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DOSSIER “CINA”

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T ARTICOLI DEL  14-16 gennaio 2009#TOP



Report "Cina"

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Indice delle sezioni

Cina (36)


Indice degli articoli

Sezione principale: Cina

la partita adesso si sposta a linate ma la strada del city-airport è in salita - ettore livini ( da "Repubblica, La" del 14-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: E Brasile, Cina, Russia e Giappone, per dire, non hanno alcuna intenzione di aprire di più i loro cieli a Italia e Ue». Inefficace ? per lui ? è pure la norma che obbliga Enac a concedere autorizzazioni provvisorie per 18 mesi a chi chiederà di operare dallo scalo bustocco.

diario di un uomo sopraffatto dal dolore - parigi ( da "Repubblica, La" del 14-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: testimonianza del viaggio in Cina del 1974, in compagnia di Philippe Sollers e Julia Kristeva ? la sola ancora a cui aggrapparsi sembra esser la scrittura. Nell´oceano di dolore dominato dall´apatia, dallo smarrimento e dalla noia, la scrittura si propone come «rifugio, salvezza, progetto, breve amore, gioia.

chiara, siria, gianluca tre ragazzi e una casa - antonio tricomi ( da "Repubblica, La" del 14-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: il testo di un sms speditole dalla Cina). Ma sotto il seno sinistro, a scanso equivoci, c´è scritto "goddess", dea. Anna Chiara si descrive perennemente innamorata e quasi sempre single, seduttiva e logorroica, più a suo agio con le amicizie maschili che femminili. Si scatena in discoteca ma nasconde, lo dice lei stessa, un animo sensibile.

sequestrati 100 quintali di merce dalla forestale a chinatown - laura montanari ( da "Repubblica, La" del 14-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: pesce essiccato e riso dalla Cina, muletti fermi, pianali di legno appoggiati a una parete. Tutto piuttosto ordinato. Il ragazzo cinese è allenato ai controlli e si vede. Fa strada verso le celle frigorifere, «per di qua»: dice che non si possono aprire i congelatori, sono già passati i Nas dei carabinieri a giugno e hanno messo i sigilli.

news, satellite e quotidiani così pechino si rifà l'immagine - federico rampini pechino ( da "Repubblica, La" del 14-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: culturale equivalente alla stazza economica della Cina. Quarantacinque miliardi di renminbi (5 miliardi di euro) sono messi a disposizione delle tre maggiori organizzazioni multimediali di Stato: la Central China Television (Cctv), l´agenzia stampa Xinhua (Nuova Cina), e il gruppo editoriale che pubblica il Quotidiano del Popolo.

Bicego apre a Budapest e sogna Mosca ( da "Finanza e Mercati" del 14-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Ad oggi il brand è presente con 270 punti vendita in Italia, 200 in Europa. Il prossimo passaggio per Bicego sarà poi l'espansione sui mercati orientali: Cina, Giappone e Corea. E per garantire maggiore produzione, da poco il gruppo ha inaugurato un nuovo stabilimento produttivo per un investimento di 8 milioni.

Tutti i politici di ferro Un secolo attraversato insieme ( da "Unita, L'" del 14-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: In Cina resiste, o almeno così pare, il primo ministro Li Peng, passato alla storia per la tragica repressione di piazza Tienanmen. A riceverlo in Italia nel 1992, una visita contestata, fu Andreotti alla guida del suo settimo governo. La regina Elisabetta II e Margaret Thatcher sono le due donne più famose dell'epoca andreottiana,

Negli Stati Uniti cala il deficit commerciale ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Anche le importazioni dalla Cina hanno registrato un calo record, facendo scendere il deficit con Pechino a 23,1 miliardi di dollari. Il rallentamento dell'economia mondiale ha portato anche una contrazione dell'export, per il quarto mese consecutivo. La domanda di beni e servizi statunitensi è scesa del 5,8% a 142,8 miliardi di dollari,

La recessione globale frena l'export cinese ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina ha comprato sui mercati meno materie prime; inoltre, per effetto della forte riduzione dei prezzi del petrolio, ha speso meno. D'altro canto, le aziende cinesi hanno continuato a ridurre le scorte in previsione di una contrazione dei mercati internazionali, come dimostra la flessione delle importazioni di semilavorati e beni strumentali.

Piano anti-crisi per l'export ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Brasile e Cina. «è un piano anti crisi, rivisto alla luce della crisi internazionale», ha detto Adolfo Urso, sottosegretario allo Sviluppo economico, con responsabilità per il commercio estero. Ieri il consiglio di amministrazione dell'Ice ha approvato le linee guida dell'attività di quest'anno,insieme ad una riorganizzazione dell'

Con i master sulle Pmi più stranieri al Politecnico ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: che provengono in particolare dagli Stati Uniti e dalla Cina- spiega Gianluca Spina, docente di management e rettore del Mip vogliono conoscere la realtà e il modello di lavoro delle piccole aziende italiane, dei distretti industriali e delle case di moda». Ma sono soprattutto i numeri a confermare la teoria: quest'anno, infatti, dei 75 iscritti al programma full-time dell'Mba (

La cautela domina le vendite di lana ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: è la Cina al centro degli interrogativi sulla seconda parte dell'annata La cautela domina le vendite di lana Non è cambiato molto, lo scenario del mercato laniero australiano, dopo la lunga sosta natalizia. La conclusione della prima parte dell'annata 2008-09 era in graduale flessione e la tendenza è stata confermata ieri alla ripresa delle aste,

Senato. Hillary dura con Hamas, "apre" all'Iran. Audizione davanti alla Commissione Esteri ( da "AmericaOggi Online" del 14-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: terrorismo, effetto serra, non-proliferazione, rapporti con Cina e Russia e con l'Europa : Hillary è stata categorica su no al dialogo con Hamas fintanto che il gruppo radicale palestinese non rinuncia alla violenza e riconosce Israele. Più vaga invece, rispondendo alle domande dei senatori, sull'Iran.

anche la piastrella sente la crisi ma il sistema non è al collasso - giorgio e romano prodi ( da "Repubblica, La" del 15-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: infine la Cina. La crisi di oggi è forse la più grave da quando il distretto ceramico esiste. Tuttavia se ci voltiamo indietro a guardare il passato ci accorgiamo che le nostre imprese hanno sempre trovato la forza e le idee per reagire cambiando i prodotti, il modo di produrre e la struttura stessa delle imprese.

internet tra sicurezza e normalizzazione - stefano rodotà ( da "Repubblica, La" del 15-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina chiede che cada il velo dell´anonimato per rintracciare un giornalista che aveva mandato negli Stati Uniti una notizia "sgradita" al regime, Yahoo lo fa, il giornalista viene arrestato e condannato a dieci anni di carcere; Google gestisce i rapporti con Stati sovrani come la Turchia o la Tailandia,

Industria a picco emergenza per l'auto ( da "Unita, L'" del 15-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Del resto persino la Cina, al pari degli Usa, di Francia e Germania, ha deciso di aiutare l'auto in crisi, con un iniziale stanziamento di eco-incentivi per un totale di 5 miliardi di yuan, l'equivalente di 732 milioni di dollari. LA.MA. MILANO lmatteucci@unita.it

La Cina sorpassa la Germania e diventa la terza potenza economica ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 01-15 - pag: 1 autore: La Cina sorpassa la Germania e diventa la terza potenza economica La Cina diventa la terza potenza economica mondiale scalzando la Germania, per effetto della revisione (+13% ) del Pil nel 2007 (nella foto,il premier Wen Jiabao all'ultimo vertice a Pechino con il cancelliere tedesco Angela Merkel).

Pil, la Cina toglie a Berlino il 3Ú posto ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: MONDO data: 2009-01-15 - pag: 8 autore: La corsa di Pechino Pil, la Cina toglie a Berlino il 3Ú posto Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente L a Cina scavalca la Germania e diventa la terza potenza economica del mondo. Il sorpasso è avvenuto grazie a una revisione al rialzo dei dati macroeconomici del 2007.

De Fonseca passa ad Avm Group ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: in Cina, in Italia opera solo nel commerciale con la vendita di circa 15 milioni di pantofole su un mercato di 30 milioni. Il venditore è assistito in qualità di advisor dell'operazione da Dvr Capital, la boutique fondata da Carlo Daveri. Mo.D. LO SCENARIO L'advisor sta organizzando il finanziamento con le banche perché l'operazione tra febbraio e marzo veda il closing finanziario

Più retail per Inghirami Nel 2009 altri 30 negozi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina (è stato tra i primi ad aprire in Oriente una fabbrica di abiti, nel 1994), Ungheria, Bulgaria e Francia. Inghirami è uno dei pochi gruppi italiani che presidia ancora l'intera filiera del tessile-abbigliamento, con 2.700 dipendenti di cui un migliaio in Italia e un fatturato 2008 vicino ai 200 milioni.

Macef 2009,un "focus" per sostenere l'innovazione nel mondo della casa ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, India, Francia Corea, Spagna e Polonia). Il settore-chiave di quest'anno è l'Argento e il claim del concorso è "Beyond silver". Le slide dei progetti selezionati - la giuria è composta da Irene Bulgari, Francesco Illy, Paolo Moroni, Aldo Cibic, Nello Martini e Luca Trazzi - sono esposte al padiglione 10,

il "sacrificio" di bnp-paribas per conquistare il gruppo fortis ( da "Repubblica, La" del 15-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Giampiero Martinotti [pechino corre ai ripari] La Cina vara una manovra di aiuti statali mirata a sostenere due settori in crisi, l´industria automobilistica e la siderurgia. Per le automobili il governo di Pechino ha deciso di ridurre al 5% l´Iva sulle vetture inferiori a 1.600 cc di cilindrata;

bossi: "non c'è intesa sulla giustizia" e i sindaci leghisti attaccano roma - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 15-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: anche in Cina. E lui scherzando mi ha risposto che è perché sono alti così... « portando la mano all´altezza della vita. Quindi a partire dal 23 gennaio «nel giro di due-tre consigli dei ministri ritengo di poter presentare la riforma complessiva». Se il fronte della giustizia avrà modo di scaldarsi nelle prossime settimane,

Tragedie dimenticate ( da "Famiglia Cristiana" del 15-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ma hanno difficoltà a rammentare il devastante terremoto in Cina dell?anno scorso e l?uragano Katrina negli Usa, per non parlare del terremoto in Pakistan, che nel 2005 ha provocato 80 mila morti ed è stato la causa di rinnovate tensioni belliche con l?India. Donne dell?Aceh pregano per le vittime dello tsunami.

La crisi cinese ( da "Avvenire" del 15-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: hanno creato la ricchezza della Cina contemporanea non devono nemmeno fiatare. Il tasso di crescita resta alto rispetto all'Europa, ma si passerà dal 13% del 2007 a meno del 7% nel 2009. Ci si aspetta un esercito di 33 milioni di nuovi senza lavoro, migranti costretti a tornare nelle zone di origine Sono stati 670mila gli stabilimenti che hanno cessato l'

La Chiesa assiste i poveri. Le autorità lasciano fare ( da "Avvenire" del 15-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ma lo sviluppo economico selvaggio cui è stata sottoposta la Cina lascia esclusi troppi poveri e infligge troppe ferite di cui i governi non hanno tempo e forze per occuparsi. Allora chiudono volentieri un occhio perché altri risolvano problemi che altrimenti potrebbero degenerare. Un esempio ancora più vivo è quello del terremoto del Sichuan, il 12 maggio scorso,

Scoppia il caso di <Carta 08>: cittadini per la democrazia E il regime ferma i promotori ( da "Avvenire" del 15-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: anno fortunato della Cina, segnato dalle Olimpiadi di Pechino. Invece, il massacro dei tibetani, il terremoto del Sichuan e l'inizio della crisi hanno trasformato, per alcuni aspetti, il 2008 in un anno orribile. Il 2009 non sarà da meno: le tensioni che si preannunciano a causa delle difficoltà economiche saranno rinfocolate da altri anniversari:

Aiuti made in Portugal ( da "AprileOnline.info" del 15-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Afganistan, Algeria, Cina, Honduras e Iraq sono gli ultimi Stati che ha visitato come AMI. Con un'agenda piena di accordi, il leader della ONG passa poco tempo in Portogallo. Le decine di viaggi che fa ogni anno nelle diverse zone del mondo fanno di Fernando Nobre un nomade della medicina umanitaria.

I numeri, la prudenza e le terapie ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: se gli Stati Uniti viaggiano tra il -2 e il -3%, se la Cina e l'India faticano a mantenere una crescita del 6 e del 5%, come sorprendersi se il modello della Banca centrale prevede un -2% per l'Italia? Più che una previsione è un calcolo. Tutti si augurano, con il mini-stro, che a fine anno quei numerisi rivelino errati o superati dagli eventi.

Green Style: l'economia del vicino è sempre più verde ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Dalla California di Arnold Scharzenegger, all'Europa, alla Cina, un reportage sui protagonisti, le tendenze e gli scenari del Green Style. Qualcosa di più di una rivoluzione economica e sociale. Un nuovo stile di pensiero e comportamento individuale, estraneo tanto al pauperismo ambientale che all'apocalisse ecologica prossima ventura.

Il valore della piastrella ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La crescita di capacità produttiva da parte della Cina è nota da tempo. I veri problemi con la Cina, o con altre aree del mondo a basso costo della manodopera, sono quelli legati alla contraffazione di prodotti o lo sfruttamento illegale di un marchio e non la capacità produttiva. Molte aziende italiane vendono beni uguali a quelli prodotti in aree a basso costo della manodopera,

Cina, sostegni agli automezzi più ecologici ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, sostegni agli automezzi più ecologici Il Consiglio di Stato cinese ha adottato le prime misure di rilancio del settore auto che erano state preannunciate in dicembre. Il pacchetto, del valore di 15 miliardi di yuan (oltre due miliardi di dollari) prevede finanziamenti pari a 10 miliardi per le case automobilistiche che si impegnano a modernizzare le loro linee di produzione

Mitsubishi Ufj svaluta per 3,2 miliardi$ ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: compreso uno swap agreement con la Fed e un ampliamento di schemi analoghi con Giappone e Cina – ma dimostrano in prima persona un nervosismo poco rassicurante. Ne pare una dimostrazione il recente arresto di un “blogger” con l'accusa di avere danneggiato l'economia del Paese diffondendo false informazioni.

Il caso Jobs si abbatte sul consiglio della Disney ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: azienda di Burbank di dominare le incerte sorti della sua attività cine-televisiva, schiacciata dalla pirateria in rete e dalla copia selvaggia. Adesso, la musica cambia. L'uomo che Bob Iger sente tutte le settimane per studiare di comune intesa la strategia della Disney, non risponderà più al telefono per almeno sei mesi.

L'oro tornerà sopra quota mille ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Quanto infine all'offerta,quella delle Banche centrali è calata, così come quella delle miniere sudafricane: nella graduatoria mondiale dei produttori, Pretoria ormai è scesa al terzo posto, sorpassata prima dalla Cina e ora anche dagli Stati Uniti.

Diritti umani, Mauro delegato dell'Osce ( da "Avvenire" del 16-01-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Sede e dieci volte Cina e Cuba. In seguito Mauro ha preso numerose iniziative, tra l'altro sulla condizione dei cristiani in Turchia, Iraq, Pakistan, Egitto. Ieri egli ha ricordato che l'Osce promuove «la presenza e l'effettivo contributo delle comunità religiose alla vita pubblica, garantendo la loro specifica identità e riconoscendo il loro fondamentale contributo per la società»


Articoli

la partita adesso si sposta a linate ma la strada del city-airport è in salita - ettore livini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 14-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 6 - Economia Ridimensionamento in vista per il Forlanini stretto tra le promesse di Alitalia su Malpensa e le mire di Lufthansa La partita adesso si sposta a Linate ma la strada del city-airport è in salita Riggio (Enac): "L´unica soluzione è la chiusura dello scalo, l´ho detto anche a Bossi" No bipartisan delle amministrazioni locali al ridimen-sionamento dello scalo milanese ETTORE LIVINI MILANO - Accantonato con una sonora sconfitta il caso Malpensa, il fronte del Nord si prepara ad affrontare in ordine sparso il nuovo psicodramma dei cieli padani: il futuro di Linate. Il ritorno dei voli intercontinentali Alitalia a Milano ? ma anche la possibilità che il capoluogo lombardo diventi il quarto hub di Lufthansa ? è legata a filo doppio a un drastico ridimensionamento del Forlanini. Operazioni cui ostano due piccoli problemi: il "no" bipartisan dei pezzi più pregiati della politica locale, Lega in testa, e la difficoltà tecnica a restringere il perimetro del city-airport meneghino senza incorrere negli strali Ue. «La soluzione è una sola ? taglia corto Vito Riggio, presidente dell´Enac ?. Linate va chiuso. L´ho spiegato anche a Bossi. Due scali così non possono coesistere. Malpensa è spennata dal suo gemello e da Bergamo. Quando Monaco e Atene hanno costruito il nuovo aeroporto intercontinentale, hanno chiuso senza rimpianti quello più vecchio. Anche se era più comodo e più vicino al centro». Facile a dirsi. Difficile da spiegare ? specie per un amministratore locale ? ai 9 milioni di persone transitate lo scorso anno al Forlanini. Una decisione però ? dopo che Cai e i tedeschi hanno messo le carte in tavole ? non è rinviabile. E le vie d´uscita sono strettissime. Linate gestisce 290 voli al giorno di cui un terzo di Alitalia e ospita la rotta più redditizia (almeno fino all´arrivo dell´alta velocità) dei cieli europei ? quella per Fiumicino ? con 2,5 milioni di passeggeri l´anno. Oggi su questa tratta operano solo Alitalia e (poco) Meridiana e la sua liberalizzazione ? malgrado in lista d´attesa per servirla ci siano tra gli altri Lufthansa, Easyjet, British Airways e Ryanair ? è lontanissima: Linate è un aeroporto saturo, con tutti i diritti di decollo e atterraggio già assegnati. E anche i 50 slot Fiumicino-Linate liberati da Cai sono stati riutilizzati dalla stessa azienda su altre destinazioni. è possibile lasciare al Forlanini solo il Milano-Roma? Molto difficile. Per due motivi. Il primo è che una soluzione di questo genere ? a meno di aiuti pubblici o aumenti delle tariffe aeroportuali ? non è redditizia per Sea, che anzi perderebbe diverse decine di milioni. Il secondo sono gli ostacoli della Ue, che già una volta ha impugnato i decreti su Linate, costringendo i governi italiani a rocamboleschi dietrofront. Per la stessa ragione, anche un taglio meno selvaggio delle rotte è una strada in salita. I concorrenti di Alitalia si rivolgerebbero a Bruxelles. Ed eventuali atti di imperio governativi non farebbero altro che accelerare le procedure comunitarie, con il rischio di ripristinare senza appello lo status quo dei cieli lombardi. La cura Riggio ? per assurdo ? sarebbe l´unica in grado di far quadrare il cerchio. La Sea ci guadagnerebbe e tanto Cai quanto Lufthansa avrebbero a quel punto carta bianca per riportare i voli a lungo raggio a Malpensa. La partita è insomma molto delicata. Anche perché la politica lombarda, tanto per cambiare, sul tema è divisa. Il Carroccio assieme al ministro Ignazio La Russa e al presidente della provincia Filippo Penati è contrario a qualsiasi ridimensionamento di Linate. Letizia Moratti e Giuseppe Bonomi, numero uno della Sea, sono pronti ? di fronte a piano di rilancio di Malpensa ? a sedersi al tavolo mentre Roberto Formigoni sembra disposto in extrema ratio a sposare la linea Riggio. A complicare le cose, aggiunge il presidente dell´Enac, c´è il fatto che liberalizzare il traffico a Malpensa («lotteremo per conquistare il diritto a nuovi voli», ha lasciato intendere Lufthansa) non sarà facile. Anche perché gli impegni solenni presi del governo per placare le ire del Carroccio hanno più valore estetico che pratico. «Per rinegoziare i bilaterali bisogna essere in due ? spiega Riggio ?. E Brasile, Cina, Russia e Giappone, per dire, non hanno alcuna intenzione di aprire di più i loro cieli a Italia e Ue». Inefficace ? per lui ? è pure la norma che obbliga Enac a concedere autorizzazioni provvisorie per 18 mesi a chi chiederà di operare dallo scalo bustocco. «Per me non c´è problema ? conclude ?. Il fatto è che l´ok finale è della Iata che lo garantisce solo di 6 mesi in sei mesi». La nuova Alitalia è decollata. Far ripartire gli scali milanesi, Linate o non Linate, sarà molto più difficile.

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diario di un uomo sopraffatto dal dolore - parigi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 14-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 39 - Cultura Diario di un uomo sopraffatto dal dolore Sta per uscire in Francia un lungo testo inedito scritto dal semiologo dopo la morte della madre con cui viveva: un evento che visse come la fine del mondo Giorno dopo giorno annotò in centinaia di schede, pensieri, emozioni e ricordi Di fronte alla tragedia della morte è travolto dalla "presenza dell´assenza" PARIGI Un lutto «immobile e non spettacolare», che però risulta estremamente doloroso e straziante. Un «lutto puro che non deve nulla al cambiamento di vita, alla solitudine», nascendo invece dalla «ferita aperta della relazione d´amore». Un lutto «senza sostituti o simbolizzazioni» che dà luogo a una sorta di «siccità del cuore». E´ in questi termini che, durante gli ultimi anni della sua vita, Roland Barthes descriveva la propria condizione psicologica ed esistenziale, dopo la scomparsa della madre, avvenuta il 25 ottobre 1977. L´autore di Frammenti di un discorso amoroso era legatissimo a Henriette Binger, nata nel 1893 e rimasta vedova a ventitré anni, quando il piccolo Roland aveva solo un anno. Il loro fu un rapporto unico ed esclusivo, suggellato da un legame fortissimo che mai nulla verrà a rimettere in discussione. Per il celebre critico e saggista, la figura materna resterà fondamentale e insostituibile, tanto che la sua scomparsa sarà vissuta come la fine di un mondo. Un trauma senza precedenti che però egli si sforzò di descrivere, analizzare e comprendere, annotando giorno dopo giorno pensieri e stati d´animo, emozioni e riflessioni, ricordi e piccoli fatti quotidiani. E´ nato così Journal de deuil, un lungo testo inedito (lo pubblicherà a febbraio l´editore Seuil) che fa luce sul dolore lancinante che non ha mai lasciato Barthes durante l´ultimo periodo della sua vita, quello in cui scrisse La camera chiara, e cercò inutilmente di concretizzare il progetto romanzesco intitolato Vita Nova. Scritto tra il 26 ottobre del 1977 e il 15 settembre del 1979, perlopiù a Parigi, ma anche a Urt, nella casa dei Pirenei, o durante i viaggi in Tunisia e in Marocco, Journal de deuil è composto da trecentotrenta schede che, nonostante il carattere frammentario e non strutturato, formano un insieme omogeneo e perfettamente identificabile all´interno dell´enorme schedario - quasi tredicimila schede ? lasciato da Barthes alla sua morte, avvenuta il 26 marzo 1980. Per tutta la vita, l´intellettuale francese ha sempre lavorato in questo modo, annotando di tutto su piccoli foglietti sparsi, a partire dai quali poi redigeva i suoi libri. Nelle pagine di questo inedito diario si susseguono così annotazioni rapide e concise, immagini fugaci e abbozzi di riflessioni, che a poco a poco, oltre a ricostruire la relazione con la madre, scandagliano la geografia del dolore e del lutto, la «regione atroce» della morte la cui percezione cambia via via che l´evento traumatico si allontana: «C´è un tempo ? scrive l´autore del diario ? in cui la morte è un avvenimento, un´avventura, che in quanto tale mobilita, interessa, tende, attiva, paralizza. E poi un giorno, essa non è più un avvenimento, è un´altra durata, compressa, insignificante, non narrata, tetra, senza ricorso: vero lutto non suscettibile di alcuna dialettica narrativa». Di fronte alla tragedia della morte, a Barthes non sembra possibile alcuna evoluzione, alcuna dinamica, motivo per cui rifiuta il discorso consolatorio degli amici e le convenzioni sociali del lutto. «No, il lutto (la depressione) è altra cosa dalla malattia. Da cosa si vorrebbe che io guarissi? Per trovare quale condizione, quale vita?», si domanda senza illusioni, dato che la scomparsa della madre ha trasformato radicalmente la sua percezione dell´esistenza: «I desideri che avevo prima della sua morte (durante la sua malattia) ora non possono più realizzarsi, perché ciò significherebbe che proprio la sua morte consente di realizzarli, che la sua morte potrebbe essere liberatrice rispetto ai miei desideri. Ma la morte mi ha cambiato, non desidero più ciò che desideravo. Occorre aspettare ? ammesso che poi ciò si produca ? che prenda forma un nuovo desiderio, un desiderio del dopo la sua morte.» Con gli amici, l´autore del Grado zero della scrittura mostra un perfetto autocontrollo, nasconde il dolore, si sforza di conversare e d´interessarsi alla vita e al lavoro. Ma poi, nella solitudine del suo appartamento, dove ormai non c´è più ad attenderlo la madre con cui ha sempre vissuto, si lascia andare al pianto e alla disperazione, travolto dalla «presenza dell´assenza» e dal carattere «discontinuo» e imprevedibile del lutto. Proprio l´alternanza delle emozioni e degli stati d´animo, il bisogno di solitudine e l´incapacità di aderire ai codici tradizionali del dolore connotano il suo stato d´animo. Il suo è un lutto «caotico» ed «erratico» che «resiste all´idea corrente ? e psicanalitica ? di un lutto sottomesso al tempo, che si dialettizza, si logora e si accomoda». Per Barthes, il tempo non placa il dolore, «non fa passare nulla, fa solo passare l´emotività del lutto». Per questo, alla parola «lutto» sostituisce progressivamente termini come «dolore», «dispiacere» o «sofferenza», che gli sembrano più concreti, anche se più «egoisti». Nel Journal de deuil - che arriverà nelle librerie francesi insieme a un altro inedito di Barthes: Carnets du voyage en Chine (Edizioni Christian Bourgois), testimonianza del viaggio in Cina del 1974, in compagnia di Philippe Sollers e Julia Kristeva ? la sola ancora a cui aggrapparsi sembra esser la scrittura. Nell´oceano di dolore dominato dall´apatia, dallo smarrimento e dalla noia, la scrittura si propone come «rifugio, salvezza, progetto, breve amore, gioia.» L´autore dell´Impero dei segni vi si accosta secondo un movimento quasi ineluttabile, lo stesso che spinge «una devota sincera verso il suo Dio». Anche se poi è attraversato dai dubbi e dalla paura di tradire il ricordo della madre: «Non voglio parlarne per paura di fare della letteratura ? o senza essere sicuro che non lo sarà ? anche se poi, nei fatti, la letteratura nasce proprio da queste verità.» Così, quando finalmente si rimette al lavoro, sa che sta per «integrare il dolore a una scrittura», dato che scrivere è l´unico modo per combattere «la lacerazione dell´oblio che si annuncia assoluto». Da questo forma particolare di elaborazione del lutto nascerà La camera chiara, un saggio sulla fotografia che in realtà diventa un omaggio alla madre e un «racconto di resurrezione», come scrive il Magazine Littéraire nel suo ultimo numero, in gran parte dedicato proprio a Barthes. Journal du deuil è un testo commovente e ricco di riflessioni, che naviga a vista tra autobiografia e autoanalisi critica, tra singolare e sociale, tra fedeltà al passato e bisogno di emanciparsene. Come scrive Nathalie Léger nell´introduzione, «non è un libro concluso dall´autore, ma l´ipotesi di un libro da lui desiderato, che contribuisce all´elaborazione della sua opera e che, di conseguenza, la illumina».

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chiara, siria, gianluca tre ragazzi e una casa - antonio tricomi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 14-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina X - Napoli Cinque milioni di spettatori in tv Tra i concorrenti una farmacista, una mangiatrice di fuoco e un imprenditore Chiara, Siria, Gianluca tre ragazzi e una Casa I concorrenti partenopei del reality di Canale 5 si fanno notare per originalità Ieri pomeriggio in diretta l´outing della bruna: "Sono bisex" E nella Casa entra anche un boa ANTONIO TRICOMI Tre ragazzi in una Casa, per tacer del serpente. Parte la nona edizione del Grande Fratello: cinque milioni di spettatori nella prima puntata di lunedì scorso su Canale 5, ventisei per cento di share. E i concorrenti napoletani si fanno subito notare: la mangiatrice di fuoco bisex Siria De Fazio con il suo boa, la farmacista Anna Chiara Simonetti, l´imprenditore e seduttore Gianluca Zito. E si fanno notare soprattutto per le dinamiche che, al momento stesso dell´ingresso nella Casa, mettono in atto tra loro. Anna Chiara che fugge terrorizzata alla vista di Valentina, il boa di Siria. Gianluca che, pur dichiarandosi infaticabile tombeur de femmes, non punta su nessuna delle altre concorrenti (che sarebbero prede più facili a causa della forzata convivenza) ma direttamente sulla conduttrice Alessia Marcuzzi. Mentre Anna Chiara fissa immediatamente il suo sguardo sul rom montenegrino Ferdi Berisa, il concorrente più trendy e politically correct («stasera gli farò un massaggio»). Fra i tre, è proprio Anna Chiara a non aver mai lasciato Napoli: a differenza di Siria, nata a Pomigliano d´Arco e residente a Roma, e di Gianluca, nato a Napoli ma residente a Los Angeles. Figlia di un noto parrucchiere che ovviamente si prende personalmente cura del suo look, la Simonetti gestisce una farmacia proprio accanto al salone paterno, nel quartiere Chiaia: «Ma non so se tra dieci anni farò ancora la farmacista, sono pronta a cambiare tutto...». Fisicamente è quel che si dice uno scricciolo, ma sul suo corpo minuto (163 centimetri d´altezza per 52 chili di peso) c´è posto per ben sette tatuaggi. Le tracce di un paio di ex fidanzati sono ben visibili sotto il collo (la scritta "Raffy") e sul fianco sinistro (il testo di un sms speditole dalla Cina). Ma sotto il seno sinistro, a scanso equivoci, c´è scritto "goddess", dea. Anna Chiara si descrive perennemente innamorata e quasi sempre single, seduttiva e logorroica, più a suo agio con le amicizie maschili che femminili. Si scatena in discoteca ma nasconde, lo dice lei stessa, un animo sensibile. Non sopporta «gli scemi e le gatte morte» e ha scelto di entrare nella casa «per resettarsi». Finora la biondina di Chiaia è anche, fra i tre concorrenti napoletani, quella che ha suscitato più reazioni su Internet. «Non mi piace proprio né come bellezza né come si è presentata», scrive Sweet Aimi sul forum del Grande Fratello. Mentre invece Francesco 88 la difende: «Dài, è simpatica la farmacista, vuole pure prendersi la seconda laurea». Più drastico Valerio 88: «Durerà poco, niente di speciale questa ragazza». E ha proprio ragione Anna Chiara, con le ragazze lega meno che con i ragazzi. Sono infatti soprattutto donne le sue detrattrici: «Non mi piace proprio, la vedo strana», scriva Lisa Forever. Mentre Nasha fa notare: «Mi ricorda Jodie Foster ne "Il silenzio degli innocenti", per la precisione la prima volta che incontra il cannibale». La bruna Siria De Fazio, 31 anni, mangiatrice di fuoco di mestiere e ballerina di flamenco per hobby, ieri pomeriggio ha rivelato in diretta la sua bisessualità. Ma a parte questo "coup de theatre", che ha tutta l´aria di essere stato programmato, Siria racconta una storia più dura e assai poco televisiva. Segno anche di un mutamento di rotta degli autori del GF, le cui edizioni immediatamente precedenti erano state penalizzate nell´ascolto e danneggiate nell´immagine anche da un casting un po´ artefatto e livellato verso il basso. Siria è figlia di genitori separati, ha vissuto l´infanzia separata dal padre e la sua adolescenza è stata funestata dall´anoressia. Poco dopo i vent´anni ne è venuta fuori, anche con l´aiuto di un ex fidanzato, ma soprattutto ribaltando la sua introversione in uno stile di vita avventuroso e circense. La ragazza che rifiutava il cibo ora mangia addirittura il fuoco. Come in una sfida o in una terapia, ha trasformato in passione il suo terrore per i rettili. Al momento Siria è single, ma convive con un pitone e un boa costrictor: per la precisione una femminuccia di nome Valentina, che l´ha seguita nella Casa mettendo in fuga Anna Chiara. E questa del reality è per Siria l´ennesima sfida: «Voglio imparare a convivere con gli altri», dichiara la solitaria ancorché estroversa fanciulla, che ha molti amici ma non sopporta le coabitazioni, almeno con gli esseri umani. Nel forum il solito Francesco 88 rivela: «Ha già partecipato due programmi tv, "Voglia" e "Talent One". E ha già dichiarato di essere bisex». Alto, aitante, abbronzato, sportivo, donnaiolo, self made man, motociclista, proprietario di trenta cappelli e di altrettanti paia di occhiali non graduati, da portare «solo per look». Il trentaduenne Gianluca Zito ricorda più il vecchio stile del Grande Fratello, quello dei "piacioni" un po´ artefatti, eppure anche la sua sembra una storia vera. Poco più che ventenne, Gianluca lascia Napoli per la California. Dapprima si guadagna da vivere come lavapiatti. Poi, grazie a un imprenditore italo-americano che lo prende a ben volere, apre una sua società, la Zito Corporation, che fornisce abbigliamento ai centri commerciali. Il sogno americano l´ha ghermito e poi restituito al suo paese d´origine: «Per stare un po´ con i miei genitori», dice. Nell´approccio con le donne s´ispira a Dean Martin. E, pur non essendo poi così anziano, ha «un messaggio da dare ai giovani: quello di non mollare mai e seguire i proprio sogni». Sul forum, Lil Princess sospira: «Spero che resti per un bel po´ nella Casa...».

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sequestrati 100 quintali di merce dalla forestale a chinatown - laura montanari (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 14-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina III - Firenze L´operazione Tra questi anche 20 confezioni di biscotti in cui si sospetta la presenza di melamina Sequestrati 100 quintali di merce dalla Forestale a Chinatown Alghe ed erbe vietate o ammesse in Italia solo con speciali permessi che non c´erano LAURA MONTANARI dal nostro inviato PRATO - Mezz´ora fuori dal capannone prima di capire chi ha le chiavi, chi è il proprietario, chi deve aprire. Prato, zona industriale spazzata da crisi recenti e non, edifici pieni di rughe, una vecchia fornace in abbandono, la tessitura coi muri a pezzi e, accanto, i magazzini affittati ai cinesi. Vicolo della Corte Vecchia è Grignano. Mezz´ora in sosta fuori dal capannone e poi, quando gli investigatori della Forestale entrano, lo trovano semivuoto: poche merci stoccate, vino italiano, pesce essiccato e riso dalla Cina, muletti fermi, pianali di legno appoggiati a una parete. Tutto piuttosto ordinato. Il ragazzo cinese è allenato ai controlli e si vede. Fa strada verso le celle frigorifere, «per di qua»: dice che non si possono aprire i congelatori, sono già passati i Nas dei carabinieri a giugno e hanno messo i sigilli. Per il resto, controllino pure. Il fotogramma è parte dell´operazione «Lanterne rosse 3». Si replicano controlli già svolti in altre città, Roma e Napoli, in altre Chinatown. Ieri il turno di Prato. Setacciando negozi e magazzini, frugando sugli scaffali dei supermercati e dei depositi tra via Pistoiese e via Filzi, i binari paralleli della città cinese, sono venuti fuori prodotti scaduti, avariati, importati illegalmente. Alla fine il bilancio della «pesca» lo tracciano i forestali che hanno coordinato le indagini a cui hanno partecipato anche Asl, vigili urbani e i tecnici dell´Icq (Ispettorato centrale per il controllo della qualità nei prodotti agroalimentari, una specie dei Nas del ministero dell´Agricoltura): poco meno di cento quintali di merci sequestrate, tra queste anche venti confezioni di biscotti sospetti, di marca e tipo già bloccato altrove perché contenevano in dosi non consentite la melamina (il composto chimico della frode sul latte in polvere cinese). Sui biscotti sequestrati a Prato l´esito delle analisi si conoscerà però soltanto nei prossimi giorni. Sospetto di melamina pure su piccoli quantitativi di caramelle e succhiotti dolci. Bloccato uno stock di «medicinali» fatti con estratti di corna di cervo himalayano, alghe, orchidee rarissime, felci e cavallucci marini di specie vietate o comunque che possono approdare in Italia soltanto con speciali permessi di cui non c´era traccia. In un capannone gli investigatori del Corpo Forestale dello Stato hanno sequestrato due quintali di carne (soprattutto zampe di gallina e di maiale) mal conservata, bloccati complessivamente anche una tonnellata di pesce avariato e altrettanto di pasta, riso e verdure sott´olio. Secondo il resoconto di chi indaga, cinque le celle frigorifere sequestrate perché irregolari rispetto alle norme igienico sanitarie in vigore in Italia. «Lanterne rosse» (il titolo è probabilmente preso a prestito dal celebre film di Zhang Yimou) ha ispezionato diciassette fra negozi e depositi e cinque erboristerie, la maggior parte concentrati nel doppio binario di binario di Chinatown, tra via Filzi e via Pistoiese. «Ho tutto qui» dice una ragazza cinese alla cassa di un supermercato quando vede arrivare i controllori che si interessano subito a quelle «mattonelle» di tofu che galleggiano sfuse in acqua dentro due bacinelle di plastica. «Quanta gente» dice prima di accorgersi che stanno entrando telecamere, taccuini e fotografi per seguire in diretta le fasi delle ispezioni. «Fuori dal mio negozio, non voglio, non è giusto» protesta la giovane alla cassa. Le troupe si allontanano, i forestali no. Sugli scaffali ispezionano spaghetti cinesi, riso cinese, birra cinese, detersivi, biscotti e altre mercanzie importate dallo stesso posto. Unica eccezione i dolci e le fette di torta margherita, prodotto fresco di pasticceria sono invece cucinati e confezionati a Prato, ma da un connazionale, Jin Lu.

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news, satellite e quotidiani così pechino si rifà l'immagine - federico rampini pechino (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 14-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 34 - Esteri Contrastare l´informazione internazionale Ecco il piano. Costerà 5 miliardi di euro News, satellite e quotidiani così Pechino si rifà l´immagine "Per dare una nuova impressione al mondo occorre impadronirsi dei più sofisticati metodi di comunicazione" è la risposta del regime comunista dopo un anno segnato dalla rivolta in Tibet, le proteste e lo scandalo del latte FEDERICO RAMPINI PECHINO dal nostro corrispondente Addio alla vecchia propaganda di regime, la Cina investe nel "soft power" mediatico su scala planetaria. Con 5 miliardi di euro di finanziamenti il governo di Pechino lancia un´offensiva senza precedenti per conquistare l´informazione globale. Una nuova rete di news 24 ore su 24 in inglese, stile Cnn; altri canali satellitari in arabo e in russo; un quotidiano internazionale per difendere le ragioni della Repubblica Popolare: scatta così la più vasta operazione mai intrapresa dalla superpotenza asiatica per contrastare l´influenza occidentale sui mezzi d´informazione. La scalata all´universo dei mass media è la risposta più avanzata che il regime comunista ha maturato dopo le lezioni dell´ "annus horribilis" appena concluso. Il 2008 è stato un calvario per l´immagine mondiale di Pechino: la rivolta in Tibet, le contestazioni estere sui diritti umani che hanno turbato le Olimpiadi, lo scandalo del latte contaminato, per finire a dicembre con il manifesto Carta 08 lanciato da un folto gruppo di dissidenti democratici. Il 2009 si apre in un clima altrettanto teso: il ventesimo anniversario del massacro di Piazza Tienanmen può catalizzare il malcontento sociale, alimentato dalla crisi economica e dalla crescente disoccupazione giovanile. Ma stavolta il regime vuole giocare d´anticipo, dotandosi degli strumenti più moderni per contrastare le critiche e influenzare l´opinione pubblica internazionale. E´ durante le proteste contro la fiaccola olimpica che i leader cinesi aprirono una riflessione strategica sul loro "problema d´immagine" nel mondo. Con l´avvicinarsi dei Giochi il governo di Wen Jiabao contattò grandi agenzie di relazioni pubbliche angloamericane, per ingaggiare esperti di comunicazione e pianificare una controffensiva. Quel lavoro non si è affatto concluso con le Olimpiadi. Al contrario, quando si sono spenti i riflettori sui Giochi i principali mezzi d´informazione di Stato hanno intensificato il ricorso a esperti stranieri per arrivare a definire strategie nuove. Ora il governo è pronto a fornire tutte le risorse finanziarie necessarie per affrontare la nuova sfida. L´obiettivo è una strategia del consenso capace di irradiare all´estero una forza politico-culturale equivalente alla stazza economica della Cina. Quarantacinque miliardi di renminbi (5 miliardi di euro) sono messi a disposizione delle tre maggiori organizzazioni multimediali di Stato: la Central China Television (Cctv), l´agenzia stampa Xinhua (Nuova Cina), e il gruppo editoriale che pubblica il Quotidiano del Popolo. Le iniziative più spettacolari sono in cantiere sul fronte televisivo, dove si prepara il lancio di una tv d´informazione globale per fare concorrenza a Cnn e Al-Jazeera, con notiziari a getto continuo in inglese. Inoltre Cctv aggiungerà due servizi in russo e in arabo, che andranno ad affiancarsi ai suoi canali satellitari che già trasmettono in mandarino, inglese, francese e spagnolo. L´ambizione è quella di moltiplicare l´audience straniera della tv di Stato, che già oggi ha 84 milioni di abbonati in 137 paesi. L´agenzia stampa Nuova Cina da parte sua punta quasi a raddoppiare il numero dei suoi uffici di corrispondenza all´estero, dalle attuali cento sedi fino a 186. Il Quotidiano del Popolo userà per l´offensiva internazionale il suo giornale di élite, Global Times, destinato ben presto a uscire nel mondo intero in una edizione inglese. Global Times, che già oggi unisce all´autorevolezza dell´informazione un taglio decisamente nazionalista, ha iniziato le assunzioni di nuovi redattori anglofoni per la nuova edizione. I massicci investimenti pubblici della Cina nell´informazione giungono in controtendenza, proprio mentre nel resto del mondo il settore dei media è fra quelli colpiti dalla recessione. Yu Guoming, rettore della facoltà di giornalismo presso l´università Renmin, ha dichiarato al quotidiano di Hong Kong The South China Morning Post che questa operazione «nasce dalla consapevolezza che c´è un divario grave tra l´immagine che la Repubblica Popolare proietta fra gli stranieri, e l´idea che ha di se stessa. Questo gap non si può più chiudere con la propaganda tradizionale, occorre impadronirsi dei più sofisticati metodi di comunicazione». Era dai tempi di Mao Zedong che Pechino non si lanciava in un simile sforzo di "conquista delle coscienze" all´estero. Ma contrariamente all´esportazione del verbo rivoluzionario maoista, oggi la Cina vuole costruire un´immagine rassicurante di sé, funzionale alla difesa della propria espansione economica nel mondo. Le stesse Olimpiadi erano state inizialmente pensate proprio in questa chiave. Da anni il presidente Hu Jintao e i vertici del partito comunista dedicano periodiche riflessioni alla storia delle altre superpotenze, seminari di studio tenuti da esperti per analizzare gli ingredienti che hanno determinato l´ascesa e la caduta degli imperi. E´ così che i leader cinesi hanno iniziato a cimentarsi con l´importanza del "soft power", quell´egemonia che non si costruisce con gli arsenali militari ma con la forza delle idee. Insieme con la loro penetrazione commerciale e finanziaria in Asia, in Africa e in America latina, i cinesi hanno iniziato a tessere una fitta rete di rapporti politici e di alleanze strategiche. Sul fronte culturale un assaggio della nuova strategia è stato sperimentato con la disseminazione in cinque continenti dei nuovi Istituti Confucio, finanziati dal governo di Pechino. Ora parte l´assalto all´ultimo bastione del primato occidentale, il controllo planetario sulle "fabbriche delle notizie".

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Bicego apre a Budapest e sogna Mosca (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 14-01-2009)

Argomenti: Cina

Bicego apre a Budapest e sogna Mosca da Finanza&Mercati del 14-01-2009 «Il mercato italiano della gioielleria non subirà una flessione delle vendite. Siamo però preoccupati dal prevedibile calo che avremo negli Usa, il nostro mercato di riferimento». Marco Bicego, patron del gruppo di gioielleria veneta che durante VicenzaOro, la fiera dedicata alla gioielleria italiana (che terminerà domenica prossima), dà un quadro sull'andamento della griffe vicentina. Nel 2008 il gruppo ha registrato un fatturato di circa 35 milioni di euro e per quest'anno il manager si attende, nonostante la flessione del mercato statunitense, vendite praticamente in linea. «Stiamo fronteggiando la crisi- puntualizza Bicego - entrando in mercati vergini e con poca concorrenza». Ne è un esempio l'apertura, di qualche giorno fa, a Budapest di un monomarca. «Entrare in questo mercato- spiega il manager- è una scommessa per noi. Stiamo lavorando su altre aperture, come ad esempio a Mosca, e che potrebbero concretizzarsi entro quest'anno». Una strategia che consentirà al gruppo quest'anno di compensare la flessione degli Usa e chiudere con vendite in linea con lo scorso anno. Prosegue dunque per il gruppo veneto l'espansione internazionale che rappresenta il 75% del giro d'affari complessivo e dove i Paesi arabi contano oltre il 5% dei ricavi. Ad oggi il brand è presente con 270 punti vendita in Italia, 200 in Europa. Il prossimo passaggio per Bicego sarà poi l'espansione sui mercati orientali: Cina, Giappone e Corea. E per garantire maggiore produzione, da poco il gruppo ha inaugurato un nuovo stabilimento produttivo per un investimento di 8 milioni.

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Tutti i politici di ferro Un secolo attraversato insieme (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 14-01-2009)

Argomenti: Cina

Tutti i politici di ferro Un secolo attraversato insieme I grandi vecchi della politica internazionale che sono ancora sulla scena o l'hanno lasciata da poco. Un elenco non breve, da Dom Mintoff alla regina Elisabetta, da Bush senior a Helmut Kohl, il più «giovane», è del '30. Alcuni inossidabili protagonisti del '900 potrebbero, se mai ne dovessero aver il desiderio, chiamare oggi al telefono Giulio Andreotti, uno di loro, per fare al senatore a vita gli auguri di buon compleanno, nel caso non gli avessero già mandato un biglietto o, i più tecnologici, una mail. Uno sguardo a ritroso. E se molti non ci sono più, si ha la sorpresa che non sono pochi i grandi vecchi, ma anche le gentili signore "old style" che hanno incrociato i passi del Divo nello svolgimento delle loro autorevoli carriere. Più lunghe, più brevi. Guadagnate a suon di voti o per discendenza. Sempre tali da segnare la storia, non solo del loro Paese. Negli anni attorno al 1919, nel '16, quindi più vecchio di tre anni del senatore Andreotti nasceva Dom Mintoff, il premier maltese, soprannominato per i suoi studi "l'architetto" che a fasi alterne restò sulla scena fino al 1998. Il più giovane dei "colleghi" del decennio andreottiano è Helmut Kohl, il gigantesco cancelliere tedesco, classe 1930. In Cina resiste, o almeno così pare, il primo ministro Li Peng, passato alla storia per la tragica repressione di piazza Tienanmen. A riceverlo in Italia nel 1992, una visita contestata, fu Andreotti alla guida del suo settimo governo. La regina Elisabetta II e Margaret Thatcher sono le due donne più famose dell'epoca andreottiana, se tale la si vuol definire. Due donne coriacee. La ragazza Windsor del 1926, la Lady di ferro solo di un anno prima. "Giovani" come il presidente Giorgio Napolitano. Oltreoceano sono stati molti i rapporti dell'allora leader Dc che faceva muro, con l'appoggio americano, contro il nemico rosso. Il presidente Carter (1924), quello delle noccioline, che secondo Aldo Moro sbagliava ad attribuire ad Andreotti tutti i successi della Dc. Robert McNamara (1916) segretario della Difesa, l'uomo del Vietnam, Henry Kissinger, segretario di Stato di Nixon e poi di Ford. E il primo Bush, George senior. Poi gli italiani, Scalfaro, che novanta li ha già compiuti, Emilio Colombo, il giovane costituente, e Ciampi, entrambi del 1920. Rita Levi Montalcini compirà 100 anni ad aprile. MARCELLA CIARNELLI ROMA mciarnelli@unita.it

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Negli Stati Uniti cala il deficit commerciale (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-01-14 - pag: 8 autore: EFFETTO PETROLIO Negli Stati Uniti cala il deficit commerciale Il calo delle quotazioni del petrolio ha aiutato gli Stati Uniti a recuperare terreno sul fronte del deficit commerciale che è sceso a novembre a 40,4 miliardi di dollari, il livello più basso degli ultimi cinque anni, cioè dal novembre 2003. La contrazione del 29%, la più consistente da 12 anni a questa parte, è stata determinata dal crollo record delle importazioni, dovuto alla discesa dei prezzi del greggio. Il dato, diffuso dal dipartimento al Commercio, ha visto il deficit scendere dai 56,7 miliardi (dato rivisto) di ottobre. Gli Usa hanno acquistato il 12% in meno di beni e servizi dall'estero, portando le importazioni a 183,2 miliardi di dollari, il livello più basso da tre anni. Anche le importazioni dalla Cina hanno registrato un calo record, facendo scendere il deficit con Pechino a 23,1 miliardi di dollari. Il rallentamento dell'economia mondiale ha portato anche una contrazione dell'export, per il quarto mese consecutivo. La domanda di beni e servizi statunitensi è scesa del 5,8% a 142,8 miliardi di dollari, mentre gli acquisti stranieri di automobili sono stati i più bassi dall'ottobre 2006.

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La recessione globale frena l'export cinese (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-01-14 - pag: 11 autore: Congiuntura. A dicembre calo del 2,8% La recessione globale frena l'export cinese Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente La crisi globale presenta il conto anche al made in China. A dicembre, le esportazioni sono ammontate a 111 miliardi di dollari, in calo del 2,8% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Si tratta della peggiore performance degli ultimi dieci anni. Tuttavia, dopo l'improvvisa inversione di tendenza di novembre (-2,2%), per dicembre gli osservatori avevano messo in conto una contrazione maggiore (-5,3%). «Non è stato un mese così disastroso come ci aspettavamo», ha commentato Qing Wang, di Morgan Stanley. Il disastro, però, è arrivato sul fronte delle importazioni precipitate del 21,3% annuo, a 72 miliardi di dollari. L'idea che la domanda domestica cinese potesse bilanciare il vuoto della domanda internazionale si è rivelata dunque una chimera. Anche il calo dell'import è effetto della recessione globale. Vedendosi costretta a ridurre la pressione sulla propria macchina manifatturiera, la Cina ha comprato sui mercati meno materie prime; inoltre, per effetto della forte riduzione dei prezzi del petrolio, ha speso meno. D'altro canto, le aziende cinesi hanno continuato a ridurre le scorte in previsione di una contrazione dei mercati internazionali, come dimostra la flessione delle importazioni di semilavorati e beni strumentali. A dicembre il surplus commerciale è rimasto in alta quota: 39 miliardi di dollari, che per l'intero 2008 spingono l'avanzo al record storico di 295 miliardi di dollari, 33 miliardi in più rispetto all'anno precedente. I settori più colpiti dalla paralisi del commercio mondiale sono quelli che hanno fatto la fortuna del made in China: la manifattura leggera, oltre ai macchinari industriali e all'elettronica (che rappresenta un terzo delle esportazioni). L'area più colpita è l'Asia. A dicembre i flussi commerciali con gli altri paesi della regione sono diminuiti di più rispetto a quelli con le altre aree del mondo. Il mese scorso, le importazioni dagli Stati Uniti sono aumentate del 6,5% su base annua, mentre quelle dai Paesi asiatici sono scese tra il 30 e il 40 per cento. In attesa che il piano di stimolo all'economia da 600 miliardi di dollari inizi a far sentire i suoi effetti, a Pechino non resta che continuare a scommettere sulla politica monetaria. Negli ultimi tre mesi del 2008, la People's Bank of China ha ridotto ben cinque volte i tassi d'interesse. Ma non è finita: secondo alcuni osservatori, prima del Capodanno Cinese, che inizierà alla fine della settimana prossima, la Banca centrale potrebbe tagliare il costo del denaro di altri 54 punti base. ganawar@gmail.com EFFETTO CRISI è la peggiore flessione in dieci anni e le difficoltà economiche si traducono in una forte riduzione anche dell'import, sceso del 21,3%

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Piano anti-crisi per l'export (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-01-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2009-01-14 - pag: 22 autore: Made in Italy. L'Ice ha approvato le linee guida 2009 - Al via anche la riorganizzazione dell'ente Piano anti-crisi per l'export In arrivo 185 milioni per la promozione delle aziende all'estero Nicoletta Picchio ROMA Un piano di promozione da 185 milioni di euro, tra soldi pubblici, cofinanziamento di imprese su singoli progetti, piano per il made in Italy. Una somma superiore ai 179 del 2008. Iniziative concentrate su alcuni Paesi dove si avvertirà prima la ripresa: Usa, Russia, ma anche India, Brasile e Cina. «è un piano anti crisi, rivisto alla luce della crisi internazionale», ha detto Adolfo Urso, sottosegretario allo Sviluppo economico, con responsabilità per il commercio estero. Ieri il consiglio di amministrazione dell'Ice ha approvato le linee guida dell'attività di quest'anno,insieme ad una riorganizzazione dell'Istituto, di cui è presidente Umberto Vattani, che prevede la nascita di nuovi dipartimenti. Tra reti dell'Ice,che ha 115 sedi all'estero, e le ambasciate, per il 2009 ci sono 1.589 iniziative proposte, in 111 settori, per un budget richiesto di 127,5 milioni di euro, in 96 Paesi. Se si guardano i settori, la maggior parte delle azioni riguardano la meccanica (455 per 35 milioni di euro), la moda e tempo libero ( 282 iniziative, 26,5 milioni di euro), seguiti da casa e ufficio (193 iniziative, 22,7 milioni di euro), agroalimentare (235 iniziative, 20,5 milioni di euro), per concludere, tra gli altri, con la formazione manageriale, (28 iniziative, 1 milione di euro). E, novità annunciata da Urso, l'Ice aiuterà le imprese a reagire alla crisi con sconti fino al 50% sui servizi personalizzati a pagamento. Si punta a concentrare settori e mercati: tra i primi 10 mercati di investimento una cresciuta consistente riguarda la Russia, che ha un budget assegnato di 7 milioni di euro, superiore rispetto ai 4,7 del 2008. Al secondo posto gli Stati Uniti: 4,9 milioni di euro, in flessione rispetto ai 5,6 del 2008, ma che salgono a 15 se si aggiungono i 10 milioni della campagna straordinaria di promozione del made in Italy stanziati nell'anno scorso ma operativi ora. è stato deciso un aumento dei soldi per la promozione in Giappone, da 1,9 a 3,2 milioni di euro e raddoppiano i fondi per il Brasile. Si punta su iniziative che permettano alle imprese un ritorno a breve termine: fiere settoriali, visite in Italia di operatori specializzati, incontri mirati. Le risorse specifiche programmate per l'Ice, 78 milioni, sono integrate da quelle del programma made in Italy. La riforma dell'organizzazione dell'Ice, varata ieri, prevede la nascita di un dipartimento per la valutazione dei risultati, e una serie di novità. Ci sarà un coordinamento geografico; un dipartimento per la cooperazione economica e tecnologica, per avere un rapporto più stretto con enti internazionali che emettono bandi di gara, un dipartimento per la tutela del made in Italy, contro la contraffazione, e servizi alle imprese. «Un intervento che prelude ad una più ampia riforma dell'internazionalizzazione che il Governo si impegna a realizzare entro l'anno», ha detto Urso. Secondo Vattani, «si è passati da un ente di promozionea qualcosa di diverso con servizi per le imprese-clienti». Commercio estero. Adolfo Urso FOTOGRAMMA

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Con i master sulle Pmi più stranieri al Politecnico (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-01-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: JOB 24 data: 2009-01-14 - pag: 28 autore: Con i master sulle Pmi più stranieri al Politecnico Se è vero che la diretta conseguenza del credit crunch sui diplomati delle Business School del prossimo anno sarà una maggiore diversificazione del settore professionale di scelta, in molti sono pronti a scommettere che i settori tradizionalmente meno popolari tra gli Mba diventeranno presto il nuovo terreno di conquista. Ed è forse questo il motivo della crescita di appeal delle proposte formative del Mip, la Business School del Politecnico di Milano, che da qualche anno a questa parte sta registrando un numero sempre maggiore di studenti stranieri. Nato nel 1979 dallo sforzo congiunto di Eni, Pirelli e Fiat e dell'Ateneo milanese (che ne detiene il controllo con il 51% del capitale sociale, mentre il 49% è nelle mani di 17 società principalmente italiane o sussidiarie di multinazionali come Acer di Taiwan e la britannica Accenture), il Mip ha infatti saputo costruirsi una nicchia di specializzazione sul mondo, tutto italiano, della piccola e media impresa: «Gli studenti esteri che provengono in particolare dagli Stati Uniti e dalla Cina- spiega Gianluca Spina, docente di management e rettore del Mip vogliono conoscere la realtà e il modello di lavoro delle piccole aziende italiane, dei distretti industriali e delle case di moda». Ma sono soprattutto i numeri a confermare la teoria: quest'anno, infatti, dei 75 iscritti al programma full-time dell'Mba (della durata di due anni, costo 28mila euro, mentre il totale delle iscrizioni ha superato le 600 unità), 50 sono infatti stranieri, di cui una buona percentuale proviene dai cosiddetti Paesi emergenti, interessati a conoscere "the italian way of business". M. D. B.

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La cautela domina le vendite di lana (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-01-14 - pag: 42 autore: Fibre. è la Cina al centro degli interrogativi sulla seconda parte dell'annata La cautela domina le vendite di lana Non è cambiato molto, lo scenario del mercato laniero australiano, dopo la lunga sosta natalizia. La conclusione della prima parte dell'annata 2008-09 era in graduale flessione e la tendenza è stata confermata ieri alla ripresa delle aste, che hanno visto l'indice eastern calare a 7,58 dollari australiani per kg clean. La pausa prolungata delle vendite e gli altalenanti movimenti della valuta locale non hanno quindi fornito un impulso alle quotazioni, pur confermando che a "tenere" meglio sono le lane di qualità migliore, situazione che si verifica anche nei settori a valle, quelli di filati e semilavorati. C'è però qualche motivata previsione di prezzi più solidi per l'immediato futuro, secondol'agente laniero biellese Stefano Rolando. Infatti lungo la filiera si tende a mantenere piuttosto bassi i livelli di magazzino, mentre nei mercati all'origine si profilano previsioni produttive che potrebbero indurre a maggiori acquisti cautelativi. L'imminente stima sulla tosa australiana dell'annata in corso rischia di non superare i 380 milioni di kg, un quantitativo che collocherebbe la produzione 2008-09 ai minimi degli ultimi 80-85 anni. Gli interrogativi principali però potrebbero essere altri e riguardare in particolare il volume degli acquisti cinesi prima e dopo le feste per il nuovo Anno Lunare, che tradizionalmente blocca molte attività commerciali per almeno una settimana. L'anno del Bue inizierà il 26 gennaio e i fornitori di lana grezza e di filati confidano che sia di buon auspicio per le loro vendite. La speranza riguarda anche il rispetto dei contratti, che qualche cliente asiatico, nei momenti di difficoltà dell'economia, come quelli attuali, tende a trascurare, lasciando la merce nei porti senza pagarla e senza ritirarla. R. C.

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Senato. Hillary dura con Hamas, "apre" all'Iran. Audizione davanti alla Commissione Esteri (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 14-01-2009)

Argomenti: Cina

Senato. Hillary dura con Hamas, "apre" all'Iran. Audizione davanti alla Commissione Esteri di Alessandra Baldini 14-01-2009 WASHINGTON. Linea dura con Hamas finché non riconosce Israele ma un nuovo approccio con Teheran per evitare lo spettro di un Iran nucleare. L'America da sola non può risolvere i problemi del mondo ma gli Stati Uniti di Barack Obama possono tornare ad essere leader globali attraverso un mix di smart power', di diplomazia e di difesa: lo ha detto Hillary Clinton che ieri ha mosso i primi passi in Senato verso la conferma a segretario di Stato. "Smart Power, potenza intelligente, è l'intera gamma degli strumenti a nostra disposizione. Con lo smart power la diplomazia sarà all'avanguardia della politica estera", ha detto Hillary secondo cui la politica estera deve essere basata "su un matrimonio di principi e pragmatismo, non su una rigida ideologia". Citando il poeta latino Terenzio sulla "diplomazia degli uomini saggi" che "si applica anche alle donne", l'ex First Lady e senatrice di New York si era seduta al tavolo dei testimoni in un aula gremita: alle sue spalle la figlia Chelsea, non il marito Bill, la cui fondazione ha attirato gli strali dei repubblicani della Commissione. "E' una complicazione che dovrà essere affrontata con massima trasparenza', ha detto Richard Lugar, il più alto in rango tra i membri dell'opposizione chiedendo una totale rinuncia da parte dell'ex presidente ad ogni contributo proveniente dall'estero. Secondo John Kerry, il nuovo presidente della Commissione Esteri ed ex candidato presidenziale nel 2004, la ratifica della collega al timone della diplomazia Usa dovrebbe essere scontata. Il voto in Commissione potrebbe arrivare già domani e, se positivo come è previsto, Hillary potrebbe diventare la terza donna segretario di Stato (dopo Madeleine Albright e Condoleezza Rice) in tempo per l'Inauguration il 20 gennaio. Medioriente, Iran, Iraq, Corea del Nord, terrorismo, effetto serra, non-proliferazione, rapporti con Cina e Russia e con l'Europa : Hillary è stata categorica su no al dialogo con Hamas fintanto che il gruppo radicale palestinese non rinuncia alla violenza e riconosce Israele. Più vaga invece, rispondendo alle domande dei senatori, sull'Iran. "Stiamo studiando una gamma di opzioni. Non vogliamo che niente di quello che dico oggi colga i nostri amici e alleati di sorpresa", ha detto sulla possibilità di un dialogo diretto e l'apertura di una sezione di interessi a con Teheran. In nome della continuità con l'amministrazione Bush la senatrice ha detto che "nessuna opzione verrà tolta dal tavolo" anche se dopo il 20 gennaio si cercherà di tentare un approccio "nuovo e diverso" per impedire che l'Iran diventi una potenza atomica. Quanto all'Iraq e al ritiro delle forze Usa, arriverà entro il 2011 "nel contesto dell'accordo di sicurezza" firmato recentemente dall'amministrazione Bush. Alcune delle truppe saranno spostate in Afghanistan, una nazione che la Clinton ha definito la maggiore priorita' del presidente eletto". Grande attenzione anche ai rapporti con Cina e Russia sui temi del terrorismo, della non-proliferazione (rinegoziare quanto prima con Mosca il trattato Start-1 sulle armi strategiche che scade a fine anno) e della riforma dei mercati. Quanto all'Europa, l'America di Hillary (e di Obama) "tenderà la mano attraverso l'Atlantico ai leader di Francia, Germania e Gran Bretagna e ad altri, comprese specialmente le nuove democrazie".

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anche la piastrella sente la crisi ma il sistema non è al collasso - giorgio e romano prodi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 15-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 21 - Economia Il caso della Iris non fa scuola: chi ha puntato sull´alta qualità uscirà più forte dalla recessione Anche la piastrella sente la crisi ma il sistema non è al collasso è necessario continuare a credere nelle piccole e medie imprese Il distretto di Sassuolo regge proprio perché è stato capace di investire GIORGIO E ROMANO PRODI Caro direttore,abbiamo letto con molto interesse l´articolo di Edmondo Berselli sulla messa in liquidazione delle ceramiche Iris, una chiusura di una impresa importante che viene letta come la crisi di un intero settore e addirittura di un intero modello produttivo. Dato che complessivamente, abbiamo studiato questo settore per quasi due generazioni, ci permettiamo di portare avanti qualche osservazione. Il settore ceramico italiano ha affrontato in passato altri pesanti momenti di crisi e si è trovato di fronte a sempre nuovi concorrenti, prima la Spagna, poi la Turchia e il Brasile, infine la Cina. La crisi di oggi è forse la più grave da quando il distretto ceramico esiste. Tuttavia se ci voltiamo indietro a guardare il passato ci accorgiamo che le nostre imprese hanno sempre trovato la forza e le idee per reagire cambiando i prodotti, il modo di produrre e la struttura stessa delle imprese. è sicuramente vero che il settore ceramico sta affrontando un periodo particolarmente difficile anche perché esso si trova non solo ad operare in una crisi di portata generale ma anche perché, essendo il settore ceramico profondamente legato all´andamento dell´edilizia, si trova vicino al punto di maggior sofferenza dell´intero sistema economico. Tuttavia, pur in questo quadro a tinte fosche, la lettura dei dati più recenti indica che la ceramica italiana, anche se con una produzione in forte calo, sta reggendo meglio alla crisi dei suoi principali concorrenti mondiali, primi fra tutti gli spagnoli. Il distretto di Sassuolo regge proprio perché negli anni passati è stato capace di investire sia in tecnologie sia nel presidio dei mercati. Sostanzialmente Italia e Spagna producono quantità comparabili di piastrelle. L´Italia ne esporta quasi il 70%, mentre la Spagna solo 1/3. Ovviamente vendere su mercati lontani è più difficile e costoso che vendere sul mercato domestico ma i nostri produttori hanno affrontato da tempo questa sfida. Il distretto ceramico italiano, inoltre, si è in questi anni silenziosamente internazionalizzato, tanto che oggi circa il 20% della produzione delle imprese italiane avviene in paesi stranieri come Francia, Portogallo, Russia, Stati Uniti. In questi anni le imprese italiane hanno inoltre investito in nuove tecnologie, spingendo l´automazione, presentando nuovi prodotti sempre diversi per design, spessori, etc. Tutto questo fa si che oggi esse riescono a spuntare sui mercati mondiali prezzi sensibilmente più alti rispetto ai concorrenti, circa il 30% in più rispetto alla Spagna e il doppio rispetto a Messico e Cina. Pur in un momento difficilissimo, le vendite italiane negli Stati Uniti sono calate sensibilmente di meno rispetto a quelle spagnole. Infine, e questo è un aspetto di fondamentale importanza, il distretto di Sassuolo non produce solo piastrelle ma è leader mondiale nelle tecnologie per la produzione delle piastrelle. Certo si può dire che così Sassuolo ha creato concorrenza a se stessa ma, se non lo avessero fatto le nostre imprese, altri avrebbero sviluppato queste tecnologie e oggi saremmo in una posizione molto più debole. Fatte queste osservazioni sul passato e sul presente, pensiamo al futuro. Le nostre riflessioni ci spingono a pensare che sia assai probabile che, da questa crisi, esca un settore con livelli produttivi un poco più bassi di quelli attuali, con un numero inferiore d´imprese ma probabilmente con una qualità del prodotto ancora più elevata. Ci potranno essere altri fallimenti specialmente di imprese che meno hanno investito in questi anni ma, ad oggi, non ci sono segnali di un collasso del distretto. Anzi, è bene sottolineare che nel prodotto di alta qualità potremo e dovremo uscire relativamente più forti da questa crisi. Per raggiungere questi obbiettivi non basta l´agire delle imprese: occorre un´azione forte e coordinata delle istituzioni pubbliche, delle banche e delle forze sociali. è poi necessario che il sistema bancario continui a credere in questo settore e nella manifattura in generale restituendo almeno un po´ della fiducia che i governi hanno dato alle banche stesse in questi momenti di difficoltà. è necessario in generale continuare a credere ed investire in un modello di sviluppo che necessariamente parte da quello esistente e quindi dalle Piccole e Medie Imprese e soprattutto dalle reti di Pmi che devono essere messe sempre più in grado di integrarsi nella economia globale. è necessario credere nella manifattura, soprattutto oggi che viene e riscoperta anche dai paesi che, come gli Stati Uniti, l´avevano negli ultimi anni abbandonata, abbagliati dai profitti finanziari. Nessuno può dire che cosa potrebbe accadere se la crisi dovesse trasformarsi in una grande depressione, ma questo vale per tutte le industrie, dall´automotive alle banche dalla farmaceutica all´informatica e per tutti i paesi. Oggi vi è l´angoscia di chi ha perso lavoro in modo inaspettato ma vi sono anche le condizioni perché l´industria possa continuare a produrre ricchezza per il nostro paese.

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internet tra sicurezza e normalizzazione - stefano rodotà (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 15-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 27 - Commenti INTERNET TRA SICUREZZA E NORMALIZZAZIONE STEFANO RODOTà Chi stabilisce le regole della democrazia planetaria? Quali poteri si dividono il governo del mondo? Queste domande possono sembrare eccessive. In realtà riflettono problemi concreti e inquietudini sul futuro di cui si discute intensamente nelle più diverse sedi internazionali, e sarebbe opportuno che qualche eco giungesse anche nel povero cortile italiano. Stanno cambiando volto i diritti delle persone e il rapporto tra tecnologia e democrazia, si fa più acuto il conflitto tra eguaglianza e esclusione, libertà antiche e nuove sono sfidate da mille prepotenze. Per la prima volta nell´Internet Governance Forum dell´Onu, svoltosi nel dicembre scorso a Hyderabad, la maggioranza delle sessioni è stata dedicata al tema dei diritti, monopolizzando quasi l´attenzione degli intervenuti. è il segno d´una maturità raggiunta o d´una crescente preoccupazione? Forse la vera ragione di questo mutato atteggiamento va cercata nella consapevolezza ormai diffusa dell´insostenibilità di un "ordine privato del mondo", affidato alla sola logica del mercato, accompagnato dal rafforzarsi di un ordine "securitario" e da inquietanti presenze della sovranità nazionale. Tutti fenomeni unificati da un dichiarato disprezzo per ogni controllo, da una deliberata eclisse dei diritti. La forza delle cose, con gli effetti devastanti della crisi economica e finanziaria, ha messo in discussione una ideologia, ha posto fine ad un´epoca in cui l´unica parola d´ordine era "deregolazione". E´ crollata un´intera architettura planetaria, s´invocano regole dove prima si pretendeva che i privati avessero le mani completamente libere. Stiamo così assistendo ad un singolare ritorno del diritto, come spesso accade nei tempi di transizione. Era avvenuto all´indomani della caduta del Muro di Berlino, quando si pensava appunto che un condiviso sistema di regole dovesse prendere il posto dell´ "equilibrio del terrore" (e si è detto, poi, che il disordine della Russia post-sovietica, e il suo esito autoritario, sono derivati proprio dall´aver affidato tutto alle pure dinamiche di mercato, senza preoccuparsi di una adeguata costruzione istituzionale). Oggi la questione è di nuovo all´ordine del giorno. Ma che cosa dev´essere regolato, e come? Se il mondo dell´economia e della finanza è stato pervertito dal fatto che non si negoziava più "all´ombra della legge", pesantissimo invece è stato l´intervento degli Stati con norme repressive delle libertà individuali e collettive, giustificate con l´argomento, o il pretesto, della lotta al terrorismo e alla criminalità. Identico, però, il risultato. Sacrificio dei diritti, poteri fuori controllo, uso spregiudicato della dimensione globale. Se le operazioni speculative percorrevano il mondo e si delocalizzavano selvaggiamente le imprese, la stessa tecnica è stata utilizzata per il ricorso alla tortura, con la "delocalizzazione" delle persone da Stati che si proclamavano esportatori di democrazia a Stati che accettavano il ruolo di torturatori, i veri "Stati canaglia" del nostro tempo. Se l´ordine interno e internazionale dev´essere riportato alla regola della democrazia, del rispetto dei diritti e del controllo d´ogni forma di potere, questo deve avvenire in ogni caso. I diritti non sono divisibili, non possiamo vivere in un mondo in cui si ripristina un po´ di legalità nell´ordine economico e si continua ad accettare la compressione delle libertà civili, anche perché vi sono intrecci che non possono essere sciolti se non si agisce su tutti e due i versanti. Leggiamo le conclusioni di un recentissimo rapporto commissionato dal Consiglio d´Europa. Dopo aver sottolineato che spesso il riferimento al terrorismo è solo una "giaculatoria" di comodo, si rileva che "in troppi casi le leggi e le azioni politiche adottate sono sproporzionate e sono state usate in maniera abusiva, non per tutelare la sicurezza pubblica, ma piuttosto gli interessi politici dei governi. Gli organismi internazionali hanno messo a punto strumenti non equilibrati e che non garantiscono adeguatamente i diritti fondamentali. E ciò è dovuto, almeno in parte, al fatto che i peggiori governi sono stati i più convinti sostenitori di una espansione di questi strumenti internazionali per giustificare i loro abusi interni". Il rapporto è in buona parte dedicato alle limitazioni della libertà di espressione, e consente di cogliere bene gli intrecci tra compressione di diritti fondamentali e interessi di mercato. Il caso più clamoroso è quello delle grandi società di Internet - Google, Microsoft, Yahoo - che accettano richieste censorie da parte di Stati autoritari giustificandosi con il fatto che, altrimenti, si vedrebbero precluso l´accesso a mercati che, come quello cinese soprattutto, sono economicamente importantissimi. Nasce così una censura di mercato, il governo del mondo digitale viene assoggettato ad una inquietante mezzadria che ha come protagonisti grandi imprese e Stati autoritari, in un perverso intreccio tra globale e locale. Così, la Cina chiede che cada il velo dell´anonimato per rintracciare un giornalista che aveva mandato negli Stati Uniti una notizia "sgradita" al regime, Yahoo lo fa, il giornalista viene arrestato e condannato a dieci anni di carcere; Google gestisce i rapporti con Stati sovrani come la Turchia o la Tailandia, che chiedono la rimozione da YouTube di video "sgraditi". Al di là dei singoli episodi, si coglie così, con nettezza, il modo in cui si sta strutturando la vera "catena di comando" del sistema planetario della comunicazione, che ha uno dei suoi più importanti terminali a Mountain View, in California, nella sede di Google, dove si decidono le sorti della libertà d´espressione, stabilendo anche regole più restrittive per "pubblicare" alcune categorie di video su YouTube. Sono temi di questi giorni, con le polemiche sull´uso di YouTube da parte dei fans dei mafiosi e del personale di un ospedale di Torino. "Google è un giudice?", si è chiesto il New York Times, e questa domanda è rimbalzata a Parigi nella conferenza internazionale sulla libertà d´espressione promossa dal Governo francese e dall´Agenzia europea per i diritti fondamentali. La risposta è nelle cose. Google si presenta come il "decisore globale finale" in materie che riguardano libertà e diritti, esercita un potere non soggetto a alcun controllo, che suscita serie inquietudini, tanto che un gruppo di parlamentari democratici e repubblicani ha presentato al Congresso americano una proposta, il Global Online Freedom Act, per obbligare tutte le società operanti su Internet a comunicare ad un nuovo ufficio del Dipartimento di Stato tutti i casi in cui hanno "filtrato" materiali su richiesta di Stati esteri. Si cerca così di creare almeno una situazione di trasparenza, di bilanciare con una regola istituzionale un potere altrimenti incontrollabile, di cominciare a spostare qualche parte del governo del mondo in sedi democraticamente responsabili. E´ significativo che queste vicende si intreccino con le celebrazioni di YouTube come strumento chiave della nuova democrazia, come un mezzo che ha contribuito in modo significativo alla vittoria di Obama, creando una nuova sfera pubblica, più aperta e libera dai condizionamenti ai quali sono soggetti i media tradizionali. Qui si coglie una contraddizione, che apre un problema ineludibile: si possono affidare i luoghi e i mezzi di una democrazia in trasformazione soltanto alle logiche imprenditoriali e alle volontà di governi non democratici? E´ vero che i grandi attori di Internet, Google in primo luogo, si mostrano consapevoli di questa realtà e propongono codici di autoregolamentazione per fornire qualche garanzia. Ma si sta pure avverando una facile previsione. Sotto la pressione di richieste di sicurezza e di interessi economici, Internet perde progressivamente la sua natura di spazio libero, il maggiore che l´umanità abbia conosciuto, e si avvia ad essere uno spazio "normalizzato", dove sia ridotto al minimo il rischio di imbattersi in opinioni dissenzienti, sgradite ai diversi poteri o ritenute dannose da chi è preoccupato soprattutto del fatturato pubblicitario e dell´incentivo ai consumi. E´ una partita ancora aperta. Anche qui è tempo di regole, e il vecchio slogan "giù le mani da Internet", in cui si manifestava la fiducia in una irriducibile natura libertaria della rete, oggi deve fare i conti con la realtà di un mondo globale di cui Internet è la grande metafora e dove è in atto un visibilissimo scontro di poteri. Servono regole "costituzionali", dunque di garanzia della libertà, secondo lo schema di un Internet Bill of Rights, nato da una intuizione italiana che si è poi diffusa, ha avviato un processo al quale partecipano diversi soggetti, si svolge a diversi livelli, e può così valorizzare esperienze diverse, dalle "coalizioni" di cittadini alle iniziative del Parlamento europeo e del Congresso americano, fino ad una attenzione dell´Onu che si spera sempre più intensa. Le prove di un governo democratico del mondo passano anche attraverso l´attenzione per questi problemi e queste esperienze, tutt´altro che settoriali. E´ prematuro parlare di modelli, e soprattutto serve il radicarsi di una adeguata cultura politica. E, allora, una domanda finale. Sarebbe possibile, nell´Italia mitridatizzata, una reazione dell´opinione pubblica simile a quella che, in Francia, ha obbligato Sarkozy a rinunciare ad un progetto di schedatura di tutti coloro che hanno un ruolo in campo politico, sindacale, economico, religioso?

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Industria a picco emergenza per l'auto (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 15-01-2009)

Argomenti: Cina

Industria a picco emergenza per l'auto Il via libera arriva anche dall'Ocse: la Bce può tagliare i tassi. Perché il peggio della crisi «deve ancora arrivare». Soprattutto per l'Italia, alle prese con una recessione «grave», certificata anche dal crollo dell'industria. Rispetto a un anno fa, rstano a galla solo tessile e abbigliamento. Per il resto, è ancora una volta la cronaca di un disastro annunciato, quella di cui parlano i dati Istat sulla produzione industriale di novembre: -12,3% su novembre 2007, il dato peggiore dal 1991, -2,3% rispetto ad un ottobre già recessivo. E il centro studi di Confindustria prevede per dicembre un'ulteriore frenata, nell'ordine del 10%, con contraccolpi immediati sul pil. Dati previsti, dati assestati. Del resto, sono ormai oltre 1.200 le aziende in cassa integrazione straordinaria, circa 10mila quelle in ordinaria (con la cigo aumentata del 525% nel mese di dicembre), e questi sono solo i dati ufficiali. Che si intrecciano con quelli, anch'essi affatto confortanti, forniti dall'Ocse, l'organizzazione parigina che si occupa dei paesi industrializzati: il peggio deve ancora venire, avverte Parigi. Inutile farsi illusioni sulla gravità della crisi, «la peggiore dalla Grande Depressione», e tantomeno sui tempi di recupero, perchè «per tornare alla crescita a pieno regime bisognerà attendere almeno la fine del 2010». Un 2009 appena iniziato e che già si annuncia da dimenticare, insomma. Sperando nell'anno che verrà; sempre che vengano varati immediatamente i piani di rilancio necessari che, se si aspetterà troppo, risulteranno inutili e anzi dannosi ai conti pubblici. Tra questi anche i sostegni all'auto, il settore più disastrato, che a livello europeo verranno valutati già domani e, più approfonditamente, settimana prossima. In parallelo e, visto il netto ridimensionamento dell'inflazione in tutta la zona euro, l'Ocse si attende che già oggi la Bce tagli di nuovo i tassi sul costo del denaro. Una misura ritenuta necessaria ma, ovviamente, non sufficiente. La Bce taglia i tassi Oggi si riunisce il consiglio direttivo della Bce, e i tassi sono previsti in flessione (per il quarto mese consecutivo) di mezzo punto percentuale al 2%, il che significherebbe ai minimi dal 2003. E siamo a soli 20 giorni dal prossimo consiglio Bce del 5 febbraio. I tassi, in ogni caso, potrebbero scendere sotto l'1% in primavera, quando l'inflazione dovrebbe fare un tuffo sotto zero per poi riemergere. Per l'Italia l'allarme dell'Ocse vale doppio. L'organizzazione ci assegna (ex aequo con il Portogallo) la maglia nera per la crescita economica tra i Paesi dell'Eurozona, dato che nel periodo 2003-2007 la crescita media del pil italiano non ha superato l'1%, contro il 2% della zona euro. I conti pubblici, inoltre, risultano esposti al debito a breve. Nel frattempo, ci dice l'Istat, crollano tutti i settori principali dell'industria, dai beni strumentali (-12,5%) a quelli intermedi (-12%), persino l'energia (-10,2%) e i beni di consumo (-4,2%). Rispetto a un anno fa, flessioni a due cifre per i mezzi di trasporto (-22,3%), la lavorazione dei minerali (-13,9%), la gomma e le materie plastiche (-13,8%) e l'estrazione dei minerali (-13,4%). L'unica variazione positiva (o meglio, piatta) rispetto al novembre 2007 si segnala per il tessile e abbigliamento (+0,5%). Sostegni europei A picco soprattutto la produzione degli autoveicoli. Il dato grezzo di novembre segna un calo tendenziale del 46,4%, ridotto al 42,8% considerando gli effetti del calendario. Di un eventuale sostegno al settore si discuterà domani nella riunione dei ministri dell'industria europei. Poi, la prossima settimana, un incontro tra Italia, Francia e Germania entrerà nel dettaglio. Perchè anche il governo italiano se n'è accorto: se gli Stati Uniti dovessero varare provvedimenti molto vantaggiosi per il settore, l'Unione europea non potrà restare a guardare, sostiene il ministro Claudio Scajola (Sviluppo), trincerandosi dietro all'Europa. Del resto persino la Cina, al pari degli Usa, di Francia e Germania, ha deciso di aiutare l'auto in crisi, con un iniziale stanziamento di eco-incentivi per un totale di 5 miliardi di yuan, l'equivalente di 732 milioni di dollari. LA.MA. MILANO lmatteucci@unita.it

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La Cina sorpassa la Germania e diventa la terza potenza economica (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2009-01-15 - pag: 1 autore: La Cina sorpassa la Germania e diventa la terza potenza economica La Cina diventa la terza potenza economica mondiale scalzando la Germania, per effetto della revisione (+13% ) del Pil nel 2007 (nella foto,il premier Wen Jiabao all'ultimo vertice a Pechino con il cancelliere tedesco Angela Merkel). Vinciguerra u pagina 8 REUTERS l'articolo prosegue in altra pagina

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Pil, la Cina toglie a Berlino il 3Ú posto (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-01-15 - pag: 8 autore: La corsa di Pechino Pil, la Cina toglie a Berlino il 3Ú posto Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente L a Cina scavalca la Germania e diventa la terza potenza economica del mondo. Il sorpasso è avvenuto grazie a una revisione al rialzo dei dati macroeconomici del 2007. Secondo quanto annunciato ieri dall'ufficio statistico di Pechino, il Pil 2007 è stato pari a 3.380 miliardi di dollari, contro 3.320 miliardi (utilizzando un cambio medio) realizzato dalla Germania. Dopo il sorpasso dell'Italia e dell'Inghilterra, quello di Bonn era nell'aria,e la correzione della performance economica cinese nel 2007 l'ha solo anticipato. La settimana prossima, infatti, Pechino annuncerà i dati macroeconomici del 2008: visto lo spazio esiguo che già separava il Pil cinese da quello tedesco, la conquista della terza posizione nella classifica globale sembrava un fatto scontato. Davanti alla Cina restano, in seconda posizione il Giappone, e in prima fila gli Stati Uniti. Ma il balzo alla testa del ranking è solo questione di tempo. «Se nei prossimi vent'anni la Cina continuerà a crescere allo stesso tasso registrato nell'ultimo ventennio, finirà per scavalcare anche l'America.Accadrà sicuramente, resta solo da vedere quando » avverte Tim Condon, economista di Ing Group. Ma al di là delle questioni di prestigio internazionale, la robusta revisione al rialzo operata dagli addetti alla contabilità nazionale di Pechino ha un significato ben più importante, che potrebbe ripercuotersi sulla perfomance congiunturale cinese del 2008. Un Pil 2007 più alto rispetto al dato originario (che fu calcolato esattamente un anno fa), almeno teoricamente, dovrebbe ridurre il tasso di crescita dell'anno successivo. Un tasso di crescita che, nonostante la frenata registrata dalla Cina nell'ultima parte del 2008, secondo le stime dovrebbe attestarsi poco al di sopra del 9 per cento. Dopo cinque anni consecutivi di espansione a due cifre, quindi, lo sviluppo economico cinese tornerà al numero singolo.

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De Fonseca passa ad Avm Group (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-01-15 - pag: 41 autore: Calzature. Efibanca socio di minoranza De Fonseca passa ad Avm Group MILANO Avm Group si aggiudica la quota di maggioranza di De Fonseca, società di Torino nel portafoglio del fondo di Efibanca Palladio Finanziaria dal 2004. Le parti avrebbero già trovato la quadratura del cerchio e a breve dovrebbero firmare l'accordo, subordinato al finanziamento dell'operazione a cui sta lavorando Eidos Partners, società di advisory pura particolarmente attiva nel settore della consulenza per il mercato del debito, con un mandato congiunto delle parti. Il mandato congiunto è giustificato dal fatto che Efibanca non uscirà completamente dall'azionariato, ma resterà con una quota di minoranza qualificata perché crede ci siano ancora margini di sviluppo per l'azienda, secondo quanto riferiscono fonti vicine all'operazione. L'accordo di principio tra i fondi è stato trovato. La leva finanziaria della transazione non sarà certo quella dei deal del 2007, ma comunque l'acquisizione avverrà a debito tra i 40 e i 60 milioni. Ora l'advisor sta contattando alcune banche italiane per organizzare il finanziamento. Fra le interpellate dovrebbero esserci Unicredit, Bnl e Efibanca stessa, già finanziatrici dell'acquisto del 2004, oltre a Intesa Sanpaolo, che è la banca vicina a De Fonseca e che quindi potrebbe essere interessata a seguire anche il financing dell'operazione. Tra febbraio e marzo è atteso il closing finanziario. Attualmente l'azionariato vede il fondo di Efibanca Palladio Finanziaria con una quota dell'82%, Efibanca con una partecipazione del 15% e il management al 3% circa. De Fonseca, che opera nel settore delle calzature e della pantofoleria, ha chiuso il 2008 con un fatturato di circa 60 milioni e un margine operativo lordo di 13 milioni. Il gruppo, la cui produzione è di fatto realizzata interamente in Cina, in Italia opera solo nel commerciale con la vendita di circa 15 milioni di pantofole su un mercato di 30 milioni. Il venditore è assistito in qualità di advisor dell'operazione da Dvr Capital, la boutique fondata da Carlo Daveri. Mo.D. LO SCENARIO L'advisor sta organizzando il finanziamento con le banche perché l'operazione tra febbraio e marzo veda il closing finanziario

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Più retail per Inghirami Nel 2009 altri 30 negozi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: STILI E TENDENZE data: 2009-01-15 - pag: 24 autore: GRUPPI STORICI Più retail per Inghirami Nel 2009 altri 30 negozi A d andare controcorrente ci è abituato. «Prevedo un 2009 molto buono», annuncia sorridendo Giovanni Inghirami, presidente del gruppo Inghirami, sede a Sansepolcro (Arezzo) e stabilimenti sparsi in Italia, Cina (è stato tra i primi ad aprire in Oriente una fabbrica di abiti, nel 1994), Ungheria, Bulgaria e Francia. Inghirami è uno dei pochi gruppi italiani che presidia ancora l'intera filiera del tessile-abbigliamento, con 2.700 dipendenti di cui un migliaio in Italia e un fatturato 2008 vicino ai 200 milioni. Negli ultimi anni ha ristrutturato la divisione tessile (che conta aziende storiche come Duca Visconti di Modrone) e ampliato i marchi di abbigliamento (Ingram, SanRemo, Reporter, Fabio Inghirami e, da poche settimane, la licenza di produzione e distribuzione con opzione sull'acquisto delle camicie Robert Friedman). E ora punta a innalzare il target di prodotto e ampliare la rete italiana di punti vendita a marchio Ingram, Fabio Inghirami e Reporter. I monomarca del gruppo Inghirami, oggi 40 di cui 30 diretti, saliranno a 70 già quest'anno (sono in programma aperture a Viareggio, Ravenna, Lecco, Senigallia) e a 130-140 entro il 2010, con l'obiettivo di toccare quota 300 in Italia entro il 2013. L'investimento previsto è di 25 milioni. La riorganizzazione a valle della filiera sarà il propulsore della crescita,prevista già quest'anno.«Finora eravamo stati cauti nell'apertura dei negozi - spiega Inghirami - ma ora abbiamo messo a punto il modello e siamo in grado di replicarlo ». I monomarca, del resto, danno margini che il tessile ormai si sogna. «Nel 2008 le vendite nei nostri negozi sono andate meglio dell'anno precedente – spiega il direttore commerciale Emilio Inserra – e il 2009 è partito molto bene, tanto che parecchi punti vendita nei primi dieci giorni di gennaio hanno incassato quanto nell'intero mese dell'anno precedente, e tutto questo mentre la tradizionale distribuzione plurimarca sta soffrendo ». In questa situazione economica difficile a far pendere la bilancia a favore del monomarca, secondo Inghirami, è anche l'esigenza espressa dal consumatore di scegliere tra un'ampia gamma di proposte, non facile da trovare nei plurimarca propensi a ridurre gli acquisti per effetto della crisi. «Noi siamo molto reali e poco virtuali – spiega Inghirami – e il cambio di mentalità in atto sul mercato ci sta premiando: oggi il consumatore guarda di più alla concretezza e alla solidità aziendale». Concretezza che, nel caso di Inghirami, si esprime anche nella regola («è anche una questione etica») di produrre internamente, senza ricorso a terzisti, tutti i capi di abbigliamento del gruppo. Controcorrente, anche in questo caso. Si.Pi. Testimonial. Il ciclista spagnolo Carlos Sastre, ieri a Pitti, indossa un piumino trasparente in piuma d'oca tinta della collezione per l'A–I 2009-10

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Macef 2009,un "focus" per sostenere l'innovazione nel mondo della casa (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM ( MACEF ) data: 2009-01-15 - pag: 30 autore: INFORMAZIONE PUBBLICITARIA In fieramilano, dal 16 al 19 gennaio, la 86esima edizione con oltre 2.100 aziende, di cui il 24% estere e soprattutto europee, con forte presenza di Spagna, Francia e Germania. Ma non mancano neppure gli espositori extra-europei, in particolare quelli asiatici Macef 2009,un "focus" per sostenere l'innovazione nel mondo della casa I l focus di una mostra b2b dedicata al mondo della casa, come Macef, è sull'innovazione. Perché è proprio l'innovazione - di prodotto, di processo, di materiali - la strada obbligata che le aziende hanno a disposizione per conservare e conquistare i mercati. E questo anche e soprattutto nella delicata fase attraversata oggi dai consumi finali, che soffrono di certo del ridotto potere d'acquisto delle famiglie, ma anche di un'evidente "mancanza di stimoli", comprensibile in società mature e ricche come sono quelle occidentali del terzo millennio. Macef, che è sempre stata mostra d'affari, cioè un palcoscenico per incontri di business, ha oggi l'ulteriore compito di diventare attore principale della filiera. Incentivando questo aspetto e costruendo percorsi attraverso i quali le aziende siano incoraggiate a produrre e proporre il nuovo, nonché il mondo della distribuzione trovi nuove ragioni di interesse e di stimolo. Bene, Macef declina questa "mission" attraverso numerose iniziative, cinque delle quali ben riassumono il senso di questa strategia. Si parte da Macef Lab, un evento che non è ospitato in un luogo fisico, ma è parte integrante del percorso espositivo di Macef. Le aziende presenti in questo percorso (sono 57, selezionate dalla società specializzata knownet e disposte nei padiglioni 1/3, 5/7 e 12) sono evidenziate da un totem segnaletico ideato e realizzato dallo studio dell'architetto Massimo Malacrida, promosse tramite una brochure distribuita ai visitatori in tutte le reception. Tutte queste aziende "hanno qualche cosa da dire" al visitatore d'affari e quindi al mondo della distribuzione in quanto a processi di lavorazione, materiali usati, anche applicazioni nuove e originali di prodotti tradizionali. Nella stessa direzione viaggia l'area-evento Creazioni, organizzata al padiglione 1 con la collaborazione del Consorzio Artex, Centro per l'Artigianato Artistico e Tradizionale della Toscana. è stata pensata per dare spazio a quelle non poche aziende della tradizione artigianale capaci di piccole serie di oggetti caratterizzati da un elevato grado di creatività e di maestria. Questo scenario è tipico della realtà produttiva italiana, composta da un grandissimo numero di aziende piccole, quando non piccolissime, che talvolta non hanno molte possibilità di sviluppare politiche commerciali a vasto raggio. Ma che tuttavia sono portatrici di una "qualità" che il mondo riconosce e invidia al modo di produrre italiano, innestato proprio su antiche tradizioni vecchie di secoli. Ancora nel padiglione 1 si trova l'evento Percorsi di innovazione, mostra dei prodotti realizzati attraverso il progetto, con lo stesso nome, in funzione presso il buyer's Club di Macef da due edizioni. Consiste in incontri riservati fra aziende (in genere piccole e medie) e buyer internazionali, cui le prime presentano i loro prototipi, allo scopo di ottenerne una sorta di validazione commerciale attraverso considerazioni, suggerimenti e stimoli per rendere il prodotto finito più "vendibile". Nel padiglione 6 è collocato poi l'evento "Keramos", organizzato da Artex in collaborazione con AICC, Associazione Italiana Città della Ceramica, finalizzato alla promozione di una delle risorse produttive più brillanti dell'Italia industriale. Pure questa è un'attività a cavallo fra artigianato e industria, legata a un tradizionale punto di forza di Macef. Il Macef Design Award Massimo Martini completa la carrellata delle iniziative che hanno per tema l'innovazione. Il concorso online è organizzato con il supporto del sito specializzato www.designboom.com e riservato ai giovani progettisti di tutto il mondo. Sono ben 3.566 i progetti iscritti da 89 Paesi (dopo l'Italia, con 348 progetti, le adesioni provengono da Usa, Cina, India, Francia Corea, Spagna e Polonia). Il settore-chiave di quest'anno è l'Argento e il claim del concorso è "Beyond silver". Le slide dei progetti selezionati - la giuria è composta da Irene Bulgari, Francesco Illy, Paolo Moroni, Aldo Cibic, Nello Martini e Luca Trazzi - sono esposte al padiglione 10, nella Casa dell'Argento, nell'ambito del Salone Mondiale degli Argenti. Macef Primavera 2009, Salone Internazionale della Casa, si svolgerà dal 16 al 19 gennaio in fieramilano. è l'86° di una serie iniziata nel 1964 (quando la mostra milanese aveva cadenza annuale), in concomitanza e in sinergia con Festivity, Salone degli addobbi natalizi, delle decorazioni per le feste, del gioco, del giocattolo e del Carnevale (che però apre i battenti un giorno prima, il 15 gennaio). Un giorno di preapertura anche in Macef: giovedì 15 per il solo settore del Regalo (padiglioni 14-18) i cui espositori hanno richiesto, per il rilevante volume di affari e di contatti, la possibilità di poter operare su cinque giorni. In tutto le aziende presenti in fiera dal 16 al 19 gennaio sono oltre 2.100, su una superficie di 125mila metri quadrati netti. Importante e significativa, come al solito, la presenza di espositori esteri, valutabile intorno al 24% del totale. Prevalgono le provenienze europee, in particolare Spagna, Francia e Germania, ma non mancano espositori extra-europei, soprattutto asiatici.

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il "sacrificio" di bnp-paribas per conquistare il gruppo fortis (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 15-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 23 - Economia Global market Il "sacrificio" di Bnp-Paribas per conquistare il gruppo Fortis Bnp-Paribas è pronta a rivedere le proprie ambizioni e ad abbandonare le attività assicurative di Fortis pur di superare l´opposizione dei piccoli azionisti olandesi e belgi all´operazione varata mesi fa. Secondo il quotidiano La Tribune, i francesi devono trovare una soluzione rapidamente, non più tardi delle assemblee degli azionisti, in programma l´11 e il 13 febbraio. In sostanza, Bnp Paribas farà tutto il possibile per condurre in porto l´integrazione delle attività bancarie di Fortis, magari sacrificando le sue ambizioni nel comparto assicurativo. Beaudoin Prot starebbe studiando due diverse ipotesi. La prima sarebbe quella di lasciare le attività assicurative in Fortis Holding, soddisfacendo così i piccoli azionisti (che hanno sempre ritenuto troppo basso il prezzo pagato per questo ramo). In cambio, però, i francesi chiederebbero un accordo industriale che garantisca a Fortis Banque la distribuzione dei prodotti assicurativi. La seconda ipotesi, preferita da Prot, sarebbe la seguente: Bnp Paribas rileverebbe solo il 51% di Fortis Holding, lasciando il resto agli azionisti belgi e olandesi. In questo caso, i francesi risparmierebbero anche una parte della cifra in contanti (5,7 miliardi) messa sul tavolo per comprare Fortis. Giampiero Martinotti [pechino corre ai ripari] La Cina vara una manovra di aiuti statali mirata a sostenere due settori in crisi, l´industria automobilistica e la siderurgia. Per le automobili il governo di Pechino ha deciso di ridurre al 5% l´Iva sulle vetture inferiori a 1.600 cc di cilindrata; uno stimolo aggiuntivo viene offerto agli abitanti delle regioni rurali con 5 miliardi di yuan (650 milioni di euro) di incentivi offerti a chi acquisterà vetture di piccola cilindrata. Altri 10 miliardi di yuan vengono messi a disposizione delle case automobilistiche nazionali per finanziare l´innovazione tecnologica e lo sviluppo di motori ibridi o che utilizzino biocarburanti. Per far fronte alla caduta della domanda di acciaio il governo cinese ha vietato ogni aumento di capacità produttiva nell´industria siderurgica; inoltre saranno offerti sgravi fiscali all´export con l´obiettivo di «mantenere le quote di mercato mondiali» dei gruppi siderurgici cinesi. Da quando ha risentito i primi contraccolpi della recessione americana ed europea la Repubblica Popolare ha deciso una manovra complessiva pari a 584 miliardi di dollari per sostenere la crescita. Gli aiuti all´auto e alla siderurgia figurano tra i primi tasselli di quella manovra ad entrare in vigore. Tra i colossi siderurgici cinesi il gruppo Baosgan Iron & Steel Co. potrebbe annunciare a marzo la prima perdita trimestrale della sua storia. Federico Rampini

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bossi: "non c'è intesa sulla giustizia" e i sindaci leghisti attaccano roma - gianluca luzi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 15-01-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 6 - Interni Bossi: "Non c´è intesa sulla giustizia" e i sindaci leghisti attaccano Roma Berlusconi prova a ricucire con Fini: "è tutto a posto" GIANLUCA LUZI ROMA - «Non c´è nessuna fibrillazione nella maggioranza e nel governo, su nessun argomento. E non è vero che è stato un voto sofferto: non c´è mai stato uno scarto così alto». Incassata la fiducia della Camera sul decreto anticrisi con 327 sì, 252 contrari e due astenuti, il presidente del Consiglio si ferma nel Transatlantico di Montecitorio per assicurare che il centrodestra scoppia di salute: nessun dissapore con Fini che il giorno prima aveva strapazzato il ministro Vito per la motivazione con cui aveva chiesto la fiducia. Nessun disaccordo con Bossi sulla giustizia, né tantomeno con An sul congresso del Pdl. Insomma «abbiamo riso e scherzato su tutto: c´è un clima positivo e d´altronde vedendo l´opposizione nelle condizioni in cui si trova, perché non dovremmo essere allegri?». Con il suo ottimismo sparso a piene mani, Berlusconi copre una tensione palpabile nel centrodestra, non solo fra le due componenti che danno vita al Pdl, ma anche fra Lega e An. Sullo sfondo c´è lo scontro che contrappone il Nord in prevalenza leghista al resto del centrodestra che guarda a Roma e al Sud. Da qui la protesta dei sindaci del Nord contro il «privilegio» concesso a Roma di derogare dal patto di stabilità. «E´ una evidente autorizzazione morale a tenere lo stesso comportamento - annunciano per protesta i sindaci nordisti della Lega - per tutti i sindaci che hanno ben gestito i loro bilanci, erogando servizi di ottima qualità ai loro cittadini». Ma i sudisti rispondo con 72 firme in calce a una lettera in cui lamentano che «tutto è stato dimenticato» nella politica economica del nordista Tremonti e che il governo deve avere «una politica più forte verso il Sud». Preso in mezzo, Berlusconi cerca di mediare. Ma è sulla giustizia che le scintille possono trasformarsi in un incendio. Poche frasi, ma indicative. Dice Bossi: «La riforma? Bisogna chiedere a Berlusconi perché per adesso non abbiamo fatto nessun accordo». Peccato che poco dopo il premier abbia dato una versione diversa: non solo «mi risulta che ci siano larghe condivisioni da parte dell´opposizione per la nostra riforma», ma con la Lega «non mi risulta che ci siano punti in discussione». Anzi, uno ce n´è: sui graffitari. «C´è un articolo del codice che condanna alla galera fino a un anno chi imbratta i muri, ma lui, Bossi, dice che i muri sono i libri del popolo». E qui il Cavaliere piazza una delle sue solite battute politicamente scorrette: «Io gli ho detto che in tutto il mondo i muri sono puliti, anche in Cina. E lui scherzando mi ha risposto che è perché sono alti così... « portando la mano all´altezza della vita. Quindi a partire dal 23 gennaio «nel giro di due-tre consigli dei ministri ritengo di poter presentare la riforma complessiva». Se il fronte della giustizia avrà modo di scaldarsi nelle prossime settimane, quello dei rapporti fra An e Lega sono già roventi. «Fini ha difficoltà di giovinezza» ironizza Bossi che incalza: «Il problema non sono i vertici, perché i partiti funzionano. Basta solo che i dirigenti vadano a cena insieme» come quasi ogni lunedì ad Arcore. «Il problema - insiste il capo leghista - è la base, perché in An c´è gente che ha lavorato una vita e l´ha sacrificata a un partito ed è difficile andare d´accordo». Parole che vanno di traverso al ministro La Russa, reggente di An: «Chiedo un po´ di decenza, dico a Bossi di non esagerare nella competizione per catturare le basi. Noi non lo facciamo con la Lega». Il clima è questo, e Berlusconi per spegnere ogni polemica ricopre di elogi Fini, con cui però da tempo non parla a quattr´occhi e non sente dagli auguri telefonici di Natale. «Fini ha un ruolo istituzionale e lo interpreta come un ruolo non partigiano. Quindi ha ritenuto che fosse suo dovere difendere alcune prerogative del Parlamento. Chapeau, punto e basta. Chapeau, veramente», elogia Berlusconi. Il congresso del Pdl in programma a Roma si avvicina fra dichiarazioni polemiche. «Si terrà il 27 marzo», assicura perentorio Berlusconi. Ma La Russa, che ha riferito a Fini dopo il suo incontro alla Camera con il premier, non è così sicuro: «La data non è ancora definita, vuoi per motivi logistici, vuoi soprattutto perché, quando sarà decisa, ci sarà l´indizione ufficiale del Congresso che ancora non c´è stata».

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Tragedie dimenticate (sezione: Cina)

( da "Famiglia Cristiana" del 15-01-2009)

Argomenti: Cina

a cura di Alberto Bobbio foto AP SPECIALE TRAGEDIE DIMENTICATE TRA VIOLENZA, MISERIA E CALAMITÀ "Nell?occhio del ciclone!: il III Rapporto Caritas/Famiglia Cristiana/Il Regno. In molte, troppe parti del mondo, ma soprattutto nel Sud del Pianeta, si combatte e si muore per le guerre, alcune delle quali in corso da parecchi decenni, si soffrono le conseguenze di terribili calamità naturali, si patiscono sistematiche violazioni dei diritti umani, si subisce l?arroganza di dittature odiose o gli attentati delle bande della criminalità organizzata. E davanti a tutto questo noi occidentali, in particolare noi italiani, come reagiamo? Cosa ne sappiamo? Poco o niente, dice il III Rapporto sui conflitti dimenticati, promosso dalla Caritas Italiana in collaborazione con Famiglia Cristiana e il mensile delle Edizioni Dehoniane Il Regno, pubblicato dal Mulino. Quest?anno la ricerca si intitola Nell?occhio del ciclone e indaga sui legami tra conflitti, povertà, degrado ambientale e calamità naturali. Un libro importante, che aiuta a conoscere fatti che i mass media italiani e internazionali troppo spesso ignorano. Si intitola Nell?occhio del ciclone il III Rapporto sui conflitti dimenticati, promosso dalla Caritas Italiana in collaborazione con Famiglia Cristiana e il mensile delle Edizioni Dehoniane Il Regno. Pubblicato dal Mulino e in libreria in questi giorni, in 300 pagine delinea come si intrecciano sempre di più disastri naturali, violenza e guerra, e come i media tendono a dimenticare non solo i conflitti che scoppiano nelle aree più povere, ma l?attenzione ai disastri. Frutto di una ricerca alla quale hanno collaborato studiosi di diverse università italiane e straniere, il Rapporto prende in considerazione gli anni dal 2004 al 2007 e un groviglio di miseria che mette insieme conflitti, violazioni di diritti umani, fame, malattie, genocidi e catastrofi, che definisce "emergenze umanitarie complesse". È il professor Gianni Rufini, dell?Università di York in Irlanda, che nel primo capitolo delinea la questione e spiega la difficoltà della "responsabilità di proteggere"; concetto evocato anche da Benedetto XVI nel suo discorso all?Onu l?anno scorso, da parte delle grandi Ong e degli Stati. Un soldato americano sulle montagne dell?Afghanistan. Siamo di fronte a irresponsabilità che aumentano il degrado ambientale, e i cambiamenti climatici non gestiti possono influire sull?insorgere di nuovi conflitti armati o sulla continuazione di quelli esistenti. Solo in due casi i disastri ambientali e la loro cura hanno favorito la soluzione di conflitti cronici preesistenti: il terremoto del 1999 nella regione turca di Marmara, che mobilitò gli aiuti della Grecia, segnando una collaborazione tra Atene e Ankara fino ad allora inedita, e lo tsunami nella regione indonesiana di Aceh, che ha favorito l?accordo di pace tra i ribelli e il Governo di Giakarta. La nebbia dell?informazione All?opposto va collocata la situazione dello Sri Lanka, dove l?onda dello tsunami, nonostante la gran massa di aiuti arrivata nell?isola, ha aggravato la guerra tra i ribelli tamil e il Governo di Colombo. Così è diventato sempre più difficile distinguere tra rifugiati e sfollati ambientali, e rifugiati e sfollati a causa della guerra. Dalla ricerca risulta che i conflitti sono diminuiti, ma sono aumentate le emergenze per le catastrofi naturali. Eppure, sia sui conflitti sia sui disastri, è calata la nebbia dell?informazione e la dimenticanza dell?opinione pubblica. Il sondaggio dell Swg contenuto nella ricerca, già anticipato a luglio da Famiglia Cristiana, dice che il 20 per cento degli italiani non è in grado di indicare nemmeno un conflitto nei tre anni presi in considerazione. Hanno rimosso addirittura le guerre in Irak, in Medio Oriente e in Afghanistan. Mentre tra i disastri ricordano lo tsunami, ma hanno difficoltà a rammentare il devastante terremoto in Cina dell?anno scorso e l?uragano Katrina negli Usa, per non parlare del terremoto in Pakistan, che nel 2005 ha provocato 80 mila morti ed è stato la causa di rinnovate tensioni belliche con l?India. Donne dell?Aceh pregano per le vittime dello tsunami. L'eccezione di Radio Vaticana Nell?analisi di migliaia di ore di trasmissioni Tv e radio risulta una buona "copertura" della situazione in Pakistan a causa del sommarsi di più fattori: guerra del Kashmir, terrorismo internazionale, uccisione di Benazir Bhutto, terremoto. Anche questa volta, come nelle due ricerche precedenti pubblicate nel 2003 e nel 2005, la Radio Vaticana è l?emittente che dedica, in termini assoluti, l?attenzione maggiore alle periferie del mondo. Nel Rapporto vengono analizzati per la prima volta giornali internazionali, dalla Cina agli Usa all?Europa, attraverso il monitoraggio dei loro portali on-line. All?ultimo posto per attenzione ai casi studiati (Sudan, Pakistan, Colombia) si piazza il quotidiano italiano La Repubblica. Una parte rilevante del testo è costituita da un?analisi approfondita dell?aiuto allo sviluppo, che mette in luce una sorta di "crisi dell?umanitario", non causata solo dai soldi che sono sempre di meno. Ci sono il tema della sicurezza e il rapporto sempre più stretto con i militari, che portano ad affrontare il cosiddetto "dilemma umanitario" e il principio di neutralità. Il Rapporto si muove tra carità e cultura, con un?analisi serrata delle dinamiche complesse e delle sfide geopolitiche internazionali, per definire le responsabilità collettive di fronte ai conflitti e ai disastri. Ed evidenzia un?emergenza educativa anche nella comprensione di ciò che accade. C?è un?imbarazzante confusione da parte di molti persino nel collocare sul mappamondo questi drammi. Questo III Rapporto serve anche per conoscere e speriamo venga utilizzato sempre di più nelle scuole per diradare l?oblio e aumentare la responsabilità di tutti. Di seguito pubblichiamo alcuni brani del capitolo scritto dal professor Francesco Strazzari, docente di relazioni internazionali all?Università di Amsterdam, e da Lorenza Fontana, ricercatrice alla Scuola superiore Sant?Anna di Pisa, sull?influenza dei media circa la politica e i diritti umani.

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La crisi cinese (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 15-01-2009)

Argomenti: Cina

POLITICA 15-01-2009 ECONOMIA E POLITICA il fatto Molti lavoratori dell'industria lasciano le città in cui si fa sentire il calo degli ordinativi esteri e la flessione del comparto edilizio per rientrare nelle regioni rurali. Dove le condizioni sono ancora difficili, aggravate adesso da inquinamento e penuria di terreni fertili La crisi cinese Aziende chiuse e disoccupazione Cresce la protesta. Allarme sociale DI BERNARDO CERVELLERA Q uest'anno le vacanze per il Capodanno cinese sono cominciate molto prima del consueto. A pochi mesi dalle Olimpiadi, pensate come celebrazione della superba grandezza della nazione, le stazioni ferroviarie e i terminal degli autobus si sono riempiti di contadini che a milioni lasciano le città, dove erano giunti anni fa in cerca di lavoro, per passare le feste con i familiari. Ma questa volta non torneranno indietro, perché sono stati licenziati e addirittura lasciati per mesi senza salario. Il miracolo economico che ha impressionato il mondo intero almeno per loro si è trasformato in un grande fallimento. Per la prima volta dagli anni '90, la locomotiva cinese perde colpi. Dopo decenni di crescita economica al 10% (il 2007 ha fatto segnare un +13% da record, che portato al sorpasso della Germania come terza potenza mondiale), il 2008 si è chiuso al 9% e le previsioni per il 2009 sono al 7 o perfino al 6,5%, le cifre più basse dal 1990. I tanti 'adoratori' del gigante asiatico avevano predetto un'ascesa continua fino al 2020; e ritenevano che Pechino non avrebbe risentito della crisi mondiale. Invece, il Paese che ha costruito la sua ricchezza sulle esportazioni e sul suo status di 'fabbrica del mondo' si trova oggi di fronte a un calo degli ordini e degli investimenti. Nell'ultima rilevazione mensile, la produzione industriale è aumentata solo del 5,4% e gli investimenti dall'estero sono scesi del 36,5%. La borsa cinese è crollata del 70% in un anno e il mercato edilizio, una volta ruggente, oggi risente pesantemente della congiuntura. Studenti, pensionati e impiegati, che nel mercato finanziario avevano investito i loro pochi soldi (perfino le borse di studio), si trovano ora in gravi difficoltà. Il segnale più preoccupante è dato dalla chiusura delle fabbriche nelle regioni che hanno creato la ricchezza del Paese. Nel Guangdong, spina dorsale della produzione, in un anno hanno cessato l'attività quasi 100mila stabilimenti. Alcune società si sono trasferite nelle zone più interne, ma la maggioranza ha spento i macchinari dall'oggi al domani, e i loro manager sono fuggiti senza pagare le ultime mensilità agli operai. Lo stesso avviene nel delta del fiume Yangtze. Le azien- de più colpite sono quelle tessili, di giocattoli e automobilistiche, che risentono della riduzione della domanda mondiale. Secondo cifre diffuse dal Consiglio di Stato, nel 2008 sono state chiuse complessivamente 670mila stabilimenti. Il buio scenario che si prepara è una valanga di disoccupati e di rivolte sociali. Si calcola che nel 2009 vi saranno almeno 33 milioni di persone senza lavoro. Fra essi, anche 6 milioni di laureati. Perfino l'agenzia Xinhua, che di solito minimizza questo tipo di problemi, la scorsa settimana ha scritto che «nel 2009 la società cinese dovrà fare fronte a conflitti e scontri che metteranno a dura prova le capacità di gestione del Partito e del governo a tutti i livelli». Dopo anni di sviluppo selvaggio e di vero schiavismo ai danni di lavoratori migranti reclutati senza contratto, senza assistenza sanitaria, senza pensione e con paghe misere lo scorso anno il governo ha introdotto alcune regole sindacali per tutte le fabbriche statali e straniere. Il risultato sono stati scioperi, occupazioni, citazioni in giudizio e tafferugli con la polizia, perché i manager erano riluttanti ad adattarsi alle nuove norme, per loro svantaggiose. Secondo il ministero della Pubblica sicurezza, gli 'incidenti' legati al lavoro (scioperi, manifestazioni, sit-in, pestaggi) nel 2008 «sono aumentati del 90%», arrivando a circa 85mila episodi. Si sono registrati scontri nel Guangdong, nell'Henan e nel Jiangsu, tutti motivati dal fatto che gli imprenditori volevano chiudere gli stabilimenti senza pagare i dipendenti. A Zhangmutou (Guangdong), il governo locale ha perfino accettato di versare la liquidazione agli operai per fare terminare le violente proteste, sborsando 24 milioni di yuan (circa 2,4 milioni di euro). In altre zone si sono avuti a pestaggi e arresti. Il ritorno dei lavoratori nei propri villaggi significa più povertà per le campagne, già provate da uno sviluppo squilibrato a favore delle città: mancano l'acqua potabile, le scuole, le strutture sanitarie. Il governo teme che decine di milioni di migranti portino nelle aree rurali gli stessi conflitti vissuti in contesto urbano, accresciuti da una maggiore frustrazione per l'inquinamento e i sequestri delle terre, nonché dal risentimento per aver visto la ricchezza concentrata nelle mani di pochi, mentre loro saranno costretti a vivere con un reddito medio di 100 euro l'anno. L'allarme è ormai lanciato e il Partito ha dato direttive a tutte le autorità locali affinché «strappino i germogli [della rivolta] sul nascere», senza farli propagare altrove, e «mantengano la stabilità». Per rabbonire la massa inquieta di 120 milioni di persone che rischiano di dovere tornare nelle zone di origine, il premier Wen Jiabao ha promesso ospedali, nuove scuole nelle campagne e alfabetizzazione per tutti. Ma questi annunci vengono ripetuti da almeno 6 anni e la situazione nelle regioni rurali continua a peggiorare. La differenza di reddito si fanno insopportabili: quello delle città è fino a 17 volte quello delle campagne. Il presidente Hu Jintao, che finora ha osannato «la società armoniosa » ovvero, l'auspicata distribuzione equa del benessere e della ricchezza ormai parla solo di «stabilità» e di salvaguardia della leadership del Partito. Ai tribunali si danno direttive ferree: devono sostenere a priori il Partito e la «stabilità», evitando di prendere in considerazione le denunce della popolazione. Nelle campagne, perfino gli esperimenti di democrazia 'guidata' (elezione dei capi-villaggio) sono stati fermati. I poveri migranti che con il loro sudore (e il loro sangue) hanno creato la ricchezza della Cina contemporanea non devono nemmeno fiatare. Il tasso di crescita resta alto rispetto all'Europa, ma si passerà dal 13% del 2007 a meno del 7% nel 2009. Ci si aspetta un esercito di 33 milioni di nuovi senza lavoro, migranti costretti a tornare nelle zone di origine Sono stati 670mila gli stabilimenti che hanno cessato l'attività lo scorso anno. Il governo prevede un aumento dei disordini e teme per la stabilità del Paese. Nel 2008, 85mila casi di scioperi o manifestazioni Una protesta di operai dell'edilizia a Pechino. Come è successo in molte parti del Paese, l'imprenditore si dichiara fallito e non vuole pagare gli stipendi arretrati In alcune regioni, sono state la amministrazioni locali a farsi carico del saldo delle liquidazioni, per mettere fine alle proteste dei lavoratori lasciati in mezzo alla strada a causa della chiusura improvvisa delle aziende in cui erano impiegati ( Ap) Un gruppo di cittadini davanti al Consiglio di Stato, a Pechino. Sono molte le persone che si rivolgono alla magistratura per vicende che riguardano corruzione di pubblici funzionari, espropri e violazione dei diritti Recentemente, il governo ha dato indicazioni ai tribunali di non dare seguito alle denunce ( Ap)

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La Chiesa assiste i poveri. Le autorità lasciano fare (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 15-01-2009)

Argomenti: Cina

POLITICA 15-01-2009 L'IMPEGNO E I DIVIETI SALTATI La Chiesa assiste i poveri. Le autorità lasciano fare L a Chiesa cattolica cinese è da tempo impegnata a favore dei poveri del Paese. Ben prima che la crisi economica si manifestasse, i cristiani delle città hanno aperto le loro sedi ai migranti bisognosi di tutto: cibo, medicine, assistenza e scuole. Diverse diocesi del Guangdong offrono ospitalità e alfabetizzazione ai migranti venuti a lavorare nelle metropoli del sud; altre hanno piccoli dispensari dove suore e dottori si offrono per visite mediche gratuite o a costi ridotti. Alcune diocesi lavorano a progetti di sviluppo nelle campagne, aiutando i contadini a migliorare la produzione agricola, a scavare pozzi per l'acqua potabile o l'irrigazione, mentre permettono ai bambini di frequentare le scuole senza oneri. Di norma queste attività non sarebbero permesse alle Chiese e ai gruppi religiosi, ma lo sviluppo economico selvaggio cui è stata sottoposta la Cina lascia esclusi troppi poveri e infligge troppe ferite di cui i governi non hanno tempo e forze per occuparsi. Allora chiudono volentieri un occhio perché altri risolvano problemi che altrimenti potrebbero degenerare. Un esempio ancora più vivo è quello del terremoto del Sichuan, il 12 maggio scorso, che ha fatto oltre 80mila morti e ha privato di un tetto milioni di persone. Pur con il controllo dell'esercito e della polizia, molti cristiani da Shanghai, Shaanxi, Pechino e Hebei si sono mossi per andare a portare cibo, medicine, conforto psicologico e spirituale alle vittime, vivendo fianco a fianco per settimane e organizzando turni che sono proseguiti per mesi. ( B. Cer.)

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Scoppia il caso di <Carta 08>: cittadini per la democrazia E il regime ferma i promotori (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 15-01-2009)

Argomenti: Cina

POLITICA 15-01-2009 IL DISSENSO Scoppia il caso di «Carta 08»: cittadini per la democrazia E il regime ferma i promotori I l 2008 doveva essere l'anno fortunato della Cina, segnato dalle Olimpiadi di Pechino. Invece, il massacro dei tibetani, il terremoto del Sichuan e l'inizio della crisi hanno trasformato, per alcuni aspetti, il 2008 in un anno orribile. Il 2009 non sarà da meno: le tensioni che si preannunciano a causa delle difficoltà economiche saranno rinfocolate da altri anniversari: il 4 giugno saranno infatti 20 anni dal massacro di Tiananmen e dall'eliminazione del movimento pro-democratico, con l'uccisione di centinaia e forse migliaia di studenti e operai. Saranno anche i 60 anni dalla fondazione della Repubblica popolare cinese che, da governo «dal popolo e per il popolo», si è trasformata in una dittatura che soffoca ogni sussulto a favore dei diritti umani. Ma la società civile è sempre più in fermento. Proprio per celebrare tutti questi anniversari e per rendere 'il popolo' davvero protagonista dello sviluppo del Paese, l'8 dicembre scorso 303 cittadini cinesi hanno lanciato un documento chiamato 'Carta 08', in cui chiedono alle autorità di trasformare il sistema autoritario e corrotto in un modello democratico e rispettoso di tutti i diritti umani, compresi i diritti del lavoro e la libertà religiosa. Fra i firmatari di 'Carta 08' vi sono intellettuali di molte università, ma anche imprenditori e semplici cittadini. Non pretendono di costituire un partito, vogliono che si inneschi un movimento di trasformazione culturale che porti la Cina a un cambiamento radicale, nel rispetto della democrazia, della proprietà privata, delle minoranze (compresi Tibet e Taiwan). Solo in questo modo il Paese, invece di essere un pericolo per il mondo, contribuirà a un nuovo capitolo della civilizzazione mondiale. La risposta del potere non si è fatta attendere: almeno 100 dei firmatari sono stati fermati, interrogati e minacciati a Pechino, Shanghai, Liaoning e in numerose altre città. Uno di loro, l'intellettuale Liu Xiaobo, è detenuto in un luogo sconosciuto; il documento è stato oscurato dai siti Internet e i media hanno la proibizione di parlarne. Intanto, però, le adesioni al documento sono salite a 7mila. ( B.Cer.)

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Aiuti made in Portugal (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 15-01-2009)

Argomenti: Cina

Aiuti made in Portugal S.S., 15 gennaio 2009, 13:46 Il piccolo Paese che si affaccia sull'Atlantico vanta una notevole tradizione di aiuti umanitari attraverso le sue ong impegnate soprattutto in campo medico, come la AMI che rappresenta un caso unico nel panorama europeo Fondata il 5/12/1984 l'Assistencia Medica Internacional (AMI) é una organizzazione senza precedenti nella storia della medicina umanitaria portoghese. Le missioni condotte in piÚ di cinquanta Stati - con il contributo di oltre cinquencento volontari inviati in quelle zone in cui le popolazioni non hanno accesso ai piÚ elementari misure sanitarie - fanno della AMI un caso unico. Il fondatore dell'organizzazione, il dottor Fernando Nobre, nasce in Angola nel 1951 e a quindici anni si trasferisce in Belgio per continuare gli studi. A Bruxelles si laurea in medicina, specializzandosi in Chirurgia Generale. Nel 1977 entra nel movimento Medici Senza Frontiere, passo che si rivelÓ decisivo per la creazione dell'AMI. Infatti la partecipazione a missioni umanitarie di assistenza a popolazioni abbandonate ad un triste destino fatto di fame e conflitti armati, non lascia Fernando Nobre indifferente. Sette anni piÚ tardi fonda l'AMI, la prima organizzazione di questo genere in Portogallo. I Medici del Mondo sezione del Portogallo (MdMPortugal) sono una organizzazione non governativa (ong) di aiuto umanitario e cooperazione allo sviluppo che esiste dal 1999. "Lottiamo contro tutte le malattie, ed anche contro le ingiustizie..." mi dice uno di loro, che vuole rimanere anonimo, ricordadomi che questo é il loro motto. In Portogallo possono contare ora su oltre duecento volontari. Presenti in varie zone del mondo, hanno missioni in Africa (Mozambico, SÃo Tome e PrÍncipe e Guinea Bissau), nell'area della prevenzione e cura delle persone infettate dall'AIDS. A Timor Est si occupano di promozione e assistenza sanitaria materna e infantile. L'AMI e il MdMPortugal sono solo due esempi di volontariato organizzato con l'obiettivo di dotare i piÚ poveri di assistenza medica e di infrastrutture. Albert Schweitzer, il grande premio Nobel per la medicina del 1952, è stato ed é ancora oggi il piÚ grande ispiratore di Fernando Nobre, che attribuisce a questo grande medico tedesco il merito di essere stato il precursore della medicina umanitaria nel mondo con le prime missioni sanitarie sviluppate a Lambarené in Gabon. Le ONG internazionali di aiuti umanitari sono presenti nelle zone piÚ povere del mondo, laddove i governi non arrivano o non vogliono arrivare, e nelle cui zone rurali non ci sono ospedali, medici e medicine. La corruzione che alberga in queste societÁ impedisce che l'aiuto economico, fatto dai cittadini del "mondo ricco" arrivi a sua destinazione. Molto di questo aiuto, infatti, vine deviato da reti organizzate e finirÁ per rimanere altrove, dove sarà convertito in preziosa mercanzia, il cui destino sarÁ la vendita nel mercato nero. Molti suggeriscono che l'industria farmaceutica, una delle piÚ potenti del mondo,possa abdicare ad una parte dei suoi lucri e fornire medicine a queste popolazioni. Da oltre trent'anni Fernando Nobre viaggia senza sosta nei paesi in via di sviluppo. Afganistan, Algeria, Cina, Honduras e Iraq sono gli ultimi Stati che ha visitato come AMI. Con un'agenda piena di accordi, il leader della ONG passa poco tempo in Portogallo. Le decine di viaggi che fa ogni anno nelle diverse zone del mondo fanno di Fernando Nobre un nomade della medicina umanitaria. Al di lÁ dello sforzo fÍsico, per lui aiutare é un piacere tanto grande come ritornare in Africa, in special modo in Angola.

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I numeri, la prudenza e le terapie (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2009-01-16 - pag: 1 autore: I numeri, la prudenza e le terapie di Orazio Carabini I l meno 2% previsto dalla Banca d'Italia per il Pil 2009 può colpire ma non è sorprendente. Anche gli altri centri di ricerca, ufficiali e privati, nelle prossime settimane presenteranno all'opinione pubblica risultati simili. Lo stesso JeanClaude Trichet, spiegando i motivi del ribasso dei tassi d'interesse al minimo storico per l'Eurozona, ha annunciato che le previsioni di marzo saranno «significativamente peggiori » delle precedenti. Il ministro Giulio Tremonti ha ragione a sostenere che «siamo in terra incognita». L'incertezza, come ripete spesso la Banca d'Italia nel suo Bollettino, è forte e il quadro potrebbe cambiare in peggio ma anche in meglio se, per esempio, il pacchetto di Barack Obama fosse in grado di rovesciare magicamente le aspettative. Le simulazioni econometriche però non sono esercizi di astrologia. Nè, purtroppo, semplici congetture. Se la produzione industriale precipita, se la Germania ragiona su una diminuzione del Pil 2009 che tende al 3%, se gli Stati Uniti viaggiano tra il -2 e il -3%, se la Cina e l'India faticano a mantenere una crescita del 6 e del 5%, come sorprendersi se il modello della Banca centrale prevede un -2% per l'Italia? Più che una previsione è un calcolo. Tutti si augurano, con il mini-stro, che a fine anno quei numerisi rivelino errati o superati dagli eventi. Ma per ora è questo lo scenario più verosimile che fa tornare alla mente la recessione del 1975 quando il Pil diminuì del 2,1 per cento. Il problema vero è che cosa può fare la politica economica per frenare l'avvitamento e innescare la ripresa. La Bce, con la sua decisione di ieri, ha fatto quello che era giusto fare. Trichet ha anche lasciato intendere che in marzo il tasso di riferimento potrebbe scendere ancora. Peccato che Francoforte abbia perso qualche mese inseguendo i fantasmi dell'inflazione, ma adesso la politica monetaria ha la giusta intonazione. Continua u pagina 2 l'articolo prosegue in altra pagina

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Green Style: l'economia del vicino è sempre più verde (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2009-01-16 - pag: 1 autore: ... «IL» OGGI IN EDICOLA ... Green Style: l'economia del vicino è sempre più verde di Walter Mariotti S e l'uomo è una possibilità della natura allora anche gli atti che può compiere per metterla in pericolo o per distruggerla fanno parte del progetto della natura. O no? Riflettendo sul pensiero di Murray Bookchin, l'anarchico russoamericano che negli anni 60 provocò l'estremismo ecologista con una originalissima rilettura dell'economia e dei consumi, il quinto numero di IL, il magazine del Sole 24 Ore in edicola oggi con il quotidiano, s'interroga sul futuro dell'uomo e del suo pianeta, Gaia. Dalla California di Arnold Scharzenegger, all'Europa, alla Cina, un reportage sui protagonisti, le tendenze e gli scenari del Green Style. Qualcosa di più di una rivoluzione economica e sociale. Un nuovo stile di pensiero e comportamento individuale, estraneo tanto al pauperismo ambientale che all'apocalisse ecologica prossima ventura. Servizio u pagina 23 l'articolo prosegue in altra pagina

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Il valore della piastrella (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-01-16 - pag: 14 autore: Il valore della piastrella Mi riferisco agli articoli apparsi sul caso Iris di Sassuolo. L'imprenditore imputa la chiusura a una serie di cause esterne e in particolare alla concorrenza cinese. Questo atteggiamento è sbagliato e miope. La crescita di capacità produttiva da parte della Cina è nota da tempo. I veri problemi con la Cina, o con altre aree del mondo a basso costo della manodopera, sono quelli legati alla contraffazione di prodotti o lo sfruttamento illegale di un marchio e non la capacità produttiva. Molte aziende italiane vendono beni uguali a quelli prodotti in aree a basso costo della manodopera, o magari proprio quelli, facendoli pagare molto più cari solo e unicamente perché con un marchio italiano. Questo è il metodo più semplice per avviare un'azienda verso il declino e, purtroppo e ancor più grave, svilire l'immagine del made in Italy, che deve essere considerato come il marchio che attesta che un bene è stato prodotto in Italia e quindi ha un contenuto di know-how non riscontrabile in altre parti del mondo. Le problematiche del distretto della ceramica sono comuni a quelle di altri settori, che hanno saputo reagire in tempo aggiungendo know- how ai prodotti e ai processi per alzare il livello di servizio al mercato, perseguendo la strada dell'eccellenza del prodotto e del marchio. Lorenzo Viglione Palazzo Canavese (TO) S ul Sole 24 Ore, Paolo Bricco ci ha raccontato domenica scorsa che il distretto della piastrella si dà tutt'altro che per vinto.E ieri,su Repubblica, tornando a un tema che gli è caro, Romano Prodi, assieme a Giorgio Prodi,ha sostenuto la stessa tesi.La piastrella italiana assume così il valore di simbolo della posta in gioco nella globalizzazione, soprattutto in tempi di crisi: battere la concorrenza al ribasso dei prezzi col rialzo costante della qualità e dell'innovazione. Come dimostra l'andamento dell'export, le imprese italiane si misurano ormai da anni, con risultati ammirevoli, su questa sfida. Non è facile, però, spiegarla a chi già la sta pagando con la perdita del posto di lavoro. Perciò occorre che lo Stato faccia bene il suo mestiere, mettendo le imprese nelle condizioni per competere sempre meglio; e predisponendo reti sempre più efficientieflessibilidiwelfare. • In metrò a Milano Tutti i giorni utilizzo la Metropolitana Milanese per recarmi al lavoro. In questi ultimi anni ho registrato un notevole peggioramento delle condizioni di viaggio. Stazioni trascuratee sporche. Carrozze obsoletee maleodoranti. Inoltre, durante gli orari di punta, la frequenza delle corse è insufficiente rispetto al fabbisogno, costringendoi passeggeri a viaggiare inscatolati come sardine. In questo modo crescono gli episodi di maleducazione e insofferenza tra gli utenti. Cito, infine, i continui guasti tecnici e i problemi di sicurezza che riguardano anchei mezzi di superficie (scontri tra automezzi, deragliamenti, eccetera). Conclusione: alcuni dirigenti, dopo aver male operato in ambito del trasporto nazionale, continuano, coerentemente coni propri limiti, a male operare in ambito del trasporto locale. Vito Romaniello e-mail Il caso Villari Tutti contro Riccardo Villari. Maggioranza e opposizione "invitano" il presidente di Vigilanza Rai a dimettersi, ma lui non molla. E poi perché dovrebbe farlo, e per giunta senza avere nulla in cambio? Del resto lì ce lo hanno messo loro in attesa di tempi migliori. Che pasticcio! In questo Paese i burocrati di Stato saltano da una poltrona all'altra indipendentemente dalle loro capacità professionali ma solo grazie alla loro amicizie politiche, e per di più con liquidazioni principesche: perché Villari dovrebbe fare un'eccezione alla "regola"? Non lamentiamoci però se poi lo Stato fa acqua da tutte le parti! La politica ha toppato ancora una volta e non ha neanche il buon gusto di ammetterlo. Lettera firmata

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Cina, sostegni agli automezzi più ecologici (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-01-16 - pag: 19 autore: MERCATO IN AFFANNO Cina, sostegni agli automezzi più ecologici Il Consiglio di Stato cinese ha adottato le prime misure di rilancio del settore auto che erano state preannunciate in dicembre. Il pacchetto, del valore di 15 miliardi di yuan (oltre due miliardi di dollari) prevede finanziamenti pari a 10 miliardi per le case automobilistiche che si impegnano a modernizzare le loro linee di produzione e a produrre e sviluppare veicoli alimentati con energie alternative. Inoltre, da marzo, partirà un premio rottamazione, limitato alle aree rurali, per gli agricoltori che decideranno di sostituire i loro mezzi più obsoleti. è stata anche confermata la riduzione dal 10 al 5% della tassa di circolazione per le vetture di cilindrata uguale o inferiore ai 1.600 cc. Nei prossimi giorni sono previsti altri annunci di provvedimenti a favore dei settori petrolchimico, tessile e navale.

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Mitsubishi Ufj svaluta per 3,2 miliardi$ (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-01-16 - pag: 34 autore: Moody's pronta a rivedere al ribasso il rating di alcuni fra i principali istituti sudcoreani Mitsubishi Ufj svaluta per 3,2 miliardi$ Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro inviato Anche le banche asiatiche continuano a dare dispiaceri agli investitori, risentendo in modo sempre più ampio della crisi generalizzata dell'economia e dei mercati: il principale istituto di credito giapponese ha annunciato nuove pesanti contabilizzazioni in perdita, mentre Moody's ha minacciato ieri di abbassare il rating a una decina delle principali banche sudcoreane. Mitsubishi Ufj Financial group ha reso noto che metterà a bilancio una svalutazione di almeno 3,2 miliardi di dollari relativa al portafoglio titoli delle due principali controllate bancarie, il cui valore si è contratto negli ultimi mesi principalmente a causa del crollo della Borsa di Tokyo. Alcuni analisti temono che il conto non sia quello finale, visto che altre entità del conglomerato detengono partecipazioni in un mercato azionario che negli ultimi tre mesi dell'anno scorso ha perso circa il 21 per cento e che questa settimana è arretrato tornando ai livelli di metà dicembre. Mitsubishi Ufj, che ha pagato 9 miliardi di dollari per una quota del 21% in Morgan Stanley, ha già dovuto procedere sia a una revisione al ribasso delle stime sugli utili sia a un aumento di capitale per un importo quasi simile in quanto si è trovata poi in difficoltà a mantenere adeguati parametri di capitale. Un trend comune a vari istituti di credito nipponici che, se pure esposti in modo relativamente limitato verso titoli esteri complessi, pagano per una esposizione verso i mercati azionari che non ha paragoni altrove, dato che detengono ampie partecipazioni finanziarie in aziende con cui in genere hanno rapporti di affari. Intanto Moody's Investors Service ha dato uno schiaffo ad alcune delle principali banche sudcoreane – tra cui Kookmin, Shihan, Woori e Hana bank – rendendo noto che potrebbe rivedere al ribasso il loro rating: la motivazione è che esse dipendono in modo eccessivo dalle mosse del governo per assicurarsi la valuta estera di cui hanno bisogno per rifinanziarsi. Le autorità di Seul hanno intrapreso varie iniziative per allentare la carenza di liquidità estera – compreso uno swap agreement con la Fed e un ampliamento di schemi analoghi con Giappone e Cina – ma dimostrano in prima persona un nervosismo poco rassicurante. Ne pare una dimostrazione il recente arresto di un “blogger” con l'accusa di avere danneggiato l'economia del Paese diffondendo false informazioni.

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Il caso Jobs si abbatte sul consiglio della Disney (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-01-16 - pag: 35 autore: Hi-tech. Il Ceo Apple è il primo socio di Topolino: ora è a rischio la presenza nel cda Il caso Jobs si abbatte sul consiglio della Disney La Borsa teme che si incrini l'asse che lega le due aziende Antonio Dini Il "problema Steve Jobs" contagia anche Disney. Il co-fondatore e amministratore delegato di Apple, che in 11 anni ha trasformato un'azienda sull'orlo del collasso in uno dei campioni di Wall Street e del mondo hi-tech, ha annunciato mercoledì scorso di aver preso 6 mesi di congedo per motivi medici dalla casa di Mac, iPod e iPhone. Ma i suoi legami con il colosso dell'intrattenimento Walt Disney stanno cominciando a creare problemi anche a quest'ultima. Steve Jobs è dal 2006 il più grande, singolo azionista della Disney. Merito della vendita a Disney di Pixar, la società che ha prodotto una dozzina di blockbuster del cinema, come «Toy Story», «Alla ricerca di Nemo» e «Wall-E». A partire dal 1995 la società non quotata e a maggioranza di Jobsha aiutato Disney a risollevare le sorti di una delle sue divisioni in maggior crisi, vale a dire quella dei lungometraggi animati. Ma sulla storia gravava il difficile rapporto tra Jobs e l'allora amministratore delegato, altrettanto caparbio e carismatico: Michael Eisner. Osteggiato anche dall'ultimo erede di Walt Disney, il nipote Roy, il litigioso Eisner non è mai riuscito ad adattarsi alla scomoda presenza di Jobs, che voleva far partire una strategia aggressiva per portare la Disney nel mondo della distribuzione in formato digitale dei suoi film, cartoni animati e telefilm. Lo scontro di personalità ha portato alla fine del 2005 all'uscita di scena di Eisner e alla promozione a Ceo del presidente Bob Iger. Classe 1951, undici anni più giovane di Eisner, Iger è stato pronto ad accettare la "proposta indecente" di Jobs, comprando la Pixar per 8,06 miliardi di dollari, 2,81 dei quali sono finiti sotto forma di azioni nelle tasche di Jobs, pari al 7,46% delle azioni di Disney. Membro del consiglio d'ammi-nistrazione, Jobs è stato fin dal principio un director molto particolare per l'azienda, spingendola, grazie alla sua fitta rete di rapporti personali sia nel mondo della tecnologia che di Hollywoode della musica, a cambiare radicalmente strategia. Disney è stata la prima a sposare la filosofia del negozio di musica e film in formato digitale iTunes store (sempre di Apple). La mossa, che le altre major hollywoodiane hanno seguito solo successivamente, ha aperto la via al più corposo tentativo dell'azienda di Burbank di dominare le incerte sorti della sua attività cine-televisiva, schiacciata dalla pirateria in rete e dalla copia selvaggia. Adesso, la musica cambia. L'uomo che Bob Iger sente tutte le settimane per studiare di comune intesa la strategia della Disney, non risponderà più al telefono per almeno sei mesi. Jobs, dopo aver annunciato che non avrebbe presenziato l'annuale fiera del Macworld lo scorso 6 gennaio per via di una disfunzione ormonale, mercoledì ha scritto a dipendenti e giornalisti per annunciare «sei mesi di congedo per motivi medici», legato allo stato di salute peggiore del previsto. Subito, sono partite di nuovo le voci di una recidiva del tumore al pancreas di cui si era operato nel 2004 e che pareva definitivamente curato. Oppure, di una grave disfunzione ormonale indotta dal tumore e dall'asportazione di parte o tutto il pancreas. Apple, che non ha mai pubblicamente voluto rispondere alle domande sulla salute di Jobs, adesso si trova costretta a fornire generiche rassicurazioni che hanno penalizzato il titolo sia nell'after market di mercoledì (l'annuncio è stato fatto a mercati chiusi) che le quotazioni di ieri. Il titolo ha segnato fino a -5%. Ma anche Disney è coinvolta, tanto da perdere fino al 4% nella stessa sessione. Burbank si trincera dietro a un «no comment» per chi chiede quali ripercussioni possa avere il momentaneo o permanente allontanamento del suo consigliere di amministrazione più importante sia per peso azionario che per capacità strategiche. Forse ne parlerà Iger il 3 febbraio, al momento della presentazione dei risultati finanziari. Per adesso, tutto è ancora sospeso. Nel momento in cui Disney si trova a scommettere sul mondo digitale online insieme al Dvd Blu-ray della concorrente Sony, i giochi non sono ancora fatti. Steve Jobs avrebbe potuto guidare anche questo tratto della trasformazione, individuandone le opportunità. Senza di lui, non è chiaro se Bob Iger da solo sarà in grado di fare altrettanto. I dubbi sull'alleanza strategica con la partecipata Walt Disney. Il fondatore di Apple Steve Jobs con il Ceo di Disney Robert Iger BLOOMBERG

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L'oro tornerà sopra quota mille (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-01-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-01-16 - pag: 38 autore: Preziosi. Il Gold Survey del Gfms prevede un record storico per quest'anno «L'oro tornerà sopra quota mille» Ieri il rafforzamento del dollaro ha fatto arretrare le quotazioni dell'oro al fixing di Londra fino al minimo mensile di 810 $/zo, ma le prospettive per l'anno appena iniziato sembrano ben più rosee. Lo sostiene l'istituto di consulenza Gfms nell'aggiornamento del suo Gold Survey 2008:entro fine giugno l'orotornerà sopra i mille dollari. Philip Klapwijk, direttore di Gfms, presentando il rapporto, si spinge a ritenere che sarà toccata una punta di 1.080 $, superiore al record storico di 1.030,80 $ registrato nel marzo scorso. L'attesa rialzista si basa su una convinzione, quella che il panorama economico vedrà presto un ribaltamento di alcuni dei suoi indicatori chiave: secondo il Survey, gli stimoli fiscali di Washington indeboliranno il biglietto verde ( che in questo scorcio di 2009 ha invece recuperato terreno) e porranno le basi per una rincorsa dell'inflazione (che per il momento è frenata dal basso livello del petrolio e dal rallentamento dei consumi). Nell'ultima parte del 2008 la crisi finanziaria ha penalizzato le vendite di gioielli, mentre contemporaneamente molti investitori hanno dovuto procedere a liquidazioni per tamponare altre perdite. Questi realizzi potranno anche proseguire, dice il rapporto, ma saranno più che compensati dal fattore dollaro e dal ritorno degli acquisti di oro come bene rifugio. La fase di incertezza economica e i bassi tassi d'interesse scoraggiano infatti altri tipi di investimento. è un fenomeno già avvertibile al dettaglio, dove le più importanti monete auree a corso legale stanno vantando un premio crescente rispetto al prezzo spot dell'oro contenuto. La gioielleria invece rischia di continuare a soffrire: schiacciata dai prezzi alti e dalla recessione, la domanda nel 2008 è scesa del 10,9%, secondo Gfms, a 2.139 tonnellate complessive, minimo degli ultimi 19 anni. A prosperare sono gli Etf, con il più noto, l'Spdr Gold Trust, che ha accantonato quasi 791 tonnellate e si è consolidato al settimo posto tra i detentori di riserve auree, davanti alla Banca del Giappone. Quanto infine all'offerta,quella delle Banche centrali è calata, così come quella delle miniere sudafricane: nella graduatoria mondiale dei produttori, Pretoria ormai è scesa al terzo posto, sorpassata prima dalla Cina e ora anche dagli Stati Uniti.

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Diritti umani, Mauro delegato dell'Osce (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 16-01-2009)

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MONDO 16-01-2009 Diritti umani, Mauro delegato dell'Osce STRASBURGO. Il vicepresidente del Parlamento europea, Mario Mauro, è da oggi anche rappresentante personale della presidenza dell'Osce per la lotta al razzismo, alla xenofobia e alla discriminazione, con particolare riferimento alla discriminazione dei cristiani. La nomina, annunciata ieri dalla presidenza dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (56 Stati membri), affida a Mauro un settore chiave dei diritti umani, in un terzetto in cui il rabbino capo degli Stati Uniti Andrew Backer e il diplomatico kazako Vyaceslav Gizzatov sono rappresentanti dell'Osce rispettivamente per l'antisemitismo e l'islamofobia. «La nomina è motivo di viva soddisfazione per l'Italia», ha commentato il ministro degli Esteri Franco Frattini. La scelta è caduta su Mario Mauro si osserva in ambienti Ue per avere nel terzetto un uomo politico e soprattutto per la sua attività in difesa della libertà religiosa in un'istituzione europea di prestigio. Fin dall'arrivo a Strasburgo nel 1999 Mauro è stato in prima fila nel sollevare questioni di quest'ordine, calcolando tra l'altro che sui diritti umani nella seconda metà degli anni '90 l'assemblea aveva attaccato 30 volte la Santa Sede e dieci volte Cina e Cuba. In seguito Mauro ha preso numerose iniziative, tra l'altro sulla condizione dei cristiani in Turchia, Iraq, Pakistan, Egitto. Ieri egli ha ricordato che l'Osce promuove «la presenza e l'effettivo contributo delle comunità religiose alla vita pubblica, garantendo la loro specifica identità e riconoscendo il loro fondamentale contributo per la società» e che «è stata forse la prima organizzazione internazionale a comprendere che la promozione della libertà religiosa, come degli altri diritti umani, giova alla sicurezza e alla stabilità internazionale». La nomina ha poi constatato Mauro riconosce il lavoro svolto «sulla scia dei risultati conseguiti in questi anni in cui ho avuto la carica di vicepresidente con delega ai rapporti con le Chiese e le altre comunità religiose, non da ultimo la risoluzione in cui per la prima volta si chiedeva di mettere fine alla persecuzione dei cristiani nel mondo». Franco Serra L'eurodeputato si occuperà per l'Organizzazione della lotta alle discriminazioni contro i cristiani nel mondo L'eurodeputato Mario Mauro

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