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PRIVILEGIA NE IRROGANTO  di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “CINA”

 

 

 

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T ARTICOLI DEL 15-18 marzo 2009  #15-18 TOP


Report "Cina"  


Indice degli articoli

Sezione principale: Cina

america e cina un vertice a due per salvare il mondo ( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina 1 - Prima Pagina FEDERICO RAMPINI VITTORIO ZUCCONI La copertina America e Cina un vertice a due per salvare il mondo SEGUE A PAGINA 30

l'etica dei prefetti e le regole di bretton woods - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: nuovo Gruppo fanno parte la Cina, l´India, il Brasile, il Sudafrica ed altre potenze emergenti. Analogo allargamento è stato effettuato dal "Financial Stability Forum" presieduto da Mario Draghi. Il Fondo monetario internazionale si appresta a sua volta ad accrescere le quote di partecipazione dei paesi emergenti e a far entrare tra i soci quei paesi che finora ne sono stati esclusi.

il mao senza risorse teme i rigori dell'estate - fabiola palmeri ( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: In effetti il bilancio del nuovo Museo torinese dedicato all´arte antica di India, Cina, Giappone e molto altro Oriente, è per positivo e permette una reazione ragionata. Da inizio dicembre ad oggi sono stati più di 65.000 i visitatori delle sue sale, un successo oltre l´immaginabile. Dal Museo non nascondono di augurarsi che entro l´anno si possa arrivare a toccare le 100.

fincantieri, il futuro adesso spaventa scontro tra i sindacati sulla cassa integrazione - ava zunino ( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il "ricatto" è: se non cedete arriverà la cassa integrazione. Noi pensiamo invece che si debba andare dal governo a chiedere di ricapitalizzare una grande azienda come Fincantieri, seguendo la strada già inaugurata da Cina e Corea e che ora ha annunciato anche Putin».

"pronti a tutto per rilanciare la crescita" - elena polidori ( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: India e Cina, i cosiddetti paesi Bric, in una loro nota, chiedono di rifinanziare le risorse del Fmi. L´accordo alla fine si trova: l´aumento dei fondi potrebbe avvenire con supporti bilaterali e con la revisione delle quote. Il quantum verrà deciso dai capi di Stato e di governo, il 2 aprile, precisa Alistair Darling,

l'est spinge l'europa nell'occhio del ciclone ( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: si vede che la Cina probabilmente riuscirà anche nel 2009 ad avere una crescita dell´8 per cento (al posto dell´abituale 12 per cento). L´obiettivo non è facile da raggiungere, ma i dirigenti cinesi ne hanno fatto un obiettivo assolutamente non rinunciabile e stanno immettendo nel loro sistema stimoli molto forti, riservandosi di andare ancora oltre se necessario.

america e cina il mondo deve ripartire da due - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina il mondo deve ripartire da due G2 la copertina Il capo e il vicecapo della Banca mondiale lo hanno affermato nero su bianco: "Solo Washington e Pechino possono indicare la via d´uscita da questa crisi" Giornali finanziari, autorevoli riviste, prestigiosi intellettuali concordano E mentre gli esperti di economia e di finanza dei due Paesi cercano di imparare gli uni dagli altri,

scatole vuote chiamate "vertici" - vittorio zucconi ( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ma escludono nazioni fondamentali come Cina, India e Brasile, o paesi certamente non inferiori a Canada o Italia, come la Spagna. Ma il culto del «concerto delle nazioni» domina il pensiero e le ambizioni dei governanti dacché il modello del "protovertice" fu scolpito a Vienna, nel 1815, quando il cancelliere della potenza scampata alla minaccia napoleonica,

- franco cardini ( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e Giappone la sapessero lunga al riguardo. Certo comunque il Medioevo conosceva bene la lussuria, che Dante tratta come un grave peccato (il più lieve tuttavia tra quelli mortali) e ci mostra condannata nell´Inferno. Ma eccoci al punto: la poesia cavalleresca e più tardi quella lirica e la novellistica,

un supervertice per salvare il mondo - vittorio zucconi ( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La crisi globale impone il condominio di Usa e Cina, le due maggiori potenze finanziarie VITTORIO ZUCCONI SWASHINGTONintomo infallibile dei momenti di paura e di confusione, l´epidemia di "verticite" che sta colpendo la diplomazia internazionale e invadendo giornali e teleschermi è la prova dell´impotenza dei governi nazionali di fronte a problemi ormai troppo più grandi di loro.

L'atomica cinese ( da "AprileOnline.info" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 36 Crisi La Cina esprime preoccupazione sulla sicurezza dei suoi enormi investimenti in bond americani, mentre gli Stati Uniti aumentano il debito per rispondere alla crisi. Il significato di una mossa che può incidere sugli equilibri internazionali più di una guerra Per avere un'idea della portata della dichiarazione del premier cinese Wen Jiabao,

Tibet. Passa nella calma l'anniversario dei moti di Lhasa ( da "AmericaOggi Online" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Regione Autonoma del Tibet e le altre aree della Cina a popolazione tibetana continueranno ad essere strettamente controllate almeno fino al 28 marzo, data nella quale verrà celebrata per la prima volta la "giornata della liberazione dalla schiavitù", cioé l' annessione del Tibet alla Repubblica Popolare Cinese.

Il presidente brasiliano Lula alla Casa Bianca. Confronto in chiave G20 ( da "AmericaOggi Online" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina sia tranquilla, i suoi investimenti in America sono sicuri, come lo sono quelli degli investitori mondiali. Tutti possono avere "assoluta fiducia" nella solidità dell'economia Usa. Il presidente americano, Barack Obama, ha replicato ieri così alle perplessità espresse venerdì da Pechino circa la tenuta del sistema Usa.

prodi, stoccata a veltroni in diretta tv "cambiò linea e capii che era finita.." - marco marozzi ( da "Repubblica, La" del 16-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Obama e la Cina hanno capito la gravità della crisi MARCO MAROZZI MILANO - Walter Veltroni e Clemente Mastella. Accomunati. E´ terribile il ritorno in tv di Romano Prodi a parlare del Partito democratico. «Cosa pensò - gli chiede Fabio Fazio a "Che tempo che fa" - quando lei era presidente del Consiglio e Veltroni disse che il Pd se ci fossero state le elezioni avrebbe corso da solo?

la nuova febbre dell'oro che inquina il pianeta - federico rampini pechino ( da "Repubblica, La" del 16-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Unep a Nairobi con l´appoggio decisivo di Cina e India 140 paesi hanno approvato un accordo di principio per introdurre restrizioni sull´uso del mercurio. L´Amministrazione Obama, capovolgendo la precedente posizione degli Stati Uniti, si è espressa a favore di una messa al bando. Gli europei vorrebbero vederne l´introduzione già dal 2011.

"è sempre più difficile investire in italia" - eugenio occorsio ( da "Repubblica, La" del 16-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: esempio della Cina (quarta in classifica), sta prepotentemente inseguendo uno sviluppo a lungo atteso e quindi fa il possibile per attrarre investimenti stranieri. E poi c´è il blocco ex-comunista dell´Europa centrale (i cui Paesi infatti ci precedono tutti) che ha scoperto le virtù del libero mercato e fa il possibile per dotarsi di un tessuto imprenditoriale privato.

Obama: investimenti sicuri ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: «Non solo il Governo della Cina, ma ogni investitore può avere assoluta fiducia negli investimenti negli Stati Uniti », ha detto al termine di un incontro con il leader brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva. «Anche nel mezzo della crisi - ha aggiunto- abbiamo assistito a un aumento dei flussi d'investimento.

Cari economisti, qualcosa non va ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: se in Cina il governo sceglie di accumulare riserve in valuta estera, il risultato finale è che nell'Ohio si concedono mutui con troppa facilità? Senza ricorrere, fra le altre cose, a elementi dell'economia comportamentale, della teoria dell'agenzia, dell'economia dell'informazione, dell'economia internazionale,

Il tallone di Obama ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: PRESSIONI DI CINA E RUSSIA Il tallone di Obama N el giro di 24 ore il primo ministro cinese Weng Jiabao ha sollevato dubbi da creditore sulla solvibilità americana. Nulla di imminente, ma un avviso a futura memoria. Un generale russo ha dichiarato interesse su alcune piste d'atterraggio cubane per i bombardieri strategici russi.

D'Alema: contro la crisi solo dirigismo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: non si prescinde dal chiamare la Cina come «responsible stakeholder» dal punto di vista monetario, redistributivo e politico. Dall'urgenza di un riequilibrio dei pesi mondiali – pena il ritorno a un dirigismo degli Stati nazionali –Massimo D'Alema arriva alle faccende domestiche, quelle che già indicano una deriva protezionista e che trasformano l'

A Cernobbio la sfida dell'Italia che cambia tra consumi e sobrietà ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: se non tirava l'Europa, c'era la Cina, il Far East, la Nuova Europa... Pare si sia spenta la luce ovunque. Non tornare ai fondamentalismi significa proprio aspettare e cercare il pertugio da dove verrà lo spiraglio di mercato. Proprio nei piccoli organizzati in Confindustria può scattare la molla per le impresemolla.

Ridateci il Petruzzelli ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La principessa di gelo man mano si trasforma in guerriero Xian, l'esercito di statue in terracotta in Cina. Questo si farà al Petruzzelli. Al più presto. Non si aspettino le prossime elezioni a giugno del nuovo sindaco per aprirlo. Il Teatro ha già vinto, e il Teatro è di tutti. 1 «Turandot» di Puccini; direttore Denis Vlasenko, regia di Roberto De Simone;

1 MILANO. ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: TEATRO GENOVA 1 Mariangela Melato interpreta la doppia anima della Cina contemporanea nell'allestimento di Elio De Capitani e Ferdinando Bruni di L'anima buona del Sezuan, di Bertolt Brecht, al Teatro della Corte, dal 17 al 9 aprile. MILANO 1 Al Teatro Litta, dal 17 al 9, L'amante, di Pinter, nella traduzione di Alessandra Serrae per la regia di Claudio Autelli.

Il soliloquio della tolleranza ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: e poi Cina, India, Brasile e ora anche la Russia». La parola d'ordine è arricchirsi, emulare l'Occidente e mettere da parte le ideologie ormai obsolete. All'altro estremo ci sono i paesi del risentimento, ossessionati dall'umiliazione«reale o presunta, che sarebbe stata loro inflitta dagli Stati più potenti ».

onu, al vertice sul razzismo l'ue pronta al ritiro - alberto d'argenio ( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Ieri intanto l´Italia ha proposto una moratoria sul diritto di veto all´Onu appannaggio di Usa, Gran Bretagna, Francia, Cina e Russia. Mossa che si inquadra nella lunga discussione sulla riforma del Consiglio di sicurezza e cerca di evitare le frequenze paralisi al Palazzo di Vetro.

samuelson: "un messaggio chiaro wall street non deve vincere sempre" - eugenio occorsio ( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: America non può andare a finire come la Cina di Mao o la Russia di Breznev, regimi rovinosi sull´economia. Deve però impegnare più fondi nelle misure di salvataggio, di stimolo fiscale, in tutti i provvedimenti che mettono direttamente i soldi in mano alla gente. Mi rendo conto che non è facile imporre misure drastiche al Congresso, ma come dicevo serve coraggio»

Save vicina a Charleroi Riorganizza in Airest il food and beverage ( da "Finanza e Mercati" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Abu Dhabi negli Emirati Arabi. «La spinta propulsiva per la crescita geografica all'estero di Airest conta su diversi fattori a partire dalla qualità italiana del food and beverage, fino al design e alla moda» ha dichiarato Marchi spiegando le attività si estenderanno dai poli di viaggio ai centri urbani e potranno essere affidati sia in gestione diretta che in franchising.

Forum sul successo cinese in Italia ( da "Finanza e Mercati" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: anno della Cina in Italia, «un'opportunità per fare conoscere la Cina agli italiani e solidificare un rapporto già profondo con un paese strategico negli equilibri mondiali». «I rapporti italo-cinesi - ha sottolineato il sottosegretario agli Affari esteri Stefania Craxi - sono improntati a una collaborazione a tutto campo che si ispira ad una grande concretezza.

Mecspe, Parma diventa la città della meccanica ( da "Finanza e Mercati" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: anno la manifestazione ha acquisito una dimensione più internazionale - dichiara Emilio Bianchi, direttore di Senaf - grazie al progetto supportato della Regione Emilia-Romagna che porterà in fiera una delegazione di buyer provenienti dalla Russia, dalla Cina e dall'India che si aggiungeranno agli abituali visitatori stranieri».

Fiera Mi porta le Regioni a Shanghai ( da "Finanza e Mercati" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina. Il Commissariato Generale del Governo per l'Esposizione Universale di Shanghai 2010 ha siglato un importante accordo di partnership con la Spa milanese per coordinare la partecipazione delle amministrazioni italiane all'Expo. In base all'accordo, Fiera Milano assisterà il Commissariato per garantire un'adeguata presenza nel padiglione italiano a tutte le Regioni interessate

soffre anche il business dei beni culturali per il turismo è l'ora di nuovi progetti ( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: siamo la quinta destinazione al mondo dopo Francia, Spagna, Usa e Cina. Il turismo, compreso l´indotto, rappresenta circa il 10% del Pil dell´Italia: un dato rilevante anche se al di sotto del 17,2 stimato della Spagna. Quello del turismo è un settore vitale con una forte voglia di fare impresa, ma esistono ostacoli che ne limitano le potenzialità.

l'operazione propaganda in sicilia - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Le comuniste siciliane, guardando ai cartoons della Cina di Mao, avevano dato il via ad una innovativa forma di comunicazione politica che nel fumetto e nel fotoromanzo trovava lo strumento migliore per far arrivare un messaggio sociale significativo alle masse femminile, contribuendo non poco alla loro alfabetizzazione.

lupetti: "la lunga marcia degli ex cinesi di milano" - luigi bolognini ( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina non era vicina (Sperling & Kupfer). Epicentro del movimento, Milano, città del leader maximo, Aldo Brandirali, detto "il piccolo Mao" visto che l´organizzazione interna prevedeva il culto della personalità del capo. Ma c´era molto di più: chi era in "Servire il popolo" doveva vivere comunista anche negli aspetti privati e personali.

sette principesse on ice per un kolossal da favola - simona spaventa ( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: nella Cina di Mulan. In tempo di crisi, per il colosso americano la parola d´ordine è nessun risparmio sulla fantasia. Lo dimostrano i numeri dello show, che riunisce in un´antologia fatata le storie d´amore delle eroine di celluloide Disney da settant´anni a questa parte (la veterana è Biancaneve, classe 1937): in scena 46 pattinatori professionisti di quindici nazionalità diverse (

Acqua, nel 2030 avrà sete un abitante su due ( da "Unita, L'" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: E la Cina resta ancora lontana dalle abitudini occidentali: in Svezia ogni anno si mangiano 76 kg di carne a testa, negli Usa 125. CONTESTAZIONI Perché basti, è necessario cominciare a pensare che l'acqua è una risorsa finita e che l'uso che se ne fa deve necessariamente essere diverso da com'è stato finora.

A secco, costretta a dividersi una risorsa limitata e sempre meno accessibile. Di qui al 2030 quasi ... ( da "Unita, L'" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: E la Cina resta ancora lontana dalle abitudini occidentali: in Svezia ogni anno si mangiano 76 kg di carne a testa, negli Usa 125. CONTESTAZIONI Perché basti, è necessario cominciare a pensare che l'acqua è una risorsa finita e che l'uso che se ne fa deve necessariamente essere diverso da com'è stato finora.

CINA, BOMBA NEL SICHUAN Una bomba è esplosa ieri in un edificio governativo nella provincia... ( da "Unita, L'" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: CINA, BOMBA NEL SICHUAN Una bomba è esplosa ieri in un edificio governativo nella provincia del Sichuan nella Cina sud-occidentale, una regione in maggioranza da tibetani. L'ordigno, riferisce l'agenzia Xinhua, non ha causato morti né feriti.

Carne gonfiata con acqua Nuovo scandalo in Cina ( da "Unita, L'" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Carne gonfiata con acqua Nuovo scandalo in Cina LILIANA CARDILE Un nuovo scandalo alimentare è pronto a scoppiare in Cina, avverte il settimanale Nanfang Zhoumo, una delle poche pubblicazioni attendibili nel Paese. Questa volta è il governo, attraverso il monito di uno dei suoi funzionari, Feng Ping, a lanciare l'allarme, forse per timore di essere travolto dall'

I CENSORI DEL WEB ( da "Unita, L'" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Cuba, Egitto, Iran, Corea del Nord, Siria, Tunisia, Turkmenistan, Uzbekistan e Vietnam. Dittature efferate, regimi autoritari, democrazie solo nominali. L'Italia non è nell'elenco. Ma la mancata inclusione, il fatto di essere un paese democratico, non ci mette al riparo dal rischio di elaborare una legislazione repressiva:

un lungo sogno, dall'ansaldo agli alambicchi - carlo petrini ( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Dalla Cina mi fece arrivare il Libretto Rosso». Luigi invece torna a studiare e diventa commercialista. Nel corso della sua attività cura la contabilità del distillatore «Cianela» Lasagna, discendente di «Leonzio», e una volta che costui è costretto a chiudere, Luigi rileva la distilleria e chiama il suo vecchio amico Nino: «E´

parabola del capitalismo malato ( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: L´autore, Oscar Marchisio, economista bolognese ed esperto di Cina, inventa una storia postmoderna, che sembra anticipare il destino di questo capitalismo che si nutre di bolle speculative. Con una pletora di personaggi, un linguaggio molto sociologico e una storia intricatissima. (massimiliano panarari)

quel nucleare pulito tra utopie e realismo - (segue dalla copertina) elena dusi ( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dalla Ue al Giappone passando per Cina, India, Corea, Russia e Stati Uniti. «Gli ostacoli per arrivare alla fusione sono di due tipi» spiega Calder. «Durante la reazione la materia diventa calda come all´interno di una stella e assume lo stato di plasma. Noi dobbiamo migliorare le nostre capacità sia di mantenere il plasma stabile che di confinarlo all´interno del reattore,

Londra: subito le risorse per il Fondo monetario ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: India e Cina), che vogliono legarlo a un incremento delle quote del Fondo, a sua volta collegata a una revisione del ribilanciamento del peso dei singoli Paesi, a favore appunto dei grandi emergenti. è però un procedimento più lungo e complesso. Per ora, il G-20 ha indicato che la revisione del potere di voto nell'Fmi sarà anticipata dal 2013 al 2011:

Hitachi, terremoto al vertice ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: alcune fabbriche in Giappone e delocalizzazioni produttive in Cina e Sud-Est asiatico, e soprattutto scorporo sia della divisione sistemi automobilistici sia di quella audiovisiva in vista di una maggiore flessibilità verso eventuali alleanze industriali: è la più incisiva ristrutturazione nella storia della Hitachi, annunciata a poche settimane di distanza dalla comunicazione che l'

Rame, il peggio sembra alle spalle ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Più significativo il Pmi della Cina, risalito a 45,1 dal 42,2 di gennaio e dal minimo di 40,9 di novembre. Gli occhi degli operatori sono puntati principalmente proprio sulla Cina, da cui si aspettano segnali di ripresa. Molta attenzione ha attirato il rapporto annuale sui mercati finanziari internazionali della Banca centrale cinese,

Roma rafforza gli affari con l'Egitto ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: terzo al mondo dopo Stati Uniti e Cina. L'Egitto è il primo Paese d'investimento del Nordafrica per le nostre imprese. «Col piano di azione – dice Scajola – guardiamo oltre la crisi e gettiamo le basi per un ulteriore rafforzamento delle nostre imprese in Egitto, partendo proprio dalle Pmi».

Innovazione e capitali dal Sud del mondo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina o Brasile e Marocco. In tempi di crisi e di collasso dei consumi a Nord dell'Equatore, le difficoltà aguzzano l'ingegno. Come peraltro è sempre accaduto nella storia. è così che le compagnie globali, da General Electric a Nokia a Procter & Gamble, vanno alla ricerca di beni che possono rivendere a consumatori non più disposti a spendere oltre misura per soddisfare i loro bisogni.

Il made in Italy va in Russia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina per reagire alla crisi sta puntando sul consumo interno. Questa può essere per noi una chance importante? Sì, certamente. Proprio per questo penso che nel 2010 una missione in Cina vada fatta. Lo vedo per quanto riguarda la mia azienda: in Cina continuiamo ad avere aspettative di crescita, così come in Medio Oriente,

Da Huawei a Cosco l'altra Cina in Italia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: al pari di quelle dei nostri imprenditori in Cina. «Storie di successo cinesi in Italia», l'evento organizzato da ministero degli Esteri, Ambasciata della Repubblica popolare cinese, Fondazione Italia Cina nonchè Regione Lombardia, Promos e Camera di commercio, ha visto ieri passare in rassegna i vertici di Temax, Huawei, Cosco, Bank of China, Benelli-Qianjiang,

Vietnam, il miracolo resiste ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: le altre sono Cina, India e Indonesia) da cui si attende una crescita positiva nel 2009. Ma a parte questa considerazione di fondo, rimane il fatto che l'export vietnamita in direzione degli Stati Uniti si è rivelato uno dei più resistenti. Tra i 50 principali fornitori del mercato americano, solo cinque hanno fatto registrare incrementi in gennaio:

Il baricentro del mondo ora è a Est ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La data d'ingresso della Cina nell'Organizzazione mondiale per il commercio ». Da allora, e fino all'anno scorso, il Pil di Pechino è cresciuto oltre il 10% all'anno. Un segnale del ritorno ai vecchi, vecchissimi tempi in cui, «prima della Rivoluzione industriale, la fetta più grande del Pil mondiale veniva prodotta a Oriente,

Terapia d'urto per l'industria cinese ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Nel 2008 la Cina, principale produttore siderurgico del mondo, ha consumato 450 milioni di tonnellate metriche di acciaio ma ne ha prodotte circa 200 di più: troppe, anche considerando la parte destinata all'esportazione. L'obiettivo di Pechino è eliminare 100 milioni di tonnellate metriche di capacità entro il 2010.

In calo del 15% i capitali esteri ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: capitali esteri Secondo i dati diffusi ieri dal ministero per il Commercio di Pechino, in febbraio gli investimenti stranieri in Cina sono diminuiti del 15,81% rispetto allo stesso mese del 2008. è da cinque mesi che i flusso degli investimenti è in diminuzione, anche se il ritmo del calo è rallentato rispetto a gennaio, quando è stato registrato un rallentamento record del 32,7%.

La Francia non delocalizza più ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: non si può produrre in Cina », assicura Kassapian. I media francesi parlano ormai di un fenomeno di " relocalisation", accelerato negli ultimi mesi. Decathlon, uno dei big della bicicletta, che aveva spostato quasi la totalità della sua produzione in Cina e nell'Europa dell'Est, ha aperto un nuovo stabilimento a Lille dedicato alle bici ad alto contenuto tecnologico.

Technogym investe 40 milioni ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: per realizzare la nuova sede da 60mila metri quadrati Technogym investe 40 milioni L'effetto Olimpiadi continua a spingere le vendite in Cina (+51%) MILANO Il fondatore di Technogym, Nerio Alessandri, ha appena inaugurato la linea pilota del nuovo stabilimento in costruzione a Cesena ed è in partenza per San Francisco dove parteciperà alla più grande rassegna mondiale del wellness.

Raddoppia in Italia Au nom de la rose ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Russia e persino in Libano e Cina. Nel febbraio scorso è stato inaugurato il primo punto vendita italiano, a Milano, in piazza Wagner. E alla fine del 2008, visto il successo, è arrivato il secondo, sempre nel capoluogo lombardo, in via Mercato. La forza della catena sono i prezzi, tutto sommato accettabili e soprattutto costanti durante tutto l'anno,

Quel filo da non spezzare ( da "Famiglia Cristiana" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il settore del tessile è in crisi dal 2000, da quando la Cina è entrata nel mercato», spiega Stefano Acerbi, presidente di Confartigianato, «adesso c?è arrivato addosso questo tsunami e i laboratori e le piccole imprese manifatturiere stanno pagando il prezzo più alto». Gabriella Vieri insieme con il marito Mario Di Renzo.

Il toro col marchio made in Italy sbarca nella terra del Dragone ( da "Finanza e Mercati" del 18-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 2009 I tori italiani sbarcano in Cina. E con loro, le tecniche di inseminazione artificiale bovine. Perché a guardare le statistiche, il consumo di manzo e di latte nel Paese del dragone è in forte crescita. E il business si preannuncia interessante. A cogliere per primo l'occasione è stato un centro di fecondazione artificiale di Zorlesco,

UN PAESE SENZA NAZIONE ( da "Unita, L'" del 18-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: asse esclusivo tra la Cina e gli Usa oppure l'Europa svolgerà un suo nuovo ruolo? Ed è evidente che la ripresa, quando verrà, non si baserà su un semplice recupero dei consumi privati. La crescita avverrà per fenomeni inediti di ricambio e di innovazione. E qui sta il tallone d'Achille della destra italiana (se diamo battaglia).

Il Messico impone dazi sull'export americano ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina. La questione messicana costituisce il primo importante banco di prova per il neo-presidente Obama sulla questione del libero commercio a poche settimane dal prossimo meeting del G-20 a Londra in aprile. La recessione sta fomentando sentimenti protezionisti negli Stati Uniti, e il Parlamento a maggioranza democratica è già riuscito a inserire controverse regole preferenziali

Sul commercio il G-20 attende segnali da Obama ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Richard Nixon, poteva aprire la porta alla Cina comunista - ha scritto il Wall Street Journal- solo un Presidente democratico può salvare il libero scambio». L'occasioneè a Londra il 2 aprile. Non ce ne sarà un'altra. www.ilsole24ore.com/economia Online «Mercati e mercanti» di Alessandro Merli di Alessandro Merli

Cara Europa, basta incertezze ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: alla quale parteciperanno Paesi di dimensioni continentali come Stati Uniti, Cina, India, Russia e Brasile-difficilmente l'Europa potrà svolgere un ruolo da protagonista se non troverà in sede G-8 un raccordo molto solido con gli Stati Uniti, raccordo che presuppone una posizione fortemente unitaria dei Paesi dell'Unione Europea.

L'editoria vende bene (all'estero) ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Iperborea si dedica agli autori del Nord Europa, ObarraO a Corea e Cina, Pisani alla letteratura cinese, Cavallo di ferro a quella di lingua porteghese e così via. Il numero totale di titoli comprati dalle case editrici italiane nel 2007 è stato 7.730 (nel 2001, primo anno di cui si conoscono le cifre, erano 5.

I primi segnali di ripresa già per la fine dell'anno ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina ». Certo questi Stati «da soli non possono sostenere il mondo ». Tuttavia, anche guardando alla propria esperienza di imprenditrice, Emma Marcegaglia, vede le tracce di una svolta in atto, come il timido risveglio dei prezzi per le materie prime, oppure la Cina «che ha ricominciato a importare acciaio » e che,

Alla Safilo 800 in esubero ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ridimensioni la sua presenza in Friuli per delocalizzare in Cina» dove sta realizzando un nuovo impianto che secondo i dirigenti del gruppo impiegherà qualche centinaio di addetti, mentre i sindacati parlano di 3mila dipendenti. I sindacati intendono proporre alla Safilo, per scongiurare la chiusura dello stabilimento di Precenico e il ridimensionamento di quello di Martignacco,

la crisi e le imprese - carlo castellano ( da "Repubblica, La" del 18-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: anche la Cina ma la caduta della produzione non è certamente paragonabile a quello che sta avvenendo negli Stati Uniti. In Cina stanno soffrendo soprattutto le aziende che lavoravano per l´esportazione, con una pesante caduta dell´occupazione. Ad esempio, si stima che nel Distretto dell´elettronica di Shenzhen (una delle aree della Cina che ha avuto un incredibile sviluppo nell´

borgo, invito a pranzo con delitto - salvo palazzolo ( da "Repubblica, La" del 18-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: una volta avevano rubato la moto a Massimiliano Cinà ed erano riusciti ad estorcergli del denaro. Avevano fatto la stessa cosa un´altra volta». L´ex corriere della droga dice di conoscere la verità su quel delitto, perché era molto amica della convivente di Gaetano Cinà. Racconta la pentita: «I quattro si misero a discutere nella piazza del Borgo, vicino a un venditore di cozze,


Articoli

america e cina un vertice a due per salvare il mondo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 1 - Prima Pagina FEDERICO RAMPINI VITTORIO ZUCCONI La copertina America e Cina un vertice a due per salvare il mondo SEGUE A PAGINA 30

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l'etica dei prefetti e le regole di bretton woods - (segue dalla prima pagina) (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 27 - Commenti L´ETICA DEI PREFETTI E LE REGOLE DI BRETTON WOODS (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) La più rilevante è il contrasto che oppone il ministro del Tesoro al governatore della Banca d´Italia. Il nostro è il solo paese in cui una così preoccupante contrapposizione si stia verificando. In una fase di tempesta per l´economia e la finanza, assistere ad un conflitto così inusuale tra le due maggiori autorità monetarie nazionali non è affatto rassicurante. Le banche e le imprese sono infatti in allarme e così pure le istituzioni di garanzia, a cominciare dal Capo dello Stato. L´attacco parte dal ministro del Tesoro che ha tra i suoi obiettivi primari quello di erodere poteri e competenze alla Banca centrale all´insegna dello slogan del primato della politica. La crisi crea emergenze; queste richiedono interventi rapidi ed eccezionali. Quale migliore occasione per smantellare un´istituzione di garanzia, una magistratura economica che non trae il suo fondamento dal voto popolare e proprio per questo opera al di sopra delle parti e delle "lobbies" avendo di mira gli interessi generali del paese? Il ministro del Tesoro si è costruito al tempo stesso un´ideologia e una forza politica. Il primato della politica è l´ideologia, lo smantellamento delle istituzioni di garanzia è l´obiettivo, la forza politica proviene dalle condizioni di emergenza, in parte reali ed in parte create artificialmente affinché gli obiettivi desiderati si realizzino rapidamente. Questi obiettivi sono stati fin qui condivisi dal premier e da una maggioranza parlamentare ossequiente ad ogni richiesta e ad ogni spoliazione. Sembra ora che il premier cominci a nutrire qualche dubbio sui segreti pensieri e le coperte finalità del suo ministro del Tesoro, ma ormai la traccia è segnata ed è assai difficile cambiare percorso. Resistono nei modi più acconci a ciascuno di loro il presidente della Repubblica, il presidente della Camera, alcune banche e alcune imprese, l´opposizione politica con ritrovata incisività, alcune Regioni, le organizzazioni sindacali sia pure in ordine sparso. Resiste con sobria fermezza la Banca d´Italia. L´opinione pubblica assiste, per ora distratta e passiva, ad uno scontro che dovrebbe invece coinvolgerla in prima fila poiché è degli interessi di tutti i cittadini che si discute ed è di essi che ci si appropria usandoli pretestuosamente a vantaggio delle proprie tesi e contro le tesi degli avversari. Ma esiste ancora un´opinione pubblica? Oppure è già stata triturata e ridotta a poltiglia, folla occasionale animata da notizie che le televisioni registrano ed eccitano sostituendole poi con altre emozioni con la stessa facilità con la quale si cambia una veste e una maschera? * * * L´ultima trovata di questo disdicevole spettacolo consiste nel controllo politico del credito affidato ai prefetti dal ministro del Tesoro. Saranno aperti appositi «osservatori del credito» presso venti prefetture corrispondenti alle province più importanti del paese. Dovranno ottenere dalle banche tutte le informazioni, aggregate e disaggregate, che decideranno di chiedere. Potranno anche ricevere sollecitazioni e denunce da parte di aziende e persone interessate a erogazioni creditizie. Confronteranno questi dati con quelli degli anni precedenti e segnaleranno al Tesoro situazioni di disagio, di difetto, di cattivo funzionamento del credito in un settore, in un luogo, in un istituto. La Banca d´Italia ha reagito ponendo alcuni punti fermi. Anzitutto ha ricordato che l´erogazione del credito per settori geografici e per comparti produttivi viene seguito e pubblicamente diffuso dal Bollettino mensile della Banca stessa e anche tramite Internet. I prefetti come qualunque cittadino possono quindi prenderne visione. Altrimenti possono ricorrere alle filiali regionali della Banca d´Italia che per compito di istituto elaborano e raccolgono quelle medesime informazioni. Non possono invece, i prefetti, rivolgersi direttamente agli istituti di credito e tanto meno accedere a singole operazioni tutelate dal segreto d´ufficio e note soltanto alla Centrale dei rischi della Banca d´Italia. Ogni passo ulteriore comporterebbe una violazione del segreto bancario e incorrerebbe in una palese incostituzionalità. Intanto però il nostro ministro del Tesoro persevera ed ha introdotto la norma sugli "osservatori" prefettizi nel decreto sulle emergenze economiche. La questione è grave in punto di fatto e in punto di diritto. Rappresenta infatti un´interferenza macroscopica nel delicatissimo terreno della vigilanza bancaria. In centocinquant´anni di storia dello Stato italiano la politicizzazione del credito è stata più volte tentata ma non è mai avvenuta, neppure durante il Ventennio fascista quando l´emergenza della crisi portò al fallimento dell´intero sistema bancario e industriale, alla nascita dell´Iri e alla proprietà pubblica delle grandi banche. Neppure allora la vigilanza sul credito fu affidata ai prefetti o ad altri organi che non fossero la Banca d´Italia. In tempi diversi dagli attuali un tentativo di tale anomalia sarebbe stato sepolto da una reazione generale dell´opinione pubblica, dei giornali e di tutte le istituzioni di garanzia. Questo ci dà la misura dei mutamenti antropologici avvenuti, ma accresce il nostro dovere di protesta, di critica e di denuncia contro una strategia che mira a governare a colpi di decreti e a smantellare qualunque dissenso in nome di una semplificazione di natura dittatoria che è ormai impossibile ignorare e sottovalutare. * * * Il G20 aprirà la discussione sugli assetti futuri dell´economia e della finanza mondiale e sulle regole necessarie al loro funzionamento. Di fatto con questa riunione vengono derubricati ad organi di consultazione regionale i vari G7 e G8. Del nuovo Gruppo fanno parte la Cina, l´India, il Brasile, il Sudafrica ed altre potenze emergenti. Analogo allargamento è stato effettuato dal "Financial Stability Forum" presieduto da Mario Draghi. Il Fondo monetario internazionale si appresta a sua volta ad accrescere le quote di partecipazione dei paesi emergenti e a far entrare tra i soci quei paesi che finora ne sono stati esclusi. Si tratta insomma d´un adeguamento indispensabile alla nuova realtà economica mondiale. Diminuirà il peso degli Usa in questi organismi, diminuirà anche il peso dell´Europa. Insomma dell´Occidente nel suo complesso, di fronte all´emergere di paesi che stanno uscendo da un lungo sonno e da una lunga indigenza e rappresentano complessivamente quasi la metà della popolazione mondiale. Segnalo un´incongruenza molto significativa. In nessuno di questi consessi internazionali l´Unione europea ha una rappresentanza propria, come del resto non ce l´ha neppure nel Consiglio di sicurezza dell´Onu. Soltanto la Banca centrale europea è ammessa alle riunioni del Fondo monetario ma soltanto con il ruolo di osservatrice. Quando Ciampi, allora ministro del Tesoro, volle che il rappresentante della Bce prendesse la parola sulle comunicazioni del presidente del Fondo, non mancarono le proteste da parte di alcuni paesi dell´Unione europea. Questa situazione è aberrante. Cinquecento milioni di europei, un´area che è ancora tra le più ricche del mondo, i cui flussi sono i più elevati nel commercio internazionale e la cui moneta unica è la seconda dopo il dollaro nel sistema dei pagamenti mondiali, un´area che ormai coincide con uno dei cinque continenti del pianeta, non ha alcuna rappresentanza nelle massime istituzioni economiche. Questa assenza non può più essere protratta oltre e sarà inutile discutere di una nuova Bretton Woods senza che una lacuna così macroscopica non sia preliminarmente colmata. * * * Quello che per ora è trapelato dai vari "think tank" radunati per l´occasione a Washington, a Londra, a Parigi, a Francoforte ed anche negli uffici del Tesoro a Roma in via XX Settembre, riguardano questioni interessanti ma marginali, come la messa fuori legge dei "paradisi fiscali", un censimento accurato dei titoli tossici e dei "derivati" in genere, il riassorbimento di tali titoli che attualmente costituiscono una massa di dimensioni fuori dall´ordinario. Oppure la declinazione in tutte le lingue di principi etici che dovrebbero essere posti a fondamento dell´agire economico. Come dire che bisogna creare un uomo nuovo capace di guidare le nuove istituzioni e farne rispettare le regole. Chi ha fede pensa che il Creatore stia in qualche parte del cosmo e che senza il suo intervento è inutile pretendere di creare in sua supplenza. Chi non ha fede si affida all´evoluzione della natura. Affidare un mutamento antropologico di queste dimensioni all´etica dei ministri del Tesoro e dei banchieri centrali è una barzelletta che non fa nemmeno ridere. Si sente anche parlare di un nuovo assetto monetario e si tira in ballo il "Bancor", moneta di riferimento al centro di una sorta di clearing multilaterale, immaginata da Keynes negli anni Trenta del secolo scorso, che oggi ad ottant´anni di distanza e nelle condizioni attuali non sarebbe neppure pensabile. Ma è esatto dire che il centro del problema passa per la moneta internazionale, le due funzioni distinte che essa può svolgere, quella di moneta di pagamento e quella di riserva del valore. Infine il sistema dei rapporti di cambio tra le varie monete circolanti nelle diverse aree del pianeta. Il tema d´una nuova Bretton Woods è quello dell´ordine monetario. Chi evade quell´argomento non ha alcuna idea seria da proporre, come lo shakespeariano Mercuzio che "parlava di nulla". Il secondo tema strettamente connesso a quello di un nuovo ordine monetario riguarda la distribuzione del reddito tra paesi ricchi e paesi poveri e, all´interno di ciascuno di essi tra ceti abbienti e ceti miserabili. è evidente che il problema della distribuzione riguarda, condiziona ed è a sua volta condizionato dall´ordine monetario e dal sistema dei cambi tra le diverse monete. Ho letto in questi giorni un bel libro di Tommaso Padoa-Schioppa che sta per uscire nelle librerie e che affronta queste questioni. Vi si possono trovare spunti importanti e profondi che possono giovare alla comprensione ed anche all´azione politica. Il dilemma per risolvere l´assetto delle monete e dei rapporti di cambio è anche se affidare la guida del sistema che nascerà ad un organo politico o ad istituzioni monetarie. Un democratico non avrebbe dubbi: ci vuole un governo politico mondiale. Un realista sa però che l´idea di un impero mondiale è futuribile all´infinito. Ne deriva che solo istituzioni monetarie molto forti possono per ora assumersi il compito basando le loro decisioni su automatismi che costringano gli interessi particolari dentro un quadro di equilibri e di competitività. C´è molto da studiare e da lavorare. Queste cose non si fanno per decreto legge.

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il mao senza risorse teme i rigori dell'estate - fabiola palmeri (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XV - Torino Il caso Il Mao senza risorse teme i rigori dell´estate FABIOLA PALMERI Al Mao, Museo d´Arte Orientale non è piaciuta granché la battuta del presidente della Compagnia di San Paolo, Angelo Benessia che a proposito dei contributi per future mostre o per acquisire nuovi pezzi: «Non ci saranno più fondi, fino a quando avrete imparato a memoria i nomi di tutte le opere esposte». Il direttore del Mao, Franco Ricca non fa commenti di sorta e glissa sull´accaduto. In effetti il bilancio del nuovo Museo torinese dedicato all´arte antica di India, Cina, Giappone e molto altro Oriente, è per positivo e permette una reazione ragionata. Da inizio dicembre ad oggi sono stati più di 65.000 i visitatori delle sue sale, un successo oltre l´immaginabile. Dal Museo non nascondono di augurarsi che entro l´anno si possa arrivare a toccare le 100.000 presenze. Certamente le sovvenzioni per poter organizzare ed ospitare delle mostre sarebbero più che utili per non far calare, con l´estate, l´affluenza e la curiosità del pubblico. Tuttavia in una realtà economica così drammatica, non resta che imparare i molti nomi del Budda e dei Bodhissavta, ammirare le sculture del periodo Han cinese o soffermarsi sui nomi delle statue di legno dorato giapponesi. In fondo non sarebbe male smettere di confondere tutto ciò che da Oriente arriva e riconoscerne le differenze storiche ed estetiche.

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fincantieri, il futuro adesso spaventa scontro tra i sindacati sulla cassa integrazione - ava zunino (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XV - Genova La critica I soldi Dopo l´annuncio della Uilm sull´inizio dei provvedimenti, la Fiom accusa: "Clima di paura che comodo all´azienda" Fincantieri, il futuro adesso spaventa scontro tra i sindacati sulla cassa integrazione Manager pubblici: questa non è la loro azienda e male che vada andrebbero a lavorare altrove Per i lavoratori interessati l´entrata potrebbe essere solo di 650 euro al mese Ancora due commesse per lo stabilimento, poi potrebbe esserci il vuoto A fine aprile la scure potrebbe abbattersi su Sestri ponente AVA ZUNINO «Tutti sapevamo che esiste il rischio della cassa integrazione per i dipendenti della Fincantieri, che in Liguria sono 900 a Sestri Ponente, 500 nella sede direzionale cittadina e altri mille a Riva Trigoso. La cosa incredibile è l´operazione condotta dalla Uilm, che ha annunciato numeri e tempi della cassa integrazione, un´operazione fatta per l´azienda così da creare paura nei cantieri e indurre alla firma del contratto integrativo a qualunque condizione». E´ duro Bruno Manganaro, della segreteria della Fiom di Genova, quando affronta il caso esploso venerdì sera: il segretario nazionale della Uilm, Giovanni Contento, ha annunciato che da fine aprile comincerà la cassa integrazione a scaglioni per i dipendenti Fincantieri di Castellammare di Stabia, Sestri Ponente, Ancona e Palermo. Si partirà con 300 lavoratori per poi passare gradualmente a mille. Per la Liguria è davvero Sestri Ponente il cantiere che in teoria rischia di entrare per primo nel giro della cassa integrazione, dal momento che tra un mese e mezzo consegnerà la nave cui sta lavorando per conto di Costa crociere e a quel punto ne rimarrà in costruzione solo una che dovrebbe essere pronta dopo l´estate. Ma prima di tutto, avverte Manganaro della Fiom, ci sarà il confronto con la Fincantieri nel tavolo per il contratto integrativo che è già aperto da tempo e che il 24 e 25 marzo prossimi si riunirà ancora. La guerra tra i sindacati e tra Fiom e azienda è aperta. «Si fa presto a dire che comunque la cassa integrazione è una fortuna - dice Manganaro - ma la realtà è che questi lavoratori andrebbero a casa con 650 euro al mese: non è pensabile. E se privati come Riva o la Fiat danno l´integrazione, non si capisce per quale motivo un´azienda di Stato come la Fincantieri che in passato ha fatto molti utili, non debba concederla». L´accusa della Fiom è sui manager di Fincantieri: «Manager pubblici: questa non è la loro azienda e male che vada loro andrebbero a lavorare altrove perciò non hanno a cuore più di tanto la sorte dell´azienda». Manganaro spiega che la crisi è evidente, ma che nei tavoli di trattativa sul contratto integrativo Fincantieri non ha mai detto una parola di numeri e tempi di cassa integrazione che invece «deve aver concordato con la Uilm che poi li ha resi pubblici. Nel documento che Fincantieri ha consegnato a tutti, sostiene che aumenterà gli appalti per abbassare i costi e vogliono farlo anche per i disegni. Il "ricatto" è: se non cedete arriverà la cassa integrazione. Noi pensiamo invece che si debba andare dal governo a chiedere di ricapitalizzare una grande azienda come Fincantieri, seguendo la strada già inaugurata da Cina e Corea e che ora ha annunciato anche Putin».

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"pronti a tutto per rilanciare la crescita" - elena polidori (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 4 - Economia "Pronti a tutto per rilanciare la crescita" Il G20 prepara le nuove regole: più liquidità e trasparenza, così tornerà la fiducia Il vertice Tremonti: il nodo è l´export. Più fondi all´Fmi. Nessun testo condiviso sui Paradisi fiscali ELENA POLIDORI DAL NOSTRO INVIATO HORSHAM - Pronti a tutto per la crescita. «Mai prima d´ora il mondo s´era mosso così rapidamente per affrontare una crisi economica», assicura dai microfoni del G20 il ministro Usa, Tim Geithner. E lo stesso concetto risuona nel comunicato finale del vertice: «Siamo decisi a fare tutto ciò che sarà necessario» perché l´economia torni a svilupparsi. Ma occorre in primo luogo restaurare il bene prezioso della fiducia, distrutto dal ciclone dei subprime, dal collasso delle Borse, dal contagio della crisi sull´economia reale, dalla paura per il lavoro che sfugge. Per questo, è «necessaria ma non sufficiente» un´azione in tre mosse. «Tre passi da fare comunque», come spiega Mario Draghi, presidente del Financial Stability Forum, cui tocca materialmente questo compito. E dunque, nell´ordine: bisogna ricostruire il sistema bancario, reso traballante dalla crisi, proteggendo i depositanti e ricapitalizzandolo se necessario. Occorre dare valori certi, uniformi e coerenti con regole comuni ai cosiddetti titoli tossici. Bisogna adottare politiche di bilancio capaci di bloccare la crescita della disoccupazione e quindi un ulteriore calo della domanda. «Non c´è garanzia di successo», avverte il governatore italiano, convinto che il prossimo vertice a 20, già convocato a Londra per il 2 aprile, «non chiude il percorso». «Ma è partito il motore di ricerca per trovare standard e regole comuni», aggiunge il ministro dell´economia, Giulio Tremonti. Nella sua analisi «il problema dei problemi è l´export che si è piantato ovunque». E in tema di crescita, Tremonti pensa che il piano edilizio del governo «darà un contributo». Superate le divergenze della vigilia, specie quelle tra Europa e Usa, i 20 paesi più importanti del mondo, si impegnano ora anche a combattere «ogni forma di protezionismo», ad aiutare i paesi emergenti e in via di sviluppo, pure coinvolti dalla crisi; vogliono che il Fondo monetario valuti «le misure adottate finora e quelle ancora necessarie». Brasile, Russia, India e Cina, i cosiddetti paesi Bric, in una loro nota, chiedono di rifinanziare le risorse del Fmi. L´accordo alla fine si trova: l´aumento dei fondi potrebbe avvenire con supporti bilaterali e con la revisione delle quote. Il quantum verrà deciso dai capi di Stato e di governo, il 2 aprile, precisa Alistair Darling, Cancelliere dello Scacchiere e padrone di casa. Sulla questione specifica dei titoli tossici, c´è un allegato al comunicato. Serve «una piena e trasparente» comunicazione su quanti ce ne sono nascosti nei bilanci delle banche, si legge. Regole anche per agenzie di rating e hedge funds, ma nessun testo condiviso sui paradisi fiscali: «Non c´è posto per loro nel mondo», ha detto il premier Gordon Brown, dopo un incontro bilaterale con la tedesca Merkel.

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l'est spinge l'europa nell'occhio del ciclone (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 24 - Economia L´EST SPINGE L´EUROPA NELL´OCCHIO DEL CICLONE L´Europa alla fine si rivelerà come il buco nero della perfetta tempesta che ha investito il mondo? Sembrerebbe proprio di sì, contrariamente a quanto dicono i governanti. Secondo chi ha in mano le redini dei vari governi europei noi saremmo abbastanza al sicuro perché ci troviamo ai margini del terremoto che ha sconvolto la finanza e l´economia del mondo intero. Ma sembra proprio che ci si stia avviando in un´altra direzione. A sei mesi di distanza (cioè da metà settembre del 2008, fallimento della Lehman) dall´inizio della fase più acuta della crisi, si può cominciare a fare un bilancio, anche se del tutto provvisorio. Se si parte da Est, si vede che la Cina probabilmente riuscirà anche nel 2009 ad avere una crescita dell´8 per cento (al posto dell´abituale 12 per cento). L´obiettivo non è facile da raggiungere, ma i dirigenti cinesi ne hanno fatto un obiettivo assolutamente non rinunciabile e stanno immettendo nel loro sistema stimoli molto forti, riservandosi di andare ancora oltre se necessario. E quindi è possibile che alla fine riescano nel loro intento. La determinazione cinese, peraltro, aiuta molto un po´ tutta l´area asiatica e reggere, in qualche modo, l´urto della crisi. Se dalla Cina ci si sposta in America, si vede che la situazione è ancora molto pesante: ormai le richieste di sussidi settimanali di disoccupazione sono regolarmente oltre le 600 mila unità. E il tasso complessivo di disoccupazione sta andando verso il 9 per cento. Il primo trimestre negli Stati Uniti sarà, a detta di tutti gli osservatori, molto duro. Ma tanto il governo Obama quanto la Federal Reserve stanno immettendo in quell´economia tanto di quel denaro e tanti stimoli che alla fine i risultati verranno. Nessuno, comunque, potrà evitare all´America di conoscere nel 2009 un arretramento almeno del 2,7 per cento (previsioni di Consensus) e una disoccupazione vicina o sopra il 10 per cento. Ma poi la sorte dovrebbe girare, e i conti dovrebbero tornare positivi in misura significativa (con una crescita vicino al 2 per cento, nel 2010). L´Europa, da molti descritta come un´isola felice, battuta non dalla tempesta, ma da placide onde e da un rassicurante vento di bonaccia, nel 2009 rischia una mezza catastrofe con un Pil che crolla del 3,6 per cento (previsione di Goldman Sachs) e con la sua principale economia (quella tedesca) che potrebbe precipitare già anche del 5,2 per cento (determinando una specie di strage imprenditoriale nel nostro Nord Est, legatissimo all´economia tedesca). L´Italia, comunque, dovrebbe andare giù del 3,2 per cento (ma c´è chi dice che si arriverà, purtroppo, al 3,6 per cento). La disoccupazione nell´area euro arriverà al 10 per cento. E questo non è ancora tutto. I pessimi risultati appena visti sono dovuti, sostanzialmente, al crollo delle economie dell´Est Europa. Economie abbondantemente finanziate negli anni scorsi dai paesi europei. Ed è proprio qui che si annida la coda del diavolo. Infatti, se il resto del mondo sembra aver messo la crisi sotto controllo (pagando i pesanti prezzi che bisogna pagare), nell´Est Europa tutto è ancora avvolto nella nebbia, tutto può ancora succedere, anche il peggio. Persino il default di qualche paese sovrano. E, se sarà qualcosa di grave, alla fine si ribalterà proprio sull´Europa, contribuendo ancora di più a spedirla a terra. E infatti, se oggi nel mondo esiste un´area a rischio, questa è proprio l´Europa. Non per errori propri (che sono stati abbastanza limitati), ma perché il Vecchio Continente rifiuta di vedere con chiarezza i rischi che vengono da Est ed è troppo timido nell´affrontarli. E domani quelli che sembravano i territori della speranza, gli ex-paesi satelliti dell´Urss, rischiano di esplodere in una nuvola di fumo e di fiamme, bruciando miliardi e possibilità di crescita. Insomma, non siamo ai margini della perfetta tempesta. Siamo proprio dove sta arrivando, forse, l´onda più forte.

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america e cina il mondo deve ripartire da due - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 30 - Esteri America e Cina il mondo deve ripartire da due G2 la copertina Il capo e il vicecapo della Banca mondiale lo hanno affermato nero su bianco: "Solo Washington e Pechino possono indicare la via d´uscita da questa crisi" Giornali finanziari, autorevoli riviste, prestigiosi intellettuali concordano E mentre gli esperti di economia e di finanza dei due Paesi cercano di imparare gli uni dagli altri, uno studioso cinese ammonisce: "Dobbiamo impedire che il declino degli Usa avvenga troppo presto" FEDERICO RAMPINI (segue dalla copertina) Arcaico e inadeguato il G8: non rappresenta le potenze emergenti. Pletorico e inconcludente il G20: lo si vede dai litigiosi preparativi del prossimo summit di Londra. I vertici dell´Unione europea? Inflazionati e impotenti. Mentre urge una risposta globale alla recessione, spunta l´idea di una semplificazione radicale, un direttorio che esprima i veri rapporti di forze del Ventunesimo secolo. «La ripresa dipende dal G2: America e Cina». è la proposta lanciata in un editoriale del Washington Post. Lo firmano l´americano Robert Zoellick e il cinese Yifu Lin, numero uno e numero due della Banca mondiale. Cioè i massimi dirigenti dell´istituzione che fu creata a Bretton Woods nel 1944 da Franklin Roosevelt, sulle macerie della Grande Depressione e della Seconda guerra mondiale, per costruire con gli alleati europei il nuovo ordine mondiale. Oggi si riparte da due, Zoellick e Yifu Lin non hanno dubbi: «Sono stati i due Paesi all´origine dei maggiori squilibri mondiali: troppi consumi e importazioni in America, troppo risparmio e troppo export in Cina. Sono le due nazioni che hanno varato le più grosse manovre antirecessione. Loro possono indicare la via d´uscita da questa crisi. A loro tocca il compito di disegnare l´economia globale del futuro». I dirigenti della Banca mondiale rendono esplicito l´umore dei governi che li hanno nominati. Barack Obama trasuda irritazione verso i governi europei che lesinano mezzi per combattere la depressione. Questa settimana parlando alla Business Roundtable il presidente americano ha citato un solo governo, oltre al suo, che investe per rilanciare la crescita: la Cina. Solo Pechino ha varato una manovra di spesa pubblica di dimensioni paragonabili a quella americana: quasi 500 miliardi di euro. In quanto ai cinesi, loro all´Unione europea non hanno mai veramente creduto. James Cox e FranÇois Godement dello European Council of Foreign Affairs paragonano i rapporti sino-europei a una strana partita a scacchi. Da una parte c´è un giocatore solo, Pechino. Dall´altro lato della scacchiera c´è una squadra caotica che litiga prima di decidere una mossa. Fin dai tempi di Deng Xiaoping i leader comunisti della Repubblica popolare hanno in mente una sola superpotenza con cui misurarsi. Ai loro occhi il G2 è già una realtà. Hillary Clinton al suo viaggio inaugurale da segretario di Stato a Pechino è stata molto discreta sui diritti umani e il Tibet; al presidente Hu Jintao ha portato un solo invito pressante: «Continuate a comprare i nostri buoni del Tesoro». L´allarme di Wen sul debito americano è un modo per far pesare questo aiuto finanziario chiedendo in cambio una rinuncia al protezionismo. Il G2 traspare nel rapporto del Financial Times sui «50 leader decisivi per uscire dalla crisi». Elencati in ordine gerarchico d´importanza, il numero uno è Obama, subito dopo viene il premier cinese Wen Jiabao. In quell´elenco compaiono altri cinesi sconosciuti in Europa ma ben noti a Washington: il vicepremier Wang Qishan, plenipotenziario sulla finanza internazionale, il governatore della banca centrale Zhou Xiaochuan, il presidente del fondo sovrano di Pechino Lou Jiwe. Cruciale è il dibattito che si svolge sulle colonne di Foreign Affairs. L´autorevole rivista americana di politica estera da oltre mezzo secolo ospita le riflessioni strategiche dei think tank consultati dalla Casa Bianca e dal Dipartimento di Stato. Spesso i saggi di Foreign Affairs hanno preannunciato le svolte strategiche di Washington. Nel numero monografico The Great Crash, 2008 il verdetto è affidato a Roger Altman, che fu sottosegretario al Tesoro di Bill Clinton. L´effetto della crisi secondo Altman è di «accelerare lo spostamento del centro di gravità mondiale»; la Cina si troverà «in una posizione di maggiore forza relativa a livello globale, perché è la nazione più dotata di risorse finanziarie». Con un tasso di risparmio cinese che sfiora il 40 per cento del Prodotto interno lordo, 2.000 miliardi di dollari di riserve valutarie, un colossale attivo commerciale col resto del mondo, conti pubblici ancora in equilibrio, per il tecnocrate vicino a Obama non ci sono dubbi: «Pechino sarà in grado di assistere altri Paesi in difficoltà finanziarie mentre noi non possiamo farlo». Altman immagina che scoppi una terza ondata della crisi: la bancarotta sovrana di nazioni che l´America considera importanti per ragioni geopolitiche, come accadde con il collasso del Messico nel 1994. Oggi Washington non avrebbe più i mezzi per salvare nessuno, l´America dovrà chiedere aiuto ai cinesi, gli unici che hanno risorse per rifinanziare il Fondo monetario internazionale. Pechino può diventare l´unico pompiere se c´è bisogno di spegnere nuovi incendi sui mercati globali. La sua conclusione: «Il rapporto America-Cina diventa la nostra più importante relazione bilaterale». è d´accordo lo storico Harold James, studioso della Grande Depressione: «L´azione concertata a livello internazionale è necessaria, ma chi deve prenderne la guida? Come la Gran Bretagna negli anni Trenta, oggi gli Stati Uniti non hanno né la volontà né la forza di agire da stabilizzatore. La Cina, in quanto tesoriera di gran parte del risparmio mondiale, è in una posizione economica più simile all´America degli anni di Roosevelt». Non sfugge all´establishment americano che il G2 è un direttorio rischioso. Rispetto all´asse euroatlantico che guidò la strategia americana per mezzo secolo, con Pechino non c´è sintonia di sistema politico e di valori. All´opzione G2 gli Stati Uniti arrivano in stato di necessità. «Il nostro indebitamento», osserva Paul Kennedy, «rende l´impero americano simile a quello di Filippo II di Spagna o Luigi XIV, sovrani che furono fortemente dipendenti dai finanziatori stranieri». Nelle braccia della Cina gli americani finiscono per trovare un punto d´appoggio, dopo che il crollo delle Borse e del mercato immobiliare ha distrutto oltre 15.000 miliardi di dollari della ricchezza delle famiglie. C´è anche un´attrazione più sottile che la Repubblica popolare comincia a esercitare. è quella espressa in una copertina di Newsweek col titolo Why China Works, «Perché la Cina funziona». Mentre la fiducia nel mercato è ai minimi storici, e Obama riscopre ogni sorta d´intervento pubblico - dalle grandi opere alle nazionalizzazioni bancarie - gli americani provano una curiosità nuova verso il più grosso modello di capitalismo di Stato. «La Cina», è la risposta di Newsweek, «sembra attrezzata per navigare attraverso la più grave recessione degli ultimi settant´anni». L´ironia della sorte non sfugge ai cinesi, che dal 1979 inseguono il modello americano. «I nostri maestri sembrano avere qualche problema», dice il vicepremier Wang Qishan, che coltiva l´understatement confuciano. Gli eredi di Mao Zedong evitano le recriminazioni o i toni di rivincita. è significativo: negli ultimi dieci giorni a Pechino si è riunito il Congresso nazionale del popolo in sessione legislativa; in quel profluvio di discorsi ufficiali non è mai affiorato l´antiamericanismo né l´accusa a Washington di aver precipitato l´economia globale in un baratro. I dirigenti della Repubblica popolare sanno che la prospettiva di un superdirettorio a due per governare la prossima fase della globalizzazione ha un prezzo. La Cina dovrà assumersi responsabilità maggiori, e oneri finanziari proporzionali. Wang Yiwei, esperto di relazioni internazionali all´università Fudan, riassume l´ambivalenza con cui i suoi leader si preparano all´era del G2: «Il nostro problema, nell´immediato, è come impedire che il declino dell´America avvenga troppo presto».

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scatole vuote chiamate "vertici" - vittorio zucconi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 31 - Esteri Scatole vuote chiamate "vertici" "Perché mai gli stessi che hanno creato il problema saprebbero risolverlo?" si chiedeva de Gaulle VITTORIO ZUCCONI (segue dalla copertina) Domanda di riserva per un milione di euro: che cosa fu deciso a Toyako? Se avete risposto «niente di importante» avete vinto un milione, purtroppo immaginario come i risultati di questi vertici che neppure chi vi partecipa ricorda appena si chiudono, nell´orgia di appuntamenti a due, a quattro, a otto, a ventidue, a ventisei, che ormai sembrano organizzati più per tronfie apparizioni nei tg e comunicati scritti sulla sabbia, come le promesse d´amore estive, che per la sostanza. L´epidemia di "verticite acuta" è sempre il sintomo dello stato di salute generale dell´economia o dei rapporti fra nazioni. L´addensarsi di crisi profonde scatena accessi febbrili di incontri fra capi di governo, allarga tavoli di conferenze che ormai assumono le dimensioni di campi da tennis e hanno l´indiscutibile vantaggio di produrre lavoro per interpreti chiamati a ricucire la babele delle lingue. Non c´è segnale più infallibile della gravità del paziente, sia esso l´Europa, il Medio Oriente, le Americhe, l´Asia, l´Africa, le banche, i commerci, che l´aumento frenetico di summit fra governanti, raccolti come medici a consulto attorno al letto per curare una malattia che loro stessi, per imprevidenza o per incompetenza, hanno creato o aggravato. Come diceva un grande scettico con una punta di arroganza gallica, Charles de Gaulle: «Perché mai gli stessi che hanno creato il problema dovrebbero poi essere quelli che lo sanno risolvere?». La risposta che i summit-dipendenti offrono è in una parola magica: concertazione. è nella fede che il contatto personale possa magicamente sciogliere nodi strutturali. C´è, o ci dovrebbe essere, qualche cosa di magico nella prossimità fisica di cancellieri e presidenti che ostentano improvvise amicizie, sempre dimenticando il monito di lord Palmerston: «Le nazioni non hanno amici, ma interessi». Il tenero mito del primo nome, caro George, caro Vladimir, caro Silvio, cara Angela, del «guardarsi negli occhi», secondo la famosa frase di Bush che equivocò credendo di vedere negli occhi di Putin la sua «anima», resiste nel suo anacronismo anche a un´epoca nella quale la comunicazione fra cancellerie è istantanea e i messi infangati a cavallo si sono annullati nella possibilità di teleconferenze o semplici telefonate. Le mani allungate fra Rabin e Arafat nel 1993, nel loro vertice nel giardino della Casa Bianca, sembrarono sciogliere il ghiacciaio rovente del conflitto arabo-israeliano. S´è visto. La «politica spettacolo» è divenuta la «diplomazia spettacolo», per creare nel pubblico globale l´impressione di un concorde, fruttuoso, onesto slancio corale verso le soluzioni che i singoli governi, implicitamente, ammettono di non poter affrontare o risolvere da soli. Il fatto che il più solenne e puntuale di questi vertici, il G7 allargato alla Russia, che quest´anno si terrà a spese italiane sull´isola sarda della Maddalena e sarà dimenticato il giorno dopo la fine, sia arrivato alla trentacinquesima edizione, e più invecchia meno conta, non scoraggia i partecipanti. Al massimo li fa sentire in qualche lieve imbarazzo per la scarsa rappresentatività di quei sette più uno che includono l´Italia, ma escludono nazioni fondamentali come Cina, India e Brasile, o paesi certamente non inferiori a Canada o Italia, come la Spagna. Ma il culto del «concerto delle nazioni» domina il pensiero e le ambizioni dei governanti dacché il modello del "protovertice" fu scolpito a Vienna, nel 1815, quando il cancelliere della potenza scampata alla minaccia napoleonica, Klemens principe di Metternich, raccolse quindici fra nazioni e staterelli europei, Chiesa inclusa, per disegnare la nuova carta dell´Europa che avrebbe retto fino al 1914. Direttamente o indirettamente, a volte attraverso personaggi influenti come Henry Kissinger che di Metternich era un devoto studioso e dei summit nell´età nixoniana era un fan, il sogno del vertice totale che producesse un nuovo or dine mondiale è sopravvissuto per due secoli. La "verticite" a volte diviene la malattia, più che la terapia, con risultati disastrosi, come lo sciagurato incontro di Versailles dopo la Grande guerra che creò le condizioni di un nuovo conflitto. Occasionalmente, genera ottimi risultati, come il primo G7 voluto da Giscard d´Estaing nel castello di Rambouillet nel 1975, allargato a Italia e Canada grazie alla pressioni del presidente Gerald Ford, e che permise di contenere la catastrofe dei prezzi del petrolio. Fu indispensabile alla fine della Seconda guerra, fra le quattro nazioni vincitrici, ma lasciò l´eredità ferrigna di Yalta, pagata in mezzo secolo di oppressione all´est europeo. Sembrò la sola speranza di esorcizzare lo spettro dell´olocausto nucleare fra russi e americani, quando costrinse finalmente i capi delle due nazioni a guardarsi in faccia al di sopra delle cortine fumogene propagandistiche. Ma ottenne l´effetto opposto quando nel 1961 l´inesperto Kennedy creò in Kruscev l´impressione di un «peso leggero» e lo convinse all´azzardo dei missili a Cuba. E portò il mondo nel 1962 vicino all´annientamento da summit andato male. Il contrario di quanto sarebbe accaduto venticinque anni dopo, quando Ronald Reagan avrebbe finalmente incontrato il Maligno in capo, Mikhail Gorbacev, a Ginevra, appartandosi con lui in una capannina e scoprendo che il demonio era assai meno sulfureo di come lo avevano raccontato. Al punto di creare, nel summit dell´anno successivo in Islanda, tenuto nel 1986 dentro un edificio di Reykjavik troppo piccolo, uno degli sketch più spassosi della storiografia "verticistica", quando ministri, ambasciatori, esperti e generali furono costretti a incontrarsi anche nei gabinetti, appoggiati ai sanitari, per discutere di arsenali e di guerre stellari. Fu forse l´ultimo esempio di spontaneità, di improvvisazione e di risultati importanti (da quei gabinetti uscì un accordo per una sostanziosa riduzione degli armamenti). In questo 2009 di esondazioni finanziarie e di allagamenti economici, dunque sociali, che avanzano, è possibile che la gravità delle cose rivitalizzi la stanca coreografia dei summit e dia qualche senso anche al Te Deum del G8, secondo l´eterna verità della visione della forca che schiarisce le idee al giustiziando. L´idea rivoluzionaria che i summit non siano fatti per sfornare papiri precotti dagli "sherpa", i funzionari anonimi, e per imbottire i telegiornali compiacenti con foto lusinghiere, ma per risolvere i problemi, potrebbe essere imposta dalla realtà. Le nazioni sono disposte a credere, anche se non più molto, all´armonia dei Grandi o sedicenti tali, come i bambini vogliono credere fino all´ultimo giorno alla solidità dell´unione fra i loro genitori, e questa rimane l´utilità marginale delle febbri verticiste. Non ci sono più Metternich, o Talleyrand per imporre concerti e spartiti alle nazioni, per fortuna. Ma l´inflazione dei vertici sta creando una serie di uova preziose e vuote, che la gente è sempre meno disposta a bere.

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- franco cardini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 36 - Cultura FRANCO CARDINI Nella storiografia divulgativa, quella scritta da "storici" amateurs, ricorre un buffo fenomeno che gli studiosi di professione ben conoscono: la frequente retrodatazione di usi e di tradizioni che appartengono al passato più o meno prossimo e che vengono presentati - e in genere entrano nell´immaginario collettivo - come ben più antichi di quanto non siano. Concorre, a configurare questo bizzarro effetto deformante, una sorta di superstizione progressista: s´immagina la storia come una sequenza di eventi, istituzioni e strutture in costante evoluzione positiva, in progresso; ed è quindi ovvio, se ne deduce, che l´oggi sia migliore dello ieri e che il domani sarà ancora migliore dell´oggi. In questi ultimi anni, per la verità, tale beata illusione è stata messa a dura prova, e forse nessuno l´adotterebbe per le cose contemporanee. Ma sopravvive per il passato: difatti si parla di un Medioevo nel quale si bruciavano le streghe, che invece poverine andarono piuttosto con i loro roghi a illuminare il già «luminoso» Rinascimento, perché nel «buio Medioevo» erano quasi sconosciute. Oppure, ci s´immagina l´aristocrazia feudale dei secoli Dodicesimo e Tredicesimo come fatta tutta di signorotti a immagine del manzoniano don Rodrigo, la cui nobiliare prepotenza era, invece, del tutto seicentesca, e quattro-cinque secoli prima nessuno l´avrebbe tollerata. Così accade quando s´immaginano i costumi sessuali. La pruderie ottocentesca discenderebbe dal casto e represso Medioevo, in un rassicurante continuismo che solo di recente avrebbe lasciato il passo a una crescente libertà sessuale. Inutile dire che così non era: tra il Medioevo e il casto romanticismo si è incuneata la cultura libertina, che dà dei punti alle nostre fantasie più osées. Ma che a sua volta, guarda caso, aveva nel Medioevo molti più modelli di riferimento di quanti non ci aspetteremmo. Medioevo casto e represso. è uno dei più radicati fra i nostri luoghi comuni; come quello d´un Medioevo igienicamente poco raccomandabile, ad esempio. Errore. La nostra età di mezzo pullulava di «bagni» e di «stufe», in parte ereditate dall´età romana - ma anche da certe tradizioni barbariche, ad esempio dal bagno di vapore turcomongolo -, in parte reimportate attraverso il mondo musulmano, a sua volta erede della tradizione bizantina. E nei bagni non ci si limitava a lavarsi: «stufa» era sinonimo di bordello. D´altro canto, lo spettacolo della nudità - aborrito dalla Riforma protestante in poi - era nei secoli di mezzo alquanto comune e consueto. E allora, il Medioevo mistico, innamorato della Vergine Maria e per il resto tutto onore e gelosia, nel quale circolavano congegni come le cinture di castità? L´amore mistico e spirituale, quello rivolto alla Madonna e passato poi, attraverso trovatori, trovieri e MinnesÄnger all´amor cortese e al culto della «donna angelicata», costituiva senza dubbio una grande forza spirituale, etica ed estetica. Ma c´era anche ben altro. L´amore fatale, l´amore-passione travolgente e inestinguibile è, secondo un ormai classico studio di Denis de Rougemont, L´amour et l´Occident (1939), un´invenzione dell´Occidente medievale, i grandi modelli del quale sono uno romanzesco (Tristano e Isotta) e uno storico (Abelardo ed Eloisa). Jack Goody (Il furto della storia, Feltrinelli 2006) ha obiettato che le cose non stanno proprio così: e che anche l´antico Egitto, e poi almeno India, Cina e Giappone la sapessero lunga al riguardo. Certo comunque il Medioevo conosceva bene la lussuria, che Dante tratta come un grave peccato (il più lieve tuttavia tra quelli mortali) e ci mostra condannata nell´Inferno. Ma eccoci al punto: la poesia cavalleresca e più tardi quella lirica e la novellistica, al pari di certe magari dissimulate forme d´arte plastico-figurativa, sono molto meno avare di quel che siamo abituati a pensare di esempi d´amore fisico anche alquanto spinto: al limite, non di rado, di quel che per noi sarebbe l´erotismo se non addirittura la pornografia. Il bel libro recente di Florence Colin-Goguel, L´image de l´Amour charnel au Moyen ge (Seuil 2008, prefazione di Michel Pastoureau) ci dà ampia materia di modificare, a proposito del nostro Medioevo, parecchie idées reÇues che pigramente ci portiamo dietro. Zavorrato dall´austera continenza d´origine paolina e poi ascetica, ma insidiato non solo dall´eredità erotica della cultura latina bensì anche da certi modelli biblici (il Cantico dei Cantici...), il Medioevo occidentale ha coltivato un interesse e una propensione per l´amore fisico spesso sconfinato - come nella tradizione goliardica - in forme grottesche, dissacratorie e paradossali, ma alimentato anche da una raffinata tensione intellettuale che si sfogava perfino in un´accurata trattatistica e raggiungeva, invadendola, perfino la teologia morale. Tempo di gelosia e di segregazione, il Medioevo era anche età di società di soli uomini e di donne sole, dove rapporti omosessuali e autoerotismo avevano modo di espandersi. Dietro le stesse tradizioni cavalleresche e monastiche, chiericali e universitarie, si avverte spesso, e nemmeno troppo nascosto, il brivido dell´androginia e dell´eros "alternativo". Gli stessi cacciatori d´una «repressione della donna» in età medievale avrebbero modo di ricredersi, quanto meno studiando la società aristocratica. in pieno Dodicesimo secolo, corti come quella di Eleonora duchessa d´Aquitania (la madre di Riccardo Cuor di Leone) erano luoghi nei quali si praticava e si teorizzava l´adulterio, mentre più tardi nelle società mercantili l´uso delle more, delle russe e delle circasse tenute come schiave domestiche avrebbe diffuso forme di poligamia pratica e popolato il mondo di bastardi: che sovente avevano anzi un loro ruolo sociale e perfino araldico riconosciuto. Scorrendo le pagine e le immagini proposte dalla Colin-Goguel, allieva di Le Goff e di Chastel, si resta addirittura stupiti nel constatare come dalla musica ai tornei, dai giochi alle passeggiate in giardino, dagli usi enogastronomici alle stesse metafore religiose, il Medioevo fosse pervaso di erotismo e di attrazione carnale. La stessa eresia catara, che proclamava come il massimo peccato contro Dio fosse la riproduzione, che perpetuava la schiavitù dello spirito entro la prigione carnale, era poi molto meno severa nei confronti delle forme di erotismo che comportassero dispersione del seme e non dessero quindi frutti. E questa considerazione attenua di molto lo stupore di qualcuno, allorché constata quanto il catarismo fosse diffuso in contrade gioiose come la dolce Provenza. Per tacere dei frequenti coiti diabolici. Immaginari, d´accordo, anzi illusori. Ma, dopo il dottor Freud, la sappiamo lunga al riguardo.

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un supervertice per salvare il mondo - vittorio zucconi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 29 - Copertina Un supervertice per salvare il mondo Il G8? Inadeguato, non rappresenta le potenze emergenti Il G20? Pletorico e inconcludente. La crisi globale impone il condominio di Usa e Cina, le due maggiori potenze finanziarie VITTORIO ZUCCONI SWASHINGTONintomo infallibile dei momenti di paura e di confusione, l´epidemia di "verticite" che sta colpendo la diplomazia internazionale e invadendo giornali e teleschermi è la prova dell´impotenza dei governi nazionali di fronte a problemi ormai troppo più grandi di loro. Equivalente multinazionale del proverbiale "tavolo" che si invoca come panacea ai problemi di politica interna, il palcoscenico dei summit, vertici o sommet come vorrebbero definirli i francesi che ne inventarono l´edizione moderna nel 1975 a Rambouillet, serve, secondo il principio dell´assuefazione ai farmaci, sempre meno quanto più viene somministrato. La dose aumenta con lo scemare dell´efficacia. Proviamo a rispondere subito, senza pensare e senza toccare il computer, per verificare: dove si è svolto il più solenne e scenografico dei vertici internazionale, il G8 del 2008? (Risposta: Toyako, in Giappone). (segue nelle pagine successive) SEGUE A PAGINA 31

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L'atomica cinese (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 15-03-2009)

Argomenti: Cina

L'atomica cinese Nane Cantatore, 15 marzo 2009, 10:36 Crisi La Cina esprime preoccupazione sulla sicurezza dei suoi enormi investimenti in bond americani, mentre gli Stati Uniti aumentano il debito per rispondere alla crisi. Il significato di una mossa che può incidere sugli equilibri internazionali più di una guerra Per avere un'idea della portata della dichiarazione del premier cinese Wen Jiabao, che venerdì ha espresso una forte preoccupazione per la solidità degli investimenti della Repubblica popolare in bond americani, è sufficiente notare la tempestività della risposta americana, con l'addetto stampa della Casa Bianca Robert Gibbs che si è precipitato a replicare, con una sicumera forse eccessiva, che "nel mondo non esistono investimenti più sicuri rispetto agli Stati Uniti". Al di là degli annunci, è sicuro che gli Usa hanno un disperato bisogno di denaro, visto che il pacchetto di stimolo all'economia appena varato da Obama costa 787 miliardi di dollari, e che si prevede che il deficit pubblico americano raggiungerà quest'anno i 1.500 miliardi: per arginare questi buchi, sarà necessario emettere una quantità record di buoni del Tesoro, per un totale di nuovi debiti che potrà raggiungere i 2.000 miliardi. Nel corso del 2008, l'importo dei bond americani sottoscritti dalla banca centrale cinese è cresciuto del 46 per cento, raggiungendo i 700 miliardi di dollari e portando il totale di titoli americani nelle riserve valutarie di Pechino oltre i 2.000 miliardi. La Cina ha comprato tutti questi bond per una ragione molto semplice: dato l'enorme avanzo commerciale nei confronti degli Stati Uniti, lo yuan avrebbe corso il rischio di rivalutarsi troppo rispetto al dollaro, con una pesante perdita della capacità di esportare a basso costo su scala globale. In questo modo, il valore del dollaro è stato sostenuto artificialmente da un acquisto massiccio di titoli sul debito, che per questo si sono potuti tenere a un tasso relativamente basso, innescando un ciclo di progressivo indebitamento americano e di controllo della moneta cinese. Oggi, la crisi finanziaria americana rende molto difficile il mantenimento di questo equilibrio artificiale, anche perché l'amministrazione Obama non nasconde alcune velleità protezionistiche, che potrebbero andare tanto a detrimento dei cinesi quanto dell'Europa. Al tempo stesso, la crisi colpisce duramente la Cina, con un calo dell'export del 25,7 per cento a febbraio, e la risposta cinese continua a puntare sui mercati esteri, con l'azzeramento delle tasse sulle esportazioni e un incremento del sostegno finanziario alle imprese esportatrici. Tutto questo, a dispetto delle pressioni internazionali perché la Cina rafforzi il suo mercato interno, evitando di incrementare la concorrenza al ribasso; d'altra parte, per potenziare la domanda interna i cinesi dovrebbero avviare una politica di sviluppo di grande respiro nelle immense aree arretrate del Paese, con un triplice rischio. In primo luogo, si tratterebbe di un'azione di lungo periodo, che non è facile sostenere in una prospettiva di calo dell'export, poi va considerato che un incremento della ricchezza interna ridurrebbe la disponibilità di manodopera a bassissimo costo, il che metterebbe ulteriormente a rischio la competitività cinese sui mercati internazionali, e infine una popolazione meno affamata rischierebbe anche di essere più difficile da controllare, mettendo a repentaglio l'autocrazia del capitalismo di Stato. Sembra che vi siano, allora, tre diverse linee di condotta rispetto alla crisi, che rispondono alle diverse condizioni delle aree economicamente più avanzate: gli Usa iniettano denaro pubblico con una sorta di New Deal sulla cui efficacia, e soprattutto sostenibilità, è lecito avere qualche dubbio; la Cina, e più in generale l'Asia orientale, fa il possibile per sostenere le esportazioni, e l'Europa punta, in vario modo, sul mercato interno, con misure di rafforzamento degli ammortizzatori sociali e del potere d'acquisto, pur mantenendo il più possibile l'equilibrio dei conti e un certo rigore monetario. è chiaro, comunque, che Europa e Cina sono alleate contro i tentativi americani di chiudere i propri spazi commerciali, ed è altrettanto chiaro che, in questo momento, i cinesi hanno in mano l'arma più forte: gli americani non possono rinunciare a indebitarsi ancora, e sanno di non poterlo fare senza l'accordo di Pechino. Per questo, le dichiarazioni di Wen Jiabao possono essere lette come un "amichevole consiglio" alla nuova amministrazione americana: non sognatevi di complicarci la vita sulle esportazioni, altrimenti vi facciamo saltare ogni residua credibilità finanziaria, liberandoci dei bond in nostro possesso o, semplicemente, non comprandone altri. Si tratta di una vera e propria atomica economica, che ha un ulteriore pregio: è stato sufficiente che il premier cinese alzasse il sopracciglio perché gli interessi sui bond americani salissero, a tutto vantaggio dei loro possessori, cinesi in primis.

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Tibet. Passa nella calma l'anniversario dei moti di Lhasa (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 15-03-2009)

Argomenti: Cina

Tibet. Passa nella calma l'anniversario dei moti di Lhasa DI BENIAMINO NATALE 15-03-2009 PECHINO. Anche il secondo anniversario "pericoloso", quello delle violenze di Lhasa del 14 marzo dell' anno scorso, è passato senza incidenti in un Tibet stretto nella morsa delle forze di sicurezza cinesi. In occasione di questa scadenza - che seguiva di pochi giorni il 50/o anniversario della fuga in India del Dalai Lama - residenti di Lhasa hanno affermato che reparti della Polizia armata del popolo (Pap) in assetto antisommossa hanno pattugliato per tutta la giornata la piazza del Barkor e le strade che fiancheggiano il tempio di Jokhang, il più importante della città, teatro l'anno scorso delle manifestazioni sfociate in attacchi contro gli immigrati cinesi e musulmani "hui" da parte di gruppi di giovani tibetani. Testimoni citati dalla stampa di Hong Kong hanno affermato che due elicotteri hanno sorvolato la capitale, un fatto abbastanza raro. Il segretario del Partito Comunista locale, Zhang Qingli, in una dichiarazione riportata dal sito web del Tibet Daily ha definito "complicata" la situazione nella Regione Autonoma, della quale Lhasa è la capitale. Zhang ha giustificato la massiccia presenza delle forze paramilitari sostenendo che è necessaria per "far fallire gli intrighi ed i complotti della cricca del Dalai (Lama) che vuole dividere la madrepatria e rendere il Tibet instabile". Nei moti del 14 marzo 2008, innescati dall'arresto di decine di monaci che avevano tenuto manifestazioni anticinesi nei giorni precedenti, vennero uccise 22 persone, secondo le cifre diffuse dal governo di Pechino. I gruppi di esiliati tibetani sostengono che nella repressione delle manifestazioni che si svolsero nei due mesi successivi hanno perso la vita più di duecento persone, mentre settemila tibetani sono stati arrestati. Il quotidiano di Hong Kong South China Morning Post, in un articolo da Lhasa non firmato, descrive una situazione da stato d' assedio, con perquisizioni in tutti gli alberghi e le case private alla ricerca di persone "sospette". L' unica che è stata trovata, sembra, è uno studente tedesco di 22 anni bloccato a Lhasa e rispedito a Pechino, che ha raccontato di essere riuscito ad eludere per un mese la sorveglianza della polizia girando per il Tibet, dove era andato per visitare la fidanzata., una ragazza tibetana che aveva conosciuto nella capitale. La Regione Autonoma del Tibet e le altre aree della Cina a popolazione tibetana continueranno ad essere strettamente controllate almeno fino al 28 marzo, data nella quale verrà celebrata per la prima volta la "giornata della liberazione dalla schiavitù", cioé l' annessione del Tibet alla Repubblica Popolare Cinese. La Cina ha lanciato oggi una campagna contro gli stranieri che "interferiscono nei suoi affari interni". Il Comitato per gli affari esteri dell'Assemblea nazionale del popolo, il Parlamento cinese, si è scagliato contro il Parlamento Europeo, che il 12 marzo ha approvato una risoluzione di solidarietà con il Tibet e con il Dalai Lama, il leader tibetano in esilio che Pechino ritiene un secessionista. Funzionari cinesi hanno chiesto all' Agence france presse, l' agenzia d' informazione francese "scuse formali" per una didascalia sbagliata ad una foto nella quale si attribuiva all'esercito cinese il possesso di armi sequestrate negli anni cinquanta ad un gruppo di ribelli tibetani. Ma gli appelli dall'estero al dialogo continuano ad arrivare: oggi l' arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, anche lui un Premio Nobel per la pace, come il Dalai Lama, ha chiesto a Pechino di smettere di "insultare" il leader tibetano la cui vita, ha sostenuto, "é stata dedicata alla pace".

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Il presidente brasiliano Lula alla Casa Bianca. Confronto in chiave G20 (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 15-03-2009)

Argomenti: Cina

Il presidente brasiliano Lula alla Casa Bianca. Confronto in chiave G20 Di Luciano Clerico 15-03-2009 WASHINGTON. La Cina sia tranquilla, i suoi investimenti in America sono sicuri, come lo sono quelli degli investitori mondiali. Tutti possono avere "assoluta fiducia" nella solidità dell'economia Usa. Il presidente americano, Barack Obama, ha replicato ieri così alle perplessità espresse venerdì da Pechino circa la tenuta del sistema Usa. Nell'accogliere alla Casa Bianca il presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva, Obama ha rassicurato tanto la Cina quanto tutti gli investitori del mondo che l'economia americana, per quanto attraversata da venti di crisi, resta "la più dinamica al mondo". Il vero problema, semmai, è arrivare al più presto ad una stabilizzazione dei mercati e da questo punto di vista il prossimo G20 una responsabilità oggettiva: mettere a punto regole comuni per ripristinare la fiducia del mercati ed evitare che "quanto successo oggi possa ripetersi in futuro". "Penso che non solo il governo cinese, ma ogni investitore possa avere assoluta fiducia nella solidità degli investimenti negli Stati Uniti" ha detto Obama nella conferenza stampa congiunta tenuta con Lula nello Studio Ovale. È con questo spirito che Obama ha accolto oggi alla Casa Bianca il presidente Lula, per un colloquio di quasi due ore, al termine del quale i due presidenti hanno mostrato una pressoché totale unità di intenti. La crisi economica è di proporzioni tali che il prossimo G20 di aprile sarà il più importante vertice che il mondo abbia avuto negli ultimi anni. Stati Uniti e Brasile - hanno precisato i due leader - lo affronteranno con un approccio e un intento comune: convincere i leader mondiali, dall'Europa alla Cina, dall'India al Sudamerica, a convenire su alcune regole finanziarie comuni affinché "quanto successo in questi mesi non si ripeta più in futuro". Lula ha insistito sul fatto che il Brasile al G20 chiederà una ripresa dei negoziati sul "Doha Round", cioé sulle regole che governano i commerci del mondo. Obama ha invece insistito sul fatto che "anche gli europei devono prendere alcune misure per stimolare l'economia". Ma entrambi, Obama e Lula, si sono detti d'accordo su un punto: per ridare stabilità ai mercati e ripristinare fiducia nei consumatori, i governi del mondo hanno la responsabilità di accordarsi "su alcune misure di coordinamento". Gli Stati Uniti - ha detto Obama - considerano questo tema "prioritario e centrale" per il prossimo G20: "Dobbiamo mettere a punto regole comuni. - ha affermato il presidente Usa - e nessuno sostiene in modo più vigoroso di me la necessità di una riforma dei sistemi finanziari". Lula ha espresso a sua volta la stessa posizione. Brasile e Usa sono pronti non solo a iniziative comuni su ambiente e energia, ma anche ad affrontare uniti il prossimo G20. "Siamo sinceramente convinti - ha concluso il presidente brasiliano - che le decisioni del prossimo G20 possono risolvere le crisi economiche in corso".

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prodi, stoccata a veltroni in diretta tv "cambiò linea e capii che era finita.." - marco marozzi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 16-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 7 - Interni Come dopo l´euro Barca in tempesta Ottimista Prodi, stoccata a Veltroni in diretta tv "Cambiò linea e capii che era finita.." Il Professore: Mastella mi disse, mi vogliono fregare ma lo farò io Sulle questioni etiche l´ex leader dell´Unione chiede una mediazione nobile e non scontri Il governo poteva andare avanti perché avevamo risanato i conti. Invece, no. Mi hanno fatto cadere come dopo l´euro L´Italia è come una barca in una tempesta, quando il debito supera il pil bisogna dirlo. Su questo punto io sono stato serio Sono ottimista sulla ripresa, anche se ci vorrà tempo. Per fortuna Obama e la Cina hanno capito la gravità della crisi MARCO MAROZZI MILANO - Walter Veltroni e Clemente Mastella. Accomunati. E´ terribile il ritorno in tv di Romano Prodi a parlare del Partito democratico. «Cosa pensò - gli chiede Fabio Fazio a "Che tempo che fa" - quando lei era presidente del Consiglio e Veltroni disse che il Pd se ci fossero state le elezioni avrebbe corso da solo?». L´ex premier risponde a razzo. «Non ho avuto bisogno di pensare. Mastella mise la testa di traverso nel mio ufficio e mi disse: "Ragazzi miei, se volete far fuori me, sono io a far prima fuori voi"». Sorride, poi aggiunge: «Per la verità usò una frase un po´ più colorita». Non è finita. Mastella votò contro, il governo di centrosinistra cadde. Prodi ci tiene a far saper che poteva durare. «Dopo una Finanziaria durissima, il paese si poteva distendere, avere i frutti di quei sacrifici. Invece è successo come con il mio primo governo. Entrammo nell´euro, poi tac? il governo fu fatto cadere». Non pronuncia il nome di Veltroni, ma la bocciatura è totale. Pubblica, per la prima volta. Dalla poltroncina della trasmissione di Rai Tre dove si siede dopo il comico Iacchetti e l´economista Latouche. E prima che Luciana Littizzetto lo dipinga come un Bin Laden uscito dalle grotte della politica. «Io ho sempre sostenuto che il Pd non deve andare da solo - martella - . Ritengo che sia compito della democrazia assorbire e portare nella cultura di governo anche le ali estreme». Ovvero a sinistra arrivare fino ai comunisti delle varie sigle. Il Professore si lancia dagli schermi di Fazio in una vera lezione di politica: «Con una legge elettorale bipartitica si può avere un partito che comprende tutto, - dice - ma se la legge permette ancora la frammentazione allora serve una coalizione per vincere le elezioni e il Pd ne è il nucleo portante». Il segretario sconfitto è colpito e ancora colpito. «Certamente la linea adottata non era la mia e per questo mi sono fatto da parte» dice un Prodi serafico e durissimo. Si è messo l´ultima cravatta che gli regalarono quando se ne stava per andare da Palazzo Chigi. Racconta che non c´è nessun retroscena nella tessera del partito presa solo sabato scorso, a marzo inoltrato. «Non è stata una nuova iscrizione, c´è stato un gran can can ma sono iscritto da sempre. Aspettavo solo la tessera nuova. Ma io ero già iscritto, poi mi hanno telefonato dicendomi "C´è la tessera, vieni a prenderla"» ha esordito. Fazio crede fino a un certo punto. «Non c´entra il cambio Veltroni-Franceschini?» punzecchia. «Non arrivava la tessera stampata? Non mi aspettavo tutta questa sorpresa, forse qualcuno si aspettava che non la rifacessi, che nutrissi rancore. Mi sembra ovvio che ci vogliono i tempi necessari». Rancore? La diplomazia politico-televisiva si ferma qui e nel non fare attacchi con nomi e cognomi. Ma non c´è comprensione per Veltroni che pure, sempre sabato, lo aveva ricordato «con affetto» nella sua prima uscita pubblica dopo le dimissioni. E non è ancora finita l´apparizione tv che si alza il coro di elogi e dei rimpianti dei prodiani superstiti. Quello del Professore è un partito completamente antitetico rispetto al veltroniano. Prodi ripete che «il Pd è il proseguimento dell´Ulivo». «E´ la speranza del paese. Il futuro. Non possiamo che scommettere su questo. Mettere insieme i diversi riformismo». Sul suo futuro insiste a dire che non si ricandiderà più alla guida del centrosinistra. «No. Sono un serio tesserato di un partito». Né che sarà capolista alle elezioni europee o presidente del Pd. «Quando ho detto esco dalla politica l´ho detto con serietà. Mi hanno offerto di essere capolista alle europee, e me l´ha offerto il Belgio. Mi ha fatto piacere, ma ho chiuso». In realtà il ritorno prodiano era in gestazione da settimane. Dario Franceschini non ancora segretario, due sabati prima delle elezioni in Sardegna, era andato a Bologna a casa di Prodi ad anticipargli il possibile addio di Veltroni e a chiedergli un coinvolgimento nel partito. Anche i suoi fedelissimi avevano insistito. E Franceschini si è lasciato scappare di un accordo con Arturo Parisi per candidature concorrenti ma non avversarie all´assemblea per la nuova segreteria del partito. Prodi ha detto di no, ma ci ha pensato. Felicissimo del nuovo interesse per chi Cincinnato non si è mai sentito. Idem con il premier belga Guy Verhostadt, che lo voleva candidato fra i liberali. Ci sarà un Prodi candidato: Vittorio, già eurodeputato, il fratello, in un Pd che è tutto da vedere se poi a Bruxelles si dividerà fra socialisti e liberali. «Non si rivoluzionano secoli storia - commenta Prodi Romano del Pd italiano - in un anno solo. E´ un processo in corso, ma è la cosa più importante della mia vita politica, perchè un paese è sempre un insieme di diversità. Nel quale in parte si è riusciti ad unire le due culture, in parte no».

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la nuova febbre dell'oro che inquina il pianeta - federico rampini pechino (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 16-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 26 - Esteri Cresce la caccia al metallo giallo e l´uso del mercurio nelle miniere I danni all´ambiente sono irreversibili. E la salute delle persone è a rischio La nuova febbre dell´oro che inquina il pianeta Ne vengono usate migliaia di tonnellate all´anno e il 70% dei minatori sono intossicati Oltre 140 Paesi hanno approvato un accordo di principio per introdurre limiti FEDERICO RAMPINI PECHINO dal nostro corrispondente Con le Borse sprofondate, l´euro debole, intere categorie di obbligazioni e perfino Stati sovrani a rischio di bancarotta, è l´oro il bene rifugio su cui i mercati puntano da mesi. Il metallo giallo viaggia verso la soglia dei mille dollari l´oncia, unica "materia prima" che gli hedge fund considerano al riparo dalla deflazione. Ma la febbre dell´oro ne trascina con sé un´altra, passata inosservata, i cui effetti sono disastrosi sull´ambiente e sulla salute. E´ la corsa al mercurio, il metallo pesante che nelle miniere rudimentali è lo strumento più usato per separare l´oro da altri minerali. Lo United Nations Environment Program (Unep) lancia l´allarme rivelando che «dieci milioni di minatori e le loro famiglie, dall´India all´Indonesia, dal Brasile allo Zimbabwe, soffrono i danni fatali dell´esposizione al mercurio». Michael Richardson, ricercatore allo Institute of Southeast Asian Studies di Singapore, denuncia che «solo a Mindanao, la maggiore isola meridionale delle Filippine, il 70% dei lavoratori nelle miniere aurifere hanno intossicazioni croniche da mercurio». Il programma ambientale dell´Onu calcola che 1.000 tonnellate di mercurio vengono utilizzate ogni anno nelle miniere d´oro medio-piccole. Per i minatori il metallo liquido ha un´attrattiva irresistibile: purifica i frammenti d´oro raccolti nel terreno molto più velocemente dell´antica tecnica del "setacciamento". Ma quel metallo è anche la loro condanna. L´Unep elenca i danni ambientali e fisiologici usando i dati dell´Organizzazione mondiale della sanità (Oms): «Danneggia il sistema nervoso, colpisce il fegato e la tiroide, causa gravi disturbi della memoria e malattie agli occhi». I minatori d´oro che lo usano quotidianamente sono le vittime più esposte e vulnerabili, insieme con le loro famiglie. Ma il mercurio raggiunge popolazioni molto più vaste, inconsapevoli della sua diffusione. Bruciato da fornaci e discariche, emesso nell´atmosfera da centrali a carbone, ricade sulla terra con le piogge acide, contamina le acque potabili, attraverso i fiumi arriva negli oceani. Si diffonde nella catena alimentare e le concentrazioni più elevate si depositano negli organismi dei grandi pesci: tonno, spada, merluzzo. La U. S. Environmental Protection Agency ha rivelato tracce di tonno superiori alla soglia di guardia in cinque milioni di donne americane. Il ministero della Sanità Usa ha costretto la grande distribuzione a esporre avvisi nei reparti del pesce per sconsigliare il consumo frequente alle donne incinte. L´allarme per la proliferazione del mercurio è stato raccolto dai governi di Pechino e New Delhi. Il mese scorso alla conferenza dell´Unep a Nairobi con l´appoggio decisivo di Cina e India 140 paesi hanno approvato un accordo di principio per introdurre restrizioni sull´uso del mercurio. L´Amministrazione Obama, capovolgendo la precedente posizione degli Stati Uniti, si è espressa a favore di una messa al bando. Gli europei vorrebbero vederne l´introduzione già dal 2011. Ma è nei paesi emergenti che si gioca la battaglia decisiva per arginare l´avanzata del mercurio. Oltre all´introduzione di nuove tecnologie nelle centrali a carbone occorre trovare dei sostituti nei termometri, lampade ad alta intensità, schermi a cristalli liquidi: gran parte degli stabilimenti che fabbricano questi prodotti si trovano ormai in Asia. «Il commercio internazionale di questo metallo - avverte Richardson - è uno dei meno regolati». E anche se la tecnologia dovesse fare passi da gigante per sostituirlo negli usi industriali, resta la maledizione del suo "gemellaggio" con l´oro. L´onda lunga della speculazione degli hedge fund che scommettono sui "gold futures", è una nuova febbre dell´oro come quella del 1848. Ma stavolta la corsa dei cacciatori d´oro non ha per meta il Klondike e la Sierra Nevada. Dopo che il metallo giallo ha più che triplicato il suo valore in sette anni, dice Richardson, «decine di migliaia di nuove miniere aurifere sono spuntate come funghi, in Asia, Africa, America latina, trainando l´impennata dell´uso del mercurio».

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"è sempre più difficile investire in italia" - eugenio occorsio (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 16-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 5 - Economia "è sempre più difficile investire in Italia" La Banca Mondiale: male burocrazia e sicurezza, in classifica peggio di Giamaica e Samoa Lo studio EUGENIO OCCORSIO ROMA - L´Italia continua ad affondare nella classifica dei Paesi in cui conviene investire. Almeno di questo è sicura la Banca Mondiale, che ha pubblicato l´edizione 2009, la sesta della serie, del suo rapporto "Doing business": al nostro Paese viene riservata la poco lusinghiera posizione numero 65, un peggioramento rispetto alla già umiliante piazza 59 dell´anno scorso. Ci precedono, a parte ovviamente Stati Uniti, Singapore, Svizzera e tutta l´Europa e l´area Ocse in blocco, anche la Namibia, il Messico, il Perù, perfino Giamaica, Colombia, Botswana, Samoa. Com´è possibile? La Banca Mondiale, come se prevedesse le critiche, spiega nel suo rapporto che un gran numero di Paesi, sull´esempio della Cina (quarta in classifica), sta prepotentemente inseguendo uno sviluppo a lungo atteso e quindi fa il possibile per attrarre investimenti stranieri. E poi c´è il blocco ex-comunista dell´Europa centrale (i cui Paesi infatti ci precedono tutti) che ha scoperto le virtù del libero mercato e fa il possibile per dotarsi di un tessuto imprenditoriale privato. Ma il responso è imbarazzante, e lo diventa ancor di più se andiamo a vedere i singoli parametri di cui si compone l´attrattività di un Paese, dalla cui media ponderata la Banca ha ricavato la classifica. L´Italia scende all´83° posto sotto la voce "permessi di costruzione". La Banca analizza tempi e procedure di ottenimento delle licenze, registrazione edilizia, allacci alle utenze, ispezioni varie. Risultato: per costruire un capannone di due piani ci vogliono in media 257 giorni, in Spagna 86 e in Gran Bretagna 54. La rigidità del mercato del lavoro (e anche il fatto che, secondo la Banca, licenziare un lavoratore costerebbe in media 11 settimane di paga contro le 2 degli Stati Uniti) ci relega poi al 75° posto sotto la voce "employing workers", ben 15 posizioni peggio dell´anno scorso. In caduta libera anche le voci "accesso al credito", dove scendiamo dal numero 79 a quello 84, e "protezione degli investitori" (che comprende per esempio le difficoltà dei piccoli azionisti truffati a rivalersi) dove dalla piazza 49 si scende alla 54. Pesantissima la posizione (156) sotto la voce "enforcing contracts", cioè far valere i propri diritti in giudizio. Perfino chiudere un´azienda e registrare marchi e brevetti è diventato più difficile in Italia rispetto al 2008. Nessuna differenza, ma un´immutata preoccupante posizione 128 nella classifica mondiale, sotto la voce "tasse". E´ l´unico argomento che vedrà tutti d´accordo anche in Italia.

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Obama: investimenti sicuri (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-15 - pag: 7 autore: Stati Uniti. Presidente in campo per rassicurare i mercati dopo i timori di Pechino sul debito Usa Obama: investimenti sicuri «I flussi in aumento dimostrano la fiducia nel nostro sistema» Marco Valsania NEW YORK Barack Obama rassicura Pechino e il mondo. «Non solo il Governo della Cina, ma ogni investitore può avere assoluta fiducia negli investimenti negli Stati Uniti », ha detto al termine di un incontro con il leader brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva. «Anche nel mezzo della crisi - ha aggiunto- abbiamo assistito a un aumento dei flussi d'investimento. è il riconoscimento che la stabilità del nostro sistema economico e politico è straordinaria». Obama ha risposto così, direttamente, alle esplicite preoccupazioni del premier cinese Wen Jiabao sulla solidità del debito americano. Non basta: il ministro del Tesoro Tim Geithner, al margine del G20 di Londra, ha avuto un colloquio bilaterale con il collega cinese, Xie Xuren. Nessuna agenda ufficiale, ma un obiettivo sicuro: garantire, di persona, che gli investimenti cinesi in Treasuries sono sicuri. E cercare reciproche garanzie sulle intenzioni di Pechino, il più grande investitore in de-bito statunitense, del quale detiene oltre 700 miliardi di dollari. La Casa Bianca non ha tempo da perdere per la controffensiva: la fiducia nell'America e nei suoi Treasuries è essenziale al successo delle strategie anti-recessione di Obama. Solo quest'anno è in arrivo l'emissione di titoli per forse duemila miliardi di dollari, che dovrebbe finanziare la corsa alla spesa pubblica destinata a risollevare i destini della crescita, con un pacchetto di stimolo da 787 miliardi, e a risanare il sistema finanziario a colpi di altre centinaia di miliardi. Cosciente del rischio di eccessivo indebitamento, Obama ha promesso di riportare il Paese sulla strada della responsabilità fiscale, più che dimezzando in quattro anni il deficit che quest'anno dovrebbe gonfiarsi a 1.500 miliardi. «Gli Stati Uniti saranno nella posizione più forte di sempre», ha promesso ieri la portavoce del Tesoro Heather Wong. E ancora, riferendosi ai Treasuries: «Abbiamo il mercato più profondo e liquido al mondo». Ma le perplessità sono aumentate sulla capacità di Obama di rispettare tutti gli obiettivi. Questo timore ha trovato voce sul palcoscenico globale, a sorpresa, con la presa di posizione, venerdì, del premier di Pechino. «Chiedo che gli Stati Uniti mantengano il loro buon credito - ha detto Jiabao che onorino gli impegni e garantiscano la sicurezza degli asset cinesi ». La Cina, a fine 2008, deteneva in Treasuries circa 730 miliardi di dollari. Quasi un quarto del totale di 3.100 miliardi in mani straniere, pari a metà dei Treasuries in circolazione. Gli operatori invitano alla cautela. Pechino ha avuto un incerto inizio di rapporti con l'amministrazione Obama. E non ci sono segni di drastiche ritirate dal debito statunitense: una recente asta da 11 miliardi è andata meglio delle attese. Per paesi quali la Cina mancano convincenti investimenti alternativi. «Gli acquisti esteri finora resistono», ha detto Mary Ann Hurley di DA Davidson. Il nervosismo, tuttavia, serpeggia anche sui mercati: la scorsa settimana le banche centrali internazionali hanno ridotto le loro holding di debito targato Stati Uniti presso la Federal Reserve. mvalsania@ilsole24ore.us DIPLOMAZIA AL LAVORO A Londra il ministro del Tesoro Geithner ha visto il collega cinese per fornire, e avere, garanzie dal più grande creditore dell'America

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Cari economisti, qualcosa non va (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-15 - pag: 10 autore: Cari economisti, qualcosa non va C on l'economia mondiale che va a rotoli, l'economia come scienza è finita sul banco degli imputati, accusata di aver contribuito a questa crisi. Ed è vero: gli economisti hanno molte responsabilità. Sono loro che hanno legittimato e reso popolare l'idea che una finanza senza controlli fosse una manna dal cielo per la società. Pochissimi fra loro (tra le eccezioni significative, Nouriel Roubini e Robert Shiller) hanno lanciato l'allarme sulla crisi che si preparava. E quel che è peggio, forse, gli economisti non sono riusciti a offrire indicazioni utili per guidare l'economia mondiale fuori dalle secche in cui attualmente è impantanata. Sui piani di rilancio in stile keynesiano, le opinioni variano da «assolutamente fondamentali» a «inefficaci e dannosi». Sui modi per "ri-regolamentare" la finanza, le buone idee non mancano, quello che manca è la convergenza. Dal consenso quasi unanime sulle virtù di un modello planetario incentrato sulla finanza, gli economisti sono passati a un quasi totale dissenso su ciò che bisogna fare. L'economia in quanto scienza, dunque, dev'essere ripensata completamente? Dobbiamo bruciare i manuali esistenti e riscriverli da zero? In realtà no. Senza gli strumenti della scienza economica, non siamo in grado nemmeno di cominciare a dare un senso alla crisi attuale. Perché, ad esempio, se in Cina il governo sceglie di accumulare riserve in valuta estera, il risultato finale è che nell'Ohio si concedono mutui con troppa facilità? Senza ricorrere, fra le altre cose, a elementi dell'economia comportamentale, della teoria dell'agenzia, dell'economia dell'informazione, dell'economia internazionale, si rischia di dare una risposta fortemente deficitaria. La colpa non è della scienza economica, ma degli economisti. Il problema è che gli economisti (e chi li sta a sentire) si sono affidati troppo ai modelli più in voga al momento: i mercati sono efficienti, l'innovazione finanziaria trasferisce il rischio su chi è meglio in grado di sostenerlo, l'autoregolamentazione è il metodo migliore e l'intervento pubblico è inefficace e dannoso. Dimenticavano l'esistenza di molti altri modelli che conducevano in direzioni del tutto opposte. La presunzione rende ciechi. Se c'è qualcosa da correggere, è la sociologia della professione. I manuali - quantomeno quelli che dei corsi avanzati - vanno bene. La macroeconomia è l'unico campo applicato nell'ambito della scienza economica dove una formazione più avanzata accresce la distanza tra l'esperto e il mondo reale, perché si affida a modelli altamente irrealistici, che sacrificano la rilevanza in favore del rigore tecnico. Purtroppo, considerando le esigenze odierne, gli esperti di macroeconomia hanno fatto pochi passi avanti dai tempi in cui John Maynard Keynes spiegava come un'economia potesse rimanere incastrata nella disoccupazione a causa di una carenza di domanda aggregata. Alcuni, come Brad DeLong e Paul Krugman, direbbero anzi che il settore in realtà è regredito. L'economia è una cassetta degli attrezzi con molteplici modelli e ognuno di essi è una rappresentazione differente e stilizzata di un aspetto della realtà. L'abilità di un economista dipende dalla capacità di selezionare il modello giusto. La ricchezza e la varietà della scienza economica non trovano riscontro nel dibattito pubblico perché gli economisti si sono presi troppe libertà. Invece di presentare una lista di opzioni ed elencare i relativi pro e contro questo sarebbe il compito dell'economia - gli economisti hanno, troppo spesso, trasmesso le proprie preferenze sociopolitiche. Invece di fare gli analisti hanno fatto gli ideologi. I professionisti della scienza si sono dimostrati anche riluttanti a condividere i loro dubbi intellettuali con l'opinione pubblica, per timore di «dare forza ai barbari ». Nessun economista può essere interamente sicuro che il proprio modello preferito sia corretto. Ma quando lui e altri sostengono quel modello, escludendo le alternative, finiscono per comunicare una sicurezza sulla linea da seguire che è fuori luogo. Paradossalmente, quindi, lo scompiglio che regna attualmente nel mondo degli studiosi d'economia for-se riflette, meglio del precedente e ingannevole consenso, il vero valore aggiunto della professione. Gli economisti al massimo possono rendere più chiare le scelte per i decisori politici: ma non possono fare queste scelte al posto loro. Copyright: Project Syndicate, 2009 (Traduzione di Fabio Galimberti) di Dani Rodrik HARVARD UNIVERSITY

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Il tallone di Obama (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-15 - pag: 10 autore: ... PRESSIONI DI CINA E RUSSIA Il tallone di Obama N el giro di 24 ore il primo ministro cinese Weng Jiabao ha sollevato dubbi da creditore sulla solvibilità americana. Nulla di imminente, ma un avviso a futura memoria. Un generale russo ha dichiarato interesse su alcune piste d'atterraggio cubane per i bombardieri strategici russi. Ma non è una sfida a freddo dall'estero,cinese o russa.Per capire che ormai si può punzecchiare Obama, sono sufficienti i giornali e le tv americane, quando parlano di economia e banche. Franklin Roosevelt, in una situazione analoga, si occupò solo di economia e finanza, a partire dalle banche il giorno successivo al suo insediamento, e fu così per mesi. Ristabilì prontamente la fiducia, dicendo subito quali banche erano solvibili e potevano riprendere la normale attività. Obama non ama occuparsi di economia, e si vede, ha scritto il New York Times. La soluzione per le banche? L'attesa,si direbbe.Farebbe bene a concentrarsi sull'economia, e rinviare il resto, ha aggiunto Newsweek. Quanto al suo ambizioso progetto di bilancio, senza risanamento finanziario e bancario, è wishful thinking, fantasie, pensa l'Economist. Il Sole 24 Ore scriveva già quattro mesi fa che la squadra economica non era del tutto credibile. Si sperava, e sispera, nella credibilità del Presidente. ( m.mar.)

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D'Alema: contro la crisi solo dirigismo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2009-03-15 - pag: 12 autore: «Dal poliziotto di quartiere al poliziotto di sportello» - La manovra è maquillage D'Alema: contro la crisi solo dirigismo Lina Palmerini CERNOBBIO. Dal nostro inviato Aveva cominciato il suo intervento dando ragione a Giulio Tremonti. è vero – dice Massimo D'Alema –uno dei problemi messi in luce dalla crisi è l'asimmetria tra un capitalismo globale e la governance delle grandi istituzioni internazionali:un deficit di democrazia che ha spalancato le porte a una deregulation senza l'esercizio da parte degli organismi mondiali di un ruolo di redistribuzione e coesione sociale. Dunque, non si può prescindere dalla ristrutturazione di istituti come le Banche centrali o il Fmi o da una ricomposizione dei G-7 o G-8 che ormai «rappresentano Paesi ex ricchi»; non si prescinde dal chiamare la Cina come «responsible stakeholder» dal punto di vista monetario, redistributivo e politico. Dall'urgenza di un riequilibrio dei pesi mondiali – pena il ritorno a un dirigismo degli Stati nazionali –Massimo D'Alema arriva alle faccende domestiche, quelle che già indicano una deriva protezionista e che trasformano l'iniziale sintonia con Tremonti in totale dissenso. «Cos'altro è mandare i prefetti a fare la sorveglianza sul credito se non una scelta dirigista? Siamo passati dal poliziotto di quartiere al poliziotto di sportello». Dalla difesa di Banca d'Italia parte una critica impietosa al Governo fatta davanti alla platea di Confcommercio riunita a Cernobbio. «L'ottimismo delle chiacchiere non ci salverà, perché siamo a questo: annunci e sorrisi. Io credo, invece, nell'ottimismo della volontà ».L'ex ministro degli Esteri usai numeri per circostanziare l'attacco. «La dimensione della manovra del Governo è dello 0,2% sul Pil a fronte del 5% degli Usa o del 4,2% della Cina. Siamo quindi a zero. A un'operazione di maquillage. Scende il Pil e aumenta il deficit: siamo al 2,4%, come la Francia, che ha un volume di interventi più consistente del nostro». E gli effetti sui redditi sono disastrosi «perché riparte l'evasione, aumenta la pressione fiscale con conseguenze redistributive opposte a quelle degli Stati Uniti». Un avvitamento che le ultime misure, come il piano casa, non eviteranno. «è come bruciare un mobile quando c'è freddo. Così è il piano casa: bruciamo la risorsa del territorio ». Le agenzie di stampa hanno già lanciato in rete le parole del presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, quando tocca a Pierluigi Bersani. «Anche noi diciamo che Berlusconi non ha messo un euro vero sulla crisi. La realtà comincia a imporsi sulle operazioni mediatiche e spero che ora si prendano in considerazione le nostre proposte al decreto rottamazione: assegno ai disoccupati,liquidità per le imprese, avvio dei cantieri locali». L'emergenza richiede sforzi condivisi e così l'ex ministro dell'Industria propone «tavoli territoriali bipartisan» senza lasciar cadere il tema dell'evasione. «C'è un'emorragia delle entrate fiscali, serve subito un decreto antievasione, altrimenti a vincere saranno i furbi ». E sul piano-casa attacca: «Vuol dire che chi ha sette ne guadagna una». Sulla querelle Tesoro-Bankitalia prova l'appeasement: «Basta con queste punzecchiature del Governo: bisogna collaborare: è utile un rafforzamento della Bce». Alla tavola rotonda c'è Corrado Passera e Bersani non rinuncia a una sua punzecchiatura: «Qualche ragione della cattiva reputazione delle banche forse c'è. è un eccesso di difesa: me lo ricordo bene quando proposi le norme sullo scoperto e la trasferibilità dei mutui ».Per l'ottimismo è presto – «la crisi peggiorerà » – ma ieri per Bersani era una buona giornata e non solo per il bel tempo sul lago: «Ho la stessa tessera Pd di Prodi e questo mi mette di buon umore». Un po' di marketing prima di salutare. BERSANI «Servono tavoli territoriali bipartisan: l'Esecutivo consideri le nostre idee sui disoccupati e faccia subito un decreto antievasione»

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A Cernobbio la sfida dell'Italia che cambia tra consumi e sobrietà (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-03-15 - pag: 13 autore: MICROCOSMI LE TRACCE E I SOGGETTI ... A Cernobbio la sfida dell'Italia che cambia tra consumi e sobrietà di Aldo Bonomi I n questo week end sarà utile, per continuare a cercare e continuare a capire, guardare a Palermo, dove si è svolto il forum delle piccole imprese di Confindustria, e a Cernobbio, dove è in corso il meeting annuale di Confcommercio. La crisi rivitalizza, ridà ruolo e significato alla società di mezzo. Al sistema delle rappresentanze del lavoro e delle imprese che si mettono in mezzo, appunto, tra economia e società. Rappresentando le piccole e fredde passioni prodotte dagli interessi. Di questi tempi sono chiamate a prender per mano e a dar voce a soggetti sociali impauriti ed incerti. La paura è sempre cattiva consigliera ed espone Morandini e Sangalli – leader, rispettivamente, dei capitalisti molecolari e della rete diffusa dell'economia dei servizi e del commercio – alla sfida dei fondamentalismi e dei corporativismi. Mettono al lavoro e danno senso e reddito a 6milioni di famiglie, il motorino della piccola impresa e del commercio. Nella crisi, la prima reazione del piccolo imprenditore è stata quella di tornare ai fondamentali. Con un po' con rabbia verso quelli che avevano combinato disastri nei flussi della finanza. La famiglia con il suo patrimonio e i suoi risparmi, l'impresa con le sue reti di subfornitura e le sue filiere verso le medie e grandi imprese e il localismo dei distretti, sono vissuti come un bene rifugio. A fronte dell'incerto, ci si rifugia in ciò che ci è abituale. Fermarsi serve a leccarsi le ferite per poi ripartire, ma c'è anche il rischio di farsi prendere dalla nostalgia del come eravamo. Non vorrei che nel tessuto delle piccole imprese, a fronte della follia di quelli che pensavano di poter produrre denaro con il denaro, si pensasse che sia possibile stare nel mercato con il fondamentalismo delle merci che producono merci. C'è il rischio di tornare ad una ideologia dell'impresa-trivella radicata nel territorio e nel distretto, che ce la fa ad uscire dalla crisi rimettendo al lavoro tutta la famiglia e guardando solo ai mercati di prossimità. Il caso Prato è lì a ricordarci che quando un distretto perde le sue reti lunghe, quando perde la voglia di intraprendere nella turbolenza globale e si siede sulla rendita è destinato al declino. Spero che gli imprenditori riuniti a Palermo non perdano quella vitalità da impresa-molla che ha caratterizzato, nella metamorfosi del capitalismo italiano, le piccole imprese. Che hanno fatto molla, passando dal locale al globale e, anche se picco-le, si sono avventurate alla ricerca di nuovi mercati. So che attualmente sembra che anche per il capitalismo non esista più un Altrove. Nelle crisi precedenti, se non tirava l'Europa, c'era la Cina, il Far East, la Nuova Europa... Pare si sia spenta la luce ovunque. Non tornare ai fondamentalismi significa proprio aspettare e cercare il pertugio da dove verrà lo spiraglio di mercato. Proprio nei piccoli organizzati in Confindustria può scattare la molla per le impresemolla. Nel tessuto artigiano è più facile che si ritorni ai fondamentalismi dell'impresa-trivella. Alla contrapposizione ideologica tra piccole e grandi. Che ha prodotto la falsa polarizzazione tra aiutare la Fiat o il capitalismo dei piccoli. Sarebbe già molto se da Palermo si uscisse con la convinzione che negoziare con le banche per il credito si fa partendo da dove eravamo arrivati: un capitalismo di territorio fatto da piattaforme produttive che tengono assieme artigiani, piccole imprese, medie imprese leader e perchè no anche la Fiat, che in Italia ha un indotto che tocca più di un migliaio di piccole imprese. Per Sangalli, leader della Confcommercio, la partita è contemporaneamente più chiara e più drammatica. La crisi nasce dalla finanziarizzazione della vita quotidiana, piuttosto che dalle dinamiche del capitalismo manifatturiero. Mutui, credito al consumo e carte di credito sono le tre bolle speculative che sono scoppiate. Trasformando la manna di un'economia deldesiderio senza limite condita dall'illusione di inclusione sociale per tutti a mezzo esclusivamente del mercato, in titoli tossici. Che qualcosa non andasse si vedeva anche in basso, nei comportamenti minuti e quotidiani. Quando in Brianza, nel Nord Est o in Emilia-Romagna ti dicevano che con il credito al consumo si finanziavano ferie e viaggi, magari low cost, alle Maldive o Sharm el Sheik, si capiva che era saltato quel codice disciplinatorio che portava le comunità locali a diluire razionalmente nel tempo la soddisfazione del desiderio di consumo. La manna è finita. Da qui la gelata che, ancora prima delle imprese manifatturiere, ha investito il tessuto diffuso del commercio. Di cui poco ci occupiamo perchè quando chiude un'attività commerciale non fa notizia. Sono più piccole delle piccole imprese. Hanno una media di 2,4 addetti per attività. Solo un sussurro a fronte delle grida della cassa integrazione. Eppure sono una rete produttiva di settori strategici per il Paese, come il turismo e non solo. Dagli alimentari specializzati, all'abbigliamento, sino alla ristorazione, negli ultimi anni hanno chiuso l'attività 62.135 esercizi cancellando 150mila posti di lavoro. In controtendenza aprono bazar e attività di commercio ambulante e al dettaglio e aumenta il commercio elettronico. Come si vede Palermo e Cernobbio sono intrecciate. Le piccole imprese eccellenti dell'arredamento, del tessile, dell'abbigliamento e del calzaturiero hanno un punto di forza nella rappresentazione della merce nei punti vendita, che sono diventati terminali esperienziali della fabbrica. I saldi di qualità di Natale sono andati bene. Sono un punto da cui ripartire. Avendo chiaro che nelle abitudini di noi tutti qualcosa sta cambiando. Un'economia del desiderio senza limite lascia il posto a comportamenti sincretici che metteranno assieme sobrietà e consumo, la cultura della crescita con quella della decrescita, le reti lunghe commerciali con quelle a chilometro zero ove acquistare i prodotti di stagione. Compito della rappresentanza è anche quello di produrre una cultura del commercio in sintonia con le imprese e con il sentire sociale che verrà. bonomi@aaster.it FINITA L'ILLUSIONE Tramontata la manna dell'economia del desiderio, la crisi ha travolto anche i piccoli esercizi RETI LUNGHE E CORTE Le abitudini mutano: adesso bisognerà far convivere la cultura della crescita con quella della decrescita

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Ridateci il Petruzzelli (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MUSICA data: 2009-03-15 - pag: 42 autore: Bari Ridateci il Petruzzelli Il teatro bruciato nel 1991 è stato ricostruito, ma l'inaugurazione è bloccata da cavilli. Così la «Turandot» con la regia di De Simone deve traslocare alla Fiera del Levante di Carla Moreni L a prima inaugurazione era stata fissata per il 6 dicembre, giorno del patrono, san Nicola. Poi slittò in avanti, ancora in data propiziatoria: 21 marzo, primo giorno di primavera (e compleanno di Bach). Ma sabato prossimo, tutto questo non sarà. Il Petruzzelli di nuovo resterà chiuso. Chiuso alla sua Bari, che tanto fortemente l'ha voluto. Alla città che come poche altre –Milano con la Scala, Venezia La Fenice, Napoli San Carlo, Palermo col Massimo – ha nel teatro il proprio centro: affettivo, culturale, storico. Ma il Petruzzelli c'è.è finito, è pronto, è bellissimo. L'abbiamo visitato, toccato con mano: oro antico, poltroncine Frau eleganti, 1.500 posti, le file dei palchi per-fetti, cotto anticato a terra, sgabelli imbottiti alti, nuova cabina regia al centro. E con quello sfondamento visionario degli ultimi due ordini, caratteristici, che con un magico salto all'indietro lo trasformano in anfiteatro greco. Il nuovo Petruzzelli è magico. Pronto per partire, dalla buca al palcoscenico. Rigorosamente ignifugo. Ricostruito dopo l'incendio che totalmente lo distrusse alle 2 di notte del 27 ottobre 1991. Con fedeltà assoluta al "come era dove era". 18 mesi, 50 milioni di euro, ci dice l'architetto Gianni Vincenti, direttore tecnico dei lavori. Il Teatro era stato aperto nel 1903. Così ricordava la vecchia targa, su in alto vicino all'orologio. Adesso ce n'è una nuova allo stesso posto: MMVIII. 2008. Il teatro è pronto. Ma è chiuso. Le chiavi sono a Roma, presso l'Alto Commissariato per la ricostruzione del Petruzzelli. L'ultima parola spetta al ministro Bondi. Manca un'ultima certificazione di idoneità. Paradossalmente riguarda l'unica porzione del teatro che non andò bruciata: il foyer di ingresso. Il sopravvissuto. In questi anni ci tenevano le conferenze, le famiglie di Bari andavano a far la foto ricordo dopo i battesimi, i matrimoni. Non era adeguatamente ignifugo. Proprio lui. L'altro ieri i periti hanno smentito: è adeguato. La notifica ufficiale arriverà mercoledì, 18 marzo. Tardi per la Turandot di Puccini, la nuova produzione di Roberto De Simone fissata per inaugurare il Petruzzelli, il 21 marzo. L'opera si farà. Ma alla Fiera del Levante, allo Spazio 7. è un capannone, Principessa Turandot, non storca gli occhi: gli enigmi della vita sono tanti, non ce lo ha insegnato lei? La prima recita è stata anticipata a venerdì, il 20. Si recupera una data in più. Le maestranze del Petruzzelli, artisti come se ne trovano solo al Sud, nei laboratori vicino a Modugno hanno dovuto mettere da parte la favolosa schiera dei guerrieri Xian, l'enorme scalinata con portale fuori dal tempo previsti da Nicola Rubertelli per l'opera di Puccini.E stanno di corsa lavorando a pannelli coprenti e isolanti. Un minimo di grazia al luogo va data. Ma a questo punto fare l'opera,a tuttii costi, era la sfida. L'unica strada per andare oltre. «Vincerò», come Calaf. Il sovrintendente Giandomenico Vaccari è pronto con la stagione. Tutte nuove produzioni: Valchiria, regia di Pagliaro, Macbeth di Verdi, Britten col Sogno, regia di Daniele Abbado. E la fatale Norma. Proprio lei, in scena quando il Petruzzelli venne incendiato (processo chiuso, mandanti assenti). La regia di Tiezzi nel frattempo ha girato tra Bologna e Trieste. Qui verranno ricostruite le scene sui preziosi disegni di Mario Schifano. La musica al Petruzzelli va avanti: dal 2011 parte un progetto di nuove commissioni di opere. Una per stagione. La prima di Fabio Vacchi ha già il titolo: Lo stesso mare, su libretto di Amos Oz. Il teatro di Tel Aviv è pronto a gemellarsi. Poi verrà Sollima. Poi si pensa a Fedele, Betta. Avanti, avanti. A gennaio dell'anno prossimo De Simone è prenotato per ritornare con la sua vera Turandot: ne ha scritto anche un nuovo finale. Non verrà eseguito in questa versione di battaglia: allo Spazio 7 la musica si fermerà alla morte di Liù. Ma siamo curiosi del nuovo esperimento, dopo Berio. E abbiamo visto favolose le scene di Rubertelli, tra fiaba e simboli arcaici. Liù rinasce in Turandot. La principessa di gelo man mano si trasforma in guerriero Xian, l'esercito di statue in terracotta in Cina. Questo si farà al Petruzzelli. Al più presto. Non si aspettino le prossime elezioni a giugno del nuovo sindaco per aprirlo. Il Teatro ha già vinto, e il Teatro è di tutti. 1 «Turandot» di Puccini; direttore Denis Vlasenko, regia di Roberto De Simone; Bari, Fiera del Levante, 3 repliche, fino al 24 marzo. Il sovrintendente annuncia la nuova stagione. Nel 2011 un'opera di Fabio Vacchi su libretto di Amos Oz Bello e vuoto. Il Teatro Petruzzelli di Bari è stato restaurato nel 2008. L'inaugurazione era stata fissata il 6 dicembre scorso, poi è saltata al 21 marzo 2009. Ma il teatro non riaprirà FOTO COFANO/IESSEPPI

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1 MILANO. (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN SCENA data: 2009-03-15 - pag: 41 autore: 1 MILANO. Fino al 22 marzo la Fondazione Cineteca Italiana propone allo Spazio Oberdan la rassegna «Robert Bresson- La questione morale nel cinema». 1 ROMA. Antonio Centa, astro dello star-system italiano nel decennio 1936-46, è al centro di un omaggio alla Sala Trevi il 17 marzo: l'occasione è la presentazione del documentario Il perdente gentiluomo: vita e arte di Antonio Centa, di Gloria De Antoni e Oreste De Fornari, prodotto dalla Cineteca del Friuli. Completa il programma la proiezione, a cura della Cineteca Nazionale, di tre lungometraggi scelti tra i molti titoli interpretati dall'attore.Dal 19 al 27 marzo il Nuovo Cinema Aquila ospita l'ottava edizione del «Roma Independent Film Festival». 1 TRIESTE. Prosegue la serie di incontri «Il cinema fra le righe Incroci fra cinema e letteratura»: il 18 marzo Antonia Arslan, alle ore 18 presso la Libreria Minerva, presenta il suo libro La strada di Smirne, mentre alle ore 21 presso La Cappella Underground introduce la proiezione di La masseria delle allodole, tratto dal suo omonimo romanzo e diretto dai fratelli Taviani. L. Pai. TEATRO GENOVA 1 Mariangela Melato interpreta la doppia anima della Cina contemporanea nell'allestimento di Elio De Capitani e Ferdinando Bruni di L'anima buona del Sezuan, di Bertolt Brecht, al Teatro della Corte, dal 17 al 9 aprile. MILANO 1 Al Teatro Litta, dal 17 al 9, L'amante, di Pinter, nella traduzione di Alessandra Serrae per la regia di Claudio Autelli. 1 Scritto e interpretato da Bernardino Bonzani e Monica Morini, Nudi. Le ombre della violenza sulle donne è al Teatro Pax di Cinisello Balsamo il 18. NAPOLI 1 «Progetto Punta Corsara»: dal 20 al 22, al Teatro Auditorium, Il sacro segno dei mostri, ideatoe diretto da Danio Manfredini. SCANDICCI (FI) 1 Nell'adattamento teatrale di Giuseppe Manfridi, Uno, nessuno e centomila, di Pirandello, è al Teatro Studio, dal 18 al 22, interpretato e diretto da Fulvio Cauteruccio. VILLAR PEROSA (TO) 1 Al Teatro Una Finestra sulle Valli, il 21, prosegue l'omaggio di Assemblea Teatro a Fabrizio De André con Non al denaro, non all'amore, né al cielo, con Gisella Bein e la regia di Renzo Sicco. Elisabetta Dente GRAZIA NERI Milano. Robert Bresson Scandicci (Fi). Fulvio Cauteruccio in «Uno, nessuno e centomila»

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Il soliloquio della tolleranza (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: STORIE E STORIA data: 2009-03-15 - pag: 35 autore: Conflitto di civiltà / 1 Il soliloquio della tolleranza Nel suo ultimo libro, «La paura dei barbari», Todorov cerca di allontanare la paura del diverso, ma non rinuncia a definire gli interlocutori con valori che sono propri solo dell'Occidente di Giulio Busi T zvetan Todorov è un distinto signore di settant'anni, con una chioma di capelli bianchi e il bon ton d'ordinanza dell'intellettuale francese. Anzi con una punta di francesità aggiuntiva, che gli viene dall'aver scelto Parigi nel 1963, per sottrarsi alla Bulgaria comunista dov'era nato. Quello di Todorov è un nome che conta nella cultura illuminata della seconda metà del Novecento. I suoi studi sul formalismo russo, tradotti in Italia da Einaudi, portarono una ventata di innovazione nella critica letteraria degli anni Sessanta e Settanta, e sono stati per tutti noi un canovaccio d'esegesi, una guida intelligente alla decifrazione dei meccanismi della comunicazione. è mai possibile che Tzvetan Todorov, adesso, abbia paura? Il suo ultimo libro invoca la dea oscura, e brucia l'ansia come inesauribile materia prima. Ça va sans dire, La paura dei barbari ha intenti curativi, vuole rassicurare, trovare una via d'uscita, allontanare i fantasmi dell'irragionevolezza e soccorrere l'Europa in dubbio.Da par suo,Todorov cita tutti gli autori giusti, spiega, distingue, media e riesce persino far trapelare qua e là un sorriso elegante.Ma l'impressione al-la fine resta: la paura è lì, ben reale e cocciuta, anche per lui. Sulle pagine di Todorov aleggia il timore che il vecchio mondo della tolleranza e del buon senso stia per crollare o forse sia già crollato, minacciato da nemici esterni e roso all'interno dalle proprie contraddizioni. Dai suoi studi letterari l'autore importa un bagaglio di concetti elementari come appetito, risentimento, indecisione, che attribuisce agli "altri", mentre noi, vecchi occidentali legati ai nostri privilegi, impersoniamo il ruolo dei timorosi. Ad avere appetito sarebbe stato per primo il Giappone «seguito da molti Paesi del sud est asiatico, e poi Cina, India, Brasile e ora anche la Russia». La parola d'ordine è arricchirsi, emulare l'Occidente e mettere da parte le ideologie ormai obsolete. All'altro estremo ci sono i paesi del risentimento, ossessionati dall'umiliazione«reale o presunta, che sarebbe stata loro inflitta dagli Stati più potenti ».è l'ecumene musulmana, dal Marocco al Pakistan, cui si è aggiunta di recente anche una parte dell'America latina. In mezzo gli indecisi, che non sanno da che parte mettersi. Che fare? Lenin avrebbe avuto la risposta pronta, ma sappiamo com'è andata a finire, e Todorov è troppo post-ideologico per ingolfarsi in un'analisi puramente socio- economica. E in fondo cosa farsene dell'economia, quando si hanno Montesquieu e Voltaire, la separazione tra Chiesa e Stato e i valori illuministici della tolleranza? Se vogliamo parlare di barbarie, sostiene Todorov, lo dobbiamo fare a ragion veduta e con senso filologico delle proporzioni. è legittimo evocare la barbarie solo se con questa parola intendiamo chi «relega gli altri al di fuori dell'umanità... o infligge loro un trattamento sconveniente». Laddove " sconveniente"sembra un po' troppo po-litically correct per «atroce, violento, discriminatorio ».Ma di barbari in senso etimologico, come l'intendevano i greci – ovvero "balbuzienti", che non parlano la nostra lingua e non conoscono i nostri costumi, e solo per questo sono inferiori e incivili – nonè lecito fantasticare. è insensato avere paura dei diversi, ripete Todorov, benché sia legittimo, e anzi doveroso, difendere i valori antibarbarici della nostra convivenza. Sebbene non lo voglia, e faccia ogni sforzo nella direzione opposta, Todorov sembra cadere nella vecchia trappola etnocentrica del logos greco. L'autore non è un islamista, e gli si può perdonare qualche generalizzazione di troppo, ma certo è che parlare dei musulmani come entità generica e sopranazionale, e auspicare che anch'essi «riescano a negoziare il loro ingresso nella modernità» sembra allo stesso tempo troppo e troppo poco. Messa alle strette, l'Europa tollerante di Todorov alza la sua vecchia bandiera illuminista e chiede accesso libero all'educazione, parità tra uomo e donna, democrazia, nella speranza che gli antagonisti veri o presunti l'accettino, o per lo meno si adeguino. A questo punto viene da chiedersi a chi si rivolga il libro. è improbabile che i "risentiti" leggano Todorov, non perché "balbuzienti", ma perché chiusi in una fortezza di pensiero che gli argomenti razionalisti faticano a conquistare. O forse il problema va posto in termini diversi. L'Europa illuminata dovrebbe, una volta per tutte, rinunciare a definire, oltre a se stessa, anche il proprio interlocutore, attribuendogli d'ufficio fisionomia, motivazioni, errori e offrendogli percorsi di riscatto. Il rimedio proposto da Todorov alla crisi di civiltà è equilibrato e ragionevole, ma assomiglia irrimediabilmente a un soliloquio. Se dev'essere un dialogo,cerchiamo innanzitutto di fareabbastanza silenzio per sentire se qualche voce viene anche dall'altra parte. Dopo tutto non c'è d'aver paura.O no? 1 Tvetan Todorov, «La paura dei barbari», Garzanti, Milano, pagg. 284, Á 16,50. Non serve alzare la bandiera dei Lumi e chiedere parità e democrazia, sperando che gli antagonisti l'accettino o per lo meno si adeguino L'altra. Shirin Neshat, «Donne di Allah», 1996, courtesy of Gladstone Gallery, New York, foto tratta dal volume «Educare lo sguardo» di Roswell Angier, Zanichelli

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onu, al vertice sul razzismo l'ue pronta al ritiro - alberto d'argenio (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 4 - Esteri Onu, al vertice sul razzismo l´Ue pronta al ritiro Da Bruxelles bozza comune dei 27, via le frasi giudicate antisemite dal testo ufficiale ALBERTO D´ARGENIO BRUXELLES - è scontro tra Europa e Nazioni Unite sulla Conferenza mondiale contro il razzismo. Il Vecchio continente, seguendo una posizione già adottata dall´Italia, ritirerà i propri diplomatici dai lavori di Durban 2 se i testi preparatori non saranno radicalmente modificati. Nel mirino le accuse ad Israele, alcuni passaggi ritenuti antisemiti e la richiesta di limitare la libertà d´espressione sulla religione. Passaggi favoriti dalla Libia, che con l´aiuto di Iran e Cuba sta preparando i lavori della conferenza Onu che si terrà a Ginevra a fine aprile. Sono mesi che Israele chiede ai governi occidentali di boicottare Durban 2 (la prima conferenza si era tenuta nella città sudafricana). I primi a sfilarsi sono stati Usa, Olanda e Canada. Quindi, ai primi di marzo, anche l´Italia ha annunciato il ritiro della propria delegazione dai lavori preparatori. Mossa che ha preso in contropiede alcuni partner Ue, come la Francia, che avrebbero preferito rimanere uniti e lottare per il cambiamento dei testi. Anche il Vaticano ha scelto di restare in attesa di una nuova bozza di conclusioni. Eppure la mossa di Roma ha avuto effetto, come si è visto ieri a Bruxelles. Su richiesta della Germania il caso Durban 2 è stato affrontato dai ministri degli Esteri Ue nel corso di un pranzo disertato dal francese Bernard Kouchner. Al termine della discussione il ministro Franco Frattini ha annunciato che i partner hanno deciso di presentare un «testo unico radicalmente nuovo ed alternativo» preparato dall´Olanda, più snello di quello sul tavolo a Ginevra e che «non menziona temi antisemiti e limitazioni alle libertà d´espressione». Per il titolare della Farnesina «l´Italia ha smosso le acque torbide e se il testo olandese sarà accolto i nostri diplomatici torneranno ai negoziati». Duro anche il ministro tedesco Frank Walter Steinmeier: «Per ora i documenti suggeriscono che non si tratta di un semplice dibattito sul razzismo, ma di prese di posizione di parte sul conflitto in Medio Oriente o per condannare le posizioni europee e americane sul mondo musulmano». Sulla stessa linea la maggioranza dei partner europei, tra cui Gran Bretagna, Danimarca, Estonia e Polonia. E così la tesi si è fatta largo, tanto che al termine dei lavori il ceco Karel Schwarzenberg, presidente di turno Ue, ha sottolineato che «se la Conferenza non si conformerà alle nostre richieste la Ue si ritirerà». Insomma, una posizione che mette l´Europa in rotta di collisione con l´Onu, il cui commissario per i diritti dell´uomo, Navi Pillay, a inizio marzo aveva chiesto ai governi recalcitranti di rimanere alla Conferenza per trovare un consenso sul razzismo. Parole che non hanno convinto, come spiega un diplomatico europeo: i governi del Vecchio Continente, infatti, «non hanno dimenticato» le manifestazioni di piazza antisemite del 2001 in occasione della prima conferenza sul razzismo di Durban poi deragliata nel caos. Ieri intanto l´Italia ha proposto una moratoria sul diritto di veto all´Onu appannaggio di Usa, Gran Bretagna, Francia, Cina e Russia. Mossa che si inquadra nella lunga discussione sulla riforma del Consiglio di sicurezza e cerca di evitare le frequenze paralisi al Palazzo di Vetro.

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samuelson: "un messaggio chiaro wall street non deve vincere sempre" - eugenio occorsio (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 2 - Economia Il premio Nobel: il governo vuol far capire che si sta impegnando per i cittadini Samuelson: "Un messaggio chiaro Wall Street non deve vincere sempre" EUGENIO OCCORSIO ROMA - «Obama ha fatto bene a lanciare quest´ammonimento all´Aig. Vuole far capire agli americani che i salvataggi sono a favore di Main Street e non di Wall Street. Il guaio è che ha perso troppo tempo prima di uscire da quest´equivoco». Non rinuncia allo spirito battagliero, Paul Samuelson. E´ il più glorioso fra gli economisti americani, è stato consigliere di Kennedy, ha un´inossidabile fede democratica, eppure non rinuncia a criticare l´attuale amministrazione. «La vuol sapere la verità?», risponde con voce ferma e cordiale al telefono dalla sua villa in Florida dove sfugge alla glaciale Boston. «Tutti ci auguriamo che Obama riesca a fare qualcosa di veramente significativo prima che finisca la luna di miele con gli americani. I sondaggi scricchiolano, il presidente rischia di vanificare l´immenso favore popolare che l´ha portato alla Casa Bianca. Siamo tutti con lui, ma deve sbrigarsi. Averci messo tanto prima di bloccare i bonus ai capi della Aig non è un buon segnale». Dovrebbe allargare questo principio al resto del sistema? «L´Aig è un caso particolare, ha bisogno di cure speciali. C´è da fare una considerazione: serve un gruppo di manager d´elite, e la gente brava devi pagarla. Senza esagerare ma in misura realistica. Sennò tutti scappano, e chi la salva questa compagnia che gestisce un patrimonio da 1.500 miliardi? I bonus vanno a chi guadagna, e qui guadagna prima di tutti l´azionista pubblico». Torniamo alle misure di Obama: qual è il punto debole? «è come se si fermasse sempre un attimo prima del passo decisivo. Troppa prudenza, e intanto la situazione continua a precipitare. Io non cammino molto, ma l´altro giorno ho fatto mezzo miglio a piedi e ho contato tredici cartelli "vendesi" sulle case. Intorno a me ho alcune donne, c´è chi mi fa i servizi in casa, ce n´è un´altra che mi prende la temperatura, insomma tutte quelle cose di cui ha bisogno una persona di 94 anni. Bene, non ce n´è una che non abbia il marito disoccupato». Ma Obama dovrebbe fare più nazionalizzazioni? «L´America non può andare a finire come la Cina di Mao o la Russia di Breznev, regimi rovinosi sull´economia. Deve però impegnare più fondi nelle misure di salvataggio, di stimolo fiscale, in tutti i provvedimenti che mettono direttamente i soldi in mano alla gente. Mi rendo conto che non è facile imporre misure drastiche al Congresso, ma come dicevo serve coraggio». E il bilancio pubblico? «Si può rischiare di più. L´America è un paese solidissimo, non date retta a chi paventa una crisi di fiducia globale. La crisi è talmente grave che rischia di durare più di quella del ´29 perché c´è più indebitamento in giro e c´è anche una persistente opacità nei bilanci di tante finanziarie che oscura il quadro. è un altro punto dove non si stanno facendo abbastanza sforzi: non è facile ripristinare il controllo su mercati abituati alla deregulation più sfrenata, ma è assolutamente indispensabile».

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Save vicina a Charleroi Riorganizza in Airest il food and beverage (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 17-03-2009)

Argomenti: Cina

Save vicina a Charleroi Riorganizza in Airest il food and beverage da Finanza&Mercati del 17-03-2009 Save accorpa le divisioni del food and beverage organizzando la conquista degli scali mondiali anche sul piano della diversificazione del business. Parallelamente, prosegue il piano «core» con l'ingresso nell'aeroporto di Charleroi. «Sullo scalo belga siamo in dirittura d'arrivo - ha spiegato il numero uno Enrico Marchi - l'operazione dovrebbe infatti chiudersi entro metà aprile». Dopo essersi aggiudicata dal governo della Vallonia la negoziazione in esclusiva per l'acquisizione del 27,65% di Bsca, il gestore dello scalo di Charleroi, Save sta lavorando da mesi alla due diligence. Deal che prevede tra l'altro la prelazione su un ulteriore 21,24% del capitale, a fronte della condivisione del business plan e dei relativi investimenti. Intanto ieri, Marchi ha presentato Airest, società controllata nata dalla fusione di Airport Elite, Airest e Very Italian Food. Airest decolla con produzioni italiane Doc per atterrare su una piattaforma internazionale in crescita, contando su un fatturato di partenza che supera i 200 milioni di euro e 1.900 dipendenti. Nel 2009 sono previsti circa 25 nuovi punti vendita, di cui 9 già aperti nel primi 2 mesi dell'anno, tra i quali: Aeroporti di Roma Fco e Treviso in Italia, Mosca aeroporto di Sheremetyevo in Russia, Suzhou in Cina, Abu Dhabi negli Emirati Arabi. «La spinta propulsiva per la crescita geografica all'estero di Airest conta su diversi fattori a partire dalla qualità italiana del food and beverage, fino al design e alla moda» ha dichiarato Marchi spiegando le attività si estenderanno dai poli di viaggio ai centri urbani e potranno essere affidati sia in gestione diretta che in franchising. A margine della presentazione di Airest Marchi ha poi espresso interesse ad aumentare la partecipazione nella società autostrade di Venezia e Padova, in cui Save detiene poco meno del 5%. Quanto alla situazione degli aeroporti, Save prevede un calo dei passeggeri, ma una tenuta del fatturato nel 2009. Ieri il gruppo ha chiuso la seduta di Borsa con un rialzo del 4,67% a 3,30 euro.

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Forum sul successo cinese in Italia (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 17-03-2009)

Argomenti: Cina

Forum sul successo cinese in Italia da Finanza&Mercati del 17-03-2009 Un forum sulle storie di successo cinesi in Italia: questa l'iniziativa organizzata ieri da ministero degli Esteri, ambasciata e consolato della Repubblica popolare cinese, Fondazione Italia-Cina, Regione Lombardia, Camera di Commercio di Milano e Promos per fornire una corretta ed esaustiva informazione della presenza cinese in Italia e, contestualmente, garantire la giusta visibilità ai principali casi imprenditoriali di successo. Cesare Romiti, presidente della Fondazione Italia Cina ha affermato che «date le ingenti riserve valutarie cinesi e la volontà di investire all'estero da parte del governo e delle imprese cinesi che internazionalizzano le proprie attività, l'Italia deve essere in prima linea a cogliere questa opportunità. Il governo italiano - ha aggiunto Romiti - deve da un lato mettere in atto riforme miranti a raggiungere un ambiente più ricettivo per gli investimenti internazionali, e dall'altro occorre che intervenga da subito per sollecitare l'attenzione del governo cinese verso le grandi opportunità che si possono senza dubbio trovare nel nostro Paese». Il presidente della Fondazione ha anche ricordato che il 2010 sarà l'anno della Cina in Italia, «un'opportunità per fare conoscere la Cina agli italiani e solidificare un rapporto già profondo con un paese strategico negli equilibri mondiali». «I rapporti italo-cinesi - ha sottolineato il sottosegretario agli Affari esteri Stefania Craxi - sono improntati a una collaborazione a tutto campo che si ispira ad una grande concretezza. Iniziative come questo forum servono ad arricchire di contenuti una partnership che, da economica e commerciale, può diventare un occasione di scambio umano e culturale». D'altra parte i dati, ricordati dal vicepresidente di Promos Giuseppe Castelli, testimoniano il peso della Cina in Italia: nel 2008 nel nostro territorio erano registrate quasi 30.000 imprese con il titolare di nazionalità cinese, e gli ultimi dati registrati mostrano una tendenza in continuo aumento.

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Mecspe, Parma diventa la città della meccanica (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 17-03-2009)

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Mecspe, Parma diventa la città della meccanica da Finanza&Mercati del 17-03-2009 Fiere di Parma riapre i propri padiglioni dopodomani per accogliere l'ottava edizione di Mecspe, la fiera internazionale della meccanica specializzata organizzata da Senaf che si concluderà sabato. La «città della meccanica» metterà in risalto temi di attualità quali innovazione e trasferimento tecnologico attraverso i suoi sette saloni (Mecspe, Eurostampi, Subfornitura, Control Italy, Motek Italy, Trattamenti e Finiture e Plastix Expo) che si rivolgono all'intero comparto manifatturiero. L'edizione 2009 si presenta al proprio pubblico con oltre 1.000 aziende in esposizione in rappresentanza di 15 paesi, 20 isole di lavorazione, 13 convegni, 27 miniconferenze, 5 Piazze dell'Eccellenza e 36 associazioni ed enti che sostengono attivamente la manifestazione. «Quest'anno la manifestazione ha acquisito una dimensione più internazionale - dichiara Emilio Bianchi, direttore di Senaf - grazie al progetto supportato della Regione Emilia-Romagna che porterà in fiera una delegazione di buyer provenienti dalla Russia, dalla Cina e dall'India che si aggiungeranno agli abituali visitatori stranieri».

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Fiera Mi porta le Regioni a Shanghai (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 17-03-2009)

Argomenti: Cina

Fiera Mi porta le Regioni a Shanghai da Finanza&Mercati del 17-03-2009 Fiera Milano con le Regioni in Cina. Il Commissariato Generale del Governo per l'Esposizione Universale di Shanghai 2010 ha siglato un importante accordo di partnership con la Spa milanese per coordinare la partecipazione delle amministrazioni italiane all'Expo. In base all'accordo, Fiera Milano assisterà il Commissariato per garantire un'adeguata presenza nel padiglione italiano a tutte le Regioni interessate con l'obiettivo di assicurare la rilevanza appropriata e la coerenza generale delle attività regionali rispetto al tema della manifestazione. «La partecipazione delle Regioni a Shanghai 2010 ha una rilevanza cruciale per la promozione del Made in Italy», ha commentato Beniamino Quintieri, commissario generale del governo per l'Expo di Shanghai. Ricordando che Fiera Milano «è presente in Cina dal 1995, e ha accumulato esperienza nell'organizzazione di manifestazioni e di eventi nonché un'approfondita conoscenza del mercato cinese», il presidente Michele Perini ha spiegato ieri che «il gruppo si occuperà di tutti i servizi necessari alla partecipazione di ciascuna Regione, dall'ospitalità alla promozione, fornendo la massima assistenza a ciascuna delegazione». Ieri a Piazza Affari Fiera Milano ha chiuso la seduta in rialzo. Le azioni del gruppo hanno guadagnato il 2,78% a 3,7 euro dopo avere chiuso venerdì a 3,6 euro (-1,37%).

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soffre anche il business dei beni culturali per il turismo è l'ora di nuovi progetti (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XIII - Roma OSSERVATORIO Soffre anche il business dei beni culturali per il turismo è l´ora di nuovi progetti Il sistema economico mondiale è colpito da una crisi tra le più gravi di sempre. Per l´Italia la Banca d´Italia ha stimato una contrazione del Pil del 2,6% nel 2009. Gli effetti si ripercuotono sul turismo, una delle componenti più importanti della nostra economia. L´Italia resta una delle mete preferite ma abbiamo perso la leadership che detenevamo negli anni ´70: siamo la quinta destinazione al mondo dopo Francia, Spagna, Usa e Cina. Il turismo, compreso l´indotto, rappresenta circa il 10% del Pil dell´Italia: un dato rilevante anche se al di sotto del 17,2 stimato della Spagna. Quello del turismo è un settore vitale con una forte voglia di fare impresa, ma esistono ostacoli che ne limitano le potenzialità. Per troppo tempo si è pensato che il patrimonio culturale potesse da solo assicurare il primato. I fatti ci dicono che ciò non è più sufficiente: c´è bisogno di infrastrutture, di progetti innovativi, di risorse manageriali adeguate. Roma è stata per molti anni in controtendenza rispetto all´andamento nazionale: ha registrato una costante crescita di turisti. Dal 1996 al 2007 (dati Ebtl, Ente Bilaterale del Turismo del Lazio) le presenze di turisti nazionali e stranieri negli alberghi di Roma e provincia sono cresciute del 61,9%. Nel solo 2007 sono state 23,6 milioni. Il 2008, a causa della crisi economica internazionale, ha segnato un´inversione di tendenza. La domanda complessiva negli esercizi alberghieri di Roma e Provincia è stata pari a 9.591.149 arrivi, in flessione del 5,18% sul 2007 e 22.479.554 presenze con una contrazione del 5,59% rispetto al 2007. Il calo è riconducibile sia alla componente straniera che a quella italiana: la domanda italiana ha registrato 4.031.346 arrivi e 7.924.855 presenze con una flessione del 4,45% negli arrivi e del 5,88 nelle presenze, quella straniera ha registrato 5.559.803 arrivi e 14.554.699 presenze con una flessione del 5,70% negli arrivi e del 5,43 nelle presenze. Analizzando i dati dell´Ebtl spicca la limitata permanenza media del turisti: solo 2,34 giorni. Con circa 1,3 milioni di arrivi, gli Stati Uniti si confermano il primo Paese di provenienza dei turisti stranieri che visitano Roma, ma anche quello con la flessione più marcata, -170mila (-11,42%) sul 2007. I turisti giapponesi diminuiscono di 70mila nel 2008 (-15,4%) con 385mila arrivi. Va segnalato il dato in controtendenza di due Paesi emergenti: Brasile (+11,5%) e Russia (+20,2). Da segnalare, inoltre, l´incremento degli arrivi nelle strutture ricettive complementari, come i bed & breakfast (+4,46%): un segnale di come le difficoltà economiche spingano una parte dei turisti verso strutture più a buon mercato. Camera di Commercio di Roma

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l'operazione propaganda in sicilia - (segue dalla prima pagina) (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina X - Palermo L´OPERAZIONE PROPAGANDA IN SICILIA Negli anni Cinquanta, con "Per chi vota Concetta Pipitone", l´Isola fu il laboratorio di un esperimento mediatico per raggiungere le masse femminili Con l´appoggio di Giuliana Saladino autrice di una ricerca sul campo e l´ostracismo di Nilde Jotti Il primo titolo, nel ´53 trattò di amore e povertà: la protagonista raccontava le difficoltà in cui versavano i meno abbienti (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) «DALLA METà DEGLI ANNI QUARANTA´- come scrive Stephen Gundle in I comunisti italiani tra Hollywood e Mosca (Giunti, 1995) - i dirigenti comunisti avevano riconosciuto che il partito spesso non riusciva a trasmettere il proprio messaggio ai lavoratori più poveri e alle donne delle aree rurali, specialmente nelle zone ove la sua propaganda orale era inesistente. E tuttavia, malgrado la grande quantità di fumetti e fotoromanzi consumata da queste categorie, vi erano forti resistenze ad adottare simili strumenti di comunicazione, perché li si percepiva come corrotti e di origine americana. Nei tardi anni Cinquanta queste posizioni cominciarono a sgretolarsi, dopo il riuscito esperimento di un fotoromanzo "progressista" in Sicilia». Questo fotoromanzo aveva per titolo Per chi vota Caterina Pipitone, era stato prodotto nel ´53 a Palermo e raccontava la vicenda di una donna che esordiva dicendo: «Quando mi sono sposata, eravamo innamorati io e mio marito Salvatore. Per qualche mese vi sono state solo parole affettuose fra di noi. Ma poi sono finite le parole dolci. Cosa mangeremo domani? Ogni giorno a questo pensiamo. E la felicità se n´è andata». La donna in questione, la Caterina Pipitone del titolo, continuava a narrare delle difficoltà in cui versavano i meno abbienti e alle quali poteva porre fine solo un´avanzata del partito comunista. Quel fotoromanzo fu il primo di una serie di "fumetti" propagandistici che vennero realizzati e stampati in seguito in tutta Italia e usati come formidabile strumento capace di raggiungere la masse popolari incolte. La validità di tale strumento di comunicazione venne argomentata, sulle pagine della rivista del Pci, "Quaderno dell´attivista", da un intervento a firma Giuliana Saladino dal titolo "I fumetti e la nostra propaganda". Nel testo, la giornalista e scrittrice siciliana, esponente di rilievo dei comunisti nell´isola, prendeva polemicamente le distanze dalle posizioni espresse da Nilde Jotti sulla scarsa validità e sulla qualità del genere fumetto. La Jotti in un articolo dal titolo "La questione di fumetti" (apparso su Rinascita nel 1951) aveva letteralmente messo al bando fumetti e fotoromanzi considerandoli un sottoprodotto culturale da guardare con assoluto sdegno, poiché i loro contenuti, a suo dire, veicolavano modelli di comportamento ispirati al raggiungimento del benessere materiale e del successo facile e individuale, perseguito anche con mezzi immorali. Al contrario, la Saladino enucleava le ragioni a difesa di un proficuo uso di un genere così popolare. Premettendo che in Sicilia la stampa di partito, (L´Unità) con le sue pagine dedicate alla donne, o con le sue specifiche riviste (Noi Donne) non raggiungeva certo le masse femminili, la Saladino documentava la ricerca e il lavoro svolto sul campo da lei e da altre attiviste comuniste, che le aveva condotte a propendere per mezzi comunicativi più semplici e più vicine nelle forme a quelle preferite dalle donne siciliane. «Un fatto è certo - scrive la Saladino - ed è che le donne, anche le più arretrate, leggono ed hanno voglia di leggere e qualcosa spendono per leggere; di ciò testimonia in Sicilia la grande diffusione dei fumetti. Le ragazze poverissime e quasi analfabete delle famiglie bracciantili di Partitico, le ragazze dei quartieri popolari di Palermo, con le quali abbiamo parlato di questo ci dicono che una ragazza spende sino a quasi 150 lire alla settimana per un cineromanzo, che le fortunate che sanno leggere, leggono la sera ad alta voce a quelle che non sanno; che lo stesso fascicolo fa sempre il giro di almeno 30 o 40 ragazze, spontaneamente organizzate per la lettura appassionata». Il modello a cui ispirarsi è indicato, sempre nell´articolo della Saladino, nei fumetti cinesi, del tipo di Child labour ("Il lavoro dei bambini") e di The shepherd´s message ("Il messaggio del pecoraio") editi in inglese a Pechino e rivelatisi utilissimi a far acquisire alle masse semianalfabete contenuti importanti attraverso storie istruttive rese gradevoli dalla semplicità delle linee, dai colori attraenti e dalle scene animate con dialoghi semplici. La convinta e vivace difesa dell´uso del fotoromanzo, nel testo della Saladino, si concludeva con una ferma presa di posizione: «Noi vedremmo volentieri in mano alle donne siciliane dei fumetti con i celebri romanzi d´amore e di lotte in cui viene esaltata la giustizia e condannata questa società, i suoi mali, i suoi torti». L´intervento della Saladino e la sua proposta, suscitò all´interno del suo partito parecchi rilievi di militanti e intellettuali, scettici o assolutamente refrattari a contaminazioni con i linguaggi della cultura di massa, ma ebbe l´autorevole sostegno del leader maximo Togliatti che in un intervento sul tema della propaganda rivolta alle donne, diede il suo appoggio e consenso alla produzione e alla diffusione di fumetti e fotoromanzi come strumenti di sensibilizzazione e proselitismo politico. «Se serve a far discutere e ragionare´ sostenne Togliatti ?le ragazze comuniste possono usare anche il fotoromanzo». Così, sempre in Sicilia, viene ideata e distribuita, con gran successo, nel ?55, la storia a fumetti L´amore vince sempre. Le comuniste siciliane, guardando ai cartoons della Cina di Mao, avevano dato il via ad una innovativa forma di comunicazione politica che nel fumetto e nel fotoromanzo trovava lo strumento migliore per far arrivare un messaggio sociale significativo alle masse femminile, contribuendo non poco alla loro alfabetizzazione. L´operazione non solo contagiò il partito a livello nazionale ma anche altre forze politiche, come il Psi, che cominciarono a usare il fotoromanzo come mezzo di propaganda nel meridione.

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lupetti: "la lunga marcia degli ex cinesi di milano" - luigi bolognini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XIII - Milano Lupetti: "La lunga marcia degli ex cinesi di Milano" Siamo stati ingenui, ma non violenti, resto orgoglioso di quella esperienza e semmai mi vergogno di chi fa le ronde La storia del gruppo in un libro e nel ricordo di un reduce; tra i militanti il sondaggista Mannheimer e il designer Mari LUIGI BOLOGNINI Mai dire Mao, ormai. Adesso pure i cinesi hanno archiviato il Grande Timoniere e la Lunga Marcia. Ma l´utopia c´è stata e ha affascinato molti giovani anche in Italia durante la lunga era del Sessantotto. Accanto ai trotzkisti, ai filovietnamiti, ai lottacontinuisti, agli avanguardisti operai, c´erano i seguaci di Mao Tse Tung della "Unione comunisti italiani (marxisti-leninisti)", nota come "Servire il popolo" dal giornale che ne era l´organo politico. Nell´epoca di massimo splendore, prima metà degli anni Settanta, fu il più grande e organizzato dei gruppi alla sinistra del Pci, quella extraparlamentare. Ora che la sinistra è tutta extraparlamentare, la storia del gruppo è ripercorsa da Stefano Ferrante nel suo bel libro, La Cina non era vicina (Sperling & Kupfer). Epicentro del movimento, Milano, città del leader maximo, Aldo Brandirali, detto "il piccolo Mao" visto che l´organizzazione interna prevedeva il culto della personalità del capo. Ma c´era molto di più: chi era in "Servire il popolo" doveva vivere comunista anche negli aspetti privati e personali. Era quasi una setta religiosa, come dinamiche personali interne. Con risultati che adesso possono sembrare comici: i matrimoni comunisti, la vita nelle comuni, la donazione dei soldi al partito, le direttive su come far sesso, gli asili del popolo. Ma che comici non sembrano a Fausto Lupetti, 65 anni, ora titolare di una casa editrice di libri sulla comunicazione a Bologna, all´epoca responsabile culturale dell´Unione: «Per dirla con Gramsci, il futuro si prefigura: bisognava vivere da socialisti anche prima che il socialismo fosse realizzato. E poi diciamola tutta: se penso a oggi, alle ronde, ai clandestini malati da denunciare, beh io mi vergogno di cose così, non certo dei matrimoni comunisti e del resto». Anche perché una cosa che ha distinto "Servire il popolo" dagli altri gruppi extraparlamentari è che nessuno è poi andato in gruppi terroristici come Br e Prima Linea: «Ne sono orgoglioso. La nostra era un´ideologia populista e per questo non potevamo andare contro il popolo, seminando violenza e paura. E uno dei motivi per cui ci siamo sciolti era la paura di infiltrati, di gente che ci portasse verso le armi quando ci siamo resi conto che l´assalto al cielo era fallito». Ognuno è andato per la propria strada e la lunga marcia ha portato qualcuno a diventare, da politico, politologo (il sondaggista Renato Mannheimer), qualcuno a restare in un punto qualsiasi della sinistra (le ex ministre Linda Lanzillotta e Barbara Pollastrini, il giornalista Michele Santoro, il regista Marco Bellocchio, il designer Enzo Mari), qualcuno a spingersi più in là. Come, ovvio pensare a lui, Brandirali: convertitosi alla religione cattolica e ora in Cl e in Forza Italia (è consigliere comunale a Milano, ed è stato assessore allo Sport), cosa che ha generato parecchie ironie. Non quelle di Lupetti: «Io resto di sinistra, ma posso capirlo: la componente emozionale è sempre stata forte in lui, ha scoperto la fede con la stessa passione. E politicamente aveva tutti gli spazi chiusi proprio per il suo passato, ha trovato aperti solo quelli». Inutile guardare il passato con gli occhi del presente o viceversa. «Chiaro che ora mi rendo conto degli errori. Non so se fossero 271, quanti ne elencò Aldo nel discorso con cui di fatto si sciolse l´Unione, nel 1975, ma tanti sì. Il principale, non aver capito che l´esperienza della Cina, un Paese contadino, era intrasportabile in Italia, dove l´economia e la società erano diverse. Certo, mi domando come non capissi l´irrealizzabilità di certe cose, come aderissi così acriticamente. Ma non dimentico che se sono stato maoista è stato anche in reazione al comunismo sovietico, burocrate e repressore come fece a Praga. Con tutte le nostre ingenuità, i velleitarismi e i moralismi, noi volevamo la libertà e un mondo migliore per tutti. Volevamo cambiare il mondo e invece il mondo ha cambiato noi. Succede».

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sette principesse on ice per un kolossal da favola - simona spaventa (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XVI - Milano Sette principesse on ice per un kolossal da favola Sbarca domani al Palasharp il terzo show su ghiaccio della Disney, già applaudito in 243 città del mondo Quarantasei gli atleti coinvolti, 176 i costumi indossati, 22 i Tir impiegati per il trasporto Rivivono in musical le avventure delle eroine più celebri, da Cenerentola a Mulan e Trilli SIMONA SPAVENTA Non c´è favola che non abbia il suo bel castello, ma questa volta la Disney ha pensato davvero in grande. Per il suo nuovo show per famiglie � Disney On Ice presenta Principesse, al debutto italiano domani al Palasharp � la scenografia è da kolossal: un castello sul ghiaccio di tre piani che, come al tocco di una bacchetta magica, si trasforma nella sala da ballo di Cenerentola, nel palazzo arabeggiante di Agrabh, la città della Jasmine di Alladin, o nella Cina di Mulan. In tempo di crisi, per il colosso americano la parola d´ordine è nessun risparmio sulla fantasia. Lo dimostrano i numeri dello show, che riunisce in un´antologia fatata le storie d´amore delle eroine di celluloide Disney da settant´anni a questa parte (la veterana è Biancaneve, classe 1937): in scena 46 pattinatori professionisti di quindici nazionalità diverse (l´età media è 24 anni), 176 i costumi, uno staff di oltre cento persone, 22 Tir per trasportare i materiali. Uno spettacolo nato nel 2003 e già visto da sei milioni di piccoli e grandi spettatori in 243 città del mondo, per quello che è il terzo show su ghiaccio Disney ad approdare in Italia, dopo i 100 anni di magia Disney e High School Musical, quest´ultimo pensato, però, per un pubblico di adolescenti. Qui invece si mira a far sognare soprattutto le bambine, anche se sono parecchie le scene umoristiche o dalle ambientazioni esotiche pensate per stregare i maschietti, dal mondo "in fondo al mar" con pesci, granchi & C. della Sirenetta ai topini ad altezza uomo che aiutano Cenerentola a spazzare e le preparano il vestito che le sorellastre le avevano strappato, fino ai sette nani di Biancaneve e agli elefanti del corteo dell´esotica Jasmine. Ma i produttori della Feld Entertainment scommettono anche su genitori e nonni, in uno spettacolo transgenerazionale che attraversa sette decenni di disegni animati. In tutto, sono sette le "principesse" di cui si ripercorrono le gesta, soffermandosi soprattutto sui momenti romantici, quegli happy end che da sempre fanno battere il cuore: oltre alle citate Biancaneve, Cenerentola, Jasmine e alla femminista Mulan, ci sono Aurora della Bella addormentata nel bosco con le sue tre fatine, Ariel della Sirenetta, Belle di La bella e la bestia. Guest star, l´alata Trilli di Peter Pan. Decine di personaggi che si muovono agili sul ghiaccio sulle note delle canzoni più celebri dei film, da Così è l´amore di Cenerentola a Il mondo è mio da Alladin, sotto la direzione dei coreografi Tom Dickson e della moglie Catarina Lindgren, ex pattinatrice olimpionica. I ritmi variano dal jazz alla samba, al latinoamericano, fino all´eleganza romantica dei gran balli, esaltati dai costumi scintillanti disegnati da Gregg Barnes, già attivo a Broadway, realizzati in paillettes, lustrini e tessuti tecnologici, ma anche in materiali insoliti che ha scovato persino tra i fornitori ecclesiastici. Giliegina sulla torta, le luci di Peter Morse, vincitore di un Emmy Award, che illuminano magicamente castello, carrozze, scarpette e lampade del Genio, fino al fatidico "e vissero felici e contenti".

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Acqua, nel 2030 avrà sete un abitante su due (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 17-03-2009)

Argomenti: Cina

Acqua, nel 2030 avrà sete un abitante su due MARINA MASTROLUCA A secco, costretta a dividersi una risorsa limitata e sempre meno accessibile. Di qui al 2030 quasi la metà della popolazione mondiale si troverà a vivere in zone definite ad alto stress idrico, il che tradotto significa che ci sarà ben poca acqua da spartirsi. In Africa già da un decennio prima i cambiamenti climatici metteranno a dura prova tra i 75 e i 250 milioni di persone. Siccità e desertificazione moltiplicheranno il numero dei profughi, intere popolazioni - tra i 24 e i 700 milioni - saranno in fuga alla ricerca di acqua. Nuovi conflitti si innescheranno per difendere o accaparrarsi le risorse necessarie. Non promette niente di buono il terzo Rapporto Onu sullo stato di salute delle risorse idriche planetarie, presentato ieri al V Forum mondiale organizzato dal Consiglio mondiale dell'acqua, che a Instabul ha visto una partecipazione record: 30.000 partecipanti, 3000 organizzazioni, una ventina di capi di Stato e di governo, 180 ministri dell'ambiente - per l'Italia Stefania Prestigiacomo. POVERI E ASSETATI «Colmare il divario per l'acqua», questo il titolo dell'evento. E di strada da fare, a giudicare dal rapporto Onu ce n'è fin troppa. Ogni 17 secondi un bambino muore per una banale diarrea, dovuta all'indisponibilità di acqua pulita e di impianti fognari. La mappa della povertà pressoché coincide con quella dell'inaccessibilità di risorse idriche: quelli che vivono con 1,25 dollari al giorno sono gli stessi che non possono bere acqua pulita. Mentre metà della popolazione mondiale soffre la sete, il consumo di acqua non è mai aumentato tanto come negli ultimi cinquant'anni - è triplicato - soprattutto a causa della crescita demografica. Attualmente la popolazione mondiale sale di 80 milioni all'anno, una pressione che produce un aumento dei consumi d'acqua pari a 64 miliardi di metri cubi annui. Di qui al 2050 la popolazione mondiale passerà dai 6,6 miliardi attuali a circa 9 miliardi, e l'aumento sarà concentrato soprattutto nelle zone dove già le risorse idriche scarseggiano. L'agricoltura che già oggi assorbe il 70% circa delle risorse idriche, se non si introdurranno nuovi metodi di qui al 2050 inghiottirà il 90% dell'acqua disponibile. I cambiamenti climatici e degli stili di vita sono le altre voci in negativo del bilancio idrico mondiale, per non contare la produzione di energia sia idroelettrica o da biocarburanti. Per produrre un chilo di carne si consumano tra i 2000 e i 16.000 litri d'acqua, contro gli 800-4000 litri necessari per ottenere un chilo di farina. Immaginate l'impatto prodotto dalla conversione alimentare della popolazione cinese: nell'85 la media di consumo di carne pro capite era di 20 chilogrammi annui, oggi è di 50. In neanche 25 anni, le sole bistecche di Pechino hanno assorbito 390 chilometri cubi d'acqua. E la Cina resta ancora lontana dalle abitudini occidentali: in Svezia ogni anno si mangiano 76 kg di carne a testa, negli Usa 125. CONTESTAZIONI Perché basti, è necessario cominciare a pensare che l'acqua è una risorsa finita e che l'uso che se ne fa deve necessariamente essere diverso da com'è stato finora. «L'obiettivo finale è di motivare all'azione per migliorare la gestione mondiale delle risorse idriche - ha detto Oktay Tabasaran, segretario generale del Forum -. Ciò è possibile solo con un'opera di sensibilizzazione sulle questioni idriche». Sulle politiche da seguire le distanze sono però enormi. A Istanbul il Forum è però messo sotto accusa da centinaia di organizzazioni che hanno indetto un evento alternativo, denunciando l'organizzazione come un «think-tank privato strettamente legato alla Banca Mondiale, alle multinazionali dell'acqua e alle politiche dei governi più potenti del mondo». Cambiamenti climatici, crescita demografica, nuovi stili di vita. Di qui al 2030 quasi metà della popolazione mondiale vivrà in zone carenti d'acqua. Rapporto Onu al V Forum mondiale sulle risorse idriche.

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A secco, costretta a dividersi una risorsa limitata e sempre meno accessibile. Di qui al 2030 quasi ... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 17-03-2009)

Argomenti: Cina

A secco, costretta a dividersi una risorsa limitata e sempre meno accessibile. Di qui al 2030 quasi la metà della popolazione mondiale si troverà a vivere in zone definite ad alto stress idrico, il che tradotto significa che ci sarà ben poca acqua da spartirsi. In Africa già da un decennio prima i cambiamenti climatici metteranno a dura prova tra i 75 e i 250 milioni di persone. Siccità e desertificazione moltiplicheranno il numero dei profughi, intere popolazioni - tra i 24 e i 700 milioni - saranno in fuga alla ricerca di acqua. Nuovi conflitti si innescheranno per difendere o accaparrarsi le risorse necessarie. Non promette niente di buono il terzo Rapporto Onu sullo stato di salute delle risorse idriche planetarie, presentato ieri al V Forum mondiale organizzato dal Consiglio mondiale dell'acqua, che a Instabul ha visto una partecipazione record: 30.000 partecipanti, 3000 organizzazioni, una ventina di capi di Stato e di governo, 180 ministri dell'ambiente - per l'Italia Stefania Prestigiacomo. POVERI E ASSETATI «Colmare il divario per l'acqua», questo il titolo dell'evento. E di strada da fare, a giudicare dal rapporto Onu ce n'è fin troppa. Ogni 17 secondi un bambino muore per una banale diarrea, dovuta all'indisponibilità di acqua pulita e di impianti fognari. La mappa della povertà pressoché coincide con quella dell'inaccessibilità di risorse idriche: quelli che vivono con 1,25 dollari al giorno sono gli stessi che non possono bere acqua pulita. Mentre metà della popolazione mondiale soffre la sete, il consumo di acqua non è mai aumentato tanto come negli ultimi cinquant'anni - è triplicato - soprattutto a causa della crescita demografica. Attualmente la popolazione mondiale sale di 80 milioni all'anno, una pressione che produce un aumento dei consumi d'acqua pari a 64 miliardi di metri cubi annui. Di qui al 2050 la popolazione mondiale passerà dai 6,6 miliardi attuali a circa 9 miliardi, e l'aumento sarà concentrato soprattutto nelle zone dove già le risorse idriche scarseggiano. L'agricoltura che già oggi assorbe il 70% circa delle risorse idriche, se non si introdurranno nuovi metodi di qui al 2050 inghiottirà il 90% dell'acqua disponibile. I cambiamenti climatici e degli stili di vita sono le altre voci in negativo del bilancio idrico mondiale, per non contare la produzione di energia sia idroelettrica o da biocarburanti. Per produrre un chilo di carne si consumano tra i 2000 e i 16.000 litri d'acqua, contro gli 800-4000 litri necessari per ottenere un chilo di farina. Immaginate l'impatto prodotto dalla conversione alimentare della popolazione cinese: nell'85 la media di consumo di carne pro capite era di 20 chilogrammi annui, oggi è di 50. In neanche 25 anni, le sole bistecche di Pechino hanno assorbito 390 chilometri cubi d'acqua. E la Cina resta ancora lontana dalle abitudini occidentali: in Svezia ogni anno si mangiano 76 kg di carne a testa, negli Usa 125. CONTESTAZIONI Perché basti, è necessario cominciare a pensare che l'acqua è una risorsa finita e che l'uso che se ne fa deve necessariamente essere diverso da com'è stato finora. «L'obiettivo finale è di motivare all'azione per migliorare la gestione mondiale delle risorse idriche - ha detto Oktay Tabasaran, segretario generale del Forum -. Ciò è possibile solo con un'opera di sensibilizzazione sulle questioni idriche». Sulle politiche da seguire le distanze sono però enormi. A Istanbul il Forum è però messo sotto accusa da centinaia di organizzazioni che hanno indetto un evento alternativo, denunciando l'organizzazione come un «think-tank privato strettamente legato alla Banca Mondiale, alle multinazionali dell'acqua e alle politiche dei governi più potenti del mondo».

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CINA, BOMBA NEL SICHUAN Una bomba è esplosa ieri in un edificio governativo nella provincia... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 17-03-2009)

Argomenti: Cina

MADAGASCAR, VENTI DI GOLPE «Abbiamo occupato il palazzo presidenziale. Questo era il nostro obiettivo di oggi. Per ora, non abbiamo altri ordini». L'esercito ha circondato l'edificio, senza però avvicinarsi al palazzo dove si trova asserragliato il presidente Marc Ravalomanana, protetto dagli uomini della guardia presidenziale. In pillole Un oRTO alla CASA BIANCA Nel giardino della Casa Bianca, vicino a dove Jacqueline Kennedy piantò un roseto come omaggio floreale alla Nuova Frontiera, Michelle e Barak Obama stanno mettendo un orto di broccoli e zucchine. L'idea di un'alimentazione più sana era nata durante un viaggio a Roma, ricorda il quotidiano New York Times. CINA, BOMBA NEL SICHUAN Una bomba è esplosa ieri in un edificio governativo nella provincia del Sichuan nella Cina sud-occidentale, una regione in maggioranza da tibetani. L'ordigno, riferisce l'agenzia Xinhua, non ha causato morti né feriti. L'anno scorso a Lhasa in Tibet scoppiarono violenti scontri.

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Carne gonfiata con acqua Nuovo scandalo in Cina (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 17-03-2009)

Argomenti: Cina

Carne gonfiata con acqua Nuovo scandalo in Cina LILIANA CARDILE Un nuovo scandalo alimentare è pronto a scoppiare in Cina, avverte il settimanale Nanfang Zhoumo, una delle poche pubblicazioni attendibili nel Paese. Questa volta è il governo, attraverso il monito di uno dei suoi funzionari, Feng Ping, a lanciare l'allarme, forse per timore di essere travolto dall'ennesimo caso di mancanza di controlli sulla sicurezza degli alimenti. L'ultimo numero del settimanale denuncia la pratica ventennale, diffusa soprattutto nel sud della Cina, di gonfiare il peso della carne con massicce iniezioni di acqua per aumentarne il prezzo alla vendita. In alcuni casi i capi appena macellati vengono immersi nell'acqua per assorbirne la massima quantità possibile. In altri l'acqua viene siringata direttamente nel cuore degli animali uccisi. L'acqua aggiunta alla carne conterrebbe in molti casi sostanze chimiche e rifiuti industriali e aumenterebbe la possibilità di infezioni nei tagli in vendita favorendo la presenza di batteri. Nel Guangdong, il cuore della produzione cinese e dunque di quella mondiale, l'abitudine di gonfiare la carne con acqua risale al 1985, anno in cui il mercato si aprì all'intervento privato. In molti casi, documenta il settimanale, i produttori avrebbero usato sui capi macellati anche atropina, una sostanza che espande i vasi sanguigni in modo da permettere iniezioni di acqua più massicce. Internazionale www.internazionale.it

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I CENSORI DEL WEB (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 17-03-2009)

Argomenti: Cina

I CENSORI DEL WEB FRANCESCO COSTA Pochi giorni fa Reporters sans frontières ha elencato i nomi dei paesi «nemici di internet»: dodici Stati che esercitano il massimo del controllo possibile sulla rete, restringendo gli spazi di libertà di espressione dei loro cittadini. Si tratta di Arabia Saudita, Birmania, Cina, Cuba, Egitto, Iran, Corea del Nord, Siria, Tunisia, Turkmenistan, Uzbekistan e Vietnam. Dittature efferate, regimi autoritari, democrazie solo nominali. L'Italia non è nell'elenco. Ma la mancata inclusione, il fatto di essere un paese democratico, non ci mette al riparo dal rischio di elaborare una legislazione repressiva: dove non arriva la violenza criminale delle dittature, spesso possono arrivare la scarsa conoscenza del problema, se non in alcuni casi l'ignoranza o la malafede. La proverbiale allergia alla modernità della classe politica italiana - sempre che sia lecito parlare di modernità a proposito di una cosa, Internet, che esiste da vent'anni - rischia infatti di bloccare il nostro paese nel medioevo digitale. SEGUE ALLA PAGINA 34

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un lungo sogno, dall'ansaldo agli alambicchi - carlo petrini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XV - Genova Un lungo sogno, dall´Ansaldo agli alambicchi L´acquavite preferita da Veronelli raccontata dal guru di Slow Food Servono 34 anni perché il distillato completi il suo ciclo di produzione Il sistema è quello antico: a bagnomaria CARLO PETRINI Questa è una storia che va raccontata per immagini. Una grappa nata da due amici che la sognavano davanti ad un bicchiere di latte. Una camicia a righe e una cravatta dal vago sapore Regimental che fanno capolino da una tuta da lavoro blu, lisa dal tempo. L´eco di viaggi per mari lontani, di storie di porti e di colline. I fumi di un alambicco e due giovani che vi lavorano attorno. Questa è la storia di Luigi Barile, genovese, un pendolare tra mare e colline, e della sua grappa. La distilleria di Luigi Barile si trova a Silvano d´Orba, un piccolo borgo dell´Alto Monferrato, collina aspra, zona che ha avuto tanti padroni quanti sono i castelli che svettano dai bricchi, e una storia fatta di conquiste e lavoro della terra. Silvano d´Orba è sinonimo di grappa fin dal 1848, quando «Leonzio» Lasagna, notabile locale, diede vita alla prima distilleria. Da quel momento gli alambicchi hanno sempre funzionato. Il tempo nella distilleria di Luigi Barile pare si sia fermato. Su un portone, che si affaccia su una corte ristrutturata nel cuore del paese, campeggia la vecchia scritta Distilleria. Varcata la soglia si entra in un ampio spazio dove spiccano il forno e gli alambicchi che risalgono alla seconda guerra mondiale. Luigi pare estasiato, come vedesse l´impianto per la prima volta: «Qui noi usiamo un sistema discontinuo a bagnomaria. Con i Gualco, gli altri distillatori storici di Silvano, siamo gli unici a utilizzare ancora un metodo così in Italia». Si tratta di un impianto in cui due alambicchi in rame non vengono inondati di calore pompato dall´esterno, come nella produzione industriale, ma sono immersi in una caldaia riscaldata da un forno alimentato a legna. In questo modo il processo di distillazione è più lungo, e ci vogliono circa 2 ore per trasformare i 250 kg di vinacce di un alambicco in 12 litri di distillato limpido e dai profumi già intensi. La grappa, quindi, riposerà in botti di alluminio per 4 anni e in parte si affinerà fino a 3 decenni in botti di rovere acquistate di seconda mano da produttori di whisky scozzese nel 1976, quando Barile comprò la distilleria. E´ bello sentire con quanta passione Luigi racconta la sua attività di distillatore: «Io francamente quando ho iniziato non lo sapevo. Chi aveva veramente chiaro questo modo di operare era il mio amico Nino Bormida». La storia di Barile e Bormida è legata a doppio filo. Entrambi di Genova, Luigi nasce povero e dopo la terza elementare è già costretto ad andare a lavorare: fornaio, ciabattino e altri mille lavori. Nino invece appartiene alla piccola borghesia, suo padre è commerciante di vini. I due si conoscono da ragazzi, alla Scuola Apprendisti Artie Mestieri, si perdono per alcuni anni e si rincontrano nel 1955 all´Ansaldo, approdo dei ragazzi genovesi in cerca di occupazione. In cantiere lavorano in aree diverse, ma quotidianamente si incontrano al bar aziendale, dove viene distribuito il latte agli operai «per disintossicarci dai fumi delle saldatrici e dalle vernici», ricorda Luigi. All´ombra degli scafi in costruzione, nel 1958, Luigi e Nino decidono che un giorno avrebbero fatto qualcosa di grande, avrebbero distillato una grappa, quella «bonn-a» (buona). Poi la vita li divide ancora: Nino parte per i mari come macchinista e visita decine di paesi, dai quali porta al suo amico testimonianze di ciò che accade nel mondo: «Dalla Cina mi fece arrivare il Libretto Rosso». Luigi invece torna a studiare e diventa commercialista. Nel corso della sua attività cura la contabilità del distillatore «Cianela» Lasagna, discendente di «Leonzio», e una volta che costui è costretto a chiudere, Luigi rileva la distilleria e chiama il suo vecchio amico Nino: «E´ ora di realizzare il nostro sogno. Insieme». Oggi Luigi è rimasto solo. Nino è mancato nel 1999, ma nei racconti di Luigi è ancora molto presente. «Mi ricordo l´espressione del mio amico quando abbiamo assaggiato la prima grappa, nel ? 76: «Sembra un fiore di campo», diceva. Era un grande». E a Luigi brillano gli occhi.

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parabola del capitalismo malato (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XI - Bologna Il romanzo Parabola del capitalismo malato Per i Wu Ming si tratta del romanzo-manifesto del cyberpunk all´italiana. Certo è che Meta-stanza (Socialmente), nuova edizione de La stanza mnemonica, uscita nel ?95, rappresenta un oggetto molto originale. L´autore, Oscar Marchisio, economista bolognese ed esperto di Cina, inventa una storia postmoderna, che sembra anticipare il destino di questo capitalismo che si nutre di bolle speculative. Con una pletora di personaggi, un linguaggio molto sociologico e una storia intricatissima. (massimiliano panarari)

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quel nucleare pulito tra utopie e realismo - (segue dalla copertina) elena dusi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 35 - Esteri Lo scenario Scienziati divisi davanti al futuro dell´energia Quel nucleare pulito tra utopie e realismo (SEGUE DALLA COPERTINA) ELENA DUSI valerio gualerzi «Il sistema energetico mondiale del 2050? Sarà completamente diverso da quello attuale, ma di certo non potrà ancora contare sul contributo del nucleare da fusione», prevede Arturo Lorenzoni, direttore di ricerca presso l´Istituto di economia e politica dell´energia e dell´ambiente dell´Università Bocconi di Milano. I limiti che questa tecnologia pone sono infatti ancora molti, ma le difficoltà non frenano le ambizioni. «Per costruire un reattore a fusione bisogna superare ostacoli enormi. Ma il gioco vale la candela, perché questa fonte di energia usa l´idrogeno come combustibile ed è dunque inesauribile, non emette nulla di nocivo e può essere ottenuta in qualunque paese del mondo. Inoltre, la reazione di fusione è così difficile da ottenere che non rischia di sfuggirci di mano come invece può avvenire con la fissione» spiega Neil Calder, il portavoce di Iter, la gigantesca centrale in costruzione a Cadarache, in Provenza. Tanto ambiziosi sono gli obiettivi di Iter che nel Consorzio hanno deciso di unire le loro forze paesi di mezzo mondo: dalla Ue al Giappone passando per Cina, India, Corea, Russia e Stati Uniti. «Gli ostacoli per arrivare alla fusione sono di due tipi» spiega Calder. «Durante la reazione la materia diventa calda come all´interno di una stella e assume lo stato di plasma. Noi dobbiamo migliorare le nostre capacità sia di mantenere il plasma stabile che di confinarlo all´interno del reattore, usando un campo magnetico. Non sono sfide per niente facili e non è realistico pensare che la fusione nucleare arrivi a rappresentare l´unica fonte del futuro, considerato l´aumento esponenziale di "fame energetica" del mondo». Difficoltà così enormi si traducono in tempi di realizzazione astronomici. Il reattore di Iter dovrebbe iniziare a generare energia intorno al 2025 dopo 10 miliardi di dollari di spesa. Ma quello in costruzione a Caradache è solo un prototipo e per attendere la centrale vera e propria che accenderà le lampadine delle case bisognerà attendere il 2040. Anche Aldo Pizzuto, capo del Gruppo di ricerca dell´Enea sulla fusione, invita alla cautela. «E´ stata posta una pietra miliare verso la strada che ci porterà all´uso su scala commerciale di questa energia - dice - ma don definirei quella avvenuta nei laboratori di Livermore una svolta». «C´è ancora molto da fare, sia per loro che puntano sui fasci di luce e il sistema inerziale, sia per noi europei che stiamo lavorando sul confinamento magnetico», aggiunge. E´ convinto che nel 2050 il mondo girerà in maniera molto diversa da oggi, ma a farla da padrona sarà il nucleare tradizionale, quello a fissione. «Penso - precisa Pizzuto - che conterà per il 60%, mentre le rinnovabili difficilmente supereranno il 30% e la quota restante sarà garantita dalle fonti fossili». Restando alla metafora politica, un «programma» profondamente riformista alla Bad Godesberg, fondato su uno scenario in cui la domanda continua a crescere in maniera esponenziale come prevedono diverse proiezioni della Iea, l´Agenzia internazionale dell´energia, che solo ora alcuni centri studi iniziano a rivedere sulla scorta delle nuove politiche a sostegno dell´efficienza. Non tutti tra gli scettici della fusione si spingono infatti così avanti nel pragmatismo e qualcuno si concede qualche previsione più visionaria. «Credo che i soldi destinati alla fusione potrebbero essere impiegati in maniera più efficace e diretta su tecnologie più mature, soprattutto quelle dell´efficienza energetica - dice ancora Lorenzoni - ma non ho dubbi sul fatto che sia in corso una rivoluzione». Quando i grandi rivolgimenti della storia bussano alla porta per la prima volta non sempre è possibile riconoscerli, ma il docente della Bocconi un possibile identikit in mente lo ha. «La crisi dell´auto avrà un ruolo determinante - sostiene - non tanto perché taglierà i consumi di petrolio, ma in quanto avrà enormi ricadute sulla rete di distribuzione. Le vetture a batteria elettrica durante la fase di parcheggio inizieranno a funzionare da accumulatori distribuiti di energia, stravolgendo il concetto stesso di rete». Grazie a questa innovazione anche le rinnovabili potranno dare un contributo più cospicuo che Lorenzoni al 2050 immagina intorno al 40-45%, insieme a un 25% di carbone e petrolio, un 20% di gas e un 15% di nucleare da fissione. «Tutto dipende dalle scelte politiche - chiarisce - e le differenze tra Germania e Francia stanno lì a dimostrarlo. Sono paesi culturalmente, tecnologicamente e geograficamente simili, ma la prima, con 23.903 MW di potenza installata produce sei volte più energia eolica della seconda. In questo senso la spinta che sta arrivando dall´America di Obama invita ad essere ottimisti».

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Londra: subito le risorse per il Fondo monetario (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-17 - pag: 7 autore: Verso il G-20. Dopo l'intesa sull'aumento dei finanziamenti Londra: subito le risorse per il Fondo monetario Alessandro Merli LONDRA. Dal nostro inviato Saranno pronti probabilmente entro le riunioni del mese prossimo a Washington i dettagli dell'aumento delle risorse del Fondo monetario internazionale per venire in soccorso dei Paesi più pesantemente colpiti dalla crisi globale. Lo affermano fonti dello stesso Fmi. Dopo l'accordo dei ministri finanziari del G-20 nell'incontro del fine settimana a Horsham, la presidenza inglese punta a far approvare dai capi di Stato e di Governo, nel summit di Londra del 2 aprile, l'ammontare totale dell'aumento delle risorse, che dovrebbero più che raddoppiare, dagli attuali 250 miliardi di dollari. Il cancelliere britannico, Alistair Darling, ha sottolineato ieri alla Camera dei Comuni l'urgenza dell'operazione. Il Fondo ha finora concesso prestiti per 55 miliardi di dollari ai Paesi in crisi, ma le necessità potrebbero ampliarsi rapidamente se venissero coinvolte economie di maggiori dimensioni rispetto a quelle interessate finora. Lo stesso direttore dell'Fmi, Dominique Strauss-Kahn, ha ammesso però dopo la riunione di Horsham che l'operazione non potrà essere definita nei particolari prima della data del 2 aprile. I contributi dei singoli Paesi e soprattutto le modalità dell'aumento verranno stabilite con ogni probabilità solo a Washington. Il comunicato del G-20 indica tre strade possibili per realizzare l'aumento. La prima sono accordi bilaterali dell'Fmi con i Paesi che mettono a disposizione le risorse, come è avvenuto per il Giappone, che ha firmato il mese scorso a Roma per 100 miliardi di dollari. è il canale preferito dallo stesso Fmi, in quanto il più rapido. La seconda, suggerita dal segretario al Tesoro americano, Tim Geithner, che ha proposto di triplicare le risorse del Fondo, è quella dell'aumento del così detto Nab, uno strumento creato dopo la crisi asiatica nel 1998, per la fornitura di prestiti al Fondo da parte dei suoi membri. Il terzo è un aumento permanente delle risorse, indicato in un comunicato separato a Horsham dai Bric (Brasile, Russia, India e Cina), che vogliono legarlo a un incremento delle quote del Fondo, a sua volta collegata a una revisione del ribilanciamento del peso dei singoli Paesi, a favore appunto dei grandi emergenti. è però un procedimento più lungo e complesso. Per ora, il G-20 ha indicato che la revisione del potere di voto nell'Fmi sarà anticipata dal 2013 al 2011: e questo punta a ottenere il consenso di Paesi emergenti con vaste riserve a disposizione, come la Cina. Altro segnale in direzione degli emergenti è stata l'inclusione nel comunicato della volontà di Europa e Usa a rinunciare all'esclusiva sulla nomina dei numeri uno rispettivamente di Fmi e Banca mondiale, che verranno scelti non più in base al passaporto, ma attraverso un processo di selezione aperto. In ambienti di mercato, tuttavia, la decisione sull'aumento delle risorse dell'Fmi è stata accolta come un passo necessario, ma marginale rispetto alla soluzione della crisi globale, visto che potrà aiutare a tappare qualche falla in Paesi delle periferia dell'economia globale, ma non aiuta a risolvere i problemi più gravi che restano concentrati nelle economie e nei sistemi finanziari dei più importanti Paesi avanzati. REVISIONE DELLE QUOTE L'organismo studia soluzioni per rafforzare la propria capacità d'intervento a favore dei Paesi in crisi ma gli investitori sono tiepidi

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Hitachi, terremoto al vertice (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-03-17 - pag: 45 autore: Hi-tech. La società annuncia l'annullamento del dividendo e un piano di tagli da 5,1 miliardi di dollari Hitachi, terremoto al vertice Lasciano presidente e direttore generale, pieni poteri a Kawamura Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro inviato Cambio al vertice, annullamento del dividendo, programma di risparmi sui costi per l'equivalente di ben 5,1 miliardi di dollari in un anno, chiusura di alcune fabbriche in Giappone e delocalizzazioni produttive in Cina e Sud-Est asiatico, e soprattutto scorporo sia della divisione sistemi automobilistici sia di quella audiovisiva in vista di una maggiore flessibilità verso eventuali alleanze industriali: è la più incisiva ristrutturazione nella storia della Hitachi, annunciata a poche settimane di distanza dalla comunicazione che l'esercizio in corso si concluderà a fine mese con la peggiore perdita mai accusata da un'azienda giapponese (700 miliardi di yen, oltre 7,1 miliardi di dollari) e che i posti di lavoro da tagliare saranno almeno 7mila. Se però alla Toyota (e in fondo anche alla Honda) la crisi attuale è stata l'occasione per un ricambio anche generazionale, il conglomerato dell'elettronica ha deciso di affidarsi a un veterano, Takashi Kawamura, 69 anni, che dal primo aprile accentrerà i poteri come presidente, Ceo e direttore generale di una azienda in cui lavora da 47 anni (ossia da quando il nuovo numero uno di Toyota, Akyo Toyoda, aveva 5 anni). L'attuale numero uno Kazuo Furukawa e il presidente Etsuhiko Shoyama si assumono la responsabilità della débacle e vengono confinati in ruoli formali. L'ascesa di Kawamura (oggi chairman di Hitachi Plant Technologies e Hitachi Maxwell) sembra segnalare, per la sua carriera interna spesa soprattutto nell'engineering industriale, una maggiore focalizzazione del gruppo verso le attività “ Business-to-business”a scapito di quelle direttamente rivolte ai consumatori: lui stesso ieri in conferenza stampa ha sottolineato che il gruppo investirà risorse sulle attività ambientali ed energetiche (dalle tecnologie per il risparmio di energia al nucleare), pur nel quadro di una complessiva decelerazione delle spese di capitale. «Questo contesto di business senza precedenti continuerà – ha detto –.Nessuna società può sottrarsi alla conseguenze. Il mio compito non sarà facile: cercheremo di venire incontro alle aspettative attraverso decisioni e azioni rapide e incisive». La novità più importate riguarda gli spin- off: dal primo luglio nasceranno due nuove società, il cui nome è ancora da definire. Una raggrupperà il settore dell'automotive, avrà 7.600 dipendenti e un giro d'affaristimato in 280 miliardi di yen; l'altra accorperà il “consumer business” (che comprende schermi tv e altri prodotti audiovisivi), con 750 dipendenti e ricavi per 160 miliardi di yen. Una razionalizzazione che continuerà con un ampio sfoltimento del numero delle società controllate, che oggi si avvicina a 900 e dovrà essere ridotto di un paio di centinaia di unità. LO SPIN-OFF Dal primo luglio nasceranno due società: una per l'automotive, l'altra accorperà invece il «consumer business» La staffetta. Takashi Kawamura ( a sinistra), nuovo presidente, Ceo e direttore generale di Hitachi accanto al d.g. uscente Kazuo Furukawa REUTERS

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Rame, il peggio sembra alle spalle (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-03-17 - pag: 46 autore: Metalli non ferrosi. La Banca centrale cinese ritiene probabile un recupero nel secondo semestre Rame, il peggio sembra alle spalle Salgono gli acquisti di copertura e l'interesse per opzioni «call» Gianni Mattarelli MILANO In una conferenza sulle materie prime tenuta mercoledì scorso dalla Citi Investment Research, con l'intervento di specialisti dell'industria e analisti, si è manifestato un consenso su attese negative per i mercati. Non c'è tuttavia da sorprendersi, perché è tipico che le previsioni riflettano la situazione del momento, e quella attuale è di recessione. Dall'osservazione degli indicatori Pmi (Purchasing manager indices), che in passato si sono dimostrati ben correlati con i cambiamenti della produzione industriale e del consumo di metalli, sembra tuttavia che il peggio sia passato. In febbraio infatti, con l'eccezione dell'Eurozona, gli indici sono in rialzo, pur mantenendosi molto al disotto della soglia di 50, che divide contrazione ed espansione. Più significativo il Pmi della Cina, risalito a 45,1 dal 42,2 di gennaio e dal minimo di 40,9 di novembre. Gli occhi degli operatori sono puntati principalmente proprio sulla Cina, da cui si aspettano segnali di ripresa. Molta attenzione ha attirato il rapporto annuale sui mercati finanziari internazionali della Banca centrale cinese, pubblicato venerdì scorso, secondo cui la crisi mondiale continuerà nel 2009, ma con un probabile risveglio nella seconda metà dell'anno. Nel rapporto viene data come grossa possibilità che i prezzi di rame e alluminio risalgano dai minimi toccati alla fine del 2008. Le quotazioni del rame intanto si stanno rivalutando per una serie di fattori, tra i quali si dovrebbe ormai escludere la spinta degli acquisti dell'Ente cinese per le riserve strategiche, che ai livelli attuali di prezzo dovrebbero essersi fermati, essendo più probabile che i cinesi aspettino una flessione delle quotazioni prima di comperare di nuovo. Elementi di sostegno al mercato sono invece gli acquisti di ricopertura, i cosiddetti shortcovering, soprattutto al Comex di New York, da cui partono i principali ordini di acquisto sul London Metal Exchange (Lme). Alcune entità commerciali, tra cui i Commodity Trading Advisors (Cta, speculatori sul breve periodo), sono inoltre state spinte a comperare dai segnali tecnici seguiti ai recenti rialzi. Alcuni macro-fondi d'investimento starebbero poi posizionandosi verso un rialzo dei prezzi comperando opzioni call, ossia diritti di acquisto (a prezzi di qualche centinaio di dollari superiori alla quotazione corrente, per limitare il costo dell'opzione). Ci sono infine broker che hanno raccomandato ai clienti di comperare rame e vendere alluminio: è una strategia che lascia perplessi, ma di fatto è risultato un aumento delle posizione aperte a termine in acquisto dell'uno e in vendita dell'altro. L'umore degli operatori verso il rame continua perciò a essere abbastanza positivo, grazie anche ai consumi in Cina, dove, per la forte riduzione della disponibilità mondiale di rottame, l'utilizzo di catodi è superiore alle attese.

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Roma rafforza gli affari con l'Egitto (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-17 - pag: 27 autore: Mercati alternativi. Scajola firma al Cairo il piano di azione bilaterale 2009-2012 Roma rafforza gli affari con l'Egitto IL CAIRO Realizzazione di infrastrutture. Trasferimento di tecnologie. Incentivi per la creazione di joint ventures e promozione della cooperazione industriale, degli investimenti e del commercio. Sono i principali settori del piano di azione 2009-2012, lo strumento programmatico di cooperazione economica e finanziaria italo-egiziana, firmato nel corso di una missione al Cairo dal ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, e dal suo omologo egiziano, Rachid Mohammed Rachid. La politica economica estera italiana ha individuato nello scacchiere del Mediterraneo una delle aree-rifugio dove, nonostante il rallentamento dell'economia,proseguono le opportunità per export e investimenti. Con i suoi 80 milioni di abitanti, l'Egitto rappresenta un serbatoio di opportunità nonostante una crescita in frenata dal 7% stimato per il 2008 al 3-4% previsto ieri proprio dal ministro Rachid. Per sostenere l'economia, il Governo egiziano ha deciso di dirigere i fondi del pacchetto di stimolo specie su energia e infrastrutture. Il piano di azione congiunto si inserisce in un contesto di crescita delle relazioni economiche e commerciali bilaterali. L'interscambio è raddoppiato negli ultimi tre anni, superando i 5 miliardi di euro. L'Italia è il primo partner commerciale del Cairo tra i Paesi dell'Unione europea, terzo al mondo dopo Stati Uniti e Cina. L'Egitto è il primo Paese d'investimento del Nordafrica per le nostre imprese. «Col piano di azione – dice Scajola – guardiamo oltre la crisi e gettiamo le basi per un ulteriore rafforzamento delle nostre imprese in Egitto, partendo proprio dalle Pmi». Questa la tabella di marcia dei prossimi mesi: il 21 aprile Scajola incontrerà a Milano il ministro dell'Industria Rachid, alla guida di una delegazione di imprese egiziane, per un incontro con imprenditori italiani organizzato dall'Ice. Il 12 maggio seguirà il vertice dei due Governia Sharm El Sheik. Con il ministro egiziano dell'Energia, Younes, il 12 maggio sarà firmato un protocollo nel settore energetico che interessa le rinnovabili e lo sviluppo delle reti e delle interconnessioni nell'area mediterranea. L'Italia ospiterà inoltre a Milano il Forum economico e finanziario euromediterraneo, il 20 e 21 luglio, incentrato su Pmi, energia e infrastrutture, e che sarà inaugurato dai presidenti Berlusconi e Mubarak. Nel corso dei colloqui Scajola ha rappresentato le richieste delle imprese italiane alle prese con difficoltà operative in Egitto, mercato ancora caratterizzato da troppi ostacoli burocratici. Al Cairo, il ministro italiano ha partecipato inoltre ai lavori del IV Forum per il Mediterraneo che ha definito, con il contributo della Regione Sicilia, un protocollo per la creazione di un distretto del Mediterraneo della pesca. Firmato infine un protocollo sulla formazione tra Ice, Assocomaplast e il ministero dell'Industria egiziano. Alf. S. COMMERCIO E INVESTIMENTI Interscambio raddoppiato negli ultimi tre anni Accordi su trasferimenti di tecnologie, energia, joint venture, pesca

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Innovazione e capitali dal Sud del mondo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-17 - pag: 27 autore: M&M Innovazione e capitali dal Sud del mondo di Sara Cristaldi P rima c'erano solo i cool hunters, sguinzagliati nei Paesi emergenti dalle case di moda alla ricerca di idee, colori e suggestioni esotiche per le future collezioni. Oggi le rotte del Sud del mondo sono battute dagli innovation managers a caccia di invenzioni e prodotti realizzati dalle imprese neonate di India e Cina o Brasile e Marocco. In tempi di crisi e di collasso dei consumi a Nord dell'Equatore, le difficoltà aguzzano l'ingegno. Come peraltro è sempre accaduto nella storia. è così che le compagnie globali, da General Electric a Nokia a Procter & Gamble, vanno alla ricerca di beni che possono rivendere a consumatori non più disposti a spendere oltre misura per soddisfare i loro bisogni. Prodotti che possono essere frutto dell'ingegno delle agguerrite e preparate imprese emergenti, ma anche dei centri di ricerca che le stesse global companies hanno creato un po' ovunque per mettere a punto macchinari o cellulari adatti a soddisfare le esigenze dei mercati più poveri. Perché dunque non proporli sui mercati ricchi nella nuova era della parsimonia? In altre parole, se prima sono cambiati i flussi dei capitali, da Nord-Sud a Sud-Nord se non Sud-Sud, ora è l'innovazione ad aver invertito la strada. In uno scambio, in realtà, più proficuo per tutti. Come ha dichiarato a Business Week C.K. Prahalad, autore di "The fortune at the bottom of the pyramid: eradicating poverty through profits", «la logica dominante vuole che l'innovazione parta dagli Stati Uniti, vada in Europa e in Giappone, per arrivare solo dopo nei Paesi poveri. Ma ora stiamo iniziando a vedere un'inversione di questo flusso». Anche perché, se un tempo i prodotti in arrivo dagli emergenti lasciavano a desiderare quanto a qualità, oggi la musica è cambiata: sono gli stessi Paesi in via di sviluppo a "pretendere" beni di consumo, e non, mirati a esigenze sempre in crescita. A maggior ragione quando si tratta di prodotti figli della rivoluzione tecnologica. Certo esiste il rischio di una cannibalizzazione dei prodotti più costosi che escono dalle fabbriche dei Paesi avanzati. Ma forse di questi tempi ogni strategia è buona per risollevare i bilanci. A partire proprio da quelli delle compagnie globali. sara.cristaldi@ilsole24ore.com

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Il made in Italy va in Russia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-17 - pag: 28 autore: Il made in Italy va in Russia Paolo Zegna: gli ordini sono calati del 40%, occorre rilanciarli Nicoletta Picchio ROMA «Se si cerca un segnale di fiducia, il numero delle aziende che parteciperanno alla missione in Russia può essere interpretato come la volontà delle imprese italiane di non mollare ». Paolo Zegna, vicepresidente di Confindustria per l'internazionalizzazione, lo dice con orgoglio: con la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, sono più di 500 le aziendee 900 gli imprenditori che il 5 aprile partiranno per la Russia, accompagnando la missione del Governo guidata dal presidente Berlusconi. Mosca, come prima tappa, con gli incontri faccia a faccia tra imprese e il forum istituzionale. Poi altre destinazioni mirate per settori, da San Pietroburgo a Sochi, da Ekaterinburg a Krasnodar, fino al 9 di aprile. Al vertice di Horsham, sabato scorso, il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha detto che il problema numero uno è far ripartire il commercio mondiale. Le stime del Fondo monetario prevedono per il 2009 un andamento negativo, per la prima volta da decenni. «è vero, Tremonti ha messo in evidenza un problema importante. L'Italia in questi anni ha spinto sull'export,siamo riusciti a mantenere le quote di mercato, facendo meglio dei nostri Paesi concorrenti come Francia, Spagna e Inghilterra. Siamo secondi solo alla Germania. Abbiamo anche modificato il mix dei mercati, spingendoci su quelli emergenti. Ma certo, il mercato interno per le nostre aziende è limitativo. Deve aumentare la domanda mondiale e il fattore fiducia è fondamentale». Non giovano nemmeno le spinte protezionistiche che si avvertono di questi tempi... Alcuni segnali si avvertono. Sarebbe un messaggio positivo di fiducia riuscire a rilanciare i negoziati della Wto, chiudendo il Doha Round. è chiaro che in un grande accordo internazionale qualcosa guadagni e qualcosa lasci sul campo. Si tratta di raggiungere un equilibrio complessivo, che darebbe una spinta positiva al commercio internazionale e sarebbe un atto di grande responsabilità. Missione in Russia: è un Paese dove le nostre relazioni economiche sono già avanti. Si prevedono forti potenzialità di sviluppo? Ci sono molti settori che possono incrementare le proprie relazioni, anche se la Russia è un Paese che presenta ancora una serie di problemi, per esempio la burocrazia. Lo dimostra l'eterogeneità delle aziende che partecipano alla missione, dalla meccanica alle infrastrutture, ai beni di consumo. In questa fase c'è bisogno di spingere: gli ordini dalla Russia sono calati in media del 40% dall'inizio dell'anno.Una cifra che non corrisponde al calo dei consumi: sonoi nostri imprenditori che stanno andando cauti, magari perché non ricevono garanzie adeguate sui pagamenti, come le lettere di credito, oppure non riescono a ottenere il pagamento in anticipo. Le principali banche italiane fanno parte della missione: che supporto vi aspettate? Le banche italiane dovrebbero avere rapporti più stretti e selezionati con le grandi banche russe, dal momento che gli istituti di credito più piccoli hanno problemi di liquidità. Per le aziende italiane c'è bisogno di avere garanzie:il calo degli ordini del 40% significa che le restrizioni sulle lettere di credito, già denunciate da noi nel-le scorse settimane, persistono. La Russia arriva dopo le missioni in Vietnam e Israele: nonostante la crisi, si va avanti? Proprio per contrastare questa fase dobbiamo andare avanti, con coraggio e determinazione. Stiamo già pensando a una missione a Singapore e vogliamo anche arricchire il programma rispetto a quanto previsto, inserendo il Brasile. Bisogna spingere sull'export, su quei mercati che possono avere per noi maggiori prospettive di sviluppo, rendendo le missioni quanto più operative:molti incontri faccia a faccia, mirati. Anche in Russia la scelta di dividere le imprese in tappe diverse, a seconda dei settori, dopo quella unitaria di Mosca, corrisponde a questa esigenza di grande pragmatismo. La Cina per reagire alla crisi sta puntando sul consumo interno. Questa può essere per noi una chance importante? Sì, certamente. Proprio per questo penso che nel 2010 una missione in Cina vada fatta. Lo vedo per quanto riguarda la mia azienda: in Cina continuiamo ad avere aspettative di crescita, così come in Medio Oriente,in America Latina, a Hong Kong. Questa crisi inevitabilmente imporrà una selezione. Essere più forti sui mercati esteri sarà ancora di più un imperativo, una sfida che riguarda soprattutto le piccole imprese: cosa devono fare? è importante continuare nelle aggregazioni,cogliendo l'opportunità dei vantaggi fiscali che oggi ci sono. E occorre superare il tabù del 51%, contro la tendenza all'individualismo tipica degli imprenditori italiani. nicoletta.picchio@ilsole24ore.com «Mosca presenta ancora problemi di burocrazia Ostacoli dalle restrizioni sulle lettere di credito» «Prossime mete Singapore, Brasile e un nuovo viaggio in Cina nel 2010» Vicepresidente. Paolo Zegna IMAGOECONOMICA

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Da Huawei a Cosco l'altra Cina in Italia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-17 - pag: 29 autore: Da Huawei a Cosco l'altra Cina in Italia Rita Fatiguso MILANO I tempi cambiano in fretta e cinque anni fa un incontro tra aziende cinesi in Italia sarebbe andato deserto per un motivo molto semplice: le realtà censite si contavano sulle dita di una mano. Oggi sono un centinaio, hanno creato una loro associazione, possonoraccontare le loro storie imprenditoriali. Di successo, al pari di quelle dei nostri imprenditori in Cina. «Storie di successo cinesi in Italia», l'evento organizzato da ministero degli Esteri, Ambasciata della Repubblica popolare cinese, Fondazione Italia Cina nonchè Regione Lombardia, Promos e Camera di commercio, ha visto ieri passare in rassegna i vertici di Temax, Huawei, Cosco, Bank of China, Benelli-Qianjiang, Air China, tutti giganti dell'economia cinese che hanno ormai ben più di un piede in Italia, veri apripista di altri arrivi che, c'è da crederci, non tarderanno. Quella cinese all'estero, infatti, è una realtà in crescita, il Governo di Pechino vuole allentare i vincoli sugli investimenti all'estero delle compagnie cinesi, è diieri l'annuncio del portavoce del ministero del Commercio estero di Pechino Yao Jian: la Cina avrebbe deciso la misura in vista di opportunità di investimento particolarmente convenienti in settori che spaziano dall'auto all'energia. Proprio il tessuto di piccole e medie imprese italiane, spesso «troppo piccole per affrontare la Cina, può interagire con questi colossi cinesi – ha commentato l'ambasciatore Attilio Massimo Iannucci, direttore generale del ministero degli Esteri per i Paesi dell'area asiatica – aiutando le aziende di Pechino a consolidare gli arrivi, e facendo da ponte per arrivi italiani in Cina, o alleanze su mercati terzi». Sulla strada però ci sono ancora ostacoli all'arrivo di aziende cinesi, tra queste la vecchia spina dei visti per motivi di lavoro, tema ripreso dal sottosegretario agli Esteri, Stefania Craxi, che ha assicurato l'impegno del nostro Governo per una soluzione. Ma c'è anche la difficoltà di inserire l'Italia nei percorsi europei di Pechino. «Stiamo lavorando perchè la missione cinese in Europa, che avverrà nei prossimi 15 o 20 giorni, venga anche in Italia. Ma temo che sia difficile», ha detto Cesare Romiti, presidente della Fondazione Italia- Cina.L'ambasciatore della Repubblica Popolare cinese, Sun Yuxi, ha ricordato, tuttavia, che il presidente Hu Jintao è atteso comunque in Italia in luglio per il G-8 della Maddalena. C'è attesa anche in vista del traguardo dell'Expo di Shanghai 2010. «La Lombardia guarda alla Cina con grande attenzione – ha ricordato il Governatore della Lombardia, Roberto Formigoni – anche per consolidare con il Paese asiatico rapporti di lunga data». rita.fatiguso@ilsole24ore.com I PROBLEMI IN SOSPESO Ieri l'annuncio di minori vincoli agli investimenti sui mercati esteri Ancora ostacoli al rilascio dei visti per motivi di lavoro

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Vietnam, il miracolo resiste (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-17 - pag: 29 autore: Crescita al lumicino, ma a sorpresa aumenta l'export negli Usa Vietnam, il miracolo resiste HANOI Una delle crescite più dinamiche dell'Asia, un tessuto produttivo irrorato da investimenti di aziende occidentali e dalle delocalizzazioni delle imprese cinesi. Una popolazione giovane e determinata a fare il grande salto dalla povertà alla classe media. Tutte le componenti del miracolo economico del Vietnam sono adesso messe a dura prova dalla crisi finanziaria internazionale. La crescita economica subirà un raffreddamento brutale,che l'Economist Intelligence Unit ha provato a misurare: le ultime previsioni Eiu parlano infatti dello 0,3% nel 2009 rispetto al 6,2% del 2008 e all'8,5% del 2007. Ma i segnali di una vitalità indomabile potrebbero nei prossimi mesi obbligare a rivedere al rialzo la previsione. Nonostante la crescita vicina allo zero, il Vietnam è infatti una delle sole quattro nazioni asiatiche (le altre sono Cina, India e Indonesia) da cui si attende una crescita positiva nel 2009. Ma a parte questa considerazione di fondo, rimane il fatto che l'export vietnamita in direzione degli Stati Uniti si è rivelato uno dei più resistenti. Tra i 50 principali fornitori del mercato americano, solo cinque hanno fatto registrare incrementi in gennaio: Bangladesh, Danimarca, Irlanda, Nuova Zelanda e appunto Vietnam, con il Paese asiatico protagonista di un aumento del 14% dell'export negli Usa, la performance migliore. «Un risultato incoraggiante » ha commentato Ayumi Konishi, direttore per il Vietnam dell'Asian development bank (Adb), anche se il colpo di coda non è stato in grado di compensare il calo complessivo del 5% dell'export vietnamita nei primi due mesi dell'anno. Da non sottovalutare anche il piano di costruzione di ferrovie, porti e strade, che secondo l'Adb continua a poter contare sulle risorse provenienti dai piani di stimolo del Governo, dalle agenzie internazionali e dai privati. Il Vietnam farà di tutto per riprendere la corsa.

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Il baricentro del mondo ora è a Est (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-17 - pag: 29 autore: INTERVISTA Alastair Newton Senior political analist di Nomura «Il baricentro del mondo ora è a Est» Micaela Cappellini Il baricentro del mondo? Per la prima volta dai tempi lontani della Rivoluzione indu-striale, si sposterà decisamente a Est. è questa la fotografia del mondo così come uscirà da questi mesi di recessione secondo Alastair Newton. Inglese, 55 anni, oggi managing director e senior political analyst di Nomura (che se lo è aggiudicato acquisendo lo scorso ottobre le attività Emea di Lehman Brothers), per vent'anni è stato in forza ai servizi diplomatici di Sua Maestà britannici tra l'Africa e gli Stati Uniti, oltre a far parte del team del G-8 tra il 1998 e il 2000 per conto del primo ministro britannico. «Questo dello spostamento a Est –spiega –è un trend di lungo periodo, che la crisi mondiale sta soltanto accelerando ma che era in atto da tempo. E quando gli storici di domani cercheranno la data d'inizio di questo processo, fisseranno lo spartiacque nel 2001. Non l'11 settembre, ma il 1Ú di dicembre. La data d'ingresso della Cina nell'Organizzazione mondiale per il commercio ». Da allora, e fino all'anno scorso, il Pil di Pechino è cresciuto oltre il 10% all'anno. Un segnale del ritorno ai vecchi, vecchissimi tempi in cui, «prima della Rivoluzione industriale, la fetta più grande del Pil mondiale veniva prodotta a Oriente, e non tra Europa e Stati Uniti», ricorda Alastair Newton. Baricentro produttivo a Est, dunque. Ma anche finanziario: «Il modello Wall Street è finito – sostiene l'analista politico – e New York perderà il suo peso così come successe a Londra negli anni Ottanta. Sarà soltanto uno degli hub della finanza, di pari peso rispetto a piazze come Dubai, Shanghai, Mumbai, Tokyo e Hong Kong». E così come i centri finanziari, anche i capitali saranno sempre più provenienti da Est: «C'è un dato – ricorda Newton – che rende bene l'idea. E cioè che il deficit Usa ammonta a 1.750 miliardi di dol-lari, mentre le riserve monetarie estere in Asia ammontano a 3.500 miliardi». Tra i protagonisti dell'Est, naturalmente, ci saranno Cina e India. «Ma non bisogna dimenticarsi del Giappone – aggiunge Newton – che rappresenta pur sempre la seconda economia del mondo ed è anche una potenza militare. Sta a Tokyo, però, diventare anche una potenza politica. E deve farlo presto». In questo nuovo mondo che conta non c'èinvece spazio per la Russia: «Mosca ha attraversato anni di crescita economica, subito dopo la grande crisi dei primi anni Novanta, ma non ha mai conosciuto uno sviluppo economico vero e proprio. Resta un'economia troppo basata sulle materie prime e sulle oscillazioni dei loro prezzi. Ora: il presidente Medvedev sembra aver compreso le difficoltà del suo Paese, tutto sta nel vedere se riuscirà a imporsi su Putin e le sue oligarchie». Anche per l'Africa, evocata da molti come la nuova area emergente del mondo, non ci sarà spazio sotto i riflettori: «Continuerà, è vero, ad attrarre capitali destinati alle risorse, ma il drastico calo degli investimenti esteri di quest'anno colpirà duramente il continente». E dei consessi fra grandi, dal G-8 al G-20, che ne sarà in questo nuovo mondo che verrà? Probabilmente, sarà necessario rivedere i nomi dei protagonisti. «A cominciare dai Paesi europei –sostiene Newton –la cui rappresentanza nei gruppi è sproporzionata rispetto al loro peso economico e politico ». Meglio sarebbe, ad esempio, che per l'Europa sedesse ai tavoli un solo membro, «la Commissione europea. Organismo che, fra l'altro, avrebbe molto da insegnare su come si creano spazi, mercati e soprattutto regole comuni a più Paesi. Una funzione, questa della creazione delle regole, di cui G-8 e G-20 dovranno sempre più farsi carico». micaela.cappellini@ilsole24ore.com «Il deficit Usa ammonta a 1.750 miliardi, le riserve valutarie in Asia arrivano a 3.500» Ex diplomatico. Alastair Newton

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Terapia d'urto per l'industria cinese (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-17 - pag: 29 autore: Terapia d'urto per l'industria cinese In dieci settori produttivi sconti fiscali, tassi agevolati e commesse statali Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Troppa capacità,pochi profitti, scarsa efficienza, eccessiva polverizzazione. L'industria pesante cinese è malata. Una malata cronica, che ora però la crisi economica globale e il crollo della domanda mondiale rischiano di mandare al collasso.Al Governo,che per anni ha tentato di prescrivere terapie d'urto incontrando puntualmente la fiera opposizione delle amministrazioni locali, che sulla sopravvivenza a ogni costo di stabilimenti e opifici fondano una buona parte del loro potere, non resta che intervenire. Rapidamente. Con una cura potente. E, soprattutto, senza guardare in faccia nessuno. L'Assemblea nazionale del popolo, la sessione annuale del Parlamento cinese che si è svolta settimana scorsa a Pechino,ha discusso e approvato ben 10 piani di rilancio per altrettanti settori industriali: automobile, acciaio, cantieristica, petrolchimica, metalli non ferrosi, macchinari, elettronica, logistica, tessile e manifattura leggera. Per stimolare la ripresa di questi comparti, che negli ultimi mesi sono stati messi alle corde dalla grande crisi, il Governo è prontoa mettere mano al portafoglio. In modo generoso. Una fettina del piano di stimolo all'economia da 600 miliardi di dollari varato lo scorso novembre, infatti, servirà per rimettere in movimento il grosso della gigantesca macchina industriale del Paese. Alla quale Pechino assicurerà ciò che oggi vorrebbero tutte le aziende del mondo: incentivi fiscali, finanziamenti agevolati, commesse pubbliche. A quanto ammontino le risorse pubbliche destinate a ciascuno dei dieci settori industriali finiti in terapia intensiva, però, non è dato di sapere. I dettagli (si fa per dire, perché le autorità cinesi sono sempre assai avare di numeri) dei singoli piani d'intervento dovrebbero prendere forma nei prossimi mesi,tenendo conto delle linee guida fornite dal Consiglio di Stato, l'organo legislativo supremo che ha elaborato la cura anticrisi, e delle successive osservazioni del Parlamento. L'unica cosa certa è che questa volta, a differenza del passato, il sostegno pubblico non prevede "pasti gratis"per nessuno:i beneficiari dei fondi e degli aiuti messia disposizione dal Governo dovranno ristrutturare sul serio. Come? A giudicare dalle bozze di piano delle due industrie "pilastro" dell'economia nazionale l'automobile e l'acciaio, gli unici due settori sui quali il Governo ha già annunciato un po' di particolari - per i comparti in via di riassettoè prevista innanzitutto una bella cura dimagrante. Le attuali 15 grandi case automobilistiche che operano nel Paese dovranno ridursi rapidamente a 10. Lo schema predisposto dal Governo è semplicissimo. Le aziende più grandi compreranno le più piccole, in modo che alla fine sul campo restino 3 o 4 giganti in grado di competere sui merca-ti internazionali, più 5 o 6 produttori con una forte posizione a livello regionale. Per la siderurgia, invece, l'imperativo categorico è tagliare capacità. Nel 2008 la Cina, principale produttore siderurgico del mondo, ha consumato 450 milioni di tonnellate metriche di acciaio ma ne ha prodotte circa 200 di più: troppe, anche considerando la parte destinata all'esportazione. L'obiettivo di Pechino è eliminare 100 milioni di tonnellate metriche di capacità entro il 2010. A farne le spese saranno i produttori che lavorano sulla bassa qualità utilizzando impianti e tecnologie obsolete,nonché la miriade di piccole fornaci inefficienti e inquinanti proliferate durante il boom economico e disseminate in ogni angolo della Cina. Anche in questo caso, quando la cura sarà terminata, a competere sul mercato resteranno al massimo 6 colossi in grado di sfornare acciaio ad alta tecnologia,di realizzare profitti e di competere sui mercati internazionali. A giudicare dalle terapie che il Governo intende usare per i due settori strategici dell'economia cinese, un fatto sembra certo: per le grande malate dell'industria del Dragone s'annuncia un periodo di lacrime e sangue. ganawar@gmail.com Eccesso di capacità. L'impianto Baosteel di Shanghai. L'eccesso di produzione di acciaio cinese è stimato in 200 milioni di tonnellate IMAGINECHINA

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In calo del 15% i capitali esteri (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-17 - pag: 29 autore: INVESTITORI STRANIERI In calo del 15% i capitali esteri Secondo i dati diffusi ieri dal ministero per il Commercio di Pechino, in febbraio gli investimenti stranieri in Cina sono diminuiti del 15,81% rispetto allo stesso mese del 2008. è da cinque mesi che i flusso degli investimenti è in diminuzione, anche se il ritmo del calo è rallentato rispetto a gennaio, quando è stato registrato un rallentamento record del 32,7%. Zhao Yumin, un economista del ministero, afferma che i dati di febbraio non sono tali da poter far supporre che il calo degli investimenti stranieri si sia arrestato.

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La Francia non delocalizza più (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-17 - pag: 30 autore: La Francia non delocalizza più Da Geneviève Lethu a Decathlon, la produzione torna in patria Leonardo Martinelli PARIGI Ordinavano piatti di una precisa tonalità di verde. Ma, quando i container arrivavano dalla Cina, scoprivano che erano blu. Oppure, per rendere certi colori, i fornitori asiatici utilizzavano componenti chimici proibiti da anni in Europa, ovviamente senza avvertire il committente. «E poi non parliamo dei problemi legati alle copie illegali - ricorda Edmond Kassapian, amministratore delegato di Geneviève Lethu, marchio francese conosciuto a livello mondiale per i piatti, la decorazione della tavola e la cucina -. Ricorriamo sempre a fornitori esterni, ma la creatività arriva esclusivamente da noi. Ebbene, quando mandavamo a fabbricare un nuovo oggetto in Cina, il fornitore locale "rubava" l'idea: si metteva a produrre in parallelo piatti o coltelli identici». Alla fine Kassapian ha detto basta. A partire dal 2005 ha proceduto a rimpatriare la produzione. Dal 40% del totale dei prodotti di Geneviève Lethu fabbricati in Asia si è scesi sotto il 10 per cento. Insomma, marcia indietro rispetto alla delocalizzazione avviata negli anni Novanta. «Quando si lavora su una qualità di medio-alto livello, non si può produrre in Cina », assicura Kassapian. I media francesi parlano ormai di un fenomeno di " relocalisation", accelerato negli ultimi mesi. Decathlon, uno dei big della bicicletta, che aveva spostato quasi la totalità della sua produzione in Cina e nell'Europa dell'Est, ha aperto un nuovo stabilimento a Lille dedicato alle bici ad alto contenuto tecnologico. Atol, nel settore degli occhiali, ha ricominciato a comprare montature nel Jura, la regione francese dove tradizionalmente si concentra questo tipo di produzione, invece che in Cina. Alla fine del 2008 Risc, impresa di servizi informatici, ha aperto a Orlèans un nuovo cen-tro di assistenza ai clienti, attività effettuata prima a partire dall'Europa dell'Est. Mentre il gruppo Parisot (mobili) ha appena deciso di chiudere un impianto in Romania e di aprirne uno in Francia. Al pari di Geneviève Lethu, una delle prime società a inaugurare il nuovo corso è stata Samas, numero due dei mobili per ufficio made in France. «Nel 2000 decidemmo di fabbricare in Cina, presso un fornitore locale, i cassetti su rotelle, utilizzati per tanti dei nostri mobili. Ma già a partire dal 2006 abbiamo deciso di reintegrare questa produzione inFrancia,all'interno del nostro stabilimento di Noyon», ricorda Helène Baudet, responsabile della comunicazione del gruppo. Samas aveva deciso di giocare la carta cinese attratta dal risparmio sulla manodopera, «ma in seguito ci siamo resi conto che quel vantaggio lo pagavamo molto caro, attraverso i costi del trasporto. E poi con i problemi sulla qualità e sul rispetto dei tempi fissati per le forniture: per noi sono im-portanti, dato che spesso sono legati ai traslochi delle imprese, che sono nostre clienti». Certo, riportare in Francia quella produzione non è stato facile. «Pure calcolando i costi aggiuntivi che dovevamo sopportare con la delocalizzazione, abbiamo dovuto comunque accrescere la produttività nel nostro impianto francese per permetterci un'operazione del genere», conclude la Baudet. Stessa musica per Geneviève Lethu: «Per i coltelli siamo ritornati nella zona di Thiers- precisa Kassapian- . Ma i nostri fornitori francesi hanno dovuto investire in nuove macchine per ridurre i costi». martinel85@hotmail.com

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Technogym investe 40 milioni (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI data: 2009-03-17 - pag: 24 autore: Imprese. Avanza il piano dell'azienda di Cesena per realizzare la nuova sede da 60mila metri quadrati Technogym investe 40 milioni L'effetto Olimpiadi continua a spingere le vendite in Cina (+51%) MILANO Il fondatore di Technogym, Nerio Alessandri, ha appena inaugurato la linea pilota del nuovo stabilimento in costruzione a Cesena ed è in partenza per San Francisco dove parteciperà alla più grande rassegna mondiale del wellness. Un settore che non sente la crisi? «Ho chiuso i conti 2008 e devo dire che anche lo scorso anno abbiamo continuato lo sviluppo. Fare previsioni per il 2009 è molto difficile, specialmente per noi che abbiamo un business caratterizzato da elevata stagionalità. Il budget 2009 è comunque in crescita. Devo dire che le palestre sono affollate, anche perché la crisi spinge le persone verso un ritorno ai valori fondamentali e a curare maggiormente la propria salute facendo movimento. Raccogliamo dunque segnali positivi e siamo fiduciosi che non venga fatto mancare il credito a chi vuole investire». Il gruppo Technogym, leader nel wellness, è stato fondato a Gambettola (Cesena) da un giovanissimo Nerio Alessandri, nel garage di casa. Oggi l'azienda, che realizza l'85% del proprio giro d'affari nel business to business, vede una partecipazione di minoranza del fondo Candover e ha cominciato a mettere nel mirino acquisizioni di altre società sul mercato Usa. Ecco alcuni numeri chiave: sono 1.600 i dipendenti nel mondo, con 13 filiali e 60 distributori esclusivi. L'export rappresenta l'88 per cento. Le installazioni in palestre sono 50mila, con 20 milioni di utenti che usano le attrezzature Technogym ogni settimana. Importante l'innovazione con il 15% dei dipendenti impegnati in ricerca e sviluppo: i brevetti depositati sono 200. «Confermiamo –dice il presidente Alessandri – i nostri piani che prevedono di investire 40 milioni di euro per realizzare la nuova sede di 60mila metri quadrati. Nello scorso anno il bilancio del gruppo ha chiuso con un fatturato di 400,3 milioni di euro. E questo nonostante il cambio euro-dollaro sfavorevole. Il tutto in uno scenario competitivo in cui i principali concorrenti Usa hanno registrato perdite di fatturato di oltre il 20% mentre Technogym ha guadagnato quote di mercato». Gli Usa hanno mostrato infatti una crescita del 43 per cento. In Cina (+51%), dopo un ottimo 2007, continua l'effetto traino delle Olimpiadi di Pechino 2008, evento nel quale Technogym è stato fornitore ufficiale ed esclusivo. Negli Emirati Arabi il gruppo ha capitalizzato l'apertura di una nuova filiale nel 2007 con una crescita di oltre il 40% e la Russia ha raddoppiato il fatturato dell'anno precedente. Buone notizie anche dai mercati del Nord Africa che si attestano su crescite superiori al 50 per cento. Meno bene l'Europa. Nel complesso Technogym ha messo a segno un incremento rispetto all'anno precedente del quattro per cento (dato inficiato, dicono a Cesena, dal cambio di dollaro e sterlina ai minimi storici che, a parità di cambio, rappresenterebbe una crescita di oltre il sette per cento).L'Ebit è stato di 43 milioni di euro con un Ros pari al 10,7 per cento. F.V. IL PRESIDENTE Alessandri: «Pur in un quadro difficile e nonostante il cambio euro-dollaro sfavorevole, il gruppo guadagna quote di mercato»

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Raddoppia in Italia Au nom de la rose (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: STILE E TENDENZE data: 2009-03-17 - pag: 25 autore: Catene specializzate Raddoppia in Italia «Au nom de la rose» N ata in Francia nel 1991, Au nom de la rose ("Nel nome della rosa") è una catena di negozi specializzata in composizioni floreali a base di rose. Solo a Parigi ce ne sono una ventina, ma il marchio è presente anche in Spagna, Gran Bretagna, Belgio, Lussemburgo, Olanda, Russia e persino in Libano e Cina. Nel febbraio scorso è stato inaugurato il primo punto vendita italiano, a Milano, in piazza Wagner. E alla fine del 2008, visto il successo, è arrivato il secondo, sempre nel capoluogo lombardo, in via Mercato. La forza della catena sono i prezzi, tutto sommato accettabili e soprattutto costanti durante tutto l'anno, e la varietà dei bouquet offerti, accompagnati esclusivamente da fogliame di stagione. In ogni negozio i clienti possono inoltre consultare il libro I nostri bouquet preferiti, in cui sono fotografate e descritte le composizioni più particolari, per aiutare i clienti nella scelta. Nei negozi Au nom de la rose arrivano ogni gior-no rose dall'Europa, dal Sud America e dall'Africa e si possono acquistare anche candele, essenzee molti tipi di vasi da regalo. www.aunomdelarose.com

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Quel filo da non spezzare (sezione: Cina)

( da "Famiglia Cristiana" del 17-03-2009)

Argomenti: Cina

di Simonetta Pagnotti Foto Ferrari LA CRISI ECONOMICA E L?AIUTO DELLE CHIESE / 2. PRATO VIAGGIO NEL DISTRETTO DEL TESSILE ASSEDIATO DAI CINESI QUEL FILO DA NON SPEZZARE Parrocchie e Caritas hanno già distribuito 400 mila euro. La solidarietà non si ferma ma non si fermano nemmeno gli esuberi. «Abbiamo bisogno di protezione o moriremo». Una signora di mezz?età controlla la data di scadenza delle mozzarelle. Di fianco a lei, due donne in chador con bambini al seguito fanno incetta di yogurt e crostate alla frutta. C?è la musica di sottofondo, gli scaffali sono pieni e il banco dei "freschi" è invitante. Oggi sono in offerta le orate surgelate a poco meno di un euro. «La mozzarella scade tra due giorni, ma in frigo dura anche di più», consiglia Grazia, una delle volontarie. Il lungo drappo tricolore prodotto per il corteo contro la crisi del distretto che si è snodato lungo le vie di Prato. Siamo all?Emporio di Prato, il supermercato della solidarietà aperto dalla Caritas nel centro cittadino, a pochi passi dal Castello Normanno, in collaborazione con Comune, Provincia e Fondazione Cassa di Risparmio. I locali sono messi a disposizione gratuitamente dalla parrocchia di Santa Maria delle Carceri ed è gestito dall?associazione "Cieli aperti" della parrocchia di Santa Maria del Soccorso. Qui non girano soldi. Ognuno ha una tessera punti che viene caricata gratuitamente e vale tre mesi. La merce, in genere vicina alla scadenza o con piccoli difetti nella confezione (o in sovrapproduzione), arriva direttamente dalle ditte o dai banchi della grande distribuzione. «In otto mesi abbiamo comprato solo un bancale di zucchero», spiega il direttore, Folco Papi, che ha lasciato un posto di caporeparto in un grande magazzino per dedicarsi al sociale. È l?unico dipendente. Gli altri sono tutti volontari. L?Emporio ha sostituito il sistema dei "pacchi dono" delle parrocchie ed è stato voluto con forza dalla Chiesa di Prato che fin dal 2003, per fronteggiare la crisi, ha istituito un Fondo per le famiglie che ha tamponato le emergenze più drammatiche. Sino a oggi sono stati distribuiti circa 400 mila euro. Si vendono più antidepressivi «Distribuiamo piccole somme per venire incontro a chi non riesce a pagare le bollette o il mutuo», spiega Idalia Venco, direttrice della Caritas, «in genere sono persone che prima vivevano bene e che adesso hanno perso il lavoro e non sanno come fare a fronteggiare i debiti. Per questo abbiamo anche avviato un sistema di microcredito che finanzia fino a 5 mila euro». I macchinari fermi di un azienda tessile di Prato. La solidarietà non si ferma, ma non si ferma nemmeno la crisi. Il distretto del tessile, che ha dato ricchezza a tutta la provincia ? circa 40 mila addetti più 20 mila nell?indotto ? perde un pezzo dopo l?altro. Secondo i dati, sino al 2008 ha perso circa 10 mila addetti e un buon 25 per cento del fatturato. Ma il peggio deve ancora venire. La Chiesa di Prato ha benedetto la grande manifestazione che ha visto uniti operai e imprenditori, istituzioni e sindacati. La gente è scesa in piazza a chiedere un tavolo per Prato. Perché «Prato non è l?Alitalia, ma deve tornare a volare». «Abbiamo chiesto il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali e una politica di aiuti soprattutto per le piccole e medie imprese», spiega Massimo Logli, presidente della Provincia. Fino a questo momento Prato ha lavorato tanto che non si è nemmeno accorta di avere altre risorse, a cominciare dall?enogastronomia e dagli affreschi di Filippo Lippi, che hanno attirato oltre 100 mila visitatori. Gabriella Vieri e suo marito Mario Di Renzo stanno tenendo duro. Sono "contoterzisti" da tre generazioni, ma i loro macchinari sono fermi. «Non arrivano commesse, se continua così dovremo chiudere». «Il settore del tessile è in crisi dal 2000, da quando la Cina è entrata nel mercato», spiega Stefano Acerbi, presidente di Confartigianato, «adesso c?è arrivato addosso questo tsunami e i laboratori e le piccole imprese manifatturiere stanno pagando il prezzo più alto». Gabriella Vieri insieme con il marito Mario Di Renzo. C?è il rimpianto per non aver chiuso il cerchio della filiera con l?ultimo anello, quello delle confezioni. Qui si sono inseriti i laboratori degli immigrati cinesi, in grado di evadere commesse nello spazio di un giorno, con turni di lavoro a ciclo continuo. Il quartiere cinese è la "Chinatown" più grande d?Europa. Un problema ma anche una potenziale risorsa. «Potremmo diventare la Fashion valley italiana, anche se le imprese cinesi, una volta accettato il nostro welfare, non saranno più così competitive». Franco Bini, titolare di Lineaesse, ha appena messo in cassa integrazione 25 operai di una delle sue tre aziende, aggiungendo di tasca sua un extra ? circa 300 euro al mese per ogni dipendente ? che, in caso di riapertura, gli sarà restituito. Altrimenti varrà come indennizzo. «Le aziende di Prato», spiega, «sono radicate sul territorio come le ginestre sui nostri monti della Calvana. Ogni sei mesi offriamo almeno 100 mila novità: investiamo in innovazione, ma l?apertura dei mercati ci ha reso vulnerabili. Abbiamo bisogno di protezione o moriremo».

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Il toro col marchio made in Italy sbarca nella terra del Dragone (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 18-03-2009)

Argomenti: Cina

Il toro col marchio made in Italy sbarca nella terra del Dragone da Finanza&Mercati del 18-03-2009 I tori italiani sbarcano in Cina. E con loro, le tecniche di inseminazione artificiale bovine. Perché a guardare le statistiche, il consumo di manzo e di latte nel Paese del dragone è in forte crescita. E il business si preannuncia interessante. A cogliere per primo l'occasione è stato un centro di fecondazione artificiale di Zorlesco, in provincia di Lodi, che con il sostegno della Fondazione Cariplo ha stretto un accordo internazionale con le autorità cinesi per lo sviluppo degli allevamenti bovini in Cina. La joint-venture prevede, oltre ad una prima esportazione di semi bovini prodotti in Italia, l'esportazione di tecnologie e know how, quali i macchinari per l'inseminazione, quelli per le analisi di laboratorio, i materiali per il confezionamento e i contenitori per semi, per l'ecografia digitale palmare, per l'ecografia portatile per diagnostica. E ancora: materiali per assistenza della nascita dei vitellini, prodotti per il settore avicolo, robot di mungitura. Il progetto, che sarà presentato oggi a Roma, si chiama Elpzoo: «Siamo ancora in una fase di avvio - spiega il direttore del progetto Emilio Tirloni - per ora abbiamo compiuto una prima esportazione di semi, che ci ha permesso di collaudare tutto il percorso. Lo sviluppo del settore zootecnico in Cina ha fatto un notevole passo avanti negli ultimi anni. In pochi anni il Paese è balzato al quinto posto nella produzione di latte. Il valore del settore zootecnico è di 140 miliardi di euro, pari al 34% del valore della produzione agricola. Il settore zootecnico è ormai diventato una fonte importante del reddito della popolazione rurale (pari a un terzo del reddito famigliare). Nel 2006, il governo cinese ha emanato l'undicesimo piano quinquennale per lo sviluppo del comparto. Il piano ha stabilito che la produzione di carne, uova e latte debba raggiungere rispettivamente 84 milioni, 30 milioni e 42 milioni di tonnellate con un incremento annuo di circa l'1,6%, l'1% e l'8% entro il 2010, mentre per gli allevamenti intensivi di grande dimensione è previsto un aumento del 10% circa. Obiettivi per i quali il governo cinese ha già messo in conto di aprire le porte ai capitali stranieri, favorendo gli investimenti nel settore. CAMILLA GAIASCHI

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UN PAESE SENZA NAZIONE (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 18-03-2009)

Argomenti: Cina

UN PAESE SENZA NAZIONE Dalla crisi emergerà un mondo totalmente diverso. Purtroppo all'Italia manca una guida politica e morale che ne ridisegni il futuro Alfredo Reichlin Nella mia ormai lunga vita non ho mai avuto la sensazione di un Paese così poco leggibile. L'impegno e la creatività convivono con fenomeni di razzismo finora sconosciuti agli italiani. È come se avessimo dimenticato la nostra storia. Ho letto a proposito della "fiction" su Di Vittorio che su cento studenti solo nove sapevano della esistenza di uomini e fatti come quelli. Non so quali interrogativi si pongano i capi di quella che fu la sinistra italiana. Personalmente sento il bisogno di una riflessione più di fondo e più attuale. I fatti incalzano. Dopo aver tanto esaltato il "nuovismo" è arrivato il momento di rendersi conto che una "nuova storia" è davvero cominciata. E noi ci stiamo dentro. Ciò significa che gli Stati e le nazioni che usciranno (tra due, tre anni non di più) dalla grande crisi non saranno più quelli di prima. Possiamo non chiederci se lo Stato italiano basato sull'attuale rapporto tra il Nord e il Mezzogiorno resisterà alla prova? E possiamo non domandarci quale ruolo avrà questa vecchia penisola a fronte delle nuove potenze geo-politiche? Se la sinistra non si pone questi interrogativi, lascia uno spazio enorme ai disegni autoritari di Berlusconi. Questo è il problema che intendo porre. Le formule politiche non significano niente. Il Partito democratico può avere con sé l'avvenire solo a una condizione: riuscire a indicare all'Italia un nuovo orizzonte entro il quale la sua unità nazionale, la sua cultura millenaria, il suo "genio" possano farsi valere come essenziali in una nuova e diversa struttura del mondo. Per capirci: immaginare che Napoli invece di finire ai margini di una grande storia, deturpata dal degrado civile e dalla violenza, si ricollochi nello scenario di un nuovo sviluppo in quanto città chiave di una potenza europea che si proietta nel Mediterraneo. Solo un esempio per dire come questa piccola penisola dovrebbe e potrebbe ripensare se stessa come nazione (ma esistono ancora gli eredi di Gramsci?). L'Italia ha un assoluto bisogno di una nuova guida politica e morale che ridisegni il suo futuro. E a questo livello noi non ci siamo ancora. Non per caso il Paese sembra investito da una crisi morale prima ancora che sociale e politica. Io non vedo una ondata reazionaria di destra, ma un fenomeno altrettanto pericoloso: la perdita di fiducia in un destino comune. Mica poco. Stiamo attenti perché il disprezzo degli italiani per la politica è arrivato al punto che essi possono finire col considerare le regole della democrazia come un lusso e non la condizione del loro stare insieme. Sono troppi quelli come De Rita i quali pensano che basti far leva sulla famiglia, le comunità locali, le piccole e grandi consorterie. Si dirà che esagero e che la forza dell'Italia sta in questa arte di "arrangiarsi". Ai vari De Rita qualcuno dovrebbe spiegare che siamo a un passaggio ineludibile. Quale sarà il mondo dopo la crisi non lo sappiamo, ma è certo che nulla sarà come prima. Le scelte sono grosse e si faranno nei prossimi mesi. Si ricostituirà l'asse esclusivo tra la Cina e gli Usa oppure l'Europa svolgerà un suo nuovo ruolo? Ed è evidente che la ripresa, quando verrà, non si baserà su un semplice recupero dei consumi privati. La crescita avverrà per fenomeni inediti di ricambio e di innovazione. E qui sta il tallone d'Achille della destra italiana (se diamo battaglia). Non per caso assistiamo al fatto che Obama lancia un vasto programma per sviluppare nuove tecnologie per la protezione dell'ambiente e per la ricerca di energia pulita. Assisteremo a forti cambiamenti nei modi di vita, di consumo e di produzione. Si riaprirà il grande problema della redistribuzione del reddito e della valorizzazione del lavoro. Ci sarà - come direbbe Schumpter - una "distruzione creatrice". Ma innovare l'Italia non è solo un problema di tecnologie. È dare a questa penisola un nuovo ruolo storico: internazionale, mediterraneo. L'Italia non è un insieme di territori. Pare invece che la virtù dei giovani aspiranti alla leaderschip del Pd sia quello di "rappresentare il territorio". Caspita, che trovata. Mi sia consentito solo di aggiungere che una classe dirigente, degna del nome, non rappresenta un territorio. Interpreta la nazione e indica ad essa un destino. Innovare significa questo. Dare al Pd una nuova dirigenza capace di investire sul talento italiano, sulla formazione, sulla ricerca, ma anche sulla bellezza dei luoghi e su tutto ciò che può rendere la vita del nostro popolo più felice e più creativa. Insomma operare affinchè gli italiani tornino ad essere quelli che "fanno le cose belle che piacciono al mondo". Dico gli italiani, non la pura somma di veneti e di siciliani.

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Il Messico impone dazi sull'export americano (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-18 - pag: 8 autore: Commercio. Sono 90 i prodotti statunitensi penalizzati Il Messico impone dazi sull'export americano Daniela Roveda LOS ANGELES Tra Messico e Stati Uniti potrebbe essere guerra commerciale. Ieri il ministro dell'economia messicana Gerardo Ruiz Mateo ha annunciato l'imposizione di tariffe su 90 prodotti americani esportati per un valore totale di 2,4 miliardi di dollari - in risposta al recente divieto di circolazione per i camionisti messicani negli Usa. L'amministrazione Obama ha subito imboccato la via della conciliazione, invitando il Parlamento a trovare una soluzione all'annoso problema dei camion messicani; ma le pressioni protezioniste al Congresso stanno montando, e con esse il rischio di una costosa disputa con uno il terzo partner commerciale d'America, dopo Canada e Cina. La questione messicana costituisce il primo importante banco di prova per il neo-presidente Obama sulla questione del libero commercio a poche settimane dal prossimo meeting del G-20 a Londra in aprile. La recessione sta fomentando sentimenti protezionisti negli Stati Uniti, e il Parlamento a maggioranza democratica è già riuscito a inserire controverse regole preferenziali per prodotti made in Usa nel massiccio programma di stimoli economici da 787 miliardi di dollari. La reazione di Città del Messico èstata innescata dalla cancellazione di un programma pilota avviato un anno e mezzo fa dal Parlamento Usa per consentire a un centinaio di camion messicani di trasportare merce oltre confine. La libera circolazione di veicoli commerciali era prevista dal patto commerciale North American Free Trade Agreement (Nafta) firmato da Stati Uniti, Canada e Messico nel 1994, ma i sindacati dei camionisti statunitensi si erano opposti all'arrivo di Tir messicani citando motivi di sicurezza. I camion messicani non sono autorizzati quindi a circolare sulle strade americane, ma possono solo attraversare la frontiera e scaricare la merce, che viene poi trasportata da camion americani. Il programma pilota è stato depennato dall'ultima legge finanziaria da 410 miliardi di dollari firmata da Obama la settimana scorsa, una legge definita dal ministro messicano Mateo «sbagliata, protezionista e in palese violazione del Nafta». Il Messico dovrebbe pubblicare la lista dei 90 prodotti gravati da tariffa questa settimana; la lista dovrebbe escludere prodotti agricoli di prima necessità come grano, fagioli, riso e mais per limitare il danno economico per i cittadini messicani.L'imposizione di tariffe finirà per colpire anche gli esportatori americani. «Dobbiamo prendere misure per evitare l'escalation del protezionismo - ha detto ieri John McCain,l'ex-candidato repubblicano alla presidenza e sostenitore del programma pilota per i camion messicani - queste azioni danneggiano le aziende Usa in un momento di crisi». BOTTA E RISPOSTA Ritorsione a Washington che ha vietato l'ingresso ai camion messicani Il presidente al Congresso: cercare un compromesso

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Sul commercio il G-20 attende segnali da Obama (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-18 - pag: 12 autore: MERCATI E MERCANTI ... Sul commercio il G-20 attende segnali da Obama L' estate scorsa, tre mesi prima delle elezioni presidenziali Usa e subito dopo il fallimento del negoziato per la liberalizzazione del commercio internazionale, "Mercati e mercanti"rilevò che«l'effetto Obama può salvare il Doha Round». Oggi, due mesi dopo il suo insediamento e nell'imminenza del debutto sulla scena internazionale, al summit di Londra del G-20 il 2 aprile, è arrivato il momento per Barack Obama di dare un segnale inequivocabile sulle sue intenzioni di politica commerciale. E, con gli scambi mondiali, per decenni il motore della crescita globale, in caduta libera, chiarire la sua agenda. Il dibattito ha preso quota nei giorni scorsi a Washington. Due notizie dall'Asia, il crollo dell'export cinese del 20% nei primi due mesi di quest'anno e il primo deficit di parte corrente del Giappone da 13 anni a questa parte, sono state accolte probabilmente con soddisfazione a Washington da parte di chi ha sempre visto le due potenze asiatiche come rivali dell'industria americana. Dovrebbero invece preoccupare, perché altro non sono che il rovescio della medaglia del crollo della domanda negli Stati Uniti. Sul commercio, Obama ha mandato finora segnali contrastanti: l'intenzione di rivedere il Nafta, il trattato di libero scambio con Canada e Messico, annunciata in campagna elettorale, è stata ritrattata dopo l'insediamento; la clausola Buy American inclusa nel piano di stimolo all'economia è stata attenuata, ma non ritirata; il nuovo negoziatore commerciale Ron Kirk, considerato un liberista, ha però indicato alla sua prima uscita pubblica che aspetti sociali, dal trattamento dei lavoratori all'ambiente, verranno presi in considerazione dall'amministrazione nelle sue relazioni con i Paesi partner; e infine sembrano congelati alcuni accordi bilaterali negoziati dal Governo Bush, con Corea e Colombia. Nel frattempo, la recessione ha accentuato nel Paese le tentazioni protezioniste, dentro il partito democratico e in alcuni gruppi di pressione che hanno contribuito all'elezionedi Obama, come i sindacati. Non altrettanto impatto hanno avuto prese di posizione pro-libero mercato, come quella delle grandi imprese della Business Roundtable. Ma gli Usa si sono anche affiancati alla presidenza britannica del G-20 in un'iniziativa per far ripartire il credito al commercio, che si è bloccato ed è un fattore decisivo d'ostacolo agli scambi. Il vento della politica soffia in direzione di maggior protezione dell'industria locale, ma il rischio è che il crollo del commercio internaziona-le, esacerbato da misure protezionistiche, peggiori e prolunghi la recessione, come nella sempre evocata Grande depressione. «Come solo un Presidente repubblicano, Richard Nixon, poteva aprire la porta alla Cina comunista - ha scritto il Wall Street Journal- solo un Presidente democratico può salvare il libero scambio». L'occasioneè a Londra il 2 aprile. Non ce ne sarà un'altra. www.ilsole24ore.com/economia Online «Mercati e mercanti» di Alessandro Merli di Alessandro Merli

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Cara Europa, basta incertezze (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-18 - pag: 12 autore: Cara Europa, basta incertezze di Antonio Maccanico * L e frequenti riunioni dei vertici europei non hanno dissipato un senso di delusione e di pessimismo sulle capacità dell'Unione Europea di affrontare con decisione e con idee-guida molto chiare la gravissima crisi che l'ha investita negli assetti finanziari e in quelli produttivi e occupazionali. Alle ripetute dichiarazioni di disponibilità per politiche coordinate, a misure concertate, a politiche di solidarietà e di rifiuto del protezionismo, non seguono finora comportamenti del tutto trasparenti e coerenti con tali principi. A parte l'indirizzo della Banca centrale europea in tema di riduzione dei tassi d'interesse, le misure antricrisi delle politiche fiscali e di bilancio sono autonomamente prese dalle autorità nazionali e non lasciano trasparire una vera concertazione e in molti casi hanno una tonalità protezionistica abbastanza evidente: basta riferirsi al settore auto. La condizione disperata di Paesi come quelliBaltici e dell'Europa dell'Est ha ricevuto finora risposte evasive: non esiste un piano complessivo di rescue, si opererà caso per caso. Per quanto concerne le istituzioni bancarie e finanziarie, l'esigenza evidente e pressante di un'autorità europea di vigilanza, almeno per i Paesi dell'area euro, non fa alcun passo in avanti nonostante il progetto di de Larosière che consentirebbe di superare subito la macchinosità delle procedure Lamfalussy. L'esigenzadi un minimo di raccordo comunitario nella gestione dei debiti pubblici fortemente differenziati dei Paesi dell'Unione è del tutto ignorata. Le misure di riforma del Patto di stabilità e crescita sono fino ad ora carenti: le condizioni fissate per evitare shock asimmetrici nelle politiche di bilancio e fiscali dei singoli Paesi non servono affatto in una crisi epocale dei mercati come quella che viviamo. In presenza di grandi istituti finanziari e banche di dimensioni continentali, si stenta a elaborare misure comunitarie da proporre in sede G-20 per liberarle dai titoli tossici che, minandone la credibilità dei conti, alimentano la sfiducia e impediscono la ripresa. La palese esigenza della costruzione di un embrione di finanza federale dell'Unione che le conferisca un minimo di risorse per iniziative comunitarie di investimenti in infrastrutture, in ricerca e innovazione, nella politica di convergenza e di coesione, è del tutto ignorata.Né si vedono all'orizzonte ancora proposte europee per evitare in futuro gli squilibri globali e colossali tra Paesi debitori e Paesi creditori favoriti da politiche monetarie non coordinate e che sono all'origine della catastrofica situazione planetaria. Né finora è stata accettata una maggiore identità operativa dell'Eurozona proposta dalla Francia in presenza di una presidenza debole dell'Unione. In questa condizione, nella riunione del G-20 prevista per aprile - alla quale parteciperanno Paesi di dimensioni continentali come Stati Uniti, Cina, India, Russia e Brasile-difficilmente l'Europa potrà svolgere un ruolo da protagonista se non troverà in sede G-8 un raccordo molto solido con gli Stati Uniti, raccordo che presuppone una posizione fortemente unitaria dei Paesi dell'Unione Europea. Ciò che rende difficile il conseguimento di questo obiettivo è la "condizione politica" della Germania, del Paese più robusto e prospero dell'Unione. Questo Paese traversa una fase assai delicata nell'imminenza di elezioni, a cominciare da quelle europee del prossimo giugno. I due partiti della coalizione guidata dal cancelliere Merkel sono in seria difficoltà per le pressioni delle formazioni politiche populistiche che li assediano: il populismo di sinistra della Linke, che sottrae consensi importanti ai socialdemocratici; il populismo dei partiti di destra, a partire dai liberali, che erodono i consensi della Cdu. Ambedue gli schieramenti populisti sono antieuropei. Ne consegue la paralisi operativa del Governo di fronte a misure di politica comunitaria che sarebbero nell'immediato percepite come particolarmente onerose per la Germania, anche se in prospettiva altamente positive per l'insieme dell'Unione e per l'uscita dalla crisi dalla quale nessun Paese è in grado di uscire da solo. Se le cose stanno in questi termini, a me pare che una responsabilità molto alta gravi sulle forze democratiche ed europeiste del continente. è necessario che s'impegnino in una battaglia culturale e politica a sostegno dell'Europa proprio sul fronte del deficit democratico dell'Unione nella consapevolezza del rischio gravissimo che si corre di fallimento del mercato unico e della stessa Unione monetaria. Persino l'Economist,nemico da sempre dell'Europa federale, riconosce provvidenziale l'esistenza dell'Unione nella tragica condizione dell'economia planetaria. La campagna elettorale per il Parlamento europeo dovrà essere l'occasione per una mobilitazione europeistica che punti a traguardi più avanzati dell'accettazione del Trattato di Lisbona. Si è parlato di rafforzamento dei poteri del Parlamento europeo, di elezione diretta popolare del presidente dell'Unione. è necessario soprattutto che in Germania siano sconfitte le forze che sono un oggettivo ostacolo a che quel Paese ritorni a svolgere quel ruolo trainante della costruzione europea, che è l'orgoglio della sua tradizione politica post-bellica. * Presidente di Civita IL COMPITO DELLA GERMANIA Berlino deve ritrovare il suo ruolo di traino nella costruzione comunitaria. Necessario superare il trattato di Lisbona

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L'editoria vende bene (all'estero) (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-18 - pag: 12 autore: Import-export di diritti. Arte e infanzia i settori trainanti L'editoria vende bene (all'estero) di Stefano Salis L e case editrici italiane puntano sempre più sull'estero, non si limitano solo ad acquistare e tradurre titoli stranieri ma riescono ( o almeno cercano di farlo più di prima) ad imporre il proprio prodotto a livello internazionale, anche se ancora bisogna lavorare molto per lanciarsi sul mercato più ricco, competitivo e autarchico del mondo, quello anglosassone. è quello che emerge dalla seconda indagine sull'import-export dei diritti d'autore in Italia realizzata da Doxa per conto dell'Istituto nazionale per il commercio con l'estero (Ice) e in collaborazione con l'Associazione italiana editori (Aie), presentata ieri a Milano. In base all'inchiesta (754 interviste a un campione di case editrici che hanno pubblicato almeno un titolo nel 2007), il 21% degli editori italiani ha acquistato o ceduto diritti d'autore all'estero negli ultimi quattro anni. Non è un dato da poco, se si pensa che nel 2004 l'esito era stato del 15 per cento. E se gli editori mediograndi confermano la loro attitudine a lavorare con i mercati internazionali (+42,6% rispetto al 2003), decisamente incoraggiante è il fatto che anche i piccoli ( quelli che pubblicano meno di 15 novità all'anno) stiano capendo l'importanza di aprire i loro cataloghi: se nel 2003 quelli che scambiavano diritti erano il 10%, oggi fanno registrare una crescita dell'80% (da 191 editori a 316). Dunque circa 270-280 aziende editrici (in totale sono circa 3mila), negli ultimi cinque anni, hanno ritenuto di non guardare soltanto al mercato domestico. Va notato che, pur nel tentativo di internazionalizzazione, l'attività di vendita di diritti all'estero cresce, ma con una velocità più lenta rispetto all'acquisto (rispettivamente +65,3% e +79,9%). Ciò è dovuto al fatto anche che esistono delle case editrici che sviluppano il loro intero catalogo puntando su opere straniere, magari specificando molto il loro ambito di selezione. Iperborea si dedica agli autori del Nord Europa, ObarraO a Corea e Cina, Pisani alla letteratura cinese, Cavallo di ferro a quella di lingua porteghese e così via. Il numero totale di titoli comprati dalle case editrici italiane nel 2007 è stato 7.730 (nel 2001, primo anno di cui si conoscono le cifre, erano 5.400: dunque +43,1%), mentre i venduti all'estero sono stati 3.490 (nel 2001 1.800, +93,9%). Acquistiamo in prevalenza saggistica e narrativa, mentre vendiamo molto bene i libri illustrati e i libri per bambini, settori nei quali l'editoria italiana è un'eccellenza riconosciuta nel mondo. Ma a chi vendono gli editori italiani? Ovviamente gli europei sono i nostri primi partner commerciali (nell'ordine Spagna, Francia e Germania) ma negli ultimi anni sono cresciute notevolmente le esportazioni verso i Paesi dell'Est (in particolare Polonia, Ungheria e ultimamente la Russia). Particolare la situazione nei confronti di Gran Bretagna Usa. Primo mercato di approvvigionamento (circa il 63% dei titoli arriva dal mondo anglosassone; ma era il 67% nel 2003), nell'export le cose vanno parecchio peggio: un modestissimo 8,3% (ma era il 7% nel 2004).

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I primi segnali di ripresa già per la fine dell'anno (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-03-18 - pag: 17 autore: Emma Marcegaglia incontra gli imprenditori di Bologna «I primi segnali di ripresa già per la fine dell'anno» Emilio Bonicelli BOLOGNA Dalla crisi si potrebbe iniziare a uscire «verso fine anno». Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, prima di andare a Roma per l'incontro con Berlusconi, porta a Bologna questo «auspicio» positivo, sostenuto da «qualche debole segnale » di miglioramento già in atto, agli imprenditori dell'EmiliaRomagna riuniti da Unindustria per parlare della tempesta in corso sui mercati. Un poco di ossigeno potrebbe venire da un netto miglioramento della congiuntura in Paesi quali «Brasile, Messico, Cina ». Certo questi Stati «da soli non possono sostenere il mondo ». Tuttavia, anche guardando alla propria esperienza di imprenditrice, Emma Marcegaglia, vede le tracce di una svolta in atto, come il timido risveglio dei prezzi per le materie prime, oppure la Cina «che ha ricominciato a importare acciaio » e che, come qualcuno prevede, potrebbe «riprendere a crescere dell'8/9% anche quest'anno». Sono è vero «segnali molto deboli », per cui in questo difficile momento resta «praticamente impossibile fare previsioni». «In ogni caso – spiega Emma Marcegaglia – la vera soluzione della crisi non può che venire dal ristabilirsi di regole normali e dal funzionamento normale dei mercati finanziari». Se, oltre al timido risveglio di alcuni mercati, ci fosse qualche segno anche in questa direzione, allora «la fine della crisi potrebbe essere più veloce di quello che tutti prevedono». L'auspicio positivo c'è. Intanto, però, bisogna fare di tutto perchè la locomotiva dell'economia non si fermi. Secondo Emma Marcegaglia l'Emilia Romagna è un chiaro esempio del miglioramento che le imprese italiane hanno saputo mettere in atto, investendo, innovando, aumentando la capacità di export, internazionalizzandosi. Ora la frenata globale dei mercatista mettendo in ginocchio proprio queste aziende eccellenti, «campionesse nella capacità di crescita». La vera crisi è dunque una «crisi dell'industria manifatturiera, prevalentemente del Nord, e le imprese dell'Emilia Romagna, particolarmente vocate all'export, soffrono forse anche più di altre». «Per questo – incalza Emma Marcegaglia – dobbiamo cercare di far sopravvivere il nostro sistema industriale, nella tempesta, dando credito, liquidità e segnali di fiducia». Se la locomotiva dell'economia si fermasse, si creerebbero non solo gravi problemi sociali, ma «si perderebbero intere filiere industriali e quelle capacità produttive che hanno fatto grande l'Italia». Centrale è il sistema del credito, mentre si avverte «un inasprimento dei costi e difficoltà ad avere nuova finanza». Decisivi anche gli ammortizzatori sociali. Gli otto miliardi stanziati «possono bastare», ma serve più flessibilità e un allungamento della cassa ordinaria. All'incontro di Bologna, che, come spiga il presidente di Unindustria, Gaetano Maccaferri, ha avuto come tema le relazioni industriali, «che possono fare la differenza in termini di competitività », è presente il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. «Il prolungamento della Cassa è già possibile – risponde Sacconi – basta l'intesa tra istituzioni e parti sociali». IMPEGNO IMMEDIATO In attesa della svolta bisogna impedire che le imprese si fermino, con iniezioni di liquidità, credito e segni di fiducia

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Alla Safilo 800 in esubero (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-03-18 - pag: 17 autore: Prevista la chiusura dello stabilimento friulano di Precenico Alla Safilo 800 in esubero Elena Ragusin UDINE. Dal nostro inviato Safilo group, una delle grandi aziende italianedell'occhialeria, affronta la crisi dei mercati chiudendo lo stabilimento di Precenico (Udine) e ridimensionando di oltre il 50% la forza lavoro di quello della vicina Martignacco. Complessivamente un taglio di quasi 800 dipendenti: 230 nel primo, 450 addetti su 610 nel secondo. La decisione è stata comunicata ieri ai rappresentanti sindacali delle due aziende, all'indomani di un incontro tra i dirigenti Safilo, guidati dall'amministratore delegato Roberto Vedovotto, e i vertici friulani di Cgil, Cisl e Uil. «La chiusura dell'impianto di Precenico, da sempre considerato uno dei più produttivi del gruppo, è inaccettabile» ha affermato ieri il delegato Cgil, Roberto di Lenadro preannunciando iniziative di protesta che saranno proposte oggi all'assemblea dei lavoratori. «Non permetteremo che la Safilo ridimensioni la sua presenza in Friuli per delocalizzare in Cina» dove sta realizzando un nuovo impianto che secondo i dirigenti del gruppo impiegherà qualche centinaio di addetti, mentre i sindacati parlano di 3mila dipendenti. I sindacati intendono proporre alla Safilo, per scongiurare la chiusura dello stabilimento di Precenico e il ridimensionamento di quello di Martignacco, contratti di solidarietà con la riduzione dell'orario di lavoro. Il gruppo Safilo, che in Veneto conta altri 4 impianti, attualmente occupa circa 4mila dipendenti. Cui si aggiungono quelli dell'impianto di Salt Lake City, negli Stati Uniti, e di Ormoz, in Slovenia, anch'esso destinato a un ridimensionamento. Ai piani alti del quartier generale della Safilo a Padova, si confermano la chiusura di Precenico e il taglio di 450 addetti a Martignacco. «La crisi doveva essere affrontata prima che fosse troppo tardi» spiega una fonte accreditata, ricordando che «solo nel primo trimestre di quest'anno abbiamo registrato un calo delle vendite quantificabile tra il 15 e il 20%». La crisi si era manifestata già lo scorso anno, come testimonia il bilancio della Safilo, approvato lunedì dal consiglio di amministrazione del gruppo quotato a Piazza Affari. I conti hanno registrato un calo delle vendite del 3%, dell'utile netto (14,6 milioni di euro) del 71,3%, un accantonamento straordinario a fondo imposte di 37,9 milioni di euro e una posizione finanziaria netta cresciuta dai 514,6 milioni di euro a 570 milioni. Una situazione tale da indurre il presidente Vittorio Tabacchi a cercare un nuovo partner finanziario. Nelle scorse settimane aveva annunciato la volontà di chiudere un accordo con un fondo di private equity a costo di «fare un passo indietro nella gestione della società ». La finanziaria della famiglia Tabacchi, la Only 3 T, controlla il 40% del gruppo Safilo, storico marchio dell'industria italiana e del distretto veneto dell'occhiale, con i suoi 75 anni di vita. IL PIANO DI SPESA Ridimensionate anche la fabbrica di Martignacco e l'unità produttiva in Slovenia, a fronte di nuovi investimenti in Cina

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la crisi e le imprese - carlo castellano (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 18-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 30 - Commenti LA CRISI E LE IMPRESE CARLO CASTELLANO Come sta reagendo alla crisi l´industria italiana rispetto agli altri sistemi produttivi internazionali? E con quale struttura ci ritroveremo quando questa durissima recessione avrà termine? In altre parole, le nostre imprese saranno più forti o più deboli nello scenario competitivo mondiale? Perché quello che conta nella competizione globale è il rapporto di forza tra i diversi sistemi. Tutti in questo momento stanno soffrendo una crisi che ha una dimensione planetaria ed ha un´intensità sconosciuta nell´esperienza degli ultimi 50 anni. Chi opera sul mercato aperto può confermare come, nell´arco degli ultimi tre mesi dello scorso anno, la recessione ha investito le industrie del Giappone, della Cina, dell´India, degli Stati Uniti, dell´Europa come del Sudamerica, con una rapidità inimmaginabile. Tutte le economie stanno oggi soffrendo. C´è una caduta generalizzata della domanda e quindi della produzione industriale. Tuttavia i diversi settori presentano rilevanti differenze; ad esempio, la filiera della salute e del biomedicale parrebbe meno colpita. E anche le diverse zone del nostro pianeta reagiscono in modo diverso. La recessione sta mordendo anche la Cina ma la caduta della produzione non è certamente paragonabile a quello che sta avvenendo negli Stati Uniti. In Cina stanno soffrendo soprattutto le aziende che lavoravano per l´esportazione, con una pesante caduta dell´occupazione. Ad esempio, si stima che nel Distretto dell´elettronica di Shenzhen (una delle aree della Cina che ha avuto un incredibile sviluppo nell´arco degli ultimi venti anni) nel corso degli ultimi quattro mesi sono stati licenziati un milione di lavoratori. In questo scenario come sta reagendo l´industria italiana? Si ha la fondata impressione che ? al momento ? nel confronto con le altre industrie europee ed internazionali vi sia una relativa maggiore capacità di tenuta. Sembrerebbe che le nostre imprese stiano per ora affrontando meglio la crisi. Sia chiaro, la crisi è comunque pesante ed investe tutto il nostro sistema industriale. E allora perché una migliore capacità di reazione? La spiegazione si troverebbe nelle caratteristiche del nostro sistema produttivo: contiamo su pochissime grandi aziende o multinazionali a capitale italiano. Abbiamo una fortissima frammentazione del tessuto industriale, disperso su micro-imprese. In sostanza, si potrebbe dire che i fattori strutturali di debolezza del nostro sistema agiscono in questo momento come un fattore di contenimento. A livello internazionale il «bollettino di guerra» registra giornalmente i grandi nomi dell´industria mondiale. Certo, le piccole e piccolissime imprese non fanno notizia; le loro difficoltà restano «sotto traccia» e questo è maggiormente vero in un Paese quale è il nostro, che presenta larghe zone di bassa trasparenza o di forte opacità soprattutto nelle micro-imprese familiari. D´altro canto, il nostro Paese ha visto emergere, nell´arco degli ultimi dieci anni, aziende in grado di esprimere una forte crescita avviando importanti processi di internazionalizzazione. Queste costituiscono oggi quella parte del nostro sistema industriale che è stato emblematicamente chiamato «quarto capitalismo»; un nucleo di circa 4.000 medie imprese, molte delle quali leader nei distretti industriali manifatturieri. Una recente indagine di Intesa Sanpaolo su «Economia e Finanza dei distretti industriali» ha messo in luce che questi distretti, pur essendo dominati dalle imprese piccole e micro, hanno visto crescere il peso delle medie imprese in tutti i settori ed in particolare nei beni di consumo del sistema moda e della meccanica. Come stanno reagendo queste medie imprese alla crisi? Gli elementi a disposizione sono insufficienti per dare una risposta. Si sarebbe portati a concludere che anch´esse stiano in qualche modo comportandosi come le piccole e piccolissime imprese. Probabilmente perché la peculiarità del sistema manifatturiero italiano presenta un´organizzazione produttiva dove si concentrano «saperi, cultura imprenditoriale, conoscenze tacite, know-how, interazione sociale, scambi di informazione e/o di persone, processi di innovazione-imitazione, istituzioni al servizio delle imprese» e generano esternalità positive, esterne alle imprese ma interne al territorio. Ma quanto abbiamo sinora detto è solo il bilancio di questi primi sei mesi della crisi industriale. è tuttavia diffusa la convinzione che il momento peggiore si manifesterà nell´autunno di quest´anno, quando ? è ipotizzabile ? verranno al pettine i nodi dei rapporti con il sistema bancario. Fino a quella data le nostre imprese reagiranno con gli strumenti tipici della flessibilità e dell´adattabilità, proprie delle piccole imprese. Ma, se la recessione attuale dovesse andare oltre l´arco temporale di quest´anno, allora il quadro delle nostre imprese potrebbe cambiare radicalmente e troverebbe conferma la previsione che il Pil italiano segnerà nel prossimo triennio una caduta ben più pesante rispetto agli altri Paesi europei. Ecco perché il fattore «tempo» assume un´importanza strategica in questo periodo. E infine, quale potrà essere lo scenario prevedibile al termine di questa pesantissima recessione? è inevitabile che sullo scenario mondiale le economie forti, le grandi corporations transnazionali americane, giapponesi, europee ma anche cinesi, indiane riprenderanno la corsa, più aggressive di prima. Soprattutto perché hanno investito ? e continuano ad investire ? nei settori a forte innovazione tecnologica, dove il nostro sistema industriale ha enorme difficoltà a crescere. Ed è per questo che pur non mettendo in dubbio il positivo valore «anticiclico» del finanziamento delle opere pubbliche e delle agevolazioni all´edilizia, proprio in questa fase, si dovrebbe puntare anche sui settori più innovativi ed agevolare al massimo le imprese ad investire in ricerca e sviluppo, defiscalizzando i relativi investimenti. Purtroppo questo oggi non sta avvenendo. Le risorse finanziarie in questo campo risultano di fatto modestissime anche perché drenate per interventi a breve. Il nostro Paese non può limitarsi a difendere il presente. L´emergenza non è solo il presente ma anche il futuro.

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borgo, invito a pranzo con delitto - salvo palazzolo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 18-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina X - Palermo Borgo, invito a pranzo con delitto Una pentita accusa i Cinà per l´accoltellamento dei due giovani Le rivelazioni dell´ex pusher "Lupo e Chiovaro puniti per il furto di una moto" SALVO PALAZZOLO «Prima del delitto, gli assassini e le loro vittime, andarono a pranzo assieme, alla trattoria "Napoli". Poi, la discussione, per il riscatto di un motore che era stato rubato, degenerò in piazza». Irrompe una pentita nel giallo del Borgo Vecchio, che il 23 aprile 2002 lasciò sull´asfalto due piccoli pregiudicati di Brancaccio, Antonino Lupo e Vincenzo Chiovaro. Nelle scorse settimane, il pm Maurizio de Lucia e la squadra mobile avevano riaperto il caso grazie al racconto di un testimone, il fratello del boss oggi pentito, Antonino Nuccio. In carcere erano finiti Gaetano Vincenzo Cinà, i figli Francesco e Massimiliano. Adesso, al tribunale del riesame il pm deposita a sorpresa il racconto di un´altra testimone d´eccezione, Cinzia Giudice, la trentunenne corriere della droga che negli anni scorsi faceva la spola in auto fra la Sicilia e la Puglia, per portare al Borgo pacchi di marijuana arrivata dall´Albania. Dopo l´arresto, nel 2003, Cinzia Giudice aveva deciso di parlare. «Lupo e Chiovaro erano specializzati nel furto di motocicli e nel richiedere successivamente un riscatto per la restituzione - conferma adesso la Giudice nel verbale depositato al tribunale del riesame - già una volta avevano rubato la moto a Massimiliano Cinà ed erano riusciti ad estorcergli del denaro. Avevano fatto la stessa cosa un´altra volta». L´ex corriere della droga dice di conoscere la verità su quel delitto, perché era molto amica della convivente di Gaetano Cinà. Racconta la pentita: «I quattro si misero a discutere nella piazza del Borgo, vicino a un venditore di cozze, tale Franco, che aveva sul banco dei coltelli. Massimo, vedendo che Chiovaro stava per passare alle mani, prese un coltello dal banco delle cozze e sferrò un fendente alle spalle di Chiovaro. A quel punto, anche Gaetano accoltellò allo stomaco Lupo». Cinzia Giudice dice pure che «molte persone al Borgo si erano messe d´accordo prima dell´incontro per dare una lezione a Lupo e Chiovaro». Ma poi, alla prima coltellata, erano rimasti solo i Cinà in piazza. «Dopo il fatto - prosegue Cinzia Giudice - Gaetano Cinà andò a Pioppo, in una casa che aveva affittato con la mia amica. Si tagliò, per simulare un attacco di pazzia». La pentita avrebbe saputo degli assassini anche da un altro amico del Borgo: «Vide Chiovaro sanguinante, era convinto che ci fosse stato un incidente stradale. E invece, poi, vide tante persone che aiutavano i Cinà a fuggire». La difesa degli imputati, sostenuta dagli avvocati Toni Palazzotto e Marco Clementi, insiste sull´inattendibilità del racconto dei due testimoni. Ma il primo round del caso va alla Procura. Tre collegi del tribunale del riesame, presieduto da Gioacchino Natoli, hanno infatti confermato gli ordini di custodia in carcere.

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