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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “CINA” |
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la classe media va in paradiso - enrico franceschini
( da "Repubblica,
La" del 01-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: un boom che per esempio in Cina l´ha portata a passare dal sedici al sessantadue per cento della popolazione tra il 1990 e il 2007; e in India sarà cresciuta nello stesso periodo dal cinque al venti per cento, con previsione del quaranta per cento entro il 2025. Utilizzando questa chiave di misura, l´economista indiano stima che la classe media sia aumentata negli ultimi quindici-
è
la cina tecno-comunista la più grande fabbrica di borghesi - federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 01-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Pagina 37 - Cultura è la Cina tecno-comunista la più grande fabbrica di borghesi FEDERICO RAMPINI PECHINO Li Gang, ventitré anni, giacca di cuoio nero e jeans, è accasciato su una sedia, sfiancato dalla fatica. «Oggi due soli colloqui, e andati male. Vengo qui tre volte alla settimana e comincio a scoraggiarmi.
la
via delle mille botteghe "la adoro, qui c'è tutto" - davide carlucci
( da "Repubblica,
La" del 01-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: niente è fatto in Cina». I cinesi si sono concentrati dall´altra parte del corso, oltre piazza Argentina. Ma hanno comprato già qua e là, come in via Broggi, piccola traversa dalle mille luci dove il bianco di una "farmacia cosmopolita" convive con i neon azzurri intermittenti di "Lilli la tigresse", fashion bar trasgressivo,
lo
spazio razionalista e temerario che ruota intorno a uno schlemmer - annamaria
sbisa ( da "Repubblica, La"
del 01-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Il gioco è questo: «Amavo il bianco Cina (collezione statue in avorio) e l´ho messo davanti a un Pistoletto con la schiena di Duchamp, poi ho aggiunto un Boetti e l´Orologio liquefatto di Dalì». E questo è un angolo. Pistoletto ricorre: «Mi piace che rifletta le cose della casa».
delitto
di novi, l'ombra dei clandestini - stefano origone
( da "Repubblica,
La" del 01-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: per ritornare in Cina a trascorrere il Carnevale e le aveva lasciato le chiavi di casa. Guarda caso Guo, 42 anni, dieci da clandestino in Italia, si era volatilizzato proprio in quel periodo (fine dicembre) da Genova. Perché? I due, sospettano gli inquirenti, erano fidanzati e lui aveva troncato una relazione con una donna sposata in Cina che ha un negozio nella zona di Principe.
la
civiltà dell'usa-e-getta soffocata dai suoi rifiuti - maurizio ricci
( da "Repubblica,
La" del 01-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Ecco perché i grandi paesi manifatturieri, come la Cina, sono così ghiotti dei nostri rottami, in particolare dell´elettronica. Il problema è che i gadget - il pc, la tv, il telefonino - che affollano la nostra vita sono innocui finché integri, pericolosi quando li apri. Il tubo catodico di un televisore contiene un chilo di piombo.
Il
governo allestisce una task force contro le contestazioni
( da "Avvenire"
del 01-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: PRIMA 01-03-2009 NEL GIORNALE Stati Uniti Obama attacca le lobby di Washington: difenderò il mio piano PAGINA 14 Inchiesta Nel Triangolo d'Oro asiatico tornano a fiorire le coltivazioni di oppio PAGINA 3 Cina Il governo allestisce una task force contro le contestazioni PAGINA 13
La
Cina va alla guerra contro gli anniversari Pronta la task-force
( da "Avvenire"
del 01-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: MONDO 01-03-2009 La Cina va alla guerra contro gli anniversari Pronta la task-force DA PECHINO ANTONIO TALIA U na taskforce capace di mobilitazione immediata sotto il controllo diretto del vicepresidente Xi Jingping. Il compito: fronteggiare qualsiasi scenario di crisi in un anno denso di anniversari significativi.
<Non
solo fucili: la delazione è l'altra arma>
( da "Avvenire"
del 01-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: apertura sempre maggiore della Cina verso il resto del mondo, anche in campi come la sicurezza e la difesa sono sempre di più le informazioni che filtrano verso l'esterno. Così, da quando anche le forze ar- mate cinesi prendono parte a missioni di pace internazionali, è aumentato il numero di istruttori stranieri che formano i militari di Pechino inviati all'
Karzai
spiazza gli alleati: anticipato ad aprile il voto
( da "Avvenire"
del 01-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Il vicesegretario di Stato americano alla difesa David Sedney ha chiesto ieri alla Cina «una maggiore collaborazione». La commissione aveva scelto il 20 agosto: rinvio necessario per rafforzare la sicurezza. Stati Uniti e la Nato hanno già programmato un maggiore dispiegamento. Frattini assicura: «Li aiuteremo» Il presidente Hamid Karzai (Epa)
"bruxelles
e washington pensano solo a se stesse" - eugenio occorsio
( da "Repubblica,
La" del 02-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: ci sono paesi come la Cina, l´Indonesia o anche la stessa Russia che hanno ingenti riserve in dollari, e ad esse dovrebbero attingere. Poi beneficeranno a loro volta eventualmente degli interventi. Se per spingerli a partecipare c´è da cambiare la governance del Fondo, troppo sbilanciata oggi sull´asse Europa-America, lo si faccia.
berlusconi
in libia subito dopo prodi - marco marozzi
( da "Repubblica,
La" del 02-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: la Cina e l´Europa in testa, sulle «peacekeeping actions», che coinvolgono 110 mila persone su 18 fronti e hanno un budget annuale di 7-8 miliardi di dollari. Il Colonnello ha anche insistito sulle difficoltà di pacificare un continente immenso, diviso da confini coloniali e con tribù che passano attraverso le nazioni.
la
grande fuga dei manager così crolla la city d'oriente - federico rampini
pechino ( da "Repubblica, La"
del 02-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: In Cina gli investimenti esteri sono un rigagnolo rispetto ai flussi degli anni scorsi. La recessione che contagia le economie asiatiche s´intreccia con la ritirata delle multinazionali occidentali, costrette a tagliare alla cieca il personale di tutte le sedi.
Le
opportunità? In Australia e Sud America
( da "Sole
24 Ore, Il" del 02-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: La sua azienda è presente in tutto il mondo, con le sole eccezioni di Cina e Giappone. Qual è il tratto che più la colpisce della crisi attuale? Si tratta indubbiamente di una crisi globale, le cui cause sono anteriori ai tracolli finanziari di inizio autunno e che vanno ricercate in una crescita abnorme della domanda.
Hi-tech
di qualità contro la recessione ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: La Cina era nel buio pesto, ci hanno chiesto una mano, noi eravamo lì». Inaugurata la prima rete di trasmissione al mondo con la tecnologia ad alto voltaggio UHV di collegamento tra Shanxi, provincia ricca di carbone, e le città della provincia di Hubei, nella Cina centrale, il committente, la State Grid Corp.
La
green economy parte dai tagli ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: trainati dalla Cina. Sugli obiettivi annunciati da Obama in tema di fonti rinnovabili aleggiano, invece, alcune incertezze. Nel pacchetto anti-crisi presentato gli ultimi giorni di gennaio, in questo campo il presidente ha annunciato un obiettivo solo in apparenza più stringente rispettoa quello indicato durante la campagna elettorale,
Lourdes
o staminali adulte? ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: quelli che molti malati intraprendono per andare in Cina, in Russia, in Thailandia, per farsi curare con le cellule staminali. Lo spunto è una notizia uscita su «Plos-Medicine». Un giovane israeliano malato di atassia fa 5 viaggi in Russia, dove gli trapiantano cellule staminali neurali, quindi adulte, provenienti da feti abortiti.
Cina,
teatro totale ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
24 Ore
sezione: MUSICA data: 2009-03-01 - pag: 35 autore: Cremona Cina, teatro totale
Assente dagli anni '
Il
vertice di Bruxelles/L'Ue non parla con una voce sola. Debole di fronte alla
crisi ( da "AmericaOggi Online"
del 02-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: a tutto vantaggio della Cina (preoccupazione rinfocolata dal recentissimo viaggio a Pechino della neo-segretaria di Stato, Hillary Clinton). Come se non bastasse, di vertici ieri se ne sono tenuti in effetti due. Con i leader di nove Paesi dell'Est a un passo dal crac finanziario autoconvocati in un pre-conclave tanto rissoso quanto,
le
mani dello stato sull'economia in crisi - federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: la stessa strada imboccata da Mao Zedong in Cina nel 1949). In Francia lo statalismo ha radici profonde in diverse tradizioni politiche e le nazionalizzazioni sono state bi-partisan: nel 1936 il Fronte Popolare requisì le ferrovie e la nascente industria aeronautica; tra il 1944 e il 1946 Charles De Gaulle espropriò la Renault, le quattro banche principali,
dalla
cina alla colombia il rock lingua planetaria - carlo moretti roma
( da "Repubblica,
La" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: resto del mondo Dalla Cina alla Colombia il rock lingua planetaria CARLO MORETTI ROMA Neanche MySpace può servire da bussola per orientarsi nel mondo del rock quando lo si intenda come pianeta Terra. E Youtube è solo un antidoto all´inevitabile stordimento. è l´altra faccia del mercato globale che, accanto alle autostrade su cui viaggiano i gruppi ancora imposti dalle multinazionali,
diamond
league dal 2010, ma il golden gala è in dubbio
( da "Repubblica,
La" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: ma il Golden Gala è in dubbio MONTECARLO - Rivoluzione nei programmi della grande atletica: dal 2010 al posto della Golden League ci sarà la Diamond League (foto Bolt): non più 6 meeting europei, ma 12 che toccheranno anche Cina e Usa. Golden Gala in dubbio: si sta cercando l´accordo economico con la Iaaf.
artusi:
per battere i francesi un'alleanza tra stilisti e fiera
( da "Repubblica,
La" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: mentre le importazioni (specie da Cina e Hong Kong) sono rimaste stabili sul miliardo e mezzo di euro. A segnare il passo, secondo i dati dell´Aimpes, l´associazione dei pellettieri, i consumi delle famiglie italiane. Le speranze sono riposte nel salone che apre domani, «nonostante la congiuntura sfavorevole», come spiega Giorgio Cannara,
costa
collega cina e taiwan ( da "Repubblica, La"
del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Pagina XI - Genova L´annuncio Costa collega Cina e Taiwan Costa Crociere ha ottenuto il via libera da parte del Ministero dei Trasporti della Repubblica Popolare Cinese per tre crociere tra Cina e Taiwan, tra aprile e maggio, con partenza da Shanghai. Saranno le prime crociere a collegare direttamente la Cina a Taiwan.
Il
rischio più grande è aumentare la sfiducia
( da "Sole
24 Ore, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: E non è solo Cina. L'India, 25 anni fa epitome incurabile dell'arretratezza economica, è oggi un anello vitale della catena produttiva mondiale (anche nel 2009, nel mezzo della crisi, crescerà del 5%). Per non parlare di parte dell'Africa, che ha avuto solo in questi anni la possibilità di uscire, pur tra mille contraddizioni,
Rimpasto
a Cuba, Raul silura tre uomini-chiave del Governo
( da "Sole
24 Ore, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: ovvero la volontà di diversificare le relazioni internazionali: il consolidamento dei rapporti con la Cina, ma anche con la Russia, il Brasile, il Messico di Calderon (presidente di centrodestra), e poi la Spagna, l'Argentina, il Cile. E poi l'invito di pochi settimane fa, rivolto a Barack Obama a «dialogare senza intermediari, direttamente».
Il
compratore cinese non pagherà i bronzi di YSL
( da "Sole
24 Ore, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: nella foto) della collezione Yves Saint Laurent trafugate in Cina 150 anni fa dagli anglo-francesie messe all'asta da Christie's la scorsa settimana. è il cinese Cai Mingchao, che ha dichiarato di non poter pagare i 31 milioni di dollari dovuti. Ma si tratterebbe di una manovra del Governo cinese per bloccare l'asta AP/LAPRESSE
In
salita la richiesta cinese di rame
( da "Sole
24 Ore, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Secondo la Macquarie Research, in Cina c'è un crescente interesse all'acquisto da parte di utilizzatori finali che stanno approfittando delle maggiori facilitazioni di credito dalle banche locali, mentre prendono anche vantaggio dai prezzi bassi attuali per effettuare operazioni di ristoccaggio.
Asia,
prove tecniche di unione ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: sono precipitate le importazioni di Cina e Giappone. Secondo un rapporto degli economisti del Clsa, solo Cina e India anticiperanno una ripresa prima del 2010 inoltrato, ma non potranno trascinare il resto del continente: «Il commercio di molte economie asiatiche con la Cina è dominato da un trading intra-settoriale di parti e materiali processati in Cina per consumo finale altrove.
IL
PESO DEL DRAGONE ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: la crescita della Cina dipende solo per il 37% dai consumi interni, e quella dell'India per il 52 per cento. Negli Usa, il rapporto sale al 75%: per questo i giganti asiatici sono più esposti al crollo della domanda mondiale 21% Export di Pechino verso la Ue L'Unione europea è il primo partner commerciale della Cina;
Il
pragmatismo come via d'uscita ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: coreane hanno delocalizzato in Cina, dove si produce, assembla ed esporta per loro conto. Le statistiche di gennaio 2009 rilevano che in Cina le importazioni sono diminuite, principalmente dalle economie industrializzate dell'Asia che esportano componenti sofisticati. La sostituzione dei consumatori dell'altra Usa con quelli asiatici è soltanto una speranza per l'
Andare
o restare, questo è il dilemma ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: A partire dai due giganti, Cina e India. «è invece il momento di insistere», sicuramente oltre la Grande Muraglia: se ne dice convinto Johnatan Woetzel, direttore di McKinsey China che lavora con il Governo cinese per accelerare il passo della domanda interna, specie sul fronte dei consumi.
SULLA
STRADA DELL'INTEGRAZIONE ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
Prevede lo
scambio delle valute fra le banche centrali dell'Asean+3 cioè i dieci Paesi
Asean più la Cina, la Corea del Sud e il Giappone - affinchè ciascuno disponga
della sufficiente liquidità in caso di crisi L'Asia dei bond Sei anni fa
l'Asean+
Si
allarga il deficit di New Delhi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Rispetto alla Cina – prosegue Kumar – i nostri governanti non sono stati capaci di approfittare degli anni di crescita sostenuta che avrebbero consentito di mettere da parte delle risorse. Oggi Pechino, oltre alle sue enormi riserve di valuta estera, ha un surplus di bilancio con cui attutire l'impatto della crisi.
Italia-Romania:
fare di più ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: come Cina e Russia. Al 31 dicembre 2008 risultavano registrate in Romania ben 26.984 imprese a capitale, mentre in Italia sono registrate oltre 23.500 aziende rumene (+61.2% nel periodo 2003-08).Dopo l'ingresso della Romania nell'Unione europea, il rapporto italo- romeno costituisce uno dei principali elementi del più generale processo di costruzione dell'
Fendi
e Versace seducono Dolce&Gabbana giocano con il surrealismo
( da "Sole
24 Ore, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: animano il top blu cina: tutto è preciso, scivolato sul corpo, mosso solo da gentili drappeggi e asimmetrie. è un grande gioco di contrasti tra morbidezze e rigidità ed è il risultato di un lavoro di scomposizione e ricomposizione raffinatissimo. Il trench in visone rasato turchese sintetizza lo spirito della stagione e sottolinea l'atteggiamento propositivo della maison Versace.
Vanno
in scena natura e sperimentazione
( da "Sole
24 Ore, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: dalla Russia alla Cina fino agli Stati Uniti passando per Europa e Asia e la nostra strategia di crescita all'estero è partita due anni fa con la nuova gestione. Per ora il nostro mercato estero di riferimento è l'Inghilterra ». Ha trovato contatti con Germania e Spagna al White un nuovo marchio di occhiali, Bob Sdrunk,
L'onda
lunga della crisi. Governi paralizzati, mercati in crollo, spettro di rivolta
sociale ( da "AmericaOggi Online"
del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Perché mai come in questo momento è chiaro che l'Europa è già una, a dispetto dei suoi leader nazionali e delle loro illusioni. Affonderà o si salverà tutta insieme, e insieme comunque al resto del mondo, dall'America alla Cina. Questa è la realtà. Accettarla o subirla: è l'unica alternativa che la nostra società globale e suoi governi hanno davanti.
Montana,
luci al Colosseo per il <no> alle esecuzioni
( da "Avvenire"
del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: movimento di pressione che ha portato a molti risultati in questi anni anche se Cina, Iran, Arabia Saudita e gli stessi Stati Uniti continuano a guidare la triste classifica delle esecuzioni. Soprattutto negli Usa però si sta rafforzando anche per ragioni meramente economiche legate alla recessione (la pena di morte "costa" più del carcere a vita) un consistente fronte abolizionista.
Pagare
la bolletta del conflitto e girarsi in fretta dall'altra parte
( da "Avvenire"
del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Gli Usa non sono più quelli, la Cina è insediata in Africa, i Paesi del Golfo sono persino diventati una meta turistica. Tutto cambia, insomma, tranne l'inutile massacro di israeliani e palestinesi. Quelli di Hamas ogni tanto mettono fuori il naso, gridano ' vittoria' e tornano a nascondersi nei bunker.
Quando
nel Mezzogiorno l'innovazione è donna
( da "Famiglia
Cristiana" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: che non possono essere realizzati in Paesi come la Cina, l?India o anche la Romania, dove il costo del lavoro è molto più basso del nostro. Dobbiamo sfruttare la cultura e rinnovare le nostre strutture, i nostri processi lavorativi verso quei prodotti che diventino di nicchia e che possiamo realizzare noi, con la nostra creatività e il nostro Made in Italy».
da
cenerentola a mulan, fantasie on ice - alessandra paolini
( da "Repubblica,
La" del 04-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: fino alla lontana Cina di Mulan. «Trasportiamo la gente in un luogo più magico di quanto possano aspettarsi - spiega il produttore Kenneth Feld. Ma la caratteristica di questo show «e´ di alternare poesia e megashow - dice Ermes Bonini di Applauso, produttore e organizzatore dell´evento insieme a Maximiliano Bucci di The Base,
operazione
politong ingegneri tra milano e pechino - paolo scandale
( da "Repubblica,
La" del 04-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: e in questi mesi abbiamo viaggiato per conoscere la Cina e la sua cultura». Un bilancio molto positivo, con un´unica pecca: «Il cinese è davvero difficile. Il corso gratuito fatto a Milano e quello che seguiamo in Cina non bastano. Dovrebbero diventare come il corso d´italiano che frequentano gli studenti cinesi alla Tongji, che è molto più organico al normale programma di studi»
Ciò
che dice di Obama quella lettera a Mosca
( da "Sole
24 Ore, Il" del 04-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: dal Vecchio continente, nonostante l'ascesa della Cina. Il dialogo comincia dalla Gran Bretagna, secondo una tradizione non smentita e ancora coltivata a Londra, non senza qualche illusione di troppo. Ma anche perché nell'Europa di oggi sono labili le strutture che dovrebbero dare un volto e una voce alla causa comune.
il
distretto degli occhiali vede nero a belluno metà delle aziende in cig -
roberto mania ( da "Repubblica, La"
del 04-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: La Cina, infatti, aveva già segnato il profilo di un distretto con un´impresa ogni undici abitanti. Perché molti sono stati sedotti dalla «scorciatoia cinese», come la chiama Lorena Berton che con la sorella gestisce l´"Arlecchino" a Quero nel basso feltrino.
Se
Pechino salta l'Italia ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 04-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: la Cina torna subito all'assalto del Vecchio continente. Il prossimo fine settimana, ha annunciato ieri Pechino, un'altra missione d'imprenditori partirà per l'Europa a caccia d'affari. Il programma del viaggio non è ancora stato definito. Ma due cose sembrano certe: la delegazione cinese tornerà in Gran Bretagna e anche questa volta non passerà dall'
Il
meccanotessile: difficile proseguire
( da "Sole
24 Ore, Il" del 04-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina, India e Turchia. In aumento, invece, le vendite in Russia e Brasile che però hanno ancora un peso poco rilevante sull'export totale del settore. Domanda depressa (-20%, a poco più di 1 miliardo) anche sul fronte nazionale a causa della difficile situazione in cui si trova l'intera filiera del tessile-abbigliamento.
Il
futuro di Fashion box si focalizza sull'Asia
( da "Sole
24 Ore, Il" del 04-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: un altro è in arrivo per la Cina, con l'obiettivo di passare in due-tre anni dai 12 negozi attuali a una cinquantina. «In Asia già produciamo molto, non tanto in Cina quanto in Thailandia, Vietnam o Indonesia. Ora vogliamo anche vendere» spiega Gaetano Sallorenzo, amministratore delegato del gruppo dal maggio scorso.
Un'altra
fuga all'estero Quella dei manager
( da "Avvenire"
del 04-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: più alto tasso di crescita come la Cina e l'India. Qualche giorno dopo abbiamo poi letto un'altra notizia che ci ha fatto ancora riflettere, ossia quella, commentata con disappunto dalla stampa, della reazione di alcune maestranze inglesi ( con lo slogan: «Via gli operai italiani, ci rubano il lavoro» ) contro la decisione di una raffineria di petrolio sulla costa orientale dell'
La
Russia non rinuncia al suo ruolo <Proteggere> il regime degli ayatollah
( da "Avvenire"
del 04-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: in accordo con la Cina, ogni tentativo di inasprire le sanzioni contro Teheran. Già alla fine di febbraio 2008 il capo dell'agenzia nucleare russa Sergej Kirienko ha partecipato con il vicepresidente iraniano Gholamreza Aghazade al collaudo della centrale elettronucleare iraniana a Bushehr e ha parlato di un contratto decennale per le forniture a Teheran di combustibile nucleare.
bashir,
l'ex bambino soldato sterminatore del suo popolo - giampaolo visetti
( da "Repubblica,
La" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Russia e Cina, dall´altra Usa ed Europa. Dietro la fede, petrolio, gas, acqua sotterranea e controllo di uno dei territori-chiave del continente. Il dittatore-guerriero, da ieri, ha però le spalle al muro. E si prepara, pur di non cedere un potere assoluto, alla battaglia estrema: contro tutti, per salvare se stesso sacrificando il suo popolo.
giustizia
impossibile - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: incriminato è il capo di uno Stato che non ha ratificato lo Statuto (Cina, Russia, USA, Sudan e così via), egli può godere di quelle immunità. Quando però � come nel caso del Darfur � è il Consiglio di sicurezza dell´Onu a deferire alla Corte crimini commessi da organi di uno Stato (come il Sudan) che non ha ratificato lo Statuto, il Consiglio può rimediare a questa deficienza,
gli
uffizi ad abu dhabi no di asor rosa a martini - mara amorevoli
( da "Repubblica,
La" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: La soprintendente del Polo museale Acidini avverte: «Non dobbiamo sposare acriticamente il progetto "Louvre-Abu Dhabi", ma elaborare una nostra via che salvaguardi la tutela. Abbiamo fatto accordi con Giappone, Cina, Turchia, possiamo estenderli, senza trapiantare il marchio Uffizi».
pechino
mette sul piatto più aiuti all'economia e le borse si risvegliano - federico
rampini ( da "Repubblica, La"
del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: trimestre del 2008 il Pil della Cina è cresciuto solo del 6,8% (un tasso che va raffrontato al +13% del 2007) e la decelerazione dello sviluppo sta continuando. Le esportazioni sono calate del 17,5% a gennaio. Almeno 20 milioni di lavoratori che erano emigrati dalle campagne per lavorare nelle fabbriche della zona costiera sono stati licenziati e costretti a un drammatico contro-
Cina
verso un piano-bis di stimoli ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Assemblea nazionale del Popolo: atteso l'annuncio di un secondo pacchetto economico Cina verso un piano-bis di stimoli La Borsa di Shanghai festeggia le indiscrezioni sugli aiuti con un balzo del 6% Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Rilanciare l'economia, sostenere la crescita e riportare gli operai a lavorare nelle fabbriche.
Un
altro passo avanti verso il diritto globale
( da "Sole
24 Ore, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: non aderiscono Stati Uniti, Russia, Cina (tre membri del Consiglio di Sicurezza Onu), Israele e neppure uno stato arabo, tranne la Giordania. Non è neppure troppo significativo il precedente dell'ex presidente Slobodan Milosevic, arrestato due anni dopo essere caduto in disgrazia dai nuovi leader serbi.
L'Aja
chiede l'arresto di Bashir ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Nessun commento fino a ieri sera da parte della Cina. Ormai da anni Pechino ha trasformato il Sudan, da cui importa la metà della sua produzione petrolifera, in una sorta di protettorato. Spesso è ricorsa alla semplice minaccia del veto per mandare in fumo o annacquare le risoluzioni Onu. «Ci saranno reazioni popolari ha aggiunto il portavoce del Governo sudanese,
Il
capitalismo nelle mani di Obama ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: La Cina e l'Italia Ho letto con vivo interesse il commento «Se Pechino salta l'Italia»,pubblicato sul Sole 24 Ore di ieri. L'estensore- evidentemente - è uno dei pochissimi che hanno memoria storica sufficiente per ricordare la débcle dei mancati investimenti giapponesi in Italia negli anni 80.
Sale
l'export di rifiuti speciali verso Germania e Grecia
( da "Sole
24 Ore, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Seconda destinazione, la Grecia (18% dei rifiuti italiani esportati), il Regno Unito (10%), la Cina ( 8%) e la Francia (4%). OCCASIONE MANCATA Colucci (Assoambiente): «Sfuma un' importante opportunità di business, continuiamo a pagare i costi del non fare»
A
dicembre il jet Alenia-Sukhoi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: la Cina e l'India. La crisi petrolifera, prima di quella economica, aveva spinto le compagnie a utilizzare velivoli che oltre a risparmiare sui consumi di carburante, consentissero una gestione flessibile dell'offerta sulle rotte regionali, nei collegamenti punto a punto e nel feederaggio ai grandi hub delle compagnie aeree.
Balzo
in avanti del rame, oro ancora in flessione
( da "Sole
24 Ore, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: a trarre linfa dalle notizie in arrivo dalla Cina è stato in particolare il rame, salito del 7% al London Metal Exchange. Tutti i non ferrosi hanno comunque messo a segno buoni guadagni. Tra i prodotti agricoli, anch'essi interessati da acquisti generalizzati, spiccano i rialzi dello zucchero (sia il grezzo che il raffinato sono saliti di oltre il 3%),
Il
petrolio accelera il recupero ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: dagli spiragli di ottimismo in arrivo dalla Cina, dove l'indice dei responsabili acquisti è migliorato in febbraio per il terzo mese consecutivo e il Governo comincia a ventilare la possibilità di un ulteriore piano di stimolo per l'economia. Ad alimentare gli acquisti ha contribuito anche l'annuncio della temporanea riduzione di un quinto delle esportazioni di greggio dalla Russia (
La
barriera più lunga ( da "Avvenire"
del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: barriera più lunga 1 Cooch Behar CINA Hilli 31 INDIA 2 Zona di furti di bestiame, causa di scontri al confine Il distretto ha numerose piccole enclave bangladeshi all'interno dell'India INDIA 3 BANGLADESH G- ange Rajshahi Panidhar 4 Dacca Il villaggio è tagliato a metà dal muro 2 Dhubri INDIA Barisal Khulna 5 Qui il muro sarà costruito anche su isole galleggianti del fiume Brahmaputra,
Darfur,
l'Onu ordina: <Arrestate el-Bashir>
( da "Avvenire"
del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: commerciali importanti come Cina e Russia sia di diversi Paesi africani, molti dei quali hanno manifestato la convinzione di un presunto «pregiudizio antiafricano » della Corte dell'Aja. La stessa Unione africana (che in Darfur schiera circa 7mila baschi verdi) ieri ha afferma- to che il mandato d'arresto contro el-Bashir rischia di minacciare il fragile processo di pace in Sudan.
La
Cina si arma ancora: boom della spesa militare
( da "Avvenire"
del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: sono soprattutto il Tibet e lo Xinjiang La Cina si arma ancora: boom della spesa militare DI LUCA MIELE U n aumento «modesto» , lo ha definito Li Zhaoxing, portavoce del Parlamento cinese. I numeri dicono altro. Le spese militari della Cina per il 2009 schizzeranno del 14,9%. Il totale le spese per la difesa sfonderà così quota 480 milioni di yuan,
Da
oggi l'Assemblea del popolo Ora la crisi economica fa paura
( da "Avvenire"
del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: La Cina sta subendo le conseguenze della crisi, con il crollo delle esportazioni mani-- fatturiere, la conseguente perdita di circa 26 milioni di posti di lavoro nelle città e una disoccupazione stimata al 10% secondo i dati ufficiali. Negli anni passati il Partito ha legittimato il suo potere anche con la rapida crescita economica e il miglioramento degli standard di vita.
Usa
pessimisti. Ma le Borse volano ( da "Avvenire"
del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: non fa sperare in nulla di meglio, in quanto, a febbraio, il numero dei licenziamenti programmati a 186mila sarebbe più che raddoppiato rispetto ai 72 mila di un anno fa. Borse in volo, grazie ai piani di rilancio in Cina e Giappone. Londra +3,81%, Parigi +4,74%, Francoforte +5,42%, Milano +2,47%. Wall Street in rialzo del 2,2%
La
ripresa viene dall'Est ( da "AmericaOggi Online"
del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: altra scossa alla crisi economica mondiale: l'attesa di nuove misure da parte di Cina e Giappone ha l'immediato effetto di risollevare le Borse mondiali, a cominciare da Shanghai (+6,1%). Il premier di Pechino, Wen Jiabao, si appresta ad annunciare un pacchetto supplementare nel suo intervento all'assemblea del Popolo, in aggiunta ai 4.
La
sfida di Bashir ( da "AprileOnline.info"
del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: sono state espresse dalla Cina, e a difesa del presidente sudanese si è levata anche la voce del presidente del'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Oggi, una manifestazione di popolo a Khartoun si è trasformata nel palco dal quale Bashir accusa Stati Uniti ed Europa Omar Bashir sfida gli Stati Uniti e i Paesi europei e li accusa di essere i "
trascina
l'europa nell'incubo - maurizio ricci
( da "Repubblica,
La" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: concentrate sulla Cina, sono forse solo un´illusione ottica. Ha cominciato in mattinata Eurostat, l´ufficio statistico della Ue, certificando la recessione. Il Pil, il prodotto interno lordo, ovvero la ricchezza generata dalle economie dell´area euro, è crollato nel quarto trimestre del 2008, dell´1,5% rispetto al trimestre precedente.
"mercadante
era socio di provenzano" - salvo palazzolo
( da "Repubblica,
La" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: che ha già fatto alcune dichiarazioni su due dei coimputati di Mercadante, Lorenzo Di Maggio, di Torretta, e Antonino Cinà, il medico capomafia di San Lorenzo di recente condannato all´ergastolo per l´omicidio di Giovanni Bonanno. Dice Briguglio di avere ospitato a casa incontri fra i due boss e Salvatore Lo Piccolo.
del
sottosuolo - tano gullo ( da "Repubblica, La"
del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Nelle conversazioni preferiva ricordare quel suo viaggio in Cina nel 1973, primo tra gli archeologi italiani, e i grandi personaggi della cultura che erano rimasti incantati di fronte alle rovine di Selinunte. Ed ecco Jean Paul Sartre e Simone de Beauvoir, sussurrare: «Interrogammo i templi, il loro silenzio aveva più peso di tante chiacchiere».
quando
la terra trema: memoria, conoscenza e difesa - stella cervasio
( da "Repubblica,
La" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Il più antico viene dalla Cina e risale a dieci secoli fa: si fondava sul sistema dell´equivalenza fisica, misurava, usando delle palline, lo spostamento delle masse. è anche esposto il sismografo realizzato a Napoli da Mercalli, mentre era direttore dell´Osservatorio vesuviano, da dove provengono altri strumenti storici di misurazione.
storie
femminili al cine lumière ( da "Repubblica, La"
del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Bologna La rassegna Storie femminili al cine Lumière Il Cinema Lumière ospita a partire da domenica una minirassegna dal titolo «Ci vediamo al cinema»: quattro film che raccontano storie di donne. Si inizia con un´iniezione di buonumore, «La felicità porta fortuna - Happy go lucky» di Mike Leigh, l´8 marzo alle 20 e si prosegue con «Rachel sta per sposarsi» (10 marzo alle 22.
armi
in cambio di materie prime così pechino conquista l'africa - federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: la Cina mette in campo il suo peso politico ed economico, nonché lo status speciale di membro permanente del Consiglio di sicurezza dell´Onu. Il prezzo d´immagine che Pechino sa di pagare - l´indignazione dell´opinione pubblica occidentale - è poca cosa in confronto ai dividendi di questa operazione.
la
cina: "no all'arresto di bashir" - daniele mastrogiacomo
( da "Repubblica,
La" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Esteri La Cina: "No all´arresto di Bashir" Anche Russia e Iran contro la decisione dell´Aja sul leader di Khartum "Ringrazio il procuratore del Tpi: mi ha fatto capire quanto il popolo ancora mi ami" DANIELE MASTROGIACOMO Mezza Africa in rivolta, la Lega araba e l´Unione africana che mostrano tutte le loro preoccupazioni.
le
banche affondano a piazza affari - sara bennewitz
( da "Repubblica,
La" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Chi poi negli Usa aveva confidato in un nuovo pacchetto di aiuti da parte della Cina, è rimasto deluso. Il primo ministro Wen Jiabao ha infatti confermato che il Pil cinese quest´anno crescerà dell´8%, ma ha smentito che il Governo di Pechino sia disposto a «rafforzare» il piano anticrisi annunciato.
Clinton:
inviteremo anche l'Iran alla conferenza sull'Afghanistan
( da "Sole
24 Ore, Il" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: u pagina 11, commento u pagina 12 Cina e Russia: no all'arresto del presidente sudanese All'indomani del mandato di cattura contro il presidente sudanese Bashir,Cina e Russia hanno chiesto all'Onu di non procedere contro il leader,accusato di crimini di guerra e contro l'umanità.
Wen:
Crescita dell'8% nel 2009 ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina. Il premier assicura che verrà fatto il possibile per rispettare il target ed evitare così gravi conflitti sociali Wen: «Crescita dell'8% nel 2009» Per il momento non è previsto un secondo pacchetto di stimolo Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Per uscire dalla crisi, la Cina si affida al suo numero fortunato.
Neocolonialismo
alla cinese ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: ANALISI Neocolonialismo alla cinese di Alberto Negri N on toccate Omar al Bashir: la Cina insorge contro il mandato d'arresto dell'Aja, in compagnia dell'Iran e di un vasto corteo di potenze arabe e musulmane, di regimi autoritari e dispotici. Corano e metano, armi e petrolio, sono gli ingredienti delle guerre del Sudan e di questa parte dell'Africa, lungo il bacino del Nilo.
Pechino
all'Onu: fermate subito il processo a Bashir
( da "Sole
24 Ore, Il" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: La Cina è un membro permanente e responsabile del Consiglio di sicurezza dell' Onu e non vuole vedere gli sforzi che ha fatto e i risultati positivi che ha ottenuto nel Darfur finire nel nulla», ha precisato il portavoce del ministero degli Esteri.
Siderurgia
tedesca in difficoltà ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: e non risparmia la Cina, dove Baosteel, il principale produttore locale, prevede prezzi bassi per tutto l'anno. Dall'inizio di febbraio in Cina gli indici dei prezzi nel settore hanno perso il 13% perché la produzione è stata ridotta poco, nella speranza dei piani di stimolo dell'economia.
Export
Usa di latifoglie al rallentatore
( da "Sole
24 Ore, Il" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: tant'è che in Cina e Vietnam numerosi esportatori americani si stanno scontrando con vendite in stallo, prezzi bassi, crescenti difficoltà con i pagamenti e cancellazioni di ordini. I produttori malesi di mobili stimano che la domanda mediorientale sosterrà la produzione per altri sei mesi, ma ciò potrebbe non bastare,
De'
Longhi,l'espresso europeo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: superautomatiche e porzionato chiuso) e quella di non delocalizzare in Cina la realizzazione di questi prodotti ad alto contenuto tecnologico. Il successo della De' Longhi ha ragioni ben precise ed è basato su tre pilastri. Una proprietà sempre saldamente al comando, che ha sostenuto investimenti mirati a lungo termine.
La
Cina attacca la crisi: <La nostra crescita sarà dell'8 per cento>
( da "Avvenire"
del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina fa i conti con la crisi, che a questa latitudine appare ancora più minacciosa perché insidia quello che è un pilastro del vertiginoso sviluppo della Cina degli ultimi anni: più ricchezza in cambio di stabilità (e pace) sociale. Non è un caso allora che le parole «economia » e «stabilità sociale » siano state quelle più citate nelle 44 pagine del lungo discorso di apertura del
Forte
emarginazione e sottosviluppo Le province rurali zavorrano la crescita
( da "Avvenire"
del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: in una Cina che appare comunque in difficoltà a mantenere i suoi primati economici, in cui aumenta vertiginosamente il numero dei disoccupati e crescono ovunque i segnali di malcontento, al massimo organo della sua democrazia viene anche chiesto di fornire una conferma della leadership del Partito comunista.
Pechino
cerca il mercato interno ( da "Avvenire"
del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: per sostenere la domanda interna fatica a ingranare Pechino cerca il mercato interno DI PIETRO SACCÒ L a Cina non può permettersi di aspettare che l'Occidente si riprenda. L'obiettivo di un 8% di crescita del Pil non è solo un parametro economico: è la soglia sotto la quale il governo guidato da Wen Jibao non sarebbe più in grado di mantenere l'equilibrio del mercato del lavoro.
Darfur,
la Cina con Bashir Il Sudan fa guerra alle Ong
( da "Avvenire"
del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: la Cina con Bashir Il Sudan fa guerra alle Ong DA KHARTUM O mar el-Bashir si difende e passa al contrattacco, appoggiato da Paesi arabi, Cina e dai sudanesi, che in migliaia ieri sono scesi per le strade della capitale Khartum. «Con il sangue e l'anima ci sacrifichiamo per te» lo slogan ripetuto a sostegno del proprio presidente,
I
mercati bruciano 144 miliardi ( da "Avvenire"
del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Seduta pesante anche Wall Street, con gli indici che sono arrivati a perdere il 4% sulla scia di una General Motors, in viaggio verso la bancarotta, e dopo che dalla Cina non è arrivato l'annuncio degli attesi nuovi incrementi al pacchetto di stimolo per l'economia.
Matematica,
morto Ilya Piatetski-Shapiro ( da "Avvenire"
del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: la Cina, il Giappone prende ispirazione dalle testimonianze del volume «Rosa è il colore della Persia. Il sogno perduto di una democrazia islamica» di Vanna Vannuccini (edito da Feltrinelli) e si immerge nelle molteplici declinazioni dell'identità culturale e sociale delle donne dell'Iran del XXI secolo.
Il
"mago" cerca nuovi bluff
( da "AprileOnline.info"
del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Cina segue a ruota con un investimento di 1.200 miliardi di dollari in opere pubbliche. La recessione del 2009 comincia ad essere molto simile alla Grande Depressione del 1929. La Bce ha tagliato i tassi d'interesse primari europei all'1,5% e gli Stati Uniti da tempo li ha ridotti da 0 allo 0,25%, ma nonostante l'irrisorio costo del denaro le Borse mondiali continuano a scendere
C'è
poco da ridere, ministro Frattini
( da "AprileOnline.info"
del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Francia, Cina) incaricato di mediare il dossier nucleare iraniano e allargato alla Germania, che è appunto il primo partner commerciale dell'Iran. Così non è andata. Evidentemente tutto questo protagonismo, per di più sotto la luce dei riflettori, non è piaciuto alla nuova amministrazione americana.
il
tar riapre il tenax. per ora - maurizio bologni
( da "Repubblica,
La" del 07-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: patrocinato dagli avvocati Cino Benelli e Giovanni Matino. E il tribunale amministrativo concesse la sospensiva del provvedimento del prefetto, permettendo la riapertura del locale dopo appena quattro giorni di «squalifica», scontati durante la settimana e quindi solo virtuali in quanto la disco apre esclusivamente il fine settimana.
l'aquila
è in rosso, scales deve attendere - francesco forni walter fuochi
( da "Repubblica,
La" del 07-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: poi in Cina, a Livorno, Salonicco, Madrid e Kiev, Scales aveva passato gli ultimi giorni a lavorare con l´Aquila. Resterà invece ai box. Così, la notizia dell´imprevista rinuncia del club a presentare le carte del tesseramento ha solcato Basket City alla velocità della luce: dopodiché, ha aggiunto ulteriori perplessità il prolungato,
"finalmente
un po' di speranza per le vittime del darfur" - (segue dalla prima pagina)
george clooney ( da "Repubblica, La"
del 07-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: e se gli Stati Uniti non riusciranno a sfruttarlo per esercitare pressioni sulla Cina, e se la Cina non si sentirà addosso gli occhi di tutto il mondo mentre è alla leadership di un Paese dal quale trae così tanti profitti, allora il Tribunale e la legalità internazionale sono da dare per perduti. Adesso il titolo che cercavamo lo abbiamo: "Incriminato il presidente del Sudan".
Pechino
ottimista: Siamo in ripresa grazie alle iniezioni di liquidità
( da "Sole
24 Ore, Il" del 07-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: 1 autore: Pechino ottimista: «Siamo in ripresa grazie alle iniezioni di liquidità» La Cina è la prima grande economia a uscire dalla crisi? Lo sostiene il Governatore, Zhou Xiaochuan ( nella foto), che vede «segnali di ripresa» e ne dà il merito alle massicce e tempestive iniezioni di liquidità fornite dalla sua Banca centrale.
La
Banca centrale cinese: c'è la ripresa
( da "Sole
24 Ore, Il" del 07-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: che la crisi finanziaria internazionale avrebbe presentato il conto anche alla Cina, il Governo è corso subito ai ripari. Prima varando una raffica di incentivi per sostenere le esportazioni colpite duramente dal crollo della domanda mondiale. E poi un maxi-piano di stimolo all'economia da 600 miliardi di dollari. Ma di fronte a un mondo che ha smesso improvvisamente di spendere,
Cinafrica,
una sfida all'Occidente ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 07-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: il presidente Hu Jintao ha ricordato in modo inequivocabile: la Cina non rallenterà il suo aiuto e i suoi investimenti nel continente. I tempi sono cambiati e anche i mezzi. Forte di 1.200 miliardi di dollari di riserve, la Cina costruisce e investe in tutta l'Africa, che dal 2001 vanta una crescita del 5-6%l'anno.
Globalizzazione.
( da "Sole
24 Ore, Il" del 07-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract:
inizio del
XXI secolo le grandi questioni globali senza Cina o India suona sempre di più
ridicolo. Ma l'allargamentodel G-
Pechino
sostiene l'alluminio ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 07-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: la cui disponibilità oggi in Cina è relativamente abbondante per il rallentamento dell'economia. L'industria dell'alluminio consuma circa il 6% dell'energia prodotta in Cina: si calcola che in un anno le fonderie utilizzino 58 miliardi di kilowattora e una riduzione del costo dell'elettricità frenerebbe la chiusura di impianti.
In
prospettiva. ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 07-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: Francia e Cina all'avanguardia «I Paesi dove si svilupperà l'architettura del futuro? Brasile, Cina e Francia –dichiara Massimiliano Fuksas, da poco tornato da New York dove ha inaugurato una spettacolare showroom di Armani –, qui si concentreranno gli investimenti e i progetti più importanti.
Arduino,
vescovo missionario ( da "Avvenire"
del 07-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: andò come missionario in Cina, per poi tornare a Roma per completare gli studi. Dopo l'ordinazione sacerdotale tornò in Cina, a Shangai, ricoprendo diversi incarichi di responsabilità in ambito educativo e pastorale. Nel 1948 divenne vescovo di Shìuchow; erano gli anni del regime maoista e nel 1952 venne espulso dal Paese, dopo aver subito carcere e processi.
L'Onu
in allarme per il Darfur: <Civili a rischio>
( da "Avvenire"
del 07-03-2009)
Argomenti: Cina
Abstract: sostenuta da Cina, Russia e diversi Paesi della Lega araba) di sospendere per un anno il mandato d'arresto. La Libia, in particolare, auspica di poter convocare, contro la riluttanza dei Paesi occidentali, una riunione del Consiglio di sicurezza su questo argomento con rappresentanti della Lega Araba e dell'Unione africana.
( da "Repubblica, La" del 01-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 36 - Cultura
La classe media va in paradiso Terzo Stato l´attualità Per la prima volta nella
storia metà della popolazione mondiale è entrata a far parte della middle class
Cindia, Brasile e altre locomotive economiche del Terzo Mondo aumentano il
proprio benessere. Europa e Usa, complice la crisi, lo assottigliano.
Risultato: ricchi sempre più ricchi e tutti gli altri sempre più uguali ENRICO
FRANCESCHINI LONDRA è impossibile stabilire con precisione quando è accaduto,
ma in un qualche momento degli ultimi dodici mesi, per la prima volta nella
storia, più di metà della popolazione mondiale è entrata a far parte della
classe media. Tra il 1990 e oggi, in meno di due decenni, due miliardi di nuovi
"borghesi" si sono aggiunti al totale di coloro che appartengono alla
middle class, che sono così diventati la maggioranza tra gli abitanti del
pianeta. Ad annunciare il raggiungimento di questo traguardo, una pietra
miliare nel progresso dell´umanità, è l´Economist, il settimanale globale con
sede a Londra ma lettori in ogni continente. Naturalmente bisogna intendersi su
cosa significa esattamente "classe media". In uno studio pubblicato
nel 2002 da due illustri sociologi, Branko Milanovic e Shlomo Yitzaki, per
classe media si intende chi percepisce un salario a metà strada tra quello medio
dell´Italia, considerato come il livello maggiore, e quello medio del Brasile,
considerato il livello minore. Su tale base, la classe media consisterebbe
attualmente di poco più del sei per cento della popolazione terrestre; e pur
continuando a espandersi di anno in anno, rappresenterebbe soltanto il quindici
per cento della popolazione mondiale nel 2030. Ma un economista indiano, Surjit
Bhalla, autore di un imminente libro sul tema (The Middle Class Kingdom of
China and India), obietta che un calcolo di questo genere non riflette
l´esistenza di un´ampia categoria di persone con un reddito da classe media nei
paesi in via di sviluppo, pur guadagnando molto meno di chi viene considerato
middle class nei paesi industrializzati. Il professor Bhalla preferisce usare una
definizione differente: è classe media, afferma, chiunque guadagna trai dieci e
i cento dollari al giorno, ovvero da trecento a tremila dollari al mese, fascia
che al livello superiore consente consumi da classe media occidentale, mentre a
quello inferiore li consente soltanto in paesi emergenti. è proprio in questi,
tuttavia, che con l´avvento della globalizzazione si è registrata la più
spettacolare avanzata della classe media, un boom che per
esempio in Cina l´ha portata a passare dal sedici al sessantadue per cento della
popolazione tra il 1990 e il 2007; e in India sarà cresciuta nello stesso
periodo dal cinque al venti per cento, con previsione del quaranta per cento
entro il 2025. Utilizzando questa chiave di misura, l´economista indiano stima
che la classe media sia aumentata negli ultimi quindici-venti anni da un
terzo a oltre metà (cinquantasette per cento) della popolazione del mondo.
Quale che sia il tipo di calcolo, non c´è dubbio che la classe media sia stata
e continui ad essere in crescita costante da almeno due secoli. Secondo i dati
riportati da Surjit Bhalla, questa classe, la classe dei grandi e piccoli
borghesi, annoverava appena il due per cento della popolazione mondiale nel
1820, era già salita al dodici per cento nel 1913 alla vigilia della Prima
guerra mondiale, al ventidue per cento nel 1938, vigilia della Seconda guerra
mondiale, balzando quasi al trenta per cento negli anni Sessanta, al quaranta
per cento nel 2000, per superare quota cinquanta per cento negli ultimi anno o
due. Un prodigioso cammino verso benessere e progresso, che ha conosciuto tre
ondate: la prima durante la rivoluzione industriale, verso la fine
dell´Ottocento e l´inizio del Novecento; la seconda tra la fine degli anni
Cinquanta e i successivi vent´anni, quando è nata la cosiddetta generazione dei
baby boomers, i figli del boom economico; e la terza sta avvenendo ora, per lo
più in grandi nazioni del Terzo Mondo, come Cina,
India, Brasile. Paesi in cui, in realtà, esistono oggi due distinte classi
medie: una consiste di coloro che sono middle class sotto qualunque standard,
dunque guadagnano abbastanza da poter appartenere alla classe media globale,
avendo molto in comune con i borghesi di Europa e America, una categoria in
rapida crescita ma che conta per adesso solamente il dieci per cento della
popolazione nei paesi emergenti. L´altra, assai più numerosa, è composta da
coloro che si possono considerare classe media nei paesi in via di sviluppo ma
non lo sarebbero nei paesi ricchi occidentali. Del primo gruppo fanno
probabilmente parte i tre milioni di cinesi che si sono dati con passione allo
sci, uno sport che nemmeno esisteva in Cina fino a
quindici anni or sono. Del secondo gruppo fanno probabilmente parte gli
abitanti di Paraisopolis, una delle favelas di San Paolo del Brasile
notoriamente infestata dal crimine, dove hanno recentemente cominciato ad
aprire i negozi di una catena di elettrodomestici venduti a rate: televisori e
frigoriferi vanno a ruba, in uno slum dove a prima vista non ci sono nemmeno
elettricità e acqua corrente. Un altro sistema di definizione e misura, osserva
l´Economist citando una ricerca di Diana Farrell, membro del National Economic
Council americano, è che uno comincia a far parte della classe media quando gli
rimane «un terzo» del proprio stipendio da spendere per beni secondari o
voluttuari, ossia dopo avere già provveduto a coprire tutte le spese di
alloggio e di vitto necessarie al sostentamento. è un sistema di misurazione
messo a dura prova dalla recessione globale, in una fase in cui sempre più
gente fatica ad arrivare alla fine del mese ed è costretta a ridurre
drasticamente le spese "superflue". In effetti si può dire che già da
alcuni anni, anche prima che scoppiasse la crisi economica, si è verificato un
doppio movimento: da un lato, la classe media dei paesi emergenti che si
espande; dall´altro, quella dei paesi sviluppati, come l´Italia, che perde
potere d´acquisto, scivola verso la "lower middle class", o talvolta
anche più sotto. Ma gli uni e gli altri, mentre ovunque si allarga il gap tra
ricchi e poveri, si ritrovano comunque nel mezzo, sempre più numerosi,
finalmente maggioranza. Diventeremo tutti, un giorno, classe media? Nel futuro
immediato, conclude l´Economist, dipende da quanto durerà la recessione: se
solo un paio d´anni, e in tal caso la risposta è che l´avanzata mondiale della
middle class, dopo una breve pausa, proseguirà e potrebbe anzi accelerare; o se
durerà più a lungo, e allora la risposta è più incerta.
( da "Repubblica, La" del 01-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
37 - Cultura è la Cina tecno-comunista la più grande
fabbrica di borghesi FEDERICO RAMPINI PECHINO Li Gang, ventitré anni, giacca di
cuoio nero e jeans, è accasciato su una sedia, sfiancato dalla fatica. «Oggi
due soli colloqui, e andati male. Vengo qui tre volte alla settimana e comincio
a scoraggiarmi.
Per fortuna a Pechino ho parenti che mi ospitano. Ma se continua così mi tocca
tornare a casa dai miei genitori in provincia, a Suzhou». Neolaureato in
ingegneria elettronica, fino a un anno fa Li credeva di avere la strada
spianata. L´ingresso nel nuovo ceto medio per lui era una certezza: si vedeva
già sistemato in una grande azienda informatica, ben presto con le rate del
mutuo per un appartamentino, il frigo e la lavatrice, poi la prima utilitaria,
un giorno magari le vacanze in Thailandia. «Oggi sembrano spariti del tutto i
lavori da millecinquecento yuan al mese (duecento euro). Se i colloqui
coll´ufficio del personale vanno bene, al massimo ti offrono un posto da
venditore, faticoso e precario, a milleduecento yuan». Incontro Li Gang dentro
una Job Fair di Pechino, sulla via Haidian Nanlu vicino al quartiere
universitario. è un palazzone di uffici affittato dagli sponsor di questa fiera
permanente del reclutamento di personale, e assediato dai giovani in tutti i
giorni della settimana. Si paga il biglietto d´ingresso, poi bisogna farsi
strada a gomitate in un muro di folla, prima di intravedere il grande schermo
luminoso con le indicazioni di tutte le aziende che qui hanno i loro stand per
le assunzioni. è un campionario misto di finanza e assicurazioni, gruppi
immobiliari e industria tecnologica, agenzie pubblicitarie e operatori
turistici. La ressa per entrare, la densità di giovani per metro quadro, è
proporzionale al numero di diplomati e laureati che l´istruzione superiore
cinese sforna ogni anno: sei milioni. Non forza lavoro bruta, non più operai o
contadini come i loro nonni, ma già figli di un benessere diffuso, carichi di
aspettative e di bisogni. Qui si aggira un pezzo della futura middle class
globale, le nuove generazioni di colletti bianchi che imprimeranno il loro
segno nella società dei consumi del Ventunesimo secolo. La Repubblica Popolare
è stata negli ultimi trent´anni il più gigantesco laboratorio di
"imborghesimento" nella storia dell´umanità. Lo sviluppo economico
travolgente ha generato in Cina un ceto medio di
ottocento milioni di persone, secondo i calcoli della Banca mondiale. Forse
sono stime troppo generose? Alziamo pure l´asticella del tenore di vita, e
dimezziamo quel totale: abbiamo comunque un ceto medio cinese che supera l´intera
popolazione di Stati Uniti e Canada messi insieme. Grazie allo sviluppo di Cina, India, Indonesia, Vietnam, per la prima volta dal
Settecento la piccola borghesia dell´Asia è più vasta che in tutto l´Occidente.
In questo momento, però, i figli del miracolo orientale non sono al riparo
dalle ansie della recessione globale. Seguendo un modello già sperimentato con
successo in Giappone e Corea del Sud, poi imitato anche dall´India, la
Repubblica Popolare ha investito molto sull´istruzione di massa come leva per
la crescita. è la nuova sfida della modernizzazione cinese: liberarsi dal ruolo
di "fabbrica del pianeta" che ormai le sta stretto, fare il salto
verso produzioni di qualità, innovazione tecnologica, mestieri avanzati, e
tutti i servizi di una società post-industriale. Nel bel mezzo di questa
mutazione genetica è scoppiata la crisi. Insieme con gli operai licenziati
dalle fabbriche tessili e di giocattoli del Guangdong, perde colpi anche il
mercato immobiliare di Pechino e Shanghai; a catena il malessere si diffonde in
ogni angolo del sistema. I figli del ceto medio cinese conoscono la prima
disoccupazione intellettuale di massa nella storia di questo paese. Wang Sijia
è una ragazza di ventiquattro anni, elegante e ben truccata, che si aggira per
la Job Fair con tante fotocopie del suo curriculum vitae sottobraccio, e una
laurea in lettere ottenuta nella città di Baoding. «Cerco un posto di
segretaria, qualsiasi settore mi andrebbe bene, ma qui sento dire che ci
vogliono anche due anni per trovare. La competizione è sempre più dura, le
aziende prendono solo chi ha già esperienza di lavoro, non vogliono sobbarcarsi
la formazione dei neolaureati». I suoi aspettano notizie, vivono nella
provincia dello Hebei, la mamma ha un posto di contabile e il padre è venditore
di macchinari per le miniere. «A casa mia non si parla d´altro che di
licenziamenti, tutti sono preoccupati». Mentre la intervisto qualcuno mi
scambia per un cacciatore di teste straniero, all´improvviso si addensa la
calca attorno a me, i ragazzi mi allungano i fogli dei loro curriculum. Deng
Tao ha ventisette anni: laureato nel
( da "Repubblica, La" del 01-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina II - Milano A
migliaia per gli acquisti del sabato pomeriggio: "Ma la sera tutto si
spegne" La via delle mille botteghe "La adoro, qui c´è tutto" Da
Collini, casalinghi, hanno raccolto quasi 20mila firme: "Ci siamo da 125
anni, vogliamo restarci" "Vorrei che diventasse come la Quinta strada
a New York, dove trovi tanto i fast food che le boutique d´alta moda"
DAVIDE CARLUCCI C´è un luogo e un momento, a Milano, in cui si materializza il
concetto di società dei consumi, l´idea di metropoli, l´occidente dell´economia
di mercato. è l´attimo in cui, il sabato pomeriggio, in un qualsiasi semaforo
di corso Buenos Aires, scatta il verde per i pedoni. Ecco la fiumana d´auto
interrompersi per consentire, come in un sistema di vasi comunicanti, lo
scorrere dei flussi umani, a volte anche cento persone che sciamano da un
marciapiede all´altro. Signore con walkman, l´intellettuale pensoso, il
pachistano al cellulare, le ragazzine che sorseggiano una bibita, entrambe con
una cannuccia rosa. è la Milano un po´ americana dei grandi numeri, dei
grattacieli all´orizzonte del viale lungo un chilometro e sei, delle insegne
gigantesche e abbaglianti. Ma non è ancora la Fifth Avenue che sogna Alessandra
D´Allara, cinquant´anni, di cui trenta trascorsi nella sua "Casa della
sposa", negozio a lei coetaneo: «Mi piacerebbe che diventasse come la
Quinta strada di New York, dove accanto al fast food trovi negozi d´alta moda.
Qui la qualità è scesa molto e le novità prospettate mi lasciano perplessa: ho
paura che si trasformi in un corso Vittorio Emanuele in tono minore». Quello
che ci vorrebbe, dice, è «il coraggio di far vivere questa strada anche di
notte. I cinema sono spariti, i ristoranti sono pochi e quasi nascosti. Solo
un´arteria attraversata da auto, se non fosse per qualche bar». Il "Cinque
stelle", per esempio, il primo ad aprire e l´ultimo a chiudere. Oppure,
d´estate, il "Viel", che già alle cinque di pomeriggio del sabato è
la mecca degli amanti dei frullati alla banana, delle crepe alla cannella e
delle golose tentazioni di cioccolato. Gli interni in legno, dentro, ricreano
il clima d´una baita, «è così che l´hanno voluto i miei, veneti di montagna,
quando sono venuti qui 57 anni fa», racconta la titolare, Silvia Viel. è la
somma di tante storie così, di pionieri e di inventori, a fare di Buenos Aires
il più grande centro commerciale diffuso d´Europa. La foto ingiallita di quello
che la strada era un tempo, nel 1875 - era sterrata e deserta, percorsa da rare
carrozze e ospitava uno storico lazzaretto - la espone con orgoglio rassegnato
Luca Bugada, titolare della "ditta Davide Collini". Tra ventose,
cacciaviti, saponette all´olio di Argan, pinzette da estetista, carta aromatica
d´Eritrea, caffettiere napoletane, coltellini svizzeri, un etilometro digitale,
ci sono anche due fogli per raccogliere le firme: "Salviamo Collini dalla
chiusura, siamo qui da 125 anni e vogliamo restarci", è scritto. «Abbiamo
già raccolto quasi ventimila firme - racconta Bugada - hanno firmato anche
Giancarlo Giannini, Giorgio Forattini, Claudio Bisio, Antonio Di Pietro. Il
problema è che i proprietari del palazzo vogliono darlo in affitto a una grande
catena di abbigliamento, loro offrono di più. Il Comune, la Regione,
l´associazione dei commercianti dovrebbero tutelare di più le botteghe storiche
come la nostra. E invece sembra che questo sia solo un problema privato
nostro». Mentre parla una signora chiede in inglese: «Accetta pound?». è
indiana, si chiama Anita Kilnan e lavora nella moda. «Adoro questo posto, ogni
volto che arrivo a Milano ci vengo. Trovi tutto quello che non trovi da
nessun´altra parte: quel fermaporte particolare, il tappo metallico per il vino
che cercavi». Esce ma poi rientra per dire: «Mi sono dimenticata la cosa più
importante: niente è fatto in Cina». I cinesi si
sono concentrati dall´altra parte del corso, oltre piazza Argentina. Ma hanno
comprato già qua e là, come in via Broggi, piccola traversa dalle mille luci
dove il bianco di una "farmacia cosmopolita" convive con i neon
azzurri intermittenti di "Lilli la tigresse", fashion bar
trasgressivo, e con le lanterne rosse e le luci viola del ristorante
cinese Charleston. Dilaga anche lungo le strade collaterali l´infinita varietà
della strada dove tutto è in vendita e tutto stimola i sensi. Le mille essenze
de l´Occitane, dove Beatrice, capelli da maschietto e grandi occhi neri, vende
cosmetici naturali, candele e profumi al mirto. L´incenso degli ambulanti
indiani che vendono davanti alla Feltrinelli, il rumore del loro generatore. Le
magliette e i gadget di "Nostalgia", negozio di "puro
calcio" che scopri nel cortile di un palazzo all´altezza di piazza Lima. E
il negozio di "orologi da tutto il mondo" di fronte al rudere della
vecchia casa, ancora così dalla seconda guerra mondiale. La grande via del
commercio ne ha viste e ne vedrà.
( da "Repubblica, La" del 01-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XI - Milano
Lo spazio razionalista e temerario che ruota intorno a uno Schlemmer Luci al
neon, ambienti aperti, concepita negli anni Ottanta, ispirata agli anni Trenta
e arredata dallo stilista con soli pezzi d´arte, è tuttora pura avanguardia
"Anche i mobili devono avere basi culturali Voglio il segno che l´oggetto
è stato creato, non inventato da me" ANNAMARIA SBISA (segue dalla prima di
Milano) annamaria sbisà Visto da qui, in realtà lo scenario si complica,
compare il soppalco e la maestosità dello spazio, focalizzi la forza degli
oggetti, e sei persino più sperduto di prima. Tivioli ti indica da dove
cominciare, l´indizio è la parete che ospita l´opera preferita: una
composizione di Oskar Schlemmer, anni Venti, Bauhaus. «Lui è stato l´idolo del
fashion, della struttura. Lì c´è l´uomo di Leonardo se vuoi, c´è tutto. Quel
quadro lì è tutto». Una figura aerea in acciaio, potente e leggera. Rivedi
l´ambiente: un omaggio al razionalismo, e alla concezione fluida dello spazio.
Un´ennesima sperimentazione, con cui Tivioli e l´architetto Toni Cordero hanno
trasformato un appartamento del quadrilatero («In origine tutto a stanzette»,
precisa) in una specie di Maison de Verre. Erano gli anni Ottanta, e tuttora questa
casa, per l´uso dei materiali, per la costruzione e per l´interpretazione che
ne ha data Tivioli arredandola d´arte, risulta nuova, e sembra indicare un
cammino da seguire. Innanzitutto l´illuminazione: neon. Tubi che incorniciano
le tante finestre creano effetti ottici via via più interessanti, man mano che
la giornata scompare. Che cosa ti piace del neon? «Il fatto che mi ricorda che
fuori è bel tempo, anche se è grigio». Vedo che mancano lampadari: «Non voglio
luci, non ho lampade, non voglio niente». Dalla casa, invece, cosa volevi? «La
traccia era la libertà di una persona che doveva vivere da sola. Quindi tutto
aperto». Arredamento ridotto al minimo; stanze e armadi, come elementi
modulari, che fanno corpo con le pareti, i mobili che sembrano estranei,
inseriti, appunto, in maniera mobile. Persino le stanze: la camera da letto sul
soppalco - sul letto ci deve sempre essere una pelliccia - è chiusa al bisogno
da pannelli metallici, in tessuto da rivestimenti aerei. Gli armadi, affacciati
sulla balaustra vicino ai disegni d´architettura, sono bombati, molto Maison de
Verre. Di quel periodo anche i colori, i tocchi d´azzurro di alcune pareti. Ma
l´impatto generale, tra muri-pietra-ferro-oggetti, è un indecifrabile bianco e
nero. Rotto dai bagni rossi in sky, da modernismo anni Trenta. A bucare la
scena, con forza, gli oggetti, sparsi per la casa come enigmatiche scenografie.
Il gioco è questo: «Amavo il bianco Cina (collezione statue in avorio) e l´ho messo davanti a un
Pistoletto con la schiena di Duchamp, poi ho aggiunto un Boetti e l´Orologio
liquefatto di Dalì». E questo è un angolo. Pistoletto ricorre: «Mi piace che
rifletta le cose della casa». Zona pranzo, mobili e marmi intagliati
accanto a Fontana, Fabro, Hayez e Kounellis: «Sono come altarini, a tanti
artisti messi insieme». La logica: «Metto quello che mi piace, ma indovino
sempre spazio e colori. Il mobile ?700 lombardo, ebano e avorio, l´ho preso sul
Lambro: l´ho messo nell´angolo là in fondo, era il suo. Intorno, solo oggetti
che in Italia non esistevano, come il tavolo svedese, mai replicato, e le sedie
Wiberka a tre gambe». Ultimo ingresso in casa, è un quadro: «Ho avuto un
curioso istinto per un cinese, Zhang Dali, un lavoro su piazza Tiennamen». Di
recente, in realtà, c´è l´ala aggiunta per il figlio Clemente, dotato anche di
cucina. Anche: «Odio la cucina, non voglio saperne nulla». T´interessano,
invece? «Certamente non le tende. Direi la base di una casa, e un certo
ordine». Ma qui è tutto aperto. «Chiudere non vuol dire fare ordine, è un fatto
interiore». Niente di pittoresco, né di bohèmien, un algido laboratorio mentale
dove c´è posto solo per lui. E in questo immenso? «Io vivo con i miei neon».
( da "Repubblica, La" del 01-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XIII - Genova
Delitto di Novi, l´ombra dei clandestini Falsi permessi di studio nascondevano
un giro di prostituzione Il killer quasi certamente voleva uccidere solo la
donna, fuggita da Genova STEFANO ORIGONE Un misterioso killer arrivato da
Genova e fuggito all´estero. Guo Dong Yang, 42 anni, l´ambulante strangolato in
un appartamento di via Giacometti a Novi, non doveva morire. Ha aperto la porta
e quando ha visto uno sconosciuto che impugnava una grossa spranga di ferro, ha
cercato di ripararsi dietro l´angolo della cucina. Non ne ha avuto il tempo. è
stato colpito ed è crollato a terra privo di sensi. Il sicario non voleva lui,
ma un´altra persona: Li Li-Fen, 25 anni, studentessa dell´Università di Genova
con cui la vittima condivideva il tricolocale. Lo scenario che si sta aprendo
in queste ultime ore sul delitto di Novi, è quello dei falsi permessi di studio
per introdurre ragazze da avviare alla prostituzione. Li Fen era in Italia dal
2006 con un permesso di soggiorno per motivi di studio. Era iscritta alla
facoltà di Lingue e cultura straniera per l´impresa e il turismo, ma non aveva
mai dato un esame. E nessuno l´aveva mai vista frequentare una lezione. I
carabinieri seguono con attenzione questa pista. Coadiuvati dai colleghi di
Genova, in queste ultime 72 ore hanno interrogato quaranta cinesi della
comunità novese e dieci che vivono nella zona di Caricamento, la stessa di Guo.
Tra loro anche la sua ex fidanzata, che gestisce un negozio nella zona di
Principe. Gli inquirenti (nelle prossime ore arriveranno anche i carabinieri
del Ris di Parma) devono abbattere un muro di omertà, hanno difficoltà a causa
della lingua, ma sospettano che la vittima, clandestina da dieci anni, sapesse
troppo di un giro di documenti falsi, di introduzione illegale di connazionali
legato alla prostituzione. Li Lin-Fen si era allontanata da Genova, dove viveva
in un appartamento in via Canneto il Lungo, perché voleva uscire dal giro. Era
praticamente scomparsa dal giorno alla notte. A Novi la ospitava un
commerciante, un connazionale che ha un negozio in via Marconi e che l´aveva
assunta come commessa. A dicembre era partito per ritornare
in Cina a trascorrere il Carnevale e le aveva lasciato le chiavi di
casa. Guarda caso Guo, 42 anni, dieci da clandestino in Italia, si era
volatilizzato proprio in quel periodo (fine dicembre) da Genova. Perché? I due,
sospettano gli inquirenti, erano fidanzati e lui aveva troncato una relazione
con una donna sposata in Cina che ha un negozio nella zona di Principe. Ma Guo sapeva
troppe cose. Della prostituzione, dei clandestini. Roba che scotta. Qualcuno ha
inviato un sicario, ma non si aspettava di trovarli insieme. Era la notte tra
l´11 e il 12 febbraio. Quando ha aperto la porta, non ha fatto in tempo a
difendersi. Colpito, è crollato a terra privo di sensi. Il killer ha legato a
Lin Li-Fen le braccia dietro la schiena e ha tentato di violentarla. In quel
momento Guo si è risvegliato. La donna è rimasta sul letto, ha urlato, ha
tentato disperatamente di richiamare l´attenzione dei vicini, ma lo ha fatto in
cinese e nessuno ha capito che quelle parole erano una richiesta di aiuto. Terminato
il "lavoro" con Guo, legato mani e piedi e strangolato, l´assassino
ha fatto fare la stessa fine alla studentessa. Poi è corso giù dalle scale
senza chiudere la porta. Era la prima volta che entrava in quell´appartamento e
non sapeva che la serratura non ha scatto. La chiave è stata trovata su un
tavolino e la porta è rimasta socchiusa per quasi venti giorni. A fare la
macabra scoperta è stato il commerciante quando è rientrato dalla Cina.
( da "Repubblica, La" del 01-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 34 - Cronaca
La civiltà dell´usa-e-getta soffocata dai suoi rifiuti Rottami la copertina Dallo
spazio ingombro di detriti di satelliti si possono vedere soltanto due
manufatti dell´uomo: la Grande Muraglia e l´ex discarica di Fresh Kills, alle
porte di New York, descritta da Don DeLillo nel suo "Underworld". La
metafora di un´emergenza globale che ci sta costringendo a cambiare i
comportamenti e i modelli di funzionamento dell´economia Interi slums nei paesi
del Terzo Mondo vivono riciclando materiali recuperati nelle grandi discariche
metropolitane MAURIZIO RICCI (segue dalla copertina) Garbage Patch è più grande
del Texas: centinaia di migliaia di chilometri quadrati, lastricati di
bottiglie, bambole, paperelle, contenitori vari, pezzi sfusi e, soprattutto,
buste, buste, buste. Una distesa immane, destinata a perpetuarsi nei secoli,
quanto durano i polimeri della plastica, e già punteggiata di carogne. Perché,
come spesso capita con le cose che ci lasciamo spensieratamente alle spalle,
l´impatto è devastante: dicono gli esperti che un milione di uccelli marini e
centomila fra foche e tartarughe muoiono ogni anno perché restano impigliati
nella plastica o la inghiottono. Grosso uguale importante: è un parametro un
po´ rozzo, ma la gerarchia di quel che si vede dallo spazio almeno fa giustizia
dell´idea che i rifiuti siano qualcosa di cui ci possiamo serenamente
dimenticare nel momento in cui li abbiamo prodotti. Al contrario, sono una
emergenza permanente, che assorbe risorse crescenti. Fresh Kills è stata chiusa
qualche anno fa e trasformata in un parco, ma il problema è diventato solo più
complicato. Smaltire dodicimila tonnellate di rifiuti significa riempire
seicento camion da venti tonnellate l´uno: una fila lunga quindici chilometri.
«Praticamente - commentò a suo tempo il vicesindaco di New York, Joseph Lhota -
un´operazione militare su base quotidiana». La metafora militare funziona,
perché, in effetti, i rifiuti ci assediano. La civiltà del Ventunesimo secolo
non è, come tutte quelle che l´hanno preceduta, seduta sui propri scarti. Ci è
immersa. A volte, come a Napoli l´anno scorso, se li trova letteralmente fino
alle ginocchia. In termini planetari, ce l´abbiamo non fino al collo, ma ben
sopra alla testa. Le orbite intorno alla Terra sono ormai autostrade intasate
in cui i novecento satelliti attivi viaggiano nel mezzo di una grandine di detriti
e rottami di lanci precedenti. Il recente scontro fra un satellite Iridium e un
vecchio Cosmos li ha moltiplicati, ma è solo strano che non sia avvenuto prima.
Statisticamente, ognuno dei satelliti in attività rischia due o tre volte al
giorno di scontrarsi con un rifiuto spaziale. All´ultimo conto, gli oggetti in
orbita sono oltre centomila. Di questi, poco meno di diecimila sono più grossi
di dieci centimetri. E tutto viaggia alla velocità di migliaia di chilometri
l´ora. A quella velocità, un lembo di vernice può creare un cratere nel vetro
di un oblò. E un pezzo di ferro da dieci centimetri ha la forza esplosiva di
venticinque candelotti di dinamite. Il guaio è che, su questa pista alla Mad
Max, non ci sono solo i satelliti spia e quelli scientifici. C´è la rete su cui
rimbalzano il traffico telefonico e le trasmissioni tv. La partita di stasera e
la telefonata alla fidanzata sono legati al filo sottile della capacità del
satellite di avvistare e schivare gli ostacoli che incontra. Qui a terra almeno
i rifiuti stanno fermi. Ne produciamo oltre due miliardi di tonnellate l´anno,
che diventeranno tre miliardi nel 2030. Nei paesi ricchi, ognuno di noi
produce, in media, quasi un chilo e mezzo di rifiuti al giorno. Se vi sembrano
pochi, provate a vederli su una proiezione annua. Ogni italiano produce, in
media, mezza tonnellata di rifiuti l´anno. Ci battono gli americani, che
sfiorano gli ottocento chili. è una quantità aumentata a velocità vertiginosa
negli ultimi decenni, man mano che si affermava quella che un ambientalista
famoso come Lester Brown chiama «la civiltà dell´usa-e-getta». Non pensate solo
ai rasoi e ai tovagliolini di carta. L´ottanta per cento dei prodotti
americani, secondo una statistica, viene usato più o meno a lungo ma una volta
sola. Non è colpa del fato. Un modesto analista, Victor Lebow, scrivendo su una
oscura rivista specializzata nel commercio al dettaglio, ne ha dato la
descrizione in qualche modo definitiva: «La nostra economia, enormemente
produttiva, richiede che facciamo del consumo il nostro stile di vita, che
trasformiamo l´acquisto e l´uso delle cose in un rituale, che cerchiamo la
soddisfazione spirituale, la gratificazione dell´ego nel consumo. Bisogna che
le cose vengano consumate, esaurite, scartate, sostituite ad un ritmo sempre
più veloce». Era il 1955. La profezia di Lebow si è avverata, siamo entrati
nella società dei consumi. E adesso ne paghiamo le conseguenze. I rifiuti si
vendicano, diventando una preoccupazione individuale, quotidiana, pressante. Lo
spiega un amministratore comunale inglese, Paul Bettison: «Spiace distruggere
le illusioni della gente, ma è finito il tempo in cui potevano mettere la
spazzatura dentro un sacco nero e, poi, durante la notte, la fatina della
spazzatura sarebbe venuta e storia finita. La fatina della spazzatura è morta».
Al suo posto, mentre veniamo alle prese con l´obbligo, la responsabilità,
l´assillo del riciclo, comincia a materializzarsi l´immagine del Grande
Fratello della Ruera, dal nome che, nella Milano di una volta, aveva il buco
sul muro del pianerottolo in cui si scaricava la spazzatura quotidiana.
Nell´Inghilterra di Bettison, molte città raccolgono ormai l´immondizia solo
due volte al mese. E in quantità prefissate. Spesso, raccontano gli abitanti,
bisogna saltare vigorosamente sui sacchi per ridurli alle dimensioni necessarie
per entrare nei contenitori prescritti. Un camionista di Whitehaven è stato
multato di quasi duecento euro per non esserci riuscito e avere lasciato il
coperchio del contenitore aperto di dieci centimetri. A Yokohama, in Giappone,
il libretto di istruzioni sul riciclo è lungo 27 pagine ed elenca 518 rifiuti
diversi. Il rossetto va nei combustibili, il tubetto del rossetto in
"piccoli metalli". Un calzino solo, nei combustibili. Due calzini
negli abiti usati, a condizione però che siano uguali. Niente scherzi. Bisogna
scrivere il proprio codice ben chiaro, con il pennarello, sulla busta, per
consentire i controlli. I rifiuti sono arrivati tanto in primo piano, nella
nostra vita, da diventare una importante attività economica. Spesso miserabile.
Dandora, alla periferia di Nairobi, è una discarica a cielo aperto intorno a
cui ruota una comunità di seicentomila persone che, a rischio della salute,
scavano nelle duemila tonnellate di spazzatura che arrivano ogni giorno per
ricavarne di che vivere. Lo stesso accade nelle villas miserias argentine,
nelle favelas brasiliane, negli slums indiani e, su piccola scala, nei
pattugliamenti degli extracomunitari intorno ai cassonetti romani. Ma è anche
un hobby. In America lo chiamano "mongo". è il vecchio giocattolo, il
televisore d´epoca, il tavolo con le sedie spaiate, il servizio di piatti da
cinque di cui qualcuno si è liberato e di cui qualcun altro si riappropria per
portarselo a casa o per rivenderlo su E-bay. Sempre più, la spazzatura alimenta
centrali che riscaldano e illuminano le case. La sua parte più nobile, il
rottame, è il cuore di un´industria in proprio, a tutto tondo, che la
rottamazione delle macchine, varata per rianimare l´anemico mercato dell´auto,
si prepara a rilanciare. Sono numeri che incutono rispetto: l´industria del
rottame, a livello mondiale, ricicla 145 milioni di tonnellate ogni anno, il
sette-otto per cento della spazzatura globale. Negli Usa, il 66 per cento
dell´acciaio, il 33 dell´alluminio, il 50 della carta viene da materiale di
recupero. Il paradosso è che, nella società dei consumi, praticamente ogni cosa
che ci circonda è sulla via di diventare scarto o rottame. Ma quello di cui noi
ci liberiamo, spesso con un sospiro di sollievo, ha molte volte un valore
economico significativo. Secondo il servizio geologico degli Stati Uniti, una
pila di circuiti integrati estratti dai computer contiene più minerale della
stessa quantità di minerale grezzo. E costa meno: una tonnellata di resina
sintetica (da cui si fa la plastica) costa 1.420 dollari. Una tonnellata di
rifiuti di plastica, 515 dollari. Ecco perché i grandi
paesi manifatturieri, come la Cina, sono così ghiotti dei nostri
rottami, in particolare dell´elettronica. Il problema è che i gadget - il pc,
la tv, il telefonino - che affollano la nostra vita sono innocui finché
integri, pericolosi quando li apri. Il tubo catodico di un televisore contiene
un chilo di piombo. Se è a schermo piatto, c´è il mercurio. I pc sono
ricchi di cadmio, che è cancerogeno. Infatti, l´Europa ha vietato il traffico
dei rifiuti high-tech. Questo non impedisce - come ha recentemente documentato
Greenpeace - un fiorente contrabbando. E, comunque, l´ottanta per cento degli scarti
elettronici americani finisce in Cina o in Africa.
Dove vengono, naturalmente, riciclati a caccia dei loro materiali ancora
preziosi. Ma non c´è nulla di positivo e virtuoso in questo recupero che limiti
lo spreco planetario. Se Dandora, con le sue migliaia di persone che frugano
nell´immondizia, evoca le immagini di una miseria atavica, Guiyu, nel sud della
Cina, sarebbe parsa familiare a Dickens. La logica
economica è indiscutibile. Un contadino cinese guadagna duecentosessanta
dollari l´anno coltivando il campo, cento dollari al mese frugando nel ventre
dei computer. Tranne che si gioca la vita. L´ottanta per cento degli abitanti
di Guiyu vive intorno al riciclaggio dell´high-tech, processando circa un
milione di tonnellate l´anno di monitor, tastiere, fax, stampanti, cartucce,
hard disk, telefonini. Processarli è un lavoro domestico. Nel video di una
organizzazione umanitaria, si vede una donna che gira lentamente in una padella
una pila di circuiti integrati. Quando il calore li ha ammorbiditi abbastanza,
pilucca a mani nude i microchip che contenevano e li butta in un secchio. Un
uomo si avvicina e ci rovescia sopra una pentola di acido. Quando la nube
tossica si è dissolta, si vede nella pentola una sfoglietta d´oro. Intorno,
bruciano cavi elettrici, da cui si ricava il rame. Ma il pvc che li ricopre,
bruciato, sprigiona diossina. A Guiyu la percentuale di diossina nell´aria è la
più alta al mondo. Dunque, dove avete buttato la vecchia tv?
( da "Avvenire" del 01-03-2009)
Argomenti: Cina
PRIMA 01-03-2009 NEL
GIORNALE Stati Uniti Obama attacca le lobby di Washington: difenderò il
mio piano PAGINA 14 Inchiesta Nel Triangolo d'Oro asiatico tornano a
fiorire le coltivazioni di oppio PAGINA 3 Cina
Il governo allestisce una task force contro le contestazioni PAGINA 13
( da "Avvenire" del 01-03-2009)
Argomenti: Cina
MONDO
01-03-2009 La Cina va alla guerra contro gli
anniversari Pronta la task-force DA PECHINO ANTONIO TALIA U na taskforce capace
di mobilitazione immediata sotto il controllo diretto del vicepresidente Xi
Jingping. Il compito: fronteggiare qualsiasi scenario di crisi in un anno denso
di anniversari significativi. Il nome: "Progetto 6521", una sorte di codice
cifrato che simboleggia tutti i numeri di quello che, sulla carta, potrebbe
essere un annus horribilis per il regime di Pechino. È quanto emerge da un
articolo del South China Morning Post, importante quotidiano di Hong Kong che
citando fonti riservate vicine all'establishment cinese racconta la nascita di
questo organismo straordinario, avvenuta già prima del Capodanno Cinese, il 26
gennaio scorso. Progetto 6521, un nome che è una firma: se infatti il "
6" sta per " 60", e corrisponde ai 60 anni che sono trascorsi
dalla vittoria del Partito Comunista Cinese nella guerra civile, il "
5" sta a significare il cinquantenario dalla fallita rivolta in Tibet che
portò il Dalai Lama all'esilio. " 2", neanche a dirlo, sta per "
20", cioè gli anni trascorsi dalla repressione delle manifestazioni in
Piazza Tienanmen; mentre l'" 1" rappresenta il decennale della messa
fuori legge del movimento religioso Falun Gong, i cui adepti rappresentano il
gruppo più vasto di detenuti nelle carceri del paese. Ad affiancare Xi Jingping
nella gestione della campagna ci sarebbero Meng Jianzhu, capo della polizia
nazionale e membro del Consiglio di Stato ( in pratica il Gabinetto cinese), e
Zhou Yongkang, un membro della Commissione Permanente del Politburo che
analisti di razza come il francese Roger Faligot considerano il vero asso nella
manica della sicurezza cinese. Ministro della Sicurezza Pubblica dal 2002 al
2007, Zhou è stato in carica per la sicurezza e il controllo di tutti i servizi
speciali insieme al presidente e segretario del partito Hu Jintao e al premier
Wen Jiabao: si tratta del responsabile di tutti gli apparati che hanno vigilato
sulle Olimpiadi, l'uomo che ha permesso che i Giochi si svolgessero senza
incidenti. Qual è la struttura di Progetto 6521? Sempre secondo l'articolo di
Cary Huang, il livello superiore della taskforce è costituito da funzionari
politici e militari di rango. Tutte le province e municipalità cinesi, inoltre,
hanno ricevuto l'ordine di approntare una struttura simile sotto la
responsabilità di un alto dirigente locale del Partito e di un ufficiale
dell'esercito o della polizia. Il fine è quello di aumentare il controllo su
persone o aree che potrebbero causare problemi come scioperi, proteste e
rivolte: ecco quindi salire il livello di sorveglianza su dissidenti politici,
attivisti per i diritti umani e semplici cittadini che scelgono di impugnare
sentenze sfavorevoli davanti alle corti cinesi. E mentre la sorveglianza sale,
la tensione è in aumento almeno dalla fine del 2008 , quando un gruppo di
intellettuali ha diffuso via Internet "Carta 08", un documento poi
sottoscritto da migliaia di cinesi che critica il sistema a partito unico.
Mercoledì scorso tre persone appartenenti alla minoranza uighura ( di etnia
turcomanna e religione musulmana) si erano date fuoco a meno di un chilometro
da piazza Tienanmen. Il giorno dopo, sempre a Pechino, un uomo ha issato uno
striscione di protesta di fronte al Consiglio di Stato prima di essere
arrestato dalla polizia. E ieri mattina nel Sichuan, provincia occidentale con
una forte presenza tibetana, un monaco si è dato fuoco di fronte al santuario
di Kirti: al momento è impossibile stabilire se sia morto per le ustioni o per
gli spari della polizia. Tutto questo mentre l'economia registra la crescita
più lenta del decennio e la disoccupazione sale. L'Anno del Bufalo, il 2009 del
calendario cinese, potrebbe insomma rappresentare una dura prova per i nervi
della leadership di Pechino. E, sotto il segno di Progetto 6521, le parole con
cui Hu Jintao esortava l'esercito all' «obbedienza senza esitazioni» assumono
una luce molto diversa rispetto a qualche mese fa. Il suo compito sarà
fronteggiare qualsiasi scenario di tensione. Grazie a una capacità di
mobilitazione immediata
( da "Avvenire" del 01-03-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 01-03-2009
«Non solo fucili: la delazione è l'altra arma» DA PECHINO I l governo di
Pechino, si sa, spesso è riuscito a portare il concetto di "arcana
imperii" a un livello difficilmente replicabile in altri Paesi. Eppure,
proprio a causa dell'apertura sempre maggiore della Cina verso il resto del mondo, anche in campi come la sicurezza e la
difesa sono sempre di più le informazioni che filtrano verso l'esterno. Così,
da quando anche le forze ar- mate cinesi prendono parte a missioni di pace
internazionali, è aumentato il numero di istruttori stranieri che formano i
militari di Pechino inviati all'estero. Avvenire ne ha contattato uno
per conoscere le sue opinioni su Progetto 6521, la campagna che la Cina starebbe lanciando per fronteggiare eventuali scenari
di crisi interne dovute alle ricorrenze di anniversari delicati. Di lui,
chiamiamolo con la sigla S, diremo solo che è occidentale e che conosce
dall'interno la situazione di alcuni comparti del settore militare cinese.
Secondo S la decisione di mettere in piedi un'unità di crisi come Progetto6521
è nata almeno nel settembre dell'anno scorso: «Per una ragione molto semplice
che ha a che vedere con il budget. Mobilitare una massa di persone come quella
che descrive l'articolo del South China Morning Post costa, e le forze armate
cinesi sono molto previdenti sulle questioni economiche. E anche su quelle
politiche: tutti sapevano da tempo che il 2009 sarebbe stato un anno
complesso». Progetto 6521 coinvolge non solo politici e militari, ma anche i
sindacalisti e la Lega giovanile comunista: perché? «Credo che questa sia la
fase preventiva della campagna dice S nella quale si cerca di prevenire lo
scenario di crisi. A questo proposito niente di meglio della Lega giovanile
comunista, che non solo è stata determinante per la vittoria di Hu Jintao, ma è
anche presente ovunque: licei, università, collegi, e pure rami della pubblica
amministrazione come le banche e le poste. La Lega è in grado di tenere il
polso della situazione. Inoltre si occupa anche della vigilanza su Internet: le
delazioni o i messaggi di sostegno lasciati sui forum». Un altro sostegno
fondamentale all'ascesa di Hu è arrivato dall'esercito. «E infatti Hu, nel
( da "Avvenire" del 01-03-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 01-03-2009
Karzai spiazza gli alleati: anticipato ad aprile il voto Afghanistan DI MARCO
PARENTI S tretto tra l'opposizione che chiede che lasci libera la sua poltrona
e in caduta libera nella considerazione da parte dell'alleato americano, il
presidente afghano Hamid Karzai ha scelto di giocare in contropiede. Le
elezioni? Si facciano prima del previsto. Elezioni a elastico verrebbe da dire,
solo a guardare il continuo slittare della data in cui dovrebbero svolgersi.
L'ultimo cambio in corsa era caduto lo scorso 29 gennaio quando la commissione
elettorale aveva deciso di fissare le elezioni al 20 agosto. Il motivo?
Garantire la sicurezza minima perché la complessa macchina del voto possa
mettersi in moto. Tradotto: arginare i taleban, evitare spargimenti di sangue
in occasione del voto. Ebbene Karzai ha firmato un decreto con il quale chiede
alla commissione elettorale di anticipare ad aprile la data delle presidenziali.
Per il ministro degli Esteri, Franco Frattini che «ha preso atto della
decisione» l'importante è «trovare un sistema elettorale trasparente». Una
"mossa" quella di Karzai che in qualche modo potrebbe spiazzare anche
Stati Uniti e Nato, pronti a incrementare lo schieramento delle truppe in
occasione del voto. Rinforzi che andranno soprattutto a coprire quella sorta di
"buco nero" rappresentato dal sud del Paese. La maggioranza dei
17mila soldati americani che nei prossimi mesi saranno inviati in Afghanistan,
di rinforzo alla missione Nato, saranno impiegati infatti dove l'insurrezione è
più violenta. Al sud appunto. È stato il presidente degli Stati Uniti in
persona, Barack Obama, ad approvare l'invio dei soldati che si andranno ad
aggiungere ai 38.000 militari già impiegati nel Paese. Ma è anche la Nato a
metterci la faccia in questa operazione di «messa in sicurezza» delle elezioni
afghane. L'impegno è stato assunto dai ministri della Difesa dell'Alleanza in
occasione del vertice tenutosi in Polonia poco più di una settimana fa. «Lo
svolgimento delle elezioni è la nostra prima priorità», aveva detto il
segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer, chiudendo la prima
giornata dei lavori del consiglio nella quale i ministri hanno applaudito al
segretario di Difesa Usa Robert Gates, ma anche preso tempo per decidere come e
quando rispondere con analoghe disponibilità. «Non si tratta di aspettare
l'invio delle nuove truppe Usa», aveva sollecitato Scheffer. Il messaggio
portato da Gates è stato chiaro: «La nuova Amministrazione è pronta a prendere
impegni aggiuntivi in Afghanistan. Ma si aspetta ovviamente che gli alleati
facciano anche loro di più». Ma anche realistica: «I nostri alleati potrebbero
fornire un contributo a lungo termine a livello civile, sul piano della
governance, della formazione della polizia, della lotta contro la droga e la
corruzione», aveva detto Gates. «Questo potrebbe essere più facile per loro che
non aumentare le loro truppe su un periodo di lunga durata». Per il periodo
elettorale, la Nato punta ad inviare circa 10 mila uomini in più in via
temporanea. E per garantire il rispetto di questo impegno senza creare troppi
problemi agli Alleati, la Nato non esclude l'utilizzo della Forza di reazione
rapida (Rnf), una forza di circa 8000 uomini il cui compito è di reagire
prontamente in caso di attacchi. Continua infine il tentativo politico di
allargare il campo delle nazioni in qualche modo chiamate a partecipare al
processo di stabilizzazione della regione. Il
vicesegretario di Stato americano alla difesa David Sedney ha chiesto ieri alla
Cina «una maggiore collaborazione». La commissione aveva scelto il 20
agosto: rinvio necessario per rafforzare la sicurezza. Stati Uniti e la Nato
hanno già programmato un maggiore dispiegamento. Frattini assicura: «Li
aiuteremo» Il presidente Hamid Karzai (Epa)
( da "Repubblica, La" del 02-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 2 - Economia
Il premio Nobel Spence: è il momento che il Fondo Monetario entri in campo a
sostegno delle economie più deboli "Bruxelles e Washington pensano solo a
se stesse" EUGENIO OCCORSIO ROMA - «La solidarietà globale sarebbe auspicabile,
ma non mi sembra che l´atmosfera sia favorevole. Allora è tempo che intervenga
il Fondo Monetario Internazionale, lo strumento più vicino a una forma di
solidarietà fra quelli disponibili. E deve farlo senza perdere altro tempo».
Michael Spence, classe 1943, premio Nobel nel 2001 e già preside di economia a
Stanford, è presidente della Commission on Growth and Development, un
think-tank di 22 economisti del calibro di Robert Rubin e Robert Solow che fra
pochi giorni lancerà le sue proposte ai governi. Prima e più urgente proposta:
spingere il Fmi ad entrare finalmente in campo contro la recessione. «Deve fare
una serie di prestiti mirati per stabilizzare la situazione cominciando dalle
aree più esposte». Già a Davos si parlò di un organismo sovranazionale che
coordinasse gli interventi delle banche centrali e degli Stati. Ma proprio
dall´America erano venute le più forti perplessità. Ora quali speranze ci sono?
«Guardi, in questo momento mi sembra che tutti facciano a gara per chi è più
egoista. Intanto le economie più deboli, dall´Europa orientale all´Asia
centrale fino al Pacifico, rischiano di andare in bancarotta con conseguenze
devastanti. Quelle est-europee sono le più esposte, perché hanno la necessità
di indebitarsi in euro per sostenersi, e così facendo, in un momento in cui la
domanda è debolissima, svalutano le rispettive monete. Il risultato è che gli
oneri si fanno insopportabili. Per di più l´occidente ritira i finanziamenti
per sostenere la sua, di economia. I paesi asiatici con il dollaro sono appena
meno a rischio. Il pericolo è che si ripeta una crisi modello ´97, che partì
dalle valute proprio in Asia, su scala molto maggiore». Quindi, via alla
solidarietà. «Certo, l´ideale sarebbe un nuovo motore globale di finanziamento,
ma per ora quello che abbiamo è l´Fmi. C´è anche la Banca Mondiale, che ha però
scopi diversi. Il Fmi non deve però coordinare ma intervenire in prima persona,
e perciò va senza perdere tempo massicciamente rifinanziato. L´occasione è il
G20 di Londra in aprile». Ha un´idea di quanti soldi servirebbero? «Abbiamo
calcolato che serve almeno un trilione, mille miliardi di dollari. L´Fmi ha
oggi in cassa 250 miliardi. Il resto deve venire dagli Stati membri, ovviamente
dai più ricchi ma non solo: ci sono paesi come la Cina, l´Indonesia o anche la stessa Russia che hanno ingenti riserve
in dollari, e ad esse dovrebbero attingere. Poi beneficeranno a loro volta
eventualmente degli interventi. Se per spingerli a partecipare c´è da cambiare
la governance del Fondo, troppo sbilanciata oggi sull´asse Europa-America, lo
si faccia. Ma subito».
( da "Repubblica, La" del 02-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 15 - Esteri
Il premier da Gheddafi a 48 ore dal suo predecessore. Ratificherà il Trattato
di amicizia e cooperazione Berlusconi in Libia subito dopo Prodi MARCO MAROZZI
ROMA - Prima Romano Prodi, poi Silvio Berlusconi. Uno venerdì e sabato, l´altro
oggi pomeriggio. Tutti e due a Sirte. Il colonnello Muammar Gheddafi è riuscito
a racchiudere in 48 ore un incontro con l´ex premier e un altro con l´attuale
premier dell´Italia. Tenendo entrambi fino all´ultimo all´oscuro di chi li
avrebbe preceduti o seguiti. Ruoli diversissimi quelli con cui Prodi e
Berlusconi sono stati chiamati in Libia. Conoscendo Gheddafi è comunque ben
chiara la strategia. Oggi il presidente del Consiglio e il leader libico
ratificheranno il Trattato di amicizia e cooperazione firmato in agosto a
Bengasi. L´atto vuole chiudere il lungo contenzioso sul colonialismo italiano.
L´operazione, approvata a febbraio dal Parlamento italiano e oggi dal Congresso
del popolo libico, prevede il pagamento di cinque miliardi di dollari in 20
anni alla Libia. Il Cavaliere e il Colonnello parleranno anche di lotta
all´immigrazione clandestina e di investimenti libici in Italia. Berlusconi
rinnoverà la richiesta a Gheddafi per il vertice G8 alla Maddalena in luglio.
Il Colonnello è già stato invitato come presidente dell´Unione africana:
sarebbe la prima volta di Gheddafi in Italia, dove si troverebbe di fronte
anche il presidente Usa Barack Obama. Il premier italiano arriverà in Libia
dopo il vertice in Egitto, a Sharm el-Sheikh, sulla ricostruzione di Gaza.
Gheddafi lo riceverà 48 ore dopo aver salutato Prodi, l´avversario storico di
Berlusconi, il vecchio amico, l´europeo che l´ha sdoganato nel mondo,
chiamandolo a Bruxelles. Fra furiose accuse ora del tutto dimenticate. Prodi,
che a gennaio aveva visto Mubarak, è stato invitato nella tenda di Gheddafi, a
Sirte, come capo del gruppo di lavoro Onu-Unione africana che ha preparato un
rapporto sulle operazioni di peacekeeping in Africa. Il documento dell´ex
premier italiano e del suo staff sarà presentato il 18-19 marzo all´Onu: la
Libia è presidente di turno questo mese del Consiglio di Sicurezza a New York,
e Gheddafi per il 2009 guida l´Unione africana. Per Prodi potrebbe scattare un
nuovo incarico Onu-Ua per tentare di mettere in piedi il suo piano. Lui e
Gheddafi hanno parlato della necessità di coinvolgere tutti i paesi che hanno
interessi economici in Africa, la Cina e l´Europa in
testa, sulle «peacekeeping actions», che coinvolgono 110 mila persone su 18
fronti e hanno un budget annuale di 7-8 miliardi di dollari. Il Colonnello ha
anche insistito sulle difficoltà di pacificare un continente immenso, diviso da
confini coloniali e con tribù che passano attraverso le nazioni.
( da "Repubblica, La" del 02-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 30 - Esteri
La crisi colpisce anche Mumbai e Dubai le megalopoli del futuro sono già a
terra La grande fuga dei manager così crolla la City d´Oriente I segnali sono
tanti, lo tsunami finanziario sta investendo tutte le piazze asiatiche I club
per golfisti sono deserti, nei licei internazionali i banchi restano vuoti
FEDERICO RAMPINI PECHINO dal nostro corrispondente «Try Shanghai, Mumbai and
Dubai». Non è una canzone, è il consiglio che i cacciatori di teste davano ai
banchieri licenziati da Lehman Brothers e Merrill Lynch. Per i trader rimasti
senza lavoro a Wall Street e nella City di Londra, la salvezza era l´Oriente.
"Provate a Shanghai, Mumbai e Dubai". Quando lo tsunami finanziario
ha travolto le grandi banche americane e inglesi, i più audaci non si sono
arresi, hanno scommesso sulla "mobilità lunga". A patto di avere il
curriculum vitae giusto, mogli disposte al trasloco intercontinentale, uno
spirito adattabile e intraprendente, bisognava lanciarsi: le metropoli globali
dell´Asia reclutavano talenti nell´alta finanza, nell´informatica, nel
marketing. Questo fino a ieri. Di colpo le oasi orientali sono state travolte
dall´onda lunga della crisi. Lo schock è stato brutale. In un mese cento top
manager bancari sono stati licenziati dalle sedi asiatiche di Bank of America,
Goldman Sachs e Morgan Stanley. Quest´ultima ha eliminato 15 dei suoi 110
dipendenti a Dubai: la città più moderna del Golfo Persico è nell´occhio del
ciclone, le gru che costruivano grattacieli giorno e notte sono ferme, la più
gigantesca bolla immobiliare del Medio Oriente è esplosa. In India la rupia
perde quota a rotta di collo. In Cina gli
investimenti esteri sono un rigagnolo rispetto ai flussi degli anni scorsi. La
recessione che contagia le economie asiatiche s´intreccia con la ritirata delle
multinazionali occidentali, costrette a tagliare alla cieca il personale di
tutte le sedi. E´ il fuggi fuggi da quelle megalopoli globali che
sembravano destinate a una crescita senza fine. Sono sotto schock le
città-regine della globalizzazione, i poli di sviluppo che trasudavano
dinamismo e opulenza fino a ieri. La più traumatizzata è Shanghai, colpita nel
bel mezzo dei preparativi per l´Expo universale del 2010. La City cinese, la
New York d´Oriente, aspettava da anni questo appuntamento. Doveva essere la sua
rivincita sulle Olimpiadi di Pechino, la sua storica rivale: opere pubbliche
faraoniche, infrastrutture grandiose con tecnologie d´avanguardia come il treno
ad alta velocità a lievitazione magnetica. L´orgoglio di Shanghai puntava alla
leadership su tutte le piazze finanziarie asiatiche, il sorpasso definitivo su
Tokyo, Hong Kong e Singapore. Ma adesso l´Expo 2010 sembra un traguardo
lontanissimo. Un´emergenza immediata assorbe l´attenzione dei dirigenti locali.
La prima comunità di businessmen stranieri ad aver suonato la ritirata è la più
numerosa: i sudcoreani. Fino alla fine del 2008 il consolato generale della
Corea del Sud censiva 100.000 connazionali solo nel perimetro urbano di
Shanghai. Imprenditori, manager, banchieri con le rispettive famiglie. Una
città nella città, concentrata in un vasto quartiere di lusso che è stato
ribattezzato Little Korea. Con le sue scuole trilingui, gli shopping mall, i
ristoranti etnici, i club di golf, le fitness e i karaoke bar. Adesso quella
zona diventa un quartiere fantasma. Kim Hee-won, manager del centro commerciale
Seul Plaza, calcola che il 20% dei suoi connazionali sono già rientrati in
Corea. I negozi e i club di golf sono deserti. Nei licei internazionali molti
studenti non si sono ripresentati dopo le vacanze del capodanno lunare, le
classi da un giorno all´altro si sono svuotate. La sindrome della fuga investe
anche la seconda più grossa comunità di stranieri, i 48.000 giapponesi di
Shanghai. Quando Toyota e Sony licenziano decine di migliaia di dipendenti in
patria, le sedi estere sono le prossime sulla lista. Tra gli occidentali la
ritirata è meno massiccia e vistosa perché sono relativamente meno numerosi. Ma
i segnali sono inequivocabili, nessuna metropoli cinese è al riparo. Air France
ha ridotto da due a uno i voli quotidiani tra Parigi e Pechino, e in business
class il tutto esaurito è un lontano ricordo. Ristoranti-culto per i manager
americani a Pechino, come il Lan Club di Philip Stark, l´anno scorso andavano
prenotati con settimane di anticipo e ora hanno metà dei tavoli vuoti anche il
sabato sera. Una società di cacciatori di cervelli specializzata nel settore
finanziario, la Smith & Jessen, ha ricevuto dei veri e propri
"Sos" da un centinaio di top manager bancari occidentali che hanno
perso il lavoro in Asia e cercano disperatamente di ritornare a casa. A Hong Kong
i padroni di case ormai chiedono tre mesi d´anticipo in contanti prima di
affittare a un trader di Borsa: quel genere di inquilino che un tempo era il
più ricercato, ora può sparire senza preavviso.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-01 - pag: 4 autore: INTERVISTA Ezio
Colombo «Le opportunità? In Australia e Sud America» Marco Morino MILANO
L'importante è resistere, con ogni mezzo, per i prossimi 12- 15 mesi. Non
trascurando le opportunità che, anche in tempi di crisi, si possono
manifestare. Poi dalla primavera/ estate del
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-01 - pag: 4 autore: Nicchie vincenti. Specialisti
dell'eccellenza Hi-tech di qualità contro la recessione Rita Fatiguso BERGAMO.
Dal nostro inviato Lungimiranti ma discrete, iperspecializzate, occupano
all'estero nicchie ad altissima tecnologia. Un posizionamento che fa da
antidoto alle tempeste economico-finanziarie. Sono gli specialisti a prova di
crisi, aziende attive nelle linee ad alta velocità, riparano dighe, scavano e
trasportano, sfornano macchinari "sostenibili". La Tesmec di Ambrogio
Caccia Dominioni si occupa da cinquant'anni di sistemi integrati per la
tesatura di linee elettriche e fibre ottiche e lo stendimento di linee
elettriche ferroviarie. Tesmec sta costruendo l'alta velocità delle ferrovie.
Quali? Cinesi. L'azienda bergamasca è inCina dagli anni
Ottanta, così Caccia Dominioni mostra con orgoglio foto che trasmettono un
senso di irrealità. «Guardi qui, sono tralicci ferroviari, era il Capodanno
cinese del 2007 e intere linee lungo la costa a Est rimasero serrate in un
unico blocco di ghiaccio. La Cina era nel buio
pesto, ci hanno chiesto una mano, noi eravamo lì». Inaugurata la prima rete di
trasmissione al mondo con la tecnologia ad alto voltaggio UHV di collegamento
tra Shanxi, provincia ricca di carbone, e le città della provincia di Hubei, nella
Cina centrale, il committente, la State Grid Corp. of China
(Sgcc), la più grande società cinese specializzata nella distribuzione di
energia elettrica, ha avviato due nuove linee elettriche UHV. I lavori si
avvarranno dei sistemi di tesatura del gruppo Tesmec, e gli investimenti del
Governo di Pechino nelle infrastrutture avvantaggeranno aziende come Tesmec.
Cambio di quinta e da Cesena Davide Trevisani, fondatore del gruppo Trevi (data
di nascita 1957, trenta sedi in altrettanti Paesi, in Borsa dal 1999, mille
milioni di ricavi consolidati nel 2008) commenta:«Quando c'è da rimboccarsi le
maniche non ci tiriamo indietro. Eravamo a Pisa per salvare la torre, a Ground
zero dopo gli attentati. Dove c'è bisogno di scavi speciali, ci siamo.
Innegabile, il momento è difficile, ma per tutti». Essere al posto giusto nel
momento giusto è stato per Astaldi un valore aggiunto. Ad esempio l'Est Europa,
oggi nell'occhio della recessione. Stefano Cerri, a.d di un gruppo da
grandissime infrastrutture (42 milioni di utile netto consolidato nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-01 - pag: 10 autore: La green
economy parte dai tagli u Continua da pagina
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SCIENZA E FILOSOFIA data: 2009-03-01 - pag: 28 autore: Filosofia
minima Lourdes o staminali adulte? H o letto con grande piacere e profitto il
volume Interviste su Lourdes curato da Edoardo Caprino e Paolo Scarpa (San
Paolo, pagg. 126, 11,00), che ospita riflessioni di illustri rappresentanti del
mondo cattolico, Ravasi, Tettamanzi, SchÖnborn, Scola, Mancuso, Sequeri,
Bertone, e poi il rabbino Laras e i filosofi Cacciari e Reale. è una lettura
che consiglio sia ai lettori che credono in Dio e nell'Immacolata Concezione,
tema portante del volume insieme alle esegesi su topoi come la roccia, la
grotta e la luce, sia a coloro che, come chi scrive, credono, e assai
fermamente, a cose lontane anni luce da tutto ciò (e che, sia detto per inciso,
non amano per niente la categorizzazione di «non credenti»). Un fenomeno come
quello di Lourdes va preso massimamente sul serio, perché ha a che fare
direttamente con il tema attualissimo del «prendersi cura», anche relativamente
a malati che vengono definiti «senza speranza». Il pellegrinaggio, la
riflessione su di sé e sulla propria vita, lo staccarsi dalla quotidianità per
elevarsi al di sopra dell'odio e delle piccinerie consuete, il raggiungere una
meta intrinsecamente legata all'idea di sacro, sono dimensioni che tutti, in
qualche momento della nostra vita, sentiamo di dover esperire, e di cui si
comprende bene anche la possibile efficacia. Spirituale e, per certi versi,
terapeutica. Ora però, proprio in questi giorni, ho dovuto riflettere su un altro
genere di «viaggi della speranza »: quelli che molti malati
intraprendono per andare in Cina, in Russia, in Thailandia, per
farsi curare con le cellule staminali. Lo spunto è una notizia uscita su
«Plos-Medicine». Un giovane israeliano malato di atassia fa 5 viaggi in Russia,
dove gli trapiantano cellule staminali neurali, quindi adulte, provenienti da
feti abortiti. Tornato in Israele è colpito da un persistente mal di
testa. Dipende dalle masse di cellule che il ragazzo ha ricevuto da almeno due
diversi donatori, che hanno sviluppato un terribile tumore. Purtroppo la
Chiesa, negli ultimi anni, più che delle anime sembra volersi occupare dei
nostri poveri corpi, e ha incoraggiato questo genere di «viaggi della
speranza». Ribadendo ossessivamente l'inutilità,oltre che l'immoralità,della
ricerca sulle cellule staminali embrionali, ha diffuso idee errate su
fantomatici «miracoli delle staminali adulte». Ma per fortuna sono ancora in
molti i malati che scelgono, assai saggiamente, di intraprendere un cammino
spirituale verso Lourdes. di Armando Massarenti
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione: MUSICA data: 2009-03-01 - pag: 35 autore: Cremona
Cina, teatro totale Assente dagli anni '
( da "AmericaOggi Online" del 02-03-2009)
Argomenti: Cina
Il vertice di
Bruxelles/L'Ue non parla con una voce sola. Debole di fronte alla crisi di Pino
Agnetti 02-03-2009 Non è stato, per fortuna, un consulto sul cadavere. Però, la
classica foto di gruppo dei 27 leader e capi di stato dell'Unione europea
(assente la Merkel giunta in ritardo a causa di problemi al suo aereo) riunitisi
ieri a Bruxelles per l'ennesimo vertice sulla crisi ha ricordato ugualmente la
celeberrima "Lezione di anatomia del dottor Tulp" di Rembrandt.
Complici i segnali ben poco allegri che hanno preceduto l'incontro, a
cominciare dall'ultimo discorso radiofonico del sabato di Barack Obama. Una
sorta di "manifesto" dell'orgoglio nazional-obamista ("Io lavoro
per il popolo americano") certamente rivolto, in prima battuta, contro le
super lobby di Washington. Ma che è riuscito a far rizzare i capelli in testa
pure ai governanti europei, giustamente terrorizzati all'idea di una sterzata
della nuova amministrazione americana in senso (anche se non apertamente)
protezionista. Così come dalla prospettiva di ritrovarsi declassati al ruolo di
alleati marginali del gigante Usa, a tutto vantaggio della Cina (preoccupazione rinfocolata dal recentissimo viaggio a Pechino
della neo-segretaria di Stato, Hillary Clinton). Come se non bastasse, di
vertici ieri se ne sono tenuti in effetti due. Con i leader di nove Paesi dell'Est
a un passo dal crac finanziario autoconvocati in un pre-conclave tanto rissoso
quanto, in termini d'immagine, disastroso per l'Unione. Impressione
aggravata dalla partecipazione alla riunione dei nove (quasi a conferirle una
sorta di "ufficialità") del presidente di turno Ue, il ceco Mirek
Topolanek. Questi, reduce da una incredibile gag a casa sua (la finta
proclamazione di fronte al Parlamento di Praga dello stato di emergenza,
giustificata in seguito come "un innocente scherzo di carnevale"), è
riuscito così ad alimentare lo spauracchio di una clamorosa separazione in casa
fra Paesi della zona Euro e dell'Est. Tutto ciò, a vent'anni esatti dal crollo
del muro di Berlino! Roba da mandare completamente di traverso la successiva
colazione di lavoro a 27 soprattutto a chi, come il presidente francese Nicolas
Sarkozy, aveva particolarmente insistito per la convocazione di un vertice Ue
informale utile a "registrare i bulloni" in vista di quello ordinario
della seconda metà di marzo e del fondamentale appuntamento del G20 di Londra
del 2 aprile prossimo. Poi, si sa, c'è sempre qualcuno che deve preoccuparsi di
riattaccare i cocci. Decisiva, in questo senso, è risultata ieri la conferma da
parte francese della rinuncia a sottoporre gli aiuti di stato per l'industria
automobilistica nazionale al vincolo di non delocalizzare la produzione altrove
(leggasi nella repubblica Ceca). Il che ha permesso di salvaguardare, se non
altro, la parvenza di una comunità d'intenti fra vecchia e nuova Europa.
Nuovamente allineate sotto le bandiere del "no" al protezionismo,
dello sblocco dei canali del credito ("Ma con il necessario giudizio e
distinguendo da caso a caso", ha precisato seccamente il cancelliere
tedesco) e della fede nel mercato unico interno definito nel comunicato finale
il principale motore "per sostenere la ripresa e l'occupazione". In
realtà, a farla da padrone ieri a Bruxelles è stato il timore dei
"grandi" - Germania, Francia, Gran Bretagna ed anche Italia - che i
rispettivi sistemi bancari, più o meno pesantemente esposti nei Paesi dell'ex
blocco socialista, possano presto subire una catastrofica onda di ritorno dalla
bancarotta di partner quali Ungheria, Romania, Bulgaria e Lettonia. E, più
ancora, le paure per un possibile collasso dei due anelli - Grecia e Irlanda -
al momento più deboli dell'area euro, il cui default potrebbe scatenare una
pandemia tale da compromettere la tenuta della stessa Eurolandia. Cioè, del
sistema nervoso centrale dell'intero Continente. Difendere ad ogni costo la
coesione dell'Euro e dell'Ue è stata la "linea del Piave" attorno a
cui il pacchetto di mischia formato da Merkel, Sarkozy, Gordon Brown e
Berlusconi è riuscito, alla fine, a chiudere il vertice senza troppi danni. Ma
mai come ieri si è avvertita l'assenza di una voce capace di esprimere una
unità economica ed anche politica reale. E di sfidare la crisi dicendo, per
parafrasare Obama, "Io lavoro per il popolo europeo".
( da "Repubblica, La" del 03-03-2009)
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Pagina 36 - Cultura
La cura migliore Lenin a Washington Un caso sono i "salvataggi" che impediscono
la scomparsa di aziende ritenute strategiche altra cosa è ritenere la proprietà
pubblica la migliore cura contro i "monopoli naturali" L´opposizione
repubblicana accusa l´amministrazione guidata da Barack Obama: "Lenin e
Stalin sarebbero molto contenti di ciò che sta accadendo qui Le mani dello
Stato sull´economia in crisi Sotto il peso dei recenti sconvolgimenti
finanziari sta cambiando lo scenario dell´economia mondiale. Da private che
erano banche e aziende in difficoltà potranno diventare di proprietà pubblica.
Ma non tutti in America e in Europa sono d´accordo FEDERICO RAMPINI Oggi in
America nelle residue roccaforti della destra repubblicana è di moda attaccarsi
sul paraurti dell´auto un adesivo con su "Comrade Obama, U. S. S. A".
Il compagno Obama sarebbe il leader degli United Socialist States of America?
Non ha dubbi Mike Huckabee, l´ex governatore dell´Arkansas che corse per la
nomination repubblicana: «Lenin e Stalin sarebbero felici di quel che sta
accadendo qui». A scatenare l´ira dei conservatori è una parola:
nazionalizzazioni. Finora parziali, striscianti, non-dette, ma pur sempre
nazionalizzazioni. Per i repubblicani non conta che perfino il loro ex-idolo
Alan Greenspan, al vertice della banca centrale dai tempi di Ronald Reagan a George
Bush, abbia dato la sua benedizione. «Può essere necessario � ha detto di
recente Greenspan � nazionalizzare temporaneamente alcune banche per poterle
risanare». La ragione per cui l´America adotta una misura così drastica è
semplice: forza maggiore. I più grandi istituti di credito � da Citigroup a
Bank of America sarebbero già falliti senza l´aiuto dello Stato. Non ci si può
permettere di abbandonarli al loro destino. La bancarotta di una banca ben più
piccola come Lehman nell´autunno scorso creò un effetto-collasso su tutta la
finanza mondiale. E visto che il contribuente ha già versato centinaia di
miliardi di dollari alle banche, il minimo che può pretendere in cambio è che
lo Stato possa influire sulla loro gestione. E´ uno strappo storico? «Non è
vero che la nazionalizzazione sia estranea alle tradizioni americane � scrive
il premio Nobel dell´economia Paul Krugman � al contrario, è americana quanto
la torta di mele». E spesso vi hanno fatto ricorso presidenti di destra. Fu il
repubblicano Richard Nixon nel
( da "Repubblica, La" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 42 -
Spettacoli Il resto del mondo Dalla Cina alla Colombia il rock lingua planetaria CARLO MORETTI ROMA
Neanche MySpace può servire da bussola per orientarsi nel mondo del rock quando
lo si intenda come pianeta Terra. E Youtube è solo un antidoto all´inevitabile
stordimento. è l´altra faccia del mercato globale che, accanto alle autostrade
su cui viaggiano i gruppi ancora imposti dalle multinazionali, vede una
Babele delle lingue e un groviglio di percorsi in cui si rischia di perdersi.
Prendi ad esempio il Giappone, perché anche il Sol Levante ha le sue
Vibrazioni: si chiamano L´Arc en Ciel e cantano in giapponese un pop rock
melodico che ricorda molto da vicino le atmosfere della band milanese. Gruppi
da alta classifica, come i colleghi Asian Kung-Fu generation, che da noi non
hanno però neanche un´eco lontana. Tra i più conosciuti ci sono i Mongolian
Chop Squad (che però cantano in inglese) più famosi all´estero perché hanno
legato il loro successo al fumetto "Beck". Dall´altra parte del
pianeta, in Colombia si fa largo il "tropi-pop" (il pop tropicale) e
i Los De Adentro ne sono gli alfieri mentre per il rock crescono gli
Aterciopelados. Il Portogallo sta conoscendo il suo David Byrne, si chiama
David Fonseca, la Spagna esalta il pop rock di Amaral mentre in Israele la star
è David De´Or. Nelle Filippine i Sandwich fanno un rap rock molto inglese
cantando nella loro lingua mentre i Chicoshi hanno un approccio punk rock. Per
non parlare del rock alternativo che in Cina si è
riunito per celebrare con un cd i 10 anni dalla scomparsa di Zhang Yu dei Tang
Destiny. C´erano le icone del rock cinese, come Xu Wei, Zhang Chu, Gao Qi, e la
giovanissima promessa della chitarra Chen Lei.
( da "Repubblica, La" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 47 - Sport
Atletica Diamond League dal 2010, ma il Golden Gala è in dubbio
MONTECARLO - Rivoluzione nei programmi della grande atletica: dal 2010 al posto
della Golden League ci sarà la Diamond League (foto Bolt): non più 6 meeting
europei, ma 12 che toccheranno anche Cina e Usa. Golden
Gala in dubbio: si sta cercando l´accordo economico con la Iaaf.
( da "Repubblica, La" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina III - Milano "Questa
settimana è ancora troppo frammentaria, bisogna compattarsi" Artusi: per
battere i francesi un´alleanza tra stilisti e Fiera Tutta la filiera deve
lavorare insiemesenza gelosie Manifestazioni «ancora troppo frammentarie» come
calendario degli eventi e come geografia degli spazi espositivi. Condizioni
che, nella pratica, rendono Milano poco competitiva con l´altra grande capitale
della moda. Invece, «se la moda italiana vuole opporre una vera concorrenza a
Parigi, bisogna fare sempre più manifestazioni di filiera». Parola di Claudio
Artusi, amministratore delegato di Fiera Milano, che partecipava alla
presentazione del Mipel, il salone della pelletteria che parte domani a
Rho-Pero. Una dura critica, quella di Artusi, a un settore che sembra incapace
di fare squadra, nonostante le previsioni di una crisi globale e le nuove forme
di commercio impongano di ripensare le tradizionali esposizioni. «Il mondo
della moda è fatto di grandi individualità e a volte è difficile mettersi
insieme, ma in un periodo di crisi non sempre è meglio andare da soli», ha
spiegato, assicurando che Fiera Milano farà la sua parte per risalire la china
nella sfida che, nei mesi scorsi, ha fatto segnare punti a Parigi, preferita
dai grandi stilisti - che provocatoriamente avevano rinunciato alla piazza
milanese - e dai compratori anche per la compattezza dei calendari. Un primo
passo in questo senso è la concentrazione di appuntamenti del settore degli
accessori, che partono tutti a ridosso della chiusura delle sfilate moda donna.
Domani, appunto, tocca a Mipel, aperta fino a sabato, Micam - la fiera della
calzatura - e a Mifur - quella delle pellicce - , mentre venerdì apre Mido, la
mostra internazionale di ottica. E proprio la fiera della pelletteria si apre
con un occhio sui dati delle vendite nello scorso anno. Nel 2008, infatti, la
produzione del settore pelletteria è stata di quasi quattro miliardi di euro,
con una crescita dell´1,3 per cento rispetto all´anno prima e un consistente
rallentamento nel secondo semestre, in coincidenza con l´inizio della crisi
economica. Un segnale positivo hanno avuto le esportazioni (per un valore di
tre miliardi di euro, più 3,3 per cento), molto orientate verso i mercati della
Russia, degli Emirati Arabi e della Turchia), mentre le
importazioni (specie da Cina e Hong Kong) sono rimaste stabili sul miliardo e mezzo di euro.
A segnare il passo, secondo i dati dell´Aimpes, l´associazione dei pellettieri,
i consumi delle famiglie italiane. Le speranze sono riposte nel salone che apre
domani, «nonostante la congiuntura sfavorevole», come spiega Giorgio Cannara,
presidente di Aimpes. Per risollevare morale e acquisti, la fiera conta su 400
marchi, 30mila metri quadrati di esposizione, eventi fuori salone. (or. li.)
( da "Repubblica, La" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina
XI - Genova L´annuncio Costa collega Cina e Taiwan Costa
Crociere ha ottenuto il via libera da parte del Ministero dei Trasporti della
Repubblica Popolare Cinese per tre crociere tra Cina e Taiwan, tra
aprile e maggio, con partenza da Shanghai. Saranno le prime crociere a
collegare direttamente la Cina a Taiwan.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2009-03-03 - pag: 1 autore: OBIETTIVO RIPRESA Il rischio
più grande è aumentare la sfiducia di Alberto Alesina e Ignazio Angeloni H a
fallito il capitalismo? A leggere i giornali, non solo italiani, sembrerebbe
proprio di sì. Conferenze e riunioni internazionali ormai non fanno notizia se
non parlano del disastro in cui il sistema basato sulla triade
globalizzazione-liberalizzazione- finanza ci ha gettato e se non fanno a gara
nel proporre nuove formule per un capitalismo sostenibile ( in contrasto con
quello attuale, insostenibile), fatte per lo più di regolamentazione e
controlli pubblici, ove non di statalizzazione tout court. A leggere i giornali
di queste settimane sembrerebbe un gioco da ragazzi inventarsi un nuovo sistema
economico. Il pendolo politico, e al seguito quello mediatico, si stanno
spostando violentemente rischiando di travolgere coloro che hanno sostenuto e
sostengono un sistema economico nazionale e internazionale di libero mercato,
basato appunto su quella triade. Il sistema cioè che, affermatosi nei primi
anni 80 su ispirazione e leadership degli allora governi conservatori inglese e
americano, è divenuto poi punto di riferimento in ogni continente e per quasi
ogni parte politica. I fatti però sono testardi e parlano diversamente. In
nessun periodo storico l'economia del mondo ha goduto di un'espansione stabile
e sostenuta come in questo ultimo quarto di secolo. La crescita alta e, si
badi, molto stabile in tutti i Paesi avanzati, è stata ancora più forte nei
Paesi che oggi, proprio per questa ragione, chiamiamo emergenti, ma che una
volta si chiamavano poveri. E non è solo Cina. L'India, 25 anni fa epitome incurabile dell'arretratezza
economica, è oggi un anello vitale della catena produttiva mondiale (anche nel
2009, nel mezzo della crisi, crescerà del 5%). Per non parlare di parte
dell'Africa, che ha avuto solo in questi anni la possibilità di uscire, pur tra
mille contraddizioni, dal vicolo cieco della povertà estrema. E così
via. Questi risultati non sarebbero stati raggiunti senza i tre corni della
triade, cioè senza un sistema di commercio e finanza liberi a livello globale.
Tutto questo non è cancellato dalla grave recessione che oggi viviamo: è un
risultato acquisito. Non è vero che la crisi vanificherà queste conquiste. I
pessimisti hanno argomenti: gli interventi dei governi non sono per il momento
serviti, la sfiducia aumenta, i mercati azionari continuano a cadere. Continua
u pagina
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-03 - pag: 8 autore: L'Avana. Via capo di gabinetto
e titolari di Economia ed Esteri Rimpasto a Cuba, Raul silura tre uomini-chiave
del Governo Roberto Da Rin BUENOS AIRES. Dal nostro corrispondente Tre ministri
silurati. Ma soprattutto molti dubbi sul prosieguo del "nuovo corso"
che ora si preannuncia meno riformista rispetto alle attese. A un anno di
distanza dall'insediamento di Raul Castro alla presidenza di Cuba, un rimpasto
di Governo rimuove il capo della diplomazia Felipe Perez Roque; il ministro
dell'Economia Jose Luis Rodriguez; e il capo di gabinetto Carlos Lage. Agli
Esteri arriva Bruno Rodriguez, finora viceministro e al posto di Lage arriva
José Amado Ricardo Guerra. Del nuovo responsabile del dicastero economico per
ora non vi sono comunicazioni al riguardo. La motivazione del Consiglio di Stato,
l'organismo preposto alle scelte, è quella di una «ristrutturazione e
snellimento » dell'Amministrazione di Stato. Una di quelle dichiarazioni
criptiche che di solito sottendono scelte politiche molto nette. L'unica
certezza è che i ministri rimossi erano tra gli interpreti più esposti di una
linea un po' meno dirigista. Insomma l'era di Raul. com (foriera di
flessibilità e piccole iniezioni di mercato) che piaceva all'Europa, agli esuli
di Miami meno oltranzisti pare già archiviata o almeno rallentata. Le mosse
giocate sulla scacchiera politica de L'Avana non sono sempre facili da
decrittare ma negli ultimi mesi erano stati lanciati segnali interessanti.
Interpretati come segnali di apertura. Da una parte la linea
"isolazionista" di Raul, nell'accezione più positiva del termine, di
chi rinuncia all'idea di "esportare il socialismo". E contestualmente
"l'internazionalizzazione" di Raul, ovvero la
volontà di diversificare le relazioni internazionali: il consolidamento dei
rapporti con la Cina, ma anche con la Russia, il Brasile, il Messico di Calderon
(presidente di centrodestra), e poi la Spagna, l'Argentina, il Cile. E poi
l'invito di pochi settimane fa, rivolto a Barack Obama a «dialogare senza
intermediari, direttamente». Da parte americana gli ultimi segnali
lanciati da Obama risalgono alle battute finali della campagna elettorale, da
cui appariva chiara la volontà di aprire a Cuba. Ora il siluramento di Perez
Roque e di Carlos Lage, due giovani nel panorama gerontocratico de L'Avana,
getta una luce sinistra sulla reale volontà di procedere a un cambio, pur
cauto. E ora aleggial'ipotesi "maquillage". Il paradosso è che la
società cubana non pare fremere per cambi politici troppo accentuati. Secondo
un'inchiesta clandestina effettuata da un'istituto di sondaggi finanziato dal
Partito Repubblicano americano, il 50% dei cubani auspica delle riforme
economiche, ma solo il 10% desidera riforme politiche. PERSONAGGI ILLUSTRI Si
tratta dei politici più conosciuti fuori dall'isola Leader riformisti, come
Lage e Roque, che erano stati in corsa per sostituire Fidel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-03 - pag: 12 autore: Il compratore
cinese non pagherà i bronzi di YSL Ha un nome il compratore delle due statue ( nella foto) della collezione Yves Saint Laurent trafugate in Cina 150 anni fa dagli anglo-francesie messe all'asta da Christie's
la scorsa settimana. è il cinese Cai Mingchao, che ha dichiarato di non poter
pagare i 31 milioni di dollari dovuti. Ma si tratterebbe di una manovra del
Governo cinese per bloccare l'asta AP/LAPRESSE
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-03-03 - pag: 40 autore: Metalli non ferrosi. I
prezzi vantaggiosi favoriscono acquisti di ristoccaggio In salita la richiesta
cinese di rame Gianni Mattarelli MILANO La domanda cinese di rame è segnalata
in aumento ormai da qualche settimana. Secondo la Macquarie
Research, in Cina c'è un crescente interesse all'acquisto da parte di utilizzatori
finali che stanno approfittando delle maggiori facilitazioni di credito dalle
banche locali, mentre prendono anche vantaggio dai prezzi bassi attuali per
effettuare operazioni di ristoccaggio. I consumatori cinesi starebbero
infatti ricostituendo le giacenze, che erano scese in media a 2-3 giorni di
consumo, portandole a 7 giorni, livello tuttavia ancora inferiore alla tipica
quantità di 2-3 settimane che aveva caratterizzato gli anni 2006 e 2007. è
anche in corso un picco stagionale della domanda in alcuni settori quali
l'industria degli elettrodomestici, che è aumentata in gennaio a un tasso medio
annuo del 35%, dopo una caduta del 16% registrata in novembre. La scarsità
mondiale di rottame di rame, materia prima utilizzata per la produzione di
semilavorati, sta indirizzando i fabbricanti cinesi – ma anche quelli di altre
parti del mondo– a impiegare catodi, con il risultato di rendere più cari i
rottami, che attualmente vengono venduti a un prezzo superiore alla quotazione
London Metal Exchange (Lme), invece che a sconto, come avviene in situazioni
normali di mercato. Contemporaneamente è aumentata la richiesta di catodi, i
cui premi, ossia i sovrappiù da pagare sulla quotazione Lme per comperarli,
sono saliti nei magazzini dell'Estremo Oriente a 75 $, mentre in quelli del
Nord Europa rimangono intorno a 10-15 $. Allo Shanghai Futures Exchange (Shfe)
il prezzo del rame è superiore di 150-200 $ a quello di Londra. Il fatto
favorisce operazioni di arbitraggio con acquisti di rame sull'Lme e
contemporanea vendita sull'Shfe, manovre che si riflettono sui movimenti di
catodi, che da alcuni giorni riportano uscite dai magazzini ufficiali asiatici
(destinate a continuare, considerato che le quantità già registrate per la
spedizione da questi magazzini era ieri a 27mila tonnellate, su un totale di
cosiddetti warrant cancellati di 40.525 tonnellate). Nonostante questi segnali
di risveglio della domanda cinese, le posizioni nette a termine detenute dagli
speculatori al Comex di New York si mantengono largamente in vendita e si
immagina che une situazione simile esista all'Lme (che non pubblica queste
statistiche). Questa predisposizione di attesa di ribassi è la diretta
influenza sia della situazione fondamentale globale negativa che dell'attuale
quotazione. Essa, ancorché ritenuta bassa dagli analisti, è tuttora superiore
al valore storico ciclico. Ma se il fenomeno della importazioni della Cina dovesse continuare e le giacenze Lme cessassero di
aumentare, molte posizioni speculative potrebbero essere chiuse, ignorando le
ragioni fondamentali che le avevano promosse. Il risultato sarebbe quello di
aggiungere sostegno al mercato, almeno sul breve termine.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-03 - pag: 23 autore: Focus. L'Asean pone
le basi per una maggiore interdipendenza - Lavori in corso anche in campo
monetario e finanziario Asia, prove tecniche di unione L'integrazione regionale
risposta alla crisi - Il ruolo della Cina e del
Giappone Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro inviato Cos'ha in comune Ludwig van
Beethoven con Kittikhun Sodprasert e Sampao Triudom? La composizione di un inno
sovranazionale sotto cui popoli diversi si riconoscono in una comunità
regionale. "The Asean Way", l'equivalente dell'Inno alla Gioia, ha esordito
davanti ai 10 leader dell'Associazione dei Paesi del Sud-Est asiatico al
vertice dello scorso week-end, il primo svoltosi dopo che l'organizzazione si è
data uno statuto che inizia con «Noi, i popoli&» (manco fosse la
Costituzione statunitense). Novella Schiller è stata Payom Valaiphatchra, il
cui testo dell'inno culmina con «Noi osiamo sognare, noi vogliamo condividere.
Insieme per l'Asean ». Il sogno non è quello degli europeisti: non ci saranno
un Parlamento comune né una moneta unica. Ma la "Cha-am Hua Hin Declaration
on the Roadmap for the Asean Community 2009-2015", approvata domenica,
delinea la nascita tra sei anni di una Comunità economica da 570 milioni di
persone. Tanto basterebbe ad assegnare un posto nella storia alla località
thailandese di Hua Hin, anche se dal summit non sono giunti, come c'era da
aspettarsi, né progressi sul fronte della tutela dei diritti umani né decisioni
in grado di incidere da subito sui mercati, che anche ieri hanno messo sotto
pressione Borse e valute dell'area. Il conclamato «fermo impegno contro il
protezionismo»e l'astensione dall'«introdurre e alzare nuove barriere» al
commercio è considerato positivo dagli analisti, che però non mancano di
scontare sul breve la mancanza di concrete misure di coordinamento delle politiche
economiche e la sensazione del diffondersi di barriere non-tariffarie a
protezione di operatori domestici. Concreta è stata però la firma del Free
trade agreement (Fta) con Australia e Nuova Zelanda, che conferma come l'Asean
sia il polo su cui ruota da tempo una liberalizzazione progressiva degli scambi
internazionali, in mezzo allo stallo del Doha Round. Lo slittamento della firma
dell'Fta con l'India segnala però la crescente difficoltà di questo processo.
Sul medio e lungo termine, è promettente il via libera politico a un upgrading
della Chang Mai Iniziative verso un pool multilaterale di riserve valutarie da
120 miliardi di dollari, che dovrebbe essere formalizzato a maggio quando i
partner che ne forniranno l'80% (Giappone, Cina e
Corea del Sud) limeranno le divergenze su quote e condizioni. «Sarà un passo in
direzione di un Fondo monetario asiatico» ha affermato Masahiro Kawai,
presidente dell'Asian development bank Institute, secondo il quale di un Fmi
asiatico con mag-giore flessibilità e senza stigmi di accesso c'è più che mai
bisogno per proteggere economie e valute regionali da fughe di capitali. A
proporlo fu nel 1997 "Mister Yen", Eisuke Sakakibara, ma all'epoca
della crisi asiatica l'idea si scontrò subito con il doppio veto americano e
cinese. Ora Pechino appare più possibilista. Vari analisti frenano però gli
entusiasmi: l'innalzamento da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-03 - pag: 23 autore: IL PESO DEL DRAGONE
37% Pil/consumi interni cinesi Secondo l'Asian development bank, la crescita della Cina dipende solo
per il 37% dai consumi interni, e quella dell'India per il 52 per cento. Negli
Usa, il rapporto sale al 75%: per questo i giganti asiatici sono più esposti al
crollo della domanda mondiale 21% Export di Pechino verso la Ue L'Unione
europea è il primo partner commerciale della Cina; al secondo
posto ci sono gli Stati Uniti. Ma i vicini asiatici rappresentano una fetta
importante dei mercati di sbocco di Pechino: in tutto, pesano per quasi il 40%
delle esportazioni cinesi. L'area Asean da sola pesa per l'8 per cento 620
milioni I poveri in Asia Nel continente oltre 600 milioni di persone vivono
oggi con meno di un dollaro al giorno. Sono invece 700 milioni gli abitanti
dell'Asia che non hanno accesso all'acqua potabile,mentre quasi 2 miliardi non
dispongono dell'assistenza sanitaria
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-03 - pag: 23 autore: ANALISI Il
pragmatismo come via d'uscita di Romeo Orlandi D opo esserne stata vittima,
l'Asia orientale potrebbe diventare soluzione della crisi.I numeri sono
spietati nel descrivere il declino dell'export, la chiusura delle fabbriche,
gli aspetti sociali della disoccupazione. A distanza di 10 anni,l'Asia si
trovaa fronteggiare una crisi differente. La prima, quella del '97, è stata
sostanzialmente dovuta al ritiro dei capitali occidentali. Il timore di una
replica devastante ha indotto l'accelerazione delle economie asiatiche verso
una crescita trainata dalle esportazioni. Seguendo un classico modello di
sviluppo, la percentuale media dell'export sul Pil è salita dal 37% al 47% in
dieci anni. Questa crescita si è coniugata con una maggiore dipendenza dalla
domanda internazionale che oggi causa crisi e licenziamenti anche in Asia.
Eppure a essa si guarda come primo trampolino per il rilancio: le sue riserve
sono immense, i conti in ordine, gli stimulus packages si dispiegano a
ventaglio, esistono ampi margini di crescita per i consumi interni. Questo
auspicio riprende due vecchi argomenti del dibattito economico, il decoupling,
il disallineamento del ciclo economico asiatico da quello europeo e
nordamericano, e i "valori asiatici" cui andrebbe accreditata buona
parte dei successi. La frugalità, i legami familiari, gli affari condotti sulla
fiducia piuttosto che sulla legge, hanno connotazioni anche economiche.
Permettono di moderare gli eccessi, privilegiano la disciplina rispetto
all'individualismo, rafforzano il risparmio. Innestato su società ormai
industrializzate, questo metodo potrebbe condurre sia a un'uscita più veloce
della crisi, sia alla formazione di un blocco asiatico, una combinazione di
mercati sofisticati, capacità produttive, risorse finanziarie e moltitudini di
consumatori. Tuttavia lo scenario immaginato sembra ancora lontano da una
affermazione. Il motore Asia è stato causa ed effetto della globalizzazione. Di
essa ha ancora bisogno per uscire dall'impasse. Una crescita basata sulla
manifattura ha bisogno di consumi da altre parti del mondo, i bassi costi di
produzione sono inutili se non ci sono capitali internazionali che li
valorizzano. Per ora le economie asiatiche non sembrano in grado di svolgere
entrambi i ruoli. Gli stimoli ai consumi si sono rivelati spesso senza esito e
anche le misure a sostegno della domanda, soprattutto in Cina,
riguardano soprattutto la costruzione d'infrastrutture. Pechino sa, dalla sua
storia, che nelle crisi la mentalità contadina preferisce la prudenza. In
realtà le economie asiatiche sono già molto integrate. I principali flussi di
merci e di capitali hanno luogo nel Nord-Est del continente. Si tratta tuttavia
di parti dell'intero processo di supply chain: multinazionali giapponesi e sud-coreane hanno delocalizzato in Cina, dove si
produce, assembla ed esporta per loro conto. Le statistiche di gennaio 2009
rilevano che in Cina le importazioni sono diminuite, principalmente dalle economie
industrializzate dell'Asia che esportano componenti sofisticati. La
sostituzione dei consumatori dell'altra Usa con quelli asiatici è soltanto una
speranza per l'avvenire. Le merci non troverebbero acquirenti e l'intero
processo economico ne viene contagiato. Esistono inoltre altri ostacoli alla
trasformazione del Pacifico Orientale in un lago asiatico. Le divisioni
politiche sono per ora insormontabili. L'animosità delle relazioni riflette
secoli di storia e un dopoguerra non ancora concluso. Le relazioni economiche
hanno soltanto occultato contrasti ideologici e territoriali. Questo comporta
la mancanza di aspirazioni condivise, di una leadership, di una politica estera
comune.La necessità annunciata di una maggiore integrazione regionale nasconde
un'ostilità latente, intrisa di nazionalismo e soltanto ammorbidita dal
pragmatismo. Non a caso i tre giganti economici dell'Estremo Oriente- Giappone,
Cina e Corea del Sud - non hanno nessuna forma di
collaborazione, se non quella enunciata nei comunicati degli incontri formali.
L'Asia dunque è costretta a dipendere dalle nazioni economicamente più
progredite. è possibile che i futuri assetti internazionali saranno sistemati
in termini a lei più favorevoli. Fino ad allora dovrà però rassegnarsi a
dividere con tutti profondità e lunghezza della crisi. * Osservatorio Asia LA
VIA ALTERNATIVA La ricetta è fatta di conti in ordine, riserve immense ma anche
dei valori di frugalità e famiglia
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-03 - pag: 23 autore: M&M Andare o
restare, questo è il dilemma di Sara Cristaldi «S hould I stay or should I go»
cantava il gruppo inglese dei Clash nel 1981. «Devo rimanere o devo andarmene
ora», si chiedono probabilmente molte imprese che hanno tentato l'avventura
commerciale e produttiva sui mercati emergenti, spesso e volentieri con
successo, almeno fino a pochi mesi fa. A partire dai due
giganti, Cina e India. «è invece il momento di insistere», sicuramente oltre
la Grande Muraglia: se ne dice convinto Johnatan Woetzel, direttore di McKinsey
China che lavora con il Governo cinese per accelerare il passo della domanda
interna, specie sul fronte dei consumi. E ciò come contrappeso al calo
dell'export imposto dalla crisi mondiale, pericoloso per la cosiddetta
"fabbrica del mondo". La gelata della domanda mondiale è stata una
doccia fredda per Paesi che hanno fatto dell'export il motore di sviluppo delle
loro economie e il tornado globale sembra non risparmiare nessuno. Ma c'è chi
scommette che gli emergenti, e nel caso proprio Cina e
India, saranno le prime a ripartire quanto si innescherà la ripresa. Se non
prima, considerato che il mega- piano di stimoli all'economia in pesante
rallentamento appare adeguato a mantenere per Pechino una crescita dell'8% nel
2009, prevede ancora Woetzel. Anche perché la Cina
aveva imposto una stretta creditizia in funzione anti-inflazione a metà dello
scorso anno, ma dall'inizio del
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-03 - pag: 23 autore: SULLA STRADA
DELL'INTEGRAZIONE Le tante forme della cooperazione asiatica Dieci membri per
l'Asean L'Associazione delle nazioni dell'Asia del Sud-Est,o Asean,è stata
fondata nel 1967 da Thailandia, Indonesia, Malaysia, Filippine e Singapore. Il
Brunei Darussalam si è aggiunto nel 1984, il Vietnam nel 1995, il Laos e la
Birmania nel 1997 e per ultima la Cambogia, nel 1999. Secondo gli ultimi
dati,l'Asean raccoglie una popolazione di oltre 570 milioni di persone La
nascita dell'Afta Nel 1992 i Paesi dell'Asean hanno creato un'area di libero
scambio denominata Afta (Asian free trade agreement). Il progetto prevedeva una
graduale diminuzione e infine l'eliminazione di tutte le tariffe doganali tra
gli Stati membri. Il processo verso l'abolizione delle barriere è cominciato il
primo gennaio del 2005 e si concluderà soltanto nel 2015 Chiang Mai Initiative
La Chiang Mai Initiative, lanciata nel 2000 e rivista nel 2005, nacque in
risposta alla crisi finanziaria che scosse le tigri asiatiche nel biennio
1997-1998. Prevede lo scambio delle valute fra le banche
centrali dell'Asean+3 cioè i dieci Paesi Asean più la Cina, la Corea del
Sud e il Giappone - affinchè ciascuno disponga della sufficiente liquidità in
caso di crisi L'Asia dei bond Sei anni fa l'Asean+
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
MONDO E MERCATI data: 2009-03-03 - pag: 24 autore: Si allarga il deficit di New
Delhi A quota 11%, è il doppio delle stime ufficiali - L'India rischia il
downgrading Marco Masciaga NEW DELHI Quando,nel giro di pochi mesi, l'India
andrà al voto, il governo del primo ministro Manmohan Singh si presenterà agli
elettori forte di due risultati di cui avrebbe volentieri fatto a meno: il
tasso di crescita del Pil più basso dal 2003 e un deficit di bilancio
consolidato superiore al 11%. Mentre il primo dato è in larga parte l'effetto
della crisi mondiale, il secondo è solo in parte il frutto dei tre piani di
stimolo messi a punto per attutirne l'impatto. In larga misura si tratta del
risultato di una serie di scelte, da più parti bollate come "populiste",
compiute quando, soltanto pochi mesi fa, la prospettiva di drogare l'economia
di un Paese che cresceva del 9% all'anno sembrava risibile. «Quello che sta
accadendo – spiega Rajiv Kumar, direttore dell'Indian Council for Research on
International Economic Relations di New Delhi – è molto preoccupante: anche
perché il vero deficit non sarà quello ufficiale, che il Governo ha stimato al
6% del Pil, ma una cifra che, tenendo conto delle voci fuori budget come i
sussidi per i carburanti, e sommato ai deficit dei singoli Stati, sarà quasi
doppia. Va da sé che un deficit dell'11-12%è insostenibile ». Il pericolo
secondo Kumar è che il continuo ricorso dello Stato all'indebitamento porti al
cosiddetto crowding out degli investimenti privati, scoraggiati dal probabile
rapido rialzo dei tassi d'interesse non appena si sarà concluso l'attuale ciclo
di tagli. Senza contare le conseguenze dell'incremento dei costi legati agli
interessi sul debito, destinati a tornare al di sopra del 35%delle entrate,a
tuttodiscapito di investimenti in settori chiave come l'istruzione, la sanità e
le infrastrutture. «Rispetto alla Cina – prosegue
Kumar – i nostri governanti non sono stati capaci di approfittare degli anni di
crescita sostenuta che avrebbero consentito di mettere da parte delle risorse.
Oggi Pechino, oltre alle sue enormi riserve di valuta estera, ha un surplus di
bilancio con cui attutire l'impatto della crisi. Noi invece nei prossimi mesi
saremo costretti a fare ricorso quasi esclusivamente alla leva monetaria ». Uno
dei fattori che ha giocato contro la politica di rigore enunciata dal Fiscal
Responsibility and Budget Management Act del 2003 (che per l'anno fiscale
2008-2009 stabiliva un tetto del 3% al rapporto deficit/Pil) è stato
l'approssimarsi delle elezioni e la diffusa convinzione che il Governo
precedente a quello in carica sia stato sconfitto per avere trascurato la
popolazione rurale. Quest'anno tra le voci che hanno gravato in maniera
decisiva sulle finanze dello Stato ci sono i sussidi per l'acquisto di
fertilizzanti e carburanti, un piano per garantire un numero minimo di ore di
lavoro in opere pubbliche alle popolazioni delle regioni meno sviluppate, la
cancellazione dei debiti contratti da milioni di contadini con le banchestatali
e i generosi aumenti retributivi concessi ai lavoratori del pubblico impiego.
Un crescendo che una settimana fa ha convinto Standard & Poor's a rivedere
l'outlook sul debito indiano e ipotizzare un downgrading. «In vista delle
elezioni politiche che si terranno entro maggio –ha spiegato in una nota il
sovereign analyst Takahira Ogawa – il Governo ha adottato una serie di
politiche che hanno accresciuto la pressione sulle finanze pubbliche, facendone
il principale fattore negativo rispetto alle prospettive del rating ».Una
minaccia,quella del declassamento del debito pubblico, alla quale per il
momento la leadership indiana guarda con meno paura che a un ulteriore
rallentamento della crescita. «Lasciateci spendere», ha detto pochi giorni fa
il ministro degli Esteri, Pranab Mukherjee, che in queste settimane di
convalescenza del primo ministro sta guidando anche il dicastero delle Finanze.
«Circostanze straordinarie meritano misure straordinarie ». masciaga@gmail.com
RICETTE DIVERSE Rispetto a Pechino, il Governo non ha approfittato degli anni del
boom per accumulare riserve di valuta estera Campagna elettorale. L'India
voterà per il nuovo Parlamento tra il 16 di aprile e di 13 di maggio
AP/LAPRESSE
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-03-03 - pag: 25 autore: Lettera aperta.
Unimpresa Romania-Unione delle imprese italiane in Romania Italia-Romania: fare
di più Italia e Romania, Italiani e Romeni: perché è importante fare di più.
Pubblichiamo la Lettera aperta di Unimpresa Romania che oggi apparirà anche
sulla stampa romena. Q uello tra Italia e Romania è rapporto solido, antico e
ricco di valori e prospettive. Da non mettere dunque in crisi sulla base
dell'onda emotiva dei recenti, gravi fatti di cronaca nera avvenuti in alcune
città italiane. I reati, assolutamente inaccettabili, vanno perseguiti con
rigore ed efficacia, a norma di legge. Ma non possono diventare strumento per
campagne, in Italia come in Romania,contro il valore fondante dell'amicizia e
della collaborazione tra due popoli e due Stati europei. Le più recenti stime
parlano di oltre 220mila italiani presenti in Romania, spesso impegnati nello
sviluppo di attività economiche funzionali alla crescita dei due Paesi.Negli
ultimi anni, i romeni, circa un milione di persone,sono diventati la più
nutrita comunità straniera presente in Italia: un Paese scelto perché capace di
offrire opportunità, ma anche per antica affinità culturale. I flussi migratori
tra Italia e Romania rappresentano numericamente il più importante fenomeno di
migrazione fra due popoli europei degli ultimi 40 anni. Sotto il profilo
economico, vale la pena di ricordare che l'interscambio ha superato nel 2008
gli 11,5 miliardi di euro, un valore superiore del 50%a quello con il
Giappone,pari a circa la metà di quelli con due "colossi" come Cina e Russia. Al 31 dicembre 2008 risultavano registrate in Romania
ben 26.984 imprese a capitale, mentre in Italia sono registrate oltre 23.500
aziende rumene (+61.2% nel periodo 2003-08).Dopo l'ingresso della Romania
nell'Unione europea, il rapporto italo- romeno costituisce uno dei principali
elementi del più generale processo di costruzione dell'integrazione Ue.
Centinaia di migliaia di romeni in Italia contribuiscono oggi con il loro
lavoro e le loro imprese alla crescita dell'economia italiana e l'emigrazione
romena in Italia è, nel suo complesso, estremamente positiva anche sotto il
profilo del rispetto di leggi e regole, così come nella capacità di integrarsi
nel tessuto economico, sociale e culturale italiano. Come tutti i grandi
processi d'integrazione, anche quello tra Italiae Romania non è esente da
problemi. I due Governi stanno già operando in modo fattivo per la loro
soluzioni. Auspichiamo sinceramente che la loro azione si faccia sempre più
incisiva per fugare ogni rischio che una percezione distorta del reale rapporto
tra i due Paesi può comportare tanto per la comunità italiana in Romania che
per quella romena in Italia, quanto per l'ulteriore sviluppo degli scambi
economici e commerciali con le inevitabili ricadute sulle economie di entrambi
i Paesi. La Romania si appresta a varare un vasto piano di sviluppo delle
infrastrutture in tutti i settori ( viabilità, energia, telecomunicazioni,
agricoltura) che, anche grazie al supporto di oltre 23 miliardi di euro di
fondi Ue per i prossimi 5 anni,offre un'opportunità di investimento
importantissima per le imprese italiane. A maggior ragione in una fase di
profonda incertezza connessa alla crisi economica globale. Noi, imprenditori
con esperienza diretta delle dimaniche di questo Paese,sappiamo che il Governo
romeno sta facendo molto sulla strada del rafforzamento delle sue strutture
economiche e sociali e siamo convinti che ci siano le condizioni perché la
Romania acceleri il suo percorso sulla strada delle riforme di mercato.
Unimpresa Romania-Unione delle imprese italiane in Romania propone: •
Sviluppiamo ricerca e analisi sulle relazioni bilaterali per avere dati veri e
originali che mettiamo a disposizione di media e decisori. Perché dobbiamo
responsabilmente agire di più sui sistemi mediatico- politici per evidenziare
la ricchezza del rapporto bilaterale. è importante avere a cuore le sorti di
una soglia della condizione di fiducia che, se si abbassa troppo, penalizza
tutti. • Dobbiamo dare ai rappresentanti delle associazioni dei romeni in
Italia aiuti ( spazi, occasioni, superfici) per esprimersi di più e segnalare
preoccupazioni condivise con l'opinione pubblica italiana. Dobbiamo creare un
fronte trasversale e bilaterale che non prenda posizioni di maniera nella
reciproca difesa formale, ma che esprima comuni percezioni di chi lavora e
investe nelle imprese, di associazioni e famiglie, contro sbandati, balordi,
illegali che in tutti i Paesi Ue sono i nemici della sicurezza e della
coesistenza. Dobbiamo rifiutare "fronti nazionali" precostituiti, ma
costruire fronti di giudizio e iniziativa bilaterali. • Ci siamo fatti promotori
di un Forum italo romeno espressione della società civile dei due Paesi,
sostenuto dalle istituzioni, in condizioni di avere forza per produrre pensiero
e iniziativa. Dobbiamo individuare un forte evento culturale in Italia e in
Romania che dia prova della cooperazione di talento e creatività, tra i due
Paesi, come risposta al tentativo di abbassare la percezione del rapporto ai
temi imposti dai fronti criminali e illegali. Dobbiamo inoltre individuare
altri eventi, in Italia e in Romania,per valorizzare i benefici del rapporto
economico bilaterale e per aumentare l'interscambio economico a beneficio di
ambedue le economie. • Dobbiamo incoraggiare in Italia un senso di oggettività
nelle comunicazioni mediatiche per evitare che le nazioni dell'Est (Romania in
particolare)siano stigmatizzate come ad alto rischio per investimenti e partner
inaffidabili nell'interscambio. Essere presenti in questi Paesi è
un'opportunità e un punto di forza per le imprese. Dobbiamo stimolare i due
Governi perché varino misure per favorire l'integrazione delle rispettive
comunità, per dare loro una voce forte e coesa con i bisogni e le attese del
Paese in cui vivono e nel contesto della comune Casa Europea. Un messaggio a
istituzioni, cittadini, imprenditori, lavoratori: Le crisi si vincono aprendosi
alle nuove opportunità. Col coraggio delle scelte. Non con l'immobilismo della
paura o la chiusura dei mercati. GIOVANNETTI/EFFIGIE Aziende d'Italia Sono
26.984 le imprese italiane in Romania. Dopo le Pmi sono arrivati i grandi
gruppi come Enel e Pirelli (nella foto lo stabilimento)
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: STILE E TENDENZE data: 2009-03-03 - pag: 21 autore: SESTO GIORNO DI
PRêT-à-PORTER Fendi e Versace seducono Dolce&Gabbana giocano con il
surrealismo di Renata Molho L e reazioni qualificano e distinguono, mostrano la
tempra e il carattere e ci torna alla mente il superbo film del 1958 di
Satyajit Ray La stanza della musica, nel quale si mostra l'orgoglio di
appartenenza e la risposta coraggiosa e sprezzante ai momenti difficili. Ed è
così che Dolce&Gabbana si lasciano influenzare dal pensiero surrealista e
ne interpretano la libertà totale di pensiero. I riferimenti a Cocteau e Dalì
sono solo accennati e si traducono in un continuo gioco di invenzioni. Vanno
oltre la realtà, tenendone conto ma per distorcela e mischiare tutto
l'esistente. Così un paio di guanti lunghi diventa una sciarpa, l'orologio
molle di Dalì viene citato diventando decoro o bottone o collana, il capo si
popola di fiocchi e altri elementi trattenuti da un cerchietto, la riga
posteriore delle calze collant è una ruche di raso. Questa è una collezione con
la quale si abbandona qualsiasi pregiudizio e che porta lontano. La silhouette
è allungata e sottile per esplodere in una sorta di bocciolo in stoffa che
amplifica le spalle a dismisura, ma non le appesantisce. Tra cappotti, e
giacchine in broccato, mantelline di panno e un'infinità di dettagli
sofisticati, tutto è seriamente giocoso. Georgette, mikado di seta, tweed,
velluto, ruche di pelle e gonne dai volumi stralunati. La faccia di Marylin
Monroe, impressa nero su bianco, giganteggia negli abiti aerei lunghi e corti ,
fino a chiudere la sfilata con una fluidità sorprendente. «Oggi, più che mai,
non bisogna perdere la concentrazione» dice Donatella Versace che ha pensato a
un inverno pragmatico, ma ricchissimo nei materiali e puro nelle forme: i
cappotti, le giacche il trench, che hanno un ruolo predominante nella sua
col-lezione, hanno forme ampie e contrastano con la silhouette sottile degli
abiti. Angora di lana attraversata da fili di metallo, lavorazioni ajour,
bacchette di metallo che animano il top blu cina: tutto è
preciso, scivolato sul corpo, mosso solo da gentili drappeggi e asimmetrie. è
un grande gioco di contrasti tra morbidezze e rigidità ed è il risultato di un
lavoro di scomposizione e ricomposizione raffinatissimo. Il trench in visone
rasato turchese sintetizza lo spirito della stagione e sottolinea
l'atteggiamento propositivo della maison Versace. La severità è data dai
tacchi altissimi e dalle ghette in pelle, ma la collezione di Fendi, in realtà
è molto semplice e di grande efficacia, giocata sul concetto di
sovrapposizione: degradano i colori e le lunghezze, i pannelli schermano e
movimentano gli abiti indossati anche con i pantaloni. Materiali, lavorazioni
artigianali e corsetti di cuoio rigido a trattenere il mohair, la garza e il
pizzo di lana, la seta gazar che diventa feltro, gli jacquard matelassé e lo
chiffon, che creano effetti di leggerezza contraddetti sistematicamente. Belle
le borse, tra le quali ricordiamo il modello Peekaboo che può anche essere in
cavallino con interno in visone a lavorazione molecolare oro bianco a 18
carati. è rigoroso il prossimo inverno di Max Mara, ma il tratto di
contemporaneità sta in quello spuntare di satin dalla gonna dritta in lana, nel
sovrapporsi di cardigan piccoli a minipull, nella dimensione ridotta del collo
nella magnifica e semplice giacca grigia. Nell'assenza delle maniche nel
cappotto cammello, che può anche essere classicismo e nero, annodato in vita
come un trench. è intelligente la proposta di Laura Biagiotti che, da sempre
affascinata dal futurismo, ripropone i grafismi di Giacomo Balla e dei
protagonisti del movimento. Li ricama, li stampa, li traduce, ne fa giacche e
abiti dalle linee fluidee comode che si possono indossare piacevolmente. Non
mancano il bianco e le morbidezze alle quali ci ha abituati e che sono la forza
del marchio. E sono allegre e molto divertenti anche le calze a bande di colori
contrastanti pensate da Albino per Les Copains e che accessoriano maglioni e
giacche dalle proporzioni Ci appare solida la collezione e insolitamente
luminoso il lavoro di John Richmond che offre un'interpretazione personale e
molto gradevole del militare: il panno delle giacchine contrasta con la
lucentezza del satin, con l'effetto graffiti in lamè, con le cinture e i
pantaloni equestri. I colori sono il verde smeraldo, il grigio perla, l'oro
invecchiato e l'inevitabile nero per la sera. Ma qui il retrogusto punk è
espresso acutamente con sorprendenti decori di macrozip che lo illuminano. Da
destra. Le proposte Versace, Dolce&Gabbana e Richmond
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
STILE E TENDENZE data: 2009-03-03 - pag: 21 autore: SALONI DI TENDENZA Vanno in
scena natura e sperimentazione A White, Touch!, neoZone e cloudnine in mostra
tessuti preziosi e pellami rari ed esotici di Marika Gervasio S perimentazione
e natura: sono le parole d'ordine ai saloni White,Touch!,neoZone e cloudnine a
Milano. Dall'abbigliamento agli accessori come borse, gioielli e occhiali negli
spazi di via Tortona vanno in scena le ultime tendenze. Come Nuti, che nella
nuova sezione Luxury del White al Superstudio Più, porta le sue collezioni di
borse oversize o pochette in pellami esotici come struzzo, coccodrillo e
pitone. Creazioni frutto di lavorazioni e colorazioni naturali che si ispirano
alle spezie dal cardamomo al peperoncino passando per l'anice stellato. «Le
lavorazioni artigianali – spiega la stilista Ilaria Nuti – permettono di
ottenere colorazioni esclusive, per borse che sono pezzi unici, una diversa
dall'altra. Stesso discorso per la lavorazione dei materiali che riusciamo a
rendere morbidissimi. Siamo presenti nei migliori department store di Stati
Uniti, Corea, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Russia e Ucraina. Abbiamo anche un
monomarca a Jakarta». Possiede un'azienda agricola in Calabria, terra d'origine
(mentre l'attivitàdi produzione è in Umbria), dove coltiva le piante da cui
ricava le colorazioni per sciarpe, stole, plaid, coperte e una linea esclusiva
di cappottini per cani in puro cashmere, Claudio Cutuli presente a neoZone
(quest'anno ospitato all'interno del Nhow Hotel di via Tortona assieme al
Touch!, mentre il terzo salone di Pitti Immagine, cloudnine, è allestito al
Padiglione Visconti). Tra le novità, sciarpe in cashmere aromatizzate alla
cannella, alla liquirizia e alla vaniglia che si ispirano ai principi
dell'aromaterapia. «Tutti i nostri prodotti – spiega Cutuli – sono realizzati
con macchine manuali degli anni 30 rivisitati e tinti in modo naturale con
materie prime vegetali e minerali come la cocciniglia, le cortecce di frassino
e rovere, melograno, noce e ibisco. Naturali sono anche i materiali: dal
cashmere al cashmere e seta fino all'alpaca, al mohair alla canapa e al bambù».
Prodotti molto apprezzati dal pubblico asiatico, soprattutto giapponesi. Russia
e i Paesi arabi sono, invece, i mercati di riferimento di Pomi che al Luxury
White mostra i suoi gioielli creati con una resina speciale, oro e pietre
preziose. «Lavoriamo soprattutto con l'estero – raccontano i fratelli Claudio e
Stefano Pomi – che sono attratti dal made in Italy e apprezzano prodotti, come
i nostri, frutto di una continua sperimentazione nei materiali e nelle
lavorazioni». Mentre Pineider, che a neoZone porta la linea di borse
"Small" in pelle di vitello nappato raccolto da briglie in cuoio tono
su tono, sta puntando a espandersi a Dubai e in Giappone, come spiega la export
manager Lara Danesi: «Siamo presenti un po' in tutto il mondo, dalla Russia alla Cina fino agli
Stati Uniti passando per Europa e Asia e la nostra strategia di crescita
all'estero è partita due anni fa con la nuova gestione. Per ora il nostro
mercato estero di riferimento è l'Inghilterra ». Ha trovato contatti con
Germania e Spagna al White un nuovo marchio di occhiali, Bob Sdrunk,
finora venduto solo in Italia. «Abbiamo iniziato la scorsa estate – spiega
Goffredo Cerolini, uno dei due artefici di questa realtà, assieme a Fabio
Guerra – con la linea "Easy" ispirata alle atmosfere dei surfisti e
delle spiagge australiane. Poi è nata anche la linea vintage. Tutto con un
comun denominatore: occhiali prodotti da artigiani italiani». Il marchio di
abbigliamento Nuan al neoZone, invece, punta alla Francia, dopo essersi
sviluppato in altri Paesi europei, Giappone e Cina
come spiega Milko Brignoli, uno dei titolari. Esclusivi. Sopra la borsa
Ventaglio in struzzo di Nuti. Sotto i cappottini in cashmere per cani di
Claudio Cutuli Pets
( da "AmericaOggi Online" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
L'onda lunga della
crisi. Governi paralizzati, mercati in crollo, spettro di rivolta sociale di
Jean-Luc Giorda 03-03-2009 La sirena d'allarme ormai suona a distesa.
Incessante, spacca i timpani. Ma i pompieri non arrivano. L'ennesimo lunedì
nero delle borse europee sembra più un grido disperato che una reazione a dati
economici e decisioni politiche. I primi non mancano certo, e sono
oggettivamente catastrofici. Le seconde, invece, continuano ad annaspare in una
cacofonia di annunci, precisazioni, difese più o meno non richieste. Qualche
volta di veri e propri giochi di prestigio, che i mercati si limitano a
ignorare. Del resto, quando un colosso bancario come Hsbc annuncia un crollo
dell'utile del 70%, 6.100 licenziamenti e un aumento di capitale di 17,7
miliardi di dollari, è difficile che nello stesso giorno le borse prendano per
buone le assicurazioni verbali, peraltro contraddittorie, di un gruppo di
politici europei apparentemente in preda al panico e senza alcuna visione
comune. Se i mercati non si lasciano tranquillizzare dal "piano
Obama" che, giusto o sbagliato, ha almeno il merito di indicare obbiettivi
precisi e mezzi finanziari definiti per raggiungerli, non possiamo aspettarci
che credano ai cosiddetti "vertici straordinari" sulla crisi che
l'Europa tiene ormai ogni domenica. E che si rivelano sempre più
controproducenti. Ormai l'ultima chiamata è per il G20 di Londra, ad aprile. Un
appuntamento che non può fallire, ma che per ora sembra avere buone probabilità
di partorire l'ennesimo topolino. Sarebbe drammatico. Come ripetono sempre più
allarmati i massimi economisti mondiali (ancora ieri su Le Monde Jean-Paul
Fitoussi) il vero problema sul tappeto è completare la globalizzazione: finora
quel che si è fatto è globalizzare la povertà, scegliendo quel che della
dottrina liberista e del capitalismo faceva più comodo, e ignorando
semplicemente il resto. Il richiamo all'etica, infatti, lo fa già Adam Smith. E
non per bontà d'animo: semplicemente perché senza un'etica che governi e
temperi l'ineguale distribuzione del reddito, il capitalismo non funziona. Se
l'etica non è nell'animo umano (e certo non è in quello dei manager dai
paracadute dorati, o dei vari Madoff, Nami e Stanford), sia almeno nelle
regole. Lo chiede anche Tremonti. Se il G20 non troverà un accordo operativo e
credibile su questo punto, il resto conterà poco. L'onda lunga della crisi sta
arrivando sulla costa fragile della gente in carne e ossa. Dopo aver distrutto
la finanza virtuale, poi quella reale, sta finendo di masticare l'industria e
la produzione di servizi. Da oggi in poi sulla sua traiettoria ci sono le
persone fisiche, le famiglie con i genitori disoccupati che non trovano più
sostegno familiare (dove? In quel che resta delle pensioni dei nonni?). In
Europa entro un anno ci saranno almeno 6 milioni di disoccupati in più, e la
stima è prudente. Il rischio dei prossimi mesi è quello della protesta sociale
diffusa, e progressivamente più incline alla violenza. Un rischio pesante per
l'ordine pubblico e per la democrazia, ma che non si può pensare di
fronteggiare con l'esercito in strada, con un improponibile ritorno ai cannoni
di Bava Beccaris. Non sono scenari catastrofisti. Piuttosto previsioni. Per ora
applicate ai Paesi dell'Est Europa in bancarotta (e ai quali i partner meno
disastrati rifiutano cortesemente un salvagente), ma che potrebbero presto
riguardare i paesi più deboli dell'eurozona, come la Grecia e l'Irlanda. E più
avanti (mesi, non anni) anche gli altri, Italia compresa. Perché
mai come in questo momento è chiaro che l'Europa è già una, a dispetto dei suoi
leader nazionali e delle loro illusioni. Affonderà o si salverà tutta insieme,
e insieme comunque al resto del mondo, dall'America alla Cina. Questa è la realtà. Accettarla o subirla: è l'unica alternativa
che la nostra società globale e suoi governi hanno davanti.
( da "Avvenire" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
POLITICA 03-03-2009
Montana, luci al Colosseo per il «no» alle esecuzioni M entre per il secondo
anno consecutivo le Nazioni Unite hanno rinnovato la mozione sulla moratoria
alle esecuzioni, attualmente aderiscono al movimento mondiale delle Città per
la vita promosso da Sant'Egidio oltre 900 città. Un movimento
di pressione che ha portato a molti risultati in questi anni anche se Cina, Iran, Arabia Saudita e gli stessi Stati Uniti continuano a
guidare la triste classifica delle esecuzioni. Soprattutto negli Usa però si
sta rafforzando anche per ragioni meramente economiche legate alla recessione
(la pena di morte "costa" più del carcere a vita) un consistente
fronte abolizionista.
( da "Avvenire" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
POLITICA 03-03-2009
IL PARADOSSO DELLA CONFERENZA DI SHARM-EL-SHEIKH Pagare la bolletta del conflitto
e girarsi in fretta dall'altra parte FULVIO SCAGLIONE È inevitabile che negli
incontri tra grandi l'aspetto formale, rituale, si prenda parte della scena. Ma
la conferenza di Sharmel- Sheikh dedicata ieri alla ricostruzione di Gaza ( con
87 tra Paesi e organizzazioni finanziarie) ha avuto i tempi e i modi di un
teatro delle ombre, tutto allusioni, rimandi e gesti staccati dai corpi.
Hillary Clinton si è presentata con 900 milioni di dollari, di cui 600 andranno
però all'Autorità Palestinese di Abu Mazen, che a Gaza non conta nulla da
quando, nel 2007, Hamas la cacciò dalla Striscia con la forza. Il rais Mubarak
invita Hamas alla tregua dopo aver non tanto segretamente sperato che Israele
spazzasse via il movimento radicale palestinese, che rischia di contagiare i
Fratelli Musulmani in Egitto. La Siria c'era, interessata però soprattutto ai
rapporti con gli Usa. Molti Paesi ( dagli Usa alla Francia, la stessa Italia)
hanno mostrato un franco imbarazzo all'idea di trovarsi Israele governato da un
gabinetto di destradestra. Certo, alla fine sono stati raccolti 4,5 miliardi di
dollari. Ma quanto impaccio, quanti imbarazzi. Tutto questo non è frutto del
caso. Israele e l'ala radicale del movimento palestinese ( Hamas, ma non solo)
somigliano sempre più a due vicini di casa che sono invecchiati litigando e ora
nemmeno ricordano le origini del contrasto, mentre gli altri inquilini sempre
più badano agli affari propri. Il mondo è andato avanti, Israele e Hamas sono
rimasti a combattersi in un angolo del pianeta di cui, ormai, importa poco a
tutti. C'è la crisi economica mondiale, è vero. Ma anche un Iraq dal destino
incerto e comunque radicalmente mutato. L'Iran va in cerca della bomba atomica.
Gli Usa non sono più quelli, la Cina è insediata
in Africa, i Paesi del Golfo sono persino diventati una meta turistica. Tutto
cambia, insomma, tranne l'inutile massacro di israeliani e palestinesi. Quelli
di Hamas ogni tanto mettono fuori il naso, gridano ' vittoria' e tornano a
nascondersi nei bunker. Intorno a loro cresce solo l'industria dei
funerali. Israele vive suo malgrado nel paradosso: esiste ogni giorno di più ma
non riesce a farsi accettare. E a ogni guerra si ritrova militarmente più forte
e politicamente più ammaccato: nel 2006 diede una dura lezione a Hezbollah, che
infatti ora governa il Libano; tre mesi fa ha messo in ginocchio Hamas, e
adesso si avvia verso un Governo che con grande generosità potremmo definire
avventuroso. Da tragedia della terra e dell'identità, lo scontro, avvitato su
se stesso, rischia ormai di volgere in dramma dell'assurdo. Abu Mazen e
l'Autorità palestinese sono oggi evocati come un modello di moderazione e di
fede nella pace. Come se non fossero quella cosa fragile che sono, come se nel
2006 non fossero stati umiliati in modo così clamoroso da rendere inevitabile
il trionfo elettorale di Hamas, come se a Gaza ( persino adesso, ed è tutto
dire) non avessero lasciato un ricordo di rara corruzione. I palestinesi
cittadini di Israele ancora si dibattono tra il rifiuto ( che li emargina dalla
vita politica di uno Stato pure democratico) e la partecipazione ( che
fatalmente li integra, li rende ogni giorno più israeliani e meno palestinesi).
Mentre loro ci pensano su, il vero vincitore delle elezioni israeliane, Avigdor
Lieberman, fa circolare le sue proposte discriminatorie. Fa male al cuore dirlo
e ancor più vederlo, ma la comunità internazionale, esausta, ormai paga la
bolletta del conflitto per potersi girare il più in fretta possibile dall'altra
parte.
( da "Famiglia Cristiana" del 03-03-2009)
Argomenti: Cina
di Rosanna Biffi
INSERTO SPECIALE IL FUTURO È ROSA QUANDO NEL MEZZOGIORNO L?INNOVAZIONE È DONNA A
colloquio con la presidente dei Giovani industriali della Basilicata:
«Scontiamo ancora una tradizione culturale che ci faceva magari studiare, ma
non lavorare. E oggi...». Amministratore unico di una piccola impresa con 20
addetti, Gabriella Megale, 35 anni, è anche presidente dei Giovani industriali
della Basilicata. Rappresenta quell?onda rosa che ha portato Emma Marcegaglia
al vertice di Confindustria e Federica Guidi alla testa dei Giovani
imprenditori, ma è anche un esempio realistico delle donne italiane d?oggi, o
almeno delle nuove generazioni. Gran lavoratrice, per nulla intimidita dalle
sfide e dotata di una femminilità sicura di sé, Gabriella è la prima donna
arrivata ai vertici di Confindustria nella sua regione, ma sottolinea che nel
direttivo dei Giovani industriali in Basilicata le donne sono ormai 5 su 13
rappresentanti. Se nel suo territorio il tasso di disoccupazione è alto (già
nel dicembre scorso raggiungeva il 13%), «una gran parte di quei disoccupati
sono donne, perché purtroppo noi scontiamo una tradizione culturale, anche
popolare, per cui la donna spesso doveva rimanere a casa e occuparsi solo della
cura della famiglia», riconosce l?imprenditrice lucana. «E per quanto siano
passati ormai tanti anni e iniziamo a vedere nelle nostre aziende donne che
riescono a raggiungere anche posizioni di vertice, c?è bisogno di un po? di
tempo ancora per far comprendere, pure a un padre di famiglia vecchio stampo,
che la sua figlia femmina può dover studiare non solo per cultura personale, ma
per potersi impegnare nel lavoro». Nel suo caso, è stata favorita da una
famiglia che non ha fatto differenze tra i due figli maschi e le due femmine, e
da un padre che ha creato un?impresa di particolari meccanici, la Sulzer Sud.
«In questo periodo di crisi sono le piccole imprese di famiglia, con prodotti
di nicchia, che continuano a trainare l?industria del Paese, perché quelle
grandi sono meno flessibili ed entrano in crisi più facilmente», fa notare. È
ciò che fanno con inventiva e fatica quotidiana alla Sulzer Sud, ma è anche un
rimedio che la presidente dei Giovani industriali della Basilicata suggerisce
per la sua terra: «Concentrarsi su produzioni che portino l?innovazione. La
ricerca la stiamo avviando, ma sappiamo che la ricerca ha tempi medio-lunghi, mentre
l?innovazione, che spesso è frutto della ricerca passata, ci può dare l?input.
Dobbiamo indirizzare le nostre produzioni su quei particolari, nel mio caso
meccanici, che non possono essere realizzati in Paesi come la Cina, l?India o anche la Romania, dove il costo del lavoro è
molto più basso del nostro. Dobbiamo sfruttare la cultura e rinnovare le nostre
strutture, i nostri processi lavorativi verso quei prodotti che diventino di
nicchia e che possiamo realizzare noi, con la nostra creatività e il nostro
Made in Italy». Le infrastrutture che mancano Per non rimanere nel vago, la
giovane imprenditrice indica alcuni ambiti di sviluppo possibile: coltivazioni
tipiche, prodotti locali, attività artigianali come la produzioni dei
fischietti in terracotta di Matera, il turismo. Esempi di piccola
imprenditorialità accessibile a donne e uomini. Ma non tace i grandi nodi dello
sviluppo al Sud: le infrastrutture mancanti, i tempi lunghissimi dei pagamenti
per chi lavora con il pubblico, il clientelismo, una certa imprenditorialità di
rapina venuta da fuori per sfruttare fondi pubblici, le mancate facilitazioni
agli imprenditori locali. «Per esempio, la Basilicata produce circa il 10% del
fabbisogno nazionale di petrolio», ricorda Gabriella Megale. «In passato sono
stati fatti alcuni errori nel non vincolare l?estrazione alla possibilità di
occupazione locale. Ma il petrolio può anche voler dire per me, imprenditore
lucano, pagare meno l?energia, visto che lo si può fare. In questo modo la mia
Regione mi metterebbe in condizione di competere con il mio concorrente del
Nord: magari lui pagherà meno le infrastrutture, e io l'energia».
( da "Repubblica, La" del 04-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina IX - Roma Da
Cenerentola a Mulan, fantasie on ice Al Palalottomatica due ore di show con le
star della Disney su una pista fatata che diventa il regno delle favole ALESSANDRA
PAOLINI E come accade sempre nelle favole, "vissero tutti felici e
contenti". Sul ghiaccio, però. Dove dal 25 al 29 marzo arriveranno
Cenerentola, Jasmine, Ariel, Aurora, Mulan, Biancaneve e Trilly tutte le
protagoniste di «Principesse on Ice». Sette fanciulle delle fiabe targate
Disney che sbarcheranno al Palalottomatica coinvolgendo il pubblico in una
romantica celebrazione dell´amore. Lo spettacolo arriva in Italia dopo essere
stato visto da oltre sei milioni di spettatori e aver fatto innamorare grandi e
piccini in 243 città. Con un debutto avvenuto ormai sei anni fa a Lakeland, in
florida. Da allora, in pratica, ha toccato tutti e cinque i continenti e dal 18
marzo fa tappa in Italia. Prima Milano, poi Roma e Torino. «Solo tre piazze -
spiegano gli organizzatori - perché dietro ogni show c´è un lavoro enorme fatto
di megastrutture e scenografie da far rimanere a bocca aperta». I più piccoli
in modo particolare, specie le bambine abituate da anni a vedere tutte insieme
le "princeps" stampate su magliette, zaini ed astucci. «Saranno due
ore di emozione e magia dove quarantasei pattinatori sul ghiaccio di alta
qualità tecnica, tutti atleti olimpionici, provenienti da quindici paesi,
interpretano i personaggi del mondo Disney - racconta Fiorenza Sarotto
responsabile marketing della Disney Italia - lo spettacolo sarà tutto in
italiano con le voci originali dei film». Così, sulle note di "in fondo al
mar" ecco la sirenetta Ariel che nuota tra i coralli inseguita dal
gamberetto Sebastian che vuol distoglierla dal suo innamoramento per un
principe, ahinoi, senza pinne. La pista di ghiaccio si trasformerà poi in un
paese incantato ospitando un ricco castello mobile di tre piani. «Ad ogni
mutazione del maniero - raccontano - gli organizzatori gli spettatori saranno
accompagnati in un viaggio attorno al mondo: dal regno di Cenerentola (che
compie 72 anni) alla città di Jasmine e del suo Alladin, Agrabah, fino alla lontana Cina di Mulan.
«Trasportiamo la gente in un luogo più magico di quanto possano aspettarsi -
spiega il produttore Kenneth Feld. Ma la caratteristica di questo show «e´ di
alternare poesia e megashow - dice Ermes Bonini di Applauso, produttore e
organizzatore dell´evento insieme a Maximiliano Bucci di The Base, - dai
passi a due di coppie di personaggi o assoli portentosi come la Mulan che fa
una lunghissima piroetta a scene di gruppo piene di costumi e macchine
sceniche». Tra le novità dello show, che ha bisogno di tre giorni di montaggio
per un´attrezzatura che viaggia su 22 tir (solo per le luci occorrono
( da "Repubblica, La" del 04-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XVII - Milano
La storia Due corsi di laurea di primo livello e una specialistica con
l´Università Tongji di Shangai Operazione PoliTong ingegneri tra Milano e
Pechino Claudio, alla Tonji da 5 mesi: "L´impatto può disorientare ma
lezioni e studio sono come da noi" PAOLO SCANDALE Tre atenei insieme per
un progetto internazionale. è il PoliTong, campus italo-cinese nato dalla
collaborazione tra i Politecnici di Milano e Torino e la Tongji University di
Shanghai. Due lauree di primo livello (Information Technology Engineering e
Mechanical and Production Engineering) e una di secondo (Industrial Design), al
termine delle quali gli studenti conseguiranno un titolo riconosciuto tanto in
Italia che in Cina. Il PoliTong è diverso dalle
esperienze di studio all´estero che si collocano nella fase post-laurea o
coprono solo un breve arco di tempo: «è un progetto più strutturato - spiega il
professor Bruno Pizzigoni, delegato del rettore all´iniziativa per il
Politecnico - e permette agli studenti di confrontarsi per un periodo significativo
con un paese e un metodo didattico diversi dal proprio». Ed è nato anche per
soddisfare le richieste del mondo del lavoro, aggiunge: «Sono state le nostre
imprese che operano in Cina a dare la spinta iniziale,
volevano laureati italiani, e soprattutto cinesi, preparati secondo gli
standard occidentali». Per le lauree di primo livello i primi 40 studenti
cinesi (per i quali si tratta di un corso quadriennale con l´ultimo anno da
frequentare in Italia), arriveranno a Milano il prossimo anno, mentre il primo
gruppo di 29 ragazzi italiani, che frequentano alla Tongji il secondo dei tre
anni di corso, sono già a Shanghai dallo scorso settembre. Gli studenti del
Poli, selezionati in base agli esami sostenuti, alla media e alla conoscenza
dell´inglese, usufruiscono di una borsa di studio di 3mila euro che dovranno
però restituire se non sosterranno esami per almeno 20 crediti. Tra gli
studenti arrivati in Cina c´è Claudio Viola:
«L´impatto con una realtà così diversa all´inizio disorienta. Ma poi capisci
che le differenze sono occasioni di arricchimento, e cominci a sentirti a
casa». Gli insegnamenti, tutti in lingua inglese, sono tenuti in gran parte da
docenti italiani: «Dal punto di vista didattico non ci sono grandi problemi di
adattamento. E comunque per ogni difficoltà possiamo rivolgerci ai coordinatori
che sono un punto di riferimento costante». Tommaso Maria Sarpietro, 21enne di
Todi, sottolinea anche il valore umano dell´esperienza: «Con i compagni si
condividono cose diverse rispetto a un´università "tradizionale".
Passiamo insieme l´intera giornata e in questi mesi abbiamo
viaggiato per conoscere la Cina e la sua cultura». Un bilancio
molto positivo, con un´unica pecca: «Il cinese è davvero difficile. Il corso
gratuito fatto a Milano e quello che seguiamo in Cina non bastano.
Dovrebbero diventare come il corso d´italiano che frequentano gli studenti
cinesi alla Tongji, che è molto più organico al normale programma di studi».
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2009-03-04 - pag: 1 autore: STRATEGIE E MERCATI Ciò che dice
di Obama quella lettera a Mosca di Silvio Fagiolo C on mosse fulminee e
inattese, e comunque molto personali, Barack Obama conferisce alla propria
politica estera un profilo non meno netto e innovativo di quello riscontrabile
nella sua politica economica e finanziaria. I due piani, del resto, si
confondono nel proposito di salvare dal fallimento il "dio mercato",
come nel recupero di un tessuto internazionale in più punti lacerato.
L'incontro di ieri di Obama con il primo ministro britannico Gordon Brown, come
la sua lettera al presidente russo Dmitrij Medvedev per una collaborazione
nella crisi iraniana, ripropongono il primato del multilateralismo, pur con i
connotati nuovi che le circostanze impongono. Una logica inclusiva che
ovviamente non può prescindere, per i temi economici, dal
Vecchio continente, nonostante l'ascesa della Cina. Il dialogo
comincia dalla Gran Bretagna, secondo una tradizione non smentita e ancora
coltivata a Londra, non senza qualche illusione di troppo. Ma anche perché
nell'Europa di oggi sono labili le strutture che dovrebbero dare un volto e una
voce alla causa comune. Il rapporto del presidente americano con
l'Europa, come del resto si era visto nel suo viaggio preelettorale, e in
attesa che diventi più riconoscibile il profilo istituzionale dell'Unione,
passa attraverso il confronto con le personalità europee più rappresentative.
Espressione della stessa logica è l'appello alla Russia per coinvolgerla in un
grande compromesso tra flessibilità americana nelle difese strategiche e
cooperazione nel contenimento nella crisi più carica di incognite: la corsa
dell'Iran all'arma nucleare. Da Washington viene un invito alla
corresponsabilità per dissipare le ombre di ieri e indurre a un possibile
diverso rapporto domani. Per mobilitare una rete di relazioni internazionali
che attenui la solitudine di Obama. Chiamare anche gli altri a un'assunzione di
rischio è anche l'espressione dell'energia che l'America custodisce dentro di
sé, per aggregare ogni volta in vesti rassicuranti e non divisive le più vaste
maggioranze, interne e internazionali. Un'economia fino a ieri così orgogliosa
del proprio modello si mette nelle mani del presidente perché in un'epoca che
si annuncia foriera di intense divisioni la Casa Bianca possa plasmare il consenso
internazionale e orchestrare azioni comuni. Continua u pagina 5 Servizi u
pagina
( da "Repubblica, La" del 04-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 23 - Economia
La crisi travolge il settore, per la prima volta a riposo forzato anche i
dipendenti Luxottica Il distretto degli occhiali vede nero a Belluno metà delle
aziende in cig ROBERTO MANIA DAL NOSTRO INVIATO BELLUNO - Alla fine anche
Sergio Varettoni si è arreso. La sua Imoa ha chiuso. Faceva aste e frontali per
occhiali in Cadore, nel distretto congelato dal freddo ma soprattutto dalla
valanga messasi in moto da Wall Street. Una trentina di dipendenti andrà in
mobilità. Qui nel laborioso bellunese erano abituati a tassi di disoccupazione
da ricco nord Europa, tra il 2 e il 3 per cento. Ora la cassa integrazione sta
esplodendo. Per la prima volta nella sua storia anche la Luxottica, il gigante
degli occhiali di Leonardo Del Vecchio, si è piegata: quattro giorni di cassa
integrazione. Nulla rispetto a ciò che accade lì intorno ad Agordo. «La valanga
è arrivata anche dalla parti nostre», afferma il presidente degli industriali
bellunesi, Valentino Vascellari. Nel 2006 solo il 3 per cento delle aziende
aveva sospeso la produzione, nel 2007 si è passati al 20 per cento, l´anno
scorso l´impennata nell´ultimo trimestre: il 40 per cento. Nei primi mesi di
quest´anno l´88 per cento dei dipendenti del settore è stato toccato, anche se
solo per un giorno, dalla cassa integrazione. «Il distretto è praticamente
morto», dice Mauro De Carli, segretario dei tessili della Cgil. Per capire cosa
sta accadendo in questa zona, d´altra parte, ci si deve fermare anche alla sede
della Camera del Lavoro. Fuori dall´ufficio vertenze c´è la fila. De Carli
passa da una stanza all´altra con in mano un foglietto di carta. Lì c´è
l´aggiornamento quasi in tempo reale della crisi: cig per due mesi alla Fedon,
che fa astucci per occhiali; e poi alla Ideal, alla Gb, alla Bensol e via via,
tutti gli altri. Compresa la Safilo, con cig a rotazione per 350 dipendenti. La
colpa è soprattutto del crollo della domanda americana dove andava circa il 40
per cento degli occhiali. Ma non solo. La Cina, infatti, aveva già segnato il profilo di un distretto con
un´impresa ogni undici abitanti. Perché molti sono stati sedotti dalla
«scorciatoia cinese», come la chiama Lorena Berton che con la sorella gestisce
l´"Arlecchino" a Quero nel basso feltrino. Sono andati nel Far
East a produrre a bassissimo costo parti degli occhiali per ricomporli qui da
noi e usare il "made in Italy". è servito a poco se non a un
depauperamento delle professionalità. «Abbiamo perso il know how», spiega
Angelo De Polo che a Pieve di Cadore ha ancora una delle poche aziende
specializzate nei trattamenti galvanici. Lui in Cina
non ci è andato ma ha diversificato perché - dice - «la monoproduzione uccide».
Metà della sua attività è ancora negli occhiali, ma l´altra è destinata agli
accessori per la moda. Lavora per i grandi marchi italiani. Luxottica ha
fagocitato i piccoli artigiani che vivevano producendo per conto terzi,
riportando al suo interno alcune attività. «Si credevano imprenditori, ma non
lo erano», ragiona Nicola Del Din, giovane presidente della Premaor a Taibon
Agordino. L´azienda ha il nome della mamma che nel ´62 fu la diciottesima
assunzione di Del Vecchio. Qui tutti sono passati da Luxottica. E il futuro per
i piccoli può essere solo di nicchia: per Del Din negli occhiali al titanio,
tecnologia scoperta negli anni Novanta in Giappone. «Sì, la nicchia - sostiene
anche la Berton - è il nostro futuro. Una produzione di qualità e di nicchia.
Come hanno fatto i francesi». Poi ci si ributta sul primo mercato che riparte.
Già, ma quale?
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-04 - pag: 14 autore: ... MISSIONE CINESE IN
EUROPA Se Pechino salta l'Italia D opo aver siglato la settimana scorsa
contrat-ti per un valore complessivo di 13 miliardi di euro in quattro Paesi
europei, la Cina torna subito
all'assalto del Vecchio continente. Il prossimo fine settimana, ha annunciato
ieri Pechino, un'altra missione d'imprenditori partirà per l'Europa a caccia
d'affari. Il programma del viaggio non è ancora stato definito. Ma due cose
sembrano certe: la delegazione cinese tornerà in Gran Bretagna e anche questa
volta non passerà dall'Italia. Una ventina d'anni fa, quando i
giapponesi iniziarono a reinvestire il loro surplus valutario in giro per il
mondo, l'Europa fu un grande catalizzatore dei capitali nipponici. In Italia
arrivarono però giusto le briciole: se le spartirono un pugno di agenti
immobiliari e i proprietari degli appartamenti di via Montenapoleone. Forse,
per evitare di ripetere gli errori del passato, sarebbe bene interrogarsi sui
perché della doppia diserzione cinese. E correre immediatamente ai ripari.
(l.vin.)
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-03-04 - pag: 22 autore: Il
meccanotessile: difficile proseguire MILANO La crisi economico-finanziaria non
ha risparmiato il settore delle macchine tessili. Già all'inizio del 2008 la
domanda mondiale di macchinari aveva manifestato segnali di debolezza che la
crisi, scoppiata nella seconda parte dell'anno, ha poi acuito. L'analisi e i
dati di preconsuntivo arrivano da Acimit, l'associazione italiana del
meccanotessile: il 2008 si è chiuso con una flessione della produzione del 18%
rispetto all'anno precedente,con un valore di quasi 2,3 miliardi di euro. Il
calo riguarda le vendite sul mercato estero e su quello interno. Le
esportazioni sono passate da 2,2 miliardi a 1,8 miliardi, in calo del 17%
trainate al ribasso soprattutto dall'andamento negativo registrato sui
principali mercati di riferimento: Cina, India e Turchia. In aumento,
invece, le vendite in Russia e Brasile che però hanno ancora un peso poco
rilevante sull'export totale del settore. Domanda depressa (-20%, a poco più di
1 miliardo) anche sul fronte nazionale a causa della difficile situazione in
cui si trova l'intera filiera del tessile-abbigliamento. A conferma
delle difficoltà che stanno incontrando i costruttori italiani c'è anche
l'indice degli ordini. Nel secondo semestre del 2008 si è fermato a 28,4 punti
(preso il 2000 come base uguale a 100) in calo del 52% rispetto allo stesso
periodo del 2007. E per quest'anno non si prevede un'inversione di tendenza. «I
mercati esteri sono fermi – commenta il presidente di Acimit Paolo Banfi – e,
per un'industria come quella meccanotessile fortemente orientata all'export,
con l'80% del fatturato realizzato all'estero, questo pesa gravemente sui conti
delle aziende. Perciò il settore ha assoluta necessità di un sostegno da parte
del Governo. Tra le misure da prevedere ci dovrebbero essere l'ammortamento
libero dei beni strumentali, la sospensione dell'Irap per il 2009 e un fondo di
garanzia per coprire ritardi nei pagamenti della clientela. Bisogna poi
risolvere il problema dell'accesso al credito che è diventato sempre più
restrittivo». Ma. Ge. marika.gervasio@ilsole24ore.com
( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: STILE E TENDENZE data: 2009-03-04 - pag: 26 autore: ABBIGLIAMENTO
CASUAL Il futuro di Fashion box si focalizza sull'Asia Per i marchi Replay i
ricavi 2008 si fermano a 307 milioni (-3%) Al via l'e-commerce di Cristina
Jucker N ella strategia di Fashion box, il gruppo di abbigliamento di Asolo con
i marchi Replay, Replay&sons e We are Replay, il prossimo passo sarà la
conquista dei mercati asiatici. Un accordo per l'apertura di negozi in Corea
(il primo sarà in settembre) è stato appena firmato, un
altro è in arrivo per la Cina, con l'obiettivo di passare in due-tre anni dai 12 negozi
attuali a una cinquantina. «In Asia già produciamo molto, non tanto in Cina quanto in Thailandia, Vietnam o Indonesia. Ora vogliamo anche
vendere» spiega Gaetano Sallorenzo, amministratore delegato del gruppo dal
maggio scorso. Il fatturato, infatti, per poco meno dell'80% deriva
dall'export ma è concentrato soprattutto in Europa, più al Nord che al Sud.
Come per la stragrande maggioranza dei marchi, fino a settembre scorso tutto
andava bene, poi, racconta Sallorenzo, «molti clienti hanno fermato gli
acquisti, altri si sono rivelati poco affidabili e quindi abbiamo dovuto fare
una selezione». Così l'anno si è chiuso con 307 milioni di euro di ricavi, il
3% circa in meno rispetto al2007.E i primi segnali di quest'anno non sono molto
incoraggianti: «Anche i clienti che avevano venduto bene vengono in show room e
riducono gli acquisti del 20% circa. A parte qualche sprazzo di luce in
Europa,non c'è un mercato che stia funzionando » prosegue l'a.d. ma senza
mostrare particolare apprensione. «Per fortuna l'azienda, ora controllata al
100% dalla famiglia del fondatore Claudio Buziol, è ben patrimonializzata.
Sicuramente anche noi dovremo affrontare una fase di riduzione dei ricavi ma la
cosa importante è che non abbiamo debiti». Importante è anche il lavoro di
ricerca che Fashion group continua a portare avanti: «Tagliare i costi va bene
– aggiunge Sallorenzo – ma stiamo attenti a non tagliarci anche le mani, se no
non rimane più niente ». I trattamenti per il denim, il tessuto legato alla
grande maggioranza della produzione dei marchi Replay, sono in gran parte fatti
in Italia, soprattutto i lavaggi, perchè se il costo è un po' più elevato
irisultati sono decisamente superiori. Non solo. Il gruppo sta lavorando con
alcuni fornitori, in questo molto attivi, per ottenere processi di lavaggio del
denim meno inquinanti e con minori consumi di acqua e di elettricità. Tutto
sarà certificato. «Questo concetto di ecosostenibilità vogliamo portarlo anche
nei negozi, riducendo le emissioni e i consumi energetici. Tanto più che oggi
possiamo fare prodotti organici ed ecosostenibili che sono anche belli da
vedere. La strada della ricerca si impone per tutti». Ad Asolo (Treviso), dove
lavorano 500 dei 1.200 dipendenti complessivi, è concentrato tutto lo sviluppo
del prodotto, la prototipia e lo sviluppo delle taglie, ma anche la piattaforma
logistica. Tutti i prodotti, fatti in ogni parte del mondo, arrivano qui e poi
da qui vengono spediti ai clienti. Ma c'è un'altra novità in arrivo: «Verso
fine aprile dovremmo essere pronti a lanciare le vendite online – annuncia
Sallorenzo – stiamo valutando se scegliere un partner italiano o straniero,
perchè abbiamo riscontrato un grande interesse per esempio in Germania. Le
richieste sono molte, il nostro pubblico è soprattutto giovane e sono convinto
che la presenza su internet debba diventare sempre più importante». Nel
frattempo altri aspetti sono in fase di evoluzione. «Il mondo della
comunicazione credo che cambierà molto nei prossimi anni. Per cui diventa
imperativo trovare nuove forme di comunicazione, più orizzontali, non calate
dall'altro: non serve dire "devi vestirti così" bisogna creare delle
occasioni (anche con iniziative di co-branding), degli eventi capaci di
attrarre più in generale il consumatore». Il mondo sta cambiando, l'importante
è capire come. cristina.jucker@ilsole24ore.com Al vertice. Gaetano Sallorenzo,
a.d. di Replay
( da "Avvenire" del 04-03-2009)
Argomenti: Cina
POLITICA 04-03-2009
OLTRE I «CERVELLI ». E NON MENO IMPORTANTE Un'altra fuga all'estero Quella dei
manager GABRIELE GABRIELLI Q ualche tempo fa nel prendere posizione sul tema
dei flussi di immigrati nel nostro Paese a favore di un approccio che ne
favorisse l'inserimento e l'inclusione, anziché la demonizzazione soprattutto
in un momento così drammatico, commentavamo una notizia che ci aveva colpito in
modo particolare. Ci riferivamo alla circostanza che molte decine di migliaia
di manager e professionisti che hanno perso il posto di lavoro nell'Occidente (
soprattutto negli Stati Uniti) in piena crisi, lo stanno ora cercando nei Paesi
a più alto tasso di crescita come la Cina e l'India. Qualche giorno dopo abbiamo poi letto un'altra
notizia che ci ha fatto ancora riflettere, ossia quella, commentata con
disappunto dalla stampa, della reazione di alcune maestranze inglesi ( con lo
slogan: «Via gli operai italiani, ci rubano il lavoro» ) contro la decisione di
una raffineria di petrolio sulla costa orientale dell'Inghilterra di
assumere un gruppo di lavoratori italiani. Ritorniamo oggi su questi temi
perché alcune recenti indagini sulla situazione lavorativa dei dirigenti ce ne
offre l'occasione e una cornice per ' contestualizzare' questi fatti nel nostro
Paese. Si tratta di questo. Sembrerebbe che anche in Italia stia crescendo il
numero dei manager che, perdendo il posto cancellato dalla crisi che non
rispetta nessuno, prendono in mano la valigia e se ne vanno a cercare nuove
opportunità all'estero. Vediamo alcuni dati. Mettendo insieme le informazioni
in possesso di Manageritalia, il sindacato che rappresenta i dirigenti del
commercio e del terziario, e quelle fornite da Federmaneger che è invece il
sindacato dei dirigenti delle aziende industriali si arriva a stimare che
soltanto nel Lazio ( dove sono state effettuate le ricerche menzionate) ci sono
almeno 200- 300 ' dirigenti in fuga' e che ce ne sono almeno altri 400 che
risiedono o lavorano stabilmente all'estero. Non c'è davvero da stare allegri
anche perché, mentre è cresciuta nel tempo la consapevolezza e si piange la '
fuga dei cervelli' dal nostro Paese nel campo della ricerca scientifica, nel
frattempo stando a questi dati si starebbe consumando sotto traccia e in
silenzio una nuova ' fuga', questa volta però del management. E in verità,
questa seconda fuga non ci pare meno importante della prima, soprattutto se
messa in relazione alla struttura produttiva del nostro Paese fondata, come
noto, su piccole e medie imprese che manifestano da sempre crescenti fabbisogni
di management. Ora, quindi, c'è il rischio che alla tradizionale nostra carenza
di una adeguata cultura manageriale a supporto della crescita in questa fase di
progressiva internazionalizzazione, si aggiunga un nuovo ' salasso' capace di
impoverire ulteriormente l'impresa e il suo potenziale di sviluppo e
competitività. Che fare? Innanzi tutto è necessario condividere senza riserve
che la perdita di occupazione è grave sia quando tocca operai e impiegati, sia
quando investe le più alte professionalità e i manager. In secondo luogo,
continuare ad esplorare le strade che favoriscano soluzioni e incentivi, per
tutte le professionalità, finalizzate a far rimanere le persone ' dentro le
imprese' in questo momento di difficoltà. Se pensiamo poi che c'è anche chi
pensa di chiudere le porte all'entrata dei ' cervelli immigrati', la situazione
che si prospetta è davvero drammatica e non sostenibile. Incentivi da un lato e
apertura e inclusività sembrano essere le sole vie da percorrere. Rischio di un
salasso capace di impoverire ulteriormente l'impresa. Incentivi, apertura e
inclusività sembrano le sole vie da percorrere
( da "Avvenire" del 04-03-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 04-03-2009 La
Russia non rinuncia al suo ruolo «Proteggere» il regime degli ayatollah Al
Consiglio di sicurezza dell'Onu la delegazione moscovita è riuscita a far
fallire ogni tentativo di inasprire le misure punitive DI GIOVANNI BENSI I l
presidente russo Dmitrij Medvedev è stato chiaro: non vi può essere nessuno
«scambio» fra il problema nucleare iraniano e la questione dello Scudo spaziale
americano in Europa Orientale. In questo modo la Russia continua la sua
politica tradizionale di "protettrice" dell'Iran. Mosca fa finta di
credere che il programma nucleare iraniano non abbia come fine di costruire
l'arma atomica e contrasta, spesso in accordo con la Cina, ogni tentativo di inasprire le sanzioni contro Teheran. Già
alla fine di febbraio 2008 il capo dell'agenzia nucleare russa Sergej Kirienko
ha partecipato con il vicepresidente iraniano Gholamreza Aghazade al collaudo
della centrale elettronucleare iraniana a Bushehr e ha parlato di un contratto
decennale per le forniture a Teheran di combustibile nucleare. Nello
stesso tempo la Russia continua a contrastare i tentativi dell'Occidente per
imporre nuove sanzioni all'Iran. Partecipando il 19 settembre, nell'ambito
dell'Assemblea generale dell'Onu, a una riunione dei Paesi del gruppo dei «5+1»
sull'Iran (Russia, Usa, Cina, Francia, Gran Bretagna e
Germania), la Russia ha dichiarato che non avrebbe appoggiato all'Onu un
inasprimento delle sanzioni contro la Repubblica islamica. In una dichiarazione
del ministero degli Esteri di Mosca emanata in quell'occasione, si leggeva che
«noi ci siamo espressi contro l'elaborazione di misure supplementari a livello
di Consiglio di sicurezza dell'Onu». Il ministro Sergej Lavrov aggiunse che «lo
stato della questione sul programma nucleare iraniano ora non richiede alcuna
misura straordinaria». E infatti il 27 settembre 2008 il Consiglio di sicurezza
ha approvato all'unanimità una nuova risoluzione sull'Iran che conferma i
precedenti analoghi documenti, invita questo paese a rivedere il suo programma
nucleare, ma, dietro insistenza della Russia, non contiene nuove sanzioni. E
contro nuove sanzioni a carico dell'Iran Lavrov si espresse anche commentando
il progetto di risoluzione presentato in dicembre dalla trojka europea, Gran
Bretagna, Francia e Germania.
( da "Repubblica, La" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 3 - Esteri
Bashir, l´ex bambino soldato sterminatore del suo popolo L´ascesa sanguinaria
del dittatore dietro le insegne dell´Islam GIAMPAOLO VISETTI AL Bashir, soldato
bambino con l´ossessione della guerra è nato 64 anni fa in una capanna di contadini
poverissimi, in un villaggio a un centinaio di chilometri a nord di Khartum.
Chi ha trascorso con lui lunghi anni, riuscendo infine a salvarsi dall´arresto,
sostiene che il suo destino è stato segnato nell´infanzia. Il padre,
coltivatore di pomodori, non può sfamarlo. Sceglie di abbandonarlo, affidandolo
all´esercito quando non aveva ancora 12 anni. L´orizzonte del piccolo Omar
oscilla così da subito tra solitudine e violenza, mediate dall´islam. Combatte
senza paura di morire, né di uccidere, e a vent´anni guida già una compagnia.
Dieci anni dopo, nel 1973, è al fianco degli egiziani nella guerra dello Yom
Kippur contro Israele. Guerra ed estremismo islamico, in quindici anni, gli
valgono la leadership dell´Islamic National Front di Hassan Turabi. E´ uno dei
rari golpe incruenti dell´Africa. A 45 anni al Bashir, ex soldato bambino per
un piatto di mais bianco, si trova alla guida di un Sudan devastato dalla fame
e dalla guerra civile. Infiamma le folle con comizi nazionalisti che incitano
all´unità del Paese nel nome della sharia. Non si tratta, scriverà anni dopo
dal carcere Turabi, di un espediente retorico. Nei primi anni al potere, al
Bashir crede realmente che il Sudan, frammentato in centinaia di tribù, possa
scegliere l´unificazione nel nome dell´islam. Un sogno presto deluso. Il Nord,
bianco, islamico e governato dalle influenze arabe, cede alla tentazione di
sottomettere il Sud, animista, nero e aperto al dialogo con l´Occidente
cristiano. Al Bashir, che conosce solo il linguaggio delle armi, torna così a
combattere e non smetterà più, facendo della guerra un´autentica ossessione. Fa
arrestare Turabi, l´unico intellettuale della sua cerchia. Scioglie il
Consiglio della Rivoluzione, facendo sparire i suoi componenti accusati di
cospirazione. Fino al 1996, quando si fa eleggere presidente con un voto
definito «truffa» dagli stessi leader africani. Tre anni dopo scioglie il
parlamento e svela pienamente il suo profilo di dittatore. Sono gli anni, oltre
venti, del grande massacro nel Sud. Fede e pretese di autodeterminazione si
confondono, giustificando lo sterminio di centinaia di migliaia di persone.
Difficile provare il genocidio, trattandosi di decine di etnie. I servizi
segreti sudanesi sono in compenso i più temuti del continente. Le torture, nelle
caserme del nord, raggiungono limiti di raffinatezza che lo stesso Taylor, pure
sotto processo all´Aja, definisce «magica». Le trattative per la pace tra Nord
e Sud sono avanzate quando, nel 2003, al Bashir sceglie di legittimare il
terrore con un´altra guerra. Il Darfur, a Ovest, reclama a sua volta
l´indipendenza e si oppone all´avanzata delle scuole coraniche. Kartum, nel
mirino degli Usa, viene accusata di nascondere Bin Laden e di essere la
retrovia africana di al Qaeda. Il nuovo focolaio di frammentazione viene
represso con una ferocia che gela il mondo. In cinque anni, solo in Darfur, le
milizie arabe dei janjaweed, armate e pagate dal regime di al Bashir,
massacrano oltre 300 mila civili e innescano l´esodo di due milioni e mezzo di
profughi. I villaggi ribelli vengono dati alle fiamme, donne e bambini
subiscono stupri e mutilazioni. Il Paese è un immenso campo di battaglia,
conteso tra mondi contrapposti: da una parte Medio Oriente, Russia e Cina, dall´altra Usa ed Europa. Dietro la fede, petrolio, gas, acqua
sotterranea e controllo di uno dei territori-chiave del continente. Il
dittatore-guerriero, da ieri, ha però le spalle al muro. E si prepara, pur di
non cedere un potere assoluto, alla battaglia estrema: contro tutti, per
salvare se stesso sacrificando il suo popolo.
( da "Repubblica, La" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 31 - Commenti
GIUSTIZIA IMPOSSIBILE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Bashir non può non esserne
responsabile, quanto meno perché ha omesso di prevenire quei crimini o di
punirne gli autori. Ed è anche indubbio che quell´ordine di cattura avrà un
grande impatto psicologico e mediatico e delegittimerà politicamente Bashir.
Ma, al di là di ciò, quale può esserne l´incidenza pratica? Quell´ordine può
essere eseguito solo in Sudan e solo se lo stesso Bashir autorizzerà le sue
guardie ad arrestarlo. Al di fuori del Sudan quell´ordine ha un peso giuridico
nullo o quasi. Come mai? Lo Statuto della Corte stabilisce che se il capo di
Stato di un paese che ha ratificato lo Statuto (Italia, Francia, Inghilterra,
Giappone e così via) commette un crimine quale il genocidio o crimini contro
l´umanità, può essere trascinato in giudizio davanti alla Corte, perché non può
invocare le immunità personali che gli spettano. Se invece l´incriminato è il capo di uno Stato che non ha ratificato lo
Statuto (Cina, Russia, USA, Sudan e così via), egli può godere di quelle immunità.
Quando però � come nel caso del Darfur � è il Consiglio di sicurezza
dell´Onu a deferire alla Corte crimini commessi da organi di uno Stato (come il
Sudan) che non ha ratificato lo Statuto, il Consiglio può rimediare a questa
deficienza, decidendo che tutti gli Stati membri dell´Onu devono
obbligatoriamente togliere quelle immunità ai capi di Stato (come appunto
Bashir) incriminati dalla Corte. Nel caso del Darfur il Consiglio di sicurezza
si è però guardato bene dal fare questo passo, limitandosi a imporre solo al
Sudan l´obbligo di «cooperare con la Corte». Si torna quindi alla casella di
partenza: solo se i poliziotti sudanesi arrestano Bashir e lo consegnano
all´Aja, si potrà dare esecuzione concreta all´ordine di cattura. L´emissione
di quell´ordine è dunque un colpo di spada vibrato nell´acqua. Qual è la
lezione da trarre? Anzitutto, quando non si ha la forza di far valere i propri
comandi, sarebbe saggio procedere con prudenza. Invece di un mandato di
arresto, il Procuratore avrebbe potuto chiedere un ordine di comparizione: in
tal modo il Presidente sudanese, volendo far valere le proprie ragioni, avrebbe
potuto presentarsi alla Corte da uomo libero, per contestare le accuse. In
secondo luogo, la giustizia non si amministra con le fanfare: il 14 luglio 2008
il Procuratore diede grande risalto alla sua richiesta del mandato,
sbandierando ai quattro venti le colpe di Bashir. I giudici hanno impiegato più
di sette mesi per riflettere sulla materia, un lasso di tempo manifestamente
confliggente con la natura stessa dell´ordine di cattura, che è un atto urgente
reso necessario dall´esigenza di impedire all´indiziato di reato o all´imputato
la fuga, la manipolazione delle prove o la recidiva. Non sarebbe stato più
saggio tenere segreta quella richiesta? Fiat justitia, pereat mundus: la
massima vale anche per questo caso? Il presidente del Sudan già da tempo ha
preso misure politiche e diplomatiche per annullare gli effetti politici di
quell´atto giudiziario. Tra l´altro, ha astutamente rafforzato la sua autorità
in seno all´Unione africana mentre ha inasprito i suoi rapporti con l´Europa e
gli Usa. Le prospettive di una cessazione dei crimini nel Darfur diventano più
difficili, e una soluzione pacifica del conflitto tra il governo e i ribelli
del Darfur sempre più problematica. La giustizia internazionale non dovrebbe
ostacolare soluzioni politiche di complesse crisi internazionali nell´ambito
delle quali vengono perpetrati crimini gravissimi. In ogni caso, la
giustizia-spettacolo va a tutti costi evitata.
( da "Repubblica, La" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina I - Firenze La
polemica Anche Natali e Acidini contrari all´idea Gli Uffizi ad Abu Dhabi no di
Asor Rosa a Martini MARA AMOREVOLI Ancora dissensi contro l´idea degli
"Uffizi-Abu Dhabi" lanciata dal presidente della Regione Claudio
Martini. Un invito ad «un´attenta riflessione» arriva al governatore dalla Rete
dei comitati in difesa del territorio di Asor Rosa, a «non infliggere un colpo
mortale alle tutela del patrimonio culturale italiano, che non è una merce
qualsiasi, da "sfruttare"». Critico «sull´assurdità di una clonazione
degli Uffizi nel deserto» il direttore degli Uffizi Antonio Natali: «I dipinti
non sono biglietti da visita. C´è un proposito educativo alla base di ogni
scambio. Da anni esportiamo mostre realizzate solo con opere dai depositi,
senza togliere nulla ai visitatori». La soprintendente del
Polo museale Acidini avverte: «Non dobbiamo sposare acriticamente il progetto
"Louvre-Abu Dhabi", ma elaborare una nostra via che salvaguardi la
tutela. Abbiamo fatto accordi con Giappone, Cina, Turchia,
possiamo estenderli, senza trapiantare il marchio Uffizi».
( da "Repubblica, La" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 25 - Economia
Il governo potrebbe anche raddoppiare lo sforzo iniziale di 465 miliardi
Pechino mette sul piatto più aiuti all´economia e le Borse si risvegliano è la
prima volta che un´assemblea di dirigenti comunisti cinesi rianima tutti i
mercati finanziari FEDERICO RAMPINI dal nostro corrispondente PECHINO - C´è
voluta un´assemblea di dirigenti comunisti cinesi per ridare un barlume di
speranza ai mercati finanziari mondiali. L´attesa di una nuova manovra di
rilancio della crescita, che potrebbe essere annunciata oggi a Pechino, ha dato
il via ai rialzi delle Borse asiatiche, che hanno contagiato l´Europa e
l´America. Con un´attenzione inconsueta gli investitori globali guardano
all´apertura del Congresso Nazionale del Popolo, la sessione legislativa del
parlamento cinese. Ieri si è diffusa l´attesa che il premier Wen Jiabao possa
annunciare nel suo discorso di oggi importanti misure di spesa pubblica. La
Borsa di Shanghai ha reagito con un rialzo del 6%, portando così al 21% il suo
aumento dall´inizio dell´anno. In rialzo anche Hong Kong con il 2,5%, Tokyo con
+0,9%. La riscossa dell´Estremo Oriente ha condizionato altre piazze
finanziarie, in Europa e negli Stati Uniti, spingendo al rialzo anche le
quotazioni del petrolio. Confortati da una ripresa degli ordini d´acquisto dei
manager industriali cinesi, per un giorno i mercati hanno voluto scommettere
che la Repubblica Popolare potrà svolgere un ruolo da locomotiva nella ripresa
mondiale. A catalizzare le speranze è stata la previsione di Li Deshui, un
economista vicino alla banca centrale cinese, che ieri ha dichiarato: «Nella
relazione del premier Wen al Congresso ci sarà l´annuncio di una nuova manovra
di stimolo alla crescita». Se confermata, sarà la seconda maxi-iniezione di
spesa pubblica decisa dal governo cinese in quattro mesi. A novembre Pechino
aveva già varato un sostanzioso pacchetto di investimenti statali: 4.000
miliardi di renminbi, pari a 465 miliardi di euro, uno sforzo secondo solo alla
manovra da 787 miliardi di dollari approvata a Washington. Ma la mobilitazione
delle risorse statali cinesi fin qui non è bastata. Nell´ultimo trimestre del 2008 il Pil della Cina è cresciuto
solo del 6,8% (un tasso che va raffrontato al +13% del 2007) e la decelerazione
dello sviluppo sta continuando. Le esportazioni sono calate del 17,5% a
gennaio. Almeno 20 milioni di lavoratori che erano emigrati dalle campagne per
lavorare nelle fabbriche della zona costiera sono stati licenziati e costretti
a un drammatico contro-esodo verso le aree rurali. Sale la
disoccupazione dei giovani laureati: almeno un milione e mezzo sono senza
lavoro. I leader del partito comunista temono le tensioni sociali in un anno
segnato da ricorrenze esplosive: a metà marzo il 50esimo anniversario della
fuga in esilio del Dalai Lama, a giugno il ventesimo di Piazza Tienanmen.
Perciò oltre alle misure di ordine pubblico si è consolidata l´attesa di una
nuova maximanovra. L´ufficio studi della banca Standard Chartered ipotizza che
il governo possa addirittura raddoppiare lo sforzo, annunciando nuove spese
fino a raggiungere un totale di otto o diecimila miliardi di renminbi. La Cina ha una libertà di azione notevole perché parte da un
buon equilibrio della finanza statale. Dopo avere avuto conti pubblici in
attivo per lo 0,7% del Pil nel 2007, l´anno scorso Pechino è andata in deficit
appena dello 0,4% del Pil. Con la manovra annunciata a novembre il deficit
pubblico può raggiungere il 3% del Pil quest´anno. E´ un disavanzo ancora molto
contenuto, in confronto al 12,3% di deficit/Pil previsto quest´anno negli Stati
Uniti. Ancora più favorevole è la situazione del debito statale: appena il 21%
del Pil in Cina, meno di un terzo rispetto
all´America. Se non ha vincoli di bilancio stringenti come quelli che affliggono
il resto del mondo, la leadership cinese deve tuttavia calibrare con attenzione
la qualità della spesa pubblica. Il riflesso automatico di fronte al pericolo
di recessione è fare ricorso alle ricette del passato: spingere l´acceleratore
sul volano delle grandi opere infrastrutturali. In questi mesi sono affluiti
dalle provincie progetti di lavori pubblici per 16.000 miliardi di renminbi. Il
rischio è di accentuare gli squilibri del modello di sviluppo cinese, come
dimostra la decisione di accantonare il "Pil verde", un´indicatore di
qualità ambientale che era allo studio da anni. Per dare più spazio ai consumi
delle famiglie e ridurre l´altissima propensione al risparmio occorre costruire
uno Stato sociale. E´ una delle sfide che oggi dovrà affrontare Wen Jiabao
aprendo il Congresso.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
MONDO data: 2009-03-05 - pag: 9 autore: Misure anti-crisi. Oggi Wen Jiabao apre
l'Assemblea nazionale del Popolo: atteso l'annuncio di un
secondo pacchetto economico Cina verso un piano-bis di stimoli
La Borsa di Shanghai festeggia le indiscrezioni sugli aiuti con un balzo del 6%
Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente Rilanciare l'economia,
sostenere la crescita e riportare gli operai a lavorare nelle fabbriche.
A tutti i costi, anche di tornare a riaprire generosamente il portafoglio della
spesa pubblica. Oggi si apre l'Assemblea Nazionale del Popolo, il Parlamento
cinese che si riunisce una volta l'anno a Pechino. Nella storia recente del
Paese, non era mai successo che il consueto esercizio didemocrazia avesse una
parola d'ordine tanto chiara e precisa: riportare su di giri i motori della
congiuntura nel più breve tempo possibile. D'altronde, oltre venti milioni di
emigranti tornati nelle campagne senza lavoro sono un problema serio. Il loro
malcontento, sommato a quello dei giovani senza occupazione, degli imprenditori
andati in fallimento, di coloro che non trovano più credito facile presso le
banche, è una concreta minaccia per la stabilità sociale. Già, perché nella Cina di oggi, quella che nel giro di pochi mesi ha visto
andare in crisi il miracolo economico più prodigioso della storia dell'umanità,
gli arrabbiati non sono solo i miserabili di sempre. All'improvviso, la crisi
economica (che oltre la Grande Muraglia si sostanzia in un rallentamento del
tasso di crescita dall'11 all'8%) ha scosso trasversalmente un Paese che,
archiviata l'epoca della lotta di classe, si ritrova più che mai spaccato tra
ceti sociali diversi e differenziati, accomunati da un solo referente: il
Governo e la classe politica. Mai come in questi ultimi mesi, il progetto
"società armoniosa" proposto al Paese dalla Quarta Generazione di
comunisti cinesi è stato tanto a rischio. Per questo motivo, la ripresa
dell'economia è diventata una priorità, un'ossessione quotidiana per la
nomenklatura, nonostante la Cina continui ancora ad
espandersi a tassi impensabili per qualsiasi altra nazione del pianeta. Per
contrastare la crisi, lo scorso novembre Pechino ha varato un piano di stimolo
all'economia da 600 miliardi di dollari. Trattandosi di investimenti infrastrutturali,
finanziamenti a pioggia e incentivi fiscali, è ancora presto per dire se la
cura ha avrà effetto oppure no. Frattanto, però, la raffica di riduzioni del
costo del denaro operata dalla Banca centrale ha sicuramente riportato
liquidità nel sistema, fornendo così una boccata d'ossigeno alle imprese.
Insomma, i segnali sono confusi e contrastanti. Tuttavia, la sensazione
generale è che oggi, mentre il resto del mondo non scorge neppure lontanamente
l'uscita dal tunnel, la Cina sia destinata a essere la
prima a vedere la fine della crisi. Ma è giusto una sensazione, ancora
scarsamente supportata dai dati macroeconomici (ieri l'indice del
manifatturiero Pmi di febbraio è risultato in aumento per il terzo mese
consecutivo), dall'umore del mondo imprenditoriale, e dalle dichiarazioni dei
timonieri dell'economia cinese. In questo misto di speranza e incertezza, è
normale che vi sia molta attesa per il discorso con cui oggi Wen Jiabao aprirà
i lavori dell'Assemblea Nazionale del Popolo. Nelle ultime settimane, il
premier cinese ha alternato dichiarazioni di cauto ottimismo sulla possibilità
che il peggio per la Cina sia passato, a messaggi di
preoccupazione sull'evoluzione e la durata della crisi finanziaria globale.
Secondo le indiscrezioni della vigilia, oggi Wen potrebbe annunciare al Paese
il varo di un piano supplementare di stimolo all'economia in aggiunta al
maxipacchetto da 600 miliardi di dollari annunciato lo scorso autunno. La sola
ipotesi di un'altra pioggia di investimenti pubblici in arrivo ha messo le ali
ai piedi alla Borsa di Shanghai, che ieri è salita di oltre il 6% registrando
la migliore performance degli ultimi quattro mesi. La prospettiva che Pechino
possa fornire un ulteriore sostegno alla congiuntura piace anche agli
stranieri, come dimostra il balzo in avanti della Borsa di Hong Kong (+2,5%)
sulla quale affluiscono i capitali internazionali che puntano sulle società
cinesi. La speranza comune è che, grazie alla determinazione (e ai soldi) del
suo Governo, il Dragone riesca a risollevarsi in fretta e poi si tiri dietro il
resto del mondo. Ma, forse, oggi sarebbe chiedergli troppo. apagina39 Il
rimbalzo dei mercati IL PRECEDENTE Lo scorso novembre Pechino ha stanziato 600
miliardi di dollari in investimenti infrastrutturali, incentivi e finanziamenti
a pioggia l'articolo prosegue in altra pagina
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-05 - pag: 11 autore: Il Tribunale e i dittatori Un
altro passo avanti verso il diritto globale di Alberto Negri O gni tanto, in un
soprassalto delle coscienze, tra uno zapping e l'altro, ci rincorrono delle immagini.
Una donna con il volto affilato che stringe un figlio con la testa grande e il
torace scheletrico, occhi bianchi di paura che sbalzano dalla pelle scura,
cadaveri che affondano nella sabbia, capanne sfondate, rade boscaglie
affumicate dal napalm. è il Sudan, la nazione più grande dell'Africa, piagata
da mezzo secolo di guerre. Da oggiè anche il primo Stato del mondo con un
presidente in carica, Omar al-Bashir, colpito da un mandato d'arresto
internazionale del tribunale dell'Aja per crimini di guerra e contro l'umanità
commessi in Darfur. Appare difficile che qualcuno si muova per arrestare Bashir
sulla base della sentenza di una Corte penale internazionale alla quale, va
detto, non aderiscono Stati Uniti, Russia, Cina (tre membri del Consiglio di Sicurezza Onu), Israele e neppure
uno stato arabo, tranne la Giordania. Non è neppure troppo significativo il
precedente dell'ex presidente Slobodan Milosevic, arrestato due anni dopo
essere caduto in disgrazia dai nuovi leader serbi. Altri massacratori
sono finiti alla sbarra, uno è Radovan Karadzic, imprigionato dalle stesse
autorità di Belgrado, altri ancora, come Ratko Mladic, sono latitanti e,
secondo le recenti testimonianze degli ufficiali olandesi, si è fatto di tutto,
anche da parte americana, per evitare di ammanettare sul posto i carnefici
della Bosnia. Eppure questo mandato d'arresto èun segnale forte che
l'Amministrazione Obama ha salutato con favore: se un giorno l'America dovesse
aderire alla Corte penale, cosa anche questa improbabile, forse le sentenze
dell'Aja avrebbero ben altra forza. Se non altro si spera che la sentenza possa
frenare le atrocità nel Sudan e convincere qualche altro Bashir a contenere i
massacri. Quanto all'isolamento del Sudan, questo potrebbe venire dalle potenze
occidentali ma già una parte del mondo musulmano è insorta contro la sentenza.
Nonostante remore e difficoltà la sentenza dell'Aja,dove è appena cominciato
davanti alla Corte speciale per il Libano il processo per l'assassinio del
premier Rafik Hariri, rappresenta comunque un passo avanti nella ricerca di una
giustizia internazionale, un rafforzamento della condanna morale che meritano
carnefici e regimi sanguinari. Ma le sentenze non possono sostituire la
politica e la storia. Omar Hassan Ahmed al-Bashir sale al potere con un colpo
di stato nel giugno del 1989. è un maresciallo dell'esercito, già ufficiale dei
parà con le truppe egiziane durante la guerra del Kippur del '73 contro
Israele. Metodi sbrigativi, corporatura massiccia, Bashir interpreta il ruolo
dell'uomo forte. Quando diventa presidente, mentre è in corso la guerra civile
tra il Governo e l'esercito separatista del Sud, un conflitto tra musulmani e
cristiani, Bashir si fa appoggiare da Hassan Turabi, l'ideologo che impone la
legge coranica. Con Bashir entra in scena però un altro protagonista: il
petrolio. Il maresciallo punta ai giacimenti del Sud e nella sua avanzata
brucia i raccolti,avvelena i pozzi d'acqua potabile, arruola a forza gli
adolescenti: le stesse cose accadranno, poi, nel Darfur. I cinesi ottengono
consistenti concessioni petrolifere, l'Iran acquista da Pechino le armi per
rifornire l'esercito. Bashir ospita star del terrorismo, da Carlos a Bin Laden,
ma quando Washington bombarda una fabbrica sospettata di produrre armi
chimiche, Bashir capisce l'antifona e si disfa di Turabi. Si apre così la
strada agli accordi tra Nord e Sud del 2005, basati ovviamente sulla
spartizione dei pozzi. Finito un genocidio nel Sud, nel 2003 ne era già
iniziato un altro a Ovest, nel Darfur, un conflitto tra agricoltori musulmani e
altri musulmani, nomadi e arabofoni. Anche qui una delle poste in gioco sono le
risorse petrolifere. E, come nel Sud, in Darfur vengono scatenate le milizie, i
janjaweed, i "diavoli a cavallo", con carneficine e stupri di massa,
la peggiore emergenza umanitaria del globo. Una carriera quella di Bashir che
si intreccia a massacri e genocidi ma pure a interessi pe-troliferi e
geopolitici di medie e grandi potenze. Oggi forse gli daranno addosso, ma non
dimentichiamo che a Roma, due anni fa, anche noi - la nostra diplomazia, le
nostre società, le nostre lobby - siamo stati a tavola con lui. CORSA A
OSTACOLI Nonostante le assenze pesanti di Stati Uniti, Russia e Cina, la Corte si sta ritagliando un ruolo sempre più
centrale Presidente-dittatore. Il leader sudanese Omar al-Bashir, 65 anni
REUTERS
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-05 - pag: 11 autore: Darfur. Il presidente
sudanese colpevole di crimini di guerra e contro l'umanità, ma non di genocidio
L'Aja chiede l'arresto di Bashir è il primo mandato di cattura nei confronti di
un leader in carica Roberto Bongiorni L'accusa di genocidio è stata,
momentaneamente, fatta cadere, ma il mandato d'arresto spiccato ieri contro il
presidente sudanese Omar al-Bashir dalla Corte penale internazionale dell'Aja (
Cpi) pesa come un macigno. I due principali capi di accusa restano gravissimi:
crimini di guerra e contro l'umanità per i massacri nella regione del Darfur.
Il presidente-dittatore del Paese più esteso dell'Africa, salito al potere nel
1989 con un golpe, sarebbe il mandante di omicidi, sterminio, trasferimenti
forzati, tortura e stupro in quello che è stato definito il peggior conflitto
africano del terzo millennio. Una guerra strisciante che dal 2003, per l'Onu,
ha già provocato 300mila vittime e oltre due milioni di sfollati Quello di ieri
è il primo mandato d'arresto della Cpi contro un presidente ancora al potere.
Un episodio senza precedenti,che tuttavia rischia di provocare un terremoto
geopolitico nell'intera regione, con gravi ripercussioni anche per gli
operatori umanitari stranieri, i diplomatici e la popolazione civile coinvolta
nel conflitto. Poche ore dopo l'annuncio del mandato è avvenuto quanto si
temeva: Khartoum ha espulso dal Sudan dieci organizzazioni internazionali, tra
cui Medici senza frontiere, la sola che in alcune aree assiste la popolazione.Se
per qualcuno l'accusa è stata di «cooperazione con la Corte penale
internazionale», per Msf è stata usata la più morbida giustificazione dei
«motivi di sicurezza ». Chi si assumerà il gravoso compito di arrestare Bashir?
La giustizia internazionale spesso non coincide con la realpolitik. «Il Sudan
non consegnerà nessuno», ha subito precisato il vice ministro della Giustizia
del Sudan, Paese che peraltro si trincera dietro il pretesto di non aver mai
aderito alla Cpi. Forte del sostegno di buona parte della popolazione –ieri ci
sono state imponenti manifestazioni di solidarietà per le vie della capitale –
Bashir ha sempre usato toni sfrontati contro la Cpi, accusata ieri di
«neocolonialismo». A chiedere il suo arresto era stato il 14 luglio il
procuratore generale Luis Moreno Ocampo. Il magistrato argentino aveva accusato
il presidente di aver personalmente istruito le proprie forze affinché
distruggessero tre gruppi etnici - i Fur, i Masalit e gli Zaghawa - con l'alibi
«di combattere la ribellione ». Quindi un'accusa di genocidio. La battaglia
legale, sul campo, si preannuncia però molto difficile. Bashir si è sempre
rifiutato di consegnare all'Aja il ministro per gli Affari umanitari, Ahmad
Harun, e uno dei capi delle feroci milizie filogovernative, i janjaweed, Ali
Khashayb, sospettati di genocidio. La Cpi ha fatto sapere che trasmetterà
subito al Sudan, agli Stati membri della corte e ai membri del Consiglio di
sicurezza dell'Onu la richiesta di cooperazione per l'arresto e il
trasferimento del presidente. In teoria Bashir potrebbe dunque essere arrestato
all'estero. Ma il presidente ha già fatto sapere che parteciperà al vertice
arabo che si terrà a Doha alla fine di marzo E l'Unione africana come si
muoverà ora? Il neopresidente Jean Ping ha subito avvertito come il mandato di
arresto rischi di minacciare il fragile processo di pace in Sudan. L'Ua ha
schierato un contingente di pace di 7mila baschi verdi. I ministri degli Esteri
dei 22 Paesi della Lega Araba hanno convocato una riunione d'emergenza,al termine
della quale si sono detti «turbati» per la decisione della Corte e hanno
espresso solidarietà a Bashir. L'Egitto ha chiesto al Consiglio di sicurezza
dell'Onu di sospendere il mandato d'arresto, cosa che in teoria è in suo
potere. Profonde le spaccature in seno alla comunità internazionale. «è una
decisione intempestiva » che crea «un precedente pericoloso », ha dichiarato
l'inviato di Mosca per il Darfur, Mikhail Margelov. Nonostante non
abbianofirmato il Trattato istitutivo della Cpi, gli Stati Uniti appoggiano
invece la decisione dell'Aja:«Riteniamo che chi ha commesso atrocità debba
risponderne in tribunale », ha chiarito il portavoce del Dipartimento di Stato,
Robert Wood. Nessun commento fino a ieri sera da parte
della Cina. Ormai da anni Pechino ha trasformato il Sudan, da cui importa
la metà della sua produzione petrolifera, in una sorta di protettorato. Spesso
è ricorsa alla semplice minaccia del veto per mandare in fumo o annacquare le
risoluzioni Onu. «Ci saranno reazioni popolari ha aggiunto il portavoce del
Governo sudanese, Kamal Obeid ma garantiremo la protezione del-le
ambasciate, delle missioni diplomatiche e dei civili stranieri». Ora si temono
rappresaglie contro i dipendenti dell'Onu e i 25mila Caschi blu che operano nel
Paese africano. In tutto 32mila persone tra staff locale e stranieri, tra cui
500 italiani (
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-05 - pag: 14 autore: Il capitalismo nelle
mani di Obama Il Presidente Obama ha finalmente scioltoi dubbi dei molti che
non riuscivano a capire di che tipo d'identità culturale fosse portatore. Si è
appalesato per quello che in realtà si poteva già capire che fosse, un
interventista-socialista: finanziamenti pubblici a favore delle energie
cosiddette pulite; aumento delle tasse ai ricchi; espansione del Welfare State
in direzione di una sanità pubblica e dell'aumento delle spese in istruzione.
Nel fare tutto ciò Obama aggrava la crisi. Innanzitutto tassare i ricchi, che
sono coloro che destinano una parte maggiore del proprio reddito al risparmio,
significa non permettere al risparmio di ricostituirsi. Obama ha inoltre
annunciato che aumenterà la tassa sui guadagni da capitale e sui dividendi dal
15 al 20%, ma un punto forte del suo discorso pubblico è quello che lo vorrebbe
amico delle imprese innovative. Alzare la tassa sui capital gain va nel verso
opposto a quello sbandierato. Se si tassano di più i dividendi e i guadagni
realizzati si disincentiva la distribuzione di utili nonché la vendita di
titoli di aziende esistenti. Chi ci rimette? Ovviamente le nuove iniziative
imprenditoriali, bisognose di capitali freschi. Infine la sanità pubblica. Si
vuole sostituire un sistema di sanità pubblica omogenea e omogeneizzante a un
sistema che ha creato, pur con tutti i suoi difetti, innovazioni su
innovazioni. Massimo Bassetti Milano L a spietata analisi del lettore evoca riserve
sulle quali, proprio ieri, ha dato di nuovo voce il Wall Street Journal.
Ricordava il quotidiano che,dall'inizio dell'anno, l'indice Dow Jones è
precipitato dai 9.034 punti ( il livello più alto dall'inizio in autunno della
crisi) ai 6.763 (il livello più basso dal 1997); e denunciava il rischio che le
misure finora annunciate da Obama (il cui indice di gradimento resta peraltro
altissimo) possano provocare un autentico «sciopero » del capitale, cioè la
rinuncia a investire. è positivo che la pattuglia antistatalista sottoponga ad
attento scrutinio le illusioni di segno con-trario, contrastando il pericolo
che queste si facciano luoghi comuni. Proprio l'enormità della crisi impone a
tutti di non rinunciare alle proprie idee, ma di sottoporle al vaglio
dell'esperienza: confidando nell'auspicio di un importante manager americano,
Jeffrey Immelt, di General Electric, secondo il quale questo cataclisma, alla
fine, contribuirà a «resettare» il capitalismo. • La Cina e l'Italia Ho letto con vivo interesse il commento «Se Pechino
salta l'Italia»,pubblicato sul Sole 24 Ore di ieri. L'estensore- evidentemente
- è uno dei pochissimi che hanno memoria storica sufficiente per ricordare la
débcle dei mancati investimenti giapponesi in Italia negli anni 80. Le
cui cause furono le medesime per cui i cinesi ignorano oggi il nostro Belpaese.
La lezione non fu appresa allora e dubito che, contrariamentea quanto
l'estensore del commento invoca, verrà appresa oggi. Fonti solitamente bene
informate preconizzano una visita del ministro italiano dell'Economia in Cina. Quello stesso che (chi lo ricorda?) sulla copertina di
Panorama nel 2003 tuonava contro la "minaccia" cinese. Avrà appreso
qualcosa o la lungimiranza è sempre quella di allora? Luca Birindelli Roma Tv
digitale A giudicare dalle lamentele dei lettori che non gradiscono lo switch
off prossimo venturo della televisione analogica e il passaggio definitivo al
sistema digitale, pare proprio che siano in molti dispostia farne volentieri a
meno. Quello che la gente comune non capisce è il motivo per cui tutto quanto
debba essere convertito al nuovo sistema, non si capisce perché i sette network
generalisti che si arraffano la quasi totalità dello share non possano essere
lasciati invariati, funzionanti con il vecchio sistema Pal che da quando è
stato introdotto il colore in Italia non ha mai avuto critiche. Rolando
Spinelli email
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-03-05 - pag: 24 autore: In tre anni
incremento del 350% dei flussi pericolosi Sale l'export di rifiuti speciali
verso Germania e Grecia Rita Fatiguso MILANO L'import-export di rifiuti, specie
quelli industriali, da recuperare o smaltire, è un fenomeno di portata
planetaria. Nuove regole europee hanno scatenato una gara aspra tra chi offre
riciclo, recupero o smaltimento a costi più competitivi. Fise-Assoambiente,l'Associazione
delle imprese attive nei servizi ambientali iscritta a Confindustria, ha
scattato la foto del traffico transfrontaliero di rifiuti passando al setaccio
i Modelli Unici di Dichiarazione Ambientale-Mud dal 2002 al 2005. Dal Rapporto
(che viene reso noto oggi in un convegno a Roma) emerge che nel 2005 (ma in
seguito il quadro non è cambiato di molto) l'Italia ha esportato oltre 1,3
milioni di tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi e circa 573mila
tonnellate di rifiuti speciali pericolosi. Che in totale fanno 1,9 milioni di
tonnellate di rifiuti. Nello stesso anno l'Italia ha importato 1,4 milioni di
tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi e 33mila di rifiuti pericolosi.
In sintesi, le esportazioni, soprattutto di prodotti pericolosi, crescono più
dell'import. Risultato: sfumano le opportunità di business legate al
trattamento di questo materiale. «La necessità di esportare rifiuti speciali
all'estero è legata all'insufficiente presenza sul territorio nazionale di
impianti in grado di smaltire alcuni quantitativi e tipologie di rifiuti e ai
loro costi di gestione – commenta Pietro Colucci, presidente di Assoambiente –
in Germania, questi rifiuti vengono smaltiti nelle miniere di sale, il che
elimina ogni competizione tecnologica». «Stiamo continuando a pagare il prezzo
del "non fare" già stimato in 200 miliardi di euro – aggiunge il
presidente. Mancano infrastrutture, impianti adeguati, una situazione che ci
spinge all'export di rifiuti». Intanto continua l'aumento dei flussi dei
rifiuti "non pericolosi" (+30% dal 2002 al 2005) ma, soprattutto, di
quelli "pericolosi", passati dalle 116mila tonnellate del
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
FINANZA E MERCATI data: 2009-03-05 - pag: 43 autore: Alleanze. L'aereo
regionale sarà consegnato ad Aeroflot A dicembre il jet Alenia-Sukhoi Mara
Monti MILANO Entro dicembre sarà consegnato il primo aereo regionale Sukhoi
Superjet
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-03-05 - pag: 44 autore: COMMODITIES Balzo in avanti
del rame, oro ancora in flessione O ndata di acquisti sulle commodities,
favorite da un ritorno di ottimismo sulle prospettive dell'economia cinese.
L'unica eccezione rilevante alla tendenza rialzista è costituita dall'oro. Il
metallo, a giudizio di alcuni analisti, sarebbe stato penalizzato dal ritorno
di interesse per i mercati azionari, che ha spinto alcuni investitori a
trascurare, almeno nella giornata di ieri, il più classico tra i beni rifugio.
Oltre al petrolio, a trarre linfa dalle notizie in arrivo
dalla Cina è stato in particolare il rame, salito del 7% al London Metal
Exchange. Tutti i non ferrosi hanno comunque messo a segno buoni guadagni. Tra
i prodotti agricoli, anch'essi interessati da acquisti generalizzati, spiccano
i rialzi dello zucchero (sia il grezzo che il raffinato sono saliti di oltre il
3%), del frumento e del mais. Al Cbot il primo ha recuperato più del 4%,
il secondo è avanzato di oltre il 3 per cento.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-03-05 - pag: 44 autore: Combustibili. Wti in
rialzo del 9% grazie a dati favorevoli sull'economia cinese e sulle scorte Usa
Il petrolio accelera il recupero Nell'Opec cresce lo scetticismo sull'utilità
di un nuovo taglio Sissi Bellomo Prezzi in accelerazione sui mercati
petroliferi, che ieri hanno trovato numerosi e in parte inaspettati spunti
rialzisti. Ad alcuni dati incoraggianti sulle possibilità di ripresa
dell'economia cinese, che hanno favorito anche un generalizzato rimbalzo dei
mercati azionari, si sono aggiunte la notizia di un incidente a un importante
oleodotto russo e un calo a sorpresa delle scorte statunitensi di greggio. Il
risultato è stato un balzo in avanti del 9% per il prezzo del Wti, che ha
chiuso a 45,38 dollari al barile dopo aver toccato nel corso della seduta un
picco di 45,76 $. Le quotazioni, già in ripresa martedì, sono state sostenute
fin dall'inizio della giornata dagli spiragli di ottimismo
in arrivo dalla Cina, dove l'indice dei responsabili acquisti è migliorato in
febbraio per il terzo mese consecutivo e il Governo comincia a ventilare la
possibilità di un ulteriore piano di stimolo per l'economia. Ad alimentare gli
acquisti ha contribuito anche l'annuncio della temporanea riduzione di un
quinto delle esportazioni di greggio dalla Russia (circa 840mila barili
al giorno), a causa della rottura di una pipeline che rifornisce il porto di
Novorossiisk, sul Mar Nero. Lo spegnimento dell'incendio e la successiva
riparazione della conduttura richiederanno almeno 3- 4giorni.L'incidentesegue
di poche ore l'ennesimo sabotaggio a un oleodotto in Nigeria, che ha costretto
a ridurre la produzione locale di altri 70mila barili/giorno. In un mercato
ormai da tem-po concentrato soprattutto sulla salute della domanda petrolifera
– barometro della gravità della crisi mondiale – hanno tuttavia pesato molto di
più le statistiche settimanali dell'Energy Information Agency statunitense. I
dati diffusi ieri lasciano ben sperare. Non solo perché registrano un'inattesa
riduzione degli stock di greggio (-0,7 mb, di cui
( da "Avvenire" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
POLITICA 05-03-2009
La barriera più lunga 1 Cooch Behar CINA Hilli 31 INDIA 2
Zona di furti di bestiame, causa di scontri al confine Il distretto ha numerose
piccole enclave bangladeshi all'interno dell'India INDIA 3 BANGLADESH G- ange
Rajshahi Panidhar 4 Dacca Il villaggio è tagliato a metà dal muro 2 Dhubri
INDIA Barisal Khulna 5 Qui il muro sarà costruito anche su isole galleggianti
del fiume Brahmaputra, in costante movimento Chittagong 5 Cox's bazar 4
G- olfo Nella fitta giungla vi sono campi di gruppi fondamentalisti del B-
engala MYANMAR Fonte: Time magazine ANSA-CENTIMETRI
( da "Avvenire" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 05-03-2009 la
svolta Accolte le richieste del procuratore Moreno Ocampo per 7 capi di accusa,
ma l'esecuzione è improbabile. Khartum: «Non rispetteremo il provvedimento»
Manifestazioni di protesta nella capitale e marce militari nell'Ovest Chiesta
dall'Egitto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza per rinviare di un
anno tutto il procedimento LA GIUSTIZIA INTERNAZIONALE Darfur, l'Onu ordina:
«Arrestate el-Bashir» Mandato di cattura della Corte dell'Aja contro il leader
sudanese È accusato di crimini di guerra, prove insufficienti sul genocidio DI
PAOLO M. ALFIERI N on che nessuno si aspetti davvero di vederlo entrare in
manette nel carcere olandese di Scheveningen. E però il mandato d'arresto
spiccato ieri dalla Corte penale dell'Aja (Cpi) contro il presidente sudanese
Omar Hassan el-Bashir lancia comunque un segnale (per quanto indebolito dalle
prese di distanza di diversi Paesi) alla comunità internazionale: i crimini di
guerra e contro l'umanità non possono e non devono restare impuniti, anche
quando sono stati commessi da capi di Stato ancora in sella e ben protetti da
alleanze trasversali. Con la loro decisione i giudici dell'Aja hanno accolto
come fondata la richiesta di arresto del procuratore capo della Corte,
l'argentino Luis Moreno-Ocampo, relativamente a sette capi di accusa commessi
durante il conflitto nella regione occidentale sudanese del Darfur. Non
accolta, invece, almeno per ora, l'accusa di genocidio, perché il materiale
messo a disposizione dal procuratore non ha fornito ragionevoli motivi sullo «specifico
intento » del governo del Sudan di distruggere i gruppi etnici Fur, Masalit e
Zaghawa. Anche se, davanti a nuove prove e informazioni, i giudici potrebbero
includere il reato di genocidio in un secondo momento. Tra le accuse accolte
figurano invece l'omicidio, lo sterminio, il trasferimento forzato, la tortura,
lo stupro, l'organizzazione intenzionale di attacchi contro la popolazione
civile e la devastazione. Secondo le Nazioni Unite, sono almeno 300mila le
persone ad aver perso la vita da quando, nel 2003, è esploso il conflitto nel
Darfur. Bashir avrebbe orchestrato i massacri, anche con l'appoggio alle
famigerate milizie arabe janjaweed. Il Sudan è ora «obbligato in base alle
norme del diritto internazionale a eseguire il mandato di arresto, ci vorranno
due mesi o due anni ma Bashir risponderà alla giustizia», è stato il commento
di Moreno- Ocampo. A Khartum, però, il regime ha già fatto quadrato intorno al
suo uomo forte. Il ministero della Giustizia ha sottolineato che il Sudan non
consegnerà nessuno alla C- pi dell'Aja, mentre un consigliere presidenziale ha
detto che il mandato d'arresto contro el-Bashir fa parte di un piano
«neo-colonialista». Centinaia di dimostranti si sono riuniti nel pomeriggio di
ieri a Khartum per protestare contro il mandato d'arresto. La tensione è salita
anche in Darfur, dove centinaia di militari sudanesi hanno marciato ad
el-Fasher in una dimostrazione di forza. A livello internazionale le reazioni
alla decisione dell'Aja non sono mancate. Bashir può contare sul sostegno
politico sia di partner commerciali importanti come Cina e Russia sia di diversi Paesi africani, molti dei quali hanno
manifestato la convinzione di un presunto «pregiudizio antiafricano » della
Corte dell'Aja. La stessa Unione africana (che in Darfur schiera circa 7mila
baschi verdi) ieri ha afferma- to che il mandato d'arresto contro el-Bashir
rischia di minacciare il fragile processo di pace in Sudan. L'Egitto ha
chiesto una riunione urgente e straordinaria al Consiglio di sicurezza dell'Onu
con l'obiettivo di rinviare di un anno il procedimento del mandato d'arresto,
che per Mosca rappresenta un «precedente pericoloso nel sistema delle relazioni
internazionali ». Sulla questione, gli Stati Uniti («dimenticando » di essere
stati finora tra i maggiori boicottatori della Corte dell'Aja nel timore di
inchieste relative ad Iraq e Afghanistan) ritengono che «chi ha commesso
atrocità debba essere portato davanti alla giustizia e che i civili vanno
protetti ». Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha chiesto al Sudan
di garantire l'incolumità dei civili e del personale delle Nazioni Unite nel
Paese. Secondo il suo portavoce, Ban «riconosce l'autorità della Cpi come
istituzione giudicante indipendente ». Un grido di gioia per la decisione della
corte si è levato nei campi profughi del Darfur e del vicino Ciad. «Ho perso
quattro parenti per colpa di Bashir ha affermato una giovane profuga
Aspettavamo questa decisione con ansia». Di «grande vittoria per le vittime del
Darfur e del Sudan » ha parlato il Movimento di liberazione del Sudan (Slm),
principale gruppo ribelle, secondo il quale questa decisione «cambierà molte
cose ed è grande la speranza che i massacri possano cessare ». Il che,
evidentemente, è tutto da verificare, mentre già pressoché nulle sembrano le
ipotesi di un effettivo arresto di Bashir. La Cpi, che non dispone di una forza
di polizia, trasmetterà, «immediatamente » al Sudan, agli Stati membri della
corte e al Consiglio di sicurezza dell'O- nu la richiesta di cooperazione per
l'arresto e il trasferimento del presidente. «La responsabilità di arrestarlo e
trasferirlo spetta agli Stati», ha detto il cancelliere della Corte Silvana
Arbia. Ma Khartum ha già annunciato in tutta tranquillità che il presidente si
recherà il 30 marzo a Doha per il vertice della Lega araba e che parteciperà
anche ai futuri summit della stessa organizzazione e dell'Unione africana. PRO
CONTRO UNIONE EUROPEA GRAN BRETAGNA STATI UNITI BAN KI-MOON MOVIMENTO DI
LIBERAZIONE DEL SUDAN AMNESTY INTERNATIONAL CINA RUSSIA EGITTO LIBIA UNIONE
AFRICANA LEGA ARABA ETIOPIA Il presidente sudanese el-Bashir è accusato di
crimini di guerra e contro l'umanità (Reuters)
( da "Avvenire" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 05-03-2009 IL
GIGANTE ASIATICO La preoccupazione del Giappone: «Bilancio con troppi buchi,
manca trasparenza» Gli «osservati speciali» sono soprattutto
il Tibet e lo Xinjiang La Cina si arma ancora: boom della
spesa militare DI LUCA MIELE U n aumento «modesto» , lo ha definito Li
Zhaoxing, portavoce del Parlamento cinese. I numeri dicono altro. Le spese
militari della Cina per il 2009 schizzeranno del 14,9%. Il totale le spese per la
difesa sfonderà così quota 480 milioni di yuan, pari a 56,2 milioni di
euro. Un'impennata che segue quella del 2007 ( allora l'aumento fu del 17,6%).
Che sorprende e preoccupa. Sorprende perché in tempo di crisi ci si aspettava
un amento meno consistente, come sostiene Rory Medcalf del Lowy Institute for
international policy di Sydney. E semina timori, a partire dal Giappone che
denuncia «nuove cadute in quanto a trasparenza» del bilancio cinese. Pechino da
parte sua smorza i toni. L'aumento, ha fatto sapere il portavoce, è rivolto
anzitutto alla modernizzazione delle strutture, a migliori salari per i 2,3
milioni di persone che lavorano nel settore e ai «programmi per in- crementare
le capacità » , soprattutto in materia di antiterrorismo e soccorsi per i
disastri naturali. Li ha poi insistito che il potere militare cinese ha
soltanto una funzione di «protezione della propria sovranità e integrità
territoriale» e «non è una minaccia per alcun Paese». Gli "osservati speciali"
restano soprattutto il Tibet e lo Xinjiang. E ancora che la spesa cinese è
circa 8 volte inferiore a quella degli Stati U- niti, nonostante il suo
territorio e la popolazione siano maggiori. In realtà, nonostante le
dichiarazioni, la "partita" è sempre quella che si gioca tra Cina e Stati Uniti. In "palio" è l'influenza
sull'A- sia, contesa a forza di investimenti militari e alleanze strategiche.
Nel "libro bianco", presentato a gennaio, le autorità cinesi
indicavano senza veli negli U- sa il principale rivale: Washington «ha
aumentato l'attenzione strategica e la presenza nella regione Asia- Pacifico,
consolidato di più le alleanze militari, perfezionato lo spiegamento militare e
rinforzata la presenza militare» . Il nodo resta sempre quello di Taiwan. La
vendita di armi all'isola, dichiarava il rapporto, potrebbe «compromettere in
modo serio le relazioni sinostatunitensi e la pace e la stabilità nello Stretto
di Taiwan». A ottobre il Pentagono ha annunciato la vendita di armi a Taiwan
per 6,5 milioni di dollari tra cui 32 elicotteri d'assalto Apache, 330 missili
intercettori Patriot e 32 missili Harpoon lanciabili dai sottomarini nonostante
le proteste cinesi. Se il bilancio delle spese militari cinesi sembra non
soffrire la crisi, destino diverso è toccato al capitolo «lotta
all'inquinamento» . Per uscire dalle secche della crisi, Pechino punta sugli
stimoli economici straordinari e contemporaneamente smette di calcolare
l'impatto ambientale dello sviluppo vertiginoso degli ultimi trent'anni. «Il progetto
sul Pil verde è stato cancellato» , ha detto il vice ministro dell'Ambiente Pan
Yue. Più 14,9 per cento per il 2009 con un costo di 480 milioni di yuan. Il
terrorismo resta in cima alle priorità Un'esercitazione dell'esercito cinese a
Hefei, nella provincia di Anhui (Reuters)
( da "Avvenire" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 05-03-2009 Da
oggi l'Assemblea del popolo Ora la crisi economica fa paura DA PECHINO S i
aprono oggi i lavori dell'Assemblea nazionale del Popolo (Anp), massimo organo
legislativo del Paese. Quest'anno, come scrive "AsiaNews", c'è grande
attesa per le misure contro la crisi economica: il ministro al Commercio Chen
Deming ha annunciato che a febbraio le esportazioni sono ancora diminuite dopo
il crollo di gennaio, senza peraltro fornire i dati. Gli oltre 2mila delegati
in genere sono chiamati a ratificare le decisioni già prese dai vertici del
Partito comunista. La Cina sta subendo
le conseguenze della crisi, con il crollo delle esportazioni mani-- fatturiere,
la conseguente perdita di circa 26 milioni di posti di lavoro nelle città e una
disoccupazione stimata al 10% secondo i dati ufficiali. Negli anni passati il
Partito ha legittimato il suo potere anche con la rapida crescita economica e
il miglioramento degli standard di vita. Ma la società interroga l'Anp
non solo sulla crisi: a febbraio è stata inviata una lettera aperta, con 11mila
firme, che chiede di adeguare i trattamenti delle famiglie rurali a quelle
delle città.
( da "Avvenire" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
ECONOMIA 05-03-2009
Usa pessimisti. Ma le Borse volano Il «Beige Book» della Fed: «La ripresa
slitta al 2010». Il segretario al Tesoro Geithner: «Le condizioni economiche
globali sono peggiorate drammaticamente». Mercati in recupero: Francoforte
+5,4%, Parigi +4,7%, Milano +2,5%. Wall Street +2,2% DA NEW YORK LORETTA
BRICCHI LEE L' inizio del
( da "AmericaOggi Online" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
La ripresa viene
dall'Est 05-03-2009 TOKYO. L'Oriente asiatico prova a dare un'altra scossa alla crisi economica mondiale: l'attesa di nuove
misure da parte di Cina e Giappone ha l'immediato effetto di risollevare le Borse
mondiali, a cominciare da Shanghai (+6,1%). Il premier di Pechino, Wen Jiabao,
si appresta ad annunciare un pacchetto supplementare nel suo intervento
all'assemblea del Popolo, in aggiunta ai 4.000 miliardi di yuan (470
miliardi di euro), messi in campo a sostegno dell'economia reale. Le ipotesi
più accreditate sono di raddoppio delle risorse o addirittura oltre per evitare
che il crollo dell'export possa avere pesanti riflessi interni. Probabili anche
provvedimenti mirati come i tagli alle imposte sulle negoziazioni di Borsa e
agevolazioni fiscali per le assunzioni. "Wen annuncerà un'altra manovra",
ha anticipato Li Deshui, ex capo dell'ufficio nazionale di statistica ed ex
componente del board della banca centrale. "Gli attuali fondi mobilitati
potrebbero non essere sufficienti considerando il collasso del commercio
globale. Potrebbero essere necessarie più risorse per far fronte a costi
sociali e aumento della disoccupazione", ha osservato Isaac Meng, senior
economist di Bnp Paribas a Pechino. Nel Sol Levante, invece, il premier Taro
Aso ha festeggiato in giornata il passaggio definitivo alla Camera Bassa (con
una seconda votazione a maggioranza di due terzi, dopo il rigetto da parte
della Camera Alta controllata dall'opposizione) della misura più controversa di
stimolo all'economia: il contributo in contanti di 12mila yen (circa 100 euro)
a persona, più 8mila yen extra per i minori di 18 anni e gli anziani oltre i 65
anni. Nonostante alcune proteste interne, come il pesantè voto contrario al
provvedimento da Junichiro Koizumi, critico verso il premier per i giudizi
contro la privatizzazione di Japan Post (una delle riforme più fortemente
volute dal carismatico ex primo ministro), Aso si prepara a una nuova
maxi-manovra di stimolo all'economia da sottoporre alla Dieta dopo il via
libera al budget 2009-2010 previsto entro fine mese. Le indiscrezioni indicano
in 15-20.000 miliardi di yen (pari a 120-160 miliardi di euro) di nuove risorse
che farebbero salire il totale a 100.000 miliardi, considerando i primi
provvedimenti approvati da quando è scoppiata la crisi finanziaria e poi
economica, sia per quanto riguarda la montagna di garanzie contro il credit
crunch sia le nuove spese. Aso avrebbe allertato il suo partito, il
Liberaldemocratico, per la prossima settimana con l'obiettivo di stringere i
tempi e presentarsi al G20 del 2 aprile di Londra con una robusta ricettà
nipponica. E non è un caso che il premier debba volare a Pechino (mancherebbero
gli ultimi dettagli) il 28 marzo per una visita di due giorni: in programma ci
sono i colloqui con il presidente Hu Jintao e il premier Wen Jiabao sulle
questioni bilaterali più urgenti, ma soprattutto il confronto su come cooperare
contro la crisi che colpisce l'Asia e l'economia globale.
( da "AprileOnline.info" del 05-03-2009)
Argomenti: Cina
La sfida di Bashir
Red., 05 marzo 2009, 19:06 Darfur "Rammarico e preoccupazione" sono state espresse dalla Cina, e a difesa
del presidente sudanese si è levata anche la voce del presidente del'Assemblea generale
delle Nazioni Unite. Oggi, una manifestazione di popolo a Khartoun si è
trasformata nel palco dal quale Bashir accusa Stati Uniti ed Europa Omar Bashir
sfida gli Stati Uniti e i Paesi europei e li accusa di essere i "veri
criminali". All'indomani della richiesta di arresto per i crimini in
Darfur emessa dal tribunale dell'Aja, il presidente sudanese si è unito a una
manifestazione popolare di protesta contro il mandato di cattura emesso nei
suoi confronti dalla Corte penale internazionale. "I veri criminali sono i
leader di Stati Uniti e dei Paesi europei", ha dichiarato Bashir -
incriminato per aver ordinato una campagna di sterminio, stupro e saccheggio in
Darfur - alle cinquemila persone sono radunate in piazza dei Martiri, a
Khartoum, per dimostrargli il proprio sostegno. "A Ocampo e agli ebrei
diciamo: siamo stati addestrati ad affrontare gente come voi" ha risposto
la folla. Agitando il suo bastone, Bashir ha rinfacciato agli Stati Uniti ciò
che hanno fatto "ai nativi americani, a Hiroshima e in Vietnam".
"Per vent'anni abbiamo subito la pressione dei neo-colonialisti e i loro
strumenti come la Corte internazionale, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni
Unite e il Fondo monetario" ha aggiunto. Alla folla ha chiesto di creare un
"fronte comune" contro i "nuovi colonialisti". "A nome
di tutti voi" ha detto, "chiedo di respingere qualunque umiliazione
ed egemonia. Coloro i quali hanno emesso l'ordine di arresto non hanno lo
spessore morale per prendere queste decisioni o adottare questi mezzi, perché
sono responsabili delle umiliazioni e dei saccheggi delle ricchezze del
popolo". La Cina ha espresso "rammarico e
preoccupazione" per il mandato d'arresto e ha chiesto al Consiglio di
sicurezza dell'Onu di "accogliere gli appelli dell'Unione africana, della
Lega araba e del Movimento dei non allineati e di chiedere al Tribunale di non
procedere contro Bashir, per il momento". A difesa di Bashir si è levata
anche la voce del presidente del'Assemblea generale delle Nazioni Unite, il
nicaraguense Miguel D'Escoto Brockmann che ha definito il mandato di arresto
"un'assurdità dettata da motivazioni politiche". Il governo di
Khartoum ha deciso di cacciare una decina di Ong e potrebbe allontanarne altre
accusate di aver collaborato con il Tribunale. Tra queste Medici Senza
Frontiere che dovrà far partire tutti gli operatori umanitari internazionali da
un certo numero di progetti nel Darfur meridionale e occidentale. Il tutto in
un momento in cui casi di meningite sono stati confermati a Niertiti e nel
campo di Kalma, dove ci sono circa 90mila sfollati.
( da "Repubblica, La" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 2 - Economia
trascina l´Europa nell´incubo La giornata Il giovedì nero dei numeri Quest´anno
la crescita dei prezzi sarà dello 0,1% Ai limiti della deflazione Le stime da
brivido si estendono al 2010: per la Bce possibile un altro -0,7% di Pil
MAURIZIO RICCI Giovedì 5 marzo 2009 sarà, forse, ricordato come il giorno in
cui l´Europa ha ufficialmente realizzato di essere scivolata nella più grave
crisi del dopoguerra e ha capito che la luce in fondo al tunnel è molto
lontana. Una raffica di numeri - di statistiche e di proiezioni - ha fornito la
sensazione del gelo che sta scendendo sul continente. Nel giro di poche ore,
abbiamo avuto la conferma statistica che l´Europa è in recessione, anche
secondo la definizione dei manuali d´economia. Che la sua economia più
importante, quella tedesca, sta implodendo. Che la recessione, quest´anno,
rischia di aggravarsi in depressione, forse anche al di là del 2010. Che
l´economia oscilla sull´orlo della deflazione, ovvero una caduta prolungata dei
prezzi, dagli effetti devastanti: qualcosa che non abbiamo mai visto dagli anni
´30. E che salvagenti in giro non ce ne sono. Negli Usa la situazione è
analoga, in Giappone anche peggio (ieri il premier Taro Aso ha esplicitamente
riconosciuto che Tokio «non vede il fondo della recessione in atto»). Le
speranze di rilancio dell´economia globale, concentrate
sulla Cina, sono forse solo un´illusione ottica. Ha cominciato in mattinata
Eurostat, l´ufficio statistico della Ue, certificando la recessione. Il Pil, il
prodotto interno lordo, ovvero la ricchezza generata dalle economie dell´area
euro, è crollato nel quarto trimestre del 2008, dell´1,5% rispetto al trimestre
precedente. Già questa estate, si era ridotto dello 0,2%, in confronto
alla primavera. Due trimestri successivi di contrazione del Pil sono la
definizione più comune di recessione. E´ una situazione generalizzata: negli
Usa, sempre negli ultimi mesi del 2008, il Pil si è contratto dell´1,6%, in
Giappone ancora di più, meno 3,3%. Ma è la velocità con cui l´economia europea
si è ripiegata su se stessa l´elemento che spaventa di più. Nel corso del 2008,
l´economia europea ha più o meno galleggiato, salvo inabissarsi di colpo, in
autunno, con una caduta brusca, secca e repentina. Solo iniziata, peraltro: ieri
si è saputo anche che gli ordinativi all´industria tedesca, il grande motore
dell´economia europea, sono precipitati, in un anno, del 42%. Solo fra dicembre
e gennaio, il calo è del 4-5%. E´ su questo sfondo che, nel pomeriggio, sono
arrivate le previsioni da brivido della Banca centrale europea. Ancora a
dicembre, la Bce prevedeva che, nel 2009, le economie dell´area euro sarebbero
rimaste ferme o avrebbero, al massimo, visto il Pil ridursi dell´1%. Non più.
Ieri, la Bce ha annunciato una ritirata senza precedenti: il prodotto europeo
potrebbe crollare, quest´anno, anche del 3,2%. E del 2,2% nella proiezione più
ottimistica. Gli europei stringeranno la cinghia, fuor di metafora: i consumi
si ridurranno fra lo 0,2 e l´1,2%. L´economia si fermerà: gli investimenti si
ridurranno fra il 5,8 e l´8,6%, le esportazioni crolleranno del 7, se va bene,
del 10%, se va male. E´ il quadro di una crisi gravissima, quale l´Europa non
conosce da decenni. E potrebbe, soprattutto, non essere il fondo. Le
previsioni, avanzate ancora qualche settimana fa, di una recessione che
conclude il suo ciclo nel 2009, con un rimbalzo nel 2010 sono superate. Ieri,
la Bce ha stimato che, nel 2010, la depressione potrebbe invece anche
aggravarsi, con un nuovo calo del Pil europeo dello 0,7%. Nell´ipotesi
migliore, la ripresa sarebbe assai pallida, con un incremento solo dello 0,7%.
E´ l´ipotesi di una crisi con un percorso a L: una caduta verticale e una lunga
depressione, dai confini incerti. L´elemento più inquietante, tuttavia, è in un
altro dato, dietro cui si intravede il rischio di una vera e propria spirale
recessiva. E´ il dato sull´inflazione. A dicembre, la Bce prevedeva per il
2009, un´inflazione fra l´1,1 e l´1,7%. Un netto rallentamento, rispetto al
3,3% del 2008 e un elemento, al fondo, positivo. Perché la disinflazione, cioè
il rallentamento dei prezzi, aumenta il potere d´acquisto dei consumatori. Ma,
adesso, la Bce prevede un´inflazione 2009 allo 0,7% come ipotesi massima. E
l´inflazione, quest´anno, nell´ipotesi minima, potrebbe anche fermarsi allo
0,1%. E´ un dato da interpretare con cautela, perché fortemente influenzato dal
crollo del petrolio rispetto ai record della prima metà del 2008. Ma comunque
pericoloso, perché significa che balliamo sull´orlo della deflazione: perché
l´aspettativa di un calo dei prezzi congela la domanda, con effetti devastanti
sui bilanci delle aziende, nuovi cali dei prezzi, ulteriore paralisi della
domanda. E´ la spirale della deflazione, contro la quale gli strumenti della
politica economica e monetaria sono spesso impotenti. Questo giovedì annuncia
un futuro buio. L´Europa non può aspettarsi un aiuto dall´esterno. Dagli Usa,
ieri, sono arrivate le anticipazioni di un nuovo brusco aumento dei
disoccupati: quasi 700 mila nel mese di febbraio. Resta la Cina,
dove il premier Wen Jiabao pronostica, anche per il 2009, uno sviluppo all´8%,
un numero politicamente magico perché è il minimo per assicurare che la
disoccupazione non aumenti. E gli analisti faticano a trovare le prove di uno
sforzo aggiuntivo di stimolo dell´economia cinese che giustifichi la
previsione.
( da "Repubblica, La" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina VI - Palermo
La sentenza Il caso Le fiamme appiccate agli scooter posteggiati si propagano a
un pianterreno in via Montegrappa. Sos per un bimbo disabile di cinque anni
"Mercadante era socio di Provenzano" Peculato e condanne alla Soprintendenza
Arrestato per stalking La Angio-Tac nel mirino dei pm. Il deputato cedette le
sue quote alla figlia Incendio notturno, senza casa una famiglia di sei persone
Un commercialista consulente della Procura ha trovato tracce dei soldi del boss
SALVO PALAZZOLO La Procura muove una nuova accusa a Giovanni Mercadante, l´ex
deputato regionale che è agli arresti domiciliari per associazione mafiosa.
Quella di aver condiviso la società "Istituto meridionale Angio-Tac"
addirittura con Bernardo Provenzano. Il pentito Angelo Siino aveva accennato
nella sua deposizione: «Là ci sono i piccioli dello zio». La verifica è stata
affidata dal pm Nino Di Matteo a un commercialista e agli investigatori della
Guardia di finanza, che hanno passato al setaccio la "Imat". Così è anche
emerso che dopo l´arresto Mercadante ha ceduto le sue quote della società alla
figlia, che poi le ha trasferite ancora. La Procura ha aperto un´inchiesta per
il reato di «trasferimento fraudolento di valori». A condurla sono Di Matteo e
il collega Dario Scaletta. Ieri mattina, al processo che si tiene davanti alla
quarta sezione del Tribunale, presieduta da Bruno Fasciana, i pm Di Matteo e
Paci hanno chiesto l´audizione del consulente. Gli avvocati di Mercadante, Leo
Mercurio e Francesca Li Vecchi, si sono riservati di esprimere il loro parere
sull´ammissibilità della richiesta della Procura. La consulenza, redatta dal
commercialista Giovanni Giammarva, inizia col ripercorrere la genesi della
"Imat". Fra i soci fondatori, nel 1984, risultano Giovanni Mercadante,
Guglielmo Pasqualino, storico animatore della clinica Noto, Cesare Musotto e
Gaetano Barresi. Su quest´ultimo si è soffermato il pentito Giovanni Brusca nel
corso della sua deposizione al processo Mercadante: «Era un imprenditore,
persona di fiducia di Tommaso Cannella. Quando Cannella fu arrestato, nel 1984,
e gli è mancato il punto di riferimento, Siino me l´ha fatto conoscere. Io ho
chiesto l´autorizzazione a Riina se lo potevo assecondare. E mi fu detto di
sì». Cannella è cugino di Mercadante, ma secondo la Procura i rapporti fra il
capomafia di Prizzi e il radiologo-onorevole sarebbero stati anche altri,
all´ombra di Provenzano. Ieri mattina i pm hanno chiesto di ascoltare in aula
anche l´ultimo pentito di Cosa nostra, Francesco Briguglio, che ha già fatto alcune dichiarazioni su due dei coimputati di
Mercadante, Lorenzo Di Maggio, di Torretta, e Antonino Cinà, il medico
capomafia di San Lorenzo di recente condannato all´ergastolo per l´omicidio di
Giovanni Bonanno. Dice Briguglio di avere ospitato a casa incontri fra i due
boss e Salvatore Lo Piccolo.
( da "Repubblica, La" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XI - Palermo La
celebrazione DEL SOTTOSUOLO il padre dell´archeologia siciliana è morto a 89
anni Pippo Rizzo e le Poste "segrete" per il centenario del Futurismo
"Floriopoli" va all´asta interrogazione all´Ars addio al
"creatore" di selinunte tusa, memorie I suoi punti di riferimento
erano Moscati e Isserlin l´allievo di Schliemann Suo il ritrovamento del
"Giovinetto di Mozia" "C´erano pochi mezzi, ma l´entusiasmo ci
faceva superare ogni ostacolo" La sua ultima battaglia contro il Parco
mistico che si voleva costruire a fianco di Segesta TANO GULLO (segue dalla
prima di cronaca) Fortunati gli uomini che inseguono sogni. Vincenzo Tusa è
andato appresso anni e anni al suo: realizzare il parco archeologico a
Selinunte, per mettere lo scrigno della storia al riparo dei saccheggi
ladreschi e delle speculazioni mafiose. è stata dura ma alla fine dopo un
ventennio di tribolazioni ce l´ha fatta. Ha cooptato i tombaroli, si è
sbracciato a cercare finanziamenti, non è indietreggiato di fronte all
pressioni dei boss, si è scontrato a muso duro con i cugini Nino e Ignazio
Salvo, ras delle esattorie, che a un tiro dal sito archeologico volevano
realizzare un albergo. Quest´area dal 1983 è un fiore all´occhiello della bella
Sicilia, quella salvata dalle grinfie dei dannati. Duecentosettanta ettari di
bellezze incontaminate e inaccessibili oggi e per sempre ai signori del
cemento. Comincia nel 1963 la lunga marcia di Tusa, quando assume la carica di
soprintendente alle antichità e alle belle arti di Palermo e Trapani. Vede
quella distesa abbandonata e non si da pace al pensiero dei tesori che vi sono
seppelliti. Nel suo libro "Selinunte nella mia vita" e in tante
interviste racconta la sua esperienza: «"Baciamo le mani professore",
mi dicevano quasi con un pizzico di derisione i tombaroli che rientravano al
mattino con il loro carico di reperti. E io li guardavo dalla finestra senza
sapere cosa fare. Ma quando qualcuno aggiunse che chi è senza lavoro è disposto
a tutto pur di sfamare i figli, mi scattò l´idea giusta, un´idea che mettesse d´accordo
clandestini e sovrintendente. Andai dall´allora presidente del Banco di Sicilia
Carlo Bazan e gli chiesi i soldi per assumerli. Mi mise a disposizione tre
milioni, una bella cifra per i tempi. Il venerdì successivo di prima mattina
vidi una dozzina di uomini che tornavano con il consueto carico. Dissi loro che
era ora di smetterla di rubare perché dal lunedì avrebbero lavorato per me».
Una soluzione poco ortodossa ma efficace. Tusa viene chiamato a Roma per dare
conto e ragione della sua bizzarra iniziativa, ma anche stavolta tiene duro. La
cosa più difficile però è ancora da venire. Incamerare le aree e tenere a bada
l´ingordigia degli speculatori edili. «Non fu facile espropriare i terreni a
ottanta proprietari. Con qualcuno ho avuto grossi problemi. A Castelvetrano
affissero perfino un manifesto contro di me. Ma alla fine ho avuto ragione».
Quell´esperienza rivive anche nel filmato "Oltre Selinunte" di 55
minuti realizzato dal filmaker palermitano Salvo Cuccia. Nella pellicola anche
una fugace testimonianza dello scrittore Vincenzo Consolo, che già aveva
affiancato Tusa, insieme a decine di intellettuali italiani, negli anni delle
marce per chiedere la realizzazione del Parco. Tusa nasce a Mistretta (Messina)
nel 1920 e si forma a Catania. Si ritrova così immerso in quella cultura
ellenica che caratterizza la Sicilia orientale. E solo di greci avrebbe voluto
occuparsi, seguendo la scia del suo maestro, l´archeologo Ranuccio Bianchi
Bandinelli. Assunto alle Antichità e belle arti di Roma, fa di tutto per farsi
trasferire a Siracusa, regno della grecità. Invece lo spostano a Palermo, dove
i greci non sono mai arrivati. «Ma per fortuna - come ha più volte ribadito -
vennero i punici. E fu così che divenni mio malgrado un punicista. Poi ne sono
stato felice». Cominciano gli anni delle scoperte. Il sito di Solunto a due
passi da Palermo, il disseppellimento, con Gioacchino Falsone, del
"Giovinetto di Mozia", i sarcofagi romani, Selinunte, l´insegnamento
nell´Ateneo di Palermo, i tanti libri scritti. Un viaggio nell´arte, nel cuore
antico dell´Isola. A Mozia ha la fortuna di collaborare con quello
straordinario personaggio che fu Benedikt Isserlin, allievo dello scopritore di
Troia, Heinrich Schliemann, negli anni ruggenti quando l´archeologia è ancora
un´avventura. Così Tusa ricorda quell´epopea: «C´erano pochi mezzi, ma
l´entusiasmo era tantissimo e ci faceva superare ogni ostacolo. La Sicilia deve
molto a tanti archeologi che hanno scavato con passione riportando alla luce
reperti e pezzi di storia. Tra gli altri mi piace ricordare Sabatino Moscati e
Isserlin. Quest´ultimo è stato un importante punto di riferimento per tutti
noi. Io ho avuto il piacere di collaborarlo e di stimarlo, prima da semplice
funzionario alla sovrintendenza, poi da sovrintendente. Insieme abbiamo
lavorato e vissuto ore piacevoli. Era un inglese dotato di grande stile e di
humor e di passione autentica». Per una strana coincidenza del destino Isserlin
è scomparso nel
( da "Repubblica, La" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XIII - Napoli
Quando la terra trema: memoria, conoscenza e difesa Il sottosegretario Guido
Bertolaso inaugura oggi la mostra itinerante sul sisma nella facoltà di
Ingegneria di piazzale Tecchio. Servizi e fotogallery su
www.napoli.repubblica.it I visitatori in stanze dove viene riprodotto l´effetto
delle scosse e in ambienti dove i bambini possono scoprire il cataclisma come
per gioco STELLA CERVASIO Messina, il Belice, l´Irpinia, Umbria e Marche. La
memoria della terra che trema si ripresenta. Un incubo, ma anche un secolo -
quello a partire dal 28 dicembre 1908, data del terremoto di Messina e Reggio
Calabria - che non è trascorso invano. C´è una mostra itinerante che lo
insegna: "Terremoti d´Italia", giunta ora a Napoli, nella facoltà
d´Ingegneria della Federico II, in piazzale Tecchio, dopo Foligno, Ancona e
Gibellina e prima di arrivare a Roma. L´inaugurazione oggi alle 17, con il
sottosegretario Guido Bertolaso, l´assessore regionale alla Ricerca scientifica
Nicola Mazzocca, il rettore Guido Trombetti e il preside di Ingegneria Edoardo
Cosenza (lunedì-venerdì 9-19, sabato 9-13, ingresso libero) per un percorso che
si snoda in tre sale più due installazioni, su due piani nel palazzo
dell´università suddiviso in un argomento centrale, dedicato
all´"Esperienza" del sisma, e in altre tre sezioni:
"Memoria", "Conoscenza" e "Difesa". La mostra,
promossa dal Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del
Consiglio dei ministri e dal ministero per i Beni e le attività culturali
resterà aperta fino al 4 aprile e piacerà molto agli studenti (l´accesso al
laboratorio didattico previsto per la sola scuola primaria (4a e 5a classe) e
per la scuola secondaria del primo ciclo, avviene obbligatoriamente su
prenotazione nel sito www. terremotiditalia. it). "Esperienza" - Il
terremoto non si racconta. Del suo passaggio dicono le rovine, le facce
atterrite della gente che l´ha vissuto. Una stanza di casa dove si può stare e
il plastico in scala
( da "Repubblica, La" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina IX - Bologna La rassegna Storie femminili al cine Lumière Il Cinema Lumière
ospita a partire da domenica una minirassegna dal titolo «Ci vediamo al
cinema»: quattro film che raccontano storie di donne. Si inizia con
un´iniezione di buonumore, «La felicità porta fortuna - Happy go lucky» di Mike
Leigh, l´8 marzo alle 20 e si prosegue con «Rachel sta per sposarsi» (10 marzo
alle 22.40), «Crepuscolo di Tokyo» (7 aprile alle 20), «Water» (14
aprile alle 18). La rassegna è promossa dal Comune e dalla Cineteca. (m.l.l)
( da "Repubblica, La" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 21 - Esteri
Armi in cambio di materie prime così Pechino conquista l´Africa Dal Sudan
all´Angola, la rete delle nuove alleanze cinesi Hu Jintao ha inaugurato il 2009
con una visita in Senegal, Tanzania, Mali e Mauritius L´interscambio tra il
colosso asiatico e il continente nero è decuplicato negli ultimi 10 anni
FEDERICO RAMPINI dal nostro corrispondente PECHINO - Per difendere il dittatore
del Sudan accusato di crimini di guerra, la Cina mette in campo il suo peso politico ed economico, nonché lo
status speciale di membro permanente del Consiglio di sicurezza dell´Onu. Il
prezzo d´immagine che Pechino sa di pagare - l´indignazione dell´opinione
pubblica occidentale - è poca cosa in confronto ai dividendi di questa
operazione. Interessi economici, influenza politica, espansionismo
militare: tutta la strategia neo-imperiale della Repubblica Popolare è visibile
nella tragedia del Sudan. La Cina compra i due terzi
del petrolio del Sudan, in cambio dà generose forniture di armi al regime di
Omar al-Bashir. Dal Sudan orientale parte un´oleodotto di
( da "Repubblica, La" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 21 - Esteri La Cina: "No all´arresto di Bashir" Anche Russia e Iran contro
la decisione dell´Aja sul leader di Khartum "Ringrazio il procuratore del
Tpi: mi ha fatto capire quanto il popolo ancora mi ami" DANIELE
MASTROGIACOMO Mezza Africa in rivolta, la Lega araba e l´Unione africana che
mostrano tutte le loro preoccupazioni. E poi l´Iran, la Siria, il
Sudafrica, la Russia, la Cina. Fino all´inattesa
solidarietà del presidente dell´Assemblea delle Nazioni unite, il nicaraguense
Miguel D´Escoto Brockmann: «Il provvedimento è un´assurdità dettata da
motivazioni politiche». Mai come in queste ore il presidente del Sudan, Omar
al-Bashir, è riuscito a provocare tante reazioni dello stesso segno. Il mandato
di cattura spiccato dalla Corte del Tribunale penale internazionale nei suoi
confronti ha avuto l´effetto di una bomba. Pechino, che dal Sudan esporta quasi
il 70 per cento del suo fabbisogno petrolifero, ieri mattina ha reagito per
prima. Forte del suo seggio permanente al Consiglio di Sicurezza, e quindi con
diritto di veto, ha chiesto che il provvedimento restrittivo sia congelato per
un anno. Il Tpi non dispone di una polizia. Si limita a emettere una misura che,
naturalmente, ha una sua efficacia sul piano internazionale. Sollecita tutti
gli Stati che aderiscono al tribunale a renderla operativa. Il Sudan, come la Cina e la Russia non hanno mai sottoscritto il trattato che
lo ha istituito. Ma fanno parte dell´Onu e alcuni siedono in permanenza nel
Consiglio di Sicurezza. Quel Consiglio che nel 2005, con la risoluzione
( da "Repubblica, La" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 4 - Economia
Le banche affondano a Piazza Affari Unicredit -11%, Intesa -9%. Wall Street,
tonfo per i guai dell´auto:-4% I mercati Pesa il no del premier cinese al
rafforzamento del piano anti crisi di Pechino SARA BENNEWITZ MILANO - Ennesimo
crollo per Piazza Affari. La sensazione degli investitori è che non esista una
cura capace di arrestare l´emorragia di perdite causata da questa crisi
finanziaria, e che oramai fa vacillare i mercati da due anni. E così ieri tutti
i principali listini d´Europa, partendo da Londra (meno 3,1%) passando per
Parigi (meno 3,9%) e finendo a Francoforte (meno 5%), sono precipitati su
livelli che non vedevano più da oltre un decennio. Milano, tra tutte, ha
accusato il colpo peggiore, con il Mibtel (meno 5,39% a 11.172 punti) che è
tornato ai livelli del gennaio ´97 e l´S&p/Mib (meno 5,85% a 13.523 punti)
ai minimi storici. Il fatto è che circa la metà del valore di Piazza Affari è
rappresentata da titoli finanziari, per cui se banche e le assicurazioni sono
colpite dalle vendite, Milano perde più delle rivali europee. Il nuovo
abbassamento del costo del denaro annunciato ieri dalla Bce e dalla Banca
d´Inghilterra, è inoltre un fattore positivo per i consumi, ma che a breve non
faciliterà il lavoro delle banche. Più i tassi sono bassi, più è difficile per
gli istituti di credito ricavare un profitto dai prestiti alla clientela. E
anche, ieri nonostante le ripetute rassicurazioni fornite dagli amministratori
delegati dei due principali gruppi italiani, Alessandro Profumo e Corrado
Passera, Unicredit e Intesa Sanpaolo hanno perso rispettivamente l´11,6 e il
9,7%. Poco prima dello scoppio della crisi legata ai mutui americani, Unicredit
e Intesa Sanpaolo insieme valevano 200 miliardi, ieri circa 32 e comunque oltre
un decimo rispetto all´intera capitalizzazione dell´S&p/Mib (che è scesa a
238 miliardi). Del resto da quando lo scorso settembre l´americana Lehman
Brothers è andata in bancarotta, i mercati azionari mondiali e soprattutto i
titoli finanziari, hanno bruciato 2.700 miliardi di valore. Il panico che da
giorni dilaga sui mercati, fa inoltre scattare le vendite sia su le aziende in
crisi, sia su quelle sane. Ieri ad esempio, i brutti risultati del colosso
delle assicurazioni inglesi Aviva - che ha chiuso il
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
PRIMA data: 2009-03-06 - pag: 1 autore: ... PANORAMA ... Clinton: inviteremo
anche l'Iran alla conferenza sull'Afghanistan Il segretario di Stato americano
Hillary Clinton, al vertice Nato di Bruxelles,ha invitato l'Iranalla conferenza
internazionale sull'Afghanistan prevista per il 31 marzo. Il ministro degli
Esteri, Franco Frattini, ha annunciato il rinvio della missione italiana a
Teheran, prevista nei prossimi giorni. Il summit dei ministri degli Esteri
dell'Alleanza atlantica ha anche deciso la normalizzazione dei rapporti con la
Russia, dopo sei mesi dalla crisi innescata dal conflitto con la Georgia. u pagina 11, commento u pagina 12 Cina e Russia: no
all'arresto del presidente sudanese All'indomani del mandato di cattura contro
il presidente sudanese Bashir,Cina e Russia hanno chiesto all'Onu
di non procedere contro il leader,accusato di crimini di guerra e contro
l'umanità.E Bashir ha sfidato Usa ed Europa: «Sono loro i veri
criminali». u pagina 10 Casini al Pdl: niente ricatti sulle amministrative «Uno
pseudoricatto che va respinto al mittente». Così Pier Ferdinando Casini
risponde a Ignazio La Russa, che aveva intimato all'Udc di non sostenere il
democratico Renzi a Firenze pena la mancanza di accordi altrove. In salita
anche le trattative del Pdl con la Lega. u pagina 17 Inchiesta Global service:
rito abbreviato per Romeo Per l'imprenditore Alfredo Romeo e altri 11 imputati
su 16 dell'inchiesta Global service sulle presunte irregolarità
nell'assegnazione degli appalti a Napoli il procedimento si concluderà con il
rito abbreviato. L'udienza è fissata per il 30 marzo prossimo. La Indesit
chiuderà lo stabilimento torinese Indesit ha confermato di voler chiudere la
fabbrica di None (Torino): le lavastoviglie si produrranno nello stabilimento polacco
dell'azienda marchigiana. I sindacati hanno indetto uno sciopero per il 20
marzo, sono a rischio 600 posti di lavoro. u pagina 22 I cimeli di Gandhi
venduti all'asta a New York Nonostante le proteste del Governo indiano la casa
d'aste Antiquorum di New York ha venduto ieri per 1,8 milioni di dollari, un
paio di occhiali, l'orologio e altri cimeli appartenuti al Mahatma Gandhi. Il
compratore è l'uomo d'affari indiano, Vijay Mallya.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-06 - pag: 8 autore: Cina. Il premier assicura
che verrà fatto il possibile per rispettare il target ed evitare così gravi
conflitti sociali Wen: «Crescita dell'8% nel 2009» Per il momento non è
previsto un secondo pacchetto di stimolo Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro
corrispondente Per uscire dalla crisi, la Cina si affida al
suo numero fortunato. «Il nostro obiettivo per il 2009 è una crescita
economica dell'8%», ha annunciato ieri il primo ministro, Wen Jiabao, aprendo i
lavori della sessione annuale dell'Assemblea Nazionale del Popolo. Ma questa
volta, a differenza delle Olimpiadi, la cabala non c'entra niente. L'8 (per
cento) è il tasso di sviluppo annuo del Pil necessario a Pechino per tenere in
equilibrio il mercato del lavoro, cioè per mantenere la disoccupazione entro
livelli fisiologici. Al di sotto del numero magico, il Paese rischia di
scivolare nell'instabilità sociale. Wen non lo ha detto esplicitamente, ma lo
ha lasciato intendere in diversi passaggi del suo atteso discorso sullo stato
della nazione. La Cina è preoccupata per l'evoluzione
della crisi finanziaria internazionale che, dopo aver sfiorato in un primo
tempo il Dragone, in autunno lo ha messo alle corde togliendogli la sua linfa
vitale: le esportazioni dalle quali dipendono le sorti di gran parte
dell'industria manifatturiera cinese. «Nel 2009 il Governo continuerà a
investire per sostenere la ripresa dell'economia», ha annunciato Wen, senza far
riferimento però ad alcun piano di stimolo supplementare. Per il momento,
dunque, Pechino ritiene che la manovra straordinaria da 600 miliardi di dollari
varata lo scorso novembre sia sufficiente a rilanciare la congiuntura.
D'altronde, anche un Paese in buona salute come la Cina
(il debito pubblico è inferiore al 20% del Pil) deve rispettare un vincolo di
bilancio. Vincolo che nel budget programmatico 2009 illustrato ieri da Wen ai
3mila delegati del Parlamento riuniti nella Grande Sala del Popolo è già stato
utilizzato ampiamente: il deficit di bilancio di 140 miliardi di dollari (nove
volte superiore al 2008, e pari al 3% del Pil), infatti, è il più alto di tutti
i tempi. Sul disavanzo record 2009 peserà, da un lato, la spesa pubblica moloch
(130 miliardi di dollari, destinati perlopiù a investimenti infrastrutturali);
dall'altro, il calo delle entrate tributarie derivante dall'attesa contrazione
dell'attività economica e dai tagli fiscali anticrisi. Nonostante l'emergenza,
la Quarta Generazione di comunisti non dimentica il principale impegno assunto
nei confronti del popolo cinese: ridurre le disparità sociali e i divari di ricchezza
creati da vent'anni di sviluppo economico forsennato. A questo riguardo, il
budget 2009 aumenta notevolmente le risorse pubbliche destinate agli
agricoltori, all'edilizia popolare, alla sanità. D'altronde, per compensare il
crollo delle esportazioni c'è una sola soluzione: incrementare i consumi
interni. Ma per spingere la gente a spendere di più bisogna assicurare livelli
di reddito più elevati. La più colossale manovra fiscale nella storia del Paese
sarà coordinata con una manovra monetaria di adeguata portata. I piani del
Governo, ha annunciato Wen, prevedono che nel 2009 il sistema bancario eroghi
730 miliardi di dollari di prestiti. Per rilanciare la propria economia, più di
così Pechino non poteva fare. Ma non è detto che funzioni. La crisi giapponese
di fine anni
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-06 - pag: 10 autore: ANALISI
Neocolonialismo alla cinese di Alberto Negri N on toccate Omar al Bashir: la Cina insorge contro il mandato d'arresto dell'Aja, in compagnia
dell'Iran e di un vasto corteo di potenze arabe e musulmane, di regimi
autoritari e dispotici. Corano e metano, armi e petrolio, sono gli ingredienti
delle guerre del Sudan e di questa parte dell'Africa, lungo il bacino del Nilo.
L'avanzata africana di Pechino è stata una delle tendenze più eclatanti di
questi anni. Un quarto di secolo fa gli scambi cinesi con l'Africa arrancavano
sotto il miliardo di dollari, oggi sono intorno ai 60, proiettati a quota
cento. La presenza cinese nel continente risale agli anni 60, quando dopo
l'emancipazione coloniale la Cina si presentò, in
concorrenza con l'Unione Sovietica, come portabandiera del terzomondismo, «in
nome della fratellanza tra i popoli». Gli slogan, fuorvianti e propagandistici,
sono rimasti ma le cose sono un po' cambiate quando è esplosa la crescita di
un'economia affamata di materie prime e l'Africa è diventata il primo
obiettivo. I cinesi assicurano che loro investono in regioni sottosviluppate, rifiutate
dagli occidentali. Una mezza verità, naturalmente: Pechino sa per esperienza
che le multinazionali preferiscono non lavorare in Paesi instabili o
conflittuali e quando accade vengono inevitabilmente messe sotto pressione da
istanze di diritti umani o associazioni ambientaliste, costrette quindi ad
abbandonare il campo sotto l'accusa di alimentare guerre e conflitti. Governo e
compagnie cinesi, al contrario, se ne infischiano dei diritti umani e le
critiche sono bollate come «propaganda di ex colonialisti ». Il Sudan è un caso
emblematico del neocolonialismo alla cinese. Qui Pechino gode di una sorta di
semi-monopolio petrolifero. La Chinese National Petroleum Company, Cnpc,
possiede il 40% della Greater Nile Petroleum Operating Company ed è comproprietaria
di
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-03-06 - pag: 10 autore: Darfur. Anche Mosca si
schiera dalla parte del leader sudanese Pechino all'Onu: fermate subito il
processo a Bashir Roberto Bongiorni Tutto secondo copione. La reazione cinese
al mandato di arresto spiccato dalla Corte penale internazionale ( Cpi) contro
il presidente del Sudan Omar al-Bashir, accusato mercoledì di crimini di guerra
e contro l'umanità nella regione del Darfur, non ha sorpreso nessuno.
Ricorrendo al portavoce del Governo su un sito web, Pechino ha ribadito la sua
linea, quella di una potenza che non vuole interferire negli affari interni di un
Paese con cui peraltro ha da tempo instaurato un sodalizio economico- e
politico- inossidabile. Dopo aver espresso «rammarico e preoccupazione» per il
mandato d'arresto, Pechino ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell'Onu di
«accogliere gli appelli dell'Unione africana, della Lega araba e del Movimento
dei non allineati e di non procedere, per il momento, contro Bashir». Infine
l'ultima dichiarazione, che suona come un severo monito: «La volontà del popolo
sudanese e della comunità internazionale è quella di arrivare alla pace e allo
sviluppo del Darfur nel più breve tempo possibile. La Cina è un membro permanente e responsabile del Consiglio di sicurezza
dell' Onu e non vuole vedere gli sforzi che ha fatto e i risultati positivi che
ha ottenuto nel Darfur finire nel nulla», ha precisato il portavoce del
ministero degli Esteri. Già in diverse occasioni a Pechino è bastata la
sola allusione al veto per annacquare i contenuti di alcune risoluzioni Onu sul
Darfur. Anche la Russia è tornata sugli stessi argomenti,chiedendo la
sospensione per un anno dell'inchiesta contro Bashir. Il ministero degli Esteri
ha poi fatto notare che Bashir, in quanto presidente di un Paese che non fa
parte della Corte penale internazionale, nel rispetto del diritto
internazionale, gode dell'immunità riconosciuta al più alto organo dello Stato.
Lo Statuto della Corte stabilisce infatti che se il capo di Stato di un Paese
che ha ratificato lo Statuto commette un crimine contro l'umanità perde il
diritto di invocare le sue immunità e quindi può essere portato davanti al
tribunale. Nel caso in cui la persona incriminata è il capo di uno Stato che
non ha ratificato lo Statuto, come Cina, Usa, Russia
ma anche il Sudan, l'immunità permane. A meno che il Consiglio di sicurezza
decida che tutti gli Stati Onu debbano obbligatoriamente eliminare le immunità
per le persone incriminate dalla Cpi. Cosa, in questo caso, non ancora
avvenuta. Anche Siria, Iran e il movimento sciita libanese Hezbollah hanno
condannato il mandato d'arresto contro Bashir. Intanto nella capitale sudanese
Khartoum sono proseguite le imponenti manifestazioni in favore di Bashir, 65
anni, al potere dall'89. «I veri criminali sono i leader americani ed europei»,
ha inveito Bashir, davanti ad almeno 5mila dimostranti, accusando Usa ed Europa
di neocolonialismo e di essere i responsabili dei veri genocidi della storia
recente: in Vietnam, Iraq, e nei territori palestinesi. Il presidente si sente
forte, soprattutto dopo l'entrata in campo della Cina.
Il Sudan è il Paese con cui Pechino ha applicato alla lettera la sua politica
dei tre assi: crediti agevolati senza chiedere la destinazione degli
investimenti, non interferenza nelle decisioni attinenti la sovranità e offerta
di uno scudo al Consiglio di sicurezza, qualora si rivelasse necessario.
D'altronde, da quando, nel
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-03-06 - pag: 44 autore: Acciaio. Salzgitter
teme un calo di vendite e di profitti e ThyssenKrupp chiude un altoforno
Siderurgia tedesca in difficoltà Anche la cinese Baosteel prevede un 2009 poco
brillante Roberto Capezzuoli «Nel caso di un significativo recupero nei mercati
dei laminati e nella domanda da parte del settore auto, il raggiungimento del
pareggio di bilancio quest'anno nei risultati pretax potrebbe ancora
verificarsi». Non c'è molto ottimismo nel comunicato della Salzgitter, numero
due tedesco dell'acciaio. Anzi, gli analisti della Sal. Oppenheim commentano
l'outlook del gruppo con i termini «disastroso» e «scioccante». Le previsioni
infatti parlano di vendite e utili in discesa, dopo che il 2008 si è chiuso con
la negativa sorpresa di profitti pretax a un miliardo di euro, in calo del
23,7%. La Borsa ha punito Salzgitter, atterrato ieri a 42,5 à in seguito a una
flessione del 16,1%, la più forte caduta tra tutti i titoli dell'indice Dax. Il
pessimismo delle imprese siderurgiche tedesche era già evidente nei pronostici
della loro Federazione, secondo cui la produzione quest'anno calerà del 24%, a
35 milioni di tonnellate. Una conferma è venuta anche dal numero uno,
ThyssenKrupp, che ieri ha annunciato l'imminente chiusura di un altoforno a
Duisburg come risposta al calo della domanda. Una perdita produttiva che vale
intorno a 5mila tonnellate al giorno. La fase di depressione sta colpendo tutto
il mercato europeo – il leader mondiale ArcelorMittal nota che l'utilizzo della
sua capacità produttiva non supera il 60% e vede i consumatori assottigliare
continuamente gli stock – e non risparmia la Cina, dove Baosteel, il principale produttore locale, prevede prezzi
bassi per tutto l'anno. Dall'inizio di febbraio in Cina gli indici dei
prezzi nel settore hanno perso il 13% perché la produzione è stata ridotta
poco, nella speranza dei piani di stimolo dell'economia.In realtà le
acciaierie cinesi viaggiano a un ritmo poco superiore a 500 milioni di tonn.
annue, contro una capacità di 660 milioni, ma l'offerta resta ancora superiore
alla domanda. In questo scenario, ai negoziati per stabilire il prezzo del
minerale di ferro nel 2009-10 si registrano posizioni sempre più distanti tra i
due fronti. La cinese Hebei Iron & Steel ritiene che per fine aprile si
riuscirà a chiudere la trattativa; Baosteel e Anshan Group ritengono giunto il
momento di abbassare i prezzi, dopo sei anni consecutivi di forti rincari.
L'idea è quella di arrivare quasi a dimezzarli. Ma i big delle miniere
ostentano fiducia nella ripresa economica e sostengono che il calo delle scorte
permette di chiedere rialzi del 5% o di rinviare la firma dei contratti a tempi
migliori. Ma intanto Rio Tinto e Bhp Billiton pare abbiano offerto sconti ai
clienti cinesi, per cominciare ad allineare le forniture ai prezzi del mercato
spot, che sono calati nelle ultime settimane del 15% circa. FERRO, POSIZIONI
LONTANE I produttori di minerale vorrebbero aumenti del 5% ma stanno offrendo
sconti ai clienti, i quali chiedono che i listini siano dimezzati
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore sezione:
MATERIE PRIME data: 2009-03-06 - pag: 44 autore: Legname. La produzione è stata
ridotta ma gli acquisti europei restano limitati Export Usa di latifoglie al
rallentatore Andrea Brega MILANO Dati in chiaroscuro per le esportazioni
americane di latifoglie. Se da un lato la fine di gennaio ha registrato un
lieve miglioramento degli ordini da parte di alcuni esportatori, dall'altro la
volontà di mantenere ridotte le scorte di magazzino ha contenuto la spedizioni
verso quasi tutti i mercati. A complicare la situazione vi è stata anche la
ripresa del dollaro sulle principali valute, che ha penalizzato gli acquisti in
Inghilterra, Messico, Corea del Sud e Malaysia e ha portato le linee di
navigazione a tagliare le spedizioni di container. Il mercato interno
nordamericano ha visto le segherie di latifoglie fronteggiare il calo della
domanda di pavimenti e mobili con una considerevole riduzione della produzione
e il trasferimento di quest'ultima verso i prodotti industriali. Da segnalare
che, nonostante le scorte in segheria siano diminuite in maniera sostanziosa
(-46% negli ultimi due anni), la disponibilità di legname rimane comunque
elevata, dal momento che le vendite sono calate in maniera evidente. Dal canto
loro gli utilizzatori europei di latifoglie americane –che si trovano
un'offerta eccedentaria – hanno acquistato in gennaio quantità limitate di
tronchi, segati e componenti, causa il continuo deterioramento del credito e
del mercato edile. Se Belgio, Olanda e Francia sono stati i mercati più tranquilli,
Danimarca, Svezia e Svizzera hanno pressoché azzerato gli acquisti per portare
le scorte al livello della domanda, attualmente molto bassa. Ancora ridotte le
importazioni di Regno Unito e Irlanda, causa la diminuzione dell'attività
edilizia e della ridotta disponibilità di credito. Ordini in giù anche per i
produttori italiani, spagnoli e portoghesi, che ne hanno piazzato un numero
relativamente ridotto vista la diminuzione delle vendite interne e
internazionali. Non meno complicata la situazione dei mercati asiatici. Causa i
festeggiamenti per il Nuovo anno cinese e la recessione globale, hanno quasi
azzerato gli acquisti di legname nel mese di gennaio, tant'è
che in Cina e Vietnam numerosi esportatori americani si stanno scontrando
con vendite in stallo, prezzi bassi, crescenti difficoltà con i pagamenti e
cancellazioni di ordini. I produttori malesi di mobili stimano che la domanda
mediorientale sosterrà la produzione per altri sei mesi, ma ciò potrebbe non
bastare, visto che non si prevedono miglioramenti a breve termine delle
condizioni economiche nell'area. Lo stesso mercato mediorientale ha visto la
brusca caduta delle attività nel settore delle costruzioni a Dubai, fattore che
ha avuto un pesante impatto negativo sulla domanda di latifoglie americane
negli Emirati Arabi Uniti.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM (CAFFE) data: 2009-03-06 - pag: 33 autore: INFORMAZIONE
PUBBLICITARIA De' Longhi,l'espresso europeo Nel
( da "Avvenire" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 06-03-2009
ECONOMIA E POLITICA «Difficoltà senza precedenti» Ma non ci sarà il rafforzamento
del pacchetto di misure di stimolo all'economia varato lo scorso mese di
novembre La Cina attacca la crisi: «La nostra crescita
sarà dell'8 per cento» Wen Jiabao assicura: i redditi aumenteranno DI MARCO
PARENTI U n'emorragia di oltre 20 milioni di posti di lavori. Il settore
manifatturiero falcidiato. Un'impennata della disoccupazione al 10 per cento.
La Cina fa i conti con la crisi, che a questa latitudine appare ancora
più minacciosa perché insidia quello che è un pilastro del vertiginoso sviluppo
della Cina degli ultimi anni: più ricchezza in cambio di stabilità (e pace)
sociale. Non è un caso allora che le parole «economia » e «stabilità sociale »
siano state quelle più citate nelle 44 pagine del lungo discorso di apertura
del premier Wen Jiabao all'Assemblea nazionale del popolo, il Parlamento
cinese. «Le difficoltà senza precedenti » che la Cina
sta fronteggiando ha assicurato Wen Jiabao non fiaccheranno la crescita
economica che sarà pari all'8 per cento. Wen non ha annunciato, smentendo una
voce che si era diffusa due giorni fa, il «rafforzamento» del pacchetto di
misure di stimolo all'economia varato in novembre. «La crisi internazionale ha
affermato il premier sta continuando a diffondersi. La domanda continua a
calare in tutti i principali mercati e la tendenza verso una deflazione globale
è chiara». «Dobbiamo sottolineare ha aggiunto che nel prevedere una crescita
dell' 8 per cento del Pil, abbiamo preso in considerazione sia le nostre
esigenze che la nostra possibilità di sostenere lo sviluppo». Con questo tasso
di sviluppo superiore a quello del 6-7% previsto da molti economisti la Cina può contenere la disoccupazione e mantenere la Un
gruppo di dirigenti anziani del Partito comunista ha chiesto al governo di
assicurare la trasparenza sul modo nel quale verranno spesi i 600 miliardi di
dollari del pacchetto: il centro sarà responsabile di solo un terzo degli
investimenti, mentre il resto è affidato ai governi locali, alle banche o alle
imprese. Nella loro lettera si dichiarano preoccupati «che che i privilegiati
ed i corrotti sfruttino quest'occasione per arricchirsi, danneggiare i rapporti
tra Partito e popolo e aggravare l'instabilità sociale». Il premier cinese Wen
Jiabao interviene all'Assemblea nazionale del popolo (Reuters)
( da "Avvenire" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 06-03-2009
identikit di un Paese Forte emarginazione e sottosviluppo Le province rurali
zavorrano la crescita DA BAGNKOK STEFANO VECCHIA L e molte questioni
dell'economia cinese sullo sfondo della crisi globale. Inevitabilmente saranno
esse a fare da trama agli incontri dell'Assemblea nazionale del popolo fino
alla conclusione dei lavori il 13. Un programma anticipato ieri dal discorso
inaugurale del premier Wen Jiabao, che ha cercato di scuotere dal colosso
cinese la preoccupazione per la peggiore crisi degli ultimi anni, con coraggio
ma anche con la coscienza di un nuovo ruolo mondiale. Tuttavia, in una Cina che appare comunque in difficoltà a mantenere i suoi primati
economici, in cui aumenta vertiginosamente il numero dei disoccupati e crescono
ovunque i segnali di malcontento, al massimo organo della sua democrazia viene
anche chiesto di fornire una conferma della leadership del Partito comunista.
Proprio Wen in più occasioni, soprattutto dopo la tragedia del terremoto del
Sichuan, ha indicato in corruzione e malgoverno non solo crimini ma anche un
pericolo reale per il futuro del partito e lui come gli uomini della
generazione dei cinquantenni oggi alla guida in attesa che il prossimo,
previsto cambio della guardia nel 2013 porti a una vera leadership riformista,
sanno delle migliaia di sommosse che hanno percorso il Paese nell'ultimo anno.
Proteste per le condizioni di lavoro in miniere e fabbriche, per espropri di
terreni, per gravi fenomeni di inquinamento, contro il costo della vita, infine,
contro la disoccupazione. Sovente contro esponenti di partito a livello locale.
Il Paese ha ampie aree di emarginazione e sottosviluppo che toccano in
particolare la popolazione rurale, ovvero il 55 per cento di quella
complessiva. Da qui provengono i 130 milioni di cinesi senza fissa dimora,
migranti economici in cerca di un'occupazione ovunque possibilità e
disperazioni li guidino. Tra essi si contano i 20 milioni di disoccupati
ricacciati nelle campagne dalla recessione. Che non colpisce solo le fasce tradizionalmente
più deboli. Dei 5,6 milioni di laureati nel 2008, il 30 per cento non ha
trovano un lavoro e la percentuale è destinata a crescere tra i 6,1 milioni di
giovani che porteranno a termine gli studi universitari quest'anno. Da queste
aree estreme della società cinese provengono i richiami più preoccupanti per il
partito, da qui l'accento indispensabile sull'economia, accanto al richiamo
all'unità del paese e al nazionalismo. Certo, quest'anno, i lavori
dell'Assemblea coincidono con anniversari importanti quanto imbarazzanti per la
leadership cinese: i cinquant'anni della fallita rivolta dei tibetani e della
definitiva annessione del Tibet alla Cina, i vent'anni
dai tragici eventi di Piazza Tienanmen nel giugno 1989, la repressione del
movimento spirituale Falun Gong dieci anni fa. Temi che hanno ampia risonanza
internazionale, ma all'interno diventano a massimo un problema di ordine
pubblico. A preoccupare la dirigenza di Pechino è soprattutto l'allentarsi del
contratto informale che prevede diritti umani e libertà civili limitati in
cambio di benessere che unisce i cinesi alla loro leadership. Nelle campagne
vive il 55% della popolazione Da qui provengono i 130 milioni di persone senza
fissa dimora e lavoro. Ma la recessione sta penalizzando anche i giovani
laureati
( da "Avvenire" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 06-03-
( da "Avvenire" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 06-03-2009 IL
TRIBUNALE INTERNAZIONALE Manifestazioni di piazza a Khartum a favore del leader
sudanese, che attacca Stati Uniti ed Europa: «Voi autori dei veri genocidi» Onu
e Ue chiedono la revoca delle espulsioni Darfur, la Cina con Bashir Il Sudan fa guerra alle Ong DA KHARTUM O mar
el-Bashir si difende e passa al contrattacco, appoggiato da Paesi arabi, Cina e dai sudanesi, che in migliaia ieri sono scesi per le strade
della capitale Khartum. «Con il sangue e l'anima ci sacrifichiamo per te» lo
slogan ripetuto a sostegno del proprio presidente, che due giorni fa ha
ricevuto dalla Corte penale internazionale (Cpi) dell'Aja il mandato di arresto
per crimini di guerra e contro l'umanità nel Darfur. Tra la folla anche lo
stesso el-Bashir, che ha accusato l'Europa e gli Stati Uniti di neocolonialismo
e di essere i responsabili dei veri genocidi della storia recente: in Vietnam,
Iraq, Palestina. Al fianco di el-Bashir la Cina, il
principale acquirente del petrolio sudanese: Pechino si è appellato all'Onu
affinché sospenda il processo in corso alla Cpi. Sulla stessa linea anche
l'Unione africana e alcuni Paesi della Lega araba, come l'Egitto e l'Iran. Per
Mosca il mandato d'arresto è per lo meno una «decisione intempestiva ». Bashir
ha poi incassato la difesa a sorpresa del presidente dell'Assemblea generale
delle Nazioni Unite, il nicaraguense Miguel D'Escoto Brockmann, che ha definito
il provvedimento della Cpi «un'assurdità dettata da motivazioni politiche».
L'Unione africana invierà una delegazione alle Nazioni Unite per tentare di
sospendere per sei mesi (prorogabili per altri sei) il mandato d'arresto
eventualità prevista dall'articolo 16 dello Statuto di Roma che ha istituito la
Cpi , decisione che spetta al Consiglio di sicurezza. Sulla stessa linea la
Russia, ma non la Francia. Secondo il ministro degli Esteri francese Bernard
Kouchner, «la giustizia internazionale seguirà il suo corso». Kouchner ha
precisato che la Francia aveva ipotizzato di chiedere il ricorso all'articolo
16 solo di fronte ad un gesto chiaro da parte di el-Bashir. «Ma non è questo il
caso ha sottolineato Kouchner Al contrario, si cacciano dal Sudan le
organizzazioni umanitarie». Khartum ha infatti espulso una dozzina di Ong, tra
cui Save the Children, Care, Oxfam, Medici senza frontiere, ritenute colpevoli
di «speculare sulla guerra nel Darfur». Onu, Unione europea e Stati Uniti,
tuttavia, hanno esortato il Sudan ad annullare la decisione di espellere gli
operatori delle Ong. «Dicono che qualcuno ha collaborato con la Cpi osserva il
funzionario di una Ong e per questo deve andarsene». «L'indicazione che stiamo
dando ai nostri aggiunge un'altra fonte è quella di rispettare al massimo le
indicazioni delle autorità, perché solo così ci può essere la speranza di
continuare ad operare». Il rischio è che si blocchino i progetti sanitari,
educativi o di sviluppo agricolo del Darfur o in altre aree del Sudan, con
grave danno alle popolazioni locali. ( R.E.) Il presidente sudanese el-Bashir
incita i suoi sostenitori a Khartum (Ansa)
( da "Avvenire" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
ECONOMIA 06-03-2009
I mercati bruciano 144 miliardi DA MILANO MARCO GIRARDO L e parole di Trichet,
quell'espressione «potremmo usare misure non standard» buttata lì nel corso
della conferenza stampa. E poi i pessimi dati non è più una novità piovuti ieri
sull'Europa da Spagna e Germania. Senza dimenticare, infine, gli Stati Uniti,
dove nel quarto trimestre del 2008 si è registrato il record di pignoramenti
per mutui-casa non pagati. Una combinazione di questi fattori, ieri, ha
nuovamente mandato al tappeto le Borse europee. L'indice Dj Stoxx 600, nel
quale sono racchiusi i principali titoli quotati, ha lasciato sul terreno il
3,6%, mandando in fumo altri 144 miliardi di capitalizzazione. Questo nuovo
pesante passivo va a ingrandire ulteriormente il gigantesco buco che si è
creato sui mercati azionari del Vecchio Continente dall'inizio della crisi. E
che ha ormai raggiunto una cifra da capogiro: dal giorno della bancarotta di
Lehman Brothers, il 14 settembre 2008, le piazze finanziarie europee hanno
mandato in fumo qualcosa come 2.700 miliardi di euro. Tra le peggiori in Europa
(Londra -3,18%, Parigi -3,96% e Francoforte -5,02%), Piazza Affari ha chiuso
con una flessione dell'indice S&P/Mib del 5,85%, precipitando sui minimi
del 1996. Stessa musica per il Mibtel. Una flessione, spiegano nelle sale
operative, assolutamente scontata poiché l'effimero rimbalzo di mercoledì era
me- ramente tecnico e caratterizzato da bassi volumi. Tutto il listino milanese
è stato investito dalle vendite. Tra le banche, le peggiori performance
spettano ancora una volta a Unicredit (- 11,75%), in compagnia di Banco
Popolare (-10%) e Intesa SanPaolo (- 9,75%). La giornata di contrattazioni, nel
Vecchio Continente, è stata influenzata dalla tanto attesa conferenza di
Trichet, avvenuta a seguito del taglio dei tassi di mezzo punto percentuale
(dal 2% all'1,50%). Dalle parole del banchiere centrale è emersa la possibilità
che a Francoforte vengano adottate misure «non convenzionali» per affrontare
una crisi economica che interesserà tutto il 2009. Trichet ha precisato che
eventuali ulteriori decisioni saranno prese «in qualsiasi momento », a seconda
dell'urgenza, anche al di fuori del contesto delle riunioni del Consiglio
direttivo . Questo, più che rassicurare i mercati, ha finito per spaventarli.
Dal fronte macroeconomico, poi, sono arrivate brutte notizie dalla Spagna, con
il crollo della produzione industriale a gennaio, e dalla Germania, con la
frenata delle vendite al dettaglio, sempre nello stesso mese. Seduta pesante anche Wall Street, con gli indici che sono
arrivati a perdere il 4% sulla scia di una General Motors, in viaggio verso la
bancarotta, e dopo che dalla Cina non è arrivato l'annuncio degli
attesi nuovi incrementi al pacchetto di stimolo per l'economia.
( da "Avvenire" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
AGORÀ 06-03-
( da "AprileOnline.info" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
Il "mago"
cerca nuovi bluff Leo Sansone, 06 marzo 2009, 11:21 Le antiche certezze d'imbattibilità
cominciano a vacillare anche per Berlusconi. La crisi, finora sottovalutata,
rischia di avere devastanti effetti sociali ed economici anche nel
settentrione, il cuore produttivo dell'Italia. Così, il presidente del
consiglio sta meditando su una nuova sorpresa con cui affascinare l'elettorato
anche senza risolvere i problemi della recessione. Al congresso fondativo del
PdL del 27 marzo tirerebbe fuori dal cilindro un piano per dare lavoro ai
giovani, un grande bacino elettorale, stremato dal precariato e dalla
disoccupazione Prima una pioggerellina, poi un temporale, ora la grandine. In
prospettiva una pericolosa tempesta o un devastante uragano. Il 2009 si
presenta come l'annus horribilis dell'economia italiana. A febbraio la cassa
integrazione ordinaria dell'industria è cresciuta di ben il 553% rispetto ad un
anno fa, un vero record negativo. Si restringe il credito, crollano i consumi e
le esportazioni, le imprese riducono la produzione e tagliano l'occupazione.
Fino a due mesi fa Silvio Berlusconi sollecitava alla "fiducia" e
"all'ottimismo". Invitava e ad evitare "l'informazione
ansiogena" delle tv (e della Rai) perché le banche e le imprese italiane
stavano "meglio" di quelle estere e al massimo, osservava,
"torneremo al reddito" del 2006. Poi il presidente del Consiglio ha
cambiato atteggiamento: due settimane fa si è detto "preoccupato"
perché "non si vedono" le dimensioni reali della crisi finanziaria
internazionale. Analogo è il comportamento di Giulio Tremonti. Il ministro
dell'Economia all'inizio dell'anno sollecitava alla fiducia mentre ora
annuncia: "Il 2009 sarà un anno ancora più difficile del 2008". Usa
perfino toni millenaristici: "siamo in terra incognita". I dati sono
da brivido: la Borsa italiana ha perso il 50% della sua capitalizzazione nel
2008 e ora, in poco più di due mesi del 2009, un altro 25%. E potrà andare
molto peggio: il Pil (Prodotto interno lordo) potrebbe scendere del 2,5%
quest'anno, dopo aver perso già l'1% nel 2008. Nel 2009, secondo alcune stime,
arriverebbero altri 2.500.000 disoccupati. Gli Usa, per bonificare le banche
dai "titoli tossici" e stimolare la ripresa economica, hanno
stanziato 1.500 miliardi di dollari mentre la Cina segue a ruota
con un investimento di 1.200 miliardi di dollari in opere pubbliche. La
recessione del 2009 comincia ad essere molto simile alla Grande Depressione del
1929. La Bce ha tagliato i tassi d'interesse primari europei all'1,5% e gli
Stati Uniti da tempo li ha ridotti da 0 allo 0,25%, ma nonostante l'irrisorio
costo del denaro le Borse mondiali continuano a scendere
tumultuosamente. Manca la fiducia nelle banche e nei mercati finanziari
internazionali. Le antiche certezze d'imbattibilità cominciano a vacillare
anche per Berlusconi. Lunedì 2 marzo centinaia di trattori di allevatori del
nord sono andati a protestare ad Arcore, davanti alla villa del Cavaliere, e a
Gemonio, sotto la casa di Umberto Bossi. Gli agricoltori settentrionali, grandi
elettori del centrodestra, protestavano contro il decreto del governo sulle
quote latte perché, hanno obiettato, favorisce gli allevatori leghisti che non
hanno rispettato le quote europee di produzione del latte non pagando le
relative multe. Un brutto campanello d'allarme per il presidente del Consiglio
che suona proprio al nord. La crisi, finora sottovalutata, rischia di avere
devastanti effetti sociali ed economici anche nel settentrione, il cuore
produttivo dell'Italia. Tutto ciò avviene ad appena tre mesi dalle elezioni
europee di giugno. Non solo. Dario Franceschini, da lui definito il suo nono
competitore dopo l'uscita di scena di Walter Veltroni, lo preoccupa. Il nuovo
segretario del Pd, è l'analisi, regge bene il video tv, si fa ascoltare con la
sua faccia di bravo ragazzo. Non solo. Il successore di Veltroni sta puntando
proprio sulla crisi economica, oltre che sulla sicurezza. La sua proposta di
varare un assegno di disoccupazione per chi perde il lavoro, da posizioni di
sinistra, ha colpito nel segno, conquistando la centralità del ring della
politica e sta mettendo in difficoltà il governo. L'esecutivo sta rifacendo i
conti. I 17,8 miliardi di euro stanziati per far partire entro sei mesi un
piano di opere pubbliche (in testa il ponte sullo Stretto di Messina) e gli
incentivi agli acquisti di auto, elettrodomestici e mobili non bastano. Così
Tremonti, dopo gli 8 miliardi di euro già stanziati per la cassa integrazione
con l'obiettivo di tutelare anche i precari con un contratto di lavoro a
termine, sta pensando ad altre iniziative. Ha parlato di un
"tesoretto" da destinare agli ammortizzatori sociali e ad altre
indefinite iniziative da mandare in porto la settimana prossima. Poi si sta
preparando il "mago". Berlusconi, dopo aver indossato in passato i
panni del "presidente imprenditore" e del "presidente operaio",
sta meditando una nuova mossa con un forte impatto mediatico. Potrebbe giocare
la carta del "presidente per i giovani", la grande risorsa del
futuro, impantanati in un destino di disoccupazione e di precariato. Il colpo
di scena potrebbe avvenire il 27 marzo, al congresso fondativo del Popolo della
libertà (Pdl), il nuovo partito del centrodestra che nascerà dalla fusione di
Forza Italia con An. Un piano per l'occupazione dei giovani sarebbe la mossa
ideale per mettere in difficoltà il Pd e per combattere una battaglia contro le
Caste, tornando a cavalcare un nuovo cavallo populista. Già, serve un nuovo
cavallo da affiancare a quello della sicurezza, sostituendolo a quello del
taglio delle tasse e dell'anticomunismo (è difficile agitare questa bandiera
contro l'ex Dc Franceschini). Viene in mente Woody Allen. "Sono un mago e
voglio restare un mago", dice un protagonista di Scoop, un film del
regista americano del 2006. Il Cavaliere in 15 anni di vita politica ha fatto
"il mago". Ha realizzato tante magie: ha inventato un centrodestra,
ha sbaragliato il centrosinistra e nel frattempo sono fioriti i profitti e gli
affari della Fininvest, il suo gruppo imprenditoriale. Al "mago" però
non sono riusciti i tanti miracoli annunciati, in testa il "nuovo miracolo
economico" basato su meno tasse, meno leggi, meno Stato e più sviluppo. Il
"mago" incanta, ma non risolve i problemi.
( da "AprileOnline.info" del 06-03-2009)
Argomenti: Cina
C'è poco da ridere,
ministro Frattini Randolph Ash, 06 marzo 2009, 18:19 Il graffio Cosa avesse da
ridere il ministro Frattini nella foto di gruppo a conclusione della riunione
dei ministri della Nato che si è tenuta a Bruxelles nei giorni scorsi, non è
dato sapere. Sicuramente non molto visto che aveva appena ricevuto un sonoro
ceffone diplomatico da parte dei suoi colleghi, prima fra tutti la segretaria
di stato americana Hillary Clinton Ricapitoliamo. A febbraio il ministro
Frattini, nel tentativo di aprire qualche spazio alla diplomazia italiana dopo
il consueto numero di gaffe del presidente Berlusconi nei confronti di Barack
Obama, aveva lanciato la proposta di una conferenza internazionale
sull'Afghanistan. Aveva addirittura indicato la data approssimativa (giugno) e
il luogo (Trieste), proponendo l'Italia come paese ospitante in quanto
presidente di turno del G8. Non solo, aveva anticipato l'intenzione di invitare
alla conferenza anche l'Iran, in quanto paese confinante con l'Afghanistan e in
questo senso aveva preso contatti con il suo omologo a Teheran, Manucher
Mottaki, ricevendone - a sua detta - l'assenso. Frattini sperava così di
proporsi come mediatore tra gli Stati Uniti e l'Iran, in quanto paese alleato
degli Stati Uniti e allo stesso tempo secondo partner commerciale dell'Iran.
Sperava anche di superare l'esclusione dell'Italia dal gruppo dei cinque grandi
del club atomico (Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia,
Cina) incaricato di mediare il dossier nucleare iraniano e allargato
alla Germania, che è appunto il primo partner commerciale dell'Iran. Così non è
andata. Evidentemente tutto questo protagonismo, per di più sotto la luce dei
riflettori, non è piaciuto alla nuova amministrazione americana. Le
avances diplomatiche di Frattini erano state prese prima di discuterle con la
segretaria di stato, nel tentativo di porla di fronte ad un fatto compiuto, o
almeno di farsi bello ai suoi occhi. Con la sua iniziativa spericolata il
ministro italiano ha dato prova non solo di scarso spirito di squadra, ma
soprattutto di non rendersi conto della estrema delicatezza della questione
iraniana: da settimane Stati Uniti stanno giocando con l'Iran una partita di
fioretto, con mosse e contromosse, stoccate di assaggio e ritirate per sondare
la reale disponibilità dell'avversario/interlocutore e non rischiare passi
falsi che pregiudicherebbero l'intera strategia diplomatica americana sul
Medioriente. Il risultato è stato che a fine febbraio Clinton ha fatto fare
anticamera a Frattini, ricevendo prima di lui il ministro degli esteri spagnolo
Miguel Angel Moratinos; come dire: la Spagna è per noi più importante
dell'Italia. Poi, dopo lo scambio di convenevoli con il ministro italiano, l'ha
rimandato indietro con un freddo e diplomatico invito a proseguire nei
contatti, in buona sostanza bocciando l'iniziativa come imprudente e prematura.
A Hillary Clinton non deve essere piaciuto neppure il fatto che Berlusconi e
Frattini abbiano cercato di tirare dalla loro parte l'italoamericana speaker
della camera Nancy Pelosi in visita di cortesia a Roma, la quale peraltro,
parlando di Iran, si è limitata ad alcune generiche parole di apprezzamento per
il ruolo che può svolgere l'Italia. Evidentemente la stagione dell'ambasciatore
Spogli, che aveva l'orecchio del presidente Bush (con quali benefici concreti
per l'Italia non si sa) è finita. E il messaggio è stato chiaro: prima di
annunciarle le iniziative si concordano con gli alleati, e soprattutto si
prendono nelle sedi appropriate. Infine Bruxelles, dove Hillary Clinton è
arrivata dopo un giro di consultazioni in Medioriente. Al quartier generale
della Nato ha prima discusso con i suoi omologhi e poi annunciato la
convocazione di una conferenza internazionale sull'Afghanistan, alla quale, ha
detto, sarà invitato anche l'Iran. Con qualche piccola differenza rispetto alla
proposta sbandierata da Frattini: la conferenza non si terrà a giugno, ma a
marzo; non a Trieste, ma nei Paesi Bassi; non si svolgerà nell'ambito della
presidenza del G8, ma sarà presieduta e promossa dalle Nazioni Unite nella
persona del suo rappresentante speciale per l'Afghanistan, il norvegese Kai
Eide. La ragione di affidare l'organizzazione alle Nazioni Unite è semplice: in
questa fase gli Stati Uniti non vogliono apparire sul proscenio perché, nel
caso la conferenza fallisca, non voglio precludersi altre possibilità né dare
l'impressione di "tendere la mano" se l'Iran non è disposto "ad
aprire il pugno" (come ha detto Obama nel suo discorso di insediamento).
Nei pochi giorni dalla visita di Frattini a Washington, tutto è cambiato: sono
stati definiti, senza informarner lo zelante ministro, un luogo, una data e un
formato completamente diversi da quelli da lui proposti. Lo schiaffo
diplomatico è stato impartito con tutte le regole, con un messaggio implicito:
italiani, se volete contare negli affari internazionali, cercate di essere un
po' più seri. E se proprio non potete, almeno non ridete quando non c'è niente
da ridere.
( da "Repubblica, La" del 07-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XIII -
Firenze Il Tar riapre il Tenax. Per ora Troppi 20 giorni di stop, la palla torna
alla prefettura Continua il balletto sulla sanzione da infliggere al locale per
aver venduto alcolici dopo le 2 MAURIZIO BOLOGNI Aperto regolarmente questo
fine settimane, ma forse costretto alla chiusura in uno dei prossimi week-end.
è la spada di Damocle che grava sul Tenax, al centro di un «balletto»
amministrativo-giudiziario aperto dopo che la prefettura ha ritenuto di dover
sanzionare la discoteca in seguito ad un sopralluogo dei Nas che verbalizzarono
la somministrazione di alcolici fuori orario. è un procedimento che promette di
fare scuola e precedente in materia giudiziaria, ma che tiene con il fiato
sospeso la gestione e i frequentatori del locale. Il 14 febbraio al Tenax fu
notificata la chiusura per venti giorni decisa dalla prefettura. Sanzione che
apparve spropositata alla gestione, la società Prince srl. Scattò il ricorso al
Tar, patrocinato dagli avvocati Cino Benelli e Giovanni
Matino. E il tribunale amministrativo concesse la sospensiva del provvedimento
del prefetto, permettendo la riapertura del locale dopo appena quattro giorni
di «squalifica», scontati durante la settimana e quindi solo virtuali in quanto
la disco apre esclusivamente il fine settimana. Ieri il verdetto del tar
che è entrato nel merito, accogliendo il ricorso del Tenax «per il periodo
eccedente i 14 giorni». Il tribunale amministrativo ritiene infatti che «la
sanzione non appare adeguatamente motivata quantomeno con riferimento al
periodo di chiusura eccedente i 14 giorni». Insomma, entro i 14 giorni di
squalifica ci si può anche stare - secondo il Tar - 20 invece sono davvero
immotivati. Che succede, allora? La palla torna alla prefettura. Che potrebbe
motivare meglio e portare la sanzione perfino fino a 30 giorni di chiusura,
oppure irrogarne una inferiore a 14 giorni, o addirittura «graziare» il Tenax.
La discoteca, intanto, resta aperta, il procedimento riparte da capo, e il
popolo della notte resta col fiato sospeso in attesa della prossima puntata del
«balletto» amministrativo-giudiziario.
( da "Repubblica, La" del 07-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina XV - Bologna
L´Aquila è in rosso, Scales deve attendere Tesseramento rinviato, la Fortitudo
costretta a saldare gli arretrati Sacrati: "Tempi tecnici, mutano gli
assetti del club". Per il moro esordio forse il
( da "Repubblica, La" del 07-03-2009)
Argomenti: Cina
Pagina 38 - Esteri
La star di Hollywood racconta il suo viaggio al confine col Sudan E spiega
perché l´incriminazione di Bashir è un´ottima notizia "Finalmente un po´ di
speranza per le vittime del Darfur" "In un villaggio i bambini mi
rincorrono canticchiando il nome di Obama..." "Quante volte hanno
visto gli uomini bianchi venire qui, filmare e poi andare via..." (SEGUE
DALLA PRIMA PAGINA) GEORGE CLOONEY Li filmiamo mentre danno risposte sincere a
domande alle quali nessuno dovrebbe essere chiamato a rispondere. «Come è stato
mutilato al braccio?». «è stata stuprata?». «Da quanti uomini?». E poi noi
bianchi saliamo sui nostri veicoli e ci dirigiamo altrove, alla tappa successiva.
«Non è abbastanza tragico» dice qualcuno ad alta voce (forse io stesso). «Ci
deve pur essere qualcuno che è stato aggredito più di recente». Si è già visto
di tutto e non c´è più niente di inedito da mostrare. Sulla strada del ritorno
verso il mio alloggio ben recintato accosto al ciglio della strada per parlare
con una piccola orfana, sicuramente vittima di uno stupro. La sua risposta,
invece, è «No». Era soltanto malata, sola, spaventata. Niente di speciale, non
merita titoli in prima pagina. Tutto ciò è fatto con le migliori intenzioni:
trovare qualcosa che faccia sdegnare e indignare è l´unico modo possibile per
attirare l´attenzione del mondo. Di conseguenza si trascorre il tempo cercando
(e in cuor nostro addirittura arrivando a sperare di trovare) qualcosa di
veramente tragico da raccontare. Una storia che sia abbastanza coinvolgente da
distogliere l´attenzione da ciò che di questi tempi, notte e giorno, la cattura
prepotentemente. L´economia. L´Iraq. Gli Oscar. Non c´è niente di nuovo di cui
riferire, tranne la vergogna di ciò che l´uomo riesce a fare all´uomo. Il
segreto pare essere uno solo: quanto più a lungo perdurano le cose, tanto più
accondiscendenti noi tutti diventiamo. Eppure, nel bel mezzo di tutto questo,
trapela una piccola, esile speranza. Il Tribunale Penale Internazionale ha
formalizzato le accuse e spiccato un mandato di arresto per Omar al-Bashir, il
presidente del Sudan. è accusato di crimini contro l´umanità. è la prima volta
in assoluto che un presidente in carica è accusato in questo modo dall´Aja.
Quando il Tribunale Penale Internazionale riuscì a catturare Slobodan Milosevic
e Charles Taylor entrambi non erano più al potere, non governavano più
esercitando il terrore. Per Omar al-Bashir, invece, le cose non stanno così e
sono ancor lungi dall´esserlo. Quanto efficaci saranno questi mandati d´arresto
dipenderà dal resto del mondo soltanto. Il suo governo lo consegnerà?
Improbabile. Le Nazioni Unite gli daranno la caccia? Inverosimile. Anche
qualora fosse catturato, mentre viaggia lontano dalla sicurezza del suo Paese,
il suo governo sarebbe migliore con altri leader altrettanto pericolosi quali
"I sei sudanesi", Harun, Taha, Kushayb, Hilal, Minawi? Se io fossi un
profugo, non ci scommetterei la mia vita. Perché stiamo dunque vivendo un
momento così significativo e importante? Perché questa svolta fa sapere alle
trecentomila persone brutalmente massacrate, ai due milioni e mezzo di
profughi, vittime di stupri e mutilazioni, che la giustizia deve sempre
prevalere. Che il resto del mondo ha visto le loro sciagure e ha deciso di
reagire, chiedendo giustizia per loro. Quel momento è arrivato. Ma se l´Onu non
riuscirà a sfruttarlo per chiedere e ottenere l´approvazione di sanzioni molto
più dure, e se gli Stati Uniti non riusciranno a sfruttarlo
per esercitare pressioni sulla Cina, e se la Cina non si sentirà addosso gli occhi di tutto il mondo mentre è alla
leadership di un Paese dal quale trae così tanti profitti, allora il Tribunale
e la legalità internazionale sono da dare per perduti. Adesso il titolo che
cercavamo lo abbiamo: "Incriminato il presidente del Sudan".
Non servono più angoscianti aneddoti di bambini affamati o le immagini
strappalacrime di un piccolo di koala dalle zampette ustionate che si abbevera
da una bottiglia di acqua. Adesso milioni di voci si stanno levando per
chiedere "Giustizia". A Goz Beida ho visitato la scuola di un campo
profughi. L´insegna sul portone è stata cambiata e ora vi si legge:
"Obama". Pare proprio che il messaggio della "speranza"
stia dunque iniziando a fare presa. (BY GEORGE CLOONEY The Daily Beast
www.thedailybeast.com copyright 2009 RTST, Inc.) Traduzione di Anna Bissanti
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2009-03-07 - pag: 1 autore: Pechino
ottimista: «Siamo in ripresa grazie alle iniezioni di liquidità» La Cina è la prima grande economia a uscire dalla crisi? Lo sostiene il
Governatore, Zhou Xiaochuan ( nella foto), che vede «segnali di ripresa» e ne
dà il merito alle massicce e tempestive iniezioni di liquidità fornite dalla
sua Banca centrale. Vinciguerra u pagina 4 AP/LAPRESSE l'articolo
prosegue in altra pagina
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-07 - pag: 4 autore: Per il Governatore
Zhou Xiaochuan si cominciano a vedere i risultati delle iniezioni di liquidità
nel sistema La Banca centrale cinese: c'è la ripresa Luca Vinciguerra PECHINO.
Dal nostro corrispondente L'economia cinese inizia a mostrare qualche timido
segnale di ripresa. Parola di Governatore. «Da alcuni indicatori s'intravede un
certo miglioramento. Ciò dimostra che le politiche che abbiamo messo in atto
negli ultimi mesi cominciano a fare effetto»,ha annunciato ieri il capo della
People's Bank of China, Zhou Xiaochuan, in una conferenza stampa a margine dei
lavori dell'Assemblea nazionale del popolo. Il Governatore non l'ha detto,
perché avrebbe violato il codice d'onore della nomenklatura comunista, che non
prevede avocazioni di meriti individuali, ma l'ha sicuramente pensato: è solo
grazie all'azione della Banca centrale se oggi Pechino intravede qualche
minuscolo embrione di miglioramento congiunturale. è vero, appena è stato chiaro
che la crisi finanziaria internazionale avrebbe presentato
il conto anche alla Cina, il Governo è corso subito ai ripari. Prima varando una raffica
di incentivi per sostenere le esportazioni colpite duramente dal crollo della
domanda mondiale. E poi un maxi-piano di stimolo all'economia da 600 miliardi
di dollari. Ma di fronte a un mondo che ha smesso improvvisamente di spendere,
i sostegni fiscali al made in China non servono granché. E le opere
infrastrutturali non si realizzano dall'oggi al domani: vanno prima studiate,
progettate, deliberate e finanziate; dopo di che, si possono aprire i cantieri.
Quindi, il loro effetto benefico sull'economia nazionale è ancora lungi dal
farsi sentire. Ecco perché, se oggi il Governo può indicare un obiettivo di crescita
2009 dell'8%,è tutto merito della Banca centrale. Mettendo in mostra una
lucidità, una reattività e una determinazione senza uguali tra gli altri
istituti di emissione del pianeta, la People's Bank of China ha avuto il
coraggio di invertire a 180 gradi la propria politica monetaria a tempo di
record. «Abbiamo imparato la lezione dall'esperienza degli altri Paesi, e cioè
che una risposta lenta e insufficiente di fronte a una crisi può ritardare il
ritorno della stabilità e della fiducia », ha spiegato Zhou. è così che, in un
batter d'occhio, la lotta all'inflazione e il raffreddamento dell'economia
hanno lasciato il posto a una priorità strategica di segno totalmente opposto:
la creazione di liquidità per stimolare la crescita. La nuova politica monetaria
di segno ultra-espansivo si è tradotta in ben cinque tagli del costo del denaro
e una raffica di riduzioni della riserva obbligatoria nel giro di soli tre
mesi. Oggi Pechino raccoglie i primi risultati. «A gennaio l'incremento dei
nuovi prestiti è andato ben oltre le nostre aspettative », ha osservato Zhou,
precisando che la banca centrale è pronta a intervenire se in futuro l'offerta
di moneta dovesse diventare eccessiva. Infine, lo yuan. Se la congiuntura
dovesse peggiorare, la Cina potrebbe svalutare la
propria moneta per sostenere le esportazioni?, è stato chiesto al Governatore
della Pboc. «Veramente questa domanda andrebbe posta ai paesi da cui trae
origine la crisi finanziaria», ha risposto tagliente Zhou. Ogni riferimento
agli Stati Uniti e al dollaro, ovviamente, è puramente casuale.
ganawar@gmail.com MANOVRA AMPIA In soli tre mesi maxi-tagli dei tassi e
riduzioni della riserva obbligatoria per le banche hanno affiancato le misure
fiscali
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-07 - pag: 11 autore: Cinafrica, una sfida all'Occidente Viaggio nel Continente
nero ormai occupato dai grandi cantieri aperti da Pechino di Serge Michel e
Michel Beuret N ella periferia di Douala, il grande porto del Camerun, su un
cartello a bordo strada un giovane disoccupato in cerca di lavoro ha scritto:
«Più bravo dell'uomo cinese!». Uno slogan che qui fa ridere tutti, dal momento
che non è possibile essere più bravo di un cinese! L'uomo cinese ha trasformato
il Paese.Ha eretto stadi,risanato la rete dell'acqua potabile, costruito
ospedali e dispensari nella savana. L'uomo cinese ha inoltre introdotto una
pianta miracolosa, l'artemisia annua, poco costosa ed efficace contro la
malaria. Abbiamo preso uno dei 28 pullman ultramoderni che dal 2007 collegano
Douala alla capitale Yaoundé, veicoli confortevoli, fabbricati dalla Zonda Motor
nella provincia di Jiangsu. E che sorpresa ascoltare alla radio una delle star
della makossa, il compianto Liu du Kamer, un cinese, morto nel 2006. Ma ad
accendere l'ammirazione degli abitanti di Douala, a stupirli, è il rifacimento
dei due tronconi della circonvallazione. I lavori sono stati portati a termine
dalla China Road and Bridge Corporation (Crbc) con un mese d'anticipo! La
strada ha consentito di liberare dal traffico il centro città, da anni un
incubo per gli abitanti di Douala. La Cina rinnova in
questo modo la tradizione dei grandi lavori che un tempo realizzava in Africa
in nome dell'"amicizia tra i popoli". Lo Zambia ne ha beneficiato a
partire dal 1976 con una costruzione inaudita, la Tanzam, una rete ferroviaria
di
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-07 - pag: 11 autore: Globalizzazione.
La crisi e gli emergenti sollecitano un ripensamento della governance G-8, c'è
un ruolo tutto italiano Da«Un'opportunità da non perdere», un'analisi sulla
governance globale scritta da Emma Bonino per Charta Minuta, pubblichiamo un
ampio estratto di Emma Bonino I l mondo si sta ristrutturando, e lo sta facendo
in fretta. Al di là dei vari formati G-8, G-13 o G-20, le grandi potenze hanno
ripreso a discutere e a muoversi sulla base di formati ancor più ristretti. è
chiaro che la competizione non si giocherà sul buon senso, ma sui rapporti di
forza, sulla capacità delle diplomazie rispettive di creare alleanze e una
nuova visione della governance globale. Se c'è un momento in cui il Governo
italiano non deve distrarsi e perdere di vista la posta in gioco per il futuro
dell'Italia, questo momento è adesso. Gli occhi dell'Italia sono rivolti al
G-8, e comprensibilmente, dato che siamo noi ad averne la presidenza di turno.
Si parla da anni di riforma delle Nazioni Unite, ma anche di riforma dell'Organizzazione
mondiale del commercio, o del Fondo monetario internazionale. Tutte le maggiori
istituzioni internazionali sono ormai sotto scrutinio, e ci s'interroga su come
ripensarle e rifondarle a partire dal nuovo contesto globale, pena la loro
inutilità a medio e forse anche breve termine. In tutto questo, il G-8 non può
certo fare eccezione. L'Italia si ritrova così al cuore di un'evoluzione
storica, e con una grande opportunità: quella d'essere tra i protagonisti di
questa nuova riflessione (e azione) internazionale che mira a dare al mondo un
assetto capace di rispondere alle crisi attuali e soprattutto a prevenire
quelle future. Non c'è dubbio che fenomeni nuovi e complessi imposti dai ritmi
incalzanti della globalizzazione costringono a maggiore coordinamento e a forme
di governance condivise. Come possiamo, allora, garantire tutto ciò? Come può
il vertice della Maddalena diventare un passaggio cruciale nella ridefinizione
degli equilibri globali? A mio avviso, ci sono due direzioni fondamentali verso
cui l'Italia dovrebbe spingere per trasformare il G-
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: MATERIE PRIME data: 2009-03-07 - pag: 32 autore: Metalli. La Cina vuole agevolare i consumi di energia elettrica da parte
di 15 grandi fonderie Pechino sostiene l'alluminio Intanto Srb ha rilevato
merce per oltre un miliardo di dollari Roberto Capezzuoli Pechino ha deciso di
dare sostegno alle sue fonderie di alluminio, in difficoltà a causa dei prezzi
insoddisfacenti. La situazione non è brillante nemmeno sulla principale borsa
merci mondiale dedicata ai metalli: il cauto recupero che ha caratterizzato nei
giorni scorsi diversi non ferrosi ha soltanto sfiorato l'alluminio, su cui
pesano un eccesso di capacità produttiva globale e un costante accumulo di
scorte. Nei magazzini del London Metal Exchange le giacenze di alluminio
primario hanno superato ieri 3,26 milioni di tonnellate e in alcuni scali non
c'è praticamente più spazio per nuovi stoccaggi. Le quotazioni quindi rimangono
poco più alte rispetto al 24 febbraio, quando il prezzo settlement stabilì il
minimo da oltre sette anni, a 1.253,50 dollari per tonnellata. Ieri gli schermi
dell'Lme si sono fermati a 1.292,50 dollari, un valore che è inferiore del
59,3% alla quotazione settlement di dodici mesi prima e dell' 11,2% a quella
registrata a fine 2008. Così il Governo cinese ha permesso a 15 grandi fonderie
locali di negoziare con le centrali elettriche e con le reti di distribuzione
adeguate facilitazioni nel pagamento dell'energia. I costi di produzione
potrebbero ridursi di oltre un punto percentuale, con il duplice risultato di
stimolare l'attività e di agevolare l'utilizzo di energia elettrica, la cui disponibilità oggi in Cina è
relativamente abbondante per il rallentamento dell'economia. L'industria
dell'alluminio consuma circa il 6% dell'energia prodotta in Cina: si calcola che in un anno le fonderie utilizzino 58 miliardi di
kilowattora e una riduzione del costo dell'elettricità frenerebbe la chiusura
di impianti. Beneficherebbero delle misure di sostegno anche cinque
delle principali fonderie della Chalco, il leader cinese del settore. Il piano
si aggiunge a quello, già operante, che prevede la costituzione di scorte
strategiche. Finora lo State Reserves Bureau cinese ha già speso 1,05 miliardi
di dollari per acquistare da impianti locali 590mila tonnellate di alluminio,
che si sono aggiunte a scorte di zinco (159mila tonn.) e di altri metalli,
mentre pare imminente anche un intervento analogo nel settore del rame (in
questo caso, più di un aiuto alle raffinerie, si tratterebbe di ammassare
scorte per trarre vantaggio dei prezzi relativamente bassi). Dal resto del
mondo, le notizie riguardano una raffica di chiusure, ultime quelle di 50mila
tonnellate annue della statunitense Century e quelle che stanno limando
l'attività della norvegese Hydro. r.capezzuoli@ilsole24ore.com LME, STOCK IN
ECCESSO In diversi magazzini della borsa londinese l'ammasso di scorte ha
assunto dimensioni inattese e insostenibili
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-03-2009)
Argomenti: Cina
Il Sole-24 Ore
sezione: CASA E CASE data: 2009-03-07 - pag: 33 autore: In prospettiva. Per Massimiliano
Fuksas nei tre Paesi in futuro si concentreranno le proposte più innovative
Brasile, Francia e Cina all'avanguardia «I Paesi dove
si svilupperà l'architettura del futuro? Brasile, Cina
e Francia –dichiara Massimiliano Fuksas, da poco tornato da New York dove ha
inaugurato una spettacolare showroom di Armani –, qui si concentreranno gli
investimenti e i progetti più importanti. Il Brasile, perché ha immense
ricchezze e una classe borghese in crescita, la Cina
per la sua massa criticae la Francia per la sua grande tradizione. Sarkozy ha
messo al centro del futuro del Paese un ambizioso programma di innovazione e
ricerca, perché la Francia,come l'America di Obama, sceglie giustamente la
cultura per uscire dalla crisi». Da circa dieci anni un'iniziativa fondata da
Roberto Bosi, architetto e docente, come associazione culturale per viaggi
studio riservati a studenti di architettura, architetti e ingegneri, opera come
un'agenzia vera e propria di archi-turismo che riserva circa l' 11% anche ai
non-progettisti. Si tratta di Proveviaggi che di recente ha avviato anche un
settore che fornisce agli investitori strumenti di conoscenza e informazioni di
anteprima su quelle che sono già o diventeranno le aree di futuri sviluppi
immobiliari firmati da archistar. Quali sono i viaggi di maggior successo?«I
viaggi d'autore di architettura contemporanea che consentono di studiare dal
vivo le realizzazioni dei nomi più famosi – risponde Bosi –:Zaha Hadid, Renzo
Piano, gli svizzeri Herzog et de Mouron, Jean Nouvel e Norman Foster. I
percorsia tema come i musei, le grandi show-room delle firme della moda nel
cuore delle metropoli come Tokio e New York ».Costante l'interesse per i
rinnovi di interi quartieri a Londra e Parigi. L'esempio di Berlino,città
superfirmata da archistar mondiali, piace molto perché ha registrato un
ridimensionamento dei prezzi originari schizzati verso l'alto, grazie anche
alla gestione equilibrata delle risorse da parte del governo cittadino. Così
Berlino oggi è la città più amata dai giovani e dai "trendsetter",
oltre che culturalmente più interessante e conveniente per gli investimenti. Da
quando la sterlina si è svalutata nei confronti dell'euro, si possono trovare
buone opportunità a Londra. «Più esattamente andiamo a conoscere tutta l'area del
Sud Tamigi – dichiara Mikaela Bandini di Viaggidiarchitettura, portale e
agenzia di percorsi di architettura, arte, design e moda – a Bankside e
Southwark, dove le grandi opere degli anni 90 vedono ora uno sviluppo costante
lungo l'asse che unisce i due quartieri per visitare e conoscere i progettisti,
a partire da Foster». Ed è la stessa Bandini, di origine sudafricana, a
indicare nel Sud del Mondo, il suo Paese, come il nuovo Nord del mondo, perché
è qui che si stanno preparando grazie alla cultura iniziative legate al
territorio, ma senza gli eccessi modaioli e finanziari delle ultime
realizzazioni delle archistar. www.proveviaggi.it Agenzia di architurismo con
una sezione di investimenti immobiliari www.viaggidiarchitettura.it
( da "Avvenire" del 07-03-2009)
Argomenti: Cina
CHIESA 07-03-2009
Arduino, vescovo missionario DI CHIARA GENISIO L a diocesi di Ivrea domenica ha
ricordato il centenario della nascita di monsignor Michele Alberto Arduino. La
Messa nella parrocchia di Foglizzo Canavese, città natale di Arduino, sede di
un Seminario salesiano fondato dal don Bosco, è stata presieduta dal nunzio
apostolico in Italia Giueppe Bertello. Hanno concelebrato il vescovo di Ivrea
Arrigo Miglio, l'emerito Luigi Bettazzi e il vescovo di Pinerolo Piergiorgio
Debernardi. Nell'omelìa monsignor Bertello ha tratteggiato, anche con ricordi
personali, la figura di un pastore umile, in cui la disponibilità al servizio
della Chiesa si coniugava con la fedeltà al Papa e l'attenzione educativa verso
i giovani, nella tradizione del carisma salesiano. Giovanissimo, monsignor
Arduino, andò come missionario in Cina, per poi
tornare a Roma per completare gli studi. Dopo l'ordinazione sacerdotale tornò
in Cina, a Shangai, ricoprendo diversi incarichi di responsabilità in
ambito educativo e pastorale. Nel 1948 divenne vescovo di Shìuchow; erano gli
anni del regime maoista e nel 1952 venne espulso dal Paese, dopo aver subito
carcere e processi. Tornato in Italia fu parroco della basilica di Maria
Ausiliatrice, a Torino e nel 1962 venne nominato vescovo di Locri-Gerace. Morì
il 18 giugno 1972. «È stato un vero apostolo sottolinea monsignor Miglio e testimone
della fede, che ha vissuto con umiltà e serenità il suo martirio, offrendo
sempre esempio di dolcezza e di amore per il popolo cinese». Nel suo messaggio
il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, che da chierico e giovane
sacerdote ha conosciuto molto bene la figura del vescovo missionario, ha
sottolineato le numerose vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa
germogliate «nella cara comunità di Foglizzo Canavese». Il Papa prosegue il
testo inviato dal cardinale auspica che la luminosa memoria, l'esempio e gli
insegnamenti di monsignor Arduino continuino a suscitare nei conterranei,
specialmente nei giovani, generosi propositi di sempre più incisiva
testimonianza evangelica e di gioiosa disponibilità a seguire la divina
chiamata ». Il suo esempio prosegue ancora Bertone aiuterà a meglio avvertire
la grandezza del dono del Sacerdozio per la Chiesa e la società, creando così
l'atmosfera propizia al sorgere di numerose e sante vocazioni, affinché, anche
nel nostro tempo, non manchino ministri all'altare e zelanti missionari». Con
Bertello, Miglio e Bettazzi Foglizzo, nel Canavese, dov'era nato cent'anni fa
ha ricordato il salesiano che fu pastore in Cina e di
Locri- Gerace. Messaggio di Bertone
( da "Avvenire" del 07-03-2009)
Argomenti: Cina
MONDO 07-03-2009 LE
ACCUSE DELL'AJA Bashir: «Il mandato d'arresto non cambia nulla». Convocato il
Consiglio di sicurezza Nuove manifestazioni a Khartum L'Onu in allarme per il
Darfur: «Civili a rischio» «Più di un milione di persone senza aiuti dopo
l'espulsione delle Ong dalla regione» DA KHARTUM I l Consiglio di Sicurezza
dell'O- nu è stato convocato ieri per discutere la decisione del Sudan di
espellere una dozzina di organizzazioni non governative dal Darfur dopo
l'incriminazione del presidente sudanese Omar el- Bashir per crimini di guerra
e crimini contro l'umanità da parte della Corte penale internazionale dell'Aja
(C- pi). Sullo sfondo anche la richiesta che sarà avanzata da una delegazione
dell'Unione africana (sostenuta da Cina, Russia e diversi Paesi della Lega araba) di sospendere per un
anno il mandato d'arresto. La Libia, in particolare, auspica di poter convocare,
contro la riluttanza dei Paesi occidentali, una riunione del Consiglio di
sicurezza su questo argomento con rappresentanti della Lega Araba e dell'Unione
africana. Intanto un alto funzionario esperto in affari umanitari è
stato ascoltato a Palazzo di Vetro in merito alla situazione sul terreno, dove
quasi cinque milioni di sudanesi sopravvivono grazie agli aiuti internazionali.
Il governo di Khartum ha deciso l'espulsione di tredici Ong, una iniziativa
che, se portata a termine, «danneggerà irreparabilmente » le operazioni
umanitarie nel Darfur, ha detto il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon.
«Gli Stati Uniti condannano la espulsione dal Sudan delle Ong ha sottolineato
ieri la Casa Bianca La loro partenza minaccia gravemente la vita ed il benessere
di milioni di rifugiati ». Secondo le agenzie delle Nazioni U- nite è a
repentaglio la vita di oltre un milione di civili che rischiano di rimanere
senza acqua, cibo, cure mediche. «Se il governo di Khartum non riconsidererà le
sue posizioni», ha ammonito da Ginevra il portavoce del coordinamento Onu per
gli aiuti umanitari ( Ocha), Elisabeth Byrs, «1,1 milioni di civili rimarranno
senza cibo, 1,5 milioni senza cure mediche e oltre un milione senza acqua
potabile». L'ufficio dell'Alto commissariato Onu per i Diritti umani sta
valutando l'ipotesi di considerare la privazione degli aiuti umanitari in aree
di conflitto una violazione del diritto internazionale o un crimine di guerra.
Intanto a Khartum è arrivato il presidente del Parlamento iraniano, A- li
Larijani, che ha portato la solidarietà della repubblica islamica a Bashir.
Prima della partenza, Larijani ha criticato la decisione della Corte penale
dell'Aja. «Nella situazione attuale ha detto Larijani ai giornalisti la
decisione dell'Aja non è che un messaggio politico». Da parte sua Bashir ha
ribadito ancora una volta che nulla cambierà nelle politiche del governo
sudanese dopo la richiesta di un mandato d'arresto nei suoi confronti. «La
decisione del Cpi non cambia nulla nei piani e nei programmi del governo », ha
detto Bashir ai membri del suo partito e dell'opposizione, nel corso di una
riunione che si è tenuta l'altra sera e il cui resoconto è stato pubblicato
ieri dall'agenzia di stampa ufficiale Suna. «Il governo continuerà le sue
iniziative per la pace ha aggiunto Bashir e organizzerà elezioni libere e
giuste». Il presidente sudanese ha in programma nel fine settimana una visita
proprio nel Darfur, la regione dell'ovest nella quale dal 2003, secondo l'Onu,
sono morte in una guerra civile 300mila persone. Continuano peraltro le
manifestazioni di strada a difesa di Bashir. Ieri oltre mille persone hanno
manifestato a Khartum davanti alla sede della rappresentanza della Ue. Non vi
sono stati incidenti ma i partecipianti alla protesta hanno preannunciato che
intendono impedire ai mezzi Onu di circolare nella capitale. Una seconda
protesta cui hanno preso parte almeno 500 donne si è svolta davanti alla sede
di Khartum del Programma Onu per lo sviluppo. ( R.E.) Non si fermano a Khartum
le adunate di piazza a sostegno del presidente sudanese el-Bashir, contro il
quale è stato emesso dalla Corte dell'Aja un mandato d'arresto (Reuters)