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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “CINA” |
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le
curve difficili dell'industria dell'auto - luciano gallino
( da "Repubblica,
La" del 01-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
specie se
Cina e India arrivassero a una densità di vetture per abitante simile a quella
occidentale. La soluzione starebbe nel convertire l´autoindustria in
un´industria del trasporto globale di massa, che produce accanto a un numero
minore di auto una quota crescente di treni (che la Fiat già produceva, prima
di cedere,
Cina
Marcia indietro sul filtro antiporno A poche ore dall'entrata in vigore ...
( da "Unita,
L'" del 01-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina Marcia
indietro sul filtro antiporno A poche ore dall'entrata in vigore è stata
rinviato il decreto che impone l'installazione su tutti i pc di un nuovo filtro
anti-porno (ma anche di censura politica) che ne rallenta la velocità. La
diffusione a sorpresa del decreto, due settimane fa, aveva provocato la
ribellione di migliaia di utenti,
il
salento a borgaro con copeland & c. - alberto campo
( da "Repubblica,
La" del 01-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
come
dimostrano le sortite in Cina (2006) e a New York, un mese fa allo Snug Harbor
Center di Staten Island, con l´Orchestra della Taranta guidata a Mauro Pagani,
che ne è maestro concertatore dal 2007. E adesso ecco la tournée europea della
formazione - rivale?! - capeggiata da Vittorio Cosma, partita domenica scorsa
da Loulè, in Algarve,
borse
di studio da mille euro al mese così erasmus mundus raddoppia
( da "Repubblica,
La" del 01-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina,
Argentina. Oppure venire, dagli stessi Paesi, a Bologna per frequentare l´Alma
Mater. Con una borsa di studio da mille euro netti al mese (1.500 per i
dottorandi e 2.500 per i docenti). Da ottobre l´Erasmus allarga gli orizzonti,
con 17 nuovi paesi extraeuropei e 4 milioni in arrivo dall´Unione europea per i
prossimi tre anni per finanziare la formazione all´
A
Cina e Bp il tesoro iracheno ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 01-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
prima gara dal
1972 assegnato al consorzio tra il colosso britannico e Cnpc il più grande
giacimento del paese A Cina e Bp il «tesoro» iracheno A vuoto le altre aste:
per le major penalizzanti le condizioni poste da Baghdad Roberto Bongiorni Il
gap tra le offerte delle compagnie petrolifere in gara e le condizioni
contrattuali richieste da Baghdad in molti casi è apparso incolmabile.
Moneta
globale? Intanto la Cina compra dollari
( da "Sole
24 Ore, Il" del 01-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Intanto la
Cina compra dollari L a Cina e gli altri Bric (Brasile, Russia, India)
vorrebbero un sistema monetario internazionale meno dipendente dal dollaro.
Curiosamente, il comunicato finale dopo il loro incontro di Ekaterinburg di due
settimane fa era vago su quali potessero essere le alternative.
oto
e bici ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 01-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
una possibile
joint venture con la fiera di Pechino: «La Cina - ha concluso Guidi rappresenta
il principale mercato mondiale delle motociclette con 32 milioni di pezzi
prodotti all'anno di cui 5 milioni esportati. La nostra presenza a Pechino
vuole quindi essere un naturale passo verso l'internazionalizzazione del
prodotto made in Italy».
Cina
e miniere senza accordo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 01-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
ieri Cina e
miniere senza accordo Molti acquisti rischiano di confluire verso il mercato
spot Roberto Capezzuoli Shan Shanghua, segretario generale della China Iron and
Steel Association, è destinato a scegliere tra due bocconi amari: può
accettare, per conto delle grandi imprese siderurgiche cinesi, lo stesso prezzo
indicatore già accettato dai concorrenti giapponesi e coreani,
Pechino
ferma il filtro anti-porno ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 01-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Internet in
Cina. Il governo sospende l'installazione del software che avrebbe limitato
l'accesso alla rete Pechino ferma il filtro anti-porno La decisione dopo le
proteste delle industrie straniere e dei blogger locali Luca Vinciguerra
SHANGHAI. Dal nostro corrispondente La Cina rinvia a data da destinarsi
l'operazione Diga Verde.
Strauss-Kahn
vara la rivoluzione Pronti Fmi-bond fino a 500 mld
( da "Finanza
e Mercati" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
I principali
Paesi emergenti, cioè Cina, India, Russia e Brasile, avrebbero tra l'altro già
dato la loro disponibilità a sottoscrivere grossi importi per ottenere un ruolo
maggiore all'interno dell'istituto nel quadro di una revisione delle quote di
rappresentanza del Fondo. Un obiettivo perseguito ormai da diverso tempo.
schiaffo
degli ayatollah all'europa "basta trattare, tramate contro di noi" -
andrea bonanni ( da "Repubblica, La"
del 02-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
i tre governi
europei che con Stati Uniti, Russia e Cina formano il gruppo di contatto a cui
la comunità internazionale ha affidato il compito di negoziare per fermare il
riarmo nucleare dell´Iran. «Il trio dell´Unione europea ha esercitato ingerenze
ridicole nelle elezioni presidenziali e la loro inimicizia con l´Iran è ora
palese.
l'onu
alla prova della crisi globale - joseph e. stiglitz
( da "Repubblica,
La" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la Cina
ancora una volta ha ribadito che per le riserve monetarie è giunta l´ora di
cominciare a riflettere su una valuta globale. Poiché la valuta di un Paese può
essere utilizzata per le scorte monetarie soltanto se gli altri Paesi sono
disposti ad accettarla in quanto tale, il tempo a disposizione del dollaro
potrebbe iniziare a esaurirsi.
farina
e dondarini in pensione, tocca ai giovani - alessandro di maria roma
( da "Repubblica,
La" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Dopo la Cini,
arriva il secondo guardalinee donna Farina e Dondarini in pensione, tocca ai
giovani ALESSANDRO DI MARIA ROMA Non più solo Cristina Cini. La Can di A-B del
prossimo anno avrà per protagonista un´altra donna, pure lei assistente, come
la fiorentina.
sequestrati
in porto nove container di rifiuti speciali
( da "Repubblica,
La" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
prendevano il
largo per essere smaltiti in Cina. Illegalmente. I carabinieri del Noe e gli
uomini dell´Agenzia delle Dogane hanno scoperto 9 container pieni: qualcosa
come 232 tonnellate di rifiuti destinati ad una fantomatica fabbrica o impianto
di smaltimento di Hong Kong. I carabinieri del Noe di Genova, comandati da
Antonio Sgrò, hanno verificato che all´indirizzo,
Il
regno del petrolio diventa la capitale delle rinnovabili
( da "Sole
24 Ore, Il" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
il Medio
Oriente accrescerà i suoi consumi di petrolio del 3%, un tasso superiore a
quello atteso per la Cina, portandolia 7,2 milioni di barili al giorno. Puntare
sulle rinnovabili, per soddisfare il fabbisogno interno di energia,è l'unica
soluzione per liberare risorse per l'export e protrarre nel tempo i ricchi
profitti che questo può generare.
Prima
emissione di bond per l'Fmi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
India e
Cina), che si sono impegnati a sottoscriverli e rientra in una serie di azioni
da parte delle grandi economie emergenti per acquisire maggior influenza
nell'istituzione. «Questo nuovo strumento - ha detto soddisfatto il direttore
generale Dominique Strauss-Kahn - rafforzerà ulteriormente la capacità del
Fondo di offrire rapida assistenza agli stati membri»
Turchia
e Africa in lista d'attesa ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina di avere
tra le sue riserve in valuta estera asset che non siano denominati in dollari –
dice Lucia Lorenzoni, economista alla Banca Monte dei Paschi di Siena - .
Pechino è il primo detentore mondiale di bond statunitensi che acquista con le
sue riserve in valuta e da qualche anno sta cercando di diversificare
maggiormente la sua esposizione in valuta per annacquare le
"boicottare
non basta più servono leggi anti-censura" - anais ginori
( da "Repubblica,
La" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
quello che il
governo della Cina vuole fare con i nostri software non ci riguarda". E´
possibile applicare questo ragionamento anche a Nokia-Siemens e al contratto di
fornitura per le intercettazioni sui cellulari con il regime di Teheran? «Su
questa vicenda stiamo facendo le nostre indagini, non voglio ancora
pronunciarmi.
Il
made in Italy alla ricerca di nuovi obiettivi
( da "Sole
24 Ore, Il" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la
farmaceutica aumenteranno il loro peso, grazie alle politiche in Cina e in Usa.
Questi consigli anticrisi arrivano dallo studio commissionato da Comitato
Leonardo e Ice alla Fondazione Manlio Masi e a Luiss Lab, frutto di un lavoro
coordinato tra Beniamino Quintieri, che ieri ha illustrato i risultati, e
Stefano Manzocchi.
cina
e brasile, addio dollaro interscambi in valute locali - federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
non mettere a
repentaglio gli investimenti in dollari della Cina». Russia India e Brasile ora
uniscono le loro voci alla Cina, in un comunicato congiunto in cui chiedono «un
sistema monetario internazionale più diversificato». L´abbandono del dollaro
nel commercio fra i Bric è un primo passo concreto verso il ridimensionamento
del suo ruolo come moneta universale.
via
libera ai bond anticrisi dell'fmi - luca iezzi
( da "Repubblica,
La" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina ha
segnalato la sua intenzione di investire fino a 50 miliardi di dollari e
Brasile e Russia fino a 10 miliardi ciascuno. Proprio il negoziato con queste
economie emergenti ha portato alla decisione del mega bond: il G20 di Londra
aveva deciso di aumentare di 500 miliardi (contro i 250 attuali) i capitali a
disposizione del fondo con lo scopo di fronteggiare la crisi globale
La
Cina innesca i rialzi di commodity e azioni
( da "Sole
24 Ore, Il" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La
speculazione legata alla grande liquidità immessa da Pechino La Cina innesca i
rialzi di commodity e azioni Più controlli dell'Authority Usa sui future delle
materie prime Roberto Capezzuoli Walter Riolfi è ragionevole credere che alla
base del forte rialzo nei prezzi di tutte le materie prime vi sia l'aspettativa
di una forte ripresa economica.
Hollywood
Party ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Fantastici
duelli nella Cina del tempo che fu. Che eleganza! E che azione! RAITRE 23,35
Doc 3- Hair India. Alla scoperta di un mondo sempre più globalizzato: i
documentari della serie mostrano lati insoliti del business che coinvolge
l'intero pianeta. Attualità RAITRE 10,55 Cominciamo Bene Estate.
cosa
chiedo ai grandi per salvare la terra - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
in Cina e in
India la stragrande maggioranza delle nuove centrali elettriche sarà alimentata
a carbone. Ciò implica che realizzare il Ccs o un programma alternativo che
consenta al carbone di trasformarsi in energia pulita è essenziale, se
intendiamo davvero raggiungere l´obiettivo fissato per il 2050.
sale
chiuse, niente mostre musei dimezzati nell'estate dei risparmi - marina
paglieri ( da "Repubblica, La"
del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
esposizione
di grande successo «Il celeste impero» dedicata ai tesori delle civiltà passate
della Cina, tra questi alcuni del celebri "guerrieri" di Xian
(organizzata dalla Fondazione per l´arte della Compagnia di San Paolo,
istituzione ora in via di smantellamento) quest´anno non si va molto più in là
dei gioielli dei Savoia alla Reggia di Venaria.
la
corea del nord minaccia nel mirino il 4 luglio di obama - federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Independence
day Il momento scelto è denso di messaggi cifrati: da ieri a Pechino gli
incontri tra Cina e Stati Uniti FEDERICO RAMPINI dal nostro corrispondente
PECHINO - Kim Jong-il vuole trasformare in un incubo Independence Day, lanciando
un missile intercontinentale verso le Hawaii nel giorno della festa nazionale
americana del 4 luglio?
vento,
sole, muschio e olio di canola ecco samso, l'isola a emissioni zero - corrado
zunino kolby kas ( da "Repubblica, La"
del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la Cina
inaugura quattro nuovi impianti a carbone al mese. Nell´Isola di Samso
l´elettricista Brian Kjaer ha sistemato in giardino una turbina più alta di
casa e risparmia 2 mila euro l´anno. Erik Koch Andersen, tra i più radicali, in
garage ha un trattore, un´auto e persino una pressa alimentati dall´olio dei
fiori.
pechino
prepara lo shopping italiano - federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
ultima
indagine compiuta dalla Camera di commercio europea in Cina fra i propri
associati, esprime un verdetto critico. Solo il 22% delle aziende europee
presenti a Pechino ritengono che la Cina stia mantenendo gli impegni presi con
l´Organizzazione del commercio mondiale. Anche qui si avverte un ripiegamento
protezionista, dall´inizio della crisi internazionale.
Pirelli,
rilancio carioca da 200 mln ( da "Finanza e Mercati"
del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
oltre che a
rafforzare la nostra presenza in Cina e Russia», ha affermato Tronchetti
Provera che, inoltre, ha aggiunto di avere allo studio in particolare due
opportunità di investimento alternative tra loro: Libia o Arabia Saudita. La
decisione terrà conto delle garanzie sugli investimenti, di eventuali
agevolazioni oltre che delle potenzialità delle rispettive aree produttive.
Cnpc,
17 miliardi per il 75% di Ypf ( da "Finanza e Mercati"
del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
da compagnie
di Cina, India e Russia, ma a oggi non ci è arrivata nessuna offerta precisa né
abbiamo preso una decisione sulla possibilità di vendere Ypf», ha commentato il
gruppo spagnolo. Ieri, il titolo Repsol-Ypf ha chiuso in progresso dello 0,12%
a 16,22 euro (performance più che positiva se si considera che il listino di
Madrid ha perso il 2,
Collocamento
da cinque miliardi per le ferrovie di Pechino
( da "Finanza
e Mercati" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
2009 La Cina
si prepara a un'Ipo da cinque miliardi di dollari per la holding che gestirà il
nuovo collegamento ferroviario tra Shanghai e Pechino. Il collocamento servirà
proprio a finanziare le attività di espansione della rete. China International
Capital, Jp Morgan e Macquarie Group sono stati incaricati di gestire l'Ipo a
Hong Kong.
Un
provvedimento molto atteso ora facciamolo funzionare davvero
( da "Sole
24 Ore, Il" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
L'Adrè
presente in otto paesi (dalla Cina, alla Polonia, al Brasile) con quasi mille
persone. Come verranno articolati i nuovi investimenti? In seguito alla crisi,
la "multinazionale tascabile" varesina aveva quasi del tutto azzerato
le nuove spese:«Ma adesso –racconta Radrizzani –
Wang,
il contadino rovinato dalla Wto ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Da quando la
Cina è diventata una superpotenza economica mondiale, è perfino peggiorata.
«Fino a qualche anno fa - dice Wang- ci spaccavamo la schiena nei campi di soia
per quindici ore al giorno, ma almeno i nostri sacrifici erano ripagati. Oggi
lavoriamo come allora, ma riusciamo a malapena a sopravvivere senza risparmiare
uno yuan»
Il
settore del bianco è ormai alle corde
( da "Sole
24 Ore, Il" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina e Corea
in primis. Dagli oltre 30 milioni di pezzi prodotti in Italia nel 2002 siamo
passati a 27,4 milioni del 2008 che quest'anno scenderanno a 16 milioni con una
flessione del 30% e a questo si aggiunge il calo dei consumi. Fino all'anno
scorso le aziende hanno investito in innovazione per prodotti ad alta
efficienza energetica,
Scontro
a Londra su T-Mobile ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Per non
parlare della Cina dove Telefonica ha in programma di raddoppiare dal 5 al 10%
la sua partecipazione in China Unicom. Questo lo stato dell'arte ben sapendo
che l'andamento del gruppo nell'esercizio 2009 è più che soddisfacente e che in
prospettiva l'azionista dovrebbe continuare ad essere premiato da una politica
di dividendo conveniente.
La
ripresa è prevista entro fine anno
( da "Sole
24 Ore, Il" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
fine anno In
Cina però gli impianti stanno già lavorando a ritmi da primato assoluto Roberto
Capezzuoli ArcelorMittal, numero uno dell'acciaio mondiale, si prepara a
riavviare alcuni degli impianti chiusi in Brasile e Stati Uniti. La stessa
mossa è preannunciata da Us Steel, mentre in Europa ThyssenKrupp ha corretto al
rialzo i listini di vendita e Corus si appresta a seguirne l'
Stregoneria
e misticismo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la puntata si
sofferma sulla rivalità tra i due giganti asiatici, India e Cina. RAITRE 23,50
Sfide. Un campione visto da vicino: la vita e la carriera del calciatore
svedese Zlatan Ibrahimovic,da anni in Italia,prima nella Juventus e poi
nell'Inter. Spettacolo CULT 21,00 Kalifornia, di Dominic Sena, con Juliette
Lewis, Brad Pitt, Usa 1993 (117').
Opel,
tra Magna e Fiat ora spuntano i cinesi
( da "Avvenire"
del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
È in arrivo
dalla Cina un'offerta d'acquisto dettagliata per Opel. Baic, o Beijing
Automotive Industry Holding, sarebbe fortemente interessata a rilevare il
marchio tedesco controllato da General Motors. Lo ha scritto ieri il ' Wall
Street Journal', citando fonti vicine al dossier.
Nucleare.
Il giapponese Amano alla guida dell'Aiea
( da "AmericaOggi
Online" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
violazioni
può incaricare il direttore generale di informare il Consiglio di sicurezza
dell'Onu per l'adozione di eventuali risoluzioni e sanzioni. Membri permanenti
del board sono Usa, Cina, Russia, Gran Bretagna e Francia. Gli altri 30 membri
sono a rotazione. Attualmente l'Italia non vi siede. Il Paese è rappresentato
come gli altri da un rappresentante diplomatico permanente.
Santarcangelo
39 ( da "AprileOnline.info"
del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
dalla Cina,
grazie a un gemellaggio attivato dal Comune di Rimini. Cuore pulsante dell'onda
artistica che attraverserà il paese sarà poi un Centro Festival luogo
d'incontro, ristoro, sosta e informazione per spettatori e artisti, collocato
sotto i portici del Palazzo Comunale in Piazza Ganganelli, dove verranno
ospitati anche il punto informazioni e gli incontri di Radio Gun Gun.
transavanguardia
nella reggia borbonica - renata caragliano
( da "Repubblica,
La" del 04-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
L´artista
raccoglie memorie, parole, immagini e richiami a culture vicine e lontane, sia
nel tempo che nello spazio, mettendo insieme Cina e Palestina, con Napoli a
testimone di questa creazione di frammenti di culture passate e recenti. Info
www.museo-capodimonte.it
Berlusconi:
il peggio è passato ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 04-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
il foro
internazionale allargato anche a Cina, India e altri importanti paesi emergenti
che ha preso in mano la gestione della crisi finanziaria e che proprio negli
Usa, a Pittsburgh vedrà la prossima riunione dei capi di governo. Intanto,
però, resta agli atti il lavoro svolto al G7 finanziario di Lecce, dov'era era
stato approvato un documento di oltre 70 pagine,
Cina
e India contro i dazi ambientali ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 04-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
import Cina e
India contro i dazi ambientali Dario Aquaro Cina e India all'attacco della
"carbon tariff", l'imposta sulle importazioni altamente inquinanti.
Con un annuncio pubblicato ieri sul sito del ministero del Commercio, Pechino
ha chiarito ufficialmente la propria posizione: no a una tassa che in nome
della tutela ambientale penalizzi gli scambi commerciali,
Business
Cina per le imprese ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 04-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina ha liquidità
per oltre 100 miliardi di dollari», ha detto ieri il vice mini-stro, in una
conferenza stampa con Cesare Romiti e Gianni De Michelis, presidente e
responsabile del comitato strategico della Fondazione Italia-Cina, impegnata in
un progetto di master e borse di studio per far arrivare studenti cinesi.
Partnership.
( da "Sole
24 Ore, Il" del 04-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
è il mondo
della Cina sbarcata in Italia, un panorama variegato che negli anni è cresciuto
a un ritmo vertiginoso. Nel 2000, stando ai dati della Farnesina, le imprese
cinesi nel nostro paese erano soltanto 8mila: in soli nove anni, il numero è
triplicato. In cima alla piramide stanno gli investimenti dei grandi gruppi,
Alla
cinese Cic il 17,2% di Teck ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 04-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Finora la
Cina si è vista sbarrare le porte quando l'obiettivo suscitava resistenze
nazionalistiche oppure ostacoli di azionisti scontenti. è successo con Unocal,
sfuggita nel 2005 alla Cnooc, e più recentemente con Rio Tinto, nella quale
Chinalco non è riuscita a raddoppiare la sua quota del 9%.
Mercati
ancora drogati dalla liquidità ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 04-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
è il caso
della Cina), e a tassi così bassi (in termini reali sotto lo zero), che una
buona parte di questo denaro è finita sui mercati finanziari: azioni, bond
societari ad alto rendimento, cartolarizzazioni e materie prime. Un altro
aspetto meno bello della questione è che questo denaro, più che andare
direttamente sui titoli azionari o sulle commodity fisiche,
Suu
Kyi resta
Argomenti: Cina
Abstract:
il processo è
fermo da fine maggio di una volontà di prendere tempo da parte dei generali,
sostenuti da una Cina che sull'«affare Suu Kyi» ha adottato un atteggiamento
per la prima volta collaborativo con la comunità internazionale. ( R.E.) Ban
incontra il capo della giunta Than Shwe: non può vedere la Nobel Aung San Suu
Kyi (Ap)
usa-russia,
braccio di ferro sullo scudo - leonardo coen
( da "Repubblica,
La" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
è probabile
la riedizione - sotto l´egida, beninteso, di Obama e Medvedev - di una
Commissione russo-americana, come quella Gore-Cernomyrdin degli anni di Elstin
(poi sciolta da Bush), proprio per migliorare questo aspetto dolente, per gli
americani soprattutto, scalzati da Germania, Cina, Italia e persino Olanda.
trichet:
dai grandi misure per l'economia e sulle nuove regole primi sì per tremonti
( da "Repubblica,
La" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Molto dipenderà
dalla disponibilità degli Stati Uniti, poiché Obama ha appena varato un ampio
piano di riforma dei mercati finanziari. Potranno interagire i due
"piani"? Senza dimenticare la Cina, detentrice di una grande fetta
del debito pubblico americano, che oggi sembra più vicina all´Europa che agli
Stati Uniti. (g.po.)
xinjiang,
violenze e arresti tre cinesi uccisi dagli uighuri
( da "Repubblica,
La" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Esplode la
minoranza musulmana della Cina: tre persone sono morte e oltre 20 sono rimaste
ferite nelle violenze scoppiate a Urumqi, capitale della provincia autonoma del
Xinjiang, nel nord ovest del paese. Centinaia di persone di etnia uighuri hanno
attaccato i passanti di etnia han e dato fuoco alle auto, bloccando la
circolazione stradale,
non
siamo ancora fuori dalla recessione l'economia ha ancora bisogno di riforme -
federico rampini ( da "Repubblica, La"
del 06-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
America alla
Cina. Ed è questo summit la sede per passare ai fatti nella definizione delle
nuove regole per la finanza globale. Criteri di prudenzialità nei bilanci
bancari, coordinamento delle vigilanze, creazione di un´autentica authority
sovranazionale, limiti alle gratifiche dei banchieri e dei trader, sistemi di
sanzioni più efficaci,
riduzione
del debito, sviluppo e nuovi aiuti le promesse che non sono state mai mantenute
- lucio caracciolo ( da "Repubblica, La"
del 06-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Secondo: la
crescente penetrazione economica della Cina, a caccia di materie prime e di
influenza geopolitica. Terzo: la crescente destrutturazione istituzionale di
vaste aree del continente, dove lo Stato esiste solo sulla carta o è in via di
fallimento: dal Corno d´Africa alla regione dei grandi laghi.
la
diplomazia delle "pacche sulle spalle" all'esame dei veri potenti
della terra - massimo giannini ( da "Repubblica, La"
del 06-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
il tentativo
italiano di prendere per mano gli otto giganti del mondo, senza fare i conti
con la Cina e l´India nel G20, appare quasi patetico. In realtà sarebbe
drammatico, se fossimo davvero una grande nazione. Ma mai come in questo caso
ci salva la nostra solita, benedetta protettrice: Santa Irrilevanza.
Il
G8 dimentica scienza e formazione per l'Africa
( da "Unita,
L'" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina ha già
stanziato 5 miliardi di dollari per il suo progetto di sviluppo per l'Africa e,
insieme a Brasile e India, sta rafforzando la propria presenza nel continente
nero anche attraverso la collaborazione scientifica e formativa. Sarebbe grave
se, anche a causa della distrazione italiana, i paesi europei si esponessero
alla pessima figura di non rispettare gli impegni presi
Una
produzione industriale di documenti. Una valanga di messaggi di speranza, di
avvertimenti, di su... ( da "Unita, L'"
del 06-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
appoggiata
dalla Cina, che pure parteciperà ai lavori del summit aquilano - che di misure
del genere non vuole sentire parlare, e anzi sta contribuendo ad ultimare la
prima centrale nucleare iraniana a Bushehr. Nel mezzo gli Stati Uniti: Washington
vuole naturalmente frenare le ambizioni atomiche di Teheran, ma Barack Obama ha
già chiarito che la mano dell'
Non
solo per il G8. La visita del presidente cinese
( da "Unita,
L'" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Sempre nel
pomeriggio di domani il Presidente cinese interverrà al Forum economico
Italia-Cina con, tra gli altri, anche Berlusconi e la presidente di
Confindustria, Emma Marcegaglia. Domani visita turistica a Venezia, Pisa e
Firenze. Poi mercoledì all'Aquila per il G8.
La
Corea rovina la festa a Obama ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
negoziato
aperto nel 2003 per volontà della Cina (vi partecipano anche Usa, Giappone,
Russia e Corea del Sud) per denuclearizzare la penisola coreana. E non è detto
che la manovra non riesca. Ieri sera, Mosca ha dichiarato che Russia e Cina (i
due vecchi alleati storici di Pyongyang) «sono convinte che per risolvere la
crisi nordcoreana non ci siano opzioni alternative al Tavolo dei Sei»
Solo
11 distretti resistono ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina, Arabia
Saudita ed Emirati Arabi hanno messo in ginocchio le nostre esportazioni
distrettuali, che sono cresciute solo in Algeria dove è in corso un vasto piano
di infrastrutturazione. Su tre mercati ogni quattro i distretti registrano una
riduzione del fatturato e a farne le spese sono soprattutto i distretti dei
beni intermedi del sistema moda (
Se
ci chiedono di investire non devono poi penalizzarci
( da "Sole
24 Ore, Il" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
refrigerazione
e condizionamento con stabilimenti in Cina e India, da 281 dipendenti e 97
milioni di fatturato (nel 2008) – si dice deluso e amareggiato. «Avevamo
chiesto una detrazione d'imposta di quasi 97mila euro a fronte di un
investimento di oltre un milione – spiega –.Abbiamo inviato la domanda
immediatamente, il nostro resoconto internet registra le ore 10.
Il
chinotto belle époque ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
importati
dalla Cina da un marinaio locale con il quale quest'azienda elaborava la
maggior parte delle canditure. La ricetta segreta con cui addolcire l'agrume,
assai acido e aspro, rendendolo commestibile, fu casualmente rivelata dagli
operai del laboratorio a una drogheria, il cui proprietario, facendo tesoro
della tecnica con cui erano trasformati sia i chinotti grandi,
Cina:
esplode lo Xinjiang, 156 morti ( da "AprileOnline.info"
del 06-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
informazione
stranieri in Cina, hanno affermato che migliaia di uomini di quattro diversi
corpi militari e paramilitari cinesi ieri hanno usato fucili automatici e mezzi
corazzati contro una manifestazione pacifica. Secondo la Nuova Cina, la polizia
oggi è dovuta intervenire per disperdere 200 manifestanti che si erano riuniti
davanti alla moschea Id Kah nella città di Kashgar,
A
Guangzhou torna la Fiat made in Cina
( da "Finanza
e Mercati" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
A Guangzhou
torna la Fiat made in Cina da Finanza&Mercati del 07-07-2009 Tornano auto a
motori Fiat made in China. Lo prevede un accordo siglato dal Lingotto oltre
Muraglia, accordo che ha fatto da capofila per le 38 intese dal valore
complessivo di 2 miliardi di dollari siglate ieri da un folto gruppo di aziende
italiane nell'ambito del forum Italia-Cina.
Il
Leone rileva il 30% di Guotai per 100 mln
( da "Finanza
e Mercati" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina. Ieri
Generali ha siglato un accordo per rilevare il 30% di Guotai, società cinese di
gestione del risparmio, per un controvalore di circa 100 milioni di euro.
«L'alleanza con Guotai ci permette di integrare la gamma di prodotti
assicurativi già offerta dalle nostre compagnie locali e di realizzare il
disegno strategico di divenire uno dei player di riferimento in Cina nella
I
consumatori (soprattutto europei) in tempi di crisi tagliano le spese per i
farmaci. La sfida dei ... ( da "Finanza e Mercati"
del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina la
«valuta forte» ce l'ha in casa. Pechino tratta con Mosca perché le due potenze
si alleino sull'asse yuan-rublo, per affrancarsi dal dominio delle valute
internazionali (tema che Pechino riproporrà anche nel prossimo G8 italiano). Ma
la Cina va oltre.
tra
affari e repressione - federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
schizofrenica:
da una parte la passerella trionfale di fronte al governo italiano e alla
Confindustria; dall´altra il tragico bollettino di guerriglia urbana dalla
Cina. Tocca a Napolitano, da solo, sollevare il problema: «Il progresso
economico e sociale della Cina pone nuove esigenze in materia di diritti
umani». SEGUE A P
"la
soluzione è fuori torino" il pronostico degli industriali - paolo griseri
( da "Repubblica,
La" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
nei mercati
emergenti del Bric (Brasile, Russia, India e Cina). Al punto che, rivela l´ad
di Lavazza Gaetano Mele, «dopo aver acquisito una catena di 200 caffetterie in
India ci prepariamo ad effettuare un´operazione analoga in Brasile». Per dire
in un paese dove il caffè lo conoscono bene perché lo coltivano da secoli.
saet
group va controcorrente niente crisi grazie all'eolico - antonello micali
( da "Repubblica,
La" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
aumenta i dipendenti
e apre nuovi stabilimenti (in Turchia e Cina). è la Saet group di Leinì
specializzata nella produzione di tecnologie e soluzioni per impianti di
trattamento termico a induzione, in altre parole nella produzione di impianti
eolici. Fondata nel 1966 da Pietro Canavesio, nel 2005 stava per essere ceduta
ad un gruppo tedesco.
chimica,
la fuga dei gruppi dal lazio addio a un patrimomio di competenze - valentina
conte ( da "Repubblica, La"
del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Egitto e
Cina, il profitto che le penicilline non garantiscono più. Meglio il biotech e
gli antitumorali con la ricerca base in Usa, la produzione in Romania e la
distribuzione in Italia. «Ormai siamo solo mercato, il quinto del mondo per consumo»,
avverte Dario D´Arcangelis, segretario della Filcem Cgil di Latina,
da
eisenhower a gorbaciov l'incubo infinito della bomba che potrebbe distruggere
il mondo - (segue dalla prima pagina) vittorio zucconi
( da "Repubblica,
La" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
della Cina,
segnalarono che il male si stava metastasizzando. E che il genio malefico
cominciava a estendere il proprio richiamo ben oltre quella rotaia Mosca -
Washington sulla quale aveva viaggiato per mezzo secolo. Dunque il possibile,
se non probabile ormai, accordo fra Obama e Putin per ridurre ancora l´entità
dei loro arsenali rischia di essere un sogno realizzato troppo tardi.
la
fiat ritorna a pechino farà 250mila auto l'anno - roberto mania
( da "Repubblica,
La" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina La Fiat
ritorna a Pechino farà 250mila auto l´anno Intese economiche per due miliardi
Marcegaglia: "Una giornata storica" ROBERTO MANIA ROMA - La Cina per
uscire dalla crisi economica. Perché "business is business", e
allora, nel giorno della strage nello Xinjiang, sono stati firmati, a Roma, 38
accordi commerciali e industriali per un valore complessivo di due miliardi di
dollari.
uiguri
in piazza, la polizia spara massacro nello xinjiang: 156 morti - pietro del re
( da "Repubblica,
La" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
agenzia Nuova
Cina cita il direttore dell´Ospedale del Popolo, secondo il quale su 291
persone ricoverate in seguito alle violenze, 233 erano di etnia cinese han, 39
di etnia uigura, 19 appartenenti ad altre minoranze. Tuttavia, secondo una
fonte del Congresso mondiale degli uiguri, una settantina di persone, tutte
uigure,
napolitano
a hu jintao "la cina paese amico ma rispetti i diritti umani" -
giorgio battistini ( da "Repubblica, La"
del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la questione
dei diritti civili in Cina, proprio nel giorno delle massicce repressioni con
decine di morti. «Abbiamo concordato sul fatto che lo sviluppo economico e
sociale che si sta realizzando in Cina», ha spiegato Napolitano al termine del
lungo colloquio, «pone nuove esigenze nel campo dei diritti dell´uomo.
le
contraddizioni di un regime tra repressione e alta finanza - (segue dalla prima
pagina) federico rampini ( da "Repubblica, La"
del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Hu Jintao
calcola che la Cina non pagherà alcun prezzo politico all´estero. E´
l´impressione che gli hanno dato ieri la maggioranza dei suoi interlocutori
italiani. Berlusconi ha dichiarato che "guardare alla Cina ci può tirare
fuori dalla crisi"; i ministri Scajola e Urso hanno celebrato una
"svolta storica";
robusto,
viso pieno e capelli corti ecco l'identikit dello stupratore - marino bisso
massimo lugli ( da "Repubblica, La"
del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
che nel
frattempo è partita per la Cina e non potrà essere ascoltata dai pm Maria
Cordova e Antonella Nespola. «Secondo i nostri calcoli le violenze non sono
otto ma almeno il doppio, invitiamo chi sa qualcosa, chi ha visto qualche
personaggio sospetto e non ha parlato a rivolgersi alla polizia» è l´appello di
Felice Romanazzi, presidente dell´associazione "
Siccome
la memoria di Internet è come quella di mille elefanti, non abbiamo avuto
difficolt... ( da "Unita, L'"
del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
la minoranza
etnica che vive nel Nord Ovest della Cina. La questione della violazione dei
diritti umani era, diciamo, «in atto». Ma il nostro premier non solo, al
contrario del capo dello Stato, non ne ha fatto alcun cenno nell'incontro con
Hu Jintao ma, attraverso il suo staff, si è assicurato che i giornalisti
presenti alla conferenza stampa non turbassero la serenità dell'
Domanda
e a piacere. È il sogno di ogni leader politico costretto ad affrontare una
conferenza ... ( da "Unita, L'"
del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Ieri per
esempio la giornata si apriva con le terribili notizie provenienti dalla Cina:
la rivolta degli uiguro, almeno 140 morti e oltre 800 feriti. Una tragedia da
prima pagina, una domanda obbligata per Hu Jintao. Tanto più che nemmeno un'ora
prima il presidente Napolitano aveva chiaramente posto al suo omologo cinese il
problema del riconoscimento dei diritti umani.
La
Fiat torna in Cina, accordo con Gac Domani il tavolo per l'occupazione
( da "Unita,
L'" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina, accordo
con Gac Domani il tavolo per l'occupazione LAURA MATTEUCCI Fiat tornerà a
produrre e vendere auto in Cina a partire dalla seconda metà del 2011. È quanto
prevede l'accordo con Gac (Guangzhou automobile group) per la costituzione di
una società mista, una joint venture al 50%, firmato ieri dall'ad di Fiat
Sergio Marchionne alla presenza di Berlusconi e del presidente
L'alfabeto
del G8 tra diritti e clima Riflettori sui due B Berlusconi padrone di casa del
vertice all'Aquila con l'incubo di nuove foto compromettenti e altre scosse
Barack leader ( da "Unita, L'"
del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
con la Cina,
ad esempio, che considera la questione in modo molto diverso, più chiuso, del
nuovo inquilino della Casa Bianca. B come Berlusconi Poche chiacchiere. Quelli
dell'Aquila saranno i «Tre giorni del Cavaliere». Lui fa promesse - mantenerle,
beh, questo è un altro discorso - sugli aiuti all'Africa, sul clima,
Anche
la rivolta uigura corre su Twitter e Youtube
( da "Unita,
L'" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Nonostante il
blocco della rete in Cina, su YouTube già ci sono i video sugli scontri di
ieri. Uno dei reportage più lunghi è firmato Uygur2009, e mostra cortei e
cariche della polizia. In una foto una ragazza a terra, con una vasta chiazza
di sangue, è assistita da un infermiere.
Hu
Jintao è arrivato in Italia, e si accinge a partecipare come ospite al G8,
accompagnato dagl... ( da "Unita, L'"
del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
di una
sommossa popolare violentemente repressa dalle forze di sicurezza nella Cina
nordoccidentale. Rivolta violenta ed improvvisa, non certo inattesa. A Urumqi,
nello Xinjiang, cittadini di etnia uigura, lingua turca e tradizioni culturali
musulmane, infuriati contro il governo centrale, sono scesi in strada
attaccando la polizia, aggredendo civili di etnia han e lingua cinese,
Napolitano:
la Cina rispetti i diritti umani e civili Colloquio cordiale e franco al
Quirinale con il presidente Hu Jintao Il premier italiano lo incontra e non
parla della repress ( da "Unita, L'"
del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Napolitano:
la Cina rispetti i diritti umani e civili Colloquio cordiale e franco al
Quirinale con il presidente Hu Jintao Il premier italiano lo incontra e non
parla della repressione: «Lo ha già fatto il Colle»
È
stato un incontro grandemente amichevole e molto approfondito quello ...
( da "Unita,
L'" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
a nord ovest
della Cina. E Berlusconi ne ha subito approfittato evitandosi, nell'incontro
successivo a Villa Madama, di affrontare con l'ospite cinese un argomento
"scomodo". Non è parso vero al premier di poter dribblare una
questione scottante e dai risvolti politici di non poco conto, di quelle che il
Cavaliere tratta con oggettiva difficoltà e gradisce se altri li affrontano.
BARACK,
DIMITRI E L'ARMA DELLA RAGIONE ( da "Unita, L'"
del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
si calcola
che la Cina disponga di circa 400 testate nucleari, più o meno come Gran
Bretagna e Francia), sia la capacità di determinare l'olocausto assoluto: una
guerra nucleare totale tra le due superpotenze causerebbe la scomparsa della
civiltà umana. Tuttavia l'accordo raggiunto da Obama e Medvedev, direttamente e
senza mediazioni,
I
grandi accordi Italia-Cina ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Generali
entra nei fondi pensione I grandi accordi Italia-Cina Firmate intese per due
miliardi di dollari tra 800 imprenditori Trecento imprenditori cinesi e 500
italiani hanno animato ieri il Forum Italia-Cina. A fine giornata il bilancio è
consistente: 38 accordi per oltre 2 miliardi di dollari e la prospettiva di
intese future.
Barack
e i limiti del soft power ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
La Cina è
implacabile come prima, la Corea del Nord inaffidabile come prima, l'Europa
inetta come prima. La Russia, dove Obama è arrivato ieri, corrompe il suo
"estero vicino" con la stessa sfacciataggine di prima. Sorpresa: il
mondo non ricambia il sorriso.
Pechino
entra nel governo di internet ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
organo per il
suo autogoverno tecnico apre a Russia e Cina. I due protagonisti fra le
economie emergenti entrano così, buoni ultimi, nel comitato di consulenza
governativa dell'Icann (Internet corporation for assigned names and numbers),
l'ente di autogestione della rete che è nel complesso amministrato da tecnici e
scienziati statunitensi.
Scontri
uiguri-cinesi: 156 morti ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-07-07 - pag: 10 autore: Cina. I musulmani dello
Xinjiang scendono in piazza a Urumqi e danno la caccia agli han, poi la polizia
apre il fuoco sui dimostranti Scontri uiguri-cinesi: 156 morti Mai una simile
carneficina dai tempi della repressione di piazza Tienanmen Luca Vinciguerra
SHANGHAI.
Se
la diplomazia aiuta il commercio ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
tra Italia e
Cina dimostrano l'efficacia della diplomazia economica. Solo nel 2008 gli
scambi tra i due paesi hanno toccato quota 38,3 miliardi di dollari, con un
incremento del 22% sul 2007, e a giudicare dall'euforia che circonda il China
Day di Roma, il conto appare destinato a salire rapidamente: solo ieri, 38
accordi per un valore complessivo di circa due miliardi di dollari,
Così
si può fare un salto di qualità ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
quali il
Brasile e la Cina. Dunque, servono risorse finanziarie. Sì. Risorse finanziarie
che vadano prima di tutto a irrobustire il capitale. Si tratta di una scelta
strutturale importante. Ci sono imprese, nella meccanica e nell'automazione,
che non sono solo pronte per uscire dalla crisi: con una buona dose di equity,
possono fare un salto di qualità.
Un
fondo per capitalizzare le imprese
( da "Sole
24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
«C'è qualche
segnale di miglioramento, soprattuto in Cina, che farà + 7% di crescita.
Qualcosa si intravede negli Usa e qualcosa in termini di fiducia dei
consumatori. Ma non bisogna abbassare la guardia». Gli stessi provvedimenti del
governo vanno nel senso giusto: è il caso della Tremonti Ter per gli
investimenti.
Blanc:
Calcio sostenibile con giovani e nuovo stadio
( da "Sole
24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
I grandi
mercati per il marketing sono la Cina e l'India, ma troppo spesso vengono
trascurati». giuliano.balestreri@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA LA
CRITICA Il manager boccia le follie del Real Madrid per Cristiano Ronaldo e
scommette sul vivaio per salvare il bilancio
Stretta
su Opel: summit a Berlino ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
in caso di
vendita di Opel la Cina rimarrebbe infatti di gran lunga il maggior mercato
estero per il colosso americano, e per questo una Baic che possa usare in
patria le tecnologie Opel sarebbe sgradita agli americani. Secondo le fonti
citate dalla Bloomberg, però, Baic si è detta disposta a vendere in Cina solo
Opel di vecchia generazione;
Vendite
spot a pieno ritmo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Vendiamo
tutto quel che produciamo e non siamo mai stati così indaffarati », commenta il
portavoce del gruppo. Merito dello stallo nei negoziati con le acciaierie cinesi
per definire i prezzi del minerale. In attesa di una soluzione, gli ordini
dalla Cina accelerano e i prezzi spot superano quelli che Rio ha concordato con
giapponesi e coreani.
Rimangono
forti gli acquisti cinesi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
ha detto che
la Cina ha accantonato 235mila tonnellate di rame, 590mila di alluminio e
159mila di zinco. Il mercato tuttavia non ha in pratica reagito a questa
pubblicazione. è chiaro che gli operatori confidano di più nei rapporti della
banca australiana Macquarie, che è molto introdotta in Cina, secondo la quale i
cinesi in maggio hanno continuato ad accumulare metalli di base,
In
Brasile è tornata la fiducia ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
dagli Stati
Uniti alla Cina. I ristorantini che pullulano attorno alla City finanziaria di
San Paolo sono affollati come sempre ed è statisticamente certo intercettare la
parola "Cina" in qualsiasi conversazione tra manager o dirigenti. Se
a Buenos Aires o a Santiago del Cile la preoccupazione per il breve e medio
periodo si legge negli occhi degli ejecutivos ,
La
lezione in arrivo da Jakarta l'emergente
( da "Sole
24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
India e Cina,
magari in sostituzione della Russia?), vale a dire il manipolo degli emergentia
crescita più accelerata. Una medaglia sul petto che l'ex generale Yudhoyono
potrebbe meritare per la sua reazione immediata alla tempesta della crisi
finanziaria in arrivo dall'altra sponda del Pacifico e per le sue politiche di
lotta alla burocrazia e alla corruzione,
Alla
Germania l'export non basta più ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Chi credeva
che Cina e Russia, India e Brasile potessero prendere il posto degli Usa
dovranno ricredersi, secondo Berger. Almeno in parte, infatti, anche le grandi
economie emergenti hanno beneficiato nell'ultimo decennio del boom americano,
in un circolo virtuoso che si è rivelato però insostenibile.
Corsa
alle polizze nei Bric ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina - come
al mercato polizze più interessante. Lo sostengono gli analisti di Accenture,
che hanno sentito il parere di oltre 100 grandi compagnie assicurative di
sedici paesi. Il risultato? L'84% degli intervistati appartenenti ai paesi
industrializzati ritiene che i mercati emergenti rappresentino una priorità per
i loro piani di espansione all'
Si
apre il vertice delle nuove regole
( da "Sole
24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina, India,
Messico, Brasile e Sudafrica) si incontreranno con Australia, Indonesia e Corea
del Sud oltre alla Danimarca che ospiterà la conferenza di dicembre. Altro tema
globale che supera le competenze del G8 e per il quale è stato invitato anche
il direttore generale del Wto, Pascal Lamy, è quello del commercio mondiale per
il rilancio del Doha round.
IL
VERTICE ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina, India,
Messico, Sud Africa) con l'Egitto. Altri paesi e Organismi internazionali, UE,
Unione africana, Major Economies Forum (MEF) e Programma di sviluppo
dell'Unione africana (Nepad). I TEMI Economia: crisi e rilancio della crescita.
Stabilire un nuovo quadro di regole condivise per garantire la trasparenza sui
mercati finanziari internazionali (
Napolitano
a Hu Jintao: Centrali i diritti umani
( da "Sole
24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
questione per
la quale lo stesso sviluppo e progresso economico e sociale in atto in Cina
«apre nuove prospettive e pone nuove esigenze ». Si tratta di un tema che
l'Italia intende affrontare «nel massimo rispetto delle ragioni dell'unità,
integrità e autonomia di decisione della Cina e delle sue istituzioni
rappresentative».
Italia
fra i primi partner ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
eccessivo
dinamismo della Cina talmente tanti rischi per il sistema industriale europeo
ed italiano da giustificare risposte difensive se non proprio protezionistiche.
Dalle parole (e dagli apprezzamenti reciproci) scambiate ieri a Villa Madama, e
poi nel forum con le imprese, tra il premier italiano Silvio Berlusconi e il
presidente cinese,
Fiat
torna in Cina: dal 2011 produrrà la Linea
( da "Sole
24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina: dal
2011 produrrà la Linea Laura Galvagni MILANO Dopo lo stop agli impianti di due
anni fa, Fiat torna a produrre auto in Cina. Lo farà a partire dal 2011 grazie
a un accordo di ampio respiro siglato con il costruttore cinese Gac.L'alleanza
arriva alla fine di un percorso tortuoso per il gruppo automobilistico che
prima ha dovuto archiviare con scarso profitto la collaborazione
L'hi-tech
di Shanghai per Emilia e Lombardia
( da "Sole
24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
leader nel
packaging farmaceutico e presente in Cina con due stabilimenti produttivi e una
filiale commerciale forti di 260 dipendenti. A rappresentare il parco
tecnologico di Shanghai il presidente della realtà industriale high tech,
Qingzhou Chen. «L'obiettivo immediato spiega Alberto Vacchi- è quello di
elaborare progetti in comune sul fronte della ricerca,
38,3
miliardi L'INTERSCAMBIO p ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Fra i mercati
emergenti per flussi di capitali in entrata la Cina è al primo posto 6 miliardi
L'EXPORT ITALIANO p Le esportazioni italiane del 2008 hanno raggiunto un valore
di 6 miliardi: oltre il 40% del nostro export è basato su macchinari e apparecchiature,
in particolare industriali specializzate e di impiego generale, seguito a
distanza da prodotti tessili e abbigliamento,
Siglate
38 intese in settori strategici ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Se la Cina è
il primo produttore e consumatore di veicoli a due ruote, è evidente
l'interesse a realizzare una grande fiera dedicata alle moto. Guidalberto
Guidi, presidente di Eicma (la società che organizza il Salone del ciclo e
motociclo a Milano) ha firmato un accordo con due partner cinesi, il presidente
di Genertec,
Generali
nel mercato dei fondi pensione con il 30% di Guotai
( da "Sole
24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
asset
management e dei fondi pensione in Cina. Il gruppo triestino ha siglato un
accordo per acquisire il 30% di Guotai, società cui fanno capo patrimoni in
gestione per circa 5 miliardi di euro. L'intesa, firmata ieri a Roma nel corso
della visita in Italia del presidente cinese Hu Jintao, ha un valore di circa
100 milioni di euro.
Accordi
per 2 miliardi di dollari ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
intervento
proprio alla necessità di aprire i mercati e alla volontà della Cina di seguire
questa strada (vedi pezzo pagina accanto). Dichiarazioni importanti, visto che
per le nostre imprese esportare in Cina spesso comporta dazi consistenti e
barriere. «I nostri due Paesi hanno nell'export una grande forza. Così come
sono importanti anche i rapporti bilaterali tra Italia e Cina»,
La
strada dello sviluppo ( da "Famiglia Cristiana"
del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
acronimo
delle potenze emergenti di Brasile, Russia, India e Cina». L?enciclica assegna
all?economia civile un ruolo di primo piano. «È quasi uno sbocco naturale.
Terzo settore, cooperazione, microfinanza, responsabilità sociale. È certamente
necessaria un?articolazione nuova dell?impresa economica. Anche l?
Napolitano
a Hu Jantao: "Progresso anche nei diritti umani". L'ombra dei
sanguinosi scontri sulla visita a Roma del premier cine
( da "AmericaOggi
Online" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
abbiamo
convenuto sul fatto che lo stesso sviluppo e il progresso economico e sociale
che si stanno realizzando in Cina pongono nuove esigenze in materia di diritti
umani, una questione che l'Italia ha sempre affrontato e intende affrontare nel
massimo rispetto delle ragioni cinesi, e dell'integrità e autonomia di
decisione della Cina e delle sue istituzioni rappresentative".
Cina.
Esplode lo Xinjiang: 156 morti. Gli esuli Uighuri accusano le forze dell'ordine
( da "AmericaOggi
Online" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
informazione
stranieri in Cina, hanno affermato che migliaia di uomini di quattro diversi
corpi militari e paramilitari cinesi ieri hanno usato fucili automatici e mezzi
corazzati contro una manifestazione pacifica. Secondo la Nuova Cina, la polizia
oggi è dovuta intervenire per disperdere 200 manifestanti che si erano riuniti
davanti alla moschea Id Kah nella città di Kashgar,
G8/I
Grandi in piena decadenza si piegano al potere cinese. Un vertice terremotato
( da "AmericaOggi
Online" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
argento la
promessa di sostituire il G8 con un G14 dove la Cina siederà a pieno titolo tra
i Grandi. Il tutto facendo finta di non sapere, in nome della ragion di Stato,
che nello stesso giorno il governo cinese ha fatto uccidere brutalmente
centinaia di uighuri colpevoli di essere minoranza etnica e religiosa nel
Celeste Impero.
Italia
Cina. Intese per due miliardi di dollari
( da "AmericaOggi
Online" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Italia Cina.
Intese per due miliardi di dollari 07-07-2009 ROMA. Le porte della Cina si
aprono per più di 500 imprenditori italiani che guardano all'Estremo Oriente
come sbocco per i propri prodotti. E già ieri Italia e Cina hanno chiuso 38
intese, che coinvolgono ministeri e imprese private, per un valore totale di 2
miliardi di dollari.
Pechino
e Mosca si contendono Opel ( da "Finanza e Mercati"
del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
400
concessionari in Cina che potrebbero vendere in totale 485.000 Opel tra Corsa,
Meriva, Zafira, Antara, Astra e vecchi modelli Vectra. Gradualmente, però, le
importazioni lascerebbero il passo alla produzione in loco. Baic infatti vuole
investire 2,25 miliardi di dollari per portare le catene di montaggio in
patria, dove verosimilmente la produzione dovrebbe iniziare nel 2012.
Nomura
va in Cina per crescere nell'equity
( da "Finanza
e Mercati" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Nomura va in
Cina per crescere nell'equity da Finanza&Mercati del 08-07-2009 Nomura
Holdings guarda a Pechino per continuare a crescere. La prima casa di
brokeraggio giapponese sta cercando un partner cinese per avviare il business
della sottoscrizione azionaria in quello che è, per quanto riguarda la
performance,
Offresi
polizze ai Paesi emergenti ( da "Finanza e Mercati"
del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina, che si
posiziona in testa), seguiti poi da altri Paesi dell'Asia e dell'Europa
occidentale. A sostenerlo è Accenture, azienda globale di consulenza
direzionale, system integration e servizi alle imprese, che in una ricerca ha
evidenziato che «circa due terzi (62%) delle compagnie assicurative
interpellate prevede di espandersi fuori del mercato locale nei prossimi 12
mesi»
g8,
hu jintao lascia il vertice ( da "Repubblica, La"
del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Pagina 1 -
Prima Pagina Oggi summit al via tra le polemiche. Il giornale inglese: l´Italia
può uscire dal gruppo degli otto. Il premier: è la cantonata di un piccolo
quotidiano G8, Hu Jintao lascia il vertice Rientra in Cina per la rivolta.
Scontro Berlusconi-Guardian SEGUE A P
g8,
arrivano i grandi della terra polemica berlusconi-guardian - gianluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina, India,
Brasile, e infine i Paesi dell´Africa, dell´Asia, l´Australia e le altre
principali economie europee tra cui la Spagna. Sollecitati dall´Onu e dalle
organizzazioni umanitarie i leader mondiali, che al terzo giorno del summit
rappresenteranno il 90 per cento dell´economia mondiale, dovranno affrontare il
problema tragico della fame nel mondo.
"le
follie di reagan e bush hanno creato un mostro il papa ci riporta alla
realtà" - eugenio occorsio ( da "Repubblica, La"
del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
«In
democrazia, pur con la separazione fra stato e chiesa, parole del genere
offerte alla riflessione collettiva hanno il loro peso. Certo, non è così in
paesi assolutisti come la Cina, ma in Occidente se combinate con un mix
efficace di azioni politiche possono essere molto importanti».
renzi:
"non invito hu jintao la cina non rispetta i diritti" - massimo vanni
( da "Repubblica,
La" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Non invito Hu
Jintao la Cina non rispetta i diritti" Il Pdl espone la bandiera del Tibet
in Palazzo Vecchio MASSIMO VANNI Ci ha cenato insieme in prefettura, su invito
del ministro Sandro Bondi. Ma niente accoglienza a Palazzo Vecchio: il sindaco
Matteo Renzi decide di non invitare nella sede del governo comunale Hu Jintao.
tra
roma e l'aquila, 40 delegazioni - valerio gualerzi
( da "Repubblica,
La" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
al vertice
allargato Cina, India, Brasile, Sudafrica ed Egitto VALERIO GUALERZI ROMA - Si
comincia oggi in 8, si finirà dopodomani in 40. Il G8 che si apre all´ora di
pranzo a L´Aquila sarà una lunga sequenza di colazioni di lavoro, discussioni
formali e incontri bilaterali che coinvolgerà un numero crescente di capi di
Stato e delegazioni di nazioni e istituzioni internazionali.
cina,
infuria la rivolta degli uiguri il presidente hu jintao torna a pechino -
federico rampini ( da "Repubblica, La"
del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
impero
ottomano o alla Cina. L´ultima indipendenza, goduta a sprazzi negli anni Trenta
e Quaranta, fu conquistata da un movimento pan-turco. Dopo l´annessione alla
Cina le turbolenze sono state costanti. Nel 1986 lo Xinjiang fu il teatro della
prima e unica protesta anti-nucleare della Cina, una manifestazione contro i
test delle bombe atomiche nel deserto di Lop Nor.
stupri
a roma, il dna conferma "l'aggressore ne ha violentate tre" - marino
bisso massimo lugli ( da "Repubblica, La"
del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
terza vittima
è partita per la Cina e sarà impossibile sentirla di nuovo per un lungo
periodo. Chi indaga sta anche controllando le celle telefoniche delle zone dove
sono scattate le otto aggressioni del maniaco. La speranza, in questo caso, è
individuare un telefonino che sia stato "agganciato" nei luoghi e
nelle ore in cui il maniaco col passamontagna si è materializzato dall´
i
nuovi paradisi non conoscono il pil - alessandra retico
( da "Repubblica,
La" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina, India)
erano più felici venti anni fa, ecosistemi e risorse erano meno sfruttati.
Guarda il Costa Rica, che ha scalzato il paradiso dell´arcipelago Vanuatu,
Oceano Pacifico meridionale, dal primo posto dell´indice 2006: più dell´85 per
cento degli abitanti si dichiara felice di vivere nel paese latino americano,
Da
novembre arriva il bonus bollette
( da "Unita,
L'" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Da novembre
arriva il bonus bollette Merril Block, se la memoria si nasconde Ci sarà sempre
un giudice a Berlino Cina, coprifuoco contro gli uiguri Amstrong a 22 centesimi
dal giallo
Cinesi
contro gli uiguri Coprifuoco nello Xinjian
( da "Unita,
L'" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
tutti
appartenenti all'etnia maggioritaria della Cina, gli han. Brandiscono
minacciosi sbarre di ferro, asce, vanghe prelevate da un cantiere edile. Le
armi dei poveri, l'arsenale improvvisato degli eserciti senza divisa. Qualcuno
nel gruppo urla in preda all'odio: «Uccidiamo gli uiguri. Sterminiamoli».
Cosa
sia diventato un G8 lo chiarisce molto bene il columnist del Financial Times:
Un ... ( da "Unita, L'"
del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
ma che ha la
virtù di aver incluso Cina, India e Brasile come membri a tutti gli effetti».
Chiusura lapidaria: «L'evento è semplicemente diventato troppo goffo per essere
efficace. Ma l'entusiasmo di Berlusconi peggiora le cose...». Il G8 delle
alleanze variabili. Così si presenta il summit aquilano.
Gabriella
Strazzari Grazie a Ignazio Marino Vorrei ringraziare il dott. Marino per aver
accett... ( da "Unita, L'"
del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
visitato una
mezza dozzina di negozi di articoli sportivi per acquistare un paio di scarpe
ginniche e alla fine le ho comprate, ma ho provato un senso di colpa perché la
produzione è quasi esclusivamente cinese. E sappiamo come sono sfruttati i
lavoratori i cinesi. Uno Stato democratico moderno con valori che si
rispettino, dovrebbe rifiutare ogni contatto con una nazione come la Cina.
Major
del petrolio poco longeve ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
più petrolio
sono Cina (7,6 milioni di barili), Giappone (4,7), India (3,3) e Germania
(2,5). L'Italia, con 1,6 milioni di barili, è molto staccata da questo gruppo
di testa. Sul versante dell'offerta,invece, il 39% della produzione mondiale
viene da paesi Opec come Arabia Saudita, Iran, Iraq, Emirati, Venezuela e
Kuwait,
L'auto
cinese rilancia il caucciù ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
detto che in
giugno le sue vendite in Cina sono aumentate del 53,5 per cento. In base agli
ultimi dati governativi, le immatricolazioni di automobili in maggio sono
salite del 47%, il più forte incremento da febbraio 2006. Per il caucciù le
previsioni sono fiorenti: secondo l'Associazione cinese delle industrie della
gomma, nel 2010 i consumi del gigante asiatico saliranno dell'
Deboli
greggio e zucchero, in ripresa lo zinco
( da "Sole
24 Ore, Il" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
nonostante la
previsione di un deficit di offerta anche in Cina, ha proseguito anch'esso la
discesa avviata la settimana scorsa: il raffinato ha perso l'1%, il grezzo il
2,1%. Deboli anche il cotone sodo e il caffè arabica, in ribasso
rispettivamente dell'1% e dell'1,2% a New York. Caffè robusta e cacao hanno
registrato variazioni minime.
8
ANNI DI TENTATIVI ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Cina, India,
Messico e Sudafrica) di domani punta a riprendere il discorso sulla
liberalizzazione del commercio avviato nel 2001 con il negoziato di Doha e più
volte fallito.L'obiettivo è quello di arrivare a un'intesa di massima in
occasione del G-20 di Pittsburgh in modo da contrastare la caduta negli scambi
internazionali,
FAA
M, tra tradizione e progresso: il futuro è aperto al cambiamento
( da "Sole
24 Ore, Il" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
presente in Cina
e Uruguay. Dispone, inoltre, di un network capillare di Service diffuso su
tutto il territorio per soddisfare in tempo reale le richieste in termini di
funzionalità, immagine e prestazioni. Qualità del prodotto e funzione sociale
sono i punti fermi che guidano le strategie del gruppo, impegnato in continui
investimenti nello sviluppo tecnologico ed eco compatibile.
Vincenzo
de' Stefani: innovazione e ricerca da oltre 50 anni
( da "Sole
24 Ore, Il" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
sede a Padova
e insediamenti negli Usa e in Cina, che opera nel mercato degli ingranaggi di
piccole dimensioni; nel 1978, costituisce Mini Tools, nel 1986 Mini Service e
nel 1990 Metal Temper. Queste aziende verranno poi incorporate in MG mini
Gears. Dal 2007 al 2009, de' Stefani è presidente di S IT La Precisa, fondata
nel 1953 dai suoi fratelli Pierluigi e Giancarlo,
Sul
tavolo dei Grandi le emergenze mondiali
( da "Avvenire"
del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
quello della
Cina, che non fa parte del G8 ma ha sempre maggior peso nelle scelte mondiali,
per finire. Il rischio, come sempre, è che la società delle nazioni si
sovrapponga a quella dei popoli e dei cittadini, che le grandi organizzazioni
indispensabili per trattare finiscano con il premiare più se stesse che i
propri referenti.
Divergenze
sul clima: Obama spinge, la Cina frena
( da "Avvenire"
del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
AMBIENTE
Divergenze sul clima: Obama spinge, la Cina frena S arà probabilmente il
terreno di scontro più aspro. La data ultima, per la quale è già iniziato il
conto alla rovescia è quella del dicembre prossimo quando si terrà a Copenaghen
la Conferenza dell'Onu sui cambiamenti climatici per decidere le regole del
post Kyoto.
Iran
e Nord Corea, la difficile partita delle sanzioni
( da "Avvenire"
del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
da immaginare
che nel G8 allargato dovrà vedersela con la Cina, occhiuto protettore dei
nordcoreani e grande fabbricante di veti al Palazzo di Vetro. Ma c'è aria di
ingegneria diplomatica: fonti dell'Eliseo assicurano che Sarkozy proporrà di
riformare il Consiglio di sicurezza dell'Onu mentre il cancelliere Merkel
suggerirà di allargare in permanenza il sinedrio dei Grandi a 20,
Xinjiang,
esplode la rabbia dei cinesi ( da "Avvenire"
del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
secondo
l'agenzia Nuova Cina, sono stati 1.434, mentre gli uighuri parlano di
«migliaia» di persone scomparse, inghiottite nelle prigioni cinesi. Una
manifestazione di alcune centinaia di persone è stata dispersa ieri sera dalla
polizia a Kashgar, la capitale culturale degli uighuri nell'ovest del Xinjiang.
Argomenti: Cina
Abstract:
indetta per
chiedere giustizia per due giovani uighuri uccisi nel sud della Cina: «Era una
manifestazione pacifica, i giovani portavano delle bandiere cinesi, le violenze
si sono verificate solo dopo il brutale intervento della polizia è degenerata
in violenza». «Negli ultimi 60 anni prosegue l'esule migliaia di uighuri sono
stati uccisi dai cinesi, secondo Amnesty International,
( da "Repubblica, La" del 01-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 31 - Commenti
Le curve difficili dell´industria dell´auto LUCIANO GALLINO Sulla strada
dell´industria mondiale dell´auto si approssimano curve difficili. Nella corsa
spasmodica con gli altri produttori, il destino di Fiat si gioca sia sul modo
in cui essa si muoverà per affrontarle, sia sulle politiche pubbliche che
verranno adottate o no per sostenere un´industria che dà lavoro a quattro o
cinque persone per ogni addetto alla costruzione finale di una vettura. Una
prima curva è già ben visibile. Si chiama eccesso di capacità produttiva
globale, e prolungato calo della domanda di auto sui maggiori mercati, gli Usa
e la Ue. Ben prima che esplodesse la crisi in atto, era noto che l´industria
denunciava un eccesso di capacità del 30 per cento. Lo stesso ad Fiat,
Marchionne, durante le trattative per acquisire la Opel dichiarò che sarebbe
stato comunque necessario ridurre la taglia degli impianti europei dei due
marchi di oltre il 20 per cento. Da parte sua la Gm ha annunciato giorni fa,
durante le trattative per il fallimento controllato, che chiuderà 13 siti
produttivi entro il 2010 e ridurrà di 20.000 unità i dipendenti diretti
un quarto del totale 2008. Le prospettive di vendita sono anche più scure. In
Usa nel 2008 si sono vendute 13,1 milioni di auto,
( da "Unita, L'" del 01-07-2009)
Argomenti: Cina
Cina Marcia
indietro sul filtro antiporno A poche ore dall'entrata in vigore è stata
rinviato il decreto che impone l'installazione su tutti i pc di un nuovo filtro
anti-porno (ma anche di censura politica) che ne rallenta la velocità. La
diffusione a sorpresa del decreto, due settimane fa, aveva provocato la
ribellione di migliaia di utenti, fino a decidere il boicottaggio di Internet per oggi.
Germania Modifiche costituzionali per il Trattato di Lisbona La Corte Suprema
tedesca ha sospeso la ratifica del Trattato di Lisbona: è necessaria infatti
una modifica della legislazione nazionale. La sospensione ritarda l'adozione
del nuovo testo-base dell'Unione da parte dei 27 partecipanti all'accordo.
Seduta straordinaria del Parlamento ad agosto per esaminare una nuova versione
della legge di ratifica che rafforzi il potere delle Camere (Bundestag e
Bundesrat) nell'applicazione delle leggi Ue. L'8 settembre la seconda lettura.
Gran Bretagna Pendolari: treni più veloci, biglietto più alto Inaugurato a
Londra il Javelin,
( da "Repubblica, La" del 01-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XII - Torino
Il Salento a Borgaro con Copeland & C. Chicobum L´ex batterista dei Police
guida la notte scatenata della pizzica accanto a Raiz e al virtuoso brasiliano
Mauro Refosco ALBERTO CAMPO L´antipasto era stato servito nove mesi fa, allo
Stadio delle Alpi: subito prima della portata principale, ossia il concerto dei
Police. Stewart Copeland in persona aveva voluto fortemente che ad aprire quel
raduno oceanico fosse l´Ensemble della Taranta schierato agli ordini di
Vittorio Cosma. Tutto perché il batterista poliziotto era stato
"pizzicato" nell´estate del
( da "Repubblica, La" del 01-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina VII - Bologna
Il gemellaggio Borse di studio da mille euro al mese così Erasmus Mundus
raddoppia STUDIARE in India, Brasile, Cuba, Perù, Bolivia, Cina, Argentina. Oppure venire, dagli stessi Paesi, a Bologna per
frequentare l´Alma Mater. Con una borsa di studio da mille euro netti al mese
(1.500 per i dottorandi e 2.500 per i docenti). Da ottobre l´Erasmus allarga
gli orizzonti, con 17 nuovi paesi extraeuropei e 4 milioni in arrivo
dall´Unione europea per i prossimi tre anni per finanziare la formazione all´estero
o l´arrivo degli studenti esteri a Bologna. Soddisfatto il prorettore agli
esteri Roberto Grandi. Così le borse di studio Erasmus Mundus (fuori dai
confini europei) per Bologna saranno quasi raddoppiate: si stimano circa 300
borse per il prossimo anno accademico, 180 per gli stranieri in arrivo, 120 per
gli studenti bolognesi in partenza. (il. ve.)
( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-07-01 - pag: 10 autore: Petrolio. Con la prima gara dal 1972 assegnato al consorzio tra il colosso
britannico e Cnpc il più grande giacimento del paese A Cina e Bp il «tesoro» iracheno A vuoto
le altre aste: per le major penalizzanti le condizioni poste da Baghdad Roberto
Bongiorni Il gap tra le offerte delle compagnie petrolifere in gara e le
condizioni contrattuali richieste da Baghdad in molti casi è apparso
incolmabile. Troppo voraci le major energetiche o troppo esoso il
governo iracheno? Ciascuna delle parti in causa, naturalmente, è convinta di
essere nel giusto. Nessuno è però ricorso a toni polemici. La posta in gioco è
troppo alta: il mare di petrolio che si distende nel sottosuolo iracheno, le
terze riserve accertate al mondo. Qualcosa tuttavia è andato storto. La prima
gara d'appalto per la sfruttamento di sei giacimenti di petrolio già in
funzione e due di gas ancora da sviluppare è stata deludente: è stato assegnato
un solo giacimento, anche se di gran lunga il più grande. Vale a dire Rumaila,
nel sud dell'Iraq, vinto dall'inedito consorzio composto dalla britannica
British Petroleum insieme alla cinese China National Petroleum (Cnpc). Uno su
otto in palio non appare un risultato brillante. Lo stesso ministro del
petrolio Hussan alShahristani si attendeva di strappare almeno tre contratti
per risollevare l'industria petrolifera irachena, provata da sei anni di guerra
e dalle dure sanzioni imposte durante l'era di Saddam Hussein. Cosa è accaduto?
Le offerte delle compagnie ci sono state, e in alcuni casi la competizione è
stata serrata. Erano presenti otto delle maggiori major energetiche non
statali. Il caso del giacimento di Bai Hassan spiega meglio di tutto perché non
sono andati in porto gli altri contratti. Il consorzio guidato dalla major
americana ConocoPhillips ha proposto un compenso di 26,70 dollari per ogni
barile aggiuntivo estratto. Il governo ha abbattuto il valore a soli quattro
dollari, quasi sette volte meno. Per la stessa ragione non è andata in porto
l'assegnazione del giacimento di Zubair, per il quale il consorzio guidato
dall'Eni,insieme ancora una volta a una compagnia cinese, in questo caso con la
Sinopec: Eni aveva presentato la migliore offerta. Il Governo ha chiesto il
dimezzamento dei costi di servizio stimati dalla major. Il colosso energetico
italiano si è così ritirato. Cosa che hanno fatto gli altri tre consorzi
piazzatisi dopo. Il governo iracheno ha forse esagerato.D'altronde era in
difficoltà. Da tempo all'interno del parlamento, tra i ministri e tra gli
ingegneri della compagnia petrolifera statale irachena si era formata una
fronda trasversale che si opponeva fermamente alla gara. Qualcuno chiedeva un
rinvio, altri non erano disponibili a mettere sul mercato l'industria
petrolifera statale. Anche per i due campi di gas, ancora da sfruttare, non è
stato spuntato alcun accordo. L'Edison ha ritirato la sua offerta relativa al
campo di Akkas per le stesse ragioni. Per il campo di Mansuriyah non si è presentato
nessuno: troppo rischiosa la sua posizione geografica, una zona contesa tra
curdi e arabi. Senza contare le nette divisioni sulle modalità della
ripartizione dei ricavi petroliferi tra i curdi e la maggioranza di governo
sciita. L'assegnazione di Rumaila è comunque un evento storico. Le sue riserve
ammontano a 17 miliardi di barili, gli altri cinque giacimenti in palio ne
conservano 26. Un petrolio peraltro molto economico da estrarre e di buona
qualità. «Hanno accettato di essere pagate 2 dollari al barile, che è quanto
avevamo chiesto inizialmente, e si sono impegnate a produrre 2,85 milioni di
barile al giorno nei prossimi sei anni», ha dichiarato il ministro del
Petrolio, ricordando tuttavia che il risultato della gara deve essere
presentato al Consiglio dei ministri. Ma i contratti sono indispensabili per
raggiungere l'ambizioso obiettivo del ministro: portare la produzione
petrolifera dagli attuali 2,4 milioni di barili al giorno a sei milioni entro
il 2015. Al termine della gara il governo avrebbe sollecitato le compagnie in
gara a rivedere le loro proposte entro le 11 di oggi. è comunque la prima volta
da 37 anni, da quando fu avviata la nazionalizzazione dell'industria
petrolifera, che un compagnia straniera ritorna con un ruolo attivo in Iraq.
Difficile che oggi le major siano disposte ad accettare le condizioni del
governo di Baghdad. Le condizioni iniziali non erano favorevoli già in
partenza. Contratti di servizio, della durata di 20 anni, in cui le major sono
obbligate a una joint venture con una compagnia irachena, e a impegnarsi con
onerose promesse di pagamento. Al di là dello storico ritorno, il contratto
vinto da Bp, pur non in termini vantaggiosi per la società britannica, potrebbe
essere forierodi altri accordi più remunerativi per il futuro. A fine anno
saranno messi in gioco i contratti per l'aggiudicazione di diversi giacimenti
di greggio ancora da sfruttare. E in Medio Oriente il rapporto di fiducia è un
elemento chiave. Non è un dettaglio, infine, la folta presenza delle compagnie
cinesi. Da alcuni anni il secondo consumatore mondiale di petrolio sta cercando
nuove frontiere per aumentare l'import di greggio e soddisfare l'appetito
energetico della sua economia. In Africa Pechino ha messo le mani su diversi
giacimenti, trasformando alcuni paesi, come il Sudan, in una sorta di
protettorato. Ora sembra intenzionata a rafforzarsi in Medio Oriente. Non è un
caso se ieri su otto giacimenti in palio, le major cinesi erano presenti in
sette gare. In alcuni casi si sono sfidate anche per lo stesso pozzo. ©
RIPRODUZIONE RISERVATA L'AVANZATA Le compagnie di Pechino erano presenti in
sette competizioni su otto, a dimostrazione dell'interesse per il greggio
dell'area
( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-07-01 - pag: 14 autore: MERCATI E
MERCANTI ... Moneta globale? Intanto la Cina compra dollari L a Cina e gli altri Bric (Brasile, Russia,
India) vorrebbero un sistema monetario internazionale meno dipendente dal
dollaro. Curiosamente, il comunicato finale dopo il loro incontro di
Ekaterinburg di due settimane fa era vago su quali potessero essere le
alternative. Più dei pronunciamenti dei summit, che inevitabilmente
hanno una componente politica, è utile seguire il recente comportamento delle
autorità cinesi, che in questa vicenda sono quelle che contano veramente,
essendo sedute su riserve ufficiali pari a 2mila miliardi di dollari. A ogni
dichiarazione di voler diversificare dal dollaro, ne hanno fatto subito seguire
una di segno almeno parzialmente contrario. Questa settimana hanno fatto sapere
che la politica delle riserve resta «sempre piuttosto stabile». Pechino ha
un'ambizione e un interesse comprensibile di diversificazione nel lungo
periodo, ma nel breve-medio termine deve tener conto di due motivazioni di
senso opposto e quindi cercare di evitare una svalutazione precipitosa della
moneta Usa: tutelare il valore dei propri ingenti investimenti in dollari e
salvaguardare, attraverso il cambio, la competitività del proprio export. Non a
caso, gli acquisti di dollari da parte delle banche centrali (quella cinese e
degli altri paesi emergenti) si intensificano quando il dollaro flette. I
titoli del debito pubblico Usa detenuti dalla Banca centrale cinese, che oggi è
il primo creditore ufficiale degli Stati Uniti, sono aumentati di 174 miliardi
di dollari da quando il governatore Zhou Xiaochuan, nel marzo scorso, alla
vigilia del G-20 di Londra, sollevò per la prima volta con forza la questione
della diversificazione delle riserve. Proprio per questo conflitto fra gli
interessi della Cina sui diversi orizzonti temporali,
è bene quindi osservare soprattutto quello che Pechino fa, anche se quello che
dice ha un importante valore segnaletico. Da un lato, la Cina
non ha certo smesso, come abbiamo visto, di comprare dollari, anzi. Dall'altro,
sta continuando una sua politica di diversificazione ai margini. Ma il
destinatario di questa strategia non sono tanto le altre valute: la quota del
biglietto verde sulle riserve ufficiali globali è variata di poco negli ultimi
anni, oscillando fra il 66 e il 61%, e si trova ora più o meno a metà di questo
ristretto range. L'euro non è per ora emerso come vera alternativa, mentre i
discorsi sui diritti speciali di prelievo sono poco praticabili e quelli sulla
moneta mondiale hanno un orizzonte molto di là da venire. Pechino sta invece
battendo altre strade: anzi tutto, l'oro, la cui presenza nelle riserve
ufficiali è aumentata del 75% dal 2003 e di cui le autorità cinesi hanno
ammesso di aver acquistato negli ultimi anni 450 tonnellate. Ma anche le altre
materie prime, a scopo non solo di approvvigionamento per la loro economia.
Infine l'acquisto all'estero (Africa e America Latina soprattutto) di miniere,
terreni agricoli, società produttrici di risorse. Ma non sarà da Pechino che
verrà il segnale per la fuga dal dollaro. © RIPRODUZIONE RISERVATA
www.ilsole24ore.com/economia Online «Mercati e mercanti» di Alessandro Merli di
Alessandro Merli
( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-07-01 - pag: 19 autore: er sostenere il
mercato delle due ruote oto e bici a pari tra i due settori mento al vertice
tra Guidi e Capelli, amministratore delegato di Caberg, azienda produttrice di
caschi per moto, si è discusso anche del futuro del sistema fieristico che
ruota attorno al mondo delle due ruote e che resterà affidato a Guidi come
presidente dell'Eicma, l'Esposizione nazionale del ciclo e del motociclo. I
saloni milanesi del ciclo e motociclo quest'anno tornano infatti a dividersi
dopo le ultime edizioni in cui le manifestazioni erano state accorpate. Secondo
le prime anticipazioni emerse ieri durante l'assemblea dell'Ancma, il Salone
del ciclo avrà luogo dal 18 al 21 settembre e sarà inaugurato dal ministro
Prestigiacomo, mentre il Salone della moto è in programma dal 10 al 15
novembre. S«Una manifestazione ricordano i vertici dell'associazione che
acquista particolare rilevanza perché sarà l'unico Salone internazionale per le
moto nel 2009, dopo la cancellazione di quello di Parigi». «Il Salone del ciclo
ha precisato il direttore generale Costantino Ruggiero- era stato unito a
quello della moto a novembre, ma abbiamo preso atto dell'insoddisfazione degli
espositori e lo abbiamo riportato a settembre. Nel frattempo, però, è stata
fissata per lo stesso periodo un'altra manifestazione del ciclo a Padova che,
pur avendo dimensioni inferiori all'appuntamento milanese, finisce per
disturbare l'organizzazione dell'evento. Noi pensiamo che sia meglio
salvaguardare una grande manifestazione mondiale, che indebolirla con
manifestazioni locali». In agenda, infine, una possibile
joint venture con la fiera di Pechino: «La Cina - ha concluso Guidi rappresenta il principale mercato mondiale
delle motociclette con 32 milioni di pezzi prodotti all'anno di cui 5 milioni
esportati. La nostra presenza a Pechino vuole quindi essere un naturale passo
verso l'internazionalizzazione del prodotto made in Italy». ©
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( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-07-01 - pag: 42 autore: Minerale di ferro.
Pechino non ha ancora rinegoziato i contratti di fornitura scaduti ieri Cina e
miniere senza accordo Molti acquisti rischiano di confluire verso il mercato
spot Roberto Capezzuoli Shan Shanghua, segretario generale della China Iron and
Steel Association, è destinato a scegliere tra due bocconi amari: può
accettare, per conto delle grandi imprese siderurgiche cinesi, lo stesso prezzo
indicatore già accettato dai concorrenti giapponesi e coreani, ma
ritenuto eccessivamente alto, oppure può continuare a esigere ribassi del
40-45% rispetto ai contratti dell'anno fiscale 2008 (terminato in marzo), ma
con il rischio di obbligare le acciaierie a rifornirsi solo sul mercato spot.
Una scelta che vede da un lato la sicurezza delle consegne e la stabilità dei
costi,dall'altro la possibilità di giocare le proprie carte in un modo nuovo,
per questo settore, basandosi su indici di prezzo, con l'eventuale ricorso a
futures e options con cui proteggere gli acquisti. Probabilmente finirà per
ammorbidire la posizione, come scrive il magazine Caijing, purché riesca a
spuntare almeno un calo del 3538%. Il 30 di giugno era, formalmente, l'ultimo
giorno utile per un compromesso tra i fornitori di minerale di ferro e le
acciaierie cinesi. I grandi gruppi minerari hanno da tempo concluso gli accordi
con le altre imprese siderurgiche, mentre i contratti prorogati di tre mesi
rispetto alla fine del 2008 fiscale oggi sono scaduti. Il loro destino riguarda
soprattutto Rio Tinto, la mineraria anglo australiana che ne aveva siglati
parecchi con le aziende cinesi. Il portavoce di Rio non ha alcuna intenzione di
fare sconti, dopo quelli del 33% già concessi a giapponesi e coreani, perché i
timidi segnali di ripresa hanno già spinto le quotazioni del ferro sul mercato
spot oltre i valori concordati con Nippon Steel, Jfe e Posco. Shan Shanghua
però insiste: «I profitti delle acciaierie sono sul filo del rasoio e non posso
accettare un prezzo che porterebbe i bilanci in rosso». In gioco c'è anche il
prestigio, già fortemente scosso dal fallito accordo per raddoppiare dal 9 al
18% la quota di Rio Tinto in portafoglio a Chinalco, holding cinese
dell'alluminio. Rio, così come la brasiliana Vale e l'australiana Bhp Billiton,
riserverà comunque un occhio di riguardo per i clienti cinesi, che spiccano nel
panorama descritto dal rapporto annuale pubblicato ieri dalla World Steel
Association: Baosteel e Hebei Steel nel 2008 sono saliti al terzo e quarto
posto tra i big dell'acciaio,preceduti solo da ArcelorMittal e Nippon Steel, e
la Cina ha consumato nella stesso anno quasi 1.100
milioni di tonnellate di minerale di ferro, di cui 383 milioni importati, il
45% dell'eximport mondiale. «Continueremo a consegnare il minerale ai clienti –
afferma il portavoce di Rio – come abbiamo fatto finora. Ma le modalità con cui
fissarne il prezzo dipende solo da loro». © RIPRODUZIONE RISERVATA CONTI
PESANTI L'acciaio cinese consuma 1,1 miliardi di tonnellate e ne importa 383
milioni, quasi il 45 per cento dell'interscambio mondiale
( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-07-01 - pag: 12 autore: Internet
in Cina. Il governo
sospende l'installazione del software che avrebbe limitato l'accesso alla rete
Pechino ferma il filtro anti-porno La decisione dopo le proteste delle
industrie straniere e dei blogger locali Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro
corrispondente La Cina
rinvia a data da destinarsi l'operazione Diga Verde. Ieri sera, a poche
ore dall'entrata in vigore della legge che imponeva dal primo luglio
l'installazione del software antipornografia su tutti i personal computer
commercializzati oltre la Grande Muraglia, il governo cinese ha fatto una
brusca marcia indietro. «L'entrata in vigore della normativa è stata rinviata
perché alcuni produttori hanno affermato che l'installazione del software
richiede tempo », ha spiegato Pechino in un comunicato. A lamentarsi della
nuova legge che prevede l'obbligatorietà della Diga Verde su tutti i pc sono
state soprattutto le società straniere. «è un obbligo che viola le regole del
commercio internazionale», si sono lamentati ufficialmente gli Stati Uniti,
esternando tutta l'irritazione dei produttori americani di pc. Ma a lamentarsi,
sebbene la nota del governo non li menzioni, sono stati anche i blogger cinesi.
I quali, nei giorni scorsi, hanno criticato aspramente la nuova legge,
insinuando pubblicamente il dubbio che il software, oltre a proteggere la rete
dai siti a contenuto sconcio e pornografico, possa diventare uno strumento per
bloccare l'accesso anche a website sgraditi alla nomenklatura. O, peggio, per
andare a spiare nei computer della gente. Lo slittamento dell'entrata in vigore
della legge a data da destinarsi è stato a dir poco provvidenziale. Ieri,
infatti, sull'operazione Diga Verde regnava la massima confusione. Se non
addirittura l'anarchia totale. «Software? Quale software?», ci ha risposto in
mattinata un commesso di Best Buy facendo spallucce con lo sguardo smarrito.
Poco prima dell'ora X, nel distretto dell'elettronica di Pudong gli stessi
addetti ai lavori erano all'oscuro di tutto. O erano male informati. «Stanotte
arriveranno dei tecnici esterni per installare il software su tutti i pc
giacenti nei nostri magazzini», ha confessato con aria furtiva un responsabile
vendite di Suning, l'equivalente cinese della catena americana di
elettrodomestici. Oppure, si affidavano a libere interpretazioni della nuova
legge. «L'installazione del software è un obbligo peri produttori. Noi
dettaglianti, quindi, per ora siamo liberi di vendere i pc che abbiamo in
magazzino anche senza l'applicazione antipornografia », ha spiegato con piglio
sicuro il titolare di un negozio Samsung situato dentro un grande magazzino. A
questo punto, non resta che attendere che la prossima comunicazione del governo
sui criteri e le modalità d'introduzione del software. Durante questa pausa di
riflessione, gli oppositori della Diga Verde avranno il loro bel da fare per
studiare come aggirare il software. La confusione è totale anche sotto il
profilo tecnico. C'è chi dice che,anche nel caso di software pre-installati sui
pc dai produttori, la Diga Verde potrà essere agevolmente rimossa o aggirata
dagli utenti. E c'è chi, invece, sostiene che l'applicazione sviluppata dalla
società cinese Jinhui Computer System Engineering è a prova di hacker. Ma
potrebbe trattarsi anche di uno sforzo inutile. Vista la pessima accoglienza
riservata da produttori e utenti al software antipornografia, infatti, non è escluso
che Pechino lasci scivolare il progetto nel dimenticatoio. ganawar@gmail.com ©
RIPRODUZIONE RISERVATA CONFUSIONE SOVRANA Addetti ai lavori e venditori erano
impreparati e male informati sull'operazione che a questo punto potrebbe essere
cancellata del tutto In tilt. Il Pacific digital square building,
mega-rivenditore di elettronica a Shanghai (foto di Luca Vinciguerra)
( da "Finanza e Mercati" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina
Strauss-Kahn vara la
rivoluzione Pronti Fmi-bond fino a 500 mld di Redazione del 02-07-2009 da
Finanza&Mercati del 02-07-2009 [Nr. 128 pagina 2] Il Fondo ha rilevato come
l'euro abbia perso terreno verso il biglietto verde nelle riserve di valute nei
primi tre mesi 2009 Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) fa scorta di
munizioni per affrontare la crisi dell'economia mondiale. E lo fa ricorrendo,
per la prima volta dalla sua costituzione, a un'emissione obbligazionaria. Fino
a oggi l'organizzazione nata nel 1944 aveva concesso prestiti alle nazioni in
difficoltà sempre attingendo ai mezzi propri, ovvero ai capitali che le
venivano messe a disposizioni dai principali Paesi. Nell'aprile scorso i 20
Paesi più industrializzati hanno stanziato 750 miliardi di dollari a favore
dell'istituto di Washington. Secondo quanto riportato da Bloomberg, ieri il
board del Fmi avrebbe approvato un'emissione da 150 miliardi di dollari (ma
contestualmente già autorizzato obbligazioni future fino a un importo
complessivo di 500 miliardi). I principali Paesi emergenti,
cioè Cina, India, Russia e
Brasile, avrebbero tra l'altro già dato la loro disponibilità a sottoscrivere
grossi importi per ottenere un ruolo maggiore all'interno dell'istituto nel
quadro di una revisione delle quote di rappresentanza del Fondo. Un obiettivo
perseguito ormai da diverso tempo. Pechino si è detta pronta a
sottoscrivere 50 miliardi, mentre Mosca e Brasilia ne hanno prenotati 20
miliardi a testa. Mombai non ha invece voluto specificare l'importo. Il mese
scorso, il presidente del Fondo Dominque Strauss-Kahn aveva già annunciato che
ci sarebbe stato anche un «piccolo» mercato secondario, magari dedicato, cui
avranno accesso solo governi e banche centrali. Dopo anni di quasi totale
inattività, il Fondo si trova oggi a dover affrontare l'emergenza su scala
mondiale con richieste di aiuto che arrivano da tutte le latitudini. Ieri, per
esempio, ha concesso 176 milioni di dollari al Mozambico. Altre nazioni in
ballo per ricevere aiuti rispondono al nome di Turchia e Bulgaria. Sempre ieri,
l'Fmi ha anche reso noto che, in base alle sue statistiche che coprono il 62%
dei 6.531 miliardi di dollari di riserve internazionali esistenti al mondo, il
ruolo del dollaro come valuta di riserva internazionale si è rafforzato nel
primo trimestre di quest'anno a scapito dell'euro, invertendo una tendenza che
durava da diverso tempo. La quota del dollaro è salita a tutto marzo al 65% contro
il 64,1% del trimestre precedente, mentre quella dell'euro è scesa al 25,9% dal
precedente 26,5 per cento. Il Fondo ha anche emesso nuove direttive sulla
valutazione dell'andamento delle valute dei Paesi membri per le quali, in
futuro, non sarà più usata la definizione «disallineate rispetto ai
fondamentali», introdotta dal 2007, nel valutare l'andamento di singole valute
sul mercato dei cambi. La quota della sterlina britannica è in lieve calo nel
primo trimestre (4% contro 4,1%), così come quella dello yen (2,9% contro
3,2%), mentre è stabile il franco svizzero (0,1%). La quota dell'insieme delle
altre valute è in lieve aumento al 2,15 (dal 2%). Il trend sottostante,
dall'introduzione dell'euro nel 2002, è di una costante compressione della
quota mondiale coperta dal dollaro (da un massimo del 67,1% del totale a fine
( da "Repubblica, La" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 18 - Esteri
L´Unione frena sulle "sanzioni" annunciate da Berlusconi. Possibile
un ritiro temporaneo degli ambasciatori Schiaffo degli ayatollah all´Europa
"Basta trattare, tramate contro di noi" Per la neo-presidenza svedese
bisogna evitare lo scontro frontale con il regime ANDREA BONANNI DAL NOSTRO
INVIATO BRUXELLES - Tra il regime iraniano e le autorità europee è ormai guerra
dei nervi. Mentre i Ventisette stanno valutando la proposta britannica di
ritirare temporaneamente tutti gli ambasciatori da Teheran per protesta contro
l´arresto dei funzionari dell´ambasciata del Regno Unito, gli iraniani fanno
sapere di aver già liberato otto dei nove fermati. Ma rilanciano la polemica
dichiarando che ormai gli europei, con le loro «ingerenze», hanno perso il
diritto di negoziare sulla questione nucleare. E´ stato il capo di stato
maggiore iraniano, Hassan Firouzabadi, a decretare la «scomunica» di Gran
Bretagna, Francia e Germania, i tre governi europei che con
Stati Uniti, Russia e Cina
formano il gruppo di contatto a cui la comunità internazionale ha affidato il
compito di negoziare per fermare il riarmo nucleare dell´Iran. «Il trio
dell´Unione europea ha esercitato ingerenze ridicole nelle elezioni
presidenziali e la loro inimicizia con l´Iran è ora palese. Ha così
perso di credibilità e, quindi, non è più qualificato per negoziare con l´Iran
fino a quando non si sarà scusato per questo grossolano errore», ha dichiarato
Firouzabadi. Da parte europea i toni, per ora, sono moderati. Ieri il ministro
degli Esteri Franco Frattini è intervenuto alla Camera per correggere il tiro
rispetto alle dichiarazioni rilasciate due giorni prima da Silvio Berlusconi.
Secondo quanto aveva detto il capo del governo, alla imminente riunione del G8,
sotto presidenza italiana, i leader mondiali avrebbero «messo al primo posto»
la questione iraniana e sarebbero stati favorevoli a nuove sanzioni contro
Teheran. Le dichiarazioni di Berlusconi, riprese dalla stampa internazionale,
avevano suscitato una certa sorpresa. Ma ieri Frattini ha smentito il capo del
governo: «Adesso appare prematura l´adozione di sanzioni ulteriori» contro
l´Iran, ha detto riferendo in Parlamento, anche se l´ipotesi «viene evocata in
qualche tavolo europeo più confidenziale». In realtà, come ha spiegato il ministro
degli esteri, non solo i russi sono contrari ad aumentare la pressione sul
regime di Teheran, ma la stessa amministrazione americana «non sarebbe pronta
in qualche giorno a dare il via a un nuovo programma di sanzioni». «Il
presidente Obama ha teso la mano verso Teheran fino alla fine di dicembre», ha
ricordato il ministro «e non credo che possiamo ritirarla adesso». Messi alle
strette sulla questione della repressione seguita alla proclamata vittoria
elettorale di Ahmadinejad, gli iraniani intanto cercano di ribaltare il tavolo
giocando la carta del negoziato sul nucleare. Oggi, in occasione di una
riunione di alti diplomatici dell´Unione, la presidenza svedese appena
subentrata a quella ceca valuterà la possibilità di un gesto simbolico come il
ritiro temporaneo e coordinato degli ambasciatori europei per protestare contro
l´arresto dei funzionari iraniani impiegati presso la rappresentanza britannica
a Teheran. Ma il ministro degli Esteri svedese Carl Bildt ha invitato alla
cautela. Dobbiamo evitare - ha sostenuto - di «creare una situazione di
contrapposizione tra l´Iran e il resto del mondo, dando così una scusa agli
iraniani per far ricorso alla violenza e alla repressione». Anche il primo
ministro svedese Fredrik Reinfeldt è stato distensivo: «ci auguriamo che i
dirigenti iraniani scelgano la via delle riforme piuttosto che quella della
contrapposizione con il resto del mondo».
( da "Repubblica, La" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 37 - Commenti
L´ONU ALLA PROVA DELLA CRISI GLOBALE JOSEPH E. STIGLITZ Mentre negli Stati
Uniti il dibattito sui "primi verdi germogli" dell´economia prosegue
con la medesima animazione, in molti Paesi, e specialmente nel mondo in via di
sviluppo, la situazione sta peggiorando. La crisi americana iniziata con il
cedimento del sistema finanziario si è rapidamente tradotta in un rallentamento
dell´economia reale. Ma nel mondo in via di sviluppo le cose stanno procedendo
esattamente al contrario: vi è un calo nelle esportazioni, si registrano
entrate inferiori, minori investimenti diretti stranieri, e una caduta rovinosa
dell´afflusso di capitali che ha provocato un indebolimento generale
dell´economia. Di conseguenza, anche i Paesi che hanno buoni sistemi normativi
devono adesso far fronte ai problemi che emergono nei loro settori finanziari.
Il 23 giugno a una conferenza delle Nazioni Unite nella quale si è posta
particolare attenzione alla crisi economica globale e al suo impatto sui Paesi
in via di sviluppo si è raggiunto un consenso sulle cause della crisi e sul
perché essa stia incidendo così fortemente in senso negativo sui Paesi in via
di sviluppo. Si sono altresì delineati alcuni provvedimenti che dovrebbero
essere presi in considerazione e si è formato un gruppo di lavoro per indagare
nuove modalità di intervento, possibilmente sotto la guida di un nuovo gruppo
di esperti. L´intesa è sicuramente di grande importanza: nel fornire quella che
da molti punti di vista è stata un´articolazione molto più esauriente e chiara
della crisi e di ciò che occorre fare per porle rimedio rispetto a quella
prospettata dal G-20, le Nazioni Unite hanno dimostrato che il processo decisionale
non deve essere di pertinenza di un club auto-selettivo, privo di legittimità
politica e in buona misura controllato da coloro che hanno una responsabilità
precisa e grave per la crisi stessa. In realtà, l´accordo siglato il 23 giugno
ha messo in luce l´importanza di un approccio a più vasto raggio - per esempio
tramite questioni di importanza fondamentale che potrebbero essere troppo
delicate dal punto di vista politico perché alcuni dei Paesi più grandi le
sollevino, o sottolineando le preoccupazioni che affliggono i più poveri, anche
se sono di importanza secondaria per i più ricchi. Si sarebbe potuto immaginare
che gli Stati Uniti avrebbero assunto un ruolo leader, tenuto conto che la
crisi è partita da loro. In effetti il Tesoro degli Stati Uniti (ivi compresi
alcuni funzionari che sono entrati a far parte del team di collaboratori per
l´Economia del presidente Barack Obama) ha esercitato pressioni per la
liberalizzazione dei mercati finanziari, che ha comportato un´epidemia
immediata in tutto il mondo dei problemi che affliggevano l´America. Se da un
lato si è avvertita questa minore leadership da parte degli americani rispetto
a quella che si sarebbe potuto auspicare - in realtà attesa, considerate le
circostanze - molti partecipanti si sono rincuorati scoprendo che l´America non
ha frapposto ostacoli al raggiungimento di un consenso globale, come sarebbe
accaduto se George W. Bush fosse stato ancora presidente. Sì, si sarebbe potuto
decisamente sperare che l´America fosse stata la prima a offrire ingenti somme
di denaro per portare aiuto alle vittime innocenti delle politiche di cui si è
fatta promotrice, ma così non è stato e Obama ha anzi dovuto lottare
energicamente per ottenere importi davvero contenuti per il Fondo monetario
internazionale da un Congresso molto riluttante. Molti Paesi in via di sviluppo
sono da poco usciti da un gravoso indebitamento e non vogliono ricaderci. Ne
consegue che essi hanno bisogno di sovvenzioni, non di prestiti. Il G-20, che
si è rivolto al Fmi affinché fornisse la maggior parte del denaro di cui
necessitano i Paesi in via di sviluppo per far fronte alla crisi, non ha
sottolineato sufficientemente questo dato di fatto, ma la conferenza delle
Nazioni Unite sì. La questione più delicata affrontata dalla conferenza dell´Onu
- troppo delicata in effetti per essere discussa al G-20 - è stata la riforma
delle riserve monetarie globali. La costituzione di riserve monetarie
contribuisce nello specifico agli squilibri globali e a un´insufficiente
domanda aggregata globale, poiché i Paesi mettono da parte centinaia di
miliardi di dollari per tutelarsi nei confronti dell´instabilità globale. Non
stupisce più di tanto il fatto che l´America, che trae profitto dai trilioni di
dollari di prestiti concessi ai Paesi in via di sviluppo - a interesse
pressoché zero -, non si è dimostrata granché entusiasta di questa discussione.
Piaccia o non piaccia agli Stati Uniti, il sistema delle scorte monetarie in
dollari sta perdendo terreno: resta pertanto solo da chiedersi se preferiamo
passare dall´attuale sistema a un´alternativa in modo azzardato o se preferiamo
farlo con maggiore cautela e organizzazione. I Paesi che hanno accumulato
ingenti scorte di denaro sanno bene che i dollari non sono un buon affare: non
offrono infatti che un basso rendimento, se mai lo offrono, e presentano invece
un alto rischio di inflazione o di deprezzamento della valuta. In entrambi i
casi il valore reale del denaro da loro accumulato scenderebbe. L´ultimo giorno
della conferenza - mentre l´America esprimeva le sue riserve sulla semplice
necessità di discutere di questa questione che incide sul benessere di tutti i
Paesi in sede di conferenza delle Nazioni Unite - la Cina ancora una volta ha ribadito che
per le riserve monetarie è giunta l´ora di cominciare a riflettere su una
valuta globale. Poiché la valuta di un Paese può essere utilizzata per le
scorte monetarie soltanto se gli altri Paesi sono disposti ad accettarla in
quanto tale, il tempo a disposizione del dollaro potrebbe iniziare a esaurirsi.
Emblematica della differenza di atteggiamento tra le conferenze dell´Onu e del
G-20 è stata la discussione sul segreto bancario: mentre quella del G-20 si è
concentrata sull´evasione fiscale, quella delle Nazioni Unite ha preso di petto
anche la corruzione che secondo alcuni esperti è all´origine delle fughe di
capitali da alcuni dei Paesi più poveri per importi che superano perfino gli
aiuti dall´estero che ricevono. Gli Stati Uniti e altri Paesi industrializzati
avanzati hanno premuto in direzione della globalizzazione. Ma la crisi ha
dimostrato che sono loro a non aver saputo gestire bene tale globalizzazione
come avrebbero dovuto. Se la globalizzazione deve funzionare per tutti, la
decisione su come gestirla deve essere effettuata con modalità democratiche e
in grado di coinvolgere tutti i Paesi, con la partecipazione di colpevoli e
vittime degli errori. Malgrado tutte le sue pecche, le Nazioni Unite restano
l´unica istituzione internazionale inclusiva: la recente conferenza - come la
precedente sul finanziamento ai Paesi in via di sviluppo - ha dimostrato il
ruolo chiave che l´Onu può rivestire in qualsiasi discussione globale sulla
riforma del sistema finanziario ed economico globale. L´autore, professore di
Economia alla Columbia University, presiede la Commissione di esperti nominata
dal presidente dell´Assemblea generale dell´Onu per le riforme del sistema
monetario internazionale e il sistema finanziario Copyright Project Syndicate,
2009 www. project-syndicate. org Traduzione di Anna Bissanti
( da "Repubblica, La" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 56 - Sport
Chi esce Chi entra L´Aia per la nuova stagione: salgono a dieci gli
internazionali. Dopo la Cini, arriva il secondo guardalinee
donna Farina e Dondarini in pensione, tocca ai giovani ALESSANDRO DI MARIA ROMA
Non più solo Cristina Cini. La Can di A-B del prossimo anno avrà per
protagonista un´altra donna, pure lei assistente, come la fiorentina. Si
tratta di Romina Santuari, della sezione di Trento. Fa parte dei sette
assistenti promossi dalla Can Pro. Se ne vanno invece, tra gli altri, Dondarini,
Ayroldi e Farina: «Sarà l´anno dei giovani - spiega il presidente
dell´Associazione arbitri Marcello Nicchi - del loro definitivo lancio e della
scoperta di nuovi giovani. Siamo pronti a dare il miglior servizio possibile al
mondo del pallone». Con la Can di A-B che è stata ridotta di due arbitri,
passando da
( da "Repubblica, La" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XIII - Genova
L´operazione 232 tonnellate di prodotti diretti a Hong Kong Sequestrati in
porto nove container di rifiuti speciali Motori elettrici fuori uso,
apparecchiature non più funzionanti, parti di macchine, tutti materiali che in
Italia sono considerati rifiuti speciali e che, invece, prendevano
il largo per essere smaltiti in Cina. Illegalmente. I carabinieri del Noe e gli uomini dell´Agenzia
delle Dogane hanno scoperto 9 container pieni: qualcosa come 232 tonnellate di
rifiuti destinati ad una fantomatica fabbrica o impianto di smaltimento di Hong
Kong. I carabinieri del Noe di Genova, comandati da Antonio Sgrò, hanno
verificato che all´indirizzo, segnato sulle bolle di accompagnamento, al
dodicesimo piano di un edificio di Hong Kong c´è invece un appartamento. Perciò
oltre a sequestrare i container al terminal Sech, pronti per essere caricati su
una nave e salpare verso il Sud Est Asiatico, hanno denunciato il legale
rappresentante di una società del Bresciano: deve rispondere di esportazione
illecita di rifiuti. L´inchiesta di Genova segue di qualche settimana quella
simile di Venezia. I carabinieri da tempo seguono le spedizioni
transfrontaliere dei rifiuti, che invece di essere smaltiti in Europa, con
costi elevati, vengono imbarcati come materia prima verso paesi dove è
possibile abbandonarli con spese notevolmente inferiori.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-07-02 - pag: 8 autore: Energia. Abu Dhabi sede
dell'Agenzia per le fonti pulite Il regno del petrolio diventa la capitale
delle rinnovabili Sissi Bellomo Per la Germania, da sempre in prima linea nel
promuovere le energie verdi, è stato uno smacco: non sarà una città tedesca a
ospitare il quartier generale della nuovissima Agenzia internazionale per le
energie rinnovabili, tenuta a battesimo in gennaio a Bonn.Ad
aggiudicarsil'onoreè stato Abu Dhabi, il più grande dei sette Emirati arabi
uniti: un paese che è nella top ten dei produttori dello "sporco"
petrolio (ne estrae attualmente 2,25 milioni di barili al giorno, ma può
arrivare fino a 3) e che vanta il poco prestigioso record delle maggiori
emissioni di Co2 pro capite. L'Agenzia fornirà consulenza ai 129 paesi membri.
Gli emiratini hanno fatto un eccellente lavoro di lobbying. Ma il loro successo
non è del tutto privo di giustificazioni. Abu Dhabi – per strano che possa
sembrare –è infatti tra i maggiori sostenitori delle energie rinnovabili al
mondo. Il suo fiore all'occhiello è il progetto Masdar, parola che significa
"la fonte": un investimento da 22 miliardi di dollari, per costruire
un'intera città a zero emissioni, alimentata esclusivamente da energie verdi.
Secondo i piani del governo i suoi avveniristici palazzi dovrebbero essere
completati entro il 2015, per ospitare fino a 50mila persone e le sedi di 5mila
società di ispirazione ecologica, oltre naturalmente all'Agenzia internazionale
per le rinnovabili. Masdar non è il capriccio di un emiro annoiato, a caccia di
impieghi per i suoi petrodollari, ma la punta di diamante di una nuova tendenza
verso la diversificazione delle fonti di energia che si sta diffondendo anche
in molti altri paesi dell'Opec, dove si moltiplicano i progetti per impianti
fotovoltaici, eolici e anche nucleari. Pioniera è stata l'Arabia Saudita, che
ospita uno dei maggiori centri di ricerca sull'energia solare nel mondo, presso
la King Fahad Petroleum and Minerals University di Dahran. Già negli anni 70 i
sauditi promuovevano il fotovoltaico, sostenendo che «il petrolio non durerà
per sempre», e questo mese dovrebbero commissionare un mega impianto da 15
milioni di dollari, capace di alimentare 500 abitazioni. In generale, nei paesi
del Gulf Cooperative Council si contano 120 progetti di investimento nelle
energie alternative (per la maggior parte ancora sulla carta), per un valore di
200 milioni di dollari. I seguaci della "teoria del picco", secondo
cui le risorse di idrocarburi sarebbero più o meno vicine ad esaurirsi, ci
vanno a nozze: dietro tutto questo fiorire di investimenti ci sarebbe il
segreto ben custodito di pozzi di petrolio ormai esangui. Ma non c'è bisogno di
immaginare catastrofi: la realtà è che i consumi di energia nei paesi del Medio
Oriente, e in particolare in quelli del Golfo Persico, stanno crescendo ad un
ritmo vertiginoso, complice lo sviluppo industriale e il prezzo artificialmente
basso dei combustibili fossili sul mercato locale. Per l'Agenzia internazionale
per l'energia, persino nel 2009 – annus horribilis dell'economia globale – il Medio Oriente accrescerà i suoi consumi di petrolio del 3%, un
tasso superiore a quello atteso per la Cina, portandolia 7,2 milioni di barili al giorno. Puntare sulle
rinnovabili, per soddisfare il fabbisogno interno di energia,è l'unica
soluzione per liberare risorse per l'export e protrarre nel tempo i ricchi
profitti che questo può generare. © RIPRODUZIONE RISERVATA «ORO VERDE»
Battuta la concorrenza della Germania L'emirato fornirà consulenze ai 129 stati
membri dell'organizzazione
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-07-02 - pag: 8 autore: Strategie anti-crisi.
Obbligazioni a 5 anni senza un limite massimo - I Bric hanno prenotato 80
miliardi di dollari Prima emissione di bond per l'Fmi Via libera al lancio di
titoli per sostenere le economie in via di sviluppo Alessandro Merli Il Fondo
monetario ha approvato la prima emissione di obbligazioni della sua storia.
L'operazione fa parte dello sforzo per triplicare le risorse a sua disposizione
a 750 miliardi di dollari da destinare ai paesi colpiti dalla crisi globale.
L'emissione di bond era stata chiesta dai Bric (Brasile, Russia, India e Cina),
che si sono impegnati a sottoscriverli e rientra in una serie di azioni da
parte delle grandi economie emergenti per acquisire maggior influenza
nell'istituzione. «Questo nuovo strumento - ha detto soddisfatto il direttore
generale Dominique Strauss-Kahn - rafforzerà ulteriormente la capacità del
Fondo di offrire rapida assistenza agli stati membri». Il consiglio
esecutivo ha varato il provvedimento ieri in serata. I bond saranno denominati
in diritti speciali di prelievo (Sdr), la valuta di riserva dell'Fmi composta
da un paniere delle principali monete, e avranno una durata massima di 5 anni.
I titoli potranno essere scambiati fra banche centrali, tesorerie e 15
istituzioni multilaterali. Non è stato fissato un tetto: ogni stato membro
deciderà l'ammontare massimo che intende acquistare. L'emissione partirà dopo
che verrà concluso il primo accordo di acquisto con un paese membro. La Cina ha annunciato di voler comprare obbligazioni fino a 50
miliardi di dollari, Brasile, Russia e India fino a 10. I paesi emergenti hanno
insistito per finanziare il Fondo attraverso l'acquisto di bond per non dover
seguire i meccanismi già esistenti utilizzati dai paesi industriali, che finora
si sono impegnati a contribuire per circa 350 miliardi di dollari (100 miliardi
a testa arriveranno da Stati Uniti, Unione europea e Giappone): questi infatti
rispondono a regole che, secondo i Bric, consegnano il potere decisionale nelle
mani delle potenze tradizionali. I quattro grandi emergenti hanno inoltre
sostenuto negli ultimi mesi, fino a una dichiarazione ufficiale nel vertice di
Ekaterinburg due settimane fa, la necessità di rendere il sistema monetario
internazionale meno dipendente dal dollaro. Una delle alternative prospettate
sono proprio i diritti speciali di prelievo. La Cina
ha chiesto che se ne parli al summit del G-8 della prossima settimana a
L'Aquila. La notizia, trapelata ieri, ha contribuito a indebolire il dollaro.
L'emissione dei bond del Fondo denominati in Sdr contribuirà al rilancio di
questa moneta-paniere lasciata nel dimenticatoio per decenni. Il pacchetto di
decisioni adottate dall'ultimo vertice del G-
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-07-02 - pag: 8 autore: Gli emergenti candidati ai
nuovi aiuti Turchia e Africa in lista d'attesa Vittorio Da Rold Chi sarà il
prossimo paese ad accedere a un prestito flessibile alla polacca o a un più
classico stand-by all'ungherese? «Sicuramente uno dei paesi candidati a
ricevere un consistente aiuto dall'Fmi è la Turchia (la più grande economia
emergente al mondo dopo i Bric). La cifra potrebbe aggirarsi tra i 25 e i 45
miliardi di dollari e l'accordo finale con il Fondo potrebbe essere raggiunto
dopo l'estate », pronostica Matteo Ferrazzi, economista di UniCredit Group.
Certo va tenuto conto che i rapporti tra governo turco e Fmi assomigliano a una
lunga telenovela e le trattative per il prestito vanno avanti ormai da maggio
2008 con rinvii all'ultimo momento. Il premier Recep Tayyip Erdogan e il
vicedirettore del Fondo John Lipsky hanno più volte dichiarato, prima a Davos
poi ad Ankara, di essere vicininissimi alla stretta finale, ma si sono arenati
sullo scoglio della politica fiscale e soprattutto sui tagli agli enti locali.
«Dall'inizio della crisi (autunno 2008) a oggi il 55% dei fondi spesi dall'Fmi
a livello mondiale a supporto dei paesi in difficoltà è stato destinato ai
paesi dell'Europa Centroorientale (la Bosnia-Erzegovina con 1,52 miliardi di
dollari è stato l'ultimo della serie di interventi dell'Fmi nell'area). Se
includiamo anche la Turchia, questa quota diverrebbe superiore al 60-65% degli
aiuti erogati dal Fondo negli ultimi nove mesi», afferma Ferrazzi. Certo va
tenuto conto che i paesi che hanno già ricevuto aiuti (Ucraina, Lettonia)
potrebbero chiederne di ulteriori, senza dimenticare che c'è anche l'Africa in
lista d'attesa con il Kenya che ha richiesto 100 milioni a marzo e lo Zambia
che potrebbe ricevere altri 100-150 milioni di dollari per affrontare la crisi
del calo del prezzo del rame. Nei prossimi mesi anche le situazioni di quei
paesi emergenti che non producono materie prime potrebbero peggioreranno
ulteriormente. «Credo che alla base della richiesta di emissione di bond da
parte dell'Fmi ci sia soprattutto l'esigenza della Cina
di avere tra le sue riserve in valuta estera asset che non siano denominati in
dollari – dice Lucia Lorenzoni, economista alla Banca Monte dei Paschi di Siena
- . Pechino è il primo detentore mondiale di bond statunitensi che acquista con
le sue riserve in valuta e da qualche anno sta cercando di diversificare
maggiormente la sua esposizione in valuta per annacquare le perdite derivanti
dall'indebolimento del biglietto verde». «In futuro questo potrebbe creare un
minor flusso di acquisto di bond in dollari – aggiunge Lorenzoni – in una fase
in cui il Tesoro americano sta emettendo ingenti quantità di debito per
finanziare la spesa pubblica e potrebbe generare pressioni al rialzo per i
tassi di rendimento Usa e una ulteriore spinta all'indebolimento del biglietto
verde». © RIPRODUZIONE RISERVATA LUNGHE TRATTATIVE Ankara sta negoziando da
maggio del 2008: l'accordo sulla cifra (tra i 25 e i 45 miliardi) potrebbe
arrivare dopo l'estate
( da "Repubblica, La" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 41 - Esteri
Riccardo Noury, Amnesty Italia: "Cellulari e web ultime frontiere del
dissenso" "Boicottare non basta più servono leggi anti-censura"
ANAIS GINORI Quasi mezzo secolo fa Amnesty International fece il suo debutto
pubblicando un articolo su un giornale inglese. Oggi, probabilmente, userebbe
una email o un sms. «Le telecomunicazioni sono l´ultima frontiera del dissenso
e della denuncia di violazione di diritti umani» spiega Riccardo Noury,
portavoce della sezione italiana. «E´ quindi matematico che vedremo sempre più
spesso strategie di controllo e repressione in questo settore». Già nel 2002
Amnesty accusò Microsoft, Sun, Cisco e Nortel di aver venduto al regime di
Pechino tecnologia per la censura online. "Siamo politicamente neutrali -
rispose allora un manager di Cisco - quello che il governo
della Cina vuole fare con i
nostri software non ci riguarda". E´ possibile applicare questo
ragionamento anche a Nokia-Siemens e al contratto di fornitura per le
intercettazioni sui cellulari con il regime di Teheran? «Su questa vicenda
stiamo facendo le nostre indagini, non voglio ancora pronunciarmi.
Quello che posso dire è che nessuna compagnia privata può sottrarsi a una
responsabilità diretta o indiretta nella violazione di diritti umani». Cosa rischiano
le aziende che vendono tecnologia a governi per mettere in atto azioni di
censura? «Purtroppo il diritto internazionale è ancora carente. Ci sono però
tribunali nazionali che hanno portato in giudizio aziende coinvolte in casi di
questo tipo. Penso ad esempio a Yahoo che è stata denunciata negli Usa per aver
consegnato alla Cina i dati provenienti dalla casella
di posta elettronica del giornalista Shi Tao, poi arrestato e condannato a
dieci anni di prigione». Il controllo sui cellulari di chi protesta in Iran è
una novità? «L´accelerazione delle comunicazioni è tale che lo "spione
offline" - il vicino di casa o il finto amico - è diventato obsoleto. Si è
visto due anni fa durante le proteste in Birmania, dove il regime per giorni
non si è accorto delle riprese video con telefonini e delle testimonianze email
circolati in tutto il mondo. Quando ne hanno capito la potenza, i generali
hanno fatto oscurare Internet». Amnesty ha denunciato diverse multinazionali
dell´hi-tech che fanno affari con la Cina. «E´
l´esempio più macroscopico. Pur di stare sul mercato cinese, le multinazionali
occidentali accettano in maniera supina di firmare accordi di autocensura. Il
caso di Google.cn dal quale non è consentito accedere a singole parole è
diventato simbolico di questa silenziosa sottomissione alle norme repressive».
Il boicottaggio serve? «Noi operiamo una sistematica denuncia dei casi più
gravi. Ma chiediamo che ci sia una convenzione internazionale che riguardi le
responsabilità delle aziende in materia di diritti umani, fissando obblighi e
doveri da rispettare come previsto dalla Dichiarazione universale. Nessuno deve
più poter scaricare le proprie colpe».
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-07-02 - pag: 19 autore: L'analisi di
Comitato Leonardo e Ice: abbassare i prezzi per aumentare i volumi - Più investimenti
Il made in Italy alla ricerca di nuovi obiettivi Nicoletta Picchio ROMA. Se il
mondo cambia, bisogna modificare anche le strategie. Se negli anni passati, con
la domanda globale in aumento, i prodotti made in Italy potevano spuntare
prezzi più alti dei concorrenti, oggi è opportuno fare l'opposto. E cioè
aumentare i volumi, anche a costo di ridurre prezzi e margini, e diversificare
geograficamente. Non solo: altra strategia è intercettare i nuovi modelli di
consumo. Se le vendite globali dei beni di lusso si ridurranno del 7-8%
nell'anno, gli acquisti di super luxury di solito non sono influenzati dalla
congiuntura. Ma in particolare nel dopo crisi bisogna tenere d'occhio i settori
emergenti legati alle fonti di energia rinnovabile. Secondo una ricerca, un
consumatore su tre sarebbe disposto a pagare dal 5 al 10% in più per un
prodotto ecologico. Ed anche la chimica, la farmaceutica
aumenteranno il loro peso, grazie alle politiche in Cina e in Usa. Questi consigli anticrisi arrivano dallo studio commissionato
da Comitato Leonardo e Ice alla Fondazione Manlio Masi e a Luiss Lab, frutto di
un lavoro coordinato tra Beniamino Quintieri, che ieri ha illustrato i
risultati, e Stefano Manzocchi. L'occasione è stato il Forum del
Comitato Leonardo. «L'Italia e i suoi imprenditori hanno capacità, prodotti e
strategie per difendere il made in Italy. Mi auguro che, con le mosse giuste,
potremo essere tra i primi a cogliere la ripresa», ha detto la presidente del
Comitato Leonardo, Luisa Todini. «Bisogna puntare sugli investimenti, perchè
ricerca e innovazione sono un elemento di forza. Ora purtroppo stanno soffrendo
proprio i migliori, quelli che hanno investito », sostiene il vice presidente
di Confindustria, Andrea Moltrasio, apprezzando i provvedimenti del Governo, in
particolare la detassazione degli investimenti in macchinari. In platea e sul
palco, per la tavola rotonda, alcuni campioni dal made in Italy hanno indicato
la loro ricetta. «Non bisogna solo esportare, ma creare investimenti all'estero
» è il suggerimento di Roberto Colaninno, che a giugno ha avviato la produzione
della Vespa nello stabilimento in Vietnam, costruito in un anno e mezzo. La
domanda c'è: i primi 2.500 scooter sono stati venduti tutti, in un Paese dove
vivono 50 milioni di giovani sotto i 30 anni. Dice Adolfo Guzzini, presidente e
a.d. della I Guzzini illuminazione, che è stata scelta per il museo
internazionale di Pechino: «Dobbiamo muoverci: la diplomazia tedesca ha
stabilito contatti tra i musei di Monaco, Berlino e Dresda e i cinesi. Non
dobbiamo limitarci a un ruolo di nicchia». Cresce anche Permasteelisa, di cui
Davide Croff è presidente: la riorganizzazione ha migliorato i conti, ma è
l'innovazione, come il fotovoltaico sulle facciate dei grattacieli, a renderli
leader. Certo, servono i soldi: Fabio Gallia, a.d. di Bnl, sottolinea che gli
investimenti sono caduti e alle banche viene chiesto soprattutto di finanziare
il circolante. La volontà di dare credito c'è, anche senza applicare alla
lettera Basilea 2, ma le aziende si devono patrimonializzare. Di banche ha
parlato anche il ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola: «Bisogna finire lo
scaricabarile che se non c'è credito è colpa delle banche o del governo.
Bisogna migliorare ma non spingendo il credito cattivo, che terrebbe in vita
artificialmente aziende decotte». A portare il saluto di Palazzo Chigi, il
sottosegretario Gianni Letta: «La crisi c'è, ma il governo si impegna per
creare gli stimoli necessari. Poi devono essere le imprese a reagire» ha detto
Letta, complimentandosi con la Ricerca, che punta a trovare le vie d'uscita. E
non manca il rimprovero ai giornali: «Si scambia la normale dialettica,come c'è
dentro il Governo, per rissa. Invece proprio attraverso la dialettica si
dimostra vitalità». © RIPRODUZIONE RISERVATA LE INDICAZIONI Attenzione ai
settori emergenti legati alle fonti di energia rinnovabili, diversificare i
mercati, non limitarsi a un ruolo di nicchia
( da "Repubblica, La" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 30 - Economia
Cina e Brasile, addio dollaro interscambi in valute
locali I Paesi Bric: basta con il dominio di una moneta Anche l´India e la
Russia pronte ad annunciare l´intesa raggiunta a Ekaterinburg Un primo passo
concreto verso il ridimensionamento del ruolo universale del biglietto verde
FEDERICO RAMPINI dal nostro corrispondente PECHINO - La sfida delle potenze
emergenti all´egemonia del dollaro non è più solo simbolica. Cina
e Brasile passano all´azione, infliggono un colpo significativo al ruolo del
dollaro come moneta universale. Le due banche centrali di Brasilia e Pechino
hanno annunciato di avere raggiunto un accordo per eliminare il dollaro come
moneta di pagamento del commercio bilaterale tra i due paesi, un interscambio
che quest´anno raggiungerà 40 miliardi di dollari. Il presidente dell´autorità
monetaria brasiliana Henrique Meirelles ha dato l´annuncio dopo un incontro con
il suo omologo cinese, Zhou Xiaochuan, ai margini del meeting tra governatori
presso la Banca dei regolamenti internazionali, con sede a Berna. «Abbiamo
raggiunto l´accordo ha detto il numero uno della banca
centrale brasiliana e ora passiamo alla fase operativa». L´import-export
fra i due giganti emergenti sarà dunque pagato in yuan e real anziché in
dollari com´era antica consuetudine. Lo stesso Meirelles ha aggiunto che un accordo analogo
sta per essere raggiunto con l´India, per usare direttamente il real e la rupia
nell´interscambio bilaterale, eliminando i pagamenti in dollari. Anche la
Russia è intenzionata a siglare rapidamente lo stesso tipo di intesa, che è
stato discusso in un vertice recente nel "quartetto" dei Bric
(Brasile, Russia, India, Cina). Per il momento
l´attacco alla funzione globale della moneta americana come strumento di
pagamento non scalfisce ancora l´altro ruolo del dollaro, come moneta di
riserva delle banche centrali. I dirigenti cinesi, anzi, hanno ribadito di
recente che la politica di investimenti in dollari delle loro riserve valutarie
non subirà mutamenti significativi. I cinesi in effetti sono preoccupati che un
segnale di disaffezione da parte loro possa far crollare il dollaro, svalutando
i loro investimenti ed anche riducendo la competitività del made in China.
Tuttavia nell´ultimo rapporto della banca centrale di Pechino, appena
pubblicato, viene rilanciata una dura critica al «dominio di una valuta» nel
sistema monetario internazionale. La Banca Popolare della Cina
(questo il nome ufficiale dell´istituto di emissione di Pechino) lancia anche
un monito agli Stati Uniti per la loro «politica monetaria e fiscale lassista».
Lo stesso tema nei mesi scorsi fu già sollevato dal primo ministro Wen Jiabao,
che ha ammonito Washington a «non mettere a repentaglio gli
investimenti in dollari della Cina». Russia India e Brasile ora uniscono le loro voci alla Cina, in un comunicato congiunto in cui
chiedono «un sistema monetario internazionale più diversificato». L´abbandono
del dollaro nel commercio fra i Bric è un primo passo concreto verso il
ridimensionamento del suo ruolo come moneta universale. I Bric
rappresentano le economie a più forte tasso di crescita. La Cina
da quest´anno ha scalzato gli Stati Uniti come primo partner commerciale del
Brasile. Le esportazioni brasiliane nella Repubblica Popolare (soprattutto soya
e minerale ferroso) sono aumentate del 64% nel primo trimestre 2009 rispetto
allo stesso periodo del 2008. L´espansione dell´influenza cinese in aree del
mondo un tempo più legate agli Stati Uniti ormai va ben oltre i rapporti
commerciali e si allarga all´attività creditizia. La China Development Bank, un
istituto pubblico specializzato nel finanziamento delle grandi opere
infrastrutturali, ha annunciato l´apertura di una filiale in Brasile per
investire nella costruzione di porti, acciaierie, e nel settore energetico. La
China Development Bank ha già erogato un prestito di 10 miliardi di dollari a
Petrobras, il più grande ente petrolifero brasiliano. Il governo di Lula da
Silva ha anche rivelato che la banca di Stato della Repubblica Popolare
finanzierà alcune grandi opere per i Mondiali di calcio del 2014. La stessa
banca statale di Pechino ha anche prestato 1,3 miliardi di dollari alla sua
gemella russa, Vnesheconombank. Insieme le due istituzioni partecipano al
finanziamento per la costruzione di un cementificio nella regione di San
Pietroburgo. Un parallelo espansionismo finanziario viene sviluppato dal
China-Africa Development Fund, un nuovo istituto di Stato specializzato nel
finanziamento delle grandi opere nel continente nero. Tra i suoi primi progetti
ci sono una centrale elettrica nel Ghana, un polo industriale tessile nel
Malawi, e un prestito di 950 milioni di dollari allo Zimbabwe.
( da "Repubblica, La" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 30 - Economia
Via libera ai bond anticrisi dell´Fmi Storica emissione da 150 miliardi di
dollari per gli Stati membri I titoli saranno denominati in Drs, ossia sulla
media di dollaro, euro, sterlina e yen LUCA IEZZI ROMA - Storica decisione del
Fondo monetario internazionale che emetterà obbligazioni per la cifra record di
150 miliardi di dollari a favore dei paesi partecipanti. Tra questi alcuni
avevano già manifestato il loro interesse: la Cina ha segnalato la sua intenzione di investire fino a 50 miliardi
di dollari e Brasile e Russia fino a 10 miliardi ciascuno. Proprio il negoziato
con queste economie emergenti ha portato alla decisione del mega bond: il G20
di Londra aveva deciso di aumentare di 500 miliardi (contro i 250 attuali) i
capitali a disposizione del fondo con lo scopo di fronteggiare la crisi globale
concedendo prestiti alle economie in difficoltà. I paesi sviluppati (Usa, Ue e
Giappone) si sono impegnati in un aumento di capitale da 325 miliardi mentre Cina, Brasile e Russia, in attesa di una revisione delle
quote, hanno chiesto di partecipare utilizzando il nuovo canale. «Questo schema
innovativo - ha dichiarato il direttore del Fmi Dominique Strauss-Kahn -
rafforzerà ulteriormente la capacità del fondo di portare rapida assistenza ai
suoi membri quando questa occorra». «L´emissione dei titoli potrà iniziare -
informa l´Fmi in una nota - dopo che sarà concluso il primo accordo di acquisto
con un paese membro». L´altra novità è che i bond saranno denominati in Drs, la
"moneta - paniere" utilizzata dall´Fmi per alcuni prestiti (il suo
valore viene definito attraverso la media delle quotazioni di dollaro, euro,
sterlina e yen). Anche questa è stata una richiesta dei paesi sottoscrittori,
che vogliono utilizzare i titoli per differenziare le loro riserve ora troppo
esposte alle fluttuazioni del dollaro. Il numero due del Fondo, l´americano
John Lipsky, ha dichiarato che il board ha dato il via libera a emissioni fino
a 500 miliardi anche se la quantità reale sarà più bassa e dipenderà dalle
richieste che arriveranno dai vari governi e banche centrale. Una volta che i
titoli saranno acquistati dai paesi membri, essi potranno essere negoziati sul
mercato verso tutti i soggetti abilitati a detenere Drs, che include tutti i
membri Fmi, le loro banche centrali e 15 istituzioni multilaterali, quelle che
sono designate a detenere i diritti speciali di prelievo, la durata di queste
obbligazioni è di cinque anni e dovrebbero garantire tassi d´interesse
leggermente superiori ai titoli di Stato americani di durata analoga. La scelta
del bond permette anche di rimandare la parte più spinosa della revisione delle
quote di cui dispone ogni paese, riforma che dovrebbe concludersi entro il 2011
e dovrebbe aumentare il peso come azionisti proprio dei colossi emergenti (Cina, Russia, India, Brasile) a scapito dei paesi europei
più piccoli. Conseguentemente dovrebbe cambiare anche la composizione dei
vertici e del consiglio di amministrazione ora sbilanciato a favore dei paesi
di vecchia industrializzazione (l´Europa detiene 8 seggi su 24).
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-07-02 - pag: 39 autore: Mercati. La speculazione legata alla grande liquidità immessa da Pechino
La Cina innesca i rialzi di
commodity e azioni Più controlli dell'Authority Usa sui future delle materie prime
Roberto Capezzuoli Walter Riolfi è ragionevole credere che alla base del forte
rialzo nei prezzi di tutte le materie prime vi sia l'aspettativa di una forte
ripresa economica. Ma, con i Paesi occidentalie il Giappone ancora in
profonda recessione e con la sola Cina e pochi altri
Stati emergenti in contenuta crescita, è anche lecito pensare che buona parte
di questi rialzi sia stata determinata più dalla speculazione che da una
domanda che ancora stenta ad affacciarsi. Così la pensa una larga fetta dei parlamentari
americani, specie dopo aver osservato il balzo del petrolio, e così pare
concordare anche la Commodity Futures Trading Commission, ossia l'organismo
americano che regola la contrattazione dei future sulle materie prime. In
realtà la Cftc non ha parlato di speculazione, ma ha annunciato che «vigilerà
attentamente per scovare ogni segnale di eccessiva speculazione». E Gary
Gensler, neo-presidente di Cftc,ha ieri ribadito l'importanza che «la
Commissione usi tutti i suoi poteri per adempiere vigorosamente alla missione
di mantenere i mercati liberi da frodi e manipolazioni ». Come mai il petrolio
è passato dai 34 $ di febbraio ai 73 di giugno, lo zucchero greggio è salito in
tre mesi di oltre il 40%, il rame e la soia del 28%? Non c'è alcuna evidenza di
una solida crescita dei consumi tale da giustificare i rincari che le commodity
hanno registrato nel secondo trimestre dell'anno, nemmeno nelle locomotive Cina e India. Per Pechino si può parlare solo di un aumento
della domanda, in gran parte legato all'accumulo di scorte: fortemente
cresciute nella scommessa di una ripresa economica mondiale che ancora non
intravvede e che nelle previsioni degli economisti dovrebbe invece rivelarsi
piuttosto cauta. Infatti,dietro agli acquisti cinesi c'è anche l'aggressivo
intervento della speculazione, allettata da rincari che poco hanno a che vedere
con i fondamentali, cioè con la produzione, i consumi e le scorte. Un ottimismo
che non sembra genuino, ma che trae vantaggio da un lato dalla debolezza del
dollaro e dall'altro dal desiderio di proteggersi dai rischi di inflazione.
Agli hedge fund, che tornano a invadere i mercati, si aggiungono gli Etf su
singole materie prime. Quando questi strumenti non prevedono l'accantonamento
di merce fisica (richiesta invece se il sottostante è l'oro), la loro
diffusione tra i piccoli risparmiatori va a ingigantire il volume di fuoco
degli hedge fund e dei derivati sugli indici, a cui è concesso lasciar scadere
i future in portafoglio senza consegnare o ricevere la merce. è il fenomeno del
cash settlement , che allontana i valori dei mercati a termine da quelli reali,
i cui effetti distorsivi si sono visti nella bolla dei prezzi scoppiata dopo il
giugno 2008. Il guaio è che i mercati finanziari stanno procedendo di eccesso
in eccesso e la nuova grande liquidità creata dai Governi per salvare le banche
e rilanciare l'economia sta creando adesso un'altra bolla speculativa: in parte
sugli stessi mercati azionari e soprattutto su quelli delle materie prime. Il
fenomeno sta diventando macroscopico proprio in Cina,
il cui Governo non a caso è quello che più ha dispensato denaro (dopo gli Usa)
per stimolare l'economia. Sono proprio le banche cinesi, come scrive Andy Xie
(ex capo economista di Morgan Stanley), che prestano abbondantemente denaro a
buon mercato a investitori e imprenditori, accettando anche le commodity come
collaterale (garanzia). A loro volta sono le stesse imprese controllate dallo
Stato a prestare altro denaro a interessi un po' più alti. Don Dion (un noto
advisor finanziario americano) stima che nella prima metà del 2009 le banche
cinesi abbiano concesso finanziamenti pari al 150% di quelli concessi
nell'intero 2008. Una parte di questo denaro, circa il 20% nelle stime di Dion,
avrebbe alimentato la speculazione sulla Borsa e sugli immobili. Della stessa
opinione è Xie, secondo il quale anche il forte rialzo della Borsa di Hong Kong
(+46%dai minimi dell'ottobre scorso) sarebbe stato sostenuto da acquisti
provenienti da investitori della terraferma. Il grosso s'è però indirizzato sul
mercato di Shanghai il cui indice ha guadagnato il 71% dal minimo di novembre
(contro un rialzo del 60% dell'indice Ms emerging markets) con una
straordinaria accelerazione proprio nell'ultimo mese. è per questo che qualche
giorno fa le autorità cinesi hanno deciso i primi provvedimenti per tentare di
raffreddare sia gli acquisti speculativi sulle commodity sia quelli sulle
azioni. E la decisione di riconsentire la quotazione di nuove società (le Ipo
erano state sospese da quasi un anno) risponde proprio all'esigenza di evitare
che l'ancora modesto listino di Shanghai finisca in bolla a causa della troppa
liquidità. © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: NORME E TRIBUTI ENTI LOCALI data: 2009-07-02 - pag: 33 autore: TV A
CURA DI LUIGI PAINI Hollywood Party SKY CINEMA CLASSICS 21.00 Di Blake Edwards
(Usa 1968), con Peter Sellers (nella foto) Il party più movimentato (ed
esilarante) della storia di Hollywood DA NON PERDERE RETE 4 16,20 Il cielo può
attendere, di Ernst Lubitsch, con Don Ameche, Gene Tierney, Usa 1943 (101').
Con Lubitsch, anche il viaggio nell'aldilà diventa motivo di divertimento.
RAIUNO 21,10 Superquark. Dopo un restauro durato ben trent'anni, sono
finalmente visibili a Roma gli affreschi della casa di Augusto e Livia, sul
Palatino. Con Alberto Angela. CANALE 5 21,10 Zig Zelig. Il meglio del varietà
dedicato al cabaret: rivediamo, fra i molti, Natalino Balasso, Paolo Cevoli,
Angela Finocchiaro e Raul Cremona. RETE 4 21,10 Il colpo, di David Mamet, con
Gene Hackman, Danny DeVito, Usa 2001 (111'). Un colpo "finale",
capace di chiudere la "carriera" per sempre di un ladro
professionista. Ma il diavolo ci mette lo zampino... LA 7 21,10 La tigre e il
dragone, di Ang Lee, con Chow Yun-fat, Hong Kong 2000 (119'). Fantastici duelli nella Cina del tempo che fu. Che eleganza! E che azione! RAITRE 23,35 Doc
3- Hair India. Alla scoperta di un mondo sempre più globalizzato: i documentari
della serie mostrano lati insoliti del business che coinvolge l'intero pianeta.
Attualità RAITRE 10,55 Cominciamo Bene Estate. Una mattina all'insegna
dell'humour e dell'intelligenza: il programma di Arianna Ciompoli e Michele
Mirabella si distingue per compostezza e scelta degli argomenti. CANALE 5 23,30
Terra! Estate. Edizione estiva del programma di attualità realizzato da Toni
Capuozzo (anche conduttore) e Sandro Provvisionato. Spettacolo RAISAT CINEMA
WORLD 21,00 Super Nacho, di Jared Hess, con Jack Black, Usa 2006 (100'). Da
cuoco di un monastero a lottatore di wrestling& RAIDUE 21,05 Cocciante
canta Cocciante. Dall'Arena di Verona la registrazione del mega- concerto
tenuto dal popolare cantante lo scorso 30 maggio. SKY CINEMA 1
( da "Repubblica, La" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 40 - Commenti
Cosa chiedo ai grandi per salvare la terra (SEGUE DALLA PRIMA P
( da "Repubblica, La" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina IV - Torino
Sale chiuse, niente mostre musei dimezzati nell´estate dei risparmi Domenica
stop a "Feste barocche" a Palazzo Madama Solo la Fondazione Merz
resta aperta MARINA PAGLIERI Palazzo Bricherasio ha chiuso i battenti a metà
giugno e li riaprirà solo a settembre, con parecchie incertezze sul futuro ( e
anche sul destino della caffetteria-bookshop che dovrebbe nascere di fronte, in
cui si sono sospesi i lavori). Domenica è l´ultimo giorno in cui si entra alla
Pinacoteca Agnelli, che non si potrà visitare fino al 3 agosto: niente mostre
nell´estate e nell´autunno chissà, per ora non si azzardano previsioni. Alla
Gam le collezioni traslocano nei depositi in vista del nuovo allestimento
autunnale - è già toccato al 900, presto sarà il turno dell´800
- e non saranno visibili fino al 23 ottobre (ci si dovrà accontentare di
un´esposizione piuttosto di nicchia nel piano sotterraneo, sui rapporti tra
giovani artisti e opere "storiche" del museo). Il Castello di Rivoli è aperto d´estate con
le sue collezioni, ma per vedere una mostra si dovrà attendere l´autunno, dove
è stata da poco confermata (era in forse fino a poco fa per problemi di budget)
la mostra retrospettiva di Gianni Colombo, protagonista dell´arte cinetica. Non
è certo confortante il panorama estivo dell´arte torinese, dove si iniziano a
toccare con mano, a qualche mese dalle polemiche, i risultati dei
"tagli" e del nuovo corso per la cultura. Dove si dirigerà allora un
turista attirato nei mesi caldi a Torino dalla sua fama di capitale dell´arte
contemporanea? Se arriverà prima del 3 agosto potrà ancora vedere alla
Fondazione Sandretto il «new british artist» Glenn Brown, ma dal giorno dopo se
lo dimentichi, perché in via Modane vanno in vacanza fino al 24 di quel mese.
Resiste solo l´eroica Fondazione Merz, che non chiude neanche un giorno e oltre
alla mostra di Luisa Rabbia propone un nuovo allestimento delle opere di Mario
Merz e la serie di eventi «Meteoriti in giardino». Un po´ poco, ma è così.
Neanche nel settore dell´arte più datata c´è da stare allegri. Dall´8 luglio
chiude i battenti la Pinacoteca dell´Accademia Albertina, in vista del
riallestimento autunnale delle collezioni, già da martedì scorso è off limits
pure la Fondazione Accorsi, che tornerà accessibile il 22 agosto. Passando alle
mostre (domenica tra l´altro è l´ultimo giorno per «Feste barocche» a Palazzo
Madama, ci si potrà consolare poi con gli appuntamenti di "Sguardi
d´estate"), se la scorsa estate al Museo di Antichità era allestita l´esposizione di grande successo «Il celeste impero» dedicata ai
tesori delle civiltà passate della Cina, tra questi alcuni del celebri "guerrieri" di Xian
(organizzata dalla Fondazione per l´arte della Compagnia di San Paolo,
istituzione ora in via di smantellamento) quest´anno non si va molto più in là
dei gioielli dei Savoia alla Reggia di Venaria. Poi ci sarà l´autunno e
qualcuno annuncia novità. Così la Gam aprirà con diverse mostre inserite nel
nuovo allestimento, mentre la Fondazione Accorsi ha in programma dal 1° ottobre
una mostra sulle vedute veneziane e la Pinacoteca Agnelli inaugura il 7
novembre una sala di studio e consultazione sul collezionismo. Ma per alcuni le
nubi all´orizzonte sono tante, forse troppe: «Abbiamo programmato due mostre
per l´autunno, una scientifica in collaborazione con l´Istituto Nazionale di
Astrofisica e un´altra storica per i 110 anni dell´Aci - dice Alberto Alessio.
- Poi non so che cosa succederà, le prospettive non sono certo rosee, anche se
è presto per dirlo. La situazione che si è creata, con le contrazioni nei
finanziamenti da parte di enti pubblici e fondazioni bancarie, certo ha
smorzato ogni entusiasmo. E se quest´anno il panorama è poco rassicurante, non
ci sono certezze nemmeno per il 2010».
( da "Repubblica, La" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 25 - Esteri
La Corea del Nord minaccia nel mirino il 4 luglio di Obama Ieri lanciati due
missili, attesa per l´Independence day Il momento scelto è
denso di messaggi cifrati: da ieri a Pechino gli incontri tra Cina e Stati Uniti FEDERICO RAMPINI dal
nostro corrispondente PECHINO - Kim Jong-il vuole trasformare in un incubo
Independence Day, lanciando un missile intercontinentale verso le Hawaii nel
giorno della festa nazionale americana del 4 luglio? La minaccia viene
presa sul serio a Washington, dopo i due nuovi test balistici effettuati ieri
dalla Corea del Nord. Le sanzioni decise dall´Onu contro Pyongyang il 12 giugno
non hanno piegato la dittatura comunista, che aveva già sfidato la comunità
internazionale con l´esperimento atomico del 25 maggio. La risoluzione del
Consiglio di sicurezza che rafforza l´embargo sul traffico di armi con la Corea
del Nord non ha placato il regime: al contrario, l´attivismo bellico è di nuovo
ai livelli di massima allerta. Ieri i due missili di corto raggio sono stati
lanciati dal porto nordcoreano di Wonsan nel mare del Giappone: proprio l´area
che Pyongyang ha "proibito" con un diktat a navi e aerei nipponici
fino all´11 luglio. Dal test atomico fino a ieri, sono già sei i missili
lanciati dalla Corea del Nord in un crescendo di manovre offensive. Il momento
scelto per gli ultimi lanci è denso di messaggi cifrati, come spesso accade per
le mosse di Kim Jong-il. Proprio ieri sono iniziati a Pechino gli incontri fra
i dirigenti cinesi e l´inviato di Barack Obama, Philip Goldberg, che deve
cercare di ottenere dalla Repubblica Popolare un´adesione effettiva alle
sanzioni decise dal Consiglio di sicurezza. La Cina è
l´unico sostegno importante della Corea del Nord, a cui fornisce aiuti
economici, energia e armi. Anche se Pechino ha accettato di votare la
risoluzione 1874 del Consiglio di sicurezza, continua a dare l´impressione di
non volere utilizzare fino in fondo la sua forza per indurre alla ragione il
piccolo alleato. Altrettanto simbolico è il fatto che i due lanci di ieri siano
avvenuti esattamente quando a Seul si apriva all´ambasciata americana il
ricevimento per la celebrazione (anticipata) di Independence Day. Il primo
missile è partito nell´istante in cui il ministro degli Esteri della Corea del
Sud, Yu Myung-hwan, varcava la soglia della residenza dell´ambasciatore Usa.
C´è un precedente: nel 2006 Pyongyang effettuò il lancio di un missile
balistico di lunga gittata nelle prime ore del 5 luglio, che per la differenza
del fuso orario corrispondevano alla festa del 4 luglio negli Stati Uniti. Per
questo a Washington cresce l´inquietudine all´approssimarsi di Independence
Day. Tanto da indurre il capo dello U.S. Northern Command, il generale Victor
Renuart, a rassicurare pubblicamente i suoi concittadini. «La nostra nazione -
ha dichiarato Renuart - ha un dispositivo di difesa anti-missilistica molto
credibile». Evocando apertamente l´ipotesi di un lancio nordcoreano verso le
Hawaii (la terra natale di Obama), il generale ha voluto enumerare tutte le
difese in campo. «In Alaska e in California - ha dichiarato - i nostri sistemi
di intercettazione sono efficaci. Se un missile balistico intercontinentale
dovesse essere lanciato, sono fiducioso che potremmo impedirgli di infliggere
un danno serio a qualsiasi parte del territorio americano». Sull´ipotesi di un
lancio dalla Corea del Nord verso le Hawaii il generale ha detto: «Dobbiamo
comportarci come se questo sia possibile, ed essere pronti». Sulle ragioni di
questa escalation di provocazioni, le ipotesi in campo sono diverse. Kim
Jong-il ha avviato le grandi manovre per la propria successione, alla quale
vuole designare il figlio più giovane, e questo può indurlo a "pagare un
pegno" all´ala dura del suo esercito. Inoltre Pyongyang può tentare una
tattica che ha già funzionato in passato: il ricatto per estorcere aiuti
dall´America e dalla Corea del Sud. E´ un test delicato per la diplomazia di
Obama che si aggiunge alla crisi in Iran, e sarà al centro dei suoi colloqui
con il presidente cinese Hu Jintao al G-8 dell´Aquila la prossima settimana.
( da "Repubblica, La" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 49 - Esteri
Si trova in Danimarca, nel Mare del Nord, il primo insediamento umano che ha
abbattuto la Co2 Gli abitanti usano turbine, pannelli solari e combustibili
naturali. Risparmiando e guadagnando Vento, sole, muschio e olio di canola ecco
Samso, l´isola a emissioni zero La gente ne è convinta: da qui partirà la
rivoluzione verde nel mondo CORRADO ZUNINO KOLBY KAS dal noStro inviato Le
dieci turbine a vento, piloni d´acciaio conficcati nel Mare del Nord ed
emergenti per
( da "Repubblica, La" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 34 - Economia
Pechino prepara lo shopping italiano Missione di 300 aziende cinesi: nel mirino
auto, energia e ambiente. Il nodo protezionismo Prevale l´attività
d´investimento per l´acquisizione di nuove tecnologie e capacità produttive
FEDERICO RAMPINI dal nostro corrispondente PECHINO - Dietro il presidente Hu
Jintao invitato al G-8, arriva "lo sbarco dei trecento": è la
delegazione di imprenditori cinesi che da lunedì perlustrerà l´Italia a caccia
di opportunità d´investimento. A guidarla è il ministro del Commercio, Chen
Deming, che ha rivelato l´ampio elenco di settori a cui guarda l´industria
della Repubblica Popolare: «Il manifatturiero dall´auto al tessile;
l´agroalimentare; l´energia; le tecnologie verdi per la protezione
dell´ambiente». Il ministro per ora non ha fornito cifre sull´entità degli
investimenti previsti. Le analoghe missioni in altri paesi europei dall´inizio
dell´anno (Germania, Inghilterra, Spagna, Svizzera), hanno già realizzato 15
miliardi di dollari di acquisizioni e investimenti diretti. A differenza di
quanto accadeva in passato, quando le delegazioni cinesi miravano ad accordi
commerciali, ora prevale l´attività d´investimento, mirata soprattutto
all´acquisizione di nuove tecnologie e capacità produttive all´estero. E´
un´evoluzione che si rispecchia nel boom degli investimenti esteri diretti
compiuti dalla Cina: si è passati da 2,7 miliardi di
dollari nel
( da "Finanza e Mercati" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Pirelli, rilancio
carioca da 200 mln da Finanza&Mercati del 03-07-2009 Crisi o non crisi
Pirelli continuerà a scommettere sul Brasile, dove il gruppo, ieri, ha
festeggiato nello stabilimento di Santo Andrè (vicino San Paolo) gli ottanta
anni di presenza sul territorio con sette impianti produttivi. Il gruppo leader
mondiale negli pneumatici di alta gamma nel
( da "Finanza e Mercati" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Cnpc, 17 miliardi
per il 75% di Ypf da Finanza&Mercati del 03-07-2009 China National
Petroleum Corporation (Cnpc), il colosso dell'oil di Pechino, torna all'attacco
sulla divisione argentina di Repsol-Ypf. Nel 2007 Cnpc aveva tentato in due
occasioni di conquistare tutte le attività del gruppo di Madrid in Sudamerica.
Ora, secondo quanto riporta il South China Morning Post, sarebbe pronta a
mettere sul piatto 17 miliardi di dollari. In una delle maggiori operazioni
oltre confine per un gruppo cinese, dopo che proprio di recente Sinopec ha
offerto 7,2 miliardi di dollari per la svizzera Addax Petroleum, specializzata
nell'esplorazione di giacimenti, e soprattutto per le attività di questa nel
Kurdistan iracheno. Cnpc, capogruppo di PetroChina (primo produttore cinese di
petrolio e gas) punterebbe al 75% del capitale di Ypf (l'ex azienda pubblica
acquisita da Repsol nel 1999 durante la controversa stagione delle
privatizzazioni operate dal presidente argentino Carlos Menem). Il quotidiano
cinese precisava che anche l'altro big cinese del settore China National
Offshore Oil Corporation (Cnooc), sarebbe interessata a rilevare il 25% del
capitale della divisione argentina. La risposta di Repsol, per ora, è stata
diplomatica. «Riceviamo molte proposte, idee, suggerimenti, da compagnie di Cina, India e Russia, ma a oggi non ci è arrivata nessuna offerta
precisa né abbiamo preso una decisione sulla possibilità di vendere Ypf», ha
commentato il gruppo spagnolo. Ieri, il titolo Repsol-Ypf ha chiuso in
progresso dello 0,12% a 16,22 euro (performance più che positiva se si
considera che il listino di Madrid ha perso il 2,63%) Per gli analisti
la finestra per i gruppi cinesi per operare all'estero si sta chiudendo. La
combinanzione fortunata tra stretta del credito e calo dei corsi petroliferi è
ormai alla fine. E molti colossi del settore potrebbero essere meno disposti a vendere
in un prossimo futuro.
( da "Finanza e Mercati" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Collocamento da
cinque miliardi per le ferrovie di Pechino da Finanza&Mercati del 03-07-2009 La Cina
si prepara a un'Ipo da cinque miliardi di dollari per la holding che gestirà il
nuovo collegamento ferroviario tra Shanghai e Pechino. Il collocamento servirà
proprio a finanziare le attività di espansione della rete. China International
Capital, Jp Morgan e Macquarie Group sono stati incaricati di gestire l'Ipo a
Hong Kong. Era da tempo che Pechino pensava a un collocamento
ferroviario, ma solo lo scorso mese è terminata la moratoria alle Ipo imposta
in settembre dopo il tracollo dei listini.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-07-03 - pag: 3 autore: Nord/ Flavio
Radrizzani «Un provvedimento molto atteso ora facciamolo funzionare davvero» di
Franco Vergnano B arricato nel suo spartano ufficio di Uboldo (Saronno), Flavio
Radrizzaniè «perplesso» e convoca il "ragiunat" per chiedere lumi.
Alla soglia dei 60 anni il presidente della Adr,un'azienda a 22chilometri da
Varese specializzata nella fabbricazione di assali, ruote e freni per rimorchi
industriali, è la terza volta che si confronta con un provvedimento di Tremonti
per stimolare gli investimenti. In questa zona, un distretto dei robot,
conoscono abbastanza bene la Tremonti ter, ma ci sono percezioni diverse:
«Stiamo cercando di capire come funziona. Ci dovrebbero essere notevoli
differenze rispetto alle due edizioni precedenti che, comunque, avevano
funzionato egregiamente. In effetti, ho visto che domenica avete pubblicato
quest'ultima versione del provvedimento.Ho letto l'articolo 5,ma mi sembra
molto conciso. Siamo perciò in attesa di chiarimenti applicativi». Insomma, i
dubbi sono parecchie si aspetta quindi la cosiddetta "interpretazione
autentica"da parte del ministero.L'Adrè presente in otto paesi (dalla Cina, alla Polonia, al Brasile) con quasi mille persone.
Come verranno articolati i nuovi investimenti? In seguito alla crisi, la
"multinazionale tascabile" varesina aveva quasi del tutto azzerato le
nuove spese:«Ma adesso –racconta Radrizzani –faremo icalcoli e vedremo come ci
conviene muoverci. Non abbiamo ancora le idee chiare. La misura mi sembra
positivae credo che darà risultati». Difficilmente, però, l'Adr aumenterà la
capacità produttiva: «Faremo comunque nuovi investimenti nella
robotica.Vogliamo migliorare –conclude l'imprenditore –la qualità e ridurre il
"lead time", cioè i tempi di produzione». © RIPRODUZIONE RISERVATA
Flavio Radrizzani 59 anni Presidente Adr (Saronno)
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-07-03 - pag: 10 autore: La storia Wang, il contadino
rovinato dalla Wto Luca Vinciguerra HAILUN. Dal nostro inviato Q uella di Wang
Haichen è sempre stata una vita dura. Da quando la Cina è diventata una superpotenza
economica mondiale, è perfino peggiorata. «Fino a qualche anno fa - dice Wang-
ci spaccavamo la schiena nei campi di soia per quindici ore al giorno, ma
almeno i nostri sacrifici erano ripagati. Oggi lavoriamo come allora, ma
riusciamo a malapena a sopravvivere senza risparmiare uno yuan».
Trentanove anni, una figlia adolescente, un piccolo appezzamento in concessione
pubblica da coltivare, Wang fa il contadino da quando era ragazzo. A Rongxin,
un misero villaggio dell'Heilongjiang (immensa provincia dell'estremo nord),ha
vissuto sulla propria pelle tutte le tappe della grande transizione cinese
dalla pianificazione al libero mercato. Collettivizzazioni forzate, riforme agrarie,
de-collettivizzazioni. Ma il cambiamento più traumatico è venuto da fuori:
l'ingresso della Cina nell'Organizzazione mondiale del
commercio avvenuto nel 2002. «Da quel momento, le cose qui a Rongxin sono
andate di male in peggio», spiega Wang. Così come sono andate di male in peggio
a Linhe, a Jiefang, a Heping, e in altre migliaia di borghi rurali sparsi per
l'Heilongjiang e per le due province limitrofe di Jilin e Liaoning. Per una
ragione molto semplice: con l'aperturadel mercato cinese ai commerci
internazionali i prezzi della soia sono crollati, mettendo in ginocchio milioni
di contadini in tutta la grande Manciuria cinese. Un terremoto che ha sconvolto
le esistenze quotidiane di regioni rurali vissute per secoli sulla coltivazione
dei semi di soia. Nel 1995 la Cina era il più grosso
esportatore mondiale di soia. Oggi è il primo importatore planetario: oltre il
70% del suo fabbisogno proviene da Stati Uniti, Brasile e Argentina. «Gran
parte della soia d'importazione è geneticamente modificata: costa meno
lavorarla e produce molto più olio. Questo differenziale di rendimento ha messo
completamente fuori mercato i nostri produttori», spiega Wu Liqiang, segretario
dell'Heilongjiang Soybean Association. Le difficoltà dell'industria di
trasformazione locale hanno aperto enormi spazi di penetrazione alle
multinazionali. Dal
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-07-03 - pag: 21 autore: INTERVISTA Piero
Moscatelli Presidente Ceced Italia «Il settore del bianco è ormai alle corde»
Marika Gervasio MILANO Se il governo non interviene immediatamente molte
aziende del settore degli elettrodomestici non ce la faranno, mettendo a
rischio 30-40mila posti di lavoro su un totale di 200mila. La situazione è
grave. Il monito arriva da Piero Moscatelli, presidente del Ceced Italia,
l'associazione dei produttori. Le previsioni sono pessimistiche anche per
quest'anno? L'anno scorso l'indice della produzione industriale del settore è
calato del 13,8%rispetto al 2007 e la prima metà del 2009 si è chiusa con
un-30%. Da gennaio a maggio il sell-in è sceso del 10% e, nel primo
quadrimestre, il sell-out del 7%. Il ricorso alla cassa integrazione è
cresciuto del 50% nel 2008 ed è più che raddoppiato, +108%, nei primi quattro
mesi del 2009. Un quadro non certo positivo di un settore in crisi strutturale
già dal 2002 che adesso sconta anche un momento congiunturale sfavorevole.
Perché il settore stenta a riprendersi? Sta pagando la delocalizzazione
produttiva verso i paesi dell'Est, Cina e Corea in primis. Dagli oltre 30 milioni di pezzi prodotti in
Italia nel 2002 siamo passati a 27,4 milioni del 2008 che quest'anno
scenderanno a 16 milioni con una flessione del 30% e a questo si aggiunge il
calo dei consumi. Fino all'anno scorso le aziende hanno investito in
innovazione per prodotti ad alta efficienza energetica, ma questi
investimenti adesso non tornano. Che effetto hanno avuto gli incentivi sulle
vendite? Quelli stanziati nel 2007 e nel 2008 per l'acquisto di frigoriferi e
congelatori nelle classi cosiddette superlative ( A+ e A++) in vigore fino al
2010, hanno migliorato il mix delle vendite: se fino al 2006 questi prodotti
pesavano per il 12%, nel 2008 sono arrivati al 50%. Per questo abbiamo chiesto
al governo di prolungare l'erogazione e di estendere le agevolazioni ad altri
segmenti come lavastoviglie, forni e lavatrici. Il governo però li ha inseriti
in un programma di incentivi per le ristrutturazioni edilizie e li ha previsti
per le classi non inferiori alla A+. Questa classe però al momento esiste solo
per i frigoriferi. Una norma, quindi, del tutto inutile e inapplicabile. In che
direzione bisogna andare allora per uscire da questa situazione di stallo?
Oltre a incentivi realmente utilizzabili, servono agevolazioni per
l'innovazione e controlli più rigorosi dei prodotti contro la concorrenza
sleale. Infine, per quanto riguarda la decisione di proibire la vendita della
classe A dal 2010, chiediamo al governo italiano di allinearsi alla direttiva
Ue che dà tempo fino al 2013 per adeguarsi, a seconda del tipo di prodotto,
anche per non ostacolare la libera circolazione delle merci in ambito
comunitario. © RIPRODUZIONE RISERVATA «Subito incentivi realmente utilizzabili,
altrimenti le fabbriche non riapriranno» Ceced. Piero Moscatelli
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-07-03 - pag: 37 autore: Tlc. In corsa
anche France Telecom: i tedeschi vogliono un'asta per ottenere più dei 3,5
miliardi offerti da Colao Scontro a Londra su T-Mobile Telefonica sfida
Vodafone sugli asset britannici di Deutsche Telekom Michele Calcaterra MADRID.
Dal nostro corrispondente Leonardo Maisano LONDRA. Dal nostro corrispondente
Alle avance di Vodafone, T-Mobile replica guardandosi intorno. E finisce per
incontrare le attenzioni di O2 e Orange rispettivamente numero uno e numero tre
fra gli operatori di telefonia mobile inglesi. Parte l'asta per la società
controllata da Deutsche Telekom ? Pare di sì, a dare retta ai sussurri che si
levano a Londra e a Madrid dove ha sede Telefonica che controlla O2. Cesar
Alierta, che di Telefonica è presidente, è stato chiaro sulle sue strategie:
«Lo sviluppo del gruppo sarà organico e con acquisizioni selettive nei Paesi in
cui siamo già presenti». Aggiungendo che una delle aree di crescita è
sicuramente il Brasile. Telefonica lascia dunque la porta aperta alla
possibilità di acquisire T-Mobile in Inghilterra che aggiungerebbe un 15% di
quota di mercato al 27% già detenuto da O2. Oltretutto il gruppo spagnolo ha le
capacità finanziarie per digerire un "boccone" che vale qualcosa come
2-3 miliardi di euro, dato che può contare su una potenza di tiro di 2,3
miliardi senza per questo intaccare il ratio del suo indebitamento a medio
termine con l'Ebitda di 2-2,5 volte. Difficile comunque sapere quali saranno le
prossime mosse, anche se la sensazione è che il gruppo guidato da Cesar Alierta
non voglia essere coinvolto in una corsa al rialzo su T-Mobile, avendo gli
occhi puntati altrove. Telefonica infatti ha come priorità quella di crescere
in Brasile, dove detiene il 50% dell'operatore mobile Vivo, alla pari con
l'altro socio Portugal Telecom. Un'alleanza che gli spagnoli vorrebbero
volentieri sciogliere, ma che non ha ancora trovato soluzione. Accanto a questo
fronte aperto, ci sono poi quelli in Marocco, dove sta cercando di cedere il
32,18% che detiene in Meditel, in Germania dove è in trattative per comperare
Alice e in Italia dove deve cercare una soluzione all'investimento in Telecom
Italia. Per non parlare della Cina dove Telefonica ha in programma di raddoppiare dal 5 al 10% la
sua partecipazione in China Unicom. Questo lo stato dell'arte ben sapendo che
l'andamento del gruppo nell'esercizio 2009 è più che soddisfacente e che in
prospettiva l'azionista dovrebbe continuare ad essere premiato da una politica
di dividendo conveniente. Telefonica vuole evitare l'asta, lo stesso
vorrebbe Vodafone. T-Mobile ovviamente la ricerca con grande determinazione e
le voci di un possibile interessamento di Orange ( France Telecom ) rinforzano
questa ipotesi. Dalla Germania rimbalzano le voci di un irrigidimento di
Deutsche Telecom che non intende svendere la società. L'ipotizzata valutazione
di 3,5 miliardi di euro è considerata riduttiva, addirittura inaccettabile, dai
tedeschi. Alzano la voce anche se T-Mobile è fonte di grande preoccupazione e
motivo del "profit warning" su Deutsche Telekom dopo le svalutazioni
da 1,8 miliardi di euro che T-Mobile ha effettuato. Ma il problema più grande
per tutti gli aspiranti compratori non è il prezzo ma le regole sulla concorrenza
britanniche.Un'acquisizione o una fusione finirebbe sotto la lente dell'Office
of fair trade e successivamente di Ofcom,l'authority sulle tlc londinese. Non
c'è un limite rigido, insuperabile, della quota di mercato, ma una valutazione
globale. Oggi i quattro maggiori operatori inglesi hanno quote di mercato
oscillanti fra il 15 e il 27 per cento. Il consolidamento del settore
porterebbe il nuovo operatore al 40 per cento. Troppo? Forse. La speranza di
tutti è che la crisi ammorbidisca l'approccio sulle regole della concorrenza.
Consentire il consolidamento significa permettere di aumentare gli utili - oggi
ai minimi termini- e quindi anche gli investimenti che nei progetti di Gordon
Brown si dovranno concentrare proprio su telecomunicazioni e digitale. ©
RIPRODUZIONE RISERVATA LE POSIZIONI Gli spagnoli sono già presenti in Gran
Bretagna con O2, mentre i francesi controllano Orange L'Antitrust studia il
dossier
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-07-03 - pag: 44 autore: Acciaio. Il vero
pericolo è l'eccesso di capacità produttiva, che renderà molto lenta
l'incipiente fase di recupero La ripresa è prevista entro fine
anno In Cina però gli
impianti stanno già lavorando a ritmi da primato assoluto Roberto Capezzuoli
ArcelorMittal, numero uno dell'acciaio mondiale, si prepara a riavviare alcuni
degli impianti chiusi in Brasile e Stati Uniti. La stessa mossa è preannunciata
da Us Steel, mentre in Europa ThyssenKrupp ha corretto al rialzo i listini di
vendita e Corus si appresta a seguirne l'esempio. C'è una ventata di
ottimismo tra le imprese siderurgiche, reduci dal peggior tracollo del
dopoguerra. Gordon Moffat, direttore generale di Eurofer, l'ente che rappresenta
le acciaierie europee, ritiene che si sia ormai molto vicini al fondo, benché i
consumi siano ancora deboli. Le cifre del rapporto Eurofer di giugno in effetti
non sono brillanti: l'utilizzo della capacità produttiva è al 55-60%, gli
investimenti sono quasi paralizzati e si registrano ancora licenziamenti. Il
consumo apparente in Europa per l'anno in corso è previsto in discesa almeno
del 33% e per il 2010 ci si attende un recupero del 14 per cento. La ripresa
che promette di caratterizzare il 4Ú trimestre si deve soprattutto al
progressivo esaurimento delle scorte, che sta già innescando qualche
ordinativo. Gli spiragli positivi quindi ci sono, ma sono ancora sottili, con
il rischio che l'eccessivo ottimismo provochi un'eccedenza di offerta tale da
comprimere di nuovo i prezzi. Questi su alcuni mercati hanno accusato ribassi
del 70% rispetto ai picchi del 2008 e il recupero è recente e fragile. In
Europa i coils laminati a caldo sono rincarati in un mese da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: NORME E TRIBUTI GIUSTIZIA data: 2009-07-03 - pag: 35 autore: TV A CURA
DI LUIGI PAINI Stregoneria e misticismo RAITRE 21.10 Fra gli ospiti di Corrado
Augias in «Enigma», il regista Dario Argento (nella foto) Da non perdere RETE 4
16,00 Gli uccelli, di Alfred Hitchcock, con Tippi Hedren, Usa 1963 (115').
Impotenti di fronte alla natura che si ribella. L'angoscia secondo Hitchcock.
SKY CINEMA CLASSICS 21,00 Un uomo per tutte le stagioni, di Fred Zinnemann, con
Paul Scofield, Gran Bretagna 1966 (120'). Da una parte sir Thomas Moore,
dall'altra il re d'Inghilterra Enrico VIII: un insanabile contrasto. RAIUNO
21,20 Speciale Porta a porta. Serata dedicata alle eccellenze italiane nel
mondo: Bruno Vespa ospita, fra gli altri, Luca Cordero di Montezemolo e
Valentino Rossi. RAIDUE 0,25 Pianeta Terra. Le immagini della serie, prodotta
dalla Bbc, sono assolutamente impressionanti. Titolo della puntata "Le
grotte". RAITRE 0,50 Big. Lo scrittore Andrea Camilleri racconta le
esperienze che lo hanno portato a creare il personaggio del commissario
Montalbano. Attualità RAIDUE 23,10 Il grande gioco. Scenari geopolitici
illustrati da Pietrangelo Buttafuoco: la puntata si
sofferma sulla rivalità tra i due giganti asiatici, India e Cina. RAITRE 23,50 Sfide. Un campione
visto da vicino: la vita e la carriera del calciatore svedese Zlatan
Ibrahimovic,da anni in Italia,prima nella Juventus e poi nell'Inter. Spettacolo
CULT 21,00 Kalifornia, di Dominic Sena, con Juliette Lewis, Brad Pitt, Usa 1993
(117'). Due coppie in viaggio verso la California: nel gruppo si
nasconde un serial killer. STUDIO UNIVERSAL 21,00 I mastini della guerra, di
John Irvin, con Christopher Walken, Usa 1980 (90'). Mercenari bianchi in azione
in Africa, tra rivolte e sanguinari dittatori. Dal bestseller di Fredrick
Forsyth, CANALE 5 21,10 Notting Hill, di Roger Michell, con Hugh Grant, Julia
Roberts, Usa 1999 (124'). Lui ha un negozio di libri, lei è una celebre diva.
Cose che possono succedere solo al cinema:i due s'innamorano& LA 7 21,10
U-Boot 96, di Wolfgang Petersen, con Jurgen Prochnow, Germania 1980 (149'). A
bordo di un sottomarino tedesco durante la Seconda guerra mondiale. RETE 4
23,05 Conan il barbaro, di John Milius, con Arnold Schwarzenegger, Usa 1981
(128'). Uno dei ruoli migliori di "Schwarzy". La sceneggiatura è
firmata dal regista e da Oliver Stone. RAITRE 1,25 Fuori orario. La "notte
cinefila" si apre con "Il mio corpo ti scalderà" (Usa 1943), di
Howard Hughes.
( da "Avvenire" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
ECONOMIA 03-07-2009
Opel, tra Magna e Fiat ora spuntano i cinesi MILANO. È in
arrivo dalla Cina
un'offerta d'acquisto dettagliata per Opel. Baic, o Beijing Automotive Industry
Holding, sarebbe fortemente interessata a rilevare il marchio tedesco
controllato da General Motors. Lo ha scritto ieri il ' Wall Street Journal',
citando fonti vicine al dossier. L'offerta, secondo il quotidiano
americano, potrebbe arrivare nei prossimi giorni. Baic produce già vetture
Mercedes in joint venture con la Daimler e il modello Accent con la sudcoreana
Hyunday. La settimana scorsa ha avuto colloqui con la casa di Detroit. La
partita dunque sarebbe più che mai aperta, anche se Sberbank, la banca statale
russa alleata di Magna, è sicura di avere in tasca la vittoria: «Non vedo
alcuna concorrenza seria. La scelta è stata fatta e si tratta solo di
finalizzare l'operazione» , ha rilanciato German Gref, amministratore delegato
del colosso bancario. Il Lingotto, intenzionato a non modificare la sua
offerta, resta alla finestra. In corsa c'è anche il fondo belga Rhj. Il
rincorrersi di nuove voci ha mandato su tutte le furie Klaus Franz, capo del
Consiglio di fabbrica della Opel. In un'intervista al quotidiano tedesco Bild
il sindacalista ha accusato General Motors di «giocare al rialzo»
esclusivamente a proprio vantaggio. Quanto all'offerta cinese, Franz ha detto
al Wall Street Journal: «Vogliono solo la tecnologia e non hanno esperienza
nella produzione di auto a livello globale» . E quanto al governo tedesco, che
aveva dato un via libera preliminare al consorzio guidato da Magna, le
dichiarazioni in arrivo da Berlino non aiutano a fare chiarezza. Il ministro
dell'Economia Karl- Theodor zu Guttenberg ha detto che il memorandum d'intesa
«è in via di negoziazione» , ma ha aggiunto che chiudere l'operazione entro il
15 luglio sarebbe un obiettivo «ambizioso» . ( Al. Bon.)
( da "AmericaOggi Online" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Nucleare. Il
giapponese Amano alla guida dell'Aiea 03-07-2009 VIENNA. Dopo mesi di tentativi
a vuoto, il giapponese Yukiya Amano è stato eletto ieri con la necessaria
maggioranza dei due terzi del board dell'Aiea alla guida dell'Agenzia atomica
interanzionale, con sede a Vienna. Succede al carismatico egiziano Mohamed
ElBaradei, premio Nobel per la pace 2005, e si è imposto alla sesta votazione,
in un ballottaggio, sul rivale sudafricano Abdul Samad Minty, appoggiato dai
Paesi del terzo mondo e emergenti. Per Amano, 62 anni, candidato dei Paesi
industrializzati, hanno votato 23 dei 35 membri del board, 11 hanno votato
contro e uno si è astenuto. Minty ha ricevuto 12 voti, mentre il terzo
candidato in lizza, lo spagnolo Luis Echavarri, era uscito dalla corsa dopo
avere conseguito a una votazione solo cinque voti. Oltre alla difficile eredità
politica di ElBaradei, Amano riceve anche dal suo predecessore un'agenda carica
di dossier bollenti: l'annoso contenzioso sul programma nucleare iraniano, la
rinnovata minaccia atomica nordcoreana, e il processo di ratifica in stallo del
Trattato di non proliferazione (Tnp). Diplomatico di carriera, Amano assumerà
l'incarico a novembre, dopo l'avallo formale della sua elezione da parte
dell'assemblea generale dell'Aiea a settembre, e allo scadere del mandato di
ElBaradei. Dopo 12 anni nell'incarico, l'attuale direttore generale, trovatosi
spesso in contrasto con la passata amministrazione Usa, aveva annunciato tempo
fa di non essere più a disposizione per un quarto mandato. Ad Amano viene
imputato di essere, a differenza di ElBaradei, un "debole
comunicatore". In un primo commento dopo la sua elezione si è detto
"molto felice". Da "cittadino del Giappone farò il possibile per
evitare la proliferazione delle armi nucleari", ha detto. Di modi sempre
appropriati e gentili, Amano era dal 2005 ambasciatore del Giappone presso
l'Aiea ed è considerato un esperto del nucleare. La sua elezione è anche una
affermazione dell'occidente, in primo luogo gli Stati Uniti, sui Paesi del terzo
mondo, ma è anche testimonianza di una divisione in seno all'Agenzia che
raccoglie 146 stati membri. Fondata nel 1957 come organizzazione indipendente
sotto l'egida delle Nazioni Unite, l'Aiea, con sede all'Onu a Vienna, ha il
compito di promuovere la cooperazione nella ricerca e tecnologia nucleare a
scopo civile. E' anche responsabile del rispetto del Trattato di non
proliferazione del 1979 da parte degli stati firmatari e della sicurezza degli
impianti degli stati membri. Il Trattato è diretto a impedire diversioni di
materiale nucleare usato nell'industria per la costruzione della bomba atomica.
Nel
( da "AprileOnline.info" del 03-07-2009)
Argomenti: Cina
Santarcangelo 39
Renzo Francabandera, 03 luglio 2009, 19:48 Teatro C'è attesa per la prima
edizione della nuova gestione sperimentale del Festival internazionale del
Teatro in Piazza, nello storico centro che da quasi 40 anni si anima con gli
esperimenti più innovativi dell'arte drammatica. Dal 3 al 12 luglio Un paesino
vicino Rimini. Romagna. Italia. Da quasi quarant'anni sede di un esperimento di
trasformazione del luogo estivo in cittadella del teatro d'innovazione. Con
l'inaugurazione presso il Centro Festival, sede di Radio Gun Gun, e un
intervento di Flavio Nicolini, cui si deve la fondazione del festival nel 1971
insieme all'allora sindaco Romeo Donati parte un'edizione che, come auspicato
da tutti, dovrebbe segnare una svolta, dopo gli anni recenti che hanno mostrato
alcune difficoltà di un'istituzione che è andata modificandosi e che deve
trovare una nuova identità. Santarcangelo 39, che si terrà dal 3 al 12 luglio
vuole presentare una nuova idea di festival, che si genera da un nodo di teatro
e musica e si offre come un'unica "drammaturgia" innervata fin nei
luoghi più intimi del paese. Con la direzione artistica di Chiara
Guidi/Socìetas Raffaello Sanzio, che si avvale della collaborazione di Massimo
Simonini, direttore del Festival AngelicA di Bologna, e di Silvia Bottiroli,
del coordinamento critico-organizzativo, si apre il progetto triennale
Santarcangelo 2009-2011, che vedrà avvicendarsi alla direzione artistica Enrico
Casagrande/Motus nel 2010 e Ermanna Montanari/Teatro delle Albe nel
( da "Repubblica, La" del 04-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XII - Napoli
Transavanguardia nella reggia borbonica A Capodimonte nove grandi tele di stile
orientale dell´artista americano. E nel cortile del museo una installazione del
marchigiano Enzo Cucchi dal titolo "Costume Interiore" RENATA CARAGLIANO
«Le due mostre di Enzo Cucchi e Julian Schnabel a Capodimonte sono un doppio
gioco che crea un sano strabismo nel museo». Così il critico Achille Bonito
Oliva ha definito i due nuovi appuntamenti con l´arte contemporanea nella
reggia borbonica. Un doppio evento che vede fronteggiarsi due grandi dell´arte
italiana e americana secondo una tradizione consolidata del museo di mettere
insieme le opere dei maestri dell´arte antica con quelle dei protagonisti di
oggi. "Costume interiore" è il titolo dell´installazione di Cucchi,
realizzata dalla soprintendenza di Nicola Spinosa, in collaborazione con gli
Incontri Internazionali d´Arte di Graziella Lonardi Buontempo e "Untitled
(Chinese paintings)" quello della personale di Schnabel, con la galleria
Marco Voena di Milano e Londra e con Bonito Oliva che fa da trait d´union a
entrambe. La Transavanguardia italiana e quella internazionale trovano così
casa nella reggia borbonica. L´artista marchigiano Enzo Cucchi, che insieme a
Clemente, Chia, De Maria e Paladino, ha fatto parte del gruppo italiano della
Transavanguardia, ha invaso uno dei cortili esterni con una grande scultura,
mentre Julian Schnabel, la versione americana del ritorno alla pittura di
quegli anni, diventato famoso al quadrato anche come cineasta, espone per la
prima volta in Italia un ciclo di nove grandi tele in stile orientale, nella
Sala dedicata a Raffaello Causa. Entrambi gli artisti hanno un lungo e
consolidato rapporto con Napoli. Sono presenti nella collezione "Terrae
Motus" di Lucio Amelio, della Reggia di Caserta: Cucchi con una grande
opera a parete su ferro, "Senza titolo" (1986), materiale usato anche
per la "archiscultura" del cortile di Capodimonte. Schnabel con una
pittura su velluto dall´intenso colore blu, "Veronica´s Veil" (1984),
colore che ricorre con grandi pennellate anche nella serie di nuove pitture
cinesi. Per Cucchi è la seconda volta che espone a Capodimonte, la prima risale
al 96 nella mostra "Simm´ nervusi", mentre Schnabel nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-07-04 - pag: 3 autore: Berlusconi: il peggio
è passato «Porteremo al G-8 il global standard di Tremonti, ma siamo lontani da
un risultato» Rossella Bocciarelli ROMA «Sul nuovo codice di regole globali, la
proposta di Giulio Tremonti, siamo lontani dal risultato ». Il presidente del
Consiglio, Silvio Berlusconi, che ieri ha presenziato a un workshop Tesoro–
Ocse, ha chiarito che il vertice dei capi di Stato dell'Aquila non vedrà il
battesimo di quelle che il responsabile di Via XX settembre ha immaginato come
le "dodici tavole" del mondo post-crisi, ovvero i nuovi standard per
gli affari internazionali: i grandi del mondo sembrano ancora molto lontani
dall'avere un consenso.«Prima di arrivare a un codice condiviso – ha avvertito
Berlusconi, mettendo in pratica le mani avanti rispetto ai risultati possibili
del vertice– avremo da fare molti passaggi, l'Aquila è uno step verso ulteriori
approfondimenti». Ma ieri il premier ha ribadito anche la propria valutazione del
momento economico: «Ciò che di peggio doveva accadere è già accaduto. Chi
doveva fallire ha fallito e tutti quelli che facevano speculazione non ci sono
più. La situazione non sta peggiorando, ma sta migliorando», ha aggiunto.
«Certo è una cosa terribile - ha proseguito - stare al Governo, ricevere le
giuste richieste dei cittadini, parlarne con il ministro dell'Economia e sapere
che non ci sono fondi. è come mettere le mani in tasca per fare una spesa e
tirarle fuori vuote perché i soldi non ci sono. Da imprenditore non mi era mai
capitato». Per il premier il problema più importante resta quello psicologico,
connesso alle aspettative: «Penso che non ci siano proposte alternative alla
guerra contro la paura. Questa paura della crisi determina una riduzione dei
consumi, e quindi tutti dobbiamo avere paura della paura». A Berlusconi ha
replicato ieri il segretario del Pd Dario Franceschini: «Minimizzare è
inaccettabile. è insopportabile – ha aggiunto – questo modo di fronteggiare la
crisi di fronte a migliaia di imprese e famiglie che chiedono misure urgenti
per essere aiutati». Secondo Franceschini, «continua questo atteggiamento di
Berlusconi di minimizzare e negare i problemi, e lui continuaa intimidire gli
editori, e ad accusare gli organismi internazionali perché diffondono numeri.
Insomma – ha concluso – non se ne può più. Il governo ha il dovere di agire». A
proposito di numeri, quelle che il Governo Berlusconi considera le sue nuove
cifre-obiettivo, saranno presentate il giorno prima dell'inizio del G8: nel
2009 il Pil segnerà un -5%, mentre il rapporto deficit-Pil si attesterà al -5,2
per cento. Il Dpef rivede al ribasso le precedenti stime contenute nel
programma di stabilità del 6 febbraio scorso, che prevedevano il Pil al -2% e
l'indebitamento netto al -3,7. Tornando alla questione dei nuovi standard
globali ,che dovrebbero rappresentare il cuore economico del vertice
dell'Aquila, già in occasione della recente visita in Usa, Berlusconi aveva
ammesso che le nuove regole non avrebbero potuto essere un prodotto del G8 ma
necessariamente sarebbero state affrontate al G20, il foro
internazionale allargato anche a Cina, India e altri importanti paesi emergenti che ha preso in mano
la gestione della crisi finanziaria e che proprio negli Usa, a Pittsburgh vedrà
la prossima riunione dei capi di governo. Intanto, però, resta agli atti il
lavoro svolto al G7 finanziario di Lecce, dov'era era stato approvato un
documento di oltre 70 pagine, definito, in quell'occasione, un work in
progress. I cinque capitoli della "Lecce Framework" riguardano:
corporate governance, integrità dei mercati, regolamentazione e sorveglianza
finanziaria, cooperazione in materia di tassazione e trasparenza delle
politiche macroeconomiche e dei dati.L'iniziativa si sovrappone, in una certa
misura, al lavoro del Financial stability board (Fsb), presieduto dal
Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi,incaricato dal G20 di indicare le
modifiche necessarie al sistema finanziario e di vigilanza perché non si ripeta
la crisi innescata dai subprime americani. Draghi, peraltro, non sarà presente
a L'Aquila, ma presenterà i risultati operativi del Fsb a Pittsburgh. ©
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( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-07-04 - pag: 8 autore: I due governi si oppongono
alla proposta americana di imporre tariffe all'import Cina e India contro i dazi ambientali
Dario Aquaro Cina e India
all'attacco della "carbon tariff", l'imposta sulle importazioni
altamente inquinanti. Con un annuncio pubblicato ieri sul sito del ministero
del Commercio, Pechino ha chiarito ufficialmente la propria posizione: no a una
tassa che in nome della tutela ambientale penalizzi gli scambi commerciali,
no ai tentativi di promuovere il protezionismo con il pretesto dei cambiamenti
climatici. La "tassa sul carbone" fa riferimento all'idea avanzata da
Stati Uniti, Canada e Unione europea di elevare i dazi alle importazioni dai
paesi che non si impegnano a ridurre le emissioni inquinanti. Una misura che
secondo la Cina violerebbe le regole della Wto e lo
spirito del protocollo di Kyoto, perché si colpirebbero seriamente gli
interessi dei paesi in via di sviluppo. «Si finge di tutelare l'ambiente, ma in
realtà si protegge il commercio». Il documento cinese non menziona alcun paese
specifico, reo di aver ventilato la "carbon tariff". Ma il
riferimento è chiaro: Stati Uniti, Canada e Unione europea. In particolare,
l'idea dei dazi ambientali sembra interessare il presidente francese Nicolas
Sarkozy. Permetterebbe infatti alle nazioni più ricche di proteggere le
industrie domestiche che, a causa delle spese per il taglio all'inquinamento,
temono di perdere competitività nei confronti di quelle dei paesi in via di
sviluppo, non vincolate ad alcun limite ambientale. La scorsa settimana la
Camera del Congresso americano ha votato il piano climatico che impone un
taglio alle emissioni, una riduzione del 17% rispetto ai livelli raggiunti nel
2005 e quasi dell'80% entro il 2050. Lo stesso provvedimento include clausole
che consentono al governo di intraprendere azioni contro i partner commerciali,
nonché di imporre un'imposta punitiva per i paesi che non si impegneranno
concretamente a ridurre l'inquinamento, ma solo dal
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-07-04 - pag: 16 autore: Mercati globali.
A Roma una delegazione di 300 imprenditori al seguito del presidente Hu Jintao
Business Cina per le imprese Urso: Pechino ha una
liquidità per oltre 100 miliardi di dollari Nicoletta Picchio ROMA Arriveranno
in trecento, al seguito del presidente Hu Jintao, invitato in Italia per il G8
allargato. La prima visita a così alto livello dopo dieci anni: bisogna tornare
indietro al 1999 e a Jiang Zemin per trovare nella storia italiana una
missione, da noi, di un presidente cinese. Altra realtà, altri obiettivi: oggi
è il business in primo piano, con la Cina che, con un
Pil nel 2009 quasi a +8%, ha tutti i presupposti per essere protagonista e
locomotiva della ripresa. Da lunedì, per due giorni, i trecento imprenditori
cinesi gireranno l'Italia, partendo da Roma e toccando Venezia, Pisa e altre
città, per cercare opportunità di acquisto e investimento. La giornata clou
sarà proprio lunedì, nella Capitale: sono in programma incontri faccia a faccia
tra aziende cinesi e italiane, secondo al formula sperimentata delle missioni
di sistema Confindustria, Ice, Abi e Governo (sono già più di mille). E inoltre
colloqui istituzionali tra il presidente cinese, il ministro del commercio
internazionale Chen Deming, il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, il
presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il ministro dello Sviluppo, Claudio
Scajola, la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Sono già previsti
una serie di accordi, anche se la valutazione economica di questa imponente
missione si potrà fare solo alla fine. Le premesse sono positive: l'ultimo
shopping cinese dello scorso febbraio in Germania, Inghilterra e Svizzera si è
concluso con acquisti di 11,5 miliardi di euro. L'Italia, ha ricordato ieri il
vice ministro allo Sviluppo economico, Adolfo Urso, finora è stata tagliata
fuori. Ma il nostro Paese è riuscito a muoversi tempestivamente: Urso è andato
a Pechino ai primi di giugno, per creare le basi di questo arrivo. «La Cina ha
liquidità per oltre 100 miliardi di dollari», ha detto ieri il vice mini-stro,
in una conferenza stampa con Cesare Romiti e Gianni De Michelis, presidente e
responsabile del comitato strategico della Fondazione Italia-Cina, impegnata in un progetto di master
e borse di studio per far arrivare studenti cinesi. I rapporti economici
tra noi e la Cina si sono intensificati, nonostante la
crisi: nei primi quattro mesi dell'anno,l'export è cresciuto del 18,9%, con
vendite trainate da macchinari e beni strumentali (a fronte di un calo
complessivo delle esportazioni di quasi il 20 per cento). Nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-07-04 - pag: 16 autore: Partnership. Dai
colossi delle tlc e della logistica al piccolo negozio di quartiere In Italia
una presenza consolidata Micaela Cappellini A un estremo ci sono i grandi nomi,
come il colosso delle telecomunicazioni Huawei o il big della logistica China
Shipping. E dall'altro, il piccolo ristorante sconosciuto di periferia, o il
negozietto che vende dai biglietti di auguri alla biancheria. Nel mezzo, c'è un
universo di 26mila imprese registrate. è il mondo della Cina sbarcata in Italia, un panorama
variegato che negli anni è cresciuto a un ritmo vertiginoso. Nel 2000, stando
ai dati della Farnesina, le imprese cinesi nel nostro paese erano soltanto
8mila: in soli nove anni, il numero è triplicato. In cima alla piramide stanno
gli investimenti dei grandi gruppi, nel pieno rispetto della filosofia
del «Go Global», letteralmente andate e investite all'estero, che i vertici di
Pechino non hanno rinnegato neanche in questi tempi di crisi. Gli ultimi grandi
sbarchi cinesi nella nostra penisola, però, risalgono al
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-07-04 - pag: 40 autore: Società minerarie. Il
gruppo canadese incassa più di un miliardo di euro e alleggerisce i debiti Alla
cinese Cic il 17,2% di Teck Il fondo sovrano prosegue la politica di investire all'estero
Roberto Capezzuoli Teck Resources, principale gruppo minerario canadese, ha
concordato di cedere una quota del 17,2% alla statale China Investment Corp.
(Cic) per 1,74 miliardi di C$ (1,072 miliardi di à ), alleggerendo così la
posizione debitoria, che risente della costosa acquisizione degli asset
carboniferi dal Fording Canadian Coal Trust. Il gruppo Teck è uno dei maggiori
produttori di zinco e rame e con Fording è diventato il primo esportatore di
carbone metallurgico, anche se in gennaio ha ridotto l'attività nel settore. I
depositi carboniferi di Elk Valley sono ricchi e permetteranno una produzione
superiore a 18 milioni di tonn. quest'anno (nonostante i tagli), ma si sono
rivelati molto costosi, alla luce dell'andamento dei mercati. L'acquisto, per
quasi 14 miliardi di dollari, è stato perfezionato a fine settembre, inizio
della crisi, e ha lasciato Teck nella necessità di cedere asset per raddrizzare
il bilancio. Inaprile Teck ha venduto l'oro della miniera Carmen de Andacollo e
altre proprietà e il suo Ceo Don Lindsay non esclude la cessione del 20% della
stessa Fording, nonostante si sia rifinanziato in maggio con un prestito
obbligazionario da 4,2 miliardi di dollari. L'operazione con il fondo sovrano
cinese è stata accolta con favore dal mercato: l'affare riguarda poco più di
101 milioni di azioni, passate di mano per 17,21 C$, cifra inferiore del 7%
alla chiusura di borsa di giovedì scorso, ma Toronto ieri ha premiato
l'operazione spingendo Teck oltre i 20 dollari canadesi. Alla Cic va il 6,7%
dei diritti di voto, ma non è previsto chei cinesi aumentino la propria quota a
breve. Si tratta, spiegano i vertici del fondo, di un investimento passivo, che
non verrà dismesso per almeno un anno. La Cic è stata costituita nel 2007 per
gestire una parte delle riserve valutarie cinesi con l'obiettivo di elevarne i
rendimenti. Non tutte le operazioni sono riuscite: prima della crisi
dell'estate 2008 aveva investito 7,8 miliardi di dollari in Morgan Stanley (che
negli ultimi 12 mesi ha lasciato sul terreno il 24,8%) e cifre inferiori nel
fondo di private equity Blackstone (in discesa del 38% rispetto all'inizio di
luglio dello scorso anno). L'operazione Teck conferma però che l'obiettivo di
Pechino è ancora una volta quello di assicurarsi asset nei settori chiave delle
materie prime, metalli in particolare. è un'intenzione tut'altro che sgradita a
Lindsay: «Per noi si tratta di un'opportunità per stabilirerelazioni strette
con un investitore importante, proveniente dal paese che è in testa alla
graduatoria dei consumatori dei nostri prodotti principali». Finora la Cina si è vista sbarrare le porte quando l'obiettivo suscitava
resistenze nazionalistiche oppure ostacoli di azionisti scontenti. è successo
con Unocal, sfuggita nel 2005 alla Cnooc, e più recentemente con Rio Tinto,
nella quale Chinalco non è riuscita a raddoppiare la sua quota del 9%.
Tuttavia la linea delle acquisizioni è tracciata: solo in questo primo semestre
2009 le società cinesi si sono aggiudicate il 16,5% dell'australiana Fortescue
(ferro) per 1,2 miliardi di A$, gli asset dell'australiana Oz Minerals per 1,21
miliardi di Us$, il 45,5% della petrolifera di Singapore Keppel per 1,02
miliardi di Us$, la svizzera Addax (esplorazioni petrolifere) per 7,24 miliardi
di dollari. Teck è solo un altro scalino e difficilmente sarà l'ultimo. ©
RIPRODUZIONE RISERVATA IL CARBONE PAGATO CARO L'operazione potrebbe non essere
sufficiente al gruppo di Vancouver per evitare la vendita di una parte della
Fording
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SETTIMANA FINANZIARIA data: 2009-07-04 - pag: 38 autore: Borse. Il
forte rialzo dei listini azionari e soprattutto delle materie prime è stato
alimentato dalla massa di denaro immessa dalle banche centrali Mercati ancora
«drogati» dalla liquidità Ma adesso la prospettiva di una ripresa più lenta e
più lontana fa soffrire azioni e commodity di Walter Riolfi I l bello di questo
rialzo delle Borse, che dura ormai da quattro mesi, è che ha fatto dimenticare
il catastrofismo d'inizio anno:quello di una nuova Grande Depressione. Il
brutto è che una crescita degli indici, così rapida come mai s'era vista in
precedenza, è stata alimentata per lo più dalla forte liquidità creatasi nel
sistema finanziario mondiale. Bella scoperta. Tutti i rialzi di Borsa visti
negli ultimi 30 anni, e pure quello tragicamente conclusosi nell'ottobre del
1929, furono guidati dal denaro facile e a buon prezzo. Ma questa volta c'è
qualcosa di diverso: perché tutta la liquidità esistente proviene dalle
generose mani delle banche centrali e in definitiva dalla inusitata prodigalità
dei Governi. Fed, Bce, BoE, BoJ, Banca del Popolo cinese eccetera hanno
concesso talmente tanti prestiti agli istituti di credito, accettando come
col-laterale (garanzia) titoli di varia natura e persino commodity (è il caso della Cina), e a tassi così bassi (in termini reali sotto lo zero), che una
buona parte di questo denaro è finita sui mercati finanziari: azioni, bond
societari ad alto rendimento, cartolarizzazioni e materie prime. Un altro
aspetto meno bello della questione è che questo denaro, più che andare
direttamente sui titoli azionari o sulle commodity fisiche, s'è
indirizzato sui derivati: in particolare sui future. Il fenomeno è macroscopico
sui mercati delle materie prime, al punto che la Cftc, ossia la commissione Usa
che regola questi mercati, ha deciso di vigilare attentamente per controllare
la speculazione. Il risultato s'è visto soprattutto nei future su petrolio,
rame e altre materie prime che sono di fatto raddoppiati dai minimi di qualche
mese fa. In questo gioco al rialzo, alimentato dalle aspettative di una forte
ripresa economica, sono stati gli investitori cinesi ad aver avuto un ruolo
dominante. Con quali soldi? Con quelli elargiti direttamente e indirettamente
dalla Banca del Popolo, al punto che nei soli primi sei mesi di quest'anno le
banche hanno prestato l'equivalente di circa mille miliardi di dollari contro i
620 dell'intero 2008. Ma sulle Borse, oltre ai vari strumenti derivati, si sono
affermati altri prodotti che hanno avuto un ruolo crescente nel determinare la
velocità di crescita (o di discesa) dei mercati azionari. Sono gli Etf (fondi
gestiti elettronicamente) specializzati nei vari settori, tra cui proprio le
materie prime. E da meno di due anni riscuotono un grande successo gli Etf a
leva ( possono investire fino a due o tre volte il patrimonio) sia al rialzo
sia al ribasso. Si ricorderà la polemica nei primi due mesi dell'anno attorno
ai fondi ultrashort (ultra ribassisti) sui titoli finanziari,ritenuti con un
po' di ragione colpevoli dei forti cali subiti dai titoli bancari. Ma dal 9
marzo sta succedendo il contrario e gli Etf prediletti sono quelli ultralong
(ultra rialzisti). Se si considera che su questi nuovi strumenti puntano gli
occhi anche numerosi piccoli investitori e che su un Etf si possono costruire
opzioni come su un qualsiasi titolo, si capisce come la leva della liquidità,
aumentata da quella insita nei derivati, possa produrre movimenti degli indici
che vanno ben oltre i fondamentali delle aziende e dell'economia. Va tutto bene
se la scommessa rialzista degli investitori trova conforto in un miglioramento
delle condizioni economiche. Ma se, come giovedì scorso, arriva un dato poco
consolante sull'occupazione Usa, le Borse perdono quasi il 3%. Il guaio di quel
dato è che, se da un lato conferma un miglioramento nell'attività
manifatturiera, dall'altro (con disoccupati ben oltre le attese e oltre il
numero del mese precedente) mostra come nei servizi sia ancora profonda la
recessione. E l'attività manifatturiera conta per tre quarti del Pil Usa. Così
la prospettiva di una ripresa economica più lontana e più lenta ha reso
prudenti, oltre le Borse, anche i mercati delle materie prime. In settimana,
l'S&P ha perso il 2,4% (-2,3% il Nasdaq) e lo Stoxx lo 0,2% (-1,4%
Francoforte, -0,3% Parigi, -0,2% Londra, ma Milano segna +0,6%).
( da "Avvenire" del 04-07-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 04-07-2009
Myanmar Suu Kyi resta «vietata» al segretario dell'Onu DA Y ANGON L' aveva
detto lo stesso Ban Kimoon: quella nel Myanmar è una «missione molto
difficile». Al termine del primo giorno di una visita dall'alto rischio
politico, il segretario generale delle Nazioni Unite ne ha avuto conferma: Than
Shwe, il generale a capo della giunta militare, non gli ha concesso di
incontrare la leader dell'opposizione Aung San Suu Kyi. Proprio nel giorno in
cui la ripresa del processo nei confronti del premio Nobel per la Pace,
prevista per ieri dopo oltre un mese di stallo, è stata rimandata di
un'ulteriore settimana. Parlando dopo un faccia a faccia con il numero uno del
regime nella nuova capitale Naypyidaw, Ban ha spiegato di aver chiesto
espressamente di vedere Suu Kyi, 64 anni, nonché di aver premuto per la
liberazione della donna e dei circa 2.100 prigionieri politici. Ma Than Shwe ha
evaso la prima domanda, ricordando che Suu Kyi detenuta dal 14 maggio nella
foresteria del famigerato carcere di Insein è sotto processo. Ban ha «ribadito»
la richiesta di colloquio e sta ora aspettando una risposta, prima di ripartire
oggi dopo un nuovo incontro con Than Shwe. Se riuscisse nell'intento, sarebbe
il primo segretario generale dell'Onu a incontrare «la Signora » da quando è
stata arrestata la prima volta, nel
( da "Repubblica, La" del 06-07-2009)
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Pagina 4 - Esteri
Usa-Russia, braccio di ferro sullo Scudo Oggi Obama a Mosca incontra Medvedev
per discutere di disarmo nucleare Il vertice Il trattato fra le due potenze
sulla limitazione delle armi strategiche "Start" scade a dicembre
LEONARDO COEN DAL NOSTRO CORRISPONDENTE MOSCA - Obama arriva oggi a Mosca, alla
vigilia del G8 in Italia: e guarda caso, ha scelto Novaja Gazeta, il giornale
di Anna Politkovskaja, per l´intervista rituale che precede ogni visita di
Stato nel paese ospite. In verità, anche Medvedev aveva scelto la testata
«contro» per la prima intervista ad un giornale russo. Piccoli segnali, ma a
loro modo significativi. C´è gran fermento nella capitale russa, perché il
presidente americano è assai popolare e perché questa attesissima visita di due
giorni è stata annunciata da parecchie dichiarazioni di Medvedev (non invece di
Putin). Il capo del Cremlino, infatti, attribuisce al presidente americano la
volontà di riallacciare con i russi rapporti di «grande e franca amicizia» fra
i due Paesi: entrambi vogliono convincere l´interlocutore che la guerra fredda
è bella e sepolta e che riesumarla non ha senso. Ma dietro tutte queste buone
intenzioni, dietro la simpatia che Medvedev professa per Obama, ci sono ancora
grosse difficoltà negoziali, a cominciare da quelle legate allo «scudo
spaziale» americano nell´Europa dell´Est, in Polonia e Repubblica Ceca,
considerato dai russi una vera e propria provocazione, intollerabile e
inaccettabile. Già da qualche settimana si trova a Mosca una folta équipe di
consiglieri e negoziatori americani che, assieme ai loro colleghi russi, stanno
grondando sudore per preparare documenti e bozze di accordi su tematiche
concrete, limando dai testi tutto ciò che potrebbe inasprire le opposte
delegazioni. La tappa russa, nel gran giro di Obama (dopo il G8, anche
l´Africa), si annuncia più che importante, nella strategia della Casa Bianca: e
di questo, la diplomazia russa ne è ampiamente consapevole. Il primo
«pacchetto» di problemi è appunto quello che lega - a doppio filo, secondo i
russi - il vecchio trattato sulla limitazione degli armamenti strategici
offensivi Start (che scade a dicembre) con lo scudo antimissili. La posizione
di Mosca è semplice, apparentemente: il numero delle testate nucleari a
disposizione di entrambe le potenze dovrà essere ridotto a meno di 1700 (adesso
è superiore a 5-6mila). Su questo, Obama ha detto di essere d´accordo. Il fatto
è che i russi pretendono di vincolare l´operazione ai piani degli Usa che
vogliono dislocare gli elementi dello scudo spaziale nell´Europa orientale,
«troppo vicino» alle frontiere russe. E qui, è facile immaginare che le
delegazioni rimanderanno la discussione, troppo distanti essendo le rispettive
posizioni. Qualcosa, tuttavia, sarà fatto per dimostrare all´opinione pubblica
mondiale la buona volontà di Mosca e Washington. Si prevede di rianimare i
contatti militari, cancellati o quasi dalla guerra russo-georgiana dello scorso
agosto. Per esempio, sarà formalizzato l´accordo che autorizzerà gli americani
al transito sul territorio russo delle loro colonne verso l´Afghanistan e sulla
cooperazione tra le forze armate dei due Paesi. Inoltre, è atteso un accordo
sulla cooperazione russo-americana in campo nucleare (sinora rimasto
congelato). E qui a Mosca aggiungono che si sta cercando di rianimare
l´interscambio commerciale, assai penalizzato negli ultimi tempi (ricordate la
crisi dell´acciaio? O quella delle «polpette di pollo»?). Infine, è probabile la riedizione - sotto l´egida, beninteso, di Obama e
Medvedev - di una Commissione russo-americana, come quella Gore-Cernomyrdin
degli anni di Elstin (poi sciolta da Bush), proprio per migliorare questo
aspetto dolente, per gli americani soprattutto, scalzati da Germania, Cina, Italia e persino Olanda.
( da "Repubblica, La" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 7 - Cronaca
La Bce alle banche: date più credito alle imprese Trichet: dai Grandi misure
per l´economia e sulle nuove regole primi sì per Tremonti MILANO - Mentre Jean
Claude Trichet lancia un nuovo allarme sulla "fragilità"
dell´economia mondiale e la necessità di un´azione comune per risollevarla,
Giulio Tremonti ce la sta mettendo tutta per cercare di ottenere un risultato
importante al G8 che inizia mercoledì. Il governatore della Bce ieri da Aix en
Provence ribadito che la Bce ha mandato un «messaggio forte» alle banche
affinché incrementino il credito e accelerino i processi di ricapitalizzazione.
Tutti temi che in qualche modo saranno nell´agenda del G8 dal quale dovrà
uscire un´indicazione di massima riguardo i cosiddetti "Global Legal
Standard", cioè quelle nuove regole mondiali dell´economia e della finanza
che dovrebbero prevenire il formarsi di future bolle speculative. Tremonti ne è
stato il promotore, insieme a un gruppo di giuristi, e parteciperà al G8 in
qualità di "tecnico" proprio per seguire i lavori su questo delicato
tema. Le novità al momento sarebbero almeno due. La prima è che fin da oggi o
al massimo da domani il documento di una settantina di pagine rivisto dagli
economisti dell´Ocse verrà messo a disposizione di tutti gli interessati
attraverso un apposito "blog" per sollecitare e allargare la
discussione in materia. La seconda è che Tremonti già da qualche giorno sembra
abbia incassato il "sì" di Germania e Giappone. Angela Merkel fin da
subito si era dimostrata sensibile all´idea dei Legal Standard rilanciando la
"Global Charter of Growth" che approderà al G20 di Pittsburgh. Ma
anche il presidente russo Medvedev ha aperto ai Global Legal Standard. Molto dipenderà dalla disponibilità degli Stati Uniti, poiché
Obama ha appena varato un ampio piano di riforma dei mercati finanziari.
Potranno interagire i due "piani"? Senza dimenticare la Cina, detentrice di una grande fetta del
debito pubblico americano, che oggi sembra più vicina all´Europa che agli Stati
Uniti. (g.po.)
( da "Repubblica, La" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 17 - Esteri
Minoranza islamica in rivolta dopo la morte di due operai Xinjiang, violenze e
arresti tre cinesi uccisi dagli uighuri I disordini sono esplosi dopo un blitz
degli "han" contro i lavoratori musulmani PECHINO - Esplode la minoranza musulmana della Cina: tre persone sono morte e oltre 20 sono rimaste ferite nelle
violenze scoppiate a Urumqi, capitale della provincia autonoma del Xinjiang,
nel nord ovest del paese. Centinaia di persone di etnia uighuri hanno attaccato
i passanti di etnia han e dato fuoco alle auto, bloccando la circolazione
stradale, prima dell´intervento della polizia. Secondo il presidente
dell´associazione giapponese degli uighuri, Ilham Mahmut, «tremila persone
hanno manifestato e 300 sono state arrestate». Dilxat Raxit, portavoce del
Congresso mondiale uighuro in Germania, parla di diecimila dimostranti e oltre cento
arresti. A scatenare i disordini è stata la morte di due operai in una fabbrica
di proprietà di han a Shaoguan, nella provincia del Guangdong. Secondo la
stampa di Hong Kong, gruppi di operai cinesi armati di sbarre di ferro e altre
armi rudimentali avevano attaccato il dormitorio degli operai uighuri di una
fabbrica di giocattoli, accusandoli di una serie di piccole azioni criminali.
Gli uighuri si sarebbero difesi con coltelli e decine di feriti delle due parti
sarebbero stati ricoverati in ospedale. La fabbrica, la "Early
Light", aveva assunto recentemente un gruppo di 600 operai di etnia
uighura originari del Xinjiang. Ma nella regione musulmana la tensione era già
alta anche a causa della distruzione della città vecchia di Kashgar, una delle
principali città del Xinjiang e centro culturale degli uighuri, che i locali
ritengono un insulto alla loro cultura. Il governo centrale cinese controlla il
Xinjiang con il pugno di ferro per tenere a bada una ribellione sommersa. Ai
confini con l´Asia centrale, nel nord-ovest del paese, lo Xinjiang conta circa
8,3 milioni di uighuri, che lamentano la durissima repressione politica e
religiosa condotta da Pechino con la scusa della lotta al terrorismo.
( da "Repubblica, La" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 26 - Esteri
La crisi Non siamo ancora fuori dalla recessione l´economia ha ancora bisogno
di riforme FEDERICO RAMPINI Non siamo ancora usciti dalla recessione, non
bisogna abbassare la guardia contro i pericoli di una prolungata crisi sociale
con ulteriori emorragie di posti di lavoro. è il messaggio che deve uscire
chiaro e forte dal G8: l´indicazione che governi e banche centrali hanno ancora
tanto lavoro da fare per costruire le basi di una ripresa sana. Cominciando con
un impegno comune, dettagliato e credibile, per invertire le misure
protezionistiche che si sono introdotte surrettiziamente in quasi tutte le
manovre di spesa pubblica, dall´America alla Cina. Ed è questo summit la sede per
passare ai fatti nella definizione delle nuove regole per la finanza globale.
Criteri di prudenzialità nei bilanci bancari, coordinamento delle vigilanze,
creazione di un´autentica authority sovranazionale, limiti alle gratifiche dei
banchieri e dei trader, sistemi di sanzioni più efficaci, inclusione dei
derivati nel perimetro delle attività soggette al controllo delle banche
centrali: l´elenco delle grandi riforme di sistema è noto, ci lavorano da anni
i governatori. Di recente però si è percepito un affievolimento della tensione.
è bastata una schiarita sui mercati finanziari, per fiaccare la voglia di
riforme strutturali. Eppure le cause del collasso finanziario 20072008
sono ancora lì, pronte a colpire. Sarà imperdonabile se dall´Aquila non uscisse
un segnale forte di disciplina dei mercati. Solo per salvare le banche, dall´inizio di questa
crisi i governi del G8 hanno mobilitato insieme fondi pubblici equivalenti a 47
volte il piano Marshall per la ricostruzione dell´Europa dopo la guerra: sono
risorse sottratte ad altri interventi anticiclici come gli ammortizzatori
sociali e gli investimenti in infrastrutture. è tempo di presentare il conto ai
padroni della finanza, e di metterli in condizione di non nuocere. Altrimenti
una ricaduta nei peggiori eccessi speculativi è possibile, anzi probabile.
( da "Repubblica, La" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 28 - Esteri
L´Africa Riduzione del debito, sviluppo e nuovi aiuti le promesse che non sono
state mai mantenute LUCIO CARACCIOLO Da Genova 2001 l´Africa è un tema
inaggirabile dei vertici G8. Con risultati più teorici che effettivi, le
emergenze del continente nero occupano una discreta parte dei lavori dei
grandi, e più ancora degli sherpa che ne allestiscono il documento finale.
Dalla lotta all´Aids - dove qualche risultato grazie al fondo globale creato ad
hoc è stato ottenuto alle strategie di supporto allo sviluppo dei paesi più
poveri, l´obiettivo è colmare i gap strutturali che tuttora frenano l´aggancio
dell´Africa al treno della "globalizzazione". Al vertice di
Gleneagleas i grandi si erano impegnati a versare lo 0,51 per cento del Pil in
aiuti entro il 2010 e lo 0,70 entro il 2015. Purtroppo alle parole non hanno
fatto seguito i fatti. In particolare, l´Italia ha mantenuto solo il 3 per
cento delle promesse fatte. L´attenzione dei grandi all´Africa non è troppo
spontanea. Per molti versi è frutto della pressione di diverse organizzazioni
non governative, che da anni concentrano i loro sforzi in questa direzione,
oltre che di autorità morali come la Chiesa cattolica. Rispetto al recente
passato, i grandi dovranno tener conto di almeno tre fattori nuovi. Primo: l´emergere
di regioni africane in crescita invidiabile, in particolare la fascia
mediterranea dal Marocco alla Libia che il Sudafrica con la sua vasta area di
influenza, ormai classificabile come potenza regionale e quindi player globale.
Secondo: la crescente penetrazione economica della Cina, a caccia di materie prime e di
influenza geopolitica. Terzo: la crescente destrutturazione istituzionale di
vaste aree del continente, dove lo Stato esiste solo sulla carta o è in via di
fallimento: dal Corno d´Africa alla regione dei grandi laghi. Non
verranno dal G8 risposte decisive su questi dossier. In particolare, è
impossibile affrontare le questioni africane senza coinvolgere direttamente
Pechino. Parlare di riduzione o di annullamento del debito senza considerare
che la gran parte degli Stati africani è sempre più vincolato sotto questo
profilo alla Cina, è esercizio piuttosto teorico. E
noi italiani, che su questo versante della riduzione del debito ci siamo
esposti molto per combinare poco, ne sappiamo qualcosa.
( da "Repubblica, La" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 29 - Esteri
L´Italia La diplomazia delle "pacche sulle spalle" all´esame dei veri
potenti della Terra MASSIMO GIANNINI Un paese a due facce. L´inferno di
Viareggio e il purgatorio dell´Aquila. Una miscela di lassismo e di velleitarismo.
Questa è l´Italia che ospita il G8. Come in certi kolossal cinematografici
(perché di questo, essenzialmente, si tratterà) c´è la convinzione diffusa che
il vertice tra i grandi del pianeta per noi sarà un successo. Comunque vada. Il
problema è tutto in quel «comunque». E non è davvero un problema da poco. Sulla
politica estera, l´Italia arriva all´appuntamento con un profilo sbiadito e
contraddittorio. Siamo i «migliori amici» dell´America di Obama: forniamo
volentieri altre truppe in Afghanistan e accogliamo ancora più volentieri
qualche prigioniero di Guantanamo. Ma siamo anche i «migliori avvocati» della
Russia di Putin: facciamo volentieri qualche affare sul metano e offriamo
ancora più volentieri generose sponde sulla Cecenia. Nel frattempo, la
diplomazia delle pacche sulle spalle genera gaffes a profusione. Dall´appoggio
incondizionato agli «omicidi mirati» del governo israeliano di Netanyahu
all´annuncio avventato di sanzioni al regime iraniano di Ahmadinejad. Sulla
politica economica, l´Italia si presenta con un carnet confuso e insufficiente.
Siamo il paese che vedrà il peggior crollo del Pil nell´Eurozona, meno 5 per
cento, e che vedrà esplodere il suo debito ben oltre il 120 per cento del
prodotto lordo. Al tempo stesso, siamo il paese che ha fatto meno per
combattere la crisi mondiale, con una manovra che vale lo 0,5 per cento della
ricchezza nazionale. Sulle politiche sociali, l´Italia si presenta come il più
ideologizzato e insubordinato dei partner internazionali. Siamo il paese d´Europa
che sul clima ha fatto la peggiore delle battaglie di retroguardia, e che
sull´immigrazione, tra respingimenti e penalizzazioni, ha incassato il biasimo
unanime della Ue e dell´Onu. Se questo è il quadro d´insieme, il tentativo italiano di prendere per mano gli otto giganti del
mondo, senza fare i conti con la Cina e l´India nel G20, appare quasi patetico. In realtà sarebbe
drammatico, se fossimo davvero una grande nazione. Ma mai come in questo caso
ci salva la nostra solita, benedetta protettrice: Santa Irrilevanza.
( da "Unita, L'" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina
Il G8 dimentica
scienza e formazione per l'Africa La «scienza per l'Africa» sarà la grande
assente dal G8 che si apre dopodomani, 8 luglio, a l'Aquila. La presidenza
italiana ha cassato il tema. E con esso le residue speranze che gli otto paesi
più ricchi del pianeta diano concreta attuazione alle solenni promesse assunte
in un altro vertice, quello tenuto nel
( da "Unita, L'" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina
UMBERTO DE
GIOVANNANGELI Una produzione industriale di documenti. Una valanga di messaggi
di speranza, di avvertimenti, di suggestioni. Ma di decisioni impegnative sarà
difficile trovare traccia nel summit dell'Aquila. Il G8 delle buone intenzioni.
E del Cavaliere del millantato credito. A L'Aquila - preannuncia sul Sole 24
Ore l'ambasciatore Giampiero Massolo, coordinatore dei lavori preparatori e dei
documenti di base del G8 - nascerà «una governance stabile e strutturata in cui
G8 ed economie emergenti collaboreranno per crescita e sviluppo». Bene.
Peccato, però, che lo stesso Massolo, con encomiabile onestà intellettuale,
debba rilevare che c'è chi - la cancelliera tedesca Angela Merkel e, sia pure
in forma meno perentoria, lo stesso Barack Obama - punta più sul G20 di
settembre a Pittsburgh, come sede in cui definire le nuove regole della finanza
mondiale. Il G8 delle buone intenzioni. E della falsa coscienza. Emblematico in
proposito l'annosa vicenda degli aiuti ai cosiddetti paesi in via di sviluppo.
Un dato, anzitutto: nel 2007 il debito dei paesi in via di sviluppo verso
l'Occidente ammontava a 3,3 miliardi di dollari, contro i 2,2 del 2000. Una
tangibile riprova della scarsa incidenza dei vari vertici G8. Promesse. Mai
mantenute. Sulla riduzione degli aiuti economici all'Africa «siamo nel torto
assoluto. Quando si assume un impegno bisogna mantenerlo. Noi siamo in ritardo
e questo ritardo dobbiamo colmarlo», ammette il premier italiano. Chissà se al
Cavaliere avranno fatto leggere l'Independent che ieri pubblicava un'intervista
a Max Lawson, dirigente dell'Ong Oxfam International, secondo cui «il
curriculum dell'Italia nell'aiuto estero è immorale». E chissà se qualche suo
stretto collaboratore abbia ricordato al Cavaliere che nel summit G8 svoltosi a
Gleaneagles nel 2005 (con Berlusconi presidente del Consiglio) fu concordato di
raddoppiare gli aiuti destinati alla cooperazione in Africa fino ad arrivare a
50 miliardi di dollari, ed allo 0,51 dei Pil nazionali, entro il 2010, e allo
0,7 entro il 2015. Pochi l'hanno fatto; qualcuno lo ha perfino superato, o vi
si è avvicinato. Molto lontani Italia e Francia. Intanto in Africa si continua
a morire come mosche per fame, mancanza di acqua, malattie curabilissime (al di
là del flagello dell'Aids che sconvolge soprattutto la regione subsahariana),
di parto. La fame e la povertà, già da sempre devastanti, stanno avanzando a
passi da gigante poiché la crisi internazionale, seppur con qualche ritardo, si
è abbattuta come una ghigliottina su economie già debolissime, portando ad
aumenti esorbitanti del costo del cibo; una carestia a cui la popolazione non
può far fronte. Se non si pone un freno a questa deriva che accelera- avverte
Amnesty International nel suo ultimo rapporto - l'Africa apparirà sempre più come
un cimitero nel cuore del quale è innescata una spaventosa bomba in grado di
far saltare tutti gli equilibri politici. Dall'emergenza-Africa, a quella
climatica. Il Cavaliere conferma come la «lotta ai cambiamenti climatici sia
nell'agenda del G8 come una delle priorità della Presidenza italiana...». Ben
strana priorità. Visto che in oltre un anno di governo di centrodestra, sono
stati azzerati oltre 1 miliardo di euro dalle politiche ambientali, alle
energie rinnovabili e al fondo per Kyoto. Promettere non costa nulla.
Mantenere, sì. Ma il G8 delle buone intenzioni non sembra proprio voler essere
risolutivo. Sul clima, come sul fronte caldissimo dell'Iran. Una discussione
politica «intensa» su violenze e repressioni, ma nessuna indicazione su nuove
possibili sanzioni. La crisi iraniana sarà una delle emergenze più spinose sul
tavolo del G8 dell'Aquila. L'obiettivo strategico di impedire che Teheran
sviluppi l'arma nucleare unisce la comunità internazionale. Ma è sulla tattica
per arrivarci che gli otto Grandi si presenteranno all'Aquila con visioni
diverse tra loro. Da una parte gli europei - con Francia, Gran Bretagna e
Germania in testa - che spingono per condannare duramente la violenta reazione
del regime degli ayatollah contro le proteste post-elettorali e puntano a
lasciare sul tavolo la pistola carica di un irrigidimento delle sanzioni.
Dall'altra la Russia - appoggiata dalla Cina, che pure parteciperà ai lavori del
summit aquilano - che di misure del genere non vuole sentire parlare, e anzi
sta contribuendo ad ultimare la prima centrale nucleare iraniana a Bushehr. Nel
mezzo gli Stati Uniti: Washington vuole naturalmente frenare le ambizioni
atomiche di Teheran, ma Barack Obama ha già chiarito che la mano dell'America
e della comunità internazionale resterà tesa fino alla fine dell'anno. Con
l'obiettivo di offrire una sponda ai moderati iraniani e nella speranza che,
quella mano, Teheran si decida a raccoglierla. E l'Italia? Il caos regna
sovrano. Nei giorni scorsi Berlusconi aveva evocato esplicitamente la
possibilità che il G8 si muovesse verso nuove sanzioni, riferendosi ad alcune
«telefonate» avute con gli altri leader. Una prospettiva, ha subito frenato il
titolare della Farnesina Franco Frattini dopo le cautele espresse dalla Casa
Bianca, di cui si parla su «tavoli europei più confidenziali», ma che al
momento appare «prematura». All'Aquila si avrà «una discussione politica che
includerà tutte le opzioni» (esclusa una, quella militare), ma «non verranno adottate
delle decisioni», anticipa Frattini. La posta in gioco
( da "Unita, L'" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina
Non solo per il G8.
La visita del presidente cinese Un fitto programma di impegni per il presidente
cinese Hu Jintao in Italia. Oggi incontri istituzionali: prima sarà ricevuto al
Quirinale, poi a Palazzo Chigi. Nel pomeriggio i colloqui a Montecitorio con il
Presidente della Camera, Gianfranco Fini, e a Palazzo Giustiniani con il
Presidente del Senato, Renato Schifani. Sempre nel
pomeriggio di domani il Presidente cinese interverrà al Forum economico Italia-Cina con, tra gli altri, anche
Berlusconi e la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Domani visita
turistica a Venezia, Pisa e Firenze. Poi mercoledì all'Aquila per il G8.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-07-05 - pag: 7 autore: Sfida agli Usa. Lanciati sette
missili La Corea rovina la festa a Obama Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro
corrispondente La Corea del Nord "festeggia" il giorno
dell'Indipendenza americana con giochi pirotecnici. Ieri Pyongyang ha lanciato
ben sette missili verso Oriente che sono caduti senza far danni nel Mar del
Giappone. Secondo l'agenzia sudcoreana Yonhap, che cita fonti del ministero della
Difesa di Seul, due vettori balistici di tipo Scud con una gittata stimata di
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-07-05 - pag: 11 autore: Competitività.
Secondo il Monitor di Intesa Sanpaolo la Campania è la regione che limita di
più i danni Solo 11 distretti resistono Cede ancora l'export e in tre mercati
su quattro cala il fatturato di Franco Locatelli S i salvano solo in undici
dalla peggior crisi della storia recente dei distretti industriali italiani.
Nei primi tre mesi del 2009 il crollo della domanda dei mercati di sbocco e la
riduzione dei prezzi delle commodity e dei prezzi alla produzione hanno
provocato la caduta del 20% delle esportazioni dei distretti, che dura ormai da
sei trimestri consecutivi, che ha parzialmente risparmiato il meno ciclico
settore alimentare ( 2,4%) e che è stata solo lievemente mitigata a maggio
facendo prevedere un modesto miglioramento solo sul finire dell'estate. Al
crollo sfugge soltanto un decimo dei 104 distretti italiani che, malgrado tutte
le turbolenze, registra una crescita tendenziale delle proprie esportazioni
anche nella fase più acuta della crisi e in particolare nel primo trimestre del
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-05 - pag: 4 autore: Veneto/ Refrigerazione e
condizionamento «Se ci chiedono di investire non devono poi penalizzarci» «U na
farsa, un gratta e vinci, un lancio di dadi. Non so quale sia il metodo più
adeguato per garantire i fondi in ricerca e innovazione, ma sicuramente nonè
questo». Più che arrabbiato Francesco Bettella, presidente della Uniflair di
Conselve, nel Padovano – azienda di sistemi di refrigerazione e condizionamento
con stabilimenti in Cina e India, da 281 dipendenti e
97 milioni di fatturato (nel 2008) – si dice deluso e amareggiato. «Avevamo
chiesto una detrazione d'imposta di quasi 97mila euro a fronte di un
investimento di oltre un milione – spiega –.Abbiamo inviato la domanda
immediatamente, il nostro resoconto internet registra le ore 10.01, ma
dall'ufficio di Pescara, dove andavano inviate le domande, abbiamo ricevuto
l'avviso che i fondi erano già esauriti. Ora dovremo ristornare la voce dal
nostro bilancio». Quella della Uniflair è una delle 30 domande che
Confindustria Padova ha seguito direttamente per un ammontare complessivo di
circa 10 milioni di investimenti in ricerca. Ma il 65% delle imprese è rimasto
escluso dalla lotteria. Molte dopo aver già realizzato l'investimento,
iscrivendo a bilancio il credito d'imposta oggi negato. «Non è stata una cosa
seria – continua l'imprenditore, che si chiede come mai le richieste andassero
convogliate a Pescara e nona Roma –; non si possono concedere benefici senza
verificare se siano giustificati, anche se non metto in dubbio la bontà dei
progetti presentati. Ma va quantomeno stilata una graduatoria e messo a punto
un sistema di valutazione. Così come non si possono cambiare le regole in corsa
comeè avvenuto con la trasformazione delle norme con un decreto legge
successivo, quello della fine del 2008 che ha permesso al Governo di agire
retroattivamente ponendo un tetto all'agevolazione e introducendo la prenotazione
telematica. Economisti ed esperti – conclude Bettella – dicono in coro che si
esce dalla crisi solo con l'innovazione e la ricerca ma poi chi la fa si trova
penalizzato. Questo è ridicolo. Oltre a distribuire le risorse bisogna pensare
anche a chi le crea o le può creare». Katy Mandurino © RIPRODUZIONE RISERVATA
Francesco Bettella Presidente Uniflair Conselve (PD)
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: TEMPO LIBERATO data: 2009-07-05 - pag: 43 autore: A me mi piace Il
chinotto belle époque di Davide Paolini C' era una volta – oppure è meglio dire
«a volte tornano» –: stiamo pensando al chinotto, frutto di origine cinese, la
Cytrus Myrtifolia, simile alla pianta del mirto (piccole dimensioni, foglie
verdi intenso) forse è ritenuto solo un nome coniato per una bevanda. è davvero
bizzarro nell'epopea delle bibite energetiche del fast food, ovverosia della
fretta, assistere al ritorno di una bevanda che ha contrassegnato l'era del bar
sport, ovverosia dei lunghi pomeriggi al flipper, al calciobalilla, davanti al
juke box. Eppure la civiltà del chinotto, bevanda di modernariato, ha ripreso
il suo cammino, magari sotto abiti (leggi packaging) diversi, così come si
riveste un divano d'antan con tappezzeria contemporanea: con la biglia come
fosse una vecchia gazzosa (Abbondio), con look chic (Lurisia), con bottiglia
più larga, ma con la solita grinta (se bevi Neri ne ribevi). Mentre Paoletti
continua con la linea tradizionale. Civiltà, appunto, perché il passato di
questo frutto è nobile. è stato il preferito dalla Belle époque, il
protagonista dei salotti liberty, spesso anche ritratto in quadri d'inizio Novecento.
L'arrivo della Grande Guerra ne ridimensionò la fama. I mercati d'Europa e
d'oltre oceano avevano amato le "mignonnettes", rinomate in Francia e
Austria dove il chinotto costituiva il ripieno dei boeri al cioccolato, o
diveniva marmellata. Tra tutti i prodotti, quello più ricercato, divenuto quasi
lo status symbol dell'epoca, era però la bevanda gassata e analcolica, servita
come aperitivo o rinfrescante. Tutto iniziò nel 1877, quando un'industria di
frutti canditi,Silvestre- Allemand, decise di trasferirsi nella zona di Savona,
caratterizzata dall'aroma intenso degli alberi sempreverdi di chinotto, importati dalla Cina da un marinaio locale con il quale quest'azienda elaborava la
maggior parte delle canditure. La ricetta segreta con cui addolcire l'agrume,
assai acido e aspro, rendendolo commestibile, fu casualmente rivelata dagli
operai del laboratorio a una drogheria, il cui proprietario, facendo tesoro
della tecnica con cui erano trasformati sia i chinotti grandi, o
balloni, che quelli più piccoli, diede vita a una dinastia imprenditoriale,
tuttora attiva: Augusto Vincenzo Besio. Dopo varie vicende: crisi economica del
dopoguerra e soprattutto congelamento dei frutti per le basse temperature,
arrivò la crisi del chinotto. Servirono circa una decina d'anni perché
ritornasse a ricoprire un ruolo centrale nel mondo dei dolciumi e dei drink
italiani, divenendo uno dei simboli della ripresa alimentare degli anni Trenta.
Una storia fatta di stop and go quasia segnare la storia del costume. Sine qua
non sempre! © RIPRODUZIONE RISERVATA 1 «Il gastronauta» è ogni sabato alle 11
su Radio 24.
( da "AprileOnline.info" del 06-07-2009)
Argomenti: Cina
Cina: esplode lo Xinjiang, 156 morti
***, 06 luglio 2009, 22:32 Mondo Quelli di ieri sono stati gli incidenti più
gravi dalla rivolta tibetana della primavera dell'anno scorso e tra i più gravi
ad essersi mai verificati nel Xinjiang, una regione desertica e montuosa ricca
di risorse naturali nel nordovest della Cina. I
disordini sarebbero scoppiati quando le forze di sicurezza cinesi sono
intervenute per disperdere una manifestazione di almeno un migliaio di persone
che chiedevano un' indagine approfondita su un episodio verificatosi il 26
giugno nel Guangdong, la provincia industrializzata del sud della Cina, dove lavorano decine di migliaia di immigrati
provenienti da tutto il paese, inclusi migliaia di uighuri La tensione etnica è
esplosa violenta nella regione cinese del Xinjiang dove nella capitale Urumqi,
secondo l'ultimo bilancio dell'agenzia Nuova Cina,
almeno 156 persone domenica sono morte in scontri tra giovani uighuri e forze
di sicurezza cinesi. Mentre i disordini si sono pericolosamente allargati oggi
a una seconda città, le autorità accusano il Congresso Mondiale degli Uighuri e
la sua presidente Rebiya Kadeer di avere fomentato le proteste con lo scopo
ultimo di creare nel Xinjiang uno Stato indipendente. Il Congresso e la stessa
Kadeer lo negano e, in un comunicato inviato ad alcuni mezzi d'informazione stranieri in Cina, hanno affermato che migliaia di uomini di quattro diversi corpi
militari e paramilitari cinesi ieri hanno usato fucili automatici e mezzi
corazzati contro una manifestazione pacifica. Secondo la Nuova Cina, la polizia oggi è dovuta
intervenire per disperdere 200 manifestanti che si erano riuniti davanti alla
moschea Id Kah nella città di Kashgar, uno dei passaggi obbligati
dell'antica Via della seta. L'agenzia aggiunge che la protesta sta tentando di
organizzarsi anche nella città di Aksu e nella prefettura di Yili Kazakh.
"E' una pratica abituale del governo cinese quella di accusare me per
qualsiasi incidente si verifichi nel Turkestan dell' Est (il nome col quale i
nazionalisti uighuri indicano il Xinjiang, ndr) e Sua Santità il Dalai Lama per
qualsiasi cosa succeda nel Tibet", ha affermato Rebiya la Kadeer nel
comunicato. Quelli di ieri sono stati gli incidenti piu' gravi dalla rivolta
tibetana della primavera dell'anno scorso e tra i più gravi ad essersi mai
verificati nel Xinjiang, una regione desertica e montuosa ricca di risorse
naturali nel nordovest della Cina. Secondo una serie
di testimonianze convergenti, i disordini sono scoppiati quando le forze di
sicurezza cinesi sono intervenute per disperdere una manifestazione di almeno
un migliaio di persone che chiedevano un' indagine approfondita su un episodio
verificatosi il 26 giugno nel Guangdong, la provincia industrializzata del sud
della Cina dove lavorano decine di migliaia di
immigrati provenienti da tutto il paese, inclusi migliaia di uighuri
provenienti dal Xinjiang. Nell'episodio - che secondo la stessa stampa cinese è
stato innescato da voci poi rivelatesi false - decine di operai cinesi di etnia
'han' hanno attaccato un dormitorio di operai uighuri, uccidendone almeno due.
Nessuno è stato arrestato per gli omicidi. "Le autorità cinesi dovrebbero
ammettere - ha scritto ancora Rebiya Kadeer nella dichiarazione diffusa dal
Congresso Mondiale degli Uighuri - che la pacifica protesta è stata innescata
dall'illegale attacco di teppisti che hanno picchiato e ucciso dei lavoratori
uighuri in una fabbrica di giocattoli nel Guangdong. Il loro fallimento
nell'intraprendere una qualsiasi azione per punire i teppisti cinesi
responsabili dei brutali omicidi è la vera causa di questa protesta".
Rebiya Kadeer è un'imprenditrice di quasi 70 anni che vive in esilio dal 2005
dopo aver trascorso sei anni in prigione, accusata di aver messo in pericolo la
sicurezza dello Stato. La televisione cinese, Cctv, ha diffuso in serata delle
immagini nelle quali si vedono giovani uighuri che, a Urumqi, distruggono
automobili, tirano pietre contro un bersaglio non visibile, e danno l' assalto
ad un autobus. Molti cinesi vengono intervistati, alcuni dei quali sanguinanti
in seguito agli attacchi subiti dagli uighuri. Non sono state ancora fornite
indicazioni sull'etnia di coloro che sono deceduti. Secondo una fonte del
Congresso Mondiale degli Uighuri 70 persone, tutte di etnia uighura, sono state
circondate e uccise dagli agenti cinesi nel quartiere di Nemmen, uno di quelli
nei quali si sono verificate le proteste. L'agenzia Nuova Cina
cita varie testimonianze di cinesi, alcuni dei quali affermano di essere stati
aggrediti dalla folla. L'agenzia cita anche il direttore dell' Ospedale del
Popolo secondo il quale su 291 persone ricoverate in seguito alle violenze di
ieri, 233 erano di etnia cinese 'han', 39 di etnia uighura e gli altri
appartengono ad altre minoranze etniche che vivono nella regione. Urumqi, una
città di 2,3 milioni di abitanti oltre tremila chilometri a nordovest di
Pechino, è la capitale della Regione Autonoma del Xinjiang. Gli uighuri,
turcofoni e di religione musulmana, sono gli abitanti originari della regione,
che chiamano Turkestan dell' est, e oggi sono circa il 44 per cento dei 20
milioni di abitanti della regione. Gli immigrati cinesi sono circa il 38 per
cento e gli altri appartengono alle minoranze kazhaka, kirghisa e mongola.
(fonte Ansa)
( da "Finanza e Mercati" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
A
Guangzhou torna la Fiat made in Cina da
Finanza&Mercati del 07-07-2009 Tornano auto a motori Fiat made in China. Lo
prevede un accordo siglato dal Lingotto oltre Muraglia, accordo che ha fatto da
capofila per le 38 intese dal valore complessivo di 2 miliardi di dollari
siglate ieri da un folto gruppo di aziende italiane nell'ambito del forum
Italia-Cina. L'ad della casa di Torino Sergio Marchionne ha firmato con i vertici
della cinese Gac (Guangzhou automotive company) un'intesa per la costituzione
di una joint venture industriale paritetica che da metà 2011 produrrà motori e
auto Fiat per il mercato cinese. L'operazione prevede un investimento di oltre
400 milioni per la costruzione di un nuovo stabilimento con una superficie
produttiva di oltre 700mila metri quadrati. L'impianto sarà a Changsha,
capitale dello Hunan, e l'iniziativa potrà così «avvalersi del piano di
sostegno allo sviluppo che il governo cinese ha varato per favorire i nuovi
investitori nelle sei province della Cina centrale».
Nella prima fase di sviluppo, la jv disporrà di una capacità installata di
140.000 autovetture e 220.000 motori all'anno. Successivamente incrementabile a
250mila vetture e 300.000 motori. I modelli «saranno equipaggiati con motori e
cambi tecnologicamente evoluti, per rispondere alle richieste del governo
cinese di sviluppare veicoli a bassi consumi e ridotte emissioni», ha
sottolineato Fiat in una nota. Il primo modello che verrà introdotto sul
mercato sarà la Linea. Il presidente di Fiat Luca di Montezemolo ha espresso
«Forte soddisfazione per il rilancio della nostra presenza in Cina». L'accordo di ieri, infatti, consolida la partnership
avviata da Torino con Guangzhou all'inizio del 2008, dopo il mancato
perfezionamento dell'alleanza con Chery Automobile. E non è giunto da solo,
dato che ieri il gruppo Fiat (-1,2% a 6,98 euro in Borsa) ha siglato altre
sette intese da complessivi 225 milioni di dollari. Intanto, Oltreoceano sono
state completate le nomine del board di Chrysler: gli ultimi consiglieri
nominati sono Douglas Steenland, ex ceo di Northwest Airlines; Ronald Thompson,
presidente del consiglio fiduciario di Teachers Insurance and Annuity
Association; George Gosbee, presidente di Tristone Capital; Scott Stuart, tra i
fondatori di Sageview Capital e Stephen Wolf, presidente di R.R. Donnelley
& Sons.
( da "Finanza e Mercati" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Leone rileva il
30% di Guotai per 100 mln da Finanza&Mercati del 07-07-2009 Si alza il
ruggito del Leone in Cina. Ieri
Generali ha siglato un accordo per rilevare il 30% di Guotai, società cinese di
gestione del risparmio, per un controvalore di circa 100 milioni di euro.
«L'alleanza con Guotai ci permette di integrare la gamma di prodotti
assicurativi già offerta dalle nostre compagnie locali e di realizzare il
disegno strategico di divenire uno dei player di riferimento in Cina nella previdenza integrativa
aziendale». Questo il commento dell'ad Sergio Balbinot, che ieri ha siglato a
Roma l'intesa insieme all'ad di Guotai, Jin Xu, alla presenza del presidente
del presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi e di quello cinese Hu
Jintao. L'operazione consente a Generali di «allargare l'offerta - si legge in
una nota - ai piani pensione di secondo pilastro, recentemente avviati in Cina» dal nuovo sistema previdenziale, che ha implementato
degli schemi pensionistici volontari ai quali contribuiscono i datori di lavoro
e i dipendenti (le cosiddette enterprise annuities). Fino a oggi, infatti, il
gruppo di Trieste era presente solo nel settore vita, grazie alla joint venture
stretta nel 2002 con China National Petroleum Corporation ed estesa poi a fine 2007
anche ai rami danni. Grazie all'accordo con Guotai, invece, il Leone entra in
un nuovo mercato, quello dei fondi pensione, dalle ampie potenzialità di
sviluppo. Si stima, infatti, che su un mercato potenziale di 220 milioni di
lavoratori, solo il 5% di questi versino attualmente contributi per uno schema
pensionistico. «A tutt'oggi la licenza assicurativa ci ha permesso, in questo
settore, di focalizzarci su polizze di rendita immediata rivolte alla
popolazione già in quiescenza. Adesso - ha spiegato Balbinot - grazie alla
licenza per le enterprise annuities detenuta da Guotai, Generali sarà fra i
pochi gruppi assicurativi in grado di completare l'offerta alla clientela
aziendale cinese potendo estendere il suo raggio di azione anche al segmento,
ancora largamente inesplorato, dei piani di previdenza integrativa aziendali di
secondo pilastro per i dipendenti attivi di imprese pubbliche e statali». In
Borsa però ieri il titolo ha perso l'1,37%, a 14,37 euro, in un mercato
fortemente appesantito dalle vendite.
( da "Finanza e Mercati" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
I consumatori
(soprattutto europei) in tempi di crisi tagliano le spese per i farmaci. La
sfida dei ... di Redazione del 07-07-2009 da Finanza&Mercati del 07-07-2009
[Nr. 131 pagina 19] I consumatori (soprattutto europei) in tempi di crisi
tagliano le spese per i farmaci. La sfida dei generici nei Paesi emergenti
continua a essere una bella gatta da pelare. Ma l'industria farmaceutica ha
sempre frecce al suo arco. Ieri due dei migliori titoli di Zurigo erano del
settore. Miglior performer Roche (in progresso del 2,32%), poco sotto Novartis
(che guadagnava lo 0,92%). Vontobel venerdì scorso confermava il giudizio buy
su entrambe le aziende grazie ai test positivi sul Lucentis. Ma ovviamente per
i colossi farmaceutici le notizie allarmanti, seppur non da panico, sul
diffondersi di quella che ormai è l'ex influenza suina, ma decisamente una
pandemia, significano crescita di fatturato. La forza dello yuan Altro che
dollaro ed euro. La Cina la «valuta forte» ce l'ha in casa. Pechino tratta con Mosca
perché le due potenze si alleino sull'asse yuan-rublo, per affrancarsi dal
dominio delle valute internazionali (tema che Pechino riproporrà anche nel
prossimo G8 italiano). Ma la Cina va oltre. Pechino ha lanciato un programma pilota che
permetterà ad aziende di Hong Kong e Macau di operare nell'import-export in
yuan con città continentali come Shanghai, Guangzhou, Shenzhen, Dongguan e
Zhuhai. Passo cruciale per l'internazionalizzazione dello yuan. Non solo, la Cina sta lavorando a un accordo che consentirà alle aziende di
Yunnan e Guangxi di commerciare in yuan con i membri della Association of
Southeast Asian Nations. Lufthansa Niente paura. L'approfondimento di indagine
Ue sull'acquisizione di Austrian Airlines da parte di Lufthansa non è un
ostacolo. Ne è convinto Josef Pröll, ministro delle Finanze di Vienna, che
indica nel 31 luglio la data in cui l'operazione potrebbe chiudersi. Per ora
Lufthansa continua a essere una rarità in un settore aereo (sul fronte
aeroportuale, come dei produttori di velivoli e ovviamente dei vettori) che
continua a restare a terra. Ieri la compagnia tedesca ha guadagnato il 2,23% e,
tra i pochi titoli positivi del listino di Francoforte in netto calo (1,20%),
risultava il miglior performer. Grazie anche all'upgrade attribuitelo da Bank
of America.
( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 1 - Prima
Pagina Tra affari e repressione FEDERICO RAMPINI Due miliardi di dollari di
investimenti in Italia. 156 morti nella rivolta della minoranza islamica
uigura. Una terribile contraddizione pesa sulla visita del presidente cinese Hu
Jintao a Roma. La cronaca è dilaniata, schizofrenica: da
una parte la passerella trionfale di fronte al governo italiano e alla
Confindustria; dall´altra il tragico bollettino di guerriglia urbana dalla Cina. Tocca a Napolitano, da solo,
sollevare il problema: «Il progresso economico e sociale della Cina pone nuove esigenze in materia di
diritti umani». SEGUE A P
( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina III - Torino
Boglione, Mele, John Elkann, Vitelli e le sfide sui nuovi mercati "La
soluzione è fuori Torino" Il pronostico degli industriali Mele: quando
sono arrivato alla Lavazza c´era un solo difetto: non cresceva all´estero
Elkann: la città promuove chi sa rischiare e penalizza poco chi rischiando
sbaglia PAOLO GRISERI La soluzione è fuori da Torino. Non solo la Fiat guarda
alla dimensione internazionale per uscire più forte dalla crisi. Anche altre
aziende leader torinesi (Azimut, BasicNet, Lavazza) puntano le loro carte su
ciò che si muove oltre le Alpi, nei mercati emergenti del
Bric (Brasile, Russia, India e Cina). Al punto che, rivela l´ad di Lavazza Gaetano Mele, «dopo aver
acquisito una catena di 200 caffetterie in India ci prepariamo ad effettuare
un´operazione analoga in Brasile». Per dire in un paese dove il caffè lo
conoscono bene perché lo coltivano da secoli. è questa una delle
suggestioni emerse dalla tavola rotonda sulle imprese torinesi (coordinata da
Enrico Mentana) che ha concluso l´assemblea annuale di Confindustria Torino.
L´esempio Lavazza è uno dei più chiari di che cosa significhi
internazionalizzazione: «Quando sono arrivato a Torino - racconta Mele - ho
trovato un´azienda molto solida che aveva un solo difetto: non cresceva. Con
gli azionisti abbiamo deciso che bisognava scommettere sulla concorrenza
internazionale per evitare di dover giocare sulla difensiva a medio lungo
termine». Lavazza è passata così da un rapporto 70/30 tra fatturato italiano e
estero a un rapporto 60/40. E la tendenza è destinata ad accentuarsi. «Una
delle particolarità di Torino - spiega John Elkann, presidente di Exor e
vicepresidente della Fiat - è la sua capacità di promuovere chi sa rischiare e
di penalizzare poco chi, rischiando, sbaglia». Che sia questa una delle ragioni
per cui un imprenditore come Marco Boglione ha potuto rilevare un´azienda
fallita e trasformarla in «un business dei marchi»? «Non avevamo scelta -
spiega Boglione - perché non avremmo mai potuto competere con i cinesi sui
costi di produzione di una maglietta. Abbiamo allora deciso di valorizzare i
nostri marchi e di proporne la produzione e la vendita a quegli imprenditori
che nel mondo intendevano scommettere sulla loro capacità di penetrazione». Ora
che quella scommessa ha avuto successo, lo stesso Boglione lancia una
provocazione: «Non capisco l´atteggiamento di chi ci chiede di essere
competitivi e, allo stesso tempo attacca le scelte protezionistiche: senza
protezionismo non riusciremo mai a competere con aziende che pagano gli operai
150 euro al mese». La polemica è con la Presidente di Confindustria, Emma
Marcegaglia, che però ha già dovuto lasciare la sala per recarsi a Roma
all´incontro con la delegazione cinese al G8. Anche il fondatore di Azimut,
Paolo Vitelli, concorda con Jouhn Elkann riconoscendo che uno dei segreti del
successo dei torinesi all´estero «è quello di aver ereditato dalla grande
impresa la cultura del rischio e di aver saputa applicare a diversi settori».
Così Vitelli ricorda di quando «mangiavo gli occhi degli animali nelle ciotole
che mi venivano offerte negli accampamenti del deserto per vendere le barche
agli arabi». E forse proprio la capacità di pensare in grande è uno dei motivi
che spiegano la superiorità della cultura industriale delle grandi imprese
sulle piccole: «La differenza tra i modelli del Piemonte e del Veneto - chiude
Boglione - è che in Piemonte può capitare di vedere grandi industriali alla
guida delle utilitarie mentre in Veneto si incontrano piccoli industriali a
bordo di grandi fuoriserie».
( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XII - Torino
Saet group va controcorrente niente crisi grazie all´eolico Aumentano addetti e
stabilimenti per l´azienda di Leinì In primo piano a livello europeo ANTONELLO
MICALI C´è un´azienda che va controcorrente. Al tempo della crisi economica che
mette in ginocchio marchi storici dell´industria, aumenta i
dipendenti e apre nuovi stabilimenti (in Turchia e Cina). è la Saet group di Leinì specializzata nella produzione di
tecnologie e soluzioni per impianti di trattamento termico a induzione, in altre
parole nella produzione di impianti eolici. Fondata nel 1966 da Pietro
Canavesio, nel 2005 stava per essere ceduta ad un gruppo tedesco. Una
decisione scongiurata dal rientro del figlio, Davide, fino ad allora impegnato
all´estero, fermamente determinato a mantenere l´impresa in famiglia, e a non
privare l´area di una realtà produttiva. E i risultati gli stanno dando
ragione, anche in tempi di crisi. Ma non c´è nessuna ricetta miracolosa dietro
questo positivo andamento. Spiega Davide Canavesio, giovane ad del gruppo:
«Saet ha saputo abbinare l´innovazione tecnologica all´internazionalizzazione
della sua produzione. Certo, la crisi si è fatta sentire anche per noi, ma
senza compromettere i risultati: riusciremo a contenere la perdita del
fatturato in un dieci per cento in meno rispetto al 2008, quando avevamo chiuso
i bilanci a quota 43,3 milioni. Traguardo più che soddisfacente». Buoni anche i
numeri sul fronte occupazionale: due anni fa, questa impresa contava 100
dipendenti. Oggi, sono più di 160. Gli ultimi quattro sono stati assunti nei
mesi scorsi. Un trend positivo che non è frutto del caso, ma deriva da precise
scelte aziendali: prima fra tutte quella di diversificare la produzione in un
momento nel quale l´automotive segnava il passo. La Saet si è infatti
concentrata nella produzione di impianti eolici tanto che oggi buona parte del
mercato è coperta dall´azienda di Leini. Ma c´è di più. L´azienda si è
impegnata anche nella ricerca aprendo un laboratorio in cui si cerca «di
applicare il sistema dell´induzione anche in altri settori» spiega Canavesio.
Un´altra scommessa vinta. Investire nella ricerca ha consentito alla Saet di
produrre due nuovi macchinari, presentati in anteprima pochi giorni fa, in
grado di trattare ralle per impianti eolici fino a
( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XVI - Roma
Chimica, la fuga dei gruppi dal Lazio addio a un patrimomio di competenze
Chiudono l´Eni di Monterotondo e le multinazionali di Latina VALENTINA CONTE
Monterotondo e Pomezia. Nord e sud di Roma. Tra loro, una cinquantina di
chilometri e la storia della chimica nel Lazio. Due poli di ricerca di
altissimo livello, vanto regionale e nazionale insieme, che entro fine anno non
esisteranno più. A meno di soluzioni per ora lontane, il centro Eni di
Monterotondo e l´Istituto di biologia molecolare di Pomezia sbarreranno i
cancelli. Inghiottendo ingegni e brevetti, spegnendo due motori, simbolo e
traino per l´economia regionale. La chimica nel Lazio, 18 mila addetti e 300
aziende per lo più farmaceutiche sparse tra Latina, il distretto di Pomezia e Frosinone,
è in crisi. Travolta dalla terribile congiuntura, come altri settori. Ma anche
da un cambio di pelle che le multinazionali chiamano
"ristrutturazione". Le cause? Brevetti scaduti dei farmaci e generici
che avanzano, la competizione sui costi vinta al ribasso da India, Egitto e Cina,
il profitto che le penicilline non garantiscono più. Meglio il biotech e gli
antitumorali con la ricerca base in Usa, la produzione in Romania e la
distribuzione in Italia. «Ormai siamo solo mercato, il quinto del mondo per
consumo», avverte Dario D´Arcangelis, segretario della Filcem Cgil di Latina,
dove il farmaceutico pesa più del 40% del Pil totale, 13 mila lavoratori, una
decina di multinazionali e un grande indotto. «L´isola felice è finita», dice.
«C´è un´emorragia di posti di lavoro». Tra questi gli informatori scientifici,
tanti a Latina, 5-6 mila nel Lazio, 30-35 mila in Italia. è la crisi nella
crisi: le multinazionali si specializzano, lasciano i farmaci di uso
quotidiano, viene meno il rapporto con il medico di famiglia. La regione Lazio
ospita da decenni le più grandi firme del farmaco, molte arrivate grazie ai
fondi della Cassa per il Mezzogiorno: Merck Serono, Sigma Tau, Menarini,
Pfizer, Wyeth, Abbott, Bristol-Myers Squibb. I prodotti chimici sono al primo
posto nelle esportazioni: 5,1 miliardi di euro nel 2008, l´11% in più rispetto
all´anno prima. Nel 2009 andrà peggio. Crollo del 20% nella produzione e già
2.760 lavoratori tra mobilità e cig. «Senza scelte strategiche, possiamo dire
addio all´industria chimica nel Lazio», si allarma Tina Balì, segretario
regionale della Filcem-Cgil, che insieme a Cisl e Uil ha guidato lo sciopero
nazionale dello scorso 24 giugno. Nonostante le proteste e la lettera inviata
all´amministratore delegato dell´Eni, Paolo Scaroni, da Marrazzo e Zingaretti,
il colosso energetico italiano ha deciso: chiuderà il centro di ricerca di
Monterotondo, dopo 40 anni di presenza. Ai 58 ricercatori la scelta: Novara,
Milano o anche Roma ma a fare altro, niente più ricerca. «In questa storia
perde l´Eni, vanificando lavoro e commesse, e perde il territorio», dice
Edoardo D´Angeli, ricercatore Eni da 29 anni, memoria storica del complesso di
Monterotondo che presto ospiterà i laboratori di neuroscienze del Cnr. «Negli
anni ´90 eravamo 340, mèta ambita dei laureati romani», racconta. All´epoca
l´Eni aveva anche la farmaceutica, poi ceduta al gruppo Menarini. Celebri i
brevetti per l´ormone della crescita e il latte ad alta digeribilità. «Poi ci
siamo concentrati sull´ambiente per migliorare l´impatto delle raffinerie». E
qui i risultati non sono mancati. Le alghe che assorbono la Co2, da cui trarre
biodiesel, che stanno per essere testate a Gela. Un disperdente biodegradabile
per il petrolio sversato in mare o in terra che ha contribuito a bonificare
l´area su cui ora sorge la nuova fiera di Rho. Argille speciali, gli zeoliti,
per proteggere le falde acquifere, in grado di fermare gli inquinanti dei
petrolchimici ma anche di altre tipologie di aziende, permettendo all´acqua di
filtrare. Tutti brevetti targati Monterotondo. All´altro capo di Roma intanto,
i laboratori dell´Irbm di Pomezia sono già chiusi dal primo luglio, i
ricercatori a casa con lo stipendio fino a settembre, poi scatterà la cassa
integrazione. Senza un accordo per cedere stabilimento e brevetti, la proprietà
della Merck chiuderà Pomezia entro l´anno: 300 addetti con l´indotto, molti
giovani e donne sotto i 40, almeno 50 ricercatori stranieri, alcuni già volati
all´estero. E risultati eccellenti: vaccino per l´epatice C, molecola per la
cura dell´Hiv, studi avanzati su leucemie e malattie cardiovascolari. «I
curriculum vanno a ruba, io sono stato preso in Olanda, ma ci hanno chiesto di
non andare via, perché siamo il patrimonio dell´azienda», riferisce un
ricercatore di 34 anni. Un filo di speranza è appeso al tavolo convocato per
metà mese. Un gruppo di imprenditori guidati dalla Uir (l´Unione degli
industriali romani) ha preparato con Deloitte un piano industriale per rilevare
l´Irbm e incontrerà sindacati, regione e manager della Merck. Per salvare il
centro e un simbolo.
( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 4 - Esteri Da
Eisenhower a Gorbaciov l´incubo infinito della bomba che potrebbe distruggere
il mondo Ma adesso il traguardo sembra giunto troppo tardi con le nuove minacce
di altri paesi provvisti di armi nucleari Il vero accordo storico nel 1991 tra
Reagan e Gorbaciov precedette di soli cinque mesi la fine dell´Urss (SEGUE
DALLA PRIMA P
( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 6 - Esteri
Berlusconi: in pochi anni saremo tra i primi tre partner commerciali della Cina La Fiat ritorna a Pechino farà
250mila auto l´anno Intese economiche per due miliardi Marcegaglia: "Una
giornata storica" ROBERTO MANIA ROMA - La Cina per uscire dalla crisi economica. Perché "business is
business", e allora, nel giorno della strage nello Xinjiang, sono stati
firmati, a Roma, 38 accordi commerciali e industriali per un valore complessivo
di due miliardi di dollari. «Una giornata storica», ha detto il leader
della Confindustria, Emma Marcegaglia, accanto ai presidenti Silvio Berlusconi
e Hu Jintao. Nella guerra globale per la conquista dei nuovi automobilisti, la
Fiat di Sergio Marchionne mette a segno un altro colpo: la joint venture
paritetica con la Gac (Guangzhou automobile group) per tornare a produrre in Cina nella seconda metà del 2011. Si assemblerà la
"Linea", berlina a tre volumi del segmento "C" destinata
soprattutto alle famiglie dei mercati di nuova motorizzazione. Mercati che
continuano a crescere: quello cinese è diventato il primo mondiale e cammina
con incrementi del 10 per cento. E lì il Lingotto prova a tornarci dopo che nel
2007 si era interrotta la collaborazione con il gruppo Nanjing. L´intesa
prevede la costruzione di un nuovo stabilimento (a Changsha, capitale della
provincia dello Hunan, nella Cina centro-meridionale)
che si estenderà su una superficie produttiva di oltre 700 mila metri quadri,
con un investimento complessivo pari a oltre 400 milioni di euro, incentivato
dalle politiche di Pechino per favorire nuovi investimenti esteri. Si partirà
con 140 mila autovetture e 220 mila motori l´anno per arrivare a 250 mila auto
e 300 mila motori. «è un ulteriore internazionalizzazione di auto, tecnologia e
motori Fiat che hanno già avuto un ruolo importante, se non fondamentale, negli
Stati Uniti nell´accordo con la Chrysler», ha detto il presidente della Fiat,
Luca di Montezemolo. Anche questa volta, come nella conquista del gruppo di
Detroit, sono stati i motori a basso impatto ambientale la carta vincente. è
quello che chiedeva il governo di Pechino che ieri ha insistito nell´invitare
le imprese italiane a investire in Cina, l´unico paese
che dà davvero segni di ripresa (il Pil crescerà pure quest´anno intorno all´8
per cento). «Il nostro interscambio - ha detto Hu Jintao davanti ai 500
imprenditori italiani e ai 300 cinesi impegnati nel Forum Italia-Cina - deve passare da
( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 6 - Esteri
Uiguri in piazza, la polizia spara massacro nello Xinjiang: 156 morti Strage al
corteo della minoranza musulmana. La Casa Bianca: "Siamo preoccupati"
è la repressione più grave dalla rivolta tibetana della primavera dello scorso
anno PIETRO DEL RE Mille persone scendono in piazza per chiedere indagini su
presunti pestaggi razziali. Manifestano pacificamente ma la polizia interviene
ugualmente sparando sulla folla. Bilancio: centocinquantasei morti, oltre
ottocento feriti. è accaduto domenica scorsa a Urumqi, capoluogo dello
Xinjiang, il "far west" cinese e spina nel fianco del gigante
asiatico, dove da decenni cova un conflitto interetnico tra gli uiguri,
musulmani di lingua turca, e i cinesi "han". Le autorità di Pechino
hanno subito puntato il dito contro Rebiya Kadeer, presidente del Congresso
mondiale degli uiguri, incolpandola di aver organizzato i disordini.
Dall´esilio americano dove vive dal 2005 dopo aver trascorso sei anni in
prigione, questa imprenditrice più volte candidata al Nobel ha rispedito le
accuse al mittente: «Sono il capro espiatorio per qualsiasi incidente si
verifichi nel Turkestan dell´Est (così i nazionalisti uiguri chiamano lo
Xinjiang, ndr) come lo è il Dalai Lama per qualsiasi cosa succeda nel Tibet.
Fatto sta che due giorni fa quattro diversi corpi militari e paramilitari
cinesi hanno usato fucili automatici e mezzi corazzati contro una
manifestazione pacifica». Se il bilancio verrà confermato, la carneficina di
domenica sarà stata la più grave dalla rivolta tibetana della primavera dello
scorso anno e la più sanguinosa a essersi mai verificata in questa regione che,
tra il deserto del Taklamakan e le nevi eterne del Pamir, tocca otto stati tra
cui Pakistan e Afghanistan. Un canale televisivo cinese ha trasmesso ieri sera
immagini nelle quali si vedono giovani uiguri che distruggono automobili,
tirano sassi contro un bersaglio non visibile e assaltano un autobus. Nello
stesso servizio, vengono intervistati alcuni cinesi insanguinati che dicono di
essere stati attaccati dagli uiguri. L´agenzia Nuova Cina cita il direttore dell´Ospedale del
Popolo, secondo il quale su 291 persone ricoverate in seguito alle violenze,
233 erano di etnia cinese han, 39 di etnia uigura, 19 appartenenti ad altre
minoranze. Tuttavia, secondo una fonte del Congresso mondiale degli uiguri, una
settantina di persone, tutte uigure, sono state circondate e uccise
dagli agenti cinesi. Sempre ieri, mentre il segretario generale dell´Onu, Ban
Ki-Moon, chiedeva alla Cina più «rispetto delle
libertà», la Casa Bianca ha espresso «vive preoccupazioni» per l´accaduto.
Nella confusione che ancora regna sulla dinamica degli incidenti, una cosa
sembra certa: la manifestazione di domenica era iniziata in maniera pacifica.
Gli uiguri erano scesi in piazza per chiedere di far luce sulla morte di due
membri della loro etnia in una fabbrica a Canton, nel sud della Cina, linciati perché una voce li accusava di aver
violentato una giovane. Urumqi, a quattro fusi orari e oltre tremila chilometri
da Pechino, conta circa il 44 per cento di uiguri (nel 1950 erano più dell´80
per cento). La repressione di Pechino nei loro confronti s´è inasprita con
l´inizio della guerra in Afghanistan. Da allora, il potere centrale li accusa
di voler portare la jihad nel cuore dell´impero. Anche se il sogno del
Turkestan orientale, quell´effimera Repubblica fondata negli anni Quaranta e
che sopravvisse fino all´invasione dell´esercito di Liberazione cinese, è
sempre vivo nella mente di molti uiguri, loro non possono far altro che assistere
inermi all´assimilazione forzata della loro etnia.
( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 7 - Esteri
Incontro e cena al Quirinale tra i due presidenti Napolitano a Hu Jintao
"La Cina paese amico ma rispetti i diritti
umani" Funzionari del governo italiano hanno impedito ai giornalisti di
porre al leader di Pechino domande sulla repressione GIORGIO BATTISTINI ROMA -
L´incontro di un´ora fra il presidente Napolitano e quello cinese Hu Jintao è
stato, come ha detto l´italiano, «molto approfondito» e «grandemente
amichevole». Il che tuttavia non ha impedito al capo dello Stato italiano di
affrontare, nel lungo incontro al Quirinale, la questione
dei diritti civili in Cina,
proprio nel giorno delle massicce repressioni con decine di morti. «Abbiamo
concordato sul fatto che lo sviluppo economico e sociale che si sta realizzando
in Cina», ha spiegato
Napolitano al termine del lungo colloquio, «pone nuove esigenze nel campo dei
diritti dell´uomo. Una questione che l´Italia ha sempre affrontato e
intende affrontare nel massimo rispetto delle regioni dei cinesi, dell´integrità
e autonomia di decisioni della Cina e delle sue
istituzioni rappresentative». Sembra questo il punto centrale del colloqui Cina-Italia, alla vigilia del G8, stando almeno alle sintesi
diffuse in mattinata dal Quirinale. Anche se tra i due presidenti c´è stato
comune apprezzamento per la «comunanza di vedute» sulla riforma dell´Onu. La
difesa del presidente italiano dei diritti civili, nel pieno rispetto
dell´ospite cinese e dell´autonomia del suo governo, è avvenuta poco dopo che
le agenzie di stampa avevano battuto la notizia dei duri scontri in territorio
cinese, con decine di morti. Poche ore dopo, nel vertice di villa Madama col
presidente del Consiglio, funzionari del governo italiano chiedevano però ai
giornalisti di non porre domande sul rispetto dei diritti civili al presidente
cinese, nel trasparente tentativo di non fargli cosa sgradita. I giornalisti
della Rai e dell´Ansa si sono rifiutati di fare altre domande. Nell´incontro
tra i due presidenti al Quirinale, Napolitano ha molto insistito
sull´importanza che rivestono le relazioni tra Ue e Cina.
Al centro dei colloqui Ho Jintao ha voluto mettere espressamente le conseguenze
della crisi finanziaria ed economica. «Ho ritenuto di dover esprimere» ha detto
ancora Napolitano «vivo apprezzamento» al presidente Hu Jintao «per il
contributo che la Cina sta dando anche e in modo
particolare rilanciando la sua economia».
( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 7 - Esteri
Come per il Tibet alle Olimpiadi i massacri sono rimasti al margine dei
negoziati economici Le contraddizioni di un regime tra repressione e alta
finanza Il regime vede complotti ovunque Prima il nemico era il Dalai Lama
adesso gli islamici Ma malgrado le immagini di morte l´Italia ha definito gli
accordi una "svolta storica" (SEGUE DALLA PRIMA P
( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 21 - Cronaca
Robusto, viso pieno e capelli corti ecco l´identikit dello stupratore Descritto
da alcuni testimoni sul luogo dell´ultima violenza e il rione minaccia
giustizia sommaria MARINO BISSO MASSIMO LUGLI ROMA - Viso pieno, un po´
rotondo. Capelli scuri piuttosto corti. Corporatura massiccia. Età apparente:
tra i 38 e i 40 anni. Ha un volto l´incubo delle notti seriali, lo stupratore
che avrebbe aggredito (secondo una stima approssimativa, quasi sicuramente per
difetto) almeno otto donne negli ultimi mesi, il maniaco sessuale che la
polizia sta cercando di individuare prima che colpisca ancora. L´identikit è
stato tracciato nelle ultime ore, basandosi su alcune testimonianze raccolte
dagli agenti di Vittorio Rizzi, il capo della mobile, sul luogo dell´ultimo
stupro: la violenza a una ragazza di 21 anni sull´Ardeatina. Alcuni inquilini
della zona hanno descritto "un tipo sospetto", notato mentre si
aggirava nel buio, vicino a una Smart, poco prima dell´aggressione. La notizia
doveva restare segreta ed è filtrata con grande disappunto degli investigatori
mentre quella della Smart grigia, l´auto del violentatore seriale che sarebbe
stata vista allontanarsi e di cui si avrebbero almeno due numeri di targa,
viene smentita senza mezzi termini. «Tutte scemenze, magari avessimo un indizio
del genere» taglia corto il questore Giuseppe Caruso. Ma intanto la polizia ha
già perquisito l´appartamento di un sospettato: nessun risultato. Non basta:
l´uomo col passamontagna nero aveva già assalito una donna nella stessa zona,
tre giorni prima della violenza alla studentessa. La vittima designata, quella
volta, era un´infermiera di trent´anni che aveva appena lasciato l´auto in un
parcheggio all´aperto. «Un uomo col viso nascosto da un passamontagna e un
taglierino in mano mi si è avvicinato e ha cercato di mettermi le mani addosso
ma io ho urlato e lui è fuggito a piedi - ha raccontato - poi sono arrivati due
signori che facevano passeggiare i cani ma non l´hanno visto». Salgono a sette,
quindi, le aggressioni del quartiere Ardeatino, campo d´azione preferito dal
bruto. Non si esclude neanche che abiti in zona. Il maniaco sceglie sempre
strade non troppo lontane dalle uscite del Raccordo anulare, per avere una via
di fuga pronta. Il "modus operandi", i cosidetti "markers di
serialità" evidenziano anche alcuni dettagli irriferibili, un
comportamento spia di un grave disturbo sessuale. Dopo la violenza, inoltre,
l´uomo ordina alle vittime di contare fino a 10 prima di dare l´allarme.
Indagine difficile ma non impossibile: già in passato diversi stupratori
seriali sono stati catturati nella capitale. Chi indaga sta verificando gli
spostamenti dei detenuti arrestati per reati sessuali usciti di carcere negli
ultimi mesi visto che le precauzioni adottate dal maniaco indicano una certa
confidenza con le tecniche investigative, tipica di chi è stato in carcere.
Sono attesi per oggi, intanto, i risultati della comparazione del Dna sui
reperti dell´aggressione a una giornalista violentata il 4 giugno alla
Bufalotta e alla studentessa, che nel frattempo è partita
per la Cina e non potrà
essere ascoltata dai pm Maria Cordova e Antonella Nespola. «Secondo i nostri
calcoli le violenze non sono otto ma almeno il doppio, invitiamo chi sa
qualcosa, chi ha visto qualche personaggio sospetto e non ha parlato a
rivolgersi alla polizia» è l´appello di Felice Romanazzi, presidente
dell´associazione "Impegno sociale". Ma assieme alla paura
cresce anche la rabbia e, nella zona dell´Ardeatino, c´è già chi invoca
giustizia sommaria. Alcuni ragazzi della zona girano con una mazza da baseball
in macchina, altri col coltello in tasca. Il rischio di un linciaggio (magari
di un innocente scambiato per il maniaco) si aggiunge a quello di un nuovo stupro.
( da "Unita, L'" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Siccome la memoria
di Internet è come quella di mille elefanti, non abbiamo avuto difficoltà a
trovare gli indignati commenti coi quali il centrodestra reagì alla decisione
di Romano Prodi di non ricevere il Dalai Lama per non irritare i cinesi. Un
coro di strenui difensori dei diritti umani si levò dall'allora Casa delle
libertà. «Di un governo così intento nei suoi affari non ci si può e non ci si
deve fidare», scrisse Il Giornale. E quando Prodi spiegò di essere stato
costretto a quel comportamento dalla ragion di Stato, l'indignazione crebbe.
Ripresa puntualmente dai telegiornali. Era il mese di novembre del 2007 e il
governo di centrosinistra già scricchiolava. I telegiornali, anche quelli
pubblici, avevano nei confronti dell'allora opposizione un atteggiamento
particolarmente riguardoso. Ieri il premier si è trovato ad affrontare un
problema analogo a quello di Prodi. Con una differenza non piccola. Mentre
Silvio Berlusconi incontrava il presidente cinese Hu Jintao, la «Polizia armata
del popolo» reprimeva con un massacro (più di 150 morti, 800 feriti, centinaia
di arresti) una manifestazione di uiguri, la minoranza
etnica che vive nel Nord Ovest della Cina. La questione della violazione dei diritti umani era, diciamo,
«in atto». Ma il nostro premier non solo, al contrario del capo dello Stato,
non ne ha fatto alcun cenno nell'incontro con Hu Jintao ma, attraverso il suo
staff, si è assicurato che i giornalisti presenti alla conferenza stampa non
turbassero la serenità dell'ospite con qualche domanda inopportuna. Ha
anche chiarito il motivo di tanta prudenza: tra noi le la Cina
ci sono relazioni economiche che già oggi raggiungono i 38 miliardi di euro.
Potremmo rilevare che di un governo «così intento nei suoi affari» non ci può
fidare. E magari pretendere che i difensori dei diritti umani del novembre
2007, facciano sentire nuovamente la loro voce. E che i telegiornali
sottolineino questa contraddizione. Sarebbe un inutile esercizio di retorica.
E, soprattutto, siamo convinti che la ragione di Stato sia uno dei criteri
guida del comportamento di un politico. La prudenza di Berlusconi non ci
scandalizza. Semmai l'ipocrisia: ha giustificato il suo silenzio dicendo che
tanto Napolitano si era già occupato della questione. Ma, lo sappiamo, l'uomo è
fatto così. È il servilismo dei media che ci sgomenta. I lettori dell'Unità e
di pochi altri giornali avranno oggi gli strumenti per mettere in relazione la
durissima uscita del segretario generale del Conferenza episcopale italiana e i
comportamenti del premier. E sapranno (leggere i servizi di Roberto Monteforte
e Natalia Lombardo) che le frasi che ha pronunziato monsignor Crociata
(«libertinaggio gaio e irresponsabile", «fatua eleganza») vanno messe in
relazione col comportamento privato del presidente del Consiglio. A quanto
pare, all'interno del Popolo delle libertà nessuno ci ha fatto caso. Eppure,
davvero, non era difficilissimo. La Chiesa sta cominciando a parlare chiaro.
D'altra parte, come dice lo storico Alberto Melloni a Jolanda Bufalini, «I
vescovi non possono permettersi di essere opportunisti». I vescovi.
( da "Unita, L'" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Domanda e a piacere.
È il sogno di ogni leader politico costretto ad affrontare una conferenza
stampa in un momento imbarazzante. Ieri per esempio la
giornata si apriva con le terribili notizie provenienti dalla Cina: la rivolta degli uiguro, almeno
140 morti e oltre 800 feriti. Una tragedia da prima pagina, una domanda
obbligata per Hu Jintao. Tanto più che nemmeno un'ora prima il presidente
Napolitano aveva chiaramente posto al suo omologo cinese il problema del riconoscimento
dei diritti umani. La conferenza stampa convocata ieri a Villa Madama
dal nostro presidente del Consiglio insieme allo stesso Hu Jintao sarebbe stata
l'occasione giusta. E invece no. Lo staff del Cavaliere ha fatto capire in modo
chiarissimo che non sarebbe stata gradita una domanda sui diritti umani. Meglio
l'originalissimo tema dei rapporti Italia-Cina in
vista del G8. Persino i giornalisti Rai più in corsa per le poltronissime hanno
mugugnato. Più tardi da Palazzo Chigi è stato fatto notare che Berlusconi
avrebbe voluto porre il tema dei diritti umani, ma avendolo fatto in precedenza
il capo dello Stato ha ritenuto che non fosse necessario tornarci su.
Cominciare la lunga serie degli incontri programmati per il G8 con una frizione
con Pechino non sarebbe certo stato un buon viatico. Una vera rogna questo G8.
Col timore che il rischio sismico obblighi a spostare l'intero summit
dall'Aquila a Roma. Raccontano che nella sede della Polizia di Stato sulla via
Tuscolana squadre di operai hanno lavorato incessantemente per tutto il fine
settimana per allestire una sala in grado di ospitare almeno centottanta
persone. «Un lavoro da finire il prima possibile, certamente entro mercoledì
8». La data dell'inizio del summit internazionale, appunto. Poi il problema
della first ladies. Non potendo più contare su Veronica, il premier ne ha
arruolate due «facenti funzioni», le ministre Mara Carfagna e Maria Stella
Gelmini, anche se non sembra avranno nel cerimoniale lo stesso peso, a tutto
vantaggio della prima che avrebbe vinto una specie di ballottaggio. Però ci
saranno i giornalisti stranieri, le foto annunciate dal Sunday Times, forse
addirittura domande imbarazzanti. Senza nessuno che possa fargli un favore
analogo a quello che lui ha fatto a Hu Jintao.
( da "Unita, L'" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
La Fiat torna in Cina, accordo con Gac Domani il tavolo
per l'occupazione LAURA MATTEUCCI Fiat tornerà a produrre e vendere auto in Cina a partire dalla seconda metà del
2011. È quanto prevede l'accordo con Gac (Guangzhou automobile group) per la
costituzione di una società mista, una joint venture al 50%, firmato ieri
dall'ad di Fiat Sergio Marchionne alla presenza di Berlusconi e del presidente
cinese Hu Jintao. L'investimento complessivo da parte della nuova società sarà
di oltre 400 milioni di euro. Con la Cina, peraltro,
Fiat ha stipulato altri sette accordi, per un totale di 225 milioni di dollari,
che coprono praticamente tutto il business del gruppo, da Powertrain a Ferrari
e Maserati fino a Cnh. Dopo il fallimento dell'operazione Opel, insomma, una
boccata d'ossigeno per il Lingotto. I dettagli dell'intesa per la joint venture
sono stati affidati ad una nota congiunta delle due aziende: «L'intesa - si
legge - prevede la costruzione di un nuovo stabilimento, che si estenderà su
una superficie produttiva di oltre 700mila metri quadri. Nella prima fase di
sviluppo, la joint venture disporrà di una capacità installata di 140mila
autovetture e 220mila motori all'anno. Successivamente, sarà possibile
incrementare la capacità del sito fino a 250mila vetture e 300mila motori».
L'avvio della produzione è previsto per la seconda metà del 2011. «I modelli
prodotti avranno motori e cambi tecnologicamente evoluti, per rispondere alle
richieste del governo cinese di sviluppare veicoli a bassi consumi e ridotte
emissioni - si legge ancora - Il primo modello che verrà introdotto sul mercato
sarà la Linea, berlina a tre volumi di segmento C». Lo stabilimento sarà
situato nella città di Changsha, nel cuore della Cina
centro-meridionale,
( da "Unita, L'" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
L'alfabeto del G8
tra diritti e clima Riflettori sui due «B» Berlusconi padrone di casa del
vertice all'Aquila con l'incubo di nuove foto compromettenti e altre scosse
Barack leader della svolta con l'assillo della pace UMBERTO DE GIOVANNANGELI A
come atomica. B come Berlusconi. C come clima...Vademecum per decodificare il
summit del G8. Vocabolario critico, per chi non si accontenta delle «veline»
(giornalistiche s'intende) ufficiali. A come arsenali Reduce dal «Nuovo Inizio»
moscovita, Barack Obama vuole fare del tema della non proliferazione nucleare
una delle questioni cruciali del G8 aquilano. Naturalmente, ma questa sarà una
costante del summit, si pensa ad una dichiarazione d'intenti, non certo a
decisioni di carattere operativo. Ma anche le parole andranno soppesate, visto
che sul tema tra i Grandi vi sono visioni e sottolineature diverse, con la Cina,
ad esempio, che considera la questione in modo molto diverso, più chiuso, del
nuovo inquilino della Casa Bianca. B come Berlusconi Poche chiacchiere. Quelli
dell'Aquila saranno i «Tre giorni del Cavaliere». Lui fa promesse - mantenerle,
beh, questo è un altro discorso - sugli aiuti all'Africa, sul clima, su
tutto e di più. Ma il terrore è che qualche cronista straniero lo inchiodi su
questioni molto più imbarazzanti. Con l'incubo che qualche giornale
complottardo pubblichi nuove foto osè. E poi un orecchio al suolo: ci
mancherebbe solo una scossa che terremoti i Grandi della Terra. C come clima
Altro pallino di Obama. Altro nervo scoperto per Berlusconi. A L'Aquila, giura
il titolare della Farnesina, saranno raggiunti accordi di «portata storica».
Sarà. Per il momento, c'è da registrare il freno cinese, lo scetticismo russo,
a fronte di una determinazione di Usa, Francia, Gran Bretagna e Germania. Obama
si presenta con uno stanziamento di 150 miliardi di dollari per un piano
decennale di investimenti verdi. Sarkozy e Brown stringono un patto d'azione.
Francia e Gran Bretagna «si batteranno» affinché il G8 all'Aquila fissi degli
«obiettivi a medio termine» nel campo della lotta al riscaldamento climatico.
«Non ci accontentiamo di obiettivi a lungo termine - ha spiegato il premier
britannico - ma vogliamo obiettivi a medio termine per assicurare la loro
credibilità».E l'Italia? D come diritti Ne ha coraggiosamente parlato Giorgio
Napolitano ricevendo il suo omologo cinese. Il Cavaliere ha glissato, dicendo
che ci aveva pensato il capo dello Stato...I diritti umani. Violati in Cina, in Iran, in Birmania,..Diritti spesso sacrificati
sull'altare degli affari. Il G8 forse li evocherà, ma nulla di più. E come
economia I Grandi lo sono un po' meno dopo la crisi finanziaria che ha
squassato economie nazionali e posto all'ordine del giorno la definizione di
nuove regole condivise. Il G8 ne parlerà, ma nessuna decisione uscirà da
L'Aquila. La sede appropriata è quella del G20 di settembre, a Pittsburgh. F
come fame Promesse mai mantenute. Tutti dicono: recupereremo. Tutti fanno
ammenda. A cominciare dalla «maglia nera» degli impegni inevasi: l'Italia. Resta
il fatto che nel 2007 il debito dei Paesi in via di sviluppo verso l'Occidente
ammontava a 3,3 miliardi di dollari, contro i 2,2 del 2000. Una tangibile
riprova della scarsa incidenza dei vari vertici G8. G a variabile numerica G8.
No G14 (nuovo format inventato da Berlusconi). Barack Obama non nasconde di
preferire la formula già sperimentata del G20. Numeri a parte, la questione
irrisolta è quella di una nuova governance mondiale che inglobi e non emargini.
Una governance democratica. I come Iran Da una parte gli europei - con Francia,
Gran Bretagna e Germania in testa - che spingono per una dura condanna della
brutale repressione scatenata dal regime degli ayatollah contro le proteste
post-elettorali. Dall'altra la Russia - sostenuta dalla Cina
- che di sanzioni non vuole sentire parlare. Nel mezzo gli Stati Uniti:
Washington vuole frenare le ambizioni atomiche di Teheran, ma Obama ha già
chiarito che la mano dell'America resterà tesa fino alla fine dell'anno. Con
l'obiettivo di offrire una sponda ai moderati iraniani e nella speranza che,
quella mano, Teheran si decida a raccoglierla. E l'Italia? O come Obama È il
volto nuovo del summit aquilano. Non solo immagine. In Italia sbarca il
presidente del «Nuovo Inizio»: in Medio Oriente, nei rapporti con la Russia e
l'Islam. Il presidente della centralità ambientalista anche come volano di
crescita economica. Il vertice dei Grandi
( da "Unita, L'" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Anche la rivolta
uigura corre su Twitter e Youtube Come in Iran, anche per la rivolta degli
uighuri in Xinjiang è Twitter, Facebook e Youtube diffondono informazioni e
immagini. Nonostante il blocco della rete in Cina, su YouTube già ci sono i video
sugli scontri di ieri. Uno dei reportage più lunghi è firmato Uygur2009, e
mostra cortei e cariche della polizia. In una foto una ragazza a terra, con una
vasta chiazza di sangue, è assistita da un infermiere. In un altro
scatto due adulti e un bambino riversi sull'asfalto. E ancora, arresti, una
manifestazione pacifica con migliaia di giovani, comprese molte donne, di
probabile etnia uighura; fino alla carica di polizia.
( da "Unita, L'" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
GABRIEL BERTINETTO
Hu Jintao è arrivato in Italia, e si accinge a partecipare come ospite al G8,
accompagnato dagli echi di una sommossa popolare
violentemente repressa dalle forze di sicurezza nella Cina nordoccidentale. Rivolta violenta ed improvvisa, non certo
inattesa. A Urumqi, nello Xinjiang, cittadini di etnia uigura, lingua turca e
tradizioni culturali musulmane, infuriati contro il governo centrale, sono
scesi in strada attaccando la polizia, aggredendo civili di etnia han e lingua
cinese, bruciando e distruggendo le auto parcheggiate ai bordi delle
vie. IL FUOCO SOTTO LE CENERI Prima che le forze di sicurezza riprendessero il
sopravvento e imponessero in città un ordine militarizzato, gli scontri avevano
già provocato centinaia fra morti e feriti. Il conteggio finale fornito
dall'agenzia ufficiale Xinhua, fissa in almeno 156 i morti, e 816 i feriti.
L'agenzia aggiunge che centinaia di persone che hanno partecipato agli
incidenti sono state fermate, compresi dieci dei promotori. Altri novanta sono ricercati.
Il fuoco covava sotto le ceneri, da tempo. Lo spirito di rivolta fra gli uiguri
dello Xinjiang affonda nelle differenze di lingua, di fede, di cultura, ma
soprattutto nella convinzione di essere discriminati economicamente e
politicamente dagli han, l'etnia largamente maggioritaria della Repubblica
popolare. La scintilla che ha acceso la miccia è stata una furibonda lite fra
dipendenti han e uiguri di una stessa fabbrica in una località della Cina meridionale, poche settimane fa. La polizia era intervenuta
per sedare la rissa, uccidendo due lavoratori uiguri. Secondo i dimostranti di
Urumqi, il comportamento degli agenti non era stato imparziale, ma l'ennesimo
atto di prepotenza ai danni della minoranza turcofona. Per denunciare
l'ingiustizia commessa ai danni dei propri fratelli lontani, gli abitanti di
Urumqi hanno dato vita ad una manifestazione, che, secondo la diaspora uigura
all'estero è stata contrastata violentemente dai reparti anti-sommossa. Il
Congresso mondiale degli uiguri, chiamato in causa da Pechino come
organizzatore della mobilitazione popolare, nega ogni responsabilità e
«condanna nei termini più forti possibile la brutale repressione di una
protesta pacifica». Pechino indica nella presidente del Congresso, Rebiya
Kadeer, una scrittrice esule negli Stati Uniti, la mandante della sollevazione
di piazza. Kadeer respinge le accuse come prive di ogni fondamento: «È una
pratica abituale del governo cinese accusare me per qualsiasi incidente accada
nel Turkestan orientale (Xinjiang) e Sua Santità il Dalai lama per qualsiasi
cosa succeda in Tibet». COME IN TIBET In un comunicato il Congresso mondiale
degli uiguri cita «testimoni oculari» secondo cui alcuni manifestanti
sventolavano bandiere cinesi. Le stesse fonti sostengono che le forze di sicurezza
hanno usato «fucili automatici e mezzi corazzati» per disperdere la folla.
«Alcuni sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco, altri picchiati a morte
dalla polizia», prosegue il comunicato. Diversa la versione ufficiale, secondo
cui l'intervento degli uomini in uniforme è stato provocato dalle violenze dei
dimostranti. A sostegno di questa tesi, starebbero le notizie diffuse
dall'Ospedale del popolo, il più grande di Urumqi. Dei primi 291 ricoverati, la
stragrande maggioranza erano han. La conseguenza logica sarebbe che almeno
inizialmente le vittime della violenza siano stati civili han aggrediti per
rappresaglia e per un odio interetnico accumulato nei decenni. I nazionalisti
uiguri sono divisi in vari gruppi. Una parte minoritaria aderisce ad ideologie
islamiche estremiste e pratica metodi di lotta terroristici. Gli altri chiedono
autonomia, rispetto della propria identità culturale, maggiore partecipazione
allo sviluppo economico da cui si dicono tagliati fuori a vantaggio dei cinesi.
Per certi aspetti la situazione somiglia a quella del confinante Tibet
buddista. La differenza, per nulla secondaria, è che in Tibet, a differenza
dello Xinjiang, non sono attive formazioni armate. Rivolta anti-cinese a
Urumqi, nello Xinjiang. Abitanti di etnia uigura attaccano la polizia e
semplici cittadini di etnia han. I morti sono 156. Pechino scatena la
repressione e accusa centrali estere.
( da "Unita, L'" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Napolitano:
la Cina rispetti i diritti umani e civili Colloquio cordiale e
franco al Quirinale con il presidente Hu Jintao Il premier italiano lo incontra
e non parla della repressione: «Lo ha già fatto il Colle»
( da "Unita, L'" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
MARCELLA CIARNELLI È
stato un incontro «grandemente amichevole» e «molto approfondito» quello che il
Capo dello Stato ha avuto ieri al Quirinale con il presidente della Repubblica
Popolare Cinese, Hu Jintao. Un incontro, durato circa un'ora, dal quale,
proprio per l'importanza attribuita ad esso, Giorgio Napolitano ha ritenuto che
non potesse essere esclusa la questione dei diritti umani, un argomento ancor
più di tragica e stringente attualità a poche ore dalle notizie degli scontri
etnici a nord ovest della Cina. E Berlusconi ne ha subito approfittato evitandosi,
nell'incontro successivo a Villa Madama, di affrontare con l'ospite cinese un
argomento "scomodo". Non è parso vero al premier di poter dribblare
una questione scottante e dai risvolti politici di non poco conto, di quelle
che il Cavaliere tratta con oggettiva difficoltà e gradisce se altri li affrontano.
Il presidente della Repubblica, invece ha scelto parole dirette prendendo la
parola al fianco del suo omologo: «Con il presidente Hu Jintao abbiamo potuto
concordare sul fatto che lo stesso sviluppo e progresso economico e sociale che
si sta realizzando in Cina apre nuove prospettive e
pone nuove esigenze in materia di diritti umani. Questioni che l'Italia ha
sempre affrontato e intende affrontare nel massimo rispetto delle ragioni
dell'unità, dell'integrità e della autonomia di decisione della Cina e delle sue istituzioni rappresentative». Palazzo Chigi
ha fatto poi filtrare che proprio perché il tema dei diritti umani era stato
già affrontato dal Capo dello Stato, come aveva riferito il ministro degli
Esteri Frattini, il premier aveva ritenuto che non fosse più necessario
parlarne ventilando un'azione «complementare» con il Colle. Un aspetto tanto
importante quanto scomodo della politica estera di un governo evitato appena è
stato possibile. Meglio parlare di economia e degli altri argomenti del G8. Napolitano,
invece, in serata, durante il brindisi che ha accompagnato la cena ufficiale al
Quirinale, è tornato sull'argomento salutando «con soddisfazione e interesse
l'intervento della Cina negli scenari di crisi, a
sostegno di assetti di pace o nella ricerca di soluzioni equilibrate e
negoziate ai problemi del mondo, con crescente attenzione al tema dei diritti
umani e con particolare sostegno ai paesi poveri e alle aree diseredate del
pianeta». Nel corso del colloquio i temi affrontati sono stati molti altri. Il
ruolo che la repubblica cinese può e deve svolgere nel panorama e negli
equilibri mondiali. E, di conseguenza, i rapporti bilateri e globali «non
ultime le relazioni con l'Unione europea che deve trovare, con coerenza e
coraggio, la forza di parlare con una voce sola» ci ha tenuto a sottolineare
Napolitano. Identità di vedute anche sulla riforma dell'Onu. All'amicizia
«radicata tra i nostri popoli nella tradizione» ha fatto poi riferimento il
presidente cinese che ha invitato Napolitano a visitare il suo Paese l'anno
prossimo. «Cercherò di andarci. La mia visita precedente risale alla
preistoria. Era il 1984. Nel frattempo è cominciata un'altra storia per la Cina e per il mondo». I colloqui
( da "Unita, L'" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
BARACK, DIMITRI E
L'ARMA DELLA R
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2009-07-07 - pag: 1 autore: Berlusconi: in tre anni saremo
fra i primi tre partner commerciali - Generali entra nei
fondi pensione I grandi accordi Italia-Cina Firmate intese per due miliardi di dollari tra 800 imprenditori
Trecento imprenditori cinesi e 500 italiani hanno animato ieri il Forum Italia-Cina. A fine giornata il bilancio è
consistente: 38 accordi per oltre 2 miliardi di dollari e la prospettiva di
intese future. «Evento storico» ha commentato il presidente di
Confindustria Emma Marcegaglia che, in vista dell'apertura del G-8,ha auspicato
che «arrivino soluzioni importanti sulla crisi e un forte no al protezionismo
». Soddisfazione condivisa dal presidente cinese Hu Jintao e dal premier Silvio
Berlusconi nella parte istituzionale che ha accompagnato gli appuntamenti di
business. «L'Italia sarà fra i primi partner della Cina
entro tre anni» ha assicurato il premier. Tra le novità l'ingresso di Generali
nel mercato dell'asset management e dei fondi pensione in Cina:
il gruppo triestino ha siglato un accordo per acquisire il 30% di Guotai. Il
gruppo Fiat tornerà nella repubblica popolare: grazie a una joint venture con
Gac dal 2011 produrrà in loco 140mila auto l'anno. Servizi u pagine 4 e 5
Commento u pagina
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-07-07 - pag: 8 autore: ANALISI Barack e i limiti del
soft power di Clive Crook P rima delle elezioni in Iran, il giudizio sulla
politica estera di Barack Obama negli Stati Uniti si divideva, come
prevedibile, in base agli schieramenti. Ora il quadro è più complesso. I
sostenitori di Obama ammiravano la sua determinazione a restituire agli Stati
Uniti il loro posto nel mondo e la sua disponibilità a dialogare «senza
precondizioni » con quei Governi che il suo predecessore vedeva come il fumo
negli occhi. Questo cambierà le cose radicalmente, erano convinti i supporter
della Casa Bianca. I detrattori della nuova amministrazione strabuzzavano gli
occhi, stigmatizzando le ingenue aperture di credito nei confronti di dittatori
e le scuse per i presunti peccati degli Stati Uniti. Quei detrattori ora vedono
l'Iran come una prova di più della correttezza della loro posizione. La Casa
Bianca si è rivolta in toni rispettosi a Mahmoud Ahmadinejad, cercando di
giungere a un compromesso. Il discorso di Obama al Cairo sui rapporti tra gli
Stati Uniti e l'islam è stato accolto con toni estasiati in gran parte del
mondo islamico e negli ambienti liberal di Oltreoceano. Ed ecco cosa è
successo: il Governo iraniano ha irrigidito la sua posizione sui materiali
nucleari, ha persistito nel suo appoggio alla guerriglia irachena e ha represso
con durezza i suoi stessi cittadini quando hanno con-testato un voto truccato.
E tanti saluti al soft power. La mano tesa di Obama agli altri Stati- ostili,
non collaborativi o anche teoricamente amicinon ha prodotto alcun risultato,
sostengono i detrattori. La Cina è implacabile come prima, la Corea del Nord inaffidabile come
prima, l'Europa inetta come prima. La Russia, dove Obama è arrivato ieri,
corrompe il suo "estero vicino" con la stessa sfacciataggine di
prima. Sorpresa: il mondo non ricambia il sorriso. L'intensificarsi
della repressione in Iran ha reso più difficile ai fan di Obama liquidare con
un'alzata di spalle le critiche. Anzi, il fronte pro-Obama si è diviso. Obama
sta schivando un fuoco amico di teorie neocon: questa truffa elettorale non può
reggere; il presidente deve schierarsi dalla parte giusta della storia. Il
Medio Oriente è a un punto di svolta: se si preme con fermezza adesso, tutto
cambierà. Una settimana fa sostenevo che Obama stava scegliendo di essere
debole in politica interna, delegando troppo al Congresso e mettendo al primo
posto della sua azione politica solo l'approvazione delle leggi su energia e
sanità, nonostante i loro difetti. Perciò probabilmente vi aspetterete che io
mi schieri con tutti quelli che accusano il presidente di condurre una politica
estera senza spina dorsale. E invece no. Il paragone con Jimmy Carter è uno
spauracchio per qualunque presidente democratico. Ma è sbagliato. In politica
interna, Obama ha gli strumenti per raggiungere i suoi obbiettivi. La politica
estera è più complicata. Il divario tra mezzi e fini è più ampio. Come nel caso
della politica interna, l'amministrazione Obama deve fare quello che può con
gli strumenti di cui dispone. In politica estera gli strumenti sono pochi e gli
obbiettivi da raggiungere troppo ambiziosi. Gli Stati Uniti dispongono di una
schiacciante forza militare, ma questa forza straordinaria deve fare i conti
con l'opinione pubblica interna. Se dovessero subire un altro attacco come
quello dell' 11 settembre, vedremo l'hard power americano scatenarsi
nuovamente. Obama avrà la licenza di usarlo. Per il momento, però, gli Stati
Uniti sono poco inclini a fare uso del loro hard power, e i regimi con
interessi contrapposti agli interessi americani questo lo sanno. E il soft
power? Prima l'amministrazione Bush lo disdegnava, e questo è stato un errore a
cui Obama ha posto rimedio. Ma la questione non è mai stata scegliere fra potere
"duro" e potere "morbido". Si usano tutti e due. L'errore è
aspettarsi troppo dall'uno o dall'altro. In politica estera Obama cerca di
tirare avanti. Non può fare di più. Non ha mai enfatizzato eccessivamente il
potere rivoluzionario di una stretta di mano. I suoi sostenitori sicuramente
sì, lo hanno fatto, e lui non si è fatto in quattro per disilluderli. Ma la
cosa più strana, dopo l'Iran, è l'evoluzione di alcuni suoi seguaci. Prima
erano convinti stupidamente che sarebbe bastata la faccia del presidente per
cambiare il mondo. E ora, d'improvviso, vogliono che Barack Obama sia meno
Barack Obama e più George W. Bush. (Traduzione di Fabio Galimberti) SCHEMI
TROPPO RIGIDI Non è una questione di scelta alternativa tra potere «duro» e
potere «morbido»: vanno usati tutti e due
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-07-07 - pag: 10 autore: NELL'ICANN ANCHE MOSCA
Pechino entra nel «governo» di internet Antonio Dini Internet si mondializza, e
l'organo per il suo autogoverno tecnico apre a Russia e Cina. I due protagonisti fra le economie
emergenti entrano così, buoni ultimi, nel comitato di consulenza governativa
dell'Icann (Internet corporation for assigned names and numbers), l'ente di
autogestione della rete che è nel complesso amministrato da tecnici e
scienziati statunitensi. Nessun rischio per la democrazia della rete,
garantiscono però gli esperti. Le attività dell'Icann sono infatti
prevalentemente tecniche (assegnazione dei nomi dei siti, coordinamento tecnico
e creazione di nuovi standard) e di promozione della rete nel mondo. Non c'è
quindi all'orizzonte un aumento del "peso" politico internazionale
della Cina e della Russia nel decidere o gestire
eventuali filtraggi dei contenuti della rete tramite il nuovo seggio consultivo
all'Icann. Infatti, l'entrata dei due paesi nell'organizzazione risponde invece
al bisogno dell'Icann di coordinare meglio le sue attività tecniche, senza
cambiare le tecnologie adoperate. Soprattutto la Cina
è diventata sempre più grande dal punto di vista del peso dei suoi navigatori:
dal 2007 al 2008 i cinesi sul web sono cresciuti del 42% e a gennaio 2009 erano
298 milioni, con 162 milioni di blog e una crescita del 133% delle connessioni
via cellulare, arrivate a superare i 170 milioni. I siti web registrati in Cina sono 17 milioni. Neanche gli Usa, fermi a circa 223
milioni di navigatori, o l'Unione europea nel suo complesso (che tocca i 247
milioni) riescono a competere con la marea cinese. La Russia, invece, nel 2008
è arrivata a circa 30 milioni di navigatori, dodicesima posizione al mondo dopo
l'Italia (decima) e la Francia (undicesima). antoniodini@me.com
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-07-07 - pag: 10 autore: Cina. I musulmani dello Xinjiang scendono
in piazza a Urumqi e danno la caccia agli han, poi la polizia apre il fuoco sui
dimostranti Scontri uiguri-cinesi: 156 morti Mai una simile carneficina dai
tempi della repressione di piazza Tienanmen Luca Vinciguerra SHANGHAI.
Dal nostro corrispondente Una carneficina di civili. La più spaventosa dai
tempi della repressione studentesca di piazza Tienanmen. Il dramma si è
consumato domenica scorsa a Urumqi, la capitale della grande provincia
occidentale della Cina, lo Xinjiang, che per diverse
ore è stata teatro di violenti scontri. Da un lato, la popolazione locale degli
uiguri, una minoranza etnica di lingua e cultura turcofona e religione
musulmana; dall'altro, i cinesi che vivono numerosi in città. La polizia è
intervenuta per sedare i disordini, sparando sulla folla. Al termine della
giornata, sul terreno sono rimasti almeno 156 morti e circa un migliaio di
feriti. Secondo le autorità di Urumqi, la maggior parte delle vittime sarebbe
costituita da civili cinesi, che sarebbero stati attaccati brutalmente da
dimostranti uiguri subito dopo lo scoppio dei tumulti. La versione fornita da
alcuni gruppi di uiguri in esilio (Pechino li accusa di secessionismo) è
radicalmente diversa. Per costoro, la vera responsabile del massacro sarebbe la
polizia cinese, che avrebbe fatto fuoco all'impazzata sulla gente che
partecipava a «una manifestazione pacifica». Ad accendere la scintilla della
sommossa è stata proprio questa manifestazione, che era stata indetta da
qualche migliaio di persone per protestare contro l'assassinio di due uiguri,
avvenuto il 26 giugno scorso in una fabbrica del Guangdong, regione meridionale
del paese, a seguito di un diverbio tra un gruppetto di musulmani e alcuni
operai cinesi. Gli uiguri scesi in piazza domenica a Urumqi chiedevano giustizia
contro «i teppisti cinesi » autori del duplice omicidio. Questa volta, a
differenza di altre rivolte popolari del passato soffocate nel sangue dalle
forze dell'ordine, sono state le stesse autorità cinesi a fornire
tempestivamente il bilancio dei tumulti alla stampa locale. La polizia ha anche
annunciato di aver già arrestato una decina di persone che hanno avuto un ruolo
chiave nelle proteste, incitando la gente di Urumqi alla ribellione, mentre una
novantina di altri rivoltosi sono ricercati. Gli Stati Uniti si sono dichiarati
«profondamente dispiaciuti per le perdite umane» e il dipartimento di stato
americano ha invitato «tutte le parti a mantenere la calma». «Abbiamo
rafforzato la vigilanza nel centro di Urumqi e in alcuni luoghi chiave come le
centrali energetiche e le stazioni televisive », ha spiegato il capo della
polizia regionale, Liu Yaohua. Dopo la domenica di sangue, dunque, le autorità
cinesi sembrano aver ripreso saldamente il controllo della situazione. Il che
lascia immaginare che, almeno a Urumqi, il fuoco della rivolta uigura si sia
completamente spento. Ma lo Xinjiang, che insieme al Tibet è il ventre molle
dell'impero cinese, è una regione grande e sconfinata. E resta da vedere,
quindi, che impatto emotivo avrà la carneficina di Urumqi su altre grandi
città: Kashgar (dove ieri si sono avute ieri le prime manifestazioni di
protesta da parte degli uiguri) o Hotan. Qui, a differenza che nella capitale,
nonostante l'opera di colonizzazione promossa dal governo cinese negli ultimi
cinquant'anni, la larga maggioranza della popolazione è ancora di etnia uigura.
Ma per le popolazioni locali non sarà facile provare ad alzare la testa in
segno di solidarietà con le vittime di Urumqi. Terra di frontiera nel cuore
dell'Asia, lo Xinjiang è presidiato da un massiccio spiegamento delle forze
armate cinesi. Che in queste ore sono già in stato di massima allerta, pronte a
intervenire per stroncare sul nascere qualsiasi protesta. Una protesta che
nell'East Turkestan (per i dieci milioni di uiguri che vivono in queste terre
selvagge, è questo il vero nome dello Xinjiang) serpeggia da secoli. è un
risentimento antico, che affonda le sue radici in una storia travagliata da
mille sofferenze. Nomadi, perlopiù dediti all'allevamento e alla pa-storizia,
gli uiguri sono i discendenti di una tribù migrata dalle steppe mongole verso
il centro dell'Asia nei primi secoli dopo Cristo. Circa 1.300 anni fa,
riuscirono perfino a edificare un impero che si estendeva dal Mar Caspio fino
alla Manciuria. Ma i loro sogni di grandezza durarono poco. Molto presto,
infatti, le lande orientali del Turkestan orientale tornarono a essere terra di
conquista dei potenti di turno che puntavano al controllo della Via della Seta:
tibetani, mongoli, turchi, manciù, prima di finire per sempre nell'orbita
cinese. E delle religioni di turno: manichei, cristiani, buddisti; fino alla
definitiva conversione all'Islam. Da quando nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-07-07 - pag: 14 autore: ... CHINA DAY
Se la diplomazia aiuta il commercio I l commercio mondiale è ingessato dalla
crisi, mai numeri della partnership tra Italia e Cina dimostrano l'efficacia della diplomazia
economica. Solo nel 2008 gli scambi tra i due paesi hanno toccato quota 38,3
miliardi di dollari, con un incremento del 22% sul 2007, e a giudicare
dall'euforia che circonda il China Day di Roma, il conto appare destinato a
salire rapidamente: solo ieri, 38 accordi per un valore complessivo di circa
due miliardi di dollari, un elemento che fa sperare su un progressivo
riequilibrio del nostro deficit commerciale con Pechino. In quest'ottica,è
importante rilevare che i migliori affari non sono più prerogativa dei gruppi
maggiori: anche se la parte del leone l'hanno giocata i grandi nomi come Fiat,
Mediobanca, Finmeccanica e Generali, un ruolo fondamentale lo hanno avuto le
Pmi, che malgrado le difficoltà in cui operano- dal credito alle infrastrutture
- hanno continuato a innovare processi e prodotti. In una giornata così
positiva non si possono tuttavia ignorare le notizie della sanguinosa
repressione degli uiguri in Cina. Con l'auspicio che
la diplomazia politica raggiunga, magari in un tempo breve, i risultati di
quella economica.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-07-07 - pag: 17 autore: INTERVISTA
Patrizio Bianchi «Così si può fare un salto di qualità» Paolo Bricco MILANO «La
capitalizzazione è una scelta obbligata. Nello scenario evolutivo della parte
più virtuosa del nostro tessuto produttivo, vi sono tre buone ragioni per
sostenerla ». Patrizio Bianchi, industrialista cresciuto alla scuola di Romano
Prodi e oggi rettore dell'università di Ferrara, ne conosce bene punti di forza
e di debolezza. Professore, quali sono queste tre ragioni? Le aziende più
strutturate, per intenderci quelle che rientrano nel paradigma del Quarto
Capitalismo elaborato dall'ufficio studi di Mediobanca, sono impegnate in tre
processi: il processo di concentrazione e di reinternalizzazione dei compiti a
più elevata qualificazione, la standardizzazione delle attività meno core e il
loro reperimento sui mercati globali, la penetrazione sui mercati esteri a
maggiori tassi di crescita, quali il Brasile e la Cina. Dunque, servono risorse finanziarie.
Sì. Risorse finanziarie che vadano prima di tutto a irrobustire il capitale. Si
tratta di una scelta strutturale importante. Ci sono imprese, nella meccanica e
nell'automazione, che non sono solo pronte per uscire dalla crisi: con una
buona dose di equity, possono fare un salto di qualità. Questo vale per
l'élite del capitalismo italiano. E i piccoli che devono arrivare vivi a
settembre? In questo caso, la ricapitalizzazione è doppiamente necessaria.
Anche se, in gioco, non c'è una nuova fase di sviluppo, ma una sopravvivenza
che permetta loro di superare una crisi dura. Alla crescita dimensionale e alle
grandi operazioni, nel loro caso, si penserà dopo. Gli strumenti sono
molteplici: l'equity, ma anche il microcredito o i fondi che coniugando i fidi
con gli investimenti in innovazione sono la vera arma vincente anche per i
piccolissimi, nell'epoca segnata dalla fine del paradigma dei distretti e da
una nuova proiezione internazionale. © RIPRODUZIONE RISERVATA «Non si tratta
soltanto di uscire dalla crisi, ma di entrare in una nuova fase di crescita»
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-07-07 - pag: 17 autore: Competitività.
L'annuncio del presidente di Confindustria - «Bene i provvedimenti del governo,
ma adesso aspettiamo le riforme» Un fondo per capitalizzare le imprese
Marcegaglia: «Va ampliata la gamma dei settori che possono utilizzare la
Tremonti ter» Marco Alfieri PADOVA. Dal nostro inviato «Basilea 2? Chiederemo
ufficialmente una sospensione dei suoi parametri». Troppo una camicia di forza
nel mezzo di una crisi così acuta. «Anche per questo mi aspetto molto dal
prossimo G8: anzitutto che esca un accordo sulle nuove regole per la finanza».
Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, alla vigilia del summit
dell'Aquila fissa alcuni paletti nel rapporto tra regole-credito-imprese,
rilanciando la proposta su Basilea 2 avanzata venerdì da Giuseppe Morandini e
Corrado Passera. Marcegaglia lo fa correndo su e giù per la dorsale più
produttiva del paese: ieri mattina all'assemblea degli industriali di Torino,
ieri pomeriggio da quelli patavini. Troppo fragile la capitalizzazione delle
imprese italiane per non passare a misure straordinarie. Non a caso «stiamo
studiando un fondo di investimento ampio, straordinario, con soldi pubblici e
privati, che possa contribuire alla capitalizzazione delle imprese», spiega il
presidente di Confindustria. «Lo presenteremo nei prossimi giorni. Perché se
non avremo la capacità di farlo, molte aziende non ce la faranno ». Per
Marcegaglia è questo il nodo vero, insieme «alla gestione degli insoluti». Ma
senza inseguire revanchismi inutili, bensì avviando un nuovo accordo a tre
«bancheimprese- stato, protagonisti insieme di una riconciliazione strategica
per la ripresa». Lo chiede il presidente degli industriali di Padova, Francesco
Peghin, nella sua relazione; lo ribadisce Marcegaglia, alla vigilia
dell'assemblea dell'Abi di domani: «Voglio rivolgere un appello forte alle
banche perché in un momento difficile come questo non abbandonino le imprese
che hanno una storia seria. Non chiediamo di sostenere aziende decotte, ma quelle
sane sì, superando una logica di conflitto che non serve a nessuno. Il rischio
asfissia finanziaria è infatti forte. Ci stiamo giocando un pezzo del sistema
produttivo». Dunque affinare, più che sparare nel mucchio. Discernere il merito
di credito senza populismi o eccessi ragionieristici. Valutando tecnologia,
organizzazione, mercati di riferimento e prospettive. Non senza qualche
autocritica imprenditorale. Se infatti la priorità condivisa, sia per
Marcegaglia che per Peghin, è uscire dalla crisi, «la principale responsabilità
sociale di noi imprenditori è preparare la ripresa rafforzando le aziende nel
patrimonio, nella gestione e nell'innovazione». Tradotto per la platea,
prosegue Peghin, accolta da un filmato in stile guerre stellari: «Più capitale
di rischio e meno indebitamento a breve verso le banche. Più investimenti in
ricerca e innovazione per scommettere su nuovi prodotti e nuovi mercati. Più
innovazione verso attività che sappiano incorporare efficienza energetica e
ambientale». E poi, ovviamente, in una congiuntura in cui «il credito è
diventato scarso e costoso, tocca anche a noi fornire il capitale, mostrando
che siamo i primi a credere nel nostro progetto imprenditoriale ». Togliendo
qualsiasi alibi alle banche. Anche perché «l'emergenza non è per nulla finita»,
precisa Marcegaglia. «C'è qualche segnale di miglioramento,
soprattuto in Cina, che
farà + 7% di crescita. Qualcosa si intravede negli Usa e qualcosa in termini di
fiducia dei consumatori. Ma non bisogna abbassare la guardia». Gli stessi
provvedimenti del governo vanno nel senso giusto: è il caso della Tremonti Ter
per gli investimenti. «Chiediamo però che venga ampliata la gamma dei
settori che possano parteciparvi. Inoltre – prosegue il numero uno di Viale
dell'Astronomia aspettiamo ulteriori risposte sulla pubblica amministrazione e
in merito alle riforme». Importante però è fare presto. Il deterioramento
dell'economia tende a frenare i prestiti bancari. Per dire: il 16,5% delle
imprese padovane si è visto respingere negli ultimi tre mesi, una richiesta di
finanziamento; il 14,6% ha ricevuto richiesta di rientro. «Eppure la domanda c'è»,dice
Peghin.«Solo che si allungano i tempi di risposta, diminuisce l'entità degli
affidamenti, aumentano le garanzie richieste ». Basti dire che il 41,4% delle
imprese patavine ha appena 6 mesi di sostenibilità finanziaria, 45,5% nella
classe di fatturato 6-25 milioni». I banchieri tornino a fare i banchieri,
dunque: «I prossimi mesi sono i più delicati – chiosa Marcegaglia - ci stiamo
giocando il nostro futuro». © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-07-07 - pag: 19 autore: Sport &
business. I progetti dell'a.d. della Juventus Blanc: «Calcio sostenibile con
giovani e nuovo stadio» Giuliano Balestreri MILANO La nuova stagione della
Juventus si apre domani con la presentazione della nuova maglia, ma il grande
calcio si è già messo in moto con umori differenti tra Italia e Spagna. A
Milanello il raduno del Milan tra le contestazioni dei tifosi per una campagna
acquisti «al risparmio », a Madrid la presentazione ufficiale di Cristiano
Ronaldo davanti a 80mila persone. Un colpo da 94 milioni di euro che non è
piaciuto a le roi Michel Platini. Il presidente dell'Uefa ha definito «anormali
» le spese del Real proponendo un tetto agli ingaggi, invitando all'austerity
il mondo del calcio. E incassando la secca replica del Real: «Siamo un club
ricco, non abbiamo problemi». La strada indicata da Platini è quella intrapresa
dalla Juventus tre anni fa con la retrocessione in serie B per lo scandalo
calciopoli. «Abbiamo trasformato una tragedia sportiva in un'opportunità »,
dice Jean Claude Blanc, amministratore delegato della Vecchia Signora dal 2006,
orgoglioso di chiudere il bilancio in pareggio «senza alcuna misura
straordinaria, ma solo grazie alla gestione ordinaria della società. Vogliamo
diventare un club ricco, ma non sulle spalle dell'azionista». L'obiettivo di
lungo termine è creare una realtà simile a quella del Barcellona, all'insegna
dalla «sostenibilità economica». Per il momento Blanc è soddisfatto di aver
avviato un percorso fondato «sulla valorizzazione dei giovani per riportare il
parametro costo del lavoro/ricavi entro il 60% e sfruttare il vivaio, ma
soprattutto puntiamo sulla realizzazione del nuovo stadio, interamente
autofinanziamento senza togliere risorse all'area tecnica ». L'impianto, che
verrà inaugurato per la stagione 2011/2012, costerà 105 milioni di euro: 50 finanziati
dall'Istituto per il Credito Sportivo, 30 reperiti dalla vendita dei diritti di
edificazione di un centro commerciale a Nordiconad e 75 milioni, in 12 anni,
attraverso la cessione del nome e di altri diritti commerciali a Sport Five (i
proventi serviranno anche a coprire gli interessi sul mutuo acceso). «Una volta
che lo stadio sarà arrivato a regime – continua il manager – vorremo arrivare a
un giro d'affari da 250-300 milioni di euro, di cui almeno il 25% generato
dal'impianto». Oggi il Real Madrid fattura 366 milioni, di cui 101 dalla
stadio, il Manchester United 325 milioni e 128 dipendono dall'Old Trafford.
Numeri lontani, «ma intanto abbiamo iniziato a muoverci, anche perché con la
vendita dei diritti tv collettivi alle grandi squadre mancheranno 10-15 milioni
l'anno». Il calcio sostenibile di Blanc, nel quale «non si fanno follie per i
giocatori e si inseriscono i giovani del vivaio, ma neppure si è costretti a
cedere i campioni per far quadrare il bilancio», dipende dalla qualificazione
in Champions League «che ci permette di chiudere in pareggio e se si passano i
primi turni si arriva in utile». Nella stagione appena conclusa la competizione
continentale ha portato nelle casse del club poco più dei 25 milioni di euro,
tra premi e diritti tv, necessari ad arrivare a quota 233 milioni alla voce
ricavi. «Quest'anno inoltre non abbiamo messo a bilancio plusvalenze – prosegue
l'ad – e lo scambio di giocatori non ha superato i 15 milioni che è da
considerarsi normale attività di mercato. Insomma, siamo arrivati a quella
struttura sostenibile di cui parla Platini. Per essere perfetti dobbiamo
ridurre ancora il costo degli ingaggi in relazione ai ricavi, ma ci arriveremo.
Poi vorrei costruire una Juventus con almeno metà dei giocatori italiani, sarebbe
bene anche per la nazionale». Di certo Blanc non si allinea alla richiesta
dell'ad del Milan, Adriano Galliani, di ridurre il costo lordo dei giocatori:
«Certo è difficile competere con la Spagna, ma in un momento economico come
questo non si possono chiedere favori per i calciatori a dispetto dei tanti
lavoratori comuni». Un altro tema che sta a cuore al manager francese riguarda
i diritti tv: «Vanno valorizzati, magari rinunciando a trasmettere qualche
partita in diretta. E con la vendita centralizzata all'estero vanno previsti
match a orari appetibili anche per l'Asia. I grandi mercati
per il marketing sono la Cina e l'India, ma troppo spesso vengono trascurati».
giuliano.balestreri@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA LA CRITICA Il
manager boccia le follie del Real Madrid per Cristiano Ronaldo e scommette sul
vivaio per salvare il bilancio
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-07-07 - pag: 33 autore: Previsto oggi un
vertice tra il management di General Motors e le autorità locali Stretta su
Opel: summit a Berlino Andrea Malan FRANCOFORTE. Dal nostro inviato Magna e
General Motors procedono nelle trattative per la cessione di Opel, anche se
l'esito finale delle trattative è ancora da decidere e in particolare i cinesi
di Baic restano intenzionati a giocare fino all'ultimo le loro carte. Oggi i
rappresentanti della General Motors dovrebbero incontrarsi con esponenti del
Governo tedesco a Berlino – secondo quanto riferisce l'agenzia Bloomberg –per
discutere delle offerte sul tavolo; oltre alle due citatec'è ancora quella
della Rhj International. Ieri la Magna, che acquisterebbe Opel in cordata con
le russe Sberbank e Gaz, ha fatto sapere che il suo consiglio di sorveglianza
si riunirà martedì prossimo per essere pronto a dare il via libera
all'operazione. La notizia segue quanto dichiarato nel weekend all'edizione domenicale
della «Frankfurter Allgemeine Zeitung » da Carl Peter Forster, numero uno di Gm
Europe: secondo Forster la cessione a Magna e ai partner russi potrebbe andare
in porto «entro la fine del mese». «Stiamo negoziando sui dettagli» ha detto il
manager. Secondo la stampa tedesca il gruppo americano avrebbe rinunciato alla
richiesta di un'opzione call che le permetta di riprendere il controllo di
Opel. Tutto a posto per Magna? In realtà bisogna ricordare che fin dall'inizio
della trattativa Forster si è espresso a favore di Magna; ma la sua posizione
non sarebbe esattamente quella della casa madre. Ieri una fonte interna alla
General Motors citata dal «Wall Street Journal » ha definito l'offerta Baic «un
formidabile concorrente» per Magna. Gm sarebbe tra le altre cose preoccupata
destino della quota del 35% che andrebbe in caso di accordo alla banca russa
Sberbank: quest'ultima ha infatti intenzione di ricollocarla sul mercato. I
cinesi di Baic fanno intanto pressioni: nei giorni scorsi hanno inviato una lettera
a vari membri del Governo tedesco ribadendo il loro interesse per Opel e
sottolineando che la loro offerta sarebbe per il contribuente tedesco più
conveniente di quella dei canadesi. Baic offrirebbe 660 milioni di euro e
chiederebbe garanzie statali per 2,6 miliardi contro i 4,5 di cui si è parlato
finora per Magna. Un eventuale accordo con i cinesi potrebbe porre qualche
problema di concorrenza a Gm: in caso di vendita di Opel la
Cina rimarrebbe infatti di
gran lunga il maggior mercato estero per il colosso americano, e per questo una
Baic che possa usare in patria le tecnologie Opel sarebbe sgradita agli
americani. Secondo le fonti citate dalla Bloomberg, però, Baic si è detta
disposta a vendere in Cina
solo Opel di vecchia generazione; e anche secondo il Wsj l'ostacolo non
è insuperabile. GLI SVILUPPI Il gruppo di Detroit ha definito «formidabile» la
proposta presentata dai cinesi della Baic anche se Magna resta in pole
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-07-07 - pag: 48 autore: MINERALE DI FERRO
Vendite spot a pieno ritmo Il settore del minerale di ferro va al massimo per
Rio Tinto: «Vendiamo tutto quel che produciamo e non siamo
mai stati così indaffarati », commenta il portavoce del gruppo. Merito dello
stallo nei negoziati con le acciaierie cinesi per definire i prezzi del
minerale. In attesa di una soluzione, gli ordini dalla Cina accelerano e i prezzi spot superano
quelli che Rio ha concordato con giapponesi e coreani.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-07-07 - pag: 48 autore: Metalli non ferrosi.
Anche se non mancano segnali di flessione delle quotazioni Rimangono forti gli
acquisti cinesi Gianni Mattarelli MILANO Nelle ultime settimane si sono
alternate notizie macroeconomiche incoraggianti e scoraggianti. Hanno in genere
prevalso le prime, ma giovedì scorso quelle negative, sull'andamento
dell'occupazione negli Usa, hanno contribuito a deprimere i corsi al London
Metal Exchange (Lme), riportando il rame sotto i 5mila dollari per tonnellata.
Nei giorni precedenti tuttavia i prezzi si erano rafforzati, nonostante il
tentativo del governo cinese di frenare la salita delle quotazioni dei metalli.
In un'intervista di lunedì scorso a un settimanale cinese, infatti, Yu
Dongming, capo della divisione metallurgica della National Development and
Reform Commission, aveva dichiarato che il programma governativo di
ristoccaggio era finito. Yu ha detto che la Cina ha accantonato 235mila tonnellate
di rame, 590mila di alluminio e 159mila di zinco. Il mercato tuttavia non ha in
pratica reagito a questa pubblicazione. è chiaro che gli operatori confidano di
più nei rapporti della banca australiana Macquarie, che è molto introdotta in Cina, secondo la quale i cinesi in
maggio hanno continuato ad accumulare metalli di base, oltre a carbone e
minerali di ferro. Il totale delle giacenze sarebbe ancora basso in relazione
alla domanda interna (misurata come produzione più importazione meno esportazione)
e si aspettano che vengano presto esaurite. Secondo la Macquarie, la domanda
interna cinese di rame raffinato in maggio sarebbe cresciuta del 59,2% su base
annua, mentre, dopo aver considerato il maggior utilizzo di catodi causato
dalla minore disponibilità di rottami, il consumo totale di rame in maggio
sarebbe stato in aumento del 17-18% annuo, ossia in linea con la crescita
effettiva della domanda dei primi cinque mesi del 2009 dovuta alla crescita
delle costruzioni (+12%), degli autoveicoli (+12%) e dei cavi per l'energia
(+24%). Anche per gli altri metalli c'è stato nel periodo un forte aumento
della richiesta, risultata del 26,3% per il piombo, del 22,9% per lo zinco, del
12,8% per il nickel e del 3,8% per l'alluminio. Da queste statistiche deriva
perciò l'attesa che la Cina continui a dover importare
metalli dal resto del mondo. Intanto negli ultimi tempi la sostenutezza dei
prezzi all'Lme ha sorpreso molti osservatori, ma c'è ora qualche segnale di una
prossima flessione stagionale delle quotazioni, guidata da un possibile calo
del rame, che potrebbe essere stimolato dall'inizio di un periodo di entrate di
catodi nei magazzini Lme, dopo la lunga fase che ha portato le giacenze a
dimezzarsi in pochi mesi. Ammesso che la discesa si ve-rifichi, i prezzi però
non dovrebbero teoricamente mantenersi a lungo sotto i 4.500 $ (base tre mesi):
i fondi d'investimento hanno infatti già da parecchie settimane iniziato a
comperare a termine, incrementando gli acquisti a ogni buon ribasso, nella
convinzione che tra il quarto trimestre 2009 e il primo trimestre 2010 dovremmo
assistere a una ripresa della domanda al consumo nei Paesi Ocse. © RIPRODUZIONE
RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-07-07 - pag: 25 autore: Focus. Il mercato
ha apprezzato la velocità dei provvedimenti anti-crisi - Si rafforza la popolarità
del presidente Lula In Brasile è tornata la fiducia Vendite di auto in aumento
a giugno - Petrobras avvia le gare per le licenze offshore Roberto Da Rin
BEUENOS AIRES. Dal nostro corrispondente L'ultimo paese a entrare in recessione
e il primo a uscirne. Potrebbe essere questa la sintesi più efficace della
congiuntura brasiliana, la fotografia di una potenza (ex emergente) che ha
catalizzato l'interesse di tutti i principali attori sulla scena economica, dagli Stati Uniti alla Cina. I ristorantini che pullulano attorno alla City finanziaria di
San Paolo sono affollati come sempre ed è statisticamente certo intercettare la
parola "Cina" in
qualsiasi conversazione tra manager o dirigenti. Se a Buenos Aires o a Santiago
del Cile la preoccupazione per il breve e medio periodo si legge negli occhi
degli ejecutivos , prima ancora di essere esplicitata in un'intervista,
a San Paolo si "pensa positivo", per dirla come un cantautore
italiano. «La crisi?Quale crisi? – si domanda Jackson Schneider, presidente
dell'Associazione brasiliana di costruttori di autoveicoli –. Se le vendite
proseguono a questo ritmo il 2009 si confermerà uno degli anni migliori. Nei
primi quindici giorni di giugno le vendite di automobili sono aumentate
dell'8,5% rispetto allo stesso periodo del 2008, quando la crisi mondiale non
aveva ancora investito nessun Paese». L'entusiasmo di Schneider coinvolge altri
impreditori, per esempio quelli del settore energetico. Sergio Gabrielli,
presidente di Petrobras, ha annunciato poche settimane fa l'avvio delle gare
per l'assegnazione di licenze di esplorazione offshore nelle aree al largo di
San Paolo e Santos. Sia chiaro, anche il Brasile ha patito gli effetti della
crisi mondiale, tanto che nel quarto trimestre 2008 il Prodotto interno lordo è
crollato a livello tendenziale (rispetto al quarto del 2007) del 3,6% e nel
primo trimestre 2009 la caduta è stata dello 0,8 per cento. è però indubbio che
la capacità di reazione sia stata notevole rispetto agli Stati Uniti o
all'Unione europea. Non solo, qui è accaduto qualcosa di inusuale: «Basti
osservare –ci spiega Newton Rosa, capoeconomista di Sulamérica investimentos –
che nel picco della crisi la popolarità del presidente InÁcio Lula da Silva ha
toccato l'80 per cento». Il Brasile rimuove così uno dei moloch dell'economia
contemporanea. Ricordate la celeberrima frase, pronunciata in una riunione ai
massimi livelli dell'amministrazione Clinton? «It's the economy, stupid», è
l'economia, stupido. Quattro parole per ricordare e riaffermare che solo la
propulsione del motore economico garantisce un buon riscontro di consenso
politico. Ebbene,nel gigante dell'emisfero sudamericano questo paradigma
culturale è completamente ribaltato: l'economia brasiliana ha inanellato due
trimestri di crescita negativa ratificando così «una recessione tecnica».
Eppure la fiducia nel presidente Lula da Silva e nell'establishment politico si
è rafforzata. Perché? è semplice, il flusso di investimenti esteri verso il
Brasileè stato ingente, ha caratterizzato i due mandati di Lula e conferito una
crescita stabile e una fiducia diffusa. Ruben Ricupero, diplomatico brasiliano,
ex ministro, uno degli intellettuali più ascoltati, spiega a Il Sole-24Ore che
«il Brasile ha saputo mettere in atto in pochi anni uno straordinario inserimento
nel sistema economico globale e soprattutto sincronizzare la politica economica
nazionale e quella internazionale. Lula ha saputo capire le necessità del
Paese, assecondare la domanda interna e renderlo attraente a livello
internazionale ». Un altro fattore che viene riconosciuto come determinante
riguarda la velocità dei provvedimenti varati. Il ministro delle Finanze, Guido
Mantega, non ha mai frenato, neppure nei momenti più cupi della crisi, da
novembre
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-07-07 - pag: 25 autore: M&M La lezione
in arrivo da Jakarta l'emergente di Sara Cristaldi L' Indonesia domani andrà a
votare per eleggere il suo presidente. Se come dicono tutti i sondaggi Susilo
Bambang Yudhoyono sarà riconfermato dalle urne, sarà il primo capo di stato
indonesiano a essere rieletto da un voto democratico, nonostante il suo passato
di generale dell'esercito. E già per questo varrebbe la pena di seguire gli
sviluppi di Jakarta, considerato il panorama delle elezioni
"dimezzate" che normalmentesi svolgono nell'area asiatica emergente.
Ma ci sono altre buone ragioni. Per numero di abitanti ( 240
milioni)l'Indonesia è la quarta democrazia al mondo. Sulle sue 17mila isole
vive la più grande comunità islamica della Terra e, non a caso, qui si vuole
creare l'hub di riferimento della finanza regolata dai dettami del Corano.
Nonostante il suo mosaico etnico, l'arcipelago ha goduto negli ultimi anni di
una stabilità che ha attirato gli investitori esteri, Volkswagen tra gli ultimi
arrivi, edè di ieri la notizia che nei primi sei mesi dell'anno con un valore
di 5,39 miliardi di dollari il flusso non si è arrestato. E non solo perché il
paese è ricchissimo di materie prime. A dispetto della crisi globale, inoltre,
l'Indonesia è uno dei pochi paesi che non è andato in recessione e anzi
registrerà nel 2009 una crescita del 4%, secondo le stime del Fondo monetario
internazionale. Così c'è anche chi, come gli analisti di Morgan Stanley,
propone di aggiungerla al gruppo dei Magnifici Quattro Bric (Brasile, Russia, India e Cina,
magari in sostituzione della Russia?), vale a dire il manipolo degli emergentia
crescita più accelerata. Una medaglia sul petto che l'ex generale Yudhoyono
potrebbe meritare per la sua reazione immediata alla tempesta della crisi
finanziaria in arrivo dall'altra sponda del Pacifico e per le sue politiche di
lotta alla burocrazia e alla corruzione, anche se la strada da
percorrere su questi due fronti caldi è ancora lunga. Per non parlare della sua
dichiarata fedeltà al libero scambio. Vinca chi vinca, si vedrà cosa riserva il
futuro di Jakarta. Ma c'è un impegno che, se mantenuto, gioca a favore del
vincitore annunciato: la promessa, ribadita ieri da Yudhoyono in una rara
intervista al Wall Street Journal, di «riempire il suo prossimo governo con
tecnocrati, piuttosto che distribuire poltrone a una vasta schiera di leader
politici non qualificati espressi da parti politiche rivali». Non ci è riuscito
nel suo primo mandato cinque anni fa. La manterrà questa volta? In gioco c'è il
progressivo potenziamento dei muscoli economici dell'arcipelago. In ogni caso
che queste siano le strategie e le promesse elettorali di un paese emergente,
come l'Indonesia, la potrebbe dire lunga sul ritardo di un paese avanzato come
l'Italia. Qui, quando si parla di un governo prossimo venturo ( di qualsiasi
colorazione politica), non si azzardano nemmeno le promesse.
sara.cristaldi@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-07-07 - pag: 26 autore: «Alla Germania
l'export non basta più» Roland Berger: un'altra rivoluzione industriale spinta
da tecnologie verdi e consumi interni Beda Romano BERLINO. Dal nostro inviato I
consulenti d'impresa non possono essere pessimisti. Per loro natura devono
guardare al presente e al futuro con fiducia. Roland Berger è tra questi.
Mentre agli occhi di molti osservatori la crisi attuale, economica e
finanziaria, ricorda solo il drammatico crollo di Borsa del 1929 e la Grande
Depressione degli anni 30, al più noto consulente europeo torna in mente a
sorpresa anche un altro periodo storico, più lontano e più felice: la grande
rivoluzione industriale della fine dell'Ottocento. «Questa crisi comporterà
cambiamenti strutturali nell'economia europea, soprattutto in Germania e Italia
– spiega il fondatore dell'omonima società di consulenza d'impresa –. In questi
ultimi due decenni hanno potuto appoggiarsi su un'economia americana trainata
da consumatori ricchi ma sempre più indebitati. Scoppiata la bolla, è probabile
che gli Stati Uniti dovranno ridurre investimenti e consumi: per molti paesi
votati all'export significherà modificare il proprio modello economico ». «La
mia ipotesi – continua Berger, quasi sommessamente – è che le economie più
esposte al commercio internazionale dovranno rafforzare la domanda interna,
trasformando la crisi in un'opportunità e cavalcando le nuove tecnologie nello
stesso modo in cui alla fine dell'Ottocento l'industrializzazione contribuì a
una modernizzazione della vita quotidiana e ad un aumento dei consumi. Il
momento congiunturale è difficile, non lo nego, ma per la Germania deve essere
il pungolo per ripensare drasticamente il proprio sistema economico». Così, in
una manciata di secondi, seduto su un divano dell'HÔtel de Rome, l'altro grande
albergo di Berlino (il primo è il celebre Adlon sulla Unter den Linden), Berger
sconfessa le cassandre e mette il dito sulla piaga. L'economia tedesca è troppo
esposta ai grandi venti del commercio internazionale per rimanere insensibile
all'impatto di lungo termine della crisi. Certo, la congiuntura si riprenderà e
con essa anche la Germania, ma il riequilibrio delle partite correnti a livello
mondiale imporrà cambiamenti di lungo termine. La Repubblica federale è ormai
il più importante esportatore del mondo. Alcune cifre fanno riflettere: le
imprese tedesche vendono all'estero ogni giorno merci per quasi 130 milioni di
euro; nel 2008 il paese ha esportato per circa 1.100 miliardi di euro, con un
saldo commerciale in attivo per 160 miliardi. L'export rappresenta il 48% del
Pil tedesco, rispetto a una quota del 40% a metà di questo decennio. Insomma,
anche la Germania ha approfittato della grande bolla finanziaria ed economica
americana. «La mia impressione è che se, come probabile, il consumatore
americano smetterà di indebitarsi, l'impatto si farà sentire anche
nell'industria tedesca, quella dei beni strumentali e delle automobili –
prosegue Berger, 71 anni, che vive a Monaco ma è nato a Berlino –. Mi aspetto
una frenata della crescita mondiale rispetto al recente passato. L'economia
della Germania sarà costretta a rivedere le sue priorità: non potrà più
appoggiarsi sull'export, ma dovrà rafforzare la propria domanda interna. E
questo è vero anche per l'Italia, votata anch'essa alle esportazioni». Chi credeva che Cina e Russia, India e Brasile potessero prendere il posto degli Usa
dovranno ricredersi, secondo Berger. Almeno in parte, infatti, anche le grandi
economie emergenti hanno beneficiato nell'ultimo decennio del boom americano,
in un circolo virtuoso che si è rivelato però insostenibile.
Riequilibrare il modello tedesco è da molti anni una preoccupazione della
Germania. La crisi di questi ultimi mesi ha rimesso la questione
drammaticamente al centro del dibattito politico- economico. Ma come è
possibile modificare le tendenze strutturali di un'economia, renderla meno
dipendente dalle esportazioni, più forte nel resistere agli shock esterni? Una
delle possibilità naturalmente è di optare per una politica demografica. è la
scelta francese. In Germania, questa soluzione non ha avuto finora risultati
significativi. Risponde Berger: «Non è una questione che sia possibile risolvere
a livello governativo. è necessario ripensare l'economia: stimolare i consumi,
offrendo nuovi servizi e nuovi prodotti». A sorpresa la chiave del successo è
in un confronto quasi improbabile, certamente sorprendente, con l'Ottocento. Ai
tempi, l'industria creò nuovi bisogni domestici: dall'auto all'elettricità,
dalle trasmissioni radio all'acqua corrente, dai trasporti ferroviari alle
prestazioni sanitarie. Un esempio: gli apparecchi telefonici. Negli Stati Uniti
il loro numero balzò da 200mila nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-07-07 - pag: 27 autore: Corsa alle polizze
nei Bric Priorità mercati emergenti per l'84% dei gruppi assicurativi Micaela
Cappellini Quando un mese e mezzo fa la compagnia assicurativa giapponese Sompo
Japan annunciò di voler acquisire il 50% delle azioni della brasiliana Maritima
Seguros, sapeva benissimo di essere in linea con il trend dei prossimi anni.
Che, per le compagnie occidentali, è quello di guardare verso i quattro Bric -
Brasile, Russia, India, Cina -
come al mercato polizze più interessante. Lo sostengono gli analisti di
Accenture, che hanno sentito il parere di oltre 100 grandi compagnie
assicurative di sedici paesi. Il risultato? L'84% degli intervistati
appartenenti ai paesi industrializzati ritiene che i mercati emergenti
rappresentino una priorità per i loro piani di espansione all'estero dei
prossimi tre anni. In particolare, per il 48% in cima alla lista ci sono i
Bric, e in cima ai Bric svetta la Cina, seguita
nell'ordine dal Brasile, dall'India e dalla Russia; il 43% guarda al resto
dell'Asia emergente, il 14% all'America latina e il 12% all'Africa e al Medio
Oriente. «Stiamo parlando di mercati che sapranno dare soddisfazione nel
medio-lungo periodo – spiega Daniele Presutti, responsabile Insurance di
Accenture per l'area Igem (Italia, Grecia, Russia, Est Europa e Medio Oriente)
–. Parliamo cioè di numeri che oggi sono piccoli, ma di trend che sono già
interessanti. Se infatti nel 2008 la raccolta dei premi assicurativi, tra ramo
vita e ramo danni, nei paesi industrializzati è scesa del 3,4%, in quelli
emergenti è cresciuta in media del 18 per cento». Con punte molto differenti da
paese a paese: si va dal più 31,4% della Cina al +0,1%
dell'India, dove è in corso un forte aumento della competizione tra compagnie
che ha portato a una riduzione delle tariffe. I quattro paesi Bric, ricorda
Presutti, rappresentano il 40% della popolazione mondiale ma ancora solo il 6%
in termini di raccolta dei premi: che valgono 47 miliardi di dollari in Brasile,
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-07 - pag: 3 autore: Si apre il vertice delle
nuove regole Berlusconi mette a punto i dossier: il G-14 preferibile alla
formula con 20 paesi ROMA Dei tre vertici tra i paesi più industrializzati
oltre alla Russia che ha presieduto dal '
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-07 - pag: 3 autore: IL VERTICE CHI PARTECIPA
I leader del G-8 Italia: Silvio Berlusconi Canada: Stephen Harper Francia:
Nicolas Sarkozy Germania: Angela Merkel Giappone: Taro Aso Gran Bretagna:
Gordon Brown Russia: Dmitrij Medvedev Stati Uniti: Barack Obama Il G-5
(Brasile, Cina, India, Messico,
Sud Africa) con l'Egitto. Altri paesi e Organismi internazionali, UE, Unione
africana, Major Economies Forum (MEF) e Programma di sviluppo dell'Unione
africana (Nepad). I TEMI Economia: crisi e rilancio della crescita. Stabilire
un nuovo quadro di regole condivise per garantire la trasparenza sui mercati
finanziari internazionali (Global standard) Cambiamenti climatici,
sicurezza alimentare , accesso all'acqua e salute globale. Africa: conferma
degli impegni su aiuto allo sviluppo, nuovi strumenti di finanziamento,
questione debito. Politica internazionale: non proliferazione nucleare, lotta
al terrorismo, situazione in Iran, M.O. e Corea del Nord, stabilizzazione in
Afghanistan e Pakistan. IL CALENDARIO 8 luglio: G-8 su economiae politica
internazionale 9 luglio: G-8+G-5 con Egittoe Organismi internazionali su
sviluppo dei Paesi poverie economia 10 luglio: G-8 +Paesi africani sull'impatto
della crisi per l'Africa;sessione di lavoro sulla sicurezza alimentare LA SEDE
I capi di Stato e Governo alloggeranno nella Scuola Sottoufficiali della
Guardia di Finanza di Coppito. Le palazzine destinate ai capi di Stato sono
state ribattezzate con i nomi di città italiane: Hotel Venezia, Torino e
Firenze. Un'area complessiva di 122mila metri quadrati: 19 fabbricati, oltre
1.000 stanze. Sede alternativa in caso di forte scossa di terremotoè l'Istituto
superiore di polizia in via Piero della Francescaa Roma.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-07 - pag: 4 autore: Napolitano a Hu Jintao:
«Centrali i diritti umani» ROMA La trasformazione e lo «straordinario sviluppo
dell'economia, della società e dell'influenza cinese» in tutte le sfere della
vita internazionale «hanno contribuito in modo determinante a cambiare il
mondo». All'interno di tale percorso resta centrale il tema dei diritti umani, questione per la quale lo stesso sviluppo e progresso economico e
sociale in atto in Cina
«apre nuove prospettive e pone nuove esigenze ». Si tratta di un tema che
l'Italia intende affrontare «nel massimo rispetto delle ragioni dell'unità,
integrità e autonomia di decisione della Cina e delle sue istituzioni rappresentative». Lo spinoso
argomento dei diritti umani è stato al centro dell'incontro di ieri al
Quirinale tra il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e il
presidente della Repubblica popolare cinese, Hu Jintao, in visita di Stato nel
nostro Paese. Colloquio «molto approfondito e grandemente amichevole », segno
speciale di attenzione per l'Italia alla vigilia del vertice internazionale
dell'Aquila. La Cina- ha osservato Napolitano in una
breve dichiarazione alla stampa - giocherà un ruolo da protagonista nel
vertice, «per il suo peso storico e per il suo nuovo ruolo sulla scena
mondiale». Hu Jintao ha invitato Napolitano in Cina
nel corso del
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-07 - pag: 4 autore: «Italia fra i primi
partner» Berlusconi: entro tre anni - Il presidente cinese: stop alle barriere
Gerardo Pelosi ROMA Sembra un secolo fa. In realtà sono passati solo pochi anni
da quando il primo governo Berlusconi vedeva nell'eccessivo
dinamismo della Cina
talmente tanti rischi per il sistema industriale europeo ed italiano da
giustificare risposte difensive se non proprio protezionistiche. Dalle parole
(e dagli apprezzamenti reciproci) scambiate ieri a Villa Madama, e poi nel
forum con le imprese, tra il premier italiano Silvio Berlusconi e il presidente
cinese, Hu Jintao, quelle paure non solo sembrano definitivamente
superate ma c'è un nuovo clima che fadire a Berlusconi: «Dobbiamo dare alla
presenza delle nostre imprese nei mercati orientali il compito di tirarci fuori
dalla crisi ». E che trasforma Hu Jintao in un paladino del libero mercato che
propone: «Italia e Cina devono lavorare insieme contro
il protezionismo». I dati, del resto, parlano da so-li: oggi l'Italia è il
quinto partner commerciale di Pechino con un interscambio di 38 miliardi di
dollari. L'obiettivo che si è dato il premier italiano è di diventare, entro
tre anni, tra i primi tre partner della Cina. Le
premesse ci sono tutte se è vero che solo ieri sono stati firmati 38 accordi
per un valore complessivo di quasi 2 miliardi di euro. Accordi che vedono la
presenza di grandi realtà come Fiat, Mediobanca, Generali, Ansaldo Breda ma
anche medie e piccole aziende. Una collaborazione anche in settori nuovi e che
puntano sulla progressiva crescita della Cina (un Pil
all'8% anche in quest'anno di crisi) come ricorda il viceministro per lo
Sviluppo economico Adolfo Urso e che spaziano dal turismo alle biotecnologie,
dalle energie rinnovabili alla logistica e ai trasporti. «Siamo a una svolta-
dice Urso –la Cina è ormai una grande opportunità non
un rischio». Ma la partnership strategica tra Roma e Pechino non è fatta solo
di business e di lucrosi affari.C'è il riconoscimento reciproco del peso
esercitato nella comunità internazionale e del ruolo che insieme i due Paesi
possono svolgere. Così Berlusconi auspica che la Cina
aiuti la presidenza italiana del G-
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-07 - pag: 5 autore: Joint venture con Gac:
investimento da 400 milioni di euro per realizzare 140mila auto l'anno Fiat
torna in Cina: dal 2011 produrrà
la Linea Laura Galvagni MILANO Dopo lo stop agli impianti di due anni fa, Fiat
torna a produrre auto in Cina. Lo farà a partire dal 2011 grazie a un accordo di ampio respiro
siglato con il costruttore cinese Gac.L'alleanza arriva alla fine di un
percorso tortuoso per il gruppo automobilistico che prima ha dovuto archiviare
con scarso profitto la collaborazione con Nac, fruttuosa invece sul
fronte Iveco, e poi ha visto sfumare il memorandum d'intesa siglato con Chery.
Ora il passaggio chiave. Ieri, in occasione del forum Italia- Cina, il gruppo ha annunciato otto accordi con Shanghai per
un controvalore complessivo di 550-560 milioni di euro. Un pacchetto
all'interno del quale spicca l'intesa siglata con Gac per la produzione di
autovetture e motori tramite una joint venture paritetica. L'accordo quadro è
stato sottoscritto da Zhang Fangyou, presidente di Gac, e da Sergio Marchionne,
amministratore delegato di Fiat e star dell'anno per Automotive News. L'intesa
comporterà la realizzazione di un nuovo stabilimento che richiederà un
investimento complessivo di oltre 400 milioni. Nella prima fase di sviluppo, la
joint venture disporrà di una capacità installata di 140mila autovetture e
220mila motori all'anno. Successivamente, sarà possibile incrementare la
capacità del sito fino a 250mila vetture e 300mila motori. L'obiettivo, allo
stato, è mettere in produzione la Linea e i motori Fire 1.4 T-Jet da 120 e 150
cavalli. Secondo alcune indiscrezioni non è escluso che Torino metta poi in
assemblaggio anche la Punto e la Brava. Di certo l'intenzione è quella di
sfruttare il più possibile le potenzialità del mercato cinese che, stando ad
alcune stime, nel primo semestre dell'anno ha superato gli Stati Uniti. Piazza,
quest'ultima, sulla quale si sta comunque posizionando Fiat, dove, grazie
all'operazione Chrysler, come ribadito ieri dal vice-presidente John Elkann,
approderà con la produzione della
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-07 - pag: 5 autore: Collaborazioni. Doppia
opportunità L'hi-tech di Shanghai per Emilia e Lombardia Emilio Bonicelli Da
una parte il primo distretto italiano del packaging, dall'altra uno dei più
dinamici parchi tecnologici cinesi. A Roma l'accordo di cooperazione con
l'obiettivo di aprire nuove prospettive nell'incontro tra le più avanzate
soluzioni meccaniche e i ritrovati della microelettronica e dei nuovi
materiali. L'intesa è stata siglata ieri tra Unindustria Bologna e il Shanghai
Caohejing Hi-tech Park, che si estende su un'area di
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-07 - pag: 5 autore: LE RELAZIONI COMMERCIALI
38,3 miliardi L'INTERSCAMBIO p Nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-07 - pag: 5 autore: I comparti interessati dalla
cooperazione. Dalle moto alla produzione di piastrelle e pannelli solari
Siglate 38 intese in settori strategici ROMA Una fiera a Canton per il mondo
delle due ruote; un impianto pilota per produrre piastrelle e tegole solari;
tecnologia per i treni della metropolitana di Chongqing; un impianto di
produzione di accessori in seta di alta gamma. Si può continuare a lungo: sono
38 le intese firmate ieri e vanno dalla meccanica, all'energia, alla moda,
all'auto, alla finanza. Se la Cina è il primo produttore e consumatore di veicoli a due ruote, è
evidente l'interesse a realizzare una grande fiera dedicata alle moto.
Guidalberto Guidi, presidente di Eicma (la società che organizza il Salone del
ciclo e motociclo a Milano) ha firmato un accordo con due partner cinesi, il
presidente di Genertec, Li Rengui, e Chen Bingnan, segretario generale
della China Chamber of Commerce for Motocycle per realizzare a Canton una nuova
fiera delle due ruote, con l'obiettivo di farne una delle più importanti del
mondo. Dalle moto alle piastrelle: il gruppo Marazzi ha firmato una joint
venture con Sincome Group, azienda cinese all'avanguardia nella produzione di
pannelli solari, per studiare tecnologie innovative, applicando le celle solari
alla ceramica, e, in caso positivo, realizzare un impianto pilota. In progetto,
in queste due fasi, ha un valore fino a 30 milioni di dollari. Punta sulla
produzione in Cina di trasformatori di media e alta
potenza il gruppo Getra, azienda che fattura 110 milioni di euro (stabilimenti
in Campania, centro di ricerca a Milano): ha firmato una joint venture con
Baosheng Group, con una quota di maggioranza del 70%, un affare da 50 milioni
di dollari. Di 30 milioni di euro è l'accordo che Ansaldo Breda, gruppo
Finmeccanica, e il partner Chongqing Chuanyi Automation Corporation hanno
firmato con il cliente Chingqing Rail Transit General per i veicoli della
metropolitana: Ansaldo Breda ( la cui quota è 15 milioni di euro) e il partner
cinese forniranno tecnologia elettrica per 29 treni (il gruppo Finmeccanica già
nel 2007 aveva firmato un'intesa con la municipalità di Chongqinh per
tecnologie avanzate nel settore civile). Dalle tecnologie alla moda: la Mantero
Seta produrrà in esclusiva con lo Shangai Gracing Group accessori tessili di
alta gamma (valore poco più di 20 milioni di dollari). La stessa società cinese
ha stretto un accordo con la Pelletteria Manfrin: l'azienda italiana si impegna
a disegnare e produrre accessori di pelletteria con il marchio Normana (valore:
140 milioni di dollari in cinque anni). Lo Shangai Gracing Group punta anche
alla gioielleria: ha chiesto gioielli in esclusiva alla VPA, Villa Pedemonte
Atelier, azienda orafa della provincia di Alessandria (la lettera di intenti
prevede un business di 140 milioni di dollari in 5 anni). Il made in Italy
coinvolge anche la casa, e quindi la Alessi, marchio leader nel settore: la
Bejing Industrial Design ha firmato con la Alessi un contratto di consulenza
per sviluppare e produrre in Italia una serie di oggetti progettati da
designers cinesi. E poi, l'ambiente: TTS, Technologic Transfer System, società
di consulenza nelle tecnologie dell'informatica ha siglato una lettera d'intenti
con la Guangzhou Qian Fu Lin Investment e Management per individuare la
tecnologia adatta ad abbattere l'inquinamento industriale in un distretto
manifatturiero nella provincia di Guangxi. N. P. © RIPRODUZIONE RISERVATA
IMPEGNI GIà RAGGIUNTI A Canton verrà organizzata una fiera delle due ruote sul
modello dell'Eicma di Milano In arrivo complementi d'arredo disegnati in
Oriente
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-07 - pag: 5 autore: Generali nel mercato dei
fondi pensione con il 30% di Guotai Riccardo Sabbatini Generali entra nel mercato
dell'asset management e dei fondi pensione in Cina. Il gruppo triestino ha siglato un
accordo per acquisire il 30% di Guotai, società cui fanno capo patrimoni in
gestione per circa 5 miliardi di euro. L'intesa, firmata ieri a Roma nel corso
della visita in Italia del presidente cinese Hu Jintao, ha un valore di circa
100 milioni di euro. Guotai è tra le poche società di gestione del
risparmio cinesi abilitata ad operare in tutte le classi di attivi e detiene la
licenza per le Enterprise Annuities, il nuovo settore della previdenza
complementare. è un mercato potenzialmente assai vasto – si rivolge ad una
platea di 220 milioni di lavoratori cinesi - nato con una legge del 2008 che
consente a lavoratori ed aziende, su base collettiva, di costituire schemi pensionistici
volontari il cui patrimonio può essere gestito solo da alcuni intermediari. Tra
questi c'è, appunto, Guotai. «Finora- fa presente l'amministratore delegato
delle Generali Sergio Balbinot, lo sviluppo del secondo pilastro previdenziale
è stato modesto, frenato dall'assenza di incentivi fiscali ma è ragionevole
ritenere che il futuro questo limite verrà risolto. Fino ad oggi la licenza
assicurativa ci ha permesso di focalizzarci su polizze di rendita immediata
rivolte alla popolazione in quiescienza». Ora, grazie all'accordo con Guotai,
il gruppo italiano «potrà estendere il suo raggio d'azione anche al segmento
dei piani di previdenza integrativi aziendali ». Oltre a questo c'è
naturalmente l'opportunità dello sviluppo dell'industria dell'asset management
che in Cina sta compiendo i primi passi. «Le attività
in gestione raggiungono appena il 7% del prodotto lordo - fa presenta ancora
l'amministratore delegato del Leone - in rapporto, ad esempio, al 30% di
Taiwan. Le potenzialità sono enormi». L'avventura cinese delle Generali, è
iniziata nel 2002, quando fu sottoscritta la prima joint venture con la China
National Petroleum ( l'ente petrolifero locale). Oggi la compagnia triestina
detiene 7 licenze per il settore vita in altrettante province cinesi (tra cui
Pechino e Shanghai) e 2 nel settore danni. Nel primo trimestre del 2009
Generali è divenuto il primo assicuratore straniero del paese asiatico e, in
questo aggregato, ha una quota di mercato del 46% nel settore della previdenza
collettiva. «Ne abbiamo fatta di strada in pochi anni - commenta Balbinot - ed
i risultati ottenuti sono una conferma della scelta strategica di spostare
progressivamente il baricentro del business della compagnia nelle aree di
maggiore sviluppo mondiale. Ritengo che la Cina sarà
il primo paese ad uscire dalla crisi dei mercati finanziari ». Le valutazioni
dell'amministratore triestino trovano una conferma in una ricerca di
"Sigma" (Swiss Re) sull'andamento a due velocità dell'industria
assicurativa mondiale (si veda a pag. 38). Tra relazioni italo-cinesi nel
settore finanziario va infine segnalato, sempre ieri, la sigla di un memorandum
di intesa tra Mediobanca e la China Develpment Bank per rafforzare i rapporti
bilaterali al sostegno di investimenti industriali cross border di imprese dei
due paesi. AGF Ad. Sergio Balbinot
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-07 - pag: 5 autore: Accordi per 2 miliardi
di dollari Marcegaglia: un giorno storico - «Dal G-8 risposte alla crisi e no
al protezionismo» Nicoletta Picchio ROMA Trecento imprenditori cinesi, più di
500 italiani: per tutta la giornata di ieri hanno lavorato con incontri
diretti, oltre mille, firmando accordi e mettendo le basi per intese future. Un
impegno imponente, che per la prima volta accade nel nostro Paese. «Evento
storico» lo ha definito la presidente degli industriali, Emma Marcegaglia.
Parole analoghe a quelle pronunciate dal presidente cinese Hu Jintao e dal
premier Silvio Berlusconi, durante il Forum economico Italia-Cina:
la parte istituzionale che ha fatto da cornice politica agli appuntamenti di
business. Il risultato economico già ieri è stato consistente: 38 accordi per
oltre 2 miliardi di dollari. Ma le potenzialità sono ben maggiori, come
dimostra anche la tendenza in atto dell'interscambio tra Italia e Cina: nel 2008 è stato di 38,2 miliardi di euro, con un
aumento del 22% rispetto al 2007. Nel 2010 arriverà a 40 miliardi. è dal libero
scambio e da una ripresa del mercato mondiale che potrà arrivare una risposta
alla grave situazione economica di questi mesi. E la Marcegaglia lo ha sottolineato
nel suo discorso, specie in vista del G-8 allargato che si apre domani e dove
si riaffronterà un rilancio dei negoziati del Doha Round per il commercio
internazionale: «Auspichiamo che arrivino soluzioni importanti sulla crisi e un
forte no al protezionismo». Tra i protagonisti, a L'Aquila, ci sarà anche Hu
Jintao, che ieri ha dedicato parte del suo intervento
proprio alla necessità di aprire i mercati e alla volontà della Cina di seguire questa strada (vedi
pezzo pagina accanto). Dichiarazioni importanti, visto che per le nostre
imprese esportare in Cina
spesso comporta dazi consistenti e barriere. «I nostri due Paesi hanno
nell'export una grande forza. Così come sono importanti anche i rapporti
bilaterali tra Italia e Cina», ha insistito la presidente di Confindustria,
aggiungendo che «l'impresa è al fianco dei leader dei Paesi del G-8 e degli
altri invitati per condurre l'economia mondiale fuori dalla crisi». I numeri
della missione cinese di ieri lo dimostrano. E si andrà avanti, puntando non
solo ad aumentare l'export ma anche gli investimenti reciproci. Berlusconi si è
posto l'obiettivo di mettere l'Italia, entro tre anni, ai primi posti nella
partnership italo-cinese. La Cina, con la sua crescita
all'8%, è un interlocutore privilegiato. Proprio per questo il ministero dello
Sviluppo, con il ministro Claudio Scajola, e il suo vice per il Commercio
estero, Adolfo Urso, ha lavorato per mesi per portare in Italia la missione di
shopping (a febbraio il presidente Hu Jintao era stato in Germania, Spagna, Gran
Bretagna). Oggi, l'Italia ospita la delegazione più consistente della nuova
missione europea, che porterà gli imprenditori cinesi anche in Finlandia e
Portogallo. «Fino ad oggi è prevalsa l'immagine di una Cina
competitiva, un rischio per le imprese italiane. Questa missione determina un
salto di qualità: la Cina come un partner con cui
collaborare», ha detto Urso. E Scajola ha firmato con il ministro per il
Commercio della Repubblica popolare cinese, Chen Deming,un'intesa per favorire
gli investimenti nei due Paesi. Piccole e grandi imprese, da Fiat, Ansaldo, Pirelli,
che come ha ricordato Scajola, ha firmato a maggio un accordo molto avanzato
sulla tutela dell'ambiente nella municipalità di Pechino, a Marazzi, Mantero,
Alessi, Getra. «Le eccellenze italiane sono note dappertutto, Cina compresa. C'è grande interesse per tutti i settori, in
particolare nell'economia verde, tutela dell'ambiente efficienza energetica »,
ha detto la Marcegaglia, ricordando l'appuntamento del prossimo anno dell'Expo
di Shangai: «Ci sarà una grande delegazione di imprese italiane». Ma un tassello
importante è anche il turismo: e tra le intese istituzionali c'è anche quella
del ministero del Turismo italiano con quello cinese per aumentare gli arrivi
ed è stato annunciato che il mese di maggio 2010 sarà il mese del turismo
italo- cinese. Sul turismo si è concentrata anche l'attività di Invitalia, la
società pubblica che deve favorire l'arrivo di investimenti esteri.
L'amministratore delegato, Domanico Arcuri, ha presentato un dossier con i
vantaggi e le opportunità, dagli incentivi alle localizzazioni, del nostro
Paese. © RIPRODUZIONE RISERVATA COLLABORAZIONE Scajola firma un'intesa per
favorire gli investimenti Urso: finora è prevalsa la competizione, da oggi si
passa alla partnership
( da "Famiglia Cristiana" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
di Francesco Anfossi
ENCICLICA LENCICLICA SOCIALE "CARITAS IN VERITATE" LA STRADA
DELLO SVILUPPO Crisi economica, povertà, governo dei popoli, famiglia. Benedetto XVI offre risposte
per un mondo migliore, basato sull«amore in Dio». Ne
parliamo con il banchiere Angelo Caloia. È un sussidiario della dottrina
sociale della Chiesa alla prova del Terzo millennio. Nelle 127 pagine dellenciclica Caritas
in veritate Benedetto XVI mette in fila tutti i temi con unavvertenza:
«Non ci sono due tipologie di dottrina sociale, una preconciliare e una
postconciliare, diverse tra loro, ma un unico insegnamento coerente e nello
stesso tempo sempre
nuovo». La coerenza affonda le radici nella parola di Dio e nellinsegnamento
di Gesù sullamore, che il Papa ha messo al centro del suo pontificato:
«Lamore è una forza straordinaria, che spinge le persone a impegnarsi con
coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace». Lamore è la carità
e «la carità è la via maestra della dottrina sociale della Chiesa», principio
di tutte le relazioni, tra le persone, ma anche nelleconomia e nella
politica. La prova di autenticazione della carità, senza la quale essa «scivola nel
sentimentalismo», senza la quale «lamore diventa un guscio
vuoto, da riempire arbitrariamente» è la verità. Le prime pagine
dellenciclica sviluppano la tesi teologica di fondo. Poi, nei sei
capitoli del testo il Papa invita a ripensare i paradigmi, cioè i criteri di misura, di analisi e di
azione, da tenere tuttavia sempre fedelmente ancorati ai valori di riferimento
del Vangelo. Scrive il Papa: «Ladesione ai valori del
cristianesimo è elemento non solo utile, ma indispensabile per la costruzione di una
buona società e di un vero sviluppo integrale delluomo».
Ecco perché la carità da sola non basta. Potrebbe essere «facilmente scambiata
per una riserva di buoni sentimenti, utili per la convivenza sociale, ma
marginali». Il Papa
denuncia "fraintendimenti" della carità e sottolinea che solo «la
verità preserva ed esprime la forza di liberazione della carità nelle vicende
sempre nuove della storia». Lenciclica è un contrappunto di
frasi fulminanti, che inchiodano uomini e istituzioni, nazionali e sovranazionali a una
"responsabilità morale", che oggi sfugge a molti: «Senza verità,
senza fiducia e amore vero, non cè coscienza e
responsabilità sociale, e lagire sociale cade in balia di privati
interessi e di logiche di potere, con effetti disgregatori sulla società, tanto più in una
società in via di globalizzazione, in momenti difficili come quelli attuali».
Insomma, la storia "ha bisogno di Dio", perché «senza la prospettiva
della vita eterna, il progresso umano in questo mondo rimane privo di respiro»,
perché «senza Dio luomo non sa dove andare». Le critiche
allautosufficienza della tecnica, a un ateismo nuovo, non più ideologico,
ma altrettanto pericoloso, fondato sullindifferenza e sulla onnipotenza
degli strumenti, percorre
lintero testo. Il Papa rilegge le encicliche sociali dei suoi
predecessori, ma è soprattutto sulle prospettive aperte dalla Populorum
progressio di Paolo VI che appunta il suo ragionamento: «Rimangono fondamentali
per orientare il nostro impegno per lo sviluppo dei popoli». Ciò nonostante siano cambiate
molte cose nelleconomia e nella politica. Eppure, resta
valida, secondo Benedetto XVI, la posta in gioco indicata da Montini, dalla
quale siamo ancora molto distanti e cioè una «autentica fraternità» tra gli uomini e i popoli, che non
è la globalizzazione. Lavvertimento di Ratzinger è perentorio: «La
società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli».
Lenciclica si legge con facilità, al punto che può apparire una sorta di
manuale delle buone
pratiche in economia e nella vita personale, cioè negli stili di vita, dal
consumo dei beni allesercizio della sessualità. Il Papa rimarca
che i desideri non possono essere scambiati per diritti e che «lapertura
moralmente responsabile alla
vita è una ricchezza sociale ed economica». Affronta ogni questione, con una
determinazione e passione straordinaria a riconoscere in ogni piega la verità
sulluomo. E spiega che il mondo potrà essere migliore se «Dio trova
un posto anche nella sfera pubblica, con specifico riferimento alle dimensioni culturale, sociale,
economica e, in particolare, politica». Perché «la dottrina sociale della
Chiesa è nata per rivendicare questo statuto di cittadinanza della religione
cristiana». A.Bo. «Un documento veramente vasto, per le problematiche
affrontate e per i princìpi indicati, quei princìpi che sarebbe bene
contrassegnassero il cammino dellumanità», commenta dopo
la lettura dellenciclica Caritas in veritate Angelo Caloia, presidente
dellIstituto per le opere
di religione (la "banca del Papa") e docente di Economia politica allUniversità
Cattolica di Milano. Caloia è cresciuto alla scuola delleconomista
Francesco Vito, antesignano delleconomia sociale di mercato: anche per
questo conosce bene le tematiche contenute nellenciclica. «Come presidente dello
Ior, si può anche dire che sono connaturate alla nostra stessa attività, che è
quella di amministrare i beni delle comunità ecclesiali e delle missioni di
tutto il mondo secondo unetica improntata alla solidarietà e alla sobrietà».
Benedetto XVI nelle vesti di economista si muove a suo agio? «Assolutamente sì.
Il Papa ha recepito in modo corretto e limpido i pensieri condivisi oggi dagli
economisti che guardano al sociale, soprattutto nel campo della globalizzazione,
dellimprenditorialità, della finanza, in particolare per quel che
riguarda i rapporti tra mondo opulento e mondo dei poveri». Che tipo di
capitalismo emerge in questa analisi? «Benedetto XVI delinea molto bene il
capitalismo attuale. Oggi cè un ordinamento economico e tecnico i cui contenuti sono
fini a sé stessi, senza un disegno sovraordinato intelligente. Nellevoluzione
in atto di questo capitalismo si stenta a compiere un genuino progetto al
servizio delluomo, i suoi esiti sono casuali, con equilibri provvisori e
precari che si susseguono senza alcuna direzione». E a questo genere di
capitalismo cosa oppone lenciclica? «Uneconomia che dia un
senso, una direzione che non è autonoma dalla norma morale, senza la quale non
si consegue uno
sviluppo integrale, genuino. Una governance multipolare per intervenire laddove
ve ne sia bisogno, convinto che non bastino più, seppure sussistano, una
leadership mondiale o al massimo bi o tripolare». Lenciclica
offre risposte anche a chi non crede? «Chi non crede deve sentirsi a disagio in questo quadro di
relativismo e individualismo in cui viviamo, un quadro che non consente di
trovare una direzione e un senso. Se allo sviluppo materiale non si accompagna
quello morale non si realizza lo sviluppo autentico. Lo sosteneva anche Adam
Smith, il padre delleconomia moderna. Smith aveva molto
presente la visione politica dei princìpi economici, studiava i processi
culturali e antropologici che plasmano la vita dei cittadini».
Nellenciclica si sottolinea il malessere che pervade le società ricche. «Anche il Papa
sottolinea come non ci sia relazione diretta tra felicità e reddito. Anzi,
spesso vi è un rapporto inverso. Lattuale economia che
muove il mondo non fa la felicità. Assorbe tempo e comprime i tempi relazionali. Tanto è vero che
Sarkozy ha creato unapposita commissione presieduta da Amartya
Sen e Joseph Stiglitz per ideare un più completo indice della felicità. La
ricchezza prodotta, quella quantificata dal Prodotto interno lordo, non misura
la felicità e il
benessere. Basterebbe citare il famoso discorso di Bob Kennedy pronunciato nel 68
allUniversità del Kansas, secondo il quale "il Pil non comprende
anche linquinamento dellaria, la salute delle nostre famiglie, la
qualità della loro educazione o la gioia dei loro momenti di svago". Poiché "misura tutto,
in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere
vissuta"». Cosa la colpisce di più di questo documento? «La tensione verso
la costruzione di un modello di società e di sviluppo che sia più equo e
solidale. Linvito a progettare per lavvenire un nuovo sentiero di
sviluppo. La concezione di uneconomia che miri non alla crescita
indefinita dei consumi ma a una crescita qualitativa della vita». Come viene
affrontata la finanza? «Cè innanzitutto il riferimento alla fiducia. Benedetto sottolinea come
sia un valore economico fondamentale, che si fonda sulla condotta etica degli
operatori economici. La fiducia è un propellente essenziale per la finanza e leconomia.
Per questo è necessario
superare il deficit di logica e di etica che ha segnato tutti questi anni e che
ha portato ai disastri finanziari dei colossi bancari e assicurativi. Il Papa
sottolinea poi il fatto che il denaro è uno strumento e non un fine. La moneta
e la finanza, essendo basate sulla fiducia, devono essere gestite in modo equo
e secondo princìpi etici». Lenciclica insiste molto sul
concetto di finanza etica. «La finanza o è etica o non è. Maneggia il denaro e
il risparmio di tutti. Trasforma il risparmio in investimenti». Altro punto: la
cooperazione. «La cooperazione, ormai inevitabile per gli Stati in perdita di
sovranità, è possibile se si coinvolgono i nuovi soggetti su scala planetaria.
Pensiamo al famoso Bric, acronimo delle potenze emergenti di Brasile, Russia,
India e Cina». Lenciclica assegna alleconomia
civile un ruolo di primo piano. «È quasi uno sbocco naturale. Terzo settore,
cooperazione, microfinanza, responsabilità sociale. È certamente necessaria
unarticolazione nuova dellimpresa economica. Anche larchitettura
istituzionale che deve governare la globalizzazione deve arricchirsi della
presenza di numerosi soggetti politici e sociali e di operatori economici che
perseguano obiettivi che non siano di mero profitto. Lo abbiamo già detto: non
cè niente di
trascurato nelle encicliche di Benedetto XVI. Lessenza del suo
essere pastore è proprio quella di offrire una parola lineare e lungimirante
sui problemi che assillano lumanità».
( da "AmericaOggi Online" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Napolitano a Hu
Jantao: "Progresso anche nei diritti umani". L'ombra dei sanguinosi
scontri sulla visita a Roma del premier cine 07-07-2009 ROMA. Sviluppo e
progresso non possono significare solo più ricchezza e più ampio accesso ai
beni di consumo, devono significare anche maggior rispetto dei diritti umani,
ha detto Giorgio Napolitano al presidente della Repubblica Popolare Cinese, Hu
Jintao che, secondo protocollo, ha iniziato dal Quirinale la visita di Stato in
Italia. Ai cinesi non fa piacere sentirsi dire queste cose e i leader politici
spesso non ne parlano per non guastare il clima degli incontri che preludono
alla firma di accordi e intese commerciali. Ma Napolitano non se l'é sentita di
omettere l'argomento a poche ore dalla notizia che domenica c'erano stati
almeno 140 morti e 800 feriti a causa di violenze a sfondo etnico nel nordovest
della Cina. Ne ha parlato e, in un certo senso, ha
tolto le castagne dal fuoco al premier Berlusconi che ha incontrato il
presidente cinese subito dopo e ha potuto dire che l'argomento non era stato
affrontato perché già trattato al Quirinale. "Con il presidente Hu Jintao
- ha detto Napolitano prendendo la parola al fianco del presidente cinese - abbiamo convenuto sul fatto che lo stesso sviluppo e il progresso
economico e sociale che si stanno realizzando in Cina pongono nuove esigenze in materia di diritti umani, una
questione che l'Italia ha sempre affrontato e intende affrontare nel massimo
rispetto delle ragioni cinesi, e dell'integrità e autonomia di decisione della Cina e delle sue istituzioni
rappresentative". Napolitano ha definito il colloquio col capo di
Stato cinese "grandemente amichevole" e ha riferito che Hu Jintao lo
ha invitato a visitare l'anno prossimo la Cina, in
occasione del quarantesimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra i due
paesi. "Farò del mio meglio per accogliere l'invito", ha detto
Napolitano. I colloqui politici hanno registrato l'ottimo livello delle
relazioni e l'interesse reciproco a migliorarle. Il presidente cinese ha detto
che Pechino attribuisce grande "importanza" a sviluppare
ulteriormente i rapporti bilaterali con l'Italia, che sono "utili"
non solo per gli interessi delle due parti ma anche per "la pace nel
mondo". Napolitano ha espresso l'interesse dell'Italia al "pieno
riconoscimento del ruolo internazionale della Cina
sviluppando, su un piano di parità, nel rispetto reciproco e con mutuo
vantaggio tutte le relazioni bilaterali e globali". La Cina,
ha aggiunto, è "consapevole" del nuovo posto che le spetta nel mondo
e delle responsabilità a cui è chiamata di fronte a sfide che richiedono un
impegno collettivo. In questo quadro, ha sottolineato il Capo dello Stato,
"auspico che si sviluppino maggiormente le relazioni tra Unione Europea e Cina". "Dobbiamo affrontare insieme i problemi
posti dalla crisi finanziaria" e "dare il nostro contributo per la
ripresa economica del mondo", ha detto Hu Jintao. Napolitano ha apprezzato
il contributo della Cina alla soluzione della crisi
economica e finanziaria e le sue proposte per la riforma delle Nazioni Unite
("c'é comunanza di vedute") e per la riforma delle istituzioni
finanziarie e monetarie globali. Napolitano ha infine ringraziato la Cina per la partecipazione alla missione Unifil in Libano
che vede impegnati in prima fila i militari italiani.
( da "AmericaOggi Online" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Cina. Esplode lo Xinjiang: 156 morti.
Gli esuli Uighuri accusano le forze dell'ordine 07-07-2009 PECHINO. La tensione
etnica è esplosa violenta nella regione cinese del Xinjiang dove nella capitale
Urumqi, secondo l'ultimo bilancio dell'agenzia Nuova Cina,
almeno 156 persone domenica sono morte in scontri tra giovani uighuri e forze
di sicurezza cinesi. Mentre i disordini si sono pericolosamente allargati oggi
a una seconda città, le autorità accusano il Congresso Mondiale degli Uighuri e
la sua presidente Rebiya Kadeer di avere fomentato le proteste con lo scopo
ultimo di creare nel Xinjiang uno Stato indipendente. Il Congresso e la stessa
Kadeer lo negano e, in un comunicato inviato ad alcuni mezzi d'informazione stranieri in Cina, hanno affermato che migliaia di uomini di quattro diversi corpi
militari e paramilitari cinesi ieri hanno usato fucili automatici e mezzi
corazzati contro una manifestazione pacifica. Secondo la Nuova Cina, la polizia oggi è dovuta
intervenire per disperdere 200 manifestanti che si erano riuniti davanti alla
moschea Id Kah nella città di Kashgar, uno dei passaggi obbligati
dell'antica Via della seta. L'agenzia aggiunge che la protesta sta tentando di
organizzarsi anche nella città di Aksu e nella prefettura di Yili Kazakh.
"È una pratica abituale del governo cinese quella di accusare me per
qualsiasi incidente si verifichi nel Turkestan dell' Est (il nome col quale i
nazionalisti uighuri indicano il Xinjiang, ndr) e Sua Santità il Dalai Lama per
qualsiasi cosa succeda nel Tibet", ha affermato Rebiya la Kadeer nel
comunicato. Quelli di domenica sono stati gli incidenti più gravi dalla rivolta
tibetana della primavera dell'anno scorso e tra i più gravi ad essersi mai
verificati nel Xinjiang, una regione desertica e montuosa ricca di risorse
naturali nel nordovest della Cina. Secondo una serie
di testimonianze convergenti, i disordini sono scoppiati quando le forze di
sicurezza cinesi sono intervenute per disperdere una manifestazione di almeno
un migliaio di persone che chiedevano un' indagine approfondita su un episodio
verificatosi il 26 giugno nel Guangdong, la provincia industrializzata del sud
della Cina dove lavorano decine di migliaia di
immigrati provenienti da tutto il paese, inclusi migliaia di uighuri
provenienti dal Xinjiang. Nell' episodio - che secondo la stessa stampa cinese
è stato innescato da voci poi rivelatesi false - decine di operai cinesi di
etnia "han" hanno attaccato un dormitorio di operai uighuri,
uccidendone almeno due. Nessuno è stato arrestato per gli omicidi. "Le
autorità cinesi dovrebbero ammettere - ha scritto ancora Rebiya Kadeer nella
dichiarazione diffusa dal Congresso Mondiale degli Uighuri - che la pacifica
protesta è stata innescata dall' illegale attacco di teppisti che hanno
picchiato e ucciso dei lavoratori uighuri in una fabbrica di giocattoli nel
Guangdong... Il loro fallimento nell' intraprendere una qualsiasi azioni per
punire i teppisti cinesi responsabili dei brutali omicidi è la vera causa di
questa protesta". Rebiya Kadeer è un' imprenditrice di quasi 70 anni che
vive in esilio dal 2005 dopo aver trascorso sei anni in prigione, accusata di
aver messo in pericolo la sicurezza dello Stato. La televisione cinese, Cctv,
ha diffuso in serata delle immagini nelle quali si vedono giovani uighuri che,
a Urumqi, distruggono automobili, tirano pietre contro un bersaglio non
visibile, e danno l' assalto ad un autobus. Molti cinesi vengono intervistati,
alcuni dei quali sanguinanti in seguito agli attacchi subiti dagli uighuri. Non
sono state ancora fornite indicazioni sull' etnia di coloro che sono deceduti.
Secondo una fonte del Congresso Mondiale degli Uighuri 70 persone, tutte di
etnia uighura, sono state circondate e uccise dagli agenti cinesi nel quartiere
di Nemmen, uno di quelli nei quali si sono verificate le proteste. L'agenzia
Nuova Cina cita varie testimonianze di cinesi, alcuni
dei quali affermano di essere stati aggrediti dalla folla. L'agenzia cita anche
il direttore dell' Ospedale del Popolo secondo il quale su 291 persone
ricoverate in seguito alle violenze di ieri, 233 erano di etnia cinese han', 39
di etnia uighura e gli altri appartengono ad altre minoranze etniche che vivono
nella regione. Urumqi, una città di 2,3 milioni di abitanti oltre tremila
chilometri a nordovest di Pechino, è la capitale della Regione Autonoma del
Xinjiang. Gli uighuri, turcofoni e di religione musulmana, sono gli abitanti
originari della regione, che chiamano Turkestan dell' est, e oggi sono circa il
44 per cento dei 20 milioni di abitanti della regione. Gli immigrati cinesi
sono circa il 38 per cento e gli altri appartengono alle minoranze kazhaka,
kirghisa e mongola.
( da "AmericaOggi Online" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
G8/I Grandi in piena
decadenza si piegano al potere cinese. Un vertice terremotato di Jean-Luc
Giorda 07-07-2009 Dopo anni di delusioni e veri e propri fallimenti, più o meno
cosmeticamente mascherati, qualsiasi G8 parte in salita. Convincere è molto più
difficile che frustrare. Quello de L'Aquila, almeno, ha il vantaggio di offrire
una "location" congruente con il clima internazionale e la percezione
degli addetti ai lavori: un vertice che parte economicamente terremotato, e
certo privo di solida terra politica sotto i piedi. Le difficoltà d'immagine
dell'ospite Silvio Berlusconi offriranno, prevedibilmente, un efficace
diversivo agli inviati internazionali rispetto alla critica quotidiana a quanto
gli Otto (cosiddetti) Grandi non riusciranno a fare. Teoricamente, si aspetta
almeno una presa di posizione forte e condivisa sui cambiamenti climatici. Ma
nelle ultime ore, anche questa è apparsa a rischio: tutti vogliono fare
"passi importanti" verso le tecnologie verdi, ma guada caso con
occhio attento alle priorità delle varie industrie nazionali. Sulla crisi
economica, si ripropone per l'ennesima volta la spaccatura tra Washington, che
chiede piani anticrisi più coraggiosi, e gli europei, che pensano già alla
"exit strategy" e non vorrebbero immettere nel sistema altri soldi
pubblici. La Germania e la Francia, poi, hanno visioni opposte in questo
momento, con la Merkel decisa a diminuire le tasse e tagliare le spese e
Sarkozy pronto a sostenere l'economia ribellandosi ai criteri di Maastricht. A
questo si aggiunge la cacofonia di previsioni sulla crisi: da chi (come
Berlusconi) continua a dire che "il peggio è passato" a chi invece
come Obama o Brown, teme che il peggio debba ancora venire. Specie per i costi
sociali della crisi, con milioni di posti di lavoro "persi per
sempre" nell'immensa ristrutturazione mondiale. Ma questo, alla fine, non
è il vero problema del summit. Il vero problema lo abbiamo toccato con mano
ieri, nei colloqui romani tra Hu Jintao e Silvio Berlusconi. Il presidente del
G8 chiede al presidente cinese la sua intercessione per concludere i negoziati
del Doha Round del Wto sul commercio mondiale, lo esorta a investire il più
possibile in Italia e gli offre su un piatto d'argento la
promessa di sostituire il G8 con un G14 dove la Cina siederà a pieno titolo tra i Grandi. Il tutto facendo finta di
non sapere, in nome della ragion di Stato, che nello stesso giorno il governo
cinese ha fatto uccidere brutalmente centinaia di uighuri colpevoli di essere
minoranza etnica e religiosa nel Celeste Impero. Il nodo allora è che
ormai il G8 rappresenta, e ne è ben cosciente, un antico club blasonato ma
impotente. Un nobile decaduto che tenta di vendere ai nuovi arrivati il proprio
titolo, perché gli è rimasto ben poco altro. Situazione aggravata dalla profonda
crisi economica che rende per primi gli Stati Uniti, e a seguire i loro storici
alleati europei, troppo deboli per esprimere con credibilità qualsiasi
posizione forte. Le potenze emergenti, la Cina ma
anche l'India, e i grandi fornitori di materie prime come la Russia, possono
fare la voce grossa e di fatto dettare l'agenda e imporre persino al G8 di
trarre conclusioni che tengano conto dei loro interessi. Vale la pena, forse,
di arrendersi anche formalmente alla realtà e staccare la spina a un vertice
che non può più essere che una riunione preliminare a un summit delle vere
potenze. Il G8, in un futuro prossimo, potrà ben riunirsi alla vigilia del G14
o G20 che sia, diciamo "ai margini" del vero summit. Un po' come i
vertici del Ppe precedono, il pomeriggio, la cena d'avvio dei Consigli europei.
( da "AmericaOggi Online" del 07-07-2009)
Argomenti: Cina
Italia
Cina. Intese per
due miliardi di dollari 07-07-2009 ROMA. Le porte della Cina si aprono per
più di 500 imprenditori italiani che guardano all'Estremo Oriente come sbocco
per i propri prodotti. E già ieri Italia e Cina hanno chiuso
38 intese, che coinvolgono ministeri e imprese private, per un valore totale di
2 miliardi di dollari. Sono questi i principali risultati del China Day, il forum fra Italia
e Cina al quale hanno preso parte oltre 500
imprenditori italiani e oltre 300 cinesi, dando vita a più di 1.000 incontri
bilaterali nell'arco della due giorni romana. L'Italia ha già con la Cina un giro d'affari da 38 miliardi di dollari, a tanto
ammonta l'interscambio commerciale del 2008, ma "siamo consapevoli che
possiamo fare di più, favorire sempre più cospicui investimenti cinesi in
Italia e riequilibrare, almeno in parte, il deficit commerciale con Pechino,
giunto a 17 miliardi di euro nel 2008", sottolinea il ministro per lo
Sviluppo Economico, Claudio Scajola, che è tornato indietro di sette secoli,
fino a Marco Polo, per ricordare la lunga tradizione che lega Italia e Cina: "Scriviamo ora un'altra pagina di questa
storia". L'obiettivo, ha sottolineato il presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi, è quello di entrare "nell'arco di tre anni tra i primi tre
Paesi che hanno investimenti in Cina". Non solo
investimenti italiani in Cina, quindi, ma attrazione
di investimenti e turismo cinesi in Italia. Oggi la parte del leone l'hanno
giocata i grandi nomi, da Fiat a Mediobanca, passando per Finmeccanica e
Generali, ma in molti hanno sottolineato con soddisfazione la quantità e
qualità di accordi siglati da imprese di piccole e medie dimensioni, fra cui
spiccano le intese raggiunte con Shangai Gracing Group da Pelletteria Manfrin e
Villa Pedemonte Atelier: due lettere di intenti da 140 milioni di dollari
l'una, per la produzione, il design e la creazione di oggetti di pelletteria e
gioielleria. Importanti anche gli accordi da 49 milioni del gruppo Getra per
una joint venture sui trasformatori, i 30 della Marazzi realizzazione di
"piastrelle ceramiche solari", e i 20 milioni di Mantero Seta per
tessile di alta gamma. Tutte operazioni che, è pronto a scommettere il vice
ministro, Adolfo Urso, cambieranno la percezione della Cina
in Italia: da "competitrice, talvolta conflittuale, rischio per le imprese
italiane", si passa a quella di "un Paese con cui collaborare, con
cui crescere insieme". Anche perché, ha aggiunto, "molti altri
accordi seguiranno nei prossimi mesi", completando "il salto di
qualità, la svolta storica dei rapporti fra Italia e Cina".
La Fiat torna a produre auto e motori TORINO. La Fiat torna a produrre auto e
motori in Cina: lo farà dal 2011 con una joint venture
paritetica con il gruppo Gac (Guangzhou Automobile Group). L'accordo è stato
firmato, ieri a Roma, dal presidente della società cinese, Zhang Fangyou, e
dall'amministratore delegato del gruppo Fiat, Sergio Marchionne, davanti al
premier Silvio Berlusconi e al presidente della Repubblica Popolare Cinese, Hu
Jintao. "È una tappa importante, con un partner molto forte, nel percorso
di internazionalizzazione della Fiat e delle sue tecnologie", commenta il
presidente del Lingotto, Luca Cordero di Montezemolo, mentre John Elkann
sottolinea l'importanza del mercato cinese per il futuro. Di accordo rilevante
parlano anche il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, e la
presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia. Fiat e Gac costruiranno un
nuovo stabilimento, che sarà situato nella città di Changsha e si estenderà su
una superficie produttiva di oltre
( da "Finanza e Mercati" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Pechino e Mosca si
contendono Opel da Finanza&Mercati del 08-07-2009 Giornata ricca di
incontri nella vicenda Opel. Ieri Gm era a Berlino per discutere con il governo
tedesco le offerte sul piatto per conquistare la casa di Rüsselsheim. A Mosca
invece, Berthold Huber, il capo del sindacato Ig Metall, che da tempo si è
dichiarato a favore dell'offerta di Magna, incontrava il premier russo Vladimir
Putin per ottenere il suo supporto a favore della cordata di cui fa parte anche
la Sberbank. Per Putin e Huber non ci sono dubbi che Magna alla fine catturerà
Opel, nonostante emergano i dettagli dell'offerta della cinese Baic, da molti
considerata semplicemente un'arma in mano a Gm per ottenere un miglioramento
della proposta di Magna. Si fa luce, intanto, su quella che sarebbe la Opel
targata Baic. Il gruppo automobilistico di Pechino pagherebbe 660 milioni di
euro ma solo per il 51% della casa tedesca (il 49% resterebbe in mano a Gm).
Nonostante le indiscrezioni ottimistiche uscite lunedì sul Wall Street Journal,
l'impatto dell'operazione sull'occupazione non sarebbe indifferente (7.584
tagli in Europa:
( da "Finanza e Mercati" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Nomura
va in Cina per crescere nell'equity da Finanza&Mercati del
08-07-2009 Nomura Holdings guarda a Pechino per continuare a crescere. La prima
casa di brokeraggio giapponese sta cercando un partner cinese per avviare il
business della sottoscrizione azionaria in quello che è, per quanto riguarda la
performance, il
secondo mercato borsistico al mondo. La mossa di Nomura è strategica nel
perseguire l'obiettivo del 50% del fatturato generato fuori dal Giappone
(attualmente la quota estera è al 30%). «Non possiamo essere un istituto leader
nell'azionario mondiale - ha sottolineato Siggi Thorkelsson, capo dell'equity
di Nomura per l'Asia-Pacific - senza operare sul continente. Vogliamo poter
essere in grado di sottoscrivere transazioni azionarie nel Paese e per questo
cerchiamo un partner». Ovviamente appoggiarsi a una società locale snellirebbe
non poco l'iter burocratico. Nomura vuole salire sul carro delle Ipo cinesi,
dopo che solo di recente le autorità hanno riaperto al collocamento di titoli.
Credit Suisse e Deutsche Bank hanno già ottenuto il via libera per operare,
attraverso joint venture, nella sottoscrizione di Ipo a a Shanghai e Shenzhen.
Nomura Holdings lunedì ha annunciato di voler lanciare il business globale nel
prime brokerage entro settembre, visto che la crisi ha creato spazio per nuovi
player (non a caso i giapponesi hanno rilevato asset di Lehman Brothers, che
prima del fallimento era leader del settore) a fianco di colossi come Goldman
Sachs e Morgan Stanley.
( da "Finanza e Mercati" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Offresi polizze ai
Paesi emergenti da Finanza&Mercati del 08-07-2009 La crisi non ferma gli
investimenti delle società assicurative che, nei prossimi tre anni, si
riverseranno soprattutto nei cosiddetti Paesi Bric (Brasile, Russia, India e Cina, che si posiziona in testa),
seguiti poi da altri Paesi dell'Asia e dell'Europa occidentale. A sostenerlo è
Accenture, azienda globale di consulenza direzionale, system integration e
servizi alle imprese, che in una ricerca ha evidenziato che «circa due terzi
(62%) delle compagnie assicurative interpellate prevede di espandersi fuori del
mercato locale nei prossimi 12 mesi». L'indagine ha coinvolto oltre 100
primarie società di assicurazioni specializzate nel ramo vita e danni,
appartenenti a 16 dei più importanti mercati assicurativi del mondo. Il 75%
degli intervistati sostiene che l'attuale contesto economico-finanziario
offrirà nei prossimi tre anni più opportunità per crescere al di fuori del
proprio mercato locale. «I principali player assicurativi, avendo già
massimizzato la propria quota di mercato nelle piazze domestiche, si rivolgono
ai Paesi emergenti dove le potenzialità di crescita sono elevate», ha detto
Daniele Presutti, responsabile insurance di Accenture per l'area Igem (Italia,
Grecia, Russia, Europa orientale e Medio Oriente). Alla richiesta di identificare
i driver dell'espansione internazionale, «il 64% degli intervistati nei Paesi
emergenti ha dichiarato che un più appetibile livello di prezzi per azione
rappresenta un'opportunità per generare acquisizioni e fusioni». Quanto alle
prossime mosse, gli operatori cercheranno una migliore integrazione globale per
gestire le operazioni a livello internazionale. Più di quattro assicuratori su
cinque dichiarano che, per rendere maggiormente efficace la loro espansione
verso il mercato estero, si stanno già impegnando nel potenziamento di proprie
strutture di back-office e stanno implementando cambiamenti alle infrastrutture
e ai servizi It.
( da "Repubblica, La" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
1 - Prima Pagina Oggi summit al via tra le polemiche. Il giornale inglese:
l´Italia può uscire dal gruppo degli otto. Il premier: è la cantonata di un
piccolo quotidiano G8, Hu Jintao lascia il vertice Rientra in Cina per la
rivolta. Scontro Berlusconi-Guardian SEGUE A P
( da "Repubblica, La" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 2 - Interni
Colossale cantonata G8, arrivano i grandi della Terra polemica
Berlusconi-Guardian Il quotidiano accusa. La replica: "Siete una piccola
testata" Il vertice Il premier: "Sono al 64%, ho consensi da record,
come Obama, Mubarak Lula, Medvedev" L´articolo del "Guardian"
sull´Italia? Rappresenta una colossale cantonata di un piccolo quotidiano.
L´episodio si riferiva al lavoro preparatorio degli sherpa americani in vista
del G20 di Pittsburgh GIANLUCA LUZI ROMA - Aveva lanciato la sfida impossibile
solo tre mesi fa quando decise di smantellare il G8 della Maddalena per
trasferirlo all´Aquila: «Porterò la capitale della politica nella capitale del
dolore». Per ora ha avuto ragione lui: oggi pomeriggio nella caserma della
Guardia di Finanza di Coppito arrivano i grandi della Terra, come si
definiscono con una certa enfasi i leader dei paesi più industrializzati.
Obama, Brown, Merkel, il giapponese Aso che ieri sera ha visto Berlusconi a
Palazzo Chigi, Sarkozy, Medvedev, Harper, arriveranno in elicottero dentro la
cittadella militare e comincerà «sotto buoni auspici per l´accordo Usa-Russia»
il classico G8 con Italia, Canada, Francia, Stati Uniti, Regno Unito, Russia,
Germania, Giappone, più Commissione europea e Svezia come paese presidente di
turno dell´Ue. Parte il G8 di Berlusconi sull´onda di una nuova polemica con i
giornali inglesi: il Guardian prende di mira il ruolo dell´Italia sulla scena
politica mondiale. «Crescono le pressioni all´interno del G8 per espellere
l´Italia», scrive il quotidiano che riporta l´ipotesi di sostituire Roma con
Madrid fra i Grandi. «Piccolo giornale, colossale cantonata», liquida la
faccenda Berlusconi che dice di non temere ripercussioni internazionali dalle
domande sugli scandali. «Il G8 rimarrà - prevede Berlusconi - ma in futuro sarà
G14». Infatti oggi sarà solo il primo passo perché il secondo e il terzo giorno
il summit sarà allargato ai grandi paesi emergenti, Cina, India, Brasile, e infine i Paesi dell´Africa, dell´Asia,
l´Australia e le altre principali economie europee tra cui la Spagna.
Sollecitati dall´Onu e dalle organizzazioni umanitarie i leader mondiali, che
al terzo giorno del summit rappresenteranno il 90 per cento dell´economia
mondiale, dovranno affrontare il problema tragico della fame nel mondo.
«Lanceremo una somma tra i 10 e i 15 miliardi di dollari per aiutare tutte le
persone che nel mondo soffrono la fame», ha annunciato ieri Berlusconi
presentando il G8 a Palazzo Chigi. Il summit è preceduto da un lavoro di mesi
da parte degli sherpa degli otto Paesi che hanno messo a punto le dichiarazioni
che riguardano i temi politici, la non proliferazione nucleare, la lotta al
terrorismo, il futuro sostenibile, il clima «su cui c´è la resistenza della Cina», l´acqua per l´Africa, la sicurezza alimentare. Senza
trascurare i fronti caldi: Afghanistan, Pakistan «con le sue 60 bombe
atomiche», Iran «con cui continueremo il dialogo per ora senza sanzioni»,
Honduras e Xinjiang. Ma il tema dei temi è la crisi economica. «Non si può
guardare e andare avanti con quello che è un sistema di economia globale con le
regole del vecchio secolo» è la premessa di Berlusconi che annuncia:
«Presenteremo i 12 punti studiati dall´Ocse, con principi standard che puntano
ad una economia basata su moralità, eticità e trasparenza». Quindi «andrà
vietato il riciclaggio di denaro, dovremo dire no a forme di protezionismo e
far sì che il segreto bancario non sia più un ostacolo». All´Aquila ci sarà il
lavoro preparatorio per le nuove regole dell´economia mondiale, il legal
standard, che «dovrà poi essere sottoposto al G20 di Pittsburgh». Ringraziato
il Papa per il messaggio ai leader «in cui apprezza la scelta dell´Aquila» e
parla di stima per il premier, esorcizzato l´incubo di nuove scosse di
terremoto (la cittadella militare è antisismica), e scongiurato il pericolo di
defezioni eccellenti, sul G8 di Berlusconi pesa l´alone di scandalo per le
feste in Sardegna e a Palazzo Grazioli, di cui si è ampiamente occupata anche
la stampa straniera. Il premier sa che qualche domanda scabrosa la dovrà
affrontare. Si dice sicuro che però «non condizioneranno i lavori del G8,
perché io ho un rapporto continuativo e costante con i miei colleghi che
conoscono bene i giornali e sanno valutarli». E comunque, «nonostante gli
attacchi il mio gradimento è al 64,1 per cento. Un record come Obama, Lula,
Medvedev, il presidente del Messico e Mubarak». Immancabile a fine conferenza
l´attacco a la Repubblica che aveva posto la domanda: «Mi sembra strano che la
domanda venga da chi appartiene al suo gruppo editoriale, che prima ti butta
addosso delle calunnie, e poi se la prende con te perché queste calunnie fanno
male all´Italia. Non c´è nulla di vero in tutto quello che avete scritto dalle
minorenni in poi».
( da "Repubblica, La" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 17 - Cultura
Obama I monetaristi "Le follie di Reagan e Bush hanno creato un mostro il
Papa ci riporta alla realtà" L´omaggio del nobel Samuelson Il Presidente
si muove nella direzione giusta quando vuol riportare moralità nella finanza Secondo
loro l´unica cosa di cui ci si deve preoccupare è il profitto individuale
EUGENIO OCCORSIO ROMA - «Se un uomo scendesse da Marte sulla Terra oggi,
sentisse le parole del Papa e poi verificasse la realtà, si chiederebbe: ma
com´è stato possibile che si siano create strutture così mostruose, così
diverse da quello che dice il buon senso, situazioni così distorte? Ecco, il
richiamo di Ratzinger all´etica dovrebbe servire a riportare la realtà che
viviamo ogni giorno su una base più vivibile». Paul Samuelson, il grande
economista del Mit, premio Nobel
( da "Repubblica, La" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina IV - Firenze
Renzi: "Non invito Hu Jintao la Cina non rispetta i diritti" Il Pdl
espone la bandiera del Tibet in Palazzo Vecchio MASSIMO VANNI Ci ha cenato
insieme in prefettura, su invito del ministro Sandro Bondi. Ma niente
accoglienza a Palazzo Vecchio: il sindaco Matteo Renzi decide di non invitare
nella sede del governo comunale Hu Jintao. Il presidente della
Repubblica popolare cinese arriva a Firenze nel tardo pomeriggio, dopo la
visita in piazza dei Miracoli con il sindaco di Pisa Marco Filippeschi in veste
di cicerone e la visita alla conceria Ausonia di Santa Croce sull´Arno dopo un
gruppetto di simpatizzanti e monaci tibetani lo contesta per pochi attimi.
Arriva in ritardo sul programma per partecipare alla cena in prefettura, nella
sala di Carlo VII al terzo piano di Palazzo Medici Riccardi. Il ministro Bondi
prima lo attende inutilmente agli Uffizi, poi, alle 19.30, si trasferisce in
prefettura per accogliere Hu Jintao: il giro turistico salta all´ultimo
momento. Palazzo Vecchio neppure lo vede, il presidente cinese. Per un paio di
giorni il sindaco Renzi risponde picche alle ripetute richieste di intervista
della Ctv, la televisione di stato cinese. La decisione di non invitarlo è però
presa: «La Cina è un paese che non rispetta i diritti
umani, mi associo alle parole di Napolitano», spiega senza tanti giri di
parole. E a chi, su Facebook, nota il contrasto tra la stretta di mano offerta
il giorno prima a Shirin Ebadi, l´iraniana premio Nobel per la pace 2003, e
l´incontro previsto con Hu Jintao, il sindaco risponde sempre su Facebook: «Non
ricevo nessuno, vado ad una cena in prefettura, ma non ricevo nessuno in
Palazzo Vecchio». Nelle prime ore della mattina annuncia a Lady Radio che gli
consegnerà una lettera. Poi ci ripensa e quando alle 21 di ieri entra a Palazzo
Medici Riccardi, mentre protesta un gruppo di sostenitori della causa tibetana,
ha già inviato un libro all´albergo di Hu Jintao: «Le riforme di Pietro
Leopoldo e la nascita della Toscana moderna». Una raccolta di saggi firmati da
un gruppo di intellettuali (Baldacci, Cardini, Ceccuti, Ciuffoletti, Coppini,
Degl´Innocenti, Romabi, Schiavone, Verga) che ricorda l´abolizione della pena
di morte e la tortura del 1786, prima assoluta nella storia degli Stati
moderni. Allegate al libro in regalo solo poche righe d´accompagnamento:
«Welcome to Florence», benvenuto a Firenze. In mattinata due consiglieri Pdl
Giovanni Donzelli e Francesco Torselli espongono la bandiera del Tibet al
terrazzino di Palazzo Vecchio: «Non lo ha fatto Renzi, ci abbiamo pensato noi».
Un´ora più tardi l´ufficio cerimoniale lo toglie. Il presidente cinese si attarda
alla conceria di Santa Croce sull´Arno («Apprezzo molto la vostra capacità di
produrre rispettando l´ambiente, spero che incrementerete la collaborazione con
le aziende cinesi», dice) e il programma fiorentino viene cancellato: niente
sosta al Duomo, agli Uffizi, all´Accademia e al piazzale Michelangelo. E il
viceministro degli esteri cinese accorre agli Uffizi per scusarsi con il
ministro Bondi, che lo attende a lungo. Ma per il traffico serale scattano
comunque gli ingorghi: tra imponenti misure di sicurezza la moglie del
presidente cinese, Liu Yong Qing, visita comunque il Duomo e il Battistero per
l´immancabile foto ricordo e i saluti dei cinesi presenti.
( da "Repubblica, La" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 9 - Esteri
Tra Roma e l´Aquila, 40 delegazioni In arrivo un esercito di vip . Gheddafi
pianta la tenda, la Bruni viaggia da sola I protagonisti Tra gli emergenti che
partecipano al vertice allargato Cina, India, Brasile, Sudafrica ed Egitto VALERIO GUALERZI ROMA - Si
comincia oggi in 8, si finirà dopodomani in 40. Il G8 che si apre all´ora di
pranzo a L´Aquila sarà una lunga sequenza di colazioni di lavoro, discussioni
formali e incontri bilaterali che coinvolgerà un numero crescente di capi di
Stato e delegazioni di nazioni e istituzioni internazionali. I temi
principali in calendario sono crisi economica, riforma delle regole
finanziarie, emergenza climatica e rinnovo del Protocollo di Kyoto, non
proliferazione nucleare (con Iran e Corea del Nord sotto la lente
d´ingrandimento) e aiuti all´Africa. Con le proteste di piazza tenute a
distanza e imponenti dispositivi di sicurezza, i protagonisti del summit
restano i leader degli Otto Grandi e le first lady arrivate in Italia al loro
seguito, ma attorno a Barack Obama, Angela Merkel, Nicolas Sarkozy, Gordon
Brown, Taro Aso, Stephen Harper, Dimitrij Medvedev e al padrone di casa Silvio
Berlusconi ruoteranno decine di personaggi più o meno prestigiosi. Dal
presidente della Commissione europea Manuel Barroso ai capi dei paesi emergenti
Cina, India, Brasile, Sudafrica, Egitto e Messico. Dai
rappresentanti degli organismi internazionali, primo fra tutti il segretario
Onu Ban Ki-moon, al presidente dell´Unione africana Muammar Gheddafi, che
pianterà la sua tenda nel campo sportivo di Coppito, uno dei centri più colpiti
dal terremoto. A portare la sua solidarietà agli abitanti dell´Aquila arriverà
anche Carla Bruni. La moglie del presidente francese diserterà il G8 ufficiale
e atterrerà direttamente nel capoluogo colpito dal sisma. In caso di nuove
scosse superiori ai 4 gradi Richter, sarà proprio il terremoto a rubare la
scena al G8, costringendo la carovana a trasferirsi a Roma.
( da "Repubblica, La" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 10 - Esteri Cina, infuria la rivolta degli uiguri il presidente Hu
Jintao torna a Pechino Disertato il G8. Si aggrava la crisi, nella notte via da
Pisa A Urumqi decretato il coprifuoco dalle nove di sera alle otto del mattino
Nelle retate di massa del governo sarebbero scomparse più di 1.500 persone
FEDERICO RAMPINI La regione dello Xinjiang è in fiamme. E il presidente cinese
Hu Jintao decide all´improvviso di tornare a Pechino, abbandonando i lavori del
G8 proprio alla vigilia dell´apertura. Hu Jintao è decollato nella notte
dall´aeroporto di Pisa lasciando in Italia solo una delegazione di diplomatici.
«Gli affari interni e la situazione nello Xinjiang hanno fatto partire in
anticipo il presidente» ha spiegato il primo consigliere politico
dell´ambasciata cinese in Italia, Tang Heng. Dopo la strage compiuta dalle
forze dell´ordine, con i 156 morti di domenica, ieri nella provincia dello
Xinjiang è scattata la "caccia al musulmano". Per vendicarsi contro
gli attacchi degli uiguri - la popolazione locale di religione islamica -
centinaia di cinesi etnici (gli han) sono scesi in piazza armati di bastoni e
machete. A Urumqi, il "ghetto islamico" dove il ceppo originario
della popolazione turcomanna ora in stato di assedio, i protagonisti della
spedizione punitiva sono stati a stento trattenuti dalla polizia. La rabbiosa
manifestazione ha dato un assaggio di quel che potrebbe accadere se lo Xinjiang
si trasformasse in un campo di battaglia tra le due etnie. I cinesi marciavano
cantando l´inno nazionale, un´esibizione di orgoglio raramente così visibile
nelle provincie periferiche, dove la supremazia cinese è già ben rappresentata
dall´autorità politica. Per riprendere il controllo di Urumqi il governo locale
ha decretato il coprifuoco, ogni giorno dalle 9 di sera alle 8 del mattino. In
precedenza duecento donne uigure erano scese in strada per chiedere notizie dei
congiunti, arrestati dopo i moti di domenica. Nelle retate sarebbero scomparse
più di 1.500 persone. è un salto di pericolosità la manifestazione di ieri,
quelle centinaia di cinesi decisi a farsi giustizia. Una mobilitazione che può
degenerare in la guerra civile. A Urumqi i rapporti numerici sono già in favore
degli han. Grazie alla massiccia immigrazione degli ultimi anni ormai l´etnìa
turcomanna è solo il 30% nella capitale provinciale (2,5 milioni di abitanti).
è proprio questa una causa dell´esasperazione degli uiguri. Attraverso
l´immigrazione la Repubblica Popolare li diluisce fino a emarginarli. Una
"provincia autonoma" che per Pechino ha valore strategico. Lo
Xinjiang è grande 5 volte l´Italia. Nel sottosuolo è custodito un quarto del
gas e petrolio cinese, il 40% di tutto il carbone. Colpisce la differenza con
quanto accaduto in Tibet nel marzo del 2008. Dopo quella rivolta anti-cinese
gli han di Lhasa non scesero in piazza, a riprendere il controllo della città
furono i corpi paramilitari. La reazione degli han a Urumqi ha diverse
spiegazioni: il carattere ancorapiù radicale della contrapposizione con i
musulmani, che non hanno un leader pacifista come il Dalai Lama; la superiorità
numerica ancora più schiacciante degli han a Urumqi. Anche il governo di
Pechino ha svolto un ruolo, conl´uso delle immagini della rivolta da parte dei
mass media. L´anno scorso sui moti di Lhasa all´inizio ci fu imbarazzo, solo
lentamente filtrarono notizie sulle morti di alcuni cinesi. A Urumqi invece la
tv di Stato ha diffuso subito immagini terribili,di cinesi coperti di sangue,
alimentando la sete di vendetta. In tutto lo Xinjiang cinesi e musulmani vivono
in mondi a tenuta stagna. L´apartheid è visibile nella geografia dei quartieri:
i centri sono islamici, le periferie moderne sono cinesi. Le comunità convivono
fra diffidenze reciproche, razzismi, diseguaglianze socio-economiche stridenti.
Il governo di Pechino nega perfino che il separatismo abbia un fondamento storico.
Secondo la storia raccontata dai cinesi, l´imperatore Wudi spinse il suo
dominio sulla regione già nel secondo secolo prima di Cristo, per le spedizioni
lungo la Via della Seta verso i regni di Samarcanda e Bucchara, l´India e la
Persia. In realtà lo Xinjiang - che gli uiguri continuano a chiamare Turkestan
orientale - ha alternato secoli di indipendenza sotto khanati buddisti o
islamici, periodi di sottomissione ai mongoli o al Tibet, all´impero ottomano o alla Cina. L´ultima indipendenza, goduta a sprazzi negli anni Trenta e
Quaranta, fu conquistata da un movimento pan-turco. Dopo l´annessione alla Cina le turbolenze sono state costanti.
Nel 1986 lo Xinjiang fu il teatro della prima e unica protesta anti-nucleare
della Cina, una
manifestazione contro i test delle bombe atomiche nel deserto di Lop Nor.
L´anno scorso diversi attentati sono avvenuti poco prima delle Olimpiadi.
Rebiya Kadeer, nota imprenditrice locale, vive da esule politica negli Stati
Uniti ed è la portavoce più celebre della causa degli uiguri. La metà dei
detenuti nei campi di lavoro dello Xinjiang, denuncia la Kadeer, sono stati
condannati per le loro pratiche religiose. Il governo sperimenta da anni nello
Xinjiang la stessa "cura" del Tibet: diluire l´identità locale portando
modernizzazione, ricchezze e tecnologie. Lo sviluppo è ben visibile nella parte
moderna di Urumqi, i suoi frutti però arrivano solo in parte ai musulmani. «Per
gli uiguri mancano le abitazioni - dice la Kadeer - mentre continuano a entrare
immigranti dal resto della Cina». I lavori più
qualificati finiscono ai giovani tecnici affluiti dal resto della Cina. è stata costruita una nuova linea ferroviaria per
favorire l´immigrazione. Per gli han che accettano di trasferirsi, la vasta
regione semidesertica ai confini dell´Asia centrale fino a ieri è stata la
Nuova Frontiera del boom.
( da "Repubblica, La" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 22 - Cronaca
Stupri a Roma, il Dna conferma "L´aggressore ne ha violentate tre"
Poliziotte-esche per catturare l´uomo. Indagini sui video Due vittime assalite
nella stessa zona della città Interrogatori in procura MARINO BISSO MASSIMO
LUGLI ROMA - Poliziotte come esche nella caccia allo stupratore. Un maniaco
ormai inchiodato dalla prova del Dna a tre violenze sessuali "in
fotocopia" ma sospettato di almeno otto aggressioni, di cui cinque fallite
per la reazione delle vittime. Il test del Dna eseguito nei laboratori della
scientifica non lascia spazio a dubbi. L´uomo col passamontagna che,
nell´aprile scorso, ha brutalizzato una donna in una strada di Tor Carbone è lo
stesso che ha violentato una giornalista il 4 giugno alla Bufalotta e che ha
stuprato una studentessa di 21 anni il 4 luglio scorso, sull´Ardeatina, sempre
nella zona di Tor Carbone che sembra il suo campo d´azione preferito. Ma il
risultato degli esami di laboratorio è solo la conferma ufficiale di quello che
gli investigatori sapevano già da tempo. Adesso bisogna prenderlo, prima che
colpisca ancora o scompaia nel nulla. La trappola che potrebbe chiudere
definitivamente il caso sono alcune poliziotte, scelte dagli investigatori per
l´aspetto indifeso, il fisico piuttosto esile ma una collaudata abilità nelle
situazioni ad alto rischio, che girano in macchina soprattutto nel quadrante
sud della città dove il maniaco è apparso più frequentemente. Non sono sole,
ovviamente, e i colleghi in borghese le controllano a distanza anche con
l´aiuto di visori notturni e microfoni nascosti. Le auto delle agenti si
spostano nelle zone più isolate e, in qualche occasione, entrano in alcuni
garage condominiali nella speranza che il bruto abbocchi, tenti di aggredirle e
si ritrovi, nel giro di pochi secondi, con una pistola puntata alla testa e le
manette ai polsi. Finora, però, nessuna delle "esche" ha notato
movimenti sospetti né è stata seguita. Dopo l´identikit tracciato in questura,
gli agenti di Vittorio Rizzi, il capo della mobile, hanno un´idea molto precisa
della persona che stanno cercando. A palazzo di giustizia, ieri mattina, i pm
Maria Cordova e Antonella Nespola hanno ascoltato a lungo la prima vittima, la
donna brutalizzata a Tor Carbone due mesi e mezzo fa e di cui si sa pochissimo.
L´interrogatorio è stato secretato. Poi toccherà alla giornalista della
Bufalotta mentre la terza vittima è partita per la Cina e sarà impossibile sentirla di
nuovo per un lungo periodo. Chi indaga sta anche controllando le celle
telefoniche delle zone dove sono scattate le otto aggressioni del maniaco. La
speranza, in questo caso, è individuare un telefonino che sia stato
"agganciato" nei luoghi e nelle ore in cui il maniaco col
passamontagna si è materializzato dall´ombra. Ma, almeno finora, anche
questo tentativo sembra naufragato: il bruto, probabilmente, lascia il
cellulare a casa quando esce in caccia di donne da violentare. Gli agenti della
mobile hanno tracciato una rete di itinerari per collegare le zone delle
aggressioni e tentare di risalire a un ipotetico punto di partenza: niente.
Tutti i filmati delle telecamere disseminate lungo i possibili percorsi del
bruto sono continuamente passati al setaccio: individuare uno stesso veicolo
sarebbe il colpaccio. Ma finora anche questo tentativo è andato a vuoto. Resta
la speranza di un passo falso. Ma il maniaco potrebbe anche andare in vacanza o
addirittura cambiare città lasciandosi dietro una scia di terrore e ricomparire
da qualche altra parte, con una tecnica totalmente diversa. In passato è
successo anche questo.
( da "Repubblica, La" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 41 - Cronaca
Rapporto inglese sul benessere sostenibile Nel Costa Rica la speranza di vita
più alta I nuovi paradisi non conoscono il Pil L´America Latina monopolizza ben
nove dei primi dieci posti della classifica ALESSANDRA RETICO Felicità interna
lorda. Un indicatore che smonta il mito occidentale del reddito, sostituendolo
con soddisfazione personale, speranza di vita, politiche ambientali. Il Costa
Rica vince, è il paese con il Fil più alto. Ci si vive bene, a lungo, in
armonia con la natura. Mentre i leader riuniti in Italia per il G8 si
preoccupano di Pil e deflazione, la seconda edizione dell´"Happy planet
index", che indica il tasso di benessere sostenibile, premia standard
alternativi: impronta ecologica del sistema produttivo, lunghezza e pienezza
dell´esistenza. La ricchezza non può comprare la felicità. Alibi o buon senso?
«In questa età di incertezza, di crisi grave, le persone temono il futuro»
scrive The New Economics Foundation (Nef), l´organizzazione non governativa
britannica che ha redatto la classifica delle nazioni più felici. Con un
obiettivo: far capire che le priorità della gente sono ora diventate altre.
Merce e soldi, petrolio e titoli non hanno reso il mondo un posto migliore,
figuriamoci noi. Anzi, molte potenze economiche (Usa, Cina, India) erano più felici venti anni fa, ecosistemi e risorse
erano meno sfruttati. Guarda il Costa Rica, che ha scalzato il paradiso
dell´arcipelago Vanuatu, Oceano Pacifico meridionale, dal primo posto
dell´indice 2006: più dell´85 per cento degli abitanti si dichiara felice di
vivere nel paese latino americano, «la speranza di vita è di 78,5 anni,
il paese non è lontano dall´aver trovato l´equilibrio tra i suoi consumi e le
sue risorse naturali, il 99 per cento dell´energia che produce deriva da fonti
rinnovabili», segnala Nic Marks, uno degli autori dello studio. Ma l´America
latina è tutta allegra, monopolizza ben nove dei primi dieci posti. Consumare e
consumare non porta da nessuna parte. Non a caso a guidare la classifica sono
paesi a reddito medio, i ricchi e sviluppati stanno invece a metà. Nella lista,
stilata sulla percezione degli abitanti di 143 paesi, la maggior parte delle
nazioni "verdi" e contente si concentra in America Latina, la prima
tra le europee è l´Olanda (43esima), l´Italia è 69esima (slittata dal 66esimo
posto del 2006), prima di Francia, Uk e Spagna ma dopo la Germania. In coda la
maggior parte dei Paesi africani, ultimo lo Zimbabwe. «Con il mondo che si
trova ad affrontare la tripla sfida presentata da una profonda crisi economica,
da cambiamenti climatici sempre più veloci e da un incombente picco della
produzione di petrolio, abbiamo disperatamente bisogno di nuove direzioni e
linee guida» scrive nel rapporto Nic Marks. «Seguire il canto della sirena
della crescita economica ha dato benefici marginali ai poveri del mondo,
mettendo a rischio le basi per la loro sopravvivenza. Questa strategia non ha
nemmeno migliorato il benessere di chi è già ricco, né ha portato a una
stabilità economica». Lo vediamo eccome, nonostante nei Paesi ricchi il grado
di soddisfazione e speranza di vita sia aumentato del 15 per cento in 45 anni
(ma l´impronta ecologica è schizzata del 72 per cento). Il Fil non fa troppi
calcoli, più che altro sente (feel), e sente che è tempo di cambiare.
( da "Unita, L'" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Da
novembre arriva il bonus bollette Merril Block, se la memoria si nasconde Ci
sarà sempre un giudice a Berlino Cina, coprifuoco
contro gli uiguri Amstrong a 22 centesimi dal giallo
( da "Unita, L'" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Cinesi contro gli
uiguri Coprifuoco nello Xinjian GABRIEL BERTINETTO Voglia di vendetta. «Ci
hanno aggredito. Ora facciamo lo stesso con loro». L'uomo lancia il suo
bellicoso proclama, mentre marcia in mezzo ad una folla di esagitati, tutti appartenenti all'etnia maggioritaria della Cina, gli han. Brandiscono minacciosi
sbarre di ferro, asce, vanghe prelevate da un cantiere edile. Le armi dei
poveri, l'arsenale improvvisato degli eserciti senza divisa. Qualcuno nel
gruppo urla in preda all'odio: «Uccidiamo gli uiguri. Sterminiamoli».
Urumqi, il giorno dopo. Nella notte fra domenica e lunedì si era scatenata la
rabbia della popolazione autoctona, gli uiguri di lingua turca e religione
musulmana. Inferociti per l'uccisione di due loro connazionali in una rissa tra
lavoratori uiguri e han in una località della Cina
meridionale, erano scesi in piazza protestando e scontrandosi con le forze di
sicurezza. In alcuni momenti la dimostrazione era degenerata in una caccia al
cinese. Le aggressioni, gli scontri e l'intervento repressivo della polizia
aveva provocato 156 morti, ed oltre mille feriti. LA VENDETTA DEGLI HAN Ieri
sono stati gli han a entrare in azione, vestendo per una volta i panni delle
vittime desiderose di riscatto. Fortunatamente, sino a tarda ora, non venivano
segnalate vittime, anche perché i cittadini di etnia uigura se ne sono rimasti
in maggioranza tappati in casa. Ma gli agenti hanno faticato molto a disperdere
i manifestanti ed a impedire che venissero in contatto con piccoli gruppi di
uiguri pronti ad accettare la sfida. Hanno lanciato gas lacrimogeni e sono
intervenuti con durezza per liberare un edificio occupato dagli han in un
quartiere uiguro. Prima che tornasse la calma, i dimostranti hanno devastato
negozi e ristoranti gestiti da cittadini turcofoni e scagliato pietre contro
una moschea. Timorose di perdere il controllo della situazione le autorità
hanno indetto il coprifuoco fino a stamattina. Oggi si vedrà se gli animi si
sono quietati e ad Urumqi la vita possa tornare a scorrere normalmente. Cioè
nella perenne tensione e nel reciproco sospetto fra le due comunità, ma senza
gli scoppi di terribile violenza urbana cui si è assistito negli ultimi giorni.
Prima del raid cinese, al mattino in piazza a Urumqi si erano radunati parenti
ed amici degli uiguri arrestati per gli incidenti di domenica notte. In
maggioranza erano donne. Piangendo mostravano la carta d'identità dei congiunti
maschi incarcerati. Maliya raccontava del marito «prelevato senza spiegazioni e
portato chissà dove». Abdul Ali, 20 anni, agitava il pugno in aria ed esibiva
il petto nudo in atteggiamento di sfida. «Ci arrestano senza motivo -gridava-.
Dobbiamo reagire». Tra le 1434 persone fermate dalla polizia ci sono tre suoi
fratelli ed una sorella. ONU PREOCCUPATA Li Zhi, segretario cittadino del
partito comunista, difende l'operazione condotta dai reparti anti-sommossa
l'altra notte: «Avevamo di fronte elementi che usavano bastoni, rompevano,
saccheggiavano, bruciavano e uccidevano perfino». Ma le organizzazioni
umanitarie internazionali temono che una reazione spropositata delle forze di
sicurezza possa solo alimentare nuove violenze. Navi Pillay, Alto commissario
Onu per i diritti umani, si appella «ai leader delle comunità han e uigura ed
alle autorità cinesi affinché esercitino moderazione, e la violenza non si
espanda». Nello Xinjiang già si segnalano focolai di rivolta anche a Kashgar.
Stavolta a Urumqi in strada sono scesi minacciosi i cinesi, e la polizia ha
faticato a disperderli, mentre i cittadini di etnia uigura restavano quasi
tutti tappati in casa. Nella notte è entrato in vigore il coprifuoco.
( da "Unita, L'" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
UMBERTO DE
GIOVANNANGELI Cosa sia diventato un G8 lo chiarisce molto bene il columnist del
Financial Times: «Un mostruoso incontro di migliaia tra funzionari,
spin-doctors e staff per la sicurezza. Per non parlare del circo mediatico che
li segue. Producono una quantità di comunicati, ma poca sostanza». Se non
bastasse, Peel nota anche che, in tema di crisi, «il ruolo di forum mondiale
principale è stato scippato dal G20un gruppo di leader altrettanto male
organizzato, ma che ha la virtù di aver incluso Cina, India e Brasile come membri a
tutti gli effetti». Chiusura lapidaria: «L'evento è semplicemente diventato
troppo goffo per essere efficace. Ma l'entusiasmo di Berlusconi peggiora le
cose...». Il G8 delle alleanze variabili. Così si presenta il summit aquilano.
Sull'Iran come sull'emergenza climatica. Sul secondo dossier, a fianco di
Barack Obama si schiera decisamente Angela Merkel, uniti nell'aspettarsi che i
leader dei Paesi membri del G8 appoggino l'obiettivo di limitare il
riscaldamento globale a non oltre 2 gradi entro il
( da "Unita, L'" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Gabriella Strazzari
Grazie a Ignazio Marino Vorrei ringraziare il dott. Marino per aver accettato
di candidarsi alle primarie. Domenica mi sono iscritta al Pd esclusivamente per
poter votare e soprattutto per poter votare per lui. Io, che ero iscritta ad un
partito dal 1968 (Fgci, Pci, PDS, Ds... Onestamente non ricordo neppure più
tutte le sigle, ma ricordo tutte le angosce passate) non avevo ancora trovato
le motivazioni per iscrivermi a un partito che non mi rappresentava in nessuno
dei valori in cui credo. Ora finalmente credo di avere di nuovo degli stimoli.
Inoltre la sua candidatura ha spinto anche mio figlio che ha 23 anni ad
iscriversi. Vincenzo Andraous Cose che possono accadere In una sala giochi ho
incontrato degli adolescenti, si spintonano, si scherniscono, si fanno coraggio
l'un l'altro. Ho chiesto loro come reagire di fronte a tre coetanei che violentano
e massacrano una compagna di scuola. Mi guardano da iracondi inguaribili,
vorrebbero mettermi alla porta senza tanti complimenti, forse invitati a
maggior cautela dalla mia stazza fisica, ritornano alla calma piatta che li
contraddistingue, poi il più scafato, quello più avanti di un dente rotto
rispetto agli altri, risponde che «sono cose che possono accadere», forse era
una che non si faceva gli affari suoi, che non faceva parte del gruppo. «Sono
cose che possono accadere», è la vita che si riconosce tacitamente nella
violenza come mezzo di autorealizzazione, a raggiungimento di un obiettivo, di
apparenza e appartenenza a un'élite, che pratica lo stile dell'esser forti con
i deboli e deboli con i forti, poco importa se risulta inguardabile attraverso
il cuore delle emozioni, quelle che fanno grandi gli uomini. Le lame di
coltello non trovano il fondo delle tasche dei giovani, per un innato bisogno
di ferire e morire, per una bacata e lacerata struttura biologica che ci
portiamo addosso, qui è altro il difetto, il buco nero, il non senso diventato
quotidianità. B. Parisi Addio al liceo sociopedagogico La riforma degli
indirizzi della scuola superiore italiana imporrà, a partire dal 2010, drastici
cambiamenti rispetto all'organico dei docenti. Tra le classi di concorso più
colpite figura la A036 rinominata A017 (filosofia, psicologia e scienze umane).
Vengono infatti cancellati completamente i «licei socio-psico-pedagogici», che
verranno convertiti in «licei delle scienze umane». Il taglio orario nelle discipline
di indirizzo è pesantissimo: si passa infatti da 4 ore settimanali a zero nel
biennio, e da sette 7 (che diventavano 5 nell'ultimo anno) a 4 nel triennio.
Oltre a colpire duramente i docenti della classe A036, questa riforma toglie
qualsiasi specificità al liceo delle scienze umane. Chiamereste «liceo
classico» un indirizzo in cui greco e latino siano studiati complessivamente
per sole quattro ore settimanali ed esclusivamente nel triennio? Chiamereste
«liceo scientifico» un indirizzo in cui matematica e fisica siano studiate per
quattro ore solo nel triennio? Perché allora chiamare ipocritamente «liceo
delle scienze umane» un liceo in cui qualsiasi disciplina viene studiata più
delle scienze umane? Discipline come la psicologia, la sociologia e la pedagogia
scompaiono dal percorso formativo e convergono in una imprecisata disciplina
«scienze umane», svilendo la diversità, le peculiarità e il singolo valore
formativo delle specifiche discipline. Marco Chierici La signora morale I
nostri massimi esponenti di governo accolgono il presidente della Repubblica
Cinese con tutti gli onori e le fanfare mostrando al mondo intero un'ipocrisia
imbarazzante, disagevole e penosa. È evidente anche ai bambini che gli
interessi economici prevaricano ogni genere di moralità. In questi giorni ho visitato una mezza dozzina di negozi di articoli sportivi per
acquistare un paio di scarpe ginniche e alla fine le ho comprate, ma ho provato
un senso di colpa perché la produzione è quasi esclusivamente cinese. E
sappiamo come sono sfruttati i lavoratori i cinesi. Uno Stato democratico
moderno con valori che si rispettino, dovrebbe rifiutare ogni contatto con una
nazione come la Cina.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-07-08 - pag: 44 autore: Focus. I giganti
del settore hanno una vita utile delle riserve sempre più breve Major del
petrolio poco longeve L a discesa della domanda mondiale di petrolio cominciata
nel secondo semestre dello scorso anno e il contestuale crollo dei prezzi degli
idrocarburi hanno interrotto, dopo un quinquennio di profitti, la crescita
economica delle società del settore. Le imprese hanno dovuto adeguare il valore
delle riserve, degli avviamenti e delle partecipazioni alle nouve quotazioni
del greggio, affrontando pesanti svalutazioni. I primi risultati negativi sono
emersi nel quarto trimestre 2008 con la statunitense ConocoPhillips in "rosso"
per quasi 23 miliardi di euro, in cima a una lista di altre dodici società in
perdita tra cui la messicana Pemex con -6 miliardi, l'inglese Bp con -2,4
miliardi, l'anglo-olandese Royal Dutch con -2 miliardi e la russa Lukoil
(partecipata al 20% da ConocoPhillips) con-1,2 miliardi. Nel primo trimestre
2009 le società in "rosso" sono rimaste tre: Pemex con-1,4 miliardi,
la statunitense Hess con -42 milioni e Petro- Canada con -28 milioni. Ma un
ciclo sembra essersi comunque chiuso. La domanda di greggio è calata del 3,6%
anche tra gennaio e marzo di quest'anno, con un'estrazione giornaliera di 84
milioni di barili contro il picco di produzione di oltre 87 milioni del quarto
trimestre 2007. Dietro gli Usa, che hanno mantenuto nel primo trimestre la
posizione di primo paese consumatore con quasi 19 milioni di barili al giorno,
gli Stati che "bruciano" più petrolio sono Cina (7,6 milioni di barili), Giappone
(4,7), India (3,3) e Germania (2,5). L'Italia, con 1,6 milioni di barili, è
molto staccata da questo gruppo di testa. Sul versante dell'offerta,invece, il
39% della produzione mondiale viene da paesi Opec come Arabia Saudita, Iran,
Iraq, Emirati, Venezuela e Kuwait, il 12% dalla Russia, il 9% dagli Usa,
il 4,4% dalla Cina, il 4% dal Canada, il 3,6% dal Messico,
il 3% a testa da Brasile e Norvegia e il 2% dalla Gran Bretagna. Il campione di
R&S comprende 23 compagnie integrate. Sono escluse, per assenza o
insufficienza di dati, Saudi Ara
( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-07-08 - pag: 46 autore: Coloniali. Cautela
dai tre maggiori produttori: la ripresa è incerta, manteniamo i tagli
all'offerta L'auto cinese rilancia il caucciù Prezzi in forte recupero sui
segnali di crescita della domanda Sissi Bellomo L'effervescenza del mercato
dell'auto cinese e la prudenza dei grandi produttori – che per ora non
intendono revocare i tagli all'offerta – stanno rilanciando i prezzi del caucciù.
A Tokyo il future per consegna dicembre, che verso fine giugno languiva ai
minimi da due mesi, ieri ha accelerato la ripresa, chiudendo a 161,2 yen per
chilogrammo (+3,2%). In un mercato che sembra avere improvvisamente ritrovato
l'ottimismo, le intense ricoperture di posizioni corte ( ossia alla vendita)
nel corso della seduta hanno provocato rialzi superiori al 6 per cento. Un
rally tanto più significativo, in quanto è avvenuto in contemporanea al
rafforzamento dello yen contro il dollaro e in una fase di debolezza del
petrolio, che rende teoricamente più appetibile la gomma sintetica rispetto a
quella naturale. Le manovre della Baic per conquistare la Opel (si veda il
servizio a pagina 39) sono soltanto uno dei tanti segnali di salute
dell'industria automobilistica cinese: grazie agli incentivi fiscali introdotti
dal governo per stimolare la vendita di utilitarie, il mercato locale – ormai
divenuto il più grande del mondo – è tornato a correre, suscitando la speranza
di una forte domanda di pneumatici e quindi di gomma. Lunedì la giapponese
Honda Motor ha detto che in giugno le sue vendite in Cina sono aumentate del 53,5 per cento.
In base agli ultimi dati governativi, le immatricolazioni di automobili in
maggio sono salite del 47%, il più forte incremento da febbraio 2006. Per il
caucciù le previsioni sono fiorenti: secondo l'Associazione cinese delle
industrie della gomma, nel 2010 i consumi del gigante asiatico saliranno dell'8,5%
a 6,4 milioni di tonnellate (di cui 2,8 di gomma naturale). La Cina resta però un'isolafelice per le case automobilistiche,
che altrove scontano ancora gravi difficoltà. è guardando alla crisi economica
globale che i maggiori produttori di gomma hanno deciso di procedere con
cautela nella rimozione dei tagli all'offerta: per ora non cambia nulla, ha
decretato la settimana scorsa dopo un vertice di tre giorni l'International
Tripartite Rubber Corporation (Itrc), che riunisce Thailandia, Malaysia e
Indonesia. La decisione di ritirare dal mercato 915mila tonnellate di caucciù nel
corso del 2009 era stata presa lo scorso dicembre, in un periodo in cui i
prezzi della materia prima erano erano precipitati ai minimi da 7 anni (dopo
aver toccato un record da 56 anni durante l'estate). Allora erano stati proprio
i cinesi a dare il colpo di grazia alle quotazioni, respingendo alcuni carichi
di gomma che avevano perso valorerispetto al momento dell'ordine. Oggi la
domanda cinese non basta a rassicurare il terzetto dei grandi produttori:
«Mantenere la misura – ha spiegato Sukhum Wong-Ek, responsabile del Thailand
Rubber Research Institute – potrebbe aiutare a stabilizzare i prezzi, perché
non sappiamo con certezza quando finisce la recessione globale». Il gruppo –
che ha ridotto l'export di 270mila tonn. nel primo trimestre e di 144mila nel
secondo, realizzando meno della metà dei tagli promessi per il 2009 – non
esclude che i tagli possano essere rivisti più avanti nell'anno. Una mossa che
potrebbe essere accelerata se le coltivazioni dovessero essere danneggiate
dalle bizzarrie climatiche del NiÑo. © RIPRODUZIONE RISERVATA CRESCE
L'OTTIMISMO I fondi stanno spostandosi verso posizioni all'acquisto Le
quotazioni sono salite nonostante lo yen forte e il petrolio in flessione
( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-07-08 - pag: 46 autore: COMMODITIES Deboli
greggio e zucchero, in ripresa lo zinco I l recupero dei metalli non ferrosi al
London Metal Exchange (guidato dallo zinco, risalito del 2,5%) non modifica il
quadro complessivo dei mercati delle commodi-ties, dove l'umore dominante è
ancora all'insegna del pessimismo. Il petrolio Wti è di nuovo arretrato di
quasi il 2%, chiudendo a 62,93 dollari al barile, nonostante il miglioramento
delle previsioni sulla domanda da parte del governo Usa. Forti vendite sono
proseguite anche sui mercati agricoli. A farne le spese sono stati in
particolare i semi di soia, le cui quotazioni sono precipitate di un ulteriore
5,5% al Cbot. Sulla stessa piazza male anche il mais (-2,3%) e il frumento
(-1,4%). Lo zucchero, nonostante la previsione di un
deficit di offerta anche in Cina, ha proseguito anch'esso la discesa avviata la settimana scorsa:
il raffinato ha perso l'1%, il grezzo il 2,1%. Deboli anche il cotone sodo e il
caffè arabica, in ribasso rispettivamente dell'1% e dell'1,2% a New York. Caffè
robusta e cacao hanno registrato variazioni minime.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-08 - pag: 4 autore: 8 ANNI DI TENTATIVI
L'obiettivo Il G-8 più 5 (Brasile, Cina, India, Messico e Sudafrica) di domani punta a riprendere il
discorso sulla liberalizzazione del commercio avviato nel 2001 con il negoziato
di Doha e più volte fallito.L'obiettivo è quello di arrivare a un'intesa di
massima in occasione del G-20 di Pittsburgh in modo da contrastare la caduta
negli scambi internazionali, che Wto e Banca mondiale stimano per
quest'anno intorno al 10% I precedenti Dal
( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM ( MILANO INTERM - CAVE data: 2009-07-08 - pag: 28 autore: FAA
M, tra tradizione e progresso: il futuro è aperto al cambiamento F AA M Impresa
che opera dal 1974 nel campo della produzione di accumulatori e veicoli
ecologici, è una tra le aziende che sintetizza con maggior successo il connubio
tra tradizione e innovazione. Con sede a Monterubbiano, l'azienda ha poi
ampliato i propri orizzonti operativi: oltre a tre stabilimenti in Italia, dedicati
alla produzione di batterie (ad uso avviamento, trazione, stazionario) e
veicoli ecologici (elettrici, metano, idrogeno), FAA M è presente
in Cina e Uruguay. Dispone,
inoltre, di un network capillare di Service diffuso su tutto il territorio per
soddisfare in tempo reale le richieste in termini di funzionalità, immagine e
prestazioni. Qualità del prodotto e funzione sociale sono i punti fermi che
guidano le strategie del gruppo, impegnato in continui investimenti nello
sviluppo tecnologico ed eco compatibile. FAAM crede fortemente che per
essere competitivi occorre innovare al fine di essere diversi ogni giorno:
disimparare per imparare diversamente. Seguendo questa logica, l'azienda ha
investito nella progettazione e nella sperimentazione di nuove tecnologie. Dal
2000 è attiva nell'applicazione della tecnologia Fuel Cell, sia nel campo dei
trasporti che per gli usi stazionari, raggiungendo traguardi importanti nella
realizzazione di veicoli a idrogeno, quali lo Smile Fuel Cell (utilizzato nelle
scorse Olimpiadi per la rilevazione delle polveri sottili). L 'impegno nel
progetto " Innovation in Energy ", inteso come sviluppo di soluzioni
alternative/integrative di risparmio energetico nel rispetto dell'ambiente, ha
generato un innovativo sistema denominato Energy Saving FAA M Batteries, basato
sull'elevato rendimento energetico delle batterie trazione FAA M abbinato a un
caricabatterie ad altissima ef ficienza. Il sistema, realizzato e brevettato da
FAA M, è stato testato dall'Università Politecnica delle Marche ottenendo
rispetto ai migliori competitors, il 27% di risparmio energetico. FAA M è
altresì impegnata nella ricerca e applicazione delle batterie al L itio per uso
trazione. Grazie alla ventennale esperienza nel settore, il Gruppo ha
realizzato propri B MS ( Battery Management Systems), Sistemi di Gestione di
Energia delle batterie al L itio in grado di ottenere il massimo rendimento con
elevati standard di sicurezza. Innovativo anche il modello di fare impresa,
nella consapevolezza che il futuro è un orizzonte aperto al cambiamento. Leader
nel campo della produzione di accumulatori e veicoli ecologici, FAA M oltre a
tre stabilimenti in Italia, è presente in Cina e
Uruguay. Dispone, inoltre, di un network capillare di Service diffuso su tutto
il territorio per soddisfare in tempo reale le richieste in termini di
funzionalità, immagine e prestazioni. F ederico Vitali, presidente di FAA M G
roup
( da "Sole 24 Ore, Il" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM (MILANO INTERM - AZPRE data: 2009-07-08 - pag: 34 autore:
Vincenzo de' Stefani: innovazione e ricerca da oltre 50 anni D omenica 31
maggio, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito
all'ingegner Vincenzo de' Stefani l'altissima onorificenza di Cavaliere del
Lavoro, ordine istituito nel 1901. Vincenzode'Stefani, 80anni, dopo la laurea
in ingegneria meccanica nel 1957, inizia la sua carriera in Francia come
responsabile della Divisione Ingranaggi di un'azienda del settore automotive.
Ritorna in Italia nel 1961, entra come socio nelle Officine David Monteverde,
diventata poi Meccanica Padana Monteverde, ne assume la direzione generale e la
trasforma in una fabbrica di ingranaggi e trasmissioni marine, ferroviarie e
automotive. Dal 1981, la tedesca ZF (la maggiore azienda mondiale di
trasmissioni con 45.000 dipendenti) entra nel capitale di Meccanica Padana Monteverde
e, dal 1986, quando ne acquisisce la totalità delle azioni, fino al
( da "Avvenire" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 08-07-2009 I
TEMI DEL VERTICE Sul tavolo dei Grandi le emergenze mondiali DAL NOSTRO INVIATO
ALL 'A QUILA G IORGIO F ERRARI Prenderà il via oggi alle 13 nella caserma della
Guardia di Finanza di Coppito all'Aquila il trentacinquesimo summit dei Paesi
maggiormente industrializzati del mondo che si concluderà venerdì. Un G8 che si
vorrebbe far diventare presto G14 o addirittura G20, come chiede Angela Merkel,
e che di fronte a sé ha una fitta agenda di problemi e di nodi internazionali
irrisolti: dalla fame ai cambiamenti climatici, dalla governante dell'economia
alle crisi politiche, dalla non proliferazione nucleare ai diritti dell'uomo,
dall'Africa al quadrante afghanopachistano. Nel catalogo delle buone intenzioni
conteranno molto i veti incrociati. Quello russo, per cominciare, quello della Cina, che non fa parte del G8 ma ha sempre maggior peso nelle scelte
mondiali, per finire. Il rischio, come sempre, è che la società delle nazioni
si sovrapponga a quella dei popoli e dei cittadini, che le grandi
organizzazioni indispensabili per trattare finiscano con il premiare più se
stesse che i propri referenti. La crisi economica sembra essere alle
spalle, assicurano i leader dei Grandi, ma un accordo su come evitare che si
ripeta la tempesta finanziaria del 2008, una ' governance' cioè dei mercati
mondiali, ancora non c'è e forse non lo si troverà qui all'Aquila e nemmeno a
Pittsburgh con il G20 d'autunno. Ma la fiducia, come si suole dire, è
d'obbligo. Per lo meno alla vigilia del vertice.
( da "Avvenire" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 08-07-2009 LA
TUTELA DELL'AMBIENTE Divergenze sul clima: Obama spinge, la
Cina frena S arà
probabilmente il terreno di scontro più aspro. La data ultima, per la quale è
già iniziato il conto alla rovescia è quella del dicembre prossimo quando si
terrà a Copenaghen la Conferenza dell'Onu sui cambiamenti climatici per
decidere le regole del post Kyoto. I Paesi ricchi che sono responsabili
dell' 80% delle emissioni di Co2 non vogliono impegnarsi, quelli poveri tendono
a tirarsi indietro. Capofila del dissenso fra i Grandi è la Cina,
che oggi trae dal carbone il 70% dell'energia consumata e che non ha alcuna
intenzione di frenare la sua corsa ribadendo più volte la contrarietà a
soluzioni come quella della ' carbon tax' per ridurre le emissioni di gas
inquinanti. Sulla falsariga dei cinesi si muovono l'India, il Sudafrica, la
Corea del Sud e a seguire l'Indonesia, l'Australia, l'Africa e l'America
Latina: ciascuno chiede di poter inquinare come hanno fatto fino a oggi i Paesi
ricchi, perché ciò in un circolo perverso garantisce la crescita economica.
Obiettivo ragionevole per i Grandi sarebbe dimezzare entro il 2050 le emissioni
di Co2; e scrivere nell'impegno finale che il riscaldamento del pianeta va
limitato a
( da "Avvenire" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 08-07-2009 I
«NEMICI» COMUNI Iran e Nord Corea, la difficile partita delle sanzioni F orte
dell'accordo raggiunto a Mosca sulla riduzione degli armamenti nucleari e della
proposte di instaurare una partnership pacifica con la Russia, Obama troverà all'Aquila
un'agenda fitta di priorità, dall'Afghanistan, al Pakistan al Medio Oriente,
dal terrorismo alla non proliferazione nucleare. In particolare i riflettori
saranno puntati su Iran e Corea del Nord, senza tralasciare l'Africa con le sue
guerre dimenticate ( Darfur, Somalia, Congo), ma anche con un occhio
all'Honduras e ai disordini nello Xinjiang. Ma Obama sa che con il dossier
iraniano si troverà di fronte la Russia che frenerà ogni tentativo del Sette di
mettere in mora il governo di Teheran ( sul tema la più dura e risoluta è
Angela Merkel): probabilmente Medvedev farà qualche concessione sui diritti
umani dopo i disordini post elettorali, ma tirerà il freno a mano ( e non sarà
il solo) sul nucleare, vera spina nel fianco per la Casa Bianca e per il suo
alleato in Medio Oriente, Israele. Il tema della non proliferazione nucleare,
ma questa volta nordcoreano, verrà sollevato anche dal Giappone, che chiederà
il rispetto della risoluzione 1874 dell'Onu che vieta ogni ulteriore test
missilistico a Pyongyang. E c'è da immaginare che nel G8
allargato dovrà vedersela con la Cina, occhiuto protettore dei nordcoreani e grande fabbricante di
veti al Palazzo di Vetro. Ma c'è aria di ingegneria diplomatica: fonti
dell'Eliseo assicurano che Sarkozy proporrà di riformare il Consiglio di
sicurezza dell'Onu mentre il cancelliere Merkel suggerirà di allargare in
permanenza il sinedrio dei Grandi a 20, essendo il G20 a suo parere più
consono a dibattere e risolvere le grandi emergenze mondiali. O a complicarle,
come fanno notare alcuni. a cura di Giorgio Ferrari
( da "Avvenire" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 08-07-2009
MINORANZA SCOMODA Xinjiang, esplode la rabbia dei cinesi In centinaia in piazza
contro gli uighuri. Imposto il coprifuoco a Urumqi: 1.500 arrestati DI M ARCO P
ARENTI D opo gli uighuri, è la volta dei cinesi han. Non c'è pace per Urumqi, la
capitale della regione del Xinjiang, sconvolta domenica scorsa dalla rivolta
della minoranza musulmana e insanguinata dalla repressione delle forze di
sicurezza cinese: sono stati 156 i morti, oltre 900 i feriti. E mentre il
segretario generale del Congresso mondiale degli uighuri, Dolkun Isa, ha
denunciato una massacro compiuto dai militari cinesi in una fabbrica, ieri è
stata la volta dei cinesi. Sono scesi in strada. Armati. Le forze di sicurezza
cinesi hanno provato a blindare la città per spegnere i focolai della rivolta,
imponendo il coprifuoco alla città. Ieri centinaia di persone si sono radunate
nel centro della città, alcune brandendo bastoni e tubi di metallo e hanno
cercato di sfondare lo sbarramento delle forze di sicurezza che hanno faticato a
trattenerli. Alcuni giovani hanno gridato «attacchiamo gli uighuri» e hanno
lanciato pietre contro i poliziotti. Assembramenti si sono prodotti in varie
parti della città, mettendo a tratti in difficoltà il massiccio schieramento di
sicurezza. La folla è stata dispersa dalla polizia con un largo uso di gas
lacrimogeni. Nella piazza "riconquistata" dai cinesi, molti parlavano
in modo concitato degli avvenimenti di domenica scorsa. «Gli uighuri erano come
degli animali inferociti» diceva un uomo, un barbiere il cui negozio è stato
danneggiato, «e pensare che siamo noi che gli abbiamo portato lo sviluppo
economico ». In precedenza erano stati circa 300 ui- ghuri, in buona parte
donne, a dare vita ad alcuni tafferugli con gli agenti di polizia. «Non
vogliamo scontrarci con gli han hanno gridato le donne solo sapere dove sono
finiti i nostri mariti». Interrompendo la visita di un gruppo di giornalisti
organizzata dal governo cinese, gli uighuri hanno denunciato gli arresti dei
giorni scorsi che, secondo l'agenzia Nuova Cina, sono stati 1.434, mentre gli
uighuri parlano di «migliaia» di persone scomparse, inghiottite nelle prigioni
cinesi. Una manifestazione di alcune centinaia di persone è stata dispersa ieri
sera dalla polizia a Kashgar, la capitale culturale degli uighuri nell'ovest
del Xinjiang. I manifestanti si erano riuniti davanti all'antica moschea
di Id Kah. Non risulta che si siano verificate violenze. Testimoni affermano
che posti di blocco sono stati istituiti lungo la strada che dal centro della
città conduce all'aeroporto. Pechino intanto ha bloccato l'accesso a Internet a
Urumqi per fermare il flusso di informazioni. «Abbiamo tagliato la connessione
a Internet in alcune aree di Urumqi per sedare la rivolta velocemente e
prevenire la diffusione della protesta in altre città», ha spiegato il
responsabile del partito comunista a Urumqi, Li Zhi, confermando le notizie
provenienti dagli utenti Web e dagli attivisti per i diritti umani. Li ha
accusato la leader Rebiya Kadeer di aver orchestrato la protesta attraverso un
tam tam rimbalzato tra Internet e telefono, ma la dissidente, esiliata
all'estero, ha negato ogni responsabilità. Nonostante la decisione di tagliare
la connessione, video e fotografie sono state caricate sui social network e sui
siti di immagini. L'agenzia di stampa ufficiale Xinhua ha riportato che il
governo ha assicurato l'accesso a Internet a tutti i giornalisti nella sala
stampa di un albergo a Urumqi. «Ancora una volta il governo cinese ha scelto di
tagliare le comunicazioni per prevenire la libera diffusione di informazioni.
Condanniamo con fermezza questo comportamento», ha scritto in una nota
l'associazione Reporters Without Borders. Il governo cinese non ha ancora
confermato quando in città sarà ripristinato l'accesso ad Internet. Cinesi di
etnia han armati di bastoni rompono il cordone delle forze di sicurezza a
Urumqi, capitale della regione autonoma del Xinjiang (Ap) La dissidenza accusa:
nuovo massacro in una fabbrica Pechino mette il bavaglio a Internet «per sedare
la rivolta». Ma le immagini degli incidenti di domenica sono filtrate
ugualmente
( da "Avvenire" del 08-07-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 08-07-