il
domani. Resta, comunque, il nostro obiettivo di attestarci, a fine anno, sui
300 milioni di euro di fatturato consolidato". Nonostante i venti di crisi
che spirano sull'economia mondiale, Castellano non intende rinunciare ai
programmi di espansione messi in cantiere recentemente per alcuni mercati
emergenti. Esaote è sbarcata in India con la costituzione di una società
commerciale e analoga iniziativa è ormai in dirittura d'arrivo sul mercato
brasiliano. I PROGRAMMI Il gruppo genovese punta sul crescente business delle
attrezzature sanitarie; interventi anche in India e Brasile.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-17 - pag: 14 autore: Le imprese. Andrea
Moltrasio (Confindustria): soddisfatti per il risultato ma la battaglia non è
conclusa "Soluzione condivisa entro dicembre" Nicoletta Picchio ROMA
Soddisfatti per il risultato. "è stata fermata l'intenzione della Ue di
varare il regolamento sul clima". Ma Andrea Mol-trasio, vice presidente di
Confindustria con delega all'Europa, sa che la battaglia non è conclusa. Se ne
riparlerà a dicembre, quando si riunirà di nuovo il Consiglio europeo.
"Nel frattempo deve andare avanti un ulteriore approfondimento: la
riduzione delle emissioni di CO2 non può penalizzare la competitività
dell'industria italiana ed europea". Moltrasio sottolinea l'obiettivo:
aumentare l'efficienza tecnologica per ridurre le emissioni di anidride
carbonica. "Non abbiamo un atteggiamento anti europeo. Vogliamo evitare,
però, che il rispetto dell'ambiente sia un elemento di freno allo sviluppo. La
Ue deve mantenere la sua capacità di creare ricchezza". Per ora, la
sospensione del regolamento è un successo. E Confindustria, che sull'argomento
ha fatto una dura battaglia, lo ha sottolineato in una nota, ringraziando il
presidente del Consiglio e i ministri "per il complicato lavoro di queste
settimane e la determinazione avuta nel difendere le ragioni del mondo
produttivo e l'interesse del Paese". Il punto di riferimento secondo
Moltrasio dovrebbe essere un benchmarking mondiale di efficienza tecnologica
dei processi produttivi, per evitare le delocalizzazioni nei paesi dove i
vincoli ambientali non sono previsti. Non è un traguardo irraggiungibile, anzi.
E il vice presidente di Confindustria cita un documento di Business Europe in
cui si sintetizzano in quattro punti i comportamenti da adottare. Il primo è
ridurre nel mondo le emissioni di CO2; il secondo è che serve reciprocità:
"Il campo di gioco deve essere piatto". Terzo punto, bisogna
rafforzare i meccanismi di mercato che creano flessibilità per ridurre le
emissioni, infine puntare su investimenti nelle tecnologie che siano dal punto
di vista del clima "cost efficient". "Ci sono tecnologie che
creano profitti maggiori se vengono adottate. è in questa direzione che vanno
concentrati gli sforzi, un atteggiamento ben diverso rispetto al meccanismo
punitivo della tassa sulle emissioni, che non risolve il problema di ridurre la
quantità di CO2", continua Moltrasio. Basta leggere gli ultimi dati Iea
del World energy outlook per rendersi conto che l'approccio all'ambiente deve
essere mondiale: dal 2005 al 2030 senza provvedimenti le emissioni di CO2 in
Europa crescerebbero del 12%; nello stesso periodo aumenterebbero del 123% in Cina, del
200% in India, del 24% in Usa e del 33% in Russia. "La Ue è già virtuosa
", sottolinea Moltrasio. Il che non vuol dire che non si debba agire, ma
sarebbe incomprensibile penalizzare il sistema industriale. Da ora a dicembre
bisognerà lavorare: "è importante che sia stato deciso di prendere la
decisione finale all'unanimità", sottolinea l'imprenditore
lombardo.
( da "Avvenire" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
CRONACA 17-10-2008
IL FUTURO DEL PIANETA Il segretario del Pd: le Ong hanno ragione, il governo
vuole un taglio del 56% delle risorse destinate alla cooperazione Chiediamo
garanzie sull'efficacia degli aiuti "Lotta alla povertà, Italia e
Occidente fanno troppo poco" l'intervista Parla Veltroni: si è affievolito
lo spirito che animò l'assemblea Onu del 2000. La crisi? Come ha detto Papa
Benedetto XVI, rende ancora più necessario l'aiuto a chi è debole DA ROMA
GIOVANNI GRASSO " L' Occidente, l'Europa, l'Italia stanno facendo troppo
poco nella lotta contro la povertà e la fame nel mondo, venendo persino meno
agli impegni solennemente assunti con gli obiettivi del Millennio". Il
grido d'allarme viene dal segretario del Pd Walter Veltroni che, in questa
intervista, spiega: "Qualche giorno fa il presidente della Banca mondiale
ha reso noto un dato allarmante, che interroga le nostre coscienze: dall'inizio
dell'anno il numero dei poveri del mondo è aumentato di ben 100 milioni e si
corre il rischio che, a causa della crisi, la cifra salga ancora".
Onorevole Veltroni, alle Nazioni Unite di New York, recentemente, è stato fatto
un primo bilancio del percorso verso gli obiettivi del Millennio: non è stato
soddisfacente. Temo che si sia affievolito lo spirito che animò nel
( da "Avvenire" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
MONDO 17-10-2008 il
compromesso I 27 hanno confermato l'ambizioso pacchetto ambientale che fissa al
( da "Avvenire" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
MONDO 17-10-2008
realpolitik Il "dietrofront" della Merkel DA BRUXELLES FRANCO SERRA A
distanza di anni da quando stigmatizzava la decisione degli Stati Uniti di non
sottoscrivere il protocollo di Kyoto contro i cambiamenti del clima e a poche
settimane da quando ancora sosteneva a spada tratta una politica europea di
tagli severi nelle emissioni di gas a effetto serra "come esempio per il
resto del mondo", nel vertice Ue che si è chiuso ieri a Bruxelles Angela
Merkel ha dato un deciso colpo di timone. Accettando il grosso delle tesi degli
industriali tedeschi, preoccupati dei costi esattamente come i loro colleghi
italiani e degli altri Paesi dell'Unione, il cancelliere ha chiesto
tassativamente che nel "pacchetto clima" dell'Ue vengano inserite
precise garanzie in modo che le industrie ad alto consumo di energia
(principalmente la siderurgia, i cementifici, il settore dell'alluminio)
vengano concretamente protette dalla concorrenza di Paesi nei quali le norme di
protezione dell'ambiente sono nettamente meno severe di quelle europee o sono
addirittura ignorate. Il cancelliere esige tra l'altro che quei settori
industriali, che sono di particolare peso nel suo Paese, ricevano gratuitamente
permessi di emissioni dal
( da "Avvenire" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
MONDO 17-10-2008 il
forum "Abbiamo bisogno dell'aiuto di una superpotenza come quella
cinese". Smentita l'ipotesi di elezioni anticipate Il Sudafrica "si
offre" a Pechino DA NAIROBI MATTEO FRASCHINI KOFFI G wede Manthasa,
segretario generale dell'Africa National Congress (Anc), ha smentito le voci
circolate in questi giorni, secondo cui il Sudafrica anticiperà le elezioni che
si dovrebbero tenere ad aprile dell'anno prossimo. Il Paese, in seguito alla
divisione avvenuta all'interno dell'Anc, il partito al potere, ha come
Presidente Kgalema Petrus Mothlane che ha appena terminato il suo primo
incarico all'estero. Mercoledì scorso si è, infatti, svolto il terzo
"India- Brasile- Sudafrica ( Ibsa) Summit" a New Dehli, in India.
Tale forum, che ha visto la sua fase iniziale nel 2003, mira a rafforzare la
coopera- zione di questi tre Paesi, ognuno dei quali assume, per molti aspetti,
la maggiore importanza all'interno del Continente a cui appartiene. I settori
più interessati sono quelli dell'economia, della politica, e della salute. "Abbiamo
preso accordi su alcune difficili tematiche e sul modo migliore per
affrontarle" , ha detto alla conferenza stampa Manmohan Singh, Primo
Ministro indiano, in presenza del Presidente sudafricano e di quello
brasiliano, Louiz Inacio Lula da Silva. "Fin dal principio, questo summit
ha registrato molti progressi, grazie soprattutto ai gruppi di lavoro nel campo
dell'energia e dell'agricoltura" . Ma gli scettici contestano che non si
siano verificati ancora dei cambiamenti abbastanza evidenti da parte dei Paesi
Ibsa. Secondo l'economista politica sudafricana Mohau Pheku, il gruppo dovrebbe
usufruire dell'interesse che la Cina ha dimostrato fin dall'inizio nei confronti di questo Forum:
"Ibsa ha bisogno dell'appoggio e dell'investimento di una superpotenza
come quella cinese, se vogliono far fronte agli Stati Uniti e all'Europa, e
alle norme dell'Organizzazione mondiale del commercio ( Wto), da soli non
riusciranno a farcela" . La Cina, ormai
diventata la più temibile potenza d'investimento in Africa, si è subito detta
pronta a iniziare dei colloqui soprattutto per quanto riguarda i settori
dell'energia e delle miniere. I territori Ibsa sono tra i più forniti di
ricchezze minerali al mondo. Secondo gli esperti, il peso cinese andrebbe in
questo modo a completare quello sudafricano, bilanciandolo con quello di due
grandi Paesi come l'India e il Brasile. I lavori del terzo summit
India-Brasile- Sudafrica (Ibsa) che si è svolto a New Dehli: il governo
sudafricano ha chiesto aiuto e investimenti alla Cina
(Reuters).
( da "Avvenire" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
CRONACA 17-10-2008
BLITZ A NAPOLI Il totale di prodotti scoperti ieri arriva a 20mila chilogrammi,
La merce viaggiava per mare. Denunciati sette stranieri, tutti
con regolare permesso di soggiorno Latte sospetto dalla Cina Dieci quintali sequestrati DA
NAPOLI VALERIA CHIANESE L e ' Lanterne rosse' della Forestale hanno fatto luce
sull'importazione dalla Cina di prodotti alimentari risultati insicuri, o addirittura
illegali, che non rispettano le normative dei Paesi in cui sono venduti, né
tanto meno quelle europee, e che spesso sono imitazioni di prodotti pregiati
locali. Molto più di un fenomeno preoccupante, a vedere il risultato
dell'operazione del Corpo Forestale dello Stato condotta ieri a Napoli e che ha
impegnato anche unità cinofile della Forestale, l'Annona di Roma, personale
delle Asl Napoli 1 e Napoli 4 e degli atenei Federico II e L'Orientale per
l'interpretazione delle etichette. Sette denunce, 100mila euro di sanzioni
ammini-- strative, un negozio e un deposito che serviva tutta l'Italia
meridionale sotto sequestro; ma soprattutto 10 quintali di latte ad alto
rischio melamina,
( da "Avvenire" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
CRONACA 17-10-2008
DA SAPERE Nel 2007 entrati 3.420 minori Il "boom" dei piccoli
asiatici Nel 2007 i minori stranieri che hanno trovato una famiglia in Italia
sono stati 3.420. Nel 2006 erano stati 3.188. L'iter per un'adozione
internazionale è lungo e complesso, non solo per i costi (per il 2007 è stato
previsto un bonus statale, ma le spese possono arrivare anche a qualche decina
di migliaia di euro) ma soprattutto per i tempi di attesa, che non scendono mai
sotto i 18 mesi ma più frequentemente arrivano ai tre anni. Negli ultimi mesi
gli esperti del settore hanno notato un fenomeno nuovo: un aumento esponenziale
degli arrivi di bambini dall'Asia, in particolare da Vietnam e Cambogia, in attesa che si apra la collaborazione con la Cina. Se fino al 2006 era l'Europa
dell'Est ad essere 'egemone', oggi non è più così, anche per la prolungata
chiusura delle adozioni in Romania e altri Paesi. Nel 2007 i piccoli cambogiano
adottati sono stati 163 e i vietnamiti 263. Un numero, quest'ultimo, destinato
a essere superato nel 2008. visto che a giugno gli ingressi dal Vietnam
avevano già toccato quota 140. Le ragioni? Prima di tutto il fattore età: se
dall'America Latina giungono disponibilità per bambini grandicelli e dunque segnati
dall'abbandono, quasi il 40 per cento dei bambini asiatici adottati nel 2008
aveva meno di un anno, contro una media generale di 5,4 anni.
( da "Avvenire" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
CRONACA 17-10-2008 i
controlli Il sottosegretario alla Salute Francesca Martini: "I prodotti
cinesi saranno introdotti solo attraverso quattro accessi: gli aeroporti di
Roma e Milano e i porti di Genova e Napoli" "Stretta" logistica
sulle importazioni DA ROMA RAOUL BIANCHINI M olto presto, i
prodotti alimentari provenienti dalla Cina potranno essere importati ed introdotti in Italia solo attraverso
quattro 'punti di accesso': gli aeroporti di Milano Malpensa e Roma Fiumicino,
il porto di Genova e il porto di Napoli. La 'stretta' logistica è stata
annunciata ieri dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini, in seguito
allo scandalo del latte ci- nese contaminato da melanina. "Ci sarà
un accentramento - ha spiegato Martini nel corso di una conferenza stampa al
Ministero del Welfaredei punti di importazione in Italia, e questo al fine di
concentrare le forze e consentire controlli più stringenti". Il
sottosegretario ha poi illustrato i risultati della campagna di verifiche
scattata all'indomani dell'allarme-melanina lanciato nel nostro Paese. Dal 22
settembre al 13 ottobre, in pratica, sono stati ispezionati dai Nas (Nucleo
Antisofisticazione Sanità) 855 strutture che si occupano di importazione e
distribuzione di alimenti cinesi. "Sono stati prelevati 127 campioni
inviati ai laboratori e sono pervenuti i risultati sui primi 48 prodotti
analizzati all'Istituto zooprofilattico di Teramo " ha poi precisato il
generale dei Nas Cosimo Piccinno. Il responso finora è di tre casi di
positività alla melanina, relativi a due campioni di latte sequestrati a
Modugno(Bari) e a uno di yogurt a Poggio Marino (Napoli). "La melanina
oscillava dai 7 ai 22 milligrammi per chiloha spiegato Piccinno - mentre il
limite accettabile nell'Unione europea è di 2,5 milligrammi per chilo. Dunque
si tratta di concentrazioni non letali ma nocive. E in tutti i tre casi di
alimenti destinati ai bambini". Nel complesso, la Martini ha parlato di un
quadro abbastanza rassicurante, pur evidenziando che il rischio melanina di
provenienza cinese va tenuto sotto stretto controllo non solo su latte, yogurt
e derivati, ma anche su prodotti diversi, come gli integratori alimentari, soprattutto
quelli "che assumono gli sportivi e sono acquistabili su Internet o
venduti attraverso canali di distribuzione non controllati". Ma c'è chi
pensa che i controlli da soli non bastino. "Gli italiani hanno il diritto
di conoscere la provenienza del latte e dei suoi derivati e occorre quindi
immediatamente rendere obbligatoria l'etichetta per tutti gli alimenti ",
sollecita il presidente della Coldiretti, Sergio Marini. Le importazioni in
Italia di prodotti agroalimentari dalla Cina nel corso
del primo semestre del 2008 hanno superato, stima infatti l'organizzazione
agricola, i 260 milioni di euro e riguardano principalmente ortaggi e legumi,
per un valore di 88 milioni di euro, tra i quali spicca il concentrato di
pomodoro (29 milioni). "Di fronte all'estendersi dell'allarme sui rischi
dei prodotti cinesi occorre immediatamente - conclude la Coldiretti - estendere
l'obbligo di indicare in etichetta la provenienza".
( da "AprileOnline.info" del 17-10-2008)
Argomenti: Cina
Giovanni Tomei, 16
ottobre 2008, 21:19 Dibattito Giusto per ricordare: il debito pubblico
nazionale è, all' inizio del 2008, pari a circa 1.600 miliardi di euro e, visto
che la popolazione italiana è pari a 59.157.298 cittadini, si ha che il debito
pro capite è di euro 27.046,53 per ciascuno di noi. Ma veniamo ad Alitalia...
Lo stato di fatto Il Governo, su motivi straordinari d'urgenza, ha condotto a
trattativa privata la vendita di Alitalia, dichiarata nel frattempo insolvente
dal Tribunale di Roma, alla nuova società CAI (Compagnia Aerea Italiana),
società a responsabilità limitata del 2004 e, per la fattispecie, costituita su
iniziativa di Intesa Sanpaolo e altri imprenditori per rilevare Alitalia senza
debiti ed esuberi e acquisire le attività di Air One (con quale esposizione
debitoria reale verso Banca Intesa? Senza considerare il ruolo che gli ha
attribuito il governo nella fase conclusiva di selezione dei partecipanti nella
nuova cordata imprenditoriale). Gli azionisti della Compagnia Aerea Italiana
(CAI) sono attualmente 16 e lo statuto, secondo quanto dichiarato, prevede un
lock-up di 5 anni modificabile solo con il consenso dei due terzi dei soci. Gli
attuali 16 soci sono: Roberto Colaninno tramite Immsi, il gruppo Benetton
tramite Atlantia, il gruppo Aponte, il gruppo Riva, il gruppo Fratini tramite
Fingen, il gruppo Ligresti tramite Fonsai, Equinox, Clessidra, il gruppo Toto,
il gruppo Fossati tramite Findim, Marcegaglia, Bellavista Caltagirone tramite
Acqua Marcia, il gruppo Gavio tramite Argo, Davide Maccagnani tramite Macca,
Tronchetti Provera e Intesa Sanpaolo. Il settimanale inglese The Economist ha
calcolato in 125 euro procapite il debito dei contribuenti italiani per
Alitalia (si veda oltre che ne pensano alcuni economisti sui debiti indotti nei
prossimi sette-dieci anni). L'Europa indaga ma sta a guardare (poteri e
oligarchie?). Il commissario Fantozzi sembra scavalcato dal Governo ed è in attesa
di valutazioni sul reale valore di Alitalia da sottoporre all'unico acquirente
CAI (che potrebbe anche non accettare visto che al momento solo i sindacati e
il governo hanno dato il loro benestare, ma il contratto non è stato ancora
stipulato, tanto è vero che Fantozzi - il commissario - ha proposto al mercato
l'iniziativa della ricerca di partners). Non non vi è un dibattito
parlamentare, ne vi è nel Paese un dibattito sull'argomento per individuare
soluzioni alternative liberamente proposte al mercato riferito all'intera
comunità nazionale in tutte le sue componenti di "sistema sociale ed
economico". Alitalia ha debiti che veranno pagati dai contribuenti per
scelta del governo (circa 2000 milioni di euro?) Alitalia ha già fatto pagare
ai contribuenti circa tremila milioni di euro fino ad oggi e stime di
economisti prevedono che le perdite Alitalia non accollate a Cai comporteranno,
in base alle regole previste (TFR, lavoratori in cassa integrazione per 7 anni,
creditori, azionisti, ecc.. ) circa 5 miliardi di euro nel periodo. CAI con 1
miliardo di finanziamenti dei soci per la costituzione del capitale sociale (al
momento ha versato solo 163.000 euro nelle casse CAI) ha proposto, nella
discontiunità tra Alitalia e nuova società, l'acquisto della parte buona di
Alitalia per 300 milioni di euro e di portare il capitale CAI entro fine
( da "Repubblica, La" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina V - Torino Il
professor Amoroso dirige il centro trapianti delle Molinette: "Situazione
sotto controllo" "Nei controlli siamo molto scrupolosi e poi le liste
di attesa non sono lunghe" PROFESSOR Antonio Amoroso, lei è il
responsabile del centro trapianti delle Molinette. Si ricorda di altri episodi
come questo? "No, non c'è mai stato nessuno che ha usato questo strumento
del bigliettino con il numero di cellulare. Ma in passato c'è stato qualcuno
che è venuto al centro trapianti per dirci che voleva vendere gli organi.
Ovviamente erano tutte persone che non sanno che è vietato. Mi sembrano casi di
persone disperate". Crede che un disegno di questo tipo abbia anche
qualche possibilità di andare in porto, come ritiene il signor Mario? "Mi
sembra davvero impossibile. In Italia no. In altri Paesi certamente sì, India,
Pakistan, Sud America, Cina. Ma da
noi è davvero difficile, considerato che oltre al problema della compatibilità
fra donatore e chi riceve c'è anche una verifica molto scrupolosa da parte dei
centri trapianti". La legge però non prevede che il donatore possa anche
non essere un familiare o una persona legata da affettività con chi riceve.
è così? "Certamente, però è anche vero che i casi dei "donatori buon
samaritani", quelli che non sono parenti o amici stretti in Italia sono
pochissimi. Io in Piemonte non ne ricordo neppure uno". Qual è la
situazione attuale dei trapianti in Piemonte? Le liste di attesa sono lunghe?
"La media italiana è di 20,9 per un milione di popolazione, in Piemonte è
del 30,5. Possiamo essere soddisfatti, anche se nei Paesi più avanzati come la
Spagna siamo arrivati a 40. I tempi delle liste di attesa sono 1,7 anni per il
rene, 5,3 mesi per il fegato, 8,8 mesi per il cuore, 1 anno per il polmone, 6,6
mesi per il pancreas. Per il rene ci sono 408 persone in lista d'attesa. Come
vede, non c'è una situazione tale per cui uno dovrebbe avventurarsi in
situazioni assurde". (s. str.).
( da "Unita, L'" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
ANCONA Era un
servizio a tutto campo quello offerto da un tributarista della Vallesina, in
provincia di Ancona, a 71 imprese tessili cinesi: tenuta dei libri contabili e
adempimenti fiscali, ma anche false certificazioni per coprire l'impiego di
mano d'opera in nero e l'ingresso illecito di cinesi in Italia o per la
restituzione di macchinari e attrezzature sequestrati nel corso di operazioni
di polizia, fino all'assistenza durante i processi. Savino Fantini, 60 anni,
titolare di due studi tributari a Pianello Vallesina e a Jesi, è stato
arrestato dalla Guardia di finanza, al termine di due anni di indagini, insieme
ad una sua collaboratrice (ora ai domiciliari) e a due imprenditori cinesi: una
48enne, la tramite con la Cina, e il titolare di un laboratorio. Fantini è ritenuto la
"mente" di un'organizzazione - "la prima così articolata
scoperta in Italia" secondo le Fiamme gialle - al centro di un'inchiesta
con 35 indagati (7 italiani, fra cui tre avvocati, e 28 cinesi) per
associazione per delinquere, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina,
frode fiscale e processuale, truffa allo Stato e corruzione.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-18 - pag: 2 autore: Non solo finanza.
Anche il "cane a sei zampe" nel mirino Tripoli chiede un
vicepresidente Giuseppe Oddo VENEZIA. Dal nostro inviato La banca centrale
libica sembra intenzionata a chiedere un posto nel consiglio d'amministrazione
di UniCredit, di cui è ormai secondo azionista (dietro la Fondazione
Cariverona) con il 4,23%. L'obiettivo, riferisce una fonte, sarebbe la
vicepresidenza dell'istituto, a cui i libici avrebbero candidato il governatore
della banca centrale, Farhat Omar Bengdara. La richiesta potrebbe essere stata
già avanzata ai grandi soci di UniCredit, banca in cui i fondi sovrani di
Tripoli hanno investito oltre 1 miliardo di euro comprando titoli sul mercato.
Come è noto, la Libia ha inoltre dato la propria disponibilità a sottoscrivere
una tranche di 500 milioni del prestito obbligazionario di prossima emissione.
UniCredit ha attualmente 5 vicepresidenti. Oltre al dossier UniCredit, i fondi
libici, secondo la medesima fonte, stanno studiando l'acquisizione di una quota
dell'Eni (di cui avrebbero già lo 0,7%) e non avrebbero rinunciato all'ingresso
in Telecom Italia. L'Eni, che ieri a Piazza Affari è salita del 14,53% a 15,36
euro, rappresenta una grande opportunità d'investimento per la Libia del
colonnello Gheddafi, dove la compagnia petrolifera italiana ha radici storiche.
Alle quotazioni odierne, i giacimenti del gruppo del "cane a sei
zampe" sono valutati nell'ordine di qualche dollaro al barile; valutazione
risibile anche nell'ipotesi di una perdurante discesa del prezzo del greggio.
E, a questi prezzi, il suo dividendo assicura un rendimento medio del 10 per
cento. La finanza libica, che accumula circa 2 miliardi di euro al mese
vendendo gas e petrolio, punta dunque esclusivamente al potenziale di
rivalutazione di un eventuale investimento in Eni: di certo non alla sua
gestione. E tra petrolio e finanza, a Tripoli sono ritornati in auge uomini
come Mohammed Layas, oggi presidente della Libian Investment Authority, già
governatore della banca centrale e grande negoziatore dell'uscita della Lafico
dal capitale della Fiat. Come è emerso dalla conferenza internazionale
Eurogolfe 2008 (su Europa, Mediterraneo e Stati del Golfo), che si conclude oggi alla Fondazione Cini di Venezia, i fondi
sovrani dei Paesi arabi, dall'Arabia Saudita, ad Abu Dhabi, da Dubai al Qatar,
non perseguono fini predatori, non approfittano della crisi finanziaria globale
e del crollo delle quotazioni di Borsa per acquisire il controllo delle
industrie strategiche dei Paesi occidentali. Anzi, cercano di entrare
nel capitale di società profittevoli con il consenso politico dei governi per
moltiplicare la massa dei profitti realizzati con le materie prime energetiche.
"Non pensano alle Opa ostili, ma anzi-riferisce un uomo d'affari arabo che
chiede di non essere citato - mantengono il basso profilo per non essere presi
tra due fuochi: le pressioni politiche dell'Occidente da un lato e quelle delle
popolazioni arabe che vivono in molti casi ancora in condizione di povertà
dall'altro. L'eccesso di ricchezza crea gelosie,sia all'esterno che all'interno
degli Stati arabi. I responsabili di questi fondi non godono di popolarità
nemmeno nei loro Paesi. Uno Stato come il Qa-tar, un tempo totalmente
sottomesso all'Arabia Saudita, ha oggi tra i suoi migliori alleati l'Iran, a
cui deve la sua fortuna anche il Dubai, dove Teheran ha riciclato i suoi
capitali dopo l'avvento del fondamentalismo islamico e dove si sono diretti
anche i capitali russi. L'Europa si rassicuri: i fondi sovrani- conclude la
fonte- non hanno alcun interesse a scalare le grandi aziende occidentali".
http://oddo.blog.ilsole24ore.com DA MILANO A ROMA Le holding finanziarie di
Gheddafi in movimento anche sull'Eni: la presenza nel gruppo petrolifero
potrebbe aumentare presto.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
MONDO data: 2008-10-18 - pag: 15 autore: IL VERTICE ONU La prima riunione nel
1946 Il Consiglio di sicurezzaè l'organo delle Nazioni Unite che ha competenza
nel decidere sanzioni contro gli Stati colpevoli di aggressione o di minaccia
alla pace.L'articolo 24 dello Statuto dell'Onu assegna infatti al Consiglio
"la responsabilità principale del mantenimento della pacee della sicurezza
internazionale". Si è riunito per la prima volta il 17 gennaio
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2008-10-18 - pag: 15 autore: Nazioni Unite. All'Iran 32
voti su 192, entra il Giappone Pochi alleati per Teheran nel Consiglio di
sicurezza Luca Veronese Entrano Giappone, Turchia, Austria, Messico e Uganda.
Restano fuori, bocciati, l'Iran dell'integralismo islamico e l'Islanda della
bancarotta finanziaria. L'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha votato ieri
per rinnovare, fino al 2010, cinque dei dieci membri non permanenti del Consiglio
di sicurezza, l'organo del Palazzo di vetro che può imporre sanzioni e inviare
forze di pace avendo la responsabilità del mantenimento della pace e della
sicurezza nel mondo. Nel Consiglio siedono i rappresentanti di 15 Paesi. Stati
Uniti, Russia, Regno Unito, Francia e Cina sono membri permanenti con diritto
di veto. Dieci sono i Paesi che fanno parte del Consiglio in modo non
permanente: ogni anno l'Assemblea rinnova cinque componenti con mandato
biennale. Alla fine dell'anno Italia, Belgio, Indonesia, Panama e Sudafrica
verranno sostituiti. Mentre resteranno anche per il 2009 Burkina Faso,
Costa Rica, Croazia, Libia e Vietnam. In Asia, il Giappone ha battuto ieri,
come era ampiamente previsto, la concorrenza dell'Iran. Teheran ha ottenuto
solo 32 voti sui 192 complessivi dell'Assemblea,restando molto al di sotto
dalla maggioranza dei due terzi richiesta: la dura opposizione di Mahmoud
Ahmadinejad agli Stati Uniti, il programma nucleare (motivo delle sanzioni
contro il Paese decise dallo stesso Consiglio dell'Onu) e i timori di numerosi
Paesi dell'area hanno bloccato ogni sua possibilità. I rappresentanti di Stati
Uniti e Regno Unito non hanno nascosto la loro soddisfazione: "Le
aspirazioni dell'Iran sono state respinte come spazzatura ", ha detto
l'ambasciatore britannico John Sawers. La delegazione iraniana ha invece
evitato ogni commento nel lasciare l'Assemblea. Tokyo ha conquistato 158 voti:
oltre a essere uno dei principali finanziatori delle Nazioni Unite, il Giappone
ha già fatto parte per ben nove volte del Consiglio ed è assieme alla Germania
il principale candidato a diventare un membro permanente qualora venisse
approvato l'allargamento del Consiglio. La corsa per i due seggi europei è
stata vinta da Turchia e Austria, con 151 e 133 voti. è uscita sconfitta
l'Islanda, uno dei candidati forti della vigilia, sulla quale hanno pesato le
gravi difficoltà finanziarie delle ultime settimane. Il ministro degli Esteri
islandese, Ingibjorg Solrun Gisladottir, ha negato legami diretti tra la
bancarotta del Paese e l'orientamento dell'Assemblea, ma ha ammesso che la
crisi finanziaria globale "non è stata certo d'aiuto".Scontata
l'elezione di Messico e Uganda per la mancanza di candidature alternative in
Africa e in America Latina. I Paesi occidentali sperano che Giappone e Uganda,
eletti al posto di Indonesia e Sudafrica, rendano più semplici i lavori in
Consiglio. luca.veronese@ilsole24ore.com NUOVI INGRESSI I seggi europei a
Turchia e Austria, quelli di Africa e America Latina a Uganda e Messico.
Islanda penalizzata dalla crisi.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
MONDO data: 2008-10-18 - pag: 15 autore: NOTIZIE In breve SPAGNA è autentica la
foto del miliziano di Capa Non è un fotomontaggio: la foto "Morte di un
miliziano" scattata da Robert Capa durante la Guerra civile spagnola è
autentica. Nella mostra dedicata all'autore, aperta a Londra da ieri fino al 25
gennaio, nuove immagini documentano la veridicità di quello scatto, che ritrae
l'anarchico Federico Borrell Garcia colpito a morte, con le braccia aperte e un
fucile in mano. La foto fu fatta vicino a Cordoba il 5 settembre 1936;
l'assenza di altri soldati e di prove ulteriori avevano alimentato negli anni i
sospetti di un falso da parte del grande fotografo. CINA
Pechino prolunga la libertà di stampa La Cina ha annunciato che la maggiore libertà di stampa garantita ai
giornalisti stranieri durante le Olimpiadi (attraverso un'apposita direttiva)
diventerà d'ora in poi la regola. La decisione è stata resa nota dal portavoce
del ministero degli Affari esteri, Liu Jiunchao, durante una conferenza
stampa convocata ieri, giorno di scadenza del provvedimento. Dal primo gennaio
2007 i giornalisti stranieri in Cina non hanno più
l'obbligo di chiedere l'autorizzazione preventiva alle autorità provinciali per
realizzare reportage e hanno ottenuto, almeno formalmente, il diritto di
muoversi liberamente nel Paese e intervistare chiunque chiedendo solo il
permesso dell'intervistato.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-10-18 - pag: 16 autore: Effetto
boomerang sul clima di Corrado Clini e Alberto ClÔ L a maggior evidenza del
fondamentalismo ambientalista che sta imperversando su Bruxelles in questi
giorni - in cui si sta disegnando il futuro percorso della politica climatica
ed energetica europea- è che mentre da un lato Parlamento e Commissione
s'interrogano sull'intensità dell'inevitabile impatto che la crisi finanziaria
avrà sull'economia reale, dall'altro lato continuano testardamente a ritenere
che la questione ambientale debba rimanere una "variabile
indipendente" dal quadro macroeconomico entro cui dovrebbe valutarsi la
sostenibilità degli impegni che si vorrebbero adottare. Una posizione illogica:
perché dovrebbe essere bene evidente come senza crescita, con cadute verticali
della domanda, e una rarefazione del credito, le imprese siano
nell'impossibilità materiale d'investire in innovazioni tali da ridurre di
oltre il 20% le loro emissioni. Se questo dovesse osservarsi, sarebbe per
l'effetto perverso della stagnazione economica o delle delocalizzazioni
produttive, e non certo per la virtuosa adozione di duraturi e sostenibili
miglioramenti. La piena globalizzazione dei mercati non consente a singole
economie o intere aree di sopportare oneri addizionali, come quelli derivanti
dall'implementazione delle politiche ambientali, che loro diretti competitori
non intendano sostenere o si-ano esentati addirittura dal farlo, come accade
per le imprese europee nel confronto con quelle americane, per non parlare di
quelle asiatiche. Politiche ambientali unilaterali e disancorate dal contesto
macroeconomico rischiano di accentuare gli effetti depressivi della negativa
congiuntura, di ridurre gli aggiustamenti di carattere strutturale, di
accrescere la propensione degli Stati membri ad adottare comportamenti
opportunistici. Da tutto ciò non dovrebbe prescindere il processo negoziale in
atto per la fissazione dei nuovi obiettivi con l'adozione di misure che abbiano
il dono del pragmatismo; siano percorribili nella loro sostenibilità economica;
sappiano essere efficaci in rapporto alle risorse impiegate. Misure, in poche
parole, ambientalmente virtuose senza essere economicamente rovinose. Alla prova
dei fatti, il cammino verso e post-Kyoto si va dimostrando molto più arduo di
quanto la politica avesse inizialmente previsto, mentre la sua efficacia nel
comprimere le emissioni resta del tutto simbolica. Checché se ne dica, il gioco
non vale la candela se solo si tiene conto che la Cina continua ad aumentare annualmente
le sue emissioni di CO2 a un ritmo otto volte superiore alle riduzioni che
l'Europa dovrebbe nel suo assieme conseguire. Il fatto che l'Unione abbia,
nonostante ciò, unilateralmente deciso di innalzare, e di molto,l'asticella
dell'abbattimento delle emissioni non aumenta la probabilità di migliorare le
cose. Quella decisione è avvenuta in modo avulso da una qualsiasi
puntuale valutazione degli effetti economici - costi, competitività, crescita-
di nuovi ancor più ambiziosi obiettivi e prima dell'attuale crisi finanziaria.
Alla prova dei fatti, i singoli Stati, ma non le burocrazie comunitarie, si
vanno accorgendo come la formula "20%-20%-20%" al 2020 - più
risparmio, più rinnovabili, minori emissioni- sia quasi impossibile da
conseguire. Non per cattiva volontà ma per cattivi calcoli. Il fatto che gli
uffici comunitari li abbiano rivisti negli ultimi giorni - anche se la cosa non
sembra avere alcun effetto - raddoppiando oltre l'1% medio annuo l'onere sul
Pil europeo delle misure che si vorrebbero in-traprendere, dà conto del modo
confusoe contradditorio con cui si va procedendo. I nuovi obiettivi rischiano
di essere un cappio al collo delle economie europee ei Governi sono restii a impiccarvisi
anche per l'esaurirsi dei miglioramenti relativamente più facili, con la
necessità di dover ricorrere a interventi vieppiù costosi o il rischio di
costringere le imprese più esposte alla concorrenza internazionale a
delocalizzare le proprie attività o preferirne l'importazione. Producendo, in
tal modo, un paradossale risultato: di aumentare le emissioni globali di CO2,
per le peggiori tecnologie produttive e il peggior mix energetico dei Paesi
terzi che ne beneficerebbero. L'interrogativo non è, allora, se proseguire o
meno sulla via dei miglioramenti climatici, scelta di per sé irreversibile e
condivisibile, ma con quali meccanismi e in quali tempi farlo. Guardare ai
numeri può essere scomodo, ma è l'unico modo con cui capire di che si sta
parlando e rispetto ai quali la politica è chiamata ad assumersi le sue
responsabilità. Una stima che riteniamo valida come ordini di grandezza fa
ammontare il costo per l'economia italiana del pacchetto energetico "3 x
20%" tra i 16 e i 20 miliardi di euro l'anno tra il 2008 e il 2020, per un
ammontare globale oltre i 200 miliardi, rispetto ai 185 stimati dalla
Commissione, a fronte di una riduzione delle emissioni globali non superiore
allo 0,3 per cento.Un'ipoteca che riteniamo insostenibile per il futuro delle nostre
imprese, del nostro sistema economico, dello stesso ambiente. Perché senza
crescita non lo si migliora. Emergenza. Un campo profughi in miniatura, creato
dall'artista Herman Josef Hack davanti alla Bce, per denunciare gli effetti del
cambiamento climatico AFP.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-10-18 - pag: 17 autore: Usa-Ue, piani comuni
per fisco e mercati di Vincenzo Visco* C on le decisioni assunte in sede G-7 e
Unione Europea si è evitato il rischio reale e incombente di un collasso
generale del sistema finanziario internazionale e delle nostre economie.
Continueranno tuttavia ad esserci perturbazioni sui mercati, oscillazioni e
pericoli, fallimenti e salvataggi, man mano che la massa di attività fondata
sui debiti dovrà essere smaltita. Per esempio nessuno sa che cosa c'è nella
pancia delle compagnie di assicurazione, che cosa succederà al mercato dei
credit default swap, agli hudge fund, eccetera. è certo comunque che stiamo
assistendo al più massiccio salvataggio pubblico dei mercati privati che la storia
ricordi. è anche certo che l'economia occidentale andrà incontro a una
recessione/ stagnazione di uno- due anni. Gli effetti della crisi sulle
economie reali sono già in corso, e si ripercuoteranno negativamente a cascata,
dal settore finanziario alle famiglie, dai consumatori alle imprese,
dall'America all'Europa, dall'Occidente alla Cina. La scomparsa –fisica-delle banche
d'affari (le grandi protagoniste di questa fase della storia del capitalismo)
dal panorama economico e finanziario del mondo, oltre a una valenza simbolica
impressionante, ha anche il significato di un mutamento di fase e della
necessità di creare nuovi equilibri e nuovi assetti. Nessuno sa ancora
quali saranno, ma non è difficile prevedere un mondo con meno finanza, minore
leva finanziaria, maggiore regolamentazione, minore liquidità,più alti tassi
d'interesse, e auspicabilmente maggiore integrazione nelle decisioni politiche
rilevanti: non c'è infatti in politica nessuna molla più efficiente della paura
del peggio. Anche se gli interventi decisi sono sicuramente efficaci,
permangono pericoli di segno opposto: gli Stati Uniti e le altre economie
occidentali escono fortemente indebolite da questa vicenda: molto più
indebitati, più poveri, meno sicuri, meno potenti. La crisi non ha fatto altro
che certificare che gli equilibri politicieconomici del mondo sono cambiati. Ma
il raggiungimento di un nuovo assetto condiviso senza una leadership forte non
sarà facile. La lotta per il potere non è un "pranzo di gala". Al
tempo stesso i rischi d'involuzione e di conflitti sono insiti nella situazione
attuale: interessi nazionali veri o presunti possono determinare spinte verso
il protezionismo che possono diventare molto forti e – data l'abituale miopia
della politica molto pericolose. Ciò è per l'appunto quanto avvenne dopo la
crisi del '29, quando la prima globalizzazione fu inghiottita nel buco della
Depressione e l'Europa precipitò nel nazionalismo, nell'autarchia e nella
catastrofe nazifascista, mentre il comunismo si affermava in Russia (e poi in Cina), e solo dopo la Seconda guerra mondiale si pervenne a
un nuovo equilibrio con gli accordi di Bretton Woods, e una gestione
multilaterale del mondo ma con la chiara leadership americana. Oggi non vi è
"pericolo comunista" alle porte, vi è una ben maggiore consapevolezza
dei problemi e dei rischi, tuttavia la situazione attuale presenta non poche
somiglianze con quella di allora. Anzi, come dimensioni, la crisi del 2008 è
già superiore a quella del '29: allora le perdite delle banche furono pari al
5% del Pil americano, oggi il piano Paulson da solo raggiunge già quella
percentuale.Anche allora l'economia veniva da un lungo periodo di crescita
accelerata, trainata da un'impressionante ondata di innovazioni scientifiche e
tecnologiche; anche allora si verificò una globalizzazione dei mercati,
soprattutto di quelli finanziari, di dimensioni paragonabili se non maggiori di
quelli attuali; anche allora crollarono i dazi, crebbero i commerci, si
ridussero i costi di trasporto, enormi masse migratorie si spostarono da un
continente all'altro; anche allora l'economia era guidata da un credo liberista
assoluto. Diversamente da allora oggi è assai improbabile che la crisi
precipiti in una depressione di massa con milioni di disoccupati. Ciò
soprattutto a causa della ben maggiore rilevanza strutturale dei bilanci
pubblici e della spesa pubblica in tutti i Paesi; tuttavia è possibile che
negli Stati Uniti la disoccupazione arrivi al 10%, e che essa cresca
considerevolmente in Europa. Oltre ai salvataggi delle banche, ci sarebbe
bisogno di un forte e coordinato programma fiscale Europa-Usa per sostenere la
domanda per i prossimi anni, una nuova regolamentazione dei mercati, un nuovo
sistema monetario internazionale, un nuovo ruolo delle organizzazioni internazionali.
è difficile prevedere se vi sarà la capacità e la consapevolezza per realizzare
tutto ciò. L'Italia è in certa misura ai margini della crisi. Le banche
(maggiori) non sembrano correre rischi. Vi sono imprese indebitate cui
bisognerà prestare attenzione e fornire liquidità e –se necessario-sostegno.
Sarebbe utile un aiuto alla domanda delle famiglie con redditi medi e bassi per
via fiscale, e un sostegno alle piccole imprese che potrebbe avvenire
ricapitalizzando i consorzi fidi in modo da ridurre il costo del credito e gli
effetti del credit crunch. Staremo a vedere. è certo che ci aspettano giorni
difficili. Ma è altrettanto certo che dopo questa crisi niente sarà più come
prima, né in economia né in politica. * Ex viceministro dell'Economia del Governo
Prodi.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-10-18 - pag: 37 autore: INTERVISTA
Norbert Reithofer Presidente del consiglio di gestione "Il 2009 sarà molto
duro ma Bmw si è preparata" Verifica con Fiat - Marchionne? "Un
vecchio amico" Molti produttori di auto vogliono collaborare con noi
Alberto Grassani MILANO L'alleanza Bmw-Fiat non ha ancora preso forma, ma nulla
è incrinato, non ci sono asperità. "Sergio Marchionne è un vecchio
amico", spiega Norbert Reithofer, numero uno del gruppo Bmw, "e se a
livello personale non c'è alcun raffreddamento dei rapporti, la verifica
tecnica sulla possibile cooperazione fra Mini e Alfa procede normalmente".
Certo, con il Lingotto è in corso una fase negoziale, entrambe le parti non
fanno sconti, e Reithofer, in un incontro con il Sole 24 Ore, non ha nascosto
che l'ipotesi di scambio tecnologico con Fiat abbia più di
un'alternativa:"leggo sulla stampa che sono molte le case automobilistiche
interessate a lavorare con Bmw, anche Daimler Benz ". Reithofer, 52 anni,
presidente del consiglio di gestione del colosso di Monaco dal
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-10-18 - pag: 39 autore: Listini. Il Ceo
del Nyse incontra il Nordest "L'Italia è forte grazie alle Pmi"
Claudio Pasqualetto MONTEBELLUNA La tempesta finanziaria potrebbe esaurirsi nel
giro di 2 o 3 trimestri. Duncan Niederauer, Ceo di Nyse Euronext, dice di non
avere perso il suo ottimismo. Dopo aver preso parte a Milano a un vertice con i
14 top executive delle principali Borse mondiali, il numero uno di Wall Street
ha incontrato, su invito del presidente di Geox Mario Moretti Polegato, un
ristretto gruppo di imprenditori del Nordest. "La crisi in atto - ha detto
è unica soprattutto per la rapidità con cui è avvenuta, per questo penso che
possa concludersi altrettanto in velocità. Sono tempi cui sicuramente non
eravamo abituati. Quello che preoccupa di più è il fatto che siamo passati da
un problema finanziario a una crisi di fiducia generale". A giudizio di Niederauer
d'ora in avanti dovrà cambiare il modo di valutare le aziende: "Non si
guarderà solo alla finanza aziendale - ha detto ma anche ai valori etici".
"La tempesta - ha aggiunto - colpisce i Paesi in misura diversa. L'Italia
probabilmente ne risentirà meno di altri perché ha un'economia solida e basata
su quello stesso sistema di Pmi che è stato il vero traino anche degli Usa dopo
ogni fase di recessione". "Ci aspettavamo un'eventuale
crisi dalla Cina - ha
precisato Polegato - e invece è stato l'Occidente,e in particolare gli Usa, a
cedere.L'importante è non farsi prendere dal panico: evitare investimenti
impegnativi dal punto di vista del debito, ma continuare a spingere su fronti
fondamentali come la ricerca, la formazione, l'innovazione e la proprietà intellettuale".
Il presidente del Nyse ha concordato con Polegato sul fatto che i mercati
fossero drogati dalla finanza. "Gli imprenditori devono tornare a fare il
loro mestiere di imprenditori e non cercare più facili vie di finanza
speculativa per fare soldi" ha ammonito Polegato e Niederauer ha precisato
che comunque molte regole devono essere riscritte. "Vi sono ancora banche
Usa che hanno evidenti segnali di fragilità - ha sottolineato - ed è importante
che per il futuro anche negli States questo settore sia regolamentato come
avviene in tutti gli altri Paesi in maniera da risultare anche più
trasparente". Quanto alle decisioni prese dalle Autorità dei diversi Paesi
il Ceo del Nyse ha detto che sono misure eccezionali dettate da situazioni
altrettanto eccezionali: "L'Europa si è mossa con velocità e
determinazione, mentre negli Usa le scelte fatte non hanno ancora convinto del
tutto e questo determina una persistente volatilità". "Quel che è
certo- ha concluso Niederauer - è che tutto questo potrà facilitare operazioni
di fusione e ridimensionerà in maniera visibile la finanza statunitense".
IL PRESIDENTE DI GEOX Mario Moretti Polegato: gli imprenditori devono mantenere
i nervi saldi e continuare a investire in ricerca e sviluppo Stretta di mano.
Mario Moretti Polegato ( a sinistra), presidente di Geox, e il numero uno del
Nyse Duncan L. Niederauer.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: CASA E CASE data: 2008-10-18 - pag: 47 autore: FIORE ALL'OCCHIELLO La
Visconti Cassinis Ravizza - Con
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
IN PRIMO PIANO data: 2008-10-18 - pag: 8 autore: Caraibi. Sei manager
israeliani sequestrati dai lavoratori cinesi rimasti senza stipendio Su
un'isola, ostaggi del crack globale Roberto Bongiorni C osa unisce la
bancarotta del colosso Lehman, il dramma di sei manager israeliani ostaggio da
tre giorni in una stanza d'albergo di una piccola isola caraibica, la rabbia di
300 operai cinesi che li assediano e una società di servizio, anch'essa cinese,
che non vuole saperne di pagare quanto dovrebbe? La risposta è paradossale e
allo stesso tempo semplice: la crisi finanziaria mondiale. Il periodo più
critico per le Borse di tutto il mondo dal lontano 1929, innescato dal crollo
dei mutui subprime, si sta ripercuotendo sull'economia reale. Nessuno sembra immune:
dalle grandi economie dei Paesi industrializzati i tentacoli della crisi ora si
allungano anche sui luoghi più impensabili, come il poco noto arcipelago di
Turks and Caicos, teatro della vicenda. Il piccolo territorio britannico,
incastrato tra Cuba e la Repubblica Dominicana, è un paradiso naturale. Tanto
che Ashtrom, compagnia di costruzione israeliana specializzata in resort di
lusso, ci aveva visto il grande affare. La scelta del finanziatore, appunto
Lehman secondo quanto riporta il sito del quotidiano israeliano Haa-retz, è
stata tuttavia meno oculata. è vero, la quarta Banca d'affari americana già nel
primo trimestre dell'anno aveva messo inluce la sua vulnerabilità alla crisi
dei mutui subprime. Ma da lì a pensare che potesse fallire... Il progetto, poi,
appariva remunerativo. E per costruire il resort, quale manodopera migliore se
non quella cinese, solitamente a buon mercato, efficiente e meno esigente della
concorrenza? Ecco dunque che l'offerta da parte di una società di lavoro
interinale cinese viene accettata: 300 operai, perlopiù gente povera,
raggiungono l'isola. L'accordo prevede che i salari, mille dollari al mese, siano versati dalla società di lavoro interinale alle loro
famiglie residenti in Cina.
Ma il progetto si ferma tre mesi fa. Gli operai si ritrovano senza lavoro su
un'isola raggiungibile solo via mare. Dormono in tendopoli e si lamentano delle
condizioni in cui vivono. "Alcuni lavoratori non ricevono paga da quattro
mesi ", ha spiegato un israeliano che seguiva il progetto. Come se
non bastasse, al danno finanziario si aggiunge la beffa. Per ottenere il lavoro
gli operai si sono indebitati, pagando ognuno alla ditta di lavoro interinale
15mila dollari. La somma doveva essere restituita gradualmente. "Quando
hanno realizzato che la costruzione non stava procedendo si sono inferociti
", ha continuato l'addetto di Ashtrom. Martedì scorso 15 contractor
israeliani sono stati così "sequestrati". Nove sono stati liberati
giovedì, gli altri restano prigionieri nell'edificio, circondati dagli operai
cinesi, a loro volta sorvegliati dalla polizia dell'arcipelago sopraggiunta
sull'isola. Nessuno vuole che la situazione degeneri. Dalla sede di Ashtrom di
Turks, una donna risponde seccamente al telefono: "Non abbiamo commenti da
rilasciare". Nel sottofondo si sentono conversazioni concitate. Il
ministero degli Esteri israeliano ostenta calma; la convinzione è che prevarrà
il buon senso. "Pur di mettere la parola fine alla vicenda la compagnia ha
deciso di pagare ogni cosa ai lavoratori cinesi, anche il denaro che doveva
essere pagato dalla società interinale cinese", ha assicurato Ashtrom. La
curiosa vicenda sembra però segnare una svolta: la crisi finanziaria mondiale
si può osservare anche dalla serratura di una stanza d'albergo di un'ignota isola
caraibica. ECONOMIA REALE E MERCATI Il gruppo Ashtrom di Tel Aviv ha interrotto
la costruzione di un resort a Turks and Caicos: i finanziamenti erano stati
garantiti da Lehman.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-18 - pag: 8 autore: "La moneta unica
sarà più forte del dollaro" Riccardo Sorrentino Ha temuto il peggio.
"La scorsa settimana, quando crollava tutto attorno a noi, ho cominciato
per la prima volta a preoccuparmi della coesione dell'Unione monetaria".
Poi però tutto è passato: "La risposta dei Governi mi ha tranquillizzato:
se l'euro supererà questa crisi, e lo farà, la prognosi sarà allora molto buona
". Barry Eichengreen, dell'Università di Berkeley, ora è relativamente
ottimista. E non è il solo. Jeffrey Frankel, dell'Università di Harvard, pensa
persino che le turbolenze saranno un'opportunità. "Nel lungo termine -
dice l'euro supererà il dollaro come valuta internazionale; e questa crisi
potrebbe anche accelerare questo processo". Portano dunque un messaggio
positivo i due economisti del National Bureau of Economic Research di Washington,
che sono a Milano insieme ad altri importanti colleghi chiamati dall'istituto
Igier dell'Università Bocconi per fare un check up a porte chiuse sulla valuta
comune, a dieci anni dalla nascita. Nessuno di loro, a margine della
conferenza, nasconde certo le difficoltà del futuro immediato. "Penso che
l'Europa abbia di fronte a sé una recessione lunga e profonda - dice
Eichengreen- come del resto gli Usa". Non bisogna però allarmarsi troppo.
"Sarà forse la peggiore recessione degli ultimi due decenni - aggiunge
Frankel- ma non necessariamente la peggiore in assoluto e men che meno è
paragonabile alla Grande depressione". Neanche le difficoltà, allora,
vanno enfatizzate. è questo l'invito di Alberto Alesina dell'Università di
Harvard, organizzatore con Francesco Giavazzi della conferenza di Milano.
"Abbassiamo i toni, non drammatizziamo- dice - il mondo non crollerà, le
depressioni ci sono sempre state e non sono di per sé una tragedia, se non si
commettono errori gravi di politica economica". La chiave di tutto è ora
proprio questa: i possibili sbagli. Per Eichengreen, per esempio, sarebbe un
male non sostenere la crescita per timore del caro vita. "Tra un paio
d'anni - ammette ci saranno molte pressioni sui prezzi e i problemi di
inflazione torneranno, ma per il momento occorre fare quanto è necessario per
sostenere la domanda: la gente non spende. Bisogna tagliare i tassi e questo
vale anche per la Bce". Frankel, intanto, invita a non sottovalutare
l'altro pericolo, quello della deflazione. Alesina non è favorevole però alle
spese pubbliche anticicliche, a sostegno della domanda. Teme un altro errore:
quello dello statalismo. Anche per questo sottolinea che non esiste e non si
può trovare una "regolazione perfetta ". Molte cose certocambieranno
per il mondo finanziario: secondo Eichengreen "stiamo andando verso norme
più stringenti, una regolazione anticiclica, e quindi una più lenta crescita
del credito durante i boom e una più lenta flessione durante le frenate".
Nessuno vuole però andare oltre: "Credo che la gente stia esagerando,
proietta quanto accade sui mercati finanziari anche sull'economia reale",
dice. Questo è un rischio forte anche in Italia, secondo Alesina: l'economista
vede un "ritorno in voga del protezionismo, dell'intervento pubblico che
potrebbe avere effetti di lunghissimo periodo molto negativi. Mi preoccupo -
aggiunge - quando, con la scusa della crisi finanziaria si comincia a parlare
di sussidi alle case automobilistiche e ad Alitalia, di supremazia dello Stato,
di escludere la Cina dalla Wto. Sono quegli errori che possono trasformare una crisi
finanziaria temporanea in una recessione di lungo periodo".
riccardo.sorrentino@ilsole24ore.com CAUTO OTTIMISMO L'opinione dell'economista
americano Jeffrey Frankel trova consensi al convegno sull'euro organizzato
dall'Università Bocconi.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
FESTIVAL ALIMENTAZIONE data: 2008-10-18 - pag: 27 autore: INTERVISTA Giovanni
Puglisi "L'Africa chiede accordi fra eguali, non paternalismo" di
Antonio Dini L' Africa ha bisogno di partenariati e non di paternalismo. Perché
gli africani vivono ancora il ricordo di periodi della loro storia in cui
l'Europa e gli occidentali hanno colonizzato le terre e sfruttato le risorse.
Proprio per questo i cinesi e gli indiani oggi si presentano con una marcia in
più nell'offrire opportunità di collaborazione per sviluppare trattati, accordi
e ricchezza in cambio di materie prime. Il punto di vista è di Giovanni
Puglisi, rettore dell'università Iulm di Milano e, nella veste di presidente
della Fondazione Banco Sicilia, promotore del meeting di Taormina, la cui seconda
edizione – che si è conclusa da pochi giorni – ha analizzato le condizioni in
cui versa il continente africano, a partire dalle possibili sinergie con
l'Europa e l'Italia. Professore, perché partenariati e non paternalismo?
L'Europa si muove ancora con codici così arcaici in Africa? No, però la cultura
europea in Africa si deve ancora accreditare. Il successo
della Cina, che tutti
stiamo vedendo, dipende dal non dover farsi perdonare niente del passato e
dalla volontà di investire senza se e senza ma. Noi abbiamo ancora un retaggio
storico pesante. Anche se, in verità, quello dell'Italia è più leggero. Però il
depauperamento delle risorse, la delegittimazione delle popolazioni, la
loro disumanizzazione da parte degli europei, ancora pesa profondamente in
Africa. Oggi il bisogno di fare affari dell'Africa e il suo bisogno di aiuti
sembra che si ostacolino a vicenda. Qual è il bandolo del-la matassa? Da dove
partire? Il business, se non è legato agli aiuti e alla formazione, non
funziona e non serve. Vanno insieme, non si possono scindere. C'è bisogno di
risorse e di ricchezza, ma lo sviluppo senza cultura degli strumenti e crescita
delle persone diventa solo smodata ricchezza per pochi. Come abbiamo visto
spesso durante la decolonizzazione. Come si costruiscono i partenariati con
l'Africa? Capendo quali sono le esigenze e discutendo insieme le strategie
degli interventi. Abbandonando l'ottica degli affari in cui il ruolo degli
africani è incidentale. Bisogna comprendere quali sono i fattori di potere in Africa,
per esempio. Quali sono? Iniziamo dall'acqua, la risorsa fondamentale che
scarseggia, il cui controllo è un fattore chiave per quanto riguarda il potere
in Africa. E poi il cibo. Altro fattore di potere perché controllabile. Acqua e
cibo sono forme di asservimento delle popolazioni africane. I luoghi di
erogazione di questi beni primari per la vita diventano luoghi di potere che
vengono controllati. Poi le armi, il modo concreto con il quale esercitare il
controllo e, quindi, il potere. Anche qui, un problema di come si fanno gli
affari, ma anche di investimenti nell'educazione e nella formazione. Perché
bisogna sconfiggere ad esempio la corruzione, che si innesta e usa la leva
della gestione di queste risorse per propagare e mantenere il suo potere. Quanto
incide dal suo punto di vista oggi il tema della salute in Africa? è un
elemento fondamentale ma strumentale allo sviluppo culturale, alla crescita
delle popolazioni. Sono convinto che le epidemie siano un retaggio della
mancanza di educazione, in Africa oggi come in Europa ieri. Qui il tema vero,
forte, è quello dell'importanza degli investimenti, che possono spezzare questo
vincolo, dando stabilità a situazioni la cui instabilità è al tempo stesso
figlia e madre della povertà. "La solidarietà internazionale non basta:
servono progetti condivisi" Rettore. Giovanni Puglisi, Iulm.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FESTIVAL ALIMENTAZIONE data: 2008-10-18 - pag: 26 autore: Ogm.
Nell'Unione europea gli ettari coltivati sono 108mila Contro parassiti e
siccità la coltura è transgenica di Guido Romeo P iù resistenti a siccità e ai
parassiti, ma anche più economiche e verdi perché meno bisognose di pesticidi,
le colture Ogm avanzano a livello mondiale e per molti sono una risposta al
caro-cereali e alle crisi alimentari. Perfino in Europa, dove è ammessa
unicamente la coltivazione del mais Bt e solo in alcuni Paesi, le sementi
transgeniche segnano un leggero aumento. Lo stop al transgenico in Francia ha
fatto calare la crescita complessiva nei campi dell'Unione a 108mila ettari, ma
secondo Europabio, l'associazione dei produttori biotech, gli aumenti sono
significativi in almeno sette Paesi. In testa, Polonia e Romania, che hanno
decuplicato la propria superficie a Ogm. Seguono Slovacchia (+100%) e
Repubblica ceca (+68%). "Si tratta di incrementi piccolissimi rispetto alle
medie mondiali, ma che mostrano come le caratteristiche di resistenza ai
parassiti, alla siccità e ai terreni salini siano apprezzate dal mercato –
osserva Francesco Salamini, direttore scientifico del Tecnoparco di Lodi, e in
passato direttore del dipartimento di colture vegetali del Max Planck di
Colonia, in Germania –. Un Ogm arriva a produrre fino al 10% in più rispetto
alle piante tradizionali, maè soprattutto la stabilità delle rese che le rende
molto apprezzate ". Oggi la maggior parte degli Ogm sono piante di mais,
soja e frumento, ma sono già allo studio patate trasgneniche in grado di
resistere alla peronospora. "La peronospora, responsabile della
grandissima carestia irlandese del 1845-49, fa della patata una delle colture
più trattate chimicamente –osserva Salamini –. Un tubero resistente al
parassita, sul quale sta già lavorando un'ampia rete internazionale di
scienziati, sarebbe una piccola rivoluzione anche per i Paesi in via di
sviluppo". Il Sud del mondo sembra particolarmente attento agli Ogm. Con
58 milioni di ettari transgenici, gli Usa guidano la corsa, ma sono Argentina e
Brasile i principali inseguitori con 19 e 15 milioni di ettari a testa. E tra i
protagonisti del rilancio – secondo l'Isaaa (International Service for the
Acquisition of Agri-biotech Applications) gli Ogm sono cresciuti del 12% nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FESTIVAL ALIMENTAZIONE data: 2008-10-18 - pag: 25 autore: Emergenza
alimentare. Per un miliardo di persone è la vera sfida - Gli esperti: entro 40
anni il problema toccherà l'Europa Anche la fame è globale Siccità,
biocarburanti e rincari compromettono la disponibilità di cibo di Roberto
Bongiorni P ane. Gli egiziani lo chiamano Aish, "vita". E pur di
aggiudicarsi la pagnotta a prezzi sussidiati si sono messi in fila per giorni
interi. Tra febbraio e marzo venti persone hanno perso la vita schiacciati
dalla ressa davanti ai forni. Ad Haiti hanno appiccato il fuoco a cassonetti,
distrutto auto e vetrine. Ne sono morti diversi. Volevano cibo a prezzi più
bassi. Lo stesso è avvenuto in Indonesia, Camerun, Tunisia e in altri Paesi.
Nei primi mesi del 2008 le "rivolte alimentari" hanno scosso il
mondo.Non c'è abbastanza cibo, e quello che c'è è divenuto proibitivo per milioni
di persone. Diversi Paesi in via di sviluppo non riescono a tenere il passo dei
rincari. "L'incremento di diverse commodities agricole resta superiore al
110% rispetto all'agosto del 2007",ammonisce Hanjoerg Strohmeyer, autorità
Onu esperto in materia (si legga intervista a lato). Spesso ridurre i sussidi è
impensabile, incendierebbe le piazze. Cosa è accaduto? è come se un cocktail di
fattori si fosse accanito sul sistema alimentare mondiale. Complice
l'inflazione, sui mercati dei futures le commodity agricole hanno registrato
picchi storici. Nei Paesi emergenti, soprattutto in Indiae Cina, la domanda alimentare conseguente
all'incremento demografico e al maggior potere d'acquisto ha poi dato il colpo
di grazia. Si consuma anche più carne, occorrono più mangimi, quindi più
cereali da foraggio. La corsa senza freni del petrolio si è poi riflessa
pesantemente sui costi per i trasporti, rallentando in molti casi la
consegna. Per limitare i danni dal caro greggio i Paesi industrializzati hanno
dirottato ingenti investimenti sui bio-carburanti. Con conseguenze immediate:
in Sud America interi raccolti di soia, alimento base per centinaia di milioni
di persone, sono stati sostituiti da quelli del più remunerativo mais, in parte
destinato ai biocarburanti. Se poi si aggiungono i capricci del clima,
l'inquinamento delle acque e la progressiva desertificazione, il futuro non è
promettente. Le persone in difficoltà alimentare sono quasi un miliardo.
"Entro 50 anni la popolazione crescerà di 1/3 in più, a 10 miliardi -
spiega Strohmeyer - . Già 500 milioni vivono in aree di "insicurezza
idrica". In 40 anni saliranno a 3-4 miliardi. Saranno coinvolti anche
Paesi europei". I raccolti sono sì cresciuti, ma faticano a tenere il
passo della domanda. Secondo il Dipartimento Usa dell'Agricoltura nel 2008-09
la produzione di grano salirà a livelli record, ben sopra la domanda. Ma la
soia sarà appena superiore ai consumi, mentre il mais è nettamente inferiore.
Anche per il riso la situazione è critica. Quanto alle scorte di cereali,
secondo la Fao nel 2008 saranno le più basse dal 1982. Uno scenario
preoccupante.L'Fmi ritiene che negli ultimi tre anni la produzione di etanolo
derivato dal mais solo negli Stati Uniti ha contribuito all'aumento del 50%
della domanda mondiale di mais. Jean Ziegler, relatore Onu per il diritto
all'alimentazione, ha caldeggiato una moratoria di cinque anni sui
biocarburanti. Per produrre
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIE E IMPRESE data: 2008-10-18 - pag: 23 autore: Grandi marchi.
Il gruppo emiliano festeggia a Pechino l'inaugurazione della mostra che
illustra i 55 anni di storia Max Mara, il lusso non è nell'abito Maramotti:
facciamo piani a lungo termine e non chiediamo soldi alle banche Giulia
Crivelli PECHINO. Dal nostro inviato "Non mi piace la parola lusso. O
meglio: non le do il significato che le danno la maggior parte delle persone,
soprattutto nel mondo della moda. Per me lusso significa fare le cose
prendendosi il tempo necessario per farle bene, seguendo un progetto di lungo
periodo. Anche grazie a questa strategia oggi la nostra azienda può concedersi
un altro, impagabile, lusso: quello di non chiedere soldi alle banche". Il
presidente Luigi Maramotti, che insieme ai fratelli Ignazio e Maria Ludovica
guida il gruppo Max Mara, esordisce così nel presentare l'ultimo grande
progetto dell'azienda emiliana in Cina: oggi verrà
inaugurata al National Art Museum di Pechino la mostra " Coats! 55 Years
of Italian Fashion", terza tappa dell'esposizione dedicata ai cappotti e
alla storia di Max Mara, dopo Berlino e Tokyo. E in serata ci sarà una sfilata
e una grande festa al Water Dam, al centro dell'Art District, cuore della scena
artistica di Pechino. Ma non basta: ieri sera la famiglia Maramotti ha offerto
una cena al Tai Miao, un tempio del XV secolo all'interno della Città proibita.
Impossibile quantificare il costo della tre giorni di celebrazioni: "Non
ci piace dare numeri e non siamo obbligati a darli: è un altro grande vantaggio
del non essere quotati - dice Maramotti -. Si tratta di un investimento
importante, ma così è anche il mercato cinese. Abbiamo aperto il primo negozio
Max Mara a Hong Kong nel 1987, oggi abbiamo 2.360 punti vendita in 90 Paesi per
i diversi marchi (Max Mara, Max&Co., Sportmax, Marella, Marina Rinaldi e
Penny Black, ndr) e 200 di questi sitrovano nella Greater China, che comprende
Repubblica Popolare, Taiwan e Hong Kong". La Cina pesa dunque per il 10% sul
fatturato? "Posso rispondere che il 65% dei ricavi 2007, che sono stati
1,25 miliardi di euro (con un utile netto di 94 milioni) vengono dall'Europa,
il 35% dal resto del mondo, Cina compresa. Ma questo è un Paese con enormi potenzialità ".
L'ammirazione per i progressi economici del gigante asiatico lascia però in
Maramotti spazio a qualche dubbio ("questo è un Paese superarticolato,
dove c'è tutto e il contrario di tutto") ed è forse una delle ragioni per
le quali il gruppo Max Mara non ha fatto una vera delocalizzazione in Cina: "Produciamo qui una parte della maglieria
Max&Co., per il resto abbiamo stabilimenti in Italia, come quello storico
di Reggio Emilia, dove lavorano 250 persone, e in altri Paesi europei. Produrre
di più qui significherebbe anche seguire le logiche economiche imposte dal
Governo locale. E noi, da autentici liberisti, siamo allergici ai piani
quinquennali". Sotto altri aspetti, il mercato cinese è più facile di
altri, come sottolinea Maria Ludovica: "Negli ultimi anni sono nati come
funghi, a Pechino e in tutte le grandi città della Cina,
centri commerciali e persino qualche via dello shopping. E per le taglie non è stato
un problema: partiamo dalla 34 anziché dalla 38, perché le donne cinesi sono
mediamente più piccole, ma la struttura fisica è molto simile a quella delle
europee o delle americane. A differenza del Giappone, dove la forma delle
gambe, il baricentro, diciamo così, basso, e le braccia corte ci obbligano a
escludere dalle collezioni una serie di modelli". In Cina
il partner di Max Mara è GbMax, una società con sede a Hong Kong guidata da
Linda Hong Lin, elegantissima signora di Shanghai che ha fatto conoscere al
mercato cinese anche Kiton, marchio di abbigliamento maschile made in Italy di
fascia alta. Ma, oltre all'eccesso di modernizzazione, c'è un altro aspetto
della Cina che disturba Luigi Maramotti, ed è il
fenomeno dei falsi. "Non è un problema solo cinese, ovviamente. In Europa
ci sono grandi gruppi il cui modello di business è: non investire in ricerca e
sviluppo del prodotto, aspettare di vedere il frutto degli sforzi creativi
degli altri e poi copiarli. Ma la contraffazione vera e propria, che spesso
parte dalla Cina, per noi è un danno, da cui è molto
difficile difendersi. Per mettere a punto il nostro piumino "Cube" ci
abbiamo messo due anni, con un fornitore di tessuti abbiamo brevettato un
rivestimento high tech impalpabile e abbiamo scelto le oche della Siberia, le
cui piume sono le più leggere al mondo. Prima o poi qualcuno ce lo copierà,
anche se male. E noi non potremo, di fatto, farci nulla. Comunque continueremo
a investire in ricerca, per restare sempre un passo avanti: in fondo è la parte
più divertente, un ping pong creativo tra l'ufficio stile e i nostri tecnici di
produzione che ci fa trovare soluzioni sempre più innovative. Per il Cube
abbiamo inventato una cerniera particolare, ma non è stato semplice, tanto che
mi è venuta voglia di scrivere un libricino, da regalare a chi compra il Cube.
Ho già il titolo, Lo Zen e l'arte di allacciare il piumino".
giulia.crivelli@ilsole24ore.com I fratelli. In alto, Ignazio Maramotti (di
profilo), alla sua sinistra Maria Ludovica e di fronte Luigi. A destra, uno dei
cappotti esposti nella mostra (sotto) e a sinistra il nuovo piumino
"Cube".
( da "Avvenire" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
MONDO 18-10-
( da "Avvenire" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
MONDO 18-10-2008 Pd:
irresponsabili. Pdl: demagoghi DA ROMA G li appunti della Ue al governo in tema
di clima rimbalzano in Italia in una polemica tra Pd e Pdl. "La posizione
del governo italiano sul 'pacchetto-clima' in discussione a Bruxelles interviene
Walter Veltroni è irresponsabile nel merito e rischia di isolare il nostro
Paese dal nucleo storico dell'Unione europea". Per il leader del Pd la
crisi finanziaria "non ferma i mutamenti climatici" e dunque
"non deve fermare l'impegno per arginarli", che è un imperativo etico
nei confronti delle generazioni future ed anche un decisivo terreno
d'innovazione. Secondo Veltroni è "una scelta miope e perdente "
usare la difesa delle imprese in questo momento di crisi "come pretesto
per smantellare gli obiettivi di riduzione delle emissioni dannose per il
clima, di sviluppo delle energie rinnovabili, di miglioramento dell'efficienza
energetica". "Sono giorni che ribadiamo che i conti economici
elaborati del governo italiano sono privi di ogni fondamento rincara il
ministro ombra dell'ambiente, Ermete Realacci puntuale arriva la stroncatura di
Dimas (il commissario Ue all'ambiente ndr). L'Italia e gli italiani non si
meritano sulle questioni ambientali un governo che gioca al ribasso ". Ma
dalle fila del Pdl Lucio Malan obietta che il Pd in sostanza vuole "che
gli italiani paghino 181,5 miliardi di euro in dieci anni, cioè novemila euro
per ogni famiglia di tre persone, e che contemporaneamente perdiamo
pesantemente competitività sia nei confronti di Cina e India, che se ne infischiano delle emissioni di Co2, sia nei
confronti di altri Paesi europei, meno penalizzati dal piano Ue". Insomma,
"più tasse e più disoccupazione ". "Con quale risultato?
aggiunge Malan Che se tutto il mondo facesse come noi forse, e si sottolinea
forse, ci sarebbe un minore riscaldamento del clima". Ma il resto
del mondo "non fa come noi" e, "soprattutto ", non ci sono
"certezze scientifiche " sul fatto che l'aumento della temperatura
"sia dovuto alle emissione generate dalle attività umane". E Daniele
Capezzone accomuna alla "demagogia" di Veltroni sulla scuola quella
sul clima "naturalmente, con i costi a carico di imprese e cittadini, cosa
di cui il Pd non sembra interessarsi...". Dunque per il portavoce di Fi,
il leader dei Democratici "si conferma un aspirante 'maestrino unico'.
Ogni giorno, infatti, pensa di dare lezioni alla maggioranza, ma intanto non ne
azzecca una ". ( P.L.F.) Veltroni: la crisi finanziaria non elimina
l'emergenza ambientale. Malan: non è certo che il riscaldamento sia provocato
dall'uomo.
( da "Avvenire" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
PRIMA 18-10-2008 TRA
AMERICA ED EUROPA CLAMOROSA STAFFETTA SUL PROSCENIO DEL MONDO GIORGIO FERRARI I
l quotidiano altalenante responso delle Borse (ieri un significativo recupero
europeo dopo i tonfi degli ultimi due giorni) rischia di opacizzare la visuale
e di non lasciarci scorgere ciò che realmente sta avvenendo sul proscenio del
mondo. Alludiamo al graduale ma clamoroso passaggio di consegne fra Stati Uniti
e Europa, quasi un capovolgimento storico. Le prime tappe di questo slittamento
si situano all'indomani della fase più virulenta della crisi finanziaria,
quando Lehman Brothers chiudeva i battenti, Fannie Mae e Freddie Mac ricevevano
la prima grande iniezione di liquidità pubblica, il colosso Aig veniva
puntellato dai fondi federali americani. Si pensò, all'epoca, che gli Stati U-
niti avessero dato il via a una rivoluzione copernicana, statalismo contro
liberismo, la mano pubblica che sconfigge l'iniziativa privata, una sorta di
apostasia ideologica dello spirito del capitalismo consumata in nome del
pragmatismo ( quello sì, l'unica vera ideologia praticata sul suolo americano).
Ma si trattava di un errore di prospettiva. Al timone, in quella tempesta
finanziaria scatenata su tutti i mari, non c'era l'America, ma semmai l'Europa.
Un'Europa che dapprima in sordina, poi con sempre maggior efficacia cercava una
governance mondiale dell'economia e per farlo non si accontentava di proteggere
questa o quella banca, né si limitava a garantire i risparmi dei correntisti,
ma viceversa insisteva e lo sta ancora facendo perché dalle ceneri della
finanza irresponsabile nascesse un nuovo ordine mondiale fondato sul controllo
e la trasparenza dei mercati e sul recupero della fiducia dei cittadini. Come
dire, anche se l'espressione appartiene oramai alla retorica quotidiana, una
nuova Bretton Woods. Il susseguirsi di vertici internazionali, di incontri
bilaterali, la chiamata in causa diretta degli Stati U- niti come fondamentale
comprimario ( comprimario, si badi, non attore protagonista) di questo
tentativo di rifondare il sistema finanziario prima che divori quello
dell'economia reale, portano tutti il suggello europeo. Il merito va non solo
all'iperattivo presidente di turno della Ue Sarkozy, ma anche a Gordon Brown,
autore di un piano di tutto rispetto, a Silvio Berlusconi e a Angela Merkel.
All'Europa cioè dei Grandi, che ha fatto da traino all'Europa dei piccoli e
degli scettici e che sta dettando in queste ore la propria road map per uscire
dalla crisi. Indebolita dal terremoto finanziario, pervasa da una profonda
sfiducia nelle capacità della sua classe dirigente (né il segretario al Tesoro
Paulson, né il presidente della Fed Bernanke, né tanto meno il sempre meno
incisivo George W. Bush sono risultati persuasivi nell'affrontare la crisi),
l'America sembra aver passato il testimone all'Europa. Perché in questa fase
siamo noi europei a sfornare le idee, a convocare G8 allargati, a chiamare sul
palcoscenico attori emergenti come Brasile, Sudafrica, Messico, a chiedere a Cina e India di fare la propria parte. Noi europei, che abbiamo
appena concluso un vertice a Bruxelles dove non sono mancate tensioni (come il
braccio di ferro sul clima vinto da Italia e Polonia) e contraddizioni
(l'irrisolta questione del Trattato di Lisbona), ma dove emerge senza equivoci che
se si riformeranno Fondo monetario e Banca mondiale, se si darà un
domani una regola condivisa ai mercati, tutto ciò porterà il marchio della Ue.
E anche questa è una svolta storica, dopo anni di fiacco navigare sulle rotte
decise altrove.
( da "Avvenire" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
ECONOMIA 18-10-2008
LA BUFERA FINANZIARIA DAL NOSTRO INVIATO A CERNOBBIO PAOLO LAMBRUSCHI L a crisi
dei mutui si siede a tavola con gli italiani, costringendo quattro su dieci a
cambiare menù tirando la cinghia e il luogo dove fare la spesa. E sui nostri
gusti oggi pesa l'effetto latte cinese che risparmio e sicurezza alimentare
sono le nuove priorità delle famiglie. Si torna tutti a mangiare made in Italy,
insomma. L'ottavo Forum internazionale dell'agricoltura e dell'alimentazione
della Coldiretti apertosi ieri a Cernobbio fotografa lo stato d'animo del Paese
nel mezzo di una bufera che ci toglie il sonno. Una ricerca della Swg, "La
crisi dalla borsa alla tavola" conferma che il crollo delle borse mondiali
e la paura della recessione oggi sono più temute della guerra. Altra paura
diffusa, la contaminazione. Effetto della crisi e dei prezzi alle stelle, quasi
due terzi oggi tenta di non spendere fortune in cibo e si difende dai ri- schi
acquistando prodotti che risentono meno dei passaggi di mano e offrono garanzie
di freschezza. Secondo Coldiretti è cambiata in questi mesi anzitutto la
composizione del carrello di spesa. Ogni famiglia per alimentarsi spende in
media 466 euro al mese, seconda voce del bilancio casalingo dopo l'abitazione.
In questo paniere, per il 40% calano del 2% circa i consumi di pane, carne
bovina e frutta, mentre aumentano dell' 1,4% quelli di pasta latte e formaggi
ed è boom per la carne di pollo (6,6%). Addio filetto, bentornate ali e cosce
di pollo in molte cucine. Per contro la crisi finanziaria non si sente sui
prodotti di elevata qualità. Una fascia dell' 8%, in controtendenza, è passata regolarmente
ad acquistare prodotti a denominazione di origine, mentre la comunità dei
cultori di cibi biologici cresce del 6% nel primo semestre 2008. Stabile il
commercio equo e solidale. Tsunami invece sui negozi di quartiere, dove le
vendite sono in netto calo per i prezzi alti dovu- ti alla filiera lunga tra
produttore e consumatore. Dove si compra, allora? Tengono le catene della
grande distribuzione tradizionale, è boom per bancarelle, vendite dirette dei
produttori e hard discount. "La crisi economica sta provocando una
polarizzazione nei consumi alimentari - commenta il presidente della Coldiretti
Sergio Marini - se da un lato si assiste ad un consolidamento della domanda di
prodotti di alta qualità acquistati da fasce di cittadini ad alto reddito, dall'altro
cresce il numero di quanti sono costretti a ricercare prodotti a basso
prezzo" . Come ci si difende? Elevata la fiducia nei prodotti nostrani, un
rimedio anticrisi: nove italiani su 10 dichiarano che se il prodotto è made in
Italy si sentono rassicurati e i cibi locali sono ritenuti il rimedio contro le
speculazioni sui prezzi alimentari. Però, all'unanimità gli intervistati
chiedono che venga sempre indicato in etichetta il luogo di origine della
componente agricola degli alimenti, per colmare una lacuna della legislazione
comunitaria e nazionale. "Molto resta ancora da fare e - sottolinea Marini
- l'etichetta resta anonima per la carne di maiale, coniglio e agnello, per la
pasta, le conserve come il pomodoro proveniente dalla Cina e i succhi di frutta. Inoltre
stiamo sostenendo la necessità di dare spazio sugli scaffali della grande
distribuzione ai prodotti locali e di stagione, il chilometro zero, per
ottimizzare il rapporto prezzo e qualità, ma anche contenere i costi energetici
ed ambientali. L'Italia è in forte ritardo. L' 86 per cento delle merci
viaggia su strada. Un pasto medio percorre più di
( da "AmericaOggi Online" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
16-10-2008
BRUXELLES. L'Italia è pronta a mettere il veto in sede europea sul pacchetto
energia contro il cambiamento climatico perché in piena crisi finanziaria
mondiale non è il momento di fare i Don Chisciotte. Silvio Berlusconi lo ha
annunciato ai giornalisti, poco prima della cena di lavoro dei leader
consacrata a definire la "road map" per l'attuazione degli obiettivi
di lotta al riscaldamento del pianeta, approvati dai 27 nel marzo dello scorso
anno. Berlusconi ha fatto riferimento in particolare alla borsa delle emissioni
di C02, uno degli strumenti previsti dal Protocollo di Kyoto per regolare il
"diritto ad inquinare" delle aziende: quelle altamente inquinanti
possono sforare i tetti imposti comprando i diritti delle consorelle a più
bassa emissione di gas. "E' una clausola ridicola, perché si creerebbe un
nuovo mercato economico su titoli derivati che sarebbero tossici", ha
motivato Berlusconi. "E' un aspetto che abbiamo rifiutato e sul quale c'è
la preoccupazione di Paesi come Francia, Germania e Polonia. Ho anche detto di
essere pronto a mettere un veto su questa clausola e la Polonia si è subito
schierata al nostro fianco", ha aggiunto il premier. La posizione italiana
si è ulteriormente irrigidita rispetto alle previsioni della vigilia che
annunciavano la richiesta di "una pausa di riflessione" e di un
"impatto di valutazione sui costi" delle misure per industrie ed
economia ritenuti "insostenibili" soprattutto alla luce delle
conseguenze della crisi finanziaria mondiale. Poco prima di Berlusconi, era stato
il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski a minacciare il veto.
"E' una partita a poker nella quale la Polonia è pronta a mettere il suo
veto se ci sarà il tentativo di imporci un accordo sul pacchetto climatico da
qui a dicembre", ha detto Sikorski, spiegando le ragioni che hanno portato
Varsavia a promuovere a sorpresa un mini-vertice a nove che ha riunito i
premier dei paesi Ue dell'est (con la sola eccezione della Slovenia), poco
prima dell'avvio dei lavori del Summit a
( da "AmericaOggi Online" del 18-10-2008)
Argomenti: Cina
Di Pino Agnetti
17-10-2008 Se anche il governo e la Banca centrale svizzeri hanno deciso di
adottare una serie di misure straordinarie per stabilizzare il sistema
finanziario e garantire una maggiore protezione ai depositi nella nazione
"madre" di tutte le banche, vuol proprio dire che siamo tornati
indietro di un bel pezzo. Suppergiù ai tempi in cui Franklin D. Roosevelt, il
presidente del New Deal che consentì all'America di superare la Grande
Depressione degli anni '30, amava ripetere che "A volte è prudente avere
paura della paura". Ieri, dopo due giorni di serrato conclave, i leader Ue
riuniti a Bruxelles hanno deciso di compiere il primo passo verso un sistema
coordinato di vigilanza a livello europeo sui mercati. Di fatto,hanno aperto la
strada a una "nuova Bretton Woods", la famosa conferenza del luglio
1944 che fissò i "paletti", cioè le regole commerciali e finanziarie,
del capitalismo globale così come l'abbiamo conosciuto fino ai giorni nostri. Nicolas
Sarkozy e Angela Merkel, Silvio Berlusconi e Gordon Brown si sono mossi con
l'orecchio costantemente incollato alle notizie provenienti dalle maggiori
Borse mondiali e da quelle del Vecchio continente in particolare. Un altro
pianto greco, in cui il nostro ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha
scorto però il riflesso dei timori connessi oramai all'andamento dell'economia
reale, più che alla devastante crisi finanziaria che, almeno qui in Europa,
appare ragionevole dare per contenuta. In altri termini, siamo già al secondo
stadio dell'emergenza. Quello in cui, dopo avere visto la morte in faccia,
bisogna cominciare a contare i danni inferti dall'uragano sulla produzione
industriale e sui consumi della gente. Da questo punto di vista, l'Italia non
torna a casa a mani vuote dal vertice di Bruxelles. Nella conferenza stampa
conclusiva, Berlusconi ha annunciato che al nostro Paese andrà una quota fra il
15 e il 20 per cento dei circa 40 miliardi di finanziamenti chiesti alla Banca
europea degli investimenti per sostenere le infrastrutture nei 27 stati Ue.
Dopo avere addirittura minacciato di porre il veto sul
"pacchetto-clima" caldeggiato con forza soprattutto dalla Francia e
dai Paesi del Nord-Europa, il nostro premier ha pure strappato l'impegno a
"tenere conto rigorosamente" dei costi-benefici del pacchetto per
tutti i settori dell'economia europea e di tutti gli stati membri. Dal canto
loro, Sarkozy e Barroso (rispettivamente presidente di turno Ue e capo della
Commissione), hanno comunque incassato un via libera unanime a ratificare, come
da programma, le nuove misure anti-inquinamento nel prossimo Consiglio europeo
di dicembre. Insomma, questa è un'Europa sempre più consapevole di non potersi
più permettere di andare in ordine sparso sulle questioni vitali che la
riguardano. Ed è una novità, se vogliamo, assoluta. Che ne rafforza l'ambizione
a indicare la via di quella "rifondazione a livello globale del
sistema" additata, con accenti diversi ma alla fine convergenti, di nuovo
dai vari Sarkozy, Berlusconi, Brown e Merkel. I quali hanno già fissato mese e
luogo del G8 straordinario allargato alle grandi economie emergenti (Cina, India, Brasile, ecc.) che dovrà
"riscrivere" l'ordine finanziario mondiale: il prossimo novembre a
New York. Cioè, a due passi dal posto "dove tutto è iniziato": Wall
Street. E fa una certa impressione sapere fin d'ora che, a rappresentare
l'America all'incontro, ci sarà per forza di cose un presidente
"dimezzato" come George W. Bush. Non il suo successore a quel
punto già designato (l'election-day che incoronerà il sempre più favorito Obama
o il non ancora del tutto "out" McCain cade il 4 novembre), ma che
per legge non potrà insediarsi alla Casa Bianca prima del 20 gennaio prossimo.
Quasi il segno premonitore che la Bretton Woods del XXI secolo porterà,
comunque, l'impronta del più "vecchio" fra i due storici cugini
atlantici.
( da "Repubblica, La" del 19-10-2008)
Argomenti: Cina
Economia Bush cede
sul super-vertice ma dice no a strappi sulle regole Successo a metà per la
missione Usa di Sarkozy e Barroso La crisi Il summit tra fine novembre e inizio
dicembre. L'ex ad di Lehman, Fuld, è sotto inchiesta ARTURO ZAMPAGLIONE NEW
YORK - George W. Bush ha accettato ieri sera, un po' controvoglia, e
sicuramente con obiettivi meno ambiziosi da quelli prospettatigli dal
presidente francese Nicolas Sarkozy, di convocare un summit dei leader del G8,
allargato anche ad altri Paesi, sulla crisi della finanza globale. L'annuncio è
stato dato dallo stesso presidente americano prima di un incontro nella tenuta
di Camp David, sui monti del Maryland, con Sarkozy e il presidente della
Commissione europea José Manuel Barroso. Il vertice si terrà a New York tra
fine novembre e l'inizio di dicembre. Oltre ai membri del G8, dovrebbero essere
invitati anche Brasile, Cina,
India, Messico, Sudafrica e qualche nazione emergente. "Servirà ? ha detto
Bush, ricevendo gli ospiti - ad analizzare idee e strumenti per rafforzare e
modernizzare i mercati, tutelando il capitalismo democratico". Un
approccio quasi minimalista, questo del presidente americano, rispetto alla
proposta europea di una seconda Bretton Woods intesa a riformulare, come
fece la prima conferenza nel 1944, le regole della finanza globale e a creare
una struttura di governo dei mercati internazionali. L'idea di una nuova
Bretton Woods era nata dalla tempesta che ha travolto Wall Street, bruciato in
un anno 30 mila miliardi di dollari nelle Borse del mondo, imposto massicci
interventi statali ed evidenziato l'inadeguatezza degli organismi
internazionali. In particolare il premier britannico Gordon Brown aveva suggerito
la creazione di un sistema di allarme preventivo sulle crisi, un rafforzamento
del Fondo Monetario Internazionale, regole comuni sulla trasparenza e la
liquidità, e un'autorità di controllo transnazionale sulle 30 maggiori banche.
E parlando ieri al suo "amico George" a nome dei 27 membri dell'Ue,
Sarkozy ha spiegato come tutte queste ipotesi potessero essere al centro di un
summit. "Una crisi globale ? ha detto - impone soluzioni globali per
costruire il capitalismo del futuro". Bush è sempre stato scettico su
Bretton Woods 2: una iniziativa che molti, nel governo americano e in quello
giapponese, oltre che tra analisti e operatori economici, considerano
prematura. "Il mondo - ha scritto il Financial Times, facendosi interprete
di questi timori - ha bisogno di un esame serio sulla gestione della finanza
globale, ma è inutile precipitarsi". Dietro alle resistenze della Casa
Bianca c'è da un lato la consapevolezza che poco o nulla può essere fatto negli
Stati Uniti prima dell'insediamento del nuovo presidente, dall'altro
l'opposizione ideologica a un organismo esterno capace di controllare i grandi
gruppi finanziari americani. Bush non voleva però deludere le aspettative del
mini-vertice Usa-Ue di ieri. Ieri ha indicato come priorità la stabilizzazione
dei mercati nei singoli Paesi e le azioni coordinate a livello internazionale,
ma ha accettato anche la strada del summit nella speranza di dare un altro
segnale di incoraggiamento ai mercati. Per la verità nell'ultima settimana si è
già visto quale timido segno di normalizzazione: i tassi dei prestiti
interbancari a breve sono scesi (non accadeva da luglio); a dispetto del crollo
della fiducia dei consumatori e di violente fluttuazioni, il Dow Jones ha visto
il maggior recupero degli ultimi 5 anni. Ma i problemi persistono, soprattutto
in vista di una recessione globale lunga, dolorosa, con milioni di disoccupati.
E ci vorrà del tempo prima di digerire la sbornia di titoli-spazzatura, rendere
operativi gli interventi statali e individuare (oltre che punire) i responsabili
del dissesto. Venerdì i magistrati di New York hanno mandato una raffica di
avvisi di comparizione a Richard Fuld, l'ex-chief executive della Lehman
Brothers, e a una dozzina dei suoi collaboratori della banca di Wall Street, il
cui fallimento a metà settembre ha segnato l'inizio del grande crollo
borsistico. Quale ipotesi è alla base di questa inchiesta penale? Che Fuld
abbia fornito giudizi fuorvianti sui bilanci societari, violando le leggi
federali.
( da "Repubblica, La" del 19-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XIII - Torino
La Coldiretti: "Non sono gli episodi come quello di Piossasco a
preoccuparci" "E' il vecchio trucco dell'etichetta il vero problema
resta la clonazione" Ferrero accusa: i cinesi si sono buttati anche sui
vini e utilizzano spesso nomi e marchi italiani Ottantamila litri di mosto
aromatizzato con un prodotto non consentito, immagazzinati in una cantina
dell'Astigiano e sequestrati una decina di giorni fa. Amarone pugliese
allungato con uve scandenti piemontesi. Una azienda vinicola di Ovada epicentro
dell'ultima maxi inchiesta delle bottiglie "corrette" con fertilizzanti
chimici e acidi di uso alimentare. La strage del vino al metanolo ancora
impressa nella mente di tutti. Il business del "veramente falso" e
dell'adulterazione, lo documentano sequestri e indagini di alto profilo, non
risparmia il mercato del vino. La storia dello spumante che stava per essere
travestito da champagne, a Piossasco, è solo l'ultima e la meno eclatante.
Franco Maria Marinetti, che di mestiere fa il produttore, ne sorride. "La
presentazione di vino scadente come champagne, con il trucco delle etichette -
dice - è un fenomeno che è sempre esistito e ci sarà sempre. Ma si tratta di
cose sporadiche, limitate. A me fanno venire in mente i night degli anni �70.
Ai clienti distratti dalle entraineuse era rifilato di tutto. Quelli pagavano
senza fiatare. Le ragazze collezionavano tappi, da consegnare per avere le
percentuali sulle bottiglie". Giorgio Ferrero, presidente regionale della
Coldiretti, torna all'oggi. "Quello di Piossasco mi sembra un imbroglione
"fai da te", un dilettante". Che anche tra produttori e
venditori di vino ci siano "criminali" di altra caratura, parola sua,
non è però una novità: "ci sono in tutti i settori, anche se non credo
esistano organizzazioni strutturate". Quello che più preoccupata i
viticoltori è la "concorrenza sleale sui mercati stranieri, soprattutto
per i prodotti di alta gamma". I cinesi, abili del clonare tutto, si sono
buttati anche sui vini. "Come è già avvenuto con i formaggi, utilizzano
marchi e nomi italiani". Un danno economico enorme, per chi esporta dall'Italia.
"Perdiamo una fetta di mercato in Cina - spiega sempre Ferrero - e cala il grado di soddisfazione e di
gradimento della clientela, perché le bottiglie spacciate per italiane spesso e
volentieri sono di pessima qualità". Sottolineata la differenza tra
sofisticazione e frode - "spesso la truffa è sulle carte e non sul
contenuto del prodotto" - il presidente Coldiretti evidenzia una altra
questione che sta a cuore alla categoria. "In America Latina la
mancanza di norme locali consente di utilizzare nomi "storici", in
Italia e nella Ue protetti dalla legislazione e da rigidi disciplinari, per
vini prodotti in loco. Ma i vitigni utilizzati non sono più quelli portati dai
nostri emigranti nel secolo scorso". In più l'aria di crisi, conclude
Ferrero, non porta bene al comparto: "Quando nelle famiglie i soldi
scarseggiano, i primi beni che si tagliano sono quelli voluttuari, come i vini
di qualità". (l. pl.).
( da "Repubblica, La" del 19-10-2008)
Argomenti: Cina
Pagina
I - Firenze Il sondaggio Rapporto economia la Toscana tra crisi ed export in Cina Studenti, fuga
da Firenze Uno su due sogna di lavorare altrove MASSIMO VANNI A PAGINA IV SEGUE
A PAGINA IV.
( da "Unita, L'" del 19-10-2008)
Argomenti: Cina
Di Bianca Di
Giovanni / Roma Convocare al più presto una nuova Bretton Woods. Questa la
missione dei vertici europei - il presidente di turno Nicolas Sarkozy e quello
della Commissione Jose Manuel Barroso - ieri a Camp David, dove hanno incontrato
il presidente George Bush. Per gli Usa erano attesi anche il segretario di
Stato Condi Rice, il segretario al Tesoro Hank Paulson, il consigliere per la
sicurezza nazionale della Casa Bianca Steve Hadley. Niente di più che una cena
di lavoro, senza appuntamenti con la stampa, ma certo con un fitto carnet di
temi di discussione. Certamente il Vecchio Continente preme per un vertice che
riscriva le regole globali al più presto. Ma tra le due coste dell'Atlantico
permangono ancora parecchie differenze. La prima riguarda la data, su cui
ancora non ci sono segnali chiari anche se, secondo alcune indiscrezioni, molto
probabilmente dovrebbe cadere a fine novembre. "Lo vorrei entro
novembre" ha rivelato Sarkozy. Poco prima del vertice la portavoce di Bush
ha detto che i colloqui di Camp David, la Casa Bianca dei fine settimana nel
Maryland, "non produrranno una data o un luogo" per il G8, anche se
"come bloccare l'emorragia" verrà certamente discusso. Poco più tardi
fonti della Casa Bianca hanno confermato che il presidente "annuncerà che
ospiterà un summit dei leader mondiali", lasciando intendere che la
presidenza Usa si sarebbe decisa per una mossa al più presto. Su questo punto
l'Europa è arrivata a Camp David con un sostegno di tutto riguardo: quello del
segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon. In una lettera resa nota ieri dalla
presidenza francese, l'ex ministro coreano ha confermato il suo "fermo
sostegno" all'iniziativa di convocare un G8 allargato, al più tardi a
inizio dicembre. "In questa prospettiva - scrive il segretario generale
nella lettera - ho il piacere di offrire le strutture del segretariato dell'Onu
a New York". Una proposta su data e luogo che è sembrata un pressing
sull'amministrazione Bush, che fino a ieri ha puntato ad allungare i tempi
visto che l'attuale inquilino lascerà presto la presidenza. Ma i tempi della
finanza non sono quelli della politica. Tanto che su un solo punto c'è accordo tra Europa e Stati Uniti: il vertice del G8 allargato a
Cina ed India sulla crisi
finanziaria che ha investito tutti dovrà riunirsi "presto". L'accordo
esprime urgenza, ma la data è in bianco. Da qui altre divaricazioni tra Usa e
Europa. Sarkozy e il suo collega Gordon Brown spingono per un appuntamento
subito dopo le elezioni del 4 novembre. Una data che circola è intorno
al 20 novembre a New York, cioè là dove tutto è iniziato. Ieri
quell'indicazione, "inizio dicembre", dell'Onu. Come dire: non si può
aspettare molto dopo le elezioni. Gli americani innescano il freno appoggiati
dal Giappone, presidente di turno del G8, il "club" dei sette più
ricchi e la Russia. Il fatto è che il vero spartiacque non sono le elezioni del
4 novembre, ma è il 20 gennaio, giorno dell'addio dell'attuale presidente alla
Casa Bianca. Ma la finanza può permettersi di aspettare ancora un trimestre?
Nel suo tradizionale intervento radiofonico del sabato, Bush non ha neppure
fatto un accenno alla risposta internazionale alla crisi, ricordando però che
la decisione di autorizzare il governo a prendere partecipazioni nelle principali
banche è di carattere eccezionale. "In quanto strenuo difensore del
mercato libero - spiega l'inquilino della Casa Bianca - mi sarei opposto a
misure di questo tipo in situazioni normali". Il fronte europeo ha diverse
proposte nel cassetto. Brown e Sarkozy propongono tra l'altro di rafforzare il
Fondo Monetario Internazionale (Fmi) guidato da Dominique Strauss-Khan (proprio
ieri al centro di uno scandalo a sfondo sessuale) riformando gli accordi di
Bretton Woods del 1944. Ma non solo: l'Europa (e qui la posizione britannica è
meno chiara) auspica una maggiore sorveglianza internazionale sui maggiori
gruppi finanziari mondiali, oltre a regole sugli "hedge funds", i
fondi di investimento a rischio dei paradisi fiscali. Già da oltre un anno la Germania
chiede più controlli e un mercato più trasparente su questi prodotti,
soprattutto considerando il fatto che spesso questi titoli si ritrovano nei
fondi pensione. "Sappiamo che gli europei hanno ottime idee, ma non sono
gli unici", ribatte il portavoce aggiunto della Casa Bianca Tony Fratto.
Come ricorda il Wall Street Journal, agli Usa, appoggiati dal Giappone, non
piace il controllo internazionale sulle banche, i limiti ai compensi dei
manager, e neppure l'idea di nuove regole e maggiore trasparenza sui prodotti
derivati. Detto in altre parole: le divergenze tra le due coste dell'Atlantico
sono ancora molte.
( da "Repubblica, La" del 19-10-2008)
Argomenti: Cina
Squilibrio Moratoria
Federica Guidi, presidente dei Giovani industriali: i costi di Kyoto devono
essere più equi "Evitiamo altri regali alla Cina innovare senza fiato sul collo" L'Europa deve avere un
ruolo-guida nella difesa dell'ambiente. Però tenga conto che sui vari Paesi
gravano pesi non equilibrati La moratoria è sensata. Tra l'altro ci è piombata
addosso una crisi che costringe tutti a rivedere principi oramai assodati LUCA
IEZZI ROMA - "La proposta di una moratoria è intelligente perché oltre ai
giusti dubbi sulla ripartizione dei costi del pacchetto post-Kyoto, ci è
piombata addosso una crisi che non siamo ancora in grado di valutare ma che sta
costringendo tutti a rivedere principi ormai assodati. In questo contesto
meglio fermarsi prima di imporci ulteriori oneri". La presidente dei
Giovani industriali, Federica Guidi, approva l'idea del governo di rimandare di
un anno il pacchetto di riduzione delle emissioni di Co2 e del consumo di
energia del 20% entro il 2020. Un anno che dovrebbe servire a analizzare con
precisione il prezzo reale di un'Europa che riduce il proprio impatto sui
riscaldamento globale in atto. L'obiettivo degli industriali italiani però è
ben più ambizioso, rimettere in discussione sia gli obiettivi che i tempi di
realizzazione di questa sfida: "Dobbiamo riconoscere che il protocollo di
Kyoto ha fallito, non tanto nella filosofia, quanto nei tempi e nei modi -
insiste la Guidi - . L'Europa si sta accollando i costi più alti, ma dovrebbe
interrogarsi sull'efficacia di queste scelte fintanto che gli altri paesi non
seguiranno le stesse politiche". Sorprende che i giovani imprenditori non
accettino la sfida d'innovare il tessuto produttivo sfruttando le opportunità
dei vincoli ambientali. La Commissione Ue accusa il governo di guardare solo ai
costi e non ai benefici di una "rivoluzione verde". Voi non vedete
opportunità di business? "Ma certo che le vediamo. A Capri, nel convegno
organizzato dai giovani di Confindustria, abbiamo sottolineato come energia e
ambiente siano grandi occasioni per fare innovazione: sui prodotti e sui
mercati. Questo le aziende lo hanno capito e non si tireranno indietro sul
fronte degli investimenti. Il problema è che il piano europeo impone tempi
troppo stretti e quindi, di fatto, rende gli obiettivi irrealistici". Non
sarebbe auspicabile fare concorrenza ai paesi emergenti come la Cina proprio investendo nell'innovazione che aiuta
l'ambiente e non puntando solo sulla riduzione dei costi? "Quei paesi
hanno già una serie di vantaggi competitivi ben riconosciuti, non è il caso di
regalargliene un altro. L'Europa si sta imponendo un percorso troppo gravoso
dove il rischio è addirittura la delocalizzazione e deindustrializzazione.
Invece che sfruttare i nostri vantaggi competitivi, così si finisce per fare un
regalo alle altre zone del mondo". Da Bruxelles sostengono che l'Italia
sta solo chiedendo uno sconto, come accadde quando negoziò per aderire al
Trattato di Maastricht. Quale sarebbe il costo accettabile per le imprese?
"Il governo chiede equità, non disconosce che l'Europa debba avere un
ruolo guida nella difesa dell'ambiente, ma non può non evidenziare che c'è un
problema di sperequazione tra i paesi all'interno della Ue. Per alcuni di essi,
tra cui l'Italia, è difficile raggiungere l'obiettivo indicato in tempi così
stretti visto che comunque il nostro sistema industriale ha già un'efficienza
alta nell'uso dell'energia, più di altri. Ripeto, il problema è più generale:
l'Ue deve chiedersi se per seguire dei principi pur sacrosanti voglia soffocare
la capacità di competere delle sue stesse aziende europee, specie in momento
come questo".
( da "Avvenire" del 19-10-2008)
Argomenti: Cina
ECONOMIA 19-10-2008
Sì di Bush: vertice dei grandi a New York DA NEW YORK I l presidente americano
George W. Bush è pronto ad ospitare nel prossimo futuro un vertice dei leader
mondiali sulla crisi finanziaria. Lo ha rivelato una fonte della Casa Bianca
poco prima che Bush ricevesse a Camp David, nel Maryland, il presidente
francese Nicolas Sarkozy e quello della Commissione Ue Josè Manuel Barroso.
Sulla necessità di un "incontro " ci sarebbe insomma sintonia. Sul
resto, però le posizioni tra le due sponde dell'Atlantico restano distanti.
Nonostante il tentativo di avvicinamento compiuto ieri. Da un lato gli europei,
spinti da Sarkozy, presidente di turno dei Ventisette, e dal premier britannico
Gordon Brown (che propone di riscrivere le regole internazionali) auspicano una riunione al più presto del G8 allargato a Cina e India: cioè subito dopo le
elezioni americane, con la partecipazione del presidente eletto, Barack Obama o
John McCain. Una data che circola è intorno al 20 novembre a New York, cioè
dove tutto è iniziato. Dall'altro lato gli americani frenano, con l'appoggio
del Giappone, presidente di turno del G8, il "club" dei sette
più ricchi e la Russia. Bush, che lascerà il potere il 20 gennaio, non vuole
decidere per il suo successore (eletto il 4 novembre), ed è comunque contrario
a un maggiore controllo internazionale sull'economia, come suggerisce invece
Brown in un documento di sette pagine reso pubblico ieri settimana. Nel suo tradizionale
intervento radiofonico del sabato, Bush non ha neppure fatto un accenno alla
risposta internazionale alla crisi, ricordando però che la decisione di
autorizzare il governo a prendere partecipazioni nelle principali banche è di
carattere eccezionale. Oltre a Bush e Sarkozy, il vertice vede la presenza, per
parte europea, del presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso. Per gli
Usa il segretario di Stato Condi Rice, il segretario al Tesoro Hank Paulson, il
consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Steve Hadley. Brown e
Sarkozy propongono tra l'altro di rafforzare il Fondo Monetario Internazionale
(Fmi), riformando gli accordi di Bretton Woods del 1944. Ma non solo: l'Europa
(e qui la posizione britannica è meno chiara) auspica una maggiore sorveglianza
internazionale sui maggiori gruppi finanziari mondiali, oltre a regole sugli
hedge funds, i fondi di investimento a rischio dei paradisi fiscali. Sarkozy e
Barroso ieri a Camp David L'Europa chiede un summit del G8 a breve sulla crisi
dei mercati Il Presidente Usa, George W. Bush (AP).
( da "Avvenire" del 19-10-2008)
Argomenti: Cina
ECONOMIA 19-10-2008
LA PROPOSTA Speculazione sugli alimentari, 75 milioni di nuovi poveri
"Aiutare l'Africa a coltivare" DAL NOSTO INVIATO A CERNOBBIO G li
esperti lo chiamano "tsunami silenzioso". Ha investito il mondo nel
2005 e, dopo mezzo secolo di discesa e stabilità, ha fatto impennare i prezzi
dei cereali. E ha fatto drammaticamente salire il numero di quelle persone che
hanno un dollaro di reddito giornaliero e che da tre anni non sanno più come
sfamare se stessi e i figli. Secondo la Fao nei paesi in via di sviluppo, tre
contadini su quattro e il 97% degli abitanti delle megalopoli sono acquirenti
netti di cibo. Sono loro a rischiare la morte per fame. Infatti l'anno scorso
in Egitto, ad Haiti, in Senegal si sono avute le prime rivolte di piazza.
Perché? Lo ha spiegato ieri a Cernobbio Mario Marazziti, portavoce della
Comunità di Sant'Egidio. "In due anni i poveri sono aumentati di 75
milioni. E a fine 2008 la situazione peggiorerà". Le cause? Primo, la sottrazione
di cereali pregiati all'alimentazione per ricavarne biocarburanti. "Per la
Banca mondiale spiega Marazziti ha cambiato destinazione il 20% della
produzione di mais. Altro dramma, l'impennata del riso dopo che il governo
indiano ha deciso di bloccare le esportazioni dopo la disastrosa stagione
monsonica dell'anno scorso". E poi la speculazione finanziaria. Dal 2000
al 2008 il flusso finanziario verso il settore alimentare è aumentato di 10
volte, da
( da "Avvenire" del 19-10-2008)
Argomenti: Cina
CRONACA 19-10-2008
AMBIENTE E SVILUPPO Il braccio di ferro tra premier e Commissione Ue al centro
della giornata politica. Schifani: serve un momento di alta sintesi. Bossi: la
soluzione è difficile Clima, prove d'intesa tra Europa e governo L'impasse
sulle misure dovrebbe essere sbloccato al più tardi martedì. Il commissario
Dimas: necessari chiarimenti. Smentita ipotesi rinvio di un anno DA ROMA
ROBERTA D'ANGELO P otrebbe sbloccarsi domani o al massimo martedì l'empasse tra
la commissione europea e il governo italiano sulle misure per il clima. Domani
il commissario Ue all'Ambiente Stavros Dimas "avrà l'occasione di
incontrare i suoi interlocutori italiani" durante il Consiglio Ambiente
"per un ulteriore scambio di vedute e per fornire ulteriori chiarimenti
sul potenziale impatto e sulle opportunità del pacchetto clima e energia",
dice il suo portavoce. E qui, l'esecutivo porterà la sua controfferta: nessun
rinvio del pacchetto, ma solo una clausola di revisione dei costi. Tenta di
smorzare i toni il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, che in una
nota precisa "che nessun rinvio di un anno è oggi richiesto dall'Italia;
il riferimento al 2009 è legato esclusivamente alla clausola di revisione, alla
richiesta cioè che l'impatto dei costi-benefici venga esattamente valutato nel corso
del 2009 e sulla base di tale valutazione vengano eventualmente riparametrati
gli oneri previsti dal provvedimento". Ma, conferma, "l'I- talia è
intenzionata a condurre in porto entro la fine del 2008, fiduciosa in un esito
positivo del negoziato " gli accordi. Il braccio di ferro tra il premier
Berlusconi e Dimas, però, è rimbalzato in Italia, dove ormai lo scontro tra
maggioranza e opposizione è senza confini. E nella speranza che il clima quello
politico si plachi, è il presidente del Senato Renato Schifani a chiedere
all'Europa di trovare "un momento di alta sintesi", per- ché non è
possibile operare scelte importanti, senza pensare al "pericolo di
recessione internazionale". La maggioranza difende la posizione
intransigente dell'esecutivo. "Bisogna rinegoziare Kyoto" perché
senza la partecipazione di altri Paesi "l'Europa da sola non può farsi
carico del protocollo e per le imprese, non solo italiane ma anche europee, non
può esserci competitività e concorrenza ", secondo Altero Matteoli,
ministro delle Infrastrutture. Insomma, incalza il titolare della Pubblica
Amministrazione Renato Brunetta, "l'Europa ha poco da bacchettare perché
20-20-20 è una follia. Per le imprese e per i Paesi", dice il ministro
convinto che "l'Italia bene ha fatto a rallentare i processi decisionali
anche perché sarebbero costati 10 miliardi di euro in più al 2020". Anche
se, ammette Umberto Bossi, "la soluzione è difficile" perché "la
gente vuole cambiamenti, però vuole anche andare in macchina e vuole la
corrente elettrica". Ma il governo, secondo Fabrizio Cicchitto, "sta
lavorando per difendere le imprese italiane". Con i parametri Ue, poi,
secondo il pdl Lucio Malan, "molte imprese, schiacciate dagli obblighi del
pacchetto energia, lasceranno l'Europa per andare in Cina". La mina, però è esplosa e le
polemiche non si placano. Sebbene le opposizioni, nel merito, non siano così
lontane dal comprendere le ragioni di Palazzo Chigi. "Bisogna migliorare
particolari applicativi e non aprire, anche qui, un generico fronte polemico",
secondo il pd Pierluigi Bersani. L'Italia, conferma, ha bisogno di
"flessibilità", senza abbandonare però l'Europa. E anche il leader
dell'Udc Pier Ferdinando Casini guarda ai contenuti: "I toni usati dice
sono dissennati, ma i contenuti non lo sono così tanto: gli oneri impropri
imposti alle nostre aziende sono insostenibili". Resta, ancora una volta,
la voce isolata di Antonio Di Pietro a sparare contro un governo
"deplorevole, che riesce a dire no all'Ue sulla tutela dell'Ambiente
". Inquinamento: l'Italia cerca un intesa con la Unione europea sulle
misure per attuare il Protocollo di Kyoto, misure che risulterebbero troppo
onerose per le industrie in questo momento di grave difficoltà economiche
dovute alla crisi internazionale dei mercati.