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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “CINA” |
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T ARTICOLI DEL 15-18 marzo 2009 #15-18 TOP
america e cina un vertice a due per salvare il mondo
( da "Repubblica,
La" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Pagina 1 - Prima Pagina FEDERICO RAMPINI VITTORIO ZUCCONI La copertina America e Cina un vertice a due per salvare il mondo SEGUE A PAGINA 30
l'etica
dei prefetti e le regole di bretton woods - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: nuovo Gruppo fanno parte la Cina, l´India, il Brasile, il Sudafrica ed altre potenze emergenti. Analogo allargamento è stato effettuato dal "Financial Stability Forum" presieduto da Mario Draghi. Il Fondo monetario internazionale si appresta a sua volta ad accrescere le quote di partecipazione dei paesi emergenti e a far entrare tra i soci quei paesi che finora ne sono stati esclusi.
il
mao senza risorse teme i rigori dell'estate - fabiola palmeri
( da "Repubblica,
La" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: In effetti il bilancio del nuovo Museo torinese dedicato all´arte antica di India, Cina, Giappone e molto altro Oriente, è per positivo e permette una reazione ragionata. Da inizio dicembre ad oggi sono stati più di 65.000 i visitatori delle sue sale, un successo oltre l´immaginabile. Dal Museo non nascondono di augurarsi che entro l´anno si possa arrivare a toccare le 100.
fincantieri,
il futuro adesso spaventa scontro tra i sindacati sulla cassa integrazione -
ava zunino ( da "Repubblica, La"
del 15-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Il "ricatto" è: se non cedete arriverà la cassa integrazione. Noi pensiamo invece che si debba andare dal governo a chiedere di ricapitalizzare una grande azienda come Fincantieri, seguendo la strada già inaugurata da Cina e Corea e che ora ha annunciato anche Putin».
"pronti
a tutto per rilanciare la crescita" - elena polidori
( da "Repubblica,
La" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: India e Cina, i cosiddetti paesi Bric, in una loro nota, chiedono di rifinanziare le risorse del Fmi. L´accordo alla fine si trova: l´aumento dei fondi potrebbe avvenire con supporti bilaterali e con la revisione delle quote. Il quantum verrà deciso dai capi di Stato e di governo, il 2 aprile, precisa Alistair Darling,
l'est
spinge l'europa nell'occhio del ciclone
( da "Repubblica,
La" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: si vede che la Cina probabilmente riuscirà anche nel 2009 ad avere una crescita dell´8 per cento (al posto dell´abituale 12 per cento). L´obiettivo non è facile da raggiungere, ma i dirigenti cinesi ne hanno fatto un obiettivo assolutamente non rinunciabile e stanno immettendo nel loro sistema stimoli molto forti, riservandosi di andare ancora oltre se necessario.
america
e cina il mondo deve ripartire da due - federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina il mondo deve ripartire da due G2 la copertina Il capo e il vicecapo della Banca mondiale lo hanno affermato nero su bianco: "Solo Washington e Pechino possono indicare la via d´uscita da questa crisi" Giornali finanziari, autorevoli riviste, prestigiosi intellettuali concordano E mentre gli esperti di economia e di finanza dei due Paesi cercano di imparare gli uni dagli altri,
scatole
vuote chiamate "vertici" - vittorio zucconi
( da "Repubblica,
La" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: ma escludono nazioni fondamentali come Cina, India e Brasile, o paesi certamente non inferiori a Canada o Italia, come la Spagna. Ma il culto del «concerto delle nazioni» domina il pensiero e le ambizioni dei governanti dacché il modello del "protovertice" fu scolpito a Vienna, nel 1815, quando il cancelliere della potenza scampata alla minaccia napoleonica,
-
franco cardini ( da "Repubblica, La"
del 15-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e Giappone la sapessero lunga al riguardo. Certo comunque il Medioevo conosceva bene la lussuria, che Dante tratta come un grave peccato (il più lieve tuttavia tra quelli mortali) e ci mostra condannata nell´Inferno. Ma eccoci al punto: la poesia cavalleresca e più tardi quella lirica e la novellistica,
un
supervertice per salvare il mondo - vittorio zucconi
( da "Repubblica,
La" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: La crisi globale impone il condominio di Usa e Cina, le due maggiori potenze finanziarie VITTORIO ZUCCONI SWASHINGTONintomo infallibile dei momenti di paura e di confusione, l´epidemia di "verticite" che sta colpendo la diplomazia internazionale e invadendo giornali e teleschermi è la prova dell´impotenza dei governi nazionali di fronte a problemi ormai troppo più grandi di loro.
L'atomica
cinese ( da "AprileOnline.info"
del 15-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: 36 Crisi La Cina esprime preoccupazione sulla sicurezza dei suoi enormi investimenti in bond americani, mentre gli Stati Uniti aumentano il debito per rispondere alla crisi. Il significato di una mossa che può incidere sugli equilibri internazionali più di una guerra Per avere un'idea della portata della dichiarazione del premier cinese Wen Jiabao,
Tibet.
Passa nella calma l'anniversario dei moti di Lhasa
( da "AmericaOggi
Online" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: La Regione Autonoma del Tibet e le altre aree della Cina a popolazione tibetana continueranno ad essere strettamente controllate almeno fino al 28 marzo, data nella quale verrà celebrata per la prima volta la "giornata della liberazione dalla schiavitù", cioé l' annessione del Tibet alla Repubblica Popolare Cinese.
Il
presidente brasiliano Lula alla Casa Bianca. Confronto in chiave G20
( da "AmericaOggi
Online" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: La Cina sia tranquilla, i suoi investimenti in America sono sicuri, come lo sono quelli degli investitori mondiali. Tutti possono avere "assoluta fiducia" nella solidità dell'economia Usa. Il presidente americano, Barack Obama, ha replicato ieri così alle perplessità espresse venerdì da Pechino circa la tenuta del sistema Usa.
prodi,
stoccata a veltroni in diretta tv "cambiò linea e capii che era finita.."
- marco marozzi ( da "Repubblica, La"
del 16-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Obama e la Cina hanno capito la gravità della crisi MARCO MAROZZI MILANO - Walter Veltroni e Clemente Mastella. Accomunati. E´ terribile il ritorno in tv di Romano Prodi a parlare del Partito democratico. «Cosa pensò - gli chiede Fabio Fazio a "Che tempo che fa" - quando lei era presidente del Consiglio e Veltroni disse che il Pd se ci fossero state le elezioni avrebbe corso da solo?
la
nuova febbre dell'oro che inquina il pianeta - federico rampini pechino
( da "Repubblica,
La" del 16-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Unep a Nairobi con l´appoggio decisivo di Cina e India 140 paesi hanno approvato un accordo di principio per introdurre restrizioni sull´uso del mercurio. L´Amministrazione Obama, capovolgendo la precedente posizione degli Stati Uniti, si è espressa a favore di una messa al bando. Gli europei vorrebbero vederne l´introduzione già dal 2011.
"è
sempre più difficile investire in italia" - eugenio occorsio
( da "Repubblica,
La" del 16-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: esempio della Cina (quarta in classifica), sta prepotentemente inseguendo uno sviluppo a lungo atteso e quindi fa il possibile per attrarre investimenti stranieri. E poi c´è il blocco ex-comunista dell´Europa centrale (i cui Paesi infatti ci precedono tutti) che ha scoperto le virtù del libero mercato e fa il possibile per dotarsi di un tessuto imprenditoriale privato.
Obama:
investimenti sicuri ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: «Non solo il Governo della Cina, ma ogni investitore può avere assoluta fiducia negli investimenti negli Stati Uniti », ha detto al termine di un incontro con il leader brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva. «Anche nel mezzo della crisi - ha aggiunto- abbiamo assistito a un aumento dei flussi d'investimento.
Cari
economisti, qualcosa non va ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: se in Cina il governo sceglie di accumulare riserve in valuta estera, il risultato finale è che nell'Ohio si concedono mutui con troppa facilità? Senza ricorrere, fra le altre cose, a elementi dell'economia comportamentale, della teoria dell'agenzia, dell'economia dell'informazione, dell'economia internazionale,
Il
tallone di Obama ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: PRESSIONI DI CINA E RUSSIA Il tallone di Obama N el giro di 24 ore il primo ministro cinese Weng Jiabao ha sollevato dubbi da creditore sulla solvibilità americana. Nulla di imminente, ma un avviso a futura memoria. Un generale russo ha dichiarato interesse su alcune piste d'atterraggio cubane per i bombardieri strategici russi.
D'Alema:
contro la crisi solo dirigismo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: non si prescinde dal chiamare la Cina come «responsible stakeholder» dal punto di vista monetario, redistributivo e politico. Dall'urgenza di un riequilibrio dei pesi mondiali – pena il ritorno a un dirigismo degli Stati nazionali –Massimo D'Alema arriva alle faccende domestiche, quelle che già indicano una deriva protezionista e che trasformano l'
A
Cernobbio la sfida dell'Italia che cambia tra consumi e sobrietà
( da "Sole
24 Ore, Il" del 16-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: se non tirava l'Europa, c'era la Cina, il Far East, la Nuova Europa... Pare si sia spenta la luce ovunque. Non tornare ai fondamentalismi significa proprio aspettare e cercare il pertugio da dove verrà lo spiraglio di mercato. Proprio nei piccoli organizzati in Confindustria può scattare la molla per le impresemolla.
Ridateci
il Petruzzelli ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: La principessa di gelo man mano si trasforma in guerriero Xian, l'esercito di statue in terracotta in Cina. Questo si farà al Petruzzelli. Al più presto. Non si aspettino le prossime elezioni a giugno del nuovo sindaco per aprirlo. Il Teatro ha già vinto, e il Teatro è di tutti. 1 «Turandot» di Puccini; direttore Denis Vlasenko, regia di Roberto De Simone;
1
MILANO. ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
TEATRO GENOVA
1 Mariangela Melato interpreta la doppia anima della Cina contemporanea
nell'allestimento di Elio De Capitani e Ferdinando Bruni di L'anima buona del
Sezuan, di Bertolt Brecht, al Teatro della Corte, dal 17 al 9 aprile. MILANO 1
Al Teatro Litta, dal 17 al
Il
soliloquio della tolleranza ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: e poi Cina, India, Brasile e ora anche la Russia». La parola d'ordine è arricchirsi, emulare l'Occidente e mettere da parte le ideologie ormai obsolete. All'altro estremo ci sono i paesi del risentimento, ossessionati dall'umiliazione«reale o presunta, che sarebbe stata loro inflitta dagli Stati più potenti ».
onu,
al vertice sul razzismo l'ue pronta al ritiro - alberto d'argenio
( da "Repubblica,
La" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Ieri intanto l´Italia ha proposto una moratoria sul diritto di veto all´Onu appannaggio di Usa, Gran Bretagna, Francia, Cina e Russia. Mossa che si inquadra nella lunga discussione sulla riforma del Consiglio di sicurezza e cerca di evitare le frequenze paralisi al Palazzo di Vetro.
samuelson:
"un messaggio chiaro wall street non deve vincere sempre" - eugenio
occorsio ( da "Repubblica, La"
del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: America non può andare a finire come la Cina di Mao o la Russia di Breznev, regimi rovinosi sull´economia. Deve però impegnare più fondi nelle misure di salvataggio, di stimolo fiscale, in tutti i provvedimenti che mettono direttamente i soldi in mano alla gente. Mi rendo conto che non è facile imporre misure drastiche al Congresso, ma come dicevo serve coraggio»
Save
vicina a Charleroi Riorganizza in Airest il food and beverage
( da "Finanza
e Mercati" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Abu Dhabi negli Emirati Arabi. «La spinta propulsiva per la crescita geografica all'estero di Airest conta su diversi fattori a partire dalla qualità italiana del food and beverage, fino al design e alla moda» ha dichiarato Marchi spiegando le attività si estenderanno dai poli di viaggio ai centri urbani e potranno essere affidati sia in gestione diretta che in franchising.
Forum
sul successo cinese in Italia ( da "Finanza e Mercati"
del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: anno della Cina in Italia, «un'opportunità per fare conoscere la Cina agli italiani e solidificare un rapporto già profondo con un paese strategico negli equilibri mondiali». «I rapporti italo-cinesi - ha sottolineato il sottosegretario agli Affari esteri Stefania Craxi - sono improntati a una collaborazione a tutto campo che si ispira ad una grande concretezza.
Mecspe,
Parma diventa la città della meccanica
( da "Finanza
e Mercati" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: anno la manifestazione ha acquisito una dimensione più internazionale - dichiara Emilio Bianchi, direttore di Senaf - grazie al progetto supportato della Regione Emilia-Romagna che porterà in fiera una delegazione di buyer provenienti dalla Russia, dalla Cina e dall'India che si aggiungeranno agli abituali visitatori stranieri».
Fiera
Mi porta le Regioni a Shanghai ( da "Finanza e Mercati"
del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina. Il
Commissariato Generale del Governo per l'Esposizione Universale di Shanghai
soffre
anche il business dei beni culturali per il turismo è l'ora di nuovi progetti
( da "Repubblica,
La" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: siamo la quinta destinazione al mondo dopo Francia, Spagna, Usa e Cina. Il turismo, compreso l´indotto, rappresenta circa il 10% del Pil dell´Italia: un dato rilevante anche se al di sotto del 17,2 stimato della Spagna. Quello del turismo è un settore vitale con una forte voglia di fare impresa, ma esistono ostacoli che ne limitano le potenzialità.
l'operazione
propaganda in sicilia - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Le comuniste siciliane, guardando ai cartoons della Cina di Mao, avevano dato il via ad una innovativa forma di comunicazione politica che nel fumetto e nel fotoromanzo trovava lo strumento migliore per far arrivare un messaggio sociale significativo alle masse femminile, contribuendo non poco alla loro alfabetizzazione.
lupetti:
"la lunga marcia degli ex cinesi di milano" - luigi bolognini
( da "Repubblica,
La" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: La Cina non era vicina (Sperling & Kupfer). Epicentro del movimento, Milano, città del leader maximo, Aldo Brandirali, detto "il piccolo Mao" visto che l´organizzazione interna prevedeva il culto della personalità del capo. Ma c´era molto di più: chi era in "Servire il popolo" doveva vivere comunista anche negli aspetti privati e personali.
sette
principesse on ice per un kolossal da favola - simona spaventa
( da "Repubblica,
La" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: nella Cina di Mulan. In tempo di crisi, per il colosso americano la parola d´ordine è nessun risparmio sulla fantasia. Lo dimostrano i numeri dello show, che riunisce in un´antologia fatata le storie d´amore delle eroine di celluloide Disney da settant´anni a questa parte (la veterana è Biancaneve, classe 1937): in scena 46 pattinatori professionisti di quindici nazionalità diverse (
Acqua,
nel 2030 avrà sete un abitante su due
( da "Unita,
L'" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
E la Cina resta
ancora lontana dalle abitudini occidentali: in Svezia ogni anno si mangiano
A
secco, costretta a dividersi una risorsa limitata e sempre meno accessibile. Di
qui al 2030 quasi ... ( da "Unita, L'"
del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
E la Cina resta
ancora lontana dalle abitudini occidentali: in Svezia ogni anno si mangiano
CINA,
BOMBA NEL SICHUAN Una bomba è esplosa ieri in un edificio governativo nella
provincia... ( da "Unita, L'"
del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: CINA, BOMBA NEL SICHUAN Una bomba è esplosa ieri in un edificio governativo nella provincia del Sichuan nella Cina sud-occidentale, una regione in maggioranza da tibetani. L'ordigno, riferisce l'agenzia Xinhua, non ha causato morti né feriti.
Carne
gonfiata con acqua Nuovo scandalo in Cina
( da "Unita,
L'" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Carne gonfiata con acqua Nuovo scandalo in Cina LILIANA CARDILE Un nuovo scandalo alimentare è pronto a scoppiare in Cina, avverte il settimanale Nanfang Zhoumo, una delle poche pubblicazioni attendibili nel Paese. Questa volta è il governo, attraverso il monito di uno dei suoi funzionari, Feng Ping, a lanciare l'allarme, forse per timore di essere travolto dall'
I
CENSORI DEL WEB ( da "Unita, L'"
del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Cuba, Egitto, Iran, Corea del Nord, Siria, Tunisia, Turkmenistan, Uzbekistan e Vietnam. Dittature efferate, regimi autoritari, democrazie solo nominali. L'Italia non è nell'elenco. Ma la mancata inclusione, il fatto di essere un paese democratico, non ci mette al riparo dal rischio di elaborare una legislazione repressiva:
un
lungo sogno, dall'ansaldo agli alambicchi - carlo petrini
( da "Repubblica,
La" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Dalla Cina mi fece arrivare il Libretto Rosso». Luigi invece torna a studiare e diventa commercialista. Nel corso della sua attività cura la contabilità del distillatore «Cianela» Lasagna, discendente di «Leonzio», e una volta che costui è costretto a chiudere, Luigi rileva la distilleria e chiama il suo vecchio amico Nino: «E´
parabola
del capitalismo malato ( da "Repubblica, La"
del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: L´autore, Oscar Marchisio, economista bolognese ed esperto di Cina, inventa una storia postmoderna, che sembra anticipare il destino di questo capitalismo che si nutre di bolle speculative. Con una pletora di personaggi, un linguaggio molto sociologico e una storia intricatissima. (massimiliano panarari)
quel
nucleare pulito tra utopie e realismo - (segue dalla copertina) elena dusi
( da "Repubblica,
La" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: dalla Ue al Giappone passando per Cina, India, Corea, Russia e Stati Uniti. «Gli ostacoli per arrivare alla fusione sono di due tipi» spiega Calder. «Durante la reazione la materia diventa calda come all´interno di una stella e assume lo stato di plasma. Noi dobbiamo migliorare le nostre capacità sia di mantenere il plasma stabile che di confinarlo all´interno del reattore,
Londra:
subito le risorse per il Fondo monetario
( da "Sole
24 Ore, Il" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
India e
Cina), che vogliono legarlo a un incremento delle quote del Fondo, a sua volta
collegata a una revisione del ribilanciamento del peso dei singoli Paesi, a
favore appunto dei grandi emergenti. è però un procedimento più lungo e
complesso. Per ora, il G-
Hitachi,
terremoto al vertice ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: alcune fabbriche in Giappone e delocalizzazioni produttive in Cina e Sud-Est asiatico, e soprattutto scorporo sia della divisione sistemi automobilistici sia di quella audiovisiva in vista di una maggiore flessibilità verso eventuali alleanze industriali: è la più incisiva ristrutturazione nella storia della Hitachi, annunciata a poche settimane di distanza dalla comunicazione che l'
Rame,
il peggio sembra alle spalle ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Più significativo il Pmi della Cina, risalito a 45,1 dal 42,2 di gennaio e dal minimo di 40,9 di novembre. Gli occhi degli operatori sono puntati principalmente proprio sulla Cina, da cui si aspettano segnali di ripresa. Molta attenzione ha attirato il rapporto annuale sui mercati finanziari internazionali della Banca centrale cinese,
Roma
rafforza gli affari con l'Egitto ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: terzo al mondo dopo Stati Uniti e Cina. L'Egitto è il primo Paese d'investimento del Nordafrica per le nostre imprese. «Col piano di azione – dice Scajola – guardiamo oltre la crisi e gettiamo le basi per un ulteriore rafforzamento delle nostre imprese in Egitto, partendo proprio dalle Pmi».
Innovazione
e capitali dal Sud del mondo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina o Brasile e Marocco. In tempi di crisi e di collasso dei consumi a Nord dell'Equatore, le difficoltà aguzzano l'ingegno. Come peraltro è sempre accaduto nella storia. è così che le compagnie globali, da General Electric a Nokia a Procter & Gamble, vanno alla ricerca di beni che possono rivendere a consumatori non più disposti a spendere oltre misura per soddisfare i loro bisogni.
Il
made in Italy va in Russia ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: La Cina per reagire alla crisi sta puntando sul consumo interno. Questa può essere per noi una chance importante? Sì, certamente. Proprio per questo penso che nel 2010 una missione in Cina vada fatta. Lo vedo per quanto riguarda la mia azienda: in Cina continuiamo ad avere aspettative di crescita, così come in Medio Oriente,
Da
Huawei a Cosco l'altra Cina in Italia
( da "Sole
24 Ore, Il" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: al pari di quelle dei nostri imprenditori in Cina. «Storie di successo cinesi in Italia», l'evento organizzato da ministero degli Esteri, Ambasciata della Repubblica popolare cinese, Fondazione Italia Cina nonchè Regione Lombardia, Promos e Camera di commercio, ha visto ieri passare in rassegna i vertici di Temax, Huawei, Cosco, Bank of China, Benelli-Qianjiang,
Vietnam,
il miracolo resiste ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: le altre sono Cina, India e Indonesia) da cui si attende una crescita positiva nel 2009. Ma a parte questa considerazione di fondo, rimane il fatto che l'export vietnamita in direzione degli Stati Uniti si è rivelato uno dei più resistenti. Tra i 50 principali fornitori del mercato americano, solo cinque hanno fatto registrare incrementi in gennaio:
Il
baricentro del mondo ora è a Est ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: La data d'ingresso della Cina nell'Organizzazione mondiale per il commercio ». Da allora, e fino all'anno scorso, il Pil di Pechino è cresciuto oltre il 10% all'anno. Un segnale del ritorno ai vecchi, vecchissimi tempi in cui, «prima della Rivoluzione industriale, la fetta più grande del Pil mondiale veniva prodotta a Oriente,
Terapia
d'urto per l'industria cinese ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Nel 2008 la Cina, principale produttore siderurgico del mondo, ha consumato 450 milioni di tonnellate metriche di acciaio ma ne ha prodotte circa 200 di più: troppe, anche considerando la parte destinata all'esportazione. L'obiettivo di Pechino è eliminare 100 milioni di tonnellate metriche di capacità entro il 2010.
In
calo del 15% i capitali esteri ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: capitali esteri Secondo i dati diffusi ieri dal ministero per il Commercio di Pechino, in febbraio gli investimenti stranieri in Cina sono diminuiti del 15,81% rispetto allo stesso mese del 2008. è da cinque mesi che i flusso degli investimenti è in diminuzione, anche se il ritmo del calo è rallentato rispetto a gennaio, quando è stato registrato un rallentamento record del 32,7%.
La
Francia non delocalizza più ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: non si può produrre in Cina », assicura Kassapian. I media francesi parlano ormai di un fenomeno di " relocalisation", accelerato negli ultimi mesi. Decathlon, uno dei big della bicicletta, che aveva spostato quasi la totalità della sua produzione in Cina e nell'Europa dell'Est, ha aperto un nuovo stabilimento a Lille dedicato alle bici ad alto contenuto tecnologico.
Technogym
investe 40 milioni ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: per realizzare la nuova sede da 60mila metri quadrati Technogym investe 40 milioni L'effetto Olimpiadi continua a spingere le vendite in Cina (+51%) MILANO Il fondatore di Technogym, Nerio Alessandri, ha appena inaugurato la linea pilota del nuovo stabilimento in costruzione a Cesena ed è in partenza per San Francisco dove parteciperà alla più grande rassegna mondiale del wellness.
Raddoppia
in Italia Au nom de la rose ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Russia e persino in Libano e Cina. Nel febbraio scorso è stato inaugurato il primo punto vendita italiano, a Milano, in piazza Wagner. E alla fine del 2008, visto il successo, è arrivato il secondo, sempre nel capoluogo lombardo, in via Mercato. La forza della catena sono i prezzi, tutto sommato accettabili e soprattutto costanti durante tutto l'anno,
Quel
filo da non spezzare ( da "Famiglia Cristiana"
del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Il settore del tessile è in crisi dal 2000, da quando la Cina è entrata nel mercato», spiega Stefano Acerbi, presidente di Confartigianato, «adesso c?è arrivato addosso questo tsunami e i laboratori e le piccole imprese manifatturiere stanno pagando il prezzo più alto». Gabriella Vieri insieme con il marito Mario Di Renzo.
Il
toro col marchio made in Italy sbarca nella terra del Dragone
( da "Finanza
e Mercati" del 18-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: 2009 I tori italiani sbarcano in Cina. E con loro, le tecniche di inseminazione artificiale bovine. Perché a guardare le statistiche, il consumo di manzo e di latte nel Paese del dragone è in forte crescita. E il business si preannuncia interessante. A cogliere per primo l'occasione è stato un centro di fecondazione artificiale di Zorlesco,
UN
PAESE SENZA NAZIONE ( da "Unita, L'"
del 18-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: asse esclusivo tra la Cina e gli Usa oppure l'Europa svolgerà un suo nuovo ruolo? Ed è evidente che la ripresa, quando verrà, non si baserà su un semplice recupero dei consumi privati. La crescita avverrà per fenomeni inediti di ricambio e di innovazione. E qui sta il tallone d'Achille della destra italiana (se diamo battaglia).
Il
Messico impone dazi sull'export americano
( da "Sole
24 Ore, Il" del 18-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina. La
questione messicana costituisce il primo importante banco di prova per il neo-presidente
Obama sulla questione del libero commercio a poche settimane dal prossimo
meeting del G-
Sul
commercio il G-20 attende segnali da Obama
( da "Sole
24 Ore, Il" del 18-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Richard Nixon, poteva aprire la porta alla Cina comunista - ha scritto il Wall Street Journal- solo un Presidente democratico può salvare il libero scambio». L'occasioneè a Londra il 2 aprile. Non ce ne sarà un'altra. www.ilsole24ore.com/economia Online «Mercati e mercanti» di Alessandro Merli di Alessandro Merli
Cara
Europa, basta incertezze ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: alla quale parteciperanno Paesi di dimensioni continentali come Stati Uniti, Cina, India, Russia e Brasile-difficilmente l'Europa potrà svolgere un ruolo da protagonista se non troverà in sede G-8 un raccordo molto solido con gli Stati Uniti, raccordo che presuppone una posizione fortemente unitaria dei Paesi dell'Unione Europea.
L'editoria
vende bene (all'estero) ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Iperborea si dedica agli autori del Nord Europa, ObarraO a Corea e Cina, Pisani alla letteratura cinese, Cavallo di ferro a quella di lingua porteghese e così via. Il numero totale di titoli comprati dalle case editrici italiane nel 2007 è stato 7.730 (nel 2001, primo anno di cui si conoscono le cifre, erano 5.
I
primi segnali di ripresa già per la fine dell'anno
( da "Sole
24 Ore, Il" del 18-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina ». Certo questi Stati «da soli non possono sostenere il mondo ». Tuttavia, anche guardando alla propria esperienza di imprenditrice, Emma Marcegaglia, vede le tracce di una svolta in atto, come il timido risveglio dei prezzi per le materie prime, oppure la Cina «che ha ricominciato a importare acciaio » e che,
Alla
Safilo 800 in esubero ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: ridimensioni la sua presenza in Friuli per delocalizzare in Cina» dove sta realizzando un nuovo impianto che secondo i dirigenti del gruppo impiegherà qualche centinaio di addetti, mentre i sindacati parlano di 3mila dipendenti. I sindacati intendono proporre alla Safilo, per scongiurare la chiusura dello stabilimento di Precenico e il ridimensionamento di quello di Martignacco,
la
crisi e le imprese - carlo castellano
( da "Repubblica,
La" del 18-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: anche la Cina ma la caduta della produzione non è certamente paragonabile a quello che sta avvenendo negli Stati Uniti. In Cina stanno soffrendo soprattutto le aziende che lavoravano per l´esportazione, con una pesante caduta dell´occupazione. Ad esempio, si stima che nel Distretto dell´elettronica di Shenzhen (una delle aree della Cina che ha avuto un incredibile sviluppo nell´
borgo,
invito a pranzo con delitto - salvo palazzolo
( da "Repubblica,
La" del 18-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: una volta avevano rubato la moto a Massimiliano Cinà ed erano riusciti ad estorcergli del denaro. Avevano fatto la stessa cosa un´altra volta». L´ex corriere della droga dice di conoscere la verità su quel delitto, perché era molto amica della convivente di Gaetano Cinà. Racconta la pentita: «I quattro si misero a discutere nella piazza del Borgo, vicino a un venditore di cozze,
( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
1 - Prima Pagina FEDERICO RAMPINI VITTORIO ZUCCONI La copertina America e Cina un vertice a
due per salvare il mondo SEGUE A PAGINA 30
( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 27 - Commenti
L´ETICA DEI PREFETTI E LE REGOLE DI BRETTON WOODS (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) La
più rilevante è il contrasto che oppone il ministro del Tesoro al governatore
della Banca d´Italia. Il nostro è il solo paese in cui una così preoccupante
contrapposizione si stia verificando. In una fase di tempesta per l´economia e
la finanza, assistere ad un conflitto così inusuale tra le due maggiori
autorità monetarie nazionali non è affatto rassicurante. Le banche e le imprese
sono infatti in allarme e così pure le istituzioni di garanzia, a cominciare
dal Capo dello Stato. L´attacco parte dal ministro del Tesoro che ha tra i suoi
obiettivi primari quello di erodere poteri e competenze alla Banca centrale
all´insegna dello slogan del primato della politica. La crisi crea emergenze;
queste richiedono interventi rapidi ed eccezionali. Quale migliore occasione
per smantellare un´istituzione di garanzia, una magistratura economica che non
trae il suo fondamento dal voto popolare e proprio per questo opera al di sopra
delle parti e delle "lobbies" avendo di mira gli interessi generali
del paese? Il ministro del Tesoro si è costruito al tempo stesso un´ideologia e
una forza politica. Il primato della politica è l´ideologia, lo smantellamento
delle istituzioni di garanzia è l´obiettivo, la forza politica proviene dalle
condizioni di emergenza, in parte reali ed in parte create artificialmente
affinché gli obiettivi desiderati si realizzino rapidamente. Questi obiettivi
sono stati fin qui condivisi dal premier e da una maggioranza parlamentare
ossequiente ad ogni richiesta e ad ogni spoliazione. Sembra ora che il premier
cominci a nutrire qualche dubbio sui segreti pensieri e le coperte finalità del
suo ministro del Tesoro, ma ormai la traccia è segnata ed è assai difficile
cambiare percorso. Resistono nei modi più acconci a ciascuno di loro il
presidente della Repubblica, il presidente della Camera, alcune banche e alcune
imprese, l´opposizione politica con ritrovata incisività, alcune Regioni, le
organizzazioni sindacali sia pure in ordine sparso. Resiste con sobria fermezza
la Banca d´Italia. L´opinione pubblica assiste, per ora distratta e passiva, ad
uno scontro che dovrebbe invece coinvolgerla in prima fila poiché è degli
interessi di tutti i cittadini che si discute ed è di essi che ci si appropria
usandoli pretestuosamente a vantaggio delle proprie tesi e contro le tesi degli
avversari. Ma esiste ancora un´opinione pubblica? Oppure è già stata triturata
e ridotta a poltiglia, folla occasionale animata da notizie che le televisioni
registrano ed eccitano sostituendole poi con altre emozioni con la stessa
facilità con la quale si cambia una veste e una maschera? * * * L´ultima
trovata di questo disdicevole spettacolo consiste nel controllo politico del
credito affidato ai prefetti dal ministro del Tesoro. Saranno aperti appositi
«osservatori del credito» presso venti prefetture corrispondenti alle province
più importanti del paese. Dovranno ottenere dalle banche tutte le informazioni,
aggregate e disaggregate, che decideranno di chiedere. Potranno anche ricevere
sollecitazioni e denunce da parte di aziende e persone interessate a erogazioni
creditizie. Confronteranno questi dati con quelli degli anni precedenti e
segnaleranno al Tesoro situazioni di disagio, di difetto, di cattivo
funzionamento del credito in un settore, in un luogo, in un istituto. La Banca
d´Italia ha reagito ponendo alcuni punti fermi. Anzitutto ha ricordato che
l´erogazione del credito per settori geografici e per comparti produttivi viene
seguito e pubblicamente diffuso dal Bollettino mensile della Banca stessa e
anche tramite Internet. I prefetti come qualunque cittadino possono quindi
prenderne visione. Altrimenti possono ricorrere alle filiali regionali della
Banca d´Italia che per compito di istituto elaborano e raccolgono quelle
medesime informazioni. Non possono invece, i prefetti, rivolgersi direttamente
agli istituti di credito e tanto meno accedere a singole operazioni tutelate
dal segreto d´ufficio e note soltanto alla Centrale dei rischi della Banca
d´Italia. Ogni passo ulteriore comporterebbe una violazione del segreto bancario
e incorrerebbe in una palese incostituzionalità. Intanto però il nostro
ministro del Tesoro persevera ed ha introdotto la norma sugli
"osservatori" prefettizi nel decreto sulle emergenze economiche. La
questione è grave in punto di fatto e in punto di diritto. Rappresenta infatti
un´interferenza macroscopica nel delicatissimo terreno della vigilanza
bancaria. In centocinquant´anni di storia dello Stato italiano la
politicizzazione del credito è stata più volte tentata ma non è mai avvenuta,
neppure durante il Ventennio fascista quando l´emergenza della crisi portò al
fallimento dell´intero sistema bancario e industriale, alla nascita dell´Iri e
alla proprietà pubblica delle grandi banche. Neppure allora la vigilanza sul
credito fu affidata ai prefetti o ad altri organi che non fossero la Banca
d´Italia. In tempi diversi dagli attuali un tentativo di tale anomalia sarebbe
stato sepolto da una reazione generale dell´opinione pubblica, dei giornali e
di tutte le istituzioni di garanzia. Questo ci dà la misura dei mutamenti
antropologici avvenuti, ma accresce il nostro dovere di protesta, di critica e
di denuncia contro una strategia che mira a governare a colpi di decreti e a
smantellare qualunque dissenso in nome di una semplificazione di natura
dittatoria che è ormai impossibile ignorare e sottovalutare. * * * Il G20
aprirà la discussione sugli assetti futuri dell´economia e della finanza
mondiale e sulle regole necessarie al loro funzionamento. Di fatto con questa
riunione vengono derubricati ad organi di consultazione regionale i vari G7 e
G8. Del nuovo Gruppo fanno parte la Cina, l´India, il Brasile, il Sudafrica ed altre potenze emergenti.
Analogo allargamento è stato effettuato dal "Financial Stability
Forum" presieduto da Mario Draghi. Il Fondo monetario internazionale si
appresta a sua volta ad accrescere le quote di partecipazione dei paesi
emergenti e a far entrare tra i soci quei paesi che finora ne sono stati
esclusi. Si tratta insomma d´un adeguamento indispensabile alla nuova
realtà economica mondiale. Diminuirà il peso degli Usa in questi organismi,
diminuirà anche il peso dell´Europa. Insomma dell´Occidente nel suo complesso,
di fronte all´emergere di paesi che stanno uscendo da un lungo sonno e da una
lunga indigenza e rappresentano complessivamente quasi la metà della
popolazione mondiale. Segnalo un´incongruenza molto significativa. In nessuno
di questi consessi internazionali l´Unione europea ha una rappresentanza
propria, come del resto non ce l´ha neppure nel Consiglio di sicurezza dell´Onu.
Soltanto la Banca centrale europea è ammessa alle riunioni del Fondo monetario
ma soltanto con il ruolo di osservatrice. Quando Ciampi, allora ministro del
Tesoro, volle che il rappresentante della Bce prendesse la parola sulle
comunicazioni del presidente del Fondo, non mancarono le proteste da parte di
alcuni paesi dell´Unione europea. Questa situazione è aberrante. Cinquecento
milioni di europei, un´area che è ancora tra le più ricche del mondo, i cui
flussi sono i più elevati nel commercio internazionale e la cui moneta unica è
la seconda dopo il dollaro nel sistema dei pagamenti mondiali, un´area che
ormai coincide con uno dei cinque continenti del pianeta, non ha alcuna
rappresentanza nelle massime istituzioni economiche. Questa assenza non può più
essere protratta oltre e sarà inutile discutere di una nuova Bretton Woods
senza che una lacuna così macroscopica non sia preliminarmente colmata. * * *
Quello che per ora è trapelato dai vari "think tank" radunati per
l´occasione a Washington, a Londra, a Parigi, a Francoforte ed anche negli
uffici del Tesoro a Roma in via XX Settembre, riguardano questioni interessanti
ma marginali, come la messa fuori legge dei "paradisi fiscali", un
censimento accurato dei titoli tossici e dei "derivati" in genere, il
riassorbimento di tali titoli che attualmente costituiscono una massa di
dimensioni fuori dall´ordinario. Oppure la declinazione in tutte le lingue di
principi etici che dovrebbero essere posti a fondamento dell´agire economico.
Come dire che bisogna creare un uomo nuovo capace di guidare le nuove
istituzioni e farne rispettare le regole. Chi ha fede pensa che il Creatore
stia in qualche parte del cosmo e che senza il suo intervento è inutile
pretendere di creare in sua supplenza. Chi non ha fede si affida all´evoluzione
della natura. Affidare un mutamento antropologico di queste dimensioni
all´etica dei ministri del Tesoro e dei banchieri centrali è una barzelletta
che non fa nemmeno ridere. Si sente anche parlare di un nuovo assetto monetario
e si tira in ballo il "Bancor", moneta di riferimento al centro di
una sorta di clearing multilaterale, immaginata da Keynes negli anni Trenta del
secolo scorso, che oggi ad ottant´anni di distanza e nelle condizioni attuali
non sarebbe neppure pensabile. Ma è esatto dire che il centro del problema
passa per la moneta internazionale, le due funzioni distinte che essa può
svolgere, quella di moneta di pagamento e quella di riserva del valore. Infine
il sistema dei rapporti di cambio tra le varie monete circolanti nelle diverse
aree del pianeta. Il tema d´una nuova Bretton Woods è quello dell´ordine
monetario. Chi evade quell´argomento non ha alcuna idea seria da proporre, come
lo shakespeariano Mercuzio che "parlava di nulla". Il secondo tema
strettamente connesso a quello di un nuovo ordine monetario riguarda la
distribuzione del reddito tra paesi ricchi e paesi poveri e, all´interno di
ciascuno di essi tra ceti abbienti e ceti miserabili. è evidente che il
problema della distribuzione riguarda, condiziona ed è a sua volta condizionato
dall´ordine monetario e dal sistema dei cambi tra le diverse monete. Ho letto
in questi giorni un bel libro di Tommaso Padoa-Schioppa che sta per uscire
nelle librerie e che affronta queste questioni. Vi si possono trovare spunti
importanti e profondi che possono giovare alla comprensione ed anche all´azione
politica. Il dilemma per risolvere l´assetto delle monete e dei rapporti di
cambio è anche se affidare la guida del sistema che nascerà ad un organo
politico o ad istituzioni monetarie. Un democratico non avrebbe dubbi: ci vuole
un governo politico mondiale. Un realista sa però che l´idea di un impero
mondiale è futuribile all´infinito. Ne deriva che solo istituzioni monetarie
molto forti possono per ora assumersi il compito basando le loro decisioni su
automatismi che costringano gli interessi particolari dentro un quadro di
equilibri e di competitività. C´è molto da studiare e da lavorare. Queste cose
non si fanno per decreto legge.
( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XV - Torino
Il caso Il Mao senza risorse teme i rigori dell´estate FABIOLA PALMERI Al Mao, Museo
d´Arte Orientale non è piaciuta granché la battuta del presidente della
Compagnia di San Paolo, Angelo Benessia che a proposito dei contributi per
future mostre o per acquisire nuovi pezzi: «Non ci saranno più fondi, fino a
quando avrete imparato a memoria i nomi di tutte le opere esposte». Il
direttore del Mao, Franco Ricca non fa commenti di sorta e glissa
sull´accaduto. In effetti il bilancio del nuovo Museo
torinese dedicato all´arte antica di India, Cina, Giappone e
molto altro Oriente, è per positivo e permette una reazione ragionata. Da
inizio dicembre ad oggi sono stati più di 65.000 i visitatori delle sue sale,
un successo oltre l´immaginabile. Dal Museo non nascondono di augurarsi che
entro l´anno si possa arrivare a toccare le 100.000 presenze. Certamente
le sovvenzioni per poter organizzare ed ospitare delle mostre sarebbero più che
utili per non far calare, con l´estate, l´affluenza e la curiosità del
pubblico. Tuttavia in una realtà economica così drammatica, non resta che
imparare i molti nomi del Budda e dei Bodhissavta, ammirare le sculture del
periodo Han cinese o soffermarsi sui nomi delle statue di legno dorato
giapponesi. In fondo non sarebbe male smettere di confondere tutto ciò che da
Oriente arriva e riconoscerne le differenze storiche ed estetiche.
( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XV - Genova
La critica I soldi Dopo l´annuncio della Uilm sull´inizio dei provvedimenti, la
Fiom accusa: "Clima di paura che comodo all´azienda" Fincantieri, il
futuro adesso spaventa scontro tra i sindacati sulla cassa integrazione Manager
pubblici: questa non è la loro azienda e male che vada andrebbero a lavorare
altrove Per i lavoratori interessati l´entrata potrebbe essere solo di 650 euro
al mese Ancora due commesse per lo stabilimento, poi potrebbe esserci il vuoto
A fine aprile la scure potrebbe abbattersi su Sestri ponente AVA ZUNINO «Tutti
sapevamo che esiste il rischio della cassa integrazione per i dipendenti della
Fincantieri, che in Liguria sono
( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 4 - Economia
"Pronti a tutto per rilanciare la crescita" Il G20 prepara le nuove regole:
più liquidità e trasparenza, così tornerà la fiducia Il vertice Tremonti: il
nodo è l´export. Più fondi all´Fmi. Nessun testo condiviso sui Paradisi fiscali
ELENA POLIDORI DAL NOSTRO INVIATO HORSHAM - Pronti a tutto per la crescita.
«Mai prima d´ora il mondo s´era mosso così rapidamente per affrontare una crisi
economica», assicura dai microfoni del G20 il ministro Usa, Tim Geithner. E lo
stesso concetto risuona nel comunicato finale del vertice: «Siamo decisi a fare
tutto ciò che sarà necessario» perché l´economia torni a svilupparsi. Ma
occorre in primo luogo restaurare il bene prezioso della fiducia, distrutto dal
ciclone dei subprime, dal collasso delle Borse, dal contagio della crisi
sull´economia reale, dalla paura per il lavoro che sfugge. Per questo, è
«necessaria ma non sufficiente» un´azione in tre mosse. «Tre passi da fare
comunque», come spiega Mario Draghi, presidente del Financial Stability Forum,
cui tocca materialmente questo compito. E dunque, nell´ordine: bisogna
ricostruire il sistema bancario, reso traballante dalla crisi, proteggendo i
depositanti e ricapitalizzandolo se necessario. Occorre dare valori certi,
uniformi e coerenti con regole comuni ai cosiddetti titoli tossici. Bisogna
adottare politiche di bilancio capaci di bloccare la crescita della
disoccupazione e quindi un ulteriore calo della domanda. «Non c´è garanzia di
successo», avverte il governatore italiano, convinto che il prossimo vertice a
20, già convocato a Londra per il 2 aprile, «non chiude il percorso». «Ma è partito
il motore di ricerca per trovare standard e regole comuni», aggiunge il
ministro dell´economia, Giulio Tremonti. Nella sua analisi «il problema dei
problemi è l´export che si è piantato ovunque». E in tema di crescita, Tremonti
pensa che il piano edilizio del governo «darà un contributo». Superate le
divergenze della vigilia, specie quelle tra Europa e Usa, i 20 paesi più
importanti del mondo, si impegnano ora anche a combattere «ogni forma di
protezionismo», ad aiutare i paesi emergenti e in via di sviluppo, pure
coinvolti dalla crisi; vogliono che il Fondo monetario valuti «le misure
adottate finora e quelle ancora necessarie». Brasile, Russia, India e Cina, i cosiddetti paesi Bric, in una loro nota, chiedono di
rifinanziare le risorse del Fmi. L´accordo alla fine si trova: l´aumento dei
fondi potrebbe avvenire con supporti bilaterali e con la revisione delle quote.
Il quantum verrà deciso dai capi di Stato e di governo, il 2 aprile, precisa
Alistair Darling, Cancelliere dello Scacchiere e padrone di casa. Sulla
questione specifica dei titoli tossici, c´è un allegato al comunicato. Serve
«una piena e trasparente» comunicazione su quanti ce ne sono nascosti nei
bilanci delle banche, si legge. Regole anche per agenzie di rating e hedge
funds, ma nessun testo condiviso sui paradisi fiscali: «Non c´è posto per loro
nel mondo», ha detto il premier Gordon Brown, dopo un incontro bilaterale con
la tedesca Merkel.
( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 24 - Economia
L´EST SPINGE L´EUROPA NELL´OCCHIO DEL CICLONE L´Europa alla fine si rivelerà
come il buco nero della perfetta tempesta che ha investito il mondo?
Sembrerebbe proprio di sì, contrariamente a quanto dicono i governanti. Secondo
chi ha in mano le redini dei vari governi europei noi saremmo abbastanza al
sicuro perché ci troviamo ai margini del terremoto che ha sconvolto la finanza
e l´economia del mondo intero. Ma sembra proprio che ci si stia avviando in
un´altra direzione. A sei mesi di distanza (cioè da metà settembre del 2008,
fallimento della Lehman) dall´inizio della fase più acuta della crisi, si può
cominciare a fare un bilancio, anche se del tutto provvisorio. Se si parte da
Est, si vede che la Cina probabilmente
riuscirà anche nel 2009 ad avere una crescita dell´8 per cento (al posto
dell´abituale 12 per cento). L´obiettivo non è facile da raggiungere, ma i
dirigenti cinesi ne hanno fatto un obiettivo assolutamente non rinunciabile e
stanno immettendo nel loro sistema stimoli molto forti, riservandosi di andare
ancora oltre se necessario. E quindi è possibile che alla fine riescano
nel loro intento. La determinazione cinese, peraltro, aiuta molto un po´ tutta
l´area asiatica e reggere, in qualche modo, l´urto della crisi. Se dalla Cina ci si sposta in America, si vede che la situazione è
ancora molto pesante: ormai le richieste di sussidi settimanali di disoccupazione
sono regolarmente oltre le 600 mila unità. E il tasso complessivo di
disoccupazione sta andando verso il 9 per cento. Il primo trimestre negli Stati
Uniti sarà, a detta di tutti gli osservatori, molto duro. Ma tanto il governo
Obama quanto la Federal Reserve stanno immettendo in quell´economia tanto di
quel denaro e tanti stimoli che alla fine i risultati verranno. Nessuno,
comunque, potrà evitare all´America di conoscere nel 2009 un arretramento
almeno del 2,7 per cento (previsioni di Consensus) e una disoccupazione vicina
o sopra il 10 per cento. Ma poi la sorte dovrebbe girare, e i conti dovrebbero
tornare positivi in misura significativa (con una crescita vicino al 2 per
cento, nel 2010). L´Europa, da molti descritta come un´isola felice, battuta
non dalla tempesta, ma da placide onde e da un rassicurante vento di bonaccia,
nel 2009 rischia una mezza catastrofe con un Pil che crolla del 3,6 per cento
(previsione di Goldman Sachs) e con la sua principale economia (quella tedesca)
che potrebbe precipitare già anche del 5,2 per cento (determinando una specie
di strage imprenditoriale nel nostro Nord Est, legatissimo all´economia
tedesca). L´Italia, comunque, dovrebbe andare giù del 3,2 per cento (ma c´è chi
dice che si arriverà, purtroppo, al 3,6 per cento). La disoccupazione nell´area
euro arriverà al 10 per cento. E questo non è ancora tutto. I pessimi risultati
appena visti sono dovuti, sostanzialmente, al crollo delle economie dell´Est
Europa. Economie abbondantemente finanziate negli anni scorsi dai paesi
europei. Ed è proprio qui che si annida la coda del diavolo. Infatti, se il
resto del mondo sembra aver messo la crisi sotto controllo (pagando i pesanti
prezzi che bisogna pagare), nell´Est Europa tutto è ancora avvolto nella
nebbia, tutto può ancora succedere, anche il peggio. Persino il default di
qualche paese sovrano. E, se sarà qualcosa di grave, alla fine si ribalterà
proprio sull´Europa, contribuendo ancora di più a spedirla a terra. E infatti,
se oggi nel mondo esiste un´area a rischio, questa è proprio l´Europa. Non per
errori propri (che sono stati abbastanza limitati), ma perché il Vecchio
Continente rifiuta di vedere con chiarezza i rischi che vengono da Est ed è
troppo timido nell´affrontarli. E domani quelli che sembravano i territori
della speranza, gli ex-paesi satelliti dell´Urss, rischiano di esplodere in una
nuvola di fumo e di fiamme, bruciando miliardi e possibilità di crescita.
Insomma, non siamo ai margini della perfetta tempesta. Siamo proprio dove sta
arrivando, forse, l´onda più forte.
( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 30 - Esteri
America e Cina il mondo deve ripartire da due G2 la copertina Il capo e il
vicecapo della Banca mondiale lo hanno affermato nero su bianco: "Solo
Washington e Pechino possono indicare la via d´uscita da questa crisi"
Giornali finanziari, autorevoli riviste, prestigiosi intellettuali concordano E
mentre gli esperti di economia e di finanza dei due Paesi cercano di imparare
gli uni dagli altri, uno studioso cinese ammonisce: "Dobbiamo
impedire che il declino degli Usa avvenga troppo presto" FEDERICO RAMPINI
(segue dalla copertina) Arcaico e inadeguato il G8: non rappresenta le potenze
emergenti. Pletorico e inconcludente il G20: lo si vede dai litigiosi
preparativi del prossimo summit di Londra. I vertici dell´Unione europea?
Inflazionati e impotenti. Mentre urge una risposta globale alla recessione,
spunta l´idea di una semplificazione radicale, un direttorio che esprima i veri
rapporti di forze del Ventunesimo secolo. «La ripresa dipende dal G2: America e
Cina». è la proposta lanciata in un editoriale del
Washington Post. Lo firmano l´americano Robert Zoellick e il cinese Yifu Lin,
numero uno e numero due della Banca mondiale. Cioè i massimi dirigenti
dell´istituzione che fu creata a Bretton Woods nel 1944 da Franklin Roosevelt,
sulle macerie della Grande Depressione e della Seconda guerra mondiale, per
costruire con gli alleati europei il nuovo ordine mondiale. Oggi si riparte da
due, Zoellick e Yifu Lin non hanno dubbi: «Sono stati i due Paesi all´origine
dei maggiori squilibri mondiali: troppi consumi e importazioni in America,
troppo risparmio e troppo export in Cina. Sono le due
nazioni che hanno varato le più grosse manovre antirecessione. Loro possono
indicare la via d´uscita da questa crisi. A loro tocca il compito di disegnare
l´economia globale del futuro». I dirigenti della Banca mondiale rendono
esplicito l´umore dei governi che li hanno nominati. Barack Obama trasuda
irritazione verso i governi europei che lesinano mezzi per combattere la
depressione. Questa settimana parlando alla Business Roundtable il presidente
americano ha citato un solo governo, oltre al suo, che investe per rilanciare
la crescita: la Cina. Solo Pechino ha varato una
manovra di spesa pubblica di dimensioni paragonabili a quella americana: quasi
500 miliardi di euro. In quanto ai cinesi, loro all´Unione europea non hanno
mai veramente creduto. James Cox e FranÇois Godement dello European Council of
Foreign Affairs paragonano i rapporti sino-europei a una strana partita a
scacchi. Da una parte c´è un giocatore solo, Pechino. Dall´altro lato della
scacchiera c´è una squadra caotica che litiga prima di decidere una mossa. Fin
dai tempi di Deng Xiaoping i leader comunisti della Repubblica popolare hanno
in mente una sola superpotenza con cui misurarsi. Ai loro occhi il G2 è già una
realtà. Hillary Clinton al suo viaggio inaugurale da segretario di Stato a
Pechino è stata molto discreta sui diritti umani e il Tibet; al presidente Hu
Jintao ha portato un solo invito pressante: «Continuate a comprare i nostri
buoni del Tesoro». L´allarme di Wen sul debito americano è un modo per far
pesare questo aiuto finanziario chiedendo in cambio una rinuncia al
protezionismo. Il G2 traspare nel rapporto del Financial Times sui «50 leader
decisivi per uscire dalla crisi». Elencati in ordine gerarchico d´importanza,
il numero uno è Obama, subito dopo viene il premier cinese Wen Jiabao. In
quell´elenco compaiono altri cinesi sconosciuti in Europa ma ben noti a
Washington: il vicepremier Wang Qishan, plenipotenziario sulla finanza
internazionale, il governatore della banca centrale Zhou Xiaochuan, il
presidente del fondo sovrano di Pechino Lou Jiwe. Cruciale è il dibattito che
si svolge sulle colonne di Foreign Affairs. L´autorevole rivista americana di
politica estera da oltre mezzo secolo ospita le riflessioni strategiche dei
think tank consultati dalla Casa Bianca e dal Dipartimento di Stato. Spesso i
saggi di Foreign Affairs hanno preannunciato le svolte strategiche di
Washington. Nel numero monografico The Great Crash, 2008 il verdetto è affidato
a Roger Altman, che fu sottosegretario al Tesoro di Bill Clinton. L´effetto
della crisi secondo Altman è di «accelerare lo spostamento del centro di
gravità mondiale»; la Cina si troverà «in una
posizione di maggiore forza relativa a livello globale, perché è la nazione più
dotata di risorse finanziarie». Con un tasso di risparmio cinese che sfiora il
40 per cento del Prodotto interno lordo, 2.000 miliardi di dollari di riserve
valutarie, un colossale attivo commerciale col resto del mondo, conti pubblici
ancora in equilibrio, per il tecnocrate vicino a Obama non ci sono dubbi:
«Pechino sarà in grado di assistere altri Paesi in difficoltà finanziarie
mentre noi non possiamo farlo». Altman immagina che scoppi una terza ondata
della crisi: la bancarotta sovrana di nazioni che l´America considera
importanti per ragioni geopolitiche, come accadde con il collasso del Messico
nel 1994. Oggi Washington non avrebbe più i mezzi per salvare nessuno,
l´America dovrà chiedere aiuto ai cinesi, gli unici che hanno risorse per
rifinanziare il Fondo monetario internazionale. Pechino può diventare l´unico
pompiere se c´è bisogno di spegnere nuovi incendi sui mercati globali. La sua
conclusione: «Il rapporto America-Cina diventa la
nostra più importante relazione bilaterale». è d´accordo lo storico Harold
James, studioso della Grande Depressione: «L´azione concertata a livello
internazionale è necessaria, ma chi deve prenderne la guida? Come la Gran
Bretagna negli anni Trenta, oggi gli Stati Uniti non hanno né la volontà né la
forza di agire da stabilizzatore. La Cina, in quanto
tesoriera di gran parte del risparmio mondiale, è in una posizione economica
più simile all´America degli anni di Roosevelt». Non sfugge all´establishment
americano che il G2 è un direttorio rischioso. Rispetto all´asse euroatlantico
che guidò la strategia americana per mezzo secolo, con Pechino non c´è sintonia
di sistema politico e di valori. All´opzione G2 gli Stati Uniti arrivano in
stato di necessità. «Il nostro indebitamento», osserva Paul Kennedy, «rende
l´impero americano simile a quello di Filippo II di Spagna o Luigi XIV, sovrani
che furono fortemente dipendenti dai finanziatori stranieri». Nelle braccia
della Cina gli americani finiscono per trovare un
punto d´appoggio, dopo che il crollo delle Borse e del mercato immobiliare ha
distrutto oltre 15.000 miliardi di dollari della ricchezza delle famiglie. C´è
anche un´attrazione più sottile che la Repubblica popolare comincia a
esercitare. è quella espressa in una copertina di Newsweek col titolo Why China
Works, «Perché la Cina funziona». Mentre la fiducia
nel mercato è ai minimi storici, e Obama riscopre ogni sorta d´intervento
pubblico - dalle grandi opere alle nazionalizzazioni bancarie - gli americani
provano una curiosità nuova verso il più grosso modello di capitalismo di
Stato. «La Cina», è la risposta di Newsweek, «sembra
attrezzata per navigare attraverso la più grave recessione degli ultimi
settant´anni». L´ironia della sorte non sfugge ai cinesi, che dal 1979 inseguono
il modello americano. «I nostri maestri sembrano avere qualche problema», dice
il vicepremier Wang Qishan, che coltiva l´understatement confuciano. Gli eredi
di Mao Zedong evitano le recriminazioni o i toni di rivincita. è significativo:
negli ultimi dieci giorni a Pechino si è riunito il Congresso nazionale del
popolo in sessione legislativa; in quel profluvio di discorsi ufficiali non è
mai affiorato l´antiamericanismo né l´accusa a Washington di aver precipitato
l´economia globale in un baratro. I dirigenti della Repubblica popolare sanno
che la prospettiva di un superdirettorio a due per governare la prossima fase
della globalizzazione ha un prezzo. La Cina dovrà
assumersi responsabilità maggiori, e oneri finanziari proporzionali. Wang
Yiwei, esperto di relazioni internazionali all´università Fudan, riassume
l´ambivalenza con cui i suoi leader si preparano all´era del G2: «Il nostro
problema, nell´immediato, è come impedire che il declino dell´America avvenga
troppo presto».
( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 31 - Esteri
Scatole vuote chiamate "vertici" "Perché mai gli stessi che hanno
creato il problema saprebbero risolverlo?" si chiedeva de Gaulle VITTORIO
ZUCCONI (segue dalla copertina) Domanda di riserva per un milione di euro: che
cosa fu deciso a Toyako? Se avete risposto «niente di importante» avete vinto
un milione, purtroppo immaginario come i risultati di questi vertici che
neppure chi vi partecipa ricorda appena si chiudono, nell´orgia di appuntamenti
a due, a quattro, a otto, a ventidue, a ventisei, che ormai sembrano
organizzati più per tronfie apparizioni nei tg e comunicati scritti sulla
sabbia, come le promesse d´amore estive, che per la sostanza. L´epidemia di
"verticite acuta" è sempre il sintomo dello stato di salute generale
dell´economia o dei rapporti fra nazioni. L´addensarsi di crisi profonde scatena
accessi febbrili di incontri fra capi di governo, allarga tavoli di conferenze
che ormai assumono le dimensioni di campi da tennis e hanno l´indiscutibile
vantaggio di produrre lavoro per interpreti chiamati a ricucire la babele delle
lingue. Non c´è segnale più infallibile della gravità del paziente, sia esso
l´Europa, il Medio Oriente, le Americhe, l´Asia, l´Africa, le banche, i
commerci, che l´aumento frenetico di summit fra governanti, raccolti come
medici a consulto attorno al letto per curare una malattia che loro stessi, per
imprevidenza o per incompetenza, hanno creato o aggravato. Come diceva un
grande scettico con una punta di arroganza gallica, Charles de Gaulle: «Perché
mai gli stessi che hanno creato il problema dovrebbero poi essere quelli che lo
sanno risolvere?». La risposta che i summit-dipendenti offrono è in una parola
magica: concertazione. è nella fede che il contatto personale possa magicamente
sciogliere nodi strutturali. C´è, o ci dovrebbe essere, qualche cosa di magico
nella prossimità fisica di cancellieri e presidenti che ostentano improvvise
amicizie, sempre dimenticando il monito di lord Palmerston: «Le nazioni non
hanno amici, ma interessi». Il tenero mito del primo nome, caro George, caro
Vladimir, caro Silvio, cara Angela, del «guardarsi negli occhi», secondo la
famosa frase di Bush che equivocò credendo di vedere negli occhi di Putin la
sua «anima», resiste nel suo anacronismo anche a un´epoca nella quale la
comunicazione fra cancellerie è istantanea e i messi infangati a cavallo si sono
annullati nella possibilità di teleconferenze o semplici telefonate. Le mani
allungate fra Rabin e Arafat nel 1993, nel loro vertice nel giardino della Casa
Bianca, sembrarono sciogliere il ghiacciaio rovente del conflitto
arabo-israeliano. S´è visto. La «politica spettacolo» è divenuta la «diplomazia
spettacolo», per creare nel pubblico globale l´impressione di un concorde,
fruttuoso, onesto slancio corale verso le soluzioni che i singoli governi,
implicitamente, ammettono di non poter affrontare o risolvere da soli. Il fatto
che il più solenne e puntuale di questi vertici, il G7 allargato alla Russia,
che quest´anno si terrà a spese italiane sull´isola sarda della Maddalena e
sarà dimenticato il giorno dopo la fine, sia arrivato alla trentacinquesima edizione,
e più invecchia meno conta, non scoraggia i partecipanti. Al massimo li fa
sentire in qualche lieve imbarazzo per la scarsa rappresentatività di quei
sette più uno che includono l´Italia, ma escludono nazioni
fondamentali come Cina, India e Brasile, o paesi certamente non inferiori a Canada o
Italia, come la Spagna. Ma il culto del «concerto delle nazioni» domina il
pensiero e le ambizioni dei governanti dacché il modello del
"protovertice" fu scolpito a Vienna, nel 1815, quando il cancelliere
della potenza scampata alla minaccia napoleonica, Klemens principe di
Metternich, raccolse quindici fra nazioni e staterelli europei, Chiesa inclusa,
per disegnare la nuova carta dell´Europa che avrebbe retto fino al 1914.
Direttamente o indirettamente, a volte attraverso personaggi influenti come
Henry Kissinger che di Metternich era un devoto studioso e dei summit nell´età
nixoniana era un fan, il sogno del vertice totale che producesse un nuovo or
dine mondiale è sopravvissuto per due secoli. La "verticite" a volte
diviene la malattia, più che la terapia, con risultati disastrosi, come lo
sciagurato incontro di Versailles dopo la Grande guerra che creò le condizioni
di un nuovo conflitto. Occasionalmente, genera ottimi risultati, come il primo
G7 voluto da Giscard d´Estaing nel castello di Rambouillet nel 1975, allargato
a Italia e Canada grazie alla pressioni del presidente Gerald Ford, e che
permise di contenere la catastrofe dei prezzi del petrolio. Fu indispensabile
alla fine della Seconda guerra, fra le quattro nazioni vincitrici, ma lasciò
l´eredità ferrigna di Yalta, pagata in mezzo secolo di oppressione all´est
europeo. Sembrò la sola speranza di esorcizzare lo spettro dell´olocausto
nucleare fra russi e americani, quando costrinse finalmente i capi delle due
nazioni a guardarsi in faccia al di sopra delle cortine fumogene
propagandistiche. Ma ottenne l´effetto opposto quando nel 1961 l´inesperto
Kennedy creò in Kruscev l´impressione di un «peso leggero» e lo convinse
all´azzardo dei missili a Cuba. E portò il mondo nel 1962 vicino
all´annientamento da summit andato male. Il contrario di quanto sarebbe
accaduto venticinque anni dopo, quando Ronald Reagan avrebbe finalmente
incontrato il Maligno in capo, Mikhail Gorbacev, a Ginevra, appartandosi con
lui in una capannina e scoprendo che il demonio era assai meno sulfureo di come
lo avevano raccontato. Al punto di creare, nel summit dell´anno successivo in
Islanda, tenuto nel 1986 dentro un edificio di Reykjavik troppo piccolo, uno
degli sketch più spassosi della storiografia "verticistica", quando
ministri, ambasciatori, esperti e generali furono costretti a incontrarsi anche
nei gabinetti, appoggiati ai sanitari, per discutere di arsenali e di guerre
stellari. Fu forse l´ultimo esempio di spontaneità, di improvvisazione e di
risultati importanti (da quei gabinetti uscì un accordo per una sostanziosa
riduzione degli armamenti). In questo 2009 di esondazioni finanziarie e di
allagamenti economici, dunque sociali, che avanzano, è possibile che la gravità
delle cose rivitalizzi la stanca coreografia dei summit e dia qualche senso
anche al Te Deum del G8, secondo l´eterna verità della visione della forca che
schiarisce le idee al giustiziando. L´idea rivoluzionaria che i summit non
siano fatti per sfornare papiri precotti dagli "sherpa", i funzionari
anonimi, e per imbottire i telegiornali compiacenti con foto lusinghiere, ma
per risolvere i problemi, potrebbe essere imposta dalla realtà. Le nazioni sono
disposte a credere, anche se non più molto, all´armonia dei Grandi o sedicenti
tali, come i bambini vogliono credere fino all´ultimo giorno alla solidità
dell´unione fra i loro genitori, e questa rimane l´utilità marginale delle
febbri verticiste. Non ci sono più Metternich, o Talleyrand per imporre
concerti e spartiti alle nazioni, per fortuna. Ma l´inflazione dei vertici sta
creando una serie di uova preziose e vuote, che la gente è sempre meno disposta
a bere.
( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 36 - Cultura
FRANCO CARDINI Nella storiografia divulgativa, quella scritta da
"storici" amateurs, ricorre un buffo fenomeno che gli studiosi di professione
ben conoscono: la frequente retrodatazione di usi e di tradizioni che
appartengono al passato più o meno prossimo e che vengono presentati - e in
genere entrano nell´immaginario collettivo - come ben più antichi di quanto non
siano. Concorre, a configurare questo bizzarro effetto deformante, una sorta di
superstizione progressista: s´immagina la storia come una sequenza di eventi,
istituzioni e strutture in costante evoluzione positiva, in progresso; ed è
quindi ovvio, se ne deduce, che l´oggi sia migliore dello ieri e che il domani
sarà ancora migliore dell´oggi. In questi ultimi anni, per la verità, tale
beata illusione è stata messa a dura prova, e forse nessuno l´adotterebbe per
le cose contemporanee. Ma sopravvive per il passato: difatti si parla di un
Medioevo nel quale si bruciavano le streghe, che invece poverine andarono
piuttosto con i loro roghi a illuminare il già «luminoso» Rinascimento, perché
nel «buio Medioevo» erano quasi sconosciute. Oppure, ci s´immagina
l´aristocrazia feudale dei secoli Dodicesimo e Tredicesimo come fatta tutta di
signorotti a immagine del manzoniano don Rodrigo, la cui nobiliare prepotenza
era, invece, del tutto seicentesca, e quattro-cinque secoli prima nessuno
l´avrebbe tollerata. Così accade quando s´immaginano i costumi sessuali. La
pruderie ottocentesca discenderebbe dal casto e represso Medioevo, in un
rassicurante continuismo che solo di recente avrebbe lasciato il passo a una
crescente libertà sessuale. Inutile dire che così non era: tra il Medioevo e il
casto romanticismo si è incuneata la cultura libertina, che dà dei punti alle
nostre fantasie più osées. Ma che a sua volta, guarda caso, aveva nel Medioevo
molti più modelli di riferimento di quanti non ci aspetteremmo. Medioevo casto
e represso. è uno dei più radicati fra i nostri luoghi comuni; come quello d´un
Medioevo igienicamente poco raccomandabile, ad esempio. Errore. La nostra età
di mezzo pullulava di «bagni» e di «stufe», in parte ereditate dall´età romana
- ma anche da certe tradizioni barbariche, ad esempio dal bagno di vapore
turcomongolo -, in parte reimportate attraverso il mondo musulmano, a sua volta
erede della tradizione bizantina. E nei bagni non ci si limitava a lavarsi:
«stufa» era sinonimo di bordello. D´altro canto, lo spettacolo della nudità -
aborrito dalla Riforma protestante in poi - era nei secoli di mezzo alquanto
comune e consueto. E allora, il Medioevo mistico, innamorato della Vergine
Maria e per il resto tutto onore e gelosia, nel quale circolavano congegni come
le cinture di castità? L´amore mistico e spirituale, quello rivolto alla
Madonna e passato poi, attraverso trovatori, trovieri e MinnesÄnger all´amor
cortese e al culto della «donna angelicata», costituiva senza dubbio una grande
forza spirituale, etica ed estetica. Ma c´era anche ben altro. L´amore fatale,
l´amore-passione travolgente e inestinguibile è, secondo un ormai classico
studio di Denis de Rougemont, L´amour et l´Occident (1939), un´invenzione
dell´Occidente medievale, i grandi modelli del quale sono uno romanzesco
(Tristano e Isotta) e uno storico (Abelardo ed Eloisa). Jack Goody (Il furto
della storia, Feltrinelli 2006) ha obiettato che le cose non stanno proprio
così: e che anche l´antico Egitto, e poi almeno India, Cina e Giappone la
sapessero lunga al riguardo. Certo comunque il Medioevo conosceva bene la
lussuria, che Dante tratta come un grave peccato (il più lieve tuttavia tra
quelli mortali) e ci mostra condannata nell´Inferno. Ma eccoci al punto: la
poesia cavalleresca e più tardi quella lirica e la novellistica, al pari
di certe magari dissimulate forme d´arte plastico-figurativa, sono molto meno
avare di quel che siamo abituati a pensare di esempi d´amore fisico anche
alquanto spinto: al limite, non di rado, di quel che per noi sarebbe l´erotismo
se non addirittura la pornografia. Il bel libro recente di Florence
Colin-Goguel, L´image de l´Amour charnel au Moyen ge (Seuil 2008, prefazione di
Michel Pastoureau) ci dà ampia materia di modificare, a proposito del nostro
Medioevo, parecchie idées reÇues che pigramente ci portiamo dietro. Zavorrato
dall´austera continenza d´origine paolina e poi ascetica, ma insidiato non solo
dall´eredità erotica della cultura latina bensì anche da certi modelli biblici
(il Cantico dei Cantici...), il Medioevo occidentale ha coltivato un interesse
e una propensione per l´amore fisico spesso sconfinato - come nella tradizione
goliardica - in forme grottesche, dissacratorie e paradossali, ma alimentato
anche da una raffinata tensione intellettuale che si sfogava perfino in un´accurata
trattatistica e raggiungeva, invadendola, perfino la teologia morale. Tempo di
gelosia e di segregazione, il Medioevo era anche età di società di soli uomini
e di donne sole, dove rapporti omosessuali e autoerotismo avevano modo di
espandersi. Dietro le stesse tradizioni cavalleresche e monastiche, chiericali
e universitarie, si avverte spesso, e nemmeno troppo nascosto, il brivido
dell´androginia e dell´eros "alternativo". Gli stessi cacciatori
d´una «repressione della donna» in età medievale avrebbero modo di ricredersi,
quanto meno studiando la società aristocratica. in pieno Dodicesimo secolo,
corti come quella di Eleonora duchessa d´Aquitania (la madre di Riccardo Cuor
di Leone) erano luoghi nei quali si praticava e si teorizzava l´adulterio,
mentre più tardi nelle società mercantili l´uso delle more, delle russe e delle
circasse tenute come schiave domestiche avrebbe diffuso forme di poligamia
pratica e popolato il mondo di bastardi: che sovente avevano anzi un loro ruolo
sociale e perfino araldico riconosciuto. Scorrendo le pagine e le immagini
proposte dalla Colin-Goguel, allieva di Le Goff e di Chastel, si resta
addirittura stupiti nel constatare come dalla musica ai tornei, dai giochi alle
passeggiate in giardino, dagli usi enogastronomici alle stesse metafore
religiose, il Medioevo fosse pervaso di erotismo e di attrazione carnale. La
stessa eresia catara, che proclamava come il massimo peccato contro Dio fosse
la riproduzione, che perpetuava la schiavitù dello spirito entro la prigione carnale,
era poi molto meno severa nei confronti delle forme di erotismo che
comportassero dispersione del seme e non dessero quindi frutti. E questa
considerazione attenua di molto lo stupore di qualcuno, allorché constata
quanto il catarismo fosse diffuso in contrade gioiose come la dolce Provenza.
Per tacere dei frequenti coiti diabolici. Immaginari, d´accordo, anzi illusori.
Ma, dopo il dottor Freud, la sappiamo lunga al riguardo.
( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 29 -
Copertina Un supervertice per salvare il mondo Il G8? Inadeguato, non
rappresenta le potenze emergenti Il G20? Pletorico e inconcludente. La crisi globale impone il condominio di Usa e Cina, le due maggiori potenze finanziarie VITTORIO ZUCCONI
SWASHINGTONintomo infallibile dei momenti di paura e di confusione, l´epidemia
di "verticite" che sta colpendo la diplomazia internazionale e
invadendo giornali e teleschermi è la prova dell´impotenza dei governi
nazionali di fronte a problemi ormai troppo più grandi di loro.
Equivalente multinazionale del proverbiale "tavolo" che si invoca
come panacea ai problemi di politica interna, il palcoscenico dei summit,
vertici o sommet come vorrebbero definirli i francesi che ne inventarono
l´edizione moderna nel
( da "AprileOnline.info" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina
L'atomica cinese Nane
Cantatore, 15 marzo 2009, 10:36 Crisi La Cina esprime preoccupazione sulla sicurezza dei suoi enormi
investimenti in bond americani, mentre gli Stati Uniti aumentano il debito per
rispondere alla crisi. Il significato di una mossa che può incidere sugli
equilibri internazionali più di una guerra Per avere un'idea della portata
della dichiarazione del premier cinese Wen Jiabao, che venerdì ha
espresso una forte preoccupazione per la solidità degli investimenti della
Repubblica popolare in bond americani, è sufficiente notare la tempestività
della risposta americana, con l'addetto stampa della Casa Bianca Robert Gibbs
che si è precipitato a replicare, con una sicumera forse eccessiva, che
"nel mondo non esistono investimenti più sicuri rispetto agli Stati
Uniti". Al di là degli annunci, è sicuro che gli Usa hanno un disperato
bisogno di denaro, visto che il pacchetto di stimolo all'economia appena varato
da Obama costa 787 miliardi di dollari, e che si prevede che il deficit
pubblico americano raggiungerà quest'anno i 1.500 miliardi: per arginare questi
buchi, sarà necessario emettere una quantità record di buoni del Tesoro, per un
totale di nuovi debiti che potrà raggiungere i 2.000 miliardi. Nel corso del
( da "AmericaOggi Online" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina
Tibet. Passa nella
calma l'anniversario dei moti di Lhasa DI BENIAMINO NATALE 15-03-2009 PECHINO.
Anche il secondo anniversario "pericoloso", quello delle violenze di
Lhasa del 14 marzo dell' anno scorso, è passato senza incidenti in un Tibet
stretto nella morsa delle forze di sicurezza cinesi. In occasione di questa
scadenza - che seguiva di pochi giorni il 50/o anniversario della fuga in India
del Dalai Lama - residenti di Lhasa hanno affermato che reparti della Polizia
armata del popolo (Pap) in assetto antisommossa hanno pattugliato per tutta la
giornata la piazza del Barkor e le strade che fiancheggiano il tempio di
Jokhang, il più importante della città, teatro l'anno scorso delle manifestazioni
sfociate in attacchi contro gli immigrati cinesi e musulmani "hui" da
parte di gruppi di giovani tibetani. Testimoni citati dalla stampa di Hong Kong
hanno affermato che due elicotteri hanno sorvolato la capitale, un fatto
abbastanza raro. Il segretario del Partito Comunista locale, Zhang Qingli, in
una dichiarazione riportata dal sito web del Tibet Daily ha definito
"complicata" la situazione nella Regione Autonoma, della quale Lhasa
è la capitale. Zhang ha giustificato la massiccia presenza delle forze
paramilitari sostenendo che è necessaria per "far fallire gli intrighi ed
i complotti della cricca del Dalai (Lama) che vuole dividere la madrepatria e
rendere il Tibet instabile". Nei moti del 14 marzo 2008, innescati
dall'arresto di decine di monaci che avevano tenuto manifestazioni anticinesi
nei giorni precedenti, vennero uccise 22 persone, secondo le cifre diffuse dal
governo di Pechino. I gruppi di esiliati tibetani sostengono che nella
repressione delle manifestazioni che si svolsero nei due mesi successivi hanno
perso la vita più di duecento persone, mentre settemila tibetani sono stati
arrestati. Il quotidiano di Hong Kong South China Morning Post, in un articolo
da Lhasa non firmato, descrive una situazione da stato d' assedio, con perquisizioni
in tutti gli alberghi e le case private alla ricerca di persone
"sospette". L' unica che è stata trovata, sembra, è uno studente
tedesco di 22 anni bloccato a Lhasa e rispedito a Pechino, che ha raccontato di
essere riuscito ad eludere per un mese la sorveglianza della polizia girando
per il Tibet, dove era andato per visitare la fidanzata., una ragazza tibetana
che aveva conosciuto nella capitale. La Regione Autonoma
del Tibet e le altre aree della Cina a popolazione
tibetana continueranno ad essere strettamente controllate almeno fino al 28
marzo, data nella quale verrà celebrata per la prima volta la "giornata
della liberazione dalla schiavitù", cioé l' annessione del Tibet alla
Repubblica Popolare Cinese. La Cina ha lanciato
oggi una campagna contro gli stranieri che "interferiscono nei suoi affari
interni". Il Comitato per gli affari esteri dell'Assemblea nazionale del
popolo, il Parlamento cinese, si è scagliato contro il Parlamento Europeo, che
il 12 marzo ha approvato una risoluzione di solidarietà con il Tibet e con il
Dalai Lama, il leader tibetano in esilio che Pechino ritiene un secessionista.
Funzionari cinesi hanno chiesto all' Agence france presse, l' agenzia d'
informazione francese "scuse formali" per una didascalia sbagliata ad
una foto nella quale si attribuiva all'esercito cinese il possesso di armi
sequestrate negli anni cinquanta ad un gruppo di ribelli tibetani. Ma gli
appelli dall'estero al dialogo continuano ad arrivare: oggi l' arcivescovo
sudafricano Desmond Tutu, anche lui un Premio Nobel per la pace, come il Dalai
Lama, ha chiesto a Pechino di smettere di "insultare" il leader
tibetano la cui vita, ha sostenuto, "é stata dedicata alla pace".
( da "AmericaOggi Online" del 15-03-2009)
Argomenti: Cina
Il presidente
brasiliano Lula alla Casa Bianca. Confronto in chiave G20 Di Luciano Clerico
15-03-2009 WASHINGTON. La Cina sia
tranquilla, i suoi investimenti in America sono sicuri, come lo sono quelli
degli investitori mondiali. Tutti possono avere "assoluta fiducia"
nella solidità dell'economia Usa. Il presidente americano, Barack Obama, ha
replicato ieri così alle perplessità espresse venerdì da Pechino circa la
tenuta del sistema Usa. Nell'accogliere alla Casa Bianca il presidente
del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva, Obama ha rassicurato tanto la Cina quanto tutti gli investitori del mondo che l'economia
americana, per quanto attraversata da venti di crisi, resta "la più
dinamica al mondo". Il vero problema, semmai, è arrivare al più presto ad
una stabilizzazione dei mercati e da questo punto di vista il prossimo G20 una
responsabilità oggettiva: mettere a punto regole comuni per ripristinare la
fiducia del mercati ed evitare che "quanto successo oggi possa ripetersi
in futuro". "Penso che non solo il governo cinese, ma ogni
investitore possa avere assoluta fiducia nella solidità degli investimenti
negli Stati Uniti" ha detto Obama nella conferenza stampa congiunta tenuta
con Lula nello Studio Ovale. È con questo spirito che Obama ha accolto oggi
alla Casa Bianca il presidente Lula, per un colloquio di quasi due ore, al
termine del quale i due presidenti hanno mostrato una pressoché totale unità di
intenti. La crisi economica è di proporzioni tali che il prossimo G20 di aprile
sarà il più importante vertice che il mondo abbia avuto negli ultimi anni.
Stati Uniti e Brasile - hanno precisato i due leader - lo affronteranno con un
approccio e un intento comune: convincere i leader mondiali, dall'Europa alla Cina, dall'India al Sudamerica, a convenire su alcune regole
finanziarie comuni affinché "quanto successo in questi mesi non si ripeta
più in futuro". Lula ha insistito sul fatto che il Brasile al G20 chiederà
una ripresa dei negoziati sul "Doha Round", cioé sulle regole che
governano i commerci del mondo. Obama ha invece insistito sul fatto che
"anche gli europei devono prendere alcune misure per stimolare
l'economia". Ma entrambi, Obama e Lula, si sono detti d'accordo su un
punto: per ridare stabilità ai mercati e ripristinare fiducia nei consumatori,
i governi del mondo hanno la responsabilità di accordarsi "su alcune misure
di coordinamento". Gli Stati Uniti - ha detto Obama - considerano questo
tema "prioritario e centrale" per il prossimo G20: "Dobbiamo
mettere a punto regole comuni. - ha affermato il presidente Usa - e nessuno
sostiene in modo più vigoroso di me la necessità di una riforma dei sistemi
finanziari". Lula ha espresso a sua volta la stessa posizione. Brasile e
Usa sono pronti non solo a iniziative comuni su ambiente e energia, ma anche ad
affrontare uniti il prossimo G20. "Siamo sinceramente convinti - ha concluso
il presidente brasiliano - che le decisioni del prossimo G20 possono risolvere
le crisi economiche in corso".
( da "Repubblica, La" del 16-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 7 - Interni
Come dopo l´euro Barca in tempesta Ottimista Prodi, stoccata a Veltroni in
diretta tv "Cambiò linea e capii che era finita.." Il Professore: Mastella
mi disse, mi vogliono fregare ma lo farò io Sulle questioni etiche l´ex leader
dell´Unione chiede una mediazione nobile e non scontri Il governo poteva andare
avanti perché avevamo risanato i conti. Invece, no. Mi hanno fatto cadere come
dopo l´euro L´Italia è come una barca in una tempesta, quando il debito supera
il pil bisogna dirlo. Su questo punto io sono stato serio Sono ottimista sulla
ripresa, anche se ci vorrà tempo. Per fortuna Obama e la Cina hanno capito la gravità della crisi MARCO MAROZZI MILANO -
Walter Veltroni e Clemente Mastella. Accomunati. E´ terribile il ritorno in tv
di Romano Prodi a parlare del Partito democratico. «Cosa pensò - gli chiede
Fabio Fazio a "Che tempo che fa" - quando lei era presidente del
Consiglio e Veltroni disse che il Pd se ci fossero state le elezioni avrebbe
corso da solo?». L´ex premier risponde a razzo. «Non ho avuto bisogno di
pensare. Mastella mise la testa di traverso nel mio ufficio e mi disse:
"Ragazzi miei, se volete far fuori me, sono io a far prima fuori
voi"». Sorride, poi aggiunge: «Per la verità usò una frase un po´ più
colorita». Non è finita. Mastella votò contro, il governo di centrosinistra
cadde. Prodi ci tiene a far saper che poteva durare. «Dopo una Finanziaria
durissima, il paese si poteva distendere, avere i frutti di quei sacrifici.
Invece è successo come con il mio primo governo. Entrammo nell´euro, poi tac?
il governo fu fatto cadere». Non pronuncia il nome di Veltroni, ma la
bocciatura è totale. Pubblica, per la prima volta. Dalla poltroncina della
trasmissione di Rai Tre dove si siede dopo il comico Iacchetti e l´economista
Latouche. E prima che Luciana Littizzetto lo dipinga come un Bin Laden uscito
dalle grotte della politica. «Io ho sempre sostenuto che il Pd non deve andare
da solo - martella - . Ritengo che sia compito della democrazia assorbire e
portare nella cultura di governo anche le ali estreme». Ovvero a sinistra
arrivare fino ai comunisti delle varie sigle. Il Professore si lancia dagli
schermi di Fazio in una vera lezione di politica: «Con una legge elettorale
bipartitica si può avere un partito che comprende tutto, - dice - ma se la
legge permette ancora la frammentazione allora serve una coalizione per vincere
le elezioni e il Pd ne è il nucleo portante». Il segretario sconfitto è colpito
e ancora colpito. «Certamente la linea adottata non era la mia e per questo mi
sono fatto da parte» dice un Prodi serafico e durissimo. Si è messo l´ultima
cravatta che gli regalarono quando se ne stava per andare da Palazzo Chigi. Racconta
che non c´è nessun retroscena nella tessera del partito presa solo sabato
scorso, a marzo inoltrato. «Non è stata una nuova iscrizione, c´è stato un gran
can can ma sono iscritto da sempre. Aspettavo solo la tessera nuova. Ma io ero
già iscritto, poi mi hanno telefonato dicendomi "C´è la tessera, vieni a
prenderla"» ha esordito. Fazio crede fino a un certo punto. «Non c´entra
il cambio Veltroni-Franceschini?» punzecchia. «Non arrivava la tessera
stampata? Non mi aspettavo tutta questa sorpresa, forse qualcuno si aspettava
che non la rifacessi, che nutrissi rancore. Mi sembra ovvio che ci vogliono i
tempi necessari». Rancore? La diplomazia politico-televisiva si ferma qui e nel
non fare attacchi con nomi e cognomi. Ma non c´è comprensione per Veltroni che
pure, sempre sabato, lo aveva ricordato «con affetto» nella sua prima uscita
pubblica dopo le dimissioni. E non è ancora finita l´apparizione tv che si alza
il coro di elogi e dei rimpianti dei prodiani superstiti. Quello del Professore
è un partito completamente antitetico rispetto al veltroniano. Prodi ripete che
«il Pd è il proseguimento dell´Ulivo». «E´ la speranza del paese. Il futuro.
Non possiamo che scommettere su questo. Mettere insieme i diversi riformismo».
Sul suo futuro insiste a dire che non si ricandiderà più alla guida del
centrosinistra. «No. Sono un serio tesserato di un partito». Né che sarà
capolista alle elezioni europee o presidente del Pd. «Quando ho detto esco
dalla politica l´ho detto con serietà. Mi hanno offerto di essere capolista
alle europee, e me l´ha offerto il Belgio. Mi ha fatto piacere, ma ho chiuso».
In realtà il ritorno prodiano era in gestazione da settimane. Dario
Franceschini non ancora segretario, due sabati prima delle elezioni in
Sardegna, era andato a Bologna a casa di Prodi ad anticipargli il possibile
addio di Veltroni e a chiedergli un coinvolgimento nel partito. Anche i suoi
fedelissimi avevano insistito. E Franceschini si è lasciato scappare di un
accordo con Arturo Parisi per candidature concorrenti ma non avversarie
all´assemblea per la nuova segreteria del partito. Prodi ha detto di no, ma ci
ha pensato. Felicissimo del nuovo interesse per chi Cincinnato non si è mai
sentito. Idem con il premier belga Guy Verhostadt, che lo voleva candidato fra
i liberali. Ci sarà un Prodi candidato: Vittorio, già eurodeputato, il
fratello, in un Pd che è tutto da vedere se poi a Bruxelles si dividerà fra
socialisti e liberali. «Non si rivoluzionano secoli storia - commenta Prodi
Romano del Pd italiano - in un anno solo. E´ un processo in corso, ma è la cosa
più importante della mia vita politica, perchè un paese è sempre un insieme di
diversità. Nel quale in parte si è riusciti ad unire le due culture, in parte
no».
( da "Repubblica, La" del 16-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 26 - Esteri
Cresce la caccia al metallo giallo e l´uso del mercurio nelle miniere I danni all´ambiente
sono irreversibili. E la salute delle persone è a rischio La nuova febbre
dell´oro che inquina il pianeta Ne vengono usate migliaia di tonnellate
all´anno e il 70% dei minatori sono intossicati Oltre 140 Paesi hanno approvato
un accordo di principio per introdurre limiti FEDERICO RAMPINI PECHINO dal
nostro corrispondente Con le Borse sprofondate, l´euro debole, intere categorie
di obbligazioni e perfino Stati sovrani a rischio di bancarotta, è l´oro il
bene rifugio su cui i mercati puntano da mesi. Il metallo giallo viaggia verso
la soglia dei mille dollari l´oncia, unica "materia prima" che gli
hedge fund considerano al riparo dalla deflazione. Ma la febbre dell´oro ne
trascina con sé un´altra, passata inosservata, i cui effetti sono disastrosi
sull´ambiente e sulla salute. E´ la corsa al mercurio, il metallo pesante che
nelle miniere rudimentali è lo strumento più usato per separare l´oro da altri
minerali. Lo United Nations Environment Program (Unep) lancia l´allarme
rivelando che «dieci milioni di minatori e le loro famiglie, dall´India
all´Indonesia, dal Brasile allo Zimbabwe, soffrono i danni fatali
dell´esposizione al mercurio». Michael Richardson, ricercatore allo Institute
of Southeast Asian Studies di Singapore, denuncia che «solo a Mindanao, la
maggiore isola meridionale delle Filippine, il 70% dei lavoratori nelle miniere
aurifere hanno intossicazioni croniche da mercurio». Il programma ambientale
dell´Onu calcola che 1.000 tonnellate di mercurio vengono utilizzate ogni anno
nelle miniere d´oro medio-piccole. Per i minatori il metallo liquido ha
un´attrattiva irresistibile: purifica i frammenti d´oro raccolti nel terreno
molto più velocemente dell´antica tecnica del "setacciamento". Ma
quel metallo è anche la loro condanna. L´Unep elenca i danni ambientali e
fisiologici usando i dati dell´Organizzazione mondiale della sanità (Oms):
«Danneggia il sistema nervoso, colpisce il fegato e la tiroide, causa gravi
disturbi della memoria e malattie agli occhi». I minatori d´oro che lo usano
quotidianamente sono le vittime più esposte e vulnerabili, insieme con le loro
famiglie. Ma il mercurio raggiunge popolazioni molto più vaste, inconsapevoli
della sua diffusione. Bruciato da fornaci e discariche, emesso nell´atmosfera
da centrali a carbone, ricade sulla terra con le piogge acide, contamina le
acque potabili, attraverso i fiumi arriva negli oceani. Si diffonde nella
catena alimentare e le concentrazioni più elevate si depositano negli organismi
dei grandi pesci: tonno, spada, merluzzo. La U. S. Environmental Protection
Agency ha rivelato tracce di tonno superiori alla soglia di guardia in cinque
milioni di donne americane. Il ministero della Sanità Usa ha costretto la
grande distribuzione a esporre avvisi nei reparti del pesce per sconsigliare il
consumo frequente alle donne incinte. L´allarme per la proliferazione del
mercurio è stato raccolto dai governi di Pechino e New Delhi. Il mese scorso
alla conferenza dell´Unep a Nairobi con l´appoggio decisivo
di Cina e India 140 paesi hanno approvato un accordo di principio per
introdurre restrizioni sull´uso del mercurio. L´Amministrazione Obama,
capovolgendo la precedente posizione degli Stati Uniti, si è espressa a favore
di una messa al bando. Gli europei vorrebbero vederne l´introduzione già dal
2011. Ma è nei paesi emergenti che si gioca la battaglia decisiva per
arginare l´avanzata del mercurio. Oltre all´introduzione di nuove tecnologie
nelle centrali a carbone occorre trovare dei sostituti nei termometri, lampade
ad alta intensità, schermi a cristalli liquidi: gran parte degli stabilimenti
che fabbricano questi prodotti si trovano ormai in Asia. «Il commercio
internazionale di questo metallo - avverte Richardson - è uno dei meno
regolati». E anche se la tecnologia dovesse fare passi da gigante per sostituirlo
negli usi industriali, resta la maledizione del suo "gemellaggio" con
l´oro. L´onda lunga della speculazione degli hedge fund che scommettono sui
"gold futures", è una nuova febbre dell´oro come quella del 1848. Ma
stavolta la corsa dei cacciatori d´oro non ha per meta il Klondike e la Sierra
Nevada. Dopo che il metallo giallo ha più che triplicato il suo valore in sette
anni, dice Richardson, «decine di migliaia di nuove miniere aurifere sono
spuntate come funghi, in Asia, Africa, America latina, trainando l´impennata
dell´uso del mercurio».
( da "Repubblica, La" del 16-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 5 - Economia
"è sempre più difficile investire in Italia" La Banca Mondiale: male
burocrazia e sicurezza, in classifica peggio di Giamaica e Samoa Lo studio
EUGENIO OCCORSIO ROMA - L´Italia continua ad affondare nella classifica dei
Paesi in cui conviene investire. Almeno di questo è sicura la Banca Mondiale,
che ha pubblicato l´edizione 2009, la sesta della serie, del suo rapporto
"Doing business": al nostro Paese viene riservata la poco lusinghiera
posizione numero 65, un peggioramento rispetto alla già umiliante piazza 59
dell´anno scorso. Ci precedono, a parte ovviamente Stati Uniti, Singapore,
Svizzera e tutta l´Europa e l´area Ocse in blocco, anche la Namibia, il
Messico, il Perù, perfino Giamaica, Colombia, Botswana, Samoa. Com´è possibile?
La Banca Mondiale, come se prevedesse le critiche, spiega nel suo rapporto che
un gran numero di Paesi, sull´esempio della Cina (quarta in classifica), sta prepotentemente inseguendo uno
sviluppo a lungo atteso e quindi fa il possibile per attrarre investimenti
stranieri. E poi c´è il blocco ex-comunista dell´Europa centrale (i cui Paesi
infatti ci precedono tutti) che ha scoperto le virtù del libero mercato e fa il
possibile per dotarsi di un tessuto imprenditoriale privato. Ma il
responso è imbarazzante, e lo diventa ancor di più se andiamo a vedere i
singoli parametri di cui si compone l´attrattività di un Paese, dalla cui media
ponderata la Banca ha ricavato la classifica. L´Italia scende all´83° posto
sotto la voce "permessi di costruzione". La Banca analizza tempi e
procedure di ottenimento delle licenze, registrazione edilizia, allacci alle
utenze, ispezioni varie. Risultato: per costruire un capannone di due piani ci
vogliono in media 257 giorni, in Spagna 86 e in Gran Bretagna 54. La rigidità
del mercato del lavoro (e anche il fatto che, secondo la Banca, licenziare un
lavoratore costerebbe in media 11 settimane di paga contro le 2 degli Stati
Uniti) ci relega poi al 75° posto sotto la voce "employing workers",
ben 15 posizioni peggio dell´anno scorso. In caduta libera anche le voci
"accesso al credito", dove scendiamo dal numero
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-15 - pag: 7 autore: Stati Uniti. Presidente in
campo per rassicurare i mercati dopo i timori di Pechino sul debito Usa Obama: investimenti
sicuri «I flussi in aumento dimostrano la fiducia nel nostro sistema» Marco
Valsania NEW YORK Barack Obama rassicura Pechino e il mondo. «Non solo il Governo della Cina, ma ogni
investitore può avere assoluta fiducia negli investimenti negli Stati Uniti »,
ha detto al termine di un incontro con il leader brasiliano Luiz Inacio Lula da
Silva. «Anche nel mezzo della crisi - ha aggiunto- abbiamo assistito a un
aumento dei flussi d'investimento. è il riconoscimento che la stabilità
del nostro sistema economico e politico è straordinaria». Obama ha risposto
così, direttamente, alle esplicite preoccupazioni del premier cinese Wen Jiabao
sulla solidità del debito americano. Non basta: il ministro del Tesoro Tim
Geithner, al margine del G20 di Londra, ha avuto un colloquio bilaterale con il
collega cinese, Xie Xuren. Nessuna agenda ufficiale, ma un obiettivo sicuro:
garantire, di persona, che gli investimenti cinesi in Treasuries sono sicuri. E
cercare reciproche garanzie sulle intenzioni di Pechino, il più grande
investitore in de-bito statunitense, del quale detiene oltre 700 miliardi di
dollari. La Casa Bianca non ha tempo da perdere per la controffensiva: la
fiducia nell'America e nei suoi Treasuries è essenziale al successo delle
strategie anti-recessione di Obama. Solo quest'anno è in arrivo l'emissione di
titoli per forse duemila miliardi di dollari, che dovrebbe finanziare la corsa
alla spesa pubblica destinata a risollevare i destini della crescita, con un
pacchetto di stimolo da 787 miliardi, e a risanare il sistema finanziario a
colpi di altre centinaia di miliardi. Cosciente del rischio di eccessivo
indebitamento, Obama ha promesso di riportare il Paese sulla strada della
responsabilità fiscale, più che dimezzando in quattro anni il deficit che quest'anno
dovrebbe gonfiarsi a 1.500 miliardi. «Gli Stati Uniti saranno nella posizione
più forte di sempre», ha promesso ieri la portavoce del Tesoro Heather Wong. E
ancora, riferendosi ai Treasuries: «Abbiamo il mercato più profondo e liquido
al mondo». Ma le perplessità sono aumentate sulla capacità di Obama di
rispettare tutti gli obiettivi. Questo timore ha trovato voce sul palcoscenico
globale, a sorpresa, con la presa di posizione, venerdì, del premier di
Pechino. «Chiedo che gli Stati Uniti mantengano il loro buon credito - ha detto
Jiabao che onorino gli impegni e garantiscano la sicurezza degli asset cinesi
». La Cina, a fine 2008, deteneva in Treasuries circa
730 miliardi di dollari. Quasi un quarto del totale di 3.100 miliardi in mani
straniere, pari a metà dei Treasuries in circolazione. Gli operatori invitano
alla cautela. Pechino ha avuto un incerto inizio di rapporti con
l'amministrazione Obama. E non ci sono segni di drastiche ritirate dal debito
statunitense: una recente asta da 11 miliardi è andata meglio delle attese. Per
paesi quali la Cina mancano convincenti investimenti
alternativi. «Gli acquisti esteri finora resistono», ha detto Mary Ann Hurley
di DA Davidson. Il nervosismo, tuttavia, serpeggia anche sui mercati: la scorsa
settimana le banche centrali internazionali hanno ridotto le loro holding di
debito targato Stati Uniti presso la Federal Reserve. mvalsania@ilsole24ore.us
DIPLOMAZIA AL LAVORO A Londra il ministro del Tesoro Geithner ha visto il
collega cinese per fornire, e avere, garanzie dal più grande creditore
dell'America
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-15 - pag: 10 autore: Cari
economisti, qualcosa non va C on l'economia mondiale che va a rotoli,
l'economia come scienza è finita sul banco degli imputati, accusata di aver
contribuito a questa crisi. Ed è vero: gli economisti hanno molte
responsabilità. Sono loro che hanno legittimato e reso popolare l'idea che una
finanza senza controlli fosse una manna dal cielo per la società. Pochissimi
fra loro (tra le eccezioni significative, Nouriel Roubini e Robert Shiller)
hanno lanciato l'allarme sulla crisi che si preparava. E quel che è peggio,
forse, gli economisti non sono riusciti a offrire indicazioni utili per guidare
l'economia mondiale fuori dalle secche in cui attualmente è impantanata. Sui
piani di rilancio in stile keynesiano, le opinioni variano da «assolutamente
fondamentali» a «inefficaci e dannosi». Sui modi per
"ri-regolamentare" la finanza, le buone idee non mancano, quello che
manca è la convergenza. Dal consenso quasi unanime sulle virtù di un modello
planetario incentrato sulla finanza, gli economisti sono passati a un quasi
totale dissenso su ciò che bisogna fare. L'economia in quanto scienza, dunque,
dev'essere ripensata completamente? Dobbiamo bruciare i manuali esistenti e
riscriverli da zero? In realtà no. Senza gli strumenti della scienza economica,
non siamo in grado nemmeno di cominciare a dare un senso alla crisi attuale.
Perché, ad esempio, se in Cina il governo
sceglie di accumulare riserve in valuta estera, il risultato finale è che
nell'Ohio si concedono mutui con troppa facilità? Senza ricorrere, fra le altre
cose, a elementi dell'economia comportamentale, della teoria dell'agenzia,
dell'economia dell'informazione, dell'economia internazionale, si
rischia di dare una risposta fortemente deficitaria. La colpa non è della
scienza economica, ma degli economisti. Il problema è che gli economisti (e chi
li sta a sentire) si sono affidati troppo ai modelli più in voga al momento: i
mercati sono efficienti, l'innovazione finanziaria trasferisce il rischio su
chi è meglio in grado di sostenerlo, l'autoregolamentazione è il metodo
migliore e l'intervento pubblico è inefficace e dannoso. Dimenticavano
l'esistenza di molti altri modelli che conducevano in direzioni del tutto
opposte. La presunzione rende ciechi. Se c'è qualcosa da correggere, è la
sociologia della professione. I manuali - quantomeno quelli che dei corsi
avanzati - vanno bene. La macroeconomia è l'unico campo applicato nell'ambito
della scienza economica dove una formazione più avanzata accresce la distanza
tra l'esperto e il mondo reale, perché si affida a modelli altamente
irrealistici, che sacrificano la rilevanza in favore del rigore tecnico.
Purtroppo, considerando le esigenze odierne, gli esperti di macroeconomia hanno
fatto pochi passi avanti dai tempi in cui John Maynard Keynes spiegava come
un'economia potesse rimanere incastrata nella disoccupazione a causa di una
carenza di domanda aggregata. Alcuni, come Brad DeLong e Paul Krugman,
direbbero anzi che il settore in realtà è regredito. L'economia è una cassetta
degli attrezzi con molteplici modelli e ognuno di essi è una rappresentazione
differente e stilizzata di un aspetto della realtà. L'abilità di un economista
dipende dalla capacità di selezionare il modello giusto. La ricchezza e la
varietà della scienza economica non trovano riscontro nel dibattito pubblico
perché gli economisti si sono presi troppe libertà. Invece di presentare una
lista di opzioni ed elencare i relativi pro e contro questo sarebbe il compito
dell'economia - gli economisti hanno, troppo spesso, trasmesso le proprie
preferenze sociopolitiche. Invece di fare gli analisti hanno fatto gli
ideologi. I professionisti della scienza si sono dimostrati anche riluttanti a
condividere i loro dubbi intellettuali con l'opinione pubblica, per timore di
«dare forza ai barbari ». Nessun economista può essere interamente sicuro che
il proprio modello preferito sia corretto. Ma quando lui e altri sostengono
quel modello, escludendo le alternative, finiscono per comunicare una sicurezza
sulla linea da seguire che è fuori luogo. Paradossalmente, quindi, lo
scompiglio che regna attualmente nel mondo degli studiosi d'economia for-se
riflette, meglio del precedente e ingannevole consenso, il vero valore aggiunto
della professione. Gli economisti al massimo possono rendere più chiare le
scelte per i decisori politici: ma non possono fare queste scelte al posto
loro. Copyright: Project Syndicate, 2009 (Traduzione di Fabio Galimberti) di
Dani Rodrik HARVARD UNIVERSITY
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-15 - pag: 10 autore: ... PRESSIONI DI CINA E RUSSIA Il tallone di Obama N el giro di 24
ore il primo ministro cinese Weng Jiabao ha sollevato dubbi da creditore sulla
solvibilità americana. Nulla di imminente, ma un avviso a futura memoria. Un
generale russo ha dichiarato interesse su alcune piste d'atterraggio cubane per
i bombardieri strategici russi. Ma non è una sfida a freddo
dall'estero,cinese o russa.Per capire che ormai si può punzecchiare Obama, sono
sufficienti i giornali e le tv americane, quando parlano di economia e banche.
Franklin Roosevelt, in una situazione analoga, si occupò solo di economia e
finanza, a partire dalle banche il giorno successivo al suo insediamento, e fu
così per mesi. Ristabilì prontamente la fiducia, dicendo subito quali banche
erano solvibili e potevano riprendere la normale attività. Obama non ama
occuparsi di economia, e si vede, ha scritto il New York Times. La soluzione
per le banche? L'attesa,si direbbe.Farebbe bene a concentrarsi sull'economia, e
rinviare il resto, ha aggiunto Newsweek. Quanto al suo ambizioso progetto di
bilancio, senza risanamento finanziario e bancario, è wishful thinking,
fantasie, pensa l'Economist. Il Sole 24 Ore scriveva già quattro mesi fa che la
squadra economica non era del tutto credibile. Si sperava, e sispera, nella
credibilità del Presidente. ( m.mar.)
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2009-03-15 - pag: 12 autore: «Dal poliziotto
di quartiere al poliziotto di sportello» - La manovra è maquillage D'Alema:
contro la crisi solo dirigismo Lina Palmerini CERNOBBIO. Dal nostro inviato
Aveva cominciato il suo intervento dando ragione a Giulio Tremonti. è vero –
dice Massimo D'Alema –uno dei problemi messi in luce dalla crisi è l'asimmetria
tra un capitalismo globale e la governance delle grandi istituzioni
internazionali:un deficit di democrazia che ha spalancato le porte a una
deregulation senza l'esercizio da parte degli organismi mondiali di un ruolo di
redistribuzione e coesione sociale. Dunque, non si può prescindere dalla
ristrutturazione di istituti come le Banche centrali o il Fmi o da una
ricomposizione dei G-7 o G-8 che ormai «rappresentano Paesi ex ricchi»; non si
prescinde dal chiamare la Cina come «responsible
stakeholder» dal punto di vista monetario, redistributivo e politico.
Dall'urgenza di un riequilibrio dei pesi mondiali – pena il ritorno a un
dirigismo degli Stati nazionali –Massimo D'Alema arriva alle faccende
domestiche, quelle che già indicano una deriva protezionista e che trasformano
l'iniziale sintonia con Tremonti in totale dissenso. «Cos'altro è mandare i
prefetti a fare la sorveglianza sul credito se non una scelta dirigista? Siamo
passati dal poliziotto di quartiere al poliziotto di sportello». Dalla difesa
di Banca d'Italia parte una critica impietosa al Governo fatta davanti alla
platea di Confcommercio riunita a Cernobbio. «L'ottimismo delle chiacchiere non
ci salverà, perché siamo a questo: annunci e sorrisi. Io credo, invece,
nell'ottimismo della volontà ».L'ex ministro degli Esteri usai numeri per
circostanziare l'attacco. «La dimensione della manovra del Governo è dello 0,2%
sul Pil a fronte del 5% degli Usa o del 4,2% della Cina.
Siamo quindi a zero. A un'operazione di maquillage. Scende il Pil e aumenta il
deficit: siamo al 2,4%, come la Francia, che ha un volume di interventi più
consistente del nostro». E gli effetti sui redditi sono disastrosi «perché
riparte l'evasione, aumenta la pressione fiscale con conseguenze redistributive
opposte a quelle degli Stati Uniti». Un avvitamento che le ultime misure, come
il piano casa, non eviteranno. «è come bruciare un mobile quando c'è freddo.
Così è il piano casa: bruciamo la risorsa del territorio ». Le agenzie di
stampa hanno già lanciato in rete le parole del presidente di Confindustria,
Emma Marcegaglia, quando tocca a Pierluigi Bersani. «Anche noi diciamo che
Berlusconi non ha messo un euro vero sulla crisi. La realtà comincia a imporsi
sulle operazioni mediatiche e spero che ora si prendano in considerazione le
nostre proposte al decreto rottamazione: assegno ai disoccupati,liquidità per
le imprese, avvio dei cantieri locali». L'emergenza richiede sforzi condivisi e
così l'ex ministro dell'Industria propone «tavoli territoriali bipartisan»
senza lasciar cadere il tema dell'evasione. «C'è un'emorragia delle entrate
fiscali, serve subito un decreto antievasione, altrimenti a vincere saranno i
furbi ». E sul piano-casa attacca: «Vuol dire che chi ha sette ne guadagna
una». Sulla querelle Tesoro-Bankitalia prova l'appeasement: «Basta con queste
punzecchiature del Governo: bisogna collaborare: è utile un rafforzamento della
Bce». Alla tavola rotonda c'è Corrado Passera e Bersani non rinuncia a una sua
punzecchiatura: «Qualche ragione della cattiva reputazione delle banche forse
c'è. è un eccesso di difesa: me lo ricordo bene quando proposi le norme sullo
scoperto e la trasferibilità dei mutui ».Per l'ottimismo è presto – «la crisi
peggiorerà » – ma ieri per Bersani era una buona giornata e non solo per il bel
tempo sul lago: «Ho la stessa tessera Pd di Prodi e questo mi mette di buon
umore». Un po' di marketing prima di salutare. BERSANI «Servono tavoli territoriali
bipartisan: l'Esecutivo consideri le nostre idee sui disoccupati e faccia
subito un decreto antievasione»
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-03-15 - pag: 13 autore: MICROCOSMI LE
TRACCE E I SOGGETTI ... A Cernobbio la sfida dell'Italia che cambia tra consumi
e sobrietà di Aldo Bonomi I n questo week end sarà utile, per continuare a
cercare e continuare a capire, guardare a Palermo, dove si è svolto il forum
delle piccole imprese di Confindustria, e a Cernobbio, dove è in corso il
meeting annuale di Confcommercio. La crisi rivitalizza, ridà ruolo e
significato alla società di mezzo. Al sistema delle rappresentanze del lavoro e
delle imprese che si mettono in mezzo, appunto, tra economia e società.
Rappresentando le piccole e fredde passioni prodotte dagli interessi. Di questi
tempi sono chiamate a prender per mano e a dar voce a soggetti sociali
impauriti ed incerti. La paura è sempre cattiva consigliera ed espone Morandini
e Sangalli – leader, rispettivamente, dei capitalisti molecolari e della rete
diffusa dell'economia dei servizi e del commercio – alla sfida dei
fondamentalismi e dei corporativismi. Mettono al lavoro e danno senso e reddito
a 6milioni di famiglie, il motorino della piccola impresa e del commercio.
Nella crisi, la prima reazione del piccolo imprenditore è stata quella di
tornare ai fondamentali. Con un po' con rabbia verso quelli che avevano
combinato disastri nei flussi della finanza. La famiglia con il suo patrimonio
e i suoi risparmi, l'impresa con le sue reti di subfornitura e le sue filiere
verso le medie e grandi imprese e il localismo dei distretti, sono vissuti come
un bene rifugio. A fronte dell'incerto, ci si rifugia in ciò che ci è abituale.
Fermarsi serve a leccarsi le ferite per poi ripartire, ma c'è anche il rischio
di farsi prendere dalla nostalgia del come eravamo. Non vorrei che nel tessuto
delle piccole imprese, a fronte della follia di quelli che pensavano di poter
produrre denaro con il denaro, si pensasse che sia possibile stare nel mercato
con il fondamentalismo delle merci che producono merci. C'è il rischio di
tornare ad una ideologia dell'impresa-trivella radicata nel territorio e nel
distretto, che ce la fa ad uscire dalla crisi rimettendo al lavoro tutta la
famiglia e guardando solo ai mercati di prossimità. Il caso Prato è lì a ricordarci
che quando un distretto perde le sue reti lunghe, quando perde la voglia di
intraprendere nella turbolenza globale e si siede sulla rendita è destinato al
declino. Spero che gli imprenditori riuniti a Palermo non perdano quella
vitalità da impresa-molla che ha caratterizzato, nella metamorfosi del
capitalismo italiano, le piccole imprese. Che hanno fatto molla, passando dal
locale al globale e, anche se picco-le, si sono avventurate alla ricerca di
nuovi mercati. So che attualmente sembra che anche per il capitalismo non
esista più un Altrove. Nelle crisi precedenti, se non
tirava l'Europa, c'era la Cina, il Far East, la Nuova
Europa... Pare si sia spenta la luce ovunque. Non tornare ai fondamentalismi significa
proprio aspettare e cercare il pertugio da dove verrà lo spiraglio di mercato.
Proprio nei piccoli organizzati in Confindustria può scattare la molla per le
impresemolla. Nel tessuto artigiano è più facile che si ritorni ai
fondamentalismi dell'impresa-trivella. Alla contrapposizione ideologica tra
piccole e grandi. Che ha prodotto la falsa polarizzazione tra aiutare la Fiat o
il capitalismo dei piccoli. Sarebbe già molto se da Palermo si uscisse con la
convinzione che negoziare con le banche per il credito si fa partendo da dove
eravamo arrivati: un capitalismo di territorio fatto da piattaforme produttive
che tengono assieme artigiani, piccole imprese, medie imprese leader e perchè
no anche la Fiat, che in Italia ha un indotto che tocca più di un migliaio di
piccole imprese. Per Sangalli, leader della Confcommercio, la partita è
contemporaneamente più chiara e più drammatica. La crisi nasce dalla
finanziarizzazione della vita quotidiana, piuttosto che dalle dinamiche del
capitalismo manifatturiero. Mutui, credito al consumo e carte di credito sono
le tre bolle speculative che sono scoppiate. Trasformando la manna di
un'economia deldesiderio senza limite condita dall'illusione di inclusione
sociale per tutti a mezzo esclusivamente del mercato, in titoli tossici. Che
qualcosa non andasse si vedeva anche in basso, nei comportamenti minuti e
quotidiani. Quando in Brianza, nel Nord Est o in Emilia-Romagna ti dicevano che
con il credito al consumo si finanziavano ferie e viaggi, magari low cost, alle
Maldive o Sharm el Sheik, si capiva che era saltato quel codice disciplinatorio
che portava le comunità locali a diluire razionalmente nel tempo la
soddisfazione del desiderio di consumo. La manna è finita. Da qui la gelata
che, ancora prima delle imprese manifatturiere, ha investito il tessuto diffuso
del commercio. Di cui poco ci occupiamo perchè quando chiude un'attività
commerciale non fa notizia. Sono più piccole delle piccole imprese. Hanno una
media di 2,4 addetti per attività. Solo un sussurro a fronte delle grida della
cassa integrazione. Eppure sono una rete produttiva di settori strategici per
il Paese, come il turismo e non solo. Dagli alimentari specializzati,
all'abbigliamento, sino alla ristorazione, negli ultimi anni hanno chiuso
l'attività 62.135 esercizi cancellando 150mila posti di lavoro. In
controtendenza aprono bazar e attività di commercio ambulante e al dettaglio e
aumenta il commercio elettronico. Come si vede Palermo e Cernobbio sono
intrecciate. Le piccole imprese eccellenti dell'arredamento, del tessile,
dell'abbigliamento e del calzaturiero hanno un punto di forza nella
rappresentazione della merce nei punti vendita, che sono diventati terminali
esperienziali della fabbrica. I saldi di qualità di Natale sono andati bene.
Sono un punto da cui ripartire. Avendo chiaro che nelle abitudini di noi tutti
qualcosa sta cambiando. Un'economia del desiderio senza limite lascia il posto
a comportamenti sincretici che metteranno assieme sobrietà e consumo, la
cultura della crescita con quella della decrescita, le reti lunghe commerciali
con quelle a chilometro zero ove acquistare i prodotti di stagione. Compito
della rappresentanza è anche quello di produrre una cultura del commercio in
sintonia con le imprese e con il sentire sociale che verrà. bonomi@aaster.it
FINITA L'ILLUSIONE Tramontata la manna dell'economia del desiderio, la crisi ha
travolto anche i piccoli esercizi RETI LUNGHE E CORTE Le abitudini mutano:
adesso bisognerà far convivere la cultura della crescita con quella della
decrescita
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MUSICA data: 2009-03-15 - pag: 42 autore: Bari Ridateci il Petruzzelli
Il teatro bruciato nel 1991 è stato ricostruito, ma l'inaugurazione è bloccata
da cavilli. Così la «Turandot» con la regia di De Simone deve traslocare alla
Fiera del Levante di Carla Moreni L a prima inaugurazione era stata fissata per
il 6 dicembre, giorno del patrono, san Nicola. Poi slittò in avanti, ancora in
data propiziatoria: 21 marzo, primo giorno di primavera (e compleanno di Bach).
Ma sabato prossimo, tutto questo non sarà. Il Petruzzelli di nuovo resterà
chiuso. Chiuso alla sua Bari, che tanto fortemente l'ha voluto. Alla città che
come poche altre –Milano con la Scala, Venezia La Fenice, Napoli San Carlo,
Palermo col Massimo – ha nel teatro il proprio centro: affettivo, culturale,
storico. Ma il Petruzzelli c'è.è finito, è pronto, è bellissimo. L'abbiamo
visitato, toccato con mano: oro antico, poltroncine Frau eleganti, 1.500 posti,
le file dei palchi per-fetti, cotto anticato a terra, sgabelli imbottiti alti,
nuova cabina regia al centro. E con quello sfondamento visionario degli ultimi
due ordini, caratteristici, che con un magico salto all'indietro lo trasformano
in anfiteatro greco. Il nuovo Petruzzelli è magico. Pronto per partire, dalla
buca al palcoscenico. Rigorosamente ignifugo. Ricostruito dopo l'incendio che
totalmente lo distrusse alle 2 di notte del 27 ottobre 1991. Con fedeltà
assoluta al "come era dove era". 18 mesi, 50 milioni di euro, ci dice
l'architetto Gianni Vincenti, direttore tecnico dei lavori. Il Teatro era stato
aperto nel 1903. Così ricordava la vecchia targa, su in alto vicino
all'orologio. Adesso ce n'è una nuova allo stesso posto: MMVIII. 2008. Il
teatro è pronto. Ma è chiuso. Le chiavi sono a Roma, presso l'Alto
Commissariato per la ricostruzione del Petruzzelli. L'ultima parola spetta al
ministro Bondi. Manca un'ultima certificazione di idoneità. Paradossalmente
riguarda l'unica porzione del teatro che non andò bruciata: il foyer di
ingresso. Il sopravvissuto. In questi anni ci tenevano le conferenze, le
famiglie di Bari andavano a far la foto ricordo dopo i battesimi, i matrimoni.
Non era adeguatamente ignifugo. Proprio lui. L'altro ieri i periti hanno
smentito: è adeguato. La notifica ufficiale arriverà mercoledì, 18 marzo. Tardi
per la Turandot di Puccini, la nuova produzione di Roberto De Simone fissata
per inaugurare il Petruzzelli, il 21 marzo. L'opera si farà. Ma alla Fiera del
Levante, allo Spazio 7. è un capannone, Principessa Turandot, non storca gli
occhi: gli enigmi della vita sono tanti, non ce lo ha insegnato lei? La prima
recita è stata anticipata a venerdì, il 20. Si recupera una data in più. Le
maestranze del Petruzzelli, artisti come se ne trovano solo al Sud, nei
laboratori vicino a Modugno hanno dovuto mettere da parte la favolosa schiera
dei guerrieri Xian, l'enorme scalinata con portale fuori dal tempo previsti da
Nicola Rubertelli per l'opera di Puccini.E stanno di corsa lavorando a pannelli
coprenti e isolanti. Un minimo di grazia al luogo va data. Ma a questo punto
fare l'opera,a tuttii costi, era la sfida. L'unica strada per andare oltre. «Vincerò»,
come Calaf. Il sovrintendente Giandomenico Vaccari è pronto con la stagione.
Tutte nuove produzioni: Valchiria, regia di Pagliaro, Macbeth di Verdi, Britten
col Sogno, regia di Daniele Abbado. E la fatale Norma. Proprio lei, in scena
quando il Petruzzelli venne incendiato (processo chiuso, mandanti assenti). La
regia di Tiezzi nel frattempo ha girato tra Bologna e Trieste. Qui verranno
ricostruite le scene sui preziosi disegni di Mario Schifano. La musica al
Petruzzelli va avanti: dal 2011 parte un progetto di nuove commissioni di
opere. Una per stagione. La prima di Fabio Vacchi ha già il titolo: Lo stesso
mare, su libretto di Amos Oz. Il teatro di Tel Aviv è pronto a gemellarsi. Poi
verrà Sollima. Poi si pensa a Fedele, Betta. Avanti, avanti. A gennaio
dell'anno prossimo De Simone è prenotato per ritornare con la sua vera
Turandot: ne ha scritto anche un nuovo finale. Non verrà eseguito in questa
versione di battaglia: allo Spazio 7 la musica si fermerà alla morte di Liù. Ma
siamo curiosi del nuovo esperimento, dopo Berio. E abbiamo visto favolose le
scene di Rubertelli, tra fiaba e simboli arcaici. Liù rinasce in Turandot. La principessa di gelo man mano si trasforma in guerriero Xian,
l'esercito di statue in terracotta in Cina. Questo si
farà al Petruzzelli. Al più presto. Non si aspettino le prossime elezioni a
giugno del nuovo sindaco per aprirlo. Il Teatro ha già vinto, e il Teatro è di
tutti. 1 «Turandot» di Puccini; direttore Denis Vlasenko, regia di Roberto De
Simone; Bari, Fiera del Levante, 3 repliche, fino al 24 marzo. Il
sovrintendente annuncia la nuova stagione. Nel 2011 un'opera di Fabio Vacchi su
libretto di Amos Oz Bello e vuoto. Il Teatro Petruzzelli di Bari è stato
restaurato nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN SCENA data: 2009-03-15 - pag: 41 autore: 1 MILANO. Fino al 22 marzo
la Fondazione Cineteca Italiana propone allo Spazio Oberdan la rassegna «Robert
Bresson- La questione morale nel cinema». 1 ROMA. Antonio Centa, astro dello
star-system italiano nel decennio 1936-46, è al centro di un omaggio alla Sala
Trevi il 17 marzo: l'occasione è la presentazione del documentario Il perdente
gentiluomo: vita e arte di Antonio Centa, di Gloria De Antoni e Oreste De
Fornari, prodotto dalla Cineteca del Friuli. Completa il programma la
proiezione, a cura della Cineteca Nazionale, di tre lungometraggi scelti tra i
molti titoli interpretati dall'attore.Dal 19 al 27 marzo il Nuovo Cinema Aquila
ospita l'ottava edizione del «Roma Independent Film Festival». 1 TRIESTE.
Prosegue la serie di incontri «Il cinema fra le righe Incroci fra cinema e
letteratura»: il 18 marzo Antonia Arslan, alle ore 18 presso la Libreria
Minerva, presenta il suo libro La strada di Smirne, mentre alle ore 21 presso
La Cappella Underground introduce la proiezione di La masseria delle allodole,
tratto dal suo omonimo romanzo e diretto dai fratelli Taviani. L. Pai. TEATRO GENOVA 1 Mariangela Melato interpreta la doppia anima
della Cina contemporanea nell'allestimento di Elio De Capitani e Ferdinando
Bruni di L'anima buona del Sezuan, di Bertolt Brecht, al Teatro della Corte,
dal 17 al 9 aprile. MILANO 1 Al Teatro Litta, dal 17 al
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: STORIE E STORIA data: 2009-03-15 - pag: 35 autore: Conflitto di
civiltà / 1 Il soliloquio della tolleranza Nel suo ultimo libro, «La paura dei
barbari», Todorov cerca di allontanare la paura del diverso, ma non rinuncia a
definire gli interlocutori con valori che sono propri solo dell'Occidente di Giulio
Busi T zvetan Todorov è un distinto signore di settant'anni, con una chioma di
capelli bianchi e il bon ton d'ordinanza dell'intellettuale francese. Anzi con
una punta di francesità aggiuntiva, che gli viene dall'aver scelto Parigi nel
1963, per sottrarsi alla Bulgaria comunista dov'era nato. Quello di Todorov è
un nome che conta nella cultura illuminata della seconda metà del Novecento. I
suoi studi sul formalismo russo, tradotti in Italia da Einaudi, portarono una
ventata di innovazione nella critica letteraria degli anni Sessanta e Settanta,
e sono stati per tutti noi un canovaccio d'esegesi, una guida intelligente alla
decifrazione dei meccanismi della comunicazione. è mai possibile che Tzvetan
Todorov, adesso, abbia paura? Il suo ultimo libro invoca la dea oscura, e
brucia l'ansia come inesauribile materia prima. Ça va sans dire, La paura dei
barbari ha intenti curativi, vuole rassicurare, trovare una via d'uscita,
allontanare i fantasmi dell'irragionevolezza e soccorrere l'Europa in dubbio.Da
par suo,Todorov cita tutti gli autori giusti, spiega, distingue, media e riesce
persino far trapelare qua e là un sorriso elegante.Ma l'impressione al-la fine
resta: la paura è lì, ben reale e cocciuta, anche per lui. Sulle pagine di
Todorov aleggia il timore che il vecchio mondo della tolleranza e del buon
senso stia per crollare o forse sia già crollato, minacciato da nemici esterni
e roso all'interno dalle proprie contraddizioni. Dai suoi studi letterari
l'autore importa un bagaglio di concetti elementari come appetito,
risentimento, indecisione, che attribuisce agli "altri", mentre noi,
vecchi occidentali legati ai nostri privilegi, impersoniamo il ruolo dei
timorosi. Ad avere appetito sarebbe stato per primo il Giappone «seguito da
molti Paesi del sud est asiatico, e poi Cina, India, Brasile e ora anche la Russia». La parola d'ordine è
arricchirsi, emulare l'Occidente e mettere da parte le ideologie ormai
obsolete. All'altro estremo ci sono i paesi del risentimento, ossessionati
dall'umiliazione«reale o presunta, che sarebbe stata loro inflitta dagli Stati
più potenti ».è l'ecumene musulmana, dal Marocco al Pakistan, cui si è
aggiunta di recente anche una parte dell'America latina. In mezzo gli indecisi,
che non sanno da che parte mettersi. Che fare? Lenin avrebbe avuto la risposta
pronta, ma sappiamo com'è andata a finire, e Todorov è troppo post-ideologico
per ingolfarsi in un'analisi puramente socio- economica. E in fondo cosa
farsene dell'economia, quando si hanno Montesquieu e Voltaire, la separazione
tra Chiesa e Stato e i valori illuministici della tolleranza? Se vogliamo
parlare di barbarie, sostiene Todorov, lo dobbiamo fare a ragion veduta e con
senso filologico delle proporzioni. è legittimo evocare la barbarie solo se con
questa parola intendiamo chi «relega gli altri al di fuori dell'umanità... o
infligge loro un trattamento sconveniente». Laddove "
sconveniente"sembra un po' troppo po-litically correct per «atroce,
violento, discriminatorio ».Ma di barbari in senso etimologico, come l'intendevano
i greci – ovvero "balbuzienti", che non parlano la nostra lingua e
non conoscono i nostri costumi, e solo per questo sono inferiori e incivili –
nonè lecito fantasticare. è insensato avere paura dei diversi, ripete Todorov,
benché sia legittimo, e anzi doveroso, difendere i valori antibarbarici della
nostra convivenza. Sebbene non lo voglia, e faccia ogni sforzo nella direzione
opposta, Todorov sembra cadere nella vecchia trappola etnocentrica del logos
greco. L'autore non è un islamista, e gli si può perdonare qualche
generalizzazione di troppo, ma certo è che parlare dei musulmani come entità
generica e sopranazionale, e auspicare che anch'essi «riescano a negoziare il
loro ingresso nella modernità» sembra allo stesso tempo troppo e troppo poco.
Messa alle strette, l'Europa tollerante di Todorov alza la sua vecchia bandiera
illuminista e chiede accesso libero all'educazione, parità tra uomo e donna,
democrazia, nella speranza che gli antagonisti veri o presunti l'accettino, o
per lo meno si adeguino. A questo punto viene da chiedersi a chi si rivolga il
libro. è improbabile che i "risentiti" leggano Todorov, non perché
"balbuzienti", ma perché chiusi in una fortezza di pensiero che gli
argomenti razionalisti faticano a conquistare. O forse il problema va posto in
termini diversi. L'Europa illuminata dovrebbe, una volta per tutte, rinunciare
a definire, oltre a se stessa, anche il proprio interlocutore, attribuendogli
d'ufficio fisionomia, motivazioni, errori e offrendogli percorsi di riscatto.
Il rimedio proposto da Todorov alla crisi di civiltà è equilibrato e
ragionevole, ma assomiglia irrimediabilmente a un soliloquio. Se dev'essere un
dialogo,cerchiamo innanzitutto di fareabbastanza silenzio per sentire se
qualche voce viene anche dall'altra parte. Dopo tutto non c'è d'aver paura.O
no? 1 Tvetan Todorov, «La paura dei barbari», Garzanti, Milano, pagg. 284, Á
16,50. Non serve alzare la bandiera dei Lumi e chiedere parità e democrazia,
sperando che gli antagonisti l'accettino o per lo meno si adeguino L'altra. Shirin
Neshat, «Donne di Allah», 1996, courtesy of Gladstone Gallery, New York, foto
tratta dal volume «Educare lo sguardo» di Roswell Angier, Zanichelli
( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 4 - Esteri
Onu, al vertice sul razzismo l´Ue pronta al ritiro Da Bruxelles bozza comune dei
27, via le frasi giudicate antisemite dal testo ufficiale ALBERTO D´ARGENIO
BRUXELLES - è scontro tra Europa e Nazioni Unite sulla Conferenza mondiale
contro il razzismo. Il Vecchio continente, seguendo una posizione già adottata
dall´Italia, ritirerà i propri diplomatici dai lavori di Durban 2 se i testi
preparatori non saranno radicalmente modificati. Nel mirino le accuse ad
Israele, alcuni passaggi ritenuti antisemiti e la richiesta di limitare la
libertà d´espressione sulla religione. Passaggi favoriti dalla Libia, che con
l´aiuto di Iran e Cuba sta preparando i lavori della conferenza Onu che si
terrà a Ginevra a fine aprile. Sono mesi che Israele chiede ai governi
occidentali di boicottare Durban 2 (la prima conferenza si era tenuta nella
città sudafricana). I primi a sfilarsi sono stati Usa, Olanda e Canada. Quindi,
ai primi di marzo, anche l´Italia ha annunciato il ritiro della propria
delegazione dai lavori preparatori. Mossa che ha preso in contropiede alcuni
partner Ue, come la Francia, che avrebbero preferito rimanere uniti e lottare
per il cambiamento dei testi. Anche il Vaticano ha scelto di restare in attesa
di una nuova bozza di conclusioni. Eppure la mossa di Roma ha avuto effetto,
come si è visto ieri a Bruxelles. Su richiesta della Germania il caso Durban 2
è stato affrontato dai ministri degli Esteri Ue nel corso di un pranzo
disertato dal francese Bernard Kouchner. Al termine della discussione il
ministro Franco Frattini ha annunciato che i partner hanno deciso di presentare
un «testo unico radicalmente nuovo ed alternativo» preparato dall´Olanda, più
snello di quello sul tavolo a Ginevra e che «non menziona temi antisemiti e
limitazioni alle libertà d´espressione». Per il titolare della Farnesina
«l´Italia ha smosso le acque torbide e se il testo olandese sarà accolto i
nostri diplomatici torneranno ai negoziati». Duro anche il ministro tedesco
Frank Walter Steinmeier: «Per ora i documenti suggeriscono che non si tratta di
un semplice dibattito sul razzismo, ma di prese di posizione di parte sul
conflitto in Medio Oriente o per condannare le posizioni europee e americane
sul mondo musulmano». Sulla stessa linea la maggioranza dei partner europei,
tra cui Gran Bretagna, Danimarca, Estonia e Polonia. E così la tesi si è fatta
largo, tanto che al termine dei lavori il ceco Karel Schwarzenberg, presidente
di turno Ue, ha sottolineato che «se la Conferenza non si conformerà alle
nostre richieste la Ue si ritirerà». Insomma, una posizione che mette l´Europa
in rotta di collisione con l´Onu, il cui commissario per i diritti dell´uomo,
Navi Pillay, a inizio marzo aveva chiesto ai governi recalcitranti di rimanere
alla Conferenza per trovare un consenso sul razzismo. Parole che non hanno
convinto, come spiega un diplomatico europeo: i governi del Vecchio Continente,
infatti, «non hanno dimenticato» le manifestazioni di piazza antisemite del
( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 2 - Economia Il
premio Nobel: il governo vuol far capire che si sta impegnando per i cittadini
Samuelson: "Un messaggio chiaro Wall Street non deve vincere sempre"
EUGENIO OCCORSIO ROMA - «Obama ha fatto bene a lanciare quest´ammonimento
all´Aig. Vuole far capire agli americani che i salvataggi sono a favore di Main
Street e non di Wall Street. Il guaio è che ha perso troppo tempo prima di
uscire da quest´equivoco». Non rinuncia allo spirito battagliero, Paul
Samuelson. E´ il più glorioso fra gli economisti americani, è stato consigliere
di Kennedy, ha un´inossidabile fede democratica, eppure non rinuncia a
criticare l´attuale amministrazione. «La vuol sapere la verità?», risponde con
voce ferma e cordiale al telefono dalla sua villa in Florida dove sfugge alla
glaciale Boston. «Tutti ci auguriamo che Obama riesca a fare qualcosa di
veramente significativo prima che finisca la luna di miele con gli americani. I
sondaggi scricchiolano, il presidente rischia di vanificare l´immenso favore
popolare che l´ha portato alla Casa Bianca. Siamo tutti con lui, ma deve
sbrigarsi. Averci messo tanto prima di bloccare i bonus ai capi della Aig non è
un buon segnale». Dovrebbe allargare questo principio al resto del sistema?
«L´Aig è un caso particolare, ha bisogno di cure speciali. C´è da fare una
considerazione: serve un gruppo di manager d´elite, e la gente brava devi
pagarla. Senza esagerare ma in misura realistica. Sennò tutti scappano, e chi
la salva questa compagnia che gestisce un patrimonio da 1.500 miliardi? I bonus
vanno a chi guadagna, e qui guadagna prima di tutti l´azionista pubblico».
Torniamo alle misure di Obama: qual è il punto debole? «è come se si fermasse
sempre un attimo prima del passo decisivo. Troppa prudenza, e intanto la
situazione continua a precipitare. Io non cammino molto, ma l´altro giorno ho
fatto mezzo miglio a piedi e ho contato tredici cartelli "vendesi"
sulle case. Intorno a me ho alcune donne, c´è chi mi fa i servizi in casa, ce
n´è un´altra che mi prende la temperatura, insomma tutte quelle cose di cui ha
bisogno una persona di 94 anni. Bene, non ce n´è una che non abbia il marito
disoccupato». Ma Obama dovrebbe fare più nazionalizzazioni? «L´America non può andare a finire come la Cina di Mao o la
Russia di Breznev, regimi rovinosi sull´economia. Deve però impegnare più fondi
nelle misure di salvataggio, di stimolo fiscale, in tutti i provvedimenti che
mettono direttamente i soldi in mano alla gente. Mi rendo conto che non è
facile imporre misure drastiche al Congresso, ma come dicevo serve coraggio».
E il bilancio pubblico? «Si può rischiare di più. L´America è un paese
solidissimo, non date retta a chi paventa una crisi di fiducia globale. La
crisi è talmente grave che rischia di durare più di quella del ´29 perché c´è
più indebitamento in giro e c´è anche una persistente opacità nei bilanci di
tante finanziarie che oscura il quadro. è un altro punto dove non si stanno
facendo abbastanza sforzi: non è facile ripristinare il controllo su mercati
abituati alla deregulation più sfrenata, ma è assolutamente indispensabile».
( da "Finanza e Mercati" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Save vicina a Charleroi
Riorganizza in Airest il food and beverage da Finanza&Mercati del
17-03-2009 Save accorpa le divisioni del food and beverage organizzando la
conquista degli scali mondiali anche sul piano della diversificazione del
business. Parallelamente, prosegue il piano «core» con l'ingresso
nell'aeroporto di Charleroi. «Sullo scalo belga siamo in dirittura d'arrivo -
ha spiegato il numero uno Enrico Marchi - l'operazione dovrebbe infatti
chiudersi entro metà aprile». Dopo essersi aggiudicata dal governo della
Vallonia la negoziazione in esclusiva per l'acquisizione del 27,65% di Bsca, il
gestore dello scalo di Charleroi, Save sta lavorando da mesi alla due
diligence. Deal che prevede tra l'altro la prelazione su un ulteriore 21,24%
del capitale, a fronte della condivisione del business plan e dei relativi
investimenti. Intanto ieri, Marchi ha presentato Airest, società controllata
nata dalla fusione di Airport Elite, Airest e Very Italian Food. Airest decolla
con produzioni italiane Doc per atterrare su una piattaforma internazionale in
crescita, contando su un fatturato di partenza che supera i 200 milioni di euro
e 1.900 dipendenti. Nel 2009 sono previsti circa 25 nuovi punti vendita, di cui
9 già aperti nel primi 2 mesi dell'anno, tra i quali: Aeroporti di Roma Fco e
Treviso in Italia, Mosca aeroporto di Sheremetyevo in Russia, Suzhou in Cina, Abu Dhabi negli Emirati Arabi. «La spinta propulsiva per la
crescita geografica all'estero di Airest conta su diversi fattori a partire
dalla qualità italiana del food and beverage, fino al design e alla moda» ha
dichiarato Marchi spiegando le attività si estenderanno dai poli di viaggio ai
centri urbani e potranno essere affidati sia in gestione diretta che in
franchising. A margine della presentazione di Airest Marchi ha poi
espresso interesse ad aumentare la partecipazione nella società autostrade di
Venezia e Padova, in cui Save detiene poco meno del 5%. Quanto alla situazione
degli aeroporti, Save prevede un calo dei passeggeri, ma una tenuta del
fatturato nel 2009. Ieri il gruppo ha chiuso la seduta di Borsa con un rialzo
del 4,67% a 3,30 euro.
( da "Finanza e Mercati" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Forum sul successo
cinese in Italia da Finanza&Mercati del 17-03-2009 Un forum sulle storie di
successo cinesi in Italia: questa l'iniziativa organizzata ieri da ministero
degli Esteri, ambasciata e consolato della Repubblica popolare cinese, Fondazione
Italia-Cina, Regione Lombardia, Camera di Commercio di
Milano e Promos per fornire una corretta ed esaustiva informazione della
presenza cinese in Italia e, contestualmente, garantire la giusta visibilità ai
principali casi imprenditoriali di successo. Cesare Romiti, presidente della
Fondazione Italia Cina ha affermato che «date le
ingenti riserve valutarie cinesi e la volontà di investire all'estero da parte
del governo e delle imprese cinesi che internazionalizzano le proprie attività,
l'Italia deve essere in prima linea a cogliere questa opportunità. Il governo
italiano - ha aggiunto Romiti - deve da un lato mettere in atto riforme miranti
a raggiungere un ambiente più ricettivo per gli investimenti internazionali, e
dall'altro occorre che intervenga da subito per sollecitare l'attenzione del
governo cinese verso le grandi opportunità che si possono senza dubbio trovare
nel nostro Paese». Il presidente della Fondazione ha anche ricordato che il
2010 sarà l'anno della Cina in Italia,
«un'opportunità per fare conoscere la Cina agli italiani
e solidificare un rapporto già profondo con un paese strategico negli equilibri
mondiali». «I rapporti italo-cinesi - ha sottolineato il sottosegretario agli
Affari esteri Stefania Craxi - sono improntati a una collaborazione a tutto
campo che si ispira ad una grande concretezza. Iniziative come questo
forum servono ad arricchire di contenuti una partnership che, da economica e
commerciale, può diventare un occasione di scambio umano e culturale». D'altra
parte i dati, ricordati dal vicepresidente di Promos Giuseppe Castelli,
testimoniano il peso della Cina in Italia: nel 2008
nel nostro territorio erano registrate quasi 30.000 imprese con il titolare di
nazionalità cinese, e gli ultimi dati registrati mostrano una tendenza in
continuo aumento.
( da "Finanza e Mercati" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Mecspe, Parma diventa
la città della meccanica da Finanza&Mercati del 17-03-2009 Fiere di Parma
riapre i propri padiglioni dopodomani per accogliere l'ottava edizione di
Mecspe, la fiera internazionale della meccanica specializzata organizzata da
Senaf che si concluderà sabato. La «città della meccanica» metterà in risalto
temi di attualità quali innovazione e trasferimento tecnologico attraverso i
suoi sette saloni (Mecspe, Eurostampi, Subfornitura, Control Italy, Motek
Italy, Trattamenti e Finiture e Plastix Expo) che si rivolgono all'intero
comparto manifatturiero. L'edizione 2009 si presenta al proprio pubblico con
oltre 1.000 aziende in esposizione in rappresentanza di 15 paesi, 20 isole di
lavorazione, 13 convegni, 27 miniconferenze, 5 Piazze dell'Eccellenza e 36 associazioni
ed enti che sostengono attivamente la manifestazione. «Quest'anno la manifestazione ha acquisito una dimensione più
internazionale - dichiara Emilio Bianchi, direttore di Senaf - grazie al
progetto supportato della Regione Emilia-Romagna che porterà in fiera una
delegazione di buyer provenienti dalla Russia, dalla Cina e dall'India
che si aggiungeranno agli abituali visitatori stranieri».
( da "Finanza e Mercati" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Fiera Mi porta le
Regioni a Shanghai da Finanza&Mercati del 17-03-2009 Fiera Milano con le
Regioni in Cina. Il Commissariato Generale del Governo per l'Esposizione
Universale di Shanghai
( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XIII - Roma
OSSERVATORIO Soffre anche il business dei beni culturali per il turismo è l´ora
di nuovi progetti Il sistema economico mondiale è colpito da una crisi tra le
più gravi di sempre. Per l´Italia la Banca d´Italia ha stimato una contrazione del
Pil del 2,6% nel 2009. Gli effetti si ripercuotono sul turismo, una delle
componenti più importanti della nostra economia. L´Italia resta una delle mete
preferite ma abbiamo perso la leadership che detenevamo negli anni ´70: siamo la quinta destinazione al mondo dopo Francia, Spagna, Usa e
Cina. Il turismo, compreso l´indotto, rappresenta circa il 10% del
Pil dell´Italia: un dato rilevante anche se al di sotto del 17,2 stimato della
Spagna. Quello del turismo è un settore vitale con una forte voglia di fare
impresa, ma esistono ostacoli che ne limitano le potenzialità. Per
troppo tempo si è pensato che il patrimonio culturale potesse da solo
assicurare il primato. I fatti ci dicono che ciò non è più sufficiente: c´è
bisogno di infrastrutture, di progetti innovativi, di risorse manageriali
adeguate. Roma è stata per molti anni in controtendenza rispetto all´andamento
nazionale: ha registrato una costante crescita di turisti. Dal 1996 al 2007
(dati Ebtl, Ente Bilaterale del Turismo del Lazio) le presenze di turisti
nazionali e stranieri negli alberghi di Roma e provincia sono cresciute del
61,9%. Nel solo 2007 sono state 23,6 milioni. Il
( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina X - Palermo L´OPERAZIONE
PROPAGANDA IN SICILIA Negli anni Cinquanta, con "Per chi vota Concetta
Pipitone", l´Isola fu il laboratorio di un esperimento mediatico per
raggiungere le masse femminili Con l´appoggio di Giuliana Saladino autrice di
una ricerca sul campo e l´ostracismo di Nilde Jotti Il primo titolo, nel ´53
trattò di amore e povertà: la protagonista raccontava le difficoltà in cui
versavano i meno abbienti (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) «DALLA METà DEGLI ANNI
QUARANTA´- come scrive Stephen Gundle in I comunisti italiani tra Hollywood e
Mosca (Giunti, 1995) - i dirigenti comunisti avevano riconosciuto che il
partito spesso non riusciva a trasmettere il proprio messaggio ai lavoratori
più poveri e alle donne delle aree rurali, specialmente nelle zone ove la sua propaganda
orale era inesistente. E tuttavia, malgrado la grande quantità di fumetti e
fotoromanzi consumata da queste categorie, vi erano forti resistenze ad
adottare simili strumenti di comunicazione, perché li si percepiva come
corrotti e di origine americana. Nei tardi anni Cinquanta queste posizioni
cominciarono a sgretolarsi, dopo il riuscito esperimento di un fotoromanzo
"progressista" in Sicilia». Questo fotoromanzo aveva per titolo Per
chi vota Caterina Pipitone, era stato prodotto nel ´53 a Palermo e raccontava
la vicenda di una donna che esordiva dicendo: «Quando mi sono sposata, eravamo
innamorati io e mio marito Salvatore. Per qualche mese vi sono state solo
parole affettuose fra di noi. Ma poi sono finite le parole dolci. Cosa
mangeremo domani? Ogni giorno a questo pensiamo. E la felicità se n´è andata».
La donna in questione, la Caterina Pipitone del titolo, continuava a narrare
delle difficoltà in cui versavano i meno abbienti e alle quali poteva porre
fine solo un´avanzata del partito comunista. Quel fotoromanzo fu il primo di
una serie di "fumetti" propagandistici che vennero realizzati e
stampati in seguito in tutta Italia e usati come formidabile strumento capace
di raggiungere la masse popolari incolte. La validità di tale strumento di
comunicazione venne argomentata, sulle pagine della rivista del Pci,
"Quaderno dell´attivista", da un intervento a firma Giuliana Saladino
dal titolo "I fumetti e la nostra propaganda". Nel testo, la
giornalista e scrittrice siciliana, esponente di rilievo dei comunisti
nell´isola, prendeva polemicamente le distanze dalle posizioni espresse da
Nilde Jotti sulla scarsa validità e sulla qualità del genere fumetto. La Jotti
in un articolo dal titolo "La questione di fumetti" (apparso su
Rinascita nel 1951) aveva letteralmente messo al bando fumetti e fotoromanzi
considerandoli un sottoprodotto culturale da guardare con assoluto sdegno,
poiché i loro contenuti, a suo dire, veicolavano modelli di comportamento
ispirati al raggiungimento del benessere materiale e del successo facile e
individuale, perseguito anche con mezzi immorali. Al contrario, la Saladino
enucleava le ragioni a difesa di un proficuo uso di un genere così popolare.
Premettendo che in Sicilia la stampa di partito, (L´Unità) con le sue pagine
dedicate alla donne, o con le sue specifiche riviste (Noi Donne) non
raggiungeva certo le masse femminili, la Saladino documentava la ricerca e il
lavoro svolto sul campo da lei e da altre attiviste comuniste, che le aveva
condotte a propendere per mezzi comunicativi più semplici e più vicine nelle
forme a quelle preferite dalle donne siciliane. «Un fatto è certo - scrive la
Saladino - ed è che le donne, anche le più arretrate, leggono ed hanno voglia
di leggere e qualcosa spendono per leggere; di ciò testimonia in Sicilia la
grande diffusione dei fumetti. Le ragazze poverissime e quasi analfabete delle
famiglie bracciantili di Partitico, le ragazze dei quartieri popolari di
Palermo, con le quali abbiamo parlato di questo ci dicono che una ragazza
spende sino a quasi 150 lire alla settimana per un cineromanzo, che le
fortunate che sanno leggere, leggono la sera ad alta voce a quelle che non
sanno; che lo stesso fascicolo fa sempre il giro di almeno 30 o 40 ragazze,
spontaneamente organizzate per la lettura appassionata». Il modello a cui
ispirarsi è indicato, sempre nell´articolo della Saladino, nei fumetti cinesi,
del tipo di Child labour ("Il lavoro dei bambini") e di The
shepherd´s message ("Il messaggio del pecoraio") editi in inglese a
Pechino e rivelatisi utilissimi a far acquisire alle masse semianalfabete
contenuti importanti attraverso storie istruttive rese gradevoli dalla
semplicità delle linee, dai colori attraenti e dalle scene animate con dialoghi
semplici. La convinta e vivace difesa dell´uso del fotoromanzo, nel testo della
Saladino, si concludeva con una ferma presa di posizione: «Noi vedremmo
volentieri in mano alle donne siciliane dei fumetti con i celebri romanzi
d´amore e di lotte in cui viene esaltata la giustizia e condannata questa
società, i suoi mali, i suoi torti». L´intervento della Saladino e la sua
proposta, suscitò all´interno del suo partito parecchi rilievi di militanti e
intellettuali, scettici o assolutamente refrattari a contaminazioni con i
linguaggi della cultura di massa, ma ebbe l´autorevole sostegno del leader
maximo Togliatti che in un intervento sul tema della propaganda rivolta alle
donne, diede il suo appoggio e consenso alla produzione e alla diffusione di
fumetti e fotoromanzi come strumenti di sensibilizzazione e proselitismo politico.
«Se serve a far discutere e ragionare´ sostenne Togliatti ?le ragazze comuniste
possono usare anche il fotoromanzo». Così, sempre in Sicilia, viene ideata e
distribuita, con gran successo, nel ?55, la storia a fumetti L´amore vince
sempre. Le comuniste siciliane, guardando ai cartoons della
Cina di Mao, avevano dato il via ad una innovativa forma di
comunicazione politica che nel fumetto e nel fotoromanzo trovava lo strumento
migliore per far arrivare un messaggio sociale significativo alle masse femminile,
contribuendo non poco alla loro alfabetizzazione. L´operazione non solo
contagiò il partito a livello nazionale ma anche altre forze politiche, come il
Psi, che cominciarono a usare il fotoromanzo come mezzo di propaganda nel
meridione.
( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XIII - Milano
Lupetti: "La lunga marcia degli ex cinesi di Milano" Siamo stati
ingenui, ma non violenti, resto orgoglioso di quella esperienza e semmai mi
vergogno di chi fa le ronde La storia del gruppo in un libro e nel ricordo di
un reduce; tra i militanti il sondaggista Mannheimer e il designer Mari LUIGI
BOLOGNINI Mai dire Mao, ormai. Adesso pure i cinesi hanno archiviato il Grande
Timoniere e la Lunga Marcia. Ma l´utopia c´è stata e ha affascinato molti
giovani anche in Italia durante la lunga era del Sessantotto. Accanto ai
trotzkisti, ai filovietnamiti, ai lottacontinuisti, agli avanguardisti operai,
c´erano i seguaci di Mao Tse Tung della "Unione comunisti italiani
(marxisti-leninisti)", nota come "Servire il popolo" dal
giornale che ne era l´organo politico. Nell´epoca di massimo splendore, prima
metà degli anni Settanta, fu il più grande e organizzato dei gruppi alla
sinistra del Pci, quella extraparlamentare. Ora che la sinistra è tutta
extraparlamentare, la storia del gruppo è ripercorsa da Stefano Ferrante nel
suo bel libro, La Cina non era
vicina (Sperling & Kupfer). Epicentro del movimento, Milano, città del
leader maximo, Aldo Brandirali, detto "il piccolo Mao" visto che
l´organizzazione interna prevedeva il culto della personalità del capo. Ma
c´era molto di più: chi era in "Servire il popolo" doveva vivere
comunista anche negli aspetti privati e personali. Era quasi una setta
religiosa, come dinamiche personali interne. Con risultati che adesso possono
sembrare comici: i matrimoni comunisti, la vita nelle comuni, la donazione dei
soldi al partito, le direttive su come far sesso, gli asili del popolo. Ma che
comici non sembrano a Fausto Lupetti, 65 anni, ora titolare di una casa
editrice di libri sulla comunicazione a Bologna, all´epoca responsabile
culturale dell´Unione: «Per dirla con Gramsci, il futuro si prefigura:
bisognava vivere da socialisti anche prima che il socialismo fosse realizzato.
E poi diciamola tutta: se penso a oggi, alle ronde, ai clandestini malati da
denunciare, beh io mi vergogno di cose così, non certo dei matrimoni comunisti
e del resto». Anche perché una cosa che ha distinto "Servire il
popolo" dagli altri gruppi extraparlamentari è che nessuno è poi andato in
gruppi terroristici come Br e Prima Linea: «Ne sono orgoglioso. La nostra era
un´ideologia populista e per questo non potevamo andare contro il popolo,
seminando violenza e paura. E uno dei motivi per cui ci siamo sciolti era la
paura di infiltrati, di gente che ci portasse verso le armi quando ci siamo
resi conto che l´assalto al cielo era fallito». Ognuno è andato per la propria
strada e la lunga marcia ha portato qualcuno a diventare, da politico,
politologo (il sondaggista Renato Mannheimer), qualcuno a restare in un punto
qualsiasi della sinistra (le ex ministre Linda Lanzillotta e Barbara
Pollastrini, il giornalista Michele Santoro, il regista Marco Bellocchio, il
designer Enzo Mari), qualcuno a spingersi più in là. Come, ovvio pensare a lui,
Brandirali: convertitosi alla religione cattolica e ora in Cl e in Forza Italia
(è consigliere comunale a Milano, ed è stato assessore allo Sport), cosa che ha
generato parecchie ironie. Non quelle di Lupetti: «Io resto di sinistra, ma
posso capirlo: la componente emozionale è sempre stata forte in lui, ha
scoperto la fede con la stessa passione. E politicamente aveva tutti gli spazi
chiusi proprio per il suo passato, ha trovato aperti solo quelli». Inutile
guardare il passato con gli occhi del presente o viceversa. «Chiaro che ora mi
rendo conto degli errori. Non so se fossero 271, quanti ne elencò Aldo nel
discorso con cui di fatto si sciolse l´Unione, nel 1975, ma tanti sì. Il
principale, non aver capito che l´esperienza della Cina,
un Paese contadino, era intrasportabile in Italia, dove l´economia e la società
erano diverse. Certo, mi domando come non capissi l´irrealizzabilità di certe
cose, come aderissi così acriticamente. Ma non dimentico che se sono stato
maoista è stato anche in reazione al comunismo sovietico, burocrate e
repressore come fece a Praga. Con tutte le nostre ingenuità, i velleitarismi e
i moralismi, noi volevamo la libertà e un mondo migliore per tutti. Volevamo
cambiare il mondo e invece il mondo ha cambiato noi. Succede».
( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XVI - Milano
Sette principesse on ice per un kolossal da favola Sbarca domani al Palasharp il
terzo show su ghiaccio della Disney, già applaudito in 243 città del mondo
Quarantasei gli atleti coinvolti, 176 i costumi indossati, 22 i Tir impiegati
per il trasporto Rivivono in musical le avventure delle eroine più celebri, da
Cenerentola a Mulan e Trilli SIMONA SPAVENTA Non c´è favola che non abbia il
suo bel castello, ma questa volta la Disney ha pensato davvero in grande. Per
il suo nuovo show per famiglie � Disney On Ice presenta Principesse, al
debutto italiano domani al Palasharp � la scenografia è da kolossal: un
castello sul ghiaccio di tre piani che, come al tocco di una bacchetta magica,
si trasforma nella sala da ballo di Cenerentola, nel palazzo arabeggiante di
Agrabh, la città della Jasmine di Alladin, o nella Cina di Mulan. In tempo di crisi, per il colosso americano la parola
d´ordine è nessun risparmio sulla fantasia. Lo dimostrano i numeri dello show,
che riunisce in un´antologia fatata le storie d´amore delle eroine di
celluloide Disney da settant´anni a questa parte (la veterana è Biancaneve,
classe 1937): in scena 46 pattinatori professionisti di quindici nazionalità
diverse (l´età media è 24 anni), 176 i costumi, uno staff di oltre cento
persone, 22 Tir per trasportare i materiali. Uno spettacolo nato nel 2003 e già
visto da sei milioni di piccoli e grandi spettatori in 243 città del mondo, per
quello che è il terzo show su ghiaccio Disney ad approdare in Italia, dopo i
100 anni di magia Disney e High School Musical, quest´ultimo pensato, però, per
un pubblico di adolescenti. Qui invece si mira a far sognare soprattutto le
bambine, anche se sono parecchie le scene umoristiche o dalle ambientazioni
esotiche pensate per stregare i maschietti, dal mondo "in fondo al
mar" con pesci, granchi & C. della Sirenetta ai topini ad altezza uomo
che aiutano Cenerentola a spazzare e le preparano il vestito che le sorellastre
le avevano strappato, fino ai sette nani di Biancaneve e agli elefanti del
corteo dell´esotica Jasmine. Ma i produttori della Feld Entertainment
scommettono anche su genitori e nonni, in uno spettacolo transgenerazionale che
attraversa sette decenni di disegni animati. In tutto, sono sette le
"principesse" di cui si ripercorrono le gesta, soffermandosi
soprattutto sui momenti romantici, quegli happy end che da sempre fanno battere
il cuore: oltre alle citate Biancaneve, Cenerentola, Jasmine e alla femminista
Mulan, ci sono Aurora della Bella addormentata nel bosco con le sue tre fatine,
Ariel della Sirenetta, Belle di La bella e la bestia. Guest star, l´alata
Trilli di Peter Pan. Decine di personaggi che si muovono agili sul ghiaccio
sulle note delle canzoni più celebri dei film, da Così è l´amore di Cenerentola
a Il mondo è mio da Alladin, sotto la direzione dei coreografi Tom Dickson e
della moglie Catarina Lindgren, ex pattinatrice olimpionica. I ritmi variano
dal jazz alla samba, al latinoamericano, fino all´eleganza romantica dei gran
balli, esaltati dai costumi scintillanti disegnati da Gregg Barnes, già attivo
a Broadway, realizzati in paillettes, lustrini e tessuti tecnologici, ma anche
in materiali insoliti che ha scovato persino tra i fornitori ecclesiastici.
Giliegina sulla torta, le luci di Peter Morse, vincitore di un Emmy Award, che
illuminano magicamente castello, carrozze, scarpette e lampade del Genio, fino
al fatidico "e vissero felici e contenti".
( da "Unita, L'" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Acqua, nel 2030 avrà
sete un abitante su due MARINA MASTROLUCA A secco, costretta a dividersi una
risorsa limitata e sempre meno accessibile. Di qui al 2030 quasi la metà della
popolazione mondiale si troverà a vivere in zone definite ad alto stress
idrico, il che tradotto significa che ci sarà ben poca acqua da spartirsi. In
Africa già da un decennio prima i cambiamenti climatici metteranno a dura prova
tra i 75 e i 250 milioni di persone. Siccità e desertificazione
moltiplicheranno il numero dei profughi, intere popolazioni - tra i 24 e i 700
milioni - saranno in fuga alla ricerca di acqua. Nuovi conflitti si
innescheranno per difendere o accaparrarsi le risorse necessarie. Non promette
niente di buono il terzo Rapporto Onu sullo stato di salute delle risorse
idriche planetarie, presentato ieri al V Forum mondiale organizzato dal
Consiglio mondiale dell'acqua, che a Instabul ha visto una partecipazione
record: 30.000 partecipanti, 3000 organizzazioni, una ventina di capi di Stato
e di governo, 180 ministri dell'ambiente - per l'Italia Stefania Prestigiacomo.
POVERI E ASSETATI «Colmare il divario per l'acqua», questo il titolo
dell'evento. E di strada da fare, a giudicare dal rapporto Onu ce n'è fin
troppa. Ogni 17 secondi un bambino muore per una banale diarrea, dovuta all'indisponibilità
di acqua pulita e di impianti fognari. La mappa della povertà pressoché
coincide con quella dell'inaccessibilità di risorse idriche: quelli che vivono
con 1,25 dollari al giorno sono gli stessi che non possono bere acqua pulita.
Mentre metà della popolazione mondiale soffre la sete, il consumo di acqua non
è mai aumentato tanto come negli ultimi cinquant'anni - è triplicato -
soprattutto a causa della crescita demografica. Attualmente la popolazione
mondiale sale di 80 milioni all'anno, una pressione che produce un aumento dei
consumi d'acqua pari a 64 miliardi di metri cubi annui. Di qui al 2050 la
popolazione mondiale passerà dai 6,6 miliardi attuali a circa 9 miliardi, e
l'aumento sarà concentrato soprattutto nelle zone dove già le risorse idriche
scarseggiano. L'agricoltura che già oggi assorbe il 70% circa delle risorse
idriche, se non si introdurranno nuovi metodi di qui al 2050 inghiottirà il 90%
dell'acqua disponibile. I cambiamenti climatici e degli stili di vita sono le
altre voci in negativo del bilancio idrico mondiale, per non contare la
produzione di energia sia idroelettrica o da biocarburanti. Per produrre un
chilo di carne si consumano tra i 2000 e i
( da "Unita, L'" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
A secco, costretta a
dividersi una risorsa limitata e sempre meno accessibile. Di qui al 2030 quasi la
metà della popolazione mondiale si troverà a vivere in zone definite ad alto
stress idrico, il che tradotto significa che ci sarà ben poca acqua da
spartirsi. In Africa già da un decennio prima i cambiamenti climatici
metteranno a dura prova tra i 75 e i 250 milioni di persone. Siccità e
desertificazione moltiplicheranno il numero dei profughi, intere popolazioni -
tra i 24 e i 700 milioni - saranno in fuga alla ricerca di acqua. Nuovi
conflitti si innescheranno per difendere o accaparrarsi le risorse necessarie.
Non promette niente di buono il terzo Rapporto Onu sullo stato di salute delle
risorse idriche planetarie, presentato ieri al V Forum mondiale organizzato dal
Consiglio mondiale dell'acqua, che a Instabul ha visto una partecipazione
record: 30.000 partecipanti, 3000 organizzazioni, una ventina di capi di Stato
e di governo, 180 ministri dell'ambiente - per l'Italia Stefania Prestigiacomo.
POVERI E ASSETATI «Colmare il divario per l'acqua», questo il titolo
dell'evento. E di strada da fare, a giudicare dal rapporto Onu ce n'è fin
troppa. Ogni 17 secondi un bambino muore per una banale diarrea, dovuta
all'indisponibilità di acqua pulita e di impianti fognari. La mappa della
povertà pressoché coincide con quella dell'inaccessibilità di risorse idriche:
quelli che vivono con 1,25 dollari al giorno sono gli stessi che non possono
bere acqua pulita. Mentre metà della popolazione mondiale soffre la sete, il
consumo di acqua non è mai aumentato tanto come negli ultimi cinquant'anni - è
triplicato - soprattutto a causa della crescita demografica. Attualmente la
popolazione mondiale sale di 80 milioni all'anno, una pressione che produce un
aumento dei consumi d'acqua pari a 64 miliardi di metri cubi annui. Di qui al
2050 la popolazione mondiale passerà dai 6,6 miliardi attuali a circa 9
miliardi, e l'aumento sarà concentrato soprattutto nelle zone dove già le
risorse idriche scarseggiano. L'agricoltura che già oggi assorbe il 70% circa
delle risorse idriche, se non si introdurranno nuovi metodi di qui al 2050 inghiottirà
il 90% dell'acqua disponibile. I cambiamenti climatici e degli stili di vita
sono le altre voci in negativo del bilancio idrico mondiale, per non contare la
produzione di energia sia idroelettrica o da biocarburanti. Per produrre un
chilo di carne si consumano tra i 2000 e i
( da "Unita, L'" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
MADAGASCAR, VENTI DI
GOLPE «Abbiamo occupato il palazzo presidenziale. Questo era il nostro
obiettivo di oggi. Per ora, non abbiamo altri ordini». L'esercito ha circondato
l'edificio, senza però avvicinarsi al palazzo dove si trova asserragliato il
presidente Marc Ravalomanana, protetto dagli uomini della guardia
presidenziale. In pillole Un oRTO alla CASA BIANCA Nel giardino della Casa
Bianca, vicino a dove Jacqueline Kennedy piantò un roseto come omaggio floreale
alla Nuova Frontiera, Michelle e Barak Obama stanno mettendo un orto di
broccoli e zucchine. L'idea di un'alimentazione più sana era nata durante un
viaggio a Roma, ricorda il quotidiano New York Times. CINA,
BOMBA NEL SICHUAN Una bomba è esplosa ieri in un edificio governativo nella
provincia del Sichuan nella Cina sud-occidentale, una regione in
maggioranza da tibetani. L'ordigno, riferisce l'agenzia Xinhua, non ha causato
morti né feriti. L'anno scorso a Lhasa in Tibet scoppiarono violenti
scontri.
( da "Unita, L'" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Carne
gonfiata con acqua Nuovo scandalo in Cina LILIANA
CARDILE Un nuovo scandalo alimentare è pronto a scoppiare in Cina, avverte il
settimanale Nanfang Zhoumo, una delle poche pubblicazioni attendibili nel
Paese. Questa volta è il governo, attraverso il monito di uno dei suoi
funzionari, Feng Ping, a lanciare l'allarme, forse per timore di essere
travolto dall'ennesimo
caso di mancanza di controlli sulla sicurezza degli alimenti. L'ultimo numero
del settimanale denuncia la pratica ventennale, diffusa soprattutto nel sud
della Cina, di gonfiare il peso della carne con
massicce iniezioni di acqua per aumentarne il prezzo alla vendita. In alcuni
casi i capi appena macellati vengono immersi nell'acqua per assorbirne la
massima quantità possibile. In altri l'acqua viene siringata direttamente nel
cuore degli animali uccisi. L'acqua aggiunta alla carne conterrebbe in molti casi
sostanze chimiche e rifiuti industriali e aumenterebbe la possibilità di
infezioni nei tagli in vendita favorendo la presenza di batteri. Nel Guangdong,
il cuore della produzione cinese e dunque di quella mondiale, l'abitudine di
gonfiare la carne con acqua risale al 1985, anno in cui il mercato si aprì
all'intervento privato. In molti casi, documenta il settimanale, i produttori
avrebbero usato sui capi macellati anche atropina, una sostanza che espande i
vasi sanguigni in modo da permettere iniezioni di acqua più massicce.
Internazionale www.internazionale.it
( da "Unita, L'" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
I CENSORI DEL WEB
FRANCESCO COSTA Pochi giorni fa Reporters sans frontières ha elencato i nomi
dei paesi «nemici di internet»: dodici Stati che esercitano il massimo del
controllo possibile sulla rete, restringendo gli spazi di libertà di
espressione dei loro cittadini. Si tratta di Arabia Saudita, Birmania, Cina, Cuba, Egitto, Iran, Corea del Nord, Siria, Tunisia,
Turkmenistan, Uzbekistan e Vietnam. Dittature efferate, regimi autoritari,
democrazie solo nominali. L'Italia non è nell'elenco. Ma la mancata inclusione,
il fatto di essere un paese democratico, non ci mette al riparo dal rischio di
elaborare una legislazione repressiva: dove non arriva la violenza
criminale delle dittature, spesso possono arrivare la scarsa conoscenza del
problema, se non in alcuni casi l'ignoranza o la malafede. La proverbiale
allergia alla modernità della classe politica italiana - sempre che sia lecito
parlare di modernità a proposito di una cosa, Internet, che esiste da vent'anni
- rischia infatti di bloccare il nostro paese nel medioevo digitale. SEGUE ALLA
PAGINA 34
( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XV - Genova Un
lungo sogno, dall´Ansaldo agli alambicchi L´acquavite preferita da Veronelli
raccontata dal guru di Slow Food Servono 34 anni perché il distillato completi
il suo ciclo di produzione Il sistema è quello antico: a bagnomaria CARLO
PETRINI Questa è una storia che va raccontata per immagini. Una grappa nata da
due amici che la sognavano davanti ad un bicchiere di latte. Una camicia a
righe e una cravatta dal vago sapore Regimental che fanno capolino da una tuta
da lavoro blu, lisa dal tempo. L´eco di viaggi per mari lontani, di storie di
porti e di colline. I fumi di un alambicco e due giovani che vi lavorano
attorno. Questa è la storia di Luigi Barile, genovese, un pendolare tra mare e
colline, e della sua grappa. La distilleria di Luigi Barile si trova a Silvano
d´Orba, un piccolo borgo dell´Alto Monferrato, collina aspra, zona che ha avuto
tanti padroni quanti sono i castelli che svettano dai bricchi, e una storia
fatta di conquiste e lavoro della terra. Silvano d´Orba è sinonimo di grappa
fin dal 1848, quando «Leonzio» Lasagna, notabile locale, diede vita alla prima
distilleria. Da quel momento gli alambicchi hanno sempre funzionato. Il tempo
nella distilleria di Luigi Barile pare si sia fermato. Su un portone, che si
affaccia su una corte ristrutturata nel cuore del paese, campeggia la vecchia
scritta Distilleria. Varcata la soglia si entra in un ampio spazio dove
spiccano il forno e gli alambicchi che risalgono alla seconda guerra mondiale.
Luigi pare estasiato, come vedesse l´impianto per la prima volta: «Qui noi
usiamo un sistema discontinuo a bagnomaria. Con i Gualco, gli altri
distillatori storici di Silvano, siamo gli unici a utilizzare ancora un metodo
così in Italia». Si tratta di un impianto in cui due alambicchi in rame non
vengono inondati di calore pompato dall´esterno, come nella produzione
industriale, ma sono immersi in una caldaia riscaldata da un forno alimentato a
legna. In questo modo il processo di distillazione è più lungo, e ci vogliono
circa 2 ore per trasformare i
( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XI - Bologna
Il romanzo Parabola del capitalismo malato Per i Wu Ming si tratta del
romanzo-manifesto del cyberpunk all´italiana. Certo è che Meta-stanza
(Socialmente), nuova edizione de La stanza mnemonica, uscita nel ?95,
rappresenta un oggetto molto originale. L´autore, Oscar
Marchisio, economista bolognese ed esperto di Cina, inventa una
storia postmoderna, che sembra anticipare il destino di questo capitalismo che si
nutre di bolle speculative. Con una pletora di personaggi, un linguaggio molto
sociologico e una storia intricatissima. (massimiliano panarari)
( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 35 - Esteri
Lo scenario Scienziati divisi davanti al futuro dell´energia Quel nucleare
pulito tra utopie e realismo (SEGUE DALLA COPERTINA) ELENA DUSI valerio
gualerzi «Il sistema energetico mondiale del 2050? Sarà completamente diverso
da quello attuale, ma di certo non potrà ancora contare sul contributo del
nucleare da fusione», prevede Arturo Lorenzoni, direttore di ricerca presso l´Istituto
di economia e politica dell´energia e dell´ambiente dell´Università Bocconi di
Milano. I limiti che questa tecnologia pone sono infatti ancora molti, ma le
difficoltà non frenano le ambizioni. «Per costruire un reattore a fusione
bisogna superare ostacoli enormi. Ma il gioco vale la candela, perché questa
fonte di energia usa l´idrogeno come combustibile ed è dunque inesauribile, non
emette nulla di nocivo e può essere ottenuta in qualunque paese del mondo.
Inoltre, la reazione di fusione è così difficile da ottenere che non rischia di
sfuggirci di mano come invece può avvenire con la fissione» spiega Neil Calder,
il portavoce di Iter, la gigantesca centrale in costruzione a Cadarache, in
Provenza. Tanto ambiziosi sono gli obiettivi di Iter che nel Consorzio hanno
deciso di unire le loro forze paesi di mezzo mondo: dalla
Ue al Giappone passando per Cina, India, Corea, Russia e Stati
Uniti. «Gli ostacoli per arrivare alla fusione sono di due tipi» spiega Calder.
«Durante la reazione la materia diventa calda come all´interno di una stella e
assume lo stato di plasma. Noi dobbiamo migliorare le nostre capacità sia di
mantenere il plasma stabile che di confinarlo all´interno del reattore,
usando un campo magnetico. Non sono sfide per niente facili e non è realistico
pensare che la fusione nucleare arrivi a rappresentare l´unica fonte del
futuro, considerato l´aumento esponenziale di "fame energetica" del
mondo». Difficoltà così enormi si traducono in tempi di realizzazione
astronomici. Il reattore di Iter dovrebbe iniziare a generare energia intorno
al 2025 dopo 10 miliardi di dollari di spesa. Ma quello in costruzione a
Caradache è solo un prototipo e per attendere la centrale vera e propria che
accenderà le lampadine delle case bisognerà attendere il 2040. Anche Aldo
Pizzuto, capo del Gruppo di ricerca dell´Enea sulla fusione, invita alla
cautela. «E´ stata posta una pietra miliare verso la strada che ci porterà
all´uso su scala commerciale di questa energia - dice - ma don definirei quella
avvenuta nei laboratori di Livermore una svolta». «C´è ancora molto da fare,
sia per loro che puntano sui fasci di luce e il sistema inerziale, sia per noi
europei che stiamo lavorando sul confinamento magnetico», aggiunge. E´ convinto
che nel 2050 il mondo girerà in maniera molto diversa da oggi, ma a farla da
padrona sarà il nucleare tradizionale, quello a fissione. «Penso - precisa
Pizzuto - che conterà per il 60%, mentre le rinnovabili difficilmente
supereranno il 30% e la quota restante sarà garantita dalle fonti fossili».
Restando alla metafora politica, un «programma» profondamente riformista alla
Bad Godesberg, fondato su uno scenario in cui la domanda continua a crescere in
maniera esponenziale come prevedono diverse proiezioni della Iea, l´Agenzia
internazionale dell´energia, che solo ora alcuni centri studi iniziano a
rivedere sulla scorta delle nuove politiche a sostegno dell´efficienza. Non
tutti tra gli scettici della fusione si spingono infatti così avanti nel
pragmatismo e qualcuno si concede qualche previsione più visionaria. «Credo che
i soldi destinati alla fusione potrebbero essere impiegati in maniera più
efficace e diretta su tecnologie più mature, soprattutto quelle dell´efficienza
energetica - dice ancora Lorenzoni - ma non ho dubbi sul fatto che sia in corso
una rivoluzione». Quando i grandi rivolgimenti della storia bussano alla porta
per la prima volta non sempre è possibile riconoscerli, ma il docente della
Bocconi un possibile identikit in mente lo ha. «La crisi dell´auto avrà un
ruolo determinante - sostiene - non tanto perché taglierà i consumi di
petrolio, ma in quanto avrà enormi ricadute sulla rete di distribuzione. Le
vetture a batteria elettrica durante la fase di parcheggio inizieranno a
funzionare da accumulatori distribuiti di energia, stravolgendo il concetto
stesso di rete». Grazie a questa innovazione anche le rinnovabili potranno dare
un contributo più cospicuo che Lorenzoni al 2050 immagina intorno al 40-45%,
insieme a un 25% di carbone e petrolio, un 20% di gas e un 15% di nucleare da
fissione. «Tutto dipende dalle scelte politiche - chiarisce - e le differenze
tra Germania e Francia stanno lì a dimostrarlo. Sono paesi culturalmente,
tecnologicamente e geograficamente simili, ma la prima, con 23.903 MW di
potenza installata produce sei volte più energia eolica della seconda. In
questo senso la spinta che sta arrivando dall´America di Obama invita ad essere
ottimisti».
( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-17 - pag: 7 autore: Verso il G-20. Dopo l'intesa
sull'aumento dei finanziamenti Londra: subito le risorse per il Fondo monetario
Alessandro Merli LONDRA. Dal nostro inviato Saranno pronti probabilmente entro
le riunioni del mese prossimo a Washington i dettagli dell'aumento delle
risorse del Fondo monetario internazionale per venire in soccorso dei Paesi più
pesantemente colpiti dalla crisi globale. Lo affermano fonti dello stesso Fmi.
Dopo l'accordo dei ministri finanziari del G-20 nell'incontro del fine
settimana a Horsham, la presidenza inglese punta a far approvare dai capi di
Stato e di Governo, nel summit di Londra del 2 aprile, l'ammontare totale
dell'aumento delle risorse, che dovrebbero più che raddoppiare, dagli attuali
250 miliardi di dollari. Il cancelliere britannico, Alistair Darling, ha
sottolineato ieri alla Camera dei Comuni l'urgenza dell'operazione. Il Fondo ha
finora concesso prestiti per 55 miliardi di dollari ai Paesi in crisi, ma le
necessità potrebbero ampliarsi rapidamente se venissero coinvolte economie di
maggiori dimensioni rispetto a quelle interessate finora. Lo stesso direttore
dell'Fmi, Dominique Strauss-Kahn, ha ammesso però dopo la riunione di Horsham
che l'operazione non potrà essere definita nei particolari prima della data del
2 aprile. I contributi dei singoli Paesi e soprattutto le modalità dell'aumento
verranno stabilite con ogni probabilità solo a Washington. Il comunicato del
G-20 indica tre strade possibili per realizzare l'aumento. La prima sono
accordi bilaterali dell'Fmi con i Paesi che mettono a disposizione le risorse,
come è avvenuto per il Giappone, che ha firmato il mese scorso a Roma per 100
miliardi di dollari. è il canale preferito dallo stesso Fmi, in quanto il più
rapido. La seconda, suggerita dal segretario al Tesoro americano, Tim Geithner,
che ha proposto di triplicare le risorse del Fondo, è quella dell'aumento del
così detto Nab, uno strumento creato dopo la crisi asiatica nel 1998, per la
fornitura di prestiti al Fondo da parte dei suoi membri. Il terzo è un aumento
permanente delle risorse, indicato in un comunicato separato a Horsham dai Bric
(Brasile, Russia, India e Cina), che vogliono
legarlo a un incremento delle quote del Fondo, a sua volta collegata a una
revisione del ribilanciamento del peso dei singoli Paesi, a favore appunto dei
grandi emergenti. è però un procedimento più lungo e complesso. Per ora, il G-
( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
FINANZA E MERCATI data: 2009-03-17 - pag: 45 autore: Hi-tech. La società
annuncia l'annullamento del dividendo e un piano di tagli da 5,1 miliardi di
dollari Hitachi, terremoto al vertice Lasciano presidente e direttore generale,
pieni poteri a Kawamura Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro inviato Cambio al
vertice, annullamento del dividendo, programma di risparmi sui costi per
l'equivalente di ben 5,1 miliardi di dollari in un anno, chiusura di alcune fabbriche in Giappone e delocalizzazioni produttive in Cina e Sud-Est asiatico, e soprattutto scorporo sia della divisione
sistemi automobilistici sia di quella audiovisiva in vista di una maggiore
flessibilità verso eventuali alleanze industriali: è la più incisiva
ristrutturazione nella storia della Hitachi, annunciata a poche settimane di
distanza dalla comunicazione che l'esercizio in corso si concluderà a
fine mese con la peggiore perdita mai accusata da un'azienda giapponese (700
miliardi di yen, oltre 7,1 miliardi di dollari) e che i posti di lavoro da
tagliare saranno almeno 7mila. Se però alla Toyota (e in fondo anche alla
Honda) la crisi attuale è stata l'occasione per un ricambio anche
generazionale, il conglomerato dell'elettronica ha deciso di affidarsi a un
veterano, Takashi Kawamura, 69 anni, che dal primo aprile accentrerà i poteri
come presidente, Ceo e direttore generale di una azienda in cui lavora da 47
anni (ossia da quando il nuovo numero uno di Toyota, Akyo Toyoda, aveva 5
anni). L'attuale numero uno Kazuo Furukawa e il presidente Etsuhiko Shoyama si
assumono la responsabilità della débacle e vengono confinati in ruoli formali.
L'ascesa di Kawamura (oggi chairman di Hitachi Plant Technologies e Hitachi
Maxwell) sembra segnalare, per la sua carriera interna spesa soprattutto
nell'engineering industriale, una maggiore focalizzazione del gruppo verso le
attività “ Business-to-business”a scapito di quelle direttamente rivolte ai
consumatori: lui stesso ieri in conferenza stampa ha sottolineato che il gruppo
investirà risorse sulle attività ambientali ed energetiche (dalle tecnologie
per il risparmio di energia al nucleare), pur nel quadro di una complessiva
decelerazione delle spese di capitale. «Questo contesto di business senza
precedenti continuerà – ha detto –.Nessuna società può sottrarsi alla
conseguenze. Il mio compito non sarà facile: cercheremo di venire incontro alle
aspettative attraverso decisioni e azioni rapide e incisive». La novità più
importate riguarda gli spin- off: dal primo luglio nasceranno due nuove
società, il cui nome è ancora da definire. Una raggrupperà il settore
dell'automotive, avrà 7.600 dipendenti e un giro d'affaristimato in 280
miliardi di yen; l'altra accorperà il “consumer business” (che comprende
schermi tv e altri prodotti audiovisivi), con 750 dipendenti e ricavi per 160
miliardi di yen. Una razionalizzazione che continuerà con un ampio sfoltimento
del numero delle società controllate, che oggi si avvicina a 900 e dovrà essere
ridotto di un paio di centinaia di unità. LO SPIN-OFF Dal primo luglio nasceranno
due società: una per l'automotive, l'altra accorperà invece il «consumer
business» La staffetta. Takashi Kawamura ( a sinistra), nuovo presidente, Ceo e
direttore generale di Hitachi accanto al d.g. uscente Kazuo Furukawa REUTERS
( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-03-17 - pag: 46 autore: Metalli non ferrosi. La
Banca centrale cinese ritiene probabile un recupero nel secondo semestre Rame,
il peggio sembra alle spalle Salgono gli acquisti di copertura e l'interesse
per opzioni «call» Gianni Mattarelli MILANO In una conferenza sulle materie
prime tenuta mercoledì scorso dalla Citi Investment Research, con l'intervento
di specialisti dell'industria e analisti, si è manifestato un consenso su
attese negative per i mercati. Non c'è tuttavia da sorprendersi, perché è
tipico che le previsioni riflettano la situazione del momento, e quella attuale
è di recessione. Dall'osservazione degli indicatori Pmi (Purchasing manager
indices), che in passato si sono dimostrati ben correlati con i cambiamenti
della produzione industriale e del consumo di metalli, sembra tuttavia che il
peggio sia passato. In febbraio infatti, con l'eccezione dell'Eurozona, gli
indici sono in rialzo, pur mantenendosi molto al disotto della soglia di 50,
che divide contrazione ed espansione. Più significativo il
Pmi della Cina, risalito a 45,1 dal 42,2 di gennaio e dal minimo di 40,9 di
novembre. Gli occhi degli operatori sono puntati principalmente proprio sulla Cina, da cui si aspettano segnali di ripresa. Molta attenzione ha
attirato il rapporto annuale sui mercati finanziari internazionali della Banca
centrale cinese, pubblicato venerdì scorso, secondo cui la crisi
mondiale continuerà nel 2009, ma con un probabile risveglio nella seconda metà
dell'anno. Nel rapporto viene data come grossa possibilità che i prezzi di rame
e alluminio risalgano dai minimi toccati alla fine del 2008. Le quotazioni del
rame intanto si stanno rivalutando per una serie di fattori, tra i quali si
dovrebbe ormai escludere la spinta degli acquisti dell'Ente cinese per le
riserve strategiche, che ai livelli attuali di prezzo dovrebbero essersi
fermati, essendo più probabile che i cinesi aspettino una flessione delle
quotazioni prima di comperare di nuovo. Elementi di sostegno al mercato sono
invece gli acquisti di ricopertura, i cosiddetti shortcovering, soprattutto al
Comex di New York, da cui partono i principali ordini di acquisto sul London
Metal Exchange (Lme). Alcune entità commerciali, tra cui i Commodity Trading
Advisors (Cta, speculatori sul breve periodo), sono inoltre state spinte a
comperare dai segnali tecnici seguiti ai recenti rialzi. Alcuni macro-fondi
d'investimento starebbero poi posizionandosi verso un rialzo dei prezzi
comperando opzioni call, ossia diritti di acquisto (a prezzi di qualche
centinaio di dollari superiori alla quotazione corrente, per limitare il costo
dell'opzione). Ci sono infine broker che hanno raccomandato ai clienti di
comperare rame e vendere alluminio: è una strategia che lascia perplessi, ma di
fatto è risultato un aumento delle posizione aperte a termine in acquisto
dell'uno e in vendita dell'altro. L'umore degli operatori verso il rame
continua perciò a essere abbastanza positivo, grazie anche ai consumi in Cina, dove, per la forte riduzione della disponibilità
mondiale di rottame, l'utilizzo di catodi è superiore alle attese.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-17 - pag: 27 autore: Mercati alternativi.
Scajola firma al Cairo il piano di azione bilaterale 2009-2012 Roma rafforza
gli affari con l'Egitto IL CAIRO Realizzazione di infrastrutture. Trasferimento
di tecnologie. Incentivi per la creazione di joint ventures e promozione della
cooperazione industriale, degli investimenti e del commercio. Sono i principali
settori del piano di azione 2009-2012, lo strumento programmatico di
cooperazione economica e finanziaria italo-egiziana, firmato nel corso di una
missione al Cairo dal ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, e dal
suo omologo egiziano, Rachid Mohammed Rachid. La politica economica estera
italiana ha individuato nello scacchiere del Mediterraneo una delle
aree-rifugio dove, nonostante il rallentamento dell'economia,proseguono le
opportunità per export e investimenti. Con i suoi 80 milioni di abitanti,
l'Egitto rappresenta un serbatoio di opportunità nonostante una crescita in
frenata dal 7% stimato per il 2008 al 3-4% previsto ieri proprio dal ministro
Rachid. Per sostenere l'economia, il Governo egiziano ha deciso di dirigere i
fondi del pacchetto di stimolo specie su energia e infrastrutture. Il piano di
azione congiunto si inserisce in un contesto di crescita delle relazioni
economiche e commerciali bilaterali. L'interscambio è raddoppiato negli ultimi
tre anni, superando i 5 miliardi di euro. L'Italia è il primo partner
commerciale del Cairo tra i Paesi dell'Unione europea, terzo al mondo dopo
Stati Uniti e Cina. L'Egitto è il primo Paese
d'investimento del Nordafrica per le nostre imprese. «Col piano di azione –
dice Scajola – guardiamo oltre la crisi e gettiamo le basi per un ulteriore
rafforzamento delle nostre imprese in Egitto, partendo proprio dalle Pmi».
Questa la tabella di marcia dei prossimi mesi: il 21 aprile Scajola incontrerà
a Milano il ministro dell'Industria Rachid, alla guida di una delegazione di
imprese egiziane, per un incontro con imprenditori italiani organizzato
dall'Ice. Il 12 maggio seguirà il vertice dei due Governia Sharm El Sheik. Con
il ministro egiziano dell'Energia, Younes, il 12 maggio sarà firmato un
protocollo nel settore energetico che interessa le rinnovabili e lo sviluppo
delle reti e delle interconnessioni nell'area mediterranea. L'Italia ospiterà
inoltre a Milano il Forum economico e finanziario euromediterraneo, il 20 e 21
luglio, incentrato su Pmi, energia e infrastrutture, e che sarà inaugurato dai
presidenti Berlusconi e Mubarak. Nel corso dei colloqui Scajola ha
rappresentato le richieste delle imprese italiane alle prese con difficoltà
operative in Egitto, mercato ancora caratterizzato da troppi ostacoli
burocratici. Al Cairo, il ministro italiano ha partecipato inoltre ai lavori
del IV Forum per il Mediterraneo che ha definito, con il contributo della
Regione Sicilia, un protocollo per la creazione di un distretto del
Mediterraneo della pesca. Firmato infine un protocollo sulla formazione tra
Ice, Assocomaplast e il ministero dell'Industria egiziano. Alf. S. COMMERCIO E
INVESTIMENTI Interscambio raddoppiato negli ultimi tre anni Accordi su
trasferimenti di tecnologie, energia, joint venture, pesca
( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)
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Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-17 - pag: 27 autore: M&M Innovazione
e capitali dal Sud del mondo di Sara Cristaldi P rima c'erano solo i cool
hunters, sguinzagliati nei Paesi emergenti dalle case di moda alla ricerca di
idee, colori e suggestioni esotiche per le future collezioni. Oggi le rotte del
Sud del mondo sono battute dagli innovation managers a caccia di invenzioni e
prodotti realizzati dalle imprese neonate di India e Cina o Brasile e
Marocco. In tempi di crisi e di collasso dei consumi a Nord dell'Equatore, le
difficoltà aguzzano l'ingegno. Come peraltro è sempre accaduto nella storia. è
così che le compagnie globali, da General Electric a Nokia a Procter &
Gamble, vanno alla ricerca di beni che possono rivendere a consumatori non più
disposti a spendere oltre misura per soddisfare i loro bisogni. Prodotti
che possono essere frutto dell'ingegno delle agguerrite e preparate imprese
emergenti, ma anche dei centri di ricerca che le stesse global companies hanno
creato un po' ovunque per mettere a punto macchinari o cellulari adatti a
soddisfare le esigenze dei mercati più poveri. Perché dunque non proporli sui
mercati ricchi nella nuova era della parsimonia? In altre parole, se prima sono
cambiati i flussi dei capitali, da Nord-Sud a Sud-Nord se non Sud-Sud, ora è
l'innovazione ad aver invertito la strada. In uno scambio, in realtà, più
proficuo per tutti. Come ha dichiarato a Business Week C.K. Prahalad, autore di
"The fortune at the bottom of the pyramid: eradicating poverty through
profits", «la logica dominante vuole che l'innovazione parta dagli Stati
Uniti, vada in Europa e in Giappone, per arrivare solo dopo nei Paesi poveri.
Ma ora stiamo iniziando a vedere un'inversione di questo flusso». Anche perché,
se un tempo i prodotti in arrivo dagli emergenti lasciavano a desiderare quanto
a qualità, oggi la musica è cambiata: sono gli stessi Paesi in via di sviluppo
a "pretendere" beni di consumo, e non, mirati a esigenze sempre in
crescita. A maggior ragione quando si tratta di prodotti figli della
rivoluzione tecnologica. Certo esiste il rischio di una cannibalizzazione dei
prodotti più costosi che escono dalle fabbriche dei Paesi avanzati. Ma forse di
questi tempi ogni strategia è buona per risollevare i bilanci. A partire proprio
da quelli delle compagnie globali. sara.cristaldi@ilsole24ore.com
( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
MONDO E MERCATI data: 2009-03-17 - pag: 28 autore: Il made in Italy va in
Russia Paolo Zegna: gli ordini sono calati del 40%, occorre rilanciarli
Nicoletta Picchio ROMA «Se si cerca un segnale di fiducia, il numero delle
aziende che parteciperanno alla missione in Russia può essere interpretato come
la volontà delle imprese italiane di non mollare ». Paolo Zegna, vicepresidente
di Confindustria per l'internazionalizzazione, lo dice con orgoglio: con la
presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, sono più di 500 le aziendee 900
gli imprenditori che il 5 aprile partiranno per la Russia, accompagnando la
missione del Governo guidata dal presidente Berlusconi. Mosca, come prima
tappa, con gli incontri faccia a faccia tra imprese e il forum istituzionale.
Poi altre destinazioni mirate per settori, da San Pietroburgo a Sochi, da
Ekaterinburg a Krasnodar, fino al 9 di aprile. Al vertice di Horsham, sabato
scorso, il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha detto che il problema
numero uno è far ripartire il commercio mondiale. Le stime del Fondo monetario
prevedono per il 2009 un andamento negativo, per la prima volta da decenni. «è
vero, Tremonti ha messo in evidenza un problema importante. L'Italia in questi
anni ha spinto sull'export,siamo riusciti a mantenere le quote di mercato,
facendo meglio dei nostri Paesi concorrenti come Francia, Spagna e Inghilterra.
Siamo secondi solo alla Germania. Abbiamo anche modificato il mix dei mercati,
spingendoci su quelli emergenti. Ma certo, il mercato interno per le nostre
aziende è limitativo. Deve aumentare la domanda mondiale e il fattore fiducia è
fondamentale». Non giovano nemmeno le spinte protezionistiche che si avvertono
di questi tempi... Alcuni segnali si avvertono. Sarebbe un messaggio positivo
di fiducia riuscire a rilanciare i negoziati della Wto, chiudendo il Doha
Round. è chiaro che in un grande accordo internazionale qualcosa guadagni e
qualcosa lasci sul campo. Si tratta di raggiungere un equilibrio complessivo,
che darebbe una spinta positiva al commercio internazionale e sarebbe un atto
di grande responsabilità. Missione in Russia: è un Paese dove le nostre
relazioni economiche sono già avanti. Si prevedono forti potenzialità di
sviluppo? Ci sono molti settori che possono incrementare le proprie relazioni,
anche se la Russia è un Paese che presenta ancora una serie di problemi, per
esempio la burocrazia. Lo dimostra l'eterogeneità delle aziende che partecipano
alla missione, dalla meccanica alle infrastrutture, ai beni di consumo. In
questa fase c'è bisogno di spingere: gli ordini dalla Russia sono calati in
media del 40% dall'inizio dell'anno.Una cifra che non corrisponde al calo dei
consumi: sonoi nostri imprenditori che stanno andando cauti, magari perché non
ricevono garanzie adeguate sui pagamenti, come le lettere di credito, oppure
non riescono a ottenere il pagamento in anticipo. Le principali banche italiane
fanno parte della missione: che supporto vi aspettate? Le banche italiane
dovrebbero avere rapporti più stretti e selezionati con le grandi banche russe,
dal momento che gli istituti di credito più piccoli hanno problemi di
liquidità. Per le aziende italiane c'è bisogno di avere garanzie:il calo degli
ordini del 40% significa che le restrizioni sulle lettere di credito, già
denunciate da noi nel-le scorse settimane, persistono. La Russia arriva dopo le
missioni in Vietnam e Israele: nonostante la crisi, si va avanti? Proprio per
contrastare questa fase dobbiamo andare avanti, con coraggio e determinazione.
Stiamo già pensando a una missione a Singapore e vogliamo anche arricchire il
programma rispetto a quanto previsto, inserendo il Brasile. Bisogna spingere
sull'export, su quei mercati che possono avere per noi maggiori prospettive di
sviluppo, rendendo le missioni quanto più operative:molti incontri faccia a
faccia, mirati. Anche in Russia la scelta di dividere le imprese in tappe
diverse, a seconda dei settori, dopo quella unitaria di Mosca, corrisponde a
questa esigenza di grande pragmatismo. La Cina per reagire alla crisi sta puntando sul consumo interno. Questa
può essere per noi una chance importante? Sì, certamente. Proprio per questo
penso che nel 2010 una missione in Cina vada fatta.
Lo vedo per quanto riguarda la mia azienda: in Cina continuiamo
ad avere aspettative di crescita, così come in Medio Oriente,in America
Latina, a Hong Kong. Questa crisi inevitabilmente imporrà una selezione. Essere
più forti sui mercati esteri sarà ancora di più un imperativo, una sfida che riguarda
soprattutto le piccole imprese: cosa devono fare? è importante continuare nelle
aggregazioni,cogliendo l'opportunità dei vantaggi fiscali che oggi ci sono. E
occorre superare il tabù del 51%, contro la tendenza all'individualismo tipica
degli imprenditori italiani. nicoletta.picchio@ilsole24ore.com «Mosca presenta
ancora problemi di burocrazia Ostacoli dalle restrizioni sulle lettere di
credito» «Prossime mete Singapore, Brasile e un nuovo viaggio in Cina nel 2010» Vicepresidente. Paolo Zegna IMAGOECONOMICA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)
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Il Sole-24 Ore sezione:
MONDO E MERCATI data: 2009-03-17 - pag: 29 autore: Da Huawei a Cosco l'altra Cina in Italia Rita Fatiguso MILANO I tempi cambiano in
fretta e cinque anni fa un incontro tra aziende cinesi in Italia sarebbe andato
deserto per un motivo molto semplice: le realtà censite si contavano sulle dita
di una mano. Oggi sono un centinaio, hanno creato una loro associazione,
possonoraccontare le loro storie imprenditoriali. Di successo, al pari di quelle dei nostri imprenditori in Cina. «Storie di successo cinesi in Italia», l'evento organizzato da
ministero degli Esteri, Ambasciata della Repubblica popolare cinese, Fondazione
Italia Cina nonchè Regione Lombardia, Promos e Camera di commercio, ha visto
ieri passare in rassegna i vertici di Temax, Huawei, Cosco, Bank of China,
Benelli-Qianjiang, Air China, tutti giganti dell'economia cinese che
hanno ormai ben più di un piede in Italia, veri apripista di altri arrivi che,
c'è da crederci, non tarderanno. Quella cinese all'estero, infatti, è una
realtà in crescita, il Governo di Pechino vuole allentare i vincoli sugli
investimenti all'estero delle compagnie cinesi, è diieri l'annuncio del
portavoce del ministero del Commercio estero di Pechino Yao Jian: la Cina avrebbe deciso la misura in vista di opportunità di investimento
particolarmente convenienti in settori che spaziano dall'auto all'energia.
Proprio il tessuto di piccole e medie imprese italiane, spesso «troppo piccole
per affrontare la Cina, può interagire con questi
colossi cinesi – ha commentato l'ambasciatore Attilio Massimo Iannucci,
direttore generale del ministero degli Esteri per i Paesi dell'area asiatica –
aiutando le aziende di Pechino a consolidare gli arrivi, e facendo da ponte per
arrivi italiani in Cina, o alleanze su mercati terzi».
Sulla strada però ci sono ancora ostacoli all'arrivo di aziende cinesi, tra
queste la vecchia spina dei visti per motivi di lavoro, tema ripreso dal
sottosegretario agli Esteri, Stefania Craxi, che ha assicurato l'impegno del
nostro Governo per una soluzione. Ma c'è anche la difficoltà di inserire
l'Italia nei percorsi europei di Pechino. «Stiamo lavorando perchè la missione
cinese in Europa, che avverrà nei prossimi 15 o 20 giorni, venga anche in
Italia. Ma temo che sia difficile», ha detto Cesare Romiti, presidente della
Fondazione Italia- Cina.L'ambasciatore della
Repubblica Popolare cinese, Sun Yuxi, ha ricordato, tuttavia, che il presidente
Hu Jintao è atteso comunque in Italia in luglio per il G-8 della Maddalena. C'è
attesa anche in vista del traguardo dell'Expo di Shanghai 2010. «La Lombardia
guarda alla Cina con grande attenzione – ha ricordato
il Governatore della Lombardia, Roberto Formigoni – anche per consolidare con
il Paese asiatico rapporti di lunga data». rita.fatiguso@ilsole24ore.com I
PROBLEMI IN SOSPESO Ieri l'annuncio di minori vincoli agli investimenti sui
mercati esteri Ancora ostacoli al rilascio dei visti per motivi di lavoro
( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-17 - pag: 29 autore: Crescita al
lumicino, ma a sorpresa aumenta l'export negli Usa Vietnam, il miracolo resiste
HANOI Una delle crescite più dinamiche dell'Asia, un tessuto produttivo
irrorato da investimenti di aziende occidentali e dalle delocalizzazioni delle
imprese cinesi. Una popolazione giovane e determinata a fare il grande salto
dalla povertà alla classe media. Tutte le componenti del miracolo economico del
Vietnam sono adesso messe a dura prova dalla crisi finanziaria internazionale.
La crescita economica subirà un raffreddamento brutale,che l'Economist
Intelligence Unit ha provato a misurare: le ultime previsioni Eiu parlano
infatti dello 0,3% nel 2009 rispetto al 6,2% del 2008 e all'8,5% del 2007. Ma i
segnali di una vitalità indomabile potrebbero nei prossimi mesi obbligare a
rivedere al rialzo la previsione. Nonostante la crescita vicina allo zero, il
Vietnam è infatti una delle sole quattro nazioni asiatiche (le altre sono Cina, India e Indonesia) da cui si
attende una crescita positiva nel 2009. Ma a parte questa considerazione di
fondo, rimane il fatto che l'export vietnamita in direzione degli Stati Uniti
si è rivelato uno dei più resistenti. Tra i 50 principali fornitori del mercato
americano, solo cinque hanno fatto registrare incrementi in gennaio:
Bangladesh, Danimarca, Irlanda, Nuova Zelanda e appunto Vietnam, con il Paese
asiatico protagonista di un aumento del 14% dell'export negli Usa, la
performance migliore. «Un risultato incoraggiante » ha commentato Ayumi
Konishi, direttore per il Vietnam dell'Asian development bank (Adb), anche se
il colpo di coda non è stato in grado di compensare il calo complessivo del 5%
dell'export vietnamita nei primi due mesi dell'anno. Da non sottovalutare anche
il piano di costruzione di ferrovie, porti e strade, che secondo l'Adb continua
a poter contare sulle risorse provenienti dai piani di stimolo del Governo,
dalle agenzie internazionali e dai privati. Il Vietnam farà di tutto per
riprendere la corsa.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-17 - pag: 29 autore: INTERVISTA Alastair
Newton Senior political analist di Nomura «Il baricentro del mondo ora è a Est»
Micaela Cappellini Il baricentro del mondo? Per la prima volta dai tempi
lontani della Rivoluzione indu-striale, si sposterà decisamente a Est. è questa
la fotografia del mondo così come uscirà da questi mesi di recessione secondo
Alastair Newton. Inglese, 55 anni, oggi managing director e senior political
analyst di Nomura (che se lo è aggiudicato acquisendo lo scorso ottobre le
attività Emea di Lehman Brothers), per vent'anni è stato in forza ai servizi
diplomatici di Sua Maestà britannici tra l'Africa e gli Stati Uniti, oltre a
far parte del team del G-8 tra il 1998 e il 2000 per conto del primo ministro
britannico. «Questo dello spostamento a Est –spiega –è un trend di lungo
periodo, che la crisi mondiale sta soltanto accelerando ma che era in atto da
tempo. E quando gli storici di domani cercheranno la data d'inizio di questo
processo, fisseranno lo spartiacque nel 2001. Non l'11 settembre, ma il 1Ú di
dicembre. La data d'ingresso della Cina nell'Organizzazione mondiale per il commercio ». Da allora, e
fino all'anno scorso, il Pil di Pechino è cresciuto oltre il 10% all'anno. Un
segnale del ritorno ai vecchi, vecchissimi tempi in cui, «prima della
Rivoluzione industriale, la fetta più grande del Pil mondiale veniva prodotta a
Oriente, e non tra Europa e Stati Uniti», ricorda Alastair Newton.
Baricentro produttivo a Est, dunque. Ma anche finanziario: «Il modello Wall
Street è finito – sostiene l'analista politico – e New York perderà il suo peso
così come successe a Londra negli anni Ottanta. Sarà soltanto uno degli hub
della finanza, di pari peso rispetto a piazze come Dubai, Shanghai, Mumbai,
Tokyo e Hong Kong». E così come i centri finanziari, anche i capitali saranno
sempre più provenienti da Est: «C'è un dato – ricorda Newton – che rende bene
l'idea. E cioè che il deficit Usa ammonta a 1.750 miliardi di dol-lari, mentre
le riserve monetarie estere in Asia ammontano a 3.500 miliardi». Tra i
protagonisti dell'Est, naturalmente, ci saranno Cina e
India. «Ma non bisogna dimenticarsi del Giappone – aggiunge Newton – che
rappresenta pur sempre la seconda economia del mondo ed è anche una potenza
militare. Sta a Tokyo, però, diventare anche una potenza politica. E deve farlo
presto». In questo nuovo mondo che conta non c'èinvece spazio per la Russia:
«Mosca ha attraversato anni di crescita economica, subito dopo la grande crisi
dei primi anni Novanta, ma non ha mai conosciuto uno sviluppo economico vero e
proprio. Resta un'economia troppo basata sulle materie prime e sulle
oscillazioni dei loro prezzi. Ora: il presidente Medvedev sembra aver compreso
le difficoltà del suo Paese, tutto sta nel vedere se riuscirà a imporsi su
Putin e le sue oligarchie». Anche per l'Africa, evocata da molti come la nuova
area emergente del mondo, non ci sarà spazio sotto i riflettori: «Continuerà, è
vero, ad attrarre capitali destinati alle risorse, ma il drastico calo degli
investimenti esteri di quest'anno colpirà duramente il continente». E dei
consessi fra grandi, dal G-8 al G-20, che ne sarà in questo nuovo mondo che
verrà? Probabilmente, sarà necessario rivedere i nomi dei protagonisti. «A
cominciare dai Paesi europei –sostiene Newton –la cui rappresentanza nei gruppi
è sproporzionata rispetto al loro peso economico e politico ». Meglio sarebbe,
ad esempio, che per l'Europa sedesse ai tavoli un solo membro, «la Commissione
europea. Organismo che, fra l'altro, avrebbe molto da insegnare su come si
creano spazi, mercati e soprattutto regole comuni a più Paesi. Una funzione,
questa della creazione delle regole, di cui G-8 e G-20 dovranno sempre più
farsi carico». micaela.cappellini@ilsole24ore.com «Il deficit Usa ammonta a
1.750 miliardi, le riserve valutarie in Asia arrivano a 3.500» Ex diplomatico.
Alastair Newton
( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-17 - pag: 29 autore: Terapia d'urto per
l'industria cinese In dieci settori produttivi sconti fiscali, tassi agevolati
e commesse statali Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Troppa
capacità,pochi profitti, scarsa efficienza, eccessiva polverizzazione.
L'industria pesante cinese è malata. Una malata cronica, che ora però la crisi
economica globale e il crollo della domanda mondiale rischiano di mandare al
collasso.Al Governo,che per anni ha tentato di prescrivere terapie d'urto
incontrando puntualmente la fiera opposizione delle amministrazioni locali, che
sulla sopravvivenza a ogni costo di stabilimenti e opifici fondano una buona
parte del loro potere, non resta che intervenire. Rapidamente. Con una cura
potente. E, soprattutto, senza guardare in faccia nessuno. L'Assemblea
nazionale del popolo, la sessione annuale del Parlamento cinese che si è svolta
settimana scorsa a Pechino,ha discusso e approvato ben 10 piani di rilancio per
altrettanti settori industriali: automobile, acciaio, cantieristica,
petrolchimica, metalli non ferrosi, macchinari, elettronica, logistica, tessile
e manifattura leggera. Per stimolare la ripresa di questi comparti, che negli
ultimi mesi sono stati messi alle corde dalla grande crisi, il Governo è
prontoa mettere mano al portafoglio. In modo generoso. Una fettina del piano di
stimolo all'economia da 600 miliardi di dollari varato lo scorso novembre,
infatti, servirà per rimettere in movimento il grosso della gigantesca macchina
industriale del Paese. Alla quale Pechino assicurerà ciò che oggi vorrebbero
tutte le aziende del mondo: incentivi fiscali, finanziamenti agevolati,
commesse pubbliche. A quanto ammontino le risorse pubbliche destinate a
ciascuno dei dieci settori industriali finiti in terapia intensiva, però, non è
dato di sapere. I dettagli (si fa per dire, perché le autorità cinesi sono
sempre assai avare di numeri) dei singoli piani d'intervento dovrebbero
prendere forma nei prossimi mesi,tenendo conto delle linee guida fornite dal
Consiglio di Stato, l'organo legislativo supremo che ha elaborato la cura
anticrisi, e delle successive osservazioni del Parlamento. L'unica cosa certa è
che questa volta, a differenza del passato, il sostegno pubblico non prevede
"pasti gratis"per nessuno:i beneficiari dei fondi e degli aiuti
messia disposizione dal Governo dovranno ristrutturare sul serio. Come? A
giudicare dalle bozze di piano delle due industrie "pilastro"
dell'economia nazionale l'automobile e l'acciaio, gli unici due settori sui
quali il Governo ha già annunciato un po' di particolari - per i comparti in
via di riassettoè prevista innanzitutto una bella cura dimagrante. Le attuali
15 grandi case automobilistiche che operano nel Paese dovranno ridursi
rapidamente a 10. Lo schema predisposto dal Governo è semplicissimo. Le aziende
più grandi compreranno le più piccole, in modo che alla fine sul campo restino
3 o 4 giganti in grado di competere sui merca-ti internazionali, più 5 o 6
produttori con una forte posizione a livello regionale. Per la siderurgia,
invece, l'imperativo categorico è tagliare capacità. Nel
2008 la Cina, principale produttore siderurgico del mondo, ha consumato 450
milioni di tonnellate metriche di acciaio ma ne ha prodotte circa 200 di più:
troppe, anche considerando la parte destinata all'esportazione. L'obiettivo di
Pechino è eliminare 100 milioni di tonnellate metriche di capacità entro il
( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
MONDO E MERCATI data: 2009-03-17 - pag: 29 autore: INVESTITORI STRANIERI In
calo del 15% i capitali esteri Secondo i dati diffusi ieri
dal ministero per il Commercio di Pechino, in febbraio gli investimenti
stranieri in Cina sono diminuiti del 15,81% rispetto allo stesso mese del 2008. è
da cinque mesi che i flusso degli investimenti è in diminuzione, anche se il
ritmo del calo è rallentato rispetto a gennaio, quando è stato registrato un
rallentamento record del 32,7%. Zhao Yumin, un economista del ministero,
afferma che i dati di febbraio non sono tali da poter far supporre che il calo
degli investimenti stranieri si sia arrestato.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-17 - pag: 30 autore: La Francia non
delocalizza più Da Geneviève Lethu a Decathlon, la produzione torna in patria
Leonardo Martinelli PARIGI Ordinavano piatti di una precisa tonalità di verde.
Ma, quando i container arrivavano dalla Cina,
scoprivano che erano blu. Oppure, per rendere certi colori, i fornitori
asiatici utilizzavano componenti chimici proibiti da anni in Europa, ovviamente
senza avvertire il committente. «E poi non parliamo dei problemi legati alle
copie illegali - ricorda Edmond Kassapian, amministratore delegato di Geneviève
Lethu, marchio francese conosciuto a livello mondiale per i piatti, la
decorazione della tavola e la cucina -. Ricorriamo sempre a fornitori esterni,
ma la creatività arriva esclusivamente da noi. Ebbene, quando mandavamo a
fabbricare un nuovo oggetto in Cina, il fornitore
locale "rubava" l'idea: si metteva a produrre in parallelo piatti o
coltelli identici». Alla fine Kassapian ha detto basta. A partire dal
( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI data: 2009-03-17 - pag: 24 autore: Imprese.
Avanza il piano dell'azienda di Cesena per realizzare la
nuova sede da 60mila metri quadrati Technogym investe 40 milioni L'effetto
Olimpiadi continua a spingere le vendite in Cina (+51%) MILANO
Il fondatore di Technogym, Nerio Alessandri, ha appena inaugurato la linea
pilota del nuovo stabilimento in costruzione a Cesena ed è in partenza per San
Francisco dove parteciperà alla più grande rassegna mondiale del wellness.
Un settore che non sente la crisi? «Ho chiuso i conti 2008 e devo dire che
anche lo scorso anno abbiamo continuato lo sviluppo. Fare previsioni per il
2009 è molto difficile, specialmente per noi che abbiamo un business
caratterizzato da elevata stagionalità. Il budget 2009 è comunque in crescita.
Devo dire che le palestre sono affollate, anche perché la crisi spinge le
persone verso un ritorno ai valori fondamentali e a curare maggiormente la
propria salute facendo movimento. Raccogliamo dunque segnali positivi e siamo
fiduciosi che non venga fatto mancare il credito a chi vuole investire». Il
gruppo Technogym, leader nel wellness, è stato fondato a Gambettola (Cesena) da
un giovanissimo Nerio Alessandri, nel garage di casa. Oggi l'azienda, che
realizza l'85% del proprio giro d'affari nel business to business, vede una
partecipazione di minoranza del fondo Candover e ha cominciato a mettere nel
mirino acquisizioni di altre società sul mercato Usa. Ecco alcuni numeri
chiave: sono 1.600 i dipendenti nel mondo, con 13 filiali e 60 distributori esclusivi.
L'export rappresenta l'88 per cento. Le installazioni in palestre sono 50mila,
con 20 milioni di utenti che usano le attrezzature Technogym ogni settimana.
Importante l'innovazione con il 15% dei dipendenti impegnati in ricerca e
sviluppo: i brevetti depositati sono 200. «Confermiamo –dice il presidente
Alessandri – i nostri piani che prevedono di investire 40 milioni di euro per
realizzare la nuova sede di 60mila metri quadrati. Nello scorso anno il
bilancio del gruppo ha chiuso con un fatturato di 400,3 milioni di euro. E
questo nonostante il cambio euro-dollaro sfavorevole. Il tutto in uno scenario
competitivo in cui i principali concorrenti Usa hanno registrato perdite di
fatturato di oltre il 20% mentre Technogym ha guadagnato quote di mercato». Gli
Usa hanno mostrato infatti una crescita del 43 per cento. In Cina
(+51%), dopo un ottimo 2007, continua l'effetto traino delle Olimpiadi di
Pechino 2008, evento nel quale Technogym è stato fornitore ufficiale ed
esclusivo. Negli Emirati Arabi il gruppo ha capitalizzato l'apertura di una
nuova filiale nel 2007 con una crescita di oltre il 40% e la Russia ha
raddoppiato il fatturato dell'anno precedente. Buone notizie anche dai mercati
del Nord Africa che si attestano su crescite superiori al 50 per cento. Meno
bene l'Europa. Nel complesso Technogym ha messo a segno un incremento rispetto
all'anno precedente del quattro per cento (dato inficiato, dicono a Cesena, dal
cambio di dollaro e sterlina ai minimi storici che, a parità di cambio,
rappresenterebbe una crescita di oltre il sette per cento).L'Ebit è stato di 43
milioni di euro con un Ros pari al 10,7 per cento. F.V. IL PRESIDENTE
Alessandri: «Pur in un quadro difficile e nonostante il cambio euro-dollaro
sfavorevole, il gruppo guadagna quote di mercato»
( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
STILE E TENDENZE data: 2009-03-17 - pag: 25 autore: Catene specializzate
Raddoppia in Italia «Au nom de la rose» N ata in Francia nel 1991, Au nom de la
rose ("Nel nome della rosa") è una catena di negozi specializzata in
composizioni floreali a base di rose. Solo a Parigi ce ne sono una ventina, ma
il marchio è presente anche in Spagna, Gran Bretagna, Belgio, Lussemburgo,
Olanda, Russia e persino in Libano e Cina. Nel febbraio scorso è stato inaugurato il primo punto vendita
italiano, a Milano, in piazza Wagner. E alla fine del 2008, visto il successo,
è arrivato il secondo, sempre nel capoluogo lombardo, in via Mercato. La forza
della catena sono i prezzi, tutto sommato accettabili e soprattutto costanti
durante tutto l'anno, e la varietà dei bouquet offerti, accompagnati
esclusivamente da fogliame di stagione. In ogni negozio i clienti possono
inoltre consultare il libro I nostri bouquet preferiti, in cui sono fotografate
e descritte le composizioni più particolari, per aiutare i clienti nella scelta.
Nei negozi Au nom de la rose arrivano ogni gior-no rose dall'Europa, dal Sud
America e dall'Africa e si possono acquistare anche candele, essenzee molti
tipi di vasi da regalo. www.aunomdelarose.com
( da "Famiglia Cristiana" del 17-03-2009)
Argomenti: Cina
di Simonetta
Pagnotti Foto Ferrari LA CRISI ECONOMICA E L?AIUTO DELLE CHIESE / 2. PRATO
VIAGGIO NEL DISTRETTO DEL TESSILE ASSEDIATO DAI CINESI QUEL FILO DA NON
SPEZZARE Parrocchie e Caritas hanno già distribuito 400 mila euro. La
solidarietà non si ferma ma non si fermano nemmeno gli esuberi. «Abbiamo
bisogno di protezione o moriremo». Una signora di mezz?età controlla la data di
scadenza delle mozzarelle. Di fianco a lei, due donne in chador con bambini al
seguito fanno incetta di yogurt e crostate alla frutta. C?è la musica di
sottofondo, gli scaffali sono pieni e il banco dei "freschi" è
invitante. Oggi sono in offerta le orate surgelate a poco meno di un euro. «La
mozzarella scade tra due giorni, ma in frigo dura anche di più», consiglia
Grazia, una delle volontarie. Il lungo drappo tricolore prodotto per il corteo
contro la crisi del distretto che si è snodato lungo le vie di Prato. Siamo
all?Emporio di Prato, il supermercato della solidarietà aperto dalla Caritas
nel centro cittadino, a pochi passi dal Castello Normanno, in collaborazione
con Comune, Provincia e Fondazione Cassa di Risparmio. I locali sono messi a
disposizione gratuitamente dalla parrocchia di Santa Maria delle Carceri ed è
gestito dall?associazione "Cieli aperti" della parrocchia di Santa
Maria del Soccorso. Qui non girano soldi. Ognuno ha una tessera punti che viene
caricata gratuitamente e vale tre mesi. La merce, in genere vicina alla
scadenza o con piccoli difetti nella confezione (o in sovrapproduzione), arriva
direttamente dalle ditte o dai banchi della grande distribuzione. «In otto mesi
abbiamo comprato solo un bancale di zucchero», spiega il direttore, Folco Papi,
che ha lasciato un posto di caporeparto in un grande magazzino per dedicarsi al
sociale. È l?unico dipendente. Gli altri sono tutti volontari. L?Emporio ha
sostituito il sistema dei "pacchi dono" delle parrocchie ed è stato
voluto con forza dalla Chiesa di Prato che fin dal 2003, per fronteggiare la
crisi, ha istituito un Fondo per le famiglie che ha tamponato le emergenze più
drammatiche. Sino a oggi sono stati distribuiti circa 400 mila euro. Si vendono
più antidepressivi «Distribuiamo piccole somme per venire incontro a chi non
riesce a pagare le bollette o il mutuo», spiega Idalia Venco, direttrice della
Caritas, «in genere sono persone che prima vivevano bene e che adesso hanno
perso il lavoro e non sanno come fare a fronteggiare i debiti. Per questo
abbiamo anche avviato un sistema di microcredito che finanzia fino a 5 mila
euro». I macchinari fermi di un azienda tessile di Prato. La solidarietà non si
ferma, ma non si ferma nemmeno la crisi. Il distretto del tessile, che ha dato
ricchezza a tutta la provincia ? circa 40 mila addetti più 20 mila nell?indotto
? perde un pezzo dopo l?altro. Secondo i dati, sino al
( da "Finanza e Mercati" del 18-03-2009)
Argomenti: Cina
Il toro col marchio
made in Italy sbarca nella terra del Dragone da Finanza&Mercati del 18-03-2009 I tori italiani sbarcano in Cina. E con loro,
le tecniche di inseminazione artificiale bovine. Perché a guardare le
statistiche, il consumo di manzo e di latte nel Paese del dragone è in forte
crescita. E il business si preannuncia interessante. A cogliere per primo
l'occasione è stato un centro di fecondazione artificiale di Zorlesco,
in provincia di Lodi, che con il sostegno della Fondazione Cariplo ha stretto
un accordo internazionale con le autorità cinesi per lo sviluppo degli
allevamenti bovini in Cina. La joint-venture prevede,
oltre ad una prima esportazione di semi bovini prodotti in Italia,
l'esportazione di tecnologie e know how, quali i macchinari per
l'inseminazione, quelli per le analisi di laboratorio, i materiali per il
confezionamento e i contenitori per semi, per l'ecografia digitale palmare, per
l'ecografia portatile per diagnostica. E ancora: materiali per assistenza della
nascita dei vitellini, prodotti per il settore avicolo, robot di mungitura. Il
progetto, che sarà presentato oggi a Roma, si chiama Elpzoo: «Siamo ancora in
una fase di avvio - spiega il direttore del progetto Emilio Tirloni - per ora
abbiamo compiuto una prima esportazione di semi, che ci ha permesso di
collaudare tutto il percorso. Lo sviluppo del settore zootecnico in Cina ha fatto un notevole passo avanti negli ultimi anni. In
pochi anni il Paese è balzato al quinto posto nella produzione di latte. Il
valore del settore zootecnico è di 140 miliardi di euro, pari al 34% del valore
della produzione agricola. Il settore zootecnico è ormai diventato una fonte
importante del reddito della popolazione rurale (pari a un terzo del reddito
famigliare). Nel 2006, il governo cinese ha emanato l'undicesimo piano
quinquennale per lo sviluppo del comparto. Il piano ha stabilito che la
produzione di carne, uova e latte debba raggiungere rispettivamente 84 milioni,
30 milioni e 42 milioni di tonnellate con un incremento annuo di circa l'1,6%,
l'1% e l'8% entro il 2010, mentre per gli allevamenti intensivi di grande
dimensione è previsto un aumento del 10% circa. Obiettivi per i quali il
governo cinese ha già messo in conto di aprire le porte ai capitali stranieri,
favorendo gli investimenti nel settore. CAMILLA GAIASCHI
( da "Unita, L'" del 18-03-2009)
Argomenti: Cina
UN PAESE SENZA
NAZIONE Dalla crisi emergerà un mondo totalmente diverso. Purtroppo all'Italia
manca una guida politica e morale che ne ridisegni il futuro Alfredo Reichlin
Nella mia ormai lunga vita non ho mai avuto la sensazione di un Paese così poco
leggibile. L'impegno e la creatività convivono con fenomeni di razzismo finora
sconosciuti agli italiani. È come se avessimo dimenticato la nostra storia. Ho
letto a proposito della "fiction" su Di Vittorio che su cento
studenti solo nove sapevano della esistenza di uomini e fatti come quelli. Non
so quali interrogativi si pongano i capi di quella che fu la sinistra italiana.
Personalmente sento il bisogno di una riflessione più di fondo e più attuale. I
fatti incalzano. Dopo aver tanto esaltato il "nuovismo" è arrivato il
momento di rendersi conto che una "nuova storia" è davvero
cominciata. E noi ci stiamo dentro. Ciò significa che gli Stati e le nazioni
che usciranno (tra due, tre anni non di più) dalla grande crisi non saranno più
quelli di prima. Possiamo non chiederci se lo Stato italiano basato
sull'attuale rapporto tra il Nord e il Mezzogiorno resisterà alla prova? E
possiamo non domandarci quale ruolo avrà questa vecchia penisola a fronte delle
nuove potenze geo-politiche? Se la sinistra non si pone questi interrogativi,
lascia uno spazio enorme ai disegni autoritari di Berlusconi. Questo è il
problema che intendo porre. Le formule politiche non significano niente. Il
Partito democratico può avere con sé l'avvenire solo a una condizione: riuscire
a indicare all'Italia un nuovo orizzonte entro il quale la sua unità nazionale,
la sua cultura millenaria, il suo "genio" possano farsi valere come
essenziali in una nuova e diversa struttura del mondo. Per capirci: immaginare
che Napoli invece di finire ai margini di una grande storia, deturpata dal
degrado civile e dalla violenza, si ricollochi nello scenario di un nuovo
sviluppo in quanto città chiave di una potenza europea che si proietta nel
Mediterraneo. Solo un esempio per dire come questa piccola penisola dovrebbe e
potrebbe ripensare se stessa come nazione (ma esistono ancora gli eredi di
Gramsci?). L'Italia ha un assoluto bisogno di una nuova guida politica e morale
che ridisegni il suo futuro. E a questo livello noi non ci siamo ancora. Non
per caso il Paese sembra investito da una crisi morale prima ancora che sociale
e politica. Io non vedo una ondata reazionaria di destra, ma un fenomeno
altrettanto pericoloso: la perdita di fiducia in un destino comune. Mica poco.
Stiamo attenti perché il disprezzo degli italiani per la politica è arrivato al
punto che essi possono finire col considerare le regole della democrazia come
un lusso e non la condizione del loro stare insieme. Sono troppi quelli come De
Rita i quali pensano che basti far leva sulla famiglia, le comunità locali, le
piccole e grandi consorterie. Si dirà che esagero e che la forza dell'Italia
sta in questa arte di "arrangiarsi". Ai vari De Rita qualcuno
dovrebbe spiegare che siamo a un passaggio ineludibile. Quale sarà il mondo
dopo la crisi non lo sappiamo, ma è certo che nulla sarà come prima. Le scelte
sono grosse e si faranno nei prossimi mesi. Si ricostituirà l'asse esclusivo tra la Cina e gli Usa
oppure l'Europa svolgerà un suo nuovo ruolo? Ed è evidente che la ripresa,
quando verrà, non si baserà su un semplice recupero dei consumi privati. La
crescita avverrà per fenomeni inediti di ricambio e di innovazione. E qui sta
il tallone d'Achille della destra italiana (se diamo battaglia). Non per
caso assistiamo al fatto che Obama lancia un vasto programma per sviluppare
nuove tecnologie per la protezione dell'ambiente e per la ricerca di energia
pulita. Assisteremo a forti cambiamenti nei modi di vita, di consumo e di produzione.
Si riaprirà il grande problema della redistribuzione del reddito e della
valorizzazione del lavoro. Ci sarà - come direbbe Schumpter - una
"distruzione creatrice". Ma innovare l'Italia non è solo un problema
di tecnologie. È dare a questa penisola un nuovo ruolo storico: internazionale,
mediterraneo. L'Italia non è un insieme di territori. Pare invece che la virtù
dei giovani aspiranti alla leaderschip del Pd sia quello di "rappresentare
il territorio". Caspita, che trovata. Mi sia consentito solo di aggiungere
che una classe dirigente, degna del nome, non rappresenta un territorio.
Interpreta la nazione e indica ad essa un destino. Innovare significa questo.
Dare al Pd una nuova dirigenza capace di investire sul talento italiano, sulla
formazione, sulla ricerca, ma anche sulla bellezza dei luoghi e su tutto ciò
che può rendere la vita del nostro popolo più felice e più creativa. Insomma
operare affinchè gli italiani tornino ad essere quelli che "fanno le cose
belle che piacciono al mondo". Dico gli italiani, non la pura somma di
veneti e di siciliani.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-18 - pag: 8 autore: Commercio. Sono 90 i prodotti
statunitensi penalizzati Il Messico impone dazi sull'export americano Daniela
Roveda LOS ANGELES Tra Messico e Stati Uniti potrebbe essere guerra
commerciale. Ieri il ministro dell'economia messicana Gerardo Ruiz Mateo ha
annunciato l'imposizione di tariffe su 90 prodotti americani esportati per un
valore totale di 2,4 miliardi di dollari - in risposta al recente divieto di
circolazione per i camionisti messicani negli Usa. L'amministrazione Obama ha
subito imboccato la via della conciliazione, invitando il Parlamento a trovare
una soluzione all'annoso problema dei camion messicani; ma le pressioni
protezioniste al Congresso stanno montando, e con esse il rischio di una costosa
disputa con uno il terzo partner commerciale d'America, dopo Canada e Cina. La questione messicana costituisce il primo importante banco di
prova per il neo-presidente Obama sulla questione del libero commercio a poche
settimane dal prossimo meeting del G-
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-18 - pag: 12 autore: MERCATI E
MERCANTI ... Sul commercio il G-20 attende segnali da Obama L' estate scorsa,
tre mesi prima delle elezioni presidenziali Usa e subito dopo il fallimento del
negoziato per la liberalizzazione del commercio internazionale, "Mercati e
mercanti"rilevò che«l'effetto Obama può salvare il Doha Round». Oggi, due
mesi dopo il suo insediamento e nell'imminenza del debutto sulla scena
internazionale, al summit di Londra del G-20 il 2 aprile, è arrivato il momento
per Barack Obama di dare un segnale inequivocabile sulle sue intenzioni di
politica commerciale. E, con gli scambi mondiali, per decenni il motore della
crescita globale, in caduta libera, chiarire la sua agenda. Il dibattito ha
preso quota nei giorni scorsi a Washington. Due notizie dall'Asia, il crollo
dell'export cinese del 20% nei primi due mesi di quest'anno e il primo deficit
di parte corrente del Giappone da 13 anni a questa parte, sono state accolte
probabilmente con soddisfazione a Washington da parte di chi ha sempre visto le
due potenze asiatiche come rivali dell'industria americana. Dovrebbero invece
preoccupare, perché altro non sono che il rovescio della medaglia del crollo
della domanda negli Stati Uniti. Sul commercio, Obama ha mandato finora segnali
contrastanti: l'intenzione di rivedere il Nafta, il trattato di libero scambio
con Canada e Messico, annunciata in campagna elettorale, è stata ritrattata
dopo l'insediamento; la clausola Buy American inclusa nel piano di stimolo
all'economia è stata attenuata, ma non ritirata; il nuovo negoziatore
commerciale Ron Kirk, considerato un liberista, ha però indicato alla sua prima
uscita pubblica che aspetti sociali, dal trattamento dei lavoratori
all'ambiente, verranno presi in considerazione dall'amministrazione nelle sue
relazioni con i Paesi partner; e infine sembrano congelati alcuni accordi
bilaterali negoziati dal Governo Bush, con Corea e Colombia. Nel frattempo, la
recessione ha accentuato nel Paese le tentazioni protezioniste, dentro il
partito democratico e in alcuni gruppi di pressione che hanno contribuito
all'elezionedi Obama, come i sindacati. Non altrettanto impatto hanno avuto
prese di posizione pro-libero mercato, come quella delle grandi imprese della
Business Roundtable. Ma gli Usa si sono anche affiancati alla presidenza
britannica del G-
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-18 - pag: 12 autore: Cara Europa, basta
incertezze di Antonio Maccanico * L e frequenti riunioni dei vertici europei
non hanno dissipato un senso di delusione e di pessimismo sulle capacità
dell'Unione Europea di affrontare con decisione e con idee-guida molto chiare
la gravissima crisi che l'ha investita negli assetti finanziari e in quelli
produttivi e occupazionali. Alle ripetute dichiarazioni di disponibilità per
politiche coordinate, a misure concertate, a politiche di solidarietà e di
rifiuto del protezionismo, non seguono finora comportamenti del tutto
trasparenti e coerenti con tali principi. A parte l'indirizzo della Banca
centrale europea in tema di riduzione dei tassi d'interesse, le misure
antricrisi delle politiche fiscali e di bilancio sono autonomamente prese dalle
autorità nazionali e non lasciano trasparire una vera concertazione e in molti
casi hanno una tonalità protezionistica abbastanza evidente: basta riferirsi al
settore auto. La condizione disperata di Paesi come quelliBaltici e dell'Europa
dell'Est ha ricevuto finora risposte evasive: non esiste un piano complessivo
di rescue, si opererà caso per caso. Per quanto concerne le istituzioni
bancarie e finanziarie, l'esigenza evidente e pressante di un'autorità europea
di vigilanza, almeno per i Paesi dell'area euro, non fa alcun passo in avanti
nonostante il progetto di de Larosière che consentirebbe di superare subito la
macchinosità delle procedure Lamfalussy. L'esigenzadi un minimo di raccordo
comunitario nella gestione dei debiti pubblici fortemente differenziati dei Paesi
dell'Unione è del tutto ignorata. Le misure di riforma del Patto di stabilità e
crescita sono fino ad ora carenti: le condizioni fissate per evitare shock
asimmetrici nelle politiche di bilancio e fiscali dei singoli Paesi non servono
affatto in una crisi epocale dei mercati come quella che viviamo. In presenza
di grandi istituti finanziari e banche di dimensioni continentali, si stenta a
elaborare misure comunitarie da proporre in sede G-20 per liberarle dai titoli
tossici che, minandone la credibilità dei conti, alimentano la sfiducia e
impediscono la ripresa. La palese esigenza della costruzione di un embrione di
finanza federale dell'Unione che le conferisca un minimo di risorse per
iniziative comunitarie di investimenti in infrastrutture, in ricerca e
innovazione, nella politica di convergenza e di coesione, è del tutto
ignorata.Né si vedono all'orizzonte ancora proposte europee per evitare in
futuro gli squilibri globali e colossali tra Paesi debitori e Paesi creditori
favoriti da politiche monetarie non coordinate e che sono all'origine della
catastrofica situazione planetaria. Né finora è stata accettata una maggiore
identità operativa dell'Eurozona proposta dalla Francia in presenza di una
presidenza debole dell'Unione. In questa condizione, nella riunione del G-20
prevista per aprile - alla quale parteciperanno Paesi di
dimensioni continentali come Stati Uniti, Cina, India,
Russia e Brasile-difficilmente l'Europa potrà svolgere un ruolo da protagonista
se non troverà in sede G-8 un raccordo molto solido con gli Stati Uniti,
raccordo che presuppone una posizione fortemente unitaria dei Paesi dell'Unione
Europea. Ciò che rende difficile il conseguimento di questo obiettivo è
la "condizione politica" della Germania, del Paese più robusto e
prospero dell'Unione. Questo Paese traversa una fase assai delicata
nell'imminenza di elezioni, a cominciare da quelle europee del prossimo giugno.
I due partiti della coalizione guidata dal cancelliere Merkel sono in seria
difficoltà per le pressioni delle formazioni politiche populistiche che li
assediano: il populismo di sinistra della Linke, che sottrae consensi
importanti ai socialdemocratici; il populismo dei partiti di destra, a partire
dai liberali, che erodono i consensi della Cdu. Ambedue gli schieramenti populisti
sono antieuropei. Ne consegue la paralisi operativa del Governo di fronte a
misure di politica comunitaria che sarebbero nell'immediato percepite come
particolarmente onerose per la Germania, anche se in prospettiva altamente
positive per l'insieme dell'Unione e per l'uscita dalla crisi dalla quale
nessun Paese è in grado di uscire da solo. Se le cose stanno in questi termini,
a me pare che una responsabilità molto alta gravi sulle forze democratiche ed
europeiste del continente. è necessario che s'impegnino in una battaglia
culturale e politica a sostegno dell'Europa proprio sul fronte del deficit
democratico dell'Unione nella consapevolezza del rischio gravissimo che si
corre di fallimento del mercato unico e della stessa Unione monetaria. Persino l'Economist,nemico
da sempre dell'Europa federale, riconosce provvidenziale l'esistenza
dell'Unione nella tragica condizione dell'economia planetaria. La campagna
elettorale per il Parlamento europeo dovrà essere l'occasione per una
mobilitazione europeistica che punti a traguardi più avanzati dell'accettazione
del Trattato di Lisbona. Si è parlato di rafforzamento dei poteri del
Parlamento europeo, di elezione diretta popolare del presidente dell'Unione. è
necessario soprattutto che in Germania siano sconfitte le forze che sono un
oggettivo ostacolo a che quel Paese ritorni a svolgere quel ruolo trainante
della costruzione europea, che è l'orgoglio della sua tradizione politica
post-bellica. * Presidente di Civita IL COMPITO DELLA GERMANIA Berlino deve ritrovare
il suo ruolo di traino nella costruzione comunitaria. Necessario superare il
trattato di Lisbona
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-18 - pag: 12 autore: Import-export
di diritti. Arte e infanzia i settori trainanti L'editoria vende bene
(all'estero) di Stefano Salis L e case editrici italiane puntano sempre più
sull'estero, non si limitano solo ad acquistare e tradurre titoli stranieri ma
riescono ( o almeno cercano di farlo più di prima) ad imporre il proprio
prodotto a livello internazionale, anche se ancora bisogna lavorare molto per
lanciarsi sul mercato più ricco, competitivo e autarchico del mondo, quello
anglosassone. è quello che emerge dalla seconda indagine sull'import-export dei
diritti d'autore in Italia realizzata da Doxa per conto dell'Istituto nazionale
per il commercio con l'estero (Ice) e in collaborazione con l'Associazione
italiana editori (Aie), presentata ieri a Milano. In base all'inchiesta (754
interviste a un campione di case editrici che hanno pubblicato almeno un titolo
nel 2007), il 21% degli editori italiani ha acquistato o ceduto diritti
d'autore all'estero negli ultimi quattro anni. Non è un dato da poco, se si
pensa che nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-03-18 - pag: 17 autore: Emma Marcegaglia
incontra gli imprenditori di Bologna «I primi segnali di ripresa già per la
fine dell'anno» Emilio Bonicelli BOLOGNA Dalla crisi si potrebbe iniziare a
uscire «verso fine anno». Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia,
prima di andare a Roma per l'incontro con Berlusconi, porta a Bologna questo
«auspicio» positivo, sostenuto da «qualche debole segnale » di miglioramento
già in atto, agli imprenditori dell'EmiliaRomagna riuniti da Unindustria per
parlare della tempesta in corso sui mercati. Un poco di ossigeno potrebbe
venire da un netto miglioramento della congiuntura in Paesi quali «Brasile,
Messico, Cina ». Certo questi Stati «da soli non possono sostenere il mondo ».
Tuttavia, anche guardando alla propria esperienza di imprenditrice, Emma
Marcegaglia, vede le tracce di una svolta in atto, come il timido risveglio dei
prezzi per le materie prime, oppure la Cina «che ha
ricominciato a importare acciaio » e che, come qualcuno prevede,
potrebbe «riprendere a crescere dell'8/9% anche quest'anno». Sono è vero
«segnali molto deboli », per cui in questo difficile momento resta
«praticamente impossibile fare previsioni». «In ogni caso – spiega Emma
Marcegaglia – la vera soluzione della crisi non può che venire dal ristabilirsi
di regole normali e dal funzionamento normale dei mercati finanziari». Se,
oltre al timido risveglio di alcuni mercati, ci fosse qualche segno anche in
questa direzione, allora «la fine della crisi potrebbe essere più veloce di
quello che tutti prevedono». L'auspicio positivo c'è. Intanto, però, bisogna
fare di tutto perchè la locomotiva dell'economia non si fermi. Secondo Emma
Marcegaglia l'Emilia Romagna è un chiaro esempio del miglioramento che le
imprese italiane hanno saputo mettere in atto, investendo, innovando,
aumentando la capacità di export, internazionalizzandosi. Ora la frenata
globale dei mercatista mettendo in ginocchio proprio queste aziende eccellenti,
«campionesse nella capacità di crescita». La vera crisi è dunque una «crisi dell'industria
manifatturiera, prevalentemente del Nord, e le imprese dell'Emilia Romagna,
particolarmente vocate all'export, soffrono forse anche più di altre». «Per
questo – incalza Emma Marcegaglia – dobbiamo cercare di far sopravvivere il
nostro sistema industriale, nella tempesta, dando credito, liquidità e segnali
di fiducia». Se la locomotiva dell'economia si fermasse, si creerebbero non
solo gravi problemi sociali, ma «si perderebbero intere filiere industriali e
quelle capacità produttive che hanno fatto grande l'Italia». Centrale è il
sistema del credito, mentre si avverte «un inasprimento dei costi e difficoltà
ad avere nuova finanza». Decisivi anche gli ammortizzatori sociali. Gli otto
miliardi stanziati «possono bastare», ma serve più flessibilità e un
allungamento della cassa ordinaria. All'incontro di Bologna, che, come spiga il
presidente di Unindustria, Gaetano Maccaferri, ha avuto come tema le relazioni
industriali, «che possono fare la differenza in termini di competitività », è
presente il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. «Il prolungamento della
Cassa è già possibile – risponde Sacconi – basta l'intesa tra istituzioni e
parti sociali». IMPEGNO IMMEDIATO In attesa della svolta bisogna impedire che
le imprese si fermino, con iniezioni di liquidità, credito e segni di fiducia
( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-03-18 - pag: 17 autore: Prevista la
chiusura dello stabilimento friulano di Precenico Alla Safilo
( da "Repubblica, La" del 18-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 30 - Commenti
LA CRISI E LE IMPRESE CARLO CASTELLANO Come sta reagendo alla crisi l´industria
italiana rispetto agli altri sistemi produttivi internazionali? E con quale
struttura ci ritroveremo quando questa durissima recessione avrà termine? In
altre parole, le nostre imprese saranno più forti o più deboli nello scenario
competitivo mondiale? Perché quello che conta nella competizione globale è il
rapporto di forza tra i diversi sistemi. Tutti in questo momento stanno
soffrendo una crisi che ha una dimensione planetaria ed ha un´intensità
sconosciuta nell´esperienza degli ultimi 50 anni. Chi opera sul mercato aperto
può confermare come, nell´arco degli ultimi tre mesi dello scorso anno, la
recessione ha investito le industrie del Giappone, della Cina,
dell´India, degli Stati Uniti, dell´Europa come del Sudamerica, con una
rapidità inimmaginabile. Tutte le economie stanno oggi soffrendo. C´è una
caduta generalizzata della domanda e quindi della produzione industriale.
Tuttavia i diversi settori presentano rilevanti differenze; ad esempio, la
filiera della salute e del biomedicale parrebbe meno colpita. E anche le
diverse zone del nostro pianeta reagiscono in modo diverso. La recessione sta
mordendo anche la Cina ma la caduta
della produzione non è certamente paragonabile a quello che sta avvenendo negli
Stati Uniti. In Cina stanno soffrendo soprattutto le aziende che lavoravano per
l´esportazione, con una pesante caduta dell´occupazione. Ad esempio, si stima
che nel Distretto dell´elettronica di Shenzhen (una delle aree della Cina che ha avuto un incredibile sviluppo nell´arco degli
ultimi venti anni) nel corso degli ultimi quattro mesi sono stati licenziati un
milione di lavoratori. In questo scenario come sta reagendo l´industria
italiana? Si ha la fondata impressione che ? al momento ? nel confronto con le
altre industrie europee ed internazionali vi sia una relativa maggiore capacità
di tenuta. Sembrerebbe che le nostre imprese stiano per ora affrontando meglio
la crisi. Sia chiaro, la crisi è comunque pesante ed investe tutto il nostro
sistema industriale. E allora perché una migliore capacità di reazione? La
spiegazione si troverebbe nelle caratteristiche del nostro sistema produttivo:
contiamo su pochissime grandi aziende o multinazionali a capitale italiano. Abbiamo
una fortissima frammentazione del tessuto industriale, disperso su
micro-imprese. In sostanza, si potrebbe dire che i fattori strutturali di
debolezza del nostro sistema agiscono in questo momento come un fattore di
contenimento. A livello internazionale il «bollettino di guerra» registra
giornalmente i grandi nomi dell´industria mondiale. Certo, le piccole e
piccolissime imprese non fanno notizia; le loro difficoltà restano «sotto
traccia» e questo è maggiormente vero in un Paese quale è il nostro, che
presenta larghe zone di bassa trasparenza o di forte opacità soprattutto nelle
micro-imprese familiari. D´altro canto, il nostro Paese ha visto emergere,
nell´arco degli ultimi dieci anni, aziende in grado di esprimere una forte
crescita avviando importanti processi di internazionalizzazione. Queste
costituiscono oggi quella parte del nostro sistema industriale che è stato
emblematicamente chiamato «quarto capitalismo»; un nucleo di circa 4.000 medie
imprese, molte delle quali leader nei distretti industriali manifatturieri. Una
recente indagine di Intesa Sanpaolo su «Economia e Finanza dei distretti
industriali» ha messo in luce che questi distretti, pur essendo dominati dalle
imprese piccole e micro, hanno visto crescere il peso delle medie imprese in tutti
i settori ed in particolare nei beni di consumo del sistema moda e della
meccanica. Come stanno reagendo queste medie imprese alla crisi? Gli elementi a
disposizione sono insufficienti per dare una risposta. Si sarebbe portati a
concludere che anch´esse stiano in qualche modo comportandosi come le piccole e
piccolissime imprese. Probabilmente perché la peculiarità del sistema
manifatturiero italiano presenta un´organizzazione produttiva dove si
concentrano «saperi, cultura imprenditoriale, conoscenze tacite, know-how,
interazione sociale, scambi di informazione e/o di persone, processi di
innovazione-imitazione, istituzioni al servizio delle imprese» e generano
esternalità positive, esterne alle imprese ma interne al territorio. Ma quanto
abbiamo sinora detto è solo il bilancio di questi primi sei mesi della crisi
industriale. è tuttavia diffusa la convinzione che il momento peggiore si
manifesterà nell´autunno di quest´anno, quando ? è ipotizzabile ? verranno al
pettine i nodi dei rapporti con il sistema bancario. Fino a quella data le
nostre imprese reagiranno con gli strumenti tipici della flessibilità e
dell´adattabilità, proprie delle piccole imprese. Ma, se la recessione attuale
dovesse andare oltre l´arco temporale di quest´anno, allora il quadro delle
nostre imprese potrebbe cambiare radicalmente e troverebbe conferma la
previsione che il Pil italiano segnerà nel prossimo triennio una caduta ben più
pesante rispetto agli altri Paesi europei. Ecco perché il fattore «tempo»
assume un´importanza strategica in questo periodo. E infine, quale potrà essere
lo scenario prevedibile al termine di questa pesantissima recessione? è
inevitabile che sullo scenario mondiale le economie forti, le grandi
corporations transnazionali americane, giapponesi, europee ma anche cinesi,
indiane riprenderanno la corsa, più aggressive di prima. Soprattutto perché
hanno investito ? e continuano ad investire ? nei settori a forte innovazione
tecnologica, dove il nostro sistema industriale ha enorme difficoltà a
crescere. Ed è per questo che pur non mettendo in dubbio il positivo valore
«anticiclico» del finanziamento delle opere pubbliche e delle agevolazioni
all´edilizia, proprio in questa fase, si dovrebbe puntare anche sui settori più
innovativi ed agevolare al massimo le imprese ad investire in ricerca e
sviluppo, defiscalizzando i relativi investimenti. Purtroppo questo oggi non
sta avvenendo. Le risorse finanziarie in questo campo risultano di fatto
modestissime anche perché drenate per interventi a breve. Il nostro Paese non
può limitarsi a difendere il presente. L´emergenza non è solo il presente ma
anche il futuro.
( da "Repubblica, La" del 18-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina X - Palermo
Borgo, invito a pranzo con delitto Una pentita accusa i Cinà per
l´accoltellamento dei due giovani Le rivelazioni dell´ex pusher "Lupo e
Chiovaro puniti per il furto di una moto" SALVO PALAZZOLO «Prima del
delitto, gli assassini e le loro vittime, andarono a pranzo assieme, alla
trattoria "Napoli". Poi, la discussione, per il riscatto di un motore
che era stato rubato, degenerò in piazza». Irrompe una pentita nel giallo del
Borgo Vecchio, che il 23 aprile 2002 lasciò sull´asfalto due piccoli
pregiudicati di Brancaccio, Antonino Lupo e Vincenzo Chiovaro. Nelle scorse
settimane, il pm Maurizio de Lucia e la squadra mobile avevano riaperto il caso
grazie al racconto di un testimone, il fratello del boss oggi pentito, Antonino
Nuccio. In carcere erano finiti Gaetano Vincenzo Cinà, i figli Francesco e
Massimiliano. Adesso, al tribunale del riesame il pm deposita a sorpresa il
racconto di un´altra testimone d´eccezione, Cinzia Giudice, la trentunenne
corriere della droga che negli anni scorsi faceva la spola in auto fra la
Sicilia e la Puglia, per portare al Borgo pacchi di marijuana arrivata
dall´Albania. Dopo l´arresto, nel 2003, Cinzia Giudice aveva deciso di parlare.
«Lupo e Chiovaro erano specializzati nel furto di motocicli e nel richiedere
successivamente un riscatto per la restituzione - conferma adesso la Giudice
nel verbale depositato al tribunale del riesame - già una
volta avevano rubato la moto a Massimiliano Cinà ed erano riusciti ad estorcergli
del denaro. Avevano fatto la stessa cosa un´altra volta». L´ex corriere della
droga dice di conoscere la verità su quel delitto, perché era molto amica della
convivente di Gaetano Cinà. Racconta la pentita: «I quattro si misero a
discutere nella piazza del Borgo, vicino a un venditore di cozze, tale
Franco, che aveva sul banco dei coltelli. Massimo, vedendo che Chiovaro stava
per passare alle mani, prese un coltello dal banco delle cozze e sferrò un
fendente alle spalle di Chiovaro. A quel punto, anche Gaetano accoltellò allo
stomaco Lupo». Cinzia Giudice dice pure che «molte persone al Borgo si erano
messe d´accordo prima dell´incontro per dare una lezione a Lupo e Chiovaro». Ma
poi, alla prima coltellata, erano rimasti solo i Cinà in piazza. «Dopo il fatto
- prosegue Cinzia Giudice - Gaetano Cinà andò a Pioppo, in una casa che aveva
affittato con la mia amica. Si tagliò, per simulare un attacco di pazzia». La
pentita avrebbe saputo degli assassini anche da un altro amico del Borgo: «Vide
Chiovaro sanguinante, era convinto che ci fosse stato un incidente stradale. E
invece, poi, vide tante persone che aiutavano i Cinà a fuggire». La difesa
degli imputati, sostenuta dagli avvocati Toni Palazzotto e Marco Clementi,
insiste sull´inattendibilità del racconto dei due testimoni. Ma il primo round
del caso va alla Procura. Tre collegi del tribunale del riesame, presieduto da
Gioacchino Natoli, hanno infatti confermato gli ordini di custodia in carcere.