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DOSSIER “CINA”

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T ARTICOLI DEL  10-16 dicembre #2008  TOP



Report "Cina"

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Indice delle sezioni

Cina (100)


Indice degli articoli

Sezione principale: Cina

detroit diventa provincia di washington e l'america copia il modello giappone - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: che autorizzerà Europa Cina e Giappone a fare altrettanto. Dopo aver tanto vilipeso il modello-Miti di politica industriale - il dirigismo nipponico degli anni Settanta - l´America di Obama sarà costretta ad abbracciarlo. Ma questo disastro si è già allargato da tempo ben oltre gli Stati Uniti, all´orizzonte non ci sono vincitori,

l'orus occupa l'ex cine quirinale ( da "Repubblica, La" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: ex cine Quirinale Una cinquantina di attivisti dell´Horus hanno occupato ieri l´ex cinema Quirinale in via Nazionale. «Questa è una delle tappe» ha detto un´attivista, Valentina, «per la liberazione dell´Horus sgomberato a piazza Sempione. Ma anche per informare che stiamo facendo un censimento degli immobili vuoti della città»

alberghi, prenotazioni in picchiata per natale 60% delle stanze vuote - alessandra paolini ( da "Repubblica, La" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Bisogna puntare sulle nostre risorse - ha affermato - Anche in Cina i bambini studiano la storia degli antichi romani. Il Colosseo è la prima bellezza che chi sbarca nella capitale, vuol vedere». E gli eventi, tanto utilizzati dalla passata giunta? «Secondo un nostro studio interessano solo il sette per cento dei visitatori - ha spiegato il vicesindaco - .

su internet l'addio a mara eli ai funerali il brano di sanremo - arianna rotolo ( da "Repubblica, La" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Nel 2003, inoltre, si era esibita alla Scala ed era stata impegnata in una tournée in Giappone. In segno di lutto, i coordinatori provinciali del Comitato Telethon hanno deciso di annullare la serata organizzata per ieri sera presso il cine-teatro Metropolitan, destinata alla raccolta fondi.

Alberghi vuoti a Natale È finito il boom del turismo ( da "Unita, L'" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Mancini: «In Cina 80 milioni di nuovi ricchi, puntare su quelli». Nessuna ripresa. Americani e giapponesi non volano più verso Roma, gli italiani, dalle altre regioni, restano a casa con le tasche vuote. Per fortuna ci sono Russia e Cina, dove i nuovi ricchi aumentano, e viaggiano.

L'Italia NON PUò isolarsi ( da "Unita, L'" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina ha dimostrato analoga determinazione. Si è detta pronta ad aprire il negoziato per contrastare il previsto aumento della temperatura media del pianeta, trovando il giusto equilibrio tra le presenti e le passate responsabilità. I due più grandi produttori di gas serra, dunque, sono pronti a fare come l'Europa.

dalle mozzarelle all'olio taroccato i tesori di puglia finiscono sotto tiro ( da "Repubblica, La" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Esiste anche il pomodoro foggiano made in Cina. «Centosessanta milioni di chili importati in un anno: un quarto dell´intera produzione di pomodoro coltivata in Italia». Poi c´è il grano. Quello che due anni fa arrivò in Puglia dal Canada era contaminato dall´ocratossina. Cancerogeno.

- (segue dalla copertina) ( da "Repubblica, La" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: affrontare per i prigionieri di Cina, Russia, Tunisia, Libia, Uzbekistan. Il rapporto propone di effettuare «programmi di riabilitazione» con personale religioso sul modello di quelli già organizzati in Iraq e Arabia Saudita per gli ex terroristi. «Questi soggetti potranno poi trovare ospitalità in paesi terzi, tra Europa e Medio Oriente» suggerisce il Center for American Progress.

la città dei giocattoli chiude per crisi - federico rampini dongguan ( da "Repubblica, La" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: cinesi clandestini in Cina", immigrati del boom che qui non hanno diritti, i primi ad essere cacciati. Il miracolo economico del Guangdong è stato il frutto delle loro braccia. Sono loro che hanno fatto di questa regione il cuore industriale della Repubblica Popolare, la fabbrica del pianeta, il centro mondiale di settori votati all´esportazione come l´

veltroni contro berlusconi "pretestuoso su questione morale" - umberto rosso ( da "Repubblica, La" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Il cine teatro Globo, dove sono chiamati a raccolta militanti e dirigenti impegnati nella disfida di domenica prossima, esplode. E Walter ci prende gusto. Berlusconi deve smetterla di «fare cabaret», in Europa è lui la persona che non ha peso, «lo conoscono come il comico delle corna, del cucu, delle battute»,

La carta del veto per la partita sul clima ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e India. Vale per ciascuno dei 27 Paesi dell'Europa, ognuno dei quali, del tutto legittimamente, cerca di far valere il proprio interesse nel negoziato che dovrebbe chiudersi venerdì con il vertice dei Capi di Stato e di Governo. La presidenza di turno della Ue appartiene in questo momento alla Francia di Nicolas Sarkozy che,

Trasporti al centro del piano Obama ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: globale davanti a concorrenti quali la Cina. Nel documento dedicato alla ripresa economica, con il sottotitolo "una partnership tra Stati e Governo federale", i governatori hanno identificato tre direttrici immediate d'intervento: programmi per la creazione di posti di lavoro da 57,4 miliardi, che vanno da autostrade a aeroporti e treni, dal trattamento delle acque alle case popolari.

Petrolio, consumi in calo per due anni ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina,l'unico Paese emergente che per le sue dimensioni ha un'importanza sistemica, rallenterà al 7,5% l'anno prossimo, ma ha a sua disposizione, secondo gli economisti della Banca mondiale, margini di manovra per misure anticicliche fiscali e monetarie e per spingere la domanda interna più della crescita delle esportazioni,

Tumori, 17 milioni i morti nel 2030 ( da "Avvenire" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: uso di tabacco nei paesi in via di sviluppo - India e Cina in testa - , dove ad oggi vive il 40% di tutti i fumatori del mondo. Quest'anno si prevede che il tumore colpirà in totale 12 milioni di persone, con 7 milioni di morti. Cifra che andrà aumentata, specie a causa dell'aumento della mortalità in Cina, India e Russia, di almeno l' 1% all'anno.

Allarme diossina sulla carne suina irlandese. La UE indaga ( da "AmericaOggi Online" del 10-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: 000 tonnellate tra Cina, Hong Kong, Russia, Giappone, Usa, Singapore, Svizzera, Canada e Corea. E proprio verso il mercato mondiale guardano con preoccupazione gli esportatori di insaccati e altri prodotti lavorati europei: Cina, Giappone, Singapore e Corea del Sud hanno annunciato la sospensione temporanea delle importazioni di carne suina dall'

ambiente, l'italia maglia nera allarme sulle malattie "da clima" - antonio cianciullo ( da "Repubblica, La" del 11-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina, che pure resta l´inquinatore numero uno, nel 2007 ha stanziato 12 miliardi di dollari sulle energie rinnovabili. L´Italia corre in direzione opposta: cerca di attenuare le misure salva-clima, taglia i fondi per combattere gli sprechi, vuole aumentare la quota di carbone.

Berlusconi smentisce la Russa Kabul, restano 2300 soldati ( da "Unita, L'" del 11-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Mentre Bush ha ammesso le sue responsabilità riconoscendo l'inesistenza delle armi di distruzione di massa in Iraq, La Russa pretende di convincerci che a seguire gli Usa in quel conflitto fu tutto il mondo, e non ricorda che Francia, Germania, Russia, Cina, India, Giappone e Brasile si opposero e non parteciparono». GABRIEL BERTINETTO ROMA gbertinetto@unita.it

e al movie si vedranno i film senza padrini ( da "Repubblica, La" del 11-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: 600 metri quadrati dei quali 7.500 indoor) nascerà la "Piola del Cine" un ristorante da ottanta coperti e menù rigorosamente piemontese - lo garantisce il nome - che ospiterà, come in una trattoria romana, la gente del cinema e i normali avventori. (c. car.)

da tienanmen a carta 08 la lunga marcia di xiaobo - federico rampini pechino ( da "Repubblica, La" del 11-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Costituzione della Cina. La nostra Carta 08 promuove gli stessi valori della Carta universale dei diritti umani: la libertà di stampa, di associazione, una giustizia indipendente, la libertà religiosa, la protezione dell´ambiente». L´appello, che è apparso brevemente su Internet prima di essere oscurato dalla censura, elenca 19 proposte per creare un sistema giudiziario imparziale,

cinesi - roma ( da "Repubblica, La" del 11-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: prefazione di Francesco Sisci), voglio dire la Cina al bivio tra tradizione e innovazione. Ma lei si schermisce e dichiara subito che non vuole parlare della Cina in termini storico - politici, facendo confronti o altro. «D´altra parte», aggiunge, «ho lavorato molto sul passato della Cina per questo romanzo.

Aziende che aspettano. ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Europa. Paradossalmente in queste settimane i segnali di crisi sono arrivati non dagli Stati Uniti ma dalla Cina, che si è praticamente fermata, con una brusca frenata degli investimenti. «Le aziende nostre clienti stanno chiudendo, sembra che i cinesi vogliano rivedere la produzione, chiudendo le fabbriche non fortemente competitive »

Aziende che rilanciano. ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: così come in Cina e nell'Europa dell'Est. Intanto sono stati ristrutturati lo show room di Milano, New York e Parigi, potenziato l'ufficio di Pechino, mentre due mesi fa ne è stato aperto uno a Tokyio. «Il nostro è un prodotto così raro, così complesso da realizzare che è difficile sostituirci », continua Rossi.

L'impresa non è solo asset ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: per lo più concentrato nei mercati emergenti (Cina, India, Sud Africa, Europa dell'Est e America latina). Quanto ha pesato, in questa crisi, la valutazione al fair value degli assets nei conti delle società? La responsabilità degli Ias nella crisi è minima. E il fair value è un criterio di misurazione "di mercato" interessante.

Il protezionismo la nuova minaccia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina ha varato sussidi generici e ha difeso lo yuan debole,l'Europa e gli Stati Uniti si preparano a dare sussidi al settore auto. E Doha è morto». Bergsten chiarisce che si è trattato di forme di protezionismo "legali", accettate dalla Wto e dunque "morbide" e lancia una proposta «chiudiamo il Doha Round e lanciamo l'Obama Round,

Mai al tavolo con questa sinistra ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: estero e in particolare in Cina e in Giappone – «è un Paese provinciale». Sollecitato dalle domande del conduttore di Porta a porta e da quelle di Ferruccio de Bortoli e Roberto Napoletano, il premier parla a tutto campo. La legge elettorale per le europee? «Alla fine voteremo con quella attuale per colpa del Pd che si è tirato indietro,

In trecento firmano una <Carta 08> per il rispetto delle libertà personali Il regime reagisce con gli arresti ( da "Avvenire" del 11-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: CINA In trecento firmano una «Carta 08» per il rispetto delle libertà personali Il regime reagisce con gli arresti DA PECHINO P er celebrare i 60 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, 303 cittadini cinesi hanno sottoscritto un documento chiamato " Carta 08" in cui chiedono al governo di trasformare il sistema autoritario e corrotto della Cina con un modello democratico

I punti fondamentali ( da "Avvenire" del 11-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: I primi tre Paesi che nel 2008 hanno compiuto più esecuzioni sono la Cina, l'Iran e l'Arabia Saudita. ARTICOLO 18 1948: OGNI INDIVIDUO HA DIRITTO ALLA LIBERTÀ DI PENSIERO, DI COSCIENZA E DI RELIGIONE. 2008: L'ondata di attacchi in India contro i cristiani e i loro luoghi di culto hanno provocato solo in Orissa 45 morti, 5 scomparsi e 18mila feriti.

Clima, Italia maglia nera in Europa ( da "Avvenire" del 11-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: precede di poco Paesi come la Polonia e la Cina e ha le medesime performance negative del Giappone. «Una performance disastrosa sottolinea Legambiente, una delle associazioni ambientaliste internazionali che ha collaborato alla stesura del rapporto che rispecchia il cronico ritardo del nostro Paese nel raggiungimento degli obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto»

genova si apre e sbarca su myspace - michela bompani ( da "Repubblica, La" del 12-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: I contatti sono fittissimi dall´estero, Canada, Usa, Cina, Giappone. I video più visti in Oriente, su Genova, riguardano quelli legati alle produzioni d´opera. E a metà gennaio partirà ufficialmente la "mappatura" della città di Google, per trasformare Genova in un luogo d´emozione sul web.

sulla rotta dei falsi fra trafficanti e clan cinesi ( da "Repubblica, La" del 12-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: industria clandestina di griffe contraffatte prodotte in Cina su modelli falsi che arrivavano dall´Occidente, importate dalla Cina e quindi rivendute in Italia. La rete internazionale che si avvaleva anche di mediatori senegalesi è stata scoperta in due operazioni della guardia di finanza di Firenze e Prato, che hanno portato al sequestro di un milione fra borse,

ma intanto qui chinatown sbaracca ( da "Repubblica, La" del 12-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: per la crescente propensione dei cinesi immigrati a tornare a investire in una Cina in pieno boom, anziché in Italia. Lo dicono i dati della prima indagine nazionale sull´immigrazione cinese del Ministero dell´Interno, e di cui ieri il prefetto Andrea De Martino ha anticipato i risultati per la provincia insieme al console della Cina Gu Honglin e a don Giovanni Momigli.

falsi, dalla cina a prato un'industria parallela - franca selvatici ( da "Repubblica, La" del 12-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina XIII - Firenze Falsi, dalla Cina a Prato un´industria parallela Moda copiata, prodotta in Oriente e importata La rete si serviva di mediatori senegalesi, prestanome e pagamenti in contante FRANCA SELVATICI Un´economia parallela, totalmente illegale, che assicura profitti giganteschi.

Chimerica, il vertice che manca ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: e i più svariati numeri dopo il trattino – c'è un grande assente. è il G-2. Dove il 2 indica il convergere intorno al tavolo degli Stati Uniti e della Cina. Eppure è questo il vertice che andrebbe convocato con più urgenza. Continua u pagina 6 l'articolo prosegue in altra pagina

L'obiettivo ora è Copenhagen ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: sotto Kyoto, la Cina non ha obblighi. Ma ieri Moon ha apertamente elogiato Pechino per il suo atteggiamento e le sue azioni. «L'anno scorso – ha detto il ministro cinese Zhenhua Xie – abbiamo chiuso piccole centrali a carbone che producevano 14 gigawatt, e quest'anno altre per 14,5 gigawatt.

Cina, ricapitalizzazione nei cieli ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: da Pechino Cina, ricapitalizzazione nei cieli Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Le compagnie aeree cinesi in forte rialzo alla Borsa di Hong Kong. China Southern Airlines, la seconda aerolinea del paese, e China Eastern Airlines (il vettore basato a Shanghai), ieri hanno messo segno rispettivamente aumenti del 43 e del 41 per cento sul listino dell'

La crisi del cotone si aggrava ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Le riduzioni più rilevanti della domanda arrivano dal maggiore consumatore mondiale di cotone, la Cina, ma anche da India, Pakistan e Turchia. Al Nyce, il future del cotone ha perso il 36% solo quest'anno. Ieri il contratto con scadenza marzo è aumentato dell'1,8%. Sul fronte del frumento, la produzione globale 2008-09 è prevista in crescita di 1,6 mln tonn.

5,0 ( da "Avvenire" del 12-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: 0 Usa Germania Italia Francia Cina India 20,9 2,8 1,6 1,3 17,3 4,6 1,3 5,0 0,9 0,9 20,0 17,1 0,5 6,0 3,8 1,2 1,3 0,7 IL RISCHIO 'RISCALDAMENTO GLOBALE' 1,4 344 mln 521 mln 130 mln 2,3 mln Persone esposte a inondazioni Persone esposte a siccità Persone esposte a frane America India Cina Persone esposte a cicloni tropicali Africa sub-sahariana Latina Fonte:

Sul clima si tratta a oltranza ( da "Avvenire" del 12-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: con un occhio a ciò che decideranno di fare Cina, India e Paesi emergenti; in più reclama l'esenzione totale nei settori della carta, del vetro, della ceramica e del tondino per il cemento armato e chiede maggiore flessibilità e uno sconto agli obblighi di riduzione di Co2. Nel marzo del 2007 la Ue si era impegnata a raggiungere un triplo obbiettivo nel 2020: ridurre del 20%

Duello italo-francese. Ue/Il vertice nelle mani di ragionieri e farmacisti ( da "AmericaOggi Online" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: per verificare che nel frattempo le potenze più inquinanti del globo (Usa, Cina e India) non abbiano tratto un indebito vantaggio competitivo dai nuovi "paletti" autoimpostosi dal club dei 27. Fosse solo per lui, Berlusconi rinvierebbe l'intera faccenda almeno di un altro anno, cioè alla prossima conferenza Onu sull'ambiente che si terrà a Copenaghen nel dicembre 2009.

I PUNTI CHIAVE ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: I PUNTI CHIAVE MANIFATTURIERO Diritti gratuiti di emissione per i settori manifatturieri rilevanti INVESTIMENTI ECOLOGICI I crediti generati dai progetti potranno essere utilizzati fino al 2016 STOCCAGGIO DELLA CO2 Una distribuzione geografica equa dei progetti finanziati dalla Ue POST-KYOTO Verifica degli impegni nel 2010 e raffronto con Usa, India, Cina

L'Europa trova l'intesa sul clima ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: ma anche India e Cina, assumeranno alla conferenza di Copenaghen sul clima del 2009. Quasi scontato ora l'accordo finale dell'Europarlamento sul pacchetto la settimana prossima e l'adozione finale del Consiglio. «è una nostra grande vittoria, abbiamo ottenuto tutto», ha commentato raggiante il premier Silvio Berlusconi,

Gioco di squadra con i tedeschi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: anche gli altri Paesi come Usa e Cina prenderanno». Insomma un'Europa che con i suoi 500 mila cittadini non intende più sacrificarsi per gli altri 5 miliardi di cittadini del mondo? «Esattamente, è lo stesso principio del Doha round, il negoziato commerciale multilaterale; non possiamo come Unione europea offrire riduzioni nei dazi doganali se anche gli altri non fanno altrettanto;

LE CONDIZIONI ITALIANE APPROVATE ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Il pacchetto Ue e il dopo Kyoto L'Italia ha ottenuto che queste misure siamo legate agli esiti di Copenaghen. Il quadro degli impegni europei dovrà inserirsi nel panorama degli impegni globali che verranno assunti dai competitors economici (Usa, Cina e India in primo luogo). Una verifica che si svolgerà nel marzo del 2010.

L'industria risparmia il 75% ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Negoziato internazionale La clausola di revisione del pacchetto "clima ed energia" chiesta dall'Italia è uno strumento negoziale in più per avvicinare alla politica europea i grandi Paesi che emettono anidride carbonica (Cina, Stati Uniti e India) per ridurre così il divario di competitività con le produzioni europee. J.G.

Dodici mesi per mettere d'accordo il mondo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina veniva definita un ostacolo in queste trattative. Oggi, la Repubblica Popolare sta dimostrando di essere pronta ad assumere la leadership della lotta ai cambiamenti climatici », con impegni altisonanti e con fatti concreti. Quelli del clima,sono conti difficili.

Listini senza matricole: 2008 nero per le Ipo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: India e Cina) con 163 operazioni per un totale di 28 miliardi di dollari raccolti, ma nel 2007 avevano raccolto 106,8 miliardi ed effettuato 365 collocamenti. «Le difficili condizioni dei mercati hanno chiaramente minato la fiducia degli investitori e la propensione alla quotazione in Borsa», ha commentato Gil Forer,

Tokyo rilancia sul piano anti-crisi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: il primo vertice trilaterale con Cina e Corea del Sud, dove vedrà il premier Wen Jiabao e il presidente Lee Myung-bak e sarà varata una partnership contro la crisi economica internazionale. Ma Tokyo si è già fatta strappare una parvenza di leadership dalla Cina: alla richiesta coreana di ampliare gli attuali accordi di swap valutario,

Lamy si arrende, stop al Doha Round ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Europa e Brasile e una serie di consultazioni telefoniche nelle prime ore di ieri con i leader asiatici, ha dovuto gettare la spugna, constatando la mancanza di volontà politica per un accordo, nonostante l'appello del G-20, che si è rivelato altrettanto inutile degli altri lanciati nel corso degli anni dal G-7 e dal G-

Più tasse? Il porno emigra ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, con qualche nicchia artigianale in Francia, Italia e Germania. Anche le riviste sono su internet. L'ultima ad abbandonare la tipografia è stata Hot News, per questo non capisco il ritorno di Playboy nel nostro Paese». Con questo mercato dovrà fare i conti il Governo, anche se la crisi corre, indotta dai siti porno gratuiti dove i film amatoriali spopolano più di quelli professionali.

In Asia aumenti a doppia cifra ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: olandese Ing ha annunciato lo scorso 10 dicembre di voler raddoppiare entro il prossimo anno il volume degli investimenti in asset immobiliari fino a 675 milioni di dollari. Anche in Cina, dove ci sono opportunità in proprietà residenziali in piccoli città dove i prezzi degli alloggi non sono aumentati come nelle grandi città.

Italia strategica per il colosso Tui ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Italia che per sfondare in Cina, India e Russia dovrebbe però facilitare e accelerare il rilascio dei visti turistici. Per far meglio capire le potenzialità dei nuovi mercati l'amministratore delegato del colosso tedesco del turismo indica le stime di crescita dal 2005 al 2020: 400% per la Cina, 233% per l'India e 150% per la Russia.

l'agonia di bush - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: stamane a Tokyo si riunisce una storica trilaterale Cina-Giappone-Corea per concordare qualche strategia comune contro la bufera che si abbatte ora anche sull´Asia: un´iniziativa senza precedenti. Anche le capitali straniere che osservano con più scetticismo l´accavallarsi di aiuti statali all´economia americana, incrociano le dita e sperano solo che qualcosa alla fine funzioni.

il cappotto guarnito col procione cinese ( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: made in Cina, erano da ritenersi in regola perché rifiniti con pelo di procione. Due le immagini che tale dicitura mi ha immediatamente ispirato: il simpatico animaletto, protagonista di tante favole ambientate nei boschi che continuano ad allietare adulti e bambini e le documentazioni degli animali scuoiati "al vivo",

addio a ragazzi, uno dei padri del carlo felice restituito alla città - michela bompani ( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: organizzare nel 1986 una ormai leggendaria tournée in Cina, con Luciano Pavarotti e "La Bohéme". E fu Ragazzi a condurre e partecipare alla rinascita del Carlo Felice, nella commissione che scelse il progetto definitivo, a restituire a Genova il suo teatro dell´opera. Poi, dal '92, con la riapertura di Palazzo Ducale, cominciò a collaborare e presto divenne consulente direttore artistico,

l'occhio e gli sguardi del lontano oriente - paola naldi ( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: giapponesi la mostra presenta le sperimentazioni che animano ora la Cina con gli scatti, tra gli altri, di Yang Zhenzhong, Yang Fudong e la giovane Cao Fei che riflette sulle contraddizioni della società attraverso video e fotografie. Testimonianza di come oggi non si possa più parlare di fotografi tout court, essendo questo linguaggio complementare ad altri modi di espressione.

un compromesso "ammorbidito" ma ora parte la sfida verde con gli usa - (segue dalla prima pagina) dal nostro inviato ( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: 20 al 30 per cento nel caso in cui si raggiunga un accordo anche con Cina, India e Stati Uniti. Così, mentre l´Europa rischia di dover tirare i remi in barca, proprio gli Stati Uniti, sotto la nuova amministrazione Obama, si vanno preparando a riconquistare la leadership della terza rivoluzione industriale. Che non è, vale la pena ricordarlo, solo un nobile impegno etico-politico,

tante immagini da sfogliare ( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Non una riga di testo per il cino-australiano Shaun Tan e il suo triste, lungo racconto di migrazione, L´approdo(Elliot, pagg. 128, euro 22). Anche Il Muro di Peter Sis (Rizzoli, pagg. 56, euro 16) piacerà agli adolescenti. Il celebre autore e illustratore ci guida alla scoperta del suo mondo, la Cecoslovacchia della Guerra Fredda: «Io sono nato al principio di tutto questo,

Ue, torna un <buon clima> tra i Ventisette ( da "Avvenire" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: al comportamento degli altri grandi attori mondiali come Cina, India e Stati Uniti. E proprio all'America si rivolge idealmente il presidente della Commissione europea Barroso con il suo «Yes you can», un invito a Barack Obama e all'amministrazione che prenderà servizio il 20 gennaio 2009 perché si unisca all'Europa «per realizzare quella lotta ai cambiamenti climatici su cui l'

Le quattro ruote si sgonfiano ovunque ( da "Avvenire" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: in Cina sono quattro mesi che il mercato si sta restringendo, in Brasile il calo è stato del 25%. Non si salva proprio nessuno, nemmeno quell'auto elettrica che in tanti indicano come mezzo del futuro e che invece in Inghilterra unico Stato dove le vetture a batteria hanno una quota di mercato rilevante ha visto calare le consegne,

Vertice Ue. Berlusconi entusiasta dei risultati. "Abbiamo ottenuto tutto" ( da "AmericaOggi Online" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: se anche i grandi inquinatori' a livello globale - Usa, Cina, India - non dovessero adottare misure analoghe, anche il Vecchio continente a quel punto potrebbe fare marcia indietro. Perché ora l'Europa sull'ambiente è "all'avanguardia", ma certo, ha chiarito Berlusconi, "non vuole essere quella che paga il conto da sola.

La Sinistra, il popolo unito ma i leader no ( da "AprileOnline.info" del 13-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: "Soffro ancora l'effetto del jet lag. Sono appena tornato dalla Cina", spiega, aggiungendo che "dovendo scegliere, ho scelto di venire qui". E' già qualcosa, perché viste le parole del leader di Sd, l'amaro in bocca poteva anche spingere a disertare entrambi i fronti.

La Cina vuole difendere una crescita dell'8% ( da "Unita, L'" del 14-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina vuole difendere una crescita dell'8% La Cina mira a una crescita del pil attorno all'8% nel 2009 contro il 9% atteso per il 2008, in un anno che si preannuncia difficile sotto il profilo economico: è quanto ha affermato il presidente dell'autorità nazionale che sovrintende al settore bancario, Liu Mingkang.

gli incubi del sogno cinese - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 14-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: inizio del sommovimento epocale che ha portato la Cina ai vertici dell´economia mondiale. Trent´anni dopo, però, l´anniversario è amaro: il boom appare minacciato dalla crisi globale Prima di oggi il gigante asiatico era stato al riparo dagli effetti dei cicli economici negativi "Non avremmo mai immaginato tanto benessere Ma sarà lo stesso per i nostri figli?

caravanserraglio, regali di natale fuori dal comune ( da "Repubblica, La" del 14-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: dedicato alla Cina. Spiccano antichi vasi dell´epoca Ming ma anche molte statuine dei tempi della propaganda culturale maoista. Non mancano arazzi, abiti artigianali e monili. «Sono sempre stata appassionata dalla Cina e dalla sua storia - racconta Lucilla Stefoni - la mia amica Astrid ha vissuto a Pechino per 13 anni e insieme abbiamo aperto uno spazio espositivo che si chiama "

"i detenuti di guantanamo in europa" ( da "Repubblica, La" del 14-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: nella base americana a Cuba è una delle priorità di Obama, ma il problema rimane dove sistemare i detenuti che non possono essere rimpatriati. Più di un quinto dei 250 prigionieri di Guantanamo provengono da Paesi che non garantirebbero il rispetto dei diritti fondamentali (come Cina, Libia, Russia, Tunisia o Uzbekistan).

"clima, un anno per evitare il disastro" - antonio cianciullo ( da "Repubblica, La" del 14-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina e le nuove economie in crescita si allineeranno al processo? «A Poznan il Messico ha annunciato un proprio target del 50 per cento di riduzione delle emissioni serra al 2050; il Brasile si è reso disponibile a una riduzione del 70 per cento del tasso di deforestazione dell´Amazzonia;

federico rampini ( da "Repubblica, La" del 14-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Copertina L´ATTUALITà CULTURA L´INCONTRO I SAPORI SPETTACOLI Cina & capitale, compleanno di crisi A Stoccolma coi fantasmi dei Nobel "Azzurro", il nostro inno-ombra La seconda vita di Carlo Fruttero Polenta, il piatto color nostalgia FEDERICO RAMPINI roberto saviano Edmondo berselli licia granello e paolo rumiz silvana mazzocchi

La strada oltre Kyoto è aperta ( da "Avvenire" del 14-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Un altro passo in avanti è rappresentato dal fatto che Cina, India, Messico e Brasile hanno annunciato piani contro il cambio climatico, nonostante non fossero obbligati a farlo. Agli oltre 12.000 delegati riuniti in Polonia si sono uniti i ministri dell'ambiente di circa 150 nazioni per lanciare il negoziato che deve prolungare il Protocollo di Kyoto.

GUERRA AL TERRORISMO ( da "Avvenire" del 14-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Russia, India, Iran, Pakistan, Italia, Gran Bretagna, Germania e Francia, il responsabile della politica estera della Ue Javier Solana e il commissario Ue per le relazioni estere Benita Ferrero- Waldner si propongono di fiancheggiare politicamente l'intensificazione delle iniziative militari chiesta dal governo di Kabul per contrastare la crescente minaccia taleban.

Vertice storico: nasce il tripartito Cina-Giappone-Corea del Sud ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: tripartito Cina-Giappone-Corea del Sud Cina, Giappone e Corea del Sud assieme per cercare di uscire dalla crisi economica. Il premier giapponese Taro Aso, quello cinese Wen Jiabao e il presidente sudcoreano Lee Myng-bak hanno lanciato ieri da Fukuoka, in Giappone, la "Tripartite Partnership", una storica cooperazione trilaterale che mette da parte ostilità e risentimenti per fare dell'

Pechino, trent'anni di mercato prudente ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Xiaoping diventava il nuovo timoniere della Cina comunista. Per il Paese più grande del mondo, annientato economicamente e moralmente dalla tragica esperienza della Rivoluzione Culturale, si apriva un capitolo nuovo. Grazie alle riforme varate da Deng, tre decenni dopo lo storico plenum del Comitato Centrale che sancì la sua ascesa al potere, la Cina è diventata una superpotenza.

I tre grandi dell'Asia insieme contro la crisi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e Corea del Sud I tre grandi dell'Asia insieme contro la crisi Stefano Carrer FUKUOKA. Dal nostro inviato Il Tripartito torna alla ribalta delle relazioni internazionali. Per fortuna non ha nulla che vedere con l'infausta alleanza antiamericana del 1940 di Tokyo con Roma e Berlino: si tratta della "Tripartite Partnership"

Minori costi per 5 miliardi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: anche perché i Paesi maggiori produttori di CO2, come la Cina, gli Usa e la Russia, non hanno firmato il protocollo di Kyoto. Sarà importante il vertice di Copenhagen, il prossimo anno, quando secondo gli auspici bisognerà firmare un trattato che prenderà il posto del protocollo di Kyoto dal 1Úgennaio 2013.

Sconto sulle emissioni a chi investe nei Balcani ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: India e Cina». Il fondo Margherita Il fondo Margherita anticrisi voluto da Giulio Tremonti sarà la base per un fondo europeo per l'energia,le fonti rinnovabili e le infrastrutture, coordinato dalla Banca europea degli investimenti e gestito in ogni Paese da un'istituzione nazionale (per l'Italia sarà la Cassa depositi e prestiti)

Roman Abramovich ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Negli ultimi due anni, Evraz aveva speso8 miliardi in acquisizioni per espandersi in Sudafrica, Cina, Gran Bretagna e Stati Uniti. Per ora, a causa della crisi, perde 20 miliardi di dollari. Nel marzo 2008 Forbes lo ha indicato al 15Úposto tra i più abbienti nel mondo, con un capitale di 23,5 miliardi di dollari. REUTERS

Emergenti, il potere aumenta ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina, l'India, il Brasile, la Corea del Sud e una manciata di altre nazioni "emergenti" saranno in grado di esercitare un'influenza molto maggiore sulla gestione delle istituzioni economiche multilaterali, e saranno in una posizione molto migliore per premere in direzione di riforme che rispecchino i loro interessi.

Cosa resta di Teilhard nella Chiesa di oggi? ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: il gesuita era soprattutto un paleoantropologo che aveva condotto ricerche in Cina, in Etiopia e in India) rende ardua l'elaborazione di una sintesi, anche a causa del linguaggio spesso simbolico da lui adottato. Il cuore del suo pensiero sta, comunque, nel tentativo di coniugare pienamente fede e scienza, operando –

Signori si parte, dal giardino ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Giappone, Regione Himalayana e Paesi Islamici. Le cinque sezioni sono state volutamente caratterizzate, quasi che il visitatore si trovi a entrare, di volta in volta, in cinque diversi musei. La sezione riservata all'Asia Meridionale è caratterizzatada pareti sagomate rivestite in legno di teak e acciaio che creano alloggiamenti incassati nelle pareti atti a ospitare i rilievi

Il Buddha è ovunque ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Tibet, Giappone, Sud-Est asiatico, oggi anche in tutto l'Occidente. Lungo le diverse collezioni presentate dal Mao, i pezzi non sono ovviamente solo buddhisti; scandito in cinque diverse aree culturali, da quella giapponese a quella islamica, il percorso espositivo è infatti studiato e impaginato con grande cura.

ma la chiesa non è sotto assedio - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 15-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: persino in Cina. Ancora prima, nel quarto secolo dopo Cristo, Fausto di Milevi (appartenente alla feroce eresia manichea, che i cristiani massacrarono per secoli, bruciandone i libri e le vesti rituali), disse a sant´Agostino: «Io ho lasciato il padre e la madre, la moglie, i figli e tutto ciò che il Vangelo chiede di lasciare,

Staatsburgh. Un viaggio nel mondo della Mills Mansion ( da "AmericaOggi Online" del 15-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Enormi vasi dalla Cina , mobili dalla Francia. Gina ci racconta dei favolosi balli, pomeriggi da the, dandoci dettagli di come vivevano i Mills a quel tempo, seguendo le rigide regole dell'etichetta dell'epoca Edwardiana: donne e uomini ospiti separati nel dormire, separati anche se marito e moglie.

Pianeti, alieni e catastrofi Il futuro che non c'è più ( da "Unita, L'" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: immaginava Cina e India alleate per invadere l'Occidente: è la trama del romanzo La principessa delle rose. IL FANTASTICO POSSIBILE Con l'arte di Frank R. Paul, sulle riviste anni '30, il meraviglioso «fantastico» diventa «possibile»: le sue città volanti si ispirano al costruttivismo russo e al Bauhaus, introducendo nelle immagini solidità e funzionalità.

L'Opec si prepara a un taglio record ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Anche la Cina ha registrato in novembre il primo declino in tre anni. Non si tratta più di riduzione della crescita,per la prima volta dal 1983 quest'anno la domanda mondiale accuserà un calo, ha reso noto l'Agenzia internazionale dell'Energia. Temendo di non potercela fare da sola, l'Opec ha chiesto così aiuto alla Russia.

Cina, energia e acciaio frenano la produzione ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: 4% nell'industria, ai minimi dal 1994 Cina, energia e acciaio frenano la produzione Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente La produzione industriale cinese è cresciuta a novembre del 5,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Oggi, qualsiasi altro Paese del mondo farebbe i salti di gioia.

L'energia di Obama ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Ovvero ridisegnare il sistema energetico sottraendolo alla dipendenza dal petrolio mediorientale e consegnandolo alla libertà delle fonti rinnovabili, rinvigorendo al tempo stesso l'economia. La Cina, zitta zitta, sta già facendo altrettanto. Per gli Usa tagliare le emissioni di CO2 era la strada verso la povertà. Fra poco più di un mese, sarà la porta di una nuova ricchezza.

La sfida è affrontare il dopo Kyoto ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: discorso anche a Stati Uniti e a Cina, India. L'Europa ha dato l'esempio,si è impegnata,ora bisognerà che anche queste nazioni si diano da fare da parte loro. Bisogna considerare che la programmazione pilota per l'immissione del Co2 nel sottosuolo dovrà rispondere al principio di equa distribuzione e quindi dovrà essere effettuata in maniera non squilibrata dal punto di vista pratico.

Marposs acquista la tedesca Artis ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: di uno stabilimento produttivo in Cina. A finire nel mirino della Marposs è stata la tedesca Artis, che sviluppa e realizza sistemi per il controllo e il monitoraggio delle macchine utensili, con sede nei pressi di Amburgo e un giro di affari di circa 10 milioni di euro. Si tratta di soluzioni che aiutano il cliente a ridurre i costi e ad aumentare la produttività.

Rame, movimenti dettati dai nervi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, primo consumatore mondiale, non servono a chiarire il quadro. In novembre le importazioni di rame non lavorato sono calate del 6% rispetto a ottobre e del 3% sull'anno prima. Ma le cause vengono attribuite principalmente alla cancellazione di contratti di acquisto (di quelli a prezzo non ancora fissato) per il crollo delle quotazioni acuitosi in novembre e a un gran ricorso

L'energia pulita di Mr. Shi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: in Cina? E in Europa e Usa? La maggior parte delle nostre vendite è ancora in Europa, circa il 70% della nostra produzione. Le vendite in Cina rappresentano meno del 5% e negli Stati Uniti siamo intorno al 10. Ma detto questo, ritengo che in questo momento sia strategico promuovere le vendite in Cina, è il momento opportuno per convincere il Governo cinese a dare il via alle feed-

BASE NELLO JIANGSU ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: ed è un classico esempio di società con base in Cina e proiezione sui mercati mondiali.L'azienda è nata nel 2001 a Wuxi, città della provincia di Jiangsu, con 20 addetti. Ora occupa circa 8mila persone in quattro siti produttivi. è forte la specializzazione nei sistemi Bipv, i pannelli fotovoltaici integrati nell'architettura degli edifici.

Sarà lunga marcia, parola di chef ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: primi ristoratori che sono arrivati in Cina una decina di anni fa hanno pensato solo a fare soldi. Così facendo, hanno fornito un'idea sbagliata della cucina italiana e hanno rovinato il mercato. Ora è tutto da rifare». Salvatore Cuomo non le manda a dire: in un mercato ancora tutto da costruire come quello cinese, fare ristorazione di bassa qualità rende un pessimo servizio all'

Pochi cibi italiani in Cina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: in Cina Cresce l'export - Ma Francia, Germania e Spagna fanno meglio Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Olio spagnolo, pizze tedesche, formaggi danesi, gelati americani, biscotti francesi, olive greche. Ma l'Italia dov'è? Se lo chiedono i consumatori cinesi difronte ai banconi dei supermercati sempre più affollati da prodotti alimentari tipici del made in Italy,

La crisi va dritta al cuore dell'Asia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Anche la Cina rallenterà, fino all'8,2% nel 2009 dal 9,5 di quest'anno. L'India, che era cresciuta del 9% nel 2007, quest'anno invece segnerà un 7% e nel 2009 un 6,5%. Asia Economic Monitor 2008 Asian Development Bank Dicembre 2008 www.aric.adb.org/pdf/aem/ dec08/decDec_AEM_complete.

- loredana tartaglia ( da "Repubblica, La" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Più in periferia, oltre l´Eur, a piazzale Cina, fino alla vigilia di Natale c´è una mostra mercato di artigianato, oggettistica natalizia, prodotti tipici regionali, giocattoli e dolci, così come nel vicino piazzale del Caravaggio dove tra una bancarella e l´altra si passeggia volentieri.

la coppa in mostra poi tocca al cinema - paola nicita ( da "Repubblica, La" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Una sorta di indagine sullo sport in Cina è al centro del lavoro di Cliffort Borgmarks, che ripercorre sport e personaggi dal 1949 ai nostri giorni. Ancora la Cina nel film di Gianni Rizzo "Emozioni olimpiche" che racconta le Olimpiadi di Pechino. L´ingresso è gratuito.

dalla resistenza agli usa l'apprendistato del principe editore - nello ajello ( da "Repubblica, La" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: vicino all´editore italo-francese Cino del Duca - per superare l´impasse. Non approderanno a nulla, invece, i suoi primi contatti con il quasi coetaneo Scalfari, che a Milano è funzionario della Banca Nazionale del Lavoro. Carlo gli propone invano di dirigere un altro suo periodico, Rivoluzione industriale.

fmi: sempre peggio, ripresa lontana e in cina è gelo sulla produzione - barbara ardu ( da "Repubblica, La" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: ripresa lontana e in Cina è gelo sulla produzione Ma i big dell´industria tedesca fermano i licenziamenti La recessione Strauss-Kahn boccia il piano Ue Bce: banche, rosso di 720 miliardi e ancora rischi BARBARA ARDU BARBARA ARDù ROMA - C´è il rischio di una recessione globale e per fermarla i governi europei dovrebbero impegnare più risorse di quanto non stiano facendo.

il ministro: "attenzione doppia torino è una capitale culturale" - leonardo bizzaro ( da "Repubblica, La" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: Il cino-americano Paul Chan, con il suo omaggio al marchese De Sade, non era forse l´autore più adatto per il ministro, che per fortuna non ha rivolto gli occhi a terra, dove si riflettevano le ombre di atti sessuali di varia natura. Ma non ha dato segno di accorgersene ed è stato anzi prodigo di lodi verso Patrizia Sandretto.

se il cinema diventa gourmet ( da "Repubblica, La" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: le ricette piccanti, gli sfizi ispirati al cinepanettone di Natale e anche l´imperdibile ricetta del minestrone al viagra così some viene servito a un marito svogliato nel film "Amore, bugie e calcetto". E´ il piatto forte, forse il più indigesto, di questo inedito (anzi, ora edito) e divertente menu cine-gastronomico.

Ma nel mondo questa pillola uccide ( da "Avvenire" del 16-12-2008)
Argomenti: Cina

Abstract: In Cina il mifepristone è stato commercializzato dal 1992. Nell'ottobre 2001 le agenzie internazionali hanno riportato una nota dell'Ente cinese dei farmaci in cui si dichiarava fuorilegge la vendita della pillola abortiva nelle farmacie. Oggi l'aborto chimico è consentito solo in cliniche specializzate in cui le donne vengono ricoverate perché «


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detroit diventa provincia di washington e l'america copia il modello giappone - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 3 - Economia Detroit diventa provincia di Washington e l´America copia il modello Giappone Uno "zar" potrà imporre di produrre modelli ecologici e di fare treni e bus Azionisti e manager devono accettare qualsiasi condizione per evitare il crac FEDERICO RAMPINI «Non succedeva dalla seconda guerra mondiale, quando il governo ordinava alla General Motors quali carriarmati doveva produrre», osserva esterrefatto Jeffrey Garten, l´economista di Yale che fu segretario al Commercio Usa negli anni Novanta. Ciò che fino a ieri era inimmaginabile adesso è imminente. L´America si rassegna alla nazionalizzazione dell´industria automobilistica. Le onde di choc di questa crisi ispirano la profezia di Marchionne, che vede solo sei gruppi mondiali destinati a sopravvivere: una decimazione. Naufraga perfino il mito del toyotismo, il modello vincente emerso a Tokyo dall´altra grande recessione del dopoguerra, lo choc energetico degli anni Settanta. Ma in nessuna parte del mondo il trauma della psicologia collettiva è doloroso come in America, colpita al cuore nella sua fiducia verso il mercato. «Non vogliamo che il governo si metta a gestire le aziende, non lo ha mai saputo fare», ha voluto precisare Obama. Eppure è proprio quello che farà, sotto la pressione di un´emergenza sociale acuta. Dietro la bancarotta che stringe d´assedio i big dell´auto di Detroit c´è un´economia dell´indotto che arriva a coinvolgere tre milioni di persone. Perfino l´agonia di grandi giornali come il Los Angeles Times e il Chicago Tribune è collegata a questo effetto-domino: l´automobile resta uno dei maggiori inserzionisti pubblicitari, il suo crollo trascina con sé un pezzo di sistema dell´informazione. Sono costretti a trovare l´accordo sul salvataggio pubblico dell´auto una riluttante Amministrazione Bush; la minoranza repubblicana al Congresso; e i vincitori democratici che erediteranno le macerie di ex-imperi industriali. Bush e Obama negoziano sul nome di colui che sarà "lo Zar dell´auto": una sorta di supercommissario governativo, o un comitato di amministratori straordinari. Daranno subito 15 miliardi di dollari di prestiti a General Motors e Chrysler, le due case più vicine all´insolvenza. In cambio lo Stato esigerà una partecipazione azionaria, logicamente di maggioranza, visto che la capitalizzazione di Borsa di Gm ormai è di soli 3 miliardi. Gli attuali azionisti privati e il top management devono accettare ogni condizione. Lo Zar governativo potrà imporre scelte di strategia industriale, spostare la produzione a favore di modelli eco-sostenibili come le ibride, fissare rigidi tetti ai consumi energetici e alle emissioni carboniche. Tutte quelle scelte che gli ottusi chief executive di Detroit hanno rinviato per anni, accelerando la propria rovina, ora potranno essere imposte con un editto statale. "Nazionalizzazione" è un incubo che gli americani hanno associato a lungo con il nemico ideologico (il blocco sovietico durante la guerra fredda) o con paesi irriducibilmente alieni (la Francia colbertista). Nazionalizzazione è la parola che neppure Obama vuole pronunciare ma è l´unica che descrive questa svolta radicale, imposta dallo stato di necessità. Come disse il presidente Harry Truman quando decise l´esproprio degli altiforni siderurgici per vietare uno sciopero durante la guerra di Corea: «Il presidente degli Stati Uniti ha il potere supremo d´impedire che la nazione se ne vada all´inferno». In questo caso per salvare Detroit dall´inferno lo Zar di Washington potrà perfino decidere, secondo l´anticipazione del Wall Street Journal, «che una parte degli impianti di General Motors debba servire a produrre treni, autobus, metropolitane, cioè trasporti pubblici anziché mezzi privati». E´ l´anticamera del socialismo? Lo Zar governativo dovrà anche estorcere gravose concessioni ai sindacati: tagli salariali, sacrifici severi sulle pensioni e l´assistenza sanitaria. In cambio le Unions stanno negoziando l´opzione di entrare a loro volta nell´azionariato: è quasi comunismo, o forse la tardiva riscoperta del modello tedesco di una volta, la cogestione sindacale alla Volkswagen. Uno dopo l´altro crollano tutti i miti fondanti del capitalismo americano. Compresa l´idea di libera concorrenza e mercato aperto. Perché questi aiuti di Stato non vengono offerti alle filiali Toyota, Honda e Bmw che hanno fabbriche in America. Quindi il salvataggio di Detroit è protezionismo mascherato, che autorizzerà Europa Cina e Giappone a fare altrettanto. Dopo aver tanto vilipeso il modello-Miti di politica industriale - il dirigismo nipponico degli anni Settanta - l´America di Obama sarà costretta ad abbracciarlo. Ma questo disastro si è già allargato da tempo ben oltre gli Stati Uniti, all´orizzonte non ci sono vincitori, soltanto vittime. Il risanamento del gruppo Fiat è impotente di fronte a un mercato dove le vendite precipitano del 30%. Marchionne ha fissato la soglia di sopravvivenza sopra i 5 milioni di vetture prodotte all´anno: la sua azienda arriva a un terzo, e si aprono le scommesse sui candidati alla fusione (Peugeot, Bmw, i piccoli europei sono tanti, troppi). La Toyota ha vissuto la parabola più repentina. All´inizio di quest´anno il colosso giapponese celebrava il sorpasso su Gm. Adesso anche Toyota deve rassegnarsi all´umiliazione dei licenziamenti collettivi. E´ corsa voce che un gruppo cinese - Changan - possa comprarsi la Volvo messa in vendita da Ford. Le case cinesi hanno una solidità apparente dovuta al fatto che lo Stato è sempre rimasto azionista. Ma sono sei i produttori made in China e sono troppi anche loro, in una fase in cui perfino il ceto medio di Pechino e Shanghai ha paura e rallentano di colpo gli acquisti di auto. L´euforìa che all´inizio dell´anno in India aveva salutato il colpo di Tata - l´acquisto di Jaguar e Land Rover, due trofei dell´ex potenza coloniale inglese - è un lontano ricordo. Oggi il gruppo Tata tradisce i primi segnali di stress finanziario. Il futuro forse appartiene comunque a loro, ai produttori cinesi e indiani che hanno vasti mercati interni e vantaggi sui costi. Ma in questo momento è un futuro incerto per tutti. Finché da qualche angolo del sistema globale non si rimette in moto una voglia di consumi, l´ecatombe è destinata a continuare.

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l'orus occupa l'ex cine quirinale (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina VI - Roma Il caso L´Orus occupa l´ex cine Quirinale Una cinquantina di attivisti dell´Horus hanno occupato ieri l´ex cinema Quirinale in via Nazionale. «Questa è una delle tappe» ha detto un´attivista, Valentina, «per la liberazione dell´Horus sgomberato a piazza Sempione. Ma anche per informare che stiamo facendo un censimento degli immobili vuoti della città». Sulla facciata del cinema sono stati srotolati due striscioni con le scritte "Horus Libero" e "Lo spettacolo deve continuare! Se non Horus quando?».

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alberghi, prenotazioni in picchiata per natale 60% delle stanze vuote - alessandra paolini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina VII - Roma Alberghi, prenotazioni in picchiata per Natale 60% delle stanze vuote Il vicesindaco Cutrufo: "Gli eventi non servono" ALESSANDRA PAOLINI Quelli dell´ultimo momento, quelli del «che dici, partiamo domani e facciamo il 24 dicembre a Roma?», possono star sereni. In albergo troveranno posto. Matematico: 20% di prenotazioni in meno rispetto al 2007. Cinquanta per cento delle camere vuote. E´ il natale della crisi con gli hotel mezzi vuoti, gli italiani in bolletta, americani e giapponesi quasi scomparsi. Secondo i dati del Ebtl, Ente bilaterale del turismo, per i giorni a cavallo del 25 dicembre sono state vendute 95mila camere, il 19,43% in meno rispetto alle oltre 117mila dello stesso periodo del 2007. Un po´ meglio, ma di poco, le prenotazioni per capodanno dove la flessione è del 17,48%. «Una situazione davvero critica», per dirla come il presidente di Federalberghi Giuseppe Roscioli che racconta di un down cominciato già lo scorso gennaio. E che arriva dopo un periodo superfavorevole per Roma tanto da esser stata ribattezzata - turisticamente parlando - locomotiva d´Italia. Ieri, a presentare numeri e percentuali di un treno che arranca, insieme a Giancarlo Mulas presidente dell´Ente bilaterale del turismo del Lazio, c´era anche il vicesindaco della capitale Mauro Cutrufo, l´assessore al Turismo della regione Lazio Claudio Mancini, il presidente di Federalberghi. Tutti uniti e pronti a dire che la situazione va affrontata ma con ottimismo: «E anche con idee nuove e coraggio negli investimenti - ha detto Cutrufo - riproponendo il cavallo di battaglio del parco a tema dell´antica Roma. «Bisogna puntare sulle nostre risorse - ha affermato - Anche in Cina i bambini studiano la storia degli antichi romani. Il Colosseo è la prima bellezza che chi sbarca nella capitale, vuol vedere». E gli eventi, tanto utilizzati dalla passata giunta? «Secondo un nostro studio interessano solo il sette per cento dei visitatori - ha spiegato il vicesindaco - . Non sono queste iniziative che possono incrementare il turismo. Persino la notte bianca non ha mai inciso in modo significativo. Piuttosto c´è bisogno di creare i bagni pubblici, carenti in tutta la città e formare una cultura dell´accoglienza anche tra i tassisti». Per Claudio Mancini, assessore del Lazio per tornare "all´alta velocità" bisogna puntare ai mercati emergenti: «Andando alla conquista di nuovi bacini: in Brasile, Cina, Corea, Russia. Dal 2009 punteremo ad ampliare le nostre quote su questi mercati». Sul parco a tema Mancini è d´accordo, ma con riserva: «Va bene purché non si trasformi «in una Disney dell´antichità». Una cosa è comunque certa, Giulio Cesare e Romolo e Remo o non basteranno a far marciare di nuovo la locomotiva. Il Campidoglio lo sa e gioca la carta del turismo congressuale.: «Nella riunione della giunta della settimana prossima approveremo l´istituzione dell´ufficio dei congressi del Comune di Roma - ha annunciato Cutrufo - che lavorerà insieme al Convention bureau, organizzato dai privati per acquisire il turismo congressuale». E ancora: «Organizzeremo in questo modo una sorta di unità di grandi eventi presso il gabinetto del sindaco. Un ufficio sotto la mia diretta competenza composto dai responsabili di Atac, Fiera di Roma, Auditorium, Dipartimento trasporti, Metropolitana di Roma».

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su internet l'addio a mara eli ai funerali il brano di sanremo - arianna rotolo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina IX - Palermo Boom di messaggi sul sito della cantante di Cefalù morta lunedì sera in un incidente stradale a Reitano Su Internet l´addio a Mara Eli ai funerali il brano di Sanremo ARIANNA ROTOLO Sarà un addio in musica, quello per Mara Eli (all´anagrafe Maria Elisa Di Fatta), la cantante e violinista cefaludese di 34 anni che ha perso la vita in uno scontro frontale tra auto avvenuto lunedì pomeriggio, lungo la statale 117 per Messina, nel tratto compreso tra Santo Stefano di Camastra e Mistretta. L´orchestra "Made in Sicily", per la quale Mara era la cantante solista, durante il funerale suonerà in suo onore il brano che aveva scritto per la prossima edizione del festival di Sanremo: "Come un angelo". Una canzone che, se avesse superato la selezione della kermesse ligure, le avrebbe consentito la presenza sul palco dell´Ariston. Alla cerimonia funebre che si svolgerà nel pomeriggio, alle 15, presso la chiesa di Santo Stefano a Cefalù, saranno presenti diversi artisti della musica italiana. Tra questi, anche i jazzisti Francesco Casisa e Marco Zurzolo, il chitarrista Francesco Buzzurro. Ma non soltanto. Sarà presente anche Ruggero Gabbai, regista del film in memoria delle vittime della mafia "Io ricordo" prodotto da Gabriele Muccino. La giovane artista, nata a Palermo ma residente a Cefalù, è deceduta dopo esser rimasta coinvolta in un incidente stradale mentre si trovava alla guida di una Polo Wolkswagen. L´utilitaria, probabilmente a causa del manto stradale bagnato, all´altezza del viadotto Colonna ha iniziato a sbandare entrando in collisione con una Picasso Citroen sulla quale viaggiava nella direzione opposta Giuseppe Provenzale, un quarantatreenne di Mistretta, deceduto a seguito dell´impatto. Poche ore dopo l´incidente, la tragica notizia si è sparsa tra amici e i colleghi di Mara - separata dall´ex marito Stefano e mamma del piccolo Marco, di 3 anni appena - A confermare per primo la sua morte, è stato il manager Alfredo Lo Faro: «Mara non c´è più - aveva detto in lacrime - Non ce l´ha fatta». Solidarietà e messaggi di stima e d´affetto, sono stati arrivati anche attraverso il sito personale di Mara Eli e quello del social network "Facebook". Tanti i fan che scrivendo poche righe, hanno voluto ricordare la loro "stella", la stessa che con la sua voce flessibile li rappresentava in tutto il mondo. Molti di loro, si ritengono fortunati per aver incontrato, anche solo per un attimo, il sorriso e la bellezza di Mara. «L´ho conosciuta durante le prove di una serata - racconta Tiziana Caccamo - Ho immediatamente provato una piacevole sensazione nel starle vicina. Una ragazza solare da uno splendido sorriso». Gli fa eco Giuseppe Maggio, suo concittadino e grande ammiratore: «Quest´estate - ricorda - ho avuto il piacere di parlare un po´ con lei. E poi, ogni volta che entravo in un negozio che vendeva i suoi cd, pensavo alla sua incantevole voce e alla bravura». C´è anche chi cita Oscar Wilde e scrive: «Per un istante le nostre vite si sono incontrate... le nostre anime si sono sfiorate... «. Parole toccanti che lasciano trasparire tutto l´amore provato da chi ha incontrato Mara Eli. Un amore che contraccambia le emozioni che dava attraverso la sua musica, la sua voce. Non a caso, proprio la scorsa estate era stata nominata ambasciatrice della musica siciliana nel mondo. Sapeva interpretare un brano jazz così come quello folk-siciliano. Il suo ultimo cd, "Made in Sicily-The song", ha venduto oltre 100 mila copie spopolando in tutta Italia. Nel 2003, inoltre, si era esibita alla Scala ed era stata impegnata in una tournée in Giappone. In segno di lutto, i coordinatori provinciali del Comitato Telethon hanno deciso di annullare la serata organizzata per ieri sera presso il cine-teatro Metropolitan, destinata alla raccolta fondi.

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Alberghi vuoti a Natale È finito il boom del turismo (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 10-12-2008)

Argomenti: Cina

Alberghi vuoti a Natale È finito il boom del turismo «Il calo investe tutte le capitali europee, serve ottimismo» dicono gli albergatori. Ma la crisi è nera: e anche su Capodanno si tocca il meno 15%. Mancini: «In Cina 80 milioni di nuovi ricchi, puntare su quelli». Nessuna ripresa. Americani e giapponesi non volano più verso Roma, gli italiani, dalle altre regioni, restano a casa con le tasche vuote. Per fortuna ci sono Russia e Cina, dove i nuovi ricchi aumentano, e viaggiano. Ma non basta. Natale e Capodanno non risollevano il trend negativo del turismo romano del 2008. Meno 19,43 % di presenze negli alberghi romani tra il 23 e il 28 dicembre, meglio con l'anno nuovo: meno 15,9 % tra il 29 dicembre e il 3 gennaio, dice l'Ebtl. Roma fa un passo indietro di 2 anni, hanno detto ieri l'assessore regionale al turismo Claudio Mancini e il vicesindaco di Roma, Mauro Cutrufo. «Una flessione grave ma prevedibile: il turismo era cresciuto troppo negli ultimi anni» - ha commentato il presidente di Federalberghi, Giuseppe Roscioli. I numeri parlano chiaro: meno 50mila a Natale, meno 63mila a Capodanno, le presenze. Bisogna puntare sui mercati emergenti, il russo e il cinese, i risultati si vedranno sul medio termine, dice Mancini. Ecco il piano anti-crisi regionale: «Daremo la possibilità alla Provincia di Roma di autorizzare un maggior numero di guide per cinesi e russi; sosterremo le aziende che vogliono formare personale in grado di accogliere questi turisti e porteremo le aziende nelle fiere del turismo di Mosca, Dubai, Pechino nei primi sei mesi del 2009. Sosterremo con 500mila euro il Comune di Roma nella sua promozione» - elenca Mancini. D'altra parte il Campidoglio deve fare il suo: «Proporre grandi eventi nei periodi morti». Il vicesindaco Mauro Cutrufo, da parte sua, fa sapere che la prossima settimana, passerà in giunta l'istituzione dell'ufficio congressi. E poi tira fuori il vecchio adagio del parco a tema Roma antica: entro il 2009 il progetto. «Sorgerà in un terreno comunale a Roma nord-ovest, verso il mare». «Pensiamo prima al centro storico» e «Basta con gli spot» la replica di Mancini e dell'assessore provinciale, Patrizia Prestipino. GIOIA SALVATORI gsalvatori@unita.it

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L'Italia NON PUò isolarsi (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 10-12-2008)

Argomenti: Cina

L'Italia NON PUò isolarsi Se l'Italia insiste nel dire no al pacchetto clima dell'Unione rischia di ritrovarsi isolata, domani e venerdì a Bruxelles. Isolata non solo in Europa, ma nel mondo. Perché è lo scenario globale della politica del clima che sta cambiando in queste settimane, in queste ore. Finora con il suo obiettivo (20% di risparmio energetico, 20% di fonti rinnovabili, meno 20% di emissioni di gas serra entro il 2020) la Ue era in testa al drappello dei Paesi che vogliono andare «oltre Kyoto» e contrastare in maniera più radicale i cambiamenti climatici. Alcuni falsi profeti avevano annunciato che questa posizione sarebbe naufragata a causa della crisi finanziaria ed economica globale. Invece sta succedendo l'opposto. Il presidente eletto degli Usa, Obama, ha ribaltato come un guanto la politica di Bush e intende non solo raggiungere ma superare l'Europa nella leadership ambientale mondiale. Vuole fare della lotta ai cambiamenti climatici una leva - forse la leva principale - per una politica neokeynesiana che porti gli Stati Uniti fuori dalla crisi economica. L'ambiente visto non come freno, ma come acceleratore di un nuovo sviluppo. In questi giorni a Poznan, in Polonia, la Cina ha dimostrato analoga determinazione. Si è detta pronta ad aprire il negoziato per contrastare il previsto aumento della temperatura media del pianeta, trovando il giusto equilibrio tra le presenti e le passate responsabilità. I due più grandi produttori di gas serra, dunque, sono pronti a fare come l'Europa. Non era mai avvenuto in passato. Cosicché l'Europa, nei prossimi giorni a Bruxelles, non può certo tirarsi indietro nel momento stesso in cui assapora il trionfo della sua politica. Sarebbe un clamoroso harakiri. L'Italia può certo pensare di mettere un bastone tra le ruote del «dopo Kyoto». Ma con queste tre locomotive in moto, il bastone si rivelerebbe un filo di paglia di cui nessuno si accorgerebbe mentre viene portato via dal nuovo vento.

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dalle mozzarelle all'olio taroccato i tesori di puglia finiscono sotto tiro (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina III - Bari Le produzioni tipiche da anni sono oggetto di contraffazioni. Con effetti devastanti sull´economia Dalle mozzarelle all´olio taroccato i tesori di Puglia finiscono sotto tiro C´è anche il tannino cinese che serve ad allungare i prodotti di terza fascia Comunque vada a finire questa storia della carne alla diossina, sia essa una bufala o una catastrofe, lascerà strascichi pesanti nel mondo dell´industria alimentare pugliese. Lo farà perché ha toccato due mondi distinti e fondanti dell´economia di settore: le multinazionali, come ormai è lo stabilimento Scarlino. E la produzione tipica, un dop qual è di fatto il prosciutto di Faeto. Al momento le due aziende sono estranee alla vicenda, ci sono capitate per caso in questo tunnel della diossina: hanno comprato carne irlandese, che tra l´altro è di ottima qualità, e non potevano sapere che c´era il rischio che fosse tossica. L´unica responsabilità potrebbe esserci qualora l´abbiano commercializzata dopo l´allerta inviata dall´Unione europea. Fattispecie che i carabinieri verificheranno proprio oggi, analizzando i documenti commerciali. «Per il momento - dicono gli investigatori - si può soltanto prendere atto che gli imprenditori stanno collaborando. E questo è sicuramente positivo». Questa storia comunque vada lascerà strascichi perché si mette ancora una volta in dubbio la qualità dei prodotti pugliesi. Chiedevano ieri su Internet alcuni consumatori: «Ma perché per fare i salumi di Faeto utilizzano la carne irlandese? Non è un prodotto autoctono?». I produttori rispondono che sì, «qui il prosciutto si fa ancora nella vecchia maniera», «la tradizione da fare a fette». Ma quella era una linea speciale nella quale informavano i clienti della provenienza della carne. Anche questo lo accerteranno i Nas. Che in questi ultimi anni hanno dovuto lavorare molto, moltissimo per cercare di arginare i pirati della tavola, i delinquenti degli alimenti. L´ultimo caso clamoroso è quello che riguarda il pane di Altamura. Secondo i carabinieri tre aziende avrebbero truffato i consumatori vendendolo come fosse dop («utilizzando sulle buste il toponimo Altamura, cosa vietatissima» dicono) quando invece si trattava di un buonissimo, ma normale, pane industriale. Su questa vicenda è in corso un processo al tribunale di Altamura: «vendita di alimenti (nella fattispecie il pane) con segni mendaci» è l´accusa mossa ai panificatori che però si difendono sostenendo la liceità della loro condotta. Ma il problema non è soltanto il pane. Ci sono i condimenti. L´olio, per esempio. Una serie di inchieste della magistratura hanno dimostrato come in tutta Italia venga venduto come made in Puglia un prodotto che assolutamente non lo è. Le stesse indagini hanno dimostrato poi che a gestire il business non sono piccoli contadini. Ma colossi del settore o addirittura la malavita organizzata. La procura di Foggia, per esempio, alcuni mesi fa ha arrestato una banda di Cerignola che in un anno e mezzo era riuscita a piazzare sul mercato 400mila lattine di olio contraffatto e anche pericoloso per la salute dell´uomo. «Scrivi che è olio extra vergine pugliese - raccomandava a un amico uno degli arrestati, intercettato dai carabinieri - E non ti preoccupare: prendi quello tinto con la clorofilla... che è veleno ed è pure cancerogeno... E non ti preoccupare: in fondo, noi, mica spacciamo droga. Non facciamo niente di male». Quell´olio era finito nei supermercati di mezza Italia e in alcuni paesi europei, imbottigliato con etichette ammiccanti (Il Frantoio, La Torre, Le gocce d´oro) e venduto a prezzi stracciati. Sarebbe arrivato anche negli Stati Uniti se soltanto i Nas non fossero arrivati a bloccare tutto. Poi c´è il vino: sostiene la magistratura che l´uva da tavola viene spesso mischiata ad acido tartarico e coloranti. C´è il tannino cinese che serve ad allungare i prodotti di terza fascia. Ma c´è anche il rosso pugliese, conservato in maniera igienicamente assurda, che viene piazzato in tutto il Nord. Tagliato e venduto anche a settanta euro alla bottiglia nelle migliori enoteche d´Europa. Ci sono poi le mozzarelle pugliesi che non sono pugliesi. «Il 35 per cento dei prodotti caseari spacciati per pugliesi arrivano in realtà dai paesi dell´Est: Romania, Bulgaria, Albania». Esiste anche il pomodoro foggiano made in Cina. «Centosessanta milioni di chili importati in un anno: un quarto dell´intera produzione di pomodoro coltivata in Italia». Poi c´è il grano. Quello che due anni fa arrivò in Puglia dal Canada era contaminato dall´ocratossina. Cancerogeno. La procura di Trani aprì un´inchiesta, sembrava stesse per accadere la rivoluzione. Qualche mese fa pm e imputati si sono messi d´accordo per chiudere tutto: un patteggiamento da qualche centinaia di euro. Il gip ha detto di no, troppo poco. Patteggiamento respinto. Buon appetito. (g. fosch.)

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- (segue dalla copertina) (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 36 - Esteri "Nessuna forma di detenzione preventiva né di giurisdizione speciale": ecco i paletti normativi del rapporto A partire dal 20 gennaio, giorno dell´insediamento alla Casa Bianca, 18 mesi di tempo per raggiungere l´obiettivo Il progetto è stato messo a punto dal Center for American Progress di John Podesta e consegnato al nuovo presidente Trasferimento dei detenuti in carceri americane, processi in tribunali federali, programmi di riabilitazione per i prigionieri. E per i più pericolosi un nuovo campo Nato in Afghanistan Così i consiglieri di Obama pensano di mettere la parola fine all´"Alcatraz dei Caraibi" (SEGUE DALLA COPERTINA) anais ginori I punti del piano sono articolati in varie fasi. Dal trasferimento dei detenuti in una prigione americana, probabilmente in Kansas o Colorado, alle modalità per nuovi processi presso tribunali federali (New York o Washington), all´avvio di programmi di «riabilitazione» per gli ex galeotti, fino al trasferimento dei soggetti più pericolosi (che continueranno a chiamarsi «combattenti nemici») verso una nuova base Nato vicino a Bagram, in Afghanistan. «Dobbiamo fare in fretta». Ken Gude, giovane ricercatore dell´American Progress, si scioglie la cravatta nell´ufficio di H Street, a Washington. In questi giorni si fanno gli straordinari per lavorare alla Transizione. «Più va avanti, più si complica», continua Gude a proposito di Guantanamo. Dopo la sentenza della Corte Suprema che ha riconosciuto ai detenuti le garanzie dell´habeas corpus, i tribunali federali sono sommersi di richieste: si accumulano precedenti e scarcerazioni. Qualcuno ipotizza addirittura che alcuni prigionieri possano chiedere asilo politico negli Usa. Il piano dei ricercatori del think tank è pronto. Una prima versione era stata preparata in giugno, dopo la sentenza della Corte Suprema. Ora è stata completamente aggiornata alla luce delle ultime novità e della volontà politica di Obama di "velocizzare il piano". Il rapporto sarà il canovaccio su cui il nuovo presidente organizzerà la discussione politica nelle prossime settimane. Potrà essere emendato in qualche punto ma rimarrà probabilmente integro sulle linee guida. L´annuncio della chiusura della prigione e l´azzeramento delle «commissioni militari» potrebbe avvenire già al momento del suo insediamento, il 20 gennaio, o nei giorni immediatamente successivi. Da quel momento - scrive il rapporto - ci saranno 18 mesi di tempo per concludere il piano. L´obiettivo del nuovo presidente è poter dire entro luglio 2010 che Guantanamo non esiste più. Il primo passo ufficiale sarà il trasferimento all´interno degli Stati Uniti, forse in primavera, di un piccolo gruppo di detenuti incolpati e in attesa di giudizio. Il rapporto individua la prigione di massima sicurezza «Supermax» di Florence, in Colorado, e la base militare di Fort Leavenworth, in Kansas. Sulla sorte dei circa 250 detenuti che si trovano ancora nella baia dei dannati deciderà il Consiglio per la Sicurezza Nazionale. L´organo diretto dall´ex generale dei marines Jim Jones dovrà decidere chi tra i detenuti deve essere trasferito negli Usa per un processo e chi dovrà essere semplicemente liberato. Una terza categoria di detenuti - di più complessa gestione - sarà formata da individui su cui non sono stati raccolti sufficienti indizi ma che vengono considerati comunque una minaccia per la sicurezza nazionale: per loro dovrà essere cercata una sistemazione all´estero. «Nessuna forma di detenzione preventiva né giurisdizione speciale all´interno degli Stati Uniti». Sono questi i due paletti normativi fissati dal rapporto. L´ipotesi di nuovi «tribunali speciali» era stata avanzata mesi fa da Eric Holder, ora nominato ministro della Giustizia, e da Laurence Tribe, professore di diritto ad Harvard e tra i consulenti di Obama. «Un organo "ibrido" - era la proposta di Tribe - a metà tra i tribunali federali e le corti militari». «Sarebbe molto negativo», ribatte Gude, con un giudizio secco. Questi tribunali speciali rischierebbero di essere invalidati dalla Corte Suprema. Il piano dei ricercatori guidati da John Podesta sostiene invece che tutti gli imputati potranno essere giudicati dai tribunali federali di New York e Washington con l´accusa di terrorismo, oppure da una corte militare regolare se accusati di attacchi contro l´esercito americano. Un´altra scelta dirimente nel rapporto presentato a Obama riguarda il dilemma sull´utilizzo di confessioni ottenute attraverso tortura e metodi inumani come la «sleep deprivation», la privazione del sonno. «Il nostro ordinamento non lo prevede» afferma il rapporto. Khalid Sheikh Mohammed, interrogato con il «waterboarding», l´annegamento simulato, sarà allora liberato? «Le prove raccolte contro di lui - spiega Gude - sono tali e tante che le probabilità che possa essere assolto sono comunque pari a zero». I tribunali federali, aggiunge, hanno già dato prova di funzionare sui reati di terrorismo con i processi a Zacarias Moussaoui e José Padilla. I collaboratori di Obama si sono comunque accorti che quella promessa - chiudere Guantanamo - nasconde molti rebus. Persino mandar via i suoi "ospiti" è diventato impossibile. Il Pentagono finora non ha voluto rispedire a casa quasi un centinaio di detenuti dello Yemen, temendo che sarebbero evasi o scarcerati. Per tornare poi a combattere contro gli Stati Uniti. Qualche mese fa, un ex detenuto di Guantanamo ha partecipato a un attacco contro le forze americane in Iraq. L´America, inoltre, non può rimpatriare detenuti provenienti da Paesi dove ci sono paesi che ancora praticano la tortura. è l´ostacolo che bisogna affrontare per i prigionieri di Cina, Russia, Tunisia, Libia, Uzbekistan. Il rapporto propone di effettuare «programmi di riabilitazione» con personale religioso sul modello di quelli già organizzati in Iraq e Arabia Saudita per gli ex terroristi. «Questi soggetti potranno poi trovare ospitalità in paesi terzi, tra Europa e Medio Oriente» suggerisce il Center for American Progress. «Le trattative diplomatiche per ottenere il rimpatrio alle nostre condizioni sarà molto lungo», pronostica Matthew Waxman, professore di diritto alla Columbia ed ex funzionario del Pentagono dimissionario proprio in polemica su Guantanamo. Il tempo però non è molto. Dopo anni di battaglie, gli avvocati dei diritti umani stanno finalmente vincendo. Salim Hamdan, l´autista di Osama Bin Laden, è riuscito pochi giorni fa a tornare in Yemen. Quando Obama giurerà da presidente, Hamdan sarà libero e forse nuovi detenuti saranno stati scarcerati. Il nuovo presidente farà anche qualche compromesso. Il controverso statuto di «combattente nemico» verrà mantenuto per quei detenuti considerati dal Pentagono «estremamente pericolosi». «Tra 15 e 25 soggetti» quantifica Ken Gude. «Ma la definizione di combattente nemico illegale - aggiunge - sarà intesa in un senso molto meno vago che durante l´Amministrazione Bush e nel rispetto dell´articolo 5 della Convenzione di Ginevra». Gli irriducibili della guerra contro l´America dovranno essere trasferiti in una nuova prigione fuori dagli Stati Uniti, gestita dalla Nato. Da Guantanamo torneranno laddove erano stati catturati: in Afghanistan. Lontano dall´America che ha fretta di dimenticare.

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la città dei giocattoli chiude per crisi - federico rampini dongguan (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 38 - Cronaca Dongguan era la capitale mondiale di bambole e trenini, oggi subisce il contraccolpo della stagnazione globale Ordini cancellati, navi container bloccate, operai licenziati: la metropoli del miracolo economico rischia il tracollo La città dei giocattoli chiude per crisi A metà strada fra Canton e Shenzhen nasce il 60% di tutto il "made in China" FEDERICO RAMPINI DONGGUAN dal nostro inviato I piazzali della fabbrica un tempo brulicavano di Tir diretti al porto di Shenzhen. Ora sono deserti, qualche scatolone di giocattoli giace abbandonato, non attira neanche i ladri. Gruppetti di giovani disoccupati si affacciano davanti alla bacheca con le offerte di lavoro, una vecchia lavagna su cui penzola solo qualche vecchio foglietto sbrindellato, reliquia di tempi migliori. Hanno le tende chiuse molte bettole da marciapiede, quei botteghini della ristorazione ambulante che prosperavano sulla pausa-pranzo delle catene di montaggio. Si vedono operai sfaccendati, seduti per terra che giocano al mah-jong. è una calma apparente, un torpore gravido di tensione, dopo la guerriglia urbana scoppiata per gli ultimi settemila licenziamenti. Sono immagini da Grande Depressione. è la vigilia del Natale nella capitale mondiale del giocattolo. Ero stato a Dongguan per un´altra specialità locale: i pittori di falsi, i manovali del pennello che sfornano a migliaia le Gioconde e i Girasoli di Van Gogh, quintali di copie per l´immenso mercato mondiale delle riproduzioni. Ma è il giocattolo il vero business per cui è celebre Dongguan, ex-paesone cresciuto a dismisura nella regione meridionale del Guangdong, a metà strada fra Canton e Shenzhen. Qui a Dongguan nasce il 60% di tutta la produzione "made in China". Qui le avvisaglie di un Natale povero in America e in Europa - gli ordini cancellati all´improvviso, le navi portacontainer bloccate sui moli di Shenzhen - si sono abbattute come un uragano. Sembrano lontani i tempi in cui l´opinione pubblica occidentale poteva indignarsi per le rivelazioni sulle fabbriche-lager, lo sfruttamento dei minori, i palloni olimpici o le figurine Disney fabbricate da mani bambine: ora il dramma è il lavoro che se ne va. Da boom-town a città fantasma, in pochi mesi si è sfigurata la fisionomia dei quartieri dormitorio, nel distretto del giocattolo attorno alle Toy-Factories. Non tutti si rassegnano passivamente a subìre un rovescio così brutale. Ci sono voluti mille poliziotti dei reparti antisommossa per schiacciare la rivolta, dieci giorni fa. La fabbrica Kaida, controllata da un grosso produttore di giochi di Hong Kong, aveva cacciato all´improvviso seicento operai sugli ottomila che impiega a Dongguan. Derubati perfino dell´ultimo salario che gli spettava, non avevano nulla da perdere. Hanno dato l´assalto agli uffici dell´azienda, hanno distrutto mobili e computer. All´arrivo dei primi poliziotti la folla dei disperati si è rivolta contro di loro: hanno incendiato le auto della polizia, hanno combattuto per due giorni, si sono arresi solo quando un esponente del governo locale ha convinto l´imprenditore di Hong Kong a versare gli arretrati. Il botto più grosso lo ha fatto la Smart Union. è fallita lasciando per la strada settemila operai. «Lì il padrone è scomparso, è irreperibile da un mese - dice il vicesindaco Xu Hongfei - e questi casi diventano sempre più frequenti. è successo anche a Shenzhen, alla Chuangyi Toys, dove il padrone è introvabile dal 14 ottobre. Chissà dove scappano. Dietro di loro lasciano solo debiti». A Shenzhen l´assessorato al Lavoro ha pubblicato una lista nera di trenta aziende che devono più di 12 milioni di yuan di salari ai loro operai, intimando agli imprenditori di presentarsi entro la fine del mese. «Metà delle fabbriche di giocattoli qui spariranno entro due anni», è il verdetto tremendo che viene pubblicato sul sito ufficiale del governo locale. I leader comunisti sentono che stavolta la minaccia è troppo grave, non bastano i reparti speciali antisommossa per tenere l´ordine. Nel caso della Smart Union giurano di avere speso già 24 milioni di yuan (2,8 milioni di euro) per aiutare i disoccupati con sussidi pubblici. L´allarme arriva a Pechino, il tracollo della capitale mondiale del giocattolo diventa un caso nazionale. Si percepisce nei leader una paura nuova. Non scatta più il riflesso tradizionale che è sempre stato quello di censurare le cattive notizie, minimizzare i problemi. Ai mass media di Stato viene concessa una libertà inconsueta: della crisi economica si può parlare. Bisogna preparare la popolazione al peggio. Il Quotidiano della Gioventù pubblica le foto dell´operaia-caposquadra He Chunxia: nel loculo squallido che affitta vicino alla fabbrica lei e il figlio dormono su un materasso per terra. è una vittima del crac di Smart Union. «Fino alla sera prima - racconta He - la fabbrica sembrava andare a pieno ritmo. Ho finito il turno alle due di notte e sono andata al dormitorio. Quando mi sono svegliata il mio lavoro non esisteva più». He Chunxia si fa i conti in tasca: per vivere ha bisogno di 40 yuan alla settimana (4,5 euro), tra vitto e alloggio per sé e il bambino. Ma non c´è più una fabbrica di giocattoli disposta ad assumerla. Anche quattro euro e mezzo a settimana sono un traguardo irraggiungibile. è rimasta a Dongguan in attesa che il governo locale liquidi la bancarotta e le versi una parte del salario arretrato. Poi farà quello che stanno facendo la maggior parte dei licenziati come lei: tornerà a casa, nella campagna povera dello Hunan da cui è venuta. Raggiungerà l´esercito dei migranti di ritorno, il contro-esodo scatenato da questa crisi. Queste zone sono cresciute a una velocità spaventosa, attirando una massa umana senza radici. Shenzhen, la città-laboratorio da cui partì trent´anni fa l´esperimento del capitalismo cinese, era un villaggio di pescatori e oggi ha nove milioni di abitanti. Solo il 25% ha il permesso di residenza. Tutti gli altri sono "cinesi clandestini in Cina", immigrati del boom che qui non hanno diritti, i primi ad essere cacciati. Il miracolo economico del Guangdong è stato il frutto delle loro braccia. Sono loro che hanno fatto di questa regione il cuore industriale della Repubblica Popolare, la fabbrica del pianeta, il centro mondiale di settori votati all´esportazione come l´abbigliamento e il giocattolo. Ora il Guangdong è spompato. La produzione industriale cinese a novembre è scesa al minimo storico degli ultimi 13 anni. Il sindaco di Shenzhen, Xu Zongheng, ha contato di persona 682 fabbriche fallite e 50.000 licenziamenti secchi, ma sa benissimo che sono molti di più. Bisogna moltiplicare per dieci o per venti quelle cifre. Bisogna aggiungere tutto il nero, l´economia sommersa, i tycoon mordi-e-fuggi venuti da Hong Kong che oltrepassano quella frontiera e si volatilizzano nel nulla. «Quella che ci sta arrivando addosso - dice il sindaco Xu - è molto peggio della crisi asiatica del 1997». Undici anni fa la Repubblica Popolare era ancora una bambina rispetto al colosso che è diventata. La sua economia era meno integrata coi mercati occidentali, quella crisi la sfiorò ma non fece troppo male. Adesso le cifre vere sono quelle che conosce la parente povera del Guangdong, la provincia vicina dello Hunan, il serbatoio di braccia a buon mercato. L´Ufficio del Lavoro dello Hunan parla di "due milioni e ottocentomila disoccupati che si apprestano a tornare qui entro il 2009". In attesa del New Deal cinese, nessuno sa cosa fargli fare: sono fuggiti dallo Hunan perché quella terra era troppo povera per mantenerli. La fabbrica di giocattoli, anche la più tetra - gli orari massacranti, la disciplina feroce, la sporcizia dei dormitori - li aveva sottratti a una miseria più arcaica. Questo Natale di sventura venuto da Occidente ricaccia indietro He Chunxia e tante operaie come lei, verso quei villaggi dove avevano giurato di non tornare mai più.

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veltroni contro berlusconi "pretestuoso su questione morale" - umberto rosso (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 12 - Interni Veltroni contro Berlusconi "Pretestuoso su questione morale" Disgelo con D´Alema: "Reagire uniti ad attacco strumentale" "Faremo la nostra parte, ma è tutta la politica che deve farsi carico". Bonaiuti: vecchio linguaggio marxista-leninista UMBERTO ROSSO DAL NOSTRO INVIATO VASTO - In terra d´Abruzzo, dov´è cominciata la stagione di passione e di manette, Walter Veltroni viene a dire che sì, la questione morale nel Pd è una ferita aperta. «Esiste anche in casa nostra», ammette pubblicamente il segretario, che arriva per sostenere il candidato governatore Carlo Costantini, l´uomo chiamato a far dimenticare agli abruzzesi la brutta pagina Ottaviano del Turco. «Saremo duri, inflessibili» con chi ha sbagliato, garantisce. Il pensiero corre a Napoli e a Firenze. Però, Veltroni non ci sta a farsi crocifiggere proprio sull´altare dell´etica da Berlusconi, che ha gli armadi pieni di scheletri. «Faremo dunque la nostra parte. Ma se c´è uno che non può proprio usare la stessa espressione questione morale, quell´uomo è il presidente del Consiglio. E mi fermo qui, non voglio aggiungere altro per rispetto delle istituzioni. Perché, in realtà, tanto ma tanto ci sarebbe da dire.». Dunque «è tutta la politica che deve affrontare la questione». Il cine teatro Globo, dove sono chiamati a raccolta militanti e dirigenti impegnati nella disfida di domenica prossima, esplode. E Walter ci prende gusto. Berlusconi deve smetterla di «fare cabaret», in Europa è lui la persona che non ha peso, «lo conoscono come il comico delle corna, del cucu, delle battute», e poi rispetto alla crisi economica drammatica «fa il marziano, sembra uno che sbarca da un altro pianeta». Bastano però pochi minuti, il tempo per rilanciare in rete il discorso, e una sventagliata di reazioni del centrodestra si abbatte sul leader del Pd, da Bonaiuti a Cicchitto: è roba da vecchi marxisti- leninisti. Per la verità, sembra frutto soprattutto della pax siglata fra Veltroni e D´Alema, che ieri mattina dopo lunga fase di gelo, sono tornati a parlarsi. Mezz´ora al telefono. Se la casa rischia di bruciare, è il momento di mandare all´esterno un messaggio comune. Così sulla travagliata collocazione nel Pse ma soprattutto sulla questione morale, Walter e Massimo, hanno concordato una linea comune: la testa sotto la sabbia no, i guai in casa ce li abbiamo, ma è quasi una pagliuzza rispetto al centrodestra. La nota dell´ufficio stampa del partito perciò annuncia che Veltroni e D´Alema convengono sul fatto che esistono «episodi preoccupanti che certamente non bisogna sottovalutare». Ma che al tempo stesso «ritengono del tutto pretestuosa la campagna nei confronti del Pd tesa a delegittimare il partito e ad investirlo di una complessiva questione morale che riguarda anche e soprattutto la destra». Qualche ora più tardi, sul mare di Vasto e poi a Chieti, tappa successiva del mini-tour abruzzese, Veltroni "sperimenta" sul campo la linea della tregua concordata con l´ex ministro degli Esteri. «Il problema, ripeto, esiste anche in casa nostra, anche se io non voglio fare di tutt´erba un fascio, ci sono decine e decine di nostri amministratori perbene e onesti. Mentre al governo - alza il tono il segretario - c´è chi ha rapporti con la mafia e con la camorra». Il riferimento è alle vicende giudiziarie del sottosegretario all´economia Cosentino. Il ragionamento di Veltroni è il seguente: tutta la vicenda dimostra che la questione morale non deve essere brandita come una spada, strumentalizzata «in modo volgare». Quando si «smarrisce il codice etico», quando prevale l´interesse personale su quello generale, è qui che comincia il deragliamento dal binario corretto. Che, insiste, in dosi minime lambisce il Pd, invece «in larghissima parte» tocca il Pdl. Nessuno è immune, nessuno può chiamarsi fuori e lanciare j´accuse, e meno che mai Berlusconi. E´ insomma l´annuncio che l´operazione-pulizia in casa pd va intrapresa, ma il segretario spiega anche che non lo farà lanciandosi in una sorta di caccia alle streghe. «Io sono garantista, fino al terzo grado di giudizio per me tutti sono innocenti. E vale sempre. Mica come per il centrodestra, garantisti a corrente alternata: innocentisti con i propri, il carcere al centrosinistra».

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La carta del veto per la partita sul clima (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2008-12-10 - pag: 1 autore: ROMA-BRUXELLES La carta del veto per la partita sul clima di Guido Gentili S ul pacchetto clima-energia cosiddetto "20-20-20", che impegna l'Europa a ridurre le emissioni di CO2 del 20% entro il 2020 (dell'identica percentuale dovrebbe invece crescere l'incidenza delle fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica) si gioca una partita dura, concreta, essenziale. Vale per l'Europa nel suo complesso, che si trova a dover fare i conti con gli obiettivi (non raggiunti) fissati dal Protocollo di Kyoto al quale non avevano aderito giganti energivori come Usa, Cina e India. Vale per ciascuno dei 27 Paesi dell'Europa, ognuno dei quali, del tutto legittimamente, cerca di far valere il proprio interesse nel negoziato che dovrebbe chiudersi venerdì con il vertice dei Capi di Stato e di Governo. La presidenza di turno della Ue appartiene in questo momento alla Francia di Nicolas Sarkozy che, come si dice, vuole chiudere il suo semestre in bellezza, inanellando un altro successo. Oggi la Francia presenterà una nuova bozza di compromesso sul "20-20-20", nella speranza di poter fischiare la fine della partita. Dopo la Francia, toccherà alla Repubblica Ceca guidare la Ue per il primo semestre 2009: in prospettiva, una leadership evidentemente più debole, non certo euro-entusiasta per definizione e con diversi problemi, al suo interno, proprio sul tema industria-ambiente. In questa trattativa senza esclusioni di colpi, al netto di una retorica politico-ambientalista che mal sopporta ogni confronto pragmatico, nel merito di cifre stratosferiche, sui costi di transizione verso la promessa "rivoluzione verde", l'Italia fa la sua partita. E dopo aver ottenuto, riguardo le fonti rinnovabili, la clausola di revisione al 2014, è in campo a difesa dell'industria manifatturiera. Questa, nel nostro come in altri Paesi europei, rappresenta la garanzia di tenuta nella crisi e, insieme, il presidio dello sviluppo futuro. Il Governo italiano ha prospettato il ricorso al veto in sede europea se le sue richieste non verranno accolte. è una carta- jolly estrema, da giocare solo in assenza di un buon compromesso finale con la " fretta" francese e i "no" di Paesi come la Gran Bretagna che ha da tempo abbandonato l'industria manifatturiera scommettendo sulla finanza (e non a caso si trova oggi in difficoltà enormi). Continua u pagina 18 l'articolo prosegue in altra pagina

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Trasporti al centro del piano Obama (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-10 - pag: 3 autore: Ad autostrade, aeroporti e reti ferroviarie un terzo delle risorse chieste dagli Stati Trasporti al centro del piano Obama Marco Valsania NEW YORK La cifra è ancora in dubbio: 500, oppure 700, forse mille miliardi di dollari. Ma certo è che tra i pilastri del New Deal targato Barack Obama ci sarà spazio per cemento e acciaio, per nuove reti internet e tecnologie ecologiche. Che,a conti fatti,l'America lancerà la più ambiziosa corsa alle infrastrutture dagli anni Cinquanta, quando Dwight Eisenhower finanziò il grande sistema autostradale federale. E soprattutto che il cuore di questa strategia, cruciale per il suo successo, è stato già concordato nei dettagli con i governatori dei 50 Stati americani, dove l'intervento pubblico dovrebbe irradiarsi come un antidoto alla più grave crisi dalla Grande Depressione. A livello locale servono almeno 126,1 miliardi, stando alle richieste messe nero su bianco dalle autorità statali. E i finanziamenti potrebbero ancora lievitare: l'Associazione nazionale dei governatori, in un recente incontro con Obama, ha presentato domande superiori a quelle contenute nei suoi documenti ufficiali, invocando 176 miliardi in totale, con 136 miliardi dedicati a grandi progetti e 40 ad aiutare gli indigenti durante la crisi. Non sono solo i governatori a insistere per crescenti stimoli all'economia: in Congresso Barbara Boxer, il presidente della Comissione Lavori pubblici del Senato, ha calcolato che complessivamente gli Stati Uniti avranno bisogno di 286 miliardi di dollari l'anno solo per strade, ponti e sistemi di trasporto di massa a cominciare dalle ferrovie. Pena, altrimenti, perdere terreno sul palcoscenico globale davanti a concorrenti quali la Cina. Nel documento dedicato alla ripresa economica, con il sottotitolo "una partnership tra Stati e Governo federale", i governatori hanno identificato tre direttrici immediate d'intervento: programmi per la creazione di posti di lavoro da 57,4 miliardi, che vanno da autostrade a aeroporti e treni, dal trattamento delle acque alle case popolari. A questi si aggiungono programmi anti ciclici stimati in 61,7 miliardi, dedicati a compensare tagli locali nella copertura sanitaria ai poveri o nell'istruzione provocati dai bilanci in deficit di 43 dei 50 Stati americani. Infine vengono invocati nuovi benefit per gli individui da sette miliardi, che comprendono sussidi di disoccupazione e riqualificazione dei lavoratori. La chiave, anche per i progetti infrastrutturali tradizionalmente lenti a materializzarsi, è la rapidità: nel caso dei piani per la creazione di occupazione il varo dovrebbe avvenire spesso entro novanta giorni. E significative percentuali dei fondi stanziati dovrebbero essere spese entro i primi due anni (il 68% nel caso delle autostrade, il 45% per il trasporto di massa e il 61% per gli aeroporti). Proprio per accelerare i tempi, inoltre, sono ormai pronte audizioni in Congresso sul nuovo New Deal. Il senatore Boxer ha preannunciato quello che ha definito un briefing sugli investimenti "verdi" per il 7 gennaio. E la Commissione Agricoltura comincerà fin da oggi una discussione sull'impatto della recessione su Stati e comunità locali. L'obiettivo è garantire a Obama la chance di firmare il grande piano di stimolo, che dovrebbe generare 2,5 milioni di posti di lavoro, all'indomani dell'inaugurazione alla Casa Bianca, il 20 gennaio. Pochi dubitano che il presidente eletto abbia i voti in Congresso e il consenso nel Paese per far avanzare una simile agenda: in Parlamento godrà di maggioranze democratiche uscite rafforzate dalle urne e del probabile consenso anche di numerosi repubblicani, a partire dagli esponenti più moderati. Anche Wall Street ha votato a favore dello stimolo: i titoli del settore infrastrutture hanno guadagnato terreno sull'onda dell'ottimismo. Un indice delle costruzioni si è impennato del 40% in una sola settimana già a fine novembre. AZIONE RAPIDA Per assicurare un rilancio tempestivo ed efficace del Paese l'obiettivo è spendere la maggior parte dei fondi stanziati nei primi due anni

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Petrolio, consumi in calo per due anni (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2008-12-10 - pag: 48 autore: Pil e commodity. Washington prevede una severa contrazione della domanda di greggio e prezzi medi a 51 $ nel 2009 Petrolio, consumi in calo per due anni Banca mondiale: lo sviluppo economico rallenta anche nei Paesi emergenti Roberto Capezzuoli Alessandro Merli L'ultimo motore che continua a spingere l'economia mondiale, i Paesi emergenti, comincia anch'esso a perdere qualche colpo. Nel 2009, secondo le previsioni diffuse ieri dalla Banca mondiale, i Paesi in via di sviluppo cresceranno del 4,5%, in netto calo rispetto all'8% dell'anno scorso, mentre le economie avanzate accuseranno una crescita negativa. «Le economie emergenti e in via di sviluppo – dice Uri Dadush, l'economista della Banca responsabile dello studio – subiranno il triplo effetto negativo della crisi finanziaria globale con il dimezzamento dei flussi di capitale privati e l'aumento degli spread, del calo del commercio mondiale, il primo dal 1982, e della caduta dei prezzi delle materie prime». Uno dei fattori più pesanti per il rallentamento della crescita sarà la brusca diminuzione degli investimenti, dovuta alle condizioni finanziarie e all'incertezza economica. La Cina,l'unico Paese emergente che per le sue dimensioni ha un'importanza sistemica, rallenterà al 7,5% l'anno prossimo, ma ha a sua disposizione, secondo gli economisti della Banca mondiale, margini di manovra per misure anticicliche fiscali e monetarie e per spingere la domanda interna più della crescita delle esportazioni, come invece è avvenuto finora. La situazione metterà fine a cinque anni di boom delle materie prime: con la crescita globale ferma allo 0,9%, dopo il 2,5% atteso per l'anno in corso, c'è da prevedere un calo del 2,1% per il volume del commercio mondiale, la prima battuta d'arresto dal 1982. La conseguenza, per la Banca mondiale, sarà chiaramente avvertibile nei prezzi delle commodity e nell'inflazione: il petrolio nel 2009 si dovrebbe attestare a una media di 75 dollari al barile, i prodotti alimentari dovrebbero calare del 23% e i metalli del 26 per cento. Secondo l'Amministrazione Usa, gli scenari saranno ancor più foschi. Il rapporto mensile del Dipartimento Energia di Washington prende in considerazione per il prossimo anno una crescita del Pil mondiale appena dello 0,5% e pronostica a 51 $/bbl il prezzo medio del petrolio. I consumi complessivi di greggio, secondo i dati Usa, chiuderanno il 2008 con una flessione di 50mila barili al giorno e scenderanno addirittura di 450mila barili al giorno nel 2009. Se la previsione si avverasse, sarebbe la più prolungata contrazione degli ultimi trent'anni, più grave di quella registrata nell'83. I mercati del greggio ieri hanno reagito tornando a calare. Il ribasso, di un paio di dollari, è stato in parte frenato dalla ovvia sensazione che i rapporti della Banca mondiale e del Dipartimento dell'Energia convinceranno i Paesi Opec a serrare i rubinetti con maggior decisione. All'appuntamento del 17 dicembre a Orano, in Algeria, si profila ormai un taglio produttivo di 1,5 milioni di barili al giorno. PECHINO FRENA Secondo l'economista Uri Dadush la flessione degli investimenti farà crescere l'economia cinese soltanto del 7,5%

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Tumori, 17 milioni i morti nel 2030 (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 10-12-2008)

Argomenti: Cina

CRONACA 10-12-2008 Tumori, 17 milioni i morti nel 2030 DA ROMA I l cancro si avvia a diventare la prima causa di morte in tutto il mondo, superando in classifica le patologie cardiache. È l'allarme lanciato dall'Agenzia per la ricerca sul cancro dell'Organizzazione mondiale della sa- nità, secondo la quale i morti per tumore - oggi 7 milioni l'anno in tutto il mondo - , cresceranno dell' 1% ogni anno, superando nel 2010 il numero di vittime delle malattie del cuore e arrivando nel 2030 alla terribile cifra di 17 milioni di morti l'anno. Un'epidemia dovuta, nella sua crescita torrenziale, soprattutto all'aumento dell'uso di tabacco nei paesi in via di sviluppo - India e Cina in testa - , dove ad oggi vive il 40% di tutti i fumatori del mondo. Quest'anno si prevede che il tumore colpirà in totale 12 milioni di persone, con 7 milioni di morti. Cifra che andrà aumentata, specie a causa dell'aumento della mortalità in Cina, India e Russia, di almeno l' 1% all'anno. Nel 2030, secondo gli esperti Oms, i casi di tumore potrebbero più che raddoppiare, arrivando a 27 milioni, con 17 milioni di morti. Le associazioni per la lotta al tumore, che hanno partecipato ieri all'incontro con l'Oms, hanno chiesto con forza ai governi, e in particolare a quello degli Stati Uniti, di investire di più per la vaccinazione contro il tumore al collo dell'utero ( che in Italia è già inserita tra le prestazioni gratuite per le giovanissime) e soprattutto di ratificare urgentemente un trattato per il controllo del tabacco. «Il cancro è una delle più grandi e più taciute crisi sanitarie nei paesi in via di sviluppo - ha denunciato Douglas Blayney, presidente eletto della Società americana di Oncologia clinica - e pochi sono a conoscenza del fatto che già il cancro uccide più persone nei paesi poveri di Hiv, malaria e tubercolosi messe insieme. Se le attuali tendenze di crescita dei fumatori continueranno - ha concluso - il fenomeno sarà molto difficile da arginare » . Allarme dell'Oms: nel futuro, il cancro farà più vittime della malaria, delle malattie cardiache e della tubercolosi

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Allarme diossina sulla carne suina irlandese. La UE indaga (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 10-12-2008)

Argomenti: Cina

Allarme diossina sulla carne suina irlandese. La UE indaga 09-12-2008 BRUXELLES. L'Europa rassicura i suoi cittadini dopo la scoperta di carne suina irlandese contaminata alla diossina: "Non c'é rischio per il consumatore - dice Bruxelles - l'Irlanda ritira tutti i prodotti dal mercato, e si tratta di quantitativi limitati. Per l'Italia, nel mirino sono finite 1.467 tonnellate distribuite via 22 stabilimenti che stanno ricevendo la visita delle autorità sanitarie. La Commissione europea non intende comunque abbassare la guardia. Ieri ha chiesto all'Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) di pronunciarsi su "eventuali rischi per la salute umana per la presenza di diossina in carni fresche o lavorate di maiale irlandese e tra alcuni giorni è atteso il responso. In tutta Europa intanto sono scattati i controlli - e i relativi sequestri - per ricercare l'eventuale presenza di diossina, in particolare nei 12 paesi che hanno importato carne suina irlandese a partire dallo scorso primo settembre per oltre 14.000 tonnellate. Tra questi c'é l'Italia, ma anche Regno Unito con i quantitativi più importanti (quasi 4.500 tonnellate), seguito da Germania, Francia, Estonia, Belgio, Olanda, Polonia, Danimarca, Svezia, Cipro e Portogallo. Verso i Paesi extra-Ue, invece, l'Irlanda ha inviato quasi 3.000 tonnellate tra Cina, Hong Kong, Russia, Giappone, Usa, Singapore, Svizzera, Canada e Corea. E proprio verso il mercato mondiale guardano con preoccupazione gli esportatori di insaccati e altri prodotti lavorati europei: Cina, Giappone, Singapore e Corea del Sud hanno annunciato la sospensione temporanea delle importazioni di carne suina dall'Irlanda ma non dagli altri partner europei. Il direttore generale aggiunto per la sanità alla Commissione europea, Paola Testori Coggi, ha detto senza mezzi termini: "Se qualche paese extra-Ue dovesse introdurre divieti si tratterebbe di misure sproporzionate su cui interverremo immediatamente". La commissaria europea alla sanità Androulla Vassiliou fa sapere che al momento le drastiche misure di prevenzione adottate dall'Irlanda "sono per ora sufficienti". La causa della contaminazione molto probabilmente è la conseguenza del trattamento utilizzato per trasformare resti di panetteria nei mangimi sotto accusa". Mangimi che sono stati distribuiti, ma in misura minore ad alcuni allevamenti di bovini cu cui un'indagine è in corso facilitata dal sistema di tracciabilità per i bovini in vigore nell'Ue. Anche in Italia, ha fatto sapere il sottosegretario alla salute Francesca Martini, i controlli si estenderanno alla carne bovina. Proprio sul fronte della trasparenza al consumatore, in Italia la vicenda ha provocato un'alzata di scudi in Italia tra coloro che chiedono da anni l'etichetta di origine per tutti i prodotti agricoli e trasformati, ma Bruxelles non sembra ancora pronta a soddisfare questa richiesta. Così il ministro all'agricoltura Luca Zaia, nell'invitare i cittadini a consumare il più possibile "prodotti italiani di prossimità" ha detto che in Italia l'etichetta d'origine obbligatoria su tutti i prodotti alimentari sarà presto legge e il consumatore ancora più tutelato.

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ambiente, l'italia maglia nera allarme sulle malattie "da clima" - antonio cianciullo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 11-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 9 - Esteri Secondo la rivelazione di German Watch il nostro Paese è tra i peggiori nella lotta al riscaldamento globale Ambiente, l´Italia maglia nera allarme sulle malattie "da clima" L´Oms: l´aumento della temperatura scatenerà nuove epidemie di malaria e dengue ANTONIO CIANCIULLO DAL NOSTRO INVIATO POZNAN - L´Unione europea punta sull´ecobusiness energetico per uscire dalla crisi. Gli Stati Uniti investiranno 150 miliardi di dollari in dieci anni per le tecnologie pulite. La Cina, che pure resta l´inquinatore numero uno, nel 2007 ha stanziato 12 miliardi di dollari sulle energie rinnovabili. L´Italia corre in direzione opposta: cerca di attenuare le misure salva-clima, taglia i fondi per combattere gli sprechi, vuole aumentare la quota di carbone. E perde colpi. Nella classifica del German Watch, il rapporto sugli interventi anti-gas serra di 57 paesi, l´Italia è scivolata dal trentunesimo posto del 2007 al quarantunesimo del 2009 (è formalmente al numero 44, ma i primi tre posti restano vuoti perché nessun governo li ha meritati). A guidare la corsa sono Svezia, Germania e Francia. Nelle ultime posizioni troviamo gli Stati Uniti di Bush, il Canada del voltafaccia sul clima e l´Arabia Saudita. A 11 anni dalla firma del protocollo di Kyoto, in Italia non si vede traccia di riduzione delle emissioni serra: a fronte di un impegno a tagliarle del 6,5 per cento rispetto ai livelli del 1990, sono aumentate del 12 per cento. Del resto sarebbe difficile immaginare un esito diverso con un sistema di trasporti squilibrato a favore della gomma, decenni di edilizia fatta di quantità e non di qualità, un´industria che ha perso competitività sul fronte dell´efficienza energetica. «A salvare l´Italia dall´ultimo posto», sottolinea Alberto Fiorillo, portavoce di Legambiente, «sono state misure come il conto energia per la promozione del fotovoltaico e gli sgravi fiscali del 55 per cento per l´efficienza energetica. Proprio le misure finite nel mirino del governo, che ha eliminato sia l´obbligo della certificazione energetica degli edifici che gli incentivi al 55 per cento». L´Italia deraglia proprio mentre l´Organizzazione mondiale della sanità lancia l´allarme sulle conseguenze del caos climatico. A Poznan lo studio presentato da Maria Neira, responsabile del settore salute pubblica e inquinamento, e Roberto Bertollini, coordinatore delle ricerche sul cambiamento climatico, ha rivelato un quadro allarmante. I tre grandi killer dell´umanità, la malaria (900 mila morti l´anno), la diarrea (2,2 milioni di vittime) e la malnutrizione (3,5 milioni) avranno campo libero con il nuovo clima. Entro il 2015 la popolazione esposta alla malaria aumenterà del 13 per cento (84 milioni di persone in più a rischio). Ed entro il 2080, in Asia, un altro miliardo di esseri umani sarà minacciato dalla dengue. Già oggi gli eventi meteorologici estremi uccidono 60 mila persone all´anno. E nel 2007, a livello globale, 14 dei 15 appelli per l´emergenza sanitaria sono stati determinati dal clima mutante: una percentuale 5 volte maggiore rispetto al record precedente. Cosa succederà se la temperatura aumenterà di 3 gradi, secondo le stime medie dell´Ipcc? A Lima, quando il termometro è salito di un grado, i ricoveri di bambini colpiti da diarrea sono cresciuti dell´8 per cento. E nell´Unione europea, con 3 gradi di aumento, si calcola un fardello aggiuntivo di 86 mila morti l´anno.

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Berlusconi smentisce la Russa Kabul, restano 2300 soldati (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 11-12-2008)

Argomenti: Cina

Berlusconi smentisce la Russa Kabul, restano 2300 soldati La Russa al Senato: nel 2009 i nostri soldati in Afghanistan saranno 2800. Berlusconi: no, restano 2300. Pinotti (ministro Difesa ombra Pd): come finanzieranno le missioni, se tagliano i fondi alle forze armate? Seicento soldati italiani saranno inviati in Afghanistan in aggiunta agli attuali 2270. Gran parte verrà dislocata nella provincia di Farah, la più pericolosa tra le quattro della regione militare Ovest, che la Nato ha affidato al nostro comando. Lo dice in Senato il ministro della Difesa Ignazio La Russa, che mette subito le mani avanti: «Questo non significherà sforare il livello di circa 2600 uomini fissato dal Parlamento, perché quello che conta è la media del periodo». L'aumento del 2009 sarebbe insomma compensato dal minor numero attuale. Ma Silvio Berlusconi, interpellato sullo stesso tema, smentisce il suo ministro. Ricorda di avere incontrato martedì il generale Usa David Petraeus. Nel colloquio «non si è fatto alcun riferimento ad un incremento delle truppe italiane in Afghanistan, che restano 2300. Per ora non c'è questa richiesta né questa previsione». Anzi, il presidente del Consiglio aggiunge: «Ho avuto a cena i capi delle forze armate e su questo punto non ci sono novità». Roberta Pinotti, ministro ombra della Difesa per il Pd, commenta: «Evidentemente Berlusconi non conosce la questione. Non è la prima volta che fa affermazioni che dimostrano la sua incompetenza in materia di difesa». Pinotti solleva piuttosto il dubbio che l'Italia non possa mantenere i propri impegni nelle missioni internazionali, visto che «la finanziaria ha confermato i pesanti tagli al comparto Difesa inflitti dalla manovra estiva». In mattinata La Russa aveva parlato della guerra in Iraq in una trasmissione radiofonica, affermando cose «sconfortanti e gravi», secondo la capogruppo Pd in commissione difesa alla Camera, Rosa Calipari. «Mentre Bush ha ammesso le sue responsabilità riconoscendo l'inesistenza delle armi di distruzione di massa in Iraq, La Russa pretende di convincerci che a seguire gli Usa in quel conflitto fu tutto il mondo, e non ricorda che Francia, Germania, Russia, Cina, India, Giappone e Brasile si opposero e non parteciparono». GABRIEL BERTINETTO ROMA gbertinetto@unita.it

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e al movie si vedranno i film senza padrini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 11-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XIX - Torino La sala Uno schermo dove visionare il "girato" ma anche proiettare titoli italiani, corti e documentari privi di distributore E al Movie si vedranno i film senza padrini Sta tra la "Venticinquesima ora" e il "Movie Club", tra il programma cinefilo de La 7 e lo storico cineclub torinese. Ora si chiama semplicemente "Movie" (e chissà se qualcuno lo pronuncerà così, come si legge, come accadeva ai tempi). Lo stile è riconoscibile, la firma è quella di Steve Della Casa, che ha scelto di aprire all´interno del Cineporto, che si inaugura ufficialmente domani, una sala da un centinaio di posti che servirà alle produzioni per visionare i cosiddetti "giornalieri" (nel gergo dei registi il "girato" del giorno) ma sarà anche aperta al pubblico. «Non entrerà in attività prima di primavera o addirittura a settembre - dice Della Casa - Programmerà solo cinema italiano, documentari e cortometraggi che non hanno un distributore. Frattaglie e "fuori formato" del cinema italiano». Qualche titolo: Di madre in figlia, il bellissimo film di Andrea Zambelli sulle mondine modenesi, prodotto da Davide Ferrario e presentato al Tff, Morire di lavoro, il film-inchiesta di Daniele Segre sulle morti bianche, il documentario della giornalista del Tg3 Teresa Marchesi su De Andrè, Effedià, presentato alla Festa del Cinema di Roma, e alcuni negletti vincitori di passate edizioni del Torino Film Festival. «Cercheremo di recuperare quello che del Tff è andato perduto», promette il presidente di Film Commission. Oltre al Movie, nell´immensità del Cineporto (9.600 metri quadrati dei quali 7.500 indoor) nascerà la "Piola del Cine" un ristorante da ottanta coperti e menù rigorosamente piemontese - lo garantisce il nome - che ospiterà, come in una trattoria romana, la gente del cinema e i normali avventori. (c. car.)

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da tienanmen a carta 08 la lunga marcia di xiaobo - federico rampini pechino (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 11-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 39 - Esteri L´ex docente arrestato ieri a Pechino In un appello difendeva i diritti umani Da Tienanmen a Carta 08 la lunga marcia di Xiaobo Lo hanno sottoscritto in trecento tra scrittori, artisti e avvocati "Chiediamo libertà di stampa e di religione, e una giustizia indipendente" FEDERICO RAMPINI PECHINO dal nostro corrispondente Più di trecento intellettuali cinesi hanno firmato un appello per chiedere riforme politiche, una democrazia pluralista e uno Stato di diritto. Sotto la sigla "Difensori cinesi dei diritti umani", i firmatari che hanno sfidato le ire del regime sono scrittori, artisti e avvocati. Hanno pubblicato ieri il loro manifesto intitolato Carta 08, nello stesso giorno in cui il mondo intero celebrava il sessantesimo anniversario della Dichiarazione dei diritti umani delle Nazioni Unite. I due più noti promotori dell´iniziativa sono stati arrestati dalla polizia e incriminati del reato di "cospirazione sovversiva contro la sicurezza dello Stato". Proprio ieri a Parigi si teneva una celebrazione solenne dell´anniversario della Carta universale, organizzata sotto l´egida dell´Onu, della Commissione europea e di numerose organizzazioni non governative. Anche Pechino ha festeggiato l´evento, a modo suo. Mettendo in scena un teatro dell´assurdo, un dialogo impossibile fra il regime autoritario più potente del mondo e le voci del dissenso interno. Per il governo ha parlato Wang Chen, alto dirigente del Consiglio di Stato per l´Informazione. Il gerarca dell´apparato di propaganda ha rilasciato un´intervista alla rivista Diritti Umani edita dallo stesso partito comunista. "La Repubblica Popolare - ha dichiarato Wang - ha realizzato uno storico sviluppo dei diritti umani. Il partito comunista e il governo hanno fatto sforzi strenui per rafforzare e proteggere i diritti dei cittadini, hanno creato una via allo sviluppo dei diritti umani con caratteristiche cinesi, a cominciare dal diritto alla sopravvivenza e alla crescita economica. La condizione dei diritti umani è giunta al suo stadio più avanzato nella storia del nostro paese". La posizione ufficiale del regime di Pechino è ambivalente. Da una parte c´è un residuo di linguaggio comunista, il retaggio dell´èra maoista: si continua a insistere sulla "via cinese" ai diritti umani dove l´accento è sui diritti di tipo materiale, cioè la guerra alla povertà, lo sviluppo economico e la diffusione di standard di vita decenti per la popolazione. D´altra parte la leadership comunista afferma di rispettare anche la Carta dell´Onu. Esibisce come prova la Costituzione della Repubblica Popolare, che sulla carta garantisce libertà di espressione, libertà religiosa, e tutte le caratteristiche di un moderno Stato di diritto. Purtroppo la Costituzione è la più inapplicata e la meno rilevante delle leggi cinesi. E´ a questi diritti proclamati e disattesi, che si aggrappano con tenacia gli attivisti democratici. «Nel nostro appello - ha dichiarato il giurista Mo Shaoping, uno dei trecento firmatari - non c´è nulla che vada contro la Costituzione della Cina. La nostra Carta 08 promuove gli stessi valori della Carta universale dei diritti umani: la libertà di stampa, di associazione, una giustizia indipendente, la libertà religiosa, la protezione dell´ambiente». L´appello, che è apparso brevemente su Internet prima di essere oscurato dalla censura, elenca 19 proposte per creare un sistema giudiziario imparziale, promuovere un´informazione pluralista, e superare il monopolio di potere del partito unico. Impugnando la stessa Costituzione cinese ieri anche alcune decine di manifestanti si sono radunati a Pechino davanti al palazzo del ministero degli Esteri. Hanno dato vita a un breve sit-in, come non se ne vedevano più dal periodo pre-olimpico, quando sulle manifestazioni di protesta era calata una repressione più pesante del solito. Tra i manifestanti inginocchiati davanti al cancello d´ingresso del ministero c´erano contadini venuti dalle campagne a portare le "petizioni", le proteste tradizionali contro gli abusi subìti ad opera della nomenklatura delle provincie. Vittime di espropri illegali delle terre, di concussioni, estorsioni e gabelle illegali, i contadini affluiscono a Pechino nella speranza (quasi sempre vana) di ottenere ascolto presso il governo centrale. Una donna agitava proprio il libretto rosso della Costituzione. Un´altra ha srotolato uno striscione in inglese, con la scritta "Human rights". Qualcuno aveva portato con sé le foto di parenti torturati nei laogai, i campi di detenzione e "rieducazione ideologica". La reazione più pesante è scattata contro Liu Xiaobo, una delle menti organizzative della Carta 08. Ex docente dell´Università Normale di Pechino, 53enne, Liu fu uno dei leader del movimento democratico di Piazza Tienanmen nel 1989 e lo ha pagato con venti mesi di carcere. Ieri decine di poliziotti hanno fatto irruzione in casa sua, hanno tagliato la linea del telefono, hanno confiscato i suoi computer e tutti i suoi scritti, e lo hanno arrestato con l´accusa di sovversione. La stessa sorte è toccata a Zhang Zuhua, anche lui un ex di Piazza Tienanmen. Interrogato dai giornalisti stranieri, il portavoce del ministero degli esteri Liu Jianchao ha detto di non essere al corrente dei due arresti e si è dichiarato "scettico" su queste notizie. «La nostra Costituzione - ha aggiunto Liu - garantisce la libertà di espressione e nessun cinese verrebbe punito per l´esercizio di un diritto».

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cinesi - roma (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 11-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 44 - Cultura CINESI Intervista con Zhang Jie con gatto passioni Esce in traduzione italiana "Senza parole", il primo volume di una trilogia che attraversa tutta la storia del Novecento, cominciando però dalla fine. Protagonista una scrittrice di fama: si chiama Wu Wei "Ho lavorato undici anni per scrivere questo libro Poi non essendo soddisfatta del risultato ho buttato tutto e ho ricominciato da capo" Il Quipao è un abito con uno spacco piuttosto aderente ma aveva altezze diverse a seconda di chi lo indossava Un suo racconto intitolato "Omicidio" ha per protagonista un giovane alle prese con la burocrazia postale ROMA Zhang Jie ha una settantina d´anni e in Italia le sue tracce si perdono praticamente intorno al 1989, quando Feltrinelli tradusse Mandarini cinesi, una raccolta di racconti satirici. Un suo racconto compare poi nell´antologia dei Narratori cinesi del Novecento curata nel ?93 per Bompiani da Rosanna Pilone e Yuan Huaqing. Si intitola "Omicidio" e mette in scena un giovane alle prese con la burocrazia che impone a chi spedisce un pacco di presentarlo aperto all´ispezione degli impiegati postali perché possano controllarne il contenuto. Ma i veri protagonisti sono i genitori di lui, entrambi medici. Solo che il padre cura con gli antichi rimedi cinesi mentre la madre, laureata a Mosca, usa la medicina occidentale. Mi sembra un buon avvio di conversazione con Zhang Jie che è a Roma per l´uscita del suo nuovo romanzo Senza parole (Salani, pagg. 315, euro 16,80, traduzione di Maria Gottardo e Monica Morzenti, prefazione di Francesco Sisci), voglio dire la Cina al bivio tra tradizione e innovazione. Ma lei si schermisce e dichiara subito che non vuole parlare della Cina in termini storico - politici, facendo confronti o altro. «D´altra parte», aggiunge, «ho lavorato molto sul passato della Cina per questo romanzo. Ho dovuto studiare per poter raccontare modi di vita degli anni Trenta, con quelle usanze che ormai si sono perdute, dunque questo romanzo risponde alla sua domanda. Ho lavorato undici anni per scriverlo, poi non essendo soddisfatta del risultato ho buttato tutto e ho ricominciato da capo. E´ un romanzo in tre volumi, aggiunge, per ora in Italia è uscito solo il primo, ma vedrà che soprattutto negli altri due è documentata bene la Cina che cambia. Il romanzo, come avrà visto comincia dalla fine e questo mi ha creato una certa difficoltà strutturale». In Cina il romanzo è stato un successo, ma cosa vuol dire oggi in Cina avere successo con un romanzo? «Ho venduto novantamila copie, per ognuno dei tre volumi. Per la letteratura in Cina è un risultato molto lusinghiero». Il romanzo ha per protagonista la scrittrice di fama Wu Wei e l´incipit è molto bello, quasi favolistico: «Dei cento e più modi in cui questa storia potrebbe avere inizio, userò quello che Wu Wei, seduta sotto una robinia dal tronco così spesso che sei uomini non sarebbero bastati a circondarlo, aveva scelto un mattino d´autunno del 1948, più di mezzo secolo fa, per il libro da dedicare a Ye Lianzi. "Nelle prime ore di un giorno brumoso, dalla finestra lei guardava la strada..." Nient´altro. Una frase che ormai ha cinquant´anni». Chiedo a Zhang Jie se nel romanzo, che presenta una tranche de vie famigliare piuttosto complessa, non via sia posto per una certa nostalgia del passato, specie quando si rivà ai cibi e ai modi di una vita più frugale. «Quando ho finito di raccogliere la documentazione per il mio romanzo, le carte erano alte un metro. D´altra parte andando all´indietro di tanti anni dovevo ritrovare notizie sui cibi, ma anche sui modi di vestire e su come si indossava il Qipao che è un abito con uno spacco piuttosto aderente, ma che aveva altezze diverse a seconda che ad indossarlo fosse una donna normale oppure una prostituta. Per raccontare le guerre degli anni Trenta mi sono dovuta documentare anche sui fucili che si usavano. In realtà ho poi dovuto tagliare un intero volume: la casa editrice pensava che fosse un romanzo troppo lungo». Come mai ha voluto tentare la via del romanzo globale, che rimanda a modelli illustri, come Tolstoj o Proust, proprio quando quasi tutti gli scrittori e anche quelli cinesi, preferiscono scrivere libri più agili e dunque molto più brevi? «E´ stata una sfida, una sfida rivolta a me stessa. Volevo vedere se ce la facevo ad affrontare una simile impresa. E poi volevo documentare, per i cinesi, ma anche per il resto del mondo, quello che era successo nel secolo scorso, le lotte tra nazionalisti e comunisti. So bene di essere andata controcorrente: oggi molti scrittori preferiscono far soldi adattandosi alle esigenze della tv. A me basta poco per vivere, non ho abitudini costose, non mi piacciono i gioielli. D´altra parte non sarei potuta stare tanti anni senza pubblicare niente. Adesso però ho scritto anche un romanzo sul cristianesimo in America Latina, un´altra indagine storica». Sorride Zhang Jie e si capisce che davvero vive per la sua scrittura, anche se veste con eleganza. A leggere questo primo volume si direbbe che c´è la storia, ma c´è anche o forse soprattutto l´indagine sull´interiorità dei personaggi e dunque degli uomini e delle donne. Un mosaico di passioni, lo definisce Sisci nella prefazione. «Sì, la ringrazio per questa domanda: molti mi dicono d´aver letto il romanzo come un romanzo d´amore, ma non è così. E´ una interrogazione sul vivere, sulla difficoltà di vivere e soprattutto sulla difficoltà di capire il senso della vita. Ho una sensibilità quasi morbosa per le forme di vita: mi avvilisco quando vedo gli alberi del vicolo in cui abito maltrattati dagli abitanti che buttano loro addosso acqua sporca e quasi li avvelenano, non sopporto di veder maltrattare gli animali, come fanno i bambini coi gatti. Ci sono molti modi di essere crudeli». Vorrei ricordarle che c´è un suo racconto, nella raccolta Mandarini cinesi in cui il protagonista è proprio un gatto che si lamenta delle angherie cui lo sottopone il suo padrone, ma preferisco chiederle cosa pensa della globalizzazione della letteratura, per cui anche gli scrittori cinesi guardano ormai da tempo ai modelli occidentali. « Posso dirle che fin da piccola io leggevo libri occidentali a partire dalle favole dei Fratelli Grimm: d´altra parte la forma del romanzo non è nella tradizione cinese. Per noi la forma classica di letteratura è sempre stata la poesia. Scrivere un romanzo è un po´ come dirigere un´orchestra: è difficile e impegnativo, ma ci sono riuscita ormai molte volte. Tenga conto che io ho una preparazione economica, in letteratura sono un´autodidatta». Mi incuriosisce una cosa: c´è oggi una società letteraria in Cina, nel senso di uno scambio tra scrittori attraverso riviste, incontri o ognuno fa per conto suo? «Negli anno Ottanta e Novanta si discuteva molto, poi è subentrato il mercato, il culto del bestseller e ognuno ha fatto per sé. Almeno credo. E´ coinciso con il periodo in cui mi sono un po´ chiusa nel mio lavoro, per cui non so molto degli altri». Cosa pensa del cinema cinese che ha fatto da amplificatore anche a diversi scrittori cinesi: penso a Zhang Yimou. «Piace agli occidentali, ma meno ai cinesi. E´ un po´ troppo spettacolare». Non per nulla, aggiungo, è stato il regista delle Olimpiadi. Le chiedo del successo degli scrittori cinesi in Italia, come Yu Hua, Su Tong. Le chiedo di Gao, il premio Nobel sinofrancese e di Acheng, che dopo la trilogia che lo ha reso celebre, non scrive più nulla. Ma non è facile penetrare nel riserbo di una signora cinese, che per tutta l´intervista ha glissato con eleganza qualunque domanda potesse mettere qualcuno in imbarazzo e ha parlato solo e con molta misura del proprio lavoro. «E´ vero, ammette con un sorriso enigmatico, Acheng non ha più scritto nulla».

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Aziende che aspettano. (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-11 - pag: 3 autore: Aziende che aspettano. Commesse in diminuzione, la Star (software per vetro) rinvia le scelte Se rischiamo anche in Cina Calma piatta. I clienti invece di stringere sugli ordini preferiscono aspettare, scavallare questo fine anno e vedere con più certezza all'inizio del 2009 come si prospetterà la congiuntura. Paolo Marini, proprietario della Star, piccola azienda laziale, aspetta: è fiducioso che la situazione internazionale possa evolvere al bello e che nelle prossime settimane riuscirà a portare a casa qualche contratto per la sua azienda di prodotti di automazione industriale legata all'applicazione del vetro (10 milioni di euro di fatturato, 80 dipendenti). «In genere questo è il periodo in cui si chiudono i contratti o che le trattative entrano nel vivo. Invece non ci sono segnali », dice l'imprenditore. Marini esporta il 70% del fatturato, in Usa, Cina, Europa. Paradossalmente in queste settimane i segnali di crisi sono arrivati non dagli Stati Uniti ma dalla Cina, che si è praticamente fermata, con una brusca frenata degli investimenti. «Le aziende nostre clienti stanno chiudendo, sembra che i cinesi vogliano rivedere la produzione, chiudendo le fabbriche non fortemente competitive », spiega Marini. Un problema, anche perché nei mesi scorsi ha aperto una società a Shangai con 5 dipendenti, mentre in Usa ha un ufficio commerciale. La strategia degli ultimi anni è stata quella di spingere sulla crescita: ed infatti il fatturato ha avuto aumenti a due cifre. «Uno stop adesso potrebbe avere contraccolpi pesanti», dice Marini. Che per il 2009 considera già un successo chiudere con un fatturato pari al 2008. La situazione di incertezza la vive in prima persona: «In genere la visibilità sulla produzione l'abbiamo ad un anno, ora è scesa a sei mesi». Insomma, si naviga quasi a vista. E per fortuna, aggiunge, che era stata presa la decisione di puntare sull'export: se l'azienda fosse rimasta concentrata sul mercato interno, la situazione sarebbe stata peggiore. Comunque, viste le dimensioni dell'impresa, bastano pochi contratti per avere un impatto importante sul fatturato. A gennaio si vedrà. N.P.

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Aziende che rilanciano. (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-11 - pag: 3 autore: Aziende che rilanciano. Da Rossimoda (calzature) un piano triennale con investimenti e assunzioni La cura? Allungare il budget Di fronte alla congiuntura difficile,meglio giocare d'attacco. E così Luigino Rossi, presidente della Rossimoda, azienda leader nel distretto dei calzaturieri del Brenta, invece del solito budegt anno su anno, ha preparato nelle scorse settimane un piano triennale, per consolidare lo sviluppo, fatto di investimenti, di nuove assunzioni, di potenziamento di settori cruciali dell'azienda, come lo sviluppo prodotto, l'organizzazione commerciale, le tecnologie. La sua azienda è il simbolo di quella parte del sistema industriale italiano che riesce a vincere sui mercati, giocando la carta della qualità, del prodotto esclusivo, industriale e artigianale insieme. Nel suo caso, nel campo della scarpa di lusso da donna. Già negli anni '60, Rossi è stato un precursore ed ha imboccato la strada di produrre in licenza per grandi marchi: per 38 anni, racconta, ha prodotto le scarpe per Yves Saint Laurent. Poi ha scelto di fare entrare un socio importante, LVMH, rimanendo al comando dell'azienda (da pochi mesi è arrivato un amministratore delegato). Dal 2002 ad oggi la crescita è stata attorno al 15% all'anno (il fatturato 2007 è stato di 70 milioni di euro) ed anche per il 2009 si prevede un andamento all'insù. Oggi tra i grandi marchi di Rossimoda ci sono Celine, Emilio Pucci, Givenchy, Lacroix, Kenzo, Marc by Marc Jacob. «Dalle case madri arriva un forte stimolo alla creatività, noi stessi abbiamo rafforzato il settore all'interno, assumendo giovani stilisti», dice Rossi. Creatività e grande qualità di manifattura (i dipendenti in Italia sono 325) riescono a battere la crisi: negli Stati Uniti l'azienda sta continuando a vendere bene, così come in Cina e nell'Europa dell'Est. Intanto sono stati ristrutturati lo show room di Milano, New York e Parigi, potenziato l'ufficio di Pechino, mentre due mesi fa ne è stato aperto uno a Tokyio. «Il nostro è un prodotto così raro, così complesso da realizzare che è difficile sostituirci », continua Rossi. Unico problema, la manodopera che non si trova: la soluzione è formare giovani in azienda. N. P.

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L'impresa non è solo asset (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: NORME E TRIBUTI data: 2008-12-11 - pag: 33 autore: INTERVISTA Patrick de Cambourg Presidente di Mazars «L'impresa non è solo asset» Laura Cavestri ROMA «La comparabilità contabile è un concetto relativo. Un valore se i mercati sono stabili. Ma davanti a una crisi di tali proporzioni, innescata proprio da un eccesso di "finanza"nell'economia reale, dobbiamo recuperare la capacità di distinguere tra la valutazione degli assets e lo stato di salute effettivo di un'impresa». A parlare –nel suo breve soggiorno romano per la convention mondiale che si è chiusa sabato – è Patrick de Cambourg, 53 anni, presidente del Gruppo di revisione e organizzazione contabile Mazars, che guida dall'83 e che si colloca, oggi, al quinto posto sul mercato internazionale (tallonando le "big four" dell'auditing Kpmg, Ernst&Young, Pwc e Deloitte), in una costante marcia di espansione. Oltre 9.500 professionisti distribuiti in 47 Paesi, con una crescita del fatturato mondiale (nell'anno fiscale 2006-2007, rispetto al precedente) del 19% (a 657 milioni di euro). Mentre il 2007-2008 si chiude con un ulteriore incremento del 16%, per lo più concentrato nei mercati emergenti (Cina, India, Sud Africa, Europa dell'Est e America latina). Quanto ha pesato, in questa crisi, la valutazione al fair value degli assets nei conti delle società? La responsabilità degli Ias nella crisi è minima. E il fair value è un criterio di misurazione "di mercato" interessante. Il problema è l'abuso che se ne è fatto in un clima di totale mancanza di trasparenza. Ad esempio? Si è continuato a contabilizzare al fair value, ad esempio, strumenti (cosiddetti "illiquidi") che un mercato di riferimento non l'avevano più da tempo, utilizzando modelli statistici sempre più virtuali e avulsi dagli andamenti dell'economia reale. Stessa cosa per la creazione di prodotti finanziari "sofisticati", come i derivati e per gli stessi subprime. Quando sono diventati sospetti e nessuno li ha più voluti si sono costruiti modelli di contabilizzazione virtuali. Alla fine la bolla non poteva che esplodere. Quindi, condivide le modifiche allo Ias 39 varate in tutta fretta a ottobre e un certo ritorno del costo storico? Rifiuto il dogmatismo, tutto pro o contro fair value e costo storico. Innanzitutto va ripensata la creazione dei prodotti finanziari cui accennavo prima. Poi, le correzioni devono riguardare il complesso degli standard e non devono essere dettate solo dall'emotività del momento o dagli interessi politici. Pensiamo solo alla lunghezza e alla complessità applicativa dello Ias 39 già dopo le deroghe (i cosiddetti "carve out") operate tre anni fa per trovare un compromesso tra tutti i partner europei. L'Italia, ma soprattutto la Francia, sono sempre stati i Paesi più conservatori. Perché la cultura d'impresa, soprattutto del tessuto delle Pmi, è sempre stata più orientata al prodotto che alla finanza o alla quotazione. Il "modello francese" di auditing, che è la nostra cifra distintiva, cerca proprio di "scavare" nell'economia reale, nelle strategie di crescita delle imprese, non solo nelle loro eventuali partecipazioni o nei portafogli azionari. Le modifiche contabili introdotte a ottobre come peseranno sull'attività degli auditor? L'attività di auditing si è fatta negli anni più complessa e le novità non ci spaventano. Certo, le imprese che faranno scelte di riclassificazione dovranno notevolmente appesantire la nota integrativa. E comunicare di più e meglio le scelte fatte se vorranno avere il "bollino blu" di conformità. Dal 1983. Patrick de Cambourg

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Il protezionismo la nuova minaccia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-12-11 - pag: 46 autore: Mercati. Monti parla a New York «Il protezionismo la nuova minaccia» Mario Platero NEW YORK. Dal nostro corrispondente Il protezionismo, figlio naturale della Grande Crisi, è in agguato, e minaccia una nuova destabilizzazione dei mercati finanziari se dovesse affermarsi davvero sul piano globale. è l'allarme che hanno lanciato ieri, Fred Bergsten, dell'Institute for International Economics di Washington e Mario Monti, Presidente della Bocconi, intervenuti a New York al convegno organizzato per il venticinquesimo anniversario del Council for United States and Italy. «Sulla carta, al G20 tutti hanno solennemente detto di essere contro il protezionismo e di voler rilanciare Doha – ha detto Bergsten –poi sono tornati a casa e la Russia e l'India hanno introdotto nuove tariffe, la Cina ha varato sussidi generici e ha difeso lo yuan debole,l'Europa e gli Stati Uniti si preparano a dare sussidi al settore auto. E Doha è morto». Bergsten chiarisce che si è trattato di forme di protezionismo "legali", accettate dalla Wto e dunque "morbide" e lancia una proposta «chiudiamo il Doha Round e lanciamo l'Obama Round, sarà più accettabile&.». Occorre infatti evitare l'affermazione di misure protezionistiche più dure, con un rischio: «un ritorno al mercantilismo degli anni Trenta, proprio per rispondere alla crisi finanziaria». La crisi infatti esercita pressioni sui governi per avere maggiori riserve. Molto Paesi sia emergenti che non, si renderanno conto che il "modello cinese", quello che punta all'accumulazione di riserve valutarie da surplus commerciali oggi ha una sua va-lidità: risorse liquide disponibili sono essenziali. E dunque l'India potrebbe seguire la Cina e così molti altri. Ma bisogna che dall'altra parte ci sia qualcuno che compra.Ma gli Usa d'orain avanti saranno più resistenti ad accettare un disavanzo. Ed ecco il rischio combustione: nonostante un miglioramento atteso della posizione commerciale americana ( la stima di Bergsten è per una caduta di 200 miliardi di dollari del disavanzo commerciale l'anno prossimo anche grazie alla caduta del petrolio) l'escalation protezionistica è possibile su base globale. Monti è d'accordo, il rischio di una degenerazione protezionistica è fra noi, e fa un passo in avanti. Il pericolo può venire anche da una rinuncia all'economia di mercato "padre e madre del libero commercio" con nazionalizzazioni a oltranza. Gli interventi pubblici sul privato dunque devono essere limitati da un punto di vista temporale altrimenti si rischia di scardinare anche lo stesso modello europeo. è incoraggiante, dice Monti, che proprio la Francia di Sarkozy abbia chiesto di andare avanti nell'integrazione delle politiche europee, e nell'eliminazione di rigidità strutturali «mi piacerebbe sentire queste posizioni anche in Italia&». Ma i rischi ci sono. Anche per posizioni ambigue di paesi cruciali come la Germania. Come evitare il passaggio da posizioni commerciali morbide a posizioni aggressive? Obama, dice Bergsten, resta ambiguo. I sindacati americani premono. Una soluzione sarà quella di introdurre ammortizzatori sociali che oggi mancano sul piano interno e lasciare le frontiere aperte. In Europa il problema è nella politica della Merkel, troppo tedesca, poco europea, ma Monti scommette che «entro un paio di mesi vedremo interventi più decisi della Merkel anche sul piano della politica fiscale». Quella di Bergsten e Monti è stata solo una delle tavole rotonde del Council. In una sessione, dedicata all'Italia hanno parlato Innocenzo Cipolletta, Fabrizio Saccomanni e Marco Tronchetti Provera. In sala c'erano personaggi della finanza italiana, da Gianluigi Gabetti a Gaetano Miccichè a Gerardo Braggiotti a Maurizio Sella, della cultura come Arrigo Levi, dell'industria come Giorgio Squinzi e Arturo Artom. IL PARERE DEGLI ESPERTI L'allarme è stato lanciato assieme a Fred Bergsten al convegno per il25Ú anniversario del Council for United States and Italy

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Mai al tavolo con questa sinistra (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-12-11 - pag: 19 autore: Esecutivo. Il premier: impossibile il dialogo con l'opposizione che insulta - «Per Casini le porte del Pdl non sono aperte, sono spalancate» «Mai al tavolo con questa sinistra» Berlusconi: sulla giustizia pronti a cambiare la Costituzione da soli, poi sceglieranno i cittadini Barbara Fiammeri ROMA Per riformare la Giustizia Silvio Berlusconi è pronto a cambiare la Costituzione anche con i soli voti della maggioranza. Il presidente del Consiglio esclude qualunque dialogo con l'opposizione: «Fin quando sarò al Governo non mi siederò mai ad un tavolo con questi individui », dice intervenendo alla presentazione del nuovo libro di Bruno Vespa "Viaggio in un'Italia diversa".I toni sono durissimi: «Ha ragione Bonaiuti quando dice che sono marxistileninisti ». E ancora: «Non sono democratici, non sono riformisti. Ci vuole un cambio di generazione per avere da noi una socialdemocrazia ». Se con«il Veltroni del Lingotto che non demonizzava l'avversario » era possibile intendersi, con il Pd alleato di Di Pietro che lo definisce «corruttore politico », non è ipotizzabile alcun confronto. La «condivisione» della riforma della Giustizia, auspicata dal presidente della Camera Gianfranco Fini, per il premier non è indispensabile. La maggioranza ha i voti per andare avanti da sola, ricorda. E, se necessario, interverrà anche sulla Costituzione: «I cittadini poi avranno la possibilità di giudicare il nostro operato e decideranno », ha detto Berlusconi riferendosi al possibile ricorso al referendum. Il Cavaliere si dice convinto che i tempi saranno brevi, anche se ritiene «improbabile » che possa essere presentata entro Natale. Il cardine resta la separazione delle carriere («o meglio ordini»): da una parte i giudici dall'altra i Pm, «gli avvocati dell'accusa», che dovranno avere gli stessi diritti e doveri di quelli della difesa. Il libro di Vespa gli offre lo spunto per paragonare il suo Governo al Paradiso di Dante: «Anche qui c'è un nuovo inizio, dopo l'inferno e il Purgatorio, c'è bisogno di dare all'Italia il cambiamento necessario». Perché il nostro – dice prendendo spunto dai numerosi viaggi all'estero e in particolare in Cina e in Giappone – «è un Paese provinciale». Sollecitato dalle domande del conduttore di Porta a porta e da quelle di Ferruccio de Bortoli e Roberto Napoletano, il premier parla a tutto campo. La legge elettorale per le europee? «Alla fine voteremo con quella attuale per colpa del Pd che si è tirato indietro, impedendo all'Italia di avere una rappresentanza forte e autorevole in Europa». Cita Massimo D'Alema. Ma solo per far sapere che, contrariamente a quanto fece l'allora presidente del Consiglio, non avrebbe «mai bombardato la Serbia». Tende invece la mano a Pierferdinando Casini. Confermando quanto aveva dichiarato a un mensile, dice che per l'Udc le porte del Pdl sono «spalancate». Ma le condizioni non sono cambiate e quindi l'unica possibilità per Casini è confluire nel Popolo della libertà che nascerà «nella seconda metà di marzo». Vespa gli chiede della commissione di Vigilanza Rai: «Non me ne sono occupato e non intendo farlo», risponde Berlusconi ribadendo di non conoscere Riccardo Villari (l'ex esponente del Pd eletto presidente della Commissione con i voti della maggioranza). L'accenno alla Rai gli offre però l'occasione per lanciare nuove critiche alla «scandalosa tv pubblica, dove il dileggio del premier è all'ordine del giorno». LA BATTUTA Il Cavaliere scherza con Vespa: «Il mio Governo è come il paradiso» Poi su D'Alema: bombardò la Serbia, io non l'avrei mai fatto

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In trecento firmano una <Carta 08> per il rispetto delle libertà personali Il regime reagisce con gli arresti (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 11-12-2008)

Argomenti: Cina

MONDO 11-12-2008 I DISSIDENTI IN CINA In trecento firmano una «Carta 08» per il rispetto delle libertà personali Il regime reagisce con gli arresti DA PECHINO P er celebrare i 60 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, 303 cittadini cinesi hanno sottoscritto un documento chiamato " Carta 08" in cui chiedono al governo di trasformare il sistema autoritario e corrotto della Cina con un modello democratico e rispettoso di tutti i diritti umani, compresa la libertà religiosa. " Carta 08" si vuole richiamare a " Carta ' 77", il documento firmato da intellettuali e attivisti cechi e slovacchi nel 1977, che premeva sul governo esteuropeo per il rispetto dei diritti umani. Fra i firmatari di " Carta 08" vi sono intellettuali, imprenditori, contadini, semplici cittadini. La pubblicazione del documento ha già creato timori e arresti. Uno dei firmatari più in vista, l'intellettuale Liu Xiaobo, è stato arrestato dalla polizia l' 8 dicembre. Un altro, Zhang Zuhua, è stato sottoposto a interrogatorio per 12 ore e poi rilasciato. L'altro ieri, lo scienziato Jiang Qisheng e l'avvocato Pu Zhiqiang sono stati interrogati. Pu è sotto il controllo della polizia. I firmatari puntano il dito sul governo cinese che ha preferito costruire una «modernizzazione» definita «disastrosa» , «privando la gente dei loro diritti, distruggendo la loro dignità, corrompendo i normali rapporti umani» . Un esempio, tra i più terribili, dei livelli a cui è arrivato il regime cinese valga per tutti: in questi giorni le organizzazioni in difesa dei diritti umani, ma anche, cosa del tutto insolita, la stampa cinese, hanno denunciato il fatto che i cittadini " scomodi", ossia i cosiddetti " petitioner", coloro che dalle province si recano a Pechino per denunciare ingiustizie subite o la corruzione delle autorità locali, vengono mandati in manicomio, legati al letto e drogati con psicofarmaci fino a quando non vengono " a più miti consigli".

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I punti fondamentali (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 11-12-2008)

Argomenti: Cina

MONDO 11-12-2008 I punti fondamentali ARTICOLO 3 1948: OGNUNO HA DIRITTO ALLA VITA,ALLE LIBERTÀ E ALLA SICUREZZA PERSONALE. 2008: I Paesi che ancora mantengono la pena di morte sono 47. Nei primi nove mesi del 2008 vi sono state almeno 5.454 esecuzioni, a fronte delle almeno 5.851 del 2007. Una diminuzione dovuta anche all'approvazione, il 18 dicembre 2007, della risoluzione delle Nazioni Unite sulla moratoria universale delle esecuzioni capitali. I primi tre Paesi che nel 2008 hanno compiuto più esecuzioni sono la Cina, l'Iran e l'Arabia Saudita. ARTICOLO 18 1948: OGNI INDIVIDUO HA DIRITTO ALLA LIBERTÀ DI PENSIERO, DI COSCIENZA E DI RELIGIONE. 2008: L'ondata di attacchi in India contro i cristiani e i loro luoghi di culto hanno provocato solo in Orissa 45 morti, 5 scomparsi e 18mila feriti. Sono state distrutte 56 chiese, 11 scuole, 4 sedi di organizzazioni non governative. Violenze anti-cristiane anche in Iraq. Oltre 2.300 famiglie sono dovute scappare da Mosul nel solo mese di ottobre a causa delle minacce.

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Clima, Italia maglia nera in Europa (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 11-12-2008)

Argomenti: Cina

CRONACA 11-12-2008 Clima, Italia maglia nera in Europa il rapporto Nella lotta alla CO2 si colloca al 44esimo posto In testa la Svezia DA POZNAN « I talia in caduta libera » nel Climate Change Performance Index del German Watch, il rapporto internazionale che valuta la qualità degli interventi per la riduzione dei gas serra nei Paesi industrializzati ed emergen- ti realizzato con la collaborazione di Legambiente. Lo studio, che si sofferma sugli interventi positivi e strutturali di ogni singola nazione nel campo del riscaldamento globale, ci mette al 44esimo posto sui 57 Paesi a maggior emissioni di CO2 (insieme producono oltre il 90% dei gas serra a livello mondiale). Svezia, Germania e Francia sono il terzetto di testa. In quarta e quinta posizione, a sorpresa, ci sono India e Brasile. Mentre le ultime posizioni sono di Arabia Saudita, Canada e Usa. L'Italia, che perde terreno rispetto allo scorso anno quando era al 41esimo posto, precede di poco Paesi come la Polonia e la Cina e ha le medesime performance negative del Giappone. «Una performance disastrosa sottolinea Legambiente, una delle associazioni ambientaliste internazionali che ha collaborato alla stesura del rapporto che rispecchia il cronico ritardo del nostro Paese nel raggiungimento degli obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto». A spingerci così in basso in questa graduatoria sono l'assenza di una strategia complessiva per abbattere le emissioni di CO2, una politica energetica che punta sull'aumento dell'uso del carbone, il deficit di trasporti a basse emissioni. A 11 anni dalla firma del protocollo di Kyoto c'è la constatazione che l'Italia è uno dei paesi europei dove i gas serra sono cresciuti rispetto ai livelli del 1990 (+9,9%), nonostante il trattato internazionale imponga un taglio del 6,5%. «A salvare l'Italia dagli ultimissimi posti della classifica ha sottolineato Legambiente le poche, ma importanti misure adottate in questi anni, come il conto energia per la promozione del fotovoltaico o gli incentivi del 55 per cento per l'efficienza energetica. Misure che paradossalmente sono proprio quelle finite nel mirino dell'attuale governo.

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genova si apre e sbarca su myspace - michela bompani (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 12-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XVII - Genova Genova si apre e sbarca su MySpace Entro Natale il via con il social network: "Dialogo permanente con i cittadini" "Il bacino d´utenza non è solo tra i giovanissimi, sul web molti interventi anche da parte degli over 40 MICHELA BOMPANI GENOVA, primo comune al mondo, stringe un accordo operativo con un social network: MySpace, 50 milioni di membri in tutto il pianeta. Per interagire con i propri cittadini. E la piattaforma multimediale partirà entro Natale. «Perché non siano più i cittadini ad andare ad interpellare il Comune, ma sia il Comune ad interagire con loro, informandoli e rispondendo loro in tempo reale», spiega Francesco Bollorino, consulente del Comune per la Città digitale, che sarà inaugurata ufficialmente a Palazzo Tursi il 15 dicembre. L´assessore alla Cultura del Comune, Andrea Ranieri, definisce l´operazione «Una prova generale di e-democracy», cominciando, con MySpace, dall´informazione culturale, educativa, ricreativa. Il bacino d´utenza potenziale, spiega Bollorino, non è per niente piccolo: sono quasi 30.000 gli "abitanti" su MySpace provenienti dall´area genovese. «Puntiamo, con i contenuti e i servizi che offriremo - continua Bollorino - ad un aumento a livello esponenziale della partecipazione: attraverso My Space non miriamo solo ai genovesi, ma cogliamo l´occasione di un´ulteriore vetrina per lanciare Genova nel mondo». E il tutto, «senza spendere un euro», mette in chiaro Bollorino. L´accordo con MySPace ha peraltro portato il social network a sponsorizzare, per la prima volta in assoluto nella (recente ma prorompente) storia del settore, una mostra a Genova "Fabrizio De Andrè", che s´aprirà il 31 dicembre a Palazzo Ducale. E i dati che emergono dall´analisi dei tipi di contatti, ridiscutono il disegno del profilo anagrafico di chi frequenta il web, anche a Genova. «In linea teorica, l´utente medio di MySpace ha un´età compresa tra i 18 e i 35 anni - riflette Bollorino - in realtà, tutto dipende dai contenuti veicolati: in base a questi si colpiscono diverse fasce d´età, il nostro obiettivo è allargare sempre più il bacino di utenza». I dati che emergono dal Genoa Municipality Channel, per esempio, organizzato dal Comune su You Tube, sparecchiano molti pregiudizi sull´età degli utenti. Tra i video più cliccati, ci sono "Dari", il gruppo idolo dei teen-agers, visitato al 90% da ragazzine dai 13 ai 17 anni, ma per il filmato "Genova dal bianco e nero al colore", gli utenti hanno un´età compresa tra i 40 e i 65 anni, così come le immagini dell´Archivio Ansaldo. E la "Sinfonia della città", con disegni di Lele Luzzati e la regia di Luigi Berio, ha un range d´utenti che vanno dai 18 ai 65 anni. I contatti sono fittissimi dall´estero, Canada, Usa, Cina, Giappone. I video più visti in Oriente, su Genova, riguardano quelli legati alle produzioni d´opera. E a metà gennaio partirà ufficialmente la "mappatura" della città di Google, per trasformare Genova in un luogo d´emozione sul web.

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sulla rotta dei falsi fra trafficanti e clan cinesi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 12-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina III - Firenze Il caso Scoperta un´economia parallela internazionale Sulla rotta dei falsi fra trafficanti e clan cinesi Un giro d´affari di 170 milioni di euro, un´industria clandestina di griffe contraffatte prodotte in Cina su modelli falsi che arrivavano dall´Occidente, importate dalla Cina e quindi rivendute in Italia. La rete internazionale che si avvaleva anche di mediatori senegalesi è stata scoperta in due operazioni della guardia di finanza di Firenze e Prato, che hanno portato al sequestro di un milione fra borse, capi in pelle e altri oggetti, per un valore di 55 milioni di euro. Venti le ordinanze di custodia cautelare nei confronti di cinesi e senegalesi e una quarantina gli indagati. Per la prima volta in Toscana, fra i reati contestati c´è l´associazione a delinquere nel settore della contraffazione. Le inchieste sono durate un anno e sono state coordinate dalla procura di Firenze. I falsi venivano ordinati dai cinesi a laboratori del loro paese, dopo essere stati importati in Italia con tir o via mare, e sdoganati in altri paesi, venivano stoccati - 19 i depositi scoperti fra Firenze e Prato e in altre città del centro nord - e venduti al dettaglio da cinesi o da ambulanti senegalesi. SERVIZIO A PAGINA XI

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ma intanto qui chinatown sbaracca (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 12-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XIII - Firenze Ma intanto qui Chinatown sbaracca ChinaTOWN fa le valigie? La crisi economica italiana mette in difficoltà anche la comunità cinese della provincia di Firenze, che dopo anni di continuo incremento demografico (+18% dal 2003 al 2007), fra il 2006 e i primi del 2008 ha addirittura perso lo 0,4% di presenze. Fortissimo, invece, l´aumento delle rimesse (da 39 a 134 milioni di euro in un anno), per la crescente propensione dei cinesi immigrati a tornare a investire in una Cina in pieno boom, anziché in Italia. Lo dicono i dati della prima indagine nazionale sull´immigrazione cinese del Ministero dell´Interno, e di cui ieri il prefetto Andrea De Martino ha anticipato i risultati per la provincia insieme al console della Cina Gu Honglin e a don Giovanni Momigli. Seconda comunità straniera dopo l´albanese, quella cinese conta oggi oltre 11 mila persone, in gran parte fra i 25 e i 45 anni, nel 60% dei casi qui per lavoro, e nel 30% per ricongiungimenti familiari. Oltre mille le aziende cinesi alla fine del 2007, pari al 76% di tutte le imprese manifatturiere gestite da stranieri nella provincia, e al 20% di quelle commerciali. In netto calo la ristorazione, si osserva un forte spostamento di attività sull´import export, spesso il primo passo per il definitivo rientro in patria. Secondo l´indagine la presenza cinese è diminuita soprattutto a Reggello (-16,67%), Montespertoli (-14,71%), Castelfiorentino (-13,17%), Certaldo (-10,96%), Calenzano (-9,52%), Signa (-8,74%), Vinci (-6,37%) e Firenze (-4,49%).

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falsi, dalla cina a prato un'industria parallela - franca selvatici (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 12-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XIII - Firenze Falsi, dalla Cina a Prato un´industria parallela Moda copiata, prodotta in Oriente e importata La rete si serviva di mediatori senegalesi, prestanome e pagamenti in contante FRANCA SELVATICI Un´economia parallela, totalmente illegale, che assicura profitti giganteschi. E´ l´industria delle false griffes. Due inchieste della guardia di finanza di Firenze e di Prato ne hanno ricostruito meccanismi e procedure operative: dalla fabbricazione in Cina dei falsi su modelli originali portati dall´Italia (all´ultima moda, si raccomandavano i responsabili della produzione), all´invio della merce in Europa all´interno di container ben nascosta dietro carichi di copertura, alle triangolazioni per farla giungere in Italia, allo stoccaggio in depositi intestati a prestanome, ai sistemi di pagamento rigorosamente in contanti e comunque mai tramite banche, ai contatti con intermediari senegalesi che acquistavano borse, accessori e capi di abbigliamento per distribuirli alla loro rete di venditori ambulanti. In circa un anno i finanziari hanno eseguito 19 sequestri, per un totale di un milione di falsi prodotti Gucci, Fendi, Burberry, Luis Vuitton, Alviero Martini, Prada, Armani, Dolce & Gabbana, Nike, Chanel. Valore stimato: di 55 milioni di euro, mentre il giro d´affari complessivo è valutato in 170 milioni di euro. Incalcolabili i danni all´economia legale. Le due indagini hanno individuato due distinte organizzazioni a base familiare di imprenditori cinesi, fra cui molte donne, che operavano nel distretto industriale pratese del tessile e nell´area dell´Osmannoro (dove su 2076 imprese oltre 1000 sono di cinesi) e gestivano l´industria del falso. L´altro ieri sono scattati venti arresti per associazione a delinquere finalizzata alla contraffazione e alla ricettazione di prodotti contraffatti. Quasi tutti gli arrestati sono cinesi, due sono senegalesi. E´ stato scoperto, fra l´altro, un gruppo specializzato nel furto di prodotti sottoposti a sequestro, che venivano rimessi in circolazione. Le due inchieste, che rappresentano un salto di qualità nella lotta all´industria del falso, sono state illustrate ieri dal procuratore di Firenze Giuseppe Quattrocchi, dai sostituti Giuseppina Mione e Sandro Crini, dal comandante regionale della Guardia di Finanza Giorgio Toschi e dai comandanti provinciali di Firenze e di Prato, generale Gaetano Mastropierro e colonnello Marco Defila.

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Chimerica, il vertice che manca (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2008-12-12 - pag: 1 autore: IL LATO NASCOSTO DELLA RECESSIONE Chimerica, il vertice che manca di Carlo De Benedetti C aro direttore, nell'affollarsi in questi mesi dei tanti vertici con la G grande – e i più svariati numeri dopo il trattino – c'è un grande assente. è il G-2. Dove il 2 indica il convergere intorno al tavolo degli Stati Uniti e della Cina. Eppure è questo il vertice che andrebbe convocato con più urgenza. Continua u pagina 6 l'articolo prosegue in altra pagina

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L'obiettivo ora è Copenhagen (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-12 - pag: 3 autore: Oggi si chiude il vertice di Poznan, chiamato a gettare le basi per il dopo-Kyoto L'obiettivo ora è Copenhagen Marco Magrini POZNAN. Dal nostro inviato «Desidero annunciare che l'Italia, durante la presidenza del G8 nel 2009, promuoverà tutte le iniziative utili a facilitare il raggiungimento di un accordo a Copenhagen». L'assemblea plenaria del vertice climatico delle Nazioni Unite, che si chiuderà oggi a Poznan, ha tributato un caloroso applauso al ministro Stefania Prestigiacomo, forse accogliendo le sue parole come il segnale che il Consiglio europeo in corso a Bruxelles riuscirà a trovare un'intesa sulle misure contro i cambiamenti climatici. «Me lo auguro anch'io», commenta il ministro dell'Ambiente, subito dopo il suo intervento. Il guaio è che, a poche ore dalla conclusione di due estenuanti settimane di lavori diplomatici, non è ancora chiaro quali saranno gli esiti del vertice di Poznan. Ad ascoltare le dichiarazioni dei 140 ministri che sono sfilati ieri sul palco, il consenso sulle misure da intraprendere sembrerebbe abbastanza vasto da garantire un successo del summit polacco, al quale si chiede di tracciare soltanto la strada che dovrebbe portare, fra un anno esatto, alla firma di un Protocollo di Copenhagen, destinato a sostituire quello di Kyoto dal 2013 in poi. Ma è evidente che, un conto sono le dichiarazioni ufficiali, un conto le più riservate posizioni negoziali. Non a caso, il segretario generale delle Nazioni Unite Ban-Ki Moon, nell'aprire i lavori di ieri, ha usato toni aulici. «Il mondo ci sta guardando. Le generazioni future contano su di noi. Non possiamo fallire», ha detto. «Non ci possono essere ripensamenti, al nostro impegno a ridurre le emissioni di anidride carbonica». Fatto sta che, sulla strada verso Copenhagen – 353 giorni, 22 ore, 11 minuti e 24 secondi, come si leggeva in quel momento sul diplay piazzato sul palco per esibire il conto alla rovescia – è facile che i governi di 190 Paesi del mondo saranno destinati a incontrarsi di nuovo, anzitempo. «Sto pensando di convocare un summit sul clima, in occasione dell'Assemblea generale del prossimo settembre», ha ammesso il numero uno della diplomazia internazionale. Segno che, di problemi da risolvere, ce ne sono ancora troppi. In verità, lo scenario sta cambiando rapidamente. «Gli Stati Uniti sono felici di concludere questa conferenza con una piano di lavoro che ci porterà verso gli intensi negoziati dell'anno prossimo», ha dichiarato Paula Dobriansky, viceministro dell'amministrazione Bush che, però, l'anno prossimo non ci sarà. «Siamo pronti ad assumerci la responsabilità per significativi tagli alle emissioni», ha rincarato poco dopo John Kerry, l'ex candidato alla presidenza, arrivato ieri a Poznan in qualità di inviato di Barack Obama. Negli ultimi due anni, lo stallo climatico internazionale era stato attribuito alla latitanza di Bush e al fatto che, sotto Kyoto, la Cina non ha obblighi. Ma ieri Moon ha apertamente elogiato Pechino per il suo atteggiamento e le sue azioni. «L'anno scorso – ha detto il ministro cinese Zhenhua Xie – abbiamo chiuso piccole centrali a carbone che producevano 14 gigawatt, e quest'anno altre per 14,5 gigawatt. Intanto, generiamo 164 gigawatt con l'idroelettrico, 10 con l'energia eolica e abbiamo installato 130 milioni di metri quadrati di pannelli solari. Nei prossimi due anni, investiremo 4mila miliardi di yuan (1,5 miliardi di euro) nelle rinnovabili, nell'efficienza energetica e nella protezione ambientale». E queste sono le dichiarazioni ufficiali. «La delegazione cinese – si legge in un documento riservato, tratto dai lavori di due giorni fa – esprime il proprio disappunto per il lavoro fatto sin qui. Ci sembra che i Paesi industrializzati stiano preparando la grande fuga da Copenhagen », il futuribile trattato che dovrà prescrivere anche gli impegni che i Paesi emergenti si accolleranno dal 2020 in poi. Ieri intanto, le associazioni ambientaliste hanno assegnato all''Italia il premio «Fossile del giorno», per le dichiarazioni rilasciate dal presidente Berlusconi al vertice di Bruxelles. BUONI PROPOSITI Dai ministri dell'Ambiente molti annunci e la presa d'atto che Cina e Stati Uniti stanno cambiando atteggiamento

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Cina, ricapitalizzazione nei cieli (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-12-12 - pag: 45 autore: Aerei. A China Southern e China Eastern 900 milioni $ da Pechino Cina, ricapitalizzazione nei cieli Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Le compagnie aeree cinesi in forte rialzo alla Borsa di Hong Kong. China Southern Airlines, la seconda aerolinea del paese, e China Eastern Airlines (il vettore basato a Shanghai), ieri hanno messo segno rispettivamente aumenti del 43 e del 41 per cento sul listino dell'ex colonia britannica. Il propellente che ha consentito alle due compagnie aeree di mettere a segno una performance giornaliera senza precedenti negli ultimi dieci anni, è stata la robusta ricapitalizzazione del valore complessivo di quasi 900 milioni di dollari (metà per ciascuna), varata questa settimana dal Governo cinese – che è il principale azionista di China Southern Airlines e di China Eastern Airlines – per aiutare le due compagnie in difficoltà. Sono difficoltà che affondano le loro radici nel passato. Grazie al boom che ha caratterizzato l'economia cinese negli ultimi cinque anni, il mercato del trasporto aereo del Dragone è cresciuto in misura esponenziale. Le compagnie domestiche hanno seguito l'esplosione della domanda acquistando nuovi aerei a più non posso (facendo così felici i grandi produttori Boeing e Airbus), e potenziando gli organici. Al tempo stesso, però, le tre big dei cieli cinesi sono state costrette a rivedere radicalmente le loro strategie per adeguare la loro offerta alle nuove richieste provenienti dal mercato. Air China, il principale vettore nazionale, è riuscita a vincere la sfida: non a caso, oggi, è la più solida e profittevole aviolinea del Paese. China Southerne China Eastern, invece, non sono state sufficientemente reattive nell'adeguarsi alle mutate condizioni del mercato. Con il risultato che, dal 2003 in avanti, le due compagnie aeree hanno accumulato ingenti perdite (circa 600 milioni di dollari solo nei primi dieci mesi del 2008), che hanno finito per bruciare gran parte dei loro patrimoni. Per salvare China Eastern dal disastro, ormai due anni fa, il Governo si è messo alla ricerca di un partner. Il che ha scatenato una guerra dei cieli tra la Singapore Airlines, che si è vista rifiutare una generosa offerta d'acquisto, e la Air China che a sua volta avrebbe ambito a mettere le mani sul vettore concorrente. Così, in attesa di trovare un socio per China Eastern, e per mettere una pezza ai bilanci in profondo rosso di China Southern, Pechino si è vista costretta a intervenire anche perché, con la recessione globale in arrivo, il mercato del trasporto aereo non promette nulla di buono. L'interventodel Governo siè articolato su due fronti. Da un lato, Pechino ha ricapitalizzato le due aerolinee, varando un'emissione di azioni riservate alle holding pubbliche che controllano le due società aeree. Dall'altro, ha approvato una serie di misure amministrative che dovrebbero consentire a China Eastern e a China Southern di risparmiare circa 100 milioni di dollari a testa nel corrente esercizio. lucavin@attglobal.net L'ECCESSIVA CRESCITA Operazione necessaria per ridare equilibrio patrimoniale ai vettori dopo il boom di investimenti degli anni passati

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La crisi del cotone si aggrava (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2008-12-12 - pag: 48 autore: Usda. Crescono gli stock finali di frumento sulla scia dell'abbondante raccolto e dei bassi noli La crisi del cotone si aggrava Gli Usa confermano: consumi mondiali ai minimi da 65 anni Luca Davi Come ampiamente previsto – e scontato – dal mercato, il consumo di cotone è destinato a rallentare in misura eccezionale. La conferma è arrivata ieri dal Dipartimento americano per l'Agricoltura (Usda), secondo le cui stime il consumo mondiale della fibra nel 2008-09 registrerà la «peggiore contrazione degli ultimi 65 anni». L'uso globale toccherà infatti 116,6 mln di balle, il 2,3% in meno rispetto a quanto previsto a novembre e il 5,5% in meno rispetto allo scorso anno. Colpa di una crisi economica che ha drasticamente ridotto la domanda da parte dell'industria tessile, facendo così aumentare i livelli degli stocks. Le riduzioni più rilevanti della domanda arrivano dal maggiore consumatore mondiale di cotone, la Cina, ma anche da India, Pakistan e Turchia. Al Nyce, il future del cotone ha perso il 36% solo quest'anno. Ieri il contratto con scadenza marzo è aumentato dell'1,8%. Sul fronte del frumento, la produzione globale 2008-09 è prevista in crescita di 1,6 mln tonn. rispetto al mese scorso.L'aumento dei raccolti in arrivo da Canada, Brasile, Unione Europea e Serbia ha infatti più che compensato la riduzione da parte dell'Argentina. Anche gli stocks finali sono superiori alle previsioni dello scorso mese. Merito dell'abbondante offerta e dei noli caduti ai minimi: un mix di fattori che rende particolarmente conveniente l'acquisto di prodotto importato. D'altra parte le stime sui consumi sono scese, sulla scia di una riduzione della domanda interna americana. Da segnalare anche l'aumento degli stock finali globali dei cereali foraggeri, che crescono sull'onda di un ampio raccolto cinese. Le previsioni Usda mettono in luce un livello delle riserve 2008-09 a 165,5 milioni di tonnellate, in rialzo di 14,6 milioni (+9,7%) rispetto al mese precedente, il più alto livello dal 2004-05. Oltre alla Cina, anche Europa, Canada e Ucraina hanno registrato raccolti maggiori di quanto atteso. A diminuire sono stati invece i consumi, che sono arretrati di 7,4 milioni di tonnellate. Si fa sentire in questo modo anche la crisi dell'industria americana dell'etanolo, che ha comportato un vistoso calo nelle previsioni dell'uso del carburante alternativo. luca.davi@ilsole24ore.com

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5,0 (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 12-12-2008)

Argomenti: Cina

MONDO 12-12-2008 La mappa delle emissioni Dati in miliardi di tonnellate all'anno Usa Nord Africa Ue Russia Giappone IL PESO PER PAESE Emissioni di CO2 pro capite (t.) Incidenza sulle emissioni mondiali(%) Popolazione sul totale mondiale (%) 1,5 4,6 1,3 20,6 9,8 7,8 6,0 4,0 Usa Germania Italia Francia Cina India 20,9 2,8 1,6 1,3 17,3 4,6 1,3 5,0 0,9 0,9 20,0 17,1 0,5 6,0 3,8 1,2 1,3 0,7 IL RISCHIO 'RISCALDAMENTO GLOBALE' 1,4 344 mln 521 mln 130 mln 2,3 mln Persone esposte a inondazioni Persone esposte a siccità Persone esposte a frane America India Cina Persone esposte a cicloni tropicali Africa sub-sahariana Latina Fonte: Undp, Rapporto sullo sviluppo umano ANSA-CENTIMETRI

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Sul clima si tratta a oltranza (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 12-12-2008)

Argomenti: Cina

MONDO 12-12-2008 IL SUMMIT DELL'UNIONE L'Italia propone un emendamento in più punti alla presidenza francese: settore manifatturiero, carbone, esenzioni per la siderurgia e maggiore flessibilità sulle «quote» di Co2 Sul clima si tratta a oltranza Spunta un compromesso con uno «sconto» ai settori industriali DAL NOSTRO INVIATO A BRUXELLES GIORGIO FERRARI D a una parte i «cattivi»: l'Italia e la Polonia, e dietro di esse silenziose ma solidali le nazioni dell'Est europeo che con il clima hanno poca voglia di fare i conti. Dall'altra i «buoni», ovvero Francia, Svezia e Germania, che insistono perché un accordo sul pacchetto climatico si trovi, anche a costo di sacrificare qualcosa. Il confronto fra buoni e cattivi ha segnato l'apertura del vertice dei capi di Stato e di governo che si è aperto ieri a Bruxelles sotto auspici non propriamente fausti. «Ora mi toccherà fare il cattivo e sembrare il meno europeista di tutti», ha detto Silvio Berlusconi Strano, che mentre tutti denunciano una crisi globale profonda che potrà portare alla perdita di posti di lavoro in tutta Europa, si pensi a qualcosa che si poteva rimandare alla conferenza di Copenaghen alla fine del 2009. È come uno che ha la polmonite e vuol farsi la messa in piega. Ma se non riusciremo a ottenere quello che abbiamo chiesto con grande chiarezza dall'inizio siamo pronti al veto». «L'Europa non ha altra scelta che raggiungere un accordo», gli ha fatto sapere per scaramanzia Nicolas Sarkozy, che vuole chiudere il semestre di presidenza francese con un successo. «L'intesa ha aggiunto Angela Merkel dovrà essere senza condizioni». Ma la sensazione è che tutti stiano recitando una parte in commedia. La recitano i polacchi (la cui sudditanza nei confronti del carbone riguarda il 92% delle centrali elettriche e puntano a un sostanzioso sconto leggi: permessi gratuiti di emissione di Co2 fino al 2019) come la recitano i tedeschi (la Confindustria germanica ha esattamente le stesse preoccupazioni della nostra circa la riduzione delle emissioni, ma la Merkel non può pubblicamente ammetterlo e per questo lascia fare il lavoro sporco a Roma e Varsavia), e gli stessi francesi ( per i quali portare a casa un risultato in un semestre così tempestoso è più di un obbligo). Ma c'è addirittura chi, come il presidente ceco Klaus, che ritiene che il clima non sia mai davvero cambiato negli ultimi diecimila anni e che tutte le Kyoto e le Copenaghen allestite dai Paesi più industrializzati siano solo tempo perso. Proprio come il pacchetto-clima, attorno al quale ieri sera si è dibattuto accanitamente. Nel nuovo testo di compromesso presentato dalla presidenza francese c'è uno sconto riservato ai settori industriali non esposti alla concorrenza internazionale o penalizzati da un forte consumo energetico. L'Italia però chiede di tutelare maggiormente l'industria manifatturiera, di migliorare l'utilizzo dei meccanismi di flessibilità consentiti dai crediti derivanti dai progetti di sviluppo pulito realizzati in altri Paesi, di migliorare la distribuzione dei fondi per i progetti di stoccaggio del carbone, e di ottenere una clausola di revisione generale del pacchetto, alla luce dei risultati della conferenza mondiale sul clima di Copenaghen, con un occhio a ciò che decideranno di fare Cina, India e Paesi emergenti; in più reclama l'esenzione totale nei settori della carta, del vetro, della ceramica e del tondino per il cemento armato e chiede maggiore flessibilità e uno sconto agli obblighi di riduzione di Co2. Nel marzo del 2007 la Ue si era impegnata a raggiungere un triplo obbiettivo nel 2020: ridurre del 20% le emissioni di gas serra, portare al 20% il comparto delle energie rinnovabili e realizzare un risparmio del 20% sulla spesa energetica. Ma chiedere all'industria di ridurre del 21% le proprie emissioni nel giro di 8 anni appare anacronistico, alla luce della crisi mondiale in atto. E sul diritto di inquinare (perché purtroppo di questo si tratta e la Borsa del Co2 ne è l'eloquente conferma) si battaglia fino all'ultima ciminiera, proprio come nella maratona agricola. Il dilemma è a suo modo semplice: inquinare meno e produrre meno rischiando una spirale recessiva che potrebbe durare anni o incoraggiare l'industria e insieme i consumi rimandando parzialmente il problema? Si è fatta notte cercando faticosamente un punto di equilibrio. In serata il premier Berlusconi ha detto che «si va verso un compromesso. Stiamo ottenendo tutto quello che abbiamo chiesto ». Staremo a vedere. Sarkozy preme sui colleghi: «L'Europa non ha altra scelta che raggiungere un'intesa» Merkel: «Non dovranno esserci condizioni» La polizia belga all'esterno del quartier generale del Consiglio europeo (Reuters) Nicolas Sarkozy: il vertice Ue conclude il semestre francese di presidenza europea (Reuters)

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Duello italo-francese. Ue/Il vertice nelle mani di ragionieri e farmacisti (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 13-12-2008)

Argomenti: Cina

Duello italo-francese. Ue/Il vertice nelle mani di ragionieri e farmacisti di Pino Agnetti 12-12-2008 Per far quadrare il cerchio del vertice europeo più importante degli ultimi decenni, ieri i 27 leader Ue si sono presentati a Bruxelles accompagnati da stuoli di ragionieri e di farmacisti travestiti da diplomatici. Compito dell'insolito seguito: fare e rifare i conti e pesare col bilancino ogni minimo dettaglio dell'intricatissimo "pacchetto clima" da cui dipende in larghissima parte il successo (o l'insuccesso) del summit. Che, avendo in agenda pure la ratifica del maxi piano anti-crisi da 200 miliardi di euro e il rilancio del Trattato di Lisbona fatto secco dal "no" al referendum irlandese del giugno scorso, molto probabilmente subirà una coda "tecnica" fino alla giornata di sabato. Quando i "ragionieri" e i "farmacisti" di cui si diceva cercheranno di limare la parte del documento finale del vertice concernente clima e ambiente che sarà poi sottoposta al voto del Parlamento europeo all'inizio della prossima settimana. Dunque, fra oggi e domani, i grandi del Vecchio Continente avranno ancora modo e tempo per discutere e (come in realtà stanno facendo da settimane) anche per litigare su una questione su cui il nostro premier, per ben due volte in meno di 24 ore, si è detto risolutissimo a porre il più categorico"niet". Il messaggio di Berlusconi ai colleghi europei, e in particolare al presidente di turno Ue, Sarkozy, in sostanza dice: "Ma siete matti? Qui rischiamo tutti di affogare per effetto della crisi mondiale e voi vi incaponite con una cosa come il rispetto dei protocolli di Kioto! Se proprio ci tenete, fate pure. Ma non sarò certo io a stringere il cappio attorno al collo dell'industria e degli operai del mio Paese". Messa in questi termini, la minaccia italiana di veto puntava - e punterà fino all'ultimo - a due scopi più che evidenti. Sul fronte interno, a guadagnarsi il consenso degli industriali e dell'intero mondo del lavoro (non dimentichiamo che proprio oggi in Italia si tiene uno sciopero generale!). E, su quello esterno, a tirarsi dietro il cancelliere tedesco Angela Merkel (a sua volta chiarissima nell'assicurare che dal vertice non uscirà alcuna decisione che possa mettere a repentaglio i posti di lavoro e gli investitori in Germania) e lo schieramento compatto dei Paesi membri dell'ex blocco comunista (i più poveri e al tempo stesso anche i più "inquinanti" dell'intera Ue). Poco prima di dare il via ufficiale ai lavori del Consiglio europeo, Sarkozy ha replicato con un "Non c'è alternativa all'accordo" che lasciava intendere tutto e il contrario di tutto. Dalla disponibilità a venire incontro alle obiezioni italiane, tedesche e di altri partner tipo la Polonia tramite una parziale revisione del principio cardine - "chi inquina paga" - del nuovo pacchetto "clima" comunitario". A una sfida aperta (inutile ripetere rivolta a chi) ad assumersi la responsabilità di "rovesciare il tavolo" causando, così, il clamoroso fallimento del vertice. Che, sempre per la presidenza di turno francese, dovrà concludersi riaffermando in pieno l'intangibilità del famoso "20-20-20". Ovvero, della riduzione in Europa del 20% delle emissioni di Co2 e dei gas serra da qui al 2020, termine entro cui i 27 dovranno arrivare a produrre un quinto di tutta l'energia loro necessaria servendosi di fonti rinnovabili. A tale proposito, l'Italia insiste perché l'accordo venga comunque sottoposto a un "tagliando" nel 2014. Ciò, per verificare che nel frattempo le potenze più inquinanti del globo (Usa, Cina e India) non abbiano tratto un indebito vantaggio competitivo dai nuovi "paletti" autoimpostosi dal club dei 27. Fosse solo per lui, Berlusconi rinvierebbe l'intera faccenda almeno di un altro anno, cioè alla prossima conferenza Onu sull'ambiente che si terrà a Copenaghen nel dicembre 2009. Con buona pace dei dati semplicemente agghiaccianti circa la salute del pianeta sfornati da quella attualmente in corso a Poznan. In attesa di conoscere l'esito finale di questo ennesimo duello "italo-francese", accontentiamoci quindi, non senza una punta di amara rassegnazione, dell'unico punto su cui i "ragionieri" di entrambi i contendenti si sono detti pienamente d'accordo: l'eliminazione, nel giro di quattro anni, delle vecchie e inquinanti lampadine a incandescenza dalle case di noi europei. Non proprio il massimo mentre, dall'altra parte dell'Oceano, Obama si prepara a lanciare la più grande rivoluzione "verde" della storia.

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I PUNTI CHIAVE (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2008-12-13 - pag: 1 autore: I PUNTI CHIAVE MANIFATTURIERO Diritti gratuiti di emissione per i settori manifatturieri rilevanti INVESTIMENTI ECOLOGICI I crediti generati dai progetti potranno essere utilizzati fino al 2016 STOCCAGGIO DELLA CO2 Una distribuzione geografica equa dei progetti finanziati dalla Ue POST-KYOTO Verifica degli impegni nel 2010 e raffronto con Usa, India, Cina

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L'Europa trova l'intesa sul clima (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-13 - pag: 3 autore: L'Europa trova l'intesa sul clima Berlusconi: abbiamo ottenuto ciò che volevamo - Marcegaglia: un buon risultato Enrico Brivio BRUXELLES. Dal nostro inviato Dopo un anno di tormentati negoziati, la grande partita europea sul pacchetto clima si è chiusa prima del previsto a Bruxelles, poco dopo l'una di ieri, con un raggiante Nicolas Sarkozy che annunciava un «risultato storico» raggiunto all'unanimità dai leader europei. Grazie anche all'abilità del mazziere francese, nonostante la complessità delle trattative a 27,non c'è stata la temuta coda di trattative nella notte. E nemmeno nel pomeriggio. Ma, soprattutto, dal punto di vista italiano, è maturato un esito che ha ridimensionato le paure degli ultimi mesi di vedere il sistema produttivo nazionale sottoposto al giogo di costi enormi, più alti degli altri grandi partner europei e non commisurati a quelli dei concorrenti extracomunitari. Alla fine, il pacchetto di misure varato dal Consiglio europeo per il post-Kyoto, mantiene gli originari obiettivi generali, riassunti nell'ormai celeberrima formula del " 20-20-20": una riduzione del 20% delle emissioni di anidride carbonica, una quota del 20%di consumi da fonti rinnovabilie un miglioramento dell'efficienza energetica del 20% entro il 2020. Ma importante per l'Italia è che il testo finale permetta a tutti i settori manifatturieri di ottenere una quota gratuita di permessi di emissione che parte dall'80%nel 2013 per poi fermarsi al 30% nel 2020, passando al pieno regime a pagamento solo nel 2027. Con una specificazione dei parametri sui settori a rischio di delocalizzazione che permetterà di concedere esenzioni a produzioni sensibili italiane come carta, vetro, ceramica e tondini di ferro. Inoltre,l'Italia è stata capofila di un gruppo di Paesi che ha imposto una revisione dei meccanismi di emission trading da parte della Commissione Ue, da presentare al Consiglio nel giugno 2010, "alla luce del risultato dei negoziati internazionali". Ovvero degli impegni che gli Stati Uniti, ma anche India e Cina, assumeranno alla conferenza di Copenaghen sul clima del 2009. Quasi scontato ora l'accordo finale dell'Europarlamento sul pacchetto la settimana prossima e l'adozione finale del Consiglio. «è una nostra grande vittoria, abbiamo ottenuto tutto», ha commentato raggiante il premier Silvio Berlusconi, elogiando lo sforzo profuso negli ultimi mesi da vari ministri della sua compagine, «un lavoro di squadra che ci ha portato a un risultato straordinario, considerata la barra di partenza». Berlusconi ha sostenuto che quello raggiunto a Bruxelles «é un risultato pieno » perché da un lato «l'Europa, come punto di forza dell'Occidente, si pone come esempio paradigmatico per gli altri Paesi »; al tempo stesso la delegazione italiana ha convinto i partner a non firmare assegni in bianco come nel caso del Protocollo di Kyoto, e a condizionare gli impegni europei a quelli sottoscritti dai principali concorrenti. «Quello raggiunto a Bruxelles è un buon accordo – ha concordato il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia –. Conferma, infatti, obiettivi molto ambiziosi dal punto di vista ambientale che chiameranno le imprese ad impegni importanti e gravosi anche dal punto di vista economico. Ma evita di mettere a rischio di sopravvivenza interi settori dell'industria italiana ed europea, come sarebbe avvenuto con le proposte iniziali ». Dal canto suo, Sarkozy ha chiuso in bellezza il semestre di presidenza francese della Ue e, sull'onda dell'entusiasmo, si è proposto come battistrada di Barak Obama. «Non c'è nessun altro continente al mondo che si sia dotato di regole così vincolanti come quelle da noi adottate all'unanimità – ha ricordato il presidente francese –. Ora possiamo dire ai nostri partner: noi l'abbiamo fatto, fatelo anche voi».Ultimo scoglio è stato l'aumento del fondo di solidarietà chiesto dai Paesi dell'Est guidati dalla Polonia, ma con il premier ungherese Ferenc Gyurcsany ultimo a cedere nella richiesta del 20% e ad accettare un aggiuntivo 2% alla proposta di destinare ai Paesi più poveri il 10% dei proventi derivanti dalle aste di permessi di emissione. Soddisfatta anche Angela Merkel, che ha giocato un ruolo chiave nel difendere le esigenze di alcuni settori industriali tedeschi. «Spesso mi hanno chiamata Signora No –ha ironizzato il cancelliere tedesco – ma oggi sono la Signora Sì». enrico.brivio@skynet.be LE GARANZIE Ai settori manifatturieri riconosciute quote gratuite di permessi di emissione Esenzione per i comparti a rischio delocalizzazione Soddisfatti. Il premier Berlusconi, a destra, con il ministro Frattini ANSA

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Gioco di squadra con i tedeschi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-13 - pag: 3 autore: «Gioco di squadra con i tedeschi» u Continua da pagina 1 Ora che l'accordo è fatto e il "veto" italiano una pistola rimasta chiusa in un cassetto, il titolare della Farnesina accetta di ricostruire le fasi più delicate del negoziato europeo sul clima sottolineando l'ottimo lavoro di squadra svolto negli ultimi mesi. A Bruxelles sotto la regia del rappresentante permanente, Ferdinando Nelli Feroci e a Roma nel contatto quotidiano tra Esteri, Sviluppo economico, Politiche comunitarie e Ambiente. Non abbiamo mai rischiato l'isolamento? «All'inizio forse sì - dice Frattini – eravamo solo noi a difendere gli interessi della nostra industria manifatturiera del vetro piano, della ceramica, dei laterizi e della carta; certo, c'erano anche i Paesi dell'Est a fare pressione sulla presidenza francese mai loro obiettivi erano diversi, ad esempio chiedevano il '90 come anno base di riferimento mentre noi chiedevamo il 2005». Poi abbiamo fatto squadra con i tedeschi. «Dopo il vertice bilaterale italo-tedesco di Trieste anche il cancelliere Merkel ha capito che i nostri interessi potevano essere anche i loro perché anche la Germania ha un'industria ma-nifatturiera da tutelare. Da lì il negoziato è cambiato». Ma ilrisultato finale non autorizza a pensare che l'Europa non intenda più essere l'esempio mondiale per la tutela dell'ambiente?«Le nostre ambizioni e i nostri obiettivi per il 2020 restano gli stessi; abbiamo solo introdotto alcune flessibilità e chiarito che dopo la conferenza di Copenaghen, nel marzo 2010 si rivedranno i criteri alla luce degli impegni che anche gli altri Paesi come Usa e Cina prenderanno». Insomma un'Europa che con i suoi 500 mila cittadini non intende più sacrificarsi per gli altri 5 miliardi di cittadini del mondo? «Esattamente, è lo stesso principio del Doha round, il negoziato commerciale multilaterale; non possiamo come Unione europea offrire riduzioni nei dazi doganali se anche gli altri non fanno altrettanto; vale nei dazi ma anche per il dumping ambientale e sociale». Non c'è mai stato il rischio che potessimo perdere la partita? «C'è stato. Il veto lo abbiamo minacciato ma continuando a negoziare e restando nella partita; insieme alla Germania eravamo i due Paesi trainanti per le modifiche al pacchetto. La presidenza francese ha capito che facevamo sul serio solo giovedì sera quando non ci siamo sottoposti al rito del "confessionale" ossia l'incontro bilaterale con la presidenza per trattare sulle nostre proposte, praticamente un mercato, abbiamo depositato il nostro documento in quattro punti e ce ne siamo andati; certo abbiamo corso un rischio ma ha funzionato». Ma poi la Germania ha fatto blocco con la Francia per le emissioni delle auto di grande cilindrata. «Anche quella partita l'abbiamo vinta perché abbiamo convinto i tedeschi a stare dalla nostra parte e abbiamo ottenuto anche una deroga per le auto di nicchia altissima come Ferrari e Maserati che produciamo solo noi in Europa». Quanto ha contato la buona chimica personale tra Berlusconi e Sarkozy per chiudere questa partita a nostro favore? «Direi che è stata determinante; intervenendo in Consiglio il presidente francese aveva assicurato Berlusconi già giovedì: Silvio ti daremo soddisfazione». Gerardo Pelosi PRENDERE O LASCIARE «La presidenza francese ha capito che facevamo sul serio solo giovedì sera quando abbiamo giocato la carta decisiva»

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LE CONDIZIONI ITALIANE APPROVATE (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-13 - pag: 3 autore: LE CONDIZIONI ITALIANE APPROVATE Il settore manifatturiero No al sistema delle astea pagamento per le quote di emissione per i settori manifatturieri rilevanti per l' Italia. Gli investimenti economici I crediti generati dai progetti ecologici potranno essere utilizzati nel mercato europeo almeno fino al 2016 a prescindere da eventuali limitazioni che potrebbero essere introdotte dal 2013 in poi. Tale misura richiesta dall'Italia ha voluto salvaguardare gli investimenti all'estero. Lo stoccaggio CO2 è stato ottenuto l'impegno ad «una distribuzione geografica equa» dei progetti che saranno finanziati dall' Unione Europea. Il pacchetto Ue e il dopo Kyoto L'Italia ha ottenuto che queste misure siamo legate agli esiti di Copenaghen. Il quadro degli impegni europei dovrà inserirsi nel panorama degli impegni globali che verranno assunti dai competitors economici (Usa, Cina e India in primo luogo). Una verifica che si svolgerà nel marzo del 2010.

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L'industria risparmia il 75% (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-13 - pag: 3 autore: L'industria risparmia il 75% Con la nuova formulazione del pacchetto "clima ed energia", il sistema industriale italiano potrà risparmiare – secondo le prime stime – circa il 75% dei sovraccosti che il pacchetto europeo nella prima versione avrebbe potuto comportare. Quote gratuite In particolare è stato limitato al solo settore termoelettrico il sistema delle aste a pagamento per l'acquisto delle quote di emissione, mentre ne sono stati esentati i settori manifatturieri rilevanti per l'Italia, i quali avranno quote gratuite di emissione. Comunque durante la fase di revisione del pacchetto – a partire dal 2010 fino al 2013, quando il sistema entrerà in vigore – si studierà se ci sono altri settori esposti, o se viceversa ci sono altri segmenti produttivi al quale applicare i diritti di emissione a pagamento. Cattura della CO2 Sugli impianti di cattura e stoccaggio dell'anidride carbonica, impianti sui quali nella prima fase negoziale avviata ai tempi del Governo Prodi e anche nei mesi scorsi,l'Italia aveva una posizione del tutto negativa. Ora è stato ottenuto l'impegno dell'Europa a una distribuzione geografica equa dei progetti che saranno finanziati dall'Unione europea, in modo da consentire all'Italia di competere ad armi pari con la propria tecnologia in un settore che si annuncia importante. Potrebbe essere realizzato in Italia uno di questi impianti. Negoziato internazionale La clausola di revisione del pacchetto "clima ed energia" chiesta dall'Italia è uno strumento negoziale in più per avvicinare alla politica europea i grandi Paesi che emettono anidride carbonica (Cina, Stati Uniti e India) per ridurre così il divario di competitività con le produzioni europee. J.G.

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Dodici mesi per mettere d'accordo il mondo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-13 - pag: 3 autore: Il dopo Kyoto. Chiuso il vertice di Poznan ora il traguardo è Copenhagen 2009 Dodici mesi per mettere d'accordo il mondo Marco Magrini POZNAN. Dal nostro inviato «è arrivato il momento in cui la specie umana, per la prima volta nella storia, è chiamata a prendere una consapevole decisione in comune », al fine di scongiurare il rischio che «non il pianeta, ma le condizioni che lo rendono abitabi-le, vengano distrutte». Al Gore è ormai un esperto nell'arringare le folle.E ieri,durante il suo atteso discorso al vertice climatico di Poznan – in realtà seguito più dal popolo degli ambientalisti che non dai diplomatici di 190 Paesi presenti – ha saputo guadagnarsi la sua brava standing ovation. Eppure, la specie umana è ancora lontana, dal prendere la prima decisione collettiva della sua storia. Il vertice polacco delle Nazioni Unite si è chiuso a tarda notte – quasi una tradizione, per questo appuntamento – con un accordo che nessuno potrà mai definire "storico". Ma che, se non altro, è riuscito a mantenere la barra dritta nella navigazione verso il vertice di Copenhagen dell'anno prossimo, quando, secondo gli auspici di tutti, si dovrebbe arrivare alla firma del trattato che prenderà il posto del Protocollo di Kyoto dal primo gennaio 2013. Ovviamente, tutto dipende dai punti di vista.Fra gli affollati corridoi del Palazzo dei congressi di Poznan, c'è chi parla di bicchiere mezzo pieno e chi di bicchiere mezzo vuoto. Tanto per l'esito del vertice polacco, dal quale nessuno si aspettava rivoluzioni, ma soprattutto per l'esito della riunione del Consiglio europeo a Bruxelles. «L'Unione Europea ha preso una decisione unanime, che avrà un impatto su Copenhagen », dice John Kerry, arrivato in Polonia per portare al mondo le promesse della nuova America "verde" che va a cominciare sotto il segno di Obama. «Un passo indietro rispetto alle promesse e ai proclami», ribatte Stephan Singer, direttore delle politiche energetiche del Wwf. «Un successo, sì-risponde il commissario europeo Stavros Dimas – basta non dimenticare che l'impegno della Commissione resta di arrivare a un taglio delle emissioni-serra del 30%, e non del 20%, entro il 2020. Bisogna seguire la scienza, non le ideologie». Un impegno che Dimas spera ancora di raggiungere a Copenhagen. Di fatto, la vera sfida del vertice danese dell'anno prossimo sarà riuscire a dare i numeri. I numeri dell'impegno – dei Paesi industrializzati prima e di quelli in via di sviluppo in una seconda fase – per realizzare drastico taglio delle emissioni di anidride carbonica entro metà secolo. Al momento, una vera giungla: il Regno Unito ha già varato per legge l'impegno di ridurle dell'80%, entro quella data. La Norvegia ha detto di voler diventare carbon neutral (ovvero tagliarle del 100%). Ma il passaggio difficile, sarà inchiodare tanto il Nord che il Sud del mondo alle «comuni ma differenziate responsabilità» dell'effetto serra, come recita la Dichiarazione di Rio del 1992. In altre parole, i Paesi ricchi che bruciano allegramente i combustibili fossili da un secolo e mezzo, hanno maggiori responsabilità di chi ha cominciato più tardi, inclusa la Grande ciminiera cinese. «Se qui a Poznan abbiamo visto pochi progressi – commenta Duncan Marsh, di The Nature Conservancy, un'organizzazione non governativa – in realtà, fuori dal negoziato, di progressi ce ne sono stati. I Paesi in via di sviluppo hanno mostrato la loro risolutezza. Brasile, Messico e Perù, per esempio,hanno annunciato precisi obbiettivi di riduzione delle emissioni», nonostante Kyoto non li obblighi. «Appena due anni fa – ha detto Gore, nel sottolineare la velocità di certi cambiamenti –la Cina veniva definita un ostacolo in queste trattative. Oggi, la Repubblica Popolare sta dimostrando di essere pronta ad assumere la leadership della lotta ai cambiamenti climatici », con impegni altisonanti e con fatti concreti. Quelli del clima,sono conti difficili. Il vero obiettivo dell'Onu e dell'Unione Europea restaquello di ridurre le emissioni in modo da non superare le 450 parti per milione ( ppm) di CO2 nell'atmosfera. «Lungo la strada verso i 450 ppm – ha detto Gore – scopriremo che sarà necessario fare molto di più: arrivare a 350». Visto che oggi siamo a quota 385 e visto che la CO2 ha un ciclo di vita nell'atmosfera di circa un secolo, sembra proprio una missione impossibile. Ma Gore assicura: «Yes, we can». I CONTI DIFFICILI Il commissario Ue Dimas ribatte: «Il vero obiettivo della Commissione resta quello del 30%. Seguiamo la scienza, non l'ideologia»

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Listini senza matricole: 2008 nero per le Ipo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-13 - pag: 4 autore: Listini senza matricole: 2008 nero per le Ipo Mara Monti MILANO Fuori dalla Borsa evitando di ricorrere al capitale di rischio. è quanto hanno deciso migliaia di società sparse in tutto il mondo che nel 2008 si sono tenute ben lontane dal listino. Lo dimostrano le operazioni di Ipo (Initial public offering) crollate di oltre la metà rispetto allo scorso anno. Il calcolo è stato effettuato da Ernst & Young che in uno studio ha messo in luce come da gennaio a novembre di quest'anno le Ipo sono state 745 (-58%) per un controvalore di 95,3 miliardi di dollari (-63%), in netto calo rispetto alle 1.790 operazioni di quotazione per 256,9 miliardi di dollari del 2007. è il dato più basso dal 1995 quando gli sbarchi in Borsa erano stati 374 per un totale di 52,4 miliardi di dollari di controvalore. Se questi sono i numeri delle operazioni concluse, più allarmante è il dato di quelle posticipate o addirittura cancellate pari a 298 rispetto alle 167 del 2007. L'Asia batte gli Usa A dispetto delle apparenze, i Paesi in via di sviluppo hanno realizzato il 62% delle operazioni di quotazione rispetto al 38% dei Paesi sviluppati. L'Asia è stata l'area più attiva con 337 Ipo,seguita dall'Europa con 161 operazioni e dal Nord America con 91. In calo, ma sopra ai livelli di Europa e Nord America anche i collocamenti provenienti dai mercati Bric (Brasile, Russia, India e Cina) con 163 operazioni per un totale di 28 miliardi di dollari raccolti, ma nel 2007 avevano raccolto 106,8 miliardi ed effettuato 365 collocamenti. «Le difficili condizioni dei mercati hanno chiaramente minato la fiducia degli investitori e la propensione alla quotazione in Borsa», ha commentato Gil Forer, responsabile per le operazioni di Ipo di Ernst & Young, il quale tuttavia resta fiducioso. «Questa tendenza rispecchia la diffusa convinzione che la quotazione in Borsa è un processo lungo e che in media le aziende preparano il loro ingresso con 12 o 24 mesi di anticipo. Non è facile prevedere quando terminerà questo periodo di incertezza prima che i mercati finanziari ritrovino un punto di equilibrio e ridiano fiducia agli investitori ». Secondo l'analista della società di consulenza, molte aziende utilizzeranno questo periodo di transizione per essere pronte a cogliere l'attimo in vista della ripresa dei mercati. Materiali settore trainante C'è poi il capitolo dei settori più attivi in termini di Ipo. Tra questi quelli dei materiali con 183 quotazioni, seguito dall'industria con 105 e l'alta tecnologia con 81 operazioni. In termini di capitale raccolto, in cima alla classifica sui 12 totali ci sono i servizi finanziari (26,2 miliardi di dollari), dell'energy &power (18,3 miliardi) e l'industria dei materiali (16 miliardi). Lo sbarco a Wall Street di Visa Inc. rappresenta ancora un record per capitale raccolto con 17 miliardi di dollari seguita da China Railway Construction con 5,7 miliardi di dollari sulle Borse di Shangai e Hong Kong e dalla società energetica brasiliana OGX Petroleo e Gas Participacoes con 4,1 miliardi alla Borsa di San Paolo. Se tra le prime 20 Ipo, 15 sono da ascriversi ai mercati emergenti, la soglia di valore per entrate nella top 20 si è abbassata significativamente rispetto al 2007 che era stata di 1,9 miliardi di dollari contro gli 0,85 miliardi dei primi 11 mesi del 2008.

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Tokyo rilancia sul piano anti-crisi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-12-13 - pag: 10 autore: Giappone. Altri 192 miliardi di euro Tokyo rilancia sul piano anti-crisi Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro inviato Al termine di una giornata di tempesta in Borsa (-5,6%) e di precipizio del dollaro sullo yen (fino a quota 88, per poi risalire), il premier Taro Aso ha convocato in fretta una conferenza stampa per annunciare un nuovo pacchetto di misure di sostegno all'economia da 23mila miliardi di yen (192 miliardi di euro), che, se in parte si sovrappone alle precedenti manovre incompiute (portando il totale oltre i 40mila miliardi di yen), presenta anche novità rilevanti. è un contenitore di provvedimenti e cifre annunciate, che ha generato confusione sia nelle sfere governative sia tra gli analisti, alcuni dei quali si chiedono ormai se l'Esecutivo non stia dando i numeri a casaccio,a fronte di una dubbia copertura finanziaria. Oltre 13mila miliardi di yen sono stati assegnati a contrastare la crisi finanziaria: salgono da 2mila a 12mila miliardi le risorse disponibili per la ricapitalizzazione delle banche. La novità è che 3mila miliardi potranno essere utilizzati per aiutare direttamente le imprese a finanziarsi, in particolare per comprare i loro commercial paper. Le nuove spese effettive da mettere a bilancio ammontanoa 10mila miliardi di yen, cifra che comprende i 6mila miliardi annunciati in precedenza e non ancora sottoposti al Parlamento. Tra le idee nuove, c'è quella di prevedere fino a mille miliardi di yen in prestiti e agevolazionia per i lavoratori licenziati che perdono, con l'occupazione, anche la casa; altri mille miliardi andranno alle amministrazioni locali per creare occupazione. Sull'azione di Governo si staglia però sempre più l'ombra della rapida perdita di credibilità del premier, la cui popolarità è scesa sotto il livello di guardia e galleggia intorno al 20 per cento. In serata Aso è volato a Fukuoka per l'evento storico di domani:il primo vertice trilaterale con Cina e Corea del Sud, dove vedrà il premier Wen Jiabao e il presidente Lee Myung-bak e sarà varata una partnership contro la crisi economica internazionale. Ma Tokyo si è già fatta strappare una parvenza di leadership dalla Cina: alla richiesta coreana di ampliare gli attuali accordi di swap valutario, Pechino ha risposto in pieno e Tokyo in modo meno generoso. L'intesa di Seul con Pechino verrà ampliata da 4 a oltre 30 miliardi di dollari, quella con Tokyo da 3 a 20. stefano.carrer@ilsole24ore.com LA RICETTA Aumentano le risorse per la ricapitalizzazione delle banche Credito diretto alle imprese e aiuti ai disoccupati

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Lamy si arrende, stop al Doha Round (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-12-13 - pag: 11 autore: Commercio mondiale. I negoziati sulla liberalizzazione degli scambi rischiano di essere congelati fino al 2010 Lamy si arrende, stop al Doha Round Niente intesa tra Paesi avanzati ed emergenti prima della fine dell'anno Alessandro Merli Si blocca di nuovo il negoziato per la liberalizzazione del commercio mondiale e stavolta non sarà una pausa breve. Dovrà attendere ora l'insediamento dell'amministrazione Obama negli Stati Uniti e le elezioni in India nei primi mesi dell'anno prossimo e poi il cambio della Commissione europea. Di chiudere il Doha Round, avviato ormai da più di sette anni, si riparlerà quindi nella migliore delle ipotesi dopo la fine del 2009, non entro la fine di quest'anno, come avevano chiesto i leader del G-20, riuniti per la prima volta a Washington il mese scorso. Il rischio è ora il riaccendersi di tentazioni protezioniste come risposta alla recessione. Il direttore generale della Wto,l'organizzazione mondiale del commercio, Pascal Lamy, ha dovuto ammettere ieri che convocare la prossima settimana i ministri a Ginevra per cercare di raggiungere un accordo di massima presentava «un rischio di fallimento troppo alto». E che avrebbe danneggiato non solo il Round, ma lo stesso sistema multilaterale degli scambi, dopo i ripetuti fallimenti della trattativa in questi anni e soprattutto con il ricordo ancora fresco degli aspri scontri che hanno portato al collasso la maratona negoziale del luglio scorso. Lamy ha tentato fino all'ultimo di riannodare i fili di un'intesa, ma dopo una teleconferenza alla quale hanno partecipato giovedì sera i negoziatori di Stati Uniti, India, Cina, Europa e Brasile e una serie di consultazioni telefoniche nelle prime ore di ieri con i leader asiatici, ha dovuto gettare la spugna, constatando la mancanza di volontà politica per un accordo, nonostante l'appello del G-20, che si è rivelato altrettanto inutile degli altri lanciati nel corso degli anni dal G-7 e dal G-8. Ieri il direttore generale della Wto ha convocato gli ambascia-tori, lasciando aperto un minimo spiraglio alla possibilità che nel fine settimana arrivi un segnale diverso dalle capitali, e sostenendo che da un punto di vita puramente tecnico l'accordo non è lontano. Ma ben sapendo che l'incontro già fissato per mercoledì prossimo servirà a questo punto solo a stabilire una sorta di roadmap per il prossimo anno, durante il quale il negoziato dovrà attendere i tempi della politica.Tra l'altro l'amministrazione Obama dovrà nuovamente chiedere al Congresso l'autorità per trattare e non è detto che voglia spendersi su questo nei suoi primi mesi di vita, proprio mentre recessione e disoccupazione negli Stati Uniti si aggraveranno. L'intenzione manifestata ieri a Ginevra è di preservare intanto i due testi prodotti nei giorni scorsi dai responsabili dei negoziati sull'agricoltura e sui prodotti industriali, salvando i punti sui quali è già stata concordata un'intesa. «Le ragioni per raggiungere un accordo saranno ancora più pressanti l'anno prossimo» a causa della crisi globale, ha sostenuto il capo della Wto. Restano tuttavia distanze che si sono rivelate incolmabili su tre punti principali: il cotone, che aveva diviso già in passato (portando al fallimento il vertice di Cancun già nel 2003) gli Stati Uniti e alcuni produttori africani e che era, a detta di Lamy, la questione per la quale era possibile trovare una soluzione; le clausole di salvaguardia speciale, invocate soprattutto dall'India per proteggere i piccoli agricoltori da ondate di import, e che erano state alla fine la causa dello scontro con gli Usa su cui era saltata la riunione dell'estate scorsa; gli accordi settoriali per la riduzione delle tariffe sui beni industriali, che gli Stati Uniti avrebbero voluto obbligatori e i grandi Paesi emergenti (Brasile, India, Cina) volontari. Le posizioni non sono cambiate in modo significativo negli ultimi giorni, secondo Lamy. Si sono addirittura irrigidite, soprattutto da parte indiana sulle clausole di salvaguardia (tema politicamente molto delicato in vista delle prossime elezioni) e da parte americana sull'industria, sostengono altre fonti a Ginevra. Intanto è già cominciato il gioco delle accuse reciproche. Il sottosegretario al Commercio estero italiano, Adolfo Urso, osservando che «un accordo a tutti i costi non serve a nessuno», ha puntato il dito sull'inflessibilità dei Paesi emergenti. Il ministro brasiliano Celso Amorim ha indicato invece negli Stati Uniti il colpevole del fallimento. alessandro.merli@ilsole24ore.com TEMPI LUNGHI Obama dovrà chiedere nuovamente al Congresso l'autorizzazione a trattare mentre l'India va al voto la prossima primavera Trattative congelate. Il direttore generale della Wto Pascal Lamy AP/LAPRESSE

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Più tasse? Il porno emigra (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-12-13 - pag: 15 autore: Più tasse? Il porno emigra San Marino e Paesi dell'Est rifugio di un settore da un miliardo l'anno di Roberto Galullo L' industria del porno è pronta a cambiare il copione per evitare la scure fiscale del Governo: San Marino e i Paesi dell'Est diventeranno sempre più le basi dove spostare società di produzione e distribuzione. In Italia le case di produzione sono 35, ma le maggiori sono racchiuse in un pugno: Showtime, Sm Video, Salieri entertainment, Kamasutra e poche altre. Silvio Bandinelli è a capo di Showtime. Annovera in scuderia registi e attori di fama, come Franco Trentalance, che tutta Italia conosce dopo la partecipazione al reality «La Talpa». Bandinelli - fiorentino, 54 anni, ex fotomodello di successo, laureato a pieni voti in storia del cinema- già da anni ha costituito una società di diritto ungherese. Fattura oltre un milione all'anno e nel 2007 ha versato 100mila euro all'Erario. «La pornotax- dice mentre si trova, guarda caso, proprio a San Marino - obbligherà molti di noi a chiudere in Italia e andare defi-nitivamente all'estero. è una tassa incostituzionale perché introduce una discriminante fiscale sul reddito e non sul prodotto». Showtime produce, distribuisce e commercializza film. Da Sky riceve ogni anno da 20mila a 50mila euro per i diritti, mentre dalle altre tv satellitari incassa tra 400 e 500 euro a film. Poi ci sono la Rete e le videoteche (500-600 dvd all'anno). L'industria del porno dal 2004 si attesta sul miliardo di fatturato annuo. Il giro d'affari - ottenuto rielaborando una ricerca, l'unica, di Eurispes - può contare su circa 300 milioni dai siti web commerciali (sono centinaia di migliaia, ne nascono e ne muoiono ogni giorno), 250 dalle televisioni, 150 dall'home video, 140 dai video telefonini, 120 dalla prostituzione generata dagli annunci, un centinaio dalle linee hot e via scemando con riviste e sexy shop (complessivamente altri 100 milioni). Per produrre un film si spendono al massimo 25mila euro, ma Maja Checchi, imprenditrice cinquantenne, racconta che basta molto meno. «Ormai - dice - un film girato in Ungheria o comunque nei Paesi dell'Est, costa in media 5mila euro. Alle attrici vanno 200 euro al giorno e in quattro, cinque giorni, la pellicola è confezionata. Qualcuna, poche, per pose particolari, chiede 200 euro a scena, ma nell'Est c'è un mercato di ragazze meravigliose che si offrono e poi spariscono. Nel 1994 Le avventure erotiche di Marco Polo, girato dal "maestro" dell'hard Joe D'Amato con Rocco Siffredi, in Italia costò circa 500 milioni di lire. Chiaro perché ormai nessuno produce in Italia?». Chiarissimo, così come non fa una piega che l'Ungheria ospiti anche agenzie italiane di casting. Le più importanti sono in manoa Gianfranco Romagnoli e Fabio Rodante. Dall'Ungheria i film italiani prendono le vie del mondo e competono con gli Usa. Checchi conosce bene l'industria del porno e anticipa tendenze e mode. Vent'anni fa, fu la prima webmistress di un sito porno italiano e oggi indica ancora la via per continuare a fare profitti: lo streaming, sicuro e con addebito anonimo in bolletta telefonica. Sul suo portale dal 2005, per 6 euro, si può noleggiare per 48 ore un film scelto tra un campionario sconfinato. Con lei lavorano 14 persone e ha 60mila utenti al giorno, 1.500 dei quali noleggiano film. Solo da questa attività - ne conta in realtà molte altre e tutte online - incassa oltre 3,2 milioni lordi all'anno. Dopo tre anni di rodaggio, il 15 dicembre debutterà con un'altra novità assoluta: un sito che consentirà di acquistare i film nel momento stesso in cui si girano (compresi i backstage). Per fare il salto si è messa in società con un'impresa di peso: Faronet, di Roberto Campisi, un palermitano di 38 anni, che conta otto dipendenti, più collaboratori a tempo e centinaia di affiliati. «Ormai - afferma Campisi - il video on demand sta togliendo spazio alle videoteche. Un terzo del nostro fatturato, pari a 1,4 milioni, proviene da lì. Ma si vende tutto in Rete ormai, anche l'oggettistica, prodotta per il 90% in Cina, con qualche nicchia artigianale in Francia, Italia e Germania. Anche le riviste sono su internet. L'ultima ad abbandonare la tipografia è stata Hot News, per questo non capisco il ritorno di Playboy nel nostro Paese». Con questo mercato dovrà fare i conti il Governo, anche se la crisi corre, indotta dai siti porno gratuiti dove i film amatoriali spopolano più di quelli professionali. roberto.galullo@ilsole24ore.com http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com IL GIRO D'AFFARI Sul fatturato pesano in modo particolare: i siti web commerciali (300 milioni), le tv (250), l'home video (150) e i telefonini (140) AFP

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In Asia aumenti a doppia cifra (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: CASA E CASE data: 2008-12-13 - pag: 45 autore: NEL 2008 In Asia aumenti a doppia cifra Hong Kong + 14,6% Le Borse asiatiche nell'ultimo anno hanno vissuto un tracollo dei titoli borsistici ma la frenata sugli investimenti immobiliari diretti è risultata meno spiccata rispetto al resto del mondo. Anzi, i prezzi nominali residenziali della Repubblica di Singapore sono cresciuti del 9% favoriti anche dallo scarso appeal della Borsa, che negli ultimi 12 mesi ha fatto registrare un calo del 50,6% dello Straits Times Index. Anche Hong Kong ha visto nello stesso periodo l'indice Hang Seng lasciare sul terreno il 48,2%, ma il corso dei prezzi immobiliari ha avuto un andamento positivo (+14,6%). Diverso è, infine, il caso del Giappone immerso in un clima recessivo prima ancora che la crisi finanziaria si manifestasse in tutto il mondo. A guardarei dati sul Giappone l'appellativo di "Paese del Sol Levante" sembra il meno appropriato essendo l'unico,insieme all'Indonesia,ad avere registrato negli ultimi dieci anni una diminuzione dei prezzi nominali immobiliari (-31,7%).Nell'ultimo anno,in particolare, la caduta dell'indice Nikkei 225 (-47,3%) sembra avere avuto comunque la capacità di rendere stabilii prezzi delle case (-0,7%), nonostante che nel Paese persista da anni la mancanza di fiducia verso il futuro. Intanto l'olandese Ing ha annunciato lo scorso 10 dicembre di voler raddoppiare entro il prossimo anno il volume degli investimenti in asset immobiliari fino a 675 milioni di dollari. Anche in Cina, dove ci sono opportunità in proprietà residenziali in piccoli città dove i prezzi degli alloggi non sono aumentati come nelle grandi città.

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Italia strategica per il colosso Tui (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: TURISMO data: 2008-12-13 - pag: 24 autore: Tour operator. Michael Frenzel (ad del gruppo tedesco ): la crisi non fermerà la domanda delle famiglie per il tempo libero Italia strategica per il colosso Tui Confermato il piano da 400 milioni, al via un nuovo polo alberghiero in Toscana Elena Ragusin TRIESTE La recessione non spaventa Michael Frenzel, amministratore delegato di Ag Tui, il più grande gruppo mondiale dell'industria del turismo. «La vacanza è l'ultima cosa cui la gente vuole rinunciare, anche in tempi di recessione e lo abbiamo verificato in un recente e approfondito sondaggio » ha affermato ieri a Trieste Frenzel a margine della cerimonia di consegna dell'Imtl, il premio che il Mib school of management presieduto da Enrico Cucchiani e diretto da Vladimir Nanut assegna annualmente alle più importanti personalità del settore del turismo. Secondo l'a.d. di Tui, gruppo che muove ogni anno 25 milioni di turisti nel mondo e fattura 14 miliardi di euro «in momenti di crisi economica la gente magari non acquista una nuova automobile ma non rinuncia alla vacanza, almeno una volta all'anno». L'Italia non fa eccezione, anzi ha un vantaggio competitivo rispetto a Paesi concorrenti. «L'Italia è favorita perché chi vende viaggi non vende logistica, bensì emozioni ed è questo il punto di forza dell'offerta turistica italiana». I sondaggi della Tui che indicano il Belpaese come la meta preferita del turista tedesco, sono confermati dai dati del 2007. Dopo anni di prevalenza della Spagna come loro meta, il trend si è invertito e con l'arrivo di quasi 12 milioni di turisti tedeschi l'Italia è tornata a guadagnare il primato. Michael Frenzel spiega questa risalita del turismo germanico in Italia rispetto alle mete spagnole con «la riscoperta di piccole e medie strutture alberghiere rispetto ai megaalberghi che caratterizzano i luoghi turistici spagnoli». La crisi dunque non spaventa, Tui continua a scommettere sul nostro Paese e Frenzel conferma gli importanti investimenti in corso in Italia. Attualmente gestisce quattro strutture alberghiere in Puglia e Sicilia e gestisce collegamenti aerei low cost tra la Germania con la propria compagnia aerea (una flotta di più di 120 velivoli) e numerosi aereoporti italiani. Attività che si rafforzeranno nel 2011, data prevista per l'inaugurazione di quello che l'ad di Tui presenta come uno dei fiori all'occhiello del gruppo:il complesso turistico di Castelfalfi di Montaione, in Toscana. Il progetto che comporterà investimenti per 400 milioni di euro, ha sottolineato Frenzel, prevede la costruzione di un albergo con 430 posti letto, la ristrutturazione di 4 antichi borghi, la realizzazione di un villaggio vacanze, il raddoppio del campo di golf e il recupero delle attività agricole. Nell'attuale situazione di recessione vissuta sia dall'Europa che dagli Stati Uniti, secondo il manager tedesco «è più che mai necessario puntare al potenziale dei mercati emergenti e ciò vale anche per l'Italia che per sfondare in Cina, India e Russia dovrebbe però facilitare e accelerare il rilascio dei visti turistici. Per far meglio capire le potenzialità dei nuovi mercati l'amministratore delegato del colosso tedesco del turismo indica le stime di crescita dal 2005 al 2020: 400% per la Cina, 233% per l'India e 150% per la Russia. «Sono appena rientrato da un viaggio di lavoro a Mosca e sono rimasto impressionato dal potenziale di spesa per i viaggi che ormai ha in maniera diffusa anche la classe media» conclude Frenzel. E sono soprattutto i russi, in questa fase, ad sognare un viaggio in Italia. I PROGRAMMI Cresce l'attenzione per i mercati emergenti di Russia, Cina e India grazie all'aumento della capacità di acquisto Top manager. Michael Frenzel AP/LAPRESSE

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l'agonia di bush - (segue dalla prima pagina) (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 41 - Commenti L´AGONIA DI BUSH (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Bisognava impedire che la bancarotta annunciata di General Motors e Chrysler provocasse un tracollo a Wall Street: 15 minuti prima dell´apertura di New York, George Bush si è arreso. Rimangiandosi il suo veto, la Casa Bianca ha promesso che darà lei il finanziamento salva-vita alle case automobilistiche. Dirotterà fondi stanziati per stabilizzare le banche. Lo psicodramma attorno all´agonia di Detroit ha fatto passare inosservata una raffica di altre notizie drammatiche sul fronte americano: 35.000 licenziamenti alla Bank of America, un nuovo calo dei consumi, il crollo dei prezzi all´ingrosso che è un chiaro sintomo di deflazione. Il colpo di scena della bocciatura al Senato è un regolamento di conti: dei repubblicani contro il sindacato metalmeccanico che ha appoggiato Obama; dell´ala destra iperliberista contro il duo Bush-Paulson a cui si imputa la sconfitta elettorale. I fondamentalisti del mercato hanno colto al volo l´opportunità di interpretare i sentimenti dell´opinione pubblica. Il 60% degli americani non vuole tassarsi per salvare un establishment capitalistico ottuso, incompetente e arrogante. Nessuno ha dimenticato che i tre chief executive dell´auto si presentarono a Washington a chiedere 14 miliardi ai contribuenti viaggiando su jet privati. Ma una maggioranza ancora più schiacciante degli elettori (70%) era contraria al piano Paulson salva-banche eppure quel provvedimento fu varato: sotto ricatto, in nome del rischio sistemico, per evitare un altro 1929. A Wall Street furono offerti fondi venti volte superiori a quelli previsti per salvare Gm e Chrysler. E nessuno chiese un taglio generalizzato del 20% degli stipendi dei bancari, la clausola-capestro che i repubblicani chiedono agli operai dell´auto. Ora è proprio da quei 700 miliardi destinati alle banche che Bush e Paulson attingeranno, con un´acrobazia giuridica, il cash necessario per rinviare il fallimento di due colossi dell´auto. Questo recupero in extremis non è una soluzione durevole. è guadagnar tempo alla disperata, scaricando il dramma dell´auto sulla prossima Amministrazione Obama. Anche a sinistra si levano voci autorevoli contro l´escalation degli aiuti di Stato. Il premio Nobel dell´economia Joseph Stiglitz è tassativo: meglio lasciar fallire Detroit. La procedura americana della bancarotta (legge Chapter 11) non sfocia necessariamente nella liquidazione finale. è un´amministrazione controllata che impone sacrifici severi a tutti - azionisti, creditori, dipendenti - per resuscitare un´azienda resa più snella. La logica degli "aiutini" statali, secondo Stiglitz e altri, è un´escalation perversa che distrugge denaro pubblico perpetuando una gestione incompetente. Già adesso si sa che dopo i primi 14 miliardi le tre case automobilistiche ne dovranno ricevere altri 125 per sopravvivere. Una maxi-Alitalia. A chi ribatte che questo rigore non fu applicato con le banche, la risposta la dà l´autorevole finanziere Jim Rogers, creatore con George Soros del fondo Quantum: «Malgrado 700 miliardi di aiuti statali la maggior parte delle grandi banche americane sono di fatto in stato di fallimento». Non esiste una risposta sicura di fronte al dilemma di Detroit. I fautori di una bancarotta "sana, trasparente e pulita" forse ne sottovalutano i rischi. I consumatori spaventati dalle incognite della procedura fallimentare potrebbero disertare i concessionari delle tre storiche marche, accelerando il disastro finale. è lo scenario-Armageddon che spiega un apparente mistero: il no del Senato alla nazionalizzazione di Detroit ha fatto precipitare Toyota, Nissan e Honda alla Borsa di Tokyo, come tutte le case europee, concorrenti che in teoria dovrebbero beneficiare se scompare la General Motors. Non c´è solo la delusione perché senza quel salvataggio viene meno l´alibi per gli aiuti di Stato europei e asiatici. C´è di più. Dietro l´agonia dei dinosauri Usa tutta l´industria mondiale vede una catena inarrestabile di licenziamenti di massa, caduta dei redditi e dei consumi, un circolo vizioso di distruzione di ricchezza senza vincitori. Non regge più la vecchia logica "mors tua vita mea". Il mondo intero si aggrappa al salvataggio dell´auto americana semplicemente perché è la diga del momento, se viene giù quella altre cederanno. Il tribunale degli economisti americani riunito dal Wall Street Journal sentenzia che questa è già la recessione più grave dal 1929. Appena concluso il vertice europeo sul piano di rilancio, stamane a Tokyo si riunisce una storica trilaterale Cina-Giappone-Corea per concordare qualche strategia comune contro la bufera che si abbatte ora anche sull´Asia: un´iniziativa senza precedenti. Anche le capitali straniere che osservano con più scetticismo l´accavallarsi di aiuti statali all´economia americana, incrociano le dita e sperano solo che qualcosa alla fine funzioni.

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il cappotto guarnito col procione cinese (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XVII - Milano Il cappotto guarnito col procione cinese "Ho guardato l´etichetta e sono inorridita: le rifiniture sono di pelliccia vera. Io in quel negozio non ci entrerò più" Lo scorso weekend sono entrata nell´esercizio commerciale (omissis), alla ricerca di un giaccone invernale da regalare ad un´amica in occasione dell´imminente Natale. La mia attenzione è stata subito attirata da alcuni modelli dall´apparenza piuttosto gradevole, ma meno piacevole è stata la sorpresa nel toccare le rifiniture dei relativi cappucci: nessun dubbio, purtroppo, quelle striscine morbide appiccicate ai bordi al solo scopo estetico erano di vero pelo animale, e infatti un´etichetta interna, come ad evitare possibili contestazioni, precisava che gli indumenti, made in Cina, erano da ritenersi in regola perché rifiniti con pelo di procione. Due le immagini che tale dicitura mi ha immediatamente ispirato: il simpatico animaletto, protagonista di tante favole ambientate nei boschi che continuano ad allietare adulti e bambini e le documentazioni degli animali scuoiati "al vivo", oggi facilmente reperibili, da tutti, cliccando su internet. Di conseguenza, non solo non ho comperato nulla ma ho deciso di non entrare più in quei punti vendita fino a quando, al pari di altri esercizi commerciali come Omissis, che hanno dichiarato pubblicamente di proporre solo rifiniture in pelo sintetico, verrà esposta tale tipo di mercanzia crudelmente inutile e il cui messaggio è altamente immorale e diseducativo. Anche questo è, nel mio piccolo, un dono natalizio, spero non solo da parte mia, fatto ad indifesi esseri viventi purtroppo ancora vittime della insensibilità e superficialità di molti miei simili. V. S. Risichella, Milano Ho cliccato. Alla voce procioni non c´era «nulla», mi ha incuriosito un «procioni da combattimento». Ho cercato «procioni scuoiati» e, in effetti, vengono proposti filmati che mi sono ben guardato dallo scaricare. Non mi ritengo molto ferrato in materia, non posso che essere d´accordo con la lettrice, ma so che una buona fetta del mondo si regge sulle inutili crudeltà. Abbiamo, rispetto al prossimo, un atteggiamento molto elastico a seconda di quanto sia prossimo. Abbiamo vecchiette che mandano in visibilio i gatti randagi, perché sono sotto casa, ma se le osservi bene ti accorgi che hanno addosso una pelliccia di opossum. Ero giovane e cominciarono a comparire, tra i contestatori (si chiamavano così) le pellicce ecologiche, e cioè non animali. Oggi, sempre su Internet, mi pare che vendano minislip da donna in visone. In questo mondo dove il delirio dilaga, parte della saggezza sta nell´astenersi: lei, non entrando più in quel negozio, ha fatto la mossa giusta.

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addio a ragazzi, uno dei padri del carlo felice restituito alla città - michela bompani (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XVI - Genova Addio a Ragazzi, uno dei padri del Carlo Felice restituito alla città Il manager culturale stroncato da infarto a 61 anni Aveva anche guidato il Ducale il Margherita e poi la "Fondazione Colombo" MICHELA BOMPANI Se n´è andato in punta di piedi, sotto un cielo bianco, nella sua casa di Genova, Franco Ragazzi, improvvisamente, colto da infarto. Sovrintendente del teatro dell´Opera di Genova, quando ancora il torrione non esisteva e orchestra e coro lavoravano al Margherita, direttore artistico consulente del Ducale negli anni della rinascita del palazzo, presidente della Fondazione Colombo quando divenne istituzione regionale: protagonista della vita culturale della città per almeno vent´anni. Aveva sessantuno anni, una vita densa e spesso esposta, ultimamente però aveva scelto di lavorare sottovoce, così come quando parlava, alla sua grande passione di esperto d´arte. Proprio questa mattina alla Società economica di Chiavari doveva presentare il suo ultimo volume "Riviere magiche, artisti in Liguria fra Monet, De Chirico e Picasso". Si era laureato in "Storia del teatro" all´Università di Genova, con il professor Eugenio Buonaccorsi, Ragazzi, ma la passione per l´arte non era soltanto teorica, aveva frequentato l´istituto d´arte di Chiavari e amava dipingere opere con uno stile ispirato a Bacon. Cominciò dalla politica, iscritto al Pci, come consigliere comunale a Chiavari. Poi la sovrintendenza del teatro Comunale dell´Opera di Genova, al teatro Margherita, negli anni d´oro dell´orchestra e del coro: fu Ragazzi a organizzare nel 1986 una ormai leggendaria tournée in Cina, con Luciano Pavarotti e "La Bohéme". E fu Ragazzi a condurre e partecipare alla rinascita del Carlo Felice, nella commissione che scelse il progetto definitivo, a restituire a Genova il suo teatro dell´opera. Poi, dal ´92, con la riapertura di Palazzo Ducale, cominciò a collaborare e presto divenne consulente direttore artistico, inaugurando la stagione delle grandi mostre a Genova. Da "Arte della Libertà" al "Futurismo". Divenne anche presidente della Fondazione Colombo, quando l´istituzione fu trasformata dalla Regione in proprio braccio operativo culturale. Da lì Ragazzi avviò i contatti e impostò quella che molti anni più tardi è stata la donazione di Mitchell jr Wolfson a Genova. Gaetano Previati, Aurelio Caminati, Francesco Messina, Cecilia Ravera Oneto, i sei volumi della "Storia di Genova", il Futurismo e i grandi artisti internazionali legati alla Liguria: l´indagine di Ragazzi sulla storia dell´arte tra Otto e Novecento legata alla nostra regione non si fermava mai. Ed era sempre approfondita. Il 2002 fu l´"annus horribilis" di Franco Ragazzi. Travolto dal "caso ?Vrubel", ovvero un´opera che Ragazzi aveva incluso nell´esposizione (pur non indicandone con certezza l´attribuzione) "Kandinskj, ?Vrubel, Jawlenskj", da lui curata, e che, si scoprì, era invece una copia. Riconosciuta per caso nelle sale espositive del Ducale proprio dall´autrice dell´opera, la pittrice Adria Sartore. Ne seguì uno scandalo cittadino dove Ragazzi diventò gustosa preda per molte invidie e una vicenda giudiziaria che è terminata soltanto un anno fa, il 19 dicembre 2007, quando il giudice lo ha assolto con formula piena, perché "il fatto non ha costituito reato", ed è stata riconosciuta la buona fede all´esperto d´arte. «Sono sollevato e soddisfatto - dichiarò proprio un anno fa Ragazzi - anche se l´amarezza degli anni che ho passato con questo peso, non me la toglie nessuno». Ma Ragazzi non si fermava e non riservava rancore alla città: al suo lavoro si deve anche la recente donazione di opere dello scultore Edoardo Alfieri al Comune di Genova.

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l'occhio e gli sguardi del lontano oriente - paola naldi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XXI - Bologna L´occhio e gli sguardi del lontano Oriente Al Foro Boario di Modena la prima mostra della Collezione Fotografica è la punta d´iceberg del futuro patrimonio della Fondazione Cassa Risparmio PAOLA NALDI MODENA - Parte dall´Oriente, gettando uno sguardo sulla produzione degli artisti giapponesi, cinesi, coreani, la prima collezione pubblica di fotografia contemporanea che si presenta oggi alle 18 nelle sale del Foro Boario di Modena con la mostra «Asian Dub Photography». Raccoglie un´ottantina di lavori tra scatti, video, film ed installazioni realizzati da una ventina di artisti, ed è solamente la punta dell´iceberg di un progetto importante fortemente voluto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. Primo ente pubblico a voler costituire un fondo completamente dedicato a questo linguaggio, la Fondazione ha stanziato un budget triennale di circa mezzo milione l´anno per acquisire opere di artisti italiani e stranieri, tra maestri affermati e giovani, segnalati da riconoscimenti di critica e pubblico. Il programma è affidato alla curatela di Filippo Maggia, il critico che ha promosso le tante edizioni di «Modena per la fotografia», e contributo a radicare nella città un interesse per questo linguaggio. «La collezione seguirà un doppio percorso che indagherà contemporaneamente quanto succede in Italia e le ricerche maturate in altri paesi e di altri continenti - spiega Filippo Maggia - . In questa prima fase ci siamo dedicati all´Estremo Oriente, con una ventina di artisti di cui si presentano opere significative. Ad esempio di Hiroshi Sugimoto siamo riusciti ad acquisire tre "diorami" della prima serie, un vero colpo di fortuna grazie alla collaborazione della moglie. Di Yasumasa Morimura presentiamo un video recente». Ma non mancheranno serie celebri come i Bondages o i Flowers di Nabuyoshi Araki, raffinate immagini di grande eleganza che rimandano ad un´ideale di bellezza. O le riflessioni sulla fragilità dell´esistenza di fronte ad eventi naturali o al potere distruttivo dell´uomo, come nei lavori di Ryuji Miyamoto o di Naoya Hatakeyama. Accanto ai più noti artisti giapponesi la mostra presenta le sperimentazioni che animano ora la Cina con gli scatti, tra gli altri, di Yang Zhenzhong, Yang Fudong e la giovane Cao Fei che riflette sulle contraddizioni della società attraverso video e fotografie. Testimonianza di come oggi non si possa più parlare di fotografi tout court, essendo questo linguaggio complementare ad altri modi di espressione. «La mostra mette a confronto le due anime dell´Oriente - prosegue Maggia - : la Cina roboante, specchio dei grandi cambiamenti sociali; il Giappone con la sua eleganza e raffinatezza e forse una maggiore classicità. Da una parte l´innovazione e il colore, dall´altra la religione e il rigore formale». Il programma di acquisizioni proseguirà con artisti dell´Est Europa, quindi del Medio Oriente e infine delle Americhe. Gabriele Basilico, Mimmo Jodice, Franco Fontana sono invece gli autori su cui si indirizzerà l´attenzione verso la scena italiana. «L´idea è quella di costituire una collezione che sia patrimonio visibile, consultabile, studiabile - conclude il curatore -, senza dunque trascurare l´aspetto didattico: accanto alla collezione delle opere sarà costituita una biblioteca, che dia modo agli studiosi di approfondire gli argomenti. E il catalogo di questa mostra avrà un taglio documentaristico con la presentazione di ogni artista, del suo lavoro e del suo metodo». «Asian Dub Photography» resterà aperta fino al 1° marzo: il martedì, giovedì, venerdì, domenica dalle 11 alle 19; il mercoledì e sabato dalle 11 alle 22.

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un compromesso "ammorbidito" ma ora parte la sfida verde con gli usa - (segue dalla prima pagina) dal nostro inviato (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 11 - Esteri Presidenza francese e Commissione non avevano scelta: tenere duro sui vincoli del piano avrebbe fatto slittare l´intesa Un compromesso "ammorbidito" ma ora parte la sfida verde con gli Usa Con la Repubblica ceca alla presidenza della Ue il progetto non sarebbe passato Sul piano economico, ogni Paese resta libero di adottare le misure che vorrà (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) DAL NOSTRO INVIATO Andrea bonanni Per l´economia è previsto un volume di interventi pubblici pari a circa duecento miliardi di euro. Per la lotta al riscaldamento del Pianeta si conferma lo slogan del 20+20+20: un taglio del 20 per cento delle emissioni, un aumento del 20 per cento delle energie rinnovabili, un miglioramento del 20 per cento dell´efficienza energetica; il tutto da raggiungere entro il 2020. Tuttavia né su un fronte né sull´altro viene spiegato come si farà a raggiungere gli obiettivi. Sul piano economico, ogni Paese resta sostanzialmente libero di adottare le misure che vorrà, nel modo che vorrà. E la cifra di duecento miliardi rimane qualcosa a metà tra la previsione e l´auspicio, senza un meccanismo che ne garantisca il raggiungimento. In campo ecologico, le concessioni che la presidenza francese ha fatto a piene mani ai Paesi dell´Est, alla Germania e perfino all´Italia sono tali da rendere assai problematico l´effettivo raggiungimento degli obiettivi enunciati. Bisogna riconoscere che probabilmente Sarkozy e la Commissione non avevano molta scelta. Se avessero tenuto duro sul progetto iniziale, che disegnava un percorso vincolante con tanto di verifiche dei progressi nelle tappe intermedie da qui al 2020, probabilmente non sarebbero riusciti a chiudere un accordo entro dicembre. E a gennaio la presidenza dell´Unione passa alla repubblica Ceca il cui presidente, Vaclav Klaus, considera la lotta ai cambiamenti climatici «uno stupido lusso» e pensa che gli ecologisti siano «i nuovi comunisti». Un po´ come il nostro Berlusconi, secondo cui parlare di tagli alle emissioni in tempio di crisi economica è come «per un malato di polmonite preoccuparsi per la messa in piega». Con simili compagni di viaggio, meglio affrettarsi a portare a casa quel poco o tanto che si riesce a ottenere. Per la verità il presidente francese non era particolarmente preoccupato per le sbandierate minacce di veto italiane. Incontrando all´Eliseo prima del vertice il premier ceco Topolanek che gli chiedeva lumi sulla intransigenza italiana, Sarkozy aveva risposto: «Con gli italiani è diverso, Silvio dice sempre di no, ma alla fine dice sempre di sì. Non scenderà mai dal treno della Ue». Un calcolo che si è rivelato giusto. Al vertice Berlusconi si è sostanzialmente accontentato delle concessioni fatte alla Germania e ai Paesi dell´Est. Non ha sollevato obiezioni. E si è guadagnato il pubblico ringraziamento della presidenza francese per aver facilitato l´accordo. La clausola di revisione del pacchetto dopo il vertice di Copenhagen, che l´Italia vanta come la sua principale vittoria, secondo Barroso serve semmai ad innalzare le soglie dal 20 al 30 per cento nel caso in cui si raggiunga un accordo anche con Cina, India e Stati Uniti. Così, mentre l´Europa rischia di dover tirare i remi in barca, proprio gli Stati Uniti, sotto la nuova amministrazione Obama, si vanno preparando a riconquistare la leadership della terza rivoluzione industriale. Che non è, vale la pena ricordarlo, solo un nobile impegno etico-politico, ma anche un gigantesco business in cui si giocano i futuri equilibri economici del Pianeta. Proprio in questi giorni alla conferenza mondiale sull´ambiente organizzata a Poznan, in Polonia, il democratico John Kerry, prossimo presidente della commissione Affari esteri del Senato Usa venuto a rappresentare l´amministrazione Obama, ha confermato che Washington intende fare una inversione di rotta di 180 gradi rispetto alla linea Bush sull´ambiente. «Gli Usa - ha spiegato - si assumeranno le proprie responsabilità e sono fin d´ora favorevoli alla conclusione di un accordo per nuove riduzioni cifrate e vincolanti al vertice di Copenhagen». Ieri Kerry si è congratulato con gli europei per l´intesa raggiunta a Bruxelles. «L´Ue ci offre un fantastico esempio», ha detto l´inviato di Obama commentando l´insieme del pacchetto anti-crisi e di quello ambientale. C´è da scommettere che il nuovo presidente americano, cui dopo la bocciatura del piano auto di Bush toccherà gestire sia gli interventi a sostegno dell´industria sia la nuova svolta filo-ambientalista, saprà applicare la lezione europea con quell´efficienza a cui Sarkozy è stato costretto a rinunciare.

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tante immagini da sfogliare (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 32 - Cultura Libri illustrati Tante immagini da sfogliare Gli albi svolgono due compiti: essere letti dai genitori ai piccolissimi ed essere letti dai bambini stessi quando ancora non sanno decifrare la scrittura. Innumerevoli sono infatti le informazioni contenute in una pagina illustrata dove il testo è anche solo una riga. Non per questo gli albi sono riservati ai piccoli: ne è la prova C´era un gran silenzio di Andy Goodman (Corraini, pagg. 36, euro 12), un libro che cela sotto una veste povera un bellissimo lavoro grafico incentrato su suoni e silenzio. Non una riga di testo per il cino-australiano Shaun Tan e il suo triste, lungo racconto di migrazione, L´approdo(Elliot, pagg. 128, euro 22). Anche Il Muro di Peter Sis (Rizzoli, pagg. 56, euro 16) piacerà agli adolescenti. Il celebre autore e illustratore ci guida alla scoperta del suo mondo, la Cecoslovacchia della Guerra Fredda: «Io sono nato al principio di tutto questo, sul lato rosso della cortina di ferro». Ha vinto un Bologna Ragazzi Award così come il magnifico La vita notturna degli alberi di Bhajju Shyam, Durga Bai, Ram S. Urveti, (Salani, pagg. 32, euro 28) a tiratura limitata, realizzato su carta seta da Tara Publishing, una comune di artisti indiani Gond: senz´altro l´albo più bello dell´anno. Altri alberi, capaci di scaldare il cuore dei cittadini, sono quelli di Jo Seonkyeong, autore coreano di Un giardino sotto terra (Jaca Book, pagg. 32, euro15) racconto nato dalla vera storia di un addetto alle pulizie che crea un giardino nel cemento del metro newyorchese. Grandi e piccoli si divertiranno a incrociare le mezze pagine di un´altra premiatissima illustratrice: Emily Gravett. Gli Incantesimi del coniglio-mago pasticcione danno infatti vita a esilaranti ibridi di animali, dal salapente alla conimandra, dal conocchio al serlombo (Il Castoro bambini, pagg. 32, euro 14,50). Pico Floridi

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Ue, torna un <buon clima> tra i Ventisette (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 13-12-2008)

Argomenti: Cina

MONDO 13-12-2008 IL VERTICE A BRUXELLES Favorevole la Merkel: «Spesso mi chiamano la Signora No, ma oggi sono la Signora Sì» Sollievo a Varsavia: è una grande opportunità che possiamo misurare in decine di miliardi di euro Ue, torna un «buon clima» tra i Ventisette Verifica degli obiettivi nel 2010. Berlusconi: accolte le nostre richieste DAL NOSTRO INVIATO A BRUXELLES GIORGIO FERRARI Q ualcuno, come Nicolas Sarkozy, lo definisce già un accordo storico. Ma anche i critici solitamente più severi ammettono che c'è del buono in questo compromesso raggiunto ieri dai capi di Stato e di governo dei Ventisette a Bruxelles dopo una vigilia di tensione e la ripetuta minaccia di veto da parte della Polonia e dell'Ungheria e perfino (ma si scoprirà poi che era pura tattica) da parte dell'Italia. Il risultato è un accordo che conferma la formula «20- 20- 20» ( ovvero la riduzione del 20% delle emissioni di gas serra, l'aumento del 20% dell'efficienza energetica e l'aumento al 20% del ricorso alle fonti alternative nel mix energetico da raggiungere entro il 2020) rendendola più flessibile grazie a particolari concessioni a Varsavia sul fronte delle centrali a carbone e al nostro Paese con l'introduzione di una clausola di salvaguardia che tutela il settore manifatturiero, punto questo fortemente voluto dall'Italia e che il premier Silvio Berlusconi e il ministro degli Esteri Franco Frattini hanno reclamato come una vittoria squillante degli sforzi congiunti del team italiano, soprattutto per le misure di flessibilità e gli alleggerimenti per alcuni settori della piccola e media impresa e in particolare dell'industria manifatturiera della carta, della ceramica, del vetro. In particolare, il nostro Paese ha ottenuto, come dice Frattini, «l'introduzione di una clausola di revisione generale dopo la Conferenza di Copenaghen per l'intero pacchetto clima-energia dell'Ue estesa alla valutazione sull'impatto di competitività »: in pratica, l'Unione europea potrà rivedere entro il 2010 i propri obiettivi in base al comportamento degli altri grandi attori mondiali come Cina, India e Stati Uniti. E proprio all'America si rivolge idealmente il presidente della Commissione europea Barroso con il suo «Yes you can», un invito a Barack Obama e all'amministrazione che prenderà servizio il 20 gennaio 2009 perché si unisca all'Europa «per realizzare quella lotta ai cambiamenti climatici su cui l'Ue ha compiuto oggi un passo storico con l'adozione del pacchetto clima. Occorre dice Barroso un patto transatlantico per affrontare insieme i problemi dell'economia e dell'ambiente. L'Europa è pronta, speriamo che lo siano anche i nostri partner». Con l'approvazione del pacchetto sul clima la Ue si pone dunque all'avanguardia nella battaglia contro i gas serra. «Non c'è un continente al mondo ha detto Sarkozy a chiusura del semestre di presidenza francese che si è dotato di regole così vincolanti come quelle che abbiamo appena adottato. La crisi non può essere una scusa per non procedere sulla tutela dell'ambiente ». Gongola la Polonia, ormai avvezza a portare a casa risultati di spicco vertice dopo vertice: «Abbiamo ricevuto una grande, direi enorme, opportunità che possiamo misurare in decine di miliardi di euro, per rimodernare il nostro settore energetico », ha detto il premier Donald Tusk. Felice anche Angela Merkel: «Spesso mi hanno chiamata "Signora No", ma oggi sono la "Signora Sì": questo accordo è un importante segnale che oggi la Ue dà alla conferenza di Poznan, a quella di Copenaghen e alla nuova amministrazione americana». Certo, un accordo come quello di ieri, se pure di ampio respiro e a dispetto dei pessimismi della vigilia, non mette la Ue al riparo dai propri egoismi nazionali e dalle rituali baruffe di bottega che la contraddistinguono. È scontato che allo scadere di certe date, quando sarà il momento di prendere il pallottoliere e fare i conti di chi ha inquinato di più e di chi lo ha fatto gratis o con maggiori agevolazioni le polemiche riprenderanno e il compromesso sarà come sempre un sentiero sottile fra lusinghe e ricatti. Ma questa è l'Europa dei Ventisette, costretta come ha detto un illuminato diplomatico a fare tre passi avanti e due indietro per ottenere il risultato di farne almeno uno. Basta sentire lo strepito del presidente ceco Vaclav Klaus, euroscettico di prima classe, che considera il pacchetto climatico «uno stupido lusso» e pensare che sarà proprio Praga ad assumere la prossima presidenza a gennaio per averne conferma. Ma intanto un accordo c'è ed è già molto. E nessun Al Gore o John Kerry finora era riuscito ad escogitarne uno altrettanto realisticamente fattibile. Sarkozy: «Non c'è un continente al mondo che si è dotato di regole così vincolanti come quelle adottate» Ai Paesi dell'Est dell'Unione è stata consentita una maggiore elasticità per quanto riguarda le emissioni delle centrali a carbone

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Le quattro ruote si sgonfiano ovunque (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 13-12-2008)

Argomenti: Cina

ECONOMIA 13-12-2008 Le quattro ruote si sgonfiano ovunque DA MILANO PIETRO SACCÒ U n occhio e Detroit e l'altro a Torino, o Stoccarda o a Boulogne-Billancourt. Perché la crisi dell'auto non è un affare solo americano. In tutto il mondo chi produce autovettore sta vivendo mesi da brivido. Le vendite stanno crollando ovunque: in Europa, dopo il -15,5% di ottobre, si prevede un - 25% a novembre, in Giappone il tonfo è stato del 27,3%, negli Stati Uniti del 40%. Anche le aree che hanno sostenuto l'industria delle quattro ruote negli ultimi anni stanno mostrando adesso segni di cedimento. In India a novembre si è registrato il primo calo di immatricolazioni dopo 5 anni di crescita ininterrotta, in Cina sono quattro mesi che il mercato si sta restringendo, in Brasile il calo è stato del 25%. Non si salva proprio nessuno, nemmeno quell'auto elettrica che in tanti indicano come mezzo del futuro e che invece in Inghilterra unico Stato dove le vetture a batteria hanno una quota di mercato rilevante ha visto calare le consegne, quest'anno, del 58%. Molti governi stanno correndo ai ripari. L'intervento più massiccio, fino ad ora, è stato quello della Svezia. Volvo e Saab, le due principali case automobilistiche scandinave, sono rispettivamente di proprietà di Ford e General Motors. Per evitare che la crisi le travolga il governo ha deciso di stanziare 2,65 miliardi di euro (28 miliardi di corone) in un programma di ricerca e sviluppo per le quattro ruote. Spostandosi in Francia, nel piano anti-crisi annunciato dal presidente Nicolas Sarkozy ci sono 220 milioni di euro per un nuovo bonus rottamazione, 300 milioni per progetti di investimento sulle quattro ruote e un miliardo di euro da dare in prestito alle due case nazionali (e parzialmente statali) Renault e Peugeot- Citroen. Anche in Italia non si esclude un ricorso a un nuovo piano di incentivi. Tutte misure di sostegno immediato per un settore che, lo ha ammesso anche l'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, sta attraversando un deserto dal quale uscirà rivoluzionato: in due anni ci sarà un «consolidamento globale», dopo la crisi «resteranno solo sei grandi gruppi». E per Fiat, che vuol essere del gruppo, è arrivato il momento di trovare un alleato all'altezza. Il crollo delle vendite è globale Non si salvano nemmeno i mercati emergenti di Cina, India e Brasile Svezia e Francia hanno già annunciato piani per salvare i campioni nazionali Marchionne: «Resteranno solo 6 case»

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Vertice Ue. Berlusconi entusiasta dei risultati. "Abbiamo ottenuto tutto" (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 13-12-2008)

Argomenti: Cina

Vertice Ue. Berlusconi entusiasta dei risultati. "Abbiamo ottenuto tutto" 13-12-2008 BRUXELLES. Poteva, da sola, far saltare il banco. Ne esce, alla fine, con le tasche piene e i ringraziamenti del presidente francese di turno Nicolas Sarkozy. Dopo mesi di negoziati tesissimi, tra aperture e minacce di veto, l'Italia incassa un successo sul pacchetto clima-energia dell'Ue che ancora fino a ieri mattina sembrava impensabile. "E' una nostra grande vittoria, abbiamo ottenuto tutto", ha commentato raggiante il premier Silvio Berlusconi subito dopo esser uscito dalla sala dove i capi di Stato e di governo dei Ventisette avevano appena sottoscritto l'accordo. Salvaguardia totale del manifatturiero, clausola di revisione generale dell'intero pacchetto nel marzo 2010, flessibilità sugli obiettivi intermedi da qui al 2020 e sulle energie pulite: red-lines' che il governo non era disposto a valicare e che si ritrovano - tutte - nell'accordo finale. Un compromesso impreziosito dal via libera convinto del governo italiano anche all'altra grande sfida dell'ultimo Consiglio europeo sotto presidenza francese: il varo, cioé, del piano da 200 miliardi (l'1,5% del Pil europeo) per contrastare la crisi economica e che - al contempo - non scardina i paletti di quel patto di stabilità fondamentale per i conti pubblici italiani. "Anche stavolta la nostra abilità tattica ha pagato", si è compiaciuto il presidente del Consiglio che giovedì mattina era arrivato in una Bruxelles gelida minacciando tempesta per poi aprirsi alle rassicurazioni di Sarkozy. Non è un caso se la svolta, giovedì sera, è stata determinata proprio da un incontro tra i due e se, ieri, il Cavaliere ha voluto lodare pubblicamente l'inquilino dell'Eliseo per "l'intelligenza e la determinazione" con le quali ha tenuto le redini delle trattative. Trattative che nella due giorni del Consiglio il premier ha condotto personalmente, sorrette da "un lavoro di squadra che ci ha portato ad un risultato straordinario, considerata la barra di partenza". Il riferimento, esplicito, era diretto a tutti i ministri che si sono occupati del pacchetto nei mesi scorsi, dal titolare della Farnesina Franco Frattini, che lo ha accompagnato a Bruxelles, a Stefania Prestigiacomo (Ambiente), Andrea Ronchi (Politiche europee) e Claudio Scajola (Sviluppo economico). Le perplessità del premier sulla necessità di approvare misure così delicate per le industrie europee in un momento di depressione economica certo non sono sparite da un giorno all'altro. Ma la clausola di revisione generale del pacchetto all'indomani della Conferenza di Copenaghen del 2009, fortemente voluta dall'Italia, rappresenta una sorta di rete di salvataggio': se anche i grandi inquinatori' a livello globale - Usa, Cina, India - non dovessero adottare misure analoghe, anche il Vecchio continente a quel punto potrebbe fare marcia indietro. Perché ora l'Europa sull'ambiente è "all'avanguardia", ma certo, ha chiarito Berlusconi, "non vuole essere quella che paga il conto da sola...". Da Bruxelles, la soddisfazione della delegazione italiana è rimbalzata a Roma, dove Scajola si è detto "orgoglioso dei risultati raggiunti per l'Europa e per l'Italia". "Abbiamo visto riconosciute le nostre ragioni, superando gli ambientalismi ideologici di chi per mesi strumentalmente ha accusato il governo di voler boicottare l'accordo", gli ha fatto eco Prestigiacomo che ha parlato di un compromesso all'insegna "dell'equità, della sostenibilità economica ed ambientale, e della tutela degli interessi nazionali". Mentre secondo Ronchi, grazie al governo "nessun posto di lavoro italiano verrà ora messo a repentaglio". Ultima nota positiva del Consiglio la creazione di un fondo - detto Margherita' - che mobiliterà risorse aggiuntive per le infrastrutture trans-europee. Anche questo chiesto dall'Italia, ha raccontato Berlusconi prima di lasciare Bruxelles, e anche questo ottenuto.

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La Sinistra, il popolo unito ma i leader no (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 13-12-2008)

Argomenti: Cina

La Sinistra, il popolo unito ma i leader no Marzia Bonacci, 13 dicembre 2008, 20:47 Politica All'Ambra Jovinelli l'associazione che sta costruendo il processo costituente e che vede insieme Sd, parte del PdCI e dei Verdi, oltre all'ex maggioranza di Rifondazione, organizza le primarie per le idee. Esponenti dei sindacati e dei movimenti, ma anche semplici militanti chiedono un partito unico che debutti alle elezioni europee. Mentre la leadership si divide: Fava spinge per la nuova formazione che partecipi alla tornata elettorale di giugno, Vendola preferirebbe un cartello elettorale di tutte le forze rimandando la nascita del nuovo soggetto Alle 13.30 il teatro Ambra Jovinelli a Roma è già tutto pieno. In platea come al primo e al secondo piano, tanto che sedersi è da subito un'impresa, difficile quanto quella che ci si appresta a realizzare in questa assemblea. Il primo appuntamento ufficiale dell'associazione politico-cultura La sinistra è un successo di partecipazione. Del resto il tema è invitante: le primarie delle idee, ovvero cercare risposte alla domanda radicale. Quale? Semplice: "Per me la sinistra è". E' questo infatti l'interrogativo a cui dovranno rispondere i tanti partecipanti nei loro interventi (massimo tre minuti ciascuno), secondo un' alternanza che rispetti la rappresentanza dei due generi, con una modalità a sorteggio. Mentre circola un questionario articolato in 26 punti che va a toccare i temi cari al popolo della sinistra, chiedendogli di abbozzare una scala di priorità. Così si vota per avanzare le preferenze sulle idee proposte: dalla laicità al reddito di cittadinanza, da un nuovo modello economico alla tutela dell'ambiente, dall'uguaglianza tra i sessi, le razze, le fedi alla pace e al disarmo, dall'occupazione sicura e stabile all'importanza di una rappresentanza democratica e non schiacciata sul bipolarismo. I questionari vanno consegnati entro le 17 in modo da poterne dare lettura alla fine dell'assemblea. Mentre gli interventi, tutti rigorosamente dal basso, con protagonisti associazioni, esponenti del sindacato, del movimento degli studenti, semplici militanti o elettori, saranno pubblicati su Internet per essere valutati e votati. Tutto in vista dei prossimi appuntamenti che avranno già in febbraio un mese di svolta con le consultazioni sul territorio in merito al logo grafico che l'associazione si darà e alla dichiarazione programmatica che scaturirà da questa fabbrica delle idee. Insomma si da spazio al popolo della sinistra e alle sue proposte contenutistiche, tanto che è esclusa ogni performance dei leader, che pure ci sono. Fava, Mussi, Vendola, Giordano, Francescato, Belillo, Guidoni, Cento, De Petris, cioè Sinistra democratica, Rifondazione per la Sinistra, un pezzo del PdCI e dei Verdi: in sostanza le forze impegnate da mesi nel processo costituente. Oggi però, leadership e appartenenze partitiche si decide di lasciarle ai margini, facendo si che a calcare il palco sia il popolo della sinistra. Un popolo che cerca di allontanare dalla mente il fantasma della sconfitta di aprile, ma se il tempo passa, la memoria non si perde e anzi si fortifica in uno sguardo più lucido su quanto accaduto. Meno di un anno fa i partiti della sinistra, riuniti nel cartello elettorale dell'iride, sono stati bocciati dalle urne e estromessi dal parlamento, ma quel che è stato è stato. Dunque guardare all'oggi, dove lo tsunami economico, la restaurazione del governo di destra e la crisi del Pd rendono ancora più urgente la nascita di una nuova soggettività di sinistra, unita e plurale. Soprattutto se non si vuole consegnare "orfani" politici a Di Pietro e all'Idv. C'è dunque entusiasmo, partecipazione, volontà di incidere negli interventi che si susseguono dal palco, sotto l'occhio vigile e coordinatore di Moni Ovadia, chiamato all'ingrato compito di far rispettare tempi e dare ordine al dibattito. Entusiasmo, partecipazione, volontà di incidere che si traducono in tante risposte diverse alla domanda originaria del "per me la sinistra è". Alla ragazza della Brianza che parla, con la voce un po' tremante e rotta dall'emozione, appare chiaro che la nuova soggettività politica a cui si sta lavorando deve rispondere al desiderio di legalità, perché anche nel suo territorio, massimo centro di produzione industriale dove dominano Lega e Pdl, la mafia permea la società e fa affari d'oro. Per la delegata Fiom di Brescia la sinistra che vorrebbe è quella forza capace di dare un segnale di unità e concretezza al disincanto che gli operai nutrono verso la politica, loro che pure sono stati capaci, in piena crisi economica e stritolati dalla cassa integrazione, di aderire coraggiosamente allo sciopero generale. Per il movimento della sinistra unita, invece, è essenziale ripartire dal lavoro e dalla salute, cioè dai diritti universali, garantendoli a tutti, stranieri compresi. Mentre l'Arci con Sergio Giovagnoli prospetta una mobilitazione nazionale per un nuovo welfare, un modo per rispondere da sinistra allo sconquassamento del modello capitalistico in atto. Ma è forse nella platea che applaude scandendo il grido di "partito, partito" che si condensa il senso della partecipazione odierna. Se ci si parla con questo popolo, anche fuori dal teatro, magari tra un caffè e una sigaretta, tutti ti dicono la stessa cosa. Cioè che va bene lavorare ai contenuti, al programma, alle idee, ma che ci sono anche le scadenza elettorali e la necessità di dare un'organizzazione al progetto: dunque una lista unica e un unico partito non sono più rinviabili. Anche questo, per loro, è sinistra. E per questo, già si è bruciato troppo tempo, rallentando le lancette di un orologio storico-politico che chiede coraggio, superamento delle logiche individuali, generosità da parte delle leadership così ancorate alle proprie rendite di posizione. Il popolo dunque c'è, è unito, chiede un partito unico, lo vuole subito. E la sua dirigenza? Arriva all'Ambra Jovinelli già segnata dalla divisione. L'intervista rilasciata dal coordinatore di Sd Fava rende scuro in volto Nichi Vendola, leader della minoranza del Prc sospesa fra la permanenza nel partito e la scelta di abbandonarlo -consegnandolo totalmente alla nuova segreteria di Ferrero e Grassi- per tuffarsi nella futuribile formazione della sinistra. Fava boccia il cartello elettorale per le europee, indicato recentemente da Bertinotti come unica soluzione possibile per evitare l'ennesima debacle politica, definendolo "una proposta riduttiva", rispetto a cui "oltrettutto mancano i tre soggetti che dovrebbero esserne interessati" perché "Ferrero non è interessato, Francescato non è interessata, così come non è interessato Diliberto". Al contrario, ha spiegato Fava a L'Unità di oggi, bisogna offrire "uno sbocco elettorale" alla sinistra, sapendo che "non possiamo riproporre l'Arcobaleno", affossato già in passato e che per questo "gli elettori non capirebbero". Meglio dunque "un nuovo partito della sinistra", capace di essere "il punto di arrivo" di quanto si sta cercando di realizzare da mesi e che si faccia avanti già alla tornata di Bruxelles. Attenzione, però, "sapendo che dentro questa idea non ci sarà spazio per l'orgoglio comunista". Un messaggio che stana la componente dei giordani-vendoliani, mettendola ancora una volta di fronte al dilemma e alla scelta: o con noi o contro di noi, o dentro il Prc o fuori dal Prc. Ma non domani, già oggi, fin dalle elezioni di giugno per l'Europa. Parole che fanno tremare i polsi a Rifondazione per la Sinistra, al suo interno divisa sui tempi della scissione e sempre più infastidita da quelle che gli appaiono come fughe in avanti. Pericolose e scomode perchè la costringono a non poter più camminare sul confine dell'indecisione e dell'attendismo, quello che la vede sospesa tra il dentro e il fuori del Prc. Fughe in avanti che non sono solo di Fava ma anche di Verdi e PdCI, che al processo costituente partecipano e che vogliono vedere accelerato. Tradotto: la nascita del nuovo partito fin dalle europee. "Sinceramente stupito", "tesi sulle quali non possiamo assolutamente concordare": così giudica le dichiarazioni di Fava, da cui si tiene a distanza durante l'assemblea all'Ambra Jovinelli. Il governatore pugliese, poi, mette in guardia il coordinatore di Sd da "ogni forzatura politicista" e invita a "rompere con l'antica abitudine di presentare alla base solo decisioni già assunte". Il nuovo partito ha bisogno "dei suoi tempi" e deve nascere "senza forzature", spiega Vendola, che ricorda come soprattutto non può essere partorito sotto l'assillo delle elezioni europee. Si ma le elezioni a giungo ci saranno, allora che fare? Per Vendola vale quanto proposto da Bertinotti: "affrontare quella prova chiedendo a tutte le forze della sinistra di dar vita a un cartello elettorale", un modo anche "per evitare il rischio di una frammentazione che indebolirebbe ogni progetto volto alla costruzione unitaria del nuovo soggetto politico della sinistra". Sul comunismo, bandito da Fava, il compagno Nichi non è disponibile a nessuna apostasia: "chiedo rispetto per le identità altrui", dice nello spiazzale antistante il teatro, ricordando che "intendo portare nella sinistra il mio orgoglio comunista". Lontananze con Sd, mentre il suo partito è al centro congressi Frentani per il Cpn. Distanza dunque anche da questo. Al Comitato di oggi, dove Ferrero presenta la sua linea e chiede che Liberazione si conformi ad essa, Vendola non partecipa. "Soffro ancora l'effetto del jet lag. Sono appena tornato dalla Cina", spiega, aggiungendo che "dovendo scegliere, ho scelto di venire qui". E' già qualcosa, perché viste le parole del leader di Sd, l'amaro in bocca poteva anche spingere a disertare entrambi i fronti.

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La Cina vuole difendere una crescita dell'8% (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 14-12-2008)

Argomenti: Cina

La Cina vuole difendere una crescita dell'8% La Cina mira a una crescita del pil attorno all'8% nel 2009 contro il 9% atteso per il 2008, in un anno che si preannuncia difficile sotto il profilo economico: è quanto ha affermato il presidente dell'autorità nazionale che sovrintende al settore bancario, Liu Mingkang. «La situazione economica e finanziaria della Cina - ha detto - non riserva ottimismo e le banche cinesi si troveranno a fronteggiare sfide impegnative nel 2009. Se il tasso di crescita del pil calasse al 6% o 7%, la qualità dello sviluppo ne soffrirebbe seriamente». Un ritmo di espansione del 6 o 7%, benchè invidiabile per la maggioranza dei grandi paesi del mondo, in Cina metterebbe a rischio la stabilità sociale e renderebbe più difficile la creazione di posti di lavoro per i milioni di persone che si spostano ogni anno dalle campagne alle città, ha rammentato Liu. Il presidente dell'autorità ha messo in guardia anche dal rischio di una deflazione, possibile a causa del brusco rallentamento dei prezzi alla produzione e al consumo segnato nelle più recenti settimane. Prospettive

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gli incubi del sogno cinese - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 14-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 28 - Cultura Gli incubi del Sogno Cinese Risvegli l´attualità Il 18 dicembre 1978, per volontà del leader di allora Deng Xiaoping, il partito comunista introdusse degli incentivi di guadagno per i contadini più produttivi. Fu l´inizio del sommovimento epocale che ha portato la Cina ai vertici dell´economia mondiale. Trent´anni dopo, però, l´anniversario è amaro: il boom appare minacciato dalla crisi globale Prima di oggi il gigante asiatico era stato al riparo dagli effetti dei cicli economici negativi "Non avremmo mai immaginato tanto benessere Ma sarà lo stesso per i nostri figli?" FEDERICO RAMPINI PECHINO Wang Shan era un giovane medico di 22 anni, Yang Yin un´infermiera di 19, quando si presentarono all´ufficio matrimoniale nella loro cittadina dello Hunan. Ciascuno aveva in mano la lettera della «unità di lavoro», la cellula del partito comunista che li autorizzava a sposarsi. Nessun fotografo, niente abito da sposa. «Con un salario di 30 yuan (3 euro) al mese - dice Wang - il banchetto nuziale fu una distribuzione di caramelle ai colleghi di lavoro. Per avere un letto matrimoniale dovetti prendere in prestito una brandina dell´ospedale». Il sogno della giovane coppia? «Un futuro radioso per noi voleva dire poterci comprare una bicicletta, una macchina da cucire; forse perfino un orologio da polso, e il lusso estremo di una radiolina a transistor», ricorda Yang. Era una vigilia d´inverno di trent´anni fa. Wang e Yang non potevano sapere che il giorno stesso delle loro nozze nei palazzi del potere di Pechino maturava una decisione che avrebbe cambiato il resto della loro vita, il loro orizzonte e i loro sogni, consegnando a generazioni di figli e nipoti una Cina irriconoscibile. La data: 18 dicembre 1978. Quel giorno, alla terza sessione plenaria dell´11esimo Comitato centrale del partito comunista, il leader Deng Xiaoping presentava una mozione di cui pochi capirono la portata. Una modesta riforma: così sembrava, nel tipico stile gradualista e prudente di Deng. Raccomandava ai villaggi agricoli di introdurre un sistema di «responsabilità» - è la definizione sibillina del testo ufficiale - per legare il guadagno dei contadini alla produttività dei loro raccolti individuali. Era l´inizio della contro-rivoluzione. L´abbandono dell´egualitarismo maoista. Il primo germe dell´economia di mercato, introdotto alla chetichella nell´immenso corpo indolente della Cina rurale, il gigante addormentato del Terzo mondo. Il virus del guadagno, iniettato a centinaia di milioni di contadini, in pochi anni fece crescere i raccolti a livelli mai visti, affrancando per sempre la Repubblica popolare dal flagello delle carestie. Di lì a poco Deng avrebbe varato un esperimento ancora più importante, creando le «zone economiche speciali» nella regione meridionale del Guangdong. Erano porti franchi aperti agli investimenti stranieri, su cui si lanciarono per primi gli scaltri capitalisti cinesi d´oltremare, da Hong Kong e Taiwan. L´inizio del prodigio industriale cinese. Da quel Plenum del partito comunista di trent´anni fa parte una catena di eventi che ha cambiato il destino di un miliardo di persone e la storia del mondo. Ha stravolto le gerarchie tra le nazioni, ha disegnato la fisionomia della globalizzazione. La sorte ora gioca uno scherzo crudele a questo anniversario. Per mesi i leader di Pechino avevano curato i preparativi della celebrazione: il secondo grande evento del 2008 dopo le Olimpiadi, per l´iconografia del regime. Ma proprio quando arriva la data fatidica per commemorare i trent´anni di economia di mercato, sulla Repubblica popolare soffia un vento sinistro. Lo spettro di una Grande Depressione è in cima ai pensieri di tutti. Non è aria di festeggiamenti ma di interrogativi angosciosi. Uno domina su tutti: quale sarà il prezzo da pagare per essere balzati ai vertici del capitalismo mondiale? Per una nazione che non ha una vera memoria storica del 1929 (allora la sua economia era troppo decadente e periferica per sentire davvero gli effetti del crac), poi fu isolata a lungo dall´autarchia maoista, questo è il primo impatto veramente drammatico con un rovescio del ciclo economico. Le riflessioni sulla svolta storica di trent´anni fa assumono di colpo un tono diverso. Dai racconti sul "come eravamo" affiora una curiosità nuova, la voglia di riscoprire esperienze sepolte nel passato dei genitori e dei nonni, ricordi di privazioni, rinunce, miserie quotidiane. Yu Manxiang oggi ha 58 anni, è infermiera all´ospedale Ruijin di Shanghai. La figlia di Yu compiva due anni alla vigilia delle riforme di Deng Xiaoping. «Nel 1978 - ricorda Yu - avevamo ancora la tessera del razionamento alimentare. Un chilo di uova al mese, nemmeno un uovo al giorno per la mia bambina. Il diritto a una bottiglia di latte quotidiana era scaduto al compimento del suo primo anno. Vivevamo in un appartamento diviso tra più famiglie, in un caseggiato popolare senza accesso alle fognature. Ogni mattina facevamo i turni per pulire la latrina collettiva. Anche l´unico rubinetto dell´acqua corrente dovevamo usarlo a turno». Sua figlia Zhou Zhuxin si è sposata nel 28esimo anniversario delle nozze dei genitori. Per il banchetto si è fatta truccare da un celebre coiffeur-stilista; ha affittato un salone privato in un hotel a cinque stelle, con orchestra e piattaforma da ballo liscio; un cameraman professionale ha prodotto un dvd dell´evento come omaggio per tutti gli ospiti. I giovani sposi, laureati e dipendenti di multinazionali straniere, si sono trasferiti in un appartamento di 150 metri quadri che all´epoca dei genitori avrebbe ospitato cinque famiglie. La mamma della sposa insieme alla gioia sente un velo d´inquietudine: «Quando eravamo giovani non avremmo mai immaginato tanto benessere. Quello che è accaduto in trent´anni è andato ben oltre i nostri sogni. Ma sarà lo stesso per questi ragazzi?». Xue Deyu ha 64 anni. Nel 1978 lavorava come impiegata per un´azienda farmaceutica di Shanghai, salario 40 yuan al mese (quattro euro). Ricorda gli acciacchi di quegli inverni. «Quando si avvicinava il Capodanno lunare - racconta - scattava l´ansia di fare provviste alimentari con settimane di anticipo, visto che mancava tutto. Chi arrivava ultimo al mercato poteva restare a mani vuote. Perciò si organizzavano file notturne davanti al negozio di quartiere, lunghe code per essere pronti a scattare il mattino, e quando apriva la saracinesca era un parapiglia, liti e risse. Faceva talmente freddo durante quelle attese che al Capodanno arrivavamo regolarmente ammalati». Da quel momento in poi, la sua storia è una ricostruzione esemplare del formidabile boom economico innescato da Deng. Nel 1984 Xue e il marito sono promossi manager in riconoscimento dei loro studi (durante gli anni del radicalismo maoista, al contrario, le competenze erano un demerito e una causa di persecuzione). Lo stesso anno comprano il loro primo televisore in bianco e nero. Nel 1986 il primo frigo. Nell´88 la tv a colori, nel ?92 il telefono individuale in casa e la prima motocicletta del marito. è una storia qualunque. è moltiplicandola per centinaia di milioni che si capisce l´eccezionalità di questo trentennio. L´epoca in cui il "pianeta delle biciclette" ha lasciato il posto alle megalopoli futuristiche di Pechino e Shanghai, capitali di un mercato automobilistico da 15 milioni di vetture. Da quel fatidico Plenum comunista del 1978, per trent´anni di fila la nazione più popolosa del pianeta si è lanciata in una corsa fenomenale. Una crescita economica che non ha precedenti nella storia umana: in media 9 per cento di aumento del Prodotto interno lordo all´anno. Il reddito pro capite dei suoi abitanti è decuplicato. Trecento milioni di persone hanno varcato la soglia della povertà e hanno avuto accesso a un benessere moderno. Questa Cina che ce l´ha fatta è la più vasta "middle class" del pianeta, grande quanto tutta la popolazione americana. E lo stereotipo del "capitalismo autoritario" - semplificazione in voga in Occidente - non rende l´idea dell´esplosione di libertà individuali così come la percepisce il ceto medio cinese. Oggi nessuno per sposarsi deve presentare la lettera della cellula comunista; neanche per avere il passaporto e andare all´estero. Il dinamismo, la velocità del cambiamento, la fiducia nel futuro hanno fatto della popolazione cinese la più ottimista del mondo, in tutti i sondaggi internazionali degli ultimi anni. La parabola fantastica che in trent´anni ha portato la Cina dall´1 per cento del Pil planetario (un nano irrilevante all´epoca della svolta di Deng) fino alla sfida con gli Stati Uniti per il primato mondiale, ora incontra il suo primo serio incidente di percorso. Più grave forse perfino del massacro di Tienanmen, che schiacciò nel sangue il sogno democratico di una minoranza. Oggi le ombre della recessione si estendono sulla Cina tutta intera, un miliardo e trecento milioni di persone. Nella sola provincia del Guangdong, proprio quella dove Deng inaugurò le sue «zone economiche speciali» trent´anni fa, hanno chiuso per bancarotta 67.000 fabbriche. Le boom-city che furono gli avamposti della nuova frontiera, Canton e Shenzhen, sono le prime a subire il crollo delle esportazioni verso l´Occidente. La velocità con cui si propaga la crisi ha colto tutti di sorpresa. Ancora all´inizio di quest´anno la Repubblica popolare era l´Eldorado di Airbus e Boeing: la febbre del turismo faceva esplodere il traffico passeggeri; la settimana scorsa il governo ha ordinato a tutte le compagnie aeree di cancellare gli acquisti già prenotati di nuovi apparecchi. Dall´automobile all´elettronica, dal cemento all´acciaio, ogni industria è in stato di choc. Il calo degli ordini dall´Europa e dall´America ha un effetto moltiplicatore sui consumatori cinesi, che in preda alla paura smettono di spendere a loro volta. Un´impresa che va a gonfie vele invece sono le ferrovie dello Stato. «Ogni giorno - ha detto un capostazione dello Hunan - arrivano treni stracolmi di operai licenziati dalle fabbriche, tornano qui nelle campagne che avevano abbandonato». è l´inizio di un contro-esodo di massa? Commenta cinicamente un dirigente della banca centrale: «Il nostro unico Welfare State è l´agricoltura: chi perde il lavoro torna a lavorare la terra». Per questi immigranti di ritorno è la fine del grande sogno cinese. Circolano stime semi-segrete che fanno rabbrividire i leader di Pechino: l´anno prossimo il ritmo di crescita potrebbe dimezzarsi. Dall´11,7 per cento di aumento del Pil nel 2007 si rischia di scendere al 6, uno sviluppo insufficiente per creare i venti milioni di posti di lavoro necessari a impedire un´epidemia di disoccupazione di massa. Proprio come nel 1929 e alla fine di tutte le "bolle" speculative occidentali, anche in Cina gli scandali accompagnano i segni premonitori del disastro. Huang Guangyu, il fondatore dell´impero elettronico Gome, in vetta alla top ten dei miliardari cinesi, è nelle mani della polizia incriminato per una serie di reati finanziari. A Pechino e Shanghai l´unica professione che conosce un successo inaspettato è quella degli psicologi. è una figura sconosciuta nella tradizione cinese, che preferisce l´erboristeria tradizionale, i saggi buddisti o i chiromanti. Ma la paura di una Grande Depressione si accompagna alla depressione minuscola, malattia moderna che si diffonde tra i giovani colletti bianchi delle grandi città. I discendenti di Deng avvertono il rischio che si stia chiudendo una fase gloriosa, il Trentennio Dorato. Il presidente Hu Jintao ha dichiarato che questa crisi «mette alla prova la capacità di governo del partito comunista». Sono parole inconsuete, tradiscono l´insicurezza del regime che ha gestito il più audace esperimento capitalistico del XX secolo. Per ora Hu non mette in discussione le scelte fatte da Deng in quel dicembre del 1978. Nessuno la evoca apertamente, ma traspare in alcune frange del partito e dell´opinione pubblica la tentazione di innalzare una nuova muraglia cinese, di denunciare la crisi come un complotto americano, di tornare a forme di protezionismo per isolarsi dal contagio dell´Occidente. Ma se si spezza il sogno che ha tenuto unito questo popolo, e gli ha dato la forza di compiere imprese inaudite, nessuno sa veramente che cosa può accadere dopo.

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caravanserraglio, regali di natale fuori dal comune (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 14-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XXIII - Roma Caravanserraglio, regali di Natale fuori dal comune Fino al 6 gennaio all´Auditorium, 400 metri quadrati con oggetti unici Circa 50 banchetti che espongono una carovana di cose diverse, da Napoli alla Cina Stoffe preziose che arrivano dall´India, gioielli e monili originali, statuine cinesi dell´epoca della propaganda culturale maoista, pashmine del Nepal, ma anche maxi borse per lo shopping in tessuti moderni, vintage di alta qualità e tante creazioni artigianali. La carovana di "Caravanserraglio" è tornata con i suoi tanti stand pieni di tesori ad "accamparsi", come facevano le vere carovane di mercanti nelle oasi del deserto africano, davanti all´Auditorium Parco della Musica, in via Pietro De Coubertin. in una nuova location di 400 metri quadrati. «Siamo sempre alla ricerca di nuovi oggetti da proporre nei nostri stand - raccontano le due capo-carovana Ciu Ciu Bosco e Flavia Donà dalle Rose - e speriamo anche questa volta di aver creato una miscela di cose diverse ed interessanti». "Caravanserraglio" è arrivato al suo sesto anno di vita, partendo da Roma e andando, itinerante, in tante città della Penisola, da Lecce a Milano, da Firenze A Napoli, con il suo carico di mercanzie rare e preziose. «Abbiamo intenzione di continuare a girare a lungo - proseguono le due organizzatrici - e ci piace esporre in posti belli e suggestivi, come l´affascinante chiostro dei Teatini a Lecce o il modernissimo spazio del Superstudio a Milano. E poi la nostra sfida più grande è mostrare al nostro pubblico gioielli inconsueti e una vera e propria "couture" mai banale». E per chi ha voglia di fare un regalo di Natale fuori dal comune una passeggiata egli stand di "Caravanserraglio" è d´obbligo. Sono circa cinquanta i banchetti degli espositori in questa edizione, cominciata il 3 dicembre e che andrà avanti fino al 6 di gennaio, giorno dell´Epifania, dove chiuderà con una festa dedicata ai bambini. Particolarissimo e decisamente fuori dal comune lo stand di Lucilla Stefoni e Astrid Narguet tutto dedicato alla Cina. Spiccano antichi vasi dell´epoca Ming ma anche molte statuine dei tempi della propaganda culturale maoista. Non mancano arazzi, abiti artigianali e monili. «Sono sempre stata appassionata dalla Cina e dalla sua storia - racconta Lucilla Stefoni - la mia amica Astrid ha vissuto a Pechino per 13 anni e insieme abbiamo aperto uno spazio espositivo che si chiama "Galleria 8". Fra le prossime iniziative che abbiamo in programma c´è la mostra "Utopia cinese", dal 19 dicembre al primo febbraio». "Caravanserraglio", Auditorium Parco della Musica, viale Pietro De Coubertin, ingresso libero. Orario fino al 6 gennaio 10-30-20,30.

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"i detenuti di guantanamo in europa" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 14-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 13 - Esteri Il caso "I detenuti di Guantanamo in Europa" LONDRA - Gli Usa chiedono gli alleati europei aiuto per ospitare gli ex detenuti di Guantanamo. Chiudere la prigione per "nemici combattenti" nella base americana a Cuba è una delle priorità di Obama, ma il problema rimane dove sistemare i detenuti che non possono essere rimpatriati. Più di un quinto dei 250 prigionieri di Guantanamo provengono da Paesi che non garantirebbero il rispetto dei diritti fondamentali (come Cina, Libia, Russia, Tunisia o Uzbekistan).

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"clima, un anno per evitare il disastro" - antonio cianciullo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 14-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 13 - Esteri Rivoluzione energetica "Clima, un anno per evitare il disastro" L´appello di Ed Miliband: i governi devono investire sull´ambiente Va sostenuta spostando risorse, puntando sui treni ad alta velocità e sulle case a consumo basso o nullo, sull´efficienza e sulle fonti rinnovabili ANTONIO CIANCIULLO DAL NOSTRO INVIATO POZNAN - Più che una conferenza è stato l´annuncio ufficiale del countdown: a Poznan i delegati Onu hanno fatto tappa preparandosi allo scatto finale per la maratona a difesa del clima che dovrebbe concludersi alla fine del prossimo anno a Copenaghen. Il treno dei negoziati non è uscito dai binari e non si è fermato, ma la velocità è bassa e la strada resta lunga. A tarda notte, in chiusura dei lavori, Yvo de Boer, il coordinatore degli appuntamenti sul global warming, si è consolato dicendo che «in una maratona è alla fine che bisogna accelerare, non all´inizio». Ma i paesi poveri protestano perché il Fondo per l´adattamento, approvato ieri, porterà solo 300 milioni di dollari all´anno: la tassa del 2 per cento sull´asta delle emissioni inquinanti non è passata. «A Poznan abbiamo costruito un altro tassello dell´accordo e la moltiplicazione degli uragani e delle alluvioni ci ricorda la necessità di una risposta rapida e determinata - spiega Ed Miliband, il ministro per l´Energia e i cambiamenti climatici del governo britannico - Abbiamo dodici mesi per disinnescare la bomba climatica: l´appuntamento di Copenaghen alla fine del prossimo anno non può fallire». Gli ambientalisti sono rimasti delusi, parlano di indebolimento delle posizioni europee. «Io credo che in questi giorni abbiamo registrato un doppio successo. A Poznan la conferenza delle Nazioni Unite ha confermato la tabella di marcia per arrivare a Copenaghen con la spinta giusta. L´Unione europea ha ribadito la linea del 20?20?20 entro il 2020, cioè 20 per cento in più di efficienza energetica, 20 per cento in meno di emissioni serra, 20 per cento di energia da fonti rinnovabili. E, se ci sarà un accordo internazionale, porteremo al 30 per cento il taglio delle emissioni». Siamo ancora lontani dall´80 per cento che la Gran Bretagna si è impegnata a raggiungere entro il 2050. «Ma anche gli obiettivi intermedi sono importanti. La rivoluzione energetica può aiutarci a uscire dalla crisi e a moltiplicare i posti di lavoro, ma va sostenuta investendo, spostando risorse, puntando sui treni ad alta velocità e sulle case a consumo basso o nullo, sull´efficienza e sulle fonti rinnovabili. Noi non vogliamo fermare lo sviluppo: decarbonizzare la nostra economia, sganciarla dalla trappola dei combustibili fossili, significa rilanciarla. E questa è la direzione che prenderà la nuova amministrazione statunitense. Le parole di Al Gore a Poznan e le scelte di Obama sono molto incoraggianti». La Cina e le nuove economie in crescita si allineeranno al processo? «A Poznan il Messico ha annunciato un proprio target del 50 per cento di riduzione delle emissioni serra al 2050; il Brasile si è reso disponibile a una riduzione del 70 per cento del tasso di deforestazione dell´Amazzonia; la Cina ha manifestato l´intenzione di integrarsi nel processo. Bisogna superare lo scoglio della disponibilità finanziaria. Bisogna affinare il meccanismo per la promozione delle fonti pulite e dell´efficienza energetica. Da questo punto di vista serve qualcosa di più di quanto è stato fatto finora: da qui a Copenaghen occorre che tutti i governi facciano uno sforzo supplementare per raggiungere il traguardo. E, come dice il nuovo presidente degli Stati Uniti, possiamo farcela».

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federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 14-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 25 - Copertina L´ATTUALITà CULTURA L´INCONTRO I SAPORI SPETTACOLI Cina & capitale, compleanno di crisi A Stoccolma coi fantasmi dei Nobel "Azzurro", il nostro inno-ombra La seconda vita di Carlo Fruttero Polenta, il piatto color nostalgia FEDERICO RAMPINI roberto saviano Edmondo berselli licia granello e paolo rumiz silvana mazzocchi

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La strada oltre Kyoto è aperta (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 14-12-2008)

Argomenti: Cina

CRONACA 14-12-2008 La strada oltre Kyoto è aperta Dopo l'accordo Ue accelera il negoziato mondiale. Obiettivo: il protocollo di Copenhagen DA MILANO GIULIO ISOLA R iparte con due mosse, tutto sommato a sorpresa, il cammino del mondo verso il dopo Kyoto. Prima l'accordo europeo su un pacchetto che ha messo a prova l'unità dei ventisette, quindi un un'intesa sulla road map che dovrebbe condurre all'accordo di 150 Paesi per ridurre le emissioni dei gas serra, intesa raggiunta l'altra notte a Poznan, in Polonia. La sorpresa discende dalla laboriosità di un percorso che oggi ha una méta ben precisa, da raggiungere nel dicembre del 2009: Copenhagen. A Poznan, la conferenza delle Nazioni Unite sul clima si è conclusa con un successo di misura ma altrettanto inatteso: gli Stati firmatari della Convenzione dell'Onu sui cambiamenti climatici (Unfccc) hanno adottato infatti un calendario - la road map comprensiva di un programma di negoziati - per i prossimi 12 mesi. Non è poco, se si considera che, oltre le incertezze europee, gli U- sa erano ancora rappresentati dall'Amministrazione Bush, che ha sempre rifiutato qualsiasi accordo multilaterale vincolante. A Bruxelles, i capi di Stato e di governo dell'Ue, al termine di un lungo summit, hanno approvato un piano per impegnarsi a ridurre nel 2020 il 20 per cento delle emissioni. «L'Ue non ha dato un esempio fantastico», ha osservato John Kerry, inviato a Poznan da Barack Obama. In realtà, come hanno spiegato ieri i negoziatori liberaldemocratici del Parlamento concludendo un accordo con il Consiglio sul pacchetto clima, «l'accordo sembrava lontano soltanto qualche settimana fa» e per il Pse «l'Ue ha dato un esempio di forte leadership al resto del mondo, gli accordi degli ultimi giorni sono storici e aprono la porta ad altri progressi per i negoziati». Tra un anno esatto, nella città danese, si vedrà se e come i 190 paesi firmatari riusciranno a trovare un accordo definitivo per ridurre drasticamente le loro emissioni di gas a effetto serra, ma già oggi c'è chi parla di fallimento del dopo-Kyoto. I Paesi più poveri recriminano sulla scarsa generosità da parte dei donatori, anche se il vertice ha varato un fondo (dagli attuali 50 a 300 milioni di dollari annui entro il 2012), che aiuterà il Sud del Mondo a far fronte agli impatti del cambiamento climatico. Questi aiuti, che i destinatari ritengono inadeguati, serviranno a realizzare dighe, spiagge artificiali, centri di allerta meteorologico. Un altro passo in avanti è rappresentato dal fatto che Cina, India, Messico e Brasile hanno annunciato piani contro il cambio climatico, nonostante non fossero obbligati a farlo. Agli oltre 12.000 delegati riuniti in Polonia si sono uniti i ministri dell'ambiente di circa 150 nazioni per lanciare il negoziato che deve prolungare il Protocollo di Kyoto. Il documento che esce da Poznan conferma gli impegni assunti dalla Conferenza di Bali, circa la riduzione nei Paesi industrializzati delle emissioni di gas tra il 25 e il 40 per cento in trent'anni. È stata inserita per la prima volta la possibilità che le nazioni in via di sviluppo le limitino tra il 15 e il 30 per cento rispetto alla tendenza attuale: questo è il limite che raccomanda il rapporto scientifico del gruppo inetrgovernativo sul cambio climatico per limitare l'aumento di temperatura a due gradi. A Poznan si è deciso anche di calcolare - con nuove metodologie - gli sforzi contro la deforestazione e il degrado e a favore del mantenimento di foreste e piantagioni. Ora si guarda alla 'road' che conduce a Copenaghen, dove verrà definito un nuovo protocollo dopo quello di Kyoto, che scade nel 2012. La road map prevede quattro riunioni prima di Copenhagen. Il primo appuntamento sarà a Bonn in marzo. Il documento che sarà discusso dovrà esprimere una «visione condivisa» dai Paesi industrializzati e dai Paesi in via di sviluppo. Un primo documento su cui negoziare potrebbe essere pronto entro giugno, per venire approvato, appunto, entro la fine dell'anno prossimo.

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GUERRA AL TERRORISMO (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 14-12-2008)

Argomenti: Cina

MONDO 14-12-2008 GUERRA AL TERRORISMO Assalti ai convogli: vertice in Francia per una nuova via DA PARIGI A nche ieri un attacco ai rifornimenti destinati alle truppe della Nato dispiegate in Afghanistan. Così, le forze delle coalizione impegnate nel Paese cercano una via di accesso alternativa. Il nuovo assalto è stato lanciato da un gruppo di ribelli contro un deposito della Nato alle porte di Peshawar, nel nord-ovest del Pakistan, una tappa intermedia sulla strada dei convogli verso l'Afghanistan. Undici camion e tredici container sono andati distrutti. Si tratta del quarto attacco di questo tipo nell'ultima settimana. Mentre all'inizio di dicembre, quasi 200 veicoli sono stati persi in operazioni simili. Oggi si parlerà di questa emergenza durante una riunione ministeriale informale che si terrà in Francia, vicino a Parigi. I ministri degli E- steri di Afghanistan, Usa, Cina, Russia, India, Iran, Pakistan, Italia, Gran Bretagna, Germania e Francia, il responsabile della politica estera della Ue Javier Solana e il commissario Ue per le relazioni estere Benita Ferrero- Waldner si propongono di fiancheggiare politicamente l'intensificazione delle iniziative militari chiesta dal governo di Kabul per contrastare la crescente minaccia taleban. E per la prima volta parteciperanno al vertice anche il Tagikistan, il Turkmenistan e l'Uzbekistan: una presenza, questa dei tre Paesi confinanti con l'Afghanistan del Nord, che denota l'urgenza con cui le forze della Coalizione vogliono affrontare il problema dell'apertura di una «seconda via» per i rifornimenti alle truppe della Nato alternativa a quella da Sud, attraverso il Pakistan, da cui passa il 75% dei rifornimenti militari, ma che è molto vulnerabile agli attacchi dei taleban. Le vie alternative allo studio sono in primo luogo quella russa-uzbeka, ma Mosca ha finora autorizzato solo la Germania a inviare attraverso le ferrovie russe rifornimenti alle sue truppe. Un'altra via passerebbe per Georgia e Azerbaigian per giungere in nave attraverso il Mar Caspio in Turkmenistan o in Kazakhstan, da dove raggiungerebbe via ferrovia l'Uzbekistan e di qui il Nord Afghanistan. Particolarmente importante è un accordo con l'Uzbekistan dato che questo Paese possiede la sola ferrovia che, attraverso il ponte di Termez, giunge in Nord Afghanistan. Il Turkmenistan e il Tagikistan hanno invece collegamenti stradali con l'Afghanistan. Missione a sorpresa del primo ministro presso il contingente. Gli inglesi sono secondi dopo gli Stati Uniti per numero di soldati e coprono un'area tra le più rischiose del Paese Il premier Brown a Camp Bastion (Reuters)

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Vertice storico: nasce il tripartito Cina-Giappone-Corea del Sud (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2008-12-14 - pag: 1 autore: ... PANORAMA ... Vertice storico: nasce il tripartito Cina-Giappone-Corea del Sud Cina, Giappone e Corea del Sud assieme per cercare di uscire dalla crisi economica. Il premier giapponese Taro Aso, quello cinese Wen Jiabao e il presidente sudcoreano Lee Myng-bak hanno lanciato ieri da Fukuoka, in Giappone, la "Tripartite Partnership", una storica cooperazione trilaterale che mette da parte ostilità e risentimenti per fare dell'Asia orientale il «centro della crescita economica mondiale». u pagina9 Iraq, truppe Usa nelle città anche dopo giugno Il segretario Usa alla Difesa Robert Gates ha fatto tappa ieri in Iraq. Ha incontrato il responsabile delle forze americane nel Paese, Ray Odierno. I militari americani potrebbero restare nelle città irachene anche dopo il termine di giugno. u pagina8 Elezioni regionali oggi in Abruzzo: test sull'asse Pd-Idv Oggi e domani si vota in Abruzzo per eleggere il nuovo presidente e il Consiglio regionale dopo gli arresti e le dimissioni di Ottaviano Del Turco. Attesa per il risultato dell'Idv, che avrà ripercussioni sull'alleanza con il Pd. u pagina 12 Papa:Stato e Chiesa separati ma noi risvegliamo l'etica «La distinzione tra Stato e Chiesa è un grande valore, questo però non significa che la Chiesa non senta come suo il compito di risvegliare l'etica nella società ».Così ieri il Papa durante lavisita all'ambasciata italiana presso la Santa Sede. u pagina 12 Riforme: fallimento possibile anche per le famiglie Potranno fallire anche le famiglie e i piccoli imprenditori. Il ministero della Giustizia ha messo a punto un progetto per estendere gli accordi sulla ristrutturazione dei debiti oggi limitati alle sole imprese. u pagina 23

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Pechino, trent'anni di mercato prudente (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-12-14 - pag: 9 autore: Anniversari. Nel '78 la svolta di Deng Xiaoping Pechino, trent'anni di mercato prudente Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente è stata una delle Rivoluzioni più dirompenti nella storia dell'umanità. Ma, probabilmente per il semplice fatto che non ha seminato miseria, disgrazie e lutti su larga scala, in Occidente se ne ricordano in pochi. Trent'anni fa di questi giorni, al termine di una dura e sanguinosa lotta per la successione a Mao Tse-tung, Deng Xiaoping diventava il nuovo timoniere della Cina comunista. Per il Paese più grande del mondo, annientato economicamente e moralmente dalla tragica esperienza della Rivoluzione Culturale, si apriva un capitolo nuovo. Grazie alle riforme varate da Deng, tre decenni dopo lo storico plenum del Comitato Centrale che sancì la sua ascesa al potere, la Cina è diventata una superpotenza. E lo sviluppo economico, la modernizzazione e l'apertura ai commerci internazionali hanno consentito a 300 milioni di persone di affrancarsi dalla povertà. Per un bizzarro paradosso della storia, proprio mentre Pechino si prepara a celebrare il trentesimo anniversario della svolta verso l'economia di mercato, il capitalismo globale si ritrova a navigare nel mezzo della peggiore crisi degli ultimi ottant'anni. Una crisi profonda che, dopo aver sfiorato la Grande Muraglia, nelle ultime settimane ha finito per investire in pieno anche la Cina. Per questo, la nomenklatura è sempre più preoccupata. La dinamica in atto è chiara: per effetto della paralisi della domanda mondiale, le esportazioni cinesi diminuiranno; un numero imprecisato di aziende chiuderanno e migliaia di persone resteranno senza lavoro; le banche vedranno aumentare le sofferenze e stringeranno i cordoni del credito; investimenti e consumi interni caleranno. Ciononostante, nel profondo del suo animo, la nomenklatura prova una sottile, incosciente sensazione di piacere guardando lo sgretolamento del capitalismo anglo sassone. Di fronte alle macerie di Wall Street, oggi i nipoti di Deng, i cosiddetti comunisti della Quarta Generazione, avrebbero buon gioco nel dire: avevamo ragione noi. Avevamo ragione a tenere il sistema economico sotto controllo; a deregolamentare a piccole dosi; a limitare il ruolo della finanza; a tenere duro sull'inconvertibilità del renminbi. Insomma, avevamo ragione noi a non ascoltare le tante lezioni impartiteci da un esercito di professori, che non ha previsto il disastro tra le mura di casa propria. «Io ho voluto che la Cina si aprisse al mondo. Ma, siccome non sono un esperto di economia, ho dovuto chiedere ad altri di escogitare il modo migliore per farlo»,disse Deng a metà degli anni ' 90, quando il nuovo corso cinese era già ben avviato. In effetti, il grande architetto delle riforme cinesi non si occupò mai troppo dei dettagli. A lui bastò dettare la linea, ispirandosia tre principi cardine della tradizione confuciana: saggezza, moderazione, gradualismo. Il socialismo di mercato è frutto di questo approccio prudente con il cambiamento. Ci fu prudenza allora, in quell'indimenticabile '78, nel liquidare la fallimentare e sciagurata esperienza delle Comuni agricole. Ci fu prudenza dieci anni dopo, quando si trattò di smantellare la mastodontica industria di Stato. Ci fu prudenza nel luglio 2005, quando Pechino decise di iniziare la riforma del suo sistema di cambio. Diversamente, la Rivoluzione pro-mercato sarebbe finita come la maggior parte delle rivoluzioni che nel Novecento hanno segnato i destini dei Paesi in via di sviluppo, cioè nel sangue e nel caos. è questa la grande eredità lasciata da Deng alla Cina contemporanea. Poi, ce n'è un'altra meno visibile,ma assai più pesante da gestire: quella di una società ingiusta e ineguale che, presto o tardi, farà sentire la sua voce. Magari,reclamando un'altra Rivoluzione. lucavin@attglobal.net

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I tre grandi dell'Asia insieme contro la crisi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-12-14 - pag: 9 autore: Summit. Primo incontro tra Giappone, Cina e Corea del Sud I tre grandi dell'Asia insieme contro la crisi Stefano Carrer FUKUOKA. Dal nostro inviato Il Tripartito torna alla ribalta delle relazioni internazionali. Per fortuna non ha nulla che vedere con l'infausta alleanza antiamericana del 1940 di Tokyo con Roma e Berlino: si tratta della "Tripartite Partnership" varata ieri nel corso del primo storico vertice tra Giappone, Cina e Corea del Sud, ossia della nuova cornice di alta diplomazia istituzionalizzata che ogni anno riunirà i leader dell'Asia orientale e che avrà persino un "Cyber- Segretariato" (virtuale) a monitoraggio dei progressi raggiunti. Il premier giapponese Taro Aso, quello cinese Wen Jiabao e il presidente sudcoreano Lee Myng-bak si sono dichiarati convinti che il loro primo summit spianerà la strada a una nuova era di cooperazione trilaterale «comprensiva», in un' ottica orientata verso il futuro. Spinti dalla crisi economico-finanziaria internazionale, insomma, i tre leader hanno concordato - all'avveniristico Museo del Kyushu, alla periferia della città di Fukuoka- di mettere la sordina all'eredità di un passato di ostilità e risentimenti: Aso ha parlato addirittura di «necessità storica»per un avvicinamento all'insegna del pragmatismo ma anche di un certo orgoglio asiatico. Saranno i Paesi asiatici, hanno sottolineato i tre leader, a giocare un ruolo di «centro della crescita economica mondiale » al fine di invertire il trend globale attuale e «far tornare l'economia mondiale sul sentiero di una crescita sostenibile ». Il messaggio ai mercati è stato chiaro: seria volontà di più stretta collaborazione e impegno a sostenere le rispettive economie con ingenti programmi di stimolo alla domanda interna, a beneficio di tutti e a contrasto di una situazione così grave che secondo Wen «capita una volta al secolo». Lee ha ringraziato gli altri due leader per l'ampliamento degli accordi di swap valutario ( annunciato venerdì) che contribuirà a stabilizzare la situazione finanziaria sudcoreana. L'impegno collettivo, inoltre, è quello di accelerare sia sulla multilateralizzazione della Chiang Mai Initiative sugli swap sia sulla ricapitalizzazione dell'Asian development bank, sia sulla lotta al protezionismo (hanno assicurato che per 12 mesi nessun nuovo ostacolo o restrizione saranno introdotti). è stata poi spezzata una lancia in favore di una «ambiziosa, bilanciata e comprensiva conclusione» del Doha Round «al più presto possibile». Una manifestazione formale di unità si è estesa al problema dei rapporti con la Corea del Nord, anche se non c'è stato alcun riferimento diretto alla notizia proveniente dagli Usa della sospensione collettiva delle previste forniture di energia a Pyongyang in mancanza di progressi sulla verificabilità del processo di disarmo nucleare (né alla dura replica nordcoreana, con la minaccia di sospendere la disattivazione del suo principale impianto atomico). Al rammarico per lo stallo negoziale si è affiancata la riaffermazione della necessità di insistere per realizzarne gli obiettivi, mentre Lee ha aggiunto che occorre «pazienza» e ha fatto un riferimento a Barack Obama, suonato come una avvertimento a non drammatizzare la deludente fase attuale delle trattative. Il "Piano di azione per promuovere la cooperazione trilaterale" invita tra l'altro ad approfondire, a partire dal 2009, gli studi su un Free Trade Agreement trilaterale, mentre è stata resa pubblica alla vigilia del summit una "Agenda di azione" sul miglioramento delle condizioni per il business, con un capitolo sulla facilitazione di investimenti stranieri nei tre Paesi. Un riferimento assieme a quello sulla Wto che forse mira anche a rassicurare Paesi terzi sul fatto che il Tripartito non danneggerà interessi extra-asiatici. I COLLOQUI Avvicinamento storico per sostenere la crescita Il vertice ha discusso anche il nuovo stop tra Washington e Pyongyang sul nucleare

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Minori costi per 5 miliardi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-14 - pag: 18 autore: INTERVISTA Giuseppe Pasini Presidente Federacciai Minori costi per 5 miliardi L'accordo Ue sul clima agevola l'industria siderurgica già in frenata Nicoletta Picchio ROMA. Oltre 5 miliardi di euro. Se non ci fosse stato l'accordo sul clima raggiunto venerdì a Bruxelles l'industria siderurgica italiana avrebbe dovuto calcolare questo costo sui bilanci per acquistare quote di CO2. Un aggravio pesante, in una fase in cui la crisi internazionale pesa anche sul settore dell'acciaio, che negli ultimi anni aveva avuto un andamento positivo: le previsioni per il 2009 indicano un calo della produzione del 15-20 per cento. Giuseppe Pasini, presidente di Federacciai (160 imprese associate, che rappresentano il 95% della filiera, 50 miliardi di fatturato), è soddi-sfatto, sia per i contenuti tecnici dell'intesa, che prevede quote di emissione gratis per settori rilevanti del manifatturiero, sia perchè non c'è stata una spaccatura dentro la Ue. Il Governo, anche su sollecitazione di Confindustria, era pronto a esercitare il diritto di veto. Condivide? è stato positivo non averlo dovuto utilizzare. è molto importante che in questa situazione di recessione l'Unione europea abbia evitato una spaccatura. Un clima favorevole che ha aiutato anche l'accordo sul piano di rilancio economico. Bisogna restare uniti se vogliamo reagire alla crisi. Sul pacchetto ambiente l'Italia ha puntato i piedi: c'è il rischio di passare per inquinatori? Attenzione: l'industria italiana è da anni attenta alla tutela ambientale. Lo dimostro con i numeri: dal 1990 al 2005 la riduzione di CO2 da parte del settore siderurgico è stata dal 29 per cento. Una quota rilevante. Secondo le tappe Ue, entro il 2020 bisognerebbe ridurre le emissioni di un ulteriore 21%. Ce la farete? è un nostro impegno. Ma con le tecnologie attuali è un obiettivo difficilmente realizzabile in questo lasso di tempo. Noi non vogliamo sottrarci dall'investire per ridurre le emissioni di CO2. Ma con la decisione di rendere gratuite le quote di emissione per alcuni settori rilevanti, l'Europa ha dimostrato di capire l'importanza del manifatturiero, dal vetro, al cemento, all'acciaio, non solo italiano ma anche di altri Paesi, come la Germania. Ci sarà nel prossimo periodo, prima dell'entrata in vigore del pacchetto, una verifica sui settori esposti. Ci sarebbe stato il rischio di delocalizzazione? Sì, anche perché i Paesi maggiori produttori di CO2, come la Cina, gli Usa e la Russia, non hanno firmato il protocollo di Kyoto. Sarà importante il vertice di Copenhagen, il prossimo anno, quando secondo gli auspici bisognerà firmare un trattato che prenderà il posto del protocollo di Kyoto dal 1Úgennaio 2013. è giusto l'impegno dell'Europa e dell'Italia, ma le nostre industrie si trovano a competere con quelle cinesi, russe, statunitensi. E non possiamo avere penalizzazioni, tanto più che, senza l'impegno di questi Paesi, il nostro sforzo avrebbe comunque un impatto limitato. Ci avrebbero costretti ad andare a produrre altrove per riuscire a stare sul mercato. Il presidente francese ha sottolineato l'impegno dell'Italia: condivide? Il Governo italiano si è mosso con molta determinazione. Ma ci tengo a valorizzare anche il ruolo di Confindustria. è stata molto importante l'azione di sensibilizzazione nei confronti degli imprenditori tedeschi e francesi. Emma Marcegaglia si è fatta carico del problema ed è riuscita a creare un fronte comune che ha pesato positivamente sull'esito della vicenda. Non si tratta di essere o meno ambien-talisti, ma di guardare con realtà i numeri: ci aspetta un periodo di aumento della cassa integrazione, di difficoltà internazionali. Non possiamo avere solo sulle nostre spalle un peso in più. «Noi vogliamo investire per ridurre l'inquinamento ma dobbiamo competere con Paesi che non lo fanno» Il presidente. Giuseppe Pasini INFOPHOTO

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Sconto sulle emissioni a chi investe nei Balcani (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-14 - pag: 18 autore: Clini (Ambiente): la flessibilità faciliterà la trattativa con gli Usa Sconto sulle emissioni a chi investe nei Balcani Jacopo Giliberto Via libera agli investimenti energetici e ambientali delle imprese italiane nei Balcani: in Albania, in Serbia, Montenegro e Macedonia, per esempio, dove il ministero dell'Ambiente ha aiutato più di 80 progetti italiani che permettono di abbassare le emissioni mondiali di anidride carbonica. Un nome per tutti, il gruppo siciliano Moncada ha firmato a Tirana un accordo per costruire centrali eoliche da 500 megawatt e per posare sotto l'Adriatico una linea di alta tensione che porterà in Italia la corrente prodotta dal vento balcanico. L'Italia potrà ricorrere fino al 50% dei tagli di anidride carbonica con eco-investimenti in Paesi non Ue, contro un tetto europeo del 20%. Questi sono alcuni dei punti del pacchetto europeo "clima ed energia" chiuso a Bruxelles venerdì dopo un negoziato estenuante condotto dall'Italia per schiodare il pesante testo originario della Commissione europea. Un negoziato tesissimo che ha fruttato i complimenti pubblici del premier britannico Gordon Brown all'Italia per la capacità di imprimere una prospettiva diversa a questo pacchetto. L'Europarlamento dice sì Ieri i relatori del Parlamento europeo di Strasburgo hanno accettato a Bruxelles, durante due incontri con la presidenza del Consiglio Ue e la Commissione, gli accordi sulle emissioni e sullo scambio di diritti, su come dividere tra i Paesi il taglio delle emissioni nei settori non industriali, sulla direttiva che finanzia 12 impianti per lo stoccaggio della CO2. La clausola di revisione Tra i punti chiesti e ottenuti dall'Italia c'è la clausola di revisione. Che cos'è? Nel marzo 2010 il Consiglio europeo esaminerà i risultati. Si deciderà se c'è lo spazio per forzare la riduzione di emissioni dal 20 al 30%, o viceversa se servirà una valutazione critica dell'impatto delle misure sull'economia europea e sull'efficacia ambientale. «Questa clausola di revisione – commenta Corrado Clini, direttore generale al ministero dell'Ambiente, che ha condotto l'ultima parte e la stretta finale della mediazione a Bruxelles – è un'ottima leva per il negoziato internazionale con Usa, India e Cina». Il fondo Margherita Il fondo Margherita anticrisi voluto da Giulio Tremonti sarà la base per un fondo europeo per l'energia,le fonti rinnovabili e le infrastrutture, coordinato dalla Banca europea degli investimenti e gestito in ogni Paese da un'istituzione nazionale (per l'Italia sarà la Cassa depositi e prestiti). «è il primo strumento di politica finanziaria europea che lega energia, cambiamenti climatici e infrastrutture. Il fondo – aggiunge Clini – potrebbe essere lo strumento "keynesiano" parallelo a quelle politiche che potrebbe promuovere Barack Obama negli Stati Uniti». Stoccaggi Eni-Enel La tecnologia carbon capture and sequestration (cattura e isolamento della CO2) consiste nel seppellire in vecchi giacimenti vuoti e sicuril'anidride carbonica sottratta ai fumi delle ciminiere. L'Italia si è sempre opposta, ritenendola un rimedio palliativo: ciò avrebbe bloccato il progetto dell'Eni e dell'Enel per sviluppare insieme una tecnologia tutta italiana,a partire dall'esperienza che si sta sperimentando nella centrale di Brindisi e nei giacimenti storici piacentini di Cortemaggiore. Il Governo in queste ultime battute di negoziato europeo ha saputo cambiare rotta e d'intesa con la Gran Bretagna è riuscito a mettere nell'accordo un co-finanziamento di 10 miliardi per il 15% della spesa. Il benchmark Chi non riesce a ridurre le emissioni di CO2 deve comprare i diritti di emissione. Alcuni settori potranno avere gratis i diritti: quelli che rischiano di doversi trasferire in Paesi meno severi, come la Cina. Per riconoscere i settori a rischio di delocalizzazione, saranno considerati i sovraccosti del pacchetto europeo, gli effetti sugli scambi internazionali, il divario competitivo tra gli impianti europei e quelli di Paesi terzi. Cambia anche il modo di suddividere tra i Paesi e i settori i tagli alle emissioni ( che siano gratuiti o a pagamento). Non ci si basa più sul solo Pil ( per l'Italia, il 13% dell'intera Ue) bensì su un benchmark, un confronto che incroci il Pil pro capite e le emissioni pro capite, «l'Italia molto efficiente – ricorda Clini –ha poche emissioni in rapporto alla produzione».

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Roman Abramovich (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-12-14 - pag: 7 autore: Roman Abramovich 41 anni Proprietario del Chelsea p Il patron del Chelsea ha visto crollare dell'83% il titolo del Gruppo Evraz, secondo produttore di acciaio in Russia. Evraz ha ottenuto dal Governo un prestito di 1,8 miliardi per rifinanziare i prestiti contratti all'estero. Negli ultimi due anni, Evraz aveva speso8 miliardi in acquisizioni per espandersi in Sudafrica, Cina, Gran Bretagna e Stati Uniti. Per ora, a causa della crisi, perde 20 miliardi di dollari. Nel marzo 2008 Forbes lo ha indicato al 15Úposto tra i più abbienti nel mondo, con un capitale di 23,5 miliardi di dollari. REUTERS

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Emergenti, il potere aumenta (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI data: 2008-12-14 - pag: 10 autore: Emergenti, il potere aumenta di Dani Rodrik HARVARD UNIVERSITY er le nazioni in via di sviluppo, la crisi in corso presenta un aspetto positivo, P e cioè la possibilità di accrescereil proprio peso nelle istituzioni che governano la globalizzazione economica. Quando il polverone si sarà posato, la Cina, l'India, il Brasile, la Corea del Sud e una manciata di altre nazioni "emergenti" saranno in grado di esercitare un'influenza molto maggiore sulla gestione delle istituzioni economiche multilaterali, e saranno in una posizione molto migliore per premere in direzione di riforme che rispecchino i loro interessi. Le ragioni, collegate tra loro, sono due. La prima è che la crisi finanziaria ha indebolito gli Stati Uniti e l'Europa, che dunque non avranno la volontà o la capacità di garantire quel tipo di leadership che aveva tenuto in piedi il multilateralismo nei decenni che fecero seguito alla Seconda guerra mondiale. Le nazioni in via di sviluppo dovranno farsi avanti e riempire quel vuoto. La seconda è che il peso relativo e l'importanza delle nazioni in via di sviluppo nell'economia globale usciranno da questa crisi ancora più rafforzati. Molti dei maggiori istituti di credito occidentali quelli che non sono stati nazionalizzati- e anche alcune importanti imprese del settore industriale rimarranno alla mercé dei capitali cinesi e arabi. Nel commercio, l'attuale tornata di negoziati globali ha dimostrato che se le nazioni ricche vogliono la collaborazione dei Paesi emergenti dovranno consentire loro di decidere le regole del gioco. Per sfruttare al meglio questo risultato, le nazioni in via di sviluppo dovranno aver chiari i propri interessi e le proprie priorità.Quali obbiettivi dovrebbero perseguire, allora? Innanzitutto, devono premere per l'adozione di nuove regole che riducano la probabilità di crisi finanziarie e ne rendano meno gravi le conseguenze. Abbandonati a loro stessi, i mercati finanziari globali garantiscono, in tempi di vacche grasse, troppo credito a costi troppo bassi, e in tempi di vacche magre troppo poco credito.L'unica risposta efficace è la gestione anticiclica dei movimenti di capitale: scoraggiare l'indebitamento con l'estero durante i periodi di boom e impedire la fuga dei capitali durante i periodi di crisi. Perciò, invece di storcere la bocca peri controlli sui capitali e premere per una maggiore apertura finanziaria, l'Fmi dovrebbe dedicarsi ad aiutare attivamente gli Stati a implementare queste politiche, e dovrebbe anche estendere le sue linee di credito d'emergenza,assumendo semmai la veste di prestatore di ultima istanza per quei Paesi in via di sviluppo investiti dal colpo di frusta della crisi finanziaria. La crisi è un'opportunità per ottenere maggiore trasparenza su tutti i fronti, comprese le pratiche bancarie in voga nei Paesi ricchi che facilitano l'evasione fiscale nelle nazioni emergenti. I cittadini ricchi nei Paesi in via di sviluppo evadono ogni anno le tasse nel loro Paese per più di 100 miliardi di dollari, grazie a conti correnti a Zurigo, Miami, Londra e così via. I governi dei Paesi in via di sviluppo devono pretendere e ricevere informazioni sui conti dei loro cittadini. Le nazioni emergenti dovrebbero premere anche per l'adozione di una Tobin tax, una tassa sulle transazioni in valuta estera a livello globale. Che sia sufficientemente bassa, diciamo lo 0,25 per cento. Una tassa del genere accrescerebbe considerevolmente le entrate senza produrre grandi effetti negativi sull'economia mondiale. Nella peggiore delle ipotesi, i costi in termini di efficienza sarebbero limitati; nella migliore delle ipotesi,l'imposta scoraggerebbe un eccesso di speculazione a breve termine. Il denaro raccolto- centinaia di miliardi di dollari ogni anno - potrebbe essere speso in beni pubblici globali,come l'assistenza allo sviluppo, i vaccini per malattie tropicali, il trasferimento di tecnologie ecologiche ai Paesi del terzo mondo. Le difficoltà amministrative che comporta un'implementazione della Tobin tax non sono insormontabili, se tutti i principali Paesi industrializzati premeranno in tal senso. A quel punto sarebbe possibile ottenere la collaborazione dei centri finanziari offshore facendo leva sulla minaccia di isolamento. Le nazioni in via di sviluppo,inoltre,devono imporre all'interno dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto) il concetto di "spazio politico" ( policy space). Lo scopo sarebbe garantirsi di poter ricorrereaqueltipodipolitichecommer-cialieindustrialinecessarieperristruttu-rareediversificareleloroeconomieepre-parareilterren perla crescitaeconomica. Tutti i Paesi che sono riusciti a integrarsi con successo nella globalizzazione hanno fatto ricorso a queste politiche, molte delle quali (sussidi, regole sul contenuto locale, reingegnerizzazione di prodotti brevettati) attualmente non sono consentite dalle regole della Wto. Più potere, però, comporta anche più responsabilità. I Paesi in via di sviluppo dovranno mostrare una maggiore comprensione e dare risposte più efficaci ai timori legittimi dei Paesi ricchi, e dovranno essere disposti a pagare di più per determinati beni pubblici mondiali. I Paesi emergenti esportatori di capitali dovrebbero essere pronti a garantire più trasparenza sull'operato dei loro fondi sovrani, e impegnarsi a non usarli a scopi politici. Le principali nazioni emergenti - la Cina, l'India e la Russia - dovranno accollarsi una parte dell'onere della riduzione delle emissioni di gas serra. Copyright: Project Syndicate, 2008 (Traduzione di Fabio Galimberti)

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Cosa resta di Teilhard nella Chiesa di oggi? (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: CORRISPONDENZE E INCONTRI data: 2008-12-14 - pag: 30 autore: Cosa resta di Teilhard nella Chiesa di oggi? CORBIS di C aro monsignor Ravasi, proprio perché seguo da tempo i suoi scritti, soprattutto quelli che appaiono sulla «Domenica» del Sole 24 Ore, mi sembra che lei non tema di affrontare neanche alcune questioni scottanti. C'è, però, un sospetto che mi è rimasto attaccato alla mente in quest'ultimo periodo, in pratica da quando è diventato arcivescovo e "ministro" vaticano. Il sospetto è appunto quello di evitare le contestazioni più cruciali nel campo della scienza in rapporto con la fede. Tempo fa, infatti, il teologo Vito Mancuso le ha indirizzato una lettera aperta sul Corriere riguardante l'atteggiamento della Chiesa nei confronti di Teilhard de Chardin. A quanto è a mia conoscenza lei non ha risposto; eppure Mancuso dichiarava la sua ammirazione per lei e per il suo insegnamento accademico di cui era stato fruitore. Lo potrebbe fare ora, magari attraverso un articolo o un «Fermoposta» del supplemento domenicale del Sole 24 Ore? Paola Sandri Di Leo San Donato Milanese (Mi) K arl Kraus sappiamo che era una malalingua, ma forse non aveva tutti i torti quando affermava che «le lettere aperte sui giornali non si scrivono per avere una risposta ma per proclamare – con un pizzico di enfasi dialettica – la propria certezza ». Tuttavia, sono ben lieto di dire, sia pure in modo molto semplificato, il mio parere su Teilhard de Chardin. Tra i regali che ricevetti quando fui ordinato sacerdote nel lontano 1966 c'erano proprio tutte le opere in francese (fino ad allora pubblicate) del celebre gesuita che era morto una decina d'anni prima a New York, nel 1955. Ricordo di averle lette non solo con gusto, ma anche affascinato da un dettato stilisticamente incantevole (cito solo come esempi Il fenomeno umano, L'ambiente divino, L'inno dell'universo). Conosco, quindi, dal vivo questo pensiero che, per altro, sarà oggetto di due relazioni durante l'importante convegno sull'evoluzione biologica, che il prossimo marzo – in occasione del duplice centenario darwiniano – si terrà all'Università Gregoriana di Roma e che avrà il patrocinio proprio del dicastero vaticano da me attualmente presieduto. è noto che il suo pensiero ebbe estimatori di qualità come i due grandi teologi e cardinali Daniélou e de Lubac, ma anche critici severi come gli altrettanto grandi Gilson, Maritain e von Balthasar. Il 30 giugno 1962 l'allora Sant'Uffizio pubblicò un monitum «contro errori e ambiguità contenute negli scritti di Teilhard de Chardin». La fluidità del suo progetto ideale che intrecciava filosofia, teologia, biologia e cosmologia (come è noto, il gesuita era soprattutto un paleoantropologo che aveva condotto ricerche in Cina, in Etiopia e in India) rende ardua l'elaborazione di una sintesi, anche a causa del linguaggio spesso simbolico da lui adottato. Il cuore del suo pensiero sta, comunque, nel tentativo di coniugare pienamente fede e scienza, operando – spesso senza rispettarne gli statuti epistemologici specifici – su tre piani differenti che sintetizziamo nella forma suggerita da uno dei suoi migliori interpreti, il teologo Rosino Gibellini. A un Omega, meta del processo di evoluzione e maturazione cosmologica, si accosta un Omega divino, personale e trascendente, motore del processo evolutivo, raggiungibile in sede filosofica, mentre un Omega che raccorda i due precedenti, ponendoli in armonia, è quello cristologico, umano e divino, attingibile per fede e ambito aperto all'indagine teologica. Se vogliamo adottare il suggestivo e originale linguaggio di Teilhard de Chardin, il Cristo " évoluteur", come egli lo definiva, è il vertice dell'intera evoluzione cosmica. Egli conduce a pienezza in sé lo sviluppo dinamico dell'hylesfera, cioè della materia, della biosfera, ossia della vita, e dello stesso spirito, la noosfera, così che in Cristo «Dio sia tutto in tutti », per ripetere la celebre formula paolina. Lo studioso, infatti, ricorreva volentieri a passi e a temi dell'apostolo, come quello di pléroma, la "pienezza" in Cristo della trasformazione creatrice, scandita dall'evoluzione dell'universo. Per usare una formula, la cosmogenesi e l'antropogenesi trovano il loro compimentopienezza nella cristogenesi. All'evento Cristo, Omega personale e trascendente, materiale e spirituale, umano e divino, tende ed è attratto tutto il cosmo e l'umanità. L'impostazione è certamente molto suggestiva e getta ponti tra scienza, filosofia e teologia in modo originale. Lo stesso Joseph Ratzinger, nella sua Introduzione allo spirito della liturgia (San Paolo 2001), dopo aver riassunto il pensiero di Teilhard «sullo sfondo della moderna concezione evoluzionistica », ne sottolinea un aspetto particolare, ossia la sua reinterpretazione del culto cristiano: «L'ostia transustanziata è per lui l'anticipazione della trasformazione della materia e della sua divinizzazione nella "pienezza" cristologica. L'eucaristia indica, per così dire, la direzione del movimento cosmico; essa anticipa il suo fine e allo stesso tempo spinge verso di esso" (pagina 25). Detto questo, però, affiorano riserve molto marcate, in primis in sede metodologica, a causa dello slittamento tra piani diversi, con la conseguentee pericolosa "confusione" dei ruoli, attraverso l'uso improprio della scienza per sostenere tesi teologiche e viceversa. è la stessa critica speculare e antitetica che si deve fare quando la scienza si arroga il diritto di dimostrare oppure (più spesso) di rigettare o sbeffeggiare asserti filosofici e teologici, usando argomentazioni scientifiche. è per questo che Teilhard de Chardin ha avuto opposizioni sia tra teologi sia tra scienziati, mancando così proprio il suo sogno di poterli accordare forse un po' troppo concordisticamente. Ci sono, poi, riserve in sede più strettamente contenutistica, sia per quanto concerne la sua teoria dell'evoluzione, sia per la dottrina della creazione, del peccato e del male, sia per certe derive immanentistiche o panteistiche. Ma di questo non abbiamo spazio per trattare ora. Gianfranco Ravasi Gesuita. Pierre Teilhard de Chardin (1881-1955) ALINARI

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Signori si parte, dal giardino (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IL MAO DI TORINO data: 2008-12-14 - pag: 40 autore: L'allestimento Signori si parte, dal giardino L a scelta di destinare Palazzo Mazzonis a sede del Museo d'Arte Orientale della città di Torino ha consentito da un lato di collocare il Mao nel cuore di un quartiere simbolo dell'integrazione culturale, dall'altro di restituire alla città un immobile settecentesco che, dopo vent'anni di abbandono, si avviava a un ulteriore irreversibile degrado. Dopo gli interventi di restauro degli stucchi e delle decorazioni pittoriche residui,l'edificio di proprietà del Comune di Torino è stato oggetto di un ampio intervento strutturale. Il progetto allestitivo del Museo è stato affidato all'architetto torinese Andrea Bruno. L'androne di palazzo San Domenico è stato trasformato in atrio di accoglienza, dove trovano posto, a sinistra, biglietteria e guardaroba, anticipando l'ingresso al grande volume vetrato realizzato sul selciato ottocentesco della corte interna, che ospita i giardini giapponesi di sabbia e di muschio. Da qui inizia la visita delle sale contenenti le collezioni, suddivise in cinque sezioni: Asia Meridionale, Cina, Giappone, Regione Himalayana e Paesi Islamici. Le cinque sezioni sono state volutamente caratterizzate, quasi che il visitatore si trovi a entrare, di volta in volta, in cinque diversi musei. La sezione riservata all'Asia Meridionale è caratterizzatada pareti sagomate rivestite in legno di teak e acciaio che creano alloggiamenti incassati nelle pareti atti a ospitare i rilievi e le sculture di piccole dimensioni. Basi in acciaio collocate a terra sono destinate alle grandi sculture in pietra e calcare dell'arte gandharica e indiana. Il percorso espositivo è completato e arricchito da pannelli didascalici, decorazioni murali e monitor interattivi. Lo scalone d'onore consente il passaggio alla Galleria Cinese, posta al primo piano dell'edificio. Le dimensioni ridotte delle opere cinesi, unitamente alle esigenze conservative, hanno vincolato la scelta degli arredi espositivi, rappresentati per la quasi totalità da teche vetrate atte alla presentazione degli oltre trecento pezzi della collezione (terrecotte, ceramiche, bronzi e legni). L'ala del primo piano, con affaccio su via Sant'Agostino,ospita la prima sezione della Galleria Giapponese che necessariamente risulta suddivisa su due livelli. Il primo livello è destinato alle sculture e ai grandi paraventi dipinti ed è caratterizzato da ampie vetrine addossate alle pareti e da strutture verticali in rete metallica chiamate a incorniciaree valorizzare le preziose sculture lignee dorate e laccate. Il secondo livello accoglie dipinti, lacche, ventagli e tessuti. Qui, una lunga parete sagomata in legno, situata nel corridoio di collegamento tra le sale, costituisce la struttura portante per le vetrine destinate alle stampe e ai libri giapponesi. La Galleria Himalayana, al terzo piano dell'edificio, propone – accanto alle vetrine verticali per l'ostensione dei preziosi dipinti tibetani (thang-ka) e alle belle strutture cilindriche vetrate, per le grandi sculture in bronzo – una teca centrale per l'esposizione della preziosa collezione di copertine lignee e manoscritti. Grafica museale e didattica evocano in questo caso degli ambienti dei monasteri himalayani. Il percorso museale si conclude al quarto piano con la galleria dell'arte dei Paesi Islamici. Le capriate lignee presenti in questo livello hanno condizionato le scelte dell'allestimento museale, risolto pensando a uno spazio artificiale che celando la struttura dell'edificio crea un lungo e ampio corridoio centrale, fiancheggiato dalle teche espositive. All'estremità si colloca una piccola sala destinata a ospitare in teche climatizzate i preziosi manoscritti persiani, le calligrafie e i volumi del Corano.

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Il Buddha è ovunque (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IL MAO DI TORINO data: 2008-12-14 - pag: 41 autore: Il Buddha è ovunque Le raccolte permettono anche di affrontare interessanti itinerari trasversali, come quello dedicato alle immagini del profeta che hanno sviluppato forme e peculiarità molto differenti a seconda delle diverse aree geografiche di provenienza di Giuliano Boccali è una notte alta nella storia dell'umanità, non solo per l'Asia: il principe Siddhartha è assiso ai bordi del giaciglio dove la sposa Yashodhara giace addormentata. Il giovane è circondato dalle ancelle: non si abbandona però ai piaceri, al contrario il suo corpo e il volto manifestano assoluta determinazione. Il futuro Buddha ha infatti deciso di abbandonare l'harem, la vita fastosa e futile di corte per cercare la liberazione dai fantasmi fatali della vita: vecchiaia, malattia, morte, dolori senza appello. La scena occupa un piccolo rilievo del II secolo d. C. esposto al Museo di Arte Orientale di Torino nella collezione del Gandhara. Uno dei personaggi, l'auriga Chandaka, appare nel pannello due volte: a destra mentre giunge a palazzo chiamato da Siddhartha, a sinistra mentre porge al suo signore il copricapo. Su questo lato si affacciano anche il collo e la testa di un cavallo. Si tratta di una modalità narrativa particolare dell'antica scultura buddhista: la possibilità di unire alla scena principale, senza suddivisione formale, una scena contemporanea e un'altra che invece immediatamente la segue. Nello stesso rilievo, sotto a quello descritto, figura l'episodio successivo della biografia del Buddha: per agevolare il segreto della sua "grande partenza" –che il re Shuddhodana avrebbe voluto scongiurare, indirizzando il figlio alle conquiste mondane – personaggi divini tengono sollevati da terra gli zoccoli del cavallo Kanthaka. Di fronte al corsiero si scorge Mara, il dio sovrano del desiderio e del terrore che vincolano gli esseri senzienti a soffrire e morire. Siddhartha, poco prima dell'illuminazione, lo sconfiggerà definitivamente. La scena è emblematica del cominciamento della ricerca vittoriosa che porta Siddhartha a diventare il Risvegliato, scoprendo la via per debellare la sofferenza: il "dharma" che schiuderà orizzonti straordinari di conoscenza e di cultura in India e da lì in Asia centrale, Cina, Tibet, Giappone, Sud-Est asiatico, oggi anche in tutto l'Occidente. Lungo le diverse collezioni presentate dal Mao, i pezzi non sono ovviamente solo buddhisti; scandito in cinque diverse aree culturali, da quella giapponese a quella islamica, il percorso espositivo è infatti studiato e impaginato con grande cura. Ricco e variato offre un panorama di alto livello della produzione artistica asiatica nelle sue principali forme. Per la sua fortissima vocazione internazionale, un itinerario "trasversale" buddhista ci sembra condensare efficacemente i pregi del Museo: numerose sono per esempio le immagini del Buddha, ciascuna con le sue peculiari soluzioni, offerte dalla collezione indiana come da Birmania, Thailandia e Cambogia, Giappone. Di estremo interesse è la collezione himalayana. La galleria è aperta da una preziosa scultura in rame dorato del XIII secolo, idealmente connessa con il rilievo dal quale si sono prese le mosse. Esempio raro, e di grande pregio estetico, rappresenta infatti il Buddha Shakyamuni, cioè il Buddha storico, assiso proprio nel momento delRisveglio, o dell'Illuminazione come più comunemente si dice. è il momento culminante nel quale si adempie la promessa fatta da Siddhartha nel lasciare la vita da futuro re del mondo. Seduta nella posizione cosiddetta "del loto", la figura è inscrivibile in un triangolo isoscele, quasi equilatero. Il tronco snello emerge, diritto ma non rigido, dalla base delle gambe incrociate; è rivestito solo da una tonaca semitrasparente che lascia scoperta la spalla e il braccio destro, fermandosi con elegante pieghettatura sulla spalla sinistra. L'anatomia è poco analitica, mentre l'icona dello Shakyamuni corrisponde qui a requisiti da tempo canonici. Questi prevedono i segni che la tradizione attribuisce all'uomo superiore: la crocchia alla sommità del capo, il "terzo occhio" in mezzo alla fronte, che è in realtà un cespuglietto di peli, le orecchie molto grandi, segno sia della superiore capacità di audizione, sia del retaggio storico della vita del Buddha, quando le orecchie del giovane principe erano adorne di pesanti monili. A questa iconografia canonica appartengono le diverse possibili posizioni delle mani, le mudra, letteralmente "sigilli": qui la mano destra è appoggiata lievemente alla gamba e ha le dita unite, tutte rivolte verso terra. Mara, il potente dio Desiderio-Morte ha appena offerto a Siddhartha la sovranità incontrastata sulla terra intera, purché egli rinunci alla sua ricerca. Siddhartha gli risponde chiamando la terra a testimone: egli ne ha già conquistata quanta a lui basta, cioè i pochi palmi quadrati che gli servono per sedere in meditazione. E la mano sinistra, orizzontale all'altezza dei fianchi, leggermente incavata con il palmo verso l'alto, è appunto nella mudra della meditazione. Si intende bene che all'artista non interessa qui una rappresentazione naturalistica del corpo, né gli interessa il corpo fisico, ma quello che nel caso del Buddha è detto il corpo sottile, cioè il "corpo del dharma", il corpo trascendente.L'impressione è accentuata dal trattamento della figura. I piani sono molto ampi, soprattutto nella parte superiore del corpo, con raccordi e oggetti minimi: la luce si diffonde così in maniera omogenea, si irradia senza contrasti, intensificata dal materiale aureo. Il volto stesso, scandito dal naso diritto, ha un unico più rilevante segno chiaroscurato, le palpebre semichiuse che alludono allo sguardo del Buddha rivolto verso l'interno. è lo stato definito «non triste, non lieta, beata serenità» ed è il linguaggio estetico in se stesso a trasmetterne la profonda, calma interiorizzazione. Ma nell'immensa regione himalayana e nel Tibet in particolare, dov'è introdotto definitivamente durante il VII secolo d. C., il buddhismo giunge già carico di influssi hindu e si sovrappone alla religione indigena precedente, sciamanica e animistica. Non solo: la corrente che si afferma in questi Paesi utilizza anche la trasgressione sessuale come mezzo per superare i confini della conoscenza (cioè dell'ignoranza) razionale. Deriva da tutto questo lo sviluppo di un'iconografia molteplice e impensabilmente assortita. Ai Buddha si affiancano i Bodhisattva, che rinunciano alla pace suprema del nirvana per soccorrere eternamente le creature che soffrono. Agli esseri sereni e sovranamente sorridenti si affiancano figure demoniache mostruose, raffigurate con sconvolgente dinamismo posturale e cromatico. Rappresentano infatti le forze primigenie degli istinti e delle passioni che, mobilitate con metodi opportuni, si tramutano nelle energie indispensabli ad affrontare il viaggio della conoscenza e della liberazione. E ancora, alle diafane figure dell'ascetismo si aggiungono gli abbracci spasmodici fra gli dèi buddhisti e le loro partner. Ma non ci si deve lasciar ingannare dalle apparenze e dalle dualità di carattere concettuale, come purezza/impurità: le coppie furiosamente avvinghiate esprimono infatti la necessità – per salvarsi – di unire la compassione e il metodo (figura maschile) con la saggezza (femminile) che riconosce come caratteri dell'intera manifestazione l'impermanenza e l'irriducibilità ai concetti. Nelle pitture a tempera su tessuto caratteristiche delle regioni himalayane, le thang-ka, tutti questi personaggi dimorano in spazi assorti, morbidamente ripartiti da dolci nubi, colline e specchi d'acqua, o campeggiano irati e fiammeggianti su incredibili fondi cupi, quasi neri. La galleria himalayana del Mao offre con pezzi di altissima qualità un'idea dell'estrema ricchezza iconografica e simbolica di quest'arte così poco nota in Italia. Pagine a cura di Marco Carminati Comun denominatore di tutte le statue è la tipologia della «beata serenità» volta a trasmettere nel fedele la più profonda calma interiore Giappone. Una scatola giapponese in lacca decorata con un paesaggio, 1750 circa Tibet. «Maitreya, il Buddha del futuro», thangka su cotone del XV secolo proveniente dal Tibet occidentale Sala per sala. L'infilata di stanze al pianterreno dedicate all'India con rilievi provenienti dal Rajasthan. Accanto, la sala dedicata al Tibet con il «Buddha Shakyamuni» al centro e i thangka alle pareti Tibet. La copertina di un libro sacro in legno intagliato e dipinto. Il prezioso cimelio proviene dal Tibet e risale al XIV secolo della era cristiana Siria. Pannello di nove piastrelle invetriate con decorazioni architettoniche, Damasco, XVII secolo

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ma la chiesa non è sotto assedio - (segue dalla prima pagina) (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 15-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 22 - Commenti Ma la chiesa non è sotto assedio (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Ho avuto e ho molta ammirazione per papa Giovanni Paolo II. Non era un papa come gli altri: un papa rappresenta in primo luogo la tradizione della chiesa, e la parla. Certo, Giovanni Paolo II venerava moltissimo la tradizione cristiana. Ma era anche un uomo: come un papa non è. Mangiava, sciava, parlava, pregava, abbracciava, sorrideva, recitava, piangeva, come nessun papa ha mai fatto. Al tempo stesso, era o pensava di essere una reincarnazione di Cristo: come testimonia tutta la sua esistenza, l´attentato, le pallottole inviate nella corona della madonna di Fatima, l´intuizione dei segni e dei miracoli, e la sua morte ? imitazione degli eventi del Golgotha. Per queste due ragioni, i fedeli erano così affascinati dalla sua figura. Papa Giovanni Paolo II ebbe l´intuizione grandiosa che la Chiesa fosse il mondo: che tutto l´universo creato ? i fiori, le piante, gli uomini, le case, le chiese, il mare, i pesci, gli uccelli, i sacerdoti, i bambini e persino gli infedeli e i nemici ? fossero il corpo della Chiesa vivente. Così immaginava la Chiesa cattolica del Rinascimento e del Seicento ? quella che ha prodotto San Pietro e i presepi napoletani. Di qui avevano origine i suoi incontri oceanici, nei quali due milioni di ragazzi sudati lasciavano cadere al suolo due milioni di lattine di birra, gridando trionfalmente la loro fede. Come disse Gesù nel Discorso della Montagna: «Tu, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo in segreto; e il Padre tuo che vede nel segreto ti ricompenserà...Il Padre vostro sa già di che avete bisogno, prima ancora che lo chiediate. Voi, dunque, pregate così: "Padre nostro che se nei cieli"». La religione è in primo luogo questo: un luogo dietro la porta chiusa, nel segreto, una preghiera silenziosa che solo Dio ascolta e accontenta. Papa Giovanni Paolo II aveva un grande bisogno di presenza: doveva pronunciare quello che portava nell´anima, dirlo a tutti, tutti insieme e uno per uno, abbracciando ogni persona e cosa nel suo immenso cuore. Niente doveva sfuggire. Non rifiutò nessuno strumento: le grandi prediche, i viaggi, i perdoni pubblici, l´abbraccio dell´assassino, l´edizione delle sue opere giovanili, l´abolizione del segreto (almeno in parte), il racconto televisivo della sua vita. Un papa ha mille modi per essere presente: le encicliche, le parole dalla finestra di San Pietro, i gesti simbolici, il tocco delle mani, la preghiera silenziosa (che certo egli praticava). Purtroppo Giovanni Paolo II diede interviste: a pessimi giornalisti. Sebbene io sia un mediocre cristiano, gli errori di fatto nelle sue interviste (un papa non deve sbagliare) mi danno un grande dolore. *** Oggi, quasi tutto sembra cambiato. La gerarchia ecclesiastica pensa che la Chiesa sia una cittadella assediata: fuori ci sono gli empi, gli infedeli, i laici cattivi; e dunque bisogna alzare muri, muretti, scavare fossati, puntare cannoni o piccoli fucili, alzare il dito, proclamare principi ed assiomi. Non voglio negare che i cosiddetti laici ? specie quelli che scrivono libri e articoli ? dicano stolidità religiose, che avrebbero fatto impallidire il più umile fedele del tredicesimo secolo. Né che sia tollerabile vedere i cristiani perseguitati e uccisi (come gli ebrei) in molti paesi. Oggi la Chiesa non è una cittadella assediata. Cinquant´anni o sessant´anni fa, le chiese erano piene, ma quasi nessuno leggeva i Vangeli o san Paolo o Origene o sant´Agostino o Giovanni Scoto o Ildegarda di Bingen o san Bernardo, senza i quali non è facile dirsi cristiani. Almeno in Italia, il mondo cattolico possiede una straordinaria vivacità e ricchezza: case editrici, letture appassionate, movimenti di ogni specie, missionari, molteplici e ammirevoli opere di assistenza. Oso dire che mai, negli ultimi due secoli, l´Italia ha conosciuto una vita cattolica così intensa. In questi giorni è uscito un libro di Marcello Pera, Perché dobbiamo dirci cristiani (Mondadori p. 200, 18 euro). Sostiene che il "dialogo interreligioso" (con l´Islam e qualsiasi altra professione di fede) è oggi impossibile. Vorrei capire meglio. è sempre stato impossibile? Le religioni sono cattedrali essiccate, abitate da morti e da spettri, dove nessuno mette il naso alla finestra, perché teme di esser violato nella sua fede? Nel XII e XIII secolo, la mistica bizantina e quella islamica si influenzarono profondamente, generando un tesoro supremo. Ma Marcello Pera, che ignora tutto sull´Islam classico e ignora persino cosa sia una religione, non sa assolutamente niente di questo. Molti secoli prima, ebraismo, cristianesimo, manicheismo, buddismo, Islam, taoismo ebbero rapporti fruttuosi, fecondandosi a vicenda, persino in Cina. Ancora prima, nel quarto secolo dopo Cristo, Fausto di Milevi (appartenente alla feroce eresia manichea, che i cristiani massacrarono per secoli, bruciandone i libri e le vesti rituali), disse a sant´Agostino: «Io ho lasciato il padre e la madre, la moglie, i figli e tutto ciò che il Vangelo chiede di lasciare, e mi chiedi se io accetto il vangelo?... Ho rifiutato l´argento e l´oro e ho smesso di tenere il danaro nella borsa, contento del cibo di ogni giorno, senza curarmi di quello dell´indomani. E tu richiedi se accetto il vangelo?... Tu vedi in me il povero, vedi il pacifico, il puro di cuore, l´uomo che piange, che ha fame, che ha sete, che soffre persecuzioni e odi per la giustizia; e dubiti che accetto il vangelo?». Ancora prima, verso la fine del terzo secolo, sempre gli stessi eretici manichei lessero, in Egitto, questo Salmo: «Gesù, mio vero guardiano, possa tutti proteggere. Tu, figlio primogenito del Padre delle Luci, possa tu proteggermi. Tu sei il vino della vita, il figlio della vera vigna, fa´ in modo che noi beviamo del vino vivente della tua vigna. Nel mezzo del mare, Gesù guidami, non abbandonarci, le onde non ci afferrino. Quando io pronuncio il tuo nome sul mare, esso calma le onde... Questo nome, Gesù, una grazia lo circonda. Il tuo fardello è leggero per chi lo porta su di sé...Quanto grande è il tuo amore verso l´uomo, o Gesù, prima rosa del Padre! Fino a che punto giunge la tua dolcezza? Possa io trovare la dolcezza degli dèi». Tutte le frasi che ho ricordato appartengono, o non appartengono, a quello che Marcello Pera chiama con disprezzo "dialogo interreligioso"? Forse mi sbaglio. Come sostiene Marcello Pera, oggi "ogni dialogo interreligioso" è impossibile. Viviamo in tempi mediocri, dove esistono uomini di fede, ma nemmeno un pensatore cattolico (tanto meno islamico). Così può accadere che, in questi tempi, vengano casualmente pubblicati i libri di Marcello Pera.

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Staatsburgh. Un viaggio nel mondo della Mills Mansion (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 15-12-2008)

Argomenti: Cina

Staatsburgh. Un viaggio nel mondo della Mills Mansion di John Cappelli 15-12-2008 Sotto Natale vi portiamo alla Mills Mansion a Staatsburgh, sull'Hudson River, dove l'atmosfera è da Christmas Carol. La chiamano la "Gilded Age", l'"Età Dorata", per significare un periodo in America verso la fine dell'800, e all'inizio del ventesimo secolo, quando questa Nazione rimasta unita dopo la Guerra Civile era in pieno sviluppo industriale, e pertanto alcuni espertissimi "entrepreneurs" ebbero l'opportunità di diventare incredibilmente ricchi. Vivevano nei loro magnifici palazzi a Manhattan, ma si fecero costruire delle favolose magioni in campagna, nella Hudson Valley, sulle sponde dello storico fiume Hudson, dove vivevano parte dell'anno, o d'estate o d'inverno. Son nomi ben conosciuti: Vanderbilt, Astor, Morse, Roosevelt, Livingston, Mills. L'età dorata non c' è più, e ne gli uomini che le diedero il nome. Sono pero' rimaste le loro stupende "case", che i discendenti diedero agli enti statali o federali per Historic Preservation' ed aperte al pubblico. Sotto la stagione Natalizia, sono tutte decorate, "dressed up", come si faceva allora. Un Natale questo prettamente americano, anglosassone. C'è poco o nulla di Natale all'italiana, in queste oasi d'opulenza dove la cultura e la presentazione sono in inglese. Non per caso abbiamo scelto di far visita alla Mills Mansion' per apprendere come Ogden Mills e sua moglie Ruth Livingston Mills festeggiavano il Natale a Staatsburgh. Un villagio bucolico questo a nord di Poughkeepsie e Hyde Park, e a sud di Rhinebeck, perche' abbiamo scoperto che c'è una guida italoamericana, Eugenia A. Nuzzo che parla italiano. E tutti la chiamano Gina. Ci dice Gina per telefono: "non parlo italiano assolutamente bene...e proprio vorrei farlo, dacchè ne amo cultura e lingua, difatti mio padre Joseph Palazzolo, d'origine napoletana e siciliana era insegnante d'italiano nelle scuole del Long Island., dove sono nata io. Mia madre è irlandese, ma in casa le tradizioni erano italiane. Quand'ero studentessa ho fatto un viaggio in Italia che ha rafforzato vieppiu' il mio grande amore per la terra dei miei avi. Noi italiani abbiamo una predilizione per la cultura e la bellezza. Ho studiato l'italiano al Queens College e a SUNY Binghamton, poi ho avuto il mio B.A Bachelor of Arts e Scienze Politiche". Una studentessa magna cum laude la nostra Gina - cultrice anche del francese. Però sempre col cuore per l'italiano; fondò un club Italiano a Binghampton, eletta all'Italian Honor Society, e avuto borse di studio da The Sons of Italy. Il suo "CurriculumVitae" è prestigioso. Come e' anche il lavoro che ha svolto, in particolare pel N.Y State Office of Parks. Ci descrive con sconfinato entusiasmo com'era addobbata la Mills, e quando lei si trova nella grandissima e suntuosa sala da pranzo con vista dello storico fiume Hudson, si sente così felice che vorrebbe che tutti gli italiani,. cosi' portati per la cultura e la bellezza come sono, vengano a vivere questa indimenticabile esperienza Americana. Sposata con Robert Nuzzo, state trooper, di origine toscana. Ora c'e' anche il piccolo Joseph, quasi due anni, e pertanto Gina fa' la mamma e la guida volontaria, saltuariamente alla Mills Mansion. Ci fece un invito e accettammo con entusiasmo. Sulla US Route 9 lasciato Hyde Park s'arriva al villaggio di Staatsburgh dopo un venti Minuti. girando a sinistra sulla Old Post Road, una vera strada campagnola. Difatti siamo in piena campagna. La Mills Mansion è posta su una collina, ed ècome aver una visione, s'arriva in cima ed e un vero incanto. Così a prima a prima vista nel vedere questa superba dimora del 1895 di stile Beaux-Arts, l'occhio attento ti dice in un balzo che e' del celebratissimo architetto Stanford White. L'ingresso per il pubblico è dietro la facciata. Una vasta terrazza e la scalinata che scende verso la valle, e il placido fiume Hudson. "Benvenuti" ci dice Gina Nuzzo in italiano, con uno smagliante sorriso tutto italiano. Con tanto piacere! E siamo nella souvenir shop, oggetti che non paiono chincaglieria ma prezioni..."Una volta questa era la sala dei biliardi. Andiamo, ci sono 79 stanze da vedere."Si sale una scala di legno antico, decoratissima con rami di pino e fiocchi di velluto rosso. Senti subito che qui gli ascensori sono proibiti'. Ovunque guide vestite come nel 1907. Constellate le mura dei ritratti di famiglia dei Livingston Mills. Le loro fortune non vennero accumolate come tanti altri magnati sfruttando miniere e svariate materie prime, bensì fornendo attrezzature industriali per la Gold rush'in California. Enormi vasi dalla Cina , mobili dalla Francia. Gina ci racconta dei favolosi balli, pomeriggi da the, dandoci dettagli di come vivevano i Mills a quel tempo, seguendo le rigide regole dell'etichetta dell'epoca Edwardiana: donne e uomini ospiti separati nel dormire, separati anche se marito e moglie. La camera da letto di Ruth Mills color rosso e rosa con albero di Natale. Un altro albero piu' piccolo per la stanza ovale dei bambini, anche loro separati'....non era permesso loro di mangiare con i genitori. Alberi di Natale stracarichi di scintillanti decorazioni ovunque; nella elegante biblioteca con piano Baby Grand. L'albero più alto è di 25 piedi, all'ingresso. Finalmente la lunghissima sala da pranzo dal soffitto alto, e grandi eccezionali candelabra; con tavola anche questa super decorata e con tante rose rosse, tutta pronta per 24 ospiti. Davvero gli occhi non finiscono di guardare e sospirare anche perchè dalle alte finestre si vede la rara vallata e il fiume. Quello che ci ha fatto felici, noi di origine italiana, quando Gina Nuzzo ci ha portato presso il focolare in marmo di Carrara, e pure le pareti. Gina chiude con, "Spero che ritornerete alla Mills Mansion perchè in una volta non si può vedere tutto. E dite ai lettori di America Oggi di venire anche loro. Arrivederci." Un ambiente bellissimo e reso quasi tutto in italiano, questa guida proprio speciale in questa casa americana d'altri tempi, e altrettanto speciale. Per altri ragguagli telefonare al 845-889-8851

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Pianeti, alieni e catastrofi Il futuro che non c'è più (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 16-12-2008)

Argomenti: Cina

Pianeti, alieni e catastrofi Il futuro che non c'è più «Dio ci punisce per ciò che non sappiamo immaginare». Stephen King lo fa dire ad un personaggio del suo ultimo romanzo «Duma Key». E viene da pensare che è un malessere contemporaneo. Consumare tutto e subito senza un orizzonte. Un deficit di fantasia nell'invenzione del domani, un'incapacità di visualizzare il mondo come sarà, come lo vorremmo, anche come temiamo potrebbe diventare. Non è sempre stato così: c'era una volta un domani che non faceva solo paura. Lo raccontano le immagini della mostra Nostalgia di futuro, curata da Maria Giovanna Battistini e Paola Basile, fino al 25 gennaio al Museo della figurina di Modena. È un viaggio nell'illustrazione popolare attraverso centinaia di figurine e cards, fumetti da Buck Rogers a Dan Dare, libri, stampe, copertine di riviste pulp come Wonder Stories: schegge di immaginario che dalla seconda metà dell'800 arrivano fino agli anni 70 del '900, quelli di telefilm di culto come Ufo e Spazio: 1999. LA FINE DI UN SENTIRE COLLETTIVO Qui il percorso si ferma. «Dopo di allora - spiega Riccardo Valla, redattore editoriale, esperto e collezionista che ha prestato parte del materiale in mostra - non è venuta meno la fantascienza. Ma si è perso, questo sì, il sentimento collettivo della sua necessità. In fondo fin dal 1930 le principali icone dell'illustrazione e della narrativa di fantascienza erano già definite: la colonizzazione dei pianeti, l'incontro con gli alieni, il viaggio nel tempo, la catastrofe che distrugge una civiltà e la sua rinascita. Tutto questo immaginario "esplode" poi negli anni '50 nel cinema americano della Guerra Fredda. Da allora le icone non sono molto cambiate». Forse per questo, a suscitare più «nostalgia di futuro» è l'ampia sezione della mostra dedicata all'800 e al primo '900. Le illustrazioni del francese Grandville (Un altro mondo, 1844) dense di «metamorfosi», animali e fiori umanizzati, fanno pensare a Bosch. E hanno gettato semi che rifioriscono nell'estetica dei surrealisti, e poi più avanti nei fumetti visionari di Druillet e Moebius. Nei romanzi di Jules Verne compaiono altri archetipi: il razzo-proiettile diretto sulla Luna, il vascello volante, il sommergibile di Ventimila leghe sotto i mari. «Verne scriveva - ricorda Valla - che il capitano Nemo viaggiava sotto l'acqua per stare lontano dalle brutture del mondo. Esprimeva, come altri autori del secondo '800, la fiducia nella scienza e nella tecnologia. Ma anche l'aspirazione a raggiungere, attraverso di esse, un Altrove che si reputa migliore». Sott'acqua, oppure in aria: Albert Robida, contemporaneo di Verne, disegnava dirigibili e scriveva di aerobus e «telefonoscopi». Ingenue ma anche profetiche, le cartoline di fine '800 hanno una strana grazia che affascina. Nella serie En l'An 2000, figurine inserite in regalo nelle scatole di sigari e di cioccolata, si rispecchia una generazione che passò in pochissimo tempo dal piccione viaggiatore al telefono. C'era anche la metà oscura del sogno, certo: la tecnologia che si fa minaccia, arma al servizio della guerra. La globalizzazione della paura non è poi così recente, se già cent'anni fa - 1908 - uno scrittore italiano, Luigi Motta, immaginava Cina e India alleate per invadere l'Occidente: è la trama del romanzo La principessa delle rose. IL FANTASTICO POSSIBILE Con l'arte di Frank R. Paul, sulle riviste anni '30, il meraviglioso «fantastico» diventa «possibile»: le sue città volanti si ispirano al costruttivismo russo e al Bauhaus, introducendo nelle immagini solidità e funzionalità. È l'ultima vera svolta. «Anche Kubrick, Spielberg, Star Wars - dice Valla - non hanno aggiunto grandi novità al bagaglio visivo della fantascienza. E oggi raramente immaginiamo il futuro». Forse perché il futuro ha già invaso il presente. Dal robot all'alieno all'eco-catastrofe, tutte le figure della fantascienza classica hanno smesso di essere distanti e meravigliose e sono patrimonio diffuso di spot, videogiochi, film e serie tv. Ma poche icone oggi hanno il messaggio di speranza di un Wall-E. Nelle nuove «figurine» dei media spesso la paura ha sostituito la dimensione del sogno. Manca il senso di un orizzonte comune dell'umanità, ben presente invece nelle carte d'annata in mostra. Forse ha ragione Stephen King: abbiamo bisogno di imparare da capo a immaginare il futuro. LUCA BALDAZZI BOLOGNA

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L'Opec si prepara a un taglio record (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-12-16 - pag: 12 autore: Petrolio. Il vertice dei produttori, domani in Algeria, dovrebbe decidere di ridurre l'offerta fino a due milioni di barili L'Opec si prepara a un taglio record Quotazioni in altalena: dopo aver toccato i 50 dollari il Wti chiude in calo Roberto Bongiorni ORANO. Dal nostro inviato Un milione, un milione e mezzo, due milioni di barili al giorno? Il dilemma in cui è imprigionata l'Opec resta lo stesso di due mesi fa: quanto tagliare la produzione di petrolio per fare in modo che i prezzi del greggio arrestino la caduta verticale e comincino a risalire verso valori più desiderabili. Non è affatto facile. Qualunque sia la decisione assunta, si rischia di provocare dolorosi effetti collaterali. Il vertice di domani a Orano, in Algeria, si presenta così come uno dei più complessi e importanti nella storia dell'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio. Il presidente del cartello,l'algerino Chakib Khelil, ha ripetuto la sua versione: «C'è un consenso per una riduzione produttiva, ma non posso dirvi di quanto». L'Iran,come da copione, ha chiesto un taglio fino a due milioni di barili al giorno (mbg). Taglio dunque sì, ma di quanto? L'ultima riduzione, 1,5 mbg, decisa al vertice di Vienna di ottobre, si è rivelata inefficace a frenare la caduta dei prezzi. Dal record di 147 dollari toccato a luglio a New York, il barile è precipitato a 40 dollari a inizio dicembre. Un record negativo mai visto, a cui i 12 Paesi Opec vogliono rispondere con misure forti. Arrivato a Orano il segretario generale del Cartello, Abdallah al-Badri, è stato molto chiaro: il mercato petrolifero ha bisogno di una «riduzione consistente della produzione le riserve (mondiali, ndr) sono molto elevate»,ha detto, aggiungendo che occorre ritirare dal mercato «100 milioni di barili». Più facile dirlo che farlo. Che le cose siano più complesse lo suggerisce anche la reazione di mercati. In passato annunci del genere avrebbero fatto schizzare i prezzi. La reazione di ieri è stata invece tiepida: dopo esser salito sopra i 50 dollari, il greggio Wti a New York ha ripiegato a 44,51 dollari al barile, il Brent è sceso a 45,24. La speculazione oggi conta poco. è la domanda, su cui la crisi economica mondiale agisce come una zavorra, a mostrare una debolezza che non si vedeva da decenni. Si produce di meno, si ha così bisogno di meno energia. Semplice. Anche la Cina ha registrato in novembre il primo declino in tre anni. Non si tratta più di riduzione della crescita,per la prima volta dal 1983 quest'anno la domanda mondiale accuserà un calo, ha reso noto l'Agenzia internazionale dell'Energia. Temendo di non potercela fare da sola, l'Opec ha chiesto così aiuto alla Russia. A Orano sono attesi il vicepremier Igor Sechin e il ministro dell'Energia Sergei Shmatko. Il presidente Dmitri Medvedev nei giorni scorsi aveva detto che Mosca «sarebbe pronta per una eventuale adesione» al cartello. Il presidente dell'Opec ha rinnovato l'invito.Difficile che la Russia si imbarchi in un'operazione del genere, più probabile che opti per un taglio produttivo, un segnale comunque molto forte. Anche il Cremlino deve far fronte a una crisi del suo budget. Per centrarlo necessiterebbe del barile a 70 dollari. Proprio quei 70-75 dollari indicati come prezzo ideale al vertice di novembre dall'Arabia Saudita. La compagnia petrolifera russa Lukoil ha già annunciato di essere pronta ad abbassare la produzione di «200-300mila barili al giorno». Rosneft potrebbe seguirla. Occorre tuttavia prudenza,anche sull'entità del taglio. Un rimbalzo troppo forte dei prezzi rischia di deprimere ancora la domanda globale. Ma quotazioni così basse potrebbe ridurre gli investimenti per i nuovi progetti, provocando una crisi di offerta nel futuro. roberto.bongiorni@ilsole24ore.com PROVE DI ALLEANZA Appello alla Russia perché chiuda i rubinetti Per il cartello, l'eccedenza sul mercato ammonta a 100 milioni di barili

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Cina, energia e acciaio frenano la produzione (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-12-16 - pag: 13 autore: Pechino. A novembre +5,4% nell'industria, ai minimi dal 1994 Cina, energia e acciaio frenano la produzione Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente La produzione industriale cinese è cresciuta a novembre del 5,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Oggi, qualsiasi altro Paese del mondo farebbe i salti di gioia. Ma in Cina quel tasso d'incremento, benché robusto, suona come un campanello d'allarme, perché si confronta con il +8,2% registrato a ottobre e con il + 17,8% del marzo scorso. Ma, soprattutto, perché al netto dei fattori distorsivi stagionali, è il più basso dal 1994, quando l'Ufficio statistico di Pechino iniziò a tenere il conto della produzione industriale secondo i criteri internazionali. La brusca frenata della macchina manifatturiera cinese è la risultante di un malessere che si sta estendendo progressivamente a tutti i settori industriali. La prova è che, a novembre, sono crollate alcune produzioni che costituiscono la spina dorsale del gigante economico cinese, come l'energia elettrica e l'acciaio. Forse, quindi, non è casuale che Hu Jintao abbia scelto una delle roccaforti dell'industria siderurgica nazionale per lanciare un monito sullo stato di salute dell'economia. «Nel 2009, le condizioni sul mercato del lavoro peggioreranno notevolmente. Il numero dei disoccupati aumenterà e tutto il Paese dovrà fare uno sforzo per aiutare chi è rimasto senza lavoro, in modo da salvaguardare la pace sociale», ha avvertito ieri il presidente cinese, in un discorso tenuto alla Angang Steel, uno dei colossi siderurgici nazionali situati nella Provincia del Liaoning. D'altronde,di fronte alla contrazione della domanda mondiale dalla quale l'industria cinese è ancora totalmente dipendente, alle fabbriche del Dragone non resta che tagliare la produzione e ridurre drasticamente le scorte. «Alla luce dell'andamento della produzione industriale a novembre, una crescita dell'economia cinese del 5% nel primo semestre 2009 è più una certezza che un rischio», avverte Ben Simpfendorfer, economista di Royal Bank of Scotland. Giusto per avere un termine di paragone, nel 2007, il Pil cinese registrò uno sviluppo dell' 11,9 per cento. Il Fondo Monetario Internazionale è d'accordo. «All'inizio di quest'anno,per la Cina avevamo ipotizzato un tasso di crescita dell'11% nel 2009, poi a seguito della crisi internazionale l'abbiamo ridotto all'8%, poi ancora al 7%, e ora pensiamo addirittura che possa scendere fino al 5-6 per cento», ha dichiarato ieri il direttore dell'Fmi, Dominique Strauss-Kahn. Se le fosche previsioni degli economisti trovassero conferme nei prossimi mesi, la Cina potrebbe andare incontro a momenti molto difficili. Per creare un numero di postidi lavoro sufficiente a mantenere il tasso di disoccupazione entro limiti fisiologici (cioè entro l'attuale 4,5%), secondo icalcoli di Pechino nel 2009 l'economia dovrà espandersi a un ritmo dell' 8 per cento. «Se la crescita dovesse scendere al 6-7 per cento, l'impatto sul mercato del lavoro e sulla stabilità sociale sarebbe drammatico », ha detto qualche giorno fa senza troppi giri parole Liu Mingkang, il carismatico e ascoltato presidente della China Banking Regulatory Commission. Il Governo è già corso ai ripari. Sul fronte fiscale, lanciando un piano di stimolo all'economia del valore complessivo di 4mila miliardi di yuan. E su quello monetario, tagliando a più riprese il costo del denaro. Se la congiuntura nei prossimi mesi dovesse ancora peggiorare, Pechino potrebbe valutare altre misure espansive per dare ossigeno all'economia. Non sarebbe sorprendente se la People's Bank of China decidesse di varare un'altra robusta riduzione dei tassi d'interesse prima della fine dell'anno. ganawar@gmail.com L'ALLARME DI HU JINTAO Il presidente: «Nel 2009 l'occupazione peggiorerà notevolmente, è necessario un grande sforzo collettivo per salvare la pace sociale»

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L'energia di Obama (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-12-16 - pag: 16 autore: ... GLI USA E LE FONTI RINNOVABILI L'energia di Obama N o n è come tirare una scarpa a Bush. Ma, idealmente, sì. La politica energetica e ambientale dell'amministrazione Obama annuncia di essere un radicale dietrofront, dopo otto anni spesi a rinnegare l'esistenza di un problema climatico e ad ostacolare il raggiungimento di un'intesa planetaria sulle emissioni di CO2. La squadra presentata ieri – con in prima fila Steven Chu, premio Nobel e grande sostenitore di una rivoluzione energetica – lascia intendere che il climate change sarà una priorità. «Un problema di sicurezza nazionale», sostiene il Presidente eletto. Ma anche qualcosa di più. E di meglio. Obama dice di voler dare «una nuova energia all'America», in senso letterale. Ovvero ridisegnare il sistema energetico sottraendolo alla dipendenza dal petrolio mediorientale e consegnandolo alla libertà delle fonti rinnovabili, rinvigorendo al tempo stesso l'economia. La Cina, zitta zitta, sta già facendo altrettanto. Per gli Usa tagliare le emissioni di CO2 era la strada verso la povertà. Fra poco più di un mese, sarà la porta di una nuova ricchezza.

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La sfida è affrontare il dopo Kyoto (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-16 - pag: 24 autore: INTERVISTA Aldo Fumagalli Commissione per lo Sviluppo sostenibile di Confindustria «La sfida è affrontare il dopo Kyoto» Fuori dal progetto di direttiva le aziende che consumano energia, ma non emettono CO2 Rita Fatiguso MILANO Una proposta di direttiva, quella appena varata a Bruxelles, che va nella direzione giusta, bilanciando sviluppo e sostenibilità. Che, però, bisognerà seguire negli sviluppi più immediati perché possa produrre tutti i suoi effetti. Aldo Fumagalli Romario, 50 anni, presidente e amministratore delegato del Gruppo Sol (gas industriali) fa il punto della situazione anche nella veste di presidente della Commissione sviluppo sostenibile di Confindustria. E traccia nuovi, possibili, scenari già dietro l'angolo. Fumagalli,a suo parere l'esito del round europeo sull'emission trading è in linea con lo spirito che caratterizza il suo impegno associativo tutto orientato allo sviluppo sostenibile? Penso di sì. Ne sono convinto, non a caso il progetto punta a raggiungere lo sviluppo attraverso la sostenibilità, sia in riferimento alle risorse disponibili sia a quelle attualmente a disposizione dell'intero pianeta. Che, ovviamente, non sono infinite. Qual è stato, secondo lei, lo snodo-chiave del negoziato appena concluso? Il tema emission trading ha trovato una sterzata nel fatto che ci si è focalizzati, alla fine, sulle energie rinnovabili e su un meccanismo premiante. Ma il vero snodo è stato quando il presidente Emma Marcegaglia, impegnandosi in prima persona, ha trovato l'intesa con le altre Confidustrie europee rappresentative di uno degli stakeholder in campo, cioè le aziende. Senza questa azione le conseguenze sarebbero state pesanti, con un sistema basato esclusivamente sull'acquisto di diritti di emissione per le lavorazioni che producono più Co2. Il nuovo progetto di direttiva, a questo punto, dovrà concretizzarsi in un testo definitivo da votare in Parlamento. Cosa ci può aspettare e, soprattutto, cosa c'è dietro l'angolo per gli stakeholder- aziende? Appunto, bisognerà concretizzare il progetto e bisognerà farlo bene. Non è un elemento nè facile nè scontato. Non era semplice, certo, nemmeno pensare a una svolta positiva in così poco tempo, così come si è appena realizzata. Penso che nessuno, soltanto a settembre avrebbe immaginato un simile ribaltamento. Si è molto discusso sulle prospettive di competitività per il sistema delle aziende europee da qui al 2020. Poi, la crisi scoppiata in autunno. E ora ? Ora bisognerà far sì che le questioni di tecnica legale anche in vista delle votazioni parlamentari che renderanno il provvedimento definitivo aiutinoad attuare lo spirito del negoziato in senso non restrittivo. Questa svolta è stata molto positiva. Ha premiato le aziende che si impegnano negli investimenti in energie rinnovabili. Ma non è tutto. In che senso? Trovo che siano molto positive la clausola di revisione e la flessibilità sui crediti per i progetti fatti fuori dall'Unione europea. L'anno prossimo, a Copenhagen, ci sarà un altro summit strategico. Vedremo. Quali criticità è possibile individuare, allo stato dei fatti? Intanto, bisognerà allargare il discorso anche a Stati Uniti e a Cina, India. L'Europa ha dato l'esempio,si è impegnata,ora bisognerà che anche queste nazioni si diano da fare da parte loro. Bisogna considerare che la programmazione pilota per l'immissione del Co2 nel sottosuolo dovrà rispondere al principio di equa distribuzione e quindi dovrà essere effettuata in maniera non squilibrata dal punto di vista pratico. Esistono spazi e margini ancora non ben definiti tra le varie categorie di aziende esentate dall'asta per l'acquisto di diritti di emissione. Alcune aziende consumano energia ma non emettono Co2, specie nel settore della chimica. Quindi sarebbe opportuno trovare una soluzione che non le penalizzi ulteriormente. E che estenda anche a loro il criterio premiante per chi investe in rinnovabili. rita.fatiguso@ilsole24ore.com «La svolta quando ci si è focalizzati sulle rinnovabili e sui meccanismi premianti» Sviluppo sostenibile Aldo Fumagalli Romario IMAGOECONOMICA

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Marposs acquista la tedesca Artis (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2008-12-16 - pag: 27 autore: Industria. L'azienda cresce in Germania Marposs acquista la tedesca Artis Emilio Bonicelli BOLOGNA «Ogni investimento esprime la convinzione che ci sia un futuro positivo.E'la fiducia in quello che sarà, tra due o tre anni, il mercato. Per questo continuiamo a investire». Così Stefano Possati, presidente della Marposs, spiega la ragione di scelte contro corrente fatte, nel pieno della crisi internazionale, dall'azienda di famiglia. La società emiliana annuncia infatti due investimenti significativi con l'acquisizione di un'impresa in Germania e l'apertura, entro il prossimo anno, di uno stabilimento produttivo in Cina. A finire nel mirino della Marposs è stata la tedesca Artis, che sviluppa e realizza sistemi per il controllo e il monitoraggio delle macchine utensili, con sede nei pressi di Amburgo e un giro di affari di circa 10 milioni di euro. Si tratta di soluzioni che aiutano il cliente a ridurre i costi e ad aumentare la produttività. L'impianto in Cina, dove le vendite sono cresciute sino a raggiungere un valore analogo a quello del mercato Italia, sorgerà su un'area di 14mila metri quadrati e impiegherà 250 persone per il montaggio finale dei componenti elettronici prodotti nel capoluogo emiliano. Sono iniziative tanto più sorprendenti se si pensa che la Marposs opera in buona parte per il comparto automotive generalmente considerato uno dei più colpiti dal freno internazionale dei consumi. Possati, però, vede la situazione da un altro punto di vista. «Un conto sono le vetture oggi vendute, un conto sono gli investimenti che le Case automobilistiche stanno mettendo in campo per disporre, tra qualche anno, di nuovi modelli, nuovi motori, nuovi allestimenti, indispensabili per far ripartire il mercato». Con la loro alta tecnologia i prodotti Marposs servono per mettere a punto le nuove linee produttive non solo nell'automotive, ma in tutto il settore meccanico. Per questo l'andamento degli ordini «ha subito un rallentamento, ma non c'è stato un crollo» e anche le previsioni per il 2009 sono di «attenzione fiduciosa». L'azienda emiliana, nata nel 1952 a Bologna, è leader mondiale nei misuratori di processo elettronici, il cui scopo è quello di garantire la costanza della qualità e la massima efficienza in tutti i processi industriali. Il 2008 chiuderà in netta crescita con un giro di affari di 260 milioni, erano stati 220 nello scorso anno, e un «utile soddisfacente». La crescita è dovuta al lavoro di ricerca e alla costante adozione delle tecnologie più avanzate, tanto che Marposs ha ottenuto nel 2004 in Giappone il prestigioso premio News Digest Marketing Award, attribuito ai migliori produttori mondiali. Possati considera «strategica » l'acquisizione della quota di controllo della Artis, le cui attività dal prossimo anno verranno inserite nel bilancio consolidato. Con la società tedesca saranno possibili importanti sinergie. I prodotti Artis completano l'offerta al cliente e avranno un forte impulso grazie alla capillare rete distributiva Marposs, che dispone di 80 sedi nel mondo. Contemporaneamente la combinazione delle soluzioni tecnologiche delle due società fa prevedere sviluppi innovativi interessanti nei diversi prodotti. CONTRO CORRENTE Nonostante la crisi globale il gruppo emiliano continua a investire e annuncia l'apertura di uno stabilimento in Cina

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Rame, movimenti dettati dai nervi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2008-12-16 - pag: 46 autore: Metalli non ferrosi. Impossibile elaborare una stima attendibile dei consumi Rame, movimenti dettati dai nervi Gianni Mattarelli MILANO Le oscillazioni del prezzo del rame al London Metal Exchange sono molto nervose e soggette a reazioni spesso esagerate all'uscita di notizie che in altri momenti, ossia prima che la crisi finanziaria mondiale cominciasse a colpire il mercato dei metalli, avrebbero avuto riflessi più misurati. Venerdì scorso, per esempio, Londra ha aperto con le quotazioni di 180 $ inferiori alla chiusura della sera precedente, sulla scia della forte caduta delle borse azionarie asiatiche, causata dalla bocciatura del Senato americano del piano di salvataggio delle industrie automobilistiche. Di fatto l'instabilità è dovuta all'impossibilità di prevedere il prezzo dei metalli industriali, per la mancanza di visibilità sulla richiesta attuale e sui reali consumi. Il collasso della domanda nel corrente trimestre impedisce infatti di elaborare stime basate su motivi fondamentali. I rialzisti sperano che la fase di destoccaggio sia al termine e che gli stimoli monetari e fiscali in corso abbiano il loro effetto entro il prossimo semestre. I ribassisti invece vedono la fine del ricorso alle scorte nel primo trimestre 2009, ma nel frattempo si aspettano che il calo dei consumi prosegua e che peggiori nei prossimi due o tre mesi. Le statistiche che giungono dalla Cina, primo consumatore mondiale, non servono a chiarire il quadro. In novembre le importazioni di rame non lavorato sono calate del 6% rispetto a ottobre e del 3% sull'anno prima. Ma le cause vengono attribuite principalmente alla cancellazione di contratti di acquisto (di quelli a prezzo non ancora fissato) per il crollo delle quotazioni acuitosi in novembre e a un gran ricorso a destoccaggi per soddisfare in parte la richiesta interna. A indicare una certa pressione della domanda locale, spicca la quotazione dei catodi allo Shanghai Futures Exchange, che da qualche tempo è costantemente superiore a quella dell'Lme. I produttori in più parti del mondo stanno intanto riducendo l'attività e rimandando l'attuazione di gran parte degli investimenti, sia per l'apertura di nuovi impianti che per l'ampliamento di quelli esistenti. I tagli di produzione sono tuttavia insufficienti, mentre il procrastinare gli investimenti non ha alcun effetto sui prezzi, perché riguardano la situazione a lungo periodo. Negativi anche gli indici di novembre dei Direttori Acquisti (i cosiddetti Pmi, Purchasing Managers Indices), che in novembre sono stati particolarmente deboli in tutte le parti del mondo, essendo risultati tra 35,6 (media Eurozona), 36,2 (Usa), 36,7 (Giappone) e 38,8 (Cina), cioè ben al di sotto della soglia tra espansione e contrazione di 50. Pur con queste prospettive negative, dopo i recenti crolli i prezzi del rame potrebbero essere entrati in una fase di calma, seguita verosimilmente da un periodo di consolidamento, se il contesto internazionale e le borse azionarie non dovessero peggiorare. LA PRODUZIONE RALLENTA Le società minerarie e metallurgiche in molte parti del mondo riducono l'attività e rinviano gli investimenti

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L'energia pulita di Mr. Shi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-16 - pag: 29 autore: Intervista. Parla il Ceo di Suntech Power, l'azienda leader mondiale nella produzione di pannelli e moduli fotovoltaici L'energia pulita di Mr. Shi «Crisi economica e calo del greggio non fermano l'industria delle rinnovabili» Alfredo Sessa MILANO La crisi finanziaria mondiale e la discesa dei prezzi del petrolio non fermeranno la nuova rivoluzione industriale, basata sul settore delle energie rinnovabili. Il mercato ripartirà, e la Cina, inoltre, sarà la prossima frontiera per sviluppare il business del solare fotovoltaico. Parola di Shi Zhengrong, 45 anni, fondatore e presidente di Suntech Power Holdings, il più grande produttore mondiale di pannelli e moduli fotovoltaici. Scienziato dell'ambiente che veste con disinvoltura i panni dell'uomo d'affari, Shi è un esponente di razza della squadra cinese di nuovi industriali di successo, con radici, studi e fabbrica in madrepatria, ma con ambizioni e mercato mondiali. Ambizioni che in Europa coinvolgono in prima linea l'Italia. A Milano, Shi ha tenuto a battesimo nei giorni scorsi la filiale commerciale di Suntech. Quali saranno le conseguenze della crisi economica sull'industria delle energie rinnovabili? Uno dei modi in cui si descrive questa crisi finanziaria è quello di una sorta di disastro naturale, dal quale nessuno può salvarsi. In effetti, tutte le industrie saranno colpite, compresa l'industria dell'energia solare.Ma io credo che l'impatto sarà temporaneo. La crisi finanziaria potrà finire in tempi relativamente brevi, le vere crisi resteranno invece quelle dell'energia e dei cambiamenti climatici, che richiederanno sforzi molto più importanti per essere risolte. Il mercato ripartirà e sul lungo termine crescerà, soprattutto quando il prezzo sarà a livello di grid parity (il punto al quale il costo dell'energia fotovoltaica è pari o inferiore a quello dell'energia di rete, ndr). La caduta del prezzo del petrolio frenerà gli investimenti nelle energie rinnovabili? Ritengo che non ci sia correlazione tra i prezzi del petrolio e le energie rinnovabili. Come sappiamo, il fatto che il prezzo del petrolio cali non significa che le riserve petrolifere siano in aumento. Anche il calo del prezzo del petrolio è quindi un fenomeno temporaneo, indotto dalla crisi mondiale. Se guardiamo al mercato fotovoltaico, vediamo che in questo momento è un mercato sussidiato dai Governi, in alcuni casi in maniera crescente. Come mai lo sussidiano, se il prezzo del petrolio è in calo? Perché sempre più nazioni sono consapevoli di dovere diventare indipendenti dal petrolio, al di là della temporanea percezione del calo dei prezzi. Nel settore delle energie alternative si assiste a una crescente concorrenza tra Paesi emergenti, soprattutto Cina, ed Europa e Stati Uniti. Chi vincerà? Nelle rinnovabili, soprattutto nel solare, negli ultimi anni molta gente ha ottenuto buoni profitti, e quindi non è sorprendente che sempre più investitori siano attirati da questa industria. Ma i protagonisti di questo settore non sono tutti uguali. Un primo tipo di player, tra i quali ci siamo noi di Suntech, ha una vera e propria "vision" e crede che l'energia solare potrà fornire una soluzione radicale per il pianeta e per i nostri figli. Ma c'è un secondo tipo di player, per i quali questo settore è una specie di corsa all'oro. Che entrano sul mercato, fanno qualche profitto e poi, quando pensano che sia il momento opportuno, ne escono. Noi crediamo che siano i player dotati di "vision" quelli che possono realmente offrire prodotti di qualità a costi competitivi. Cosa si aspetta dal mercato italiano? Prima di tutto constatiamo un atteggiamento favorevole nella promozione dell'energia solare, e questo ovviamente ci fa piacere. All'inizio vogliamo seminare sul mercato italiano principalmente attraverso la vendita dei prodotti, aiutando i clienti a conoscere l'energia solare e fornendo assistenza tecnica. Quando il mercato italiano diventerà più stabile, allora considereremo l'opportunità di iniziare la produzione sul posto. E per mercato stabile intendo un mercato completamente libero, indipendente da sussidi. Qual è la percentuale delle vostre vendite in Cina? E in Europa e Usa? La maggior parte delle nostre vendite è ancora in Europa, circa il 70% della nostra produzione. Le vendite in Cina rappresentano meno del 5% e negli Stati Uniti siamo intorno al 10. Ma detto questo, ritengo che in questo momento sia strategico promuovere le vendite in Cina, è il momento opportuno per convincere il Governo cinese a dare il via alle feed-in tariff (il prezzo al quale i privati cedono alla rete l'energia prodotta con fonti rinnovabili, ndr). Il Governo cinese è molto impegnato nelle energie rinnovabili, ma lo è soprattutto nell'eolico e nelle biomasse. Perché non nel solare? Perché il solare è ancora costoso, e il Governo trova poco pratico sussidiarlo. Ma, in seguito alla crisi finanziaria, i costi sono destinati a calare, e allora è venuto realisticamete il momento di convincere il Governo cinese a dare il via a qualche forma di feed-in tariff nel solare. Il neopresidente americano Obama punta sui crediti di imposta per finanziare l'energia verde. è una soluzione preferibile alle feed-in tariff? Penso che feed-in tariff e restituzioni fiscali siano entrambi equiparabili a sussidi governativi all'industria. In termini di semplicità e di praticità, tuttavia, penso che la soluzione migliore siano le feed-in tariff. I crediti d'imposta possono funzionare, ma sono piuttosto complicati, e legati al fatto che uno paghi effettivamente o no una tassa. Con le feed-in tariff, invece, si lavora più facilmente. La Cina sta finanziando studi nei settori dell'auto elettrica e dei carburanti alternativi. Cosa ne pensa? Ritengo che i carburanti alternativi siano una soluzione meno promettente. Non per la tecnologia in sè, ma per gli stock. C'è bisogno di ingenti quantitativi di mais, o di canna da zucchero, insomma di materia prima la cui domanda è destinata a competere con le necessità dell'alimentazione umana o animale. Sono economicamente meno efficienti. Ritengo che l'auto elettrica, invece, sia il futuro. Soprattutto la combinazione tra auto elettrica e pannelli solari. Steven Chu, premio Nobel per la fisica e figlio di immigrati cinesi, è diventato segretario Usa per l'Energia. Cosa si aspetta da questa nomina? Per noi è una notizia straordinaria, perché Steven Chu è stato direttore del Laboratorio nazionale delle energie rinnovabili negli Stati Uniti, e quindi Barack Obama ha deciso di nominare uno scienziato delle energie rinnovabili nel ruolo di segretario Usa. è un indizio del fatto che il nuovo presidente americano è seriamente intenzionato a mantenere quanto promette nel campo dell'energia. alfredo.sessa@ilsole24ore.com AMERICA PROMETTENTE «Steven Chu segretario Usa all'Energia è l'indizio che Obama investe sulle fonti verdi» CINA NUOVA FRONTIERA «è l'ora di convincere Pechino a non sussidiare solo eolico e biomasse, ma anche il solare» FILIALE IN ITALIA «In Europa il 70% delle nostre vendite Se il mercato sarà stabile, arriveremo a produrre qui» SOTTO IL SEGNO DEL SOLE Uno scienziato prestato all'industria Shi Zhengrong, 45 anni, è un personaggio noto e ammirato in Cina. Non tanto, o non solo, perché l'industria del fotovoltaico gli ha permesso di diventare uno degli uomini più ricchi del Paese, con una fortuna personale che secondo Forbes Magazine si aggira sui 2,9 miliardi di dollari. Ma soprattutto perché è visto come una personalità che porta soluzioni concrete a favore delle nuove generazioni, in questo caso nel campo della tutela ambientale. Sposato, due figli, quando gli si chiede se si considera più uno scienziato o più un uomo di affari, Shi non ha esitazioni nel collocarsi, con un certo orgoglio, nella prima categoria. Laureato in Scienze ottiche presso la Chang Chun University, ha conseguito un master in Fisica dei laser a Shanghai, e un Ph.D in Ingegneria elettronica presso la University of South Wales in Australia. Shi Zhengrong detiene 11 brevetti relativi alla tecnologia fotovoltaica BLOOMBERG

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BASE NELLO JIANGSU (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-16 - pag: 29 autore: BASE NELLO JIANGSU Leader mondiale Suntech Power Holdings è il più grande produttore mondiale di pannelli e moduli fotovoltaici, ed è un classico esempio di società con base in Cina e proiezione sui mercati mondiali.L'azienda è nata nel 2001 a Wuxi, città della provincia di Jiangsu, con 20 addetti. Ora occupa circa 8mila persone in quattro siti produttivi. è forte la specializzazione nei sistemi Bipv, i pannelli fotovoltaici integrati nell'architettura degli edifici. Risale al 2005 la quotazione di Suntech al Nyse. Nel terzo trimestre 2008, secondoi dati comunicati dalla società, il reddito netto è cresciuto anno su anno del 53,7% a 594,4 milioni di dollari. Il mercato principale di Suntech è attualmente l'Europa (70%delle vendite e 6 sedi operative: Italia, Spagna, Regno Unito, Germania, Cipro e Svizzera) Oggi filo diretto con l'Italia La filiale commerciale italiana, affidata al managing director Mauro Sgherri, si propone di raggiungere una quota di mercato del 20% con un fatturato superiore a 100 milioni di euro nel 2009. La costituzione della filiale ha visto uno dei maggiori studi legali cinesi, Grandall Legal Group, cooperare con l'italiano Carone&Partners di Milano.

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Sarà lunga marcia, parola di chef (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-16 - pag: 30 autore: INTERVISTA Salvatore Cuomo Sarà lunga marcia, parola di chef SHANGHAI. Dal nostro corrispondente «I primi ristoratori che sono arrivati in Cina una decina di anni fa hanno pensato solo a fare soldi. Così facendo, hanno fornito un'idea sbagliata della cucina italiana e hanno rovinato il mercato. Ora è tutto da rifare». Salvatore Cuomo non le manda a dire: in un mercato ancora tutto da costruire come quello cinese, fare ristorazione di bassa qualità rende un pessimo servizio all'immagine dell'agroalimentare made in Italy. Trentasette anni, padre napoletano e mamma giapponese, Cuomo negli ultimi dieci anni ha costruito un impero della ristorazione nel Sol Levante. E tre anni fa, ha deciso di tentare l'avventura cinese aprendo a Shanghai quello che nel giro di poco tempo è diventato il più famoso e gettonato ristorante italiano in tutta la Cina (The Kitchen), e ora bissando con YS Table, uno spazio di 3mila metri quadri e oltre 500 coperti situato nel World financial center. «Noi ristoratori, esattamente come in Giappone una quindicina di anni fa, abbiamo un compito importantissimo perché portiamo i cinesi al primo contatto con il cibo italiano – sottolinea Cuomo –. Per questo motivo, non dobbiamo inviare messaggi sbagliati. Dobbiamo offrire l'autentica cucina italiana, quella fatta di materie prime di qualità. Abbasso le salsette, la crema e la panna. Evviva la pizza, la pasta e tutto ciò che si prepara in modo semplice». L'idea è buona, ma si scontra con le abitudini alimentari locali. «In Giappone per la ristorazione italiana fu tutto più semplice, perché anche i giapponesi amano una cucina semplice basata sulla freschezza delle materie prime –prosegue Cuomo –. I cinesi, invece, preferiscono piatti più elaborati e quindi spesso non apprezzano le nostre pietanze. Ma non importa: dobbiamo cercare di educarli ai nostri gusti, senza scendere a compromessi». Per arrivare alla meta, la "lunga marcia" dell'agroalimentare italiano avrà bisogno del sostegno dei mezzi d'informazione cinesi. E anche di una costante opera promozionale da parte delle istituzioni italiane che, negli ultimi tempi, al mercato cinese hanno dedicato assai più risorse rispetto al passato. Ciononostante, non si potranno bruciare le tappe. «Ci vorranno altri 10-15 anni prima che in Cina si formi un mercato vero per i nostri prodotti alimentari» conclude Cuomo. L. Vin. «Ci vorranno 10-15 anni prima che qui si formi un vero mercato per i nostri prodotti» Famoso in Asia. Salvatore Cuomo

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Pochi cibi italiani in Cina (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-16 - pag: 30 autore: Pochi cibi italiani in Cina Cresce l'export - Ma Francia, Germania e Spagna fanno meglio Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Olio spagnolo, pizze tedesche, formaggi danesi, gelati americani, biscotti francesi, olive greche. Ma l'Italia dov'è? Se lo chiedono i consumatori cinesi difronte ai banconi dei supermercati sempre più affollati da prodotti alimentari tipici del made in Italy, ma battenti bandiera estera. E se lo chiedono anche gli italiani che vivono oltre la Grande Muraglia: visto che i cinesi replicano tutto e considerata la scarsa presenza industriale del Belpaese in Cina, non sarebbe il caso di investire di più sull'unica cosa al mondo che nessuno può copiarci? Ma da qui a dire che siamo assenti sul mercato cinese ce ne passa. I numeri, infatti, dicono l'esatto contrario. Negli ultimi tre anni, le importazioni agroalimentari italiane nella Repubblica popolare sono aumentate di circa 2 volte e mezzo; alcuni prodotti, come vino e olio d'oliva, hanno registrato incrementi anche maggiori. Malgrado ciò, il food and beverage tricolore detiene ancora una quota marginale del mercato cinese (solo lo 0,3%), di cui l'Italia è il 30esimo fornitore. La Francia, giusto per fare un esempio, sviluppa un business dieci volte più grande. «Bisogna tenere presente, però, che i principali esportatori di prodotti agroalimentari in Cina vendono anche quantità ingenti di commodities. Noi, al contrario, qui portiamo solo prodotti di alta qualità. Non a caso siamo al primo posto nelle importazioni cinesi di pasta e cioccolato, al secondo in quelle di olio d'oliva e acqua, e al sesto nei formaggi», spiega Maurizio Forte, direttore dell'Ufficio Ice di Shanghai. In realtà, dunque, la penetrazione di questo prodotti italiani oltre la Grande Muraglia è in costante aumento. Una penetrazione che appare difficile per tre motivi. Primo: fatta eccezione per Ferrero, unico gruppo italiano ad aver affrontato il mercato cinese con una strategia mirata ( i 27 milioni di dollari di export di cioccolato italiano nel 2007 sono quasi tutti Ferrero Rocher di cui i cinesi vanno particolarmente ghiotti), gli altri sono operatori medio- piccoli. Secondo: il mercato cinese è ancora poco sofisticato, e bada più al prezzo che alla qualità. Terzo: l'Italia, a differenza dei suoi concorrenti, in Cina non ha né catene distributive né grandi gruppi alberghieri tramite cui promuovere e vendere i suoi prodotti. La partita cinese dell'agroalimentare tricolore, quindi, è interamente riposta nelle mani della ristorazione. Ma anche questo è un punto di debolezza, poiché oggi i ristoranti italiani in Cina sono pochi; e perlopiù di qualità tra il mediocre e lo scadente (può sembrare incredibile, ma in una metropoli come Pechino non è facile mangiare italiano decentemente). «Per spiccare il salto, servirebbero gli investimenti cinesi. La grande sfida futura sarà convincere i cinesi che con la ristorazione italiana di qualità si possono guadagnare soldi» aggiunge Forte. Ma bisognerà portare pazienza. La Cina, infatti, è un mercato ancora immaturo, e quindi incapace di apprezzare (e di pagare) la qualità dell'agroalimentare italiano. «Servirà anche tanta tenacia – avverte Emanuele Plata, presidente di Piazza Italia, il più grande food center italiano nel mondo, aperto a Pechino dal Crai qualche mese fa –. Il mercato c'è,ma bisogna crederci. Ecco perché sarà fondamentale inventare di continuo qualcosa che attiri i cinesi, soprattutto i giovani, ad avvicinarsi al cibo e al vino italiano. Noi pensiamo di puntare su tre fattori: la curiosità, il sound of Italy, elasicurezza alimentare». Il modello non è tanto diverso da quello già sperimentato in passato negli Stati Uniti e in Giappone: all'inizio, altri Paesi dotati di maggiore massa critica hanno fatto da apripista, offrendo a un pubblico incompetente cibo e vino straniero; quando il terreno è diventato fertile, sono arrivati gli italianie hanno sbaragliato il campo. Pazienza, tenacia, e anche una buona dose di ottimismo, poiché scardinare usi e costumi alimentari dei cinesi sarà certamente più difficile di quanto non sia stato convincere americani e giapponesi a convertirsi ai piaceri culinari del made in Italy. Sotto questo profilo, il recente boom dell'olio extravergine di oliva è incoraggiante: nel 2008 le importazioni in Cina sono aumentate del 50%, portandosi a circa 15 milioni di dollari. «Se consideriamo che ancora alla fine degli anni ' 90 questo mercato era pressoché inesistente, si tratta di un grosso successo – osserva Massimo Gargano, presidente di Unapro – Certo, gli spagnoli restano di gran lunga i primi. Ma la cosa non ci preoccupa. Perché, se noi non possiamo competere con i loro prezzi, loro però non possono competere con la nostra varietà e con la nostra qualità». ganawar@gmail.com CONQUISTA DI GUSTI DIFFICILI Bene pasta, cioccolato e olio Solo sesti per i formaggi Manca la distribuzione e i ristoranti made in Italy non sono alfieri doc Babele del gusto. Prodotti francesi, tedeschi e canadesi nei market cinesi IMAGINECHINA

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La crisi va dritta al cuore dell'Asia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-12-2008)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2008-12-16 - pag: 32 autore: La crisi va dritta al cuore dell'Asia L' annuale rapporto della Asian Development Bank sulle prospettive dei Paesi asiatici analizza gli effetti della crisi mondiale in quell'area del mondo. E il giudizio non è positivo: dopo i Paesi sviluppati, anche le economie asiatiche risentiranno di una crisi più lunga e più profonda di quanto sinora ipotizzato. Ne emergeranno solo muovendosi di concerto. Le stime per la crescita dell'area sono state rivistedal 6,9%di un mese fa al 5,8%, cioè quasi la metà della crescita del 2007, fermatasi al 9%. Anche la Cina rallenterà, fino all'8,2% nel 2009 dal 9,5 di quest'anno. L'India, che era cresciuta del 9% nel 2007, quest'anno invece segnerà un 7% e nel 2009 un 6,5%. Asia Economic Monitor 2008 Asian Development Bank Dicembre 2008 www.aric.adb.org/pdf/aem/ dec08/decDec_AEM_complete.pdf Per scaricare il report gratuitamente

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- loredana tartaglia (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 16-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XIX - Roma Oltre piazza Navona, una girandola d´appuntamenti in tutta la città. Da Testaccio a piazza Mazzini, dall´Eur a piazza del Popolo, dall´Auditorium al loft di San Lorenzo Bancarelle da regalo: quest´anno sono gli indirizzi must per il pacchetto sotto l´albero Dalle luci riciclate ai bijoux di scena, dalle vendite pro Emergency alle tende per Israele LOREDANA TARTAGLIA Lucette sparse qua e là, addobbi per l´albero che occhieggiano dalle bancarelle, sciarpette multicolore, babbucce antifreddo, la maglia o il gioiello etno chic. Arrivano con il contorno di musiche natalizie e tanto di zampognari i mercatini del natale che nei giorni dell´avvento illuminano la città in una giostra di appuntamenti. Tutta la settimana L´Occhio del Riciclone e il T-riciclo sono solo alcuni dei banchi presenti alla Città dell´Altra Economia a Testaccio in Largo Dino Frisullo, dove l´imperativo del mercato dedicato alle economie alternative è il consumo intelligente. Lampade ottenute dai dispenser in plastica per l´acqua, posacenere in vetro realizzati da bottigliette in vetro pressate, abbigliamento e giocattoli "a basso impatto ambientale" a pochi euro, regalano nuova vita agli oggetti spesso dimenticati nelle cantine. Decisamente più chic e piuttosto una mostra mercato dedicata alle artigiane artiste è invece Caravanserraglio all´Auditorium, proprio nei giardini antistanti al Parco della Musica, in una tendostruttura fino al 6 gennaio: tanti i banchi per un´idea regalo, tra i quali i gioielli animalier in plastica della bolognese Donata Stranieri, maglie raffinate dell´abruzzese Anna Sammarone, gioielli in oro e pietre semipreziose della romana Donatella Righi e più di cinquanta espositori con bijoux e oggetti singolari. Fino a Natale tutti i giorni bric à brac, artigianato e squisitezze gastronomiche si acquistano anche a piazza Mazzini dove nei gazebo allestiti passeggiano famiglie, single o giovani del quartiere alla ricerca di un regalo inusuale. Strettamente a inviti invece il rendez vous natalizio con tanto di regali chic nel loft in via dei Riari organizzato in collaborazione con la Croce Rossa, dove a esporre tessuti dipinti, maglie a righe colorate ci sono anche De Clerq e Zazie mentre a sostegno della costruzione di un asilo a Gerusalemme ci sono fino a Natale i Mercatini della Pace: in Piazza del Popolo, piazza Bologna, piazza Fiume, viale America all´Eur e sul pontile di Ostia sono le location dove occhieggiano prodotti artigianali, italiani e multietnici, e il ricavato della vendita andrà in favore del progetto della Jerusalem Foundation che vuole realizzare un asilo che sia luogo di incontro tra culture diverse. Fino a domenica 21 in piazza Mastai è Emergency ad organizzare un piccolo mercato natalizio ma in molti non perderanno con l´inevitabile odore di croccante e zucchero filato, le bancarelle di piazza Navona, appuntamento imprescindibile nel cuore di molti romani. Più in periferia, oltre l´Eur, a piazzale Cina, fino alla vigilia di Natale c´è una mostra mercato di artigianato, oggettistica natalizia, prodotti tipici regionali, giocattoli e dolci, così come nel vicino piazzale del Caravaggio dove tra una bancarella e l´altra si passeggia volentieri. Merenda chic e allure come a New York al grido di "no all´artigianato etnico" domenica 21 dalle 17 alle 22 allo Spazio D a San Lorenzo in via dei Caudini, un grande loft ristrutturato dove si organizzano anche party di compleanno e dove si terrà il Mercatino Aperitivo organizzato dai trentenni Alessandro Cattedra e Francesco Mari. Tra libri, vestiti vintage, occhiali anni ?70 e oggetti singolari sarà impossibile non trovare il regalo giusto. Per amici e parenti di varia umanità.

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la coppa in mostra poi tocca al cinema - paola nicita (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 16-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina XVIII - Palermo La Coppa in mostra poi tocca al cinema Al Politeama e al Fiamma Un documentario su Salvatore Antibo e uno sulle Olimpiadi di Pechino Stasera i Paladini d´oro PAOLA NICITA Per raccontare lo sport e i suoi campioni, dai campi di gioco al grande schermo, quest´anno la rassegna dello Sportfilmfestival propone una selezione di film che arrivano da Cina, Australia, Spagna, Romania, Svezia, Polonia, Finlandia, Russia e Italia. Festeggia così trent´anni la manifestazione ideata e presieduta da Vito Maggio, con la direzione di Roberto Oddo e la consulenza cinematografica di Gregorio Napoli. E lo farà con una presenza speciale: solo per oggi, dalle 11 alle 19,30, la Coppa del mondo di calcio vinta dagli azzurri di Lippi nel 2006, sarà esposta al teatro Politeama, dove questa sera, alle 21,30 si terrà la consegna dei Paladini d´Oro 2008, nella serata di gala condotta dal giornalista sportivo Marco Civoli. Due le sedi per le proiezioni: al cinema Fiamma fino al 22 dicembre si terranno le proiezioni dalle 9,30 alle 12,30, mentre domani, giovedì, venerdì e il 22 dicembre le proiezioni pomeridiane, dalle 16,30 alle 18,30 si terranno alla facoltà di Scienze motorie di via Maggiore Toselli, e proporranno i film vincitori per ogni categoria: cortometraggi, lungometraggi, sport paraolimpici. Le proiezioni di oggi iniziano alle 9,30 con "Echipa - The Team" dei rumeni Florin Orezanu e Alina Cosmoiu, che raccontano le motivazioni del successo di una squadra. Seguono poi "Il maratoneta" di Marco Leopardi, "In fondo non ci sono confini" di Marco Mensa, che racconta la caparbietà della sfida lanciata da un gruppo di persone disabili grazie al programma di immersioni subacquee promosso dall´area protetta del Plemmiro di Siracusa. Chiude "Noi non abbiamo paura" di Scognamiglio e Fasola, sui tifosi italiani ai Mondiali del 2006. Tra gli altri titoli che saranno proiettati per la rassegna, un film-intervista che vede protagonista Salvatore Antibo, che nel documentario di Dario Marzio Sciabbica si racconta senza pudori, approfondendo al di là di ogni retorica lo sport come valore e riscatto. Ad un fatto tragico, la sciagura aerea di Superga del 4 maggio 1949, è dedicato "Finché morte non ci separi" della regista Fabiana Antonioli, che racconta sul filo della memoria dei sopravvissuti il profondo legame con la squadra del Torino. Una sorta di indagine sullo sport in Cina è al centro del lavoro di Cliffort Borgmarks, che ripercorre sport e personaggi dal 1949 ai nostri giorni. Ancora la Cina nel film di Gianni Rizzo "Emozioni olimpiche" che racconta le Olimpiadi di Pechino. L´ingresso è gratuito.

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dalla resistenza agli usa l'apprendistato del principe editore - nello ajello (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 16-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 38 - Cultura Partigiano a 19 anni Discendente di una nobile famiglia napoletana, nato a Firenze da madre americana, aveva studiato a Roma dai Gesuiti. La guerra partigiana, il primo lavoro in America Ma a cambiargli la vita fu l´incontro con un imprenditore. Chiamato Adriano Olivetti Dalla Resistenza agli Usa l´apprendistato del Principe editore La storia Quasi diciannovenne, nella tarda estate del 1944, quando era in Svizzera, salì su una barca a remi a Locarno costeggiando il Lago Maggiore fino a raggiungere, in territorio italiano, Cannobio. Aveva un piccolo carico di armi da consegnare alla Resistenza. L´operazione riuscì. Entrò così nelle file dei partigiani della Val d´Ossola Il padre Filippo era vicino al Partito d´Azione e in Svizzera ospitò Ugo La Malfa In una fase di tregua della lunga guerra di Segrate diventò presidente della Mondadori Nella sua casa di campagna di Torrecchia curava per hobby un´azienda agricola NELLO AJELLO Discendente d´una grande famiglia aristocratica, fiorentino di nascita, napoletano per origine paterna, di madre americana, Carlo Caracciolo è stato una figura di spicco nell´editoria italiana storico presidente del gruppo editoriale L´Espresso e, dal 2006, suo presidente onorario. Aveva compiuto 83 anni lo scorso ottobre. Nei vari incarichi di vertice via via assunti con lo svilupparsi del suo impero mediatico egli aveva conservato quel garbo discreto e quell´understatement venato d´ironia che ne facevano una presenza inimitabile tra gli imprenditori della carta stampata. Su questa linea di stile, la "carriera" di Caracciolo - costellata di episodi a tratti tumultuosi - è sembrata svolgersi in contrasto con l´indole, serena e in apparenza distratta, del suo protagonista. Una storia professionale, la sua, che era cominciata nei primi anni Cinquanta con la fondazione, a Milano, della Etas - poi Etas Kompass - una società di riviste tecniche ed annuari industriali, cui si sarebbe presto affiancata un´azienda di réclame, la Publietas. Iniziative sorte su basi fragili, quasi (così lui le giudicava) "scommesse giovanili". Queste attività di Carlo si svolgevano in affettuosa dialettica con suo padre Filippo, principe di Castagneto, che a tanto attivismo assisteva con trepidazione. Non che Caracciolo padre fosse un inesperto di editoria. Trasferitosi ancora adolescente a Firenze da Napoli (dov´era nato nel 1903), con sua madre appena separata dal marito, Filippo aveva fondato un quotidiano intitolato Lo Stato. Non aveva ancora vent´anni. A ventidue sposò Margherita Clarke, un´americana di New Orleans appartenente a quel ceto di anglosassoni benestanti che amavano la Toscana fino a venirci a vivere. A Careggi, sopra Firenze, i Clarke avevano una casa di proprietà. Si chiamava "I Cancelli". Lì erano nati i tre figli di Filippo e Margherita: Carlo nel 1925, Marella nel ?27 e Nicola nel ?31. Il concorso di Filippo per l´ingresso in diplomazia condusse nel 1933 la famiglia a Roma, dove Carlo studiò dai Gesuiti, prima all´Istituto Massimo e poi al convitto Mondragone. L´antifascismo, che aleggiava in casa, assunse maggiore evidenza durante la missione svolta dal capofamiglia come segretario dell´ambasciata italiana in Turchia e si approfondì ancora quando, fra il ?41 e il ?43, egli diventò console generale a Lugano. In Svizzera, il diplomatico napoletano si avvicinò al partito d´Azione: fino al punto da ospitare nella sua dimora elvetica uno dei suoi fondatori, Ugo La Malfa. In famiglia, per tutelarne la clandestinità, La Malfa era stato presentato come un maestro di ginnastica, amico e coetaneo di Filippo. Doveva presiedere alle prestazioni sportive dei ragazzi. Ma Carlo raccontava che, ai suoi occhi di adolescente, il travestimento perse ben presto efficacia. A rivelare in pieno la verità fu la decisione che il console Caracciolo prese dopo l´8 settembre del 1943: passare la frontiera italo-svizzera, attraversare le linee e raggiungere il Regno del Sud già in mano agli Alleati. Lì Filippo divenne sottosegretario agli Interni nel secondo governo Badoglio. La personale preistoria di Carlo Caracciolo registra a questo punto due svolte diversamente formative. La prima è uno di quei colpi di testa consueti nella biografia del personaggio: nella tarda estate del ?44 Carlo, quasi diciannovenne, salì su una barca a remi a Locarno costeggiando il Lago Maggiore fino a raggiungere, in territorio italiano, Cannobio: tramite il console americano a Lugano, un amico di famiglia, gli era stato affidato un piccolo carico d´armi da consegnare alla Resistenza. L´operazione riuscì. Carlo entrò nelle file dei partigiani della Val d´Ossola. Una vicenda sulla quale il protagonista s´intratteneva di rado, e che si concluse con l´inclusione di Caracciolo in uno scambio di prigionieri - catturato dai repubblichini, aveva rischiato la fucilazione - tra nazifascisti e partigiani. La Liberazione era vicina. Di ritorno a Roma, Carlo si laureò in Giurisprudenza ed entrò come apprendista e poi redattore di politica estera nel quotidiano L´Italia socialista. Fra i "superiori" che lo ambientarono nel mestiere Caracciolo ricorderà soprattutto Riccardo Musatti, diventato poi consigliere culturale di Adriano Olivetti. Fra i colleghi di redazione resteranno suoi amici Enzo Forcella e Giovanni Russo. 1949. Nella vita di Caracciolo ventiquattrenne, si apre una seconda parentesi: la permanenza di un anno e mezzo negli Stati Uniti. Carlo metterà a frutto la trasferta conseguendo ad Harvard un post-graduate in Giurisprudenza e facendo poi pratica legale in uno studio di New York, Sullivan & Cromwell, di cui era azionista Allen Dulles, ex capo dello spionaggio americano in Europa (Caracciolo lo aveva conosciuto a Lugano). Furono mesi di utili frequentazioni. Fra l´altro, egli poté conoscere da vicino un´importante società editrice, la McGraw-Hill; l´avrebbe presa a modello per le sue iniziative milanesi, che andarono svolgendosi dopo il ritorno dagli Stati Uniti, alla fine del 1950. La vocazione di Carlo verso il diritto non era stata irresistibile. Di diventare americano non se l´era sentita. In materia di editoria, a Milano, si dedicò soprattutto al campo tecnico-industriale, sorretto da qualche magra prebenda che gli assicurava suo padre Filippo. Il quale, dopo essere stato dal ?49 al ?54 segretario generale aggiunto al Consiglio d´Europa, si avviava ad assumere funzioni di vertice nell´Automobile Club: ne sarebbe poi stato presidente fino alla morte, nel 1965. Nei suoi esordi milanesi Carlo Caracciolo saggia le sue doti di talent-scout. Associa alla sua impresa persone assai capaci come Lio Rubini, tecnico della pubblicità, e Gianfranco Alessandrini, inizialmente esperto di computer. Affida a un giovane intellettuale, Livio Zanetti, la direzione di una delle sue riviste, Poliplasti. Più tardi, in un momento di difficoltà della Publietas, ricorrerà all´amicizia di Bruno Corbi - ex deputato comunista, vicino all´editore italo-francese Cino del Duca - per superare l´impasse. Non approderanno a nulla, invece, i suoi primi contatti con il quasi coetaneo Scalfari, che a Milano è funzionario della Banca Nazionale del Lavoro. Carlo gli propone invano di dirigere un altro suo periodico, Rivoluzione industriale. Sarà frutto d´un mero caso l´evoluzione del giovane editore nel titolare di un´impresa di risalto nazionale. Agli inizi del 1957, a poco più d´un anno dalla fondazione dell´Espresso di cui è proprietario, l´industriale Adriano Olivetti decide per sue ragioni di disfarsene, e anche su suggerimento di Musatti pensa a Caracciolo come "subentrante" nel controllo dell´azienda. L´operazione non richiederà, da parte del nuovo editore, un compenso in danaro: il settimanale perde d´altronde sui 100 milioni l´anno. Caracciolo disporrà del 70 per cento delle azioni, mentre il 20 per cento resta in possesso dell´editore Tumminelli e il resto andrà ad Arrigo Benedetti ed Eugenio Scalfari - rispettivamente direttore e vicedirettore (oltre che direttore amministrativo) del settimanale - nella misura del 5 per cento ciascuno. Carlo accetta la proposta. Della coppia di vertice dell´Espresso, è in confidenza con il solo Scalfari, il quale così riassumerà in un libro di memorie l´emergere di Caracciolo nel gruppo nascente: «Sale a bordo un principe biondo». (Va qui osservato che, nei riguardi delle proprie ascendenze aristocratiche, l´editore mostrava un distacco a sua volta aristocratico: amava ripetere un motto attribuito a re Ferdinando II: «A Napoli Caracciolo e immondizia non mancano mai»). Si delinea già quel legame a due, Caracciolo-Scalfari, che - pur con determinanti apporti successivi, da Carlo De Benedetti, attuale presidente del gruppo, a Marco Benedetto, consigliere delegato - diventerà la durevole cifra di un´impresa, il segno della sua continuità. Arrigo Benedetti, eccelso professionista, appartiene a un´altra generazione e rifugge dalla gestione aziendale. Dal 1967, quando Benedetti, in seguito a una crisi originata dalla guerra fra Egitto ed Israele, si allontana dal settimanale, la diarchia composta da Carlo ed Eugenio si fa ancora più stretta. Il successivo mezzo secolo, denso di eventi politici, è stato più volte raccontato nei suoi mille riflessi su quell´azienda che quasi si confonde con la biografia dell´editore ieri scomparso. L´Espresso diventa una testata egemone nel dibattito politico-culturale, e riaffermerà la sua vitalità sotto sette direttori: Scalfari, Gianni Corbi, Livio Zanetti restato in carica per quasi tre lustri, Giovanni Valentini, Claudio Rinaldi, Giulio Anselmi e ora Daniela Hamaui. La testata primogenita - L´Espresso, appunto - passerà a designare un´ampia sigla dai confini multimediali, nella quale figurano diciotto quotidiani locali - ecco una pianta che Caracciolo ha coltivato per trent´anni e che s´è rivelata assai fruttuosa - e varie testate sia radiofoniche che in Rete. Un processo nel quale, per dirla ancora con Scalfari, Caracciolo introdusse, in maniera crescente, «una dimensione industriale e una smania di espansione capitalistica». Smania? Che Carlo unisse al suo pacato snobismo il gusto di «inventare iniziative, mettere insieme la gente, agitare l´ambiente» al seguito di un fervido talento di giocatore, era lui il primo a riconoscerlo. Le vicende che preludono alla nascita della Repubblica, e ne accompagnano la vita - dall´accordo con la Mondadori, fino allo scontro con Silvio Berlusconi per il dominio della casa editrice di Segrate e per il controllo del quotidiano romano - recano in parte rilevante il segno della sua personalità. Chi ha ascoltato dalla voce di Caracciolo la cronaca dei rapporti intercorsi fra lui e l´imprenditore di Arcore ne serba un senso misto di stupore e di humour. In una fase di tregua della lunga guerra di Segrate, Caracciolo diventò presidente della Mondadori e si trasferì a Milano, con un ufficio a Segrate che potrebbe idealmente fotografare quanto di più opposto esistesse rispetto alla sua indole. Paragonato a quell´insonne villaggio dell´editoria, il palazzetto romano di via Po nel quale aveva lavorato per decenni a gestire il gruppo Espresso gli apparve forse, nel ricordo, un suggestivo "hotel de charme". Arrivava a Segrate di mattina e tornava a Milano quasi a sera, dopo aver fatto colazione in uno dei ristoranti aziendali. Non riusciva ad assopirsi nel pomeriggio, benché disponesse d´un ampio divano e una segretaria lo provvedesse di cuscino e plaid. In un suo libro, Piero Ottone ricorda di aver detto a Gianni Agnelli - marito di Marella - riferendosi all´ambiente di Segrate, che gli sembrava che lì Carlo avesse peggiorato la propria vita. «Migliorarla certo non poteva», fu la risposta di Agnelli, e l´allusione era alla calma elegante di casa di Caracciolo in via della Lungarina, a Roma, ai pasti leggeri che il cuoco Kemal gli serviva, alle partite di poker o di scacchi che ingaggiava con gli amici. Teatro di giochi erano anche le sue dimore di campagna, dapprima quella di Garavicchio, a un passo da Capalbio; poi quella di Torrecchia, vicina a Cisterna nel basso Lazio, ricavata da un antico castello in rovina. Lì Carlo curava, un po´ per hobby, un´azienda agricola con cavalli e bovini. La passione per questa seconda residenza splendidamente restaurata veniva condivisa da sua moglie Violante Visconti di Modrone finché fu in vita (sarebbe scomparsa nel 2000). All´atto di assumere una posizione soltanto "onoraria" nel gruppo Repubblica-Espresso, si poteva immaginare che l´attività di Caracciolo imprenditore avesse fine. Ma così non è stato. Nel gennaio del 2007 ha deciso di entrare nella proprietà di Libération, acquistandovi azioni per 5 milioni di euro. Diventava così, con il 33 per cento del capitale, il secondo socio del quotidiano francese (che attraversava una fase di difficoltà), mentre Edouard de Rothschild ne restava il primo con il 38,7. Si trattava di una scelta coraggiosa. Nel commentarla, Le Monde descrisse la figura dell´editore italiano in un articolo intitolato "L´uomo che non ama veder morire i giornali". Con un inizio di risanamento Libération cominciò presto ad uscire dalla sua crisi. Negli ultimi tempi Carlo andava spesso a Parigi. Così era Caracciolo, editore fortunato, imprenditore atipico. A chi, a un passo dalla morte, gli chiedeva, ricordando le tante creature editoriali che aveva contribuito a generare, se ne fosse valsa la pena, dava una risposta che veniva da lontano: «A volte mi sorprendo a pensare che Adriano Olivetti, se potesse vedere cosa è nato intorno all´avventura dell´Espresso, non ne resterebbe deluso». E aggiungeva: «Perché non dirmene entusiasta anch´io?».

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fmi: sempre peggio, ripresa lontana e in cina è gelo sulla produzione - barbara ardu (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 16-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina 6 - Economia Fmi: sempre peggio, ripresa lontana e in Cina è gelo sulla produzione Ma i big dell´industria tedesca fermano i licenziamenti La recessione Strauss-Kahn boccia il piano Ue Bce: banche, rosso di 720 miliardi e ancora rischi BARBARA ARDU BARBARA ARDù ROMA - C´è il rischio di una recessione globale e per fermarla i governi europei dovrebbero impegnare più risorse di quanto non stiano facendo. Dominique Strauss-Kahn, direttore del Fondo monetario internazionale, intravede un 2009 nero. Previsioni fosche arrivano anche dalla Banca centrale europea, che teme sia per il sistema bancario (ancora non del tutto fuori pericolo), che per le famiglie, che potrebbero non essere in grado di pagare i debiti. Nel documento del Financial Stability Review diffuso dall´Eurotower, si prospetta il «rischio di un più profondo e più prolungato rallentamento dell´attività economica» in Europa causato dalla difficoltà con cui le aziende di credito si prestano soldi l´un l´altra. La conseguenza è che i tassi rimangono elevati e il sistema delle imprese ha difficoltà ad accedere al credito. La cura per l´Italia delineata dalla Bce passa da un nutrito pacchetto di interventi per offrire aiuti fiscale alle fasce sociali a rischio, visto che la disoccupazione crescerà e gli atipici pagheranno un alto prezzo. Meno impegnativo (per le casse statali) sarebbe invece un pacchetto di misure per aumentare la competitività nel commercio, insieme a un taglio ai costi burocratici. Ogni aiuto dei governi europei, avverte però il presidente della Bce, Trichet, non può prescindere dal Patto di stabilità che, se ignorato, produrrebbe una crisi di fiducia verso i mercato europei. Uno scenario per nulla rassicurante quello tracciato da Fmi e Bce, dal quale, se va bene, si potrebbe uscire non prima della fine del 2009 se non nel 2010. La vera incognita per l´Fmi è la Cina. Perché mentre le economie di Usa e Europa sono a crescita rallentata da mesi, solo da poco è iniziata la retromarcia del gigante asiatico. Strauss-Kahn teme un dimezzamento della crescita cinese. I segni ci sono tutti: le esportazioni si sono ridotte del 2,2 per cento a novembre, le importazioni sono scese al 12 ed è di ieri una frenata della produzione industriale a meno 5,4 per cento, il dato più basso degli ultimi 7 anni. Si produce meno e la crescita del Pil cinese, secondo il direttore dell´Fmi, potrebbe fermarsi a più 5 per cento. Dunque a gennaio le stime di crescita dell´Fmi saranno una doccia gelata. L´economia mondiale, ha detto Strauss-Kahn, sta vivendo una contrazione «senza precedenti», con prospettive che «continuano a peggiorare». Per risollevare le sorti del mondo sarà necessario fare di più perché «le iniziative intraprese finora non bastano». Il direttore del Fondo punta il dito sul piano anticrisi varato dai governi europei, che sarebbe insufficiente per uscire dal tunnel della crisi. Per un´azione di rilancio, ha chiarito Strauss-Kahn, è necessario un piano pari a circa il 2 per cento del Pil mondiale. Quello europeo vale l´1,5 per cento, troppo poco. Intanto la cancelliera Angela Merkel continua in solitudine: a gennaio incontrerà i numeri uno delle società quotate in Borsa, per discutere dell´eventuale rinuncia a licenziare nel 2009.

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il ministro: "attenzione doppia torino è una capitale culturale" - leonardo bizzaro (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 16-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina VII - Torino Per la prima volta alla Fondazione Sandretto, senza troppi imbarazzi tra opere d´arte un po´ hard Il ministro: "Attenzione doppia Torino è una capitale culturale" "Gli investimenti sugli spettacoli sono da ripensare non tutto ha un valore" "C´è un problema di risorse, però è anche vero che spesso le spendiamo male" LEONARDO BIZZARO Tempi belli per la cultura. Il ministro Bondi mette piede la prima volta alla Fondazione Sandretto - con qualche perplessità, condotto in visita alla sezione della Triennale di arte contemporanea ospitata nel palazzetto di via Modane - e promette un occhio di riguardo per Torino e il Piemonte, «dove ho molti amici e molte persone care». Tempi duri per la cultura. Sono 4.200 i musei in Italia? Troppi, a giudizio dell´ex sindaco di Fivizzano, si sfoltiscano per far crescere quelli che realmente hanno un valore. E se gli investimenti sui beni culturali «vanno comunque bene» (ma il ministro, in questo capitolo, si è limitato a citare le chiese), quelli sugli spettacoli saranno da ripensare: «Bisogna distinguere - ha chiosato - molto spesso si tratta di opere per pochi, non tutto ha un valore». La giornata torinese di Bondi si è conclusa nell´auditorium della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, dove la padrona di casa presentava il bilancio sociale dell´istituzione: «Lo redigiamo da cinque anni, oltre al bilancio certificato». Sottolineatura importante, nel momento in cui vanno forse in porto gli sgravi fiscali per le donazioni. è un corposo elenco di mostre, iniziative, collaborazioni, mani tese ai giovani artisti ma anche ai coetanei curatori. Un investimento molto apprezzato dall´altro ospite seduto al tavolo - moderava l´economista Walter Santagata - il presidente della commissione cultura della Confindustria, Alessandro Laterza. Prima, Bondi si era lasciato condurre nei territori a lui non troppo familiari dell´arte contemporanea. Il cino-americano Paul Chan, con il suo omaggio al marchese De Sade, non era forse l´autore più adatto per il ministro, che per fortuna non ha rivolto gli occhi a terra, dove si riflettevano le ombre di atti sessuali di varia natura. Ma non ha dato segno di accorgersene ed è stato anzi prodigo di lodi verso Patrizia Sandretto. E verso la città, «che da capitale dell´industria è diventata una capitale culturale», anche se due sono, soprattutto, le istituzioni a lui care: l´Egizio, ai cui vertici sta il suo consigliere Alain Elkann, e la Venaria, presieduta da Fabrizio Del Noce. Sul Museo del Cinema, per dire, il ministro non ha sprecato nemmeno una parola. Sarà fra quelli in bilico, nella sua personale classifica? «C´è un problema di risorse - ha ammesso Bondi - ma è anche vero che spesso le spendiamo male o non sappiamo neppure spenderle. Per questo occorrono piani qualificati come quello che stiamo cercando di realizzare per promuovere i musei. I privati che ho sentito fino a oggi si sono detti disposti a fare la loro parte sulla base di nuovi progetti qualificati». D´altronde, ha aggiunto, non è da oggi che la cultura «vive con l´acqua alla gola: ho letto i saggi di Giovanni Spadolini scritti trent´anni fa che mi sembrano scritti oggi». E a proposito del contemporaneo - «non solo pittori e scultori, ci sono anche gli architetti» - «dovremmo dedicare più attenzione agli uomini di cultura del nostro tempo, più che alle memorie del passato. Altrimenti in futuro si penserà che la nostra civiltà fosse incapace di produrre opere altrettanto belle». Sorrisi, applausi, qualcuno perplesso di fronte ad affermazioni apparentemente contraddittorie. Tra gli interventi di contorno, quello dell´assessore Alfieri («la nostra città ha avuto necessità di ripensare se stessa») e, spumeggiante, dell´ex assessore Leo: «Grazie al ministro Bondi, persona assolutamente speciale, per la sua sensibilità nota e dimostrata e antica verso la cultura».

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se il cinema diventa gourmet (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 16-12-2008)

Argomenti: Cina

Pagina III - Roma Se il cinema diventa gourmet I rigatoni all´amatriciana che Giulio Andreotti (alias Toni Servillo) mangia malinconicamente in cucina nel film "Il divo". La pasta coi broccoli che Nanni Moretti prepara in "Caos calmo". La mitica e proibita lasagna al forno che le vecchiette di "Pranzo di ferragosto" divorano fra soavi chiacchiere. La spigola all´acqua pazza che Raoul Bova assapora a Fregene con la sua fidanzata-bambina in "Scusa ma ti chiamo amore". E ancora: gli spaghetti pomodoro e basilico conditi dalla fame di "Cover boy" (forse il film più commovente dell´anno). Il classico pollo arrosto profumato al rosmarino che trionfa sulla tavola precaria di "Tutta la vita davanti". Sono quasi tutti ambientati a Roma i film italiani dell´ultima stagione che possono vantare le più appetitose scene girate a tavola. Laura Delli Colli torna a unire cinema e gastronomia, ciak e ricette, e sforna addirittura un almanacco, dal titolo "Il gusto del cinema"(Cooper editore): recensioni e sequenze di film targati 2008 e i segreti per preparare quei piatti. Il dolce e il salato, la tradizione italiana e la cucina internazionale, le fantasie esotiche e il finger food, le ricette piccanti, gli sfizi ispirati al cinepanettone di Natale e anche l´imperdibile ricetta del minestrone al viagra così some viene servito a un marito svogliato nel film "Amore, bugie e calcetto". E´ il piatto forte, forse il più indigesto, di questo inedito (anzi, ora edito) e divertente menu cine-gastronomico.

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Ma nel mondo questa pillola uccide (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 16-12-2008)

Argomenti: Cina

CRONACA 16-12-2008 Ma nel mondo questa pillola uccide DA MILANO A ssumere la pillola abortiva Ru486 può costare la vita. La letteratura scientifica registra a tutt'oggi 17 decessi, ma occorre ribadire che risalire alle cause di queste morti è particolarmente difficoltoso. Queste poi, sono diverse. In pochi anni sono morte in California quattro donne per la rara infezione da "Clostridium Sordellii". Tutte avevano assunto 200 mg di Ru486 e 800 mcg di misoprostol vaginale, che viene sempre abbinato alla pillola abortiva. Lo stesso batterio ha stroncato la vita di una donna canadese sette anni fa. Ulteriori decessi sono stati segnalati a Cuba e negli Stati Uniti. Altre cause di morte che riconducono all'assunzione della Ru sono: shock cardiovascolari, gravidanze extrauterine, emorragie massive, ipovolemie e "thrombotic thrombocytopenic purpura". Casi di questo tipo si sono verificati in Francia, negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e a Taiwan. Nel corso di indagini parlamentari inglesi sono stati denunciati tre casi di decessi. Al di là di questi casi segnalati dalla letteratura, il silenzio internazionale appare scandaloso e non corrisponde né all'assenza di decessi, né di complicanze e dimostra una colpevole connivenza di organismi internazionali e istituzioni sanitarie. Se stupisce il silenzio della Gran Bretagna, colpisce anche quello cinese e indiano, i Paesi con il maggior numero assoluto di aborti nel mondo. In Cina il mifepristone è stato commercializzato dal 1992. Nell'ottobre 2001 le agenzie internazionali hanno riportato una nota dell'Ente cinese dei farmaci in cui si dichiarava fuorilegge la vendita della pillola abortiva nelle farmacie. Oggi l'aborto chimico è consentito solo in cliniche specializzate in cui le donne vengono ricoverate perché «assumere il farmaco senza la guida di un medico può causare emorragie che possono mettere in pericolo la salute delle donne». Il tasso di interventi chirurgici per portare a termine aborti altrimenti incompleti, con la Ru486, è superiore al 20%. Difficile pensare che non ci siano state infezioni severe o morti associate con l'aborto medico. In India, invece, è del 20 marzo 2004 il pronunciamento della Commissione dei diritti umani dello stato del Rajasthan, in cui si stabiliva che l'aborto medico si potesse effettuare solamente all'interno di strutture sanitarie adeguatamente attrezzate, considerato il numero delle donne morte soprattutto nelle aree rurali. È legittimo chiedersi a questo punto perché l'Oms non segnali queste situazioni.

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