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PRIVILEGIA NE IRROGANTO  di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “CINA”

 

 

 

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Report "Cina"   1-7 marzo 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Cina

la classe media va in paradiso - enrico franceschini ( da "Repubblica, La" del 01-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: un boom che per esempio in Cina l´ha portata a passare dal sedici al sessantadue per cento della popolazione tra il 1990 e il 2007; e in India sarà cresciuta nello stesso periodo dal cinque al venti per cento, con previsione del quaranta per cento entro il 2025. Utilizzando questa chiave di misura, l´economista indiano stima che la classe media sia aumentata negli ultimi quindici-

è la cina tecno-comunista la più grande fabbrica di borghesi - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 01-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina 37 - Cultura è la Cina tecno-comunista la più grande fabbrica di borghesi FEDERICO RAMPINI PECHINO Li Gang, ventitré anni, giacca di cuoio nero e jeans, è accasciato su una sedia, sfiancato dalla fatica. «Oggi due soli colloqui, e andati male. Vengo qui tre volte alla settimana e comincio a scoraggiarmi.

la via delle mille botteghe "la adoro, qui c'è tutto" - davide carlucci ( da "Repubblica, La" del 01-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: niente è fatto in Cina». I cinesi si sono concentrati dall´altra parte del corso, oltre piazza Argentina. Ma hanno comprato già qua e là, come in via Broggi, piccola traversa dalle mille luci dove il bianco di una "farmacia cosmopolita" convive con i neon azzurri intermittenti di "Lilli la tigresse", fashion bar trasgressivo,

lo spazio razionalista e temerario che ruota intorno a uno schlemmer - annamaria sbisa ( da "Repubblica, La" del 01-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il gioco è questo: «Amavo il bianco Cina (collezione statue in avorio) e l´ho messo davanti a un Pistoletto con la schiena di Duchamp, poi ho aggiunto un Boetti e l´Orologio liquefatto di Dalì». E questo è un angolo. Pistoletto ricorre: «Mi piace che rifletta le cose della casa».

delitto di novi, l'ombra dei clandestini - stefano origone ( da "Repubblica, La" del 01-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: per ritornare in Cina a trascorrere il Carnevale e le aveva lasciato le chiavi di casa. Guarda caso Guo, 42 anni, dieci da clandestino in Italia, si era volatilizzato proprio in quel periodo (fine dicembre) da Genova. Perché? I due, sospettano gli inquirenti, erano fidanzati e lui aveva troncato una relazione con una donna sposata in Cina che ha un negozio nella zona di Principe.

la civiltà dell'usa-e-getta soffocata dai suoi rifiuti - maurizio ricci ( da "Repubblica, La" del 01-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Ecco perché i grandi paesi manifatturieri, come la Cina, sono così ghiotti dei nostri rottami, in particolare dell´elettronica. Il problema è che i gadget - il pc, la tv, il telefonino - che affollano la nostra vita sono innocui finché integri, pericolosi quando li apri. Il tubo catodico di un televisore contiene un chilo di piombo.

Il governo allestisce una task force contro le contestazioni ( da "Avvenire" del 01-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: PRIMA 01-03-2009 NEL GIORNALE Stati Uniti Obama attacca le lobby di Washington: difenderò il mio piano PAGINA 14 Inchiesta Nel Triangolo d'Oro asiatico tornano a fiorire le coltivazioni di oppio PAGINA 3 Cina Il governo allestisce una task force contro le contestazioni PAGINA 13

La Cina va alla guerra contro gli anniversari Pronta la task-force ( da "Avvenire" del 01-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: MONDO 01-03-2009 La Cina va alla guerra contro gli anniversari Pronta la task-force DA PECHINO ANTONIO TALIA U na taskforce capace di mobilitazione immediata sotto il controllo diretto del vicepresidente Xi Jingping. Il compito: fronteggiare qualsiasi scenario di crisi in un anno denso di anniversari significativi.

<Non solo fucili: la delazione è l'altra arma> ( da "Avvenire" del 01-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: apertura sempre maggiore della Cina verso il resto del mondo, anche in campi come la sicurezza e la difesa sono sempre di più le informazioni che filtrano verso l'esterno. Così, da quando anche le forze ar- mate cinesi prendono parte a missioni di pace internazionali, è aumentato il numero di istruttori stranieri che formano i militari di Pechino inviati all'

Karzai spiazza gli alleati: anticipato ad aprile il voto ( da "Avvenire" del 01-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il vicesegretario di Stato americano alla difesa David Sedney ha chiesto ieri alla Cina «una maggiore collaborazione». La commissione aveva scelto il 20 agosto: rinvio necessario per rafforzare la sicurezza. Stati Uniti e la Nato hanno già programmato un maggiore dispiegamento. Frattini assicura: «Li aiuteremo» Il presidente Hamid Karzai (Epa)

"bruxelles e washington pensano solo a se stesse" - eugenio occorsio ( da "Repubblica, La" del 02-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ci sono paesi come la Cina, l´Indonesia o anche la stessa Russia che hanno ingenti riserve in dollari, e ad esse dovrebbero attingere. Poi beneficeranno a loro volta eventualmente degli interventi. Se per spingerli a partecipare c´è da cambiare la governance del Fondo, troppo sbilanciata oggi sull´asse Europa-America, lo si faccia.

berlusconi in libia subito dopo prodi - marco marozzi ( da "Repubblica, La" del 02-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina e l´Europa in testa, sulle «peacekeeping actions», che coinvolgono 110 mila persone su 18 fronti e hanno un budget annuale di 7-8 miliardi di dollari. Il Colonnello ha anche insistito sulle difficoltà di pacificare un continente immenso, diviso da confini coloniali e con tribù che passano attraverso le nazioni.

la grande fuga dei manager così crolla la city d'oriente - federico rampini pechino ( da "Repubblica, La" del 02-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: In Cina gli investimenti esteri sono un rigagnolo rispetto ai flussi degli anni scorsi. La recessione che contagia le economie asiatiche s´intreccia con la ritirata delle multinazionali occidentali, costrette a tagliare alla cieca il personale di tutte le sedi.

Le opportunità? In Australia e Sud America ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La sua azienda è presente in tutto il mondo, con le sole eccezioni di Cina e Giappone. Qual è il tratto che più la colpisce della crisi attuale? Si tratta indubbiamente di una crisi globale, le cui cause sono anteriori ai tracolli finanziari di inizio autunno e che vanno ricercate in una crescita abnorme della domanda.

Hi-tech di qualità contro la recessione ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina era nel buio pesto, ci hanno chiesto una mano, noi eravamo lì». Inaugurata la prima rete di trasmissione al mondo con la tecnologia ad alto voltaggio UHV di collegamento tra Shanxi, provincia ricca di carbone, e le città della provincia di Hubei, nella Cina centrale, il committente, la State Grid Corp.

La green economy parte dai tagli ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: trainati dalla Cina. Sugli obiettivi annunciati da Obama in tema di fonti rinnovabili aleggiano, invece, alcune incertezze. Nel pacchetto anti-crisi presentato gli ultimi giorni di gennaio, in questo campo il presidente ha annunciato un obiettivo solo in apparenza più stringente rispettoa quello indicato durante la campagna elettorale,

Lourdes o staminali adulte? ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: quelli che molti malati intraprendono per andare in Cina, in Russia, in Thailandia, per farsi curare con le cellule staminali. Lo spunto è una notizia uscita su «Plos-Medicine». Un giovane israeliano malato di atassia fa 5 viaggi in Russia, dove gli trapiantano cellule staminali neurali, quindi adulte, provenienti da feti abortiti.

Cina, teatro totale ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 24 Ore sezione: MUSICA data: 2009-03-01 - pag: 35 autore: Cremona Cina, teatro totale Assente dagli anni '70, l'Opera di Pechino torna a mettere in scena la sua fusione di mimo, danza, acrobazia, arti marziali, canto e musica in quattro antichi racconti ben interpretati di Marinella Guatterini I l primo interrogativo è già un enigma.

Il vertice di Bruxelles/L'Ue non parla con una voce sola. Debole di fronte alla crisi ( da "AmericaOggi Online" del 02-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: a tutto vantaggio della Cina (preoccupazione rinfocolata dal recentissimo viaggio a Pechino della neo-segretaria di Stato, Hillary Clinton). Come se non bastasse, di vertici ieri se ne sono tenuti in effetti due. Con i leader di nove Paesi dell'Est a un passo dal crac finanziario autoconvocati in un pre-conclave tanto rissoso quanto,

le mani dello stato sull'economia in crisi - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la stessa strada imboccata da Mao Zedong in Cina nel 1949). In Francia lo statalismo ha radici profonde in diverse tradizioni politiche e le nazionalizzazioni sono state bi-partisan: nel 1936 il Fronte Popolare requisì le ferrovie e la nascente industria aeronautica; tra il 1944 e il 1946 Charles De Gaulle espropriò la Renault, le quattro banche principali,

dalla cina alla colombia il rock lingua planetaria - carlo moretti roma ( da "Repubblica, La" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: resto del mondo Dalla Cina alla Colombia il rock lingua planetaria CARLO MORETTI ROMA Neanche MySpace può servire da bussola per orientarsi nel mondo del rock quando lo si intenda come pianeta Terra. E Youtube è solo un antidoto all´inevitabile stordimento. è l´altra faccia del mercato globale che, accanto alle autostrade su cui viaggiano i gruppi ancora imposti dalle multinazionali,

diamond league dal 2010, ma il golden gala è in dubbio ( da "Repubblica, La" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ma il Golden Gala è in dubbio MONTECARLO - Rivoluzione nei programmi della grande atletica: dal 2010 al posto della Golden League ci sarà la Diamond League (foto Bolt): non più 6 meeting europei, ma 12 che toccheranno anche Cina e Usa. Golden Gala in dubbio: si sta cercando l´accordo economico con la Iaaf.

artusi: per battere i francesi un'alleanza tra stilisti e fiera ( da "Repubblica, La" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: mentre le importazioni (specie da Cina e Hong Kong) sono rimaste stabili sul miliardo e mezzo di euro. A segnare il passo, secondo i dati dell´Aimpes, l´associazione dei pellettieri, i consumi delle famiglie italiane. Le speranze sono riposte nel salone che apre domani, «nonostante la congiuntura sfavorevole», come spiega Giorgio Cannara,

costa collega cina e taiwan ( da "Repubblica, La" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina XI - Genova L´annuncio Costa collega Cina e Taiwan Costa Crociere ha ottenuto il via libera da parte del Ministero dei Trasporti della Repubblica Popolare Cinese per tre crociere tra Cina e Taiwan, tra aprile e maggio, con partenza da Shanghai. Saranno le prime crociere a collegare direttamente la Cina a Taiwan.

Il rischio più grande è aumentare la sfiducia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: E non è solo Cina. L'India, 25 anni fa epitome incurabile dell'arretratezza economica, è oggi un anello vitale della catena produttiva mondiale (anche nel 2009, nel mezzo della crisi, crescerà del 5%). Per non parlare di parte dell'Africa, che ha avuto solo in questi anni la possibilità di uscire, pur tra mille contraddizioni,

Rimpasto a Cuba, Raul silura tre uomini-chiave del Governo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ovvero la volontà di diversificare le relazioni internazionali: il consolidamento dei rapporti con la Cina, ma anche con la Russia, il Brasile, il Messico di Calderon (presidente di centrodestra), e poi la Spagna, l'Argentina, il Cile. E poi l'invito di pochi settimane fa, rivolto a Barack Obama a «dialogare senza intermediari, direttamente».

Il compratore cinese non pagherà i bronzi di YSL ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: nella foto) della collezione Yves Saint Laurent trafugate in Cina 150 anni fa dagli anglo-francesie messe all'asta da Christie's la scorsa settimana. è il cinese Cai Mingchao, che ha dichiarato di non poter pagare i 31 milioni di dollari dovuti. Ma si tratterebbe di una manovra del Governo cinese per bloccare l'asta AP/LAPRESSE

In salita la richiesta cinese di rame ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Secondo la Macquarie Research, in Cina c'è un crescente interesse all'acquisto da parte di utilizzatori finali che stanno approfittando delle maggiori facilitazioni di credito dalle banche locali, mentre prendono anche vantaggio dai prezzi bassi attuali per effettuare operazioni di ristoccaggio.

Asia, prove tecniche di unione ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: sono precipitate le importazioni di Cina e Giappone. Secondo un rapporto degli economisti del Clsa, solo Cina e India anticiperanno una ripresa prima del 2010 inoltrato, ma non potranno trascinare il resto del continente: «Il commercio di molte economie asiatiche con la Cina è dominato da un trading intra-settoriale di parti e materiali processati in Cina per consumo finale altrove.

IL PESO DEL DRAGONE ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la crescita della Cina dipende solo per il 37% dai consumi interni, e quella dell'India per il 52 per cento. Negli Usa, il rapporto sale al 75%: per questo i giganti asiatici sono più esposti al crollo della domanda mondiale 21% Export di Pechino verso la Ue L'Unione europea è il primo partner commerciale della Cina;

Il pragmatismo come via d'uscita ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: coreane hanno delocalizzato in Cina, dove si produce, assembla ed esporta per loro conto. Le statistiche di gennaio 2009 rilevano che in Cina le importazioni sono diminuite, principalmente dalle economie industrializzate dell'Asia che esportano componenti sofisticati. La sostituzione dei consumatori dell'altra Usa con quelli asiatici è soltanto una speranza per l'

Andare o restare, questo è il dilemma ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: A partire dai due giganti, Cina e India. «è invece il momento di insistere», sicuramente oltre la Grande Muraglia: se ne dice convinto Johnatan Woetzel, direttore di McKinsey China che lavora con il Governo cinese per accelerare il passo della domanda interna, specie sul fronte dei consumi.

SULLA STRADA DELL'INTEGRAZIONE ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Prevede lo scambio delle valute fra le banche centrali dell'Asean+3 cioè i dieci Paesi Asean più la Cina, la Corea del Sud e il Giappone - affinchè ciascuno disponga della sufficiente liquidità in caso di crisi L'Asia dei bond Sei anni fa l'Asean+3 ha lanciato l'Asean Bond Market Initiative:sostiene l'offerta di obbligazione nelle monete locali Legami.

Si allarga il deficit di New Delhi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Rispetto alla Cina – prosegue Kumar – i nostri governanti non sono stati capaci di approfittare degli anni di crescita sostenuta che avrebbero consentito di mettere da parte delle risorse. Oggi Pechino, oltre alle sue enormi riserve di valuta estera, ha un surplus di bilancio con cui attutire l'impatto della crisi.

Italia-Romania: fare di più ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: come Cina e Russia. Al 31 dicembre 2008 risultavano registrate in Romania ben 26.984 imprese a capitale, mentre in Italia sono registrate oltre 23.500 aziende rumene (+61.2% nel periodo 2003-08).Dopo l'ingresso della Romania nell'Unione europea, il rapporto italo- romeno costituisce uno dei principali elementi del più generale processo di costruzione dell'

Fendi e Versace seducono Dolce&Gabbana giocano con il surrealismo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: animano il top blu cina: tutto è preciso, scivolato sul corpo, mosso solo da gentili drappeggi e asimmetrie. è un grande gioco di contrasti tra morbidezze e rigidità ed è il risultato di un lavoro di scomposizione e ricomposizione raffinatissimo. Il trench in visone rasato turchese sintetizza lo spirito della stagione e sottolinea l'atteggiamento propositivo della maison Versace.

Vanno in scena natura e sperimentazione ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dalla Russia alla Cina fino agli Stati Uniti passando per Europa e Asia e la nostra strategia di crescita all'estero è partita due anni fa con la nuova gestione. Per ora il nostro mercato estero di riferimento è l'Inghilterra ». Ha trovato contatti con Germania e Spagna al White un nuovo marchio di occhiali, Bob Sdrunk,

L'onda lunga della crisi. Governi paralizzati, mercati in crollo, spettro di rivolta sociale ( da "AmericaOggi Online" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Perché mai come in questo momento è chiaro che l'Europa è già una, a dispetto dei suoi leader nazionali e delle loro illusioni. Affonderà o si salverà tutta insieme, e insieme comunque al resto del mondo, dall'America alla Cina. Questa è la realtà. Accettarla o subirla: è l'unica alternativa che la nostra società globale e suoi governi hanno davanti.

Montana, luci al Colosseo per il <no> alle esecuzioni ( da "Avvenire" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: movimento di pressione che ha portato a molti risultati in questi anni anche se Cina, Iran, Arabia Saudita e gli stessi Stati Uniti continuano a guidare la triste classifica delle esecuzioni. Soprattutto negli Usa però si sta rafforzando anche per ragioni meramente economiche legate alla recessione (la pena di morte "costa" più del carcere a vita) un consistente fronte abolizionista.

Pagare la bolletta del conflitto e girarsi in fretta dall'altra parte ( da "Avvenire" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Gli Usa non sono più quelli, la Cina è insediata in Africa, i Paesi del Golfo sono persino diventati una meta turistica. Tutto cambia, insomma, tranne l'inutile massacro di israeliani e palestinesi. Quelli di Hamas ogni tanto mettono fuori il naso, gridano ' vittoria' e tornano a nascondersi nei bunker.

Quando nel Mezzogiorno l'innovazione è donna ( da "Famiglia Cristiana" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: che non possono essere realizzati in Paesi come la Cina, l?India o anche la Romania, dove il costo del lavoro è molto più basso del nostro. Dobbiamo sfruttare la cultura e rinnovare le nostre strutture, i nostri processi lavorativi verso quei prodotti che diventino di nicchia e che possiamo realizzare noi, con la nostra creatività e il nostro Made in Italy».

da cenerentola a mulan, fantasie on ice - alessandra paolini ( da "Repubblica, La" del 04-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: fino alla lontana Cina di Mulan. «Trasportiamo la gente in un luogo più magico di quanto possano aspettarsi - spiega il produttore Kenneth Feld. Ma la caratteristica di questo show «e´ di alternare poesia e megashow - dice Ermes Bonini di Applauso, produttore e organizzatore dell´evento insieme a Maximiliano Bucci di The Base,

operazione politong ingegneri tra milano e pechino - paolo scandale ( da "Repubblica, La" del 04-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: e in questi mesi abbiamo viaggiato per conoscere la Cina e la sua cultura». Un bilancio molto positivo, con un´unica pecca: «Il cinese è davvero difficile. Il corso gratuito fatto a Milano e quello che seguiamo in Cina non bastano. Dovrebbero diventare come il corso d´italiano che frequentano gli studenti cinesi alla Tongji, che è molto più organico al normale programma di studi»

Ciò che dice di Obama quella lettera a Mosca ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dal Vecchio continente, nonostante l'ascesa della Cina. Il dialogo comincia dalla Gran Bretagna, secondo una tradizione non smentita e ancora coltivata a Londra, non senza qualche illusione di troppo. Ma anche perché nell'Europa di oggi sono labili le strutture che dovrebbero dare un volto e una voce alla causa comune.

il distretto degli occhiali vede nero a belluno metà delle aziende in cig - roberto mania ( da "Repubblica, La" del 04-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina, infatti, aveva già segnato il profilo di un distretto con un´impresa ogni undici abitanti. Perché molti sono stati sedotti dalla «scorciatoia cinese», come la chiama Lorena Berton che con la sorella gestisce l´"Arlecchino" a Quero nel basso feltrino.

Se Pechino salta l'Italia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina torna subito all'assalto del Vecchio continente. Il prossimo fine settimana, ha annunciato ieri Pechino, un'altra missione d'imprenditori partirà per l'Europa a caccia d'affari. Il programma del viaggio non è ancora stato definito. Ma due cose sembrano certe: la delegazione cinese tornerà in Gran Bretagna e anche questa volta non passerà dall'

Il meccanotessile: difficile proseguire ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, India e Turchia. In aumento, invece, le vendite in Russia e Brasile che però hanno ancora un peso poco rilevante sull'export totale del settore. Domanda depressa (-20%, a poco più di 1 miliardo) anche sul fronte nazionale a causa della difficile situazione in cui si trova l'intera filiera del tessile-abbigliamento.

Il futuro di Fashion box si focalizza sull'Asia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: un altro è in arrivo per la Cina, con l'obiettivo di passare in due-tre anni dai 12 negozi attuali a una cinquantina. «In Asia già produciamo molto, non tanto in Cina quanto in Thailandia, Vietnam o Indonesia. Ora vogliamo anche vendere» spiega Gaetano Sallorenzo, amministratore delegato del gruppo dal maggio scorso.

Un'altra fuga all'estero Quella dei manager ( da "Avvenire" del 04-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: più alto tasso di crescita come la Cina e l'India. Qualche giorno dopo abbiamo poi letto un'altra notizia che ci ha fatto ancora riflettere, ossia quella, commentata con disappunto dalla stampa, della reazione di alcune maestranze inglesi ( con lo slogan: «Via gli operai italiani, ci rubano il lavoro» ) contro la decisione di una raffineria di petrolio sulla costa orientale dell'

La Russia non rinuncia al suo ruolo <Proteggere> il regime degli ayatollah ( da "Avvenire" del 04-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: in accordo con la Cina, ogni tentativo di inasprire le sanzioni contro Teheran. Già alla fine di febbraio 2008 il capo dell'agenzia nucleare russa Sergej Kirienko ha partecipato con il vicepresidente iraniano Gholamreza Aghazade al collaudo della centrale elettronucleare iraniana a Bushehr e ha parlato di un contratto decennale per le forniture a Teheran di combustibile nucleare.

bashir, l'ex bambino soldato sterminatore del suo popolo - giampaolo visetti ( da "Repubblica, La" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Russia e Cina, dall´altra Usa ed Europa. Dietro la fede, petrolio, gas, acqua sotterranea e controllo di uno dei territori-chiave del continente. Il dittatore-guerriero, da ieri, ha però le spalle al muro. E si prepara, pur di non cedere un potere assoluto, alla battaglia estrema: contro tutti, per salvare se stesso sacrificando il suo popolo.

giustizia impossibile - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: incriminato è il capo di uno Stato che non ha ratificato lo Statuto (Cina, Russia, USA, Sudan e così via), egli può godere di quelle immunità. Quando però � come nel caso del Darfur � è il Consiglio di sicurezza dell´Onu a deferire alla Corte crimini commessi da organi di uno Stato (come il Sudan) che non ha ratificato lo Statuto, il Consiglio può rimediare a questa deficienza,

gli uffizi ad abu dhabi no di asor rosa a martini - mara amorevoli ( da "Repubblica, La" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La soprintendente del Polo museale Acidini avverte: «Non dobbiamo sposare acriticamente il progetto "Louvre-Abu Dhabi", ma elaborare una nostra via che salvaguardi la tutela. Abbiamo fatto accordi con Giappone, Cina, Turchia, possiamo estenderli, senza trapiantare il marchio Uffizi».

pechino mette sul piatto più aiuti all'economia e le borse si risvegliano - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: trimestre del 2008 il Pil della Cina è cresciuto solo del 6,8% (un tasso che va raffrontato al +13% del 2007) e la decelerazione dello sviluppo sta continuando. Le esportazioni sono calate del 17,5% a gennaio. Almeno 20 milioni di lavoratori che erano emigrati dalle campagne per lavorare nelle fabbriche della zona costiera sono stati licenziati e costretti a un drammatico contro-

Cina verso un piano-bis di stimoli ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Assemblea nazionale del Popolo: atteso l'annuncio di un secondo pacchetto economico Cina verso un piano-bis di stimoli La Borsa di Shanghai festeggia le indiscrezioni sugli aiuti con un balzo del 6% Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Rilanciare l'economia, sostenere la crescita e riportare gli operai a lavorare nelle fabbriche.

Un altro passo avanti verso il diritto globale ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: non aderiscono Stati Uniti, Russia, Cina (tre membri del Consiglio di Sicurezza Onu), Israele e neppure uno stato arabo, tranne la Giordania. Non è neppure troppo significativo il precedente dell'ex presidente Slobodan Milosevic, arrestato due anni dopo essere caduto in disgrazia dai nuovi leader serbi.

L'Aja chiede l'arresto di Bashir ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Nessun commento fino a ieri sera da parte della Cina. Ormai da anni Pechino ha trasformato il Sudan, da cui importa la metà della sua produzione petrolifera, in una sorta di protettorato. Spesso è ricorsa alla semplice minaccia del veto per mandare in fumo o annacquare le risoluzioni Onu. «Ci saranno reazioni popolari ha aggiunto il portavoce del Governo sudanese,

Il capitalismo nelle mani di Obama ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina e l'Italia Ho letto con vivo interesse il commento «Se Pechino salta l'Italia»,pubblicato sul Sole 24 Ore di ieri. L'estensore- evidentemente - è uno dei pochissimi che hanno memoria storica sufficiente per ricordare la débcle dei mancati investimenti giapponesi in Italia negli anni 80.

Sale l'export di rifiuti speciali verso Germania e Grecia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Seconda destinazione, la Grecia (18% dei rifiuti italiani esportati), il Regno Unito (10%), la Cina ( 8%) e la Francia (4%). OCCASIONE MANCATA Colucci (Assoambiente): «Sfuma un' importante opportunità di business, continuiamo a pagare i costi del non fare»

A dicembre il jet Alenia-Sukhoi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina e l'India. La crisi petrolifera, prima di quella economica, aveva spinto le compagnie a utilizzare velivoli che oltre a risparmiare sui consumi di carburante, consentissero una gestione flessibile dell'offerta sulle rotte regionali, nei collegamenti punto a punto e nel feederaggio ai grandi hub delle compagnie aeree.

Balzo in avanti del rame, oro ancora in flessione ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: a trarre linfa dalle notizie in arrivo dalla Cina è stato in particolare il rame, salito del 7% al London Metal Exchange. Tutti i non ferrosi hanno comunque messo a segno buoni guadagni. Tra i prodotti agricoli, anch'essi interessati da acquisti generalizzati, spiccano i rialzi dello zucchero (sia il grezzo che il raffinato sono saliti di oltre il 3%),

Il petrolio accelera il recupero ( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dagli spiragli di ottimismo in arrivo dalla Cina, dove l'indice dei responsabili acquisti è migliorato in febbraio per il terzo mese consecutivo e il Governo comincia a ventilare la possibilità di un ulteriore piano di stimolo per l'economia. Ad alimentare gli acquisti ha contribuito anche l'annuncio della temporanea riduzione di un quinto delle esportazioni di greggio dalla Russia (

La barriera più lunga ( da "Avvenire" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: barriera più lunga 1 Cooch Behar CINA Hilli 31 INDIA 2 Zona di furti di bestiame, causa di scontri al confine Il distretto ha numerose piccole enclave bangladeshi all'interno dell'India INDIA 3 BANGLADESH G- ange Rajshahi Panidhar 4 Dacca Il villaggio è tagliato a metà dal muro 2 Dhubri INDIA Barisal Khulna 5 Qui il muro sarà costruito anche su isole galleggianti del fiume Brahmaputra,

Darfur, l'Onu ordina: <Arrestate el-Bashir> ( da "Avvenire" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: commerciali importanti come Cina e Russia sia di diversi Paesi africani, molti dei quali hanno manifestato la convinzione di un presunto «pregiudizio antiafricano » della Corte dell'Aja. La stessa Unione africana (che in Darfur schiera circa 7mila baschi verdi) ieri ha afferma- to che il mandato d'arresto contro el-Bashir rischia di minacciare il fragile processo di pace in Sudan.

La Cina si arma ancora: boom della spesa militare ( da "Avvenire" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: sono soprattutto il Tibet e lo Xinjiang La Cina si arma ancora: boom della spesa militare DI LUCA MIELE U n aumento «modesto» , lo ha definito Li Zhaoxing, portavoce del Parlamento cinese. I numeri dicono altro. Le spese militari della Cina per il 2009 schizzeranno del 14,9%. Il totale le spese per la difesa sfonderà così quota 480 milioni di yuan,

Da oggi l'Assemblea del popolo Ora la crisi economica fa paura ( da "Avvenire" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina sta subendo le conseguenze della crisi, con il crollo delle esportazioni mani-- fatturiere, la conseguente perdita di circa 26 milioni di posti di lavoro nelle città e una disoccupazione stimata al 10% secondo i dati ufficiali. Negli anni passati il Partito ha legittimato il suo potere anche con la rapida crescita economica e il miglioramento degli standard di vita.

Usa pessimisti. Ma le Borse volano ( da "Avvenire" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: non fa sperare in nulla di meglio, in quanto, a febbraio, il numero dei licenziamenti programmati a 186mila sarebbe più che raddoppiato rispetto ai 72 mila di un anno fa. Borse in volo, grazie ai piani di rilancio in Cina e Giappone. Londra +3,81%, Parigi +4,74%, Francoforte +5,42%, Milano +2,47%. Wall Street in rialzo del 2,2%

La ripresa viene dall'Est ( da "AmericaOggi Online" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: altra scossa alla crisi economica mondiale: l'attesa di nuove misure da parte di Cina e Giappone ha l'immediato effetto di risollevare le Borse mondiali, a cominciare da Shanghai (+6,1%). Il premier di Pechino, Wen Jiabao, si appresta ad annunciare un pacchetto supplementare nel suo intervento all'assemblea del Popolo, in aggiunta ai 4.

La sfida di Bashir ( da "AprileOnline.info" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: sono state espresse dalla Cina, e a difesa del presidente sudanese si è levata anche la voce del presidente del'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Oggi, una manifestazione di popolo a Khartoun si è trasformata nel palco dal quale Bashir accusa Stati Uniti ed Europa Omar Bashir sfida gli Stati Uniti e i Paesi europei e li accusa di essere i "

trascina l'europa nell'incubo - maurizio ricci ( da "Repubblica, La" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: concentrate sulla Cina, sono forse solo un´illusione ottica. Ha cominciato in mattinata Eurostat, l´ufficio statistico della Ue, certificando la recessione. Il Pil, il prodotto interno lordo, ovvero la ricchezza generata dalle economie dell´area euro, è crollato nel quarto trimestre del 2008, dell´1,5% rispetto al trimestre precedente.

"mercadante era socio di provenzano" - salvo palazzolo ( da "Repubblica, La" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: che ha già fatto alcune dichiarazioni su due dei coimputati di Mercadante, Lorenzo Di Maggio, di Torretta, e Antonino Cinà, il medico capomafia di San Lorenzo di recente condannato all´ergastolo per l´omicidio di Giovanni Bonanno. Dice Briguglio di avere ospitato a casa incontri fra i due boss e Salvatore Lo Piccolo.

del sottosuolo - tano gullo ( da "Repubblica, La" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Nelle conversazioni preferiva ricordare quel suo viaggio in Cina nel 1973, primo tra gli archeologi italiani, e i grandi personaggi della cultura che erano rimasti incantati di fronte alle rovine di Selinunte. Ed ecco Jean Paul Sartre e Simone de Beauvoir, sussurrare: «Interrogammo i templi, il loro silenzio aveva più peso di tante chiacchiere».

quando la terra trema: memoria, conoscenza e difesa - stella cervasio ( da "Repubblica, La" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il più antico viene dalla Cina e risale a dieci secoli fa: si fondava sul sistema dell´equivalenza fisica, misurava, usando delle palline, lo spostamento delle masse. è anche esposto il sismografo realizzato a Napoli da Mercalli, mentre era direttore dell´Osservatorio vesuviano, da dove provengono altri strumenti storici di misurazione.

storie femminili al cine lumière ( da "Repubblica, La" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Bologna La rassegna Storie femminili al cine Lumière Il Cinema Lumière ospita a partire da domenica una minirassegna dal titolo «Ci vediamo al cinema»: quattro film che raccontano storie di donne. Si inizia con un´iniezione di buonumore, «La felicità porta fortuna - Happy go lucky» di Mike Leigh, l´8 marzo alle 20 e si prosegue con «Rachel sta per sposarsi» (10 marzo alle 22.

armi in cambio di materie prime così pechino conquista l'africa - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina mette in campo il suo peso politico ed economico, nonché lo status speciale di membro permanente del Consiglio di sicurezza dell´Onu. Il prezzo d´immagine che Pechino sa di pagare - l´indignazione dell´opinione pubblica occidentale - è poca cosa in confronto ai dividendi di questa operazione.

la cina: "no all'arresto di bashir" - daniele mastrogiacomo ( da "Repubblica, La" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Esteri La Cina: "No all´arresto di Bashir" Anche Russia e Iran contro la decisione dell´Aja sul leader di Khartum "Ringrazio il procuratore del Tpi: mi ha fatto capire quanto il popolo ancora mi ami" DANIELE MASTROGIACOMO Mezza Africa in rivolta, la Lega araba e l´Unione africana che mostrano tutte le loro preoccupazioni.

le banche affondano a piazza affari - sara bennewitz ( da "Repubblica, La" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Chi poi negli Usa aveva confidato in un nuovo pacchetto di aiuti da parte della Cina, è rimasto deluso. Il primo ministro Wen Jiabao ha infatti confermato che il Pil cinese quest´anno crescerà dell´8%, ma ha smentito che il Governo di Pechino sia disposto a «rafforzare» il piano anticrisi annunciato.

Clinton: inviteremo anche l'Iran alla conferenza sull'Afghanistan ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: u pagina 11, commento u pagina 12 Cina e Russia: no all'arresto del presidente sudanese All'indomani del mandato di cattura contro il presidente sudanese Bashir,Cina e Russia hanno chiesto all'Onu di non procedere contro il leader,accusato di crimini di guerra e contro l'umanità.

Wen: Crescita dell'8% nel 2009 ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina. Il premier assicura che verrà fatto il possibile per rispettare il target ed evitare così gravi conflitti sociali Wen: «Crescita dell'8% nel 2009» Per il momento non è previsto un secondo pacchetto di stimolo Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Per uscire dalla crisi, la Cina si affida al suo numero fortunato.

Neocolonialismo alla cinese ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ANALISI Neocolonialismo alla cinese di Alberto Negri N on toccate Omar al Bashir: la Cina insorge contro il mandato d'arresto dell'Aja, in compagnia dell'Iran e di un vasto corteo di potenze arabe e musulmane, di regimi autoritari e dispotici. Corano e metano, armi e petrolio, sono gli ingredienti delle guerre del Sudan e di questa parte dell'Africa, lungo il bacino del Nilo.

Pechino all'Onu: fermate subito il processo a Bashir ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina è un membro permanente e responsabile del Consiglio di sicurezza dell' Onu e non vuole vedere gli sforzi che ha fatto e i risultati positivi che ha ottenuto nel Darfur finire nel nulla», ha precisato il portavoce del ministero degli Esteri.

Siderurgia tedesca in difficoltà ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: e non risparmia la Cina, dove Baosteel, il principale produttore locale, prevede prezzi bassi per tutto l'anno. Dall'inizio di febbraio in Cina gli indici dei prezzi nel settore hanno perso il 13% perché la produzione è stata ridotta poco, nella speranza dei piani di stimolo dell'economia.

Export Usa di latifoglie al rallentatore ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: tant'è che in Cina e Vietnam numerosi esportatori americani si stanno scontrando con vendite in stallo, prezzi bassi, crescenti difficoltà con i pagamenti e cancellazioni di ordini. I produttori malesi di mobili stimano che la domanda mediorientale sosterrà la produzione per altri sei mesi, ma ciò potrebbe non bastare,

De' Longhi,l'espresso europeo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: superautomatiche e porzionato chiuso) e quella di non delocalizzare in Cina la realizzazione di questi prodotti ad alto contenuto tecnologico. Il successo della De' Longhi ha ragioni ben precise ed è basato su tre pilastri. Una proprietà sempre saldamente al comando, che ha sostenuto investimenti mirati a lungo termine.

La Cina attacca la crisi: <La nostra crescita sarà dell'8 per cento> ( da "Avvenire" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina fa i conti con la crisi, che a questa latitudine appare ancora più minacciosa perché insidia quello che è un pilastro del vertiginoso sviluppo della Cina degli ultimi anni: più ricchezza in cambio di stabilità (e pace) sociale. Non è un caso allora che le parole «economia » e «stabilità sociale » siano state quelle più citate nelle 44 pagine del lungo discorso di apertura del

Forte emarginazione e sottosviluppo Le province rurali zavorrano la crescita ( da "Avvenire" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: in una Cina che appare comunque in difficoltà a mantenere i suoi primati economici, in cui aumenta vertiginosamente il numero dei disoccupati e crescono ovunque i segnali di malcontento, al massimo organo della sua democrazia viene anche chiesto di fornire una conferma della leadership del Partito comunista.

Pechino cerca il mercato interno ( da "Avvenire" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: per sostenere la domanda interna fatica a ingranare Pechino cerca il mercato interno DI PIETRO SACCÒ L a Cina non può permettersi di aspettare che l'Occidente si riprenda. L'obiettivo di un 8% di crescita del Pil non è solo un parametro economico: è la soglia sotto la quale il governo guidato da Wen Jibao non sarebbe più in grado di mantenere l'equilibrio del mercato del lavoro.

Darfur, la Cina con Bashir Il Sudan fa guerra alle Ong ( da "Avvenire" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina con Bashir Il Sudan fa guerra alle Ong DA KHARTUM O mar el-Bashir si difende e passa al contrattacco, appoggiato da Paesi arabi, Cina e dai sudanesi, che in migliaia ieri sono scesi per le strade della capitale Khartum. «Con il sangue e l'anima ci sacrifichiamo per te» lo slogan ripetuto a sostegno del proprio presidente,

I mercati bruciano 144 miliardi ( da "Avvenire" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Seduta pesante anche Wall Street, con gli indici che sono arrivati a perdere il 4% sulla scia di una General Motors, in viaggio verso la bancarotta, e dopo che dalla Cina non è arrivato l'annuncio degli attesi nuovi incrementi al pacchetto di stimolo per l'economia.

Matematica, morto Ilya Piatetski-Shapiro ( da "Avvenire" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina, il Giappone prende ispirazione dalle testimonianze del volume «Rosa è il colore della Persia. Il sogno perduto di una democrazia islamica» di Vanna Vannuccini (edito da Feltrinelli) e si immerge nelle molteplici declinazioni dell'identità culturale e sociale delle donne dell'Iran del XXI secolo.

Il "mago" cerca nuovi bluff ( da "AprileOnline.info" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina segue a ruota con un investimento di 1.200 miliardi di dollari in opere pubbliche. La recessione del 2009 comincia ad essere molto simile alla Grande Depressione del 1929. La Bce ha tagliato i tassi d'interesse primari europei all'1,5% e gli Stati Uniti da tempo li ha ridotti da 0 allo 0,25%, ma nonostante l'irrisorio costo del denaro le Borse mondiali continuano a scendere

C'è poco da ridere, ministro Frattini ( da "AprileOnline.info" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Francia, Cina) incaricato di mediare il dossier nucleare iraniano e allargato alla Germania, che è appunto il primo partner commerciale dell'Iran. Così non è andata. Evidentemente tutto questo protagonismo, per di più sotto la luce dei riflettori, non è piaciuto alla nuova amministrazione americana.

il tar riapre il tenax. per ora - maurizio bologni ( da "Repubblica, La" del 07-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: patrocinato dagli avvocati Cino Benelli e Giovanni Matino. E il tribunale amministrativo concesse la sospensiva del provvedimento del prefetto, permettendo la riapertura del locale dopo appena quattro giorni di «squalifica», scontati durante la settimana e quindi solo virtuali in quanto la disco apre esclusivamente il fine settimana.

l'aquila è in rosso, scales deve attendere - francesco forni walter fuochi ( da "Repubblica, La" del 07-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: poi in Cina, a Livorno, Salonicco, Madrid e Kiev, Scales aveva passato gli ultimi giorni a lavorare con l´Aquila. Resterà invece ai box. Così, la notizia dell´imprevista rinuncia del club a presentare le carte del tesseramento ha solcato Basket City alla velocità della luce: dopodiché, ha aggiunto ulteriori perplessità il prolungato,

"finalmente un po' di speranza per le vittime del darfur" - (segue dalla prima pagina) george clooney ( da "Repubblica, La" del 07-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: e se gli Stati Uniti non riusciranno a sfruttarlo per esercitare pressioni sulla Cina, e se la Cina non si sentirà addosso gli occhi di tutto il mondo mentre è alla leadership di un Paese dal quale trae così tanti profitti, allora il Tribunale e la legalità internazionale sono da dare per perduti. Adesso il titolo che cercavamo lo abbiamo: "Incriminato il presidente del Sudan".

Pechino ottimista: Siamo in ripresa grazie alle iniezioni di liquidità ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 1 autore: Pechino ottimista: «Siamo in ripresa grazie alle iniezioni di liquidità» La Cina è la prima grande economia a uscire dalla crisi? Lo sostiene il Governatore, Zhou Xiaochuan ( nella foto), che vede «segnali di ripresa» e ne dà il merito alle massicce e tempestive iniezioni di liquidità fornite dalla sua Banca centrale.

La Banca centrale cinese: c'è la ripresa ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: che la crisi finanziaria internazionale avrebbe presentato il conto anche alla Cina, il Governo è corso subito ai ripari. Prima varando una raffica di incentivi per sostenere le esportazioni colpite duramente dal crollo della domanda mondiale. E poi un maxi-piano di stimolo all'economia da 600 miliardi di dollari. Ma di fronte a un mondo che ha smesso improvvisamente di spendere,

Cinafrica, una sfida all'Occidente ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: il presidente Hu Jintao ha ricordato in modo inequivocabile: la Cina non rallenterà il suo aiuto e i suoi investimenti nel continente. I tempi sono cambiati e anche i mezzi. Forte di 1.200 miliardi di dollari di riserve, la Cina costruisce e investe in tutta l'Africa, che dal 2001 vanta una crescita del 5-6%l'anno.

Globalizzazione. ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: inizio del XXI secolo le grandi questioni globali senza Cina o India suona sempre di più ridicolo. Ma l'allargamentodel G-8 a G-10 o G-13– dato che assieme ai due colossi asiatici il G-8 ha già sviluppato un dialogo importante con Brasile, Messico e Sud Africa – nonè un passaggio immediato, o privo di conseguenze.

Pechino sostiene l'alluminio ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la cui disponibilità oggi in Cina è relativamente abbondante per il rallentamento dell'economia. L'industria dell'alluminio consuma circa il 6% dell'energia prodotta in Cina: si calcola che in un anno le fonderie utilizzino 58 miliardi di kilowattora e una riduzione del costo dell'elettricità frenerebbe la chiusura di impianti.

In prospettiva. ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Francia e Cina all'avanguardia «I Paesi dove si svilupperà l'architettura del futuro? Brasile, Cina e Francia –dichiara Massimiliano Fuksas, da poco tornato da New York dove ha inaugurato una spettacolare showroom di Armani –, qui si concentreranno gli investimenti e i progetti più importanti.

Arduino, vescovo missionario ( da "Avvenire" del 07-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: andò come missionario in Cina, per poi tornare a Roma per completare gli studi. Dopo l'ordinazione sacerdotale tornò in Cina, a Shangai, ricoprendo diversi incarichi di responsabilità in ambito educativo e pastorale. Nel 1948 divenne vescovo di Shìuchow; erano gli anni del regime maoista e nel 1952 venne espulso dal Paese, dopo aver subito carcere e processi.

L'Onu in allarme per il Darfur: <Civili a rischio> ( da "Avvenire" del 07-03-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: sostenuta da Cina, Russia e diversi Paesi della Lega araba) di sospendere per un anno il mandato d'arresto. La Libia, in particolare, auspica di poter convocare, contro la riluttanza dei Paesi occidentali, una riunione del Consiglio di sicurezza su questo argomento con rappresentanti della Lega Araba e dell'Unione africana.


Articoli

la classe media va in paradiso - enrico franceschini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 01-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 36 - Cultura La classe media va in paradiso Terzo Stato l´attualità Per la prima volta nella storia metà della popolazione mondiale è entrata a far parte della middle class Cindia, Brasile e altre locomotive economiche del Terzo Mondo aumentano il proprio benessere. Europa e Usa, complice la crisi, lo assottigliano. Risultato: ricchi sempre più ricchi e tutti gli altri sempre più uguali ENRICO FRANCESCHINI LONDRA è impossibile stabilire con precisione quando è accaduto, ma in un qualche momento degli ultimi dodici mesi, per la prima volta nella storia, più di metà della popolazione mondiale è entrata a far parte della classe media. Tra il 1990 e oggi, in meno di due decenni, due miliardi di nuovi "borghesi" si sono aggiunti al totale di coloro che appartengono alla middle class, che sono così diventati la maggioranza tra gli abitanti del pianeta. Ad annunciare il raggiungimento di questo traguardo, una pietra miliare nel progresso dell´umanità, è l´Economist, il settimanale globale con sede a Londra ma lettori in ogni continente. Naturalmente bisogna intendersi su cosa significa esattamente "classe media". In uno studio pubblicato nel 2002 da due illustri sociologi, Branko Milanovic e Shlomo Yitzaki, per classe media si intende chi percepisce un salario a metà strada tra quello medio dell´Italia, considerato come il livello maggiore, e quello medio del Brasile, considerato il livello minore. Su tale base, la classe media consisterebbe attualmente di poco più del sei per cento della popolazione terrestre; e pur continuando a espandersi di anno in anno, rappresenterebbe soltanto il quindici per cento della popolazione mondiale nel 2030. Ma un economista indiano, Surjit Bhalla, autore di un imminente libro sul tema (The Middle Class Kingdom of China and India), obietta che un calcolo di questo genere non riflette l´esistenza di un´ampia categoria di persone con un reddito da classe media nei paesi in via di sviluppo, pur guadagnando molto meno di chi viene considerato middle class nei paesi industrializzati. Il professor Bhalla preferisce usare una definizione differente: è classe media, afferma, chiunque guadagna trai dieci e i cento dollari al giorno, ovvero da trecento a tremila dollari al mese, fascia che al livello superiore consente consumi da classe media occidentale, mentre a quello inferiore li consente soltanto in paesi emergenti. è proprio in questi, tuttavia, che con l´avvento della globalizzazione si è registrata la più spettacolare avanzata della classe media, un boom che per esempio in Cina l´ha portata a passare dal sedici al sessantadue per cento della popolazione tra il 1990 e il 2007; e in India sarà cresciuta nello stesso periodo dal cinque al venti per cento, con previsione del quaranta per cento entro il 2025. Utilizzando questa chiave di misura, l´economista indiano stima che la classe media sia aumentata negli ultimi quindici-venti anni da un terzo a oltre metà (cinquantasette per cento) della popolazione del mondo. Quale che sia il tipo di calcolo, non c´è dubbio che la classe media sia stata e continui ad essere in crescita costante da almeno due secoli. Secondo i dati riportati da Surjit Bhalla, questa classe, la classe dei grandi e piccoli borghesi, annoverava appena il due per cento della popolazione mondiale nel 1820, era già salita al dodici per cento nel 1913 alla vigilia della Prima guerra mondiale, al ventidue per cento nel 1938, vigilia della Seconda guerra mondiale, balzando quasi al trenta per cento negli anni Sessanta, al quaranta per cento nel 2000, per superare quota cinquanta per cento negli ultimi anno o due. Un prodigioso cammino verso benessere e progresso, che ha conosciuto tre ondate: la prima durante la rivoluzione industriale, verso la fine dell´Ottocento e l´inizio del Novecento; la seconda tra la fine degli anni Cinquanta e i successivi vent´anni, quando è nata la cosiddetta generazione dei baby boomers, i figli del boom economico; e la terza sta avvenendo ora, per lo più in grandi nazioni del Terzo Mondo, come Cina, India, Brasile. Paesi in cui, in realtà, esistono oggi due distinte classi medie: una consiste di coloro che sono middle class sotto qualunque standard, dunque guadagnano abbastanza da poter appartenere alla classe media globale, avendo molto in comune con i borghesi di Europa e America, una categoria in rapida crescita ma che conta per adesso solamente il dieci per cento della popolazione nei paesi emergenti. L´altra, assai più numerosa, è composta da coloro che si possono considerare classe media nei paesi in via di sviluppo ma non lo sarebbero nei paesi ricchi occidentali. Del primo gruppo fanno probabilmente parte i tre milioni di cinesi che si sono dati con passione allo sci, uno sport che nemmeno esisteva in Cina fino a quindici anni or sono. Del secondo gruppo fanno probabilmente parte gli abitanti di Paraisopolis, una delle favelas di San Paolo del Brasile notoriamente infestata dal crimine, dove hanno recentemente cominciato ad aprire i negozi di una catena di elettrodomestici venduti a rate: televisori e frigoriferi vanno a ruba, in uno slum dove a prima vista non ci sono nemmeno elettricità e acqua corrente. Un altro sistema di definizione e misura, osserva l´Economist citando una ricerca di Diana Farrell, membro del National Economic Council americano, è che uno comincia a far parte della classe media quando gli rimane «un terzo» del proprio stipendio da spendere per beni secondari o voluttuari, ossia dopo avere già provveduto a coprire tutte le spese di alloggio e di vitto necessarie al sostentamento. è un sistema di misurazione messo a dura prova dalla recessione globale, in una fase in cui sempre più gente fatica ad arrivare alla fine del mese ed è costretta a ridurre drasticamente le spese "superflue". In effetti si può dire che già da alcuni anni, anche prima che scoppiasse la crisi economica, si è verificato un doppio movimento: da un lato, la classe media dei paesi emergenti che si espande; dall´altro, quella dei paesi sviluppati, come l´Italia, che perde potere d´acquisto, scivola verso la "lower middle class", o talvolta anche più sotto. Ma gli uni e gli altri, mentre ovunque si allarga il gap tra ricchi e poveri, si ritrovano comunque nel mezzo, sempre più numerosi, finalmente maggioranza. Diventeremo tutti, un giorno, classe media? Nel futuro immediato, conclude l´Economist, dipende da quanto durerà la recessione: se solo un paio d´anni, e in tal caso la risposta è che l´avanzata mondiale della middle class, dopo una breve pausa, proseguirà e potrebbe anzi accelerare; o se durerà più a lungo, e allora la risposta è più incerta.

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è la cina tecno-comunista la più grande fabbrica di borghesi - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 01-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 37 - Cultura è la Cina tecno-comunista la più grande fabbrica di borghesi FEDERICO RAMPINI PECHINO Li Gang, ventitré anni, giacca di cuoio nero e jeans, è accasciato su una sedia, sfiancato dalla fatica. «Oggi due soli colloqui, e andati male. Vengo qui tre volte alla settimana e comincio a scoraggiarmi. Per fortuna a Pechino ho parenti che mi ospitano. Ma se continua così mi tocca tornare a casa dai miei genitori in provincia, a Suzhou». Neolaureato in ingegneria elettronica, fino a un anno fa Li credeva di avere la strada spianata. L´ingresso nel nuovo ceto medio per lui era una certezza: si vedeva già sistemato in una grande azienda informatica, ben presto con le rate del mutuo per un appartamentino, il frigo e la lavatrice, poi la prima utilitaria, un giorno magari le vacanze in Thailandia. «Oggi sembrano spariti del tutto i lavori da millecinquecento yuan al mese (duecento euro). Se i colloqui coll´ufficio del personale vanno bene, al massimo ti offrono un posto da venditore, faticoso e precario, a milleduecento yuan». Incontro Li Gang dentro una Job Fair di Pechino, sulla via Haidian Nanlu vicino al quartiere universitario. è un palazzone di uffici affittato dagli sponsor di questa fiera permanente del reclutamento di personale, e assediato dai giovani in tutti i giorni della settimana. Si paga il biglietto d´ingresso, poi bisogna farsi strada a gomitate in un muro di folla, prima di intravedere il grande schermo luminoso con le indicazioni di tutte le aziende che qui hanno i loro stand per le assunzioni. è un campionario misto di finanza e assicurazioni, gruppi immobiliari e industria tecnologica, agenzie pubblicitarie e operatori turistici. La ressa per entrare, la densità di giovani per metro quadro, è proporzionale al numero di diplomati e laureati che l´istruzione superiore cinese sforna ogni anno: sei milioni. Non forza lavoro bruta, non più operai o contadini come i loro nonni, ma già figli di un benessere diffuso, carichi di aspettative e di bisogni. Qui si aggira un pezzo della futura middle class globale, le nuove generazioni di colletti bianchi che imprimeranno il loro segno nella società dei consumi del Ventunesimo secolo. La Repubblica Popolare è stata negli ultimi trent´anni il più gigantesco laboratorio di "imborghesimento" nella storia dell´umanità. Lo sviluppo economico travolgente ha generato in Cina un ceto medio di ottocento milioni di persone, secondo i calcoli della Banca mondiale. Forse sono stime troppo generose? Alziamo pure l´asticella del tenore di vita, e dimezziamo quel totale: abbiamo comunque un ceto medio cinese che supera l´intera popolazione di Stati Uniti e Canada messi insieme. Grazie allo sviluppo di Cina, India, Indonesia, Vietnam, per la prima volta dal Settecento la piccola borghesia dell´Asia è più vasta che in tutto l´Occidente. In questo momento, però, i figli del miracolo orientale non sono al riparo dalle ansie della recessione globale. Seguendo un modello già sperimentato con successo in Giappone e Corea del Sud, poi imitato anche dall´India, la Repubblica Popolare ha investito molto sull´istruzione di massa come leva per la crescita. è la nuova sfida della modernizzazione cinese: liberarsi dal ruolo di "fabbrica del pianeta" che ormai le sta stretto, fare il salto verso produzioni di qualità, innovazione tecnologica, mestieri avanzati, e tutti i servizi di una società post-industriale. Nel bel mezzo di questa mutazione genetica è scoppiata la crisi. Insieme con gli operai licenziati dalle fabbriche tessili e di giocattoli del Guangdong, perde colpi anche il mercato immobiliare di Pechino e Shanghai; a catena il malessere si diffonde in ogni angolo del sistema. I figli del ceto medio cinese conoscono la prima disoccupazione intellettuale di massa nella storia di questo paese. Wang Sijia è una ragazza di ventiquattro anni, elegante e ben truccata, che si aggira per la Job Fair con tante fotocopie del suo curriculum vitae sottobraccio, e una laurea in lettere ottenuta nella città di Baoding. «Cerco un posto di segretaria, qualsiasi settore mi andrebbe bene, ma qui sento dire che ci vogliono anche due anni per trovare. La competizione è sempre più dura, le aziende prendono solo chi ha già esperienza di lavoro, non vogliono sobbarcarsi la formazione dei neolaureati». I suoi aspettano notizie, vivono nella provincia dello Hebei, la mamma ha un posto di contabile e il padre è venditore di macchinari per le miniere. «A casa mia non si parla d´altro che di licenziamenti, tutti sono preoccupati». Mentre la intervisto qualcuno mi scambia per un cacciatore di teste straniero, all´improvviso si addensa la calca attorno a me, i ragazzi mi allungano i fogli dei loro curriculum. Deng Tao ha ventisette anni: laureato nel 2005 in giurisprudenza, allora trovò un posto subito nell´ufficio legale di una multinazionale sudcoreana. Con la crisi la società straniera ha chiuso la sede di Pechino. Lo hanno licenziato a dicembre. «Guadagnavo tremila yuan al mese ma nelle interviste con gli uffici del personale dico subito che mi accontenterei di duemilaquattrocento: mi rispondono che è troppo». I suoi genitori sono pronti ad accoglierlo di nuovo in casa, ma lui vorrebbe risparmiargli il costo, e l´umiliazione, dopo tanti sacrifici per farlo studiare. «Speriamo tutti - sospira Deng - che il governo ci tiri fuori da questa crisi». Ecco, in mezzo alla tensione che si respira in questa Job Fair l´unico ingrediente che manca è la recriminazione, la voglia di protestare. La storia recente del vasto ceto medio cinese contiene questa anomalia. Contrariamente alle previsioni di molti occidentali, la crescita della borghesia non ha comportato un´automatica rivendicazione di libertà politiche e democrazia. Il movimento di piazza Tienanmen avvenne prima del grande balzo in avanti della globalizzazione. L´ultima fase di sviluppo, al contrario, ha visto nei colletti bianchi la più affidabile constituency del regime autoritario. E dal loro governo questi ragazzi aspettano la soluzione. La crisi attuale è la prima grande prova per la stabilità del patto sociale tra la nomenklatura tecno-comunista e la più estesa middle class del pianeta. Se fallisce l´energica politica economica con cui il governo cerca di rilanciare la crescita, il consenso può sfaldarsi. Ma se Pechino vince la sua sfida contro la recessione globale, l´Occidente avrà almeno una ragione per celebrare: il giovane ceto medio cinese non chiede altro che ricominciare a consumare. è un mercato così grosso che la crescita mondiale potrebbe ripartire da qui.

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la via delle mille botteghe "la adoro, qui c'è tutto" - davide carlucci (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 01-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina II - Milano A migliaia per gli acquisti del sabato pomeriggio: "Ma la sera tutto si spegne" La via delle mille botteghe "La adoro, qui c´è tutto" Da Collini, casalinghi, hanno raccolto quasi 20mila firme: "Ci siamo da 125 anni, vogliamo restarci" "Vorrei che diventasse come la Quinta strada a New York, dove trovi tanto i fast food che le boutique d´alta moda" DAVIDE CARLUCCI C´è un luogo e un momento, a Milano, in cui si materializza il concetto di società dei consumi, l´idea di metropoli, l´occidente dell´economia di mercato. è l´attimo in cui, il sabato pomeriggio, in un qualsiasi semaforo di corso Buenos Aires, scatta il verde per i pedoni. Ecco la fiumana d´auto interrompersi per consentire, come in un sistema di vasi comunicanti, lo scorrere dei flussi umani, a volte anche cento persone che sciamano da un marciapiede all´altro. Signore con walkman, l´intellettuale pensoso, il pachistano al cellulare, le ragazzine che sorseggiano una bibita, entrambe con una cannuccia rosa. è la Milano un po´ americana dei grandi numeri, dei grattacieli all´orizzonte del viale lungo un chilometro e sei, delle insegne gigantesche e abbaglianti. Ma non è ancora la Fifth Avenue che sogna Alessandra D´Allara, cinquant´anni, di cui trenta trascorsi nella sua "Casa della sposa", negozio a lei coetaneo: «Mi piacerebbe che diventasse come la Quinta strada di New York, dove accanto al fast food trovi negozi d´alta moda. Qui la qualità è scesa molto e le novità prospettate mi lasciano perplessa: ho paura che si trasformi in un corso Vittorio Emanuele in tono minore». Quello che ci vorrebbe, dice, è «il coraggio di far vivere questa strada anche di notte. I cinema sono spariti, i ristoranti sono pochi e quasi nascosti. Solo un´arteria attraversata da auto, se non fosse per qualche bar». Il "Cinque stelle", per esempio, il primo ad aprire e l´ultimo a chiudere. Oppure, d´estate, il "Viel", che già alle cinque di pomeriggio del sabato è la mecca degli amanti dei frullati alla banana, delle crepe alla cannella e delle golose tentazioni di cioccolato. Gli interni in legno, dentro, ricreano il clima d´una baita, «è così che l´hanno voluto i miei, veneti di montagna, quando sono venuti qui 57 anni fa», racconta la titolare, Silvia Viel. è la somma di tante storie così, di pionieri e di inventori, a fare di Buenos Aires il più grande centro commerciale diffuso d´Europa. La foto ingiallita di quello che la strada era un tempo, nel 1875 - era sterrata e deserta, percorsa da rare carrozze e ospitava uno storico lazzaretto - la espone con orgoglio rassegnato Luca Bugada, titolare della "ditta Davide Collini". Tra ventose, cacciaviti, saponette all´olio di Argan, pinzette da estetista, carta aromatica d´Eritrea, caffettiere napoletane, coltellini svizzeri, un etilometro digitale, ci sono anche due fogli per raccogliere le firme: "Salviamo Collini dalla chiusura, siamo qui da 125 anni e vogliamo restarci", è scritto. «Abbiamo già raccolto quasi ventimila firme - racconta Bugada - hanno firmato anche Giancarlo Giannini, Giorgio Forattini, Claudio Bisio, Antonio Di Pietro. Il problema è che i proprietari del palazzo vogliono darlo in affitto a una grande catena di abbigliamento, loro offrono di più. Il Comune, la Regione, l´associazione dei commercianti dovrebbero tutelare di più le botteghe storiche come la nostra. E invece sembra che questo sia solo un problema privato nostro». Mentre parla una signora chiede in inglese: «Accetta pound?». è indiana, si chiama Anita Kilnan e lavora nella moda. «Adoro questo posto, ogni volto che arrivo a Milano ci vengo. Trovi tutto quello che non trovi da nessun´altra parte: quel fermaporte particolare, il tappo metallico per il vino che cercavi». Esce ma poi rientra per dire: «Mi sono dimenticata la cosa più importante: niente è fatto in Cina». I cinesi si sono concentrati dall´altra parte del corso, oltre piazza Argentina. Ma hanno comprato già qua e là, come in via Broggi, piccola traversa dalle mille luci dove il bianco di una "farmacia cosmopolita" convive con i neon azzurri intermittenti di "Lilli la tigresse", fashion bar trasgressivo, e con le lanterne rosse e le luci viola del ristorante cinese Charleston. Dilaga anche lungo le strade collaterali l´infinita varietà della strada dove tutto è in vendita e tutto stimola i sensi. Le mille essenze de l´Occitane, dove Beatrice, capelli da maschietto e grandi occhi neri, vende cosmetici naturali, candele e profumi al mirto. L´incenso degli ambulanti indiani che vendono davanti alla Feltrinelli, il rumore del loro generatore. Le magliette e i gadget di "Nostalgia", negozio di "puro calcio" che scopri nel cortile di un palazzo all´altezza di piazza Lima. E il negozio di "orologi da tutto il mondo" di fronte al rudere della vecchia casa, ancora così dalla seconda guerra mondiale. La grande via del commercio ne ha viste e ne vedrà.

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lo spazio razionalista e temerario che ruota intorno a uno schlemmer - annamaria sbisa (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 01-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XI - Milano Lo spazio razionalista e temerario che ruota intorno a uno Schlemmer Luci al neon, ambienti aperti, concepita negli anni Ottanta, ispirata agli anni Trenta e arredata dallo stilista con soli pezzi d´arte, è tuttora pura avanguardia "Anche i mobili devono avere basi culturali Voglio il segno che l´oggetto è stato creato, non inventato da me" ANNAMARIA SBISA (segue dalla prima di Milano) annamaria sbisà Visto da qui, in realtà lo scenario si complica, compare il soppalco e la maestosità dello spazio, focalizzi la forza degli oggetti, e sei persino più sperduto di prima. Tivioli ti indica da dove cominciare, l´indizio è la parete che ospita l´opera preferita: una composizione di Oskar Schlemmer, anni Venti, Bauhaus. «Lui è stato l´idolo del fashion, della struttura. Lì c´è l´uomo di Leonardo se vuoi, c´è tutto. Quel quadro lì è tutto». Una figura aerea in acciaio, potente e leggera. Rivedi l´ambiente: un omaggio al razionalismo, e alla concezione fluida dello spazio. Un´ennesima sperimentazione, con cui Tivioli e l´architetto Toni Cordero hanno trasformato un appartamento del quadrilatero («In origine tutto a stanzette», precisa) in una specie di Maison de Verre. Erano gli anni Ottanta, e tuttora questa casa, per l´uso dei materiali, per la costruzione e per l´interpretazione che ne ha data Tivioli arredandola d´arte, risulta nuova, e sembra indicare un cammino da seguire. Innanzitutto l´illuminazione: neon. Tubi che incorniciano le tante finestre creano effetti ottici via via più interessanti, man mano che la giornata scompare. Che cosa ti piace del neon? «Il fatto che mi ricorda che fuori è bel tempo, anche se è grigio». Vedo che mancano lampadari: «Non voglio luci, non ho lampade, non voglio niente». Dalla casa, invece, cosa volevi? «La traccia era la libertà di una persona che doveva vivere da sola. Quindi tutto aperto». Arredamento ridotto al minimo; stanze e armadi, come elementi modulari, che fanno corpo con le pareti, i mobili che sembrano estranei, inseriti, appunto, in maniera mobile. Persino le stanze: la camera da letto sul soppalco - sul letto ci deve sempre essere una pelliccia - è chiusa al bisogno da pannelli metallici, in tessuto da rivestimenti aerei. Gli armadi, affacciati sulla balaustra vicino ai disegni d´architettura, sono bombati, molto Maison de Verre. Di quel periodo anche i colori, i tocchi d´azzurro di alcune pareti. Ma l´impatto generale, tra muri-pietra-ferro-oggetti, è un indecifrabile bianco e nero. Rotto dai bagni rossi in sky, da modernismo anni Trenta. A bucare la scena, con forza, gli oggetti, sparsi per la casa come enigmatiche scenografie. Il gioco è questo: «Amavo il bianco Cina (collezione statue in avorio) e l´ho messo davanti a un Pistoletto con la schiena di Duchamp, poi ho aggiunto un Boetti e l´Orologio liquefatto di Dalì». E questo è un angolo. Pistoletto ricorre: «Mi piace che rifletta le cose della casa». Zona pranzo, mobili e marmi intagliati accanto a Fontana, Fabro, Hayez e Kounellis: «Sono come altarini, a tanti artisti messi insieme». La logica: «Metto quello che mi piace, ma indovino sempre spazio e colori. Il mobile ?700 lombardo, ebano e avorio, l´ho preso sul Lambro: l´ho messo nell´angolo là in fondo, era il suo. Intorno, solo oggetti che in Italia non esistevano, come il tavolo svedese, mai replicato, e le sedie Wiberka a tre gambe». Ultimo ingresso in casa, è un quadro: «Ho avuto un curioso istinto per un cinese, Zhang Dali, un lavoro su piazza Tiennamen». Di recente, in realtà, c´è l´ala aggiunta per il figlio Clemente, dotato anche di cucina. Anche: «Odio la cucina, non voglio saperne nulla». T´interessano, invece? «Certamente non le tende. Direi la base di una casa, e un certo ordine». Ma qui è tutto aperto. «Chiudere non vuol dire fare ordine, è un fatto interiore». Niente di pittoresco, né di bohèmien, un algido laboratorio mentale dove c´è posto solo per lui. E in questo immenso? «Io vivo con i miei neon».

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delitto di novi, l'ombra dei clandestini - stefano origone (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 01-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XIII - Genova Delitto di Novi, l´ombra dei clandestini Falsi permessi di studio nascondevano un giro di prostituzione Il killer quasi certamente voleva uccidere solo la donna, fuggita da Genova STEFANO ORIGONE Un misterioso killer arrivato da Genova e fuggito all´estero. Guo Dong Yang, 42 anni, l´ambulante strangolato in un appartamento di via Giacometti a Novi, non doveva morire. Ha aperto la porta e quando ha visto uno sconosciuto che impugnava una grossa spranga di ferro, ha cercato di ripararsi dietro l´angolo della cucina. Non ne ha avuto il tempo. è stato colpito ed è crollato a terra privo di sensi. Il sicario non voleva lui, ma un´altra persona: Li Li-Fen, 25 anni, studentessa dell´Università di Genova con cui la vittima condivideva il tricolocale. Lo scenario che si sta aprendo in queste ultime ore sul delitto di Novi, è quello dei falsi permessi di studio per introdurre ragazze da avviare alla prostituzione. Li Fen era in Italia dal 2006 con un permesso di soggiorno per motivi di studio. Era iscritta alla facoltà di Lingue e cultura straniera per l´impresa e il turismo, ma non aveva mai dato un esame. E nessuno l´aveva mai vista frequentare una lezione. I carabinieri seguono con attenzione questa pista. Coadiuvati dai colleghi di Genova, in queste ultime 72 ore hanno interrogato quaranta cinesi della comunità novese e dieci che vivono nella zona di Caricamento, la stessa di Guo. Tra loro anche la sua ex fidanzata, che gestisce un negozio nella zona di Principe. Gli inquirenti (nelle prossime ore arriveranno anche i carabinieri del Ris di Parma) devono abbattere un muro di omertà, hanno difficoltà a causa della lingua, ma sospettano che la vittima, clandestina da dieci anni, sapesse troppo di un giro di documenti falsi, di introduzione illegale di connazionali legato alla prostituzione. Li Lin-Fen si era allontanata da Genova, dove viveva in un appartamento in via Canneto il Lungo, perché voleva uscire dal giro. Era praticamente scomparsa dal giorno alla notte. A Novi la ospitava un commerciante, un connazionale che ha un negozio in via Marconi e che l´aveva assunta come commessa. A dicembre era partito per ritornare in Cina a trascorrere il Carnevale e le aveva lasciato le chiavi di casa. Guarda caso Guo, 42 anni, dieci da clandestino in Italia, si era volatilizzato proprio in quel periodo (fine dicembre) da Genova. Perché? I due, sospettano gli inquirenti, erano fidanzati e lui aveva troncato una relazione con una donna sposata in Cina che ha un negozio nella zona di Principe. Ma Guo sapeva troppe cose. Della prostituzione, dei clandestini. Roba che scotta. Qualcuno ha inviato un sicario, ma non si aspettava di trovarli insieme. Era la notte tra l´11 e il 12 febbraio. Quando ha aperto la porta, non ha fatto in tempo a difendersi. Colpito, è crollato a terra privo di sensi. Il killer ha legato a Lin Li-Fen le braccia dietro la schiena e ha tentato di violentarla. In quel momento Guo si è risvegliato. La donna è rimasta sul letto, ha urlato, ha tentato disperatamente di richiamare l´attenzione dei vicini, ma lo ha fatto in cinese e nessuno ha capito che quelle parole erano una richiesta di aiuto. Terminato il "lavoro" con Guo, legato mani e piedi e strangolato, l´assassino ha fatto fare la stessa fine alla studentessa. Poi è corso giù dalle scale senza chiudere la porta. Era la prima volta che entrava in quell´appartamento e non sapeva che la serratura non ha scatto. La chiave è stata trovata su un tavolino e la porta è rimasta socchiusa per quasi venti giorni. A fare la macabra scoperta è stato il commerciante quando è rientrato dalla Cina.

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la civiltà dell'usa-e-getta soffocata dai suoi rifiuti - maurizio ricci (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 01-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 34 - Cronaca La civiltà dell´usa-e-getta soffocata dai suoi rifiuti Rottami la copertina Dallo spazio ingombro di detriti di satelliti si possono vedere soltanto due manufatti dell´uomo: la Grande Muraglia e l´ex discarica di Fresh Kills, alle porte di New York, descritta da Don DeLillo nel suo "Underworld". La metafora di un´emergenza globale che ci sta costringendo a cambiare i comportamenti e i modelli di funzionamento dell´economia Interi slums nei paesi del Terzo Mondo vivono riciclando materiali recuperati nelle grandi discariche metropolitane MAURIZIO RICCI (segue dalla copertina) Garbage Patch è più grande del Texas: centinaia di migliaia di chilometri quadrati, lastricati di bottiglie, bambole, paperelle, contenitori vari, pezzi sfusi e, soprattutto, buste, buste, buste. Una distesa immane, destinata a perpetuarsi nei secoli, quanto durano i polimeri della plastica, e già punteggiata di carogne. Perché, come spesso capita con le cose che ci lasciamo spensieratamente alle spalle, l´impatto è devastante: dicono gli esperti che un milione di uccelli marini e centomila fra foche e tartarughe muoiono ogni anno perché restano impigliati nella plastica o la inghiottono. Grosso uguale importante: è un parametro un po´ rozzo, ma la gerarchia di quel che si vede dallo spazio almeno fa giustizia dell´idea che i rifiuti siano qualcosa di cui ci possiamo serenamente dimenticare nel momento in cui li abbiamo prodotti. Al contrario, sono una emergenza permanente, che assorbe risorse crescenti. Fresh Kills è stata chiusa qualche anno fa e trasformata in un parco, ma il problema è diventato solo più complicato. Smaltire dodicimila tonnellate di rifiuti significa riempire seicento camion da venti tonnellate l´uno: una fila lunga quindici chilometri. «Praticamente - commentò a suo tempo il vicesindaco di New York, Joseph Lhota - un´operazione militare su base quotidiana». La metafora militare funziona, perché, in effetti, i rifiuti ci assediano. La civiltà del Ventunesimo secolo non è, come tutte quelle che l´hanno preceduta, seduta sui propri scarti. Ci è immersa. A volte, come a Napoli l´anno scorso, se li trova letteralmente fino alle ginocchia. In termini planetari, ce l´abbiamo non fino al collo, ma ben sopra alla testa. Le orbite intorno alla Terra sono ormai autostrade intasate in cui i novecento satelliti attivi viaggiano nel mezzo di una grandine di detriti e rottami di lanci precedenti. Il recente scontro fra un satellite Iridium e un vecchio Cosmos li ha moltiplicati, ma è solo strano che non sia avvenuto prima. Statisticamente, ognuno dei satelliti in attività rischia due o tre volte al giorno di scontrarsi con un rifiuto spaziale. All´ultimo conto, gli oggetti in orbita sono oltre centomila. Di questi, poco meno di diecimila sono più grossi di dieci centimetri. E tutto viaggia alla velocità di migliaia di chilometri l´ora. A quella velocità, un lembo di vernice può creare un cratere nel vetro di un oblò. E un pezzo di ferro da dieci centimetri ha la forza esplosiva di venticinque candelotti di dinamite. Il guaio è che, su questa pista alla Mad Max, non ci sono solo i satelliti spia e quelli scientifici. C´è la rete su cui rimbalzano il traffico telefonico e le trasmissioni tv. La partita di stasera e la telefonata alla fidanzata sono legati al filo sottile della capacità del satellite di avvistare e schivare gli ostacoli che incontra. Qui a terra almeno i rifiuti stanno fermi. Ne produciamo oltre due miliardi di tonnellate l´anno, che diventeranno tre miliardi nel 2030. Nei paesi ricchi, ognuno di noi produce, in media, quasi un chilo e mezzo di rifiuti al giorno. Se vi sembrano pochi, provate a vederli su una proiezione annua. Ogni italiano produce, in media, mezza tonnellata di rifiuti l´anno. Ci battono gli americani, che sfiorano gli ottocento chili. è una quantità aumentata a velocità vertiginosa negli ultimi decenni, man mano che si affermava quella che un ambientalista famoso come Lester Brown chiama «la civiltà dell´usa-e-getta». Non pensate solo ai rasoi e ai tovagliolini di carta. L´ottanta per cento dei prodotti americani, secondo una statistica, viene usato più o meno a lungo ma una volta sola. Non è colpa del fato. Un modesto analista, Victor Lebow, scrivendo su una oscura rivista specializzata nel commercio al dettaglio, ne ha dato la descrizione in qualche modo definitiva: «La nostra economia, enormemente produttiva, richiede che facciamo del consumo il nostro stile di vita, che trasformiamo l´acquisto e l´uso delle cose in un rituale, che cerchiamo la soddisfazione spirituale, la gratificazione dell´ego nel consumo. Bisogna che le cose vengano consumate, esaurite, scartate, sostituite ad un ritmo sempre più veloce». Era il 1955. La profezia di Lebow si è avverata, siamo entrati nella società dei consumi. E adesso ne paghiamo le conseguenze. I rifiuti si vendicano, diventando una preoccupazione individuale, quotidiana, pressante. Lo spiega un amministratore comunale inglese, Paul Bettison: «Spiace distruggere le illusioni della gente, ma è finito il tempo in cui potevano mettere la spazzatura dentro un sacco nero e, poi, durante la notte, la fatina della spazzatura sarebbe venuta e storia finita. La fatina della spazzatura è morta». Al suo posto, mentre veniamo alle prese con l´obbligo, la responsabilità, l´assillo del riciclo, comincia a materializzarsi l´immagine del Grande Fratello della Ruera, dal nome che, nella Milano di una volta, aveva il buco sul muro del pianerottolo in cui si scaricava la spazzatura quotidiana. Nell´Inghilterra di Bettison, molte città raccolgono ormai l´immondizia solo due volte al mese. E in quantità prefissate. Spesso, raccontano gli abitanti, bisogna saltare vigorosamente sui sacchi per ridurli alle dimensioni necessarie per entrare nei contenitori prescritti. Un camionista di Whitehaven è stato multato di quasi duecento euro per non esserci riuscito e avere lasciato il coperchio del contenitore aperto di dieci centimetri. A Yokohama, in Giappone, il libretto di istruzioni sul riciclo è lungo 27 pagine ed elenca 518 rifiuti diversi. Il rossetto va nei combustibili, il tubetto del rossetto in "piccoli metalli". Un calzino solo, nei combustibili. Due calzini negli abiti usati, a condizione però che siano uguali. Niente scherzi. Bisogna scrivere il proprio codice ben chiaro, con il pennarello, sulla busta, per consentire i controlli. I rifiuti sono arrivati tanto in primo piano, nella nostra vita, da diventare una importante attività economica. Spesso miserabile. Dandora, alla periferia di Nairobi, è una discarica a cielo aperto intorno a cui ruota una comunità di seicentomila persone che, a rischio della salute, scavano nelle duemila tonnellate di spazzatura che arrivano ogni giorno per ricavarne di che vivere. Lo stesso accade nelle villas miserias argentine, nelle favelas brasiliane, negli slums indiani e, su piccola scala, nei pattugliamenti degli extracomunitari intorno ai cassonetti romani. Ma è anche un hobby. In America lo chiamano "mongo". è il vecchio giocattolo, il televisore d´epoca, il tavolo con le sedie spaiate, il servizio di piatti da cinque di cui qualcuno si è liberato e di cui qualcun altro si riappropria per portarselo a casa o per rivenderlo su E-bay. Sempre più, la spazzatura alimenta centrali che riscaldano e illuminano le case. La sua parte più nobile, il rottame, è il cuore di un´industria in proprio, a tutto tondo, che la rottamazione delle macchine, varata per rianimare l´anemico mercato dell´auto, si prepara a rilanciare. Sono numeri che incutono rispetto: l´industria del rottame, a livello mondiale, ricicla 145 milioni di tonnellate ogni anno, il sette-otto per cento della spazzatura globale. Negli Usa, il 66 per cento dell´acciaio, il 33 dell´alluminio, il 50 della carta viene da materiale di recupero. Il paradosso è che, nella società dei consumi, praticamente ogni cosa che ci circonda è sulla via di diventare scarto o rottame. Ma quello di cui noi ci liberiamo, spesso con un sospiro di sollievo, ha molte volte un valore economico significativo. Secondo il servizio geologico degli Stati Uniti, una pila di circuiti integrati estratti dai computer contiene più minerale della stessa quantità di minerale grezzo. E costa meno: una tonnellata di resina sintetica (da cui si fa la plastica) costa 1.420 dollari. Una tonnellata di rifiuti di plastica, 515 dollari. Ecco perché i grandi paesi manifatturieri, come la Cina, sono così ghiotti dei nostri rottami, in particolare dell´elettronica. Il problema è che i gadget - il pc, la tv, il telefonino - che affollano la nostra vita sono innocui finché integri, pericolosi quando li apri. Il tubo catodico di un televisore contiene un chilo di piombo. Se è a schermo piatto, c´è il mercurio. I pc sono ricchi di cadmio, che è cancerogeno. Infatti, l´Europa ha vietato il traffico dei rifiuti high-tech. Questo non impedisce - come ha recentemente documentato Greenpeace - un fiorente contrabbando. E, comunque, l´ottanta per cento degli scarti elettronici americani finisce in Cina o in Africa. Dove vengono, naturalmente, riciclati a caccia dei loro materiali ancora preziosi. Ma non c´è nulla di positivo e virtuoso in questo recupero che limiti lo spreco planetario. Se Dandora, con le sue migliaia di persone che frugano nell´immondizia, evoca le immagini di una miseria atavica, Guiyu, nel sud della Cina, sarebbe parsa familiare a Dickens. La logica economica è indiscutibile. Un contadino cinese guadagna duecentosessanta dollari l´anno coltivando il campo, cento dollari al mese frugando nel ventre dei computer. Tranne che si gioca la vita. L´ottanta per cento degli abitanti di Guiyu vive intorno al riciclaggio dell´high-tech, processando circa un milione di tonnellate l´anno di monitor, tastiere, fax, stampanti, cartucce, hard disk, telefonini. Processarli è un lavoro domestico. Nel video di una organizzazione umanitaria, si vede una donna che gira lentamente in una padella una pila di circuiti integrati. Quando il calore li ha ammorbiditi abbastanza, pilucca a mani nude i microchip che contenevano e li butta in un secchio. Un uomo si avvicina e ci rovescia sopra una pentola di acido. Quando la nube tossica si è dissolta, si vede nella pentola una sfoglietta d´oro. Intorno, bruciano cavi elettrici, da cui si ricava il rame. Ma il pvc che li ricopre, bruciato, sprigiona diossina. A Guiyu la percentuale di diossina nell´aria è la più alta al mondo. Dunque, dove avete buttato la vecchia tv?

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Il governo allestisce una task force contro le contestazioni (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 01-03-2009)

Argomenti: Cina

PRIMA 01-03-2009 NEL GIORNALE   Stati Uniti Obama attacca le lobby di Washington: difenderò il mio piano PAGINA 14   Inchiesta Nel Triangolo d'Oro asiatico tornano a fiorire le coltivazioni di oppio PAGINA 3   Cina Il governo allestisce una task force contro le contestazioni PAGINA 13

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La Cina va alla guerra contro gli anniversari Pronta la task-force (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 01-03-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 01-03-2009 La Cina va alla guerra contro gli anniversari Pronta la task-force DA PECHINO ANTONIO TALIA U na taskforce capace di mobilitazione immediata sotto il controllo diretto del vicepresidente Xi Jingping. Il compito: fronteggiare qualsiasi scenario di crisi in un anno denso di anniversari significativi. Il nome: "Progetto 6521", una sorte di codice cifrato che simboleggia tutti i numeri di quello che, sulla carta, potrebbe essere un annus horribilis per il regime di Pechino. È quanto emerge da un articolo del South China Morning Post, importante quotidiano di Hong Kong che citando fonti riservate vicine all'establishment cinese racconta la nascita di questo organismo straordinario, avvenuta già prima del Capodanno Cinese, il 26 gennaio scorso. Progetto 6521, un nome che è una firma: se infatti il " 6" sta per " 60", e corrisponde ai 60 anni che sono trascorsi dalla vittoria del Partito Comunista Cinese nella guerra civile, il " 5" sta a significare il cinquantenario dalla fallita rivolta in Tibet che portò il Dalai Lama all'esilio. " 2", neanche a dirlo, sta per " 20", cioè gli anni trascorsi dalla repressione delle manifestazioni in Piazza Tienanmen; mentre l'" 1" rappresenta il decennale della messa fuori legge del movimento religioso Falun Gong, i cui adepti rappresentano il gruppo più vasto di detenuti nelle carceri del paese. Ad affiancare Xi Jingping nella gestione della campagna ci sarebbero Meng Jianzhu, capo della polizia nazionale e membro del Consiglio di Stato ( in pratica il Gabinetto cinese), e Zhou Yongkang, un membro della Commissione Permanente del Politburo che analisti di razza come il francese Roger Faligot considerano il vero asso nella manica della sicurezza cinese. Ministro della Sicurezza Pubblica dal 2002 al 2007, Zhou è stato in carica per la sicurezza e il controllo di tutti i servizi speciali insieme al presidente e segretario del partito Hu Jintao e al premier Wen Jiabao: si tratta del responsabile di tutti gli apparati che hanno vigilato sulle Olimpiadi, l'uomo che ha permesso che i Giochi si svolgessero senza incidenti. Qual è la struttura di Progetto 6521? Sempre secondo l'articolo di Cary Huang, il livello superiore della taskforce è costituito da funzionari politici e militari di rango. Tutte le province e municipalità cinesi, inoltre, hanno ricevuto l'ordine di approntare una struttura simile sotto la responsabilità di un alto dirigente locale del Partito e di un ufficiale dell'esercito o della polizia. Il fine è quello di aumentare il controllo su persone o aree che potrebbero causare problemi come scioperi, proteste e rivolte: ecco quindi salire il livello di sorveglianza su dissidenti politici, attivisti per i diritti umani e semplici cittadini che scelgono di impugnare sentenze sfavorevoli davanti alle corti cinesi. E mentre la sorveglianza sale, la tensione è in aumento almeno dalla fine del 2008 , quando un gruppo di intellettuali ha diffuso via Internet "Carta 08", un documento poi sottoscritto da migliaia di cinesi che critica il sistema a partito unico. Mercoledì scorso tre persone appartenenti alla minoranza uighura ( di etnia turcomanna e religione musulmana) si erano date fuoco a meno di un chilometro da piazza Tienanmen. Il giorno dopo, sempre a Pechino, un uomo ha issato uno striscione di protesta di fronte al Consiglio di Stato prima di essere arrestato dalla polizia. E ieri mattina nel Sichuan, provincia occidentale con una forte presenza tibetana, un monaco si è dato fuoco di fronte al santuario di Kirti: al momento è impossibile stabilire se sia morto per le ustioni o per gli spari della polizia. Tutto questo mentre l'economia registra la crescita più lenta del decennio e la disoccupazione sale. L'Anno del Bufalo, il 2009 del calendario cinese, potrebbe insomma rappresentare una dura prova per i nervi della leadership di Pechino. E, sotto il segno di Progetto 6521, le parole con cui Hu Jintao esortava l'esercito all' «obbedienza senza esitazioni» assumono una luce molto diversa rispetto a qualche mese fa. Il suo compito sarà fronteggiare qualsiasi scenario di tensione. Grazie a una capacità di mobilitazione immediata

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<Non solo fucili: la delazione è l'altra arma> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 01-03-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 01-03-2009 «Non solo fucili: la delazione è l'altra arma» DA PECHINO I l governo di Pechino, si sa, spesso è riuscito a portare il concetto di "arcana imperii" a un livello difficilmente replicabile in altri Paesi. Eppure, proprio a causa dell'apertura sempre maggiore della Cina verso il resto del mondo, anche in campi come la sicurezza e la difesa sono sempre di più le informazioni che filtrano verso l'esterno. Così, da quando anche le forze ar- mate cinesi prendono parte a missioni di pace internazionali, è aumentato il numero di istruttori stranieri che formano i militari di Pechino inviati all'estero. Avvenire ne ha contattato uno per conoscere le sue opinioni su Progetto 6521, la campagna che la Cina starebbe lanciando per fronteggiare eventuali scenari di crisi interne dovute alle ricorrenze di anniversari delicati. Di lui, chiamiamolo con la sigla S, diremo solo che è occidentale e che conosce dall'interno la situazione di alcuni comparti del settore militare cinese. Secondo S la decisione di mettere in piedi un'unità di crisi come Progetto6521 è nata almeno nel settembre dell'anno scorso: «Per una ragione molto semplice che ha a che vedere con il budget. Mobilitare una massa di persone come quella che descrive l'articolo del South China Morning Post costa, e le forze armate cinesi sono molto previdenti sulle questioni economiche. E anche su quelle politiche: tutti sapevano da tempo che il 2009 sarebbe stato un anno complesso». Progetto 6521 coinvolge non solo politici e militari, ma anche i sindacalisti e la Lega giovanile comunista: perché? «Credo che questa sia la fase preventiva della campagna dice S nella quale si cerca di prevenire lo scenario di crisi. A questo proposito niente di meglio della Lega giovanile comunista, che non solo è stata determinante per la vittoria di Hu Jintao, ma è anche presente ovunque: licei, università, collegi, e pure rami della pubblica amministrazione come le banche e le poste. La Lega è in grado di tenere il polso della situazione. Inoltre si occupa anche della vigilanza su Internet: le delazioni o i messaggi di sostegno lasciati sui forum». Un altro sostegno fondamentale all'ascesa di Hu è arrivato dall'esercito. «E infatti Hu, nel 2007, ha raddoppiato la paga di tutte le forze armate. Difficile pensare che il loro appoggio venga meno, anche in uno scenario di crisi drasticamente peggiore». Ma chi agirebbe direttamente in questo scenario? «Dal 1989 chi si occupa dell'ordine pubblico è la Wujing, la polizia militare. L'Esercito di liberazione popolare, il vero esercito, ha questo ruolo solo nelle province autonome come il Tibet, lo Xinjiang e la Mongolia Interna». «Che si tratti dell'uno o dell'altra, al contrario di quanto potremmo credere e anche di come avviene in certi eserciti occidentali, le regole di intervento sono ferree spiega S . Ad esempio non solo l'ordine di sparare, ma anche quello di tenere le armi cariche in una situazione di controllo di una folla in rivolta, non può venire dal livello provinciale. Chi disattende agli ordini viene punito con la pena di morte. E l'ordine di usare le armi da fuoco può arrivare solo dal comando centrale: da Pechino». Antonio Talia Parla un istruttore occidentale che conosce dal di dentro il fronte sicurezza: «Sarà schierata anche la Lega giovanile comunista determinante per la vittoria di Hu Jintao»

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Karzai spiazza gli alleati: anticipato ad aprile il voto (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 01-03-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 01-03-2009 Karzai spiazza gli alleati: anticipato ad aprile il voto Afghanistan DI MARCO PARENTI S tretto tra l'opposizione che chiede che lasci libera la sua poltrona e in caduta libera nella considerazione da parte dell'alleato americano, il presidente afghano Hamid Karzai ha scelto di giocare in contropiede. Le elezioni? Si facciano prima del previsto. Elezioni a elastico verrebbe da dire, solo a guardare il continuo slittare della data in cui dovrebbero svolgersi. L'ultimo cambio in corsa era caduto lo scorso 29 gennaio quando la commissione elettorale aveva deciso di fissare le elezioni al 20 agosto. Il motivo? Garantire la sicurezza minima perché la complessa macchina del voto possa mettersi in moto. Tradotto: arginare i taleban, evitare spargimenti di sangue in occasione del voto. Ebbene Karzai ha firmato un decreto con il quale chiede alla commissione elettorale di anticipare ad aprile la data delle presidenziali. Per il ministro degli Esteri, Franco Frattini che «ha preso atto della decisione» l'importante è «trovare un sistema elettorale trasparente». Una "mossa" quella di Karzai che in qualche modo potrebbe spiazzare anche Stati Uniti e Nato, pronti a incrementare lo schieramento delle truppe in occasione del voto. Rinforzi che andranno soprattutto a coprire quella sorta di "buco nero" rappresentato dal sud del Paese. La maggioranza dei 17mila soldati americani che nei prossimi mesi saranno inviati in Afghanistan, di rinforzo alla missione Nato, saranno impiegati infatti dove l'insurrezione è più violenta. Al sud appunto. È stato il presidente degli Stati Uniti in persona, Barack Obama, ad approvare l'invio dei soldati che si andranno ad aggiungere ai 38.000 militari già impiegati nel Paese. Ma è anche la Nato a metterci la faccia in questa operazione di «messa in sicurezza» delle elezioni afghane. L'impegno è stato assunto dai ministri della Difesa dell'Alleanza in occasione del vertice tenutosi in Polonia poco più di una settimana fa. «Lo svolgimento delle elezioni è la nostra prima priorità», aveva detto il segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer, chiudendo la prima giornata dei lavori del consiglio nella quale i ministri hanno applaudito al segretario di Difesa Usa Robert Gates, ma anche preso tempo per decidere come e quando rispondere con analoghe disponibilità. «Non si tratta di aspettare l'invio delle nuove truppe Usa», aveva sollecitato Scheffer. Il messaggio portato da Gates è stato chiaro: «La nuova Amministrazione è pronta a prendere impegni aggiuntivi in Afghanistan. Ma si aspetta ovviamente che gli alleati facciano anche loro di più». Ma anche realistica: «I nostri alleati potrebbero fornire un contributo a lungo termine a livello civile, sul piano della governance, della formazione della polizia, della lotta contro la droga e la corruzione», aveva detto Gates. «Questo potrebbe essere più facile per loro che non aumentare le loro truppe su un periodo di lunga durata». Per il periodo elettorale, la Nato punta ad inviare circa 10 mila uomini in più in via temporanea. E per garantire il rispetto di questo impegno senza creare troppi problemi agli Alleati, la Nato non esclude l'utilizzo della Forza di reazione rapida (Rnf), una forza di circa 8000 uomini il cui compito è di reagire prontamente in caso di attacchi. Continua infine il tentativo politico di allargare il campo delle nazioni in qualche modo chiamate a partecipare al processo di stabilizzazione della regione. Il vicesegretario di Stato americano alla difesa David Sedney ha chiesto ieri alla Cina «una maggiore collaborazione». La commissione aveva scelto il 20 agosto: rinvio necessario per rafforzare la sicurezza. Stati Uniti e la Nato hanno già programmato un maggiore dispiegamento. Frattini assicura: «Li aiuteremo» Il presidente Hamid Karzai (Epa)

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"bruxelles e washington pensano solo a se stesse" - eugenio occorsio (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 02-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 2 - Economia Il premio Nobel Spence: è il momento che il Fondo Monetario entri in campo a sostegno delle economie più deboli "Bruxelles e Washington pensano solo a se stesse" EUGENIO OCCORSIO ROMA - «La solidarietà globale sarebbe auspicabile, ma non mi sembra che l´atmosfera sia favorevole. Allora è tempo che intervenga il Fondo Monetario Internazionale, lo strumento più vicino a una forma di solidarietà fra quelli disponibili. E deve farlo senza perdere altro tempo». Michael Spence, classe 1943, premio Nobel nel 2001 e già preside di economia a Stanford, è presidente della Commission on Growth and Development, un think-tank di 22 economisti del calibro di Robert Rubin e Robert Solow che fra pochi giorni lancerà le sue proposte ai governi. Prima e più urgente proposta: spingere il Fmi ad entrare finalmente in campo contro la recessione. «Deve fare una serie di prestiti mirati per stabilizzare la situazione cominciando dalle aree più esposte». Già a Davos si parlò di un organismo sovranazionale che coordinasse gli interventi delle banche centrali e degli Stati. Ma proprio dall´America erano venute le più forti perplessità. Ora quali speranze ci sono? «Guardi, in questo momento mi sembra che tutti facciano a gara per chi è più egoista. Intanto le economie più deboli, dall´Europa orientale all´Asia centrale fino al Pacifico, rischiano di andare in bancarotta con conseguenze devastanti. Quelle est-europee sono le più esposte, perché hanno la necessità di indebitarsi in euro per sostenersi, e così facendo, in un momento in cui la domanda è debolissima, svalutano le rispettive monete. Il risultato è che gli oneri si fanno insopportabili. Per di più l´occidente ritira i finanziamenti per sostenere la sua, di economia. I paesi asiatici con il dollaro sono appena meno a rischio. Il pericolo è che si ripeta una crisi modello ´97, che partì dalle valute proprio in Asia, su scala molto maggiore». Quindi, via alla solidarietà. «Certo, l´ideale sarebbe un nuovo motore globale di finanziamento, ma per ora quello che abbiamo è l´Fmi. C´è anche la Banca Mondiale, che ha però scopi diversi. Il Fmi non deve però coordinare ma intervenire in prima persona, e perciò va senza perdere tempo massicciamente rifinanziato. L´occasione è il G20 di Londra in aprile». Ha un´idea di quanti soldi servirebbero? «Abbiamo calcolato che serve almeno un trilione, mille miliardi di dollari. L´Fmi ha oggi in cassa 250 miliardi. Il resto deve venire dagli Stati membri, ovviamente dai più ricchi ma non solo: ci sono paesi come la Cina, l´Indonesia o anche la stessa Russia che hanno ingenti riserve in dollari, e ad esse dovrebbero attingere. Poi beneficeranno a loro volta eventualmente degli interventi. Se per spingerli a partecipare c´è da cambiare la governance del Fondo, troppo sbilanciata oggi sull´asse Europa-America, lo si faccia. Ma subito».

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berlusconi in libia subito dopo prodi - marco marozzi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 02-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 15 - Esteri Il premier da Gheddafi a 48 ore dal suo predecessore. Ratificherà il Trattato di amicizia e cooperazione Berlusconi in Libia subito dopo Prodi MARCO MAROZZI ROMA - Prima Romano Prodi, poi Silvio Berlusconi. Uno venerdì e sabato, l´altro oggi pomeriggio. Tutti e due a Sirte. Il colonnello Muammar Gheddafi è riuscito a racchiudere in 48 ore un incontro con l´ex premier e un altro con l´attuale premier dell´Italia. Tenendo entrambi fino all´ultimo all´oscuro di chi li avrebbe preceduti o seguiti. Ruoli diversissimi quelli con cui Prodi e Berlusconi sono stati chiamati in Libia. Conoscendo Gheddafi è comunque ben chiara la strategia. Oggi il presidente del Consiglio e il leader libico ratificheranno il Trattato di amicizia e cooperazione firmato in agosto a Bengasi. L´atto vuole chiudere il lungo contenzioso sul colonialismo italiano. L´operazione, approvata a febbraio dal Parlamento italiano e oggi dal Congresso del popolo libico, prevede il pagamento di cinque miliardi di dollari in 20 anni alla Libia. Il Cavaliere e il Colonnello parleranno anche di lotta all´immigrazione clandestina e di investimenti libici in Italia. Berlusconi rinnoverà la richiesta a Gheddafi per il vertice G8 alla Maddalena in luglio. Il Colonnello è già stato invitato come presidente dell´Unione africana: sarebbe la prima volta di Gheddafi in Italia, dove si troverebbe di fronte anche il presidente Usa Barack Obama. Il premier italiano arriverà in Libia dopo il vertice in Egitto, a Sharm el-Sheikh, sulla ricostruzione di Gaza. Gheddafi lo riceverà 48 ore dopo aver salutato Prodi, l´avversario storico di Berlusconi, il vecchio amico, l´europeo che l´ha sdoganato nel mondo, chiamandolo a Bruxelles. Fra furiose accuse ora del tutto dimenticate. Prodi, che a gennaio aveva visto Mubarak, è stato invitato nella tenda di Gheddafi, a Sirte, come capo del gruppo di lavoro Onu-Unione africana che ha preparato un rapporto sulle operazioni di peacekeeping in Africa. Il documento dell´ex premier italiano e del suo staff sarà presentato il 18-19 marzo all´Onu: la Libia è presidente di turno questo mese del Consiglio di Sicurezza a New York, e Gheddafi per il 2009 guida l´Unione africana. Per Prodi potrebbe scattare un nuovo incarico Onu-Ua per tentare di mettere in piedi il suo piano. Lui e Gheddafi hanno parlato della necessità di coinvolgere tutti i paesi che hanno interessi economici in Africa, la Cina e l´Europa in testa, sulle «peacekeeping actions», che coinvolgono 110 mila persone su 18 fronti e hanno un budget annuale di 7-8 miliardi di dollari. Il Colonnello ha anche insistito sulle difficoltà di pacificare un continente immenso, diviso da confini coloniali e con tribù che passano attraverso le nazioni.

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la grande fuga dei manager così crolla la city d'oriente - federico rampini pechino (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 02-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 30 - Esteri La crisi colpisce anche Mumbai e Dubai le megalopoli del futuro sono già a terra La grande fuga dei manager così crolla la City d´Oriente I segnali sono tanti, lo tsunami finanziario sta investendo tutte le piazze asiatiche I club per golfisti sono deserti, nei licei internazionali i banchi restano vuoti FEDERICO RAMPINI PECHINO dal nostro corrispondente «Try Shanghai, Mumbai and Dubai». Non è una canzone, è il consiglio che i cacciatori di teste davano ai banchieri licenziati da Lehman Brothers e Merrill Lynch. Per i trader rimasti senza lavoro a Wall Street e nella City di Londra, la salvezza era l´Oriente. "Provate a Shanghai, Mumbai e Dubai". Quando lo tsunami finanziario ha travolto le grandi banche americane e inglesi, i più audaci non si sono arresi, hanno scommesso sulla "mobilità lunga". A patto di avere il curriculum vitae giusto, mogli disposte al trasloco intercontinentale, uno spirito adattabile e intraprendente, bisognava lanciarsi: le metropoli globali dell´Asia reclutavano talenti nell´alta finanza, nell´informatica, nel marketing. Questo fino a ieri. Di colpo le oasi orientali sono state travolte dall´onda lunga della crisi. Lo schock è stato brutale. In un mese cento top manager bancari sono stati licenziati dalle sedi asiatiche di Bank of America, Goldman Sachs e Morgan Stanley. Quest´ultima ha eliminato 15 dei suoi 110 dipendenti a Dubai: la città più moderna del Golfo Persico è nell´occhio del ciclone, le gru che costruivano grattacieli giorno e notte sono ferme, la più gigantesca bolla immobiliare del Medio Oriente è esplosa. In India la rupia perde quota a rotta di collo. In Cina gli investimenti esteri sono un rigagnolo rispetto ai flussi degli anni scorsi. La recessione che contagia le economie asiatiche s´intreccia con la ritirata delle multinazionali occidentali, costrette a tagliare alla cieca il personale di tutte le sedi. E´ il fuggi fuggi da quelle megalopoli globali che sembravano destinate a una crescita senza fine. Sono sotto schock le città-regine della globalizzazione, i poli di sviluppo che trasudavano dinamismo e opulenza fino a ieri. La più traumatizzata è Shanghai, colpita nel bel mezzo dei preparativi per l´Expo universale del 2010. La City cinese, la New York d´Oriente, aspettava da anni questo appuntamento. Doveva essere la sua rivincita sulle Olimpiadi di Pechino, la sua storica rivale: opere pubbliche faraoniche, infrastrutture grandiose con tecnologie d´avanguardia come il treno ad alta velocità a lievitazione magnetica. L´orgoglio di Shanghai puntava alla leadership su tutte le piazze finanziarie asiatiche, il sorpasso definitivo su Tokyo, Hong Kong e Singapore. Ma adesso l´Expo 2010 sembra un traguardo lontanissimo. Un´emergenza immediata assorbe l´attenzione dei dirigenti locali. La prima comunità di businessmen stranieri ad aver suonato la ritirata è la più numerosa: i sudcoreani. Fino alla fine del 2008 il consolato generale della Corea del Sud censiva 100.000 connazionali solo nel perimetro urbano di Shanghai. Imprenditori, manager, banchieri con le rispettive famiglie. Una città nella città, concentrata in un vasto quartiere di lusso che è stato ribattezzato Little Korea. Con le sue scuole trilingui, gli shopping mall, i ristoranti etnici, i club di golf, le fitness e i karaoke bar. Adesso quella zona diventa un quartiere fantasma. Kim Hee-won, manager del centro commerciale Seul Plaza, calcola che il 20% dei suoi connazionali sono già rientrati in Corea. I negozi e i club di golf sono deserti. Nei licei internazionali molti studenti non si sono ripresentati dopo le vacanze del capodanno lunare, le classi da un giorno all´altro si sono svuotate. La sindrome della fuga investe anche la seconda più grossa comunità di stranieri, i 48.000 giapponesi di Shanghai. Quando Toyota e Sony licenziano decine di migliaia di dipendenti in patria, le sedi estere sono le prossime sulla lista. Tra gli occidentali la ritirata è meno massiccia e vistosa perché sono relativamente meno numerosi. Ma i segnali sono inequivocabili, nessuna metropoli cinese è al riparo. Air France ha ridotto da due a uno i voli quotidiani tra Parigi e Pechino, e in business class il tutto esaurito è un lontano ricordo. Ristoranti-culto per i manager americani a Pechino, come il Lan Club di Philip Stark, l´anno scorso andavano prenotati con settimane di anticipo e ora hanno metà dei tavoli vuoti anche il sabato sera. Una società di cacciatori di cervelli specializzata nel settore finanziario, la Smith & Jessen, ha ricevuto dei veri e propri "Sos" da un centinaio di top manager bancari occidentali che hanno perso il lavoro in Asia e cercano disperatamente di ritornare a casa. A Hong Kong i padroni di case ormai chiedono tre mesi d´anticipo in contanti prima di affittare a un trader di Borsa: quel genere di inquilino che un tempo era il più ricercato, ora può sparire senza preavviso.

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Le opportunità? In Australia e Sud America (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-01 - pag: 4 autore: INTERVISTA Ezio Colombo «Le opportunità? In Australia e Sud America» Marco Morino MILANO L'importante è resistere, con ogni mezzo, per i prossimi 12- 15 mesi. Non trascurando le opportunità che, anche in tempi di crisi, si possono manifestare. Poi dalla primavera/ estate del 2010 l'orizzonte congiunturale potrebbe schiarirsi e la ripresa iniziare a fare capolino. La previsione è di Ezio Colombo, 65 anni compiuti lo scorso 26 febbraio, imprenditore nel ramo delle macchine utensili. Colombo è presidente e amministratore delegato della Ficep di Gazzada (Varese): «La più importante azienda al mondo di carpenteria metallica» tiene a precisare il diretto interessato. I 3/4 dei suoi clienti sono rappresentati dalle grandi imprese mondiali di costruzioni specializzate nei manufatti in ferro: ponti, ferrovie, autostrade, torri per l'elettrificazione, centrali atomiche. E proprio sui mercati internazionali, la Ficep (500 dipendenti e 180 milioni di fatturato consolidato) realizza il 90% dei ricavi. Da esperto conoscitore del commercio mondiale, Colombo lancia un duplice messaggio. Ai colleghi imprenditori, l'industriale lombardo dice di non mollare, perché anche nelle fasi di crisi acuta come l'attuale possono fiorire delle opportunità di business, per esempio in Paesi che in passato erano stati trascurati dall'azienda. Il secondo messaggio, invece, è per le banche. Dottor Colombo, perché le stanno così a cuore le banche in questo periodo A mio giudizio, la fase più critica della crisi che stiamo vivendo è da qui ai prossimi 12-15 mesi. Quindi per molte aziende la capacità di resistenza è condizionata dal sostegno che arriverà dal sistema bancario. Purtroppo notiamo che molte banche hanno contratto pensantemente il credito, attraverso una dura selezione della clientela. Così però si spaventano le imprese e si contribuisce ad alimentare la sfiducia. In questo periodo così delicato, l'accompagnamento delle banche nei confronti del mondo produttivo dovrebbe essere obbligatorio. La sua azienda è presente in tutto il mondo, con le sole eccezioni di Cina e Giappone. Qual è il tratto che più la colpisce della crisi attuale? Si tratta indubbiamente di una crisi globale, le cui cause sono anteriori ai tracolli finanziari di inizio autunno e che vanno ricercate in una crescita abnorme della domanda. I settori più colpiti sono tre: l'auto, la casa e gli elettrodomestici. Ma in generale tutte le imprese ne hanno risentito. Però è giusto reagire e cercare nuovi mercati, soprattutto per un'azienda che una fortissima vocazione internazionale come la nostra. L'Australia, per esempio, sta già lanciando qualche segnale di ripresa. L'India va bene. Il Medio Oriente tiene. L'Europa soffre di più: solo la Francia sembra in una situazione migliore di altri. E gli Stati Uniti Siamo tutti in attesa dei piani di rilancio annunciati dal presidente Obama. Nel nostro caso, per esempio, siamo interessati al piano di rifacimento di 5mila ponti promesso da Obama. Anche il Canada ha promesso il rifacimento di 2mila ponti. Noi guardiamo con molta fiducia anche al Centro e Sud America. Il Brasile havarato un piano di investimenti in opere pubbliche da 45 miliardi di dollari, il Messico da 22 miliardi di dollari; nel complesso gli invstimenti attesi in opere pubbliche in tutta l'Americalatina ammontanoa 50 miliardi di dollari. Il vero problema è il tempo. Ovvero: quanto tempo ci vorrà prima che i piani governativi vengano attuati nel concreto e possano tramutarsi in nuovi ordini per le imprese? La mia previsione è che serviranno appunto 12-15 mesi, ecco perché sono fiducioso per il futuro e dico che dobbiamo resistere. Il portafoglio ordini della Ficep quanti mesi copre attualmente? Sei mesi. Quindi diventa importante aprire nuovi fronti, in Paesi finora trascurati. E torno a insistere: sarebbe opportuno che gli imprenditori non fossero lasciati soli dalle banche in questa fase, ma dovrebbero sentire uno forte sostegno alle loro spalle. La crisi è pesante, ma se viene affrontata in maniera corretta, alla fine un'azienda può anche uscirne rafforzata. LE ESPORTAZIONI «Gli istituti di credito devono sostenere il rilancio del made in Italy nel mondo» LE PREVISIONI «Dobbiamo superare i prossimi 12-15 mesi poi l'orizzonte dovrebbe schiarirsi» Imprenditore. Ezio Colombo

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Hi-tech di qualità contro la recessione (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-01 - pag: 4 autore: Nicchie vincenti. Specialisti dell'eccellenza Hi-tech di qualità contro la recessione Rita Fatiguso BERGAMO. Dal nostro inviato Lungimiranti ma discrete, iperspecializzate, occupano all'estero nicchie ad altissima tecnologia. Un posizionamento che fa da antidoto alle tempeste economico-finanziarie. Sono gli specialisti a prova di crisi, aziende attive nelle linee ad alta velocità, riparano dighe, scavano e trasportano, sfornano macchinari "sostenibili". La Tesmec di Ambrogio Caccia Dominioni si occupa da cinquant'anni di sistemi integrati per la tesatura di linee elettriche e fibre ottiche e lo stendimento di linee elettriche ferroviarie. Tesmec sta costruendo l'alta velocità delle ferrovie. Quali? Cinesi. L'azienda bergamasca è inCina dagli anni Ottanta, così Caccia Dominioni mostra con orgoglio foto che trasmettono un senso di irrealità. «Guardi qui, sono tralicci ferroviari, era il Capodanno cinese del 2007 e intere linee lungo la costa a Est rimasero serrate in un unico blocco di ghiaccio. La Cina era nel buio pesto, ci hanno chiesto una mano, noi eravamo lì». Inaugurata la prima rete di trasmissione al mondo con la tecnologia ad alto voltaggio UHV di collegamento tra Shanxi, provincia ricca di carbone, e le città della provincia di Hubei, nella Cina centrale, il committente, la State Grid Corp. of China (Sgcc), la più grande società cinese specializzata nella distribuzione di energia elettrica, ha avviato due nuove linee elettriche UHV. I lavori si avvarranno dei sistemi di tesatura del gruppo Tesmec, e gli investimenti del Governo di Pechino nelle infrastrutture avvantaggeranno aziende come Tesmec. Cambio di quinta e da Cesena Davide Trevisani, fondatore del gruppo Trevi (data di nascita 1957, trenta sedi in altrettanti Paesi, in Borsa dal 1999, mille milioni di ricavi consolidati nel 2008) commenta:«Quando c'è da rimboccarsi le maniche non ci tiriamo indietro. Eravamo a Pisa per salvare la torre, a Ground zero dopo gli attentati. Dove c'è bisogno di scavi speciali, ci siamo. Innegabile, il momento è difficile, ma per tutti». Essere al posto giusto nel momento giusto è stato per Astaldi un valore aggiunto. Ad esempio l'Est Europa, oggi nell'occhio della recessione. Stefano Cerri, a.d di un gruppo da grandissime infrastrutture (42 milioni di utile netto consolidato nel 2008, in crescita del 10,6% rispetto al 2007), premette: «La crisi non ferma i programmi di sviluppo. Per primi abbiamo puntato su Romania e Bulgaria, ora siamo in corsa per la metropolitana di Varsavia». Controcorrente va anche la Fagioli Group, leader in trasporti "eccezionali". «Stiamo assumendo. Nuovi ingegneri, per noi un asset cruciale – dice Riccardo Tippman, responsabile estero.All'inizio si lavora a stretto contatto con cliente e fornitori per trovare la soluzione migliore. E la soluzione la trovano le persone». Tempismo vincente per Tenova (gruppo Techint) che ha esportato la tecnologia Consteel (macchine per la lavorazione dell'acciaio) anche in Cina. «Questo ha consentito forti risparmi di emissioni di gas, prima in via sperimentale da Guiyang e Xining siamo approdati nella fabbrica di Shaoguan, nel GuangDong, consolidando la presenza del gruppo», ricorda l'ingegner Raimondo di Carpegna Verini, stratega dell'operazione. I cinesi, alle prese con continue emergenze ambientali, ringraziano. rita.fatiguso@ilsole24ore.com LE STRATEGIE Giocando la carta della tecnologia, società come Tesmec, Trevi, Tenova, Astaldi, Fagioli sfidano le tempeste finanziarie

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La green economy parte dai tagli (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-03-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-01 - pag: 10 autore: La green economy parte dai tagli u Continua da pagina 1 L e mosse del Presidente americano avranno conseguenze fondamentali sul futuro dell'energia mondiale.Vediamo perché. Obama e il suo segretario all'energia Steve Chu - condividono l'idea di fondo che tutti gli obiettivi energetici enunciati in campagna elettorale siano raggiungibili solo se gli Stati Uniti consumeranno meno energia a parità di attività svolta. E, soprattutto, se il grosso del risparmio di energia riguarderà il petrolio. Lo spreco americano di energia lascia ampi spazi di recupero di efficienza. Prima della crisi ogni americano consumava 26 barili di petrolio l'anno, contro i 12 di un europeo (occidentale) e i 14 di un giapponese. Lo squilibrio non cambia se si considera l'energia totale consumata dal singolo americano rispetto ai suoi partner avanzati: in rapporto alla popolazione, il consumo di energia degli americani (equivalente a circa 60 barili di petrolio pro capite) è il doppio di quello di europei e giapponesi. Intervenire su un uso così smodato del petrolio e dell'energia è relativamente più semplice, soprattutto in tempi di crisi economica. I problemi finanziari delle famiglie e delle imprese rendono più accettabili provvedimenti di legge che impongono comportamenti energetici più virtuosi. In parte, ogni americano li sta già adottando per tagliare i costi della sua bolletta- diventati insostenibili. Imporre per legge temperature meno estreme per il riscaldamentoe il condizionamento degli edifici (aree di massimo spreco, come sa chiunque si rechi con frequenza negli Stati Uniti), illuminazione notturna più contenuta,standard di efficienza delle auto più elevati e via dicendo è non solo utile e necessario, ma anche relativamente poco costoso rispetto ai risparmi che può generare. Uno dei settori più colpiti dalla rivoluzione dell'efficienza sarà proprio quello automobilistico. Dopo gli standard di percorrenza (chilometri per litro, che negli Usa diventano miglia per gallone) fissati da Gerald Ford nel 1975, nessun presidente americano ha avuto il coraggio di intromettersi con nuove e significative leggi nel folle amore tra consumatore americano e auto di grossa cilindrata. Così, oggi il parco auto del paese è una sorta di idrovora con un'efficienza media inferiore del 40%rispetto al parco auto europeo,un mostro che ogni anno assorbe circa la metà del petrolio consumato dagli Usa e quasi il 12% di quello consumato nel mondo. Quasi sicuramente, per colpire questa idrovora Obama varerà alcuni delle leggi più coraggiose del suo primo mandato. I primi segnali si sono già visti il 26 gennaio, quando il presidente ha firmato due ordini presidenziali in materia di efficienza energetica dei veicoli, volti a aumentare gli standard di percorrenza per litro di carburante. Oltre a imporre nuovi standard di efficienza, non mi stupirei se Obama riuscisse in ciò che negli Stati Uniti è considerato un "suicidio politico": aumentare le tasse sulla benzina. è noto che, negli Stati Uniti, il consumatore paga meno del 20% di tasse sul prezzo alla pompa della benzina, contro il 50% pagato dai giapponesi o il 60-70% di un europeo (percentuale che in Europa cresce al diminuire del costo del greggio, per effetto delle accise). Aumentare anche di pochi centesimi le tasse avrebbe l'effetto di ricavare fondi da impiegare per finanziare altri progetti energetici e - al tempo stesso - stimolare l'acquisto di auto di più piccola cilindrata. In ogni caso, anche senza aumentare le tasse sulla benzina, il dato di partenza del parco auto più inefficiente del mondo occidentale lascia a Obama ampi spazi per ridurre i consumi di carburante degli americani, rendendo realistico un risultato che oggi sembra impossibile: rinunciare entro 10 anni al petrolio importato dal Venezuela e dal Medio Oriente. Tradotto in numeri, questo obiettivo implica una riduzione di circa 3,5 milioni di barili al giorno di petrolio ( circa il 18% del consumo statunitense di petrolio prima della crisi) - pari al doppio di quanto consuma attualmente l'intera Italia. Un obiettivo difficile, certo, ma non impossibile considerando anche il ruolo di battistrada del cambiamento della California di Arnold Schwarzenegger. Se perseguito con coerenza e tenacia, questo obiettivo non cambierà soltanto le abitudini immarcescibili degli automobilisti americani, ma avrà un impatto formidabile sull'intera industria automobilistica mondiale e sul futuro della domanda di petrolio. Se gli Stati Uniti consumeranno meno, infatti, verrà meno uno dei fattori portanti della costante crescita della domanda di petrolio degli ultimi 25 anni. Collegandosi al declino già in atto dei consumi petroliferi negli altri paesi industrializzati (Europa, Giappone e Australia hanno toccato il loro picco di consumi negli anni 90), ciò potrà comportare tassi di crescita della domanda mondiale di petrolio assai meno sostenuti di quelli che oggi tutti si aspettano. Di fatto, a sostenere quella crescita rimarrano solo i paesi emergenti, trainati dalla Cina. Sugli obiettivi annunciati da Obama in tema di fonti rinnovabili aleggiano, invece, alcune incertezze. Nel pacchetto anti-crisi presentato gli ultimi giorni di gennaio, in questo campo il presidente ha annunciato un obiettivo solo in apparenza più stringente rispettoa quello indicato durante la campagna elettorale, che prevedeva il raggiungimento del 10% di rinnovabili sulla produzione di energia elettrica totale entro il 2012. In particolare, Obama- che in un primo momento aveva dichiarato di voler raddoppiare la produzione di rinnovabili entro tre anni -successivamente ha chiarito che l'obiettivo è di raddoppiare la capacità di generazione di energia elettrica «facendo in tre anni ciò che gli Stati Uniti hanno realizzato in trent'anni» - come chiosa il sito della Casa Bianca. Queste dichiarazioni contengono due elementi di confusione. Il primo riguarda la differenza tra capacità di generazione ( semplificando: le pale eoliche e i pannelli fotovoltaici) e produzione di energia elettrica ( cioè l'energia da essi prodotta). Quando si confrontano le rinnovabili con le fonti tradizionali - per esempio il carbone e il gas naturale - questa differenza è abissale, perché un pannellosolare o una pala eolica può lavorare soltanto per il 20-30% del tempo disponibile in un anno,cioè solo quando c'è sole o vento. Al contrario, una centrali tradizionalea gas o carbone sfrutta la sua capacità per l'80% del tempo disponibile. Questo fa sì che raddoppiare la capacità di generazione da rinnovabili sia un obiettivo molto più facile da conseguire rispetto a quello di aumentare significativamente il peso dell'elettricità che esse possono generare. Il secondo elemento di confusione è il perimetro di rinnovabili a cui si riferisce il presidente. Oggi negli Usa la produzione di energia elettrica da rinnovabili è circa il 9% del totale e la gran parte (circa il 70%) proviene da idroelettrico. Raddoppiare in tre anni l'intera capacità di generazione delle rinnovabili - compresa quella idroelettrica - sarebbe impossibile. Inoltre, l'energia idroelettrica americana esiste dalla seconda metà dell'Ottocento, ed è quindi molto più antica di quella esistente da «30 anni» citata dalla Casa Bianca. Al di là della confusione, sembra ormai chiaro che gli obiettivi fin qui enunciati comprendano solo le "nuove rinnovabili" (cioè eolico, solare e alcune biomasse come il legno) e escludano l'idroelettrico. Questo sottoinsieme produce oggi meno del 3%dell'energia elettrica degli Stati Uniti: Obama può riuscire in tre anni a raddoppiarne la capacità di generazione spingendo molto soprattutto sull'eolico, che è già in forte sviluppo e ha un costo accettabile. Di per sé, comunque, uno sforzo del genere non contribuisce granché al fabbisogno energetico americano. è più una forma d'incentivazione e di indirizzo che non una vera rivoluzione. D'altra parte, Obama e Chu sanno benissimo - Chu lo ha dichiarato anche al Congresso - che con le attuali tecnologie per le rinnovabili non si può sperare in una rivoluzione energetica. Per questo intendono puntare soprattutto sulla ricerca scientifica,finanziando in modo più corposo e costante le collaborazioni tra imprese, università e laboratori per sviluppare nuove tecnologie e dispositivi. Dallo sforzo profuso con continuità (150 miliardi in 10 anni) sulla ricerca, tuttavia, è ragionevole attendersi che potranno arrivare grandi discontinuità tecnologiche: è la prima volta nella storia che un simile sforzo viene codificato, e alcuni settori-quelle dell'energia solare in particolare - potrebbero ricevere da esso la spinta finale che fino a oggi è mancata. Lo sforzo di ricerca non risparmierà il carbone. Per quanto possa sembrare strano, infatti,anche un'amministrazione "verde" non potrà rinunciarvi: gli Stati Uniti lo producono in casa - e quindi è sicuro - e a costi relativamente bassi. Cercheranno di contenerne lo sviluppo e di utilizzarlo in modo più efficiente, ma non gli volteranno le spalle. Chu, in particolare, è profondamente convinto che in tempi relativamente brevi sarà possibile catturare e sequestrare su scala commerciale l'anidride carbonica che il carbone produce bruciando. Nel mondo lo si sta già sperimentando, ma i costi sono ancora elevati. L'amministrazione Obama non volterà le spalle nemmeno al nucleare, che Chu considera un elemento imprescindibile di una politica energetica più verde e più sicura. Per l'energia dall'atomo, tuttavia, le complicazioni verranno dalla crisi economica, dagli alti costi iniziali di costruzione di nuove centrali e dalla difficoltà di ottenere credito, soprattutto in mancanza di garanzie sulla futura redditività- almeno per i primi 15-20 anni - delle nuove centrali, in un contesto in cui nessuno vuole assicurare un prezzo privilegiato al chilowattora prodotto da nucleare. di Leonardo Maugeri DIRETTORE STRATEGIE E SVILUPPO ENI

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Lourdes o staminali adulte? (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SCIENZA E FILOSOFIA data: 2009-03-01 - pag: 28 autore: Filosofia minima Lourdes o staminali adulte? H o letto con grande piacere e profitto il volume Interviste su Lourdes curato da Edoardo Caprino e Paolo Scarpa (San Paolo, pagg. 126, 11,00), che ospita riflessioni di illustri rappresentanti del mondo cattolico, Ravasi, Tettamanzi, SchÖnborn, Scola, Mancuso, Sequeri, Bertone, e poi il rabbino Laras e i filosofi Cacciari e Reale. è una lettura che consiglio sia ai lettori che credono in Dio e nell'Immacolata Concezione, tema portante del volume insieme alle esegesi su topoi come la roccia, la grotta e la luce, sia a coloro che, come chi scrive, credono, e assai fermamente, a cose lontane anni luce da tutto ciò (e che, sia detto per inciso, non amano per niente la categorizzazione di «non credenti»). Un fenomeno come quello di Lourdes va preso massimamente sul serio, perché ha a che fare direttamente con il tema attualissimo del «prendersi cura», anche relativamente a malati che vengono definiti «senza speranza». Il pellegrinaggio, la riflessione su di sé e sulla propria vita, lo staccarsi dalla quotidianità per elevarsi al di sopra dell'odio e delle piccinerie consuete, il raggiungere una meta intrinsecamente legata all'idea di sacro, sono dimensioni che tutti, in qualche momento della nostra vita, sentiamo di dover esperire, e di cui si comprende bene anche la possibile efficacia. Spirituale e, per certi versi, terapeutica. Ora però, proprio in questi giorni, ho dovuto riflettere su un altro genere di «viaggi della speranza »: quelli che molti malati intraprendono per andare in Cina, in Russia, in Thailandia, per farsi curare con le cellule staminali. Lo spunto è una notizia uscita su «Plos-Medicine». Un giovane israeliano malato di atassia fa 5 viaggi in Russia, dove gli trapiantano cellule staminali neurali, quindi adulte, provenienti da feti abortiti. Tornato in Israele è colpito da un persistente mal di testa. Dipende dalle masse di cellule che il ragazzo ha ricevuto da almeno due diversi donatori, che hanno sviluppato un terribile tumore. Purtroppo la Chiesa, negli ultimi anni, più che delle anime sembra volersi occupare dei nostri poveri corpi, e ha incoraggiato questo genere di «viaggi della speranza». Ribadendo ossessivamente l'inutilità,oltre che l'immoralità,della ricerca sulle cellule staminali embrionali, ha diffuso idee errate su fantomatici «miracoli delle staminali adulte». Ma per fortuna sono ancora in molti i malati che scelgono, assai saggiamente, di intraprendere un cammino spirituale verso Lourdes. di Armando Massarenti

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Cina, teatro totale (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MUSICA data: 2009-03-01 - pag: 35 autore: Cremona Cina, teatro totale Assente dagli anni '70, l'Opera di Pechino torna a mettere in scena la sua fusione di mimo, danza, acrobazia, arti marziali, canto e musica in quattro antichi racconti ben interpretati di Marinella Guatterini I l primo interrogativo è già un enigma. Come mai l'Accademia Nazionale di Tianjin si fregia del titolo di Opera di Pechino, se Tianjin è una città di dodici milioni di abitanti, che dista duecento chilometri dalla capitale? Tentare di comprendere, nell'arco di due ore, le origini, la storia, la complessa evoluzione di un genere spettacolare, risalente al secondo millennio a.C., effettivamente nato a Pechino ma tuttora vivo in ogni regione della Cina e con ben centotrenta varianti, è impresa disperata. Meglio abbandonarsi, come ha fatto lo spaesato ma plaudente pubblico del Ponchielli di Cremona, alla stupefacente espressività emotiva di interpreti contemporaneamente acrobati, cantanti, ballerini, mimi e giocolieri, alla stranezza di canto e musica, priva di sviluppo armonico, e al fascino di leggende antiche raccontate in costumi di squisita eleganza simbolica. Se si considera che l'Opera di Pechino, "opera" non certo in senso occidentale, latitava dalla fine degli anni Settanta,l'approdo cremonese e le successive repliche, in aprile, della prestigiosa Accademia Nazionale di Tianjin sono davvero un duplice evento. Spezzano l'incomprensibile diffidenza italiana verso questo fastoso esempio di teatro totale ( invece ospite assiduo in Francia, Inghilterra, Germania), munito di una sua orchestra di piatti, gong, flauti, tamburi, violini a due corde, oboi e cetre dal suono molto simile ai banjo afro-americani, e con attori esperti in un ruolo e solo in quello. Come il pluripremiato Wang Ping, pare il miglior Re delle scimmie di tutta la Cina nell'omonimo racconto in cui, vestito di giallo e con maschera, lancia e fa roteare bastoni con piedi e mani, e grazie alle tipiche pose dell'arte marziale e al mulinello delle armi, riesce a sconfiggere gli ospiti abusivi del giardino dei fiori di pesco. Un ambiente che non vediamo affatto ma non ne abbiamo bisogno: nell'Opera di Pechino,quasi priva di scenografie,è l'interprete a creare l'illusione della realtà. Quando, nella pièce Il braccialetto di giada, una sedicente contadina, tutta stretta in un istoriato costume rosa, distribuisce il mangime a immaginarie oche e galline ne possiamo contare i chicchi, tanto è accurata la sua mimica, vezzosa la camminata a piccoli passi eseguiti coi piedi fasciati e issati su tacchi altissimi. Di questa «fanciulla dallo spirito vivo» (o huadan, il vero ruolo della contadina) che lancia incantevoli richiami al pollame, si innamora a prima vista un giovane intellettuale con un imponente ventaglio dorato, e lascia scivolare a terra il monile, pegno del suo imprevedibile amore. Peccato che nella succinta presentazione di questa commedia risalente all'epoca Ming, manchi il finale con l'intermediaria anziana, incaricata di concludere un'unione matrimoniale cui non assisteremo mai. Nell'ansia di non appesantire il primo impatto contemporaneo del pubblico italiano con l'Opera di Pechino, gli organizzatori hanno meritoriamente scelto, in un repertorio di oltre duemila brani, pezzi agili, variopinti e poco recitati, ma qua e là hanno esagerato nelle sintesi narrative. Al remoto Racconto dei generali della famiglia Yang, storia di un nobile eroe, ingiustamente esiliato, sono stati sottratti le guardie infide, mandate a ucciderlo e i locandieri protettivi: la pièce è così ridotta a un effervescente combattimento in forma di danza, in cui si comprende bene la diversità di rango dei due guerrieri dalla mimica aulica e dai balzi felini del primo, contrapposti alle acrobazie quasi striscianti a terra del secondo (un chou, ruolo comico, contraddistinto anche dal naso colorato di bianco), ma sfugge l'oggetto della contesa. Chiarissima ed esemplare nell'immancabile lieto fine, in linea con l'ideologia di Confucio, è invece l'intera Leggenda del serpente bianco: anche gli strumentisti, sempre in scena, svelano la loro funzione di sostegno ai gesti fissi e codificati di demoni, diavoletti, guerrieri che qui si contendono un deposito di denaro. Ma l'eroina, una fata in verde con copricapo sovraccarico di perle e ballonzolanti pon pon, sconfigge tutti, con la grazia morbida delle sue mani arcuate, distribuendo ai poveri, da brava moralizzatrice, la ricchezza portata in trionfo sopra una carriola. 1Opera di Pechino/Accademia Nazionale di Tianjin, Teatro Ponchielli, ove la rassegna «La Danza» continua il 3 marzo; Teatro Comunale, Modena, 14 aprile; Teatro Nuovo, Udine, 15 aprile. Sgargianti. Una scena della coreografia «Il re delle scimmie» dell'Opera di Pechino al teatro Ponchielli di Cremona GIANPAOLO GUARNERI

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Il vertice di Bruxelles/L'Ue non parla con una voce sola. Debole di fronte alla crisi (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 02-03-2009)

Argomenti: Cina

Il vertice di Bruxelles/L'Ue non parla con una voce sola. Debole di fronte alla crisi di Pino Agnetti 02-03-2009 Non è stato, per fortuna, un consulto sul cadavere. Però, la classica foto di gruppo dei 27 leader e capi di stato dell'Unione europea (assente la Merkel giunta in ritardo a causa di problemi al suo aereo) riunitisi ieri a Bruxelles per l'ennesimo vertice sulla crisi ha ricordato ugualmente la celeberrima "Lezione di anatomia del dottor Tulp" di Rembrandt. Complici i segnali ben poco allegri che hanno preceduto l'incontro, a cominciare dall'ultimo discorso radiofonico del sabato di Barack Obama. Una sorta di "manifesto" dell'orgoglio nazional-obamista ("Io lavoro per il popolo americano") certamente rivolto, in prima battuta, contro le super lobby di Washington. Ma che è riuscito a far rizzare i capelli in testa pure ai governanti europei, giustamente terrorizzati all'idea di una sterzata della nuova amministrazione americana in senso (anche se non apertamente) protezionista. Così come dalla prospettiva di ritrovarsi declassati al ruolo di alleati marginali del gigante Usa, a tutto vantaggio della Cina (preoccupazione rinfocolata dal recentissimo viaggio a Pechino della neo-segretaria di Stato, Hillary Clinton). Come se non bastasse, di vertici ieri se ne sono tenuti in effetti due. Con i leader di nove Paesi dell'Est a un passo dal crac finanziario autoconvocati in un pre-conclave tanto rissoso quanto, in termini d'immagine, disastroso per l'Unione. Impressione aggravata dalla partecipazione alla riunione dei nove (quasi a conferirle una sorta di "ufficialità") del presidente di turno Ue, il ceco Mirek Topolanek. Questi, reduce da una incredibile gag a casa sua (la finta proclamazione di fronte al Parlamento di Praga dello stato di emergenza, giustificata in seguito come "un innocente scherzo di carnevale"), è riuscito così ad alimentare lo spauracchio di una clamorosa separazione in casa fra Paesi della zona Euro e dell'Est. Tutto ciò, a vent'anni esatti dal crollo del muro di Berlino! Roba da mandare completamente di traverso la successiva colazione di lavoro a 27 soprattutto a chi, come il presidente francese Nicolas Sarkozy, aveva particolarmente insistito per la convocazione di un vertice Ue informale utile a "registrare i bulloni" in vista di quello ordinario della seconda metà di marzo e del fondamentale appuntamento del G20 di Londra del 2 aprile prossimo. Poi, si sa, c'è sempre qualcuno che deve preoccuparsi di riattaccare i cocci. Decisiva, in questo senso, è risultata ieri la conferma da parte francese della rinuncia a sottoporre gli aiuti di stato per l'industria automobilistica nazionale al vincolo di non delocalizzare la produzione altrove (leggasi nella repubblica Ceca). Il che ha permesso di salvaguardare, se non altro, la parvenza di una comunità d'intenti fra vecchia e nuova Europa. Nuovamente allineate sotto le bandiere del "no" al protezionismo, dello sblocco dei canali del credito ("Ma con il necessario giudizio e distinguendo da caso a caso", ha precisato seccamente il cancelliere tedesco) e della fede nel mercato unico interno definito nel comunicato finale il principale motore "per sostenere la ripresa e l'occupazione". In realtà, a farla da padrone ieri a Bruxelles è stato il timore dei "grandi" - Germania, Francia, Gran Bretagna ed anche Italia - che i rispettivi sistemi bancari, più o meno pesantemente esposti nei Paesi dell'ex blocco socialista, possano presto subire una catastrofica onda di ritorno dalla bancarotta di partner quali Ungheria, Romania, Bulgaria e Lettonia. E, più ancora, le paure per un possibile collasso dei due anelli - Grecia e Irlanda - al momento più deboli dell'area euro, il cui default potrebbe scatenare una pandemia tale da compromettere la tenuta della stessa Eurolandia. Cioè, del sistema nervoso centrale dell'intero Continente. Difendere ad ogni costo la coesione dell'Euro e dell'Ue è stata la "linea del Piave" attorno a cui il pacchetto di mischia formato da Merkel, Sarkozy, Gordon Brown e Berlusconi è riuscito, alla fine, a chiudere il vertice senza troppi danni. Ma mai come ieri si è avvertita l'assenza di una voce capace di esprimere una unità economica ed anche politica reale. E di sfidare la crisi dicendo, per parafrasare Obama, "Io lavoro per il popolo europeo".

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le mani dello stato sull'economia in crisi - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 36 - Cultura La cura migliore Lenin a Washington Un caso sono i "salvataggi" che impediscono la scomparsa di aziende ritenute strategiche altra cosa è ritenere la proprietà pubblica la migliore cura contro i "monopoli naturali" L´opposizione repubblicana accusa l´amministrazione guidata da Barack Obama: "Lenin e Stalin sarebbero molto contenti di ciò che sta accadendo qui Le mani dello Stato sull´economia in crisi Sotto il peso dei recenti sconvolgimenti finanziari sta cambiando lo scenario dell´economia mondiale. Da private che erano banche e aziende in difficoltà potranno diventare di proprietà pubblica. Ma non tutti in America e in Europa sono d´accordo FEDERICO RAMPINI Oggi in America nelle residue roccaforti della destra repubblicana è di moda attaccarsi sul paraurti dell´auto un adesivo con su "Comrade Obama, U. S. S. A". Il compagno Obama sarebbe il leader degli United Socialist States of America? Non ha dubbi Mike Huckabee, l´ex governatore dell´Arkansas che corse per la nomination repubblicana: «Lenin e Stalin sarebbero felici di quel che sta accadendo qui». A scatenare l´ira dei conservatori è una parola: nazionalizzazioni. Finora parziali, striscianti, non-dette, ma pur sempre nazionalizzazioni. Per i repubblicani non conta che perfino il loro ex-idolo Alan Greenspan, al vertice della banca centrale dai tempi di Ronald Reagan a George Bush, abbia dato la sua benedizione. «Può essere necessario � ha detto di recente Greenspan � nazionalizzare temporaneamente alcune banche per poterle risanare». La ragione per cui l´America adotta una misura così drastica è semplice: forza maggiore. I più grandi istituti di credito � da Citigroup a Bank of America sarebbero già falliti senza l´aiuto dello Stato. Non ci si può permettere di abbandonarli al loro destino. La bancarotta di una banca ben più piccola come Lehman nell´autunno scorso creò un effetto-collasso su tutta la finanza mondiale. E visto che il contribuente ha già versato centinaia di miliardi di dollari alle banche, il minimo che può pretendere in cambio è che lo Stato possa influire sulla loro gestione. E´ uno strappo storico? «Non è vero che la nazionalizzazione sia estranea alle tradizioni americane � scrive il premio Nobel dell´economia Paul Krugman � al contrario, è americana quanto la torta di mele». E spesso vi hanno fatto ricorso presidenti di destra. Fu il repubblicano Richard Nixon nel 1971 a varare il salvataggio dell´azienda di armamenti Lockheed trasferendola temporaneamente sotto la tutela pubblica. Negli anni Ottanta Reagan firmò un´analoga nazionalizzazione di Chrysler, Bush padre lo fece con le casse di risparmio in bancarotta (Savings and Loans). Tutte quelle operazioni ebbero un costo assai modesto rispetto ai salvataggi bancari in atto oggi. Ma c´è un elemento in comune. Le nazionalizzazioni americane sono state quasi sempre provvisorie, la risposta a un´emergenza. Lo Stato è subentrato agli azionisti privati per scongiurare fallimenti che potevano minacciare la sicurezza nazionale, o la stabilità finanziaria, o creare danni sociali insopportabili. Appena possibile il governo ha riprivatizzato quelle aziende. Non fu molto diverso neppure l´atteggiamento di Franklin Delano Roosevelt durante la Grande Depressione. Benché i suoi avversari accusassero anche lui di essere un socialista, non lo era affatto: era un liberale concreto, disposto a sperimentare qualsiasi ricetta pur di superare una crisi spaventosa. Nel cercare ispirazione, più che all´Unione sovietica Roosevelt guardò con interesse all´Italia fascista. Dopo il crac del 1929 il consigliere di Mussolini Alberto Beneduce salvò dal fallimento le maggiori banche italiane con l´ingresso dello Stato nel loro capitale, poi inventò l´Iri (anche queste originariamente dovevano essere soluzioni provvisorie, in realtà in Italia lo Stato-padrone durò oltre mezzo secolo). Roosevelt imboccò la strada delle nazionalizzazioni in modo molto pragmatico. Creando la Tennessee Valley Authority, per esempio, diede vita a un´azienda di Stato nell´energia elettrica per spezzare l´oligopolio dei privati e influenzare le tariffe. Bisogna andare in Europa per trovare un altro tipo di nazionalizzazione: teorizzata come una soluzione superiore alla proprietà privata; più equa o più efficiente; più conforme a difendere l´interesse nazionale; più benefica per i lavoratori e per i cittadini. L´antenata di quelle nazionalizzazioni è l´esproprio dei beni della Chiesa deciso dalla Rivoluzione francese nel 1789. Con l´avvento del pensiero socialista il ricorso alle nazionalizzazioni diventa sistematico: i bolscevichi in Russia aboliscono la proprietà privata delle terre nel 1917, quella delle banche e dell´industria nel 1918: come voleva Karl Marx, i mezzi di produzione vanno collettivizzati nella dittatura del proletariato (la stessa strada imboccata da Mao Zedong in Cina nel 1949). In Francia lo statalismo ha radici profonde in diverse tradizioni politiche e le nazionalizzazioni sono state bi-partisan: nel 1936 il Fronte Popolare requisì le ferrovie e la nascente industria aeronautica; tra il 1944 e il 1946 Charles De Gaulle espropriò la Renault, le quattro banche principali, il trasporto aereo, le miniere, l´energia elettrica e il gas. L´ultima celebre ondata di nazionalizzazioni fu lanciata dal socialista FranÇois Mitterrand nel 1982 e portò sotto il controllo dello Stato tutte le maggiori imprese industriali e bancarie: al termine, nel 1983, il 25% dei lavoratori francesi apparteneva al settore pubblico. In Inghilterra il Labour Party nazionalizzò il carbone nel 1946, l´energia elettrica nel 1947, le ferrovie nel 1948, l´acciaio nel 1967, la Rolls-Royce aeronautica nel 1971 e infine la casa automobilistica British Leyland nel 1976. I casi sono molto diversi, com´è evidente dall´elenco inglese. Talvolta ci furono le nazionalizzazioni-salvataggio per impedire la scomparsa di aziende moribonde ma ritenute strategiche o socialmente vitali. Altre volte i governi europei (non sempre e soltanto di sinistra) hanno visto nella proprietà pubblica la migliore cura contro le rendite parassitarie nei «monopoli naturali» come l´energia, le telecomunicazioni, i trasporti, la radiotelevisione. Così fu motivata in Italia la creazione dell´Enel e la nazionalizzazione dell´energia elettrica decisa dal primo governo di centro-sinistra nel 1962: l´ente pubblico subentrava a una giungla di oltre mille operatori privati che avevano spolpato il consumatore, creando per di più gravi disparità regionali. L´ondata delle de-nazionalizzazioni lanciata da Margaret Thatcher nel 1979 non fu solo una svolta ideologica, la conseguenza di un ribaltamento quasi universale nei rapporti di forze tra destra e sinistra. Pesavano altrettanto le innovazioni tecnologiche. In molti settori � cominciando dalle telecom � divenne obsoleto il concetto di "monopolio naturale". I progressi di efficienza erano agevolati dalla competizione fra attori privati. In qualche caso l´azionista pubblico ha resistito con buoni risultati: la Francia non avrebbe una leadership mondiale nell´energia nucleare e nell´alta velocità ferroviaria, se quei settori fossero stati risucchiati nella logica del profitto di breve periodo che caratterizza le società private. La proprietà pubblica però non è sempre una garanzia, né per il contribuente né per il consumatore: proprio in Francia uno dei più gravi scandali finanziari dal dopoguerra ha avuto come protagonista il Crédit Lyonnais quando era di Stato. Oggi non c´è in nessuna parte del mondo un "pensiero forte" che teorizzi il ritorno sistematico allo Stato-padrone. Le nazionalizzazioni stanno avvenendo controvoglia, per puntellare interi blocchi del sistema economico che stanno franando. Come insegnò John Maynard Keynes, ci sono momenti in cui il capitalismo va salvato da se stesso.

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dalla cina alla colombia il rock lingua planetaria - carlo moretti roma (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 42 - Spettacoli Il resto del mondo Dalla Cina alla Colombia il rock lingua planetaria CARLO MORETTI ROMA Neanche MySpace può servire da bussola per orientarsi nel mondo del rock quando lo si intenda come pianeta Terra. E Youtube è solo un antidoto all´inevitabile stordimento. è l´altra faccia del mercato globale che, accanto alle autostrade su cui viaggiano i gruppi ancora imposti dalle multinazionali, vede una Babele delle lingue e un groviglio di percorsi in cui si rischia di perdersi. Prendi ad esempio il Giappone, perché anche il Sol Levante ha le sue Vibrazioni: si chiamano L´Arc en Ciel e cantano in giapponese un pop rock melodico che ricorda molto da vicino le atmosfere della band milanese. Gruppi da alta classifica, come i colleghi Asian Kung-Fu generation, che da noi non hanno però neanche un´eco lontana. Tra i più conosciuti ci sono i Mongolian Chop Squad (che però cantano in inglese) più famosi all´estero perché hanno legato il loro successo al fumetto "Beck". Dall´altra parte del pianeta, in Colombia si fa largo il "tropi-pop" (il pop tropicale) e i Los De Adentro ne sono gli alfieri mentre per il rock crescono gli Aterciopelados. Il Portogallo sta conoscendo il suo David Byrne, si chiama David Fonseca, la Spagna esalta il pop rock di Amaral mentre in Israele la star è David De´Or. Nelle Filippine i Sandwich fanno un rap rock molto inglese cantando nella loro lingua mentre i Chicoshi hanno un approccio punk rock. Per non parlare del rock alternativo che in Cina si è riunito per celebrare con un cd i 10 anni dalla scomparsa di Zhang Yu dei Tang Destiny. C´erano le icone del rock cinese, come Xu Wei, Zhang Chu, Gao Qi, e la giovanissima promessa della chitarra Chen Lei.

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diamond league dal 2010, ma il golden gala è in dubbio (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 47 - Sport Atletica Diamond League dal 2010, ma il Golden Gala è in dubbio MONTECARLO - Rivoluzione nei programmi della grande atletica: dal 2010 al posto della Golden League ci sarà la Diamond League (foto Bolt): non più 6 meeting europei, ma 12 che toccheranno anche Cina e Usa. Golden Gala in dubbio: si sta cercando l´accordo economico con la Iaaf.

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artusi: per battere i francesi un'alleanza tra stilisti e fiera (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina III - Milano "Questa settimana è ancora troppo frammentaria, bisogna compattarsi" Artusi: per battere i francesi un´alleanza tra stilisti e Fiera Tutta la filiera deve lavorare insiemesenza gelosie Manifestazioni «ancora troppo frammentarie» come calendario degli eventi e come geografia degli spazi espositivi. Condizioni che, nella pratica, rendono Milano poco competitiva con l´altra grande capitale della moda. Invece, «se la moda italiana vuole opporre una vera concorrenza a Parigi, bisogna fare sempre più manifestazioni di filiera». Parola di Claudio Artusi, amministratore delegato di Fiera Milano, che partecipava alla presentazione del Mipel, il salone della pelletteria che parte domani a Rho-Pero. Una dura critica, quella di Artusi, a un settore che sembra incapace di fare squadra, nonostante le previsioni di una crisi globale e le nuove forme di commercio impongano di ripensare le tradizionali esposizioni. «Il mondo della moda è fatto di grandi individualità e a volte è difficile mettersi insieme, ma in un periodo di crisi non sempre è meglio andare da soli», ha spiegato, assicurando che Fiera Milano farà la sua parte per risalire la china nella sfida che, nei mesi scorsi, ha fatto segnare punti a Parigi, preferita dai grandi stilisti - che provocatoriamente avevano rinunciato alla piazza milanese - e dai compratori anche per la compattezza dei calendari. Un primo passo in questo senso è la concentrazione di appuntamenti del settore degli accessori, che partono tutti a ridosso della chiusura delle sfilate moda donna. Domani, appunto, tocca a Mipel, aperta fino a sabato, Micam - la fiera della calzatura - e a Mifur - quella delle pellicce - , mentre venerdì apre Mido, la mostra internazionale di ottica. E proprio la fiera della pelletteria si apre con un occhio sui dati delle vendite nello scorso anno. Nel 2008, infatti, la produzione del settore pelletteria è stata di quasi quattro miliardi di euro, con una crescita dell´1,3 per cento rispetto all´anno prima e un consistente rallentamento nel secondo semestre, in coincidenza con l´inizio della crisi economica. Un segnale positivo hanno avuto le esportazioni (per un valore di tre miliardi di euro, più 3,3 per cento), molto orientate verso i mercati della Russia, degli Emirati Arabi e della Turchia), mentre le importazioni (specie da Cina e Hong Kong) sono rimaste stabili sul miliardo e mezzo di euro. A segnare il passo, secondo i dati dell´Aimpes, l´associazione dei pellettieri, i consumi delle famiglie italiane. Le speranze sono riposte nel salone che apre domani, «nonostante la congiuntura sfavorevole», come spiega Giorgio Cannara, presidente di Aimpes. Per risollevare morale e acquisti, la fiera conta su 400 marchi, 30mila metri quadrati di esposizione, eventi fuori salone. (or. li.)

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costa collega cina e taiwan (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 03-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XI - Genova L´annuncio Costa collega Cina e Taiwan Costa Crociere ha ottenuto il via libera da parte del Ministero dei Trasporti della Repubblica Popolare Cinese per tre crociere tra Cina e Taiwan, tra aprile e maggio, con partenza da Shanghai. Saranno le prime crociere a collegare direttamente la Cina a Taiwan.

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Il rischio più grande è aumentare la sfiducia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2009-03-03 - pag: 1 autore: OBIETTIVO RIPRESA Il rischio più grande è aumentare la sfiducia di Alberto Alesina e Ignazio Angeloni H a fallito il capitalismo? A leggere i giornali, non solo italiani, sembrerebbe proprio di sì. Conferenze e riunioni internazionali ormai non fanno notizia se non parlano del disastro in cui il sistema basato sulla triade globalizzazione-liberalizzazione- finanza ci ha gettato e se non fanno a gara nel proporre nuove formule per un capitalismo sostenibile ( in contrasto con quello attuale, insostenibile), fatte per lo più di regolamentazione e controlli pubblici, ove non di statalizzazione tout court. A leggere i giornali di queste settimane sembrerebbe un gioco da ragazzi inventarsi un nuovo sistema economico. Il pendolo politico, e al seguito quello mediatico, si stanno spostando violentemente rischiando di travolgere coloro che hanno sostenuto e sostengono un sistema economico nazionale e internazionale di libero mercato, basato appunto su quella triade. Il sistema cioè che, affermatosi nei primi anni 80 su ispirazione e leadership degli allora governi conservatori inglese e americano, è divenuto poi punto di riferimento in ogni continente e per quasi ogni parte politica. I fatti però sono testardi e parlano diversamente. In nessun periodo storico l'economia del mondo ha goduto di un'espansione stabile e sostenuta come in questo ultimo quarto di secolo. La crescita alta e, si badi, molto stabile in tutti i Paesi avanzati, è stata ancora più forte nei Paesi che oggi, proprio per questa ragione, chiamiamo emergenti, ma che una volta si chiamavano poveri. E non è solo Cina. L'India, 25 anni fa epitome incurabile dell'arretratezza economica, è oggi un anello vitale della catena produttiva mondiale (anche nel 2009, nel mezzo della crisi, crescerà del 5%). Per non parlare di parte dell'Africa, che ha avuto solo in questi anni la possibilità di uscire, pur tra mille contraddizioni, dal vicolo cieco della povertà estrema. E così via. Questi risultati non sarebbero stati raggiunti senza i tre corni della triade, cioè senza un sistema di commercio e finanza liberi a livello globale. Tutto questo non è cancellato dalla grave recessione che oggi viviamo: è un risultato acquisito. Non è vero che la crisi vanificherà queste conquiste. I pessimisti hanno argomenti: gli interventi dei governi non sono per il momento serviti, la sfiducia aumenta, i mercati azionari continuano a cadere. Continua u pagina 10 l'articolo prosegue in altra pagina

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Rimpasto a Cuba, Raul silura tre uomini-chiave del Governo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-03 - pag: 8 autore: L'Avana. Via capo di gabinetto e titolari di Economia ed Esteri Rimpasto a Cuba, Raul silura tre uomini-chiave del Governo Roberto Da Rin BUENOS AIRES. Dal nostro corrispondente Tre ministri silurati. Ma soprattutto molti dubbi sul prosieguo del "nuovo corso" che ora si preannuncia meno riformista rispetto alle attese. A un anno di distanza dall'insediamento di Raul Castro alla presidenza di Cuba, un rimpasto di Governo rimuove il capo della diplomazia Felipe Perez Roque; il ministro dell'Economia Jose Luis Rodriguez; e il capo di gabinetto Carlos Lage. Agli Esteri arriva Bruno Rodriguez, finora viceministro e al posto di Lage arriva José Amado Ricardo Guerra. Del nuovo responsabile del dicastero economico per ora non vi sono comunicazioni al riguardo. La motivazione del Consiglio di Stato, l'organismo preposto alle scelte, è quella di una «ristrutturazione e snellimento » dell'Amministrazione di Stato. Una di quelle dichiarazioni criptiche che di solito sottendono scelte politiche molto nette. L'unica certezza è che i ministri rimossi erano tra gli interpreti più esposti di una linea un po' meno dirigista. Insomma l'era di Raul. com (foriera di flessibilità e piccole iniezioni di mercato) che piaceva all'Europa, agli esuli di Miami meno oltranzisti pare già archiviata o almeno rallentata. Le mosse giocate sulla scacchiera politica de L'Avana non sono sempre facili da decrittare ma negli ultimi mesi erano stati lanciati segnali interessanti. Interpretati come segnali di apertura. Da una parte la linea "isolazionista" di Raul, nell'accezione più positiva del termine, di chi rinuncia all'idea di "esportare il socialismo". E contestualmente "l'internazionalizzazione" di Raul, ovvero la volontà di diversificare le relazioni internazionali: il consolidamento dei rapporti con la Cina, ma anche con la Russia, il Brasile, il Messico di Calderon (presidente di centrodestra), e poi la Spagna, l'Argentina, il Cile. E poi l'invito di pochi settimane fa, rivolto a Barack Obama a «dialogare senza intermediari, direttamente». Da parte americana gli ultimi segnali lanciati da Obama risalgono alle battute finali della campagna elettorale, da cui appariva chiara la volontà di aprire a Cuba. Ora il siluramento di Perez Roque e di Carlos Lage, due giovani nel panorama gerontocratico de L'Avana, getta una luce sinistra sulla reale volontà di procedere a un cambio, pur cauto. E ora aleggial'ipotesi "maquillage". Il paradosso è che la società cubana non pare fremere per cambi politici troppo accentuati. Secondo un'inchiesta clandestina effettuata da un'istituto di sondaggi finanziato dal Partito Repubblicano americano, il 50% dei cubani auspica delle riforme economiche, ma solo il 10% desidera riforme politiche. PERSONAGGI ILLUSTRI Si tratta dei politici più conosciuti fuori dall'isola Leader riformisti, come Lage e Roque, che erano stati in corsa per sostituire Fidel

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Il compratore cinese non pagherà i bronzi di YSL (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-03 - pag: 12 autore: Il compratore cinese non pagherà i bronzi di YSL Ha un nome il compratore delle due statue ( nella foto) della collezione Yves Saint Laurent trafugate in Cina 150 anni fa dagli anglo-francesie messe all'asta da Christie's la scorsa settimana. è il cinese Cai Mingchao, che ha dichiarato di non poter pagare i 31 milioni di dollari dovuti. Ma si tratterebbe di una manovra del Governo cinese per bloccare l'asta AP/LAPRESSE

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In salita la richiesta cinese di rame (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-03-03 - pag: 40 autore: Metalli non ferrosi. I prezzi vantaggiosi favoriscono acquisti di ristoccaggio In salita la richiesta cinese di rame Gianni Mattarelli MILANO La domanda cinese di rame è segnalata in aumento ormai da qualche settimana. Secondo la Macquarie Research, in Cina c'è un crescente interesse all'acquisto da parte di utilizzatori finali che stanno approfittando delle maggiori facilitazioni di credito dalle banche locali, mentre prendono anche vantaggio dai prezzi bassi attuali per effettuare operazioni di ristoccaggio. I consumatori cinesi starebbero infatti ricostituendo le giacenze, che erano scese in media a 2-3 giorni di consumo, portandole a 7 giorni, livello tuttavia ancora inferiore alla tipica quantità di 2-3 settimane che aveva caratterizzato gli anni 2006 e 2007. è anche in corso un picco stagionale della domanda in alcuni settori quali l'industria degli elettrodomestici, che è aumentata in gennaio a un tasso medio annuo del 35%, dopo una caduta del 16% registrata in novembre. La scarsità mondiale di rottame di rame, materia prima utilizzata per la produzione di semilavorati, sta indirizzando i fabbricanti cinesi – ma anche quelli di altre parti del mondo– a impiegare catodi, con il risultato di rendere più cari i rottami, che attualmente vengono venduti a un prezzo superiore alla quotazione London Metal Exchange (Lme), invece che a sconto, come avviene in situazioni normali di mercato. Contemporaneamente è aumentata la richiesta di catodi, i cui premi, ossia i sovrappiù da pagare sulla quotazione Lme per comperarli, sono saliti nei magazzini dell'Estremo Oriente a 75 $, mentre in quelli del Nord Europa rimangono intorno a 10-15 $. Allo Shanghai Futures Exchange (Shfe) il prezzo del rame è superiore di 150-200 $ a quello di Londra. Il fatto favorisce operazioni di arbitraggio con acquisti di rame sull'Lme e contemporanea vendita sull'Shfe, manovre che si riflettono sui movimenti di catodi, che da alcuni giorni riportano uscite dai magazzini ufficiali asiatici (destinate a continuare, considerato che le quantità già registrate per la spedizione da questi magazzini era ieri a 27mila tonnellate, su un totale di cosiddetti warrant cancellati di 40.525 tonnellate). Nonostante questi segnali di risveglio della domanda cinese, le posizioni nette a termine detenute dagli speculatori al Comex di New York si mantengono largamente in vendita e si immagina che une situazione simile esista all'Lme (che non pubblica queste statistiche). Questa predisposizione di attesa di ribassi è la diretta influenza sia della situazione fondamentale globale negativa che dell'attuale quotazione. Essa, ancorché ritenuta bassa dagli analisti, è tuttora superiore al valore storico ciclico. Ma se il fenomeno della importazioni della Cina dovesse continuare e le giacenze Lme cessassero di aumentare, molte posizioni speculative potrebbero essere chiuse, ignorando le ragioni fondamentali che le avevano promosse. Il risultato sarebbe quello di aggiungere sostegno al mercato, almeno sul breve termine.

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Asia, prove tecniche di unione (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-03 - pag: 23 autore: Focus. L'Asean pone le basi per una maggiore interdipendenza - Lavori in corso anche in campo monetario e finanziario Asia, prove tecniche di unione L'integrazione regionale risposta alla crisi - Il ruolo della Cina e del Giappone Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro inviato Cos'ha in comune Ludwig van Beethoven con Kittikhun Sodprasert e Sampao Triudom? La composizione di un inno sovranazionale sotto cui popoli diversi si riconoscono in una comunità regionale. "The Asean Way", l'equivalente dell'Inno alla Gioia, ha esordito davanti ai 10 leader dell'Associazione dei Paesi del Sud-Est asiatico al vertice dello scorso week-end, il primo svoltosi dopo che l'organizzazione si è data uno statuto che inizia con «Noi, i popoli&» (manco fosse la Costituzione statunitense). Novella Schiller è stata Payom Valaiphatchra, il cui testo dell'inno culmina con «Noi osiamo sognare, noi vogliamo condividere. Insieme per l'Asean ». Il sogno non è quello degli europeisti: non ci saranno un Parlamento comune né una moneta unica. Ma la "Cha-am Hua Hin Declaration on the Roadmap for the Asean Community 2009-2015", approvata domenica, delinea la nascita tra sei anni di una Comunità economica da 570 milioni di persone. Tanto basterebbe ad assegnare un posto nella storia alla località thailandese di Hua Hin, anche se dal summit non sono giunti, come c'era da aspettarsi, né progressi sul fronte della tutela dei diritti umani né decisioni in grado di incidere da subito sui mercati, che anche ieri hanno messo sotto pressione Borse e valute dell'area. Il conclamato «fermo impegno contro il protezionismo»e l'astensione dall'«introdurre e alzare nuove barriere» al commercio è considerato positivo dagli analisti, che però non mancano di scontare sul breve la mancanza di concrete misure di coordinamento delle politiche economiche e la sensazione del diffondersi di barriere non-tariffarie a protezione di operatori domestici. Concreta è stata però la firma del Free trade agreement (Fta) con Australia e Nuova Zelanda, che conferma come l'Asean sia il polo su cui ruota da tempo una liberalizzazione progressiva degli scambi internazionali, in mezzo allo stallo del Doha Round. Lo slittamento della firma dell'Fta con l'India segnala però la crescente difficoltà di questo processo. Sul medio e lungo termine, è promettente il via libera politico a un upgrading della Chang Mai Iniziative verso un pool multilaterale di riserve valutarie da 120 miliardi di dollari, che dovrebbe essere formalizzato a maggio quando i partner che ne forniranno l'80% (Giappone, Cina e Corea del Sud) limeranno le divergenze su quote e condizioni. «Sarà un passo in direzione di un Fondo monetario asiatico» ha affermato Masahiro Kawai, presidente dell'Asian development bank Institute, secondo il quale di un Fmi asiatico con mag-giore flessibilità e senza stigmi di accesso c'è più che mai bisogno per proteggere economie e valute regionali da fughe di capitali. A proporlo fu nel 1997 "Mister Yen", Eisuke Sakakibara, ma all'epoca della crisi asiatica l'idea si scontrò subito con il doppio veto americano e cinese. Ora Pechino appare più possibilista. Vari analisti frenano però gli entusiasmi: l'innalzamento da 80 a 120 miliardi di dollari del piano di multilateralizzazione delle intese bilaterali di swap già esistenti sarebbe di per sé insufficiente come scudo alle tempeste che rischiano di diventare più violente e hanno già portato in recessione Thailandia e Singapore (con Malaysia in bilico). Il commercio intra- asiatico sta soffrendo parecchio in quanto, oltre all'evaporare della domanda in Usa ed Europa, sono precipitate le importazioni di Cina e Giappone. Secondo un rapporto degli economisti del Clsa, solo Cina e India anticiperanno una ripresa prima del 2010 inoltrato, ma non potranno trascinare il resto del continente: «Il commercio di molte economie asiatiche con la Cina è dominato da un trading intra-settoriale di parti e materiali processati in Cina per consumo finale altrove. Poiché l'accelerazione cinese arriverà da una spesa infrastrutturale con scarsa componente di import, gli effetti regionali saranno limitati, con beneficiari l'Australia e a lunga distanza Indonesia e Malaysia». I deprezzamenti valutari, secondo il Clsa, finiranno per ritardare una ripresa dei consumi perché tendono a comprimere le spese discrezionali, e in ogni caso «la spesa per consumi non è abbastanza grande per supportare la crescita asiatica compensando il calo dell'export». Gli effetti di incremento della spesa fiscale – benedetto dal vertice Asean – potrebbero inoltre essere vanificati da problemi di attuazione, specie nel caso delle infrastrutture. Secondo la giapponese Jetro, però, questo è il momento migliore perché, attraverso un miglioramento delle infrastrutture, funzioni meglio il network produttivo creato dalle imprese nipponiche nell'Asean, destinato a essere sempre più importante per un Paese che vede il suo destino economico sempre più legato al resto dell'Asia e che proseguirà nel delocalizzare produzioni nel Sud-Est asiatico più che in Cina. Secondo il Clsa, comunque, in ultima analisi «è il consumatore asiatico che dovrà emergere come motore della prossima fase di sviluppo economico». scfu@libero.it A MAGGIO Atteso l'ok alla creazione di un pool multilaterale di riserve valutarie da 120 miliardi di dollari, sul modello dell'Fmi NO ALLE BARRIERE I leader promettono un «fermo impegno contro il protezionismo», ma mancano misure concrete di coordinamento

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IL PESO DEL DRAGONE (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-03 - pag: 23 autore: IL PESO DEL DRAGONE 37% Pil/consumi interni cinesi Secondo l'Asian development bank, la crescita della Cina dipende solo per il 37% dai consumi interni, e quella dell'India per il 52 per cento. Negli Usa, il rapporto sale al 75%: per questo i giganti asiatici sono più esposti al crollo della domanda mondiale 21% Export di Pechino verso la Ue L'Unione europea è il primo partner commerciale della Cina; al secondo posto ci sono gli Stati Uniti. Ma i vicini asiatici rappresentano una fetta importante dei mercati di sbocco di Pechino: in tutto, pesano per quasi il 40% delle esportazioni cinesi. L'area Asean da sola pesa per l'8 per cento 620 milioni I poveri in Asia Nel continente oltre 600 milioni di persone vivono oggi con meno di un dollaro al giorno. Sono invece 700 milioni gli abitanti dell'Asia che non hanno accesso all'acqua potabile,mentre quasi 2 miliardi non dispongono dell'assistenza sanitaria

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Il pragmatismo come via d'uscita (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-03 - pag: 23 autore: ANALISI Il pragmatismo come via d'uscita di Romeo Orlandi D opo esserne stata vittima, l'Asia orientale potrebbe diventare soluzione della crisi.I numeri sono spietati nel descrivere il declino dell'export, la chiusura delle fabbriche, gli aspetti sociali della disoccupazione. A distanza di 10 anni,l'Asia si trovaa fronteggiare una crisi differente. La prima, quella del '97, è stata sostanzialmente dovuta al ritiro dei capitali occidentali. Il timore di una replica devastante ha indotto l'accelerazione delle economie asiatiche verso una crescita trainata dalle esportazioni. Seguendo un classico modello di sviluppo, la percentuale media dell'export sul Pil è salita dal 37% al 47% in dieci anni. Questa crescita si è coniugata con una maggiore dipendenza dalla domanda internazionale che oggi causa crisi e licenziamenti anche in Asia. Eppure a essa si guarda come primo trampolino per il rilancio: le sue riserve sono immense, i conti in ordine, gli stimulus packages si dispiegano a ventaglio, esistono ampi margini di crescita per i consumi interni. Questo auspicio riprende due vecchi argomenti del dibattito economico, il decoupling, il disallineamento del ciclo economico asiatico da quello europeo e nordamericano, e i "valori asiatici" cui andrebbe accreditata buona parte dei successi. La frugalità, i legami familiari, gli affari condotti sulla fiducia piuttosto che sulla legge, hanno connotazioni anche economiche. Permettono di moderare gli eccessi, privilegiano la disciplina rispetto all'individualismo, rafforzano il risparmio. Innestato su società ormai industrializzate, questo metodo potrebbe condurre sia a un'uscita più veloce della crisi, sia alla formazione di un blocco asiatico, una combinazione di mercati sofisticati, capacità produttive, risorse finanziarie e moltitudini di consumatori. Tuttavia lo scenario immaginato sembra ancora lontano da una affermazione. Il motore Asia è stato causa ed effetto della globalizzazione. Di essa ha ancora bisogno per uscire dall'impasse. Una crescita basata sulla manifattura ha bisogno di consumi da altre parti del mondo, i bassi costi di produzione sono inutili se non ci sono capitali internazionali che li valorizzano. Per ora le economie asiatiche non sembrano in grado di svolgere entrambi i ruoli. Gli stimoli ai consumi si sono rivelati spesso senza esito e anche le misure a sostegno della domanda, soprattutto in Cina, riguardano soprattutto la costruzione d'infrastrutture. Pechino sa, dalla sua storia, che nelle crisi la mentalità contadina preferisce la prudenza. In realtà le economie asiatiche sono già molto integrate. I principali flussi di merci e di capitali hanno luogo nel Nord-Est del continente. Si tratta tuttavia di parti dell'intero processo di supply chain: multinazionali giapponesi e sud-coreane hanno delocalizzato in Cina, dove si produce, assembla ed esporta per loro conto. Le statistiche di gennaio 2009 rilevano che in Cina le importazioni sono diminuite, principalmente dalle economie industrializzate dell'Asia che esportano componenti sofisticati. La sostituzione dei consumatori dell'altra Usa con quelli asiatici è soltanto una speranza per l'avvenire. Le merci non troverebbero acquirenti e l'intero processo economico ne viene contagiato. Esistono inoltre altri ostacoli alla trasformazione del Pacifico Orientale in un lago asiatico. Le divisioni politiche sono per ora insormontabili. L'animosità delle relazioni riflette secoli di storia e un dopoguerra non ancora concluso. Le relazioni economiche hanno soltanto occultato contrasti ideologici e territoriali. Questo comporta la mancanza di aspirazioni condivise, di una leadership, di una politica estera comune.La necessità annunciata di una maggiore integrazione regionale nasconde un'ostilità latente, intrisa di nazionalismo e soltanto ammorbidita dal pragmatismo. Non a caso i tre giganti economici dell'Estremo Oriente- Giappone, Cina e Corea del Sud - non hanno nessuna forma di collaborazione, se non quella enunciata nei comunicati degli incontri formali. L'Asia dunque è costretta a dipendere dalle nazioni economicamente più progredite. è possibile che i futuri assetti internazionali saranno sistemati in termini a lei più favorevoli. Fino ad allora dovrà però rassegnarsi a dividere con tutti profondità e lunghezza della crisi. * Osservatorio Asia LA VIA ALTERNATIVA La ricetta è fatta di conti in ordine, riserve immense ma anche dei valori di frugalità e famiglia

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Andare o restare, questo è il dilemma (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-03 - pag: 23 autore: M&M Andare o restare, questo è il dilemma di Sara Cristaldi «S hould I stay or should I go» cantava il gruppo inglese dei Clash nel 1981. «Devo rimanere o devo andarmene ora», si chiedono probabilmente molte imprese che hanno tentato l'avventura commerciale e produttiva sui mercati emergenti, spesso e volentieri con successo, almeno fino a pochi mesi fa. A partire dai due giganti, Cina e India. «è invece il momento di insistere», sicuramente oltre la Grande Muraglia: se ne dice convinto Johnatan Woetzel, direttore di McKinsey China che lavora con il Governo cinese per accelerare il passo della domanda interna, specie sul fronte dei consumi. E ciò come contrappeso al calo dell'export imposto dalla crisi mondiale, pericoloso per la cosiddetta "fabbrica del mondo". La gelata della domanda mondiale è stata una doccia fredda per Paesi che hanno fatto dell'export il motore di sviluppo delle loro economie e il tornado globale sembra non risparmiare nessuno. Ma c'è chi scommette che gli emergenti, e nel caso proprio Cina e India, saranno le prime a ripartire quanto si innescherà la ripresa. Se non prima, considerato che il mega- piano di stimoli all'economia in pesante rallentamento appare adeguato a mantenere per Pechino una crescita dell'8% nel 2009, prevede ancora Woetzel. Anche perché la Cina aveva imposto una stretta creditizia in funzione anti-inflazione a metà dello scorso anno, ma dall'inizio del 2009 ha di molto allentato i cordoni della borsa del credito. E non bisogna dimenticare che Pechino ha ancora al suo attivo ben 2mila miliardi di riserve valutarie e una base produttiva ormai sofisticata, grazie anche all'apporto dei gruppi stranieri che hanno portato qui loro impianti produttivie centri di ricerca. Ma anche l'India, nonostante le difficoltà in cui naviga il Subcontinente (si veda l'articolo a pag. 24) potrebbe riservare sorprese entro fine anno. Sono peraltro i suoi businessmen a rimanere ottimisti nella bufera. E uno dei simboli della riscossa dell'elefante indiano, Nandan Nilekani, copresidente della Infosys Technologies, lo ha dichiarato pubblicamente: «è ragionevole presumere che l'India sarà tra i primi a riprendersi quando la ripresa comincerà ». A suo vantaggio Delhi ha anche il fatto che l'economia, rimasta chiusa al resto del mondo fino alla fine degli anni 90, dipende molto meno dall'export avendo puntato per lo sviluppo sulla domanda interna: in percentuale del Pil la dipendenza dalle esportazioni dell'India nel 2007 era del 14,6% contro il 37,1% della Cina. Di questi tempi quelli che erano considerati handicap ai fini della globalizzazione possono addirittura rivelarsi carte vincenti. E ci sono gruppi esteri che continuano a investire a dispetto della crisi, da 3i a General Electric. Restare o andarsene, quindi? Per le imprese probabilmente la scelta può essere quella di restare (o, perché no, di arrivare) sui mercati emergenti pur in difficolta. Andando magari alla ricerca delle occasioni che proprio in tempi di crisi è più facile trovare. Non solo in Cina e India. sara.cristaldi@ilsole24ore.com

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SULLA STRADA DELL'INTEGRAZIONE (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-03 - pag: 23 autore: SULLA STRADA DELL'INTEGRAZIONE Le tante forme della cooperazione asiatica Dieci membri per l'Asean L'Associazione delle nazioni dell'Asia del Sud-Est,o Asean,è stata fondata nel 1967 da Thailandia, Indonesia, Malaysia, Filippine e Singapore. Il Brunei Darussalam si è aggiunto nel 1984, il Vietnam nel 1995, il Laos e la Birmania nel 1997 e per ultima la Cambogia, nel 1999. Secondo gli ultimi dati,l'Asean raccoglie una popolazione di oltre 570 milioni di persone La nascita dell'Afta Nel 1992 i Paesi dell'Asean hanno creato un'area di libero scambio denominata Afta (Asian free trade agreement). Il progetto prevedeva una graduale diminuzione e infine l'eliminazione di tutte le tariffe doganali tra gli Stati membri. Il processo verso l'abolizione delle barriere è cominciato il primo gennaio del 2005 e si concluderà soltanto nel 2015 Chiang Mai Initiative La Chiang Mai Initiative, lanciata nel 2000 e rivista nel 2005, nacque in risposta alla crisi finanziaria che scosse le tigri asiatiche nel biennio 1997-1998. Prevede lo scambio delle valute fra le banche centrali dell'Asean+3 cioè i dieci Paesi Asean più la Cina, la Corea del Sud e il Giappone - affinchè ciascuno disponga della sufficiente liquidità in caso di crisi L'Asia dei bond Sei anni fa l'Asean+3 ha lanciato l'Asean Bond Market Initiative:sostiene l'offerta di obbligazione nelle monete locali Legami. Da sinistra: B.Bouphavanah (Laos), A. Badawi (Malaysia), G.Arroyo (Filippine) e Lee H. Loong (Singapore) al vertice Asean AFP

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Si allarga il deficit di New Delhi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-03 - pag: 24 autore: Si allarga il deficit di New Delhi A quota 11%, è il doppio delle stime ufficiali - L'India rischia il downgrading Marco Masciaga NEW DELHI Quando,nel giro di pochi mesi, l'India andrà al voto, il governo del primo ministro Manmohan Singh si presenterà agli elettori forte di due risultati di cui avrebbe volentieri fatto a meno: il tasso di crescita del Pil più basso dal 2003 e un deficit di bilancio consolidato superiore al 11%. Mentre il primo dato è in larga parte l'effetto della crisi mondiale, il secondo è solo in parte il frutto dei tre piani di stimolo messi a punto per attutirne l'impatto. In larga misura si tratta del risultato di una serie di scelte, da più parti bollate come "populiste", compiute quando, soltanto pochi mesi fa, la prospettiva di drogare l'economia di un Paese che cresceva del 9% all'anno sembrava risibile. «Quello che sta accadendo – spiega Rajiv Kumar, direttore dell'Indian Council for Research on International Economic Relations di New Delhi – è molto preoccupante: anche perché il vero deficit non sarà quello ufficiale, che il Governo ha stimato al 6% del Pil, ma una cifra che, tenendo conto delle voci fuori budget come i sussidi per i carburanti, e sommato ai deficit dei singoli Stati, sarà quasi doppia. Va da sé che un deficit dell'11-12%è insostenibile ». Il pericolo secondo Kumar è che il continuo ricorso dello Stato all'indebitamento porti al cosiddetto crowding out degli investimenti privati, scoraggiati dal probabile rapido rialzo dei tassi d'interesse non appena si sarà concluso l'attuale ciclo di tagli. Senza contare le conseguenze dell'incremento dei costi legati agli interessi sul debito, destinati a tornare al di sopra del 35%delle entrate,a tuttodiscapito di investimenti in settori chiave come l'istruzione, la sanità e le infrastrutture. «Rispetto alla Cina – prosegue Kumar – i nostri governanti non sono stati capaci di approfittare degli anni di crescita sostenuta che avrebbero consentito di mettere da parte delle risorse. Oggi Pechino, oltre alle sue enormi riserve di valuta estera, ha un surplus di bilancio con cui attutire l'impatto della crisi. Noi invece nei prossimi mesi saremo costretti a fare ricorso quasi esclusivamente alla leva monetaria ». Uno dei fattori che ha giocato contro la politica di rigore enunciata dal Fiscal Responsibility and Budget Management Act del 2003 (che per l'anno fiscale 2008-2009 stabiliva un tetto del 3% al rapporto deficit/Pil) è stato l'approssimarsi delle elezioni e la diffusa convinzione che il Governo precedente a quello in carica sia stato sconfitto per avere trascurato la popolazione rurale. Quest'anno tra le voci che hanno gravato in maniera decisiva sulle finanze dello Stato ci sono i sussidi per l'acquisto di fertilizzanti e carburanti, un piano per garantire un numero minimo di ore di lavoro in opere pubbliche alle popolazioni delle regioni meno sviluppate, la cancellazione dei debiti contratti da milioni di contadini con le banchestatali e i generosi aumenti retributivi concessi ai lavoratori del pubblico impiego. Un crescendo che una settimana fa ha convinto Standard & Poor's a rivedere l'outlook sul debito indiano e ipotizzare un downgrading. «In vista delle elezioni politiche che si terranno entro maggio –ha spiegato in una nota il sovereign analyst Takahira Ogawa – il Governo ha adottato una serie di politiche che hanno accresciuto la pressione sulle finanze pubbliche, facendone il principale fattore negativo rispetto alle prospettive del rating ».Una minaccia,quella del declassamento del debito pubblico, alla quale per il momento la leadership indiana guarda con meno paura che a un ulteriore rallentamento della crescita. «Lasciateci spendere», ha detto pochi giorni fa il ministro degli Esteri, Pranab Mukherjee, che in queste settimane di convalescenza del primo ministro sta guidando anche il dicastero delle Finanze. «Circostanze straordinarie meritano misure straordinarie ». masciaga@gmail.com RICETTE DIVERSE Rispetto a Pechino, il Governo non ha approfittato degli anni del boom per accumulare riserve di valuta estera Campagna elettorale. L'India voterà per il nuovo Parlamento tra il 16 di aprile e di 13 di maggio AP/LAPRESSE

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Italia-Romania: fare di più (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-03 - pag: 25 autore: Lettera aperta. Unimpresa Romania-Unione delle imprese italiane in Romania Italia-Romania: fare di più Italia e Romania, Italiani e Romeni: perché è importante fare di più. Pubblichiamo la Lettera aperta di Unimpresa Romania che oggi apparirà anche sulla stampa romena. Q uello tra Italia e Romania è rapporto solido, antico e ricco di valori e prospettive. Da non mettere dunque in crisi sulla base dell'onda emotiva dei recenti, gravi fatti di cronaca nera avvenuti in alcune città italiane. I reati, assolutamente inaccettabili, vanno perseguiti con rigore ed efficacia, a norma di legge. Ma non possono diventare strumento per campagne, in Italia come in Romania,contro il valore fondante dell'amicizia e della collaborazione tra due popoli e due Stati europei. Le più recenti stime parlano di oltre 220mila italiani presenti in Romania, spesso impegnati nello sviluppo di attività economiche funzionali alla crescita dei due Paesi.Negli ultimi anni, i romeni, circa un milione di persone,sono diventati la più nutrita comunità straniera presente in Italia: un Paese scelto perché capace di offrire opportunità, ma anche per antica affinità culturale. I flussi migratori tra Italia e Romania rappresentano numericamente il più importante fenomeno di migrazione fra due popoli europei degli ultimi 40 anni. Sotto il profilo economico, vale la pena di ricordare che l'interscambio ha superato nel 2008 gli 11,5 miliardi di euro, un valore superiore del 50%a quello con il Giappone,pari a circa la metà di quelli con due "colossi" come Cina e Russia. Al 31 dicembre 2008 risultavano registrate in Romania ben 26.984 imprese a capitale, mentre in Italia sono registrate oltre 23.500 aziende rumene (+61.2% nel periodo 2003-08).Dopo l'ingresso della Romania nell'Unione europea, il rapporto italo- romeno costituisce uno dei principali elementi del più generale processo di costruzione dell'integrazione Ue. Centinaia di migliaia di romeni in Italia contribuiscono oggi con il loro lavoro e le loro imprese alla crescita dell'economia italiana e l'emigrazione romena in Italia è, nel suo complesso, estremamente positiva anche sotto il profilo del rispetto di leggi e regole, così come nella capacità di integrarsi nel tessuto economico, sociale e culturale italiano. Come tutti i grandi processi d'integrazione, anche quello tra Italiae Romania non è esente da problemi. I due Governi stanno già operando in modo fattivo per la loro soluzioni. Auspichiamo sinceramente che la loro azione si faccia sempre più incisiva per fugare ogni rischio che una percezione distorta del reale rapporto tra i due Paesi può comportare tanto per la comunità italiana in Romania che per quella romena in Italia, quanto per l'ulteriore sviluppo degli scambi economici e commerciali con le inevitabili ricadute sulle economie di entrambi i Paesi. La Romania si appresta a varare un vasto piano di sviluppo delle infrastrutture in tutti i settori ( viabilità, energia, telecomunicazioni, agricoltura) che, anche grazie al supporto di oltre 23 miliardi di euro di fondi Ue per i prossimi 5 anni,offre un'opportunità di investimento importantissima per le imprese italiane. A maggior ragione in una fase di profonda incertezza connessa alla crisi economica globale. Noi, imprenditori con esperienza diretta delle dimaniche di questo Paese,sappiamo che il Governo romeno sta facendo molto sulla strada del rafforzamento delle sue strutture economiche e sociali e siamo convinti che ci siano le condizioni perché la Romania acceleri il suo percorso sulla strada delle riforme di mercato. Unimpresa Romania-Unione delle imprese italiane in Romania propone: • Sviluppiamo ricerca e analisi sulle relazioni bilaterali per avere dati veri e originali che mettiamo a disposizione di media e decisori. Perché dobbiamo responsabilmente agire di più sui sistemi mediatico- politici per evidenziare la ricchezza del rapporto bilaterale. è importante avere a cuore le sorti di una soglia della condizione di fiducia che, se si abbassa troppo, penalizza tutti. • Dobbiamo dare ai rappresentanti delle associazioni dei romeni in Italia aiuti ( spazi, occasioni, superfici) per esprimersi di più e segnalare preoccupazioni condivise con l'opinione pubblica italiana. Dobbiamo creare un fronte trasversale e bilaterale che non prenda posizioni di maniera nella reciproca difesa formale, ma che esprima comuni percezioni di chi lavora e investe nelle imprese, di associazioni e famiglie, contro sbandati, balordi, illegali che in tutti i Paesi Ue sono i nemici della sicurezza e della coesistenza. Dobbiamo rifiutare "fronti nazionali" precostituiti, ma costruire fronti di giudizio e iniziativa bilaterali. • Ci siamo fatti promotori di un Forum italo romeno espressione della società civile dei due Paesi, sostenuto dalle istituzioni, in condizioni di avere forza per produrre pensiero e iniziativa. Dobbiamo individuare un forte evento culturale in Italia e in Romania che dia prova della cooperazione di talento e creatività, tra i due Paesi, come risposta al tentativo di abbassare la percezione del rapporto ai temi imposti dai fronti criminali e illegali. Dobbiamo inoltre individuare altri eventi, in Italia e in Romania,per valorizzare i benefici del rapporto economico bilaterale e per aumentare l'interscambio economico a beneficio di ambedue le economie. • Dobbiamo incoraggiare in Italia un senso di oggettività nelle comunicazioni mediatiche per evitare che le nazioni dell'Est (Romania in particolare)siano stigmatizzate come ad alto rischio per investimenti e partner inaffidabili nell'interscambio. Essere presenti in questi Paesi è un'opportunità e un punto di forza per le imprese. Dobbiamo stimolare i due Governi perché varino misure per favorire l'integrazione delle rispettive comunità, per dare loro una voce forte e coesa con i bisogni e le attese del Paese in cui vivono e nel contesto della comune Casa Europea. Un messaggio a istituzioni, cittadini, imprenditori, lavoratori: Le crisi si vincono aprendosi alle nuove opportunità. Col coraggio delle scelte. Non con l'immobilismo della paura o la chiusura dei mercati. GIOVANNETTI/EFFIGIE Aziende d'Italia Sono 26.984 le imprese italiane in Romania. Dopo le Pmi sono arrivati i grandi gruppi come Enel e Pirelli (nella foto lo stabilimento)

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Fendi e Versace seducono Dolce&Gabbana giocano con il surrealismo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: STILE E TENDENZE data: 2009-03-03 - pag: 21 autore: SESTO GIORNO DI PRêT-à-PORTER Fendi e Versace seducono Dolce&Gabbana giocano con il surrealismo di Renata Molho L e reazioni qualificano e distinguono, mostrano la tempra e il carattere e ci torna alla mente il superbo film del 1958 di Satyajit Ray La stanza della musica, nel quale si mostra l'orgoglio di appartenenza e la risposta coraggiosa e sprezzante ai momenti difficili. Ed è così che Dolce&Gabbana si lasciano influenzare dal pensiero surrealista e ne interpretano la libertà totale di pensiero. I riferimenti a Cocteau e Dalì sono solo accennati e si traducono in un continuo gioco di invenzioni. Vanno oltre la realtà, tenendone conto ma per distorcela e mischiare tutto l'esistente. Così un paio di guanti lunghi diventa una sciarpa, l'orologio molle di Dalì viene citato diventando decoro o bottone o collana, il capo si popola di fiocchi e altri elementi trattenuti da un cerchietto, la riga posteriore delle calze collant è una ruche di raso. Questa è una collezione con la quale si abbandona qualsiasi pregiudizio e che porta lontano. La silhouette è allungata e sottile per esplodere in una sorta di bocciolo in stoffa che amplifica le spalle a dismisura, ma non le appesantisce. Tra cappotti, e giacchine in broccato, mantelline di panno e un'infinità di dettagli sofisticati, tutto è seriamente giocoso. Georgette, mikado di seta, tweed, velluto, ruche di pelle e gonne dai volumi stralunati. La faccia di Marylin Monroe, impressa nero su bianco, giganteggia negli abiti aerei lunghi e corti , fino a chiudere la sfilata con una fluidità sorprendente. «Oggi, più che mai, non bisogna perdere la concentrazione» dice Donatella Versace che ha pensato a un inverno pragmatico, ma ricchissimo nei materiali e puro nelle forme: i cappotti, le giacche il trench, che hanno un ruolo predominante nella sua col-lezione, hanno forme ampie e contrastano con la silhouette sottile degli abiti. Angora di lana attraversata da fili di metallo, lavorazioni ajour, bacchette di metallo che animano il top blu cina: tutto è preciso, scivolato sul corpo, mosso solo da gentili drappeggi e asimmetrie. è un grande gioco di contrasti tra morbidezze e rigidità ed è il risultato di un lavoro di scomposizione e ricomposizione raffinatissimo. Il trench in visone rasato turchese sintetizza lo spirito della stagione e sottolinea l'atteggiamento propositivo della maison Versace. La severità è data dai tacchi altissimi e dalle ghette in pelle, ma la collezione di Fendi, in realtà è molto semplice e di grande efficacia, giocata sul concetto di sovrapposizione: degradano i colori e le lunghezze, i pannelli schermano e movimentano gli abiti indossati anche con i pantaloni. Materiali, lavorazioni artigianali e corsetti di cuoio rigido a trattenere il mohair, la garza e il pizzo di lana, la seta gazar che diventa feltro, gli jacquard matelassé e lo chiffon, che creano effetti di leggerezza contraddetti sistematicamente. Belle le borse, tra le quali ricordiamo il modello Peekaboo che può anche essere in cavallino con interno in visone a lavorazione molecolare oro bianco a 18 carati. è rigoroso il prossimo inverno di Max Mara, ma il tratto di contemporaneità sta in quello spuntare di satin dalla gonna dritta in lana, nel sovrapporsi di cardigan piccoli a minipull, nella dimensione ridotta del collo nella magnifica e semplice giacca grigia. Nell'assenza delle maniche nel cappotto cammello, che può anche essere classicismo e nero, annodato in vita come un trench. è intelligente la proposta di Laura Biagiotti che, da sempre affascinata dal futurismo, ripropone i grafismi di Giacomo Balla e dei protagonisti del movimento. Li ricama, li stampa, li traduce, ne fa giacche e abiti dalle linee fluidee comode che si possono indossare piacevolmente. Non mancano il bianco e le morbidezze alle quali ci ha abituati e che sono la forza del marchio. E sono allegre e molto divertenti anche le calze a bande di colori contrastanti pensate da Albino per Les Copains e che accessoriano maglioni e giacche dalle proporzioni Ci appare solida la collezione e insolitamente luminoso il lavoro di John Richmond che offre un'interpretazione personale e molto gradevole del militare: il panno delle giacchine contrasta con la lucentezza del satin, con l'effetto graffiti in lamè, con le cinture e i pantaloni equestri. I colori sono il verde smeraldo, il grigio perla, l'oro invecchiato e l'inevitabile nero per la sera. Ma qui il retrogusto punk è espresso acutamente con sorprendenti decori di macrozip che lo illuminano. Da destra. Le proposte Versace, Dolce&Gabbana e Richmond

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Vanno in scena natura e sperimentazione (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: STILE E TENDENZE data: 2009-03-03 - pag: 21 autore: SALONI DI TENDENZA Vanno in scena natura e sperimentazione A White, Touch!, neoZone e cloudnine in mostra tessuti preziosi e pellami rari ed esotici di Marika Gervasio S perimentazione e natura: sono le parole d'ordine ai saloni White,Touch!,neoZone e cloudnine a Milano. Dall'abbigliamento agli accessori come borse, gioielli e occhiali negli spazi di via Tortona vanno in scena le ultime tendenze. Come Nuti, che nella nuova sezione Luxury del White al Superstudio Più, porta le sue collezioni di borse oversize o pochette in pellami esotici come struzzo, coccodrillo e pitone. Creazioni frutto di lavorazioni e colorazioni naturali che si ispirano alle spezie dal cardamomo al peperoncino passando per l'anice stellato. «Le lavorazioni artigianali – spiega la stilista Ilaria Nuti – permettono di ottenere colorazioni esclusive, per borse che sono pezzi unici, una diversa dall'altra. Stesso discorso per la lavorazione dei materiali che riusciamo a rendere morbidissimi. Siamo presenti nei migliori department store di Stati Uniti, Corea, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Russia e Ucraina. Abbiamo anche un monomarca a Jakarta». Possiede un'azienda agricola in Calabria, terra d'origine (mentre l'attivitàdi produzione è in Umbria), dove coltiva le piante da cui ricava le colorazioni per sciarpe, stole, plaid, coperte e una linea esclusiva di cappottini per cani in puro cashmere, Claudio Cutuli presente a neoZone (quest'anno ospitato all'interno del Nhow Hotel di via Tortona assieme al Touch!, mentre il terzo salone di Pitti Immagine, cloudnine, è allestito al Padiglione Visconti). Tra le novità, sciarpe in cashmere aromatizzate alla cannella, alla liquirizia e alla vaniglia che si ispirano ai principi dell'aromaterapia. «Tutti i nostri prodotti – spiega Cutuli – sono realizzati con macchine manuali degli anni 30 rivisitati e tinti in modo naturale con materie prime vegetali e minerali come la cocciniglia, le cortecce di frassino e rovere, melograno, noce e ibisco. Naturali sono anche i materiali: dal cashmere al cashmere e seta fino all'alpaca, al mohair alla canapa e al bambù». Prodotti molto apprezzati dal pubblico asiatico, soprattutto giapponesi. Russia e i Paesi arabi sono, invece, i mercati di riferimento di Pomi che al Luxury White mostra i suoi gioielli creati con una resina speciale, oro e pietre preziose. «Lavoriamo soprattutto con l'estero – raccontano i fratelli Claudio e Stefano Pomi – che sono attratti dal made in Italy e apprezzano prodotti, come i nostri, frutto di una continua sperimentazione nei materiali e nelle lavorazioni». Mentre Pineider, che a neoZone porta la linea di borse "Small" in pelle di vitello nappato raccolto da briglie in cuoio tono su tono, sta puntando a espandersi a Dubai e in Giappone, come spiega la export manager Lara Danesi: «Siamo presenti un po' in tutto il mondo, dalla Russia alla Cina fino agli Stati Uniti passando per Europa e Asia e la nostra strategia di crescita all'estero è partita due anni fa con la nuova gestione. Per ora il nostro mercato estero di riferimento è l'Inghilterra ». Ha trovato contatti con Germania e Spagna al White un nuovo marchio di occhiali, Bob Sdrunk, finora venduto solo in Italia. «Abbiamo iniziato la scorsa estate – spiega Goffredo Cerolini, uno dei due artefici di questa realtà, assieme a Fabio Guerra – con la linea "Easy" ispirata alle atmosfere dei surfisti e delle spiagge australiane. Poi è nata anche la linea vintage. Tutto con un comun denominatore: occhiali prodotti da artigiani italiani». Il marchio di abbigliamento Nuan al neoZone, invece, punta alla Francia, dopo essersi sviluppato in altri Paesi europei, Giappone e Cina come spiega Milko Brignoli, uno dei titolari. Esclusivi. Sopra la borsa Ventaglio in struzzo di Nuti. Sotto i cappottini in cashmere per cani di Claudio Cutuli Pets

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L'onda lunga della crisi. Governi paralizzati, mercati in crollo, spettro di rivolta sociale (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 03-03-2009)

Argomenti: Cina

L'onda lunga della crisi. Governi paralizzati, mercati in crollo, spettro di rivolta sociale di Jean-Luc Giorda 03-03-2009 La sirena d'allarme ormai suona a distesa. Incessante, spacca i timpani. Ma i pompieri non arrivano. L'ennesimo lunedì nero delle borse europee sembra più un grido disperato che una reazione a dati economici e decisioni politiche. I primi non mancano certo, e sono oggettivamente catastrofici. Le seconde, invece, continuano ad annaspare in una cacofonia di annunci, precisazioni, difese più o meno non richieste. Qualche volta di veri e propri giochi di prestigio, che i mercati si limitano a ignorare. Del resto, quando un colosso bancario come Hsbc annuncia un crollo dell'utile del 70%, 6.100 licenziamenti e un aumento di capitale di 17,7 miliardi di dollari, è difficile che nello stesso giorno le borse prendano per buone le assicurazioni verbali, peraltro contraddittorie, di un gruppo di politici europei apparentemente in preda al panico e senza alcuna visione comune. Se i mercati non si lasciano tranquillizzare dal "piano Obama" che, giusto o sbagliato, ha almeno il merito di indicare obbiettivi precisi e mezzi finanziari definiti per raggiungerli, non possiamo aspettarci che credano ai cosiddetti "vertici straordinari" sulla crisi che l'Europa tiene ormai ogni domenica. E che si rivelano sempre più controproducenti. Ormai l'ultima chiamata è per il G20 di Londra, ad aprile. Un appuntamento che non può fallire, ma che per ora sembra avere buone probabilità di partorire l'ennesimo topolino. Sarebbe drammatico. Come ripetono sempre più allarmati i massimi economisti mondiali (ancora ieri su Le Monde Jean-Paul Fitoussi) il vero problema sul tappeto è completare la globalizzazione: finora quel che si è fatto è globalizzare la povertà, scegliendo quel che della dottrina liberista e del capitalismo faceva più comodo, e ignorando semplicemente il resto. Il richiamo all'etica, infatti, lo fa già Adam Smith. E non per bontà d'animo: semplicemente perché senza un'etica che governi e temperi l'ineguale distribuzione del reddito, il capitalismo non funziona. Se l'etica non è nell'animo umano (e certo non è in quello dei manager dai paracadute dorati, o dei vari Madoff, Nami e Stanford), sia almeno nelle regole. Lo chiede anche Tremonti. Se il G20 non troverà un accordo operativo e credibile su questo punto, il resto conterà poco. L'onda lunga della crisi sta arrivando sulla costa fragile della gente in carne e ossa. Dopo aver distrutto la finanza virtuale, poi quella reale, sta finendo di masticare l'industria e la produzione di servizi. Da oggi in poi sulla sua traiettoria ci sono le persone fisiche, le famiglie con i genitori disoccupati che non trovano più sostegno familiare (dove? In quel che resta delle pensioni dei nonni?). In Europa entro un anno ci saranno almeno 6 milioni di disoccupati in più, e la stima è prudente. Il rischio dei prossimi mesi è quello della protesta sociale diffusa, e progressivamente più incline alla violenza. Un rischio pesante per l'ordine pubblico e per la democrazia, ma che non si può pensare di fronteggiare con l'esercito in strada, con un improponibile ritorno ai cannoni di Bava Beccaris. Non sono scenari catastrofisti. Piuttosto previsioni. Per ora applicate ai Paesi dell'Est Europa in bancarotta (e ai quali i partner meno disastrati rifiutano cortesemente un salvagente), ma che potrebbero presto riguardare i paesi più deboli dell'eurozona, come la Grecia e l'Irlanda. E più avanti (mesi, non anni) anche gli altri, Italia compresa. Perché mai come in questo momento è chiaro che l'Europa è già una, a dispetto dei suoi leader nazionali e delle loro illusioni. Affonderà o si salverà tutta insieme, e insieme comunque al resto del mondo, dall'America alla Cina. Questa è la realtà. Accettarla o subirla: è l'unica alternativa che la nostra società globale e suoi governi hanno davanti.

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Montana, luci al Colosseo per il <no> alle esecuzioni (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 03-03-2009)

Argomenti: Cina

POLITICA 03-03-2009 Montana, luci al Colosseo per il «no» alle esecuzioni M entre per il secondo anno consecutivo le Nazioni Unite hanno rinnovato la mozione sulla moratoria alle esecuzioni, attualmente aderiscono al movimento mondiale delle Città per la vita promosso da Sant'Egidio oltre 900 città. Un movimento di pressione che ha portato a molti risultati in questi anni anche se Cina, Iran, Arabia Saudita e gli stessi Stati Uniti continuano a guidare la triste classifica delle esecuzioni. Soprattutto negli Usa però si sta rafforzando anche per ragioni meramente economiche legate alla recessione (la pena di morte "costa" più del carcere a vita) un consistente fronte abolizionista.

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Pagare la bolletta del conflitto e girarsi in fretta dall'altra parte (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 03-03-2009)

Argomenti: Cina

POLITICA 03-03-2009 IL PARADOSSO DELLA CONFERENZA DI SHARM-EL-SHEIKH Pagare la bolletta del conflitto e girarsi in fretta dall'altra parte FULVIO SCAGLIONE È inevitabile che negli incontri tra grandi l'aspetto formale, rituale, si prenda parte della scena. Ma la conferenza di Sharmel- Sheikh dedicata ieri alla ricostruzione di Gaza ( con 87 tra Paesi e organizzazioni finanziarie) ha avuto i tempi e i modi di un teatro delle ombre, tutto allusioni, rimandi e gesti staccati dai corpi. Hillary Clinton si è presentata con 900 milioni di dollari, di cui 600 andranno però all'Autorità Palestinese di Abu Mazen, che a Gaza non conta nulla da quando, nel 2007, Hamas la cacciò dalla Striscia con la forza. Il rais Mubarak invita Hamas alla tregua dopo aver non tanto segretamente sperato che Israele spazzasse via il movimento radicale palestinese, che rischia di contagiare i Fratelli Musulmani in Egitto. La Siria c'era, interessata però soprattutto ai rapporti con gli Usa. Molti Paesi ( dagli Usa alla Francia, la stessa Italia) hanno mostrato un franco imbarazzo all'idea di trovarsi Israele governato da un gabinetto di destradestra. Certo, alla fine sono stati raccolti 4,5 miliardi di dollari. Ma quanto impaccio, quanti imbarazzi. Tutto questo non è frutto del caso. Israele e l'ala radicale del movimento palestinese ( Hamas, ma non solo) somigliano sempre più a due vicini di casa che sono invecchiati litigando e ora nemmeno ricordano le origini del contrasto, mentre gli altri inquilini sempre più badano agli affari propri. Il mondo è andato avanti, Israele e Hamas sono rimasti a combattersi in un angolo del pianeta di cui, ormai, importa poco a tutti. C'è la crisi economica mondiale, è vero. Ma anche un Iraq dal destino incerto e comunque radicalmente mutato. L'Iran va in cerca della bomba atomica. Gli Usa non sono più quelli, la Cina è insediata in Africa, i Paesi del Golfo sono persino diventati una meta turistica. Tutto cambia, insomma, tranne l'inutile massacro di israeliani e palestinesi. Quelli di Hamas ogni tanto mettono fuori il naso, gridano ' vittoria' e tornano a nascondersi nei bunker. Intorno a loro cresce solo l'industria dei funerali. Israele vive suo malgrado nel paradosso: esiste ogni giorno di più ma non riesce a farsi accettare. E a ogni guerra si ritrova militarmente più forte e politicamente più ammaccato: nel 2006 diede una dura lezione a Hezbollah, che infatti ora governa il Libano; tre mesi fa ha messo in ginocchio Hamas, e adesso si avvia verso un Governo che con grande generosità potremmo definire avventuroso. Da tragedia della terra e dell'identità, lo scontro, avvitato su se stesso, rischia ormai di volgere in dramma dell'assurdo. Abu Mazen e l'Autorità palestinese sono oggi evocati come un modello di moderazione e di fede nella pace. Come se non fossero quella cosa fragile che sono, come se nel 2006 non fossero stati umiliati in modo così clamoroso da rendere inevitabile il trionfo elettorale di Hamas, come se a Gaza ( persino adesso, ed è tutto dire) non avessero lasciato un ricordo di rara corruzione. I palestinesi cittadini di Israele ancora si dibattono tra il rifiuto ( che li emargina dalla vita politica di uno Stato pure democratico) e la partecipazione ( che fatalmente li integra, li rende ogni giorno più israeliani e meno palestinesi). Mentre loro ci pensano su, il vero vincitore delle elezioni israeliane, Avigdor Lieberman, fa circolare le sue proposte discriminatorie. Fa male al cuore dirlo e ancor più vederlo, ma la comunità internazionale, esausta, ormai paga la bolletta del conflitto per potersi girare il più in fretta possibile dall'altra parte.

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Quando nel Mezzogiorno l'innovazione è donna (sezione: Cina)

( da "Famiglia Cristiana" del 03-03-2009)

Argomenti: Cina

di Rosanna Biffi INSERTO SPECIALE IL FUTURO È ROSA QUANDO NEL MEZZOGIORNO L?INNOVAZIONE È DONNA A colloquio con la presidente dei Giovani industriali della Basilicata: «Scontiamo ancora una tradizione culturale che ci faceva magari studiare, ma non lavorare. E oggi...». Amministratore unico di una piccola impresa con 20 addetti, Gabriella Megale, 35 anni, è anche presidente dei Giovani industriali della Basilicata. Rappresenta quell?onda rosa che ha portato Emma Marcegaglia al vertice di Confindustria e Federica Guidi alla testa dei Giovani imprenditori, ma è anche un esempio realistico delle donne italiane d?oggi, o almeno delle nuove generazioni. Gran lavoratrice, per nulla intimidita dalle sfide e dotata di una femminilità sicura di sé, Gabriella è la prima donna arrivata ai vertici di Confindustria nella sua regione, ma sottolinea che nel direttivo dei Giovani industriali in Basilicata le donne sono ormai 5 su 13 rappresentanti. Se nel suo territorio il tasso di disoccupazione è alto (già nel dicembre scorso raggiungeva il 13%), «una gran parte di quei disoccupati sono donne, perché purtroppo noi scontiamo una tradizione culturale, anche popolare, per cui la donna spesso doveva rimanere a casa e occuparsi solo della cura della famiglia», riconosce l?imprenditrice lucana. «E per quanto siano passati ormai tanti anni e iniziamo a vedere nelle nostre aziende donne che riescono a raggiungere anche posizioni di vertice, c?è bisogno di un po? di tempo ancora per far comprendere, pure a un padre di famiglia vecchio stampo, che la sua figlia femmina può dover studiare non solo per cultura personale, ma per potersi impegnare nel lavoro». Nel suo caso, è stata favorita da una famiglia che non ha fatto differenze tra i due figli maschi e le due femmine, e da un padre che ha creato un?impresa di particolari meccanici, la Sulzer Sud. «In questo periodo di crisi sono le piccole imprese di famiglia, con prodotti di nicchia, che continuano a trainare l?industria del Paese, perché quelle grandi sono meno flessibili ed entrano in crisi più facilmente», fa notare. È ciò che fanno con inventiva e fatica quotidiana alla Sulzer Sud, ma è anche un rimedio che la presidente dei Giovani industriali della Basilicata suggerisce per la sua terra: «Concentrarsi su produzioni che portino l?innovazione. La ricerca la stiamo avviando, ma sappiamo che la ricerca ha tempi medio-lunghi, mentre l?innovazione, che spesso è frutto della ricerca passata, ci può dare l?input. Dobbiamo indirizzare le nostre produzioni su quei particolari, nel mio caso meccanici, che non possono essere realizzati in Paesi come la Cina, l?India o anche la Romania, dove il costo del lavoro è molto più basso del nostro. Dobbiamo sfruttare la cultura e rinnovare le nostre strutture, i nostri processi lavorativi verso quei prodotti che diventino di nicchia e che possiamo realizzare noi, con la nostra creatività e il nostro Made in Italy». Le infrastrutture che mancano Per non rimanere nel vago, la giovane imprenditrice indica alcuni ambiti di sviluppo possibile: coltivazioni tipiche, prodotti locali, attività artigianali come la produzioni dei fischietti in terracotta di Matera, il turismo. Esempi di piccola imprenditorialità accessibile a donne e uomini. Ma non tace i grandi nodi dello sviluppo al Sud: le infrastrutture mancanti, i tempi lunghissimi dei pagamenti per chi lavora con il pubblico, il clientelismo, una certa imprenditorialità di rapina venuta da fuori per sfruttare fondi pubblici, le mancate facilitazioni agli imprenditori locali. «Per esempio, la Basilicata produce circa il 10% del fabbisogno nazionale di petrolio», ricorda Gabriella Megale. «In passato sono stati fatti alcuni errori nel non vincolare l?estrazione alla possibilità di occupazione locale. Ma il petrolio può anche voler dire per me, imprenditore lucano, pagare meno l?energia, visto che lo si può fare. In questo modo la mia Regione mi metterebbe in condizione di competere con il mio concorrente del Nord: magari lui pagherà meno le infrastrutture, e io l'energia».

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da cenerentola a mulan, fantasie on ice - alessandra paolini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 04-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina IX - Roma Da Cenerentola a Mulan, fantasie on ice Al Palalottomatica due ore di show con le star della Disney su una pista fatata che diventa il regno delle favole ALESSANDRA PAOLINI E come accade sempre nelle favole, "vissero tutti felici e contenti". Sul ghiaccio, però. Dove dal 25 al 29 marzo arriveranno Cenerentola, Jasmine, Ariel, Aurora, Mulan, Biancaneve e Trilly tutte le protagoniste di «Principesse on Ice». Sette fanciulle delle fiabe targate Disney che sbarcheranno al Palalottomatica coinvolgendo il pubblico in una romantica celebrazione dell´amore. Lo spettacolo arriva in Italia dopo essere stato visto da oltre sei milioni di spettatori e aver fatto innamorare grandi e piccini in 243 città. Con un debutto avvenuto ormai sei anni fa a Lakeland, in florida. Da allora, in pratica, ha toccato tutti e cinque i continenti e dal 18 marzo fa tappa in Italia. Prima Milano, poi Roma e Torino. «Solo tre piazze - spiegano gli organizzatori - perché dietro ogni show c´è un lavoro enorme fatto di megastrutture e scenografie da far rimanere a bocca aperta». I più piccoli in modo particolare, specie le bambine abituate da anni a vedere tutte insieme le "princeps" stampate su magliette, zaini ed astucci. «Saranno due ore di emozione e magia dove quarantasei pattinatori sul ghiaccio di alta qualità tecnica, tutti atleti olimpionici, provenienti da quindici paesi, interpretano i personaggi del mondo Disney - racconta Fiorenza Sarotto responsabile marketing della Disney Italia - lo spettacolo sarà tutto in italiano con le voci originali dei film». Così, sulle note di "in fondo al mar" ecco la sirenetta Ariel che nuota tra i coralli inseguita dal gamberetto Sebastian che vuol distoglierla dal suo innamoramento per un principe, ahinoi, senza pinne. La pista di ghiaccio si trasformerà poi in un paese incantato ospitando un ricco castello mobile di tre piani. «Ad ogni mutazione del maniero - raccontano - gli organizzatori gli spettatori saranno accompagnati in un viaggio attorno al mondo: dal regno di Cenerentola (che compie 72 anni) alla città di Jasmine e del suo Alladin, Agrabah, fino alla lontana Cina di Mulan. «Trasportiamo la gente in un luogo più magico di quanto possano aspettarsi - spiega il produttore Kenneth Feld. Ma la caratteristica di questo show «e´ di alternare poesia e megashow - dice Ermes Bonini di Applauso, produttore e organizzatore dell´evento insieme a Maximiliano Bucci di The Base, - dai passi a due di coppie di personaggi o assoli portentosi come la Mulan che fa una lunghissima piroetta a scene di gruppo piene di costumi e macchine sceniche». Tra le novità dello show, che ha bisogno di tre giorni di montaggio per un´attrezzatura che viaggia su 22 tir (solo per le luci occorrono 4.830 chilometri di cavo) ci sono anche i sette nani che per la prima volta sfilano sulla pista. A Trilly, inseparabile, fatina di Peter Pan, il compito di illuminare le 7 principesse con la storia dall´ï¿½happy and" garantito.

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operazione politong ingegneri tra milano e pechino - paolo scandale (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 04-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XVII - Milano La storia Due corsi di laurea di primo livello e una specialistica con l´Università Tongji di Shangai Operazione PoliTong ingegneri tra Milano e Pechino Claudio, alla Tonji da 5 mesi: "L´impatto può disorientare ma lezioni e studio sono come da noi" PAOLO SCANDALE Tre atenei insieme per un progetto internazionale. è il PoliTong, campus italo-cinese nato dalla collaborazione tra i Politecnici di Milano e Torino e la Tongji University di Shanghai. Due lauree di primo livello (Information Technology Engineering e Mechanical and Production Engineering) e una di secondo (Industrial Design), al termine delle quali gli studenti conseguiranno un titolo riconosciuto tanto in Italia che in Cina. Il PoliTong è diverso dalle esperienze di studio all´estero che si collocano nella fase post-laurea o coprono solo un breve arco di tempo: «è un progetto più strutturato - spiega il professor Bruno Pizzigoni, delegato del rettore all´iniziativa per il Politecnico - e permette agli studenti di confrontarsi per un periodo significativo con un paese e un metodo didattico diversi dal proprio». Ed è nato anche per soddisfare le richieste del mondo del lavoro, aggiunge: «Sono state le nostre imprese che operano in Cina a dare la spinta iniziale, volevano laureati italiani, e soprattutto cinesi, preparati secondo gli standard occidentali». Per le lauree di primo livello i primi 40 studenti cinesi (per i quali si tratta di un corso quadriennale con l´ultimo anno da frequentare in Italia), arriveranno a Milano il prossimo anno, mentre il primo gruppo di 29 ragazzi italiani, che frequentano alla Tongji il secondo dei tre anni di corso, sono già a Shanghai dallo scorso settembre. Gli studenti del Poli, selezionati in base agli esami sostenuti, alla media e alla conoscenza dell´inglese, usufruiscono di una borsa di studio di 3mila euro che dovranno però restituire se non sosterranno esami per almeno 20 crediti. Tra gli studenti arrivati in Cina c´è Claudio Viola: «L´impatto con una realtà così diversa all´inizio disorienta. Ma poi capisci che le differenze sono occasioni di arricchimento, e cominci a sentirti a casa». Gli insegnamenti, tutti in lingua inglese, sono tenuti in gran parte da docenti italiani: «Dal punto di vista didattico non ci sono grandi problemi di adattamento. E comunque per ogni difficoltà possiamo rivolgerci ai coordinatori che sono un punto di riferimento costante». Tommaso Maria Sarpietro, 21enne di Todi, sottolinea anche il valore umano dell´esperienza: «Con i compagni si condividono cose diverse rispetto a un´università "tradizionale". Passiamo insieme l´intera giornata e in questi mesi abbiamo viaggiato per conoscere la Cina e la sua cultura». Un bilancio molto positivo, con un´unica pecca: «Il cinese è davvero difficile. Il corso gratuito fatto a Milano e quello che seguiamo in Cina non bastano. Dovrebbero diventare come il corso d´italiano che frequentano gli studenti cinesi alla Tongji, che è molto più organico al normale programma di studi».

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Ciò che dice di Obama quella lettera a Mosca (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2009-03-04 - pag: 1 autore: STRATEGIE E MERCATI Ciò che dice di Obama quella lettera a Mosca di Silvio Fagiolo C on mosse fulminee e inattese, e comunque molto personali, Barack Obama conferisce alla propria politica estera un profilo non meno netto e innovativo di quello riscontrabile nella sua politica economica e finanziaria. I due piani, del resto, si confondono nel proposito di salvare dal fallimento il "dio mercato", come nel recupero di un tessuto internazionale in più punti lacerato. L'incontro di ieri di Obama con il primo ministro britannico Gordon Brown, come la sua lettera al presidente russo Dmitrij Medvedev per una collaborazione nella crisi iraniana, ripropongono il primato del multilateralismo, pur con i connotati nuovi che le circostanze impongono. Una logica inclusiva che ovviamente non può prescindere, per i temi economici, dal Vecchio continente, nonostante l'ascesa della Cina. Il dialogo comincia dalla Gran Bretagna, secondo una tradizione non smentita e ancora coltivata a Londra, non senza qualche illusione di troppo. Ma anche perché nell'Europa di oggi sono labili le strutture che dovrebbero dare un volto e una voce alla causa comune. Il rapporto del presidente americano con l'Europa, come del resto si era visto nel suo viaggio preelettorale, e in attesa che diventi più riconoscibile il profilo istituzionale dell'Unione, passa attraverso il confronto con le personalità europee più rappresentative. Espressione della stessa logica è l'appello alla Russia per coinvolgerla in un grande compromesso tra flessibilità americana nelle difese strategiche e cooperazione nel contenimento nella crisi più carica di incognite: la corsa dell'Iran all'arma nucleare. Da Washington viene un invito alla corresponsabilità per dissipare le ombre di ieri e indurre a un possibile diverso rapporto domani. Per mobilitare una rete di relazioni internazionali che attenui la solitudine di Obama. Chiamare anche gli altri a un'assunzione di rischio è anche l'espressione dell'energia che l'America custodisce dentro di sé, per aggregare ogni volta in vesti rassicuranti e non divisive le più vaste maggioranze, interne e internazionali. Un'economia fino a ieri così orgogliosa del proprio modello si mette nelle mani del presidente perché in un'epoca che si annuncia foriera di intense divisioni la Casa Bianca possa plasmare il consenso internazionale e orchestrare azioni comuni. Continua u pagina 5 Servizi u pagina 5 l'articolo prosegue in altra pagina

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il distretto degli occhiali vede nero a belluno metà delle aziende in cig - roberto mania (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 04-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 23 - Economia La crisi travolge il settore, per la prima volta a riposo forzato anche i dipendenti Luxottica Il distretto degli occhiali vede nero a Belluno metà delle aziende in cig ROBERTO MANIA DAL NOSTRO INVIATO BELLUNO - Alla fine anche Sergio Varettoni si è arreso. La sua Imoa ha chiuso. Faceva aste e frontali per occhiali in Cadore, nel distretto congelato dal freddo ma soprattutto dalla valanga messasi in moto da Wall Street. Una trentina di dipendenti andrà in mobilità. Qui nel laborioso bellunese erano abituati a tassi di disoccupazione da ricco nord Europa, tra il 2 e il 3 per cento. Ora la cassa integrazione sta esplodendo. Per la prima volta nella sua storia anche la Luxottica, il gigante degli occhiali di Leonardo Del Vecchio, si è piegata: quattro giorni di cassa integrazione. Nulla rispetto a ciò che accade lì intorno ad Agordo. «La valanga è arrivata anche dalla parti nostre», afferma il presidente degli industriali bellunesi, Valentino Vascellari. Nel 2006 solo il 3 per cento delle aziende aveva sospeso la produzione, nel 2007 si è passati al 20 per cento, l´anno scorso l´impennata nell´ultimo trimestre: il 40 per cento. Nei primi mesi di quest´anno l´88 per cento dei dipendenti del settore è stato toccato, anche se solo per un giorno, dalla cassa integrazione. «Il distretto è praticamente morto», dice Mauro De Carli, segretario dei tessili della Cgil. Per capire cosa sta accadendo in questa zona, d´altra parte, ci si deve fermare anche alla sede della Camera del Lavoro. Fuori dall´ufficio vertenze c´è la fila. De Carli passa da una stanza all´altra con in mano un foglietto di carta. Lì c´è l´aggiornamento quasi in tempo reale della crisi: cig per due mesi alla Fedon, che fa astucci per occhiali; e poi alla Ideal, alla Gb, alla Bensol e via via, tutti gli altri. Compresa la Safilo, con cig a rotazione per 350 dipendenti. La colpa è soprattutto del crollo della domanda americana dove andava circa il 40 per cento degli occhiali. Ma non solo. La Cina, infatti, aveva già segnato il profilo di un distretto con un´impresa ogni undici abitanti. Perché molti sono stati sedotti dalla «scorciatoia cinese», come la chiama Lorena Berton che con la sorella gestisce l´"Arlecchino" a Quero nel basso feltrino. Sono andati nel Far East a produrre a bassissimo costo parti degli occhiali per ricomporli qui da noi e usare il "made in Italy". è servito a poco se non a un depauperamento delle professionalità. «Abbiamo perso il know how», spiega Angelo De Polo che a Pieve di Cadore ha ancora una delle poche aziende specializzate nei trattamenti galvanici. Lui in Cina non ci è andato ma ha diversificato perché - dice - «la monoproduzione uccide». Metà della sua attività è ancora negli occhiali, ma l´altra è destinata agli accessori per la moda. Lavora per i grandi marchi italiani. Luxottica ha fagocitato i piccoli artigiani che vivevano producendo per conto terzi, riportando al suo interno alcune attività. «Si credevano imprenditori, ma non lo erano», ragiona Nicola Del Din, giovane presidente della Premaor a Taibon Agordino. L´azienda ha il nome della mamma che nel ´62 fu la diciottesima assunzione di Del Vecchio. Qui tutti sono passati da Luxottica. E il futuro per i piccoli può essere solo di nicchia: per Del Din negli occhiali al titanio, tecnologia scoperta negli anni Novanta in Giappone. «Sì, la nicchia - sostiene anche la Berton - è il nostro futuro. Una produzione di qualità e di nicchia. Come hanno fatto i francesi». Poi ci si ributta sul primo mercato che riparte. Già, ma quale?

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Se Pechino salta l'Italia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-04 - pag: 14 autore: ... MISSIONE CINESE IN EUROPA Se Pechino salta l'Italia D opo aver siglato la settimana scorsa contrat-ti per un valore complessivo di 13 miliardi di euro in quattro Paesi europei, la Cina torna subito all'assalto del Vecchio continente. Il prossimo fine settimana, ha annunciato ieri Pechino, un'altra missione d'imprenditori partirà per l'Europa a caccia d'affari. Il programma del viaggio non è ancora stato definito. Ma due cose sembrano certe: la delegazione cinese tornerà in Gran Bretagna e anche questa volta non passerà dall'Italia. Una ventina d'anni fa, quando i giapponesi iniziarono a reinvestire il loro surplus valutario in giro per il mondo, l'Europa fu un grande catalizzatore dei capitali nipponici. In Italia arrivarono però giusto le briciole: se le spartirono un pugno di agenti immobiliari e i proprietari degli appartamenti di via Montenapoleone. Forse, per evitare di ripetere gli errori del passato, sarebbe bene interrogarsi sui perché della doppia diserzione cinese. E correre immediatamente ai ripari. (l.vin.)

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Il meccanotessile: difficile proseguire (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-03-04 - pag: 22 autore: Il meccanotessile: difficile proseguire MILANO La crisi economico-finanziaria non ha risparmiato il settore delle macchine tessili. Già all'inizio del 2008 la domanda mondiale di macchinari aveva manifestato segnali di debolezza che la crisi, scoppiata nella seconda parte dell'anno, ha poi acuito. L'analisi e i dati di preconsuntivo arrivano da Acimit, l'associazione italiana del meccanotessile: il 2008 si è chiuso con una flessione della produzione del 18% rispetto all'anno precedente,con un valore di quasi 2,3 miliardi di euro. Il calo riguarda le vendite sul mercato estero e su quello interno. Le esportazioni sono passate da 2,2 miliardi a 1,8 miliardi, in calo del 17% trainate al ribasso soprattutto dall'andamento negativo registrato sui principali mercati di riferimento: Cina, India e Turchia. In aumento, invece, le vendite in Russia e Brasile che però hanno ancora un peso poco rilevante sull'export totale del settore. Domanda depressa (-20%, a poco più di 1 miliardo) anche sul fronte nazionale a causa della difficile situazione in cui si trova l'intera filiera del tessile-abbigliamento. A conferma delle difficoltà che stanno incontrando i costruttori italiani c'è anche l'indice degli ordini. Nel secondo semestre del 2008 si è fermato a 28,4 punti (preso il 2000 come base uguale a 100) in calo del 52% rispetto allo stesso periodo del 2007. E per quest'anno non si prevede un'inversione di tendenza. «I mercati esteri sono fermi – commenta il presidente di Acimit Paolo Banfi – e, per un'industria come quella meccanotessile fortemente orientata all'export, con l'80% del fatturato realizzato all'estero, questo pesa gravemente sui conti delle aziende. Perciò il settore ha assoluta necessità di un sostegno da parte del Governo. Tra le misure da prevedere ci dovrebbero essere l'ammortamento libero dei beni strumentali, la sospensione dell'Irap per il 2009 e un fondo di garanzia per coprire ritardi nei pagamenti della clientela. Bisogna poi risolvere il problema dell'accesso al credito che è diventato sempre più restrittivo». Ma. Ge. marika.gervasio@ilsole24ore.com

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Il futuro di Fashion box si focalizza sull'Asia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: STILE E TENDENZE data: 2009-03-04 - pag: 26 autore: ABBIGLIAMENTO CASUAL Il futuro di Fashion box si focalizza sull'Asia Per i marchi Replay i ricavi 2008 si fermano a 307 milioni (-3%) Al via l'e-commerce di Cristina Jucker N ella strategia di Fashion box, il gruppo di abbigliamento di Asolo con i marchi Replay, Replay&sons e We are Replay, il prossimo passo sarà la conquista dei mercati asiatici. Un accordo per l'apertura di negozi in Corea (il primo sarà in settembre) è stato appena firmato, un altro è in arrivo per la Cina, con l'obiettivo di passare in due-tre anni dai 12 negozi attuali a una cinquantina. «In Asia già produciamo molto, non tanto in Cina quanto in Thailandia, Vietnam o Indonesia. Ora vogliamo anche vendere» spiega Gaetano Sallorenzo, amministratore delegato del gruppo dal maggio scorso. Il fatturato, infatti, per poco meno dell'80% deriva dall'export ma è concentrato soprattutto in Europa, più al Nord che al Sud. Come per la stragrande maggioranza dei marchi, fino a settembre scorso tutto andava bene, poi, racconta Sallorenzo, «molti clienti hanno fermato gli acquisti, altri si sono rivelati poco affidabili e quindi abbiamo dovuto fare una selezione». Così l'anno si è chiuso con 307 milioni di euro di ricavi, il 3% circa in meno rispetto al2007.E i primi segnali di quest'anno non sono molto incoraggianti: «Anche i clienti che avevano venduto bene vengono in show room e riducono gli acquisti del 20% circa. A parte qualche sprazzo di luce in Europa,non c'è un mercato che stia funzionando » prosegue l'a.d. ma senza mostrare particolare apprensione. «Per fortuna l'azienda, ora controllata al 100% dalla famiglia del fondatore Claudio Buziol, è ben patrimonializzata. Sicuramente anche noi dovremo affrontare una fase di riduzione dei ricavi ma la cosa importante è che non abbiamo debiti». Importante è anche il lavoro di ricerca che Fashion group continua a portare avanti: «Tagliare i costi va bene – aggiunge Sallorenzo – ma stiamo attenti a non tagliarci anche le mani, se no non rimane più niente ». I trattamenti per il denim, il tessuto legato alla grande maggioranza della produzione dei marchi Replay, sono in gran parte fatti in Italia, soprattutto i lavaggi, perchè se il costo è un po' più elevato irisultati sono decisamente superiori. Non solo. Il gruppo sta lavorando con alcuni fornitori, in questo molto attivi, per ottenere processi di lavaggio del denim meno inquinanti e con minori consumi di acqua e di elettricità. Tutto sarà certificato. «Questo concetto di ecosostenibilità vogliamo portarlo anche nei negozi, riducendo le emissioni e i consumi energetici. Tanto più che oggi possiamo fare prodotti organici ed ecosostenibili che sono anche belli da vedere. La strada della ricerca si impone per tutti». Ad Asolo (Treviso), dove lavorano 500 dei 1.200 dipendenti complessivi, è concentrato tutto lo sviluppo del prodotto, la prototipia e lo sviluppo delle taglie, ma anche la piattaforma logistica. Tutti i prodotti, fatti in ogni parte del mondo, arrivano qui e poi da qui vengono spediti ai clienti. Ma c'è un'altra novità in arrivo: «Verso fine aprile dovremmo essere pronti a lanciare le vendite online – annuncia Sallorenzo – stiamo valutando se scegliere un partner italiano o straniero, perchè abbiamo riscontrato un grande interesse per esempio in Germania. Le richieste sono molte, il nostro pubblico è soprattutto giovane e sono convinto che la presenza su internet debba diventare sempre più importante». Nel frattempo altri aspetti sono in fase di evoluzione. «Il mondo della comunicazione credo che cambierà molto nei prossimi anni. Per cui diventa imperativo trovare nuove forme di comunicazione, più orizzontali, non calate dall'altro: non serve dire "devi vestirti così" bisogna creare delle occasioni (anche con iniziative di co-branding), degli eventi capaci di attrarre più in generale il consumatore». Il mondo sta cambiando, l'importante è capire come. cristina.jucker@ilsole24ore.com Al vertice. Gaetano Sallorenzo, a.d. di Replay

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Un'altra fuga all'estero Quella dei manager (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 04-03-2009)

Argomenti: Cina

POLITICA 04-03-2009 OLTRE I «CERVELLI ». E NON MENO IMPORTANTE Un'altra fuga all'estero Quella dei manager GABRIELE GABRIELLI Q ualche tempo fa nel prendere posizione sul tema dei flussi di immigrati nel nostro Paese a favore di un approccio che ne favorisse l'inserimento e l'inclusione, anziché la demonizzazione soprattutto in un momento così drammatico, commentavamo una notizia che ci aveva colpito in modo particolare. Ci riferivamo alla circostanza che molte decine di migliaia di manager e professionisti che hanno perso il posto di lavoro nell'Occidente ( soprattutto negli Stati Uniti) in piena crisi, lo stanno ora cercando nei Paesi a più alto tasso di crescita come la Cina e l'India. Qualche giorno dopo abbiamo poi letto un'altra notizia che ci ha fatto ancora riflettere, ossia quella, commentata con disappunto dalla stampa, della reazione di alcune maestranze inglesi ( con lo slogan: «Via gli operai italiani, ci rubano il lavoro» ) contro la decisione di una raffineria di petrolio sulla costa orientale dell'Inghilterra di assumere un gruppo di lavoratori italiani. Ritorniamo oggi su questi temi perché alcune recenti indagini sulla situazione lavorativa dei dirigenti ce ne offre l'occasione e una cornice per ' contestualizzare' questi fatti nel nostro Paese. Si tratta di questo. Sembrerebbe che anche in Italia stia crescendo il numero dei manager che, perdendo il posto cancellato dalla crisi che non rispetta nessuno, prendono in mano la valigia e se ne vanno a cercare nuove opportunità all'estero. Vediamo alcuni dati. Mettendo insieme le informazioni in possesso di Manageritalia, il sindacato che rappresenta i dirigenti del commercio e del terziario, e quelle fornite da Federmaneger che è invece il sindacato dei dirigenti delle aziende industriali si arriva a stimare che soltanto nel Lazio ( dove sono state effettuate le ricerche menzionate) ci sono almeno 200- 300 ' dirigenti in fuga' e che ce ne sono almeno altri 400 che risiedono o lavorano stabilmente all'estero. Non c'è davvero da stare allegri anche perché, mentre è cresciuta nel tempo la consapevolezza e si piange la ' fuga dei cervelli' dal nostro Paese nel campo della ricerca scientifica, nel frattempo stando a questi dati si starebbe consumando sotto traccia e in silenzio una nuova ' fuga', questa volta però del management. E in verità, questa seconda fuga non ci pare meno importante della prima, soprattutto se messa in relazione alla struttura produttiva del nostro Paese fondata, come noto, su piccole e medie imprese che manifestano da sempre crescenti fabbisogni di management. Ora, quindi, c'è il rischio che alla tradizionale nostra carenza di una adeguata cultura manageriale a supporto della crescita in questa fase di progressiva internazionalizzazione, si aggiunga un nuovo ' salasso' capace di impoverire ulteriormente l'impresa e il suo potenziale di sviluppo e competitività. Che fare? Innanzi tutto è necessario condividere senza riserve che la perdita di occupazione è grave sia quando tocca operai e impiegati, sia quando investe le più alte professionalità e i manager. In secondo luogo, continuare ad esplorare le strade che favoriscano soluzioni e incentivi, per tutte le professionalità, finalizzate a far rimanere le persone ' dentro le imprese' in questo momento di difficoltà. Se pensiamo poi che c'è anche chi pensa di chiudere le porte all'entrata dei ' cervelli immigrati', la situazione che si prospetta è davvero drammatica e non sostenibile. Incentivi da un lato e apertura e inclusività sembrano essere le sole vie da percorrere. Rischio di un salasso capace di impoverire ulteriormente l'impresa. Incentivi, apertura e inclusività sembrano le sole vie da percorrere

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La Russia non rinuncia al suo ruolo <Proteggere> il regime degli ayatollah (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 04-03-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 04-03-2009 La Russia non rinuncia al suo ruolo «Proteggere» il regime degli ayatollah Al Consiglio di sicurezza dell'Onu la delegazione moscovita è riuscita a far fallire ogni tentativo di inasprire le misure punitive DI GIOVANNI BENSI I l presidente russo Dmitrij Medvedev è stato chiaro: non vi può essere nessuno «scambio» fra il problema nucleare iraniano e la questione dello Scudo spaziale americano in Europa Orientale. In questo modo la Russia continua la sua politica tradizionale di "protettrice" dell'Iran. Mosca fa finta di credere che il programma nucleare iraniano non abbia come fine di costruire l'arma atomica e contrasta, spesso in accordo con la Cina, ogni tentativo di inasprire le sanzioni contro Teheran. Già alla fine di febbraio 2008 il capo dell'agenzia nucleare russa Sergej Kirienko ha partecipato con il vicepresidente iraniano Gholamreza Aghazade al collaudo della centrale elettronucleare iraniana a Bushehr e ha parlato di un contratto decennale per le forniture a Teheran di combustibile nucleare. Nello stesso tempo la Russia continua a contrastare i tentativi dell'Occidente per imporre nuove sanzioni all'Iran. Partecipando il 19 settembre, nell'ambito dell'Assemblea generale dell'Onu, a una riunione dei Paesi del gruppo dei «5+1» sull'Iran (Russia, Usa, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania), la Russia ha dichiarato che non avrebbe appoggiato all'Onu un inasprimento delle sanzioni contro la Repubblica islamica. In una dichiarazione del ministero degli Esteri di Mosca emanata in quell'occasione, si leggeva che «noi ci siamo espressi contro l'elaborazione di misure supplementari a livello di Consiglio di sicurezza dell'Onu». Il ministro Sergej Lavrov aggiunse che «lo stato della questione sul programma nucleare iraniano ora non richiede alcuna misura straordinaria». E infatti il 27 settembre 2008 il Consiglio di sicurezza ha approvato all'unanimità una nuova risoluzione sull'Iran che conferma i precedenti analoghi documenti, invita questo paese a rivedere il suo programma nucleare, ma, dietro insistenza della Russia, non contiene nuove sanzioni. E contro nuove sanzioni a carico dell'Iran Lavrov si espresse anche commentando il progetto di risoluzione presentato in dicembre dalla trojka europea, Gran Bretagna, Francia e Germania.

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bashir, l'ex bambino soldato sterminatore del suo popolo - giampaolo visetti (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 05-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 3 - Esteri Bashir, l´ex bambino soldato sterminatore del suo popolo L´ascesa sanguinaria del dittatore dietro le insegne dell´Islam GIAMPAOLO VISETTI AL Bashir, soldato bambino con l´ossessione della guerra è nato 64 anni fa in una capanna di contadini poverissimi, in un villaggio a un centinaio di chilometri a nord di Khartum. Chi ha trascorso con lui lunghi anni, riuscendo infine a salvarsi dall´arresto, sostiene che il suo destino è stato segnato nell´infanzia. Il padre, coltivatore di pomodori, non può sfamarlo. Sceglie di abbandonarlo, affidandolo all´esercito quando non aveva ancora 12 anni. L´orizzonte del piccolo Omar oscilla così da subito tra solitudine e violenza, mediate dall´islam. Combatte senza paura di morire, né di uccidere, e a vent´anni guida già una compagnia. Dieci anni dopo, nel 1973, è al fianco degli egiziani nella guerra dello Yom Kippur contro Israele. Guerra ed estremismo islamico, in quindici anni, gli valgono la leadership dell´Islamic National Front di Hassan Turabi. E´ uno dei rari golpe incruenti dell´Africa. A 45 anni al Bashir, ex soldato bambino per un piatto di mais bianco, si trova alla guida di un Sudan devastato dalla fame e dalla guerra civile. Infiamma le folle con comizi nazionalisti che incitano all´unità del Paese nel nome della sharia. Non si tratta, scriverà anni dopo dal carcere Turabi, di un espediente retorico. Nei primi anni al potere, al Bashir crede realmente che il Sudan, frammentato in centinaia di tribù, possa scegliere l´unificazione nel nome dell´islam. Un sogno presto deluso. Il Nord, bianco, islamico e governato dalle influenze arabe, cede alla tentazione di sottomettere il Sud, animista, nero e aperto al dialogo con l´Occidente cristiano. Al Bashir, che conosce solo il linguaggio delle armi, torna così a combattere e non smetterà più, facendo della guerra un´autentica ossessione. Fa arrestare Turabi, l´unico intellettuale della sua cerchia. Scioglie il Consiglio della Rivoluzione, facendo sparire i suoi componenti accusati di cospirazione. Fino al 1996, quando si fa eleggere presidente con un voto definito «truffa» dagli stessi leader africani. Tre anni dopo scioglie il parlamento e svela pienamente il suo profilo di dittatore. Sono gli anni, oltre venti, del grande massacro nel Sud. Fede e pretese di autodeterminazione si confondono, giustificando lo sterminio di centinaia di migliaia di persone. Difficile provare il genocidio, trattandosi di decine di etnie. I servizi segreti sudanesi sono in compenso i più temuti del continente. Le torture, nelle caserme del nord, raggiungono limiti di raffinatezza che lo stesso Taylor, pure sotto processo all´Aja, definisce «magica». Le trattative per la pace tra Nord e Sud sono avanzate quando, nel 2003, al Bashir sceglie di legittimare il terrore con un´altra guerra. Il Darfur, a Ovest, reclama a sua volta l´indipendenza e si oppone all´avanzata delle scuole coraniche. Kartum, nel mirino degli Usa, viene accusata di nascondere Bin Laden e di essere la retrovia africana di al Qaeda. Il nuovo focolaio di frammentazione viene represso con una ferocia che gela il mondo. In cinque anni, solo in Darfur, le milizie arabe dei janjaweed, armate e pagate dal regime di al Bashir, massacrano oltre 300 mila civili e innescano l´esodo di due milioni e mezzo di profughi. I villaggi ribelli vengono dati alle fiamme, donne e bambini subiscono stupri e mutilazioni. Il Paese è un immenso campo di battaglia, conteso tra mondi contrapposti: da una parte Medio Oriente, Russia e Cina, dall´altra Usa ed Europa. Dietro la fede, petrolio, gas, acqua sotterranea e controllo di uno dei territori-chiave del continente. Il dittatore-guerriero, da ieri, ha però le spalle al muro. E si prepara, pur di non cedere un potere assoluto, alla battaglia estrema: contro tutti, per salvare se stesso sacrificando il suo popolo.

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giustizia impossibile - (segue dalla prima pagina) (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 05-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 31 - Commenti GIUSTIZIA IMPOSSIBILE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Bashir non può non esserne responsabile, quanto meno perché ha omesso di prevenire quei crimini o di punirne gli autori. Ed è anche indubbio che quell´ordine di cattura avrà un grande impatto psicologico e mediatico e delegittimerà politicamente Bashir. Ma, al di là di ciò, quale può esserne l´incidenza pratica? Quell´ordine può essere eseguito solo in Sudan e solo se lo stesso Bashir autorizzerà le sue guardie ad arrestarlo. Al di fuori del Sudan quell´ordine ha un peso giuridico nullo o quasi. Come mai? Lo Statuto della Corte stabilisce che se il capo di Stato di un paese che ha ratificato lo Statuto (Italia, Francia, Inghilterra, Giappone e così via) commette un crimine quale il genocidio o crimini contro l´umanità, può essere trascinato in giudizio davanti alla Corte, perché non può invocare le immunità personali che gli spettano. Se invece l´incriminato è il capo di uno Stato che non ha ratificato lo Statuto (Cina, Russia, USA, Sudan e così via), egli può godere di quelle immunità. Quando però � come nel caso del Darfur � è il Consiglio di sicurezza dell´Onu a deferire alla Corte crimini commessi da organi di uno Stato (come il Sudan) che non ha ratificato lo Statuto, il Consiglio può rimediare a questa deficienza, decidendo che tutti gli Stati membri dell´Onu devono obbligatoriamente togliere quelle immunità ai capi di Stato (come appunto Bashir) incriminati dalla Corte. Nel caso del Darfur il Consiglio di sicurezza si è però guardato bene dal fare questo passo, limitandosi a imporre solo al Sudan l´obbligo di «cooperare con la Corte». Si torna quindi alla casella di partenza: solo se i poliziotti sudanesi arrestano Bashir e lo consegnano all´Aja, si potrà dare esecuzione concreta all´ordine di cattura. L´emissione di quell´ordine è dunque un colpo di spada vibrato nell´acqua. Qual è la lezione da trarre? Anzitutto, quando non si ha la forza di far valere i propri comandi, sarebbe saggio procedere con prudenza. Invece di un mandato di arresto, il Procuratore avrebbe potuto chiedere un ordine di comparizione: in tal modo il Presidente sudanese, volendo far valere le proprie ragioni, avrebbe potuto presentarsi alla Corte da uomo libero, per contestare le accuse. In secondo luogo, la giustizia non si amministra con le fanfare: il 14 luglio 2008 il Procuratore diede grande risalto alla sua richiesta del mandato, sbandierando ai quattro venti le colpe di Bashir. I giudici hanno impiegato più di sette mesi per riflettere sulla materia, un lasso di tempo manifestamente confliggente con la natura stessa dell´ordine di cattura, che è un atto urgente reso necessario dall´esigenza di impedire all´indiziato di reato o all´imputato la fuga, la manipolazione delle prove o la recidiva. Non sarebbe stato più saggio tenere segreta quella richiesta? Fiat justitia, pereat mundus: la massima vale anche per questo caso? Il presidente del Sudan già da tempo ha preso misure politiche e diplomatiche per annullare gli effetti politici di quell´atto giudiziario. Tra l´altro, ha astutamente rafforzato la sua autorità in seno all´Unione africana mentre ha inasprito i suoi rapporti con l´Europa e gli Usa. Le prospettive di una cessazione dei crimini nel Darfur diventano più difficili, e una soluzione pacifica del conflitto tra il governo e i ribelli del Darfur sempre più problematica. La giustizia internazionale non dovrebbe ostacolare soluzioni politiche di complesse crisi internazionali nell´ambito delle quali vengono perpetrati crimini gravissimi. In ogni caso, la giustizia-spettacolo va a tutti costi evitata.

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gli uffizi ad abu dhabi no di asor rosa a martini - mara amorevoli (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 05-03-2009)

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Pagina I - Firenze La polemica Anche Natali e Acidini contrari all´idea Gli Uffizi ad Abu Dhabi no di Asor Rosa a Martini MARA AMOREVOLI Ancora dissensi contro l´idea degli "Uffizi-Abu Dhabi" lanciata dal presidente della Regione Claudio Martini. Un invito ad «un´attenta riflessione» arriva al governatore dalla Rete dei comitati in difesa del territorio di Asor Rosa, a «non infliggere un colpo mortale alle tutela del patrimonio culturale italiano, che non è una merce qualsiasi, da "sfruttare"». Critico «sull´assurdità di una clonazione degli Uffizi nel deserto» il direttore degli Uffizi Antonio Natali: «I dipinti non sono biglietti da visita. C´è un proposito educativo alla base di ogni scambio. Da anni esportiamo mostre realizzate solo con opere dai depositi, senza togliere nulla ai visitatori». La soprintendente del Polo museale Acidini avverte: «Non dobbiamo sposare acriticamente il progetto "Louvre-Abu Dhabi", ma elaborare una nostra via che salvaguardi la tutela. Abbiamo fatto accordi con Giappone, Cina, Turchia, possiamo estenderli, senza trapiantare il marchio Uffizi».

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pechino mette sul piatto più aiuti all'economia e le borse si risvegliano - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 05-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 25 - Economia Il governo potrebbe anche raddoppiare lo sforzo iniziale di 465 miliardi Pechino mette sul piatto più aiuti all´economia e le Borse si risvegliano è la prima volta che un´assemblea di dirigenti comunisti cinesi rianima tutti i mercati finanziari FEDERICO RAMPINI dal nostro corrispondente PECHINO - C´è voluta un´assemblea di dirigenti comunisti cinesi per ridare un barlume di speranza ai mercati finanziari mondiali. L´attesa di una nuova manovra di rilancio della crescita, che potrebbe essere annunciata oggi a Pechino, ha dato il via ai rialzi delle Borse asiatiche, che hanno contagiato l´Europa e l´America. Con un´attenzione inconsueta gli investitori globali guardano all´apertura del Congresso Nazionale del Popolo, la sessione legislativa del parlamento cinese. Ieri si è diffusa l´attesa che il premier Wen Jiabao possa annunciare nel suo discorso di oggi importanti misure di spesa pubblica. La Borsa di Shanghai ha reagito con un rialzo del 6%, portando così al 21% il suo aumento dall´inizio dell´anno. In rialzo anche Hong Kong con il 2,5%, Tokyo con +0,9%. La riscossa dell´Estremo Oriente ha condizionato altre piazze finanziarie, in Europa e negli Stati Uniti, spingendo al rialzo anche le quotazioni del petrolio. Confortati da una ripresa degli ordini d´acquisto dei manager industriali cinesi, per un giorno i mercati hanno voluto scommettere che la Repubblica Popolare potrà svolgere un ruolo da locomotiva nella ripresa mondiale. A catalizzare le speranze è stata la previsione di Li Deshui, un economista vicino alla banca centrale cinese, che ieri ha dichiarato: «Nella relazione del premier Wen al Congresso ci sarà l´annuncio di una nuova manovra di stimolo alla crescita». Se confermata, sarà la seconda maxi-iniezione di spesa pubblica decisa dal governo cinese in quattro mesi. A novembre Pechino aveva già varato un sostanzioso pacchetto di investimenti statali: 4.000 miliardi di renminbi, pari a 465 miliardi di euro, uno sforzo secondo solo alla manovra da 787 miliardi di dollari approvata a Washington. Ma la mobilitazione delle risorse statali cinesi fin qui non è bastata. Nell´ultimo trimestre del 2008 il Pil della Cina è cresciuto solo del 6,8% (un tasso che va raffrontato al +13% del 2007) e la decelerazione dello sviluppo sta continuando. Le esportazioni sono calate del 17,5% a gennaio. Almeno 20 milioni di lavoratori che erano emigrati dalle campagne per lavorare nelle fabbriche della zona costiera sono stati licenziati e costretti a un drammatico contro-esodo verso le aree rurali. Sale la disoccupazione dei giovani laureati: almeno un milione e mezzo sono senza lavoro. I leader del partito comunista temono le tensioni sociali in un anno segnato da ricorrenze esplosive: a metà marzo il 50esimo anniversario della fuga in esilio del Dalai Lama, a giugno il ventesimo di Piazza Tienanmen. Perciò oltre alle misure di ordine pubblico si è consolidata l´attesa di una nuova maximanovra. L´ufficio studi della banca Standard Chartered ipotizza che il governo possa addirittura raddoppiare lo sforzo, annunciando nuove spese fino a raggiungere un totale di otto o diecimila miliardi di renminbi. La Cina ha una libertà di azione notevole perché parte da un buon equilibrio della finanza statale. Dopo avere avuto conti pubblici in attivo per lo 0,7% del Pil nel 2007, l´anno scorso Pechino è andata in deficit appena dello 0,4% del Pil. Con la manovra annunciata a novembre il deficit pubblico può raggiungere il 3% del Pil quest´anno. E´ un disavanzo ancora molto contenuto, in confronto al 12,3% di deficit/Pil previsto quest´anno negli Stati Uniti. Ancora più favorevole è la situazione del debito statale: appena il 21% del Pil in Cina, meno di un terzo rispetto all´America. Se non ha vincoli di bilancio stringenti come quelli che affliggono il resto del mondo, la leadership cinese deve tuttavia calibrare con attenzione la qualità della spesa pubblica. Il riflesso automatico di fronte al pericolo di recessione è fare ricorso alle ricette del passato: spingere l´acceleratore sul volano delle grandi opere infrastrutturali. In questi mesi sono affluiti dalle provincie progetti di lavori pubblici per 16.000 miliardi di renminbi. Il rischio è di accentuare gli squilibri del modello di sviluppo cinese, come dimostra la decisione di accantonare il "Pil verde", un´indicatore di qualità ambientale che era allo studio da anni. Per dare più spazio ai consumi delle famiglie e ridurre l´altissima propensione al risparmio occorre costruire uno Stato sociale. E´ una delle sfide che oggi dovrà affrontare Wen Jiabao aprendo il Congresso.

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Cina verso un piano-bis di stimoli (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-05 - pag: 9 autore: Misure anti-crisi. Oggi Wen Jiabao apre l'Assemblea nazionale del Popolo: atteso l'annuncio di un secondo pacchetto economico Cina verso un piano-bis di stimoli La Borsa di Shanghai festeggia le indiscrezioni sugli aiuti con un balzo del 6% Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Rilanciare l'economia, sostenere la crescita e riportare gli operai a lavorare nelle fabbriche. A tutti i costi, anche di tornare a riaprire generosamente il portafoglio della spesa pubblica. Oggi si apre l'Assemblea Nazionale del Popolo, il Parlamento cinese che si riunisce una volta l'anno a Pechino. Nella storia recente del Paese, non era mai successo che il consueto esercizio didemocrazia avesse una parola d'ordine tanto chiara e precisa: riportare su di giri i motori della congiuntura nel più breve tempo possibile. D'altronde, oltre venti milioni di emigranti tornati nelle campagne senza lavoro sono un problema serio. Il loro malcontento, sommato a quello dei giovani senza occupazione, degli imprenditori andati in fallimento, di coloro che non trovano più credito facile presso le banche, è una concreta minaccia per la stabilità sociale. Già, perché nella Cina di oggi, quella che nel giro di pochi mesi ha visto andare in crisi il miracolo economico più prodigioso della storia dell'umanità, gli arrabbiati non sono solo i miserabili di sempre. All'improvviso, la crisi economica (che oltre la Grande Muraglia si sostanzia in un rallentamento del tasso di crescita dall'11 all'8%) ha scosso trasversalmente un Paese che, archiviata l'epoca della lotta di classe, si ritrova più che mai spaccato tra ceti sociali diversi e differenziati, accomunati da un solo referente: il Governo e la classe politica. Mai come in questi ultimi mesi, il progetto "società armoniosa" proposto al Paese dalla Quarta Generazione di comunisti cinesi è stato tanto a rischio. Per questo motivo, la ripresa dell'economia è diventata una priorità, un'ossessione quotidiana per la nomenklatura, nonostante la Cina continui ancora ad espandersi a tassi impensabili per qualsiasi altra nazione del pianeta. Per contrastare la crisi, lo scorso novembre Pechino ha varato un piano di stimolo all'economia da 600 miliardi di dollari. Trattandosi di investimenti infrastrutturali, finanziamenti a pioggia e incentivi fiscali, è ancora presto per dire se la cura ha avrà effetto oppure no. Frattanto, però, la raffica di riduzioni del costo del denaro operata dalla Banca centrale ha sicuramente riportato liquidità nel sistema, fornendo così una boccata d'ossigeno alle imprese. Insomma, i segnali sono confusi e contrastanti. Tuttavia, la sensazione generale è che oggi, mentre il resto del mondo non scorge neppure lontanamente l'uscita dal tunnel, la Cina sia destinata a essere la prima a vedere la fine della crisi. Ma è giusto una sensazione, ancora scarsamente supportata dai dati macroeconomici (ieri l'indice del manifatturiero Pmi di febbraio è risultato in aumento per il terzo mese consecutivo), dall'umore del mondo imprenditoriale, e dalle dichiarazioni dei timonieri dell'economia cinese. In questo misto di speranza e incertezza, è normale che vi sia molta attesa per il discorso con cui oggi Wen Jiabao aprirà i lavori dell'Assemblea Nazionale del Popolo. Nelle ultime settimane, il premier cinese ha alternato dichiarazioni di cauto ottimismo sulla possibilità che il peggio per la Cina sia passato, a messaggi di preoccupazione sull'evoluzione e la durata della crisi finanziaria globale. Secondo le indiscrezioni della vigilia, oggi Wen potrebbe annunciare al Paese il varo di un piano supplementare di stimolo all'economia in aggiunta al maxipacchetto da 600 miliardi di dollari annunciato lo scorso autunno. La sola ipotesi di un'altra pioggia di investimenti pubblici in arrivo ha messo le ali ai piedi alla Borsa di Shanghai, che ieri è salita di oltre il 6% registrando la migliore performance degli ultimi quattro mesi. La prospettiva che Pechino possa fornire un ulteriore sostegno alla congiuntura piace anche agli stranieri, come dimostra il balzo in avanti della Borsa di Hong Kong (+2,5%) sulla quale affluiscono i capitali internazionali che puntano sulle società cinesi. La speranza comune è che, grazie alla determinazione (e ai soldi) del suo Governo, il Dragone riesca a risollevarsi in fretta e poi si tiri dietro il resto del mondo. Ma, forse, oggi sarebbe chiedergli troppo. apagina39 Il rimbalzo dei mercati IL PRECEDENTE Lo scorso novembre Pechino ha stanziato 600 miliardi di dollari in investimenti infrastrutturali, incentivi e finanziamenti a pioggia l'articolo prosegue in altra pagina

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Un altro passo avanti verso il diritto globale (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-03-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-05 - pag: 11 autore: Il Tribunale e i dittatori Un altro passo avanti verso il diritto globale di Alberto Negri O gni tanto, in un soprassalto delle coscienze, tra uno zapping e l'altro, ci rincorrono delle immagini. Una donna con il volto affilato che stringe un figlio con la testa grande e il torace scheletrico, occhi bianchi di paura che sbalzano dalla pelle scura, cadaveri che affondano nella sabbia, capanne sfondate, rade boscaglie affumicate dal napalm. è il Sudan, la nazione più grande dell'Africa, piagata da mezzo secolo di guerre. Da oggiè anche il primo Stato del mondo con un presidente in carica, Omar al-Bashir, colpito da un mandato d'arresto internazionale del tribunale dell'Aja per crimini di guerra e contro l'umanità commessi in Darfur. Appare difficile che qualcuno si muova per arrestare Bashir sulla base della sentenza di una Corte penale internazionale alla quale, va detto, non aderiscono Stati Uniti, Russia, Cina (tre membri del Consiglio di Sicurezza Onu), Israele e neppure uno stato arabo, tranne la Giordania. Non è neppure troppo significativo il precedente dell'ex presidente Slobodan Milosevic, arrestato due anni dopo essere caduto in disgrazia dai nuovi leader serbi. Altri massacratori sono finiti alla sbarra, uno è Radovan Karadzic, imprigionato dalle stesse autorità di Belgrado, altri ancora, come Ratko Mladic, sono latitanti e, secondo le recenti testimonianze degli ufficiali olandesi, si è fatto di tutto, anche da parte americana, per evitare di ammanettare sul posto i carnefici della Bosnia. Eppure questo mandato d'arresto èun segnale forte che l'Amministrazione Obama ha salutato con favore: se un giorno l'America dovesse aderire alla Corte penale, cosa anche questa improbabile, forse le sentenze dell'Aja avrebbero ben altra forza. Se non altro si spera che la sentenza possa frenare le atrocità nel Sudan e convincere qualche altro Bashir a contenere i massacri. Quanto all'isolamento del Sudan, questo potrebbe venire dalle potenze occidentali ma già una parte del mondo musulmano è insorta contro la sentenza. Nonostante remore e difficoltà la sentenza dell'Aja,dove è appena cominciato davanti alla Corte speciale per il Libano il processo per l'assassinio del premier Rafik Hariri, rappresenta comunque un passo avanti nella ricerca di una giustizia internazionale, un rafforzamento della condanna morale che meritano carnefici e regimi sanguinari. Ma le sentenze non possono sostituire la politica e la storia. Omar Hassan Ahmed al-Bashir sale al potere con un colpo di stato nel giugno del 1989. è un maresciallo dell'esercito, già ufficiale dei parà con le truppe egiziane durante la guerra del Kippur del '73 contro Israele. Metodi sbrigativi, corporatura massiccia, Bashir interpreta il ruolo dell'uomo forte. Quando diventa presidente, mentre è in corso la guerra civile tra il Governo e l'esercito separatista del Sud, un conflitto tra musulmani e cristiani, Bashir si fa appoggiare da Hassan Turabi, l'ideologo che impone la legge coranica. Con Bashir entra in scena però un altro protagonista: il petrolio. Il maresciallo punta ai giacimenti del Sud e nella sua avanzata brucia i raccolti,avvelena i pozzi d'acqua potabile, arruola a forza gli adolescenti: le stesse cose accadranno, poi, nel Darfur. I cinesi ottengono consistenti concessioni petrolifere, l'Iran acquista da Pechino le armi per rifornire l'esercito. Bashir ospita star del terrorismo, da Carlos a Bin Laden, ma quando Washington bombarda una fabbrica sospettata di produrre armi chimiche, Bashir capisce l'antifona e si disfa di Turabi. Si apre così la strada agli accordi tra Nord e Sud del 2005, basati ovviamente sulla spartizione dei pozzi. Finito un genocidio nel Sud, nel 2003 ne era già iniziato un altro a Ovest, nel Darfur, un conflitto tra agricoltori musulmani e altri musulmani, nomadi e arabofoni. Anche qui una delle poste in gioco sono le risorse petrolifere. E, come nel Sud, in Darfur vengono scatenate le milizie, i janjaweed, i "diavoli a cavallo", con carneficine e stupri di massa, la peggiore emergenza umanitaria del globo. Una carriera quella di Bashir che si intreccia a massacri e genocidi ma pure a interessi pe-troliferi e geopolitici di medie e grandi potenze. Oggi forse gli daranno addosso, ma non dimentichiamo che a Roma, due anni fa, anche noi - la nostra diplomazia, le nostre società, le nostre lobby - siamo stati a tavola con lui. CORSA A OSTACOLI Nonostante le assenze pesanti di Stati Uniti, Russia e Cina, la Corte si sta ritagliando un ruolo sempre più centrale Presidente-dittatore. Il leader sudanese Omar al-Bashir, 65 anni REUTERS

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L'Aja chiede l'arresto di Bashir (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-05 - pag: 11 autore: Darfur. Il presidente sudanese colpevole di crimini di guerra e contro l'umanità, ma non di genocidio L'Aja chiede l'arresto di Bashir è il primo mandato di cattura nei confronti di un leader in carica Roberto Bongiorni L'accusa di genocidio è stata, momentaneamente, fatta cadere, ma il mandato d'arresto spiccato ieri contro il presidente sudanese Omar al-Bashir dalla Corte penale internazionale dell'Aja ( Cpi) pesa come un macigno. I due principali capi di accusa restano gravissimi: crimini di guerra e contro l'umanità per i massacri nella regione del Darfur. Il presidente-dittatore del Paese più esteso dell'Africa, salito al potere nel 1989 con un golpe, sarebbe il mandante di omicidi, sterminio, trasferimenti forzati, tortura e stupro in quello che è stato definito il peggior conflitto africano del terzo millennio. Una guerra strisciante che dal 2003, per l'Onu, ha già provocato 300mila vittime e oltre due milioni di sfollati Quello di ieri è il primo mandato d'arresto della Cpi contro un presidente ancora al potere. Un episodio senza precedenti,che tuttavia rischia di provocare un terremoto geopolitico nell'intera regione, con gravi ripercussioni anche per gli operatori umanitari stranieri, i diplomatici e la popolazione civile coinvolta nel conflitto. Poche ore dopo l'annuncio del mandato è avvenuto quanto si temeva: Khartoum ha espulso dal Sudan dieci organizzazioni internazionali, tra cui Medici senza frontiere, la sola che in alcune aree assiste la popolazione.Se per qualcuno l'accusa è stata di «cooperazione con la Corte penale internazionale», per Msf è stata usata la più morbida giustificazione dei «motivi di sicurezza ». Chi si assumerà il gravoso compito di arrestare Bashir? La giustizia internazionale spesso non coincide con la realpolitik. «Il Sudan non consegnerà nessuno», ha subito precisato il vice ministro della Giustizia del Sudan, Paese che peraltro si trincera dietro il pretesto di non aver mai aderito alla Cpi. Forte del sostegno di buona parte della popolazione –ieri ci sono state imponenti manifestazioni di solidarietà per le vie della capitale – Bashir ha sempre usato toni sfrontati contro la Cpi, accusata ieri di «neocolonialismo». A chiedere il suo arresto era stato il 14 luglio il procuratore generale Luis Moreno Ocampo. Il magistrato argentino aveva accusato il presidente di aver personalmente istruito le proprie forze affinché distruggessero tre gruppi etnici - i Fur, i Masalit e gli Zaghawa - con l'alibi «di combattere la ribellione ». Quindi un'accusa di genocidio. La battaglia legale, sul campo, si preannuncia però molto difficile. Bashir si è sempre rifiutato di consegnare all'Aja il ministro per gli Affari umanitari, Ahmad Harun, e uno dei capi delle feroci milizie filogovernative, i janjaweed, Ali Khashayb, sospettati di genocidio. La Cpi ha fatto sapere che trasmetterà subito al Sudan, agli Stati membri della corte e ai membri del Consiglio di sicurezza dell'Onu la richiesta di cooperazione per l'arresto e il trasferimento del presidente. In teoria Bashir potrebbe dunque essere arrestato all'estero. Ma il presidente ha già fatto sapere che parteciperà al vertice arabo che si terrà a Doha alla fine di marzo E l'Unione africana come si muoverà ora? Il neopresidente Jean Ping ha subito avvertito come il mandato di arresto rischi di minacciare il fragile processo di pace in Sudan. L'Ua ha schierato un contingente di pace di 7mila baschi verdi. I ministri degli Esteri dei 22 Paesi della Lega Araba hanno convocato una riunione d'emergenza,al termine della quale si sono detti «turbati» per la decisione della Corte e hanno espresso solidarietà a Bashir. L'Egitto ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell'Onu di sospendere il mandato d'arresto, cosa che in teoria è in suo potere. Profonde le spaccature in seno alla comunità internazionale. «è una decisione intempestiva » che crea «un precedente pericoloso », ha dichiarato l'inviato di Mosca per il Darfur, Mikhail Margelov. Nonostante non abbianofirmato il Trattato istitutivo della Cpi, gli Stati Uniti appoggiano invece la decisione dell'Aja:«Riteniamo che chi ha commesso atrocità debba risponderne in tribunale », ha chiarito il portavoce del Dipartimento di Stato, Robert Wood. Nessun commento fino a ieri sera da parte della Cina. Ormai da anni Pechino ha trasformato il Sudan, da cui importa la metà della sua produzione petrolifera, in una sorta di protettorato. Spesso è ricorsa alla semplice minaccia del veto per mandare in fumo o annacquare le risoluzioni Onu. «Ci saranno reazioni popolari ha aggiunto il portavoce del Governo sudanese, Kamal Obeid ma garantiremo la protezione del-le ambasciate, delle missioni diplomatiche e dei civili stranieri». Ora si temono rappresaglie contro i dipendenti dell'Onu e i 25mila Caschi blu che operano nel Paese africano. In tutto 32mila persone tra staff locale e stranieri, tra cui 500 italiani (300 a Khartoum). Con la decisione di ieri la complessa crisi del Darfur torna così sotto i riflettori internazionali. Le trattative di pace tra Governo e ribelli (che lottano per i diritti delle popolazioni del Darfur, di origine africana, animiste e dedite alla pastorizia) si sono sempre arenate. Se in principio i gruppi di ribelli erano il Justice for Equality Movement e il Sudan Liberation army, oggi sono almeno 15, peraltro spesso in conflitto tra loro. roberto.bongiorni@ilsole24ore.com LA REAZIONE Proteste dei Governi arabi nei confronti della sentenza Khartoum ha espulso dieci organizzazioni internazionali tra cui Medici senza frontiere Solidarietà a Bashir. Una donna con il Corano manifesta a Khartoum ANSA

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Il capitalismo nelle mani di Obama (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-05 - pag: 14 autore: Il capitalismo nelle mani di Obama Il Presidente Obama ha finalmente scioltoi dubbi dei molti che non riuscivano a capire di che tipo d'identità culturale fosse portatore. Si è appalesato per quello che in realtà si poteva già capire che fosse, un interventista-socialista: finanziamenti pubblici a favore delle energie cosiddette pulite; aumento delle tasse ai ricchi; espansione del Welfare State in direzione di una sanità pubblica e dell'aumento delle spese in istruzione. Nel fare tutto ciò Obama aggrava la crisi. Innanzitutto tassare i ricchi, che sono coloro che destinano una parte maggiore del proprio reddito al risparmio, significa non permettere al risparmio di ricostituirsi. Obama ha inoltre annunciato che aumenterà la tassa sui guadagni da capitale e sui dividendi dal 15 al 20%, ma un punto forte del suo discorso pubblico è quello che lo vorrebbe amico delle imprese innovative. Alzare la tassa sui capital gain va nel verso opposto a quello sbandierato. Se si tassano di più i dividendi e i guadagni realizzati si disincentiva la distribuzione di utili nonché la vendita di titoli di aziende esistenti. Chi ci rimette? Ovviamente le nuove iniziative imprenditoriali, bisognose di capitali freschi. Infine la sanità pubblica. Si vuole sostituire un sistema di sanità pubblica omogenea e omogeneizzante a un sistema che ha creato, pur con tutti i suoi difetti, innovazioni su innovazioni. Massimo Bassetti Milano L a spietata analisi del lettore evoca riserve sulle quali, proprio ieri, ha dato di nuovo voce il Wall Street Journal. Ricordava il quotidiano che,dall'inizio dell'anno, l'indice Dow Jones è precipitato dai 9.034 punti ( il livello più alto dall'inizio in autunno della crisi) ai 6.763 (il livello più basso dal 1997); e denunciava il rischio che le misure finora annunciate da Obama (il cui indice di gradimento resta peraltro altissimo) possano provocare un autentico «sciopero » del capitale, cioè la rinuncia a investire. è positivo che la pattuglia antistatalista sottoponga ad attento scrutinio le illusioni di segno con-trario, contrastando il pericolo che queste si facciano luoghi comuni. Proprio l'enormità della crisi impone a tutti di non rinunciare alle proprie idee, ma di sottoporle al vaglio dell'esperienza: confidando nell'auspicio di un importante manager americano, Jeffrey Immelt, di General Electric, secondo il quale questo cataclisma, alla fine, contribuirà a «resettare» il capitalismo. • La Cina e l'Italia Ho letto con vivo interesse il commento «Se Pechino salta l'Italia»,pubblicato sul Sole 24 Ore di ieri. L'estensore- evidentemente - è uno dei pochissimi che hanno memoria storica sufficiente per ricordare la débcle dei mancati investimenti giapponesi in Italia negli anni 80. Le cui cause furono le medesime per cui i cinesi ignorano oggi il nostro Belpaese. La lezione non fu appresa allora e dubito che, contrariamentea quanto l'estensore del commento invoca, verrà appresa oggi. Fonti solitamente bene informate preconizzano una visita del ministro italiano dell'Economia in Cina. Quello stesso che (chi lo ricorda?) sulla copertina di Panorama nel 2003 tuonava contro la "minaccia" cinese. Avrà appreso qualcosa o la lungimiranza è sempre quella di allora? Luca Birindelli Roma Tv digitale A giudicare dalle lamentele dei lettori che non gradiscono lo switch off prossimo venturo della televisione analogica e il passaggio definitivo al sistema digitale, pare proprio che siano in molti dispostia farne volentieri a meno. Quello che la gente comune non capisce è il motivo per cui tutto quanto debba essere convertito al nuovo sistema, non si capisce perché i sette network generalisti che si arraffano la quasi totalità dello share non possano essere lasciati invariati, funzionanti con il vecchio sistema Pal che da quando è stato introdotto il colore in Italia non ha mai avuto critiche. Rolando Spinelli email

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Sale l'export di rifiuti speciali verso Germania e Grecia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-03-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-03-05 - pag: 24 autore: In tre anni incremento del 350% dei flussi pericolosi Sale l'export di rifiuti speciali verso Germania e Grecia Rita Fatiguso MILANO L'import-export di rifiuti, specie quelli industriali, da recuperare o smaltire, è un fenomeno di portata planetaria. Nuove regole europee hanno scatenato una gara aspra tra chi offre riciclo, recupero o smaltimento a costi più competitivi. Fise-Assoambiente,l'Associazione delle imprese attive nei servizi ambientali iscritta a Confindustria, ha scattato la foto del traffico transfrontaliero di rifiuti passando al setaccio i Modelli Unici di Dichiarazione Ambientale-Mud dal 2002 al 2005. Dal Rapporto (che viene reso noto oggi in un convegno a Roma) emerge che nel 2005 (ma in seguito il quadro non è cambiato di molto) l'Italia ha esportato oltre 1,3 milioni di tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi e circa 573mila tonnellate di rifiuti speciali pericolosi. Che in totale fanno 1,9 milioni di tonnellate di rifiuti. Nello stesso anno l'Italia ha importato 1,4 milioni di tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi e 33mila di rifiuti pericolosi. In sintesi, le esportazioni, soprattutto di prodotti pericolosi, crescono più dell'import. Risultato: sfumano le opportunità di business legate al trattamento di questo materiale. «La necessità di esportare rifiuti speciali all'estero è legata all'insufficiente presenza sul territorio nazionale di impianti in grado di smaltire alcuni quantitativi e tipologie di rifiuti e ai loro costi di gestione – commenta Pietro Colucci, presidente di Assoambiente – in Germania, questi rifiuti vengono smaltiti nelle miniere di sale, il che elimina ogni competizione tecnologica». «Stiamo continuando a pagare il prezzo del "non fare" già stimato in 200 miliardi di euro – aggiunge il presidente. Mancano infrastrutture, impianti adeguati, una situazione che ci spinge all'export di rifiuti». Intanto continua l'aumento dei flussi dei rifiuti "non pericolosi" (+30% dal 2002 al 2005) ma, soprattutto, di quelli "pericolosi", passati dalle 116mila tonnellate del 2002 a circa 573mila tonnellate nel 2005. La tendenza dell'export registrata per quelli speciali pericolosi, dal 2002 al 2005, è stata di ben oltre il 350 per cento. Rispetto alla produzione nazionale di rifiuti speciali, il trasporto transfrontaliero, in entrata ed uscita dai confini nazionali, riguarda il 3% dei rifiuti speciali gestiti nel 2005 (il 2,7% dei rifiuti non pericolosie circa il 10% di quelli pericolosi). Oltre il 90% dei rifiuti speciali italiani sono esportati in Germania dove, nel 2005, è stato trasferito il 47% dei rifiuti speciali (pericolosi e non pericolosi), e la quasi totalità dei rifiuti speciali pericolosi. Seconda destinazione, la Grecia (18% dei rifiuti italiani esportati), il Regno Unito (10%), la Cina ( 8%) e la Francia (4%). OCCASIONE MANCATA Colucci (Assoambiente): «Sfuma un' importante opportunità di business, continuiamo a pagare i costi del non fare»

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A dicembre il jet Alenia-Sukhoi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-03-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-03-05 - pag: 43 autore: Alleanze. L'aereo regionale sarà consegnato ad Aeroflot A dicembre il jet Alenia-Sukhoi Mara Monti MILANO Entro dicembre sarà consegnato il primo aereo regionale Sukhoi Superjet 100, l'aereo da 78-98 posti prodotto dalla joint venture Scac, Alenia Aeronautica ( gruppo Finmeccanica) e dalla russa Sukhoi, rispettivamente al 25% e 75 per cento. Una tappa che arriva in un momento difficile per il trasporto aereo tanto da rischiare di compromettere la ripresa che si è manifestata negli ultimi anni nel comparto degli aerei regionali. La certificazione è attesa a novembre e la consegna del primo regional jet italo-russo è prevista il mese successivo alla compagnia di bandiera russa Aeroflot.La conferma è venuta dal presidente della Scac, Viktor Subbotin nel corso di una conferenza stampa in occasione dell'inaugurazione a Mosca del nuovo ufficio commerciale di SuperJet International, che fa seguito all'apertura della sede di Washington, avvenuta qualche settimana fa. Al suo fianco Alessandro Franzoni, ad di SuperJet International, la joint venture con Alenia Aeronautica al 51%, creata per la commercializzazione e il supporto tecnico dell'aereo.Il programma viaggia con qualche mese di ritardo «ma in perfetto time to market,traguardo non trascurabile visto quello che sta accadendo ad altri programmi dell'aviazione civile », ha detto Franzoni. La società italo-russa ha già fabbricato due esemplari del jet regionale a cui sono affidate le speranze di una rinascita dell'industria aeronautica civile russa dopo il forte declino seguito al crollo dell'Urss.Il terzo esemplare è già stato assemblato e presto verrà testato, mentre il quarto inizierà le prove in volo a metà anno. Il produttore ha al momento 98 ordini fermi, soltanto sul mercato russo si prevede di «vendere almeno 200 velivoli», ha aggiunto Franzoni. Per il comparto degli aerei regionali da 60 a 120 posti le previsioni di fonti industriali indicano una richiesta di 6.500 velivoli per i prossimi 20 anni a livello mondiale e Scac intende conquistare una quota del 20% del mercato, circa 1.200 aerei. A trainare la domanda del comparto si prevede sarà l'Europa, ma anche il Medio Orientee a lungo termine anche gli Usa, la Cina e l'India. La crisi petrolifera, prima di quella economica, aveva spinto le compagnie a utilizzare velivoli che oltre a risparmiare sui consumi di carburante, consentissero una gestione flessibile dell'offerta sulle rotte regionali, nei collegamenti punto a punto e nel feederaggio ai grandi hub delle compagnie aeree. Ma negli ultimi mesi, la situazione del trasporto aereo è peggiorata costringendo i vettori a rivedere i piani di sviluppo. «La crisi si sente soprattutto per la mancanza di supporto finanziario che sta ritardando le decisioni», ha ammesso Franzoni. Tuttavia, «non c'è motivo di attendersi che i volumi di vendite possano diminuire». Per rispondere alla crisi, SuperJet International punta inizialmente su mercati dove la crisi ha avuto meno ripercussioni negative, come l'America Latina. Inoltre, un altro settore interessante per la compagnia sono «le società di leasing, un comparto anticiclico in quanto si acquistano oggi gli aerei per averli a disposizione quando la domanda ripartirà ».

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Balzo in avanti del rame, oro ancora in flessione (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-03-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-03-05 - pag: 44 autore: COMMODITIES Balzo in avanti del rame, oro ancora in flessione O ndata di acquisti sulle commodities, favorite da un ritorno di ottimismo sulle prospettive dell'economia cinese. L'unica eccezione rilevante alla tendenza rialzista è costituita dall'oro. Il metallo, a giudizio di alcuni analisti, sarebbe stato penalizzato dal ritorno di interesse per i mercati azionari, che ha spinto alcuni investitori a trascurare, almeno nella giornata di ieri, il più classico tra i beni rifugio. Oltre al petrolio, a trarre linfa dalle notizie in arrivo dalla Cina è stato in particolare il rame, salito del 7% al London Metal Exchange. Tutti i non ferrosi hanno comunque messo a segno buoni guadagni. Tra i prodotti agricoli, anch'essi interessati da acquisti generalizzati, spiccano i rialzi dello zucchero (sia il grezzo che il raffinato sono saliti di oltre il 3%), del frumento e del mais. Al Cbot il primo ha recuperato più del 4%, il secondo è avanzato di oltre il 3 per cento.

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Il petrolio accelera il recupero (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-03-05 - pag: 44 autore: Combustibili. Wti in rialzo del 9% grazie a dati favorevoli sull'economia cinese e sulle scorte Usa Il petrolio accelera il recupero Nell'Opec cresce lo scetticismo sull'utilità di un nuovo taglio Sissi Bellomo Prezzi in accelerazione sui mercati petroliferi, che ieri hanno trovato numerosi e in parte inaspettati spunti rialzisti. Ad alcuni dati incoraggianti sulle possibilità di ripresa dell'economia cinese, che hanno favorito anche un generalizzato rimbalzo dei mercati azionari, si sono aggiunte la notizia di un incidente a un importante oleodotto russo e un calo a sorpresa delle scorte statunitensi di greggio. Il risultato è stato un balzo in avanti del 9% per il prezzo del Wti, che ha chiuso a 45,38 dollari al barile dopo aver toccato nel corso della seduta un picco di 45,76 $. Le quotazioni, già in ripresa martedì, sono state sostenute fin dall'inizio della giornata dagli spiragli di ottimismo in arrivo dalla Cina, dove l'indice dei responsabili acquisti è migliorato in febbraio per il terzo mese consecutivo e il Governo comincia a ventilare la possibilità di un ulteriore piano di stimolo per l'economia. Ad alimentare gli acquisti ha contribuito anche l'annuncio della temporanea riduzione di un quinto delle esportazioni di greggio dalla Russia (circa 840mila barili al giorno), a causa della rottura di una pipeline che rifornisce il porto di Novorossiisk, sul Mar Nero. Lo spegnimento dell'incendio e la successiva riparazione della conduttura richiederanno almeno 3- 4giorni.L'incidentesegue di poche ore l'ennesimo sabotaggio a un oleodotto in Nigeria, che ha costretto a ridurre la produzione locale di altri 70mila barili/giorno. In un mercato ormai da tem-po concentrato soprattutto sulla salute della domanda petrolifera – barometro della gravità della crisi mondiale – hanno tuttavia pesato molto di più le statistiche settimanali dell'Energy Information Agency statunitense. I dati diffusi ieri lasciano ben sperare. Non solo perché registrano un'inattesa riduzione degli stock di greggio (-0,7 mb, di cui 0,5 a Cushing, Oklahoma, punto di consegna del Wti), ma anche e soprattutto per i motivi che sembrano averla originata. Negli Usa la domanda di benzina nelle ultime quattro settimane è risalita a una media di 9,03 mbg (+2,2% rispetto a un anno prima), stimolando le raffinerie ad accelerare la produzione di carburanti. Il tasso di utilizzo degli impianti è salito dall'81,4 all' 83,1% della capacità. E gli stock di benzine e distillati sono saliti rispettivamente di 0,2 e 1,7 mb. Sorprendente anche l'aumento delle importazioni di greggio degli Usa: +259mila bg nella settimana, nonostante la sempre più rigida applicazione dei tagli di produzione da parte dell'Opec, che secondo un sondaggio Reuters ha raggiunto in febbraio l'81% (3,42 mbg rispetto a un obiettivo di 4,2). In vista del meeting del 15 marzo,intanto,l'Organizzazione non sembra più essere così determinata a deliberare ulteriori riduzioni dell'output, che in questo periodo rischierebbero di avere scarsa influenza sui prezzi. Secondo fonti dell'agenzia Reuters, dopo l'Iran, alla schiera degli scettici si è aggiunta ieri anche l'Angola, che detiene la presidenza di turno dell'Opec.

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La barriera più lunga (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 05-03-2009)

Argomenti: Cina

POLITICA 05-03-2009 La barriera più lunga 1 Cooch Behar CINA Hilli 31 INDIA 2 Zona di furti di bestiame, causa di scontri al confine Il distretto ha numerose piccole enclave bangladeshi all'interno dell'India INDIA 3 BANGLADESH G- ange Rajshahi Panidhar 4 Dacca Il villaggio è tagliato a metà dal muro 2 Dhubri INDIA Barisal Khulna 5 Qui il muro sarà costruito anche su isole galleggianti del fiume Brahmaputra, in costante movimento Chittagong 5 Cox's bazar 4 G- olfo Nella fitta giungla vi sono campi di gruppi fondamentalisti del B- engala MYANMAR Fonte: Time magazine ANSA-CENTIMETRI

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Darfur, l'Onu ordina: <Arrestate el-Bashir> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 05-03-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 05-03-2009 la svolta Accolte le richieste del procuratore Moreno Ocampo per 7 capi di accusa, ma l'esecuzione è improbabile. Khartum: «Non rispetteremo il provvedimento» Manifestazioni di protesta nella capitale e marce militari nell'Ovest Chiesta dall'Egitto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza per rinviare di un anno tutto il procedimento LA GIUSTIZIA INTERNAZIONALE Darfur, l'Onu ordina: «Arrestate el-Bashir» Mandato di cattura della Corte dell'Aja contro il leader sudanese È accusato di crimini di guerra, prove insufficienti sul genocidio DI PAOLO M. ALFIERI N on che nessuno si aspetti davvero di vederlo entrare in manette nel carcere olandese di Scheveningen. E però il mandato d'arresto spiccato ieri dalla Corte penale dell'Aja (Cpi) contro il presidente sudanese Omar Hassan el-Bashir lancia comunque un segnale (per quanto indebolito dalle prese di distanza di diversi Paesi) alla comunità internazionale: i crimini di guerra e contro l'umanità non possono e non devono restare impuniti, anche quando sono stati commessi da capi di Stato ancora in sella e ben protetti da alleanze trasversali. Con la loro decisione i giudici dell'Aja hanno accolto come fondata la richiesta di arresto del procuratore capo della Corte, l'argentino Luis Moreno-Ocampo, relativamente a sette capi di accusa commessi durante il conflitto nella regione occidentale sudanese del Darfur. Non accolta, invece, almeno per ora, l'accusa di genocidio, perché il materiale messo a disposizione dal procuratore non ha fornito ragionevoli motivi sullo «specifico intento » del governo del Sudan di distruggere i gruppi etnici Fur, Masalit e Zaghawa. Anche se, davanti a nuove prove e informazioni, i giudici potrebbero includere il reato di genocidio in un secondo momento. Tra le accuse accolte figurano invece l'omicidio, lo sterminio, il trasferimento forzato, la tortura, lo stupro, l'organizzazione intenzionale di attacchi contro la popolazione civile e la devastazione. Secondo le Nazioni Unite, sono almeno 300mila le persone ad aver perso la vita da quando, nel 2003, è esploso il conflitto nel Darfur. Bashir avrebbe orchestrato i massacri, anche con l'appoggio alle famigerate milizie arabe janjaweed. Il Sudan è ora «obbligato in base alle norme del diritto internazionale a eseguire il mandato di arresto, ci vorranno due mesi o due anni ma Bashir risponderà alla giustizia», è stato il commento di Moreno- Ocampo. A Khartum, però, il regime ha già fatto quadrato intorno al suo uomo forte. Il ministero della Giustizia ha sottolineato che il Sudan non consegnerà nessuno alla C- pi dell'Aja, mentre un consigliere presidenziale ha detto che il mandato d'arresto contro el-Bashir fa parte di un piano «neo-colonialista». Centinaia di dimostranti si sono riuniti nel pomeriggio di ieri a Khartum per protestare contro il mandato d'arresto. La tensione è salita anche in Darfur, dove centinaia di militari sudanesi hanno marciato ad el-Fasher in una dimostrazione di forza. A livello internazionale le reazioni alla decisione dell'Aja non sono mancate. Bashir può contare sul sostegno politico sia di partner commerciali importanti come Cina e Russia sia di diversi Paesi africani, molti dei quali hanno manifestato la convinzione di un presunto «pregiudizio antiafricano » della Corte dell'Aja. La stessa Unione africana (che in Darfur schiera circa 7mila baschi verdi) ieri ha afferma- to che il mandato d'arresto contro el-Bashir rischia di minacciare il fragile processo di pace in Sudan. L'Egitto ha chiesto una riunione urgente e straordinaria al Consiglio di sicurezza dell'Onu con l'obiettivo di rinviare di un anno il procedimento del mandato d'arresto, che per Mosca rappresenta un «precedente pericoloso nel sistema delle relazioni internazionali ». Sulla questione, gli Stati Uniti («dimenticando » di essere stati finora tra i maggiori boicottatori della Corte dell'Aja nel timore di inchieste relative ad Iraq e Afghanistan) ritengono che «chi ha commesso atrocità debba essere portato davanti alla giustizia e che i civili vanno protetti ». Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha chiesto al Sudan di garantire l'incolumità dei civili e del personale delle Nazioni Unite nel Paese. Secondo il suo portavoce, Ban «riconosce l'autorità della Cpi come istituzione giudicante indipendente ». Un grido di gioia per la decisione della corte si è levato nei campi profughi del Darfur e del vicino Ciad. «Ho perso quattro parenti per colpa di Bashir ha affermato una giovane profuga Aspettavamo questa decisione con ansia». Di «grande vittoria per le vittime del Darfur e del Sudan » ha parlato il Movimento di liberazione del Sudan (Slm), principale gruppo ribelle, secondo il quale questa decisione «cambierà molte cose ed è grande la speranza che i massacri possano cessare ». Il che, evidentemente, è tutto da verificare, mentre già pressoché nulle sembrano le ipotesi di un effettivo arresto di Bashir. La Cpi, che non dispone di una forza di polizia, trasmetterà, «immediatamente » al Sudan, agli Stati membri della corte e al Consiglio di sicurezza dell'O- nu la richiesta di cooperazione per l'arresto e il trasferimento del presidente. «La responsabilità di arrestarlo e trasferirlo spetta agli Stati», ha detto il cancelliere della Corte Silvana Arbia. Ma Khartum ha già annunciato in tutta tranquillità che il presidente si recherà il 30 marzo a Doha per il vertice della Lega araba e che parteciperà anche ai futuri summit della stessa organizzazione e dell'Unione africana. PRO CONTRO UNIONE EUROPEA GRAN BRETAGNA STATI UNITI BAN KI-MOON MOVIMENTO DI LIBERAZIONE DEL SUDAN AMNESTY INTERNATIONAL CINA RUSSIA EGITTO LIBIA UNIONE AFRICANA LEGA ARABA ETIOPIA Il presidente sudanese el-Bashir è accusato di crimini di guerra e contro l'umanità (Reuters)

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La Cina si arma ancora: boom della spesa militare (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 05-03-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 05-03-2009 IL GIGANTE ASIATICO La preoccupazione del Giappone: «Bilancio con troppi buchi, manca trasparenza» Gli «osservati speciali» sono soprattutto il Tibet e lo Xinjiang La Cina si arma ancora: boom della spesa militare DI LUCA MIELE U n aumento «modesto» , lo ha definito Li Zhaoxing, portavoce del Parlamento cinese. I numeri dicono altro. Le spese militari della Cina per il 2009 schizzeranno del 14,9%. Il totale le spese per la difesa sfonderà così quota 480 milioni di yuan, pari a 56,2 milioni di euro. Un'impennata che segue quella del 2007 ( allora l'aumento fu del 17,6%). Che sorprende e preoccupa. Sorprende perché in tempo di crisi ci si aspettava un amento meno consistente, come sostiene Rory Medcalf del Lowy Institute for international policy di Sydney. E semina timori, a partire dal Giappone che denuncia «nuove cadute in quanto a trasparenza» del bilancio cinese. Pechino da parte sua smorza i toni. L'aumento, ha fatto sapere il portavoce, è rivolto anzitutto alla modernizzazione delle strutture, a migliori salari per i 2,3 milioni di persone che lavorano nel settore e ai «programmi per in- crementare le capacità » , soprattutto in materia di antiterrorismo e soccorsi per i disastri naturali. Li ha poi insistito che il potere militare cinese ha soltanto una funzione di «protezione della propria sovranità e integrità territoriale» e «non è una minaccia per alcun Paese». Gli "osservati speciali" restano soprattutto il Tibet e lo Xinjiang. E ancora che la spesa cinese è circa 8 volte inferiore a quella degli Stati U- niti, nonostante il suo territorio e la popolazione siano maggiori. In realtà, nonostante le dichiarazioni, la "partita" è sempre quella che si gioca tra Cina e Stati Uniti. In "palio" è l'influenza sull'A- sia, contesa a forza di investimenti militari e alleanze strategiche. Nel "libro bianco", presentato a gennaio, le autorità cinesi indicavano senza veli negli U- sa il principale rivale: Washington «ha aumentato l'attenzione strategica e la presenza nella regione Asia- Pacifico, consolidato di più le alleanze militari, perfezionato lo spiegamento militare e rinforzata la presenza militare» . Il nodo resta sempre quello di Taiwan. La vendita di armi all'isola, dichiarava il rapporto, potrebbe «compromettere in modo serio le relazioni sinostatunitensi e la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan». A ottobre il Pentagono ha annunciato la vendita di armi a Taiwan per 6,5 milioni di dollari tra cui 32 elicotteri d'assalto Apache, 330 missili intercettori Patriot e 32 missili Harpoon lanciabili dai sottomarini nonostante le proteste cinesi. Se il bilancio delle spese militari cinesi sembra non soffrire la crisi, destino diverso è toccato al capitolo «lotta all'inquinamento» . Per uscire dalle secche della crisi, Pechino punta sugli stimoli economici straordinari e contemporaneamente smette di calcolare l'impatto ambientale dello sviluppo vertiginoso degli ultimi trent'anni. «Il progetto sul Pil verde è stato cancellato» , ha detto il vice ministro dell'Ambiente Pan Yue. Più 14,9 per cento per il 2009 con un costo di 480 milioni di yuan. Il terrorismo resta in cima alle priorità Un'esercitazione dell'esercito cinese a Hefei, nella provincia di Anhui (Reuters)

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Da oggi l'Assemblea del popolo Ora la crisi economica fa paura (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 05-03-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 05-03-2009 Da oggi l'Assemblea del popolo Ora la crisi economica fa paura DA PECHINO S i aprono oggi i lavori dell'Assemblea nazionale del Popolo (Anp), massimo organo legislativo del Paese. Quest'anno, come scrive "AsiaNews", c'è grande attesa per le misure contro la crisi economica: il ministro al Commercio Chen Deming ha annunciato che a febbraio le esportazioni sono ancora diminuite dopo il crollo di gennaio, senza peraltro fornire i dati. Gli oltre 2mila delegati in genere sono chiamati a ratificare le decisioni già prese dai vertici del Partito comunista. La Cina sta subendo le conseguenze della crisi, con il crollo delle esportazioni mani-- fatturiere, la conseguente perdita di circa 26 milioni di posti di lavoro nelle città e una disoccupazione stimata al 10% secondo i dati ufficiali. Negli anni passati il Partito ha legittimato il suo potere anche con la rapida crescita economica e il miglioramento degli standard di vita. Ma la società interroga l'Anp non solo sulla crisi: a febbraio è stata inviata una lettera aperta, con 11mila firme, che chiede di adeguare i trattamenti delle famiglie rurali a quelle delle città.

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Usa pessimisti. Ma le Borse volano (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 05-03-2009)

Argomenti: Cina

ECONOMIA 05-03-2009 Usa pessimisti. Ma le Borse volano Il «Beige Book» della Fed: «La ripresa slitta al 2010». Il segretario al Tesoro Geithner: «Le condizioni economiche globali sono peggiorate drammaticamente». Mercati in recupero: Francoforte +5,4%, Parigi +4,7%, Milano +2,5%. Wall Street +2,2% DA NEW YORK LORETTA BRICCHI LEE L' inizio del 2009 ha segnato un peggioramento della recessione per gli Stati Uniti, secondo il Beige Book reso pubblico ieri. Il rapporto della banca centrale americana noto con il colore della copertina che otto volte l'anno dà il quadro delle condizioni economiche correnti nei dodici distretti della Federal reserve ha infatti rilevato «un deterioramento generale, ad eccezione solo di pochi settori quali la produzione alimentare di base e quello farmaceutico». Per il breve termine, poi, le possibilità di ripresa sono state giudicate «povere» dalla Fed che non ha anticipato «una significativa ripresa fino al termine del 2009 o all'inizio del 2010». Previsioni drammatiche che però non hanno avuto alcuna ripercussione su Wall Street che dopo le perdite dei primi due giorni della settimana ha segnato una netta ripresa, mantenendosi ampiamente in territorio positivo per tutta la seduta. Il quadro dipindo dalla Fed, del resto non ha stupito nessuno, ribadendo le dichiarazioni del segretario del Tesoro Usa, Timothy Geithner, che ieri, durante la testimonianza alla commissione finanza del Senato, ha ammesso che le condizioni economiche mondiali «sono peggiorate drammaticamente dallo scorso settembre». «Il mondo è più fragile», ha spiegato il ministro, aggiungendo inoltre che la situazione peggiorerebbe se si lasciasse fallire Aig. Il governo non avrebbe quindi avuto alternativa nel correre in aiuto al colosso delle assicurazioni, perchè il suo crollo avrebbe effetti maggiori di quello di Lehman Brothers, con un «impatto sulla fiducia nel sistema finanziario, sul valore degli assett e sui tassi d'interesse» e, sebbene Geithner sia convinto che le case automobilistiche debbano poter sopravvivere senza fondi pubblici, si starebbe valutando l'intervento governativo anche per tale comparto. Nel frattempo, l'amministrazione ha presentato un piano per il settore immobiliare, «così da rompere la spirale in atto» e correre in aiuto a chi si trova in difficoltà a pagare i mutui per la casa. Mentre gli ultimi dati sui prestiti ipotecari rilevavano che per circa 8,3 milioni di americani il mutuo risulta più elevato del valore stesso dell'abitazione, e che le richieste di mutui sono calate del 13% la scorsa settimana a causa dell'aumento dei tassi d'interesse, il Tesoro ha ampliato da 50 a 75 miliardi di dollari il piano che evita i pignoramenti, prevedendo la revisione del finanziamento a un livello non superiore al 31% del reddito e addossandosi i costi per ridurre i tassi d'interesse. Il presidente Obama sta agendo aggressivamente per far fronte alla crisi, ma deve fare i conti con un deficit mostruoso di 1.300 miliardi di dollari ereditato dall'amministrazione Bush, ha ricordato il ministro del Tesoro, sottolineando che il nuovo team «ha iniziato a lavorare dopo un lungo periodo durante il quale il governo non ha avuto la volontà di fare investimenti duraturi ». Ora, la situazione è grave, come ha del resto sottolineato ieri un sondaggio dell'istituto di ricerca Adp che ha rilevato, per il mese di febbraio, la perdita di 697 mila posti di lavoro nel settore privato la cifra peggiore dal 2001 e come confermato dall'indice Ism che monitora l'andamento del comparto dei servizi che, il mese scorso, ha visto un rallentamento a quota 41,6 punti un livello migliore della flessione a 42,9 di gennaio, ma pur sempre sotto la soglia dei 50 punti che segna la contrazione dell'economia. Il futuro, poi, non fa sperare in nulla di meglio, in quanto, a febbraio, il numero dei licenziamenti programmati a 186mila sarebbe più che raddoppiato rispetto ai 72 mila di un anno fa. Borse in volo, grazie ai piani di rilancio in Cina e Giappone. Londra +3,81%, Parigi +4,74%, Francoforte +5,42%, Milano +2,47%. Wall Street in rialzo del 2,2%

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La ripresa viene dall'Est (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 05-03-2009)

Argomenti: Cina

La ripresa viene dall'Est 05-03-2009 TOKYO. L'Oriente asiatico prova a dare un'altra scossa alla crisi economica mondiale: l'attesa di nuove misure da parte di Cina e Giappone ha l'immediato effetto di risollevare le Borse mondiali, a cominciare da Shanghai (+6,1%). Il premier di Pechino, Wen Jiabao, si appresta ad annunciare un pacchetto supplementare nel suo intervento all'assemblea del Popolo, in aggiunta ai 4.000 miliardi di yuan (470 miliardi di euro), messi in campo a sostegno dell'economia reale. Le ipotesi più accreditate sono di raddoppio delle risorse o addirittura oltre per evitare che il crollo dell'export possa avere pesanti riflessi interni. Probabili anche provvedimenti mirati come i tagli alle imposte sulle negoziazioni di Borsa e agevolazioni fiscali per le assunzioni. "Wen annuncerà un'altra manovra", ha anticipato Li Deshui, ex capo dell'ufficio nazionale di statistica ed ex componente del board della banca centrale. "Gli attuali fondi mobilitati potrebbero non essere sufficienti considerando il collasso del commercio globale. Potrebbero essere necessarie più risorse per far fronte a costi sociali e aumento della disoccupazione", ha osservato Isaac Meng, senior economist di Bnp Paribas a Pechino. Nel Sol Levante, invece, il premier Taro Aso ha festeggiato in giornata il passaggio definitivo alla Camera Bassa (con una seconda votazione a maggioranza di due terzi, dopo il rigetto da parte della Camera Alta controllata dall'opposizione) della misura più controversa di stimolo all'economia: il contributo in contanti di 12mila yen (circa 100 euro) a persona, più 8mila yen extra per i minori di 18 anni e gli anziani oltre i 65 anni. Nonostante alcune proteste interne, come il pesantè voto contrario al provvedimento da Junichiro Koizumi, critico verso il premier per i giudizi contro la privatizzazione di Japan Post (una delle riforme più fortemente volute dal carismatico ex primo ministro), Aso si prepara a una nuova maxi-manovra di stimolo all'economia da sottoporre alla Dieta dopo il via libera al budget 2009-2010 previsto entro fine mese. Le indiscrezioni indicano in 15-20.000 miliardi di yen (pari a 120-160 miliardi di euro) di nuove risorse che farebbero salire il totale a 100.000 miliardi, considerando i primi provvedimenti approvati da quando è scoppiata la crisi finanziaria e poi economica, sia per quanto riguarda la montagna di garanzie contro il credit crunch sia le nuove spese. Aso avrebbe allertato il suo partito, il Liberaldemocratico, per la prossima settimana con l'obiettivo di stringere i tempi e presentarsi al G20 del 2 aprile di Londra con una robusta ricettà nipponica. E non è un caso che il premier debba volare a Pechino (mancherebbero gli ultimi dettagli) il 28 marzo per una visita di due giorni: in programma ci sono i colloqui con il presidente Hu Jintao e il premier Wen Jiabao sulle questioni bilaterali più urgenti, ma soprattutto il confronto su come cooperare contro la crisi che colpisce l'Asia e l'economia globale.

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La sfida di Bashir (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 05-03-2009)

Argomenti: Cina

La sfida di Bashir Red., 05 marzo 2009, 19:06 Darfur "Rammarico e preoccupazione" sono state espresse dalla Cina, e a difesa del presidente sudanese si è levata anche la voce del presidente del'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Oggi, una manifestazione di popolo a Khartoun si è trasformata nel palco dal quale Bashir accusa Stati Uniti ed Europa Omar Bashir sfida gli Stati Uniti e i Paesi europei e li accusa di essere i "veri criminali". All'indomani della richiesta di arresto per i crimini in Darfur emessa dal tribunale dell'Aja, il presidente sudanese si è unito a una manifestazione popolare di protesta contro il mandato di cattura emesso nei suoi confronti dalla Corte penale internazionale. "I veri criminali sono i leader di Stati Uniti e dei Paesi europei", ha dichiarato Bashir - incriminato per aver ordinato una campagna di sterminio, stupro e saccheggio in Darfur - alle cinquemila persone sono radunate in piazza dei Martiri, a Khartoum, per dimostrargli il proprio sostegno. "A Ocampo e agli ebrei diciamo: siamo stati addestrati ad affrontare gente come voi" ha risposto la folla. Agitando il suo bastone, Bashir ha rinfacciato agli Stati Uniti ciò che hanno fatto "ai nativi americani, a Hiroshima e in Vietnam". "Per vent'anni abbiamo subito la pressione dei neo-colonialisti e i loro strumenti come la Corte internazionale, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e il Fondo monetario" ha aggiunto. Alla folla ha chiesto di creare un "fronte comune" contro i "nuovi colonialisti". "A nome di tutti voi" ha detto, "chiedo di respingere qualunque umiliazione ed egemonia. Coloro i quali hanno emesso l'ordine di arresto non hanno lo spessore morale per prendere queste decisioni o adottare questi mezzi, perché sono responsabili delle umiliazioni e dei saccheggi delle ricchezze del popolo". La Cina ha espresso "rammarico e preoccupazione" per il mandato d'arresto e ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell'Onu di "accogliere gli appelli dell'Unione africana, della Lega araba e del Movimento dei non allineati e di chiedere al Tribunale di non procedere contro Bashir, per il momento". A difesa di Bashir si è levata anche la voce del presidente del'Assemblea generale delle Nazioni Unite, il nicaraguense Miguel D'Escoto Brockmann che ha definito il mandato di arresto "un'assurdità dettata da motivazioni politiche". Il governo di Khartoum ha deciso di cacciare una decina di Ong e potrebbe allontanarne altre accusate di aver collaborato con il Tribunale. Tra queste Medici Senza Frontiere che dovrà far partire tutti gli operatori umanitari internazionali da un certo numero di progetti nel Darfur meridionale e occidentale. Il tutto in un momento in cui casi di meningite sono stati confermati a Niertiti e nel campo di Kalma, dove ci sono circa 90mila sfollati.

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trascina l'europa nell'incubo - maurizio ricci (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 2 - Economia trascina l´Europa nell´incubo La giornata Il giovedì nero dei numeri Quest´anno la crescita dei prezzi sarà dello 0,1% Ai limiti della deflazione Le stime da brivido si estendono al 2010: per la Bce possibile un altro -0,7% di Pil MAURIZIO RICCI Giovedì 5 marzo 2009 sarà, forse, ricordato come il giorno in cui l´Europa ha ufficialmente realizzato di essere scivolata nella più grave crisi del dopoguerra e ha capito che la luce in fondo al tunnel è molto lontana. Una raffica di numeri - di statistiche e di proiezioni - ha fornito la sensazione del gelo che sta scendendo sul continente. Nel giro di poche ore, abbiamo avuto la conferma statistica che l´Europa è in recessione, anche secondo la definizione dei manuali d´economia. Che la sua economia più importante, quella tedesca, sta implodendo. Che la recessione, quest´anno, rischia di aggravarsi in depressione, forse anche al di là del 2010. Che l´economia oscilla sull´orlo della deflazione, ovvero una caduta prolungata dei prezzi, dagli effetti devastanti: qualcosa che non abbiamo mai visto dagli anni ´30. E che salvagenti in giro non ce ne sono. Negli Usa la situazione è analoga, in Giappone anche peggio (ieri il premier Taro Aso ha esplicitamente riconosciuto che Tokio «non vede il fondo della recessione in atto»). Le speranze di rilancio dell´economia globale, concentrate sulla Cina, sono forse solo un´illusione ottica. Ha cominciato in mattinata Eurostat, l´ufficio statistico della Ue, certificando la recessione. Il Pil, il prodotto interno lordo, ovvero la ricchezza generata dalle economie dell´area euro, è crollato nel quarto trimestre del 2008, dell´1,5% rispetto al trimestre precedente. Già questa estate, si era ridotto dello 0,2%, in confronto alla primavera. Due trimestri successivi di contrazione del Pil sono la definizione più comune di recessione. E´ una situazione generalizzata: negli Usa, sempre negli ultimi mesi del 2008, il Pil si è contratto dell´1,6%, in Giappone ancora di più, meno 3,3%. Ma è la velocità con cui l´economia europea si è ripiegata su se stessa l´elemento che spaventa di più. Nel corso del 2008, l´economia europea ha più o meno galleggiato, salvo inabissarsi di colpo, in autunno, con una caduta brusca, secca e repentina. Solo iniziata, peraltro: ieri si è saputo anche che gli ordinativi all´industria tedesca, il grande motore dell´economia europea, sono precipitati, in un anno, del 42%. Solo fra dicembre e gennaio, il calo è del 4-5%. E´ su questo sfondo che, nel pomeriggio, sono arrivate le previsioni da brivido della Banca centrale europea. Ancora a dicembre, la Bce prevedeva che, nel 2009, le economie dell´area euro sarebbero rimaste ferme o avrebbero, al massimo, visto il Pil ridursi dell´1%. Non più. Ieri, la Bce ha annunciato una ritirata senza precedenti: il prodotto europeo potrebbe crollare, quest´anno, anche del 3,2%. E del 2,2% nella proiezione più ottimistica. Gli europei stringeranno la cinghia, fuor di metafora: i consumi si ridurranno fra lo 0,2 e l´1,2%. L´economia si fermerà: gli investimenti si ridurranno fra il 5,8 e l´8,6%, le esportazioni crolleranno del 7, se va bene, del 10%, se va male. E´ il quadro di una crisi gravissima, quale l´Europa non conosce da decenni. E potrebbe, soprattutto, non essere il fondo. Le previsioni, avanzate ancora qualche settimana fa, di una recessione che conclude il suo ciclo nel 2009, con un rimbalzo nel 2010 sono superate. Ieri, la Bce ha stimato che, nel 2010, la depressione potrebbe invece anche aggravarsi, con un nuovo calo del Pil europeo dello 0,7%. Nell´ipotesi migliore, la ripresa sarebbe assai pallida, con un incremento solo dello 0,7%. E´ l´ipotesi di una crisi con un percorso a L: una caduta verticale e una lunga depressione, dai confini incerti. L´elemento più inquietante, tuttavia, è in un altro dato, dietro cui si intravede il rischio di una vera e propria spirale recessiva. E´ il dato sull´inflazione. A dicembre, la Bce prevedeva per il 2009, un´inflazione fra l´1,1 e l´1,7%. Un netto rallentamento, rispetto al 3,3% del 2008 e un elemento, al fondo, positivo. Perché la disinflazione, cioè il rallentamento dei prezzi, aumenta il potere d´acquisto dei consumatori. Ma, adesso, la Bce prevede un´inflazione 2009 allo 0,7% come ipotesi massima. E l´inflazione, quest´anno, nell´ipotesi minima, potrebbe anche fermarsi allo 0,1%. E´ un dato da interpretare con cautela, perché fortemente influenzato dal crollo del petrolio rispetto ai record della prima metà del 2008. Ma comunque pericoloso, perché significa che balliamo sull´orlo della deflazione: perché l´aspettativa di un calo dei prezzi congela la domanda, con effetti devastanti sui bilanci delle aziende, nuovi cali dei prezzi, ulteriore paralisi della domanda. E´ la spirale della deflazione, contro la quale gli strumenti della politica economica e monetaria sono spesso impotenti. Questo giovedì annuncia un futuro buio. L´Europa non può aspettarsi un aiuto dall´esterno. Dagli Usa, ieri, sono arrivate le anticipazioni di un nuovo brusco aumento dei disoccupati: quasi 700 mila nel mese di febbraio. Resta la Cina, dove il premier Wen Jiabao pronostica, anche per il 2009, uno sviluppo all´8%, un numero politicamente magico perché è il minimo per assicurare che la disoccupazione non aumenti. E gli analisti faticano a trovare le prove di uno sforzo aggiuntivo di stimolo dell´economia cinese che giustifichi la previsione.

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"mercadante era socio di provenzano" - salvo palazzolo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina VI - Palermo La sentenza Il caso Le fiamme appiccate agli scooter posteggiati si propagano a un pianterreno in via Montegrappa. Sos per un bimbo disabile di cinque anni "Mercadante era socio di Provenzano" Peculato e condanne alla Soprintendenza Arrestato per stalking La Angio-Tac nel mirino dei pm. Il deputato cedette le sue quote alla figlia Incendio notturno, senza casa una famiglia di sei persone Un commercialista consulente della Procura ha trovato tracce dei soldi del boss SALVO PALAZZOLO La Procura muove una nuova accusa a Giovanni Mercadante, l´ex deputato regionale che è agli arresti domiciliari per associazione mafiosa. Quella di aver condiviso la società "Istituto meridionale Angio-Tac" addirittura con Bernardo Provenzano. Il pentito Angelo Siino aveva accennato nella sua deposizione: «Là ci sono i piccioli dello zio». La verifica è stata affidata dal pm Nino Di Matteo a un commercialista e agli investigatori della Guardia di finanza, che hanno passato al setaccio la "Imat". Così è anche emerso che dopo l´arresto Mercadante ha ceduto le sue quote della società alla figlia, che poi le ha trasferite ancora. La Procura ha aperto un´inchiesta per il reato di «trasferimento fraudolento di valori». A condurla sono Di Matteo e il collega Dario Scaletta. Ieri mattina, al processo che si tiene davanti alla quarta sezione del Tribunale, presieduta da Bruno Fasciana, i pm Di Matteo e Paci hanno chiesto l´audizione del consulente. Gli avvocati di Mercadante, Leo Mercurio e Francesca Li Vecchi, si sono riservati di esprimere il loro parere sull´ammissibilità della richiesta della Procura. La consulenza, redatta dal commercialista Giovanni Giammarva, inizia col ripercorrere la genesi della "Imat". Fra i soci fondatori, nel 1984, risultano Giovanni Mercadante, Guglielmo Pasqualino, storico animatore della clinica Noto, Cesare Musotto e Gaetano Barresi. Su quest´ultimo si è soffermato il pentito Giovanni Brusca nel corso della sua deposizione al processo Mercadante: «Era un imprenditore, persona di fiducia di Tommaso Cannella. Quando Cannella fu arrestato, nel 1984, e gli è mancato il punto di riferimento, Siino me l´ha fatto conoscere. Io ho chiesto l´autorizzazione a Riina se lo potevo assecondare. E mi fu detto di sì». Cannella è cugino di Mercadante, ma secondo la Procura i rapporti fra il capomafia di Prizzi e il radiologo-onorevole sarebbero stati anche altri, all´ombra di Provenzano. Ieri mattina i pm hanno chiesto di ascoltare in aula anche l´ultimo pentito di Cosa nostra, Francesco Briguglio, che ha già fatto alcune dichiarazioni su due dei coimputati di Mercadante, Lorenzo Di Maggio, di Torretta, e Antonino Cinà, il medico capomafia di San Lorenzo di recente condannato all´ergastolo per l´omicidio di Giovanni Bonanno. Dice Briguglio di avere ospitato a casa incontri fra i due boss e Salvatore Lo Piccolo.

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del sottosuolo - tano gullo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XI - Palermo La celebrazione DEL SOTTOSUOLO il padre dell´archeologia siciliana è morto a 89 anni Pippo Rizzo e le Poste "segrete" per il centenario del Futurismo "Floriopoli" va all´asta interrogazione all´Ars addio al "creatore" di selinunte tusa, memorie I suoi punti di riferimento erano Moscati e Isserlin l´allievo di Schliemann Suo il ritrovamento del "Giovinetto di Mozia" "C´erano pochi mezzi, ma l´entusiasmo ci faceva superare ogni ostacolo" La sua ultima battaglia contro il Parco mistico che si voleva costruire a fianco di Segesta TANO GULLO (segue dalla prima di cronaca) Fortunati gli uomini che inseguono sogni. Vincenzo Tusa è andato appresso anni e anni al suo: realizzare il parco archeologico a Selinunte, per mettere lo scrigno della storia al riparo dei saccheggi ladreschi e delle speculazioni mafiose. è stata dura ma alla fine dopo un ventennio di tribolazioni ce l´ha fatta. Ha cooptato i tombaroli, si è sbracciato a cercare finanziamenti, non è indietreggiato di fronte all pressioni dei boss, si è scontrato a muso duro con i cugini Nino e Ignazio Salvo, ras delle esattorie, che a un tiro dal sito archeologico volevano realizzare un albergo. Quest´area dal 1983 è un fiore all´occhiello della bella Sicilia, quella salvata dalle grinfie dei dannati. Duecentosettanta ettari di bellezze incontaminate e inaccessibili oggi e per sempre ai signori del cemento. Comincia nel 1963 la lunga marcia di Tusa, quando assume la carica di soprintendente alle antichità e alle belle arti di Palermo e Trapani. Vede quella distesa abbandonata e non si da pace al pensiero dei tesori che vi sono seppelliti. Nel suo libro "Selinunte nella mia vita" e in tante interviste racconta la sua esperienza: «"Baciamo le mani professore", mi dicevano quasi con un pizzico di derisione i tombaroli che rientravano al mattino con il loro carico di reperti. E io li guardavo dalla finestra senza sapere cosa fare. Ma quando qualcuno aggiunse che chi è senza lavoro è disposto a tutto pur di sfamare i figli, mi scattò l´idea giusta, un´idea che mettesse d´accordo clandestini e sovrintendente. Andai dall´allora presidente del Banco di Sicilia Carlo Bazan e gli chiesi i soldi per assumerli. Mi mise a disposizione tre milioni, una bella cifra per i tempi. Il venerdì successivo di prima mattina vidi una dozzina di uomini che tornavano con il consueto carico. Dissi loro che era ora di smetterla di rubare perché dal lunedì avrebbero lavorato per me». Una soluzione poco ortodossa ma efficace. Tusa viene chiamato a Roma per dare conto e ragione della sua bizzarra iniziativa, ma anche stavolta tiene duro. La cosa più difficile però è ancora da venire. Incamerare le aree e tenere a bada l´ingordigia degli speculatori edili. «Non fu facile espropriare i terreni a ottanta proprietari. Con qualcuno ho avuto grossi problemi. A Castelvetrano affissero perfino un manifesto contro di me. Ma alla fine ho avuto ragione». Quell´esperienza rivive anche nel filmato "Oltre Selinunte" di 55 minuti realizzato dal filmaker palermitano Salvo Cuccia. Nella pellicola anche una fugace testimonianza dello scrittore Vincenzo Consolo, che già aveva affiancato Tusa, insieme a decine di intellettuali italiani, negli anni delle marce per chiedere la realizzazione del Parco. Tusa nasce a Mistretta (Messina) nel 1920 e si forma a Catania. Si ritrova così immerso in quella cultura ellenica che caratterizza la Sicilia orientale. E solo di greci avrebbe voluto occuparsi, seguendo la scia del suo maestro, l´archeologo Ranuccio Bianchi Bandinelli. Assunto alle Antichità e belle arti di Roma, fa di tutto per farsi trasferire a Siracusa, regno della grecità. Invece lo spostano a Palermo, dove i greci non sono mai arrivati. «Ma per fortuna - come ha più volte ribadito - vennero i punici. E fu così che divenni mio malgrado un punicista. Poi ne sono stato felice». Cominciano gli anni delle scoperte. Il sito di Solunto a due passi da Palermo, il disseppellimento, con Gioacchino Falsone, del "Giovinetto di Mozia", i sarcofagi romani, Selinunte, l´insegnamento nell´Ateneo di Palermo, i tanti libri scritti. Un viaggio nell´arte, nel cuore antico dell´Isola. A Mozia ha la fortuna di collaborare con quello straordinario personaggio che fu Benedikt Isserlin, allievo dello scopritore di Troia, Heinrich Schliemann, negli anni ruggenti quando l´archeologia è ancora un´avventura. Così Tusa ricorda quell´epopea: «C´erano pochi mezzi, ma l´entusiasmo era tantissimo e ci faceva superare ogni ostacolo. La Sicilia deve molto a tanti archeologi che hanno scavato con passione riportando alla luce reperti e pezzi di storia. Tra gli altri mi piace ricordare Sabatino Moscati e Isserlin. Quest´ultimo è stato un importante punto di riferimento per tutti noi. Io ho avuto il piacere di collaborarlo e di stimarlo, prima da semplice funzionario alla sovrintendenza, poi da sovrintendente. Insieme abbiamo lavorato e vissuto ore piacevoli. Era un inglese dotato di grande stile e di humor e di passione autentica». Per una strana coincidenza del destino Isserlin è scomparso nel 2005, a 89 anni come Tusa. Prima di lui e di Isserlin a Mozia avevano scavato, portando alla luce preziose testimonianze della civiltà punico-fenicia, Giuseppe Whitaker, proprietario dell´isoletta, e proprio Schliemann, sul finire dell´Ottocento, prima che diventasse l´eroe di Troia. Tusa, cresciuto con il mito di Benedetto Croce (che, dopo averne divorato i libri, va a Napoli per conoscerlo), Antonio Gramsci e Carlo Marx, è stato sempre un combattente. Negli anni Ottanta scende in campo con il vecchio Pci («Ma da indipendente», precisa), diventando consigliere provinciale. La sua ultima battaglia è contro il Parco mistico che si vuole realizzare a fianco di Segesta, installando le facce gigantesche di madre Teresa di Calcutta, papa Wojtyla e Padre Pio. Scrive una pacata e documentata lettera al promotore, l´onorevole Nicola Cristaldi, per scongiurare quell´obbrobrio. «è proprio strano che si voglia affiancare quasi un altro parco a Segesta, sia pure "mistico", aggiungendo segni di altre religioni (in questo caso la cattolica) a quella già esistente, testimoniata dal tempio dorico, segno tangibile di un´altra religione, greca o elima che fosse... Si sovvertirebbero completamente i motivi, gli scopi e i fini di un complesso già esistente, fondato su realtà che risalgono almeno a tre millenni fa». La sua statura di studioso e di difensore della bella Sicilia non viene nemmeno scalfito dalla sua affiliazione alla loggia massonica P2. Per chi lo ha visto per anni impegnato a fronteggiare il malaffare, è un peccato ascrivibile all´ingenuità. Nelle conversazioni preferiva ricordare quel suo viaggio in Cina nel 1973, primo tra gli archeologi italiani, e i grandi personaggi della cultura che erano rimasti incantati di fronte alle rovine di Selinunte. Ed ecco Jean Paul Sartre e Simone de Beauvoir, sussurrare: «Interrogammo i templi, il loro silenzio aveva più peso di tante chiacchiere». E ancora Cesare Brandi che le definisce «Le più belle che esistano al mondo». E infine Indro Montanelli che d´impeto scrive: «L´Italia si difende a Selinunte». Oltre del Parco da lui creato di un´altra cosa andava fiero. Del figlio Sebastiano, che ne aveva seguito le orme e che oggi guida la Soprintendenza del mare della Regione. «è diventato più bravo di me», diceva compiaciuto.

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quando la terra trema: memoria, conoscenza e difesa - stella cervasio (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XIII - Napoli Quando la terra trema: memoria, conoscenza e difesa Il sottosegretario Guido Bertolaso inaugura oggi la mostra itinerante sul sisma nella facoltà di Ingegneria di piazzale Tecchio. Servizi e fotogallery su www.napoli.repubblica.it I visitatori in stanze dove viene riprodotto l´effetto delle scosse e in ambienti dove i bambini possono scoprire il cataclisma come per gioco STELLA CERVASIO Messina, il Belice, l´Irpinia, Umbria e Marche. La memoria della terra che trema si ripresenta. Un incubo, ma anche un secolo - quello a partire dal 28 dicembre 1908, data del terremoto di Messina e Reggio Calabria - che non è trascorso invano. C´è una mostra itinerante che lo insegna: "Terremoti d´Italia", giunta ora a Napoli, nella facoltà d´Ingegneria della Federico II, in piazzale Tecchio, dopo Foligno, Ancona e Gibellina e prima di arrivare a Roma. L´inaugurazione oggi alle 17, con il sottosegretario Guido Bertolaso, l´assessore regionale alla Ricerca scientifica Nicola Mazzocca, il rettore Guido Trombetti e il preside di Ingegneria Edoardo Cosenza (lunedì-venerdì 9-19, sabato 9-13, ingresso libero) per un percorso che si snoda in tre sale più due installazioni, su due piani nel palazzo dell´università suddiviso in un argomento centrale, dedicato all´"Esperienza" del sisma, e in altre tre sezioni: "Memoria", "Conoscenza" e "Difesa". La mostra, promossa dal Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei ministri e dal ministero per i Beni e le attività culturali resterà aperta fino al 4 aprile e piacerà molto agli studenti (l´accesso al laboratorio didattico previsto per la sola scuola primaria (4a e 5a classe) e per la scuola secondaria del primo ciclo, avviene obbligatoriamente su prenotazione nel sito www. terremotiditalia. it). "Esperienza" - Il terremoto non si racconta. Del suo passaggio dicono le rovine, le facce atterrite della gente che l´ha vissuto. Una stanza di casa dove si può stare e il plastico in scala 1 a 25 di una città permettono di rivivere l´effetto del sisma. Nell´ambiente ricostruito i visitatori possono viverlo in diretta: vengono sballottati a seconda delle diverse intensità del terremoto virtuale, e sono costretti a reggersi alle transenne. I ponti e le auto cadono se non hanno protezione antisismica. La deformazione dei materiali, di cui si parlerà nella sezione "Conoscenza" appare in tutta la sua evidenza. La tavola vibrante è la riproduzione ad usum delphini di quella "vera" progettata dal consorzio Reluis, la Rete dei Laboratori di Ingegneria Sismica dell´università, che serve agli esperti dell´ateneo a collaborare con aziende di livello internazionale. "Memoria" - I titoli dei giornali sono i più impressionanti. Andy Warhol usò il famoso "Fate presto" del Mattino per "serializzare" anche quelle pagine sul terremoto dell´Irpinia, che "stavano" alla Campania come la sciagura che l´aveva colpita. Ma gli organizzatori hanno reperito centinaia di testimonianze, fra documenti di stampa o d´archivio, sismogrammi e fotografie. Discoteca di Stato, Istituto Luce e Teche Rai hanno fornito gli audiovisivi. "Conoscenza" - La terza sezione è dedicata agli strumenti usati per misurare i terremoti. Il più antico viene dalla Cina e risale a dieci secoli fa: si fondava sul sistema dell´equivalenza fisica, misurava, usando delle palline, lo spostamento delle masse. è anche esposto il sismografo realizzato a Napoli da Mercalli, mentre era direttore dell´Osservatorio vesuviano, da dove provengono altri strumenti storici di misurazione. L´installazione dal titolo "Tutti giù per terra" è destinata ai ragazzi delle elementari: si tratta di un programma interattivo della durata di un´ora, per la quale stanno già arrivando moltissime prenotazioni. Animatori professionisti della Protezione civile accompagnano i bambini nel percorso alla scoperta del terremoto. Il presidente di Reluis, professor Gaetano Manfredi, lancia un messaggio che si richiama all´impegno della città: «La presenza di questa mostra ha un duplice significato, da un lato testimonia il valore che ha sempre avuto Napoli con sue università e centri di ricerca nell´ambito dell´ingegneria sismica nazionale e internazionale, e dall´altro ci fa ricordare che il terremoto è un evento eccezionale con cui dobbiamo convivere e se viene sviluppato un buon livello di prevenzione e preparazione della popolazione, il rischio si può abbattere significativamente come avviene nei paesi più avanzati».

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storie femminili al cine lumière (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina IX - Bologna La rassegna Storie femminili al cine Lumière Il Cinema Lumière ospita a partire da domenica una minirassegna dal titolo «Ci vediamo al cinema»: quattro film che raccontano storie di donne. Si inizia con un´iniezione di buonumore, «La felicità porta fortuna - Happy go lucky» di Mike Leigh, l´8 marzo alle 20 e si prosegue con «Rachel sta per sposarsi» (10 marzo alle 22.40), «Crepuscolo di Tokyo» (7 aprile alle 20), «Water» (14 aprile alle 18). La rassegna è promossa dal Comune e dalla Cineteca. (m.l.l)

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armi in cambio di materie prime così pechino conquista l'africa - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 21 - Esteri Armi in cambio di materie prime così Pechino conquista l´Africa Dal Sudan all´Angola, la rete delle nuove alleanze cinesi Hu Jintao ha inaugurato il 2009 con una visita in Senegal, Tanzania, Mali e Mauritius L´interscambio tra il colosso asiatico e il continente nero è decuplicato negli ultimi 10 anni FEDERICO RAMPINI dal nostro corrispondente PECHINO - Per difendere il dittatore del Sudan accusato di crimini di guerra, la Cina mette in campo il suo peso politico ed economico, nonché lo status speciale di membro permanente del Consiglio di sicurezza dell´Onu. Il prezzo d´immagine che Pechino sa di pagare - l´indignazione dell´opinione pubblica occidentale - è poca cosa in confronto ai dividendi di questa operazione. Interessi economici, influenza politica, espansionismo militare: tutta la strategia neo-imperiale della Repubblica Popolare è visibile nella tragedia del Sudan. La Cina compra i due terzi del petrolio del Sudan, in cambio dà generose forniture di armi al regime di Omar al-Bashir. Dal Sudan orientale parte un´oleodotto di 1.500 km che arriva al Mar Rosso, dove una processione costante di superpetroliere cinesi fa la spola con i porti di Hong Kong e Shanghai, i petrolchimici e le fabbriche del Guangdong. Nessuna campagna umanitaria - neppure la minaccia di boicottaggio delle Olimpiadi l´anno scorso - ha incrinato il suo rapporto preferenziale con un prezioso fornitore di energia. La partita sudanese racchiude interessi ramificati per la leadership di Pechino. Sul fronte diplomatico i dirigenti comunisti cinesi sanno che la loro posizione, invisa all´Occidente, è popolare fra i regimi illiberali del Terzo mondo: una folta constituency che è pronta a ricambiare il favore. Pechino fa sbarramento contro il diritto d´ingerenza umanitaria in nome della «non interferenza negli affari interni» degli Stati sovrani. In cambio la Cina mobilita un ampio fronte di solidarietà tra i Paesi emergenti ogni volta che i suoi abusi contro i diritti umani finiscono sotto accusa, per esempio sul Tibet. Quando il mese scorso il Consiglio per i diritti umani dell´Onu ha passato in rassegna il dossier di Pechino, le timide critiche occidentali sono state sommerse da un coro filo-cinese di alleati africani, asiatici, latinoamericani. La recessione non distrae i dirigenti cinesi dai loro obiettivi strategici di lungo termine: l´accesso a tutte le aree del pianeta ricche di energia, materie prime e raccolti agricoli; la conquista di nuovi mercati; il potenziamento di un dispositivo militare capace di proiettarsi a largo raggio in tutte le aree vitali per gli interessi della Cina. Le riserve petrolifere del Sudan insieme con tutto il Corno d´Africa sono nel mirino dell´espansione cinese. è visibile il ruolo della marina cinese nelle operazioni anti-pirateria al largo della Somalia: vi opera il contingente navale dell´ammiraglio Du Jingchen, che dal Golfo di Aden presidia le rotte cruciali fra l´Oceano Indiano e il Mediterraneo, insidiando un´area storicamente importante per l´America e l´Europa. Il Sudan è un tassello nel vasto mosaico che è la "sinizzazione" dell´Africa. Via via che l´influenza occidentale si è indebolita nel continente nero, Pechino ha colto ogni opportunità per sostituirla in tutti i campi: commercio estero, investimenti per la costruzione di infrastrutture, aiuti finanziari, forniture militari. L´interscambio tra il colosso asiatico e i suoi partner africani è cresciuto del 1.000% in un decennio. Punte di lancia della penetrazione in Africa sono dei potenti conglomerati di Stato legati a doppio filo all´Esercito Popolare di Liberazione, come Norinco e Poly Group. La conquista dell´economia africana viene celebrata in nome dell´aiuto allo sviluppo, dell´amicizia fra i popoli: la Cina si presenta come un modello di modernizzazione autoritaria che seduce le dittature del Terzo mondo. Da anni è tradizione che il presidente cinese subito dopo il Capodanno lunare parta per una tournée diplomatica africana. Non fa eccezione l´Anno del Bue: Hu Jintao ha inaugurato il 2009 con una visita in Arabia saudita subito seguita da quattro tappe africane, Senegal, Mali, Tanzania e Mauritius. Simultaneamente il ministro degli Esteri Yang Jiechi visitava Uganda, Ruanda, Sudafrica e Malawi. In Tanzania l´ultimo affare messo a segno dai cinesi è l´acquisizione del 50% della compagnia aerea di Stato. Il veicolo finanziario usato da Pechino per questo investimento è un protagonista importante dell´espansionismo cinese: Sonangol International, una joint-venture tra la Repubblica Popolare e l´Angola, altro fornitore di petrolio. Nella Repubblica democratica del Congo il governo cinese ha lanciato un "piano Marshall" da 9 miliardi di dollari: il Paese controlla il 10% di tutto il rame mondiale e un terzo delle risorse planetarie di cobalto.

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la cina: "no all'arresto di bashir" - daniele mastrogiacomo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 21 - Esteri La Cina: "No all´arresto di Bashir" Anche Russia e Iran contro la decisione dell´Aja sul leader di Khartum "Ringrazio il procuratore del Tpi: mi ha fatto capire quanto il popolo ancora mi ami" DANIELE MASTROGIACOMO Mezza Africa in rivolta, la Lega araba e l´Unione africana che mostrano tutte le loro preoccupazioni. E poi l´Iran, la Siria, il Sudafrica, la Russia, la Cina. Fino all´inattesa solidarietà del presidente dell´Assemblea delle Nazioni unite, il nicaraguense Miguel D´Escoto Brockmann: «Il provvedimento è un´assurdità dettata da motivazioni politiche». Mai come in queste ore il presidente del Sudan, Omar al-Bashir, è riuscito a provocare tante reazioni dello stesso segno. Il mandato di cattura spiccato dalla Corte del Tribunale penale internazionale nei suoi confronti ha avuto l´effetto di una bomba. Pechino, che dal Sudan esporta quasi il 70 per cento del suo fabbisogno petrolifero, ieri mattina ha reagito per prima. Forte del suo seggio permanente al Consiglio di Sicurezza, e quindi con diritto di veto, ha chiesto che il provvedimento restrittivo sia congelato per un anno. Il Tpi non dispone di una polizia. Si limita a emettere una misura che, naturalmente, ha una sua efficacia sul piano internazionale. Sollecita tutti gli Stati che aderiscono al tribunale a renderla operativa. Il Sudan, come la Cina e la Russia non hanno mai sottoscritto il trattato che lo ha istituito. Ma fanno parte dell´Onu e alcuni siedono in permanenza nel Consiglio di Sicurezza. Quel Consiglio che nel 2005, con la risoluzione 1593, ha investito il Tpi de l´Aja del dramma del Darfur con l´incarico di indagare e trovare le prove nei confronti dei responsabili del terribile massacro. La palla, a questo punto, torna nelle mani delle Nazioni unite. Sarà l´assemblea del Palazzo di vetro a dover decidere come reagire nei confronti di quei paesi che non ottemperano al provvedimento del Tribunale. La Cina si schiera apertamente con il presidente al Bashir. «Spiccare quel mandato», ha commentato il portavoce del ministero degli Esteri, Qin Gang, «è stato un errore capitale che potrebbe mettere seriamente a repentaglio il tentativo di pacificare il Darfur». Così Mosca, che propone: «L´unica risposta è sospendere per un anno il procedimento penale». L´Europa tace. Invita il Sudan a riammettere sul suo territorio le 12 ong espulse come ritorsione. Il presidente al-Bashir si gode il suo momento di gloria inaspettata. Per un´ora tuona davanti ad una folla imponente scesa in piazza. Indossa un vestito azzurro di taglia occidentale, ma vibra il suo inseparabile bastone, simbolo dell´imperium, per scagliarsi contro i «nuovi colonialisti». Si rivolge all´Europa e agli Usa: «Quelli che ci accusano di genocidio sono gli stessi che hanno provocato i veri genocidi in Vietnam, Iraq e Palestina. Oggi il Sudan alza la voce». Poi si rivolge al suo grande nemico del momento: il procuratore del Tpi Moreno Ocampo. «Grazie», dice ironicamente, «mi ha dato la possibilità di mostrare quanto ancora il popolo mi ami».

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le banche affondano a piazza affari - sara bennewitz (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 4 - Economia Le banche affondano a Piazza Affari Unicredit -11%, Intesa -9%. Wall Street, tonfo per i guai dell´auto:-4% I mercati Pesa il no del premier cinese al rafforzamento del piano anti crisi di Pechino SARA BENNEWITZ MILANO - Ennesimo crollo per Piazza Affari. La sensazione degli investitori è che non esista una cura capace di arrestare l´emorragia di perdite causata da questa crisi finanziaria, e che oramai fa vacillare i mercati da due anni. E così ieri tutti i principali listini d´Europa, partendo da Londra (meno 3,1%) passando per Parigi (meno 3,9%) e finendo a Francoforte (meno 5%), sono precipitati su livelli che non vedevano più da oltre un decennio. Milano, tra tutte, ha accusato il colpo peggiore, con il Mibtel (meno 5,39% a 11.172 punti) che è tornato ai livelli del gennaio ´97 e l´S&p/Mib (meno 5,85% a 13.523 punti) ai minimi storici. Il fatto è che circa la metà del valore di Piazza Affari è rappresentata da titoli finanziari, per cui se banche e le assicurazioni sono colpite dalle vendite, Milano perde più delle rivali europee. Il nuovo abbassamento del costo del denaro annunciato ieri dalla Bce e dalla Banca d´Inghilterra, è inoltre un fattore positivo per i consumi, ma che a breve non faciliterà il lavoro delle banche. Più i tassi sono bassi, più è difficile per gli istituti di credito ricavare un profitto dai prestiti alla clientela. E anche, ieri nonostante le ripetute rassicurazioni fornite dagli amministratori delegati dei due principali gruppi italiani, Alessandro Profumo e Corrado Passera, Unicredit e Intesa Sanpaolo hanno perso rispettivamente l´11,6 e il 9,7%. Poco prima dello scoppio della crisi legata ai mutui americani, Unicredit e Intesa Sanpaolo insieme valevano 200 miliardi, ieri circa 32 e comunque oltre un decimo rispetto all´intera capitalizzazione dell´S&p/Mib (che è scesa a 238 miliardi). Del resto da quando lo scorso settembre l´americana Lehman Brothers è andata in bancarotta, i mercati azionari mondiali e soprattutto i titoli finanziari, hanno bruciato 2.700 miliardi di valore. Il panico che da giorni dilaga sui mercati, fa inoltre scattare le vendite sia su le aziende in crisi, sia su quelle sane. Ieri ad esempio, i brutti risultati del colosso delle assicurazioni inglesi Aviva - che ha chiuso il 2008 in rosso e ora rischia di dover ricapitalizzare - hanno trascinato in ribasso anche le Generali (meno 6,5%), una delle compagnie più solide e che comunque chiuderà il bilancio in utile. E lo stesso è successo a Fiat (meno 5,5%), che invece ha pagato il conto della profonda crisi in cui versa la rivale General Motors. Le paure che il colosso dell´auto americano possa chiudere i battenti, hanno inoltre affossato la partenza di Wall Street. Chi poi negli Usa aveva confidato in un nuovo pacchetto di aiuti da parte della Cina, è rimasto deluso. Il primo ministro Wen Jiabao ha infatti confermato che il Pil cinese quest´anno crescerà dell´8%, ma ha smentito che il Governo di Pechino sia disposto a «rafforzare» il piano anticrisi annunciato.

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Clinton: inviteremo anche l'Iran alla conferenza sull'Afghanistan (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-03-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2009-03-06 - pag: 1 autore: ... PANORAMA ... Clinton: inviteremo anche l'Iran alla conferenza sull'Afghanistan Il segretario di Stato americano Hillary Clinton, al vertice Nato di Bruxelles,ha invitato l'Iranalla conferenza internazionale sull'Afghanistan prevista per il 31 marzo. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha annunciato il rinvio della missione italiana a Teheran, prevista nei prossimi giorni. Il summit dei ministri degli Esteri dell'Alleanza atlantica ha anche deciso la normalizzazione dei rapporti con la Russia, dopo sei mesi dalla crisi innescata dal conflitto con la Georgia. u pagina 11, commento u pagina 12 Cina e Russia: no all'arresto del presidente sudanese All'indomani del mandato di cattura contro il presidente sudanese Bashir,Cina e Russia hanno chiesto all'Onu di non procedere contro il leader,accusato di crimini di guerra e contro l'umanità.E Bashir ha sfidato Usa ed Europa: «Sono loro i veri criminali». u pagina 10 Casini al Pdl: niente ricatti sulle amministrative «Uno pseudoricatto che va respinto al mittente». Così Pier Ferdinando Casini risponde a Ignazio La Russa, che aveva intimato all'Udc di non sostenere il democratico Renzi a Firenze pena la mancanza di accordi altrove. In salita anche le trattative del Pdl con la Lega. u pagina 17 Inchiesta Global service: rito abbreviato per Romeo Per l'imprenditore Alfredo Romeo e altri 11 imputati su 16 dell'inchiesta Global service sulle presunte irregolarità nell'assegnazione degli appalti a Napoli il procedimento si concluderà con il rito abbreviato. L'udienza è fissata per il 30 marzo prossimo. La Indesit chiuderà lo stabilimento torinese Indesit ha confermato di voler chiudere la fabbrica di None (Torino): le lavastoviglie si produrranno nello stabilimento polacco dell'azienda marchigiana. I sindacati hanno indetto uno sciopero per il 20 marzo, sono a rischio 600 posti di lavoro. u pagina 22 I cimeli di Gandhi venduti all'asta a New York Nonostante le proteste del Governo indiano la casa d'aste Antiquorum di New York ha venduto ieri per 1,8 milioni di dollari, un paio di occhiali, l'orologio e altri cimeli appartenuti al Mahatma Gandhi. Il compratore è l'uomo d'affari indiano, Vijay Mallya.

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Wen: Crescita dell'8% nel 2009 (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-06 - pag: 8 autore: Cina. Il premier assicura che verrà fatto il possibile per rispettare il target ed evitare così gravi conflitti sociali Wen: «Crescita dell'8% nel 2009» Per il momento non è previsto un secondo pacchetto di stimolo Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Per uscire dalla crisi, la Cina si affida al suo numero fortunato. «Il nostro obiettivo per il 2009 è una crescita economica dell'8%», ha annunciato ieri il primo ministro, Wen Jiabao, aprendo i lavori della sessione annuale dell'Assemblea Nazionale del Popolo. Ma questa volta, a differenza delle Olimpiadi, la cabala non c'entra niente. L'8 (per cento) è il tasso di sviluppo annuo del Pil necessario a Pechino per tenere in equilibrio il mercato del lavoro, cioè per mantenere la disoccupazione entro livelli fisiologici. Al di sotto del numero magico, il Paese rischia di scivolare nell'instabilità sociale. Wen non lo ha detto esplicitamente, ma lo ha lasciato intendere in diversi passaggi del suo atteso discorso sullo stato della nazione. La Cina è preoccupata per l'evoluzione della crisi finanziaria internazionale che, dopo aver sfiorato in un primo tempo il Dragone, in autunno lo ha messo alle corde togliendogli la sua linfa vitale: le esportazioni dalle quali dipendono le sorti di gran parte dell'industria manifatturiera cinese. «Nel 2009 il Governo continuerà a investire per sostenere la ripresa dell'economia», ha annunciato Wen, senza far riferimento però ad alcun piano di stimolo supplementare. Per il momento, dunque, Pechino ritiene che la manovra straordinaria da 600 miliardi di dollari varata lo scorso novembre sia sufficiente a rilanciare la congiuntura. D'altronde, anche un Paese in buona salute come la Cina (il debito pubblico è inferiore al 20% del Pil) deve rispettare un vincolo di bilancio. Vincolo che nel budget programmatico 2009 illustrato ieri da Wen ai 3mila delegati del Parlamento riuniti nella Grande Sala del Popolo è già stato utilizzato ampiamente: il deficit di bilancio di 140 miliardi di dollari (nove volte superiore al 2008, e pari al 3% del Pil), infatti, è il più alto di tutti i tempi. Sul disavanzo record 2009 peserà, da un lato, la spesa pubblica moloch (130 miliardi di dollari, destinati perlopiù a investimenti infrastrutturali); dall'altro, il calo delle entrate tributarie derivante dall'attesa contrazione dell'attività economica e dai tagli fiscali anticrisi. Nonostante l'emergenza, la Quarta Generazione di comunisti non dimentica il principale impegno assunto nei confronti del popolo cinese: ridurre le disparità sociali e i divari di ricchezza creati da vent'anni di sviluppo economico forsennato. A questo riguardo, il budget 2009 aumenta notevolmente le risorse pubbliche destinate agli agricoltori, all'edilizia popolare, alla sanità. D'altronde, per compensare il crollo delle esportazioni c'è una sola soluzione: incrementare i consumi interni. Ma per spingere la gente a spendere di più bisogna assicurare livelli di reddito più elevati. La più colossale manovra fiscale nella storia del Paese sarà coordinata con una manovra monetaria di adeguata portata. I piani del Governo, ha annunciato Wen, prevedono che nel 2009 il sistema bancario eroghi 730 miliardi di dollari di prestiti. Per rilanciare la propria economia, più di così Pechino non poteva fare. Ma non è detto che funzioni. La crisi giapponese di fine anni 90 ha insegnato che se il cavallo non ha sete, non c'è verso di farlo bere; neppure riempiendo a più non posso l'abbeveratoio. In casi di forti traumi improvvisi, la ripresa delle congiunture dipende anche da fattori di carattere psicologico- comportamentale, sui quali nessun Governo può esercitare il proprio potere. La Cina, il Paese che a giudicare dai fondamentali macroeconomici e dalla solidità del suo sistema finanziario dovrebbe essere il primo a risalire dagli abissi della crisi, non fa eccezione a questa regola. Pechino ne è perfettamente consapevole. Per questo motivo, in attesa che la maxi-iniezione di spesa pubblica faccia effetto, la nomenklatura non lesina quattrini pur di mantenere saldo il controllo sulla società cinese: nel 2009 le spese per la sicurezza aumenteranno di ben il 33 per cento. comganawar@gmail.com DISAVANZO RECORD Sul deficit di bilancio di 140 miliardi di dollari (3% del Pil) pesano la spesa pubblica, il calo delle entrate e le riduzioni fiscali Assemblea nazionale del Popolo. All'annuale discorso del premier in Parlamento, una delegata si è presentata con il costume tradizionale REUTERS

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Neocolonialismo alla cinese (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-06 - pag: 10 autore: ANALISI Neocolonialismo alla cinese di Alberto Negri N on toccate Omar al Bashir: la Cina insorge contro il mandato d'arresto dell'Aja, in compagnia dell'Iran e di un vasto corteo di potenze arabe e musulmane, di regimi autoritari e dispotici. Corano e metano, armi e petrolio, sono gli ingredienti delle guerre del Sudan e di questa parte dell'Africa, lungo il bacino del Nilo. L'avanzata africana di Pechino è stata una delle tendenze più eclatanti di questi anni. Un quarto di secolo fa gli scambi cinesi con l'Africa arrancavano sotto il miliardo di dollari, oggi sono intorno ai 60, proiettati a quota cento. La presenza cinese nel continente risale agli anni 60, quando dopo l'emancipazione coloniale la Cina si presentò, in concorrenza con l'Unione Sovietica, come portabandiera del terzomondismo, «in nome della fratellanza tra i popoli». Gli slogan, fuorvianti e propagandistici, sono rimasti ma le cose sono un po' cambiate quando è esplosa la crescita di un'economia affamata di materie prime e l'Africa è diventata il primo obiettivo. I cinesi assicurano che loro investono in regioni sottosviluppate, rifiutate dagli occidentali. Una mezza verità, naturalmente: Pechino sa per esperienza che le multinazionali preferiscono non lavorare in Paesi instabili o conflittuali e quando accade vengono inevitabilmente messe sotto pressione da istanze di diritti umani o associazioni ambientaliste, costrette quindi ad abbandonare il campo sotto l'accusa di alimentare guerre e conflitti. Governo e compagnie cinesi, al contrario, se ne infischiano dei diritti umani e le critiche sono bollate come «propaganda di ex colonialisti ». Il Sudan è un caso emblematico del neocolonialismo alla cinese. Qui Pechino gode di una sorta di semi-monopolio petrolifero. La Chinese National Petroleum Company, Cnpc, possiede il 40% della Greater Nile Petroleum Operating Company ed è comproprietaria di 1.600 chilometri di pipeline che vanno dai giacimenti al terminale di Port Sudan; la Cina ha costruito la raffineria di Khartoum, controlla una vasta rete di stazioni di servizio e i campi petroliferi del Darfur. Nei vent'anni del regime di Bashir, i cinesi hanno attivamente sostenuto le campagne di bombardamenti e le deportazioni, prima contro la popolazione cristiana del Sud e poi in Darfur. Per difendere le posizioni cinesi l'ambasciatore Liu Guijin si è spinto a dichiarare: «Voi occidentali in Africa vi siete mangiati per un secolo tutta la carne lasciandoci un po' di zuppa, solo perché adesso ne abbiamo bevuto un sorso ci condannate severamente». I cinesi non sono certo interessati alla stabilità o al benessere dei sudanesi o degli africani in generale, anzi. è proprio il contesto di violenza e disintegrazione che consente a Pechino di versare al Sudan una quota del 5% sullo sfruttamento dei pozzi, la più bassa nella storia dei contratti petroliferi. Importare petrolio e materie prime, esportare manodopera e agricoltori, questo è il progetto africano della Cina, in Sudan, Camerun, Congo, Zambia, Gabon, fino allo Zimbabwe dell'impresentabile Mugabe. «L'Africa ha molti Stati ricchi di terra ma il cibo che ne proviene non è all'altezza. Che male c'è nel consentire ai cinesi di lasciare il loro Paese per diventare agricoltori in un altro?», ha dichiarato Li Rogou, capo della China Exim Bank. Il cinico pragmatismo dei cinesi non bada troppo alle regole e a possibili sanzioni, ben sapendo che Pechino è un pilastro della globalizzazione, quindi intoccabile. La Cina lascia quindi agli occidentali l'ingombrante "fardello" dell'uomo bianco:diritti umani e civili, codici e tribunali internazionali, ai quali peraltro non tutti dalle nostre parti mostrano di credere con fermezza. alberto.negri@ilsole24ore.com I FRUTTI DELLA REALPOLITIK Grazie al sostegno dato al regime, il Paese asiatico si è garantito una sorta di monopolio delle risorse petrolifere

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Pechino all'Onu: fermate subito il processo a Bashir (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-03-06 - pag: 10 autore: Darfur. Anche Mosca si schiera dalla parte del leader sudanese Pechino all'Onu: fermate subito il processo a Bashir Roberto Bongiorni Tutto secondo copione. La reazione cinese al mandato di arresto spiccato dalla Corte penale internazionale ( Cpi) contro il presidente del Sudan Omar al-Bashir, accusato mercoledì di crimini di guerra e contro l'umanità nella regione del Darfur, non ha sorpreso nessuno. Ricorrendo al portavoce del Governo su un sito web, Pechino ha ribadito la sua linea, quella di una potenza che non vuole interferire negli affari interni di un Paese con cui peraltro ha da tempo instaurato un sodalizio economico- e politico- inossidabile. Dopo aver espresso «rammarico e preoccupazione» per il mandato d'arresto, Pechino ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell'Onu di «accogliere gli appelli dell'Unione africana, della Lega araba e del Movimento dei non allineati e di non procedere, per il momento, contro Bashir». Infine l'ultima dichiarazione, che suona come un severo monito: «La volontà del popolo sudanese e della comunità internazionale è quella di arrivare alla pace e allo sviluppo del Darfur nel più breve tempo possibile. La Cina è un membro permanente e responsabile del Consiglio di sicurezza dell' Onu e non vuole vedere gli sforzi che ha fatto e i risultati positivi che ha ottenuto nel Darfur finire nel nulla», ha precisato il portavoce del ministero degli Esteri. Già in diverse occasioni a Pechino è bastata la sola allusione al veto per annacquare i contenuti di alcune risoluzioni Onu sul Darfur. Anche la Russia è tornata sugli stessi argomenti,chiedendo la sospensione per un anno dell'inchiesta contro Bashir. Il ministero degli Esteri ha poi fatto notare che Bashir, in quanto presidente di un Paese che non fa parte della Corte penale internazionale, nel rispetto del diritto internazionale, gode dell'immunità riconosciuta al più alto organo dello Stato. Lo Statuto della Corte stabilisce infatti che se il capo di Stato di un Paese che ha ratificato lo Statuto commette un crimine contro l'umanità perde il diritto di invocare le sue immunità e quindi può essere portato davanti al tribunale. Nel caso in cui la persona incriminata è il capo di uno Stato che non ha ratificato lo Statuto, come Cina, Usa, Russia ma anche il Sudan, l'immunità permane. A meno che il Consiglio di sicurezza decida che tutti gli Stati Onu debbano obbligatoriamente eliminare le immunità per le persone incriminate dalla Cpi. Cosa, in questo caso, non ancora avvenuta. Anche Siria, Iran e il movimento sciita libanese Hezbollah hanno condannato il mandato d'arresto contro Bashir. Intanto nella capitale sudanese Khartoum sono proseguite le imponenti manifestazioni in favore di Bashir, 65 anni, al potere dall'89. «I veri criminali sono i leader americani ed europei», ha inveito Bashir, davanti ad almeno 5mila dimostranti, accusando Usa ed Europa di neocolonialismo e di essere i responsabili dei veri genocidi della storia recente: in Vietnam, Iraq, e nei territori palestinesi. Il presidente si sente forte, soprattutto dopo l'entrata in campo della Cina. Il Sudan è il Paese con cui Pechino ha applicato alla lettera la sua politica dei tre assi: crediti agevolati senza chiedere la destinazione degli investimenti, non interferenza nelle decisioni attinenti la sovranità e offerta di uno scudo al Consiglio di sicurezza, qualora si rivelasse necessario. D'altronde, da quando, nel 1997, l'Occidente ha preso le distanze da Khartoum, la Cina ha rafforzato la sua presenza. Nonostante le attuali difficoltà economiche Pechino deve far fronte a un incremento delle importazioni di greggio: trovare Paesi alleati che forniscano con una certa continuità energia diviene un imperativo. Dal 2003, anno in cui è iniziata la guerra in Darfur, al 2006 le spedizioni di petrolio dal Sudan a Pechino sono cresciute del 63%, fino a raggiungere un aumento del 113% nel 2007. La Cina importa circa il 60% dell'oro nero estratto in Sudan, Paese che produce quasi mezzo milione di barili al giorno. La compagnia petrolifera statale cinese Cnpc è di gran lunga il maggiore investitore nel Paese. Il timore è che ora la crisi in Darfur si acuisca e venga meno parte degli aiuti agli sfollati, due milioni di civili dal 2003. Khartoum ha già espulso una decina di Ong, tra cui Save the Children, l'americana Care, l'inglese Oxfam, ritenute colpevoli di «speculare » sulla guerra nel Darfur. Le relazioni con le Ong sono sempre state complesso. Il 13 marzo 2008 un rapporto di Human Rights First legava il crescente acquisto di petrolio sudanese alla fornitura di armi, la cui destinazione sarebbe stata il Darfur. roberto.bongiorni@ilsole24ore.com CONTRATTACCO Il presidente, in strada tra migliaia di sostenitori, sfida l'Occidente: «I veri criminali sono americani ed europei» Prova di forza. Il presidente sudanese Omar al-Bashir, a destra, si rivolge ai manifestanti (almeno 5mila) scesi in piazza a Khartoum per sostenerlo AP/LAPRESSE

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Siderurgia tedesca in difficoltà (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-03-06 - pag: 44 autore: Acciaio. Salzgitter teme un calo di vendite e di profitti e ThyssenKrupp chiude un altoforno Siderurgia tedesca in difficoltà Anche la cinese Baosteel prevede un 2009 poco brillante Roberto Capezzuoli «Nel caso di un significativo recupero nei mercati dei laminati e nella domanda da parte del settore auto, il raggiungimento del pareggio di bilancio quest'anno nei risultati pretax potrebbe ancora verificarsi». Non c'è molto ottimismo nel comunicato della Salzgitter, numero due tedesco dell'acciaio. Anzi, gli analisti della Sal. Oppenheim commentano l'outlook del gruppo con i termini «disastroso» e «scioccante». Le previsioni infatti parlano di vendite e utili in discesa, dopo che il 2008 si è chiuso con la negativa sorpresa di profitti pretax a un miliardo di euro, in calo del 23,7%. La Borsa ha punito Salzgitter, atterrato ieri a 42,5 à in seguito a una flessione del 16,1%, la più forte caduta tra tutti i titoli dell'indice Dax. Il pessimismo delle imprese siderurgiche tedesche era già evidente nei pronostici della loro Federazione, secondo cui la produzione quest'anno calerà del 24%, a 35 milioni di tonnellate. Una conferma è venuta anche dal numero uno, ThyssenKrupp, che ieri ha annunciato l'imminente chiusura di un altoforno a Duisburg come risposta al calo della domanda. Una perdita produttiva che vale intorno a 5mila tonnellate al giorno. La fase di depressione sta colpendo tutto il mercato europeo – il leader mondiale ArcelorMittal nota che l'utilizzo della sua capacità produttiva non supera il 60% e vede i consumatori assottigliare continuamente gli stock – e non risparmia la Cina, dove Baosteel, il principale produttore locale, prevede prezzi bassi per tutto l'anno. Dall'inizio di febbraio in Cina gli indici dei prezzi nel settore hanno perso il 13% perché la produzione è stata ridotta poco, nella speranza dei piani di stimolo dell'economia.In realtà le acciaierie cinesi viaggiano a un ritmo poco superiore a 500 milioni di tonn. annue, contro una capacità di 660 milioni, ma l'offerta resta ancora superiore alla domanda. In questo scenario, ai negoziati per stabilire il prezzo del minerale di ferro nel 2009-10 si registrano posizioni sempre più distanti tra i due fronti. La cinese Hebei Iron & Steel ritiene che per fine aprile si riuscirà a chiudere la trattativa; Baosteel e Anshan Group ritengono giunto il momento di abbassare i prezzi, dopo sei anni consecutivi di forti rincari. L'idea è quella di arrivare quasi a dimezzarli. Ma i big delle miniere ostentano fiducia nella ripresa economica e sostengono che il calo delle scorte permette di chiedere rialzi del 5% o di rinviare la firma dei contratti a tempi migliori. Ma intanto Rio Tinto e Bhp Billiton pare abbiano offerto sconti ai clienti cinesi, per cominciare ad allineare le forniture ai prezzi del mercato spot, che sono calati nelle ultime settimane del 15% circa. FERRO, POSIZIONI LONTANE I produttori di minerale vorrebbero aumenti del 5% ma stanno offrendo sconti ai clienti, i quali chiedono che i listini siano dimezzati

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Export Usa di latifoglie al rallentatore (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-03-06 - pag: 44 autore: Legname. La produzione è stata ridotta ma gli acquisti europei restano limitati Export Usa di latifoglie al rallentatore Andrea Brega MILANO Dati in chiaroscuro per le esportazioni americane di latifoglie. Se da un lato la fine di gennaio ha registrato un lieve miglioramento degli ordini da parte di alcuni esportatori, dall'altro la volontà di mantenere ridotte le scorte di magazzino ha contenuto la spedizioni verso quasi tutti i mercati. A complicare la situazione vi è stata anche la ripresa del dollaro sulle principali valute, che ha penalizzato gli acquisti in Inghilterra, Messico, Corea del Sud e Malaysia e ha portato le linee di navigazione a tagliare le spedizioni di container. Il mercato interno nordamericano ha visto le segherie di latifoglie fronteggiare il calo della domanda di pavimenti e mobili con una considerevole riduzione della produzione e il trasferimento di quest'ultima verso i prodotti industriali. Da segnalare che, nonostante le scorte in segheria siano diminuite in maniera sostanziosa (-46% negli ultimi due anni), la disponibilità di legname rimane comunque elevata, dal momento che le vendite sono calate in maniera evidente. Dal canto loro gli utilizzatori europei di latifoglie americane –che si trovano un'offerta eccedentaria – hanno acquistato in gennaio quantità limitate di tronchi, segati e componenti, causa il continuo deterioramento del credito e del mercato edile. Se Belgio, Olanda e Francia sono stati i mercati più tranquilli, Danimarca, Svezia e Svizzera hanno pressoché azzerato gli acquisti per portare le scorte al livello della domanda, attualmente molto bassa. Ancora ridotte le importazioni di Regno Unito e Irlanda, causa la diminuzione dell'attività edilizia e della ridotta disponibilità di credito. Ordini in giù anche per i produttori italiani, spagnoli e portoghesi, che ne hanno piazzato un numero relativamente ridotto vista la diminuzione delle vendite interne e internazionali. Non meno complicata la situazione dei mercati asiatici. Causa i festeggiamenti per il Nuovo anno cinese e la recessione globale, hanno quasi azzerato gli acquisti di legname nel mese di gennaio, tant'è che in Cina e Vietnam numerosi esportatori americani si stanno scontrando con vendite in stallo, prezzi bassi, crescenti difficoltà con i pagamenti e cancellazioni di ordini. I produttori malesi di mobili stimano che la domanda mediorientale sosterrà la produzione per altri sei mesi, ma ciò potrebbe non bastare, visto che non si prevedono miglioramenti a breve termine delle condizioni economiche nell'area. Lo stesso mercato mediorientale ha visto la brusca caduta delle attività nel settore delle costruzioni a Dubai, fattore che ha avuto un pesante impatto negativo sulla domanda di latifoglie americane negli Emirati Arabi Uniti.

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De' Longhi,l'espresso europeo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM (CAFFE) data: 2009-03-06 - pag: 33 autore: INFORMAZIONE PUBBLICITARIA De' Longhi,l'espresso europeo Nel 2008 l'azienda trevigiana, partner di Nespresso, ha assunto la leadership continentale grazie all'elevata qualità della sua gamma di macchine, frutto di investimenti mirati in know-how e della scelta di mantenere la produzione in Italia U n 2008 da ricordare per la De' Longhi. Nell'anno appena trascorso, infatti, l'azienda trevigiana ha conquistato la leadership europea a valore nel settore delle macchine da caffè espresso. Un risultato prestigioso, che ha premiato due precise scelte strategiche: quella di investire nei nuovi segmenti di mercato (superautomatiche e porzionato chiuso) e quella di non delocalizzare in Cina la realizzazione di questi prodotti ad alto contenuto tecnologico. Il successo della De' Longhi ha ragioni ben precise ed è basato su tre pilastri. Una proprietà sempre saldamente al comando, che ha sostenuto investimenti mirati a lungo termine. La scelta manageriale di continuare a investire in knowhow e nella produzione in Italia: ciò ha permesso di differenziarsi dalla massa e di cogliere le nuove opportunità. Terzo punto, l'elevata qualità del portafoglio prodotti, che va dalle superautomatiche alle macchine tradizionali per l'espresso fino ad arrivare alle più recenti macchine a capsule. La scelta di De' Longhi come partner di Nespresso è fondata proprio sull'elevatissima qualità del prodotto riconosciuta dalla Nestlè al gruppo italiano. Per conquistare il primato continentale De' Longhi non ha puntato solo su una categoria merceologica di successo, come fanno i più, ma è riuscita a imporsi con ottimi risultati nelle tre principali categorie del mercato delle macchine da caffè espresso, diventando nel 2008 il numero uno in volume e valore nelle macchine tradizionali a pompa, numero uno in volume e valore null'ultimo bimestre nelle macchine superautomatiche, numero uno - infine - nel porzionato chiuso sopra i 200 euro grazie alla Lattissima, la prima macchina a cialde con un sistema di cappuccino automatico. Una diversificazione che ridurrà i rischi dell'eccessiva specializzazione e che probabilmente permetterà all'azienda trevigiana di primeggiare anche nei prossimi anni.

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La Cina attacca la crisi: <La nostra crescita sarà dell'8 per cento> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 06-03-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 06-03-2009 ECONOMIA E POLITICA «Difficoltà senza precedenti» Ma non ci sarà il rafforzamento del pacchetto di misure di stimolo all'economia varato lo scorso mese di novembre La Cina attacca la crisi: «La nostra crescita sarà dell'8 per cento» Wen Jiabao assicura: i redditi aumenteranno DI MARCO PARENTI U n'emorragia di oltre 20 milioni di posti di lavori. Il settore manifatturiero falcidiato. Un'impennata della disoccupazione al 10 per cento. La Cina fa i conti con la crisi, che a questa latitudine appare ancora più minacciosa perché insidia quello che è un pilastro del vertiginoso sviluppo della Cina degli ultimi anni: più ricchezza in cambio di stabilità (e pace) sociale. Non è un caso allora che le parole «economia » e «stabilità sociale » siano state quelle più citate nelle 44 pagine del lungo discorso di apertura del premier Wen Jiabao all'Assemblea nazionale del popolo, il Parlamento cinese. «Le difficoltà senza precedenti » che la Cina sta fronteggiando ha assicurato Wen Jiabao non fiaccheranno la crescita economica che sarà pari all'8 per cento. Wen non ha annunciato, smentendo una voce che si era diffusa due giorni fa, il «rafforzamento» del pacchetto di misure di stimolo all'economia varato in novembre. «La crisi internazionale ha affermato il premier sta continuando a diffondersi. La domanda continua a calare in tutti i principali mercati e la tendenza verso una deflazione globale è chiara». «Dobbiamo sottolineare ha aggiunto che nel prevedere una crescita dell' 8 per cento del Pil, abbiamo preso in considerazione sia le nostre esigenze che la nostra possibilità di sostenere lo sviluppo». Con questo tasso di sviluppo superiore a quello del 6-7% previsto da molti economisti la Cina può contenere la disoccupazione e mantenere la Un gruppo di dirigenti anziani del Partito comunista ha chiesto al governo di assicurare la trasparenza sul modo nel quale verranno spesi i 600 miliardi di dollari del pacchetto: il centro sarà responsabile di solo un terzo degli investimenti, mentre il resto è affidato ai governi locali, alle banche o alle imprese. Nella loro lettera si dichiarano preoccupati «che che i privilegiati ed i corrotti sfruttino quest'occasione per arricchirsi, danneggiare i rapporti tra Partito e popolo e aggravare l'instabilità sociale». Il premier cinese Wen Jiabao interviene all'Assemblea nazionale del popolo (Reuters)

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Forte emarginazione e sottosviluppo Le province rurali zavorrano la crescita (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 06-03-2009)

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MONDO 06-03-2009 identikit di un Paese Forte emarginazione e sottosviluppo Le province rurali zavorrano la crescita DA BAGNKOK STEFANO VECCHIA L e molte questioni dell'economia cinese sullo sfondo della crisi globale. Inevitabilmente saranno esse a fare da trama agli incontri dell'Assemblea nazionale del popolo fino alla conclusione dei lavori il 13. Un programma anticipato ieri dal discorso inaugurale del premier Wen Jiabao, che ha cercato di scuotere dal colosso cinese la preoccupazione per la peggiore crisi degli ultimi anni, con coraggio ma anche con la coscienza di un nuovo ruolo mondiale. Tuttavia, in una Cina che appare comunque in difficoltà a mantenere i suoi primati economici, in cui aumenta vertiginosamente il numero dei disoccupati e crescono ovunque i segnali di malcontento, al massimo organo della sua democrazia viene anche chiesto di fornire una conferma della leadership del Partito comunista. Proprio Wen in più occasioni, soprattutto dopo la tragedia del terremoto del Sichuan, ha indicato in corruzione e malgoverno non solo crimini ma anche un pericolo reale per il futuro del partito e lui come gli uomini della generazione dei cinquantenni oggi alla guida in attesa che il prossimo, previsto cambio della guardia nel 2013 porti a una vera leadership riformista, sanno delle migliaia di sommosse che hanno percorso il Paese nell'ultimo anno. Proteste per le condizioni di lavoro in miniere e fabbriche, per espropri di terreni, per gravi fenomeni di inquinamento, contro il costo della vita, infine, contro la disoccupazione. Sovente contro esponenti di partito a livello locale. Il Paese ha ampie aree di emarginazione e sottosviluppo che toccano in particolare la popolazione rurale, ovvero il 55 per cento di quella complessiva. Da qui provengono i 130 milioni di cinesi senza fissa dimora, migranti economici in cerca di un'occupazione ovunque possibilità e disperazioni li guidino. Tra essi si contano i 20 milioni di disoccupati ricacciati nelle campagne dalla recessione. Che non colpisce solo le fasce tradizionalmente più deboli. Dei 5,6 milioni di laureati nel 2008, il 30 per cento non ha trovano un lavoro e la percentuale è destinata a crescere tra i 6,1 milioni di giovani che porteranno a termine gli studi universitari quest'anno. Da queste aree estreme della società cinese provengono i richiami più preoccupanti per il partito, da qui l'accento indispensabile sull'economia, accanto al richiamo all'unità del paese e al nazionalismo. Certo, quest'anno, i lavori dell'Assemblea coincidono con anniversari importanti quanto imbarazzanti per la leadership cinese: i cinquant'anni della fallita rivolta dei tibetani e della definitiva annessione del Tibet alla Cina, i vent'anni dai tragici eventi di Piazza Tienanmen nel giugno 1989, la repressione del movimento spirituale Falun Gong dieci anni fa. Temi che hanno ampia risonanza internazionale, ma all'interno diventano a massimo un problema di ordine pubblico. A preoccupare la dirigenza di Pechino è soprattutto l'allentarsi del contratto informale che prevede diritti umani e libertà civili limitati in cambio di benessere che unisce i cinesi alla loro leadership. Nelle campagne vive il 55% della popolazione Da qui provengono i 130 milioni di persone senza fissa dimora e lavoro. Ma la recessione sta penalizzando anche i giovani laureati

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Pechino cerca il mercato interno (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 06-03-2009)

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MONDO 06-03-2009 l'analisi L'export verso Ue e Usa è crollato del 17,5% e le aziende non riescono più a vendere i loro prodotti. E il piano del regime per sostenere la domanda interna fatica a ingranare Pechino cerca il mercato interno DI PIETRO SACCÒ L a Cina non può permettersi di aspettare che l'Occidente si riprenda. L'obiettivo di un 8% di crescita del Pil non è solo un parametro economico: è la soglia sotto la quale il governo guidato da Wen Jibao non sarebbe più in grado di mantenere l'equilibrio del mercato del lavoro. Ma la crescita dell'ultimo trimestre del 2008 si è fermata al 6,8% e le prospettive restano grige. «Raggiungere l'8%, per la Cina, non è impossibile, ma sarà molto difficile» ha spiegato Dominique Strauss-Kahn, presidente del Fondo monetario internazionale. Non farcela, per il Partito comunista cinese, significherebbe rischiare disordini sociali che possono diventare incontrollabili. Quei 20 milioni di cittadini "rurali" che hanno perso il posto all'improvviso (spesso con qualche stipendio arretrato mai incassato) e sono tornati nelle campagne per il Capodanno fanno tremare il governo; così come quei 10 milioni di ragazzi da poco laureati che si trovano le porte del mondo del lavoro sbarrate dalla crisi. Il dramma cinese, da quando la crisi è iniziata, è che le sue imprese non sanno più a chi vendere i loro prodotti. La Cina si era proposta come «fabbrica del Mondo»: realizzava qualsiasi prodotto servisse al mercato occidentale a costi bassissimi. Adesso i consumi europei e statunitensi sono in stallo, e le esportazioni cinesi sono in picchiata: solo a gennaio hanno segnato un crollo mensile del 17,5%. Le imprese non vendono e falliscono. Sono almeno 67mila le bancarotte avvenute negli ultimi due mesi. Il governo, fino ad oggi, ha sbagliato le mosse. Il piano di stimolo da 4.000 miliardi di yuan 463 miliardi di euro, il 70% per realizzare nuove infrastrutture varato a dicembre ha lasciato scettici gli osservatori: le infrastrutture possono generare ricchezza sul lungo periodo, ma nell'immediato la Cina deve sostenere i consumi interni per dare mercato alle sue imprese. È su questo punto che la squadra di Jibao sta concentrando la nuova strategia. Nel piano ci sono riduzioni delle tasse sui redditi, buoni spesa, sussidi diretti alle famiglie. E un programma da 7 miliardi di euro per finanziare l'acquisto di elettrodomestici da parte delle famiglie rurali. Il governo aiuta i 700 milioni cittadini delle campagne ( i più poveri) a comprare televisori, telefoni e frigoriferi. Il passo successivo sarebbero sconti sulle automobili. Ma nelle prime due settimane di bonus solo lo 0,17% dei cinesi delle campagne ha sfruttato il "piano elettrodomestici". È un flop, e i giornali cinesi già danno una spiegazione: il meccanismo per avere il bonus, dicono, è troppo complesso. Trasformare all'improvviso 700 milioni di poverissimi in consumatori provetti, aggiungono gli osservatori internazionali, è più difficile di quanto pensino a Pechino. Ripartire dall'interno, per il Dragone, sarà dura.

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Darfur, la Cina con Bashir Il Sudan fa guerra alle Ong (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 06-03-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 06-03-2009 IL TRIBUNALE INTERNAZIONALE Manifestazioni di piazza a Khartum a favore del leader sudanese, che attacca Stati Uniti ed Europa: «Voi autori dei veri genocidi» Onu e Ue chiedono la revoca delle espulsioni Darfur, la Cina con Bashir Il Sudan fa guerra alle Ong DA KHARTUM O mar el-Bashir si difende e passa al contrattacco, appoggiato da Paesi arabi, Cina e dai sudanesi, che in migliaia ieri sono scesi per le strade della capitale Khartum. «Con il sangue e l'anima ci sacrifichiamo per te» lo slogan ripetuto a sostegno del proprio presidente, che due giorni fa ha ricevuto dalla Corte penale internazionale (Cpi) dell'Aja il mandato di arresto per crimini di guerra e contro l'umanità nel Darfur. Tra la folla anche lo stesso el-Bashir, che ha accusato l'Europa e gli Stati Uniti di neocolonialismo e di essere i responsabili dei veri genocidi della storia recente: in Vietnam, Iraq, Palestina. Al fianco di el-Bashir la Cina, il principale acquirente del petrolio sudanese: Pechino si è appellato all'Onu affinché sospenda il processo in corso alla Cpi. Sulla stessa linea anche l'Unione africana e alcuni Paesi della Lega araba, come l'Egitto e l'Iran. Per Mosca il mandato d'arresto è per lo meno una «decisione intempestiva ». Bashir ha poi incassato la difesa a sorpresa del presidente dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, il nicaraguense Miguel D'Escoto Brockmann, che ha definito il provvedimento della Cpi «un'assurdità dettata da motivazioni politiche». L'Unione africana invierà una delegazione alle Nazioni Unite per tentare di sospendere per sei mesi (prorogabili per altri sei) il mandato d'arresto eventualità prevista dall'articolo 16 dello Statuto di Roma che ha istituito la Cpi , decisione che spetta al Consiglio di sicurezza. Sulla stessa linea la Russia, ma non la Francia. Secondo il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner, «la giustizia internazionale seguirà il suo corso». Kouchner ha precisato che la Francia aveva ipotizzato di chiedere il ricorso all'articolo 16 solo di fronte ad un gesto chiaro da parte di el-Bashir. «Ma non è questo il caso ha sottolineato Kouchner Al contrario, si cacciano dal Sudan le organizzazioni umanitarie». Khartum ha infatti espulso una dozzina di Ong, tra cui Save the Children, Care, Oxfam, Medici senza frontiere, ritenute colpevoli di «speculare sulla guerra nel Darfur». Onu, Unione europea e Stati Uniti, tuttavia, hanno esortato il Sudan ad annullare la decisione di espellere gli operatori delle Ong. «Dicono che qualcuno ha collaborato con la Cpi osserva il funzionario di una Ong e per questo deve andarsene». «L'indicazione che stiamo dando ai nostri aggiunge un'altra fonte è quella di rispettare al massimo le indicazioni delle autorità, perché solo così ci può essere la speranza di continuare ad operare». Il rischio è che si blocchino i progetti sanitari, educativi o di sviluppo agricolo del Darfur o in altre aree del Sudan, con grave danno alle popolazioni locali. ( R.E.) Il presidente sudanese el-Bashir incita i suoi sostenitori a Khartum (Ansa)

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I mercati bruciano 144 miliardi (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 06-03-2009)

Argomenti: Cina

ECONOMIA 06-03-2009 I mercati bruciano 144 miliardi DA MILANO MARCO GIRARDO L e parole di Trichet, quell'espressione «potremmo usare misure non standard» buttata lì nel corso della conferenza stampa. E poi i pessimi dati non è più una novità piovuti ieri sull'Europa da Spagna e Germania. Senza dimenticare, infine, gli Stati Uniti, dove nel quarto trimestre del 2008 si è registrato il record di pignoramenti per mutui-casa non pagati. Una combinazione di questi fattori, ieri, ha nuovamente mandato al tappeto le Borse europee. L'indice Dj Stoxx 600, nel quale sono racchiusi i principali titoli quotati, ha lasciato sul terreno il 3,6%, mandando in fumo altri 144 miliardi di capitalizzazione. Questo nuovo pesante passivo va a ingrandire ulteriormente il gigantesco buco che si è creato sui mercati azionari del Vecchio Continente dall'inizio della crisi. E che ha ormai raggiunto una cifra da capogiro: dal giorno della bancarotta di Lehman Brothers, il 14 settembre 2008, le piazze finanziarie europee hanno mandato in fumo qualcosa come 2.700 miliardi di euro. Tra le peggiori in Europa (Londra -3,18%, Parigi -3,96% e Francoforte -5,02%), Piazza Affari ha chiuso con una flessione dell'indice S&P/Mib del 5,85%, precipitando sui minimi del 1996. Stessa musica per il Mibtel. Una flessione, spiegano nelle sale operative, assolutamente scontata poiché l'effimero rimbalzo di mercoledì era me- ramente tecnico e caratterizzato da bassi volumi. Tutto il listino milanese è stato investito dalle vendite. Tra le banche, le peggiori performance spettano ancora una volta a Unicredit (- 11,75%), in compagnia di Banco Popolare (-10%) e Intesa SanPaolo (- 9,75%). La giornata di contrattazioni, nel Vecchio Continente, è stata influenzata dalla tanto attesa conferenza di Trichet, avvenuta a seguito del taglio dei tassi di mezzo punto percentuale (dal 2% all'1,50%). Dalle parole del banchiere centrale è emersa la possibilità che a Francoforte vengano adottate misure «non convenzionali» per affrontare una crisi economica che interesserà tutto il 2009. Trichet ha precisato che eventuali ulteriori decisioni saranno prese «in qualsiasi momento », a seconda dell'urgenza, anche al di fuori del contesto delle riunioni del Consiglio direttivo . Questo, più che rassicurare i mercati, ha finito per spaventarli. Dal fronte macroeconomico, poi, sono arrivate brutte notizie dalla Spagna, con il crollo della produzione industriale a gennaio, e dalla Germania, con la frenata delle vendite al dettaglio, sempre nello stesso mese. Seduta pesante anche Wall Street, con gli indici che sono arrivati a perdere il 4% sulla scia di una General Motors, in viaggio verso la bancarotta, e dopo che dalla Cina non è arrivato l'annuncio degli attesi nuovi incrementi al pacchetto di stimolo per l'economia.

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Matematica, morto Ilya Piatetski-Shapiro (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 06-03-2009)

Argomenti: Cina

AGORÀ 06-03-2009 A N Z I T U T TO A Udine festival sull'8 marzo targato Teheran Æ Il festival «Calendidonna09. Rosa di Persia», dedicato alle donne dell'Iran, si svolgerà fino all'8 marzo a Udine. «Calendidonna» dopo l'India, il Nord Africa maghrebino, la Cina, il Giappone prende ispirazione dalle testimonianze del volume «Rosa è il colore della Persia. Il sogno perduto di una democrazia islamica» di Vanna Vannuccini (edito da Feltrinelli) e si immerge nelle molteplici declinazioni dell'identità culturale e sociale delle donne dell'Iran del XXI secolo. «Oggi milioni di donne in Iran lavorano e hanno perciò diritto a uno stipendio e a una pensione, ma nonostante ciò valgono ancora la metà di un uomo, in tribunale, nelle questioni di eredità o in generale nel diritto di famiglia» dice Vanna Vannuccini. Tra le ospiti la regista Mania Akbari, l'attrice Fatemeh Mottamed Arya, le documentariste Maavash Sheikholesiani e Firouzeeh Khosrovani, la scrittrice Goli Taraghi. E la Città Proibita rinasce sul web Æ La Città Proibita apre al mondo virtuale. È stato presentato ieri a Roma il progetto «The Forbidden City Beyond Space and Time» ('La Città Proibita. Al di là dello spazio e del tempo'; www.beyondspace andtime.org) realizzato da Ibm. Il ricco patrimonio della Cina imperiale sarà così accessibile come mondo virtuale tridimensionale, che riporterà i visitatori all'epoca delle dinastie dei Ming e dei Qing. La ricostruzione, realizzata in tre anni di lavoro, riproduce meticolosamente l'architettura e le forme dell'antica città; il visitatore potrà dunque «viaggiare» fra dragoni, sale dorate, giardini imperiali e animali simbolici. Previsto anche un versante «relazionale» ispirato alla tecnologia dei «social network», con i vari visitatori che potranno interagire tra loro, per trovare la guida di persone sempre più esperte. Matematica, morto Ilya Piatetski-Shapiro Æ Il matematico israeliano Ilya Piatetski-Shapiro, uno dei maggiori esponenti della teoria delle rappresentazioni numeriche, è morto in un ospedale di Tel Aviv all'età di 79 anni in seguito a complicazioni legate al morbo di Parkinson. Era stato insignito del premio Wolf, considerato il Nobel della matematica, «per il suo contributo essenziale nel campo dei domini complessi omogenei, dei gruppi discreti, della teoria delle rappresentazioni e delle forme automorfe», come recita la motivazione. Nato a Mosca nel 1930, si laureò in matematica, ma solo al termine delle purghe antiebraiche staliniane ottenne il master. Rifiutando costantemente l'adesione al partito comunista, il matematico chiese più volte alle autorità sovietiche di lasciare l'Urss ma sempre invano; ottenne il visto solo nel 1977 e da allora visse tra Israele e l'università statunitense di Yale.

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Il "mago" cerca nuovi bluff (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 06-03-2009)

Argomenti: Cina

Il "mago" cerca nuovi bluff Leo Sansone, 06 marzo 2009, 11:21 Le antiche certezze d'imbattibilità cominciano a vacillare anche per Berlusconi. La crisi, finora sottovalutata, rischia di avere devastanti effetti sociali ed economici anche nel settentrione, il cuore produttivo dell'Italia. Così, il presidente del consiglio sta meditando su una nuova sorpresa con cui affascinare l'elettorato anche senza risolvere i problemi della recessione. Al congresso fondativo del PdL del 27 marzo tirerebbe fuori dal cilindro un piano per dare lavoro ai giovani, un grande bacino elettorale, stremato dal precariato e dalla disoccupazione Prima una pioggerellina, poi un temporale, ora la grandine. In prospettiva una pericolosa tempesta o un devastante uragano. Il 2009 si presenta come l'annus horribilis dell'economia italiana. A febbraio la cassa integrazione ordinaria dell'industria è cresciuta di ben il 553% rispetto ad un anno fa, un vero record negativo. Si restringe il credito, crollano i consumi e le esportazioni, le imprese riducono la produzione e tagliano l'occupazione. Fino a due mesi fa Silvio Berlusconi sollecitava alla "fiducia" e "all'ottimismo". Invitava e ad evitare "l'informazione ansiogena" delle tv (e della Rai) perché le banche e le imprese italiane stavano "meglio" di quelle estere e al massimo, osservava, "torneremo al reddito" del 2006. Poi il presidente del Consiglio ha cambiato atteggiamento: due settimane fa si è detto "preoccupato" perché "non si vedono" le dimensioni reali della crisi finanziaria internazionale. Analogo è il comportamento di Giulio Tremonti. Il ministro dell'Economia all'inizio dell'anno sollecitava alla fiducia mentre ora annuncia: "Il 2009 sarà un anno ancora più difficile del 2008". Usa perfino toni millenaristici: "siamo in terra incognita". I dati sono da brivido: la Borsa italiana ha perso il 50% della sua capitalizzazione nel 2008 e ora, in poco più di due mesi del 2009, un altro 25%. E potrà andare molto peggio: il Pil (Prodotto interno lordo) potrebbe scendere del 2,5% quest'anno, dopo aver perso già l'1% nel 2008. Nel 2009, secondo alcune stime, arriverebbero altri 2.500.000 disoccupati. Gli Usa, per bonificare le banche dai "titoli tossici" e stimolare la ripresa economica, hanno stanziato 1.500 miliardi di dollari mentre la Cina segue a ruota con un investimento di 1.200 miliardi di dollari in opere pubbliche. La recessione del 2009 comincia ad essere molto simile alla Grande Depressione del 1929. La Bce ha tagliato i tassi d'interesse primari europei all'1,5% e gli Stati Uniti da tempo li ha ridotti da 0 allo 0,25%, ma nonostante l'irrisorio costo del denaro le Borse mondiali continuano a scendere tumultuosamente. Manca la fiducia nelle banche e nei mercati finanziari internazionali. Le antiche certezze d'imbattibilità cominciano a vacillare anche per Berlusconi. Lunedì 2 marzo centinaia di trattori di allevatori del nord sono andati a protestare ad Arcore, davanti alla villa del Cavaliere, e a Gemonio, sotto la casa di Umberto Bossi. Gli agricoltori settentrionali, grandi elettori del centrodestra, protestavano contro il decreto del governo sulle quote latte perché, hanno obiettato, favorisce gli allevatori leghisti che non hanno rispettato le quote europee di produzione del latte non pagando le relative multe. Un brutto campanello d'allarme per il presidente del Consiglio che suona proprio al nord. La crisi, finora sottovalutata, rischia di avere devastanti effetti sociali ed economici anche nel settentrione, il cuore produttivo dell'Italia. Tutto ciò avviene ad appena tre mesi dalle elezioni europee di giugno. Non solo. Dario Franceschini, da lui definito il suo nono competitore dopo l'uscita di scena di Walter Veltroni, lo preoccupa. Il nuovo segretario del Pd, è l'analisi, regge bene il video tv, si fa ascoltare con la sua faccia di bravo ragazzo. Non solo. Il successore di Veltroni sta puntando proprio sulla crisi economica, oltre che sulla sicurezza. La sua proposta di varare un assegno di disoccupazione per chi perde il lavoro, da posizioni di sinistra, ha colpito nel segno, conquistando la centralità del ring della politica e sta mettendo in difficoltà il governo. L'esecutivo sta rifacendo i conti. I 17,8 miliardi di euro stanziati per far partire entro sei mesi un piano di opere pubbliche (in testa il ponte sullo Stretto di Messina) e gli incentivi agli acquisti di auto, elettrodomestici e mobili non bastano. Così Tremonti, dopo gli 8 miliardi di euro già stanziati per la cassa integrazione con l'obiettivo di tutelare anche i precari con un contratto di lavoro a termine, sta pensando ad altre iniziative. Ha parlato di un "tesoretto" da destinare agli ammortizzatori sociali e ad altre indefinite iniziative da mandare in porto la settimana prossima. Poi si sta preparando il "mago". Berlusconi, dopo aver indossato in passato i panni del "presidente imprenditore" e del "presidente operaio", sta meditando una nuova mossa con un forte impatto mediatico. Potrebbe giocare la carta del "presidente per i giovani", la grande risorsa del futuro, impantanati in un destino di disoccupazione e di precariato. Il colpo di scena potrebbe avvenire il 27 marzo, al congresso fondativo del Popolo della libertà (Pdl), il nuovo partito del centrodestra che nascerà dalla fusione di Forza Italia con An. Un piano per l'occupazione dei giovani sarebbe la mossa ideale per mettere in difficoltà il Pd e per combattere una battaglia contro le Caste, tornando a cavalcare un nuovo cavallo populista. Già, serve un nuovo cavallo da affiancare a quello della sicurezza, sostituendolo a quello del taglio delle tasse e dell'anticomunismo (è difficile agitare questa bandiera contro l'ex Dc Franceschini). Viene in mente Woody Allen. "Sono un mago e voglio restare un mago", dice un protagonista di Scoop, un film del regista americano del 2006. Il Cavaliere in 15 anni di vita politica ha fatto "il mago". Ha realizzato tante magie: ha inventato un centrodestra, ha sbaragliato il centrosinistra e nel frattempo sono fioriti i profitti e gli affari della Fininvest, il suo gruppo imprenditoriale. Al "mago" però non sono riusciti i tanti miracoli annunciati, in testa il "nuovo miracolo economico" basato su meno tasse, meno leggi, meno Stato e più sviluppo. Il "mago" incanta, ma non risolve i problemi.

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C'è poco da ridere, ministro Frattini (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 06-03-2009)

Argomenti: Cina

C'è poco da ridere, ministro Frattini Randolph Ash, 06 marzo 2009, 18:19 Il graffio Cosa avesse da ridere il ministro Frattini nella foto di gruppo a conclusione della riunione dei ministri della Nato che si è tenuta a Bruxelles nei giorni scorsi, non è dato sapere. Sicuramente non molto visto che aveva appena ricevuto un sonoro ceffone diplomatico da parte dei suoi colleghi, prima fra tutti la segretaria di stato americana Hillary Clinton Ricapitoliamo. A febbraio il ministro Frattini, nel tentativo di aprire qualche spazio alla diplomazia italiana dopo il consueto numero di gaffe del presidente Berlusconi nei confronti di Barack Obama, aveva lanciato la proposta di una conferenza internazionale sull'Afghanistan. Aveva addirittura indicato la data approssimativa (giugno) e il luogo (Trieste), proponendo l'Italia come paese ospitante in quanto presidente di turno del G8. Non solo, aveva anticipato l'intenzione di invitare alla conferenza anche l'Iran, in quanto paese confinante con l'Afghanistan e in questo senso aveva preso contatti con il suo omologo a Teheran, Manucher Mottaki, ricevendone - a sua detta - l'assenso. Frattini sperava così di proporsi come mediatore tra gli Stati Uniti e l'Iran, in quanto paese alleato degli Stati Uniti e allo stesso tempo secondo partner commerciale dell'Iran. Sperava anche di superare l'esclusione dell'Italia dal gruppo dei cinque grandi del club atomico (Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia, Cina) incaricato di mediare il dossier nucleare iraniano e allargato alla Germania, che è appunto il primo partner commerciale dell'Iran. Così non è andata. Evidentemente tutto questo protagonismo, per di più sotto la luce dei riflettori, non è piaciuto alla nuova amministrazione americana. Le avances diplomatiche di Frattini erano state prese prima di discuterle con la segretaria di stato, nel tentativo di porla di fronte ad un fatto compiuto, o almeno di farsi bello ai suoi occhi. Con la sua iniziativa spericolata il ministro italiano ha dato prova non solo di scarso spirito di squadra, ma soprattutto di non rendersi conto della estrema delicatezza della questione iraniana: da settimane Stati Uniti stanno giocando con l'Iran una partita di fioretto, con mosse e contromosse, stoccate di assaggio e ritirate per sondare la reale disponibilità dell'avversario/interlocutore e non rischiare passi falsi che pregiudicherebbero l'intera strategia diplomatica americana sul Medioriente. Il risultato è stato che a fine febbraio Clinton ha fatto fare anticamera a Frattini, ricevendo prima di lui il ministro degli esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos; come dire: la Spagna è per noi più importante dell'Italia. Poi, dopo lo scambio di convenevoli con il ministro italiano, l'ha rimandato indietro con un freddo e diplomatico invito a proseguire nei contatti, in buona sostanza bocciando l'iniziativa come imprudente e prematura. A Hillary Clinton non deve essere piaciuto neppure il fatto che Berlusconi e Frattini abbiano cercato di tirare dalla loro parte l'italoamericana speaker della camera Nancy Pelosi in visita di cortesia a Roma, la quale peraltro, parlando di Iran, si è limitata ad alcune generiche parole di apprezzamento per il ruolo che può svolgere l'Italia. Evidentemente la stagione dell'ambasciatore Spogli, che aveva l'orecchio del presidente Bush (con quali benefici concreti per l'Italia non si sa) è finita. E il messaggio è stato chiaro: prima di annunciarle le iniziative si concordano con gli alleati, e soprattutto si prendono nelle sedi appropriate. Infine Bruxelles, dove Hillary Clinton è arrivata dopo un giro di consultazioni in Medioriente. Al quartier generale della Nato ha prima discusso con i suoi omologhi e poi annunciato la convocazione di una conferenza internazionale sull'Afghanistan, alla quale, ha detto, sarà invitato anche l'Iran. Con qualche piccola differenza rispetto alla proposta sbandierata da Frattini: la conferenza non si terrà a giugno, ma a marzo; non a Trieste, ma nei Paesi Bassi; non si svolgerà nell'ambito della presidenza del G8, ma sarà presieduta e promossa dalle Nazioni Unite nella persona del suo rappresentante speciale per l'Afghanistan, il norvegese Kai Eide. La ragione di affidare l'organizzazione alle Nazioni Unite è semplice: in questa fase gli Stati Uniti non vogliono apparire sul proscenio perché, nel caso la conferenza fallisca, non voglio precludersi altre possibilità né dare l'impressione di "tendere la mano" se l'Iran non è disposto "ad aprire il pugno" (come ha detto Obama nel suo discorso di insediamento). Nei pochi giorni dalla visita di Frattini a Washington, tutto è cambiato: sono stati definiti, senza informarner lo zelante ministro, un luogo, una data e un formato completamente diversi da quelli da lui proposti. Lo schiaffo diplomatico è stato impartito con tutte le regole, con un messaggio implicito: italiani, se volete contare negli affari internazionali, cercate di essere un po' più seri. E se proprio non potete, almeno non ridete quando non c'è niente da ridere.

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il tar riapre il tenax. per ora - maurizio bologni (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 07-03-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XIII - Firenze Il Tar riapre il Tenax. Per ora Troppi 20 giorni di stop, la palla torna alla prefettura Continua il balletto sulla sanzione da infliggere al locale per aver venduto alcolici dopo le 2 MAURIZIO BOLOGNI Aperto regolarmente questo fine settimane, ma forse costretto alla chiusura in uno dei prossimi week-end. è la spada di Damocle che grava sul Tenax, al centro di un «balletto» amministrativo-giudiziario aperto dopo che la prefettura ha ritenuto di dover sanzionare la discoteca in seguito ad un sopralluogo dei Nas che verbalizzarono la somministrazione di alcolici fuori orario. è un procedimento che promette di fare scuola e precedente in materia giudiziaria, ma che tiene con il fiato sospeso la gestione e i frequentatori del locale. Il 14 febbraio al Tenax fu notificata la chiusura per venti giorni decisa dalla prefettura. Sanzione che apparve spropositata alla gestione, la società Prince srl. Scattò il ricorso al Tar, patrocinato dagli avvocati Cino Benelli e Giovanni Matino. E il tribunale amministrativo concesse la sospensiva del provvedimento del prefetto, permettendo la riapertura del locale dopo appena quattro giorni di «squalifica», scontati durante la settimana e quindi solo virtuali in quanto la disco apre esclusivamente il fine settimana. Ieri il verdetto del tar che è entrato nel merito, accogliendo il ricorso del Tenax «per il periodo eccedente i 14 giorni». Il tribunale amministrativo ritiene infatti che «la sanzione non appare adeguatamente motivata quantomeno con riferimento al periodo di chiusura eccedente i 14 giorni». Insomma, entro i 14 giorni di squalifica ci si può anche stare - secondo il Tar - 20 invece sono davvero immotivati. Che succede, allora? La palla torna alla prefettura. Che potrebbe motivare meglio e portare la sanzione perfino fino a 30 giorni di chiusura, oppure irrogarne una inferiore a 14 giorni, o addirittura «graziare» il Tenax. La discoteca, intanto, resta aperta, il procedimento riparte da capo, e il popolo della notte resta col fiato sospeso in attesa della prossima puntata del «balletto» amministrativo-giudiziario.

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l'aquila è in rosso, scales deve attendere - francesco forni walter fuochi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 07-03-2009)

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Pagina XV - Bologna L´Aquila è in rosso, Scales deve attendere Tesseramento rinviato, la Fortitudo costretta a saldare gli arretrati Sacrati: "Tempi tecnici, mutano gli assetti del club". Per il moro esordio forse il 15 a Treviso FRANCESCO FORNI WALTER FUOCHI SE SONO bastati per battere la magna Siena, i soliti noti potranno farcela, domani sera, pure con Biella. Non s´era, a dire il vero, rimasti d´accordo così: dovevano arrivare i rinforzi, per la volata salvezza (o play-off, dicono gli ottimisti) dell´Aquila, e invece il settimo cavalleggeri, al secolo Alex Scales, se ne starà di nuovo a guardare. Apparirà in prima visione a Treviso, domenica 15: così c´è stato garantito ieri, tappati nel frattempo i buchi a bilancio che non hanno consentito di tesserarlo. Di rinvii legati al vil denaro è stata peraltro costellata la stagione biancoblù: non tutti poi rispettati. Quest´ultima storia non poteva che inquietare. Planato qui da un paio di settimane, per allenarsi col gruppo in attesa che s´aprisse la seconda finestra di mercato, Scales non esordirà dunque domani al PalaDozza. Ieri non è stato tesserato nel termine previsto delle 11 e per uno che il club aveva ufficializzato come neo-assunto già il 18 febbraio lo slittamento è sconcertante. Guardia-ala di 31 anni e 193 centimetri, visto nella Nba a San Antonio, poi in Cina, a Livorno, Salonicco, Madrid e Kiev, Scales aveva passato gli ultimi giorni a lavorare con l´Aquila. Resterà invece ai box. Così, la notizia dell´imprevista rinuncia del club a presentare le carte del tesseramento ha solcato Basket City alla velocità della luce: dopodiché, ha aggiunto ulteriori perplessità il prolungato, assordante silenzio del club. Muti i telefoni, solo a sera, quando gli atleti sono sfilati per l´allenamento delle 18, minimizzando, si sono potuti incollare brandelli di motivi. In pratica, sarebbero mancati materialmente i quattrini per sistemare diverse pendenze e senza i conti a posto non si può far mercato. Ma poiché questi soldi devono girare da una tasca all´altra della stessa giacca (Sacrati è proprietario della Effe e ora pure co-sponsor, messo il logo del Parco delle Stelle sulle maglie), servirebbero solo i tempi "tecnici" di transito. «Tempi tecnici legati ad un passaggio di quote societarie», ha spiegato a sera Sacrati stesso. In pratica, a operazione perfezionata, la Fortitudo farà parte del portafoglio del Parco delle Stelle. L´impegno è sistemare tutto lunedì, dopodichè Scales sarà libero di sfrecciare. Risalendo a ritroso la tesa giornata, fin dalle 12 era parso chiaro a tutti che ad impedire l´arruolamento fossero stati i conti zoppi dell´Aquila. Da regolamento di Lega, infatti, «il deposito di contratti con atleti e allenatori professionisti dev´essere accompagnato da una dichiarazione, sottoscritta dal legale rappresentante della società e controfirmata per conferma dal presidente del collegio sindacale, attestante, alla data del deposito, che i ratei degli stipendi lordi di tutti gli atleti e allenatori già tesserati e i relativi oneri contributivi e assicurativi sono stati integralmente pagati». In soldoni, nessuna società può fare mercato in entrata a marzo se non sono saldate tutte le spettanze fino a febbraio. Basta un´autocertificazione, devono firmare i sindaci, ma poi quelle carte passano a un controllo della Comtec e a firmare roba fasulla qualche club ci ha già lasciato le penne. Da dentro, filtrava da tempo qualche malumore, e pure qualche forte irritazione, su ritardi nei pagamenti, o su elargizioni di modesti acconti. Poi, al ritiro di Lizzano, c´erano state promesse di imminente saldo, e dopo quelle promesse la risposta della squadra, forte e chiara, fu la vittoria su Siena. Chi mediò fra proprietà e squadra, chiedendo agli atleti senso di responsabilità, non potrà farlo all´infinito, e ormai tocca soltanto al patron. Se lunedì ottempera, si spiana tutto. Ci fosse un altro rinvio, sospettare guasti ben più gravi, strutturali, sarebbe il minimo.

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"finalmente un po' di speranza per le vittime del darfur" - (segue dalla prima pagina) george clooney (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 07-03-2009)

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Pagina 38 - Esteri La star di Hollywood racconta il suo viaggio al confine col Sudan E spiega perché l´incriminazione di Bashir è un´ottima notizia "Finalmente un po´ di speranza per le vittime del Darfur" "In un villaggio i bambini mi rincorrono canticchiando il nome di Obama..." "Quante volte hanno visto gli uomini bianchi venire qui, filmare e poi andare via..." (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) GEORGE CLOONEY Li filmiamo mentre danno risposte sincere a domande alle quali nessuno dovrebbe essere chiamato a rispondere. «Come è stato mutilato al braccio?». «è stata stuprata?». «Da quanti uomini?». E poi noi bianchi saliamo sui nostri veicoli e ci dirigiamo altrove, alla tappa successiva. «Non è abbastanza tragico» dice qualcuno ad alta voce (forse io stesso). «Ci deve pur essere qualcuno che è stato aggredito più di recente». Si è già visto di tutto e non c´è più niente di inedito da mostrare. Sulla strada del ritorno verso il mio alloggio ben recintato accosto al ciglio della strada per parlare con una piccola orfana, sicuramente vittima di uno stupro. La sua risposta, invece, è «No». Era soltanto malata, sola, spaventata. Niente di speciale, non merita titoli in prima pagina. Tutto ciò è fatto con le migliori intenzioni: trovare qualcosa che faccia sdegnare e indignare è l´unico modo possibile per attirare l´attenzione del mondo. Di conseguenza si trascorre il tempo cercando (e in cuor nostro addirittura arrivando a sperare di trovare) qualcosa di veramente tragico da raccontare. Una storia che sia abbastanza coinvolgente da distogliere l´attenzione da ciò che di questi tempi, notte e giorno, la cattura prepotentemente. L´economia. L´Iraq. Gli Oscar. Non c´è niente di nuovo di cui riferire, tranne la vergogna di ciò che l´uomo riesce a fare all´uomo. Il segreto pare essere uno solo: quanto più a lungo perdurano le cose, tanto più accondiscendenti noi tutti diventiamo. Eppure, nel bel mezzo di tutto questo, trapela una piccola, esile speranza. Il Tribunale Penale Internazionale ha formalizzato le accuse e spiccato un mandato di arresto per Omar al-Bashir, il presidente del Sudan. è accusato di crimini contro l´umanità. è la prima volta in assoluto che un presidente in carica è accusato in questo modo dall´Aja. Quando il Tribunale Penale Internazionale riuscì a catturare Slobodan Milosevic e Charles Taylor entrambi non erano più al potere, non governavano più esercitando il terrore. Per Omar al-Bashir, invece, le cose non stanno così e sono ancor lungi dall´esserlo. Quanto efficaci saranno questi mandati d´arresto dipenderà dal resto del mondo soltanto. Il suo governo lo consegnerà? Improbabile. Le Nazioni Unite gli daranno la caccia? Inverosimile. Anche qualora fosse catturato, mentre viaggia lontano dalla sicurezza del suo Paese, il suo governo sarebbe migliore con altri leader altrettanto pericolosi quali "I sei sudanesi", Harun, Taha, Kushayb, Hilal, Minawi? Se io fossi un profugo, non ci scommetterei la mia vita. Perché stiamo dunque vivendo un momento così significativo e importante? Perché questa svolta fa sapere alle trecentomila persone brutalmente massacrate, ai due milioni e mezzo di profughi, vittime di stupri e mutilazioni, che la giustizia deve sempre prevalere. Che il resto del mondo ha visto le loro sciagure e ha deciso di reagire, chiedendo giustizia per loro. Quel momento è arrivato. Ma se l´Onu non riuscirà a sfruttarlo per chiedere e ottenere l´approvazione di sanzioni molto più dure, e se gli Stati Uniti non riusciranno a sfruttarlo per esercitare pressioni sulla Cina, e se la Cina non si sentirà addosso gli occhi di tutto il mondo mentre è alla leadership di un Paese dal quale trae così tanti profitti, allora il Tribunale e la legalità internazionale sono da dare per perduti. Adesso il titolo che cercavamo lo abbiamo: "Incriminato il presidente del Sudan". Non servono più angoscianti aneddoti di bambini affamati o le immagini strappalacrime di un piccolo di koala dalle zampette ustionate che si abbevera da una bottiglia di acqua. Adesso milioni di voci si stanno levando per chiedere "Giustizia". A Goz Beida ho visitato la scuola di un campo profughi. L´insegna sul portone è stata cambiata e ora vi si legge: "Obama". Pare proprio che il messaggio della "speranza" stia dunque iniziando a fare presa. (BY GEORGE CLOONEY The Daily Beast www.thedailybeast.com copyright 2009 RTST, Inc.) Traduzione di Anna Bissanti

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Pechino ottimista: Siamo in ripresa grazie alle iniezioni di liquidità (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2009-03-07 - pag: 1 autore: Pechino ottimista: «Siamo in ripresa grazie alle iniezioni di liquidità» La Cina è la prima grande economia a uscire dalla crisi? Lo sostiene il Governatore, Zhou Xiaochuan ( nella foto), che vede «segnali di ripresa» e ne dà il merito alle massicce e tempestive iniezioni di liquidità fornite dalla sua Banca centrale. Vinciguerra u pagina 4 AP/LAPRESSE l'articolo prosegue in altra pagina

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La Banca centrale cinese: c'è la ripresa (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-07 - pag: 4 autore: Per il Governatore Zhou Xiaochuan si cominciano a vedere i risultati delle iniezioni di liquidità nel sistema La Banca centrale cinese: c'è la ripresa Luca Vinciguerra PECHINO. Dal nostro corrispondente L'economia cinese inizia a mostrare qualche timido segnale di ripresa. Parola di Governatore. «Da alcuni indicatori s'intravede un certo miglioramento. Ciò dimostra che le politiche che abbiamo messo in atto negli ultimi mesi cominciano a fare effetto»,ha annunciato ieri il capo della People's Bank of China, Zhou Xiaochuan, in una conferenza stampa a margine dei lavori dell'Assemblea nazionale del popolo. Il Governatore non l'ha detto, perché avrebbe violato il codice d'onore della nomenklatura comunista, che non prevede avocazioni di meriti individuali, ma l'ha sicuramente pensato: è solo grazie all'azione della Banca centrale se oggi Pechino intravede qualche minuscolo embrione di miglioramento congiunturale. è vero, appena è stato chiaro che la crisi finanziaria internazionale avrebbe presentato il conto anche alla Cina, il Governo è corso subito ai ripari. Prima varando una raffica di incentivi per sostenere le esportazioni colpite duramente dal crollo della domanda mondiale. E poi un maxi-piano di stimolo all'economia da 600 miliardi di dollari. Ma di fronte a un mondo che ha smesso improvvisamente di spendere, i sostegni fiscali al made in China non servono granché. E le opere infrastrutturali non si realizzano dall'oggi al domani: vanno prima studiate, progettate, deliberate e finanziate; dopo di che, si possono aprire i cantieri. Quindi, il loro effetto benefico sull'economia nazionale è ancora lungi dal farsi sentire. Ecco perché, se oggi il Governo può indicare un obiettivo di crescita 2009 dell'8%,è tutto merito della Banca centrale. Mettendo in mostra una lucidità, una reattività e una determinazione senza uguali tra gli altri istituti di emissione del pianeta, la People's Bank of China ha avuto il coraggio di invertire a 180 gradi la propria politica monetaria a tempo di record. «Abbiamo imparato la lezione dall'esperienza degli altri Paesi, e cioè che una risposta lenta e insufficiente di fronte a una crisi può ritardare il ritorno della stabilità e della fiducia », ha spiegato Zhou. è così che, in un batter d'occhio, la lotta all'inflazione e il raffreddamento dell'economia hanno lasciato il posto a una priorità strategica di segno totalmente opposto: la creazione di liquidità per stimolare la crescita. La nuova politica monetaria di segno ultra-espansivo si è tradotta in ben cinque tagli del costo del denaro e una raffica di riduzioni della riserva obbligatoria nel giro di soli tre mesi. Oggi Pechino raccoglie i primi risultati. «A gennaio l'incremento dei nuovi prestiti è andato ben oltre le nostre aspettative », ha osservato Zhou, precisando che la banca centrale è pronta a intervenire se in futuro l'offerta di moneta dovesse diventare eccessiva. Infine, lo yuan. Se la congiuntura dovesse peggiorare, la Cina potrebbe svalutare la propria moneta per sostenere le esportazioni?, è stato chiesto al Governatore della Pboc. «Veramente questa domanda andrebbe posta ai paesi da cui trae origine la crisi finanziaria», ha risposto tagliente Zhou. Ogni riferimento agli Stati Uniti e al dollaro, ovviamente, è puramente casuale. ganawar@gmail.com MANOVRA AMPIA In soli tre mesi maxi-tagli dei tassi e riduzioni della riserva obbligatoria per le banche hanno affiancato le misure fiscali

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Cinafrica, una sfida all'Occidente (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-07 - pag: 11 autore: Cinafrica, una sfida all'Occidente Viaggio nel Continente nero ormai occupato dai grandi cantieri aperti da Pechino di Serge Michel e Michel Beuret N ella periferia di Douala, il grande porto del Camerun, su un cartello a bordo strada un giovane disoccupato in cerca di lavoro ha scritto: «Più bravo dell'uomo cinese!». Uno slogan che qui fa ridere tutti, dal momento che non è possibile essere più bravo di un cinese! L'uomo cinese ha trasformato il Paese.Ha eretto stadi,risanato la rete dell'acqua potabile, costruito ospedali e dispensari nella savana. L'uomo cinese ha inoltre introdotto una pianta miracolosa, l'artemisia annua, poco costosa ed efficace contro la malaria. Abbiamo preso uno dei 28 pullman ultramoderni che dal 2007 collegano Douala alla capitale Yaoundé, veicoli confortevoli, fabbricati dalla Zonda Motor nella provincia di Jiangsu. E che sorpresa ascoltare alla radio una delle star della makossa, il compianto Liu du Kamer, un cinese, morto nel 2006. Ma ad accendere l'ammirazione degli abitanti di Douala, a stupirli, è il rifacimento dei due tronconi della circonvallazione. I lavori sono stati portati a termine dalla China Road and Bridge Corporation (Crbc) con un mese d'anticipo! La strada ha consentito di liberare dal traffico il centro città, da anni un incubo per gli abitanti di Douala. La Cina rinnova in questo modo la tradizione dei grandi lavori che un tempo realizzava in Africa in nome dell'"amicizia tra i popoli". Lo Zambia ne ha beneficiato a partire dal 1976 con una costruzione inaudita, la Tanzam, una rete ferroviaria di 1.860 chilometri che ha consentito al Paese di uscire dall'isolamento. L'intero continente è inondato da investimenti cinesi e progetti colossali. Il viaggio del presidente Hu Jintao (12-17 febbraio 2009) in Senegal, Mali, Tanzania e Mauritius, il quarto in Africa in cinque anni, ha consentito ai cinesi di aggiornare le statistiche: gli scambi economici tra Cina e Africa sono cresciuti nel 2008 del 45%rispetto all'anno precedente,raggiungendo i 106 miliardi di dollari. Sono dunque decuplicati in otto anni e rappresentano ormai, per esempio, il doppio di quelli francesi. In questa fase dicrisi economica,in cui le promesse di concessioni e investimenti fatte l'anno scorso in occasione della crisi alimentare dai Paesi occidentali all'Africa potrebbero non essere mantenute, il presidente Hu Jintao ha ricordato in modo inequivocabile: la Cina non rallenterà il suo aiuto e i suoi investimenti nel continente. I tempi sono cambiati e anche i mezzi. Forte di 1.200 miliardi di dollari di riserve, la Cina costruisce e investe in tutta l'Africa, che dal 2001 vanta una crescita del 5-6%l'anno.A centinaia di migliaia i migranti cinesi si sono installati ovunque esercitando le più svariate professioni: ingegneri, operai, restauratori, droghieri, sarti e perfino medici. La medicina cinese, meno cara, ha già convinto molti africani. In Nigeria, i nuovi arrivati hanno reso più dinamica la rete di piccole e medie imprese che dà lavoro agli africani (fabbriche di biscotti, stabilimenti di sandali e altro); in Congo un pugno di avventurieri, raggiunti dalle famiglie, si è impossessato del settore del legno; in Angola,oltre agli interessi nell'industria petrolifera, i cinesi risistemano la ferrovia morendo di tanto in tanto sui terreni minati; in Sierra Leone le loro imbarcazioni da pesca rastrellano l'oceano; in Niger, terzo produttore mondiale di uranio, il cui valore si è moltiplicato per dieci dal 2003, i gruppi cinesi stanno rosicchiando pian piano il monopolio del gigante francese Areva. Ogni episodio di questo Far West cinese è una storia rocambolesca. Con una svolta diplomatica, la Cina è diventata il migliore alleato dell'Angola, oggi il primo esportatore di petrolio del continente. Nel 2002, questo Paese usciva da 27 anni di guerra civile e chiedeva aiuto. Ma Europa e Stati Uniti esigevano più trasparenza dall'amministrazione di Luanda, eccessivamente indebitata e corrotta. Fu allora che la Cina si presentò, senza fare domande, riscattando il debito angolano e aprendo linee di credito per 10 miliardi di dollari, attraverso la Exim Bank of China. Affamata a causa della crescita economica, la Cina ha bisogno d'energia e di materie prime, di cui l'Africa trabocca: ferro, rame, nichel, oro, coltan. Per quanto riguarda il petrolio, soddisfa già il 30% del suo crescente fabbisogno con il greggio africano. Ogni goccia di oro nero conta, e per andarla a cercare è necessario costruire o rinnovare le infrastrutture del continente, investire nelle vie di comunicazione, rimboccarsi le maniche e assumersi dei rischi. Un'impresa colossale in cui le vecchie potenze coloniali, concentrate sulle proprie aree d'influenza e sempre un po' altezzose, non hanno saputo lanciarsi. La Cina non ha complessi coloniali e non si assegna una missione politica. è la sua carta migliore. Gli ingegneri cinesi non dormono all'Hilton come i bianchi, ma in cantiere. Salari bassi e modestia, in questo modo la Cina ha conquistato il cuore dell'Africa. Non solo quello delle élite, ma anche quello dei popoli. Vista da Pechino, l'Africa non è dannata e sul continente rinasce la speranza. L'Occidente lo aveva abbandonato negli anni 90 per delocalizzare in Cina e, ironia della storia, è stato in quel momento che i cinesi hanno preso il loro posto. Qualche pioniere all'inizio, degli avventurieri, poi sempre più numerosi contingenti di migliaia di lavoratori. Per insediarsi, la Cina ha ampiamente beneficiato delle privatizzazioni imposte agli Stati africani dall'Fmi e dalla Banca mondiale, che esigono anche dai propri debitori richieste di gare d'appalto internazionale nelle opere pubbliche. E in questo gioco, le grandi aziende cinesi, meno care, hanno ogni volta la meglio. Il numero dei cinesi che percorre il continente nero oggi è stimato in 750mila, ovvero, fatta eccezione per gli indiani (2 milioni), tanti quanti l'insieme di tutti gli altri esuli: libanesi (250mila), francesi (110mila), americani, inglesi o russi. La Cina è diventata il secondo, quando non il primo, partner commerciale di una buona metà dei 49 Stati africani con i quali intrattiene rapporti. In Sudan, la comunità è talmente numerosa che questa presenza ha generato un vasto mercato di legumi cinesi, coltivati sul posto da legioni di agricoltori cinesi. Non deve sorprendere che in questi giorni la Cina, insieme con Russia, Iran e Siria, con la Lega araba,i Paesi dell'Unione Africana e della Conferenza islamica, abbia chiesto all'Onu di bloccare il mandato di cattura spiccato dalla Corte penale internazionale dell'Aja nei confronti del presidente sudanese Omar alBashir per crimini contro l'umanità e crimini di guerra. Al-Bashir avrebbe commesso i reati in Darfur nei sei anni di guerra civile. Troppo forti gli interessi cinesi in Sudan (dove Chinese National Petroleum Company possiede il 40% della compagnia petrolifera nazionale e 1.600 chilometri di pipeline) per non schierarsi con il blocco africano- islamico contro «il colonialismo dei bianchi». Ma anche in Africa cominciano i problemi. Fino a questo momento la politica di non ingerenza di Pechino e il relativo ripiegamento dei bianchi aveva favorito la sua penetrazione sul Continente Nero. Ma l'Occidente e anche altri Paesi emergenti, come India, Brasile e Corea del Sud si stanno rifacendo sotto. Per la prima volta nella sua storia, l'Africa ha la possibilità di scegliere e dire la sua, anche ai cinesi. L'Angola non esita a sbattere la porta in faccia a Pechino. Le proteste dei minatori del rame in Zambia contro lo sfruttatore asiatico che trascura la loro sicurezza sono state molto violente. Nell'Ogaden, in Etiopia, dove i cinesi sondano il terreno alla ricerca di petrolio, nove di loro sono stati uccisi nel 2007 e in Niger le compagnie cinesi di uranio sono diventate il bersaglio dei ribelli tuareg. In Nigeria, Paese in cui la Cina ha aumentato gli investimenti nell'industria petrolifera,i rapimenti sono frequenti. In tutta l'Africa, Pechino prende poco a poco coscienza che per restare è necessario sporcarsi le mani in campo politico. Le grandi manovre africane sono cominciate. (Traduzione di Stefano Valenti) Neocolonialismo. Un imprenditore cinese in un cantiere in Africa PAOLO WOODS

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Globalizzazione. (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-07 - pag: 11 autore: Globalizzazione. La crisi e gli emergenti sollecitano un ripensamento della governance G-8, c'è un ruolo tutto italiano Da«Un'opportunità da non perdere», un'analisi sulla governance globale scritta da Emma Bonino per Charta Minuta, pubblichiamo un ampio estratto di Emma Bonino I l mondo si sta ristrutturando, e lo sta facendo in fretta. Al di là dei vari formati G-8, G-13 o G-20, le grandi potenze hanno ripreso a discutere e a muoversi sulla base di formati ancor più ristretti. è chiaro che la competizione non si giocherà sul buon senso, ma sui rapporti di forza, sulla capacità delle diplomazie rispettive di creare alleanze e una nuova visione della governance globale. Se c'è un momento in cui il Governo italiano non deve distrarsi e perdere di vista la posta in gioco per il futuro dell'Italia, questo momento è adesso. Gli occhi dell'Italia sono rivolti al G-8, e comprensibilmente, dato che siamo noi ad averne la presidenza di turno. Si parla da anni di riforma delle Nazioni Unite, ma anche di riforma dell'Organizzazione mondiale del commercio, o del Fondo monetario internazionale. Tutte le maggiori istituzioni internazionali sono ormai sotto scrutinio, e ci s'interroga su come ripensarle e rifondarle a partire dal nuovo contesto globale, pena la loro inutilità a medio e forse anche breve termine. In tutto questo, il G-8 non può certo fare eccezione. L'Italia si ritrova così al cuore di un'evoluzione storica, e con una grande opportunità: quella d'essere tra i protagonisti di questa nuova riflessione (e azione) internazionale che mira a dare al mondo un assetto capace di rispondere alle crisi attuali e soprattutto a prevenire quelle future. Non c'è dubbio che fenomeni nuovi e complessi imposti dai ritmi incalzanti della globalizzazione costringono a maggiore coordinamento e a forme di governance condivise. Come possiamo, allora, garantire tutto ciò? Come può il vertice della Maddalena diventare un passaggio cruciale nella ridefinizione degli equilibri globali? A mio avviso, ci sono due direzioni fondamentali verso cui l'Italia dovrebbe spingere per trasformare il G-8 in un formato utile alla governance globale del 2009 e degli anni a venire. La prima direzione riguarda il metodo di lavoro. Non è più concepibile, né salutare, produrre dichiarazioni fiume, che contengono impegni su tutto e che comunque nessuno legge: non certo i cittadini, ma neppure le amministrazioni, la stampa e – sospetto – neppure diversi degli stessi capi di Stato e di Governo che le sottoscrivono! C'è invece bisogno di concentrare il livello d'attenzione e le risorse su alcune grandi questioni, sbarazzandosi del “complesso dell'esaustività”. Una dichiarazione di tre pagine, non di trenta, basterebbe. E soprattutto costringerebbe a mettere su carta le misure da adottare per i problemi più urgenti. Questa nuova impostazione sarebbe pienamente conforme allo spirito G-8 e frenerebbe la deriva degli ultimi anni, fatta di un linguaggio e di una retorica ufficiale diventata sempre più simile a quella di tante organizzazioni internazionali. La volontà, o la mancanza di volontà, dei Paesi G-8 non deve più essere mascherata o sepolta dentro testi lunghi, noiosi, illeggibili. La seconda direzione da intraprendere, ancora più importante della prima, riguarda il numero e la “ qualità”dei Paesi chiamati a sedersi attorno al tavolo. Il dibattito sull'allargamento del G-8 sta prendendo piede, e le capitali si stanno muovendo da tempo. Ma non è ancora chiaro cosa succederà alla Maddalena, e soprattutto che cosa accadrà dal giorno dopo. L'Italia è stata la prima, in passato, a proporre un formato G-8 allargato alle nuove economie emergenti. Pensare di affrontare all'inizio del XXI secolo le grandi questioni globali senza Cina o India suona sempre di più ridicolo. Ma l'allargamentodel G-8 a G-10 o G-13– dato che assieme ai due colossi asiatici il G-8 ha già sviluppato un dialogo importante con Brasile, Messico e Sud Africa – nonè un passaggio immediato, o privo di conseguenze. Va preparato con cura, per fare in modo che sia tempestivo, ma non per questo improvvisato. Portare al tavolo dei grandi le economie emergenti non è più una scelta. Semplicemente, è necessario per poter provare ad affrontare le grandi sfide globali, che si tratti dell'economia internazionale, del clima, dell'energia, dello sviluppo dell'Africa. Per la nuova impostazione del G-8, però, non basta mandare un invito a Pechino o Nuova Delhi o Città del Messico per tre giorni di sole e buona cucina alla Maddalena a luglio. Serve preparare il processo – da una parte – per fare in modo che il clima di cordialità e informalità dei vertici G-8 venga preservato e che i commensali attorno al tavolo continuino a sentirsi a un pranzo informale tra pochi, invece che a un ricevimento ufficiale; e dall'altra – per sviluppare progressivamente nei nuovi invitati un senso d'appartenenza non solo alla comunità di chi conta, ma anche alla comunità di chi deve rendere conto. Teniamo sempre bene in mente, infatti, che se il G-8 non si è ancora pienamente trasformato in G-13 non è solo per le resistenze di alcuni dei membri storici del club. Lo è anche per le resistenze di alcune grandi economie emergenti ad assumersi nuove responsabilità globali. Non si tratta di un dettaglio, ma di un dato strutturale che tutti i fautori unilaterali dell'allargamento del G-8 dovrebbero avere bene in mente. Rispetto a queste due direttrici, la presidenza italiana del G-8 dovrebbe muoversi in fretta. Anche perché il resto del mondo non sta certo ad aspettare noi. Il rischio che vedo, infatti, è che alla fine di questa fase di ridefinizione generale degli assetti internazionali, l'Italia potrebbe ritrovarsi in una posizione periferica e marginale. Così come l'Italia ha la presidenza del G-8, il Regno Unito ha, nel 2009, la presidenza del G-20. Fino allo scorso novembre, fino cioè al primo vertice di Washington convocato a livello di capi di Stato e di Governo, il G-20 si riuniva solo al livello di ministri delle Finanze, e in generale anche con scarsi risultati. Brown, invece, ha già convocato un nuovo vertice per il 2 aprile, ed è difficile ipotizzare che l'agenda si limiterà alle questioni finanziarie. L'OPPORTUNITà Il Governo Berlusconi deve muoversi con rapidità per portare al tavolo delle trattative i Paesi con le economie in sviluppo

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Pechino sostiene l'alluminio (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-03-07 - pag: 32 autore: Metalli. La Cina vuole agevolare i consumi di energia elettrica da parte di 15 grandi fonderie Pechino sostiene l'alluminio Intanto Srb ha rilevato merce per oltre un miliardo di dollari Roberto Capezzuoli Pechino ha deciso di dare sostegno alle sue fonderie di alluminio, in difficoltà a causa dei prezzi insoddisfacenti. La situazione non è brillante nemmeno sulla principale borsa merci mondiale dedicata ai metalli: il cauto recupero che ha caratterizzato nei giorni scorsi diversi non ferrosi ha soltanto sfiorato l'alluminio, su cui pesano un eccesso di capacità produttiva globale e un costante accumulo di scorte. Nei magazzini del London Metal Exchange le giacenze di alluminio primario hanno superato ieri 3,26 milioni di tonnellate e in alcuni scali non c'è praticamente più spazio per nuovi stoccaggi. Le quotazioni quindi rimangono poco più alte rispetto al 24 febbraio, quando il prezzo settlement stabilì il minimo da oltre sette anni, a 1.253,50 dollari per tonnellata. Ieri gli schermi dell'Lme si sono fermati a 1.292,50 dollari, un valore che è inferiore del 59,3% alla quotazione settlement di dodici mesi prima e dell' 11,2% a quella registrata a fine 2008. Così il Governo cinese ha permesso a 15 grandi fonderie locali di negoziare con le centrali elettriche e con le reti di distribuzione adeguate facilitazioni nel pagamento dell'energia. I costi di produzione potrebbero ridursi di oltre un punto percentuale, con il duplice risultato di stimolare l'attività e di agevolare l'utilizzo di energia elettrica, la cui disponibilità oggi in Cina è relativamente abbondante per il rallentamento dell'economia. L'industria dell'alluminio consuma circa il 6% dell'energia prodotta in Cina: si calcola che in un anno le fonderie utilizzino 58 miliardi di kilowattora e una riduzione del costo dell'elettricità frenerebbe la chiusura di impianti. Beneficherebbero delle misure di sostegno anche cinque delle principali fonderie della Chalco, il leader cinese del settore. Il piano si aggiunge a quello, già operante, che prevede la costituzione di scorte strategiche. Finora lo State Reserves Bureau cinese ha già speso 1,05 miliardi di dollari per acquistare da impianti locali 590mila tonnellate di alluminio, che si sono aggiunte a scorte di zinco (159mila tonn.) e di altri metalli, mentre pare imminente anche un intervento analogo nel settore del rame (in questo caso, più di un aiuto alle raffinerie, si tratterebbe di ammassare scorte per trarre vantaggio dei prezzi relativamente bassi). Dal resto del mondo, le notizie riguardano una raffica di chiusure, ultime quelle di 50mila tonnellate annue della statunitense Century e quelle che stanno limando l'attività della norvegese Hydro. r.capezzuoli@ilsole24ore.com LME, STOCK IN ECCESSO In diversi magazzini della borsa londinese l'ammasso di scorte ha assunto dimensioni inattese e insostenibili

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In prospettiva. (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-03-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: CASA E CASE data: 2009-03-07 - pag: 33 autore: In prospettiva. Per Massimiliano Fuksas nei tre Paesi in futuro si concentreranno le proposte più innovative Brasile, Francia e Cina all'avanguardia «I Paesi dove si svilupperà l'architettura del futuro? Brasile, Cina e Francia –dichiara Massimiliano Fuksas, da poco tornato da New York dove ha inaugurato una spettacolare showroom di Armani –, qui si concentreranno gli investimenti e i progetti più importanti. Il Brasile, perché ha immense ricchezze e una classe borghese in crescita, la Cina per la sua massa criticae la Francia per la sua grande tradizione. Sarkozy ha messo al centro del futuro del Paese un ambizioso programma di innovazione e ricerca, perché la Francia,come l'America di Obama, sceglie giustamente la cultura per uscire dalla crisi». Da circa dieci anni un'iniziativa fondata da Roberto Bosi, architetto e docente, come associazione culturale per viaggi studio riservati a studenti di architettura, architetti e ingegneri, opera come un'agenzia vera e propria di archi-turismo che riserva circa l' 11% anche ai non-progettisti. Si tratta di Proveviaggi che di recente ha avviato anche un settore che fornisce agli investitori strumenti di conoscenza e informazioni di anteprima su quelle che sono già o diventeranno le aree di futuri sviluppi immobiliari firmati da archistar. Quali sono i viaggi di maggior successo?«I viaggi d'autore di architettura contemporanea che consentono di studiare dal vivo le realizzazioni dei nomi più famosi – risponde Bosi –:Zaha Hadid, Renzo Piano, gli svizzeri Herzog et de Mouron, Jean Nouvel e Norman Foster. I percorsia tema come i musei, le grandi show-room delle firme della moda nel cuore delle metropoli come Tokio e New York ».Costante l'interesse per i rinnovi di interi quartieri a Londra e Parigi. L'esempio di Berlino,città superfirmata da archistar mondiali, piace molto perché ha registrato un ridimensionamento dei prezzi originari schizzati verso l'alto, grazie anche alla gestione equilibrata delle risorse da parte del governo cittadino. Così Berlino oggi è la città più amata dai giovani e dai "trendsetter", oltre che culturalmente più interessante e conveniente per gli investimenti. Da quando la sterlina si è svalutata nei confronti dell'euro, si possono trovare buone opportunità a Londra. «Più esattamente andiamo a conoscere tutta l'area del Sud Tamigi – dichiara Mikaela Bandini di Viaggidiarchitettura, portale e agenzia di percorsi di architettura, arte, design e moda – a Bankside e Southwark, dove le grandi opere degli anni 90 vedono ora uno sviluppo costante lungo l'asse che unisce i due quartieri per visitare e conoscere i progettisti, a partire da Foster». Ed è la stessa Bandini, di origine sudafricana, a indicare nel Sud del Mondo, il suo Paese, come il nuovo Nord del mondo, perché è qui che si stanno preparando grazie alla cultura iniziative legate al territorio, ma senza gli eccessi modaioli e finanziari delle ultime realizzazioni delle archistar. www.proveviaggi.it Agenzia di architurismo con una sezione di investimenti immobiliari www.viaggidiarchitettura.it

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Arduino, vescovo missionario (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 07-03-2009)

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CHIESA 07-03-2009 Arduino, vescovo missionario DI CHIARA GENISIO L a diocesi di Ivrea domenica ha ricordato il centenario della nascita di monsignor Michele Alberto Arduino. La Messa nella parrocchia di Foglizzo Canavese, città natale di Arduino, sede di un Seminario salesiano fondato dal don Bosco, è stata presieduta dal nunzio apostolico in Italia Giueppe Bertello. Hanno concelebrato il vescovo di Ivrea Arrigo Miglio, l'emerito Luigi Bettazzi e il vescovo di Pinerolo Piergiorgio Debernardi. Nell'omelìa monsignor Bertello ha tratteggiato, anche con ricordi personali, la figura di un pastore umile, in cui la disponibilità al servizio della Chiesa si coniugava con la fedeltà al Papa e l'attenzione educativa verso i giovani, nella tradizione del carisma salesiano. Giovanissimo, monsignor Arduino, andò come missionario in Cina, per poi tornare a Roma per completare gli studi. Dopo l'ordinazione sacerdotale tornò in Cina, a Shangai, ricoprendo diversi incarichi di responsabilità in ambito educativo e pastorale. Nel 1948 divenne vescovo di Shìuchow; erano gli anni del regime maoista e nel 1952 venne espulso dal Paese, dopo aver subito carcere e processi. Tornato in Italia fu parroco della basilica di Maria Ausiliatrice, a Torino e nel 1962 venne nominato vescovo di Locri-Gerace. Morì il 18 giugno 1972. «È stato un vero apostolo sottolinea monsignor Miglio e testimone della fede, che ha vissuto con umiltà e serenità il suo martirio, offrendo sempre esempio di dolcezza e di amore per il popolo cinese». Nel suo messaggio il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, che da chierico e giovane sacerdote ha conosciuto molto bene la figura del vescovo missionario, ha sottolineato le numerose vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa germogliate «nella cara comunità di Foglizzo Canavese». Il Papa prosegue il testo inviato dal cardinale auspica che la luminosa memoria, l'esempio e gli insegnamenti di monsignor Arduino continuino a suscitare nei conterranei, specialmente nei giovani, generosi propositi di sempre più incisiva testimonianza evangelica e di gioiosa disponibilità a seguire la divina chiamata ». Il suo esempio prosegue ancora Bertone aiuterà a meglio avvertire la grandezza del dono del Sacerdozio per la Chiesa e la società, creando così l'atmosfera propizia al sorgere di numerose e sante vocazioni, affinché, anche nel nostro tempo, non manchino ministri all'altare e zelanti missionari». Con Bertello, Miglio e Bettazzi Foglizzo, nel Canavese, dov'era nato cent'anni fa ha ricordato il salesiano che fu pastore in Cina e di Locri- Gerace. Messaggio di Bertone

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L'Onu in allarme per il Darfur: <Civili a rischio> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 07-03-2009)

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MONDO 07-03-2009 LE ACCUSE DELL'AJA Bashir: «Il mandato d'arresto non cambia nulla». Convocato il Consiglio di sicurezza Nuove manifestazioni a Khartum L'Onu in allarme per il Darfur: «Civili a rischio» «Più di un milione di persone senza aiuti dopo l'espulsione delle Ong dalla regione» DA KHARTUM I l Consiglio di Sicurezza dell'O- nu è stato convocato ieri per discutere la decisione del Sudan di espellere una dozzina di organizzazioni non governative dal Darfur dopo l'incriminazione del presidente sudanese Omar el- Bashir per crimini di guerra e crimini contro l'umanità da parte della Corte penale internazionale dell'Aja (C- pi). Sullo sfondo anche la richiesta che sarà avanzata da una delegazione dell'Unione africana (sostenuta da Cina, Russia e diversi Paesi della Lega araba) di sospendere per un anno il mandato d'arresto. La Libia, in particolare, auspica di poter convocare, contro la riluttanza dei Paesi occidentali, una riunione del Consiglio di sicurezza su questo argomento con rappresentanti della Lega Araba e dell'Unione africana. Intanto un alto funzionario esperto in affari umanitari è stato ascoltato a Palazzo di Vetro in merito alla situazione sul terreno, dove quasi cinque milioni di sudanesi sopravvivono grazie agli aiuti internazionali. Il governo di Khartum ha deciso l'espulsione di tredici Ong, una iniziativa che, se portata a termine, «danneggerà irreparabilmente » le operazioni umanitarie nel Darfur, ha detto il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon. «Gli Stati Uniti condannano la espulsione dal Sudan delle Ong ha sottolineato ieri la Casa Bianca La loro partenza minaccia gravemente la vita ed il benessere di milioni di rifugiati ». Secondo le agenzie delle Nazioni U- nite è a repentaglio la vita di oltre un milione di civili che rischiano di rimanere senza acqua, cibo, cure mediche. «Se il governo di Khartum non riconsidererà le sue posizioni», ha ammonito da Ginevra il portavoce del coordinamento Onu per gli aiuti umanitari ( Ocha), Elisabeth Byrs, «1,1 milioni di civili rimarranno senza cibo, 1,5 milioni senza cure mediche e oltre un milione senza acqua potabile». L'ufficio dell'Alto commissariato Onu per i Diritti umani sta valutando l'ipotesi di considerare la privazione degli aiuti umanitari in aree di conflitto una violazione del diritto internazionale o un crimine di guerra. Intanto a Khartum è arrivato il presidente del Parlamento iraniano, A- li Larijani, che ha portato la solidarietà della repubblica islamica a Bashir. Prima della partenza, Larijani ha criticato la decisione della Corte penale dell'Aja. «Nella situazione attuale ha detto Larijani ai giornalisti la decisione dell'Aja non è che un messaggio politico». Da parte sua Bashir ha ribadito ancora una volta che nulla cambierà nelle politiche del governo sudanese dopo la richiesta di un mandato d'arresto nei suoi confronti. «La decisione del Cpi non cambia nulla nei piani e nei programmi del governo », ha detto Bashir ai membri del suo partito e dell'opposizione, nel corso di una riunione che si è tenuta l'altra sera e il cui resoconto è stato pubblicato ieri dall'agenzia di stampa ufficiale Suna. «Il governo continuerà le sue iniziative per la pace ha aggiunto Bashir e organizzerà elezioni libere e giuste». Il presidente sudanese ha in programma nel fine settimana una visita proprio nel Darfur, la regione dell'ovest nella quale dal 2003, secondo l'Onu, sono morte in una guerra civile 300mila persone. Continuano peraltro le manifestazioni di strada a difesa di Bashir. Ieri oltre mille persone hanno manifestato a Khartum davanti alla sede della rappresentanza della Ue. Non vi sono stati incidenti ma i partecipianti alla protesta hanno preannunciato che intendono impedire ai mezzi Onu di circolare nella capitale. Una seconda protesta cui hanno preso parte almeno 500 donne si è svolta davanti alla sede di Khartum del Programma Onu per lo sviluppo. ( R.E.) Non si fermano a Khartum le adunate di piazza a sostegno del presidente sudanese el-Bashir, contro il quale è stato emesso dalla Corte dell'Aja un mandato d'arresto (Reuters)

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