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T ARTICOLI DEL 10-16 dicembre #2008 TOP
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Articoli
Cina (100)
detroit diventa provincia di washington e l'america
copia il modello giappone - federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: che autorizzerà Europa Cina e Giappone a fare altrettanto. Dopo aver tanto vilipeso il modello-Miti di politica industriale - il dirigismo nipponico degli anni Settanta - l´America di Obama sarà costretta ad abbracciarlo. Ma questo disastro si è già allargato da tempo ben oltre gli Stati Uniti, all´orizzonte non ci sono vincitori,
l'orus
occupa l'ex cine quirinale ( da "Repubblica, La"
del 10-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: ex cine Quirinale Una cinquantina di attivisti dell´Horus hanno occupato ieri l´ex cinema Quirinale in via Nazionale. «Questa è una delle tappe» ha detto un´attivista, Valentina, «per la liberazione dell´Horus sgomberato a piazza Sempione. Ma anche per informare che stiamo facendo un censimento degli immobili vuoti della città»
alberghi,
prenotazioni in picchiata per natale 60% delle stanze vuote - alessandra
paolini ( da "Repubblica, La"
del 10-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Bisogna puntare sulle nostre risorse - ha affermato - Anche in Cina i bambini studiano la storia degli antichi romani. Il Colosseo è la prima bellezza che chi sbarca nella capitale, vuol vedere». E gli eventi, tanto utilizzati dalla passata giunta? «Secondo un nostro studio interessano solo il sette per cento dei visitatori - ha spiegato il vicesindaco - .
su
internet l'addio a mara eli ai funerali il brano di sanremo - arianna rotolo
( da "Repubblica,
La" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Nel 2003, inoltre, si era esibita alla Scala ed era stata impegnata in una tournée in Giappone. In segno di lutto, i coordinatori provinciali del Comitato Telethon hanno deciso di annullare la serata organizzata per ieri sera presso il cine-teatro Metropolitan, destinata alla raccolta fondi.
Alberghi
vuoti a Natale È finito il boom del turismo
( da "Unita,
L'" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Mancini: «In Cina 80 milioni di nuovi ricchi, puntare su quelli». Nessuna ripresa. Americani e giapponesi non volano più verso Roma, gli italiani, dalle altre regioni, restano a casa con le tasche vuote. Per fortuna ci sono Russia e Cina, dove i nuovi ricchi aumentano, e viaggiano.
L'Italia
NON PUò isolarsi ( da "Unita, L'"
del 10-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: la Cina ha dimostrato analoga determinazione. Si è detta pronta ad aprire il negoziato per contrastare il previsto aumento della temperatura media del pianeta, trovando il giusto equilibrio tra le presenti e le passate responsabilità. I due più grandi produttori di gas serra, dunque, sono pronti a fare come l'Europa.
dalle
mozzarelle all'olio taroccato i tesori di puglia finiscono sotto tiro
( da "Repubblica,
La" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Esiste anche il pomodoro foggiano made in Cina. «Centosessanta milioni di chili importati in un anno: un quarto dell´intera produzione di pomodoro coltivata in Italia». Poi c´è il grano. Quello che due anni fa arrivò in Puglia dal Canada era contaminato dall´ocratossina. Cancerogeno.
-
(segue dalla copertina) ( da "Repubblica, La"
del 10-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: affrontare per i prigionieri di Cina, Russia, Tunisia, Libia, Uzbekistan. Il rapporto propone di effettuare «programmi di riabilitazione» con personale religioso sul modello di quelli già organizzati in Iraq e Arabia Saudita per gli ex terroristi. «Questi soggetti potranno poi trovare ospitalità in paesi terzi, tra Europa e Medio Oriente» suggerisce il Center for American Progress.
la
città dei giocattoli chiude per crisi - federico rampini dongguan
( da "Repubblica,
La" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: cinesi clandestini in Cina", immigrati del boom che qui non hanno diritti, i primi ad essere cacciati. Il miracolo economico del Guangdong è stato il frutto delle loro braccia. Sono loro che hanno fatto di questa regione il cuore industriale della Repubblica Popolare, la fabbrica del pianeta, il centro mondiale di settori votati all´esportazione come l´
veltroni
contro berlusconi "pretestuoso su questione morale" - umberto rosso
( da "Repubblica,
La" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Il cine teatro Globo, dove sono chiamati a raccolta militanti e dirigenti impegnati nella disfida di domenica prossima, esplode. E Walter ci prende gusto. Berlusconi deve smetterla di «fare cabaret», in Europa è lui la persona che non ha peso, «lo conoscono come il comico delle corna, del cucu, delle battute»,
La
carta del veto per la partita sul clima
( da "Sole
24 Ore, Il" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e India. Vale per ciascuno dei 27 Paesi dell'Europa, ognuno dei quali, del tutto legittimamente, cerca di far valere il proprio interesse nel negoziato che dovrebbe chiudersi venerdì con il vertice dei Capi di Stato e di Governo. La presidenza di turno della Ue appartiene in questo momento alla Francia di Nicolas Sarkozy che,
Trasporti
al centro del piano Obama ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 10-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: globale davanti a concorrenti quali la Cina. Nel documento dedicato alla ripresa economica, con il sottotitolo "una partnership tra Stati e Governo federale", i governatori hanno identificato tre direttrici immediate d'intervento: programmi per la creazione di posti di lavoro da 57,4 miliardi, che vanno da autostrade a aeroporti e treni, dal trattamento delle acque alle case popolari.
Petrolio,
consumi in calo per due anni ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 10-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: La Cina,l'unico Paese emergente che per le sue dimensioni ha un'importanza sistemica, rallenterà al 7,5% l'anno prossimo, ma ha a sua disposizione, secondo gli economisti della Banca mondiale, margini di manovra per misure anticicliche fiscali e monetarie e per spingere la domanda interna più della crescita delle esportazioni,
Tumori,
17 milioni i morti nel 2030 ( da "Avvenire"
del 10-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: uso di tabacco nei paesi in via di sviluppo - India e Cina in testa - , dove ad oggi vive il 40% di tutti i fumatori del mondo. Quest'anno si prevede che il tumore colpirà in totale 12 milioni di persone, con 7 milioni di morti. Cifra che andrà aumentata, specie a causa dell'aumento della mortalità in Cina, India e Russia, di almeno l' 1% all'anno.
Allarme
diossina sulla carne suina irlandese. La UE indaga
( da "AmericaOggi
Online" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: 000 tonnellate tra Cina, Hong Kong, Russia, Giappone, Usa, Singapore, Svizzera, Canada e Corea. E proprio verso il mercato mondiale guardano con preoccupazione gli esportatori di insaccati e altri prodotti lavorati europei: Cina, Giappone, Singapore e Corea del Sud hanno annunciato la sospensione temporanea delle importazioni di carne suina dall'
ambiente,
l'italia maglia nera allarme sulle malattie "da clima" - antonio
cianciullo ( da "Repubblica, La"
del 11-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina, che pure
resta l´inquinatore numero uno, nel
Berlusconi
smentisce la Russa Kabul, restano 2300 soldati
( da "Unita,
L'" del 11-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Mentre Bush ha ammesso le sue responsabilità riconoscendo l'inesistenza delle armi di distruzione di massa in Iraq, La Russa pretende di convincerci che a seguire gli Usa in quel conflitto fu tutto il mondo, e non ricorda che Francia, Germania, Russia, Cina, India, Giappone e Brasile si opposero e non parteciparono». GABRIEL BERTINETTO ROMA gbertinetto@unita.it
e
al movie si vedranno i film senza padrini
( da "Repubblica,
La" del 11-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
da
tienanmen a carta 08 la lunga marcia di xiaobo - federico rampini pechino
( da "Repubblica,
La" del 11-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Costituzione della Cina. La nostra Carta 08 promuove gli stessi valori della Carta universale dei diritti umani: la libertà di stampa, di associazione, una giustizia indipendente, la libertà religiosa, la protezione dell´ambiente». L´appello, che è apparso brevemente su Internet prima di essere oscurato dalla censura, elenca 19 proposte per creare un sistema giudiziario imparziale,
cinesi
- roma ( da "Repubblica, La"
del 11-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: prefazione di Francesco Sisci), voglio dire la Cina al bivio tra tradizione e innovazione. Ma lei si schermisce e dichiara subito che non vuole parlare della Cina in termini storico - politici, facendo confronti o altro. «D´altra parte», aggiunge, «ho lavorato molto sul passato della Cina per questo romanzo.
Aziende
che aspettano. ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 11-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Europa. Paradossalmente in queste settimane i segnali di crisi sono arrivati non dagli Stati Uniti ma dalla Cina, che si è praticamente fermata, con una brusca frenata degli investimenti. «Le aziende nostre clienti stanno chiudendo, sembra che i cinesi vogliano rivedere la produzione, chiudendo le fabbriche non fortemente competitive »
Aziende
che rilanciano. ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 11-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: così come in Cina e nell'Europa dell'Est. Intanto sono stati ristrutturati lo show room di Milano, New York e Parigi, potenziato l'ufficio di Pechino, mentre due mesi fa ne è stato aperto uno a Tokyio. «Il nostro è un prodotto così raro, così complesso da realizzare che è difficile sostituirci », continua Rossi.
L'impresa
non è solo asset ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 11-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: per lo più concentrato nei mercati emergenti (Cina, India, Sud Africa, Europa dell'Est e America latina). Quanto ha pesato, in questa crisi, la valutazione al fair value degli assets nei conti delle società? La responsabilità degli Ias nella crisi è minima. E il fair value è un criterio di misurazione "di mercato" interessante.
Il
protezionismo la nuova minaccia ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 11-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: la Cina ha varato sussidi generici e ha difeso lo yuan debole,l'Europa e gli Stati Uniti si preparano a dare sussidi al settore auto. E Doha è morto». Bergsten chiarisce che si è trattato di forme di protezionismo "legali", accettate dalla Wto e dunque "morbide" e lancia una proposta «chiudiamo il Doha Round e lanciamo l'Obama Round,
Mai
al tavolo con questa sinistra ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 11-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: estero e in particolare in Cina e in Giappone – «è un Paese provinciale». Sollecitato dalle domande del conduttore di Porta a porta e da quelle di Ferruccio de Bortoli e Roberto Napoletano, il premier parla a tutto campo. La legge elettorale per le europee? «Alla fine voteremo con quella attuale per colpa del Pd che si è tirato indietro,
In
trecento firmano una <Carta 08> per il rispetto delle libertà personali
Il regime reagisce con gli arresti
( da "Avvenire"
del 11-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: CINA In trecento firmano una «Carta 08» per il rispetto delle libertà personali Il regime reagisce con gli arresti DA PECHINO P er celebrare i 60 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, 303 cittadini cinesi hanno sottoscritto un documento chiamato " Carta 08" in cui chiedono al governo di trasformare il sistema autoritario e corrotto della Cina con un modello democratico
I
punti fondamentali ( da "Avvenire"
del 11-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: I primi tre Paesi che nel 2008 hanno compiuto più esecuzioni sono la Cina, l'Iran e l'Arabia Saudita. ARTICOLO 18 1948: OGNI INDIVIDUO HA DIRITTO ALLA LIBERTÀ DI PENSIERO, DI COSCIENZA E DI RELIGIONE. 2008: L'ondata di attacchi in India contro i cristiani e i loro luoghi di culto hanno provocato solo in Orissa 45 morti, 5 scomparsi e 18mila feriti.
Clima,
Italia maglia nera in Europa ( da "Avvenire"
del 11-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: precede di poco Paesi come la Polonia e la Cina e ha le medesime performance negative del Giappone. «Una performance disastrosa sottolinea Legambiente, una delle associazioni ambientaliste internazionali che ha collaborato alla stesura del rapporto che rispecchia il cronico ritardo del nostro Paese nel raggiungimento degli obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto»
genova
si apre e sbarca su myspace - michela bompani
( da "Repubblica,
La" del 12-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: I contatti sono fittissimi dall´estero, Canada, Usa, Cina, Giappone. I video più visti in Oriente, su Genova, riguardano quelli legati alle produzioni d´opera. E a metà gennaio partirà ufficialmente la "mappatura" della città di Google, per trasformare Genova in un luogo d´emozione sul web.
sulla
rotta dei falsi fra trafficanti e clan cinesi
( da "Repubblica,
La" del 12-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: industria clandestina di griffe contraffatte prodotte in Cina su modelli falsi che arrivavano dall´Occidente, importate dalla Cina e quindi rivendute in Italia. La rete internazionale che si avvaleva anche di mediatori senegalesi è stata scoperta in due operazioni della guardia di finanza di Firenze e Prato, che hanno portato al sequestro di un milione fra borse,
ma
intanto qui chinatown sbaracca ( da "Repubblica, La"
del 12-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: per la crescente propensione dei cinesi immigrati a tornare a investire in una Cina in pieno boom, anziché in Italia. Lo dicono i dati della prima indagine nazionale sull´immigrazione cinese del Ministero dell´Interno, e di cui ieri il prefetto Andrea De Martino ha anticipato i risultati per la provincia insieme al console della Cina Gu Honglin e a don Giovanni Momigli.
falsi,
dalla cina a prato un'industria parallela - franca selvatici
( da "Repubblica,
La" del 12-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Pagina XIII - Firenze Falsi, dalla Cina a Prato un´industria parallela Moda copiata, prodotta in Oriente e importata La rete si serviva di mediatori senegalesi, prestanome e pagamenti in contante FRANCA SELVATICI Un´economia parallela, totalmente illegale, che assicura profitti giganteschi.
Chimerica,
il vertice che manca ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 12-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
e i più
svariati numeri dopo il trattino – c'è un grande assente. è il G-2. Dove il 2
indica il convergere intorno al tavolo degli Stati Uniti e della Cina. Eppure è
questo il vertice che andrebbe convocato con più urgenza. Continua u pagina
L'obiettivo
ora è Copenhagen ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 12-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: sotto Kyoto, la Cina non ha obblighi. Ma ieri Moon ha apertamente elogiato Pechino per il suo atteggiamento e le sue azioni. «L'anno scorso – ha detto il ministro cinese Zhenhua Xie – abbiamo chiuso piccole centrali a carbone che producevano 14 gigawatt, e quest'anno altre per 14,5 gigawatt.
Cina,
ricapitalizzazione nei cieli ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 12-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: da Pechino Cina, ricapitalizzazione nei cieli Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Le compagnie aeree cinesi in forte rialzo alla Borsa di Hong Kong. China Southern Airlines, la seconda aerolinea del paese, e China Eastern Airlines (il vettore basato a Shanghai), ieri hanno messo segno rispettivamente aumenti del 43 e del 41 per cento sul listino dell'
La
crisi del cotone si aggrava ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 12-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Le riduzioni più rilevanti della domanda arrivano dal maggiore consumatore mondiale di cotone, la Cina, ma anche da India, Pakistan e Turchia. Al Nyce, il future del cotone ha perso il 36% solo quest'anno. Ieri il contratto con scadenza marzo è aumentato dell'1,8%. Sul fronte del frumento, la produzione globale 2008-09 è prevista in crescita di 1,6 mln tonn.
5,0
( da "Avvenire"
del 12-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: 0 Usa Germania Italia Francia Cina India 20,9 2,8 1,6 1,3 17,3 4,6 1,3 5,0 0,9 0,9 20,0 17,1 0,5 6,0 3,8 1,2 1,3 0,7 IL RISCHIO 'RISCALDAMENTO GLOBALE' 1,4 344 mln 521 mln 130 mln 2,3 mln Persone esposte a inondazioni Persone esposte a siccità Persone esposte a frane America India Cina Persone esposte a cicloni tropicali Africa sub-sahariana Latina Fonte:
Sul
clima si tratta a oltranza ( da "Avvenire"
del 12-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: con un occhio a ciò che decideranno di fare Cina, India e Paesi emergenti; in più reclama l'esenzione totale nei settori della carta, del vetro, della ceramica e del tondino per il cemento armato e chiede maggiore flessibilità e uno sconto agli obblighi di riduzione di Co2. Nel marzo del 2007 la Ue si era impegnata a raggiungere un triplo obbiettivo nel 2020: ridurre del 20%
Duello
italo-francese. Ue/Il vertice nelle mani di ragionieri e farmacisti
( da "AmericaOggi
Online" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: per verificare che nel frattempo le potenze più inquinanti del globo (Usa, Cina e India) non abbiano tratto un indebito vantaggio competitivo dai nuovi "paletti" autoimpostosi dal club dei 27. Fosse solo per lui, Berlusconi rinvierebbe l'intera faccenda almeno di un altro anno, cioè alla prossima conferenza Onu sull'ambiente che si terrà a Copenaghen nel dicembre 2009.
I
PUNTI CHIAVE ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: I PUNTI CHIAVE MANIFATTURIERO Diritti gratuiti di emissione per i settori manifatturieri rilevanti INVESTIMENTI ECOLOGICI I crediti generati dai progetti potranno essere utilizzati fino al 2016 STOCCAGGIO DELLA CO2 Una distribuzione geografica equa dei progetti finanziati dalla Ue POST-KYOTO Verifica degli impegni nel 2010 e raffronto con Usa, India, Cina
L'Europa
trova l'intesa sul clima ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: ma anche India e Cina, assumeranno alla conferenza di Copenaghen sul clima del 2009. Quasi scontato ora l'accordo finale dell'Europarlamento sul pacchetto la settimana prossima e l'adozione finale del Consiglio. «è una nostra grande vittoria, abbiamo ottenuto tutto», ha commentato raggiante il premier Silvio Berlusconi,
Gioco
di squadra con i tedeschi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: anche gli altri Paesi come Usa e Cina prenderanno». Insomma un'Europa che con i suoi 500 mila cittadini non intende più sacrificarsi per gli altri 5 miliardi di cittadini del mondo? «Esattamente, è lo stesso principio del Doha round, il negoziato commerciale multilaterale; non possiamo come Unione europea offrire riduzioni nei dazi doganali se anche gli altri non fanno altrettanto;
LE
CONDIZIONI ITALIANE APPROVATE ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Il pacchetto Ue e il dopo Kyoto L'Italia ha ottenuto che queste misure siamo legate agli esiti di Copenaghen. Il quadro degli impegni europei dovrà inserirsi nel panorama degli impegni globali che verranno assunti dai competitors economici (Usa, Cina e India in primo luogo). Una verifica che si svolgerà nel marzo del 2010.
L'industria
risparmia il 75% ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Negoziato internazionale La clausola di revisione del pacchetto "clima ed energia" chiesta dall'Italia è uno strumento negoziale in più per avvicinare alla politica europea i grandi Paesi che emettono anidride carbonica (Cina, Stati Uniti e India) per ridurre così il divario di competitività con le produzioni europee. J.G.
Dodici
mesi per mettere d'accordo il mondo
( da "Sole
24 Ore, Il" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: la Cina veniva definita un ostacolo in queste trattative. Oggi, la Repubblica Popolare sta dimostrando di essere pronta ad assumere la leadership della lotta ai cambiamenti climatici », con impegni altisonanti e con fatti concreti. Quelli del clima,sono conti difficili.
Listini
senza matricole: 2008 nero per le Ipo
( da "Sole
24 Ore, Il" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: India e Cina) con 163 operazioni per un totale di 28 miliardi di dollari raccolti, ma nel 2007 avevano raccolto 106,8 miliardi ed effettuato 365 collocamenti. «Le difficili condizioni dei mercati hanno chiaramente minato la fiducia degli investitori e la propensione alla quotazione in Borsa», ha commentato Gil Forer,
Tokyo
rilancia sul piano anti-crisi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: il primo vertice trilaterale con Cina e Corea del Sud, dove vedrà il premier Wen Jiabao e il presidente Lee Myung-bak e sarà varata una partnership contro la crisi economica internazionale. Ma Tokyo si è già fatta strappare una parvenza di leadership dalla Cina: alla richiesta coreana di ampliare gli attuali accordi di swap valutario,
Lamy
si arrende, stop al Doha Round ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Europa e Brasile e una serie di consultazioni telefoniche nelle prime ore di ieri con i leader asiatici, ha dovuto gettare la spugna, constatando la mancanza di volontà politica per un accordo, nonostante l'appello del G-20, che si è rivelato altrettanto inutile degli altri lanciati nel corso degli anni dal G-7 e dal G-
Più
tasse? Il porno emigra ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, con qualche nicchia artigianale in Francia, Italia e Germania. Anche le riviste sono su internet. L'ultima ad abbandonare la tipografia è stata Hot News, per questo non capisco il ritorno di Playboy nel nostro Paese». Con questo mercato dovrà fare i conti il Governo, anche se la crisi corre, indotta dai siti porno gratuiti dove i film amatoriali spopolano più di quelli professionali.
In
Asia aumenti a doppia cifra ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: olandese Ing ha annunciato lo scorso 10 dicembre di voler raddoppiare entro il prossimo anno il volume degli investimenti in asset immobiliari fino a 675 milioni di dollari. Anche in Cina, dove ci sono opportunità in proprietà residenziali in piccoli città dove i prezzi degli alloggi non sono aumentati come nelle grandi città.
Italia
strategica per il colosso Tui ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Italia che per sfondare in Cina, India e Russia dovrebbe però facilitare e accelerare il rilascio dei visti turistici. Per far meglio capire le potenzialità dei nuovi mercati l'amministratore delegato del colosso tedesco del turismo indica le stime di crescita dal 2005 al 2020: 400% per la Cina, 233% per l'India e 150% per la Russia.
l'agonia
di bush - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: stamane a Tokyo si riunisce una storica trilaterale Cina-Giappone-Corea per concordare qualche strategia comune contro la bufera che si abbatte ora anche sull´Asia: un´iniziativa senza precedenti. Anche le capitali straniere che osservano con più scetticismo l´accavallarsi di aiuti statali all´economia americana, incrociano le dita e sperano solo che qualcosa alla fine funzioni.
il
cappotto guarnito col procione cinese
( da "Repubblica,
La" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: made in Cina, erano da ritenersi in regola perché rifiniti con pelo di procione. Due le immagini che tale dicitura mi ha immediatamente ispirato: il simpatico animaletto, protagonista di tante favole ambientate nei boschi che continuano ad allietare adulti e bambini e le documentazioni degli animali scuoiati "al vivo",
addio
a ragazzi, uno dei padri del carlo felice restituito alla città - michela
bompani ( da "Repubblica, La"
del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: organizzare nel 1986 una ormai leggendaria tournée in Cina, con Luciano Pavarotti e "La Bohéme". E fu Ragazzi a condurre e partecipare alla rinascita del Carlo Felice, nella commissione che scelse il progetto definitivo, a restituire a Genova il suo teatro dell´opera. Poi, dal '92, con la riapertura di Palazzo Ducale, cominciò a collaborare e presto divenne consulente direttore artistico,
l'occhio
e gli sguardi del lontano oriente - paola naldi
( da "Repubblica,
La" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: giapponesi la mostra presenta le sperimentazioni che animano ora la Cina con gli scatti, tra gli altri, di Yang Zhenzhong, Yang Fudong e la giovane Cao Fei che riflette sulle contraddizioni della società attraverso video e fotografie. Testimonianza di come oggi non si possa più parlare di fotografi tout court, essendo questo linguaggio complementare ad altri modi di espressione.
un
compromesso "ammorbidito" ma ora parte la sfida verde con gli usa -
(segue dalla prima pagina) dal nostro inviato
( da "Repubblica,
La" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: 20 al 30 per cento nel caso in cui si raggiunga un accordo anche con Cina, India e Stati Uniti. Così, mentre l´Europa rischia di dover tirare i remi in barca, proprio gli Stati Uniti, sotto la nuova amministrazione Obama, si vanno preparando a riconquistare la leadership della terza rivoluzione industriale. Che non è, vale la pena ricordarlo, solo un nobile impegno etico-politico,
tante
immagini da sfogliare ( da "Repubblica, La"
del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Non una riga di testo per il cino-australiano Shaun Tan e il suo triste, lungo racconto di migrazione, L´approdo(Elliot, pagg. 128, euro 22). Anche Il Muro di Peter Sis (Rizzoli, pagg. 56, euro 16) piacerà agli adolescenti. Il celebre autore e illustratore ci guida alla scoperta del suo mondo, la Cecoslovacchia della Guerra Fredda: «Io sono nato al principio di tutto questo,
Ue,
torna un <buon clima> tra i Ventisette
( da "Avvenire"
del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: al comportamento degli altri grandi attori mondiali come Cina, India e Stati Uniti. E proprio all'America si rivolge idealmente il presidente della Commissione europea Barroso con il suo «Yes you can», un invito a Barack Obama e all'amministrazione che prenderà servizio il 20 gennaio 2009 perché si unisca all'Europa «per realizzare quella lotta ai cambiamenti climatici su cui l'
Le
quattro ruote si sgonfiano ovunque
( da "Avvenire"
del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: in Cina sono quattro mesi che il mercato si sta restringendo, in Brasile il calo è stato del 25%. Non si salva proprio nessuno, nemmeno quell'auto elettrica che in tanti indicano come mezzo del futuro e che invece in Inghilterra unico Stato dove le vetture a batteria hanno una quota di mercato rilevante ha visto calare le consegne,
Vertice
Ue. Berlusconi entusiasta dei risultati. "Abbiamo ottenuto tutto"
( da "AmericaOggi
Online" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: se anche i grandi inquinatori' a livello globale - Usa, Cina, India - non dovessero adottare misure analoghe, anche il Vecchio continente a quel punto potrebbe fare marcia indietro. Perché ora l'Europa sull'ambiente è "all'avanguardia", ma certo, ha chiarito Berlusconi, "non vuole essere quella che paga il conto da sola.
La
Sinistra, il popolo unito ma i leader no
( da "AprileOnline.info"
del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: "Soffro ancora l'effetto del jet lag. Sono appena tornato dalla Cina", spiega, aggiungendo che "dovendo scegliere, ho scelto di venire qui". E' già qualcosa, perché viste le parole del leader di Sd, l'amaro in bocca poteva anche spingere a disertare entrambi i fronti.
La
Cina vuole difendere una crescita dell'8%
( da "Unita,
L'" del 14-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina vuole
difendere una crescita dell'8% La Cina mira a una crescita del pil attorno
all'8% nel 2009 contro il 9% atteso per il
gli
incubi del sogno cinese - federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 14-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: inizio del sommovimento epocale che ha portato la Cina ai vertici dell´economia mondiale. Trent´anni dopo, però, l´anniversario è amaro: il boom appare minacciato dalla crisi globale Prima di oggi il gigante asiatico era stato al riparo dagli effetti dei cicli economici negativi "Non avremmo mai immaginato tanto benessere Ma sarà lo stesso per i nostri figli?
caravanserraglio,
regali di natale fuori dal comune
( da "Repubblica,
La" del 14-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: dedicato alla Cina. Spiccano antichi vasi dell´epoca Ming ma anche molte statuine dei tempi della propaganda culturale maoista. Non mancano arazzi, abiti artigianali e monili. «Sono sempre stata appassionata dalla Cina e dalla sua storia - racconta Lucilla Stefoni - la mia amica Astrid ha vissuto a Pechino per 13 anni e insieme abbiamo aperto uno spazio espositivo che si chiama "
"i
detenuti di guantanamo in europa"
( da "Repubblica,
La" del 14-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: nella base americana a Cuba è una delle priorità di Obama, ma il problema rimane dove sistemare i detenuti che non possono essere rimpatriati. Più di un quinto dei 250 prigionieri di Guantanamo provengono da Paesi che non garantirebbero il rispetto dei diritti fondamentali (come Cina, Libia, Russia, Tunisia o Uzbekistan).
"clima,
un anno per evitare il disastro" - antonio cianciullo
( da "Repubblica,
La" del 14-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: La Cina e le nuove economie in crescita si allineeranno al processo? «A Poznan il Messico ha annunciato un proprio target del 50 per cento di riduzione delle emissioni serra al 2050; il Brasile si è reso disponibile a una riduzione del 70 per cento del tasso di deforestazione dell´Amazzonia;
federico
rampini ( da "Repubblica, La"
del 14-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Copertina L´ATTUALITà CULTURA L´INCONTRO I SAPORI SPETTACOLI Cina & capitale, compleanno di crisi A Stoccolma coi fantasmi dei Nobel "Azzurro", il nostro inno-ombra La seconda vita di Carlo Fruttero Polenta, il piatto color nostalgia FEDERICO RAMPINI roberto saviano Edmondo berselli licia granello e paolo rumiz silvana mazzocchi
La
strada oltre Kyoto è aperta ( da "Avvenire"
del 14-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Un altro passo in avanti è rappresentato dal fatto che Cina, India, Messico e Brasile hanno annunciato piani contro il cambio climatico, nonostante non fossero obbligati a farlo. Agli oltre 12.000 delegati riuniti in Polonia si sono uniti i ministri dell'ambiente di circa 150 nazioni per lanciare il negoziato che deve prolungare il Protocollo di Kyoto.
GUERRA
AL TERRORISMO ( da "Avvenire"
del 14-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Russia, India, Iran, Pakistan, Italia, Gran Bretagna, Germania e Francia, il responsabile della politica estera della Ue Javier Solana e il commissario Ue per le relazioni estere Benita Ferrero- Waldner si propongono di fiancheggiare politicamente l'intensificazione delle iniziative militari chiesta dal governo di Kabul per contrastare la crescente minaccia taleban.
Vertice
storico: nasce il tripartito Cina-Giappone-Corea del Sud
( da "Sole
24 Ore, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: tripartito Cina-Giappone-Corea del Sud Cina, Giappone e Corea del Sud assieme per cercare di uscire dalla crisi economica. Il premier giapponese Taro Aso, quello cinese Wen Jiabao e il presidente sudcoreano Lee Myng-bak hanno lanciato ieri da Fukuoka, in Giappone, la "Tripartite Partnership", una storica cooperazione trilaterale che mette da parte ostilità e risentimenti per fare dell'
Pechino,
trent'anni di mercato prudente ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 15-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Xiaoping diventava il nuovo timoniere della Cina comunista. Per il Paese più grande del mondo, annientato economicamente e moralmente dalla tragica esperienza della Rivoluzione Culturale, si apriva un capitolo nuovo. Grazie alle riforme varate da Deng, tre decenni dopo lo storico plenum del Comitato Centrale che sancì la sua ascesa al potere, la Cina è diventata una superpotenza.
I
tre grandi dell'Asia insieme contro la crisi
( da "Sole
24 Ore, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina e Corea del Sud I tre grandi dell'Asia insieme contro la crisi Stefano Carrer FUKUOKA. Dal nostro inviato Il Tripartito torna alla ribalta delle relazioni internazionali. Per fortuna non ha nulla che vedere con l'infausta alleanza antiamericana del 1940 di Tokyo con Roma e Berlino: si tratta della "Tripartite Partnership"
Minori
costi per 5 miliardi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 15-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: anche perché i Paesi maggiori produttori di CO2, come la Cina, gli Usa e la Russia, non hanno firmato il protocollo di Kyoto. Sarà importante il vertice di Copenhagen, il prossimo anno, quando secondo gli auspici bisognerà firmare un trattato che prenderà il posto del protocollo di Kyoto dal 1Úgennaio 2013.
Sconto
sulle emissioni a chi investe nei Balcani
( da "Sole
24 Ore, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: India e Cina». Il fondo Margherita Il fondo Margherita anticrisi voluto da Giulio Tremonti sarà la base per un fondo europeo per l'energia,le fonti rinnovabili e le infrastrutture, coordinato dalla Banca europea degli investimenti e gestito in ogni Paese da un'istituzione nazionale (per l'Italia sarà la Cassa depositi e prestiti)
Roman
Abramovich ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 15-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Negli ultimi due anni, Evraz aveva speso8 miliardi in acquisizioni per espandersi in Sudafrica, Cina, Gran Bretagna e Stati Uniti. Per ora, a causa della crisi, perde 20 miliardi di dollari. Nel marzo 2008 Forbes lo ha indicato al 15Úposto tra i più abbienti nel mondo, con un capitale di 23,5 miliardi di dollari. REUTERS
Emergenti,
il potere aumenta ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 15-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: la Cina, l'India, il Brasile, la Corea del Sud e una manciata di altre nazioni "emergenti" saranno in grado di esercitare un'influenza molto maggiore sulla gestione delle istituzioni economiche multilaterali, e saranno in una posizione molto migliore per premere in direzione di riforme che rispecchino i loro interessi.
Cosa
resta di Teilhard nella Chiesa di oggi?
( da "Sole
24 Ore, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: il gesuita era soprattutto un paleoantropologo che aveva condotto ricerche in Cina, in Etiopia e in India) rende ardua l'elaborazione di una sintesi, anche a causa del linguaggio spesso simbolico da lui adottato. Il cuore del suo pensiero sta, comunque, nel tentativo di coniugare pienamente fede e scienza, operando –
Signori
si parte, dal giardino ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 15-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Giappone, Regione Himalayana e Paesi Islamici. Le cinque sezioni sono state volutamente caratterizzate, quasi che il visitatore si trovi a entrare, di volta in volta, in cinque diversi musei. La sezione riservata all'Asia Meridionale è caratterizzatada pareti sagomate rivestite in legno di teak e acciaio che creano alloggiamenti incassati nelle pareti atti a ospitare i rilievi
Il
Buddha è ovunque ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 15-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, Tibet, Giappone, Sud-Est asiatico, oggi anche in tutto l'Occidente. Lungo le diverse collezioni presentate dal Mao, i pezzi non sono ovviamente solo buddhisti; scandito in cinque diverse aree culturali, da quella giapponese a quella islamica, il percorso espositivo è infatti studiato e impaginato con grande cura.
ma
la chiesa non è sotto assedio - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 15-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: persino in Cina. Ancora prima, nel quarto secolo dopo Cristo, Fausto di Milevi (appartenente alla feroce eresia manichea, che i cristiani massacrarono per secoli, bruciandone i libri e le vesti rituali), disse a sant´Agostino: «Io ho lasciato il padre e la madre, la moglie, i figli e tutto ciò che il Vangelo chiede di lasciare,
Staatsburgh.
Un viaggio nel mondo della Mills Mansion
( da "AmericaOggi
Online" del 15-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Enormi vasi dalla Cina , mobili dalla Francia. Gina ci racconta dei favolosi balli, pomeriggi da the, dandoci dettagli di come vivevano i Mills a quel tempo, seguendo le rigide regole dell'etichetta dell'epoca Edwardiana: donne e uomini ospiti separati nel dormire, separati anche se marito e moglie.
Pianeti,
alieni e catastrofi Il futuro che non c'è più
( da "Unita,
L'" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: immaginava Cina e India alleate per invadere l'Occidente: è la trama del romanzo La principessa delle rose. IL FANTASTICO POSSIBILE Con l'arte di Frank R. Paul, sulle riviste anni '30, il meraviglioso «fantastico» diventa «possibile»: le sue città volanti si ispirano al costruttivismo russo e al Bauhaus, introducendo nelle immagini solidità e funzionalità.
L'Opec
si prepara a un taglio record ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Anche la Cina ha registrato in novembre il primo declino in tre anni. Non si tratta più di riduzione della crescita,per la prima volta dal 1983 quest'anno la domanda mondiale accuserà un calo, ha reso noto l'Agenzia internazionale dell'Energia. Temendo di non potercela fare da sola, l'Opec ha chiesto così aiuto alla Russia.
Cina,
energia e acciaio frenano la produzione
( da "Sole
24 Ore, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: 4% nell'industria, ai minimi dal 1994 Cina, energia e acciaio frenano la produzione Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente La produzione industriale cinese è cresciuta a novembre del 5,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Oggi, qualsiasi altro Paese del mondo farebbe i salti di gioia.
L'energia
di Obama ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Ovvero ridisegnare il sistema energetico sottraendolo alla dipendenza dal petrolio mediorientale e consegnandolo alla libertà delle fonti rinnovabili, rinvigorendo al tempo stesso l'economia. La Cina, zitta zitta, sta già facendo altrettanto. Per gli Usa tagliare le emissioni di CO2 era la strada verso la povertà. Fra poco più di un mese, sarà la porta di una nuova ricchezza.
La
sfida è affrontare il dopo Kyoto ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: discorso anche a Stati Uniti e a Cina, India. L'Europa ha dato l'esempio,si è impegnata,ora bisognerà che anche queste nazioni si diano da fare da parte loro. Bisogna considerare che la programmazione pilota per l'immissione del Co2 nel sottosuolo dovrà rispondere al principio di equa distribuzione e quindi dovrà essere effettuata in maniera non squilibrata dal punto di vista pratico.
Marposs
acquista la tedesca Artis ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: di uno stabilimento produttivo in Cina. A finire nel mirino della Marposs è stata la tedesca Artis, che sviluppa e realizza sistemi per il controllo e il monitoraggio delle macchine utensili, con sede nei pressi di Amburgo e un giro di affari di circa 10 milioni di euro. Si tratta di soluzioni che aiutano il cliente a ridurre i costi e ad aumentare la produttività.
Rame,
movimenti dettati dai nervi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, primo consumatore mondiale, non servono a chiarire il quadro. In novembre le importazioni di rame non lavorato sono calate del 6% rispetto a ottobre e del 3% sull'anno prima. Ma le cause vengono attribuite principalmente alla cancellazione di contratti di acquisto (di quelli a prezzo non ancora fissato) per il crollo delle quotazioni acuitosi in novembre e a un gran ricorso
L'energia
pulita di Mr. Shi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: in Cina? E in Europa e Usa? La maggior parte delle nostre vendite è ancora in Europa, circa il 70% della nostra produzione. Le vendite in Cina rappresentano meno del 5% e negli Stati Uniti siamo intorno al 10. Ma detto questo, ritengo che in questo momento sia strategico promuovere le vendite in Cina, è il momento opportuno per convincere il Governo cinese a dare il via alle feed-
BASE
NELLO JIANGSU ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract:
ed è un
classico esempio di società con base in Cina e proiezione sui mercati
mondiali.L'azienda è nata nel
Sarà
lunga marcia, parola di chef ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: primi ristoratori che sono arrivati in Cina una decina di anni fa hanno pensato solo a fare soldi. Così facendo, hanno fornito un'idea sbagliata della cucina italiana e hanno rovinato il mercato. Ora è tutto da rifare». Salvatore Cuomo non le manda a dire: in un mercato ancora tutto da costruire come quello cinese, fare ristorazione di bassa qualità rende un pessimo servizio all'
Pochi
cibi italiani in Cina ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: in Cina Cresce l'export - Ma Francia, Germania e Spagna fanno meglio Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Olio spagnolo, pizze tedesche, formaggi danesi, gelati americani, biscotti francesi, olive greche. Ma l'Italia dov'è? Se lo chiedono i consumatori cinesi difronte ai banconi dei supermercati sempre più affollati da prodotti alimentari tipici del made in Italy,
La
crisi va dritta al cuore dell'Asia
( da "Sole
24 Ore, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Anche la Cina rallenterà, fino all'8,2% nel 2009 dal 9,5 di quest'anno. L'India, che era cresciuta del 9% nel 2007, quest'anno invece segnerà un 7% e nel 2009 un 6,5%. Asia Economic Monitor 2008 Asian Development Bank Dicembre 2008 www.aric.adb.org/pdf/aem/ dec08/decDec_AEM_complete.
-
loredana tartaglia ( da "Repubblica, La"
del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Più in periferia, oltre l´Eur, a piazzale Cina, fino alla vigilia di Natale c´è una mostra mercato di artigianato, oggettistica natalizia, prodotti tipici regionali, giocattoli e dolci, così come nel vicino piazzale del Caravaggio dove tra una bancarella e l´altra si passeggia volentieri.
la
coppa in mostra poi tocca al cinema - paola nicita
( da "Repubblica,
La" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Una sorta di indagine sullo sport in Cina è al centro del lavoro di Cliffort Borgmarks, che ripercorre sport e personaggi dal 1949 ai nostri giorni. Ancora la Cina nel film di Gianni Rizzo "Emozioni olimpiche" che racconta le Olimpiadi di Pechino. L´ingresso è gratuito.
dalla
resistenza agli usa l'apprendistato del principe editore - nello ajello
( da "Repubblica,
La" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: vicino all´editore italo-francese Cino del Duca - per superare l´impasse. Non approderanno a nulla, invece, i suoi primi contatti con il quasi coetaneo Scalfari, che a Milano è funzionario della Banca Nazionale del Lavoro. Carlo gli propone invano di dirigere un altro suo periodico, Rivoluzione industriale.
fmi:
sempre peggio, ripresa lontana e in cina è gelo sulla produzione - barbara ardu
( da "Repubblica,
La" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: ripresa lontana e in Cina è gelo sulla produzione Ma i big dell´industria tedesca fermano i licenziamenti La recessione Strauss-Kahn boccia il piano Ue Bce: banche, rosso di 720 miliardi e ancora rischi BARBARA ARDU BARBARA ARDù ROMA - C´è il rischio di una recessione globale e per fermarla i governi europei dovrebbero impegnare più risorse di quanto non stiano facendo.
il
ministro: "attenzione doppia torino è una capitale culturale" -
leonardo bizzaro ( da "Repubblica, La"
del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: Il cino-americano Paul Chan, con il suo omaggio al marchese De Sade, non era forse l´autore più adatto per il ministro, che per fortuna non ha rivolto gli occhi a terra, dove si riflettevano le ombre di atti sessuali di varia natura. Ma non ha dato segno di accorgersene ed è stato anzi prodigo di lodi verso Patrizia Sandretto.
se
il cinema diventa gourmet ( da "Repubblica, La"
del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: le ricette piccanti, gli sfizi ispirati al cinepanettone di Natale e anche l´imperdibile ricetta del minestrone al viagra così some viene servito a un marito svogliato nel film "Amore, bugie e calcetto". E´ il piatto forte, forse il più indigesto, di questo inedito (anzi, ora edito) e divertente menu cine-gastronomico.
Ma
nel mondo questa pillola uccide ( da "Avvenire"
del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Abstract: In Cina il mifepristone è stato commercializzato dal 1992. Nell'ottobre 2001 le agenzie internazionali hanno riportato una nota dell'Ente cinese dei farmaci in cui si dichiarava fuorilegge la vendita della pillola abortiva nelle farmacie. Oggi l'aborto chimico è consentito solo in cliniche specializzate in cui le donne vengono ricoverate perché «
( da "Repubblica, La" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 3 - Economia
Detroit diventa provincia di Washington e l´America copia il modello Giappone
Uno "zar" potrà imporre di produrre modelli ecologici e di fare treni
e bus Azionisti e manager devono accettare qualsiasi condizione per evitare il
crac FEDERICO RAMPINI «Non succedeva dalla seconda guerra mondiale, quando il
governo ordinava alla General Motors quali carriarmati doveva produrre»,
osserva esterrefatto Jeffrey Garten, l´economista di Yale che fu segretario al
Commercio Usa negli anni Novanta. Ciò che fino a ieri era inimmaginabile adesso
è imminente. L´America si rassegna alla nazionalizzazione dell´industria
automobilistica. Le onde di choc di questa crisi ispirano la profezia di
Marchionne, che vede solo sei gruppi mondiali destinati a sopravvivere: una
decimazione. Naufraga perfino il mito del toyotismo, il modello vincente emerso
a Tokyo dall´altra grande recessione del dopoguerra, lo choc energetico degli
anni Settanta. Ma in nessuna parte del mondo il trauma della psicologia
collettiva è doloroso come in America, colpita al cuore nella sua fiducia verso
il mercato. «Non vogliamo che il governo si metta a gestire le aziende, non lo
ha mai saputo fare», ha voluto precisare Obama. Eppure è proprio quello che
farà, sotto la pressione di un´emergenza sociale acuta. Dietro la bancarotta
che stringe d´assedio i big dell´auto di Detroit c´è un´economia dell´indotto
che arriva a coinvolgere tre milioni di persone. Perfino l´agonia di grandi
giornali come il Los Angeles Times e il Chicago Tribune è collegata a questo
effetto-domino: l´automobile resta uno dei maggiori inserzionisti pubblicitari,
il suo crollo trascina con sé un pezzo di sistema dell´informazione. Sono
costretti a trovare l´accordo sul salvataggio pubblico dell´auto una riluttante
Amministrazione Bush; la minoranza repubblicana al Congresso; e i vincitori
democratici che erediteranno le macerie di ex-imperi industriali. Bush e Obama
negoziano sul nome di colui che sarà "lo Zar dell´auto": una sorta di
supercommissario governativo, o un comitato di amministratori straordinari.
Daranno subito 15 miliardi di dollari di prestiti a General Motors e Chrysler,
le due case più vicine all´insolvenza. In cambio lo Stato esigerà una
partecipazione azionaria, logicamente di maggioranza, visto che la
capitalizzazione di Borsa di Gm ormai è di soli 3 miliardi. Gli attuali
azionisti privati e il top management devono accettare ogni condizione. Lo Zar
governativo potrà imporre scelte di strategia industriale, spostare la
produzione a favore di modelli eco-sostenibili come le ibride, fissare rigidi
tetti ai consumi energetici e alle emissioni carboniche. Tutte quelle scelte
che gli ottusi chief executive di Detroit hanno rinviato per anni, accelerando
la propria rovina, ora potranno essere imposte con un editto statale.
"Nazionalizzazione" è un incubo che gli americani hanno associato a
lungo con il nemico ideologico (il blocco sovietico durante la guerra fredda) o
con paesi irriducibilmente alieni (la Francia colbertista). Nazionalizzazione è
la parola che neppure Obama vuole pronunciare ma è l´unica che descrive questa
svolta radicale, imposta dallo stato di necessità. Come disse il presidente
Harry Truman quando decise l´esproprio degli altiforni siderurgici per vietare
uno sciopero durante la guerra di Corea: «Il presidente degli Stati Uniti ha il
potere supremo d´impedire che la nazione se ne vada all´inferno». In questo
caso per salvare Detroit dall´inferno lo Zar di Washington potrà perfino
decidere, secondo l´anticipazione del Wall Street Journal, «che una parte degli
impianti di General Motors debba servire a produrre treni, autobus,
metropolitane, cioè trasporti pubblici anziché mezzi privati». E´ l´anticamera
del socialismo? Lo Zar governativo dovrà anche estorcere gravose concessioni ai
sindacati: tagli salariali, sacrifici severi sulle pensioni e l´assistenza
sanitaria. In cambio le Unions stanno negoziando l´opzione di entrare a loro
volta nell´azionariato: è quasi comunismo, o forse la tardiva riscoperta del
modello tedesco di una volta, la cogestione sindacale alla Volkswagen. Uno dopo
l´altro crollano tutti i miti fondanti del capitalismo americano. Compresa
l´idea di libera concorrenza e mercato aperto. Perché questi aiuti di Stato non
vengono offerti alle filiali Toyota, Honda e Bmw che hanno fabbriche in
America. Quindi il salvataggio di Detroit è protezionismo mascherato, che autorizzerà Europa Cina e Giappone a
fare altrettanto. Dopo aver tanto vilipeso il modello-Miti di politica
industriale - il dirigismo nipponico degli anni Settanta - l´America di Obama
sarà costretta ad abbracciarlo. Ma questo disastro si è già allargato da tempo
ben oltre gli Stati Uniti, all´orizzonte non ci sono vincitori, soltanto
vittime. Il risanamento del gruppo Fiat è impotente di fronte a un mercato dove
le vendite precipitano del 30%. Marchionne ha fissato la soglia di
sopravvivenza sopra i 5 milioni di vetture prodotte all´anno: la sua azienda
arriva a un terzo, e si aprono le scommesse sui candidati alla fusione
(Peugeot, Bmw, i piccoli europei sono tanti, troppi). La Toyota ha vissuto la
parabola più repentina. All´inizio di quest´anno il colosso giapponese
celebrava il sorpasso su Gm. Adesso anche Toyota deve rassegnarsi
all´umiliazione dei licenziamenti collettivi. E´ corsa voce che un gruppo
cinese - Changan - possa comprarsi la Volvo messa in vendita da Ford. Le case
cinesi hanno una solidità apparente dovuta al fatto che lo Stato è sempre
rimasto azionista. Ma sono sei i produttori made in China e sono troppi anche
loro, in una fase in cui perfino il ceto medio di Pechino e Shanghai ha paura e
rallentano di colpo gli acquisti di auto. L´euforìa che all´inizio dell´anno in
India aveva salutato il colpo di Tata - l´acquisto di Jaguar e Land Rover, due
trofei dell´ex potenza coloniale inglese - è un lontano ricordo. Oggi il gruppo
Tata tradisce i primi segnali di stress finanziario. Il futuro forse appartiene
comunque a loro, ai produttori cinesi e indiani che hanno vasti mercati interni
e vantaggi sui costi. Ma in questo momento è un futuro incerto per tutti.
Finché da qualche angolo del sistema globale non si rimette in moto una voglia
di consumi, l´ecatombe è destinata a continuare.
( da "Repubblica, La" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina VI - Roma Il
caso L´Orus occupa l´ex cine Quirinale Una cinquantina di
attivisti dell´Horus hanno occupato ieri l´ex cinema Quirinale in via
Nazionale. «Questa è una delle tappe» ha detto un´attivista, Valentina, «per la
liberazione dell´Horus sgomberato a piazza Sempione. Ma anche per informare che
stiamo facendo un censimento degli immobili vuoti della città». Sulla
facciata del cinema sono stati srotolati due striscioni con le scritte
"Horus Libero" e "Lo spettacolo deve continuare! Se non Horus
quando?».
( da "Repubblica, La" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina VII - Roma
Alberghi, prenotazioni in picchiata per Natale 60% delle stanze vuote Il
vicesindaco Cutrufo: "Gli eventi non servono" ALESSANDRA PAOLINI
Quelli dell´ultimo momento, quelli del «che dici, partiamo domani e facciamo il
24 dicembre a Roma?», possono star sereni. In albergo troveranno posto. Matematico:
20% di prenotazioni in meno rispetto al 2007. Cinquanta per cento delle camere
vuote. E´ il natale della crisi con gli hotel mezzi vuoti, gli italiani in
bolletta, americani e giapponesi quasi scomparsi. Secondo i dati del Ebtl, Ente
bilaterale del turismo, per i giorni a cavallo del 25 dicembre sono state
vendute 95mila camere, il 19,43% in meno rispetto alle oltre 117mila dello
stesso periodo del 2007. Un po´ meglio, ma di poco, le prenotazioni per
capodanno dove la flessione è del 17,48%. «Una situazione davvero critica», per
dirla come il presidente di Federalberghi Giuseppe Roscioli che racconta di un
down cominciato già lo scorso gennaio. E che arriva dopo un periodo
superfavorevole per Roma tanto da esser stata ribattezzata - turisticamente parlando
- locomotiva d´Italia. Ieri, a presentare numeri e percentuali di un treno che
arranca, insieme a Giancarlo Mulas presidente dell´Ente bilaterale del turismo
del Lazio, c´era anche il vicesindaco della capitale Mauro Cutrufo, l´assessore
al Turismo della regione Lazio Claudio Mancini, il presidente di Federalberghi.
Tutti uniti e pronti a dire che la situazione va affrontata ma con ottimismo:
«E anche con idee nuove e coraggio negli investimenti - ha detto Cutrufo -
riproponendo il cavallo di battaglio del parco a tema dell´antica Roma. «Bisogna puntare sulle nostre risorse - ha affermato - Anche in Cina i bambini studiano la storia degli antichi romani. Il Colosseo è
la prima bellezza che chi sbarca nella capitale, vuol vedere». E gli eventi,
tanto utilizzati dalla passata giunta? «Secondo un nostro studio interessano
solo il sette per cento dei visitatori - ha spiegato il vicesindaco - .
Non sono queste iniziative che possono incrementare il turismo. Persino la
notte bianca non ha mai inciso in modo significativo. Piuttosto c´è bisogno di
creare i bagni pubblici, carenti in tutta la città e formare una cultura
dell´accoglienza anche tra i tassisti». Per Claudio Mancini, assessore del
Lazio per tornare "all´alta velocità" bisogna puntare ai mercati emergenti:
«Andando alla conquista di nuovi bacini: in Brasile, Cina,
Corea, Russia. Dal 2009 punteremo ad ampliare le nostre quote su questi
mercati». Sul parco a tema Mancini è d´accordo, ma con riserva: «Va bene purché
non si trasformi «in una Disney dell´antichità». Una cosa è comunque certa,
Giulio Cesare e Romolo e Remo o non basteranno a far marciare di nuovo la
locomotiva. Il Campidoglio lo sa e gioca la carta del turismo congressuale.: «Nella
riunione della giunta della settimana prossima approveremo l´istituzione
dell´ufficio dei congressi del Comune di Roma - ha annunciato Cutrufo - che
lavorerà insieme al Convention bureau, organizzato dai privati per acquisire il
turismo congressuale». E ancora: «Organizzeremo in questo modo una sorta di
unità di grandi eventi presso il gabinetto del sindaco. Un ufficio sotto la mia
diretta competenza composto dai responsabili di Atac, Fiera di Roma,
Auditorium, Dipartimento trasporti, Metropolitana di Roma».
( da "Repubblica, La" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina IX - Palermo
Boom di messaggi sul sito della cantante di Cefalù morta lunedì sera in un
incidente stradale a Reitano Su Internet l´addio a Mara Eli ai funerali il
brano di Sanremo ARIANNA ROTOLO Sarà un addio in musica, quello per Mara Eli
(all´anagrafe Maria Elisa Di Fatta), la cantante e violinista cefaludese di 34
anni che ha perso la vita in uno scontro frontale tra auto avvenuto lunedì
pomeriggio, lungo la statale 117 per Messina, nel tratto compreso tra Santo
Stefano di Camastra e Mistretta. L´orchestra "Made in Sicily", per la
quale Mara era la cantante solista, durante il funerale suonerà in suo onore il
brano che aveva scritto per la prossima edizione del festival di Sanremo:
"Come un angelo". Una canzone che, se avesse superato la selezione
della kermesse ligure, le avrebbe consentito la presenza sul palco
dell´Ariston. Alla cerimonia funebre che si svolgerà nel pomeriggio, alle 15,
presso la chiesa di Santo Stefano a Cefalù, saranno presenti diversi artisti
della musica italiana. Tra questi, anche i jazzisti Francesco Casisa e Marco
Zurzolo, il chitarrista Francesco Buzzurro. Ma non soltanto. Sarà presente
anche Ruggero Gabbai, regista del film in memoria delle vittime della mafia
"Io ricordo" prodotto da Gabriele Muccino. La giovane artista, nata a
Palermo ma residente a Cefalù, è deceduta dopo esser rimasta coinvolta in un
incidente stradale mentre si trovava alla guida di una Polo Wolkswagen.
L´utilitaria, probabilmente a causa del manto stradale bagnato, all´altezza del
viadotto Colonna ha iniziato a sbandare entrando in collisione con una Picasso
Citroen sulla quale viaggiava nella direzione opposta Giuseppe Provenzale, un
quarantatreenne di Mistretta, deceduto a seguito dell´impatto. Poche ore dopo
l´incidente, la tragica notizia si è sparsa tra amici e i colleghi di Mara -
separata dall´ex marito Stefano e mamma del piccolo Marco, di 3 anni appena - A
confermare per primo la sua morte, è stato il manager Alfredo Lo Faro: «Mara
non c´è più - aveva detto in lacrime - Non ce l´ha fatta». Solidarietà e
messaggi di stima e d´affetto, sono stati arrivati anche attraverso il sito
personale di Mara Eli e quello del social network "Facebook". Tanti i
fan che scrivendo poche righe, hanno voluto ricordare la loro
"stella", la stessa che con la sua voce flessibile li rappresentava
in tutto il mondo. Molti di loro, si ritengono fortunati per aver incontrato,
anche solo per un attimo, il sorriso e la bellezza di Mara. «L´ho conosciuta
durante le prove di una serata - racconta Tiziana Caccamo - Ho immediatamente
provato una piacevole sensazione nel starle vicina. Una ragazza solare da uno
splendido sorriso». Gli fa eco Giuseppe Maggio, suo concittadino e grande
ammiratore: «Quest´estate - ricorda - ho avuto il piacere di parlare un po´ con
lei. E poi, ogni volta che entravo in un negozio che vendeva i suoi cd, pensavo
alla sua incantevole voce e alla bravura». C´è anche chi cita Oscar Wilde e
scrive: «Per un istante le nostre vite si sono incontrate... le nostre anime si
sono sfiorate... «. Parole toccanti che lasciano trasparire tutto l´amore
provato da chi ha incontrato Mara Eli. Un amore che contraccambia le emozioni
che dava attraverso la sua musica, la sua voce. Non a caso, proprio la scorsa
estate era stata nominata ambasciatrice della musica siciliana nel mondo.
Sapeva interpretare un brano jazz così come quello folk-siciliano. Il suo
ultimo cd, "Made in Sicily-The song", ha venduto oltre 100 mila copie
spopolando in tutta Italia. Nel 2003, inoltre, si era
esibita alla Scala ed era stata impegnata in una tournée in Giappone. In segno
di lutto, i coordinatori provinciali del Comitato Telethon hanno deciso di
annullare la serata organizzata per ieri sera presso il cine-teatro
Metropolitan, destinata alla raccolta fondi.
( da "Unita, L'" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina
Alberghi vuoti a
Natale È finito il boom del turismo «Il calo investe tutte le capitali europee,
serve ottimismo» dicono gli albergatori. Ma la crisi è nera: e anche su
Capodanno si tocca il meno 15%. Mancini: «In Cina 80 milioni di nuovi ricchi, puntare su quelli». Nessuna ripresa.
Americani e giapponesi non volano più verso Roma, gli italiani, dalle altre regioni,
restano a casa con le tasche vuote. Per fortuna ci sono Russia e Cina, dove i nuovi ricchi aumentano, e viaggiano. Ma non
basta. Natale e Capodanno non risollevano il trend negativo del turismo romano
del 2008. Meno 19,43 % di presenze negli alberghi romani tra il 23 e il 28
dicembre, meglio con l'anno nuovo: meno 15,9 % tra il 29 dicembre e il 3
gennaio, dice l'Ebtl. Roma fa un passo indietro di 2 anni, hanno detto ieri
l'assessore regionale al turismo Claudio Mancini e il vicesindaco di Roma, Mauro
Cutrufo. «Una flessione grave ma prevedibile: il turismo era cresciuto troppo
negli ultimi anni» - ha commentato il presidente di Federalberghi, Giuseppe
Roscioli. I numeri parlano chiaro: meno 50mila a Natale, meno 63mila a
Capodanno, le presenze. Bisogna puntare sui mercati emergenti, il russo e il
cinese, i risultati si vedranno sul medio termine, dice Mancini. Ecco il piano
anti-crisi regionale: «Daremo la possibilità alla Provincia di Roma di
autorizzare un maggior numero di guide per cinesi e russi; sosterremo le
aziende che vogliono formare personale in grado di accogliere questi turisti e
porteremo le aziende nelle fiere del turismo di Mosca, Dubai, Pechino nei primi
sei mesi del 2009. Sosterremo con 500mila euro il Comune di Roma nella sua promozione»
- elenca Mancini. D'altra parte il Campidoglio deve fare il suo: «Proporre
grandi eventi nei periodi morti». Il vicesindaco Mauro Cutrufo, da parte sua,
fa sapere che la prossima settimana, passerà in giunta l'istituzione
dell'ufficio congressi. E poi tira fuori il vecchio adagio del parco a tema
Roma antica: entro il 2009 il progetto. «Sorgerà in un terreno comunale a Roma
nord-ovest, verso il mare». «Pensiamo prima al centro storico» e «Basta con gli
spot» la replica di Mancini e dell'assessore provinciale, Patrizia Prestipino.
GIOIA SALVATORI gsalvatori@unita.it
( da "Unita, L'" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina
L'Italia NON PUò
isolarsi Se l'Italia insiste nel dire no al pacchetto clima dell'Unione rischia
di ritrovarsi isolata, domani e venerdì a Bruxelles. Isolata non solo in
Europa, ma nel mondo. Perché è lo scenario globale della politica del clima che
sta cambiando in queste settimane, in queste ore. Finora con il suo obiettivo
(20% di risparmio energetico, 20% di fonti rinnovabili, meno 20% di emissioni
di gas serra entro il 2020) la Ue era in testa al drappello dei Paesi che
vogliono andare «oltre Kyoto» e contrastare in maniera più radicale i
cambiamenti climatici. Alcuni falsi profeti avevano annunciato che questa
posizione sarebbe naufragata a causa della crisi finanziaria ed economica
globale. Invece sta succedendo l'opposto. Il presidente eletto degli Usa,
Obama, ha ribaltato come un guanto la politica di Bush e intende non solo
raggiungere ma superare l'Europa nella leadership ambientale mondiale. Vuole
fare della lotta ai cambiamenti climatici una leva - forse la leva principale -
per una politica neokeynesiana che porti gli Stati Uniti fuori dalla crisi
economica. L'ambiente visto non come freno, ma come acceleratore di un nuovo
sviluppo. In questi giorni a Poznan, in Polonia, la Cina ha dimostrato analoga determinazione. Si è detta pronta ad
aprire il negoziato per contrastare il previsto aumento della temperatura media
del pianeta, trovando il giusto equilibrio tra le presenti e le passate
responsabilità. I due più grandi produttori di gas serra, dunque, sono pronti a
fare come l'Europa. Non era mai avvenuto in passato. Cosicché l'Europa,
nei prossimi giorni a Bruxelles, non può certo tirarsi indietro nel momento
stesso in cui assapora il trionfo della sua politica. Sarebbe un clamoroso
harakiri. L'Italia può certo pensare di mettere un bastone tra le ruote del
«dopo Kyoto». Ma con queste tre locomotive in moto, il bastone si rivelerebbe
un filo di paglia di cui nessuno si accorgerebbe mentre viene portato via dal
nuovo vento.
( da "Repubblica, La" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina III - Bari Le
produzioni tipiche da anni sono oggetto di contraffazioni. Con effetti devastanti
sull´economia Dalle mozzarelle all´olio taroccato i tesori di Puglia finiscono
sotto tiro C´è anche il tannino cinese che serve ad allungare i prodotti di
terza fascia Comunque vada a finire questa storia della carne alla diossina,
sia essa una bufala o una catastrofe, lascerà strascichi pesanti nel mondo
dell´industria alimentare pugliese. Lo farà perché ha toccato due mondi
distinti e fondanti dell´economia di settore: le multinazionali, come ormai è
lo stabilimento Scarlino. E la produzione tipica, un dop qual è di fatto il
prosciutto di Faeto. Al momento le due aziende sono estranee alla vicenda, ci
sono capitate per caso in questo tunnel della diossina: hanno comprato carne
irlandese, che tra l´altro è di ottima qualità, e non potevano sapere che c´era
il rischio che fosse tossica. L´unica responsabilità potrebbe esserci qualora
l´abbiano commercializzata dopo l´allerta inviata dall´Unione europea.
Fattispecie che i carabinieri verificheranno proprio oggi, analizzando i
documenti commerciali. «Per il momento - dicono gli investigatori - si può
soltanto prendere atto che gli imprenditori stanno collaborando. E questo è
sicuramente positivo». Questa storia comunque vada lascerà strascichi perché si
mette ancora una volta in dubbio la qualità dei prodotti pugliesi. Chiedevano
ieri su Internet alcuni consumatori: «Ma perché per fare i salumi di Faeto
utilizzano la carne irlandese? Non è un prodotto autoctono?». I produttori
rispondono che sì, «qui il prosciutto si fa ancora nella vecchia maniera», «la
tradizione da fare a fette». Ma quella era una linea speciale nella quale
informavano i clienti della provenienza della carne. Anche questo lo
accerteranno i Nas. Che in questi ultimi anni hanno dovuto lavorare molto,
moltissimo per cercare di arginare i pirati della tavola, i delinquenti degli
alimenti. L´ultimo caso clamoroso è quello che riguarda il pane di Altamura.
Secondo i carabinieri tre aziende avrebbero truffato i consumatori vendendolo
come fosse dop («utilizzando sulle buste il toponimo Altamura, cosa
vietatissima» dicono) quando invece si trattava di un buonissimo, ma normale,
pane industriale. Su questa vicenda è in corso un processo al tribunale di
Altamura: «vendita di alimenti (nella fattispecie il pane) con segni mendaci» è
l´accusa mossa ai panificatori che però si difendono sostenendo la liceità
della loro condotta. Ma il problema non è soltanto il pane. Ci sono i
condimenti. L´olio, per esempio. Una serie di inchieste della magistratura
hanno dimostrato come in tutta Italia venga venduto come made in Puglia un
prodotto che assolutamente non lo è. Le stesse indagini hanno dimostrato poi
che a gestire il business non sono piccoli contadini. Ma colossi del settore o
addirittura la malavita organizzata. La procura di Foggia, per esempio, alcuni
mesi fa ha arrestato una banda di Cerignola che in un anno e mezzo era riuscita
a piazzare sul mercato 400mila lattine di olio contraffatto e anche pericoloso
per la salute dell´uomo. «Scrivi che è olio extra vergine pugliese -
raccomandava a un amico uno degli arrestati, intercettato dai carabinieri - E
non ti preoccupare: prendi quello tinto con la clorofilla... che è veleno ed è
pure cancerogeno... E non ti preoccupare: in fondo, noi, mica spacciamo droga.
Non facciamo niente di male». Quell´olio era finito nei supermercati di mezza
Italia e in alcuni paesi europei, imbottigliato con etichette ammiccanti (Il
Frantoio, La Torre, Le gocce d´oro) e venduto a prezzi stracciati. Sarebbe
arrivato anche negli Stati Uniti se soltanto i Nas non fossero arrivati a
bloccare tutto. Poi c´è il vino: sostiene la magistratura che l´uva da tavola
viene spesso mischiata ad acido tartarico e coloranti. C´è il tannino cinese
che serve ad allungare i prodotti di terza fascia. Ma c´è anche il rosso
pugliese, conservato in maniera igienicamente assurda, che viene piazzato in
tutto il Nord. Tagliato e venduto anche a settanta euro alla bottiglia nelle
migliori enoteche d´Europa. Ci sono poi le mozzarelle pugliesi che non sono
pugliesi. «Il 35 per cento dei prodotti caseari spacciati per pugliesi arrivano
in realtà dai paesi dell´Est: Romania, Bulgaria, Albania». Esiste
anche il pomodoro foggiano made in Cina.
«Centosessanta milioni di chili importati in un anno: un quarto dell´intera
produzione di pomodoro coltivata in Italia». Poi c´è il grano. Quello che due
anni fa arrivò in Puglia dal Canada era contaminato dall´ocratossina.
Cancerogeno. La procura di Trani aprì un´inchiesta, sembrava stesse per
accadere la rivoluzione. Qualche mese fa pm e imputati si sono messi d´accordo
per chiudere tutto: un patteggiamento da qualche centinaia di euro. Il gip ha
detto di no, troppo poco. Patteggiamento respinto. Buon appetito. (g. fosch.)
( da "Repubblica, La" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 36 - Esteri
"Nessuna forma di detenzione preventiva né di giurisdizione
speciale": ecco i paletti normativi del rapporto A partire dal 20 gennaio,
giorno dell´insediamento alla Casa Bianca, 18 mesi di tempo per raggiungere
l´obiettivo Il progetto è stato messo a punto dal Center for American Progress
di John Podesta e consegnato al nuovo presidente Trasferimento dei detenuti in
carceri americane, processi in tribunali federali, programmi di riabilitazione
per i prigionieri. E per i più pericolosi un nuovo campo Nato in Afghanistan
Così i consiglieri di Obama pensano di mettere la parola fine
all´"Alcatraz dei Caraibi" (SEGUE DALLA COPERTINA) anais ginori I
punti del piano sono articolati in varie fasi. Dal trasferimento dei detenuti
in una prigione americana, probabilmente in Kansas o Colorado, alle modalità
per nuovi processi presso tribunali federali (New York o Washington), all´avvio
di programmi di «riabilitazione» per gli ex galeotti, fino al trasferimento dei
soggetti più pericolosi (che continueranno a chiamarsi «combattenti nemici»)
verso una nuova base Nato vicino a Bagram, in Afghanistan. «Dobbiamo fare in
fretta». Ken Gude, giovane ricercatore dell´American Progress, si scioglie la
cravatta nell´ufficio di H Street, a Washington. In questi giorni si fanno gli
straordinari per lavorare alla Transizione. «Più va avanti, più si complica»,
continua Gude a proposito di Guantanamo. Dopo la sentenza della Corte Suprema
che ha riconosciuto ai detenuti le garanzie dell´habeas corpus, i tribunali
federali sono sommersi di richieste: si accumulano precedenti e scarcerazioni.
Qualcuno ipotizza addirittura che alcuni prigionieri possano chiedere asilo
politico negli Usa. Il piano dei ricercatori del think tank è pronto. Una prima
versione era stata preparata in giugno, dopo la sentenza della Corte Suprema.
Ora è stata completamente aggiornata alla luce delle ultime novità e della
volontà politica di Obama di "velocizzare il piano". Il rapporto sarà
il canovaccio su cui il nuovo presidente organizzerà la discussione politica
nelle prossime settimane. Potrà essere emendato in qualche punto ma rimarrà
probabilmente integro sulle linee guida. L´annuncio della chiusura della
prigione e l´azzeramento delle «commissioni militari» potrebbe avvenire già al
momento del suo insediamento, il 20 gennaio, o nei giorni immediatamente
successivi. Da quel momento - scrive il rapporto - ci saranno 18 mesi di tempo
per concludere il piano. L´obiettivo del nuovo presidente è poter dire entro
luglio 2010 che Guantanamo non esiste più. Il primo passo ufficiale sarà il
trasferimento all´interno degli Stati Uniti, forse in primavera, di un piccolo
gruppo di detenuti incolpati e in attesa di giudizio. Il rapporto individua la
prigione di massima sicurezza «Supermax» di Florence, in Colorado, e la base
militare di Fort Leavenworth, in Kansas. Sulla sorte dei circa 250 detenuti che
si trovano ancora nella baia dei dannati deciderà il Consiglio per la Sicurezza
Nazionale. L´organo diretto dall´ex generale dei marines Jim Jones dovrà
decidere chi tra i detenuti deve essere trasferito negli Usa per un processo e
chi dovrà essere semplicemente liberato. Una terza categoria di detenuti - di
più complessa gestione - sarà formata da individui su cui non sono stati
raccolti sufficienti indizi ma che vengono considerati comunque una minaccia
per la sicurezza nazionale: per loro dovrà essere cercata una sistemazione
all´estero. «Nessuna forma di detenzione preventiva né giurisdizione speciale
all´interno degli Stati Uniti». Sono questi i due paletti normativi fissati dal
rapporto. L´ipotesi di nuovi «tribunali speciali» era stata avanzata mesi fa da
Eric Holder, ora nominato ministro della Giustizia, e da Laurence Tribe,
professore di diritto ad Harvard e tra i consulenti di Obama. «Un organo
"ibrido" - era la proposta di Tribe - a metà tra i tribunali federali
e le corti militari». «Sarebbe molto negativo», ribatte Gude, con un giudizio
secco. Questi tribunali speciali rischierebbero di essere invalidati dalla
Corte Suprema. Il piano dei ricercatori guidati da John Podesta sostiene invece
che tutti gli imputati potranno essere giudicati dai tribunali federali di New
York e Washington con l´accusa di terrorismo, oppure da una corte militare
regolare se accusati di attacchi contro l´esercito americano. Un´altra scelta
dirimente nel rapporto presentato a Obama riguarda il dilemma sull´utilizzo di
confessioni ottenute attraverso tortura e metodi inumani come la «sleep
deprivation», la privazione del sonno. «Il nostro ordinamento non lo prevede»
afferma il rapporto. Khalid Sheikh Mohammed, interrogato con il
«waterboarding», l´annegamento simulato, sarà allora liberato? «Le prove
raccolte contro di lui - spiega Gude - sono tali e tante che le probabilità che
possa essere assolto sono comunque pari a zero». I tribunali federali,
aggiunge, hanno già dato prova di funzionare sui reati di terrorismo con i
processi a Zacarias Moussaoui e José Padilla. I collaboratori di Obama si sono
comunque accorti che quella promessa - chiudere Guantanamo - nasconde molti
rebus. Persino mandar via i suoi "ospiti" è diventato impossibile. Il
Pentagono finora non ha voluto rispedire a casa quasi un centinaio di detenuti
dello Yemen, temendo che sarebbero evasi o scarcerati. Per tornare poi a
combattere contro gli Stati Uniti. Qualche mese fa, un ex detenuto di
Guantanamo ha partecipato a un attacco contro le forze americane in Iraq.
L´America, inoltre, non può rimpatriare detenuti provenienti da Paesi dove ci
sono paesi che ancora praticano la tortura. è l´ostacolo che bisogna affrontare per i prigionieri di Cina, Russia,
Tunisia, Libia, Uzbekistan. Il rapporto propone di effettuare «programmi di
riabilitazione» con personale religioso sul modello di quelli già organizzati
in Iraq e Arabia Saudita per gli ex terroristi. «Questi soggetti potranno poi
trovare ospitalità in paesi terzi, tra Europa e Medio Oriente» suggerisce il
Center for American Progress. «Le trattative diplomatiche per ottenere
il rimpatrio alle nostre condizioni sarà molto lungo», pronostica Matthew
Waxman, professore di diritto alla Columbia ed ex funzionario del Pentagono
dimissionario proprio in polemica su Guantanamo. Il tempo però non è molto.
Dopo anni di battaglie, gli avvocati dei diritti umani stanno finalmente
vincendo. Salim Hamdan, l´autista di Osama Bin Laden, è riuscito pochi giorni
fa a tornare in Yemen. Quando Obama giurerà da presidente, Hamdan sarà libero e
forse nuovi detenuti saranno stati scarcerati. Il nuovo presidente farà anche
qualche compromesso. Il controverso statuto di «combattente nemico» verrà
mantenuto per quei detenuti considerati dal Pentagono «estremamente
pericolosi». «Tra 15 e 25 soggetti» quantifica Ken Gude. «Ma la definizione di
combattente nemico illegale - aggiunge - sarà intesa in un senso molto meno
vago che durante l´Amministrazione Bush e nel rispetto dell´articolo 5 della
Convenzione di Ginevra». Gli irriducibili della guerra contro l´America
dovranno essere trasferiti in una nuova prigione fuori dagli Stati Uniti,
gestita dalla Nato. Da Guantanamo torneranno laddove erano stati catturati: in
Afghanistan. Lontano dall´America che ha fretta di dimenticare.
( da "Repubblica, La" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 38 - Cronaca
Dongguan era la capitale mondiale di bambole e trenini, oggi subisce il contraccolpo
della stagnazione globale Ordini cancellati, navi container bloccate, operai
licenziati: la metropoli del miracolo economico rischia il tracollo La città
dei giocattoli chiude per crisi A metà strada fra Canton e Shenzhen nasce il
60% di tutto il "made in China" FEDERICO RAMPINI DONGGUAN dal nostro
inviato I piazzali della fabbrica un tempo brulicavano di Tir diretti al porto
di Shenzhen. Ora sono deserti, qualche scatolone di giocattoli giace
abbandonato, non attira neanche i ladri. Gruppetti di giovani disoccupati si
affacciano davanti alla bacheca con le offerte di lavoro, una vecchia lavagna
su cui penzola solo qualche vecchio foglietto sbrindellato, reliquia di tempi
migliori. Hanno le tende chiuse molte bettole da marciapiede, quei botteghini
della ristorazione ambulante che prosperavano sulla pausa-pranzo delle catene
di montaggio. Si vedono operai sfaccendati, seduti per terra che giocano al
mah-jong. è una calma apparente, un torpore gravido di tensione, dopo la
guerriglia urbana scoppiata per gli ultimi settemila licenziamenti. Sono
immagini da Grande Depressione. è la vigilia del Natale nella capitale mondiale
del giocattolo. Ero stato a Dongguan per un´altra specialità locale: i pittori
di falsi, i manovali del pennello che sfornano a migliaia le Gioconde e i
Girasoli di Van Gogh, quintali di copie per l´immenso mercato mondiale delle
riproduzioni. Ma è il giocattolo il vero business per cui è celebre Dongguan,
ex-paesone cresciuto a dismisura nella regione meridionale del Guangdong, a metà
strada fra Canton e Shenzhen. Qui a Dongguan nasce il 60% di tutta la
produzione "made in China". Qui le avvisaglie di un Natale povero in
America e in Europa - gli ordini cancellati all´improvviso, le navi
portacontainer bloccate sui moli di Shenzhen - si sono abbattute come un
uragano. Sembrano lontani i tempi in cui l´opinione pubblica occidentale poteva
indignarsi per le rivelazioni sulle fabbriche-lager, lo sfruttamento dei
minori, i palloni olimpici o le figurine Disney fabbricate da mani bambine: ora
il dramma è il lavoro che se ne va. Da boom-town a città fantasma, in pochi
mesi si è sfigurata la fisionomia dei quartieri dormitorio, nel distretto del
giocattolo attorno alle Toy-Factories. Non tutti si rassegnano passivamente a
subìre un rovescio così brutale. Ci sono voluti mille poliziotti dei reparti
antisommossa per schiacciare la rivolta, dieci giorni fa. La fabbrica Kaida,
controllata da un grosso produttore di giochi di Hong Kong, aveva cacciato
all´improvviso seicento operai sugli ottomila che impiega a Dongguan. Derubati
perfino dell´ultimo salario che gli spettava, non avevano nulla da perdere.
Hanno dato l´assalto agli uffici dell´azienda, hanno distrutto mobili e
computer. All´arrivo dei primi poliziotti la folla dei disperati si è rivolta
contro di loro: hanno incendiato le auto della polizia, hanno combattuto per
due giorni, si sono arresi solo quando un esponente del governo locale ha
convinto l´imprenditore di Hong Kong a versare gli arretrati. Il botto più
grosso lo ha fatto la Smart Union. è fallita lasciando per la strada settemila
operai. «Lì il padrone è scomparso, è irreperibile da un mese - dice il
vicesindaco Xu Hongfei - e questi casi diventano sempre più frequenti. è
successo anche a Shenzhen, alla Chuangyi Toys, dove il padrone è introvabile
dal 14 ottobre. Chissà dove scappano. Dietro di loro lasciano solo debiti». A
Shenzhen l´assessorato al Lavoro ha pubblicato una lista nera di trenta aziende
che devono più di 12 milioni di yuan di salari ai loro operai, intimando agli imprenditori
di presentarsi entro la fine del mese. «Metà delle fabbriche di giocattoli qui
spariranno entro due anni», è il verdetto tremendo che viene pubblicato sul
sito ufficiale del governo locale. I leader comunisti sentono che stavolta la
minaccia è troppo grave, non bastano i reparti speciali antisommossa per tenere
l´ordine. Nel caso della Smart Union giurano di avere speso già 24 milioni di
yuan (2,8 milioni di euro) per aiutare i disoccupati con sussidi pubblici.
L´allarme arriva a Pechino, il tracollo della capitale mondiale del giocattolo
diventa un caso nazionale. Si percepisce nei leader una paura nuova. Non scatta
più il riflesso tradizionale che è sempre stato quello di censurare le cattive
notizie, minimizzare i problemi. Ai mass media di Stato viene concessa una
libertà inconsueta: della crisi economica si può parlare. Bisogna preparare la
popolazione al peggio. Il Quotidiano della Gioventù pubblica le foto
dell´operaia-caposquadra He Chunxia: nel loculo squallido che affitta vicino
alla fabbrica lei e il figlio dormono su un materasso per terra. è una vittima
del crac di Smart Union. «Fino alla sera prima - racconta He - la fabbrica
sembrava andare a pieno ritmo. Ho finito il turno alle due di notte e sono
andata al dormitorio. Quando mi sono svegliata il mio lavoro non esisteva più».
He Chunxia si fa i conti in tasca: per vivere ha bisogno di 40 yuan alla
settimana (4,5 euro), tra vitto e alloggio per sé e il bambino. Ma non c´è più
una fabbrica di giocattoli disposta ad assumerla. Anche quattro euro e mezzo a
settimana sono un traguardo irraggiungibile. è rimasta a Dongguan in attesa che
il governo locale liquidi la bancarotta e le versi una parte del salario
arretrato. Poi farà quello che stanno facendo la maggior parte dei licenziati
come lei: tornerà a casa, nella campagna povera dello Hunan da cui è venuta.
Raggiungerà l´esercito dei migranti di ritorno, il contro-esodo scatenato da
questa crisi. Queste zone sono cresciute a una velocità spaventosa, attirando
una massa umana senza radici. Shenzhen, la città-laboratorio da cui partì
trent´anni fa l´esperimento del capitalismo cinese, era un villaggio di
pescatori e oggi ha nove milioni di abitanti. Solo il 25% ha il permesso di
residenza. Tutti gli altri sono "cinesi clandestini in
Cina", immigrati del boom che qui non hanno diritti, i primi ad
essere cacciati. Il miracolo economico del Guangdong è stato il frutto delle
loro braccia. Sono loro che hanno fatto di questa regione il cuore industriale
della Repubblica Popolare, la fabbrica del pianeta, il centro mondiale di
settori votati all´esportazione come l´abbigliamento e il giocattolo.
Ora il Guangdong è spompato. La produzione industriale cinese a novembre è
scesa al minimo storico degli ultimi 13 anni. Il sindaco di Shenzhen, Xu
Zongheng, ha contato di persona 682 fabbriche fallite e 50.000 licenziamenti
secchi, ma sa benissimo che sono molti di più. Bisogna moltiplicare per dieci o
per venti quelle cifre. Bisogna aggiungere tutto il nero, l´economia sommersa,
i tycoon mordi-e-fuggi venuti da Hong Kong che oltrepassano quella frontiera e
si volatilizzano nel nulla. «Quella che ci sta arrivando addosso - dice il
sindaco Xu - è molto peggio della crisi asiatica del 1997». Undici anni fa la
Repubblica Popolare era ancora una bambina rispetto al colosso che è diventata.
La sua economia era meno integrata coi mercati occidentali, quella crisi la
sfiorò ma non fece troppo male. Adesso le cifre vere sono quelle che conosce la
parente povera del Guangdong, la provincia vicina dello Hunan, il serbatoio di
braccia a buon mercato. L´Ufficio del Lavoro dello Hunan parla di "due
milioni e ottocentomila disoccupati che si apprestano a tornare qui entro il
2009". In attesa del New Deal cinese, nessuno sa cosa fargli fare: sono
fuggiti dallo Hunan perché quella terra era troppo povera per mantenerli. La
fabbrica di giocattoli, anche la più tetra - gli orari massacranti, la
disciplina feroce, la sporcizia dei dormitori - li aveva sottratti a una
miseria più arcaica. Questo Natale di sventura venuto da Occidente ricaccia
indietro He Chunxia e tante operaie come lei, verso quei villaggi dove avevano
giurato di non tornare mai più.
( da "Repubblica, La" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 12 - Interni
Veltroni contro Berlusconi "Pretestuoso su questione morale" Disgelo
con D´Alema: "Reagire uniti ad attacco strumentale" "Faremo la
nostra parte, ma è tutta la politica che deve farsi carico". Bonaiuti:
vecchio linguaggio marxista-leninista UMBERTO ROSSO DAL NOSTRO INVIATO VASTO -
In terra d´Abruzzo, dov´è cominciata la stagione di passione e di manette,
Walter Veltroni viene a dire che sì, la questione morale nel Pd è una ferita
aperta. «Esiste anche in casa nostra», ammette pubblicamente il segretario, che
arriva per sostenere il candidato governatore Carlo Costantini, l´uomo chiamato
a far dimenticare agli abruzzesi la brutta pagina Ottaviano del Turco. «Saremo
duri, inflessibili» con chi ha sbagliato, garantisce. Il pensiero corre a
Napoli e a Firenze. Però, Veltroni non ci sta a farsi crocifiggere proprio
sull´altare dell´etica da Berlusconi, che ha gli armadi pieni di scheletri.
«Faremo dunque la nostra parte. Ma se c´è uno che non può proprio usare la
stessa espressione questione morale, quell´uomo è il presidente del Consiglio.
E mi fermo qui, non voglio aggiungere altro per rispetto delle istituzioni.
Perché, in realtà, tanto ma tanto ci sarebbe da dire.». Dunque «è tutta la
politica che deve affrontare la questione». Il cine teatro
Globo, dove sono chiamati a raccolta militanti e dirigenti impegnati nella
disfida di domenica prossima, esplode. E Walter ci prende gusto. Berlusconi
deve smetterla di «fare cabaret», in Europa è lui la persona che non ha peso,
«lo conoscono come il comico delle corna, del cucu, delle battute», e
poi rispetto alla crisi economica drammatica «fa il marziano, sembra uno che
sbarca da un altro pianeta». Bastano però pochi minuti, il tempo per rilanciare
in rete il discorso, e una sventagliata di reazioni del centrodestra si abbatte
sul leader del Pd, da Bonaiuti a Cicchitto: è roba da vecchi marxisti-
leninisti. Per la verità, sembra frutto soprattutto della pax siglata fra
Veltroni e D´Alema, che ieri mattina dopo lunga fase di gelo, sono tornati a
parlarsi. Mezz´ora al telefono. Se la casa rischia di bruciare, è il momento di
mandare all´esterno un messaggio comune. Così sulla travagliata collocazione
nel Pse ma soprattutto sulla questione morale, Walter e Massimo, hanno
concordato una linea comune: la testa sotto la sabbia no, i guai in casa ce li
abbiamo, ma è quasi una pagliuzza rispetto al centrodestra. La nota
dell´ufficio stampa del partito perciò annuncia che Veltroni e D´Alema
convengono sul fatto che esistono «episodi preoccupanti che certamente non
bisogna sottovalutare». Ma che al tempo stesso «ritengono del tutto pretestuosa
la campagna nei confronti del Pd tesa a delegittimare il partito e ad
investirlo di una complessiva questione morale che riguarda anche e soprattutto
la destra». Qualche ora più tardi, sul mare di Vasto e poi a Chieti, tappa
successiva del mini-tour abruzzese, Veltroni "sperimenta" sul campo
la linea della tregua concordata con l´ex ministro degli Esteri. «Il problema,
ripeto, esiste anche in casa nostra, anche se io non voglio fare di tutt´erba
un fascio, ci sono decine e decine di nostri amministratori perbene e onesti.
Mentre al governo - alza il tono il segretario - c´è chi ha rapporti con la
mafia e con la camorra». Il riferimento è alle vicende giudiziarie del
sottosegretario all´economia Cosentino. Il ragionamento di Veltroni è il
seguente: tutta la vicenda dimostra che la questione morale non deve essere
brandita come una spada, strumentalizzata «in modo volgare». Quando si
«smarrisce il codice etico», quando prevale l´interesse personale su quello
generale, è qui che comincia il deragliamento dal binario corretto. Che,
insiste, in dosi minime lambisce il Pd, invece «in larghissima parte» tocca il
Pdl. Nessuno è immune, nessuno può chiamarsi fuori e lanciare j´accuse, e meno
che mai Berlusconi. E´ insomma l´annuncio che l´operazione-pulizia in casa pd
va intrapresa, ma il segretario spiega anche che non lo farà lanciandosi in una
sorta di caccia alle streghe. «Io sono garantista, fino al terzo grado di
giudizio per me tutti sono innocenti. E vale sempre. Mica come per il
centrodestra, garantisti a corrente alternata: innocentisti con i propri, il
carcere al centrosinistra».
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
PRIMA data: 2008-12-10 - pag: 1 autore: ROMA-BRUXELLES La carta del veto per la
partita sul clima di Guido Gentili S ul pacchetto clima-energia cosiddetto
"20-20-20", che impegna l'Europa a ridurre le emissioni di CO2 del
20% entro il 2020 (dell'identica percentuale dovrebbe invece crescere
l'incidenza delle fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica) si gioca una
partita dura, concreta, essenziale. Vale per l'Europa nel suo complesso, che si
trova a dover fare i conti con gli obiettivi (non raggiunti) fissati dal
Protocollo di Kyoto al quale non avevano aderito giganti energivori come Usa, Cina e India. Vale per ciascuno dei 27 Paesi dell'Europa, ognuno dei
quali, del tutto legittimamente, cerca di far valere il proprio interesse nel
negoziato che dovrebbe chiudersi venerdì con il vertice dei Capi di Stato e di
Governo. La presidenza di turno della Ue appartiene in questo momento alla
Francia di Nicolas Sarkozy che, come si dice, vuole chiudere il suo
semestre in bellezza, inanellando un altro successo. Oggi la Francia presenterà
una nuova bozza di compromesso sul "20-20-20", nella speranza di
poter fischiare la fine della partita. Dopo la Francia, toccherà alla
Repubblica Ceca guidare la Ue per il primo semestre 2009: in prospettiva, una
leadership evidentemente più debole, non certo euro-entusiasta per definizione
e con diversi problemi, al suo interno, proprio sul tema industria-ambiente. In
questa trattativa senza esclusioni di colpi, al netto di una retorica
politico-ambientalista che mal sopporta ogni confronto pragmatico, nel merito
di cifre stratosferiche, sui costi di transizione verso la promessa
"rivoluzione verde", l'Italia fa la sua partita. E dopo aver
ottenuto, riguardo le fonti rinnovabili, la clausola di revisione al 2014, è in
campo a difesa dell'industria manifatturiera. Questa, nel nostro come in altri
Paesi europei, rappresenta la garanzia di tenuta nella crisi e, insieme, il
presidio dello sviluppo futuro. Il Governo italiano ha prospettato il ricorso
al veto in sede europea se le sue richieste non verranno accolte. è una carta-
jolly estrema, da giocare solo in assenza di un buon compromesso finale con la
" fretta" francese e i "no" di Paesi come la Gran Bretagna
che ha da tempo abbandonato l'industria manifatturiera scommettendo sulla
finanza (e non a caso si trova oggi in difficoltà enormi). Continua u pagina
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-10 - pag: 3 autore: Ad autostrade,
aeroporti e reti ferroviarie un terzo delle risorse chieste dagli Stati
Trasporti al centro del piano Obama Marco Valsania NEW YORK La cifra è ancora
in dubbio: 500, oppure 700, forse mille miliardi di dollari. Ma certo è che tra
i pilastri del New Deal targato Barack Obama ci sarà spazio per cemento e
acciaio, per nuove reti internet e tecnologie ecologiche. Che,a conti fatti,l'America
lancerà la più ambiziosa corsa alle infrastrutture dagli anni Cinquanta, quando
Dwight Eisenhower finanziò il grande sistema autostradale federale. E
soprattutto che il cuore di questa strategia, cruciale per il suo successo, è
stato già concordato nei dettagli con i governatori dei 50 Stati americani,
dove l'intervento pubblico dovrebbe irradiarsi come un antidoto alla più grave
crisi dalla Grande Depressione. A livello locale servono almeno 126,1 miliardi,
stando alle richieste messe nero su bianco dalle autorità statali. E i
finanziamenti potrebbero ancora lievitare: l'Associazione nazionale dei
governatori, in un recente incontro con Obama, ha presentato domande superiori
a quelle contenute nei suoi documenti ufficiali, invocando 176 miliardi in
totale, con 136 miliardi dedicati a grandi progetti e 40 ad aiutare gli
indigenti durante la crisi. Non sono solo i governatori a insistere per
crescenti stimoli all'economia: in Congresso Barbara Boxer, il presidente della
Comissione Lavori pubblici del Senato, ha calcolato che complessivamente gli
Stati Uniti avranno bisogno di 286 miliardi di dollari l'anno solo per strade,
ponti e sistemi di trasporto di massa a cominciare dalle ferrovie. Pena,
altrimenti, perdere terreno sul palcoscenico globale
davanti a concorrenti quali la Cina. Nel documento dedicato alla
ripresa economica, con il sottotitolo "una partnership tra Stati e Governo
federale", i governatori hanno identificato tre direttrici immediate
d'intervento: programmi per la creazione di posti di lavoro da 57,4 miliardi,
che vanno da autostrade a aeroporti e treni, dal trattamento delle acque alle
case popolari. A questi si aggiungono programmi anti ciclici stimati in
61,7 miliardi, dedicati a compensare tagli locali nella copertura sanitaria ai
poveri o nell'istruzione provocati dai bilanci in deficit di 43 dei 50 Stati
americani. Infine vengono invocati nuovi benefit per gli individui da sette
miliardi, che comprendono sussidi di disoccupazione e riqualificazione dei
lavoratori. La chiave, anche per i progetti infrastrutturali tradizionalmente
lenti a materializzarsi, è la rapidità: nel caso dei piani per la creazione di
occupazione il varo dovrebbe avvenire spesso entro novanta giorni. E
significative percentuali dei fondi stanziati dovrebbero essere spese entro i
primi due anni (il 68% nel caso delle autostrade, il 45% per il trasporto di
massa e il 61% per gli aeroporti). Proprio per accelerare i tempi, inoltre,
sono ormai pronte audizioni in Congresso sul nuovo New Deal. Il senatore Boxer
ha preannunciato quello che ha definito un briefing sugli investimenti
"verdi" per il 7 gennaio. E la Commissione Agricoltura comincerà fin
da oggi una discussione sull'impatto della recessione su Stati e comunità
locali. L'obiettivo è garantire a Obama la chance di firmare il grande piano di
stimolo, che dovrebbe generare 2,5 milioni di posti di lavoro, all'indomani
dell'inaugurazione alla Casa Bianca, il 20 gennaio. Pochi dubitano che il
presidente eletto abbia i voti in Congresso e il consenso nel Paese per far
avanzare una simile agenda: in Parlamento godrà di maggioranze democratiche
uscite rafforzate dalle urne e del probabile consenso anche di numerosi
repubblicani, a partire dagli esponenti più moderati. Anche Wall Street ha
votato a favore dello stimolo: i titoli del settore infrastrutture hanno
guadagnato terreno sull'onda dell'ottimismo. Un indice delle costruzioni si è
impennato del 40% in una sola settimana già a fine novembre. AZIONE RAPIDA Per
assicurare un rilancio tempestivo ed efficace del Paese l'obiettivo è spendere
la maggior parte dei fondi stanziati nei primi due anni
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2008-12-10 - pag: 48 autore: Pil e commodity.
Washington prevede una severa contrazione della domanda di greggio e prezzi medi
a 51 $ nel 2009 Petrolio, consumi in calo per due anni Banca mondiale: lo
sviluppo economico rallenta anche nei Paesi emergenti Roberto Capezzuoli
Alessandro Merli L'ultimo motore che continua a spingere l'economia mondiale, i
Paesi emergenti, comincia anch'esso a perdere qualche colpo. Nel 2009, secondo
le previsioni diffuse ieri dalla Banca mondiale, i Paesi in via di sviluppo
cresceranno del 4,5%, in netto calo rispetto all'8% dell'anno scorso, mentre le
economie avanzate accuseranno una crescita negativa. «Le economie emergenti e
in via di sviluppo – dice Uri Dadush, l'economista della Banca responsabile
dello studio – subiranno il triplo effetto negativo della crisi finanziaria
globale con il dimezzamento dei flussi di capitale privati e l'aumento degli
spread, del calo del commercio mondiale, il primo dal 1982, e della caduta dei
prezzi delle materie prime». Uno dei fattori più pesanti per il rallentamento
della crescita sarà la brusca diminuzione degli investimenti, dovuta alle
condizioni finanziarie e all'incertezza economica. La Cina,l'unico Paese emergente che per le sue dimensioni ha
un'importanza sistemica, rallenterà al 7,5% l'anno prossimo, ma ha a sua
disposizione, secondo gli economisti della Banca mondiale, margini di manovra
per misure anticicliche fiscali e monetarie e per spingere la domanda interna
più della crescita delle esportazioni, come invece è avvenuto finora. La
situazione metterà fine a cinque anni di boom delle materie prime: con la
crescita globale ferma allo 0,9%, dopo il 2,5% atteso per l'anno in corso, c'è
da prevedere un calo del 2,1% per il volume del commercio mondiale, la prima
battuta d'arresto dal 1982. La conseguenza, per la Banca mondiale, sarà
chiaramente avvertibile nei prezzi delle commodity e nell'inflazione: il
petrolio nel 2009 si dovrebbe attestare a una media di 75 dollari al barile, i
prodotti alimentari dovrebbero calare del 23% e i metalli del 26 per cento.
Secondo l'Amministrazione Usa, gli scenari saranno ancor più foschi. Il
rapporto mensile del Dipartimento Energia di Washington prende in
considerazione per il prossimo anno una crescita del Pil mondiale appena dello
0,5% e pronostica a 51 $/bbl il prezzo medio del petrolio. I consumi
complessivi di greggio, secondo i dati Usa, chiuderanno il 2008 con una
flessione di 50mila barili al giorno e scenderanno addirittura di 450mila
barili al giorno nel 2009. Se la previsione si avverasse, sarebbe la più
prolungata contrazione degli ultimi trent'anni, più grave di quella registrata
nell'83. I mercati del greggio ieri hanno reagito tornando a calare. Il
ribasso, di un paio di dollari, è stato in parte frenato dalla ovvia sensazione
che i rapporti della Banca mondiale e del Dipartimento dell'Energia
convinceranno i Paesi Opec a serrare i rubinetti con maggior decisione.
All'appuntamento del 17 dicembre a Orano, in Algeria, si profila ormai un
taglio produttivo di 1,5 milioni di barili al giorno. PECHINO FRENA Secondo
l'economista Uri Dadush la flessione degli investimenti farà crescere
l'economia cinese soltanto del 7,5%
( da "Avvenire" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina
CRONACA 10-12-2008
Tumori, 17 milioni i morti nel 2030 DA ROMA I l cancro si avvia a diventare la
prima causa di morte in tutto il mondo, superando in classifica le patologie
cardiache. È l'allarme lanciato dall'Agenzia per la ricerca sul cancro
dell'Organizzazione mondiale della sa- nità, secondo la quale i morti per
tumore - oggi 7 milioni l'anno in tutto il mondo - , cresceranno dell' 1% ogni
anno, superando nel 2010 il numero di vittime delle malattie del cuore e
arrivando nel 2030 alla terribile cifra di 17 milioni di morti l'anno.
Un'epidemia dovuta, nella sua crescita torrenziale, soprattutto all'aumento
dell'uso di tabacco nei paesi in via di sviluppo - India e Cina in testa - , dove ad oggi vive il 40% di tutti i fumatori del
mondo. Quest'anno si prevede che il tumore colpirà in totale 12 milioni di
persone, con 7 milioni di morti. Cifra che andrà aumentata, specie a causa
dell'aumento della mortalità in Cina, India e
Russia, di almeno l' 1% all'anno. Nel 2030, secondo gli esperti Oms, i
casi di tumore potrebbero più che raddoppiare, arrivando a 27 milioni, con 17
milioni di morti. Le associazioni per la lotta al tumore, che hanno partecipato
ieri all'incontro con l'Oms, hanno chiesto con forza ai governi, e in
particolare a quello degli Stati Uniti, di investire di più per la vaccinazione
contro il tumore al collo dell'utero ( che in Italia è già inserita tra le
prestazioni gratuite per le giovanissime) e soprattutto di ratificare
urgentemente un trattato per il controllo del tabacco. «Il cancro è una delle
più grandi e più taciute crisi sanitarie nei paesi in via di sviluppo - ha
denunciato Douglas Blayney, presidente eletto della Società americana di
Oncologia clinica - e pochi sono a conoscenza del fatto che già il cancro
uccide più persone nei paesi poveri di Hiv, malaria e tubercolosi messe
insieme. Se le attuali tendenze di crescita dei fumatori continueranno - ha
concluso - il fenomeno sarà molto difficile da arginare » . Allarme dell'Oms:
nel futuro, il cancro farà più vittime della malaria, delle malattie cardiache
e della tubercolosi
( da "AmericaOggi Online" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina
Allarme diossina sulla
carne suina irlandese. La UE indaga 09-12-2008 BRUXELLES. L'Europa rassicura i
suoi cittadini dopo la scoperta di carne suina irlandese contaminata alla
diossina: "Non c'é rischio per il consumatore - dice Bruxelles - l'Irlanda
ritira tutti i prodotti dal mercato, e si tratta di quantitativi limitati. Per
l'Italia, nel mirino sono finite 1.467 tonnellate distribuite via 22
stabilimenti che stanno ricevendo la visita delle autorità sanitarie. La
Commissione europea non intende comunque abbassare la guardia. Ieri ha chiesto
all'Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) di pronunciarsi su
"eventuali rischi per la salute umana per la presenza di diossina in carni
fresche o lavorate di maiale irlandese e tra alcuni giorni è atteso il responso.
In tutta Europa intanto sono scattati i controlli - e i relativi sequestri -
per ricercare l'eventuale presenza di diossina, in particolare nei 12 paesi che
hanno importato carne suina irlandese a partire dallo scorso primo settembre
per oltre 14.000 tonnellate. Tra questi c'é l'Italia, ma anche Regno Unito con
i quantitativi più importanti (quasi 4.500 tonnellate), seguito da Germania,
Francia, Estonia, Belgio, Olanda, Polonia, Danimarca, Svezia, Cipro e
Portogallo. Verso i Paesi extra-Ue, invece, l'Irlanda ha inviato quasi 3.000 tonnellate tra Cina, Hong Kong,
Russia, Giappone, Usa, Singapore, Svizzera, Canada e Corea. E proprio verso il
mercato mondiale guardano con preoccupazione gli esportatori di insaccati e
altri prodotti lavorati europei: Cina, Giappone,
Singapore e Corea del Sud hanno annunciato la sospensione temporanea delle
importazioni di carne suina dall'Irlanda ma non dagli altri partner
europei. Il direttore generale aggiunto per la sanità alla Commissione europea,
Paola Testori Coggi, ha detto senza mezzi termini: "Se qualche paese
extra-Ue dovesse introdurre divieti si tratterebbe di misure sproporzionate su
cui interverremo immediatamente". La commissaria europea alla sanità
Androulla Vassiliou fa sapere che al momento le drastiche misure di prevenzione
adottate dall'Irlanda "sono per ora sufficienti". La causa della
contaminazione molto probabilmente è la conseguenza del trattamento utilizzato
per trasformare resti di panetteria nei mangimi sotto accusa". Mangimi che
sono stati distribuiti, ma in misura minore ad alcuni allevamenti di bovini cu
cui un'indagine è in corso facilitata dal sistema di tracciabilità per i bovini
in vigore nell'Ue. Anche in Italia, ha fatto sapere il sottosegretario alla
salute Francesca Martini, i controlli si estenderanno alla carne bovina.
Proprio sul fronte della trasparenza al consumatore, in Italia la vicenda ha
provocato un'alzata di scudi in Italia tra coloro che chiedono da anni
l'etichetta di origine per tutti i prodotti agricoli e trasformati, ma
Bruxelles non sembra ancora pronta a soddisfare questa richiesta. Così il
ministro all'agricoltura Luca Zaia, nell'invitare i cittadini a consumare il
più possibile "prodotti italiani di prossimità" ha detto che in
Italia l'etichetta d'origine obbligatoria su tutti i prodotti alimentari sarà
presto legge e il consumatore ancora più tutelato.
( da "Repubblica, La" del 11-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 9 - Esteri
Secondo la rivelazione di German Watch il nostro Paese è tra i peggiori nella
lotta al riscaldamento globale Ambiente, l´Italia maglia nera allarme sulle
malattie "da clima" L´Oms: l´aumento della temperatura scatenerà
nuove epidemie di malaria e dengue ANTONIO CIANCIULLO DAL NOSTRO INVIATO POZNAN
- L´Unione europea punta sull´ecobusiness energetico per uscire dalla crisi.
Gli Stati Uniti investiranno 150 miliardi di dollari in dieci anni per le
tecnologie pulite. La Cina, che pure
resta l´inquinatore numero uno, nel
( da "Unita, L'" del 11-12-2008)
Argomenti: Cina
Berlusconi smentisce
la Russa Kabul, restano 2300 soldati La Russa al Senato: nel 2009 i nostri
soldati in Afghanistan saranno 2800. Berlusconi: no, restano 2300. Pinotti (ministro
Difesa ombra Pd): come finanzieranno le missioni, se tagliano i fondi alle
forze armate? Seicento soldati italiani saranno inviati in Afghanistan in
aggiunta agli attuali 2270. Gran parte verrà dislocata nella provincia di
Farah, la più pericolosa tra le quattro della regione militare Ovest, che la
Nato ha affidato al nostro comando. Lo dice in Senato il ministro della Difesa
Ignazio La Russa, che mette subito le mani avanti: «Questo non significherà
sforare il livello di circa 2600 uomini fissato dal Parlamento, perché quello
che conta è la media del periodo». L'aumento del 2009 sarebbe insomma
compensato dal minor numero attuale. Ma Silvio Berlusconi, interpellato sullo
stesso tema, smentisce il suo ministro. Ricorda di avere incontrato martedì il
generale Usa David Petraeus. Nel colloquio «non si è fatto alcun riferimento ad
un incremento delle truppe italiane in Afghanistan, che restano 2300. Per ora
non c'è questa richiesta né questa previsione». Anzi, il presidente del
Consiglio aggiunge: «Ho avuto a cena i capi delle forze armate e su questo
punto non ci sono novità». Roberta Pinotti, ministro ombra della Difesa per il
Pd, commenta: «Evidentemente Berlusconi non conosce la questione. Non è la
prima volta che fa affermazioni che dimostrano la sua incompetenza in materia
di difesa». Pinotti solleva piuttosto il dubbio che l'Italia non possa
mantenere i propri impegni nelle missioni internazionali, visto che «la
finanziaria ha confermato i pesanti tagli al comparto Difesa inflitti dalla
manovra estiva». In mattinata La Russa aveva parlato della guerra in Iraq in
una trasmissione radiofonica, affermando cose «sconfortanti e gravi», secondo
la capogruppo Pd in commissione difesa alla Camera, Rosa Calipari. «Mentre Bush ha ammesso le sue responsabilità riconoscendo
l'inesistenza delle armi di distruzione di massa in Iraq, La Russa pretende di
convincerci che a seguire gli Usa in quel conflitto fu tutto il mondo, e non
ricorda che Francia, Germania, Russia, Cina, India,
Giappone e Brasile si opposero e non parteciparono». GABRIEL BERTINETTO ROMA
gbertinetto@unita.it
( da "Repubblica, La" del 11-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XIX - Torino
La sala Uno schermo dove visionare il "girato" ma anche proiettare
titoli italiani, corti e documentari privi di distributore E al Movie si
vedranno i film senza padrini Sta tra la "Venticinquesima ora" e il
"Movie Club", tra il programma cinefilo de La 7 e lo storico cineclub
torinese. Ora si chiama semplicemente "Movie" (e chissà se qualcuno
lo pronuncerà così, come si legge, come accadeva ai tempi). Lo stile è
riconoscibile, la firma è quella di Steve Della Casa, che ha scelto di aprire all´interno
del Cineporto, che si inaugura ufficialmente domani, una sala da un centinaio
di posti che servirà alle produzioni per visionare i cosiddetti
"giornalieri" (nel gergo dei registi il "girato" del
giorno) ma sarà anche aperta al pubblico. «Non entrerà in attività prima di
primavera o addirittura a settembre - dice Della Casa - Programmerà solo cinema
italiano, documentari e cortometraggi che non hanno un distributore. Frattaglie
e "fuori formato" del cinema italiano». Qualche titolo: Di madre in
figlia, il bellissimo film di Andrea Zambelli sulle mondine modenesi, prodotto
da Davide Ferrario e presentato al Tff, Morire di lavoro, il film-inchiesta di
Daniele Segre sulle morti bianche, il documentario della giornalista del Tg3
Teresa Marchesi su De Andrè, Effedià, presentato alla Festa del Cinema di Roma,
e alcuni negletti vincitori di passate edizioni del Torino Film Festival.
«Cercheremo di recuperare quello che del Tff è andato perduto», promette il
presidente di Film Commission. Oltre al Movie, nell´immensità del Cineporto (
( da "Repubblica, La" del 11-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 39 - Esteri
L´ex docente arrestato ieri a Pechino In un appello difendeva i diritti umani
Da Tienanmen a Carta 08 la lunga marcia di Xiaobo Lo hanno sottoscritto in
trecento tra scrittori, artisti e avvocati "Chiediamo libertà di stampa e
di religione, e una giustizia indipendente" FEDERICO RAMPINI PECHINO dal
nostro corrispondente Più di trecento intellettuali cinesi hanno firmato un
appello per chiedere riforme politiche, una democrazia pluralista e uno Stato
di diritto. Sotto la sigla "Difensori cinesi dei diritti umani", i
firmatari che hanno sfidato le ire del regime sono scrittori, artisti e
avvocati. Hanno pubblicato ieri il loro manifesto intitolato Carta 08, nello
stesso giorno in cui il mondo intero celebrava il sessantesimo anniversario della
Dichiarazione dei diritti umani delle Nazioni Unite. I due più noti promotori
dell´iniziativa sono stati arrestati dalla polizia e incriminati del reato di
"cospirazione sovversiva contro la sicurezza dello Stato". Proprio
ieri a Parigi si teneva una celebrazione solenne dell´anniversario della Carta
universale, organizzata sotto l´egida dell´Onu, della Commissione europea e di
numerose organizzazioni non governative. Anche Pechino ha festeggiato l´evento,
a modo suo. Mettendo in scena un teatro dell´assurdo, un dialogo impossibile
fra il regime autoritario più potente del mondo e le voci del dissenso interno.
Per il governo ha parlato Wang Chen, alto dirigente del Consiglio di Stato per
l´Informazione. Il gerarca dell´apparato di propaganda ha rilasciato
un´intervista alla rivista Diritti Umani edita dallo stesso partito comunista.
"La Repubblica Popolare - ha dichiarato Wang - ha realizzato uno storico
sviluppo dei diritti umani. Il partito comunista e il governo hanno fatto
sforzi strenui per rafforzare e proteggere i diritti dei cittadini, hanno
creato una via allo sviluppo dei diritti umani con caratteristiche cinesi, a
cominciare dal diritto alla sopravvivenza e alla crescita economica. La
condizione dei diritti umani è giunta al suo stadio più avanzato nella storia
del nostro paese". La posizione ufficiale del regime di Pechino è
ambivalente. Da una parte c´è un residuo di linguaggio comunista, il retaggio
dell´èra maoista: si continua a insistere sulla "via cinese" ai
diritti umani dove l´accento è sui diritti di tipo materiale, cioè la guerra
alla povertà, lo sviluppo economico e la diffusione di standard di vita decenti
per la popolazione. D´altra parte la leadership comunista afferma di rispettare
anche la Carta dell´Onu. Esibisce come prova la Costituzione della Repubblica
Popolare, che sulla carta garantisce libertà di espressione, libertà religiosa,
e tutte le caratteristiche di un moderno Stato di diritto. Purtroppo la
Costituzione è la più inapplicata e la meno rilevante delle leggi cinesi. E´ a
questi diritti proclamati e disattesi, che si aggrappano con tenacia gli
attivisti democratici. «Nel nostro appello - ha dichiarato il giurista Mo
Shaoping, uno dei trecento firmatari - non c´è nulla che vada contro la Costituzione della Cina. La nostra Carta
08 promuove gli stessi valori della Carta universale dei diritti umani: la
libertà di stampa, di associazione, una giustizia indipendente, la libertà
religiosa, la protezione dell´ambiente». L´appello, che è apparso brevemente su
Internet prima di essere oscurato dalla censura, elenca 19 proposte per creare
un sistema giudiziario imparziale, promuovere un´informazione
pluralista, e superare il monopolio di potere del partito unico. Impugnando la
stessa Costituzione cinese ieri anche alcune decine di manifestanti si sono
radunati a Pechino davanti al palazzo del ministero degli Esteri. Hanno dato
vita a un breve sit-in, come non se ne vedevano più dal periodo pre-olimpico,
quando sulle manifestazioni di protesta era calata una repressione più pesante del
solito. Tra i manifestanti inginocchiati davanti al cancello d´ingresso del
ministero c´erano contadini venuti dalle campagne a portare le
"petizioni", le proteste tradizionali contro gli abusi subìti ad
opera della nomenklatura delle provincie. Vittime di espropri illegali delle
terre, di concussioni, estorsioni e gabelle illegali, i contadini affluiscono a
Pechino nella speranza (quasi sempre vana) di ottenere ascolto presso il
governo centrale. Una donna agitava proprio il libretto rosso della Costituzione.
Un´altra ha srotolato uno striscione in inglese, con la scritta "Human
rights". Qualcuno aveva portato con sé le foto di parenti torturati nei
laogai, i campi di detenzione e "rieducazione ideologica". La
reazione più pesante è scattata contro Liu Xiaobo, una delle menti
organizzative della Carta 08. Ex docente dell´Università Normale di Pechino,
53enne, Liu fu uno dei leader del movimento democratico di Piazza Tienanmen nel
1989 e lo ha pagato con venti mesi di carcere. Ieri decine di poliziotti hanno
fatto irruzione in casa sua, hanno tagliato la linea del telefono, hanno
confiscato i suoi computer e tutti i suoi scritti, e lo hanno arrestato con
l´accusa di sovversione. La stessa sorte è toccata a Zhang Zuhua, anche lui un
ex di Piazza Tienanmen. Interrogato dai giornalisti stranieri, il portavoce del
ministero degli esteri Liu Jianchao ha detto di non essere al corrente dei due
arresti e si è dichiarato "scettico" su queste notizie. «La nostra
Costituzione - ha aggiunto Liu - garantisce la libertà di espressione e nessun
cinese verrebbe punito per l´esercizio di un diritto».
( da "Repubblica, La" del 11-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 44 - Cultura
CINESI Intervista con Zhang Jie con gatto passioni Esce in traduzione italiana
"Senza parole", il primo volume di una trilogia che attraversa tutta
la storia del Novecento, cominciando però dalla fine. Protagonista una
scrittrice di fama: si chiama Wu Wei "Ho lavorato undici anni per scrivere
questo libro Poi non essendo soddisfatta del risultato ho buttato tutto e ho
ricominciato da capo" Il Quipao è un abito con uno spacco piuttosto
aderente ma aveva altezze diverse a seconda di chi lo indossava Un suo racconto
intitolato "Omicidio" ha per protagonista un giovane alle prese con
la burocrazia postale ROMA Zhang Jie ha una settantina d´anni e in Italia le
sue tracce si perdono praticamente intorno al 1989, quando Feltrinelli tradusse
Mandarini cinesi, una raccolta di racconti satirici. Un suo racconto compare
poi nell´antologia dei Narratori cinesi del Novecento curata nel ?93 per
Bompiani da Rosanna Pilone e Yuan Huaqing. Si intitola "Omicidio" e
mette in scena un giovane alle prese con la burocrazia che impone a chi
spedisce un pacco di presentarlo aperto all´ispezione degli impiegati postali
perché possano controllarne il contenuto. Ma i veri protagonisti sono i
genitori di lui, entrambi medici. Solo che il padre cura con gli antichi rimedi
cinesi mentre la madre, laureata a Mosca, usa la medicina occidentale. Mi
sembra un buon avvio di conversazione con Zhang Jie che è a Roma per l´uscita
del suo nuovo romanzo Senza parole (Salani, pagg. 315, euro 16,80, traduzione
di Maria Gottardo e Monica Morzenti, prefazione di
Francesco Sisci), voglio dire la Cina al bivio tra
tradizione e innovazione. Ma lei si schermisce e dichiara subito che non vuole
parlare della Cina in termini storico - politici, facendo confronti o altro.
«D´altra parte», aggiunge, «ho lavorato molto sul passato della Cina per questo romanzo. Ho dovuto studiare per poter
raccontare modi di vita degli anni Trenta, con quelle usanze che ormai si sono
perdute, dunque questo romanzo risponde alla sua domanda. Ho lavorato undici
anni per scriverlo, poi non essendo soddisfatta del risultato ho buttato tutto
e ho ricominciato da capo. E´ un romanzo in tre volumi, aggiunge, per ora in
Italia è uscito solo il primo, ma vedrà che soprattutto negli altri due è
documentata bene la Cina che cambia. Il romanzo, come
avrà visto comincia dalla fine e questo mi ha creato una certa difficoltà
strutturale». In Cina il romanzo è stato un successo,
ma cosa vuol dire oggi in Cina avere successo con un
romanzo? «Ho venduto novantamila copie, per ognuno dei tre volumi. Per la
letteratura in Cina è un risultato molto lusinghiero».
Il romanzo ha per protagonista la scrittrice di fama Wu Wei e l´incipit è molto
bello, quasi favolistico: «Dei cento e più modi in cui questa storia potrebbe
avere inizio, userò quello che Wu Wei, seduta sotto una robinia dal tronco così
spesso che sei uomini non sarebbero bastati a circondarlo, aveva scelto un
mattino d´autunno del 1948, più di mezzo secolo fa, per il libro da dedicare a
Ye Lianzi. "Nelle prime ore di un giorno brumoso, dalla finestra lei
guardava la strada..." Nient´altro. Una frase che ormai ha cinquant´anni».
Chiedo a Zhang Jie se nel romanzo, che presenta una tranche de vie famigliare
piuttosto complessa, non via sia posto per una certa nostalgia del passato,
specie quando si rivà ai cibi e ai modi di una vita più frugale. «Quando ho
finito di raccogliere la documentazione per il mio romanzo, le carte erano alte
un metro. D´altra parte andando all´indietro di tanti anni dovevo ritrovare
notizie sui cibi, ma anche sui modi di vestire e su come si indossava il Qipao
che è un abito con uno spacco piuttosto aderente, ma che aveva altezze diverse
a seconda che ad indossarlo fosse una donna normale oppure una prostituta. Per
raccontare le guerre degli anni Trenta mi sono dovuta documentare anche sui
fucili che si usavano. In realtà ho poi dovuto tagliare un intero volume: la
casa editrice pensava che fosse un romanzo troppo lungo». Come mai ha voluto
tentare la via del romanzo globale, che rimanda a modelli illustri, come
Tolstoj o Proust, proprio quando quasi tutti gli scrittori e anche quelli
cinesi, preferiscono scrivere libri più agili e dunque molto più brevi? «E´
stata una sfida, una sfida rivolta a me stessa. Volevo vedere se ce la facevo
ad affrontare una simile impresa. E poi volevo documentare, per i cinesi, ma
anche per il resto del mondo, quello che era successo nel secolo scorso, le
lotte tra nazionalisti e comunisti. So bene di essere andata controcorrente:
oggi molti scrittori preferiscono far soldi adattandosi alle esigenze della tv.
A me basta poco per vivere, non ho abitudini costose, non mi piacciono i
gioielli. D´altra parte non sarei potuta stare tanti anni senza pubblicare
niente. Adesso però ho scritto anche un romanzo sul cristianesimo in America
Latina, un´altra indagine storica». Sorride Zhang Jie e si capisce che davvero
vive per la sua scrittura, anche se veste con eleganza. A leggere questo primo
volume si direbbe che c´è la storia, ma c´è anche o forse soprattutto
l´indagine sull´interiorità dei personaggi e dunque degli uomini e delle donne.
Un mosaico di passioni, lo definisce Sisci nella prefazione. «Sì, la ringrazio
per questa domanda: molti mi dicono d´aver letto il romanzo come un romanzo
d´amore, ma non è così. E´ una interrogazione sul vivere, sulla difficoltà di
vivere e soprattutto sulla difficoltà di capire il senso della vita. Ho una
sensibilità quasi morbosa per le forme di vita: mi avvilisco quando vedo gli
alberi del vicolo in cui abito maltrattati dagli abitanti che buttano loro
addosso acqua sporca e quasi li avvelenano, non sopporto di veder maltrattare
gli animali, come fanno i bambini coi gatti. Ci sono molti modi di essere
crudeli». Vorrei ricordarle che c´è un suo racconto, nella raccolta Mandarini
cinesi in cui il protagonista è proprio un gatto che si lamenta delle angherie
cui lo sottopone il suo padrone, ma preferisco chiederle cosa pensa della
globalizzazione della letteratura, per cui anche gli scrittori cinesi guardano
ormai da tempo ai modelli occidentali. « Posso dirle che fin da piccola io
leggevo libri occidentali a partire dalle favole dei Fratelli Grimm: d´altra
parte la forma del romanzo non è nella tradizione cinese. Per noi la forma
classica di letteratura è sempre stata la poesia. Scrivere un romanzo è un po´
come dirigere un´orchestra: è difficile e impegnativo, ma ci sono riuscita
ormai molte volte. Tenga conto che io ho una preparazione economica, in
letteratura sono un´autodidatta». Mi incuriosisce una cosa: c´è oggi una
società letteraria in Cina, nel senso di uno scambio
tra scrittori attraverso riviste, incontri o ognuno fa per conto suo? «Negli
anno Ottanta e Novanta si discuteva molto, poi è subentrato il mercato, il
culto del bestseller e ognuno ha fatto per sé. Almeno credo. E´ coinciso con il
periodo in cui mi sono un po´ chiusa nel mio lavoro, per cui non so molto degli
altri». Cosa pensa del cinema cinese che ha fatto da amplificatore anche a
diversi scrittori cinesi: penso a Zhang Yimou. «Piace agli occidentali, ma meno
ai cinesi. E´ un po´ troppo spettacolare». Non per nulla, aggiungo, è stato il
regista delle Olimpiadi. Le chiedo del successo degli scrittori cinesi in
Italia, come Yu Hua, Su Tong. Le chiedo di Gao, il premio Nobel sinofrancese e
di Acheng, che dopo la trilogia che lo ha reso celebre, non scrive più nulla.
Ma non è facile penetrare nel riserbo di una signora cinese, che per tutta
l´intervista ha glissato con eleganza qualunque domanda potesse mettere
qualcuno in imbarazzo e ha parlato solo e con molta misura del proprio lavoro.
«E´ vero, ammette con un sorriso enigmatico, Acheng non ha più scritto nulla».
( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-11 - pag: 3 autore: Aziende che
aspettano. Commesse in diminuzione, la Star (software per vetro) rinvia le
scelte Se rischiamo anche in Cina Calma piatta. I clienti
invece di stringere sugli ordini preferiscono aspettare, scavallare questo fine
anno e vedere con più certezza all'inizio del 2009 come si prospetterà la
congiuntura. Paolo Marini, proprietario della Star, piccola azienda laziale,
aspetta: è fiducioso che la situazione internazionale possa evolvere al bello e
che nelle prossime settimane riuscirà a portare a casa qualche contratto per la
sua azienda di prodotti di automazione industriale legata all'applicazione del
vetro (10 milioni di euro di fatturato, 80 dipendenti). «In genere questo è il
periodo in cui si chiudono i contratti o che le trattative entrano nel vivo.
Invece non ci sono segnali », dice l'imprenditore. Marini esporta il 70% del
fatturato, in Usa, Cina, Europa. Paradossalmente in queste settimane i segnali di crisi
sono arrivati non dagli Stati Uniti ma dalla Cina, che si è
praticamente fermata, con una brusca frenata degli investimenti. «Le aziende
nostre clienti stanno chiudendo, sembra che i cinesi vogliano rivedere la
produzione, chiudendo le fabbriche non fortemente competitive », spiega
Marini. Un problema, anche perché nei mesi scorsi ha aperto una società a
Shangai con 5 dipendenti, mentre in Usa ha un ufficio commerciale. La strategia
degli ultimi anni è stata quella di spingere sulla crescita: ed infatti il
fatturato ha avuto aumenti a due cifre. «Uno stop adesso potrebbe avere
contraccolpi pesanti», dice Marini. Che per il 2009 considera già un successo
chiudere con un fatturato pari al 2008. La situazione di incertezza la vive in
prima persona: «In genere la visibilità sulla produzione l'abbiamo ad un anno,
ora è scesa a sei mesi». Insomma, si naviga quasi a vista. E per fortuna,
aggiunge, che era stata presa la decisione di puntare sull'export: se l'azienda
fosse rimasta concentrata sul mercato interno, la situazione sarebbe stata
peggiore. Comunque, viste le dimensioni dell'impresa, bastano pochi contratti
per avere un impatto importante sul fatturato. A gennaio si vedrà. N.P.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-11 - pag: 3 autore: Aziende che rilanciano.
Da Rossimoda (calzature) un piano triennale con investimenti e assunzioni La
cura? Allungare il budget Di fronte alla congiuntura difficile,meglio giocare
d'attacco. E così Luigino Rossi, presidente della Rossimoda, azienda leader nel
distretto dei calzaturieri del Brenta, invece del solito budegt anno su anno,
ha preparato nelle scorse settimane un piano triennale, per consolidare lo
sviluppo, fatto di investimenti, di nuove assunzioni, di potenziamento di
settori cruciali dell'azienda, come lo sviluppo prodotto, l'organizzazione
commerciale, le tecnologie. La sua azienda è il simbolo di quella parte del
sistema industriale italiano che riesce a vincere sui mercati, giocando la
carta della qualità, del prodotto esclusivo, industriale e artigianale insieme.
Nel suo caso, nel campo della scarpa di lusso da donna. Già negli anni '60,
Rossi è stato un precursore ed ha imboccato la strada di produrre in licenza
per grandi marchi: per 38 anni, racconta, ha prodotto le scarpe per Yves Saint
Laurent. Poi ha scelto di fare entrare un socio importante, LVMH, rimanendo al
comando dell'azienda (da pochi mesi è arrivato un amministratore delegato). Dal
2002 ad oggi la crescita è stata attorno al 15% all'anno (il fatturato 2007 è
stato di 70 milioni di euro) ed anche per il 2009 si prevede un andamento
all'insù. Oggi tra i grandi marchi di Rossimoda ci sono Celine, Emilio Pucci,
Givenchy, Lacroix, Kenzo, Marc by Marc Jacob. «Dalle case madri arriva un forte
stimolo alla creatività, noi stessi abbiamo rafforzato il settore all'interno,
assumendo giovani stilisti», dice Rossi. Creatività e grande qualità di
manifattura (i dipendenti in Italia sono 325) riescono a battere la crisi:
negli Stati Uniti l'azienda sta continuando a vendere bene, così come in Cina e nell'Europa dell'Est. Intanto
sono stati ristrutturati lo show room di Milano, New York e Parigi, potenziato
l'ufficio di Pechino, mentre due mesi fa ne è stato aperto uno a Tokyio. «Il
nostro è un prodotto così raro, così complesso da realizzare che è difficile
sostituirci », continua Rossi. Unico problema, la manodopera che non si
trova: la soluzione è formare giovani in azienda. N. P.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: NORME E TRIBUTI data: 2008-12-11 - pag: 33 autore: INTERVISTA Patrick
de Cambourg Presidente di Mazars «L'impresa non è solo asset» Laura Cavestri
ROMA «La comparabilità contabile è un concetto relativo. Un valore se i mercati
sono stabili. Ma davanti a una crisi di tali proporzioni, innescata proprio da
un eccesso di "finanza"nell'economia reale, dobbiamo recuperare la
capacità di distinguere tra la valutazione degli assets e lo stato di salute
effettivo di un'impresa». A parlare –nel suo breve soggiorno romano per la
convention mondiale che si è chiusa sabato – è Patrick de Cambourg, 53 anni,
presidente del Gruppo di revisione e organizzazione contabile Mazars, che guida
dall'83 e che si colloca, oggi, al quinto posto sul mercato internazionale
(tallonando le "big four" dell'auditing Kpmg, Ernst&Young, Pwc e
Deloitte), in una costante marcia di espansione. Oltre 9.500 professionisti
distribuiti in 47 Paesi, con una crescita del fatturato mondiale (nell'anno
fiscale 2006-2007, rispetto al precedente) del 19% (a 657 milioni di euro).
Mentre il 2007-2008 si chiude con un ulteriore incremento del 16%, per lo più concentrato nei mercati emergenti (Cina, India, Sud Africa, Europa dell'Est e America latina). Quanto ha
pesato, in questa crisi, la valutazione al fair value degli assets nei conti
delle società? La responsabilità degli Ias nella crisi è minima. E il fair
value è un criterio di misurazione "di mercato" interessante.
Il problema è l'abuso che se ne è fatto in un clima di totale mancanza di
trasparenza. Ad esempio? Si è continuato a contabilizzare al fair value, ad
esempio, strumenti (cosiddetti "illiquidi") che un mercato di
riferimento non l'avevano più da tempo, utilizzando modelli statistici sempre
più virtuali e avulsi dagli andamenti dell'economia reale. Stessa cosa per la
creazione di prodotti finanziari "sofisticati", come i derivati e per
gli stessi subprime. Quando sono diventati sospetti e nessuno li ha più voluti
si sono costruiti modelli di contabilizzazione virtuali. Alla fine la bolla non
poteva che esplodere. Quindi, condivide le modifiche allo Ias 39 varate in
tutta fretta a ottobre e un certo ritorno del costo storico? Rifiuto il
dogmatismo, tutto pro o contro fair value e costo storico. Innanzitutto va
ripensata la creazione dei prodotti finanziari cui accennavo prima. Poi, le
correzioni devono riguardare il complesso degli standard e non devono essere
dettate solo dall'emotività del momento o dagli interessi politici. Pensiamo
solo alla lunghezza e alla complessità applicativa dello Ias 39 già dopo le
deroghe (i cosiddetti "carve out") operate tre anni fa per trovare un
compromesso tra tutti i partner europei. L'Italia, ma soprattutto la Francia,
sono sempre stati i Paesi più conservatori. Perché la cultura d'impresa,
soprattutto del tessuto delle Pmi, è sempre stata più orientata al prodotto che
alla finanza o alla quotazione. Il "modello francese" di auditing,
che è la nostra cifra distintiva, cerca proprio di "scavare" nell'economia
reale, nelle strategie di crescita delle imprese, non solo nelle loro eventuali
partecipazioni o nei portafogli azionari. Le modifiche contabili introdotte a
ottobre come peseranno sull'attività degli auditor? L'attività di auditing si è
fatta negli anni più complessa e le novità non ci spaventano. Certo, le imprese
che faranno scelte di riclassificazione dovranno notevolmente appesantire la
nota integrativa. E comunicare di più e meglio le scelte fatte se vorranno
avere il "bollino blu" di conformità. Dal 1983. Patrick de Cambourg
( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
FINANZA E MERCATI data: 2008-12-11 - pag: 46 autore: Mercati. Monti parla a New
York «Il protezionismo la nuova minaccia» Mario Platero NEW YORK. Dal nostro
corrispondente Il protezionismo, figlio naturale della Grande Crisi, è in
agguato, e minaccia una nuova destabilizzazione dei mercati finanziari se
dovesse affermarsi davvero sul piano globale. è l'allarme che hanno lanciato
ieri, Fred Bergsten, dell'Institute for International Economics di Washington e
Mario Monti, Presidente della Bocconi, intervenuti a New York al convegno
organizzato per il venticinquesimo anniversario del Council for United States
and Italy. «Sulla carta, al G20 tutti hanno solennemente detto di essere contro
il protezionismo e di voler rilanciare Doha – ha detto Bergsten –poi sono
tornati a casa e la Russia e l'India hanno introdotto nuove tariffe, la Cina ha varato sussidi generici e ha difeso lo yuan debole,l'Europa e
gli Stati Uniti si preparano a dare sussidi al settore auto. E Doha è morto».
Bergsten chiarisce che si è trattato di forme di protezionismo
"legali", accettate dalla Wto e dunque "morbide" e lancia
una proposta «chiudiamo il Doha Round e lanciamo l'Obama Round, sarà più
accettabile&.». Occorre infatti evitare l'affermazione di misure
protezionistiche più dure, con un rischio: «un ritorno al mercantilismo degli
anni Trenta, proprio per rispondere alla crisi finanziaria». La crisi infatti
esercita pressioni sui governi per avere maggiori riserve. Molto Paesi sia
emergenti che non, si renderanno conto che il "modello cinese",
quello che punta all'accumulazione di riserve valutarie da surplus commerciali
oggi ha una sua va-lidità: risorse liquide disponibili sono essenziali. E
dunque l'India potrebbe seguire la Cina e così molti
altri. Ma bisogna che dall'altra parte ci sia qualcuno che compra.Ma gli Usa
d'orain avanti saranno più resistenti ad accettare un disavanzo. Ed ecco il
rischio combustione: nonostante un miglioramento atteso della posizione
commerciale americana ( la stima di Bergsten è per una caduta di 200 miliardi
di dollari del disavanzo commerciale l'anno prossimo anche grazie alla caduta
del petrolio) l'escalation protezionistica è possibile su base globale. Monti è
d'accordo, il rischio di una degenerazione protezionistica è fra noi, e fa un
passo in avanti. Il pericolo può venire anche da una rinuncia all'economia di
mercato "padre e madre del libero commercio" con nazionalizzazioni a
oltranza. Gli interventi pubblici sul privato dunque devono essere limitati da
un punto di vista temporale altrimenti si rischia di scardinare anche lo stesso
modello europeo. è incoraggiante, dice Monti, che proprio la Francia di Sarkozy
abbia chiesto di andare avanti nell'integrazione delle politiche europee, e
nell'eliminazione di rigidità strutturali «mi piacerebbe sentire queste
posizioni anche in Italia&». Ma i rischi ci sono. Anche per posizioni
ambigue di paesi cruciali come la Germania. Come evitare il passaggio da
posizioni commerciali morbide a posizioni aggressive? Obama, dice Bergsten,
resta ambiguo. I sindacati americani premono. Una soluzione sarà quella di
introdurre ammortizzatori sociali che oggi mancano sul piano interno e lasciare
le frontiere aperte. In Europa il problema è nella politica della Merkel,
troppo tedesca, poco europea, ma Monti scommette che «entro un paio di mesi
vedremo interventi più decisi della Merkel anche sul piano della politica
fiscale». Quella di Bergsten e Monti è stata solo una delle tavole rotonde del
Council. In una sessione, dedicata all'Italia hanno parlato Innocenzo Cipolletta,
Fabrizio Saccomanni e Marco Tronchetti Provera. In sala c'erano personaggi
della finanza italiana, da Gianluigi Gabetti a Gaetano Miccichè a Gerardo
Braggiotti a Maurizio Sella, della cultura come Arrigo Levi, dell'industria
come Giorgio Squinzi e Arturo Artom. IL PARERE DEGLI ESPERTI L'allarme è stato
lanciato assieme a Fred Bergsten al convegno per il25Ú anniversario del Council
for United States and Italy
( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-12-11 - pag: 19 autore: Esecutivo. Il
premier: impossibile il dialogo con l'opposizione che insulta - «Per Casini le
porte del Pdl non sono aperte, sono spalancate» «Mai al tavolo con questa
sinistra» Berlusconi: sulla giustizia pronti a cambiare la Costituzione da
soli, poi sceglieranno i cittadini Barbara Fiammeri ROMA Per riformare la
Giustizia Silvio Berlusconi è pronto a cambiare la Costituzione anche con i
soli voti della maggioranza. Il presidente del Consiglio esclude qualunque
dialogo con l'opposizione: «Fin quando sarò al Governo non mi siederò mai ad un
tavolo con questi individui », dice intervenendo alla presentazione del nuovo
libro di Bruno Vespa "Viaggio in un'Italia diversa".I toni sono
durissimi: «Ha ragione Bonaiuti quando dice che sono marxistileninisti ». E
ancora: «Non sono democratici, non sono riformisti. Ci vuole un cambio di
generazione per avere da noi una socialdemocrazia ». Se con«il Veltroni del
Lingotto che non demonizzava l'avversario » era possibile intendersi, con il Pd
alleato di Di Pietro che lo definisce «corruttore politico », non è
ipotizzabile alcun confronto. La «condivisione» della riforma della Giustizia,
auspicata dal presidente della Camera Gianfranco Fini, per il premier non è
indispensabile. La maggioranza ha i voti per andare avanti da sola, ricorda. E,
se necessario, interverrà anche sulla Costituzione: «I cittadini poi avranno la
possibilità di giudicare il nostro operato e decideranno », ha detto Berlusconi
riferendosi al possibile ricorso al referendum. Il Cavaliere si dice convinto
che i tempi saranno brevi, anche se ritiene «improbabile » che possa essere
presentata entro Natale. Il cardine resta la separazione delle carriere («o
meglio ordini»): da una parte i giudici dall'altra i Pm, «gli avvocati
dell'accusa», che dovranno avere gli stessi diritti e doveri di quelli della
difesa. Il libro di Vespa gli offre lo spunto per paragonare il suo Governo al
Paradiso di Dante: «Anche qui c'è un nuovo inizio, dopo l'inferno e il
Purgatorio, c'è bisogno di dare all'Italia il cambiamento necessario». Perché
il nostro – dice prendendo spunto dai numerosi viaggi all'estero
e in particolare in Cina e in Giappone – «è un Paese provinciale». Sollecitato dalle
domande del conduttore di Porta a porta e da quelle di Ferruccio de Bortoli e
Roberto Napoletano, il premier parla a tutto campo. La legge elettorale per le europee?
«Alla fine voteremo con quella attuale per colpa del Pd che si è tirato
indietro, impedendo all'Italia di avere una rappresentanza forte e
autorevole in Europa». Cita Massimo D'Alema. Ma solo per far sapere che,
contrariamente a quanto fece l'allora presidente del Consiglio, non avrebbe
«mai bombardato la Serbia». Tende invece la mano a Pierferdinando Casini.
Confermando quanto aveva dichiarato a un mensile, dice che per l'Udc le porte
del Pdl sono «spalancate». Ma le condizioni non sono cambiate e quindi l'unica
possibilità per Casini è confluire nel Popolo della libertà che nascerà «nella
seconda metà di marzo». Vespa gli chiede della commissione di Vigilanza Rai:
«Non me ne sono occupato e non intendo farlo», risponde Berlusconi ribadendo di
non conoscere Riccardo Villari (l'ex esponente del Pd eletto presidente della
Commissione con i voti della maggioranza). L'accenno alla Rai gli offre però
l'occasione per lanciare nuove critiche alla «scandalosa tv pubblica, dove il
dileggio del premier è all'ordine del giorno». LA BATTUTA Il Cavaliere scherza
con Vespa: «Il mio Governo è come il paradiso» Poi su D'Alema: bombardò la
Serbia, io non l'avrei mai fatto
( da "Avvenire" del 11-12-2008)
Argomenti: Cina
MONDO 11-12-2008 I
DISSIDENTI IN CINA In trecento firmano una «Carta 08» per
il rispetto delle libertà personali Il regime reagisce con gli arresti DA
PECHINO P er celebrare i 60 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti
umani, 303 cittadini cinesi hanno sottoscritto un documento chiamato "
Carta 08" in cui chiedono al governo di trasformare il sistema autoritario
e corrotto della Cina con un modello democratico e rispettoso di tutti i
diritti umani, compresa la libertà religiosa. " Carta 08" si vuole
richiamare a " Carta ' 77", il documento firmato da intellettuali e
attivisti cechi e slovacchi nel 1977, che premeva sul governo esteuropeo per il
rispetto dei diritti umani. Fra i firmatari di " Carta 08" vi sono
intellettuali, imprenditori, contadini, semplici cittadini. La pubblicazione
del documento ha già creato timori e arresti. Uno dei firmatari più in vista,
l'intellettuale Liu Xiaobo, è stato arrestato dalla polizia l' 8 dicembre. Un
altro, Zhang Zuhua, è stato sottoposto a interrogatorio per 12 ore e poi
rilasciato. L'altro ieri, lo scienziato Jiang Qisheng e l'avvocato Pu Zhiqiang
sono stati interrogati. Pu è sotto il controllo della polizia. I firmatari
puntano il dito sul governo cinese che ha preferito costruire una
«modernizzazione» definita «disastrosa» , «privando la gente dei loro diritti,
distruggendo la loro dignità, corrompendo i normali rapporti umani» . Un
esempio, tra i più terribili, dei livelli a cui è arrivato il regime cinese
valga per tutti: in questi giorni le organizzazioni in difesa dei diritti
umani, ma anche, cosa del tutto insolita, la stampa cinese, hanno denunciato il
fatto che i cittadini " scomodi", ossia i cosiddetti "
petitioner", coloro che dalle province si recano a Pechino per denunciare
ingiustizie subite o la corruzione delle autorità locali, vengono mandati in
manicomio, legati al letto e drogati con psicofarmaci fino a quando non vengono
" a più miti consigli".
( da "Avvenire" del 11-12-2008)
Argomenti: Cina
MONDO 11-12-2008 I
punti fondamentali ARTICOLO 3 1948: OGNUNO HA DIRITTO ALLA VITA,ALLE LIBERTÀ E
ALLA SICUREZZA PERSONALE. 2008: I Paesi che ancora mantengono la pena di morte
sono 47. Nei primi nove mesi del 2008 vi sono state almeno 5.454 esecuzioni, a
fronte delle almeno 5.851 del 2007. Una diminuzione dovuta anche
all'approvazione, il 18 dicembre 2007, della risoluzione delle Nazioni Unite
sulla moratoria universale delle esecuzioni capitali. I
primi tre Paesi che nel 2008 hanno compiuto più esecuzioni sono la Cina, l'Iran e l'Arabia Saudita. ARTICOLO 18 1948: OGNI INDIVIDUO HA
DIRITTO ALLA LIBERTÀ DI PENSIERO, DI COSCIENZA E DI RELIGIONE. 2008: L'ondata
di attacchi in India contro i cristiani e i loro luoghi di culto hanno
provocato solo in Orissa 45 morti, 5 scomparsi e 18mila feriti. Sono
state distrutte 56 chiese, 11 scuole, 4 sedi di organizzazioni non governative.
Violenze anti-cristiane anche in Iraq. Oltre 2.300 famiglie sono dovute
scappare da Mosul nel solo mese di ottobre a causa delle minacce.
( da "Avvenire" del 11-12-2008)
Argomenti: Cina
CRONACA 11-12-2008
Clima, Italia maglia nera in Europa il rapporto Nella lotta alla CO2 si colloca
al 44esimo posto In testa la Svezia DA POZNAN « I talia in caduta libera » nel
Climate Change Performance Index del German Watch, il rapporto internazionale
che valuta la qualità degli interventi per la riduzione dei gas serra nei Paesi
industrializzati ed emergen- ti realizzato con la collaborazione di
Legambiente. Lo studio, che si sofferma sugli interventi positivi e strutturali
di ogni singola nazione nel campo del riscaldamento globale, ci mette al
44esimo posto sui 57 Paesi a maggior emissioni di CO2 (insieme producono oltre
il 90% dei gas serra a livello mondiale). Svezia, Germania e Francia sono il
terzetto di testa. In quarta e quinta posizione, a sorpresa, ci sono India e
Brasile. Mentre le ultime posizioni sono di Arabia Saudita, Canada e Usa.
L'Italia, che perde terreno rispetto allo scorso anno quando era al 41esimo
posto, precede di poco Paesi come la Polonia e la Cina e ha le medesime performance negative del Giappone. «Una
performance disastrosa sottolinea Legambiente, una delle associazioni
ambientaliste internazionali che ha collaborato alla stesura del rapporto che
rispecchia il cronico ritardo del nostro Paese nel raggiungimento degli
obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto». A spingerci così in basso in
questa graduatoria sono l'assenza di una strategia complessiva per abbattere le
emissioni di CO2, una politica energetica che punta sull'aumento dell'uso del
carbone, il deficit di trasporti a basse emissioni. A 11 anni dalla firma del
protocollo di Kyoto c'è la constatazione che l'Italia è uno dei paesi europei
dove i gas serra sono cresciuti rispetto ai livelli del 1990 (+9,9%),
nonostante il trattato internazionale imponga un taglio del 6,5%. «A salvare
l'Italia dagli ultimissimi posti della classifica ha sottolineato Legambiente le
poche, ma importanti misure adottate in questi anni, come il conto energia per
la promozione del fotovoltaico o gli incentivi del 55 per cento per
l'efficienza energetica. Misure che paradossalmente sono proprio quelle finite
nel mirino dell'attuale governo.
( da "Repubblica, La" del 12-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XVII - Genova
Genova si apre e sbarca su MySpace Entro Natale il via con il social network:
"Dialogo permanente con i cittadini" "Il bacino d´utenza non è
solo tra i giovanissimi, sul web molti interventi anche da parte degli over 40
MICHELA BOMPANI GENOVA, primo comune al mondo, stringe un accordo operativo con
un social network: MySpace, 50 milioni di membri in tutto il pianeta. Per
interagire con i propri cittadini. E la piattaforma multimediale partirà entro
Natale. «Perché non siano più i cittadini ad andare ad interpellare il Comune,
ma sia il Comune ad interagire con loro, informandoli e rispondendo loro in
tempo reale», spiega Francesco Bollorino, consulente del Comune per la Città
digitale, che sarà inaugurata ufficialmente a Palazzo Tursi il 15 dicembre.
L´assessore alla Cultura del Comune, Andrea Ranieri, definisce l´operazione
«Una prova generale di e-democracy», cominciando, con MySpace,
dall´informazione culturale, educativa, ricreativa. Il bacino d´utenza
potenziale, spiega Bollorino, non è per niente piccolo: sono quasi 30.000 gli
"abitanti" su MySpace provenienti dall´area genovese. «Puntiamo, con
i contenuti e i servizi che offriremo - continua Bollorino - ad un aumento a
livello esponenziale della partecipazione: attraverso My Space non miriamo solo
ai genovesi, ma cogliamo l´occasione di un´ulteriore vetrina per lanciare
Genova nel mondo». E il tutto, «senza spendere un euro», mette in chiaro
Bollorino. L´accordo con MySPace ha peraltro portato il social network a
sponsorizzare, per la prima volta in assoluto nella (recente ma prorompente)
storia del settore, una mostra a Genova "Fabrizio De Andrè", che
s´aprirà il 31 dicembre a Palazzo Ducale. E i dati che emergono dall´analisi
dei tipi di contatti, ridiscutono il disegno del profilo anagrafico di chi
frequenta il web, anche a Genova. «In linea teorica, l´utente medio di MySpace
ha un´età compresa tra i 18 e i 35 anni - riflette Bollorino - in realtà, tutto
dipende dai contenuti veicolati: in base a questi si colpiscono diverse fasce
d´età, il nostro obiettivo è allargare sempre più il bacino di utenza». I dati
che emergono dal Genoa Municipality Channel, per esempio, organizzato dal
Comune su You Tube, sparecchiano molti pregiudizi sull´età degli utenti. Tra i
video più cliccati, ci sono "Dari", il gruppo idolo dei teen-agers, visitato
al 90% da ragazzine dai 13 ai 17 anni, ma per il filmato "Genova dal
bianco e nero al colore", gli utenti hanno un´età compresa tra i 40 e i 65
anni, così come le immagini dell´Archivio Ansaldo. E la "Sinfonia della
città", con disegni di Lele Luzzati e la regia di Luigi Berio, ha un range
d´utenti che vanno dai 18 ai 65 anni. I contatti sono
fittissimi dall´estero, Canada, Usa, Cina, Giappone. I
video più visti in Oriente, su Genova, riguardano quelli legati alle produzioni
d´opera. E a metà gennaio partirà ufficialmente la "mappatura" della
città di Google, per trasformare Genova in un luogo d´emozione sul web.
( da "Repubblica, La" del 12-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina III - Firenze
Il caso Scoperta un´economia parallela internazionale Sulla rotta dei falsi fra
trafficanti e clan cinesi Un giro d´affari di 170 milioni di euro, un´industria clandestina di griffe contraffatte prodotte in Cina su modelli falsi che arrivavano dall´Occidente, importate dalla Cina e quindi rivendute in Italia. La rete internazionale che si
avvaleva anche di mediatori senegalesi è stata scoperta in due operazioni della
guardia di finanza di Firenze e Prato, che hanno portato al sequestro di un
milione fra borse, capi in pelle e altri oggetti, per un valore di 55
milioni di euro. Venti le ordinanze di custodia cautelare nei confronti di
cinesi e senegalesi e una quarantina gli indagati. Per la prima volta in
Toscana, fra i reati contestati c´è l´associazione a delinquere nel settore
della contraffazione. Le inchieste sono durate un anno e sono state coordinate
dalla procura di Firenze. I falsi venivano ordinati dai cinesi a laboratori del
loro paese, dopo essere stati importati in Italia con tir o via mare, e
sdoganati in altri paesi, venivano stoccati - 19 i depositi scoperti fra
Firenze e Prato e in altre città del centro nord - e venduti al dettaglio da
cinesi o da ambulanti senegalesi. SERVIZIO A PAGINA XI
( da "Repubblica, La" del 12-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XIII - Firenze
Ma intanto qui Chinatown sbaracca ChinaTOWN fa le valigie? La crisi economica
italiana mette in difficoltà anche la comunità cinese della provincia di
Firenze, che dopo anni di continuo incremento demografico (+18% dal 2003 al
2007), fra il 2006 e i primi del
( da "Repubblica, La" del 12-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina
XIII - Firenze Falsi, dalla Cina a Prato
un´industria parallela Moda copiata, prodotta in Oriente e importata La rete si
serviva di mediatori senegalesi, prestanome e pagamenti in contante FRANCA
SELVATICI Un´economia parallela, totalmente illegale, che assicura profitti
giganteschi. E´
l´industria delle false griffes. Due inchieste della guardia di finanza di
Firenze e di Prato ne hanno ricostruito meccanismi e procedure operative: dalla
fabbricazione in Cina dei falsi su modelli originali
portati dall´Italia (all´ultima moda, si raccomandavano i responsabili della
produzione), all´invio della merce in Europa all´interno di container ben
nascosta dietro carichi di copertura, alle triangolazioni per farla giungere in
Italia, allo stoccaggio in depositi intestati a prestanome, ai sistemi di
pagamento rigorosamente in contanti e comunque mai tramite banche, ai contatti
con intermediari senegalesi che acquistavano borse, accessori e capi di
abbigliamento per distribuirli alla loro rete di venditori ambulanti. In circa
un anno i finanziari hanno eseguito 19 sequestri, per un totale di un milione
di falsi prodotti Gucci, Fendi, Burberry, Luis Vuitton, Alviero Martini, Prada,
Armani, Dolce & Gabbana, Nike, Chanel. Valore stimato: di 55 milioni di
euro, mentre il giro d´affari complessivo è valutato in 170 milioni di euro.
Incalcolabili i danni all´economia legale. Le due indagini hanno individuato
due distinte organizzazioni a base familiare di imprenditori cinesi, fra cui
molte donne, che operavano nel distretto industriale pratese del tessile e
nell´area dell´Osmannoro (dove su 2076 imprese oltre 1000 sono di cinesi) e
gestivano l´industria del falso. L´altro ieri sono scattati venti arresti per
associazione a delinquere finalizzata alla contraffazione e alla ricettazione
di prodotti contraffatti. Quasi tutti gli arrestati sono cinesi, due sono
senegalesi. E´ stato scoperto, fra l´altro, un gruppo specializzato nel furto
di prodotti sottoposti a sequestro, che venivano rimessi in circolazione. Le
due inchieste, che rappresentano un salto di qualità nella lotta all´industria
del falso, sono state illustrate ieri dal procuratore di Firenze Giuseppe
Quattrocchi, dai sostituti Giuseppina Mione e Sandro Crini, dal comandante
regionale della Guardia di Finanza Giorgio Toschi e dai comandanti provinciali
di Firenze e di Prato, generale Gaetano Mastropierro e colonnello Marco Defila.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
PRIMA data: 2008-12-12 - pag: 1 autore: IL LATO NASCOSTO DELLA RECESSIONE
Chimerica, il vertice che manca di Carlo De Benedetti C aro direttore,
nell'affollarsi in questi mesi dei tanti vertici con la G grande – e i più svariati numeri dopo il trattino – c'è un grande assente.
è il G-2. Dove il 2 indica il convergere intorno al tavolo degli Stati Uniti e
della Cina. Eppure è questo il vertice che andrebbe convocato con più
urgenza. Continua u pagina
( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-12 - pag: 3 autore: Oggi si chiude il vertice
di Poznan, chiamato a gettare le basi per il dopo-Kyoto L'obiettivo ora è
Copenhagen Marco Magrini POZNAN. Dal nostro inviato «Desidero annunciare che
l'Italia, durante la presidenza del G8 nel 2009, promuoverà tutte le iniziative
utili a facilitare il raggiungimento di un accordo a Copenhagen». L'assemblea
plenaria del vertice climatico delle Nazioni Unite, che si chiuderà oggi a
Poznan, ha tributato un caloroso applauso al ministro Stefania Prestigiacomo,
forse accogliendo le sue parole come il segnale che il Consiglio europeo in
corso a Bruxelles riuscirà a trovare un'intesa sulle misure contro i
cambiamenti climatici. «Me lo auguro anch'io», commenta il ministro
dell'Ambiente, subito dopo il suo intervento. Il guaio è che, a poche ore dalla
conclusione di due estenuanti settimane di lavori diplomatici, non è ancora
chiaro quali saranno gli esiti del vertice di Poznan. Ad ascoltare le
dichiarazioni dei 140 ministri che sono sfilati ieri sul palco, il consenso
sulle misure da intraprendere sembrerebbe abbastanza vasto da garantire un
successo del summit polacco, al quale si chiede di tracciare soltanto la strada
che dovrebbe portare, fra un anno esatto, alla firma di un Protocollo di
Copenhagen, destinato a sostituire quello di Kyoto dal
( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-12-12 - pag: 45 autore: Aerei. A China
Southern e China Eastern 900 milioni $ da Pechino Cina, ricapitalizzazione nei cieli Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal
nostro corrispondente Le compagnie aeree cinesi in forte rialzo alla Borsa di
Hong Kong. China Southern Airlines, la seconda aerolinea del paese, e China
Eastern Airlines (il vettore basato a Shanghai), ieri hanno messo segno
rispettivamente aumenti del 43 e del 41 per cento sul listino dell'ex
colonia britannica. Il propellente che ha consentito alle due compagnie aeree
di mettere a segno una performance giornaliera senza precedenti negli ultimi
dieci anni, è stata la robusta ricapitalizzazione del valore complessivo di quasi
900 milioni di dollari (metà per ciascuna), varata questa settimana dal Governo
cinese – che è il principale azionista di China Southern Airlines e di China
Eastern Airlines – per aiutare le due compagnie in difficoltà. Sono difficoltà
che affondano le loro radici nel passato. Grazie al boom che ha caratterizzato
l'economia cinese negli ultimi cinque anni, il mercato del trasporto aereo del
Dragone è cresciuto in misura esponenziale. Le compagnie domestiche hanno
seguito l'esplosione della domanda acquistando nuovi aerei a più non posso
(facendo così felici i grandi produttori Boeing e Airbus), e potenziando gli
organici. Al tempo stesso, però, le tre big dei cieli cinesi sono state
costrette a rivedere radicalmente le loro strategie per adeguare la loro
offerta alle nuove richieste provenienti dal mercato. Air China, il principale
vettore nazionale, è riuscita a vincere la sfida: non a caso, oggi, è la più
solida e profittevole aviolinea del Paese. China Southerne China Eastern,
invece, non sono state sufficientemente reattive nell'adeguarsi alle mutate
condizioni del mercato. Con il risultato che, dal
( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2008-12-12 - pag: 48 autore: Usda. Crescono gli stock
finali di frumento sulla scia dell'abbondante raccolto e dei bassi noli La
crisi del cotone si aggrava Gli Usa confermano: consumi mondiali ai minimi da
65 anni Luca Davi Come ampiamente previsto – e scontato – dal mercato, il
consumo di cotone è destinato a rallentare in misura eccezionale. La conferma è
arrivata ieri dal Dipartimento americano per l'Agricoltura (Usda), secondo le
cui stime il consumo mondiale della fibra nel 2008-09 registrerà la «peggiore
contrazione degli ultimi 65 anni». L'uso globale toccherà infatti 116,6 mln di
balle, il 2,3% in meno rispetto a quanto previsto a novembre e il 5,5% in meno
rispetto allo scorso anno. Colpa di una crisi economica che ha drasticamente
ridotto la domanda da parte dell'industria tessile, facendo così aumentare i
livelli degli stocks. Le riduzioni più rilevanti della
domanda arrivano dal maggiore consumatore mondiale di cotone, la Cina, ma anche da India, Pakistan e Turchia. Al Nyce, il future del
cotone ha perso il 36% solo quest'anno. Ieri il contratto con scadenza marzo è
aumentato dell'1,8%. Sul fronte del frumento, la produzione globale 2008-09 è
prevista in crescita di 1,6 mln tonn. rispetto al mese scorso.L'aumento
dei raccolti in arrivo da Canada, Brasile, Unione Europea e Serbia ha infatti
più che compensato la riduzione da parte dell'Argentina. Anche gli stocks
finali sono superiori alle previsioni dello scorso mese. Merito dell'abbondante
offerta e dei noli caduti ai minimi: un mix di fattori che rende
particolarmente conveniente l'acquisto di prodotto importato. D'altra parte le
stime sui consumi sono scese, sulla scia di una riduzione della domanda interna
americana. Da segnalare anche l'aumento degli stock finali globali dei cereali
foraggeri, che crescono sull'onda di un ampio raccolto cinese. Le previsioni
Usda mettono in luce un livello delle riserve 2008-
( da "Avvenire" del 12-12-2008)
Argomenti: Cina
MONDO 12-12-2008 La
mappa delle emissioni Dati in miliardi di tonnellate all'anno Usa Nord Africa
Ue Russia Giappone IL PESO PER PAESE Emissioni di CO2 pro capite (t.) Incidenza
sulle emissioni mondiali(%) Popolazione sul totale mondiale (%) 1,5 4,6 1,3
20,6 9,8 7,8 6,0 4,0 Usa Germania Italia Francia Cina India 20,9 2,8 1,6 1,3 17,3 4,6 1,3 5,0 0,9 0,9 20,0 17,1 0,5
6,0 3,8 1,2 1,3 0,7 IL RISCHIO 'RISCALDAMENTO GLOBALE' 1,4 344 mln 521 mln 130
mln 2,3 mln Persone esposte a inondazioni Persone esposte a siccità Persone
esposte a frane America India Cina Persone esposte a cicloni
tropicali Africa sub-sahariana Latina Fonte: Undp, Rapporto sullo
sviluppo umano ANSA-CENTIMETRI
( da "Avvenire" del 12-12-2008)
Argomenti: Cina
MONDO 12-12-2008 IL
SUMMIT DELL'UNIONE L'Italia propone un emendamento in più punti alla presidenza
francese: settore manifatturiero, carbone, esenzioni per la siderurgia e
maggiore flessibilità sulle «quote» di Co2 Sul clima si tratta a oltranza
Spunta un compromesso con uno «sconto» ai settori industriali DAL NOSTRO
INVIATO A BRUXELLES GIORGIO FERRARI D a una parte i «cattivi»: l'Italia e la
Polonia, e dietro di esse silenziose ma solidali le nazioni dell'Est europeo
che con il clima hanno poca voglia di fare i conti. Dall'altra i «buoni»,
ovvero Francia, Svezia e Germania, che insistono perché un accordo sul
pacchetto climatico si trovi, anche a costo di sacrificare qualcosa. Il
confronto fra buoni e cattivi ha segnato l'apertura del vertice dei capi di
Stato e di governo che si è aperto ieri a Bruxelles sotto auspici non
propriamente fausti. «Ora mi toccherà fare il cattivo e sembrare il meno
europeista di tutti», ha detto Silvio Berlusconi Strano, che mentre tutti
denunciano una crisi globale profonda che potrà portare alla perdita di posti
di lavoro in tutta Europa, si pensi a qualcosa che si poteva rimandare alla
conferenza di Copenaghen alla fine del 2009. È come uno che ha la polmonite e
vuol farsi la messa in piega. Ma se non riusciremo a ottenere quello che
abbiamo chiesto con grande chiarezza dall'inizio siamo pronti al veto».
«L'Europa non ha altra scelta che raggiungere un accordo», gli ha fatto sapere
per scaramanzia Nicolas Sarkozy, che vuole chiudere il semestre di presidenza
francese con un successo. «L'intesa ha aggiunto Angela Merkel dovrà essere
senza condizioni». Ma la sensazione è che tutti stiano recitando una parte in
commedia. La recitano i polacchi (la cui sudditanza nei confronti del carbone riguarda
il 92% delle centrali elettriche e puntano a un sostanzioso sconto leggi:
permessi gratuiti di emissione di Co2 fino al 2019) come la recitano i tedeschi
(la Confindustria germanica ha esattamente le stesse preoccupazioni della
nostra circa la riduzione delle emissioni, ma la Merkel non può pubblicamente
ammetterlo e per questo lascia fare il lavoro sporco a Roma e Varsavia), e gli
stessi francesi ( per i quali portare a casa un risultato in un semestre così
tempestoso è più di un obbligo). Ma c'è addirittura chi, come il presidente
ceco Klaus, che ritiene che il clima non sia mai davvero cambiato negli ultimi
diecimila anni e che tutte le Kyoto e le Copenaghen allestite dai Paesi più
industrializzati siano solo tempo perso. Proprio come il pacchetto-clima,
attorno al quale ieri sera si è dibattuto accanitamente. Nel nuovo testo di
compromesso presentato dalla presidenza francese c'è uno sconto riservato ai
settori industriali non esposti alla concorrenza internazionale o penalizzati
da un forte consumo energetico. L'Italia però chiede di tutelare maggiormente
l'industria manifatturiera, di migliorare l'utilizzo dei meccanismi di
flessibilità consentiti dai crediti derivanti dai progetti di sviluppo pulito
realizzati in altri Paesi, di migliorare la distribuzione dei fondi per i
progetti di stoccaggio del carbone, e di ottenere una clausola di revisione
generale del pacchetto, alla luce dei risultati della conferenza mondiale sul
clima di Copenaghen, con un occhio a ciò che decideranno di
fare Cina, India e Paesi emergenti; in più reclama l'esenzione totale nei
settori della carta, del vetro, della ceramica e del tondino per il cemento
armato e chiede maggiore flessibilità e uno sconto agli obblighi di riduzione
di Co2. Nel marzo del 2007 la Ue si era impegnata a raggiungere un triplo
obbiettivo nel 2020: ridurre del 20% le emissioni di gas serra, portare
al 20% il comparto delle energie rinnovabili e realizzare un risparmio del 20%
sulla spesa energetica. Ma chiedere all'industria di ridurre del 21% le proprie
emissioni nel giro di 8 anni appare anacronistico, alla luce della crisi
mondiale in atto. E sul diritto di inquinare (perché purtroppo di questo si
tratta e la Borsa del Co2 ne è l'eloquente conferma) si battaglia fino
all'ultima ciminiera, proprio come nella maratona agricola. Il dilemma è a suo
modo semplice: inquinare meno e produrre meno rischiando una spirale recessiva
che potrebbe durare anni o incoraggiare l'industria e insieme i consumi
rimandando parzialmente il problema? Si è fatta notte cercando faticosamente un
punto di equilibrio. In serata il premier Berlusconi ha detto che «si va verso
un compromesso. Stiamo ottenendo tutto quello che abbiamo chiesto ». Staremo a
vedere. Sarkozy preme sui colleghi: «L'Europa non ha altra scelta che raggiungere
un'intesa» Merkel: «Non dovranno esserci condizioni» La polizia belga
all'esterno del quartier generale del Consiglio europeo (Reuters) Nicolas
Sarkozy: il vertice Ue conclude il semestre francese di presidenza europea
(Reuters)
( da "AmericaOggi Online" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Duello
italo-francese. Ue/Il vertice nelle mani di ragionieri e farmacisti di Pino
Agnetti 12-12-2008 Per far quadrare il cerchio del vertice europeo più
importante degli ultimi decenni, ieri i 27 leader Ue si sono presentati a
Bruxelles accompagnati da stuoli di ragionieri e di farmacisti travestiti da diplomatici.
Compito dell'insolito seguito: fare e rifare i conti e pesare col bilancino
ogni minimo dettaglio dell'intricatissimo "pacchetto clima" da cui
dipende in larghissima parte il successo (o l'insuccesso) del summit. Che,
avendo in agenda pure la ratifica del maxi piano anti-crisi da 200 miliardi di
euro e il rilancio del Trattato di Lisbona fatto secco dal "no" al
referendum irlandese del giugno scorso, molto probabilmente subirà una coda
"tecnica" fino alla giornata di sabato. Quando i
"ragionieri" e i "farmacisti" di cui si diceva cercheranno
di limare la parte del documento finale del vertice concernente clima e
ambiente che sarà poi sottoposta al voto del Parlamento europeo all'inizio
della prossima settimana. Dunque, fra oggi e domani, i grandi del Vecchio
Continente avranno ancora modo e tempo per discutere e (come in realtà stanno
facendo da settimane) anche per litigare su una questione su cui il nostro
premier, per ben due volte in meno di 24 ore, si è detto risolutissimo a porre
il più categorico"niet". Il messaggio di Berlusconi ai colleghi
europei, e in particolare al presidente di turno Ue, Sarkozy, in sostanza dice:
"Ma siete matti? Qui rischiamo tutti di affogare per effetto della crisi
mondiale e voi vi incaponite con una cosa come il rispetto dei protocolli di
Kioto! Se proprio ci tenete, fate pure. Ma non sarò certo io a stringere il
cappio attorno al collo dell'industria e degli operai del mio Paese".
Messa in questi termini, la minaccia italiana di veto puntava - e punterà fino
all'ultimo - a due scopi più che evidenti. Sul fronte interno, a guadagnarsi il
consenso degli industriali e dell'intero mondo del lavoro (non dimentichiamo
che proprio oggi in Italia si tiene uno sciopero generale!). E, su quello
esterno, a tirarsi dietro il cancelliere tedesco Angela Merkel (a sua volta
chiarissima nell'assicurare che dal vertice non uscirà alcuna decisione che
possa mettere a repentaglio i posti di lavoro e gli investitori in Germania) e
lo schieramento compatto dei Paesi membri dell'ex blocco comunista (i più
poveri e al tempo stesso anche i più "inquinanti" dell'intera Ue).
Poco prima di dare il via ufficiale ai lavori del Consiglio europeo, Sarkozy ha
replicato con un "Non c'è alternativa all'accordo" che lasciava intendere
tutto e il contrario di tutto. Dalla disponibilità a venire incontro alle
obiezioni italiane, tedesche e di altri partner tipo la Polonia tramite una
parziale revisione del principio cardine - "chi inquina paga" - del
nuovo pacchetto "clima" comunitario". A una sfida aperta
(inutile ripetere rivolta a chi) ad assumersi la responsabilità di
"rovesciare il tavolo" causando, così, il clamoroso fallimento del
vertice. Che, sempre per la presidenza di turno francese, dovrà concludersi
riaffermando in pieno l'intangibilità del famoso "20-20-20". Ovvero,
della riduzione in Europa del 20% delle emissioni di Co2 e dei gas serra da qui
al 2020, termine entro cui i 27 dovranno arrivare a produrre un quinto di tutta
l'energia loro necessaria servendosi di fonti rinnovabili. A tale proposito,
l'Italia insiste perché l'accordo venga comunque sottoposto a un
"tagliando" nel 2014. Ciò, per verificare che nel
frattempo le potenze più inquinanti del globo (Usa, Cina e India) non
abbiano tratto un indebito vantaggio competitivo dai nuovi "paletti"
autoimpostosi dal club dei 27. Fosse solo per lui, Berlusconi rinvierebbe
l'intera faccenda almeno di un altro anno, cioè alla prossima conferenza Onu
sull'ambiente che si terrà a Copenaghen nel dicembre 2009. Con buona
pace dei dati semplicemente agghiaccianti circa la salute del pianeta sfornati
da quella attualmente in corso a Poznan. In attesa di conoscere l'esito finale
di questo ennesimo duello "italo-francese", accontentiamoci quindi,
non senza una punta di amara rassegnazione, dell'unico punto su cui i
"ragionieri" di entrambi i contendenti si sono detti pienamente
d'accordo: l'eliminazione, nel giro di quattro anni, delle vecchie e inquinanti
lampadine a incandescenza dalle case di noi europei. Non proprio il massimo
mentre, dall'altra parte dell'Oceano, Obama si prepara a lanciare la più grande
rivoluzione "verde" della storia.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2008-12-13 - pag: 1 autore: I PUNTI
CHIAVE MANIFATTURIERO Diritti gratuiti di emissione per i settori
manifatturieri rilevanti INVESTIMENTI ECOLOGICI I crediti generati dai progetti
potranno essere utilizzati fino al 2016 STOCCAGGIO DELLA CO2 Una distribuzione
geografica equa dei progetti finanziati dalla Ue POST-KYOTO Verifica degli
impegni nel 2010 e raffronto con Usa, India, Cina
( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-13 - pag: 3 autore: L'Europa trova
l'intesa sul clima Berlusconi: abbiamo ottenuto ciò che volevamo - Marcegaglia:
un buon risultato Enrico Brivio BRUXELLES. Dal nostro inviato Dopo un anno di
tormentati negoziati, la grande partita europea sul pacchetto clima si è chiusa
prima del previsto a Bruxelles, poco dopo l'una di ieri, con un raggiante
Nicolas Sarkozy che annunciava un «risultato storico» raggiunto all'unanimità
dai leader europei. Grazie anche all'abilità del mazziere francese, nonostante
la complessità delle trattative a 27,non c'è stata la temuta coda di trattative
nella notte. E nemmeno nel pomeriggio. Ma, soprattutto, dal punto di vista
italiano, è maturato un esito che ha ridimensionato le paure degli ultimi mesi
di vedere il sistema produttivo nazionale sottoposto al giogo di costi enormi,
più alti degli altri grandi partner europei e non commisurati a quelli dei
concorrenti extracomunitari. Alla fine, il pacchetto di misure varato dal
Consiglio europeo per il post-Kyoto, mantiene gli originari obiettivi generali,
riassunti nell'ormai celeberrima formula del " 20-20-20": una
riduzione del 20% delle emissioni di anidride carbonica, una quota del 20%di
consumi da fonti rinnovabilie un miglioramento dell'efficienza energetica del
20% entro il 2020. Ma importante per l'Italia è che il testo finale permetta a
tutti i settori manifatturieri di ottenere una quota gratuita di permessi di
emissione che parte dall'80%nel 2013 per poi fermarsi al 30% nel 2020, passando
al pieno regime a pagamento solo nel 2027. Con una specificazione dei parametri
sui settori a rischio di delocalizzazione che permetterà di concedere esenzioni
a produzioni sensibili italiane come carta, vetro, ceramica e tondini di ferro.
Inoltre,l'Italia è stata capofila di un gruppo di Paesi che ha imposto una
revisione dei meccanismi di emission trading da parte della Commissione Ue, da
presentare al Consiglio nel giugno 2010, "alla luce del risultato dei
negoziati internazionali". Ovvero degli impegni che gli Stati Uniti, ma anche India e Cina, assumeranno alla conferenza di
Copenaghen sul clima del 2009. Quasi scontato ora l'accordo finale dell'Europarlamento
sul pacchetto la settimana prossima e l'adozione finale del Consiglio. «è una
nostra grande vittoria, abbiamo ottenuto tutto», ha commentato raggiante il
premier Silvio Berlusconi, elogiando lo sforzo profuso negli ultimi mesi
da vari ministri della sua compagine, «un lavoro di squadra che ci ha portato a
un risultato straordinario, considerata la barra di partenza». Berlusconi ha
sostenuto che quello raggiunto a Bruxelles «é un risultato pieno » perché da un
lato «l'Europa, come punto di forza dell'Occidente, si pone come esempio
paradigmatico per gli altri Paesi »; al tempo stesso la delegazione italiana ha
convinto i partner a non firmare assegni in bianco come nel caso del Protocollo
di Kyoto, e a condizionare gli impegni europei a quelli sottoscritti dai
principali concorrenti. «Quello raggiunto a Bruxelles è un buon accordo – ha
concordato il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia –. Conferma,
infatti, obiettivi molto ambiziosi dal punto di vista ambientale che
chiameranno le imprese ad impegni importanti e gravosi anche dal punto di vista
economico. Ma evita di mettere a rischio di sopravvivenza interi settori
dell'industria italiana ed europea, come sarebbe avvenuto con le proposte
iniziali ». Dal canto suo, Sarkozy ha chiuso in bellezza il semestre di
presidenza francese della Ue e, sull'onda dell'entusiasmo, si è proposto come
battistrada di Barak Obama. «Non c'è nessun altro continente al mondo che si
sia dotato di regole così vincolanti come quelle da noi adottate all'unanimità
– ha ricordato il presidente francese –. Ora possiamo dire ai nostri partner:
noi l'abbiamo fatto, fatelo anche voi».Ultimo scoglio è stato l'aumento del
fondo di solidarietà chiesto dai Paesi dell'Est guidati dalla Polonia, ma con
il premier ungherese Ferenc Gyurcsany ultimo a cedere nella richiesta del 20% e
ad accettare un aggiuntivo 2% alla proposta di destinare ai Paesi più poveri il
10% dei proventi derivanti dalle aste di permessi di emissione. Soddisfatta
anche Angela Merkel, che ha giocato un ruolo chiave nel difendere le esigenze
di alcuni settori industriali tedeschi. «Spesso mi hanno chiamata Signora No
–ha ironizzato il cancelliere tedesco – ma oggi sono la Signora Sì».
enrico.brivio@skynet.be LE GARANZIE Ai settori manifatturieri riconosciute quote
gratuite di permessi di emissione Esenzione per i comparti a rischio
delocalizzazione Soddisfatti. Il premier Berlusconi, a destra, con il ministro
Frattini ANSA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-13 - pag: 3 autore: «Gioco di squadra con
i tedeschi» u Continua da pagina 1 Ora che l'accordo è fatto e il "veto"
italiano una pistola rimasta chiusa in un cassetto, il titolare della Farnesina
accetta di ricostruire le fasi più delicate del negoziato europeo sul clima
sottolineando l'ottimo lavoro di squadra svolto negli ultimi mesi. A Bruxelles
sotto la regia del rappresentante permanente, Ferdinando Nelli Feroci e a Roma
nel contatto quotidiano tra Esteri, Sviluppo economico, Politiche comunitarie e
Ambiente. Non abbiamo mai rischiato l'isolamento? «All'inizio forse sì - dice
Frattini – eravamo solo noi a difendere gli interessi della nostra industria
manifatturiera del vetro piano, della ceramica, dei laterizi e della carta;
certo, c'erano anche i Paesi dell'Est a fare pressione sulla presidenza
francese mai loro obiettivi erano diversi, ad esempio chiedevano il '90 come
anno base di riferimento mentre noi chiedevamo il 2005». Poi abbiamo fatto
squadra con i tedeschi. «Dopo il vertice bilaterale italo-tedesco di Trieste
anche il cancelliere Merkel ha capito che i nostri interessi potevano essere
anche i loro perché anche la Germania ha un'industria ma-nifatturiera da
tutelare. Da lì il negoziato è cambiato». Ma ilrisultato finale non autorizza a
pensare che l'Europa non intenda più essere l'esempio mondiale per la tutela
dell'ambiente?«Le nostre ambizioni e i nostri obiettivi per il 2020 restano gli
stessi; abbiamo solo introdotto alcune flessibilità e chiarito che dopo la
conferenza di Copenaghen, nel marzo 2010 si rivedranno i criteri alla luce
degli impegni che anche gli altri Paesi come Usa e Cina prenderanno». Insomma un'Europa che con i suoi 500 mila
cittadini non intende più sacrificarsi per gli altri 5 miliardi di cittadini
del mondo? «Esattamente, è lo stesso principio del Doha round, il negoziato
commerciale multilaterale; non possiamo come Unione europea offrire riduzioni
nei dazi doganali se anche gli altri non fanno altrettanto; vale nei
dazi ma anche per il dumping ambientale e sociale». Non c'è mai stato il
rischio che potessimo perdere la partita? «C'è stato. Il veto lo abbiamo
minacciato ma continuando a negoziare e restando nella partita; insieme alla
Germania eravamo i due Paesi trainanti per le modifiche al pacchetto. La
presidenza francese ha capito che facevamo sul serio solo giovedì sera quando
non ci siamo sottoposti al rito del "confessionale" ossia l'incontro
bilaterale con la presidenza per trattare sulle nostre proposte, praticamente
un mercato, abbiamo depositato il nostro documento in quattro punti e ce ne
siamo andati; certo abbiamo corso un rischio ma ha funzionato». Ma poi la
Germania ha fatto blocco con la Francia per le emissioni delle auto di grande
cilindrata. «Anche quella partita l'abbiamo vinta perché abbiamo convinto i
tedeschi a stare dalla nostra parte e abbiamo ottenuto anche una deroga per le
auto di nicchia altissima come Ferrari e Maserati che produciamo solo noi in
Europa». Quanto ha contato la buona chimica personale tra Berlusconi e Sarkozy
per chiudere questa partita a nostro favore? «Direi che è stata determinante;
intervenendo in Consiglio il presidente francese aveva assicurato Berlusconi
già giovedì: Silvio ti daremo soddisfazione». Gerardo Pelosi PRENDERE O
LASCIARE «La presidenza francese ha capito che facevamo sul serio solo giovedì
sera quando abbiamo giocato la carta decisiva»
( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-13 - pag: 3 autore: LE CONDIZIONI
ITALIANE APPROVATE Il settore manifatturiero No al sistema delle astea
pagamento per le quote di emissione per i settori manifatturieri rilevanti per
l' Italia. Gli investimenti economici I crediti generati dai progetti ecologici
potranno essere utilizzati nel mercato europeo almeno fino al
( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-13 - pag: 3 autore: L'industria risparmia
il 75% Con la nuova formulazione del pacchetto "clima ed energia", il
sistema industriale italiano potrà risparmiare – secondo le prime stime – circa
il 75% dei sovraccosti che il pacchetto europeo nella prima versione avrebbe
potuto comportare. Quote gratuite In particolare è stato limitato al solo
settore termoelettrico il sistema delle aste a pagamento per l'acquisto delle
quote di emissione, mentre ne sono stati esentati i settori manifatturieri
rilevanti per l'Italia, i quali avranno quote gratuite di emissione. Comunque
durante la fase di revisione del pacchetto – a partire dal 2010 fino al 2013,
quando il sistema entrerà in vigore – si studierà se ci sono altri settori
esposti, o se viceversa ci sono altri segmenti produttivi al quale applicare i
diritti di emissione a pagamento. Cattura della CO2 Sugli impianti di cattura e
stoccaggio dell'anidride carbonica, impianti sui quali nella prima fase
negoziale avviata ai tempi del Governo Prodi e anche nei mesi scorsi,l'Italia
aveva una posizione del tutto negativa. Ora è stato ottenuto l'impegno
dell'Europa a una distribuzione geografica equa dei progetti che saranno
finanziati dall'Unione europea, in modo da consentire all'Italia di competere
ad armi pari con la propria tecnologia in un settore che si annuncia
importante. Potrebbe essere realizzato in Italia uno di questi impianti. Negoziato internazionale La clausola di revisione del pacchetto
"clima ed energia" chiesta dall'Italia è uno strumento negoziale in
più per avvicinare alla politica europea i grandi Paesi che emettono anidride
carbonica (Cina, Stati Uniti e India) per ridurre così il divario di competitività
con le produzioni europee. J.G.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-13 - pag: 3 autore: Il dopo Kyoto. Chiuso
il vertice di Poznan ora il traguardo è Copenhagen 2009 Dodici mesi per mettere
d'accordo il mondo Marco Magrini POZNAN. Dal nostro inviato «è arrivato il
momento in cui la specie umana, per la prima volta nella storia, è chiamata a
prendere una consapevole decisione in comune », al fine di scongiurare il
rischio che «non il pianeta, ma le condizioni che lo rendono abitabi-le,
vengano distrutte». Al Gore è ormai un esperto nell'arringare le folle.E
ieri,durante il suo atteso discorso al vertice climatico di Poznan – in realtà
seguito più dal popolo degli ambientalisti che non dai diplomatici di 190 Paesi
presenti – ha saputo guadagnarsi la sua brava standing ovation. Eppure, la
specie umana è ancora lontana, dal prendere la prima decisione collettiva della
sua storia. Il vertice polacco delle Nazioni Unite si è chiuso a tarda notte –
quasi una tradizione, per questo appuntamento – con un accordo che nessuno
potrà mai definire "storico". Ma che, se non altro, è riuscito a
mantenere la barra dritta nella navigazione verso il vertice di Copenhagen
dell'anno prossimo, quando, secondo gli auspici di tutti, si dovrebbe arrivare
alla firma del trattato che prenderà il posto del Protocollo di Kyoto dal primo
gennaio 2013. Ovviamente, tutto dipende dai punti di vista.Fra gli affollati
corridoi del Palazzo dei congressi di Poznan, c'è chi parla di bicchiere mezzo
pieno e chi di bicchiere mezzo vuoto. Tanto per l'esito del vertice polacco,
dal quale nessuno si aspettava rivoluzioni, ma soprattutto per l'esito della
riunione del Consiglio europeo a Bruxelles. «L'Unione Europea ha preso una
decisione unanime, che avrà un impatto su Copenhagen », dice John Kerry,
arrivato in Polonia per portare al mondo le promesse della nuova America
"verde" che va a cominciare sotto il segno di Obama. «Un passo
indietro rispetto alle promesse e ai proclami», ribatte Stephan Singer,
direttore delle politiche energetiche del Wwf. «Un successo, sì-risponde il commissario
europeo Stavros Dimas – basta non dimenticare che l'impegno della Commissione
resta di arrivare a un taglio delle emissioni-serra del 30%, e non del 20%,
entro il 2020. Bisogna seguire la scienza, non le ideologie». Un impegno che
Dimas spera ancora di raggiungere a Copenhagen. Di fatto, la vera sfida del
vertice danese dell'anno prossimo sarà riuscire a dare i numeri. I numeri
dell'impegno – dei Paesi industrializzati prima e di quelli in via di sviluppo
in una seconda fase – per realizzare drastico taglio delle emissioni di
anidride carbonica entro metà secolo. Al momento, una vera giungla: il Regno
Unito ha già varato per legge l'impegno di ridurle dell'80%, entro quella data.
La Norvegia ha detto di voler diventare carbon neutral (ovvero tagliarle del
100%). Ma il passaggio difficile, sarà inchiodare tanto il Nord che il Sud del
mondo alle «comuni ma differenziate responsabilità» dell'effetto serra, come
recita la Dichiarazione di Rio del
( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-13 - pag: 4 autore: Listini senza matricole:
2008 nero per le Ipo Mara Monti MILANO Fuori dalla Borsa evitando di ricorrere
al capitale di rischio. è quanto hanno deciso migliaia di società sparse in
tutto il mondo che nel 2008 si sono tenute ben lontane dal listino. Lo
dimostrano le operazioni di Ipo (Initial public offering) crollate di oltre la
metà rispetto allo scorso anno. Il calcolo è stato effettuato da Ernst &
Young che in uno studio ha messo in luce come da gennaio a novembre di
quest'anno le Ipo sono state 745 (-58%) per un controvalore di 95,3 miliardi di
dollari (-63%), in netto calo rispetto alle 1.790 operazioni di quotazione per
256,9 miliardi di dollari del 2007. è il dato più basso dal 1995 quando gli
sbarchi in Borsa erano stati 374 per un totale di 52,4 miliardi di dollari di
controvalore. Se questi sono i numeri delle operazioni concluse, più allarmante
è il dato di quelle posticipate o addirittura cancellate pari a 298 rispetto
alle 167 del
( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2008-12-13 - pag: 10 autore: Giappone. Altri 192 miliardi
di euro Tokyo rilancia sul piano anti-crisi Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro
inviato Al termine di una giornata di tempesta in Borsa (-5,6%) e di precipizio
del dollaro sullo yen (fino a quota 88, per poi risalire), il premier Taro Aso
ha convocato in fretta una conferenza stampa per annunciare un nuovo pacchetto
di misure di sostegno all'economia da 23mila miliardi di yen (192 miliardi di
euro), che, se in parte si sovrappone alle precedenti manovre incompiute
(portando il totale oltre i 40mila miliardi di yen), presenta anche novità
rilevanti. è un contenitore di provvedimenti e cifre annunciate, che ha
generato confusione sia nelle sfere governative sia tra gli analisti, alcuni
dei quali si chiedono ormai se l'Esecutivo non stia dando i numeri a casaccio,a
fronte di una dubbia copertura finanziaria. Oltre 13mila miliardi di yen sono
stati assegnati a contrastare la crisi finanziaria: salgono da 2mila a 12mila
miliardi le risorse disponibili per la ricapitalizzazione delle banche. La
novità è che 3mila miliardi potranno essere utilizzati per aiutare direttamente
le imprese a finanziarsi, in particolare per comprare i loro commercial paper.
Le nuove spese effettive da mettere a bilancio ammontanoa 10mila miliardi di
yen, cifra che comprende i 6mila miliardi annunciati in precedenza e non ancora
sottoposti al Parlamento. Tra le idee nuove, c'è quella di prevedere fino a
mille miliardi di yen in prestiti e agevolazionia per i lavoratori licenziati
che perdono, con l'occupazione, anche la casa; altri mille miliardi andranno alle
amministrazioni locali per creare occupazione. Sull'azione di Governo si
staglia però sempre più l'ombra della rapida perdita di credibilità del
premier, la cui popolarità è scesa sotto il livello di guardia e galleggia
intorno al 20 per cento. In serata Aso è volato a Fukuoka per l'evento storico
di domani:il primo vertice trilaterale con Cina e Corea del Sud, dove vedrà il premier Wen Jiabao e il
presidente Lee Myung-bak e sarà varata una partnership contro la crisi
economica internazionale. Ma Tokyo si è già fatta strappare una parvenza di
leadership dalla Cina: alla richiesta coreana di ampliare gli attuali accordi di swap
valutario, Pechino ha risposto in pieno e Tokyo in modo meno generoso.
L'intesa di Seul con Pechino verrà ampliata da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2008-12-13 - pag: 11 autore: Commercio mondiale. I
negoziati sulla liberalizzazione degli scambi rischiano di essere congelati
fino al 2010 Lamy si arrende, stop al Doha Round Niente intesa tra Paesi
avanzati ed emergenti prima della fine dell'anno Alessandro Merli Si blocca di
nuovo il negoziato per la liberalizzazione del commercio mondiale e stavolta
non sarà una pausa breve. Dovrà attendere ora l'insediamento
dell'amministrazione Obama negli Stati Uniti e le elezioni in India nei primi
mesi dell'anno prossimo e poi il cambio della Commissione europea. Di chiudere
il Doha Round, avviato ormai da più di sette anni, si riparlerà quindi nella
migliore delle ipotesi dopo la fine del 2009, non entro la fine di quest'anno,
come avevano chiesto i leader del G-20, riuniti per la prima volta a Washington
il mese scorso. Il rischio è ora il riaccendersi di tentazioni protezioniste
come risposta alla recessione. Il direttore generale della Wto,l'organizzazione
mondiale del commercio, Pascal Lamy, ha dovuto ammettere ieri che convocare la
prossima settimana i ministri a Ginevra per cercare di raggiungere un accordo
di massima presentava «un rischio di fallimento troppo alto». E che avrebbe
danneggiato non solo il Round, ma lo stesso sistema multilaterale degli scambi,
dopo i ripetuti fallimenti della trattativa in questi anni e soprattutto con il
ricordo ancora fresco degli aspri scontri che hanno portato al collasso la
maratona negoziale del luglio scorso. Lamy ha tentato fino all'ultimo di
riannodare i fili di un'intesa, ma dopo una teleconferenza alla quale hanno
partecipato giovedì sera i negoziatori di Stati Uniti, India, Cina, Europa e Brasile e una serie di consultazioni telefoniche nelle
prime ore di ieri con i leader asiatici, ha dovuto gettare la spugna,
constatando la mancanza di volontà politica per un accordo, nonostante
l'appello del G-20, che si è rivelato altrettanto inutile degli altri lanciati
nel corso degli anni dal G-7 e dal G-8. Ieri il direttore generale della
Wto ha convocato gli ambascia-tori, lasciando aperto un minimo spiraglio alla
possibilità che nel fine settimana arrivi un segnale diverso dalle capitali, e
sostenendo che da un punto di vita puramente tecnico l'accordo non è lontano.
Ma ben sapendo che l'incontro già fissato per mercoledì prossimo servirà a
questo punto solo a stabilire una sorta di roadmap per il prossimo anno,
durante il quale il negoziato dovrà attendere i tempi della politica.Tra
l'altro l'amministrazione Obama dovrà nuovamente chiedere al Congresso
l'autorità per trattare e non è detto che voglia spendersi su questo nei suoi
primi mesi di vita, proprio mentre recessione e disoccupazione negli Stati
Uniti si aggraveranno. L'intenzione manifestata ieri a Ginevra è di preservare
intanto i due testi prodotti nei giorni scorsi dai responsabili dei negoziati
sull'agricoltura e sui prodotti industriali, salvando i punti sui quali è già
stata concordata un'intesa. «Le ragioni per raggiungere un accordo saranno
ancora più pressanti l'anno prossimo» a causa della crisi globale, ha sostenuto
il capo della Wto. Restano tuttavia distanze che si sono rivelate incolmabili
su tre punti principali: il cotone, che aveva diviso già in passato (portando
al fallimento il vertice di Cancun già nel 2003) gli Stati Uniti e alcuni
produttori africani e che era, a detta di Lamy, la questione per la quale era
possibile trovare una soluzione; le clausole di salvaguardia speciale, invocate
soprattutto dall'India per proteggere i piccoli agricoltori da ondate di
import, e che erano state alla fine la causa dello scontro con gli Usa su cui
era saltata la riunione dell'estate scorsa; gli accordi settoriali per la
riduzione delle tariffe sui beni industriali, che gli Stati Uniti avrebbero
voluto obbligatori e i grandi Paesi emergenti (Brasile, India, Cina) volontari. Le posizioni non sono cambiate in modo
significativo negli ultimi giorni, secondo Lamy. Si sono addirittura
irrigidite, soprattutto da parte indiana sulle clausole di salvaguardia (tema
politicamente molto delicato in vista delle prossime elezioni) e da parte
americana sull'industria, sostengono altre fonti a Ginevra. Intanto è già
cominciato il gioco delle accuse reciproche. Il sottosegretario al Commercio
estero italiano, Adolfo Urso, osservando che «un accordo a tutti i costi non
serve a nessuno», ha puntato il dito sull'inflessibilità dei Paesi emergenti.
Il ministro brasiliano Celso Amorim ha indicato invece negli Stati Uniti il
colpevole del fallimento. alessandro.merli@ilsole24ore.com TEMPI LUNGHI Obama
dovrà chiedere nuovamente al Congresso l'autorizzazione a trattare mentre
l'India va al voto la prossima primavera Trattative congelate. Il direttore
generale della Wto Pascal Lamy AP/LAPRESSE
( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-12-13 - pag: 15 autore: Più tasse? Il porno
emigra San Marino e Paesi dell'Est rifugio di un settore da un miliardo l'anno
di Roberto Galullo L' industria del porno è pronta a cambiare il copione per
evitare la scure fiscale del Governo: San Marino e i Paesi dell'Est
diventeranno sempre più le basi dove spostare società di produzione e
distribuzione. In Italia le case di produzione sono 35, ma le maggiori sono
racchiuse in un pugno: Showtime, Sm Video, Salieri entertainment, Kamasutra e
poche altre. Silvio Bandinelli è a capo di Showtime. Annovera in scuderia
registi e attori di fama, come Franco Trentalance, che tutta Italia conosce
dopo la partecipazione al reality «La Talpa». Bandinelli - fiorentino, 54 anni,
ex fotomodello di successo, laureato a pieni voti in storia del cinema- già da
anni ha costituito una società di diritto ungherese. Fattura oltre un milione
all'anno e nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: CASA E CASE data: 2008-12-13 - pag: 45 autore: NEL
( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: TURISMO data: 2008-12-13 - pag: 24 autore: Tour operator. Michael Frenzel
(ad del gruppo tedesco ): la crisi non fermerà la domanda delle famiglie per il
tempo libero Italia strategica per il colosso Tui Confermato il piano da 400
milioni, al via un nuovo polo alberghiero in Toscana Elena Ragusin TRIESTE La
recessione non spaventa Michael Frenzel, amministratore delegato di Ag Tui, il
più grande gruppo mondiale dell'industria del turismo. «La vacanza è l'ultima
cosa cui la gente vuole rinunciare, anche in tempi di recessione e lo abbiamo
verificato in un recente e approfondito sondaggio » ha affermato ieri a Trieste
Frenzel a margine della cerimonia di consegna dell'Imtl, il premio che il Mib
school of management presieduto da Enrico Cucchiani e diretto da Vladimir Nanut
assegna annualmente alle più importanti personalità del settore del turismo.
Secondo l'a.d. di Tui, gruppo che muove ogni anno 25 milioni di turisti nel
mondo e fattura 14 miliardi di euro «in momenti di crisi economica la gente
magari non acquista una nuova automobile ma non rinuncia alla vacanza, almeno una
volta all'anno». L'Italia non fa eccezione, anzi ha un vantaggio competitivo
rispetto a Paesi concorrenti. «L'Italia è favorita perché chi vende viaggi non
vende logistica, bensì emozioni ed è questo il punto di forza dell'offerta
turistica italiana». I sondaggi della Tui che indicano il Belpaese come la meta
preferita del turista tedesco, sono confermati dai dati del 2007. Dopo anni di
prevalenza della Spagna come loro meta, il trend si è invertito e con l'arrivo
di quasi 12 milioni di turisti tedeschi l'Italia è tornata a guadagnare il
primato. Michael Frenzel spiega questa risalita del turismo germanico in Italia
rispetto alle mete spagnole con «la riscoperta di piccole e medie strutture
alberghiere rispetto ai megaalberghi che caratterizzano i luoghi turistici
spagnoli». La crisi dunque non spaventa, Tui continua a scommettere sul nostro
Paese e Frenzel conferma gli importanti investimenti in corso in Italia.
Attualmente gestisce quattro strutture alberghiere in Puglia e Sicilia e
gestisce collegamenti aerei low cost tra la Germania con la propria compagnia
aerea (una flotta di più di 120 velivoli) e numerosi aereoporti italiani.
Attività che si rafforzeranno nel 2011, data prevista per l'inaugurazione di
quello che l'ad di Tui presenta come uno dei fiori all'occhiello del gruppo:il
complesso turistico di Castelfalfi di Montaione, in Toscana. Il progetto che
comporterà investimenti per 400 milioni di euro, ha sottolineato Frenzel,
prevede la costruzione di un albergo con 430 posti letto, la ristrutturazione
di 4 antichi borghi, la realizzazione di un villaggio vacanze, il raddoppio del
campo di golf e il recupero delle attività agricole. Nell'attuale situazione di
recessione vissuta sia dall'Europa che dagli Stati Uniti, secondo il manager
tedesco «è più che mai necessario puntare al potenziale dei mercati emergenti e
ciò vale anche per l'Italia che per sfondare in Cina, India e Russia dovrebbe però facilitare e accelerare il
rilascio dei visti turistici. Per far meglio capire le potenzialità dei nuovi
mercati l'amministratore delegato del colosso tedesco del turismo indica le
stime di crescita dal 2005 al 2020: 400% per la Cina, 233% per
l'India e 150% per la Russia. «Sono appena rientrato da un viaggio di
lavoro a Mosca e sono rimasto impressionato dal potenziale di spesa per i
viaggi che ormai ha in maniera diffusa anche la classe media» conclude Frenzel.
E sono soprattutto i russi, in questa fase, ad sognare un viaggio in Italia. I
PROGRAMMI Cresce l'attenzione per i mercati emergenti di Russia, Cina e India grazie all'aumento della capacità di acquisto
Top manager. Michael Frenzel AP/LAPRESSE
( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 41 - Commenti
L´AGONIA DI BUSH (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Bisognava impedire che la
bancarotta annunciata di General Motors e Chrysler provocasse un tracollo a
Wall Street: 15 minuti prima dell´apertura di New York, George Bush si è
arreso. Rimangiandosi il suo veto, la Casa Bianca ha promesso che darà lei il
finanziamento salva-vita alle case automobilistiche. Dirotterà fondi stanziati
per stabilizzare le banche. Lo psicodramma attorno all´agonia di Detroit ha
fatto passare inosservata una raffica di altre notizie drammatiche sul fronte
americano: 35.000 licenziamenti alla Bank of America, un nuovo calo dei
consumi, il crollo dei prezzi all´ingrosso che è un chiaro sintomo di
deflazione. Il colpo di scena della bocciatura al Senato è un regolamento di
conti: dei repubblicani contro il sindacato metalmeccanico che ha appoggiato
Obama; dell´ala destra iperliberista contro il duo Bush-Paulson a cui si imputa
la sconfitta elettorale. I fondamentalisti del mercato hanno colto al volo
l´opportunità di interpretare i sentimenti dell´opinione pubblica. Il 60% degli
americani non vuole tassarsi per salvare un establishment capitalistico ottuso,
incompetente e arrogante. Nessuno ha dimenticato che i tre chief executive
dell´auto si presentarono a Washington a chiedere 14 miliardi ai contribuenti
viaggiando su jet privati. Ma una maggioranza ancora più schiacciante degli
elettori (70%) era contraria al piano Paulson salva-banche eppure quel
provvedimento fu varato: sotto ricatto, in nome del rischio sistemico, per
evitare un altro
( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XVII - Milano
Il cappotto guarnito col procione cinese "Ho guardato l´etichetta e sono
inorridita: le rifiniture sono di pelliccia vera. Io in quel negozio non ci
entrerò più" Lo scorso weekend sono entrata nell´esercizio commerciale (omissis),
alla ricerca di un giaccone invernale da regalare ad un´amica in occasione
dell´imminente Natale. La mia attenzione è stata subito attirata da alcuni
modelli dall´apparenza piuttosto gradevole, ma meno piacevole è stata la
sorpresa nel toccare le rifiniture dei relativi cappucci: nessun dubbio,
purtroppo, quelle striscine morbide appiccicate ai bordi al solo scopo estetico
erano di vero pelo animale, e infatti un´etichetta interna, come ad evitare
possibili contestazioni, precisava che gli indumenti, made
in Cina, erano da ritenersi in regola perché rifiniti con pelo di
procione. Due le immagini che tale dicitura mi ha immediatamente ispirato: il
simpatico animaletto, protagonista di tante favole ambientate nei boschi che
continuano ad allietare adulti e bambini e le documentazioni degli animali
scuoiati "al vivo", oggi facilmente reperibili, da tutti,
cliccando su internet. Di conseguenza, non solo non ho comperato nulla ma ho
deciso di non entrare più in quei punti vendita fino a quando, al pari di altri
esercizi commerciali come Omissis, che hanno dichiarato pubblicamente di
proporre solo rifiniture in pelo sintetico, verrà esposta tale tipo di
mercanzia crudelmente inutile e il cui messaggio è altamente immorale e
diseducativo. Anche questo è, nel mio piccolo, un dono natalizio, spero non
solo da parte mia, fatto ad indifesi esseri viventi purtroppo ancora vittime
della insensibilità e superficialità di molti miei simili. V. S. Risichella,
Milano Ho cliccato. Alla voce procioni non c´era «nulla», mi ha incuriosito un
«procioni da combattimento». Ho cercato «procioni scuoiati» e, in effetti,
vengono proposti filmati che mi sono ben guardato dallo scaricare. Non mi
ritengo molto ferrato in materia, non posso che essere d´accordo con la
lettrice, ma so che una buona fetta del mondo si regge sulle inutili crudeltà.
Abbiamo, rispetto al prossimo, un atteggiamento molto elastico a seconda di
quanto sia prossimo. Abbiamo vecchiette che mandano in visibilio i gatti
randagi, perché sono sotto casa, ma se le osservi bene ti accorgi che hanno
addosso una pelliccia di opossum. Ero giovane e cominciarono a comparire, tra i
contestatori (si chiamavano così) le pellicce ecologiche, e cioè non animali.
Oggi, sempre su Internet, mi pare che vendano minislip da donna in visone. In questo
mondo dove il delirio dilaga, parte della saggezza sta nell´astenersi: lei, non
entrando più in quel negozio, ha fatto la mossa giusta.
( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XVI - Genova
Addio a Ragazzi, uno dei padri del Carlo Felice restituito alla città Il
manager culturale stroncato da infarto a 61 anni Aveva anche guidato il Ducale
il Margherita e poi la "Fondazione Colombo" MICHELA BOMPANI Se n´è
andato in punta di piedi, sotto un cielo bianco, nella sua casa di Genova,
Franco Ragazzi, improvvisamente, colto da infarto. Sovrintendente del teatro
dell´Opera di Genova, quando ancora il torrione non esisteva e orchestra e coro
lavoravano al Margherita, direttore artistico consulente del Ducale negli anni
della rinascita del palazzo, presidente della Fondazione Colombo quando divenne
istituzione regionale: protagonista della vita culturale della città per almeno
vent´anni. Aveva sessantuno anni, una vita densa e spesso esposta, ultimamente
però aveva scelto di lavorare sottovoce, così come quando parlava, alla sua
grande passione di esperto d´arte. Proprio questa mattina alla Società
economica di Chiavari doveva presentare il suo ultimo volume "Riviere
magiche, artisti in Liguria fra Monet, De Chirico e Picasso". Si era
laureato in "Storia del teatro" all´Università di Genova, con il professor
Eugenio Buonaccorsi, Ragazzi, ma la passione per l´arte non era soltanto
teorica, aveva frequentato l´istituto d´arte di Chiavari e amava dipingere
opere con uno stile ispirato a Bacon. Cominciò dalla politica, iscritto al Pci,
come consigliere comunale a Chiavari. Poi la sovrintendenza del teatro Comunale
dell´Opera di Genova, al teatro Margherita, negli anni d´oro dell´orchestra e
del coro: fu Ragazzi a organizzare nel 1986 una ormai leggendaria tournée in Cina, con Luciano Pavarotti e "La Bohéme". E fu
Ragazzi a condurre e partecipare alla rinascita del Carlo Felice, nella
commissione che scelse il progetto definitivo, a restituire a Genova il suo
teatro dell´opera. Poi, dal ´92, con la riapertura di Palazzo Ducale, cominciò
a collaborare e presto divenne consulente direttore artistico, inaugurando la
stagione delle grandi mostre a Genova. Da "Arte della Libertà" al
"Futurismo". Divenne anche presidente della Fondazione Colombo,
quando l´istituzione fu trasformata dalla Regione in proprio braccio operativo
culturale. Da lì Ragazzi avviò i contatti e impostò quella che molti anni più
tardi è stata la donazione di Mitchell jr Wolfson a Genova. Gaetano Previati,
Aurelio Caminati, Francesco Messina, Cecilia Ravera Oneto, i sei volumi della
"Storia di Genova", il Futurismo e i grandi artisti internazionali
legati alla Liguria: l´indagine di Ragazzi sulla storia dell´arte tra Otto e
Novecento legata alla nostra regione non si fermava mai. Ed era sempre
approfondita. Il 2002 fu l´"annus horribilis" di Franco Ragazzi.
Travolto dal "caso ?Vrubel", ovvero un´opera che Ragazzi aveva
incluso nell´esposizione (pur non indicandone con certezza l´attribuzione)
"Kandinskj, ?Vrubel, Jawlenskj", da lui curata, e che, si scoprì, era
invece una copia. Riconosciuta per caso nelle sale espositive del Ducale
proprio dall´autrice dell´opera, la pittrice Adria Sartore. Ne seguì uno
scandalo cittadino dove Ragazzi diventò gustosa preda per molte invidie e una
vicenda giudiziaria che è terminata soltanto un anno fa, il 19 dicembre 2007,
quando il giudice lo ha assolto con formula piena, perché "il fatto non ha
costituito reato", ed è stata riconosciuta la buona fede all´esperto
d´arte. «Sono sollevato e soddisfatto - dichiarò proprio un anno fa Ragazzi -
anche se l´amarezza degli anni che ho passato con questo peso, non me la toglie
nessuno». Ma Ragazzi non si fermava e non riservava rancore alla città: al suo
lavoro si deve anche la recente donazione di opere dello scultore Edoardo
Alfieri al Comune di Genova.
( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XXI - Bologna
L´occhio e gli sguardi del lontano Oriente Al Foro Boario di Modena la prima
mostra della Collezione Fotografica è la punta d´iceberg del futuro patrimonio
della Fondazione Cassa Risparmio PAOLA NALDI MODENA - Parte dall´Oriente,
gettando uno sguardo sulla produzione degli artisti giapponesi, cinesi,
coreani, la prima collezione pubblica di fotografia contemporanea che si
presenta oggi alle 18 nelle sale del Foro Boario di Modena con la mostra «Asian
Dub Photography». Raccoglie un´ottantina di lavori tra scatti, video, film ed
installazioni realizzati da una ventina di artisti, ed è solamente la punta
dell´iceberg di un progetto importante fortemente voluto dalla Fondazione Cassa
di Risparmio di Modena. Primo ente pubblico a voler costituire un fondo completamente
dedicato a questo linguaggio, la Fondazione ha stanziato un budget triennale di
circa mezzo milione l´anno per acquisire opere di artisti italiani e stranieri,
tra maestri affermati e giovani, segnalati da riconoscimenti di critica e
pubblico. Il programma è affidato alla curatela di Filippo Maggia, il critico
che ha promosso le tante edizioni di «Modena per la fotografia», e contributo a
radicare nella città un interesse per questo linguaggio. «La collezione seguirà
un doppio percorso che indagherà contemporaneamente quanto succede in Italia e
le ricerche maturate in altri paesi e di altri continenti - spiega Filippo
Maggia - . In questa prima fase ci siamo dedicati all´Estremo Oriente, con una
ventina di artisti di cui si presentano opere significative. Ad esempio di
Hiroshi Sugimoto siamo riusciti ad acquisire tre "diorami" della
prima serie, un vero colpo di fortuna grazie alla collaborazione della moglie.
Di Yasumasa Morimura presentiamo un video recente». Ma non mancheranno serie
celebri come i Bondages o i Flowers di Nabuyoshi Araki, raffinate immagini di
grande eleganza che rimandano ad un´ideale di bellezza. O le riflessioni sulla
fragilità dell´esistenza di fronte ad eventi naturali o al potere distruttivo
dell´uomo, come nei lavori di Ryuji Miyamoto o di Naoya Hatakeyama. Accanto ai
più noti artisti giapponesi la mostra presenta le
sperimentazioni che animano ora la Cina con gli
scatti, tra gli altri, di Yang Zhenzhong, Yang Fudong e la giovane Cao Fei che
riflette sulle contraddizioni della società attraverso video e fotografie.
Testimonianza di come oggi non si possa più parlare di fotografi tout court,
essendo questo linguaggio complementare ad altri modi di espressione.
«La mostra mette a confronto le due anime dell´Oriente - prosegue Maggia - : la
Cina roboante, specchio dei grandi cambiamenti
sociali; il Giappone con la sua eleganza e raffinatezza e forse una maggiore
classicità. Da una parte l´innovazione e il colore, dall´altra la religione e
il rigore formale». Il programma di acquisizioni proseguirà con artisti
dell´Est Europa, quindi del Medio Oriente e infine delle Americhe. Gabriele
Basilico, Mimmo Jodice, Franco Fontana sono invece gli autori su cui si
indirizzerà l´attenzione verso la scena italiana. «L´idea è quella di costituire
una collezione che sia patrimonio visibile, consultabile, studiabile - conclude
il curatore -, senza dunque trascurare l´aspetto didattico: accanto alla
collezione delle opere sarà costituita una biblioteca, che dia modo agli
studiosi di approfondire gli argomenti. E il catalogo di questa mostra avrà un
taglio documentaristico con la presentazione di ogni artista, del suo lavoro e
del suo metodo». «Asian Dub Photography» resterà aperta fino al 1° marzo: il
martedì, giovedì, venerdì, domenica dalle 11 alle 19; il mercoledì e sabato
dalle 11 alle 22.
( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 11 - Esteri
Presidenza francese e Commissione non avevano scelta: tenere duro sui vincoli
del piano avrebbe fatto slittare l´intesa Un compromesso
"ammorbidito" ma ora parte la sfida verde con gli Usa Con la
Repubblica ceca alla presidenza della Ue il progetto non sarebbe passato Sul
piano economico, ogni Paese resta libero di adottare le misure che vorrà (SEGUE
DALLA PRIMA PAGINA) DAL NOSTRO INVIATO Andrea bonanni Per l´economia è previsto
un volume di interventi pubblici pari a circa duecento miliardi di euro. Per la
lotta al riscaldamento del Pianeta si conferma lo slogan del 20+20+20: un
taglio del 20 per cento delle emissioni, un aumento del 20 per cento delle
energie rinnovabili, un miglioramento del 20 per cento dell´efficienza
energetica; il tutto da raggiungere entro il 2020. Tuttavia né su un fronte né
sull´altro viene spiegato come si farà a raggiungere gli obiettivi. Sul piano
economico, ogni Paese resta sostanzialmente libero di adottare le misure che
vorrà, nel modo che vorrà. E la cifra di duecento miliardi rimane qualcosa a
metà tra la previsione e l´auspicio, senza un meccanismo che ne garantisca il
raggiungimento. In campo ecologico, le concessioni che la presidenza francese
ha fatto a piene mani ai Paesi dell´Est, alla Germania e perfino all´Italia
sono tali da rendere assai problematico l´effettivo raggiungimento degli
obiettivi enunciati. Bisogna riconoscere che probabilmente Sarkozy e la Commissione
non avevano molta scelta. Se avessero tenuto duro sul progetto iniziale, che
disegnava un percorso vincolante con tanto di verifiche dei progressi nelle
tappe intermedie da qui al 2020, probabilmente non sarebbero riusciti a
chiudere un accordo entro dicembre. E a gennaio la presidenza dell´Unione passa
alla repubblica Ceca il cui presidente, Vaclav Klaus, considera la lotta ai
cambiamenti climatici «uno stupido lusso» e pensa che gli ecologisti siano «i
nuovi comunisti». Un po´ come il nostro Berlusconi, secondo cui parlare di
tagli alle emissioni in tempio di crisi economica è come «per un malato di
polmonite preoccuparsi per la messa in piega». Con simili compagni di viaggio,
meglio affrettarsi a portare a casa quel poco o tanto che si riesce a ottenere.
Per la verità il presidente francese non era particolarmente preoccupato per le
sbandierate minacce di veto italiane. Incontrando all´Eliseo prima del vertice
il premier ceco Topolanek che gli chiedeva lumi sulla intransigenza italiana,
Sarkozy aveva risposto: «Con gli italiani è diverso, Silvio dice sempre di no,
ma alla fine dice sempre di sì. Non scenderà mai dal treno della Ue». Un
calcolo che si è rivelato giusto. Al vertice Berlusconi si è sostanzialmente
accontentato delle concessioni fatte alla Germania e ai Paesi dell´Est. Non ha
sollevato obiezioni. E si è guadagnato il pubblico ringraziamento della
presidenza francese per aver facilitato l´accordo. La clausola di revisione del
pacchetto dopo il vertice di Copenhagen, che l´Italia vanta come la sua
principale vittoria, secondo Barroso serve semmai ad innalzare le soglie dal 20 al 30 per cento nel caso in cui si raggiunga un accordo anche
con Cina, India e Stati Uniti. Così, mentre l´Europa rischia di dover
tirare i remi in barca, proprio gli Stati Uniti, sotto la nuova amministrazione
Obama, si vanno preparando a riconquistare la leadership della terza
rivoluzione industriale. Che non è, vale la pena ricordarlo, solo un nobile
impegno etico-politico, ma anche un gigantesco business in cui si giocano
i futuri equilibri economici del Pianeta. Proprio in questi giorni alla
conferenza mondiale sull´ambiente organizzata a Poznan, in Polonia, il
democratico John Kerry, prossimo presidente della commissione Affari esteri del
Senato Usa venuto a rappresentare l´amministrazione Obama, ha confermato che
Washington intende fare una inversione di rotta di 180 gradi rispetto alla
linea Bush sull´ambiente. «Gli Usa - ha spiegato - si assumeranno le proprie
responsabilità e sono fin d´ora favorevoli alla conclusione di un accordo per
nuove riduzioni cifrate e vincolanti al vertice di Copenhagen». Ieri Kerry si è
congratulato con gli europei per l´intesa raggiunta a Bruxelles. «L´Ue ci offre
un fantastico esempio», ha detto l´inviato di Obama commentando l´insieme del
pacchetto anti-crisi e di quello ambientale. C´è da scommettere che il nuovo
presidente americano, cui dopo la bocciatura del piano auto di Bush toccherà
gestire sia gli interventi a sostegno dell´industria sia la nuova svolta
filo-ambientalista, saprà applicare la lezione europea con quell´efficienza a
cui Sarkozy è stato costretto a rinunciare.
( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 32 - Cultura
Libri illustrati Tante immagini da sfogliare Gli albi svolgono due compiti:
essere letti dai genitori ai piccolissimi ed essere letti dai bambini stessi
quando ancora non sanno decifrare la scrittura. Innumerevoli sono infatti le
informazioni contenute in una pagina illustrata dove il testo è anche solo una
riga. Non per questo gli albi sono riservati ai piccoli: ne è la prova C´era un
gran silenzio di Andy Goodman (Corraini, pagg. 36, euro 12), un libro che cela
sotto una veste povera un bellissimo lavoro grafico incentrato su suoni e
silenzio. Non una riga di testo per il cino-australiano
Shaun Tan e il suo triste, lungo racconto di migrazione, L´approdo(Elliot,
pagg. 128, euro 22). Anche Il Muro di Peter Sis (Rizzoli, pagg. 56, euro 16)
piacerà agli adolescenti. Il celebre autore e illustratore ci guida alla
scoperta del suo mondo, la Cecoslovacchia della Guerra Fredda: «Io sono nato al
principio di tutto questo, sul lato rosso della cortina di ferro». Ha
vinto un Bologna Ragazzi Award così come il magnifico La vita notturna degli
alberi di Bhajju Shyam, Durga Bai, Ram S. Urveti, (Salani, pagg. 32, euro 28) a
tiratura limitata, realizzato su carta seta da Tara Publishing, una comune di
artisti indiani Gond: senz´altro l´albo più bello dell´anno. Altri alberi,
capaci di scaldare il cuore dei cittadini, sono quelli di Jo Seonkyeong, autore
coreano di Un giardino sotto terra (Jaca Book, pagg. 32, euro15) racconto nato
dalla vera storia di un addetto alle pulizie che crea un giardino nel cemento
del metro newyorchese. Grandi e piccoli si divertiranno a incrociare le mezze
pagine di un´altra premiatissima illustratrice: Emily Gravett. Gli Incantesimi
del coniglio-mago pasticcione danno infatti vita a esilaranti ibridi di
animali, dal salapente alla conimandra, dal conocchio al serlombo (Il Castoro
bambini, pagg. 32, euro 14,50). Pico Floridi
( da "Avvenire" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
MONDO 13-12-2008 IL
VERTICE A BRUXELLES Favorevole la Merkel: «Spesso mi chiamano la Signora No, ma
oggi sono la Signora Sì» Sollievo a Varsavia: è una grande opportunità che
possiamo misurare in decine di miliardi di euro Ue, torna un «buon clima» tra i
Ventisette Verifica degli obiettivi nel 2010. Berlusconi: accolte le nostre
richieste DAL NOSTRO INVIATO A BRUXELLES GIORGIO FERRARI Q ualcuno, come
Nicolas Sarkozy, lo definisce già un accordo storico. Ma anche i critici
solitamente più severi ammettono che c'è del buono in questo compromesso
raggiunto ieri dai capi di Stato e di governo dei Ventisette a Bruxelles dopo
una vigilia di tensione e la ripetuta minaccia di veto da parte della Polonia e
dell'Ungheria e perfino (ma si scoprirà poi che era pura tattica) da parte
dell'Italia. Il risultato è un accordo che conferma la formula «20- 20- 20» (
ovvero la riduzione del 20% delle emissioni di gas serra, l'aumento del 20%
dell'efficienza energetica e l'aumento al 20% del ricorso alle fonti
alternative nel mix energetico da raggiungere entro il 2020) rendendola più
flessibile grazie a particolari concessioni a Varsavia sul fronte delle
centrali a carbone e al nostro Paese con l'introduzione di una clausola di
salvaguardia che tutela il settore manifatturiero, punto questo fortemente
voluto dall'Italia e che il premier Silvio Berlusconi e il ministro degli
Esteri Franco Frattini hanno reclamato come una vittoria squillante degli
sforzi congiunti del team italiano, soprattutto per le misure di flessibilità e
gli alleggerimenti per alcuni settori della piccola e media impresa e in
particolare dell'industria manifatturiera della carta, della ceramica, del
vetro. In particolare, il nostro Paese ha ottenuto, come dice Frattini, «l'introduzione
di una clausola di revisione generale dopo la Conferenza di Copenaghen per
l'intero pacchetto clima-energia dell'Ue estesa alla valutazione sull'impatto
di competitività »: in pratica, l'Unione europea potrà rivedere entro il 2010 i
propri obiettivi in base al comportamento degli altri
grandi attori mondiali come Cina, India e Stati Uniti. E proprio
all'America si rivolge idealmente il presidente della Commissione europea
Barroso con il suo «Yes you can», un invito a Barack Obama e
all'amministrazione che prenderà servizio il 20 gennaio 2009 perché si unisca
all'Europa «per realizzare quella lotta ai cambiamenti climatici su cui l'Ue
ha compiuto oggi un passo storico con l'adozione del pacchetto clima. Occorre
dice Barroso un patto transatlantico per affrontare insieme i problemi
dell'economia e dell'ambiente. L'Europa è pronta, speriamo che lo siano anche i
nostri partner». Con l'approvazione del pacchetto sul clima la Ue si pone
dunque all'avanguardia nella battaglia contro i gas serra. «Non c'è un
continente al mondo ha detto Sarkozy a chiusura del semestre di presidenza
francese che si è dotato di regole così vincolanti come quelle che abbiamo
appena adottato. La crisi non può essere una scusa per non procedere sulla
tutela dell'ambiente ». Gongola la Polonia, ormai avvezza a portare a casa
risultati di spicco vertice dopo vertice: «Abbiamo ricevuto una grande, direi
enorme, opportunità che possiamo misurare in decine di miliardi di euro, per
rimodernare il nostro settore energetico », ha detto il premier Donald Tusk.
Felice anche Angela Merkel: «Spesso mi hanno chiamata "Signora No",
ma oggi sono la "Signora Sì": questo accordo è un importante segnale
che oggi la Ue dà alla conferenza di Poznan, a quella di Copenaghen e alla
nuova amministrazione americana». Certo, un accordo come quello di ieri, se
pure di ampio respiro e a dispetto dei pessimismi della vigilia, non mette la
Ue al riparo dai propri egoismi nazionali e dalle rituali baruffe di bottega
che la contraddistinguono. È scontato che allo scadere di certe date, quando
sarà il momento di prendere il pallottoliere e fare i conti di chi ha inquinato
di più e di chi lo ha fatto gratis o con maggiori agevolazioni le polemiche
riprenderanno e il compromesso sarà come sempre un sentiero sottile fra
lusinghe e ricatti. Ma questa è l'Europa dei Ventisette, costretta come ha
detto un illuminato diplomatico a fare tre passi avanti e due indietro per
ottenere il risultato di farne almeno uno. Basta sentire lo strepito del
presidente ceco Vaclav Klaus, euroscettico di prima classe, che considera il
pacchetto climatico «uno stupido lusso» e pensare che sarà proprio Praga ad
assumere la prossima presidenza a gennaio per averne conferma. Ma intanto un
accordo c'è ed è già molto. E nessun Al Gore o John Kerry finora era riuscito
ad escogitarne uno altrettanto realisticamente fattibile. Sarkozy: «Non c'è un
continente al mondo che si è dotato di regole così vincolanti come quelle
adottate» Ai Paesi dell'Est dell'Unione è stata consentita una maggiore
elasticità per quanto riguarda le emissioni delle centrali a carbone
( da "Avvenire" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
ECONOMIA 13-12-2008
Le quattro ruote si sgonfiano ovunque DA MILANO PIETRO SACCÒ U n occhio e
Detroit e l'altro a Torino, o Stoccarda o a Boulogne-Billancourt. Perché la
crisi dell'auto non è un affare solo americano. In tutto il mondo chi produce
autovettore sta vivendo mesi da brivido. Le vendite stanno crollando ovunque:
in Europa, dopo il -15,5% di ottobre, si prevede un - 25% a novembre, in
Giappone il tonfo è stato del 27,3%, negli Stati Uniti del 40%. Anche le aree
che hanno sostenuto l'industria delle quattro ruote negli ultimi anni stanno
mostrando adesso segni di cedimento. In India a novembre si è registrato il
primo calo di immatricolazioni dopo 5 anni di crescita ininterrotta, in Cina sono quattro mesi che il mercato si sta restringendo, in Brasile
il calo è stato del 25%. Non si salva proprio nessuno, nemmeno quell'auto
elettrica che in tanti indicano come mezzo del futuro e che invece in
Inghilterra unico Stato dove le vetture a batteria hanno una quota di mercato
rilevante ha visto calare le consegne, quest'anno, del 58%. Molti
governi stanno correndo ai ripari. L'intervento più massiccio, fino ad ora, è
stato quello della Svezia. Volvo e Saab, le due principali case
automobilistiche scandinave, sono rispettivamente di proprietà di Ford e General
Motors. Per evitare che la crisi le travolga il governo ha deciso di stanziare
2,65 miliardi di euro (28 miliardi di corone) in un programma di ricerca e
sviluppo per le quattro ruote. Spostandosi in Francia, nel piano anti-crisi
annunciato dal presidente Nicolas Sarkozy ci sono 220 milioni di euro per un
nuovo bonus rottamazione, 300 milioni per progetti di investimento sulle
quattro ruote e un miliardo di euro da dare in prestito alle due case nazionali
(e parzialmente statali) Renault e Peugeot- Citroen. Anche in Italia non si
esclude un ricorso a un nuovo piano di incentivi. Tutte misure di sostegno
immediato per un settore che, lo ha ammesso anche l'amministratore delegato di
Fiat, Sergio Marchionne, sta attraversando un deserto dal quale uscirà rivoluzionato:
in due anni ci sarà un «consolidamento globale», dopo la crisi «resteranno solo
sei grandi gruppi». E per Fiat, che vuol essere del gruppo, è arrivato il
momento di trovare un alleato all'altezza. Il crollo delle vendite è globale
Non si salvano nemmeno i mercati emergenti di Cina,
India e Brasile Svezia e Francia hanno già annunciato piani per salvare i
campioni nazionali Marchionne: «Resteranno solo 6 case»
( da "AmericaOggi Online" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
Vertice Ue.
Berlusconi entusiasta dei risultati. "Abbiamo ottenuto tutto"
13-12-2008 BRUXELLES. Poteva, da sola, far saltare il banco. Ne esce, alla
fine, con le tasche piene e i ringraziamenti del presidente francese di turno
Nicolas Sarkozy. Dopo mesi di negoziati tesissimi, tra aperture e minacce di
veto, l'Italia incassa un successo sul pacchetto clima-energia dell'Ue che
ancora fino a ieri mattina sembrava impensabile. "E' una nostra grande
vittoria, abbiamo ottenuto tutto", ha commentato raggiante il premier
Silvio Berlusconi subito dopo esser uscito dalla sala dove i capi di Stato e di
governo dei Ventisette avevano appena sottoscritto l'accordo. Salvaguardia
totale del manifatturiero, clausola di revisione generale dell'intero pacchetto
nel marzo 2010, flessibilità sugli obiettivi intermedi da qui al 2020 e sulle
energie pulite: red-lines' che il governo non era disposto a valicare e che si
ritrovano - tutte - nell'accordo finale. Un compromesso impreziosito dal via
libera convinto del governo italiano anche all'altra grande sfida dell'ultimo
Consiglio europeo sotto presidenza francese: il varo, cioé, del piano da 200
miliardi (l'1,5% del Pil europeo) per contrastare la crisi economica e che - al
contempo - non scardina i paletti di quel patto di stabilità fondamentale per i
conti pubblici italiani. "Anche stavolta la nostra abilità tattica ha
pagato", si è compiaciuto il presidente del Consiglio che giovedì mattina
era arrivato in una Bruxelles gelida minacciando tempesta per poi aprirsi alle
rassicurazioni di Sarkozy. Non è un caso se la svolta, giovedì sera, è stata
determinata proprio da un incontro tra i due e se, ieri, il Cavaliere ha voluto
lodare pubblicamente l'inquilino dell'Eliseo per "l'intelligenza e la
determinazione" con le quali ha tenuto le redini delle trattative.
Trattative che nella due giorni del Consiglio il premier ha condotto
personalmente, sorrette da "un lavoro di squadra che ci ha portato ad un
risultato straordinario, considerata la barra di partenza". Il
riferimento, esplicito, era diretto a tutti i ministri che si sono occupati del
pacchetto nei mesi scorsi, dal titolare della Farnesina Franco Frattini, che lo
ha accompagnato a Bruxelles, a Stefania Prestigiacomo (Ambiente), Andrea Ronchi
(Politiche europee) e Claudio Scajola (Sviluppo economico). Le perplessità del
premier sulla necessità di approvare misure così delicate per le industrie
europee in un momento di depressione economica certo non sono sparite da un
giorno all'altro. Ma la clausola di revisione generale del pacchetto
all'indomani della Conferenza di Copenaghen del 2009, fortemente voluta dall'Italia,
rappresenta una sorta di rete di salvataggio': se anche i
grandi inquinatori' a livello globale - Usa, Cina, India - non
dovessero adottare misure analoghe, anche il Vecchio continente a quel punto
potrebbe fare marcia indietro. Perché ora l'Europa sull'ambiente è
"all'avanguardia", ma certo, ha chiarito Berlusconi, "non vuole
essere quella che paga il conto da sola...". Da Bruxelles, la
soddisfazione della delegazione italiana è rimbalzata a Roma, dove Scajola si è
detto "orgoglioso dei risultati raggiunti per l'Europa e per
l'Italia". "Abbiamo visto riconosciute le nostre ragioni, superando
gli ambientalismi ideologici di chi per mesi strumentalmente ha accusato il
governo di voler boicottare l'accordo", gli ha fatto eco Prestigiacomo che
ha parlato di un compromesso all'insegna "dell'equità, della sostenibilità
economica ed ambientale, e della tutela degli interessi nazionali". Mentre
secondo Ronchi, grazie al governo "nessun posto di lavoro italiano verrà
ora messo a repentaglio". Ultima nota positiva del Consiglio la creazione
di un fondo - detto Margherita' - che mobiliterà risorse aggiuntive per le
infrastrutture trans-europee. Anche questo chiesto dall'Italia, ha raccontato
Berlusconi prima di lasciare Bruxelles, e anche questo ottenuto.
( da "AprileOnline.info" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina
La Sinistra, il
popolo unito ma i leader no Marzia Bonacci, 13 dicembre 2008, 20:47 Politica
All'Ambra Jovinelli l'associazione che sta costruendo il processo costituente e
che vede insieme Sd, parte del PdCI e dei Verdi, oltre all'ex maggioranza di
Rifondazione, organizza le primarie per le idee. Esponenti dei sindacati e dei movimenti,
ma anche semplici militanti chiedono un partito unico che debutti alle elezioni
europee. Mentre la leadership si divide: Fava spinge per la nuova formazione
che partecipi alla tornata elettorale di giugno, Vendola preferirebbe un
cartello elettorale di tutte le forze rimandando la nascita del nuovo soggetto
Alle 13.30 il teatro Ambra Jovinelli a Roma è già tutto pieno. In platea come
al primo e al secondo piano, tanto che sedersi è da subito un'impresa,
difficile quanto quella che ci si appresta a realizzare in questa assemblea. Il
primo appuntamento ufficiale dell'associazione politico-cultura La sinistra è
un successo di partecipazione. Del resto il tema è invitante: le primarie delle
idee, ovvero cercare risposte alla domanda radicale. Quale? Semplice: "Per
me la sinistra è". E' questo infatti l'interrogativo a cui dovranno
rispondere i tanti partecipanti nei loro interventi (massimo tre minuti
ciascuno), secondo un' alternanza che rispetti la rappresentanza dei due
generi, con una modalità a sorteggio. Mentre circola un questionario articolato
in 26 punti che va a toccare i temi cari al popolo della sinistra, chiedendogli
di abbozzare una scala di priorità. Così si vota per avanzare le preferenze
sulle idee proposte: dalla laicità al reddito di cittadinanza, da un nuovo
modello economico alla tutela dell'ambiente, dall'uguaglianza tra i sessi, le
razze, le fedi alla pace e al disarmo, dall'occupazione sicura e stabile
all'importanza di una rappresentanza democratica e non schiacciata sul bipolarismo.
I questionari vanno consegnati entro le
( da "Unita, L'" del 14-12-2008)
Argomenti: Cina
La
Cina vuole difendere una crescita
dell'8% La Cina mira a una crescita del pil
attorno all'8% nel 2009 contro il 9% atteso per il
( da "Repubblica, La" del 14-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 28 - Cultura
Gli incubi del Sogno Cinese Risvegli l´attualità Il 18 dicembre 1978, per volontà
del leader di allora Deng Xiaoping, il partito comunista introdusse degli
incentivi di guadagno per i contadini più produttivi. Fu l´inizio
del sommovimento epocale che ha portato la Cina ai vertici
dell´economia mondiale. Trent´anni dopo, però, l´anniversario è amaro: il boom
appare minacciato dalla crisi globale Prima di oggi il gigante asiatico era
stato al riparo dagli effetti dei cicli economici negativi "Non avremmo
mai immaginato tanto benessere Ma sarà lo stesso per i nostri figli?"
FEDERICO RAMPINI PECHINO Wang Shan era un giovane medico di 22 anni, Yang Yin
un´infermiera di 19, quando si presentarono all´ufficio matrimoniale nella loro
cittadina dello Hunan. Ciascuno aveva in mano la lettera della «unità di
lavoro», la cellula del partito comunista che li autorizzava a sposarsi. Nessun
fotografo, niente abito da sposa. «Con un salario di 30 yuan (3 euro) al mese -
dice Wang - il banchetto nuziale fu una distribuzione di caramelle ai colleghi
di lavoro. Per avere un letto matrimoniale dovetti prendere in prestito una
brandina dell´ospedale». Il sogno della giovane coppia? «Un futuro radioso per
noi voleva dire poterci comprare una bicicletta, una macchina da cucire; forse
perfino un orologio da polso, e il lusso estremo di una radiolina a transistor»,
ricorda Yang. Era una vigilia d´inverno di trent´anni fa. Wang e Yang non
potevano sapere che il giorno stesso delle loro nozze nei palazzi del potere di
Pechino maturava una decisione che avrebbe cambiato il resto della loro vita,
il loro orizzonte e i loro sogni, consegnando a generazioni di figli e nipoti
una Cina irriconoscibile. La data: 18 dicembre 1978.
Quel giorno, alla terza sessione plenaria dell´11esimo Comitato centrale del
partito comunista, il leader Deng Xiaoping presentava una mozione di cui pochi
capirono la portata. Una modesta riforma: così sembrava, nel tipico stile
gradualista e prudente di Deng. Raccomandava ai villaggi agricoli di introdurre
un sistema di «responsabilità» - è la definizione sibillina del testo ufficiale
- per legare il guadagno dei contadini alla produttività dei loro raccolti
individuali. Era l´inizio della contro-rivoluzione. L´abbandono
dell´egualitarismo maoista. Il primo germe dell´economia di mercato, introdotto
alla chetichella nell´immenso corpo indolente della Cina
rurale, il gigante addormentato del Terzo mondo. Il virus del guadagno,
iniettato a centinaia di milioni di contadini, in pochi anni fece crescere i
raccolti a livelli mai visti, affrancando per sempre la Repubblica popolare dal
flagello delle carestie. Di lì a poco Deng avrebbe varato un esperimento ancora
più importante, creando le «zone economiche speciali» nella regione meridionale
del Guangdong. Erano porti franchi aperti agli investimenti stranieri, su cui si
lanciarono per primi gli scaltri capitalisti cinesi d´oltremare, da Hong Kong e
Taiwan. L´inizio del prodigio industriale cinese. Da quel Plenum del partito
comunista di trent´anni fa parte una catena di eventi che ha cambiato il
destino di un miliardo di persone e la storia del mondo. Ha stravolto le
gerarchie tra le nazioni, ha disegnato la fisionomia della globalizzazione. La
sorte ora gioca uno scherzo crudele a questo anniversario. Per mesi i leader di
Pechino avevano curato i preparativi della celebrazione: il secondo grande
evento del 2008 dopo le Olimpiadi, per l´iconografia del regime. Ma proprio
quando arriva la data fatidica per commemorare i trent´anni di economia di
mercato, sulla Repubblica popolare soffia un vento sinistro. Lo spettro di una Grande
Depressione è in cima ai pensieri di tutti. Non è aria di festeggiamenti ma di
interrogativi angosciosi. Uno domina su tutti: quale sarà il prezzo da pagare
per essere balzati ai vertici del capitalismo mondiale? Per una nazione che non
ha una vera memoria storica del 1929 (allora la sua economia era troppo
decadente e periferica per sentire davvero gli effetti del crac), poi fu
isolata a lungo dall´autarchia maoista, questo è il primo impatto veramente
drammatico con un rovescio del ciclo economico. Le riflessioni sulla svolta
storica di trent´anni fa assumono di colpo un tono diverso. Dai racconti sul
"come eravamo" affiora una curiosità nuova, la voglia di riscoprire
esperienze sepolte nel passato dei genitori e dei nonni, ricordi di privazioni,
rinunce, miserie quotidiane. Yu Manxiang oggi ha 58 anni, è infermiera
all´ospedale Ruijin di Shanghai. La figlia di Yu compiva due anni alla vigilia
delle riforme di Deng Xiaoping. «Nel 1978 - ricorda Yu - avevamo ancora la
tessera del razionamento alimentare. Un chilo di uova al mese, nemmeno un uovo
al giorno per la mia bambina. Il diritto a una bottiglia di latte quotidiana
era scaduto al compimento del suo primo anno. Vivevamo in un appartamento
diviso tra più famiglie, in un caseggiato popolare senza accesso alle
fognature. Ogni mattina facevamo i turni per pulire la latrina collettiva.
Anche l´unico rubinetto dell´acqua corrente dovevamo usarlo a turno». Sua
figlia Zhou Zhuxin si è sposata nel 28esimo anniversario delle nozze dei
genitori. Per il banchetto si è fatta truccare da un celebre coiffeur-stilista;
ha affittato un salone privato in un hotel a cinque stelle, con orchestra e
piattaforma da ballo liscio; un cameraman professionale ha prodotto un dvd
dell´evento come omaggio per tutti gli ospiti. I giovani sposi, laureati e
dipendenti di multinazionali straniere, si sono trasferiti in un appartamento
di
( da "Repubblica, La" del 14-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XXIII - Roma
Caravanserraglio, regali di Natale fuori dal comune Fino al 6 gennaio
all´Auditorium,
( da "Repubblica, La" del 14-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 13 - Esteri
Il caso "I detenuti di Guantanamo in Europa" LONDRA - Gli Usa
chiedono gli alleati europei aiuto per ospitare gli ex detenuti di Guantanamo.
Chiudere la prigione per "nemici combattenti" nella
base americana a Cuba è una delle priorità di Obama, ma il problema rimane dove
sistemare i detenuti che non possono essere rimpatriati. Più di un quinto dei
250 prigionieri di Guantanamo provengono da Paesi che non garantirebbero il
rispetto dei diritti fondamentali (come Cina, Libia,
Russia, Tunisia o Uzbekistan).
( da "Repubblica, La" del 14-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 13 - Esteri
Rivoluzione energetica "Clima, un anno per evitare il disastro"
L´appello di Ed Miliband: i governi devono investire sull´ambiente Va sostenuta
spostando risorse, puntando sui treni ad alta velocità e sulle case a consumo
basso o nullo, sull´efficienza e sulle fonti rinnovabili ANTONIO CIANCIULLO DAL
NOSTRO INVIATO POZNAN - Più che una conferenza è stato l´annuncio ufficiale del
countdown: a Poznan i delegati Onu hanno fatto tappa preparandosi allo scatto
finale per la maratona a difesa del clima che dovrebbe concludersi alla fine
del prossimo anno a Copenaghen. Il treno dei negoziati non è uscito dai binari
e non si è fermato, ma la velocità è bassa e la strada resta lunga. A tarda
notte, in chiusura dei lavori, Yvo de Boer, il coordinatore degli appuntamenti
sul global warming, si è consolato dicendo che «in una maratona è alla fine che
bisogna accelerare, non all´inizio». Ma i paesi poveri protestano perché il
Fondo per l´adattamento, approvato ieri, porterà solo 300 milioni di dollari
all´anno: la tassa del 2 per cento sull´asta delle emissioni inquinanti non è
passata. «A Poznan abbiamo costruito un altro tassello dell´accordo e la
moltiplicazione degli uragani e delle alluvioni ci ricorda la necessità di una
risposta rapida e determinata - spiega Ed Miliband, il ministro per l´Energia e
i cambiamenti climatici del governo britannico - Abbiamo dodici mesi per
disinnescare la bomba climatica: l´appuntamento di Copenaghen alla fine del
prossimo anno non può fallire». Gli ambientalisti sono rimasti delusi, parlano
di indebolimento delle posizioni europee. «Io credo che in questi giorni
abbiamo registrato un doppio successo. A Poznan la conferenza delle Nazioni
Unite ha confermato la tabella di marcia per arrivare a Copenaghen con la
spinta giusta. L´Unione europea ha ribadito la linea del 20?20?20 entro il
2020, cioè 20 per cento in più di efficienza energetica, 20 per cento in meno
di emissioni serra, 20 per cento di energia da fonti rinnovabili. E, se ci sarà
un accordo internazionale, porteremo al 30 per cento il taglio delle
emissioni». Siamo ancora lontani dall´80 per cento che la Gran Bretagna si è
impegnata a raggiungere entro il 2050. «Ma anche gli obiettivi intermedi sono
importanti. La rivoluzione energetica può aiutarci a uscire dalla crisi e a
moltiplicare i posti di lavoro, ma va sostenuta investendo, spostando risorse,
puntando sui treni ad alta velocità e sulle case a consumo basso o nullo,
sull´efficienza e sulle fonti rinnovabili. Noi non vogliamo fermare lo
sviluppo: decarbonizzare la nostra economia, sganciarla dalla trappola dei
combustibili fossili, significa rilanciarla. E questa è la direzione che
prenderà la nuova amministrazione statunitense. Le parole di Al Gore a Poznan e
le scelte di Obama sono molto incoraggianti». La Cina e le nuove economie in crescita si allineeranno al processo? «A
Poznan il Messico ha annunciato un proprio target del 50 per cento di riduzione
delle emissioni serra al 2050; il Brasile si è reso disponibile a una riduzione
del 70 per cento del tasso di deforestazione dell´Amazzonia; la Cina ha manifestato l´intenzione di integrarsi nel processo.
Bisogna superare lo scoglio della disponibilità finanziaria. Bisogna affinare
il meccanismo per la promozione delle fonti pulite e dell´efficienza
energetica. Da questo punto di vista serve qualcosa di più di quanto è stato
fatto finora: da qui a Copenaghen occorre che tutti i governi facciano uno
sforzo supplementare per raggiungere il traguardo. E, come dice il nuovo
presidente degli Stati Uniti, possiamo farcela».
( da "Repubblica, La" del 14-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 25 - Copertina L´ATTUALITà CULTURA L´INCONTRO I SAPORI SPETTACOLI Cina & capitale, compleanno di crisi A Stoccolma coi fantasmi dei
Nobel "Azzurro", il nostro inno-ombra La seconda vita di Carlo
Fruttero Polenta, il piatto color nostalgia FEDERICO RAMPINI roberto saviano
Edmondo berselli licia granello e paolo rumiz silvana mazzocchi
( da "Avvenire" del 14-12-2008)
Argomenti: Cina
CRONACA 14-12-2008 La
strada oltre Kyoto è aperta Dopo l'accordo Ue accelera il negoziato mondiale.
Obiettivo: il protocollo di Copenhagen DA MILANO GIULIO ISOLA R iparte con due
mosse, tutto sommato a sorpresa, il cammino del mondo verso il dopo Kyoto.
Prima l'accordo europeo su un pacchetto che ha messo a prova l'unità dei
ventisette, quindi un un'intesa sulla road map che dovrebbe condurre
all'accordo di 150 Paesi per ridurre le emissioni dei gas serra, intesa
raggiunta l'altra notte a Poznan, in Polonia. La sorpresa discende dalla
laboriosità di un percorso che oggi ha una méta ben precisa, da raggiungere nel
dicembre del 2009: Copenhagen. A Poznan, la conferenza delle Nazioni Unite sul
clima si è conclusa con un successo di misura ma altrettanto inatteso: gli
Stati firmatari della Convenzione dell'Onu sui cambiamenti climatici (Unfccc)
hanno adottato infatti un calendario - la road map comprensiva di un programma
di negoziati - per i prossimi 12 mesi. Non è poco, se si considera che, oltre
le incertezze europee, gli U- sa erano ancora rappresentati
dall'Amministrazione Bush, che ha sempre rifiutato qualsiasi accordo
multilaterale vincolante. A Bruxelles, i capi di Stato e di governo dell'Ue, al
termine di un lungo summit, hanno approvato un piano per impegnarsi a ridurre nel
2020 il 20 per cento delle emissioni. «L'Ue non ha dato un esempio fantastico»,
ha osservato John Kerry, inviato a Poznan da Barack Obama. In realtà, come
hanno spiegato ieri i negoziatori liberaldemocratici del Parlamento concludendo
un accordo con il Consiglio sul pacchetto clima, «l'accordo sembrava lontano
soltanto qualche settimana fa» e per il Pse «l'Ue ha dato un esempio di forte
leadership al resto del mondo, gli accordi degli ultimi giorni sono storici e
aprono la porta ad altri progressi per i negoziati». Tra un anno esatto, nella
città danese, si vedrà se e come i 190 paesi firmatari riusciranno a trovare un
accordo definitivo per ridurre drasticamente le loro emissioni di gas a effetto
serra, ma già oggi c'è chi parla di fallimento del dopo-Kyoto. I Paesi più
poveri recriminano sulla scarsa generosità da parte dei donatori, anche se il
vertice ha varato un fondo (dagli attuali
( da "Avvenire" del 14-12-2008)
Argomenti: Cina
MONDO 14-12-2008
GUERRA AL TERRORISMO Assalti ai convogli: vertice in Francia per una nuova via
DA PARIGI A nche ieri un attacco ai rifornimenti destinati alle truppe della
Nato dispiegate in Afghanistan. Così, le forze delle coalizione impegnate nel
Paese cercano una via di accesso alternativa. Il nuovo assalto è stato lanciato
da un gruppo di ribelli contro un deposito della Nato alle porte di Peshawar,
nel nord-ovest del Pakistan, una tappa intermedia sulla strada dei convogli
verso l'Afghanistan. Undici camion e tredici container sono andati distrutti.
Si tratta del quarto attacco di questo tipo nell'ultima settimana. Mentre
all'inizio di dicembre, quasi 200 veicoli sono stati persi in operazioni
simili. Oggi si parlerà di questa emergenza durante una riunione ministeriale
informale che si terrà in Francia, vicino a Parigi. I ministri degli E- steri
di Afghanistan, Usa, Cina, Russia, India, Iran, Pakistan, Italia, Gran Bretagna, Germania
e Francia, il responsabile della politica estera della Ue Javier Solana e il
commissario Ue per le relazioni estere Benita Ferrero- Waldner si propongono di
fiancheggiare politicamente l'intensificazione delle iniziative militari
chiesta dal governo di Kabul per contrastare la crescente minaccia taleban.
E per la prima volta parteciperanno al vertice anche il Tagikistan, il
Turkmenistan e l'Uzbekistan: una presenza, questa dei tre Paesi confinanti con
l'Afghanistan del Nord, che denota l'urgenza con cui le forze della Coalizione
vogliono affrontare il problema dell'apertura di una «seconda via» per i
rifornimenti alle truppe della Nato alternativa a quella da Sud, attraverso il
Pakistan, da cui passa il 75% dei rifornimenti militari, ma che è molto
vulnerabile agli attacchi dei taleban. Le vie alternative allo studio sono in
primo luogo quella russa-uzbeka, ma Mosca ha finora autorizzato solo la
Germania a inviare attraverso le ferrovie russe rifornimenti alle sue truppe.
Un'altra via passerebbe per Georgia e Azerbaigian per giungere in nave
attraverso il Mar Caspio in Turkmenistan o in Kazakhstan, da dove
raggiungerebbe via ferrovia l'Uzbekistan e di qui il Nord Afghanistan.
Particolarmente importante è un accordo con l'Uzbekistan dato che questo Paese
possiede la sola ferrovia che, attraverso il ponte di Termez, giunge in Nord
Afghanistan. Il Turkmenistan e il Tagikistan hanno invece collegamenti stradali
con l'Afghanistan. Missione a sorpresa del primo ministro presso il
contingente. Gli inglesi sono secondi dopo gli Stati Uniti per numero di
soldati e coprono un'area tra le più rischiose del Paese Il premier Brown a
Camp Bastion (Reuters)
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2008-12-14 - pag: 1 autore: ... PANORAMA ... Vertice
storico: nasce il tripartito Cina-Giappone-Corea
del Sud Cina, Giappone e Corea del Sud assieme per cercare di uscire dalla
crisi economica. Il premier giapponese Taro Aso, quello cinese Wen Jiabao e il
presidente sudcoreano Lee Myng-bak hanno lanciato ieri da Fukuoka, in Giappone,
la "Tripartite Partnership", una storica cooperazione trilaterale che
mette da parte ostilità e risentimenti per fare dell'Asia orientale il
«centro della crescita economica mondiale». u pagina9 Iraq, truppe Usa nelle
città anche dopo giugno Il segretario Usa alla Difesa Robert Gates ha fatto
tappa ieri in Iraq. Ha incontrato il responsabile delle forze americane nel
Paese, Ray Odierno. I militari americani potrebbero restare nelle città
irachene anche dopo il termine di giugno. u pagina8 Elezioni regionali oggi in
Abruzzo: test sull'asse Pd-Idv Oggi e domani si vota in Abruzzo per eleggere il
nuovo presidente e il Consiglio regionale dopo gli arresti e le dimissioni di
Ottaviano Del Turco. Attesa per il risultato dell'Idv, che avrà ripercussioni
sull'alleanza con il Pd. u pagina 12 Papa:Stato e Chiesa separati ma noi
risvegliamo l'etica «La distinzione tra Stato e Chiesa è un grande valore,
questo però non significa che la Chiesa non senta come suo il compito di
risvegliare l'etica nella società ».Così ieri il Papa durante lavisita all'ambasciata
italiana presso la Santa Sede. u pagina 12 Riforme: fallimento possibile anche
per le famiglie Potranno fallire anche le famiglie e i piccoli imprenditori. Il
ministero della Giustizia ha messo a punto un progetto per estendere gli
accordi sulla ristrutturazione dei debiti oggi limitati alle sole imprese. u
pagina 23
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2008-12-14 - pag: 9 autore: Anniversari. Nel '78 la svolta
di Deng Xiaoping Pechino, trent'anni di mercato prudente Luca Vinciguerra
SHANGHAI. Dal nostro corrispondente è stata una delle Rivoluzioni più
dirompenti nella storia dell'umanità. Ma, probabilmente per il semplice fatto
che non ha seminato miseria, disgrazie e lutti su larga scala, in Occidente se
ne ricordano in pochi. Trent'anni fa di questi giorni, al termine di una dura e
sanguinosa lotta per la successione a Mao Tse-tung, Deng Xiaoping
diventava il nuovo timoniere della Cina comunista.
Per il Paese più grande del mondo, annientato economicamente e moralmente dalla
tragica esperienza della Rivoluzione Culturale, si apriva un capitolo nuovo.
Grazie alle riforme varate da Deng, tre decenni dopo lo storico plenum del
Comitato Centrale che sancì la sua ascesa al potere, la Cina è diventata una superpotenza. E lo sviluppo economico, la
modernizzazione e l'apertura ai commerci internazionali hanno consentito a 300
milioni di persone di affrancarsi dalla povertà. Per un bizzarro paradosso
della storia, proprio mentre Pechino si prepara a celebrare il trentesimo
anniversario della svolta verso l'economia di mercato, il capitalismo globale
si ritrova a navigare nel mezzo della peggiore crisi degli ultimi ottant'anni.
Una crisi profonda che, dopo aver sfiorato la Grande Muraglia, nelle ultime
settimane ha finito per investire in pieno anche la Cina.
Per questo, la nomenklatura è sempre più preoccupata. La dinamica in atto è
chiara: per effetto della paralisi della domanda mondiale, le esportazioni
cinesi diminuiranno; un numero imprecisato di aziende chiuderanno e migliaia di
persone resteranno senza lavoro; le banche vedranno aumentare le sofferenze e
stringeranno i cordoni del credito; investimenti e consumi interni caleranno.
Ciononostante, nel profondo del suo animo, la nomenklatura prova una sottile,
incosciente sensazione di piacere guardando lo sgretolamento del capitalismo
anglo sassone. Di fronte alle macerie di Wall Street, oggi i nipoti di Deng, i
cosiddetti comunisti della Quarta Generazione, avrebbero buon gioco nel dire:
avevamo ragione noi. Avevamo ragione a tenere il sistema economico sotto
controllo; a deregolamentare a piccole dosi; a limitare il ruolo della finanza;
a tenere duro sull'inconvertibilità del renminbi. Insomma, avevamo ragione noi
a non ascoltare le tante lezioni impartiteci da un esercito di professori, che
non ha previsto il disastro tra le mura di casa propria. «Io ho voluto che la Cina si aprisse al mondo. Ma, siccome non sono un esperto di
economia, ho dovuto chiedere ad altri di escogitare il modo migliore per
farlo»,disse Deng a metà degli anni ' 90, quando il nuovo corso cinese era già
ben avviato. In effetti, il grande architetto delle riforme cinesi non si
occupò mai troppo dei dettagli. A lui bastò dettare la linea, ispirandosia tre
principi cardine della tradizione confuciana: saggezza, moderazione,
gradualismo. Il socialismo di mercato è frutto di questo approccio prudente con
il cambiamento. Ci fu prudenza allora, in quell'indimenticabile '78, nel
liquidare la fallimentare e sciagurata esperienza delle Comuni agricole. Ci fu
prudenza dieci anni dopo, quando si trattò di smantellare la mastodontica
industria di Stato. Ci fu prudenza nel luglio 2005, quando Pechino decise di
iniziare la riforma del suo sistema di cambio. Diversamente, la Rivoluzione
pro-mercato sarebbe finita come la maggior parte delle rivoluzioni che nel
Novecento hanno segnato i destini dei Paesi in via di sviluppo, cioè nel sangue
e nel caos. è questa la grande eredità lasciata da Deng alla Cina
contemporanea. Poi, ce n'è un'altra meno visibile,ma assai più pesante da
gestire: quella di una società ingiusta e ineguale che, presto o tardi, farà sentire
la sua voce. Magari,reclamando un'altra Rivoluzione. lucavin@attglobal.net
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2008-12-14 - pag: 9 autore: Summit. Primo incontro tra
Giappone, Cina e Corea del Sud I tre grandi dell'Asia insieme contro la crisi
Stefano Carrer FUKUOKA. Dal nostro inviato Il Tripartito torna alla ribalta
delle relazioni internazionali. Per fortuna non ha nulla che vedere con
l'infausta alleanza antiamericana del 1940 di Tokyo con Roma e Berlino: si
tratta della "Tripartite Partnership" varata ieri nel corso
del primo storico vertice tra Giappone, Cina e Corea
del Sud, ossia della nuova cornice di alta diplomazia istituzionalizzata che
ogni anno riunirà i leader dell'Asia orientale e che avrà persino un
"Cyber- Segretariato" (virtuale) a monitoraggio dei progressi
raggiunti. Il premier giapponese Taro Aso, quello cinese Wen Jiabao e il
presidente sudcoreano Lee Myng-bak si sono dichiarati convinti che il loro
primo summit spianerà la strada a una nuova era di cooperazione trilaterale
«comprensiva», in un' ottica orientata verso il futuro. Spinti dalla crisi
economico-finanziaria internazionale, insomma, i tre leader hanno concordato -
all'avveniristico Museo del Kyushu, alla periferia della città di Fukuoka- di
mettere la sordina all'eredità di un passato di ostilità e risentimenti: Aso ha
parlato addirittura di «necessità storica»per un avvicinamento all'insegna del
pragmatismo ma anche di un certo orgoglio asiatico. Saranno i Paesi asiatici,
hanno sottolineato i tre leader, a giocare un ruolo di «centro della crescita
economica mondiale » al fine di invertire il trend globale attuale e «far
tornare l'economia mondiale sul sentiero di una crescita sostenibile ». Il
messaggio ai mercati è stato chiaro: seria volontà di più stretta
collaborazione e impegno a sostenere le rispettive economie con ingenti programmi
di stimolo alla domanda interna, a beneficio di tutti e a contrasto di una
situazione così grave che secondo Wen «capita una volta al secolo». Lee ha
ringraziato gli altri due leader per l'ampliamento degli accordi di swap
valutario ( annunciato venerdì) che contribuirà a stabilizzare la situazione
finanziaria sudcoreana. L'impegno collettivo, inoltre, è quello di accelerare
sia sulla multilateralizzazione della Chiang Mai Initiative sugli swap sia
sulla ricapitalizzazione dell'Asian development bank, sia sulla lotta al
protezionismo (hanno assicurato che per 12 mesi nessun nuovo ostacolo o
restrizione saranno introdotti). è stata poi spezzata una lancia in favore di
una «ambiziosa, bilanciata e comprensiva conclusione» del Doha Round «al più
presto possibile». Una manifestazione formale di unità si è estesa al problema
dei rapporti con la Corea del Nord, anche se non c'è stato alcun riferimento
diretto alla notizia proveniente dagli Usa della sospensione collettiva delle
previste forniture di energia a Pyongyang in mancanza di progressi sulla
verificabilità del processo di disarmo nucleare (né alla dura replica
nordcoreana, con la minaccia di sospendere la disattivazione del suo principale
impianto atomico). Al rammarico per lo stallo negoziale si è affiancata la
riaffermazione della necessità di insistere per realizzarne gli obiettivi,
mentre Lee ha aggiunto che occorre «pazienza» e ha fatto un riferimento a
Barack Obama, suonato come una avvertimento a non drammatizzare la deludente
fase attuale delle trattative. Il "Piano di azione per promuovere la
cooperazione trilaterale" invita tra l'altro ad approfondire, a partire
dal 2009, gli studi su un Free Trade Agreement trilaterale, mentre è stata resa
pubblica alla vigilia del summit una "Agenda di azione" sul
miglioramento delle condizioni per il business, con un capitolo sulla
facilitazione di investimenti stranieri nei tre Paesi. Un riferimento assieme a
quello sulla Wto che forse mira anche a rassicurare Paesi terzi sul fatto che
il Tripartito non danneggerà interessi extra-asiatici. I COLLOQUI Avvicinamento
storico per sostenere la crescita Il vertice ha discusso anche il nuovo stop
tra Washington e Pyongyang sul nucleare
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-14 - pag: 18 autore: INTERVISTA Giuseppe
Pasini Presidente Federacciai Minori costi per 5 miliardi L'accordo Ue sul
clima agevola l'industria siderurgica già in frenata Nicoletta Picchio ROMA.
Oltre 5 miliardi di euro. Se non ci fosse stato l'accordo sul clima raggiunto
venerdì a Bruxelles l'industria siderurgica italiana avrebbe dovuto calcolare
questo costo sui bilanci per acquistare quote di CO2. Un aggravio pesante, in
una fase in cui la crisi internazionale pesa anche sul settore dell'acciaio,
che negli ultimi anni aveva avuto un andamento positivo: le previsioni per il
2009 indicano un calo della produzione del 15-20 per cento. Giuseppe Pasini,
presidente di Federacciai (160 imprese associate, che rappresentano il 95%
della filiera, 50 miliardi di fatturato), è soddi-sfatto, sia per i contenuti
tecnici dell'intesa, che prevede quote di emissione gratis per settori
rilevanti del manifatturiero, sia perchè non c'è stata una spaccatura dentro la
Ue. Il Governo, anche su sollecitazione di Confindustria, era pronto a
esercitare il diritto di veto. Condivide? è stato positivo non averlo dovuto
utilizzare. è molto importante che in questa situazione di recessione l'Unione
europea abbia evitato una spaccatura. Un clima favorevole che ha aiutato anche
l'accordo sul piano di rilancio economico. Bisogna restare uniti se vogliamo
reagire alla crisi. Sul pacchetto ambiente l'Italia ha puntato i piedi: c'è il
rischio di passare per inquinatori? Attenzione: l'industria italiana è da anni
attenta alla tutela ambientale. Lo dimostro con i numeri: dal 1990 al 2005 la
riduzione di CO2 da parte del settore siderurgico è stata dal 29 per cento. Una
quota rilevante. Secondo le tappe Ue, entro il 2020 bisognerebbe ridurre le
emissioni di un ulteriore 21%. Ce la farete? è un nostro impegno. Ma con le
tecnologie attuali è un obiettivo difficilmente realizzabile in questo lasso di
tempo. Noi non vogliamo sottrarci dall'investire per ridurre le emissioni di
CO2. Ma con la decisione di rendere gratuite le quote di emissione per alcuni
settori rilevanti, l'Europa ha dimostrato di capire l'importanza del
manifatturiero, dal vetro, al cemento, all'acciaio, non solo italiano ma anche
di altri Paesi, come la Germania. Ci sarà nel prossimo periodo, prima
dell'entrata in vigore del pacchetto, una verifica sui settori esposti. Ci
sarebbe stato il rischio di delocalizzazione? Sì, anche
perché i Paesi maggiori produttori di CO2, come la Cina, gli Usa e la
Russia, non hanno firmato il protocollo di Kyoto. Sarà importante il vertice di
Copenhagen, il prossimo anno, quando secondo gli auspici bisognerà firmare un
trattato che prenderà il posto del protocollo di Kyoto dal 1Úgennaio 2013.
è giusto l'impegno dell'Europa e dell'Italia, ma le nostre industrie si trovano
a competere con quelle cinesi, russe, statunitensi. E non possiamo avere
penalizzazioni, tanto più che, senza l'impegno di questi Paesi, il nostro
sforzo avrebbe comunque un impatto limitato. Ci avrebbero costretti ad andare a
produrre altrove per riuscire a stare sul mercato. Il presidente francese ha
sottolineato l'impegno dell'Italia: condivide? Il Governo italiano si è mosso
con molta determinazione. Ma ci tengo a valorizzare anche il ruolo di
Confindustria. è stata molto importante l'azione di sensibilizzazione nei
confronti degli imprenditori tedeschi e francesi. Emma Marcegaglia si è fatta
carico del problema ed è riuscita a creare un fronte comune che ha pesato
positivamente sull'esito della vicenda. Non si tratta di essere o meno
ambien-talisti, ma di guardare con realtà i numeri: ci aspetta un periodo di
aumento della cassa integrazione, di difficoltà internazionali. Non possiamo
avere solo sulle nostre spalle un peso in più. «Noi vogliamo investire per
ridurre l'inquinamento ma dobbiamo competere con Paesi che non lo fanno» Il
presidente. Giuseppe Pasini INFOPHOTO
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-14 - pag: 18 autore: Clini
(Ambiente): la flessibilità faciliterà la trattativa con gli Usa Sconto sulle
emissioni a chi investe nei Balcani Jacopo Giliberto Via libera agli
investimenti energetici e ambientali delle imprese italiane nei Balcani: in
Albania, in Serbia, Montenegro e Macedonia, per esempio, dove il ministero
dell'Ambiente ha aiutato più di 80 progetti italiani che permettono di
abbassare le emissioni mondiali di anidride carbonica. Un nome per tutti, il
gruppo siciliano Moncada ha firmato a Tirana un accordo per costruire centrali
eoliche da 500 megawatt e per posare sotto l'Adriatico una linea di alta
tensione che porterà in Italia la corrente prodotta dal vento balcanico.
L'Italia potrà ricorrere fino al 50% dei tagli di anidride carbonica con eco-investimenti
in Paesi non Ue, contro un tetto europeo del 20%. Questi sono alcuni dei punti
del pacchetto europeo "clima ed energia" chiuso a Bruxelles venerdì
dopo un negoziato estenuante condotto dall'Italia per schiodare il pesante
testo originario della Commissione europea. Un negoziato tesissimo che ha
fruttato i complimenti pubblici del premier britannico Gordon Brown all'Italia
per la capacità di imprimere una prospettiva diversa a questo pacchetto.
L'Europarlamento dice sì Ieri i relatori del Parlamento europeo di Strasburgo
hanno accettato a Bruxelles, durante due incontri con la presidenza del
Consiglio Ue e la Commissione, gli accordi sulle emissioni e sullo scambio di
diritti, su come dividere tra i Paesi il taglio delle emissioni nei settori non
industriali, sulla direttiva che finanzia 12 impianti per lo stoccaggio della
CO2. La clausola di revisione Tra i punti chiesti e ottenuti dall'Italia c'è la
clausola di revisione. Che cos'è? Nel marzo 2010 il Consiglio europeo esaminerà
i risultati. Si deciderà se c'è lo spazio per forzare la riduzione di emissioni
dal 20 al 30%, o viceversa se servirà una valutazione critica dell'impatto
delle misure sull'economia europea e sull'efficacia ambientale. «Questa
clausola di revisione – commenta Corrado Clini, direttore generale al ministero
dell'Ambiente, che ha condotto l'ultima parte e la stretta finale della
mediazione a Bruxelles – è un'ottima leva per il negoziato internazionale con
Usa, India e Cina». Il fondo
Margherita Il fondo Margherita anticrisi voluto da Giulio Tremonti sarà la base
per un fondo europeo per l'energia,le fonti rinnovabili e le infrastrutture,
coordinato dalla Banca europea degli investimenti e gestito in ogni Paese da
un'istituzione nazionale (per l'Italia sarà la Cassa depositi e prestiti).
«è il primo strumento di politica finanziaria europea che lega energia,
cambiamenti climatici e infrastrutture. Il fondo – aggiunge Clini – potrebbe
essere lo strumento "keynesiano" parallelo a quelle politiche che
potrebbe promuovere Barack Obama negli Stati Uniti». Stoccaggi Eni-Enel La
tecnologia carbon capture and sequestration (cattura e isolamento della CO2)
consiste nel seppellire in vecchi giacimenti vuoti e sicuril'anidride carbonica
sottratta ai fumi delle ciminiere. L'Italia si è sempre opposta, ritenendola un
rimedio palliativo: ciò avrebbe bloccato il progetto dell'Eni e dell'Enel per
sviluppare insieme una tecnologia tutta italiana,a partire dall'esperienza che
si sta sperimentando nella centrale di Brindisi e nei giacimenti storici
piacentini di Cortemaggiore. Il Governo in queste ultime battute di negoziato
europeo ha saputo cambiare rotta e d'intesa con la Gran Bretagna è riuscito a
mettere nell'accordo un co-finanziamento di 10 miliardi per il 15% della spesa.
Il benchmark Chi non riesce a ridurre le emissioni di CO2 deve comprare i
diritti di emissione. Alcuni settori potranno avere gratis i diritti: quelli
che rischiano di doversi trasferire in Paesi meno severi, come la Cina. Per riconoscere i settori a rischio di delocalizzazione,
saranno considerati i sovraccosti del pacchetto europeo, gli effetti sugli
scambi internazionali, il divario competitivo tra gli impianti europei e quelli
di Paesi terzi. Cambia anche il modo di suddividere tra i Paesi e i settori i
tagli alle emissioni ( che siano gratuiti o a pagamento). Non ci si basa più
sul solo Pil ( per l'Italia, il 13% dell'intera Ue) bensì su un benchmark, un
confronto che incroci il Pil pro capite e le emissioni pro capite, «l'Italia
molto efficiente – ricorda Clini –ha poche emissioni in rapporto alla
produzione».
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
IN PRIMO PIANO data: 2008-12-14 - pag: 7 autore: Roman Abramovich 41 anni
Proprietario del Chelsea p Il patron del Chelsea ha visto crollare dell'83% il
titolo del Gruppo Evraz, secondo produttore di acciaio in Russia. Evraz ha
ottenuto dal Governo un prestito di 1,8 miliardi per rifinanziare i prestiti
contratti all'estero. Negli ultimi due anni, Evraz aveva
speso8 miliardi in acquisizioni per espandersi in Sudafrica, Cina, Gran Bretagna e Stati Uniti. Per ora, a causa della crisi,
perde 20 miliardi di dollari. Nel marzo 2008 Forbes lo ha indicato al 15Úposto
tra i più abbienti nel mondo, con un capitale di 23,5 miliardi di dollari.
REUTERS
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI data: 2008-12-14 - pag: 10 autore: Emergenti, il potere
aumenta di Dani Rodrik HARVARD UNIVERSITY er le nazioni in via di sviluppo, la
crisi in corso presenta un aspetto positivo, P e cioè la possibilità di
accrescereil proprio peso nelle istituzioni che governano la globalizzazione
economica. Quando il polverone si sarà posato, la Cina, l'India, il Brasile, la Corea del Sud e una manciata di altre
nazioni "emergenti" saranno in grado di esercitare un'influenza molto
maggiore sulla gestione delle istituzioni economiche multilaterali, e saranno
in una posizione molto migliore per premere in direzione di riforme che
rispecchino i loro interessi. Le ragioni, collegate tra loro, sono due.
La prima è che la crisi finanziaria ha indebolito gli Stati Uniti e l'Europa,
che dunque non avranno la volontà o la capacità di garantire quel tipo di
leadership che aveva tenuto in piedi il multilateralismo nei decenni che fecero
seguito alla Seconda guerra mondiale. Le nazioni in via di sviluppo dovranno
farsi avanti e riempire quel vuoto. La seconda è che il peso relativo e
l'importanza delle nazioni in via di sviluppo nell'economia globale usciranno
da questa crisi ancora più rafforzati. Molti dei maggiori istituti di credito
occidentali quelli che non sono stati nazionalizzati- e anche alcune importanti
imprese del settore industriale rimarranno alla mercé dei capitali cinesi e
arabi. Nel commercio, l'attuale tornata di negoziati globali ha dimostrato che
se le nazioni ricche vogliono la collaborazione dei Paesi emergenti dovranno
consentire loro di decidere le regole del gioco. Per sfruttare al meglio questo
risultato, le nazioni in via di sviluppo dovranno aver chiari i propri interessi
e le proprie priorità.Quali obbiettivi dovrebbero perseguire, allora?
Innanzitutto, devono premere per l'adozione di nuove regole che riducano la
probabilità di crisi finanziarie e ne rendano meno gravi le conseguenze.
Abbandonati a loro stessi, i mercati finanziari globali garantiscono, in tempi
di vacche grasse, troppo credito a costi troppo bassi, e in tempi di vacche
magre troppo poco credito.L'unica risposta efficace è la gestione anticiclica
dei movimenti di capitale: scoraggiare l'indebitamento con l'estero durante i
periodi di boom e impedire la fuga dei capitali durante i periodi di crisi.
Perciò, invece di storcere la bocca peri controlli sui capitali e premere per
una maggiore apertura finanziaria, l'Fmi dovrebbe dedicarsi ad aiutare attivamente
gli Stati a implementare queste politiche, e dovrebbe anche estendere le sue
linee di credito d'emergenza,assumendo semmai la veste di prestatore di ultima
istanza per quei Paesi in via di sviluppo investiti dal colpo di frusta della
crisi finanziaria. La crisi è un'opportunità per ottenere maggiore trasparenza
su tutti i fronti, comprese le pratiche bancarie in voga nei Paesi ricchi che
facilitano l'evasione fiscale nelle nazioni emergenti. I cittadini ricchi nei
Paesi in via di sviluppo evadono ogni anno le tasse nel loro Paese per più di
100 miliardi di dollari, grazie a conti correnti a Zurigo, Miami, Londra e così
via. I governi dei Paesi in via di sviluppo devono pretendere e ricevere
informazioni sui conti dei loro cittadini. Le nazioni emergenti dovrebbero
premere anche per l'adozione di una Tobin tax, una tassa sulle transazioni in
valuta estera a livello globale. Che sia sufficientemente bassa, diciamo lo
0,25 per cento. Una tassa del genere accrescerebbe considerevolmente le entrate
senza produrre grandi effetti negativi sull'economia mondiale. Nella peggiore
delle ipotesi, i costi in termini di efficienza sarebbero limitati; nella
migliore delle ipotesi,l'imposta scoraggerebbe un eccesso di speculazione a
breve termine. Il denaro raccolto- centinaia di miliardi di dollari ogni anno -
potrebbe essere speso in beni pubblici globali,come l'assistenza allo sviluppo,
i vaccini per malattie tropicali, il trasferimento di tecnologie ecologiche ai
Paesi del terzo mondo. Le difficoltà amministrative che comporta
un'implementazione della Tobin tax non sono insormontabili, se tutti i
principali Paesi industrializzati premeranno in tal senso. A quel punto sarebbe
possibile ottenere la collaborazione dei centri finanziari offshore facendo
leva sulla minaccia di isolamento. Le nazioni in via di sviluppo,inoltre,devono
imporre all'interno dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto) il
concetto di "spazio politico" ( policy space). Lo scopo sarebbe
garantirsi di poter ricorrereaqueltipodipolitichecommer-cialieindustrialinecessarieperristruttu-rareediversificareleloroeconomieepre-parareilterren
perla crescitaeconomica. Tutti i Paesi che sono riusciti a integrarsi con
successo nella globalizzazione hanno fatto ricorso a queste politiche, molte
delle quali (sussidi, regole sul contenuto locale, reingegnerizzazione di
prodotti brevettati) attualmente non sono consentite dalle regole della Wto.
Più potere, però, comporta anche più responsabilità. I Paesi in via di sviluppo
dovranno mostrare una maggiore comprensione e dare risposte più efficaci ai
timori legittimi dei Paesi ricchi, e dovranno essere disposti a pagare di più
per determinati beni pubblici mondiali. I Paesi emergenti esportatori di
capitali dovrebbero essere pronti a garantire più trasparenza sull'operato dei
loro fondi sovrani, e impegnarsi a non usarli a scopi politici. Le principali
nazioni emergenti - la Cina, l'India e la Russia -
dovranno accollarsi una parte dell'onere della riduzione delle emissioni di gas
serra. Copyright: Project Syndicate, 2008 (Traduzione di Fabio Galimberti)
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: CORRISPONDENZE E INCONTRI data: 2008-12-14 - pag: 30 autore: Cosa
resta di Teilhard nella Chiesa di oggi? CORBIS di C aro monsignor Ravasi,
proprio perché seguo da tempo i suoi scritti, soprattutto quelli che appaiono
sulla «Domenica» del Sole 24 Ore, mi sembra che lei non tema di affrontare
neanche alcune questioni scottanti. C'è, però, un sospetto che mi è rimasto
attaccato alla mente in quest'ultimo periodo, in pratica da quando è diventato
arcivescovo e "ministro" vaticano. Il sospetto è appunto quello di
evitare le contestazioni più cruciali nel campo della scienza in rapporto con
la fede. Tempo fa, infatti, il teologo Vito Mancuso le ha indirizzato una
lettera aperta sul Corriere riguardante l'atteggiamento della Chiesa nei
confronti di Teilhard de Chardin. A quanto è a mia conoscenza lei non ha
risposto; eppure Mancuso dichiarava la sua ammirazione per lei e per il suo
insegnamento accademico di cui era stato fruitore. Lo potrebbe fare ora, magari
attraverso un articolo o un «Fermoposta» del supplemento domenicale del Sole 24
Ore? Paola Sandri Di Leo San Donato Milanese (Mi) K arl Kraus sappiamo che era
una malalingua, ma forse non aveva tutti i torti quando affermava che «le
lettere aperte sui giornali non si scrivono per avere una risposta ma per
proclamare – con un pizzico di enfasi dialettica – la propria certezza ».
Tuttavia, sono ben lieto di dire, sia pure in modo molto semplificato, il mio
parere su Teilhard de Chardin. Tra i regali che ricevetti quando fui ordinato
sacerdote nel lontano 1966 c'erano proprio tutte le opere in francese (fino ad
allora pubblicate) del celebre gesuita che era morto una decina d'anni prima a
New York, nel 1955. Ricordo di averle lette non solo con gusto, ma anche
affascinato da un dettato stilisticamente incantevole (cito solo come esempi Il
fenomeno umano, L'ambiente divino, L'inno dell'universo). Conosco, quindi, dal
vivo questo pensiero che, per altro, sarà oggetto di due relazioni durante
l'importante convegno sull'evoluzione biologica, che il prossimo marzo – in
occasione del duplice centenario darwiniano – si terrà all'Università
Gregoriana di Roma e che avrà il patrocinio proprio del dicastero vaticano da
me attualmente presieduto. è noto che il suo pensiero ebbe estimatori di qualità
come i due grandi teologi e cardinali Daniélou e de Lubac, ma anche critici
severi come gli altrettanto grandi Gilson, Maritain e von Balthasar. Il 30
giugno
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
IL MAO DI TORINO data: 2008-12-14 - pag: 40 autore: L'allestimento Signori si
parte, dal giardino L a scelta di destinare Palazzo Mazzonis a sede del Museo
d'Arte Orientale della città di Torino ha consentito da un lato di collocare il
Mao nel cuore di un quartiere simbolo dell'integrazione culturale, dall'altro
di restituire alla città un immobile settecentesco che, dopo vent'anni di
abbandono, si avviava a un ulteriore irreversibile degrado. Dopo gli interventi
di restauro degli stucchi e delle decorazioni pittoriche residui,l'edificio di
proprietà del Comune di Torino è stato oggetto di un ampio intervento
strutturale. Il progetto allestitivo del Museo è stato affidato all'architetto
torinese Andrea Bruno. L'androne di palazzo San Domenico è stato trasformato in
atrio di accoglienza, dove trovano posto, a sinistra, biglietteria e
guardaroba, anticipando l'ingresso al grande volume vetrato realizzato sul
selciato ottocentesco della corte interna, che ospita i giardini giapponesi di
sabbia e di muschio. Da qui inizia la visita delle sale contenenti le
collezioni, suddivise in cinque sezioni: Asia Meridionale, Cina, Giappone,
Regione Himalayana e Paesi Islamici. Le cinque sezioni sono state volutamente
caratterizzate, quasi che il visitatore si trovi a entrare, di volta in volta,
in cinque diversi musei. La sezione riservata all'Asia Meridionale è
caratterizzatada pareti sagomate rivestite in legno di teak e acciaio che
creano alloggiamenti incassati nelle pareti atti a ospitare i rilievi e
le sculture di piccole dimensioni. Basi in acciaio collocate a terra sono
destinate alle grandi sculture in pietra e calcare dell'arte gandharica e
indiana. Il percorso espositivo è completato e arricchito da pannelli
didascalici, decorazioni murali e monitor interattivi. Lo scalone d'onore
consente il passaggio alla Galleria Cinese, posta al primo piano dell'edificio.
Le dimensioni ridotte delle opere cinesi, unitamente alle esigenze
conservative, hanno vincolato la scelta degli arredi espositivi, rappresentati
per la quasi totalità da teche vetrate atte alla presentazione degli oltre
trecento pezzi della collezione (terrecotte, ceramiche, bronzi e legni). L'ala
del primo piano, con affaccio su via Sant'Agostino,ospita la prima sezione
della Galleria Giapponese che necessariamente risulta suddivisa su due livelli.
Il primo livello è destinato alle sculture e ai grandi paraventi dipinti ed è
caratterizzato da ampie vetrine addossate alle pareti e da strutture verticali
in rete metallica chiamate a incorniciaree valorizzare le preziose sculture
lignee dorate e laccate. Il secondo livello accoglie dipinti, lacche, ventagli
e tessuti. Qui, una lunga parete sagomata in legno, situata nel corridoio di
collegamento tra le sale, costituisce la struttura portante per le vetrine destinate
alle stampe e ai libri giapponesi. La Galleria Himalayana, al terzo piano
dell'edificio, propone – accanto alle vetrine verticali per l'ostensione dei
preziosi dipinti tibetani (thang-ka) e alle belle strutture cilindriche
vetrate, per le grandi sculture in bronzo – una teca centrale per l'esposizione
della preziosa collezione di copertine lignee e manoscritti. Grafica museale e
didattica evocano in questo caso degli ambienti dei monasteri himalayani. Il
percorso museale si conclude al quarto piano con la galleria dell'arte dei
Paesi Islamici. Le capriate lignee presenti in questo livello hanno
condizionato le scelte dell'allestimento museale, risolto pensando a uno spazio
artificiale che celando la struttura dell'edificio crea un lungo e ampio corridoio
centrale, fiancheggiato dalle teche espositive. All'estremità si colloca una
piccola sala destinata a ospitare in teche climatizzate i preziosi manoscritti
persiani, le calligrafie e i volumi del Corano.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IL MAO DI TORINO data: 2008-12-14 - pag: 41 autore: Il Buddha è
ovunque Le raccolte permettono anche di affrontare interessanti itinerari
trasversali, come quello dedicato alle immagini del profeta che hanno
sviluppato forme e peculiarità molto differenti a seconda delle diverse aree
geografiche di provenienza di Giuliano Boccali è una notte alta nella storia
dell'umanità, non solo per l'Asia: il principe Siddhartha è assiso ai bordi del
giaciglio dove la sposa Yashodhara giace addormentata. Il giovane è circondato
dalle ancelle: non si abbandona però ai piaceri, al contrario il suo corpo e il
volto manifestano assoluta determinazione. Il futuro Buddha ha infatti deciso
di abbandonare l'harem, la vita fastosa e futile di corte per cercare la
liberazione dai fantasmi fatali della vita: vecchiaia, malattia, morte, dolori
senza appello. La scena occupa un piccolo rilievo del II secolo d. C. esposto
al Museo di Arte Orientale di Torino nella collezione del Gandhara. Uno dei
personaggi, l'auriga Chandaka, appare nel pannello due volte: a destra mentre
giunge a palazzo chiamato da Siddhartha, a sinistra mentre porge al suo signore
il copricapo. Su questo lato si affacciano anche il collo e la testa di un
cavallo. Si tratta di una modalità narrativa particolare dell'antica scultura
buddhista: la possibilità di unire alla scena principale, senza suddivisione
formale, una scena contemporanea e un'altra che invece immediatamente la segue.
Nello stesso rilievo, sotto a quello descritto, figura l'episodio successivo
della biografia del Buddha: per agevolare il segreto della sua "grande
partenza" –che il re Shuddhodana avrebbe voluto scongiurare, indirizzando
il figlio alle conquiste mondane – personaggi divini tengono sollevati da terra
gli zoccoli del cavallo Kanthaka. Di fronte al corsiero si scorge Mara, il dio
sovrano del desiderio e del terrore che vincolano gli esseri senzienti a
soffrire e morire. Siddhartha, poco prima dell'illuminazione, lo sconfiggerà
definitivamente. La scena è emblematica del cominciamento della ricerca
vittoriosa che porta Siddhartha a diventare il Risvegliato, scoprendo la via
per debellare la sofferenza: il "dharma" che schiuderà orizzonti
straordinari di conoscenza e di cultura in India e da lì in Asia centrale, Cina, Tibet, Giappone, Sud-Est asiatico, oggi anche in tutto
l'Occidente. Lungo le diverse collezioni presentate dal Mao, i pezzi non sono
ovviamente solo buddhisti; scandito in cinque diverse aree culturali, da quella
giapponese a quella islamica, il percorso espositivo è infatti studiato e
impaginato con grande cura. Ricco e variato offre un panorama di alto
livello della produzione artistica asiatica nelle sue principali forme. Per la
sua fortissima vocazione internazionale, un itinerario "trasversale"
buddhista ci sembra condensare efficacemente i pregi del Museo: numerose sono
per esempio le immagini del Buddha, ciascuna con le sue peculiari soluzioni,
offerte dalla collezione indiana come da Birmania, Thailandia e Cambogia,
Giappone. Di estremo interesse è la collezione himalayana. La galleria è aperta
da una preziosa scultura in rame dorato del XIII secolo, idealmente connessa
con il rilievo dal quale si sono prese le mosse. Esempio raro, e di grande
pregio estetico, rappresenta infatti il Buddha Shakyamuni, cioè il Buddha
storico, assiso proprio nel momento delRisveglio, o dell'Illuminazione come più
comunemente si dice. è il momento culminante nel quale si adempie la promessa
fatta da Siddhartha nel lasciare la vita da futuro re del mondo. Seduta nella
posizione cosiddetta "del loto", la figura è inscrivibile in un
triangolo isoscele, quasi equilatero. Il tronco snello emerge, diritto ma non rigido,
dalla base delle gambe incrociate; è rivestito solo da una tonaca
semitrasparente che lascia scoperta la spalla e il braccio destro, fermandosi
con elegante pieghettatura sulla spalla sinistra. L'anatomia è poco analitica,
mentre l'icona dello Shakyamuni corrisponde qui a requisiti da tempo canonici.
Questi prevedono i segni che la tradizione attribuisce all'uomo superiore: la
crocchia alla sommità del capo, il "terzo occhio" in mezzo alla
fronte, che è in realtà un cespuglietto di peli, le orecchie molto grandi,
segno sia della superiore capacità di audizione, sia del retaggio storico della
vita del Buddha, quando le orecchie del giovane principe erano adorne di
pesanti monili. A questa iconografia canonica appartengono le diverse possibili
posizioni delle mani, le mudra, letteralmente "sigilli": qui la mano
destra è appoggiata lievemente alla gamba e ha le dita unite, tutte rivolte
verso terra. Mara, il potente dio Desiderio-Morte ha appena offerto a
Siddhartha la sovranità incontrastata sulla terra intera, purché egli rinunci
alla sua ricerca. Siddhartha gli risponde chiamando la terra a testimone: egli
ne ha già conquistata quanta a lui basta, cioè i pochi palmi quadrati che gli
servono per sedere in meditazione. E la mano sinistra, orizzontale all'altezza
dei fianchi, leggermente incavata con il palmo verso l'alto, è appunto nella
mudra della meditazione. Si intende bene che all'artista non interessa qui una
rappresentazione naturalistica del corpo, né gli interessa il corpo fisico, ma
quello che nel caso del Buddha è detto il corpo sottile, cioè il "corpo
del dharma", il corpo trascendente.L'impressione è accentuata dal
trattamento della figura. I piani sono molto ampi, soprattutto nella parte
superiore del corpo, con raccordi e oggetti minimi: la luce si diffonde così in
maniera omogenea, si irradia senza contrasti, intensificata dal materiale
aureo. Il volto stesso, scandito dal naso diritto, ha un unico più rilevante
segno chiaroscurato, le palpebre semichiuse che alludono allo sguardo del Buddha
rivolto verso l'interno. è lo stato definito «non triste, non lieta, beata
serenità» ed è il linguaggio estetico in se stesso a trasmetterne la profonda,
calma interiorizzazione. Ma nell'immensa regione himalayana e nel Tibet in
particolare, dov'è introdotto definitivamente durante il VII secolo d. C., il
buddhismo giunge già carico di influssi hindu e si sovrappone alla religione
indigena precedente, sciamanica e animistica. Non solo: la corrente che si
afferma in questi Paesi utilizza anche la trasgressione sessuale come mezzo per
superare i confini della conoscenza (cioè dell'ignoranza) razionale. Deriva da
tutto questo lo sviluppo di un'iconografia molteplice e impensabilmente
assortita. Ai Buddha si affiancano i Bodhisattva, che rinunciano alla pace suprema
del nirvana per soccorrere eternamente le creature che soffrono. Agli esseri
sereni e sovranamente sorridenti si affiancano figure demoniache mostruose,
raffigurate con sconvolgente dinamismo posturale e cromatico. Rappresentano
infatti le forze primigenie degli istinti e delle passioni che, mobilitate con
metodi opportuni, si tramutano nelle energie indispensabli ad affrontare il
viaggio della conoscenza e della liberazione. E ancora, alle diafane figure
dell'ascetismo si aggiungono gli abbracci spasmodici fra gli dèi buddhisti e le
loro partner. Ma non ci si deve lasciar ingannare dalle apparenze e dalle
dualità di carattere concettuale, come purezza/impurità: le coppie furiosamente
avvinghiate esprimono infatti la necessità – per salvarsi – di unire la
compassione e il metodo (figura maschile) con la saggezza (femminile) che
riconosce come caratteri dell'intera manifestazione l'impermanenza e
l'irriducibilità ai concetti. Nelle pitture a tempera su tessuto
caratteristiche delle regioni himalayane, le thang-ka, tutti questi personaggi
dimorano in spazi assorti, morbidamente ripartiti da dolci nubi, colline e
specchi d'acqua, o campeggiano irati e fiammeggianti su incredibili fondi cupi,
quasi neri. La galleria himalayana del Mao offre con pezzi di altissima qualità
un'idea dell'estrema ricchezza iconografica e simbolica di quest'arte così poco
nota in Italia. Pagine a cura di Marco Carminati Comun denominatore di tutte le
statue è la tipologia della «beata serenità» volta a trasmettere nel fedele la
più profonda calma interiore Giappone. Una scatola giapponese in lacca decorata
con un paesaggio, 1750 circa Tibet. «Maitreya, il Buddha del futuro», thangka
su cotone del XV secolo proveniente dal Tibet occidentale Sala per sala.
L'infilata di stanze al pianterreno dedicate all'India con rilievi provenienti
dal Rajasthan. Accanto, la sala dedicata al Tibet con il «Buddha Shakyamuni» al
centro e i thangka alle pareti Tibet. La copertina di un libro sacro in legno
intagliato e dipinto. Il prezioso cimelio proviene dal Tibet e risale al XIV
secolo della era cristiana Siria. Pannello di nove piastrelle invetriate con
decorazioni architettoniche, Damasco, XVII secolo
( da "Repubblica, La" del 15-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 22 - Commenti
Ma la chiesa non è sotto assedio (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Ho avuto e ho molta
ammirazione per papa Giovanni Paolo II. Non era un papa come gli altri: un papa
rappresenta in primo luogo la tradizione della chiesa, e la parla. Certo,
Giovanni Paolo II venerava moltissimo la tradizione cristiana. Ma era anche un
uomo: come un papa non è. Mangiava, sciava, parlava, pregava, abbracciava,
sorrideva, recitava, piangeva, come nessun papa ha mai fatto. Al tempo stesso,
era o pensava di essere una reincarnazione di Cristo: come testimonia tutta la
sua esistenza, l´attentato, le pallottole inviate nella corona della madonna di
Fatima, l´intuizione dei segni e dei miracoli, e la sua morte ? imitazione
degli eventi del Golgotha. Per queste due ragioni, i fedeli erano così
affascinati dalla sua figura. Papa Giovanni Paolo II ebbe l´intuizione grandiosa
che la Chiesa fosse il mondo: che tutto l´universo creato ? i fiori, le piante,
gli uomini, le case, le chiese, il mare, i pesci, gli uccelli, i sacerdoti, i
bambini e persino gli infedeli e i nemici ? fossero il corpo della Chiesa
vivente. Così immaginava la Chiesa cattolica del Rinascimento e del Seicento ?
quella che ha prodotto San Pietro e i presepi napoletani. Di qui avevano
origine i suoi incontri oceanici, nei quali due milioni di ragazzi sudati
lasciavano cadere al suolo due milioni di lattine di birra, gridando
trionfalmente la loro fede. Come disse Gesù nel Discorso della Montagna: «Tu,
quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo in
segreto; e il Padre tuo che vede nel segreto ti ricompenserà...Il Padre vostro
sa già di che avete bisogno, prima ancora che lo chiediate. Voi, dunque,
pregate così: "Padre nostro che se nei cieli"». La religione è in
primo luogo questo: un luogo dietro la porta chiusa, nel segreto, una preghiera
silenziosa che solo Dio ascolta e accontenta. Papa Giovanni Paolo II aveva un
grande bisogno di presenza: doveva pronunciare quello che portava nell´anima,
dirlo a tutti, tutti insieme e uno per uno, abbracciando ogni persona e cosa
nel suo immenso cuore. Niente doveva sfuggire. Non rifiutò nessuno strumento:
le grandi prediche, i viaggi, i perdoni pubblici, l´abbraccio dell´assassino,
l´edizione delle sue opere giovanili, l´abolizione del segreto (almeno in
parte), il racconto televisivo della sua vita. Un papa ha mille modi per essere
presente: le encicliche, le parole dalla finestra di San Pietro, i gesti
simbolici, il tocco delle mani, la preghiera silenziosa (che certo egli
praticava). Purtroppo Giovanni Paolo II diede interviste: a pessimi
giornalisti. Sebbene io sia un mediocre cristiano, gli errori di fatto nelle
sue interviste (un papa non deve sbagliare) mi danno un grande dolore. ***
Oggi, quasi tutto sembra cambiato. La gerarchia ecclesiastica pensa che la
Chiesa sia una cittadella assediata: fuori ci sono gli empi, gli infedeli, i laici
cattivi; e dunque bisogna alzare muri, muretti, scavare fossati, puntare
cannoni o piccoli fucili, alzare il dito, proclamare principi ed assiomi. Non
voglio negare che i cosiddetti laici ? specie quelli che scrivono libri e
articoli ? dicano stolidità religiose, che avrebbero fatto impallidire il più
umile fedele del tredicesimo secolo. Né che sia tollerabile vedere i cristiani
perseguitati e uccisi (come gli ebrei) in molti paesi. Oggi la Chiesa non è una
cittadella assediata. Cinquant´anni o sessant´anni fa, le chiese erano piene,
ma quasi nessuno leggeva i Vangeli o san Paolo o Origene o sant´Agostino o
Giovanni Scoto o Ildegarda di Bingen o san Bernardo, senza i quali non è facile
dirsi cristiani. Almeno in Italia, il mondo cattolico possiede una straordinaria
vivacità e ricchezza: case editrici, letture appassionate, movimenti di ogni
specie, missionari, molteplici e ammirevoli opere di assistenza. Oso dire che
mai, negli ultimi due secoli, l´Italia ha conosciuto una vita cattolica così
intensa. In questi giorni è uscito un libro di Marcello Pera, Perché dobbiamo
dirci cristiani (Mondadori p. 200, 18 euro). Sostiene che il "dialogo
interreligioso" (con l´Islam e qualsiasi altra professione di fede) è oggi
impossibile. Vorrei capire meglio. è sempre stato impossibile? Le religioni
sono cattedrali essiccate, abitate da morti e da spettri, dove nessuno mette il
naso alla finestra, perché teme di esser violato nella sua fede? Nel XII e XIII
secolo, la mistica bizantina e quella islamica si influenzarono profondamente,
generando un tesoro supremo. Ma Marcello Pera, che ignora tutto sull´Islam
classico e ignora persino cosa sia una religione, non sa assolutamente niente
di questo. Molti secoli prima, ebraismo, cristianesimo, manicheismo, buddismo,
Islam, taoismo ebbero rapporti fruttuosi, fecondandosi a vicenda, persino in Cina. Ancora prima, nel quarto secolo dopo Cristo, Fausto di Milevi
(appartenente alla feroce eresia manichea, che i cristiani massacrarono per
secoli, bruciandone i libri e le vesti rituali), disse a sant´Agostino: «Io ho
lasciato il padre e la madre, la moglie, i figli e tutto ciò che il Vangelo
chiede di lasciare, e mi chiedi se io accetto il vangelo?... Ho
rifiutato l´argento e l´oro e ho smesso di tenere il danaro nella borsa,
contento del cibo di ogni giorno, senza curarmi di quello dell´indomani. E tu
richiedi se accetto il vangelo?... Tu vedi in me il povero, vedi il pacifico,
il puro di cuore, l´uomo che piange, che ha fame, che ha sete, che soffre
persecuzioni e odi per la giustizia; e dubiti che accetto il vangelo?». Ancora
prima, verso la fine del terzo secolo, sempre gli stessi eretici manichei
lessero, in Egitto, questo Salmo: «Gesù, mio vero guardiano, possa tutti
proteggere. Tu, figlio primogenito del Padre delle Luci, possa tu proteggermi.
Tu sei il vino della vita, il figlio della vera vigna, fa´ in modo che noi
beviamo del vino vivente della tua vigna. Nel mezzo del mare, Gesù guidami, non
abbandonarci, le onde non ci afferrino. Quando io pronuncio il tuo nome sul
mare, esso calma le onde... Questo nome, Gesù, una grazia lo circonda. Il tuo
fardello è leggero per chi lo porta su di sé...Quanto grande è il tuo amore
verso l´uomo, o Gesù, prima rosa del Padre! Fino a che punto giunge la tua
dolcezza? Possa io trovare la dolcezza degli dèi». Tutte le frasi che ho
ricordato appartengono, o non appartengono, a quello che Marcello Pera chiama
con disprezzo "dialogo interreligioso"? Forse mi sbaglio. Come
sostiene Marcello Pera, oggi "ogni dialogo interreligioso" è
impossibile. Viviamo in tempi mediocri, dove esistono uomini di fede, ma
nemmeno un pensatore cattolico (tanto meno islamico). Così può accadere che, in
questi tempi, vengano casualmente pubblicati i libri di Marcello Pera.
( da "AmericaOggi Online" del 15-12-2008)
Argomenti: Cina
Staatsburgh. Un
viaggio nel mondo della Mills Mansion di John Cappelli 15-12-2008 Sotto Natale
vi portiamo alla Mills Mansion a Staatsburgh, sull'Hudson River, dove
l'atmosfera è da Christmas Carol. La chiamano la "Gilded Age",
l'"Età Dorata", per significare un periodo in America verso la fine
dell'800, e all'inizio del ventesimo secolo, quando questa Nazione rimasta
unita dopo la Guerra Civile era in pieno sviluppo industriale, e pertanto
alcuni espertissimi "entrepreneurs" ebbero l'opportunità di diventare
incredibilmente ricchi. Vivevano nei loro magnifici palazzi a Manhattan, ma si
fecero costruire delle favolose magioni in campagna, nella Hudson Valley, sulle
sponde dello storico fiume Hudson, dove vivevano parte dell'anno, o d'estate o
d'inverno. Son nomi ben conosciuti: Vanderbilt, Astor, Morse, Roosevelt,
Livingston, Mills. L'età dorata non c' è più, e ne gli uomini che le diedero il
nome. Sono pero' rimaste le loro stupende "case", che i discendenti
diedero agli enti statali o federali per Historic Preservation' ed aperte al
pubblico. Sotto la stagione Natalizia, sono tutte decorate, "dressed
up", come si faceva allora. Un Natale questo prettamente americano,
anglosassone. C'è poco o nulla di Natale all'italiana, in queste oasi
d'opulenza dove la cultura e la presentazione sono in inglese. Non per caso
abbiamo scelto di far visita alla Mills Mansion' per apprendere come Ogden
Mills e sua moglie Ruth Livingston Mills festeggiavano il Natale a Staatsburgh.
Un villagio bucolico questo a nord di Poughkeepsie e Hyde Park, e a sud di
Rhinebeck, perche' abbiamo scoperto che c'è una guida italoamericana, Eugenia
A. Nuzzo che parla italiano. E tutti la chiamano Gina. Ci dice Gina per
telefono: "non parlo italiano assolutamente bene...e proprio vorrei farlo,
dacchè ne amo cultura e lingua, difatti mio padre Joseph Palazzolo, d'origine
napoletana e siciliana era insegnante d'italiano nelle scuole del Long Island.,
dove sono nata io. Mia madre è irlandese, ma in casa le tradizioni erano
italiane. Quand'ero studentessa ho fatto un viaggio in Italia che ha rafforzato
vieppiu' il mio grande amore per la terra dei miei avi. Noi italiani abbiamo
una predilizione per la cultura e la bellezza. Ho studiato l'italiano al Queens
College e a SUNY Binghamton, poi ho avuto il mio B.A Bachelor of Arts e Scienze
Politiche". Una studentessa magna cum laude la nostra Gina - cultrice anche
del francese. Però sempre col cuore per l'italiano; fondò un club Italiano a
Binghampton, eletta all'Italian Honor Society, e avuto borse di studio da The
Sons of Italy. Il suo "CurriculumVitae" è prestigioso. Come e' anche
il lavoro che ha svolto, in particolare pel N.Y State Office of Parks. Ci
descrive con sconfinato entusiasmo com'era addobbata la Mills, e quando lei si
trova nella grandissima e suntuosa sala da pranzo con vista dello storico fiume
Hudson, si sente così felice che vorrebbe che tutti gli italiani,. cosi'
portati per la cultura e la bellezza come sono, vengano a vivere questa
indimenticabile esperienza Americana. Sposata con Robert Nuzzo, state trooper,
di origine toscana. Ora c'e' anche il piccolo Joseph, quasi due anni, e
pertanto Gina fa' la mamma e la guida volontaria, saltuariamente alla Mills
Mansion. Ci fece un invito e accettammo con entusiasmo. Sulla US Route 9
lasciato Hyde Park s'arriva al villaggio di Staatsburgh dopo un venti Minuti.
girando a sinistra sulla Old Post Road, una vera strada campagnola. Difatti
siamo in piena campagna. La Mills Mansion è posta su una collina, ed ècome aver
una visione, s'arriva in cima ed e un vero incanto. Così a prima a prima vista
nel vedere questa superba dimora del 1895 di stile Beaux-Arts, l'occhio attento
ti dice in un balzo che e' del celebratissimo architetto Stanford White.
L'ingresso per il pubblico è dietro la facciata. Una vasta terrazza e la
scalinata che scende verso la valle, e il placido fiume Hudson.
"Benvenuti" ci dice Gina Nuzzo in italiano, con uno smagliante
sorriso tutto italiano. Con tanto piacere! E siamo nella souvenir shop, oggetti
che non paiono chincaglieria ma prezioni..."Una volta questa era la sala
dei biliardi. Andiamo, ci sono 79 stanze da vedere."Si sale una scala di
legno antico, decoratissima con rami di pino e fiocchi di velluto rosso. Senti
subito che qui gli ascensori sono proibiti'. Ovunque guide vestite come nel
1907. Constellate le mura dei ritratti di famiglia dei Livingston Mills. Le
loro fortune non vennero accumolate come tanti altri magnati sfruttando miniere
e svariate materie prime, bensì fornendo attrezzature industriali per la Gold
rush'in California. Enormi vasi dalla Cina , mobili dalla Francia. Gina ci racconta dei favolosi balli,
pomeriggi da the, dandoci dettagli di come vivevano i Mills a quel tempo,
seguendo le rigide regole dell'etichetta dell'epoca Edwardiana: donne e uomini
ospiti separati nel dormire, separati anche se marito e moglie. La
camera da letto di Ruth Mills color rosso e rosa con albero di Natale. Un altro
albero piu' piccolo per la stanza ovale dei bambini, anche loro
separati'....non era permesso loro di mangiare con i genitori. Alberi di Natale
stracarichi di scintillanti decorazioni ovunque; nella elegante biblioteca con
piano Baby Grand. L'albero più alto è di
( da "Unita, L'" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Pianeti, alieni e
catastrofi Il futuro che non c'è più «Dio ci punisce per ciò che non sappiamo
immaginare». Stephen King lo fa dire ad un personaggio del suo ultimo romanzo «Duma
Key». E viene da pensare che è un malessere contemporaneo. Consumare tutto e
subito senza un orizzonte. Un deficit di fantasia nell'invenzione del domani,
un'incapacità di visualizzare il mondo come sarà, come lo vorremmo, anche come
temiamo potrebbe diventare. Non è sempre stato così: c'era una volta un domani
che non faceva solo paura. Lo raccontano le immagini della mostra Nostalgia di
futuro, curata da Maria Giovanna Battistini e Paola Basile, fino al 25 gennaio
al Museo della figurina di Modena. È un viaggio nell'illustrazione popolare
attraverso centinaia di figurine e cards, fumetti da Buck Rogers a Dan Dare,
libri, stampe, copertine di riviste pulp come Wonder Stories: schegge di
immaginario che dalla seconda metà dell'800 arrivano fino agli anni 70 del
'900, quelli di telefilm di culto come Ufo e Spazio: 1999. LA FINE DI UN
SENTIRE COLLETTIVO Qui il percorso si ferma. «Dopo di allora - spiega Riccardo
Valla, redattore editoriale, esperto e collezionista che ha prestato parte del
materiale in mostra - non è venuta meno la fantascienza. Ma si è perso, questo
sì, il sentimento collettivo della sua necessità. In fondo fin dal 1930 le
principali icone dell'illustrazione e della narrativa di fantascienza erano già
definite: la colonizzazione dei pianeti, l'incontro con gli alieni, il viaggio
nel tempo, la catastrofe che distrugge una civiltà e la sua rinascita. Tutto
questo immaginario "esplode" poi negli anni '50 nel cinema americano
della Guerra Fredda. Da allora le icone non sono molto cambiate». Forse per
questo, a suscitare più «nostalgia di futuro» è l'ampia sezione della mostra
dedicata all'800 e al primo '900. Le illustrazioni del francese Grandville (Un
altro mondo, 1844) dense di «metamorfosi», animali e fiori umanizzati, fanno
pensare a Bosch. E hanno gettato semi che rifioriscono nell'estetica dei
surrealisti, e poi più avanti nei fumetti visionari di Druillet e Moebius. Nei
romanzi di Jules Verne compaiono altri archetipi: il razzo-proiettile diretto
sulla Luna, il vascello volante, il sommergibile di Ventimila leghe sotto i
mari. «Verne scriveva - ricorda Valla - che il capitano Nemo viaggiava sotto
l'acqua per stare lontano dalle brutture del mondo. Esprimeva, come altri
autori del secondo '800, la fiducia nella scienza e nella tecnologia. Ma anche
l'aspirazione a raggiungere, attraverso di esse, un Altrove che si reputa
migliore». Sott'acqua, oppure in aria: Albert Robida, contemporaneo di Verne,
disegnava dirigibili e scriveva di aerobus e «telefonoscopi». Ingenue ma anche
profetiche, le cartoline di fine '800 hanno una strana grazia che affascina.
Nella serie En l'An 2000, figurine inserite in regalo nelle scatole di sigari e
di cioccolata, si rispecchia una generazione che passò in pochissimo tempo dal
piccione viaggiatore al telefono. C'era anche la metà oscura del sogno, certo:
la tecnologia che si fa minaccia, arma al servizio della guerra. La
globalizzazione della paura non è poi così recente, se già cent'anni fa - 1908
- uno scrittore italiano, Luigi Motta, immaginava Cina e India alleate per invadere l'Occidente: è la trama del romanzo
La principessa delle rose. IL FANTASTICO POSSIBILE Con l'arte di Frank R. Paul,
sulle riviste anni '30, il meraviglioso «fantastico» diventa «possibile»: le
sue città volanti si ispirano al costruttivismo russo e al Bauhaus,
introducendo nelle immagini solidità e funzionalità. È l'ultima vera
svolta. «Anche Kubrick, Spielberg, Star Wars - dice Valla - non hanno aggiunto
grandi novità al bagaglio visivo della fantascienza. E oggi raramente
immaginiamo il futuro». Forse perché il futuro ha già invaso il presente. Dal
robot all'alieno all'eco-catastrofe, tutte le figure della fantascienza
classica hanno smesso di essere distanti e meravigliose e sono patrimonio
diffuso di spot, videogiochi, film e serie tv. Ma poche icone oggi hanno il
messaggio di speranza di un Wall-E. Nelle nuove «figurine» dei media spesso la
paura ha sostituito la dimensione del sogno. Manca il senso di un orizzonte
comune dell'umanità, ben presente invece nelle carte d'annata in mostra. Forse
ha ragione Stephen King: abbiamo bisogno di imparare da capo a immaginare il
futuro. LUCA BALDAZZI BOLOGNA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2008-12-16 - pag: 12 autore: Petrolio. Il vertice dei
produttori, domani in Algeria, dovrebbe decidere di ridurre l'offerta fino a
due milioni di barili L'Opec si prepara a un taglio record Quotazioni in
altalena: dopo aver toccato i 50 dollari il Wti chiude in calo Roberto
Bongiorni ORANO. Dal nostro inviato Un milione, un milione e mezzo, due milioni
di barili al giorno? Il dilemma in cui è imprigionata l'Opec resta lo stesso di
due mesi fa: quanto tagliare la produzione di petrolio per fare in modo che i
prezzi del greggio arrestino la caduta verticale e comincino a risalire verso
valori più desiderabili. Non è affatto facile. Qualunque sia la decisione
assunta, si rischia di provocare dolorosi effetti collaterali. Il vertice di
domani a Orano, in Algeria, si presenta così come uno dei più complessi e
importanti nella storia dell'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio.
Il presidente del cartello,l'algerino Chakib Khelil, ha ripetuto la sua
versione: «C'è un consenso per una riduzione produttiva, ma non posso dirvi di
quanto». L'Iran,come da copione, ha chiesto un taglio fino a due milioni di
barili al giorno (mbg). Taglio dunque sì, ma di quanto? L'ultima riduzione, 1,5
mbg, decisa al vertice di Vienna di ottobre, si è rivelata inefficace a frenare
la caduta dei prezzi. Dal record di 147 dollari toccato a luglio a New York, il
barile è precipitato a 40 dollari a inizio dicembre. Un record negativo mai
visto, a cui i 12 Paesi Opec vogliono rispondere con misure forti. Arrivato a
Orano il segretario generale del Cartello, Abdallah al-Badri, è stato molto
chiaro: il mercato petrolifero ha bisogno di una «riduzione consistente della
produzione le riserve (mondiali, ndr) sono molto elevate»,ha detto, aggiungendo
che occorre ritirare dal mercato «100 milioni di barili». Più facile dirlo che
farlo. Che le cose siano più complesse lo suggerisce anche la reazione di
mercati. In passato annunci del genere avrebbero fatto schizzare i prezzi. La
reazione di ieri è stata invece tiepida: dopo esser salito sopra i 50 dollari,
il greggio Wti a New York ha ripiegato a 44,51 dollari al barile, il Brent è
sceso a 45,24. La speculazione oggi conta poco. è la domanda, su cui la crisi
economica mondiale agisce come una zavorra, a mostrare una debolezza che non si
vedeva da decenni. Si produce di meno, si ha così bisogno di meno energia.
Semplice. Anche la Cina ha registrato
in novembre il primo declino in tre anni. Non si tratta più di riduzione della
crescita,per la prima volta dal 1983 quest'anno la domanda mondiale accuserà un
calo, ha reso noto l'Agenzia internazionale dell'Energia. Temendo di non
potercela fare da sola, l'Opec ha chiesto così aiuto alla Russia. A
Orano sono attesi il vicepremier Igor Sechin e il ministro dell'Energia Sergei
Shmatko. Il presidente Dmitri Medvedev nei giorni scorsi aveva detto che Mosca
«sarebbe pronta per una eventuale adesione» al cartello. Il presidente
dell'Opec ha rinnovato l'invito.Difficile che la Russia si imbarchi in
un'operazione del genere, più probabile che opti per un taglio produttivo, un
segnale comunque molto forte. Anche il Cremlino deve far fronte a una crisi del
suo budget. Per centrarlo necessiterebbe del barile a 70 dollari. Proprio quei
70-75 dollari indicati come prezzo ideale al vertice di novembre dall'Arabia
Saudita. La compagnia petrolifera russa Lukoil ha già annunciato di essere
pronta ad abbassare la produzione di «200-300mila barili al giorno». Rosneft
potrebbe seguirla. Occorre tuttavia prudenza,anche sull'entità del taglio. Un
rimbalzo troppo forte dei prezzi rischia di deprimere ancora la domanda
globale. Ma quotazioni così basse potrebbe ridurre gli investimenti per i nuovi
progetti, provocando una crisi di offerta nel futuro. roberto.bongiorni@ilsole24ore.com
PROVE DI ALLEANZA Appello alla Russia perché chiuda i rubinetti Per il
cartello, l'eccedenza sul mercato ammonta a 100 milioni di barili
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2008-12-16 - pag: 13 autore: Pechino. A novembre +5,4% nell'industria, ai minimi dal 1994 Cina, energia e acciaio
frenano la produzione Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente La
produzione industriale cinese è cresciuta a novembre del 5,4% rispetto allo
stesso periodo dell'anno precedente. Oggi, qualsiasi altro Paese del mondo
farebbe i salti di gioia. Ma in Cina quel tasso
d'incremento, benché robusto, suona come un campanello d'allarme, perché si
confronta con il +8,2% registrato a ottobre e con il + 17,8% del marzo scorso.
Ma, soprattutto, perché al netto dei fattori distorsivi stagionali, è il più
basso dal 1994, quando l'Ufficio statistico di Pechino iniziò a tenere il conto
della produzione industriale secondo i criteri internazionali. La brusca
frenata della macchina manifatturiera cinese è la risultante di un malessere
che si sta estendendo progressivamente a tutti i settori industriali. La prova
è che, a novembre, sono crollate alcune produzioni che costituiscono la spina
dorsale del gigante economico cinese, come l'energia elettrica e l'acciaio.
Forse, quindi, non è casuale che Hu Jintao abbia scelto una delle roccaforti
dell'industria siderurgica nazionale per lanciare un monito sullo stato di
salute dell'economia. «Nel 2009, le condizioni sul mercato del lavoro
peggioreranno notevolmente. Il numero dei disoccupati aumenterà e tutto il Paese
dovrà fare uno sforzo per aiutare chi è rimasto senza lavoro, in modo da
salvaguardare la pace sociale», ha avvertito ieri il presidente cinese, in un
discorso tenuto alla Angang Steel, uno dei colossi siderurgici nazionali
situati nella Provincia del Liaoning. D'altronde,di fronte alla contrazione
della domanda mondiale dalla quale l'industria cinese è ancora totalmente
dipendente, alle fabbriche del Dragone non resta che tagliare la produzione e
ridurre drasticamente le scorte. «Alla luce dell'andamento della produzione
industriale a novembre, una crescita dell'economia cinese del 5% nel primo
semestre 2009 è più una certezza che un rischio», avverte Ben Simpfendorfer,
economista di Royal Bank of Scotland. Giusto per avere un termine di paragone,
nel 2007, il Pil cinese registrò uno sviluppo dell' 11,9 per cento. Il Fondo
Monetario Internazionale è d'accordo. «All'inizio di quest'anno,per la Cina avevamo ipotizzato un tasso di crescita dell'11% nel
2009, poi a seguito della crisi internazionale l'abbiamo ridotto all'8%, poi
ancora al 7%, e ora pensiamo addirittura che possa scendere fino al 5-6 per
cento», ha dichiarato ieri il direttore dell'Fmi, Dominique Strauss-Kahn. Se le
fosche previsioni degli economisti trovassero conferme nei prossimi mesi, la Cina potrebbe andare incontro a momenti molto difficili. Per
creare un numero di postidi lavoro sufficiente a mantenere il tasso di
disoccupazione entro limiti fisiologici (cioè entro l'attuale 4,5%), secondo
icalcoli di Pechino nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-12-16 - pag: 16 autore: ... GLI USA E
LE FONTI RINNOVABILI L'energia di Obama N o n è come tirare una scarpa a Bush.
Ma, idealmente, sì. La politica energetica e ambientale dell'amministrazione
Obama annuncia di essere un radicale dietrofront, dopo otto anni spesi a
rinnegare l'esistenza di un problema climatico e ad ostacolare il
raggiungimento di un'intesa planetaria sulle emissioni di CO2. La squadra
presentata ieri – con in prima fila Steven Chu, premio Nobel e grande
sostenitore di una rivoluzione energetica – lascia intendere che il climate
change sarà una priorità. «Un problema di sicurezza nazionale», sostiene il
Presidente eletto. Ma anche qualcosa di più. E di meglio. Obama dice di voler
dare «una nuova energia all'America», in senso letterale. Ovvero
ridisegnare il sistema energetico sottraendolo alla dipendenza dal petrolio
mediorientale e consegnandolo alla libertà delle fonti rinnovabili,
rinvigorendo al tempo stesso l'economia. La Cina, zitta zitta,
sta già facendo altrettanto. Per gli Usa tagliare le emissioni di CO2 era la
strada verso la povertà. Fra poco più di un mese, sarà la porta di una nuova
ricchezza.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-16 - pag: 24 autore: INTERVISTA Aldo Fumagalli
Commissione per lo Sviluppo sostenibile di Confindustria «La sfida è affrontare
il dopo Kyoto» Fuori dal progetto di direttiva le aziende che consumano
energia, ma non emettono CO2 Rita Fatiguso MILANO Una proposta di direttiva,
quella appena varata a Bruxelles, che va nella direzione giusta, bilanciando
sviluppo e sostenibilità. Che, però, bisognerà seguire negli sviluppi più
immediati perché possa produrre tutti i suoi effetti. Aldo Fumagalli Romario,
50 anni, presidente e amministratore delegato del Gruppo Sol (gas industriali)
fa il punto della situazione anche nella veste di presidente della Commissione
sviluppo sostenibile di Confindustria. E traccia nuovi, possibili, scenari già
dietro l'angolo. Fumagalli,a suo parere l'esito del round europeo sull'emission
trading è in linea con lo spirito che caratterizza il suo impegno associativo
tutto orientato allo sviluppo sostenibile? Penso di sì. Ne sono convinto, non a
caso il progetto punta a raggiungere lo sviluppo attraverso la sostenibilità,
sia in riferimento alle risorse disponibili sia a quelle attualmente a
disposizione dell'intero pianeta. Che, ovviamente, non sono infinite. Qual è
stato, secondo lei, lo snodo-chiave del negoziato appena concluso? Il tema
emission trading ha trovato una sterzata nel fatto che ci si è focalizzati,
alla fine, sulle energie rinnovabili e su un meccanismo premiante. Ma il vero
snodo è stato quando il presidente Emma Marcegaglia, impegnandosi in prima
persona, ha trovato l'intesa con le altre Confidustrie europee rappresentative
di uno degli stakeholder in campo, cioè le aziende. Senza questa azione le
conseguenze sarebbero state pesanti, con un sistema basato esclusivamente
sull'acquisto di diritti di emissione per le lavorazioni che producono più Co2.
Il nuovo progetto di direttiva, a questo punto, dovrà concretizzarsi in un
testo definitivo da votare in Parlamento. Cosa ci può aspettare e, soprattutto,
cosa c'è dietro l'angolo per gli stakeholder- aziende? Appunto, bisognerà
concretizzare il progetto e bisognerà farlo bene. Non è un elemento nè facile
nè scontato. Non era semplice, certo, nemmeno pensare a una svolta positiva in
così poco tempo, così come si è appena realizzata. Penso che nessuno, soltanto
a settembre avrebbe immaginato un simile ribaltamento. Si è molto discusso
sulle prospettive di competitività per il sistema delle aziende europee da qui
al 2020. Poi, la crisi scoppiata in autunno. E ora ? Ora bisognerà far sì che le
questioni di tecnica legale anche in vista delle votazioni parlamentari che
renderanno il provvedimento definitivo aiutinoad attuare lo spirito del
negoziato in senso non restrittivo. Questa svolta è stata molto positiva. Ha
premiato le aziende che si impegnano negli investimenti in energie rinnovabili.
Ma non è tutto. In che senso? Trovo che siano molto positive la clausola di
revisione e la flessibilità sui crediti per i progetti fatti fuori dall'Unione
europea. L'anno prossimo, a Copenhagen, ci sarà un altro summit strategico.
Vedremo. Quali criticità è possibile individuare, allo stato dei fatti?
Intanto, bisognerà allargare il discorso anche a Stati
Uniti e a Cina, India. L'Europa ha dato l'esempio,si è impegnata,ora bisognerà
che anche queste nazioni si diano da fare da parte loro. Bisogna considerare
che la programmazione pilota per l'immissione del Co2 nel sottosuolo dovrà
rispondere al principio di equa distribuzione e quindi dovrà essere effettuata
in maniera non squilibrata dal punto di vista pratico. Esistono spazi e
margini ancora non ben definiti tra le varie categorie di aziende esentate
dall'asta per l'acquisto di diritti di emissione. Alcune aziende consumano
energia ma non emettono Co2, specie nel settore della chimica. Quindi sarebbe
opportuno trovare una soluzione che non le penalizzi ulteriormente. E che
estenda anche a loro il criterio premiante per chi investe in rinnovabili.
rita.fatiguso@ilsole24ore.com «La svolta quando ci si è focalizzati sulle
rinnovabili e sui meccanismi premianti» Sviluppo sostenibile Aldo Fumagalli
Romario IMAGOECONOMICA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2008-12-16 - pag: 27 autore: Industria.
L'azienda cresce in Germania Marposs acquista la tedesca Artis Emilio Bonicelli
BOLOGNA «Ogni investimento esprime la convinzione che ci sia un futuro
positivo.E'la fiducia in quello che sarà, tra due o tre anni, il mercato. Per
questo continuiamo a investire». Così Stefano Possati, presidente della
Marposs, spiega la ragione di scelte contro corrente fatte, nel pieno della
crisi internazionale, dall'azienda di famiglia. La società emiliana annuncia
infatti due investimenti significativi con l'acquisizione di un'impresa in
Germania e l'apertura, entro il prossimo anno, di uno
stabilimento produttivo in Cina. A finire nel mirino della
Marposs è stata la tedesca Artis, che sviluppa e realizza sistemi per il
controllo e il monitoraggio delle macchine utensili, con sede nei pressi di
Amburgo e un giro di affari di circa 10 milioni di euro. Si tratta di soluzioni
che aiutano il cliente a ridurre i costi e ad aumentare la produttività.
L'impianto in Cina, dove le vendite sono cresciute
sino a raggiungere un valore analogo a quello del mercato Italia, sorgerà su
un'area di 14mila metri quadrati e impiegherà 250 persone per il montaggio
finale dei componenti elettronici prodotti nel capoluogo emiliano. Sono
iniziative tanto più sorprendenti se si pensa che la Marposs opera in buona
parte per il comparto automotive generalmente considerato uno dei più colpiti
dal freno internazionale dei consumi. Possati, però, vede la situazione da un
altro punto di vista. «Un conto sono le vetture oggi vendute, un conto sono gli
investimenti che le Case automobilistiche stanno mettendo in campo per
disporre, tra qualche anno, di nuovi modelli, nuovi motori, nuovi allestimenti,
indispensabili per far ripartire il mercato». Con la loro alta tecnologia i
prodotti Marposs servono per mettere a punto le nuove linee produttive non solo
nell'automotive, ma in tutto il settore meccanico. Per questo l'andamento degli
ordini «ha subito un rallentamento, ma non c'è stato un crollo» e anche le
previsioni per il 2009 sono di «attenzione fiduciosa». L'azienda emiliana, nata
nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2008-12-16 - pag: 46 autore: Metalli non ferrosi.
Impossibile elaborare una stima attendibile dei consumi Rame, movimenti dettati
dai nervi Gianni Mattarelli MILANO Le oscillazioni del prezzo del rame al
London Metal Exchange sono molto nervose e soggette a reazioni spesso esagerate
all'uscita di notizie che in altri momenti, ossia prima che la crisi
finanziaria mondiale cominciasse a colpire il mercato dei metalli, avrebbero
avuto riflessi più misurati. Venerdì scorso, per esempio, Londra ha aperto con
le quotazioni di 180 $ inferiori alla chiusura della sera precedente, sulla
scia della forte caduta delle borse azionarie asiatiche, causata dalla
bocciatura del Senato americano del piano di salvataggio delle industrie
automobilistiche. Di fatto l'instabilità è dovuta all'impossibilità di
prevedere il prezzo dei metalli industriali, per la mancanza di visibilità
sulla richiesta attuale e sui reali consumi. Il collasso della domanda nel
corrente trimestre impedisce infatti di elaborare stime basate su motivi
fondamentali. I rialzisti sperano che la fase di destoccaggio sia al termine e
che gli stimoli monetari e fiscali in corso abbiano il loro effetto entro il
prossimo semestre. I ribassisti invece vedono la fine del ricorso alle scorte
nel primo trimestre 2009, ma nel frattempo si aspettano che il calo dei consumi
prosegua e che peggiori nei prossimi due o tre mesi. Le statistiche che
giungono dalla Cina, primo consumatore mondiale, non servono a chiarire il quadro. In
novembre le importazioni di rame non lavorato sono calate del 6% rispetto a
ottobre e del 3% sull'anno prima. Ma le cause vengono attribuite principalmente
alla cancellazione di contratti di acquisto (di quelli a prezzo non ancora
fissato) per il crollo delle quotazioni acuitosi in novembre e a un gran
ricorso a destoccaggi per soddisfare in parte la richiesta interna. A
indicare una certa pressione della domanda locale, spicca la quotazione dei
catodi allo Shanghai Futures Exchange, che da qualche tempo è costantemente
superiore a quella dell'Lme. I produttori in più parti del mondo stanno intanto
riducendo l'attività e rimandando l'attuazione di gran parte degli
investimenti, sia per l'apertura di nuovi impianti che per l'ampliamento di
quelli esistenti. I tagli di produzione sono tuttavia insufficienti, mentre il
procrastinare gli investimenti non ha alcun effetto sui prezzi, perché
riguardano la situazione a lungo periodo. Negativi anche gli indici di novembre
dei Direttori Acquisti (i cosiddetti Pmi, Purchasing Managers Indices), che in
novembre sono stati particolarmente deboli in tutte le parti del mondo, essendo
risultati tra 35,6 (media Eurozona), 36,2 (Usa), 36,7 (Giappone) e 38,8 (Cina), cioè ben al di sotto della soglia tra espansione e
contrazione di 50. Pur con queste prospettive negative, dopo i recenti crolli i
prezzi del rame potrebbero essere entrati in una fase di calma, seguita
verosimilmente da un periodo di consolidamento, se il contesto internazionale e
le borse azionarie non dovessero peggiorare. LA PRODUZIONE RALLENTA Le società
minerarie e metallurgiche in molte parti del mondo riducono l'attività e
rinviano gli investimenti
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-16 - pag: 29 autore: Intervista. Parla
il Ceo di Suntech Power, l'azienda leader mondiale nella produzione di pannelli
e moduli fotovoltaici L'energia pulita di Mr. Shi «Crisi economica e calo del
greggio non fermano l'industria delle rinnovabili» Alfredo Sessa MILANO La
crisi finanziaria mondiale e la discesa dei prezzi del petrolio non fermeranno
la nuova rivoluzione industriale, basata sul settore delle energie rinnovabili.
Il mercato ripartirà, e la Cina, inoltre, sarà la
prossima frontiera per sviluppare il business del solare fotovoltaico. Parola
di Shi Zhengrong, 45 anni, fondatore e presidente di Suntech Power Holdings, il
più grande produttore mondiale di pannelli e moduli fotovoltaici. Scienziato
dell'ambiente che veste con disinvoltura i panni dell'uomo d'affari, Shi è un
esponente di razza della squadra cinese di nuovi industriali di successo, con
radici, studi e fabbrica in madrepatria, ma con ambizioni e mercato mondiali.
Ambizioni che in Europa coinvolgono in prima linea l'Italia. A Milano, Shi ha
tenuto a battesimo nei giorni scorsi la filiale commerciale di Suntech. Quali
saranno le conseguenze della crisi economica sull'industria delle energie
rinnovabili? Uno dei modi in cui si descrive questa crisi finanziaria è quello
di una sorta di disastro naturale, dal quale nessuno può salvarsi. In effetti,
tutte le industrie saranno colpite, compresa l'industria dell'energia solare.Ma
io credo che l'impatto sarà temporaneo. La crisi finanziaria potrà finire in
tempi relativamente brevi, le vere crisi resteranno invece quelle dell'energia
e dei cambiamenti climatici, che richiederanno sforzi molto più importanti per essere
risolte. Il mercato ripartirà e sul lungo termine crescerà, soprattutto quando
il prezzo sarà a livello di grid parity (il punto al quale il costo
dell'energia fotovoltaica è pari o inferiore a quello dell'energia di rete,
ndr). La caduta del prezzo del petrolio frenerà gli investimenti nelle energie
rinnovabili? Ritengo che non ci sia correlazione tra i prezzi del petrolio e le
energie rinnovabili. Come sappiamo, il fatto che il prezzo del petrolio cali
non significa che le riserve petrolifere siano in aumento. Anche il calo del
prezzo del petrolio è quindi un fenomeno temporaneo, indotto dalla crisi
mondiale. Se guardiamo al mercato fotovoltaico, vediamo che in questo momento è
un mercato sussidiato dai Governi, in alcuni casi in maniera crescente. Come
mai lo sussidiano, se il prezzo del petrolio è in calo? Perché sempre più
nazioni sono consapevoli di dovere diventare indipendenti dal petrolio, al di
là della temporanea percezione del calo dei prezzi. Nel settore delle energie
alternative si assiste a una crescente concorrenza tra Paesi emergenti,
soprattutto Cina, ed Europa e Stati Uniti. Chi
vincerà? Nelle rinnovabili, soprattutto nel solare, negli ultimi anni molta
gente ha ottenuto buoni profitti, e quindi non è sorprendente che sempre più
investitori siano attirati da questa industria. Ma i protagonisti di questo
settore non sono tutti uguali. Un primo tipo di player, tra i quali ci siamo
noi di Suntech, ha una vera e propria "vision" e crede che l'energia
solare potrà fornire una soluzione radicale per il pianeta e per i nostri
figli. Ma c'è un secondo tipo di player, per i quali questo settore è una
specie di corsa all'oro. Che entrano sul mercato, fanno qualche profitto e poi,
quando pensano che sia il momento opportuno, ne escono. Noi crediamo che siano
i player dotati di "vision" quelli che possono realmente offrire
prodotti di qualità a costi competitivi. Cosa si aspetta dal mercato italiano?
Prima di tutto constatiamo un atteggiamento favorevole nella promozione
dell'energia solare, e questo ovviamente ci fa piacere. All'inizio vogliamo
seminare sul mercato italiano principalmente attraverso la vendita dei
prodotti, aiutando i clienti a conoscere l'energia solare e fornendo assistenza
tecnica. Quando il mercato italiano diventerà più stabile, allora considereremo
l'opportunità di iniziare la produzione sul posto. E per mercato stabile
intendo un mercato completamente libero, indipendente da sussidi. Qual è la
percentuale delle vostre vendite in Cina? E in Europa e Usa? La maggior parte delle nostre vendite è
ancora in Europa, circa il 70% della nostra produzione. Le vendite in Cina rappresentano meno del 5% e negli Stati Uniti siamo intorno al
10. Ma detto questo, ritengo che in questo momento sia strategico promuovere le
vendite in Cina, è il momento opportuno per convincere il Governo cinese a dare
il via alle feed-in tariff (il prezzo al quale i privati cedono alla
rete l'energia prodotta con fonti rinnovabili, ndr). Il Governo cinese è molto
impegnato nelle energie rinnovabili, ma lo è soprattutto nell'eolico e nelle
biomasse. Perché non nel solare? Perché il solare è ancora costoso, e il
Governo trova poco pratico sussidiarlo. Ma, in seguito alla crisi finanziaria,
i costi sono destinati a calare, e allora è venuto realisticamete il momento di
convincere il Governo cinese a dare il via a qualche forma di feed-in tariff
nel solare. Il neopresidente americano Obama punta sui crediti di imposta per
finanziare l'energia verde. è una soluzione preferibile alle feed-in tariff?
Penso che feed-in tariff e restituzioni fiscali siano entrambi equiparabili a
sussidi governativi all'industria. In termini di semplicità e di praticità,
tuttavia, penso che la soluzione migliore siano le feed-in tariff. I crediti
d'imposta possono funzionare, ma sono piuttosto complicati, e legati al fatto
che uno paghi effettivamente o no una tassa. Con le feed-in tariff, invece, si
lavora più facilmente. La Cina sta finanziando studi
nei settori dell'auto elettrica e dei carburanti alternativi. Cosa ne pensa?
Ritengo che i carburanti alternativi siano una soluzione meno promettente. Non
per la tecnologia in sè, ma per gli stock. C'è bisogno di ingenti quantitativi
di mais, o di canna da zucchero, insomma di materia prima la cui domanda è
destinata a competere con le necessità dell'alimentazione umana o animale. Sono
economicamente meno efficienti. Ritengo che l'auto elettrica, invece, sia il
futuro. Soprattutto la combinazione tra auto elettrica e pannelli solari.
Steven Chu, premio Nobel per la fisica e figlio di immigrati cinesi, è
diventato segretario Usa per l'Energia. Cosa si aspetta da questa nomina? Per
noi è una notizia straordinaria, perché Steven Chu è stato direttore del
Laboratorio nazionale delle energie rinnovabili negli Stati Uniti, e quindi
Barack Obama ha deciso di nominare uno scienziato delle energie rinnovabili nel
ruolo di segretario Usa. è un indizio del fatto che il nuovo presidente
americano è seriamente intenzionato a mantenere quanto promette nel campo
dell'energia. alfredo.sessa@ilsole24ore.com AMERICA PROMETTENTE «Steven Chu
segretario Usa all'Energia è l'indizio che Obama investe sulle fonti verdi»
CINA NUOVA FRONTIERA «è l'ora di convincere Pechino a non sussidiare solo
eolico e biomasse, ma anche il solare» FILIALE IN ITALIA «In Europa il 70%
delle nostre vendite Se il mercato sarà stabile, arriveremo a produrre qui»
SOTTO IL SEGNO DEL SOLE Uno scienziato prestato all'industria Shi Zhengrong, 45
anni, è un personaggio noto e ammirato in Cina. Non
tanto, o non solo, perché l'industria del fotovoltaico gli ha permesso di
diventare uno degli uomini più ricchi del Paese, con una fortuna personale che
secondo Forbes Magazine si aggira sui 2,9 miliardi di dollari. Ma soprattutto
perché è visto come una personalità che porta soluzioni concrete a favore delle
nuove generazioni, in questo caso nel campo della tutela ambientale. Sposato,
due figli, quando gli si chiede se si considera più uno scienziato o più un
uomo di affari, Shi non ha esitazioni nel collocarsi, con un certo orgoglio,
nella prima categoria. Laureato in Scienze ottiche presso la Chang Chun
University, ha conseguito un master in Fisica dei laser a Shanghai, e un Ph.D
in Ingegneria elettronica presso la University of South Wales in Australia. Shi
Zhengrong detiene 11 brevetti relativi alla tecnologia fotovoltaica BLOOMBERG
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
MONDO E MERCATI data: 2008-12-16 - pag: 29 autore: BASE NELLO JIANGSU Leader
mondiale Suntech Power Holdings è il più grande produttore mondiale di pannelli
e moduli fotovoltaici, ed è un classico esempio di società
con base in Cina e proiezione sui mercati mondiali.L'azienda è nata nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-16 - pag: 30 autore: INTERVISTA
Salvatore Cuomo Sarà lunga marcia, parola di chef SHANGHAI. Dal nostro
corrispondente «I primi ristoratori che sono arrivati in Cina una decina di anni fa hanno pensato solo a fare soldi. Così
facendo, hanno fornito un'idea sbagliata della cucina italiana e hanno rovinato
il mercato. Ora è tutto da rifare». Salvatore Cuomo non le manda a dire: in un
mercato ancora tutto da costruire come quello cinese, fare ristorazione di
bassa qualità rende un pessimo servizio all'immagine dell'agroalimentare
made in Italy. Trentasette anni, padre napoletano e mamma giapponese, Cuomo
negli ultimi dieci anni ha costruito un impero della ristorazione nel Sol
Levante. E tre anni fa, ha deciso di tentare l'avventura cinese aprendo a
Shanghai quello che nel giro di poco tempo è diventato il più famoso e
gettonato ristorante italiano in tutta la Cina (The
Kitchen), e ora bissando con YS Table, uno spazio di 3mila metri quadri e oltre
500 coperti situato nel World financial center. «Noi ristoratori, esattamente
come in Giappone una quindicina di anni fa, abbiamo un compito importantissimo
perché portiamo i cinesi al primo contatto con il cibo italiano – sottolinea
Cuomo –. Per questo motivo, non dobbiamo inviare messaggi sbagliati. Dobbiamo
offrire l'autentica cucina italiana, quella fatta di materie prime di qualità.
Abbasso le salsette, la crema e la panna. Evviva la pizza, la pasta e tutto ciò
che si prepara in modo semplice». L'idea è buona, ma si scontra con le
abitudini alimentari locali. «In Giappone per la ristorazione italiana fu tutto
più semplice, perché anche i giapponesi amano una cucina semplice basata sulla
freschezza delle materie prime –prosegue Cuomo –. I cinesi, invece,
preferiscono piatti più elaborati e quindi spesso non apprezzano le nostre
pietanze. Ma non importa: dobbiamo cercare di educarli ai nostri gusti, senza
scendere a compromessi». Per arrivare alla meta, la "lunga marcia"
dell'agroalimentare italiano avrà bisogno del sostegno dei mezzi d'informazione
cinesi. E anche di una costante opera promozionale da parte delle istituzioni
italiane che, negli ultimi tempi, al mercato cinese hanno dedicato assai più
risorse rispetto al passato. Ciononostante, non si potranno bruciare le tappe.
«Ci vorranno altri 10-15 anni prima che in Cina si
formi un mercato vero per i nostri prodotti alimentari» conclude Cuomo. L. Vin.
«Ci vorranno 10-15 anni prima che qui si formi un vero mercato per i nostri
prodotti» Famoso in Asia. Salvatore Cuomo
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-16 - pag: 30 autore: Pochi cibi italiani
in Cina Cresce l'export - Ma Francia, Germania e Spagna fanno meglio Luca
Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Olio spagnolo, pizze tedesche,
formaggi danesi, gelati americani, biscotti francesi, olive greche. Ma l'Italia
dov'è? Se lo chiedono i consumatori cinesi difronte ai banconi dei supermercati
sempre più affollati da prodotti alimentari tipici del made in Italy, ma
battenti bandiera estera. E se lo chiedono anche gli italiani che vivono oltre
la Grande Muraglia: visto che i cinesi replicano tutto e considerata la scarsa
presenza industriale del Belpaese in Cina, non sarebbe
il caso di investire di più sull'unica cosa al mondo che nessuno può copiarci?
Ma da qui a dire che siamo assenti sul mercato cinese ce ne passa. I numeri,
infatti, dicono l'esatto contrario. Negli ultimi tre anni, le importazioni
agroalimentari italiane nella Repubblica popolare sono aumentate di circa 2
volte e mezzo; alcuni prodotti, come vino e olio d'oliva, hanno registrato
incrementi anche maggiori. Malgrado ciò, il food and beverage tricolore detiene
ancora una quota marginale del mercato cinese (solo lo 0,3%), di cui l'Italia è
il 30esimo fornitore. La Francia, giusto per fare un esempio, sviluppa un
business dieci volte più grande. «Bisogna tenere presente, però, che i
principali esportatori di prodotti agroalimentari in Cina
vendono anche quantità ingenti di commodities. Noi, al contrario, qui portiamo
solo prodotti di alta qualità. Non a caso siamo al primo posto nelle
importazioni cinesi di pasta e cioccolato, al secondo in quelle di olio d'oliva
e acqua, e al sesto nei formaggi», spiega Maurizio Forte, direttore
dell'Ufficio Ice di Shanghai. In realtà, dunque, la penetrazione di questo
prodotti italiani oltre la Grande Muraglia è in costante aumento. Una
penetrazione che appare difficile per tre motivi. Primo: fatta eccezione per
Ferrero, unico gruppo italiano ad aver affrontato il mercato cinese con una
strategia mirata ( i 27 milioni di dollari di export di cioccolato italiano nel
2007 sono quasi tutti Ferrero Rocher di cui i cinesi vanno particolarmente
ghiotti), gli altri sono operatori medio- piccoli. Secondo: il mercato cinese è
ancora poco sofisticato, e bada più al prezzo che alla qualità. Terzo:
l'Italia, a differenza dei suoi concorrenti, in Cina
non ha né catene distributive né grandi gruppi alberghieri tramite cui promuovere
e vendere i suoi prodotti. La partita cinese dell'agroalimentare tricolore,
quindi, è interamente riposta nelle mani della ristorazione. Ma anche questo è
un punto di debolezza, poiché oggi i ristoranti italiani in Cina
sono pochi; e perlopiù di qualità tra il mediocre e lo scadente (può sembrare
incredibile, ma in una metropoli come Pechino non è facile mangiare italiano
decentemente). «Per spiccare il salto, servirebbero gli investimenti cinesi. La
grande sfida futura sarà convincere i cinesi che con la ristorazione italiana
di qualità si possono guadagnare soldi» aggiunge Forte. Ma bisognerà portare
pazienza. La Cina, infatti, è un mercato ancora
immaturo, e quindi incapace di apprezzare (e di pagare) la qualità
dell'agroalimentare italiano. «Servirà anche tanta tenacia – avverte Emanuele
Plata, presidente di Piazza Italia, il più grande food center italiano nel
mondo, aperto a Pechino dal Crai qualche mese fa –. Il mercato c'è,ma bisogna
crederci. Ecco perché sarà fondamentale inventare di continuo qualcosa che
attiri i cinesi, soprattutto i giovani, ad avvicinarsi al cibo e al vino
italiano. Noi pensiamo di puntare su tre fattori: la curiosità, il sound of
Italy, elasicurezza alimentare». Il modello non è tanto diverso da quello già
sperimentato in passato negli Stati Uniti e in Giappone: all'inizio, altri
Paesi dotati di maggiore massa critica hanno fatto da apripista, offrendo a un
pubblico incompetente cibo e vino straniero; quando il terreno è diventato
fertile, sono arrivati gli italianie hanno sbaragliato il campo. Pazienza,
tenacia, e anche una buona dose di ottimismo, poiché scardinare usi e costumi
alimentari dei cinesi sarà certamente più difficile di quanto non sia stato
convincere americani e giapponesi a convertirsi ai piaceri culinari del made in
Italy. Sotto questo profilo, il recente boom dell'olio extravergine di oliva è
incoraggiante: nel 2008 le importazioni in Cina sono
aumentate del 50%, portandosi a circa 15 milioni di dollari. «Se consideriamo
che ancora alla fine degli anni ' 90 questo mercato era pressoché inesistente,
si tratta di un grosso successo – osserva Massimo Gargano, presidente di Unapro
– Certo, gli spagnoli restano di gran lunga i primi. Ma la cosa non ci
preoccupa. Perché, se noi non possiamo competere con i loro prezzi, loro però
non possono competere con la nostra varietà e con la nostra qualità».
ganawar@gmail.com CONQUISTA DI GUSTI DIFFICILI Bene pasta, cioccolato e olio
Solo sesti per i formaggi Manca la distribuzione e i ristoranti made in Italy
non sono alfieri doc Babele del gusto. Prodotti francesi, tedeschi e canadesi
nei market cinesi IMAGINECHINA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-16 - pag: 32 autore: La crisi va dritta
al cuore dell'Asia L' annuale rapporto della Asian Development Bank sulle
prospettive dei Paesi asiatici analizza gli effetti della crisi mondiale in
quell'area del mondo. E il giudizio non è positivo: dopo i Paesi sviluppati,
anche le economie asiatiche risentiranno di una crisi più lunga e più profonda
di quanto sinora ipotizzato. Ne emergeranno solo muovendosi di concerto. Le stime
per la crescita dell'area sono state rivistedal 6,9%di un mese fa al 5,8%, cioè
quasi la metà della crescita del 2007, fermatasi al 9%. Anche
la Cina rallenterà, fino all'8,2% nel 2009 dal 9,5 di quest'anno.
L'India, che era cresciuta del 9% nel 2007, quest'anno invece segnerà un 7% e
nel 2009 un 6,5%. Asia Economic Monitor 2008 Asian Development Bank Dicembre
2008 www.aric.adb.org/pdf/aem/ dec08/decDec_AEM_complete.pdf Per
scaricare il report gratuitamente
( da "Repubblica, La" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XIX - Roma
Oltre piazza Navona, una girandola d´appuntamenti in tutta la città. Da
Testaccio a piazza Mazzini, dall´Eur a piazza del Popolo, dall´Auditorium al
loft di San Lorenzo Bancarelle da regalo: quest´anno sono gli indirizzi must
per il pacchetto sotto l´albero Dalle luci riciclate ai bijoux di scena, dalle
vendite pro Emergency alle tende per Israele LOREDANA TARTAGLIA Lucette sparse
qua e là, addobbi per l´albero che occhieggiano dalle bancarelle, sciarpette
multicolore, babbucce antifreddo, la maglia o il gioiello etno chic. Arrivano
con il contorno di musiche natalizie e tanto di zampognari i mercatini del
natale che nei giorni dell´avvento illuminano la città in una giostra di
appuntamenti. Tutta la settimana L´Occhio del Riciclone e il T-riciclo sono
solo alcuni dei banchi presenti alla Città dell´Altra Economia a Testaccio in
Largo Dino Frisullo, dove l´imperativo del mercato dedicato alle economie
alternative è il consumo intelligente. Lampade ottenute dai dispenser in
plastica per l´acqua, posacenere in vetro realizzati da bottigliette in vetro
pressate, abbigliamento e giocattoli "a basso impatto ambientale" a
pochi euro, regalano nuova vita agli oggetti spesso dimenticati nelle cantine.
Decisamente più chic e piuttosto una mostra mercato dedicata alle artigiane
artiste è invece Caravanserraglio all´Auditorium, proprio nei giardini
antistanti al Parco della Musica, in una tendostruttura fino al 6 gennaio:
tanti i banchi per un´idea regalo, tra i quali i gioielli animalier in plastica
della bolognese Donata Stranieri, maglie raffinate dell´abruzzese Anna
Sammarone, gioielli in oro e pietre semipreziose della romana Donatella Righi e
più di cinquanta espositori con bijoux e oggetti singolari. Fino a Natale tutti
i giorni bric à brac, artigianato e squisitezze gastronomiche si acquistano
anche a piazza Mazzini dove nei gazebo allestiti passeggiano famiglie, single o
giovani del quartiere alla ricerca di un regalo inusuale. Strettamente a inviti
invece il rendez vous natalizio con tanto di regali chic nel loft in via dei
Riari organizzato in collaborazione con la Croce Rossa, dove a esporre tessuti
dipinti, maglie a righe colorate ci sono anche De Clerq e Zazie mentre a
sostegno della costruzione di un asilo a Gerusalemme ci sono fino a Natale i
Mercatini della Pace: in Piazza del Popolo, piazza Bologna, piazza Fiume, viale
America all´Eur e sul pontile di Ostia sono le location dove occhieggiano
prodotti artigianali, italiani e multietnici, e il ricavato della vendita andrà
in favore del progetto della Jerusalem Foundation che vuole realizzare un asilo
che sia luogo di incontro tra culture diverse. Fino a domenica
( da "Repubblica, La" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina XVIII - Palermo
La Coppa in mostra poi tocca al cinema Al Politeama e al Fiamma Un documentario
su Salvatore Antibo e uno sulle Olimpiadi di Pechino Stasera i Paladini d´oro
PAOLA NICITA Per raccontare lo sport e i suoi campioni, dai campi di gioco al
grande schermo, quest´anno la rassegna dello Sportfilmfestival propone una
selezione di film che arrivano da Cina, Australia,
Spagna, Romania, Svezia, Polonia, Finlandia, Russia e Italia. Festeggia così
trent´anni la manifestazione ideata e presieduta da Vito Maggio, con la
direzione di Roberto Oddo e la consulenza cinematografica di Gregorio Napoli. E
lo farà con una presenza speciale: solo per oggi, dalle 11 alle 19,30, la Coppa
del mondo di calcio vinta dagli azzurri di Lippi nel 2006, sarà esposta al
teatro Politeama, dove questa sera, alle 21,30 si terrà la consegna dei
Paladini d´Oro 2008, nella serata di gala condotta dal giornalista sportivo
Marco Civoli. Due le sedi per le proiezioni: al cinema Fiamma fino al 22
dicembre si terranno le proiezioni dalle 9,30 alle 12,30, mentre domani,
giovedì, venerdì e il 22 dicembre le proiezioni pomeridiane, dalle 16,30 alle
18,30 si terranno alla facoltà di Scienze motorie di via Maggiore Toselli, e
proporranno i film vincitori per ogni categoria: cortometraggi, lungometraggi,
sport paraolimpici. Le proiezioni di oggi iniziano alle 9,30 con "Echipa -
The Team" dei rumeni Florin Orezanu e Alina Cosmoiu, che raccontano le
motivazioni del successo di una squadra. Seguono poi "Il maratoneta"
di Marco Leopardi, "In fondo non ci sono confini" di Marco Mensa, che
racconta la caparbietà della sfida lanciata da un gruppo di persone disabili
grazie al programma di immersioni subacquee promosso dall´area protetta del
Plemmiro di Siracusa. Chiude "Noi non abbiamo paura" di Scognamiglio
e Fasola, sui tifosi italiani ai Mondiali del 2006. Tra gli altri titoli che
saranno proiettati per la rassegna, un film-intervista che vede protagonista
Salvatore Antibo, che nel documentario di Dario Marzio Sciabbica si racconta
senza pudori, approfondendo al di là di ogni retorica lo sport come valore e
riscatto. Ad un fatto tragico, la sciagura aerea di Superga del 4 maggio 1949,
è dedicato "Finché morte non ci separi" della regista Fabiana
Antonioli, che racconta sul filo della memoria dei sopravvissuti il profondo
legame con la squadra del Torino. Una sorta di indagine
sullo sport in Cina è al centro del lavoro di Cliffort Borgmarks, che ripercorre
sport e personaggi dal 1949 ai nostri giorni. Ancora la Cina nel film di Gianni Rizzo "Emozioni olimpiche" che
racconta le Olimpiadi di Pechino. L´ingresso è gratuito.
( da "Repubblica, La" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 38 - Cultura
Partigiano a 19 anni Discendente di una nobile famiglia napoletana, nato a
Firenze da madre americana, aveva studiato a Roma dai Gesuiti. La guerra partigiana,
il primo lavoro in America Ma a cambiargli la vita fu l´incontro con un
imprenditore. Chiamato Adriano Olivetti Dalla Resistenza agli Usa
l´apprendistato del Principe editore La storia Quasi diciannovenne, nella tarda
estate del 1944, quando era in Svizzera, salì su una barca a remi a Locarno
costeggiando il Lago Maggiore fino a raggiungere, in territorio italiano,
Cannobio. Aveva un piccolo carico di armi da consegnare alla Resistenza.
L´operazione riuscì. Entrò così nelle file dei partigiani della Val d´Ossola Il
padre Filippo era vicino al Partito d´Azione e in Svizzera ospitò Ugo La Malfa
In una fase di tregua della lunga guerra di Segrate diventò presidente della
Mondadori Nella sua casa di campagna di Torrecchia curava per hobby un´azienda agricola
NELLO AJELLO Discendente d´una grande famiglia aristocratica, fiorentino di
nascita, napoletano per origine paterna, di madre americana, Carlo Caracciolo è
stato una figura di spicco nell´editoria italiana storico presidente del gruppo
editoriale L´Espresso e, dal 2006, suo presidente onorario. Aveva compiuto 83
anni lo scorso ottobre. Nei vari incarichi di vertice via via assunti con lo
svilupparsi del suo impero mediatico egli aveva conservato quel garbo discreto
e quell´understatement venato d´ironia che ne facevano una presenza inimitabile
tra gli imprenditori della carta stampata. Su questa linea di stile, la
"carriera" di Caracciolo - costellata di episodi a tratti tumultuosi
- è sembrata svolgersi in contrasto con l´indole, serena e in apparenza
distratta, del suo protagonista. Una storia professionale, la sua, che era
cominciata nei primi anni Cinquanta con la fondazione, a Milano, della Etas -
poi Etas Kompass - una società di riviste tecniche ed annuari industriali, cui
si sarebbe presto affiancata un´azienda di réclame, la Publietas. Iniziative
sorte su basi fragili, quasi (così lui le giudicava) "scommesse
giovanili". Queste attività di Carlo si svolgevano in affettuosa
dialettica con suo padre Filippo, principe di Castagneto, che a tanto attivismo
assisteva con trepidazione. Non che Caracciolo padre fosse un inesperto di
editoria. Trasferitosi ancora adolescente a Firenze da Napoli (dov´era nato nel
1903), con sua madre appena separata dal marito, Filippo aveva fondato un
quotidiano intitolato Lo Stato. Non aveva ancora vent´anni. A ventidue sposò
Margherita Clarke, un´americana di New Orleans appartenente a quel ceto di
anglosassoni benestanti che amavano la Toscana fino a venirci a vivere. A
Careggi, sopra Firenze, i Clarke avevano una casa di proprietà. Si chiamava
"I Cancelli". Lì erano nati i tre figli di Filippo e Margherita:
Carlo nel 1925, Marella nel ?27 e Nicola nel ?31. Il concorso di Filippo per
l´ingresso in diplomazia condusse nel 1933 la famiglia a Roma, dove Carlo
studiò dai Gesuiti, prima all´Istituto Massimo e poi al convitto Mondragone.
L´antifascismo, che aleggiava in casa, assunse maggiore evidenza durante la
missione svolta dal capofamiglia come segretario dell´ambasciata italiana in
Turchia e si approfondì ancora quando, fra il ?41 e il ?43, egli diventò
console generale a Lugano. In Svizzera, il diplomatico napoletano si avvicinò
al partito d´Azione: fino al punto da ospitare nella sua dimora elvetica uno
dei suoi fondatori, Ugo La Malfa. In famiglia, per tutelarne la clandestinità,
La Malfa era stato presentato come un maestro di ginnastica, amico e coetaneo
di Filippo. Doveva presiedere alle prestazioni sportive dei ragazzi. Ma Carlo
raccontava che, ai suoi occhi di adolescente, il travestimento perse ben presto
efficacia. A rivelare in pieno la verità fu la decisione che il console
Caracciolo prese dopo l´8 settembre del 1943: passare la frontiera
italo-svizzera, attraversare le linee e raggiungere il Regno del Sud già in
mano agli Alleati. Lì Filippo divenne sottosegretario agli Interni nel secondo
governo Badoglio. La personale preistoria di Carlo Caracciolo registra a questo
punto due svolte diversamente formative. La prima è uno di quei colpi di testa
consueti nella biografia del personaggio: nella tarda estate del ?44 Carlo,
quasi diciannovenne, salì su una barca a remi a Locarno costeggiando il Lago
Maggiore fino a raggiungere, in territorio italiano, Cannobio: tramite il
console americano a Lugano, un amico di famiglia, gli era stato affidato un
piccolo carico d´armi da consegnare alla Resistenza. L´operazione riuscì. Carlo
entrò nelle file dei partigiani della Val d´Ossola. Una vicenda sulla quale il
protagonista s´intratteneva di rado, e che si concluse con l´inclusione di
Caracciolo in uno scambio di prigionieri - catturato dai repubblichini, aveva
rischiato la fucilazione - tra nazifascisti e partigiani. La Liberazione era
vicina. Di ritorno a Roma, Carlo si laureò in Giurisprudenza ed entrò come
apprendista e poi redattore di politica estera nel quotidiano L´Italia
socialista. Fra i "superiori" che lo ambientarono nel mestiere
Caracciolo ricorderà soprattutto Riccardo Musatti, diventato poi consigliere
culturale di Adriano Olivetti. Fra i colleghi di redazione resteranno suoi
amici Enzo Forcella e Giovanni Russo. 1949. Nella vita di Caracciolo
ventiquattrenne, si apre una seconda parentesi: la permanenza di un anno e
mezzo negli Stati Uniti. Carlo metterà a frutto la trasferta conseguendo ad
Harvard un post-graduate in Giurisprudenza e facendo poi pratica legale in uno
studio di New York, Sullivan & Cromwell, di cui era azionista Allen Dulles,
ex capo dello spionaggio americano in Europa (Caracciolo lo aveva conosciuto a
Lugano). Furono mesi di utili frequentazioni. Fra l´altro, egli poté conoscere
da vicino un´importante società editrice, la McGraw-Hill; l´avrebbe presa a
modello per le sue iniziative milanesi, che andarono svolgendosi dopo il
ritorno dagli Stati Uniti, alla fine del 1950. La vocazione di Carlo verso il
diritto non era stata irresistibile. Di diventare americano non se l´era
sentita. In materia di editoria, a Milano, si dedicò soprattutto al campo
tecnico-industriale, sorretto da qualche magra prebenda che gli assicurava suo
padre Filippo. Il quale, dopo essere stato dal ?49 al ?54 segretario generale
aggiunto al Consiglio d´Europa, si avviava ad assumere funzioni di vertice
nell´Automobile Club: ne sarebbe poi stato presidente fino alla morte, nel
1965. Nei suoi esordi milanesi Carlo Caracciolo saggia le sue doti di
talent-scout. Associa alla sua impresa persone assai capaci come Lio Rubini,
tecnico della pubblicità, e Gianfranco Alessandrini, inizialmente esperto di
computer. Affida a un giovane intellettuale, Livio Zanetti, la direzione di una
delle sue riviste, Poliplasti. Più tardi, in un momento di difficoltà della
Publietas, ricorrerà all´amicizia di Bruno Corbi - ex deputato comunista, vicino all´editore italo-francese Cino del Duca - per superare
l´impasse. Non approderanno a nulla, invece, i suoi primi contatti con il quasi
coetaneo Scalfari, che a Milano è funzionario della Banca Nazionale del Lavoro.
Carlo gli propone invano di dirigere un altro suo periodico, Rivoluzione
industriale. Sarà frutto d´un mero caso l´evoluzione del giovane editore
nel titolare di un´impresa di risalto nazionale. Agli inizi del
( da "Repubblica, La" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina 6 - Economia
Fmi: sempre peggio, ripresa lontana e in Cina è gelo sulla produzione Ma i big dell´industria tedesca fermano
i licenziamenti La recessione Strauss-Kahn boccia il piano Ue Bce: banche,
rosso di 720 miliardi e ancora rischi BARBARA ARDU BARBARA ARDù ROMA - C´è il
rischio di una recessione globale e per fermarla i governi europei dovrebbero
impegnare più risorse di quanto non stiano facendo. Dominique
Strauss-Kahn, direttore del Fondo monetario internazionale, intravede un 2009
nero. Previsioni fosche arrivano anche dalla Banca centrale europea, che teme
sia per il sistema bancario (ancora non del tutto fuori pericolo), che per le
famiglie, che potrebbero non essere in grado di pagare i debiti. Nel documento
del Financial Stability Review diffuso dall´Eurotower, si prospetta il «rischio
di un più profondo e più prolungato rallentamento dell´attività economica» in
Europa causato dalla difficoltà con cui le aziende di credito si prestano soldi
l´un l´altra. La conseguenza è che i tassi rimangono elevati e il sistema delle
imprese ha difficoltà ad accedere al credito. La cura per l´Italia delineata
dalla Bce passa da un nutrito pacchetto di interventi per offrire aiuti fiscale
alle fasce sociali a rischio, visto che la disoccupazione crescerà e gli
atipici pagheranno un alto prezzo. Meno impegnativo (per le casse statali)
sarebbe invece un pacchetto di misure per aumentare la competitività nel
commercio, insieme a un taglio ai costi burocratici. Ogni aiuto dei governi
europei, avverte però il presidente della Bce, Trichet, non può prescindere dal
Patto di stabilità che, se ignorato, produrrebbe una crisi di fiducia verso i
mercato europei. Uno scenario per nulla rassicurante quello tracciato da Fmi e
Bce, dal quale, se va bene, si potrebbe uscire non prima della fine del 2009 se
non nel 2010. La vera incognita per l´Fmi è la Cina.
Perché mentre le economie di Usa e Europa sono a crescita rallentata da mesi,
solo da poco è iniziata la retromarcia del gigante asiatico. Strauss-Kahn teme
un dimezzamento della crescita cinese. I segni ci sono tutti: le esportazioni
si sono ridotte del 2,2 per cento a novembre, le importazioni sono scese al 12
ed è di ieri una frenata della produzione industriale a meno 5,4 per cento, il
dato più basso degli ultimi 7 anni. Si produce meno e la crescita del Pil
cinese, secondo il direttore dell´Fmi, potrebbe fermarsi a più 5 per cento.
Dunque a gennaio le stime di crescita dell´Fmi saranno una doccia gelata.
L´economia mondiale, ha detto Strauss-Kahn, sta vivendo una contrazione «senza
precedenti», con prospettive che «continuano a peggiorare». Per risollevare le
sorti del mondo sarà necessario fare di più perché «le iniziative intraprese
finora non bastano». Il direttore del Fondo punta il dito sul piano anticrisi
varato dai governi europei, che sarebbe insufficiente per uscire dal tunnel
della crisi. Per un´azione di rilancio, ha chiarito Strauss-Kahn, è necessario
un piano pari a circa il 2 per cento del Pil mondiale. Quello europeo vale
l´1,5 per cento, troppo poco. Intanto la cancelliera Angela Merkel continua in
solitudine: a gennaio incontrerà i numeri uno delle società quotate in Borsa, per
discutere dell´eventuale rinuncia a licenziare nel 2009.
( da "Repubblica, La" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina VII - Torino
Per la prima volta alla Fondazione Sandretto, senza troppi imbarazzi tra opere
d´arte un po´ hard Il ministro: "Attenzione doppia Torino è una capitale
culturale" "Gli investimenti sugli spettacoli sono da ripensare non
tutto ha un valore" "C´è un problema di risorse, però è anche vero
che spesso le spendiamo male" LEONARDO BIZZARO Tempi belli per la cultura.
Il ministro Bondi mette piede la prima volta alla Fondazione Sandretto - con
qualche perplessità, condotto in visita alla sezione della Triennale di arte
contemporanea ospitata nel palazzetto di via Modane - e promette un occhio di
riguardo per Torino e il Piemonte, «dove ho molti amici e molte persone care».
Tempi duri per la cultura. Sono 4.200 i musei in Italia? Troppi, a giudizio
dell´ex sindaco di Fivizzano, si sfoltiscano per far crescere quelli che
realmente hanno un valore. E se gli investimenti sui beni culturali «vanno
comunque bene» (ma il ministro, in questo capitolo, si è limitato a citare le
chiese), quelli sugli spettacoli saranno da ripensare: «Bisogna distinguere -
ha chiosato - molto spesso si tratta di opere per pochi, non tutto ha un
valore». La giornata torinese di Bondi si è conclusa nell´auditorium della Fondazione
Sandretto Re Rebaudengo, dove la padrona di casa presentava il bilancio sociale
dell´istituzione: «Lo redigiamo da cinque anni, oltre al bilancio certificato».
Sottolineatura importante, nel momento in cui vanno forse in porto gli sgravi
fiscali per le donazioni. è un corposo elenco di mostre, iniziative,
collaborazioni, mani tese ai giovani artisti ma anche ai coetanei curatori. Un
investimento molto apprezzato dall´altro ospite seduto al tavolo - moderava
l´economista Walter Santagata - il presidente della commissione cultura della
Confindustria, Alessandro Laterza. Prima, Bondi si era lasciato condurre nei
territori a lui non troppo familiari dell´arte contemporanea. Il cino-americano Paul Chan, con il suo omaggio al marchese De
Sade, non era forse l´autore più adatto per il ministro, che per fortuna non ha
rivolto gli occhi a terra, dove si riflettevano le ombre di atti sessuali di
varia natura. Ma non ha dato segno di accorgersene ed è stato anzi prodigo di
lodi verso Patrizia Sandretto. E verso la città, «che da capitale
dell´industria è diventata una capitale culturale», anche se due sono,
soprattutto, le istituzioni a lui care: l´Egizio, ai cui vertici sta il suo
consigliere Alain Elkann, e la Venaria, presieduta da Fabrizio Del Noce. Sul Museo
del Cinema, per dire, il ministro non ha sprecato nemmeno una parola. Sarà fra
quelli in bilico, nella sua personale classifica? «C´è un problema di risorse -
ha ammesso Bondi - ma è anche vero che spesso le spendiamo male o non sappiamo
neppure spenderle. Per questo occorrono piani qualificati come quello che
stiamo cercando di realizzare per promuovere i musei. I privati che ho sentito
fino a oggi si sono detti disposti a fare la loro parte sulla base di nuovi
progetti qualificati». D´altronde, ha aggiunto, non è da oggi che la cultura
«vive con l´acqua alla gola: ho letto i saggi di Giovanni Spadolini scritti
trent´anni fa che mi sembrano scritti oggi». E a proposito del contemporaneo -
«non solo pittori e scultori, ci sono anche gli architetti» - «dovremmo
dedicare più attenzione agli uomini di cultura del nostro tempo, più che alle
memorie del passato. Altrimenti in futuro si penserà che la nostra civiltà
fosse incapace di produrre opere altrettanto belle». Sorrisi, applausi,
qualcuno perplesso di fronte ad affermazioni apparentemente contraddittorie.
Tra gli interventi di contorno, quello dell´assessore Alfieri («la nostra città
ha avuto necessità di ripensare se stessa») e, spumeggiante, dell´ex assessore
Leo: «Grazie al ministro Bondi, persona assolutamente speciale, per la sua
sensibilità nota e dimostrata e antica verso la cultura».
( da "Repubblica, La" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
Pagina III - Roma Se
il cinema diventa gourmet I rigatoni all´amatriciana che Giulio Andreotti
(alias Toni Servillo) mangia malinconicamente in cucina nel film "Il
divo". La pasta coi broccoli che Nanni Moretti prepara in "Caos
calmo". La mitica e proibita lasagna al forno che le vecchiette di
"Pranzo di ferragosto" divorano fra soavi chiacchiere. La spigola
all´acqua pazza che Raoul Bova assapora a Fregene con la sua fidanzata-bambina
in "Scusa ma ti chiamo amore". E ancora: gli spaghetti pomodoro e basilico
conditi dalla fame di "Cover boy" (forse il film più commovente
dell´anno). Il classico pollo arrosto profumato al rosmarino che trionfa sulla
tavola precaria di "Tutta la vita davanti". Sono quasi tutti
ambientati a Roma i film italiani dell´ultima stagione che possono vantare le
più appetitose scene girate a tavola. Laura Delli Colli torna a unire cinema e
gastronomia, ciak e ricette, e sforna addirittura un almanacco, dal titolo
"Il gusto del cinema"(Cooper editore): recensioni e sequenze di film
targati 2008 e i segreti per preparare quei piatti. Il dolce e il salato, la
tradizione italiana e la cucina internazionale, le fantasie esotiche e il
finger food, le ricette piccanti, gli sfizi ispirati al
cinepanettone di Natale e anche l´imperdibile ricetta del minestrone al viagra
così some viene servito a un marito svogliato nel film "Amore, bugie e
calcetto". E´ il piatto forte, forse il più indigesto, di questo inedito
(anzi, ora edito) e divertente menu cine-gastronomico.
( da "Avvenire" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina
CRONACA 16-12-2008
Ma nel mondo questa pillola uccide DA MILANO A ssumere la pillola abortiva
Ru486 può costare la vita. La letteratura scientifica registra a tutt'oggi 17
decessi, ma occorre ribadire che risalire alle cause di queste morti è
particolarmente difficoltoso. Queste poi, sono diverse. In pochi anni sono
morte in California quattro donne per la rara infezione da "Clostridium
Sordellii". Tutte avevano assunto 200 mg di Ru486 e 800