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PRIVILEGIA NE IRROGANTO  di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “CINA”

 

 

 

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Report "Cina"  1-8 luglio 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Cina

le curve difficili dell'industria dell'auto - luciano gallino ( da "Repubblica, La" del 01-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: specie se Cina e India arrivassero a una densità di vetture per abitante simile a quella occidentale. La soluzione starebbe nel convertire l´autoindustria in un´industria del trasporto globale di massa, che produce accanto a un numero minore di auto una quota crescente di treni (che la Fiat già produceva, prima di cedere,

Cina Marcia indietro sul filtro antiporno A poche ore dall'entrata in vigore ... ( da "Unita, L'" del 01-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina Marcia indietro sul filtro antiporno A poche ore dall'entrata in vigore è stata rinviato il decreto che impone l'installazione su tutti i pc di un nuovo filtro anti-porno (ma anche di censura politica) che ne rallenta la velocità. La diffusione a sorpresa del decreto, due settimane fa, aveva provocato la ribellione di migliaia di utenti,

il salento a borgaro con copeland & c. - alberto campo ( da "Repubblica, La" del 01-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: come dimostrano le sortite in Cina (2006) e a New York, un mese fa allo Snug Harbor Center di Staten Island, con l´Orchestra della Taranta guidata a Mauro Pagani, che ne è maestro concertatore dal 2007. E adesso ecco la tournée europea della formazione - rivale?! - capeggiata da Vittorio Cosma, partita domenica scorsa da Loulè, in Algarve,

borse di studio da mille euro al mese così erasmus mundus raddoppia ( da "Repubblica, La" del 01-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Argentina. Oppure venire, dagli stessi Paesi, a Bologna per frequentare l´Alma Mater. Con una borsa di studio da mille euro netti al mese (1.500 per i dottorandi e 2.500 per i docenti). Da ottobre l´Erasmus allarga gli orizzonti, con 17 nuovi paesi extraeuropei e 4 milioni in arrivo dall´Unione europea per i prossimi tre anni per finanziare la formazione all´

A Cina e Bp il tesoro iracheno ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: prima gara dal 1972 assegnato al consorzio tra il colosso britannico e Cnpc il più grande giacimento del paese A Cina e Bp il «tesoro» iracheno A vuoto le altre aste: per le major penalizzanti le condizioni poste da Baghdad Roberto Bongiorni Il gap tra le offerte delle compagnie petrolifere in gara e le condizioni contrattuali richieste da Baghdad in molti casi è apparso incolmabile.

Moneta globale? Intanto la Cina compra dollari ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Intanto la Cina compra dollari L a Cina e gli altri Bric (Brasile, Russia, India) vorrebbero un sistema monetario internazionale meno dipendente dal dollaro. Curiosamente, il comunicato finale dopo il loro incontro di Ekaterinburg di due settimane fa era vago su quali potessero essere le alternative.

oto e bici ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: una possibile joint venture con la fiera di Pechino: «La Cina - ha concluso Guidi rappresenta il principale mercato mondiale delle motociclette con 32 milioni di pezzi prodotti all'anno di cui 5 milioni esportati. La nostra presenza a Pechino vuole quindi essere un naturale passo verso l'internazionalizzazione del prodotto made in Italy».

Cina e miniere senza accordo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ieri Cina e miniere senza accordo Molti acquisti rischiano di confluire verso il mercato spot Roberto Capezzuoli Shan Shanghua, segretario generale della China Iron and Steel Association, è destinato a scegliere tra due bocconi amari: può accettare, per conto delle grandi imprese siderurgiche cinesi, lo stesso prezzo indicatore già accettato dai concorrenti giapponesi e coreani,

Pechino ferma il filtro anti-porno ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Internet in Cina. Il governo sospende l'installazione del software che avrebbe limitato l'accesso alla rete Pechino ferma il filtro anti-porno La decisione dopo le proteste delle industrie straniere e dei blogger locali Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente La Cina rinvia a data da destinarsi l'operazione Diga Verde.

Strauss-Kahn vara la rivoluzione Pronti Fmi-bond fino a 500 mld ( da "Finanza e Mercati" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: I principali Paesi emergenti, cioè Cina, India, Russia e Brasile, avrebbero tra l'altro già dato la loro disponibilità a sottoscrivere grossi importi per ottenere un ruolo maggiore all'interno dell'istituto nel quadro di una revisione delle quote di rappresentanza del Fondo. Un obiettivo perseguito ormai da diverso tempo.

schiaffo degli ayatollah all'europa "basta trattare, tramate contro di noi" - andrea bonanni ( da "Repubblica, La" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: i tre governi europei che con Stati Uniti, Russia e Cina formano il gruppo di contatto a cui la comunità internazionale ha affidato il compito di negoziare per fermare il riarmo nucleare dell´Iran. «Il trio dell´Unione europea ha esercitato ingerenze ridicole nelle elezioni presidenziali e la loro inimicizia con l´Iran è ora palese.

l'onu alla prova della crisi globale - joseph e. stiglitz ( da "Repubblica, La" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina ancora una volta ha ribadito che per le riserve monetarie è giunta l´ora di cominciare a riflettere su una valuta globale. Poiché la valuta di un Paese può essere utilizzata per le scorte monetarie soltanto se gli altri Paesi sono disposti ad accettarla in quanto tale, il tempo a disposizione del dollaro potrebbe iniziare a esaurirsi.

farina e dondarini in pensione, tocca ai giovani - alessandro di maria roma ( da "Repubblica, La" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Dopo la Cini, arriva il secondo guardalinee donna Farina e Dondarini in pensione, tocca ai giovani ALESSANDRO DI MARIA ROMA Non più solo Cristina Cini. La Can di A-B del prossimo anno avrà per protagonista un´altra donna, pure lei assistente, come la fiorentina.

sequestrati in porto nove container di rifiuti speciali ( da "Repubblica, La" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: prendevano il largo per essere smaltiti in Cina. Illegalmente. I carabinieri del Noe e gli uomini dell´Agenzia delle Dogane hanno scoperto 9 container pieni: qualcosa come 232 tonnellate di rifiuti destinati ad una fantomatica fabbrica o impianto di smaltimento di Hong Kong. I carabinieri del Noe di Genova, comandati da Antonio Sgrò, hanno verificato che all´indirizzo,

Il regno del petrolio diventa la capitale delle rinnovabili ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: il Medio Oriente accrescerà i suoi consumi di petrolio del 3%, un tasso superiore a quello atteso per la Cina, portandolia 7,2 milioni di barili al giorno. Puntare sulle rinnovabili, per soddisfare il fabbisogno interno di energia,è l'unica soluzione per liberare risorse per l'export e protrarre nel tempo i ricchi profitti che questo può generare.

Prima emissione di bond per l'Fmi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: India e Cina), che si sono impegnati a sottoscriverli e rientra in una serie di azioni da parte delle grandi economie emergenti per acquisire maggior influenza nell'istituzione. «Questo nuovo strumento - ha detto soddisfatto il direttore generale Dominique Strauss-Kahn - rafforzerà ulteriormente la capacità del Fondo di offrire rapida assistenza agli stati membri»

Turchia e Africa in lista d'attesa ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina di avere tra le sue riserve in valuta estera asset che non siano denominati in dollari – dice Lucia Lorenzoni, economista alla Banca Monte dei Paschi di Siena - . Pechino è il primo detentore mondiale di bond statunitensi che acquista con le sue riserve in valuta e da qualche anno sta cercando di diversificare maggiormente la sua esposizione in valuta per annacquare le

"boicottare non basta più servono leggi anti-censura" - anais ginori ( da "Repubblica, La" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: quello che il governo della Cina vuole fare con i nostri software non ci riguarda". E´ possibile applicare questo ragionamento anche a Nokia-Siemens e al contratto di fornitura per le intercettazioni sui cellulari con il regime di Teheran? «Su questa vicenda stiamo facendo le nostre indagini, non voglio ancora pronunciarmi.

Il made in Italy alla ricerca di nuovi obiettivi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la farmaceutica aumenteranno il loro peso, grazie alle politiche in Cina e in Usa. Questi consigli anticrisi arrivano dallo studio commissionato da Comitato Leonardo e Ice alla Fondazione Manlio Masi e a Luiss Lab, frutto di un lavoro coordinato tra Beniamino Quintieri, che ieri ha illustrato i risultati, e Stefano Manzocchi.

cina e brasile, addio dollaro interscambi in valute locali - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: non mettere a repentaglio gli investimenti in dollari della Cina». Russia India e Brasile ora uniscono le loro voci alla Cina, in un comunicato congiunto in cui chiedono «un sistema monetario internazionale più diversificato». L´abbandono del dollaro nel commercio fra i Bric è un primo passo concreto verso il ridimensionamento del suo ruolo come moneta universale.

via libera ai bond anticrisi dell'fmi - luca iezzi ( da "Repubblica, La" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina ha segnalato la sua intenzione di investire fino a 50 miliardi di dollari e Brasile e Russia fino a 10 miliardi ciascuno. Proprio il negoziato con queste economie emergenti ha portato alla decisione del mega bond: il G20 di Londra aveva deciso di aumentare di 500 miliardi (contro i 250 attuali) i capitali a disposizione del fondo con lo scopo di fronteggiare la crisi globale

La Cina innesca i rialzi di commodity e azioni ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La speculazione legata alla grande liquidità immessa da Pechino La Cina innesca i rialzi di commodity e azioni Più controlli dell'Authority Usa sui future delle materie prime Roberto Capezzuoli Walter Riolfi è ragionevole credere che alla base del forte rialzo nei prezzi di tutte le materie prime vi sia l'aspettativa di una forte ripresa economica.

Hollywood Party ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Fantastici duelli nella Cina del tempo che fu. Che eleganza! E che azione! RAITRE 23,35 Doc 3- Hair India. Alla scoperta di un mondo sempre più globalizzato: i documentari della serie mostrano lati insoliti del business che coinvolge l'intero pianeta. Attualità RAITRE 10,55 Cominciamo Bene Estate.

cosa chiedo ai grandi per salvare la terra - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: in Cina e in India la stragrande maggioranza delle nuove centrali elettriche sarà alimentata a carbone. Ciò implica che realizzare il Ccs o un programma alternativo che consenta al carbone di trasformarsi in energia pulita è essenziale, se intendiamo davvero raggiungere l´obiettivo fissato per il 2050.

sale chiuse, niente mostre musei dimezzati nell'estate dei risparmi - marina paglieri ( da "Repubblica, La" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: esposizione di grande successo «Il celeste impero» dedicata ai tesori delle civiltà passate della Cina, tra questi alcuni del celebri "guerrieri" di Xian (organizzata dalla Fondazione per l´arte della Compagnia di San Paolo, istituzione ora in via di smantellamento) quest´anno non si va molto più in là dei gioielli dei Savoia alla Reggia di Venaria.

la corea del nord minaccia nel mirino il 4 luglio di obama - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Independence day Il momento scelto è denso di messaggi cifrati: da ieri a Pechino gli incontri tra Cina e Stati Uniti FEDERICO RAMPINI dal nostro corrispondente PECHINO - Kim Jong-il vuole trasformare in un incubo Independence Day, lanciando un missile intercontinentale verso le Hawaii nel giorno della festa nazionale americana del 4 luglio?

vento, sole, muschio e olio di canola ecco samso, l'isola a emissioni zero - corrado zunino kolby kas ( da "Repubblica, La" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina inaugura quattro nuovi impianti a carbone al mese. Nell´Isola di Samso l´elettricista Brian Kjaer ha sistemato in giardino una turbina più alta di casa e risparmia 2 mila euro l´anno. Erik Koch Andersen, tra i più radicali, in garage ha un trattore, un´auto e persino una pressa alimentati dall´olio dei fiori.

pechino prepara lo shopping italiano - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ultima indagine compiuta dalla Camera di commercio europea in Cina fra i propri associati, esprime un verdetto critico. Solo il 22% delle aziende europee presenti a Pechino ritengono che la Cina stia mantenendo gli impegni presi con l´Organizzazione del commercio mondiale. Anche qui si avverte un ripiegamento protezionista, dall´inizio della crisi internazionale.

Pirelli, rilancio carioca da 200 mln ( da "Finanza e Mercati" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: oltre che a rafforzare la nostra presenza in Cina e Russia», ha affermato Tronchetti Provera che, inoltre, ha aggiunto di avere allo studio in particolare due opportunità di investimento alternative tra loro: Libia o Arabia Saudita. La decisione terrà conto delle garanzie sugli investimenti, di eventuali agevolazioni oltre che delle potenzialità delle rispettive aree produttive.

Cnpc, 17 miliardi per il 75% di Ypf ( da "Finanza e Mercati" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: da compagnie di Cina, India e Russia, ma a oggi non ci è arrivata nessuna offerta precisa né abbiamo preso una decisione sulla possibilità di vendere Ypf», ha commentato il gruppo spagnolo. Ieri, il titolo Repsol-Ypf ha chiuso in progresso dello 0,12% a 16,22 euro (performance più che positiva se si considera che il listino di Madrid ha perso il 2,

Collocamento da cinque miliardi per le ferrovie di Pechino ( da "Finanza e Mercati" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 2009 La Cina si prepara a un'Ipo da cinque miliardi di dollari per la holding che gestirà il nuovo collegamento ferroviario tra Shanghai e Pechino. Il collocamento servirà proprio a finanziare le attività di espansione della rete. China International Capital, Jp Morgan e Macquarie Group sono stati incaricati di gestire l'Ipo a Hong Kong.

Un provvedimento molto atteso ora facciamolo funzionare davvero ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: L'Adrè presente in otto paesi (dalla Cina, alla Polonia, al Brasile) con quasi mille persone. Come verranno articolati i nuovi investimenti? In seguito alla crisi, la "multinazionale tascabile" varesina aveva quasi del tutto azzerato le nuove spese:«Ma adesso –racconta Radrizzani –

Wang, il contadino rovinato dalla Wto ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Da quando la Cina è diventata una superpotenza economica mondiale, è perfino peggiorata. «Fino a qualche anno fa - dice Wang- ci spaccavamo la schiena nei campi di soia per quindici ore al giorno, ma almeno i nostri sacrifici erano ripagati. Oggi lavoriamo come allora, ma riusciamo a malapena a sopravvivere senza risparmiare uno yuan»

Il settore del bianco è ormai alle corde ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e Corea in primis. Dagli oltre 30 milioni di pezzi prodotti in Italia nel 2002 siamo passati a 27,4 milioni del 2008 che quest'anno scenderanno a 16 milioni con una flessione del 30% e a questo si aggiunge il calo dei consumi. Fino all'anno scorso le aziende hanno investito in innovazione per prodotti ad alta efficienza energetica,

Scontro a Londra su T-Mobile ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Per non parlare della Cina dove Telefonica ha in programma di raddoppiare dal 5 al 10% la sua partecipazione in China Unicom. Questo lo stato dell'arte ben sapendo che l'andamento del gruppo nell'esercizio 2009 è più che soddisfacente e che in prospettiva l'azionista dovrebbe continuare ad essere premiato da una politica di dividendo conveniente.

La ripresa è prevista entro fine anno ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: fine anno In Cina però gli impianti stanno già lavorando a ritmi da primato assoluto Roberto Capezzuoli ArcelorMittal, numero uno dell'acciaio mondiale, si prepara a riavviare alcuni degli impianti chiusi in Brasile e Stati Uniti. La stessa mossa è preannunciata da Us Steel, mentre in Europa ThyssenKrupp ha corretto al rialzo i listini di vendita e Corus si appresta a seguirne l'

Stregoneria e misticismo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la puntata si sofferma sulla rivalità tra i due giganti asiatici, India e Cina. RAITRE 23,50 Sfide. Un campione visto da vicino: la vita e la carriera del calciatore svedese Zlatan Ibrahimovic,da anni in Italia,prima nella Juventus e poi nell'Inter. Spettacolo CULT 21,00 Kalifornia, di Dominic Sena, con Juliette Lewis, Brad Pitt, Usa 1993 (117').

Opel, tra Magna e Fiat ora spuntano i cinesi ( da "Avvenire" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: È in arrivo dalla Cina un'offerta d'acquisto dettagliata per Opel. Baic, o Beijing Automotive Industry Holding, sarebbe fortemente interessata a rilevare il marchio tedesco controllato da General Motors. Lo ha scritto ieri il ' Wall Street Journal', citando fonti vicine al dossier.

Nucleare. Il giapponese Amano alla guida dell'Aiea ( da "AmericaOggi Online" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: violazioni può incaricare il direttore generale di informare il Consiglio di sicurezza dell'Onu per l'adozione di eventuali risoluzioni e sanzioni. Membri permanenti del board sono Usa, Cina, Russia, Gran Bretagna e Francia. Gli altri 30 membri sono a rotazione. Attualmente l'Italia non vi siede. Il Paese è rappresentato come gli altri da un rappresentante diplomatico permanente.

Santarcangelo 39 ( da "AprileOnline.info" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dalla Cina, grazie a un gemellaggio attivato dal Comune di Rimini. Cuore pulsante dell'onda artistica che attraverserà il paese sarà poi un Centro Festival luogo d'incontro, ristoro, sosta e informazione per spettatori e artisti, collocato sotto i portici del Palazzo Comunale in Piazza Ganganelli, dove verranno ospitati anche il punto informazioni e gli incontri di Radio Gun Gun.

transavanguardia nella reggia borbonica - renata caragliano ( da "Repubblica, La" del 04-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: L´artista raccoglie memorie, parole, immagini e richiami a culture vicine e lontane, sia nel tempo che nello spazio, mettendo insieme Cina e Palestina, con Napoli a testimone di questa creazione di frammenti di culture passate e recenti. Info www.museo-capodimonte.it

Berlusconi: il peggio è passato ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: il foro internazionale allargato anche a Cina, India e altri importanti paesi emergenti che ha preso in mano la gestione della crisi finanziaria e che proprio negli Usa, a Pittsburgh vedrà la prossima riunione dei capi di governo. Intanto, però, resta agli atti il lavoro svolto al G7 finanziario di Lecce, dov'era era stato approvato un documento di oltre 70 pagine,

Cina e India contro i dazi ambientali ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: import Cina e India contro i dazi ambientali Dario Aquaro Cina e India all'attacco della "carbon tariff", l'imposta sulle importazioni altamente inquinanti. Con un annuncio pubblicato ieri sul sito del ministero del Commercio, Pechino ha chiarito ufficialmente la propria posizione: no a una tassa che in nome della tutela ambientale penalizzi gli scambi commerciali,

Business Cina per le imprese ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina ha liquidità per oltre 100 miliardi di dollari», ha detto ieri il vice mini-stro, in una conferenza stampa con Cesare Romiti e Gianni De Michelis, presidente e responsabile del comitato strategico della Fondazione Italia-Cina, impegnata in un progetto di master e borse di studio per far arrivare studenti cinesi.

Partnership. ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: è il mondo della Cina sbarcata in Italia, un panorama variegato che negli anni è cresciuto a un ritmo vertiginoso. Nel 2000, stando ai dati della Farnesina, le imprese cinesi nel nostro paese erano soltanto 8mila: in soli nove anni, il numero è triplicato. In cima alla piramide stanno gli investimenti dei grandi gruppi,

Alla cinese Cic il 17,2% di Teck ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Finora la Cina si è vista sbarrare le porte quando l'obiettivo suscitava resistenze nazionalistiche oppure ostacoli di azionisti scontenti. è successo con Unocal, sfuggita nel 2005 alla Cnooc, e più recentemente con Rio Tinto, nella quale Chinalco non è riuscita a raddoppiare la sua quota del 9%.

Mercati ancora drogati dalla liquidità ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: è il caso della Cina), e a tassi così bassi (in termini reali sotto lo zero), che una buona parte di questo denaro è finita sui mercati finanziari: azioni, bond societari ad alto rendimento, cartolarizzazioni e materie prime. Un altro aspetto meno bello della questione è che questo denaro, più che andare direttamente sui titoli azionari o sulle commodity fisiche,

Suu Kyi resta al segretario dell'Onu ( da "Avvenire" del 04-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: il processo è fermo da fine maggio di una volontà di prendere tempo da parte dei generali, sostenuti da una Cina che sull'«affare Suu Kyi» ha adottato un atteggiamento per la prima volta collaborativo con la comunità internazionale. ( R.E.) Ban incontra il capo della giunta Than Shwe: non può vedere la Nobel Aung San Suu Kyi (Ap)

usa-russia, braccio di ferro sullo scudo - leonardo coen ( da "Repubblica, La" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: è probabile la riedizione - sotto l´egida, beninteso, di Obama e Medvedev - di una Commissione russo-americana, come quella Gore-Cernomyrdin degli anni di Elstin (poi sciolta da Bush), proprio per migliorare questo aspetto dolente, per gli americani soprattutto, scalzati da Germania, Cina, Italia e persino Olanda.

trichet: dai grandi misure per l'economia e sulle nuove regole primi sì per tremonti ( da "Repubblica, La" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Molto dipenderà dalla disponibilità degli Stati Uniti, poiché Obama ha appena varato un ampio piano di riforma dei mercati finanziari. Potranno interagire i due "piani"? Senza dimenticare la Cina, detentrice di una grande fetta del debito pubblico americano, che oggi sembra più vicina all´Europa che agli Stati Uniti. (g.po.)

xinjiang, violenze e arresti tre cinesi uccisi dagli uighuri ( da "Repubblica, La" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Esplode la minoranza musulmana della Cina: tre persone sono morte e oltre 20 sono rimaste ferite nelle violenze scoppiate a Urumqi, capitale della provincia autonoma del Xinjiang, nel nord ovest del paese. Centinaia di persone di etnia uighuri hanno attaccato i passanti di etnia han e dato fuoco alle auto, bloccando la circolazione stradale,

non siamo ancora fuori dalla recessione l'economia ha ancora bisogno di riforme - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: America alla Cina. Ed è questo summit la sede per passare ai fatti nella definizione delle nuove regole per la finanza globale. Criteri di prudenzialità nei bilanci bancari, coordinamento delle vigilanze, creazione di un´autentica authority sovranazionale, limiti alle gratifiche dei banchieri e dei trader, sistemi di sanzioni più efficaci,

riduzione del debito, sviluppo e nuovi aiuti le promesse che non sono state mai mantenute - lucio caracciolo ( da "Repubblica, La" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Secondo: la crescente penetrazione economica della Cina, a caccia di materie prime e di influenza geopolitica. Terzo: la crescente destrutturazione istituzionale di vaste aree del continente, dove lo Stato esiste solo sulla carta o è in via di fallimento: dal Corno d´Africa alla regione dei grandi laghi.

la diplomazia delle "pacche sulle spalle" all'esame dei veri potenti della terra - massimo giannini ( da "Repubblica, La" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: il tentativo italiano di prendere per mano gli otto giganti del mondo, senza fare i conti con la Cina e l´India nel G20, appare quasi patetico. In realtà sarebbe drammatico, se fossimo davvero una grande nazione. Ma mai come in questo caso ci salva la nostra solita, benedetta protettrice: Santa Irrilevanza.

Il G8 dimentica scienza e formazione per l'Africa ( da "Unita, L'" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina ha già stanziato 5 miliardi di dollari per il suo progetto di sviluppo per l'Africa e, insieme a Brasile e India, sta rafforzando la propria presenza nel continente nero anche attraverso la collaborazione scientifica e formativa. Sarebbe grave se, anche a causa della distrazione italiana, i paesi europei si esponessero alla pessima figura di non rispettare gli impegni presi

Una produzione industriale di documenti. Una valanga di messaggi di speranza, di avvertimenti, di su... ( da "Unita, L'" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: appoggiata dalla Cina, che pure parteciperà ai lavori del summit aquilano - che di misure del genere non vuole sentire parlare, e anzi sta contribuendo ad ultimare la prima centrale nucleare iraniana a Bushehr. Nel mezzo gli Stati Uniti: Washington vuole naturalmente frenare le ambizioni atomiche di Teheran, ma Barack Obama ha già chiarito che la mano dell'

Non solo per il G8. La visita del presidente cinese ( da "Unita, L'" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Sempre nel pomeriggio di domani il Presidente cinese interverrà al Forum economico Italia-Cina con, tra gli altri, anche Berlusconi e la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Domani visita turistica a Venezia, Pisa e Firenze. Poi mercoledì all'Aquila per il G8.

La Corea rovina la festa a Obama ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: negoziato aperto nel 2003 per volontà della Cina (vi partecipano anche Usa, Giappone, Russia e Corea del Sud) per denuclearizzare la penisola coreana. E non è detto che la manovra non riesca. Ieri sera, Mosca ha dichiarato che Russia e Cina (i due vecchi alleati storici di Pyongyang) «sono convinte che per risolvere la crisi nordcoreana non ci siano opzioni alternative al Tavolo dei Sei»

Solo 11 distretti resistono ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Arabia Saudita ed Emirati Arabi hanno messo in ginocchio le nostre esportazioni distrettuali, che sono cresciute solo in Algeria dove è in corso un vasto piano di infrastrutturazione. Su tre mercati ogni quattro i distretti registrano una riduzione del fatturato e a farne le spese sono soprattutto i distretti dei beni intermedi del sistema moda (

Se ci chiedono di investire non devono poi penalizzarci ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: refrigerazione e condizionamento con stabilimenti in Cina e India, da 281 dipendenti e 97 milioni di fatturato (nel 2008) – si dice deluso e amareggiato. «Avevamo chiesto una detrazione d'imposta di quasi 97mila euro a fronte di un investimento di oltre un milione – spiega –.Abbiamo inviato la domanda immediatamente, il nostro resoconto internet registra le ore 10.

Il chinotto belle époque ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: importati dalla Cina da un marinaio locale con il quale quest'azienda elaborava la maggior parte delle canditure. La ricetta segreta con cui addolcire l'agrume, assai acido e aspro, rendendolo commestibile, fu casualmente rivelata dagli operai del laboratorio a una drogheria, il cui proprietario, facendo tesoro della tecnica con cui erano trasformati sia i chinotti grandi,

Cina: esplode lo Xinjiang, 156 morti ( da "AprileOnline.info" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: informazione stranieri in Cina, hanno affermato che migliaia di uomini di quattro diversi corpi militari e paramilitari cinesi ieri hanno usato fucili automatici e mezzi corazzati contro una manifestazione pacifica. Secondo la Nuova Cina, la polizia oggi è dovuta intervenire per disperdere 200 manifestanti che si erano riuniti davanti alla moschea Id Kah nella città di Kashgar,

A Guangzhou torna la Fiat made in Cina ( da "Finanza e Mercati" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: A Guangzhou torna la Fiat made in Cina da Finanza&Mercati del 07-07-2009 Tornano auto a motori Fiat made in China. Lo prevede un accordo siglato dal Lingotto oltre Muraglia, accordo che ha fatto da capofila per le 38 intese dal valore complessivo di 2 miliardi di dollari siglate ieri da un folto gruppo di aziende italiane nell'ambito del forum Italia-Cina.

Il Leone rileva il 30% di Guotai per 100 mln ( da "Finanza e Mercati" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina. Ieri Generali ha siglato un accordo per rilevare il 30% di Guotai, società cinese di gestione del risparmio, per un controvalore di circa 100 milioni di euro. «L'alleanza con Guotai ci permette di integrare la gamma di prodotti assicurativi già offerta dalle nostre compagnie locali e di realizzare il disegno strategico di divenire uno dei player di riferimento in Cina nella

I consumatori (soprattutto europei) in tempi di crisi tagliano le spese per i farmaci. La sfida dei ... ( da "Finanza e Mercati" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina la «valuta forte» ce l'ha in casa. Pechino tratta con Mosca perché le due potenze si alleino sull'asse yuan-rublo, per affrancarsi dal dominio delle valute internazionali (tema che Pechino riproporrà anche nel prossimo G8 italiano). Ma la Cina va oltre.

tra affari e repressione - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: schizofrenica: da una parte la passerella trionfale di fronte al governo italiano e alla Confindustria; dall´altra il tragico bollettino di guerriglia urbana dalla Cina. Tocca a Napolitano, da solo, sollevare il problema: «Il progresso economico e sociale della Cina pone nuove esigenze in materia di diritti umani». SEGUE A PAGINA

"la soluzione è fuori torino" il pronostico degli industriali - paolo griseri ( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: nei mercati emergenti del Bric (Brasile, Russia, India e Cina). Al punto che, rivela l´ad di Lavazza Gaetano Mele, «dopo aver acquisito una catena di 200 caffetterie in India ci prepariamo ad effettuare un´operazione analoga in Brasile». Per dire in un paese dove il caffè lo conoscono bene perché lo coltivano da secoli.

saet group va controcorrente niente crisi grazie all'eolico - antonello micali ( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: aumenta i dipendenti e apre nuovi stabilimenti (in Turchia e Cina). è la Saet group di Leinì specializzata nella produzione di tecnologie e soluzioni per impianti di trattamento termico a induzione, in altre parole nella produzione di impianti eolici. Fondata nel 1966 da Pietro Canavesio, nel 2005 stava per essere ceduta ad un gruppo tedesco.

chimica, la fuga dei gruppi dal lazio addio a un patrimomio di competenze - valentina conte ( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Egitto e Cina, il profitto che le penicilline non garantiscono più. Meglio il biotech e gli antitumorali con la ricerca base in Usa, la produzione in Romania e la distribuzione in Italia. «Ormai siamo solo mercato, il quinto del mondo per consumo», avverte Dario D´Arcangelis, segretario della Filcem Cgil di Latina,

da eisenhower a gorbaciov l'incubo infinito della bomba che potrebbe distruggere il mondo - (segue dalla prima pagina) vittorio zucconi ( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: della Cina, segnalarono che il male si stava metastasizzando. E che il genio malefico cominciava a estendere il proprio richiamo ben oltre quella rotaia Mosca - Washington sulla quale aveva viaggiato per mezzo secolo. Dunque il possibile, se non probabile ormai, accordo fra Obama e Putin per ridurre ancora l´entità dei loro arsenali rischia di essere un sogno realizzato troppo tardi.

la fiat ritorna a pechino farà 250mila auto l'anno - roberto mania ( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina La Fiat ritorna a Pechino farà 250mila auto l´anno Intese economiche per due miliardi Marcegaglia: "Una giornata storica" ROBERTO MANIA ROMA - La Cina per uscire dalla crisi economica. Perché "business is business", e allora, nel giorno della strage nello Xinjiang, sono stati firmati, a Roma, 38 accordi commerciali e industriali per un valore complessivo di due miliardi di dollari.

uiguri in piazza, la polizia spara massacro nello xinjiang: 156 morti - pietro del re ( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)
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Abstract: agenzia Nuova Cina cita il direttore dell´Ospedale del Popolo, secondo il quale su 291 persone ricoverate in seguito alle violenze, 233 erano di etnia cinese han, 39 di etnia uigura, 19 appartenenti ad altre minoranze. Tuttavia, secondo una fonte del Congresso mondiale degli uiguri, una settantina di persone, tutte uigure,

napolitano a hu jintao "la cina paese amico ma rispetti i diritti umani" - giorgio battistini ( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la questione dei diritti civili in Cina, proprio nel giorno delle massicce repressioni con decine di morti. «Abbiamo concordato sul fatto che lo sviluppo economico e sociale che si sta realizzando in Cina», ha spiegato Napolitano al termine del lungo colloquio, «pone nuove esigenze nel campo dei diritti dell´uomo.

le contraddizioni di un regime tra repressione e alta finanza - (segue dalla prima pagina) federico rampini ( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Hu Jintao calcola che la Cina non pagherà alcun prezzo politico all´estero. E´ l´impressione che gli hanno dato ieri la maggioranza dei suoi interlocutori italiani. Berlusconi ha dichiarato che "guardare alla Cina ci può tirare fuori dalla crisi"; i ministri Scajola e Urso hanno celebrato una "svolta storica";

robusto, viso pieno e capelli corti ecco l'identikit dello stupratore - marino bisso massimo lugli ( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: che nel frattempo è partita per la Cina e non potrà essere ascoltata dai pm Maria Cordova e Antonella Nespola. «Secondo i nostri calcoli le violenze non sono otto ma almeno il doppio, invitiamo chi sa qualcosa, chi ha visto qualche personaggio sospetto e non ha parlato a rivolgersi alla polizia» è l´appello di Felice Romanazzi, presidente dell´associazione "

Siccome la memoria di Internet è come quella di mille elefanti, non abbiamo avuto difficolt... ( da "Unita, L'" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la minoranza etnica che vive nel Nord Ovest della Cina. La questione della violazione dei diritti umani era, diciamo, «in atto». Ma il nostro premier non solo, al contrario del capo dello Stato, non ne ha fatto alcun cenno nell'incontro con Hu Jintao ma, attraverso il suo staff, si è assicurato che i giornalisti presenti alla conferenza stampa non turbassero la serenità dell'

Domanda e a piacere. È il sogno di ogni leader politico costretto ad affrontare una conferenza ... ( da "Unita, L'" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Ieri per esempio la giornata si apriva con le terribili notizie provenienti dalla Cina: la rivolta degli uiguro, almeno 140 morti e oltre 800 feriti. Una tragedia da prima pagina, una domanda obbligata per Hu Jintao. Tanto più che nemmeno un'ora prima il presidente Napolitano aveva chiaramente posto al suo omologo cinese il problema del riconoscimento dei diritti umani.

La Fiat torna in Cina, accordo con Gac Domani il tavolo per l'occupazione ( da "Unita, L'" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, accordo con Gac Domani il tavolo per l'occupazione LAURA MATTEUCCI Fiat tornerà a produrre e vendere auto in Cina a partire dalla seconda metà del 2011. È quanto prevede l'accordo con Gac (Guangzhou automobile group) per la costituzione di una società mista, una joint venture al 50%, firmato ieri dall'ad di Fiat Sergio Marchionne alla presenza di Berlusconi e del presidente

L'alfabeto del G8 tra diritti e clima Riflettori sui due B Berlusconi padrone di casa del vertice all'Aquila con l'incubo di nuove foto compromettenti e altre scosse Barack leader ( da "Unita, L'" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: con la Cina, ad esempio, che considera la questione in modo molto diverso, più chiuso, del nuovo inquilino della Casa Bianca. B come Berlusconi Poche chiacchiere. Quelli dell'Aquila saranno i «Tre giorni del Cavaliere». Lui fa promesse - mantenerle, beh, questo è un altro discorso - sugli aiuti all'Africa, sul clima,

Anche la rivolta uigura corre su Twitter e Youtube ( da "Unita, L'" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Nonostante il blocco della rete in Cina, su YouTube già ci sono i video sugli scontri di ieri. Uno dei reportage più lunghi è firmato Uygur2009, e mostra cortei e cariche della polizia. In una foto una ragazza a terra, con una vasta chiazza di sangue, è assistita da un infermiere.

Hu Jintao è arrivato in Italia, e si accinge a partecipare come ospite al G8, accompagnato dagl... ( da "Unita, L'" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: di una sommossa popolare violentemente repressa dalle forze di sicurezza nella Cina nordoccidentale. Rivolta violenta ed improvvisa, non certo inattesa. A Urumqi, nello Xinjiang, cittadini di etnia uigura, lingua turca e tradizioni culturali musulmane, infuriati contro il governo centrale, sono scesi in strada attaccando la polizia, aggredendo civili di etnia han e lingua cinese,

Napolitano: la Cina rispetti i diritti umani e civili Colloquio cordiale e franco al Quirinale con il presidente Hu Jintao Il premier italiano lo incontra e non parla della repress ( da "Unita, L'" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Napolitano: la Cina rispetti i diritti umani e civili Colloquio cordiale e franco al Quirinale con il presidente Hu Jintao Il premier italiano lo incontra e non parla della repressione: «Lo ha già fatto il Colle»

È stato un incontro grandemente amichevole e molto approfondito quello ... ( da "Unita, L'" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: a nord ovest della Cina. E Berlusconi ne ha subito approfittato evitandosi, nell'incontro successivo a Villa Madama, di affrontare con l'ospite cinese un argomento "scomodo". Non è parso vero al premier di poter dribblare una questione scottante e dai risvolti politici di non poco conto, di quelle che il Cavaliere tratta con oggettiva difficoltà e gradisce se altri li affrontano.

BARACK, DIMITRI E L'ARMA DELLA RAGIONE ( da "Unita, L'" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: si calcola che la Cina disponga di circa 400 testate nucleari, più o meno come Gran Bretagna e Francia), sia la capacità di determinare l'olocausto assoluto: una guerra nucleare totale tra le due superpotenze causerebbe la scomparsa della civiltà umana. Tuttavia l'accordo raggiunto da Obama e Medvedev, direttamente e senza mediazioni,

I grandi accordi Italia-Cina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Generali entra nei fondi pensione I grandi accordi Italia-Cina Firmate intese per due miliardi di dollari tra 800 imprenditori Trecento imprenditori cinesi e 500 italiani hanno animato ieri il Forum Italia-Cina. A fine giornata il bilancio è consistente: 38 accordi per oltre 2 miliardi di dollari e la prospettiva di intese future.

Barack e i limiti del soft power ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina è implacabile come prima, la Corea del Nord inaffidabile come prima, l'Europa inetta come prima. La Russia, dove Obama è arrivato ieri, corrompe il suo "estero vicino" con la stessa sfacciataggine di prima. Sorpresa: il mondo non ricambia il sorriso.

Pechino entra nel governo di internet ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: organo per il suo autogoverno tecnico apre a Russia e Cina. I due protagonisti fra le economie emergenti entrano così, buoni ultimi, nel comitato di consulenza governativa dell'Icann (Internet corporation for assigned names and numbers), l'ente di autogestione della rete che è nel complesso amministrato da tecnici e scienziati statunitensi.

Scontri uiguri-cinesi: 156 morti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 24 Ore sezione: MONDO data: 2009-07-07 - pag: 10 autore: Cina. I musulmani dello Xinjiang scendono in piazza a Urumqi e danno la caccia agli han, poi la polizia apre il fuoco sui dimostranti Scontri uiguri-cinesi: 156 morti Mai una simile carneficina dai tempi della repressione di piazza Tienanmen Luca Vinciguerra SHANGHAI.

Se la diplomazia aiuta il commercio ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: tra Italia e Cina dimostrano l'efficacia della diplomazia economica. Solo nel 2008 gli scambi tra i due paesi hanno toccato quota 38,3 miliardi di dollari, con un incremento del 22% sul 2007, e a giudicare dall'euforia che circonda il China Day di Roma, il conto appare destinato a salire rapidamente: solo ieri, 38 accordi per un valore complessivo di circa due miliardi di dollari,

Così si può fare un salto di qualità ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: quali il Brasile e la Cina. Dunque, servono risorse finanziarie. Sì. Risorse finanziarie che vadano prima di tutto a irrobustire il capitale. Si tratta di una scelta strutturale importante. Ci sono imprese, nella meccanica e nell'automazione, che non sono solo pronte per uscire dalla crisi: con una buona dose di equity, possono fare un salto di qualità.

Un fondo per capitalizzare le imprese ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: «C'è qualche segnale di miglioramento, soprattuto in Cina, che farà + 7% di crescita. Qualcosa si intravede negli Usa e qualcosa in termini di fiducia dei consumatori. Ma non bisogna abbassare la guardia». Gli stessi provvedimenti del governo vanno nel senso giusto: è il caso della Tremonti Ter per gli investimenti.

Blanc: Calcio sostenibile con giovani e nuovo stadio ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: I grandi mercati per il marketing sono la Cina e l'India, ma troppo spesso vengono trascurati». giuliano.balestreri@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA LA CRITICA Il manager boccia le follie del Real Madrid per Cristiano Ronaldo e scommette sul vivaio per salvare il bilancio

Stretta su Opel: summit a Berlino ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: in caso di vendita di Opel la Cina rimarrebbe infatti di gran lunga il maggior mercato estero per il colosso americano, e per questo una Baic che possa usare in patria le tecnologie Opel sarebbe sgradita agli americani. Secondo le fonti citate dalla Bloomberg, però, Baic si è detta disposta a vendere in Cina solo Opel di vecchia generazione;

Vendite spot a pieno ritmo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Vendiamo tutto quel che produciamo e non siamo mai stati così indaffarati », commenta il portavoce del gruppo. Merito dello stallo nei negoziati con le acciaierie cinesi per definire i prezzi del minerale. In attesa di una soluzione, gli ordini dalla Cina accelerano e i prezzi spot superano quelli che Rio ha concordato con giapponesi e coreani.

Rimangono forti gli acquisti cinesi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ha detto che la Cina ha accantonato 235mila tonnellate di rame, 590mila di alluminio e 159mila di zinco. Il mercato tuttavia non ha in pratica reagito a questa pubblicazione. è chiaro che gli operatori confidano di più nei rapporti della banca australiana Macquarie, che è molto introdotta in Cina, secondo la quale i cinesi in maggio hanno continuato ad accumulare metalli di base,

In Brasile è tornata la fiducia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dagli Stati Uniti alla Cina. I ristorantini che pullulano attorno alla City finanziaria di San Paolo sono affollati come sempre ed è statisticamente certo intercettare la parola "Cina" in qualsiasi conversazione tra manager o dirigenti. Se a Buenos Aires o a Santiago del Cile la preoccupazione per il breve e medio periodo si legge negli occhi degli ejecutivos ,

La lezione in arrivo da Jakarta l'emergente ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: India e Cina, magari in sostituzione della Russia?), vale a dire il manipolo degli emergentia crescita più accelerata. Una medaglia sul petto che l'ex generale Yudhoyono potrebbe meritare per la sua reazione immediata alla tempesta della crisi finanziaria in arrivo dall'altra sponda del Pacifico e per le sue politiche di lotta alla burocrazia e alla corruzione,

Alla Germania l'export non basta più ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Chi credeva che Cina e Russia, India e Brasile potessero prendere il posto degli Usa dovranno ricredersi, secondo Berger. Almeno in parte, infatti, anche le grandi economie emergenti hanno beneficiato nell'ultimo decennio del boom americano, in un circolo virtuoso che si è rivelato però insostenibile.

Corsa alle polizze nei Bric ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina - come al mercato polizze più interessante. Lo sostengono gli analisti di Accenture, che hanno sentito il parere di oltre 100 grandi compagnie assicurative di sedici paesi. Il risultato? L'84% degli intervistati appartenenti ai paesi industrializzati ritiene che i mercati emergenti rappresentino una priorità per i loro piani di espansione all'

Si apre il vertice delle nuove regole ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, India, Messico, Brasile e Sudafrica) si incontreranno con Australia, Indonesia e Corea del Sud oltre alla Danimarca che ospiterà la conferenza di dicembre. Altro tema globale che supera le competenze del G8 e per il quale è stato invitato anche il direttore generale del Wto, Pascal Lamy, è quello del commercio mondiale per il rilancio del Doha round.

IL VERTICE ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, India, Messico, Sud Africa) con l'Egitto. Altri paesi e Organismi internazionali, UE, Unione africana, Major Economies Forum (MEF) e Programma di sviluppo dell'Unione africana (Nepad). I TEMI Economia: crisi e rilancio della crescita. Stabilire un nuovo quadro di regole condivise per garantire la trasparenza sui mercati finanziari internazionali (

Napolitano a Hu Jintao: Centrali i diritti umani ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: questione per la quale lo stesso sviluppo e progresso economico e sociale in atto in Cina «apre nuove prospettive e pone nuove esigenze ». Si tratta di un tema che l'Italia intende affrontare «nel massimo rispetto delle ragioni dell'unità, integrità e autonomia di decisione della Cina e delle sue istituzioni rappresentative».

Italia fra i primi partner ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: eccessivo dinamismo della Cina talmente tanti rischi per il sistema industriale europeo ed italiano da giustificare risposte difensive se non proprio protezionistiche. Dalle parole (e dagli apprezzamenti reciproci) scambiate ieri a Villa Madama, e poi nel forum con le imprese, tra il premier italiano Silvio Berlusconi e il presidente cinese,

Fiat torna in Cina: dal 2011 produrrà la Linea ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina: dal 2011 produrrà la Linea Laura Galvagni MILANO Dopo lo stop agli impianti di due anni fa, Fiat torna a produrre auto in Cina. Lo farà a partire dal 2011 grazie a un accordo di ampio respiro siglato con il costruttore cinese Gac.L'alleanza arriva alla fine di un percorso tortuoso per il gruppo automobilistico che prima ha dovuto archiviare con scarso profitto la collaborazione

L'hi-tech di Shanghai per Emilia e Lombardia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: leader nel packaging farmaceutico e presente in Cina con due stabilimenti produttivi e una filiale commerciale forti di 260 dipendenti. A rappresentare il parco tecnologico di Shanghai il presidente della realtà industriale high tech, Qingzhou Chen. «L'obiettivo immediato spiega Alberto Vacchi- è quello di elaborare progetti in comune sul fronte della ricerca,

38,3 miliardi L'INTERSCAMBIO p ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Fra i mercati emergenti per flussi di capitali in entrata la Cina è al primo posto 6 miliardi L'EXPORT ITALIANO p Le esportazioni italiane del 2008 hanno raggiunto un valore di 6 miliardi: oltre il 40% del nostro export è basato su macchinari e apparecchiature, in particolare industriali specializzate e di impiego generale, seguito a distanza da prodotti tessili e abbigliamento,

Siglate 38 intese in settori strategici ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Se la Cina è il primo produttore e consumatore di veicoli a due ruote, è evidente l'interesse a realizzare una grande fiera dedicata alle moto. Guidalberto Guidi, presidente di Eicma (la società che organizza il Salone del ciclo e motociclo a Milano) ha firmato un accordo con due partner cinesi, il presidente di Genertec,

Generali nel mercato dei fondi pensione con il 30% di Guotai ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: asset management e dei fondi pensione in Cina. Il gruppo triestino ha siglato un accordo per acquisire il 30% di Guotai, società cui fanno capo patrimoni in gestione per circa 5 miliardi di euro. L'intesa, firmata ieri a Roma nel corso della visita in Italia del presidente cinese Hu Jintao, ha un valore di circa 100 milioni di euro.

Accordi per 2 miliardi di dollari ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: intervento proprio alla necessità di aprire i mercati e alla volontà della Cina di seguire questa strada (vedi pezzo pagina accanto). Dichiarazioni importanti, visto che per le nostre imprese esportare in Cina spesso comporta dazi consistenti e barriere. «I nostri due Paesi hanno nell'export una grande forza. Così come sono importanti anche i rapporti bilaterali tra Italia e Cina»,

La strada dello sviluppo ( da "Famiglia Cristiana" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: acronimo delle potenze emergenti di Brasile, Russia, India e Cina». L?enciclica assegna all?economia civile un ruolo di primo piano. «È quasi uno sbocco naturale. Terzo settore, cooperazione, microfinanza, responsabilità sociale. È certamente necessaria un?articolazione nuova dell?impresa economica. Anche l?

Napolitano a Hu Jantao: "Progresso anche nei diritti umani". L'ombra dei sanguinosi scontri sulla visita a Roma del premier cine ( da "AmericaOggi Online" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: abbiamo convenuto sul fatto che lo stesso sviluppo e il progresso economico e sociale che si stanno realizzando in Cina pongono nuove esigenze in materia di diritti umani, una questione che l'Italia ha sempre affrontato e intende affrontare nel massimo rispetto delle ragioni cinesi, e dell'integrità e autonomia di decisione della Cina e delle sue istituzioni rappresentative".

Cina. Esplode lo Xinjiang: 156 morti. Gli esuli Uighuri accusano le forze dell'ordine ( da "AmericaOggi Online" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: informazione stranieri in Cina, hanno affermato che migliaia di uomini di quattro diversi corpi militari e paramilitari cinesi ieri hanno usato fucili automatici e mezzi corazzati contro una manifestazione pacifica. Secondo la Nuova Cina, la polizia oggi è dovuta intervenire per disperdere 200 manifestanti che si erano riuniti davanti alla moschea Id Kah nella città di Kashgar,

G8/I Grandi in piena decadenza si piegano al potere cinese. Un vertice terremotato ( da "AmericaOggi Online" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: argento la promessa di sostituire il G8 con un G14 dove la Cina siederà a pieno titolo tra i Grandi. Il tutto facendo finta di non sapere, in nome della ragion di Stato, che nello stesso giorno il governo cinese ha fatto uccidere brutalmente centinaia di uighuri colpevoli di essere minoranza etnica e religiosa nel Celeste Impero.

Italia Cina. Intese per due miliardi di dollari ( da "AmericaOggi Online" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Italia Cina. Intese per due miliardi di dollari 07-07-2009 ROMA. Le porte della Cina si aprono per più di 500 imprenditori italiani che guardano all'Estremo Oriente come sbocco per i propri prodotti. E già ieri Italia e Cina hanno chiuso 38 intese, che coinvolgono ministeri e imprese private, per un valore totale di 2 miliardi di dollari.

Pechino e Mosca si contendono Opel ( da "Finanza e Mercati" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 400 concessionari in Cina che potrebbero vendere in totale 485.000 Opel tra Corsa, Meriva, Zafira, Antara, Astra e vecchi modelli Vectra. Gradualmente, però, le importazioni lascerebbero il passo alla produzione in loco. Baic infatti vuole investire 2,25 miliardi di dollari per portare le catene di montaggio in patria, dove verosimilmente la produzione dovrebbe iniziare nel 2012.

Nomura va in Cina per crescere nell'equity ( da "Finanza e Mercati" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Nomura va in Cina per crescere nell'equity da Finanza&Mercati del 08-07-2009 Nomura Holdings guarda a Pechino per continuare a crescere. La prima casa di brokeraggio giapponese sta cercando un partner cinese per avviare il business della sottoscrizione azionaria in quello che è, per quanto riguarda la performance,

Offresi polizze ai Paesi emergenti ( da "Finanza e Mercati" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, che si posiziona in testa), seguiti poi da altri Paesi dell'Asia e dell'Europa occidentale. A sostenerlo è Accenture, azienda globale di consulenza direzionale, system integration e servizi alle imprese, che in una ricerca ha evidenziato che «circa due terzi (62%) delle compagnie assicurative interpellate prevede di espandersi fuori del mercato locale nei prossimi 12 mesi»

g8, hu jintao lascia il vertice ( da "Repubblica, La" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina 1 - Prima Pagina Oggi summit al via tra le polemiche. Il giornale inglese: l´Italia può uscire dal gruppo degli otto. Il premier: è la cantonata di un piccolo quotidiano G8, Hu Jintao lascia il vertice Rientra in Cina per la rivolta. Scontro Berlusconi-Guardian SEGUE A PAGINA

g8, arrivano i grandi della terra polemica berlusconi-guardian - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, India, Brasile, e infine i Paesi dell´Africa, dell´Asia, l´Australia e le altre principali economie europee tra cui la Spagna. Sollecitati dall´Onu e dalle organizzazioni umanitarie i leader mondiali, che al terzo giorno del summit rappresenteranno il 90 per cento dell´economia mondiale, dovranno affrontare il problema tragico della fame nel mondo.

"le follie di reagan e bush hanno creato un mostro il papa ci riporta alla realtà" - eugenio occorsio ( da "Repubblica, La" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: «In democrazia, pur con la separazione fra stato e chiesa, parole del genere offerte alla riflessione collettiva hanno il loro peso. Certo, non è così in paesi assolutisti come la Cina, ma in Occidente se combinate con un mix efficace di azioni politiche possono essere molto importanti».

renzi: "non invito hu jintao la cina non rispetta i diritti" - massimo vanni ( da "Repubblica, La" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Non invito Hu Jintao la Cina non rispetta i diritti" Il Pdl espone la bandiera del Tibet in Palazzo Vecchio MASSIMO VANNI Ci ha cenato insieme in prefettura, su invito del ministro Sandro Bondi. Ma niente accoglienza a Palazzo Vecchio: il sindaco Matteo Renzi decide di non invitare nella sede del governo comunale Hu Jintao.

tra roma e l'aquila, 40 delegazioni - valerio gualerzi ( da "Repubblica, La" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: al vertice allargato Cina, India, Brasile, Sudafrica ed Egitto VALERIO GUALERZI ROMA - Si comincia oggi in 8, si finirà dopodomani in 40. Il G8 che si apre all´ora di pranzo a L´Aquila sarà una lunga sequenza di colazioni di lavoro, discussioni formali e incontri bilaterali che coinvolgerà un numero crescente di capi di Stato e delegazioni di nazioni e istituzioni internazionali.

cina, infuria la rivolta degli uiguri il presidente hu jintao torna a pechino - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: impero ottomano o alla Cina. L´ultima indipendenza, goduta a sprazzi negli anni Trenta e Quaranta, fu conquistata da un movimento pan-turco. Dopo l´annessione alla Cina le turbolenze sono state costanti. Nel 1986 lo Xinjiang fu il teatro della prima e unica protesta anti-nucleare della Cina, una manifestazione contro i test delle bombe atomiche nel deserto di Lop Nor.

stupri a roma, il dna conferma "l'aggressore ne ha violentate tre" - marino bisso massimo lugli ( da "Repubblica, La" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: terza vittima è partita per la Cina e sarà impossibile sentirla di nuovo per un lungo periodo. Chi indaga sta anche controllando le celle telefoniche delle zone dove sono scattate le otto aggressioni del maniaco. La speranza, in questo caso, è individuare un telefonino che sia stato "agganciato" nei luoghi e nelle ore in cui il maniaco col passamontagna si è materializzato dall´

i nuovi paradisi non conoscono il pil - alessandra retico ( da "Repubblica, La" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, India) erano più felici venti anni fa, ecosistemi e risorse erano meno sfruttati. Guarda il Costa Rica, che ha scalzato il paradiso dell´arcipelago Vanuatu, Oceano Pacifico meridionale, dal primo posto dell´indice 2006: più dell´85 per cento degli abitanti si dichiara felice di vivere nel paese latino americano,

Da novembre arriva il bonus bollette ( da "Unita, L'" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Da novembre arriva il bonus bollette Merril Block, se la memoria si nasconde Ci sarà sempre un giudice a Berlino Cina, coprifuoco contro gli uiguri Amstrong a 22 centesimi dal giallo

Cinesi contro gli uiguri Coprifuoco nello Xinjian ( da "Unita, L'" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: tutti appartenenti all'etnia maggioritaria della Cina, gli han. Brandiscono minacciosi sbarre di ferro, asce, vanghe prelevate da un cantiere edile. Le armi dei poveri, l'arsenale improvvisato degli eserciti senza divisa. Qualcuno nel gruppo urla in preda all'odio: «Uccidiamo gli uiguri. Sterminiamoli».

Cosa sia diventato un G8 lo chiarisce molto bene il columnist del Financial Times: Un ... ( da "Unita, L'" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ma che ha la virtù di aver incluso Cina, India e Brasile come membri a tutti gli effetti». Chiusura lapidaria: «L'evento è semplicemente diventato troppo goffo per essere efficace. Ma l'entusiasmo di Berlusconi peggiora le cose...». Il G8 delle alleanze variabili. Così si presenta il summit aquilano.

Gabriella Strazzari Grazie a Ignazio Marino Vorrei ringraziare il dott. Marino per aver accett... ( da "Unita, L'" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: visitato una mezza dozzina di negozi di articoli sportivi per acquistare un paio di scarpe ginniche e alla fine le ho comprate, ma ho provato un senso di colpa perché la produzione è quasi esclusivamente cinese. E sappiamo come sono sfruttati i lavoratori i cinesi. Uno Stato democratico moderno con valori che si rispettino, dovrebbe rifiutare ogni contatto con una nazione come la Cina.

Major del petrolio poco longeve ( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: più petrolio sono Cina (7,6 milioni di barili), Giappone (4,7), India (3,3) e Germania (2,5). L'Italia, con 1,6 milioni di barili, è molto staccata da questo gruppo di testa. Sul versante dell'offerta,invece, il 39% della produzione mondiale viene da paesi Opec come Arabia Saudita, Iran, Iraq, Emirati, Venezuela e Kuwait,

L'auto cinese rilancia il caucciù ( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: detto che in giugno le sue vendite in Cina sono aumentate del 53,5 per cento. In base agli ultimi dati governativi, le immatricolazioni di automobili in maggio sono salite del 47%, il più forte incremento da febbraio 2006. Per il caucciù le previsioni sono fiorenti: secondo l'Associazione cinese delle industrie della gomma, nel 2010 i consumi del gigante asiatico saliranno dell'

Deboli greggio e zucchero, in ripresa lo zinco ( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: nonostante la previsione di un deficit di offerta anche in Cina, ha proseguito anch'esso la discesa avviata la settimana scorsa: il raffinato ha perso l'1%, il grezzo il 2,1%. Deboli anche il cotone sodo e il caffè arabica, in ribasso rispettivamente dell'1% e dell'1,2% a New York. Caffè robusta e cacao hanno registrato variazioni minime.

8 ANNI DI TENTATIVI ( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, India, Messico e Sudafrica) di domani punta a riprendere il discorso sulla liberalizzazione del commercio avviato nel 2001 con il negoziato di Doha e più volte fallito.L'obiettivo è quello di arrivare a un'intesa di massima in occasione del G-20 di Pittsburgh in modo da contrastare la caduta negli scambi internazionali,

FAA M, tra tradizione e progresso: il futuro è aperto al cambiamento ( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: presente in Cina e Uruguay. Dispone, inoltre, di un network capillare di Service diffuso su tutto il territorio per soddisfare in tempo reale le richieste in termini di funzionalità, immagine e prestazioni. Qualità del prodotto e funzione sociale sono i punti fermi che guidano le strategie del gruppo, impegnato in continui investimenti nello sviluppo tecnologico ed eco compatibile.

Vincenzo de' Stefani: innovazione e ricerca da oltre 50 anni ( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: sede a Padova e insediamenti negli Usa e in Cina, che opera nel mercato degli ingranaggi di piccole dimensioni; nel 1978, costituisce Mini Tools, nel 1986 Mini Service e nel 1990 Metal Temper. Queste aziende verranno poi incorporate in MG mini Gears. Dal 2007 al 2009, de' Stefani è presidente di S IT La Precisa, fondata nel 1953 dai suoi fratelli Pierluigi e Giancarlo,

Sul tavolo dei Grandi le emergenze mondiali ( da "Avvenire" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: quello della Cina, che non fa parte del G8 ma ha sempre maggior peso nelle scelte mondiali, per finire. Il rischio, come sempre, è che la società delle nazioni si sovrapponga a quella dei popoli e dei cittadini, che le grandi organizzazioni indispensabili per trattare finiscano con il premiare più se stesse che i propri referenti.

Divergenze sul clima: Obama spinge, la Cina frena ( da "Avvenire" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: AMBIENTE Divergenze sul clima: Obama spinge, la Cina frena S arà probabilmente il terreno di scontro più aspro. La data ultima, per la quale è già iniziato il conto alla rovescia è quella del dicembre prossimo quando si terrà a Copenaghen la Conferenza dell'Onu sui cambiamenti climatici per decidere le regole del post Kyoto.

Iran e Nord Corea, la difficile partita delle sanzioni ( da "Avvenire" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: da immaginare che nel G8 allargato dovrà vedersela con la Cina, occhiuto protettore dei nordcoreani e grande fabbricante di veti al Palazzo di Vetro. Ma c'è aria di ingegneria diplomatica: fonti dell'Eliseo assicurano che Sarkozy proporrà di riformare il Consiglio di sicurezza dell'Onu mentre il cancelliere Merkel suggerirà di allargare in permanenza il sinedrio dei Grandi a 20,

Xinjiang, esplode la rabbia dei cinesi ( da "Avvenire" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: secondo l'agenzia Nuova Cina, sono stati 1.434, mentre gli uighuri parlano di «migliaia» di persone scomparse, inghiottite nelle prigioni cinesi. Una manifestazione di alcune centinaia di persone è stata dispersa ieri sera dalla polizia a Kashgar, la capitale culturale degli uighuri nell'ovest del Xinjiang.

( da "Avvenire" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: indetta per chiedere giustizia per due giovani uighuri uccisi nel sud della Cina: «Era una manifestazione pacifica, i giovani portavano delle bandiere cinesi, le violenze si sono verificate solo dopo il brutale intervento della polizia è degenerata in violenza». «Negli ultimi 60 anni prosegue l'esule migliaia di uighuri sono stati uccisi dai cinesi, secondo Amnesty International,


Articoli

le curve difficili dell'industria dell'auto - luciano gallino (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 01-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 31 - Commenti Le curve difficili dell´industria dell´auto LUCIANO GALLINO Sulla strada dell´industria mondiale dell´auto si approssimano curve difficili. Nella corsa spasmodica con gli altri produttori, il destino di Fiat si gioca sia sul modo in cui essa si muoverà per affrontarle, sia sulle politiche pubbliche che verranno adottate o no per sostenere un´industria che dà lavoro a quattro o cinque persone per ogni addetto alla costruzione finale di una vettura. Una prima curva è già ben visibile. Si chiama eccesso di capacità produttiva globale, e prolungato calo della domanda di auto sui maggiori mercati, gli Usa e la Ue. Ben prima che esplodesse la crisi in atto, era noto che l´industria denunciava un eccesso di capacità del 30 per cento. Lo stesso ad Fiat, Marchionne, durante le trattative per acquisire la Opel dichiarò che sarebbe stato comunque necessario ridurre la taglia degli impianti europei dei due marchi di oltre il 20 per cento. Da parte sua la Gm ha annunciato giorni fa, durante le trattative per il fallimento controllato, che chiuderà 13 siti produttivi entro il 2010 e ridurrà di 20.000 unità i dipendenti diretti – un quarto del totale 2008. Le prospettive di vendita sono anche più scure. In Usa nel 2008 si sono vendute 13,1 milioni di auto, 4 in meno rispetto al picco di 17 milioni registrato nel 2000. Sebbene vi siano notevoli divergenze nelle previsioni degli istituti specializzati, esse convergono intorno a una media di 10-11 milioni di vendite dal 2009 al 2013, e una lenta quanto dubbia risalita negli anni successivi. Riguardo alla Ue a 27, in essa si sono vendute 16 milioni di auto nel 2007, scese a 14,7 nel 2008, mentre per il 2009 l´Associazione dei costruttori europei (Acea) prevede che si arriverà forse a 11 milioni. In effetti il primo trimestre ha visto, grazie agli incentivi governativi, aumenti delle vendite consistenti in Germania, tangibili in Francia e minimi in Italia; però grandi mercati come lo spagnolo e il britannico han fatto registrare, su base annua, cadute del 45 e del 24 per cento, e addirittura dell´80 per cento in vari paesi dell´Est che vanno dalla Romania all´Estonia. Sempre l´Acea prevede che le vendite di auto nella Ue si avvicineranno nuovamente ai livelli 2007 tra il 2013 e il 2015. In complesso le cifre suddette significano che arrivare a produrre stabilmente – e a vendere – 6 milioni di auto nelle condizioni dell´autoindustria mondiale del 2007 era per Fiat fin dall´inizio un obbiettivo assai ambizioso; nelle condizioni che molto probabilmente prevarranno da qui al 2015, con una drastica contrazione dei due maggiori mercati mondiali e correlativo aumento della competizione, il medesimo obbiettivo appare nulla meno che titanico. Sulla stessa strada che l´autoindustria mondiale e Fiat con essa sta percorrendo c´è poi un´altra curva ostica: quella dell´innovazione all´insegna dell´auto ecologicamente sostenibile. A leggere le pagine motoristiche dei quotidiani, o i settimanali del ramo (in verità con qualche eccezione), sembra che l´auto ibrida a portata di tutti sia per domani, mentre per dopodomani è previsto l´arrivo dei motori alimentati da una cella a idrogeno. In realtà l´auto ibrida rimane, per ora, un prodotto capace di attrarre sui principali mercati alcune decine di migliaia di acquirenti l´anno. E non solo per il suo costo. Affinché gli acquirenti diventino milioni bisognerebbe dotarla di batterie che pesino un quarto o meno rispetto ai 20-30 chili l´una di quelle attuali; siano ricaricabili in pochi minuti invece che in diverse ore; permettano di fare centinaia di chilometri senza ricarica in luogo di cinquanta, pur assicurando per tutto il percorso prestazioni paragonabili ai motori a combustione. Non è un progetto impossibile da realizzare. Basterebbe investire in ricerca e sviluppo svariati miliardi di euro. Più altri miliardi per costruire griglie capillari di distribuzione di energia elettrica aventi alta capacità di erogazione per la ricarica delle batterie, di modo che essa diventi altrettanto rapida e agevole della usuale sosta alla stazione di servizio. Quanto all´idrogeno, gli investimenti sarebbero presumilmente ancora più elevati. E´ evidente che né la Fiat attuale né quella accresciuta che speriamo di vedere, e nemmeno alcun gruppo automotoristico mondiale è in grado di fare simili investimenti in ricerca e sviluppo. E´ necessario l´intervento della mano pubblica. Di fatto essa ha finora ignorato il problema, anche in Usa. I governi americani hanno investito trilioni di dollari in ogni settore immaginabile, da Internet all´aerospaziale e al Gps, ma gli investimenti in R&S per far diventare attraente e accessibile l´auto ibrida o magari totalmente elettrica sono stati trascurabili. Occorre un partenariato tra pubblico e privato per far decollare rapidamente questa tecnologia, come proponeva pochi mesi fa il «Scientific American». Che aveva in mente com´è ovvio i costruttori americani. Per l´autoindustria europea, dovrebbe essere la Ue a farsi carico di organizzare un simile partenariato. Al riguardo occorrerebbe che il solo ente che opera di fatto come un governo centrale, la Commissione Europea, si destasse dal letargo in cui pare immersa dinanzi al serissimo problema di una riorganizzazione complessiva dell´autoindustria del continente. Che non è fatta soltanto di alcune decine di stabilimenti con un marchio sul frontale, ma di decine di migliaia d´imprese piccole e medie che fabbricano tre quarti dei componenti che in quegli stabilimenti diventano auto finite. Proseguendo sulla stessa strada c´è poi la curva più difficile per l´autoindustria. Quella che si identifica col fatto che mentre l´automobile rimarrà insostituibile per i viaggi turistici, le vacanze, lo svago settimanale o serale, come mezzo di trasporto collettivo per andare e tornare dai luoghi di lavoro essa appare ormai clamorosamente irrazionale. L´auto di domani potrebbe magari essere a rumore e inquinamento zero. Resta l´insensatezza economica ed ecologica di un mezzo che pesa una tonnellata, occupa otto-dieci metri quadrati di spazio, e viene usato per trasportare per poche decine di chilometri al giorno (nelle nostre città meno di dieci) un singolo passeggero che pesa in media 60 chili e occupa mezzo metro quadrato. Ma il fattore critico che occorre valutare è sia l´elevatissimo consumo di suoli che il trasporto quotidiano di milioni di persone in singole auto comporta, sia lo stravolgimento della struttura urbanistica delle città che ne deriva. Da questa curva l´autoindustria potrebbe anche uscirne bene, ma ne uscirebbe assai male il pianeta, specie se Cina e India arrivassero a una densità di vetture per abitante simile a quella occidentale. La soluzione starebbe nel convertire l´autoindustria in un´industria del trasporto globale di massa, che produce accanto a un numero minore di auto una quota crescente di treni (che la Fiat già produceva, prima di cedere, in una passata gestione, la divisione ferroviaria al suo maggior concorrente), autobus e metropolitane di varie dimensioni. Grandi centri di ricerca come il Mit si stanno già occupando della sfida dei sistemi di trasporto globali. Ma dovrebbero essere gli stati ad affrontare insieme con l´autoindustria una trasformazione produttiva, ecologica, territoriale, sociale di portata planetaria, forse la maggiore del XXI secolo.

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Cina Marcia indietro sul filtro antiporno A poche ore dall'entrata in vigore ... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 01-07-2009)

Argomenti: Cina

Cina Marcia indietro sul filtro antiporno A poche ore dall'entrata in vigore è stata rinviato il decreto che impone l'installazione su tutti i pc di un nuovo filtro anti-porno (ma anche di censura politica) che ne rallenta la velocità. La diffusione a sorpresa del decreto, due settimane fa, aveva provocato la ribellione di migliaia di utenti, fino a decidere il boicottaggio di Internet per oggi. Germania Modifiche costituzionali per il Trattato di Lisbona La Corte Suprema tedesca ha sospeso la ratifica del Trattato di Lisbona: è necessaria infatti una modifica della legislazione nazionale. La sospensione ritarda l'adozione del nuovo testo-base dell'Unione da parte dei 27 partecipanti all'accordo. Seduta straordinaria del Parlamento ad agosto per esaminare una nuova versione della legge di ratifica che rafforzi il potere delle Camere (Bundestag e Bundesrat) nell'applicazione delle leggi Ue. L'8 settembre la seconda lettura. Gran Bretagna Pendolari: treni più veloci, biglietto più alto Inaugurato a Londra il Javelin, 225 chilometri orari, tra St Pancras, terminal dell'Eurostar Londra-Parigi-Bruxelles, al Kent. Poi il servizio verrà esteso a Canterbury (59 minuti), Folkeston (57 minuti), e Ramsgate (80 minuti). I prezzi, però, salgono: ora la sola andata da Ebbsfleet costa 12,20 sterline invece di 9,10, Londra-Ashford costa 26,60 sterline contro 22,20. Brevi

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il salento a borgaro con copeland & c. - alberto campo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 01-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XII - Torino Il Salento a Borgaro con Copeland & C. Chicobum L´ex batterista dei Police guida la notte scatenata della pizzica accanto a Raiz e al virtuoso brasiliano Mauro Refosco ALBERTO CAMPO L´antipasto era stato servito nove mesi fa, allo Stadio delle Alpi: subito prima della portata principale, ossia il concerto dei Police. Stewart Copeland in persona aveva voluto fortemente che ad aprire quel raduno oceanico fosse l´Ensemble della Taranta schierato agli ordini di Vittorio Cosma. Tutto perché il batterista poliziotto era stato "pizzicato" nell´estate del 2003 a Melpignano, cuore della Grecìa salentina, dove dal 1998 si celebra a fine agosto il rituale di piazza che chiama a raccolta decine di migliaia di "tarantolati". Un modo scaltro ed efficace per riportare all´attualità la secolare tradizione locale della pizzica, ballo popolare che in qualche modo mima le convulsioni di cui è preda chi viene morso - o, appunto, pizzicato - dalla tarantola. Cresciuto anno dopo anno in misura esponenziale, l´appuntamento di Melpignano ha preso quota non solo numericamente ma anche in termini di visibilità mediatica da quando chi dirige le operazioni ha deciso di coinvolgere artisti celebri. Ecco allora maestri concertatori quali Joe Zawinul, Daniele Sepe e Ambrogio Sparagna, oltre al citato Copeland, con apparizioni di ospiti di chiara fama: Franco Battiato, Gianna Nannini, Francesco De Gregori, Lucio Dalla, Vinicio Capossela, Carmen Consoli, Morgan e Caparezza, tra gli altri. Fatto sta che ora il brand "Notte della taranta" ha valore su scala planetaria, come dimostrano le sortite in Cina (2006) e a New York, un mese fa allo Snug Harbor Center di Staten Island, con l´Orchestra della Taranta guidata a Mauro Pagani, che ne è maestro concertatore dal 2007. E adesso ecco la tournée europea della formazione - rivale?! - capeggiata da Vittorio Cosma, partita domenica scorsa da Loulè, in Algarve, e in transito oggi - fra un´esibizione a Roma e un´altra a Lugano - dal Chicobum di Borgaro (ore 22, ingresso a 15 euro). Oltre al rustico fascino folk dell´evento in sé e all´indubbio richiamo esercitato dalla figura di Copeland, a potenziare la messinscena sono le presenze di Gennaro Della Volpe, in arte - dai tempi degli Almamegretta - Raiz (già in scena nell´ottobre scorso), e del virtuoso percussionista brasiliano Mauro Refosco, capobanda dei quotati Forrò In The Dark e abituale collaboratore di David Byrne. Lo spettacolo è assicurato, insomma. E il proliferare incontrollato dell´epidemia della pizzica dovrebbe garantire anche il buon esito della serata. Resta il dubbio che a lungo andare la duplicazione in serie di un fenomeno simile, che senz´altro ha senso nell´habitat originario (a proposito, la data da segnare in agenda per quest´estate è il 22 agosto) e forse un po´ meno quando viene esportato come un santino da paisà, possa sopraffarne lo spirito originario. Ma è il prezzo inevitabile del successo: prendere o lasciare. Male che vada, sarà come ricevere una pittoresca cartolina con su scritto: «Saluti dal Salento».

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borse di studio da mille euro al mese così erasmus mundus raddoppia (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 01-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina VII - Bologna Il gemellaggio Borse di studio da mille euro al mese così Erasmus Mundus raddoppia STUDIARE in India, Brasile, Cuba, Perù, Bolivia, Cina, Argentina. Oppure venire, dagli stessi Paesi, a Bologna per frequentare l´Alma Mater. Con una borsa di studio da mille euro netti al mese (1.500 per i dottorandi e 2.500 per i docenti). Da ottobre l´Erasmus allarga gli orizzonti, con 17 nuovi paesi extraeuropei e 4 milioni in arrivo dall´Unione europea per i prossimi tre anni per finanziare la formazione all´estero o l´arrivo degli studenti esteri a Bologna. Soddisfatto il prorettore agli esteri Roberto Grandi. Così le borse di studio Erasmus Mundus (fuori dai confini europei) per Bologna saranno quasi raddoppiate: si stimano circa 300 borse per il prossimo anno accademico, 180 per gli stranieri in arrivo, 120 per gli studenti bolognesi in partenza. (il. ve.)

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A Cina e Bp il tesoro iracheno (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-07-01 - pag: 10 autore: Petrolio. Con la prima gara dal 1972 assegnato al consorzio tra il colosso britannico e Cnpc il più grande giacimento del paese A Cina e Bp il «tesoro» iracheno A vuoto le altre aste: per le major penalizzanti le condizioni poste da Baghdad Roberto Bongiorni Il gap tra le offerte delle compagnie petrolifere in gara e le condizioni contrattuali richieste da Baghdad in molti casi è apparso incolmabile. Troppo voraci le major energetiche o troppo esoso il governo iracheno? Ciascuna delle parti in causa, naturalmente, è convinta di essere nel giusto. Nessuno è però ricorso a toni polemici. La posta in gioco è troppo alta: il mare di petrolio che si distende nel sottosuolo iracheno, le terze riserve accertate al mondo. Qualcosa tuttavia è andato storto. La prima gara d'appalto per la sfruttamento di sei giacimenti di petrolio già in funzione e due di gas ancora da sviluppare è stata deludente: è stato assegnato un solo giacimento, anche se di gran lunga il più grande. Vale a dire Rumaila, nel sud dell'Iraq, vinto dall'inedito consorzio composto dalla britannica British Petroleum insieme alla cinese China National Petroleum (Cnpc). Uno su otto in palio non appare un risultato brillante. Lo stesso ministro del petrolio Hussan alShahristani si attendeva di strappare almeno tre contratti per risollevare l'industria petrolifera irachena, provata da sei anni di guerra e dalle dure sanzioni imposte durante l'era di Saddam Hussein. Cosa è accaduto? Le offerte delle compagnie ci sono state, e in alcuni casi la competizione è stata serrata. Erano presenti otto delle maggiori major energetiche non statali. Il caso del giacimento di Bai Hassan spiega meglio di tutto perché non sono andati in porto gli altri contratti. Il consorzio guidato dalla major americana ConocoPhillips ha proposto un compenso di 26,70 dollari per ogni barile aggiuntivo estratto. Il governo ha abbattuto il valore a soli quattro dollari, quasi sette volte meno. Per la stessa ragione non è andata in porto l'assegnazione del giacimento di Zubair, per il quale il consorzio guidato dall'Eni,insieme ancora una volta a una compagnia cinese, in questo caso con la Sinopec: Eni aveva presentato la migliore offerta. Il Governo ha chiesto il dimezzamento dei costi di servizio stimati dalla major. Il colosso energetico italiano si è così ritirato. Cosa che hanno fatto gli altri tre consorzi piazzatisi dopo. Il governo iracheno ha forse esagerato.D'altronde era in difficoltà. Da tempo all'interno del parlamento, tra i ministri e tra gli ingegneri della compagnia petrolifera statale irachena si era formata una fronda trasversale che si opponeva fermamente alla gara. Qualcuno chiedeva un rinvio, altri non erano disponibili a mettere sul mercato l'industria petrolifera statale. Anche per i due campi di gas, ancora da sfruttare, non è stato spuntato alcun accordo. L'Edison ha ritirato la sua offerta relativa al campo di Akkas per le stesse ragioni. Per il campo di Mansuriyah non si è presentato nessuno: troppo rischiosa la sua posizione geografica, una zona contesa tra curdi e arabi. Senza contare le nette divisioni sulle modalità della ripartizione dei ricavi petroliferi tra i curdi e la maggioranza di governo sciita. L'assegnazione di Rumaila è comunque un evento storico. Le sue riserve ammontano a 17 miliardi di barili, gli altri cinque giacimenti in palio ne conservano 26. Un petrolio peraltro molto economico da estrarre e di buona qualità. «Hanno accettato di essere pagate 2 dollari al barile, che è quanto avevamo chiesto inizialmente, e si sono impegnate a produrre 2,85 milioni di barile al giorno nei prossimi sei anni», ha dichiarato il ministro del Petrolio, ricordando tuttavia che il risultato della gara deve essere presentato al Consiglio dei ministri. Ma i contratti sono indispensabili per raggiungere l'ambizioso obiettivo del ministro: portare la produzione petrolifera dagli attuali 2,4 milioni di barili al giorno a sei milioni entro il 2015. Al termine della gara il governo avrebbe sollecitato le compagnie in gara a rivedere le loro proposte entro le 11 di oggi. è comunque la prima volta da 37 anni, da quando fu avviata la nazionalizzazione dell'industria petrolifera, che un compagnia straniera ritorna con un ruolo attivo in Iraq. Difficile che oggi le major siano disposte ad accettare le condizioni del governo di Baghdad. Le condizioni iniziali non erano favorevoli già in partenza. Contratti di servizio, della durata di 20 anni, in cui le major sono obbligate a una joint venture con una compagnia irachena, e a impegnarsi con onerose promesse di pagamento. Al di là dello storico ritorno, il contratto vinto da Bp, pur non in termini vantaggiosi per la società britannica, potrebbe essere forierodi altri accordi più remunerativi per il futuro. A fine anno saranno messi in gioco i contratti per l'aggiudicazione di diversi giacimenti di greggio ancora da sfruttare. E in Medio Oriente il rapporto di fiducia è un elemento chiave. Non è un dettaglio, infine, la folta presenza delle compagnie cinesi. Da alcuni anni il secondo consumatore mondiale di petrolio sta cercando nuove frontiere per aumentare l'import di greggio e soddisfare l'appetito energetico della sua economia. In Africa Pechino ha messo le mani su diversi giacimenti, trasformando alcuni paesi, come il Sudan, in una sorta di protettorato. Ora sembra intenzionata a rafforzarsi in Medio Oriente. Non è un caso se ieri su otto giacimenti in palio, le major cinesi erano presenti in sette gare. In alcuni casi si sono sfidate anche per lo stesso pozzo. © RIPRODUZIONE RISERVATA L'AVANZATA Le compagnie di Pechino erano presenti in sette competizioni su otto, a dimostrazione dell'interesse per il greggio dell'area

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Moneta globale? Intanto la Cina compra dollari (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-07-01 - pag: 14 autore: MERCATI E MERCANTI ... Moneta globale? Intanto la Cina compra dollari L a Cina e gli altri Bric (Brasile, Russia, India) vorrebbero un sistema monetario internazionale meno dipendente dal dollaro. Curiosamente, il comunicato finale dopo il loro incontro di Ekaterinburg di due settimane fa era vago su quali potessero essere le alternative. Più dei pronunciamenti dei summit, che inevitabilmente hanno una componente politica, è utile seguire il recente comportamento delle autorità cinesi, che in questa vicenda sono quelle che contano veramente, essendo sedute su riserve ufficiali pari a 2mila miliardi di dollari. A ogni dichiarazione di voler diversificare dal dollaro, ne hanno fatto subito seguire una di segno almeno parzialmente contrario. Questa settimana hanno fatto sapere che la politica delle riserve resta «sempre piuttosto stabile». Pechino ha un'ambizione e un interesse comprensibile di diversificazione nel lungo periodo, ma nel breve-medio termine deve tener conto di due motivazioni di senso opposto e quindi cercare di evitare una svalutazione precipitosa della moneta Usa: tutelare il valore dei propri ingenti investimenti in dollari e salvaguardare, attraverso il cambio, la competitività del proprio export. Non a caso, gli acquisti di dollari da parte delle banche centrali (quella cinese e degli altri paesi emergenti) si intensificano quando il dollaro flette. I titoli del debito pubblico Usa detenuti dalla Banca centrale cinese, che oggi è il primo creditore ufficiale degli Stati Uniti, sono aumentati di 174 miliardi di dollari da quando il governatore Zhou Xiaochuan, nel marzo scorso, alla vigilia del G-20 di Londra, sollevò per la prima volta con forza la questione della diversificazione delle riserve. Proprio per questo conflitto fra gli interessi della Cina sui diversi orizzonti temporali, è bene quindi osservare soprattutto quello che Pechino fa, anche se quello che dice ha un importante valore segnaletico. Da un lato, la Cina non ha certo smesso, come abbiamo visto, di comprare dollari, anzi. Dall'altro, sta continuando una sua politica di diversificazione ai margini. Ma il destinatario di questa strategia non sono tanto le altre valute: la quota del biglietto verde sulle riserve ufficiali globali è variata di poco negli ultimi anni, oscillando fra il 66 e il 61%, e si trova ora più o meno a metà di questo ristretto range. L'euro non è per ora emerso come vera alternativa, mentre i discorsi sui diritti speciali di prelievo sono poco praticabili e quelli sulla moneta mondiale hanno un orizzonte molto di là da venire. Pechino sta invece battendo altre strade: anzi tutto, l'oro, la cui presenza nelle riserve ufficiali è aumentata del 75% dal 2003 e di cui le autorità cinesi hanno ammesso di aver acquistato negli ultimi anni 450 tonnellate. Ma anche le altre materie prime, a scopo non solo di approvvigionamento per la loro economia. Infine l'acquisto all'estero (Africa e America Latina soprattutto) di miniere, terreni agricoli, società produttrici di risorse. Ma non sarà da Pechino che verrà il segnale per la fuga dal dollaro. © RIPRODUZIONE RISERVATA www.ilsole24ore.com/economia Online «Mercati e mercanti» di Alessandro Merli di Alessandro Merli

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oto e bici (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-07-01 - pag: 19 autore: er sostenere il mercato delle due ruote oto e bici a pari tra i due settori mento al vertice tra Guidi e Capelli, amministratore delegato di Caberg, azienda produttrice di caschi per moto, si è discusso anche del futuro del sistema fieristico che ruota attorno al mondo delle due ruote e che resterà affidato a Guidi come presidente dell'Eicma, l'Esposizione nazionale del ciclo e del motociclo. I saloni milanesi del ciclo e motociclo quest'anno tornano infatti a dividersi dopo le ultime edizioni in cui le manifestazioni erano state accorpate. Secondo le prime anticipazioni emerse ieri durante l'assemblea dell'Ancma, il Salone del ciclo avrà luogo dal 18 al 21 settembre e sarà inaugurato dal ministro Prestigiacomo, mentre il Salone della moto è in programma dal 10 al 15 novembre. S«Una manifestazione ricordano i vertici dell'associazione che acquista particolare rilevanza perché sarà l'unico Salone internazionale per le moto nel 2009, dopo la cancellazione di quello di Parigi». «Il Salone del ciclo ha precisato il direttore generale Costantino Ruggiero- era stato unito a quello della moto a novembre, ma abbiamo preso atto dell'insoddisfazione degli espositori e lo abbiamo riportato a settembre. Nel frattempo, però, è stata fissata per lo stesso periodo un'altra manifestazione del ciclo a Padova che, pur avendo dimensioni inferiori all'appuntamento milanese, finisce per disturbare l'organizzazione dell'evento. Noi pensiamo che sia meglio salvaguardare una grande manifestazione mondiale, che indebolirla con manifestazioni locali». In agenda, infine, una possibile joint venture con la fiera di Pechino: «La Cina - ha concluso Guidi rappresenta il principale mercato mondiale delle motociclette con 32 milioni di pezzi prodotti all'anno di cui 5 milioni esportati. La nostra presenza a Pechino vuole quindi essere un naturale passo verso l'internazionalizzazione del prodotto made in Italy». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Cina e miniere senza accordo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-07-01 - pag: 42 autore: Minerale di ferro. Pechino non ha ancora rinegoziato i contratti di fornitura scaduti ieri Cina e miniere senza accordo Molti acquisti rischiano di confluire verso il mercato spot Roberto Capezzuoli Shan Shanghua, segretario generale della China Iron and Steel Association, è destinato a scegliere tra due bocconi amari: può accettare, per conto delle grandi imprese siderurgiche cinesi, lo stesso prezzo indicatore già accettato dai concorrenti giapponesi e coreani, ma ritenuto eccessivamente alto, oppure può continuare a esigere ribassi del 40-45% rispetto ai contratti dell'anno fiscale 2008 (terminato in marzo), ma con il rischio di obbligare le acciaierie a rifornirsi solo sul mercato spot. Una scelta che vede da un lato la sicurezza delle consegne e la stabilità dei costi,dall'altro la possibilità di giocare le proprie carte in un modo nuovo, per questo settore, basandosi su indici di prezzo, con l'eventuale ricorso a futures e options con cui proteggere gli acquisti. Probabilmente finirà per ammorbidire la posizione, come scrive il magazine Caijing, purché riesca a spuntare almeno un calo del 3538%. Il 30 di giugno era, formalmente, l'ultimo giorno utile per un compromesso tra i fornitori di minerale di ferro e le acciaierie cinesi. I grandi gruppi minerari hanno da tempo concluso gli accordi con le altre imprese siderurgiche, mentre i contratti prorogati di tre mesi rispetto alla fine del 2008 fiscale oggi sono scaduti. Il loro destino riguarda soprattutto Rio Tinto, la mineraria anglo australiana che ne aveva siglati parecchi con le aziende cinesi. Il portavoce di Rio non ha alcuna intenzione di fare sconti, dopo quelli del 33% già concessi a giapponesi e coreani, perché i timidi segnali di ripresa hanno già spinto le quotazioni del ferro sul mercato spot oltre i valori concordati con Nippon Steel, Jfe e Posco. Shan Shanghua però insiste: «I profitti delle acciaierie sono sul filo del rasoio e non posso accettare un prezzo che porterebbe i bilanci in rosso». In gioco c'è anche il prestigio, già fortemente scosso dal fallito accordo per raddoppiare dal 9 al 18% la quota di Rio Tinto in portafoglio a Chinalco, holding cinese dell'alluminio. Rio, così come la brasiliana Vale e l'australiana Bhp Billiton, riserverà comunque un occhio di riguardo per i clienti cinesi, che spiccano nel panorama descritto dal rapporto annuale pubblicato ieri dalla World Steel Association: Baosteel e Hebei Steel nel 2008 sono saliti al terzo e quarto posto tra i big dell'acciaio,preceduti solo da ArcelorMittal e Nippon Steel, e la Cina ha consumato nella stesso anno quasi 1.100 milioni di tonnellate di minerale di ferro, di cui 383 milioni importati, il 45% dell'eximport mondiale. «Continueremo a consegnare il minerale ai clienti – afferma il portavoce di Rio – come abbiamo fatto finora. Ma le modalità con cui fissarne il prezzo dipende solo da loro». © RIPRODUZIONE RISERVATA CONTI PESANTI L'acciaio cinese consuma 1,1 miliardi di tonnellate e ne importa 383 milioni, quasi il 45 per cento dell'interscambio mondiale

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Pechino ferma il filtro anti-porno (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-07-01 - pag: 12 autore: Internet in Cina. Il governo sospende l'installazione del software che avrebbe limitato l'accesso alla rete Pechino ferma il filtro anti-porno La decisione dopo le proteste delle industrie straniere e dei blogger locali Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente La Cina rinvia a data da destinarsi l'operazione Diga Verde. Ieri sera, a poche ore dall'entrata in vigore della legge che imponeva dal primo luglio l'installazione del software antipornografia su tutti i personal computer commercializzati oltre la Grande Muraglia, il governo cinese ha fatto una brusca marcia indietro. «L'entrata in vigore della normativa è stata rinviata perché alcuni produttori hanno affermato che l'installazione del software richiede tempo », ha spiegato Pechino in un comunicato. A lamentarsi della nuova legge che prevede l'obbligatorietà della Diga Verde su tutti i pc sono state soprattutto le società straniere. «è un obbligo che viola le regole del commercio internazionale», si sono lamentati ufficialmente gli Stati Uniti, esternando tutta l'irritazione dei produttori americani di pc. Ma a lamentarsi, sebbene la nota del governo non li menzioni, sono stati anche i blogger cinesi. I quali, nei giorni scorsi, hanno criticato aspramente la nuova legge, insinuando pubblicamente il dubbio che il software, oltre a proteggere la rete dai siti a contenuto sconcio e pornografico, possa diventare uno strumento per bloccare l'accesso anche a website sgraditi alla nomenklatura. O, peggio, per andare a spiare nei computer della gente. Lo slittamento dell'entrata in vigore della legge a data da destinarsi è stato a dir poco provvidenziale. Ieri, infatti, sull'operazione Diga Verde regnava la massima confusione. Se non addirittura l'anarchia totale. «Software? Quale software?», ci ha risposto in mattinata un commesso di Best Buy facendo spallucce con lo sguardo smarrito. Poco prima dell'ora X, nel distretto dell'elettronica di Pudong gli stessi addetti ai lavori erano all'oscuro di tutto. O erano male informati. «Stanotte arriveranno dei tecnici esterni per installare il software su tutti i pc giacenti nei nostri magazzini», ha confessato con aria furtiva un responsabile vendite di Suning, l'equivalente cinese della catena americana di elettrodomestici. Oppure, si affidavano a libere interpretazioni della nuova legge. «L'installazione del software è un obbligo peri produttori. Noi dettaglianti, quindi, per ora siamo liberi di vendere i pc che abbiamo in magazzino anche senza l'applicazione antipornografia », ha spiegato con piglio sicuro il titolare di un negozio Samsung situato dentro un grande magazzino. A questo punto, non resta che attendere che la prossima comunicazione del governo sui criteri e le modalità d'introduzione del software. Durante questa pausa di riflessione, gli oppositori della Diga Verde avranno il loro bel da fare per studiare come aggirare il software. La confusione è totale anche sotto il profilo tecnico. C'è chi dice che,anche nel caso di software pre-installati sui pc dai produttori, la Diga Verde potrà essere agevolmente rimossa o aggirata dagli utenti. E c'è chi, invece, sostiene che l'applicazione sviluppata dalla società cinese Jinhui Computer System Engineering è a prova di hacker. Ma potrebbe trattarsi anche di uno sforzo inutile. Vista la pessima accoglienza riservata da produttori e utenti al software antipornografia, infatti, non è escluso che Pechino lasci scivolare il progetto nel dimenticatoio. ganawar@gmail.com © RIPRODUZIONE RISERVATA CONFUSIONE SOVRANA Addetti ai lavori e venditori erano impreparati e male informati sull'operazione che a questo punto potrebbe essere cancellata del tutto In tilt. Il Pacific digital square building, mega-rivenditore di elettronica a Shanghai (foto di Luca Vinciguerra)

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Strauss-Kahn vara la rivoluzione Pronti Fmi-bond fino a 500 mld (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 02-07-2009)

Argomenti: Cina

Strauss-Kahn vara la rivoluzione Pronti Fmi-bond fino a 500 mld di Redazione del 02-07-2009 da Finanza&Mercati del 02-07-2009 [Nr. 128 pagina 2] Il Fondo ha rilevato come l'euro abbia perso terreno verso il biglietto verde nelle riserve di valute nei primi tre mesi 2009 Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) fa scorta di munizioni per affrontare la crisi dell'economia mondiale. E lo fa ricorrendo, per la prima volta dalla sua costituzione, a un'emissione obbligazionaria. Fino a oggi l'organizzazione nata nel 1944 aveva concesso prestiti alle nazioni in difficoltà sempre attingendo ai mezzi propri, ovvero ai capitali che le venivano messe a disposizioni dai principali Paesi. Nell'aprile scorso i 20 Paesi più industrializzati hanno stanziato 750 miliardi di dollari a favore dell'istituto di Washington. Secondo quanto riportato da Bloomberg, ieri il board del Fmi avrebbe approvato un'emissione da 150 miliardi di dollari (ma contestualmente già autorizzato obbligazioni future fino a un importo complessivo di 500 miliardi). I principali Paesi emergenti, cioè Cina, India, Russia e Brasile, avrebbero tra l'altro già dato la loro disponibilità a sottoscrivere grossi importi per ottenere un ruolo maggiore all'interno dell'istituto nel quadro di una revisione delle quote di rappresentanza del Fondo. Un obiettivo perseguito ormai da diverso tempo. Pechino si è detta pronta a sottoscrivere 50 miliardi, mentre Mosca e Brasilia ne hanno prenotati 20 miliardi a testa. Mombai non ha invece voluto specificare l'importo. Il mese scorso, il presidente del Fondo Dominque Strauss-Kahn aveva già annunciato che ci sarebbe stato anche un «piccolo» mercato secondario, magari dedicato, cui avranno accesso solo governi e banche centrali. Dopo anni di quasi totale inattività, il Fondo si trova oggi a dover affrontare l'emergenza su scala mondiale con richieste di aiuto che arrivano da tutte le latitudini. Ieri, per esempio, ha concesso 176 milioni di dollari al Mozambico. Altre nazioni in ballo per ricevere aiuti rispondono al nome di Turchia e Bulgaria. Sempre ieri, l'Fmi ha anche reso noto che, in base alle sue statistiche che coprono il 62% dei 6.531 miliardi di dollari di riserve internazionali esistenti al mondo, il ruolo del dollaro come valuta di riserva internazionale si è rafforzato nel primo trimestre di quest'anno a scapito dell'euro, invertendo una tendenza che durava da diverso tempo. La quota del dollaro è salita a tutto marzo al 65% contro il 64,1% del trimestre precedente, mentre quella dell'euro è scesa al 25,9% dal precedente 26,5 per cento. Il Fondo ha anche emesso nuove direttive sulla valutazione dell'andamento delle valute dei Paesi membri per le quali, in futuro, non sarà più usata la definizione «disallineate rispetto ai fondamentali», introdotta dal 2007, nel valutare l'andamento di singole valute sul mercato dei cambi. La quota della sterlina britannica è in lieve calo nel primo trimestre (4% contro 4,1%), così come quella dello yen (2,9% contro 3,2%), mentre è stabile il franco svizzero (0,1%). La quota dell'insieme delle altre valute è in lieve aumento al 2,15 (dal 2%). Il trend sottostante, dall'introduzione dell'euro nel 2002, è di una costante compressione della quota mondiale coperta dal dollaro (da un massimo del 67,1% del totale a fine 2002 a un minimo del 64,1% a fine 2008), mentre quella dell'euro è in continuo aumento (dal 23,8% al 26,5% sullo stesso periodo).

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schiaffo degli ayatollah all'europa "basta trattare, tramate contro di noi" - andrea bonanni (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 02-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 18 - Esteri L´Unione frena sulle "sanzioni" annunciate da Berlusconi. Possibile un ritiro temporaneo degli ambasciatori Schiaffo degli ayatollah all´Europa "Basta trattare, tramate contro di noi" Per la neo-presidenza svedese bisogna evitare lo scontro frontale con il regime ANDREA BONANNI DAL NOSTRO INVIATO BRUXELLES - Tra il regime iraniano e le autorità europee è ormai guerra dei nervi. Mentre i Ventisette stanno valutando la proposta britannica di ritirare temporaneamente tutti gli ambasciatori da Teheran per protesta contro l´arresto dei funzionari dell´ambasciata del Regno Unito, gli iraniani fanno sapere di aver già liberato otto dei nove fermati. Ma rilanciano la polemica dichiarando che ormai gli europei, con le loro «ingerenze», hanno perso il diritto di negoziare sulla questione nucleare. E´ stato il capo di stato maggiore iraniano, Hassan Firouzabadi, a decretare la «scomunica» di Gran Bretagna, Francia e Germania, i tre governi europei che con Stati Uniti, Russia e Cina formano il gruppo di contatto a cui la comunità internazionale ha affidato il compito di negoziare per fermare il riarmo nucleare dell´Iran. «Il trio dell´Unione europea ha esercitato ingerenze ridicole nelle elezioni presidenziali e la loro inimicizia con l´Iran è ora palese. Ha così perso di credibilità e, quindi, non è più qualificato per negoziare con l´Iran fino a quando non si sarà scusato per questo grossolano errore», ha dichiarato Firouzabadi. Da parte europea i toni, per ora, sono moderati. Ieri il ministro degli Esteri Franco Frattini è intervenuto alla Camera per correggere il tiro rispetto alle dichiarazioni rilasciate due giorni prima da Silvio Berlusconi. Secondo quanto aveva detto il capo del governo, alla imminente riunione del G8, sotto presidenza italiana, i leader mondiali avrebbero «messo al primo posto» la questione iraniana e sarebbero stati favorevoli a nuove sanzioni contro Teheran. Le dichiarazioni di Berlusconi, riprese dalla stampa internazionale, avevano suscitato una certa sorpresa. Ma ieri Frattini ha smentito il capo del governo: «Adesso appare prematura l´adozione di sanzioni ulteriori» contro l´Iran, ha detto riferendo in Parlamento, anche se l´ipotesi «viene evocata in qualche tavolo europeo più confidenziale». In realtà, come ha spiegato il ministro degli esteri, non solo i russi sono contrari ad aumentare la pressione sul regime di Teheran, ma la stessa amministrazione americana «non sarebbe pronta in qualche giorno a dare il via a un nuovo programma di sanzioni». «Il presidente Obama ha teso la mano verso Teheran fino alla fine di dicembre», ha ricordato il ministro «e non credo che possiamo ritirarla adesso». Messi alle strette sulla questione della repressione seguita alla proclamata vittoria elettorale di Ahmadinejad, gli iraniani intanto cercano di ribaltare il tavolo giocando la carta del negoziato sul nucleare. Oggi, in occasione di una riunione di alti diplomatici dell´Unione, la presidenza svedese appena subentrata a quella ceca valuterà la possibilità di un gesto simbolico come il ritiro temporaneo e coordinato degli ambasciatori europei per protestare contro l´arresto dei funzionari iraniani impiegati presso la rappresentanza britannica a Teheran. Ma il ministro degli Esteri svedese Carl Bildt ha invitato alla cautela. Dobbiamo evitare - ha sostenuto - di «creare una situazione di contrapposizione tra l´Iran e il resto del mondo, dando così una scusa agli iraniani per far ricorso alla violenza e alla repressione». Anche il primo ministro svedese Fredrik Reinfeldt è stato distensivo: «ci auguriamo che i dirigenti iraniani scelgano la via delle riforme piuttosto che quella della contrapposizione con il resto del mondo».

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l'onu alla prova della crisi globale - joseph e. stiglitz (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 02-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 37 - Commenti L´ONU ALLA PROVA DELLA CRISI GLOBALE JOSEPH E. STIGLITZ Mentre negli Stati Uniti il dibattito sui "primi verdi germogli" dell´economia prosegue con la medesima animazione, in molti Paesi, e specialmente nel mondo in via di sviluppo, la situazione sta peggiorando. La crisi americana iniziata con il cedimento del sistema finanziario si è rapidamente tradotta in un rallentamento dell´economia reale. Ma nel mondo in via di sviluppo le cose stanno procedendo esattamente al contrario: vi è un calo nelle esportazioni, si registrano entrate inferiori, minori investimenti diretti stranieri, e una caduta rovinosa dell´afflusso di capitali che ha provocato un indebolimento generale dell´economia. Di conseguenza, anche i Paesi che hanno buoni sistemi normativi devono adesso far fronte ai problemi che emergono nei loro settori finanziari. Il 23 giugno a una conferenza delle Nazioni Unite nella quale si è posta particolare attenzione alla crisi economica globale e al suo impatto sui Paesi in via di sviluppo si è raggiunto un consenso sulle cause della crisi e sul perché essa stia incidendo così fortemente in senso negativo sui Paesi in via di sviluppo. Si sono altresì delineati alcuni provvedimenti che dovrebbero essere presi in considerazione e si è formato un gruppo di lavoro per indagare nuove modalità di intervento, possibilmente sotto la guida di un nuovo gruppo di esperti. L´intesa è sicuramente di grande importanza: nel fornire quella che da molti punti di vista è stata un´articolazione molto più esauriente e chiara della crisi e di ciò che occorre fare per porle rimedio rispetto a quella prospettata dal G-20, le Nazioni Unite hanno dimostrato che il processo decisionale non deve essere di pertinenza di un club auto-selettivo, privo di legittimità politica e in buona misura controllato da coloro che hanno una responsabilità precisa e grave per la crisi stessa. In realtà, l´accordo siglato il 23 giugno ha messo in luce l´importanza di un approccio a più vasto raggio - per esempio tramite questioni di importanza fondamentale che potrebbero essere troppo delicate dal punto di vista politico perché alcuni dei Paesi più grandi le sollevino, o sottolineando le preoccupazioni che affliggono i più poveri, anche se sono di importanza secondaria per i più ricchi. Si sarebbe potuto immaginare che gli Stati Uniti avrebbero assunto un ruolo leader, tenuto conto che la crisi è partita da loro. In effetti il Tesoro degli Stati Uniti (ivi compresi alcuni funzionari che sono entrati a far parte del team di collaboratori per l´Economia del presidente Barack Obama) ha esercitato pressioni per la liberalizzazione dei mercati finanziari, che ha comportato un´epidemia immediata in tutto il mondo dei problemi che affliggevano l´America. Se da un lato si è avvertita questa minore leadership da parte degli americani rispetto a quella che si sarebbe potuto auspicare - in realtà attesa, considerate le circostanze - molti partecipanti si sono rincuorati scoprendo che l´America non ha frapposto ostacoli al raggiungimento di un consenso globale, come sarebbe accaduto se George W. Bush fosse stato ancora presidente. Sì, si sarebbe potuto decisamente sperare che l´America fosse stata la prima a offrire ingenti somme di denaro per portare aiuto alle vittime innocenti delle politiche di cui si è fatta promotrice, ma così non è stato e Obama ha anzi dovuto lottare energicamente per ottenere importi davvero contenuti per il Fondo monetario internazionale da un Congresso molto riluttante. Molti Paesi in via di sviluppo sono da poco usciti da un gravoso indebitamento e non vogliono ricaderci. Ne consegue che essi hanno bisogno di sovvenzioni, non di prestiti. Il G-20, che si è rivolto al Fmi affinché fornisse la maggior parte del denaro di cui necessitano i Paesi in via di sviluppo per far fronte alla crisi, non ha sottolineato sufficientemente questo dato di fatto, ma la conferenza delle Nazioni Unite sì. La questione più delicata affrontata dalla conferenza dell´Onu - troppo delicata in effetti per essere discussa al G-20 - è stata la riforma delle riserve monetarie globali. La costituzione di riserve monetarie contribuisce nello specifico agli squilibri globali e a un´insufficiente domanda aggregata globale, poiché i Paesi mettono da parte centinaia di miliardi di dollari per tutelarsi nei confronti dell´instabilità globale. Non stupisce più di tanto il fatto che l´America, che trae profitto dai trilioni di dollari di prestiti concessi ai Paesi in via di sviluppo - a interesse pressoché zero -, non si è dimostrata granché entusiasta di questa discussione. Piaccia o non piaccia agli Stati Uniti, il sistema delle scorte monetarie in dollari sta perdendo terreno: resta pertanto solo da chiedersi se preferiamo passare dall´attuale sistema a un´alternativa in modo azzardato o se preferiamo farlo con maggiore cautela e organizzazione. I Paesi che hanno accumulato ingenti scorte di denaro sanno bene che i dollari non sono un buon affare: non offrono infatti che un basso rendimento, se mai lo offrono, e presentano invece un alto rischio di inflazione o di deprezzamento della valuta. In entrambi i casi il valore reale del denaro da loro accumulato scenderebbe. L´ultimo giorno della conferenza - mentre l´America esprimeva le sue riserve sulla semplice necessità di discutere di questa questione che incide sul benessere di tutti i Paesi in sede di conferenza delle Nazioni Unite - la Cina ancora una volta ha ribadito che per le riserve monetarie è giunta l´ora di cominciare a riflettere su una valuta globale. Poiché la valuta di un Paese può essere utilizzata per le scorte monetarie soltanto se gli altri Paesi sono disposti ad accettarla in quanto tale, il tempo a disposizione del dollaro potrebbe iniziare a esaurirsi. Emblematica della differenza di atteggiamento tra le conferenze dell´Onu e del G-20 è stata la discussione sul segreto bancario: mentre quella del G-20 si è concentrata sull´evasione fiscale, quella delle Nazioni Unite ha preso di petto anche la corruzione che secondo alcuni esperti è all´origine delle fughe di capitali da alcuni dei Paesi più poveri per importi che superano perfino gli aiuti dall´estero che ricevono. Gli Stati Uniti e altri Paesi industrializzati avanzati hanno premuto in direzione della globalizzazione. Ma la crisi ha dimostrato che sono loro a non aver saputo gestire bene tale globalizzazione come avrebbero dovuto. Se la globalizzazione deve funzionare per tutti, la decisione su come gestirla deve essere effettuata con modalità democratiche e in grado di coinvolgere tutti i Paesi, con la partecipazione di colpevoli e vittime degli errori. Malgrado tutte le sue pecche, le Nazioni Unite restano l´unica istituzione internazionale inclusiva: la recente conferenza - come la precedente sul finanziamento ai Paesi in via di sviluppo - ha dimostrato il ruolo chiave che l´Onu può rivestire in qualsiasi discussione globale sulla riforma del sistema finanziario ed economico globale. L´autore, professore di Economia alla Columbia University, presiede la Commissione di esperti nominata dal presidente dell´Assemblea generale dell´Onu per le riforme del sistema monetario internazionale e il sistema finanziario Copyright Project Syndicate, 2009 www. project-syndicate. org Traduzione di Anna Bissanti

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farina e dondarini in pensione, tocca ai giovani - alessandro di maria roma (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 02-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 56 - Sport Chi esce Chi entra L´Aia per la nuova stagione: salgono a dieci gli internazionali. Dopo la Cini, arriva il secondo guardalinee donna Farina e Dondarini in pensione, tocca ai giovani ALESSANDRO DI MARIA ROMA Non più solo Cristina Cini. La Can di A-B del prossimo anno avrà per protagonista un´altra donna, pure lei assistente, come la fiorentina. Si tratta di Romina Santuari, della sezione di Trento. Fa parte dei sette assistenti promossi dalla Can Pro. Se ne vanno invece, tra gli altri, Dondarini, Ayroldi e Farina: «Sarà l´anno dei giovani - spiega il presidente dell´Associazione arbitri Marcello Nicchi - del loro definitivo lancio e della scoperta di nuovi giovani. Siamo pronti a dare il miglior servizio possibile al mondo del pallone». Con la Can di A-B che è stata ridotta di due arbitri, passando da 39 a 37: «è un progetto che parte da lontano, che darà la possibilità di utilizzarli di più. Gli arbitri sono come i giocatori: più partite dirigono e meglio lo fanno». Altra novità è che l´Italia avrà dieci arbitri internazionali: «Di cui sei nelle prime tre fasce - annuncia Nicchi - il prossimo anno ci sarà la sperimentazione della Europa League e ci faremo trovare pronti. Per ogni gara del torneo partiranno in sei tra arbitro designato, due assistenti, il quarto uomo e i due assistenti di area». Il designatore Pierluigi Collina, che quasi sicuramente il prossimo 8 luglio verrà confermato, spiega invece le novità tecniche, che riguardano fuorigioco e area tecnica dell´allenatore: «Il giocatore fuori dal campo è in gioco, almeno fino a quando il pallone non esce. I tecnici saranno invece liberi di muoversi dentro l´area di loro competenza, al contrario di quanto era previsto dal vecchio regolamento, comunque mai rispettato. Gli arbitri dismessi? Il campo è stato l´unico giudice». Nicchi parla pure di Luciano Moggi: «Mi auspico che Calciopoli faccia parte del passato. Quello di Moggi non è un argomento di nostra pertinenza. Ma noi vigileremo sempre, perché non ci dobbiamo occupare solo delle questioni tecniche, ma pure di quelle che riguardano l´associazione. C´è sempre il rischio che qualcuno possa debordare, ma noi vigileremo». Chiusura sulla possibilità di far parlare gli arbitri: «Subito dopo le partite no, ma saremo liberi di parlare, anche se ci dovremo mettere d´accordo su modi, tempi e persone. Siamo disposti ad ammettere i nostri errori, poi se ci trovassimo a parlare di centimetri, lasceremo questo compito ad altri».

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sequestrati in porto nove container di rifiuti speciali (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 02-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XIII - Genova L´operazione 232 tonnellate di prodotti diretti a Hong Kong Sequestrati in porto nove container di rifiuti speciali Motori elettrici fuori uso, apparecchiature non più funzionanti, parti di macchine, tutti materiali che in Italia sono considerati rifiuti speciali e che, invece, prendevano il largo per essere smaltiti in Cina. Illegalmente. I carabinieri del Noe e gli uomini dell´Agenzia delle Dogane hanno scoperto 9 container pieni: qualcosa come 232 tonnellate di rifiuti destinati ad una fantomatica fabbrica o impianto di smaltimento di Hong Kong. I carabinieri del Noe di Genova, comandati da Antonio Sgrò, hanno verificato che all´indirizzo, segnato sulle bolle di accompagnamento, al dodicesimo piano di un edificio di Hong Kong c´è invece un appartamento. Perciò oltre a sequestrare i container al terminal Sech, pronti per essere caricati su una nave e salpare verso il Sud Est Asiatico, hanno denunciato il legale rappresentante di una società del Bresciano: deve rispondere di esportazione illecita di rifiuti. L´inchiesta di Genova segue di qualche settimana quella simile di Venezia. I carabinieri da tempo seguono le spedizioni transfrontaliere dei rifiuti, che invece di essere smaltiti in Europa, con costi elevati, vengono imbarcati come materia prima verso paesi dove è possibile abbandonarli con spese notevolmente inferiori.

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Il regno del petrolio diventa la capitale delle rinnovabili (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-07-02 - pag: 8 autore: Energia. Abu Dhabi sede dell'Agenzia per le fonti pulite Il regno del petrolio diventa la capitale delle rinnovabili Sissi Bellomo Per la Germania, da sempre in prima linea nel promuovere le energie verdi, è stato uno smacco: non sarà una città tedesca a ospitare il quartier generale della nuovissima Agenzia internazionale per le energie rinnovabili, tenuta a battesimo in gennaio a Bonn.Ad aggiudicarsil'onoreè stato Abu Dhabi, il più grande dei sette Emirati arabi uniti: un paese che è nella top ten dei produttori dello "sporco" petrolio (ne estrae attualmente 2,25 milioni di barili al giorno, ma può arrivare fino a 3) e che vanta il poco prestigioso record delle maggiori emissioni di Co2 pro capite. L'Agenzia fornirà consulenza ai 129 paesi membri. Gli emiratini hanno fatto un eccellente lavoro di lobbying. Ma il loro successo non è del tutto privo di giustificazioni. Abu Dhabi – per strano che possa sembrare –è infatti tra i maggiori sostenitori delle energie rinnovabili al mondo. Il suo fiore all'occhiello è il progetto Masdar, parola che significa "la fonte": un investimento da 22 miliardi di dollari, per costruire un'intera città a zero emissioni, alimentata esclusivamente da energie verdi. Secondo i piani del governo i suoi avveniristici palazzi dovrebbero essere completati entro il 2015, per ospitare fino a 50mila persone e le sedi di 5mila società di ispirazione ecologica, oltre naturalmente all'Agenzia internazionale per le rinnovabili. Masdar non è il capriccio di un emiro annoiato, a caccia di impieghi per i suoi petrodollari, ma la punta di diamante di una nuova tendenza verso la diversificazione delle fonti di energia che si sta diffondendo anche in molti altri paesi dell'Opec, dove si moltiplicano i progetti per impianti fotovoltaici, eolici e anche nucleari. Pioniera è stata l'Arabia Saudita, che ospita uno dei maggiori centri di ricerca sull'energia solare nel mondo, presso la King Fahad Petroleum and Minerals University di Dahran. Già negli anni 70 i sauditi promuovevano il fotovoltaico, sostenendo che «il petrolio non durerà per sempre», e questo mese dovrebbero commissionare un mega impianto da 15 milioni di dollari, capace di alimentare 500 abitazioni. In generale, nei paesi del Gulf Cooperative Council si contano 120 progetti di investimento nelle energie alternative (per la maggior parte ancora sulla carta), per un valore di 200 milioni di dollari. I seguaci della "teoria del picco", secondo cui le risorse di idrocarburi sarebbero più o meno vicine ad esaurirsi, ci vanno a nozze: dietro tutto questo fiorire di investimenti ci sarebbe il segreto ben custodito di pozzi di petrolio ormai esangui. Ma non c'è bisogno di immaginare catastrofi: la realtà è che i consumi di energia nei paesi del Medio Oriente, e in particolare in quelli del Golfo Persico, stanno crescendo ad un ritmo vertiginoso, complice lo sviluppo industriale e il prezzo artificialmente basso dei combustibili fossili sul mercato locale. Per l'Agenzia internazionale per l'energia, persino nel 2009 – annus horribilis dell'economia globale – il Medio Oriente accrescerà i suoi consumi di petrolio del 3%, un tasso superiore a quello atteso per la Cina, portandolia 7,2 milioni di barili al giorno. Puntare sulle rinnovabili, per soddisfare il fabbisogno interno di energia,è l'unica soluzione per liberare risorse per l'export e protrarre nel tempo i ricchi profitti che questo può generare. © RIPRODUZIONE RISERVATA «ORO VERDE» Battuta la concorrenza della Germania L'emirato fornirà consulenze ai 129 stati membri dell'organizzazione

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Prima emissione di bond per l'Fmi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-07-02 - pag: 8 autore: Strategie anti-crisi. Obbligazioni a 5 anni senza un limite massimo - I Bric hanno prenotato 80 miliardi di dollari Prima emissione di bond per l'Fmi Via libera al lancio di titoli per sostenere le economie in via di sviluppo Alessandro Merli Il Fondo monetario ha approvato la prima emissione di obbligazioni della sua storia. L'operazione fa parte dello sforzo per triplicare le risorse a sua disposizione a 750 miliardi di dollari da destinare ai paesi colpiti dalla crisi globale. L'emissione di bond era stata chiesta dai Bric (Brasile, Russia, India e Cina), che si sono impegnati a sottoscriverli e rientra in una serie di azioni da parte delle grandi economie emergenti per acquisire maggior influenza nell'istituzione. «Questo nuovo strumento - ha detto soddisfatto il direttore generale Dominique Strauss-Kahn - rafforzerà ulteriormente la capacità del Fondo di offrire rapida assistenza agli stati membri». Il consiglio esecutivo ha varato il provvedimento ieri in serata. I bond saranno denominati in diritti speciali di prelievo (Sdr), la valuta di riserva dell'Fmi composta da un paniere delle principali monete, e avranno una durata massima di 5 anni. I titoli potranno essere scambiati fra banche centrali, tesorerie e 15 istituzioni multilaterali. Non è stato fissato un tetto: ogni stato membro deciderà l'ammontare massimo che intende acquistare. L'emissione partirà dopo che verrà concluso il primo accordo di acquisto con un paese membro. La Cina ha annunciato di voler comprare obbligazioni fino a 50 miliardi di dollari, Brasile, Russia e India fino a 10. I paesi emergenti hanno insistito per finanziare il Fondo attraverso l'acquisto di bond per non dover seguire i meccanismi già esistenti utilizzati dai paesi industriali, che finora si sono impegnati a contribuire per circa 350 miliardi di dollari (100 miliardi a testa arriveranno da Stati Uniti, Unione europea e Giappone): questi infatti rispondono a regole che, secondo i Bric, consegnano il potere decisionale nelle mani delle potenze tradizionali. I quattro grandi emergenti hanno inoltre sostenuto negli ultimi mesi, fino a una dichiarazione ufficiale nel vertice di Ekaterinburg due settimane fa, la necessità di rendere il sistema monetario internazionale meno dipendente dal dollaro. Una delle alternative prospettate sono proprio i diritti speciali di prelievo. La Cina ha chiesto che se ne parli al summit del G-8 della prossima settimana a L'Aquila. La notizia, trapelata ieri, ha contribuito a indebolire il dollaro. L'emissione dei bond del Fondo denominati in Sdr contribuirà al rilancio di questa moneta-paniere lasciata nel dimenticatoio per decenni. Il pacchetto di decisioni adottate dall'ultimo vertice del G-20 a Londra (dove erano rappresentati i paesi del G-7 e i grandi emergenti) comprende anche un'allocazione di Sdr, pari a 250 miliardi di dollari, a tutti i 185 paesi membri dell'Fmi, operazione che ne decuplicherà l'ammontare. Nel tentativo di avere un peso all'interno dell'Fmi pari a quello che hanno acquisito negli ultimi anni le rispettive economie, i Bric hanno anche ottenuto a Londra che venga anticipata al gennaio 2011 la revisione delle quote del Fondo. Dall'inizio della crisi l'Fmi,sotto la guida di Strauss- Kahn ha assunto nuovamente una funzione cruciale nell'indicare i rimedi ai paesi avanzati (è stato il primo a predicare massicci stimoli fiscali e ha insistito sull'importanza di risanare i bilanci bancari come requisito per la ripresa) e nell'assistenza ai paesi in difficoltà. Finora ha annunciato prestiti per 157 miliardi di dollari, un livello che non era stato raggiunto nemmeno nella crisi del Sudest asiatico di fine anni 90. Le attuali risorse di 250 miliardi di dollari potrebbero però non bastare se dovesse esserci una recrudescenza della crisi. Il Fondo ha inoltre cercato di flessibilizzare i suoi strumenti di intervento, dopo che, proprio in occasione della crisi asiatica, era stato accusato di aver aggravato la situazione imponendo misure draconiane. Ha anche, per la prima volta, concesso prestiti a scopo precauzionale a paesi (Messico, Colombia e Polonia) con politiche economiche in ordine, ma che potrebbero essere ugualmente investiti dalla crisi globale. © RIPRODUZIONE RISERVATA DOLLARO SOTTO ASSEDIO Pechino ha chiesto di discutere al G-8 dell'Aquila la sostituzione della moneta statunitense con gli Sdr nel ruolo di valuta globale AFP Momento storico. Dominique Strauss-Kahn, direttore generale del Fondo monetario internazionale

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Turchia e Africa in lista d'attesa (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-07-02 - pag: 8 autore: Gli emergenti candidati ai nuovi aiuti Turchia e Africa in lista d'attesa Vittorio Da Rold Chi sarà il prossimo paese ad accedere a un prestito flessibile alla polacca o a un più classico stand-by all'ungherese? «Sicuramente uno dei paesi candidati a ricevere un consistente aiuto dall'Fmi è la Turchia (la più grande economia emergente al mondo dopo i Bric). La cifra potrebbe aggirarsi tra i 25 e i 45 miliardi di dollari e l'accordo finale con il Fondo potrebbe essere raggiunto dopo l'estate », pronostica Matteo Ferrazzi, economista di UniCredit Group. Certo va tenuto conto che i rapporti tra governo turco e Fmi assomigliano a una lunga telenovela e le trattative per il prestito vanno avanti ormai da maggio 2008 con rinvii all'ultimo momento. Il premier Recep Tayyip Erdogan e il vicedirettore del Fondo John Lipsky hanno più volte dichiarato, prima a Davos poi ad Ankara, di essere vicininissimi alla stretta finale, ma si sono arenati sullo scoglio della politica fiscale e soprattutto sui tagli agli enti locali. «Dall'inizio della crisi (autunno 2008) a oggi il 55% dei fondi spesi dall'Fmi a livello mondiale a supporto dei paesi in difficoltà è stato destinato ai paesi dell'Europa Centroorientale (la Bosnia-Erzegovina con 1,52 miliardi di dollari è stato l'ultimo della serie di interventi dell'Fmi nell'area). Se includiamo anche la Turchia, questa quota diverrebbe superiore al 60-65% degli aiuti erogati dal Fondo negli ultimi nove mesi», afferma Ferrazzi. Certo va tenuto conto che i paesi che hanno già ricevuto aiuti (Ucraina, Lettonia) potrebbero chiederne di ulteriori, senza dimenticare che c'è anche l'Africa in lista d'attesa con il Kenya che ha richiesto 100 milioni a marzo e lo Zambia che potrebbe ricevere altri 100-150 milioni di dollari per affrontare la crisi del calo del prezzo del rame. Nei prossimi mesi anche le situazioni di quei paesi emergenti che non producono materie prime potrebbero peggioreranno ulteriormente. «Credo che alla base della richiesta di emissione di bond da parte dell'Fmi ci sia soprattutto l'esigenza della Cina di avere tra le sue riserve in valuta estera asset che non siano denominati in dollari – dice Lucia Lorenzoni, economista alla Banca Monte dei Paschi di Siena - . Pechino è il primo detentore mondiale di bond statunitensi che acquista con le sue riserve in valuta e da qualche anno sta cercando di diversificare maggiormente la sua esposizione in valuta per annacquare le perdite derivanti dall'indebolimento del biglietto verde». «In futuro questo potrebbe creare un minor flusso di acquisto di bond in dollari – aggiunge Lorenzoni – in una fase in cui il Tesoro americano sta emettendo ingenti quantità di debito per finanziare la spesa pubblica e potrebbe generare pressioni al rialzo per i tassi di rendimento Usa e una ulteriore spinta all'indebolimento del biglietto verde». © RIPRODUZIONE RISERVATA LUNGHE TRATTATIVE Ankara sta negoziando da maggio del 2008: l'accordo sulla cifra (tra i 25 e i 45 miliardi) potrebbe arrivare dopo l'estate

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"boicottare non basta più servono leggi anti-censura" - anais ginori (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 02-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 41 - Esteri Riccardo Noury, Amnesty Italia: "Cellulari e web ultime frontiere del dissenso" "Boicottare non basta più servono leggi anti-censura" ANAIS GINORI Quasi mezzo secolo fa Amnesty International fece il suo debutto pubblicando un articolo su un giornale inglese. Oggi, probabilmente, userebbe una email o un sms. «Le telecomunicazioni sono l´ultima frontiera del dissenso e della denuncia di violazione di diritti umani» spiega Riccardo Noury, portavoce della sezione italiana. «E´ quindi matematico che vedremo sempre più spesso strategie di controllo e repressione in questo settore». Già nel 2002 Amnesty accusò Microsoft, Sun, Cisco e Nortel di aver venduto al regime di Pechino tecnologia per la censura online. "Siamo politicamente neutrali - rispose allora un manager di Cisco - quello che il governo della Cina vuole fare con i nostri software non ci riguarda". E´ possibile applicare questo ragionamento anche a Nokia-Siemens e al contratto di fornitura per le intercettazioni sui cellulari con il regime di Teheran? «Su questa vicenda stiamo facendo le nostre indagini, non voglio ancora pronunciarmi. Quello che posso dire è che nessuna compagnia privata può sottrarsi a una responsabilità diretta o indiretta nella violazione di diritti umani». Cosa rischiano le aziende che vendono tecnologia a governi per mettere in atto azioni di censura? «Purtroppo il diritto internazionale è ancora carente. Ci sono però tribunali nazionali che hanno portato in giudizio aziende coinvolte in casi di questo tipo. Penso ad esempio a Yahoo che è stata denunciata negli Usa per aver consegnato alla Cina i dati provenienti dalla casella di posta elettronica del giornalista Shi Tao, poi arrestato e condannato a dieci anni di prigione». Il controllo sui cellulari di chi protesta in Iran è una novità? «L´accelerazione delle comunicazioni è tale che lo "spione offline" - il vicino di casa o il finto amico - è diventato obsoleto. Si è visto due anni fa durante le proteste in Birmania, dove il regime per giorni non si è accorto delle riprese video con telefonini e delle testimonianze email circolati in tutto il mondo. Quando ne hanno capito la potenza, i generali hanno fatto oscurare Internet». Amnesty ha denunciato diverse multinazionali dell´hi-tech che fanno affari con la Cina. «E´ l´esempio più macroscopico. Pur di stare sul mercato cinese, le multinazionali occidentali accettano in maniera supina di firmare accordi di autocensura. Il caso di Google.cn dal quale non è consentito accedere a singole parole è diventato simbolico di questa silenziosa sottomissione alle norme repressive». Il boicottaggio serve? «Noi operiamo una sistematica denuncia dei casi più gravi. Ma chiediamo che ci sia una convenzione internazionale che riguardi le responsabilità delle aziende in materia di diritti umani, fissando obblighi e doveri da rispettare come previsto dalla Dichiarazione universale. Nessuno deve più poter scaricare le proprie colpe».

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Il made in Italy alla ricerca di nuovi obiettivi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-07-02 - pag: 19 autore: L'analisi di Comitato Leonardo e Ice: abbassare i prezzi per aumentare i volumi - Più investimenti Il made in Italy alla ricerca di nuovi obiettivi Nicoletta Picchio ROMA. Se il mondo cambia, bisogna modificare anche le strategie. Se negli anni passati, con la domanda globale in aumento, i prodotti made in Italy potevano spuntare prezzi più alti dei concorrenti, oggi è opportuno fare l'opposto. E cioè aumentare i volumi, anche a costo di ridurre prezzi e margini, e diversificare geograficamente. Non solo: altra strategia è intercettare i nuovi modelli di consumo. Se le vendite globali dei beni di lusso si ridurranno del 7-8% nell'anno, gli acquisti di super luxury di solito non sono influenzati dalla congiuntura. Ma in particolare nel dopo crisi bisogna tenere d'occhio i settori emergenti legati alle fonti di energia rinnovabile. Secondo una ricerca, un consumatore su tre sarebbe disposto a pagare dal 5 al 10% in più per un prodotto ecologico. Ed anche la chimica, la farmaceutica aumenteranno il loro peso, grazie alle politiche in Cina e in Usa. Questi consigli anticrisi arrivano dallo studio commissionato da Comitato Leonardo e Ice alla Fondazione Manlio Masi e a Luiss Lab, frutto di un lavoro coordinato tra Beniamino Quintieri, che ieri ha illustrato i risultati, e Stefano Manzocchi. L'occasione è stato il Forum del Comitato Leonardo. «L'Italia e i suoi imprenditori hanno capacità, prodotti e strategie per difendere il made in Italy. Mi auguro che, con le mosse giuste, potremo essere tra i primi a cogliere la ripresa», ha detto la presidente del Comitato Leonardo, Luisa Todini. «Bisogna puntare sugli investimenti, perchè ricerca e innovazione sono un elemento di forza. Ora purtroppo stanno soffrendo proprio i migliori, quelli che hanno investito », sostiene il vice presidente di Confindustria, Andrea Moltrasio, apprezzando i provvedimenti del Governo, in particolare la detassazione degli investimenti in macchinari. In platea e sul palco, per la tavola rotonda, alcuni campioni dal made in Italy hanno indicato la loro ricetta. «Non bisogna solo esportare, ma creare investimenti all'estero » è il suggerimento di Roberto Colaninno, che a giugno ha avviato la produzione della Vespa nello stabilimento in Vietnam, costruito in un anno e mezzo. La domanda c'è: i primi 2.500 scooter sono stati venduti tutti, in un Paese dove vivono 50 milioni di giovani sotto i 30 anni. Dice Adolfo Guzzini, presidente e a.d. della I Guzzini illuminazione, che è stata scelta per il museo internazionale di Pechino: «Dobbiamo muoverci: la diplomazia tedesca ha stabilito contatti tra i musei di Monaco, Berlino e Dresda e i cinesi. Non dobbiamo limitarci a un ruolo di nicchia». Cresce anche Permasteelisa, di cui Davide Croff è presidente: la riorganizzazione ha migliorato i conti, ma è l'innovazione, come il fotovoltaico sulle facciate dei grattacieli, a renderli leader. Certo, servono i soldi: Fabio Gallia, a.d. di Bnl, sottolinea che gli investimenti sono caduti e alle banche viene chiesto soprattutto di finanziare il circolante. La volontà di dare credito c'è, anche senza applicare alla lettera Basilea 2, ma le aziende si devono patrimonializzare. Di banche ha parlato anche il ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola: «Bisogna finire lo scaricabarile che se non c'è credito è colpa delle banche o del governo. Bisogna migliorare ma non spingendo il credito cattivo, che terrebbe in vita artificialmente aziende decotte». A portare il saluto di Palazzo Chigi, il sottosegretario Gianni Letta: «La crisi c'è, ma il governo si impegna per creare gli stimoli necessari. Poi devono essere le imprese a reagire» ha detto Letta, complimentandosi con la Ricerca, che punta a trovare le vie d'uscita. E non manca il rimprovero ai giornali: «Si scambia la normale dialettica,come c'è dentro il Governo, per rissa. Invece proprio attraverso la dialettica si dimostra vitalità». © RIPRODUZIONE RISERVATA LE INDICAZIONI Attenzione ai settori emergenti legati alle fonti di energia rinnovabili, diversificare i mercati, non limitarsi a un ruolo di nicchia

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cina e brasile, addio dollaro interscambi in valute locali - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 02-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 30 - Economia Cina e Brasile, addio dollaro interscambi in valute locali I Paesi Bric: basta con il dominio di una moneta Anche l´India e la Russia pronte ad annunciare l´intesa raggiunta a Ekaterinburg Un primo passo concreto verso il ridimensionamento del ruolo universale del biglietto verde FEDERICO RAMPINI dal nostro corrispondente PECHINO - La sfida delle potenze emergenti all´egemonia del dollaro non è più solo simbolica. Cina e Brasile passano all´azione, infliggono un colpo significativo al ruolo del dollaro come moneta universale. Le due banche centrali di Brasilia e Pechino hanno annunciato di avere raggiunto un accordo per eliminare il dollaro come moneta di pagamento del commercio bilaterale tra i due paesi, un interscambio che quest´anno raggiungerà 40 miliardi di dollari. Il presidente dell´autorità monetaria brasiliana Henrique Meirelles ha dato l´annuncio dopo un incontro con il suo omologo cinese, Zhou Xiaochuan, ai margini del meeting tra governatori presso la Banca dei regolamenti internazionali, con sede a Berna. «Abbiamo raggiunto l´accordo – ha detto il numero uno della banca centrale brasiliana – e ora passiamo alla fase operativa». L´import-export fra i due giganti emergenti sarà dunque pagato in yuan e real anziché in dollari com´era antica consuetudine. Lo stesso Meirelles ha aggiunto che un accordo analogo sta per essere raggiunto con l´India, per usare direttamente il real e la rupia nell´interscambio bilaterale, eliminando i pagamenti in dollari. Anche la Russia è intenzionata a siglare rapidamente lo stesso tipo di intesa, che è stato discusso in un vertice recente nel "quartetto" dei Bric (Brasile, Russia, India, Cina). Per il momento l´attacco alla funzione globale della moneta americana come strumento di pagamento non scalfisce ancora l´altro ruolo del dollaro, come moneta di riserva delle banche centrali. I dirigenti cinesi, anzi, hanno ribadito di recente che la politica di investimenti in dollari delle loro riserve valutarie non subirà mutamenti significativi. I cinesi in effetti sono preoccupati che un segnale di disaffezione da parte loro possa far crollare il dollaro, svalutando i loro investimenti ed anche riducendo la competitività del made in China. Tuttavia nell´ultimo rapporto della banca centrale di Pechino, appena pubblicato, viene rilanciata una dura critica al «dominio di una valuta» nel sistema monetario internazionale. La Banca Popolare della Cina (questo il nome ufficiale dell´istituto di emissione di Pechino) lancia anche un monito agli Stati Uniti per la loro «politica monetaria e fiscale lassista». Lo stesso tema nei mesi scorsi fu già sollevato dal primo ministro Wen Jiabao, che ha ammonito Washington a «non mettere a repentaglio gli investimenti in dollari della Cina». Russia India e Brasile ora uniscono le loro voci alla Cina, in un comunicato congiunto in cui chiedono «un sistema monetario internazionale più diversificato». L´abbandono del dollaro nel commercio fra i Bric è un primo passo concreto verso il ridimensionamento del suo ruolo come moneta universale. I Bric rappresentano le economie a più forte tasso di crescita. La Cina da quest´anno ha scalzato gli Stati Uniti come primo partner commerciale del Brasile. Le esportazioni brasiliane nella Repubblica Popolare (soprattutto soya e minerale ferroso) sono aumentate del 64% nel primo trimestre 2009 rispetto allo stesso periodo del 2008. L´espansione dell´influenza cinese in aree del mondo un tempo più legate agli Stati Uniti ormai va ben oltre i rapporti commerciali e si allarga all´attività creditizia. La China Development Bank, un istituto pubblico specializzato nel finanziamento delle grandi opere infrastrutturali, ha annunciato l´apertura di una filiale in Brasile per investire nella costruzione di porti, acciaierie, e nel settore energetico. La China Development Bank ha già erogato un prestito di 10 miliardi di dollari a Petrobras, il più grande ente petrolifero brasiliano. Il governo di Lula da Silva ha anche rivelato che la banca di Stato della Repubblica Popolare finanzierà alcune grandi opere per i Mondiali di calcio del 2014. La stessa banca statale di Pechino ha anche prestato 1,3 miliardi di dollari alla sua gemella russa, Vnesheconombank. Insieme le due istituzioni partecipano al finanziamento per la costruzione di un cementificio nella regione di San Pietroburgo. Un parallelo espansionismo finanziario viene sviluppato dal China-Africa Development Fund, un nuovo istituto di Stato specializzato nel finanziamento delle grandi opere nel continente nero. Tra i suoi primi progetti ci sono una centrale elettrica nel Ghana, un polo industriale tessile nel Malawi, e un prestito di 950 milioni di dollari allo Zimbabwe.

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via libera ai bond anticrisi dell'fmi - luca iezzi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 02-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 30 - Economia Via libera ai bond anticrisi dell´Fmi Storica emissione da 150 miliardi di dollari per gli Stati membri I titoli saranno denominati in Drs, ossia sulla media di dollaro, euro, sterlina e yen LUCA IEZZI ROMA - Storica decisione del Fondo monetario internazionale che emetterà obbligazioni per la cifra record di 150 miliardi di dollari a favore dei paesi partecipanti. Tra questi alcuni avevano già manifestato il loro interesse: la Cina ha segnalato la sua intenzione di investire fino a 50 miliardi di dollari e Brasile e Russia fino a 10 miliardi ciascuno. Proprio il negoziato con queste economie emergenti ha portato alla decisione del mega bond: il G20 di Londra aveva deciso di aumentare di 500 miliardi (contro i 250 attuali) i capitali a disposizione del fondo con lo scopo di fronteggiare la crisi globale concedendo prestiti alle economie in difficoltà. I paesi sviluppati (Usa, Ue e Giappone) si sono impegnati in un aumento di capitale da 325 miliardi mentre Cina, Brasile e Russia, in attesa di una revisione delle quote, hanno chiesto di partecipare utilizzando il nuovo canale. «Questo schema innovativo - ha dichiarato il direttore del Fmi Dominique Strauss-Kahn - rafforzerà ulteriormente la capacità del fondo di portare rapida assistenza ai suoi membri quando questa occorra». «L´emissione dei titoli potrà iniziare - informa l´Fmi in una nota - dopo che sarà concluso il primo accordo di acquisto con un paese membro». L´altra novità è che i bond saranno denominati in Drs, la "moneta - paniere" utilizzata dall´Fmi per alcuni prestiti (il suo valore viene definito attraverso la media delle quotazioni di dollaro, euro, sterlina e yen). Anche questa è stata una richiesta dei paesi sottoscrittori, che vogliono utilizzare i titoli per differenziare le loro riserve ora troppo esposte alle fluttuazioni del dollaro. Il numero due del Fondo, l´americano John Lipsky, ha dichiarato che il board ha dato il via libera a emissioni fino a 500 miliardi anche se la quantità reale sarà più bassa e dipenderà dalle richieste che arriveranno dai vari governi e banche centrale. Una volta che i titoli saranno acquistati dai paesi membri, essi potranno essere negoziati sul mercato verso tutti i soggetti abilitati a detenere Drs, che include tutti i membri Fmi, le loro banche centrali e 15 istituzioni multilaterali, quelle che sono designate a detenere i diritti speciali di prelievo, la durata di queste obbligazioni è di cinque anni e dovrebbero garantire tassi d´interesse leggermente superiori ai titoli di Stato americani di durata analoga. La scelta del bond permette anche di rimandare la parte più spinosa della revisione delle quote di cui dispone ogni paese, riforma che dovrebbe concludersi entro il 2011 e dovrebbe aumentare il peso come azionisti proprio dei colossi emergenti (Cina, Russia, India, Brasile) a scapito dei paesi europei più piccoli. Conseguentemente dovrebbe cambiare anche la composizione dei vertici e del consiglio di amministrazione ora sbilanciato a favore dei paesi di vecchia industrializzazione (l´Europa detiene 8 seggi su 24).

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La Cina innesca i rialzi di commodity e azioni (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-07-02 - pag: 39 autore: Mercati. La speculazione legata alla grande liquidità immessa da Pechino La Cina innesca i rialzi di commodity e azioni Più controlli dell'Authority Usa sui future delle materie prime Roberto Capezzuoli Walter Riolfi è ragionevole credere che alla base del forte rialzo nei prezzi di tutte le materie prime vi sia l'aspettativa di una forte ripresa economica. Ma, con i Paesi occidentalie il Giappone ancora in profonda recessione e con la sola Cina e pochi altri Stati emergenti in contenuta crescita, è anche lecito pensare che buona parte di questi rialzi sia stata determinata più dalla speculazione che da una domanda che ancora stenta ad affacciarsi. Così la pensa una larga fetta dei parlamentari americani, specie dopo aver osservato il balzo del petrolio, e così pare concordare anche la Commodity Futures Trading Commission, ossia l'organismo americano che regola la contrattazione dei future sulle materie prime. In realtà la Cftc non ha parlato di speculazione, ma ha annunciato che «vigilerà attentamente per scovare ogni segnale di eccessiva speculazione». E Gary Gensler, neo-presidente di Cftc,ha ieri ribadito l'importanza che «la Commissione usi tutti i suoi poteri per adempiere vigorosamente alla missione di mantenere i mercati liberi da frodi e manipolazioni ». Come mai il petrolio è passato dai 34 $ di febbraio ai 73 di giugno, lo zucchero greggio è salito in tre mesi di oltre il 40%, il rame e la soia del 28%? Non c'è alcuna evidenza di una solida crescita dei consumi tale da giustificare i rincari che le commodity hanno registrato nel secondo trimestre dell'anno, nemmeno nelle locomotive Cina e India. Per Pechino si può parlare solo di un aumento della domanda, in gran parte legato all'accumulo di scorte: fortemente cresciute nella scommessa di una ripresa economica mondiale che ancora non intravvede e che nelle previsioni degli economisti dovrebbe invece rivelarsi piuttosto cauta. Infatti,dietro agli acquisti cinesi c'è anche l'aggressivo intervento della speculazione, allettata da rincari che poco hanno a che vedere con i fondamentali, cioè con la produzione, i consumi e le scorte. Un ottimismo che non sembra genuino, ma che trae vantaggio da un lato dalla debolezza del dollaro e dall'altro dal desiderio di proteggersi dai rischi di inflazione. Agli hedge fund, che tornano a invadere i mercati, si aggiungono gli Etf su singole materie prime. Quando questi strumenti non prevedono l'accantonamento di merce fisica (richiesta invece se il sottostante è l'oro), la loro diffusione tra i piccoli risparmiatori va a ingigantire il volume di fuoco degli hedge fund e dei derivati sugli indici, a cui è concesso lasciar scadere i future in portafoglio senza consegnare o ricevere la merce. è il fenomeno del cash settlement , che allontana i valori dei mercati a termine da quelli reali, i cui effetti distorsivi si sono visti nella bolla dei prezzi scoppiata dopo il giugno 2008. Il guaio è che i mercati finanziari stanno procedendo di eccesso in eccesso e la nuova grande liquidità creata dai Governi per salvare le banche e rilanciare l'economia sta creando adesso un'altra bolla speculativa: in parte sugli stessi mercati azionari e soprattutto su quelli delle materie prime. Il fenomeno sta diventando macroscopico proprio in Cina, il cui Governo non a caso è quello che più ha dispensato denaro (dopo gli Usa) per stimolare l'economia. Sono proprio le banche cinesi, come scrive Andy Xie (ex capo economista di Morgan Stanley), che prestano abbondantemente denaro a buon mercato a investitori e imprenditori, accettando anche le commodity come collaterale (garanzia). A loro volta sono le stesse imprese controllate dallo Stato a prestare altro denaro a interessi un po' più alti. Don Dion (un noto advisor finanziario americano) stima che nella prima metà del 2009 le banche cinesi abbiano concesso finanziamenti pari al 150% di quelli concessi nell'intero 2008. Una parte di questo denaro, circa il 20% nelle stime di Dion, avrebbe alimentato la speculazione sulla Borsa e sugli immobili. Della stessa opinione è Xie, secondo il quale anche il forte rialzo della Borsa di Hong Kong (+46%dai minimi dell'ottobre scorso) sarebbe stato sostenuto da acquisti provenienti da investitori della terraferma. Il grosso s'è però indirizzato sul mercato di Shanghai il cui indice ha guadagnato il 71% dal minimo di novembre (contro un rialzo del 60% dell'indice Ms emerging markets) con una straordinaria accelerazione proprio nell'ultimo mese. è per questo che qualche giorno fa le autorità cinesi hanno deciso i primi provvedimenti per tentare di raffreddare sia gli acquisti speculativi sulle commodity sia quelli sulle azioni. E la decisione di riconsentire la quotazione di nuove società (le Ipo erano state sospese da quasi un anno) risponde proprio all'esigenza di evitare che l'ancora modesto listino di Shanghai finisca in bolla a causa della troppa liquidità. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Hollywood Party (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: NORME E TRIBUTI ENTI LOCALI data: 2009-07-02 - pag: 33 autore: TV A CURA DI LUIGI PAINI Hollywood Party SKY CINEMA CLASSICS 21.00 Di Blake Edwards (Usa 1968), con Peter Sellers (nella foto) Il party più movimentato (ed esilarante) della storia di Hollywood DA NON PERDERE RETE 4 16,20 Il cielo può attendere, di Ernst Lubitsch, con Don Ameche, Gene Tierney, Usa 1943 (101'). Con Lubitsch, anche il viaggio nell'aldilà diventa motivo di divertimento. RAIUNO 21,10 Superquark. Dopo un restauro durato ben trent'anni, sono finalmente visibili a Roma gli affreschi della casa di Augusto e Livia, sul Palatino. Con Alberto Angela. CANALE 5 21,10 Zig Zelig. Il meglio del varietà dedicato al cabaret: rivediamo, fra i molti, Natalino Balasso, Paolo Cevoli, Angela Finocchiaro e Raul Cremona. RETE 4 21,10 Il colpo, di David Mamet, con Gene Hackman, Danny DeVito, Usa 2001 (111'). Un colpo "finale", capace di chiudere la "carriera" per sempre di un ladro professionista. Ma il diavolo ci mette lo zampino... LA 7 21,10 La tigre e il dragone, di Ang Lee, con Chow Yun-fat, Hong Kong 2000 (119'). Fantastici duelli nella Cina del tempo che fu. Che eleganza! E che azione! RAITRE 23,35 Doc 3- Hair India. Alla scoperta di un mondo sempre più globalizzato: i documentari della serie mostrano lati insoliti del business che coinvolge l'intero pianeta. Attualità RAITRE 10,55 Cominciamo Bene Estate. Una mattina all'insegna dell'humour e dell'intelligenza: il programma di Arianna Ciompoli e Michele Mirabella si distingue per compostezza e scelta degli argomenti. CANALE 5 23,30 Terra! Estate. Edizione estiva del programma di attualità realizzato da Toni Capuozzo (anche conduttore) e Sandro Provvisionato. Spettacolo RAISAT CINEMA WORLD 21,00 Super Nacho, di Jared Hess, con Jack Black, Usa 2006 (100'). Da cuoco di un monastero a lottatore di wrestling& RAIDUE 21,05 Cocciante canta Cocciante. Dall'Arena di Verona la registrazione del mega- concerto tenuto dal popolare cantante lo scorso 30 maggio. SKY CINEMA 1 22,55 In Bruges-La coscienza dell'assassino, di Martin McDonagh, con Colin Farrell, Gran Bretagna 2008 (107'). Due killer inglesi si nascondono nella bellissima città belga: qualcosa è andato storto nella loro precedente " missione". E ora, che succederà? CULT 23,00 Sweet sixteen, con Ken Loach, con Martin Compston, Gran Bretagna 2002 (106'). Sedici anni e un destino già segnato. Per i poveri di Loach il mondo è davvero un gran brutto posto.

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cosa chiedo ai grandi per salvare la terra - (segue dalla prima pagina) (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 40 - Commenti Cosa chiedo ai grandi per salvare la terra (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Tenuto conto poi che le emissioni dei Paesi in via di sviluppo sono complessivamente inferiori a quelle del mondo industrializzato e sviluppato – e necessariamente aumenteranno – qualcuno ha proposto di tagliare le emissioni dei Paesi industrializzati quanto meno dell´80 per cento rispetto al 1990, varando iniziative più audaci e mirate nel corso del prossimo decennio. Ma anche i Paesi in via di sviluppo dovranno fare la loro parte. Si tratta di una sfida gravosa, di una rivoluzione che comporta una svolta sostanziale anche dal punto di vista della politica. La buona notizia è che se ci concentreremo su obiettivi chiari, pratici e raggiungibili, potremo effettuare i tagli alle emissioni in maniera tale che il mondo saprà escogitare nel frattempo un approccio radicalmente nuovo entro un arco di tempo sensato e praticabile. Da un rapporto reso noto di recente dal programma "Breaking the Climate Deadlock", una partnership strategica tra la mia associazione e il Climate Group, si evince che riduzioni sostanziali delle emissioni potranno sicuramente essere attuate entro il 2020 se concentreremo la nostra azione su alcune tecnologie di importanza fondamentale, se faremo ricorso a politiche che hanno dimostrato di poter funzionare, se investiremo nello sviluppo delle tecnologie che necessitano di tempo per dare frutti. Probabilmente, il dato più interessante è che oltre il 70 per cento dei tagli alle emissioni da realizzare entro il 2020 può essere raggiunto investendo nelle seguenti tre aree: incremento dell´efficienza energetica, riduzione della deforestazione, uso di fonti energetiche a bassa emissione, compreso il nucleare e le rinnovabili. Tale risultato potrebbe essere raggiunto inaugurando soltanto sette strategie che si sono dimostrate valide: fissare standard precisi per le rinnovabili; effettuare controlli e rilevamenti sull´efficienza delle industrie; mettere a punto una classificazione degli immobili; varare standard di efficienza per gli autoveicoli; imporre parametri precisi per il consumo di carbone come combustibile; imporre valori precisi per gli elettrodomestici e varare politiche per frenare la deforestazione. Queste politiche sono già diventate realtà in molti Paesi, ma adesso è giunto il momento di estenderle ovunque e – insieme agli investimenti dei governi – sono quanto mai utili e necessarie per perseguire gli obiettivi fissati. Sul lungo periodo, dovremo invece ricorrere ad altre tecnologie, come il sequestro e lo stoccaggio geologico di diossido di carbonio (Ccs), l´incremento della produzione di energia nucleare, le nuove generazioni di pannelli solari e lo sviluppo di tecnologie il cui potenziale o la cui stessa esistenza ora sono ignote. L´importante è che a Copenhagen si prendano decisioni per investire subito in ciò che darà frutto più avanti. Per esempio, in Cina e in India la stragrande maggioranza delle nuove centrali elettriche sarà alimentata a carbone. Ciò implica che realizzare il Ccs o un programma alternativo che consenta al carbone di trasformarsi in energia pulita è essenziale, se intendiamo davvero raggiungere l´obiettivo fissato per il 2050. Il fatto è che per riuscirci dobbiamo effettuare investimenti oggi, con serietà, con un intervento globale e sinergico. Il ritorno al nucleare richiederà necessariamente un aumento considerevole del numero di scienziati e ingegneri qualificati. I veicoli elettrici richiederanno trasformazioni di vario tipo per adeguarsi alle nuove infrastrutture. Le reti elettriche "intelligenti" potranno consentire ingenti risparmi nelle emissioni, ma necessitano di un programma specifico per essere tradotte in realtà. Tutte queste iniziative richiedono tempo, ma gli investimenti sono necessari adesso. Nel frattempo, a breve, è ovvio che si dovrà lavorare anche a un´illuminazione a basso consumo di elettricità e a motori industriali sempre più efficienti. Pressoché ovunque, però, siamo ancora molto lontani dal farne uso in maniera generalizzata come di fatto potremmo fare. In parole povere: oggi sappiamo quello che dobbiamo fare e disponiamo degli strumenti necessari a perseguire i nostri obiettivi. I leader del Mef possono adottare gli obiettivi intermedi e a più lungo termine raccomandati dalla comunità scientifica: abbassare il riscaldamento terrestre di due gradi centigradi; arrivare al picco di emissioni nel prossimo decennio; quanto meno dimezzare le emissioni globali entro il 2050 portandole sotto i livelli del 1990. Tra L´Aquila e Copenhagen indubbiamente ci saranno molte discussioni inerenti agli obiettivi intermedi che i Paesi in via di sviluppo dovranno raggiungere: sebbene siano importanti, occorre tener presente che ciò che conta di più in assoluto è accordarsi su provvedimenti che possano mettere il pianeta su una nuova traiettoria, verso un futuro a bassa emissione di anidride carbonica. Per fortuna, una strada – per quanto incredibilmente difficile e al contempo nondimeno praticabile – esiste. Tony Blair è l´ex premier del Regno Unito Copyright: Project Syndicate, 2009 www.project-syndicate.org Traduzione di Anna Bissanti

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sale chiuse, niente mostre musei dimezzati nell'estate dei risparmi - marina paglieri (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina IV - Torino Sale chiuse, niente mostre musei dimezzati nell´estate dei risparmi Domenica stop a "Feste barocche" a Palazzo Madama Solo la Fondazione Merz resta aperta MARINA PAGLIERI Palazzo Bricherasio ha chiuso i battenti a metà giugno e li riaprirà solo a settembre, con parecchie incertezze sul futuro ( e anche sul destino della caffetteria-bookshop che dovrebbe nascere di fronte, in cui si sono sospesi i lavori). Domenica è l´ultimo giorno in cui si entra alla Pinacoteca Agnelli, che non si potrà visitare fino al 3 agosto: niente mostre nell´estate e nell´autunno chissà, per ora non si azzardano previsioni. Alla Gam le collezioni traslocano nei depositi in vista del nuovo allestimento autunnale - è già toccato al ‘900, presto sarà il turno dell´800 - e non saranno visibili fino al 23 ottobre (ci si dovrà accontentare di un´esposizione piuttosto di nicchia nel piano sotterraneo, sui rapporti tra giovani artisti e opere "storiche" del museo). Il Castello di Rivoli è aperto d´estate con le sue collezioni, ma per vedere una mostra si dovrà attendere l´autunno, dove è stata da poco confermata (era in forse fino a poco fa per problemi di budget) la mostra retrospettiva di Gianni Colombo, protagonista dell´arte cinetica. Non è certo confortante il panorama estivo dell´arte torinese, dove si iniziano a toccare con mano, a qualche mese dalle polemiche, i risultati dei "tagli" e del nuovo corso per la cultura. Dove si dirigerà allora un turista attirato nei mesi caldi a Torino dalla sua fama di capitale dell´arte contemporanea? Se arriverà prima del 3 agosto potrà ancora vedere alla Fondazione Sandretto il «new british artist» Glenn Brown, ma dal giorno dopo se lo dimentichi, perché in via Modane vanno in vacanza fino al 24 di quel mese. Resiste solo l´eroica Fondazione Merz, che non chiude neanche un giorno e oltre alla mostra di Luisa Rabbia propone un nuovo allestimento delle opere di Mario Merz e la serie di eventi «Meteoriti in giardino». Un po´ poco, ma è così. Neanche nel settore dell´arte più datata c´è da stare allegri. Dall´8 luglio chiude i battenti la Pinacoteca dell´Accademia Albertina, in vista del riallestimento autunnale delle collezioni, già da martedì scorso è off limits pure la Fondazione Accorsi, che tornerà accessibile il 22 agosto. Passando alle mostre (domenica tra l´altro è l´ultimo giorno per «Feste barocche» a Palazzo Madama, ci si potrà consolare poi con gli appuntamenti di "Sguardi d´estate"), se la scorsa estate al Museo di Antichità era allestita l´esposizione di grande successo «Il celeste impero» dedicata ai tesori delle civiltà passate della Cina, tra questi alcuni del celebri "guerrieri" di Xian (organizzata dalla Fondazione per l´arte della Compagnia di San Paolo, istituzione ora in via di smantellamento) quest´anno non si va molto più in là dei gioielli dei Savoia alla Reggia di Venaria. Poi ci sarà l´autunno e qualcuno annuncia novità. Così la Gam aprirà con diverse mostre inserite nel nuovo allestimento, mentre la Fondazione Accorsi ha in programma dal 1° ottobre una mostra sulle vedute veneziane e la Pinacoteca Agnelli inaugura il 7 novembre una sala di studio e consultazione sul collezionismo. Ma per alcuni le nubi all´orizzonte sono tante, forse troppe: «Abbiamo programmato due mostre per l´autunno, una scientifica in collaborazione con l´Istituto Nazionale di Astrofisica e un´altra storica per i 110 anni dell´Aci - dice Alberto Alessio. - Poi non so che cosa succederà, le prospettive non sono certo rosee, anche se è presto per dirlo. La situazione che si è creata, con le contrazioni nei finanziamenti da parte di enti pubblici e fondazioni bancarie, certo ha smorzato ogni entusiasmo. E se quest´anno il panorama è poco rassicurante, non ci sono certezze nemmeno per il 2010».

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la corea del nord minaccia nel mirino il 4 luglio di obama - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 25 - Esteri La Corea del Nord minaccia nel mirino il 4 luglio di Obama Ieri lanciati due missili, attesa per l´Independence day Il momento scelto è denso di messaggi cifrati: da ieri a Pechino gli incontri tra Cina e Stati Uniti FEDERICO RAMPINI dal nostro corrispondente PECHINO - Kim Jong-il vuole trasformare in un incubo Independence Day, lanciando un missile intercontinentale verso le Hawaii nel giorno della festa nazionale americana del 4 luglio? La minaccia viene presa sul serio a Washington, dopo i due nuovi test balistici effettuati ieri dalla Corea del Nord. Le sanzioni decise dall´Onu contro Pyongyang il 12 giugno non hanno piegato la dittatura comunista, che aveva già sfidato la comunità internazionale con l´esperimento atomico del 25 maggio. La risoluzione del Consiglio di sicurezza che rafforza l´embargo sul traffico di armi con la Corea del Nord non ha placato il regime: al contrario, l´attivismo bellico è di nuovo ai livelli di massima allerta. Ieri i due missili di corto raggio sono stati lanciati dal porto nordcoreano di Wonsan nel mare del Giappone: proprio l´area che Pyongyang ha "proibito" con un diktat a navi e aerei nipponici fino all´11 luglio. Dal test atomico fino a ieri, sono già sei i missili lanciati dalla Corea del Nord in un crescendo di manovre offensive. Il momento scelto per gli ultimi lanci è denso di messaggi cifrati, come spesso accade per le mosse di Kim Jong-il. Proprio ieri sono iniziati a Pechino gli incontri fra i dirigenti cinesi e l´inviato di Barack Obama, Philip Goldberg, che deve cercare di ottenere dalla Repubblica Popolare un´adesione effettiva alle sanzioni decise dal Consiglio di sicurezza. La Cina è l´unico sostegno importante della Corea del Nord, a cui fornisce aiuti economici, energia e armi. Anche se Pechino ha accettato di votare la risoluzione 1874 del Consiglio di sicurezza, continua a dare l´impressione di non volere utilizzare fino in fondo la sua forza per indurre alla ragione il piccolo alleato. Altrettanto simbolico è il fatto che i due lanci di ieri siano avvenuti esattamente quando a Seul si apriva all´ambasciata americana il ricevimento per la celebrazione (anticipata) di Independence Day. Il primo missile è partito nell´istante in cui il ministro degli Esteri della Corea del Sud, Yu Myung-hwan, varcava la soglia della residenza dell´ambasciatore Usa. C´è un precedente: nel 2006 Pyongyang effettuò il lancio di un missile balistico di lunga gittata nelle prime ore del 5 luglio, che per la differenza del fuso orario corrispondevano alla festa del 4 luglio negli Stati Uniti. Per questo a Washington cresce l´inquietudine all´approssimarsi di Independence Day. Tanto da indurre il capo dello U.S. Northern Command, il generale Victor Renuart, a rassicurare pubblicamente i suoi concittadini. «La nostra nazione - ha dichiarato Renuart - ha un dispositivo di difesa anti-missilistica molto credibile». Evocando apertamente l´ipotesi di un lancio nordcoreano verso le Hawaii (la terra natale di Obama), il generale ha voluto enumerare tutte le difese in campo. «In Alaska e in California - ha dichiarato - i nostri sistemi di intercettazione sono efficaci. Se un missile balistico intercontinentale dovesse essere lanciato, sono fiducioso che potremmo impedirgli di infliggere un danno serio a qualsiasi parte del territorio americano». Sull´ipotesi di un lancio dalla Corea del Nord verso le Hawaii il generale ha detto: «Dobbiamo comportarci come se questo sia possibile, ed essere pronti». Sulle ragioni di questa escalation di provocazioni, le ipotesi in campo sono diverse. Kim Jong-il ha avviato le grandi manovre per la propria successione, alla quale vuole designare il figlio più giovane, e questo può indurlo a "pagare un pegno" all´ala dura del suo esercito. Inoltre Pyongyang può tentare una tattica che ha già funzionato in passato: il ricatto per estorcere aiuti dall´America e dalla Corea del Sud. E´ un test delicato per la diplomazia di Obama che si aggiunge alla crisi in Iran, e sarà al centro dei suoi colloqui con il presidente cinese Hu Jintao al G-8 dell´Aquila la prossima settimana.

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vento, sole, muschio e olio di canola ecco samso, l'isola a emissioni zero - corrado zunino kolby kas (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-07-2009)

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Pagina 49 - Esteri Si trova in Danimarca, nel Mare del Nord, il primo insediamento umano che ha abbattuto la Co2 Gli abitanti usano turbine, pannelli solari e combustibili naturali. Risparmiando e guadagnando Vento, sole, muschio e olio di canola ecco Samso, l´isola a emissioni zero La gente ne è convinta: da qui partirà la rivoluzione verde nel mondo CORRADO ZUNINO KOLBY KAS dal noStro inviato Le dieci turbine a vento, piloni d´acciaio conficcati nel Mare del Nord ed emergenti per 77 metri, hanno cambiato il destino di un´isola. Al porto di Kolby Kas, centro geografico della Danimarca e dell´Europa, assicurano che quei piloni bianchi e sottili che portano energia buona alle loro case potranno cambiare il destino del mondo. Gli ambientalisti puri e Vittorio Sgarbi, da noi, li considerano l´ultimo insulto estetico, ma in questa isola della Danimarca grande tre volte Ischia - Samso, 4.500 abitanti - negli ultimi 12 anni le turbine hanno risollevato un´economia depressa dalla chiusura delle grandi fattorie, interrotto l´emigrazione dei giovani, richiamato ingegneri giapponesi e assessori olandesi. Quelle 10 turbine "off shore", moderna diga al carburante fossile, hanno fatto sì che l´isola di Samso sia diventata il primo e per ora unico insediamento umano ad aver abbattuto totalmente le emissioni di anidride carbonica. Il sogno ambientalista, l´ultima frontiera di un mondo che ha scoperto di dover essere sostenibile. Il ferry, dopo un viaggio di due ore da Kalundborg, scarica sul porto auto a benzina e camion diesel. Davanti agli attracchi si allargano tre silos della Q8. Il petrolio, qui, non è vietato, solo lo si sta superando. Lasciati scorrere i pochi produttori di Co2, inizia la processione di chi si avvia a piedi, in bicicletta, su un carro trainato da cavalli verso i bed and breakfast dei 22 villaggi. Dodici anni di rivoluzione ecologista hanno creato una fama e, oggi, chi viene qui in vacanza lo fa con passo lieve, il binocolo a tracolla, le mazze da golf nella sacca. I "samsingers", si chiamano così gli abitanti, coloro che cantano Samso, spiegano come le turbine siano state piantate anche in terraferma. Sono 11 e sono proprietà di residenti che ne possiedono le chiavi. In una turbina eolica si può entrare, salirne le scale, arrivare alla stanza dei rotori. Dove, premendo un pulsante, si libera la pala alla forza del vento e premendone un secondo si apre il tetto. Da lassù Samso si mostra con i suoi colori accesi e un equilibrio ideale fra canneti e campi da minigolf, fragoleti e bancomat. Ventun turbine, 570 mila euro l´una il costo di quelle a terra, 2,2 milioni le "off shore". Un investimento da 28 milioni di euro che è stato aiutato dal governo danese con abbattimenti fiscali e affrontato dal Comune e dai samsingers. Chi non aveva il capitale, in media 15 mila euro, o non credeva nel progetto, 1 su 4, oggi continua ad alimentare casa con la nafta. E nessuno lo discrimina. Gli altri proteggono le loro turbine e riprogettano le abitazioni. Hanno addobbato i tetti con il muschio per mantenere il calore, ci hanno inserito pannelli solari grandi come lucernai per l´acqua del boiler. A Samso, dove il sole si vede da maggio a fine agosto, per riscaldarsi usano paglia e trucioli di legno, le biomasse. Fieri della loro quotidianità ecologica, diversi farmers hanno acquistato in continente motori che possono essere alimentati dall´olio di canola, un fiore giallo ocra buono per condire l´insalata e far muovere trattori. Alla fine dei ‘90 qui importavano energia prodotta con il carbone. Nel 2001 avevano dimezzato le emissioni inquinanti, nel 2003 raggiunto l´autosufficienza energetica (pulita) e dal 2005 Samso restituisce alla Danimarca elettricità prodotta dal vento e dal sole. Quindi, i samsingers fanno profitti. «Quest´anno ho staccato un dividendo da 400 euro esentasse», racconta Jesper Kjems, giornalista di Aahrus che si è riciclato alla causa ecologista di Samso. «Siamo pronti per una nuova missione: far diventare l´isola un paradiso sostenibile». Vogliono importare auto elettriche, sfruttare le onde del mare, far crescere il riuso, vivere di raccolti e turismo leggero. Sperimentare l´idrogeno. «Nel 1997 abbiamo vinto una gara e il governo ci ha chiesto di diventare un laboratorio di sostenibilità. Abbiamo dimostrato che in 10 anni si possono cambiare abitudini energetiche e stile di vita». Ecco, la Cina inaugura quattro nuovi impianti a carbone al mese. Nell´Isola di Samso l´elettricista Brian Kjaer ha sistemato in giardino una turbina più alta di casa e risparmia 2 mila euro l´anno. Erik Koch Andersen, tra i più radicali, in garage ha un trattore, un´auto e persino una pressa alimentati dall´olio dei fiori. A Samso sono certi: cambieranno il mondo.

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pechino prepara lo shopping italiano - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-07-2009)

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Pagina 34 - Economia Pechino prepara lo shopping italiano Missione di 300 aziende cinesi: nel mirino auto, energia e ambiente. Il nodo protezionismo Prevale l´attività d´investimento per l´acquisizione di nuove tecnologie e capacità produttive FEDERICO RAMPINI dal nostro corrispondente PECHINO - Dietro il presidente Hu Jintao invitato al G-8, arriva "lo sbarco dei trecento": è la delegazione di imprenditori cinesi che da lunedì perlustrerà l´Italia a caccia di opportunità d´investimento. A guidarla è il ministro del Commercio, Chen Deming, che ha rivelato l´ampio elenco di settori a cui guarda l´industria della Repubblica Popolare: «Il manifatturiero dall´auto al tessile; l´agroalimentare; l´energia; le tecnologie verdi per la protezione dell´ambiente». Il ministro per ora non ha fornito cifre sull´entità degli investimenti previsti. Le analoghe missioni in altri paesi europei dall´inizio dell´anno (Germania, Inghilterra, Spagna, Svizzera), hanno già realizzato 15 miliardi di dollari di acquisizioni e investimenti diretti. A differenza di quanto accadeva in passato, quando le delegazioni cinesi miravano ad accordi commerciali, ora prevale l´attività d´investimento, mirata soprattutto all´acquisizione di nuove tecnologie e capacità produttive all´estero. E´ un´evoluzione che si rispecchia nel boom degli investimenti esteri diretti compiuti dalla Cina: si è passati da 2,7 miliardi di dollari nel 2003 a 52,2 miliardi l´anno scorso. La spedizione cinese dei prossimi giorni visiterà anche Svezia, Finlandia e Portogallo, ma il ministro ha detto che «in Italia ci sarà la delegazione di imprese cinesi più numerosa». E´ un progresso - almeno nelle intenzioni - rispetto al passato, quando il nostro paese non fu tra le mète predilette degli investitori cinesi. Quanto la visita dei 300 imprenditori si tradurrà in affari concreti, resta da verificare. Al momento è evidente soprattutto l´intenzione di inviare un messaggio politico. «Anche se abbiamo i nostri problemi interni - è il messaggio dei dirigenti di Pechino - siamo disponibili a contribuire alla ripresa dell´economia europea, per contrastare il protezionismo». A lungo l´Italia fu considerata uno dei paesi più ostili alla penetrazione cinese. Acqua passata, al ministero del Commercio di Pechino ora chiudono le polemiche con una citazione leninista: «A volte bisogna fare un passo indietro per farne due in avanti». Il momento in cui cade questa visita è cruciale. Potenzialmente, la Repubblica Popolare riveste i panni di un salvatore. Mentre in Europa e negli Stati Uniti imperversa la recessione, la Cina ne è rimasta indenne. Ieri il Fondo monetario internazionale ha previsto una crescita del 7,5% del Pil cinese nel 2009, destinata ad accelerare all´8,5% l´anno prossimo. Dunque il "decoupling" o sganciamento c´è stato davvero: la recessione globale non ha contagiato il gigante asiatico, che si è limitato a subìre un rallentamento nella sua crescita. L´exploit cinese non è dovuto solo alla massiccia mobilitazione di spesa pubblica. I consumi nella Repubblica Popolare l´anno scorso sono cresciuti del 15%, con punte del 47% nel mercato dell´auto. Anche depurando il dato dall´impatto della maxi-manovra di investimenti statali (585 miliardi di dollari), resta un aumento netto del 9% nei consumi delle famiglie. Questi dati fanno sperare che la Cina possa diventare la prossima locomotiva della ripresa globale, in una fase in cui i consumatori americani sono in ritirata. Pechino punta a capitalizzare politicamente questo nuovo ruolo, presentandosi come un partner costruttivo e benefico per l´Occidente. La promessa sarà mantenuta? Le imprese europee che operano sul mercato cinese hanno dei dubbi. L´ultima indagine compiuta dalla Camera di commercio europea in Cina fra i propri associati, esprime un verdetto critico. Solo il 22% delle aziende europee presenti a Pechino ritengono che la Cina stia mantenendo gli impegni presi con l´Organizzazione del commercio mondiale. Anche qui si avverte un ripiegamento protezionista, dall´inizio della crisi internazionale. Se il Congresso di Washington ha inserito la clausola "Buy American" nella sua manovra di sostegno alla crescita, Pechino istruisce tutti i rami dell´amministrazione pubblica perché favoriscano le imprese nazionali nelle gare d´appalto, e applichino la regola "comprare cinese". Hu Jintao al G8 non intende però lasciarsi mettere sul banco degli imputati. Applicando la massima secondo cui la miglior difesa è l´attacco, i leader cinesi arrivano al summit dell´Aquila dopo un crescendo di critiche contro il ruolo degli Stati Uniti nella crisi. La banca centrale di Pechino ribadisce l´esigenza di ridimensionare il dominio del dollaro, e costruire una "nuova valuta di riserva globale", per arrivare a un sistema monetario internazionale più equilibrato. Europei e americani possono controbattere che il renminbi contribuisce ai macro-squilibri mondiali: il Fondo monetario ieri ha confermato che la moneta cinese è artificialmente sottovalutata, quindi offre un vantaggio competitivo alle esportazioni made in China. Per il ministro del Commercio la parità tra euro e renminbi deve restare fuori dall´agenda della visita in Italia: "Discuterne non rientra negli scopi della nostra missione".

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Pirelli, rilancio carioca da 200 mln (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 03-07-2009)

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Pirelli, rilancio carioca da 200 mln da Finanza&Mercati del 03-07-2009 Crisi o non crisi Pirelli continuerà a scommettere sul Brasile, dove il gruppo, ieri, ha festeggiato nello stabilimento di Santo Andrè (vicino San Paolo) gli ottanta anni di presenza sul territorio con sette impianti produttivi. Il gruppo leader mondiale negli pneumatici di alta gamma nel 2008 ha realizzato il 33% del fatturato in Sudamerica. In Brasile si concentra circa il 40% della produzione mondiale di Pirelli Tyre (90% di quella sudamericana e il 26% delle vendite). Tra il 2002 e il 2008 il Brasile è cresciuto del 20,8% l'anno a livello di fatturato e del 6,8% l'anno quanto a volume di produzione. Un Paese destinato ad assumere sempre piu importanza nelle politiche di investimento del gruppo. «Le opportunità sono enormi - ha affermato Nilton Saceno, viceministro dell'industria e del commercio estero nel corso delle celebrazioni -. Si consideri che negli Usa il rapporto tra macchine e persone è di uno a uno, in Argentina di uno a cinque, mentre in Brasile si scende addirittura a una macchina ogni otto persone. Ma la popolazione è giovane e la differenza è destinata ad assottigliarsi nel tempo». Il politico ha ricordato poi come le nuove immatricolazioni di autovetture nel Paese a giugno abbiano addirittura toccato la cifra record di 300.174 unitá (+21,5% rispetto a maggio). Senza considerare le opportunitá nell'agro business e nella tencologia verde. Anche per questo, la societá guidata da Marco Tronchetti Provera si accinge ad aumentare di un ulteriore 20% la capacitá produttiva locale e la ricerca, investendo altri 200 milioni di dollari nel triennio 2009-2011 che si aggiungono ai 100 milioni del 2008. Nello stesso periodo il gruppo prevede di aumentare complessivamente il fatturato in Brasile del 10% nonostante un 2009 che risentirà della crisi. «Già dal 2010 riprenderemo a crescere in modo importante, grazie a un ritmo di sviluppo dell'economia superiore al 5%», ha confermato il manager. Il mercato gobale degli pneumatici dopo essere cresciuto tra il 2000 e il 2008 dell'8,5% l'anno, passando da 70 a 135 miliardi di dollari, subirà una decisa contrazione nell'anno in corso: -12% rispetto al 2008, per poi riprendere a salire del 4% l'anno. In questo scenario Pirelli Tyre stima di chiudere con un fatturato '09 in calo del 6-7% rispetto ai 4,1 miliardi registrati lo scorso esercizio e un Ebit al 6,5-7% (rispetto al 6,1% del 2008). Ma non c'è solo il Brasile nel prossimo futuro di Pirelli. «Puntiamo su Medio Oriente e Africa, oltre che a rafforzare la nostra presenza in Cina e Russia», ha affermato Tronchetti Provera che, inoltre, ha aggiunto di avere allo studio in particolare due opportunità di investimento alternative tra loro: Libia o Arabia Saudita. La decisione terrà conto delle garanzie sugli investimenti, di eventuali agevolazioni oltre che delle potenzialità delle rispettive aree produttive. Verrà presa entro l'autunno e potrebbe coinvolgere partecipazioni locali. La crescita, comunque, come ha confermato l'imprenditore pur non escludendo opportunità di piccole aggregazioni, continuerà prevalentemente per linee interne. Quanto al riassetto del gruppo, ultimati gli aumenti di capitale a valle (l'aumento quello da 400 milioni di euro della controllata Pirelli Re chiuderá i battenti venerdí), e a monte (l'assemblea straordinaria di Camfin è stata convocata il 31 luglio per l'approvazione della ricapitalizzazione da 100 milioni che rafforzerà ulteriormente il rapporto con il nuovo azionista Malacalza), il riassetto del gruppo può dirsi chiuso. Lo ha ribadito Marco Tronchetti Provera a margine dell'incontro, specificando poi di non vedere all'orizzonte nessuno scorporto dei Tyre o un nuovo tentativo di Ipo dei pneumatici. Un'operazione auspicata da molti broker che vedono il gruppo penalizzato eccessivamente dallo sconto holding. Per Pirelli Re invece prosegue il rafforzamento nell'area servizi.

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Cnpc, 17 miliardi per il 75% di Ypf (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 03-07-2009)

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Cnpc, 17 miliardi per il 75% di Ypf da Finanza&Mercati del 03-07-2009 China National Petroleum Corporation (Cnpc), il colosso dell'oil di Pechino, torna all'attacco sulla divisione argentina di Repsol-Ypf. Nel 2007 Cnpc aveva tentato in due occasioni di conquistare tutte le attività del gruppo di Madrid in Sudamerica. Ora, secondo quanto riporta il South China Morning Post, sarebbe pronta a mettere sul piatto 17 miliardi di dollari. In una delle maggiori operazioni oltre confine per un gruppo cinese, dopo che proprio di recente Sinopec ha offerto 7,2 miliardi di dollari per la svizzera Addax Petroleum, specializzata nell'esplorazione di giacimenti, e soprattutto per le attività di questa nel Kurdistan iracheno. Cnpc, capogruppo di PetroChina (primo produttore cinese di petrolio e gas) punterebbe al 75% del capitale di Ypf (l'ex azienda pubblica acquisita da Repsol nel 1999 durante la controversa stagione delle privatizzazioni operate dal presidente argentino Carlos Menem). Il quotidiano cinese precisava che anche l'altro big cinese del settore China National Offshore Oil Corporation (Cnooc), sarebbe interessata a rilevare il 25% del capitale della divisione argentina. La risposta di Repsol, per ora, è stata diplomatica. «Riceviamo molte proposte, idee, suggerimenti, da compagnie di Cina, India e Russia, ma a oggi non ci è arrivata nessuna offerta precisa né abbiamo preso una decisione sulla possibilità di vendere Ypf», ha commentato il gruppo spagnolo. Ieri, il titolo Repsol-Ypf ha chiuso in progresso dello 0,12% a 16,22 euro (performance più che positiva se si considera che il listino di Madrid ha perso il 2,63%) Per gli analisti la finestra per i gruppi cinesi per operare all'estero si sta chiudendo. La combinanzione fortunata tra stretta del credito e calo dei corsi petroliferi è ormai alla fine. E molti colossi del settore potrebbero essere meno disposti a vendere in un prossimo futuro.

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Collocamento da cinque miliardi per le ferrovie di Pechino (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 03-07-2009)

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Collocamento da cinque miliardi per le ferrovie di Pechino da Finanza&Mercati del 03-07-2009 La Cina si prepara a un'Ipo da cinque miliardi di dollari per la holding che gestirà il nuovo collegamento ferroviario tra Shanghai e Pechino. Il collocamento servirà proprio a finanziare le attività di espansione della rete. China International Capital, Jp Morgan e Macquarie Group sono stati incaricati di gestire l'Ipo a Hong Kong. Era da tempo che Pechino pensava a un collocamento ferroviario, ma solo lo scorso mese è terminata la moratoria alle Ipo imposta in settembre dopo il tracollo dei listini.

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Un provvedimento molto atteso ora facciamolo funzionare davvero (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-07-03 - pag: 3 autore: Nord/ Flavio Radrizzani «Un provvedimento molto atteso ora facciamolo funzionare davvero» di Franco Vergnano B arricato nel suo spartano ufficio di Uboldo (Saronno), Flavio Radrizzaniè «perplesso» e convoca il "ragiunat" per chiedere lumi. Alla soglia dei 60 anni il presidente della Adr,un'azienda a 22chilometri da Varese specializzata nella fabbricazione di assali, ruote e freni per rimorchi industriali, è la terza volta che si confronta con un provvedimento di Tremonti per stimolare gli investimenti. In questa zona, un distretto dei robot, conoscono abbastanza bene la Tremonti ter, ma ci sono percezioni diverse: «Stiamo cercando di capire come funziona. Ci dovrebbero essere notevoli differenze rispetto alle due edizioni precedenti che, comunque, avevano funzionato egregiamente. In effetti, ho visto che domenica avete pubblicato quest'ultima versione del provvedimento.Ho letto l'articolo 5,ma mi sembra molto conciso. Siamo perciò in attesa di chiarimenti applicativi». Insomma, i dubbi sono parecchie si aspetta quindi la cosiddetta "interpretazione autentica"da parte del ministero.L'Adrè presente in otto paesi (dalla Cina, alla Polonia, al Brasile) con quasi mille persone. Come verranno articolati i nuovi investimenti? In seguito alla crisi, la "multinazionale tascabile" varesina aveva quasi del tutto azzerato le nuove spese:«Ma adesso –racconta Radrizzani –faremo icalcoli e vedremo come ci conviene muoverci. Non abbiamo ancora le idee chiare. La misura mi sembra positivae credo che darà risultati». Difficilmente, però, l'Adr aumenterà la capacità produttiva: «Faremo comunque nuovi investimenti nella robotica.Vogliamo migliorare –conclude l'imprenditore –la qualità e ridurre il "lead time", cioè i tempi di produzione». © RIPRODUZIONE RISERVATA Flavio Radrizzani 59 anni Presidente Adr (Saronno)

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Wang, il contadino rovinato dalla Wto (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-07-03 - pag: 10 autore: La storia Wang, il contadino rovinato dalla Wto Luca Vinciguerra HAILUN. Dal nostro inviato Q uella di Wang Haichen è sempre stata una vita dura. Da quando la Cina è diventata una superpotenza economica mondiale, è perfino peggiorata. «Fino a qualche anno fa - dice Wang- ci spaccavamo la schiena nei campi di soia per quindici ore al giorno, ma almeno i nostri sacrifici erano ripagati. Oggi lavoriamo come allora, ma riusciamo a malapena a sopravvivere senza risparmiare uno yuan». Trentanove anni, una figlia adolescente, un piccolo appezzamento in concessione pubblica da coltivare, Wang fa il contadino da quando era ragazzo. A Rongxin, un misero villaggio dell'Heilongjiang (immensa provincia dell'estremo nord),ha vissuto sulla propria pelle tutte le tappe della grande transizione cinese dalla pianificazione al libero mercato. Collettivizzazioni forzate, riforme agrarie, de-collettivizzazioni. Ma il cambiamento più traumatico è venuto da fuori: l'ingresso della Cina nell'Organizzazione mondiale del commercio avvenuto nel 2002. «Da quel momento, le cose qui a Rongxin sono andate di male in peggio», spiega Wang. Così come sono andate di male in peggio a Linhe, a Jiefang, a Heping, e in altre migliaia di borghi rurali sparsi per l'Heilongjiang e per le due province limitrofe di Jilin e Liaoning. Per una ragione molto semplice: con l'aperturadel mercato cinese ai commerci internazionali i prezzi della soia sono crollati, mettendo in ginocchio milioni di contadini in tutta la grande Manciuria cinese. Un terremoto che ha sconvolto le esistenze quotidiane di regioni rurali vissute per secoli sulla coltivazione dei semi di soia. Nel 1995 la Cina era il più grosso esportatore mondiale di soia. Oggi è il primo importatore planetario: oltre il 70% del suo fabbisogno proviene da Stati Uniti, Brasile e Argentina. «Gran parte della soia d'importazione è geneticamente modificata: costa meno lavorarla e produce molto più olio. Questo differenziale di rendimento ha messo completamente fuori mercato i nostri produttori», spiega Wu Liqiang, segretario dell'Heilongjiang Soybean Association. Le difficoltà dell'industria di trasformazione locale hanno aperto enormi spazi di penetrazione alle multinazionali. Dal 2004 in poi, tutti i colossi cerealicoli mondiali da Cargill a Bunge, da Archer Daniels Midland a Louis Dreyfus, hanno approfittato della crisi dell'industria mancese, acquistando per poco partecipazioni rilevanti nelle principali aziende locali. Il risultato è che oggi l'80% dell'industria cinese di trasformazione della soia è in mano agli stranieri. «L'ingresso massiccio delle società estere ha peggiorato ulteriormente la situazione dei contadini, aprendo un serio problema sociale nelle nostre campagne » aggiunge Wu. La Manciuria è una terra fertile. Ma le violente escursioni termiche (si va dai meno 40 gradi dell'inverno siberiano ai più 35 dell'estate monsonica)non facilitano l'impianto di colture alternative. Prima i contadini hanno provato a reagire al crollo dei prezzi della soia buttandosi su altre coltivazioni come riso, grano o mais. Ma i risultati sono stati assai scarsi. «La verità è che nelle nostre campagne non ci sono alternative alla soia», ammette Wang Haichen guardando sconfortato il proprio appezzamento, dove qualche mese fa ha provato a seminare riso. «Un esperimento disastroso», taglia corto scuotendo la testa. Il Governo ha compreso da tempo la gravità della situazione. Ed è corso (tardivamente) ai ripari. Un paio di anni fa, per sostenere il reddito degli agricoltori, Pechino ha introdotto un prezzo minimo garantito sulle consegne della soia agli ammassi pubblici. Il provvedimento, però, si è presto rivelato inefficace. E, quel che è peggio, ha finito per creare un mercato intermedio controllato daun gruppo di affaristi che lucrano sulla pelle dei contadini. «Dopo il raccolto - racconta una coppia di contadini - arrivano qui con i loro camion e ci offrono un prezzo inferiore a quello minimo fissato dalle autorità. Alla fine ci conviene vendere tutto e subito a loro, perché andando all'ammasso pubblico rischiamo di restare per giorni in attesa per poi non percepire neppure il prezzo minimo garantito». Per aggirare l'ammortizzatore amministrativo, i funzionari pubblici in combutta con gli agenti hanno escogitato un trucco: «Ci contestano sempre la qualità della nostra soia per costringerci a venderla sottocosto agli intermediari. Sono un pugno di bastardi corrotti». «In futuro qui in campagna sarà sempre più difficile tirare a campare. Bisognerebbe provare a emigrare in una grande città. Ma anche lì è durissima: tutti gli amici che hanno tentato l'avventura dopo qualche mese sono ritornati al villaggio più poveri di prima», conclude con amarezza Wang Haichen. © RIPRODUZIONE RISERVATA MANCIURIA PIù POVERA L'apertura di Pechino alla concorrenza internazionale ha messo in ginocchio i coltivatori di soia L'altra faccia del miracolo cinese. Wang Haichen sul suo trattore a Rongxin, un misero villaggio dell'estremo nord cinese (foto di Vinciguerra)

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Il settore del bianco è ormai alle corde (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-07-03 - pag: 21 autore: INTERVISTA Piero Moscatelli Presidente Ceced Italia «Il settore del bianco è ormai alle corde» Marika Gervasio MILANO Se il governo non interviene immediatamente molte aziende del settore degli elettrodomestici non ce la faranno, mettendo a rischio 30-40mila posti di lavoro su un totale di 200mila. La situazione è grave. Il monito arriva da Piero Moscatelli, presidente del Ceced Italia, l'associazione dei produttori. Le previsioni sono pessimistiche anche per quest'anno? L'anno scorso l'indice della produzione industriale del settore è calato del 13,8%rispetto al 2007 e la prima metà del 2009 si è chiusa con un-30%. Da gennaio a maggio il sell-in è sceso del 10% e, nel primo quadrimestre, il sell-out del 7%. Il ricorso alla cassa integrazione è cresciuto del 50% nel 2008 ed è più che raddoppiato, +108%, nei primi quattro mesi del 2009. Un quadro non certo positivo di un settore in crisi strutturale già dal 2002 che adesso sconta anche un momento congiunturale sfavorevole. Perché il settore stenta a riprendersi? Sta pagando la delocalizzazione produttiva verso i paesi dell'Est, Cina e Corea in primis. Dagli oltre 30 milioni di pezzi prodotti in Italia nel 2002 siamo passati a 27,4 milioni del 2008 che quest'anno scenderanno a 16 milioni con una flessione del 30% e a questo si aggiunge il calo dei consumi. Fino all'anno scorso le aziende hanno investito in innovazione per prodotti ad alta efficienza energetica, ma questi investimenti adesso non tornano. Che effetto hanno avuto gli incentivi sulle vendite? Quelli stanziati nel 2007 e nel 2008 per l'acquisto di frigoriferi e congelatori nelle classi cosiddette superlative ( A+ e A++) in vigore fino al 2010, hanno migliorato il mix delle vendite: se fino al 2006 questi prodotti pesavano per il 12%, nel 2008 sono arrivati al 50%. Per questo abbiamo chiesto al governo di prolungare l'erogazione e di estendere le agevolazioni ad altri segmenti come lavastoviglie, forni e lavatrici. Il governo però li ha inseriti in un programma di incentivi per le ristrutturazioni edilizie e li ha previsti per le classi non inferiori alla A+. Questa classe però al momento esiste solo per i frigoriferi. Una norma, quindi, del tutto inutile e inapplicabile. In che direzione bisogna andare allora per uscire da questa situazione di stallo? Oltre a incentivi realmente utilizzabili, servono agevolazioni per l'innovazione e controlli più rigorosi dei prodotti contro la concorrenza sleale. Infine, per quanto riguarda la decisione di proibire la vendita della classe A dal 2010, chiediamo al governo italiano di allinearsi alla direttiva Ue che dà tempo fino al 2013 per adeguarsi, a seconda del tipo di prodotto, anche per non ostacolare la libera circolazione delle merci in ambito comunitario. © RIPRODUZIONE RISERVATA «Subito incentivi realmente utilizzabili, altrimenti le fabbriche non riapriranno» Ceced. Piero Moscatelli

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Scontro a Londra su T-Mobile (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-07-03 - pag: 37 autore: Tlc. In corsa anche France Telecom: i tedeschi vogliono un'asta per ottenere più dei 3,5 miliardi offerti da Colao Scontro a Londra su T-Mobile Telefonica sfida Vodafone sugli asset britannici di Deutsche Telekom Michele Calcaterra MADRID. Dal nostro corrispondente Leonardo Maisano LONDRA. Dal nostro corrispondente Alle avance di Vodafone, T-Mobile replica guardandosi intorno. E finisce per incontrare le attenzioni di O2 e Orange rispettivamente numero uno e numero tre fra gli operatori di telefonia mobile inglesi. Parte l'asta per la società controllata da Deutsche Telekom ? Pare di sì, a dare retta ai sussurri che si levano a Londra e a Madrid dove ha sede Telefonica che controlla O2. Cesar Alierta, che di Telefonica è presidente, è stato chiaro sulle sue strategie: «Lo sviluppo del gruppo sarà organico e con acquisizioni selettive nei Paesi in cui siamo già presenti». Aggiungendo che una delle aree di crescita è sicuramente il Brasile. Telefonica lascia dunque la porta aperta alla possibilità di acquisire T-Mobile in Inghilterra che aggiungerebbe un 15% di quota di mercato al 27% già detenuto da O2. Oltretutto il gruppo spagnolo ha le capacità finanziarie per digerire un "boccone" che vale qualcosa come 2-3 miliardi di euro, dato che può contare su una potenza di tiro di 2,3 miliardi senza per questo intaccare il ratio del suo indebitamento a medio termine con l'Ebitda di 2-2,5 volte. Difficile comunque sapere quali saranno le prossime mosse, anche se la sensazione è che il gruppo guidato da Cesar Alierta non voglia essere coinvolto in una corsa al rialzo su T-Mobile, avendo gli occhi puntati altrove. Telefonica infatti ha come priorità quella di crescere in Brasile, dove detiene il 50% dell'operatore mobile Vivo, alla pari con l'altro socio Portugal Telecom. Un'alleanza che gli spagnoli vorrebbero volentieri sciogliere, ma che non ha ancora trovato soluzione. Accanto a questo fronte aperto, ci sono poi quelli in Marocco, dove sta cercando di cedere il 32,18% che detiene in Meditel, in Germania dove è in trattative per comperare Alice e in Italia dove deve cercare una soluzione all'investimento in Telecom Italia. Per non parlare della Cina dove Telefonica ha in programma di raddoppiare dal 5 al 10% la sua partecipazione in China Unicom. Questo lo stato dell'arte ben sapendo che l'andamento del gruppo nell'esercizio 2009 è più che soddisfacente e che in prospettiva l'azionista dovrebbe continuare ad essere premiato da una politica di dividendo conveniente. Telefonica vuole evitare l'asta, lo stesso vorrebbe Vodafone. T-Mobile ovviamente la ricerca con grande determinazione e le voci di un possibile interessamento di Orange ( France Telecom ) rinforzano questa ipotesi. Dalla Germania rimbalzano le voci di un irrigidimento di Deutsche Telecom che non intende svendere la società. L'ipotizzata valutazione di 3,5 miliardi di euro è considerata riduttiva, addirittura inaccettabile, dai tedeschi. Alzano la voce anche se T-Mobile è fonte di grande preoccupazione e motivo del "profit warning" su Deutsche Telekom dopo le svalutazioni da 1,8 miliardi di euro che T-Mobile ha effettuato. Ma il problema più grande per tutti gli aspiranti compratori non è il prezzo ma le regole sulla concorrenza britanniche.Un'acquisizione o una fusione finirebbe sotto la lente dell'Office of fair trade e successivamente di Ofcom,l'authority sulle tlc londinese. Non c'è un limite rigido, insuperabile, della quota di mercato, ma una valutazione globale. Oggi i quattro maggiori operatori inglesi hanno quote di mercato oscillanti fra il 15 e il 27 per cento. Il consolidamento del settore porterebbe il nuovo operatore al 40 per cento. Troppo? Forse. La speranza di tutti è che la crisi ammorbidisca l'approccio sulle regole della concorrenza. Consentire il consolidamento significa permettere di aumentare gli utili - oggi ai minimi termini- e quindi anche gli investimenti che nei progetti di Gordon Brown si dovranno concentrare proprio su telecomunicazioni e digitale. © RIPRODUZIONE RISERVATA LE POSIZIONI Gli spagnoli sono già presenti in Gran Bretagna con O2, mentre i francesi controllano Orange L'Antitrust studia il dossier

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La ripresa è prevista entro fine anno (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-07-03 - pag: 44 autore: Acciaio. Il vero pericolo è l'eccesso di capacità produttiva, che renderà molto lenta l'incipiente fase di recupero La ripresa è prevista entro fine anno In Cina però gli impianti stanno già lavorando a ritmi da primato assoluto Roberto Capezzuoli ArcelorMittal, numero uno dell'acciaio mondiale, si prepara a riavviare alcuni degli impianti chiusi in Brasile e Stati Uniti. La stessa mossa è preannunciata da Us Steel, mentre in Europa ThyssenKrupp ha corretto al rialzo i listini di vendita e Corus si appresta a seguirne l'esempio. C'è una ventata di ottimismo tra le imprese siderurgiche, reduci dal peggior tracollo del dopoguerra. Gordon Moffat, direttore generale di Eurofer, l'ente che rappresenta le acciaierie europee, ritiene che si sia ormai molto vicini al fondo, benché i consumi siano ancora deboli. Le cifre del rapporto Eurofer di giugno in effetti non sono brillanti: l'utilizzo della capacità produttiva è al 55-60%, gli investimenti sono quasi paralizzati e si registrano ancora licenziamenti. Il consumo apparente in Europa per l'anno in corso è previsto in discesa almeno del 33% e per il 2010 ci si attende un recupero del 14 per cento. La ripresa che promette di caratterizzare il 4Ú trimestre si deve soprattutto al progressivo esaurimento delle scorte, che sta già innescando qualche ordinativo. Gli spiragli positivi quindi ci sono, ma sono ancora sottili, con il rischio che l'eccessivo ottimismo provochi un'eccedenza di offerta tale da comprimere di nuovo i prezzi. Questi su alcuni mercati hanno accusato ribassi del 70% rispetto ai picchi del 2008 e il recupero è recente e fragile. In Europa i coils laminati a caldo sono rincarati in un mese da 360 a 375 euro per tonnellata e i produttori puntano a superare presto quota 400 à , ma rialzi ancor più soddisfacenti sono registrati in Europa orientale per prodotti lunghi come le billette. Sul recupero della siderurgia mondiale pende una spada di Damocle che si chiama eccesso di capacità: gli impianti possono sfornare fino a 1,7 miliardi di tonnellate in un anno, ma nel 2009 non dovrebbero superare il livello di 1,1 miliardi. «La situazione – commenta l'imprenditore brasiliano André Gerdau Johannpeter, dell'omonimo gruppo siderurgico Gerdau – schiaccia i prezzi, se non c'è sufficiente domanda ». Anche Daniel Di Micco, Ceo della statunitense Nucor, invita alla cautela: «è vero che dovremmo essere vicino al punto più basso del ciclo, ma ci staremo per un bel po'».Per un recupero pieno, dice Di Micco, ci vorranno almeno tre anni. A meritare un commento a parte è la siderurgia asiatica. La coreana Posco si aspetta una ripresa degli utili grazie alla moderata accelerazione dell'export e al calo dei costi, frutto dei concordati ribassi del 33% per il minerale di ferro e del 60% per il carbone da coke. Quanto alla Cina, la macchina non si è mai fermata. Il picco della produzione mensile di Pechino è del giugno 2008, a 46,944 milioni di tonnellate, ma si tratta di un record pericolante: nel maggio scorso la produzione cinese è arrivata a 46,46 milioni e il dato di giugno, ancora da elaborare, promette di essere ancora superiore, visto che tra l'11 e il 20 del mese la produzione giornaliera è arrivata a 1,522 milioni di tonnellate e visto che la situazione sta convincendo Baosteel, il numero uno cinese, a preparare aumenti del 5% in agosto per i suoi coils laminati a freddo e a caldo. © RIPRODUZIONE RISERVATA LE CIFRE DI EUROFER I listini sono in rialzo ma il consumo apparente quest'anno in Europa calerà del 33% per risalire solo del 14% nel 2010

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Stregoneria e misticismo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: NORME E TRIBUTI GIUSTIZIA data: 2009-07-03 - pag: 35 autore: TV A CURA DI LUIGI PAINI Stregoneria e misticismo RAITRE 21.10 Fra gli ospiti di Corrado Augias in «Enigma», il regista Dario Argento (nella foto) Da non perdere RETE 4 16,00 Gli uccelli, di Alfred Hitchcock, con Tippi Hedren, Usa 1963 (115'). Impotenti di fronte alla natura che si ribella. L'angoscia secondo Hitchcock. SKY CINEMA CLASSICS 21,00 Un uomo per tutte le stagioni, di Fred Zinnemann, con Paul Scofield, Gran Bretagna 1966 (120'). Da una parte sir Thomas Moore, dall'altra il re d'Inghilterra Enrico VIII: un insanabile contrasto. RAIUNO 21,20 Speciale Porta a porta. Serata dedicata alle eccellenze italiane nel mondo: Bruno Vespa ospita, fra gli altri, Luca Cordero di Montezemolo e Valentino Rossi. RAIDUE 0,25 Pianeta Terra. Le immagini della serie, prodotta dalla Bbc, sono assolutamente impressionanti. Titolo della puntata "Le grotte". RAITRE 0,50 Big. Lo scrittore Andrea Camilleri racconta le esperienze che lo hanno portato a creare il personaggio del commissario Montalbano. Attualità RAIDUE 23,10 Il grande gioco. Scenari geopolitici illustrati da Pietrangelo Buttafuoco: la puntata si sofferma sulla rivalità tra i due giganti asiatici, India e Cina. RAITRE 23,50 Sfide. Un campione visto da vicino: la vita e la carriera del calciatore svedese Zlatan Ibrahimovic,da anni in Italia,prima nella Juventus e poi nell'Inter. Spettacolo CULT 21,00 Kalifornia, di Dominic Sena, con Juliette Lewis, Brad Pitt, Usa 1993 (117'). Due coppie in viaggio verso la California: nel gruppo si nasconde un serial killer. STUDIO UNIVERSAL 21,00 I mastini della guerra, di John Irvin, con Christopher Walken, Usa 1980 (90'). Mercenari bianchi in azione in Africa, tra rivolte e sanguinari dittatori. Dal bestseller di Fredrick Forsyth, CANALE 5 21,10 Notting Hill, di Roger Michell, con Hugh Grant, Julia Roberts, Usa 1999 (124'). Lui ha un negozio di libri, lei è una celebre diva. Cose che possono succedere solo al cinema:i due s'innamorano& LA 7 21,10 U-Boot 96, di Wolfgang Petersen, con Jurgen Prochnow, Germania 1980 (149'). A bordo di un sottomarino tedesco durante la Seconda guerra mondiale. RETE 4 23,05 Conan il barbaro, di John Milius, con Arnold Schwarzenegger, Usa 1981 (128'). Uno dei ruoli migliori di "Schwarzy". La sceneggiatura è firmata dal regista e da Oliver Stone. RAITRE 1,25 Fuori orario. La "notte cinefila" si apre con "Il mio corpo ti scalderà" (Usa 1943), di Howard Hughes.

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Opel, tra Magna e Fiat ora spuntano i cinesi (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 03-07-2009)

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ECONOMIA 03-07-2009 Opel, tra Magna e Fiat ora spuntano i cinesi MILANO. È in arrivo dalla Cina un'offerta d'acquisto dettagliata per Opel. Baic, o Beijing Automotive Industry Holding, sarebbe fortemente interessata a rilevare il marchio tedesco controllato da General Motors. Lo ha scritto ieri il ' Wall Street Journal', citando fonti vicine al dossier. L'offerta, secondo il quotidiano americano, potrebbe arrivare nei prossimi giorni. Baic produce già vetture Mercedes in joint venture con la Daimler e il modello Accent con la sudcoreana Hyunday. La settimana scorsa ha avuto colloqui con la casa di Detroit. La partita dunque sarebbe più che mai aperta, anche se Sberbank, la banca statale russa alleata di Magna, è sicura di avere in tasca la vittoria: «Non vedo alcuna concorrenza seria. La scelta è stata fatta e si tratta solo di finalizzare l'operazione» , ha rilanciato German Gref, amministratore delegato del colosso bancario. Il Lingotto, intenzionato a non modificare la sua offerta, resta alla finestra. In corsa c'è anche il fondo belga Rhj. Il rincorrersi di nuove voci ha mandato su tutte le furie Klaus Franz, capo del Consiglio di fabbrica della Opel. In un'intervista al quotidiano tedesco Bild il sindacalista ha accusato General Motors di «giocare al rialzo» esclusivamente a proprio vantaggio. Quanto all'offerta cinese, Franz ha detto al Wall Street Journal: «Vogliono solo la tecnologia e non hanno esperienza nella produzione di auto a livello globale» . E quanto al governo tedesco, che aveva dato un via libera preliminare al consorzio guidato da Magna, le dichiarazioni in arrivo da Berlino non aiutano a fare chiarezza. Il ministro dell'Economia Karl- Theodor zu Guttenberg ha detto che il memorandum d'intesa «è in via di negoziazione» , ma ha aggiunto che chiudere l'operazione entro il 15 luglio sarebbe un obiettivo «ambizioso» . ( Al. Bon.)

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Nucleare. Il giapponese Amano alla guida dell'Aiea (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 03-07-2009)

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Nucleare. Il giapponese Amano alla guida dell'Aiea 03-07-2009 VIENNA. Dopo mesi di tentativi a vuoto, il giapponese Yukiya Amano è stato eletto ieri con la necessaria maggioranza dei due terzi del board dell'Aiea alla guida dell'Agenzia atomica interanzionale, con sede a Vienna. Succede al carismatico egiziano Mohamed ElBaradei, premio Nobel per la pace 2005, e si è imposto alla sesta votazione, in un ballottaggio, sul rivale sudafricano Abdul Samad Minty, appoggiato dai Paesi del terzo mondo e emergenti. Per Amano, 62 anni, candidato dei Paesi industrializzati, hanno votato 23 dei 35 membri del board, 11 hanno votato contro e uno si è astenuto. Minty ha ricevuto 12 voti, mentre il terzo candidato in lizza, lo spagnolo Luis Echavarri, era uscito dalla corsa dopo avere conseguito a una votazione solo cinque voti. Oltre alla difficile eredità politica di ElBaradei, Amano riceve anche dal suo predecessore un'agenda carica di dossier bollenti: l'annoso contenzioso sul programma nucleare iraniano, la rinnovata minaccia atomica nordcoreana, e il processo di ratifica in stallo del Trattato di non proliferazione (Tnp). Diplomatico di carriera, Amano assumerà l'incarico a novembre, dopo l'avallo formale della sua elezione da parte dell'assemblea generale dell'Aiea a settembre, e allo scadere del mandato di ElBaradei. Dopo 12 anni nell'incarico, l'attuale direttore generale, trovatosi spesso in contrasto con la passata amministrazione Usa, aveva annunciato tempo fa di non essere più a disposizione per un quarto mandato. Ad Amano viene imputato di essere, a differenza di ElBaradei, un "debole comunicatore". In un primo commento dopo la sua elezione si è detto "molto felice". Da "cittadino del Giappone farò il possibile per evitare la proliferazione delle armi nucleari", ha detto. Di modi sempre appropriati e gentili, Amano era dal 2005 ambasciatore del Giappone presso l'Aiea ed è considerato un esperto del nucleare. La sua elezione è anche una affermazione dell'occidente, in primo luogo gli Stati Uniti, sui Paesi del terzo mondo, ma è anche testimonianza di una divisione in seno all'Agenzia che raccoglie 146 stati membri. Fondata nel 1957 come organizzazione indipendente sotto l'egida delle Nazioni Unite, l'Aiea, con sede all'Onu a Vienna, ha il compito di promuovere la cooperazione nella ricerca e tecnologia nucleare a scopo civile. E' anche responsabile del rispetto del Trattato di non proliferazione del 1979 da parte degli stati firmatari e della sicurezza degli impianti degli stati membri. Il Trattato è diretto a impedire diversioni di materiale nucleare usato nell'industria per la costruzione della bomba atomica. Nel 2005 l'Aiea e ElBaradei ricevettero il Nobel per la pace. Ispettori dell'Agenzia controllano gli impianti nucleari di oltre 70 stati. I suoi organi sono l'assemblea generale, il consiglio dei governatori e il direttore generale. Il bilancio dell'Aiea è di 294 milioni di euro. Il board è l'organo più importante e in caso di violazioni può incaricare il direttore generale di informare il Consiglio di sicurezza dell'Onu per l'adozione di eventuali risoluzioni e sanzioni. Membri permanenti del board sono Usa, Cina, Russia, Gran Bretagna e Francia. Gli altri 30 membri sono a rotazione. Attualmente l'Italia non vi siede. Il Paese è rappresentato come gli altri da un rappresentante diplomatico permanente.

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Santarcangelo 39 (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 03-07-2009)

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Santarcangelo 39 Renzo Francabandera, 03 luglio 2009, 19:48 Teatro C'è attesa per la prima edizione della nuova gestione sperimentale del Festival internazionale del Teatro in Piazza, nello storico centro che da quasi 40 anni si anima con gli esperimenti più innovativi dell'arte drammatica. Dal 3 al 12 luglio Un paesino vicino Rimini. Romagna. Italia. Da quasi quarant'anni sede di un esperimento di trasformazione del luogo estivo in cittadella del teatro d'innovazione. Con l'inaugurazione presso il Centro Festival, sede di Radio Gun Gun, e un intervento di Flavio Nicolini, cui si deve la fondazione del festival nel 1971 insieme all'allora sindaco Romeo Donati parte un'edizione che, come auspicato da tutti, dovrebbe segnare una svolta, dopo gli anni recenti che hanno mostrato alcune difficoltà di un'istituzione che è andata modificandosi e che deve trovare una nuova identità. Santarcangelo 39, che si terrà dal 3 al 12 luglio vuole presentare una nuova idea di festival, che si genera da un nodo di teatro e musica e si offre come un'unica "drammaturgia" innervata fin nei luoghi più intimi del paese. Con la direzione artistica di Chiara Guidi/Socìetas Raffaello Sanzio, che si avvale della collaborazione di Massimo Simonini, direttore del Festival AngelicA di Bologna, e di Silvia Bottiroli, del coordinamento critico-organizzativo, si apre il progetto triennale Santarcangelo 2009-2011, che vedrà avvicendarsi alla direzione artistica Enrico Casagrande/Motus nel 2010 e Ermanna Montanari/Teatro delle Albe nel 2011. L'edizione di quest'anno apre con la New York sperimentale di Richard Maxwell e Alvin Lucier, e con l'inglese Lawrence Abu Hamdan che inventa le scarpe che faranno suonare il paese. Come è stata pensata allora questa trentanovesima rassegna? Alcuni degli artisti chiamati a fare parte di questo primo progetto sono Felix Thorn, Filippo Tappi, Yoshimasa Kato e Yuichi Ito, Kinkaleri, Masque Teatro, Muta Imago, mentre nelle strade si espanderanno le visioni di Santarcangelo Immensa. Poi ogni sera a mezzanotte si chiuderanno i lavori con una performance di luci a cura di Apparati Effimeri sull'arco di piazza Ganganelli. Ma il versante veramente "esplosivo", come si augura l'organizzazione, dovrebbe essere quello di Santarcangelo Immensa, l'idea di teatro all'aperto, diffuso, immediato, che nasce dal lancio di un bando che ha raccolto 210 proposte provenienti in gran parte dal territorio, ma anche da oltralpe, con una compagnia che giungerà perfino dalla Cina, grazie a un gemellaggio attivato dal Comune di Rimini. Cuore pulsante dell'onda artistica che attraverserà il paese sarà poi un Centro Festival luogo d'incontro, ristoro, sosta e informazione per spettatori e artisti, collocato sotto i portici del Palazzo Comunale in Piazza Ganganelli, dove verranno ospitati anche il punto informazioni e gli incontri di Radio Gun Gun. Sono questi i posti dove c'è il vero spettacolo, non di rado. E' qui l'incontro, la sosta, il chiacchierare dentro e fuori. Sabato, in programma, la notte a sorpresa di Santarcangelo 39, con un evento che accende la seconda serata del festival: a partire dalle 19 piazza Ganganelli sarà il luogo per l'annunciata lezione di disegno di Stefano Ricci, ma con un paesaggio sui generis, una presenza che non verrà svelata se non a chi vi arriverà. In scena negli spazi del festival il duo di danza italoinglese Burrows e Fargion, e le sperimentazioni del teatro contemporaneo italiano: Kinkaleri, Masque Teatro, Muta Imago, Filippo Tappi. Il tutto mentre si avvia il ciclo dei Radiodrammi e prosegue in strada Santarcangelo Immensa. Cos'altro può stimolare la fantasia del viandante estivo in cerca di festival e iniziative teatrali. Ci tuffiamo fra le vie di Santarcangelo, fra calura, zanzare, piadina e lambrusco, in un fine settimana d'afa e teatro, che non può che far salire il desiderio di entrare nella programmazione tutta particolare, in questi spettacoli brevi, fra la performance e l'installazione, a fotografare una modalità percettiva che è quella del velocissimo, del frame, dell'occhio della camera che si gira di qua e di là in cerca di simboli, segnali. Contemporaneo. Contemporanea-mente.

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transavanguardia nella reggia borbonica - renata caragliano (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 04-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XII - Napoli Transavanguardia nella reggia borbonica A Capodimonte nove grandi tele di stile orientale dell´artista americano. E nel cortile del museo una installazione del marchigiano Enzo Cucchi dal titolo "Costume Interiore" RENATA CARAGLIANO «Le due mostre di Enzo Cucchi e Julian Schnabel a Capodimonte sono un doppio gioco che crea un sano strabismo nel museo». Così il critico Achille Bonito Oliva ha definito i due nuovi appuntamenti con l´arte contemporanea nella reggia borbonica. Un doppio evento che vede fronteggiarsi due grandi dell´arte italiana e americana secondo una tradizione consolidata del museo di mettere insieme le opere dei maestri dell´arte antica con quelle dei protagonisti di oggi. "Costume interiore" è il titolo dell´installazione di Cucchi, realizzata dalla soprintendenza di Nicola Spinosa, in collaborazione con gli Incontri Internazionali d´Arte di Graziella Lonardi Buontempo e "Untitled (Chinese paintings)" quello della personale di Schnabel, con la galleria Marco Voena di Milano e Londra e con Bonito Oliva che fa da trait d´union a entrambe. La Transavanguardia italiana e quella internazionale trovano così casa nella reggia borbonica. L´artista marchigiano Enzo Cucchi, che insieme a Clemente, Chia, De Maria e Paladino, ha fatto parte del gruppo italiano della Transavanguardia, ha invaso uno dei cortili esterni con una grande scultura, mentre Julian Schnabel, la versione americana del ritorno alla pittura di quegli anni, diventato famoso al quadrato anche come cineasta, espone per la prima volta in Italia un ciclo di nove grandi tele in stile orientale, nella Sala dedicata a Raffaello Causa. Entrambi gli artisti hanno un lungo e consolidato rapporto con Napoli. Sono presenti nella collezione "Terrae Motus" di Lucio Amelio, della Reggia di Caserta: Cucchi con una grande opera a parete su ferro, "Senza titolo" (1986), materiale usato anche per la "archiscultura" del cortile di Capodimonte. Schnabel con una pittura su velluto dall´intenso colore blu, "Veronica´s Veil" (1984), colore che ricorre con grandi pennellate anche nella serie di nuove pitture cinesi. Per Cucchi è la seconda volta che espone a Capodimonte, la prima risale al ‘96 nella mostra "Simm´ nervusi", mentre Schnabel nel 2004 ha avuto un´antologica alla Mostra d´Oltremare. Per il nuovo progetto di Capodimonte Enzo Cucchi dà vita ad un´installazione composta da tre grandi cilindri di metallo dipinti di nero, collegati tra loro e percorribili dal pubblico. Sembrano tre ciminiere di una nave, su cui compare la scritta "Costume interiore", e il cui corpo diventa quello dell´edificio settecentesco della reggia. Al loro interno prende vita l´universo poetico dell´artista, con una serie di leggere forme in polistirolo dipinto, sospese e galleggianti, che ripetono motivi e temi della sua pittura. Chi entra nei tre ambienti bui è invitato a spogliarsi della propria "divisa" o costume di identificazione per purificarsi e assumerne un altro, più interiore e meno spettacolare. Julian Schnabel, artista nomade e eclettico, astratto e figurativo che come Picasso non cerca ma trova, esibisce nella sala Causa nove tele che riproducono il ritratto di una dama cinese, motivo recuperato dalla decorazione di uno specchio ottocentesco. Una pittura quasi trasparente come ripresa dall´acqua. L´artista spesso definito "larger than life" (più grande della vita) spazia dalla pittura al cinema. A Napoli Schnabel ha annunciato il suo ultimo lavoro come regista, che uscirà a fine anno, "Miral". Il film trae spunto dal romanzo della giornalista palestinese Rula Jebreal, con lui in città, che ne ha fatto la sceneggiatura. L´artista raccoglie memorie, parole, immagini e richiami a culture vicine e lontane, sia nel tempo che nello spazio, mettendo insieme Cina e Palestina, con Napoli a testimone di questa creazione di frammenti di culture passate e recenti. Info www.museo-capodimonte.it

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Berlusconi: il peggio è passato (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-07-04 - pag: 3 autore: Berlusconi: il peggio è passato «Porteremo al G-8 il global standard di Tremonti, ma siamo lontani da un risultato» Rossella Bocciarelli ROMA «Sul nuovo codice di regole globali, la proposta di Giulio Tremonti, siamo lontani dal risultato ». Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che ieri ha presenziato a un workshop Tesoro– Ocse, ha chiarito che il vertice dei capi di Stato dell'Aquila non vedrà il battesimo di quelle che il responsabile di Via XX settembre ha immaginato come le "dodici tavole" del mondo post-crisi, ovvero i nuovi standard per gli affari internazionali: i grandi del mondo sembrano ancora molto lontani dall'avere un consenso.«Prima di arrivare a un codice condiviso – ha avvertito Berlusconi, mettendo in pratica le mani avanti rispetto ai risultati possibili del vertice– avremo da fare molti passaggi, l'Aquila è uno step verso ulteriori approfondimenti». Ma ieri il premier ha ribadito anche la propria valutazione del momento economico: «Ciò che di peggio doveva accadere è già accaduto. Chi doveva fallire ha fallito e tutti quelli che facevano speculazione non ci sono più. La situazione non sta peggiorando, ma sta migliorando», ha aggiunto. «Certo è una cosa terribile - ha proseguito - stare al Governo, ricevere le giuste richieste dei cittadini, parlarne con il ministro dell'Economia e sapere che non ci sono fondi. è come mettere le mani in tasca per fare una spesa e tirarle fuori vuote perché i soldi non ci sono. Da imprenditore non mi era mai capitato». Per il premier il problema più importante resta quello psicologico, connesso alle aspettative: «Penso che non ci siano proposte alternative alla guerra contro la paura. Questa paura della crisi determina una riduzione dei consumi, e quindi tutti dobbiamo avere paura della paura». A Berlusconi ha replicato ieri il segretario del Pd Dario Franceschini: «Minimizzare è inaccettabile. è insopportabile – ha aggiunto – questo modo di fronteggiare la crisi di fronte a migliaia di imprese e famiglie che chiedono misure urgenti per essere aiutati». Secondo Franceschini, «continua questo atteggiamento di Berlusconi di minimizzare e negare i problemi, e lui continuaa intimidire gli editori, e ad accusare gli organismi internazionali perché diffondono numeri. Insomma – ha concluso – non se ne può più. Il governo ha il dovere di agire». A proposito di numeri, quelle che il Governo Berlusconi considera le sue nuove cifre-obiettivo, saranno presentate il giorno prima dell'inizio del G8: nel 2009 il Pil segnerà un -5%, mentre il rapporto deficit-Pil si attesterà al -5,2 per cento. Il Dpef rivede al ribasso le precedenti stime contenute nel programma di stabilità del 6 febbraio scorso, che prevedevano il Pil al -2% e l'indebitamento netto al -3,7. Tornando alla questione dei nuovi standard globali ,che dovrebbero rappresentare il cuore economico del vertice dell'Aquila, già in occasione della recente visita in Usa, Berlusconi aveva ammesso che le nuove regole non avrebbero potuto essere un prodotto del G8 ma necessariamente sarebbero state affrontate al G20, il foro internazionale allargato anche a Cina, India e altri importanti paesi emergenti che ha preso in mano la gestione della crisi finanziaria e che proprio negli Usa, a Pittsburgh vedrà la prossima riunione dei capi di governo. Intanto, però, resta agli atti il lavoro svolto al G7 finanziario di Lecce, dov'era era stato approvato un documento di oltre 70 pagine, definito, in quell'occasione, un work in progress. I cinque capitoli della "Lecce Framework" riguardano: corporate governance, integrità dei mercati, regolamentazione e sorveglianza finanziaria, cooperazione in materia di tassazione e trasparenza delle politiche macroeconomiche e dei dati.L'iniziativa si sovrappone, in una certa misura, al lavoro del Financial stability board (Fsb), presieduto dal Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi,incaricato dal G20 di indicare le modifiche necessarie al sistema finanziario e di vigilanza perché non si ripeta la crisi innescata dai subprime americani. Draghi, peraltro, non sarà presente a L'Aquila, ma presenterà i risultati operativi del Fsb a Pittsburgh. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Cina e India contro i dazi ambientali (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-07-04 - pag: 8 autore: I due governi si oppongono alla proposta americana di imporre tariffe all'import Cina e India contro i dazi ambientali Dario Aquaro Cina e India all'attacco della "carbon tariff", l'imposta sulle importazioni altamente inquinanti. Con un annuncio pubblicato ieri sul sito del ministero del Commercio, Pechino ha chiarito ufficialmente la propria posizione: no a una tassa che in nome della tutela ambientale penalizzi gli scambi commerciali, no ai tentativi di promuovere il protezionismo con il pretesto dei cambiamenti climatici. La "tassa sul carbone" fa riferimento all'idea avanzata da Stati Uniti, Canada e Unione europea di elevare i dazi alle importazioni dai paesi che non si impegnano a ridurre le emissioni inquinanti. Una misura che secondo la Cina violerebbe le regole della Wto e lo spirito del protocollo di Kyoto, perché si colpirebbero seriamente gli interessi dei paesi in via di sviluppo. «Si finge di tutelare l'ambiente, ma in realtà si protegge il commercio». Il documento cinese non menziona alcun paese specifico, reo di aver ventilato la "carbon tariff". Ma il riferimento è chiaro: Stati Uniti, Canada e Unione europea. In particolare, l'idea dei dazi ambientali sembra interessare il presidente francese Nicolas Sarkozy. Permetterebbe infatti alle nazioni più ricche di proteggere le industrie domestiche che, a causa delle spese per il taglio all'inquinamento, temono di perdere competitività nei confronti di quelle dei paesi in via di sviluppo, non vincolate ad alcun limite ambientale. La scorsa settimana la Camera del Congresso americano ha votato il piano climatico che impone un taglio alle emissioni, una riduzione del 17% rispetto ai livelli raggiunti nel 2005 e quasi dell'80% entro il 2050. Lo stesso provvedimento include clausole che consentono al governo di intraprendere azioni contro i partner commerciali, nonché di imporre un'imposta punitiva per i paesi che non si impegneranno concretamente a ridurre l'inquinamento, ma solo dal 2025. L'imposizione dei dazi «non aiuterà a rinforzare la fiducia che la comunità internazionale possa cooperare nella gestione della crisi economica», afferma il ministero del commercio cinese. «La comunità internazionale non può essere tenuta a freno dalle ossessioni di politica interna del presidente Obama», gli fa eco un dirigente indiano intervistato dalla Reuters. I proclami arrivano nel mezzo dei dibattiti e dei negoziati sul climate change. La prossima settimana, parallelamente al vertice del G-8 dell'Aquila, si svolgerà il Major Economies Forum on Climate, lanciato in marzo da Barack Obama e al quale prenderanno parte i rappresentanti di 17 paesi. © RIPRODUZIONE RISERVATA PROTEZIONISMO Per Pechino questa misura con falsi intenti ecologici punta in realtà a innalzare nuove barriere commerciali

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Business Cina per le imprese (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-07-04 - pag: 16 autore: Mercati globali. A Roma una delegazione di 300 imprenditori al seguito del presidente Hu Jintao Business Cina per le imprese Urso: Pechino ha una liquidità per oltre 100 miliardi di dollari Nicoletta Picchio ROMA Arriveranno in trecento, al seguito del presidente Hu Jintao, invitato in Italia per il G8 allargato. La prima visita a così alto livello dopo dieci anni: bisogna tornare indietro al 1999 e a Jiang Zemin per trovare nella storia italiana una missione, da noi, di un presidente cinese. Altra realtà, altri obiettivi: oggi è il business in primo piano, con la Cina che, con un Pil nel 2009 quasi a +8%, ha tutti i presupposti per essere protagonista e locomotiva della ripresa. Da lunedì, per due giorni, i trecento imprenditori cinesi gireranno l'Italia, partendo da Roma e toccando Venezia, Pisa e altre città, per cercare opportunità di acquisto e investimento. La giornata clou sarà proprio lunedì, nella Capitale: sono in programma incontri faccia a faccia tra aziende cinesi e italiane, secondo al formula sperimentata delle missioni di sistema Confindustria, Ice, Abi e Governo (sono già più di mille). E inoltre colloqui istituzionali tra il presidente cinese, il ministro del commercio internazionale Chen Deming, il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola, la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Sono già previsti una serie di accordi, anche se la valutazione economica di questa imponente missione si potrà fare solo alla fine. Le premesse sono positive: l'ultimo shopping cinese dello scorso febbraio in Germania, Inghilterra e Svizzera si è concluso con acquisti di 11,5 miliardi di euro. L'Italia, ha ricordato ieri il vice ministro allo Sviluppo economico, Adolfo Urso, finora è stata tagliata fuori. Ma il nostro Paese è riuscito a muoversi tempestivamente: Urso è andato a Pechino ai primi di giugno, per creare le basi di questo arrivo. «La Cina ha liquidità per oltre 100 miliardi di dollari», ha detto ieri il vice mini-stro, in una conferenza stampa con Cesare Romiti e Gianni De Michelis, presidente e responsabile del comitato strategico della Fondazione Italia-Cina, impegnata in un progetto di master e borse di studio per far arrivare studenti cinesi. I rapporti economici tra noi e la Cina si sono intensificati, nonostante la crisi: nei primi quattro mesi dell'anno,l'export è cresciuto del 18,9%, con vendite trainate da macchinari e beni strumentali (a fronte di un calo complessivo delle esportazioni di quasi il 20 per cento). Nel 2008 l'Italia ha esportato beni per 6,5 miliardi di euro, in crescita del 2,5%, ed ha importato per 23,5 miliardi, con un passivo di 17 miliardi di euro. Per questo, ha spiegato Urso, la Cina utilizzerà la visita italiana per riequilibrare la bilancia commerciale. Ma c'è anche interesse per gli investimenti: la Cina ha aumentato quelli all'estero da 2,7 miliardi di dollari del 2003 a 52,2 miliardi del 2008. Dopo l'Italia, la missione cinese andrà in Finlandia e in Portogallo, ma la delegazione che arriverà nel nostro Paese è la più numerosa. Oltre all'industria, ci sono possibilità di grande crescita nel turismo: nel 2008 il nostro Paese è stato il primo come destinazione europea. A marzo, ha spiegato Urso, è stato firmato un accordo politico per portare da tre a cinque le città da collegare con voli diretti tra i due Paesi, sia per gli aerei da turismo che per i cargo. «Darà uno spinta al turismo e al business». Il presidente Hu Jintao arriverà domani e mercoledì sarà a L'Aquila per il G8. Tra i temi, anche il rilancio del Doha Round. Per le nostre aziende che esportano in Cina, ci sono ancora dazi e barriere che rendono i nostri prodotti meno competitivi. E c'è chi accusa i cinesi da avere un atteggiamento protezionista: la crescita infatti in questi mesi è stata sostenuta dagli incentivi alla domanda interna e dall'input del Governo alle amministrazioni di favorire le imprese cinesi. Secondo Urso, i negoziati del Wto potrebbero avere un nuovo impulso, visto che in Usa e India, i Paesi che determinarono il fallimento nei mesi scorsi, oggi ci sono al Governo nuovi protagonisti. © RIPRODUZIONE RISERVATA MISSIONE AL VIA DA LUNEDì Previsti incontri anche a Venezia, Pisa e in altre città per cercare opportunità di acquisto - Forte interesse da parte di Confindustria

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Partnership. (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-07-04 - pag: 16 autore: Partnership. Dai colossi delle tlc e della logistica al piccolo negozio di quartiere In Italia una presenza consolidata Micaela Cappellini A un estremo ci sono i grandi nomi, come il colosso delle telecomunicazioni Huawei o il big della logistica China Shipping. E dall'altro, il piccolo ristorante sconosciuto di periferia, o il negozietto che vende dai biglietti di auguri alla biancheria. Nel mezzo, c'è un universo di 26mila imprese registrate. è il mondo della Cina sbarcata in Italia, un panorama variegato che negli anni è cresciuto a un ritmo vertiginoso. Nel 2000, stando ai dati della Farnesina, le imprese cinesi nel nostro paese erano soltanto 8mila: in soli nove anni, il numero è triplicato. In cima alla piramide stanno gli investimenti dei grandi gruppi, nel pieno rispetto della filosofia del «Go Global», letteralmente andate e investite all'estero, che i vertici di Pechino non hanno rinnegato neanche in questi tempi di crisi. Gli ultimi grandi sbarchi cinesi nella nostra penisola, però, risalgono al 2008. In particolare a settembre, quando la Cifa, che produce macchine per il calcestruzzo, è stata ceduta dal fondo Magenta al colosso cinese Zoomlion (macchine per costruzioni). Peraltro, una la maggiore acquisizione mai effettuata da un gruppo cinese in Italia. Al di là dei risultati che scaturiranno dalla missione del presidente Hu Jintao, qualche novità sul fronte degli ingressi cinesi in Italia potrebbe esserci presto: la Bank of China dovrebbe infatti aprire una nuova filiale a Milano e starebbe studiando un'ulteriore espansione nella penisola. La buona notizia è che, nonostante la crisi, nessuno dei grandi gruppi cinesi presenti ha mostrato l'intenzione di disinvestire. Il settore automotive è tra quelli più presidiati, stando all'ultima mappatura degli investimenti cinesi in Italia fatta da A.T. Kearney. Jac e Chagan, per esempio, sono due aziende automobilistiche che sono entrate sul mercato italiano non con l'obbiettivo di vendere le loro auto, ma di acquisire nuove competenze tecnologiche, di design e di stile da sfruttare poi sul mercato domestico. Sul fronte della logistica portuale, in Italia sono attive China Shipping e Cosco, tra i leader mondiali nel traffico container, presenti in molti dei nostri porti, Genova e Napoli in testa. Presto potreebbe arrivare anche Hna, con l'obiettivo di realizzare un sistema di trasporto intermodale in Sicilia. Poi ci sono gli elettrodomestici Haier, uno dei marchi più noti tra quelli emergenti nell'Impero di mezzo. Nel nostro paese il colosso ha quattro sedi: la piattaforma produttiva per tutti i frigoriferi destinati al mercato europeo è a Campodoro, in provincia di Padova; poi ci sono la joint venture a Pordenone per la commercializzazione di condizionatori in Italia, mentre la società commerciale e il quartier generale europeo per gli elettrodomestici sono a Varese. Il polo italiano per Huawei sta diventando sempre più strategico: pare che qui vengano prodotti frigoriferi che, adorni di nastro tricolore, vengono rivenduti sul mercato cinese con tanto di bollino «made in Italy», perché effettivamente prodotti in Italia, come sinonimo di alta qualità. La media dei gruppi cinesi che sono sbarcati nel nostro paese, segnala la mappa di A.T. Kearney, ha un fatturato compreso fra i 2 e i 10 miliardi di dollari, ma il 19% delle imprese presenti registra ricavi inferiori ai 500 milioni. Delle 26mila imprese cinesi censite sul nostro territorio, la maggior parte ha sede a Milano: 2.822 le aziende collezionate dal capoluogo meneghino; seguono Prato e le sue aziende tessili passate di mano, con 2.641 ditte cinesi, e Firenze al terzo posto, con 2.618. Guardando la materia dal punto di vista dei settori, è quello del commercio all'ingrosso e al dettaglio che annovera più ditte cinesi: delle 26mila in Italia, la metà fa parte di questo settore. Il secondo è quello manifatturiero con oltre 11mila imprese, quasi il 3,3% del totale italiano. Seguono il settore alberghiero e della ristorazione ( poco più di 1.300 ditte). micaela.cappellini@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA RITMO VERTIGINOSO La crisi non frena l'espansione asiatica nel nostro paese e nessuno dei gruppi maggiori mostra l'intenzione di disinvestire

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Alla cinese Cic il 17,2% di Teck (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-07-04 - pag: 40 autore: Società minerarie. Il gruppo canadese incassa più di un miliardo di euro e alleggerisce i debiti Alla cinese Cic il 17,2% di Teck Il fondo sovrano prosegue la politica di investire all'estero Roberto Capezzuoli Teck Resources, principale gruppo minerario canadese, ha concordato di cedere una quota del 17,2% alla statale China Investment Corp. (Cic) per 1,74 miliardi di C$ (1,072 miliardi di à ), alleggerendo così la posizione debitoria, che risente della costosa acquisizione degli asset carboniferi dal Fording Canadian Coal Trust. Il gruppo Teck è uno dei maggiori produttori di zinco e rame e con Fording è diventato il primo esportatore di carbone metallurgico, anche se in gennaio ha ridotto l'attività nel settore. I depositi carboniferi di Elk Valley sono ricchi e permetteranno una produzione superiore a 18 milioni di tonn. quest'anno (nonostante i tagli), ma si sono rivelati molto costosi, alla luce dell'andamento dei mercati. L'acquisto, per quasi 14 miliardi di dollari, è stato perfezionato a fine settembre, inizio della crisi, e ha lasciato Teck nella necessità di cedere asset per raddrizzare il bilancio. Inaprile Teck ha venduto l'oro della miniera Carmen de Andacollo e altre proprietà e il suo Ceo Don Lindsay non esclude la cessione del 20% della stessa Fording, nonostante si sia rifinanziato in maggio con un prestito obbligazionario da 4,2 miliardi di dollari. L'operazione con il fondo sovrano cinese è stata accolta con favore dal mercato: l'affare riguarda poco più di 101 milioni di azioni, passate di mano per 17,21 C$, cifra inferiore del 7% alla chiusura di borsa di giovedì scorso, ma Toronto ieri ha premiato l'operazione spingendo Teck oltre i 20 dollari canadesi. Alla Cic va il 6,7% dei diritti di voto, ma non è previsto chei cinesi aumentino la propria quota a breve. Si tratta, spiegano i vertici del fondo, di un investimento passivo, che non verrà dismesso per almeno un anno. La Cic è stata costituita nel 2007 per gestire una parte delle riserve valutarie cinesi con l'obiettivo di elevarne i rendimenti. Non tutte le operazioni sono riuscite: prima della crisi dell'estate 2008 aveva investito 7,8 miliardi di dollari in Morgan Stanley (che negli ultimi 12 mesi ha lasciato sul terreno il 24,8%) e cifre inferiori nel fondo di private equity Blackstone (in discesa del 38% rispetto all'inizio di luglio dello scorso anno). L'operazione Teck conferma però che l'obiettivo di Pechino è ancora una volta quello di assicurarsi asset nei settori chiave delle materie prime, metalli in particolare. è un'intenzione tut'altro che sgradita a Lindsay: «Per noi si tratta di un'opportunità per stabilirerelazioni strette con un investitore importante, proveniente dal paese che è in testa alla graduatoria dei consumatori dei nostri prodotti principali». Finora la Cina si è vista sbarrare le porte quando l'obiettivo suscitava resistenze nazionalistiche oppure ostacoli di azionisti scontenti. è successo con Unocal, sfuggita nel 2005 alla Cnooc, e più recentemente con Rio Tinto, nella quale Chinalco non è riuscita a raddoppiare la sua quota del 9%. Tuttavia la linea delle acquisizioni è tracciata: solo in questo primo semestre 2009 le società cinesi si sono aggiudicate il 16,5% dell'australiana Fortescue (ferro) per 1,2 miliardi di A$, gli asset dell'australiana Oz Minerals per 1,21 miliardi di Us$, il 45,5% della petrolifera di Singapore Keppel per 1,02 miliardi di Us$, la svizzera Addax (esplorazioni petrolifere) per 7,24 miliardi di dollari. Teck è solo un altro scalino e difficilmente sarà l'ultimo. © RIPRODUZIONE RISERVATA IL CARBONE PAGATO CARO L'operazione potrebbe non essere sufficiente al gruppo di Vancouver per evitare la vendita di una parte della Fording

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Mercati ancora drogati dalla liquidità (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SETTIMANA FINANZIARIA data: 2009-07-04 - pag: 38 autore: Borse. Il forte rialzo dei listini azionari e soprattutto delle materie prime è stato alimentato dalla massa di denaro immessa dalle banche centrali Mercati ancora «drogati» dalla liquidità Ma adesso la prospettiva di una ripresa più lenta e più lontana fa soffrire azioni e commodity di Walter Riolfi I l bello di questo rialzo delle Borse, che dura ormai da quattro mesi, è che ha fatto dimenticare il catastrofismo d'inizio anno:quello di una nuova Grande Depressione. Il brutto è che una crescita degli indici, così rapida come mai s'era vista in precedenza, è stata alimentata per lo più dalla forte liquidità creatasi nel sistema finanziario mondiale. Bella scoperta. Tutti i rialzi di Borsa visti negli ultimi 30 anni, e pure quello tragicamente conclusosi nell'ottobre del 1929, furono guidati dal denaro facile e a buon prezzo. Ma questa volta c'è qualcosa di diverso: perché tutta la liquidità esistente proviene dalle generose mani delle banche centrali e in definitiva dalla inusitata prodigalità dei Governi. Fed, Bce, BoE, BoJ, Banca del Popolo cinese eccetera hanno concesso talmente tanti prestiti agli istituti di credito, accettando come col-laterale (garanzia) titoli di varia natura e persino commodity (è il caso della Cina), e a tassi così bassi (in termini reali sotto lo zero), che una buona parte di questo denaro è finita sui mercati finanziari: azioni, bond societari ad alto rendimento, cartolarizzazioni e materie prime. Un altro aspetto meno bello della questione è che questo denaro, più che andare direttamente sui titoli azionari o sulle commodity fisiche, s'è indirizzato sui derivati: in particolare sui future. Il fenomeno è macroscopico sui mercati delle materie prime, al punto che la Cftc, ossia la commissione Usa che regola questi mercati, ha deciso di vigilare attentamente per controllare la speculazione. Il risultato s'è visto soprattutto nei future su petrolio, rame e altre materie prime che sono di fatto raddoppiati dai minimi di qualche mese fa. In questo gioco al rialzo, alimentato dalle aspettative di una forte ripresa economica, sono stati gli investitori cinesi ad aver avuto un ruolo dominante. Con quali soldi? Con quelli elargiti direttamente e indirettamente dalla Banca del Popolo, al punto che nei soli primi sei mesi di quest'anno le banche hanno prestato l'equivalente di circa mille miliardi di dollari contro i 620 dell'intero 2008. Ma sulle Borse, oltre ai vari strumenti derivati, si sono affermati altri prodotti che hanno avuto un ruolo crescente nel determinare la velocità di crescita (o di discesa) dei mercati azionari. Sono gli Etf (fondi gestiti elettronicamente) specializzati nei vari settori, tra cui proprio le materie prime. E da meno di due anni riscuotono un grande successo gli Etf a leva ( possono investire fino a due o tre volte il patrimonio) sia al rialzo sia al ribasso. Si ricorderà la polemica nei primi due mesi dell'anno attorno ai fondi ultrashort (ultra ribassisti) sui titoli finanziari,ritenuti con un po' di ragione colpevoli dei forti cali subiti dai titoli bancari. Ma dal 9 marzo sta succedendo il contrario e gli Etf prediletti sono quelli ultralong (ultra rialzisti). Se si considera che su questi nuovi strumenti puntano gli occhi anche numerosi piccoli investitori e che su un Etf si possono costruire opzioni come su un qualsiasi titolo, si capisce come la leva della liquidità, aumentata da quella insita nei derivati, possa produrre movimenti degli indici che vanno ben oltre i fondamentali delle aziende e dell'economia. Va tutto bene se la scommessa rialzista degli investitori trova conforto in un miglioramento delle condizioni economiche. Ma se, come giovedì scorso, arriva un dato poco consolante sull'occupazione Usa, le Borse perdono quasi il 3%. Il guaio di quel dato è che, se da un lato conferma un miglioramento nell'attività manifatturiera, dall'altro (con disoccupati ben oltre le attese e oltre il numero del mese precedente) mostra come nei servizi sia ancora profonda la recessione. E l'attività manifatturiera conta per tre quarti del Pil Usa. Così la prospettiva di una ripresa economica più lontana e più lenta ha reso prudenti, oltre le Borse, anche i mercati delle materie prime. In settimana, l'S&P ha perso il 2,4% (-2,3% il Nasdaq) e lo Stoxx lo 0,2% (-1,4% Francoforte, -0,3% Parigi, -0,2% Londra, ma Milano segna +0,6%).

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Suu Kyi resta al segretario dell'Onu (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 04-07-2009)

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MONDO 04-07-2009 Myanmar Suu Kyi resta «vietata» al segretario dell'Onu DA Y ANGON L' aveva detto lo stesso Ban Kimoon: quella nel Myanmar è una «missione molto difficile». Al termine del primo giorno di una visita dall'alto rischio politico, il segretario generale delle Nazioni Unite ne ha avuto conferma: Than Shwe, il generale a capo della giunta militare, non gli ha concesso di incontrare la leader dell'opposizione Aung San Suu Kyi. Proprio nel giorno in cui la ripresa del processo nei confronti del premio Nobel per la Pace, prevista per ieri dopo oltre un mese di stallo, è stata rimandata di un'ulteriore settimana. Parlando dopo un faccia a faccia con il numero uno del regime nella nuova capitale Naypyidaw, Ban ha spiegato di aver chiesto espressamente di vedere Suu Kyi, 64 anni, nonché di aver premuto per la liberazione della donna e dei circa 2.100 prigionieri politici. Ma Than Shwe ha evaso la prima domanda, ricordando che Suu Kyi detenuta dal 14 maggio nella foresteria del famigerato carcere di Insein è sotto processo. Ban ha «ribadito» la richiesta di colloquio e sta ora aspettando una risposta, prima di ripartire oggi dopo un nuovo incontro con Than Shwe. Se riuscisse nell'intento, sarebbe il primo segretario generale dell'Onu a incontrare «la Signora » da quando è stata arrestata la prima volta, nel 1989. A Yangon, nel frattempo, la ripresa del processo contro Suu Kyi accusata di aver violato le regole dei suoi arresti domiciliari ospitando un americano arrivato nella sua residenza a nuoto è stata posticipata al 10 luglio. La motivazione ufficiale è che la Corte suprema, dopo aver respinto il ricorso della difesa per il reintegro di due testimoni, non ha inviato al tribunale i documenti del caso. Una circostanza che ha «sorpreso » la stessa imputata, a detta dei suoi avvocati. E che conferma la sensazione dopo le prime frenetiche settimane, il processo è fermo da fine maggio di una volontà di prendere tempo da parte dei generali, sostenuti da una Cina che sull'«affare Suu Kyi» ha adottato un atteggiamento per la prima volta collaborativo con la comunità internazionale. ( R.E.) Ban incontra il capo della giunta Than Shwe: non può vedere la Nobel Aung San Suu Kyi (Ap)

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usa-russia, braccio di ferro sullo scudo - leonardo coen (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 4 - Esteri Usa-Russia, braccio di ferro sullo Scudo Oggi Obama a Mosca incontra Medvedev per discutere di disarmo nucleare Il vertice Il trattato fra le due potenze sulla limitazione delle armi strategiche "Start" scade a dicembre LEONARDO COEN DAL NOSTRO CORRISPONDENTE MOSCA - Obama arriva oggi a Mosca, alla vigilia del G8 in Italia: e guarda caso, ha scelto Novaja Gazeta, il giornale di Anna Politkovskaja, per l´intervista rituale che precede ogni visita di Stato nel paese ospite. In verità, anche Medvedev aveva scelto la testata «contro» per la prima intervista ad un giornale russo. Piccoli segnali, ma a loro modo significativi. C´è gran fermento nella capitale russa, perché il presidente americano è assai popolare e perché questa attesissima visita di due giorni è stata annunciata da parecchie dichiarazioni di Medvedev (non invece di Putin). Il capo del Cremlino, infatti, attribuisce al presidente americano la volontà di riallacciare con i russi rapporti di «grande e franca amicizia» fra i due Paesi: entrambi vogliono convincere l´interlocutore che la guerra fredda è bella e sepolta e che riesumarla non ha senso. Ma dietro tutte queste buone intenzioni, dietro la simpatia che Medvedev professa per Obama, ci sono ancora grosse difficoltà negoziali, a cominciare da quelle legate allo «scudo spaziale» americano nell´Europa dell´Est, in Polonia e Repubblica Ceca, considerato dai russi una vera e propria provocazione, intollerabile e inaccettabile. Già da qualche settimana si trova a Mosca una folta équipe di consiglieri e negoziatori americani che, assieme ai loro colleghi russi, stanno grondando sudore per preparare documenti e bozze di accordi su tematiche concrete, limando dai testi tutto ciò che potrebbe inasprire le opposte delegazioni. La tappa russa, nel gran giro di Obama (dopo il G8, anche l´Africa), si annuncia più che importante, nella strategia della Casa Bianca: e di questo, la diplomazia russa ne è ampiamente consapevole. Il primo «pacchetto» di problemi è appunto quello che lega - a doppio filo, secondo i russi - il vecchio trattato sulla limitazione degli armamenti strategici offensivi Start (che scade a dicembre) con lo scudo antimissili. La posizione di Mosca è semplice, apparentemente: il numero delle testate nucleari a disposizione di entrambe le potenze dovrà essere ridotto a meno di 1700 (adesso è superiore a 5-6mila). Su questo, Obama ha detto di essere d´accordo. Il fatto è che i russi pretendono di vincolare l´operazione ai piani degli Usa che vogliono dislocare gli elementi dello scudo spaziale nell´Europa orientale, «troppo vicino» alle frontiere russe. E qui, è facile immaginare che le delegazioni rimanderanno la discussione, troppo distanti essendo le rispettive posizioni. Qualcosa, tuttavia, sarà fatto per dimostrare all´opinione pubblica mondiale la buona volontà di Mosca e Washington. Si prevede di rianimare i contatti militari, cancellati o quasi dalla guerra russo-georgiana dello scorso agosto. Per esempio, sarà formalizzato l´accordo che autorizzerà gli americani al transito sul territorio russo delle loro colonne verso l´Afghanistan e sulla cooperazione tra le forze armate dei due Paesi. Inoltre, è atteso un accordo sulla cooperazione russo-americana in campo nucleare (sinora rimasto congelato). E qui a Mosca aggiungono che si sta cercando di rianimare l´interscambio commerciale, assai penalizzato negli ultimi tempi (ricordate la crisi dell´acciaio? O quella delle «polpette di pollo»?). Infine, è probabile la riedizione - sotto l´egida, beninteso, di Obama e Medvedev - di una Commissione russo-americana, come quella Gore-Cernomyrdin degli anni di Elstin (poi sciolta da Bush), proprio per migliorare questo aspetto dolente, per gli americani soprattutto, scalzati da Germania, Cina, Italia e persino Olanda.

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trichet: dai grandi misure per l'economia e sulle nuove regole primi sì per tremonti (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 7 - Cronaca La Bce alle banche: date più credito alle imprese Trichet: dai Grandi misure per l´economia e sulle nuove regole primi sì per Tremonti MILANO - Mentre Jean Claude Trichet lancia un nuovo allarme sulla "fragilità" dell´economia mondiale e la necessità di un´azione comune per risollevarla, Giulio Tremonti ce la sta mettendo tutta per cercare di ottenere un risultato importante al G8 che inizia mercoledì. Il governatore della Bce ieri da Aix en Provence ribadito che la Bce ha mandato un «messaggio forte» alle banche affinché incrementino il credito e accelerino i processi di ricapitalizzazione. Tutti temi che in qualche modo saranno nell´agenda del G8 dal quale dovrà uscire un´indicazione di massima riguardo i cosiddetti "Global Legal Standard", cioè quelle nuove regole mondiali dell´economia e della finanza che dovrebbero prevenire il formarsi di future bolle speculative. Tremonti ne è stato il promotore, insieme a un gruppo di giuristi, e parteciperà al G8 in qualità di "tecnico" proprio per seguire i lavori su questo delicato tema. Le novità al momento sarebbero almeno due. La prima è che fin da oggi o al massimo da domani il documento di una settantina di pagine rivisto dagli economisti dell´Ocse verrà messo a disposizione di tutti gli interessati attraverso un apposito "blog" per sollecitare e allargare la discussione in materia. La seconda è che Tremonti già da qualche giorno sembra abbia incassato il "sì" di Germania e Giappone. Angela Merkel fin da subito si era dimostrata sensibile all´idea dei Legal Standard rilanciando la "Global Charter of Growth" che approderà al G20 di Pittsburgh. Ma anche il presidente russo Medvedev ha aperto ai Global Legal Standard. Molto dipenderà dalla disponibilità degli Stati Uniti, poiché Obama ha appena varato un ampio piano di riforma dei mercati finanziari. Potranno interagire i due "piani"? Senza dimenticare la Cina, detentrice di una grande fetta del debito pubblico americano, che oggi sembra più vicina all´Europa che agli Stati Uniti. (g.po.)

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xinjiang, violenze e arresti tre cinesi uccisi dagli uighuri (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 17 - Esteri Minoranza islamica in rivolta dopo la morte di due operai Xinjiang, violenze e arresti tre cinesi uccisi dagli uighuri I disordini sono esplosi dopo un blitz degli "han" contro i lavoratori musulmani PECHINO - Esplode la minoranza musulmana della Cina: tre persone sono morte e oltre 20 sono rimaste ferite nelle violenze scoppiate a Urumqi, capitale della provincia autonoma del Xinjiang, nel nord ovest del paese. Centinaia di persone di etnia uighuri hanno attaccato i passanti di etnia han e dato fuoco alle auto, bloccando la circolazione stradale, prima dell´intervento della polizia. Secondo il presidente dell´associazione giapponese degli uighuri, Ilham Mahmut, «tremila persone hanno manifestato e 300 sono state arrestate». Dilxat Raxit, portavoce del Congresso mondiale uighuro in Germania, parla di diecimila dimostranti e oltre cento arresti. A scatenare i disordini è stata la morte di due operai in una fabbrica di proprietà di han a Shaoguan, nella provincia del Guangdong. Secondo la stampa di Hong Kong, gruppi di operai cinesi armati di sbarre di ferro e altre armi rudimentali avevano attaccato il dormitorio degli operai uighuri di una fabbrica di giocattoli, accusandoli di una serie di piccole azioni criminali. Gli uighuri si sarebbero difesi con coltelli e decine di feriti delle due parti sarebbero stati ricoverati in ospedale. La fabbrica, la "Early Light", aveva assunto recentemente un gruppo di 600 operai di etnia uighura originari del Xinjiang. Ma nella regione musulmana la tensione era già alta anche a causa della distruzione della città vecchia di Kashgar, una delle principali città del Xinjiang e centro culturale degli uighuri, che i locali ritengono un insulto alla loro cultura. Il governo centrale cinese controlla il Xinjiang con il pugno di ferro per tenere a bada una ribellione sommersa. Ai confini con l´Asia centrale, nel nord-ovest del paese, lo Xinjiang conta circa 8,3 milioni di uighuri, che lamentano la durissima repressione politica e religiosa condotta da Pechino con la scusa della lotta al terrorismo.

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non siamo ancora fuori dalla recessione l'economia ha ancora bisogno di riforme - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 26 - Esteri La crisi Non siamo ancora fuori dalla recessione l´economia ha ancora bisogno di riforme FEDERICO RAMPINI Non siamo ancora usciti dalla recessione, non bisogna abbassare la guardia contro i pericoli di una prolungata crisi sociale con ulteriori emorragie di posti di lavoro. è il messaggio che deve uscire chiaro e forte dal G8: l´indicazione che governi e banche centrali hanno ancora tanto lavoro da fare per costruire le basi di una ripresa sana. Cominciando con un impegno comune, dettagliato e credibile, per invertire le misure protezionistiche che si sono introdotte surrettiziamente in quasi tutte le manovre di spesa pubblica, dall´America alla Cina. Ed è questo summit la sede per passare ai fatti nella definizione delle nuove regole per la finanza globale. Criteri di prudenzialità nei bilanci bancari, coordinamento delle vigilanze, creazione di un´autentica authority sovranazionale, limiti alle gratifiche dei banchieri e dei trader, sistemi di sanzioni più efficaci, inclusione dei derivati nel perimetro delle attività soggette al controllo delle banche centrali: l´elenco delle grandi riforme di sistema è noto, ci lavorano da anni i governatori. Di recente però si è percepito un affievolimento della tensione. è bastata una schiarita sui mercati finanziari, per fiaccare la voglia di riforme strutturali. Eppure le cause del collasso finanziario 2007–2008 sono ancora lì, pronte a colpire. Sarà imperdonabile se dall´Aquila non uscisse un segnale forte di disciplina dei mercati. Solo per salvare le banche, dall´inizio di questa crisi i governi del G8 hanno mobilitato insieme fondi pubblici equivalenti a 47 volte il piano Marshall per la ricostruzione dell´Europa dopo la guerra: sono risorse sottratte ad altri interventi anticiclici come gli ammortizzatori sociali e gli investimenti in infrastrutture. è tempo di presentare il conto ai padroni della finanza, e di metterli in condizione di non nuocere. Altrimenti una ricaduta nei peggiori eccessi speculativi è possibile, anzi probabile.

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riduzione del debito, sviluppo e nuovi aiuti le promesse che non sono state mai mantenute - lucio caracciolo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 28 - Esteri L´Africa Riduzione del debito, sviluppo e nuovi aiuti le promesse che non sono state mai mantenute LUCIO CARACCIOLO Da Genova 2001 l´Africa è un tema inaggirabile dei vertici G8. Con risultati più teorici che effettivi, le emergenze del continente nero occupano una discreta parte dei lavori dei grandi, e più ancora degli sherpa che ne allestiscono il documento finale. Dalla lotta all´Aids - dove qualche risultato grazie al fondo globale creato ad hoc è stato ottenuto alle strategie di supporto allo sviluppo dei paesi più poveri, l´obiettivo è colmare i gap strutturali che tuttora frenano l´aggancio dell´Africa al treno della "globalizzazione". Al vertice di Gleneagleas i grandi si erano impegnati a versare lo 0,51 per cento del Pil in aiuti entro il 2010 e lo 0,70 entro il 2015. Purtroppo alle parole non hanno fatto seguito i fatti. In particolare, l´Italia ha mantenuto solo il 3 per cento delle promesse fatte. L´attenzione dei grandi all´Africa non è troppo spontanea. Per molti versi è frutto della pressione di diverse organizzazioni non governative, che da anni concentrano i loro sforzi in questa direzione, oltre che di autorità morali come la Chiesa cattolica. Rispetto al recente passato, i grandi dovranno tener conto di almeno tre fattori nuovi. Primo: l´emergere di regioni africane in crescita invidiabile, in particolare la fascia mediterranea dal Marocco alla Libia che il Sudafrica con la sua vasta area di influenza, ormai classificabile come potenza regionale e quindi player globale. Secondo: la crescente penetrazione economica della Cina, a caccia di materie prime e di influenza geopolitica. Terzo: la crescente destrutturazione istituzionale di vaste aree del continente, dove lo Stato esiste solo sulla carta o è in via di fallimento: dal Corno d´Africa alla regione dei grandi laghi. Non verranno dal G8 risposte decisive su questi dossier. In particolare, è impossibile affrontare le questioni africane senza coinvolgere direttamente Pechino. Parlare di riduzione o di annullamento del debito senza considerare che la gran parte degli Stati africani è sempre più vincolato sotto questo profilo alla Cina, è esercizio piuttosto teorico. E noi italiani, che su questo versante della riduzione del debito ci siamo esposti molto per combinare poco, ne sappiamo qualcosa.

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la diplomazia delle "pacche sulle spalle" all'esame dei veri potenti della terra - massimo giannini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 29 - Esteri L´Italia La diplomazia delle "pacche sulle spalle" all´esame dei veri potenti della Terra MASSIMO GIANNINI Un paese a due facce. L´inferno di Viareggio e il purgatorio dell´Aquila. Una miscela di lassismo e di velleitarismo. Questa è l´Italia che ospita il G8. Come in certi kolossal cinematografici (perché di questo, essenzialmente, si tratterà) c´è la convinzione diffusa che il vertice tra i grandi del pianeta per noi sarà un successo. Comunque vada. Il problema è tutto in quel «comunque». E non è davvero un problema da poco. Sulla politica estera, l´Italia arriva all´appuntamento con un profilo sbiadito e contraddittorio. Siamo i «migliori amici» dell´America di Obama: forniamo volentieri altre truppe in Afghanistan e accogliamo ancora più volentieri qualche prigioniero di Guantanamo. Ma siamo anche i «migliori avvocati» della Russia di Putin: facciamo volentieri qualche affare sul metano e offriamo ancora più volentieri generose sponde sulla Cecenia. Nel frattempo, la diplomazia delle pacche sulle spalle genera gaffes a profusione. Dall´appoggio incondizionato agli «omicidi mirati» del governo israeliano di Netanyahu all´annuncio avventato di sanzioni al regime iraniano di Ahmadinejad. Sulla politica economica, l´Italia si presenta con un carnet confuso e insufficiente. Siamo il paese che vedrà il peggior crollo del Pil nell´Eurozona, meno 5 per cento, e che vedrà esplodere il suo debito ben oltre il 120 per cento del prodotto lordo. Al tempo stesso, siamo il paese che ha fatto meno per combattere la crisi mondiale, con una manovra che vale lo 0,5 per cento della ricchezza nazionale. Sulle politiche sociali, l´Italia si presenta come il più ideologizzato e insubordinato dei partner internazionali. Siamo il paese d´Europa che sul clima ha fatto la peggiore delle battaglie di retroguardia, e che sull´immigrazione, tra respingimenti e penalizzazioni, ha incassato il biasimo unanime della Ue e dell´Onu. Se questo è il quadro d´insieme, il tentativo italiano di prendere per mano gli otto giganti del mondo, senza fare i conti con la Cina e l´India nel G20, appare quasi patetico. In realtà sarebbe drammatico, se fossimo davvero una grande nazione. Ma mai come in questo caso ci salva la nostra solita, benedetta protettrice: Santa Irrilevanza.

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Il G8 dimentica scienza e formazione per l'Africa (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 06-07-2009)

Argomenti: Cina

Il G8 dimentica scienza e formazione per l'Africa La «scienza per l'Africa» sarà la grande assente dal G8 che si apre dopodomani, 8 luglio, a l'Aquila. La presidenza italiana ha cassato il tema. E con esso le residue speranze che gli otto paesi più ricchi del pianeta diano concreta attuazione alle solenni promesse assunte in un altro vertice, quello tenuto nel 2005 a Gleneagles, in Scozia, sotto la presidenza del Regno Unito. Non si trattava di promesse da poco. Né per la portata politica del progetto: realizzare in Africa una vasta rete di centri di ricerca e di università con standard di livello internazionale, per far entrare il continente nella società e nell'economia della conoscenza. Né per la portata economica: il G8 si era assunto il compito di investire nell'arco di 10 anni ben 3 miliardi di dollari per la ricerca e 5 miliardi di dollari per l'alta formazione. Non solo in tre anni non è stato speso nulla, ma il tema stesso ora viene cassato all'Aquila. Si tratta di un grave danno per il continente, denuncia su «Nature» il fisico sudanese Mohamed Hassan, direttore generale dell'Accademia delle scienze del Mondo in Sviluppo che ha sede, tra l'altro, a Trieste. Non c'è nulla da aspettarsi dal summit italiano, incalza l'inglese Myles Wickstead, uno degli estensori del progetto di Gleneagles. Un danno grave per l'Africa. Ma anche per l'Europa. Gli Stati Uniti, infatti, sembrano intenzionati a rafforzare la presenza americana, compresa la presenza della scienza Usa, nel continente nero: come annuncia la prossima visita di Barack Obama. Mentre la Cina ha già stanziato 5 miliardi di dollari per il suo progetto di sviluppo per l'Africa e, insieme a Brasile e India, sta rafforzando la propria presenza nel continente nero anche attraverso la collaborazione scientifica e formativa. Sarebbe grave se, anche a causa della distrazione italiana, i paesi europei si esponessero alla pessima figura di non rispettare gli impegni presi e di lasciare tutto lo spazio di collaborazione scientifica con l'Africa al resto del mondo. PIETRO GRECO

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Una produzione industriale di documenti. Una valanga di messaggi di speranza, di avvertimenti, di su... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 06-07-2009)

Argomenti: Cina

UMBERTO DE GIOVANNANGELI Una produzione industriale di documenti. Una valanga di messaggi di speranza, di avvertimenti, di suggestioni. Ma di decisioni impegnative sarà difficile trovare traccia nel summit dell'Aquila. Il G8 delle buone intenzioni. E del Cavaliere del millantato credito. A L'Aquila - preannuncia sul Sole 24 Ore l'ambasciatore Giampiero Massolo, coordinatore dei lavori preparatori e dei documenti di base del G8 - nascerà «una governance stabile e strutturata in cui G8 ed economie emergenti collaboreranno per crescita e sviluppo». Bene. Peccato, però, che lo stesso Massolo, con encomiabile onestà intellettuale, debba rilevare che c'è chi - la cancelliera tedesca Angela Merkel e, sia pure in forma meno perentoria, lo stesso Barack Obama - punta più sul G20 di settembre a Pittsburgh, come sede in cui definire le nuove regole della finanza mondiale. Il G8 delle buone intenzioni. E della falsa coscienza. Emblematico in proposito l'annosa vicenda degli aiuti ai cosiddetti paesi in via di sviluppo. Un dato, anzitutto: nel 2007 il debito dei paesi in via di sviluppo verso l'Occidente ammontava a 3,3 miliardi di dollari, contro i 2,2 del 2000. Una tangibile riprova della scarsa incidenza dei vari vertici G8. Promesse. Mai mantenute. Sulla riduzione degli aiuti economici all'Africa «siamo nel torto assoluto. Quando si assume un impegno bisogna mantenerlo. Noi siamo in ritardo e questo ritardo dobbiamo colmarlo», ammette il premier italiano. Chissà se al Cavaliere avranno fatto leggere l'Independent che ieri pubblicava un'intervista a Max Lawson, dirigente dell'Ong Oxfam International, secondo cui «il curriculum dell'Italia nell'aiuto estero è immorale». E chissà se qualche suo stretto collaboratore abbia ricordato al Cavaliere che nel summit G8 svoltosi a Gleaneagles nel 2005 (con Berlusconi presidente del Consiglio) fu concordato di raddoppiare gli aiuti destinati alla cooperazione in Africa fino ad arrivare a 50 miliardi di dollari, ed allo 0,51 dei Pil nazionali, entro il 2010, e allo 0,7 entro il 2015. Pochi l'hanno fatto; qualcuno lo ha perfino superato, o vi si è avvicinato. Molto lontani Italia e Francia. Intanto in Africa si continua a morire come mosche per fame, mancanza di acqua, malattie curabilissime (al di là del flagello dell'Aids che sconvolge soprattutto la regione subsahariana), di parto. La fame e la povertà, già da sempre devastanti, stanno avanzando a passi da gigante poiché la crisi internazionale, seppur con qualche ritardo, si è abbattuta come una ghigliottina su economie già debolissime, portando ad aumenti esorbitanti del costo del cibo; una carestia a cui la popolazione non può far fronte. Se non si pone un freno a questa deriva che accelera- avverte Amnesty International nel suo ultimo rapporto - l'Africa apparirà sempre più come un cimitero nel cuore del quale è innescata una spaventosa bomba in grado di far saltare tutti gli equilibri politici. Dall'emergenza-Africa, a quella climatica. Il Cavaliere conferma come la «lotta ai cambiamenti climatici sia nell'agenda del G8 come una delle priorità della Presidenza italiana...». Ben strana priorità. Visto che in oltre un anno di governo di centrodestra, sono stati azzerati oltre 1 miliardo di euro dalle politiche ambientali, alle energie rinnovabili e al fondo per Kyoto. Promettere non costa nulla. Mantenere, sì. Ma il G8 delle buone intenzioni non sembra proprio voler essere risolutivo. Sul clima, come sul fronte caldissimo dell'Iran. Una discussione politica «intensa» su violenze e repressioni, ma nessuna indicazione su nuove possibili sanzioni. La crisi iraniana sarà una delle emergenze più spinose sul tavolo del G8 dell'Aquila. L'obiettivo strategico di impedire che Teheran sviluppi l'arma nucleare unisce la comunità internazionale. Ma è sulla tattica per arrivarci che gli otto Grandi si presenteranno all'Aquila con visioni diverse tra loro. Da una parte gli europei - con Francia, Gran Bretagna e Germania in testa - che spingono per condannare duramente la violenta reazione del regime degli ayatollah contro le proteste post-elettorali e puntano a lasciare sul tavolo la pistola carica di un irrigidimento delle sanzioni. Dall'altra la Russia - appoggiata dalla Cina, che pure parteciperà ai lavori del summit aquilano - che di misure del genere non vuole sentire parlare, e anzi sta contribuendo ad ultimare la prima centrale nucleare iraniana a Bushehr. Nel mezzo gli Stati Uniti: Washington vuole naturalmente frenare le ambizioni atomiche di Teheran, ma Barack Obama ha già chiarito che la mano dell'America e della comunità internazionale resterà tesa fino alla fine dell'anno. Con l'obiettivo di offrire una sponda ai moderati iraniani e nella speranza che, quella mano, Teheran si decida a raccoglierla. E l'Italia? Il caos regna sovrano. Nei giorni scorsi Berlusconi aveva evocato esplicitamente la possibilità che il G8 si muovesse verso nuove sanzioni, riferendosi ad alcune «telefonate» avute con gli altri leader. Una prospettiva, ha subito frenato il titolare della Farnesina Franco Frattini dopo le cautele espresse dalla Casa Bianca, di cui si parla su «tavoli europei più confidenziali», ma che al momento appare «prematura». All'Aquila si avrà «una discussione politica che includerà tutte le opzioni» (esclusa una, quella militare), ma «non verranno adottate delle decisioni», anticipa Frattini. La posta in gioco

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Non solo per il G8. La visita del presidente cinese (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 06-07-2009)

Argomenti: Cina

Non solo per il G8. La visita del presidente cinese Un fitto programma di impegni per il presidente cinese Hu Jintao in Italia. Oggi incontri istituzionali: prima sarà ricevuto al Quirinale, poi a Palazzo Chigi. Nel pomeriggio i colloqui a Montecitorio con il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, e a Palazzo Giustiniani con il Presidente del Senato, Renato Schifani. Sempre nel pomeriggio di domani il Presidente cinese interverrà al Forum economico Italia-Cina con, tra gli altri, anche Berlusconi e la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Domani visita turistica a Venezia, Pisa e Firenze. Poi mercoledì all'Aquila per il G8.

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La Corea rovina la festa a Obama (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-07-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-07-05 - pag: 7 autore: Sfida agli Usa. Lanciati sette missili La Corea rovina la festa a Obama Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente La Corea del Nord "festeggia" il giorno dell'Indipendenza americana con giochi pirotecnici. Ieri Pyongyang ha lanciato ben sette missili verso Oriente che sono caduti senza far danni nel Mar del Giappone. Secondo l'agenzia sudcoreana Yonhap, che cita fonti del ministero della Difesa di Seul, due vettori balistici di tipo Scud con una gittata stimata di 500 chilometri sono stati catapultati da una base missilistica nordcoreana imprecisata verso le 8 del mattino. Poche ore dopo, altri due razzi dello stesso tipo sono stati lanciati da una stazione missilistica situata vicino a Wonsan. Quindi, nel pomeriggio inoltrato, sono stati lanciati altri tre vettori. Secondo gli esperti sudcoreani che, nonostante 60 anni di separazione totale, parlando la stessa lingua e condividendo la stessa cultura dei cugini del Nord sono i più acuti analisti della politica del regime di Pyongyang, i lanci missilistici di ieri rappresentano una piccola escalation rispetto alle recenti provocazioni nordcoreane. Dopo l'esperimento atomico del 25 maggio scorso, la Corea del Nord ha effettuato alcuni test balistici che hanno tenuto in costante apprensione l'Occidente. Ma, come nel caso delle "esercitazioni" del 2 luglio, si trattava di missili a corto raggio. I sette vettori lanciati ieri nel Mar del Giappone, invece, sono Scud, razzi a media-lunga gittata che teoricamente sarebbero in grado di colpire le coste del Giappone. Ieri, poco dopo l'annuncio della notizia, l'Intelligence di Tokyo ha perfino ipotizzato che tra i sette missili esplosi dalle basi nordcoreane ci fossero anche dei Rodong, razzi con una gittata più lunga degli Scud (1.000-1.500 chilometri) capaci di raggiungere agevolmente buona parte del territorio giapponese e sudcoreano. «Il test missilistico condotto da Pyongyang il 2 luglio rientra nell'ambito di esercitazioni di routine-è l'interpretazione fornita dall'agenzia di stampa sudcoreana - Quella di oggi (ieri, Ndr) ,invece,sembra un'iniziativa di natura politica, poiché coincide con la festa dell'Indipendenza americana ». L'ennesimo esperimento balistico di ieri rappresenta l'ultimo atto di sfida o Washington. E anche contro l'intera comunità internazionale, giacché la recente risoluzione 1874 varata dall'Onu dopo il test nucleare di fine maggio vieta a Pyongyang qualsiasi esperimento balistico con missili a medio-lungo raggio come gli Scud. «La Corea del Nord- ha detto un portavoce del dipartimento di Stato americano, Karl Duckworth - dovrebbe astenersi da azioni che aggravano le tensioni e concentrarsi sui colloqui per la denuclearizzazione e l'attuazione degli impegni assunti con la dichiarazione del 19 settembre del 2005». «è una provocazione» in aperta sfida alle risoluzioni dell'Onu ha dichiarato l'Alto commissario Ue per la politica Estera, Javier Solan. Non saranno gli ultimi lanci, avverte la Corea del Sud. La strategia di Kim Jong-il è chiara: continui gesti provocatori per tenere alta la tensione nel Nordest asiatico. Non è chiaro, tuttavia, quale sia il vero scopo di questa politica al limite dell'autolesionismo. Forse il regime comunista vuole spingere le controparti a tornare a sedersi al Tavolo dei Sei, il negoziato aperto nel 2003 per volontà della Cina (vi partecipano anche Usa, Giappone, Russia e Corea del Sud) per denuclearizzare la penisola coreana. E non è detto che la manovra non riesca. Ieri sera, Mosca ha dichiarato che Russia e Cina (i due vecchi alleati storici di Pyongyang) «sono convinte che per risolvere la crisi nordcoreana non ci siano opzioni alternative al Tavolo dei Sei». © RIPRODUZIONE RISERVATA IL 4 LUGLIO L'azione provocatoria nell'Independence day Mosca e Pechino invitano alla calma: non c'è alternativa ai negoziati a sei

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Solo 11 distretti resistono (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-07-05 - pag: 11 autore: Competitività. Secondo il Monitor di Intesa Sanpaolo la Campania è la regione che limita di più i danni Solo 11 distretti resistono Cede ancora l'export e in tre mercati su quattro cala il fatturato di Franco Locatelli S i salvano solo in undici dalla peggior crisi della storia recente dei distretti industriali italiani. Nei primi tre mesi del 2009 il crollo della domanda dei mercati di sbocco e la riduzione dei prezzi delle commodity e dei prezzi alla produzione hanno provocato la caduta del 20% delle esportazioni dei distretti, che dura ormai da sei trimestri consecutivi, che ha parzialmente risparmiato il meno ciclico settore alimentare ( 2,4%) e che è stata solo lievemente mitigata a maggio facendo prevedere un modesto miglioramento solo sul finire dell'estate. Al crollo sfugge soltanto un decimo dei 104 distretti italiani che, malgrado tutte le turbolenze, registra una crescita tendenziale delle proprie esportazioni anche nella fase più acuta della crisi e in particolare nel primo trimestre del 2009. L'elenco degli undici campioni in controtendenza comprende la calzatura sportiva di Montebelluna, la ceramica artistica di Bassano del Grappa, la maglieria e abbigliamento di Carpi, le conserve di Nocera Inferiore, i vini di Langhe, Roero e Monferrato, il prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, l'abbigliamento del Barese, gli articoli in gomma e materie plastiche di Varese, il biomedicale di Mirandola, i coltelli e le forbici di Maniago, la lavorazione dei metalli della Valle dell'Arno. La performance di queste aree industriali non basta però a compensare la diffusione della crisi che emerge dall'impietosa fotografia dall'ultimissimo Rapporto trimestrale del Monitor dei distretti curato dal Servizio studi e ricerche di Intesa Sanpaolo. Il crollo della domanda negli Usa, nel Regno Unito, in Spagna, in Russia, il suo ridimensionamento in Turchia, Ucraina, Brasile e India e la sua più contenuta ma significativa riduzione in Francia, Germania, Cina, Arabia Saudita ed Emirati Arabi hanno messo in ginocchio le nostre esportazioni distrettuali, che sono cresciute solo in Algeria dove è in corso un vasto piano di infrastrutturazione. Su tre mercati ogni quattro i distretti registrano una riduzione del fatturato e a farne le spese sono soprattutto i distretti dei beni intermedi del sistema moda (-28,8% di export tra gennaio e marzo 2009), quelli dei prodotti in metallo per l'industria (-26,8%), dei beni per l'edilizia del sistema casa (-26,5%), dei mobili ed elettrodomestici (-25,5%) e della meccanica strumentale (-22,3%). Un po' meglio vanno i distretti che producono manufatti per il sistema casa (-15,6%) e beni di consumo per il sistema moda (-14,7%) nonchè i distretti alimentari. L'evoluzione negativa del fatturato e dell'export cambia anche la geografia dei distretti. Grazie alle conserve di Nocera Inferiore è la Campania la regione che limita maggiormente le perdite dei suoi distretti, le cui esportazioni calano ma meno del 5%, mentre le regioni "migliori" perdono il 15% (Emilia- Romagna e Veneto), quelle più in difficoltà (Marche e Puglia) oltre il 30% e la Basilicata addirittura il 40%. Secondo Monitor anche i prossimi mesi saranno difficili per i distretti e molte delle loro imprese finiranno fuori mercato. Il problema è capire quali, perchè, pur essendo la selezione sempre amara, un conto è se ad uscire dal mercato saranno quelle più deboli sul fronte produttivo e quelle che si sono rinnovate meno e un altro conto è che fuori mercato finiscano invece imprese valide sul piano produttivo ma deboli sul piano finanziario. In questo secondo caso ci potrebbero essere riflessi negativi sulla competitività generale dell'industria. La crisi attuale dei distretti dice però un'altra cosa e suggerisce la strada da percorrere. Per le imprese dei distretti e non solo è importante puntare sulla qualità e «saper produrre » al meglio, ma ancor più determinante è «saper vendere», sia rafforzando la rete commerciale che sfruttando tutte le opportunità del mercato. Non per caso i pochi distretti che resistono alla crisi, continuando ad esportare (illuminante il caso di Montebelluna) o limitando le perdite, sono quelli che meglio presidiano i mercati esteri o che si sanno incuneare in nuove nicchie in virtù della loro particolare specializzazione produttiva come succede alle imprese del distretto di macchine per imballaggio di Bologna. Ma c'è un'altra lezione che arriva dalla crisi dei distretti ed l'urgenza di accelerare il consolidamento della nostra industria con aggregazioni o acquisizioni rivolte in particolare ai soggetti più deboli sul piano finanziario ma ricchi di Know how produttivo e titolari di brand conosciuti.E' un'occasione, questa sì, da non perdere. © RIPRODUZIONE RISERVATA SORPRESA NORD AFRICA In crescita i rapporti di business con l'Algeria grazie a un vasto programma di realizzazione delle infrastrutture

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Se ci chiedono di investire non devono poi penalizzarci (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-05 - pag: 4 autore: Veneto/ Refrigerazione e condizionamento «Se ci chiedono di investire non devono poi penalizzarci» «U na farsa, un gratta e vinci, un lancio di dadi. Non so quale sia il metodo più adeguato per garantire i fondi in ricerca e innovazione, ma sicuramente nonè questo». Più che arrabbiato Francesco Bettella, presidente della Uniflair di Conselve, nel Padovano – azienda di sistemi di refrigerazione e condizionamento con stabilimenti in Cina e India, da 281 dipendenti e 97 milioni di fatturato (nel 2008) – si dice deluso e amareggiato. «Avevamo chiesto una detrazione d'imposta di quasi 97mila euro a fronte di un investimento di oltre un milione – spiega –.Abbiamo inviato la domanda immediatamente, il nostro resoconto internet registra le ore 10.01, ma dall'ufficio di Pescara, dove andavano inviate le domande, abbiamo ricevuto l'avviso che i fondi erano già esauriti. Ora dovremo ristornare la voce dal nostro bilancio». Quella della Uniflair è una delle 30 domande che Confindustria Padova ha seguito direttamente per un ammontare complessivo di circa 10 milioni di investimenti in ricerca. Ma il 65% delle imprese è rimasto escluso dalla lotteria. Molte dopo aver già realizzato l'investimento, iscrivendo a bilancio il credito d'imposta oggi negato. «Non è stata una cosa seria – continua l'imprenditore, che si chiede come mai le richieste andassero convogliate a Pescara e nona Roma –; non si possono concedere benefici senza verificare se siano giustificati, anche se non metto in dubbio la bontà dei progetti presentati. Ma va quantomeno stilata una graduatoria e messo a punto un sistema di valutazione. Così come non si possono cambiare le regole in corsa comeè avvenuto con la trasformazione delle norme con un decreto legge successivo, quello della fine del 2008 che ha permesso al Governo di agire retroattivamente ponendo un tetto all'agevolazione e introducendo la prenotazione telematica. Economisti ed esperti – conclude Bettella – dicono in coro che si esce dalla crisi solo con l'innovazione e la ricerca ma poi chi la fa si trova penalizzato. Questo è ridicolo. Oltre a distribuire le risorse bisogna pensare anche a chi le crea o le può creare». Katy Mandurino © RIPRODUZIONE RISERVATA Francesco Bettella Presidente Uniflair Conselve (PD)

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Il chinotto belle époque (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: TEMPO LIBERATO data: 2009-07-05 - pag: 43 autore: A me mi piace Il chinotto belle époque di Davide Paolini C' era una volta – oppure è meglio dire «a volte tornano» –: stiamo pensando al chinotto, frutto di origine cinese, la Cytrus Myrtifolia, simile alla pianta del mirto (piccole dimensioni, foglie verdi intenso) forse è ritenuto solo un nome coniato per una bevanda. è davvero bizzarro nell'epopea delle bibite energetiche del fast food, ovverosia della fretta, assistere al ritorno di una bevanda che ha contrassegnato l'era del bar sport, ovverosia dei lunghi pomeriggi al flipper, al calciobalilla, davanti al juke box. Eppure la civiltà del chinotto, bevanda di modernariato, ha ripreso il suo cammino, magari sotto abiti (leggi packaging) diversi, così come si riveste un divano d'antan con tappezzeria contemporanea: con la biglia come fosse una vecchia gazzosa (Abbondio), con look chic (Lurisia), con bottiglia più larga, ma con la solita grinta (se bevi Neri ne ribevi). Mentre Paoletti continua con la linea tradizionale. Civiltà, appunto, perché il passato di questo frutto è nobile. è stato il preferito dalla Belle époque, il protagonista dei salotti liberty, spesso anche ritratto in quadri d'inizio Novecento. L'arrivo della Grande Guerra ne ridimensionò la fama. I mercati d'Europa e d'oltre oceano avevano amato le "mignonnettes", rinomate in Francia e Austria dove il chinotto costituiva il ripieno dei boeri al cioccolato, o diveniva marmellata. Tra tutti i prodotti, quello più ricercato, divenuto quasi lo status symbol dell'epoca, era però la bevanda gassata e analcolica, servita come aperitivo o rinfrescante. Tutto iniziò nel 1877, quando un'industria di frutti canditi,Silvestre- Allemand, decise di trasferirsi nella zona di Savona, caratterizzata dall'aroma intenso degli alberi sempreverdi di chinotto, importati dalla Cina da un marinaio locale con il quale quest'azienda elaborava la maggior parte delle canditure. La ricetta segreta con cui addolcire l'agrume, assai acido e aspro, rendendolo commestibile, fu casualmente rivelata dagli operai del laboratorio a una drogheria, il cui proprietario, facendo tesoro della tecnica con cui erano trasformati sia i chinotti grandi, o balloni, che quelli più piccoli, diede vita a una dinastia imprenditoriale, tuttora attiva: Augusto Vincenzo Besio. Dopo varie vicende: crisi economica del dopoguerra e soprattutto congelamento dei frutti per le basse temperature, arrivò la crisi del chinotto. Servirono circa una decina d'anni perché ritornasse a ricoprire un ruolo centrale nel mondo dei dolciumi e dei drink italiani, divenendo uno dei simboli della ripresa alimentare degli anni Trenta. Una storia fatta di stop and go quasia segnare la storia del costume. Sine qua non sempre! © RIPRODUZIONE RISERVATA 1 «Il gastronauta» è ogni sabato alle 11 su Radio 24.

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Cina: esplode lo Xinjiang, 156 morti (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 06-07-2009)

Argomenti: Cina

Cina: esplode lo Xinjiang, 156 morti ***, 06 luglio 2009, 22:32 Mondo Quelli di ieri sono stati gli incidenti più gravi dalla rivolta tibetana della primavera dell'anno scorso e tra i più gravi ad essersi mai verificati nel Xinjiang, una regione desertica e montuosa ricca di risorse naturali nel nordovest della Cina. I disordini sarebbero scoppiati quando le forze di sicurezza cinesi sono intervenute per disperdere una manifestazione di almeno un migliaio di persone che chiedevano un' indagine approfondita su un episodio verificatosi il 26 giugno nel Guangdong, la provincia industrializzata del sud della Cina, dove lavorano decine di migliaia di immigrati provenienti da tutto il paese, inclusi migliaia di uighuri La tensione etnica è esplosa violenta nella regione cinese del Xinjiang dove nella capitale Urumqi, secondo l'ultimo bilancio dell'agenzia Nuova Cina, almeno 156 persone domenica sono morte in scontri tra giovani uighuri e forze di sicurezza cinesi. Mentre i disordini si sono pericolosamente allargati oggi a una seconda città, le autorità accusano il Congresso Mondiale degli Uighuri e la sua presidente Rebiya Kadeer di avere fomentato le proteste con lo scopo ultimo di creare nel Xinjiang uno Stato indipendente. Il Congresso e la stessa Kadeer lo negano e, in un comunicato inviato ad alcuni mezzi d'informazione stranieri in Cina, hanno affermato che migliaia di uomini di quattro diversi corpi militari e paramilitari cinesi ieri hanno usato fucili automatici e mezzi corazzati contro una manifestazione pacifica. Secondo la Nuova Cina, la polizia oggi è dovuta intervenire per disperdere 200 manifestanti che si erano riuniti davanti alla moschea Id Kah nella città di Kashgar, uno dei passaggi obbligati dell'antica Via della seta. L'agenzia aggiunge che la protesta sta tentando di organizzarsi anche nella città di Aksu e nella prefettura di Yili Kazakh. "E' una pratica abituale del governo cinese quella di accusare me per qualsiasi incidente si verifichi nel Turkestan dell' Est (il nome col quale i nazionalisti uighuri indicano il Xinjiang, ndr) e Sua Santità il Dalai Lama per qualsiasi cosa succeda nel Tibet", ha affermato Rebiya la Kadeer nel comunicato. Quelli di ieri sono stati gli incidenti piu' gravi dalla rivolta tibetana della primavera dell'anno scorso e tra i più gravi ad essersi mai verificati nel Xinjiang, una regione desertica e montuosa ricca di risorse naturali nel nordovest della Cina. Secondo una serie di testimonianze convergenti, i disordini sono scoppiati quando le forze di sicurezza cinesi sono intervenute per disperdere una manifestazione di almeno un migliaio di persone che chiedevano un' indagine approfondita su un episodio verificatosi il 26 giugno nel Guangdong, la provincia industrializzata del sud della Cina dove lavorano decine di migliaia di immigrati provenienti da tutto il paese, inclusi migliaia di uighuri provenienti dal Xinjiang. Nell'episodio - che secondo la stessa stampa cinese è stato innescato da voci poi rivelatesi false - decine di operai cinesi di etnia 'han' hanno attaccato un dormitorio di operai uighuri, uccidendone almeno due. Nessuno è stato arrestato per gli omicidi. "Le autorità cinesi dovrebbero ammettere - ha scritto ancora Rebiya Kadeer nella dichiarazione diffusa dal Congresso Mondiale degli Uighuri - che la pacifica protesta è stata innescata dall'illegale attacco di teppisti che hanno picchiato e ucciso dei lavoratori uighuri in una fabbrica di giocattoli nel Guangdong. Il loro fallimento nell'intraprendere una qualsiasi azione per punire i teppisti cinesi responsabili dei brutali omicidi è la vera causa di questa protesta". Rebiya Kadeer è un'imprenditrice di quasi 70 anni che vive in esilio dal 2005 dopo aver trascorso sei anni in prigione, accusata di aver messo in pericolo la sicurezza dello Stato. La televisione cinese, Cctv, ha diffuso in serata delle immagini nelle quali si vedono giovani uighuri che, a Urumqi, distruggono automobili, tirano pietre contro un bersaglio non visibile, e danno l' assalto ad un autobus. Molti cinesi vengono intervistati, alcuni dei quali sanguinanti in seguito agli attacchi subiti dagli uighuri. Non sono state ancora fornite indicazioni sull'etnia di coloro che sono deceduti. Secondo una fonte del Congresso Mondiale degli Uighuri 70 persone, tutte di etnia uighura, sono state circondate e uccise dagli agenti cinesi nel quartiere di Nemmen, uno di quelli nei quali si sono verificate le proteste. L'agenzia Nuova Cina cita varie testimonianze di cinesi, alcuni dei quali affermano di essere stati aggrediti dalla folla. L'agenzia cita anche il direttore dell' Ospedale del Popolo secondo il quale su 291 persone ricoverate in seguito alle violenze di ieri, 233 erano di etnia cinese 'han', 39 di etnia uighura e gli altri appartengono ad altre minoranze etniche che vivono nella regione. Urumqi, una città di 2,3 milioni di abitanti oltre tremila chilometri a nordovest di Pechino, è la capitale della Regione Autonoma del Xinjiang. Gli uighuri, turcofoni e di religione musulmana, sono gli abitanti originari della regione, che chiamano Turkestan dell' est, e oggi sono circa il 44 per cento dei 20 milioni di abitanti della regione. Gli immigrati cinesi sono circa il 38 per cento e gli altri appartengono alle minoranze kazhaka, kirghisa e mongola. (fonte Ansa)

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A Guangzhou torna la Fiat made in Cina (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

A Guangzhou torna la Fiat made in Cina da Finanza&Mercati del 07-07-2009 Tornano auto a motori Fiat made in China. Lo prevede un accordo siglato dal Lingotto oltre Muraglia, accordo che ha fatto da capofila per le 38 intese dal valore complessivo di 2 miliardi di dollari siglate ieri da un folto gruppo di aziende italiane nell'ambito del forum Italia-Cina. L'ad della casa di Torino Sergio Marchionne ha firmato con i vertici della cinese Gac (Guangzhou automotive company) un'intesa per la costituzione di una joint venture industriale paritetica che da metà 2011 produrrà motori e auto Fiat per il mercato cinese. L'operazione prevede un investimento di oltre 400 milioni per la costruzione di un nuovo stabilimento con una superficie produttiva di oltre 700mila metri quadrati. L'impianto sarà a Changsha, capitale dello Hunan, e l'iniziativa potrà così «avvalersi del piano di sostegno allo sviluppo che il governo cinese ha varato per favorire i nuovi investitori nelle sei province della Cina centrale». Nella prima fase di sviluppo, la jv disporrà di una capacità installata di 140.000 autovetture e 220.000 motori all'anno. Successivamente incrementabile a 250mila vetture e 300.000 motori. I modelli «saranno equipaggiati con motori e cambi tecnologicamente evoluti, per rispondere alle richieste del governo cinese di sviluppare veicoli a bassi consumi e ridotte emissioni», ha sottolineato Fiat in una nota. Il primo modello che verrà introdotto sul mercato sarà la Linea. Il presidente di Fiat Luca di Montezemolo ha espresso «Forte soddisfazione per il rilancio della nostra presenza in Cina». L'accordo di ieri, infatti, consolida la partnership avviata da Torino con Guangzhou all'inizio del 2008, dopo il mancato perfezionamento dell'alleanza con Chery Automobile. E non è giunto da solo, dato che ieri il gruppo Fiat (-1,2% a 6,98 euro in Borsa) ha siglato altre sette intese da complessivi 225 milioni di dollari. Intanto, Oltreoceano sono state completate le nomine del board di Chrysler: gli ultimi consiglieri nominati sono Douglas Steenland, ex ceo di Northwest Airlines; Ronald Thompson, presidente del consiglio fiduciario di Teachers Insurance and Annuity Association; George Gosbee, presidente di Tristone Capital; Scott Stuart, tra i fondatori di Sageview Capital e Stephen Wolf, presidente di R.R. Donnelley & Sons.

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Il Leone rileva il 30% di Guotai per 100 mln (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Leone rileva il 30% di Guotai per 100 mln da Finanza&Mercati del 07-07-2009 Si alza il ruggito del Leone in Cina. Ieri Generali ha siglato un accordo per rilevare il 30% di Guotai, società cinese di gestione del risparmio, per un controvalore di circa 100 milioni di euro. «L'alleanza con Guotai ci permette di integrare la gamma di prodotti assicurativi già offerta dalle nostre compagnie locali e di realizzare il disegno strategico di divenire uno dei player di riferimento in Cina nella previdenza integrativa aziendale». Questo il commento dell'ad Sergio Balbinot, che ieri ha siglato a Roma l'intesa insieme all'ad di Guotai, Jin Xu, alla presenza del presidente del presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi e di quello cinese Hu Jintao. L'operazione consente a Generali di «allargare l'offerta - si legge in una nota - ai piani pensione di secondo pilastro, recentemente avviati in Cina» dal nuovo sistema previdenziale, che ha implementato degli schemi pensionistici volontari ai quali contribuiscono i datori di lavoro e i dipendenti (le cosiddette enterprise annuities). Fino a oggi, infatti, il gruppo di Trieste era presente solo nel settore vita, grazie alla joint venture stretta nel 2002 con China National Petroleum Corporation ed estesa poi a fine 2007 anche ai rami danni. Grazie all'accordo con Guotai, invece, il Leone entra in un nuovo mercato, quello dei fondi pensione, dalle ampie potenzialità di sviluppo. Si stima, infatti, che su un mercato potenziale di 220 milioni di lavoratori, solo il 5% di questi versino attualmente contributi per uno schema pensionistico. «A tutt'oggi la licenza assicurativa ci ha permesso, in questo settore, di focalizzarci su polizze di rendita immediata rivolte alla popolazione già in quiescenza. Adesso - ha spiegato Balbinot - grazie alla licenza per le enterprise annuities detenuta da Guotai, Generali sarà fra i pochi gruppi assicurativi in grado di completare l'offerta alla clientela aziendale cinese potendo estendere il suo raggio di azione anche al segmento, ancora largamente inesplorato, dei piani di previdenza integrativa aziendali di secondo pilastro per i dipendenti attivi di imprese pubbliche e statali». In Borsa però ieri il titolo ha perso l'1,37%, a 14,37 euro, in un mercato fortemente appesantito dalle vendite.

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I consumatori (soprattutto europei) in tempi di crisi tagliano le spese per i farmaci. La sfida dei ... (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

I consumatori (soprattutto europei) in tempi di crisi tagliano le spese per i farmaci. La sfida dei ... di Redazione del 07-07-2009 da Finanza&Mercati del 07-07-2009 [Nr. 131 pagina 19] I consumatori (soprattutto europei) in tempi di crisi tagliano le spese per i farmaci. La sfida dei generici nei Paesi emergenti continua a essere una bella gatta da pelare. Ma l'industria farmaceutica ha sempre frecce al suo arco. Ieri due dei migliori titoli di Zurigo erano del settore. Miglior performer Roche (in progresso del 2,32%), poco sotto Novartis (che guadagnava lo 0,92%). Vontobel venerdì scorso confermava il giudizio buy su entrambe le aziende grazie ai test positivi sul Lucentis. Ma ovviamente per i colossi farmaceutici le notizie allarmanti, seppur non da panico, sul diffondersi di quella che ormai è l'ex influenza suina, ma decisamente una pandemia, significano crescita di fatturato. La forza dello yuan Altro che dollaro ed euro. La Cina la «valuta forte» ce l'ha in casa. Pechino tratta con Mosca perché le due potenze si alleino sull'asse yuan-rublo, per affrancarsi dal dominio delle valute internazionali (tema che Pechino riproporrà anche nel prossimo G8 italiano). Ma la Cina va oltre. Pechino ha lanciato un programma pilota che permetterà ad aziende di Hong Kong e Macau di operare nell'import-export in yuan con città continentali come Shanghai, Guangzhou, Shenzhen, Dongguan e Zhuhai. Passo cruciale per l'internazionalizzazione dello yuan. Non solo, la Cina sta lavorando a un accordo che consentirà alle aziende di Yunnan e Guangxi di commerciare in yuan con i membri della Association of Southeast Asian Nations. Lufthansa Niente paura. L'approfondimento di indagine Ue sull'acquisizione di Austrian Airlines da parte di Lufthansa non è un ostacolo. Ne è convinto Josef Pröll, ministro delle Finanze di Vienna, che indica nel 31 luglio la data in cui l'operazione potrebbe chiudersi. Per ora Lufthansa continua a essere una rarità in un settore aereo (sul fronte aeroportuale, come dei produttori di velivoli e ovviamente dei vettori) che continua a restare a terra. Ieri la compagnia tedesca ha guadagnato il 2,23% e, tra i pochi titoli positivi del listino di Francoforte in netto calo (1,20%), risultava il miglior performer. Grazie anche all'upgrade attribuitelo da Bank of America.

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tra affari e repressione - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 1 - Prima Pagina Tra affari e repressione FEDERICO RAMPINI Due miliardi di dollari di investimenti in Italia. 156 morti nella rivolta della minoranza islamica uigura. Una terribile contraddizione pesa sulla visita del presidente cinese Hu Jintao a Roma. La cronaca è dilaniata, schizofrenica: da una parte la passerella trionfale di fronte al governo italiano e alla Confindustria; dall´altra il tragico bollettino di guerriglia urbana dalla Cina. Tocca a Napolitano, da solo, sollevare il problema: «Il progresso economico e sociale della Cina pone nuove esigenze in materia di diritti umani». SEGUE A PAGINA 7

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"la soluzione è fuori torino" il pronostico degli industriali - paolo griseri (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina III - Torino Boglione, Mele, John Elkann, Vitelli e le sfide sui nuovi mercati "La soluzione è fuori Torino" Il pronostico degli industriali Mele: quando sono arrivato alla Lavazza c´era un solo difetto: non cresceva all´estero Elkann: la città promuove chi sa rischiare e penalizza poco chi rischiando sbaglia PAOLO GRISERI La soluzione è fuori da Torino. Non solo la Fiat guarda alla dimensione internazionale per uscire più forte dalla crisi. Anche altre aziende leader torinesi (Azimut, BasicNet, Lavazza) puntano le loro carte su ciò che si muove oltre le Alpi, nei mercati emergenti del Bric (Brasile, Russia, India e Cina). Al punto che, rivela l´ad di Lavazza Gaetano Mele, «dopo aver acquisito una catena di 200 caffetterie in India ci prepariamo ad effettuare un´operazione analoga in Brasile». Per dire in un paese dove il caffè lo conoscono bene perché lo coltivano da secoli. è questa una delle suggestioni emerse dalla tavola rotonda sulle imprese torinesi (coordinata da Enrico Mentana) che ha concluso l´assemblea annuale di Confindustria Torino. L´esempio Lavazza è uno dei più chiari di che cosa significhi internazionalizzazione: «Quando sono arrivato a Torino - racconta Mele - ho trovato un´azienda molto solida che aveva un solo difetto: non cresceva. Con gli azionisti abbiamo deciso che bisognava scommettere sulla concorrenza internazionale per evitare di dover giocare sulla difensiva a medio lungo termine». Lavazza è passata così da un rapporto 70/30 tra fatturato italiano e estero a un rapporto 60/40. E la tendenza è destinata ad accentuarsi. «Una delle particolarità di Torino - spiega John Elkann, presidente di Exor e vicepresidente della Fiat - è la sua capacità di promuovere chi sa rischiare e di penalizzare poco chi, rischiando, sbaglia». Che sia questa una delle ragioni per cui un imprenditore come Marco Boglione ha potuto rilevare un´azienda fallita e trasformarla in «un business dei marchi»? «Non avevamo scelta - spiega Boglione - perché non avremmo mai potuto competere con i cinesi sui costi di produzione di una maglietta. Abbiamo allora deciso di valorizzare i nostri marchi e di proporne la produzione e la vendita a quegli imprenditori che nel mondo intendevano scommettere sulla loro capacità di penetrazione». Ora che quella scommessa ha avuto successo, lo stesso Boglione lancia una provocazione: «Non capisco l´atteggiamento di chi ci chiede di essere competitivi e, allo stesso tempo attacca le scelte protezionistiche: senza protezionismo non riusciremo mai a competere con aziende che pagano gli operai 150 euro al mese». La polemica è con la Presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che però ha già dovuto lasciare la sala per recarsi a Roma all´incontro con la delegazione cinese al G8. Anche il fondatore di Azimut, Paolo Vitelli, concorda con Jouhn Elkann riconoscendo che uno dei segreti del successo dei torinesi all´estero «è quello di aver ereditato dalla grande impresa la cultura del rischio e di aver saputa applicare a diversi settori». Così Vitelli ricorda di quando «mangiavo gli occhi degli animali nelle ciotole che mi venivano offerte negli accampamenti del deserto per vendere le barche agli arabi». E forse proprio la capacità di pensare in grande è uno dei motivi che spiegano la superiorità della cultura industriale delle grandi imprese sulle piccole: «La differenza tra i modelli del Piemonte e del Veneto - chiude Boglione - è che in Piemonte può capitare di vedere grandi industriali alla guida delle utilitarie mentre in Veneto si incontrano piccoli industriali a bordo di grandi fuoriserie».

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saet group va controcorrente niente crisi grazie all'eolico - antonello micali (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XII - Torino Saet group va controcorrente niente crisi grazie all´eolico Aumentano addetti e stabilimenti per l´azienda di Leinì In primo piano a livello europeo ANTONELLO MICALI C´è un´azienda che va controcorrente. Al tempo della crisi economica che mette in ginocchio marchi storici dell´industria, aumenta i dipendenti e apre nuovi stabilimenti (in Turchia e Cina). è la Saet group di Leinì specializzata nella produzione di tecnologie e soluzioni per impianti di trattamento termico a induzione, in altre parole nella produzione di impianti eolici. Fondata nel 1966 da Pietro Canavesio, nel 2005 stava per essere ceduta ad un gruppo tedesco. Una decisione scongiurata dal rientro del figlio, Davide, fino ad allora impegnato all´estero, fermamente determinato a mantenere l´impresa in famiglia, e a non privare l´area di una realtà produttiva. E i risultati gli stanno dando ragione, anche in tempi di crisi. Ma non c´è nessuna ricetta miracolosa dietro questo positivo andamento. Spiega Davide Canavesio, giovane ad del gruppo: «Saet ha saputo abbinare l´innovazione tecnologica all´internazionalizzazione della sua produzione. Certo, la crisi si è fatta sentire anche per noi, ma senza compromettere i risultati: riusciremo a contenere la perdita del fatturato in un dieci per cento in meno rispetto al 2008, quando avevamo chiuso i bilanci a quota 43,3 milioni. Traguardo più che soddisfacente». Buoni anche i numeri sul fronte occupazionale: due anni fa, questa impresa contava 100 dipendenti. Oggi, sono più di 160. Gli ultimi quattro sono stati assunti nei mesi scorsi. Un trend positivo che non è frutto del caso, ma deriva da precise scelte aziendali: prima fra tutte quella di diversificare la produzione in un momento nel quale l´automotive segnava il passo. La Saet si è infatti concentrata nella produzione di impianti eolici tanto che oggi buona parte del mercato è coperta dall´azienda di Leini. Ma c´è di più. L´azienda si è impegnata anche nella ricerca aprendo un laboratorio in cui si cerca «di applicare il sistema dell´induzione anche in altri settori» spiega Canavesio. Un´altra scommessa vinta. Investire nella ricerca ha consentito alla Saet di produrre due nuovi macchinari, presentati in anteprima pochi giorni fa, in grado di trattare ralle per impianti eolici fino a 8 metri di diametro. «Un risultato che ora pone la Seat - continua Canavesio - ai primissimi posti nel mondo tra le aziende che lavorano per il settore eolico». Con nuove prospettive dal punto di vista dell´occupazione. «Siamo tra i pochi che continuano ad assumere - dice ancora l´ad di Saet - e ne assumeremmo ancora: il problema è che spesso non li troviamo».

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chimica, la fuga dei gruppi dal lazio addio a un patrimomio di competenze - valentina conte (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XVI - Roma Chimica, la fuga dei gruppi dal Lazio addio a un patrimomio di competenze Chiudono l´Eni di Monterotondo e le multinazionali di Latina VALENTINA CONTE Monterotondo e Pomezia. Nord e sud di Roma. Tra loro, una cinquantina di chilometri e la storia della chimica nel Lazio. Due poli di ricerca di altissimo livello, vanto regionale e nazionale insieme, che entro fine anno non esisteranno più. A meno di soluzioni per ora lontane, il centro Eni di Monterotondo e l´Istituto di biologia molecolare di Pomezia sbarreranno i cancelli. Inghiottendo ingegni e brevetti, spegnendo due motori, simbolo e traino per l´economia regionale. La chimica nel Lazio, 18 mila addetti e 300 aziende per lo più farmaceutiche sparse tra Latina, il distretto di Pomezia e Frosinone, è in crisi. Travolta dalla terribile congiuntura, come altri settori. Ma anche da un cambio di pelle che le multinazionali chiamano "ristrutturazione". Le cause? Brevetti scaduti dei farmaci e generici che avanzano, la competizione sui costi vinta al ribasso da India, Egitto e Cina, il profitto che le penicilline non garantiscono più. Meglio il biotech e gli antitumorali con la ricerca base in Usa, la produzione in Romania e la distribuzione in Italia. «Ormai siamo solo mercato, il quinto del mondo per consumo», avverte Dario D´Arcangelis, segretario della Filcem Cgil di Latina, dove il farmaceutico pesa più del 40% del Pil totale, 13 mila lavoratori, una decina di multinazionali e un grande indotto. «L´isola felice è finita», dice. «C´è un´emorragia di posti di lavoro». Tra questi gli informatori scientifici, tanti a Latina, 5-6 mila nel Lazio, 30-35 mila in Italia. è la crisi nella crisi: le multinazionali si specializzano, lasciano i farmaci di uso quotidiano, viene meno il rapporto con il medico di famiglia. La regione Lazio ospita da decenni le più grandi firme del farmaco, molte arrivate grazie ai fondi della Cassa per il Mezzogiorno: Merck Serono, Sigma Tau, Menarini, Pfizer, Wyeth, Abbott, Bristol-Myers Squibb. I prodotti chimici sono al primo posto nelle esportazioni: 5,1 miliardi di euro nel 2008, l´11% in più rispetto all´anno prima. Nel 2009 andrà peggio. Crollo del 20% nella produzione e già 2.760 lavoratori tra mobilità e cig. «Senza scelte strategiche, possiamo dire addio all´industria chimica nel Lazio», si allarma Tina Balì, segretario regionale della Filcem-Cgil, che insieme a Cisl e Uil ha guidato lo sciopero nazionale dello scorso 24 giugno. Nonostante le proteste e la lettera inviata all´amministratore delegato dell´Eni, Paolo Scaroni, da Marrazzo e Zingaretti, il colosso energetico italiano ha deciso: chiuderà il centro di ricerca di Monterotondo, dopo 40 anni di presenza. Ai 58 ricercatori la scelta: Novara, Milano o anche Roma ma a fare altro, niente più ricerca. «In questa storia perde l´Eni, vanificando lavoro e commesse, e perde il territorio», dice Edoardo D´Angeli, ricercatore Eni da 29 anni, memoria storica del complesso di Monterotondo che presto ospiterà i laboratori di neuroscienze del Cnr. «Negli anni ´90 eravamo 340, mèta ambita dei laureati romani», racconta. All´epoca l´Eni aveva anche la farmaceutica, poi ceduta al gruppo Menarini. Celebri i brevetti per l´ormone della crescita e il latte ad alta digeribilità. «Poi ci siamo concentrati sull´ambiente per migliorare l´impatto delle raffinerie». E qui i risultati non sono mancati. Le alghe che assorbono la Co2, da cui trarre biodiesel, che stanno per essere testate a Gela. Un disperdente biodegradabile per il petrolio sversato in mare o in terra che ha contribuito a bonificare l´area su cui ora sorge la nuova fiera di Rho. Argille speciali, gli zeoliti, per proteggere le falde acquifere, in grado di fermare gli inquinanti dei petrolchimici ma anche di altre tipologie di aziende, permettendo all´acqua di filtrare. Tutti brevetti targati Monterotondo. All´altro capo di Roma intanto, i laboratori dell´Irbm di Pomezia sono già chiusi dal primo luglio, i ricercatori a casa con lo stipendio fino a settembre, poi scatterà la cassa integrazione. Senza un accordo per cedere stabilimento e brevetti, la proprietà della Merck chiuderà Pomezia entro l´anno: 300 addetti con l´indotto, molti giovani e donne sotto i 40, almeno 50 ricercatori stranieri, alcuni già volati all´estero. E risultati eccellenti: vaccino per l´epatice C, molecola per la cura dell´Hiv, studi avanzati su leucemie e malattie cardiovascolari. «I curriculum vanno a ruba, io sono stato preso in Olanda, ma ci hanno chiesto di non andare via, perché siamo il patrimonio dell´azienda», riferisce un ricercatore di 34 anni. Un filo di speranza è appeso al tavolo convocato per metà mese. Un gruppo di imprenditori guidati dalla Uir (l´Unione degli industriali romani) ha preparato con Deloitte un piano industriale per rilevare l´Irbm e incontrerà sindacati, regione e manager della Merck. Per salvare il centro e un simbolo.

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da eisenhower a gorbaciov l'incubo infinito della bomba che potrebbe distruggere il mondo - (segue dalla prima pagina) vittorio zucconi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 4 - Esteri Da Eisenhower a Gorbaciov l´incubo infinito della bomba che potrebbe distruggere il mondo Ma adesso il traguardo sembra giunto troppo tardi con le nuove minacce di altri paesi provvisti di armi nucleari Il vero accordo storico nel 1991 tra Reagan e Gorbaciov precedette di soli cinque mesi la fine dell´Urss (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) VITTORIO ZUCCONI Lo fa seguendo un lungo binario di accordi per il controllo e la riduzione dei reciproci arsenali che danzano agilmente da un acronimo all´altro, Salt 1, poi Salt 2, ora Start, ma continuano a lasciare russi e americani in possesso di gigantesche scorte di ordigni, contati a migliaia, mentre troppi demenziali aspiranti giocano alla mini superpotenza nucleare. Per la generazione dei «figli della bomba» o suoi fidanzati come ormai siamo tutti, i 64 anni trascorsi fra Hiroshima a questo «nuovo inizio» di dialogo sulle testate nucleari sono stati un percorso di progressi a singhiozzo. Un viaggio di paure tremende e di speranze, alle quali ora possiamo aggiungere anche questa timida «rasputitza», come in russo si chiama il disgelo. A ogni avvicendarsi di leader alla Casa Bianca o sulla Piazza Rossa, siano essi democratici, repubblicani, falchi, colombe, despoti comunisti o post comunisti, il viaggio infinito sembra ricominciare, per bloccarsi, e poi ripartire, senza che mai il traguardo immaginario, quello che Ronald Reagan chiamava «l´opzione zero-zero», l´azzeramento reciproco degli arsenali, sia faccia visibile o realistico. Ma se le cifre che abbiamo sentito fare ieri a Mosca nel tentativo di preaccordo - perchè questo è - fra Obama e Medvedev sono insieme incoraggianti e più audaci di ogni altro trattato, il dramma dell´impresa impossibile si è fatto ancora più intenso di quanto fosse negli anni dei primi catastrofici fallimenti fra Krusciov, l´Eisenhower dell´U2 abbattuto nel 1960 o il Kennedy giudicato dall´ex contadino ucraino come un «ragazzo inesperto». Nel 1963, quando per tre giorni d´ottobre il mondo guardò negli occhi il possibile avversarsi della cupa profezia di Oppenheimer davantri a Trinity, la prima generazione di «figli della bomba» aveva almeno la certezza che, trovato «l´inghippo» su Cuba per salvare la faccia a Usa e Urss, il genio malefico sarebbe stato sotto controllo. La certezza della reciproca distruzione, la «Mad», Mutual Assured Destruction come l´ennesimo acronimo indicava aveva almeno garantito il sonno degli arsenali, anche se il numero di testate, la loro precisione, la loro capacità di moltiplicarsi e percorrere tragitti indipendenti aveva superato le 25 mila complessive, garantendo la morte di ogni creatura vivente sulla terra «per sette volte», come aveva detto, tristemente scherzando nell´assurdo, l´astrofisico Carl Sagan. Gli scenari alla Kubrick nel suo Stranamore erano diventati via via meno credibili, con l´aumentare della comunicazione dirette fra Washington e Mosca anche oltre la mitica telescrivente sempre attiva. E sulla realtà oggettiva di questa certezza dell´impossibilità di «vincere», si era innestata la disponibilità soggettiva di leader decisi e mettere freno a una gara ormai priva di ogni senso strategico o politico. Nixon il fiero anticomunista «duro e puro», poi Ford, il successore designato, Carter il mite, poi Reagan il crociato contro l´Impero del Male, tutti, dal primo Strategic Arms Limitation Treaty, il Salt 1, firmato a Mosca nel 1972 per limitare la crescita delle testate e dei mezzi per lanciarle, misero il proprio nome accanto a quello del «nemico». Persino Ronald Reagan, che era stato sorpreso in fuori onda a dire, scherzando, «cari concittadini, da pochi minuti abbiamo cominciato il bombardamento dell´Unione Sovietica» e che aveva esasperato il Cremlino con la sua, allora immaginaria, «muraglia spaziale» antimissile, divenne colui che si sarebbe appartato con Gorbaciov in un bosco di Ginevra per convincerlo al salto di qualità, cioè alla riduzione, non più soltanto alla limitazione della crescita. E poco dopo, a Rejkjavik, nella casetta bianca sul porto islandese troppo piccola per contenere le delegazioni costrette a incontrarsi anche nei bagni, avrebbe sbigottito tutti, compresi i suoi collaboratori e ministro, proponendo a «Gorby» lo zero a zero. Ma quell´accordo per una volta davvero «storico» firmato da Reagan e Gorbaciov nel 1991 precedette di soli cinque mesi il collasso definitivo dell´Urss regalando all´America e all´Occidente la più ironica delle vittorie. Quando il genio parve finalmente ridimensionato, il crollo dell´Urss, il trionfo della jihad islamica in Afghanistan, nutrita e incoraggiata da Washington in funzione anti Urss, e i primi, visibili progressi della Cina, segnalarono che il male si stava metastasizzando. E che il genio malefico cominciava a estendere il proprio richiamo ben oltre quella rotaia Mosca - Washington sulla quale aveva viaggiato per mezzo secolo. Dunque il possibile, se non probabile ormai, accordo fra Obama e Putin per ridurre ancora l´entità dei loro arsenali rischia di essere un sogno realizzato troppo tardi. Con bombe, testate, materiale radioattivo di qualità bellica presente in nazioni come il Pakistan, la Corea del Nord, presto l´Iran, ogni accordo suona alle orecchie di noi figli e ostaggi della bomba, come la bottiglia rinchiusa quando il genio evocato nei deserti del New Mexico se ne è già andato per sempre.

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la fiat ritorna a pechino farà 250mila auto l'anno - roberto mania (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 6 - Esteri Berlusconi: in pochi anni saremo tra i primi tre partner commerciali della Cina La Fiat ritorna a Pechino farà 250mila auto l´anno Intese economiche per due miliardi Marcegaglia: "Una giornata storica" ROBERTO MANIA ROMA - La Cina per uscire dalla crisi economica. Perché "business is business", e allora, nel giorno della strage nello Xinjiang, sono stati firmati, a Roma, 38 accordi commerciali e industriali per un valore complessivo di due miliardi di dollari. «Una giornata storica», ha detto il leader della Confindustria, Emma Marcegaglia, accanto ai presidenti Silvio Berlusconi e Hu Jintao. Nella guerra globale per la conquista dei nuovi automobilisti, la Fiat di Sergio Marchionne mette a segno un altro colpo: la joint venture paritetica con la Gac (Guangzhou automobile group) per tornare a produrre in Cina nella seconda metà del 2011. Si assemblerà la "Linea", berlina a tre volumi del segmento "C" destinata soprattutto alle famiglie dei mercati di nuova motorizzazione. Mercati che continuano a crescere: quello cinese è diventato il primo mondiale e cammina con incrementi del 10 per cento. E lì il Lingotto prova a tornarci dopo che nel 2007 si era interrotta la collaborazione con il gruppo Nanjing. L´intesa prevede la costruzione di un nuovo stabilimento (a Changsha, capitale della provincia dello Hunan, nella Cina centro-meridionale) che si estenderà su una superficie produttiva di oltre 700 mila metri quadri, con un investimento complessivo pari a oltre 400 milioni di euro, incentivato dalle politiche di Pechino per favorire nuovi investimenti esteri. Si partirà con 140 mila autovetture e 220 mila motori l´anno per arrivare a 250 mila auto e 300 mila motori. «è un ulteriore internazionalizzazione di auto, tecnologia e motori Fiat che hanno già avuto un ruolo importante, se non fondamentale, negli Stati Uniti nell´accordo con la Chrysler», ha detto il presidente della Fiat, Luca di Montezemolo. Anche questa volta, come nella conquista del gruppo di Detroit, sono stati i motori a basso impatto ambientale la carta vincente. è quello che chiedeva il governo di Pechino che ieri ha insistito nell´invitare le imprese italiane a investire in Cina, l´unico paese che dà davvero segni di ripresa (il Pil crescerà pure quest´anno intorno all´8 per cento). «Il nostro interscambio - ha detto Hu Jintao davanti ai 500 imprenditori italiani e ai 300 cinesi impegnati nel Forum Italia-Cina - deve passare da 38 a 40 miliardi di dollari». Traguardo condiviso da Berlusconi secondo cui nel prossimo triennio l´Italia deve diventare «uno dei primi tre paesi che abbiano investimenti in Cina». Ora siamo tra i primi cinque europei. Il gruppo Fiat ha firmato altri sette accordi, dal valore di 225 milioni di dollari coinvolgendo tutte le sue aree di business: da Powertrain a Ferrari, dalla Maserati alla Cnh. In Cina allarga la sua presenza anche Generali che, per 100 milioni di euro, ha acquistato il 30 per cento di Guotai Amc, società cinese di gestione del risparmio. L´obiettivo del Leone di Trieste è di estendere l´offerta sulla previdenza complementare con un bacino potenziale di 220 mila lavoratori, dei quali solo il 5 per cento versa attualmente i contributi per la propria pensione. Nuovo alleato anche per Mediobanca: la China Development Bank (51,3 per cento delle Finanze e 48,7 di un fondo sovrano), con 500 miliardi di dollari tra liquidità e titoli in portafoglio. Piazzetta Cuccia punta così ad aiutare le imprese italiane a partecipare, in particolare, alla realizzazione delle grandi opere infrastrutturali.

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uiguri in piazza, la polizia spara massacro nello xinjiang: 156 morti - pietro del re (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 6 - Esteri Uiguri in piazza, la polizia spara massacro nello Xinjiang: 156 morti Strage al corteo della minoranza musulmana. La Casa Bianca: "Siamo preoccupati" è la repressione più grave dalla rivolta tibetana della primavera dello scorso anno PIETRO DEL RE Mille persone scendono in piazza per chiedere indagini su presunti pestaggi razziali. Manifestano pacificamente ma la polizia interviene ugualmente sparando sulla folla. Bilancio: centocinquantasei morti, oltre ottocento feriti. è accaduto domenica scorsa a Urumqi, capoluogo dello Xinjiang, il "far west" cinese e spina nel fianco del gigante asiatico, dove da decenni cova un conflitto interetnico tra gli uiguri, musulmani di lingua turca, e i cinesi "han". Le autorità di Pechino hanno subito puntato il dito contro Rebiya Kadeer, presidente del Congresso mondiale degli uiguri, incolpandola di aver organizzato i disordini. Dall´esilio americano dove vive dal 2005 dopo aver trascorso sei anni in prigione, questa imprenditrice più volte candidata al Nobel ha rispedito le accuse al mittente: «Sono il capro espiatorio per qualsiasi incidente si verifichi nel Turkestan dell´Est (così i nazionalisti uiguri chiamano lo Xinjiang, ndr) come lo è il Dalai Lama per qualsiasi cosa succeda nel Tibet. Fatto sta che due giorni fa quattro diversi corpi militari e paramilitari cinesi hanno usato fucili automatici e mezzi corazzati contro una manifestazione pacifica». Se il bilancio verrà confermato, la carneficina di domenica sarà stata la più grave dalla rivolta tibetana della primavera dello scorso anno e la più sanguinosa a essersi mai verificata in questa regione che, tra il deserto del Taklamakan e le nevi eterne del Pamir, tocca otto stati tra cui Pakistan e Afghanistan. Un canale televisivo cinese ha trasmesso ieri sera immagini nelle quali si vedono giovani uiguri che distruggono automobili, tirano sassi contro un bersaglio non visibile e assaltano un autobus. Nello stesso servizio, vengono intervistati alcuni cinesi insanguinati che dicono di essere stati attaccati dagli uiguri. L´agenzia Nuova Cina cita il direttore dell´Ospedale del Popolo, secondo il quale su 291 persone ricoverate in seguito alle violenze, 233 erano di etnia cinese han, 39 di etnia uigura, 19 appartenenti ad altre minoranze. Tuttavia, secondo una fonte del Congresso mondiale degli uiguri, una settantina di persone, tutte uigure, sono state circondate e uccise dagli agenti cinesi. Sempre ieri, mentre il segretario generale dell´Onu, Ban Ki-Moon, chiedeva alla Cina più «rispetto delle libertà», la Casa Bianca ha espresso «vive preoccupazioni» per l´accaduto. Nella confusione che ancora regna sulla dinamica degli incidenti, una cosa sembra certa: la manifestazione di domenica era iniziata in maniera pacifica. Gli uiguri erano scesi in piazza per chiedere di far luce sulla morte di due membri della loro etnia in una fabbrica a Canton, nel sud della Cina, linciati perché una voce li accusava di aver violentato una giovane. Urumqi, a quattro fusi orari e oltre tremila chilometri da Pechino, conta circa il 44 per cento di uiguri (nel 1950 erano più dell´80 per cento). La repressione di Pechino nei loro confronti s´è inasprita con l´inizio della guerra in Afghanistan. Da allora, il potere centrale li accusa di voler portare la jihad nel cuore dell´impero. Anche se il sogno del Turkestan orientale, quell´effimera Repubblica fondata negli anni Quaranta e che sopravvisse fino all´invasione dell´esercito di Liberazione cinese, è sempre vivo nella mente di molti uiguri, loro non possono far altro che assistere inermi all´assimilazione forzata della loro etnia.

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napolitano a hu jintao "la cina paese amico ma rispetti i diritti umani" - giorgio battistini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)

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Pagina 7 - Esteri Incontro e cena al Quirinale tra i due presidenti Napolitano a Hu Jintao "La Cina paese amico ma rispetti i diritti umani" Funzionari del governo italiano hanno impedito ai giornalisti di porre al leader di Pechino domande sulla repressione GIORGIO BATTISTINI ROMA - L´incontro di un´ora fra il presidente Napolitano e quello cinese Hu Jintao è stato, come ha detto l´italiano, «molto approfondito» e «grandemente amichevole». Il che tuttavia non ha impedito al capo dello Stato italiano di affrontare, nel lungo incontro al Quirinale, la questione dei diritti civili in Cina, proprio nel giorno delle massicce repressioni con decine di morti. «Abbiamo concordato sul fatto che lo sviluppo economico e sociale che si sta realizzando in Cina», ha spiegato Napolitano al termine del lungo colloquio, «pone nuove esigenze nel campo dei diritti dell´uomo. Una questione che l´Italia ha sempre affrontato e intende affrontare nel massimo rispetto delle regioni dei cinesi, dell´integrità e autonomia di decisioni della Cina e delle sue istituzioni rappresentative». Sembra questo il punto centrale del colloqui Cina-Italia, alla vigilia del G8, stando almeno alle sintesi diffuse in mattinata dal Quirinale. Anche se tra i due presidenti c´è stato comune apprezzamento per la «comunanza di vedute» sulla riforma dell´Onu. La difesa del presidente italiano dei diritti civili, nel pieno rispetto dell´ospite cinese e dell´autonomia del suo governo, è avvenuta poco dopo che le agenzie di stampa avevano battuto la notizia dei duri scontri in territorio cinese, con decine di morti. Poche ore dopo, nel vertice di villa Madama col presidente del Consiglio, funzionari del governo italiano chiedevano però ai giornalisti di non porre domande sul rispetto dei diritti civili al presidente cinese, nel trasparente tentativo di non fargli cosa sgradita. I giornalisti della Rai e dell´Ansa si sono rifiutati di fare altre domande. Nell´incontro tra i due presidenti al Quirinale, Napolitano ha molto insistito sull´importanza che rivestono le relazioni tra Ue e Cina. Al centro dei colloqui Ho Jintao ha voluto mettere espressamente le conseguenze della crisi finanziaria ed economica. «Ho ritenuto di dover esprimere» ha detto ancora Napolitano «vivo apprezzamento» al presidente Hu Jintao «per il contributo che la Cina sta dando anche e in modo particolare rilanciando la sua economia».

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le contraddizioni di un regime tra repressione e alta finanza - (segue dalla prima pagina) federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 7 - Esteri Come per il Tibet alle Olimpiadi i massacri sono rimasti al margine dei negoziati economici Le contraddizioni di un regime tra repressione e alta finanza Il regime vede complotti ovunque Prima il nemico era il Dalai Lama adesso gli islamici Ma malgrado le immagini di morte l´Italia ha definito gli accordi una "svolta storica" (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) FEDERICO RAMPINI IL governo invece, a partire dal presidente del Consiglio, tace sull´argomento. Eppure il bilancio della sommossa di Urumqi evoca il più grave massacro dopo quello del 4 giugno 1989 a Piazza Tienanmen. A vent´anni di distanza tocca alla minoranza islamica dello Xinjiang subire l´implacabile macchina repressiva della Repubblica Popolare. Accade proprio mentre il leader di Pechino guida una delegazione di imprenditori a caccia di investimenti nelle aziende italiane, e poi si accinge a recitare un ruolo da protagonista al G8 dell´Aquila. Hu Jintao avrebbe fatto a meno di questo "incidente" per la sua immagine proprio alla vigilia del summit. Così come, l´anno scorso, si sarebbe risparmiato volentieri la ribellione del Tibet a pochi mesi dalle Olimpiadi. Sospettoso come ogni sistema autoritario, il regime cinese vede complotti dappertutto. Nel 2008 denunciò una congiura del Dalai Lama contro le Olimpiadi. Oggi accusa Rebiya Kadeer, leader uigura in esilio anche lei ultrasettantenne, di aver fomentato violenze secessioniste a Urumqi. Non c´è bisogno di una regìa esterna per spiegare l´esasperazione di tutte le minoranze sottoposte al giogo centralista di Pechino. Gli uiguri sono un´etnìa turcomanna che la Repubblica Popolare si è annessa dal 1949. La loro provincia ricca di materie prime è vastissima, e ha 5.600 km di frontiera esterna con otto nazioni di cui cinque di religione musulmana. I cinesi la chiamano Xinjiang ma gli uiguri continuano a preferire un altro nome: Turkestan orientale. Si sentono occupati, separati dai fratelli di fede musulmana che vivono oltre il confine, oppressi e discriminati. E´ una zona ad alta tensione, le turbolenze non sono nuove: nel solo 2005 secondo le autorità cinesi furono arrestati 18.227 uiguri per "minacce alla sicurezza nazionale". Gli otto milioni di uiguri dello Xinjiang sono una infima minoranza rispetto al miliardo e 300 milioni di cinesi Han; proprio come in Tibet, è in corso una politica di "assimilazione forzata" che mortifica la cultura e la religione locale, incoraggia una massiccia immigrazione di cinesi Han per ribaltare gli equilibri demografici. Ma per quanto piccola, la diaspora islamica è diffusa in tutte le provincie della Repubblica Popolare. Non a caso la scintilla di quest´ultima rivolta sembra sia stato il linciaggio ad opera di cinesi di due operai uiguri emigrati a Canton. La causa degli uiguri non ha un vate dal carisma universale del Dalai Lama; non gode in Occidente di simpatie equivalenti al popolo tibetano. In passato il governo di Pechino ha tacitato gli americani evocando collegamenti fra i secessionisti islamici e Al Qaeda; tanto più che alcuni militanti uiguri furono detenuti a Guantanamo, dopo essere stati catturati tra i talebani in Afghanistan. Ma come il Tibet, anche lo Xinjiang è la prova che il sistema post-comunista soffre di una rigidità insostenibile. La cultura politica della leadership tecnocratica di Pechino - alla terza generazione dopo Mao - resta incapace di immaginare soluzioni federaliste che diano spazio all´autonomia delle minoranze. La rabbia degli uiguri che si è scatenata contro gli Han è stata ripresa con immagini agghiaccianti dalla tv di Stato di Pechino: come nel Tibet, i mass media soffiano sul nazionalismo della maggioranza cinese per legittimare il pugno di ferro. Hu Jintao calcola che la Cina non pagherà alcun prezzo politico all´estero. E´ l´impressione che gli hanno dato ieri la maggioranza dei suoi interlocutori italiani. Berlusconi ha dichiarato che "guardare alla Cina ci può tirare fuori dalla crisi"; i ministri Scajola e Urso hanno celebrato una "svolta storica"; la Fiat ha incassato un´importante joint venture sul più vasto mercato automobilistico del pianeta. La stessa Italia che in tempi recenti invocava il protezionismo, si scopre filocinese ora che la Repubblica Popolare è una superpotenza finanziaria in grado di esportare capitali. Lo European Council of Foreign Relations definisce la politica italiana verso Pechino "mercantilismo amorale". Anche gli altri leader del G8 saranno costretti a usare i guanti di velluto con Hu Jintao. All´Aquila il leader cinese si presenta in una posizione di forza. Guida l´unica grande economia che ha saputo evitare la recessione. E´ il principale creditore degli Stati Uniti. Sta allargando la sua influenza in Africa, in America latina, con una campagna acquisti al confronto della quale gli investimenti in Italia sono pochi spiccioli. Hu Jintao è arrivato al G8 ben deciso a far pesare il suo status: chiede un ridimensionamento del ruolo globale del dollaro; un maggiore peso della Cina nelle istituzioni sovranazionali come il Fmi; condanna come "protezionismo pseudo-ambientalista" la carbon tax varata dagli Stati Uniti sulle importazioni dai paesi ad alto tasso di inquinamento. La questione dei diritti umani forse resterà per il presidente cinese solo un fastidioso rumore di fondo; i suoi interlocutori si limiteranno a invocare "moderazione" nella risposta ai disordini dello Xinjiang. Le opinioni pubbliche democratiche ne ricaveranno una conferma dell´irrilevanza del G8.

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robusto, viso pieno e capelli corti ecco l'identikit dello stupratore - marino bisso massimo lugli (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 21 - Cronaca Robusto, viso pieno e capelli corti ecco l´identikit dello stupratore Descritto da alcuni testimoni sul luogo dell´ultima violenza e il rione minaccia giustizia sommaria MARINO BISSO MASSIMO LUGLI ROMA - Viso pieno, un po´ rotondo. Capelli scuri piuttosto corti. Corporatura massiccia. Età apparente: tra i 38 e i 40 anni. Ha un volto l´incubo delle notti seriali, lo stupratore che avrebbe aggredito (secondo una stima approssimativa, quasi sicuramente per difetto) almeno otto donne negli ultimi mesi, il maniaco sessuale che la polizia sta cercando di individuare prima che colpisca ancora. L´identikit è stato tracciato nelle ultime ore, basandosi su alcune testimonianze raccolte dagli agenti di Vittorio Rizzi, il capo della mobile, sul luogo dell´ultimo stupro: la violenza a una ragazza di 21 anni sull´Ardeatina. Alcuni inquilini della zona hanno descritto "un tipo sospetto", notato mentre si aggirava nel buio, vicino a una Smart, poco prima dell´aggressione. La notizia doveva restare segreta ed è filtrata con grande disappunto degli investigatori mentre quella della Smart grigia, l´auto del violentatore seriale che sarebbe stata vista allontanarsi e di cui si avrebbero almeno due numeri di targa, viene smentita senza mezzi termini. «Tutte scemenze, magari avessimo un indizio del genere» taglia corto il questore Giuseppe Caruso. Ma intanto la polizia ha già perquisito l´appartamento di un sospettato: nessun risultato. Non basta: l´uomo col passamontagna nero aveva già assalito una donna nella stessa zona, tre giorni prima della violenza alla studentessa. La vittima designata, quella volta, era un´infermiera di trent´anni che aveva appena lasciato l´auto in un parcheggio all´aperto. «Un uomo col viso nascosto da un passamontagna e un taglierino in mano mi si è avvicinato e ha cercato di mettermi le mani addosso ma io ho urlato e lui è fuggito a piedi - ha raccontato - poi sono arrivati due signori che facevano passeggiare i cani ma non l´hanno visto». Salgono a sette, quindi, le aggressioni del quartiere Ardeatino, campo d´azione preferito dal bruto. Non si esclude neanche che abiti in zona. Il maniaco sceglie sempre strade non troppo lontane dalle uscite del Raccordo anulare, per avere una via di fuga pronta. Il "modus operandi", i cosidetti "markers di serialità" evidenziano anche alcuni dettagli irriferibili, un comportamento spia di un grave disturbo sessuale. Dopo la violenza, inoltre, l´uomo ordina alle vittime di contare fino a 10 prima di dare l´allarme. Indagine difficile ma non impossibile: già in passato diversi stupratori seriali sono stati catturati nella capitale. Chi indaga sta verificando gli spostamenti dei detenuti arrestati per reati sessuali usciti di carcere negli ultimi mesi visto che le precauzioni adottate dal maniaco indicano una certa confidenza con le tecniche investigative, tipica di chi è stato in carcere. Sono attesi per oggi, intanto, i risultati della comparazione del Dna sui reperti dell´aggressione a una giornalista violentata il 4 giugno alla Bufalotta e alla studentessa, che nel frattempo è partita per la Cina e non potrà essere ascoltata dai pm Maria Cordova e Antonella Nespola. «Secondo i nostri calcoli le violenze non sono otto ma almeno il doppio, invitiamo chi sa qualcosa, chi ha visto qualche personaggio sospetto e non ha parlato a rivolgersi alla polizia» è l´appello di Felice Romanazzi, presidente dell´associazione "Impegno sociale". Ma assieme alla paura cresce anche la rabbia e, nella zona dell´Ardeatino, c´è già chi invoca giustizia sommaria. Alcuni ragazzi della zona girano con una mazza da baseball in macchina, altri col coltello in tasca. Il rischio di un linciaggio (magari di un innocente scambiato per il maniaco) si aggiunge a quello di un nuovo stupro.

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Siccome la memoria di Internet è come quella di mille elefanti, non abbiamo avuto difficolt... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

Siccome la memoria di Internet è come quella di mille elefanti, non abbiamo avuto difficoltà a trovare gli indignati commenti coi quali il centrodestra reagì alla decisione di Romano Prodi di non ricevere il Dalai Lama per non irritare i cinesi. Un coro di strenui difensori dei diritti umani si levò dall'allora Casa delle libertà. «Di un governo così intento nei suoi affari non ci si può e non ci si deve fidare», scrisse Il Giornale. E quando Prodi spiegò di essere stato costretto a quel comportamento dalla ragion di Stato, l'indignazione crebbe. Ripresa puntualmente dai telegiornali. Era il mese di novembre del 2007 e il governo di centrosinistra già scricchiolava. I telegiornali, anche quelli pubblici, avevano nei confronti dell'allora opposizione un atteggiamento particolarmente riguardoso. Ieri il premier si è trovato ad affrontare un problema analogo a quello di Prodi. Con una differenza non piccola. Mentre Silvio Berlusconi incontrava il presidente cinese Hu Jintao, la «Polizia armata del popolo» reprimeva con un massacro (più di 150 morti, 800 feriti, centinaia di arresti) una manifestazione di uiguri, la minoranza etnica che vive nel Nord Ovest della Cina. La questione della violazione dei diritti umani era, diciamo, «in atto». Ma il nostro premier non solo, al contrario del capo dello Stato, non ne ha fatto alcun cenno nell'incontro con Hu Jintao ma, attraverso il suo staff, si è assicurato che i giornalisti presenti alla conferenza stampa non turbassero la serenità dell'ospite con qualche domanda inopportuna. Ha anche chiarito il motivo di tanta prudenza: tra noi le la Cina ci sono relazioni economiche che già oggi raggiungono i 38 miliardi di euro. Potremmo rilevare che di un governo «così intento nei suoi affari» non ci può fidare. E magari pretendere che i difensori dei diritti umani del novembre 2007, facciano sentire nuovamente la loro voce. E che i telegiornali sottolineino questa contraddizione. Sarebbe un inutile esercizio di retorica. E, soprattutto, siamo convinti che la ragione di Stato sia uno dei criteri guida del comportamento di un politico. La prudenza di Berlusconi non ci scandalizza. Semmai l'ipocrisia: ha giustificato il suo silenzio dicendo che tanto Napolitano si era già occupato della questione. Ma, lo sappiamo, l'uomo è fatto così. È il servilismo dei media che ci sgomenta. I lettori dell'Unità e di pochi altri giornali avranno oggi gli strumenti per mettere in relazione la durissima uscita del segretario generale del Conferenza episcopale italiana e i comportamenti del premier. E sapranno (leggere i servizi di Roberto Monteforte e Natalia Lombardo) che le frasi che ha pronunziato monsignor Crociata («libertinaggio gaio e irresponsabile", «fatua eleganza») vanno messe in relazione col comportamento privato del presidente del Consiglio. A quanto pare, all'interno del Popolo delle libertà nessuno ci ha fatto caso. Eppure, davvero, non era difficilissimo. La Chiesa sta cominciando a parlare chiaro. D'altra parte, come dice lo storico Alberto Melloni a Jolanda Bufalini, «I vescovi non possono permettersi di essere opportunisti». I vescovi.

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Domanda e a piacere. È il sogno di ogni leader politico costretto ad affrontare una conferenza ... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

Domanda e a piacere. È il sogno di ogni leader politico costretto ad affrontare una conferenza stampa in un momento imbarazzante. Ieri per esempio la giornata si apriva con le terribili notizie provenienti dalla Cina: la rivolta degli uiguro, almeno 140 morti e oltre 800 feriti. Una tragedia da prima pagina, una domanda obbligata per Hu Jintao. Tanto più che nemmeno un'ora prima il presidente Napolitano aveva chiaramente posto al suo omologo cinese il problema del riconoscimento dei diritti umani. La conferenza stampa convocata ieri a Villa Madama dal nostro presidente del Consiglio insieme allo stesso Hu Jintao sarebbe stata l'occasione giusta. E invece no. Lo staff del Cavaliere ha fatto capire in modo chiarissimo che non sarebbe stata gradita una domanda sui diritti umani. Meglio l'originalissimo tema dei rapporti Italia-Cina in vista del G8. Persino i giornalisti Rai più in corsa per le poltronissime hanno mugugnato. Più tardi da Palazzo Chigi è stato fatto notare che Berlusconi avrebbe voluto porre il tema dei diritti umani, ma avendolo fatto in precedenza il capo dello Stato ha ritenuto che non fosse necessario tornarci su. Cominciare la lunga serie degli incontri programmati per il G8 con una frizione con Pechino non sarebbe certo stato un buon viatico. Una vera rogna questo G8. Col timore che il rischio sismico obblighi a spostare l'intero summit dall'Aquila a Roma. Raccontano che nella sede della Polizia di Stato sulla via Tuscolana squadre di operai hanno lavorato incessantemente per tutto il fine settimana per allestire una sala in grado di ospitare almeno centottanta persone. «Un lavoro da finire il prima possibile, certamente entro mercoledì 8». La data dell'inizio del summit internazionale, appunto. Poi il problema della first ladies. Non potendo più contare su Veronica, il premier ne ha arruolate due «facenti funzioni», le ministre Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini, anche se non sembra avranno nel cerimoniale lo stesso peso, a tutto vantaggio della prima che avrebbe vinto una specie di ballottaggio. Però ci saranno i giornalisti stranieri, le foto annunciate dal Sunday Times, forse addirittura domande imbarazzanti. Senza nessuno che possa fargli un favore analogo a quello che lui ha fatto a Hu Jintao.

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La Fiat torna in Cina, accordo con Gac Domani il tavolo per l'occupazione (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

La Fiat torna in Cina, accordo con Gac Domani il tavolo per l'occupazione LAURA MATTEUCCI Fiat tornerà a produrre e vendere auto in Cina a partire dalla seconda metà del 2011. È quanto prevede l'accordo con Gac (Guangzhou automobile group) per la costituzione di una società mista, una joint venture al 50%, firmato ieri dall'ad di Fiat Sergio Marchionne alla presenza di Berlusconi e del presidente cinese Hu Jintao. L'investimento complessivo da parte della nuova società sarà di oltre 400 milioni di euro. Con la Cina, peraltro, Fiat ha stipulato altri sette accordi, per un totale di 225 milioni di dollari, che coprono praticamente tutto il business del gruppo, da Powertrain a Ferrari e Maserati fino a Cnh. Dopo il fallimento dell'operazione Opel, insomma, una boccata d'ossigeno per il Lingotto. I dettagli dell'intesa per la joint venture sono stati affidati ad una nota congiunta delle due aziende: «L'intesa - si legge - prevede la costruzione di un nuovo stabilimento, che si estenderà su una superficie produttiva di oltre 700mila metri quadri. Nella prima fase di sviluppo, la joint venture disporrà di una capacità installata di 140mila autovetture e 220mila motori all'anno. Successivamente, sarà possibile incrementare la capacità del sito fino a 250mila vetture e 300mila motori». L'avvio della produzione è previsto per la seconda metà del 2011. «I modelli prodotti avranno motori e cambi tecnologicamente evoluti, per rispondere alle richieste del governo cinese di sviluppare veicoli a bassi consumi e ridotte emissioni - si legge ancora - Il primo modello che verrà introdotto sul mercato sarà la Linea, berlina a tre volumi di segmento C». Lo stabilimento sarà situato nella città di Changsha, nel cuore della Cina centro-meridionale, 600 chilometri a nord di Guangzhou. «Una grossa occasione - commenta il vicepresidente di Fiat, John Elkann - sapendo che la Cina rimane uno dei mercati importanti per noi nel futuro». Sulla stessa linea il presidente, Luca Cordero di Montezemolo: «È una tappa importante, con un partner molto forte, nel percorso di internazionalizzazione della Fiat e delle sue tecnologie, che hanno avuto un ruolo fondamentale degli Usa, nell'accordo con Chrysler». A questo proposito, si fa strada l'ipotesi che la Fiat 500, auto icona dello sbarco in Usa della casa torinese che ha appena compiuto due anni, potrebbe essere prodotta nell'impianto Chrysler di Belvidere, nello stato dell'Illinois, destinato alle compatte del costruttore americano. L'INCONTRO CON I SINDACATI Il governo ha convocato per domani pomeriggio, presso il ministero dello Sviluppo economico, il tavolo tecnico sull'auto (mercato, occupazione, ricerca) a cui parteciperanno azienda, sindacati dei metalmeccanici (Fim, Fiom, Uilm, Ugl e Fismic), e il coordinamento delle Regioni. L'incontro convocato dal ministero dello Sviluppo economico «ha al centro il mercato, l'occupazione e gli investimenti del gruppo Fiat». In particolare «ha la finalità di approfondire le linee guida del piano industriale illustrate il 18 giugno e di individuare la strumentazione più idonea allo sviluppo industriale e al consolidamento occupazionale nei settori e nei territori in cui opera il gruppo». Molto interessati anche Fim, Fiom e Uilm di Imola (Bologna), che protestano contro la chiusura annunciata da parte di Fiat dell'azienda Cnh che, con l'indotto, conta oltre 500 lavoratori. Perchè se per Termini Imerese si parla di una «riconversione», per l'azienda di Imola, specializzata in macchine agricole e industriali, si profila la chiusura tout-court nel giro di due anni e il trasferimento delle produzioni negli altri due stabilimenti Cnh di San Mauro (Torino) e Lecce. La Fiat torna a produrre in Cina: lo farà dal 2011 con una joint venture paritetica con il gruppo Gac, che parte con un investimento di 400 milioni. Domani incontro governo-sindacati sul futuro del gruppo.

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L'alfabeto del G8 tra diritti e clima Riflettori sui due B Berlusconi padrone di casa del vertice all'Aquila con l'incubo di nuove foto compromettenti e altre scosse Barack leader (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

L'alfabeto del G8 tra diritti e clima Riflettori sui due «B» Berlusconi padrone di casa del vertice all'Aquila con l'incubo di nuove foto compromettenti e altre scosse Barack leader della svolta con l'assillo della pace UMBERTO DE GIOVANNANGELI A come atomica. B come Berlusconi. C come clima...Vademecum per decodificare il summit del G8. Vocabolario critico, per chi non si accontenta delle «veline» (giornalistiche s'intende) ufficiali. A come arsenali Reduce dal «Nuovo Inizio» moscovita, Barack Obama vuole fare del tema della non proliferazione nucleare una delle questioni cruciali del G8 aquilano. Naturalmente, ma questa sarà una costante del summit, si pensa ad una dichiarazione d'intenti, non certo a decisioni di carattere operativo. Ma anche le parole andranno soppesate, visto che sul tema tra i Grandi vi sono visioni e sottolineature diverse, con la Cina, ad esempio, che considera la questione in modo molto diverso, più chiuso, del nuovo inquilino della Casa Bianca. B come Berlusconi Poche chiacchiere. Quelli dell'Aquila saranno i «Tre giorni del Cavaliere». Lui fa promesse - mantenerle, beh, questo è un altro discorso - sugli aiuti all'Africa, sul clima, su tutto e di più. Ma il terrore è che qualche cronista straniero lo inchiodi su questioni molto più imbarazzanti. Con l'incubo che qualche giornale complottardo pubblichi nuove foto osè. E poi un orecchio al suolo: ci mancherebbe solo una scossa che terremoti i Grandi della Terra. C come clima Altro pallino di Obama. Altro nervo scoperto per Berlusconi. A L'Aquila, giura il titolare della Farnesina, saranno raggiunti accordi di «portata storica». Sarà. Per il momento, c'è da registrare il freno cinese, lo scetticismo russo, a fronte di una determinazione di Usa, Francia, Gran Bretagna e Germania. Obama si presenta con uno stanziamento di 150 miliardi di dollari per un piano decennale di investimenti verdi. Sarkozy e Brown stringono un patto d'azione. Francia e Gran Bretagna «si batteranno» affinché il G8 all'Aquila fissi degli «obiettivi a medio termine» nel campo della lotta al riscaldamento climatico. «Non ci accontentiamo di obiettivi a lungo termine - ha spiegato il premier britannico - ma vogliamo obiettivi a medio termine per assicurare la loro credibilità».E l'Italia? D come diritti Ne ha coraggiosamente parlato Giorgio Napolitano ricevendo il suo omologo cinese. Il Cavaliere ha glissato, dicendo che ci aveva pensato il capo dello Stato...I diritti umani. Violati in Cina, in Iran, in Birmania,..Diritti spesso sacrificati sull'altare degli affari. Il G8 forse li evocherà, ma nulla di più. E come economia I Grandi lo sono un po' meno dopo la crisi finanziaria che ha squassato economie nazionali e posto all'ordine del giorno la definizione di nuove regole condivise. Il G8 ne parlerà, ma nessuna decisione uscirà da L'Aquila. La sede appropriata è quella del G20 di settembre, a Pittsburgh. F come fame Promesse mai mantenute. Tutti dicono: recupereremo. Tutti fanno ammenda. A cominciare dalla «maglia nera» degli impegni inevasi: l'Italia. Resta il fatto che nel 2007 il debito dei Paesi in via di sviluppo verso l'Occidente ammontava a 3,3 miliardi di dollari, contro i 2,2 del 2000. Una tangibile riprova della scarsa incidenza dei vari vertici G8. G a variabile numerica G8. No G14 (nuovo format inventato da Berlusconi). Barack Obama non nasconde di preferire la formula già sperimentata del G20. Numeri a parte, la questione irrisolta è quella di una nuova governance mondiale che inglobi e non emargini. Una governance democratica. I come Iran Da una parte gli europei - con Francia, Gran Bretagna e Germania in testa - che spingono per una dura condanna della brutale repressione scatenata dal regime degli ayatollah contro le proteste post-elettorali. Dall'altra la Russia - sostenuta dalla Cina - che di sanzioni non vuole sentire parlare. Nel mezzo gli Stati Uniti: Washington vuole frenare le ambizioni atomiche di Teheran, ma Obama ha già chiarito che la mano dell'America resterà tesa fino alla fine dell'anno. Con l'obiettivo di offrire una sponda ai moderati iraniani e nella speranza che, quella mano, Teheran si decida a raccoglierla. E l'Italia? O come Obama È il volto nuovo del summit aquilano. Non solo immagine. In Italia sbarca il presidente del «Nuovo Inizio»: in Medio Oriente, nei rapporti con la Russia e l'Islam. Il presidente della centralità ambientalista anche come volano di crescita economica. Il vertice dei Grandi

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Anche la rivolta uigura corre su Twitter e Youtube (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

Anche la rivolta uigura corre su Twitter e Youtube Come in Iran, anche per la rivolta degli uighuri in Xinjiang è Twitter, Facebook e Youtube diffondono informazioni e immagini. Nonostante il blocco della rete in Cina, su YouTube già ci sono i video sugli scontri di ieri. Uno dei reportage più lunghi è firmato Uygur2009, e mostra cortei e cariche della polizia. In una foto una ragazza a terra, con una vasta chiazza di sangue, è assistita da un infermiere. In un altro scatto due adulti e un bambino riversi sull'asfalto. E ancora, arresti, una manifestazione pacifica con migliaia di giovani, comprese molte donne, di probabile etnia uighura; fino alla carica di polizia.

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Hu Jintao è arrivato in Italia, e si accinge a partecipare come ospite al G8, accompagnato dagl... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

GABRIEL BERTINETTO Hu Jintao è arrivato in Italia, e si accinge a partecipare come ospite al G8, accompagnato dagli echi di una sommossa popolare violentemente repressa dalle forze di sicurezza nella Cina nordoccidentale. Rivolta violenta ed improvvisa, non certo inattesa. A Urumqi, nello Xinjiang, cittadini di etnia uigura, lingua turca e tradizioni culturali musulmane, infuriati contro il governo centrale, sono scesi in strada attaccando la polizia, aggredendo civili di etnia han e lingua cinese, bruciando e distruggendo le auto parcheggiate ai bordi delle vie. IL FUOCO SOTTO LE CENERI Prima che le forze di sicurezza riprendessero il sopravvento e imponessero in città un ordine militarizzato, gli scontri avevano già provocato centinaia fra morti e feriti. Il conteggio finale fornito dall'agenzia ufficiale Xinhua, fissa in almeno 156 i morti, e 816 i feriti. L'agenzia aggiunge che centinaia di persone che hanno partecipato agli incidenti sono state fermate, compresi dieci dei promotori. Altri novanta sono ricercati. Il fuoco covava sotto le ceneri, da tempo. Lo spirito di rivolta fra gli uiguri dello Xinjiang affonda nelle differenze di lingua, di fede, di cultura, ma soprattutto nella convinzione di essere discriminati economicamente e politicamente dagli han, l'etnia largamente maggioritaria della Repubblica popolare. La scintilla che ha acceso la miccia è stata una furibonda lite fra dipendenti han e uiguri di una stessa fabbrica in una località della Cina meridionale, poche settimane fa. La polizia era intervenuta per sedare la rissa, uccidendo due lavoratori uiguri. Secondo i dimostranti di Urumqi, il comportamento degli agenti non era stato imparziale, ma l'ennesimo atto di prepotenza ai danni della minoranza turcofona. Per denunciare l'ingiustizia commessa ai danni dei propri fratelli lontani, gli abitanti di Urumqi hanno dato vita ad una manifestazione, che, secondo la diaspora uigura all'estero è stata contrastata violentemente dai reparti anti-sommossa. Il Congresso mondiale degli uiguri, chiamato in causa da Pechino come organizzatore della mobilitazione popolare, nega ogni responsabilità e «condanna nei termini più forti possibile la brutale repressione di una protesta pacifica». Pechino indica nella presidente del Congresso, Rebiya Kadeer, una scrittrice esule negli Stati Uniti, la mandante della sollevazione di piazza. Kadeer respinge le accuse come prive di ogni fondamento: «È una pratica abituale del governo cinese accusare me per qualsiasi incidente accada nel Turkestan orientale (Xinjiang) e Sua Santità il Dalai lama per qualsiasi cosa succeda in Tibet». COME IN TIBET In un comunicato il Congresso mondiale degli uiguri cita «testimoni oculari» secondo cui alcuni manifestanti sventolavano bandiere cinesi. Le stesse fonti sostengono che le forze di sicurezza hanno usato «fucili automatici e mezzi corazzati» per disperdere la folla. «Alcuni sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco, altri picchiati a morte dalla polizia», prosegue il comunicato. Diversa la versione ufficiale, secondo cui l'intervento degli uomini in uniforme è stato provocato dalle violenze dei dimostranti. A sostegno di questa tesi, starebbero le notizie diffuse dall'Ospedale del popolo, il più grande di Urumqi. Dei primi 291 ricoverati, la stragrande maggioranza erano han. La conseguenza logica sarebbe che almeno inizialmente le vittime della violenza siano stati civili han aggrediti per rappresaglia e per un odio interetnico accumulato nei decenni. I nazionalisti uiguri sono divisi in vari gruppi. Una parte minoritaria aderisce ad ideologie islamiche estremiste e pratica metodi di lotta terroristici. Gli altri chiedono autonomia, rispetto della propria identità culturale, maggiore partecipazione allo sviluppo economico da cui si dicono tagliati fuori a vantaggio dei cinesi. Per certi aspetti la situazione somiglia a quella del confinante Tibet buddista. La differenza, per nulla secondaria, è che in Tibet, a differenza dello Xinjiang, non sono attive formazioni armate. Rivolta anti-cinese a Urumqi, nello Xinjiang. Abitanti di etnia uigura attaccano la polizia e semplici cittadini di etnia han. I morti sono 156. Pechino scatena la repressione e accusa centrali estere.

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Napolitano: la Cina rispetti i diritti umani e civili Colloquio cordiale e franco al Quirinale con il presidente Hu Jintao Il premier italiano lo incontra e non parla della repress (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

Napolitano: la Cina rispetti i diritti umani e civili Colloquio cordiale e franco al Quirinale con il presidente Hu Jintao Il premier italiano lo incontra e non parla della repressione: «Lo ha già fatto il Colle»

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È stato un incontro grandemente amichevole e molto approfondito quello ... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

MARCELLA CIARNELLI È stato un incontro «grandemente amichevole» e «molto approfondito» quello che il Capo dello Stato ha avuto ieri al Quirinale con il presidente della Repubblica Popolare Cinese, Hu Jintao. Un incontro, durato circa un'ora, dal quale, proprio per l'importanza attribuita ad esso, Giorgio Napolitano ha ritenuto che non potesse essere esclusa la questione dei diritti umani, un argomento ancor più di tragica e stringente attualità a poche ore dalle notizie degli scontri etnici a nord ovest della Cina. E Berlusconi ne ha subito approfittato evitandosi, nell'incontro successivo a Villa Madama, di affrontare con l'ospite cinese un argomento "scomodo". Non è parso vero al premier di poter dribblare una questione scottante e dai risvolti politici di non poco conto, di quelle che il Cavaliere tratta con oggettiva difficoltà e gradisce se altri li affrontano. Il presidente della Repubblica, invece ha scelto parole dirette prendendo la parola al fianco del suo omologo: «Con il presidente Hu Jintao abbiamo potuto concordare sul fatto che lo stesso sviluppo e progresso economico e sociale che si sta realizzando in Cina apre nuove prospettive e pone nuove esigenze in materia di diritti umani. Questioni che l'Italia ha sempre affrontato e intende affrontare nel massimo rispetto delle ragioni dell'unità, dell'integrità e della autonomia di decisione della Cina e delle sue istituzioni rappresentative». Palazzo Chigi ha fatto poi filtrare che proprio perché il tema dei diritti umani era stato già affrontato dal Capo dello Stato, come aveva riferito il ministro degli Esteri Frattini, il premier aveva ritenuto che non fosse più necessario parlarne ventilando un'azione «complementare» con il Colle. Un aspetto tanto importante quanto scomodo della politica estera di un governo evitato appena è stato possibile. Meglio parlare di economia e degli altri argomenti del G8. Napolitano, invece, in serata, durante il brindisi che ha accompagnato la cena ufficiale al Quirinale, è tornato sull'argomento salutando «con soddisfazione e interesse l'intervento della Cina negli scenari di crisi, a sostegno di assetti di pace o nella ricerca di soluzioni equilibrate e negoziate ai problemi del mondo, con crescente attenzione al tema dei diritti umani e con particolare sostegno ai paesi poveri e alle aree diseredate del pianeta». Nel corso del colloquio i temi affrontati sono stati molti altri. Il ruolo che la repubblica cinese può e deve svolgere nel panorama e negli equilibri mondiali. E, di conseguenza, i rapporti bilateri e globali «non ultime le relazioni con l'Unione europea che deve trovare, con coerenza e coraggio, la forza di parlare con una voce sola» ci ha tenuto a sottolineare Napolitano. Identità di vedute anche sulla riforma dell'Onu. All'amicizia «radicata tra i nostri popoli nella tradizione» ha fatto poi riferimento il presidente cinese che ha invitato Napolitano a visitare il suo Paese l'anno prossimo. «Cercherò di andarci. La mia visita precedente risale alla preistoria. Era il 1984. Nel frattempo è cominciata un'altra storia per la Cina e per il mondo». I colloqui

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BARACK, DIMITRI E L'ARMA DELLA RAGIONE (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

BARACK, DIMITRI E L'ARMA DELLA RAGIONE L'ACCORDO USA-RUSSIA SUL DISARMO NUCLEARE Barack Obama e Dimitri Medvedev hanno firmato. Stati Uniti e Russia riprendono il cammino interrotto troppi anni fa e riavviano il processo di disarmo nucleare controllato. Allo scadere dello Start, il prossimo 5 dicembre, entrerà in vigore il nuovo trattato che prevede la riduzione sia del numero di testate atomiche sia di missili per trasportarle. Oggi, in base al trattato Start, i due Paesi possono dispiegare ciascuno fino a un massimo di 2.200 testate nucleari. Entro il 2016 la soglia massima sarà abbassata fino a 1500/1675 testate: una riduzione netta compresa tra un quarto e un terzo dei rispettivi arsenali. Anche i missili varranno ridotti, più o meno nelle stesse proporzioni: passeranno dalla soglia massima attuale di 1.600 a circa 1.100 missili per ciascun Paese. Non è una riduzione da poco. Nel 2016 i due Paesi schiereranno in totale 3.200 testate nucleari. Meno del 5% delle testate dispiegate nel 1986, prima che Gorbaciov e Reagan ponessero fine alla Guerra Fredda e avviassero il processo di disarmo nucleare controllato. Meno del 10% rispetto all'inizio degli anni 60, quando nel corso della "crisi di Cuba" con John Kennedy - e Robert McNamara scomparso proprio ieri a 93 anni - a Washington e Nikita Kruscev a Mosca, Usa e Urss furono a un passo dalla guerra nucleare. Certo, anche con 3.200 testate complessive Russia e Stati Uniti conserveranno sia la superiorità assoluta in campo nucleare rispetto a tutti gli altri Paesi (si calcola che la Cina disponga di circa 400 testate nucleari, più o meno come Gran Bretagna e Francia), sia la capacità di determinare l'olocausto assoluto: una guerra nucleare totale tra le due superpotenze causerebbe la scomparsa della civiltà umana. Tuttavia l'accordo raggiunto da Obama e Medvedev, direttamente e senza mediazioni, ha una straordinaria importanza politica. Sia perché riavvicina i due Paesi dopo un costante quanto immotivato processo di divergenza che ne ha caratterizzato i rapporti dopo il crollo dell'Unione Sovietica. Sia perché allontana dalla mezzanotte, sia pure di qualche secondo, le lancette dell'orologio atomico e riavvia un processo di disarmo bilaterale e controllato interrotto durante gli anni dell'Amministrazione Bush, ma già inceppatosi durante l'Amministrazione Clinton. Ora sarà più facile realizzare il sogno di un mondo libero dalle armi nucleari che sfiorò il cuore e la mente di Gorbaciov e Reagan nel memorabile summit di Reykjavík. Con questo deciso stop alla proliferazione verticale (l'accumulo di armi nucleari negli arsenali delle due superpotenze) sarà infatti più facile convincere il mondo a por termine anche alla proliferazione orizzontale (l'aumento dei Paesi che detengono l'arma atomica), attraverso lo stesso metodo. Il negoziato fondato sulla ragione, l'equità e il reciproco rispetto.

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I grandi accordi Italia-Cina (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2009-07-07 - pag: 1 autore: Berlusconi: in tre anni saremo fra i primi tre partner commerciali - Generali entra nei fondi pensione I grandi accordi Italia-Cina Firmate intese per due miliardi di dollari tra 800 imprenditori Trecento imprenditori cinesi e 500 italiani hanno animato ieri il Forum Italia-Cina. A fine giornata il bilancio è consistente: 38 accordi per oltre 2 miliardi di dollari e la prospettiva di intese future. «Evento storico» ha commentato il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia che, in vista dell'apertura del G-8,ha auspicato che «arrivino soluzioni importanti sulla crisi e un forte no al protezionismo ». Soddisfazione condivisa dal presidente cinese Hu Jintao e dal premier Silvio Berlusconi nella parte istituzionale che ha accompagnato gli appuntamenti di business. «L'Italia sarà fra i primi partner della Cina entro tre anni» ha assicurato il premier. Tra le novità l'ingresso di Generali nel mercato dell'asset management e dei fondi pensione in Cina: il gruppo triestino ha siglato un accordo per acquisire il 30% di Guotai. Il gruppo Fiat tornerà nella repubblica popolare: grazie a una joint venture con Gac dal 2011 produrrà in loco 140mila auto l'anno. Servizi u pagine 4 e 5 Commento u pagina 14 l'articolo prosegue in altra pagina

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Barack e i limiti del soft power (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-07-07 - pag: 8 autore: ANALISI Barack e i limiti del soft power di Clive Crook P rima delle elezioni in Iran, il giudizio sulla politica estera di Barack Obama negli Stati Uniti si divideva, come prevedibile, in base agli schieramenti. Ora il quadro è più complesso. I sostenitori di Obama ammiravano la sua determinazione a restituire agli Stati Uniti il loro posto nel mondo e la sua disponibilità a dialogare «senza precondizioni » con quei Governi che il suo predecessore vedeva come il fumo negli occhi. Questo cambierà le cose radicalmente, erano convinti i supporter della Casa Bianca. I detrattori della nuova amministrazione strabuzzavano gli occhi, stigmatizzando le ingenue aperture di credito nei confronti di dittatori e le scuse per i presunti peccati degli Stati Uniti. Quei detrattori ora vedono l'Iran come una prova di più della correttezza della loro posizione. La Casa Bianca si è rivolta in toni rispettosi a Mahmoud Ahmadinejad, cercando di giungere a un compromesso. Il discorso di Obama al Cairo sui rapporti tra gli Stati Uniti e l'islam è stato accolto con toni estasiati in gran parte del mondo islamico e negli ambienti liberal di Oltreoceano. Ed ecco cosa è successo: il Governo iraniano ha irrigidito la sua posizione sui materiali nucleari, ha persistito nel suo appoggio alla guerriglia irachena e ha represso con durezza i suoi stessi cittadini quando hanno con-testato un voto truccato. E tanti saluti al soft power. La mano tesa di Obama agli altri Stati- ostili, non collaborativi o anche teoricamente amicinon ha prodotto alcun risultato, sostengono i detrattori. La Cina è implacabile come prima, la Corea del Nord inaffidabile come prima, l'Europa inetta come prima. La Russia, dove Obama è arrivato ieri, corrompe il suo "estero vicino" con la stessa sfacciataggine di prima. Sorpresa: il mondo non ricambia il sorriso. L'intensificarsi della repressione in Iran ha reso più difficile ai fan di Obama liquidare con un'alzata di spalle le critiche. Anzi, il fronte pro-Obama si è diviso. Obama sta schivando un fuoco amico di teorie neocon: questa truffa elettorale non può reggere; il presidente deve schierarsi dalla parte giusta della storia. Il Medio Oriente è a un punto di svolta: se si preme con fermezza adesso, tutto cambierà. Una settimana fa sostenevo che Obama stava scegliendo di essere debole in politica interna, delegando troppo al Congresso e mettendo al primo posto della sua azione politica solo l'approvazione delle leggi su energia e sanità, nonostante i loro difetti. Perciò probabilmente vi aspetterete che io mi schieri con tutti quelli che accusano il presidente di condurre una politica estera senza spina dorsale. E invece no. Il paragone con Jimmy Carter è uno spauracchio per qualunque presidente democratico. Ma è sbagliato. In politica interna, Obama ha gli strumenti per raggiungere i suoi obbiettivi. La politica estera è più complicata. Il divario tra mezzi e fini è più ampio. Come nel caso della politica interna, l'amministrazione Obama deve fare quello che può con gli strumenti di cui dispone. In politica estera gli strumenti sono pochi e gli obbiettivi da raggiungere troppo ambiziosi. Gli Stati Uniti dispongono di una schiacciante forza militare, ma questa forza straordinaria deve fare i conti con l'opinione pubblica interna. Se dovessero subire un altro attacco come quello dell' 11 settembre, vedremo l'hard power americano scatenarsi nuovamente. Obama avrà la licenza di usarlo. Per il momento, però, gli Stati Uniti sono poco inclini a fare uso del loro hard power, e i regimi con interessi contrapposti agli interessi americani questo lo sanno. E il soft power? Prima l'amministrazione Bush lo disdegnava, e questo è stato un errore a cui Obama ha posto rimedio. Ma la questione non è mai stata scegliere fra potere "duro" e potere "morbido". Si usano tutti e due. L'errore è aspettarsi troppo dall'uno o dall'altro. In politica estera Obama cerca di tirare avanti. Non può fare di più. Non ha mai enfatizzato eccessivamente il potere rivoluzionario di una stretta di mano. I suoi sostenitori sicuramente sì, lo hanno fatto, e lui non si è fatto in quattro per disilluderli. Ma la cosa più strana, dopo l'Iran, è l'evoluzione di alcuni suoi seguaci. Prima erano convinti stupidamente che sarebbe bastata la faccia del presidente per cambiare il mondo. E ora, d'improvviso, vogliono che Barack Obama sia meno Barack Obama e più George W. Bush. (Traduzione di Fabio Galimberti) SCHEMI TROPPO RIGIDI Non è una questione di scelta alternativa tra potere «duro» e potere «morbido»: vanno usati tutti e due

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Pechino entra nel governo di internet (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-07-07 - pag: 10 autore: NELL'ICANN ANCHE MOSCA Pechino entra nel «governo» di internet Antonio Dini Internet si mondializza, e l'organo per il suo autogoverno tecnico apre a Russia e Cina. I due protagonisti fra le economie emergenti entrano così, buoni ultimi, nel comitato di consulenza governativa dell'Icann (Internet corporation for assigned names and numbers), l'ente di autogestione della rete che è nel complesso amministrato da tecnici e scienziati statunitensi. Nessun rischio per la democrazia della rete, garantiscono però gli esperti. Le attività dell'Icann sono infatti prevalentemente tecniche (assegnazione dei nomi dei siti, coordinamento tecnico e creazione di nuovi standard) e di promozione della rete nel mondo. Non c'è quindi all'orizzonte un aumento del "peso" politico internazionale della Cina e della Russia nel decidere o gestire eventuali filtraggi dei contenuti della rete tramite il nuovo seggio consultivo all'Icann. Infatti, l'entrata dei due paesi nell'organizzazione risponde invece al bisogno dell'Icann di coordinare meglio le sue attività tecniche, senza cambiare le tecnologie adoperate. Soprattutto la Cina è diventata sempre più grande dal punto di vista del peso dei suoi navigatori: dal 2007 al 2008 i cinesi sul web sono cresciuti del 42% e a gennaio 2009 erano 298 milioni, con 162 milioni di blog e una crescita del 133% delle connessioni via cellulare, arrivate a superare i 170 milioni. I siti web registrati in Cina sono 17 milioni. Neanche gli Usa, fermi a circa 223 milioni di navigatori, o l'Unione europea nel suo complesso (che tocca i 247 milioni) riescono a competere con la marea cinese. La Russia, invece, nel 2008 è arrivata a circa 30 milioni di navigatori, dodicesima posizione al mondo dopo l'Italia (decima) e la Francia (undicesima). antoniodini@me.com

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Scontri uiguri-cinesi: 156 morti (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-07-07 - pag: 10 autore: Cina. I musulmani dello Xinjiang scendono in piazza a Urumqi e danno la caccia agli han, poi la polizia apre il fuoco sui dimostranti Scontri uiguri-cinesi: 156 morti Mai una simile carneficina dai tempi della repressione di piazza Tienanmen Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Una carneficina di civili. La più spaventosa dai tempi della repressione studentesca di piazza Tienanmen. Il dramma si è consumato domenica scorsa a Urumqi, la capitale della grande provincia occidentale della Cina, lo Xinjiang, che per diverse ore è stata teatro di violenti scontri. Da un lato, la popolazione locale degli uiguri, una minoranza etnica di lingua e cultura turcofona e religione musulmana; dall'altro, i cinesi che vivono numerosi in città. La polizia è intervenuta per sedare i disordini, sparando sulla folla. Al termine della giornata, sul terreno sono rimasti almeno 156 morti e circa un migliaio di feriti. Secondo le autorità di Urumqi, la maggior parte delle vittime sarebbe costituita da civili cinesi, che sarebbero stati attaccati brutalmente da dimostranti uiguri subito dopo lo scoppio dei tumulti. La versione fornita da alcuni gruppi di uiguri in esilio (Pechino li accusa di secessionismo) è radicalmente diversa. Per costoro, la vera responsabile del massacro sarebbe la polizia cinese, che avrebbe fatto fuoco all'impazzata sulla gente che partecipava a «una manifestazione pacifica». Ad accendere la scintilla della sommossa è stata proprio questa manifestazione, che era stata indetta da qualche migliaio di persone per protestare contro l'assassinio di due uiguri, avvenuto il 26 giugno scorso in una fabbrica del Guangdong, regione meridionale del paese, a seguito di un diverbio tra un gruppetto di musulmani e alcuni operai cinesi. Gli uiguri scesi in piazza domenica a Urumqi chiedevano giustizia contro «i teppisti cinesi » autori del duplice omicidio. Questa volta, a differenza di altre rivolte popolari del passato soffocate nel sangue dalle forze dell'ordine, sono state le stesse autorità cinesi a fornire tempestivamente il bilancio dei tumulti alla stampa locale. La polizia ha anche annunciato di aver già arrestato una decina di persone che hanno avuto un ruolo chiave nelle proteste, incitando la gente di Urumqi alla ribellione, mentre una novantina di altri rivoltosi sono ricercati. Gli Stati Uniti si sono dichiarati «profondamente dispiaciuti per le perdite umane» e il dipartimento di stato americano ha invitato «tutte le parti a mantenere la calma». «Abbiamo rafforzato la vigilanza nel centro di Urumqi e in alcuni luoghi chiave come le centrali energetiche e le stazioni televisive », ha spiegato il capo della polizia regionale, Liu Yaohua. Dopo la domenica di sangue, dunque, le autorità cinesi sembrano aver ripreso saldamente il controllo della situazione. Il che lascia immaginare che, almeno a Urumqi, il fuoco della rivolta uigura si sia completamente spento. Ma lo Xinjiang, che insieme al Tibet è il ventre molle dell'impero cinese, è una regione grande e sconfinata. E resta da vedere, quindi, che impatto emotivo avrà la carneficina di Urumqi su altre grandi città: Kashgar (dove ieri si sono avute ieri le prime manifestazioni di protesta da parte degli uiguri) o Hotan. Qui, a differenza che nella capitale, nonostante l'opera di colonizzazione promossa dal governo cinese negli ultimi cinquant'anni, la larga maggioranza della popolazione è ancora di etnia uigura. Ma per le popolazioni locali non sarà facile provare ad alzare la testa in segno di solidarietà con le vittime di Urumqi. Terra di frontiera nel cuore dell'Asia, lo Xinjiang è presidiato da un massiccio spiegamento delle forze armate cinesi. Che in queste ore sono già in stato di massima allerta, pronte a intervenire per stroncare sul nascere qualsiasi protesta. Una protesta che nell'East Turkestan (per i dieci milioni di uiguri che vivono in queste terre selvagge, è questo il vero nome dello Xinjiang) serpeggia da secoli. è un risentimento antico, che affonda le sue radici in una storia travagliata da mille sofferenze. Nomadi, perlopiù dediti all'allevamento e alla pa-storizia, gli uiguri sono i discendenti di una tribù migrata dalle steppe mongole verso il centro dell'Asia nei primi secoli dopo Cristo. Circa 1.300 anni fa, riuscirono perfino a edificare un impero che si estendeva dal Mar Caspio fino alla Manciuria. Ma i loro sogni di grandezza durarono poco. Molto presto, infatti, le lande orientali del Turkestan orientale tornarono a essere terra di conquista dei potenti di turno che puntavano al controllo della Via della Seta: tibetani, mongoli, turchi, manciù, prima di finire per sempre nell'orbita cinese. E delle religioni di turno: manichei, cristiani, buddisti; fino alla definitiva conversione all'Islam. Da quando nel 1949 l'esercito maoista ha riconquistato l'immensa regione occidentale, ricca di petrolio e materie prime, le popolazioni autoctone non hanno mai smesso di agitarsi e di sognare l'indipendenza da Pechino. Neppure la crescita economica registrata nell'ultimo decennio dallo Xinjiang, grazie alla politica di promozione degli investimenti a Ovest lanciata dal governo, è riuscita a smorzare il rancore atavico degli uiguri nei confronti dei cinesi. D'altronde,la nuova ricchezza creata dallo sviluppo è finita prevalentemente nelle tasche dei "colonizzatori" han, mentre alla gente locale sono rimaste giusto le briciole. Su questo malcontento sono nate diverse cellule terroristiche anti-cinesi: la più attiva e organizzata è il Movimento islamico del Turkestan orientale (Etim), una formazione di matrice integralista che vorrebbe trasformare lo Xinjiang in uno stato islamico fondato sulla Sharia. ganawar@gmail.com AI CONFINI DELL'IMPERO La «diluizione» etnica imposta dallo stato centrale non ha fatto che alimentare il risentimento della popolazione turcofona locale Cadaveri in strada. Un'immagine del video diffuso dalle autorità cinesi (sopra) mostra alcune delle vittime degli scontri etnici di Urumqi A destra dall'alto in basso: un cinese ferito al volto; militari in tenuta antisommossa nel centro della capitale dello Xinjiang; una ragazza ferita abbraccia un'amica in un servizio dell'emittente di Stato cinese Cctv REUTERS

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Se la diplomazia aiuta il commercio (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-07-07 - pag: 14 autore: ... CHINA DAY Se la diplomazia aiuta il commercio I l commercio mondiale è ingessato dalla crisi, mai numeri della partnership tra Italia e Cina dimostrano l'efficacia della diplomazia economica. Solo nel 2008 gli scambi tra i due paesi hanno toccato quota 38,3 miliardi di dollari, con un incremento del 22% sul 2007, e a giudicare dall'euforia che circonda il China Day di Roma, il conto appare destinato a salire rapidamente: solo ieri, 38 accordi per un valore complessivo di circa due miliardi di dollari, un elemento che fa sperare su un progressivo riequilibrio del nostro deficit commerciale con Pechino. In quest'ottica,è importante rilevare che i migliori affari non sono più prerogativa dei gruppi maggiori: anche se la parte del leone l'hanno giocata i grandi nomi come Fiat, Mediobanca, Finmeccanica e Generali, un ruolo fondamentale lo hanno avuto le Pmi, che malgrado le difficoltà in cui operano- dal credito alle infrastrutture - hanno continuato a innovare processi e prodotti. In una giornata così positiva non si possono tuttavia ignorare le notizie della sanguinosa repressione degli uiguri in Cina. Con l'auspicio che la diplomazia politica raggiunga, magari in un tempo breve, i risultati di quella economica.

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Così si può fare un salto di qualità (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-07-07 - pag: 17 autore: INTERVISTA Patrizio Bianchi «Così si può fare un salto di qualità» Paolo Bricco MILANO «La capitalizzazione è una scelta obbligata. Nello scenario evolutivo della parte più virtuosa del nostro tessuto produttivo, vi sono tre buone ragioni per sostenerla ». Patrizio Bianchi, industrialista cresciuto alla scuola di Romano Prodi e oggi rettore dell'università di Ferrara, ne conosce bene punti di forza e di debolezza. Professore, quali sono queste tre ragioni? Le aziende più strutturate, per intenderci quelle che rientrano nel paradigma del Quarto Capitalismo elaborato dall'ufficio studi di Mediobanca, sono impegnate in tre processi: il processo di concentrazione e di reinternalizzazione dei compiti a più elevata qualificazione, la standardizzazione delle attività meno core e il loro reperimento sui mercati globali, la penetrazione sui mercati esteri a maggiori tassi di crescita, quali il Brasile e la Cina. Dunque, servono risorse finanziarie. Sì. Risorse finanziarie che vadano prima di tutto a irrobustire il capitale. Si tratta di una scelta strutturale importante. Ci sono imprese, nella meccanica e nell'automazione, che non sono solo pronte per uscire dalla crisi: con una buona dose di equity, possono fare un salto di qualità. Questo vale per l'élite del capitalismo italiano. E i piccoli che devono arrivare vivi a settembre? In questo caso, la ricapitalizzazione è doppiamente necessaria. Anche se, in gioco, non c'è una nuova fase di sviluppo, ma una sopravvivenza che permetta loro di superare una crisi dura. Alla crescita dimensionale e alle grandi operazioni, nel loro caso, si penserà dopo. Gli strumenti sono molteplici: l'equity, ma anche il microcredito o i fondi che coniugando i fidi con gli investimenti in innovazione sono la vera arma vincente anche per i piccolissimi, nell'epoca segnata dalla fine del paradigma dei distretti e da una nuova proiezione internazionale. © RIPRODUZIONE RISERVATA «Non si tratta soltanto di uscire dalla crisi, ma di entrare in una nuova fase di crescita»

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Un fondo per capitalizzare le imprese (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-07-07 - pag: 17 autore: Competitività. L'annuncio del presidente di Confindustria - «Bene i provvedimenti del governo, ma adesso aspettiamo le riforme» Un fondo per capitalizzare le imprese Marcegaglia: «Va ampliata la gamma dei settori che possono utilizzare la Tremonti ter» Marco Alfieri PADOVA. Dal nostro inviato «Basilea 2? Chiederemo ufficialmente una sospensione dei suoi parametri». Troppo una camicia di forza nel mezzo di una crisi così acuta. «Anche per questo mi aspetto molto dal prossimo G8: anzitutto che esca un accordo sulle nuove regole per la finanza». Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, alla vigilia del summit dell'Aquila fissa alcuni paletti nel rapporto tra regole-credito-imprese, rilanciando la proposta su Basilea 2 avanzata venerdì da Giuseppe Morandini e Corrado Passera. Marcegaglia lo fa correndo su e giù per la dorsale più produttiva del paese: ieri mattina all'assemblea degli industriali di Torino, ieri pomeriggio da quelli patavini. Troppo fragile la capitalizzazione delle imprese italiane per non passare a misure straordinarie. Non a caso «stiamo studiando un fondo di investimento ampio, straordinario, con soldi pubblici e privati, che possa contribuire alla capitalizzazione delle imprese», spiega il presidente di Confindustria. «Lo presenteremo nei prossimi giorni. Perché se non avremo la capacità di farlo, molte aziende non ce la faranno ». Per Marcegaglia è questo il nodo vero, insieme «alla gestione degli insoluti». Ma senza inseguire revanchismi inutili, bensì avviando un nuovo accordo a tre «bancheimprese- stato, protagonisti insieme di una riconciliazione strategica per la ripresa». Lo chiede il presidente degli industriali di Padova, Francesco Peghin, nella sua relazione; lo ribadisce Marcegaglia, alla vigilia dell'assemblea dell'Abi di domani: «Voglio rivolgere un appello forte alle banche perché in un momento difficile come questo non abbandonino le imprese che hanno una storia seria. Non chiediamo di sostenere aziende decotte, ma quelle sane sì, superando una logica di conflitto che non serve a nessuno. Il rischio asfissia finanziaria è infatti forte. Ci stiamo giocando un pezzo del sistema produttivo». Dunque affinare, più che sparare nel mucchio. Discernere il merito di credito senza populismi o eccessi ragionieristici. Valutando tecnologia, organizzazione, mercati di riferimento e prospettive. Non senza qualche autocritica imprenditorale. Se infatti la priorità condivisa, sia per Marcegaglia che per Peghin, è uscire dalla crisi, «la principale responsabilità sociale di noi imprenditori è preparare la ripresa rafforzando le aziende nel patrimonio, nella gestione e nell'innovazione». Tradotto per la platea, prosegue Peghin, accolta da un filmato in stile guerre stellari: «Più capitale di rischio e meno indebitamento a breve verso le banche. Più investimenti in ricerca e innovazione per scommettere su nuovi prodotti e nuovi mercati. Più innovazione verso attività che sappiano incorporare efficienza energetica e ambientale». E poi, ovviamente, in una congiuntura in cui «il credito è diventato scarso e costoso, tocca anche a noi fornire il capitale, mostrando che siamo i primi a credere nel nostro progetto imprenditoriale ». Togliendo qualsiasi alibi alle banche. Anche perché «l'emergenza non è per nulla finita», precisa Marcegaglia. «C'è qualche segnale di miglioramento, soprattuto in Cina, che farà + 7% di crescita. Qualcosa si intravede negli Usa e qualcosa in termini di fiducia dei consumatori. Ma non bisogna abbassare la guardia». Gli stessi provvedimenti del governo vanno nel senso giusto: è il caso della Tremonti Ter per gli investimenti. «Chiediamo però che venga ampliata la gamma dei settori che possano parteciparvi. Inoltre – prosegue il numero uno di Viale dell'Astronomia aspettiamo ulteriori risposte sulla pubblica amministrazione e in merito alle riforme». Importante però è fare presto. Il deterioramento dell'economia tende a frenare i prestiti bancari. Per dire: il 16,5% delle imprese padovane si è visto respingere negli ultimi tre mesi, una richiesta di finanziamento; il 14,6% ha ricevuto richiesta di rientro. «Eppure la domanda c'è»,dice Peghin.«Solo che si allungano i tempi di risposta, diminuisce l'entità degli affidamenti, aumentano le garanzie richieste ». Basti dire che il 41,4% delle imprese patavine ha appena 6 mesi di sostenibilità finanziaria, 45,5% nella classe di fatturato 6-25 milioni». I banchieri tornino a fare i banchieri, dunque: «I prossimi mesi sono i più delicati – chiosa Marcegaglia - ci stiamo giocando il nostro futuro». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Blanc: Calcio sostenibile con giovani e nuovo stadio (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-07-07 - pag: 19 autore: Sport & business. I progetti dell'a.d. della Juventus Blanc: «Calcio sostenibile con giovani e nuovo stadio» Giuliano Balestreri MILANO La nuova stagione della Juventus si apre domani con la presentazione della nuova maglia, ma il grande calcio si è già messo in moto con umori differenti tra Italia e Spagna. A Milanello il raduno del Milan tra le contestazioni dei tifosi per una campagna acquisti «al risparmio », a Madrid la presentazione ufficiale di Cristiano Ronaldo davanti a 80mila persone. Un colpo da 94 milioni di euro che non è piaciuto a le roi Michel Platini. Il presidente dell'Uefa ha definito «anormali » le spese del Real proponendo un tetto agli ingaggi, invitando all'austerity il mondo del calcio. E incassando la secca replica del Real: «Siamo un club ricco, non abbiamo problemi». La strada indicata da Platini è quella intrapresa dalla Juventus tre anni fa con la retrocessione in serie B per lo scandalo calciopoli. «Abbiamo trasformato una tragedia sportiva in un'opportunità », dice Jean Claude Blanc, amministratore delegato della Vecchia Signora dal 2006, orgoglioso di chiudere il bilancio in pareggio «senza alcuna misura straordinaria, ma solo grazie alla gestione ordinaria della società. Vogliamo diventare un club ricco, ma non sulle spalle dell'azionista». L'obiettivo di lungo termine è creare una realtà simile a quella del Barcellona, all'insegna dalla «sostenibilità economica». Per il momento Blanc è soddisfatto di aver avviato un percorso fondato «sulla valorizzazione dei giovani per riportare il parametro costo del lavoro/ricavi entro il 60% e sfruttare il vivaio, ma soprattutto puntiamo sulla realizzazione del nuovo stadio, interamente autofinanziamento senza togliere risorse all'area tecnica ». L'impianto, che verrà inaugurato per la stagione 2011/2012, costerà 105 milioni di euro: 50 finanziati dall'Istituto per il Credito Sportivo, 30 reperiti dalla vendita dei diritti di edificazione di un centro commerciale a Nordiconad e 75 milioni, in 12 anni, attraverso la cessione del nome e di altri diritti commerciali a Sport Five (i proventi serviranno anche a coprire gli interessi sul mutuo acceso). «Una volta che lo stadio sarà arrivato a regime – continua il manager – vorremo arrivare a un giro d'affari da 250-300 milioni di euro, di cui almeno il 25% generato dal'impianto». Oggi il Real Madrid fattura 366 milioni, di cui 101 dalla stadio, il Manchester United 325 milioni e 128 dipendono dall'Old Trafford. Numeri lontani, «ma intanto abbiamo iniziato a muoverci, anche perché con la vendita dei diritti tv collettivi alle grandi squadre mancheranno 10-15 milioni l'anno». Il calcio sostenibile di Blanc, nel quale «non si fanno follie per i giocatori e si inseriscono i giovani del vivaio, ma neppure si è costretti a cedere i campioni per far quadrare il bilancio», dipende dalla qualificazione in Champions League «che ci permette di chiudere in pareggio e se si passano i primi turni si arriva in utile». Nella stagione appena conclusa la competizione continentale ha portato nelle casse del club poco più dei 25 milioni di euro, tra premi e diritti tv, necessari ad arrivare a quota 233 milioni alla voce ricavi. «Quest'anno inoltre non abbiamo messo a bilancio plusvalenze – prosegue l'ad – e lo scambio di giocatori non ha superato i 15 milioni che è da considerarsi normale attività di mercato. Insomma, siamo arrivati a quella struttura sostenibile di cui parla Platini. Per essere perfetti dobbiamo ridurre ancora il costo degli ingaggi in relazione ai ricavi, ma ci arriveremo. Poi vorrei costruire una Juventus con almeno metà dei giocatori italiani, sarebbe bene anche per la nazionale». Di certo Blanc non si allinea alla richiesta dell'ad del Milan, Adriano Galliani, di ridurre il costo lordo dei giocatori: «Certo è difficile competere con la Spagna, ma in un momento economico come questo non si possono chiedere favori per i calciatori a dispetto dei tanti lavoratori comuni». Un altro tema che sta a cuore al manager francese riguarda i diritti tv: «Vanno valorizzati, magari rinunciando a trasmettere qualche partita in diretta. E con la vendita centralizzata all'estero vanno previsti match a orari appetibili anche per l'Asia. I grandi mercati per il marketing sono la Cina e l'India, ma troppo spesso vengono trascurati». giuliano.balestreri@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA LA CRITICA Il manager boccia le follie del Real Madrid per Cristiano Ronaldo e scommette sul vivaio per salvare il bilancio

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Stretta su Opel: summit a Berlino (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-07-07 - pag: 33 autore: Previsto oggi un vertice tra il management di General Motors e le autorità locali Stretta su Opel: summit a Berlino Andrea Malan FRANCOFORTE. Dal nostro inviato Magna e General Motors procedono nelle trattative per la cessione di Opel, anche se l'esito finale delle trattative è ancora da decidere e in particolare i cinesi di Baic restano intenzionati a giocare fino all'ultimo le loro carte. Oggi i rappresentanti della General Motors dovrebbero incontrarsi con esponenti del Governo tedesco a Berlino – secondo quanto riferisce l'agenzia Bloomberg –per discutere delle offerte sul tavolo; oltre alle due citatec'è ancora quella della Rhj International. Ieri la Magna, che acquisterebbe Opel in cordata con le russe Sberbank e Gaz, ha fatto sapere che il suo consiglio di sorveglianza si riunirà martedì prossimo per essere pronto a dare il via libera all'operazione. La notizia segue quanto dichiarato nel weekend all'edizione domenicale della «Frankfurter Allgemeine Zeitung » da Carl Peter Forster, numero uno di Gm Europe: secondo Forster la cessione a Magna e ai partner russi potrebbe andare in porto «entro la fine del mese». «Stiamo negoziando sui dettagli» ha detto il manager. Secondo la stampa tedesca il gruppo americano avrebbe rinunciato alla richiesta di un'opzione call che le permetta di riprendere il controllo di Opel. Tutto a posto per Magna? In realtà bisogna ricordare che fin dall'inizio della trattativa Forster si è espresso a favore di Magna; ma la sua posizione non sarebbe esattamente quella della casa madre. Ieri una fonte interna alla General Motors citata dal «Wall Street Journal » ha definito l'offerta Baic «un formidabile concorrente» per Magna. Gm sarebbe tra le altre cose preoccupata destino della quota del 35% che andrebbe in caso di accordo alla banca russa Sberbank: quest'ultima ha infatti intenzione di ricollocarla sul mercato. I cinesi di Baic fanno intanto pressioni: nei giorni scorsi hanno inviato una lettera a vari membri del Governo tedesco ribadendo il loro interesse per Opel e sottolineando che la loro offerta sarebbe per il contribuente tedesco più conveniente di quella dei canadesi. Baic offrirebbe 660 milioni di euro e chiederebbe garanzie statali per 2,6 miliardi contro i 4,5 di cui si è parlato finora per Magna. Un eventuale accordo con i cinesi potrebbe porre qualche problema di concorrenza a Gm: in caso di vendita di Opel la Cina rimarrebbe infatti di gran lunga il maggior mercato estero per il colosso americano, e per questo una Baic che possa usare in patria le tecnologie Opel sarebbe sgradita agli americani. Secondo le fonti citate dalla Bloomberg, però, Baic si è detta disposta a vendere in Cina solo Opel di vecchia generazione; e anche secondo il Wsj l'ostacolo non è insuperabile. GLI SVILUPPI Il gruppo di Detroit ha definito «formidabile» la proposta presentata dai cinesi della Baic anche se Magna resta in pole

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Vendite spot a pieno ritmo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-07-07 - pag: 48 autore: MINERALE DI FERRO Vendite spot a pieno ritmo Il settore del minerale di ferro va al massimo per Rio Tinto: «Vendiamo tutto quel che produciamo e non siamo mai stati così indaffarati », commenta il portavoce del gruppo. Merito dello stallo nei negoziati con le acciaierie cinesi per definire i prezzi del minerale. In attesa di una soluzione, gli ordini dalla Cina accelerano e i prezzi spot superano quelli che Rio ha concordato con giapponesi e coreani.

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Rimangono forti gli acquisti cinesi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-07-07 - pag: 48 autore: Metalli non ferrosi. Anche se non mancano segnali di flessione delle quotazioni Rimangono forti gli acquisti cinesi Gianni Mattarelli MILANO Nelle ultime settimane si sono alternate notizie macroeconomiche incoraggianti e scoraggianti. Hanno in genere prevalso le prime, ma giovedì scorso quelle negative, sull'andamento dell'occupazione negli Usa, hanno contribuito a deprimere i corsi al London Metal Exchange (Lme), riportando il rame sotto i 5mila dollari per tonnellata. Nei giorni precedenti tuttavia i prezzi si erano rafforzati, nonostante il tentativo del governo cinese di frenare la salita delle quotazioni dei metalli. In un'intervista di lunedì scorso a un settimanale cinese, infatti, Yu Dongming, capo della divisione metallurgica della National Development and Reform Commission, aveva dichiarato che il programma governativo di ristoccaggio era finito. Yu ha detto che la Cina ha accantonato 235mila tonnellate di rame, 590mila di alluminio e 159mila di zinco. Il mercato tuttavia non ha in pratica reagito a questa pubblicazione. è chiaro che gli operatori confidano di più nei rapporti della banca australiana Macquarie, che è molto introdotta in Cina, secondo la quale i cinesi in maggio hanno continuato ad accumulare metalli di base, oltre a carbone e minerali di ferro. Il totale delle giacenze sarebbe ancora basso in relazione alla domanda interna (misurata come produzione più importazione meno esportazione) e si aspettano che vengano presto esaurite. Secondo la Macquarie, la domanda interna cinese di rame raffinato in maggio sarebbe cresciuta del 59,2% su base annua, mentre, dopo aver considerato il maggior utilizzo di catodi causato dalla minore disponibilità di rottami, il consumo totale di rame in maggio sarebbe stato in aumento del 17-18% annuo, ossia in linea con la crescita effettiva della domanda dei primi cinque mesi del 2009 dovuta alla crescita delle costruzioni (+12%), degli autoveicoli (+12%) e dei cavi per l'energia (+24%). Anche per gli altri metalli c'è stato nel periodo un forte aumento della richiesta, risultata del 26,3% per il piombo, del 22,9% per lo zinco, del 12,8% per il nickel e del 3,8% per l'alluminio. Da queste statistiche deriva perciò l'attesa che la Cina continui a dover importare metalli dal resto del mondo. Intanto negli ultimi tempi la sostenutezza dei prezzi all'Lme ha sorpreso molti osservatori, ma c'è ora qualche segnale di una prossima flessione stagionale delle quotazioni, guidata da un possibile calo del rame, che potrebbe essere stimolato dall'inizio di un periodo di entrate di catodi nei magazzini Lme, dopo la lunga fase che ha portato le giacenze a dimezzarsi in pochi mesi. Ammesso che la discesa si ve-rifichi, i prezzi però non dovrebbero teoricamente mantenersi a lungo sotto i 4.500 $ (base tre mesi): i fondi d'investimento hanno infatti già da parecchie settimane iniziato a comperare a termine, incrementando gli acquisti a ogni buon ribasso, nella convinzione che tra il quarto trimestre 2009 e il primo trimestre 2010 dovremmo assistere a una ripresa della domanda al consumo nei Paesi Ocse. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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In Brasile è tornata la fiducia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-07-07 - pag: 25 autore: Focus. Il mercato ha apprezzato la velocità dei provvedimenti anti-crisi - Si rafforza la popolarità del presidente Lula In Brasile è tornata la fiducia Vendite di auto in aumento a giugno - Petrobras avvia le gare per le licenze offshore Roberto Da Rin BEUENOS AIRES. Dal nostro corrispondente L'ultimo paese a entrare in recessione e il primo a uscirne. Potrebbe essere questa la sintesi più efficace della congiuntura brasiliana, la fotografia di una potenza (ex emergente) che ha catalizzato l'interesse di tutti i principali attori sulla scena economica, dagli Stati Uniti alla Cina. I ristorantini che pullulano attorno alla City finanziaria di San Paolo sono affollati come sempre ed è statisticamente certo intercettare la parola "Cina" in qualsiasi conversazione tra manager o dirigenti. Se a Buenos Aires o a Santiago del Cile la preoccupazione per il breve e medio periodo si legge negli occhi degli ejecutivos , prima ancora di essere esplicitata in un'intervista, a San Paolo si "pensa positivo", per dirla come un cantautore italiano. «La crisi?Quale crisi? – si domanda Jackson Schneider, presidente dell'Associazione brasiliana di costruttori di autoveicoli –. Se le vendite proseguono a questo ritmo il 2009 si confermerà uno degli anni migliori. Nei primi quindici giorni di giugno le vendite di automobili sono aumentate dell'8,5% rispetto allo stesso periodo del 2008, quando la crisi mondiale non aveva ancora investito nessun Paese». L'entusiasmo di Schneider coinvolge altri impreditori, per esempio quelli del settore energetico. Sergio Gabrielli, presidente di Petrobras, ha annunciato poche settimane fa l'avvio delle gare per l'assegnazione di licenze di esplorazione offshore nelle aree al largo di San Paolo e Santos. Sia chiaro, anche il Brasile ha patito gli effetti della crisi mondiale, tanto che nel quarto trimestre 2008 il Prodotto interno lordo è crollato a livello tendenziale (rispetto al quarto del 2007) del 3,6% e nel primo trimestre 2009 la caduta è stata dello 0,8 per cento. è però indubbio che la capacità di reazione sia stata notevole rispetto agli Stati Uniti o all'Unione europea. Non solo, qui è accaduto qualcosa di inusuale: «Basti osservare –ci spiega Newton Rosa, capoeconomista di Sulamérica investimentos – che nel picco della crisi la popolarità del presidente InÁcio Lula da Silva ha toccato l'80 per cento». Il Brasile rimuove così uno dei moloch dell'economia contemporanea. Ricordate la celeberrima frase, pronunciata in una riunione ai massimi livelli dell'amministrazione Clinton? «It's the economy, stupid», è l'economia, stupido. Quattro parole per ricordare e riaffermare che solo la propulsione del motore economico garantisce un buon riscontro di consenso politico. Ebbene,nel gigante dell'emisfero sudamericano questo paradigma culturale è completamente ribaltato: l'economia brasiliana ha inanellato due trimestri di crescita negativa ratificando così «una recessione tecnica». Eppure la fiducia nel presidente Lula da Silva e nell'establishment politico si è rafforzata. Perché? è semplice, il flusso di investimenti esteri verso il Brasileè stato ingente, ha caratterizzato i due mandati di Lula e conferito una crescita stabile e una fiducia diffusa. Ruben Ricupero, diplomatico brasiliano, ex ministro, uno degli intellettuali più ascoltati, spiega a Il Sole-24Ore che «il Brasile ha saputo mettere in atto in pochi anni uno straordinario inserimento nel sistema economico globale e soprattutto sincronizzare la politica economica nazionale e quella internazionale. Lula ha saputo capire le necessità del Paese, assecondare la domanda interna e renderlo attraente a livello internazionale ». Un altro fattore che viene riconosciuto come determinante riguarda la velocità dei provvedimenti varati. Il ministro delle Finanze, Guido Mantega, non ha mai frenato, neppure nei momenti più cupi della crisi, da novembre 2008 a marzo 2009, il Pac (Programma d'accelerazione della crescita). Di che si tratta? è un piano di modernizzazione delle infrastrutture mirato a inglobare nel " motore" brasiliano regioni storicamente meno avanzate del Paese leader in Sudamerica. Inoltre vi sono stati incentivi fiscali per l'industria, il settore che è stato più colpito dalla crisi mondiale. Sono stati concessi subito, prima che si generasse un clima di sfiducia e una spirale recessiva. roberto.darin@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA CAPACITà DI REAZIONE Hanno funzionato la politica di incentivi fiscali all'industria e la volontà di inserire il paese nell'economia globale Presidente. InÁcio Lula da Silva LAPRESSE

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La lezione in arrivo da Jakarta l'emergente (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-07-07 - pag: 25 autore: M&M La lezione in arrivo da Jakarta l'emergente di Sara Cristaldi L' Indonesia domani andrà a votare per eleggere il suo presidente. Se come dicono tutti i sondaggi Susilo Bambang Yudhoyono sarà riconfermato dalle urne, sarà il primo capo di stato indonesiano a essere rieletto da un voto democratico, nonostante il suo passato di generale dell'esercito. E già per questo varrebbe la pena di seguire gli sviluppi di Jakarta, considerato il panorama delle elezioni "dimezzate" che normalmentesi svolgono nell'area asiatica emergente. Ma ci sono altre buone ragioni. Per numero di abitanti ( 240 milioni)l'Indonesia è la quarta democrazia al mondo. Sulle sue 17mila isole vive la più grande comunità islamica della Terra e, non a caso, qui si vuole creare l'hub di riferimento della finanza regolata dai dettami del Corano. Nonostante il suo mosaico etnico, l'arcipelago ha goduto negli ultimi anni di una stabilità che ha attirato gli investitori esteri, Volkswagen tra gli ultimi arrivi, edè di ieri la notizia che nei primi sei mesi dell'anno con un valore di 5,39 miliardi di dollari il flusso non si è arrestato. E non solo perché il paese è ricchissimo di materie prime. A dispetto della crisi globale, inoltre, l'Indonesia è uno dei pochi paesi che non è andato in recessione e anzi registrerà nel 2009 una crescita del 4%, secondo le stime del Fondo monetario internazionale. Così c'è anche chi, come gli analisti di Morgan Stanley, propone di aggiungerla al gruppo dei Magnifici Quattro Bric (Brasile, Russia, India e Cina, magari in sostituzione della Russia?), vale a dire il manipolo degli emergentia crescita più accelerata. Una medaglia sul petto che l'ex generale Yudhoyono potrebbe meritare per la sua reazione immediata alla tempesta della crisi finanziaria in arrivo dall'altra sponda del Pacifico e per le sue politiche di lotta alla burocrazia e alla corruzione, anche se la strada da percorrere su questi due fronti caldi è ancora lunga. Per non parlare della sua dichiarata fedeltà al libero scambio. Vinca chi vinca, si vedrà cosa riserva il futuro di Jakarta. Ma c'è un impegno che, se mantenuto, gioca a favore del vincitore annunciato: la promessa, ribadita ieri da Yudhoyono in una rara intervista al Wall Street Journal, di «riempire il suo prossimo governo con tecnocrati, piuttosto che distribuire poltrone a una vasta schiera di leader politici non qualificati espressi da parti politiche rivali». Non ci è riuscito nel suo primo mandato cinque anni fa. La manterrà questa volta? In gioco c'è il progressivo potenziamento dei muscoli economici dell'arcipelago. In ogni caso che queste siano le strategie e le promesse elettorali di un paese emergente, come l'Indonesia, la potrebbe dire lunga sul ritardo di un paese avanzato come l'Italia. Qui, quando si parla di un governo prossimo venturo ( di qualsiasi colorazione politica), non si azzardano nemmeno le promesse. sara.cristaldi@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Alla Germania l'export non basta più (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-07-07 - pag: 26 autore: «Alla Germania l'export non basta più» Roland Berger: un'altra rivoluzione industriale spinta da tecnologie verdi e consumi interni Beda Romano BERLINO. Dal nostro inviato I consulenti d'impresa non possono essere pessimisti. Per loro natura devono guardare al presente e al futuro con fiducia. Roland Berger è tra questi. Mentre agli occhi di molti osservatori la crisi attuale, economica e finanziaria, ricorda solo il drammatico crollo di Borsa del 1929 e la Grande Depressione degli anni 30, al più noto consulente europeo torna in mente a sorpresa anche un altro periodo storico, più lontano e più felice: la grande rivoluzione industriale della fine dell'Ottocento. «Questa crisi comporterà cambiamenti strutturali nell'economia europea, soprattutto in Germania e Italia – spiega il fondatore dell'omonima società di consulenza d'impresa –. In questi ultimi due decenni hanno potuto appoggiarsi su un'economia americana trainata da consumatori ricchi ma sempre più indebitati. Scoppiata la bolla, è probabile che gli Stati Uniti dovranno ridurre investimenti e consumi: per molti paesi votati all'export significherà modificare il proprio modello economico ». «La mia ipotesi – continua Berger, quasi sommessamente – è che le economie più esposte al commercio internazionale dovranno rafforzare la domanda interna, trasformando la crisi in un'opportunità e cavalcando le nuove tecnologie nello stesso modo in cui alla fine dell'Ottocento l'industrializzazione contribuì a una modernizzazione della vita quotidiana e ad un aumento dei consumi. Il momento congiunturale è difficile, non lo nego, ma per la Germania deve essere il pungolo per ripensare drasticamente il proprio sistema economico». Così, in una manciata di secondi, seduto su un divano dell'HÔtel de Rome, l'altro grande albergo di Berlino (il primo è il celebre Adlon sulla Unter den Linden), Berger sconfessa le cassandre e mette il dito sulla piaga. L'economia tedesca è troppo esposta ai grandi venti del commercio internazionale per rimanere insensibile all'impatto di lungo termine della crisi. Certo, la congiuntura si riprenderà e con essa anche la Germania, ma il riequilibrio delle partite correnti a livello mondiale imporrà cambiamenti di lungo termine. La Repubblica federale è ormai il più importante esportatore del mondo. Alcune cifre fanno riflettere: le imprese tedesche vendono all'estero ogni giorno merci per quasi 130 milioni di euro; nel 2008 il paese ha esportato per circa 1.100 miliardi di euro, con un saldo commerciale in attivo per 160 miliardi. L'export rappresenta il 48% del Pil tedesco, rispetto a una quota del 40% a metà di questo decennio. Insomma, anche la Germania ha approfittato della grande bolla finanziaria ed economica americana. «La mia impressione è che se, come probabile, il consumatore americano smetterà di indebitarsi, l'impatto si farà sentire anche nell'industria tedesca, quella dei beni strumentali e delle automobili – prosegue Berger, 71 anni, che vive a Monaco ma è nato a Berlino –. Mi aspetto una frenata della crescita mondiale rispetto al recente passato. L'economia della Germania sarà costretta a rivedere le sue priorità: non potrà più appoggiarsi sull'export, ma dovrà rafforzare la propria domanda interna. E questo è vero anche per l'Italia, votata anch'essa alle esportazioni». Chi credeva che Cina e Russia, India e Brasile potessero prendere il posto degli Usa dovranno ricredersi, secondo Berger. Almeno in parte, infatti, anche le grandi economie emergenti hanno beneficiato nell'ultimo decennio del boom americano, in un circolo virtuoso che si è rivelato però insostenibile. Riequilibrare il modello tedesco è da molti anni una preoccupazione della Germania. La crisi di questi ultimi mesi ha rimesso la questione drammaticamente al centro del dibattito politico- economico. Ma come è possibile modificare le tendenze strutturali di un'economia, renderla meno dipendente dalle esportazioni, più forte nel resistere agli shock esterni? Una delle possibilità naturalmente è di optare per una politica demografica. è la scelta francese. In Germania, questa soluzione non ha avuto finora risultati significativi. Risponde Berger: «Non è una questione che sia possibile risolvere a livello governativo. è necessario ripensare l'economia: stimolare i consumi, offrendo nuovi servizi e nuovi prodotti». A sorpresa la chiave del successo è in un confronto quasi improbabile, certamente sorprendente, con l'Ottocento. Ai tempi, l'industria creò nuovi bisogni domestici: dall'auto all'elettricità, dalle trasmissioni radio all'acqua corrente, dai trasporti ferroviari alle prestazioni sanitarie. Un esempio: gli apparecchi telefonici. Negli Stati Uniti il loro numero balzò da 200mila nel 1890 a 10 milioni nel 1914, uno ogni dieci abitanti (più di quanto ne possedesse l'Unione sovietica nel 1970). A tempi d'oggi il carbone e l'acciaio sono la biotecnologia e l'informatica. «Sta a noi cavalcarli, creando nuovi prodotti e nuovi servizi – sostiene provocatorio Berger –. Due sono i settori destinati a crescere: l'industria ambientale, per via della crescente attenzione all'ecologia,e la previdenza sociale, a causa dell'invecchiamento della popolazione». Forse non è un caso se proprio l'industria ambientale è uno dei pochi settori a crescere in questo difficile momento: oggi rappresenta l'8% del Pil tedesco e potrebbe salire al 14% entro il 2020. Stimolare i consumi attraverso nuovi servizi è tanto più necessario in un contesto che vedrà un continuo e graduale trasferimento della produzione industriale dai paesi ricchi alle economie emergenti. In Germania e in Europa rimarranno la ricerca, il terziario e l'industria avanzata, fondata su un forte know-how tecnologico. Nel contempo, l'importanza delle economie di scala per le singole imprese si ridurrà proprio grazie alle nuove tecnologie. Il consulente tedesco, quindi, si aspetta aziende tendenzialmente più piccole rispetto al passato. Insomma più Google e meno General Motors. è questa la ricetta del fondatore della Roland Berger Strategy Consultants che proprio per aiutare a stimolare la domanda interna, e ridurre l'esposizione della Germania (e dell'Italia)all'export,esorta (provocatoriamente) a un'ulteriore liberalizzazione dei mercati nazionali. La presa di posizione sorprende non poco: dopo che la crisi di oggi è attribuita proprio a un eccesso di deregolamentazione, come è possibile immaginare nuove politiche liberiste in un'Europa sempre più statalista? «Non credo alla minaccia di un ritorno dello Stato interventista nell'economia – ribatte Berger, smentendo quasi con sottile piacere le opinioni oggi prevalenti –. Gli interventi nel settore bancario sono stati imposti dalle circostanze, e dovrebbero rimanere temporanei. Al contrario, la deriva dei conti pubblici costringerà i governi a privatizzare ulteriormente un welfare state sempre troppo statale, anche se nessuno oggi se lo vuole sentir dire. E questo finalmente creerà un aumento dell'offerta di servizi e una crescita della domanda». beda.romano@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA «L'attuale congiuntura dovrà essere il pungolo per ripensare a fondo il sistema economico» Consulente. Roland Berger AFP

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Corsa alle polizze nei Bric (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-07-07 - pag: 27 autore: Corsa alle polizze nei Bric Priorità mercati emergenti per l'84% dei gruppi assicurativi Micaela Cappellini Quando un mese e mezzo fa la compagnia assicurativa giapponese Sompo Japan annunciò di voler acquisire il 50% delle azioni della brasiliana Maritima Seguros, sapeva benissimo di essere in linea con il trend dei prossimi anni. Che, per le compagnie occidentali, è quello di guardare verso i quattro Bric - Brasile, Russia, India, Cina - come al mercato polizze più interessante. Lo sostengono gli analisti di Accenture, che hanno sentito il parere di oltre 100 grandi compagnie assicurative di sedici paesi. Il risultato? L'84% degli intervistati appartenenti ai paesi industrializzati ritiene che i mercati emergenti rappresentino una priorità per i loro piani di espansione all'estero dei prossimi tre anni. In particolare, per il 48% in cima alla lista ci sono i Bric, e in cima ai Bric svetta la Cina, seguita nell'ordine dal Brasile, dall'India e dalla Russia; il 43% guarda al resto dell'Asia emergente, il 14% all'America latina e il 12% all'Africa e al Medio Oriente. «Stiamo parlando di mercati che sapranno dare soddisfazione nel medio-lungo periodo – spiega Daniele Presutti, responsabile Insurance di Accenture per l'area Igem (Italia, Grecia, Russia, Est Europa e Medio Oriente) –. Parliamo cioè di numeri che oggi sono piccoli, ma di trend che sono già interessanti. Se infatti nel 2008 la raccolta dei premi assicurativi, tra ramo vita e ramo danni, nei paesi industrializzati è scesa del 3,4%, in quelli emergenti è cresciuta in media del 18 per cento». Con punte molto differenti da paese a paese: si va dal più 31,4% della Cina al +0,1% dell'India, dove è in corso un forte aumento della competizione tra compagnie che ha portato a una riduzione delle tariffe. I quattro paesi Bric, ricorda Presutti, rappresentano il 40% della popolazione mondiale ma ancora solo il 6% in termini di raccolta dei premi: che valgono 47 miliardi di dollari in Brasile, 39 in Russia, 56 in India e 140 miliardi in Cina. In Italia, tanto per avere un termine di paragone, la raccolta premi ammonta a 140 miliardi di dollari. Nelle aree emergenti del Sud-est asiatico, poi, le cifre sono ancora minori: in Vietnam, ad esempio, siamo a 660 milioni di dollari di raccolta premi. Segno che i margini per crescere sono notevoli. «Tanto più che alcuni di questi paesi – aggiunge Presutti – stanno per legge rendendo obbligatorie alcune polizze del ramo danni, e questo apre prospettive di mercato». «Rispetto al comparto industriale – prosegue – dove già le aziende stanno cercando nuovi orizzonti alternativi ai Bric, sul fronte assicurativo sono ancora i grandi paesi emergenti a riscuotere l'interesse maggiore. Le assicurazioni vanno dove il livello dello sviluppo economico è più alto e la ricchezza più diffusa. L'importante è muoversi con cautela e con partnership, perché si tratta pur sempre di mercati rischiosi». In pole position, in questa corsa di lungo periodo in cui però è importante muoversi subito, ci sono le assicurazioni americane, «che sono entrate in Asia molto tempo prima delle concorrenti», come ricorda Presutti. Ma le europee stanno guadagnando terreno, e anche le compagnie giapponesi sono interessate a un business che per loro è geograficamente vicino.A differenza dell'Asia,invece, l'Europa dell'Est non rientra nella top list delle preferenze: «Non perché non si tratti di un mercato appetibile – conclude Presutti – quanto perché ormai viene considerata Europa a tutti gli effetti». Un'area evoluta, insomma, dove le assicurazioni hanno già mercato. micaela.cappellini@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Si apre il vertice delle nuove regole (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-07 - pag: 3 autore: Si apre il vertice delle nuove regole Berlusconi mette a punto i dossier: il G-14 preferibile alla formula con 20 paesi ROMA Dei tre vertici tra i paesi più industrializzati oltre alla Russia che ha presieduto dal '94 a oggi il G8 dell'Aquilaal via domani sarà, per Berlusconi, quello con maggiori insidie e sul quale, in buona sostanza, si giocherà anche il suo futuro interno e internazionale. Tutti ormai ne conoscono nei dettagli pregi e debolezze pubbliche e private, nonché le capacità di grande comunicatore e di uomo dalle mille risorse. Berlusconi, per tutta la giornata di sabato, ha ripassato fin nei dettagli con lo "sherpa" Giampiero Massolo e con il suo consigliere diplomatico Bruno Archi la bozza del comunicato finale dell'Aquila nel quale ancora svettano alcune parentesi quadre, segno tangibile dei punti sui quali l'accordo manca. Del resto non è facile essere d'accordo sui rimedi quando, in alcuni casi, non si è d'accordo neppure sulle diagnosi per la previsione di uscita dalla crisi finanziaria come si è visto bene ieri nell'incontro tra Berlusconi (fin troppo ottimista) e il presidente cinese, Hu Jintao (più cauto così come il presidente della Banca mondiale Bob Zoellick). All'Aquila l'attenzione degli Otto grandi si concentrerà anche su due dichiarazioni finali di politica estera che la presidenza italiana intende proporre: una sul trattato di non proliferazione (che fa stato degli ultimi sviluppi dell'intesa tra Obama e Medvedev e che rilancia lo "spirito di Pratica di mare") e una sul terrorismo. Di Iran si parlerà sia all'interno del comunicato finale sia nel documento sulla lotta al terrorismo. Ma il G-8 vero e proprio, ossia la sessione di lavoro che unirà la colazione e il pranzo di domani sarà quest'anno limitato al primo giorno. è lì che si discuterà di crisi economica internazionale e di nuove regole per farvi fronte. Poi il 9 sarà il giorno del Mef (Major economies forum) che dovrà affrontare il problema dei cambiamenti climatici in vista della conferenza mondiale dell'Onu. Gli Otto, più i cinque Paesi emergenti (Cina, India, Messico, Brasile e Sudafrica) si incontreranno con Australia, Indonesia e Corea del Sud oltre alla Danimarca che ospiterà la conferenza di dicembre. Altro tema globale che supera le competenze del G8 e per il quale è stato invitato anche il direttore generale del Wto, Pascal Lamy, è quello del commercio mondiale per il rilancio del Doha round. I temi dello sviluppo secondo un nuovo approccio alle fonti di crescita e una maggiore responsabilizzazione della spesa saranno al centro dell'ultima giornata di lavori con i leader africani. Si sta negoziando ancora un raddoppio delle risorse finanziarie decise in Giappone l'anno scorso destinate alla sicurezza alimentare. Alla fine il G8 potrebbe trovarsi d'accordo su una cifra che porti l'impegno complessivo a circa 20 miliardi di dollari. Ma il vertice non è ancora iniziato e già si pensa a come dare un futuro al G8.C'è chi (soprattutto i giapponesi e i canadesi) vorrebbe farne un foro in cui le economie che condividono più di altre certi valori democratici debbano continuare a incontrarsi tra di loro sia pure aprendosi agli altri paesi. Berlusconi ieri ha detto di preferire il G-14 come foro che «rappresenta l'80% dell'economia mondiale mentre il G-20 appare un foro numericamente troppo esteso». In realtà nelle più recenti elaborazioni sui sistemi di governance mondiale si evita accuratamente di fare riferimento ai numeri. Lo sanno bene gli inglesi che a Londra per il G-20 si trovarono alla fine 27 delegazioni e furono costretti ad inventarsi il "London summit". Il Dipartimento di Stato americano a metà luglio avvierà una riflessione tecnica sulla governance allargata invitando 14 paesi. Ma non sono gli stessi di Berlusconi. Ci sono i sette industrializzati, non c'è la Russia,ci sono le economie emergenti e due dei Mef, Australia e Corea del Sud. Ge. P. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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IL VERTICE (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-07 - pag: 3 autore: IL VERTICE CHI PARTECIPA I leader del G-8 Italia: Silvio Berlusconi Canada: Stephen Harper Francia: Nicolas Sarkozy Germania: Angela Merkel Giappone: Taro Aso Gran Bretagna: Gordon Brown Russia: Dmitrij Medvedev Stati Uniti: Barack Obama Il G-5 (Brasile, Cina, India, Messico, Sud Africa) con l'Egitto. Altri paesi e Organismi internazionali, UE, Unione africana, Major Economies Forum (MEF) e Programma di sviluppo dell'Unione africana (Nepad). I TEMI Economia: crisi e rilancio della crescita. Stabilire un nuovo quadro di regole condivise per garantire la trasparenza sui mercati finanziari internazionali (Global standard) Cambiamenti climatici, sicurezza alimentare , accesso all'acqua e salute globale. Africa: conferma degli impegni su aiuto allo sviluppo, nuovi strumenti di finanziamento, questione debito. Politica internazionale: non proliferazione nucleare, lotta al terrorismo, situazione in Iran, M.O. e Corea del Nord, stabilizzazione in Afghanistan e Pakistan. IL CALENDARIO 8 luglio: G-8 su economiae politica internazionale 9 luglio: G-8+G-5 con Egittoe Organismi internazionali su sviluppo dei Paesi poverie economia 10 luglio: G-8 +Paesi africani sull'impatto della crisi per l'Africa;sessione di lavoro sulla sicurezza alimentare LA SEDE I capi di Stato e Governo alloggeranno nella Scuola Sottoufficiali della Guardia di Finanza di Coppito. Le palazzine destinate ai capi di Stato sono state ribattezzate con i nomi di città italiane: Hotel Venezia, Torino e Firenze. Un'area complessiva di 122mila metri quadrati: 19 fabbricati, oltre 1.000 stanze. Sede alternativa in caso di forte scossa di terremotoè l'Istituto superiore di polizia in via Piero della Francescaa Roma.

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Napolitano a Hu Jintao: Centrali i diritti umani (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-07 - pag: 4 autore: Napolitano a Hu Jintao: «Centrali i diritti umani» ROMA La trasformazione e lo «straordinario sviluppo dell'economia, della società e dell'influenza cinese» in tutte le sfere della vita internazionale «hanno contribuito in modo determinante a cambiare il mondo». All'interno di tale percorso resta centrale il tema dei diritti umani, questione per la quale lo stesso sviluppo e progresso economico e sociale in atto in Cina «apre nuove prospettive e pone nuove esigenze ». Si tratta di un tema che l'Italia intende affrontare «nel massimo rispetto delle ragioni dell'unità, integrità e autonomia di decisione della Cina e delle sue istituzioni rappresentative». Lo spinoso argomento dei diritti umani è stato al centro dell'incontro di ieri al Quirinale tra il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e il presidente della Repubblica popolare cinese, Hu Jintao, in visita di Stato nel nostro Paese. Colloquio «molto approfondito e grandemente amichevole », segno speciale di attenzione per l'Italia alla vigilia del vertice internazionale dell'Aquila. La Cina- ha osservato Napolitano in una breve dichiarazione alla stampa - giocherà un ruolo da protagonista nel vertice, «per il suo peso storico e per il suo nuovo ruolo sulla scena mondiale». Hu Jintao ha invitato Napolitano in Cina nel corso del 2010, in occasione del quarantennale dello stabilimento delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi, e il presidente della Repubblica ha assicurato che farà del suo meglio «per dar corso a questa nuova visita». La prima risale al 1984. Anniversario che rievoca quella che lo stesso Napolitano ha definito una scelta «molto lungimirante» legata al nome all'allora ministro degli Esteri, Pietro Nenni. Le relazioni tra Italia e Cina restano molto solide. Affondano le loro radici «in antiche civiltà diverse tra loro ed egualmente attente l'una all'altra, alle eredità che rappresentano nel comune retaggio dell'umanità ». Nel corso del colloquio, cui ha preso parte il ministro degli Esteri, Franco Frattini, è emersa chiara la consapevolezza da parte della Cina «del posto che le spetta e quindi anche delle responsabilità che è chiamata ad assumersi di fronte ai problemi e alle sfide del nostro tempo». Immersi in una dimensione globale, nel pieno di una grave crisi, i due Capi di Stato hanno convenuto sulla necessità che le sfide con le quali sono chiamati a misurarsi richiedano «un impegno collettivo». All'interno di questo processo, Napolitano ha posto particolare enfasi sul salto di qualità che s'impone all'Europa. Nella sua costruzione unitaria e nel suo percorso di integrazione, il Vecchio Continente «deve poter con coraggio parlare con una sola voce, dandosi istituzioni più forti e portando avanti il suo contributo alla soluzione di tutte le questioni aperte nel mondo d'oggi». La Cina - osserva ancora Napolitano in un'intervista rilasciata al giornale cinese «Il Quotidiano del Popolo», è chiamata a giocare un ruolo cruciale «nel far fronte alla recente crisi finanziaria mondiale e alle sue conseguenze economiche. La crisi ancora in atto rappresenta un'occasione importante per ridefinire le regole ed avviare una riforma delle istituzioni internazionali, che assicuri al mondo stabilità, ordine e correttezza nei rapporti tra le diverse aree economiche ». Riforma che non potrà essere realizzata «senza l'apporto determinante della Cina che rappresenta sempre di più un autorevole attore globale». L'intento del nostro Paese è di dare «massimo rilievo» alle proposte della Cina per la definizione di nuove regole e per la riforma delle istituzioni «in campo monetario e finanziario internazionale». Napolitano ha colto l'occasione anche per ringraziare la Cina «per come sta partecipando alla missione Unifil in Libano, accanto alle forze militari e civili italiane che considerano quell'impegno come prioritario». La solidità dei rapporti commerciali tra i due Paesi è testimoniata, tra l'altro, dalla folta rappresentanza di imprenditori al seguito del presidente cinese che potrà dare - ha concluso Napolitano- «nuovo slancio allo sviluppo dell'interscambio e degli investimenti». D.Pes. IL COLLOQUIO «Abbiamo concordato che lo stesso sviluppo e il progresso economico e sociale in atto pongono nuove esigenze»

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Italia fra i primi partner (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-07 - pag: 4 autore: «Italia fra i primi partner» Berlusconi: entro tre anni - Il presidente cinese: stop alle barriere Gerardo Pelosi ROMA Sembra un secolo fa. In realtà sono passati solo pochi anni da quando il primo governo Berlusconi vedeva nell'eccessivo dinamismo della Cina talmente tanti rischi per il sistema industriale europeo ed italiano da giustificare risposte difensive se non proprio protezionistiche. Dalle parole (e dagli apprezzamenti reciproci) scambiate ieri a Villa Madama, e poi nel forum con le imprese, tra il premier italiano Silvio Berlusconi e il presidente cinese, Hu Jintao, quelle paure non solo sembrano definitivamente superate ma c'è un nuovo clima che fadire a Berlusconi: «Dobbiamo dare alla presenza delle nostre imprese nei mercati orientali il compito di tirarci fuori dalla crisi ». E che trasforma Hu Jintao in un paladino del libero mercato che propone: «Italia e Cina devono lavorare insieme contro il protezionismo». I dati, del resto, parlano da so-li: oggi l'Italia è il quinto partner commerciale di Pechino con un interscambio di 38 miliardi di dollari. L'obiettivo che si è dato il premier italiano è di diventare, entro tre anni, tra i primi tre partner della Cina. Le premesse ci sono tutte se è vero che solo ieri sono stati firmati 38 accordi per un valore complessivo di quasi 2 miliardi di euro. Accordi che vedono la presenza di grandi realtà come Fiat, Mediobanca, Generali, Ansaldo Breda ma anche medie e piccole aziende. Una collaborazione anche in settori nuovi e che puntano sulla progressiva crescita della Cina (un Pil all'8% anche in quest'anno di crisi) come ricorda il viceministro per lo Sviluppo economico Adolfo Urso e che spaziano dal turismo alle biotecnologie, dalle energie rinnovabili alla logistica e ai trasporti. «Siamo a una svolta- dice Urso –la Cina è ormai una grande opportunità non un rischio». Ma la partnership strategica tra Roma e Pechino non è fatta solo di business e di lucrosi affari.C'è il riconoscimento reciproco del peso esercitato nella comunità internazionale e del ruolo che insieme i due Paesi possono svolgere. Così Berlusconi auspica che la Cina aiuti la presidenza italiana del G-8 a rilanciare i negoziati commerciali multilaterali del Doha round, sia attore importante anche per la soluzione positiva del dossier sui cambiamenti climatici e si trasformi in un protagonista stabile della governance mondiale nel G-14. Da parte sua Hu Jintao riconosce che l'Italia è, per la Cina, «un partner strategico globale» da quando, nel 2004, Berlusconi lanciò una nuova formula di partenariato. La globalizzazione, spiega Hu, rende più stretti i legami tra i Paesi del mondo. Per questo solo salvaguardando l'apertura dei mercati «si riesce quanto prima a realizzare la ripresa economica». Per questo Italia e Cina dovranno lavorare insieme «per opporsi al protezionismo salvaguardando l'apertura e l'imparzialità del sistema economico e commerciale globale ». Tuttavia sul futuro della crisi le visioni di Berlusconi e Hu divergono. Mentre il premier italiano ritiene che «il peggio sia passato e l'Italia sia messa meno male di altri Paesi» il presidente cinese è dell'avviso che «si è ancora nel mezzo della crisi». Per uscire dalla situazione attuale occorre, per Hu, rafforzare gli scambi commerciali. Con l'Italia l'obiettivo è di aumentare, sia pure in maniera equilibrata, l'interscambio a 40 miliardi di dollari e allargare gli scambi a infrastrutture, logistica, risparmio energetico e ambiente. Ma la visita di Hu Jintao, che segna anche i quaranta anni di relazioni diplomatiche tra Italia e Cina, offre a Berlusconi la possibilità di creare un feeling personale con il presidente cinese alla vigilia del G8. Il premier italiano si dice onorato di lavorare insieme al presidente del più grande Paese del mondo («a guardarlo vengono le vertigini, 32 volte la superficie dell'Italia»). Poi un misurato scambio di battute durante la colazione di lavoro con visione di un filmato sulle bellezze dell'Italia. «Siamo in ritardo all'appuntamento con gli imprenditori- fa notare Berlusconi - e io sono puntuale come un brianzolo». Traduzione, breve pausa e Hu risponde: «e io come un cinese». Berlusconi assicura che andrà in Cina per l'Expò di Shangai nel 2010 e invita i cinesi a tornare da noi perché «l'Italia è magica e che ci viene non può che restarne innamorato ». © RIPRODUZIONE RISERVATA SOSTEGNO ALLA WTO Il presidente del Consiglio: Pechino ci aiuti a rilanciare i negoziati commerciali del Doha Round, sul clima e nella governance del G-14 Complimenti. Il premier del Consiglio Silvio Berlusconi parla all'orecchio dell'ad Fiat, Sergio Marchionne, ieri prima della conferenza stampa AP/LA PRESSE

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Fiat torna in Cina: dal 2011 produrrà la Linea (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-07 - pag: 5 autore: Joint venture con Gac: investimento da 400 milioni di euro per realizzare 140mila auto l'anno Fiat torna in Cina: dal 2011 produrrà la Linea Laura Galvagni MILANO Dopo lo stop agli impianti di due anni fa, Fiat torna a produrre auto in Cina. Lo farà a partire dal 2011 grazie a un accordo di ampio respiro siglato con il costruttore cinese Gac.L'alleanza arriva alla fine di un percorso tortuoso per il gruppo automobilistico che prima ha dovuto archiviare con scarso profitto la collaborazione con Nac, fruttuosa invece sul fronte Iveco, e poi ha visto sfumare il memorandum d'intesa siglato con Chery. Ora il passaggio chiave. Ieri, in occasione del forum Italia- Cina, il gruppo ha annunciato otto accordi con Shanghai per un controvalore complessivo di 550-560 milioni di euro. Un pacchetto all'interno del quale spicca l'intesa siglata con Gac per la produzione di autovetture e motori tramite una joint venture paritetica. L'accordo quadro è stato sottoscritto da Zhang Fangyou, presidente di Gac, e da Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat e star dell'anno per Automotive News. L'intesa comporterà la realizzazione di un nuovo stabilimento che richiederà un investimento complessivo di oltre 400 milioni. Nella prima fase di sviluppo, la joint venture disporrà di una capacità installata di 140mila autovetture e 220mila motori all'anno. Successivamente, sarà possibile incrementare la capacità del sito fino a 250mila vetture e 300mila motori. L'obiettivo, allo stato, è mettere in produzione la Linea e i motori Fire 1.4 T-Jet da 120 e 150 cavalli. Secondo alcune indiscrezioni non è escluso che Torino metta poi in assemblaggio anche la Punto e la Brava. Di certo l'intenzione è quella di sfruttare il più possibile le potenzialità del mercato cinese che, stando ad alcune stime, nel primo semestre dell'anno ha superato gli Stati Uniti. Piazza, quest'ultima, sulla quale si sta comunque posizionando Fiat, dove, grazie all'operazione Chrysler, come ribadito ieri dal vice-presidente John Elkann, approderà con la produzione della 500 a partire dalla fine del 2010. Intanto, occhi puntati sulla Cina che «è una grossa occasione », come ha sottolineato Elkann ma che è anche già motivo di «grande soddisfazione», per il presidente Montezemolo. Pensiero condiviso in pieno dal presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, che si è detta orgogliosa «dell'azione internazionale di Fiat», e dal ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola: «è una cosa molto significativa nel quadro di espansione globale» del gruppo torinese che già oggi è il principale costruttore straniero in Cina nei veicoli commerciali. Forte del fatto che è presente nel paese con 14 società totalmente controllate e nove joint venture. Attività che hanno generato un fatturato di quasi 2,4 miliardi di dollari e a cui presto si sommerà il contributo dei nuovi accordi. Oltre a quella con Gac, Fiat ha siglato infatti altre sette intese del valore complessivo di 150-160 milioni. Nel dettaglio, Fiat Powertrain ha firmato un accordo per la fornitura di motori per pickup, suv e minivan, oltre a una licenza per la tecnologia del motore F1C Euro4. Ferrari e Maserati hanno chiuso invece un accordo per l'acquisto di automobili dei rispettivi marchi e di parti e di accessori per i propri prodotti. Cnh con Harbin New Holland ha stretto un accordo per l'esportazione in Cina di macchinari per frutteti e vigneti e Fiat un patto con China Auto Caiec per l'esportazione di alcune vetture del brand. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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L'hi-tech di Shanghai per Emilia e Lombardia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-07 - pag: 5 autore: Collaborazioni. Doppia opportunità L'hi-tech di Shanghai per Emilia e Lombardia Emilio Bonicelli Da una parte il primo distretto italiano del packaging, dall'altra uno dei più dinamici parchi tecnologici cinesi. A Roma l'accordo di cooperazione con l'obiettivo di aprire nuove prospettive nell'incontro tra le più avanzate soluzioni meccaniche e i ritrovati della microelettronica e dei nuovi materiali. L'intesa è stata siglata ieri tra Unindustria Bologna e il Shanghai Caohejing Hi-tech Park, che si estende su un'area di 13 Km quadrati a Sud Ovest della città cinese e dispone di un incubatore internazionale di imprese hi-tech. A rappresentare le aziende emiliane Alberto Vacchi, presidente del gruppo Ima, leader nel packaging farmaceutico e presente in Cina con due stabilimenti produttivi e una filiale commerciale forti di 260 dipendenti. A rappresentare il parco tecnologico di Shanghai il presidente della realtà industriale high tech, Qingzhou Chen. «L'obiettivo immediato spiega Alberto Vacchi- è quello di elaborare progetti in comune sul fronte della ricerca, del trasferimento tecnologico, della nascita di nuove realtà produttive, della cooperazione commerciale. Il tutto a partire dalle applicazioni produttive più sofisticate ». Il primo passo operativo sarà l'apertura di un ufficio per favorire i reciproci rapporti tra la packaging valley e il parco cinese, cui seguiranno lo scambio di delegazioni, visite miratee meeting per sui temi di reciproco interesse. In tempi brevi per le aziende bolognesi dovrebbero aprirsi possibilità concrete di investimento in joint venture a condizioni vantaggiose all'interno del Caohejing Hitech Park, con la possibilità di sviluppare progetti di innovazione in rapporto con i 20 centri di ricerca avanzata che gravitano attorno all'area. L'interesse del parco industriale hi tech di Shanghai verso l'Italia si è concentrato anche su Milano. Sempre ieri Assolombarda ha siglato un'analoga intesa con Caohejing Hitech Park. In programma scambidi informazioni tra l'Associazione che rappresenta le 1.200 aziende innovative già presenti nel Parco tecnologico cinese e l'Associazione cui aderiscono 6.200 imprese dell'area milanese. Anche in questo caso potrebbero presto aprirsi le porte a joint venture e investimenti produttivi e in ricerca. Tra le opportunità di rapporto tra i protagonisti degli accordi vi sarà la partecipazione il prossimo anno sia di Milano che di Bologna all'Expo di Shanghai. © RIPRODUZIONE RISERVATA PATTI Unindustria Bologna e Assolombarda lavoreranno a ricerca e scambi commerciali con Caohejing Hi-tech Park

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38,3 miliardi L'INTERSCAMBIO p (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-07 - pag: 5 autore: LE RELAZIONI COMMERCIALI 38,3 miliardi L'INTERSCAMBIO p Nel 2008 l'interscambio italo-cinese è stato di 38,3 miliardi (+22% rispetto al 2007): le importazioni italiane hanno raggiunto un valore di 23 miliardi, l'export di 6. L'obiettivo italiano è riequilibrare il surplus commerciale cinese attirando un maggior afflusso di investimenti in Italia 23 miliardi IMPORTAZIONI ITALIANE p Le importazioni italiane hanno raggiunto nel 2008 un valore di 23 miliardi e nel primo trimestre 2009 di 7 miliardi. Le importazionisi si concentrano nel settore moda (25%) e computer ed elettronica (13%) p Fra i mercati emergenti per flussi di capitali in entrata la Cina è al primo posto 6 miliardi L'EXPORT ITALIANO p Le esportazioni italiane del 2008 hanno raggiunto un valore di 6 miliardi: oltre il 40% del nostro export è basato su macchinari e apparecchiature, in particolare industriali specializzate e di impiego generale, seguito a distanza da prodotti tessili e abbigliamento, prodotti chimici e calzature Rapporti da intensificare. Il premier Silvio Berlusconi ( a sinistra) e il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia ( al centro) con il presidente cinese Hu Jintao STUDIOFRANCESCHIN

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Siglate 38 intese in settori strategici (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-07 - pag: 5 autore: I comparti interessati dalla cooperazione. Dalle moto alla produzione di piastrelle e pannelli solari Siglate 38 intese in settori strategici ROMA Una fiera a Canton per il mondo delle due ruote; un impianto pilota per produrre piastrelle e tegole solari; tecnologia per i treni della metropolitana di Chongqing; un impianto di produzione di accessori in seta di alta gamma. Si può continuare a lungo: sono 38 le intese firmate ieri e vanno dalla meccanica, all'energia, alla moda, all'auto, alla finanza. Se la Cina è il primo produttore e consumatore di veicoli a due ruote, è evidente l'interesse a realizzare una grande fiera dedicata alle moto. Guidalberto Guidi, presidente di Eicma (la società che organizza il Salone del ciclo e motociclo a Milano) ha firmato un accordo con due partner cinesi, il presidente di Genertec, Li Rengui, e Chen Bingnan, segretario generale della China Chamber of Commerce for Motocycle per realizzare a Canton una nuova fiera delle due ruote, con l'obiettivo di farne una delle più importanti del mondo. Dalle moto alle piastrelle: il gruppo Marazzi ha firmato una joint venture con Sincome Group, azienda cinese all'avanguardia nella produzione di pannelli solari, per studiare tecnologie innovative, applicando le celle solari alla ceramica, e, in caso positivo, realizzare un impianto pilota. In progetto, in queste due fasi, ha un valore fino a 30 milioni di dollari. Punta sulla produzione in Cina di trasformatori di media e alta potenza il gruppo Getra, azienda che fattura 110 milioni di euro (stabilimenti in Campania, centro di ricerca a Milano): ha firmato una joint venture con Baosheng Group, con una quota di maggioranza del 70%, un affare da 50 milioni di dollari. Di 30 milioni di euro è l'accordo che Ansaldo Breda, gruppo Finmeccanica, e il partner Chongqing Chuanyi Automation Corporation hanno firmato con il cliente Chingqing Rail Transit General per i veicoli della metropolitana: Ansaldo Breda ( la cui quota è 15 milioni di euro) e il partner cinese forniranno tecnologia elettrica per 29 treni (il gruppo Finmeccanica già nel 2007 aveva firmato un'intesa con la municipalità di Chongqinh per tecnologie avanzate nel settore civile). Dalle tecnologie alla moda: la Mantero Seta produrrà in esclusiva con lo Shangai Gracing Group accessori tessili di alta gamma (valore poco più di 20 milioni di dollari). La stessa società cinese ha stretto un accordo con la Pelletteria Manfrin: l'azienda italiana si impegna a disegnare e produrre accessori di pelletteria con il marchio Normana (valore: 140 milioni di dollari in cinque anni). Lo Shangai Gracing Group punta anche alla gioielleria: ha chiesto gioielli in esclusiva alla VPA, Villa Pedemonte Atelier, azienda orafa della provincia di Alessandria (la lettera di intenti prevede un business di 140 milioni di dollari in 5 anni). Il made in Italy coinvolge anche la casa, e quindi la Alessi, marchio leader nel settore: la Bejing Industrial Design ha firmato con la Alessi un contratto di consulenza per sviluppare e produrre in Italia una serie di oggetti progettati da designers cinesi. E poi, l'ambiente: TTS, Technologic Transfer System, società di consulenza nelle tecnologie dell'informatica ha siglato una lettera d'intenti con la Guangzhou Qian Fu Lin Investment e Management per individuare la tecnologia adatta ad abbattere l'inquinamento industriale in un distretto manifatturiero nella provincia di Guangxi. N. P. © RIPRODUZIONE RISERVATA IMPEGNI GIà RAGGIUNTI A Canton verrà organizzata una fiera delle due ruote sul modello dell'Eicma di Milano In arrivo complementi d'arredo disegnati in Oriente

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Generali nel mercato dei fondi pensione con il 30% di Guotai (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-07 - pag: 5 autore: Generali nel mercato dei fondi pensione con il 30% di Guotai Riccardo Sabbatini Generali entra nel mercato dell'asset management e dei fondi pensione in Cina. Il gruppo triestino ha siglato un accordo per acquisire il 30% di Guotai, società cui fanno capo patrimoni in gestione per circa 5 miliardi di euro. L'intesa, firmata ieri a Roma nel corso della visita in Italia del presidente cinese Hu Jintao, ha un valore di circa 100 milioni di euro. Guotai è tra le poche società di gestione del risparmio cinesi abilitata ad operare in tutte le classi di attivi e detiene la licenza per le Enterprise Annuities, il nuovo settore della previdenza complementare. è un mercato potenzialmente assai vasto – si rivolge ad una platea di 220 milioni di lavoratori cinesi - nato con una legge del 2008 che consente a lavoratori ed aziende, su base collettiva, di costituire schemi pensionistici volontari il cui patrimonio può essere gestito solo da alcuni intermediari. Tra questi c'è, appunto, Guotai. «Finora- fa presente l'amministratore delegato delle Generali Sergio Balbinot, lo sviluppo del secondo pilastro previdenziale è stato modesto, frenato dall'assenza di incentivi fiscali ma è ragionevole ritenere che il futuro questo limite verrà risolto. Fino ad oggi la licenza assicurativa ci ha permesso di focalizzarci su polizze di rendita immediata rivolte alla popolazione in quiescienza». Ora, grazie all'accordo con Guotai, il gruppo italiano «potrà estendere il suo raggio d'azione anche al segmento dei piani di previdenza integrativi aziendali ». Oltre a questo c'è naturalmente l'opportunità dello sviluppo dell'industria dell'asset management che in Cina sta compiendo i primi passi. «Le attività in gestione raggiungono appena il 7% del prodotto lordo - fa presenta ancora l'amministratore delegato del Leone - in rapporto, ad esempio, al 30% di Taiwan. Le potenzialità sono enormi». L'avventura cinese delle Generali, è iniziata nel 2002, quando fu sottoscritta la prima joint venture con la China National Petroleum ( l'ente petrolifero locale). Oggi la compagnia triestina detiene 7 licenze per il settore vita in altrettante province cinesi (tra cui Pechino e Shanghai) e 2 nel settore danni. Nel primo trimestre del 2009 Generali è divenuto il primo assicuratore straniero del paese asiatico e, in questo aggregato, ha una quota di mercato del 46% nel settore della previdenza collettiva. «Ne abbiamo fatta di strada in pochi anni - commenta Balbinot - ed i risultati ottenuti sono una conferma della scelta strategica di spostare progressivamente il baricentro del business della compagnia nelle aree di maggiore sviluppo mondiale. Ritengo che la Cina sarà il primo paese ad uscire dalla crisi dei mercati finanziari ». Le valutazioni dell'amministratore triestino trovano una conferma in una ricerca di "Sigma" (Swiss Re) sull'andamento a due velocità dell'industria assicurativa mondiale (si veda a pag. 38). Tra relazioni italo-cinesi nel settore finanziario va infine segnalato, sempre ieri, la sigla di un memorandum di intesa tra Mediobanca e la China Develpment Bank per rafforzare i rapporti bilaterali al sostegno di investimenti industriali cross border di imprese dei due paesi. AGF Ad. Sergio Balbinot

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Accordi per 2 miliardi di dollari (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-07 - pag: 5 autore: Accordi per 2 miliardi di dollari Marcegaglia: un giorno storico - «Dal G-8 risposte alla crisi e no al protezionismo» Nicoletta Picchio ROMA Trecento imprenditori cinesi, più di 500 italiani: per tutta la giornata di ieri hanno lavorato con incontri diretti, oltre mille, firmando accordi e mettendo le basi per intese future. Un impegno imponente, che per la prima volta accade nel nostro Paese. «Evento storico» lo ha definito la presidente degli industriali, Emma Marcegaglia. Parole analoghe a quelle pronunciate dal presidente cinese Hu Jintao e dal premier Silvio Berlusconi, durante il Forum economico Italia-Cina: la parte istituzionale che ha fatto da cornice politica agli appuntamenti di business. Il risultato economico già ieri è stato consistente: 38 accordi per oltre 2 miliardi di dollari. Ma le potenzialità sono ben maggiori, come dimostra anche la tendenza in atto dell'interscambio tra Italia e Cina: nel 2008 è stato di 38,2 miliardi di euro, con un aumento del 22% rispetto al 2007. Nel 2010 arriverà a 40 miliardi. è dal libero scambio e da una ripresa del mercato mondiale che potrà arrivare una risposta alla grave situazione economica di questi mesi. E la Marcegaglia lo ha sottolineato nel suo discorso, specie in vista del G-8 allargato che si apre domani e dove si riaffronterà un rilancio dei negoziati del Doha Round per il commercio internazionale: «Auspichiamo che arrivino soluzioni importanti sulla crisi e un forte no al protezionismo». Tra i protagonisti, a L'Aquila, ci sarà anche Hu Jintao, che ieri ha dedicato parte del suo intervento proprio alla necessità di aprire i mercati e alla volontà della Cina di seguire questa strada (vedi pezzo pagina accanto). Dichiarazioni importanti, visto che per le nostre imprese esportare in Cina spesso comporta dazi consistenti e barriere. «I nostri due Paesi hanno nell'export una grande forza. Così come sono importanti anche i rapporti bilaterali tra Italia e Cina», ha insistito la presidente di Confindustria, aggiungendo che «l'impresa è al fianco dei leader dei Paesi del G-8 e degli altri invitati per condurre l'economia mondiale fuori dalla crisi». I numeri della missione cinese di ieri lo dimostrano. E si andrà avanti, puntando non solo ad aumentare l'export ma anche gli investimenti reciproci. Berlusconi si è posto l'obiettivo di mettere l'Italia, entro tre anni, ai primi posti nella partnership italo-cinese. La Cina, con la sua crescita all'8%, è un interlocutore privilegiato. Proprio per questo il ministero dello Sviluppo, con il ministro Claudio Scajola, e il suo vice per il Commercio estero, Adolfo Urso, ha lavorato per mesi per portare in Italia la missione di shopping (a febbraio il presidente Hu Jintao era stato in Germania, Spagna, Gran Bretagna). Oggi, l'Italia ospita la delegazione più consistente della nuova missione europea, che porterà gli imprenditori cinesi anche in Finlandia e Portogallo. «Fino ad oggi è prevalsa l'immagine di una Cina competitiva, un rischio per le imprese italiane. Questa missione determina un salto di qualità: la Cina come un partner con cui collaborare», ha detto Urso. E Scajola ha firmato con il ministro per il Commercio della Repubblica popolare cinese, Chen Deming,un'intesa per favorire gli investimenti nei due Paesi. Piccole e grandi imprese, da Fiat, Ansaldo, Pirelli, che come ha ricordato Scajola, ha firmato a maggio un accordo molto avanzato sulla tutela dell'ambiente nella municipalità di Pechino, a Marazzi, Mantero, Alessi, Getra. «Le eccellenze italiane sono note dappertutto, Cina compresa. C'è grande interesse per tutti i settori, in particolare nell'economia verde, tutela dell'ambiente efficienza energetica », ha detto la Marcegaglia, ricordando l'appuntamento del prossimo anno dell'Expo di Shangai: «Ci sarà una grande delegazione di imprese italiane». Ma un tassello importante è anche il turismo: e tra le intese istituzionali c'è anche quella del ministero del Turismo italiano con quello cinese per aumentare gli arrivi ed è stato annunciato che il mese di maggio 2010 sarà il mese del turismo italo- cinese. Sul turismo si è concentrata anche l'attività di Invitalia, la società pubblica che deve favorire l'arrivo di investimenti esteri. L'amministratore delegato, Domanico Arcuri, ha presentato un dossier con i vantaggi e le opportunità, dagli incentivi alle localizzazioni, del nostro Paese. © RIPRODUZIONE RISERVATA COLLABORAZIONE Scajola firma un'intesa per favorire gli investimenti Urso: finora è prevalsa la competizione, da oggi si passa alla partnership

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La strada dello sviluppo (sezione: Cina)

( da "Famiglia Cristiana" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

di Francesco Anfossi ENCICLICA L’ENCICLICA SOCIALE "CARITAS IN VERITATE" LA STRADA DELLO SVILUPPO Crisi economica, povertà, governo dei popoli, famiglia. Benedetto XVI offre risposte per un mondo migliore, basato sull’«amore in Dio». Ne parliamo con il banchiere Angelo Caloia. È un sussidiario della dottrina sociale della Chiesa alla prova del Terzo millennio. Nelle 127 pagine dell’enciclica Caritas in veritate Benedetto XVI mette in fila tutti i temi con un’avvertenza: «Non ci sono due tipologie di dottrina sociale, una preconciliare e una postconciliare, diverse tra loro, ma un unico insegnamento coerente e nello stesso tempo sempre nuovo». La coerenza affonda le radici nella parola di Dio e nell’insegnamento di Gesù sull’amore, che il Papa ha messo al centro del suo pontificato: «L’amore è una forza straordinaria, che spinge le persone a impegnarsi con coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace». L’amore è la carità e «la carità è la via maestra della dottrina sociale della Chiesa», principio di tutte le relazioni, tra le persone, ma anche nell’economia e nella politica. La prova di autenticazione della carità, senza la quale essa «scivola nel sentimentalismo», senza la quale «l’amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente» è la verità. Le prime pagine dell’enciclica sviluppano la tesi teologica di fondo. Poi, nei sei capitoli del testo il Papa invita a ripensare i paradigmi, cioè i criteri di misura, di analisi e di azione, da tenere tuttavia sempre fedelmente ancorati ai valori di riferimento del Vangelo. Scrive il Papa: «L’adesione ai valori del cristianesimo è elemento non solo utile, ma indispensabile per la costruzione di una buona società e di un vero sviluppo integrale dell’uomo». Ecco perché la carità da sola non basta. Potrebbe essere «facilmente scambiata per una riserva di buoni sentimenti, utili per la convivenza sociale, ma marginali». Il Papa denuncia "fraintendimenti" della carità e sottolinea che solo «la verità preserva ed esprime la forza di liberazione della carità nelle vicende sempre nuove della storia». L’enciclica è un contrappunto di frasi fulminanti, che inchiodano uomini e istituzioni, nazionali e sovranazionali a una "responsabilità morale", che oggi sfugge a molti: «Senza verità, senza fiducia e amore vero, non c’è coscienza e responsabilità sociale, e l’agire sociale cade in balia di privati interessi e di logiche di potere, con effetti disgregatori sulla società, tanto più in una società in via di globalizzazione, in momenti difficili come quelli attuali». Insomma, la storia "ha bisogno di Dio", perché «senza la prospettiva della vita eterna, il progresso umano in questo mondo rimane privo di respiro», perché «senza Dio l’uomo non sa dove andare». Le critiche all’autosufficienza della tecnica, a un ateismo nuovo, non più ideologico, ma altrettanto pericoloso, fondato sull’indifferenza e sulla onnipotenza degli strumenti, percorre l’intero testo. Il Papa rilegge le encicliche sociali dei suoi predecessori, ma è soprattutto sulle prospettive aperte dalla Populorum progressio di Paolo VI che appunta il suo ragionamento: «Rimangono fondamentali per orientare il nostro impegno per lo sviluppo dei popoli». Ciò nonostante siano cambiate molte cose nell’economia e nella politica. Eppure, resta valida, secondo Benedetto XVI, la posta in gioco indicata da Montini, dalla quale siamo ancora molto distanti e cioè una «autentica fraternità» tra gli uomini e i popoli, che non è la globalizzazione. L’avvertimento di Ratzinger è perentorio: «La società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli». L’enciclica si legge con facilità, al punto che può apparire una sorta di manuale delle buone pratiche in economia e nella vita personale, cioè negli stili di vita, dal consumo dei beni all’esercizio della sessualità. Il Papa rimarca che i desideri non possono essere scambiati per diritti e che «l’apertura moralmente responsabile alla vita è una ricchezza sociale ed economica». Affronta ogni questione, con una determinazione e passione straordinaria a riconoscere in ogni piega la verità sull’uomo. E spiega che il mondo potrà essere migliore se «Dio trova un posto anche nella sfera pubblica, con specifico riferimento alle dimensioni culturale, sociale, economica e, in particolare, politica». Perché «la dottrina sociale della Chiesa è nata per rivendicare questo statuto di cittadinanza della religione cristiana». A.Bo. «Un documento veramente vasto, per le problematiche affrontate e per i princìpi indicati, quei princìpi che sarebbe bene contrassegnassero il cammino dell’umanità», commenta dopo la lettura dell’enciclica Caritas in veritate Angelo Caloia, presidente dell’Istituto per le opere di religione (la "banca del Papa") e docente di Economia politica all’Università Cattolica di Milano. Caloia è cresciuto alla scuola dell’economista Francesco Vito, antesignano dell’economia sociale di mercato: anche per questo conosce bene le tematiche contenute nell’enciclica. «Come presidente dello Ior, si può anche dire che sono connaturate alla nostra stessa attività, che è quella di amministrare i beni delle comunità ecclesiali e delle missioni di tutto il mondo secondo un’etica improntata alla solidarietà e alla sobrietà». Benedetto XVI nelle vesti di economista si muove a suo agio? «Assolutamente sì. Il Papa ha recepito in modo corretto e limpido i pensieri condivisi oggi dagli economisti che guardano al sociale, soprattutto nel campo della globalizzazione, dell’imprenditorialità, della finanza, in particolare per quel che riguarda i rapporti tra mondo opulento e mondo dei poveri». Che tipo di capitalismo emerge in questa analisi? «Benedetto XVI delinea molto bene il capitalismo attuale. Oggi c’è un ordinamento economico e tecnico i cui contenuti sono fini a sé stessi, senza un disegno sovraordinato intelligente. Nell’evoluzione in atto di questo capitalismo si stenta a compiere un genuino progetto al servizio dell’uomo, i suoi esiti sono casuali, con equilibri provvisori e precari che si susseguono senza alcuna direzione». E a questo genere di capitalismo cosa oppone l’enciclica? «Un’economia che dia un senso, una direzione che non è autonoma dalla norma morale, senza la quale non si consegue uno sviluppo integrale, genuino. Una governance multipolare per intervenire laddove ve ne sia bisogno, convinto che non bastino più, seppure sussistano, una leadership mondiale o al massimo bi o tripolare». L’enciclica offre risposte anche a chi non crede? «Chi non crede deve sentirsi a disagio in questo quadro di relativismo e individualismo in cui viviamo, un quadro che non consente di trovare una direzione e un senso. Se allo sviluppo materiale non si accompagna quello morale non si realizza lo sviluppo autentico. Lo sosteneva anche Adam Smith, il padre dell’economia moderna. Smith aveva molto presente la visione politica dei princìpi economici, studiava i processi culturali e antropologici che plasmano la vita dei cittadini». Nell’enciclica si sottolinea il malessere che pervade le società ricche. «Anche il Papa sottolinea come non ci sia relazione diretta tra felicità e reddito. Anzi, spesso vi è un rapporto inverso. L’attuale economia che muove il mondo non fa la felicità. Assorbe tempo e comprime i tempi relazionali. Tanto è vero che Sarkozy ha creato un’apposita commissione presieduta da Amartya Sen e Joseph Stiglitz per ideare un più completo indice della felicità. La ricchezza prodotta, quella quantificata dal Prodotto interno lordo, non misura la felicità e il benessere. Basterebbe citare il famoso discorso di Bob Kennedy pronunciato nel ’68 all’Università del Kansas, secondo il quale "il Pil non comprende anche l’inquinamento dell’aria, la salute delle nostre famiglie, la qualità della loro educazione o la gioia dei loro momenti di svago". Poiché "misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta"». Cosa la colpisce di più di questo documento? «La tensione verso la costruzione di un modello di società e di sviluppo che sia più equo e solidale. L’invito a progettare per l’avvenire un nuovo sentiero di sviluppo. La concezione di un’economia che miri non alla crescita indefinita dei consumi ma a una crescita qualitativa della vita». Come viene affrontata la finanza? «C’è innanzitutto il riferimento alla fiducia. Benedetto sottolinea come sia un valore economico fondamentale, che si fonda sulla condotta etica degli operatori economici. La fiducia è un propellente essenziale per la finanza e l’economia. Per questo è necessario superare il deficit di logica e di etica che ha segnato tutti questi anni e che ha portato ai disastri finanziari dei colossi bancari e assicurativi. Il Papa sottolinea poi il fatto che il denaro è uno strumento e non un fine. La moneta e la finanza, essendo basate sulla fiducia, devono essere gestite in modo equo e secondo princìpi etici». L’enciclica insiste molto sul concetto di finanza etica. «La finanza o è etica o non è. Maneggia il denaro e il risparmio di tutti. Trasforma il risparmio in investimenti». Altro punto: la cooperazione. «La cooperazione, ormai inevitabile per gli Stati in perdita di sovranità, è possibile se si coinvolgono i nuovi soggetti su scala planetaria. Pensiamo al famoso Bric, acronimo delle potenze emergenti di Brasile, Russia, India e Cina». L’enciclica assegna all’economia civile un ruolo di primo piano. «È quasi uno sbocco naturale. Terzo settore, cooperazione, microfinanza, responsabilità sociale. È certamente necessaria un’articolazione nuova dell’impresa economica. Anche l’architettura istituzionale che deve governare la globalizzazione deve arricchirsi della presenza di numerosi soggetti politici e sociali e di operatori economici che perseguano obiettivi che non siano di mero profitto. Lo abbiamo già detto: non c’è niente di trascurato nelle encicliche di Benedetto XVI. L’essenza del suo essere pastore è proprio quella di offrire una parola lineare e lungimirante sui problemi che assillano l’umanità».

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Napolitano a Hu Jantao: "Progresso anche nei diritti umani". L'ombra dei sanguinosi scontri sulla visita a Roma del premier cine (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 07-07-2009)

Argomenti: Cina

Napolitano a Hu Jantao: "Progresso anche nei diritti umani". L'ombra dei sanguinosi scontri sulla visita a Roma del premier cine 07-07-2009 ROMA. Sviluppo e progresso non possono significare solo più ricchezza e più ampio accesso ai beni di consumo, devono significare anche maggior rispetto dei diritti umani, ha detto Giorgio Napolitano al presidente della Repubblica Popolare Cinese, Hu Jintao che, secondo protocollo, ha iniziato dal Quirinale la visita di Stato in Italia. Ai cinesi non fa piacere sentirsi dire queste cose e i leader politici spesso non ne parlano per non guastare il clima degli incontri che preludono alla firma di accordi e intese commerciali. Ma Napolitano non se l'é sentita di omettere l'argomento a poche ore dalla notizia che domenica c'erano stati almeno 140 morti e 800 feriti a causa di violenze a sfondo etnico nel nordovest della Cina. Ne ha parlato e, in un certo senso, ha tolto le castagne dal fuoco al premier Berlusconi che ha incontrato il presidente cinese subito dopo e ha potuto dire che l'argomento non era stato affrontato perché già trattato al Quirinale. "Con il presidente Hu Jintao - ha detto Napolitano prendendo la parola al fianco del presidente cinese - abbiamo convenuto sul fatto che lo stesso sviluppo e il progresso economico e sociale che si stanno realizzando in Cina pongono nuove esigenze in materia di diritti umani, una questione che l'Italia ha sempre affrontato e intende affrontare nel massimo rispetto delle ragioni cinesi, e dell'integrità e autonomia di decisione della Cina e delle sue istituzioni rappresentative". Napolitano ha definito il colloquio col capo di Stato cinese "grandemente amichevole" e ha riferito che Hu Jintao lo ha invitato a visitare l'anno prossimo la Cina, in occasione del quarantesimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra i due paesi. "Farò del mio meglio per accogliere l'invito", ha detto Napolitano. I colloqui politici hanno registrato l'ottimo livello delle relazioni e l'interesse reciproco a migliorarle. Il presidente cinese ha detto che Pechino attribuisce grande "importanza" a sviluppare ulteriormente i rapporti bilaterali con l'Italia, che sono "utili" non solo per gli interessi delle due parti ma anche per "la pace nel mondo". Napolitano ha espresso l'interesse dell'Italia al "pieno riconoscimento del ruolo internazionale della Cina sviluppando, su un piano di parità, nel rispetto reciproco e con mutuo vantaggio tutte le relazioni bilaterali e globali". La Cina, ha aggiunto, è "consapevole" del nuovo posto che le spetta nel mondo e delle responsabilità a cui è chiamata di fronte a sfide che richiedono un impegno collettivo. In questo quadro, ha sottolineato il Capo dello Stato, "auspico che si sviluppino maggiormente le relazioni tra Unione Europea e Cina". "Dobbiamo affrontare insieme i problemi posti dalla crisi finanziaria" e "dare il nostro contributo per la ripresa economica del mondo", ha detto Hu Jintao. Napolitano ha apprezzato il contributo della Cina alla soluzione della crisi economica e finanziaria e le sue proposte per la riforma delle Nazioni Unite ("c'é comunanza di vedute") e per la riforma delle istituzioni finanziarie e monetarie globali. Napolitano ha infine ringraziato la Cina per la partecipazione alla missione Unifil in Libano che vede impegnati in prima fila i militari italiani.

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Cina. Esplode lo Xinjiang: 156 morti. Gli esuli Uighuri accusano le forze dell'ordine (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 07-07-2009)

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Cina. Esplode lo Xinjiang: 156 morti. Gli esuli Uighuri accusano le forze dell'ordine 07-07-2009 PECHINO. La tensione etnica è esplosa violenta nella regione cinese del Xinjiang dove nella capitale Urumqi, secondo l'ultimo bilancio dell'agenzia Nuova Cina, almeno 156 persone domenica sono morte in scontri tra giovani uighuri e forze di sicurezza cinesi. Mentre i disordini si sono pericolosamente allargati oggi a una seconda città, le autorità accusano il Congresso Mondiale degli Uighuri e la sua presidente Rebiya Kadeer di avere fomentato le proteste con lo scopo ultimo di creare nel Xinjiang uno Stato indipendente. Il Congresso e la stessa Kadeer lo negano e, in un comunicato inviato ad alcuni mezzi d'informazione stranieri in Cina, hanno affermato che migliaia di uomini di quattro diversi corpi militari e paramilitari cinesi ieri hanno usato fucili automatici e mezzi corazzati contro una manifestazione pacifica. Secondo la Nuova Cina, la polizia oggi è dovuta intervenire per disperdere 200 manifestanti che si erano riuniti davanti alla moschea Id Kah nella città di Kashgar, uno dei passaggi obbligati dell'antica Via della seta. L'agenzia aggiunge che la protesta sta tentando di organizzarsi anche nella città di Aksu e nella prefettura di Yili Kazakh. "È una pratica abituale del governo cinese quella di accusare me per qualsiasi incidente si verifichi nel Turkestan dell' Est (il nome col quale i nazionalisti uighuri indicano il Xinjiang, ndr) e Sua Santità il Dalai Lama per qualsiasi cosa succeda nel Tibet", ha affermato Rebiya la Kadeer nel comunicato. Quelli di domenica sono stati gli incidenti più gravi dalla rivolta tibetana della primavera dell'anno scorso e tra i più gravi ad essersi mai verificati nel Xinjiang, una regione desertica e montuosa ricca di risorse naturali nel nordovest della Cina. Secondo una serie di testimonianze convergenti, i disordini sono scoppiati quando le forze di sicurezza cinesi sono intervenute per disperdere una manifestazione di almeno un migliaio di persone che chiedevano un' indagine approfondita su un episodio verificatosi il 26 giugno nel Guangdong, la provincia industrializzata del sud della Cina dove lavorano decine di migliaia di immigrati provenienti da tutto il paese, inclusi migliaia di uighuri provenienti dal Xinjiang. Nell' episodio - che secondo la stessa stampa cinese è stato innescato da voci poi rivelatesi false - decine di operai cinesi di etnia "han" hanno attaccato un dormitorio di operai uighuri, uccidendone almeno due. Nessuno è stato arrestato per gli omicidi. "Le autorità cinesi dovrebbero ammettere - ha scritto ancora Rebiya Kadeer nella dichiarazione diffusa dal Congresso Mondiale degli Uighuri - che la pacifica protesta è stata innescata dall' illegale attacco di teppisti che hanno picchiato e ucciso dei lavoratori uighuri in una fabbrica di giocattoli nel Guangdong... Il loro fallimento nell' intraprendere una qualsiasi azioni per punire i teppisti cinesi responsabili dei brutali omicidi è la vera causa di questa protesta". Rebiya Kadeer è un' imprenditrice di quasi 70 anni che vive in esilio dal 2005 dopo aver trascorso sei anni in prigione, accusata di aver messo in pericolo la sicurezza dello Stato. La televisione cinese, Cctv, ha diffuso in serata delle immagini nelle quali si vedono giovani uighuri che, a Urumqi, distruggono automobili, tirano pietre contro un bersaglio non visibile, e danno l' assalto ad un autobus. Molti cinesi vengono intervistati, alcuni dei quali sanguinanti in seguito agli attacchi subiti dagli uighuri. Non sono state ancora fornite indicazioni sull' etnia di coloro che sono deceduti. Secondo una fonte del Congresso Mondiale degli Uighuri 70 persone, tutte di etnia uighura, sono state circondate e uccise dagli agenti cinesi nel quartiere di Nemmen, uno di quelli nei quali si sono verificate le proteste. L'agenzia Nuova Cina cita varie testimonianze di cinesi, alcuni dei quali affermano di essere stati aggrediti dalla folla. L'agenzia cita anche il direttore dell' Ospedale del Popolo secondo il quale su 291 persone ricoverate in seguito alle violenze di ieri, 233 erano di etnia cinese han', 39 di etnia uighura e gli altri appartengono ad altre minoranze etniche che vivono nella regione. Urumqi, una città di 2,3 milioni di abitanti oltre tremila chilometri a nordovest di Pechino, è la capitale della Regione Autonoma del Xinjiang. Gli uighuri, turcofoni e di religione musulmana, sono gli abitanti originari della regione, che chiamano Turkestan dell' est, e oggi sono circa il 44 per cento dei 20 milioni di abitanti della regione. Gli immigrati cinesi sono circa il 38 per cento e gli altri appartengono alle minoranze kazhaka, kirghisa e mongola.

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G8/I Grandi in piena decadenza si piegano al potere cinese. Un vertice terremotato (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 07-07-2009)

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G8/I Grandi in piena decadenza si piegano al potere cinese. Un vertice terremotato di Jean-Luc Giorda 07-07-2009 Dopo anni di delusioni e veri e propri fallimenti, più o meno cosmeticamente mascherati, qualsiasi G8 parte in salita. Convincere è molto più difficile che frustrare. Quello de L'Aquila, almeno, ha il vantaggio di offrire una "location" congruente con il clima internazionale e la percezione degli addetti ai lavori: un vertice che parte economicamente terremotato, e certo privo di solida terra politica sotto i piedi. Le difficoltà d'immagine dell'ospite Silvio Berlusconi offriranno, prevedibilmente, un efficace diversivo agli inviati internazionali rispetto alla critica quotidiana a quanto gli Otto (cosiddetti) Grandi non riusciranno a fare. Teoricamente, si aspetta almeno una presa di posizione forte e condivisa sui cambiamenti climatici. Ma nelle ultime ore, anche questa è apparsa a rischio: tutti vogliono fare "passi importanti" verso le tecnologie verdi, ma guada caso con occhio attento alle priorità delle varie industrie nazionali. Sulla crisi economica, si ripropone per l'ennesima volta la spaccatura tra Washington, che chiede piani anticrisi più coraggiosi, e gli europei, che pensano già alla "exit strategy" e non vorrebbero immettere nel sistema altri soldi pubblici. La Germania e la Francia, poi, hanno visioni opposte in questo momento, con la Merkel decisa a diminuire le tasse e tagliare le spese e Sarkozy pronto a sostenere l'economia ribellandosi ai criteri di Maastricht. A questo si aggiunge la cacofonia di previsioni sulla crisi: da chi (come Berlusconi) continua a dire che "il peggio è passato" a chi invece come Obama o Brown, teme che il peggio debba ancora venire. Specie per i costi sociali della crisi, con milioni di posti di lavoro "persi per sempre" nell'immensa ristrutturazione mondiale. Ma questo, alla fine, non è il vero problema del summit. Il vero problema lo abbiamo toccato con mano ieri, nei colloqui romani tra Hu Jintao e Silvio Berlusconi. Il presidente del G8 chiede al presidente cinese la sua intercessione per concludere i negoziati del Doha Round del Wto sul commercio mondiale, lo esorta a investire il più possibile in Italia e gli offre su un piatto d'argento la promessa di sostituire il G8 con un G14 dove la Cina siederà a pieno titolo tra i Grandi. Il tutto facendo finta di non sapere, in nome della ragion di Stato, che nello stesso giorno il governo cinese ha fatto uccidere brutalmente centinaia di uighuri colpevoli di essere minoranza etnica e religiosa nel Celeste Impero. Il nodo allora è che ormai il G8 rappresenta, e ne è ben cosciente, un antico club blasonato ma impotente. Un nobile decaduto che tenta di vendere ai nuovi arrivati il proprio titolo, perché gli è rimasto ben poco altro. Situazione aggravata dalla profonda crisi economica che rende per primi gli Stati Uniti, e a seguire i loro storici alleati europei, troppo deboli per esprimere con credibilità qualsiasi posizione forte. Le potenze emergenti, la Cina ma anche l'India, e i grandi fornitori di materie prime come la Russia, possono fare la voce grossa e di fatto dettare l'agenda e imporre persino al G8 di trarre conclusioni che tengano conto dei loro interessi. Vale la pena, forse, di arrendersi anche formalmente alla realtà e staccare la spina a un vertice che non può più essere che una riunione preliminare a un summit delle vere potenze. Il G8, in un futuro prossimo, potrà ben riunirsi alla vigilia del G14 o G20 che sia, diciamo "ai margini" del vero summit. Un po' come i vertici del Ppe precedono, il pomeriggio, la cena d'avvio dei Consigli europei.

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Italia Cina. Intese per due miliardi di dollari (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 07-07-2009)

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Italia Cina. Intese per due miliardi di dollari 07-07-2009 ROMA. Le porte della Cina si aprono per più di 500 imprenditori italiani che guardano all'Estremo Oriente come sbocco per i propri prodotti. E già ieri Italia e Cina hanno chiuso 38 intese, che coinvolgono ministeri e imprese private, per un valore totale di 2 miliardi di dollari. Sono questi i principali risultati del China Day, il forum fra Italia e Cina al quale hanno preso parte oltre 500 imprenditori italiani e oltre 300 cinesi, dando vita a più di 1.000 incontri bilaterali nell'arco della due giorni romana. L'Italia ha già con la Cina un giro d'affari da 38 miliardi di dollari, a tanto ammonta l'interscambio commerciale del 2008, ma "siamo consapevoli che possiamo fare di più, favorire sempre più cospicui investimenti cinesi in Italia e riequilibrare, almeno in parte, il deficit commerciale con Pechino, giunto a 17 miliardi di euro nel 2008", sottolinea il ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola, che è tornato indietro di sette secoli, fino a Marco Polo, per ricordare la lunga tradizione che lega Italia e Cina: "Scriviamo ora un'altra pagina di questa storia". L'obiettivo, ha sottolineato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, è quello di entrare "nell'arco di tre anni tra i primi tre Paesi che hanno investimenti in Cina". Non solo investimenti italiani in Cina, quindi, ma attrazione di investimenti e turismo cinesi in Italia. Oggi la parte del leone l'hanno giocata i grandi nomi, da Fiat a Mediobanca, passando per Finmeccanica e Generali, ma in molti hanno sottolineato con soddisfazione la quantità e qualità di accordi siglati da imprese di piccole e medie dimensioni, fra cui spiccano le intese raggiunte con Shangai Gracing Group da Pelletteria Manfrin e Villa Pedemonte Atelier: due lettere di intenti da 140 milioni di dollari l'una, per la produzione, il design e la creazione di oggetti di pelletteria e gioielleria. Importanti anche gli accordi da 49 milioni del gruppo Getra per una joint venture sui trasformatori, i 30 della Marazzi realizzazione di "piastrelle ceramiche solari", e i 20 milioni di Mantero Seta per tessile di alta gamma. Tutte operazioni che, è pronto a scommettere il vice ministro, Adolfo Urso, cambieranno la percezione della Cina in Italia: da "competitrice, talvolta conflittuale, rischio per le imprese italiane", si passa a quella di "un Paese con cui collaborare, con cui crescere insieme". Anche perché, ha aggiunto, "molti altri accordi seguiranno nei prossimi mesi", completando "il salto di qualità, la svolta storica dei rapporti fra Italia e Cina". La Fiat torna a produre auto e motori TORINO. La Fiat torna a produrre auto e motori in Cina: lo farà dal 2011 con una joint venture paritetica con il gruppo Gac (Guangzhou Automobile Group). L'accordo è stato firmato, ieri a Roma, dal presidente della società cinese, Zhang Fangyou, e dall'amministratore delegato del gruppo Fiat, Sergio Marchionne, davanti al premier Silvio Berlusconi e al presidente della Repubblica Popolare Cinese, Hu Jintao. "È una tappa importante, con un partner molto forte, nel percorso di internazionalizzazione della Fiat e delle sue tecnologie", commenta il presidente del Lingotto, Luca Cordero di Montezemolo, mentre John Elkann sottolinea l'importanza del mercato cinese per il futuro. Di accordo rilevante parlano anche il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, e la presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia. Fiat e Gac costruiranno un nuovo stabilimento, che sarà situato nella città di Changsha e si estenderà su una superficie produttiva di oltre 700.000 metri quadri, con un investimento complessivo pari ad oltre 400 milioni di euro. Nella prima fase di sviluppo, la joint venture disporrà di una capacità installata di 140.000 vetture e 220.000 motori all'anno, ma la capacità del sito potrà aumentare fino a 250.000 vetture e 300.000 motori. L'avvio della produzione è previsto per la seconda metà del 2011. I modelli prodotti saranno equipaggiati con motori e cambi tecnologicamente evoluti, per rispondere alle richieste del governo cinese di sviluppare veicoli a bassi consumi e ridotte emissioni. Il primo modello che verrà introdotto sul mercato sarà la Linea, berlina a tre volumi di segmento C. I motori saranno Fire 1.4 T-Jet da 120 e 150 cavalli. L'intesa con Gac è la più rilevante, ma non è la sola firmata dalla Fiat nell'ambito del forum Italia-Cina. Altri sette accordi, dal valore complessivo di 225 milioni di dollari, coprono praticamente tutto il business del gruppo Fiat, da Powertrain a Ferrari e Maserati fino a Cnh. Il gruppo torinese ha oggi in Cina tre uffici di rappresentanza, 14 società totalmente controllate e nove joint venture, con un totale di 13.000 dipendenti. Nel 2008 le attività della Fiat nel Paese della Grande Muraglia hanno generato un fatturato di quasi 2,4 miliardi di dollari.

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Pechino e Mosca si contendono Opel (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 08-07-2009)

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Pechino e Mosca si contendono Opel da Finanza&Mercati del 08-07-2009 Giornata ricca di incontri nella vicenda Opel. Ieri Gm era a Berlino per discutere con il governo tedesco le offerte sul piatto per conquistare la casa di Rüsselsheim. A Mosca invece, Berthold Huber, il capo del sindacato Ig Metall, che da tempo si è dichiarato a favore dell'offerta di Magna, incontrava il premier russo Vladimir Putin per ottenere il suo supporto a favore della cordata di cui fa parte anche la Sberbank. Per Putin e Huber non ci sono dubbi che Magna alla fine catturerà Opel, nonostante emergano i dettagli dell'offerta della cinese Baic, da molti considerata semplicemente un'arma in mano a Gm per ottenere un miglioramento della proposta di Magna. Si fa luce, intanto, su quella che sarebbe la Opel targata Baic. Il gruppo automobilistico di Pechino pagherebbe 660 milioni di euro ma solo per il 51% della casa tedesca (il 49% resterebbe in mano a Gm). Nonostante le indiscrezioni ottimistiche uscite lunedì sul Wall Street Journal, l'impatto dell'operazione sull'occupazione non sarebbe indifferente (7.584 tagli in Europa: 3.000 in Germania, il resto tra Spagna e Belgio), ma comunque inferiore a quello previsto da Magna (10.000 dei 25.000 dipendenti complessivi di Opel). Le garanzie richieste a Berlino dovrebbero ammontare a 2,64 miliardi di euro. Baic punta a creare una rete di 400 concessionari in Cina che potrebbero vendere in totale 485.000 Opel tra Corsa, Meriva, Zafira, Antara, Astra e vecchi modelli Vectra. Gradualmente, però, le importazioni lascerebbero il passo alla produzione in loco. Baic infatti vuole investire 2,25 miliardi di dollari per portare le catene di montaggio in patria, dove verosimilmente la produzione dovrebbe iniziare nel 2012. Tra gli impianti europei rischia soltanto quello belga di Anversa. Quello di Eisenach fermerebbe la produzione nel biennio 2010-2011 (i dipendenti finirebbero in cassa integrazione ma non rischierebbero il posto) per riprendere le attività dal 2013 con la nuova Corsa. Attualmente General Motors sta vagliando tre offerte: quella vincolante con Magna (che secondo il numero di Gm Europe Carl Peter Forster potrebbe concludere l'operazione «entro fine luglio») e quelle non vincolanti di Rhj e Baic. Fiat sembrerebbe ufficialmente fuori dai giochi.

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Nomura va in Cina per crescere nell'equity (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 08-07-2009)

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Nomura va in Cina per crescere nell'equity da Finanza&Mercati del 08-07-2009 Nomura Holdings guarda a Pechino per continuare a crescere. La prima casa di brokeraggio giapponese sta cercando un partner cinese per avviare il business della sottoscrizione azionaria in quello che è, per quanto riguarda la performance, il secondo mercato borsistico al mondo. La mossa di Nomura è strategica nel perseguire l'obiettivo del 50% del fatturato generato fuori dal Giappone (attualmente la quota estera è al 30%). «Non possiamo essere un istituto leader nell'azionario mondiale - ha sottolineato Siggi Thorkelsson, capo dell'equity di Nomura per l'Asia-Pacific - senza operare sul continente. Vogliamo poter essere in grado di sottoscrivere transazioni azionarie nel Paese e per questo cerchiamo un partner». Ovviamente appoggiarsi a una società locale snellirebbe non poco l'iter burocratico. Nomura vuole salire sul carro delle Ipo cinesi, dopo che solo di recente le autorità hanno riaperto al collocamento di titoli. Credit Suisse e Deutsche Bank hanno già ottenuto il via libera per operare, attraverso joint venture, nella sottoscrizione di Ipo a a Shanghai e Shenzhen. Nomura Holdings lunedì ha annunciato di voler lanciare il business globale nel prime brokerage entro settembre, visto che la crisi ha creato spazio per nuovi player (non a caso i giapponesi hanno rilevato asset di Lehman Brothers, che prima del fallimento era leader del settore) a fianco di colossi come Goldman Sachs e Morgan Stanley.

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Offresi polizze ai Paesi emergenti (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 08-07-2009)

Argomenti: Cina

Offresi polizze ai Paesi emergenti da Finanza&Mercati del 08-07-2009 La crisi non ferma gli investimenti delle società assicurative che, nei prossimi tre anni, si riverseranno soprattutto nei cosiddetti Paesi Bric (Brasile, Russia, India e Cina, che si posiziona in testa), seguiti poi da altri Paesi dell'Asia e dell'Europa occidentale. A sostenerlo è Accenture, azienda globale di consulenza direzionale, system integration e servizi alle imprese, che in una ricerca ha evidenziato che «circa due terzi (62%) delle compagnie assicurative interpellate prevede di espandersi fuori del mercato locale nei prossimi 12 mesi». L'indagine ha coinvolto oltre 100 primarie società di assicurazioni specializzate nel ramo vita e danni, appartenenti a 16 dei più importanti mercati assicurativi del mondo. Il 75% degli intervistati sostiene che l'attuale contesto economico-finanziario offrirà nei prossimi tre anni più opportunità per crescere al di fuori del proprio mercato locale. «I principali player assicurativi, avendo già massimizzato la propria quota di mercato nelle piazze domestiche, si rivolgono ai Paesi emergenti dove le potenzialità di crescita sono elevate», ha detto Daniele Presutti, responsabile insurance di Accenture per l'area Igem (Italia, Grecia, Russia, Europa orientale e Medio Oriente). Alla richiesta di identificare i driver dell'espansione internazionale, «il 64% degli intervistati nei Paesi emergenti ha dichiarato che un più appetibile livello di prezzi per azione rappresenta un'opportunità per generare acquisizioni e fusioni». Quanto alle prossime mosse, gli operatori cercheranno una migliore integrazione globale per gestire le operazioni a livello internazionale. Più di quattro assicuratori su cinque dichiarano che, per rendere maggiormente efficace la loro espansione verso il mercato estero, si stanno già impegnando nel potenziamento di proprie strutture di back-office e stanno implementando cambiamenti alle infrastrutture e ai servizi It.

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g8, hu jintao lascia il vertice (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-07-2009)

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Pagina 1 - Prima Pagina Oggi summit al via tra le polemiche. Il giornale inglese: l´Italia può uscire dal gruppo degli otto. Il premier: è la cantonata di un piccolo quotidiano G8, Hu Jintao lascia il vertice Rientra in Cina per la rivolta. Scontro Berlusconi-Guardian SEGUE A PAGINA 2

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g8, arrivano i grandi della terra polemica berlusconi-guardian - gianluca luzi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-07-2009)

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Pagina 2 - Interni Colossale cantonata G8, arrivano i grandi della Terra polemica Berlusconi-Guardian Il quotidiano accusa. La replica: "Siete una piccola testata" Il vertice Il premier: "Sono al 64%, ho consensi da record, come Obama, Mubarak Lula, Medvedev" L´articolo del "Guardian" sull´Italia? Rappresenta una colossale cantonata di un piccolo quotidiano. L´episodio si riferiva al lavoro preparatorio degli sherpa americani in vista del G20 di Pittsburgh GIANLUCA LUZI ROMA - Aveva lanciato la sfida impossibile solo tre mesi fa quando decise di smantellare il G8 della Maddalena per trasferirlo all´Aquila: «Porterò la capitale della politica nella capitale del dolore». Per ora ha avuto ragione lui: oggi pomeriggio nella caserma della Guardia di Finanza di Coppito arrivano i grandi della Terra, come si definiscono con una certa enfasi i leader dei paesi più industrializzati. Obama, Brown, Merkel, il giapponese Aso che ieri sera ha visto Berlusconi a Palazzo Chigi, Sarkozy, Medvedev, Harper, arriveranno in elicottero dentro la cittadella militare e comincerà «sotto buoni auspici per l´accordo Usa-Russia» il classico G8 con Italia, Canada, Francia, Stati Uniti, Regno Unito, Russia, Germania, Giappone, più Commissione europea e Svezia come paese presidente di turno dell´Ue. Parte il G8 di Berlusconi sull´onda di una nuova polemica con i giornali inglesi: il Guardian prende di mira il ruolo dell´Italia sulla scena politica mondiale. «Crescono le pressioni all´interno del G8 per espellere l´Italia», scrive il quotidiano che riporta l´ipotesi di sostituire Roma con Madrid fra i Grandi. «Piccolo giornale, colossale cantonata», liquida la faccenda Berlusconi che dice di non temere ripercussioni internazionali dalle domande sugli scandali. «Il G8 rimarrà - prevede Berlusconi - ma in futuro sarà G14». Infatti oggi sarà solo il primo passo perché il secondo e il terzo giorno il summit sarà allargato ai grandi paesi emergenti, Cina, India, Brasile, e infine i Paesi dell´Africa, dell´Asia, l´Australia e le altre principali economie europee tra cui la Spagna. Sollecitati dall´Onu e dalle organizzazioni umanitarie i leader mondiali, che al terzo giorno del summit rappresenteranno il 90 per cento dell´economia mondiale, dovranno affrontare il problema tragico della fame nel mondo. «Lanceremo una somma tra i 10 e i 15 miliardi di dollari per aiutare tutte le persone che nel mondo soffrono la fame», ha annunciato ieri Berlusconi presentando il G8 a Palazzo Chigi. Il summit è preceduto da un lavoro di mesi da parte degli sherpa degli otto Paesi che hanno messo a punto le dichiarazioni che riguardano i temi politici, la non proliferazione nucleare, la lotta al terrorismo, il futuro sostenibile, il clima «su cui c´è la resistenza della Cina», l´acqua per l´Africa, la sicurezza alimentare. Senza trascurare i fronti caldi: Afghanistan, Pakistan «con le sue 60 bombe atomiche», Iran «con cui continueremo il dialogo per ora senza sanzioni», Honduras e Xinjiang. Ma il tema dei temi è la crisi economica. «Non si può guardare e andare avanti con quello che è un sistema di economia globale con le regole del vecchio secolo» è la premessa di Berlusconi che annuncia: «Presenteremo i 12 punti studiati dall´Ocse, con principi standard che puntano ad una economia basata su moralità, eticità e trasparenza». Quindi «andrà vietato il riciclaggio di denaro, dovremo dire no a forme di protezionismo e far sì che il segreto bancario non sia più un ostacolo». All´Aquila ci sarà il lavoro preparatorio per le nuove regole dell´economia mondiale, il legal standard, che «dovrà poi essere sottoposto al G20 di Pittsburgh». Ringraziato il Papa per il messaggio ai leader «in cui apprezza la scelta dell´Aquila» e parla di stima per il premier, esorcizzato l´incubo di nuove scosse di terremoto (la cittadella militare è antisismica), e scongiurato il pericolo di defezioni eccellenti, sul G8 di Berlusconi pesa l´alone di scandalo per le feste in Sardegna e a Palazzo Grazioli, di cui si è ampiamente occupata anche la stampa straniera. Il premier sa che qualche domanda scabrosa la dovrà affrontare. Si dice sicuro che però «non condizioneranno i lavori del G8, perché io ho un rapporto continuativo e costante con i miei colleghi che conoscono bene i giornali e sanno valutarli». E comunque, «nonostante gli attacchi il mio gradimento è al 64,1 per cento. Un record come Obama, Lula, Medvedev, il presidente del Messico e Mubarak». Immancabile a fine conferenza l´attacco a la Repubblica che aveva posto la domanda: «Mi sembra strano che la domanda venga da chi appartiene al suo gruppo editoriale, che prima ti butta addosso delle calunnie, e poi se la prende con te perché queste calunnie fanno male all´Italia. Non c´è nulla di vero in tutto quello che avete scritto dalle minorenni in poi».

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"le follie di reagan e bush hanno creato un mostro il papa ci riporta alla realtà" - eugenio occorsio (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 17 - Cultura Obama I monetaristi "Le follie di Reagan e Bush hanno creato un mostro il Papa ci riporta alla realtà" L´omaggio del nobel Samuelson Il Presidente si muove nella direzione giusta quando vuol riportare moralità nella finanza Secondo loro l´unica cosa di cui ci si deve preoccupare è il profitto individuale EUGENIO OCCORSIO ROMA - «Se un uomo scendesse da Marte sulla Terra oggi, sentisse le parole del Papa e poi verificasse la realtà, si chiederebbe: ma com´è stato possibile che si siano create strutture così mostruose, così diverse da quello che dice il buon senso, situazioni così distorte? Ecco, il richiamo di Ratzinger all´etica dovrebbe servire a riportare la realtà che viviamo ogni giorno su una base più vivibile». Paul Samuelson, il grande economista del Mit, premio Nobel 1970, ha 94 anni. Non è solito parlare di questi argomenti, ma da vero gentiluomo del New England non si tira indietro. Si fa mandare per fax («scusi ma non uso l´e-mail») le traduzioni in inglese dei brani principali dell´enciclica e poi le commenta in diretta con noi al telefono. Allora, professore, com´è stato possibile finire così in basso? «Tutto è cominciato con Reagan, e poi si è affondati in una deriva irrefrenabile culminata nella follia degli anni di Bush e Cheney. Il capitalismo più selvaggio, la mancanza di regole, l´arroganza del potere finanziario, le discrepanze fra ricchi e poveri, la noncuranza per la dignità umana. E la sola religione, è proprio caso di usare questo termine, del profitto. Eccessi e abusi: questo hanno significato gli ultimi anni di presidenza americana, e visto che quando si parla di economia l´America è la guida, il "modello" si è diffuso nel mondo». Ora speriamo con Obama che tutto cambi... «Ha detto giusto: speriamo. Le premesse ci sono, gli interventi pubblici di aiuto all´economia e ai cittadini in difficoltà, imitati in diversi paesi del mondo, sono un segnale positivo anche se non credo che le banche centrali agiscano guidate dalla religione. Obama si muove nella direzione giusta quando cerca di riportare etica ed equilibrio nella finanza: in questo quadro una lettera inviata dal Papa ai vescovi può sicuramente servire, anzi ha un senso economico proprio perché le scelte finanziarie sono travalicate sul terreno della moralità. Sarà un percorso lungo, però, perché c´è ancora qualcuno convinto della sovranità del mercato più deregolato possibile». Lei è stato consigliere economico di John Kennedy, lei ebreo e lui cattolico: parlavate mai di religione? «Per la verità no, del mio status religioso non parlo mai con nessuno perché non mi riconosco in alcuna chiesa. Di etica, però, parlavamo molto, e di dignità del lavoro, tema citato nell´enciclica. Io non mancavo di ricordargli che suo padre era stato un tremendo reazionario e lui doveva distaccarsene». E l´ha fatto? «Oh sì, benissimo. Ed è arrivato ad un profilo di moralità e di trasparenza che abbiamo dovuto aspettare il 2009 per ritrovare. Kennedy diceva "non preoccuparti di quello che il tuo paese può fare per te ma di quello che tu puoi fare per il tuo paese". L´opposto di quanto sostengono i monetaristi della scuola di Chicago ispiratori della destra: secondo loro l´unica cosa di cui ci si deve preoccupare è il profitto individuale. Gli altri intorno è come se non esistessero. E per le corporation non c´è l´obbligo di fare donazioni e beneficenza, ma solo quello di creare valore per gli azionisti. è la deriva di cui parlavo, un modo malinteso di interpretare la globalizzazione. Il Papa scrive di non affidarsi in modo prometeico ai prodigi della finanza per sostenere crescite innaturali e consumistiche: si tratta di applicare concetti antichi, basati su una logica distribuzione delle ricchezze, alle esigenze reali del XXI secolo». E ci si riuscirà? «In democrazia, pur con la separazione fra stato e chiesa, parole del genere offerte alla riflessione collettiva hanno il loro peso. Certo, non è così in paesi assolutisti come la Cina, ma in Occidente se combinate con un mix efficace di azioni politiche possono essere molto importanti».

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renzi: "non invito hu jintao la cina non rispetta i diritti" - massimo vanni (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina IV - Firenze Renzi: "Non invito Hu Jintao la Cina non rispetta i diritti" Il Pdl espone la bandiera del Tibet in Palazzo Vecchio MASSIMO VANNI Ci ha cenato insieme in prefettura, su invito del ministro Sandro Bondi. Ma niente accoglienza a Palazzo Vecchio: il sindaco Matteo Renzi decide di non invitare nella sede del governo comunale Hu Jintao. Il presidente della Repubblica popolare cinese arriva a Firenze nel tardo pomeriggio, dopo la visita in piazza dei Miracoli con il sindaco di Pisa Marco Filippeschi in veste di cicerone e la visita alla conceria Ausonia di Santa Croce sull´Arno dopo un gruppetto di simpatizzanti e monaci tibetani lo contesta per pochi attimi. Arriva in ritardo sul programma per partecipare alla cena in prefettura, nella sala di Carlo VII al terzo piano di Palazzo Medici Riccardi. Il ministro Bondi prima lo attende inutilmente agli Uffizi, poi, alle 19.30, si trasferisce in prefettura per accogliere Hu Jintao: il giro turistico salta all´ultimo momento. Palazzo Vecchio neppure lo vede, il presidente cinese. Per un paio di giorni il sindaco Renzi risponde picche alle ripetute richieste di intervista della Ctv, la televisione di stato cinese. La decisione di non invitarlo è però presa: «La Cina è un paese che non rispetta i diritti umani, mi associo alle parole di Napolitano», spiega senza tanti giri di parole. E a chi, su Facebook, nota il contrasto tra la stretta di mano offerta il giorno prima a Shirin Ebadi, l´iraniana premio Nobel per la pace 2003, e l´incontro previsto con Hu Jintao, il sindaco risponde sempre su Facebook: «Non ricevo nessuno, vado ad una cena in prefettura, ma non ricevo nessuno in Palazzo Vecchio». Nelle prime ore della mattina annuncia a Lady Radio che gli consegnerà una lettera. Poi ci ripensa e quando alle 21 di ieri entra a Palazzo Medici Riccardi, mentre protesta un gruppo di sostenitori della causa tibetana, ha già inviato un libro all´albergo di Hu Jintao: «Le riforme di Pietro Leopoldo e la nascita della Toscana moderna». Una raccolta di saggi firmati da un gruppo di intellettuali (Baldacci, Cardini, Ceccuti, Ciuffoletti, Coppini, Degl´Innocenti, Romabi, Schiavone, Verga) che ricorda l´abolizione della pena di morte e la tortura del 1786, prima assoluta nella storia degli Stati moderni. Allegate al libro in regalo solo poche righe d´accompagnamento: «Welcome to Florence», benvenuto a Firenze. In mattinata due consiglieri Pdl Giovanni Donzelli e Francesco Torselli espongono la bandiera del Tibet al terrazzino di Palazzo Vecchio: «Non lo ha fatto Renzi, ci abbiamo pensato noi». Un´ora più tardi l´ufficio cerimoniale lo toglie. Il presidente cinese si attarda alla conceria di Santa Croce sull´Arno («Apprezzo molto la vostra capacità di produrre rispettando l´ambiente, spero che incrementerete la collaborazione con le aziende cinesi», dice) e il programma fiorentino viene cancellato: niente sosta al Duomo, agli Uffizi, all´Accademia e al piazzale Michelangelo. E il viceministro degli esteri cinese accorre agli Uffizi per scusarsi con il ministro Bondi, che lo attende a lungo. Ma per il traffico serale scattano comunque gli ingorghi: tra imponenti misure di sicurezza la moglie del presidente cinese, Liu Yong Qing, visita comunque il Duomo e il Battistero per l´immancabile foto ricordo e i saluti dei cinesi presenti.

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tra roma e l'aquila, 40 delegazioni - valerio gualerzi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 9 - Esteri Tra Roma e l´Aquila, 40 delegazioni In arrivo un esercito di vip . Gheddafi pianta la tenda, la Bruni viaggia da sola I protagonisti Tra gli emergenti che partecipano al vertice allargato Cina, India, Brasile, Sudafrica ed Egitto VALERIO GUALERZI ROMA - Si comincia oggi in 8, si finirà dopodomani in 40. Il G8 che si apre all´ora di pranzo a L´Aquila sarà una lunga sequenza di colazioni di lavoro, discussioni formali e incontri bilaterali che coinvolgerà un numero crescente di capi di Stato e delegazioni di nazioni e istituzioni internazionali. I temi principali in calendario sono crisi economica, riforma delle regole finanziarie, emergenza climatica e rinnovo del Protocollo di Kyoto, non proliferazione nucleare (con Iran e Corea del Nord sotto la lente d´ingrandimento) e aiuti all´Africa. Con le proteste di piazza tenute a distanza e imponenti dispositivi di sicurezza, i protagonisti del summit restano i leader degli Otto Grandi e le first lady arrivate in Italia al loro seguito, ma attorno a Barack Obama, Angela Merkel, Nicolas Sarkozy, Gordon Brown, Taro Aso, Stephen Harper, Dimitrij Medvedev e al padrone di casa Silvio Berlusconi ruoteranno decine di personaggi più o meno prestigiosi. Dal presidente della Commissione europea Manuel Barroso ai capi dei paesi emergenti Cina, India, Brasile, Sudafrica, Egitto e Messico. Dai rappresentanti degli organismi internazionali, primo fra tutti il segretario Onu Ban Ki-moon, al presidente dell´Unione africana Muammar Gheddafi, che pianterà la sua tenda nel campo sportivo di Coppito, uno dei centri più colpiti dal terremoto. A portare la sua solidarietà agli abitanti dell´Aquila arriverà anche Carla Bruni. La moglie del presidente francese diserterà il G8 ufficiale e atterrerà direttamente nel capoluogo colpito dal sisma. In caso di nuove scosse superiori ai 4 gradi Richter, sarà proprio il terremoto a rubare la scena al G8, costringendo la carovana a trasferirsi a Roma.

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cina, infuria la rivolta degli uiguri il presidente hu jintao torna a pechino - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 10 - Esteri Cina, infuria la rivolta degli uiguri il presidente Hu Jintao torna a Pechino Disertato il G8. Si aggrava la crisi, nella notte via da Pisa A Urumqi decretato il coprifuoco dalle nove di sera alle otto del mattino Nelle retate di massa del governo sarebbero scomparse più di 1.500 persone FEDERICO RAMPINI La regione dello Xinjiang è in fiamme. E il presidente cinese Hu Jintao decide all´improvviso di tornare a Pechino, abbandonando i lavori del G8 proprio alla vigilia dell´apertura. Hu Jintao è decollato nella notte dall´aeroporto di Pisa lasciando in Italia solo una delegazione di diplomatici. «Gli affari interni e la situazione nello Xinjiang hanno fatto partire in anticipo il presidente» ha spiegato il primo consigliere politico dell´ambasciata cinese in Italia, Tang Heng. Dopo la strage compiuta dalle forze dell´ordine, con i 156 morti di domenica, ieri nella provincia dello Xinjiang è scattata la "caccia al musulmano". Per vendicarsi contro gli attacchi degli uiguri - la popolazione locale di religione islamica - centinaia di cinesi etnici (gli han) sono scesi in piazza armati di bastoni e machete. A Urumqi, il "ghetto islamico" dove il ceppo originario della popolazione turcomanna ora in stato di assedio, i protagonisti della spedizione punitiva sono stati a stento trattenuti dalla polizia. La rabbiosa manifestazione ha dato un assaggio di quel che potrebbe accadere se lo Xinjiang si trasformasse in un campo di battaglia tra le due etnie. I cinesi marciavano cantando l´inno nazionale, un´esibizione di orgoglio raramente così visibile nelle provincie periferiche, dove la supremazia cinese è già ben rappresentata dall´autorità politica. Per riprendere il controllo di Urumqi il governo locale ha decretato il coprifuoco, ogni giorno dalle 9 di sera alle 8 del mattino. In precedenza duecento donne uigure erano scese in strada per chiedere notizie dei congiunti, arrestati dopo i moti di domenica. Nelle retate sarebbero scomparse più di 1.500 persone. è un salto di pericolosità la manifestazione di ieri, quelle centinaia di cinesi decisi a farsi giustizia. Una mobilitazione che può degenerare in la guerra civile. A Urumqi i rapporti numerici sono già in favore degli han. Grazie alla massiccia immigrazione degli ultimi anni ormai l´etnìa turcomanna è solo il 30% nella capitale provinciale (2,5 milioni di abitanti). è proprio questa una causa dell´esasperazione degli uiguri. Attraverso l´immigrazione la Repubblica Popolare li diluisce fino a emarginarli. Una "provincia autonoma" che per Pechino ha valore strategico. Lo Xinjiang è grande 5 volte l´Italia. Nel sottosuolo è custodito un quarto del gas e petrolio cinese, il 40% di tutto il carbone. Colpisce la differenza con quanto accaduto in Tibet nel marzo del 2008. Dopo quella rivolta anti-cinese gli han di Lhasa non scesero in piazza, a riprendere il controllo della città furono i corpi paramilitari. La reazione degli han a Urumqi ha diverse spiegazioni: il carattere ancorapiù radicale della contrapposizione con i musulmani, che non hanno un leader pacifista come il Dalai Lama; la superiorità numerica ancora più schiacciante degli han a Urumqi. Anche il governo di Pechino ha svolto un ruolo, conl´uso delle immagini della rivolta da parte dei mass media. L´anno scorso sui moti di Lhasa all´inizio ci fu imbarazzo, solo lentamente filtrarono notizie sulle morti di alcuni cinesi. A Urumqi invece la tv di Stato ha diffuso subito immagini terribili,di cinesi coperti di sangue, alimentando la sete di vendetta. In tutto lo Xinjiang cinesi e musulmani vivono in mondi a tenuta stagna. L´apartheid è visibile nella geografia dei quartieri: i centri sono islamici, le periferie moderne sono cinesi. Le comunità convivono fra diffidenze reciproche, razzismi, diseguaglianze socio-economiche stridenti. Il governo di Pechino nega perfino che il separatismo abbia un fondamento storico. Secondo la storia raccontata dai cinesi, l´imperatore Wudi spinse il suo dominio sulla regione già nel secondo secolo prima di Cristo, per le spedizioni lungo la Via della Seta verso i regni di Samarcanda e Bucchara, l´India e la Persia. In realtà lo Xinjiang - che gli uiguri continuano a chiamare Turkestan orientale - ha alternato secoli di indipendenza sotto khanati buddisti o islamici, periodi di sottomissione ai mongoli o al Tibet, all´impero ottomano o alla Cina. L´ultima indipendenza, goduta a sprazzi negli anni Trenta e Quaranta, fu conquistata da un movimento pan-turco. Dopo l´annessione alla Cina le turbolenze sono state costanti. Nel 1986 lo Xinjiang fu il teatro della prima e unica protesta anti-nucleare della Cina, una manifestazione contro i test delle bombe atomiche nel deserto di Lop Nor. L´anno scorso diversi attentati sono avvenuti poco prima delle Olimpiadi. Rebiya Kadeer, nota imprenditrice locale, vive da esule politica negli Stati Uniti ed è la portavoce più celebre della causa degli uiguri. La metà dei detenuti nei campi di lavoro dello Xinjiang, denuncia la Kadeer, sono stati condannati per le loro pratiche religiose. Il governo sperimenta da anni nello Xinjiang la stessa "cura" del Tibet: diluire l´identità locale portando modernizzazione, ricchezze e tecnologie. Lo sviluppo è ben visibile nella parte moderna di Urumqi, i suoi frutti però arrivano solo in parte ai musulmani. «Per gli uiguri mancano le abitazioni - dice la Kadeer - mentre continuano a entrare immigranti dal resto della Cina». I lavori più qualificati finiscono ai giovani tecnici affluiti dal resto della Cina. è stata costruita una nuova linea ferroviaria per favorire l´immigrazione. Per gli han che accettano di trasferirsi, la vasta regione semidesertica ai confini dell´Asia centrale fino a ieri è stata la Nuova Frontiera del boom.

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stupri a roma, il dna conferma "l'aggressore ne ha violentate tre" - marino bisso massimo lugli (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 22 - Cronaca Stupri a Roma, il Dna conferma "L´aggressore ne ha violentate tre" Poliziotte-esche per catturare l´uomo. Indagini sui video Due vittime assalite nella stessa zona della città Interrogatori in procura MARINO BISSO MASSIMO LUGLI ROMA - Poliziotte come esche nella caccia allo stupratore. Un maniaco ormai inchiodato dalla prova del Dna a tre violenze sessuali "in fotocopia" ma sospettato di almeno otto aggressioni, di cui cinque fallite per la reazione delle vittime. Il test del Dna eseguito nei laboratori della scientifica non lascia spazio a dubbi. L´uomo col passamontagna che, nell´aprile scorso, ha brutalizzato una donna in una strada di Tor Carbone è lo stesso che ha violentato una giornalista il 4 giugno alla Bufalotta e che ha stuprato una studentessa di 21 anni il 4 luglio scorso, sull´Ardeatina, sempre nella zona di Tor Carbone che sembra il suo campo d´azione preferito. Ma il risultato degli esami di laboratorio è solo la conferma ufficiale di quello che gli investigatori sapevano già da tempo. Adesso bisogna prenderlo, prima che colpisca ancora o scompaia nel nulla. La trappola che potrebbe chiudere definitivamente il caso sono alcune poliziotte, scelte dagli investigatori per l´aspetto indifeso, il fisico piuttosto esile ma una collaudata abilità nelle situazioni ad alto rischio, che girano in macchina soprattutto nel quadrante sud della città dove il maniaco è apparso più frequentemente. Non sono sole, ovviamente, e i colleghi in borghese le controllano a distanza anche con l´aiuto di visori notturni e microfoni nascosti. Le auto delle agenti si spostano nelle zone più isolate e, in qualche occasione, entrano in alcuni garage condominiali nella speranza che il bruto abbocchi, tenti di aggredirle e si ritrovi, nel giro di pochi secondi, con una pistola puntata alla testa e le manette ai polsi. Finora, però, nessuna delle "esche" ha notato movimenti sospetti né è stata seguita. Dopo l´identikit tracciato in questura, gli agenti di Vittorio Rizzi, il capo della mobile, hanno un´idea molto precisa della persona che stanno cercando. A palazzo di giustizia, ieri mattina, i pm Maria Cordova e Antonella Nespola hanno ascoltato a lungo la prima vittima, la donna brutalizzata a Tor Carbone due mesi e mezzo fa e di cui si sa pochissimo. L´interrogatorio è stato secretato. Poi toccherà alla giornalista della Bufalotta mentre la terza vittima è partita per la Cina e sarà impossibile sentirla di nuovo per un lungo periodo. Chi indaga sta anche controllando le celle telefoniche delle zone dove sono scattate le otto aggressioni del maniaco. La speranza, in questo caso, è individuare un telefonino che sia stato "agganciato" nei luoghi e nelle ore in cui il maniaco col passamontagna si è materializzato dall´ombra. Ma, almeno finora, anche questo tentativo sembra naufragato: il bruto, probabilmente, lascia il cellulare a casa quando esce in caccia di donne da violentare. Gli agenti della mobile hanno tracciato una rete di itinerari per collegare le zone delle aggressioni e tentare di risalire a un ipotetico punto di partenza: niente. Tutti i filmati delle telecamere disseminate lungo i possibili percorsi del bruto sono continuamente passati al setaccio: individuare uno stesso veicolo sarebbe il colpaccio. Ma finora anche questo tentativo è andato a vuoto. Resta la speranza di un passo falso. Ma il maniaco potrebbe anche andare in vacanza o addirittura cambiare città lasciandosi dietro una scia di terrore e ricomparire da qualche altra parte, con una tecnica totalmente diversa. In passato è successo anche questo.

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i nuovi paradisi non conoscono il pil - alessandra retico (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-07-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 41 - Cronaca Rapporto inglese sul benessere sostenibile Nel Costa Rica la speranza di vita più alta I nuovi paradisi non conoscono il Pil L´America Latina monopolizza ben nove dei primi dieci posti della classifica ALESSANDRA RETICO Felicità interna lorda. Un indicatore che smonta il mito occidentale del reddito, sostituendolo con soddisfazione personale, speranza di vita, politiche ambientali. Il Costa Rica vince, è il paese con il Fil più alto. Ci si vive bene, a lungo, in armonia con la natura. Mentre i leader riuniti in Italia per il G8 si preoccupano di Pil e deflazione, la seconda edizione dell´"Happy planet index", che indica il tasso di benessere sostenibile, premia standard alternativi: impronta ecologica del sistema produttivo, lunghezza e pienezza dell´esistenza. La ricchezza non può comprare la felicità. Alibi o buon senso? «In questa età di incertezza, di crisi grave, le persone temono il futuro» scrive The New Economics Foundation (Nef), l´organizzazione non governativa britannica che ha redatto la classifica delle nazioni più felici. Con un obiettivo: far capire che le priorità della gente sono ora diventate altre. Merce e soldi, petrolio e titoli non hanno reso il mondo un posto migliore, figuriamoci noi. Anzi, molte potenze economiche (Usa, Cina, India) erano più felici venti anni fa, ecosistemi e risorse erano meno sfruttati. Guarda il Costa Rica, che ha scalzato il paradiso dell´arcipelago Vanuatu, Oceano Pacifico meridionale, dal primo posto dell´indice 2006: più dell´85 per cento degli abitanti si dichiara felice di vivere nel paese latino americano, «la speranza di vita è di 78,5 anni, il paese non è lontano dall´aver trovato l´equilibrio tra i suoi consumi e le sue risorse naturali, il 99 per cento dell´energia che produce deriva da fonti rinnovabili», segnala Nic Marks, uno degli autori dello studio. Ma l´America latina è tutta allegra, monopolizza ben nove dei primi dieci posti. Consumare e consumare non porta da nessuna parte. Non a caso a guidare la classifica sono paesi a reddito medio, i ricchi e sviluppati stanno invece a metà. Nella lista, stilata sulla percezione degli abitanti di 143 paesi, la maggior parte delle nazioni "verdi" e contente si concentra in America Latina, la prima tra le europee è l´Olanda (43esima), l´Italia è 69esima (slittata dal 66esimo posto del 2006), prima di Francia, Uk e Spagna ma dopo la Germania. In coda la maggior parte dei Paesi africani, ultimo lo Zimbabwe. «Con il mondo che si trova ad affrontare la tripla sfida presentata da una profonda crisi economica, da cambiamenti climatici sempre più veloci e da un incombente picco della produzione di petrolio, abbiamo disperatamente bisogno di nuove direzioni e linee guida» scrive nel rapporto Nic Marks. «Seguire il canto della sirena della crescita economica ha dato benefici marginali ai poveri del mondo, mettendo a rischio le basi per la loro sopravvivenza. Questa strategia non ha nemmeno migliorato il benessere di chi è già ricco, né ha portato a una stabilità economica». Lo vediamo eccome, nonostante nei Paesi ricchi il grado di soddisfazione e speranza di vita sia aumentato del 15 per cento in 45 anni (ma l´impronta ecologica è schizzata del 72 per cento). Il Fil non fa troppi calcoli, più che altro sente (feel), e sente che è tempo di cambiare.

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Da novembre arriva il bonus bollette (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 08-07-2009)

Argomenti: Cina

Da novembre arriva il bonus bollette Merril Block, se la memoria si nasconde Ci sarà sempre un giudice a Berlino Cina, coprifuoco contro gli uiguri Amstrong a 22 centesimi dal giallo

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Cinesi contro gli uiguri Coprifuoco nello Xinjian (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 08-07-2009)

Argomenti: Cina

Cinesi contro gli uiguri Coprifuoco nello Xinjian GABRIEL BERTINETTO Voglia di vendetta. «Ci hanno aggredito. Ora facciamo lo stesso con loro». L'uomo lancia il suo bellicoso proclama, mentre marcia in mezzo ad una folla di esagitati, tutti appartenenti all'etnia maggioritaria della Cina, gli han. Brandiscono minacciosi sbarre di ferro, asce, vanghe prelevate da un cantiere edile. Le armi dei poveri, l'arsenale improvvisato degli eserciti senza divisa. Qualcuno nel gruppo urla in preda all'odio: «Uccidiamo gli uiguri. Sterminiamoli». Urumqi, il giorno dopo. Nella notte fra domenica e lunedì si era scatenata la rabbia della popolazione autoctona, gli uiguri di lingua turca e religione musulmana. Inferociti per l'uccisione di due loro connazionali in una rissa tra lavoratori uiguri e han in una località della Cina meridionale, erano scesi in piazza protestando e scontrandosi con le forze di sicurezza. In alcuni momenti la dimostrazione era degenerata in una caccia al cinese. Le aggressioni, gli scontri e l'intervento repressivo della polizia aveva provocato 156 morti, ed oltre mille feriti. LA VENDETTA DEGLI HAN Ieri sono stati gli han a entrare in azione, vestendo per una volta i panni delle vittime desiderose di riscatto. Fortunatamente, sino a tarda ora, non venivano segnalate vittime, anche perché i cittadini di etnia uigura se ne sono rimasti in maggioranza tappati in casa. Ma gli agenti hanno faticato molto a disperdere i manifestanti ed a impedire che venissero in contatto con piccoli gruppi di uiguri pronti ad accettare la sfida. Hanno lanciato gas lacrimogeni e sono intervenuti con durezza per liberare un edificio occupato dagli han in un quartiere uiguro. Prima che tornasse la calma, i dimostranti hanno devastato negozi e ristoranti gestiti da cittadini turcofoni e scagliato pietre contro una moschea. Timorose di perdere il controllo della situazione le autorità hanno indetto il coprifuoco fino a stamattina. Oggi si vedrà se gli animi si sono quietati e ad Urumqi la vita possa tornare a scorrere normalmente. Cioè nella perenne tensione e nel reciproco sospetto fra le due comunità, ma senza gli scoppi di terribile violenza urbana cui si è assistito negli ultimi giorni. Prima del raid cinese, al mattino in piazza a Urumqi si erano radunati parenti ed amici degli uiguri arrestati per gli incidenti di domenica notte. In maggioranza erano donne. Piangendo mostravano la carta d'identità dei congiunti maschi incarcerati. Maliya raccontava del marito «prelevato senza spiegazioni e portato chissà dove». Abdul Ali, 20 anni, agitava il pugno in aria ed esibiva il petto nudo in atteggiamento di sfida. «Ci arrestano senza motivo -gridava-. Dobbiamo reagire». Tra le 1434 persone fermate dalla polizia ci sono tre suoi fratelli ed una sorella. ONU PREOCCUPATA Li Zhi, segretario cittadino del partito comunista, difende l'operazione condotta dai reparti anti-sommossa l'altra notte: «Avevamo di fronte elementi che usavano bastoni, rompevano, saccheggiavano, bruciavano e uccidevano perfino». Ma le organizzazioni umanitarie internazionali temono che una reazione spropositata delle forze di sicurezza possa solo alimentare nuove violenze. Navi Pillay, Alto commissario Onu per i diritti umani, si appella «ai leader delle comunità han e uigura ed alle autorità cinesi affinché esercitino moderazione, e la violenza non si espanda». Nello Xinjiang già si segnalano focolai di rivolta anche a Kashgar. Stavolta a Urumqi in strada sono scesi minacciosi i cinesi, e la polizia ha faticato a disperderli, mentre i cittadini di etnia uigura restavano quasi tutti tappati in casa. Nella notte è entrato in vigore il coprifuoco.

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Cosa sia diventato un G8 lo chiarisce molto bene il columnist del Financial Times: Un ... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 08-07-2009)

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UMBERTO DE GIOVANNANGELI Cosa sia diventato un G8 lo chiarisce molto bene il columnist del Financial Times: «Un mostruoso incontro di migliaia tra funzionari, spin-doctors e staff per la sicurezza. Per non parlare del circo mediatico che li segue. Producono una quantità di comunicati, ma poca sostanza». Se non bastasse, Peel nota anche che, in tema di crisi, «il ruolo di forum mondiale principale è stato scippato dal G20un gruppo di leader altrettanto male organizzato, ma che ha la virtù di aver incluso Cina, India e Brasile come membri a tutti gli effetti». Chiusura lapidaria: «L'evento è semplicemente diventato troppo goffo per essere efficace. Ma l'entusiasmo di Berlusconi peggiora le cose...». Il G8 delle alleanze variabili. Così si presenta il summit aquilano. Sull'Iran come sull'emergenza climatica. Sul secondo dossier, a fianco di Barack Obama si schiera decisamente Angela Merkel, uniti nell'aspettarsi che i leader dei Paesi membri del G8 appoggino l'obiettivo di limitare il riscaldamento globale a non oltre 2 gradi entro il 2050. L'Italia si dice d'accordo, a parole, ma poi con Franco Frattini mette le mani avanti: «È una proposta ambiziosa - rileva il titolare della Farnesina - che non so se passerà». Il motivo? «La Cina - spiega Frattini - ha detto che non ce la fa». Alleanze variabili. Come quelle che il presidente Usa ha definito alla vigilia, con il «Nuovo inizio» nei rapporti con la Russia. Disarmo e non solo. Perché la convergenza tra Mosca e Washington si delinea anche sull'altro fronte caldo: l'Iran. Da un lato l'Obama «dialogante», sostenuto, sia pure con sottolineature diverse, da Russia e Cina; più dura, sempre a parole, è la posizione di Gran Bretagna e Francia che vorrebbero mettere sul tavolo la pistola fumante delle sanzioni. L'Italia pencola tra due estremi: una volta con i dialoganti, l'altra con i «duri». Altro capitolo scottante: gli aiuti ai cosiddetti Paesi in via di sviluppo. Qui l'Italia è sul banco degli imputati, maglia nera per le promesse fatte e non mantenute. Al punto tale che - annota The Times, citando una fonte impegnata nella preparazione del summit - il premier britannico Gordon Brown insieme con la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy, ritengono che Berlusconi dovrebbe essere ritenuto responsabile per un «risultato così scarso». L'unità si ritrova sul tema della lotta al terrorismo e in una maggiore condivisione dell'impegno, anche militare, in Afghanistan. Mentre si torna a dividersi sulle nuove regole di una governance economico-finanziaria mondiale. Per evitare di incrinare la nascente armonia con la Casa Bianca, il Cremlino ha escluso di voler discutere la proposta lanciata al G20 di Londra dal presidente Dmitri Medvedev per diversificare le valute di riserva, mettendo in difficoltà ora il dollaro. Pechino converge su questa posizione. Quando si entra nella sfera della decisione, è meglio rinviare. Soprattutto se c'entrano i soldi. Lo scenario

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Gabriella Strazzari Grazie a Ignazio Marino Vorrei ringraziare il dott. Marino per aver accett... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 08-07-2009)

Argomenti: Cina

Gabriella Strazzari Grazie a Ignazio Marino Vorrei ringraziare il dott. Marino per aver accettato di candidarsi alle primarie. Domenica mi sono iscritta al Pd esclusivamente per poter votare e soprattutto per poter votare per lui. Io, che ero iscritta ad un partito dal 1968 (Fgci, Pci, PDS, Ds... Onestamente non ricordo neppure più tutte le sigle, ma ricordo tutte le angosce passate) non avevo ancora trovato le motivazioni per iscrivermi a un partito che non mi rappresentava in nessuno dei valori in cui credo. Ora finalmente credo di avere di nuovo degli stimoli. Inoltre la sua candidatura ha spinto anche mio figlio che ha 23 anni ad iscriversi. Vincenzo Andraous Cose che possono accadere In una sala giochi ho incontrato degli adolescenti, si spintonano, si scherniscono, si fanno coraggio l'un l'altro. Ho chiesto loro come reagire di fronte a tre coetanei che violentano e massacrano una compagna di scuola. Mi guardano da iracondi inguaribili, vorrebbero mettermi alla porta senza tanti complimenti, forse invitati a maggior cautela dalla mia stazza fisica, ritornano alla calma piatta che li contraddistingue, poi il più scafato, quello più avanti di un dente rotto rispetto agli altri, risponde che «sono cose che possono accadere», forse era una che non si faceva gli affari suoi, che non faceva parte del gruppo. «Sono cose che possono accadere», è la vita che si riconosce tacitamente nella violenza come mezzo di autorealizzazione, a raggiungimento di un obiettivo, di apparenza e appartenenza a un'élite, che pratica lo stile dell'esser forti con i deboli e deboli con i forti, poco importa se risulta inguardabile attraverso il cuore delle emozioni, quelle che fanno grandi gli uomini. Le lame di coltello non trovano il fondo delle tasche dei giovani, per un innato bisogno di ferire e morire, per una bacata e lacerata struttura biologica che ci portiamo addosso, qui è altro il difetto, il buco nero, il non senso diventato quotidianità. B. Parisi Addio al liceo sociopedagogico La riforma degli indirizzi della scuola superiore italiana imporrà, a partire dal 2010, drastici cambiamenti rispetto all'organico dei docenti. Tra le classi di concorso più colpite figura la A036 rinominata A017 (filosofia, psicologia e scienze umane). Vengono infatti cancellati completamente i «licei socio-psico-pedagogici», che verranno convertiti in «licei delle scienze umane». Il taglio orario nelle discipline di indirizzo è pesantissimo: si passa infatti da 4 ore settimanali a zero nel biennio, e da sette 7 (che diventavano 5 nell'ultimo anno) a 4 nel triennio. Oltre a colpire duramente i docenti della classe A036, questa riforma toglie qualsiasi specificità al liceo delle scienze umane. Chiamereste «liceo classico» un indirizzo in cui greco e latino siano studiati complessivamente per sole quattro ore settimanali ed esclusivamente nel triennio? Chiamereste «liceo scientifico» un indirizzo in cui matematica e fisica siano studiate per quattro ore solo nel triennio? Perché allora chiamare ipocritamente «liceo delle scienze umane» un liceo in cui qualsiasi disciplina viene studiata più delle scienze umane? Discipline come la psicologia, la sociologia e la pedagogia scompaiono dal percorso formativo e convergono in una imprecisata disciplina «scienze umane», svilendo la diversità, le peculiarità e il singolo valore formativo delle specifiche discipline. Marco Chierici La signora morale I nostri massimi esponenti di governo accolgono il presidente della Repubblica Cinese con tutti gli onori e le fanfare mostrando al mondo intero un'ipocrisia imbarazzante, disagevole e penosa. È evidente anche ai bambini che gli interessi economici prevaricano ogni genere di moralità. In questi giorni ho visitato una mezza dozzina di negozi di articoli sportivi per acquistare un paio di scarpe ginniche e alla fine le ho comprate, ma ho provato un senso di colpa perché la produzione è quasi esclusivamente cinese. E sappiamo come sono sfruttati i lavoratori i cinesi. Uno Stato democratico moderno con valori che si rispettino, dovrebbe rifiutare ogni contatto con una nazione come la Cina.

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Major del petrolio poco longeve (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-07-08 - pag: 44 autore: Focus. I giganti del settore hanno una vita utile delle riserve sempre più breve Major del petrolio poco longeve L a discesa della domanda mondiale di petrolio cominciata nel secondo semestre dello scorso anno e il contestuale crollo dei prezzi degli idrocarburi hanno interrotto, dopo un quinquennio di profitti, la crescita economica delle società del settore. Le imprese hanno dovuto adeguare il valore delle riserve, degli avviamenti e delle partecipazioni alle nouve quotazioni del greggio, affrontando pesanti svalutazioni. I primi risultati negativi sono emersi nel quarto trimestre 2008 con la statunitense ConocoPhillips in "rosso" per quasi 23 miliardi di euro, in cima a una lista di altre dodici società in perdita tra cui la messicana Pemex con -6 miliardi, l'inglese Bp con -2,4 miliardi, l'anglo-olandese Royal Dutch con -2 miliardi e la russa Lukoil (partecipata al 20% da ConocoPhillips) con-1,2 miliardi. Nel primo trimestre 2009 le società in "rosso" sono rimaste tre: Pemex con-1,4 miliardi, la statunitense Hess con -42 milioni e Petro- Canada con -28 milioni. Ma un ciclo sembra essersi comunque chiuso. La domanda di greggio è calata del 3,6% anche tra gennaio e marzo di quest'anno, con un'estrazione giornaliera di 84 milioni di barili contro il picco di produzione di oltre 87 milioni del quarto trimestre 2007. Dietro gli Usa, che hanno mantenuto nel primo trimestre la posizione di primo paese consumatore con quasi 19 milioni di barili al giorno, gli Stati che "bruciano" più petrolio sono Cina (7,6 milioni di barili), Giappone (4,7), India (3,3) e Germania (2,5). L'Italia, con 1,6 milioni di barili, è molto staccata da questo gruppo di testa. Sul versante dell'offerta,invece, il 39% della produzione mondiale viene da paesi Opec come Arabia Saudita, Iran, Iraq, Emirati, Venezuela e Kuwait, il 12% dalla Russia, il 9% dagli Usa, il 4,4% dalla Cina, il 4% dal Canada, il 3,6% dal Messico, il 3% a testa da Brasile e Norvegia e il 2% dalla Gran Bretagna. Il campione di R&S comprende 23 compagnie integrate. Sono escluse, per assenza o insufficienza di dati, Saudi Aramco, l'iraniana Nioc, Kuwait Petroleum, Pétroleos de Venezuela, la malese Petronas, l'algerina Sonatrach, la cinese Sinochem, la spagnola Cepsa, l'indiana Ongc e la russa Surgutneftegas. Nonostante il settore si caratterizzi per una notevole solidità, la struttura patrimoniale delle aziende è andata deteriorandosi essenzialmente per l'aumento dei debiti. La compagnia più solida è la statunitense ExxonMobil, con un capitale netto dodici volte più grande dell'esposizione finanziaria, seguita da Occidental (anch'essa Usa), il cui capitale netto supera di dieci volte l'indebitamento. Ben patrimonializzate sono anche le altre due statunitensi Chevron e Murphy, la cinese PetroChina, Royal Dutch Shell e Lukoil, con un rapporto capitale netto- debiti finanziari compreso tra sette e quattro volte e mezzo. ExxonMobil è anche la compagnia con maggiori mezzi liquidi, pari a oltre due volte e mezzo i debiti finanziari, seguita da Murphy e Chevron, mentre all'opposto si collocano ConocoPhillips, la canadese Encana, la russa Rosneft e l'italiana Eni, che hanno una liquidità inferiore al 10% dei debiti. Pur essendo la più solida a livello patrimoniale, ExxonMobil lo è relativamente meno se la si osserva dal lato della durata delle riserve. Agli attuali ritmi di produzione, senza rimpiazzarre con nuove riserve il greggio e il gas estratti, la supermajor americana esaurirebbe tutti i suoi giacimenti in nove anni. Ma questo è un problema comune alla maggior parte delle società (grafico a destra). La vita utile delle riserve della norvegese StatoilHydro è di poco meno di 8 anni, quella di Chevron di poco meno di dieci, quella di Eni di poco più di dieci, quella di Bp limitatamente al petrolio non raggiunge i 12 anni, mentre la stessa Bp nell'estrazione di gas naturale ha una vita residua di quasi 15 anni. La società in assoluto più longeva a livello di riserve è la russa Gazprom: 53 anni nel gas e oltre 33 nel petrolio. Un'altra azienda russa, Lukoil, occupa il secondo posto, con oltre 42 anni nel gas e più di 20 nel petrolio. E appena dopo ritroviamo PetroChina, la cui vita utile negli idrocarburi (petrolio e gas) supera i 29 anni. L'unica società occidentale in grado di competere su questo terreno è Royal Dutch Shell, che sfiora i 26 anni. L'aumento della vita residua delle riserve è la scommessa più grande delle major, in grado di determinarne il futuro o il declino. Il grosso delle riserve si trova in Stati mediorientali chiusi alle società occidentali o a profondità marine quasi inaccessibili oppure nelle sabbie bituminose del Canada e del Venezuela, sotto i ghiacci della Siberia occidentale, nelle acque poco profonde del Caspio, insomma dove i costi di produzione e trasporto sono spesso proibitivi e diventano convenienti a mano a mano che il prezzo del petrolio sale. Ciò spiega la corsa delle major all'Iraq, i cui costi di produzione sono molto competitivi. Per garantirsi un futuro, accanto alle acquisizioni di società e giacimenti, bisogna spingere sulla ricerca. E qui spuntano le soprese. La società che nel 2008 ha investito di più in esplorazione è Murphy, che ha speso l'8,2% del suo fatturato upstream , seguita da Hess (7,2%) e dall'austriaca Omv (6,6%). Eni si colloca al quarto posto, con il 5,8%, e al quinto ritroviamo StatoilHydro, con il 5,5 per cento. I giganti sono nella parte bassa della graduatoria. In nona posizione con il 3,1% c'è Royal Dutch Shell;la francese Total è quindicesima con l' 1,5%, a pari merito con ConocoPhillips; sedicesima è Chevron con l' 1,4%, insieme con ExxonMobil; e Bp con l'1% è il fanalino di coda. G.O. © RIPRODUZIONE RISERVATA LA CONTESA DEL BARILE Per Total, Eni, Chevron, ExxonMobil e StatoilHydro la durata residua oscilla tra 12 e 8 anni contro i 26 di Shell e i 53 di Gazprom nel gas

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L'auto cinese rilancia il caucciù (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-07-08 - pag: 46 autore: Coloniali. Cautela dai tre maggiori produttori: la ripresa è incerta, manteniamo i tagli all'offerta L'auto cinese rilancia il caucciù Prezzi in forte recupero sui segnali di crescita della domanda Sissi Bellomo L'effervescenza del mercato dell'auto cinese e la prudenza dei grandi produttori – che per ora non intendono revocare i tagli all'offerta – stanno rilanciando i prezzi del caucciù. A Tokyo il future per consegna dicembre, che verso fine giugno languiva ai minimi da due mesi, ieri ha accelerato la ripresa, chiudendo a 161,2 yen per chilogrammo (+3,2%). In un mercato che sembra avere improvvisamente ritrovato l'ottimismo, le intense ricoperture di posizioni corte ( ossia alla vendita) nel corso della seduta hanno provocato rialzi superiori al 6 per cento. Un rally tanto più significativo, in quanto è avvenuto in contemporanea al rafforzamento dello yen contro il dollaro e in una fase di debolezza del petrolio, che rende teoricamente più appetibile la gomma sintetica rispetto a quella naturale. Le manovre della Baic per conquistare la Opel (si veda il servizio a pagina 39) sono soltanto uno dei tanti segnali di salute dell'industria automobilistica cinese: grazie agli incentivi fiscali introdotti dal governo per stimolare la vendita di utilitarie, il mercato locale – ormai divenuto il più grande del mondo – è tornato a correre, suscitando la speranza di una forte domanda di pneumatici e quindi di gomma. Lunedì la giapponese Honda Motor ha detto che in giugno le sue vendite in Cina sono aumentate del 53,5 per cento. In base agli ultimi dati governativi, le immatricolazioni di automobili in maggio sono salite del 47%, il più forte incremento da febbraio 2006. Per il caucciù le previsioni sono fiorenti: secondo l'Associazione cinese delle industrie della gomma, nel 2010 i consumi del gigante asiatico saliranno dell'8,5% a 6,4 milioni di tonnellate (di cui 2,8 di gomma naturale). La Cina resta però un'isolafelice per le case automobilistiche, che altrove scontano ancora gravi difficoltà. è guardando alla crisi economica globale che i maggiori produttori di gomma hanno deciso di procedere con cautela nella rimozione dei tagli all'offerta: per ora non cambia nulla, ha decretato la settimana scorsa dopo un vertice di tre giorni l'International Tripartite Rubber Corporation (Itrc), che riunisce Thailandia, Malaysia e Indonesia. La decisione di ritirare dal mercato 915mila tonnellate di caucciù nel corso del 2009 era stata presa lo scorso dicembre, in un periodo in cui i prezzi della materia prima erano erano precipitati ai minimi da 7 anni (dopo aver toccato un record da 56 anni durante l'estate). Allora erano stati proprio i cinesi a dare il colpo di grazia alle quotazioni, respingendo alcuni carichi di gomma che avevano perso valorerispetto al momento dell'ordine. Oggi la domanda cinese non basta a rassicurare il terzetto dei grandi produttori: «Mantenere la misura – ha spiegato Sukhum Wong-Ek, responsabile del Thailand Rubber Research Institute – potrebbe aiutare a stabilizzare i prezzi, perché non sappiamo con certezza quando finisce la recessione globale». Il gruppo – che ha ridotto l'export di 270mila tonn. nel primo trimestre e di 144mila nel secondo, realizzando meno della metà dei tagli promessi per il 2009 – non esclude che i tagli possano essere rivisti più avanti nell'anno. Una mossa che potrebbe essere accelerata se le coltivazioni dovessero essere danneggiate dalle bizzarrie climatiche del NiÑo. © RIPRODUZIONE RISERVATA CRESCE L'OTTIMISMO I fondi stanno spostandosi verso posizioni all'acquisto Le quotazioni sono salite nonostante lo yen forte e il petrolio in flessione

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Deboli greggio e zucchero, in ripresa lo zinco (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-07-08 - pag: 46 autore: COMMODITIES Deboli greggio e zucchero, in ripresa lo zinco I l recupero dei metalli non ferrosi al London Metal Exchange (guidato dallo zinco, risalito del 2,5%) non modifica il quadro complessivo dei mercati delle commodi-ties, dove l'umore dominante è ancora all'insegna del pessimismo. Il petrolio Wti è di nuovo arretrato di quasi il 2%, chiudendo a 62,93 dollari al barile, nonostante il miglioramento delle previsioni sulla domanda da parte del governo Usa. Forti vendite sono proseguite anche sui mercati agricoli. A farne le spese sono stati in particolare i semi di soia, le cui quotazioni sono precipitate di un ulteriore 5,5% al Cbot. Sulla stessa piazza male anche il mais (-2,3%) e il frumento (-1,4%). Lo zucchero, nonostante la previsione di un deficit di offerta anche in Cina, ha proseguito anch'esso la discesa avviata la settimana scorsa: il raffinato ha perso l'1%, il grezzo il 2,1%. Deboli anche il cotone sodo e il caffè arabica, in ribasso rispettivamente dell'1% e dell'1,2% a New York. Caffè robusta e cacao hanno registrato variazioni minime.

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8 ANNI DI TENTATIVI (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-08 - pag: 4 autore: 8 ANNI DI TENTATIVI L'obiettivo Il G-8 più 5 (Brasile, Cina, India, Messico e Sudafrica) di domani punta a riprendere il discorso sulla liberalizzazione del commercio avviato nel 2001 con il negoziato di Doha e più volte fallito.L'obiettivo è quello di arrivare a un'intesa di massima in occasione del G-20 di Pittsburgh in modo da contrastare la caduta negli scambi internazionali, che Wto e Banca mondiale stimano per quest'anno intorno al 10% I precedenti Dal 2001 a oggi la discussione sul Doha round si è interrotta più volte.L'ultima a luglio dell'anno scorso in seguito alla frattura creatasi tra Stati unitie India: uno strappo che neanche il G-20 di quattro mesi dopoa Washington è riuscitoa ricucire. Ma ora si punta sull'effetto-Obama

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FAA M, tra tradizione e progresso: il futuro è aperto al cambiamento (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM ( MILANO INTERM - CAVE data: 2009-07-08 - pag: 28 autore: FAA M, tra tradizione e progresso: il futuro è aperto al cambiamento F AA M Impresa che opera dal 1974 nel campo della produzione di accumulatori e veicoli ecologici, è una tra le aziende che sintetizza con maggior successo il connubio tra tradizione e innovazione. Con sede a Monterubbiano, l'azienda ha poi ampliato i propri orizzonti operativi: oltre a tre stabilimenti in Italia, dedicati alla produzione di batterie (ad uso avviamento, trazione, stazionario) e veicoli ecologici (elettrici, metano, idrogeno), FAA M è presente in Cina e Uruguay. Dispone, inoltre, di un network capillare di Service diffuso su tutto il territorio per soddisfare in tempo reale le richieste in termini di funzionalità, immagine e prestazioni. Qualità del prodotto e funzione sociale sono i punti fermi che guidano le strategie del gruppo, impegnato in continui investimenti nello sviluppo tecnologico ed eco compatibile. FAAM crede fortemente che per essere competitivi occorre innovare al fine di essere diversi ogni giorno: disimparare per imparare diversamente. Seguendo questa logica, l'azienda ha investito nella progettazione e nella sperimentazione di nuove tecnologie. Dal 2000 è attiva nell'applicazione della tecnologia Fuel Cell, sia nel campo dei trasporti che per gli usi stazionari, raggiungendo traguardi importanti nella realizzazione di veicoli a idrogeno, quali lo Smile Fuel Cell (utilizzato nelle scorse Olimpiadi per la rilevazione delle polveri sottili). L 'impegno nel progetto " Innovation in Energy ", inteso come sviluppo di soluzioni alternative/integrative di risparmio energetico nel rispetto dell'ambiente, ha generato un innovativo sistema denominato Energy Saving FAA M Batteries, basato sull'elevato rendimento energetico delle batterie trazione FAA M abbinato a un caricabatterie ad altissima ef ficienza. Il sistema, realizzato e brevettato da FAA M, è stato testato dall'Università Politecnica delle Marche ottenendo rispetto ai migliori competitors, il 27% di risparmio energetico. FAA M è altresì impegnata nella ricerca e applicazione delle batterie al L itio per uso trazione. Grazie alla ventennale esperienza nel settore, il Gruppo ha realizzato propri B MS ( Battery Management Systems), Sistemi di Gestione di Energia delle batterie al L itio in grado di ottenere il massimo rendimento con elevati standard di sicurezza. Innovativo anche il modello di fare impresa, nella consapevolezza che il futuro è un orizzonte aperto al cambiamento. Leader nel campo della produzione di accumulatori e veicoli ecologici, FAA M oltre a tre stabilimenti in Italia, è presente in Cina e Uruguay. Dispone, inoltre, di un network capillare di Service diffuso su tutto il territorio per soddisfare in tempo reale le richieste in termini di funzionalità, immagine e prestazioni. F ederico Vitali, presidente di FAA M G roup

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Vincenzo de' Stefani: innovazione e ricerca da oltre 50 anni (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-07-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM (MILANO INTERM - AZPRE data: 2009-07-08 - pag: 34 autore: Vincenzo de' Stefani: innovazione e ricerca da oltre 50 anni D omenica 31 maggio, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito all'ingegner Vincenzo de' Stefani l'altissima onorificenza di Cavaliere del Lavoro, ordine istituito nel 1901. Vincenzode'Stefani, 80anni, dopo la laurea in ingegneria meccanica nel 1957, inizia la sua carriera in Francia come responsabile della Divisione Ingranaggi di un'azienda del settore automotive. Ritorna in Italia nel 1961, entra come socio nelle Officine David Monteverde, diventata poi Meccanica Padana Monteverde, ne assume la direzione generale e la trasforma in una fabbrica di ingranaggi e trasmissioni marine, ferroviarie e automotive. Dal 1981, la tedesca ZF (la maggiore azienda mondiale di trasmissioni con 45.000 dipendenti) entra nel capitale di Meccanica Padana Monteverde e, dal 1986, quando ne acquisisce la totalità delle azioni, fino al 1989 l'ingegner de' Stefani la dirige in qualità di amministratore delegato. Nel frattempo (1976), fonda MG mini Gears, sede a Padova e insediamenti negli Usa e in Cina, che opera nel mercato degli ingranaggi di piccole dimensioni; nel 1978, costituisce Mini Tools, nel 1986 Mini Service e nel 1990 Metal Temper. Queste aziende verranno poi incorporate in MG mini Gears. Dal 2007 al 2009, de' Stefani è presidente di S IT La Precisa, fondata nel 1953 dai suoi fratelli Pierluigi e Giancarlo, dove prima di iniziare gli studi universitari aveva lavorato come operaio ed aveva disegnato la prima valvola di sicurezza per gas, prodotto destinato a divenire il core business dell'impresa. L 'azienda, capofila delGruppo SIT (1.500 addetti, presenze industriali e commerciali in Europa, America, Asia e Australia, un fatturato di 230 milioni di euro, di cui il 75% è esportato), è leader mondiale nei sistemi di sicurezza e componenti per apparecchi a gas per il riscaldamento domestico, grandi impianti di cottura, grandi elettrodomestici e impianti di conversione benzina-gas per auto. Ora, de' Stefani è presidente onorario del Gruppo Findest S IT. Dal 2000 al 2009, è anche presidente di Mip Engineering; è stato per 12 anni vice presidente di Z IP ( Consorzio zona industriale di Padova), per 8 anni vice presidente dell' Associazione industriali di Padova e per 4 presidente della sezione Metalmeccanici. è attualmente presidente di " Padova ed il suo territorio", associazione per la promozione di iniziative culturali riguardanti la storia, l'arte e la cultura di Padova. L 'onorificenza di cui è stato insignito de' Stefani ha un grande significato simbolico. L ' Ordine "al Merito del Lavoro " premia la persona non solo per una speci fica attività intrapresa, ma anche per un impegno etico e sociale volto al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro del paese. Vincenzo de' Stefani, oltre ad essere un manager di successo, che ha guidato molte aziende portandole a posizioni di leadership, è un uomo colto, dai molteplici interessi che coltiva con sincera passione, profondamente legato alla storia, all'arte e alla cultura della sua città e del suo territorio. SIT La Precisa, capofi la del G ruppo SIT, è leader mondiale nei sistemi di sicurezza e componenti per apparecchi a gas per il riscaldamento domestico, grandi impianti di cottura, grandi elettrodomestici e impianti di conversione benzina-gas per auto Il neo C avaliere del Lavoro Vincenzo de' Stefani

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Sul tavolo dei Grandi le emergenze mondiali (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 08-07-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 08-07-2009 I TEMI DEL VERTICE Sul tavolo dei Grandi le emergenze mondiali DAL NOSTRO INVIATO ALL 'A QUILA G IORGIO F ERRARI Prenderà il via oggi alle 13 nella caserma della Guardia di Finanza di Coppito all'Aquila il trentacinquesimo summit dei Paesi maggiormente industrializzati del mondo che si concluderà venerdì. Un G8 che si vorrebbe far diventare presto G14 o addirittura G20, come chiede Angela Merkel, e che di fronte a sé ha una fitta agenda di problemi e di nodi internazionali irrisolti: dalla fame ai cambiamenti climatici, dalla governante dell'economia alle crisi politiche, dalla non proliferazione nucleare ai diritti dell'uomo, dall'Africa al quadrante afghanopachistano. Nel catalogo delle buone intenzioni conteranno molto i veti incrociati. Quello russo, per cominciare, quello della Cina, che non fa parte del G8 ma ha sempre maggior peso nelle scelte mondiali, per finire. Il rischio, come sempre, è che la società delle nazioni si sovrapponga a quella dei popoli e dei cittadini, che le grandi organizzazioni indispensabili per trattare finiscano con il premiare più se stesse che i propri referenti. La crisi economica sembra essere alle spalle, assicurano i leader dei Grandi, ma un accordo su come evitare che si ripeta la tempesta finanziaria del 2008, una ' governance' cioè dei mercati mondiali, ancora non c'è e forse non lo si troverà qui all'Aquila e nemmeno a Pittsburgh con il G20 d'autunno. Ma la fiducia, come si suole dire, è d'obbligo. Per lo meno alla vigilia del vertice.

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Divergenze sul clima: Obama spinge, la Cina frena (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 08-07-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 08-07-2009 LA TUTELA DELL'AMBIENTE Divergenze sul clima: Obama spinge, la Cina frena S arà probabilmente il terreno di scontro più aspro. La data ultima, per la quale è già iniziato il conto alla rovescia è quella del dicembre prossimo quando si terrà a Copenaghen la Conferenza dell'Onu sui cambiamenti climatici per decidere le regole del post Kyoto. I Paesi ricchi che sono responsabili dell' 80% delle emissioni di Co2 non vogliono impegnarsi, quelli poveri tendono a tirarsi indietro. Capofila del dissenso fra i Grandi è la Cina, che oggi trae dal carbone il 70% dell'energia consumata e che non ha alcuna intenzione di frenare la sua corsa ribadendo più volte la contrarietà a soluzioni come quella della ' carbon tax' per ridurre le emissioni di gas inquinanti. Sulla falsariga dei cinesi si muovono l'India, il Sudafrica, la Corea del Sud e a seguire l'Indonesia, l'Australia, l'Africa e l'America Latina: ciascuno chiede di poter inquinare come hanno fatto fino a oggi i Paesi ricchi, perché ciò in un circolo perverso garantisce la crescita economica. Obiettivo ragionevole per i Grandi sarebbe dimezzare entro il 2050 le emissioni di Co2; e scrivere nell'impegno finale che il riscaldamento del pianeta va limitato a 2 gradi centigradi e non di più. Ma questo sarebbe solo un ' aspiration goal', perché l'obiettivo vero quello sollecitato dal Wwf, da Greenpeace e da una mare di organizzazioni non governative sarebbe di ridurre dell' 80% le emissioni di gas serra dei Paesi ricchi e del 50% di quelli poveri. Gli occhi di tutti sono puntati su Barack Obama: è lui il grande ' player' del cambiamento climatico e l'unico, forse, che può accordarsi davvero con i cinesi. Lo spalleggiano Francia, Germani e Gran Bretagna, un po' più defilati Canada, Giappone ei Italia. Per quest'ultima, chiudere un G8 con una dichiarazione da portare a Pittsburgh e a Copenaghen sarebbe già un successo.

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Iran e Nord Corea, la difficile partita delle sanzioni (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 08-07-2009)

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MONDO 08-07-2009 I «NEMICI» COMUNI Iran e Nord Corea, la difficile partita delle sanzioni F orte dell'accordo raggiunto a Mosca sulla riduzione degli armamenti nucleari e della proposte di instaurare una partnership pacifica con la Russia, Obama troverà all'Aquila un'agenda fitta di priorità, dall'Afghanistan, al Pakistan al Medio Oriente, dal terrorismo alla non proliferazione nucleare. In particolare i riflettori saranno puntati su Iran e Corea del Nord, senza tralasciare l'Africa con le sue guerre dimenticate ( Darfur, Somalia, Congo), ma anche con un occhio all'Honduras e ai disordini nello Xinjiang. Ma Obama sa che con il dossier iraniano si troverà di fronte la Russia che frenerà ogni tentativo del Sette di mettere in mora il governo di Teheran ( sul tema la più dura e risoluta è Angela Merkel): probabilmente Medvedev farà qualche concessione sui diritti umani dopo i disordini post elettorali, ma tirerà il freno a mano ( e non sarà il solo) sul nucleare, vera spina nel fianco per la Casa Bianca e per il suo alleato in Medio Oriente, Israele. Il tema della non proliferazione nucleare, ma questa volta nordcoreano, verrà sollevato anche dal Giappone, che chiederà il rispetto della risoluzione 1874 dell'Onu che vieta ogni ulteriore test missilistico a Pyongyang. E c'è da immaginare che nel G8 allargato dovrà vedersela con la Cina, occhiuto protettore dei nordcoreani e grande fabbricante di veti al Palazzo di Vetro. Ma c'è aria di ingegneria diplomatica: fonti dell'Eliseo assicurano che Sarkozy proporrà di riformare il Consiglio di sicurezza dell'Onu mentre il cancelliere Merkel suggerirà di allargare in permanenza il sinedrio dei Grandi a 20, essendo il G20 a suo parere più consono a dibattere e risolvere le grandi emergenze mondiali. O a complicarle, come fanno notare alcuni. a cura di Giorgio Ferrari

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Xinjiang, esplode la rabbia dei cinesi (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 08-07-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 08-07-2009 MINORANZA SCOMODA Xinjiang, esplode la rabbia dei cinesi In centinaia in piazza contro gli uighuri. Imposto il coprifuoco a Urumqi: 1.500 arrestati DI M ARCO P ARENTI D opo gli uighuri, è la volta dei cinesi han. Non c'è pace per Urumqi, la capitale della regione del Xinjiang, sconvolta domenica scorsa dalla rivolta della minoranza musulmana e insanguinata dalla repressione delle forze di sicurezza cinese: sono stati 156 i morti, oltre 900 i feriti. E mentre il segretario generale del Congresso mondiale degli uighuri, Dolkun Isa, ha denunciato una massacro compiuto dai militari cinesi in una fabbrica, ieri è stata la volta dei cinesi. Sono scesi in strada. Armati. Le forze di sicurezza cinesi hanno provato a blindare la città per spegnere i focolai della rivolta, imponendo il coprifuoco alla città. Ieri centinaia di persone si sono radunate nel centro della città, alcune brandendo bastoni e tubi di metallo e hanno cercato di sfondare lo sbarramento delle forze di sicurezza che hanno faticato a trattenerli. Alcuni giovani hanno gridato «attacchiamo gli uighuri» e hanno lanciato pietre contro i poliziotti. Assembramenti si sono prodotti in varie parti della città, mettendo a tratti in difficoltà il massiccio schieramento di sicurezza. La folla è stata dispersa dalla polizia con un largo uso di gas lacrimogeni. Nella piazza "riconquistata" dai cinesi, molti parlavano in modo concitato degli avvenimenti di domenica scorsa. «Gli uighuri erano come degli animali inferociti» diceva un uomo, un barbiere il cui negozio è stato danneggiato, «e pensare che siamo noi che gli abbiamo portato lo sviluppo economico ». In precedenza erano stati circa 300 ui- ghuri, in buona parte donne, a dare vita ad alcuni tafferugli con gli agenti di polizia. «Non vogliamo scontrarci con gli han hanno gridato le donne solo sapere dove sono finiti i nostri mariti». Interrompendo la visita di un gruppo di giornalisti organizzata dal governo cinese, gli uighuri hanno denunciato gli arresti dei giorni scorsi che, secondo l'agenzia Nuova Cina, sono stati 1.434, mentre gli uighuri parlano di «migliaia» di persone scomparse, inghiottite nelle prigioni cinesi. Una manifestazione di alcune centinaia di persone è stata dispersa ieri sera dalla polizia a Kashgar, la capitale culturale degli uighuri nell'ovest del Xinjiang. I manifestanti si erano riuniti davanti all'antica moschea di Id Kah. Non risulta che si siano verificate violenze. Testimoni affermano che posti di blocco sono stati istituiti lungo la strada che dal centro della città conduce all'aeroporto. Pechino intanto ha bloccato l'accesso a Internet a Urumqi per fermare il flusso di informazioni. «Abbiamo tagliato la connessione a Internet in alcune aree di Urumqi per sedare la rivolta velocemente e prevenire la diffusione della protesta in altre città», ha spiegato il responsabile del partito comunista a Urumqi, Li Zhi, confermando le notizie provenienti dagli utenti Web e dagli attivisti per i diritti umani. Li ha accusato la leader Rebiya Kadeer di aver orchestrato la protesta attraverso un tam tam rimbalzato tra Internet e telefono, ma la dissidente, esiliata all'estero, ha negato ogni responsabilità. Nonostante la decisione di tagliare la connessione, video e fotografie sono state caricate sui social network e sui siti di immagini. L'agenzia di stampa ufficiale Xinhua ha riportato che il governo ha assicurato l'accesso a Internet a tutti i giornalisti nella sala stampa di un albergo a Urumqi. «Ancora una volta il governo cinese ha scelto di tagliare le comunicazioni per prevenire la libera diffusione di informazioni. Condanniamo con fermezza questo comportamento», ha scritto in una nota l'associazione Reporters Without Borders. Il governo cinese non ha ancora confermato quando in città sarà ripristinato l'accesso ad Internet. Cinesi di etnia han armati di bastoni rompono il cordone delle forze di sicurezza a Urumqi, capitale della regione autonoma del Xinjiang (Ap) La dissidenza accusa: nuovo massacro in una fabbrica Pechino mette il bavaglio a Internet «per sedare la rivolta». Ma le immagini degli incidenti di domenica sono filtrate ugualmente

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( da "Avvenire" del 08-07-2009)

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MONDO 08-07-2009 L'OPPOSITORE IN ESILIO «Nessun complotto: proteste come risposta alle persecuzioni» DA B ERLINO R etate delle forze di sicurezza cinesi sono in corso da domenica scorsa nelle città a maggioranza etnica uighura della regione del Xinjiang come Kashgar, Hotan, Yarkand ed Yili, dove «migliaia» di «giovani uomini e giovani donne» sono stati prelevati dalle loro case. Così Erkin Alptekin, 70 anni, fondatore del Congresso mondiale degli uighuri che vive in esilio in Germania. «In tutte queste città in qualsiasi momento può succedere qualcosa di grave», sottolinea Alptekin, secondo il quale a Kashgar più volte assembramenti di «centinaia» di persone sono stati dispersi dalle forze di sicurezza. Il Congresso e la sua attuale presidente, Rebiya Kadeer, sono stati accusati dalle autorità cinesi di aver organizzato le violenze di domenica, accusa che gli uighuri smentiscono decisamente: «Rebiya è la persona più pacifica che esiste, noi siamo sempre stati per il dialogo e condanniamo chiaramente la violenza». «I cinesi prosegue l'esule uighuro accusano anche il Dalai Lama di essere un terrorista. Come possono farlo quando è uno dei più importanti uomini di pace del nostro tempo? Lo stesso ora stanno facendo con la Kadeer». Sulle violenze subite ad Urumqi da esponenti dell'etnia maggioritaria, i cinesi han, Alptekin ricorda che la manifestazione di domenica era stata indetta per chiedere giustizia per due giovani uighuri uccisi nel sud della Cina: «Era una manifestazione pacifica, i giovani portavano delle bandiere cinesi, le violenze si sono verificate solo dopo il brutale intervento della polizia è degenerata in violenza». «Negli ultimi 60 anni prosegue l'esule migliaia di uighuri sono stati uccisi dai cinesi, secondo Amnesty International, 200 uighuri sono stati messi a morte in Cina dopo l'11 settembre 2001 e 3mila sono stati arrestati». «Vorrei che per una sola volta conclude Alptekin, che vive in esilio dal 1949 le autorità cinesi provassero a pensare che forse se succedono queste cose non è a causa dei complotti stranieri ma per le loro politiche sbagliate».

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