Sezione
principale: Cina
La Fiat si lancia sulla Carrozzeria Bertone
( da "Finanza
e Mercati" del 15-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
forte in Cina
di accordi con Volkswagen e Toyota, ma che finora non produce né commercializza
auto in Europa; infine quella di un non meglio precisato consorzio spagnolo.
Una concorrenza numerosa ma, tutto sommato fragile per un impianto che,
nonostante il lungo stop, vanta ancora impianti di verniciatura più moderni di
quelli di Pininfarina e della stesso gruppo di Mirafiori.
Non
c'è quiete ma è passata la tempesta finanziaria
( da "Sole
24 Ore, Il" del 15-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Le previsioni
per la Cina evidenziano un'ottima tenuta. Anche in India la fiducia è in
crescita. Ma queste notizie, per quanto liete, vanno contestualizzate. Il peggio
della crisi sarà anche passato, ma il sistema finanziario rimane
sottocapitalizzato e oberato da un fardello di asset di dubbio valore di
dimensioni ancora ignote.
Pechino
processa le sue società ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 15-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la Cina è un
po' come l'Italia: gli sviluppi delle grandi inchieste giudiziarie si
apprendono a mezzo stampa. Ieri, alcuni quotidiani hanno rivelato che i giudici
che stanno lavorando al caso Rio Tinto avrebbero allargato il perimetro delle
indagini alle principali società siderurgiche nazionali, e anche alla Chinese
Iron and Steel Association (
Il
risveglio dell'Asia comincia da Singapore
( da "Sole
24 Ore, Il" del 15-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Asia comincia
da Singapore Domani il dato della Cina: attesa una crescita vicina all'8%
Alessandro Merli Singapore ha lanciato ieri un segnale che potrebbe essere più
eloquente di tutti i discorsi sui "germogli verdi", i green shoots,
per la verità un po' ingialliti negli ultimi tempi, per individuare i tempi
della ripresa mondiale.
Senza
credito a rischio anche la marcia dei Bric
( da "Sole
24 Ore, Il" del 15-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina) si sono
trasformati dalla sigla inventata da un economista in una forza che, se non
proprio compatta, comunque fa sentire la propria voce nel confronto con le
potenze tradizionali e nei negoziati commerciali. Nell'economia reale, secondo
le ultime previsioni del Fondo monetario, la crescita di emergenti e paesi in
via di sviluppo sarà quest'
Il
silenzio assordante dell'islam ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 15-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina che non
aveva la Danimarca? In Cina discriminano e uccidono i musulmani e in Danimarca
un quotidiano pubblicò caricature offensive nei confronti del profeta Maometto.
Lo stesso mondo islamico che nel 2005 reagì con indignazione e furia alla
pubblicazione delle caricature diventa cieco, sordo e muto di fronte alla
violenza e alla discriminazione subite dagli uiguri una minoranza
Quattromila
esperti di Cina ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 15-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
il Forum
Italia-Cina che si è tenuto la scorsa settimana a Roma, da trasformare in
attività quotidiana. E soprattutto ci sono migliaia di aziende italiane piccole
e medie che in Cina stanno trovando, o potrebbero trovare a breve, una nuova
strada per crescere e lasciarsi alle spalle il dibattito domestico sulla crisi.
Sali
di potassio a prezzi in calo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 15-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina e India
sono i due maggiori importatori e la mossa di Silvinit, che copre quasi il 20%
dell'import annuo dell'India, non poteva che divenire un benchmark cui
adeguarsi. L'offerta ha sconfessato anche i contratti, con prezzi vicini a 700
dollari, come quelli siglati il mese scorso tra gli acquirenti giapponesi,
I
tassi reali alti ostacolano la ripresa
( da "Sole
24 Ore, Il" del 15-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Moltiplicati
tra paesi: la Cina ha fatto da apripista nel ritorno sul sentiero di espansione,
l'India ne ha seguito le orme, il Giappone ha messo a segno recuperi corposi
(+14% la produzione nei tre mesi tra marzo e maggio), gli Usa vedono
stabilizzarsi il mercato delle case e le imprese sono in condizioni di buona
salute finanziaria,
Fotografia
da indossare ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 15-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Francia,
Tokyo e ora anche in Cina. Le collezioni vengono presentate a Parigi, nelle
settimane delle sfilate. Perché Parigi? «Perché a Parigi c'è più gente che
viene a cercare cose particolari. E poi ora che tutti hanno tagliato i costi,
dovendo scegliere tra Milano e Parigi preferiscono quest'ultima ».
PV
Rome Mediterranean 2009, arriva dal sole l'energia per la ripresa
( da "Sole
24 Ore, Il" del 15-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
uno dei Paesi
che investe di più sul fotovoltaico è la Cina. La National Energy
Administration cinese punta infatti a installare due GW entro il 2011, circa 15
volte in più rispetto alla capacità di 140 MW di fine 2008. Secondo il
quotidiano China Daily, l'autorità nazionale cinese per l'energia intende
sovvenzionare il piano con incentivi e sussidi.
De Castro:
(
da "Avvenire"
del 15-07-2009)
Argomenti: CinaAbstract: a maggior ragione dovrà valere per i pomodori importati dalla Cina. Il primo accordo a Strasburgo è stato raggiunto sulla creazione di una commissione temporanea anti-crisi. Non è un po' tardi? È vero, l'Europa è stata assente, soprattutto nelle iniziative di tutela dell'occupazione e per le piccole e medie imprese.>
Man
acquista il 25% della Sinotruk ( da "Finanza e Mercati"
del 16-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Dopo che
di recente si era vista costretta a rivedere al ribasso le previsioni di utili per
il primo semestre dell'esercizio in corso. Secondo i termini dell'accordo, Man
fornirà i brevetti di motori, chassis, e assi a Sinotruk che li sfrutterà per
nuovi veicoli prodotti in Cina.
Cina
sotto osservazione per l'affaire Rio Tinto
( da "Finanza e Mercati" del
16-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina sotto
osservazione per l'affaire Rio Tinto da Finanza&Mercati del 16-07-2009
«Governi e compagnie straniere terranno sotto controllo molto attentamente lo
sviluppo del caso - ha dichiarato il premier australiano Kevin Rudd - e
trarranno le loro conclusioni.
l'aborto
di stato - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica, La" del
16-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
in Cina o
in Nord-Corea o in alcuni Stati latinoamericani soprattutto per effetto di una
legislazione repressiva e spesso violenta, in India soprattutto per effetto di
un costume, a sua volta spesso violento; e in tanti altri luoghi. La ribellione
a questa violenza è la faccia ammirevole di una campagna contro l´aborto,
"torno
e voto per ignazio se vince lui addio binetti"
( da "Repubblica, La" del
16-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
come Nixon
che in forza del suo anticomunismo aprì il dialogo con Russia e Cina». Quante
chance dà, come matematico, a Marino? «Una su tre, se ai candidati non si
aggiungerà Grillo». Lo vorrebbe? «Parafrasando Brecht direi "sfortunati i
tempi in cui la politica ha bisogno dei comici". Effettivamente Grillo non
è credibile.
Luigi
Iscrizioni bloccate in Calabria Sono un giovane calabrese, iscritto al Pd in un
... ( da "Unita, L'"
del 16-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
India e la
Cina. Saranno capaci di non farsela sotto e svendersi? Io già una idea ce
l'avrei: intanto a Cina, India e Brasile lascerei la produzione industriale,
noi dobbiamo ripuntare su piccole e medie imprese, turismo, arte e ingegneria,
dove se siamo seri non ci batte nessuno, per la Russia è un discorso già
iniziato con il pronismo,
Londra
candida Blair alla Ue ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Oltre alla
guida delle delegazioni con la Cina per Crescenzio Rivellini e con il
Kazakhstan per Paolo Bartolozzi. Il Pd conquista una sola presidenza, quella
della commissione agricoltura per Paolo de Castro e la guida della delegazione
con il Maghreb per Antonio Panzeri. Luigi De Magistris (Idv) ha avuto la
presidenza della potente commissione sul controllo del bilancio europeo.
Le
riserve valutarie cinesi superano quota 2mila miliardi
( da "Sole 24 Ore, Il" del
16-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Dal nostro
corrispondente La Cina continua ad attirare l'interesse dei capitali esteri. E
così il tesoro valutario cinese frantuma un altro record. Al 30 giugno scorso,
le riserve in moneta pesante del Dragone hanno raggiunto la cifra record di
2.130 miliardi di dollari, con un aumento del 9% rispetto allo stock di valuta
estera detenuto da Pechino alla fine del primo trimestre.
A
morte per corruzione l'ex presidente della Sinopec
( da "Sole 24 Ore, Il" del
16-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Ieri il
primo ministro australiano Kevin Rudd ha avvertito la Cina che in ballo ci sono
importanti interessi economici e tutto il mondo sta guardando a come Pechino
gestisce la vicenda. IL CASO RIO TINTO Il premier australiano all'attacco
sull'arresto dei quattro dirigenti avverte la Cina che «il mondo guarda a come
gestisce la vicenda» Chen Tonghai ha 61 anni AFP
Per
le acciaierie cinesi la resa è vicina
( da "Sole 24 Ore, Il" del
16-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina
continua a comprare, ma le spedizioni via nave dall'Australia hanno accusato la
scorsa settimana un brusco tracollo, mentre si registrano maggiori arrivi dal Brasile
e dall'India, gli altri grandi fornitori delle acciaierie cinesi. Se la mossa
nasce da Pechino, si può spiegare con l'inasprirsi della vertenza iniziata
proprio la scorsa settimana con la detenzione di 4 funzionari
Listi
Ue positivi, Google oltre le stime
( da "Finanza e Mercati" del
17-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
altrettanto
positivi, provenienti dalla Cina, per molti economisti considerata come il vero
motore della ripresa assieme all'India. I dati sul Pil del Dragone, diffusi
nella notte tra mercoledì e giovedì, indicano una crescita del 7,1% per il
secondo trimestre, a fronte del +6,1% dei primi tre mesi dell'anno.
Le
armi spuntate del leader del palazzo di Vetro
( da "Unita, L'" del
17-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Iran Il
regime reprime brutalmente le proteste contro i brogli elettorali. Ban chiede
moderazione. Ma alle Nazioni Unite non si va oltre la «deplorazione». G8 Ban
chiede più coraggio nell'affrontare il surriscaldamento. La Cina si oppone.
L'esortazione del Segretario dell'Onu evapora... Le crisi
"quei
box sono un regalo ai privati" - ilaria carra
( da "Repubblica, La" del
17-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cini Boeri,
dal consigliere del Pd Francesca Castelbarco («per mostrare la miseria di un
progetto che non rispetta la sacralità dei luoghi») e da Francesca Caccia
Dominioni. Dall´altro, Italia Nostra annuncia un´integrazione a un esposto
penale già presentato alla Procura nel 2006 dal presidente nazionale Giovanni
Losavio per presunte violazioni alle norme in tutela del patrimonio
"danzo
nell'acqua ascoltando i pink floyd" storia di sara, che sogna poi di fare
la scrittrice - federico petroni ( da "Repubblica, La"
del 17-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
è
blindato: Russia, Spagna e Cina sono intoccabili». Cos´è per te il nuoto
sincronizzato? «Un modo per esprimere la mia creatività. Non sono molti gli sport
che lo permettono. In più mi dà il piacere del contatto con l´acqua. Ho
cominciato a 6 anni, ero piccola e incosciente: sono rimasta incastrata».
la
lunga corsa al vaccino che non c'è - elena dusi
( da "Repubblica, La" del
17-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
India e
Cina. Il tempo stringe però, e il virus ha ormai ammantato tutto l´emisfero
australe dove ora è inverno. A maggio l´Organizzazione mondiale della sanità
aveva annunciato che il vaccino sarebbe stato pronto ad agosto. Due giorni fa
ha dovuto ricredersi, slittando le sue previsioni all´inizio di ottobre.
c'è
troppa - (segue dalla copertina) elena dusi
( da "Repubblica, La" del
17-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
I trucchi
erano stati messi in commercio da una multinazionale americana con ingredienti
provenienti dalla Cina. «Siamo partiti da un consumatore che ha segnalato
problemi alla pelle e ci siamo ritrovati a lavorare su una trousse da 18
colori» spiega il ricercatore. «All´inizio non abbiamo mai idea di quale
sostanza chimica possa essere colpevole.
Fondi
europei in recupero a maggio ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 17-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
in
particolare i fondi specializzati sulla Cina e sull'India. «Il clima è
migliorato, ma non si vede ancora la presenza di investitori retail, spiccano
invece gli istituzionali e il private banking –commenta Mauro Ba-ratta,
amministratore delegato di Lipper –. Bisogna attendere che i mercati finanziari
si stabilizzino per tornare a vedere la clientela retail.
Una
misura utile per la ripresa ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 17-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
dalla Cina
alla revisione dell'aumento del Pil Usa da parte della Federal Reserve, ma la
crisi ancora si fa sentire». L'incontro aveva per oggetto tre argomenti:
innanzitutto, la moratoria dei debiti delle imprese, sospensione o allentamento
delle regole di Basilea 2, la patrimonializzazione delle imprese.
Un
mondo armato ( da "Avvenire"
del 17-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la Cina si
staglia come avversaria temibile: eccelle nelle capacità di reingegnerizzazione
e il suo bilancio per la difesa si arricchisce di oltre il 15% ogni anno. È
prima fra gli importatori mondiali di armamenti, di poco seguita dall'India. Ma
non si dimentichi che Usa, Russia e 'grandi' d'Europa rappresentano i tre
quarti del mercato globale e sono sostanzialmente autarchici.
India
e Cina, la sfida ora è sui mari ( da "Avvenire"
del 17-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
2009 India
e Cina, la sfida ora è sui mari scenario Le due potenze asiatiche stanno
investendo moltissimo per ingrandire e modernizzare le proprie flotte Che ormai
incrociano in tutto il globo T itani dell'economia mondiale, Pechino e New
Delhi stanno riscoprendo la talassocrazia di un tempo: la flotta militare
cinese è terza al mondo per tonnellaggio,
Le
rinnovabili crescono in sicurezza
( da "Finanza e Mercati" del
18-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
A breve
aprirete un centro anche a Suzhou, in Cina, e nel 2010 arriverete in Germania e
Giappone. Il mercato cinese si sta evolvendo più rapidamente di quello europeo?
La Cina è sicuramente uno dei mercati maggiormente impegnati nella produzione
dei sistemi fotovoltaici, di qui la necessità di aprire un laboratorio locale.
"la
puglia cresce nonostante la crisi" - roberto zarriello
( da "Repubblica, La" del
18-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
si
considera la crisi internazionale che ha messo in ginocchio paesi come la Cina e
l´America. La giunta guidata da Nichi Vendola - ha aggiunto il neoassessore
regionale - ??ha operato bene, sicuramente meglio della precedente, di Raffaele
Fitto´'. ??Le politiche regionali - ha infatti sottolineato Viesti - hanno
influito su questo risultato in maniera significativa e importante,
"la
mia vita da cane (fortunato) alla casa bianca" - angelo aquaro new york
( da "Repubblica, La" del
18-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
ultima
cino-grafia, "First Dog" appunto, testi di Lewis e Zappitello,
illustrazioni del celebre Tim Bowers. Lo slogan pubblicitario? Può un cane
trovare la casa perfetta? Yes, he can. Peccato che proprio il fatto di essere
un cane di razza, e per di più protetta, abbia portato all´inzio più politica
che simpatia alla Casa Bianca.
roma,
che la festa cominci ma quanti big si tengono lontani - paolo rossi roma
( da "Repubblica, La" del
18-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
A Roma c´è
il Giappone, la Cina, il Canada. Stephanie Rice e gli australiani sono di
stanza a Manchester, Michael Phelps, Aaron Peirsol e gli altri americani sono
blindatissimi a Riccione, mentre i tedesci alloggiano a Ravenna. Bernard e
compagni sono ancora in Francia mentre il brasiliano Cielo è in Portogallo.
primo
tuffo, subito cina oro e argento da un metro - emanuela audisio roma
( da "Repubblica, La" del
18-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Sport Qin
Kai e Xhang Xinhua dominano dal trampolino Primo tuffo, subito Cina oro e
argento da un metro Solo il povero Zhou resta la pecora nera Un grande talento
psicologicamente debole. Ai Giochi fece fallire il grande piano All´australiano
Mitcham non riesce il colpo di Pechino Fuori Marconi e Sacchin EMANUELA AUDISIO
ROMA La solita Cina: d´oro.
risultati
e programma ( da "Repubblica, La"
del 18-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
finale
trampolino 1 metro
uomini: 1) Qin Kai (Cin); 2) Xhang Xinhua (Cin); 3) Matthew Mitcham (Aus). Il
programma di oggi. Tuffi: trampolino sincronizzato 3 metri uomini preliminari
e finale (per l´Italia Nicola e Tommaso Marconi); piattaforma 10 metri donne semifinale
e finale. Nuoto sincronizzato: programma tecnico a squadre preliminari
(Italia).
quell'anno
che chiuse il novecento - bernardo valli
( da "Repubblica, La" del
18-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
fino nella
Repubblica popolare di Cina fondata da Mao e avviata da Deng verso
quell´ossimoro che è il comunismo di mercato. Questa familiarità, con il mondo
che nell´89 subisce una metamorfosi o si sgretola, consente un racconto
spigliato, in cui i particolari preziosi, le impressioni passionali espresse
con stile incisivo, e i giudizi graffianti,
La
Cina subito sul podio Oro e argento da 1 metro
( da "Unita, L'" del
18-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina
subito sul podio Oro e argento da 1 metro Tuffi Doppietta cinese nel trampolino
da 1 metro: Kai Qin si è aggiudicato il primo oro dei mondiali di Roma 2009
vincendo con il punteggio di 449 davanti al connazionale Xinhua Zhang, argento
con 445.
Domani
saranno passati diciassette anni dal giorno in cui giudice Paolo Borsellino e
la sua scorta f... ( da "Unita, L'"
del 18-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Antonino
Cinà. Divenne, in sostanza, il garante di un patto col sistema politico. Il
racconto di Giovanni Brusca è ambientato in luoghi e situazioni del tutto
diverse dal salotto di don Vito e arriva dal cuore nero di Cosa nostra. «Riina
mi disse chi era il terminale della trattativa», ha rivelato di recente.
Spie
e miliardi le armi cinesi nella guerra del ferro
( da "Sole 24 Ore, Il" del
18-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
di aver
carpito segreti di stato, una dizione che in Cina è applicata anche alle strategie
delle grandi aziende, salvo essere spesso anticipate da indiscrezioni che
vengono pubblicate anche sui notiziari a controllo governativo. Rio Tinto è il
secondo produttore di minerale di ferro dopo la brasiliana Vale.
A
Pechino guerra di spie per la conquista del ferro
( da "Sole 24 Ore, Il" del
18-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina
invece ha insistito, e continua a farlo, per uno sconto non inferiore al 40 per
cento. Il denaro coinvolto non è da poco. La differenza di costo tra le due
ipotesi, se la si applica a tutte le importazioni di Pechino, è nell'ordine dei
due-tre miliardi di dollari.
Accuse
del tutto infondate ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
affaire a
cui ha dato il nome in Cina. Non una risposta ufficiale alle accuse che il
quotidiano statale China Daily lasciava trapelare, citando anonime fonti
"insider". Non una conferma alla notizia dell'ordine impartito ai
propri dipendenti stranieri di lasciare la Cina, o di non farvi rientro se già
all'estero, riportata dall'Australian Financial Review.
Ripresa
in ordine sparso Tornano gli ordinativi
( da "Sole 24 Ore, Il" del
18-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
dove
oltreall'India e alla Cina anche il Giappone ha dimostrato un risveglio
industriale importante. I progressi sono minori in Eurolandia e maggiori negli
Stati Uniti.In Italia l'attività manifatturiera si è stabilizzata, ma i livelli
sono ancora molto bassi. A giugno la produzione è cresciuta dello 0,6% rispetto
a maggio.
Alierta
assolto per prescrizione ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
telecomunicazioni
con una forte presenza in America latina e un crescente interesse in Cina. Il
tutto, mentre siamo in attesa di conoscere quali sviluppi si avranno sul fronte
dell'alleanza con Telecom Italia , probabilmente dopo l'estate. Ieri in Borsa,
nel frattempo il gruppo che capitalizza circa 77, 5 miliardi di euro, ha chiuso
la sessione in rialzo dello 0,76% a quota 16,47 euro.
La
Cina mitiga la scarsità di soia ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
offerta di
500mila tonnellate provenienti dalla scorte strategiche La Cina mitiga la
scarsità di soia Però la siccità ha decimato l'offerta di Argentina e Brasile
Roberto Capezzuoli Gli utilizzatori di soia dovranno soffrire ancora almeno un
paio di mesi. L'ultimo rapporto del Dipartimento statunitense dell'Agricoltura
ha previsto che il 31 agosto, conclusione dell'annata 2008-09,
E
parte la corsa per Shanghai 2010 ( da "Avvenire"
del 18-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Dall'altro
si risponde contemporaneamente all'interesse della stessa Cina, che guarda con
grande attenzione al modello italiano dei distretti industriali». L'obiettivo
prefissato dal governo è perciò quello di chiamare a raccolta soggetti di
natura diversa per descrivere «l'Italia degli innovatori». In che modo?
Sequestrati
cosmetici tossici: avevano nichel, piombo e arsenico
( da "Avvenire" del 18-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Si tratta
di prodotti fabbricati in Cina dalla multinazionale americana Markwins; gli
inquirenti si sono concentrati sulla sede tedesca dell'industria, a Wiesbaden.
Gli accertamenti riguardano fard, ombretti, ciprie e rossetti destinati
soprattutto alle bambine, prodotti che venivano venduti, a prezzi molto
contenuti, in profumerie e supermercati di tutta Italia.
Le
esplosioni ( da "Avvenire"
del 18-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
MONDO
18-07-2009 Le esplosioni 7.45 locali (2.45 in Italia) Hotel Marriott Una prima
esplosione colpisce un caffé al piano sotterraneo CINA 7.47 locali (2.47 in Italia) Hotel
Ritz-Carlton Un secondo ordigno scoppia nel ristorante INDONESIA Giacarta ANSA-CENTIMETRI
influenza
a, l'allarme di fazio "apertura delle scuole a rischio" - luciano
nigro ( da "Repubblica, La"
del 19-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
in Cina
più di cento studenti americani e britannici sono in quarantena. Anche nel
Belpaese, tuttavia, si prevede un raddoppio dei casi ogni dieci giorni fino ad
arrivare a quattro milioni di ammalati entro marzo. Perciò le autorità
sanitarie stimano necessaria la distribuzione di otto milioni di dosi di
vaccino.
e
il turista si è scelto on line il film da vedere in spiaggia - serena papini
( da "Repubblica, La" del
19-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
o
cine-borse che dir si voglia, sono andate a ruba, destinando l´incasso delle
vendite (20 euro ciascuna) alla cooperativa sociale Ippogrifo, che si occupa di
ippoterapia per disabili psichici. Servirà ad acquistare un bosco da percorrere
a cavallo a San Martino Monte l´Abate, salvando fra l´altro quel terreno ambito
da un´
marconi
beffa nei tuffi, quarti per 9 centesimi - paolo rossi
( da "Repubblica, La" del
19-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
è chi ha
fatto piangere la Cina. Non è più solo l´australiano Mitcham l´avversario tabù.
Ad impedire l´ein plein cinese è stata Paola Espinosa, la messicana glamour,
personaggio del suo paese e, da oggi, star perché prima tuffatrice d´oro.
«Finalmente ce l´ho fatta a batterle, ho tenuto una concentrazione mentale
d´acciaio» ha detto la nuova campionessa mondiale.
Andremo
su Marte per salvare l'umanità La sfida è ripartita e la Nasa ha un programma
per tornare sulla Luna nel 2020, prima tappa per vivere fuori dalla Terra
( da "Unita, L'" del
19-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina, India
e Brasile. La Nasa non poteva rimanere immobile e ha lanciato la sfida di
tornare sulla Luna entro il 2020. Il nuovo programma prevede di spendere circa
100 miliardi di dollari per riportare degli astronauti sulla luna. Con il
programma Constellation, la Nasa vuole realizzare una nuova capsula capace di
sostituire lo Shuttle per trasportare astronauti verso la Stazione
IL
PRIMO FILM DI HAMAS È girata in gloria della guerra santa la prima opera
cine... ( da "Unita, L'"
del 19-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Messico
e nuvole nel cielo di Roma09 Paola Espinosa, dieci metri sopra l'oro
( da "Unita, L'" del
19-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
grande
quanto tutto il Messico che ha sconfitto la Cina in questa lotta tra giganti
della Terra. «Lo dedico al mio allenatore e spero che il mio papà abbia visto
la gara in tv». Dall'altra parte del mondo, a La Paz, dove il Messico si fa
stretto e lungo, ricco di sabbia, di mare e di iguane, babbo Marco Antonio e i
suoi tre cani avranno tenuto il fiato fermo immobile prima dell'
I
suoi ultimi giorni dicono che Borsellino aveva capito tutto L'interrogatorio
del pentito Mutolo, gli incontri al Viminale, le confidenza allarmate ai
familiari, l'ultimo saluto a ( da "Unita, L'"
del 19-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
il medico
Nino Cinà. E' in questa fase, secondo Massimo Ciancimino, suo padre riceve il
famoso papello, cioè le richieste di Riina allo Stato per arrivare alla pax
mafiosa. 25 giugno. Borsellino incontra Mori e de Donno. i due militari diranno
che quell'incontro fu voluto dal giudice che chiese loro «di affiancarlo con
grande riservatezza e direttamente alle sue dipendenze»
Pandemia.
British Airways e Virgin Atlantic non imbarcano passeggeri con sintomi. Per
Fazio: possibile rinvio inizio scuole
( da "AmericaOggi Online" del
19-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina le autorità
hanno già installato degli scanner per il controllo della temperatura corporea
per identificare i passeggeri che hanno la febbre. ROMA. Il ministro della
Pubblica amministrazione Renato Brunetta si dice convinto che,
"assolutamente si", le scuole italiane "riapriranno
normalmente" dopo la pausa estiva e non subiranno rinvii a causa della
diffusione della nuova influenza.
Luna
1969. Quarant'anni dopo si pensa allo spazioporto
( da "AmericaOggi Online" del
19-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
si
comincia a ragionare sulla possibilità di ampliare il numero dei partner della
Iss, comprendendo per esempio India e Cina. Si sta pensando anche ad una
eventuale collaborazione nel settore del trasporto, in uno scenario nel quale
lo shuttle si prepara ad andare in pensione nel 2010 e l'unico mezzo per
portare uomini sulla stazione orbitale sarà la navetta russa Soyuz.
( da "Finanza e Mercati" del 15-07-2009)
Argomenti: Cina
La Fiat si lancia
sulla Carrozzeria Bertone da Finanza&Mercati del 15-07-2009 L'offerta arriva sul
filo di lana, due giorni prima della scadenza ultima, quasi ad anticipare lo
sprint vincente. La Fiat ha presentato una manifestazione di interesse per la
carrozzeria Bertone, da circa un anno in stato di insolvenza, che ancor oggi
conta circa 1.140 dipendenti (contro i 1.450 di fine 2007), capace di produrre
fino a 70.000 vetture. L'offerta, limitata all'impianto di verniciatura di
Grugliasco (non al marchio della storica azienda del leggendario Nuccio) si
affianca ad altre quattro: quella di Gianmario Rossignolo, ex Electrolux ed ex
Telecom Italia, oltreché storico manager Fiat anni Settanta, che punta a un progetto
per produrre auto sportive in alluminio; quella della Keplero di Domenico
Reviglio, spalleggiata da Lilli, vedova del fondatore (ma osteggiata dalle
figlie), intenzionato a produrre una serie di auto «verdi»; quella del
costruttore cinese FAW Group, forte in Cina di accordi con Volkswagen e Toyota,
ma che finora non produce né commercializza auto in Europa; infine quella di un
non meglio precisato consorzio spagnolo. Una concorrenza numerosa ma, tutto
sommato fragile per un impianto che, nonostante il lungo stop, vanta ancora
impianti di verniciatura più moderni di quelli di Pininfarina e della stesso
gruppo di Mirafiori. Una motivazione che, probabilmente, giustifica
un'offerta più volte sollecitata, senza successo, dalla regione Piemonte. Non
stupisce perciò che l'offerta Fiat sia già in pole position, tra benedizioni e
scioperi. Le prime arrivano dal governo: «L'interesse di Fiat per Bertone -
dice il ministro Claudio Scajola - sta a significare l'attenzione che l'azienda
torinese ha per l'Italia». Gli scioperi riguardano, invece, Mirafiori. A
motivare la fermata, oltre alle incognite sul futuro degli impianti a rischio
(immediati i malumori a Temini Imerese), figura il nodo del premio di risultato
per cui, accusa il sindacato, la Fiat «non sembra disposta a trattare». Inanto,
ad una settimana dal cda(22 luglio) Fiat torna a superare quota 7 euro. Merito
anche dell'ottimismo sul settore diffuso dalle anticipazioni di Ian Robertson,
responsabile delle vendite Bmw, che ha annunciato durante un'intervista al
Financial Times «un aumento della produzione nei prossimi sei mesi».
Torna all'inizio
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2009-07-15 - pag: 1 autore: IDEE Non c'è quiete ma è
passata la tempesta finanziaria L' economia mondiale sta uscendo dalla crisi?
Il mondo sta imparando le lezioni giuste? La risposta a entrambe le domande è:
sì, ma fino a un certo punto. Abbiamo fatto alcune delle cose giuste da fare e
imparato alcune delle lezioni. Ma non abbiamo fatto abbastanza e non abbiamo
imparato abbastanza. La ripresa sarà lenta e faticosa, con un forte pericolo di
ricadute. Ma cominciamo dalle buone notizie. La crisi finanziaria, in senso
stretto, è finita: le Borse hanno recuperato, la liquidità sta tornando sui
mercati, le banche riescono a raccogliere capitali e gli spread estremi di
rischio dello scorso anno sui mercati finanziari sono scomparsi. Se affrontato
con decisione, il panico cessa. In questo caso,l'impegno delle autorità a
venire in soccorso di un sistema finanziario fallimentare ha rappresentato un
intervento senza precedenti. Che ha prodotto i risultati sperati. Anche il
momento peggiore della crisi economica sta passando. Come ha osservato l'Ocse
nel suo ultimo Outlook, «per la prima volta da giugno 2007, le proiezioni sono
state riviste al rialzo per l'area Ocse nel suo insieme rispetto alla
precedente pubblicazione ». Anche il Fondo monetario internazionale nell'ultimo
aggiornamento del suo Outlook afferma che «la crescita economica nel 2009-2010
ora si prevede che sarà di mezzo punto percentuale più alta della previsione
Fmi di aprile, arrivando nel 2010 al 2,5%». Una svolta del genere nelle
previsioni è l'indicatore di una ripresa imminente. Emerge chiaramente da tutte
le proiezioni successive per il 2010. In queste stime si vedono miglioramenti
per Stati Uniti, Giappone e Regno Unito, anche se, ed è preoccupante, non per
l'Eurozona.Le previsioni per la Cina evidenziano un'ottima tenuta. Anche in India la fiducia è in
crescita. Ma queste notizie, per quanto liete, vanno contestualizzate. Il
peggio della crisi sarà anche passato, ma il sistema finanziario rimane sottocapitalizzato
e oberato da un fardello di asset di dubbio valore di dimensioni ancora ignote.
Continua u pagina 4 Lancette dell'economia u pagina 8 Martin Wolf l'articolo
prosegue in altra pagina
Torna all'inizio
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-07-15 - pag: 10 autore: Il caso Rio Tinto. Inchiesta
sullo spionaggio estesa ai colossi siderurgici cinesi Pechino processa le sue
società Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente L'affare Rio Tinto
si colora sempre più digiallo.L'inchiesta della magistratura cinese, che la
settimana scorsa ha condotto all'arresto di un alto dirigente del colosso
minerario anglo-australiano e di suoi tre stretti collaboratori, si sta
allargando. E in questa brutta vicenda di spionaggio e corruzione ora rischia
di restare invischiato anche il Gotha della siderurgia cinese. Talvolta (ma
solo quando lo decide il governo per ragioni strategiche),la
Cina è un po' come
l'Italia: gli sviluppi delle grandi inchieste giudiziarie si apprendono a mezzo
stampa. Ieri, alcuni quotidiani hanno rivelato che i giudici che stanno lavorando
al caso Rio Tinto avrebbero allargato il perimetro delle indagini alle
principali società siderurgiche nazionali, e anche alla Chinese Iron and Steel
Association (Cisa). I magistrati sospettano che alcuni manager di
Baosteel e Angang abbiano fatto da sponda alle attività illecite condotte in Cina da Stern Hu, il capo della consociata cinese di Rio
Tinto arrestato qualche giorno fa a Shanghai. Dietro pagamento di tangenti,
alcuni dirigenti dei due colossi siderurgici potrebbero aver passato a Hu informazioni
riservate sul mercato dell'acciaio cinese e sulle strategie studiate da Pechino
per affrontare le trattative sul prezzo 2009 dei materiali ferrosi. In questa
girandola di mazzette potrebbe essere coinvolto anche qualche alto funzionario
dell'associazione di categoria, Cisa. Le rivelazioni della stampa cinese da un
lato aumentano la suspense sull'inquietante vicenda, che nei giorni scorsi ha
messo sotto tensione le relazioni diplomatiche tra Australia e Cina. Dall'altro, chiariscono il mistero sulla doppia pista
accusatoria a carico di Hu: spionaggio, perché il manager di Rio Tinto avrebbe
carpito segreti di stato sull'industria siderurgica cinese; corruzione, perché
per entrare in possesso di questi dossier riservati avrebbe pagato tangenti.
Alla luce di questi ultimi sviluppi, l'affare Rio Tinto, dopo aver avuto un
forte impatto sul piano internazionale, ora potrebbe trasformarsi in un
elemento di rottura all'interno dell'industria siderurgica cinese. La Cina è il principale consumatore di acciaio del mondo. Le
trattative che si svolgono ogni anno per la determinazione del prezzo dei
minerali ferrosi, quindi, per Pechino sono una questione di grande importanza
strategica. L'ultimo round negoziale avrebbe dovuto concludersi il 30 giugno.Ma
la Cisa (l'associazione di categoria rappresenta i produttori nazionali nella
trattativa) non è riuscita a raggiungere un accordo con i produttori di
minerali ferrosi, tra i quali figura appunto anche il gigante anglo-australiano
Rio Tinto. Il che ha scatenato l'ira dei gruppi siderurgici cinesi, che hanno
accusato la Cisa di aver tirato troppo la corda al tavolo del negoziato:
l'associazione puntava infatti a spuntare uno sconto maggiore rispetto al
taglio del 33% sul prezzo 2008 già ottenuto dai signori dell'acciaio coreani e
giapponesi. © RIPRODUZIONE RISERVATA LE INDAGINI
Il sospetto dei magistrati è che le compagnie di stato abbiano rivelato notizie
riservate al gruppo australiano in cambio di tangenti
Torna all'inizio
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-07-15 - pag: 10 autore: Le vie della ripresa. Balzo del
Pil nel secondo trimestre (+20,4%) trainato dall'export Il risveglio dell'Asia comincia da Singapore Domani il dato della Cina: attesa una crescita vicina all'8%
Alessandro Merli Singapore ha lanciato ieri un segnale che potrebbe essere più eloquente
di tutti i discorsi sui "germogli verdi", i green shoots, per la
verità un po' ingialliti negli ultimi tempi, per individuare i tempi della
ripresa mondiale. Singapore non è un'economia qualsiasi. La sua
dipendenza dall'export ne fa una sorta di cartina di tornasole delle tendenze
del commercio internazionale. E, proprio perché molto dipendente dalle
esportazioni, è stata una di quelle, insieme a Taiwan e altri "tigri"
asiatiche, che hanno accusato più violentemente i colpi di una crisi che è passata
anche da una caduta senza precedenti del commercio mondiale. Una ripresa di
Singapore, osservavano ieri alcuni commentatori, può voler dire che segni di
rinascita degli scambi commerciali sono imminenti. Nel secondo trimestre, il
prodotto interno lordo della cittàStato asiatica è cresciuto su base
annualizzata del 20,4 per cento. Il dato è non solo molto al di sopra delle
aspettative, ma anche il primo trimestre di crescita positiva dopo quattro di
contrazione. Per la verità, lo stesso governo di Singapore è molto cauto: ha
rivisto le sue previsioni per l'intero anno da un calo del Pil del 6-9% a un
calo del 4-6%. Tutt'altro che cifre che possano suscitare euforia. «Non ci sono
prove - ha detto una nota del governo che accompagnava i dati sul Pil - di un
miglioramento decisivo». I mercati finanziari in larga misura concordano, anche
perché nel rimbalzo ha giocato un ruolo fondamentale la ricostituzione delle
scorte. In realtà, dalla stessa Singapore, per decifrare gli sviluppi futuri,
l'attenzione è concentrata soprattutto sulle grandi economie. Buone notizie
potrebbero venire già domani dalla Cina dove, secondo
un'indagine dell'agenzia Bloomberg fra economisti che seguono questo mercato,
verrà annunciato che il Pil del secondo trimestre è cresciuto del 7,8 per
cento. Il Fondo monetario, nell'aggiornamento delle sue previsioni economiche
pubblicato la scorsa settimana, sosteneva che l'Asia emergente sarà la regione
a più alta crescita nel mondo: del 5,5% quest'anno e del 7% l'anno prossimo.
Più incerto il quadro negli Stati Uniti, nonostante le rassicurazioni del
segretario al Tesoro, Tim Geithner, nel suo viaggio a Londra e in Medio
oriente. Le vendite al dettaglio sono cresciute al di sotto delle attese se si
escludono quelle delle stazioni di servizio (influenzate dall'aumento dei
prezzi della benzina) e delle auto. Le scorte sono destinate a subire una
contrazione record nel secondo trimestre, dopo il dato negativo di maggio.
Tuttavia Dean Maki, di Barclays Capital, ha aggiustato al rialzo le sue previsioni
di crescita per il periodo aprile-giugno (da -2% a -1,5%) basandosi sul
contributo delle esportazioni. Secondo Maki, il commercio estero aggiungerà un
1% alla crescita Usa nel trimestre rispetto a quanto previsto in precedenza.
Barclays Capital ritiene anche che l'economia americana possa tornare a
crescere nel terzo trimestre, con un +2,5%. Un ritorno alla crescita a partire
dal trimestre in corso è la previsione di molti istituti di ricerca, ma la
ripresa vera e propria dovrebbe avvenire solo nel 2010. La congiuntura manda
invece segnali di ritardo dall'Europa. «L'area euro - sostiene una nota per gli
investitori diffusa ieri da Capital Economics - sarà l'ultima delle economie
più importanti a emergere dalla recessione ». La società di ricerca economica
londinese sostiene che la contrazione del Pil sarà del 5% quest'anno e che
anche l'anno prossimo Eurolandia resterà in stagnazione, mentre nel 2011 la
crescita, pari all'1,5%, sarà comunque meno vigorosa che negli Usa. Ieri, il
dato della produzione industriale di maggio ha registrato un aumento mensile
dello 0,5%, al di sotto delle aspettativa. è però il primo aumento dall'agosto
2008 e indica,secondo Juergen Michels di Citigroup, che gli aumenti precedenti
anticipati dai sondaggi fra le imprese hanno cominciato a materializzarsi. Un
messaggio contrastante è venuto invece dall'indicatore Zew sulle aspettative
degli operatori economici in Germania, che ha registrato un calo nel mese di
luglio, dopo una serie di rialzi dall'inizio dell'anno.Gli analistiinterpellati
hanno espresso preoccupazione per gli effetti sull'attività economica della
potenziale restrizione del credito bancario, preoccupazione largamente
condivisa in molti paesi europei, Italia compresa. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Torna all'inizio
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-07-15 - pag: 14 autore: MERCATI E
MERCANTI ... Senza credito a rischio anche la marcia dei Bric I paesi emergenti
sono di moda. Sul fronte della diplomazia economica, i Bric (Brasile, Russia,
India, Cina) si sono trasformati
dalla sigla inventata da un economista in una forza che, se non proprio
compatta, comunque fa sentire la propria voce nel confronto con le potenze
tradizionali e nei negoziati commerciali. Nell'economia reale, secondo le
ultime previsioni del Fondo monetario, la crescita di emergenti e paesi in via
di sviluppo sarà quest'anno dell'1,5% e il prossimo del 4,7, mentre i
paesi avanzati accuseranno ancora nel 2009 una contrazione del 3,8% e una
ripresa asfittica dello 0,6 nel 2010. Sui mercati finanziari, le loro Borse
sono salite del 30-60% da fine febbraio, mentre gli spread, la misura del
rischio-paese, si sono in media più che dimezzati dalla fase più acuta della
crisi, nell'ottobre scorso. I mercati scontano proprio le aspettative di una
ripresa che arriverà prima e sarà più vigorosa negli emergenti e hanno
beneficiato del rimbalzo dei prezzi delle materie prime, di cui molti di questi
paesi sono produttori, proprio in attesa di un ritorno della crescita
economica. Si può dire allora che gli emergenti sono fuori dalla prima crisi
finanziaria internazionale da decenni a questa parte di cui sono stati più
vittime che compartecipi? Bisogna fare attenzione a un fattore di vulnerabilità
importante, non a caso sottolineato sia dall'Fmi nel suo aggiornamento del
Global Financial Stability Report, sia dalla Banca dei regolamenti internazionali
nel suo rapporto annuale, entrambi appena pubblicati, oltre agli effetti dello
stallo nelle economie avanzate. Ed è la brusca caduta dei prestiti bancari
internazionali, un credit crunch molto più accentuato di quello, già pesante,
avvenuto sui mercati interni. Nel secondo trimestre di quest'anno, i prestiti
verso le economie emergenti sono stati ancora meno che nella fase di paralisi
totale dei mercati, nell'autunno 2008,e sono andati per la quasi totalità verso
l'Asia. Le emissioni di obbligazioni e azioni sono invece in forte ripresa, e
meglio distribuite. Le case madri bancarie hanno inoltre in genere mantenuto i
finanziamenti alle loro controllate che operano sui mercati emergenti. Il
deflusso di capitali comunque è un elemento di rischio significativo. La marcia
indietro della globalizzazione finanziaria degli ultimi dieci anni è in atto.
Le previsioni delle istituzioni ufficiali e del settore privato concordano che
questa tendenza è probabilmente destinata a continuare. Ma, come la ripresa,
avverrà in modo disuguale. Chi ha più da rimetterci sono i paesi che si sono
affidati per lo sviluppo degli ultimi anni ai capitali esteri. L'Fmi indica fra
le aree più vulnerabili l'Europa emergente e i paesi dell'ex Unione Sovietica,
anche se sono proprio quelle dove il Fondo stesso ha contribuito ai tentativi
di stabilizzare la situazione. Certamente, a differenza di crisi passate,
mercati e investitori sembrano aver imparato a discriminare fra chi ha tenuto
la casa in ordine e chi no. www.ilsole24ore.com/economia Online «Mercati e
mercanti» di Alessandro Merli di Alessandro Merli
Torna all'inizio
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-07-15 - pag: 14 autore: Il silenzio
assordante dell'islam di Moisés NaÍm D ove sono le fatwa? Dove sono le marce di
protesta oceaniche nelle capitali d'Europa e dei paesi islamici? Dove sono le manifestazioni
di fronte alle ambasciate?Che ne è stato dei discorsi carichi d'indignazione?
Che cosa dice al Qaeda? In altre parole: che cos'ha la Cina che non aveva la Danimarca? In Cina discriminano e uccidono i musulmani e in Danimarca un quotidiano
pubblicò caricature offensive nei confronti del profeta Maometto. Lo stesso
mondo islamico che nel 2005 reagì con indignazione e furia alla pubblicazione
delle caricature diventa cieco, sordo e muto di fronte alla violenza e alla
discriminazione subite dagli uiguri una minoranza musulmana - per mano
del governo cinese. La reazione alla pubblicazione della caricature fu
istantanea. Undici ambasciatori di paesi musulmani presentarono una protesta
formale a nome dei rispettivi governi di fronte al primo ministro danese.
Questi spiegò loro che in Danimarca c'è libertà di stampa e che il governo non
aveva avuto nulla a che fare con la decisione di pubblicare le caricature. Non
servì a nulla. Qualche giorno dopo, il consolato di Danimarca a Beirut fu
incendiato, e in Afghanistan, in Pakistan e in Somalia scoppiarono violente
manifestazioni di protesta contro le vignette, lasciando un bilancio di
numerose vittime. Anche quotidiani norvegesi e di altri paesi decisero di
pubblicare le vignette come gesto di solidarietà e in difesa della libertà di
espressione, aggravando ancora di più l'ondata di violenza. A Damasco, migliaia
di manifestanti "spontanei" incendiarono le ambasciate di Danimarca e
Norvegia. A Teheran, il fantasioso Mahmud Ahmadinejad decise, come rappresaglia
contro la pubblicazione delle vignette, di organizzare una mostra di altre
caricature. Il tema? L'irrisione dell'Olocausto.Inevitabilmente,i video ei siti
internet di al Qaeda citarono le vignette pubblicate in Europa come un altro
esempio della nuova crociata occidentale contro l'islam. Le fatwa che
prescrivevano i castighi più severi per vignettisti e direttori di giornali non
si fecero attendere. Nel frattempo... Dagli anni Novanta in poi il governo
cinese ha messo in atto numerose politiche repressive ai danni degli uiguri.
Nelle scuole è proibito l'insegnamento in lingua uigura e ai dipendenti
pubblici è vietato portare la barba lunga, comune tra certi musulmani, ed è
vietato anche pregare o digiunare durante l'orario di lavoro. Le donne che
lavorano per lo stato non possono usare veli che coprono la testa. Gli uiguri
sono discriminati anche nell'accesso alle cure sanitarie, all'istruzione, alla
casa e al lavoro. I giovani uiguri spesso sono costretti ad andare a lavorare
in province lontane, mentre milioni di persone del resto del paese sono
incoraggiati dal governo di Pechino a trasferirsi nella provincia dello
Xinjiang con promesse di lavoro e altri incentivi. Più di due milioni di cinesi
hanno risposto a questi incentivi. Gli uiguri che si azzardano a protestare per
le discriminazioni e i maltrattamenti vengono arrestati e le proteste
brutalmente represse. A Yining, ad esempio, nel 1997 le forze governative
reagirono violentemente ai disordini di piazza, provocando una gran quantità di
morti. Dopo gli attacchi dell'11 settembre 2001 la persecuzione del governo
cinese contro gli uiguri si è intensificata. Alcuni dei leader sono stati
accusati di avere legami con al Qaeda e sono stati messi in carcere. La
repressione contro qualsiasi gruppo di uiguri sospettato di terrorismo,
estremismo religioso o separatismo è implacabile, sistematica e permanente. I
recenti scontri nelle strade di Urumqi, il capoluogo della provincia dello
Xinjiang, hanno lasciato sul terreno 186 morti, mille feriti e più di 1.400 arrestati.
Queste sono le cifre ufficiali: i numeri indicati dalle organizzazioni uigure
sono molto più alti. Tutto ciò va avanti da decenni, eppure che cosa hanno
detto i leader politici e religiosi del mondo islamico? Non molto. In vari
paesi, religiosi musulmani trovano il tempo e l'energia per emettere fatwa per
condannare, fra le altre cose, i cartoni animati giapponesi dei Pokemon, la
nudità totale durante il coito o l'uso dei vaccini contro la poliomelite. E
anche per condannare Salman Rushdie. Hanno preso posizione sulla situazione
degli uiguri? No. E la Lega araba, i governi dei paesi musulmani, le
organizzazioni islamiche europee o asiatiche? Nemmeno. Gli uiguri, che hanno
profondi legami etnici con la Turchia e la cui lingua ha radici turche, non hanno
potuto contare nemmeno sulla solidarietà che il primo ministro turco Recep
Tayyip Erdogan aveva manifestato ai palestinesi durante la recente crisi di
Gaza. Mentre da un lato chiedeva il riconoscimento internazionale di Hamas,
Erdogan negava il visto a Rebiya Kadeer, la leader in esilio degli uiguri. Poco
tempo fa il premier turco ha cambiato posizione e ha annunciato che il suo
governo avrebbe autorizzato la visita della leader uigura. A livello
internazionale la Turchia ha espresso la sua preoccupazione per la situazione
nello Xinjiang con toni leggermente più forti di prima. Meglio che niente. Ecco
la reazione di un quotidiano ufficiale cinese: «L'appoggio della Turchia ai
separatisti e terroristi uiguri non può che provocare indignazione in Cina. Se la Turchia non vuole rovinare le relazioni tra i
nostri due paesi deve cessare di appoggiare questi disordini separatisti. Deve
smettere di essere un asse del male! ». In politica la cecità o il mutismo non
sono il prodotto di infermità, ma di interessi. Nelle prossime settimane
vedremo con quale efficacia la Cina riuscirà a far
capire ai leader del mondo islamico quali sono i loro veri interessi. E il
silenzio di fronte alla tragedia degli uiguri sarà molto eloquente. (Traduzione
di Fabio Galimberti) © RIPRODUZIONE RISERVATA POSSIBILI SVILUPPI Non sono state
emesse fatwa né organizzate proteste Nelle prossime settimane vedremo quali
saranno le offerte di Pechino In esilio. Rebiya Kadeer, 61 anni, leader degli
uiguri, vive negli Usa. Chiusa per sei anni nelle prigioni cinesi, è stata
candidata tre volte al premio Nobel. AFP
Torna all'inizio
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
JOB 24 data: 2009-07-15 - pag: 28 autore: Quattromila «esperti» di Cina Pronti i laureati in grado di gestire 38 intese
commerciali per 2 miliardi di dollari Gianni Trovati MILANO. Ci sono 38 accordi
commerciali per oltre 2 miliardi di dollari da far viaggiare. C'è l'«evento
storico» (parola del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia) che li ha
creati, il Forum Italia-Cina che si è tenuto la scorsa settimana a Roma, da trasformare in
attività quotidiana. E soprattutto ci sono migliaia di aziende italiane piccole
e medie che in Cina stanno
trovando, o potrebbero trovare a breve, una nuova strada per crescere e
lasciarsi alle spalle il dibattito domestico sulla crisi. A loro
l'università italiana inizia a offrire una avanguardia di laureati con le
competenze giuste per fare il salto a Est. AlmaLaurea, che raccoglie ormai più
di 1,2 milioni di curricula dei laureati nelle 53 università del consorzio,
custodisce le storie di 3.700 laureati italiani che conoscono a menadito gli
ideogrammi, ma anche gli strumenti manageriali per entrare nel grande gioco del
Pil in mandarino. Sono giovani come Sebastian Tommaso Magrin, 27 anni, laurea
in agronomia a Padova e corso di cinese commerciale a Pechino, che da un anno e
mezzo fa la spola fra Breganze (meno di 9mila anime in provincia di Vicenza) e
la Cina, dove ha battezzato e sta sviluppando la rete
commerciale Meccanica Breganzese, del gruppo Faresin. «Qui le prospettive
restano ottime – spiega – e le aziende italiane hanno bisogno di competenze per
sfruttarle meglio». I corsi di cinese, però, Magrin se li è pagati da solo, sia
quelli iniziali in Italia sia quello specialistico a Pechino. Perché per
l'università italiana questa è ancora una nuova frontiera, e i primi passi
fuori dal recinto tradizionale della laurea in lingue orientali nascono più per
iniziativa degli studenti che per progetti dell'accademia. O per un matrimonio
fra questi due fattori, come mostra l'esperienza di Marco Pennacchietti, 27
anni e laurea in comunicazione d'impresa alla Sapienza, che ha
"tradotto" in cinese l'opportunità resa disponibile dal progetto
«Tesi all'estero» dell'ateneo romano. Pennacchietti è stato undici mesi a
Pechino per studiare le strategie pubblicitarie con cui le aziende occidentali
si fanno largo nel mercato cinese, ma già che c'era si è iscritto alla Beijing
Foreign Studies University per imparare meglio la lingua. Lì ha incontrato
colleghi spagnoli, tedeschi, francesi, «che in genere hanno competenze più
integrate perché sono ingegneri o economisti che poi studiano il cinese. Gli
italiani sono più spesso laureati in lingue orientali, che non hanno competenze
specifiche per il business, e anche le borse di studio ministeriali assecondano
questa tendenza. Io stesso non mi sono visto riconoscere alcuni esami di cinese».
Qualcosa però si muove, come dimostrano i 1.300 ingegneri, economisti e
giuristi con il curriculum rivolto verso Oriente. «Ma accanto alle università –
sottolinea Andrea Cammelli, presidente di AlmaLaurea – si deve impegnare anche
il governo con incentivi alle imprese che investono nel capitale umano, per non
condannarle a una condizione di minorità quando si uscirà dalla crisi». Per chi
guarda all'Oriente «le prospettive continuano a essere eccezionali – conferma
Gianluca Accardo, 26 anni e laurea in disegno industriale a Genova –. Chi ha
voglia di fare non ha problemi, tutte le porte sono aperte, e per gli
occidentali che vengono qui gli stipendi sono piuttosto alti». Accardo segue
dalla Cina la produzione e la vendita di attrezzature di
protezione per i cavi delle pompe sotterranee nei pozzi di petrolio, e avverte
che «la distanza di competenze fra noi e i cinesi si sta assottigliando
rapidamente, ma l'aiuto occidentale resta imprescindibile». Un aiuto che si
misura in termini di «fantasia e competenza »; a proporre il binomio è Isabella
Vettolani (27 anni, laurea in ingegneria gestionale e Mba con seminari sul
business in Asia, tutto all'Università di Bologna), che segue lo sviluppo
cinese della Ima, azienda costruttrice di macchine automatiche per la
produzione e il packaging di farmaci. «Vivo a Bologna, ma passo 4-5 mesi
all'anno nello Shandong, a sud di Pechino, un'area interessata da uno sviluppo
sfrenato». Certo, il "pendolarismo" con la Cina
non è pratica semplicissima, «i rapporti personali e professionali sono
complicati e non vedere il sole per mesi può non essere piacevole ». Ma «la
corsa delle opportunità senza sosta» vale la candela, e non solo per tecnici o
laureati in economia. Anna Zanoli è laureata in lingue e letterature straniere
e lavora a Polonews (www.polonews.it), un sito che traduce i quotidiani cinesi
e offre una visione di prima mano su che cosa succede nel paese. «I nostri
utenti sono studenti, professori, giornalisti ma anche imprese, che hanno
bisogno di una conoscenza non mediata per prendere le decisioni migliori».
Simona Novaretti invece ha 40 anni, e dopo una laurea in lingue orientali a
Venezia (nel 1994), svariate esperienze cinesi, e una in giurisprudenza a
Torino (nel 2007) sta svolgendo un dottorato in diritto cinese e conta di
aprire uno studio legale in loco per lavorare con i colleghi cinesi. «Le
competenze linguistiche – conferma – sono importanti ma non bastano, e
servirebbe una formazione più integrata. Se ci fosse stata non ci avrei messo
così tanto a trovare la mia strada». gianni.trovati@ilsole24ore.com ©
RIPRODUZIONE RISERVATA LA TENDENZA Con i corsi tradizionali aumentano i
percorsi di specializzazione nati da iniziative degli studenti o in sinergia
con le imprese GLI INTERVENTI Cammelli (Almalaurea): «Accanto alle università
anche il Governo si deve impegnare con incentivi alle aziende che investono»
Venezia. La Cà Foscari in testa per studenti CONTRASTO
Torna all'inizio
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-07-15 - pag: 44 autore: Fertilizzanti.
Silvinit spiazza tutti offrendo merce ai clienti indiani a 460
dollari/tonnellata Sali di potassio a prezzi in calo I tagli produttivi non
sono stati sufficienti a sostenere il settore Roberto Capezzuoli è un processo
a catena, quello innescato dalla Silvinit poche ora prima dell'ultimofine
settimana. Il grande produttore russo di sali di potassio, uno dei componenti
chiave di tutti i fertilizzanti, ne ha offerte ai propri clienti indiani
850mila tonnellate a 460 dollari per tonnellata caf (cost and freight), un
prezzo molto inferiore a quello del mercato spot, fermo fino ad allora a quota
700 dollari. La proposta è nettamente più bassa anche di quelle lanciate
precedentemente dagli altri big, che speravano di firmare contratti per almeno
625 dollari. «Se il prezzo sia giusto o meno – affermano i vertici della Indian
Farmers Fertiliser Cooperative – lo potrà dire soltanto l'andamento dei
consumi». Per gli utilizzatori è comunque una buona notizia, anche perché i
concorrenti di Silvinit, colti di sorpresa, negli ultimi due giorni hanno
dovuto frettolosamente intavolare negoziati con gli acquirenti. La prima a
reagire è stata la Bpc (Belarussian Potash Corp, che commercializza la
produzione della bielorussa Belaruskali e della russa Uralkali), subito seguita
da Israel Chemicals e da Arab Potash. I tagli produttivi decisi nei mesi scorsi
dalle principali aziende del settore non sono quindi stati sufficienti a
sostenere il mercato, dove la domanda è ancora in rallentamento a causa della
recessione edella cautela mostrata dagli acquirenti cinesi. Cina e India sono i due maggiori importatori e la mossa di Silvinit,
che copre quasi il 20% dell'import annuo dell'India, non poteva che divenire un
benchmark cui adeguarsi. L'offerta ha sconfessato anche i contratti, con prezzi
vicini a 700 dollari, come quelli siglati il mese scorso tra gli acquirenti giapponesi,
coreani e taiwanesi e la Canpotex, che si occupa di distribuire ai produttori
di fertilizzanti i sali di potassio prodotti dall'americana Mosaic e dalle
canadesi Potash e Agrium. Questi tre gruppi, uniti ai russi Silvinit e
Uralkali, alla bielorussa Belaruskali,all'israeliana Israel Chemicals e alla
tedesca K+S (numero uno europeo) rappresentano l'85% dell'offerta mondiale di
sali di potassio, un comparto che vale non meno di 28 miliardi di dollari. La
cifra di 460 $ può di fatto causare una contrazione del valore complessivo, se
si considera che nel 2008, muovendosi nella effervescente scia creata dal boom
del petrolio e delle altre materie prime, la "potassa" ha toccato
picchi superiori a mille dollari per tonnellata, quadruplicando in meno di due
anni. Gli attuali sviluppi dimostrano che oggi sono i compratori ad avere il
coltello dalla parte del manico. Una situazione che anche in Borsa ha provocato
scossoni. A Tel Aviv la Israel Chemicals, secondo gruppo per capitalizzazione,
domenica aveva lasciato sul terreno il 9%, recuperando ieri il 3% grazie al
fatto che le sue estrazioni nel Mar Morto vantano costi decisamente bassi. La
K+S, che in giugno aveva già ridotto i propri listini, ha registrato a
Francoforte ribassi meno vistosi, ma ieri stazionava poco sopra 37 euro, meno
della metà rispetto a dodici mesi prima. Quanto alla Potash, numero uno
mondiale dei sali di potassio, in un mese esatto ha perso il 25%, atterrando
ieri a Toronto intorno a 94 dollari canadesi. © RIPRODUZIONE RISERVATA LE REAZIONI
IN BORSA La canadese Potash a Toronto ha ceduto il 25% in un mese Più che
dimezzata in un anno la tedesca K+S
Torna all'inizio
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: LANCETTE DELLECONOMIA data: 2009-07-15 - pag: 8 autore: Credito
difficile. Le Banche centrali hanno spinto (quasi) al massimo il calo del costo
del denaro ma bassa inflazione e recessione riducono l'efficacia I tassi reali
alti ostacolano la ripresa I segnali di recupero si sono consolidati nei paesi
avanzati e soprattutto negli emergenti asiatici Fabrizio Galimberti e Luca
Paolazzi Tassi d'interesse, valute, moneta La politica monetaria
espansionistica mira in ultima analisi a rendere più facile e meno costoso
l'accesso al credito di famiglie e imprese. Sulla base di questa semplice
" cartina di tornasole", come giudicare la politica espansiva
condotta finora dalle Banche centrali ? Guardando dapprima ai tassi nominali,
questa politica è riuscita a schiacciare verso il basso i tassi a breve , se
pure dopo un'epica battaglia per lubrificare un mercato interbancario
anchilosato e paralizzato dalle diffidenze reciproche. Ma sui tassi a lunga la
politica espansiva ha potuto poco: questi sono scesi molto meno di quanto si
siano ridotti i tassi a breve. Favorendo, sia detto en passant, le banche: dato
che queste vivono del margine di interesse fra raccolta a breve e impieghi a
lunga, l'allargamento di questa forbice sta aiutando, e di molto, la bottom
line dei bilanci. Un esito non incidenta-le: le Banche centrali sanno bene che
schiacciare i tassi a breve aiuta le banche, e, nel loro "pronto
soccorso" a favore del sistema finanziario, questo ossigeno era
altrettanto importante, se non di più, di tutti gli interventi specifici per
ricapitalizzare e/ o salvare le banche. Rafforzare il sistema finanziario era
ed è la condizione sine qua non per uscire dalla crisi; la condizione,
tuttavia, è necessaria ma non sufficiente. Bisogna anche che il credito
affluisca a condizioni appetibili dalle banche ai prenditori di fondi. Sono
appetibili queste condizioni? Per rispondere a questa domanda bisogna guardare
ai tassi reali , che sono quelli che dominano le decisioni degli operatori. Ma
i tassi reali sono un concetto più sfuggente dei tassi nominali: il deflatore
appropriato è l' inflazione attesa , che viene di solito approssimata
dall'inflazione presente. Ma quale inflazione? La domanda è appropriata, dato
che gli alti e bassi dei prezzi sono stati dominati, negli ultimi due anni, dai
saliscendi delle componenti più volatili dell'inflazione, i prezzi dei beni
energetici e alimentari. In questo momento il tasso d'inflazione " tutto
compreso " è dappertutto vicino allo zero, se non negativo, data la
"marcia indietro" dei prodotti energetici rispetto a un anno fa. I
tassi reali rischiano di apparire quindi insolitamente alti. è più equo allora
usare l 'inflazione di base (core), che esclude quelle componenti volatili. Ma
anche usando l'inflazione core (dei prezzi al consumo) i tassi per le imprese
appaiono non essere significativamente cambiati rispetto ai livelli di prima
della crisi, malgrado il passo dell'attività economica sia passato da positivo
a pesantemente negativo. Un Pil che, dall'una e dall'altra parte
dell'Atlantico, segna un "meno 3-4%" non è certo aiutato da tassi
reali per le imprese che segnano un "più 3-4%" (vedi grafico).
Insomma, il fatto che i tassi reali a breve (calcolati con lo stesso deflatore)
siano in territorio negativo (ma non negativo quanto il Pil!) non consola
molto: quel che conta sono i tassi che deve pagare l'economia reale. Per
sfuggire da questa trappola della liquidità ci sono solo due politiche: una
politica di bilancio che stimoli la voglia di spendere (e quindi la domanda di
credito) e una via monetaria che, attraverso l 'espansione quantitativa ,
stimoli l'offerta di credito. La Fed si è incamminata per quest'ultima via, e
la Bce la sta seguendo in tono minore. Ed è una via che deve essere perseguita
senza rimpianti e senza scrupoli. Sul fronte valutario c'è da segnalare, da un
mese a questa parte, il rafforzamentodello yen . I carry trade non sono più là
a schiacciare la moneta giapponese. Gli esportatori non sono contenti nel paese
del Sol Levante, ma tutto quello che serve a ridurre il surplus nipponico e a
stimolare l'import del Giappone contribuisce ad allentare quegli squilibri
delle bilance correnti che sono stati una delle ragioni di fondo della crisi.
Indicatori reali What goes down must come up. Ciò che cade deve tornar su . Il
modo di dire anglosassone si applica anche all'economia. Che però non è
esattamente un Ercolino sempre-in-piedi che si riporta spontaneamente e in
fretta nella posizione di partenza. Una recessione così profonda tende ad avere
lunghe echi nel sistema economico. E quindi non solo pone la domanda su quando
ci sarà il rimbalzo ma anche su quale forma prenderà. Sul quando le notizie
congiunturali recenti sono state rassicuranti. I germogli di ripresa spuntati
qua e là a cavallo tra inverno e primavera, in un paesaggio che ancora era di
terra gelata dalla sfiducia e dalle reazioni di autoconservazione di impresee
famiglie, si sono moltiplicati e consolidati.Moltiplicati
tra paesi: la Cina ha fatto
da apripista nel ritorno sul sentiero di espansione, l'India ne ha seguito le
orme, il Giappone ha messo a segno recuperi corposi (+14% la produzione nei tre
mesi tra marzo e maggio), gli Usa vedono stabilizzarsi il mercato delle case e
le imprese sono in condizioni di buona salute finanziaria, nell'area
euro la produzione ha battuto un colpo in maggio. E consolidati nella qualità
degli indicatori. Se dapprima erano quasi solo i sentimenti degli attori
economici a registrare progressi, ora anche i loro comportamenti di spesa
cambiano e ciò viene registrato da indici di produzione, ordini, consumi (come
le vendite di auto nell' area euro ). Nell'insieme si delinea una ripartenza
dell'economia mondiale nella seconda metà dell'anno, in anticipo rispetto alle previsioni
più diffuse. Non però corale quanto lo è stato il crollo della domanda e
dell'attività. Questo recupero è un po' nella logica delle cose: un rimbalzo
quasi naturale dopo cotanta discesa. E non significa affatto che domanda e
offerta torneranno subito al posto dov'erano prima della crisi. All'opposto, in
molte nazioni il rischio è che occorrerà molto tempo prima che si rivedano i
livelli di consumi, investimenti ed esportazioni toccati all'apice della fase
espansiva precedente. E ciò modificherà al ribasso le traiettorie di crescita
delle economie che solo nuove politiche economiche, con riforme strutturali,
potranno riportare all'insù. C'è infatti oggi nel mondo industrializzato un
eccesso di capacità produttiva, soprattutto nei settori dei beni di investimento
e dei consumi durevoli. Che non potrà essere riassorbito solo dal rialzo della
domanda, che si profila troppo debole all'uopo, ma imporrà ristrutturazioni.
Inflazione I prezzi delle materie prime si sono stabilizzati un po' sotto i
massimi raggiunti a metà giugno. Che sono tuttavia dei minimi se confrontati
con i livelli stratosferici toccati un anno fa; rispetto ad allora osserviamo:
-53,9% il prezzo in dollari di un barile di petrolio e-39,4%quelli delle
commodity industriali (indice Economist ). Questo ribasso dei costi degli
input, rafforzato dalla domanda debole e dalla feroce competizione globale, si
è tradotto rapidamente in ridotta inflazione anche nelle componenti core (che
d'altronde includono e riflettono i costi dell'energia in quanto loro materia
prima). Ciò si traduce in maggiore potere d'acquisto per le famiglie, come ha
sottolineato il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, anche per
esorcizzare lo spettro della deflazione, dichiarando appunto che la bassa
inflazione fa bene all'economia. D'altronde, sia al di qua sia al di là
dell'Atlantico le retribuzioni continuano a salire e ciò erige una diga contro
i rischi deflazionsitici econferma che i prezzi freddi rafforzano i bilanci
familiari. fabrizio@bigpond.net.au l.paolazzi@confindustria.it PREZZI FERMI
VANTAGGIOSI Il rapido raffreddamento dei listini al consumo rafforza il potere
d'acquisto delle famiglie e darà un sostegno al rilancio dei consumi
Torna all'inizio
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: STILE E TENDENZE data: 2009-07-15 - pag: 25 autore: Marchi di nicchia Fotografia
da indossare Colomba Leddi sperimenta nuove tecniche Gli abiti in seta con gli
scatti di Melina Mulas Cristina Jucker A metà tra moda e arte, il lavoro di
Colomba Leddi è soprattutto frutto di una grande passione per la ricerca di
tecniche artigianali sperimentali da applicare alla moda. Ricami, tinture
particolari, e da ultimo stampe fotografiche su tessuto. Un lavoro che ha
attirato l'attenzione dei giapponesi di BankArt che hanno invitato la stilista
milanese ( ma definirla così forse è improprio perché il suo stile creativo è
molto lontano da quello degli stilisti di moda classici) a partecipare a una
mostra in corso in questi giorni a Yokohama, nei pressi di Tokyo. Insieme a lei
altre due artiste: la tedesca Christine Birkle e la giapponese (ma vive a
Londra) Kyoko Wainai. Milanese, un nome «d'altri tempi» che le viene dalla
bisnonna, una passione da sempre «per muovere le mani», Colomba Leddi cominciò
studiando musica al Conservatorio. Poi capì che quella non era la sua strada,
cambiò scuola, studiò taglio e cucito e diventò modellista: «Una
specializzazione che mi consentì di trovare subito lavoro come libera
professionista» racconta. Nel 1992 si unì al gruppo "Frammenti" che
raccoglieva artigiani di diversi settori e rendeva possibile sperimentare e
scambiare le competenze. Poi, dodici anni fa, decise di aprire il proprio
atelier, nel cortile di un palazzo storico milanese, a pochi passi dalla
Triennale. Un piccolo spazio pieno di stoffe, oggetti, fotografie. Ma
soprattutto grandi tavoli su cui lavorare. «I vestiti sono tutti fatti a mano –
spiega Colomba Leddi – e tutti a Milano (al massimo si arriva a Corsico) in
piccoli laboratori familiari: un tempo se ne trovavano moltissimi, anche qui in
centro, ora quelli rimasti fanno fatica a resistere». I tessuti invece sono
stampati a Como. Ed è alla Seterie Argenti che si realizza l'ultima
"storia" degli abiti di Colomba Leddi. Che così la racconta: «Tutto è
nato quasi per scherzo, quando Melina Mulas, la figlia del grande fotografo Ugo
Mulas, cominciò a fotografare, nel suo modo molto personale, le mie collezioni.
E ne fece delle "cartoline". Dopo qualche anno abbiamo deciso di
recuperare questo lavoro e farlo rivivere stampato sulla stoffa. Prima la seta,
poi anche il cotone. Ora vorremmo provare con altri materiali. La qualità della
stampa ink jet è altissima ed è una tecnica che ha grandi potenzialità: non è
necessario stampare mille metri tutti uguali, e ogni metro può essere diverso
dall'altro a seconda di come viene utilizzato nella confezione. Così ogni capo
risulta unico. è una storiasempre nuova che conserva tutto il passato». Il
particolare ingrandito di un abito, di un ricamo, una macchia di colore, la
testa di una modella, un abito intero: tutto contribuisce a creare effetti
sempre diversi e affascinanti, anche con un gusto un po' orientale. Colomba
Leddi vende i suoi abiti, oltre che direttamente nel suo atelier, in molti
negozi multimarca, in Italia come a New York (da Takashimaya, in Fifth Avenue)
o in California, Francia, Tokyo e ora anche in Cina. Le collezioni vengono presentate a
Parigi, nelle settimane delle sfilate. Perché Parigi? «Perché a Parigi c'è più
gente che viene a cercare cose particolari. E poi ora che tutti hanno tagliato
i costi, dovendo scegliere tra Milano e Parigi preferiscono quest'ultima ».
Nel frattempo la voglia di sperimentare ha portato Colomba Leddi a una nuova
sfida: quella del tessile per la casa. I primi prototipi sono pronti, ora,
spiega, «sto cercando un'azienda industriale con cui lavorare, in cui portare tutto
il mio bagaglio di storia. In Italia ci sono aziende tessili bellissime, quando
vado in una fabbrica e vedo come tingono o come stampano mi commuovo». Un'altra
testimonianza di quella realtà a metà strada tra industria e artigianato che ha
permesso alla creatività italiana di diventare grande nel mondo e che ora
rischia di soffocare sotto il peso della crisi. © RIPRODUZIONE RISERVATA La
storia ritorna. Un cappotto in cotone della collezione 2009: sulla stoffa sono
riprodotte le foto di Melina Mulas fatte alle collezioni precedenti. Questi
tessuti e abiti sono oggi in mostra a Yokohama.
Torna all'inizio
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM (ARTENERGY) data: 2009-07-15 - pag: 21 autore: INFORMAZIONE
PUBBLICITARIA A cura de Il Sole 24 ORE System APPUNTAMENTI - LA MANIFESTAZIONE
SI TERRà DAL 30 SETTEMBRE AL 2 OTTOBRE ALLA FIERA DI ROMA PV Rome Mediterranean
2009, arriva dal sole l'energia per la ripresa Il salone internazionale delle
tecnologie fotovoltaiche si preannuncia un grande successo, in linea con la
crescita del settore L' Italia ha superato il traguardo di 500 MW di potenza
installata di impianti fotovoltaici e prosegue velocemente la sua corsa verso
l'obiettivo di 1.000 MW. “A fine anno si prevede di avere in esercizio 900 MW,
pari a circa 70.000 impianti - dichiara Gerardo Montanino , direttore operativo
del GSE (Gestore Servizi Elettrici) - e l'anno prossimo, in considerazione
anche del fatto che entreranno in funzione alcuni impianti di grande potenza,
potrebbero raggiungere i 1.500 MW”. Ma è tutto il mondo a guardare con sempre
maggiore interesse all'energia solare, uno dei pochi settori in grado di far
affrontare la crisi con ottimismo. Anche per questo motivo l'edizione 2009 di
PV Rome Mediterranean , il salone internazionale delle tecnologie fotovoltaiche
per il Mediterraneo, che si svolgerà dal 30 settembre al 2 ottobre alla Fiera
di Roma, si preannuncia fin d'ora come un inevitabile successo. L'INDUSTRIA E
LA RICERCA In Italia, la continua crescita del fotovoltaico ci avvicina sempre
di più ai livelli di Paesi leader come la Germania. Questo grazie anche
all'introduzione del nuovo conto energia, che ha creato le migliori premesse
per lo sviluppo del settore. “Stiamo ripercorrendo la curva di crescita dei
tedeschi, che hanno iniziato a investire nel fotovoltaico con qualche anno di
anticipo rispetto a noi - dice ancora Montanino - . In Italia, inoltre, vi sono
tariffe certamente vantaggiose, che rendono gli investimenti più remunerativi
che in altri Paesi. In questo momento, peraltro, c'è attesa per il decreto del
ministro dello Sviluppo Economico di concerto con il ministro dell'Ambiente,
che fisserà gli incentivi per gli impianti che entreranno in esercizio a
partire dal 2011”.
Per proseguire nella crescita sono però necessari investimenti importanti, come
spiega Maurizio Acciarri , ricercatore del Dipartimento di Scienza dei
Materiali dell' Università Bicocca di Milano : “Nel settore fotovoltaico il
nostro Paese è sempre più visto come un mercato interessante, ma è ancora
carente di produttori italiani. è quindi necessario far crescere una ‘nostra'
industria e puntare sulla ricerca tramite investimenti anche da parte del
Governo, che deve favorire la nascita di una filiera italiana del fotovoltaico.
In questo momento,
ad esempio, bisognerebbe investire su nuove tecnologie come il film sottile,
altrimenti si corre il rischio di non riuscire a salire su un treno che è
peraltro già in corsa. Se si punterà con decisione in questa direzione, si
favorirà lo sviluppo di un'industria specializzata, con conseguenti vantaggi
anche per la ricerca”. Un interessante esempio di tecnologie su cui investire è
il PED (Pulsed Electron Deposition) per la deposizione di film sottili
policristallini per impiego energetico. “Abbiamo avviato il progetto PED4PV,
che si propone di realizzare moduli fotovoltaici a film sottile di CuInGaSe2
(CIGS) applicabili dapprima sul vetro e, successivamente, su piastrelle e
cementi”, dice Salvatore Iannotta , direttore di IMEM , l'Istituto dei
Materiali per l'Elettronica e il Magnetismo del CNR di Parma. Il progetto
PED4PV è finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico nell'ambito del
bando Industria 2015-Efficienza Energetica. “Il nostro obiettivo è arrivare in
tre anni alla produzione sul vetro e a capire la successiva applicabilità anche
su piastrelle e laterizi - continua Iannotta - . I vantaggi sarebbero
molteplici: maggiore flessibilità del processo produttivo, costi ridotti,
migliore compatibilità ambientale”. UN MONDO FOTOVOLTAICO L'energia solare si
sviluppa in modo esponenziale un po' ovunque. Per monitorare la sua continua
crescita l'EPIA, l'associazione dell'industria fotovoltaica europea, ha
annunciato pochi giorni fa a Bruxelles la creazione dell'Osservatorio
Fotovoltaico che raccoglierà i dati dei 27 Paesi dell'Unione Europea. Lo studio
consentirà di proporre soluzioni a eventuali problematiche correlate con le
diverse realtà nazionali: alcune indicazioni verranno messe a disposizione del
grande pubblico, mentre altre saranno riservate ad amministrazioni,
installatori, imprenditori. L'Osservatorio sarà operativo dal 2010 e pubblicherà,
a cadenza regolare, una serie di rapporti relativi all'andamento del settore.
Fuori Europa, uno dei Paesi che investe di più sul
fotovoltaico è la Cina. La
National Energy Administration cinese punta infatti a installare due GW entro
il 2011, circa 15 volte in più rispetto alla capacità di 140 MW di fine 2008.
Secondo il quotidiano China Daily, l'autorità nazionale cinese per l'energia
intende sovvenzionare il piano con incentivi e sussidi. Entro il 2020 l'obiettivo del colosso
cinese è arrivare a ben 20 GW di potenza installata di impianti fotovoltaici.
Se la Cina investe sul fotovoltaico, gli Stati Uniti
non stanno certo a guardare. Come è noto, dopo l'elezione di Barack Obama la
superpotenza americana ha iniziato ad attuare una vera e propria “rivoluzione
verde”. E anche gli Stati di diverso orientamento politico rispetto al
presidente investono sempre di più sulle energie rinnovabili. In California, ad
esempio, il governatore Schwarzenegger ha varato un programma che impone alle
società elettriche, entro il 2010, di produrre il 20% di elettricità da fonti
rinnovabili. Una percentuale che, nel 2020, dovrebbe salire fino al 33. Gli
scenari di sviluppo del fotovoltaico saranno tra i temi trattati nell'ambito
dell'intensa e qualificata attività congressuale della prossima edizione di PV
Rome Mediterranean, che si rivelerà un'interessante opportunità di
aggiornamento professionale per gli operatori del settore. PV Rome
Mediterranean 2009 si terrà nell'ambito di ZeroEmission Rome , l'evento
internazionale dedicato alle energie rinnovabili, alla sostenibilità
ambientale, alla lotta ai cambiamenti climatici e all'emission trading.
Torna all'inizio
De
Castro:
(sezione:
Cina)
(
da "Avvenire"
del 15-07-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 15-07-2009 Asde De Castro: «Qui c'è un clima bipartisan Fra i Ventisette conta il sistema Paese» « S i respira un clima politico più bipartisan in Europa rispetto all'Italia ». Paolo De Castro, già ministro per le Politiche agricole nel governo Prodi e ora a Strasburgo per il Pd nell'Alleanza dei socialisti democratici europei (Asde), riconosce che, «se vogliamo contare davvero a questi livelli, dobbiamo muoverci come sistema Paese. Questo significa essere meno provinciali nelle battaglie sui contenuti e lavorare in una logica di alleanze, anche tra Paesi, per costruire soluzioni condivise. Perciò oggi abbiamo votato con soddisfazione a favore dell'elezione del polacco Jerzy Buzek alla presidenza del Parlamento europeo. È il garante di tutti. Lo stesso sarebbe successo se il candidato fosse stato Mario Mauro». A cosa può portare questa buona sintonia proprio all'inizio legislatura? Se penso alla riforma della politica agricola europea, che da sola impegna il 40% dell'intero budget dell'Ue, ciò significa difendere le risorse per i nostri prodotti e i nostri cibi. I finanziamenti non servono solo ai nostri agricoltori, ma anche ai consumatori che chiedono maggiori garanzie per la sicurezza alimentare e pratiche agricole ecosostenibili. Assisteremo a un nuovo protezionismo? No. Basta pensare a quel che succede negli Usa dove, a fronte di 2 milioni di agricoltori, sono previsti sussidi statali per 77 miliardi di dollari. In Europa, gli stanziamenti ammontano a poco più di 50 miliardi di euro per 10 milioni di addetti alle coltivazioni. Semmai la sfida è un'altra: mercati aperti e regole uguali per tutti. Vale per il made in Italy , a maggior ragione dovrà valere per i pomodori importati dalla Cina. Il primo accordo a Strasburgo è stato raggiunto sulla creazione di una commissione temporanea anti-crisi. Non è un po' tardi? È vero, l'Europa è stata assente, soprattutto nelle iniziative di tutela dell'occupazione e per le piccole e medie imprese.>Si
è insistito sull'emergenza finanziaria, mentre è necessario trovare nuove
risposte. Penso anche al nostro Mezzogiorno, che guarda più a Bruxelles che a
Roma per il suo sviluppo. Resta la sensazione di un'Europa lontana dai
cittadini. Qualcosa sta cambiando. Se non ci saranno sorprese, scatteranno
nuovi meccanismi di co-decisione in settori come l'agricoltura e muterà
radicalmente la geografia dei poteri a livello continentale. L'obiettivo è
rimettere la persona al centro delle nostre decisioni. Diego Motta Paolo De
Castro «L'Europa è stata assente nella tutela dell'occupazione, ma presto
scatteranno nuovi meccanismi di codecisione e muterà la geografia dei poteri:
l'obiettivo è di rimettere la persona al centro delle decisioni»
(
da "Finanza e Mercati" del 16-07-2009)
Argomenti: Cina
Man
acquista il 25% della Sinotruk da Finanza&Mercati del 16-07-2009 È piaciuta
al mercato la campagna cinese di Man. Ieri infatti, il titolo del terzo
produttore europeo di camion sfiorava un guadagno del 5% a Francoforte, dopo
l'annuncio dell'acquisizione, da parte dei tedeschi, del 25% nel capitale di
Sinotruk. Man pagherà 560 milioni di euro (garantendo un premio del 21%
rispetto alla quotazioni medie di Sinotruk sul listino di Hong Kong negli
ultimi 60 giorni) per la partecipazione nella rivale cinese, in una mossa che
punta chiaramente a spingere sulla crescita di Pechino per tamponare il calo
della domanda di mezzi pesanti in Occidente. Nei primi cinque mesi del 2009 la
domanda di heavy-truck è crollata del 47% in Europa. «L'investimento in
Sinotruk - ha sottolineato il chief executive di Man Hakan Samuelsson - getta
le fondamenta per uno sviluppo congiunto di una nuova serie di mezzi pesanti
fatti su misura dei mercati emergenti». La partnership, ovviamente, offrirà
vantaggi a entrambe le aziende. Per Sinotruk sarà fondamentale la spinta
tecnologica garantitale dai tedeschi, che le permetterà di recuperare
competitività nel mercato asiatico. Dopo che di recente si
era vista costretta a rivedere al ribasso le previsioni di utili per il primo
semestre dell'esercizio in corso. Secondo i termini dell'accordo, Man fornirà i
brevetti di motori, chassis, e assi a Sinotruk che li sfrutterà per nuovi
veicoli prodotti in Cina.
(
da "Finanza e Mercati" del 16-07-2009)
Argomenti: Cina
Cina sotto osservazione per l'affaire Rio
Tinto da Finanza&Mercati del 16-07-2009 «Governi e compagnie straniere
terranno sotto controllo molto attentamente lo sviluppo del caso - ha
dichiarato il premier australiano Kevin Rudd - e trarranno le loro conclusioni. È nell'interesse
di tutti che la questione sia risolta». L'arresto dei quattro manager di Rio
Tinto in Cina lo scorso 5 luglio sta diventando un
caso internazionale. Che rischia di trasformarsi in un boomerang per Pechino.
Secondo l'accusa gli uomini di Rio Tinto (tre cinesi e un australiano),
avrebbero corrotto 16 tra le principali acciaierie di Pechino per ottenere
informazioni industriali riservate. Per il ministero del Commercio cinese la
questione, gestita rispettando le leggi del Paese, non uscirà dall'ambito
legale e non influenzerà i rapporti con le entità straniere, pubbliche e
private, nè i negoziati tra le associazioni di acciaio e iron ore.
Sull'argomento ha detto la sua anche il segretario americano al Commercio Gary
Locke (a Pechino insieme al segretario all'Energia Steven Chu). «Questa vicenda
- ha dichiarato Locke in un'intervista alla Cnn - solleva grandi preoccupazioni
per gli investitori Usa e le multinazionali di tutto il mondo che hanno
progetti attivi in Cina».
(
da "Repubblica, La" del 16-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
35 - Commenti l´abortO di stato (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA)
Favorendo politiche che aiutino a rimuovere le cause economiche e sociali
dell´aborto". Pd e Idv (con eccezioni singole e prevedibili di cosiddetti
teodem) non l´hanno votata, ritenendo indispensabile che contenesse un richiamo
alla necessità di promuovere la contraccezione. Vorrei spiegare perché dubito di
questa astensione. Non occorre dire che non considero un pregio per sé
l´eventualità che maggioranza e opposizione votino insieme. Lo è solo quando
votino insieme una legge giusta. In questo caso, è un vero peccato (impiego
questa parola, Buttiglione capirà) che i fautori della mozione non ammettano
che donne e uomini di tutto il mondo debbano essere informati sui modi per
rendere sempre più responsabile la maternità e la paternità. E´ un antico e
irrimediato bigottismo protezionista e proibizionista. Ma anche con questa
parzialità, l´auspicio della mozione non è forse condivisibile, e anzi urgente?
Ci sono interi paesi-continenti in cui l´aborto serve da strumento di controllo
demografico, cioè di riduzione della natalità, e di persecuzione della natalità
femminile – in Cina o in Nord-Corea o in alcuni Stati latinoamericani soprattutto
per effetto di una legislazione repressiva e spesso violenta, in India
soprattutto per effetto di un costume, a sua volta spesso violento; e in tanti
altri luoghi. La ribellione a questa violenza è la faccia ammirevole di una
campagna contro l´aborto, come quella che il Foglio portò nelle scorse
elezioni politiche, confondendo però gravemente l´aborto forzato, dallo Stato o
dalla comunità, in tanta parte del mondo, con la scelta di abortire, e dunque
di non abortire, che si vuole garantire in altri paesi. E in Italia da leggi
come la 194, il cui effetto appena confermato, con la provvisoria eccezione di
donne povere straniere, è una forte diminuzione degli aborti. Perseguire penalmente
l´aborto, condannarlo alla clandestinità e all´infamia, è un delitto contro la
persona, e specialmente contro la donna. E´ un orribile delitto anche il
controllo coercitivo della natalità, col quale lo Stato o la comunità
tradizionale pretendono di espropriare e violentare, in nome del "corpo
sociale", le famiglie e le persone, e soprattutto il corpo delle donne.
Delitto aggravato dalla strumentalizzazione dell´allarme che suscita l´aumento
della popolazione umana. Questo è vero sia quando si sopprima una vita già
iniziata (come nell´aborto indiscriminato o nell´infanticidio delle figlie
femmine) sia quando la tecnologia riproduttiva permetta di predeterminare il
sesso del figlio voluto escludendo le femmine. (Paradosso impressionante, man
mano che si avvicina un´autosufficienza delle donne nello stesso concepimento).
La pretesa di accostare alla moratoria sulla pena di morte una "moratoria
sull´aborto" non ha alcun senso dove alle donne sia riconosciuta una
libertà di scelta. Ha un senso per l´aborto forzato o "comprato",
dove siano in vigore politiche dispotiche e brutali di denatalità. La ribadita
(perfino in Africa) condanna cattolica del preservativo è irresponsabile. Ma la
risposta non si esaurisce certo nella promozione del preservativo. Troppo spesso
le Nazioni Unite hanno ceduto a un feticismo del controllo delle nascite che le
ha portate a promuovere o fiancheggiare campagne di sterilizzazione coatta o
"compensata". Che le Nazioni Unite promuovano invece o appoggino
campagne di informazione e di sostegno materiale nei confronti delle famiglie e
delle donne, è un proposito necessario e urgente. La condanna delle demografie
coatte di Stato è conseguente al riconoscimento dell´autodeterminazione delle
singole donne, che è a sua volta l´essenza più preziosa delle democrazie. Al
contrario, posizioni come quella di Buttiglione o di tanta gerarchia cattolica
considerano complementari e detestano allo stesso modo la libertà di
autodeterminazione delle donne e l´oppressione degli Stati sulle donne. Ma nella
mozione votata ieri (salva una mia lettura incompleta) quest´assurdità non
c´era. Essa è il sottinteso permanente di certe assolutezze
"pro-life", e bisogna restarne in guardia. L´arrogante ripresa in
commissione parlamentare della legge contro il testamento biologico che impone
l´alimentazione forzata (a proposito di violenza carnale statale) sta lì a
ricordarlo. Forse non è una ragione sufficiente per non far propria una
campagna contro la violenza –autentica violenza carnale,
sulla scala di miliardi di esseri umani – delle demografie di Stato e dei loro
disastri, come l´abolizione per legge di fratelli e sorelle e un divario senza
precedenti fra maschi e femmine nella storia del genere umano. Investire le
Nazioni Unite di questi temi è giusto. Con un´ispirazione, credo, semplice e
netta come quella riassunta in questi tre punti: "Nessuna donna può essere
obbligata ad abortire; nessuna donna può essere punita perché rifiuta la
maternità; tutte le donne devono essere libere di non abortire". La
mozione di Buttiglione non comprende i tre punti, ma non li pregiudica. Il
mondo laico – credenti e non credenti – avrebbe ogni ragione per farsi protagonista di un impegno
internazionale contro la demografia forzata davvero simile a quello contro la
pena di morte. Meglio che chiosare parzialità e doppi sensi delle iniziative
altrui, e astenersi.
(
da "Repubblica, La" del 16-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
12 - Interni Odifreddi riprende la tessera: il chirurgo è un credente, può
farcela "Torno e voto per Ignazio se vince lui addio Binetti" Al
centro del suo programma due temi cruciali: laicità e battaglia contro la
nomenklatura ROMA - Piergiorgio Odifreddi rientra nel Pd per sostenere Ignazio
Marino. Il matematico e filosofo era stato chiamato nella commissione sui
valori del Pd. Ma non firmò il manifesto. «Non faccio la foglia di fico laica»,
disse. Lasciò il Pd prima ancora di iscriversi prevedendo che il pasticcio sui
valori avrebbe prodotto risse a non finire. E adesso, professore, ci riprova
con Marino. Perché? «Perché al centro del suo programma ci sono due questioni
fondamentali. La laicità e la battaglia anti-nomenclatura, anti-burocrazia. Due
cose che avrebbe dovuto fare Veltroni, sull´esempio di Zapatero. Purtroppo non
le ha fatte». Perché Marino dovrebbe farcela? «Ha un vantaggio: è credente.
Forse per questo può riuscire: come Nixon che in forza del
suo anticomunismo aprì il dialogo con Russia e Cina». Quante chance dà, come matematico, a Marino? «Una su tre, se
ai candidati non si aggiungerà Grillo». Lo vorrebbe? «Parafrasando Brecht direi
"sfortunati i tempi in cui la politica ha bisogno dei comici".
Effettivamente Grillo non è credibile. Ma Marino è una cosa diversa».
Non considera il chirurgo un outsider? «Forse. Ma ha una serie di punti di
forza. Franceschini e Bersani, per quanto relativamente nuovi, non sono
trascina-popolo. Non hanno carisma. Marino inoltre ha una professione, è un
fior di chirurgo, e anche nel Pd sta crescendo la schiera chi non sopporta più
gli uomini di apparato». E se Marino perde, lei lascia di nuovo il Pd?
«Dipende. C´è modo e modo di perdere. Se una posizione laica dovesse essere
nettamente minoritaria... da non credente potrei sempre ricorre al divorzio. Ma
può finire diversamente. Se vince Marino, ha detto Paola Binetti, me ne vado.
Già questo mi basta». (l.n.)
(
da "Unita, L'" del 16-07-2009)
Argomenti: Cina
Luigi Iscrizioni
bloccate in Calabria Sono un giovane calabrese, iscritto al Pd in un piccolo
paese alle porte di Cosenza. Volevo richiamare all'attenzione un problema che
affligge i circoli Pd di tutto il Cosentino, e la Federazione provinciale
stessa, che non ha finora trovato risoluzione né riscontrato interesse in
alcuno dei dirigenti Pd, evidentemente troppo occupati in questo periodo che
precede il Congresso d'ottobre. Da circa 5 mesi, unico caso in Italia, il
tesseramento è stato bloccato, e non c'è alcun segnale riguardo un suo
ripristino. Il 21 luglio sarà l'ultima data utile per iscriversi e avere il
diritto di votare alle primarie. Nelle altre regioni il tesseramento è durato
circa un anno, qui due mesi: dall'apertura dei circoli a gennaio, fino a febbraio.
Lo statuto prevede inoltre che gli introiti derivanti dal tesseramento vengano
versati per il 30% alla Federazione provinciale e al Consiglio Regionale, e che
il restante 70% ritorni al circolo di provenienza. I soldi sono partiti, ma mai
tornati. Il nostro è un piccolo circolo, ma proprio a causa di queste mancate
entrate, rischia di chiudere, dopo oltre 50 anni di militanza. Insieme alla
vecchia «sezione» rischia di scomparire anche uno degli eventi che da sempre
hanno accompagnato la sua storia: la festa de l'Unità. Nella nostra stessa
condizione versano la maggior parte dei circoli calabresi, che si scontrano
ogni giorno con l'indifferenza del partito. La presenza sul territorio, già di
per sé deficitaria, rischia di annullarsi del tutto. Bonati Liviano Un partito
laico Su l'Unità dell'11 luglio ho letto che l'on. Binetti avrebbe intenzione
di candidarsi alla segreteria del Pd per conquistare la «leadership morale del
partito», ossia «valorizzare quei valori cattolici di cui il Pd ha bisogno». Da
quanto mi risulta il Pd è un partito "laico" di uno Stato
"laico", e non un partito "etico", ossia un partito che si
identifica con una sola morale. L'onorevole Binetti sarebbe più coerente se
fondasse un partito "etico" a immagine e somiglianza dei suoi principi
morali. Annalucia Carboni L'occhio del «padrone» Ho sofferto seguendo Linea
Notte, nel vedere il premier che si giustificava per aver versato solo il 3%
dei soldi promessi all'Africa prendendo come scusa la tragedia del terremoto, e
ora soffro nel leggere che cerca casa all'Aquila «perché si sa che l'occhio del
padrone funziona meglio». Insomma quest'uomo si sente proprio il padrone
d'Italia e lo dimostra con disprezzo in tutte le sue manifestazioni: attacchi
alla stampa, leggi ad personam, residenze pubbliche, voli di Stato, farsa
dell'aggiornamento politico delle veline (confermato da Brunetta e Lucia
Annunziata), bugie sugli inviti in Vaticano o da Obama e statistiche, tutte, a
suo uso e consumo. Non ne posso più. Esiste un'altro «modo di vivere» e siamo
in tanti che leggiamo l'Unità. Moreno Il BRIC e noi Vi leggo da sempre, anche
da piccolo non sapendo cosa fosse l'Unità la leggevo, perché era sempre fra le
mani di mio nonno e di mio padre. Oggi ho deciso di scrivervi perché mi ha
incuriosito l'ultima parola che è nata al G8, "BRIC", di più mi
incuriosisce come farà un governino e un branco di mangiapane a tradimento
capaci solo di concludere affari tra ruffiani, cioè i nostri bankieri, come si
comporteranno con il Brasile, la Russia, l'India e la Cina. Saranno capaci di non farsela
sotto e svendersi? Io già una idea ce l'avrei: intanto a Cina, India e Brasile lascerei la
produzione industriale, noi dobbiamo ripuntare su piccole e medie imprese,
turismo, arte e ingegneria, dove se siamo seri non ci batte nessuno, per la
Russia è un discorso già iniziato con il pronismo, quindi partiamo
perdenti. Tommaso Marcantonio Vorrei capire Ho letto lunedì la risposta del
Responsabile della Festa del Pd di Roma all'articolo di Furio Colombo. Mi
dispiace dire che non ci ho capito nulla, Colombo lo comprendo invece. Andiamo
avanti cosi a parlare del nulla ed a sentirci subito offesi per troppa
autoreferenzialità.. Alegher, alegher....
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 16-07-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-07-16 - pag: 10 autore: Strasburgo. Il
governo inglese ufficializza il sostegno all'ex premier per la futura
presidenza del consiglio Londra candida Blair alla Ue All'Italia cinque
commissioni nell'Europarlamento appena eletto Adriana Cerretelli STRASBURGO Il
suo nome circolava da tempo dietro le quinte. Anzi, c'era già chi dava per
fatta la sua nomina a primo presidente stabile del Consiglio europeo con
l'entrata in vigore, se tutto andrà bene, del Trattato di Lisbona. Nessuno però
si aspettava che ieri, nel bel mezzo della sessione inaugurale della nuova
euro-legislatura, dove la riconferma di José Barroso alla guida della
Commissione si profila tutta in salita, il ministro inglese degli affari
europei ufficializzasse per la prima volta la candidatura di Tony Blair.
Nessuno se l'aspettava non fosse altro per una questione di opportunità e
tempistica: il 2 ottobre gli irlandesi decideranno se ratificare o no il
Trattato. Formalizzare una candidatura per una carica che esisterà solo se ci
sarà il via libera di Dublino, oltre le tre firme che ancora mancano (polacca,
tedesca e ceca), appare bizzarro da parte di un paese dalla diplomazia
ipercollaudata come la Gran Bretagna. «Questa è la posizione del Governo », ha
dichiarato ieri la baronessa Glenys Kinnock. «Sono sicura che non la
prenderebbe senza aver prima chiesto il parere di Blair ». Poi il ministro ha
sottolineato «la forza di carattere e la statura» dell'ex-premier inglese. «è
conosciuto, nel nuovo ruolo avrebbe rispetto e un consenso generale ». Finora
il Governo di Londra era stato molto cauto. A domanda replicava regolarmente
che la risposta era «prematura». Perché la repentina svolta? Fonti britanniche
bene informate parlano di "una voce dal sen fuggita" che non si vuole
smentire per non amplificare l'incidente. C'è però anche chi ipotizza una mossa
diabolica da parte del barcollante premier Gordon Brown che punterebbe così a
polverizzare le chances europee del suo eterno rivale. Magari per farsi avanti
a sua volta, quando uscirà da Downing Street. Se non fosse una gaffe ma una
gioco calcolato, la discesa in campo di Blair porterebbe alla luce del sole la
partita delle europoltrone, finora giocata dietro le quinte, per la spartizione
delle presidenze di Commissione e Consiglio oltre alla nomina del
"ministro degli Esteri" europeo. Si aprirebbe così il vaso di
Pandora, complicando la riconferma di Barroso (Ppe) che, pur avendo il consenso
unanime dei 27 governi Ue, è in difficoltà all'Europarlamento che, previo
accordo tra popolari, liberali e socialisti, ne ha rimandato l'investitura a
settembre. O più tardi. A meno che il laburista Blair non diventi l'arma di
pressione sui socialisti per convincerli a rompere gli indugi su Barroso. Il
tutto in un Europarlamento molto meno governabile che in passato. Nella nuova
legislatura appena incominciata l'Italia, oltre ai due vice-presidenti
dell'Assemblea (contro i tre della precedente), avrà cinque presidenze di
commissioni (due nella precedente). Al Pdl andranno quella esteri per Gabriele
Albertini e petizioni per Elisabetta Gardini. Affari costituzionali per Carlo
Casini ( Udc). Oltre alla guida delle delegazioni con la Cina per Crescenzio Rivellini e con il
Kazakhstan per Paolo Bartolozzi. Il Pd conquista una sola presidenza, quella
della commissione agricoltura per Paolo de Castro e la guida della delegazione
con il Maghreb per Antonio Panzeri. Luigi De Magistris (Idv) ha avuto la
presidenza della potente commissione sul controllo del bilancio europeo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA UNA POLTRONA CHE NON C'è La figura è prevista dal
trattato di Lisbona, che deve ancora essere approvato dall'Irlanda Nuove
difficoltà per Barroso
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 16-07-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-07-16 - pag: 11 autore: Pechino. Nuova
impennata nel secondo trimestre dell'anno Le riserve valutarie cinesi superano
quota 2mila miliardi Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro
corrispondente La Cina
continua ad attirare l'interesse dei capitali esteri. E così il tesoro valutario
cinese frantuma un altro record. Al 30 giugno scorso, le riserve in moneta
pesante del Dragone hanno raggiunto la cifra record di 2.130 miliardi di
dollari, con un aumento del 9% rispetto allo stock di valuta estera detenuto da
Pechino alla fine del primo trimestre. è un primato che ne contiene un
altro: i 176 miliardi di incremento trimestrale registrato dalle riserve
valutarie cinesi, infatti, rappresentano il maggior balzo in avanti dal 1999,
quando la People's Bank of China iniziò a registrare i flussi di moneta in
entrata e in uscita dal paese secondo gli standard internazionali. La
prodigiosa crescita registrata dalle riserve valutarie cinesi nel secondo
trimestre 2009 è stata sostenuta soprattutto da due fattori. Il primo è la
rivalutazione messa a segno dall'euro sul dollaro negli ultimi mesi. Sebbene la
banca centrale cinese non abbia mai rivelato la composizione va-lutaria del suo
immenso tesoro valutario, secondo le stime degli analisti, una porzione
variabile tra il 20 e il 30% dovrebbe essere composta da asset in euro. Poiché
il livello ufficiale delle riserve valutarie cinesi è espresso in dollari, il
recente apprezzamento della moneta unica europea ha influito sul balzo in
avanti. Il secondo fattore è rappresentato dai cospicui flussi di "denaro
caldo" che si sono riversati negli ultimi mesi oltre la Grande Muraglia.
Stephen Green, economista di Standard Chartered a Shanghai, ha calcolato che
nel secondo trimestre 2009
in Cina sono arrivati circa 15
miliardi di dollari di capitali non tracciati dalle statistiche nazionali,
altri analisti stimano una cifra ben superiore, fino a 70 miliardi di dollari.
si tratta di valuta fresca arrivate per vie diverse dai canali classici
tracciati dalla contabilità: il surplus commerciale, i rendimenti finanziari
degli asset in valuta, e gli investimenti diretti esteri (questi ultimi in
realtà stanno continuando a diminuire). Come in passato, prima della crisi
finanziaria globale quando glispeculatori di mezzo mondo facevano a gara per
scommettere sul miracolo economico cinese, questi hot money sono arrivati in Cina per posizionarsi sulle attività più rischiose ma anche
potenzialmente più profittevoli, e cioè la Borsa di Shanghaie l'immobiliare. ©
RIPRODUZIONE RISERVATA «HOT MONEY» L'incremento si spiega in massima parte con
l'ingresso di capitali finanziari in cerca di alti rendimenti
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 16-07-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-07-16 - pag: 11 autore: La sentenza
potrebbe però essere trasformata in ergastolo A morte per corruzione l'ex
presidente della Sinopec Dario Aquaro Condanna a morte per corruzione, ma pena
sospesa per due anni in attesa di un nuovo giudizio. Chen Tonghai, ex
presidente della China Petroleum and Chemical Corporation (Sinopec), la seconda
compagnia petrolifera cinese, è stato giudicato colpevole di aver accettato
tangenti per 195,7 milioni di yuan, pari a 28,6 milioni di dollari. La cifra è
la più alta mai intascata da un singolo dirigente corrotto in Cina: secondo le autorità giudiziarie, citate dall'agenzia
Xinhua, Chen avrebbe ricevuto «mazzette per finanziare altra gente, inclusa la
propria amante, avrebbe realizzato profitti illeciti e condotto in generale una
"vita corrotta" » . Il tribunale del popolo di Pechino ha chiesto
ieri la massima pena prevista, ma l'esecuzione della sentenza è stata sospesa
per due anni, «considerato che Chen ha confessato e si è pentito, ha fornito
informazioni su altri atti criminali e restituito l'intero ammontare delle
tangenti incassate», come riferiscono i media cinesi. Le condanne a morte
"sospese" vengono di solito commutate in ergastolo al termine dei due
anni, quando la situazione è riesaminata dalla magistratura. In base a una
regola introdotta nel 2007, tutte le pene capitali devono infatti essere
confermate dalla Corte suprema: probabile quindi che anche per l'ex presidente
della Sinopec arrivi il carcere a vita. Sessantun anni, ingegnere, nei primi
anni 80 Chen aveva guidato una raffineria della Sinopec nell'est del paese, per
poi diventare sindaco della città di Ningbo. Tornato alla fine degli anni 90
nelle alte gerachie della società petrolifera, ne divenne presidente nel 2006.
Come massimo dirigente della Sinopec, Chen ha ricoperto nel paese un ruolo pari
a quello di un ministro. Fino al 2007, quando fu rimosso dall'incarico, e il
caso delle tangenti reso pubblico. La lotta cinese alla corruzione si aggiunge
a quella combattuta in questi giorni contro il presunto caso di spionaggio
della Rio Tinto, il colosso minerario anglo-australiano accusato di aver
«rubato segreti di stato». Ieri il primo ministro
australiano Kevin Rudd ha avvertito la Cina che in ballo ci sono importanti interessi economici e tutto il
mondo sta guardando a come Pechino gestisce la vicenda. IL CASO RIO TINTO Il
premier australiano all'attacco sull'arresto dei quattro dirigenti avverte la Cina che «il mondo guarda a come
gestisce la vicenda» Chen Tonghai ha 61 anni AFP
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 16-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24
Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-07-16 - pag: 44 autore: Minerale di
ferro. Reuters sostiene che c'è accordo su un calo dei prezzi del 33% Per le
acciaierie cinesi la resa è vicina è sempre più complicata l'analisi di quanto
avviene sul mercato del minerale di ferro: la Cina continua a comprare, ma le spedizioni via nave dall'Australia
hanno accusato la scorsa settimana un brusco tracollo, mentre si registrano
maggiori arrivi dal Brasile e dall'India, gli altri grandi fornitori delle
acciaierie cinesi. Se la mossa nasce da Pechino, si può spiegare con
l'inasprirsi della vertenza iniziata proprio la scorsa settimana con la
detenzione di 4 funzionari del gruppo minerario Rio Tinto, oppure può
riflettere il tentativo di forzare i negoziati con cui definire il prezzo
benchmark per le forniture del 2009-10. Steel Business Briefing, bollettino di
Shanghai, scrive che sono stati i due grandi fornitori Rio e Bhp a sospendere
le offerte spot. Tre differenti fonti ben informate hanno però riferito all'agenzia
Reuters che le acciaierie cinesi avrebbero tacitamente accettato il prezzo già
concordato oltre un mese fa dalle imprese siderurgiche giapponesi, coreane e
taiwanesi, prezzo che prevede una riduzione del 33% rispetto al 2008-09 (mentre
la Cina vorrebbe tagli più consistenti). Pechino e
Canberra, numeri uno rispettivamente per l'acciaio e per il ferro, hanno
bisogno l'una dell'altra,mettendo da parte vertenze o ritorsioni, ma gli
sviluppi del mercato, tre mesi e mezzo dopo l'avvio della campagna commerciale
2009- 10, sono ancora pieni di interrogativi. Rio Tinto – la mineraria più
coinvolta sia nelle trattative, sia nella vicenda degli arresti – ostenta
ottimismo. «Con la Cina gli affari procedono come
sempre», dicono i vertici del gruppo, che ha nel ferro il suo punto di forza.
Proprio ieri Rio ha comunicato che nel secondo trimestre la sua produzione di
iron ore ha toccato 45,16 milioni di tonnellate,l'8%in più dell'anno prima e il
43% in più del primo trimestre (quando la domanda era in forte calo e il clima
non favoriva l'estrazione). Con le acciaierie cinesi, dice la società, manca
ancora un accordo formale, ma si consegna la merce a prezzo spot (e quello che
si segnala in India è sempre più alto, vicino a 90 dollari per tonnellata) o su
basi provvisorie (da correggere quando sarà firmato un contratto di fornitura
annuale o, forse, semestrale). Sempre che Pechino non alzi ulteriormente i
toni, come teme qualche osservatore, dando corso alla minaccia di sospendere
molte licenze di importazioni ora nelle mani delle società siderurgiche locali.
R. C. © RIPRODUZIONE RISERVATA RIO TINTO IN CRESCITA Nel secondo trimestre il
gruppo anglo-australiano ha prodotto l'8% in più rispetto a un anno prima e
dimostra ottimismo
(
da "Finanza e Mercati" del 17-07-2009)
Argomenti: Cina
Listi Ue
positivi, Google oltre le stime di Camilla Gaiaschi del 17-07-2009 da
Finanza&Mercati del 17-07-2009 [Nr. 139 pagina 3] Chiusure positive per i
principali listini europei che, dopo una mattinata in rosso, nel pomeriggio
hanno invertito la rotta grazie ai dati sulla disoccupazione negli Stati Uniti,
migliori delle attese. Tutto in sordina, perché gli attesi dati di Google sono
arrivati a New York già chiusa: battute le stime degli analisti, con un eps
trimestrale di 5,46 dollari contro i 5,08 attesi. Un risultato molto superiore
anche ai 4,63 dello scorso anno. Le richieste settimanali di sussidi negli Usa sono
scese di 43.000 unità a 522.000, rispetto a stime che indicavano un calo di
«appena» 12.000 domande. Una buona notizia per l'intera economica mondiale, che
rappresenta il segnale di una graduale fuoriuscita dalla crisi da parte degli
Stati Uniti, dopo i dati, altrettanto positivi, provenienti
dalla Cina, per molti
economisti considerata come il vero motore della ripresa assieme all'India. I
dati sul Pil del Dragone, diffusi nella notte tra mercoledì e giovedì, indicano
una crescita del 7,1% per il secondo trimestre, a fronte del +6,1% dei primi
tre mesi dell'anno. Il risultato è stato un rialzo, contenuto, dei
principali listini del Vecchio e Nuovo continente. A pochi minuti dalla
chiusura di Wall Street, il Dow Jones Industrial saliva dello 0,96%, trainato
dal +3,6% di American Express e dal +2,5% di Ibm, mentre Nasdaq e S&P 500
segnavano un rialzo rispettivamente del 1,04% e del 0,76%. In Europa, a guidare
i rialzi è stata Madrid (+0,93%), seguita da Parigi (+0,9%) e da Berlino
(+0,58%). Da segnalare l'eccezione di Helsinki (-2,34%), su cui ha pesato
l'andamento di Nokia (-14,68%), che ha rivisto al ribasso le stime per il 2009, a causa della forte
concorrenza proveniente da I-Phone e dal BlackBerry. A livello di settore, il
migliore è stato l'Health care (+1,49%), mentre l'automotive, ancora sulla scia
del rialzo delle immatricolazioni europee di mercoledì, è salito dell'1,41 per
cento. Da segnalare anche il rialzo del settore finanziario (+0,74%), che ha
risentito positivamente dei risultati record di Jp Morgan per il secondo
trimestre, che si è chiuso con utili in rialzo del 36% a 2,72 miliardi di euro.
In Italia, oltre a Fiat (+4,09%), grazie ai giudizi positivi di Bofa che ha
alzato il target price, il Ftse Mib ha visto forti rialzi su A2A (+2,8%), Prysmian
(+2,6%) e Autogrill, in rialzo del 2,6% sul rinnovo dei contratti per la
ristorazione in Nord Carolina (vedi pag. 4). Tra i finanziari, gli acquisti si
sono concentrati su Ubi (+1,74%), ma si sono distinte anche Alleanza e Generali
(rispettivamente +1,21% e +1,17%), nel giorno in cui l'assemblea della
compagnia controllata da Trieste ha dato il via libera alla fusione tra le due
società. Positive Telecom (+1,01%), sullo sblocco delle impasse in Brasile e
Argentina, e Impregilo (+0,92), vincitrice di una maxi-commessa a Panama. In
frenata il settore energia (Enel ha ceduto lo 0,87%, Snam lo 0,47% e Terna lo
0,42%). Penalizzato anche il comparto costruzioni (-2,04% Buzzi Unicem, -0,18%
Italcementi).
(
da "Unita, L'" del 17-07-2009)
Argomenti: Cina
Le armi
spuntate del leader del palazzo di Vetro Birmania Il segretario generale in
visita a Rangoon chiede di poter incontrare la premio Nobel per la pace e
leader dell'opposizione democratica, Aung San Suu Kyi. Riceve un secco rifiuto
dalla giunta militare. Iran Il regime reprime brutalmente
le proteste contro i brogli elettorali. Ban chiede moderazione. Ma alle Nazioni
Unite non si va oltre la «deplorazione». G8 Ban chiede più coraggio
nell'affrontare il surriscaldamento. La Cina si oppone. L'esortazione del Segretario dell'Onu evapora... Le
crisi
(
da "Repubblica, La" del 17-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
IX - Milano "Quei box sono un regalo ai privati" Sant´Ambrogio,
esposto alla corte dei Conti: "Danno per l´erario" Residenti e Italia
Nostra ancora sul piede di guerra I costruttori: a ottobre via ai lavori ILARIA
CARRA I sondaggi archeologici sono terminati, il progetto aggiornato, i tempi
fissati, ma il fronte di residenti e associazioni contrari al parcheggio sotterraneo
in progetto vicino alla basilica di Sant´Ambrogio non si è ancora dato per
vinto, e adesso tenta la strada della denuncia. Sono due gli strumenti con cui
gli oppositori provano a mettersi di traverso all´avvio dei lavori, slittati a
ottobre. Da un lato ci sono i residenti del Comitato Sant´Ambrogio, che tornano
alla carica contro i 520 box (300 privati e 220 pubblici a rotazione) con un
ricorso alla corte dei Conti in cui denunciano irregolarità nella convenzione
tra Comune e gestore, il Garage Velasca, che sarebbe economicamente
avvantaggiato dalle concessioni (30 anni per la quota pubblica e 90 per i box),
nonché da una clausola con cui il Comune si impegna "al ristoro dei
maggiori oneri subiti qualora sorgano oneri imprevisti per ritrovamenti archeologici".
La denuncia è firmata tra gli altri dall´architetto Cini
Boeri, dal consigliere del Pd Francesca Castelbarco («per mostrare la miseria
di un progetto che non rispetta la sacralità dei luoghi») e da Francesca Caccia
Dominioni. Dall´altro, Italia Nostra annuncia un´integrazione a un esposto
penale già presentato alla Procura nel 2006 dal presidente nazionale Giovanni
Losavio per presunte violazioni alle norme in tutela del patrimonio
artistico. Due mosse che, se accolte, avrebbero conseguenze diverse: «La corte
dei Conti potrebbe aprire un procedimento nei confronti degli amministratori
per danno erariale - chiarisce il legale dei residenti, Veronica Dini -
l´esposto penale potrebbe portare a un sequestro dell´area». Ai progetti
definitivo ed esecutivo, già vidimati dalle soprintendenze archeologica e
monumentale, manca ancora il sì del Comune, che prima dell´inizio lavori (si
partirà dai condotti fognari per due anni e mezzo di cantiere) dovrà approvare
anche il piano finanziario. «Per gli scavi non ci sono costi aggiuntivi ai 3,5
milioni preventivati - fa presente il costruttore Claudio De Albertis - ma solo
un aumento di 1,2 milioni per la modifica alla tipologia costruttiva, visto che
non abbiamo avuto dai residenti l´autorizzazione per i tiranti. Recupereremo
aumentando da 46mila a 48.125 mila euro il costo dei box, sempre che Palazzo
Marino lo approvi». Comune che tiene a precisare che non sborserà un euro: «è
un ricorso curioso perché gli anni di concessione non gravano su nessuno -
afferma Bruno Simini, assessore ai Lavori Pubblici - a differenza dei continui
ricorsi fatti senza assunzione di responsabilità che invece rischiano di far
lievitare i costi e di screditare volontariamente l´amministrazione».
(
da "Repubblica, La" del 17-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina X
- Bologna L´evento "Danzo nell´acqua ascoltando i Pink Floyd" Storia
di Sara, che sogna poi di fare la scrittrice "E´ uno sport pieno di
sacrifici: nel 2005 facevo la pendolare fra allenamenti a Roma e maturità"
FEDERICO PETRONI Quando è in acqua con le compagne di nazionale, Sara Sgarzi è
come gli uccelli di Franco Battiato. Tra i flutti disegna "codici di
geometrie esistenziali". Sara pratica infatti nuoto sincronizzato, e
tuttavia la canzone più azzeccata, per la 23 enne bolognese del Circolo Nuoto
UISP, è "Time" dei Pink Floyd. «Vero - afferma, illuminando di sé
pure angoli fuori dall´acqua -, è il mio gruppo preferito. E soprattutto quella
è una canzone speciale, che fa da colonna sonora alle mie esibizioni in
singolo». A differenza di ciò che canta il gruppo di Roger Waters, per te non
"c´è tempo di uccidere l´oggi". E´ vero che questo è uno sport
monastico? «E´ la disciplina che richiede più allenamento di tutte. Otto ore al
giorno, quando va bene, tra palestra, corsa, nuoto libero, danza, ginnastica
artistica. Devo sacrificare amici, famiglia e amore. Addirittura nel 2005,
l´anno dei mondiali di Montréal, avevo la maturità e facevo la spola con Roma,
dov´ero in ritiro». A proposito di Roma: speranze per questi Mondiali?
«Migliorare la posizione dell´Italia. Nel nuoto sincronizzato è molto difficile
scalare la classifica, la valutazione dei giudici è oggettiva sino a un certo
punto: per superare la nazionale che ti sta davanti, devi essere cento volte
migliore. Una prova? Negli ultimi tre Mondiali, l´Italia è sempre arrivata
settima. Il podio, poi, è blindato: Russia, Spagna e Cina sono intoccabili». Cos´è per te il
nuoto sincronizzato? «Un modo per esprimere la mia creatività. Non sono molti
gli sport che lo permettono. In più mi dà il piacere del contatto con l´acqua.
Ho cominciato a 6 anni, ero piccola e incosciente: sono rimasta incastrata».
Ci saran pure delle soddisfazioni... «Certo. L´esibizione ripaga di tutte le
rinunce. E nel 2006, agli Europei di Budapest, arrivai pure terza. Tra il
pubblico c´era una persona cui devo tutto: Giovanna Burlando, la miglior atleta
italiana di sempre. Campionessa nazionale per 14 anni di fila, tre Olimpiadi
alle spalle. Fate voi». Sogno nel cassetto? «Le Olimpiadi. Sembra una
cospirazione, ma non riesco ad andarci. Sono entrata nel giro della nazionale
nel 2005, l´anno dopo Atene. E a Pechino avevamo i numeri per qualificarci, ma
all´ultimo momento cambiò il regolamento per ragioni politiche, per mandare ai
Giochi almeno una squadra per continente, lasciando fuori nazionali più forti».
Una bolognese ai Mondiali: che effetto fa? «Grande soddisfazione, per una città
senza grande tradizione in piscina. E sei l´unica a rompere l´oligopolio di
Roma, Milano e Savona... Sì, storicamente la nazionale è feudo di queste tre
regioni. Questo m´inorgoglisce doppiamente, perché la mia è una partecipazione
più che meritata». Che prospettive ha un´atleta come te? «Applico la politica
dei piccoli passi, vediamo come vanno questi Mondiali e poi deciderò il mio
futuro. Mi mancano sette esami per laurearmi in Lettere moderne. Poi, mi
piacerebbe frequentare una scuola di scrittura creativa a Torino».
(
da "Repubblica, La" del 17-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
10 - Cronaca Incalcolabile La lunga corsa al vaccino che non c´è Case
farmaceutiche al lavoro giorno e notte. "In Italia prime dosi a
settembre" Il dossier In palio c´è una torta che promette di raggiungere i
10miliardi di introiti L´Italia ha già acquisito il diritto di prelazione per
alcuni milioni di dosi ELENA DUSI «Ferie cancellate, qui si lavora giorno e
notte» taglia corto Giuseppe Del Giudice, direttore della ricerca per Novartis
Vaccini, dal suo stabilimento di Siena. Le aziende farmaceutiche incaricate di
immunizzarci dal virus della nuova influenza hanno i motori impegnati al
massimo. In palio c´è una torta che promette di raggiungere i 10 miliardi di
incasso, se sarà confermata la stima di 18 euro per ogni ciclo di vaccinazione.
E che sarà suddivisa soprattutto fra 4 grandi giganti dell´industria
farmaceutica: Novartis, GlaxoSmithKline, Sanofi e Baxter, oltre ad alcune
piccole ditte che assicureranno la copertura a livello nazionale, specialmente
in Australia, India e Cina. Il tempo stringe però, e il virus ha ormai ammantato tutto
l´emisfero australe dove ora è inverno. A maggio l´Organizzazione mondiale
della sanità aveva annunciato che il vaccino sarebbe stato pronto ad agosto.
Due giorni fa ha dovuto ricredersi, slittando le sue previsioni all´inizio di
ottobre. «Non sempre i tempi sono prevedibili. Una volta isolato, il
ceppo del virus viene inviato dall´Oms alle ditte produttrici, che iniziano a
far moltiplicare i microrganismi. Ma non sempre la crescita dei virus avviene
alla velocità desiderata» spiega Pietro Crovari, professore di Igiene e
medicina preventiva all´università di Genova, da sempre studioso di pandemie.
«In Italia avremo le prime dosi a settembre. Ma saranno necessari dei test per
garantire la sicurezza del vaccino. Presumibilmente, le somministrazioni
partiranno da metà ottobre» fa il punto Antonio Cassone, direttore di ricerca
dell´Istituto superiore di sanità e membro dell´unità di crisi sulla pandemia
del Ministero della salute. «L´Italia ha già acquistato il diritto di
prelazione per alcuni milioni di dosi di vaccino presso diverse aziende
produttrici. Quando il prodotto sarà pronto, saremo sicuri di poterlo
acquistare senza restare scoperti» dice Cassone. La spesa stimata per Spagna,
Germania e Italia, che puntano a vaccinare il 40% circa della popolazione, si
aggira intorno ai 370 milioni di euro, anche se le cifre esatte vengono
mantenute riservate. In Europa, la Francia calcola di poter immunizzare la
totalità dei suoi abitanti, spendendo un miliardo, e la Gran Bretagna (quarto
paese più colpito al mondo, primo in Europa) si orienta su una quota del 70%
della popolazione. Per questo avrebbe già fissato un budget di oltre 700mila
euro. Nel caso del vaccino contro H1N1 (in particolare del ceppo californiano
scelto come matrice per la produzione dell´antidoto), non tutto nei laboratori
farmaceutici è andato alla velocità desiderata. Il virus della pandemia avrebbe
un tasso di moltiplicazione di appena il 30-50% rispetto alla normale influenza
stagionale. «Ma le prime dosi di vaccino sono già pronte, e all´inizio di
agosto inizieremo i test sull´uomo per valutarne la sicurezza, stabilire il
dosaggio e i tempi di somministrazione» conferma Del Giudice. Come se non
bastasse H1N1, le ditte stanno lavorando da gennaio anche al vaccino per
l´influenza stagionale, che resta consigliato. «La domanda è così alta che
abbiamo smesso di prendere ordini» ha fatto sapere ieri il direttore della
Baxter, Robert Parkinson jr. «Qualunque sia la quota produttiva che raggiungeremo,
siamo sicuri di riuscire a vendere tutto, fino all´ultima dose».
(
da "Repubblica, La" del 17-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
42 - Cronaca C´è troppa Quel cocktail che minaccia il corpo umano Dai detersivi
ai vestiti che indossiamo sono almeno 100mila le sostanze artificiali che fanno
parte del nostro mondo. E possono creare problemi all´uomo, anche senza dare
sintomi evidenti. Un´abitudine malsana che nel tempo rischia di contaminare
l´ambiente e quello che mangiamo. I controlli non mancano ma non sempre ci
rassicurano Si trovano praticamente ovunque: nelle bottiglie di plastica, nei
trucchi, in alcuni giocattoli, nel balsamo dei capelli e nei profumi. Perfino
nell´acqua del rubinetto I metalli pesanti presenti nei cosmetici provenienti
dall´oriente sono l´emergenza del momento (SEGUE DALLA COPERTINA) ELENA DUSI Lo
rivelano i dati del 2007 delle Agenzie regionali per la protezione
dell´ambiente. La mozzarella di bufala alla diossina e il pesce al mercurio
sono solo la punta di un iceberg in cui i colpevoli sono piccoli come molecole,
e per inseguirli gli Sherlock Holmes devono munirsi di lenti di ingrandimento
sempre più potenti. «Gli avvelenamenti da microrganismi sono facili da notare.
Chi mangia un cibo contaminato da salmonella finisce all´ospedale in poche ore.
L´inquinamento chimico è più subdolo. Queste sostanze si accumulano
nell´organismo giorno dopo giorno senza sintomi evidenti. Per valutare i danni
occorrono studi sulle popolazioni esposte che durano anni» spiega Paolo
Stacchini, direttore del reparto per la sicurezza chimica e nelle filiere
alimentari all´Istituto superiore di sanità. Era il novembre 2006 quando la
rivista medica The Lancet denunciò "la pandemia silenziosa" delle
sostanze chimiche diffuse nell´ambiente, dannose soprattutto per bambini e
donne in gravidanza e spesso ignorate dalle statistiche ufficiali sulla salute.
Secondo lo studio, il 3% dei disturbi del comportamento nei bambini era
imputabile a sostanze tossiche per il sistema nervoso. Una serie di test sul
sangue su alcuni parlamentari, condotta nel 2005 dall´università di Siena e dal
Wwf, ha contato nelle loro vene 65 sostanze chimiche tossiche, anche se in
concentrazioni non allarmanti: dal piombo al cadmio, dai pesticidi agli
ftalati. Perfino in farmacologia la nostra ambizione di assemblare nuove
medicine con i mattoni della chimica si sta rivelando poco fruttuosa. Se
all´inizio degli anni ´90 l´80% dei principi attivi veniva preso dalla natura
(o copiando una molecola naturale), oggi è in laboratori e provette che si
concentrano gli sforzi. Tra il 2001 e il 2008 la sperimentazione di nuovi
farmaci di origine animale o vegetale è calata del 30%. Computer e provetta in
mano, le grandi aziende che producono medicinali preferiscono analizzare una
dopo l´altra molecole di sintesi che sono frutto di un´attività di
"design" a tavolino. Non per questo però riescono a risollevare un
settore come quello farmaceutico in crisi di creatività. Sembra definitivamente
tramontata, spiegano Jesse Li e John Vederas dell´università dell´Alberta sulla
rivista Science, l´era degli antibiotici ricavati dai microrganismi, o dei
nuovi antimalarici o anticancro estratti dalle piante. Senza tener conto del
mondo dei farmaci, si calcola che almeno 100mila sostanze chimiche artificiali
facciano parte del nostro mondo, dai detersivi ai vestiti. La stima fu
elaborata nel 2006, in
coincidenza con l´adozione di un mastodontico piano europeo per la
regolamentazione delle sostanze chimiche (Reach), che imponeva per il nostro
continente regole uniformi e molto rigide, probabilmente le più severe del
mondo. I controlli si concentravano su 30mila di queste sostanze, considerate
nocive, prodotte direttamente in Europa o importate. Ma è molto facile che
anche la stima di 100mila "mattoncini del Lego" artificiali sia
approssimata per difetto. Come nella lotta al doping, infatti, la caccia alle
sostanze che contaminano cibo e ambiente si limita alle molecole conosciute. Ai
nemici ignoti - perché creati di recente o mai finiti sotto la lente di un
laboratorio - nessuno ovviamente ha mai dato la caccia. «Se un prodotto
contiene sostanze chimiche nocive - spiega Luigi Gagliardi, direttore del
reparto per la sicurezza dei prodotti cosmetici dell´Istituto superiore di
sanità - possiamo accorgercene solo quando i danni sono evidenti». Gagliardi e
l´Istituto sono stati impegnati nei controlli che mercoledì scorso hanno
portato al sequestro in tutta Italia di cosmetici per bambine contaminati in
maniera massiccia da metalli pesanti. I trucchi erano stati
messi in commercio da una multinazionale americana con ingredienti provenienti
dalla Cina. «Siamo partiti
da un consumatore che ha segnalato problemi alla pelle e ci siamo ritrovati a
lavorare su una trousse da 18 colori» spiega il ricercatore. «All´inizio non
abbiamo mai idea di quale sostanza chimica possa essere colpevole. Così
per diversi mesi due miei collaboratori non hanno fatto altro che rivoltare da
ogni lato la trousse venduta sulle bancarelle per pochi euro. Alla fine la
sostanza colpevole è saltata fuori, e in dosi spaventose. Se il limite fissato
dalla legge per il piombo è di 20 parti per milione, in quella trousse si
arrivava a 15mila parti: 700 volte oltre il tetto consentito. I metalli pesanti
nei cosmetici provenienti dall´oriente sono l´emergenza del momento». Mai il
problema del piombo sarebbe emerso se non ci fosse stata la denuncia di un
consumatore. La natura subdola dell´inquinamento da sostanze chimiche sta tutta
qui: «Prevenire le contaminazioni non è nelle nostre possibilità. Dobbiamo
limitarci e inseguire e giocare di rimessa» allarga le braccia Gagliardi.
«Molti importatori, soprattutto dall´oriente, non denunciano la presenza di
sostanze pericolose nei loro prodotti. E quando cibi o cosmetici finiscono
sulle bancarelle, per noi rintracciarle diventa assai arduo». Ma c´è un esempio
virtuoso che i cacciatori di particelle chimiche amano citare. «Anni fa il
piombo era ovunque. Aveva contaminato un numero incalcolabile di filiere
alimentari, non riuscivamo a difenderci. La principale sorgente di questo
metallo pesante era la benzina, ed è bastato agire a monte, eliminandolo dai
carburanti per risolvere il problema» racconta Stacchini. O almeno una buona
parte di esso. Perché non possiamo illuderci. I controlli sono efficaci, le
dosi cui siamo esposti rientrano praticamente sempre nei limiti di sicurezza.
«Ma le sostanze chimiche dannose sono sempre in mezzo a noi» dice Stacchini. «è
l´ambiente in cui viviamo a renderlo inevitabile».
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 17-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24
Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-07-17 - pag: 38 autore: Risparmio. La
raccolta torna a 32 miliardi, gli stessi livelli di ottobre 2007 Fondi europei
in recupero a maggio Mara Monti MILANO Torna ai livelli di ottobre 2007 la
raccolta dei fondi europei che a maggio ha messo a segno un flusso in entrata
per 32 miliardi di euro, annullando gli effetti della crisi scoppiata dopo il
fallimento della Lehman Brothers nell'ottobre del 2008. Secondo gli ultimi dati
di Lipper (Thomson Financial) che raccoglie i flussi delle società di gestione
europee, dall'inizio dell'anno la raccolta netta ha raggiunto quota 58 miliardi
di euro, il doppio rispetto ai 25 miliardi dello stesso periodo del 2008.
Positive tutte le asset class, in particolare i fondi azionari che guidano la
classifica con 16 miliardi, toccando i massimi di tre anni fa. Gli Etf hanno
giocato un ruolo marginale con 3 miliardi di euro mentre cresconoi fondi
azionari del Far East, in particolare i fondi specializzati sulla Cina e sull'India. «Il clima è migliorato, ma non si vede
ancora la presenza di investitori retail, spiccano invece gli istituzionali e
il private banking –commenta Mauro Ba-ratta, amministratore delegato di Lipper
–. Bisogna attendere che i mercati finanziari si stabilizzino per tornare a
vedere la clientela retail. Tuttavia, se i tassi continuano a essere così bassi
con i rendimenti netti dei BoT vicini allo zero, per i risparmiatori sarà
necessario cercare altri strumenti finanziari più remunerativi dove allocare
gli investimenti ». Secondo Baratta, proprio la presenza attiva di investitori
istituzionali ha sostenuto la raccolta dei fondi obbligazionari in particolare
quelli corporate, che hanno messo a segno una raccolta netta mensile di 9
miliardi di euro, i livelli del 2005, con riscatti marginali in Italia e in
Spagna. Nell'analisi per settore, guidano la classifica i fondi obbligazionari
corporate investment grade in euro per 5,3 miliardi raccolti, seguono i fondi
equity emerging market con 2,5 miliardi, i fondi equity specializzati nella
Borsa cinese con 1,8 miliardi ed equity globale con 1,7 miliardi. Al contrario,
perdono posizioni i fondi di fondi hedge che hanno messo a segno riscatti per
2,3 miliardi, i bond in euro short term con 900 milioni in uscita e i fondi di
fondi money market in rosso per 833 milioni. Beneficiano di questa fase anche i
fondi cross border, meno quelli domestici, sempre secondo Lipper, una categoria
che privilegiando il private banking, è stata in grado di raccogliere al netto
dei riscatti 18,4 miliardi di euro. Tra i paesi a maggiore raccolta,
l'Inghilterra continua a fare da apripista con 3,8 miliardi di euro, seguono
Germania con 3 miliardi e Francia con 1,7 miliardi. «I dati dell'Italia che a
maggio aveva riportato una raccolta netta positiva erano gonfiati dal lancio di
nuovi fondi: infatti a giugno il dato è tornato negativo». © RIPRODUZIONE
RISERVATA I DATI Positive tutte le asset class, in particolare gli azionari che
guidano la classifica con 16 miliardi di raccolta Cresce il peso del Far East
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 17-07-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-17 - pag: 3 autore: Soddisfazione
di Emma Marcegaglia «Una misura utile per la ripresa» ROMA «Chiedevamo da tempo
uno strumento fiscale a favore delle imprese che aumentano il capitale, perchè
in un momento come questo serve una maggiore patrimonializzazione per lavorare
con le banche e affrontare la crisi». Emma Marcegaglia, presidente di
Confindustria, è soddisfatta per la mossa del Governo di concedere sgravi
fiscali alle aziende che aumentano il capitale sociale. Una decisione che è
scaturita dall'incontro di ieri in Confindustria, con Abi, il ministro,
commercianti e artigiani, dedicato al problema del credito alle imprese. «Sotto
la nostra pressione, il ministro ha acconsentito. è esattamente quello che
volevamo. Ed anche lo scudo fiscale lo vediamo positivamente, in una logica di
aiutare le imprese che ricapitalizzano », ha detto la presidente nel
pomeriggio, raccontando la novità all'assemblea degli industriali di Macerata.
Tanto più che «l'emergenza non è finita. C'è qualche piccolo segnale positivo, dalla Cina alla
revisione dell'aumento del Pil Usa da parte della Federal Reserve, ma la crisi
ancora si fa sentire». L'incontro aveva per oggetto tre argomenti:
innanzitutto, la moratoria dei debiti delle imprese, sospensione o allentamento
delle regole di Basilea 2, la patrimonializzazione delle imprese. E il
Governo si è mosso sull'argomento che gli competeva direttamente. Sugli altri
due, bisognerà andare avanti: «Per Basilea 2, si tratta di una decisione che
non può prendere il Governo italiano », ha spiegato la Marcegaglia. «Abbiamo
insistito ha aggiunto - perchè il Governo ponga la questione in sede
internazionale ». Il ministro, come ha detto ieri parlando con Confindustria e
Abi, ne ha tutta l'intenzione, tanto più che, come ha ricordato, non aveva
condiviso nemmeno in passato i vincoli di Basilea 2. Sulla moratoria dei
debiti, ieri sono state tracciate le prime indicazioni. «Servono tempi
stretti», ha detto la Marcegaglia, che punta ad un'intesa prima dell'estate. La
stessa esigenza sottolineata ieri anche da Confcommercio, Confartigianato, Cna
e Confesercenti, che ieri erano presenti al tavolo (la Confapi ha protestato
per la mancata convocazione). Si parla di una moratoria di un anno che
riguarderà la rata capitale e non gli interessi «che si continueranno a pagare
normalmente ». Riguarderà i mutui e i leasing, ha detto la Marcegaglia, e si
dovrà discutere se estendere la misura anche allo scoperto di conto corrente e
allo smobilizzo fatture. Soprattutto, aspetto condiviso dall'Abi, non ci
dovranno essere costi amministerativi. Ieri, a Macerata, la presidente di
Confindustria ha rilanciato anche il tema delle riforme. Bene l'innalzamento
dell'età pensionabile per le donne e l'adeguamento per tutti, dal 2015, legato
all'aumento del costo della vita. Bene anche il provvedimento avviato dal
ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, che taglia gli enti
inutili. C'è ancora da lavorare, invece, sul problema dei crediti delle imprese
nei confronti della Pubblica amministrazione. «Non è nemmeno accettabile ha aggiunto
- che le grandi imprese strozzino le piccole». N. P. LA SODDISFAZIONE «Sotto la
nostra pressione il ministro ha acconsentito. Siamo contenti e anche lo scudo
fiscale lo vediamo positivamente» Emma Marcegaglia, presidente della
Confindustria CONTRASTO
(
da "Avvenire" del 17-07-2009)
Argomenti: Cina
POLITICA
17-07-2009 Un mondo armato Cresce ancora la spesa militare: si è ai livelli della
Guerra fredda DI F RANCESCO P ALMAS N ell'ultimo decennio, la spesa militare
mondiale è cresciuta talmente (45%) da essersi riavvicinata all'iperbole di
fine Guerra fredda: 1.464 miliardi di dollari nel 2008. Parliamo all'incirca di
un Pil italiano, buona parte del quale assorbito, oltre che dalle armi, dal
personale, dai servizi dall'esercizio e dalla ricerca. L'incremento è stato
trainato da focolai di tensione mai sopiti: dal Vicino Oriente all'Africa
sub-sahariana, dal Caucaso all'Afghanistan. Basti solo pensare agli impegni
oltremare dei militari italiani o alle guerre globali statunitensi. In sette
anni di battaglie nel Mediterraneo allargato, i mezzi a stelle e strisce si
sono usurati al punto da richiedere un investimento futuro di almeno 240 miliardi
di dollari. Stati falliti, terrorismo, conflitti interetnici e sciovinistici
sono fonti d'instabilità persistenti. Non solo alimentano un flusso illegale di
tecnologie belliche, ma gestiscono filiere di proliferazione sempre meno
dipendenti dalle tecnologie occidentali o ex-sovietiche. I trafficanti non
discriminano, né hanno remore morali: vendono ai maoisti nepalesi come agli
irredentisti indonesiani, agli integralisti del Corno d'Africa, della Penisola
arabica o del Sahel e ai signori della guerra afghani e pachistani. Nel mercato
legale, la potenza militare statunitense è ancora senza uguali: per capacità di
spesa, Washington vale da sola quasi metà del totale mondiale. Sebbene New
Delhi, Mosca e Pechino crescano, non ha rivali in fatto di tecnologie belliche
ad altissimo valore aggiunto. Non per caso Londra, Tel Aviv e Tokyo, a lei
legate d'alleanze strutturali, hanno scalato i vertici mondiali dell'hi-tech
bellico. In un mercato sempre più competitivo, il successo dei prodotti
dipenderà dalle capacità innovative: dell'enorme bilancio militare, gli Stati
Uniti destinano alla ricerca e sviluppo il 12,4%, quasi il triplo della media
europea. La Francia primeggiava un tempo nel nucleare, nei materiali e nella
propulsione; oggi deve spartirne la leadership con gli americani. Ha perso
posizioni anche rispetto alla Gran Bretagna e al Giappone, ma rimane un colosso
nell'Europa della difesa. Eads e Thales sono sistemisti di primo rango, con
interessi ovunque. Se stilassimo una classifica degli europei più attivi, la
Gran Bretagna sarebbe al vertice. Le sue aziende hanno fatto breccia nella
fortezza statunitense: molte hanno più investimenti e impiegati oltreatlantico
che in patria. Seguirebbero Francia, Germania, Svezia, Italia, Olanda e Spagna,
competenti nella più parte delle tecnologie di punta. Rispetto a questi 6, il
divario prima che transatlantico è infraeuropeo. I 'piccoli' continentali
dipendono soprattutto dall'import: la Grecia ne è l'epitome. Quinto acquirente
mondiale di armi convenzionali, ha comprato nel quadriennio 2004-2008 sistemi
tedeschi (31%), francesi e americani (24% a testa). Mancando un mercato europeo
della difesa, gli industriali statunitensi continuano a godere di fortissimi
vantaggi competitivi in tutte le filiere dell'armamento convenzionale: dalle
armi terrestri, aeree e marittime, ai carri armati e ai fucili d'assalto.
All'orizzonte, la Cina si staglia come avversaria temibile: eccelle nelle capacità di
reingegnerizzazione e il suo bilancio per la difesa si arricchisce di oltre il
15% ogni anno. È prima fra gli importatori mondiali di armamenti, di poco
seguita dall'India. Ma non si dimentichi che Usa, Russia e 'grandi' d'Europa
rappresentano i tre quarti del mercato globale e sono sostanzialmente
autarchici. Racconta la storia che l'anno record per la vendita di armi
convenzionali fu il 1982. I maggiori produttori (Urss, Usa, Francia, Regno
Unito e Italia) monopolizzavano all'epoca oltre l'80% dell'export, diretto
soprattutto in Medio Oriente. La domanda principale origina oggi in Asia.
Nell'ultimo decennio, Cina e India hanno assorbito il
19% dell'offerta, contro il 16,5 dei Paesi mediorientali. È mutata non solo la
geografia dell'import, ma anche quella dell'export, con l'Italia soppiantata
dalla Germania e la Russia che arretra nel tradizionale mercato indiano. Gran
parte della cifra d'affari (40% circa) è generata dalle piattaforme
aero-spaziali, elicotteristiche, navali e terrestri. Il resto dai sistemi
elettronici integrati e dalle armi individuali, ad onta del basso livello tecnologico.
A suscitare timori non è solo il valore assoluto dei bilanci militari, ma anche
il progressivo deterioramento della rete internazionale di accordi sul disarmo.
Se si escludono gli sforzi compiuti per bandire le armi biochimiche e le bombe
a grappolo, nient'altro nel recente passato ha avuto respiro multilaterale. Il
trattato sull'interdizione completa degli esperimenti nucleari giace nel limbo
dell'incompiutezza: Nordcorea, India e Pakistan non l'hanno firmato; Cina, Egitto, Indonesia e Iran hanno dimenticato di
ratificarlo, non diversamente da Israele e Stati Uniti, rei di aver boicottato
anche l'accordo sulle cluster bomb. Il 2002 è stato un anno critico: Washington
ha inferto un duro colpo all'Abm, trattato chiave che, proibendo lo schieramento
di sistemi strategici antimissilistici, era la colonna portante dell'ordito di
sicurezza generale. I nordcoreani si sono poi svincolati dal Trattato di non
proliferazione ( Tnp), esercitando la clausola di recesso che affligge tutti
gli accordi per il controllo degli armamenti. Neanche il Giappone è sfuggito al
fascino del neomilitarismo: si sta dotando di uno strumento militare
ipertecnologico, agile e capace di proiezioni oltremare. E fra il Pacifico e
l'Oceano Indiano, si sta giocando una partita decisiva per il controllo delle
rotte strategiche, che ricorda per tensione e rivalità la contesa
nippo-americana d'inizio '900. Preoccupa non solo l'entità degli arsenali e
delle truppe, ma anche il progressivo deterioramento della rete dei trattati
per il disarmo globale
(
da "Avvenire" del 17-07-2009)
Argomenti: Cina
POLITICA
17-07-2009 India e Cina, la sfida ora è sui mari scenario Le due potenze asiatiche
stanno investendo moltissimo per ingrandire e modernizzare le proprie flotte
Che ormai incrociano in tutto il globo T itani dell'economia mondiale, Pechino
e New Delhi stanno riscoprendo la talassocrazia di un tempo: la flotta militare
cinese è terza al mondo per tonnellaggio, quella indiana quinta.
Entrambe progrediscono in numero e qualità, grazie a un impeto finanziario
senza precedenti. Nel quinquennio 2007-2012, l'India investirà 100 miliardi di dollari
per gli acquisti di nuovi sistemi. A parte le russe e le statunitensi, molte
società europee hanno fiutato l'affare. La portaerei Vikrant integrerà anche
tecnologie italiane. Quando ultimata (2020), la flotta solcherà gli oceani con
metà delle 140 navi. L'ambizione è proteggere ovunque gli interessi vitali
della nazione, il cui commercio è marittimo per il 90%. Alcune unità
incroceranno nell'arteria mercantile Golfo Persico- Malacca; altre risaliranno
il Pacifico nord-orientale e altre ancora l'Atlantico, verso il Venezuela. Nel
frattempo, è nato un comando marittimo per la regione insulare e petrolifera
delle Andamane e di Nicobar, affiancato da una stazione d'intelligence in
Madagascar: è la prima del Paese oltremare, voluta per monitorare le attività
cinesi e della pirateria pan-somala. Ovunque, sventola la bandiera della
potentissima rivale regionale: la Plan (People's Liberation Army-Navy) cinese,
la cui flotta vanta sull'indiana un vantaggio decennale. Pechino coltiva alte
ambizioni marittime e non cessa di ribadirle. Progetta una portaerei da 48mila
tonnellate; rafforza la componente anfibia e anti-mine; ha una sessantina di
nuovi sommergibili e unità di superficie per la difesa aerea. Disporrà nel 2020
dei maggiori cantieri navali al mondo e di 12 nuovi porti-container: gli scambi
con l'estero son cresciuti del 2.000% nell'ultimo ventennio. Dipendono dalla
libertà dei mari e dalla potenza che Pechino intende proiettarvi. La sua marina
miliare naviga da tempo oltre le acque territoriali. Ha mostrato le fregate ai
marinai russi, francesi, britannici e spagnoli. Si è data un continuum di basi,
infrastrutture portuali e d'intelligence che dal Mar Cinese meridionale scende
al Medioriente. Gwadar, in Pakistan, ha rango strategico. Permetterà ai cinesi
di sorvegliare le manovre della V Flotta nel Golfo Persico. Francesco Palmas
(
da "Finanza e Mercati" del 18-07-2009)
Argomenti: Cina
Le
rinnovabili crescono in sicurezza da Finanza&Mercati del 18-07-2009
Underwriters Laboratories (UL), leader mondiale nella certificazione di
sicurezza di prodotto, lo scorso martedì ha completato a San Jose, in
California, l'espansione del Photovoltaic technology center of excellencem, il
laboratorio di certificazione per l'energia solare più grande e attrezzato del
Nord America. Un passo importante per far fronte all'espansione della domanda:
«L'UL si occupa di certificazione per l'industria del fotovoltaico dal 1980»,
spiega Marcello Manca, ad di UL Italia e presidente e general manager di UL
Environment Inc., «ma negli ultimi anni, specie a seguito del consolidamento
delle iniziative dei vari governi a sostegno delle energie rinnovabili, abbiamo
assistito a un incremento molto rapido, soprattutto nel campo dell'energia
solare. La domanda di servizi di test e certificazione per il fotovoltaico è
addirittura duplicata e stimiamo che cresca di un 35-40% all'anno». Che tipo di
aziende ricorrono ai vostri laboratori? In generale si rivolgono a noi, come
organismo globale per la certificazione di prodotto, imprese di diversi
settori, mentre nell'ambito delle energie rinnovabili, e in particolare in
quello del fotovoltaico, lavoriamo con aziende che producono moduli e
componenti associati, dalle piccole e medie dimensioni alle aziende leader,
come ad esempio SunTech, SunPower, Sharp, Sanyo Energy o Kyocera. In
un'economia globale come quella attuale, costruttori ed esportatori sono
chiamati ad accedere a sempre nuovi mercati per mantenere alta la competitività
e per ottenere questo risultato i prodotti devono soddisfare vari requisiti a
livello nazionale, regionale e internazionale. L'UL certifica anche altre fonti
di energia alternativa, come l'eolico. I produttori attivi nell'ambito delle
energie rinnovabili stanno investendo in ricerca e sviluppo per garantire
sempre migliori e più efficienti tecnologie, che si traducono in nuovo design
di prodotto e quindi in una nuova domanda in termini di certificazione. Negli
Stati Uniti in modo particolare, grazie anche all'impegno a lungo termine
confermato dal governo Obama, stiamo assistendo a una crescente richiesta di
certificazione su prodotti che riguardano l'eolico, batterie al litio e i
veicoli elettrici. Di recente abbiamo annunciato la bozza di norma UL, la prima
rivolta alla sicurezza elettrica e antincendio delle turbine eoliche, così come
all'inizio dell'anno siamo entrati nella certificazione per l'efficienza
energetica del Led. C'è poi l'impegno di UL in ambito ambientale, dove propone
dei programmi per la certificazione della sostenibilità dei prodotti cosidetti
green oltre ai programmi per la validazione delle dichiarazioni ambientali,
l'Environmental claims validation (Ecv), per cui UL ha creato una divisione
chiamata UL Environment. A breve aprirete un centro anche a
Suzhou, in Cina, e nel 2010
arriverete in Germania e Giappone. Il mercato cinese si sta evolvendo più
rapidamente di quello europeo? La Cina è sicuramente uno dei mercati maggiormente impegnati nella
produzione dei sistemi fotovoltaici, di qui la necessità di aprire un
laboratorio locale. Come osservatorio privilegiato stiamo assistendo
però a una crescente domanda da parte dei produttori europei, non solo della
Germania, ma anche dei Paesi del Nord, come la Norvegia. C'è poi la crescita
dell'Italia, della Grecia e del Giappone, che è un mercato decisamente in
ascesa per quanto riguarda la produzione di sistemi per il fotovoltaico. UL ha
investito nel corso degli ultimi due anni oltre 20 milioni di dollari per
rispondere alla domanda in questi paesi chiave, partendo dalla California, dove
la capacità di testing è aumentata del 40%, solo a un anno di distanza dalla
sua apertura. Stiamo poi formando con training specializzati i nostri ingegneri
in India, Singapore, Korea e Taiwan. L'UL si sta impegnando per favorire
l'armonizzazione dei requisiti tecnici di oltre 50 paesi su 5 continenti. Si
arriverà mai ad avere una normativa valida a livello globale? UL lavora per
favorire l'armonizzazione delle normative di UL e delle commissioni tecniche
internazionali (Iec). Relativamente al fotovoltaico, per fare un esempio
recente e concreto, UL e Iec annunceranno entro la fine dell'anno
l'armonizzazione della norma UL/Iec 61730 che copre gli aspetti di Safety e
Performance dei moduli fotovoltaici, includendo anche le deviazioni locali di
ciascun paese coinvolto. Ma non è possibile avere un'unica norma a livello
globale, perché ci saranno sempre tante norme quanti sono i prodotti e gli
ambiti di applicazione. Ad oggi però sono state armonizzate già 75 norme, tra
cui la norma UL/IEC 60950-1 per gli apparecchi hi-tech.
(
da "Repubblica, La" del 18-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
IX - Bari "La Puglia cresce nonostante la crisi" Viesti: negli ultimi
tre anni meglio di tutte le altre regioni del Sud I dati del rapporto Svimez
indicano tra il 2006 e il 2008 piccole ma importanti percentuali di incremento
del Pil. Frenano i consumi ROBERTO ZARRIELLO L´economia pugliese gode di buona
salute anche se le prospettive di crescita per i 2009 non sono incoraggianti.
Gianfranco Viesti, neoassessore al Sud della Regione, rilegge e commenta il
Rapporto Svimez pubblicato due giorni fa. La Puglia negli ultimi tre anni, dal
2006 al 2008, è la Regione in Italia che - dice il rapporto - è cresciuta più
di tutte: con un Pil che nel 2006 è stato del 66,3, nel 2007 del 67,4 e nel
2008 del 68,3 (+0,2%). Frenano invece gli investimenti delle imprese mentre le
famiglie - il reddito medio delle famiglie del Sud si conferma sui 1.500 euro
mensili - non consumano in attesa di tempi migliori. Cresce l´occupazione (+
2,2%) anche se alla Puglia spetta la maglia nera per quella femminile.
Gianfranco Viesti sostiene che di questi dati devono essere ‘‘fieri lavoratori e gli imprenditori pugliesi´´. ‘‘La Puglia
- dice - è la regione italiana che è andata meglio negli ultimi tre anni,
meglio di tutte
le altre. Ha recuperato uno scarto, rispetto alla media italiana nel reddito
procapite di tre punti percentuali. è un dato da conoscere, del quale tutti i
pugliesi devono essere fieri´´. Dati più che positivi soprattutto se si
considera la crisi internazionale che ha messo in ginocchio paesi come la Cina e l´America. La giunta guidata da Nichi Vendola - ha
aggiunto il neoassessore regionale - ‘‘ha operato
bene, sicuramente meglio della precedente, di Raffaele Fitto´´. ‘‘Le politiche
regionali - ha infatti sottolineato Viesti - hanno influito su questo risultato in maniera
significativa e importante, attraverso ad esempio una accelerazione della spesa
e una qualità migliore di spesa". Di diverso parere il capogruppo Fi-Pdl
in Consiglio regionale, Rocco Palese. "ll rapporto Svimez prende in esame
l´anno 2008 quindi, in primo luogo gli effetti devastanti sul Sud, delle
politiche messe in campo nel 2007 dal governo Prodi e gli effetti di tre anni
di governo Vendola".
(
da "Repubblica, La" del 18-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 42
- Commenti Sul New York Times un curioso editoriale Scritto in prima persona
dal cucciolo di casa Obama "La mia vita da cane (fortunato) alla Casa
Bianca" Un gioco di scrittura dedicato all´animale di Masha e Malia ANGELO
AQUARO NEW YORK dal nostro inviato "La stampa si diverte a mettere a
confronto le mie caratteristiche con quelle degli altri cani presidenziali. Io
trovo che sia prematuro e non aiuti. Gli altri presidenti arrivarono al potere
in tempi diversi e soprattutto dovettero confrontarsi con sfide diverse".
Cani presidenziali? Un cane che parla? Tranquilli, siamo solo all´inizio:
"E poi, permettetemi di soffermarmi brevemente sul cane al quale vengo più
spesso messo a confronto. Fala raggiunse Franklin Delano Roosevelt nel novembre
del 1940, e subito catturò l´immaginazione nazionale...". Ok, basta così:
non possiamo mica andare avanti con lo scherzo all´infinito. Sì, certo,
l´autorevolissimo New York Times l´ha fatto, ieri, ma qui giocano in casa,
riferimenti a fatti e persone esistenti sono puramente voluti, e soprattutto
comprensibili. E allora, traduciamo: chi parla, con proprietà di linguaggio e
argomentazione praticamente clonata dall´illustre padrone, è niente poco di
meno che Bo, il cane d´acqua portoghese che il presidente degli Stati Uniti
Barack Obama ha regalato, come da promessa elettorale, alle due figliolette,
Masha e Malia. Il quale parla, ovviamente, nella finzione di uno scrittore a
cui il giornale di New York ha pensato bene di affidare la
"traduzione" dei pensieri. Il titolo del pezzo comparso nella sezione
Opinioni, quella che raccoglie editorialisti del calibro del Nobel Paul
Krugman, era inequivocabile: "The Fist Hundred (Dog) Days", i primi
cento giorni, come si usa con i presidenti. Da cane però. O da cani, a seconda
dei punti di vista. L´autore, Ben Grenman, è un giovane scrittore, classe 1969,
sodale di autori del calibro di Jonatha Lethem, già autore di interviste più o
meno impossibili a dive come Paris Hilton e giganti indie rock tipo Sonic
Youth. Ma lo scherzo del Nyt è la spia di quanto la Bo-mania stia rischiando di
sfiorare i livelli della (ben più giustificata) Obama. mania. Il first dog - un
cane d´acqua portoghese, specie praticamente protetta negli Usa, al punto che
gli aspiranti proprietari devono superare un esame - campeggia nelle
trasmissioni tv e nelle vignette satiriche. E nelle librerie va a ruba l´ultima cino-grafia, "First Dog" appunto, testi di Lewis
e Zappitello, illustrazioni del celebre Tim Bowers. Lo slogan pubblicitario?
Può un cane trovare la casa perfetta? Yes, he can. Peccato che proprio il fatto
di essere un cane di razza, e per di più protetta, abbia portato all´inzio più
politica che simpatia alla Casa Bianca. I militanti della Peta hanno
perfino criticato il presidente per non aver dato il buon esempio adottando un
bastardo (in campagna elettorale era stato lui stesso a scherzarci su: "Il
cane che sceglierò? Un bastardo, come me"). Non aiuta neppure lo sfarzo di
cui gli ospiti di Barack circondano il first dog: vedi, in tempi di crisi, la
ciotola di Swaroski regalo di un leader di un paese dell´est. Dalla Casa
Bianca, ieri, nessuna reazione all´editoriale-metafora. Ma Barack, si sa, a ben
altro a cui pensare. Almeno Bo una risposta poteva darla.
(
da "Repubblica, La" del 18-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
56 - Sport Roma, che la festa cominci ma quanti big si tengono lontani Stasera
inaugurazione con Napolitano. Phelps è a Riccione Rosolino alfiere La
Pellegrini protagonista con la musica di Allevi e Baglioni PAOLO ROSSI ROMA
All´insegna del Made in Italy. Roma mondiale si svela questa sera, e non poteva
che scegliere l´italian way. Poteva esserci altra scelta in fondo, dopo
l´iperbolica ed irripetibile cerimonia di Pechino 2008? «Ovvio che no, e poi le
nostre non sono Olimpiadi. Noi puntiamo sull´atmosfera, sulle emozioni» ha
sempre detto Giovanni Malagò, presidente del Comitato organizzatore. Per questo
la parola d´ordine è stata «creatività» che, tradotto, vuol dire musica
italiana, suoni e colori in grado di trasmettere sensazioni in simbiosi con lo
scenario naturale dello stadio dei Marmi. Ieri le prove generali, stasera alle
21 lo show in mondovisione. I campionati cominciano davvero, anche se una parte
dei campioni non è ancora qui. A Roma c´è il Giappone, la Cina, il Canada. Stephanie Rice e gli
australiani sono di stanza a Manchester, Michael Phelps, Aaron Peirsol e gli altri
americani sono blindatissimi a Riccione, mentre i tedesci alloggiano a Ravenna.
Bernard e compagni sono ancora in Francia mentre il brasiliano Cielo è in
Portogallo. Arriveranno, dopo la cerimonia che apre ufficialmente i
Mondiali. L´eleganza degli azzurri sarà garantita da Giorgio Armani: il maestro
milanese del fashion style ha disegnato per l´Italia un completo in jersey
color blue navy con giacca due bottoni abbinata a pantaloni con coulisse e polo
in piquet di cotone, sempre color blu navy. Abbigliamento da vera sfilata di
moda insomma, ed il primo modello - quello che guiderà la delegazione come
portabandiera - sarà quel Massimiliano Rosolino che una certa esperienza di
passerelle può già vantare, nel corso della sua onorata carriera. A dare il via
alla kermesse Claudio Baglioni con «Un solo mondo», inno dei Mondiali ed
auspicio per una manifestazione che unisce 2556 atleti di 185 nazioni. Poi
toccherà al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (ingresso previsto
alle 21,16), pronunciare le formali parole di apertura. Assente Silvio
Berlusconi, a meno di sorprese dell´ultima ora. Sarà Federica Pellegrini a
consegnare al picchetto d´onore la bandiera (e non al presidente, come
annunciato dalla Federnuoto), poi partirà lo spettacolo incentrato ovviamente
sull´acqua: oltre due ore (chiusura prevista alle 23,11) di emozioni, di danze,
di musica. Quella di Giovanni Allevi, che suonerà due pezzi. Quattro parti di
spettacolo con protagonisti i mari, le perle, i pescatori: poi si vedrà anche
Alessia Marcuzzi nei panni di una sirenetta ed il gran finale con i fuochi
d´artificio che esalteranno ancor più la bellezza dei marmi di Carrara dello
stadio. A mezzanotte circa i fortunati vincitori dei duemila biglietti gratis
applaudiranno, sazi dello spettacolo goduto, mentre i più fortunati cinquecento
vip assaggeranno le pietanze gourmet preparate da due famosi chef. Ma questa è
un´altra storia. Da oggi i giochi si fanno sul serio, e diventano proprietà
degli atleti, quelli che ci mettono la faccia, quelli che sudano per realizzare
un sogno.
(
da "Repubblica, La" del 18-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
56 - Sport Qin Kai e Xhang Xinhua dominano dal trampolino
Primo tuffo, subito Cina
oro e argento da un metro Solo il povero Zhou resta la pecora nera Un grande
talento psicologicamente debole. Ai Giochi fece fallire il grande piano
All´australiano Mitcham non riesce il colpo di Pechino Fuori Marconi e Sacchin
EMANUELA AUDISIO ROMA La solita Cina: d´oro. Primo tuffo, prima medaglia. Il solito dominio:
doppietta nel trampolino 1
metro maschile. Primo Qin Kai con 449 punti, che ha
cosce da calciatore, secondo Xhang Xinhua. I soliti campioni cinesi, che con la
faccia impaurita, alla domanda su come sia l´esperienza di Roma rispondono: «Il
tempo è bello». Un anno dopo Pechino nulla cambia. La Cina
non molla quella parte di cielo e di acqua. Ha vasto materiale umano, ha
ragazzini sempre in concorrenza, ha allenamenti che sono selezioni durissime.
Qin Kai, campione olimpico, è al suo terzo titolo mondiale. Non cambia nemmeno
l´australiano Matthew Mitcham che prova fino all´ultimo a combattere contro i
cinesi, a Pechino gli era riuscito, qui invece è terzo. Il trampolino da un
metro ha bisogno di fisici corti e muscolosi, perché dice Klaus Dibiasi: «Più
si sale in alto e più bisogna usare l´attrezzo, cioè il trampolino, ci vuole
quasi un corpo da culturista. Infatti Mitcham è un longilineo». Niente da fare
per gli azzurri, fuori dalla finale Nicola Marconi, 13esimo, e Christopher
Sacchin, 16esimo, tormentato da una lesione di dodici centimetri alla coscia
destra. Fuori nelle eliminatorie della piattaforma 10 metri pure le donne
Brenda Spaziani e Noemi Batki. La Cina come dice la ct
Zhou Jihong, con un sorriso artificiale, è qui per vincere tutto. Non è un
paese che ama i perdenti. C´è solo un campione che non vince mai e si chiama
Zhou Luxin. E´ la pecora nera. Tecnicamente forte, psicologicamente debole. E
lui che ha fatto fallire il piano della Cina a
Pechino: 8 ori su 8, ridotti a 7. E´ lui che ai Giochi nell´ultima serie di
tuffi dalla piattaforma dei 10
metri si è fatto recuperare 34 punti da Mitcham davanti
a 18 mila spettatori increduli. Zhou lo riconoscete perché è quello che sul
podio chiude gli occhi e guarda in basso dalla vergogna. Un tuffo d´argento in
casa significa inabissarsi nel disonore. Non solo, Zhou ha mandato all´aria
anche l´en plein della Cina ai mondiali di Melbourne
(9 su 10). «Avevo solo 18 anni, ero senza esperienza, mi hanno tradito i
nervi». Lì perse dal russo Galperin. Luxin ha un problema con lo stress. Non
regge la tensione. E´ bravo, ma proprio non gli riesce lottare, e liberarsi la
mente. E´ proprio un anti-cinese. Viene dalla provincia di Anhui, accanto a
Shanghai, e i suoi genitori lo hanno avviato allo sport perché era un ragazzino
che non stava mai fermo. A 7 anni ha iniziato con la ginnastica, poi a 10 è
finito a Pechino, con la sveglia alle sei di mattina. Ad allenare il suo
talento all´inizio era sempre una donna, Yu Fen, ct di allora, scaricata dalla
federazione, perché chiedeva più libertà per i suoi atleti. E soprattutto
perché voleva costruire un´altra via cinese allo sport. Ora è allenatrice
all´università di Tsinghua. E´ lei che nel ´92 a Barcellona portò al successo
Fu Mingxia, la prima a vincere tre Olimpiadi consecutive. Fu Mingxia a 9 anni
era arrivata a Pechino da Wuhan. Per correggere un difetto alle ginocchia era costretta
a sedersi e a stendere le gambe su un´altra sedia, mentre un tecnico ci si
sedeva sopra. Yu Fen non allena più la nazionale, perché non condivide più
certe scelte, lei conosce il problema di Zhou Luxin: «Da quando non lavora più
con me, non riesce ad avere una testa vincente. Non è mica un robot. Quello che
ho detto ai nostri vertici è che non si può vivere solo di sport, io ho tre
master, e sostengo che negli atleti va rafforzata la parte mentale. La
disciplina va bene, ma non è tutto. Bisogna seguirli nelle trasformazioni,
incoraggiarli a formarsi una personalità, non censurarli come bambini. Se sei
consapevole, sei attrezzato. Per tuffarsi e vincere ci vuole fiducia estrema in
se stessi, un corpo con muscoli reattivi, addominali strepitosi, e una frequentazione
nella ginnastica. In più fare l´atleta in Cina non è
facile, devi stare sempre in gruppo, non fare nulla per distinguerti, se non
nella gara. Piangeva anche Fu Mingxia, che era come una figlia per me. Ma io
davanti alle lacrime continuo a rispondere sempre nello stesso modo: vi
sacrificate oggi, per avere successo domani. Magari ne vale la pena». Però
quando vedrete Zhou Luxin sulla piattaforma cercate di fare un sorriso. Lui a
Roma si tuffa in un futuro che non c´è più, se perde anche questi Mondiali
rischia di uscire di squadra. La Cina non ammette che
si scivoli giù, a 55
chilometri orari, pensando magari alla vita.
(
da "Repubblica, La" del 18-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
57 - Sport Risultati e programma Risultati: finale
trampolino 1 metro
uomini: 1) Qin Kai (Cin); 2) Xhang Xinhua (Cin); 3) Matthew Mitcham (Aus). Il
programma di oggi. Tuffi: trampolino sincronizzato 3 metri uomini preliminari
e finale (per l´Italia Nicola e Tommaso Marconi); piattaforma 10 metri donne semifinale
e finale. Nuoto sincronizzato: programma tecnico a squadre preliminari
(Italia). La televisione: ore 9.55 RaiTre ed Eurosport, ore 15,20 RaiTre
e RaiSport Più, ore 17,15 Eurosport.
(
da "Repubblica, La" del 18-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 48
- Cultura Quell´anno che chiuse il novecento Il libro di Bettiza è un affresco
storico che rievoca i fatti che hanno portato alla caduta del Muro e alla fine
del comunismo nell´Est Nel volume si torna indietro fino al 1961 quando il Muro
fu costruito C´è la rivoluzione festosa a Berlino, di velluto a Praga, cruenta
in Romania BERNARDO VALLI Il «1989» di Enzo Bettiza (Mondadori, 18 euro) ti
prende come un romanzo. La storia reale dell´anno che ha cambiato il mondo è
raccontata al ritmo di una fiction. Bettiza usa spesso la prima persona.
Irrompe a tratti, puntuale, nel libro, come un conradiano Marlow, il narratore,
la voce dell´autore, meglio come un onnipresente 007 politologo, intellettuale,
reporter di un giornalismo narrativo, ricco di spunti letterari. Ha molti
titoli per essere tutto questo. è nato romanziere ed è poi diventato
giornalista. Ma non seguendo un itinerario inverso a quello più consueto. è
infatti rimasto l´uno e l´altro. è stato inoltre un testimone assiduo, a volte
diretto, di quei mesi, di quelle settimane, di quei giorni; ma è soprattutto un
profondo conoscitore dell´Europa che va dai Balcani alla Russia. Conosce tante
lingue che vi sono parlate. Un giorno, durante il tragico ‘68 praghese, disse: «Le ho succhiate col latte della balia».
è nato in un antico porto dell´Est europeo, precisa lui stesso nella
postfazione. E ha vissuto e viaggiato per decenni nei paesi in cui imperava il
comunismo orientale. Prima un comunismo guerriero e vittorioso, poi
schizofrenico e fallimentare. Infine agonizzante e tragico. A volte, come il
comunismo prussiano, si dissolve, implode, in un clima festoso, tra suoni di
trombe e violoncelli. è la sagra di novembre quando cade il Muro berlinese. Ed
è la rivoluzione incruenta, di velluto, guidata da un commediografo, che spazza
via l´esausta versione praghese del comunismo. Un comunismo antropofago che
mangia se stesso: «Che muore di comunismo». In dicembre la sagra si tinge però
di rosso. Ci sarà il sangue di Timisoara e la fucilazione della sinistra coppia
Ceausescu in Romania. Il racconto nasce dai ricordi di quando Bettiza era
impegnato nell´intenso servizio di «scrittore viaggiante», come Montale
chiamava «l´inviato speciale», e dalle esperienze poi accumulate durante il
prolungato impegno politico nella veste di eurodeputato incaricato di numerosi
missioni fuori dall´Europa comunitaria, fino nella
Repubblica popolare di Cina
fondata da Mao e avviata da Deng verso quell´ossimoro che è il comunismo di
mercato. Questa familiarità, con il mondo che nell´89 subisce una metamorfosi o
si sgretola, consente un racconto spigliato, in cui i particolari preziosi, le
impressioni passionali espresse con stile incisivo, e i giudizi graffianti,
severi, si alternano a visioni politiche forti, anch´esse marcate dalla personalità
dell´autore. Capita che il lettore barcolli sotto i colpi di quella
personalità. Bettiza ha ricordato di avere in comune la patria dalmata con il
tumultuoso, polemico Tommaseo. L´89, anno di tutti i pericoli e di tutte le
speranze, conosce ore decisive quando il 9 novembre crolla il Muro di Berlino,
e quindi il racconto comincia nel 1961 quando il Muro viene costruito. Bettiza
descrive come esso sia stato concepito il 3 e il 4 giugno da Nikita Kruscev
durante l´incontro viennese con John Fitzgerald Kennedy. Quel summit, che
doveva essere storico, che sembrava destinato a creare compromessi planetari,
capaci di dissipare le minacce della guerra fredda, in realtà fu un fallimento
e fini col partorire la prima pietra del Muro. La cui costruzione cominciò infatti
il 13 agosto di quello stesso anno. E fu come «una spada di cemento armato»
conficcata nel cuore dell´Europa. Corrispondente a Vienna, Bettiza racconta
come vide i due protagonisti del vertice del ‘61.
Li descrive
come esemplari antropolgici di due formazioni umane e di razze politiche agli
antipodi. Kennedy è l´epigono snello, ambizioso, supponente, di una dinastia
della East Coast, primo presidente americano costruito quasi artificialmente,
come un divo hollywoodiano. A Kruscev manca soltanto il pomello di plastica
scarlatta sul naso per apparire un clown da circo. Ha piccoli occhi porcini,
maliziosi, un corpo adiposo, una giacca sformata e pantaloni larghissimi che
sventolano come bandiere. Il sessantenne, rozzo leader sovietico esce comunque
vincitore dal vertice, infligge un ko tecnico all´elegante e incerto
quarantaquattrenne presidente americano. E quel summit è il preludio alla
costruzione del Muro. Il quale, va aggiunto, non fu soltanto una spada di
cemento armato ficcato nel cuore dell´Europa. Fu anche una porta che frenò la
fuga dei tedeschi orientali dal comunismo. E di fatto, dopo quel vertice
vittorioso, Kruscev gettò le fondamenta della tomba in cui sarebbe stato
sepolto il comunismo. L´indeciso presidente «hollywoodiano», un anno dopo, nell´autunno
del ‘62, durante la crisi dei missili sovietici a Cuba,
infliggerà a Kruscev un´umiliazione tanto severa da fargli perdere il posto al
Cremlino. Bettiza ha conosciuto, ha incontrato più volte i Ceausescu. Nella
descrizione della coppia (spietata nella repressione e al tempo stesso audace
nell´affermare l´indipendenza da Mosca) c´è la mano del romanziere, che
continua a convivere con quella del giornalista e dello scrittore politico.
Lui, Ceausescu, era vegetariano e astemio. Detestava il fumo. E quando parlava
s´umettava la bocca molliccia con gocce di aranciata. Lei, Elena, era un
ingegnere iperlaureato. Indossava un tailleur parigino che non cambiava la sua
aria di maestrina di provincia. Il suo volto appariva marmoreo, inespressivo,
(«con un che di incompiuto e di fetale»). Ma si capiva che era lei a comandare.
Andando verso il plotone d´esecuzione il marito chiese di essere fucilato
insieme alla moglie. E fu accontentato. Le pagine di Bettiza si rivelano
particolarmente intense quando raccontano i destini personali. Durante i viaggi
in Cina (nell´86) e a Mosca (nell´89) tra i suoi
compagni di viaggio c´è Gian Carlo Pajetta, che vive il crollo del comunismo
come un infarto personale. In lui, dietro «il bolscevico scolpito nel granito»,
come gli era apparso nel 1948
a Milano, Bettiza vede «un´indole non tutta leninista,
men che meno stalinista, di fondo piuttosto eterodosso e ribelle». A Mosca,
come membro di una comitiva del Parlamento europeo, Pajetta rivolge un accorato
atto di accusa a un gruppo di dirigenti sovietici ormai rassegnati al
fallimento. Bettiza lo ricorda in quell´occasione come «un ragazzo rosso» che
lancia l´ultimo urlo in terra sovietica. E poi sbatte la porta e se ne va.
Pajetta morirà un anno dopo.
La
Cina subito sul podio Oro e argento da 1 metro (sezione: Cina)
(
da "Unita, L'" del 18-07-2009)
Argomenti: Cina
La Cina
subito sul podio Oro e argento da 1 metro Tuffi Doppietta cinese nel trampolino da
1 metro: Kai Qin si è aggiudicato il primo oro dei mondiali di Roma 2009
vincendo con il punteggio di 449 davanti al connazionale Xinhua Zhang, argento
con 445.90. Bronzo per l'australiano Matthew Mitcham con 440.20. È
comincia male l'avventura dell'Italia dei tuffi, Christopher Sacchin e Nicola
Marconi non ce l'hanno fatta a entrare nella finale. Marconi ha concluso la
serie preliminare al 13° posto con 352,40 punti e per una posizione non è
entrato in finale. Mentre Sacchin, bronzo ai precedenti Mondiali, non è andato
oltre il 17° posto con 334 punti. La giornata no degli azzurri è proseguita
nella piattaforma donne: eliminate Brenda Spaziani, (21ª al termine dei tuffi
preliminari) e Noemi Batki (25ª). Oggi Nicola e Tommaso Marconi nel trampolino
sincronizzato.
(
da "Unita, L'" del 18-07-2009)
Argomenti: Cina
NICOLA
BIONDO Domani saranno passati diciassette anni dal giorno in cui giudice Paolo
Borsellino e la sua scorta furono trucidati da un'autobomba. Diciassette anni
senza verità. Troppe ombre, false testimonianze, reticenze, omertà. Ma forse
tutto questo sta per finire. Le indagini delle Procure di Caltanissetta e
Palermo - che mai si sono interrotte - negli ultimi mesi hanno individuato tre
nuove testimonianze che potrebbero essere decisive. La prima è quella del
mafioso Gaspare Spatuzza. Dopo 11 anni di carcere duro ha rivelato di essere
stato lui a rubare la macchina che sarebbe poi stata imbottita di esplosivo. Un
racconto che demolisce molte false verità, alcune delle quali consacrate da
sentenze passate in giudicato, e apre la porta all'individuazione di nuovi e
diversi responsabili dell'organizzazione della strage. Le altre due
testimonianze sono quelle di Giovanni Brusca, il killer della strage di Capaci,
e di Massimo Ciancimino, il figlio di Vito, la mente dei rapporti tra il mondo
politico e la mafia. Entrambi, da visuali diverse, dicono la stessa cosa. E
cioè che, in quei 57 giorni che separano la morte dei giudici Falcone e
Borsellino, lo Stato e Cosa nostra trattarono. Il figlio di don Vito racconta
di aver incontrato in quella torrida estate del 1992 gli ufficiali dei
carabinieri Mario Mori e Giuseppe De Donno e alcuni agenti segreti. Chiesero a
suo padre di fare da intermediario con i boss. E don Vito ubbidì. In quello
stesso periodo, infatti, incontrò Bernardo Provenzano e un emissario di Riina, Antonino Cinà. Divenne, in sostanza, il garante di un patto col
sistema politico. Il racconto di Giovanni Brusca è ambientato in luoghi e
situazioni del tutto diverse dal salotto di don Vito e arriva dal cuore nero di
Cosa nostra. «Riina mi disse chi era il terminale della trattativa», ha
rivelato di recente. E ha aggiunto: «Per la strage del dottor Borsellino
ci fu una straordinaria accelerazione». Determinata dal fatto che il giudice si
era opposto alla trattativa «con tutte le sue forze». Il tema delle nuove indagini
è nella domanda che scaturisce da questa informazione. Una domanda che ci si
pose fin dal 1992 e che oggi torna a essere drammaticamente attuale: è stata
una strage di mafia, solo della mafia? È questa la posta in gioco. Altissima.
Perché la ricerca della verità porta ad arare campi lontani da quelli
tradizionalmente coltivati dai boss di Corleone. Una fuga di notizie sulle
indagini in corso ha riportato alla ribalta una vecchia storia che l'Unità ha
già raccontato. È quella di Luigi Ilardo che, tra il 1994 e il 1996, si
infiltrò nella mafia per conto del colonnello della DIA Michele Riccio e che
poi, come tanti altri protagonisti di questa storia, fu assassinato. Ilardo è
stato il primo a parlare di un patto tra politici della Seconda Repubblica e la
mafia. Secondo il colonnello Riccio - che è diventato il principale accusatore
del suo superiore - un giorno lo gridò al generale Mori: «Molte cose successe
in Sicilia, questi attentati - gli disse - sono stati fatti dallo Stato e
addossati alla mafia e voi lo sapete.». Una miniera di informazioni, Ilardo, e
tutto date in tempi non sospetti. È stato anche il primo a parlare di «faccia
da mostro». È questo personaggio, sul quale indagava la procura nazionale
antimafia diretta da Pietro Grasso, l'oggetto della citata fuga di notizie). Si
tratta di un agente dei Servizi contiguo ad ambienti mafiosi che, fin dagli
anni '80, cominciò a comparire in luoghi dove venivano compiute delle stragi o
degli omicidi. È stato sempre Ilardo a raccontare di incontri riservatissimi
tra Riina ed esponenti dei Servizi, insomma qualcosa di molto simile a quello
che in seguito sarebbe stato chiamato il «papello». «Molte ombre - disse ancora
Ilardo qualche tempo pprima di essere ucciso - aleggiano intorno all'arresto di
Totò Riina. All'interno di Cosa Nostra si faceva esplicito riferimento al ruolo
avuto dai servizi segreti anche alla luce degli strani contatti che Riina aveva
con persone sconosciute anche ai suoi più stretti collaboratori». Una testimone
prezioso, capace di fornire anche una lettura di sintesi degli avvenimenti di
quegli anni. Eccola: «Molti misteri siciliani, la maggior parte dei delitti
politici in Sicilia, non sono stati a favore di Cosa Nostra. Cosa Nostra ha
avuto solamente danni da questi omicidi, quelli che ne hanno tratto vantaggi
sono solamente politici. Diciassette anni dopo quella lettura sembra potersi
applicare anche alla strage di via D'Amelio. Perché, in effetti, Cosa Nostra ne
ebbe solo danni. La reazione dello Stato fu la promulgazione della legge sul
carcere duro e l'arresto di tutti i boss più rappresentativi, da Riina a
Bagarella. Ma chi, allora, ebbe dei vantaggi da quella strage? Ancora una
risposta postuma di Ilardo: «Ci sono state tante e tante altre cose in Sicilia,
come ad esempio molti omicidi che, da quello che mi è stato raccontato da
persone inserite in Cosa Nostra, sono stati commessi dai Servizi Segreti e poi
addossati a Cosa Nostra». E adesso è chiaro perchè da qualche tempo negli
uffici giudiziari siciliani si respira una tensione che sembrava dimenticata.
Non solo perché, forse, si sta per venire a capo di una delle vicende più
misteriose dell'ultimo ventennio. Ma, soprattutto, perchè si ha l'impressione
di poter scoprire, attraverso di essa, le «regole generali» di un meccanismo che
ha segnato tragicamente l'intera storia del nostro paese. L'inchiesta
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 18-07-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2009-07-18 - pag: 1 autore: STORIE Spie e
miliardi le armi cinesi nella guerra del ferro L a pietra dello scandalo è
grigia, con riflessi rossastri e talvolta con un luccichìo che ne denuncia la
struttura microcristallina. è quel misto di ematite e magnetite che costituisce
la gran parte del minerale di ferro estratto dai ricchissimi giacimenti di
Pilbara, nell'Australia Occidentale, e destinato alle grandi acciaierie cinesi,
giapponesi, coreane e di Taiwan. Il minerale di ferro è uno dei prodotti di
base più scambiati al mondo, uno dei più importanti per le linee marittime e
rappresenta, come è ovvio, una forte componente dei costi per le aziende
siderurgiche. Un settore tanto sensibile da aver improvvisamente e
inopinatamente spalancato le porte delle galere di Shanghai ai quattro
componenti della squadra alla quale il gruppo minerario anglo-australiano Rio
Tinto aveva affidato le trattative con la China Iron and Steel Association.
Stern Hu, il capo del team, con passaporto australiano, pare sia stato
accusato, insieme agli altri componenti dello staff, di
aver carpito segreti di stato, una dizione che in Cina è applicata anche alle strategie delle grandi aziende, salvo
essere spesso anticipate da indiscrezioni che vengono pubblicate anche sui
notiziari a controllo governativo. Rio Tinto è il secondo produttore di
minerale di ferro dopo la brasiliana Vale. I suoi contratti di fornitura
sono vitali per garantire profitti al gruppo minerario, ma anche per assicurare
il materiale con cui alimentare gli impianti siderurgici cinesi. Questi, nel
primo semestre 2009, hanno toccato il record: il dato ufficiale reso noto ieri
parla di 266,6 milioni di tonnellate di acciaio, un quantitativo che di questi
tempi vale la metà dell'intera produzione mondiale. è però ancora in alto mare
la definizione del prezzodiriferimentoperl'annofisca-le che è iniziato il
1Úaprile. Nelle sei annate precedenti la vistosa escalation dei consumi e della
produzione cinese di acciaio aveva innescato rincari altrettanto vistosi. Ma la
fase di recessione dava i presupposti per una consistente riduzione. Continua u
pagina 2 Roberto Capezzuoli l'articolo prosegue in altra pagina
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 18-07-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-07-18 - pag: 2 autore: A Pechino
guerra di spie per la conquista del ferro Colpi proibiti nella corsa al gigante
anglo-australiano u Continua da pagina 1 Giapponesi e coreani, dopo lunghe
trattative, a fine maggio hanno accettato le proposte di Rio, che prevedono un
calo del 33% per il minerale di qualità standard. La Cina invece ha insistito, e continua a
farlo, per uno sconto non inferiore al 40 per cento. Il denaro coinvolto non è
da poco. La differenza di costo tra le due ipotesi, se la si applica a tutte le
importazioni di Pechino, è nell'ordine dei due-tre miliardi di dollari.
Sapere per quale cifra le società siderurgiche siano disposte a chiudere le
trattative è evidentemente molto importante. Pagare per ottenere queste
informazioni non è corretto, ma non si può affermare che sia inusuale.
L'arresto del 5 luglio ha allargato i toni della vicenda: «Non è nell'interesse
dell'Australia interferire», è stato il commento affidato al portavoce del
ministero cinese degli Esteri. Conciliante, ma ancora non risolutivo,
l'atteggiamento di Stephen Smith, il ministro australiano degli Esteri, che
giovedì ha incontrato il suo omologo cinese a Sharm el-Sheikh, per una riunione
dei paesi non allineati. Allarmato il commento del segretario statunitense al
Commercio, Gary Locke, secondo cui «c'è apprensione per le società che operano
in quei luoghi e che inviano lì i loro emissari». L'Opa Bhp su Rio Gli sviluppi
sono avvolti nell'incertezza, ma per districarli è forse opportuno partire da
molto più lontano. La vicenda riguarda la Cina, la Rio
Tinto e, alla lunga, anche il ferro. Nei primi mesi del 2008 era in corso una
grande contesa tra Bhp Billiton e Rio Tinto, due gruppi "cugini",
entrambi anglo-australiani, entrambi con attività minerarie diversificate (dal
ferro al rame, dall'alluminio ai diamanti, dal carbone allo zinco). Bhp, numero
uno del settore per fatturato e capitalizzazione, aveva appena lanciato un'opa
ostile su Rio Tinto, che nella graduatoria mondiale occupava la terza
posizione. La fusione, tutta con scambio di azioni, nel momento di maggior
fulgore della borsa valeva quasi 174 miliardi di dollari. A Tom Albanese,
fresco amministratore delegato di Rio Tinto, l'offerta sembrava insoddisfacente
e il ruolo di preda anche. Tanto che in vista dell'offensiva di Bhp si era
affrettato nel 2007 a
rilevare uno dei big dell'alluminio, la canadese Alcan, strappandola alle mire
dell'americana Alcoa per una cifra spropositata, vicina a 44 miliardi di
dollari. Anche ai cinesi, però, un colosso BhpRio non piaceva molto, perché
avrebbe controllato più del 35% del mercato del minerale di ferro,
sopravanzando l'altro gigante, la brasiliana Vale. Il primo aiuto cinese In
soccorso di Rio Tinto, nel febbraio 2008, si lanciò la Chinalco, holding
statale dell'alluminio. Questa, guidata da Xiao Yaqing, concordò con Albanese
l'acquisto del 9% del gruppo per 14 miliardi di dollari (di cui una piccola
parte fu conferita da Alcoa), un premio del 21% rispetto ai valori di mercato
di quel momento. Si trattava della più importante acquisizione mai fatta
all'estero da un gruppo cinese, tanto da attenuare i malumori che nel 2005
erano stati suscitati dallo sbarramento che Washington aveva messo in campo per
evitare che passasse ai cinesi la società petrolifera Unocal. Il secondo aiuto
La crisi dell'estate scorsa riportò i valori (e le ambizioni di tutti) a
livelli molto più modesti. Soprattutto portò a Rio Tinto l'urgenza di un piano
con cui far fronte a debiti per oltre 38 miliardi di dollari. Il contenimento
dei costi e la cessione di asset (compresi alcuni di quelli rilevati con la
Alcan) non potevano bastare. Chinalco si ripropose come cavaliere bianco:
rilevò a caro prezzo la quota di Alcoa e poi, per 19,5 miliardi di dol-lari, si
accordò per ottenere quote minoritarie nelle migliori miniere Rio e per salire
al 18% nel gruppo anglo-australiano. L'operazione non convinceva Jim Leng, che
avrebbe dovuto sostituire Paul Skinner alla presidenza di Rio Tinto e che
decise di dimettersi. Nella stessa posizione venne nominato un nome noto, Jan
du Plessis, che era ai vertici di British Tobacco e che a partire dal 20 aprile
scorso si impegnò per cercare sostenitori all'ipotesi di accordo con Chinalco.
Ma l'opposizione degli altri grandi azionisti, unita alle perplessità
dell'intera Australia, ostacolarono il progetto. La ripresa dei mercati fece
balenare migliori utili per le minerarie, oltre a facilitare il successo di un
eventuale aumento di capitale. Successo che è giunto il mese scorso, dopo che
Rio Tinto aveva sbattuto la porta in faccia al munifico "salvatore".
Anche Chinalco ha sottoscritto la propria quota, rimanendo primo azionista con
il 9%. La beffa finale Ma le delusioni non erano affatto finite per Xiong
Weiping, che aveva ricevuto il testimone da Xiao Yaqing in tempi migliori,
quando l'affare sembrava giàin porto.Rioe Bhp, gli acerrimi nemici dell'anno
prima, concordarono una parziale fusione delle attività nel minerale di ferro.
Un accordo che deve ancora passare al vaglio dell'antitrust, ma che per
Chinalco e per le imprese siderurgiche cinesi ha il sapore della beffa. Era
proprio ciò che da più di un anno avevano cercato di evitare, anche a colpi di
miliardi di dollari. Uno sgarbo che non è stato cancellato finora nemmeno dal
forbito mandarino parlato da Kevin Rudd, il biondo cinquantaduenne premier
australiano, nato nel Queensland e laureato in lingua e letteratura cinese.
Roberto Capezzuoli © RIPRODUZIONE RISERVATA MOSSE A SORPRESA Il colosso di
Melbourne concorda una parziale fusione con Bhp Billiton, l'altro big del
settore, proprio quello che la Cina voleva evitare
Nella polvere dell'outback. Camion di Rio Tinto in una miniera di ferro nel
nord-est australiano BLOOMBERG
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 18-07-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-07-18 - pag: 2 autore: Prima
risposta ai cinesi «Accuse del tutto infondate» Dario Aquaro La storia di spionaggio
e corruzione è «totalmente priva di fondamento». Ancora due giorni fa Rio Tinto
declinava ogni commento sull' affaire a cui ha dato il nome
in Cina. Non una risposta
ufficiale alle accuse che il quotidiano statale China Daily lasciava trapelare,
citando anonime fonti "insider". Non una conferma alla notizia
dell'ordine impartito ai propri dipendenti stranieri di lasciare la Cina, o di non farvi rientro se già
all'estero, riportata dall'Australian Financial Review. Ieri,però, il
gigante minerario s'è mosso. In un comunicato diffuso da Sam Walsh, direttore
del settore minerale ferroso, Rio Tinto ha fatto sapere che «le accuse nelle
recenti cronache dei media, secondo cui i nostri dipendenti sarebbero stati
coinvolti nella corruzione di funzionari delle acciaierie cinesi, sono prive di
ogni fondamento». Anzi. «Manteniamo pieno sostegno ai nostri impiegati detenuti
- scrive Walsh - convinti che abbiano agito in ogni momento con integrità e in
conformità con il nostro severo e dichiarato codice di comportamento etico».
Come dire: finché le imputazioni al manager Stern Hu e ai suoi tre
collaboratori non vengono formalizzate - ma solo pubblicizzate sui media
governativi- mancano gli elementi per dubitare della loro condotta. Non ci sono
solo le illazioni delle "gole profonde". Il presunto scandalo
industriale ha una coda - e forse anche un'origine con forti implicazioni
diplomatiche. E la Cina, per la quale il chiasso che
si sta facendo in Australia costituisce «un'interferenza nell'indipendenza
giudiziaria » del paese, resta pur sempre uno dei principali clienti del
colosso anglo-australiano. Walsh esprime la preoccupazione per i funzionari in
arresto, ma non manca di riconoscere che il governo di Canberra «ci tiene
pienamente informati dei suoi sforzi per assisterli». Proprio il premier Kevin
Rudd nei giorni scorsi aveva "avvertito" diplomaticamente Pechino che
sono in ballo importanti interessi economici e che tutti i governi stranieri
hanno gli occhi puntati sulla vicenda. In ogni caso, «Rio Tinto continua ad
operare in Cina-continua Walsh –e mantiene alti
livelli di forniture di minerale ferroso dall'Australia». Business is business.
Nel secondo trimestre dell'anno la compagnia ha riportato un aumento
dell'8%nella produzione di minerale ferroso e nel 2009 l'output punta a
raggiungere il suo record. © RIPRODUZIONE RISERVATA
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 18-07-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-07-18 - pag: 17 autore:
Congiuntura. I dati Istat di maggio confermano la forte caduta del fatturato
Ripresa in ordine sparso Tornano gli ordinativi Analisi Csc: segnali robusti
dall'Asia, ma cresce la Cig Paolo Bricco MILANO In ordine sparso. La ripresa
dovrebbe assumere questo profilo, complesso e di non semplice interpretazione.
Il Centro Studi Confindu-stria, ieri, ha reso noto la congiuntura flash di
luglio. Una analisi di forte impronta internazionale. Lo scenario sui mercati
globali è differenziato: i segnali di ripresa sono robusti in Asia, dove oltreall'India e alla Cina anche il Giappone ha dimostrato un risveglio industriale
importante. I progressi sono minori in Eurolandia e maggiori negli Stati
Uniti.In Italia l'attività manifatturiera si è stabilizzata, ma i livelli sono
ancora molto bassi. A giugno la produzione è cresciuta dello 0,6% rispetto a
maggio. Migliorano, invece, le condizioni per investire: secondo
l'ultima indagine Banca d'Italia- Il Sole 24 Ore, a giugno il saldo delle
risposte è salito a -12,8, dal-44 di marzo. Meno negativa anche la tendenza di
ordini e domanda rilevata dall'Isae per i beni diinvestimento: a giugno,
massimo da un anno, il saldo è salito a -2. Tuttavia, sul fronte interno, la
situazione è tutt'altro che risolta. Dall'inizio della recessione in Italia
sono comunque stati persi 200mila posti di lavoro. «In Italia nel primo
trimestre del 2009 - scrive il CsC - è stato piccolo il calo degli occupati
rispetto al trimestre precedente: -76mila posti (-0,3% contro il -2,6% del
Pil). Dall'inizio della recessione sono 200mila i posti persi, un calo molto
inferiore alle 500mila unità di lavoro a tempo pieno indicate dai dati di
Contabilità Nazionale. La differenza riflette il ricorso a riduzioni di orario,
anzitutto la Cig». Nel mese di giugno sono continuate ad aumentare le ore
autorizzate di Cassa integrazione, con un incremento del 6,8% rispetto a maggio
(dati destagionalizzati). «Se le richieste rimanessero al livello di giugno per
il resto dell'anno - è scritto nella nota del CsC - il monte ore nel 2009
raggiungerebbe gli 839 milioni, superando il picco del 1984 (812 milioni)». E,
che la situazione resti segnata da più di una criticità, è testimoniato anche
dall'Istat, che ieri ha emesso alcune analisi congiunturali sull'andamento
dell'industria. Il fatturato dell'industria italiana a maggio è diminuito del
25,3% rispetto allo stesso mese dello scorso anno e dell'1,1% rispetto ad
aprile 2009. Gli ordinativi registrano un calo annuo del 31% e un aumento
mensile dello 0,4 per cento. Negativo anche il dato trimestrale (
marzo-maggio): le variazioni congiunturali sono state pari a -4,7% per il
fatturato e a -7,4% per gli ordinativi. Passando ai raggruppamenti per industrie
gli indici destagionalizzati hanno registrato una variazione congiunturale
positiva dell' 1,5% per i beni intermedi e variazioni negative per l'energia
(-4,5%),per i beni strumentali (-4,2%) e per i beni di consumo (-0,1%, con
-2,0% per quelli durevoli e + 0,3% per quelli non durevoli). L'indice del
fatturato corretto per gli effetti di calendario in maggio è diminuito del
22,8%: il calo è del 39,1% per l'energia, del 29,2% per i beni intermedi, del
19,3% per i beni strumentali e del 9,4% per i beni di consumo (-17,1% per
quelli durevoli e -7,5% per quelli non durevoli). Le variazioni negative più
marcate dell'indice grezzo degli ordinativi hanno riguardato la fabbricazione
di macchinari e attrezzature (- 40,6%), la metallurgia e fabbricazione di
prodotti in metallo (-39,4%) e la fabbricazione di mezzi di trasporto (- 36%).
L'industria degli autoveicoli continua a registrare pesanti cali sia sul fronte
del fatturato che degli ordinativi. A maggio il fatturato è calato del 29,5%
(-18,7% le vendite nazionali e -41,5% le vendite estere). Molto brutto il dato
riguardante gli ordinativi che scendono del 39,3% (-14,2% il dato nazionale e
-65,4% il dato estero). © RIPRODUZIONE RISERVATA IL DIFFERENZIALE Dall'inizio
della recessione persi 200mila posti di lavoro, molti di meno rispetto al
conteggio della Contabilità nazionale
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 18-07-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-07-18 - pag: 28 autore:
Inchieste. Il presidente di Telefonica era accusato di insider trading per la
vicenda Tabacalera Alierta assolto per prescrizione Michele Calcaterra MADRID.
Dal nostro corrispondente Cesar Alierta, presidente di Telefonica , è stato
assolto ieri dall'accusa di "insider trading" per una vicenda che
risale alla fine degli Anni 90, quando era presidente del gruppo Tabacalera.In
realtà,però, l'assoluzione si deve al fatto che la vicenda è stata prescritta,
essendo passati più di cinque anni dall'epoca dei fatti. Tecnicamente, secondo
quanto raccolto negli ambienti giudiziari spagnoli, c'è la possibilità ora di
ricorrere la sentenza in Cassazione, anche se questa eventualità appare remota
dopo che Alierta negli anni passati è stato più volte assolto dall'avere
"usato informazioni privilegiate" per procurarsi un guadagno. Qualche
dubbio, comunque, rimane. Il Tribunale, infatti, considera provato che tra
Alierta e il nipote Luis Placer (colui che avrebbe comperato le azioni
Tabacalera che avrebbero consentito di evidenziare una plusvalenza di 1,8
milioni di euro) "esisteva un concerto comune" che aveva come
finalità quella di "ottenere un beneficio economico". Del resto le
azioni Tabacalera vennero comperate da una società di investimento
ricollegabile ad Alierta e al nipote, oltre che da membri della famiglia,
subito prima che il gruppo annunciasse l'acquisizione della statunitense
Havatampa (una informazione che poteva conoscere solo una ristrettissima cerchia
di persone) e che il Governo spagnolo aumentasse il prezzo del tabacco.
Semplici coincidenze? Non sta certo a noi giudicare, ma è sicuro che ieri Cesar
Alierta e il nipote hanno tirato un lungo sospiro di sollievo e di liberazione:
l'accusa chiedeva infatti una pena di 4 anni e mezzo di carcere per il primo e
4 anni per il secondo. Condanna che se confermata avrebbe fatto saltare
immediatamente la poltrona del presidente di Telefonica. Invece, Cesar Alierta,
che ha amici sia nelle destra (l'ex premier Aznar è tra i suoi principali
"sponsor"), sia nella sinistra spagnola, esce da questa vicenda
addirittura rafforzato e potrà continuare a dirigere il gruppo con il piglio e
il successo di sempre. Del resto la migliore risposta che Alierta ha dato ai
suoi detrattori, sono gli ottimi risultati del gruppo: sia in termini di utili,
sia di espansione internazionale. Oggi Telefonica è tra i principali leader
internazionali nel settore delle telecomunicazioni con una
forte presenza in America latina e un crescente interesse in Cina. Il tutto, mentre siamo in attesa
di conoscere quali sviluppi si avranno sul fronte dell'alleanza con Telecom
Italia , probabilmente dopo l'estate. Ieri in Borsa, nel frattempo il gruppo che
capitalizza circa 77, 5 miliardi di euro, ha chiuso la sessione in rialzo dello
0,76% a quota 16,47 euro. Un segnale questo,che l'assoluzione di Cesar
Alierta è stata apprezzata anche dal mercato azionario. © RIPRODUZIONE
RISERVATA PENA EVITATA Trascorsi più di cinque anni dall'epoca dei fatti Il
numero uno del gruppo spagnolo rischiava quatttro anni e mezzo di carcere Il
presidente. Il numero uno di Telefonica, Cesar Alierta REUTERS
(
da "Sole 24 Ore, Il" del 18-07-2009)
Argomenti: Cina
Il
Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-07-18 - pag: 34 autore: Semi
oleosi. Con l'imminente offerta di 500mila tonnellate
provenienti dalla scorte strategiche La Cina mitiga la scarsità di soia Però la siccità ha decimato l'offerta
di Argentina e Brasile Roberto Capezzuoli Gli utilizzatori di soia dovranno
soffrire ancora almeno un paio di mesi. L'ultimo rapporto del Dipartimento
statunitense dell'Agricoltura ha previsto che il 31 agosto, conclusione
dell'annata 2008-09, nei magazzini americani le scorte di soia saranno
ai livelli più bassi degli ultimi 32 anni (si veda il Sole-24 Ore
dell'11luglio). La situazione si dovrebbenormalizzare solo con l'immissione sul
mercato del nuovo raccolto, che si profila abbondante. Nell'attesa, ogni
significativo ribasso promette di scatenare forti acquisti, mentre ogni rincaro
frena la domanda dall'estero e anche quella degli spremitori americani, che hanno
in parte già rallentato l'attività per il periodo luglio-agosto, spinti sia
dalla carenza di merce, sia dalla necessità di lavori di manutenzione
stagionale. L'evoluzione delle quotazioni al Chicago Board of Trade, il punto
di riferimento del mercato, è molto difficile da pronosticare. L'elemento
ribassista più vistoso è quello reso noto giovedì da Pechino: la Cina ha intenzione di rilasciare parte dei suoi stock
strategici, per 500mila tonnellate di semi di soia e 2 milioni di tonnellate di
mais. Lo farà con due aste, indette per il 21 e il 23 luglio. I prezzi minimi,
secondo l'Information Center cinese di cereali e semi, saranno di 3.750 yuan
per tonnellata (549 dollari) nel caso della soia e di 1.550 yuan nel caso del
mais. Proprio la domanda cinese rappresenta l'incognita maggiore: buona parte
degli approvvigionamenti all'estero venivano effettuati da Pechino in Brasile e
Argentina, al secondo e terzo posto tra gli esportatori, alle spalle degli Usa.
Ma in Sudamerica la siccità ha pesantemente ridotto gli ultimi raccolti e con
essi anche le possibilità di offerta. Un altro elemento che influenza i mercati
è la meteorologia. Il clima nelle zone americane coltivate a soia è considerato
ideale e l'attesa di futuri raccolti record attenua l'impatto rialzista della
scarsità che invece domina i mercati statunitensi in questi giorni. Il periodo
di saldatura tra le due produzioni promette quindi movimenti divergenti e
rapidi mutamenti di fronte. Ieri la soia è tornata sopra i 10 dollari per
bushel, dopo che giovedì aveva perso più del 4% ed era atterrata a 9,76 $.
Cifre che restano comunque inferiori del 40% circa rispetto al record storico
toccato all'inizio di luglio del 2008. © RIPRODUZIONE RISERVATA LA CARENZA
DURERà POCO Gli stock negli Stati Uniti sono ai minimi termini ma il clima
ideale promette che il prossimo raccolto sarà molto soddisfacente
(
da "Avvenire" del 18-07-2009)
Argomenti: Cina
CRONACA
18-07-2009 E parte la corsa per Shanghai 2010 L DI D IEGO M OTTA a strada per l'Expo
2015 di Milano passa anche da Shanghai. Nella metropoli cinese l'esposizione
universale farà tappa l'anno prossimo e, se la manifestazione sarà certamente
un test decisivo per capire perché la locomotiva cinese continua a correre
nonostante la crisi internazionale, l'evento non va sottovalutato neppure in
chiave italiana. Il nostro Paese si gioca infatti in queste settimane molte
delle sue carte in vista di Shanghai 2010, come ha voluto mettere nero su
bianco il governo attraverso un bando messo a punto dal ministero per la
Pubblica amministrazione e l'innovazione guidato da Renato Brunetta e dal
Commissario generale per l'Expo di Shanghai 2010, Beniamino Quintieri.
L'obiettivo? Raccontare storie di innovazione made in Italy per sfondare a
Oriente. C'è tempo infatti fino al prossimo 31 agosto per rispondere
all'iniziativa sul sito www.innovazionepa.it/s hanghai2010. In questi mesi sono
già pervenuti i progetti di piccole e medie imprese italiane, di centri di
ricerca, di università e di realtà associative che vogliono investire su questa
vetrina internazionale. «È una scelta logica e corretta commenta Giuliano Noci,
ordinario di marketing al Politecnico di Milano, che sta seguendo da vicino
l'organizzazione dell'evento perché da un lato si garantisce un palcoscenico
mondiale alle nostre realtà produttive, che da sole non avrebbero la massa
d'urto sufficiente per partecipare. Dall'altro si risponde
contemporaneamente all'interesse della stessa Cina, che guarda con grande attenzione al modello italiano dei
distretti industriali». L'obiettivo prefissato dal governo è perciò quello di
chiamare a raccolta soggetti di natura diversa per descrivere «l'Italia degli
innovatori». In che modo? Attraverso una mostra da realizzare per
spiegare le nostre «eccellenze tecnologiche», senza trascurare l'organizzazione
di seminari e convegni, di attività di comunicazione sul tema e la promozione
di rapporti istituzionali con interlocutori cinesi e di altri Paesi. Lo slogan
dell'Expo di Shanghai, « Better City, better life », sarà «la grande occasione
spiegano Brunetta e Quintieri per esplorare il potenziale urbano nel
ventunesimo secolo, un momento significativo per riflettere sul futuro delle
città e sulla qualità della vita». Il giro d'affari solo per gli investimenti
in infrastrutture sarà di 45 miliardi di dollari, una «torta» che fa gola a
molti Paesi, Italia compresa. «Ecco perché questa è un'occasione da non perdere
osserva Noci e, se il Comune di Milano farà scelte oculate, alla fine potrà
essere anche un'opportunità in vista dell'Expo 2015». L'esposizione universale
nella metropoli cinese sarà una vetrina anche per il «made in Italy» Un bando
di concorso del governo apre la selezione ai progetti più innovativi Beniamino
Quintieri
(
da "Avvenire" del 18-07-2009)
Argomenti: Cina
CRONACA
18-07-2009 Sequestrati cosmetici tossici: avevano nichel, piombo e arsenico
TORINO. Il ministero della Salute ha ordinato il ritiro dal commercio, su tutto
il territorio nazionale, di una serie di prodotti cosmetici in cui sono stati
trovate sostanze non consentite e, in certi casi, potenzialmente nocive come
cromo, nichel, piombo e arsenico. Il provvedimento fa seguito ai risultati di
un'inchiesta della procura di Torino e dei carabinieri del Nas. Si tratta di prodotti fabbricati in Cina dalla multinazionale americana Markwins; gli inquirenti si sono
concentrati sulla sede tedesca dell'industria, a Wiesbaden. Gli accertamenti
riguardano fard, ombretti, ciprie e rossetti destinati soprattutto alle
bambine, prodotti che venivano venduti, a prezzi molto contenuti, in profumerie
e supermercati di tutta Italia.
(
da "Avvenire" del 18-07-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 18-07-2009 Le esplosioni 7.45 locali (2.45 in Italia) Hotel
Marriott Una prima esplosione colpisce un caffé al piano sotterraneo CINA 7.47
locali (2.47 in
Italia) Hotel Ritz-Carlton Un secondo ordigno scoppia nel ristorante INDONESIA
Giacarta ANSA-CENTIMETRI
(
da "Repubblica, La" del 19-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 2
- Cronaca Influenza A, l´allarme di Fazio "Apertura delle scuole a
rischio" Ma il ministero lo smentisce. Gelmini: no a allarmismi Il
commissario Ue per la salute: dovremo vaccinare almeno 60 milioni di persone
LUCIANO NIGRO ROMA - «Non è escluso un rinvio della riapertura delle scuole».
Seminano il panico e provocano una scossa nel governo le nove parole che il
viceministro alla Salute Ferruccio Fazio pronuncia alle sette della sera
parlando dei rischi dell´influenza A. Nove parole, sintomo di una crescita del
livello d´allarme, che colpiscono e preoccupano milioni di famiglie italiane e
creano scompiglio nel governo. Mariastella Gelmini, ministro dell´Istruzione,
prova a correre ai ripari: «Non creiamo allarmi, al momento non c´è nessuna
ipotesi di rinvio. Lo slittamento del calendario scolastico non è all´ordine
del giorno». Ma intanto la grana è già esplosa. «Il governo è nel caos più
totale», protesta il deputato del Pd Enrico Farinone. «La scuola e le famiglie
sono una cosa seria: non meritano il pressappochismo e l´allarmismo del
governo», rincara l´ex ministro Giuseppe Fioroni. Così lo stesso Fazio è
costretto a correggersi e a precisare: «Nessuna misura come lo slittamento
dell´apertura delle scuole è attualmente presa in considerazione dal ministero
del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali che lavora in stretta
collaborazione con il ministero dell´Istruzione». Comunicazioni
contraddittorie, da parte del governo per frenare i timori di uno slittamento
del calendario scolastico che intanto si diffondono con la velocità
dell´influenza che inquieta il mondo intero. Il commissario europeo per la
salute Androulla Vassiliou annuncia che sono «almeno 60 milioni le persone più
a rischio che in Europa dovranno essere vaccinate», mentre la nuova influenza
ha colpito in Europa 15.700 persone. Ieri è salito a 70 il numero dei ragazzi
di Parma in viaggio in Irlanda che hanno contratto il virus. Nove nuovi casi a
Pistoia, ancora studenti di rientro dalla Gran Bretagna dove si concentrano
10.600 casi (due terzi degli ammalati in Europa) e l´epidemia si sta
allargando. Per evitare il caos negli ospedali e negli ambulatori le autorità
britanniche stanno attrezzando punti di raccolta e distribuzione del Tamiflu,
il farmaco utilizzato nella terapia contro il virus Ah1n1. Proprio nel Regno
Unito si sono ammalati i 50 studenti italiani colpiti dall´influenza che
rientrano oggi in Italia perché le loro condizioni stanno migliorando.
Relativamente pochi, per ora, i casi in Italia: 258 fino a ieri. Niente
rispetto a quanto accade all´estero: in Cile, dove i casi sono undicimila, i
morti provocati dall´epidemia sono 40; in Cina più di cento studenti americani e
britannici sono in quarantena. Anche nel Belpaese, tuttavia, si prevede un raddoppio
dei casi ogni dieci giorni fino ad arrivare a quattro milioni di ammalati entro
marzo. Perciò le autorità sanitarie stimano necessaria la distribuzione di otto
milioni di dosi di vaccino. Il momento critico sarà settembre, quello
che coincide con il ritorno in classe di milioni di bambini e ragazzi. «E la
riapertura delle scuole amplificherà l´epidemia», prevede Giovanni Rezza
dell´istituto superiore di Sanità. In questo contesto di generale
preoccupazione le parole del viceministro che hanno provocato lo choc.
«Valuteremo anche in merito alla data di riapertura delle scuole, non c´è nulla
di deciso, ma non possiamo escludere nessun intervento», ha detto Fazio.
«Un´ipotesi che era stata fatta anche alcuni mesi fa, allo scoppio
dell´epidemia - ricorda il ministro Gelmini - ma al momento stiamo parlando
soltanto di scenari possibili. Nessuno può prevedere la portata dell´epidemia.
E se le cose dovessero aggravarsi è bene essere pronti».
(
da "Repubblica, La" del 19-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
XV - Bologna E il turista si è scelto on line il film da vedere in spiaggia
SERENA PAPINI RIMINI - C´erano quei giganteschi pannelli in pvc, spettacolari
megaposter dei film gettati nei cassonetti, destinati alla discarica. Uno
spreco di plastica e di bellezza, che ha fatto scattare l´idea: perché non
trovare modo di riutilizzare quelle immagini cariche di suggestioni? E il modo
è stato trovato: i poster sono diventati borse da mare. Tagliando e cucendo, ne
sono state realizzate 250, metà da uomo e metà da donna. Una novità inventata
per dare un tocco di originalità a «A´marena», il cinema gratuito in riva
all´Adriatico, che inizia domani sera sulla spiaggia del GrandHotel con la
proiezione de «La Notte» di Michelangelo Antonioni. Le movie-bag, o cine-borse che dir si voglia, sono andate a ruba, destinando
l´incasso delle vendite (20 euro ciascuna) alla cooperativa sociale Ippogrifo,
che si occupa di ippoterapia per disabili psichici. Servirà ad acquistare un
bosco da percorrere a cavallo a San Martino Monte l´Abate, salvando fra l´altro
quel terreno ambito da un´incipiente zona artigianale. Sulla spiaggia le
borse in celluloide sono già un oggetto di culto neo-pop. Forse perché ormai
neppure una costosissima griffe può certo garantire l´unicità dell´esemplare. E
poi è un modo originale per sbandierare la propria passione per il cinema.
Passione che ha guidato anche la scelta dei titoli in cartellone, con film
decisi dal pubblico, attraverso una votazione on line. La rassegna ripropone
pellicole recenti: ne è uscito un piccolo referendum sull´ultima stagione
cinematografica, cui hanno partecipato oltre tremila cinofili che hanno eletto
titoli come «Gran Torino», «Wall-E», «L´onda», «Il curioso caso di Benjiamin
Button», «Yes Man», con l´unico film italiano «Si può fare» di Giulio
Manfredonia. Dopo l´inaugurazione di domani con la rassegna «La dolce vita del
cinema italiano» promossa con la Fondazione Fellini, le proiezioni di A´marena
saranno effettuate da martedì a Torre Pedrera (spiaggia libera fra i bagni 71 e
72), San Giuliano Mare (zona Maestrale), Viserba (Marinagrande) e Miramare
(Rimini Terme), dove l´8 e 9 agosto si svolgerà anche Amarcort, il festival dei
cortometraggi.
(
da "Repubblica, La" del 19-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
45 - Sport Marconi beffa nei tuffi, quarti per 9 centesimi mondiali di nuoto
PAOLO ROSSI ROMA - Hanno cambiato il finale, a quel loro progetto di film.
Sapete, i Marconi non sono solo tuffatori, sono atleti acculturati con tanti
interessi e creatività. Ed in cantiere pensavano ad un podio mondiale, a Roma,
ed un cortometraggio dei loro classici, disincantati e trasgressivi. Il piano
sembrava realizzato: un ultimo tuffo, un sincrono perfetto, il terzo posto
agguantato per la gioia del Foro Italico. Quasi: l´amico canadese Despatie, con
il connazionale Ross, li hanno bruciati all´ultimo splash: 428,64 contro
428,55. Una differenza di nove centesimi di punto. Una beffa. «Sono incavolato
nero» premette Nicola, il senior. «Quasi quasi smetto» prosegue Tommaso. Parole
a caldo, con i pensieri che tornano indietro, al percorso fatto per arrivare a
questo risultato: «Ci siamo tuffati su trampolini sgangherati, in mezzo a
ragazzini e a chi gioca a pallanuoto. Se volevamo avere mezz´ora tutta per noi
dovevamo alzarci alle cinque. Purtroppo noi siamo la serie B degli sport di
serie B.....», racconta ancora Tommaso. Il riferimento è a Trieste, dove hanno
dovuto allenarsi in questi ultimi tre anni: «Ci pesa stare lì, non ce la facciamo
più. Mio fratello vorrebbe metter su famiglia. Ci promettono sempre che la
piscina dell´Acquacetosa sarà pronta, ma è una canzone che abbiamo imparato a
memoria». Il finale è del coach, Domenico Rinaldi: «I ragazzi chiedono solo di
potersi allenare a certi livelli, perché continuare "tanto per" non è
nel nostro Dna. Se non è così allora smetto anche io». Se l´Italia non ride, c´è chi ha fatto piangere la Cina. Non è più solo l´australiano Mitcham l´avversario tabù. Ad
impedire l´ein plein cinese è stata Paola Espinosa, la messicana glamour,
personaggio del suo paese e, da oggi, star perché prima tuffatrice d´oro.
«Finalmente ce l´ho fatta a batterle, ho tenuto una concentrazione mentale
d´acciaio» ha detto la nuova campionessa mondiale. La grande perdente della
giornata è stata Ruolin Chen, oro un anno fa a Pechino. «Il presidente Calderon
mi ha telefonato subito» ha gioito la Espinosa. «Ora voglio questa medaglia
anche a Londra 2012». Il proclama è impegnativo, ma se non altro la messicana
ha indicato la strada al resto del mondo.
(
da "Unita, L'" del 19-07-2009)
Argomenti: Cina
Andremo
su Marte per salvare l'umanità La sfida è ripartita e la Nasa ha un programma
per tornare sulla Luna nel 2020, prima tappa per vivere fuori dalla Terra
UMBERTO GUIDONI A 40 anni del primo sbarco sulla superficie lunare, è tutto un
fiorire di iniziative per celebrare il programma Apollo, il progetto voluto dal
presidente Kennedy per vincere una delle più importanti sfide politico-militari
con l'avversario sovietico. Ma si parla di Luna anche perché sembra rinascere
la sfida degli anni 60. Però il panorama mondiale è cambiato e la partita si
gioca con più giocatori. Dopo Stati Uniti e Russia, negli ultimi decenni sono
diventati protagonisti l'Europa ed il Giappone e, in questi ultimi anni, Cina, India e Brasile. La Nasa non
poteva rimanere immobile e ha lanciato la sfida di tornare sulla Luna entro il
2020. Il nuovo programma prevede di spendere circa 100 miliardi di dollari per
riportare degli astronauti sulla luna. Con il programma Constellation, la Nasa
vuole realizzare una nuova capsula capace di sostituire lo Shuttle per
trasportare astronauti verso la Stazione Spaziale Internazionale ma,
soprattutto, un mezzo capace di agganciarsi in orbita con il nuovo veicolo
destinato a raggiungere la luna. Il primo volo della capsula Orione avverrà non
prima del 2014, per poi passare alla realizzazione delle altre parti del
sistema di trasporto: il razzo cargo, il modulo di partenza dalla Terra e il
veicolo per allunare. Questa volta, si tratta di un disegno incrementale,
basato su una politica dei «piccoli passi» per costruire, nel tempo, nuove
possibilità operative. Le future attività nello spazio ci insegneranno come
sopravvivere, come accrescere la capacità di lavorare fuori del nostro pianeta.
Questo comporta lo sviluppo di tecnologie per abitare altri mondi, per fare
lavori utili, per estrarre materiali preziosi e produrre risorse energetiche
primarie. Dopo la Luna, potremo spingerci fino agli asteroidi e poi,
finalmente, verso Marte. Stabilire insediamenti permanenti oltre la Terra
potrebbe diventare un modo per garantire la sopravvivenza dell'umanità. Se
rimaniamo ancorati alla sola Terra, potremmo essere vulnerabili a un'eventuale
catastrofe planetaria, sia naturale sia provocata dall'uomo stesso. Assicurare
la sopravvivenza della nostra specie potrebbe giustificare l'enorme costo delle
missioni spaziali. C'è insomma una grande differenza rispetto al programma
Apollo, un progetto grandioso che non ha saputo mantenere le aspettative suscitate.
Eppure ha avuto il grande merito di averci fatto vedere la Terra da una diversa
prospettiva. Quando sono arrivato in orbita, il mio primo sguardo è andato al
mondo azzurro lasciato alle spalle. Andare nello spazio è un viaggio da cui si
torna cambiati e, credo, più attenti alle sorti di questa gigantesca scialuppa
su cui l'umanità va incontro al proprio destino. Il futuro
(
da "Unita, L'" del 19-07-2009)
Argomenti: Cina
IL PRIMO
FILM DI HAMAS È girata in gloria della «guerra santa» la prima opera
cinematografica targata Hamas, presentata a Gaza. È Emad Akel dal nome di uno dei
fondatori del braccio armato di Hamas. Coprodotta dal «ministro dell'Interno»
la pellicola è costata 200.000 dollari è il primo passo, dicono, verso «un
cinema islamico di qualità artistica, che racconti della nostra resistenza e
non abbia scene provocanti». FANTASY NEL MUSEO DI NAPOLI Il Museo archeologico
di Napoli trasformato in set cinematografico come il Louvre per Il codice da
Vinci o il museo di scienze naturali per Una notte al museo: è quanto immagina
il produttore Fulvio Lucisano che con la sua Iif e partner americani sta
preparando un fantasy archeologico da girare in 3d. SHERIDAN TRA ROMA E VENEZIA
Brothers, il nuovo film di Jim Sheridan, il regista irlandese di Nel nome del
padre e Il mio piede sinistro, sembrerebbe conteso tra il festival Roma e
Venezia. Per questo l'altra sera è stata bloccata la proiezione nell'ambito
dell'Ischia Global Fest. Brothers è il remake di Non desiderare la donna
d'altri della regista danese Susanne Bier. Uscirà negli Usa in dicembre.
(
da "Unita, L'" del 19-07-2009)
Argomenti: Cina
Messico
e nuvole nel cielo di Roma09 Paola Espinosa, dieci metri sopra l'oro COSIMO
CITO ¡Que viva Mexico! Que viva Paola Milagros Espinosa Sánchez, miracolo
piccolo, dalla pelle creola, uno scricciolo di 1 metro e 55, una
campionessa del mondo piccola piccola e grandissima. Una gara grandissima, e la
prima, inimmaginabile, sconfitta cinese nei tuffi. Niente en-plein, e forse il
merito alla fine sarà tutto, completamente, della piccola, magnifica Paola
Espinosa. Piattaforma 10 metri: cioè, lanciarsi su un baratro di aria, vento,
acqua. Tecnica, solo tecnica e tutta tecnica. Allenamento. Ore, settimane,
anni. Paola Espinosa si presenta alla gara serena, lontana nel pronostico, con
la testa al 10 metri
syncro. SECONDO INFINITO Lei e Tatiana Ortiz sono il bronzo di Pechino nella
specialità più complessa dei tuffi, dieci metri e il secondo lunghissimo,
infinito tra lo stacco e l'acqua. Batterie: Paola Espinosa è diciottesima,
ultima, a un nulla dall'eliminazione. Le italiane Batki e Spaziani sotto di
lei, fuori. Le due cinesi, Chen Ruolin e Kang Li vanno come treni, seguite dalla
cinese d'Australia Melissa Wu, e poi le canadesi, e poi, giù giù, la Espinosa.
Nel pomeriggio però cambia tutto: in semifinale Paola è terza, si mette dietro
anche la Chen. La gara è arte. Cinque tuffi: Kang in testa fino al terzo,
imperscrutabile, scoraggiante. Paola cresce, in una climax che la trascina
verso la perfezione, verso il massimo possibile. Un dieci al terzo, un
incredibile ritornato raggruppato, l'acqua che si apre, nessuna goccia evade
dal pozzo, dalla voragine che accoglie il corpo della Espinosa prima che
affondi. Prende la testa al penultimo, l'ultimo è magnifico ed è già
imprendibile, inarrivabile, matematicamente. 428,25, un punteggio che le cinesi
sfiorano con i desideri. 11 punti sotto la Chen, solo 410,35 per la Kang,
favoritissima. Paola Milagros. Scritto alla nascita, promessa di miracolo
mantenuta. Il Messico festeggia per la prima volta un campione del mondo nei
tuffi. Una ragazza di 23 anni, 47 chili che sembrano pochissimi, un visino
normale, timidissima. A Pechino portò, e sembrò ancora più piccola e timida, la
bandiera messicana durante la cerimonia di apertura, sull'anello del Bird's
Nest. Gli occhi, verdi e belli, lucevano dei flash. Garcia Márquez avrà
immaginato così Remedios la bella, in "Cent'anni di solitudine".
Minuta, timida, bellissima, la pelle di luna. Insieme a Tatiana Ortiz proverà a
doppiare il miracolo nel syncro. Il suo posto nella storia è già certo, c'è
ancora spazio nella leggenda. Va guardata negli occhi, Paola, per indovinarle
un po' di felicità in fondo all'anima. Fuori, è un incanto di compostezza. «Sì,
sì, certo che sono felice - sussurra - e non me l'aspettavo, non me l'aspettavo
affatto». Da diciottesima a prima il passo è lungo e grande
quanto tutto il Messico che ha sconfitto la Cina in questa lotta tra giganti della Terra. «Lo dedico al mio
allenatore e spero che il mio papà abbia visto la gara in tv». Dall'altra parte
del mondo, a La Paz, dove il Messico si fa stretto e lungo, ricco di sabbia, di
mare e di iguane, babbo Marco Antonio e i suoi tre cani avranno tenuto il fiato
fermo immobile prima dell'ultimo, incredibile tuffo, prima di vedere la
grafica, due cinesi sul podio, però sotto, sui gradini più scomodi e stretti a
fare da ali alla nuovo campionessa del mondo che mette un tondino laccato d'oro
al collo, scende dal podio, scompare con le lacrime tenute dentro, serrate.
Alle seis de la tarde, l'ora delle corride, l'ultima ora del toro, l'ora della
prima luna. Un'impresa da albo d'oro. Paola Espinosa, piccola grande messicana,
a sorpresa batte le cinesi sulla piattaforma dei mondiali di nuoto. Una
medaglia d'oro che ha il sapore della storia per il paese sudamericano.
(
da "Unita, L'" del 19-07-2009)
Argomenti: Cina
I suoi ultimi
giorni dicono che Borsellino aveva capito tutto L'interrogatorio del pentito
Mutolo, gli incontri al Viminale, le confidenza allarmate ai familiari,
l'ultimo saluto ai colleghi NICOLA BIONDO Il mistero della strage di via
D'Amelio è condensato nei 57 giorni che separano l'eccidio di Capaci da quello
del giudice Borsellino. Perché, si domandano gli inquirenti, Cosa Nostra colpì
in così breve tempo i due magistrati simbolo dell'antimafia esponendosi a una
durissima reazione dello Stato? Giovanni Brusca ha dato questa spiegazione: «Il
dottore Borsellino era incorruttibile. e la decisione di ucciderlo subì una
straordinaria accelerazione». Ecco gli ultimi giorni di Paolo Borsellino sono
diventati un elemento fondamentale dell'inchiesta. 28 maggio 1992. Cinque
giorni dopo la morte di Falcone, il ministro dell'Interno Scotti dichiara che
Borsellino sarebbe il candidato ideale alla nascente Procura nazionale
antimafia. Il giudice non gradisce. Confida agli amici che quell'uscita del
ministro ha significato «mettere l'osso davanti ai cani». Lo ha sovraesposto.
Ma non vengono prese adeguate misure a tutela della sua sicurezza. Rimane
inascoltata la richiesta di sgomberare via D'Amelio dalle auto. Primi di
giugno. Nel salotto romano dell'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, anello
di collegamento tra la politica e Cosa Nostra, si incontra una variegata
compagnia. Ci sono anche gli ufficiali del Ros Mario Mori e Giuseppe De Donno.
A volte i colloqui (secondo quanto racconterà Massimo, il figlio di don Vito)
virano sull'attualità. «Ma qui c'è un muro contro muro, non si può parlare con
questa gente», dice Mori. La risposta di don Vito, sempre secondo il racconto
del figlio, è interlocutoria: «Posso vedere». In quelle stesse settimane
l'ex-sindaco di Palermo incontra Bernardo Provenzano e l'emissario di Riina, il medico Nino Cinà. E' in questa fase, secondo Massimo
Ciancimino, suo padre riceve il famoso papello, cioè le richieste di Riina allo
Stato per arrivare alla pax mafiosa. 25 giugno. Borsellino incontra Mori e de
Donno. i due militari diranno che quell'incontro fu voluto dal giudice che
chiese loro «di affiancarlo con grande riservatezza e direttamente alle sue
dipendenze» in relazione alla vicenda mafia e appalti. Versione, secondo
i magistrati inquirenti, poco credibile. Sarebbe stata una procedura illegale,
e Borsellino mai l'avrebbe accettata. E poi: perché i due ufficiali hanno
parlato di quell'incontro col giudice ucciso solo nel 1997? Di certo, quello
stesso giorno, il 25 giugno del 1992, Borsellino, vincendo la sua ritrosia sul
tema, per la prima volta dice di avere una sua ipotesi sulla morte di Falcone.
e aggiunge: «Questi elementi che io porto dentro di me devo riferirli
all'autorità giudiziaria.». È agitato, «faceva come un pazzo», diranno i
familiari. Coi quali si sfoga pronunciando una frase che oggi suona spaventosa:
«Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno ma quelli che
avranno voluto la mia morte saranno altri». Primo luglio. Borsellino interroga
il pentito Gaspare Mutolo che, nei mesi precedenti, aveva parlato a Falcone di
«insospettabili» collusi con Cosa nostra. Il giudice vuole riprendere quel
discorso. Ma l'interrogatorio si interrompe. Viene convocato al Viminale. Nella
sua agenda scrive due nomi: Mancino, che ha appena sostituito Scotti al
ministero dell'Interno, e Parisi, il capo della Polizia. L'interrogatorio
riprende. Mutolo racconterà che Borsellino, che appariva sconvolto, gli disse
di aver incontrato Bruno Contrada, l'alto esponente del Sisde del quale Mutolo
gli aveva parlato poco prima. Primi giorni di luglio. Il piano operativo della
strage è in moto. Una ditta affitta un appartamento al civico 19 di via
D'Amelio. Chiede una linea telefonica. A fare l'intervento è la «Sielte»,
un'azienda che ha lavorato anche per il Sisde in una base coperta a pochi
chilometri in linea d'aria da via D'Amelio. Alla «Sielte» lavora un operaio,
Pietro Scotto. È lui, secondo l'inchiesta, a intervenire per intercettare il
telefono della madre del giudice. Condannato in primo grado per concorso in
strage, Scotto viene assolto in Appello. Ma è un fatto che i telefoni di via
D'Amelio furono manomessi. 13 luglio. Borsellino dice ad uno dei suoi uomini
più fidati, il maresciallo Canale: «Sono successi troppi fatti in questi mesi,
anch'io ho le mie cose da scrivere». Da poche ore è stato informato dell'arrivo
dell'esplosivo per lui. «Sto vedendo la mafia in diretta - dice alla moglie -
devo lavorare tantissimo». Ma si sente isolato. Gli scontri con il suo capo, il
procuratore Giammanco, sono costanti. Annota tutto nella sua agenda rossa.
Chiude con gli interrogatori di Mutolo. Il pentito ha parlato chiaro su
Contrada e il giudice Signorino: secondo lui sono in mano alla mafia. 17
luglio. Saluta in modo insolito alcuni suoi colleghi della Procura. Li
abbraccia uno per uno. Sembra un presagio. Il dossier
(
da "AmericaOggi Online" del 19-07-2009)
Argomenti: Cina
Pandemia.
British Airways e Virgin Atlantic non imbarcano passeggeri con sintomi. Per
Fazio: possibile rinvio inizio scuole 19-07-2009 Gli addetti al check-in di
British Airways e Virgin Atlantic possono da ora in poi rifiutarsi di far
imbarcare i passeggeri che mostrano sintomi simili a quelli della nuova
influenza. Le due aerolinee hanno confermato al Sunday Times di aver ordinato
ai propri dipendenti di rivolgersi a un medico prima di ammettere a bordo
passeggeri che potrebbero essere malati. "Il nostro personale è addestrato
a riconoscere i sintomi della nuova influenza o di altre malattie contagiose.
Il personale può rivolgersi ad un medico e a chi è affetto da nuova influenza non
verrà concesso di viaggiare", ha detto un portavoce di British Airways al
domenicale, sottolineando di aver già vietato l'imbarco ad alcune persone. Chi
non viene bloccato in partenza, potrebbe comunque trovarsi in quarantene nel
Paese di arrivo: in Tailandia e in Cina le autorità hanno già installato degli scanner per il controllo
della temperatura corporea per identificare i passeggeri che hanno la febbre.
ROMA. Il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta si dice
convinto che, "assolutamente si", le scuole italiane
"riapriranno normalmente" dopo la pausa estiva e non subiranno rinvii
a causa della diffusione della nuova influenza. Parlando ai microfoni di
Rtl, Brunetta ha invitato a "star traquilli" e ha ricordato come la
diffusione dell'epidemia sia dovuta alla facilità dei trasporti, soprattutto
aerei e al turismo. "Tranquilli tranquilli tranquilli - ha detto Brunetta
- Queste attenzioni sono per mettere in moto un meccanismo di controlli,
prevenzione, vaccini. Non c'é nessun pericolo se non quelli che ci sono ogni
anno su l'influenza di un tipo piuttosto che di un altro. Che si viva
tranquillo questo periodo, le vacanze, il periodo scolastico. Non c'é nulla per
allarmarsi. le autorità sanitarie sono attrezzate per risponde a qualsiasi
evenienza" Sul fatto che una vera e propria epidemia di nuova influenza
arriverà anche in Italia sembrano ormai non esserci dubbi, e la riapertura
delle scuole a settembre minaccia di avere un effetto "amplificatore"
per la propagazione del virus A/H1N1. Tanto che il viceministro alla Salute,
Ferruccio Fazio, non esclude un possibile rinvio della riapertura degli
istituti scolastici se l'andamento dell'epidemia lo rendesse necessario. Ma
precisa che al momento tale misura "non è allo studio". E il ministro
del'Istruzione Mariastella Gelmini ha tenuto a sottolineare che c'é la
"massima attenzione sull'evolversi della situazione della nuova influenza
e sta valutando con scrupolo tutti gli scenari", compreso "rinviare
l'apertura delle scuole". Ormai, avverte Fazio, è solo questione di tempo:
l'epidemia arriverà anche in Italia e, da quel momento, la propagazione del
virus sarà "progressiva ma molto veloce". Intanto, si attende
l'arrivo degli studenti italiani ancora in Gran Bretagna in viaggio studio: una
cinquantina rientreranno domani, mentre tra i ragazzi già tornati in Italia
dopo esperienze studio in Inghilterra si registrano nuovi casi di positività
alla nuova influenza. E l'allarme mondiale cresce: dopo che l'Oms ha ieri
annunciato la sospensione dei bilanci periodici sul numero dei casi umani di
influenza A(H1N1) segnalati nel mondo poiché la pandemia si è diffusa ad una
velocità "senza precedenti" ed il conteggio dei casi non è più
considerato necessario, il commissario europeo per la salute Androulla
Vassiliou ha affermato che sono almeno 60 milioni le persone più a rischio che
in Europa dovranno essere vaccinate, in via prioritaria. Allarme anche negli
Stati Uniti: a Washington una riunione è stata convocata il 29 luglio per
mettere a punto un piano di vaccinazione per il prossimo autunno. In Italia, ma
anche negli altri paesi europei, la preoccupazionme maggiore è però ora legata
proprio alla riapertura delle scuole in settembre: le scuole potrebbero infatti
rappresentare il 'volano' per una impennata ancora più veloce dell'epidemia ed
in Gran Bretagna le autorità hanno già fatto sapere che la riapertura delle
scuole è a rischio.
(
da "AmericaOggi Online" del 19-07-2009)
Argomenti: Cina
Luna
1969. Quarant'anni dopo si pensa allo spazioporto 19-07-2009 ROMA. Uno
spazioporto dal quale potrebbero partire le future missioni su Luna e Marte: la
Stazione Spaziale Internazionale (Iss) non è soltanto un gigantesco laboratorio
orbitale, ma è candidata ad essere l'avamposto dell'esplorazione del Sistema
Solare. A 40 anni dallo sbarco sulla Luna e a dieci anni dall'inizio della sua
costruzione, la più grande opera di ingegneria costruita nell'orbita terrestre
sta guadagnando un ruolo sempre più importante. Lo sanno bene Europa e Stati
Uniti, così come gli altri partner del progetto: Russia, Canada e Giappone. Non
per caso il nuovo amministratore capo della Nasa, Charles Frank Bolden, ha
parlato della Iss nel suo primo discorso ufficiale, comprendendola nella lista
delle scelte decisive che gli Stati Uniti dovranno affrontare se decideranno di
mantenere la leadership spaziale conquistata con lo sbarco sulla Luna. "La
Stazione spaziale diventa sempre più collegata all'esplorazione", osserva
Simonetta Di Pippo, a capo del direttorato sul Volo umano dell'Agenzia Spaziale
Europa (Esa). Si sta pensando, infatti, a tenerla in attività fino al 2025
perché, spiega l'esperta, "oltre ad essere una struttura unica per le
sperimentazioni scientifiche in microgravità, potrebbe diventare uno
spazioporto per l'assemblaggio dei sistemi spaziali per le missioni su Luna e
Marte". Gli studi in questa direzione dovranno cominciare fin da ora, in
vista della prossima riunione ministeriale dell'Esa nel 2011. Estendere
l'attività operativa della Stazione Spaziale fino al 2025 sarà uno dei temi
centrali dei più importanti incontri internazionali del settore spaziale in
programma entro luglio e una prima posizione ufficiale è attesa in ottobre, nel
corso del congresso internazionale di Astronautica in programma nella Corea del
Sud. Nel frattempo si moltiplicano i progetti. Per esempio, si comincia a ragionare sulla possibilità di ampliare il numero
dei partner della Iss, comprendendo per esempio India e Cina. Si sta pensando anche ad una
eventuale collaborazione nel settore del trasporto, in uno scenario nel quale
lo shuttle si prepara ad andare in pensione nel 2010 e l'unico mezzo per
portare uomini sulla stazione orbitale sarà la navetta russa Soyuz. Un
altro punto interrogativo riguarda come arrivare sulla Luna: l'Europa guarda al
più grande dei suoi lanciatori, l'Ariane 5, ed eventualmente ad un veicolo in
gradi posarsi sulla superficie lunare; gli Stati Uniti hanno il programma
Constellation lanciato dall'ex presidente George Bush, che prevede lo sviluppo
del razzo Ares V e sul quale dovrà pronunciarsi la nuova amministrazione di
Barack Obama.